La costruzione del sistema camerale Le Relazioni dei presidenti alle Assemblee dell’Unione italiana delle Camere di commercio 1946-2012 a cura di Giuseppe Paletta Volume primo 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Ideazione del progetto Unioncamere Coordinamento scientifico e selezione dei testi pubblicati Giuseppe Paletta e Gianluca Perondi, Centro per la cultura d’impresa Si ringraziano per le fotografie dei presidenti gentilmente messe a disposizione: Camera di commercio di Bologna, Camera di commercio di Milano, Camera di commercio di Pistoia, Camera di commercio di Vicenza, “Corriere del Mezzogiorno”, Globus et locus, Tecnopolo spa, Davide Gobbo, Dario Mengozzi, Federico Radice Fossati, Luigi Stagni. © 2013 Unioncamere, Roma Editore: Retecamere scrl – Edizioni Camere di commercio d’Italia Finito di stampare nel mese di giugno 2013 dalla tipografia GraficArt, Formia ISBN 978-88-6077-130-8 I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo sono riservati per tutti i paesi. Indice Presentazione di Ferruccio Dardanello 7 Introduzione di Giuseppe Paletta 9 Nota sulle fonti 27 Presidenti e segretari generali dell’Unione italiana delle Camere di commercio dal 1946 a oggi 29 Giulio Zarù 31 Ricostituzione della Unione italiana delle Camere di commercio, industria ed agricoltura (Roma, 18 dicembre 1946) 35 Verbale dell’Assemblea generale ([Roma,] 22 luglio 1947) 41 Stefano Brun 53 Relazione del presidente all’Assemblea generale (10 novembre 1947) 57 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Milano il 14 maggio 1948 69 Verbale dell’Assemblea dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura (19 novembre 1948) 89 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Roma il 22 dicembre 1948 91 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Roma il 20 maggio 1949 109 Relazione del presidente all’Assemblea generale (Roma, 10 febbraio 1950) 121 Verbale dell’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio [Roma,] 19 giugno 1950 129 Relazione sull’attività del Consiglio direttivo dell’Unione nel biennio 1949-1950 presentata dall’ing. Stefano Brun all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio, industria e agricoltura il 21 dicembre 1950 133 Verbale dell’Assemblea dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Trieste,] 7 luglio 1951) 199 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 30 gennaio 1952) 205 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 19 dicembre 1952) 259 Relazione del cavalier del lavoro ing. Stefano Brun, Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 7 maggio 1953) 275 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 18 dicembre 1953) 289 Verbale dell’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma,] 8 luglio 1954) 303 Relazione del presidente dell’Unione all’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma, 16 dicembre 1954]) 309 Relazione del presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma, 21 giugno 1955]) 317 Relazione del presidente dell’Unione alla XX Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma,] 19 gennaio 1956) 329 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura, ing. Stefano Brun (Roma, 20 giugno 1956) 345 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 18 dicembre 1956) […] ing. Stefano Brun 377 Relazione del presidente all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio (Roma, 19 giugno 1957) 383 Relazione del presidente dell’Unione alla XXIV Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura, La situazione economica italiana alla fine del 1957 ([Roma,] 18 dicembre 1957) 399 Relazione del presidente alla XXV Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Napoli, 3 luglio 1958) 403 Relazione del presidente dell’Unione alla XXVI Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria artigianato e agricoltura ([Roma,] 18 dicembre 1958) 421 [Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura (Roma, 19 giugno 1959)], Considerazioni finali 429 Relazione alla XXVIII Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma,] 18 dicembre 1959) 437 Relazione alla XXX Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma,] 21 dicembre 1960) 447 Relazione alla XXXI Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ([Roma,] 28 giugno 1961) 461 Note bibliografiche e riferimenti archivistici 483 Presentazione L a pubblicazione delle Relazioni programmatiche presentate dai presidenti alle Assemblee dell’Unione dal 1946 al 2012 chiude il ciclo delle iniziative per il 150° della legge istitutiva del 1862, entrata in vigore con la costituzione degli organi di governo nel primo semestre del 1863. Con questa importante raccolta, cui seguirà la digitalizzazione dei verbali assembleari, intendiamo mettere a disposizione delle Camere, delle loro articolazioni, ma anche di tutti coloro che nutrono interesse per l’analisi delle istituzioni economiche e amministrative del Paese, uno strumento in grado di dar conto dell’evoluzione diacronica del sistema camerale nell’Italia repubblicana. Proprio perché le Relazioni nascono allo scopo di fornire all’Assemblea uno strumento di sintesi e al tempo stesso di indirizzo, la loro sequenza rivela in modo efficace la dinamica politico-organizzativa degli enti camerali nel secondo dopoguerra e la loro progressiva evoluzione verso un modello a rete dotato di autogoverno. Il trasferimento delle funzioni d’indirizzo e controllo dall’amministrazione centrale al sistema stesso, irrobustendone l’assetto federale, costituisce il tratto dinamico di questa evoluzione. Viceversa, l’attenzione alla complessità delle economie locali come risultanti di un delicato equilibrio cui concorrono attori economici, istituzioni, competenze imprenditoriali e lavoro rappresenta il principio cui l’istituto camerale – nei suoi nodi e in quella sintesi naturale che è l’Unione – ha saputo rimanere coerente nel tempo. È qui che questa pubblicazione diventa particolarmente utile, perché rendendoci disponibile questo particolare materiale d’archivio essa offre la possibilità di coglierne l’elevato livello di coerenza politica, sia pure lungo l’asse del mutamento. In questa dinamica continuità-trasformazione risiede a nostro avviso la ragione della vitalità degli enti camerali, una vitalità che essi hanno coltivato nel tempo sperimentando storicamente – e a volte con fatica – che anche le istituzioni devono conquistare giorno per giorno la propria legittimazione attraverso l’adesione delle comunità di riferimento. Ferruccio Dardanello Presidente Unioncamere 7 Introduzione D ei centocinquanta anni che ci separano dalla prima legge unitaria sulle Camere di commercio, questi volumi affrontano i sessantasei anni della recente fase repubblicana documentandoli attraverso la pubblicazione, quanto più estesa possibile, delle Relazioni presentate dai presidenti alle Assemblee dell’Unione nazionale. Naturalmente, la somma di questi documenti non è una storia dell’Ente ricostituito il 18 dicembre 1946 come strumento di sintesi del sistema camerale. Eppure la loro lettura rivela una ricchezza di intuizioni e di nessi che conferiscono al percorso diacronico dell’Unione un livello di coerenza inaspettato. Le pagine seguenti hanno appunto lo scopo di evidenziare al lettore alcune linee di continuità presenti nelle Relazioni con particolare attenzione alla strutturazione istituzionale dell’ente camerale, all’evoluzione politico-amministrativa del Paese, alla nascita della prospettiva europea, all’evoluzione sociale ed economica della comunità nazionale. 1946-1961. Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Un primo gruppo di documenti riguarda la lunga presidenza del napoletano Stefano Brun, avviatasi nel 1947 dopo una brevissima parentesi iniziale di Giulio Zarù, presidente dell’Unione regionale delle Camere di commercio del Lazio, al quale va riconosciuto il merito di aver avviato il processo unitario. Alle due presidenze, peraltro, si affiancò in modo speculare l’azione dei segretari generali Giovanni Tescione e Guglielmo Tagliacarne. La documentazione relativa a questo periodo mette in rilievo la varietà delle posizioni che la ricostituzione dell’Unione fece emergere sia all’interno del siste9 Introduzione ma, attraverso le forti differenziazioni rispetto al modo di intendere il ruolo delle Camere nella nuova Italia repubblicana, sia all’esterno, tra le forze politiche, gli apparati centrali dello Stato, le associazioni imprenditoriali. Sul fronte interno, la proposta formulata da Zarù costrinse le Camere a pronunciarsi in merito a due diverse visioni: rappresentanze specifiche degli interessi imprenditoriali, in continuità con il periodo liberale, o rappresentanze generali degli interessi economici territoriali, “case dell’economia” aperte a tutte le componenti della produzione, seguendo l’indirizzo dei Consigli provinciali dell’economia. La linea di demarcazione tra le due diverse interpretazioni separava le Camere di commercio del Nord da quelle del Centro Sud, sovrapponendo alle differenziazioni originate dal dualismo territoriale del Paese altre più recenti frutto degli eventi bellici. La guerra, infatti, aveva prodotto due diverse modalità di riattivazione dell’ente camerale: una più continuistica rispetto agli apparati statali nel Sud e, all’avanzare del fronte, nel Centro Italia; l’altra, più traumatica, nel Nord, dove il ripristino delle Camere era stato attuato dai locali Comitati di liberazione nazionale. Qui le nuove élite camerali manifestavano una più gelosa difesa delle prerogative di autonomia, spesso conquistate sul campo, e l’aperta resistenza alla normalizzazione ministeriale avviata nel 1946. L’intensità del dualismo si manifestò con vigore in tutta la fase di avvio dell’Unione, sia con la richiesta del riconoscimento nello statuto del maggior peso ponderale che le Camere settentrionali ricoprivano nell’economia nazionale, sia con l’esplicita rivendicazione della piena autonomia dell’Unione dal Ministero. In effetti, intorno alla stesura dello statuto dell’Unione si era aperto uno scontro che, nella sostanza, riguardava il rapporto tra le Camere e il Ministero dell’industria e del commercio. Questo, nel rivendicare la propria funzione di controllo sugli istituti camerali (e sulla stessa Unione in quanto loro articolazione), difendeva il diritto a mantenere la rete periferica degli Uffici provinciali dell’industria e del commercio (UPIC) costituiti nel 1927 e finanziati attraverso il contributo camerale. Non avendo modo di manifestarsi direttamente, lo scontro si esprimeva intorno alla nascita dell’Unione con una somma di dissensi, di adesioni condizionate e addirittura di recessi, attuati soprattutto dalle Camere settentrionali, che impedirono all’Associazione di cogliere immediatamente l’obiettivo politico della piena rappresentanza del sistema camerale. Alle difficoltà del rapporto con il Ministero era collegata anche la questione del personale camerale che, a partire dal 1927, era stato assorbito nei ruoli ministeriali con il compito di assicurare l’operatività sia agli Uffici sia ai Consigli provinciali dell’economia. La trasformazione dei segretari generali in direttori degli Uffici con il relativo inserimento nel ruolo statale del Ministero introdusse, 10 Introduzione al momento della ricostituzione delle Camere, una complessità aggiuntiva riguardante il rispetto dei diritti acquisiti dal personale. Non a caso, in un importante intervento all’Assemblea dell’Unione del luglio 1947, il ministro democristiano Giuseppe Togni incluse il personale delle Camere tra i soggetti aventi voce sul tema della riforma. In sintesi, la documentazione risalente ai primi anni del dopoguerra rivela lo stallo nei rapporti tra Camere e Ministero, con le prime unitariamente trincerate sulle richieste dell’abolizione degli UPIC e dell’autonomia nella designazione del personale, il secondo fermo nella difesa delle proprie prerogative, consapevole della posizione di forza che gli veniva dal controllo della produzione normativa e dalla capacità di condizionare le stesse élite politiche. Un esempio palese è dato dal già citato intervento del ministro Togni: il suo pronunciamento pubblico a favore delle Camere sui temi dell’abolizione degli UPIC, del coinvolgimento delle Camere nella distribuzione degli aiuti previsti dal Piano Marshall e, infine, dell’attuazione della riforma dell’Ente non produsse alcun risultato concreto. È in questo scenario che si colloca l’azione di Stefano Brun, presidente della Camera di commercio di Napoli, il quale con grande realismo operò una complessa manovra per contenere i danni derivanti dallo stato di isolamento – tra questi, forse il più grave fu il mancato riconoscimento costituzionale dell’Ente, nonostante l’attenzione della Costituente alle componenti produttive della società – e per reinserire le Camere nel gioco istituzionale. L’azione di Brun si mosse su due fronti. Riguardo alle associate, invitò con grande franchezza la componente settentrionale a prendere atto che il Paese era cambiato e che ogni ipotesi di ritorno al modello liberale della rappresentanza degli interessi imprenditoriali era resa impraticabile anche dalla crescita dell’associazionismo imprenditoriale. La presenza istituzionale di esponenti del lavoro all’interno delle Camere non solo era parte di questa trasformazione, ma conferiva ad esse una rappresentatività generale degli interessi su cui peraltro era fondatamente possibile avanzare la richiesta di riassorbimento delle funzioni degli UPIC. Ancora sul piano interno, pur ribadendo il disegno associativo “confederale” dell’Unione e dunque l’assenza di un vincolo di condivisione delle posizioni maggioritarie, il modello Brun introduceva tra le Camere una sorta di galateo istituzionale per limitare il ricorso a soluzioni individuali che indebolivano la capacità negoziale dell’intero sistema. Sul secondo fronte, quello ministeriale, il nuovo indirizzo dell’Unione riuscì a convertire l’antagonismo in una collaborazione improntata a mutuo sostegno istituzionale. Il Ministero ne accolse gli esponenti all’interno delle proprie Commissioni di lavoro (nelle quali inizialmente era più facile fossero presenti le Con11 Introduzione federazioni sindacali, per via della loro rappresentatività nazionale, piuttosto che le Camere di commercio in quanto istanze provinciali) e spinse gli altri ministeri a fare altrettanto. Nel giro di pochi anni, grazie allo status nazionale dell’Unione, le Camere ebbero accesso agli organi consultivi che esercitavano un ruolo di rilievo nella produzione normativa a cominciare dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), che Brun riteneva la sede consultiva più importante per il sistema camerale. Più volte gli indirizzi del presidente all’Assemblea rivelavano la preoccupazione di contenere gli atteggiamenti oppositivi delle Camere, richiamandole alla necessità di sostenere «il nostro Ministero» nella competizione che pure esso doveva affrontare quotidianamente rispetto ad altri apparati della pubblica amministrazione. Ne erano esempi concreti i voti dell’Unione a favore dell’ampliamento delle competenze del dicastero e per la conservazione allo stesso di quelle riguardanti materie trasversali quale, tra le altre, la regolamentazione della Borsa valori. La nuova rotta impressa all’Associazione nel segno di una necessaria e, al tempo stesso, utile cooperazione istituzionale con il Ministero accentuava il peso del connotato pubblicistico delle Camere e ciò faceva loro scudo anche rispetto alle tensioni provenienti dal mondo dell’associazionismo imprenditoriale. Le Relazioni e i dibattiti nelle Assemblee rivelano come, nell’immediato dopoguerra, fosse forte tra le Confederazioni la tentazione di sostituirsi alle Camere realizzando rappresentanze territoriali unitarie. Anche qui, lo stile operativo di Brun, esponente di spicco della Confindustria napoletana, si dispiegò in un’importante azione di ricucitura per coinvolgere le associazioni (soprattutto la stessa Confindustria) sui vari tavoli ministeriali di analisi e concertazione delle questioni economiche. Scongiurato il pericolo di isolamento istituzionale, il sistema camerale acquisiva il compito – quasi un imperativo morale – di supportare l’apparato politicoamministrativo dello Stato attraverso la cultura economica di cui le élite e le strutture camerali erano portatrici e che consentiva loro di esercitare una funzione tecnica di indirizzo della politica economica del Paese. Le Relazioni documentano anche la costruzione di una modalità operativa nuova: quella delle Commissioni intercamerali istituite presso l’Unione intorno ai temi dominanti e affidate a esponenti di prestigio del mondo camerale e dell’università italiana (quella sull’istruzione professionale era guidata dal linguista Giacomo Devoto, presidente della Camera fiorentina; quella sull’agricoltura dal geografo Giovanni Merlini, presidente a Bologna). Aperte anche agli esponenti dei ministeri interessati e degli organismi ad essi collegati quali l’ICE o l’ISTAT, le Commissioni intercamerali costituirono il motore di una strategia propositiva 12 Introduzione che da un lato consentiva al sistema di formulare indirizzi comuni, dall’altro predisponeva intorno ad essi un contesto istituzionale cooperativo. In altri termini, attraverso le Commissioni intercamerali l’Unione passava dalla richiesta di partecipare alle Commissioni consultive istituite presso l’amministrazione centrale alla costruzione di sedi istituzionali qualificate di confronto più aderenti alle proprie esigenze. Significativamente la prima di queste Commissioni riguardò il commercio con l’estero, perseguendo sin dal 1947 una strategia orientata all’inserimento del Paese nell’area del mercato, e fu seguita da quelle sull’agricoltura, sull’istruzione professionale, sul turismo, sulle fonti energetiche (con particolare attenzione alla questione della metanizzazione, alla conversione del sistema energetico italiano dal carbone al petrolio e all’uso delle fonti energetiche rinnovabili come la geotermia) seguendo un ventaglio che copriva l’intero orizzonte dell’attività delle Camere, compresa l’unificazione del Mercato europeo e la nascita delle Regioni. Un progetto così ambizioso poteva contare sulle qualità del segretario generale Guglielmo Tagliacarne, il quale nel corso degli anni cinquanta costruì un originale apparato di rilevazione statistica (la “statistica senza cifre”) saldamente ancorato alle Camere che suscitò vivo interesse internazionale. Sulle cifre, viceversa, si fondava una pionieristica indagine sulla disoccupazione avviata nei primi anni cinquanta su base provinciale, la cui completezza suscitò la stupita ammirazione del ministro Roberto Tremelloni e che evolse poi in una serie di monografie sulle economie regionali. Anche su questo terreno la documentazione raccolta consente di cogliere un tassello della strategia del presidente Brun: la posizione di eccellenza raggiunta nell’ambito della rilevazione statistica si accompagnò alla costruzione di un’intesa con l’ISTAT che trasformò in cooperativo un rapporto tendenzialmente concorrenziale. Lo stile della presidenza Brun facilitò per molti aspetti anche le relazioni sul piano politico. L’intervento di Togni del 1947, già ampiamente richiamato, aveva dato la misura della capacità di condizionamento che l’apparato amministrativo esercitava sugli uomini di governo, né si rivelava d’aiuto la rete di relazioni con l’Esecutivo e il Parlamento di cui il sistema camerale disponeva grazie a una folta pattuglia di deputati e senatori che ricoprivano anche incarichi camerali. Nei documenti assembleari la presenza di parlamentari “organici” veniva spesso richiamata come un punto di forza del sistema, ma con il passare degli anni fu chiaro che essa era insufficiente, come del resto era già avvenuto in età liberale. Per di più, la presenza di esponenti camerali in Parlamento venne a cessare nel 1953, con l’applicazione del principio di incompatibilità con gli incarichi ricoperti in enti pubblici. La nuova situazione, tuttavia, non influì sul rapporto tra Camere di commercio e partiti di governo, proprio perché la strategia collaborativa adot13 Introduzione tata da Brun evitava a questi pericolose tensioni tra politica e amministrazione. Risultati esemplari di questa intesa cordiale furono l’inserimento dell’Unione nella Commissione consultiva istituita dal Governo ai fini dell’attuazione della legge 150/1953 sul decentramento di funzioni statali agli enti locali, il riconoscimento della personalità giuridica pubblica intervenuto sempre nel 1953 e, in una prospettiva più ampia, il coinvolgimento sui temi dell’integrazione europea e del regionalismo. Su questi ultimi due punti, al termine delle presidenza Brun l’Associazione sembrò sortire i risultati più convincenti: nel corso dell’Assemblea del giugno 1960 il ministro dell’Industria Emilio Colombo propose all’Unione e alle Camere di farsi tecnostruttura del Governo per l’attuazione della programmazione economica a livello centrale e regionale. Era il riconoscimento che l’intuizione pionieristica coltivata nel corso del decennio e alimentata dalle competenze di Tagliacarne aveva fatto delle Camere gli unici osservatori locali dei fenomeni economico-sociali in grado di supportare il decollo dei nuovi istituti regionali, ma era anche la consapevolezza esplicitata dal ministro che la struttura di rete nazionale unitaria e le elevate competenze tecniche avrebbero loro consentito di contrastare la diffusione di un «deteriore patriottismo regionale». Di più, egli chiedeva all’Unione di formare competenze al confine tra amministrazione ed economia per preparare i quadri di cui gli organismi della programmazione avevano bisogno a livello centrale e periferico. Nasceva così presso l’Unione, voluta dal ministro dell’Industria, la Scuola di sviluppo economico, un corso postuniversitario i cui docenti provenivano dagli atenei e dai quadri dell’amministrazione centrale dello Stato ripetendo suggestioni che risalivano all’esperienza della francese École Nationale d’Administration. Ad essa seguiva un ulteriore strumento della programmazione: un istituto in grado di misurare l’andamento dei prezzi e la struttura dei sistemi distributivi, una conoscenza essenziale ai fini del controllo della spesa privata sulla quale, sino a quel momento, si disponeva solo delle rilevazioni dei pochi grandi magazzini presenti nel Paese. Nasceva così l’Istituto italiano per lo studio dei consumi – poi INDIS – destinato a ricoprire una funzione qualificante e continuativa del sistema camerale. 1961-1973. Le prospettive della programmazione economica e del regionalismo Su queste nuove prospettive si chiudeva una prima fase dell’attività dell’Unione e se ne apriva una seconda, riconducibile ai mandati di Eugenio Radice Fossati e di Ernesto Stagni. 14 Introduzione I motivi conduttori di questa nuova stagione furono indubbiamente la programmazione economica e l’attivazione delle Regioni, che sembrarono aprire all’Unione la strada di una “riforma di fatto” percorribile anche attraverso una decretazione concertata tra i ministeri interessati. I documenti assembleari identificavano il perno istituzionale e operativo nei Comitati regionali per la programmazione economica ai quali partecipavano anche i presidenti delle Camere di commercio. Dal canto suo, il ministro Giuseppe Medici sollecitava l’Unione affinché costituisse al suo interno una Commissione intercamerale per la programmazione economica dato che le Camere erano, per riprendere l’espressione utilizzata nell’Assemblea del giugno 1964 dal sottosegretario Danilo De Cocci, «gli unici strumenti periferici che esist[eva]no nell’organizzazione statale intesa in senso lato […] per la rappresentazione degli interessi dei produttori e per la propulsione delle attività economiche e per lo sviluppo economico». In questa nuova fase l’indirizzo ministeriale premeva per il completamento della rete delle Unioni regionali e del loro potenziamento, in vista di un pieno riconoscimento giuridico: al loro interno nascevano i Centri regionali di studi e di ricerche economico-sociali, strutture di ricerca con funzioni di supporto per i Comitati regionali per la programmazione economica, oltre ai Centri operativi per il commercio estero e a quelli per il commercio interno, organismi destinati al potenziamento delle economie regionali. Lo sforzo analitico compiuto dall’Unione e dal sistema camerale portò alla produzione sistematica di un piano di monografie provinciali simile a quello già realizzato nel 1953, mentre l’orizzonte nazionale del progetto rese necessario affrontare in termini organizzativi le forti disomogeneità qualitative interne al sistema camerale. A partire dal 1962 il dibattito in seno all’Assemblea evidenziava la necessità di un piano di aiuti alle Camere meno ricche, che l’anno seguente prendeva forma di contributo finalizzato alla realizzazione degli studi territoriali erogato su base volontaria da un gruppo di consorelle più forti. Nel giro di qualche anno questa prassi virtuosa divenne il perno di una strategia volta al consolidamento del sistema e portò all’introduzione di un Fondo perequativo stabile. L’intensità dello sforzo espresso dal sistema sui temi della programmazione nazionale e regionale trovava del resto un palese riconoscimento negli interventi dei ministri che partecipavano numerosi alle Assemblee e tra i quali, accanto ai consueti dicasteri dell’industria e commercio, dell’agricoltura e del commercio con l’estero, iniziava a comparire anche il ministro del Bilancio e della programmazione. Tuttavia, nonostante i continui riconoscimenti da parte dei vertici politici, la costruzione dell’edificio regionale stava sempre più assumendo un indirizzo che generava una forte disillusione nel sistema camerale: il percorso intrapreso di 15 Introduzione slancio sotto l’impulso governativo non portava alla validazione normativa delle strutture che le Camere avevano faticosamente realizzato sul campo. Le Unioni regionali rimanevano prive di riconoscimento giuridico né i neonati Comitati regionali per la programmazione riconoscevano ai Centri regionali di studi e di ricerche quella condizione di esclusività che era stata inizialmente posta a condizione della loro nascita. Anzi, la concorrenza dei nuovissimi Istituti regionali di ricerca sorti a supporto dell’azione dei vari Comitati regionali delegittimava, nei fatti, l’attività dei Centri camerali, tanto che Radice Fossati, nella Relazione del dicembre 1966, auspicava almeno una ripartizione paritetica delle ricerche programmate. In concreto, nella seconda metà degli anni sessanta del Novecento le Camere, gravate da una condizione di indeterminatezza istituzionale dovuta alla mancata riforma del proprio istituto, si trovavano sovraesposte rispetto a enti regionali dotati viceversa di un pieno riconoscimento costituzionale. Per la nuova presidenza Stagni, subentrata nel dicembre 1967, il tema della ricerca di ruolo nell’ambito della riforma regionale dello Stato si sovrapponeva a una seconda questione, di cui le Relazioni qui raccolte offrono importanti testimonianze: la definizione del rapporto con il CNEL presieduto da Pietro Campilli. Dopo l’“autunno caldo” si rafforzava l’esigenza di coinvolgere il sindacalismo operaio in quanto comprimario delle scelte economico-sociali del Paese. Come osservava Campilli, frequentatore assiduo delle Assemblee camerali, le Camere di commercio e il CNEL erano i soli organismi in grado di includere la componente operaia in una prospettiva di concertazione economico-sociale sul territorio. Naturalmente, il perseguimento di una strategia di apertura alle rappresentanze dei lavoratori richiedeva una loro presenza più incisiva negli enti camerali, al pari di quanto avveniva nel CNEL: su questa direzione Campilli esortava le Camere a impostare le linee della loro riforma istituzionale. Il tema, peraltro, trovava interessanti riscontri negli interventi coevi del ministro dell’Industria Silvio Gava alle Assemblee dell’Unione e nel progetto di riforma predisposto dal Ministero, in cui la denominazione delle Camere di commercio si trasformava in quella più estensiva di Camere dell’economia. In conclusione, gli anni sessanta si chiudevano nel segno di una faticosa ricerca di prospettiva istituzionale che il sistema politico non era riuscito a offrire alle Camere, nonostante esse si fossero fortemente sbilanciate nel seguirne le suggestioni: un episodio significativo e poco noto risale all’Assemblea del gennaio 1971, quando lo statuto venne modificato per consentire la cooptazione all’interno del Consiglio direttivo dei rappresentanti dei partiti di governo, in un’estrema ricerca di sintonia che minava il principio della separatezza dell’ambito tecnico da quello politico. 16 Introduzione È forse in questo episodio che possiamo cogliere la conclusione di questa seconda fase. Già nel 1972 la Relazione all’Assemblea presentava significativi distinguo dalle componenti politiche sollecitandole vivacemente a operare una rivalutazione morale della funzione sociale degli imprenditori e a ribadire la validità del principio di libera iniziativa. Nel luglio del 1973 – praticamente a conclusione del proprio mandato, poiché nel dicembre successivo Stagni non si ricandidò aprendo la strada all’elezione del pistoiese Silvano Gestri –, il presidente esordì con un richiamo alle considerazioni di Giorgio Rufolo sul fallimento della politica di programmazione in Italia, per poi soffermarsi sulla centralità economica e sociale dell’impresa in quanto luogo d’incontro tra competenze imprenditoriali, tecniche e operaie. L’impresa veniva posta, in questa Relazione, al centro dell’azione del sistema camerale e riconosciuta protagonista di una diversa modalità di programmazione economica, non centralistica, ma articolata intorno al CNEL e alle Camere di commercio. Agli Enti era indicata una prospettiva di sviluppo attraverso la realizzazione di un moderno e integrato sistema informativo che avrebbe permesso di trasferire in periferia la crescente mole di dati prodotti dall’Associazione, ma soprattutto avrebbe reso accessibili a ogni nodo del sistema i risultati dell’attività certificatoria svolta collettivamente: una prospettiva di modernizzazione dei servizi che si collegava, in questo messaggio, alla riforma della pubblica amministrazione di cui le Camere avrebbero dovuto essere anticipatrici. 1974-1992. Il cammino dell’autoriforma Le intuizioni esposte da Stagni al termine del suo mandato trovarono felice sviluppo nei successivi indirizzi di Gestri all’Assemblea e concreta attuazione nell’estensione al sistema dell’esperienza che Mario Volpato, presidente della Camera di Padova, aveva pionieristicamente avviato con le Camere venete per l’archiviazione digitale dei dati del Registro ditte e per la loro elaborazione. Come ebbe modo di ricordare Volpato nel corso dell’Assemblea del dicembre 1976, la rete che si andava costruendo non aveva al centro gli ingegneri, bensì le Camere, le quali trasformavano i dati grezzi in informazioni. Di qui l’importanza che gli Enti aderissero all’iniziativa superando un malinteso senso di autonomia. La Cerved, l’INDIS e la Scuola per lo sviluppo economico, oltre ai dipartimenti nei quali fu riorganizzata l’attività di ricerca e servizio dell’Unione, divenivano secondo Gestri i vettori della “ristrutturazione” del sistema camerale che, dinanzi ai pericoli derivanti dall’attivazione del sistema regionale, non poteva più attendere passivamente l’avvio della riforma. Le nuove competenze delegate alle Regioni unitamente al controllo sugli enti locali fecero temere nel corso del 17 Introduzione 1977 l’assorbimento delle Camere all’interno delle strutture regionali e portarono il sistema camerale a mobilitarsi chiedendo il sostegno delle associazioni di categoria, del CNEL, delle forze politiche più prossime. I documenti assembleari del 1977 sono a questo proposito illuminanti perché rivelano l’entità di questa mobilitazione e, in parallelo, il potenziamento dell’attività promozionale al fine di ottenere miglioramenti sensibili nelle condizioni operative delle imprese. La stessa attività certificativa e burocratica fu ripensata secondo modalità nuove allo scopo di favorire il coinvolgimento delle associazioni di categoria nell’erogazione dei servizi camerali. In una prospettiva analitica più ampia, per nulla frenata dagli equilibri imposti dalla strategia delle alleanze, Gestri sollecitava l’attenzione del sistema sulla consapevolezza della struttura dualistica dell’impresa italiana, divisa tra grandi aziende, adeguatamente supportate dall’offerta di servizi tecnologici, finanziari e consulenziali, e piccole aziende che viceversa ne erano totalmente sprovviste. Nei confronti di queste ultime le Camere avrebbero dovuto ampliare la propria attività qualificandola con un approccio intersettoriale distinto dall’azione verticale delle associazioni di categoria e vocato viceversa al miglioramento della dotazione di servizi territoriali per le PMI: potenziamento tecnologico, reti di commercializzazione internazionale, diffusione del credito, formazione manageriale e professionale. In questa nuova prospettiva, maturata sotto la pressione delle condizioni di emergenza del 1977, nel linguaggio dell’Unione il concetto di “ristrutturazione” si affinava in quello di “autoriforma”, come principio oppositivo all’immobilismo della riforma, un lemma che ebbe immediato successo e venne rapidamente interiorizzato dall’intero sistema come principio identitario. Scongiurato il pericolo dell’assorbimento delle Camere nel nuovo istituto regionale, nel febbraio 1979 Gestri poteva trasmettere al successore, il modenese Dario Mengozzi, un quadro più consolidato e potenzialmente aperto anche a un rapporto collaborativo con le Regioni. La territorialità, del resto, rappresentava il tema conduttore nelle Relazioni del nuovo presidente, soprattutto quando egli focalizzava l’attenzione del sistema camerale sul dinamismo della piccola impresa, protagonista dei localismi economici che conferivano per la prima volta un’identità plurale all’economia del Paese. All’interno di questi sistemi, a un tempo territoriali, economici e sociali, le Camere avrebbero dovuto svolgere una funzione di indirizzo alimentando la dotazione locale di infrastrutture leggere (Borse merci, Borse per le subforniture, Laboratori merceologici, istituti per la formazione e per la promozione tecnologica) molto più efficaci delle soluzioni proposte attraverso il modello dirigistico-statalista della programmazione centrale. 18 Introduzione Nella visione della presidenza Mengozzi la piena rappresentanza della complessità sociale dei localismi imponeva alle Camere l’allargamento della base sociale di riferimento attraverso un più esteso riconoscimento degli attori del mercato: da un lato l’inclusione a tutti gli effetti della cooperazione negli organi direttivi delle Camere, dall’altro la ripresa del tema dell’Osservatorio sui prezzi in funzione della tutela del consumatore. Muovendo da una sollecitazione del Governo, preoccupato dalla forte dinamica inflativa, le Camere avevano avviato un’iniziativa di controllo e razionalizzazione dei processi di formazione dei prezzi attraverso lo scambio di informazioni tra sistemi produttivi e distributivi, così che il mercato potesse autoequilibrarsi senza ricorso a calmieri o ad altri provvedimenti dirigistici. Questa prospettiva di potenziamento del ruolo camerale nella regolazione del mercato era stimolata dalla presenza, prima al Ministero dell’industria e poi a quello dell’agricoltura, di Giovanni Marcora, il cui contributo al processo di autoriforma delle Camere si espresse sia con l’intenso ricambio dei vertici camerali, effettuato per la prima volta di concerto con l’ente regionale, sia con la revisione delle modalità di finanziamento delle Camere allo scopo di affiancare all’erogazione statale il prelievo diretto sulle imprese. Questa nuova prospettiva, mossa indubbiamente dall’esigenza di controllo della spesa pubblica, rafforzava la visione dell’intervento promozionale come restituzione diretta al sistema delle imprese e ciò contribuiva a rafforzare il peso che le associazioni di categoria giocavano all’interno degli Enti. Già durante la presidenza Mengozzi l’Unione si pose il problema di valutare la natura e la qualità degli investimenti nei servizi erogati dalle Camere in ambito promozionale attraverso un confronto con le confederazioni. Il tema degli investimenti acquisiva inoltre un connotato strategico anche sotto il profilo istituzionale: l’estensione della rete Cerved alle piccole Camere, perseguita con il ricorso a tariffe di favore pur di conseguire il completamento della rete, imponeva alle Camere una crescente interdipendenza funzionale che rendeva inattuale il modello confederale cui l’Unione s’ispirava. Le implicazioni politiche derivanti dalla trasformazione del sistema camerale in una rete di servizi portavano Mengozzi a porre pionieristicamente all’Assemblea la questione dell’evoluzione verso un modello federale da perseguirsi coltivando l’autoeducazione e la collegialità. Il percorso avviato da Gestri e sviluppato da Mengozzi fu concluso dal milanese Piero Bassetti, la cui presidenza decennale arrivò sino alla soglia della riforma, colta poi sotto la presidenza di Danilo Longhi. I riferimenti strategici proposti alle Camere già nelle prime Relazioni furono l’emersione della PMI come soggetto storico e la forte internazionalizzazione 19 Introduzione dell’economia italiana. In questa visione, il «cespuglio» della piccola impresa, che dalla fine degli anni settanta aveva avuto nei localismi territoriali il proprio incubatore, si era sviluppato sino a connotare l’intera economia nazionale. Se negli anni sessanta il Paese era rappresentato all’estero dallo sviluppo della grande impresa, negli anni ottanta la visibilità internazionale dell’economia italiana era garantita dalle PMI. L’economia sommersa, si osservava, era finalmente emersa e rivendicava un diritto di rappresentanza cui la tradizione amministrativa italiana fondata sulla segmentazione delle competenze e sul garantismo delle procedure, più che sulla loro efficacia, non poteva dare risposta. La stessa approvazione nel 1986 dell’Atto unico e l’adesione agli obiettivi del completamento del Mercato interno europeo e dell’evoluzione in senso politico della costruzione europea rafforzavano certo le prospettive di internazionalizzazione delle imprese italiane nelle aree più sviluppate, ma rischiavano al tempo stesso di aggravare gli squilibri del Mezzogiorno, vincolato a un ordinamento statuale centralistico incapace di promuovere e valorizzare ambiti di autonomia nell’amministrazione e nella società. L’incompiutezza degli istituti camerali, che dell’integrazione europea avrebbero potuto essere i vettori naturali, era colta nelle Relazioni come parte di una più ampia debolezza della costruzione costituzionale italiana nella quale avevano trovato compiuta espressione le rappresentanze politiche e territoriali, mentre quella degli interessi si era limitata all’istituzione del CNEL. Di più, il mancato raccordo costituzionale tra questo organismo e le Camere le aveva in ultima analisi “decapitate”, cioè private di riferimenti all’interno dell’ordinamento. Peraltro, alla prossimità istituzionale tra Camere e CNEL Bassetti giungeva anche muovendo dall’intuizione dell’impresa – già anticipata da Stagni – come comunità di attori economici nella quale imprenditori, tecnici e operai avevano pari diritto di cittadinanza, una visione che si rifletteva specularmente nella rappresentanza plurale delle Camere di commercio. Tornando al tema della crisi del modello centralistico determinata sotto la duplice pressione dell’emergere delle PMI e della costruzione europea, l’Unione esortava lo Stato a utilizzare la riforma delle Camere come base della propria autoriforma, cioè a inserire nell’architettura amministrativa un modello, quello appunto camerale, già conforme ai requisiti della modernità europea perché fondato sull’articolazione territoriale a rete e in relazione diretta con i soggetti interessati all’erogazione di servizi. Eppure, proprio sul tema della natura e della qualità dei servizi per le imprese, divenuto punto di forza del sistema camerale, le Relazioni di Bassetti non mancavano di evidenziare la presenza di due criticità che, pur muovendo da fronti dissimili, rischiavano di compromettere i risultati dell’autoriforma camerale. 20 Introduzione La prima di esse riguardava la reazione, peraltro già rilevata sotto la presidenza Mengozzi, dell’apparato ministeriale all’espansione dell’attività promozionale delle Camere, che si manifestava nell’incrudimento dei controlli esercitati sulle delibere e sulla costituzione di Aziende speciali. Il risultato dell’esercizio intensivo dell’azione di vigilanza si ripercuoteva sull’attività delle Camere inficiandone la tempestività dei provvedimenti e delegittimandole dinanzi agli attori sociali e istituzionali coinvolti sui singoli progetti. La situazione, naturalmente, era enfatizzata dall’incremento quantitativo che questa voce di spesa aveva assunto nei bilanci camerali, ma anche dal maggior grado di discrezionalità ad essa connesso: verso la fine degli anni ottanta le Relazioni all’Assemblea esprimevano la preoccupazione che il formalismo garantista del Ministero potesse erodere il consenso conquistato dagli Enti nel corso del lungo percorso di autoriforma. La seconda criticità, sempre connessa al tema dei servizi, investiva il rapporto con l’associazionismo imprenditoriale. Le attività di formazione, promozione tecnologica, internazionalizzazione e marketing, su cui a partire dagli anni settanta le Camere si erano pionieristicamente inoltrate con l’obiettivo di supportare l’azione delle PMI, si erano rivelate un terreno ambìto anche per le associazioni di categoria: attraverso queste nuove offerte di servizi, esse potevano irrobustire la qualità del vincolo di rappresentanza nei confronti degli associati, soprattutto in un momento in cui il calo della conflittualità nel Paese faceva venir meno le finalità di ordine sindacale. Le Relazioni segnalavano in modo insistente la necessità che si tenesse in debito conto la trasformazione interna all’associazionismo imprenditoriale, dato il rilievo strategico che esso aveva nella riuscita della riforma camerale, e prendevano atto realisticamente che la ripartizione tra intersettorialità e verticalità dei servizi adottata nel decennio precedente per evitare sovrapposizioni tra Camere e associazioni non era più efficace. Di qui, sul finire degli anni ottanta, l’organizzazione delle Conferenze dei servizi, un tavolo di confronto stabile con le confederazioni imprenditoriali per valutare la qualità dei servizi erogati e per concertarne confini e indirizzi. Sul delicato equilibrio tra Camere e confederazioni incidevano tuttavia ulteriori dinamiche legate al completamento della riforma dei tributi camerali intervenuta sotto la spinta delle difficoltà di bilancio dello Stato. Nel 1991 l’accordo con il ministro Guido Carli chiudeva il percorso avviato sotto la presidenza Mengozzi e attuava la piena transizione dai trasferimenti statali al contributo diretto da parte delle imprese, un provvedimento che secondo Bassetti accentuava la referenzialità del sistema camerale verso le imprese e l’obbligo di una puntuale interpretazione dei loro bisogni. Ciò senz’altro confermava l’efficacia dell’impianto concertativo di cui le Conferenze dei servizi erano un esempio, ma da un altro punto di vista il finanziamento diretto inseriva nella dinamica tra Camere e imprese una relazione costi21 Introduzione tuzionale di cittadinanza. Nella fase conclusiva della presidenza gli indirizzi rivolti da Bassetti all’Assemblea evidenziavano il potenziamento del profilo istituzionale delle Camere derivante dall’attuazione della riforma tributaria, né nascondevano le tensioni che si aprivano con le confederazioni intorno al tema della rappresentanza. 1992-2012. La lunga riforma In questo scenario complesso, ricco di prospettive e al tempo stesso di nodi da sciogliere, prese avvio nel giugno 1992, nel pieno di una grave crisi politicoistituzionale, la presidenza di Danilo Longhi. A questi, di lì a un anno, toccò cogliere la riforma maturata dalla lunga gestazione precedente e soprattutto gestirne l’iter attuativo. A partire dal 1994 nelle Relazioni egli sottolineava la responsabilità che incombeva sul sistema camerale e sulla sua classe dirigente: rendere operativa, attivando l’insieme dei passaggi normativi e organizzativi, una riforma che avrebbe determinato un’intensa trasformazione delle élite camerali portando da circa 850 a più di 2600 il numero degli amministratori. Nell’arco di pochi anni si sarebbe prodotta una trasformazione intensiva attraverso un massiccio afflusso di rappresentanti del mondo associativo, per molti dei quali questo sarebbe stato il primo contatto con la realtà della pubblica amministrazione. Di qui la consapevolezza che il successo della legge 580 avrebbe dovuto fondarsi sulla conquista di un largo consenso tra le imprese e le associazioni imprenditoriali. Conquistare le imprese alla riforma di un sistema di cui esse erano dirette finanziatrici significava rendere intellegibile l’azione svolta dalle Camere per la riqualificazione dell’ambiente esterno in cui le imprese stesse operavano, aumentare il livello di automazione della rete favorendo l’accesso ai servizi per via informatica, integrare i vari comparti della pubblica amministrazione per semplificare la “giungla” delle procedure amministrative. In questa strategia, il Registro delle imprese acquisiva nuove potenzialità: attraverso l’integrazione di ulteriori banche dati (bilanci, protesti, brevetti) esso doveva ridurre l’asimmetria informativa che penalizzava soprattutto le piccole imprese e ciò diventava particolarmente necessario nel momento in cui nel Registro entravano a far parte, con la riforma, nuovi attori economici: imprese del credito, delle assicurazioni, del turismo, del non profit, imprenditori agricoli. Ottenere l’adesione delle imprese alla riforma significava anche garantire loro parità di servizi – e dunque di cittadinanza – indipendentemente dai differenziali interni al sistema camerale derivanti dagli squilibri tra grandi e piccole Camere o dal dualismo territoriale presente nel Paese. Di qui il richiamo alla valenza strategica del Fondo perequativo ma anche al perseguimento dell’equilibrio gestionale 22 Introduzione fra tutti i punti del sistema attraverso l’aumento della capacità di riscossione del diritto annuale, il ricorso agli strumenti comunitari di sostegno delle economie locali, la concentrazione territoriale dei servizi ad alta intensità di risorse e non soggetti a vincoli di localizzazione. C’era poi da conquistare il consenso delle associazioni di categoria e qui, appianate le tensioni attraverso il riconoscimento della loro funzione di rappresentanza, l’Unione sviluppava con esse la concertazione sul tema dei servizi; soprattutto, assumeva nel loro potenziamento un proprio interesse diretto riconoscendo che il principio di sussidiarietà operava anche dalle Camere alle associazioni. Di qui la decisione di coinvolgerle nell’erogazione dei servizi allargando ad esse (e ai professionisti) i punti di contatto per la certificazione camerale a distanza. In conclusione, nella saldatura tra associazioni e Camere si coglieva la condizione necessaria perché esponenti di gruppi particolari di imprese educati al perseguimento di obiettivi settoriali maturassero l’attitudine a operare nel segno di una compatibilità generale degli interessi. Un’evoluzione di ruolo tanto più necessaria in quanto un cardine della riforma poggiava sulla regolazione del mercato con l’affidamento di funzioni (arbitrato, contratti-tipo, conciliazione, tutela del mercato) che conferivano alla Camera un profilo di soggetto terzo rispetto alla competizione economica e che si accompagnavano a un ampliamento della rappresentatività dell’Ente con l’inserimento della componente dei consumatori. Non a caso, Longhi riallacciava questa nuova e forte identità istituzionale alla lettura dell’impresa – già più volte incontrata in questo nostro percorso – come matrice di cittadinanza per tutti gli aventi interesse: imprenditori, tecnici, operai, consumatori. Individuata come bene collettivo che travalica la funzione economico-produttiva – e dunque in un’accezione più sociale che patrimoniale –, l’impresa era assunta a istituzione economica della società, motore di una modernizzazione non prescindibile dallo sviluppo occupazionale. Sul piano poi dei rapporti con la pubblica amministrazione, le Relazioni della presidenza Longhi intuivano il pericolo che una riforma pervasiva come la 580 creasse squilibri non solo nelle relazioni con le istituzioni territoriali (ad esempio, riguardo alle funzioni di indirizzo delle economie locali), ma pure con gli apparati centrali (ad esempio, in materia di internazionalizzazione). Ne derivava il rischio, già corso in passato, di una sovraesposizione dell’ente camerale rispetto ad altri soggetti istituzionali dal profilo meglio definito: un rischio cui poteva porre rimedio solo una riforma del Titolo V della Costituzione che affiancasse la rappresentanza degli interessi a quella politica e territoriale. Su questo tema l’attuazione della 580 incontrava felicemente l’indirizzo riformatore attivato nella pubblica amministrazione dalle leggi Bassanini: il 23 Introduzione riconoscimento dell’autonomia degli enti funzionali e il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale in esse contenuti aprivano la strada maestra di una riforma costituzionale nel senso auspicato e Longhi poteva definire il percorso maturato nel biennio 1997-1998 una «seconda riforma». Ancor più originalmente, egli trasmetteva l’intuizione che il processo di ammodernamento della pubblica amministrazione avrebbe assunto un carattere continuativo costringendo il sistema camerale a una visione dinamica della propria evoluzione istituzionale. A partire dal giugno 2000 questo impegno è stato ereditato dagli esponenti della nuova classe dirigente scaturita dai Consigli camerali riformati – Carlo Sangalli, Andrea Mondello e Ferruccio Dardanello, rispettivamente esponenti delle Camere di Milano, Roma e Cuneo – in un contesto generale gravato da un peggioramento costante della situazione economica del Paese e delle condizioni di operatività del sistema imprenditoriale. Mancata con la legge di revisione costituzionale del 2001 l’occasione del riconoscimento delle autonomie funzionali, l’Unione ha perseguito l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle Camere attraverso il riferimento alle loro funzioni nei nuovi statuti regionali previsti dalla legge costituzionale 1/1999. Con la nuova riforma costituzionale del Titolo V varata nel corso della XIV legislatura l’obiettivo sembrava raggiunto, ma in un clima politico di aspra contrapposizione che ha portato al referendum abrogativo del 2006. Pure in questa situazione negativa, l’attitudine ormai collaudata da decenni a promuovere “riforme di fatto” emerge nelle Relazioni sia come strategia di uscita dallo stallo sia come risposta diretta alle esigenze di un sistema imprenditoriale sempre più in difficoltà. Un caso esemplare è stata la pionieristica apertura all’e-government come percorso in grado di ridurre l’eccesso di burocrazia della pubblica amministrazione e aprire la pista alla semplificazione delle procedure e alla cooperazione interistituzionale. La diffusione della smart card e della firma digitale ha ridotto il numero dei certificati rilasciati agli sportelli – un dato che le Relazioni dei presidenti hanno assunto a nuovo indicatore di efficacia del sistema – e contemporaneamente ha fornito alle Camere il substrato organizzativo-tecnologico per stipulare accordi di semplificazione delle procedure con altri apparati dello Stato. Su un altro piano la strategia della riforma ha segnato un importante passo avanti escludendo la finanza camerale dalla Tesoreria unica, un importante rafforzamento del livello di autonomia amministrativa degli Enti. E tuttavia le Relazioni non mancano di segnalare la difficoltà di garantire l’effettività dell’autonomia di fronte al proliferare di una normativa statale mirante al contenimento della spesa pubblica e del disavanzo: nonostante l’estraneità delle Camere ai mec24 Introduzione canismi del trasferimento statale, i vincoli si sono estesi ai bilanci delle Camere e ne hanno limitato l’impatto su materie vitali per le imprese quali microcredito, internazionalizzazione e conciliazione. È nel quadro di questo nuovo approccio dinamico al tema della riforma che si inserisce l’approdo alla legge 23/2010, la quale consolida il percorso evolutivo compiuto a partire dal 1993 e che, per la prima volta, riconosce la valenza istituzionale e la funzione olistica del sistema camerale. In via di estrema sintesi, la norma recepisce sia i principi del Titolo V della Costituzione sia la giurisprudenza della Corte costituzionale che incardina le Camere nella sfera delle autonomie funzionali. Con ciò viene delineato un profilo istituzionale che diviene un punto imprescindibile per la futura produzione normativa sia costituzionale sia ordinaria. La legge riunisce altresì, all’interno di un quadro unitario, il ventaglio delle competenze camerali, pervenendo per questa via oggettiva al posizionamento dell’istituto camerale sul crinale tra la sfera dell’amministrazione centrale e quella degli enti regionali. Un più accentuato riconoscimento del grado di autonomia dell’istituto trova temperamento in un principio di autoregolamentazione perseguito attraverso le funzioni di sistema: quelle più politiche, affidate all’Unione nazionale; quelle più operative, assegnate alle Unioni regionali, le quali divengono sedi privilegiate di una razionalizzazione territoriale dell’attività che conferma l’evoluzione in senso federale dell’intero sistema. È questa una trasformazione che, come abbiamo visto ripetutamente, ha radici profonde nella storia dell’Unione. E tuttavia essa trova oggi una sua più determinata attuazione sotto i colpi di una crisi economica che ha modificato radicalmente nel Paese l’ecologia delle istituzioni: nessuna di esse è più protetta dal peso della propria storia (le Province ne sono un esempio), mentre ciascuna è tenuta a cercare legittimazione nella quotidiana relazione con i soggetti cui offre cittadinanza, con le istituzioni nazionali e con quelle europee. È una consapevolezza che spinge il sistema camerale a riconsiderare, sia pure nel rispetto di tutti gli equilibri possibili, il tema della partecipazione delle imprese alla formazione degli organi istituzionali: lo richiede la relazione comparativa con le altre istituzioni nazionali e con i principali sistemi camerali europei che da tempo si sono indirizzati in tal senso. È questa la prospettiva delle Camere come “case” o, meglio, come “municipi” dell’economia, sedi della formazione del senso di appartenenza alle istituzioni e luoghi di esercizio di una statualità responsabile e referenziale, in grado di correggere la separazione apertasi nel nostro Paese tra cittadini e Stato. 25 Nota sulle fonti I documenti qui pubblicati costituiscono, pur con qualche discontinuità, la serie delle Relazioni presentate dai presidenti alle Assemblee dell’Unione italiana delle Camere di commercio dalla sua ricostituzione nel 1946 sino al 2012. Le Relazioni sono state trascritte in modo integrale. Si è fatta eccezione là dove esse erano costituite da un resoconto dettagliato dell’attività dell’Unione già in larga misura presente in quelle immediatamente precedenti. In tali casi – ascrivibili soprattutto agli anni cinquanta – è stata effettuata una selezione restituendo soprattutto i temi dell’evoluzione istituzionale dell’Ente o quelli con carattere di particolare originalità. Ogni Relazione riporta la titolazione presente al suo interno, integrata con indicazioni (luogo, data) desunte dal contesto del documento o dalla documentazione accompagnatoria d’archivio. Il numero delle Relazioni dei primi anni di attività dell’Unione a noi pervenute è limitato. Si è cercato di ovviare mettendo a disposizione del lettore altri documenti di rilievo politico (l’atto costitutivo, ampi resoconti delle Assemblee iniziali), così da fornire un quadro esteso delle problematiche. Si è fatto inoltre ricorso ai verbali trascrivendo l’intervento introduttivo del presidente ogniqualvolta la Relazione non fosse conservata in archivio. In alcuni casi l’ordine del giorno dell’Assemblea non prevedeva alcuna Relazione del presidente per cui non è stato possibile pubblicarla e ciò genera qualche discontinuità nella sequenza cronologica. A cura di Giuseppe Paletta e Gianluca Perondi. 27 Nota sulle fonti La scheda biografica di ciascun presidente precede la serie delle rispettive Relazioni. Le note archivistiche e bibliografiche relative chiudono i singoli volumi. Si ricorda inoltre che l’Assemblea (formata dai presidenti o dai delegati delle Camere di commercio) è prevista come organo statutario principale dell’Unione dalla sua ricostituzione del 1946 fino a oggi, con la sola eccezione del periodo luglio 2008-luglio 2012 in cui assunse la denominazione di Consiglio generale. Tuttavia, anche tra il 2008 e il 2012 le Assemblee di Unioncamere hanno continuato a svolgersi nella forma di incontri pubblici – mantenendo peraltro continuità di numerazione con quelle precedenti – ed è in genere in queste sedi che il presidente ha presentato la propria Relazione. I documenti originali dal 1946 al 2012 qui trascritti sono conservati presso l’Archivio e la Biblioteca di Unioncamere, accessibili anche on line agli indirizzi http://catalogo.archividelnovecento.it (inventario della sezione storica fino al 1979) per l’Archivio e http://217.221.87.67/EOSWeb/OPAC/Index.asp (catalogo on line, ricerca per liste, collocazione “Assemblee”) per la Biblioteca. Per le Relazioni del 7 maggio 1953, del 16 dicembre 1954, del 20 giugno 1956, del 19 giugno 1957 e del 3 luglio 1958 si ringrazia l’Archivio storico della Camera di commercio di Milano. Per quelle del 17 dicembre 1981, del 15 dicembre 1982 e dell’11 luglio 1991 si ringrazia l’Archivio storico della Camera di commercio di Pavia. 28 Presidenti e segretari generali dell’Unione italiana delle Camere di commercio dal 1946 a oggi Presidenti dell’Unione Giulio Zarù Stefano Brun Eugenio Radice Fossati Ernesto Stagni Silvano Gestri Dario Mengozzi Piero Bassetti Danilo Longhi Carlo Sangalli Andrea Mondello Ferruccio Dardanello inizio incarico 1946 1947 1961 1967 1973 1979 1983 1992 2000 2006 2009 fine incarico 1947 1961 1967 1973 1979 1983 1992 2000 2006 2009 in carica inizio incarico 1946 1947 1968 1973 1980 1985 1995 1996 2001 2001 2009 fine incarico 1947 1968 1973 1980 1985 1995 1996 2000 2001 2009 in carica Segretari dell’Unione Giovanni Tescione Guglielmo Tagliacarne Angelo Senin Adolfo Pellegrini Luigi Pieraccioni Giuseppe Cerroni Antonello Pompei (f.f.) Luigi Mastrobuono Antonello Pompei Giuseppe Tripoli Claudio Gagliardi 29 Giulio Zarù 1946-1947 Roma, 27 settembre 1869-Roma, 1° novembre 1950 G iulio Zarù nasce a Roma da una famiglia della media borghesia capitolina, figlio di Pietro e di Anna Gentili. Il padre, originario dell’Umbria, in epoca pontificia è procuratore presso il tribunale della Segnatura apostolica e intraprende insieme al fratello Luigi l’attività di spedizioniere e agente commissionario, avviando la Fratelli Zarù e C., una piccola azienda destinata a espandersi dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia. È comunque Giulio, dopo aver rilevato l’attività paterna, a fare il grande salto di qualità: dalle spedizioni al commercio all’ingrosso, fino al commercio di prodotti coloniali, alle assicurazioni e alla finanza. Già prima della Grande guerra, la Società anonima Giulio Zarù e C. diviene un punto di riferimento del mondo degli affari della capitale; negli anni venti, poi, testimone della crescita della società è l’acquisto di una nuova e lussuosa sede nella prestigiosissima piazza del Collegio Romano. Decisiva è la costituzione, il 21 aprile 1911, da parte del Banco di Roma, della Società italiana per la navigazione e il commercio nella Somalia italiana, cui Zarù partecipa insieme ad alcuni fra i più prestigiosi esponenti della finanza cattolica romana, quali i principi Francesco Boncompagni Ludovisi e Ludovico Ruffo di Calabria, e ad alcuni banchieri privati di Anversa. Giulio Zarù ne è consigliere di amministrazione. La società, che opera numerosi investimenti nell’area del Benadir, sia in campo agricolo (soprattutto piantagioni di cotone e di caucciù) sia nel settore industriale, ottiene la concessione per l’esercizio della navigazione sul fiume Giuba e si rivela nel giro di pochi anni un’impresa assai remunerativa per i suoi azionisti, nonostante le difficoltà sorte in conseguenza dello scoppio della Prima guerra mondiale. Nel 1922 si fonde con la Società romana di colonizzazione in Somalia assumendone la denominazione, trasferisce Il profilo biografico di Giulio Zarù è stato redatto da Luca Garbini. 31 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale la sede a Mogadiscio e diviene una delle principali aziende coloniali dell’Africa Orientale Italiana. Al di là della vicenda imprenditoriale, comunque, la società porta senza dubbio Zarù a rinsaldare i suoi legami con i banchieri privati cattolici e con la finanza vaticana, tanto che egli aumenta la sua partecipazione al capitale del Banco di Roma e diviene azionista del Banco di Santo Spirito nel 1924, quando il vecchio istituto papalino, chiusa la lunga liquidazione successiva alla crisi bancaria di fine Ottocento, si costituisce in società per azioni. Successivamente, con la fusione fra il Banco di Santo Spirito e la Banca regionale del Lazio, altro istituto di credito cattolico, deliberata nel 1928 e resa operativa l’anno successivo, Giulio Zarù entra a far parte del Consiglio di amministrazione e del Comitato direttivo del nuovo istituto, insieme a personaggi del calibro di Vittorio Rolandi Ricci e Raffaele Mattioli. Nel 1936, lasciata ogni carica ricoperta nel Banco di Santo Spirito, Zarù passa alla Banca d’Italia e fa parte del Consiglio di reggenza della sede di Roma, divenendone più tardi presidente. Appena finita la guerra, diviene membro del Consiglio superiore della Banca d’Italia, entrando così nella “governance” dell’istituto. Contestualmente è chiamato a far parte del Consiglio economico nazionale, istituito negli anni della Costituente. A quella data Zarù è già presidente della Camera di commercio, industria e agricoltura di Roma, il primo presidente dopo la ricostituzione dell’Ente. Il rapporto tra Giulio Zarù e la Camera romana, in verità, era iniziato più di quarant’anni prima, nel 1904, all’epoca della presidenza di Romolo Tittoni, quando Zarù era stato eletto per la prima volta nel Consiglio camerale. Ben presto egli assurge al ruolo di protagonista nella vita dell’Ente: sono memorabili le sue battaglie per “Roma al mare”, per dare soluzione, cioè, ai problemi della navigabilità del Tevere e della costruzione del porto fluviale della capitale. Celebre anche un suo appello al governo Bonomi, lanciato nella seduta del Consiglio camerale del 10 gennaio 1922, affinché operasse per ridare fiducia agli italiani sulla solidità degli istituti bancari del Paese (in un momento – come è noto – di grave crisi economica e finanziaria) e procedesse senza indugi a rimuovere le bardature di guerra, a ridurre l’eccessiva fiscalità del 32 Giulio Zarù sistema tributario e a stabilizzare la lira sul mercato internazionale dei cambi. In epoca fascista Zarù è designato dalla Banca d’Italia, dall’Istituto nazionale delle assicurazioni, dall’Istituto nazionale fascista della previdenza sociale e dall’Istituto nazionale fascista per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro come loro rappresentante collegiale nella sezione commerciale del Consiglio provinciale delle corporazioni. Quasi costantemente, nell’arco di tutti questi anni, è anche membro della Deputazione della Borsa di Roma, designatovi dapprima dalla Camera di commercio e poi dalla Banca d’Italia. Ricostituita la Camera di commercio, il 26 aprile 1945, Giulio Zarù ne è nominato presidente su disposizione del ministro dell’Industria, commercio e lavoro Giovanni Gronchi, di concerto con il ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo. Nel suo discorso di insediamento, Zarù esprime la convinzione dell’opportunità di fare della Camera uno strumento centrale della ricostruzione del tessuto produttivo del Paese, con l’obiettivo di perseguire l’interesse generale, di cui le singole attività economiche non sono che parti da armonizzare e far funzionare in totale concordia. Con questo spirito si fa promotore della costituzione, alla fine del 1945, dell’Associazione regionale delle Camere di commercio del Lazio, al fine di affrontare problemi di comune interesse, come quelli relativi al sistema viario o al bacino del Tevere. È sempre Zarù, con una lettera spedita il 18 aprile 1946 ai presidenti delle diverse Camere del Paese, a promuovere la ricostituzione dell’Unione italiana delle Camere di commercio, formalizzata con atto notarile del successivo 18 dicembre. Com’è naturale (anche perché quella di Roma è la Camera della capitale e quindi a contatto diretto con gli organi del Governo nazionale), Zarù si trova a essere il primo presidente della nuova Unione e si assume l’onere di espletare tutte le pratiche necessarie alla costituzione effettiva dell’Ente. Il suo “iperattivismo”, se da un lato ne fa un personaggio ascoltato e seguito nell’Italia dell’immediato dopoguerra, dall’altro non manca di attirargli l’ostilità di alcuni politici e di diversi rappresentanti delle associazioni di categoria, pronti ad accusarlo di un eccessivo centralismo nelle scelte gestionali e nelle pratiche amministrative. E ciò è decisivo quando il 1° novembre 1947 Zarù sceglie di rinunciare a ogni carica per occuparsi della sua salute, che l’età avanzata rende sempre più precaria. Nel corso della sua vita, Giulio Zarù ottiene numerosi riconoscimenti e onorificenze, tra cui i titoli di commendatore e grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia. 33 Ricostituzione della Unione italiana delle Camere di commercio, industria ed agricoltura [Roma, 18 dicembre 1946] Repubblica Italiana In nome della legge L’anno millenovecentoquarantasei, il giorno diciotto dicembre in Roma, nei locali della Camera di commercio, industria ed agricoltura di Roma. Innanzi di me dr. Paolo Castellini Notaio in Roma, con studio in via Tomacelli n. 132, iscritto nei ruoli dei Distretti notarili di Roma, Latina e Velletri. Si sono costituiti: I rappresentanti delle Camere di commercio, industria ed agricoltura delle seguenti città per: 1. Aquila: avv. Luigi Santini fu Antonio, nato ad Aquila, domiciliato in Aquila, autorizzato con deliberazioni della Giunta camerale in data 30 ottobre 1946 e 10 dicembre 1946, che in estratto autentico si allegano al presente atto sotto i numeri I e II. 2. Bari: Tramonte prof. Salvatore fu Pietro, nato a Bari, domiciliato a Milano, autorizzato con deliberazioni della Giunta camerale in data 2 novembre e 13 dicembre 1946, che in estratto autentico si allegano al presente atto rispettivamente sotto i numeri III e IV; 3. Bologna: ing. Massimiliano Alberigi Quaranta fu Giovanni Battista, nato a Mantova, domiciliato a Bologna, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 13 dicembre 1946, che in copia autentica si allega al presente atto sotto il n. V. 4. Brescia: avv. Bortolo Rampicelli fu Francesco, nato a Brescia, domiciliato a Brescia, autorizzato con deliberazioni della Giunta camerale dell’8 novembre 1946 e 10 dicembre 1946, che in estratto autentico si allegano al presente atto rispettivamente sotto i numeri VI e VII. 35 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 5. Cuneo: ing. Giovanni Capello fu Luigi, nato a Boves, domiciliato a Boves, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 3 dicembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. VIII. 6. Firenze: prof. Giacomo Devoto fu Luigi, nato a Genova, domiciliato a Firenze, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 7 dicembre 1946, che in copia autentica si unisce al presente verbale sotto il n. IX. 7. Genova: gr. uff. Giulio Zarù fu Pietro, nato a Roma, domiciliato a Roma, piazza di Pietra, palazzo della Camera di commercio di Roma, autorizzato con due deliberazioni, di cui la prima in data 16 ottobre 1946 della Giunta camerale e la seconda del 16 ottobre 1946, che in copia autentica si allegano rispettivamente sotto i numeri X e XI. 8. Grosseto: Saracinelli Camillo fu Carlo, nato a Orvieto, domiciliato a Grosseto, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 13 dicembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente sotto il n. XII. 9. Livorno: Gino Graziani fu Alberto, nato a Livorno, domiciliato a Livorno, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 10 dicembre 1946, che si allega sotto il n. XIII. 10. Lucca: Devoto prof. Giacomo fu Luigi, nato a Genova, domiciliato a Firenze, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 12 dicembre 1946, che in estratto autentico si allega sotto il n. XIV. 11. Matera: Onorati Nicola di Giovanni, nato a Stigliano, domiciliato in Matera, autorizzato con deliberazioni della Giunta camerale in data 8 novembre 1946 e 11 dicembre 1946, che in estratto autentico si allegano al presente atto rispettivamente sotto i numeri XV e XVI. 12. Milano: comm. Giuseppe Corridori fu Angelo, nato a Palazzolo sull’Oglio, domiciliato a Milano, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 12 novembre 1946, che in estratto autentico si allega sotto il n. XVII. 13. Napoli: ing. Pietro Del Monte fu Alfredo, nato a Napoli, domiciliato a Napoli, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 30 ottobre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto i numeri XVIII e XIX. 14. Ravenna: Camillo Garavini fu Pietro, nato in Alfonsine, domiciliato in Ravenna, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 27 ottobre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. XX. 15. Reggio Emilia: avv. Bruno Lasagni del fu Leopoldo, nato a Reggio Emilia, domiciliato a Reggio Emilia, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 7 novembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. XXI. 16. Rovigo: Zen Cesare del fu Giovanni, nato in Adria, domiciliato in Adria, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 6 novembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. XXII. 36 Giulio Zarù 17. Rieti: avv. Pietro Colarieti del fu Angelo Antonio, nato in Rieti, domiciliato in Rieti, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale del 14 dicembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. XXIII. 18. Roma: gr. uff. Giulio Zarù fu Pietro, nato a Roma, domiciliato in Roma, autorizzato con deliberazioni della Giunta camerale del 12 dicembre 1946 che si allegherà al presente atto sotto il n. XXIV e del 19 novembre 1946 che si allega al presente sotto il n. XXV. 19. Torino: sig. Mario Chiola del fu Alfonso, nato a Torino, domiciliato a Torino, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 14 dicembre 1946, che in estratto autentico si allega al presente atto sotto il n. XXVI. 20. Viterbo: De Luca avv. Carlo di Nicola, nato a Cerveto d’Isi, domiciliato ad Ancona, e residente in Rieti, autorizzato con deliberazione della Giunta camerale in data 12 dicembre 1946, che in copia autentica si allega al presente atto sotto il n. XXVII. Detti signori Comparenti della identità personale dei quali io Notaio sono personalmente certo e che d’accordo tra loro e col mio consenso rinunciano alla assistenza dei testimoni. Premesso che nell’aprile scorso la Camera di commercio di Roma, insieme con le altre Camere del Lazio, si è fatta promotoria della ricostituzione dell’Unione delle Camere di commercio d’Italia, che dal 1901 al 1928 svolse intensa, utile attività per la tutela degli interessi delle Camere di commercio e per lo studio dei più importanti problemi economici, e visto che detta iniziativa ha riscosso l’adesione di altre Camere, le quali nelle Assemblee tenute a Roma l’8 maggio ed il 22-23 giugno hanno deciso di promuovere la ricostituzione della Unione medesima. Considerato che nell’ultima di dette Assemblee le Camere, nell’attesa della determinazione della forma statutaria dell’Unione, demandarono senz’altro alla Presidenza della Camera di Roma, coadiuvata da un Comitato di delegati permanenti delle Camere di Asti, Bari, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo e Viterbo, il formale adempimento di compiti necessari al raggiungimento dei fini dell’Unione; che il Comitato medesimo ha, fra l’altro, concretato un testo di Statuto che concorda i vari voti e tendenze. Tutto ciò premesso e ratificato, i Comparenti, agendo nelle rispettive spiegate qualifiche e rappresentanze, conseguono e stipulano quanto segue: Articolo 1º Tra le Camere di commercio, industria ed agricoltura nel presente atto intervenute e rappresentate è ricostituita con sede in Roma l’Associazione volontaria denominata: Unione italiana delle Camere di commercio, industria ed agricoltura. 37 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Ad essa possono aderire e appartenere anche le altre Camere di commercio dello Stato italiano oggi non intervenute nel presente atto, nonché possono aderire in speciale gruppo le Camere di commercio all’estero riconosciute dal Governo italiano. Articolo 2º L’Unione è organo di collegamento e di potenziamento dell’attività che le singole Camere di commercio, industria ed agricoltura sono chiamate a svolgere in relazione ai loro fini e alle loro attribuzioni. L’Unione promuove Convegni e Congressi per lo studio dei problemi che interessano l’economia generale della Nazione o interi settori di essa. L’Unione può assumere la rappresentanza collettiva delle Camere in congressi o conferenze internazionali in Italia e all’estero. L’Unione può trattare pratiche presso le amministrazioni centrali dello Stato e di altri enti pubblici, a nome e per conto delle Camere che ne diano esplicito mandato. Articolo 3º Alle spese dell’Unione sarà provveduto dalle Camere aderenti con un contributo nella misura determinata annualmente dall’Assemblea in sede di bilancio preventivo, in proporzione alle entrate effettive delle singole Camere, risultanti per imposte e diritti camerali dal Conto consuntivo dell’anno precedente. Articolo 4º Sono organi dell’Unione: la Presidenza, il Consiglio, l’Assemblea e il Collegio dei revisori dei conti e il Segretario generale. Articolo 5º L’Unione italiana delle Camere di commercio, industria ed agricoltura, con il presente atto ricostituita, è retta dallo Statuto che, dopo lettura da me datane ai Comparenti e da loro pienamente approvato, si allega al presente atto sotto il n. XXVIII. Per quanto non precisato nello Statuto i Comparenti si riportano alle vigenti disposizioni di legge in materia. Articolo 6º I Comparenti procedono quindi alla nomina di un Consiglio provvisorio. Risultano per acclamazione nominati a Consiglieri i signori: Alberigi Massimiliano Atzeri Gino Brun Stefano Carabba Eugenio Cervigni Vittorio Corridori Giuseppe Devoto Giacomo 38 Giulio Zarù Mangano Giuseppe Manzitti Francesco Minola Cesare Ottolenghi avv. Carlo Padula Giovanni Penso comm. Renato Santini Luigi Tramonte Salvatore Walter von Walther Zarù Giulio Articolo 7º Il sig. gr. uff. Giulio Zarù è delegato ad espletare tutte le pratiche necessarie per il riconoscimento nei modi di legge dell’Unione con il presente atto ricostituita, rimanendo altresì facoltizzato di introdurre nel presente atto costitutivo e nell’allegato Statuto le eventuali modifiche di forma che fossero richieste dalle competenti autorità per il legale riconoscimento dell’Unione stessa. Articolo 8º I signori Comparenti esonerano me Notaro dalla lettura degli allegati documenti eccezione fatta dello Statuto, allegato n. XXVIII che viene da me Notaro letto. E per osservanza di quanto sopra le parti si obbligano a forma di legge ed eleggono domicilio confermando quello da ciascuno di loro dichiarato in comparsa. E, richiesto io Notaio, ho compilato ed ho ricevuto il presente atto e ne ho dato lettura ai signori Comparenti, che da me interpellati lo approvano dichiarandolo conforme alla loro volontà e lo sottoscrivono con me Notaio negli otto fogli bollati di cui consta, scritto in sedici pagine per intero e linee quattordici della presente da persona di mia fiducia ed in parte da me Notaio. F.to Luigi Santini – Salvatore Tramonte – Massimiliano Alberigi Quaranta – Bortolo Rampicelli – Giovanni Capello – Giacomo Devoto – Giulio Zarù nei nomi – Gino Graziani – Onorati Nicola – Giuseppe Corridori – Piero Del Monte – Camillo Garavini – Bruno Lasagni – Pietro Colarieti – Cesare Zen – Mario Chiola – Carlo De Luca – dr. Paolo Castellini Notaio. 39 Verbale dell’Assemblea generale [Roma,] 22 luglio 1947 Addì 22 luglio 1947, alle ore 10.30 presso la Camera di commercio di Roma, si sono riuniti in Assemblea generale, a seguito della convocazione effettuata con la lettera n. 130-2 del 2 luglio, i rappresentanti delle Camere di commercio, industria e agricoltura sotto indicate. [...] Viene fatto l’appello, dal quale risulta che sono effettivamente presenti, in proprio o per delega, 67 Camere di commercio, tutte già aderenti, tranne Mantova. Zarù ringrazia gli intervenuti e li invita a nominare, ai sensi dell’art. 20 dello statuto, un presidente ed un segretario di Assemblea, nonché due scrutatori. Vengono all’unanimità nominati: – presidente: il comm. rag. Giacinto Gambirasio; – segretario: il prof. Guglielmo Tagliacarne; – scrutatori: il comm. Alfonso Burgio ed il col. Gino Graziani. Gambirasio ringrazia e dichiara aperta la seduta constatandone la validità. In sede di “Comunicazioni”, primo argomento all’ordine del giorno, viene resa nota la nomina del comm. Miccola Cesare, presidente della Camera di commercio di Torino, a rappresentante dell’Unione in seno al Consiglio economico nazionale. Da parte di molti dei presenti viene manifestata la necessità di avere una rappresentanza maggiore e più proporzionata all’importanza delle Camere di commercio italiane. A questo proposito, il prof. Tagliacarne informa che è stata già fatta una richiesta formale in tal senso e che sono stati predisposti due telegrammi, destinati agli on. Ezio Vanoni e Giuseppe Togni. Ne dà lettura. «On. Giuseppe Togni, Consiglio generale Unione italiana Camera commercio industria agricoltura, ringrazia Vostra Eccellenza cui personale interessa41 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale mento devesi ottenimento rappresentanza Camere in seno Consiglio economico nazionale Stop. Si fa tuttavia presente che designazione di un unico rappresentante richiesta on. Vanoni è assolutamente inadeguata importanza et vastità problemi economici attinenti Camere tutta Italia Stop Invocasi pertanto Vostra efficace azione per ottenere una maggiore rappresentanza proporzionale importanza Camere». «On. Ezio Vanoni, Consiglio generale Unione italiana Camere commercio industria agricoltura, si permette far presente che designazione unico rappresentante seno Consiglio economico nazionale est assolutamente inadeguata importanza et vastità dei problemi economici confluenti Camera tutta Italia Stop Invocasi pertanto riconoscimento di una maggiore rappresentanza proporzionale importanza Camere». L’Assemblea approva. Il presidente informa che il prof. Tagliacarne è stato nominato dal Consiglio nuovo segretario generale dell’Unione in sostituzione del dimissionario on. G. Tescione. Il presidente rivolge al prof. Tagliacarne parole di fervido compiacimento e di augurio, cui si associa unanime l’Assemblea con vivo applauso. In questo momento entra nell’aula il ministro Togni, accolto da vivi applausi. Allo stesso viene data conoscenza dei due telegrammi predetti; in seguito Zarù pronuncia le seguenti parole: «Onorevole ministro, la Sua presenza fra noi prova il Suo interessamento per la vita e per l’attività delle Camere di commercio, industria ed agricoltura. Perciò sono certo che Le farà piacere di apprendere – e Le faccio questa comunicazione con viva soddisfazione, vorrei dire orgoglio – che ormai tutte le Camere di commercio industria ed agricoltura d’Italia, salvo qualche eccezione anch’essa destinata a scomparire, si sono volontariamente associate alla nostra Unione nazionale. Essa si può dire pertanto che rappresenta la sintesi coordinata di tutti gi aspetti della vita economica del nostro Paese sul piano nazionale. È su questo piano nazionale che le Camere di commercio industria ed agricoltura, oltre ad esplicare la loro insostituibile attività nelle Provincie, desiderano ora far sentire la loro voce e offrire la loro collaborazione attiva ed obiettiva al Governo. Chiediamo pertanto di essere consultati dai vari organi statali e, prima di tutto, da quelli che promanano dal Ministero dell’industria e commercio, desiderosi e ansiosi come siamo di poter contribuire efficacemente, con la nostra attrezzatura e con le nostre competenze che abbracciano tutti i settori della vita economica, alla ricostruzione del Paese. Si rende di fatto necessario che una rappresentanza delle Camere di commercio sia sempre chiamata a far parte delle Commissioni, dei Comitati, enti ed organi che si riferiscono all’attività economica italiana. In questi giorni, a Parigi, l’Italia è stata ufficialmente inserita nel circuito internazionale, essendosi riconosciuto che non si può ricostruire l’Europa 42 Giulio Zarù senza la piena partecipazione dell’Italia. Per l’attuazione del Piano Marshall si sta predisponendo un memorandum nel quale si chiede a tutti i paesi una precisa documentazione delle risorse e delle necessità economiche nazionali e si chiedono piani produttivi e commerciali per i prossimi cinque anni. Ecco, ad esempio, una buona occasione per dire al Governo: noi saremo orgogliosi di potervi mettere a disposizione la nostra opera per collaborare a questa programmazione economica italiana nel quadro della cooperazione europea, sentiamo di potervi essere utili e di poter portare una visione che non è ristretta ad una singola categoria od a un limitato settore, ma è una visione comprensiva dei problemi attuali e del prossimo futuro, perciò una visione che si adegua ai veri interessi della Nazione». (Applausi) Il ministro Togni prende a sua volta la parola: «Ringrazio per le buone parole, ma più ancora per le buone intenzioni manifestate, che non dubito esistano in tutti coloro che, come voi, nelle Provincie, aiutano il Governo nell’opera di ricostruzione. Fino dal primo momento, quando venni chiamato al mio posto di responsabilità, dove avverto le esigenze e le difficoltà dell’ora, ebbi a sentire il bisogno di mantenere contatti diretti con quanti sono i veri protagonisti delle attività economiche del Paese. Lo Stato deve essere solo il supremo regolatore e tutore dell’economia, su un piano e con obiettivi superiori. Per il resto deve far conto su diretti rapporti, che diano la sensazione precisa ed immediata delle necessità del momento, che non sempre sono uguali dappertutto. Anche se queste diversità ci pongono di fronte a nuove difficoltà, fanno sorgere però nuove possibilità, stante che nelle Provincie si trovano maggiori possibilità di assorbimento e di coordinamento, e di trattazione specifica locale. Quindi necessità di essere a contatto con le gloriose Camere di commercio, che esprimono la democrazia economica del Paese. È un motivo di particolare compiacimento essere qui, dove siete a rappresentare la fiducia nella rinascita, per conseguire la quale è necessario il massimo legame e comprensione massima. Reputo massimo elemento di saggezza non credere di poter regolare l’economia del Paese attraverso decreti, ma indursi a risolvere i problemi attraverso contatti, comprensione ed esperienza, con una concezione unitaria degli interessi del Paese che concorra alla soluzione definitiva e finale dei problemi. Comprendo quale per voi è la prima questione fra tutte: quella degli istituti. Io mi propongo di tornare sulle linee logiche e naturali di semplificare e rispettare le esigenze che l’esperienza ha dimostrato sia deleterio trascurare. E nel contempo adeguare la situazione ai nuovi tempi, al nuovo profilo sociale. L’economia ha una funzione maggiore e più nobile dovendosi contemperare all’acuirsi delle difficoltà sociali che si inaspriscono per le esigenze del progresso sociale e politico. Al di sopra di ogni formazione politica occorre sentire l’esigenza di una maggiore giustizia sociale, da realizzarsi però attraverso una produzione migliore ed un maggior giro di ricchezze. Così più agevoli si pre43 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale senteranno i problemi e si determinerà la rete della ricostruzione e della rinascita del Paese. Conosco il problema delle Camere e l’esistenza del doppione formatosi attraverso gli UPIC e gli altri organismi, che devesi riconoscere hanno risposto alle aspettative. Ma oggi si deve sistemare definitivamente il mondo economico. È arrivato il momento di superare ogni lentezza perché penso sia in definitiva un’illusione il credere che la politica guidi l’economia, è invece l’economia che guida la politica! Economia non in senso speculativo, ma sociale, per la quale occorre la realizzazione democratica di organismi snelli per la difesa economica e la rinascita generale, che influenzerà anche la politica! Occorre distinguere la macchina centrale dalle competenze provinciali: occorre modificare la struttura economica locale, i sistemi di distribuzione, la disciplina dei nuovi impianti, con più diretti e snelli rapporti fra Provincie e Governo e con categorie e rappresentanze provinciali che sentano il peso della loro responsabilità. Al Ministero la funzione di tutela, di accertamento e di orientamento, funzione che non comporta l’immissione di elementi perturbatori. Il Ministero non deve fare il commerciante o il turista. A fianco del Ministero, le grandi Commissioni o Consigli nazionali del commercio, dell’industria, dell’artigianato ed assicurazioni. Quello del Commercio è già costituito, e ne fanno parte elementi delle varie categorie e l’Unione. Sono, questi Consigli, alti consulenti responsabili; ad essi la distribuzione delle materie prime che rimanessero bloccate. Al di sopra dei Consigli, per il complesso della produzione e degli scambi, le Giunte dei Consigli stessi formeranno la Giunta superiore, il Consiglio economico nazionale in suprema rappresentanza del mondo economico. Negli istituti provinciali avremo poi i nostri organi di sicura sensibilità e amministrazione economica,; i quali travaseranno le necessità locali al centro, e le disposizioni e direttive centrali alla periferia. Alle Camere, istituzioni che vantano l’origine nel nostro Paese, daremo responsabilità e struttura democratica; altri organi saranno ad esse subordinati, fusi o non. Nella Provincia, l’organo supremo regolatore dovrà essere la Camera di commercio; ritorneremo al provvedimento già studiato in modo da dar loro configurazioni elettive. Ad esse la responsabilità delle distribuzioni delle materie prime perché conoscono le esigenze locali. Questa riforma sarà un ritorno alle buone tradizioni del nostro Paese. Ho sentito anche i rappresentanti dei sindacati del personale, che terremo presenti. Sarò sollecito nell’attuazione, entro agosto o settembre. Esiste una situazione di trapasso che deve essere appianata. Ci si potrà obiettare che andiamo verso i sindacati unici e che si dovrebbe attendere; ma penso che non tutto quello che la Costituente fa potrà applicarsi dall’oggi al domani e che, pur quando saremo all’attuazione giuridica dei sindacati, resteranno problemi da studiare e da risolvere per la molteplicità di tali organizzazioni, che non sono uniche, mentre le sono le Camere di commercio, che vedono i problemi di Mila44 Giulio Zarù no, di Torino e di Napoli nella linea del coordinamento economico. La soluzione locale dei problemi avvia a soluzione i problemi generali: se tutte le Provincie fossero autosufficienti, lo sarebbe anche tutto il Paese. Ad esempio, anche il grave problema della disoccupazione si risolve in problemi locali di assorbimento. Ecco come si intende l’amministrazione economica decentrata. Quindi i vostri punti di vista sono i miei e vi assicuro il massimo intendimento del Ministero, mentre vi raccomando che vi interessiate per risolvere i problemi generali. Torno alla disoccupazione per precisare che iniziative locali possono assorbirla, iniziative però di un’economia ragionevole, non falsa, perché le leggi naturali non si comprimono. Sta a noi creare le condizioni di ambiente per lo sviluppo delle leggi naturali. Per le distribuzioni di materie assegnate che andavano a rilento, fatemi le vostre segnalazioni. Le materie prime non debbono rimanere nei depositi, ma essere immesse subito alla lavorazione: chi non le ritira subito ne perderà le assegnazioni. Dovete anche coadiuvarvi nelle questioni dei prezzi perché, se è difficile deviare il loro andamento generale su base economica, si può combattere la grossa speculazione e gli accantonamenti di chi vuol regolare l’economia del settore o di zona secondo il suo principio egoistico. Questa è la borsa nera, da colpire, che fanno i grandi accaparratori. Alcuni di essi hanno fatto questo: hanno spedito merci all’estero, lasciando colà i dollari ricavati, ciò che considero come un grande delitto contro il popolo italiano. È mio fermo intendimento promuovere la maggiore corrente di importazione delle materie [prime] (cita delle cifre), voglio ricostruire scorte e depositi e far distribuzione anche di combustibile da riscaldamento. Anche la distribuzione dell’energia elettrica è in programma con prospettive di leggero miglioramento. Dei provvedimenti saranno presi per stimolare la produzione attraverso lo spostamento del periodo delle ferie. Nel complesso, e ne va data lode a tutti gli italiani, gli elementi sono tranquillizzanti. Le cifre di realizzazione del Piano CIR per le importazioni e le esportazioni sono in alcuni settori avanzate fino al luglio 1948; in altri di meno, ma in complesso siamo in anticipo. Occorre creare la psicologia della tranquillità e della fiducia e per questa opera più che il Governo potete voi. C’è motivo di essere ottimisti. Siamo in ripresa per la ricostruzione materiale e morale, che deve essere avviamento verso quella giustizia sociale cui il popolo giustamente aspira e che tutti noi, con cuore cristiano, dobbiamo proporci di favorire e perseguire». Gambirasio ringrazia il ministro a nome dell’Assemblea per la sua esposizione interessante ed autorevole, nonché eloquente ed appassionata; egli ha interpretato il pensiero delle Camere e ne ha presentato la manifestazione dei desideri. Assicura il ministro che le sue parole non cadranno su terreno sterile ma che le Camere daranno opera per coordinare ed armonizzare in sede locale le necessità e le direttive economiche generali. 45 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale L’on. Togni si allontana fra altri applausi. L’avv. Bartolo Rampinelli, riferendosi agli accenni fatti dal ministro agli Uffici provinciali dell’industria e del commercio, dice che è suo desiderio proporre un voto al riguardo. Il presidente propone all’Assemblea la necessaria inversione dell’ordine del giorno per poter discutere subito di tale argomento e, ricevutone il generale consenso, dà la parola al proponente. Rampinelli legge il seguente: «Voto delle Camere di commercio industria ed agricoltura per la soppressione degli Uffici provinciali industria e commercio. Le Camere di commercio, industria e agricoltura d’Italia riunite in Assemblea dell’Unione nazionale delle Camere, Premesso che la rappresentanza degli interessi economici provinciali venne radicalmente rinnovata nel 1944 con l’emanazione del d.lgs.lgt. 21 settembre 1944, n. 319, il quale soppresse i Consigli provinciali delle corporazioni e fece sorgere le Camere di commercio, istituto dalle secolari tradizioni; Considerato che le Camere si sono sostituite ai precedenti organi ma con diverso carattere ed in alterate condizioni, in quanto al loro fianco è stato creato un Ufficio provinciale del commercio e dell’industria, organo esecutivo del Ministero omonimo, con compiti alcuni di natura contingente ed altri già pertinenti ai cessati Consigli ed Uffici provinciali delle corporazioni, ma non trasferiti alle Camere; Constatato che alla prova dei fatti questa soluzione ha creato interferenze e doppioni dannosi e costosi, oltre ad un senso di confusione nel pubblico dando luogo ad una separazione di uffici innaturale che è pregiudizievole alla necessaria efficienza dei servizi economici della Provincia e perpetuando inframmettenze e bardature di uffici burocratici che non hanno più ragione di essere nell’attuale ordinamento; Tenuto presente che l’esistenza degli Uffici provinciali del commercio e dell’industria deriva dalle attribuzioni ad essi assegnate dal Ministero, in relazione al momento postbellico per la disciplina economica e la distribuzione dei prodotti industriali, attribuzioni che verranno a mancare nell’immediato futuro, riducendosi i compiti a normali incombenze che venivano già assolte dalle Camere, le quali potrebbero nuovamente disimpegnarle insieme a tutte quelle altre affini che fossero loro attribuite; Ritenuto che occorre, nell’attesa della riforma organica, rendere fin d’ora agevole quanto più possibile il funzionamento dell’organismo camerale abolendo restrizioni e pastoie che ne intralciano l’attività; fanno voti al Governo affinché, in attesa della formulazione e promulgazione della nuova legge organica sulle Camere di commercio, siano soppressi gli Uffici 46 Giulio Zarù provinciali commercio e industria e trasferite alle Camere commercio, industria e agricoltura le attrezzature e quelle attribuzioni degli attuali UPIC (Uffici provinciali industria commercio), che il Ministero industria e commercio ritiene di mantenere tuttora in vita onde assicurare alle Camere stesse quella unità di azione che è presupposto indispensabile di rendimento e di efficacia perché gli istituti camerali, espressione totalitaria dei ceti economici della Provincia, possano con sempre maggiore forza propulsiva favorire il progresso incessante delle produzioni e degli scambi». Il voto è applaudito. Ottolenghi dice che l’affermazione del ministro Togni, di emanazione di una disposizione organica sulle Camere di commercio entro un paio di mesi, va intesa più come espressione di buona volontà che come indicazione di termini precisi, essendo così complessa la questione. Pertanto informa che le Camere di commercio venete hanno riassunto in tre punti le principali questioni dell’ordinamento camerale e cioè: soppressione degli UPIC, consulenza obbligatoria delle Camere sui problemi economici e sistemazione del personale. Esse hanno predisposto uno schema di decreto che intenderebbero presentare se l’Assemblea l’approva. Caron si associa e legge il decreto [...]. Ne segue un’animata discussione in quanto viene prospettata da parte di molti dei presenti la necessità di un esame approfondito dello schema di decreto. In particolare Carabba, riferendosi sia allo schema di decreto e al voto, sia agli intendimenti manifestati dal ministro, si chiede come possono armonizzarsi tali intendimenti con alcune ultime circolari, menomatrici dell’autorità delle Commissioni camerali, che ne risultano quasi del tutto esautorate. Prendono la parola, fra gli altri, Corridori e De Luca, poi di nuovo Ottolenghi, il quale dice che gli ordini del giorno non sono sufficienti; occorre fare un passo avanti. Devoto si associa, esprimendo il sentimento che sia necessaria la chiarezza dell’impostazione; il decreto delle Camere di commercio venete darebbe al Governo la sensazione di una forza ed un orientamento univoci. È favorevole all’approvazione dello schema di decreto. Dopo ulteriore discussione, si delibera di porre ai voti, per divisione, prima l’ordine del giorno dell’avv. Rampinelli (Brescia) e poi lo schema proposto dalle Camere di commercio venete. Il voto della Camera di commercio di Brescia, con l’aggiunta delle considerazioni formulate da Carabba (Perugia), viene votato all’unanimità dalle Camere meno due: Viterbo e Rieti. Non viene successivamente dato luogo alla votazione per lo schema proposto dalle Camere di commercio venete, che è ritirato dai proponenti. Si passa al secondo argomento dell’ordine del giorno: “Bilancio preventivo per il corrente esercizio”. 47 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il prof. Tagliacarne dà lettura della relazione apposita, nella quale appare come la situazione finanziaria dell’Unione, al termine del I semestre del c.a., si presenti nei termini seguenti: Anticipazioni in conto contributi camerali 1947 (£) Già riscosse Da riscuotere Totale Spese I semestre 1.018.825,55 470.000,00 1.488.825,55 855.919,15 È stato effettuato un preventivo, il più preciso possibile, delle spese occorrenti nel II semestre 1947, in £ 4.625.000. Pertanto le previsioni portano ad una differenza di £ 3.992.093,60 da coprire con l’ulteriore gettito del contributo, in quella misura definitiva che sarà deliberata dall’Assemblea. Il Consiglio, nella seduta di ieri, ha deliberato di proporre, a tal fine, che il contributo definitivo sia stabilito nell’1% delle entrate camerali, restando quindi da corrispondere, dalle Camere aderenti, un ulteriore 0,75%. È posto in rilievo che le spese per stipendi netti al personale sono state previste in sole £ 1.500.000 e cioè è stata considerata la copertura di una ridotta parte dei posti necessari. Vengono chieste illustrazioni e chiarimenti vari, che sono forniti. Fra l’altro, rispondendo a domanda, si precisa che le Camere non ancora aderenti sono 17, e cioè le Camere di commercio di: Cremona, Belluno, Modena, Parma, Ancona, Terni, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria, Caltanissetta, Catania, Enna, Ragusa, Siracusa, Trapani, Messina e Palermo. Viene anche precisato che i nuovi aderenti sono tenuti a corrispondere l’intero contributo. In particolare, su richiesta dell’avv. De Luca, viene specificato come alle spese di impianto e attrezzamento di uffici si conti di provvedere (oltreché con gli eventuali margini e disponibilità di bilancio, conseguiti mediante tutte le possibili economie) con l’eventuale supero del gettito del contributo, il quale nella misura dell’1% potrebbe sorpassare i 6 milioni, formando così una massa di manovra disponibile. Procedutosi alla votazione, il bilancio nel suo complesso e l’aliquota nella misura dell’1% sono approvati all’unanimità con le sole astensioni delle Camere di Caserta e di Foggia. Si passa al successivo argomento dell’ordine del giorno: “Proposte di modificazioni allo statuto sociale”. Il presidente dà la parola all’ing. S. Bruni, il quale rammenta come le proposte di modificazioni allo statuto sociale (che fu approvato nella seduta costitutiva 48 Giulio Zarù dell’Unione il 18 dicembre u.s.) avevano nella primitiva comunicazione, ricevuta a fine aprile, una maggiore portata. Alcune proposte, e fra di esse principalmente quella inerente alla nota modificazione dell’art. 10, che alterava la parità delle Camere, hanno dato luogo ad esami e discussioni, mantenutisi in termini tecnici, ed hanno originato particolari convegni regionali ed interregionali ai fini dei quali vennero votati degli ordini del giorno contrari a tale menomazione. Gli stessi ordini del giorno, e in genere l’impressione sommaria suscitata fra le Camere, aderenti o non, dalle proposte in parola, sono stati considerati nelle ultime riunioni della Presidenza (26 maggio) e del Consiglio (17 giugno-2 luglio). Nella seduta del Consiglio del 17 giugno, riconosciuta l’importanza del criterio della diversità delle economie regionali, diversità che deve essere rappresentata negli organi dell’Unione, pertanto avendo il Consiglio riconosciuta inopportuna l’introduzione nello statuto del principio di una disparità fra le varie regioni, ha deliberato unanimemente di proporre all’Assemblea la limitazione delle varianti alla sola soppressione del 3º cpv dell’art. 5. Tale proposta del Consiglio è sottoposta all’Assemblea, che all’unanimità l’approva. Zarù dice di essere sicuro di interpretare il sentimento unanime dell’Assemblea nell’esprimere la sua soddisfazione per la riaffermazione dell’unità economica del Paese. Cessati gli applausi suscitati dalle parole di Zarù, si passa al 4º argomento dell’ordine del giorno: “Nomina cariche sociali”. Il presidente dice che ai sensi dell’articolo n. [...], si deve provvedere alla nomina dei revisori dei conti. Al riguardo, informa che è pervenuta dal Ministero dell’industria e del commercio la seguente lettera: «Si è preso in esame il testo dello statuto di codesta Unione e, sciogliendo la riserva contenuta nella precedente nota n. 312274 del 6 marzo u.s., si segnala al riguardo l’opportunità che, come lo statuto, anche i regolamenti per il funzionamento dell’Unione siano sottoposti alla ratifica di questo Ministero, e che un rappresentante di questo Ministero stesso faccia parte del Collegio dei revisori dei conti. Si prega di voler in conseguenza apportare le necessarie variazioni al testo predetto e si resta in attesa di cortesi comunicazioni al riguardo». L’Assemblea concorda nell’opportunità di nominare un revisore dei conti, che sia rappresentante del Ministero. Dopo breve consultazione vengono nominati revisori dei conti effettivi: – comm. Iannoni Sebastianini, in rappresentanza del Ministero industria commercio 49 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – – dr. Da Molin Ettore, presidente della Camera di commercio di Padova avv. Colarieti Pietro, presidente della Camera di commercio di Rieti supplenti: – avv. D’Auria prof. rag. Fernando, professionista (via P. Cossa 13, Roma) – dr. L. Gittardi, funzionario della Camera di commercio di Roma. Dopo di ciò, Manzitti propone che si data tangibile forma alla grande riconoscenza che l’Unione deve al gr. uff. Giulio Zarù, presidente della Camera di commercio di Roma, alla cui iniziativa devesi la ricostruzione dell’Unione nazionale delle Camere di commercio, e che l’ha presieduta attraverso difficoltà non sempre facili ad essere sormontate. Formula quindi la proposta di nominare Zarù presidente onorario, con conseguente modificazione dello statuto sociale. Zarù dice di essere gratissimo per la proposta, la quale peraltro non può essere da lui accolta. Non accetta la carica onorifica, pur affermando di porre sempre la sua attività a beneficio dell’Unione. Manzitti esprime il suo rincrescimento, dichiarando che intendeva legare in modo permanente il nome di Zarù all’Unione nazionale, da lui ricostituita. Dopo di ciò, Caron propone che venga nominata una Commissione per lo studio della riforma delle norme statutarie. Viene discusso se tale studio debba essere effettuato da un’apposita Commissione o dal Consiglio, come tale. Convenutosi nella nomina di una Commissione, viene in discussione se la nomina medesima debba essere effettuata dal Consiglio o dall’Assemblea. Procedutosi a votazione su tale punto, si delibera, con 18 voti contro 15, che la nomina debba essere di competenza dell’Assemblea. Sono quindi seduta stante nominati a far parte di detta Commissione i rappresentanti delle Camere di commercio di Cuneo, Treviso, Bergamo, Reggio E., Viterbo, Aquila, Napoli, Bari e Agrigento. Prima di sciogliersi, l’Assemblea esprime il desiderio di tenere una riunione a Firenze, nella tornata di autunno, secondo invito fatto a suo tempo dal prof. G. Devoto, qui riconfermato. Dopo di che la seduta è tolta alle ore 14.15. [...] Allegato 1 Art. 1 Gli Uffici provinciali del commercio e dell’industria, di cui all’art. 3 del d.lgs. lgt. 21 settembre 1944, n. 315, sono soppressi e le funzioni ad essi devolute dal decreto stesso e da successivi provvedimenti sono attribuite alle Camere di commercio industria ed agricoltura. 50 Giulio Zarù Art. 2 La distribuzione di prodotti e materie prime comunque regolata dallo Stato, in via permanente o contingente, deve effettuarsi nelle provincie esclusivamente attraverso le Camere di commercio industria ed agricoltura, le quali vi provvedono in base alle disposizioni delle varie amministrazioni governative competenti. Art. 3 Le Camere di commercio industria ed agricoltura cui spettano, a mente dell’art. 2 del d.lgs.lgt. 21 settembre 1944, n. 315, il coor dinamento e l’integrale rappresentanza degli interessi commerciali, industriali ed agricoli debbono essere obbligatoriamente e preventivamente consultate dagli enti di organi pubblici, centrali e periferici, su ogni provvedimento comunque riguardante gli interessi economici delle rispettive provincie. La mancanza del parere della Camera di commercio industria ed agricoltura della provincia interessata comporta la nullità dei provvedimenti di cui al comma precedente. Art. 4 La designazione dei rappresentanti gli interessi economici nei consigli, comitati, e in ogni altro collegio di carattere pubblico spetta esclusivamente alle Camere di commercio industria ed agricoltura. Art. 5 Con deliberazioni delle Giunte camerali, il personale appartenente ai ruoli dei soppressi Uffici provinciali del commercio e dell’industria potrà chiedere di essere ammesso nei ruoli delle Camere di commercio industria ed agricoltura. Entro il…………… le Camere di commercio provvederanno, con apposite deliberazioni, a completare le piante organiche rispettive con il numero di posti corrispondenti a quelli previsti per funzionari dei gruppi A e B dell’UPIC delle rispettive provincie. I funzionari statali che non potessero venire collocati nei ruoli generali in base alle norme di cui al comma precedente, presteranno servizio, in soprannumero, presso le Camere di commercio in attesa di sistemazione da parte del Ministero competente. Tale sistemazione dovrà avvenire entro il periodo massimo di due anni dalla data di inizio del servizio in soprannumero. 51 Stefano Brun 1947-1961 Salerno, 10 febbraio 1882-Napoli, 8 novembre 1962 F igura dallo straordinario dinamismo, di grande spessore culturale e professionale, Stefano Brun rappresenta una pietra miliare nella storia della Camera di commercio di Napoli ed è un protagonista nel panorama economico del dopoguerra. Nato a Salerno da Luigi, impiegato, e Lucrezia De Vito, rimane presto orfano ed è affidato al nonno Étienne il quale, proveniente da Lione, da esperto del settore aveva partecipato all’impianto dei primi gasometri a Napoli e Salerno e assunto funzioni direttive in quell’ambito. Tecnico della Compagnia napoletana del gas a 17 anni, Stefano passa alla Società generale di elettricità per poi dirigere gli impianti e le officine di Castellamare e, dal 1911, di Torre Annunziata. Si laurea in Ingegneria nel 1904 con una tesi sugli impianti per la produzione di gas illuminante. Il Comitato di mobilitazione industriale gli conferisce l’incarico di direttore dello spolettificio di Torre Annunziata dal 1915 al 1918. Tra il 1922 e il 1927 Brun dirige la Società elettrica della Campania, promuove l’azienda e porta l’illuminazione elettrica a Napoli e Caserta. Guida quindi la Società generale per l’illuminazione e poi la Società napoletana per le imprese elettriche, favorendo la loro fusione nella Società generale elettrica napoletana, a sua volta confluita nella SME (Società meridionale di elettricità); di quest’ultima Brun è, quindi, direttore centrale (1936-1944) e poi consigliere. Durante il conflitto e nel dopoguerra Brun si distingue per le doti manageriali e per l’impegno nella tutela degli impianti, nella ricostruzione e negli ammodernamenti. Presiede la Società lucana di elettricità e la Compagnia meridionale del gas e il Consiglio di amministrazione della OCREN (Officina costruzioni riparazioni elettromeccaniche napoletana, società per azioni sorta il 26 luglio 1938 dalla preesistente Società elettromeccanica napoletana), facendone uno dei magIl profilo biografico di Stefano Brun è stato redatto da Giovanni Lombardi. 53 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale giori stabilimenti del Mezzogiorno; è nel Consiglio di amministrazione della Società generale pugliese di elettricità. Il 31 marzo 1945, in una città segnata dalle distruzioni e dal degrado, nominato nella Commissione interministeriale per la ricostruzione del porto di Napoli, Brun diviene presidente della Camera di commercio. Preme sugli Alleati, sulla missione americana di James D. Zellerbach, chiede un pieno uso dei fondi dello European Recovery Program. Ha una conoscenza precisa della realtà meridionale. Tra forti tensioni sociali rivendica alla Camera il ruolo di interprete degli interessi a favore della popolazione. Il suo mandato camerale si delinea nettamente per determinazione e per una visione lungimirante di rinascita economica e civile che guarda al quadro locale e internazionale. Per lo sviluppo del Mezzogiorno Brun sostiene l’opportunità di incentivi creditizi – in contrasto con Epicarmo Corbino – e propugna l’ampliamento degli scambi internazionali, coniugandolo a un indirizzo industriale e al sostegno delle esportazioni. Nel luglio 1947 assume la presidenza dell’Unione italiana delle Camere di commercio, alla quale, sotto la sua direzione, nel 1954 sarà riconosciuta la personalità giuridica di diritto pubblico. Intanto lavora al ripristino della Borsa merci, soppressa a opera del fascismo, e inaugura, nel 1948, la Sala contrattazioni merci alla presenza del ministro Merzagora. È presidente del Centro regionale campano per la produttività – e della sua assemblea –, l’espressione più moderna della Camera di commercio e il luogo organizzativo più avanzato per lo studio dei problemi economici e sociali. Brun inaugura dunque una stagione feconda di indagini e sollecita un dibattito approfondito sul meridionalismo e sul ruolo camerale, offrendo un contributo alla legislazione in materia. Con una lettera del 18 maggio 1961 presenta al ministro Emilio Colombo le dimissioni da presidente della Camera di commercio, già più volte ventilate per esigenze di salute e d’età. Queste sono accettate in giugno, quando Brun lascia anche la guida dell’Unione italiana delle Camere di commercio accogliendone la presidenza onoraria offerta dall’Assemblea unanime. Di fronte al nodo della difficile successione e in segno di stima per il presidente uscente, la Giunta della Camera di commercio di 54 Stefano Brun Napoli si presenta dimissionaria; per mesi, tuttavia, Brun è invitato a sostenere con suggerimenti e indicazioni la direzione camerale, che, sollecitata dal prefetto, si riunisce priva di presidente in carica, varie volte presieduta dal membro anziano Luigi Furgiuele. Dal 1954 al 1959 Brun presiede l’Isveimer (Istituto per lo sviluppo economico dell’Italia meridionale), l’Unione interregionale delle Camere di commercio di Campania, Molise, Lucania e Calabria, la società di navigazione Tirrenia, l’Industria meccanica napoletana, le Banche di commercio riunite, il Centro regionale campano per la produttività, l’Istituto d’arte – per più di vent’anni –, il Rotary Club di Napoli e l’Associazione elettrotecnica di Napoli, dopo esserne stato socio per più di cinquant’anni. Vice presidente di Navalmeccanica, del Consiglio superiore del commercio interno e dell’ICE, è nel Consiglio di amministrazione dell’Università di Napoli e dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, della Banca dei comuni vesuviani, della Fabbrica accumulatori partenope e della Società autostrade meridionali, dell’ARAR e della Compagnia nazionale artigiana. Membro del comitato campano della SVIMEZ – alla cui stessa fondazione concorre –, si occupa del Piano generale e in particolare del commercio. Crea il Bureau International d’Information pour les Chambres de Commerce in seno alla Camera di commercio internazionale, la cui proposta viene presentata durante il I Congresso mondiale delle Camere di commercio organizzato dall’Unione italiana nel 1950. È membro del CNEL su designazione dell’Unione, dalla sua fondazione all’8 novembre 1962. Brun ha ottenuto nel corso della sua vita numerosi riconoscimenti: cavaliere del lavoro (21 dicembre 1952), grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, cavaliere dell’Ordine di Malta, commenda della Legion d’onore di Francia, medaglia d’oro al merito della Pubblica istruzione, cavaliere di gran croce della Repubblica Federale Tedesca. 55 Relazione del presidente all’Assemblea generale 10 novembre 1947 Signor ministro, colleghi, è mio dovere darvi un breve resoconto sull’attività svolta dall’Unione dopo l’ultima convocazione dell’Assemblea generale, tenutasi il 22 luglio 1947, sino ad oggi, cioè durante un periodo di poco meno di quattro mesi, che coincide con quello dell’attuale Presidenza. Adesioni Anzitutto mi preme fornirvi due cifre che sintetizzano la forza organizzativa della nostra Unione. Il 22 luglio le Camere di commercio aderenti erano 66; oggi sono 85. Non mancano, a completare il numero delle Camere esistenti, che solo cinque provincie. Mi auguro che anch’esse vorranno presto unirsi alla nostra associazione, come hanno fatto in questi giorni tutte le Camere di commercio della regione siciliana, alle quali rivolgo il mio cordiale saluto. Una Camera di commercio non ha potuto, per ovvie ragioni, dare la sua adesione formale, con regolare atto notarile, ma l’ha data col suo cuore; essa è qui rappresentata, e noi la consideriamo sempre parte integrale della nostra famiglia, perché è una Camera di commercio italiana, italiana come le altre: dico la Camera di commercio di Trieste! E gli stessi sentimenti ci legano alle altre Camere della Venezia Giulia. Direttive e finalità Quali siano i fini dell’Unione è stabilito dallo statuto. È superfluo che io vi assicuri come gli organi dell’Unione considerino loro preciso dovere di attenersi scrupolosamente alle norme statutarie. 57 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale L’Unione non vuol sovrapporsi all’autorità delle singole Camere, né interferire nell’ambito delle loro competenze, né assumersi compiti o funzioni o atteggiamenti che non le siano espressamente delegati. Essa desidera potenziarsi e attrezzarsi per soddisfare alle giuste aspettative ed esigenze per le quali è stata ricostituita per libera volontà delle Camere aderenti. Essa non ha altra ambizione che di poter essere utile alle Camere singolarmente, e di dare ad esse quella forza e quel prestigio che non si possono conseguire se non con la solidarietà e la cooperazione di tutte. Se nell’ambito della provincia le Camere hanno per antica tradizione il posto che loro spetta quali rappresentanti della generalità delle forze economiche, lo stesso non si può dire nell’ambito nazionale. Per rimediare a questa deficienza è appunto sorta l’Unione italiana delle Camere di commercio. Essa mira a proiettare al centro in forma unitaria l’autorità, la voce e le competenze delle Camere provinciali per innestarsi nel quadro della vita organizzativa degli enti e degli istituti di carattere nazionale. Non era infatti agevole agli uffici centrali del Governo valersi nell’azione rapida di ogni giorno degli istituti camerali finché questi restavano frazionati e isolati nelle 90 provincie. La preoccupazione di non sollevare legittime gelosie o suscettibilità fra le varie Camere, in conseguenza di apparenti trattamenti preferenziali fatti all’una o all’altra, aveva condotto gli organi governativi alla fatale conseguenza di ricorrere agli unici organismi di rappresentanza nazionale – confederazioni e federazioni di categoria – che essi più facilmente trovavano sottomano, mentre gli istituti camerali risultavano estromessi in numerose occasioni, in cui tuttavia si agitavano grossi problemi economici nazionali. L’utilità della ricostituzione dell’Unione è stata così bene intuita dal Ministero dell’industria e commercio che questi, oltre ad appoggiarla ed incoraggiarla nei suoi primi difficili passi, ha recentemente diramato precise istruzioni a tutte le direzioni ed istituti dipendenti perché riconoscano l’Unione come organo di rappresentanza nazionale degli interessi economici, allo stesso modo come lo sono le Camere di commercio nelle singole provincie. L’esistenza dell’Unione incomincia già a dare i suoi frutti, essendo essa stata chiamata a far parte di consessi, enti, Comitati e Commissioni di carattere nazionale, o essendo stata invitata ad esprimere una rappresentanza nazionale presso i vari enti, col concorso di tutte le Camere del territorio italiano. Talune delle designazioni che l’Unione è stata invitata a fornire d’urgenza nel corso delle ultime settimane sono state di necessità adottate dalla Presidenza in conformità alla riserva statutaria della successiva ratifica da parte del Consiglio direttivo. 58 Stefano Brun Criteri per le designazioni Il tema delle designazioni è assai delicato e merita qualche chiarimento. È evidente che non è possibile dare la giusta soddisfazione a tutti perché i posti disponibili sono sempre assai limitati in confronto alle varie esigenze di carattere territoriale, merceologico ecc., di cui si dovrebbe pur tenere conto di volta in volta. Vi posso assicurare tuttavia che l’Unione sempre si preoccupa di prendere in considerazione i vari elementi utili prima di fare una qualsiasi segnalazione di nominativi; ed essa è particolarmente sensibile anche alle comprensibili aspettative delle Camere di commercio cosiddette medie o piccole, perché non sarebbe giusto ch’esse fossero di regola o troppo sovente lasciate in disparte per far posto quasi esclusivamente alle Camere di commercio più importanti, che sono generalmente quelle dei capoluoghi di regioni. È una questione di misura e di sensibilità che si impone, e che si può concretare solo in modo forzatamente empirico, ma che non implica mai – è questo che tengo a dire – né una scarsa valutazione di date regioni, o provincie, o necessità, o competenze personali, né tanto meno una mancanza di riguardo verso chicchessia. Per potermi regolare con assoluta imparzialità nella designazione della rappresentanza di una regione piuttosto di un’altra ho fatto compiere dalla nostra Segreteria uno studio apposito, atto a fornire gli elementi statistici della rilevanza economica delle varie regioni d’Italia. Tali dati non sono sufficienti da soli a compendiare tutti gli aspetti e tutti i fattori che concorrono a determinare il valore economico di una determinata regione, ma opportunamente integrati possono offrire una guida e una base che saranno magari criticabile, ma che hanno almeno il pregio dell’obiettività. Consiglio economico nazionale Si ricorderà che in un primo tempo le Camere di commercio non figuravano per nulla fra i membri chiamati a far parte del Consiglio economico nazionale. Le vive insistenze di alcune Camere e quelle dell’Unione ci fecero ottenere un posto nel predetto Consiglio. Il dottor Cesare Minola, presidente della Camera di commercio di Torino, fu designato a tale incarico, mentre l’Unione continuò ad insistere perché fosse assegnata alle Camere di commercio una maggiore partecipazione, adeguata alla vastità e molteplicità degli interessi economici che esse rappresentano. 59 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Fu infine ottenuto – e certo questa Assemblea vorrà compiacersene – che la rappresentanza delle Camere di commercio fosse portata a tre membri effettivi e tre supplenti, per le cui designazioni la nostra Unione fu chiamata a provvedere d’urgenza. Le designazioni espresse dall’Unione alla Presidenza del Consiglio economico nazionale sono state le seguenti: Membri effettivi comm. rag. Giuseppe Corridori dott. Cesare Minola gr. uff. Giulio Zarù Membri supplenti prof. Giacomo Devoto prof. Guglielmo Tagliacarne prof. Salvatore Tramonte Consiglio superiore del commercio interno Com’è noto, il Decreto per l’istituzione del Consiglio superiore del commercio interno attribuisce alle Camere di commercio dodici delegati. Il Ministero dell’industria e commercio ha affidato alla nostra Unione l’incarico di promuovere gli opportuni incontri fra tutti i delegati camerali per addivenire alle designazioni di dodici terne di nomi. Il Consiglio direttivo dell’Unione, dopo aver considerato con tutta l’obiettività possibile quale fosse il miglior modo per adempiere a questo compito, e dolendosi di non poter attribuire un delegato (e quindi una terna di nomi) ad ogni regione, si è visto costretto ad abbinare alcune regioni; furono quindi invitati i presidenti delle Camere di commercio capoluogo di regioni o di abbinamenti di regioni a prendere gli accordi con le singole Camere delle rispettive regioni. Questi abbinamenti hanno dato luogo a qualche malumore o disappunto presso quelle Camere che si sono ritenute menomate. Ciò era prevedibile e fatale, ma chiunque fra i contrariati si fosse trovato a dover risolvere il problema avrebbe incontrato le stesse difficoltà e non credo che, in definitiva, avrebbe potuto fare meglio, nel senso che avrebbe spostato sì da una regione all’altra il malcontento, ma non lo avrebbe eliminato. [...] 60 Stefano Brun Consiglio superiore della marina mercantile Il ministro della Marina mercantile ha chiesto la designazione di un rappresentante delle Camere di commercio a giurisdizione marittima, che entri a far parte del Consiglio superiore della marina mercantile. La Presidenza, trattandosi di richiesta urgente, ha provveduto essa stessa a compiere la designazione proponendo la persona del presidente della Camera di commercio di Genova, sottosegretario Francesco Manzitti. La designazione è stata ratificata dal Consiglio direttivo dell’Unione e, su richiesta del dottor Manzitti, sarà pure presentata per la convalida al Convegno delle Camere di commercio a giurisdizione marittima che si riunirà domani. La nostra Unione ha chiesto al ministro della Marina di mettere a disposizione delle Camere di commercio a giurisdizione marittima un secondo delegato; quanto meno di poter nominare un membro supplente. Mi è gradito preannunciare che nel Convegno di domani si dovrà esaminare un voto, già da tempo presentato, per la costituzione fra dette Camere di una sezione apposita della nostra Unione, che dovrebbe funzionare con norme particolari da stabilire e con un suo proprio Comitato o Consiglio e una sua Segreteria, per la trattazione di tutti i problemi di carattere marittimo. Comitati tecnici per la ripartizione dei contingenti d’importazione Il Ministero del commercio con l’estero ha pubblicato recentemente un decreto col quale si istituiscono undici Comitati tecnici per altrettanti raggruppamenti merceologici allo scopo di fare proposte per la ripartizione fra le ditte richiedenti dei contingenti d’importazione delle merci soggette a licenza, salvo per quanto concerne le merci soggette a speciale disciplina di distribuzione e di assegnazione. In ogni Comitato sono chiamati a far parte due rappresentanti delle Camere di commercio, la cui designazione è affidata alla nostra Unione. Anzitutto va premesso che le Camere di commercio più interessate negli scambi con l’estero non sono per nulla soddisfatte del nuovo ordinamento istituito dal Ministero del commercio estero e hanno già fatto al ministro vive rimostranze, alle quali si è pienamente associata la nostra Unione. Il nuovo sistema adottato dal Ministero del commercio estero, essendo basato, come si è detto, sui raggruppamenti merceologici, si può adattare all’ordinamento delle associazioni sindacali di categoria ma non a quello delle Camere di commercio, che non rappresentano una categoria piuttosto di un’altra e hanno un’organizzazione a carattere territoriale. 61 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Nella speranza e in attesa che il Ministero modifichi il predetto ordinamento si è studiato in quale modo si possa addivenire alle designazioni dei rappresentanti delle Camere di commercio in seno ai Comitati previsti dal decreto ministeriale. A tale uopo sono stati convocati presso l’Unione i funzionari delle Camere di commercio capoluogo di regione che hanno particolare competenza in materia di scambi con l’estero e di contingenti d’importazione, e che siano in grado di rappresentare anche il pensiero delle Camere di commercio delle varie provincie. I punti di vista emersi in tale riunione possono ora servirci per definire l’azione che l’Unione e le singole Camere devono svolgere al riguardo. Comitati e Commissioni consultive dei prezzi Così come i delegati delle Camere di commercio sono entrati a far parte delle Commissioni provinciali dei prezzi, e per di più a presiedere la Commissione consultiva provinciale, sarà di regola chiamato lo stesso presidente della Camera di commercio della provincia, l’Unione ha chiesto di essere ammessa, con un suo rappresentante, in seno al Comitato centrale dei prezzi. È sperabile che la richiesta possa essere favorevolmente accolta. Sede dell’Unione In questo primo periodo di vita dell’Unione abbiamo dovuto accontentarci di personale e di quadri limitati, che non potrebbero restare tali senza pregiudicare il prestigio, la funzionalità e le esigenze organizzative e di studio della nostra istituzione. Già qualche miglioramento è stato conseguito recentemente con l’assunzione di qualche funzionario di concetto. Ma oltre al problema dei quadri, esiste quello della sede. Per ora abbiamo goduto dell’ospitalità gentilmente offertaci dalla Camera di commercio di Roma; ma con lo sviluppo che gli uffici dovranno assumere si rende necessario trovare locali e servizi più adeguati. Il Ministero dell’industria e commercio è venuto incontro alla nostra necessità offrendoci di occupare dei locali che esso si appresta a sgombrare nello stabile di via San Basilio 45, in occasione del trasferimento di tutti gli uffici del predetto Ministero nell’ex palazzo delle Corporazioni in via Vittorio Veneto. I locali che potremo così occupare sono adatti ai bisogni dei nostri uffici e ci consentiranno di avere una sala per le riunioni del Consiglio e delle Commissioni, altre per la biblioteca, per la sezione marittima e per gli ulteriori servizi che si renderanno necessari nella fase di sviluppo facilmente prevedibile. 62 Stefano Brun Se dal punto di vista dei locali e dei servizi la sistemazione è soddisfacente, è però con rincrescimento che ci accingiamo a lasciare la sede della Camera di commercio di Roma, sede antica e gloriosa quanto mai, il cui prestigio tornava a tutto vantaggio della nostra giovane istituzione, apprestandole un ambiente e un clima che in nessun altro posto potrebbero essere più propizi e più adatti. Il distacco dalla Camera di commercio di Roma e la sistemazione nella nuova sede comportano poi un onere non indifferente per la necessità di attrezzare i locali ed approntare i servizi necessari a una vita autonoma. Questo della sede è un problema che ci ha assillato per vari mesi e che oramai può considerarsi risolto. Schedario e Annuario delle Camere di commercio È in corso presso la nostra Unione la raccolta dei dati e delle notizie di maggior rilievo sull’ordinamento e sull’attività delle Camere di commercio. I suddetti elementi comprendono un breve cenno storico sull’istituzione e sugli sviluppi degli istituti camerali, i nominativi dei loro quadri dirigenti, l’elenco delle principali iniziative e pubblicazioni camerali, e infine alcune statistiche sul numero di impiegati, sul gettito delle entrate camerali, sulle ditte iscritte all’anagrafe ecc. Queste notizie serviranno per la pubblicazione di un Annuario delle Camere di commercio di tutta Italia, il quale varrà a richiamare l’attenzione delle autorità, di uffici, di organismi sindacali, di personalità e del pubblico in genere sull’attività, sulla vastità dei compiti e sull’importanza delle iniziative che formano la vita e dimostrano la forza di propulsione delle Camere di commercio. Le notizie medesime serviranno pure a costituire presso l’Unione uno schedario, che sarà tenuto continuamente aggiornato e sarà utile all’Unione nelle molteplici occasioni di segnalazioni, designazioni ecc. a Ministeri e ad altri istituti ed organi. Relazione sul Piano Saraceno Il dottor Minola ha partecipato alla prima Assemblea del Consiglio economico nazionale ed ha successivamente presentato alla Presidenza del CEN un’ampia relazione sul Piano economico predisposto dal professor Saraceno. Tale Piano era stato scelto dall’Assemblea del Consiglio economico nazionale come base di partenza per un’inchiesta sull’economia nazionale. Il Consiglio direttivo dell’Unione, seguendo il punto di vista del relatore Minola, ha posto in rilievo l’inattendibilità di ogni previsione di sviluppo dell’eco63 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale nomia italiana che si volesse teoricamente fondare sulle corrispondenti tendenze del periodo prebellico; ed ha espresso il suo generale punto di vista in materia di piani, riaffermando che l’esecuzione di un piano economico manca oggi in Italia dei suoi essenziali presupposti, i quali sostanzialmente consistono: 1. nella disponibilità di dati statistici aggiornati e sicuri, da usare come elementi di partenza per la compilazione del Piano; 2. nella sicurezza dell’entità e della cronologia dei rifornimenti basilari per il regolare funzionamento del Piano. Di contro, l’incertezza che caratterizza i nostri rifornimenti dall’estero è condizionata da circostanze di fatto che esulano dalla nostra volontà; 3. in una stabilità monetaria, che consenta un’organica impostazione di livelli di costi interni e di costi comparati. Infine il Consiglio dell’Unione si è mostrato unanime nel concordare con le conclusioni del Piano Saraceno in merito all’improrogabile necessità di valorizzare le aree depresse del Mezzogiorno nell’interesse di tutta l’economia italiana. Commissione per la riforma della legge sulle Camere di commercio Quello della riforma delle Camere di commercio è un grosso problema, che coinvolge la vita stessa dei nostri istituti. In occasione della scorsa Assemblea molte Camere manifestarono le loro preoccupazioni sulle direttive di questa riforma, di cui tanto, da tanto e da tanti si discute. Infine, esse chiesero di interpellare il ministro dell’Industria e commercio per avere alcuni chiarimenti e proposero di nominare una Commissione per compiere uno studio preparatorio. Ci recammo subito dal ministro onorevole Togni e gli chiedemmo di essere sentiti prima che fosse definita in sede legale la riforma delle Camere di commercio. Egli andò immediatamente al di là della richiesta e ci rispose semplicemente e simpaticamente: «la riforma interessa a voi; tocca a voi di prepararne il testo. Fate il vostro lavoro e portatemi le vostre conclusioni». Beninteso, la riforma delle Camere interferisce con tanti enti ed istituti, tocca vari interessi ed ha molteplici riflessi di ordine economico, politico e sociale, per cui non possiamo pensare di farne un monopolio. Resta però inteso che è affidata a noi la parte principale, la sostanza creatrice della riforma stessa. Dobbiamo perciò compiere uno studio accurato e obiettivo per presentare un progetto che possa servire di base ad un provvedimento definitivo. La Commissione, nominata il giorno stesso che fummo ricevuti dal ministro Togni e presieduta dall’avvocato Atzeri, al quale porgo il mio vivo ringraziamen64 Stefano Brun to – che si estende anche agli altri componenti – farà ora all’Assemblea la sua relazione sul lavoro compiuto. Io non ho alcuna intenzione di influire sulle decisioni che prenderà l’Assemblea, ma desidero tuttavia soffermarmi su alcuni punti di particolare interesse: 1. Anzitutto, non dobbiamo mai dimenticare che il nostro primo e massimo compito è di favorire il potenziamento degli istituti camerali; dobbiamo tener sempre presente questo scopo, senza lasciarci fuorviare sia da fatti contingenti sia da considerazioni locali sia dalla necessità di sistemare o il personale o una data situazione od altro. 2. È vano nutrire nostalgie pensando che le nuove Camere di commercio possano tornare ad essere quelle che erano prima del 1926, cioè quelle che erano all’incirca al tempo dell’Unità d’Italia; la vita politica, sociale ed economica è profondamente mutata: sono sorte le grandi imprese, sono state compiute importanti scoperte, si è conseguito un enorme progresso specialmente nel campo sociale, sono sorti importanti istituti, si è sviluppato infine un imponente movimento di ordine associativo sindacale, che rappresenta un’evoluzione da tenere ben presente. 3. Fra le innovazioni che, a mio modo di vedere, più si impongono vi è quella dell’inserimento delle forze del lavoro negli istituti camerali a fianco e in attiva collaborazione con i rappresentanti dei datori di lavoro; è questa una necessità assoluta, un portato dei tempi che si evolvono verso una sempre maggiore valorizzazione dell’elemento lavoro, nell’intento di associarlo strettamente e interessarlo nello sviluppo della produzione e del progresso. 4. Gli istituti camerali devono rappresentare e compendiare nelle singole provincie tutte le forze economiche armonizzantisi al fine del massimo rendimento collettivo; non si possono perciò concepire, distaccati gli uni dagli altri, organismi che concorrono a un fine comune e che costituiscono, si può dire, le varie membra di uno stesso corpo vitale. È in questo ordine di idee che si impone anzitutto l’assorbimento degli attuali Uffici provinciali dell’industria e commercio da parte delle Camere, facendo salvi, ben inteso, i diritti legittimi del personale. È pure da considerare che da un rafforzamento degli istituti camerali anche il personale trarrebbe vantaggio, trovando in essi la possibilità di un migliore avvenire e di un consolidamento delle sue posizioni. Il provvedimento della fusione Camere di commercio-UPIC, già annunciato dall’on. ministro, si impone con carattere di urgenza al fine di eliminare duplicati, interferenze e slegami, fonti di confusione e di disfunzione; il che danneggia non solamente le Camere e gli UPIC ma; quello che più importa, la stessa economia del Paese. Perciò questo problema dovrebbe essere risolto al più presto, a prescindere dalla riforma generale delle Camere di commercio e, anzi, a facilitare ed aprire con un primo passo la strada alla riforma stessa. 65 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 5. Le Camere di commercio devono tendere ad essere il più possibile organi liberi, quindi dinamici, di iniziativa e di propulsione, pur restando, come esse ambiscono al più alto grado, organi di consultazione del Governo e in particolar modo dei ministeri così detti economici. Le Camere di commercio saranno onorate di poter ricevere delega di quelle funzioni che detti ministeri, l’Istituto centrale di statistica ed altri organi di Stato vorranno loro affidare e che esse si impegneranno di adempiere con tutto lo zelo e l’obiettività che tale compito comporta. Ritengo che questa aspirazione delle Camere di commercio – di essere, pur nella loro struttura di libere istituzioni, organi di consultazione e di vedersi attribuire particolari mansioni e funzioni per delega degli organi governativi – non debba incontrare difficoltà, stante la figura di enti di diritto pubblico conferita ai nostri istituti. 6. La Camera di commercio dev’essere la casa comune, aperta ed ospitale, dove tutte le forze economiche provinciali convergono; dove istituti, enti e comitati di carattere economico si ritrovano in fraterna collaborazione; dove le associazioni sindacali si incontrano, si integrano e si armonizzano per comporre una vera, sana e democratica unità economica. Ma queste sono soltanto alcune idee personali che ho desiderato accennare, senza volere in alcun modo precorrere le conclusioni su temi di così grande interesse. Riforma dello statuto dell’Unione La Commissione incaricata dall’Assemblea nel luglio scorso di esaminare le modifiche allo statuto dell’Unione ha compiuto diligentemente il suo lavoro. Ai componenti la Commissione rivolgo il mio più vivo ringraziamento. Ora l’Assemblea sarà chiamata a discutere e decidere sulle due relazioni che sono state predisposte: una di maggioranza, l’altra di minoranza. Per conto mio tengo a dichiarare che non ho un partito preso. Con lo statuto vecchio o con uno statuto nuovo, il nostro compito non muta; per noi lo statuto non ha che un unico articolo: «lavorare nell’interesse delle Camere di commercio per potenziarle e per farne, quanto più sia possibile, strumenti utili al Paese». È questo, io credo, quello che le Camere aderenti e lo stesso Governo chiedono a noi. Segreteria delle Camere di commercio Per venire incontro ad un desiderio espresso da alcune Camere di commercio si è istituito presso l’Unione un Ufficio di segreteria delle Camere di commercio 66 Stefano Brun aderenti, con lo scopo di trattare, per loro conto e per loro mandato, di volta in volta, pratiche varie che esse desiderino definire con i diversi enti governativi di Roma, nell’intento di risparmiare alle Camere viaggi costosi e perdite di tempo per recarsi appositamente alla Capitale. Questo servizio potrà estendersi ed attrezzarsi sempre più di mano in mano che il ricorso ad esso da parte delle Camere diventerà più frequente e copioso. Ci siamo fatti promotori di alcuni quesiti e richieste presso diversi ministeri su problemi di varia natura; così pure abbiamo appoggiato ed illustrato presso gli organi di Governo molteplici voti già espressi dalle Camere di commercio e dei quali si trova traccia nella nostra corrispondenza e nelle circolari; si tratta di un elenco piuttosto numeroso di argomenti che non è il caso di riportare qui. Intanto, per facilitare e rendere più regolari i contatti fra l’Unione e le singole Camere, abbiamo iniziato la compilazione di un “Foglio di comunicazioni” che ha lo scopo di tenere informate periodicamente le Camere di commercio sull’attività dell’Unione e su vari problemi di particolare interesse che di volta in volta si presentano. Problemi economici nazionali Ma se detta forma di attività rappresenta il nostro lavoro quotidiano e assorbe gran parte del nostro tempo, non vogliamo limitarci a questa che si potrebbe chiamare la nostra ordinaria amministrazione. Riteniamo che il nostro compito sia più alto e si debba svolgere su un piano più spazioso. Desideriamo porci i problemi economici di carattere generale, studiare le questioni che coinvolgono i maggiori interessi nazionali e avere lo sguardo aperto sul mondo. Perciò intendiamo collaborare attivamente anche con altri istituti, quali ad esempio la Camera di commercio internazionale. Invero, per quanto possiamo a ragione compiacerci di appartenere a una grande nazione, non dobbiamo perdere il senso della misura; questo ci ricorda che per popolazione, per commercio estero e per ricchezza l’Italia rappresenta meno del due per cento del mondo; che essa è così dipendente dai fattori internazionali al punto da doversi riconoscere che la sua pace o la sua guerra non dipendono dalla nostra volontà nazionale; che le sue officine si fermerebbero se non potessero ottenere carbone e materie prime dagli altri paesi; che la stessa attuale razione di pane che appare sul nostro desco non potrebbe essere mantenuta senza un’importazione, che richiede da parte nostra uno sforzo grandioso per essere controbilanciata con un’esportazione di prodotti italiani. Ispirandoci a questa visione, abbiamo posto allo studio vari problemi che sono stati trattati nelle ultime riunioni del Consiglio. Ho già accennato alla relazione 67 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale del nostro consigliere Minola sul Piano Saraceno; allo stesso Minola dobbiamo la preparazione di uno studio sull’Unione doganale Italia-Francia. Un altro problema posto allo studio è quello delle possibilità concrete di una collaborazione economica europea dal punto di vista degli interessi italiani. Un favorevole accoglimento ha avuto la relazione sull’attuale politica creditizia presentata dal nostro Consiglio direttivo nelle sedute tenute il mese scorso a Firenze. Il punto di vista sostenuto al riguardo dalla nostra Unione si è spersonalizzato dagli interessi di limitati gruppi economici; noi non ci siamo lasciati influenzare dalle pressioni politiche e demagogiche che sull’azione del Governo sono state esercitate da più parti, ma ci siamo sforzati di essere aderenti alla realtà e ai veri interessi della Nazione, in coerenza coi voti, tanto enfaticamente e da più parti sempre enunciati, di volere risanare il bilancio dello Stato e di salvare la lira, ma troppo spesso dimenticati e smascherati quando finalmente si vogliono prendere le misure adatte per raggiungere detti fini. Perciò abbiamo manifestato il nostro parere fondamentalmente favorevole alla politica creditizia del Governo, essendo convinti che tale politica, se proseguita ed affiancata da altri provvedimenti di restrizione delle spese pubbliche e di sana economia, potrà dare buoni frutti: e infatti i primi segni già si incominciano a scorgere. È doveroso a tal uopo renderci conto che l’opera di risanamento non si può compiere senza duri sacrifici; essa comporterà probabilmente il naufragio di determinate aziende. Speriamo che siano poche, ma noi non vorremmo affondare tutti quanti per non avere avuto il coraggio di alleggerirci dai carichi ingombranti. Abbiamo fiducia che il Governo e più ancora il popolo italiano – senza il cui concorso volenteroso nessuna forza di Governo può utilmente operare e manifestarsi – sapranno compiere il difficile compito di normalizzare la vita del Paese su una base economico-sociale consona alle nostre necessità e possibilità, favorendo il reinserimento dell’Italia nel circuito dell’economia mondiale. A questo fine l’Unione delle Camere desidera offrire al Governo la sua schietta ed obiettiva collaborazione, portando il peso delle competenze, delle energie, delle volontà di tutte le Camere di commercio d’Italia là dove le varie branche dell’economia e i diversi fattori della produzione e del lavoro si incontrano, si fondono e si potenziano in un benefico sforzo di solidarietà e di comprensione. 68 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Milano il 14 maggio 1948 Egregi colleghi, sono passati sei mesi dall’ultima convocazione dell’Assemblea dei delegati delle Camere di commercio aderenti alla nostra Unione. Oggi, ritrovandoci tutti uniti a Milano nella sede della gloriosa Casa dei mercanti, mi corre l’obbligo – gradito obbligo – di darvi un resoconto dell’azione svolta dall’Unione in questo periodo. Ma prima di iniziare la Relazione desidero richiamare la vostra attenzione sul cammino percorso verso la ricostruzione e la normalizzazione del nostro Paese nello stesso periodo. Si deve riconoscere con soddisfazione che l’Italia ha migliorato rapidamente la sua situazione politica, sia interna sia internazionale, ed è tornata a contare come grande potenza democratica fra le più importanti nazioni del mondo. A qualificare e sintetizzare l’ascesa del nostro Paese in così breve termine basti constatare il fatto recente delle elezioni, a cui hanno partecipato 26 milioni di italiani con ordine, disciplina e senso di grande responsabilità, dando prova a tutto il mondo della loro maturità e saggezza. Con la visione di quello che ha saputo compiere e che ancora saprà compiere il popolo italiano, permettetemi che a nome di voi tutti, delegati delle Camere di commercio industria e agricoltura di ogni parte d’Italia, rivolga un saluto e un omaggio al nuovo capo dello Stato professor Luigi Einaudi, che così degnamente rappresenta l’immenso patrimonio di valori della nostra terra e delle nostre genti. Prima di entrare in argomento desidero pure rivolgere un cordiale saluto e l’augurio di buon lavoro al cospicuo gruppo di nuovi senatori e nuovi deputati appartenenti ai quadri dei dirigenti delle Camere di commercio e sui quali ci appoggiamo come a sicuri amici e sostenitori degli istituti camerali in seno al Parlamento. Ecco l’elenco dei suddetti membri del primo Parlamento della Repubblica. Esso comprende 15 senatori e 22 deputati. 69 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Dirigenti delle Camere di commercio eletti al primo Parlamento della Repubblica Italiana Presidenti Senatori Caron dr. Giuseppe De Luca avv. Carlo Minoja avv. Vittorio Pietra prof. Gaetano Sartori rag. Giovanni CCIA Treviso CCIA Viterbo CCIA Piacenza CCIA Udine CCIA Cuneo Deputati Coli avv. Giulio Leonetti dr. Tommaso Mannironi avv. Salvatore Orlando Castellano conte avv. Camillo Pera avv. Giambattista Saija comm. Francesco CCIA Pesaro CCIA Caserta CCIA Nuoro CCIA Latina CCIA Savona CCIA Messina Membri di Giunte e Consulte camerali Senatori Bastianetto avv. Celeste Caminiti Filippo Carmagnola Luigi Castagno Gino Fantuzzi Silvio Guarienti conte dr. Ugo Guglielmone dr. Teresio Deputati Burato Arturo Caroniti ing. Filadelfio Cremaschi Olindo Fassina Bruno Ferrario Celestino Fina Bortolo Lombardini Antonio Marazzina dr. Giulio Martinelli Mario 70 Giunta CCIA Venezia Giunta CCIA Catanzaro Consulta CCIA Torino Giunta CCIA Torino Consulta CCIA R. Emilia Giunta CCIA Verona Consulta CCIA Torino e presidente Consiglio economico piemontese Consulta CCIA Verona Consulta CCIA Messina Consulta CCIA Modena Giunta CCIA Pavia Giunta CCIA Como Consulta CCIA Vicenza Consulta CCIA Como Giunta CCIA Bergamo Revisore dei conti CCIA Como Stefano Brun Pertusio avv. Vittorio Resta prof. Raffaele Riva dr. Giuseppe Tomba Umberto Troisi prof. Michele Giunta CCIA Genova Consultore esperto CCIA Bari Consulta CCIA Belluno Consulta CCIA Verona Consultore esperto CCIA Bari Altri rappresentanti e funzionari camerali Senatori Braitenberg (von) dr. Carlo Membro varie Commissioni CCIA Bolzano Canepa Giuseppe Presidente onorario Comitato permanente I Congresso per il turismo di Genova D’Incà avv. Agostino Membro Comitato permanente per i servizi autolinea, in rappresentanza dell’amministrazione provinciale di Belluno Deputati Ferreri prof. Pietro Lucifredi prof. Roberto Presidente Consorzio provinciale per l’istruzione tecnica, già presidente Giunta CCIA Pavia Membro Commissione consultiva del personale CCIA Genova Adesioni In occasione della precedente Assemblea del 10 novembre 1948 vi informai che le Camere di commercio aderenti volontariamente all’Unione erano passate da 20, quante erano all’atto della costituzione dell’Unione, a 85. Altre adesioni sono pervenute, di mano in mano, tanto che la grande famiglia delle Camere può dirsi ormai tutta riunita nella sua Unione nazionale. A rendere il quadro completo mancano solo la Camera di commercio di Terni, che ha esplicitamente dichiarato di non voler aderire, e la Camera di commercio di Bergamo, che congiuntasi a noi soltanto nel secondo semestre dello scorso anno si è distaccata col 1º gennaio 1948, non intendendo partecipare alla nostra Unione se non quando ne sia modificato lo statuto secondo le proposte che sono state a suo tempo comunicate a tutte le Camere. Contro queste due assenze sono lieto, egregi colleghi, di comunicarvi che proprio in questi giorni ha aderito alla nostra Unione la Camera di commercio del Territorio libero di Trieste. Essa era già praticamente aderente perché mai un giorno abbiamo cessato di considerarla della nostra fami71 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale glia. Ma oggi è il suo presidente, capitano Cosulich, che ha inviato la sua partecipazione formale. Alla Camera, al suo presidente e soprattutto alla cara Trieste e agli italianissimi triestini vada il nostro più ardente saluto. È molto sintomatico, egregi colleghi, che il ritorno di Trieste alla Madre Patria si inizi proprio da parte della sua Camera di commercio; il che prova ancora una volta quanta sensibilità e quanta ricchezza di tradizioni e di patriottismo si racchiudano in questi nostri nobili, antichi e sempre vitalissimi istituti camerali. Il Congresso delle Camere di commercio italiane e francesi La manifestazione più notevole promossa dall’Unione è quella che si è iniziata ieri presso la sede della Camera di commercio industria e agricoltura di Torino, con la partecipazione dei membri del nostro Consiglio direttivo e dei presidenti di alcune fra le più importanti Camere di commercio francesi, con a capo il presidente della Camera di commercio di Parigi, M. Cusenier, intervenuto anche nella sua veste di presidente dell’Assemblea delle 164 Camere di commercio francesi. In uno spirito di vera solidarietà ed amicizia è stato predisposto il programma per un Congresso che si terrà a Torino nei giorni 2-3-4 settembre 1948, al quale saranno invitate tutte le Camere di commercio delle regioni economiche francesi, ed altre Camere di commercio francesi più interessate negli scambi economici fra i nostri due paesi. Scopo del Congresso è quello di sollecitare e realizzare l’Unione doganale e la cooperazione economica fra Italia e Francia. L’importanza di questa manifestazione che scaturisce dalle Camere di commercio italiane e francesi non sfuggirà ad alcuno; essa non si limita all’aspetto economico, in quanto la ricerca di spazi più ampi di attività è in fondo la ricerca della vita stessa, della pace stessa. Il Congresso di Torino è il primo di questo genere, e darà modo di studiare tutti gli aspetti tecnici, economici, finanziari, sociali e politici con i quali si presenta il grandioso e difficile compito di creare fra paesi di diverso grado di ricchezza, di diverso stadio di progresso economico, di diverso livello di vita, di diversa lingua, diversa moneta e diversa legislazione, un’intesa che tutte quelle diversità sappia superare con un’ampia visione di interesse generale. Annuario delle Camere di commercio In occasione della presente Assemblea, l’Unione ha dato alle stampe l’Annuario delle Camere di commercio. È una prima edizione che dovrà essere assai 72 Stefano Brun migliorata e completata in edizioni successive, ma intanto essa può fornire un quadro dei nostri istituti camerali e una sintesi delle loro attività. È capitato spesso che funzionari, uomini politici e di governo, visitando una Camera di commercio, prendendo contatto coi suoi Uffici, interessandosi del suo lavoro, siano rimasti grandemente sorpresi di trovarsi di fronte a organismi ramificati in tutte le Provincie, ricchi di vita, pronti alle più ardite e utili iniziative, efficienti di nomini e di mezzi, sensibili a tutti i problemi economici, capaci di armonizzare contrastanti interessi e punti di vista, indispensabili alla vita economico-sociale del Paese. Poiché non è materialmente possibile invitare tutti gli uomini che vi possono avere interesse a visitare le nostre Camere e intrattenerli sulle loro attività, sulle loro iniziative e sulla loro organizzazione, crediamo che l’Annuario possa in certo qual modo sopperirvi. Invece di varcare la soglia di una Camera di commercio si apra la pagina dell’Annuario corrispondente a quella Camera e voi farete la conoscenza del suo presidente, dei membri della Giunta e di quelli della Consulta economica, nonché dei membri di Commissioni di studio, di sezioni e di tutti coloro che rappresentano i quadri degli istituti camerali. Farete la conoscenza coi funzionari; saprete se la Camera pubblica un bollettino; quali istituzioni, come scuole professionali, Borse valori, Borse di compensazioni merci, laboratori chimici e merceologici siano promossi, gestiti, curati, sussidiati dalle Camere di commercio; apprenderete la loro storia che spesso si inizia molti secoli addietro confondendosi con quella delle corporazioni, e si onora di uomini illustri, e si innesta nella storia del Risorgimento e dell’indipendenza d’Italia fino alla recente lotta di liberazione; conoscerete il loro atto di costituzione che risale ora a Napoleone, ora a Maria Teresa, ora ai Medici o ad un pontefice; infine avrete sotto mano numerosi elementi statistici sul personale delle Camere, sul rilascio dei certificati, sul Registro delle ditte, nonché altri dati di natura demografica, economica e finanziaria. L’Annuario riproduce pure tutta la legislazione sulle Camere di commercio nelle loro numerose e tormentate modificazioni e trasformazioni dal 1862 al 1944. Infine esso contiene alcune elaborazioni statistiche e grafici sull’andamento delle entrate camerali e sulle aliquote, i nomi dei rappresentanti delle Camere di commercio negli organi e istituti nazionali, nonché lo statuto e i quadri dell’Unione italiana delle Camere di commercio e delle Unioni interregionali e regionali. Studi e ricerche Un campo nel quale evidentemente la nostra Unione deve sviluppare al massimo la sua attività è quello degli studi. È questa, si può dire, la sua principale 73 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale ragione di vita, cui dedicheremo sempre più i nostri sforzi, a mano a mano che sarà possibile avere i mezzi sufficienti per attrezzare convenientemente gli uffici e i servizi dell’Unione assicurandoci l’opera di buoni funzionari di concetto e di collaboratori esterni, e che saremo in grado di fornirci largamente di libri e riviste, schedari ecc. Sinora i nostri uffici sono appena all’inizio, e tutti sanno che il rendimento nel campo degli studi è in funzione dell’anzianità. Tuttavia si è cercato di fare lutto il possibile e, credo, con risultati soddisfacenti. Relazione economica Anzitutto si deve ricordare a questo proposito la Relazione mensile sulla situazione economica che l’Unione delle Camere si è impegnata a presentare ogni mese al ministro dell’Industria e commercio. Essa viene compilata sulla scorta delle notizie e dei dati che le Camere di commercio industria e agricoltura ci trasmettono mensilmente, seguendo una traccia all’uopo predisposta dall’Unione. La sintesi economica che ogni mese presentiamo al ministro costituisce un panorama completo di tutte le attività economiche del Paese nella varia topografia provinciale, ed è corredata da numerosi grafici a colori che illustrano di volta in volta gli aspetti più salienti e i fenomeni più peculiari del momento. Il ministro ha vivamente apprezzato questo genere di lavoro, che ha dimostrato come le Camere di commercio costituiscano dei veri osservatori economici, e come ad essi debbano pertanto spettare i compiti delle rilevazioni statistiche, della raccolta dei dati, della loro elaborazione e interpretazione critica. Si coglie l’occasione per ringraziare le Camere di commercio per la collaborazione veramente premurosa ed efficace che hanno dato e continuano a dare in questa iniziativa, mentre si raccomanda di voler migliorare sempre più la compilazione di dette relazioni mensili, attenendosi strettamente allo schema indicato dall’Unione e fornendo il più possibile elementi statistici aggiornati e notizie sulle attività economiche che sono più caratteristiche nelle singole Provincie. Il materiale che così perverrà all’Unione permetterà una più efficiente valorizzazione, che si arricchirà via via col passare del tempo, consentendo di ricavare utili elementi barometrici e previsionistici. Noi vediamo la possibilità di trarre da questa fonte, in prosieguo di tempo, un materiale prezioso per dar vita presso l’Unione a un vero Osservatorio economico nazionale, il quale potrebbe poi, perfezionandosi, costituire la base per far sorgere nel nostro Paese quell’Istituto della congiuntura, che sarebbe tanto utile a uomini di governo e a studiosi; e che è stato l’aspirazione di illustri economisti dal Pareto al Pantaleoni. 74 Stefano Brun Referendum sull’Unione doganale italo-francese Un’indagine di particolare interesse compiuta dall’Unione è stata quella concernente l’Unione doganale per l’Italia e la Francia. Essa fu eseguila col metodo, ormai noto, che va sotto il nome di Gallup, mediante un referendum al quale hanno partecipato tutte le Camere di commercio, a mezzo dei membri delle loro consulte economiche. Le 1409 risposte pervenute sono state classificate per regioni e per rami di attività economica, dando luogo a numerose tavole di cui si riporta un breve saggio in appendice. Concorso per una monografia a carattere economico [...] Premio Leopoldo Sabbatini Per onorare la memoria di Leopoldo Sabbatini, che fu il primo segretario generale dell’Unione delle Camere di commercio e il primo presidente-rettore dell’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano, l’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura ha istituito un premio di lire 30.000, rinnovabile di anno in anno, da assegnare a quello studente dell’Università commerciale Luigi Bocconi che avrà presentato la migliore tesi di laurea su un tema indicato dall’Unione stessa. Convegno di Siena L’Unione è stata invitata a prendere parte al Convegno indetto a Siena dalla Confederazione generale dell’industria italiana. Il tema posto in discussione riguardava la partecipazione della nostra industria al piano di collaborazione economica europea. L’Unione presentò in questa occasione una memoria a stampa, l’unica che sia stata distribuita al Convegno, oltre alle relazioni e alle pubblicazioni della Confederazione dell’industria. La nostra Relazione, dopo aver posto in rilievo con un’ampia documentazione statistica le conversioni economiche verificatesi durante la guerra e il dopoguerra, ha esaminato l’apporto delle varie voci passive e attive della nostra bilancia dei pagamenti e le modificazioni strut75 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale turali della nostra economia e, in particolare, della nostra industria, che si rendono necessarie allo scopo di poter partecipare con successo alla collaborazione europea. Lo studio dell’Unione è stato vivamente apprezzato e ha dato luogo anche ad una esposizione verbale durante il Convegno. Convegno di politica degli scambi internazionali Un altro importante Convegno al quale l’Unione ha attivamente partecipato è quello che è stato organizzato in Roma nella prima settimana del marzo 1948 ad iniziativa della Confederazione generale italiana del commercio. Questo Convegno, che è stato inaugurato dal presidente del Consiglio dei ministri e al quale hanno riferito uomini di Stato ed egregi economisti, ha esaminato i vari aspetti della politica italiana in ordine agli scambi con l’estero, trattando specialmente i temi della politica valutaria e finanziaria, della cooperazione economica internazionale, dell’emigrazione, del turismo, dei trasporti, delle assicurazioni, dell’organizzazione commerciale all’estero. Il Convegno è valso a richiamare sui problemi stessi l’attenzione del Governo, al quale sono stati formulati precisi voti e mozioni. La partecipazione a questo Convegno di numerose Camere di commercio assieme all’Unione ha posto in luce il vivo interessamento delle Camere nelle questioni del commercio estero e la loro sollecitudine nel collaborare con le organizzazioni sindacali anche in questo campo. A numerosi altri Convegni l’Unione ha partecipato negli ultimi mesi, specialmente a quelli indetti dalle Camere di commercio, come ad esempio il Convegno organizzato dalla Camera di commercio di Firenze, con l’intervento del ministro dell’Industria e commercio, per l’esame dei problemi tributari connessi col risparmio. Altre manifestazioni alle quali l’Unione ha attivamente partecipato sono il Congresso regionale del commercio siciliano e il Congresso nazionale silvopastorale. Contributi unificati in agricoltura In una recente riunione, il Consiglio dell’Unione ha riassunto gli studi e le proposte effettuate dalle varie Camere di commercio in materia di contributi unificati agricoli, chiedendo che, in considerazione dell’incidenza altissima delle spese di gestione, l’intero sistema contributivo debba essere semplificato, median76 Stefano Brun te adozione del criterio di determinare le aliquote in base alle risultanze delle precedenti gestioni, abbandonando il sistema del calcolo delle aliquote “a preventivo” fin qui seguito; e ha insistito perché tale sistema di determinazione entri in atto a partire da questo medesimo anno 1948, procedendosi a nuova determinazione dell’aliquota contributiva in parola. È stato pure rilevato come nella Commissione centrale dei contributi la rappresentanza degli agricoltori e dei lavoratori agricoli non sia adeguata all’interesse diretto che le categorie medesime portano all’argomento, e pertanto si è chiesto che la composizione della Commissione sia integrata, ammettendovi una rappresentanza proporzionalmente più adeguata di tali categorie, nominata dalle Confederazioni sindacali e dall’Unione delle Camere. Analogo voto è stato espresso per la partecipazione di tali rappresentanze delle categorie sindacali e delle Camere alla gestione dei particolari servizi previdenziali ed assistenziali, presso i vari istituti. In tema di elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli si è auspicato che venga istituito lo “schedario” provinciale dei lavoratori, a cura del Servizio contributi, onde eliminare il grave inconveniente che uno stesso lavoratore risulti iscritto in più elenchi anagrafici comunali, determinando così un carico contributivo non corrispondente alla realtà. Inoltre, si è ravvisato indispensabile che, nella compilazione degli elenchi anagrafici comunali, siano separatamente elencati i ragazzi, gli uomini e le donne, appartenenti alle varie classi di età, in relazione ai periodi in cui decorrono l’assicurazione malattie, le assicurazioni sociali e gli assegni familiari. Ciò in quanto gli obblighi assicurativi, e quindi contributivi, variano a seconda dell’età e del sesso dei lavoratori, in relazione alle varie forme assicurative. Sono stati anche formulati voti per particolari esenzioni, per il decentramento degli enti di gestione, in forma provinciale o regionale, e per la eventuale corresponsione degli assegni familiari con pagamento diretto, abbandonando il sistema nazionale ed istituendo casse locali di compensazione. Politica creditizia Come si ricorderà, in una convocazione del Consiglio direttivo dell’Unione a Firenze, nell’ottobre scorso, è stata ampiamente esaminata la politica del credito attuata dal Governo per iniziativa del ministro del Bilancio. Il Consiglio ha ravvisato in tale politica la ferma volontà di salvare la lira dal totale annullamento nel quale essa stava per inabissarsi e di stabilizzare i prezzi, onde fissare i punti di partenza per la normalizzazione della nostra economia e quindi per il suo 77 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale reinserimento in quella internazionale. Perciò abbiamo ritenuto doveroso di dare il nostro appoggio alle direttive del Governo per confortarlo nella sua difficile azione, la quale sacrificando cospicui interessi privati veniva assalita da più parti e minacciava di essere scardinata da una violenta campagna senza quartiere. Nei giorni in cui il nostro Consiglio prese una netta posizione a questo riguardo, esso rappresentò una voce in contrasto con quelle che si erano levate da parte di varie rappresentanze dei ceti economici, ma era una voce serena che rispondeva alla nostra ferma convinzione e si ispirava a un senso di obiettività e di responsabilità. Oggi dobbiamo dare atto che quella politica ha portato buoni frutti, che si riflettono nel maggior apprezzamento della lira in termini di merci e di beni, e così pure in termini di valuta straniera. Quello che non possiamo approvare sono alcune modalità a cui si è ricorso per l’attuazione di questa politica e sulle quali si continua ad insistere. Vogliamo riferirci alla distorsione delle disponibilità bancarie dalla loro normale destinazione produttivistica attraverso il finanziamento bancario, agli investimenti fatti direttamente dallo Stato con criteri non sempre economici (vedasi finanziamenti attraverso il FIM e a mezzo di contributi del Tesoro). Un’azione che l’Unione ha intrapreso in collegamento con l’Associazione bancaria e le Confederazioni sindacali è stata quella per il ripristino dell’orario diviso del servizio degli sportelli delle banche. Sinora la resistenza dei rappresentanti degli impiegati bancari non ha consentito che il voto, così sentito da tutte le categorie di operatori, potesse essere accolto, nonostante l’interessamento dimostrato dai ministri delle Finanze, del Tesoro, nonché dal ministro del Lavoro e dal professor Einaudi. L’Unione non cesserà tuttavia di insistere in ogni occasione propizia, convinta dell’assoluta necessità, anche nell’interesse delle banche, che il servizio degli sportelli sia continuato anche nelle prime ore del pomeriggio. È del resto da osservare che siffatta richiesta, mentre assicura una maggiore strumentalità del servizio bancario, non implica un aumento di ore di lavoro a carico degli impiegati, ma soltanto una redistribuzione più rispondente alle condizioni di vita del Paese, che si vanno sempre più normalizzando. Riunioni del Consiglio I lavori del Consiglio direttivo dell’Unione sono stati molto attivi e hanno trattato numerosi argomenti di cui vi ho già dato relazione anche attraverso il nostro “Foglio di comunicazioni”. In particolare devo pure segnalare l’attività della Sezione marittima, che per quanto non ancora ufficialmente costituita, ha 78 Stefano Brun già funzionato come tale e si dovrà riunire nuovamente nei prossimi giorni a Napoli. Sono stati trattati, nelle 4 riunioni della Sezione marittima, 32 argomenti della massima importanza, che vanno dall’impiego della mano d’opera allo smistamento del traffico portuale, al servizio cumulativo ferroviario-marittimo tra la Sardegna e il Continente, alle riparazioni dei danni di guerra ai porti, all’unificazione della regolamentazione relativa al lavoro nei porti, al Consorzio autonomo del porto di Napoli e ad altri argomenti. Su tutte le questioni sono state presentate esaurienti relazioni, per le quali mi sento in dovere di ringraziare gli zelantissimi relatori. In vari casi abbiamo avuto la soddisfazione di avere le più esaurienti risposte da parte del Ministero della marina mercantile, il quale ha sempre seguito con molto interesse i lavori e le deliberazioni della nostra Sezione marittima. Indagini varie L’Unione offre un terreno adatto e naturale per condurre particolari indagini che interessano le Camere di commercio. I risultati così ottenuti possono essere utili nell’azione che esse intraprendono, e servono altresì a dare all’Unione una base sicura di elementi sui quali poggiare la richiesta al Governo o ad altri enti di determinati provvedimenti. Fra le indagini compiute negli ultimi mesi devono essere ricordate le seguenti: 1. Aliquote e bilanci camerali. Dall’esame degli elementi raccolti dalle Camere di commercio è risultato che la situazione dei bilanci camerali è andata sempre più aggravandosi, così che nel 1948 circa un terzo delle Camere ha presentato un bilancio preventivo in deficit. Tale situazione è l’effetto di un adeguamento solo parziale delle entrate camerali all’effettiva svalutazione della moneta; infatti l’aumento di dette entrate dal 1938 al 1948 è stato di circa 20 volte, allorché i prezzi sono saliti in media di 50 volte, e le spese per il personale, tenuto conto del loro incremento numerico, sono aumentate di 70 volte. Sulla base di questi elementi l’Unione ha più volte insistito presso il ministro delle Finanze per ottenere una revisione della norma contenuta nel d.l. 1° settembre 1947, consentendo un trattamento speciale in favore delle Camere che da quel decreto verrebbero più duramente colpite. 2. Contributi camerali per il turismo. I dati che l’Unione ha raccolto da oltre 70 Camere hanno permesso di stabilire che i nostri istituti contribuiscono in misura notevole al finanziamento degli Enti del turismo nelle singole provincie. Integrando proporzionalmente le cifre delle Camere che hanno risposto al questionario, risulta che le Camere hanno contribuito per l’anno 1946 con 79 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale £ 2.800.000, per il 1947 con £ 6.150.000 e per il 1948 con £ 6.850.000. Questi risultati sono stati segnalati in una seduta del Comitato direttivo del Consiglio centrale del turismo a dimostrare che non sarebbe giusto estraniare, come si vorrebbe da qualcuno, le Camere di commercio dall’organizzazione turistica delle singole Provincie. 3. Danni di guerra agli edifici camerali. Su 19 Camere interpellate, quante erano quelle che risultavano di aver subito danni di guerra, è risultato che 8 Camere di commercio hanno ottenuto l’intervento dello Stato per la riparazione degli edifici danneggiati, a mezzo del Genio civile o del Provveditorato alle opere pubbliche o a mezzo della Sovraintendenza ai monumenti (Bologna) o dell’Amministrazione provinciale (Arezzo); mentre in 6 casi le Camere di commercio hanno provveduto alle opere di restauro per proprio conto, e negli altri casi sono tuttora in corso trattative. Azione per il commercio estero I delegati delle Camere di commercio che parteciparono alla precedente Assemblea nel novembre scorso ricorderanno che proprio in quella circostanza l’Unione aveva manifestato il proprio disappunto per la scarsa considerazione nella quale le Camere di commercio erano tenute presso il Ministero del commercio estero. Le Camere di commercio non ciano sentite, né direttamente né attraverso la loro Unione, in occasione degli accordi commerciali; esse non prendevano parte ai lavori della revisione della tariffa doganale italiana, non erano chiamate ad esprimere il loro pensiero in seno a numerose Commissioni per la ripartizione dei contingenti e in altre nelle quali si discutevano importanti problemi degli scambi internazionali. Il ministro Merzagora, interessato dall’Unione su questo stato di cose, ha risposto assicurando il suo desiderio di valersi dell’opera delle Camere di commercio e di chiedere la loro efficace collaborazione sia nella trattazione e risoluzione di quesiti generali inerenti agli scambi con l’estero sia per la partecipazione delle Camere ai lavori dei vari comitati che fanno capo al Ministero del commercio estero. Devo dare atto che le assicurazioni e le promesse del ministro sono state realizzate. Infatti i rappresentanti dell’Unione ora vengono regolarmente interpellati nella stipulazione degli accordi commerciali e sono chiamali a partecipare ai lavori per la nuova tariffa doganale italiana; così pure intervengono in varie Commissioni e Comitati. 80 Stefano Brun Il desiderio di espletare questi compiti nel modo migliore ci ha indotti a costituire un ufficio specializzato per i problemi del commercio estero, che abbiamo affidato ad un esperto funzionario. Nello stesso tempo abbiamo istituito una Commissione di studio della quale sono stati chiamati a far parte i delegati di sette Camere di commercio che hanno una maggior mole di affari per il traffico con l’estero. Tutte le Camere di commercio potranno di volta in volta far pervenire voti, proposte, studi che saranno esaminati dall’anzidetta Commissione per farne oggetto di un’azione presso gli organi di governo. Frattanto è da segnalare il servizio che l’Unione rende a tutte le Camere di commercio, comunicando ad esse con la massima tempestività gli elenchi delle assegnazioni proposte dalla Commissione per il riparto dei contingenti di importazione. Camera di commercio internazionale L’Unione si è vivamente interessata per promuovere una più feconda attività della Sezione italiana della Camera di commercio internazionale, che già prima della guerra si era mostrata tanto utile portando in campo internazionale la voce degli interessi della produzione e del commercio del nostro Paese. Questo istituto può ancora assolvere un compito importante nello studio dei problemi degli scambi internazionali e in favore della libertà dei traffici e dell’incremento del commercio estero, di pari passo con il progressivo elevamento del benessere nel mondo. La partecipazione dell’Unione è stata attivissima in seno a varie Commissioni della Camera di commercio internazionale, e specialmente in quella per lo studio della distribuzione e lo studio dei mercati, nelle quali il nostro segretario generale rappresenta anche il Ministero dell’industria e del commercio. Infine l’Unione ha partecipato all’elaborazione dello statuto e alle Commissioni preparatorie dell’Assemblea straordinaria della Sezione italiana della Camera di commercio internazionale indetta in questi giorni: è questa la prima assemblea tenutasi dopo la guerra, per la costituzione dell’amministrazione normale; sinora la Sezione italiana della Camera di commercio internazionale era retta da una gestione commissariale. Il nostro interessamento è stato vivamente apprezzato e ha messo in luce l’importanza che le Camere di commercio attribuiscono alla vita di questo ente internazionale. Sono infatti 73 le Camere di commercio che sono aderenti alla Sezione italiana della Camera di commercio internazionale e i loro delegati sono entrati in cospicuo numero a costituire il Consiglio generale dell’Ente. 81 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Camere di commercio e Costituzione Già al primo nascere l’Unione si era interessata dell’inserimento degli istituti camerali negli organi previsti dalla nuova Costituzione nazionale. Se in essa non si parla specificatamente di Camere di commercio, si è però assicurato che la situazione non venisse in alcun modo pregiudicata a danno delle Camere di commercio, le quali possono trovare nelle generiche e late disposizioni degli articoli della Costituente la possibilità di armonizzarsi con gli altri enti ed istituti di interesse pubblico nella rappresentanza generale delle forze produttive. Devo segnalare a questo riguardo l’opera svolta con vivo zelo dall’avvocato Luigi Santini in seno al Consiglio dell’Unione. Commissioni di studio Si è già accennato alla costituzione in seno all’Unione di una Commissione per lo studio dei problemi del commercio estero. Anche per altri settori si è ravvisata l’opportunità di costituire speciali Commissioni le quali avranno il compito di porre allo studio i problemi che di volta in volta assumeranno particolare importanza per farne oggetto di proposte, mozioni e voti ed anche di un’azione comune da svolgere a mezzo delle Camere di commercio. Per ora le Commissioni di cui si è già deliberata l’istituzione sono le seguenti, oltre quella per il commercio estero: – Commissione per i problemi del turismo; – Commissione per i problemi tributari e del credito; – Commissione per l’istruzione professionale e i rapporti culturali; – Commissione per i problemi dell’artigianato; – Commissione per i problemi dell’agricoltura. Rappresentanza delle Camere di commercio in enti e organismi nazionali Mentre nell’ambito delle rispettive Provincie le Camere di commercio sono il fulcro di ogni attività economica, che esse stesse promuovono o di cui esse sono sempre la parte più importante, bisogna riconoscere che sul piano nazionale le Camere di commercio non hanno avuto sinora la possibilità di far sentire in misura adeguata la loro voce e il peso delle loro opinioni. Non che le Camere di commercio siano state per l’addietro escluse da questo o da quell’altro organo 82 Stefano Brun statale; anzi spesso qualche loro delegato è stato chiamato a posti di primissima importanza, ma ciò in funzione del prestigio personale di un dato presidente di Camera di commercio o per l’importanza che si veniva a riconoscere a una data Camera. Si trattava generalmente di rappresentanze particolari. Le Camere non erano rappresentate e sentite come tali nel loro complesso nazionale. Ora invece la rappresentanza in questo senso si sta allargando sempre più per l’opera assidua che l’Unione svolge al centro. Vi posso assicurare nel modo più formale che non ci lasciamo sfuggire nessuna occasione per far valere il diritto delle Camere di commercio di intervenire nelle discussioni, negli studi, nelle proposte, nei comitati, consigli o enti che riflettono problemi nazionali. L’opera dell’Unione ha ora facilitato l’inserimento delle Camere di commercio su questo piano più vasto, ampliando la loro competenza dalla periferia al centro. Molte volte sono i ministeri e gli enti che chiedono all’Unione la designazione di rappresentanti delle Camere di commercio in seno a questa o quella Commissione, a questo o quel consiglio o comitato. Ma non di rado è l’Unione che deve intervenire a cose fatte, in seguito a notizie che ad essa pervengono di costituzione di Commissioni, Consigli, enti ecc. nei quali l’inclusione delle Camere di commercio è stata trascurata o dimenticata, per il semplice fatto che ancora non è penetrata in tutti gli organi ed uffici governativi la nozione che le Camere di commercio debbano partecipare anche sul piano nazionale a tutte le manifestazioni economiche. Dobbiamo dare atto che questo diritto delle Camere di commercio, una volta presentato, viene generalmente accolto e riconosciuto con il massimo favore. È capitato più di una volta che ministeri e uffici governativi si siano scusati a posteriori di aver trascurato di chiedere la collaborazione delle Camere di commercio e, avendone poi ottenuta la partecipazione per la segnalazione della nostra Unione, se ne siano mostrati così soddisfatti da renderci certi che, ripetendosi l’occasione, la rappresentanza delle Camere di commercio non sarà più da noi reclamata, ma sollecitata – perché apprezzata – dagli stessi ministeri ed enti. Le Camere di commercio in questi ultimi mesi hanno potuto assicurarsi la partecipazione nei seguenti enti ed organismi nazionali: – Consiglio economico nazionale: 3 membri effettivi e 3 membri supplenti; – Consiglio superiore del commercio interno: 12 membri effettivi e 8 esperti permanenti; inoltre il presidente dell’Unione è stato nominato vice presidente del Consiglio stesso; – Consiglio superiore della marina: un membro effettivo, che è stato eletto presidente del Consiglio medesimo; – Consiglio centrale del turismo: un membro effettivo nella persona del presidente dell’Unione; – Consiglio generale dell’Istituto del commercio estero: due membri effettivi; 83 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – Commissione centrale dell’industria: un membro effettivo; – Commissione centrale dei prezzi: un membro effettivo e un membro supplente; – Commissione centrale per lo studio della riforma tributaria un membro effettivo; – Commissione per l’istruzione professionale: un membro effettivo e un membro supplente. È di questi giorni l’invito all’Unione di partecipare ai lavori del Consiglio superiore delle miniere, mentre si attende la richiesta di due rappresentanti delle Camere di commercio nel Consiglio superiore dell’industria, di imminente costituzione. Già nella mia Relazione alla precedente Assemblea mi sono intrattenuto a lungo per spiegare i criteri che si seguono per queste designazioni. Esse non possono evidentemente soddisfare le giuste aspettative di tutti, ma quello che ho assicurato, e che torno ad assicurare, è che esse vengono fatte con la massima obiettività, tenendo conto dei molteplici elementi a cui le designazioni devono rispondere. Il Consiglio ed io personalmente ci siamo sempre preoccupati di fare il dovuto posto anche ai rappresentanti delle Camere minori; ma è evidente che per amore di questa causa, di cui sento tutta la giustezza, non si possono neppure trascurare le Camere di commercio più importanti, anche per una considerazione di prestigio che non sfuggirà ai delegati qui presenti. Diciamolo francamente, quello che dobbiamo desiderare è l’affermazione dei nostri istituti camerali; e quando un loro delegato è stato designato in un consiglio o un comitato è opportuno che esso vi eserciti un peso preponderante. Da questo punto di vista è facile comprendere che spesso si rende consigliabile la designazione del rappresentante di una Camera di commercio di grande importanza, e ciò nell’interesse di tutti. I delegati che sono stati sin qui designati dall’Unione hanno, senza eccezioni, meritato la nostra gratitudine, perché essi hanno sempre saputo elevarsi a rappresentanti nazionali; si sono prodigati con zelo e abnegazione e hanno dato prova di equilibrio, di obiettività e di saggezza. Ho il dovere di segnalare in modo particolare l’attività svolta dai delegati delle Camere di commercio in seno al Consiglio superiore del commercio interno e al Comitato permanente del Consiglio stesso. Le riunioni del Comitato sono state assai numerose e hanno trattato vari importanti problemi relativi alle funzioni e alla disciplina delle manifestazioni fieristiche, al calendario delle fiere e delle mostre, alla disciplina del commercio, al censimento delle aziende commerciali. Un’altra attività che mi piace di ricordare è quella svolta in seno alla Commissione per lo studio della riforma tributaria dal nostro delegato, che è il professor 84 Stefano Brun Ernesto d’Albergo, ordinario di scienza delle finanze all’Università di Bologna. L’alta competenza, il prestigio e la fama che egli gode e la sua stretta aderenza ai bisogni e alle esigenze concrete dei ceti economici hanno contribuito e ancora contribuiranno efficacemente agli studi della Commissione. Si tratta di fissare orientamenti fondamentali del nostro futuro assetto tributario. Pertanto è del massimo valore che in un’opera così cospicua l’opinione delle Camere di commercio si faccia sentire attraverso la dottrina e il senso pratico del nostro illustre delegato. Gli argomenti che la Commissione di studio dovrà ancora trattare riguardano i seguenti punti: 1. Rapporti fra imposizione del reddito e imposizione del patrimonio; 2. Struttura dell’imposizione diretta (personalità e oggettività, progressività, imposizione delle persone fisiche e giuridiche); 3. Reddito e capitale effettivo, medio o ordinario; 4. Reddito guadagnato o consumato ed eventuale imposizione dei sovraredditi; 5. Imposizione degli incrementi patrimoniali; 6. Imposte sui trasferimenti: discussione generale sui caratteri di queste imposte; 7. Imposte sui consumi: rapporti fra i vari tipi di imposte sul consumo; 8. Esenzioni; 9. Ripartizione delle imposte fra Stato, regione ed enti locali; 10. Sistema di accertamento delle imposte; 11. Riscossione esattoriale o diretta; 12. Contenzioso; 13. Criteri di codificazione e legislazione tributaria; 14. Determinazione dei minimi di esenzione tributaria. Le Camere di commercio che desiderano segnalare i loro punti di vista e le loro proposte sui vari temi sono invitate a farlo al più presto, perché essi possano essere tenuti presenti nelle discussioni della Commissione di studio. Attribuzioni per il Piano Marshall L’Unione non ha atteso che le Camere di commercio inviassero voti e mozioni di protesta per far presente al ministro Togni che la circolare con la quale egli attribuiva agli UPIC i compiti per l’attuazione del Piano Marshall aveva destato in tutti noi un doloroso stupore e un profondo senso di sconforto. Tali sentimenti sono stati manifestati apertamente al ministro verbalmente e per iscritto, provocando dallo stesso un’ampia risposta che è stata riportata nel “Foglio di comunicazioni” del 9 aprile. Credo di essere in grado di tranquillizzare i colleghi, assicurandoli che la Unione partecipa alle Commissioni che il Ministero dell’industria e commercio ha istituito al centro per l’applicazione del Piano Marshall, e che le singole Camere di commercio non saranno lasciate in disparte per i compiti che il Piano stesso potrà proiettare nelle Provincie. 85 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Riforma delle Camere di commercio Da tre anni si parla della riforma dei nostri istituti, ma nessun passo avanti è stato compiuto, almeno sino a qualche settimana fa. Da un lato i continui mutamenti nella compagine del Governo, dall’altro canto le difficoltà, che non possiamo nasconderci né sottovalutare, di porre mano a una legislazione così complessa, intricata e qualche volta confusa, che interferisce con la competenza di ben dodici ministeri, spiegano le perplessità e gli intralci che hanno congiurato contro una rapida risoluzione dei problemi che si connettono alla riforma. Ora è logico attendersi che, chiarite le tendenze politiche, l’opera del Governo e del legislatore potrà svolgersi serenamente e portare presto in porto una riforma tanto attesa quanto necessaria ed urgente. Essa dovrà basarsi su alcuni punti sui quali è necessario mettersi d’accordo anche fra noi stessi, perché fintanto che i nostri punti di vista permangono divergenti e contraddittori non potremo offrire al Governo nessuna fattiva collaborazione, ed anzi lo disorienteremo e lo scoraggeremo nella sua opera. Proviamoci a fissarli, questi punti. 1. Fusione degli UPIC con le Camere di commercio e quindi passaggio delle attribuzioni degli UPIC alle Camere di commercio. 2. Autonomia delle Camere di commercio nei limiti consentibili dalle attribuzioni ad esse delegate dagli organi dello Stato. 3. Nomina del segretario generale della Camera di commercio riservata alle rispettive Giunte camerali, secondo modalità da concretare col Ministero dell’industria e commercio. 4. Partecipazione di una rappresentanza di lavoratori nel Consiglio, senza bisogno ch’essa sia paritetica con la rappresentanza dei datori di lavoro. 5. Elezioni dei membri del Consiglio camerale (il cui numero sarà fissato dal Ministero dell’industria e del commercio a seconda dell’importanza economica delle rispettive provincie) in base alle liste delle anagrafi camerali, debitamente rivedute e aggiornate. Tale sistema varrà per le categorie industriali e commerciali; per quelle agricole si procederà in via transitoria con elezioni di secondo grado da parte delle organizzazioni sindacali ed economiche operanti nel settore agricolo delle singole circoscrizioni. Analogamente si provvederà con elezioni di secondo grado per le elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. 6. Riconoscimento delle Camere di commercio quali rappresentanze in toto delle forze economico-produttive delle singole Provincie. Su questi principi basilari potremo offrire la nostra collaborazione nella preparazione della riforma, sicuri di contribuire alla costituzione di organismi capaci di continuare le gloriose tradizioni del passato, utili al progresso economico del 86 Stefano Brun Paese, in perfetta armonia con le associazioni sindacali, le quali dovranno trovare delle Camere di commercio il loro punto di incontro, per la reciproca intesa ed anche per il loro stesso potenziamento. Con la mente rivolta all’azione che ci attende e con l’animo proteso nella volontà di partecipare a un’opera destinata a durare nei secoli, dobbiamo sentirci solidali e concordi come una famiglia nella nostra Unione, ricostituitasi per vostra volontà, onde trarre la fede e l’energia di proseguire nel cammino che abbiamo appena iniziato. 87 Verbale dell’Assemblea dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura 19 novembre 1948 [...] [Riguardo al 2° punto all’ordine del giorno (Stato del progetto per la fusione degli UPIC nelle Camere di commercio),] il presidente desidera precisare l’atteggiamento assunto dall’Unione in questo travagliato periodo. Le indicazioni pervenute dalle varie Camere sono state quanto mai discordanti tra di loro ed hanno posto quindi il Consiglio e la Presidenza nell’impossibilità di assumere una precisa linea di condotta. Ricorda che il ministro nominò una Commissione della quale furono chiamati a far parte alcuni colleghi, nonché il prof. Tagliacarne ed egli stesso, a titolo personale. Informa che, partecipando alla prima riunione, egli propone di dividere il lavoro in due parti: la prima riguardante le funzioni dell’istituto e la seconda la questione del personale. Ciò affinché quest’ultimo problema non potesse influire in un senso o nell’altro su quello dell’istituto, che l’Unione ha il dovere di potenziare. Senonché, la seconda parte si è sovrapposta alla prima e la questione del personale è diventata preminente. Il 7 luglio il Consiglio dell’Unione approvò all’unanimità una mozione, facendo soltanto una riserva sulla questione del personale. Dopo tale data, il sen. Caron, al quale desidera tributare un caldo plauso per la sua opera indefessa ed intelligente svolta a nostro favore (l’Assemblea acclama), è riuscito ad ottenere una certa approvazione ad uno schema il quale, pur non contemplando nella loro totalità i nostri desiderata, rappresenta tuttavia una base sufficiente per intavolare una discussione. Ricorda di avere fatto presente anche al Consiglio la necessità di non ritardare l’approvazione di questo schema, il quale dà un riconoscimento alle Camere di commercio che sono assolutamente ignorate dalla Costituzione; al riguardo il collega Santini richiamò l’attenzione di tutti su tale circostanza fondamentale. Sono poi continuati a pervenire altri progetti ispirati a situazioni particolari. 89 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Non dobbiamo dimenticare la situazione nei confronti degli organi sindacali, che tendono ad un maggiore potenziamento a danno delle Camere di commercio. Dopo il discorso pronunciato alla Camera dal ministro Lombardo, è stato dibattuto in Consiglio l’atteggiamento da assumere come Unione delle Camere di commercio. Precisa che in quel periodo egli si è astenuto perfino dal recarsi al Ministero, affinché non si confondesse la propria qualità di presidente di Camera con quella di presidente dell’Unione. Pur avendo avuto la sensazione che il ministro non sarebbe intervenuto all’odierna Assemblea, dichiara di aver ritenuto opportuno riunire ciò nonostante i delegati: e affinché questo non assumesse il significato di uno sgarbo verso il ministro, informa di avere avvertito il sottosegretario che l’Assemblea si sarebbe tenuta per dare chiarimenti e per cercare un minimo di accordo intorno alla soluzione del problema, alfine di offrire al ministro un chiaro orientamento del nostro punto di vista. Richiama l’attenzione di tutti i colleghi sul fatto che dalle deliberazioni che saranno prese può dipendere la vita delle Camere di commercio; e si augura di poter constatare che la maggioranza si polarizzerà verso qualcosa di concreto. Diversamente si correrà il rischio di far prevalere il progetto degli uffici ministeriali che, secondo l’oratore, significherebbe la fine delle Camere di commercio, attuali e future. Prega il sen. Caron di riferire all’Assemblea sui lavori della Commissione. [...] 90 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Roma il 22 dicembre 1948 Egregi colleghi, anzitutto vi chiedo scusa se vi ho convocato per questa Assemblea proprio così vicino alle feste natalizie, da lasciarvi a mala pena il tempo di ritornare in seno alle vostre famiglie per trascorrere con esse il giorno del Santo Natale. Permettetemi che prenda questa occasione per porgere a voi e ai vostri cari i miei auguri più affettuosi e sinceri; all’augurio per le vostre famiglie aggiungo quello per la nostra famiglia, quella delle Camere di commercio, che progressivamente va armonizzandosi in uno spirito di sempre più larga concordia e solidarietà. Coordinamento di iniziative e di voti Chi ha seguito la vita della nostra Unione non può non constatare il progresso del cammino percorso. Al piccolo gruppo che eravamo all’inizio si sono via via aggiunte volontariamente tutte le Camere di commercio d’Italia, compresa quella di Trieste. Si è creato con la vita in comune un senso di affiatamento e di reciproca comprensione e stima, destinato a dare buoni frutti. Occorre cementare sempre più la nostra compagine nazionale, perché l’azione che dobbiamo compiere non è delle più facili ed è spesso ostacolata da interessi contrari a quelli delle Camere di commercio. Per contare presso il Governo, presso le Camere e presso l’opinione pubblica dobbiamo rappresentare una forza ordinata, compatta, avente una sola funzione e una sola meta. L’Unione ha cercato di favorire fra le Camere il formarsi di uno spirito vorrei dire centripeto, per convogliare presso di sé iniziative e voti. Ma lo ha fatto col 91 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale massimo riguardo all’autonomia di ciascuna Camera, senza esercitare la minima interferenza o pressione. Giacché essa non vuole essere né una specie di ministero, né una super Camera, né un diaframma fra le singole Camere e gli organi di Governo. Vuole che siano le Camere stesse a rendersi conto per propria scienza ed esperienza che molte iniziative, come pure l’emanazione di certi voti di carattere nazionale su problemi generali di vasta portata, hanno bisogno di essere esaminati e discussi su un piano più ampio, col concorso di tutte le provincie, perché possano raggiungere gli scopi desiderati ed essere presi in seria considerazione presso gli organi di governo; il che non sempre si può ottenere con voti isolati o, peggio, contrastanti. In ciò consiste quel coordinamento di iniziative, in favore del quale si sono espresse molte Camere di commercio. Questo principio dev’essere però inteso sia in senso attivo sia in senso passivo, mentre si avverte la tendenza a chiedere il coordinamento, cioè la disciplina, per le iniziative degli altri, escludendo quella delle proprie. Sviluppo dell’attività dell’Unione Il termometro dello sviluppo preso dall’Unione è dato: 1. dal lavoro dei nostri uffici, che sono ormai incapaci, se non aumentiamo gli organici, di assolvere i compiti che ci incombono, nonostante che il poco personale di cui si dispone si applichi intensamente e si sottoponga a lunghi orari; 2. dal volume della corrispondenza in arrivo e in partenza, che è decuplicato nel corso di diciotto mesi; 3. dal numero di Commissioni, Comitati ed organi dei quali l’Unione ha ottenuto di far parte in rappresentanza delle Camere di commercio. Fra questi comitati ed organi citerò, a titolo di esempio, i seguenti: – Consiglio economico nazionale (2 membri effettivi e 2 membri supplenti); – Consiglio superiore del commercio interno (10 membri); – Consiglio superiore della marina mercantile (il presidente, che è il presidente della Camera di commercio di Genova e vice presidente dell’Unione); – Camera di commercio internazionale Sezione italiana (14 membri); – Consiglio superiore delle miniere (1 esperto); – Consiglio generale dell’Istituto commercio estero (4 membri); – Commissione centrale dell’industria (1 membro); – Collegio dei periti doganali (12 membri); – Delegazione del Ministero degli affari esteri per l’Unione economica italofrancese (1 membro effettivo e 1 supplente). 92 Stefano Brun – Commissione centrale di studio per la riforma tributaria (1 membro). – Consiglio centrale del turismo (1 membro); – Commissione per la riforma della legislazione delle Borse valori (1 membro e 2 esperti); – Comitato centrale dei prezzi (1 membro effettivo e 1 supplente), – Comitato per il coordinamento e l’applicazione dei piani ERP (2 membri); – Comitato per il riordinamento delle tariffe delle operazioni di sbarco e imbarco dei porti (2 membri); – Comitato per l’attuazione del piano regolatore delle ferrovie (1 membro). Non è una vanteria se vi dico che si deve all’Unione l’inclusione dei nostri rappresentanti in tutti questi enti, dai quali eravamo esclusi. In certi casi vi assicuro che si è durata non poca fatica; e si è dovuto insistere anche decine di volte, con un’opera personale, per ottenere il posto che ci era dovuto. Sono in corso le pratiche per ottenere la partecipazione dei rappresentanti delle Camere di commercio presso altri enti, e cioè: – Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro; – Consiglio superiore dei trasporti; – Consiglio superiore dell’agricoltura; – Consiglio superiore di statistica. Gli enti che ho citato si riferiscono soltanto all’ambito nazionale. Collaborazione dei parlamentari Frattanto i nostri colleghi, membri del Senato e della Camera, hanno ottenuto proprio in questi giorni l’inclusione dei rappresentanti camerali nelle Commissioni provinciali per il collocamento della mano d’opera e nel Comitato di finanziamento per l’industrializzazione del Mezzogiorno. Colgo l’occasione per ringraziare gli attivissimi colleghi Caron e Leonetti per la loro efficace collaborazione svolta nei due rami del Parlamento, come ringrazio gli altri senatori e deputati, presidenti o membri di Giunta di Camere di commercio, che hanno con numerosi interventi richiamato l’attenzione dei signori parlamentari sui problemi delle Camere di commercio. I suddetti senatori e deputati costituiscono un gruppo di collegamento, al quale l’Unione tiene in modo particolare, fra i colleghi delle Camere di commercio e il Parlamento; essi sono pregati di voler intrattenere i più stretti e continui rapporti coi nostri organi per potere, ogni volta che se ne presentino il bisogno e l’occasione, esprimere davanti ai legittimi rappresentanti della Nazione i voti dei ceti economici quali vengono formulati dalle Camere di commercio. 93 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Commissioni del commercio estero e Comitato dei prezzi Ho citato più sopra alcuni organi e comitati nei quali abbiamo una rappresentanza in forza di leggi o di decreti ministeriali; oltre che in detti comitati, siamo chiamati a far parte di numerose Commissioni di carattere permanente od occasionale che funzionano presso ministeri ed altri enti pubblici. Facciamo parte, ad esempio, di tutti i Comitati, Commissioni e Sottocommissioni che presso il Ministero del commercio estero si occupano di tariffe doganali, di accordi commerciali, di riparto dei contingenti, di scambi in compensazione ecc. Siamo intervenuti, negli ultimi otto mesi, in 210 riunioni per questioni concernenti il commercio estero, e cioè 15 volte nelle Commissioni per gli accordi commerciali, 100 volte in quelle per l’esame delle domande di importazioni in valuta, 28 volte in quelle per le importazioni in clearing, 22 volte in quelle per le domande in compensazioni e reciprocità, 10 volte in quelle per le domande di esportazioni, 15 volte in quelle per l’applicazione del piano ERP, 4 volte nelle Commissioni per le trattative tariffarie multilaterali, 6 volte nelle Commissioni presso l’Istituto dei commercio estero. Da tener presente che né l’Unione né le Camere di commercio sino a pochi mesi fa erano mai riuscite a prender parte ai lavori delle Commissioni e neppure a ricevere le circolari dell’ICE, che venivano trasmesse soltanto alle Confederazioni. Come si vede, è questo un lavoro assai gravoso, per il quale il nostro Ufficio del commercio estero, costituito da un solo funzionario, è astutamente inadeguato e insufficiente, perché si richiede l’intervento spesso contemporaneo in più Commissioni e la preparazione di materiale di documentazione e di studio di ampia mole. Perciò si rende necessario ampliare questo nostro ufficio, che ha un compito tanto importante e di cui tutte le Camere di commercio hanno mostrato di sentire la necessità e l’utilità. Le Camere di commercio sono pregate di collaborare attivamente in tema di commercio estero, fornendoci rapporti, studi, dati e notizie che devono servire specialmente in sede di stipulazione degli accordi commerciali. Da qualche tempo varie Camere di commercio stanno inviando elementi e studi veramente pregevoli che ci sono molto utili. Ringrazio dette Camere, e prego anche le altre di curare questa importante attività. Bisogna comprendere che non basta ottenere dai ministeri, come stiamo ottenendo ogni giorno, l’inclusione di nostri rappresentanti in seno a Comitati e Commissioni, ma bisogna poi mostrare che la nostra collaborazione è veramente utile e costruttiva. Ciò implica un’applicazione continua, seria, pronta. Senza di che si arrischia di perdere le posizioni conquistate. Perciò dobbiamo rafforzare i nostri organici e metterci in condizione di svolgere degnamente i nostri compiti. 94 Stefano Brun Un altro comitato che ci dà molto da fare è il Comitato centrale dei prezzi. Abbiamo faticato, all’inizio, per ottenervi una nostra rappresentanza. Ora l’abbiamo, e vi posso dire che è molto apprezzata. Questo Comitato si riunisce più volte la settimana e tratta questioni della massima importanza, come ad esempio il prezzo di certi prodotti di massa e le tariffe dei servizi pubblici. Nelle 50 riunioni alle quali abbiamo partecipato durante gli ultimi otto mesi sono stati esaminati i seguenti argomenti, che vi indico a titolo di esempio perché possiate rendervi conto della loro importanza: prezzi di conferimento del grano e del granoturco; prezzi del grano da seme; dato di macinazione; cassa di conguaglio per il sovraprezzo del cruscame; prezzi del risone nelle varie zone risicole; prezzi dello zucchero e delle bietole; prezzi di cessione di prodotti alimentari importati dall’estero; prezzi dei concimi chimici, prezzi dei carburanti; prezzi del metano; prezzi dei vetri e cristalli; prezzi delle sanse; prezzi del carbone e determinazione delle spese di sbarco; tariffe degli automezzi; tariffe dell’energia elettrica, del gas, degli acquedotti, dei telefoni, canoni di abbonamento alle radioaudizioni. L’ultimo argomento, trattato proprio in questi giorni, è quello dell’aumento delle tariffe ferroviarie, mediante il quale si tende a diminuire l’attuale deficit di esercizio di 63 miliardi, che si riflette in un pregiudizievole aggravio per le finanze pubbliche. I nostri uffici hanno fatto il possibile per portare in seno alle Commissioni elementi e notizie utili, ma occorre che le Camere di commercio ci segnalino tempestivamente i loro voti e gli elementi di cui dispongono, perché chi si addossa la responsabilità di rappresentare le Camere in queste gravi discussioni si trova spesso in una posizione assai delicata, ignorando se i propri interventi sono sempre in armonia con quelli che sono i desiderata delle Camere di commercio. Le convocazioni di questo Comitato (e quello che dico per esso si deve ripetere per quasi tutti i Comitati e tutte le Commissioni) avvengono generalmente con un preavviso brevissimo, spesso di uno o due giorni, quando non sia di poche ore, per modo che l’Unione non è in grado di interpellare le Camere di commercio. Perciò i colleghi sono pregati di prendere essi medesimi l’iniziativa di inviare voti, dati e notizie, non appena, attraverso la stampa o per altra via, vengono a conoscenza della revisione di un dato prezzo o di una data tariffa. Riforma delle Camere di commercio Non è il caso ch’io rifaccia la storia del cammino percorso per cercare di risolvere il problema della riforma delle Camere di commercio, e in particolar modo per giungere all’auspicata fusione degli UPIC in seno alle Camere di commercio. Due giorni di libera ed ampia discussione in occasione dell’ultima Assemblea 95 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale straordinaria, convocata a tale scopo, e i rapporti che ho inviati recentemente a tutti i presidenti delle Camere di commercio stanno a dimostrare gli orientamenti prevalenti manifestatisi in seno alle Camere. L’Unione, come ho più volte dichiarato, non ha preso posizione nel problema se non dopo aver sentito il parere di tutte le Camere di commercio ed essersi bene assicurata del loro pensiero, attraverso votazione per appello nominale. In questa delicata questione era opportuno che ogni Camera ponderasse il pro e il contro delle soluzioni prospettate e venisse a una decisione chiara e definitiva. Ora siamo confortati dai voti delle Camere, espressi in completa libertà, dopo maturato esame, e con assoluto rispetto dei principi democratici. Giunti a questo punto dobbiamo mirare con volontà concorde a realizzare un progetto, che è stato redatto nelle sue linee generali e potrà ancora essere migliorato, per giungere a una conclusione che, sebbene non accontenterà tutti, è tuttavia considerata favorevole e, ad ogni modo, come necessaria ed urgente. Siamo alla vigilia della creazione dell’ente Regione, del riconoscimento dei sindacati, della creazione degli organi e degli istituti previsti dalla Costituzione; è necessario per noi di trovarci pronti al più presto, inquadrati e qualificati in forza di precise disposizioni di legge, che non abbiano più carattere transitorio come quella che oggi ci riguarda. Questa necessità è urgente. Ritardare la soluzione vuol dire compromettere l’inserimento dei nostri istituti camerali nella vita costituzionale, amministrativa, giuridica, economica del Paese. Ricordiamoci che non tutti sono felici di un potenziamento delle Camere di commercio, e ciò spiega certe manifestazioni già avvenute o in corso. Se ognuno di noi volesse irrigidirsi su di un suo pur legittimo e giusto punto di vista non verremmo a capo di nulla e non avremmo la forza di superare le difficoltà pratiche di attuazione che si dovranno ancora affrontare. L’esito dei lavori della nostra ultima Assemblea sta a dimostrare che le Camere di commercio sono sulla buona strada, sono rispettose della volontà democraticamente espressa e sono consce della necessità e dell’urgenza di giungere a una conclusione che assicuri agli istituti camerali prestigio e autorevolezza, e li trovi efficienti e consolidati per partecipare degnamente a quelle funzioni di rappresentanza economica che ad esse competono non soltanto per tradizioni storiche, che potrebbero anche essere superate, ma – quello che più conta – in vista dei bisogni immanenti della vita economica e del suo avvenire. Non posso fare a meno di concludere questo argomento rivolgendo un vivo ringraziamento al senatore Caron per l’opera appassionata, intelligente, paziente, perseverante che egli ha svolto per cercare una soluzione al grave problema, tenendo conto di situazioni reali e di esigenze troppo ovvie, cercando la via che fosse, per noi, quella del minore sacrificio e nello stesso tempo del massimo vantaggio. 96 Stefano Brun La riforma dello statuto e il nuovo Consiglio direttivo Sono lieto che finalmente sia stato approvalo il nuovo statuto dell’Unione. Esso rappresenta un miglioramento notevole in confronto al precedente, e bisogna dare atto che chi ne aveva auspicato la riforma aveva fondate ragioni. Col vecchio statuto l’Assemblea dei delegati delle Camere di commercio veniva ad aver troppo scarsi poteri. Attualmente questi poteri le sono riconosciuti attraverso la nomina del presidente dell’Unione e di nove consiglieri scelti senza nessun vincolo né di terne, né di Provincie o Regioni. Dette nomine integrano quelle già espressa delle singole Regioni, cosicché è in ogni modo assicurata la rappresentanza di tutte le parti d’Italia nel Consiglio direttivo dell’Unione. Con le elezioni che avranno luogo nell’odierna Assemblea il Consiglio dell’Unione verrà ad essere costituito da 27 membri oltre il presidente. Ad esso Consiglio spetterà un compito non lieve. Così come è formato, esso può legittimamente rappresentare la voce delle categorie economiche e produttive di tutta Italia, e potrebbe ben chiamarsi il Consiglio economico italiano. Esso dovrà mostrare coi fatti di essere tale. Perciò, a mio modesto parere, non dovrà limitarsi a trattare questioni che interessano la vita delle Camere, cioè questioni amministrative, di personale, di regolamentazione interna, ma dovrà portarsi su un piano di rappresentanza nazionale mediante lo studio di problemi generali che investono la vita economica del nostro Paese. Il Consiglio dovrà quindi affrontare questioni come la creazione dell’ente Regione e i relativi interessi economici, la politica del credito, la riforma tributaria, l’assetto delle Borse valori, la politica degli accordi commerciali e delle Unioni doganali ed ogni altro problema concernente l’indirizzo economico generale della Nazione. Per assolvere a un tale compito è necessario anzitutto potenziare i nostri uffici per metterli in grado di predisporre il materiale di studio occorrente di volta in volta. Dovremo pure disporre di un’adeguata biblioteca economico-giuridica; infine dovremo assicurarci la collaborazione di esperti che nei vari rami delle discipline economiche, tributarie e legali possano fornire al nostro Consiglio direttivo l’ausilio della loro scienza. Solo così, affrontando i problemi con una documentazione accurata e con la scorta di studi seri, il Consiglio dell’Unione potrà rappresentare un elemento utile e prezioso di collaborazione agli organi di governo. Studio per la riforma tributaria L’Unione delle Camere ha preso parte attiva ai lavori per la riforma tributaria del nostro Paese attraverso la collaborazione di un esperto di provata fama, il 97 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale professor Ernesto d’Albergo, ordinario di scienza delle finanze all’Università di Bologna. Il professor d’Albergo, che fu delegato dell’Unione a rappresentare le Camere di commercio in seno alla apposita Commissione nominata dal ministro delle Finanze, ha coordinato in un ampio studio il materiale raccolto attraverso voti e memorie delle singole Camere di commercio in merito ai vari tributi, e ne ha ricavato alcuni orientamenti fondamentali. Lo studio del nostro esperto è stato pubblicato in questi giorni e ha suscitato un grandissimo interesse e i più lusinghieri apprezzamenti da parte di ministri, personalità politiche e del mondo accademico. In questi “Orientamenti” sono stati fissati gli ideali politico-sociali della perequazione tributaria e si è riconosciuta l’esigenza di una semplificazione del sistema tributano e della riduzione di alcune aliquote per combattere l’evasione. È stata inoltre ravvisata l’opportunità di ritoccare il vigente ordinamento, senza però sostituirlo con sistemi sperimentati all’estero. Lo studio del d’Albergo considera attentamente le varie forme di tributi diretti e indiretti e propone di volta in volta i più idonei adeguamenti. Il problema scottante della finanza regionale è trattalo dal d’Albergo ponendo in rilievo la necessità di limitare il potere delle Regioni e di evitare che con l’introduzione del nuovo ente vengano comunque ad aumentare le spese pubbliche complessive. In tema di accertamenti si accenna alle Commissioni finanziarie, riconoscendosi che a far parte di esse debbano essere chiamale anche persone designate dalle Camere di commercio. Per l’Unione economica europea È prevista l’istituzione presso la nostra Unione di Commissioni di studio per determinati settori economici. La prima di queste Commissioni, di cui si è sentita più urgente la necessità, è stata quella per lo studio dei problemi del commercio estero. Questa Commissione è costituita da ottimi esperti nei problemi degli scambi internazionali ed è presieduta dal nostro vice presidente Parisi. Essa si è già riunita varie volte ed ultimamente ha affrontato una questione di grande importanza ed attualità, voglio dire la partecipazione dell’Italia ai lavori per l’Unione economica europea. La nostra Unione è stata richiesta di fornire al Ministero del commercio con l’estero il proprio parere su tale questione, in vista di una riunione che si doveva tenere a Bruxelles proprio in questi giorni. Lo studio della nostra Commissione ha portato ad alcune importanti considerazioni e proposte che sona state trasmesse al Ministero, il quale le ha molto apprezzate e di esse sì è valso nel determinare l’indirizzo del Governo italiano al progetto di Unione doganale europea. 98 Stefano Brun Partecipazione a convegni e congressi L’Unione ha preso parte negli ultimi sei mesi a vari convegni. Si ricordano i seguenti: – Convegno internazionale dei parlamentari e degli esperti negli scambi commerciali, Genova; – Convegno di politica economica della Confederazione generale dell’industria italiana, Siena; – Convegno nazionale di silvicoltura, L’Aquila; – Convegno nazionale dei porti, Napoli; – Convegno della Società di demografia e statistica, Roma; – Convegno dell’istruzione professionale, Roma. Congressi internazionali Nei mesi di maggio e di settembre scorsi l’Unione prese, con la collaborazione della Camera di commercio di Torino, l’iniziativa di un importante Convegno, a cui parteciparono un gran numero di Camere di commercio italiane e francesi, per studiare e proporre le forme più idonee a sollecitare l’attuazione dell’Unione economica fra l’Italia e la Francia, già prevista dai due Governi con protocollo del dicembre 1947. L’iniziativa non poteva riuscire più perfetta, grazie specialmente all’organizzazione della Camera di commercio di Torino, che si è prodigata con ogni mezzo e con intelligente fervore. La presenza del ministro Sforza e del ministro Lombardo, oltre a quella dei sottosegretari Cavalli e Bulloni, ha richiamato l’interesse della pubblica opinione e delle categorie economiche dell’Italia e della Francia sul Congresso e sull’importante mozione conclusiva che fu adottata a Torino. A tale mozione lo stesso ministro Sforza ha dato un crisma ufficiale inserendola nel discorso pronunciato a palazzo Venezia l’ottobre scorso, inaugurando una sessione dì lavori della delegazione dei due Governi per l’Unione economica italo-francese. Su questo tema l’Unione ha continuato a lavorare anche successivamente, prendendo parte alle numerose riunioni tenutesi, sia Roma sia a Parigi, di varie Commissioni e Sottocommissioni, nelle quali la delegazione mista italo-francese ha suddiviso i suoi compiti di studio. Il nostro rappresentante nella suddetta delegazione è il commendator Minola, presidente della Camera di commercio di Torino; egli dovrà nei prossimi giorni rappresentare le Camere di commercio italiane alle riunioni ufficiali che avranno luogo a Parigi al Quai d’Orsay. 99 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Abbiamo così avuto la soddisfazione di prendere una parte assai importante in una questione di così vitale interesse per il nostro Paese, qual è la progettata Unione economica fra Italia e Francia. Anche questa volta, come cento altre volte, le Camere di commercio erano state lasciate in disparte, mentre tutte le confederazioni erano state comprese; e fu soltanto per le insistenze dell’Unione che ci è stato possibile ottenere in questi lavori quella nostra rappresentanza, della quale oggi il Ministero degli affari esteri riconosce l’utilità e il valore. Non sfuggirà ad alcuno la necessità che le Camere di commercio abbiano a far sentire la loro voce nei congressi internazionali in cui si trattino problemi economici. A questo proposito voglio ricordare che il 10 giugno 1949 si terrà a Québec nel Canada il Congresso della Camera di commercio internazionale. È questa una manifestazione del più alto interesse, per i problemi che vi si dibatteranno e per le opportunità che si presentano, in tali occasioni, di incontri e di scambi di vedute fra le massime personalità della vita economica di tutti i paesi. Prima della guerra le Camere di commercio italiane intervenivamo attivamente ai congressi biennali della Camera di commercio internazionale, ed ora esse devono riprendere le loro posizioni, e non lasciare che questi alti consessi economici internazionali diventino l’espressione quasi esclusiva di altri paesi. Vorremmo perciò che fosse possibile assicurare al Congresso di Québec una cospicua rappresentanza delle Camere di commercio italiane. A tal fine si è già ottenuta una sensibilissima riduzione sul prezzo del biglietto per il viaggio aereo. Le Camere di commercio che saranno in grado di prendere parte al Congresso di Québec sono pregate di avvertirne l’Unione per le informazioni e le agevolazioni del caso e per coordinare il lavoro della nostra delegazione, in modo da assicurare un apporto attivo che ponga in luce l’interessamento delle Camere di commercio italiane sui massimi problemi economici internazionali. Un altro Congresso internazionale al quale l’Unione non è rimasta estranea è quello tenutosi nell’ottobre scorto a Praga fra le Camere di commercio di una decina di paesi, convocate nella capitale cecoslovacca in occasione di quella Fiera internazionale. A tale manifestazione prese parte il professor Devoto, presidente della Camera di commercio di Firenze. Egli ha colto quell’occasione per annunciare alle consorelle estere presenti a Praga l’intenzione della nostra Unione di indire a Roma in occasione dell’Anno Santo un grande Congresso fra le Camere di commercio di tutto il mondo. Congresso mondiale delle Camere di commercio L’idea di questo Congresso è già a uno stadio avanzato, in quanto sono già stati presi opportuni accordi con la Camera di commercio internazionale, per 100 Stefano Brun modo che anch’essa collabori all’iniziativa. Da parecchi mesi si va raccogliendo con diligente cura l’elenco delle associazioni e federazioni di Camere di commercio presso i vari paesi esteri, essendo, per ragioni organizzative, consigliabile di far capo a queste ultime per la richiesta delle delegazioni camerali estere che parteciperanno al Congresso. Nell’intento di preparare per tale occasione uno studio sulla legislazione comparata delle Camere di commercio dei principali paesi del mondo, l’Unione ha già avuto cura di raccogliere leggi e regolamenti in vigore presso i vari paesi sull’organizzazione e il funzionamento dei rispettivi istituti camerali. L’opera sarà laboriosa e di vasto respiro, perché permetterà di abbracciare in un quadro panoramico la fisionomia di questi secolari istituti come oggi si presentano nei maggiori paesi del mondo, e di seguire le tendenze in atto che si vanno manifestando sotto la pressione dei tempi e dei bisogni nuovi e del diffondersi dell’organizzazione sindacale delle categorie. Quest’opera è già a buon punto per quanto riguarda la sua documentazione, ma richiede un ampio lavoro di assimilazione e di elaborazione per trarre dalle varie legislazioni i caratteri comuni e quelli di differenziazione. Censimenti economici Recentemente l’Unione ha preso l’iniziativa di raccogliere dalle Camere di commercio alcune notizie sull’attrezzatura dei loro Uffici di statistica e sulle rilevazioni periodiche e occasionali da essi compiute. Tale indagine è da mettere in relazione ai lavori preparatori per il censimento industriale e commerciale e il censimento delle aziende agricole, che l’Istituto centrale di statistica dovrà compiere nel 1949. Si ricorderà che in un articolo del progetto di riforma delle Camere di commercio è previsto che esse costituiscano gli organi periferici dell’Istituto centrale di statistica. Con ciò si è voluto affermare il principio che le Camere di commercio, quali osservatori economici delle Provincie, devono fondare tale funzione sulle rilevazioni statistiche, di cui hanno assoluto bisogno e per le quali sono senza dubbio gli enti più idonei e meglio qualificati. Per assicurare alle Camere di commercio una partecipazione attiva alle operazioni di detti censimenti, anche prima che avvenga ufficialmente la fusione degli UPIC nelle Camere di commercio, sono state tenute varie riunioni presso il Ministero dell’industria e commercio e l’Istituto centrale di statistica. Inoltre sono state indette importanti riunioni preparatorie in varie località, come a Milano e a Firenze. Altre riunioni avranno luogo prossimamente in altre città, 101 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale presso le rispettive Camere di commercio, con la presenza del direttore generale dell’Istituto centrale di statistica. Sono certo che le Camere di commercio offriranno anche in questa occasione una collaborazione diligente e preziosa all’Istituto centrale di statistica, con il quale è bene mantenersi in sempre più stretto contatto. “Sintesi economica” L’Unione ha proceduto da tempo a raccogliere dalle singole Camere di commercio una copiosa massa di notizie e di dati sulle condizioni economiche delle rispettive provincie e a compilarne una sintesi, corredata da numerose tabelle e grafici, che è stata mensilmente presentata al ministro dell’Industria e commercio. L’utilità di questa relazione ci ha indotto a migliorarla via via. La collaborazione delle Camere di commercio è stata esemplare. Ogni mese esse ci trasmettono un materiale prezioso, aggiornato e di prima mano. Da molte parti ci è stato chiesto di avere una copia della relazione. L’hanno domandata non solo le Camere di commercio, ma anche ministri, uffici governativi e personalità del mondo economico e politico. Perciò abbiamo pensato di valorizzare l’opera di collaborazione di tutte le Camere di commercio, dando ad essa una certa diffusione: ciò che faremo attraverso una pubblicazione che si inizierà col prossimo mese sotto il titolo di “Sintesi economica”. Si deve chiarire che non si tratta di una rivista economica di articoli e di cultura economica, come ve ne sono già tante ed egregie, né di una rassegna o di un bollettino di notizie e di informazioni di carattere economico di consultazione spicciola, pubblicazioni pure esse numerose. Sibbene di una descrizione, mese per mese, delle condizioni economiche del nostro Paese. Essa avrà una caratteristica che deriva dalle fonti stesse a cui si attingono le notizie; vale a dire, essa sarà lo specchio della vita economica delle provincie. Non mancano ottime rassegne periodiche sulle condizioni economiche del nostro Paese. Ma questa sarà la prima basata sugli aspetti locali, che metterà nel giusto rilievo i miglioramenti, i regressi, le iniziative, le deficienze, i bisogni delle singole provincie italiane. Questa sintesi sarà in certo qual modo l’espressione dei singoli Osservatori economici provinciali, quali sono lo Camere di commercio, e costituirà la prima manifestazione di quell’Osservatorio nazionale che deve rappresentare uno degli obiettivi precipui della nostra Unione. Ci lusinghiamo che questa pubblicazione possa costituire una manifestazione concreta delle capacità e dell’attrezzatura delle Camere di commercio. La “Sin102 Stefano Brun tesi” servirà inoltre alle Camere di commercio per inquadrare di volta in volta i dati e gli elementi delle rispettive economie provinciali nell’ambito dell’economia regionale e di quella nazionale, traendone utili confronti. Preghiamo le Camere di commercio, che hanno dato sinora una collaborazione così utile a questa iniziativa, di voler perfezionare sempre più la relazione mensile che esse inviano all’Unione, cercando di attenersi il più possibile allo schema che è stato indicato, allo scopo di rendere più agevole il lavoro di sintesi e più proficui i raffronti. Annuario delle Camere di commercio Notevole è stato il valore propagandistico di questa pubblicazione. Oltre alle copie distribuite alle Camere di commercio italiane, un notevole numero di Annuari è stato inviato in omaggio alle maggiori autorità italiane nel campo politico ed economico, ad istituti ed enti vari aventi attinenza con l’attività economica. Particolare cura è stata poi dedicata a diffondere la pubblicazione presso le Camere di commercio dei vari paesi del mondo. L’Annuario è stato un utile spunto per intrecciare i primi rapporti epistolari in vista dell’organizzazione del Congresso mondiale delle Camere di commercio ed è servito altresì a far raccogliere all’Unione una notevole quantità di materiale documentario sull’organizzazione degli istituti camerali esteri. Una prova dell’interesse destato dalla pubblicazione fuori dell’Italia è costituita dalle continue richieste che dell’Annuario ci pervengono da parte dell’ambasciata degli Stati Uniti e da altri paesi. La riforma legislativa sull’ordinamento e la vigilanza delle Borse valori I richiami del Ministero del tesoro all’osservanza delle numerose norme legislative e regolamentari che disciplinano le competenze dei vari organi preposti al funzionamento delle Borse valori e la pubblicazione di certi progetti di riforma hanno indotto l’Unione delle Camere di commercio ad intervenire perché i compiti finora assunti e svolti dalle Camere venissero confermati e ampliati con un’intelligente riforma della legislazione attuale. La richiesta, avanzata dalla nostra Unione al Ministero del tesoro, di tenere conto delle Camere di commercio nella formazione della Commissione ministeriale chiamata ad elaborare il progetto di legge è stata favorevolmente accolta 103 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale ed infatti un decreto del ministro del Tesoro ha nominato il vice presidente dell’Unione Costantino Parisi a membro della Commissione stessa, in rappresentanza delle Camere di commercio. Egli sarà assistito e coadiuvato da due esperti fiduciari designati dalle Camere di Milano e di Torino. Frattanto l’Unione ha avuto cura di promuovere lo studio del problema mediante riunioni con delegati di Camere di commercio e con i rappresentanti di altri organi tecnici ed economici interessali, per modo di raccogliere un copioso materiale descrittivo sul meccanismo delle operazioni di Borsa. Compito del rappresentante delle Camere di commercio nella Commissione ministeriale è di assicurare alle Borse un’organizzazione atta a ispirare fiducia ai risparmiatori anche modesti e a far crescere la considerazione di questi istituti nel quadro degli interessi economici generali. I lavori della Sezione delle Camere marittime Le Camere di commercio a giurisdizione marittima – costituitesi in Sezione dell’Unione con deliberazione di massima adottata nell’ultimo Convegno di Napoli del 17 giugno decorso – hanno discusso e portato all’esame dei competenti ministeri molti e complessi problemi interessanti l’economia marinara. Sino ad oggi le Camere di commercio marittime si sono riunite 6 volte ed hanno esaminato 44 argomenti. Nell’ultimo Convegno, che fu presenziato dal sottosegretario alla Marina mercantile onorevole Salerno, sono state esaminate, fra le più importanti, le seguenti questioni: a) riforma del Registro navale italiano: la proposta ha trovato consenziente il Ministero della marina mercantile, il quale ora attende, con la collaborazione di una Commissione, allo studio per la revisione della legge 1947; b) proroga delle leggi sulle costruzioni navali; c) riparazione dei danni di guerra ai porti: l’invocato intervento dello Stato per le opportune previdenze finanziarie è in esame da parte dei competenti ministeri, con l’accordo di massima sulla tesi sostenuta dalla Sezione delle Camere marittime, cioè concorso finanziario del Governo in applicazione della legge 1942; d) crisi del piccolo cabotaggio; e) pilotaggio obbligatorio nei porti: la proposta è stata accolta dal Ministero della marina mercantile, il quale ha regolamentato in questi giorni tutta la materia secondo le proposte formulate dall’Assemblea delle Camere; f) Consorzio autonomo per il porto di Napoli: è stato redatto lo statuto costitutivo; 104 Stefano Brun g) smistamento fra i porti meridionali dei piroscafi in arrivo in Italia: è in studio presso i Ministeri della marina mercantile e dell’industria e commercio il piano per una più razionale distribuzione del naviglio con trasporti di merce di massa; h) esercizio della pesca in Adriatico: sono state date assicurazioni dal Ministero per la difesa marina per una valida protezione della pesca nelle acque territoriali, e dai ministri della Marina mercantile e degli Affari esteri per la stipulazione di un accordo con la Jugoslavia per la delimitazione della linea di rispettiva competenza. La convocazione del VI Convegno ha avuto luogo ieri per la trattazione di numerosi argomenti. Indagini presso le Camere di commercio Durante gli ultimi mesi si è avuta occasione di compiere alcune indagini presso le Camere di commercio, allo scopo di raccogliere notizie da servire: 1. a raccogliere documentazioni per prospettare determinati problemi e richieste agli organi di governo; 2. a fornire alle Camere di commercio notizie e dati di raffronto di reciproca utilità. Fra le indagini eseguite più di recente sono da ricordare le seguenti: a) sugli introiti camerali, allo scopo di controbattere la cifra di 4 miliardi attribuitaci con tutta parvenza di autenticità, ma da noi ritenuta di molto superiore al vero; b) sui contributi delle Camere di commercio in favore degli enti turistici e delle iniziative turistiche: essa è valsa a smentire l’osservazione fatta in sede di Commissariato del turismo, secondo cui le Camere di commercio fanno poco o nulla per questo settore; c) sui danni di guerra agli edifici di proprietà delle Camere di commercio e sull’eventuale concorso dello Stato per le opere di ricostruzione; d) sull’ammontare dei fondi depositati presso le Camere di commercio per le migliorie boschive (in relazione alla richiesta di pagamento dell’IGE sui fondi medesimi); e) sull’attrezzatura degli Uffici di statistica, in vista della preparazione dei lavori per il censimento industriale e commerciale; f) sulle modalità e sul carattere della riforma della legislazione sui magazzini generali; g) sulla progettazione e sul finanziamento delle costruzioni di case per i dipendenti camerali; h) sull’opera di assistenza e previdenza in favore del personale camerale in caso di malattia. 105 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Nuova sede dell’Unione Volgendo al termine la mia Relazione, sono lieto di annunciare che finalmente gli uffici dell’Unione hanno potuto collocarsi in una sede che risponde perfettamente alle nostre esigenze. Com’è noto, la Camera di commercio di Roma ha ospitato generosamente la nostra Unione sin dal suo sorgere, assegnandole alcuni locali nella stessa sede degli uffici camerali di via de’ Burrò. Ma col successivo sviluppo dei servizi dell’Unione si rendeva assolutamente necessario trovare una sistemazione più adeguata. Dobbiamo ringraziare nuovamente la Camera di commercio di Roma se è stato possibile disporre di un ampio appartamento di dodici locali in posizione centralissima, e precisamente nel palazzo della Galleria di piazza Colonna, nei quali già da un mese sono stati trasferiti gli uffici dell’Unione. I locali messici a disposizione hanno bisogno però di alcune opere di adattamento, a cui si sta provvedendo. Inoltre si rende necessario provvedere all’impianto dei servizi e all’acquisto di mobilio, nonché all’arredamento dei nuovi uffici. Su tale argomento sarà riferito a parte. Quello che importa rilevare è che siamo ormai in condizione di dare agli uffici dell’Unione uno sviluppo adeguato; di disporre di una nostra sala consiliare, di una saletta per le riunioni, di un locale per il collegio dei revisori, di una biblioteca; e di attrezzare anche una sala dotata dei necessari servizi, che sarà messa a disposizione dei signori presidenti delle Camere di commercio, i quali trovandosi a Roma potranno disporre per tal modo di un luogo di convegno e della possibilità di far eseguire Commissioni, lavori di copia ecc. Naturalmente, per venire incontro alle opere straordinarie apportate per questi lavori si renderà necessario un contributo delle Camere in ragione di 5-5,5 milioni. Non voglio lasciar trascorrere questa occasione senza rivolgere al presidente della Camera di commercio di Roma, Costantino Parisi, il mio ringraziamento più sincero e affettuoso per l’assistenza che non ha mai mancato di offrirci in tutte le fasi della sistemazione della nuova sede dell’Unione. Egli, quale nostro vice presidente, è stato incaricato dal Consiglio di seguire dal punto di vista amministrativo l’esecuzione dei lavori di adattamento. Stato delle adesioni Chiudo questa rassegna fornendo i dati statistici delle adesioni alla nostra Unione. Su 91 Camere di commercio italiane 89 sono aderenti, compresa quella tanto cara di Trieste, il cui presidente prende parte attivissima a tutte le nostre manifestazioni. Mancano due adesioni: quelle di Terni e di Modena. La Camera 106 Stefano Brun di commercio di Terni, pur non avendo aderito all’Unione, ha sempre intrattenuto con essa cordiali rapporti e collabora attivamente alla raccolta di dati e notizie, alle indagini ecc. La Camera di Modena, da poco aderente all’Unione, si è distaccata dopo l’Assemblea del 19-20 novembre scorso perché, così scrive il suo presidente, con le deliberazioni adottate da quell’Assemblea le Camere di commercio hanno cessato di esistere, per tornare ai Consigli provinciali delle corporazioni; pertanto, conclude il presidente della Camera di commercio di Modena, l’Unione delle Camere non avrebbe più alcuna funzione utile da assolvere. Spero che questo parere non sia condiviso dalle altre Camere di commercio d’Italia, neppure da quelle che nell’Assemblea del novembre si sono trovate in disaccordo con l’espressione della maggioranza. Finché si lavora assieme, discutendo apertamente e liberamente fra noi, c’è sempre modo di intenderci e di rettificare via via le posizioni al lume dell’esperienza e secondo le possibilità che si manifestano. Anche la critica può essere costruttiva, non certamente l’astensione. Se noi saremo invece disuniti e discordi non costruiremo nulla, non compiremo mai un passo avanti e ci faremo superare dal progresso dei tempi e da istituti concorrenti. Noi vogliamo, invece, manifestare il nostro vigore e risorgere e potenziarci, per continuare ad essere la genuina espressione del complesso delle forze economiche e produttive del Paese. (Applausi vivissimi) [...] 107 Relazione del presidente all’Assemblea generale tenuta presso la Camera di commercio, industria e agricoltura di Roma il 20 maggio 1949 Egregi colleghi, molte cose che vi dirò vi sono già note, perché hanno già fatto oggetto di circolari o sono state materia del nostro “Foglio di comunicazioni”. Questo mira a tenervi informati di mano in mano che vi è qualche cosa di nuovo che interessa la vita delle Camere di commercio. Ma la Relazione che ho l’onore di esporre in occasione dell’Assemblea ha il duplice scopo di: 1. fare il punto dell’attività esplicata e di quella in corso, inquadrandola opportunamente, perché sia possibile scorgerne il filo conduttore che ci guida nella nostra azione quotidiana; 2. sottoporre l’operato della Presidenza dell’Unione all’esame e alla critica delle Camere associate, in modo da poter rettificare tale operato secondo la volontà dell’Assemblea. L’ultima Assemblea è stata tenuta, come si ricorderà, il 22 dicembre 1948. Sono passati cinque mesi. Vi sono quindi debitore di una rassegna che corrisponde ai primi mesi di vita dell’Unione nella sua nuova sede, dove finalmente essa può disporre di uffici adeguati ai bisogni e che vanno di mano in mano attrezzandosi. Congresso mondiale delle Camere di commercio Come già è stato comunicato, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha autorizzato l’Unione delle Camere di commercio a organizzare in Roma, nell’occasione dell’Anno Santo, un Congresso delle Camere di commercio di tutti i paesi del mondo. Sono lieto di annunciare che il capo dello Stato Luigi Einaudi ha accordato il suo alto patronato a questa iniziativa. Egli si è anche compiaciuto di accompa109 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale gnare questo gesto generoso con parole di plauso, di simpatia e di augurio, di cui gli siamo sentitamente grati e ci sentiamo onorati. Questa manifestazione, come vedete, nasce sotto buoni auspici. Già i lavori preparatori procedono alacremente d’intesa col Ministero dell’industria e commercio, che ci segue con interesse. Abbiamo preso contatto con tutte le Camere di commercio del mondo, presso le quali abbiamo raccolto le leggi, gli statuti, i regolamenti e le norme che presiedono al funzionamento e all’attività di tali istituti. Dai paesi dell’Europa, da quelli dell’America del Nord, dalle numerose repubbliche dell’America del Sud e Centrale, da quelli dell’Australia, da quelli che s’affacciano sull’Oceano Indiano, dalle Filippine, dai paesi del continente africano abbiamo raccolto un copioso materiale documentario, nei testi originali e integrali, che rappresenta una fonte di studio di cui nessuno sinora dispone in forma così completa e aggiornata. Da questi preziosi elementi sarà possibile ricavare una sintesi comparativa sulla legislazione degli istituti camerali nei vari paesi del mondo: sintesi che rappresenterà un cospicuo contributo italiano in questo campo, privo sinora di studi del genere. In questa occasione dovremo dare prova della nostra capacità organizzativa e del nostro spirito di ospitalità. Pertanto occorrerà dedicarci seriamente alla preparazione di questo Convegno che chiamerà a Roma le più alte e significative personalità del mondo economico internazionale. Sono sicuro che le Camere di commercio ci presteranno la loro valida collaborazione perché questa manifestazione riesca all’altezza dei nostri intendimenti. Già varie Camere di commercio hanno avanzato proposte di visite e convegni da tenere in connessione con il Convegno romano. Pertanto si renderà opportuno stabilire un coordinamento fra le varie iniziative. Congresso della Camera di commercio internazionale Fra giorni una delegazione di presidenti di Camere di commercio si recherà a Québec a rappresentare le Camere di commercio italiane al Congresso della Camera di commercio internazionale. È inutile illustrare a voi l’importanza di tale consesso. Tutti i paesi vi sono rappresentati con delegazioni numerose. L’Italia evidentemente non poteva mancare. È vano chiedere e desiderare di partecipare alla vita economica e politica internazionale, di allargare gli scambi dell’Italia con tutti i paesi del mondo, di esercitare un prestigio negli ambienti internazionali e di cooperare con gli altri paesi a costruire un vasto ed operoso mondo economico, se rimaniamo assenti nelle occasioni che si presentano di volta in volta. Di fronte a delegazioni forti di 110 Stefano Brun centinaia di componenti, per alcuni paesi, abbiamo sentito che incombeva anche su di noi il dovere di organizzare un’adeguata rappresentanza italiana, che non fosse troppo sproporzionata agli interessi italiani nel mondo. Perciò ci siamo assicurati da tempo la partecipazione a Quebec di un gruppo di presidenti di Camere di commercio. È bene commisurare il sacrificio finanziario che questa partecipazione importa all’importanza della manifestazione. Le Camere di commercio che intervengono a Québec sono sette, prima fra esse, mi è caro centellinarlo, è la Camera di commercio di Trieste, che anche in questa occasione è fraternamente congiunta alle altre parti d’Italia, dalle quali non si è mai sentita disunita. Vi devo fare un altro annuncio che accoglierete con viva soddisfazione. Il ministro onorevole Ivan Matteo Lombardo farà parte, e naturalmente ne sarà il massimo esponente, della nostra delegazione. Di ciò esprimo al ministro il nostro animo grato, certo di interpretare i sentimenti dell’Assemblea. Ci siamo premurati di portare al Congresso di Québec un contributo attivo di studi e di interventi sui diversi problemi posti all’ordine del giorno. Le Relazioni a stampa che verranno presentate dalla delegazione camerale a Québec, con traduzioni integrali o riassunte nelle principali lingue adottate al Congresso, sono le seguenti, di cui una sarà presentata in seduta plenaria dalla Camera di commercio di Torino e rappresenta un ampio studio predisposto dal dottor Cesare Minola, presidente di quella Camera, sul problema delle Unioni economiche regionali e la collaborazione economica internazionale. Le altre verranno presentate nelle diverse riunioni di gruppo, e sono: – capitano Antonio N. Cosulich: Coordinamento delle tariffe ferroviarie del Centro Europa in relazione al movimento dei porti del Nord Europa e dell’Adriatico e Tirreno; – ingegner Stefano Brun: Semplificazione dei viaggi aerei e turismo aereo; – senatore dottor Giuseppe Caron: Il servizio di distribuzione dei prodotti farmaceutici in Italia. Struttura, costi, statistiche; – dottor Francesco Manzitti: Trasporti per mare; – grande ufficiale Costantino Parisi: I conflitti fra marchi registrati e non registrati nei rapporti internazionali; – commendator Giuseppe Corridori: Arbitrato commerciale; – professor Giacomo Devoto: Ostacoli amministrativi al commercio e ai viaggi; – professor Guglielmo Tagliacarne: Gli studi di mercato in Italia e gli indici territoriali della capacità di acquisto e della concentrazione economica. Nell’occasione del Congresso di Québec è prevista una riunione fra gli esponenti delle Camere di commercio dei paesi più importanti per concretare l’adesione ufficiale della Camera di commercio internazionale e delle sue Sezioni nazionali al nostro Congresso per l’Anno Santo a Roma. Allo stesso scopo, fare111 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale mo delle visite alle principali Camere di commercio del Canada, di New York e di Washington per invitare personalmente i loro presidenti a partecipare al nostro Congresso. Delegato delle Camere di commercio alle trattative tariffarie di Annecy Domani terremo un’apposita sedata della nostra Assemblea per trattare i problemi nascenti dal progetto della nostra nuova tariffa doganale e dalle trattative tariffarie che si stanno svolgendo ad Annecy fra le delegazioni di un gran numero di paesi. Oggi non dobbiamo intrattenerci su questo tema, ma mi preme di far rilevare il valore della nostra partecipazione ai lavori della delegazione italiana. Essa è costituita esclusivamente di alti funzionari delle amministrazioni statali. Erano stati pure invitati degli esperti, i quali dovevano stare ad Annecy, in forma privata, per dare, se del caso, qualche parere su questo o quel punto. Le Camere di commercio sono state rappresentate dall’onorevole avvocato Enzo Storoni, già sottosegretario di Stato al Ministero del commercio estero. Le Camere interpellate hanno tutte risposto col massimo favore a tale designazione. D’altro canto l’onorevole Storoni ha accettato l’incarico con entusiasmo, impegnandosi a fondo ed alacremente ad assolvere il suo non facile compito. Le Camere di commercio hanno ora avuto la soddisfazione – ve lo annuncio con vivo piacere – di vedere che il proprio delegato, onorevole Storoni, è stato riconosciuto dal Ministero degli affari esteri quale consulente ufficiale della delegazione italiana, così che egli potrà prestare una collaborazione attiva, efficace, passo per passo ai lavori della delegazione e far sentire il pensiero e i voti che le Camere di commercio esprimeranno nel Convegno di domani. Segnalo la cosa con soddisfazione, anche perché questo esempio mostra il vantaggio che si può ottenere quando le Camere di commercio si muovono in comune e agiscono unitariamente sapendo scegliere uomini che possono imporsi per il loro prestigio personale e la loro capacità, e che nello stesso tempo hanno l’autorità che ad essi deriva dal poter dire che rappresentano globalmente tutte le Camere di commercio, industria e agricoltura d’Italia. Sezione marittima Un’attività che merita di essere segnalata in questa Assemblea è quella delle varie Sezioni e Commissioni permanenti che si occupano in seno all’Unione di particolari settori e problemi economici. 112 Stefano Brun Anzitutto va ricordata l’attività della Sezione delle Camere di commercio aventi giurisdizione marittima. La fortuna di questa Sezione si deve a varie circostanze, che si possono così riassumere: 1. I problemi marittimi sono di grande interesse per la vita economica italiana, sono appassionanti, e ad essi le Camere di commercio marittime prestano un’assidua cura. 2. Abbiamo l’onore di avere fra noi il dottor Manzitti, che nella sua veste di presidente del Consiglio superiore della marina mercantile si trova in grado di portare in seno a tale alto consesso i problemi marittimi che interessano le nostre Camere di commercio. Basterà ricordare l’ampia relazione che egli ha fatto a Venezia in occasione dell’ultima riunione della nostra Sezione marittima, per avere un’idea della grande utilità offerta dalla collaborazione del nostro collega, a cui rivolgo un vivo ringraziamento. 3. Il ministro della Marina mercantile, onorevole Saragat, e specialmente l’onorevole Salerno, hanno sempre mostrato una particolare benevolenza verso la nostra Sezione marittima. Non vi è stato voto, emesso da detta Sezione, che non sia stato o accolto, o almeno preso in serio e attivo esame dal Ministero della marina, il quale ha sempre seguito tutti i lavori dei nostri convegni marittimi. Ecco un breve elenco dei problemi marittimi trattati dalla Sezione, e che hanno dato luogo a risoluzioni, parte delle quali è stata realizzata in provvedimenti legislativi e ministeriali e parte è in corso di studio presso il Ministero della marina mercantile. Negli ultimi due convegni tenuti nel 21 dicembre 1948 e nell’aprile 1949 dalla Sezione marittima sono stati esaminati svariatissimi argomenti, interessanti: a) la ricostruzione ed il potenziamento della flotta mercantile e la ripresa dell’attività cantieristica (questi due argomenti hanno trovato la loro risoluzione in razionali previdenze nella recente legge Saragat); b) i servizi, le attrezzature portuali ed i fabbricati adibiti a magazzini annessi ai porti. Per i fabbricati distrutti, l’Unione è riuscita ad orientare il proposito del Ministero dei lavori pubblici nel senso di ammettere l’applicazione della legge 1940 art. 27 nei confronti delle Camere di commercio, considerate enti locali agli effetti della ricostruzione degli stabili stessi di proprietà delle Camere ed in servizio del traffico portuale. Si sono ottenuti poi provvedimenti, in conformità alle richieste formulate dalla Sezione marittima, in riguardo ai seguenti oggetti: 1. revisione delle voci di tariffa e delle norme di lavoro nei porti. È stato affidato il compito dal Ministero della marina mercantile ad una Commissione costituitasi presso l’Unione e che ha già iniziato i lavori; 2. compilazione periodica di un Bollettino dei noli di piccolo cabotaggio per le rotte normali e per normali trasporti di merce che si effettuano tra i porti nazio113 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale nali. La pubblicazione vedrà la luce in breve a cura della Segreteria dell’Unione, che è affiancata da una Commissione di tecnici; 3. ammissione di un rappresentante dell’Unione in seno alla Commissione per i piani regolatori dei porti (nella persona del professor Gaetano Serino). Detta Commissione siede presso il Ministero dei lavori pubblici ed esamina e coordina, sotto gli aspetti sia tecnici sia amministrativi, i problemi riguardanti i programmi di lavoro per ripristino ed integrazione di strutture portuali; 4. difesa dell’attività peschereccia – gravemente insidiata finora – lungo le coste orientali dell’Adriatico e concessioni di pesca lungo le coste jugoslave, notoriamente più popolate di prodotti ittici pregiati. L’una e l’altra proposta sono state realizzate attraverso il recente accordo italo-jugoslavo, in cui si sono inserite specifiche e chiare clausole a riguardo. L’accordo è stato trattato da una Commissione con a capo il senatore Bastianetto, membro della Giunta camerale di Venezia. A detta Commissione l’Unione fece pervenire tempestivamente quanto elaborato in materia dalle Camere di commercio di Ancona, di Bari, di Ravenna e di Venezia, nonché i voti espressi ripetutamente dalla Sezione marittima. Commercio estero Un’altra Commissione permanente che ha lavorato attivamente è quella per lo studio dei problemi del commercio estero, presieduta dal nostro vice presidente, grande ufficiale Parisi. Sui lavori della Commissione troverete nei nostri “Fogli di comunicazioni” numerose citazioni ed ampi resoconti. Chi segue la nostra attività del commercio estero, frequentando gli uffici e prendendo contatto coi funzionari dell’Unione, avrà potuto fare le seguenti considerazioni: 1. il lavoro da compiere è importantissimo, complesso e ponderoso; 2. le Camere di commercio sono vivamente interessate in questa attività; 3. c’è molto da fare, non solo per seguire le pratiche contingenti e cercare di essere presenti in tutte le Commissioni e i Comitati nei quali si trattano le questioni del commercio estero, ma specialmente per portare un contributo serio allo studio di fondo di tali questioni e alla conclusione degli accordi commerciali; 4. occorre pertanto mettere l’ufficio in grado di assolvere degnamente compiti così gravi e complessi. All’inizio della nostra attività eravamo completamente lasciati fuori da questo settore. Né il Ministero del commercio estero, né l’Istituto del commercio estero, né il Ministero degli affari esteri ricorrevano a noi. Ora il nostro inserimento è completo in ogni fase di studio e in ogni tipo di azione. Ma non basta essere stati ammessi a partecipare a questa attività, che tanto ci sta a cuore, non basta aver avuto la soddisfazione di essere interpellati nella stipulazione degli accordi 114 Stefano Brun commerciali coi vari paesi e di sentire che la nostra collaborazione è desiderata e sollecitata col più vivo interesse, bisogna saper dimostrare che siamo in grado di assolvere i nostri compiti. La conclusione di queste osservazioni è che vi chiedo di collaborare attivamente col nostro Ufficio del commercio estero mediante la partecipazione personale dei vostri elementi competenti in questo campo e attraverso la comunicazione di notizie e di studi e la segnalazione dei punti di vista, dei bisogni, dei suggerimenti delle varie Camere di commercio. Insegnamento tecnico e commerciale Un’altra Commissione che, sebbene abbia da poco iniziata la sua attività, si è mostrata molto attiva ed utile è quella per l’insegnamento tecnico e i convegni culturali, presieduta dal professor Devoto. La Commissione si è occupata di varie questioni concernenti l’istruzione tecnica superiore e quella media nelle varie specialità e ha chiamato intorno a sé preziosi collaboratori quali il presidente dell’Unione nazionale dei Consorzi per l’istruzione tecnica e, sotto forma di osservatori, alti funzionari dei Ministeri della pubblica istruzione, del lavoro e previdenza sociale e dell’industria e commercio. L’attività di questa Commissione avrà modo di esplicarsi nel prossimo novembre, quando verrà organizzato un Convegno dell’istruzione professionale presso la Camera di commercio di Firenze. Nel campo della cultura tecnica è infine da segnalare la ricostituzione avvenuta, per opera della nostra Unione, del Gruppo italiano della Società internazionale per l’istruzione commerciale. Alla vita di questa Società, prima della guerra, l’Italia partecipava attivamente attraverso un gruppo numeroso di esponenti dell’istruzione tecnica e professionale. Durante la guerra il Gruppo italiano era andato disperso. L’utilità di questa organizzazione internazionale, che ha in lutti i paesi di alta cultura una sua Sezione, ha fatto sentire il bisogno di ridare vita al gruppo italiano. Le Camere di commercio hanno sempre dimostrato un vivo interesse a questa istituzione e costituivano, anche prima della guerra, il nucleo più importante della Sezione italiana. L’Unione ritenne suo dovere promuovere la ricostituzione di detto Gruppo. L’iniziativa ha raccolto prontamente l’adesione entusiastica di una trentina di Camere di commercio, di alcune facoltà universitarie di scienze economiche, istituti tecnici e scuole professionali di ogni ramo e di ogni parte d’Italia, oltre ad enti economici, a società private e singoli studiosi. È stato così possibile convocare una prima Assemblea di soci, che ebbe luogo giorni fa presso 115 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale l’Unione, e procedere alla nomina di un Consiglio direttivo provvisorio che ha, come primo compito, quello di stabilire il suo statuto e di estendere l’organizzazione chiamando attorno a sé le associazioni sindacali, gli enti economici, i Consorzi per l’istruzione tecnica, le scuole, le società private e gli studiosi che svolgono la loro attività in questo campo e hanno interesse nello sviluppo dell’istruzione tecnica professionale nei suoi vari gradi e settori. Il Gruppo italiano è dunque ricostituito e ha ormai vita propria. Ad esso l’Unione delle Camere di commercio porge l’augurio di un fecondo lavoro, assicurandogli tutta la sua simpatia e la sua assistenza, in segno dell’importanza che le Camere di commercio attribuiscono ai problemi della cultura, alla preparazione dei tecnici, al potenziamento dei laboratori e gabinetti di ricerche, alla necessità, infine, che la vita economica si avvalga sempre più dei metodi scientifici e dei risultati di indagini e studi, abbandonando l’empirismo e l’improvvisazione. Riforma delle Borse valori Si ricorderà che la nostra Unione, appoggiandosi pure alla collaborazione di alcune Camere di commercio, e specialmente quelle di Roma, di Torino, Milano e Genova, si è da tempo vivamente interessata per studiare la riforma delle Borse valori, anche allo scopo di contrastare una vivace azione che si sta svolgendo, tendente a sottrarre al Ministero dell’industria e commercio – al centro – e alle Camere di commercio – alla periferia – gran parte dei loro poteri di vigilanza e di cura su detti istituti. Speriamo di aver parato in tempo le mosse degli interessati e di riuscire a far trionfare il principio che le Borse valori non servono gruppi o interessi particolari, ma costituiscono uno strumento della vita economica moderna, utile alla produzione e agli scambi, nonché alla formazione del risparmio e degli investimenti più proficui. E per ciò devono essere sottoposti, in primo luogo, alla vigilanza del Ministero dell’industria e commercio e a quella, sul posto, delle Camere di commercio. Colgo l’occasione per richiamare l’attenzione dell’Assemblea sui problemi delle Borse valori, a prescindere dalla questione contingente sopraccennata. È un fatto – e l’andamento dei corsi dei titoli e lo scarso numero delle trattazioni, almeno quelle ufficiali, stanno a dimostrarlo – che il pubblico dei risparmiatori nutre un senso di sfiducia o quanto meno un disinteresse nelle Borse valori. Questi istituti hanno bisogno di aggiornarsi e di attrarre la simpatia e la confidenza dei risparmiatori. Il problema è complesso e richiede uno studio approfondito sul funzionamento delle Borse in Italia e degli istituti similari stranieri. Tutte le 116 Stefano Brun Camere di commercio, e massimamente quelle dei centri borsistici, hanno interesse al miglioramento delle Borse valori. Perciò è nostra intenzione rivolgere le massime cure a questi istituti e allo studio del loro efficiente funzionamento. Spedizionieri e magazzini generali Abbiamo trattato in diverse sedi il progetto di revisione della legislazione, che risale agli anni 1940 e 1941, per l’esercizio dell’attività di spedizioniere. E ci siamo occupati dei due problemi riguardanti, cioè, l’esercizio dell’attività di spedizioniere terrestre e di spedizioniere agente raccomandatario. Il Ministero dell’industria e commercio ha convenuto nell’opportunità della revisione della legislazione nella sua integrale attuale impostazione. Inoltre il Ministero ha convenuto nella proposta sostenuta dall’Unione di affidare alle Camere di commercio il compito della formazione e revisione degli Albi degli spedizionieri. Quanto prima sarà nominata la Commissione che dovrà collaborare con il Ministero per il nuovo disegno di legge. Le Camere di commercio saranno rappresentate da un delegato dell’Unione. Abbiamo partecipato ai lavori del Congresso nazionale dei magazzini generali e, a mezzo di rappresentanti delle Camere, abbiamo prospettato alcune questioni in ordine al funzionamento dei magazzini, aderendo alla proposta per la riforma della legislazione concernente la disciplina dei magazzini generali. È in relazione a tale determinazione che sono stati richiesti alle Camere di commercio suggerimenti e voti. Il Ministero dell’industria e commercio ha accolto il voto per la riforma della legislazione deliberato dal Congresso nazionale ed ha dato assicurazione che l’Unione sarà chiamata a collaborare in seno ad una Commissione di studio che esaminerà preventivamente la questione. Commissione centrale dei prezzi Fra le numerose Commissioni alle quali abbiamo partecipato, merita particolare segnalazione la Commissione centrale dei prezzi, che è stata convocata nel decorso quadrimestre otto volte. In seno alla Commissione sono stati trattati, tra i più importanti, i seguenti oggetti: 1. Determinazione dei prezzi delle sanse della campagna olearia 1947; 2. Revisione delle tariffe del gas; 3. Revisione delle tariffe degli acquedotti; 4. Revisione delle tariffe per trasporti ferroviari (primo e secondo aumento); 117 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 5. Determinazione del sopraprezzo di energia termoelettrica per conto del Centro Sud. Rappresentanze delle Camere di commercio L’Unione non ha lasciato passare nessuna occasione per cercare di ottenere una più adeguata rappresentanza delle Camere di commercio nei Consigli superiori dei ministeri di natura tecnica, negli enti ed istituti attinenti al campo di azione delle Camere di commercio. È di questi giorni la nomina di un nostro rappresentante nella Commissione centrale per i piani regolatori dei porti, nella persona del professor Gaetano Serino; mentre abbiamo chiesto anche direttamente al Ministero dell’industria e commercio di poter avere un’adeguata rappresentanza degli istituti camerali nel Consiglio superiore dell’emigrazione, in quello dell’agricoltura, in quello delle miniere, in quello dei trasporti e nel Consiglio superiore di statistica. Intanto abbiamo avuto affidamenti autorevoli per quanto si riferisce ai Consigli superiori dei trasporti, dell’agricoltura e delle miniere. A proposito della rappresentanza degli istituti camerali presso i vari enti economici, debbo annunciarvi che il presidente dell’Unione delle Camere di commercio è stato recentemente chiamato a far parte del Consiglio generale della Camera di commercio internazionale di Parigi. In detto Consiglio l’Italia non aveva nessun rappresentante delle Camere di commercio, nonostante il nome di questa gloriosa istituzione, nella quale proprio le Camere di commercio danno tanta attività e mostrano tanto interesse. Il presidente della vostra Unione in questa veste avrà l’onore di rappresentare le Camere di commercio italiane in seno a detto Consiglio, per la prima volta, in una riunione convocata a Québec, alla vigilia dell’inizio del Congresso. Problemi del traffico aereo mercantile Un’altra iniziativa della quale, proprio in questi giorni, si è interessata la nostra Unione è quella in favore di un nucleo di studi sui problemi del traffico aereo mercantile dal punto di vista dell’interesse degli utenti. Un gruppo di promotori era sorto con questo intento e cercava un “campo di lancio”, sia pure di fortuna, per esplorare il cielo. L’Unione ha offerto il suo appoggio e ha ospitato i promotori dando la sua assistenza. È troppo presto per dire se l’iniziativa sia utile ed abbia in sé elementi per svilupparsi. Per ora è un’idea, un’aspirazione, ma 118 Stefano Brun potrebbe prendere piede e concretarsi. L’Unione la seguirà per vedere il da farsi, sentendo beninteso il parere e i consigli delle Camere di commercio che hanno interesse in questo problema. Per intanto questo gruppo di promotori ha prospettato l’utilità di organizzare un Congresso aeronautico italiano e di promuovere la costituzione in Italia di una Borsa dei noli aerei, analoga a quella già in atto a Londra, a Parigi e ad Anversa. Problemi economici Dobbiamo prepararci, per le prossime riunioni, a studiare a fondo alcuni problemi di grave importanza economica. Già se ne sono dati alcuni annunci in precedenti occasioni. Si tratta di problemi, come ho detto, di grave momento, che investono pure un aspetto politico, come avviene del resto per gran parte dei problemi economici nazionali. Credo che le Camere di commercio non possano sottrarsi al loro compito di esprimere un giudizio in sede nazionale, dato che appunto si tratta di questioni generali. Non possiamo lasciar passare problemi importanti per l’assetto economico del Paese, senza assumerci la responsabilità di fissare i nostri punti di vista, di farli presenti al Governo e di agitarli di fronte all’opinione pubblica. Enuncerò questi problemi, certo che riconoscerete con me la loro vitale importanza: – l’ente Regione e i suoi riflessi economici; – la riforma agraria; – l’avviamento commerciale (o “proprietà commerciale”). È vero che alcune Camere di commercio già hanno manifestato dei loro apprezzabilissimi pareri al riguardo. Ma di fronte a problemi nazionali dovremmo formulare un voto a base nazionale. La nostra Assemblea e il nostro Consiglio direttivo sono organi qualificati per tale scopo. Il dibattito sarà utile e fecondo e da esso sorgerà una visione il più possibile unitaria e concorde. Ma se anche non tutti i rappresentanti delle Camere di commercio saranno dello stesso parere, non per tanto dobbiamo rinunciare ad esprimere un’opinione e una linea di condotta. Un voto espresso da un’Assemblea imponente come quella delle Camere di commercio, anche se preso solo a grande maggioranza, avrà il suo peso e resterà quanto meno a testimoniare la vitalità, la sensibilità e il senso di responsabilità delle Camere di commercio italiane di fronte agli interessi e ai problemi che investono in pieno la vita economica, sociale e politica del Paese. Alla fine di questa rapida rassegna, permettetemi, egregi colleghi e amici, di esprimere un senso intimo di soddisfazione e di gratitudine per lo spirito di coesione che le Camere di commercio hanno dimostrato nel breve periodo di vita 119 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale della nostra Unione. Le numerose e frequenti riunioni dei delegati delle Camere di commercio che sono state tenute, i convegni e le discussioni, spesso assai animate, ma sempre assai utili, lo scambio continuo di circolari, di lettere, di pubblicazioni, i frequenti contatti effettuati attraverso visite personali hanno creato una feconda unità, un sentimento comune, una famiglia: una vera, simpatica famiglia. Lo spirito di comprensione e di solidarietà che le Camere di commercio hanno dimostrato è la prova che i dirigenti camerali hanno inteso tutta l’importanza di fare fronte comune e di presentarsi riuniti nelle molteplici occasioni nelle quali le Camere devono manifestare il loro pensiero su problemi economici di portata nazionale, nonché nell’azione di difesa e di potenziamento degli istituti camerali, che noi sosteniamo non certo per il gretto desiderio di valorizzare le nostre modeste e transitorie persone e la nostra opera, ma perché siamo convinti che le Camere di commercio sono utili oggi e lo saranno domani, non meno di quanto lo furono nel passato; in Italia, non meno di quanto lo siano in tutti i paesi del mondo. […] 120 Relazione del presidente all’Assemblea generale Roma, 10 febbraio 1950 Saluto alla Camera di commercio di Mogadiscio Eccellenze e colleghi, ho il piacere di iniziare questa Relazione annunciando che la famiglia delle Camere di commercio aderenti all’Unione si è accresciuta in questi giorni con l’adesione della Camera di commercio italiana per la Somalia. Sono certo di interpretare i vostri sentimenti inviando un cordiale saluto e un augurio alla consorella di Mogadiscio assicurandole tutta la nostra collaborazione e la nostra più schietta simpatia. In quest’occasione rivolgo un cordiale saluto anche ai nostri connazionali che in questi giorni riportano i colori della patria in terra d’Africa. Dovrei ora passare in rassegna l’attività svolta durante l’anno trascorso, ma chiedo venia se mi limiterò solo ad alcuni cenni molto rapidi e sommari, giacché un’esposizione esauriente mi assorbirebbe il tempo che desidero dedicare alla Rassegna dell’attività delle Camere di commercio, per la quale l’Unione ha compilato un rapporto distribuito in bozze di stampa. D’altronde le Camere di commercio hanno già avuto modo durante il corso dell’anno di essere informate e di seguire l’attività della loro Unione attraverso il “Foglio di comunicazioni”, le circolari e le frequenti visite che i dirigenti camerali hanno fatto ai nostri uffici in varie occasioni. Le Camere di commercio sul piano nazionale Compito essenziale dell’Unione è stato quello di portare le Camere di commercio sul piano nazionale; a questo fine si è orientata la nostra attività. Il compito non è sempre stato facile giacché i nostri istituti, pur gloriosi e attivissimi nelle 121 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale rispettive provincie, ove godono, per tradizioni e per meriti, di un grande prestigio, non disponevano sino al 1947 di un’organizzazione unitaria che potesse far sentire la loro voce collettivamente e potesse raccogliere armonicamente il pensiero e i voti dei ceti economici da ogni parte d’Italia. Perciò le Camere di commercio non partecipavano, se non raramente, alla vita degli organi centrali non perché fossero ignorate o sottovalutate, ma soltanto perché isolate nelle loro sedi periferiche. L’Unione rappresenta lo strumento tecnico che può consentire alle Camere di commercio di inserirsi organicamente sul piano nazionale portando al centro il contributo della loro esperienza e la voce di tutte le provincie. Troppo spesso gli organi centrali sono l’espressione di elementi che non conoscono la periferia, mentre è proprio da essa che affluisce la vita al cuore della Nazione, con i suoi problemi e le sue esigenze. Devo dire, per la verità, che il compito è stato reso difficile anche per talune resistenze interne, del resto spiegabili. La solidarietà è un bene che non si realizza in un sol giorno, ma è il frutto di un travaglio complesso e spesso lungo. Tutti i movimenti unitari richiedono tempo, pazienza, costanza e reciproca fiducia. Non basta deliberare di costituire un’Unione per essere veramente uniti, ma occorre vivere in comune, scambiarci le idee, renderci conto delle posizioni mentali degli altri, comprendere la molteplicità e talvolta il contrasto delle singole situazioni. Soprattutto occorre abituarci a vivere e agire in un clima sinceramente democratico. Dobbiamo persuaderci che se vogliamo contare qualche cosa sul piano nazionale dobbiamo mostrarci uniti e, per quanto possibile, concordi. Finché ci presenteremo sparpagliati come un nucleo di forze centrifughe, autonome, disunite e, peggio, discordi, non potremo creare quella forza nazionale delle Camere di commercio a cui miriamo e per la quale la nostra Unione è sorta. Quello che ho detto non è soltanto la mia convinzione personale, ma trova un’eco nella coscienza della grande maggioranza dei colleghi presidenti di Camere di commercio, ed essi lo hanno dimostrato in numerose occasioni di cui devo dare atto con vivo compiacimento. Bisogna però che il principio della solidarietà si generalizzi e si consolidi, anche se ciò possa talvolta costare il sacrificio di singoli punti di vista. Se volete, amici colleghi, che l’Unione sia forte, goda di prestigio e faccia sentire la sua voce che è poi la voce di voi tutti, dovete concorrere a rafforzare sempre più l’istituzione che voi avete creato, sorreggendola con la vostra autorità, col vostro consenso, con la vostra attiva partecipazione e collaborazione in ogni manifestazione. Consiglio dell’economia e del lavoro Una forma pratica per inserire le Camere di commercio nella vita nazionale è di farle partecipi degli organi centrali dell’amministrazione pubblica. Perciò 122 Stefano Brun abbiamo cercato di assicurare una rappresentanza delle Camere di commercio anzitutto nei Consigli superiori delle varie branche economiche. Già da due anni abbiamo una numerosa rappresentanza nel Consiglio superiore del commercio interno. Altri rappresentanti camerali partecipano ai lavori del Consiglio superiore delle miniere e di quello della marina mercantile, ove il rappresentante delle Camere di commercio, dottor Manzitti, è stato eletto presidente. Abbiamo assicurato una rappresentanza adeguata anche nel Comitato centrale del commercio estero e speriamo di poter avere i nostri esperti camerali pure nel Consiglio superiore dei trasporti, nel Consiglio superiore di statistica, in quello dell’emigrazione ed infine in quello che maggiormente ci interessa, cioè nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Non appena, più di un anno fa, si accennò alla costituzione di tale ente, previsto dall’art. 99 della Costituzione, abbiamo svolto il nostro personale interessamento presso ministri e presso parlamentari per far giungere a chi di dovere i voti delle Camere di commercio sulla formazione e sulle attribuzioni di detto istituto. Abbiamo avuto molte promesse, ma non sappiamo in quale misura esse verranno mantenute. Non è stato facile assicurarci una rappresentanza adeguata delle Camere di commercio, che per ora è limitata a un solo posto. Fra l’altro, ci è stato obiettato che le Camere di commercio sono organi locali e che esse non avrebbero ragione di essere rappresentate nel Consiglio dell’economia e del lavoro, ove dovrebbero entrare solo i rappresentanti di enti nazionali. L’esistenza dell’Unione delle Camere di commercio ha permesso di superare l’obiezione, del resto infondata ed assurda. Questa situazione si è ripetuta più volte in casi analoghi, nei quali siamo riusciti a introdurre una rappresentanza delle Camere di commercio solo in grazia all’esistenza dell’Unione, alla quale è stata deferita, in diversi casi, la designazione della rappresentanza camerale. È avvenuto che qualche Camera di commercio abbia contestato all’Unione il diritto di esprimere tale designazione, facendo pervenire il proprio dissenso sino al capo del Governo. Stiamo attenti, perché si può correre il rischio di perdere anche i pochi posti che riusciamo ad ottenere, e ad ogni modo si viene a togliere all’Unione quell’autorità e quel prestigio che d’altra parte si invocano. Le designazioni di una certa importanza, come quelle nei Consigli superiori, vengono sempre espresse dal Consiglio direttivo dell’Unione a norma del nostro statuto e a seguito di ponderato esame nel quale prevale il criterio della specifica competenza di caso in caso. Sono così assicurate le massime garanzie, dato che il Consiglio direttivo dell’Unione è costituito da oltre un terzo delle Camere aderenti, e sono rappresentate nel suo seno tutte le regioni d’Italia attraverso elezioni effettuate regione per regione. 123 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Del resto, nei casi di particolare importanza, la designazione può effettuarsi attraverso l’Assemblea delle Camere di commercio, cioè dal massimo organo dell’Unione. Non credo quindi che le Camere di commercio possano desiderare uno strumento più idoneo e più qualificato per esprimere dal loro seno una rappresentanza nei consessi nazionali, nei quali noi vogliamo far sentire la nostra voce perché siamo convinti che sia una voce genuina ed obiettiva degli interessi economici, visti attraverso il concorso di tutte le forze operanti, sia nella loro distribuzione territoriale sia nella loro composizione di settori e di branche d’attività. Oltre ai rappresentanti delle Camere di commercio in seno ai Consigli superiori, altri sono stati assicurati in numerosi Comitati e Commissioni, come nella Commissione centrale dei prezzi, nella Commissione per il piano regolatore per le costruzioni ferroviarie, nella Commissione per il coordinamento della legislazione valutaria, nella Commissione centrale per il rilevamento degli usi commerciali, nella Commissione centrale per gli elenchi degli spedizionieri, nell’Ente del turismo, nel Comitato ministeriale per i piani regolatori dei porti, nella Commissione permanente per l’istruzione professionale ecc. Camera di commercio internazionale Al Congresso della Camera di commercio internazionale, tenutosi lo scorso anno a Québec, le Camere di commercio italiane si sono presentate con una delegazione che è stata fra le più importanti, dopo quelle statunitense, inglese e francese. Esse hanno presentato relazioni a stampa che hanno destato vivo interesse e hanno dato luogo a importanti mozioni. In questo organismo, la cui importanza non ha bisogno di essere sottolineata, le Camere di commercio italiane non erano adeguatamente rappresentate, perciò abbiamo insistito perché ad esse fossero riserbati alcuni posti accanto ai rappresentanti delle altre nazioni. Si è così ottenuto l’inserimento di una quindicina di presidenti di Camere di commercio italiane nei Comitati tecnici della Camera di commercio internazionale sedenti a Parigi, mentre il presidente della nostra Unione è stato chiamato a far parte del Consiglio generale della Camera di commercio internazionale. Problemi del commercio estero Un settore nel quale abbiamo ritenuto che le Camere di commercio dovessero essere presenti – e in prima linea – è quello dei traffici con l’estero. La nostra 124 Stefano Brun attività in questo campo si esplica in due direzioni e cioè: 1. nella preparazione degli accordi commerciali; 2. nell’esame delle domande per la ripartizione dei contingenti. Abbiamo per tal modo collaborato alla preparazione degli accordi commerciali con 22 paesi: Inghilterra, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Austria, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Ungheria, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Iran, Brasile, Argentina, Uruguay. Per questo lavoro, per quello riguardante le richieste da avanzare al GATT, per quello concernente la formazione delle liste di merci da liberalizzare e per quello dell’esame delle domande di importazione ed esportazione abbiamo partecipato nel 1949 a oltre 300 riunioni tenutesi presso il Ministero del commercio estero, fra le quali 140 per l’esame delle domande di importazione in valuta, 50 per quelle d’importazione in clearing e 20 per quelle di esportazione. Inoltre, abbiamo partecipato attivamente al lavoro dei Comitati e delle Commissioni istituiti presso l’Istituto del commercio estero, nel quale per lungo tempo le Camere di commercio erano rimaste quasi estranee, mentre ora esse vi sono organicamente inserite, e la loro collaborazione è vivamente apprezzata. Esse sono state invitate a far parte delle Commissioni di studio per i problemi inerenti all’esportazione dei prodotti ortofrutticoli, dei prodotti caseari e del vino e liquori. La collaborazione delle Camere di commercio con l’ICE si è concretata felicemente in alcune occasioni, come nella ripartizione dell’esportazione del contingente dei guanti di pelle, affidata alla Camera di commercio di Napoli; dei guanti di maglia, affidata alle Camere di commercio di Firenze e di Pistoia; dei cappelli di paglia e di trecce, affidata alle Camere di commercio di Firenze, Ascoli Piceno, Modena e Vicenza. È di questi giorni, infine, il lavoro che abbiamo compiuto con il Ministero del commercio estero e con l’Istituto del commercio estero per assicurare la partecipazione di alcuni ottimi esperti, scelti nel seno degli amministratori camerali, nelle Commissioni tecniche che dovranno fra breve recarsi negli Stati Uniti per studiare le possibilità di una nostra maggiore esportazione: per ora i settori considerati sono quelli dei prodotti caseari, delle conserve alimentari e dei tessili. L’Unione ha pure ottenuto di far partecipare una rappresentanza delle Camere di commercio nella delegazione per la trattazione multilaterale delle tariffe doganali ad Annecy, dove l’avvocato Enzo Storoni ha saputo far valere i punti di vista delle Camere di commercio che erano stati formulati in due riunioni tenutesi a Milano e a Napoli. Devo infine ricordare l’importante Convegno indetto dall’Unione nel mese di ottobre fra i dirigenti dei servizi camerali del commercio estero, alla presenza di alti funzionari del Ministero del commercio estero. Gli scopi di tale Convegno erano rivolti in due direzioni: 1. attrezzare sempre meglio gli uffici che si occu125 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale pano dei problemi del commercio estero presso le singole Camere per favorire le esigenze degli esportatori e importatori nelle singole provincie; 2. mettere detti uffici in grado di poter offrire una collaborazione efficace al Ministero del commercio estero e all’Istituto del commercio estero. Uno dei risultati pratici conseguiti in tale Convegno è stata l’adozione di un certificato uniforme per tutte le Camere di commercio, che serve per corredare le domande degli operatori per il commercio estero. L’unificazione di tale certificato, richiesta dal Ministero del commercio estero per le sue esigenze, e desiderata altresì dalle Camere di commercio che avevano rilevato gli inconvenienti di certificazioni compiute in modo difforme da una provincia all’altra, ha costituito indubbiamente un mezzo di valorizzazione delle Camere di commercio in questo settore. Il certificato unico, deliberato in detto Convegno con la partecipazione volonterosa della grandissima maggioranza delle Camere di commercio, rappresenta una prova concreta di collaborazione che deve cementarsi sempre più. Perciò mi permetto di raccomandare di non prendere a questo riguardo iniziative singole per modificare le decisioni adottate collegialmente dalle Camere di commercio. Convegno dell’istruzione professionale Nella mia rapida scorsa delle varie iniziative compiute dall’Unione nell’anno passato, voglio ricordare il I Convegno per l’istruzione tecnico-professionale, al quale hanno partecipato, assieme ai delegati delle Camere di commercio, anche i rappresentanti delle amministrazioni centrali, delle università, dei provveditorati agli studi, dei consorzi per l’istruzione tecnica e un gran numero di privati studiosi. Le relazioni presentate e i dibattiti che si sono svolti hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica e del Governo sul delicato problema della formazione dei tecnici, degli operai qualificati, degli artigiani provetti e dei mezzi occorrenti per assolvere a questo importante compito, specialmente in un periodo di rimodernamento e aggiornamento delle attrezzature e dei metodi di produzione e di commercio. Ho tenuto a ricordare questo Convegno non tanto per sottolineare l’importanza dell’iniziativa dell’Unione delle Camere di commercio, quanto per ringraziare la Camera di commercio di Firenze e il suo presidente, professor Devoto, per la preparazione perfetta con la quale è stato organizzato questo riuscitissimo raduno fiorentino. Ancora nel campo culturale devo ricordare che l’Unione ha preso l’iniziativa di ricostituire la Sezione italiana della Società internazionale per l’insegnamento 126 Stefano Brun commerciale di Zurigo. L’iniziativa ha subito incontrato l’unanime consenso delle Camere di commercio, alle quali si sono uniti, in un secondo tempo, altri enti e privati studiosi, dando luogo alla definitiva costituzione del Gruppo italiano di detta Società, che svolge un’azione importante per la cultura commerciale, specialmente per mezzo di viaggi d’istruzione nei paesi esteri. L’anno scorso tale viaggio, a cui hanno partecipato varie Camere di commercio, fu compiuto nei paesi del Benelux, dove sono state visitate scuole commerciali, istituti d’istruzione tecnica e varie aziende industriali e commerciali. L’attività di studio della nostra Unione si è inoltre esplicata attraverso la partecipazione a vari Comitati, fra i quali ne ricordo alcuni: – Comitato universitario per lo studio della congiuntura economica; – Commissione per la costruzione dell’indice nazionale della produzione industriale; – Commissione per il calcolo dell’indice nazionale dei prezzi all’ingrosso; – Commissione per il calcolo dell’indice del costo della vita e per la determinazione dell’indennità di contingenza; – Commissione per la legislazione sulle mostre e fiere; – Commissione per la disciplina del commercio interno; – Commissione per la riforma della legge sul Consiglio superiore del commercio; – Commissione per la preparazione del censimento industriale e commerciale; – Commissione per la rilevazione statistica degli alberghi. Riforma della legislazione sulle Borse valori Il nostro vice presidente, grande ufficiale Parisi, ha curato con particolare amore le riunioni della Commissione istituita presso l’Unione fra i rappresentanti delle dieci Camere di commercio sedi di Borse valori per predisporre un progetto atto a dare a questi importanti istituiti una fisionomia e una funzionalità che meglio rispondano alle esigenze di convogliare i risparmi verso gli investimenti privati. Anche per le Borse merci l’Unione si è interessata per sollecitare la riapertura di questi moderni organismi della vita mercantile, che prima della guerra si erano sviluppati e si erano mostrati assai utili anche in Italia. […] 127 Verbale dell’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio [Roma,] 19 giugno 1950 […] 1. Comunicazioni del presidente Congresso mondiale delle Camere di commercio Brun rivolge alle Camere di commercio che hanno organizzato le visite post congresso l’espressione unanime dell’ammirazione dei congressisti e le loro parole di plauso per la vasta opera di ricostruzione riscontrata in Italia. Riferisce della recente riunione della Camera di commercio internazionale nella quale è stato istituito presso la stessa Camera di commercio internazionale un Comitato permanente, del quale faranno parte le Camere di commercio dei vari paesi del mondo. Detto Comitato si occuperà dei seguenti problemi: – struttura delle Camere di commercio (tecnica di organizzazione, ordinamento interno); – statuto delle Camere di commercio; – studi comparativi della legislazione delle Camere di commercio; – servizi pratici da rendersi ai membri delle Camere di commercio; – scambi di esperienze; – raccolta di bollettini e di annuari. Spese del Congresso Esse sono risultate molto al di sotto dei preventivi. Egli vorrebbe quindi sottoporre all’approvazione del Consiglio le modalità di impiego di questi fondi disponibili per incrementare l’attrezzatura dell’Unione (scaffalatura biblioteca per es.). 129 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale L’Assemblea dà delega al presidente di decidere lui stesso in merito. Brun continua comunicando che più tardi interverrà il ministro Togni e dichiara per l’occasione che all’on. Togni va il merito di aver dato una legge “qualunque” alle Camere di commercio senza che con ciò sia pregiudicato quello che le singole Giunte potranno deliberare sull’argomento. Sottolinea l’urgenza che il Parlamento discuta questa legge, data la crescente avversione manifestata verso le Camere di commercio da parte delle Confederazioni, le quali hanno persino stampato la carta da lettere di un organo interconfederale. Rivolge un caldo elogio alla perseveranza e pazienza del sen. Caron e rifà un po’ la cronistoria dell’attività svolta dall’Unione in favore del potenziamento dell’istituto camerale. «Purtroppo – continua Brun – avviene che se, dopo un colloquio di due ore, il ministro si mostra accogliente (senza che tuttavia resti una verbalizzazione dell’accaduto), per le altre 22 ore egli è a contatto coi sui funzionari». Ritiene che le difficoltà incontrate finora non siano dovute alle persone che dirigono l’Unione (applauso generale all’indirizzo dell’ing. Brun). Ricorda gli ultimi colloqui avuti dal sen. Caron col ministro, e i conseguenti miglioramenti al progetto che Caron è riuscito ancora a strappare. Dà lettura dei punti salienti della proposta di legge del ministro: 1. anzitutto si stabilisce la soppressione degli UPIC ed il passaggio delle loro attribuzioni alle Camere di commercio; 2. viene poi statuito che tutti i provvedimenti normativi di competenza degli enti locali che comunque interessino l’economia nell’ambito delle singole provincie devono essere emanati previo parere delle Camere; 3. le designazioni e le nomine dei rappresentanti locali delle categorie economiche che le leggi, gli statuti e i regolamenti richiedono per la composizione di organi di qualsiasi natura saranno fatte dalle competenti Camere, a meno che non sia diversamente disposto; 4. la speditezza dell’esecuzione delle delibere camerali, nei casi che ne sia richiesta l’approvazione del Ministero industria e commercio, è assicurata da una disposizione nella quale è stabilito che, trascorsi 30 giorni dalla comunicazione al ministro, le deliberazioni camerali si intendono senz’altro approvate; 5. anche la durata di eventuali regimi commissariali è limitata con questo provvedimento, che ne fissa il periodo massimo in tre mesi; 6. un’importante disposizione è quella che affida la tenuta del Registro delle ditte alle Camere di commercio, il quale tuttavia è soggetto al controllo di un giudice designato dal presidente del tribunale; 7. le attribuzioni e il campo d’azione delle Camere di commercio sono più ampi di quelli previsti in precedenti disposizioni. D’altra parte l’autonomia delle 130 Stefano Brun Camere di commercio non soffre limitazioni, ad esclusione della vigilanza esercitata dal Ministero dell’industria e commercio, che si esplica attraverso l’approvazione dei bilanci, delle piante organiche e del personale, dei regolamenti camerali, della stipulazione di mutui, della costituzione di aziende e servizi speciali. Per contro spetta alle Camere di stabilire la dotazione organica, l’assunzione, lo stato giuridico, il trattamento economico e quello di previdenza del proprio personale. Toccherà solo al Ministero di approvare il regolamento tipo in questa materia; 8. gli impiegati statali previsti nel progetto in esame sono soltanto due, e cioè il segretario generale ed il vice segretario generale. Essi vengono tratti da un ruolo che si chiama Ruolo statale del personale direttivo delle Camere di commercio, industria e agricoltura. Esso sarà costituito inizialmente dal personale direttivo degli attuali ruoli degli UPIC, che si intendono bloccati. Successivamente tale ruolo sarà alimentato mediante concorsi tra il personale delle Camere che sia in possesso dei requisiti prescritti; 9. si stabilisce che le spese per tutto il personale, anche per quello statale, gravano sul bilancio delle rispettive Camere, evitando in quest’ultimo caso il pagamento eseguito dal Tesoro e quindi rimborsato dalle Camere; 10. nelle disposizioni transitorie si stabilisce che capi ufficio statistica e capi ragioneria di ruoli statali attualmente in servizio vi rimangano, ma che i detti ruoli si intendono bloccati; 11. mentre è previsto che alla nomina dei consiglieri camerali si provvederà per elezioni fra le categorie economiche delle singole giurisdizioni, si stabilisce che in via transitoria, fino a quando non siano stabilite le relative norme, i consiglieri e i revisori dei conti saranno nominati dal Ministero dell’industria e commercio su designazione del prefetto, sentiti le associazioni e gli ordini professionali competenti; 12. non è ancora definita la modalità riguardante la nomina del presidente e del vice presidente della Camera, ben inteso come norma transitoria, e cioè se detta nomina spetterà al Ministero dell’industria e commercio oppure, con scrutinio segreto, al corpo dei consiglieri. Questi – conclude Brun – sono i cenni che egli è autorizzato a dare. Prega ora il sen. Caron di dire dell’altro, se crede. Avverte che le Camere di commercio hanno davanti a loro aperta la sede parlamentare. (Applausi generali) [...] 131 Relazione sull’attività del Consiglio direttivo dell’Unione nel biennio 1949-1950 presentata dall’ing. Stefano Brun all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio, industria e agricoltura il 21 dicembre 1950 Signori amministratori delle Camere di commercio, il Consiglio direttivo dell’Unione, nominato nell’Assemblea del 22 dicembre 1948, esaurisce in questi giorni il mandato affidatogli dall’Assemblea e pertanto, a nome del Consiglio stesso, mi faccio dovere di sottoporvi la presente Relazione sull’attività svolta nel decorso biennio. Sede e uffici L’inizio di tale periodo coincide con l’inaugurazione della nuova sede degli uffici dell’Unione, che ha avuto luogo alla presenza del sottosegretario all’Industria e commercio, onorevole Cavalli. Colgo l’occasione per rinnovare al presidente della Camera di commercio di Roma, grande ufficiale Parisi, il più vivo ringraziamento per avere dato all’Unione la possibilità di sistemarsi in una sede così centrale e propizia. Al nostro ingresso negli uffici di via Santa Maria in Via l’Unione risultava in subaffitto, ma attualmente siamo riusciti ad accordarci con l’Istituto dei beni stabili e abbiamo concluso un contratto diretto di affitto. La nostra sede è stata via via attrezzata per rispondere nel modo migliore ai bisogni dei nostri uffici. È da ricordare che l’Unione non aveva la benché minima attrezzatura né di mobilio né di macchine o altro, mentre attualmente disponiamo di mezzi normali per il funzionamento dei vari servizi. Anche il personale è stato leggermente aumentato in questo periodo e, per quanto esso sia ancora assai limitato di numero, il suo rendimento è abbastanza elevato e ciò si deve al fatto che è un personale selezionato che lavora con buona volontà. 133 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Le Camere di commercio sul piano nazionale Non è stato facile inserirsi rapidamente in tutti gli organi e le amministrazioni centrali in cui le Camere di commercio avevano diritto di essere rappresentate e sentite su ogni problema economico. Tuttavia dobbiamo riconoscere che siamo ormai riusciti ad assicurare alle Camere di commercio un’adeguata rappresentanza in numerosi enti, mentre continuiamo ad adoperarci assiduamente per ottenere che la voce degli istituti camerali sia sentita là dove ancora non ha modo di giungere. Questa azione per affermare le Camere di commercio in ogni campo dove il loro apporto può essere utile non è stata mossa dal desiderio generico di avere delle rappresentanze, ma è stata ispirata soltanto all’intento di apportare una collaborazione tecnica ed efficiente in tutti i settori dell’economia nazionale nei quali le Camere di commercio possono contribuire al miglioramento economico e al potenziamento dell’attività produttiva del Paese. Come risulta in altra parte di questa Relazione, le Camere di commercio sono ormai rappresentate, attraverso le segnalazioni espresse dall’Unione, in trenta enti diversi, costituiti da Consigli superiori, Commissioni ministeriali, Comitati, Enti nazionali e internazionali ecc., per un complesso di oltre cento delegati. Segnalo in modo particolare i rappresentanti camerali che fanno parte dei Consigli superiori dei vari ministeri, fra cui il vice presidente del nostro Consiglio direttivo, dottor Manzitti, che ricopre la carica di presidente del Consiglio superiore della marina mercantile, e i 12 delegati di Camere di commercio che fanno parte come membri effettivi del Consiglio superiore del commercio interno. Nel seno di tale Consiglio è stata recentemente creata dal ministro dell’Industria e commercio una speciale Sezione per le mostre e le fiere, la cui presidenza è stata affidata al presidente dell’Unione. Fra le Commissioni ministeriali ricordo anzitutto quella per l’accertamento degli usi generali del commercio, nella quale le Camere di commercio sono rappresentate dal grande ufficiale Nicola Garrone, professore di tecnica mercantile alla Facoltà di scienze economiche dell’Università di Roma e preside della Facoltà stessa; la Commissione creata presso il Ministero dell’industria e commercio per lo studio dei problemi dell’artigianato, nella quale le Camere di commercio sono rappresentate dal dottor Emilio Dalla Volta, membro della Giunta della Camera di commercio di Milano; la Commissione centrale dei trasporti, dove il professor Luigi Tocchetti, ordinario dell’Università di Napoli, rappresenta le nostre Camere di commercio; la Camera di commercio internazionale di Parigi, dove il presidente dell’Unione fa parte del Consiglio generale, mentre 12 rappresentanti di Camere di commercio sono stati inclusi in diversi 134 Stefano Brun Comitati internazionali di studi, attraverso i quali si esplica l’importante attività della Camera di commercio internazionale. Le Camere di commercio sono inoltre rappresentate, attraverso designazioni espresse dal Consiglio direttivo Quadro degli uffici dell’Unione SEGRETARIO GENERALE Sostituto Segretario generale Sezione marittima Commercio estero Ufficio legale e tributario Ufficio economico Credito e Borse Servizi amministrativi Trasporti e comunicazioni Istruzione tecnica e professionale Biblioteca Uffici presso l’Unione Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei Società per l’insegnamento commerciale dell’Unione, in seno al Consiglio superiore del turismo, nel Comitato centrale per il commercio estero presso il Ministero del commercio estero; nel Consiglio dell’Istituto del commercio estero; nella Commissione di studio per la riforma tributaria presso il Ministero delle finanze; nella Commissione per la Relazione economica presso il Ministero del tesoro; nel Consiglio superiore di statistica e in numerosi altri enti. 135 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Collaborazione nel campo internazionale Congresso mondiale delle Camere di commercio Non mi dilungherò a trattare del Congresso mondiale delle Camere di commercio tenutosi in Roma in occasione dell’Anno Santo, dal 24 al 26 aprile scorso, dato che tutte le Camere di commercio vi hanno partecipato e ne hanno seguito i lavori. Ricorderò soltanto che a tale Congresso hanno partecipalo 30 paesi stranieri con 87 Camere di commercio estere e 121 Camere di commercio italiane, Camere di commercio miste in Italia e Camere di commercio italiane all’estero. Erano pure rappresentate 11 Federazioni o Associazioni nazionali di Camere di commercio. In complesso dunque i partecipanti, compresi i delegati italiani, ammontavano a 627, in rappresentanza di 219 Camere di commercio e Federazioni di Camere di commercio. Desidero segnalare in modo particolare che al Congresso ha preso parte ufficialmente la Camera di commercio internazionale, la quale si è fatta rappresentare dal signor Giscard d’Estaing, membro del Consiglio generale della Camera di commercio internazionale. È la prima volta che a un Congresso mondiale delle Camere di commercio ha partecipato la Camera di commercio internazionale. Il Congresso, che si è inaugurato a Palazzo Venezia sotto il patronato e alla presenza del presidente della Repubblica e col discorso inaugurale del presidente d’onore del Congresso, onorevole Togni, si è concluso il 27 aprile con la indimenticabile udienza concessa in Vaticano dal Santo Padre, che ha impartito la solenne benedizione ai delegati delle Camere di commercio, rivolgendo ad essi un nobilissimo discorso sulla funzione civilizzatrice del commercio. L’Unione delle Camere di commercio, come si ricorderà, ha presentato in tale occasione un’opera compilata in cinque lingue, Le Camere di commercio nel mondo, nella quale sono riportate tutte le leggi e i regolamenti riguardanti l’organizzazione e il funzionamento delle Camere di commercio nei vari paesi. Accanto, e a integrazione della raccolta di leggi pubblicata in detta opera, è stato pure presentato, da parte della Camera di commercio industria e agricoltura di Roma, uno studio nel quale sono comparativamente esaminate funzioni e prerogative delle Camere di commercio nei vari paesi, e sono poste in risalto le diversità, talvolta notevolissime, delle origini, delle costituzioni, delle strutture, dei mezzi e dei fini cui attendono istituti che hanno ciò non di meno dappertutto lo stesso nome. Un’opera di questo genere non era stata mai pubblicata. Essa costituisce un materiale di documentazione per chiunque voglia studiare l’evoluzione e l’organizzazione delle Camere di commercio nel mondo. 136 Stefano Brun Il Congresso ha dato modo all’Unione di mettersi in contatto con le principali Camere di commercio dei vari paesi, le quali continuano ancora oggi, e speriamo continueranno anche per l’avvenire, a rivolgersi ai nostri uffici per chiedere notizie varie sulla situazione economica italiana, sulle possibilità di intrattenere scambi commerciali, di stabilire nuovi rapporti d’affari ecc. Prospetto numerico dei partecipanti al Congresso mondiale delle Camere di commercio (Roma, 24-26 aprile 1950)* Paesi Unioni, federazioni o associazioni nazionali Camere di commercio N. Partecipanti di cui signore Estero Argentina 1 1 3 1 Austria 1 2 10 4 Belgio 1 1 1 – Canada – 1 1 – Cecoslovacchia Cile Cuba Egitto Filippine Francia Germania Giappone Gran Bretagna Grecia India Israele Liechtenstein Lussemburgo Marocco Nicaragua Pakistan Portogallo Spagna Stati Uniti Svizzera Tunisia Turchia Ungheria Unione Sudafricana Venezuela – 1 – – – 1 1 1 – – – – – – – – 1 – 1 – – – – – 1 – – 1 1 2 1 38 9 3 2 1 4 2 1 1 1 1 1 – 5 – 2 1 1 1 1 1 – 2 1 2 1 121 18 5 4 1 7 5 3 2 2 4 4 – 11 – 3 1 1 2 3 2 – – – – – 53 8 1 2 – 2 1 1 – 1 2 1 – 5 – – – – – 2 1 segue 137 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale seguito Camera di commercio internazionale Totale estero Italia Camere di commercio industria e agricoltura e loro Unioni regionali Camere di commercio italiane all’estero Camere di commercio miste in Italia Totale Italia TOTALE GENERALE – 1 3 2 10 87 223 87 1 95 361 119 – 12 18 2 – 14 25 4 1 11 121 208 404 627 125 212 * I paesi per i quali non figurano dati numerici sono quelli che si sono fatti rappresentare, non avendo designata la propria delegazione al Congresso. Comitato internazionale di informazioni per le Camere di commercio Come si ricorderà, il voto finale presentato dall’Unione delle Camere di commercio in occasione del Congresso mondiale chiedeva l’istituzione presso la Camera di commercio internazionale di un Comitato permanente fra gli amministratori delle Camere di commercio dei vari paesi per trattare i problemi di particolare interesse per gli istituti camerali. Dopo varie perplessità, che l’Unione ha cercato assiduamente di superare, finalmente il Consiglio generale della Camera di commercio internazionale ha accettato il nostro voto e ha costituito presso di sé il Comité International d’Informations pour les Chambres de Commerce. A presiedere tale Comitato, M. Reed, presidente della Camera di commercio internazionale, ha chiamato il sottoscritto in rappresentanza non solo dell’Italia e delle Camere italiane ma anche del Congresso mondiale delle Camere di commercio. Anzi, sotto questa qualifica è stato M. Reed stesso che ha chiamato a far parte del Comitato anche il professor Tagliacarne e il signor Llopis, presidente della Camera di commercio di Barcellona e vice presidente della Federazione delle Camere di commercio spagnole. È la prima volta, dopo la guerra, che la Spagna rientra nella Camera di commercio internazionale, e a ciò è riuscita attraverso i buoni uffici della nostra Unione, che le ha offerto l’occasione del Congresso mondiale di Roma. La prima riunione di tale Comitato ha avuto luogo il 7 dicembre a Parigi e ha permesso di predisporre un programma dei lavori e delle attività che il Comitato stesso dovrà espletare. Fra le varie iniziative che saranno realizzate dal Comitato 138 Stefano Brun sono da ricordare la pubblicazione di un Annuario completo delle Camere di commercio di tutto il mondo e quella di un Bollettino periodico che tenga al corrente le Camere di commercio sulle più importanti modificazioni che intervengono nella legislazione e nella regolamentazione delle Camere stesse e sulle loro iniziative. Il Comitato dovrà pure provvedere all’organizzazione di un’Assemblea generale di tutte le Camere di commercio del mondo, che avrà luogo in occasione del prossimo Congresso della Camera di commercio internazionale, la mattina dell’8 giugno a Lisbona. Pertanto, l’iniziativa dell’Unione delle Camere di commercio al Congresso di Roma avrà, come si vede, un’utile prosecuzione nei lavori della prossima Assemblea di Lisbona. Le Camere di commercio italiane hanno quindi il merito di avere suscitato in tutto il mondo un interessamento sugli istituti camerali, richiamando su di essi l’attenzione degli organi governativi e della pubblica opinione. L’Assemblea delle Camere di commercio che avrà luogo a Lisbona darà modo alle Camere di commercio italiane che prenderanno parte ai lavori di detto Congresso di riprendere e consolidare i contatti con le Camere di commercio degli altri paesi. Abbiamo visto che tale presa di contatto è sommamente utile ai nostri istituti, i quali hanno in tal modo la possibilità di acquisire notizie e cognizioni che servono a potenziarne i servizi e gli uffici a vantaggio dell’economia del Paese e degli operatori nei vari settori di attività. Dal Congresso di Québec a quello di Lisbona L’Unione si appresta ora a presentarsi al Congresso della Camera di commercio internazionale di Lisbona con uno studio riguardante le caratteristiche economiche dell’Italia. Tale studio sarà redatto in forma assai sintetica, con particolare riferimento alla posizione dell’Italia nel complesso economico internazionale, e verrà distribuito gratuitamente ai delegati partecipanti al Congresso sotto forma di opuscolo illustrato da grafici, tradotto in inglese e in francese. Certamente le Camere di commercio italiane vorranno anche questa volta intervenire in buon numero ai lavori della Camera di commercio internazionale, e l’Unione sarà lieta di potersi adoperare per coordinare l’attività della delegazione delle nostre Camere di commercio in questa occasione, come già ebbe a fare al Congresso della Camera di commercio internazionale tenutosi nel giugno 1949 a Québec. 139 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Al Congresso di Québec parteciparono, come è noto, oltre alla rappresentanza dell’Unione, i presidenti delle Camere di commercio di Trieste, Milano, Firenze, Genova, Napoli, Roma, Torino, Treviso. La delegazione italiana era costituita in totale da 17 membri, dei quali 10 erano in rappresentanza delle Camere di commercio. La nostra delegazione veniva al quinto posto fra i vari paesi, dopo gli Stati Uniti (228 delegati), il Canada (126 delegati), il Regno Unito (63 delegati) e la Francia (36 delegati). La delegazione italiana, presieduta dal presidente dell’Unione delle Camere di commercio, prese parte attiva ai lavori delle sedute plenarie e delle sedute particolari, con interventi orali e scritti del capitano Cosulich, dell’ingegner Brun, del dottor Minola, del senatore Caron, del commendator Corridori, del dottor Manzitti, del professor Devoto, del grande ufficiale Parisi e del professor Tagliacarne. È da segnalare che nessuna delegazione presentò al Congresso di Québec un numero così cospicuo di memorie a stampa come le Camere di commercio italiane. Ciò è stato più volte rilevato con viva soddisfazione dallo stesso presidente della Camera di commercio internazionale, che ha sottolineato l’importanza del contributo portato dalle Camere di commercio italiane al Congresso di Québec. Nell’occasione della visita i delegati delle Camere di commercio italiane in America hanno partecipato ad una importante riunione presso la Camera di commercio degli Stati Uniti per l’Italia e ad altre riunioni presso il consigliere economico dell’Ambasciata italiana a Washington. Convegno per il Movimento europeo L’Unione ha pure partecipato attivamente al Convegno economico nazionale del Movimento europeo, tenutosi nel giugno scorso sotto la presidenza dell’onorevole De Gasperi, e ha concorso alle spese per l’organizzazione di tale Convegno, rendendosi conto dell’importanza di promuovere con ogni mezzo un avvicinamento sostanziale tra i popoli dell’Europa, specialmente sul piano economico. Inoltre l’Unione ha collaborato alla presentazione di una relazione sui problemi economico-sociali internazionali, con particolare riguardo agli interessi italiani. Partecipazione a convegni e congressi nazionali Non abbiamo mancato di intervenire in numerosi convegni nei quali si sono discussi importanti problemi di carattere economico. Mi limito a ricordare, fra 140 Stefano Brun gli altri, gli importanti Convegni di politica economica e industriale organizzati dalla Confederazione dell’industria; quello per lo studio dei problemi riguardanti il risarcimento dei danni di guerra indetto dalla Confederazione del commercio; i Convegni organizzati dalla Società italiana di economia, statistica e demografia; il Convegno internazionale del tabacco; i Convegni nazionali dei porti, oltre agli altri convegni dei quali è fatta particolare menzione in appresso. Bonifica montana e coordinamento delle utenze irriguo-idroelettriche Nei giorni 17 e 18 giugno 1950, sotto gli auspici dell’Unione e organizzato dall’Associazione nazionale per le bonifiche, si è tenuto, presso la Camera di commercio di Milano, il I Convegno nazionale per il coordinamento delle utenze irriguo-idroelettriche. Vi hanno partecipato gli enti che si occupano dei problemi dell’irrigazione e di quelli idroelettrici, nonché associazioni e aziende interessate, e molte Camere di commercio. L’importanza del Convegno è resa manifesta dal fatto che la sua presidenza, in apertura, venne assunta dal sottosegretario all’Agricoltura, onorevole Carnevali, e che alla chiusura intervenne il ministro Segni, con un discorso nel quale, mentre si compiaceva per l’esito dei lavori, dava assicurazione che i voti espressi nelle due mozioni conclusive del Convegno sarebbero stati oggetto della massima attenzione da parte degli organi ministeriali. È attualmente in corso di realizzazione il voto espresso dal Convegno per la costituzione di un’apposita Commissione per l’esame dei problemi comuni all’irrigazione e alla produzione idroelettrica. Trasporti Coordinamento strada-rotaia Il complesso problema del trasporto delle merci su strada e del suo coordinamento con i trasporti ferroviari è fra le questioni cui l’Unione ha portato e porta tuttora la maggiore attenzione. Su richiesta della Camera di commercio di Bologna, che particolarmente si interessa dell’argomento, venne invitato alla riunione del Consiglio direttivo del 21 dicembre 1949 il commendator Mario Samoggia, affinché esponesse al 141 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Consiglio i termini del problema del coordinamento strada-rotaia, in relazione anche ai voti espressi in alcuni Congressi di settore tenutisi a Bologna, Bari e Milano. Riconosciuta l’importanza del problema, il Consiglio deliberò che l’Unione predisponesse apposita indagine presso le Camere per acquisire tutti gli elementi necessari per l’azione da svolgere. Tale indagine, condotta su apposito questionario predisposto dall’Unione con la collaborazione della Camera di Bologna, ha costituito una importante documentazione del vivissimo interesse che le Camere portano al problema dei trasporti come evidente riflesso delle sentite esigenze delle categorie economiche, esigenze che proprio nelle Camere trovano il loro più naturale punto di incontro. Delle 75 risposte pervenute, molte sono quelle che meriterebbero segnalazione per le loro ponderate e ampie esposizioni. L’incarico della redazione del Rapporto, d’intesa con il commendator Samoggia della Camera di Bologna, è stato affidato al professor Luigi Tocchetti dell’Università di Napoli, rappresentante delle Camere in seno al Comitato interministeriale di studio dei problemi dell’autotrasporto, aggregato al Ministero dei trasporti. Poiché, però, dall’indagine sopra accennata risulta evidente la necessità di non limitare lo studio del coordinamento dei trasporti nell’ambito strada-rotaia, l’Unione sta esaminando la possibilità di un’iniziativa che serva a mettere nella maggiore evidenza l’interessamento camerale al problema dello sviluppo e del coordinamento dei trasporti in genere, sia automobilistici sia ferroviari, sia marittimi sia aerei. Consiglio superiore dei trasporti Appena avuta notizia del progetto di legge per la costituzione di un Consiglio superiore dei trasporti venne predisposta un’indagine fra le Camere per conoscerne il parere e le osservazioni. In seguito, fu dato incarico al professor Luigi Tocchetti di esaminare compiutamente il progetto e di predisporre apposita relazione, tenuto conto delle osservazioni delle varie Camere. La relazione così predisposta venne ampiamente esaminata e discussa nella riunione del 10 febbraio 1950 del Consiglio direttivo dell’Unione. Sia la relazione sia la discussione relativa possono considerarsi compendiate nel veto, approvato all’unanimità dal Consiglio, con il quale, mentre si approvava la proposta istituzione e le sue finalità, si facevano voti affinché: 142 Stefano Brun – fosse diminuito il numero dei membri appartenenti alle amministrazioni dello Stato, per dare al Consiglio superiore prevalente carattere tecnico e per evitare una precostituita maggioranza burocratica, che renderebbe difficile la collaborazione con la rappresentanza delle altre categorie; e, ad ogni modo, affinché i rappresentanti delle amministrazioni non dovessero avere voto deliberativo; – fossero aumentati i rappresentanti delle Camere di commercio ad uno per ogni regione, o quanto meno ad uno per ogni zona geografica d’Italia; – fosse resa obbligatoria per tutte le amministrazioni la richiesta del parere del Consiglio superiore, senza alcuna eccezione e per tutto quanto avesse riferimento con i trasporti; – potessero essere chiamati a far parte delle Sezioni, in qualità di membri aggiunti, anche elementi estranei alle pubbliche amministrazioni; – nella formazione delle Sezioni la rappresentanza delle amministrazioni dello Stato non fosse prevalente rispetto a quella dei tecnici, delle categorie e degli utenti; – tra i rappresentanti delle imprese costruttrici degli elementi tecnici dei trasporti e imprese esercenti l’industria trasportatrice vi fosse la rappresentanza degli interessi della navigazione interna; – fossero esclusi dai compiti del Consiglio superiore lo stato giuridico e il trattamento economico del personale delle aziende dei trasporti pubblici in concessione, essendo questa materia di competenza delle associazioni di categoria; – il segretario generale del Consiglio fosse designato dal Consiglio medesimo con le stesse modalità previste per la nomina dei due vice presidenti. Trattasi, ovviamente, di questione di grande importanza e l’Unione ne segue attentamente il corso per cercare di ottenere nella misura massima possibile l’accoglimento dei voti delle Camere, che sostanzialmente riassumono il pensiero delle categorie più direttamente interessate ad una sana concezione tecnicoeconomica del coordinamento dei trasporti. Disciplina autotrasporto merci ed EAM In seguito a segnalazioni ricevute da parecchie Camere – relativamente alla questione della concessione di licenze di autotrasporto merci in conto terzi – sull’interpretazione da darsi alla legge 20 giugno 1935, che all’art. 2 prevede il parere delle Camere sul numero e l’entità delle autorizzazioni da concedere provincialmente, abbiamo predisposto un’indagine presso tutte le Camere, anche in relazione all’opportunità o meno di far partecipare una rappresentanza camerale ai Comitati consultivi istituiti presso gli EAM. 143 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale La questione, oggetto di attento esame da parte del Consiglio direttivo dell’Unione, sul punto della partecipazione delle Camere ai Comitati provinciali dell’EAM non ha però trovato ancora soluzione, poiché discordi sono sempre stati i criteri sul peso da dare ai pareri delle diverse Camere. E ciò soprattutto in funzione di un auspicato scioglimento degli EAM, quasi unanimemente considerati organismi non più rispondenti ad alcuna effettiva necessità e fors’anche di intralcio all’esercizio dell’autotrasporto merci. Albo degli autotrasportatori Attualmente l’istituzione di un Albo degli autotrasportatori di merci, prospettata dalla Confederazione generale del traffico e dei trasporti al Comitato interministeriale per gli autotrasporti, aggregato al Ministero dei trasporti, è stata rinviata a nuovo esame, per dar modo alle tre Confederazioni interessate di concretare, se possibile, una proposta comune. L’Unione, a mezzo del rappresentante delle Camere in detto Comitato, segue attentamente la questione per far sì che, addivenendosi alla istituzione di tale Albo, la tenuta di esso venga affidata alle Camere di commercio. Concessioni e facilitazioni di viaggio sulle Ferrovie dello Stato L’Unione ha partecipato ai lavori svolti da un’apposita Commissione presso la Direzione generale delle ferrovie per ottenere varie modifiche alle tariffe per i biglietti speciali di abbonamento per agenti, rappresentanti, viaggiatori e piazzisti di commercio. In particolare è stato possibile ottenere l’aumento del numero delle serie e la concessione dell’emissione di abbonamenti speciali, comprendenti le linee previste in due serie diverse (serie abbinate). È stato ora richiesto il ripristino della concessione, esistente prima della guerra, dei libretti per biglietti chilometrici a tariffa ridotta, particolarmente utili per coloro che viaggiano in vaste zone e solo in determinati periodi dell’anno, e che non trovano quindi conveniente munirsi di abbonamento. Da una risposta del Ministero dei trasporti e dai contatti già avuti con il competente Servizio della Direzione generale delle Ferrovie dello Stato, si ha ragione di ritenere che, sia pure con le modifiche suggerite dall’esperienza prebellica per abusi cui la concessione aveva dato luogo, si possa ottenere il ripristino di tali biglietti. 144 Stefano Brun Circolazione dei carri ferroviari privati Come è noto, trattasi di questione importante per l’Italia, poiché è notevole il numero dei carri ferroviari privati in circolazione, soprattutto per le necessità del commercio vinicolo. L’Unione si è quindi preoccupata di far sentire la voce delle Camere italiane in seno all’Ufficio centrale di Berna per i trasporti internazionali. All’uopo ha svolto sollecitazioni presso il Ministero dei trasporti, ottenendo che fra i membri della Delegazione governativa alle riunioni di tale Ufficio venisse compreso anche un rappresentante delle Camere, designato nella persona dell’avvocato Weiller. Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei Nel maggio 1949 si riunirono presso l’Unione italiana delle Camere di commercio i rappresentanti dell’Istituto nazionale per il commercio estero, della Confederazione generale dell’agricoltura italiana, della Confederazione generale del commercio, della Confederazione generale del commercio estero, della Confederazione generale del traffico e dei trasporti, del Consorzio nazionale esportatori ed importatori agricoli, dell’Ente magazzini generali e stazione frigorifera di Verona, per trattare gli aspetti del progresso del traffico aereo mercantile, che sono di interesse degli utenti, rappresentati appunto dagli aderenti alle organizzazioni citate. [...] A conclusione di tale riunione fu ravvisata la necessità di costituire un Comitato per lo sviluppo dei trasporti per via aerea, avente il compito di studiare i problemi del trasporto aereo. Nella stessa circostanza fu ravvisata l’opportunità di promuovere la creazione in Italia di una Borsa dei noli aerei, analoga a quelle già esistenti a Londra, Parigi, Amsterdam e Anversa. Tali argomenti furono illustrati al Consiglio direttivo dell’Unione, il 10 febbraio 1950, dal vice presidente senatore Caron, il quale propose all’Unione di farsi promotrice della creazione di un organismo di studio e di propaganda avente compiti più vasti di quelli indicati dal predetto Comitato, e con la finalità di determinare in Italia un maggiore interessamento intorno ai problemi del traffico aereo. Secondo la deliberazione del Consiglio, le Camere di commercio – richiamandosi alla loro tradizione, che le ha sempre viste all’avanguardia in ogni iniziativa promossa nei vari campi dell’economia nazionale – avrebbero dovuto far sorgere questo nuovo organismo, aderendovi in qualità di soci fondatori, con quote individuali volontarie. L’adesione sarebbe stata aperta a tutti dopo che le 145 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Camere promotrici e le Camere aderenti avessero approvato in via provvisoria lo Statuto ed eletto un ristretto Comitato di amministrazione. Si costituì subito un Comitato promotore, affidato alla presidenza del vice presidente senatore Caron, del quale furono chiamati a far parte i presidenti delle Camere di Bari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia, cui successivamente chiese di essere aggiunto il presidente della Camera di Bologna. In successive sedute il Comitato promotore venne nella determinazione di proporre al Consiglio direttivo dell’Unione l’istituzione di un Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei, il quale doveva funzionare in via sperimentale e autonoma per un anno presso l’Unione italiana delle Camere di commercio. Il Consiglio nominò il Comitato provvisorio di amministrazione del Centro, nelle persone dei presidenti delle Camere di commercio di Caserta, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Treviso e Trieste, con l’incarico di provvedere alla definitiva organizzazione strutturale del Centro. Il Ministero dell’industria e commercio autorizzò intanto le Camere di commercio ad aderire al Centro, e si compiacque con l’Unione dell’iniziativa deliberata. Nella seduta del 25 settembre 1950 il Comitato di amministrazione definì lo statuto provvisorio del Centro, procedette alla nomina del presidente del Centro stesso nella persona del grande ufficiale Parisi, vice presidente dell’Unione e presidente della Camera di commercio di Roma, e del segretario nella persona dell’ingegner Salvatore Tomasino. Il Centro ha iniziato la sua attività il 3 ottobre 1950 e ne fanno parte attualmente 41 Camere di commercio. Hanno altresì aderito al Centro numerosi enti e un cospicuo numero di personalità e tecnici. Le funzioni del Centro sono formulate nei seguenti tre punti: – promuovere la pubblicazione e la diffusione di studi, rapporti, informazioni e notizie sullo sviluppo dell’aviazione commerciale nei differenti paesi del mondo; – prestare il proprio contributo di informazioni, documentazione e studio agli organi ufficiali svolgenti attività nel campo dell’aviazione commerciale; – organizzare convegni, corsi, conferenze e discussioni sulle questioni riguardanti i trasporti e il lavoro aereo, in modo da favorire il formarsi di una coscienza del trasporto aereo in seno alla pubblica opinione. L’attività del nuovo organismo è stata subito accolta con grande simpatia negli ambienti ufficiali politici, tecnici ed economici, nonché da parte di esperti e tecnici del trasporto aereo, come provato dalle adesioni pervenute e dal consenso unanime riscosso dal Convegno organizzato il 28 novembre u.s., con la partecipazione dei sottosegretari alla Difesa, al Commercio, all’Agricoltura, di personalità politiche e tecniche e di rappresentanti di tutti gli enti economici. 146 Stefano Brun Il Convegno in parola ha costituito la prima occasione offerta in questo dopoguerra ai rappresentanti dei ceti economici italiani di ascoltare dalla viva voce dei massimi esponenti dell’Aeronautica italiana le questioni più urgenti della nostra aviazione civile. Esso ha poi assunto un particolare carattere di importanza perché ha preceduto l’inaugurazione dei lavori dell’aeroporto intercontinentale di Roma-Fiumicino, che si svolgerà in questi giorni. Comunicazioni postelegrafoniche Servizi postali e telegrafici nei giorni festivi In seguito al voto espresso da alcune Camere per ottenere che i servizi postali e telegrafici nei giorni festivi fossero ripristinati nella stessa ampiezza di prima della guerra, l’Unione predispose apposita indagine presso le amministrazioni postali estere. Per quanto dai risultati di detta indagine le richieste delle Camere non potessero trovare sufficiente base, poiché nei giorni festivi i servizi postali sono un po’ dappertutto notevolmente limitati o completamente sospesi, è stato possibile ottenere dal Ministero delle poste e telecomunicazioni un notevole allargamento dei servizi in tali giorni. Servizi postali internazionali Abbiamo attivamente collaborato in varie occasioni con la Sezione italiana della Camera di commercio internazionale per ottenere facilitazioni e perfezionamenti anche dei servizi postali internazionali, nell’interesse delle categorie economiche italiane. Attualmente è in corso la raccolta dei voti e desiderata che dovranno essere presentati al Convegno dell’Unione postale internazionale che si terrà nel prossimo 1951. Timbratura della corrispondenza ordinaria in arrivo Per ragioni di economia, e considerato che trattasi di servizio che le convenzioni internazionali ritengono non obbligatorio per le amministrazioni postali, il Ministero delle poste e telecomunicazioni ha disposto qualche tempo fa, in via sperimentale, la sospensione del servizio di timbratura della corrispondenza ordinaria in arrivo. 147 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Tuttavia, in seguito alle sollecitazioni di varie Camere, a loro volta sollecitate dagli industriali e commercianti delle rispettive provincie, l’Unione è intervenuta presso il predetto Ministero per chiedere che il servizio venga ripristinato, soprattutto in considerazione del fatto che, per essere stata sempre praticata, la timbratura della corrispondenza ordinaria in arrivo è entrata ormai nella consuetudine come elemento di prova utile nelle più diverse contingenze degli affari, e la sua abolizione potrebbe perciò importare non trascurabili inconvenienti. Recapito dei pacchi postali L’intervento dell’Unione presso il Ministero delle poste e telecomunicazioni, in seguito a sollecitazioni di varie Camere, ha potuto ottenere dal Ministero stesso la ripresa entro il 1949 del servizio di recapito a domicilio dei pacchi postali. Commercio estero Fra i vari servizi assolti dall’Unione merita un cenno particolare quello del commercio estero, costituitosi di recente e sviluppatosi negli ultimi due anni. Il vasto, importante e delicato lavoro del nostro servizio nel campo dei traffici italiani con l’estero doveva svilupparsi in parecchie direzioni tutte utili e indispensabili. Dovevamo prima di tutto stabilire stretti rapporti con le autorità centrali preposte alla regolamentazione dei nostri scambi con l’estero e far sentire loro la voce delle Camere di commercio. Furono così presi i primi contatti con il Ministero per il commercio estero, il Ministero degli affari esteri, l’Ufficio italiano dei cambi, l’Istituto nazionale del commercio estero. Giova qui ricordare che per un lungo periodo eravamo completamente lasciati fuori da questi settori e nessuno di tali enti ricorreva alle Camere di commercio se non in via saltuaria. Ora possiamo assicurare che il nostro inserimento è completo in ogni loro studio e azione. Il lavoro delle Commissioni e dei Comitati Durante questi ultimi due anni l’Ufficio ha svolto una costante azione per il potenziamento dei nostri scambi commerciali con i vari paesi, fiancheggiando l’opera del Ministero per il commercio estero, sia attraverso la preparazione 148 Stefano Brun di numerosi accordi commerciali, sia associandosi alle varie iniziative sorte nel campo internazionale per promuovere e facilitare la ripresa dei traffici. La voce dell’Unione è particolarmente sentita d apprezzata in quanto espressione dei punti d’incontro dei vari interessi commerciali, industriali e agricoli nel quadro dell’economia generale del Paese. Il modo più semplice, e suscettibile di dare risultati concreti, per stabilire e mantenere rapporti col Ministero per il commercio estero è quello di partecipare ai lavori che si espletano soprattutto attraverso riunioni di Comitati e di Commissioni di varia natura. Le più importanti tra le riunioni a carattere periodico sono quelle convocate in occasione della stipulazione e del rinnovo degli accordi commerciali. I nostri rappresentanti hanno partecipato attivamente a tali riunioni, riferendo e illustrando i pareri e i desiderata delle varie Camere di commercio, non senza avere prima redatto ampie relazioni sugli accordi stessi. I risultati della difficile opera svolta per superare le difficoltà della nostra struttura economica di paese trasformatore e per assicurare ai vari settori produttivi adeguate possibilità di sbocco possono essere valutati se si pensa che nel corso del 1949-1950 sono stati stipulati oltre 50 accordi commerciali bilaterali con i seguenti paesi esteri: Argentina, Austria, Belgio-Lussemburgo, Bulgaria, Cecoslovacchia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Indonesia, Jugoslavia, Norvegia, Pakistan, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi, Romania, San Marino, Spagna, Svizzera, Svezia, Turchia, Ungheria, URSS e Uruguay. Nella preparazione dei suddetti accordi commerciali e per l’applicazione delle norme dei medesimi si sono tenute circa 100 riunioni, alle quali sempre ha partecipato e collaborato attivamente un nostro rappresentante. Un secondo gruppo di Comitati, assai ristretto come numero di partecipanti ma non meno interessante e con frequenza trisettimanale, è quello per l’esame delle domande per le licenze d’importazione di merci soggette a licenza e con pagamenti in dollari o sterline. Ai Comitati per la ripartizione di alcuni contingenti specifici previsti dagli accordi commerciali partecipano anche i rappresentanti delle singole Camere di commercio. Questi Comitati, tuttavia, sono sempre meno previsti dalle recenti norme di applicazione degli accordi stessi, data anche l’adozione di un tipo uniforme e più dettagliato di certificazione camerale che, come si dirà più avanti, identifica l’attività e la potenzialità delle ditte concorrenti alla ripartizione dei contingenti. Di carattere periodico e frequentissimi sono invece i Comitati per l’esame delle domande d’importazione del contingente “Altre merci”, voce sempre prevista dagli accordi; meno frequenti quelli per l’esame delle domande di compen149 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale sazione privata e reciprocità, dato che questa forma di scambio va sempre più riducendosi. Senza addentrarci nei particolari, possiamo dire che l’Unione ha partecipato in questi ultimi due anni a circa 50 riunioni di Comitati per l’esame delle domande degli operatori. Sono state inoltre seguite altre riunioni presso il Ministero aventi per scopo la fissazione di criteri generali di politica economica degli scambi e riguardanti alcuni particolari settori merceologici (contingentamento o meno di prodotti in seguito a particolari disposizioni internazionali o in relazione all’andamento stagionale di taluni prodotti ecc.). In particolare evidenza, date la delicatezza e l’importanza del problema, vanno tenute le numerose riunioni per la compilazione della nuova Tariffa doganale italiana entrata in vigore dal 15 luglio scorso. Nelle suindicate riunioni si è dovuto esaminare preliminarmente la dizione di ogni voce tenendo conto dell’evoluzione subita dai processi produttivi, e del fatto che la nomenclatura delle merci previste dalla vecchia tariffa doganale era ormai antiquata per la generalità delle voci. Sono stati poi esaminati i sistemi generali d’imposizione fiscale e ha prevalso, come è noto, quello dei “dazi ad valorem”. Successivamente si è trattato di scegliere l’altezza percentuale del dazio per ciascuna merce. Ciò ha fatto sorgere una miriade di complessi problemi, dalla cui soluzione potevano dipendere favorevoli o dannosi effetti nelle future correnti di scambio e nella stessa intelaiatura economica del Paese. La liberalizzazione degli scambi Le iniziative sorte in sede internazionale allo scopo d’intensificare il commercio estero hanno avuto una pratica attuazione attraverso la “liberazione” degli scambi commerciali intraeuropei promossa dall’OECE. A tale proposito sono stati compiuti importanti indagini che condussero alla formulazione di specifiche liste di merci da importarsi liberamente in Italia. I provvedimenti di liberazione sono stati adottati da parte italiana in più riprese, per cui il predetto problema è stato più volte esaminato nell’intento di raggiungere progressivamente le varie percentuali di liberazione stabilite dalle intese internazionali. Com’è noto, il primo invito dell’OECE a promuovere misure di liberazione, risale all’agosto del 1949; successivamente l’OECE raccomandò di raggiungere entro il 15 dicembre dello stesso anno l’eliminazione delle restrizioni quantitative alle importazioni per il 50% delle tre grandi categorie: materie prime, prodotti finiti e prodotti agricolo-alimentari. 150 Stefano Brun Per corrispondere a tale richiesta, è stato compiuto un ampio esame della nostra situazione produttiva, effettuato con la collaborazione delle Camere e delle categorie interessate. Raggiunto questo primo obiettivo nel corso del 1949, il Consiglio dei ministri dell’OECE adottò la decisione che entro il 1950 si sarebbero dovute eliminare le restrizioni quantitative sino alla percentuale del 60% e successivamente sino al 75% del nostro commercio di importazione dai paesi partecipanti. I problemi che si sono presentati, allorché sono state decise le prime misure di liberazione, si sono riaffacciati e si ripresenteranno sempre più numerosi in queste fasi successive, in quanto ogni ulteriore provvedimento tocca settori sempre più delicati del nostro apparato produttivo, i quali, o in forza di situazioni economiche interne (aggiornamento dei processi produttivi, riammodernamento degli impianti ecc.) o per effetto delle condizioni di approvvigionamento delle materie prime, non sono ancora in grado di sostenere pienamente la concorrenza estera. L’Unione si è comunque schierata, quale portavoce della maggior parte delle Camere, in favore di questo processo di “liberazione” degli scambi, dal quale, se equamente applicato, non potranno non derivare un maggiore benessere economico collettivo e un allargamento delle possibilità di scambio nel circuito dei paesi europei. Relazione dell’onorevole Tremelloni e voto sulla liberalizzazione degli scambi Per lo studio del problema della liberalizzazione degli scambi commerciali con l’estero l’Unione ha creato un’apposita Commissione, presieduta dall’onorevole professor Roberto Tremelloni, al quale è stato dato l’incarico di presentare un ampio studio. L’onorevole Tremelloni ha predisposto una relazione che egli stesso ha illustrato al Consiglio direttivo dell’Unione del 29 marzo 1950; egli in una prima parte ha dato conto dei tentativi di liberalizzazione degli scambi finora compiuti dall’OECE in sede europea; nella seconda parte si è soffermato lungamente sul problema dei pagamenti intereuropei e infine, nella terza parte della relazione, ha preso in esame la liberalizzazione degli scambi dal punto di vista italiano. Nella sua conclusione l’onorevole Tremelloni ha confermato l’opportunità di giungere a stabilire il più presto possibile vasti circuiti economici al fine di pervenire nuovamente a un intercambio mondiale delle merci. A seguito della discussione che si è svolta in seno al Consiglio direttivo sulla scorta della relazione presentata dall’onorevole Tremelloni, successivamente pubblicata, è stato predisposto un ordine del giorno, alla cui compilazione hanno 151 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale partecipato l’onorevole Tremelloni, l’avvocato Storoni, il senatore Bastianetto, il dottor Manzitti, il dottor Cà Zorzi e il dottor Dalla Volta. L’ordine del giorno votato dal Consiglio suona come segue: «L’Unione delle Camere di commercio, udita l’ampia e obiettiva relazione dell’onorevole Tremelloni in merito ai vari aspetti della liberazione degli scambi, considera la detta liberazione come la prima tappa verso la completa integrazione delle economie europee, da raggiungersi mediante la stretta cooperazione tra le varie economie al fine ultimo di un ristabilimento graduale di un circuito economico mondiale; constatato che l’aiuto ERP è tale da consentire la rapida adozione di un accordo dei pagamenti e dei provvedimenti necessari a ridurre se non eliminare gli squilibri che potrebbero in un primo tempo derivare nei livelli di occupazione e dei consumi, auspica che il Governo proceda deciso verso la libera e integrale circolazione delle merci tra i paesi partecipanti all’OECE e che detta libera circolazione si estenda contemporaneamente agli uomini e ai capitali; ritiene che parallelamente alla liberazione degli scambi sia necessario approfondire, con studi fondati su più completi elementi di fatto e con maturati esami comparati, tutto l’aspetto tariffario della politica doganale; ricorda che se la liberazione degli scambi rappresenta un indispensabile stimolo per gli imprenditori italiani a razionalizzare la loro produzione contraendone i costi, è necessario però che il Governo assista con tutti i suoi mezzi l’apparato produttivo del Paese al fine di metterlo in grado di affrontare non in condizione di svantaggio l’agguerrita concorrenza internazionale». Trattati e accordi Presso la Direzione generale degli accordi del Ministero commercio estero si sono poi tenute numerose riunioni preliminari per stabilire le richieste da avanzare ai diversi paesi aderenti al GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) per la riduzione delle loro tariffe daziarie e per l’esame delle liste riguardanti riduzioni sulle tariffe italiane presentate dagli stessi paesi. A queste trattative l’Unione ha ottenuto di fare partecipare una rappresentanza delle Camere nella Delegazione italiana durante le discussioni conclusesi ad Annecy a fine agosto 1949, nella persona dell’onorevole avvocato Enzo Storoni, che tenne a suo tempo due riunioni alla Camera di commercio di Milano e a quella di Napoli. L’importanza che i risultati di tali trattative rivestono per l’Italia si rileva dal fatto che i 32 paesi con i quali si sono svolte queste trattative coprono più del 65% delle nostre importazioni globali e il 44% delle nostre esportazioni complessive sulla base del commercio del 1948. 152 Stefano Brun Anche per le trattative attualmente in corso a Torquay l’Unione, dopo aver attivamente collaborato col Ministero, ha designato un proprio delegato, sempre nella persona dell’avvocato Storoni. I detti negoziati hanno richiesto il vaglio di moltissime proposte da corredare con ricerche statistiche e calcoli sull’incidenza dei vari dazi sulle diverse correnti di traffico; tutto questo lavoro preparatorio è stato predisposto con la collaborazione delle più importanti Camere di commercio, in modo da rendere particolarmente efficace l’azione che il rappresentante dell’Unione è chiamato a svolgere in seno alla Delegazione italiana. Un altro problema di cui le autorità italiane si sono preoccupate in questi ultimi tempi è quello della scarsa nostra esportazione verso i mercati statunitensi e dell’area del dollaro. Infatti il livello delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti, che nel 1948 ammontò a 51,3 miliardi di lire, si è contratto nel 1949 alla metà, passando a 26,4 miliardi di lire. Per cercare di ovviare a tale forte contrazione di vendite sul mercato statunitense, il Ministero commercio estero ha istituito uno speciale Ufficio sviluppo esportazione area dollaro, con il quale l’Unione ha attivamente collaborato sia fornendo elementi e proposte, sia designando nominativi per la formazione e la programmazione di speciali missioni economiche di esperti da inviare negli USA per un attento studio di quel mercato, rispetto a determinati settori merceologici. Per dare impulso alle nostre esportazioni verso il mercato statunitense è stato predisposto un programma organizzativo di lavoro, attualmente in corso di realizzazione. Tale programma intende seguire l’andamento delle esportazioni nel complesso e per singoli prodotti, promuovere indagini nei settori di maggiore interesse, sotto il profilo delle questioni attinenti sia alle tariffe doganali sia alla legislazione fiscale e ad altri ostacoli all’importazione dei prodotti italiani negli Stati Uniti e negli altri paesi dell’area del dollaro. Da ricordare anche l’appoggio dato dall’Unione al consigliere commerciale italiano a Washington, che ha illustrato il problema dell’intercambio italo-americano in numerose riunioni tenutesi presso le principali Camere di commercio. A questo proposito va ricordato che l’Unione mantiene stretti rapporti con tutti gli Uffici commerciali all’estero, e che molto apprezzata dalle Camere di commercio e dal Ministero è stata la nostra iniziativa di far illustrare presso le principali Camere, dai nuovi addetti commerciali prima che essi partano per le loro sedi, i nostri problemi degli scambi con i paesi nei quali svolgeranno la loro azione. Utile e apprezzata è stata la nostra collaborazione agli studi per l’Unione doganale italo-francese, svoltasi con la partecipazione ai lavori preliminari in Italia presso il Ministero del commercio estero e con la partecipazione di un nostro delegalo ufficiale in seno alla Commissione mista italo-francese. 153 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Come è noto, il trattato dell’Unione doganale italo-francese, firmato nel marzo 1949, fu accolto in complesso con simpatia negli ambienti economici e commerciali italiani. Da parte francese sono state poi sollevate delle riserve, concretatesi nel Protocollo aggiuntivo del 27 luglio 1949, tali da ingenerare dei dubbi sulla possibilità di una prossima realizzazione di detta Unione. È da sperare che con la firma del Protocollo, avvenuta a Roma il 7 marzo 1950, questo importante accordo possa giungere in porto. Nel predetto documento sono state trattate tutte le questioni circa la più estesa liberazione degli scambi commerciali italo-francesi, il coordinamento delle due politiche economiche, specialmente nel campo agricolo, industriale e fiscale, e le questioni doganali. Le liberazioni quantitative fra i due paesi sono state così aumentate al 75% delle importazioni effettuate nel 1948-1949 da parte di ciascuno. Un programma di lavoro è stato altresì stabilito per l’elaborazione della tariffa doganale comune e per la revisione progressiva dei dazi tra l’Italia e la Francia. Un’ampia relazione è stata redatta dall’Unione in merito all’unificazione della nomenclatura doganale, proposta dall’Ufficio permanente di Bruxelles. L’Unione è stata anche presente ai lavori per la costituzione del Fibenel, la nota associazione economica e monetaria tra l’Italia, Francia, Belgio-Lussemburgo e Paesi Bassi. Infatti il problema della liberalizzazione degli scambi commerciali, oltre che nell’ambito dell’OECE, è stato oggetto di particolari studi e riunioni proprio per la realizzazione del Fibenel. Con tale organismo si è mirato ad allargare le misure di liberalizzazione attraverso negoziati bilaterali, prevedendo la realizzazione di altri obiettivi essenziali per l’auspicata eliminazione di ostacoli allo scambio delle merci, quali la libera trasferibilità delle monete fra i paesi del Fibenel, le pratiche discriminatorie (come doppi prezzi, dumping) e altre forme dirette o indirette di vincolismo (controllo prezzi, qualità delle merci ecc.). I certificati camerali Altra Commissione nella quale partecipiamo con un nostro esperto è quella per lo studio del coordinamento della legislazione in materia di valute estere e di scambi con l’estero. È infine da ricordare l’importante Convegno indetto dall’Unione nell’ottobre 1949 tra i dirigenti dei servizi del commercio estero delle singole Camere di commercio, alla presenza di alti funzionari del Ministero commercio estero. Scopi principali del Convegno erano due: 154 Stefano Brun 1. costituzione, ove non esistevano, e miglioramento, ove erano già operanti, degli Uffici del commercio estero presso le singole Camere, in modo da rispondere alle esigenze degli esportatori e importatori delle singole provincie; 2. coordinamento di detti Uffici, in modo da poter ottenere la più efficace collaborazione con gli enti centrali. Uno dei risultati pratici conseguiti in tale Convegno è stata l’attuazione di un certificato uniforme per tutte le Camere di commercio, il quale, corredando le domande degli operatori per il commercio estero, li identifichi mettendo in grado il Ministero di rendere più equa e rapida la concessione di autorizzazioni in generale e la ripartizione dei contingenti in particolare. L’unificazione di tale certificato, richiesta dal Ministero commercio estero e desiderata altresì dalle Camere che avevano rilevato gli inconvenienti di certificazioni compiute in modo difforme da una provincia all’altra, ha costituito indubbiamente un mezzo di valorizzazione delle Camere di commercio in questo settore. Il certificato unico deliberato in detto Convegno, cui ha attivamente partecipato la grandissima maggioranza delle Camere, rappresenta una prova concreta di collaborazione, che dobbiamo sempre più incoraggiare e attuare. Altre attività Un servizio importantissimo al quale abbiamo dato la nostra collaborazione, è quello per il coordinamento e l’attuazione del Piano ERP, che si è svolto soprattutto, prima attraverso Comitati per la programmazione e studio dei problemi generali di importazione, e successivamente per la ripartizione tra le varie ditte delle merci assegnateci dall’ECA. Un’utile iniziativa, che viene ora ripresa per la prima volta dopo la guerra e per la quale le Camere di commercio forniscono i fondi necessari, è quella dei concorsi per borse di pratica commerciale all’estero, di cui prossima è la pubblicazione del bando per le prime cinque, tutte per paesi d’oltre mare. All’amministrazione del fondo e alla Commissione esaminatrice dei candidati le Camere di commercio sono efficacemente rappresentate. Fiancheggia e assiste il nostro Ufficio una Commissione permanente di studio, presieduta dal nostro vice presidente grande ufficiale Costantino Parisi, formata dai rappresentanti di sette Camere di commercio, dei quali voglio qui ricordare i più assidui che non hanno mai mancato di prendere parte a tutte le sedute: dottor Dalla Volta di Milano, professoressa Lasorsa di Bari, dottor FigàTalamanca di Roma e il ragionier Fiore di Napoli. 155 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Questa Commissione si è riunita fin qui cinque volte, trattando importanti problemi e mettendo in grado l’Unione di compilare apprezzate relazioni per i Ministeri. Fra i più importanti problemi trattati con l’intervento a volte di alti funzionari dei Ministeri o altre personalità, vanno ricordati gli studi per la partecipazione delle Camere all’attuazione dell’ERP, l’Unione doganale europea, la nuova Tariffa doganale italiana e il Piano Schumann. Da più parti ci viene poi sollecitata, e utilmente se ne è fatto portavoce anche il Ministero industria e commercio, la redazione di un catalogo degli importatori ed esportatori italiani. Questo problema è allo studio e riteniamo che esso entrerà presto in una fase di concreta realizzazione secondo i pareri che ci perverranno dalle singole Camere di commercio. Il nostro Ufficio del commercio estero ha svolto anche un discreto lavoro di consulenza spicciola, col rispondere a particolari quesiti posti dalle Camere di commercio e con il seguire domande all’importazione e all’esportazione, sempre dietro specifica richiesta delle Camere, ricevendo numerosissimi funzionari di Camere e operatori privati inviati dalle stesse. A tutti riteniamo di avere prestato un’assistenza che, se non è stata perfetta, è stata almeno volenterosa. Collaborazione con l’Istituto del commercio estero Particolarmente intensi e improntati alla più cordiale collaborazione sono stati i nostri rapporti con gli uffici dell’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE). Anche presso questo Istituto abbiamo partecipato attivamente al lavoro dei Comitati e delle Commissioni nei quali per lungo tempo le Camere di commercio erano rimaste quasi estranee, mentre ora esse vi sono organicamente inserite e la loro collaborazione è vivamente apprezzata. Oltre 40 riunioni ha tenuto in questi ultimi tempi il Comitato dell’ICE per ripartire i contingenti di esportazione verso l’Inghilterra col sistema LEGI (Less Essential Goods Imports), al quale, oltre all’Unione, partecipano anche alcune Camere di commercio. Anzi è stato deciso che la ripartizione di talune merci la cui produzione risultava localizzata in determinate zone venisse affidata alle Camere di commercio, le quali hanno fin qui assolto ottimamente il loro compito. La ripartizione del contingente guanti di pelle è stata così affidata alla Camera di Napoli, mentre per quelli a maglia tale compito è stato attribuito alle Camere di Firenze e Pistoia; le Camere di Firenze, Ascoli Piceno, Modena e Vicenza hanno ripartito il contingente trecce e cappelli di paglia. 156 Stefano Brun Le Camere di commercio sono state anche chiamate a far parte delle Commissioni presso l’ICE per lo studio e la soluzione dei problemi inerenti determinate categorie merceologiche di grande importanza per la nostra economia. Le Commissioni di questo tipo sono per ora tre e riguardano i problemi dell’esportazione ortofrutticola, del formaggio e derivati del latte, del vino, liquori e bevande. Un settore del quale l’ICE si occupa particolarmente è quello per l’esportazione dei nostri prodotti dell’artigianato. Anche per questa tradizionale branca la nostra collaborazione è stata attivissima attraverso la partecipazione ai lavori di Commissioni e Sottocommissioni. Frequenti sono stati i contatti per la soluzione di problemi connessi con l’esportazione ortofrutticola specialmente verso la Germania e l’Inghilterra. L’Unione ha partecipato inoltre alla preparazione della missione economica italiana che nella scorsa primavera visitò l’India, il Pakistan e Ceylon. A queste attività sono da aggiungere i quotidiani contatti coi vari Uffici dell’ICE per lo scambio di informazioni economiche e commerciali. Frequenti sono anche le relazioni con l’Ufficio italiano dei cambi, il quale gestisce per conto della Banca d’Italia la complessa materia dei pagamenti internazionali e presiede ad uno dei più delicati settori dei nostri scambi internazionali. Non abbiamo mancato poi di fiancheggiare l’opera della Compagnia nazionale artigiana, la quale, come è noto, importa materie prime e beni strumentali dagli USA per gli artigiani, e cura poi la vendita dei prodotti artigiani specialmente nel mercato nordamericano. Le Camere di commercio italiane all’estero Strettamente connessa al nostro Ufficio commercio estero è la Sezione delle Camere di commercio italiane all’estero. Questa Sezione è sorta dal voto espresso dalle predette Camere in occasione del Congresso mondiale delle Camere di commercio. Queste ultime trovano nella Sezione istituita presso l’Unione il loro ufficio di coordinamento e di assistenza del tutto gratuita. Questa nuova Sezione dovrà fare da portavoce delle aspirazioni e dei bisogni delle Camere di commercio italiane all’estero; essere organo di collegamento fra queste, le consorelle italiane e le autorità centrali; fornire documentazione tecnica, legislativa, bibliografica a tutte le Camere nell’intento di favorire le relazioni economiche fra l’Italia e i paesi ove hanno sede le Camere di commercio italiane. 157 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Si intende in tal modo fornire un centro di riferimento e d’appoggio al quale le Camere potranno fare capo per gli argomenti interessanti il commercio italiano. Si rafforzeranno così i vincoli che devono unire questi organismi, i quali tendono tutti allo stesso scopo: lavorare per il commercio italiano, guidarlo, ampliarlo e potenziarlo, tenendo presente che l’esportazione è per l’Italia il grande problema dal quale in gran parte dipendono il suo futuro sviluppo economico, la saldezza del suo bilancio, lo sviluppo dell’agricoltura, dell’industria, del commercio. Sono stati chiamati a far parte del Consiglio direttivo dell’Unione tre presidenti di Camere di commercio italiane all’estero (Parigi, Londra e Zurigo). La Sezione, che ha avuto il riconoscimento e il plauso del Ministero commercio estero, si è interessata dei problemi di queste nostre consorelle. Infatti è stato chiesto, anche in sede di discussione del bilancio del Ministero commercio estero al Senato, relatore il nostro vice presidente, senatore Caron, che sia aumentata la concessione dei contributi governativi. Il Ministero affari esteri, d’intesa col Ministero commercio estero, ha già iniziato indagini e accertamenti tramite le nostre rappresentanze consolari e commerciali all’estero, nell’intento di procedere il più presto possibile all’aggiornamento dei decreti luogotenenziali 13 ottobre 1918 e 20 febbraio 1919, relativi all’ordinamento e alla composizione delle predette Camere. Da quanto sopra accennato appare chiaro che il lavoro da compiere è importantissimo e complesso, e le Camere di commercio sono vivamente interessate a questa attività. Molto è stato fatto, ma credo che più ancora resti da fare non solo per seguire le varie pratiche ed essere presenti in tutte le Commissioni e in tutti i Comitati, a molti dei quali però, malgrado tutta la nostra buona volontà, non possiamo partecipare per la modesta attrezzatura del nostro ufficio. Sarà quindi opportuno, appena possibile, potenziare maggiormente questo imponente servizio per poter portare un più efficace contributo allo studio dei problemi essenziali del commercio estero, quali la preparazione degli accordi commerciali e tariffari, i problemi connessi alla liberalizzazione degli scambi e alle iniziative per l’integrazione economica europea, il piano ERP ecc. Una maggiore efficienza di questo servizio si potrà raggiungere, in parte, con l’aumentare il personale, ma ciò non basta; occorre soprattutto che le Camere, sentendo l’importanza di questi problemi, collaborino volenterosamente e attivamente, fornendoci il loro prezioso ausilio di dati, di notizie e di pareri che ci consentano di far sentire al centro le reazioni, i desiderata e le critiche degli operatori di ogni parte d’Italia. 158 Stefano Brun Istruzione tecnica e professionale Presso l’Unione è stata costituita un’apposita Commissione per l’istruzione professionale e i convegni culturali, della quale fanno parte anche autorevoli rappresentanti del Ministero per l’industria e il commercio, del Ministero della pubblica istruzione e il presidente dell’Unione dei Consorzi per l’istruzione professionale. Convegno di Firenze L’attività di tale Commissione, presieduta dal professor Giacomo Devoto, presidente della Camera di commercio di Firenze, è stata veramente apprezzabile, e ha avuto la sua maggiore manifestazione nel I Convegno culturale delle Camere di commercio industria e agricoltura, tenutosi a Firenze nel dicembre 1949, sotto il patrocinio dell’Unione. Tale Convegno venne promosso con l’intendimento essenziale di richiamare le Camere di commercio ad una più attiva partecipazione alla soluzione dei più urgenti problemi dell’istruzione professionale. L’adesione data al Convegno dal Ministero per l’industria e il commercio e da quello della pubblica istruzione e l’ampiezza della partecipazione delle Camere di commercio, degli uomini più rappresentativi di numerose università, del presidente dell’Unione nazionale dei Consorzi per l’istruzione professionale, nonché di molti commissari e direttori di Consorzi provinciali, stanno ad indicare la piena riuscita del Convegno, la cui organizzazione venne encomiabilmente curata dalla Camera di commercio di Firenze. Va particolarmente notato il rilievo che si volle dare nei lavori del Convegno all’istruzione tecnico-universitaria e, al riguardo, va ricordata la proposta del professor Devoto per la costituzione di Comitati interregionali di coordinamento per l’istruzione tecnico-universitaria fra Camere di commercio e università, unanimemente approvata. A conclusione dei lavori, il Convegno approvò un ordine del giorno presentato dall’onorevole Ferreri, presidente dell’Unione dei Consorzi per l’istruzione tecnica, nel quale, dopo aver affermato l’interesse delle Camere di commercio industria e agricoltura ai problemi dell’istruzione professionale, e aver dato atto del concorso, anche finanziario, delle Camere per il suo sviluppo, si sono fatti voti per la più sollecita ricostituzione dei Consigli di amministrazione dei Consorzi provinciali per l’istruzione tecnica, dei quali le Camere fanno parte per legge, per la revisione delle aliquote sulle imposte camerali a favore dei Consorzi e per il coordinamento delle iniziative in materia di istruzione tecnica e professionale. 159 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Diffusione dell’impiego dei marmi italiani e istruzione tecnica Per la diffusione dell’impiego dei marmi italiani, la Camera di commercio di Massa Carrara già nel 1948 aveva rivolto istanza al Ministero della pubblica istruzione per ottenere che nei programmi per l’insegnamento tecnico-professionale fosse dato ampio posto alla trattazione del marmo e delle pietre ornamentali italiane, affinché potessero diffondersi almeno le cognizioni tecniche necessarie e sufficienti per far sì che ogni tipo di marmo o pietra potesse trovare gli impieghi ad esso propri. La Camera di commercio di Massa Carrara poneva in evidenza il grave pregiudizio che deriva alla diffusione di questi preziosi materiali allorquando vengono impiegati con sistemi non confacenti alle intrinseche caratteristiche dei materiali stessi. All’istanza della Camera di Massa Carrara si aggiunse, successivamente, anche quella della Camera di Varese. Appena interessata alla questione, l’Unione intervenne presso il Ministero per chiedere che il voto fosse preso nella migliore considerazione e potessero ottenersi, con la massima possibile sollecitudine, le richieste istruzioni per tutti gli Istituti tecnico-professionali. Dopo vari contatti con i competenti organi ministeriali si ottenne la costituzione di un’apposita Commissione tecnica, presieduta dal dottor Norberto Giorgi, capo divisione del Ministero della pubblica istruzione, della quale fecero parte competenti professori e presidi di Istituti tecnico-professionali e un rappresentante dell’Unione delle Camere. La Commissione, esaminati i programmi degli Istituti tecnici per geometri, tecnici edili e tecnici minerari, formulò una serie di conclusioni, che vennero dal Ministero prese a base per apposita circolare a tutti gli Istituti tecnico-professionali. Particolarmente apprezzata da detta Commissione fu la proposta della Camera di Massa Carrara per la pubblicazione, a sua cura, di un testo contenente nozioni teorico-pratiche sull’escavazione, lavorazione e posa in opera dei marmi e delle pietre ornamentali. Tale testo, effettivamente pubblicato in seguito, e largamente distribuito fra quanti avrebbero potuto averne interesse, ha incontrato favorevoli accoglienze e lusinghieri giudizi. Ricostituzione del Gruppo italiano della Société Internationale pour L’Enseignement Commercial (SIEC) Considerato che le Camere di commercio italiane avevano notevolmente partecipato nell’anteguerra all’attività della Sociéte Internationale pour l’Ensei160 Stefano Brun gnement Commercial, con sede a Zurigo, il Consiglio direttivo dell’Unione, nella riunione del 29 gennaio 1949, decise di rendersi promotore della ricostituzione del Gruppo italiano della predetta Società. L’incarico venne affidato al professor Giacomo Devoto, nella sua qualità di presidente della Commissione permanente dell’Unione per l’istruzione professionale e i convegni culturali. L’11 maggio successivo, presso l’Unione, tale ricostituzione poté ufficialmente avvenire con la partecipazione dei rappresentanti di 41 enti, fra cui moltissime Camere di commercio, facoltà universitarie di scienze economiche e istituti di istruzione tecnica. In tale seduta fu nominato un Comitato direttivo, la cui presidenza venne affidata allo stesso professor Devoto. I soci attualmente iscritti al Gruppo italiano della SIEC sono 73, così ripartiti: 47 Camere di commercio, 16 facoltà universitarie, istituti di istruzione ed enti vari, 10 soci individuali. Scopo precipuo di detto Gruppo sono lo sviluppo della cultura commerciale, il coordinamento delle iniziative di tutte le istituzioni pubbliche e private interessate, l’organizzazione di Congressi e corsi internazionali di sviluppo economico, la pubblicazione di una rivista commerciale in cinque lingue (italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo) e l’incoraggiamento a compiere viaggi di studio e soggiorno all’estero. Nel 1949 gli aderenti al Gruppo hanno partecipato al II Corso che la Società ha tenuto nel Lussemburgo, in Olanda e in Belgio, mentre nel 1950 il Corso è stato tenuto in Danimarca. L’organizzazione di tali Corsi ha consentito ai partecipanti di effettuare un viaggio nel quale all’interesse generale si univa quello della visita a grandi complessi industriali, a importanti opere di costruzione, a regioni e centri di notevole importanza industriale e commerciale. Inoltre, nel suo biennio di attività il Gruppo italiano della SIEC ha tenuto tre riunioni del Comitato direttivo e due Assemblee. Nell’Assemblea del 10 dicembre 1949, tenutasi a Firenze, fu approvato all’unanimità lo statuto del Gruppo. Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) Ci siamo anche interessati dell’istituzione, prevista dalla Costituzione italiana, del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. A tale proposito è stata predisposta un’ampia relazione dal senatore Caron, che il Consiglio ha esaminato attentamente, per poi votare la seguente mozione: «Il Consiglio direttivo dell’Unione italiana delle Camere di commercio, riunito in Roma il giorno 29 marzo 1950, esaminato il testo del disegno di legge e della relazione della Commissione 161 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale speciale nominata dal presidente del Senato della Repubblica sull’ordinamento e attribuzioni del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ricordato che il Consiglio stesso rappresenterà l’attuazione di quanto prescritto dall’art. 99 della Costituzione della Repubblica, considerate le importanti attribuzioni che al nuovo istituto vengono conferite quale organo di consulenza delle Camere e del Governo avente anche possibilità d’iniziativa legislativa, riconosce che lo schema di disegno di legge ha opportunamente scartato l’idea di fare del CNEL una specie di Camera tecnica costituita da competenti ed esperti in contrapposto alla generica competenza tecnica in materia soprattutto economica se non sociale delle altre due Camere politiche o anche un organo di arbitrato in conflitti di lavoro di particolare importanza; ravvisa con soddisfazione riconsacrata l’integrale responsabilità legislativa e politica del Parlamento e del Governo, ai quali soltanto spetta entro la dinamica democratica di tracciare e perseguire la politica economica e sociale del Paese; giudica che la prevista composizione del Consiglio sia pletorica; rileva in modo particolare come sia eccessivo il numero degli esperti, mentre non è stato adeguatamente valutato l’apporto di conoscenze di competenza e di rappresentanza delle economie provinciali nel loro insieme, delle Camere di commercio, alle quali si è lasciato un solo posto di un esperto che dovrà essere scelto dall’Unione delle Camere di commercio; confida che il Senato e la Camera dei deputati vogliano emendare il disegno di legge dando alle Camere di commercio una maggiore e più espressiva rappresentanza, tenendo conto dei diversi ambienti regionali, e fa voti che venga in una norma chiaramente stabilito che i pareri espressi dalla maggioranza del Consiglio siano accompagnati da quelli della minoranza, ciò che favorirà il carattere tecnico dei dibattiti, lasciando piena libertà agli organi politici deliberanti di accogliere tali istanze senza essere vincolati al parere espresso, eliminando così i voti dati attraverso compromessi, transazioni e rinunce, ciò che rappresenterebbe un non senso quando si tratta di pareri tecnici». Artigianato Convegno delle Sezioni artigiane delle Camere di commercio Il Convegno tenutosi nel luglio scorso presso la Camera di commercio di Roma, promosso e patrocinato dall’Unione, è stato organizzato da apposito Comitato presieduto dal presidente della stessa Camera di Roma, e composto dai segretari generali delle tre Confederazioni dell’artigianato, dal presidente 162 Stefano Brun dell’ENAPL, dal segretario generale della Compagnia nazionale artigiana e dal presidente dell’Unione provinciale di Roma degli artigiani. Sia per il numero delle adesioni e delle Camere, enti e organizzazioni che vi hanno effettivamente partecipato, sia per l’importanza dei temi trattati e delle discussioni che su di essi si sono svolte, tale Convegno può annoverarsi fra le più riuscite manifestazioni camerali. Al Convegno hanno presenziato i ministri Pella e Matteo Lombardo e il senatore Di Giovanni, sottosegretario di Stato per l’industria, in rappresentanza del ministro onorevole Togni, presidente onorario del Convegno stesso. A conclusione dei suoi lavori, il Convegno ha particolarmente posto in evidenza l’urgenza di provvedimenti relativi al credito, ai tributi, alle tariffe dei servizi, all’apprendistato, alla previdenza, alla rappresentanza artigiana nelle Camere di commercio, alla costituzione presso l’Unione di apposito Comitato permanente per i problemi dell’artigianato. È in accoglimento dei voti del Convegno che il ministro per l’Industria e per il commercio, con circolare del 1° agosto 1950, ebbe a impartire disposizioni alle Camere di commercio per la costituzione di una Sezione artigiana presso le Camere che già non l’avessero costituita, e per la partecipazione ai lavori delle Giunte camerali anche di un rappresentante dell’artigianato. Tale circolare ha trovato largo consenso presso tutte le Camere, molte delle quali hanno già provveduto alla costituzione della Sezione artigiana, mentre presso numerose altre la Sezione è in corso di costituzione. Il voto della costituzione presso l’Unione di un apposito Comitato permanente dell’artigianato non poteva trovare migliore realizzazione di quella data dallo stesso Ministero dell’industria e commercio, con l’emanazione di apposito decreto ministeriale che istituisce presso di esso una Commissione consultiva per i problemi dell’artigianato, della quale fa parte anche un rappresentante delle Camere di commercio. Mostre artigiane L’Unione è intervenuta presso il Ministero dell’industria e del commercio per ottenere che fosse evitato un ingiustificato moltiplicarsi di iniziative per mostre dei prodotti dell’artigianato a carattere nazionale, per evitare sia un dannoso spezzettamento di energie sia disorientamenti negli ambienti commerciali, particolarmente stranieri. È tuttora oggetto d’esame la proposta formulata dal presidente della Camera dell’Aquila, avvocato Santini, per l’istituzione in Roma di una Bottega permanente dei prodotti artistici dell’artigianato di ciascuna provincia, a cure e spese delle rispettive Camere di commercio e sotto il patronato dell’Unione. 163 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Turismo Interprete della necessità, vivamente prospettata dall’Assemblea delle Camere, di una riforma dell’attuale ordinamento del turismo in Italia, l’Unione ha svolto un’apposita indagine sulle iniziative turistiche provinciali e sul contributo che ad esse danno le Camere stesse. All’indagine, predisposta con apposito questionario, hanno risposto 61 Camere e i risultati sono stati trasmessi alla Camera di commercio di Bergamo, il cui presidente, commendator Giacinto Gambirasio, per incarico ricevuto dall’Assemblea stessa, ha curato la redazione di una pregevolissima relazione a stampa, che ha cortesemente distribuito a tutte le Camere. Il problema, trattato in tale relazione sotto i suoi molteplici aspetti con ampiezza di dati e cura, attende ora di essere portato su quel concreto piano di azione che è essenziale caratteristica di ogni manifestazione delle attività delle Camere. Consigli degli Enti provinciali del turismo (EPT) La questione delle rappresentanze camerali negli EPT forma ancora oggi oggetto del nostro interessamento presso il Commissariato del turismo, per ottenere che in ogni provincia sia portato almeno a due il numero dei rappresentanti delle Camere in seno ai Consigli degli Enti provinciali per il turismo, considerata l’importanza del concorso, anche finanziario, delle Camere all’incremento delle attività turistiche. Da un’indagine recentemente svolta è risultato che su 74 provincie si contano 49 Camere di commercio con una rappresentanza camerale nei Consigli degli EPT limitata ad un solo membro; e trattasi spesso di provincie turisticamente apprezzabili. A giustificazione della sua resistenza, il Commissariato per il turismo assume, essenzialmente, l’inopportunità di particolari provvedimenti in attesa della revisione della legislazione turistica, e il fatto che a suo avviso molte Camere, dal punto di vista finanziario, non avrebbero ancora adeguato il loro concorso al costo dell’organizzazione turistica, seppure il contributo camerale sia apprezzabilissimo sotto ogni altro aspetto. Credito e mercati Anche la questione del credito ha formato oggetto delle nostre cure, nell’intento di far sentire la voce delle Camere di commercio presso i competenti organi, 164 Stefano Brun particolarmente interessandoci del complesso problema del finanziamento alle medie e piccole industrie e all’artigianato. Speciale attenzione viene ora dedicata ai vari problemi e alle difficoltà sollevate dalla legge 22 giugno 1950, per la costituzione di istituti regionali per il finanziamento a medio termine alle medie e piccole industrie. Al riguardo, abbiamo già avuto vari contatti, anche per rispondere a quesiti posti dalle Camere, sia con la segreteria dell’Ispettorato del credito, presso il Ministero del tesoro, sia con il Ministero dell’industria e commercio, che particolarmente si interessa agli sviluppi della questione. Orario spezzato Va ricordata anche la parte attiva presa dall’Unione nella questione dell’abolizione dell’orario unico nelle banche, il quale risultava di notevole intralcio per l’attività commerciale. Né va trascurato di considerare l’apprezzamento dell’orario ripartito per quanto si attiene al movimento turistico, che ha tanta importanza per la bilancia economica italiana. Acquisto a credito di macchinari da parte delle medie e piccole industrie, dell’agricoltura e dell’artigianato Nel quadro dell’assistenza creditizia alle medie e piccole industrie, all’agricoltura e all’artigianato rientra la collaborazione data dall’Unione all’ARAR – Gestione speciale ERP –, per la diffusione delle norme per l’acquisto a credito con patto di riservato dominio di macchinari e attrezzature, sia in conto ERP nell’area del dollaro, sia con finanziamento in lire per macchinari e attrezzature di produzione nazionale. La divulgazione operata dall’Unione presso tutte le Camere di commercio delle norme, modalità e modulari relativi, ha consentito alle Camere stesse di svolgere un’attività veramente apprezzabile, per facilitare, per quanto possibile, il miglioramento delle attrezzature produttive delle medie e piccole industrie, dell’agricoltura e dell’artigianato, contribuendo così a quel rinnovamento tecnico che costituisce una delle premesse essenziali degli auspicati sviluppi della produzione in Italia. Va detto che l’opera svolta dalle Camere in questo campo è stata molto apprezzata. 165 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Disciplina dei mercati ortoflorofrutticoli Il Ministero dell’industria e commercio ha chiamato a far parte della Commissione di studio per il riordinamento dei mercati ortoflorofrutticoli anche la rappresentanza delle Camere di commercio, non potendosi non riconoscere il più vivo interesse delle Camere alla disciplina dei mercati, per i riflessi che l’andamento di questi ha sulla regolarità dei rifornimenti e dei prezzi. Il rappresentante delle Camere, dottor Harry Bracci-Torsi, riferendosi all’opposizione dei Comuni a ogni limitazione della loro attuale, forse eccessiva, libertà d’azione in materia, ha sostenuto che, ove non si ritenga arrivare, come sarebbe opportuno, ad una radicale riforma della legge 1925, dovrebbe almeno considerarsi l’opportunità di modificarla nel senso di consentire anche alle Camere di commercio la facoltà della gestione di mercati, nonché l’incarico di concorrere al controllo di quelli gestiti dai Comuni. Si attende ora di conoscere l’esito del riesame che, di tutta la questione, si sono riservati di fare i competenti uffici ministeriali. Assistenza al personale delle Camere di commercio Con la cessazione del sistema di assistenza malattia organizzata presso ogni singola Camera e con il passaggio di tale importante servizio assistenziale all’Ente nazionale di previdenza per i dipendenti da enti di diritto pubblico si erano verificati non pochi disguidi e ritardi nella liquidazione dei rimborsi per spese mediche e farmaceutiche. Presi accordi con la direzione dell’Ente, su segnalazione delle singole Camere, è stato possibile ottenere che la maggior parte delle cartelle arretrate venisse liquidata agli aventi diritto. Costruzione di case per alloggio del personale delle Camere di commercio Con riferimento alla legislazione sullo sviluppo edilizio, integrata dalla legge 2 luglio 1949, 40 Camere di commercio promossero studi e progetti, e adottarono i relativi provvedimenti, per la costruzione di edifici civili nel capoluogo, ai fini di poter assicurare al proprio personale una conveniente abitazione. Le pratiche relative, concernenti l’acquisto di aree, la compilazione e l’approvazione dei progetti tecnici, l’accensione di mutui e soprattutto l’assegnazione dei contributi statali, ebbero uno svolgimento non sempre facile e conclusivo. 166 Stefano Brun Alla fine dell’anno 1949 veniva a risultare infatti, da un’inchiesta compiuta dall’Unione, che quasi tutte le Camere che avevano preso provvedimenti a riguardo – appena otto facevano eccezione – si trovavano nella situazione di attesa dei provvedimenti di competenza degli organi locali e centrali. In dipendenza della pubblicazione della legge 1950, che ha disposto per la costituzione di un fondo da erogare, sotto l’orma di mutui, per la costruzione di case di abitazione, abbiamo ritenuto opportuno sollecitare la Direzione generale per l’edilizia statale e sovvenzionata perché, anche in base alle recenti disposizioni legislative, le previdenze adottate dalle Camere per la sistemazione del proprio personale rispetto all’alloggio fossero non soltanto tenute presenti, ma facilitate nella loro attuazione. I memoriali già trasmessi e gli ulteriori atti riguardanti l’oggetto sono stati richiamati recentemente dall’Unione ai Ministeri dei lavori pubblici e dell’industria e commercio. “Sintesi economica” “Sintesi economica” è – si potrebbe ben dire – un prodotto caratteristico dell’Unione, dovuto alla collaborazione attiva, intelligente e soprattutto continuativa delle Camere di commercio associate. Indubbiamente, ogni rivista è il frutto della collaborazione di molti enti e di molte persone; ma in genere i contributi che ognuno di questi reca è di importanza diversa (a volte trattasi di collaborazione più teorica che pratica); per contro, la buona riuscita di ogni numero della nostra rassegna è condizionata dalla necessità che tutti i suoi collaboratori, cioè tutte le Camere, rechino contributi di eguale rilievo qualunque sia l’importanza economica della relativa provincia nell’economia nazionale. Noi desideriamo offrire mensilmente ai nostri lettori un disegno generale della situazione economica così com’è sentita, pensata, vissuta dagli operatori economici nelle varie provincie, prima che essa diventi passato, storicamente registrato nel movimento di alcuni indici statistici nazionali. Alla costruzione di un tale quadro generale, che vuol essere «piuttosto espressione di sentimenti che pittura» sono in eguale misura indispensabili le segnalazioni di ciascuna provincia fatte da persone tutte di provata competenza. Soltanto nella possibilità di sfruttare il prezioso materiale costituito dalle relazioni mensili delle Camere, nel modo sopra indicato, sta la ragione d’essere della nostra, anzi della vostra rivista, e sta la ragione della buona accoglienza che essa ormai trova molto diffusamente in Italia e all’estero, anche da parte di studiosi e di specialisti di economia e di statistica. [...] Una caratteristica della rivista è costituita dal sistema di segnalazione mediante aggettivi usato – crediamo per la prima volta – per la compilazione dei quadri pro167 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale vinciali relativi all’andamento dei vari settori o, meglio, di alcuni settori dell’attività economica. In proposito si può osservare, e sarà stato certamente osservato, che nella nostra segnalazione mensile non si fa esplicito cenno ad alcuni settori di attività, come ad esempio al commercio estero, a quello all’ingrosso e alla Borsa. C’è da considerare però che notizie sull’andamento di questi settori vengono di solito date, e con notevole diffusione, dalla stampa quotidiana, sia economica sia politica, e che i fenomeni relativi a tali settori meglio si prestano a esami sintetici in sede nazionale, in quanto si diffondono rapidamente in tutto il sistema economico, a prescindere dalle accidentalità territoriali, nel mentre il nostro esame si basa in prevalenza sui fenomeni nei quali la località, se è permesso usare tale espressione, gioca in misura considerevole. Il sistema di segnalazioni mediante aggettivi, da noi consigliato, può dar luogo a critiche o a qualche riserva. Siamo i primi a riconoscere gli inconvenienti connessi all’espediente che abbiamo dovuto adottare; ma non potevamo trovarne uno più adatto. Le Camere, nella prima quindicina di ogni mese ci trasmettono le segnalazioni relative al mese precedente, e ciò per inderogabili esigenze del comune lavoro. Pensate dunque se gli uffici camerali, per quanto siano bene attrezzati, possono trovarsi in condizioni, a così breve distanza dalla chiusura del periodo di tempo sotto rassegna, di fornirci dei dati numerici relativi all’andamento dei vari settori economici, ammesso pure che tutte le segnalazioni richieste e necessarie possano tradursi in dati statistici! [...] Noi possiamo chiedere a un agricoltore sul campo, in presenza di una data coltura, e ottenere da un esperto coltivatore attendibili informazioni sullo stato attuale della coltura stessa, su quello che sotto certe date condizioni potrà essere in un avvenire immediato, e possiamo anche ottenere previsioni sul volume e sul valore probabile della raccolta, senza però che l’esperto sia disposto a firmare un verbale contenente le sue deduzioni. Allo stesso modo noi chiediamo alle Camere di interrogare ogni mese non soltanto degli agricoltori sulle colture e sui raccolti in corso, bensì anche degli esperti – e sempre i medesimi – negli altri rami della attività economica e fornirci le notizie da essi raccolte, senza gravare questi esperti della responsabilità di motivare e rispondere dei loro pareri forniti in via amichevole. Detti esperti, a nostro avviso, dovrebbero costituire una specie di Comitato permanente della congiuntura in ogni provincia. Le critiche che al primo apparire della nostra rivista vennero da varie parti mosse, e non senza fondamento, al nostro sistema di relazione, sono andate col tempo attenuandosi; ciò perché esse erano falle da persone intelligenti e competenti, le quali hanno successivamente fatte le considerazioni da noi sopra riportate e si sono andate convincendo che, di fronte agli svantaggi subito appariscenti, il 168 Stefano Brun metodo presenta delle possibilità pratiche di non poco rilievo. Abbiamo avuto il piacere di constatare che per la sua novità, e non soltanto per questo, il metodo seguito dalla nostra rivista ha trovato nel Paese e all’estero i consensi di molte persone particolarmente competenti in materia. [...] Naturalmente non pensiamo di adagiarci sui primi buoni risultati della nostra iniziativa: il metodo di segnalazioni mediante aggettivi ci è parso fin dall’inizio suscettibile di miglioramenti; ma a questi possiamo praticamente mirare soltanto ora che i nostri collaboratori hanno acquisito la pratica necessaria per inquadrare nello schema da noi proposto la visione sintetica dell’andamento delle economie provinciali. Anche su questa via di miglioramento è necessario però procedere con metodo e cautela. Per il momento stiamo cercando di introdurre nelle segnalazioni che figurano nei vari “quadri” della rivista degli opportuni elementi di ponderazione. Già costruiamo un indice di contrapposizione dello stato di attività dell’industria, mediante il quale è possibile avere un’idea della reale evoluzione di tale stato. Se, ad esempio, in due mesi successivi, 40 su 90 provincie segnalano un miglioramento nel ritmo di attività dell’industria locale, ma nel secondo mese l’elenco delle 40 provincie è diverso, per l’importanza delle provincie, da quello del mese precedente, il nostro indice permette di apprezzare se in realtà si è avuto in complesso un miglioramento, un peggioramento oppure una situazione stazionaria. Stiamo costruendo, con il materiale statistico ora disponibile, altri indici del genere, da applicare ad altre segnalazioni; però un passo decisivo in tal senso sarà fatto soltanto allorché si disporrà dei risultati dei prossimi censimenti, che offriranno una base aggiornata per le ponderazioni dei dati provinciali. [...] In breve, la nostra meta immediata (e provvisoria come tutte quelle poste sulla via di ogni progresso), è quella di trasformare il nostro sistema di segnalazioni in un buon sistema di indici della congiuntura economica. Monografie provinciali Le varie Camere di commercio stanno offrendo un altro importante contributo di collaborazione alla nostra rivista, costituito dalla serie di “Monografie economiche delle provincie d’Italia”. Com’è noto, trattasi di una serie di monografie riguardanti i caratteri economici delle singole provincie redatte dalle Camere interessate secondo uno schema generale da noi proposto, e corredate di opportuni grafici che illustrano i dati nelle monografie stesse contenuti, nonché di cartine topografiche delle singole provincie. 169 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Senza voler fare i profeti e senza voler apparire eccessivamente modesti, riteniamo che la serie completa delle monografie di cui parliamo costituirà in seguito quello che solitamente si dice “una miniera di importanti notizie” per gli studiosi dell’economia del nostro Paese e specialmente per gli storici dell’attuale periodo. Lo schema generale secondo il quale le monografie sono redatte è stato ideato in modo da renderle aggiornabili con lieve fatica, cosa che speriamo possa essere fatta in seguito ai prossimi censimenti. Nel numero 1 (febbraio 1949) della rassegna apparve la prima delle suddette monografie, quella relativa alla provincia di Como, e nell’ultimo numero (dicembre 1950) è stata pubblicala la ventesima monografia, quella della provincia di Frosinone. Le monografie finora pubblicate riguardano le provincie di Como, Bari, Taranto, Viterbo, Udine, Arezzo, Trieste, Perugia, Verona, Reggio Emilia, Lecce, Asti, Lucca, Varese, Vicenza, Caltanissetta, Treviso, Novara, Trapani, Frosinone. Mancano ancora le monografie delle provincie di maggiore importanza per l’economia nazionale, che sono d’altro canto quelle più note nei loro caratteri particolari. Tuttavia possiamo a questo riguardo assicurare che sono in corso di preparazione le monografie riguardanti le provincie di Genova e di Napoli. Studi statistici a carattere provinciale L’Unione, che tanta collaborazione chiede alle sue associate per la redazione di “Sintesi economica”, a sua volta, ha l’ambizione di offrire alle Camere un contributo di notizie anch’esse originarie, inedite, e che servono anche a integrare i dati che figurano nelle monografie sopra accennate. Infatti, il nostro Ufficio economico conduce mensilmente delle ricerche su uno dei fenomeni di grande importanza nazionale e dei quali non è agevole conoscere la ripartizione tra le varie provincie: ad esempio la distribuzione dei telefoni, il movimento telegrafico ecc.; e pubblica i risultati di tali ricerche in apposito articolo della rivista. [...] Gli studi finora pubblicati sono i seguenti: – La distribuzione dei carburanti nel 1948; – Diffusione degli apparecchi radio nelle provincie e regioni d’Italia; – Rilievi statistici sul gettito dell’IGE; – Indagini statistiche su protesti cambiari; – Indagine statistica sulle società per azioni; – La distribuzione dei telefoni in Italia; – Valore dei concimi e degli antiparassitari distribuiti nel 1947-1948 nelle varie provincie e regioni d’Italia; 170 Stefano Brun – Imposte di successione e registro nelle varie provincie e regioni d’Italia; – Valore della produzione agricolo-forestale dell’annata 1947-1948; – Il consumo del tabacco nelle varie provincie e regioni d’Italia durante l’esercizio 1948-1949; – La prevalenza dei caratteri industriali o dei caratteri agricoli nelle varie provincie d’Italia; – Il gettito dell’imposta di ricchezza mobile come è ripartita nelle varie provincie e regioni; – Telegrammi spediti nel 1947-1948 nelle varie provincie e regioni d’Italia; – Protesti e fallimenti nelle varie provincie e regioni d’Italia; – Indici dei consumi nelle varie provincie e regioni; – Valori della produzione agricolo-forestale e dei concimi inorganici ed antiparassitari; – Impieghi e depositi bancari nelle provincie e regioni d’Italia; – Composizione per sesso e per età della popolazione nelle varie provincie e relativi effetti economici; – La distribuzione dei telefoni nelle provincie e regioni d’Italia; – Le macellazioni nelle singole provincie e regioni d’Italia durante il 1949; – La distribuzione degli autoveicoli nelle varie provincie e regioni d’Italia. Per concludere su questo argomento riteniamo di poter affermare che in questo suo primo biennio di vita la nostra rivista si è dimostrata di notevole utilità appunto per le sue caratteristiche sopra accennate, che la differenziano nettamente dalle numerosissime altre pubblicazioni periodiche in materia di economia e di statistica, che non hanno la possibilità di sfruttare un materiale tanto aggiornato come quello offerto dalle segnalazioni delle Camere di commercio. Solto questo profilo si potrebbe bene dire che “Sintesi economica” ha colmato una lacuna. Di ogni fascicolo la tiratura è tale da permetterci di inviarne un buon numero di copie in cambio delle altre riviste italiane ed estere, col risultato di arricchire la biblioteca dell’Unione di numerose e interessanti pubblicazioni. Il primo numero di “Sintesi” è stato presentato al presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, che l’ha vivamente apprezzato. Il suo interessamento per il nostro modesto lavoro ci incoraggia a proseguirlo e perfezionarlo col massimo impegno. Altre pubblicazioni L’Unione delle Camere di commercio, oltre alla pubblicazione della sua rivista “Sintesi economica” e al volume sulle leggi delle Camere di commercio nel 171 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale mondo, di cui è detto più sopra, ha curato la pubblicazione di altri studi, fra i quali una memoria sul problema della liberalizzazione degli scambi in Europa, dovuta all’onorevole professor Roberto Tremelloni; una monografia sugli Orientamenti per la revisione del sistema tributario italiano del professor Ernesto d’Albergo; il resoconto sommario del Congresso mondiale delle Camere di commercio. Abbiamo in corso di preparazione un importante studio sulla struttura economica delle varie regioni d’Italia a opera del professor Ferdinando Milone, ordinario dell’Università di Roma. Saranno inserite nello stesso volume altre indagini riguardanti l’Ente Regione, dovute al professor Costantino Mortati, ordinario dell’Università di Napoli, su La Regione nella Costituzione, e al dottor Michele Monaco per Il problema della Regione in Italia. Il volume sarà poi completato da una raccolta di dati statistici sullo sviluppo economico delle regioni italiane negli ultimi cinquant’anni. Relazione annuale sull’attività delle Camere di commercio Merita particolare menzione la pubblicazione di un’ampia Relazione annuale intrapresa l’anno scorso, e che sarà proseguita e migliorata quest’anno e in quelli successivi, per rendere conto in modo sintetico dell’azione e delle iniziative delle Camere di commercio delle varie provincie d’Italia in tutti i settori della loro multiforme attività: agricoltura, zootecnia, caccia, pesca, industria, artigianato, commercio, lavori pubblici, edilizia, urbanistica, scambi con l’estero, trasporti terrestri, su strada, marittimi, porti, aviazione, turismo, istruzione professionale, previdenza sociale, credito, finanze e tributi, Borse valori e Borse merci, magazzini generali, laboratori e aziende speciali, convegni, congressi, statistica, pubblicazioni. Detta Relazione ha sollevato un vivo interesse anche all’estero, avendo messo in luce l’importanza e la mole del lavoro dei nostri istituti. Rilevazioni statistiche È evidente che le Camere di commercio, quali osservatori economici delle provincie, hanno l’assoluta necessità di disporre di una vasta documentazione statistica nei vari settori della produzione e degli affari. Già varie Camere di commercio hanno una lunga e valorosa tradizione nel campo delle indagini statistiche. Ma la necessità di disporre di elementi sicuri ha via via indotto tutte le Camere di commercio a sviluppare il loro Ufficio di statistica con importanti rilevazioni ed elaborazioni e con pubblicazioni di mono172 Stefano Brun grafie e bollettini periodici che sono andati continuamente migliorando. Basti ricordare il gran numero di Compendi statistici che sono stati pubblicati da parte delle Camere di commercio negli ultimi mesi. L’estensione degli studi statistici presso le Camere di commercio ha avuto recentemente nuovo impulso attraverso la costituzione degli Uffici provinciali di statistica, creati col concorso degli UPIC, che rappresentano l’unico organo periferico attrezzato e tecnicamente idoneo per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati statistici nel campo economico-sociale. Tale Ufficio provinciale di statistica, com’è noto, funziona anche come organo periferico dell’Istituto centrale di statistica, il quale rivolge a detto Ufficio la massima cura per poter contare su di esso nel prossimo grande lavoro dei censimenti industriale, commerciale, agricolo e della popolazione. L’Unione ha collaborato attivamente sia col Ministero dell’industria e commercio sia con l’Istituto centrale di statistica per l’ordinamento e il potenziamento di detti Uffici, che sono da considerare come essenziali all’attività delle Camere di commercio, costituendone una base di seria documentazione, che è quanto dire la bussola per l’azione che le Camere di commercio sono chiamate a svolgere nell’ambito provinciale. Attraverso l’Istituto centrale di statistica e altre organizzazioni centrali abbiamo ottenuto la regolare trasmissione di dati statistici alle Camere di commercio. Sinora soltanto alcune amministrazioni hanno accolto la nostra richiesta per la comunicazione delle notizie statistiche con periodicità mensile alle Camere di commercio, ma speriamo via via di poter ottenere analoghe comunicazioni da parte di altri enti e amministrazioni che sinora hanno opposto difficoltà di ordine burocratico o di spesa. L’Unione dal canto suo ha iniziato la pubblicazione di alcune serie statistiche che sono state inserite nella “Sintesi economica”. Si tratta della raccolta di dati e di elaborazioni effettuate direttamente dall’Unione su materiale inedito. Oltre alle rilevazioni ed elaborazioni pubblicate in “Sintesi”, tutte a carattere provinciale, riguardanti i vari tributi, i consumi, i trasporti, i telefoni, le produzioni agricole, l’uso dei concimi, il risparmio, gli investimenti, le società per azioni, le spese per spettacoli ecc., l’Unione ha iniziato il calcolo di alcune importanti statistiche attraverso la collaborazione delle Camere di commercio delle provincie più importanti. Si tratta di un gruppo che comprende soltanto otto provincie, che tuttavia rappresentano oltre la metà del valore economico dell’intera nazione. Tali indici riguardano: 1. il movimento delle ditte iscritte e cancellate presso le anagrafi camerali; 2. l’andamento delle dichiarazioni di fallimento; 3. l’andamento dei protesti cambiari. 173 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale A queste serie dobbiamo aggiungere quella degli indici sul movimento delle vendite nei grandi magazzini e nei negozi a prezzo unico, che rappresenta l’unica rilevazione del genere in Italia. Abbiamo in corso l’elaborazione di un indice dei noli di cabotaggio dei porti italiani su materiale raccolto dalle Camere di commercio a giurisdizione marittima più interessate. L’Istituto di statistica ci ha chiamato in varie occasioni per prendere parte ai lavori di speciali Commissioni di studio. A tale proposito sono da ricordare quelle per i censimenti economici, per la rilevazione delle statistiche del turismo, del movimento dell’aviazione civile, dei salari, degli indici della produzione industriale, degli indici dei prezzi all’ingrosso, della classificazione delle categorie artigiane. Listino dei prezzi sui mercati d’origine Come si ricorderà, il 21 luglio 1950 si è tenuta a Genova, per iniziativa di quella Camera di commercio, una riunione tra i rappresentanti delle Camere di commercio sede di compartimento doganale e di Borsa merci, allo scopo di studiare le possibilità di addivenire alla compilazione di un listino unico nazionale per un grande numero di merci d’importazione da servire alle dogane come base per il controllo dei prezzi di fattura, in accompagnamento delle merci più importanti. A seguito di tale Convegno, l’Unione è stata incaricata di studiare le modalità della compilazione di un listino dei prezzi sui mercati d’origine e di prendere gli opportuni accordi col Ministero delle finanze e col Ministero dell’industria e commercio. I due predetti Ministeri hanno approvato la proposta dell’Unione, adottata d’accordo con la Camera di commercio di Genova, di iniziare la pubblicazione di un listino mensile per i prezzi delle più importanti materie prime e degli altri prodotti d’importazione, prezzi da rilevare sui mercati di provenienza e con l’aggiunta dei prezzi CIF in Italia. Questa iniziativa è di grande importanza e ha già sollevato vivo interesse da parte delle organizzazioni sindacali economiche e degli operatori del commercio estero. Le Camere di commercio che parteciperanno alla compilazione di detto listino nazionale contribuiranno così a fornire al Paese una documentazione sull’andamento dei prezzi delle principali piazze estere, che è sommamente utile e che costituisce un campo nuovo di rilevazione per il nostro Paese. Infatti, le notizie che attualmente si hanno attraverso alcune pubblicazioni italiane riguardano i prezzi d’origine soltanto di pochissimi prodotti, e in genere sono ricavati da altre pubblicazioni, vale a dire sono di seconda mano; mentre la nostra inizia174 Stefano Brun tiva dovrebbe tendere a fornire indicazioni aggiornate assunte direttamente sui principali mercati esteri. Alla compilazione di detto listino, oltre alle Camere di commercio più interessate, prenderà parie l’Istituto di economia internazionale di Genova, la cui serietà e reputazione rappresenta una garanzia per la indagine in oggetto, nonché un rappresentante del Ministero dell’industria e commercio. Commissione centrale dei prezzi Da circa due anni è stato possibile ottenere che a far parte della Commissione centrale prezzi presso il Comitato interministeriale dei prezzi, sia chiamata anche l’Unione italiana delle Camere. Il nostro contributo ai lavori di tale Commissione è apprezzato per l’azione di contemperamento delle contrastanti manifestazioni di interessi che in seno alla Commissione si manifestano, poiché si cerca di tener conto, oltre che dei legittimi interessi dei consumatori e utenti dei vari prodotti e servizi, anche degli interessi dei produttori di beni e servizi, la cui eccessiva compressione non potrebbe non divenire fonte di gravi intralci alla produzione dei beni e al progresso economico e in definitiva a danno degli stessi consumatori e utenti. A valutare l’importanza della partecipazione dell’Unione alla Commissione di cui si tratta, basta l’elenco dei prodotti e servizi controllali dal CIP, fra i quali si citano carboni, carburanti e lubrificanti, prodotti siderurgici, alluminio, vetri, pneumatici per autoveicoli industriali, concimi, antiparassitari e anticrittogamici, specialità medicinali, zucchero, riso, cereali, trasporti, elettricità, gas, acqua, radio, telefoni, alberghi e pensioni, e altri. Nel periodo 1949-1950 l’Unione è intervenuta in 61 riunioni, fra le quali vanno particolarmente ricordate quelle per la revisione dei prezzi delle tariffe elettriche, delle tariffe ferroviarie, del gas, dei telefoni e dei prezzi dei prodotti petroliferi. È stata assegnata tanto nel 1949 quanto nel 1950 una borsa di studio all’Università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano, in favore di uno studente che abbia presentato una lesi di laurea degna di premio in materia di economia applicata. Tale borsa è stata intitolata al nome di Leopoldo Sabbatini, che fu il primo segretario generale dell’Unione delle Camere di commercio e il primo rettore dell’Università “Bocconi”. Un altro premio è stato assegnato dall’Unione alla Scuola per il Commercio estero istituita recentemente dall’Istituto italiano di pubblicismo. Tale premio è intestato al nome di Giulio Zarù, nell’intento di onorare la memoria del fondatore e primo presidente della ricostituita Unione italiana delle Camere di commercio. 175 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Biblioteca Nell’attrezzatura degli uffici dell’Unione non poteva mancare un’adeguata biblioteca, costituita specialmente da materiale di consultazione e di documentazione. In breve tempo abbiamo costituito una Biblioteca che comprende 635 pubblicazioni periodiche delle quali 394 italiane e 241 straniere. Le pubblicazioni da noi raccolte sono specialmente dovute a Camere di commercio, a ministeri, comuni, porti, banche e organizzazioni economiche e sindacali. In quanto alle pubblicazioni estere, esse sono, naturalmente, di natura economica e statistica e sono state in gran parte ottenute attraverso lo scambio con la nostra rivista “Sintesi economica”. Le pubblicazioni di cui disponiamo sono di utile consultazione per il lavoro degli uffici e, da qualche tempo, vengono pure lette da alcuni studiosi che frequentano la Biblioteca. Per quanto la nostra raccolta di pubblicazioni sia soltanto all’inizio, essa non manca di qualche pregio, essendo costituita da pubblicazioni, specialmente estere, che non sono facilmente reperibili presso altre sedi di Roma. Abbiamo avuto cura di ottenere molte pubblicazioni di banche estere e di organizzazioni internazionali come quelle delle Nazioni Unite, dell’Ufficio internazionale del lavoro, del Fondo monetario internazionale. Abbiamo anche curato la raccolta degli Annuari economici e statistici e dei Bollettini periodici di statistica dei vari paesi del mondo, e ciò, come si è detto, nell’intento di avere a nostra disposizione e di poter mettere a disposizione degli studiosi un materiale di documentazione il più vario possibile, sia per settori di materie sia per paesi. Pubblicazioni periodiche italiane Camere di commercio italiane Camere di commercio italiane all’estero ed estere in Italia Enti statali Comuni e porti Bancarie Bollettini informazioni italiani ed esteri Organizzazioni economiche sindacali Altre Totale riviste italiane n. » » » » » » » n. Pubblicazioni periodiche straniere Organizzazioni internazionali Austria n. 22 » 4 176 141 20 40 10 12 21 76 74 394 Stefano Brun Belgio Cecoslovacchia Danimarca Finlandia Francia Germania Gran Bretagna Grecia Irlanda Jugoslavia Lussemburgo Norvegia Olanda Polonia Portogallo Spagna Svezia Svizzera Turchia Ungheria Argentina Australia Brasile Canada Cile Egitto Giappone India Israele Messico Panama Perú » Stati Uniti Sudafrica Venezuela Totale pubblicazioni straniere » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » 1 » » » n. 11 1 3 1 33 13 22 2 2 3 1 2 3 1 4 6 1 8 3 1 4 9 4 9 2 5 1 4 2 2 1 Totale complessivo n. 635 Annuari Italiani Stranieri Totale n. 22 » 45 n. 67 45 4 1 241 177 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Sezione marittima I problemi molteplici e di diretta incidenza sull’economia marinara e nazionale, come si sono delineati e imposti di momento in momento alla considerazione del ceto interessato, nella pressante finalità dell’attuazione rapida e integrale del Piano di ricostruzione e di potenziamento della marina mercantile, sono stati trattati in undici assemblee sotto gli auspici della nostra Sezione marittima, che annovera le 42 Camere a giurisdizione marittima. I maggiori argomenti esaminati attraverso importanti relazioni, che hanno assunto in qualche caso il carattere di notevoli monografie, sono stati quelli relativi a: a) la ricostruzione della flotta mercantile colpita gravemente dalla guerra, nella sua larga e generosa prestazione di servizi presidiari delle forze armate combattenti; b) la difesa e l’incremento del piccolo cabotaggio, nel quale sono state e possono essere impegnate in avvenire masse notevoli di attività lavorative; c) la politica marinara da svolgere decisamente, nell’intento di ridare alla marina mercantile il suo prestigio e la sua efficienza, per cui possa tornare ad allinearsi con quelle maggiori di altri paesi; d) la riparazione dei porti, maggiori e minori, con la ricostruzione degli impianti, delle strutture e attrezzature e dei servizi annessi; e) la riattivazione delle aziende armatoriali, da mettere in condizione di poter lavorare con ritmo costante e regolare; f) la difesa della pesca, che interessa una numerosa flottiglia di imbarcazioni, alcune da riparare, altre da modernizzare o sostituire con unità più adatte alla loro funzione; e ad un tempo la tutela di numerose attrezzature medie e piccole armatoriali, che impiegano sia in terra sia in navigazione una rilevante massa di lavoratori; g) la disciplina del lavoro portuale e l’unificazione delle voci e degli oneri dei servizi nei porti, in considerazione della capacità e necessità funzionale dei maggiori come dei minori scali marittimi. Oltre a questi particolari problemi, anche quelli che per connessione e complementarità vi si associano (e sono molti altri, per quanto di minor livello rispetto al piano della nostra vita marinara) sono stati presi in esame dalla Sezione marittima con la compilazione di studi e relazioni. Nelle Assemblee sono stati esaminati complessivamente 114 oggetti, di cui oltre 60 presentati con relazioni illustrative. Le mozioni, deliberate in ordine ai singoli oggetti trattati, sono state 88. A seconda del carattere della questione, si sono iniziate e indirizzate le pratiche 178 Stefano Brun relative ai vari dicasteri competenti (Ministero degli esteri, dei lavori pubblici, delle finanze, della difesa marina), curando naturalmente la trasmissione per conoscenza degli atti relativi ai due Ministeri a cui più direttamente è collegata la Sezione, cioè a quello della marina mercantile e a quello dell’industria e commercio. Non tutte le risoluzioni adottate si sono tradotte in provvedimenti risolutivi; per altro la loro presentazione ha impegnato gli organi centrali competenti ad un esame di merito che potrà condurre a favorevoli decisioni. Tale fiducia è basata sulla constatazione che il Ministero della marina si è sempre dimostrato premuroso nel rilevare e nel valutare l’attività svolta dalla nostra Sezione marittima, e ha di recente consentito che l’Ispettorato del lavoro e dei porti collabori direttamente con la nostra Sezione. Mozioni Si richiamano i testi di alcune decisioni prese dalla nostra Sezione. Riforma dell’Istituto per la classificazione delle navi Rilevatasi la funzione del cosiddetto Registro navale agli effetti della maggiore sicurezza della navigazione, si è chiesto lo svolgimento dei lavori della Commissione ministeriale per le modifiche da apportare al d.l. del 1947 istitutivo del Registro stesso e si è chiesto che in seno all’Istituto sia ammessa una rappresentanza maggiore degli interessi armatoriali e assicurativi. La materia è in fase di studio. Ricostruzione della marina mercantile Prospettate e accertate in più riunioni le permanenti situazioni sfavorevoli della flotta mercantile, depauperata e arretrata per effetto della guerra e richiesto l’aggiornamento della legislazione 1938 concernente il finanziamento delle nuove costruzioni, si sono fatti voti perché non soltanto i cantieri, ma anche l’armamento, siano ammessi a beneficiare del credito navale ai fini di accelerare la ricostruzione del naviglio mercantile. La legge Saragat del 9 marzo 1949, come pure la legge susseguente di iniziativa parlamentare promossa dall’onorevole Angelini, si può ben dire che siano state informate alle vedute e alle petizioni della nostra Sezione. Attraverso la richiamata legislazione si è ottenuta una più spedita e larga esecuzione dei piani di potenziamento del naviglio mercantile. La Sezione, inoltre, collegato il problema della ricostruzione della flotta mercantile sia ai piani finanziari dell’ERP sia ai piani di acquisto all’estero di navi di medio tonnellaggio, ebbe a formulare voti per poter trarre maggiore beneficio dal Piano ERP, ampliandolo adeguatamente. 179 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Riparazione dei danni di guerra nei porti e restaurazione di impianti e di attrezzature portuali Esaminate le situazioni locali in cui si sono trovati i porti dopo la guerra, si è sollecitata in un primo momento la compilazione dei progetti di ricostruzione degli impianti e di dotazione dei mezzi meccanici; si è invocato poi dal Ministero dei lavori pubblici anche in applicazione del d.l. 8 maggio 1948, l’esecuzione dei medesimi progetti presentati. Consta che sono in corso le attribuzioni di fondi per i relativi finanziamenti con ripartizione in più esercizi finanziari. Particolare rilievo va dato al provvedimento disposto riguardante l’assegnazione e l’installazione di alcune gru al porto di Ancona, in sostituzione di quelle distrutte da eventi bellici. Servizio di pilotaggio, di dragaggio, di sminamento delle acque e di polizia portuale Nelle varie Assemblee delle Camere marittime si è approfondito l’esame in rapporto alla sicurezza della navigazione e agli approdi nei vari scali, e se ne sono proposte le soluzioni, che hanno trovato accoglimento. Infatti sono stati disposti e fatti eseguire dagli organi centrali, secondo la propria competenza, i piani di liberazione dei campi minali del Basso e Medio Adriatico e i progetti di dragaggio in ampie zone (Alto Adriatico), creando rotte di sicurezza. Si è reso poi obbligatorio il pilotaggio delle navi, da compiersi da locali corpi costituiti di piloti, o da organizzazioni capaci di garantire il servizio, per la guida delle unità all’entrata e all’uscita nei porti, fissando le tariffe relative ed escludendo dall’obbligo le navi a vela e a vapore di piccolo tonnellaggio (però fino ad un minimo di 1000 tonnellate, mentre si era richiesto il limite minimo di 500) e le navi addette al traffico locale e ai lavori del porto. Infine si è disposto per la costituzione di un Corpo speciale di polizia portuale, alle dirette dipendenze dell’autorità marittima locale. Recupero e ripristino di navi sinistrate Si è valutata l’importanza dal lato ricostruttivo e di potenziamento della flotta mercantile, della soluzione del problema relativo all’utilizzazione del naviglio danneggiato durante la guerra o in abbandono negli scali marittimi, e si è insistito perché le previdenze di carattere finanziario fossero estese a questo gruppo di natanti. Il voto è stato accolto. Consta inoltre che, in relazione al rilievo fatto dalla Sezione, di disporre per il naviglio rimasto al Nord, e fra quello risultato perduto dopo l’armistizio, provvedimenti di ordine tecnico ed economico, sono stati avviati gli studi che hanno portato alla redazione e presentazione al Parlamento di un progetto di legge di iniziativa parlamentare. Marina di piccolo cabotaggio Si è accertata l’origine della crisi del naviglio minore, che minaccia seriamente la funzionalità di un così importante gruppo di unità, 180 Stefano Brun e si è portato l’esame sulla situazione generale e particolare contingente, tanto rispetto alle cause e agli elementi determinanti lo stato di depressione, come pure in rapporto alle condizioni e possibilità di un’efficiente funzionalità del piccolo cabotaggio. Si sono fatti quindi i seguenti voti: a) perché al piccolo cabotaggio siano riservati i trasporti di merci in massa (sale, tabacchi, carbone ecc.), per conto dello Stato o di Consorzi, adibendovi unità fino alle 500 tonnellate; b) perché sia consentita l’alienazione all’estero di naviglio di piccolo cabotaggio, in considerazione anche di presupposti per promuovere la costruzione di più moderne e adatte unità; c) perché siano riveduti i limiti di resa e sia disciplinata la composizione della mano d’opera per le operazioni di imbarco e sbarco di merce nei confronti del naviglio adibito; d) perché siano concessi ai minori cantieri navali e all’armamento di piccolo cabotaggio finanziamenti sul Piano ERP per la rinnovazione del naviglio; e) perché nel ripristino di linee commerciali siano tenute in evidenza le possibilità tecniche del naviglio minore; f) perché sia stabilito un prezzo uniforme del gasolio per il rifornimento del piccolo naviglio. I voti in parte sono stati accolti, dando luogo a disposizioni specifiche in merito (trasporti statali, alienazione di unità minori, tenuto però conto del loro carattere e delle loro condizioni rispetto all’età e all’efficienza, al rifornimento di carburante ecc.); altri sono stati presi in considerazione e posti allo studio. Problemi relativi al lavoro portuale Lo studio generale iniziato dalla Camera di commercio di Livorno sull’argomento ha messo in evidenza l’attualità e la vastità del problema, che la Sezione ha fatto proprio e ha esaminato sia in sede di Assemblee sia in sede di Commissioni. Mentre si sono chiesti temporanei provvedimenti sul lavoro portuale (riconoscimento del carattere di pubblica necessità alle operazioni portuali, eliminazione di situazioni locali che possono dar luogo e forma ad azioni monopolistiche, adozione di speciali criteri per la nomina dei consoli, dei vice consoli, dei fiduciari delle compagnie, adeguamento della mano d’opera portuale al fabbisogno, potenziamento degli Uffici portuali del lavoro), in attesa della revisione e del coordinamento della complessa legislazione che ha regolato finora il lavoro per il movimento delle merci nei porti, si sono condotti innanzi gli studi dalla Sezione, attraverso una Commissione estesa a più categorie interessate, oltre a quelle dei lavoratori, sia per l’unificazione delle norme locali vigenti in fatto di prestazione d’opera in determinate condizioni e necessità di lavoro, sia per una regolamentazione unitaria del lavoro stesso sotto l’aspetto 181 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale tecnico e sindacale, allo scopo di normalizzare e uniformare il servizio di sbarco e imbarco in tutti i porti nazionali. Gli studi a carattere nazionale sono stati favoriti da un’efficace collaborazione del Ministero della marina mercantile e sono stati seguiti, con particolare e vigile interesse, da esponenti dei Ministeri del lavoro e dell’industria e commercio. Prossimamente saranno conclusi i lavori, che procedono di pari passo con quelli affini, concernenti l’unificazione, sotto il punto di vista della nomenclatura, delle voci di tariffa. I risultati conseguiti saranno consacrati in rapporti illustrativi e formeranno il documento ufficiale e definitivo sul quale la Sezione baserà l’azione da svolgere presso i poteri centrali per dare una soluzione integrale all’importante problema. Esercizio della pesca nelle acque marine Se ne sono invocati lo sviluppo e la tutela più efficace nei confronti dei paesi rivieraschi, segnalando la necessità che nella stipulazione di trattati commerciali siano inserite clausole per la pesca nelle acque territoriali straniere. In merito alla pesca nell’Adriatico, di cui si sono rilevate e valutate le difficoltà, le ingiuste limitazioni nonché le minacce a cui è esposta, la Sezione marittima ha chiesto che sia data pratica applicazione all’accordo commerciale con la Jugoslavia, onde evitare arbitrarie pretese, illegali azioni e dannose imposizioni finanziarie, che si risolvono a totale danno della flotta peschereccia italiana e riducono o rendono improduttiva l’attività che si può svolgere dai pescatori italiani nelle acque territoriali jugoslave. Rispetto al rapporto della pesca con l’approvvigionamento del mercato nazionale per le esigenze dell’alimentazione, l’Assemblea delle Camere marittime ha recentemente invocato di rivedere e adeguare il regime fiscale e di disciplinare, graduandola, l’importazione del pesce dall’estero. I voti espressi al riguardo, trasmessi ai Ministeri per gli affari esteri e per il commercio con l’estero, delle finanze e della marina mercantile, sono stati presi in considerazione, assicurandosi, per quanto di competenza di ciascun dicastero, l’interessamento per la soluzione delle questioni prospettate. Il Ministero della marina mercantile ha poi esplicitamente assicurato che il problema della pesca marittima formerà oggetto di studio da parte di una Commissione speciale istituita di recente, presieduta dal sottosegretario del Ministero stesso. Politica marinara La Sezione, in base ad un ampio rapporto della Camera di commercio di Napoli sugli sviluppi e sulle prospettive dell’azione da svolgere dallo Stato per la più rapida ricostruzione ed efficienza della marina mercantile, ha concretato un piano per la trattazione della materia finora affidata ad una Commissione intercamerale, e che comprende i seguenti punti principali: a) indirizzo generale della politica marittima sotto il duplice aspetto tecnico e finanziario; 182 Stefano Brun b) programma per la costruzione di navi; c) organizzazione definitiva dell’armamento esercìto dal gruppo Finmare; d) organizzazione dei servizi sovvenzionati, sia come sviluppo di linee sia come mezzi. La Commissione ha impostato i termini delle singole questioni da esaminare e ha raccolto notizie e proposte. Fa parte del materiale raccolto il testo di un disegno di legge d’iniziativa parlamentare per l’aumento del fondo di dotazione dell’IRI. Questo particolare punto del problema sarà oggetto di una trattazione speciale da parte della Commissione, considerandolo basilare per la definizione dell’indirizzo da dare alla politica marittima. Crisi dell’industria per le riparazioni navali Il fenomeno contingente è stato rilevato dalla Camera di commercio di Genova, la quale ne ha esaminato le cause e le conseguenze di vario ordine nei riflessi tanto dell’attività funzionale dei cantieri nazionali quanto della riduzione d’impiego di una cospicua massa di lavoratori specializzati. La Sezione marittima in due Convegni, sulla scorta delle relazioni presentate dalla Camera di Genova, ha trattato il problema approfondendo a sua volta lo studio sulla natura del fenomeno e sulle ragioni determinanti di esso, e quindi sulle condizioni da rimuovere da un lato e da precostituire dall’altro per la utile ripresa del lavoro cantieristico per le riparazioni di navi estere in navigazione nei mari italiani. Ha preso infine atto dell’impostazione data al problema, nell’interesse dell’economia nazionale. È stato affidato ad una Commissione composta di undici membri delegati di altrettante Camere, nel cui territorio sono in funzione attività cantieristiche, il compito di coordinare le proposte da sottoporre agli organi centrali competenti. Detta Commissione ha iniziato i suoi lavori. Problemi vari Singole mozioni sono state deliberate nei Convegni della Sezione marittima sui seguenti oggetti, trattati in seno alle varie Assemblee: a) Riforma della legge sull’esercizio professionale di agenti marittimi raccomandatari. Una Commissione intercamerale ha compilato il relativo disegno di legge, che è stato trasmesso al Ministero della marina mercantile. b) Navigazione utile per il conseguimento dei gradi marittimi nella marina mercantile, richiedendosi che nell’elaborazione del regolamento al vigente Codice di navigazione sia determinato il requisito relativo alla durata della navigazione, nel termine non superiore a sei mesi, e alla presenza dei capitani diplomati nelle navi mercantili battenti bandiera estera. c) Applicazione delle clausole clean on board, esprimendo il parere che debba considerarsi superflua l’inclusione nelle polizza di carico shipped delle clausole in 183 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale oggetto, in quanto tale aggiunta potrebbe ingenerare dubbi ed equivoci in pregiudizio del traffico marittimo; mentre con l’adozione dei due tipi di polizza e cioè “polizza di carico” e “polizza di ricevuto imbarco”, prevista dall’art. 455 del codice di navigazione, e con opportuna annotazione di ricevuto imbarco, si può dare pieno valore legale al rapporto contrattuale. Si sono quindi invitati i vettori ad attenersi, nel rilascio delle polizze di carico, al rigoroso accertamento dell’avvenuto imbarco. d) Fiera del mare in Taranto: è stata appoggiata la pratica relativa alla cessione all’Ente Fiera di una zona demaniale per l’ampliamento della zona fieristica. Il ministro della Marina ha disposto nel senso desiderato. e) Potenziamento del naviglio in servizio transoceanico passeggeri in rapporto alle prospettive future dell’emigrazione, auspicando che le provvidenze in materia, rapportate alla legge Saragat, diano modo all’iniziativa armatoriale privata di intraprendere la costruzione di naviglio transoceanico per passeggeri. f) Il congresso dei porti organizzato dalla Camera di commercio di Livorno si è svolto con la partecipazione delle maggiori autorità ed enti centrali e periferici dell’industria navale e armatoriale e delle rappresentanze delle Camere di commercio e dell’Unione delle Camere. Accogliendo il voto espresso dalla Sezione marittima si è proposto al Ministero dei lavori pubblici di affidare all’Unione il compito e la competenza per la ricostituzione di un organo nazionale, in sostituzione dell’Associazione idrovie canali e porti. g) Riordinamento dell’amministrazione centrale della marina mercantile. Al voto per l’invocata costituzione di organi di decentramento presso il Ministero della marina mercantile, distinti per branche amministrative, è stato corrisposto con recenti provvedimenti ministeriali, in virtù dei quali si sono istituite due Direzioni generali (del lavoro marittimo portuale e della pesca) e alcuni Ispettorati generali. h) Rappresentanze camerali: si è ottenuta la rappresentanza oltre che nel Consiglio superiore della Marina mercantile, il cui delegato dottor Manzitti è stato eletto presidente, nel Comitato centrale del lavoro portuale, con il delegato colonnello Oraziani, in funzione di esperto, e nella Commissione per il piano regolatore dei porti, della quale fa parte il professor Serino, in qualità di membro di diritto. i) Accecamenti di usi marittimi: si è disposto dalla Sezione di svolgere singole istruttorie su alcuni casi di consuetudinarie manifestazioni e convenzioni in materia di espletamento di servizi, di operazioni ecc. nel settore marittimo, prospettati da diverse Camere, ai fini di rilevarne la generale ammissione nei rapporti contrattuali fra gente di mare. Il risultato delle indagini in corso gioverà quanto meno a caratterizzare l’uso denunziato, per gli eventuali riconoscimenti da parte delle autorità competenti del valore dell’uso stesso come integrazione o sviluppo della norma legislativa. 184 Stefano Brun Tributi e credito Sistemi tributari L’Unione ottenne dal Ministero delle finanze di far partecipare ai lavori della Commissione consultiva per la riforma tributaria un rappresentante delle Camere di commercio nella persona del professor Ernesto d’Albergo. La materia è stata trattala in tale sede dal lato dottrinale giuridico e pratico, toccando tutti i punti della riforma, in base al concetto che i programmi fiscali da realizzarsi debbono seguire una sana giustizia tributaria. Dopo la presentazione dei due disegni di legge riguardanti la riforma tributaria e la finanza locale, l’Unione ha approfondito lo studio e ha promosso un referendum da parte delle Camere sui singoli testi, quindi ha proceduto, a mezzo di una Commissione intercamerale, ad una obbiettiva valutazione e alla coordinazione delle osservazioni pervenute. In tre rapporti, uno di carattere generale, gli altri due illustrativi dell’impostazione delle norme atte a contemperare le esigenze del fisco con la capacità contributiva e la volenterosità dei contribuenti, la Commissione ha concluso il suo lavoro redigendo accurate relazioni. Ai detti rapporti è stata data larga pubblicità, curandosene la comunicazione ufficiale al Ministero delle finanze, ai membri del Governo, alle rappresentanze politiche delle due Camere legislative. Poiché la riforma è ancora in sede di esame presso gli organi legislativi, continueremo a seguirne la trattazione. Contro la nominatività dei titoli A seguito di un referendum eseguito presso le Camere di commercio d’Italia, queste si sono espresse nella stragrande maggioranza contro il mantenimento dell’obbligo della nominatività dei titoli delle società per azioni. Le motivazioni fornite dalle varie Camere sono state raccolte e illustrate in un’ampia relazione esposta in una riunione del Consiglio direttivo dal professor d’Albergo, il quale ne ha fatto oggetto di ampia discussione, dopodiché è stato volalo il seguente ordine del giorno: «Premesso a) che già nel passato dopoguerra i progetti di legge predisposti e talune norme emanate in questa materia non trovarono applicazione per motivi non diversi da quelli che seguono; b) che la dottrina da gran tempo aveva sostenuto l’esistenza di danni superiori ai vantaggi nel campo economico e fiscale; c) che i sistemi stranieri rispondono a condizioni ambientali diverse e sono facoltativi (Inghilterra) e non troppo semplici come tecnica (Stati Uniti) in confronto al vigente sistema italiano; d) che la legislazione del 1941, che intro185 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale duce la nominatività obbligatoria dei titoli, non s’inquadrava nell’ordinamento organico finanziario, ma rispondeva a esigenze eccezionali della finanza bellica (circuito dei capitali) e quindi transitorie; il codice civile italiano, approvato con decreto del marzo 1942 (successivo al decreto del 25 ottobre 1941, n. 1148, di carattere straordinario sulla nominatività obbligatoria) sanciva in linea generale la facoltà a favore delle società di emettere le azioni al portatore o nominative; e) che nel predisporre le basi della legislazione postbellica la Commissione economica del Ministero per la Costituente aveva espresso, per parte di studiosi, alti funzionari dell’amministrazione finanziaria ed esponenti del mondo economico, parere favorevole alla soppressione della nominatività azionaria; f) che la circostanza fiscale preminente del dopoguerra, costituita dall’applicazione dell’imposta straordinaria sul patrimonio, la quale richiedeva il controllo e l’accertamento degli effettivi possessi azionari alla data fissa del marzo 1947, ha già dato modo di acquisire fra i cespiti patrimoniali le azioni delle società; considerato 1. che il permanere del sistema della nominatività potrebbe essere giustificato dalla necessità di accertare integralmente i redditi soggetti, come insieme, all’imposta personale complementare sul reddito, all’imposta di famiglia, comunale, e i valori soggetti alle imposte di successione; 2. che questa finalità perequativa limitatamente alla tassazione dei redditi e l’esigenza di combattere l’evasione in questa sede di tassazione personale vengono rese di parziale attuazione a causa del permanere del regime dei titoli al portatore obbligazioni di Stato, i cui interessi ammontano a 95 miliardi (preventivo 1949-1950) e parastatali (buoni fruttiferi e obbligazioni di enti vari) e obbligazioni private industriali (a fronte di circa 20-25 miliardi di dividendi azionari) e che il relativo regime al portatore rende ben difficile, se non addirittura impossibile, l’accertamento di codesta quota di redditi mobiliari per l’applicazione delle imposte personali predette; 3. che la difficoltà di mantenere aggiornato lo schedario anagrafico per i titoli azionari frustra in buona parte lo scopo di seguire la disponibilità dei dividendi nelle mani degli effettivi intestatari delle azioni, quando esse siano persone fisiche; e che detto aggiornamento richiede una non indifferente e costosa organizzazione centrale e dispendio di impiego di lavoro periferico corrispondente, senza ovviare integralmente all’evasione fiscale per le imposte personali; 4. che l’Italia è Paese a bassa concentrazione di redditi, caratteristica accentuatasi nel dopoguerra (essendo nel 1941 l’80% dei redditi complessivi compresi fra le classi di reddito inferiore a 48.200 lire di allora e, nel 1948, per l’83% gravitanti intorno a classi di reddito aventi per massimo 39.000 lire del 1941), ragion per cui le aliquote fortemente progressive non trovano adeguato imponibile, il quale non viene elevato per l’apporto dei dividendi che sono relativi a possessi azionari polverizzati in centinaia di migliaia di titolari, gran parte dei quali sono società 186 Stefano Brun ed enti non soggetti all’imposizione personale che dovrebbe giustificare la nominatività obbligatoria vigente; 5. che, in conseguenza, si potrebbe ritenere equivalente dell’imposta complementare, come strumento tributario, un’imposta applicata alla fonte ovvero presso le società sui dividendi, ed equivalente dell’imposta di successione sui titoli un’imposta commisurata al valore dei medesimi titoli azionari (adattamento dell’imposta di negoziazione con apposita manovra o discriminazione di aliquota), secondo criteri che in parte videro considerazione e illustrazione nel ben nolo progetto Meda di riforma tributaria (1919-1920), che ebbe la collaborazione dei professori Einaudi, Cabiati, Bonini, Griziotti e altri, sistema surrogatorio, basato su imposta proporzionale che darebbe un gettito allo Stato superiore alla quota di provento che si attende dalla nominatività azionaria per le rispettive imposte personali; 6. che detto sistema è tanto più da suggerirsi nell’interesse della perequazione tributaria, con provento adeguato per lo Stato, in quanto detto sistema integrativo e surrogatorio apporterebbe un sicuro e ben controllato provento, proprio mentre l’imposta di successione e l’imposta personale sul reddito danno un gettito che non supera il 2,5% (esercizio 1948-1949) delle entrate tributarie globali dello Stato; 7. che occorre considerare anche il danno che deriva dall’ostacolo che la nominatività azionaria oppone all’afflusso di capitali interni ed esteri necessari alla ricostruzione e al rinnovamento degli impianti e degli investimenti; ragione che, fra l’altro, ha contribuito a far abolire nel 1949 la nominatività in Francia, paese al cui regime azionario bisogna anche adeguarsi nel quadro dell’Unione italo-francese in campo economico; 8. che non appare fondata una delle motivazioni del persistere della nominatività azionaria, nel senso che essa eviterebbe le corse al rialzo dei titoli per movimenti speculativi, dato che, nonostante la nominatività, nel 1947 si è assistito ad un’espansione eccezionale delle quotazioni, sotto la spinta del fattore monetario; 9. che, peraltro, in detti eventuali rialzi non si ha la prova di uno scarso ostacolo che si opporrebbe al finanziamento industriale a mezzo di azioni, ostacolo che è risultato talmente sensibile a causa dell’avversione per le azioni nominative, che le società per azioni hanno dovuto ricorrere a onerose emissioni di obbligazioni in questi anni, e ai crediti bancari di natura commerciale, pure onerosi, per quanto riguarda le medie e piccole imprese, che solitamente non accedono al mercato delle obbligazioni con proprie emissioni; contro quella che sarebbe una normale proporzione delle azioni o delle obbligazioni e del credito bancario nei finanziamenti industriali, e con danno per l’erario in campo fiscale, avendo dovuto lo Stato concedere esenzioni dall’imposta diretta per agevolare le emissioni di obbligazioni; 10. che, per le ragioni che precedono, il vantaggio fiscale, dato che vi sia, è di molto inferiore al danno del permanere della nominatività azionaria obbligatoria, la quale, inoltre, impone oneri a ban187 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale che, agenti di cambio, stanze di compensazione, società emittenti di titoli azionari, privati azionisti, per un’entità di parecchi miliardi annui, da contrapporre a quelli sperali come provento fiscale in grazia della vigente nominatività obbligatoria; 11. che il precedente della facoltà concessa alle società nuove in Sicilia di avvalersi o meno del regime nominativistico per le azioni induce a meditare sulle buone ragioni che hanno indotto a siffatta legislazione particolare in Italia; fa voti a) affinché le predette considerazioni vengano sottoposte al ministro competente e alle Commissioni parlamentari delle finanze e del tesoro attraverso l’Unione italiana delle Camere di commercio, allo scopo di far abolire la nominatività azionaria obbligatoria, in sede di discussione del progetto di legge per la perequazione tributaria (riforma fiscale) e, date le condizioni dell’economia del Paese, che si adatta agli eventi monetari e ad altri aspetti della congiuntura mondiale, eventualmente a mezzo di legge speciale preparatoria della predetta riforma tributaria; b) che l’eventuale introduzione di imposte surrogatorie-integrative dell’imposta complementare sul reddito (e dell’imposta di famiglia, comunale, con la soluzione che vorrà studiarsi in sede di finanza locale), e rispettivamente delle imposte sulle concessioni, in queste considerazioni indicate nell’imposta proporzionale sui dividendi e nell’imposta di negoziazione dei titoli, venga regolata con aliquote che assicurino un provento approssimativamente equivalente a quello che in media potrebbe conseguirsi dal computo dei dividendi nei singoli coacervi per le imposte personali sul reddito e nel patrimonio soggetto alle imposte sulle successioni per il valore capitale dei titoli azionari. Con questa avvertenza s’intende evitare che si proceda a tassazione differenziale discriminante contro i titoli azionari, ma si proceda a una perequazione tributaria compatibile con la proposta abolizione della nominatività obbligatoria». Borse valori, Stanze di compensazione e Borse merci L’Unione ha preso parte attiva allo studio e ai lavori per la riforma della legislazione sulle Borse. In più riunioni della Commissione intercamerale e in seno alla Commissione consultiva ministeriale sono stati proposti e svolti dai nostri delegati i vari argomenti a sostegno della revisione dell’istituzione: revisione da attuarsi attraverso una rinnovata, integrale e unitaria disciplina legislativa, capace di assicurare a mezzo di organi direttivi e di controllo la massima tutela delle Borse, considerate punti di convergenza degli interessi economici nazionali. È stata sostenuta l’ingerenza giuridico-funzionale delle Camere di commercio nella Borsa, contrastando efficacemente la corrente che ne voleva l’estromissione o 188 Stefano Brun quanto meno ne ammetteva l’intervento alla parte meramente burocratica e formale, per accentrare le funzioni tecniche e amministrative della Borsa negli organi interni. I lavori della Commissione centrale sono da qualche tempo sospesi: ciò per altro non ci ha trattenuti dal predisporre altre memorie sui vari punti in esame della riforma (carattere del mercato borsistico, competenza alla trattazione dei valori, posizione giuridica degli agenti di cambio e suoi requisiti, negozi giuridici in Borsa ecc.). In questi ultimi mesi si è anche preannunciata, da parte del Ministero del tesoro, con l’intervento diretto della Banca d’Italia, la riforma delle Stanze di compensazione, organi collaterali delle Borse valori nella loro funzione creditizia. L’Unione è intervenuta nell’esame dell’annunciata riforma d’intesa con la Direzione generale della Banca d’Italia e con la collaborazione delle Camere di commercio più interessate all’argomento, e ora sta predisponendo una relazione sul progettato testo di regolamento. Sulla riapertura delle Borse merci, regolate dalla legge 1913, soppresse poi per effetto della legge 1935 in quanto ritenute allora non più rispondenti alla necessità del mercato nell’ordinamento corporativo, l’Unione ha manifestato il proprio consenso presso il Ministero dell’industria e commercio, facendosi interprete dei voti espressi dalle Camere maggiormente interessale. Detta azione si è concretata nella promulgazione della legge 30 giugno 1950, n. 374, con la quale si è ripristinata la facoltà di istituire Borse merci su proposta delle Camere di commercio competenti e a iniziativa del Ministero dell’industria e commercio, mediante decreto del presidente della Repubblica. Il provvedimento richiama in vigore la vecchia legge e le sue successive modificazioni, ma prevede l’esclusione dalle contrattazioni di Borsa, delle merci soggette a disciplina speciale o ad altro vincolo, quale l’obbligo di ammasso anche per contingente. Commercio, industria, agricoltura, istituti e problemi interessanti il commercio Ci siamo interessati in varie riprese dei seguenti oggetti. Magazzini generali In vista della riforma della legge, in corso di studio, è stata eseguita un’indagine sugli impianti e sull’esercizio delle Borse merci, il cui complesso si è fatto sempre più importante e si è manifestato valido e attivo strumento per favorire e ampliare le correnti di scambi e gli approvvigionamenti di merci. 189 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Collegi e Corti arbitrali Abbiamo seguito e appoggiato le iniziative di varie Camere di commercio (Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova) per l’istituzione e il pratico funzionamento delle Corti arbitrali per il componimento volontario di controversie in tema di commercio, industria e agricoltura. Per ora questi istituti hanno avuto scarse occasioni di intervenire, ma è da sperare che entrino nello spirito dei nostri operatori. Pertanto continueremo ad appoggiare l’idea, collaborando attivamente con le Camere di commercio che intendono potenziare questo istituto. Ruolo degli spedizionieri Si sono seguite le pratiche per la revisione della legislazione 1941 sull’esercizio professionale e sull’Albo degli spedizionieri autorizzati. Il disegno di legge in parola è già passato all’Ufficio legislativo del Ministero industria e commercio e sarà portato all’esame dell’Unione per la coordinazione delle norme in uso. Libertà di commercio La cessazione della disciplina vincolativa dell’esercizio del commercio di vendita al pubblico, stabilita dalla legge 1926, è stata invocata ripetutamente da parte di numerose Camere di commercio e dall’Unione, la quale di tali voti si è fatta eco in seno al Consiglio superiore del commercio interno. L’argomento è stato oggetto di animate discussioni, senza che sia prevalso un parere piuttosto di un altro. Su questa questione è da ricordare la recente circolare del Ministero dell’industria e commercio, con la quale si richiamano i Comuni alla necessità di «tener conto, nel rilascio di nuove licenze, della situazione delle aziende commerciali, le quali in tali settori denunciano una preoccupante crisi, mentre è opportuno garantire la funzione del commercio nel quadro dell’economia nazionale, in modo da poter fare affidamento su aziende tecnicamente organizzate e bene assestate». Sviluppo industriale del Mezzogiorno e delle isole La trattazione del piano di valorizzazione e di incrementazione delle esistenti e potenziali forze produttive nelle zone del Meridione e nelle isole ha avuto largo sviluppo. Le Camere di commercio più direttamente impegnate nell’esame del pro190 Stefano Brun blema ne hanno fatto oggetto di ampi studi, che l’Unione ha attentamente seguito cercando di inquadrarli nel piano generale dell’economia industriale nazionale, con particolare riguardo alle esigenze per la valorizzazione delle zone depresse del Mezzogiorno. L’Unione è pure intervenuta a sostegno del progetto di estensione dei provvedimenti speciali anche oltre le zone meridionali, laddove sono emersi i caratteri di depressione. Gli elementi fondamentali della richiesta estensione sono stati raccolti e sottoposti alla considerazione dei Ministeri competenti. Disciplina della macinazione e della panificazione Con la legge 1949, sollecitata dalle Camere direttamente e attraverso l’Unione, si è inteso attuare l’indirizzo della libera iniziativa, già adottato nel campo di altre attività industriali. In conseguenza si sono tolte tutte le limitazioni di ordine economico, fissate dalla precedente legislazione, mentre si è mantenuto fermo il principio dell’accertamento di requisiti tecnici e igienico-sanitari a garanzia del consumatore. Industria elettrica Per secondare i piani produttivi di energia elettrica abbiamo sostenuto in diverse occasioni la necessità dell’utilizzazione delle forze idriche del Paese attraverso nuovi impianti elettrici. A tal fine si è proceduto all’obiettiva valutazione dei costi di produzione, del livello delle tariffe e del regime fiscale. In Convegni e in sede di Commissione centrale dei prezzi sono stati appoggiati dall’Unione sia i piani di finanziamento sia gli invocati adeguamenti delle tariffe. Danni di guerra Tanto la questione delle riparazioni dei danneggiamenti subiti da impianti industriali e da aziende commerciali per eventi bellici con distruzione totale o parziale riportata da immobili, da macchinari, da installazioni e da arredamenti, quanto quella del diritto alla liquidazione dei danni derivati sia dall’occupazione di locali e dall’usura di essi e delle strutture tecniche e aziendali sia da spoliazioni di beni mobili e di merce sono state messe in rilievo da molte Camere di commercio, che hanno sollecitato provvedimenti concreti. L’Unione ha raccolto tali voti rendendosi conto dell’inderogabilità di risoluzioni adeguate e ha appoggiato tutte le iniziative che in questi ultimi tempi si sono succedute. 191 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale È da ricordare a questo proposito il recente Convegno nazionale di studi sui danni di guerra, promosso dalla Confederazione italiana del commercio, nel quale siamo intervenuti tanto in sede di organizzazione del raduno, come nella trattazione dei vari argomenti e nella discussione svoltasi, con particolare riferimento ai disegni di legge di iniziativa governativa e parlamentare predisposti su detto argomento. Tale collaborazione è stata continuata anche dopo il detto Convegno per mezzo di nostri delegati, in rappresentanza delle Camere di commercio, nel Comitato permanente di studi nominato nel Convegno stesso. Agricoltura Oltre agli studi compiuti dall’Unione su vari argomenti, quali la riforma agraria e la conseguente trasformazione fondiaria, la sistemazione idraulica richiesta dalla bonifica agraria, il rapporto contrattuale dei patti agrari, l’impianto di cantieri di rimboschimento, la legislazione sulla sistemazione della montagna e altri, è stato trattato in più occasioni e sedi dall’Unione l’argomento della competenza e delle attribuzioni delle Camere di commercio nel settore agricolo. Ne hanno dato motivo alcune iniziative prese dal Ministero dell’agricoltura, particolarmente in materia di piani zootecnici, del servizio di monta taurina, di trasformazione agricola di zone forestali – materie trattate dalle Camere per disposizione di legge – e infine di ordinamento degli Istituti periferici alle dipendenze del Ministero suddetto. A conoscenza del disegno di legge sulla struttura e funzione dei detti istituti, da inserirsi oltreché nel settore provinciale anche in quello regionale, l’Unione ha redatto e presentato agli organi centrali memorie illustrative soprattutto a sostegno dell’immutata posizione da conservare alle Camere, nei confronti degli organi periferici, tanto più allorché questi organi siano investiti di poteri economici e amministrativi oltre che di funzioni prettamente tecniche. Risulta che si sono scambiate conversazioni fra i ministri dell’Industria e commercio e dell’agricoltura per l’esame e la definizione della questione. Da tali conversazioni è scaturito per ora l’accordo che, soltanto in sede di revisione delle legislazioni istitutive e normative degli organi periferici dei due dicasteri, si farà luogo alla delimitazione delle rispettive competenze. La legge sulle Camere di commercio Signori amministratori, la Relazione che vi sottopongo è molto sommaria, ma non ho ritenuto di doverla diffondere maggiormente perché già vi ho intrat192 Stefano Brun tenuto sull’attività del nostro Consiglio in occasione delle precedenti Assemblee semestrali, mentre per molte notizie siete stati informati di volta in volta attraverso il nostro “Foglio di comunicazioni”, con il quale abbiamo cercato di conservare un contatto continuo fra i nostri uffici e le Camere di commercio. Per quanto breve e lacunosa, credo tuttavia che questa Relazione possa dare un’idea di ciò che è stato fatto, che mi sembra soddisfacente se si considera che siamo partiti dal niente, ma è ben poco se si considera quello che resta ancora da fare. Quella che si conclude con l’Assemblea odierna si può chiamare la prima fase, cioè la fase della costituzione. Con essa abbiamo creato l’Unione, cioè la casa comune delle Camere di commercio di tutte le provincie d’Italia; abbiamo dato una certa attrezzatura ed organicità agli uffici e ai servizi ponendoli in grado di assolvere ai compiti della nostra istituzione; abbiamo cercato di farci conoscere e di affermarci; abbiamo difeso per quanto possibile la posizione delle Camere di commercio, sostenendo il loro diritto di farsi sentire, e anzi l’utilità di essere sentite su ogni problema di carattere economico, sia a livello locale sia a livello nazionale; abbiamo cercato di renderci utili alle Camere di commercio fornendo, su loro richiesta o di nostra iniziativa, notizie e informazioni economiche e prestandoci a svolgere presso le amministrazioni centrali pratiche varie di interesse delle singole Camere; abbiamo cercato di stare in mezzo fra i due estremi, entrambi criticabili: quello di fare troppo poco e quello di voler fare troppo col pericolo di interferire con l’autonomia e l’azione delle singole Camere di commercio. In una prima fase non credo che si potesse fare molto di più, specialmente se si tiene conto delle difficoltà inevitabili che si incontrano a mettere in moto un organismo nuovo: difficoltà che consistono nell’incomprensione, nella diffidenza, nello stato di inerzia e di cautela di chi vuol stare a vedere prima di dare un’adesione o un segno di considerazione e di fiducia, che è un po’ come l’avallo di una cambiale. Devo riconoscere con sincera soddisfazione che le Camere di commercio ci hanno seguito e ci hanno offerto una larga collaborazione, senza la quale sarebbe stata impossibile ogni nostra attività. La loro collaborazione si è concretata anzitutto con l’adesione all’Unione e via via con un sempre più frequente e più nutrito contributo di notizie, pareri, idee, suggerimenti, che ci sono serviti in innumerevoli occasioni e ci hanno dato il modo di bene figurare presso le amministrazioni centrali, le quali hanno finito per rendersi conto di quanto sia utile per esse valersi dei servizi delle Camere di commercio, sia per la ricchezza degli elementi di giudizio che sono in grado di fornire, sia per la loro assoluta obiettività e il loro senso di comprensione degli interessi generali. Mentre ringrazio di cuore i signori amministratori e i funzionari delle Camere di commercio per la generosa collaborazione sin qui offerta, faccio appello alla loro 193 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale cortesia e al loro buon volere affinché questa collaborazione si intensifichi e si raffini, perché su di essa e soltanto su di essa possiamo basarci per sviluppare la nostra opera, per farci maggiormente apprezzare e per essere seriamente considerati. La collaborazione a cui ho fatto appello non consiste soltanto nella cortese e pronta adesione alle varie richieste dell’Unione, ma significa anzitutto una volonterosa disposizione delle Camere per portare su un piano comune, cioè nazionale, la trattazione di problemi e di questioni che non possono frantumarsi in novantuno puniti di vista diversi e in novantuno ordini del giorno, magari contrastanti fra loro. Tali punti di vista diversi hanno ben diritto di farsi sentire, anzi sono utili e necessari e devono essere dibattuti e considerati con tutto il rispetto che meritano le altrui opinioni, pervengano esse da provincie importanti o da provincie più piccole. Quello che però è necessario è che intervenga un più vasto dibattito, nel quale ciascuno porti il suo contributo e le sue idee per giungere ad una generale ed unica deliberazione, che solo in questo caso può avere efficacia e può influire sui pubblici poteri come espressione della maturità, della competenza, della compattezza delle Camere di commercio italiane. Se tutti intenderemo questa necessità, potremo compiere utili passi innanzi. Prima di ogni altra cosa potremo cercare di smuovere le forze che attualmente bloccano la situazione delle Camere di commercio, le quali, lasciate in balia di una legge affrettata, provvisoria e sorpassata, non possono assurgere alla posizione che devono avere né assolvere a tutti i compiti di loro spettanza con quella pienezza e quella autorità che sarebbero necessarie. Com’è noto, la nuova legge sulle Camere di commercio è stata oggetto di particolari cure da parte del nostro ministro per l’Industria e il commercio, che ha predisposto uno schema da presentare alle Camere legislative. Purtroppo tale progetto si dibatte fra numerosi scogli, e sta nell’abilità e nell’energia del ministro di salvarlo dal naufragio e di portarlo in porto. Gli scogli ai quali ho accennato sono abbastanza gravi, e noi dobbiamo rendercene conto per giustificare la stasi che lamentiamo e di cui soffriamo ed anche per venire incontro allo stesso ministro e allo stesso Governo che sono chiamati a provvedere. Questi scogli consistono, voi lo sapete, nell’interferenza di vari ministeri, i cui punti di vista sono fortemente divergenti sia per quanto si riferisce ai compiti, ai fini e alla figura giuridica dei nostri istituti, sia per quanto riguarda gli organi e le forme di controllo cui assoggettare le amministrazioni camerali. A questa prima serie di scogli si devono aggiungere quelli costituiti da altri enti economici e sindacali, che anch’essi guardano alle Camere di commercio da un loro punto di vista particolare. 194 Stefano Brun Infine, un terzo ordine di scogli è costituito da noi stessi, che per lungo tempo ci siamo aspramente scontrati su posizioni divergenti. Ora dobbiamo parlarci chiaro e guardare in faccia la realtà. La somma di questi scogli è tale da far naufragare qualsiasi nave, anche se guidata da un capitano esperto. Se siamo convinti che dobbiamo risolvere questo annoso problema che ci pone in uno stato di parziale inefficienza e che potrebbe un giorno portarci ad amare constatazioni, dobbiamo fare qualche cosa per ridurre gli ostacoli e le difficoltà che si incontrano. A questo fine abbiamo preso contatto con le confederazioni dell’industria, del commercio, dell’agricoltura e delle aziende di credito per chiarire i rispettivi punti di vista, nella speranza di pervenire ad un accordo su determinati punti fondamentali, che ci consenta di togliere di mezzo una serie di ostacoli abbastanza gravi ai quali ho più sopra accennato. Questo accordo non dovrebbe essere difficile, posto che noi siamo pienamente convinti dell’utilità delle organizzazioni sindacali e della necessità che esse concorrano a formare gli organi camerali. Un altro ostacolo da eliminare è quello che deriva da noi stessi. L’argomento è stato più volte discusso, e in modo così ampio ed esauriente, che non si farebbe cosa né utile né concludente a risollevarlo oggi in questa Assemblea per riesaminarne i diversi aspetti particolari e riproporre nuovi schemi. Il nostro Consiglio direttivo, in una recente seduta, ebbe a proporre un voto, che è stato accolto all’unanimità dai consiglieri presenti ed è stato trasmesso al presidente del Consiglio e ai ministri dei dicasteri economici, per invocare dal Governo la sollecita risoluzione da tanto tempo attesa che dia finalmente una carta di legittimazione, nonché una posizione giuridica e compiti ben definiti alle Camere di commercio. In tale ordine del giorno il nostro Consiglio direttivo ha riconosciuto che lo schema predisposto dal ministro per l’Industria e il commercio può costituire un’utile base per proficue discussioni e per le definitive deliberazioni dei due rami del Parlamento. Vorrei pregare questa Assemblea di ascoltare tale ordine del giorno e, se crede, di farlo proprio per avvalorarlo con l’imponenza che può derivare da un voto espresso dagli amministratori di tutte le Camere di commercio italiane. Così avremo ridotto il numero di ostacoli da superare, limitandoli a quelli che non sono di nostra competenza ma riguardano il Governo, il quale però sarà facilitato nel suo compito di cercare un concerto fra i vari ministri interessati se noi gli avremo spianata la via per quel tanto che poteva essere in nostra facoltà. E noi avremo l’animo sereno di aver contribuito a risolvere una questione che non può essere procrastinata senza compromettere l’avvenire di questi istituti, ai quali abbiamo dato tutte le nostre energie e il nostro amore e nei quali abbiamo ferma fiducia. 195 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Ad essi istituti, prima che a noi stessi, permettetemi ch’io rivolga i più fervidi auguri miei e quelli del Consiglio direttivo dell’Unione, che certo coincidono con gli auguri di voi tutti. Ordine del giorno Il Consiglio direttivo dell’Unione italiana delle Camere di commercio, industria e agricoltura, nella seduta del 25 settembre 1950, vivamente preoccupato della mancanza di una legge che aggiorni e coordini le molteplici e talora contrastanti disposizioni sui compiti e sul funzionamento delle Camere di commercio, rileva che tale carenza è pregiudizievole alla vita degli istituti camerali; raccomanda al Governo di promuovere ed affrettare l’emanazione di quei provvedimenti legislativi che da sei anni si attendono dopo l’emanazione a carattere provvisorio del d.lgs.lgt. 21 settembre 1944, n. 315, sulla base dei seguenti punti: a) passaggio alle Camere di commercio delle funzioni attualmente svolte dagli Uffici provinciali industria e commercio; b) riconoscimento delle Camere di commercio quali organi di propulsione dell’attività economica delle rispettive circoscrizioni e di consultazione del Governo e delle varie amministrazioni pubbliche centrali e locali in ogni materia economica; c) necessità di assicurare alle Camere di commercio regolari amministrazioni che siano espressione degli interessi economici generali delle singole provincie; d) garanzia della massima autonomia possibile. Ravvisa nel progetto predisposto dal ministro dell’Industria e commercio, onorevole Togni, le basi per una proficua discussione in Parlamento, che possa finalmente concludersi in una legge che ridia alle Camere di commercio la loro piena efficienza e autonomia, ponendole in grado di servire al progresso economico del Paese. Consigli superiori, Commissioni e Comitati ministeriali e altri enti nei quali è prevista una rappresentanza delle Camere di commercio Consiglio superiore del commercio interno Costituzione con decreto del capo provvisorio dello Stato 25 settembre 1947, n. 848. 196 Stefano Brun Con decreto del presidente della Repubblica, in data 30 maggio 1950, è stato disposto per la composizione del Consiglio per il biennio 1950-1951. La rappresentanza delle Camere di commercio è composta dei seguenti 12 membri: ragionier Giacomo Grioni, ragionier Stefano Danelli, avvocato Romedio De Luca, dottor Bruno Novaro, dottor Harry Bracci-Torsi, onorevole avvocato Giulio Coli, ingegner Angelo De Luca, grande ufficiale Costantino Parisi, onorevole Raffaele Recca, onorevole avvocato Salvatore Mannironi, ingegner Stefano Brun, ingegner Piero Del Monte. È stata istituita in seno al Consiglio una Sezione per le mostre e le fiere; essa è presieduta dall’ingegner Stefano Brun. 197 Verbale dell’Assemblea dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura [Trieste,] 7 luglio 1951 [...] 1. Comunicazioni della Presidenza Brun fa presente come sia ormai consuetudine di dedicare le due Assemblee ordinarie degli amministratori delle Camere di commercio previste dallo statuto, alternativamente, una all’esame dell’attività svolta dall’Unione delle Camere di commercio nell’anno precedente e l’altra alla rassegna del lavoro impostato nell’anno in corso. [...] a) Camera di commercio internazionale Il presidente dà anzitutto alcune notizie sulla partecipazione dell’Unione al Congresso della Camera di commercio internazionale svoltosi il mese scorso a Lisbona. Ricorda che nel Congresso mondiale delle Camere di commercio organizzato dall’Unione venne espresso il voto di far partecipare più attivamente le Camere di commercio ai lavori della Camera di commercio internazionale. Si chiese inoltre che, in occasione dei Congressi biennali della Camera di commercio internazionale si potesse tenere un Convegno e che le Camere di commercio potessero avere un collegamento attraverso l’istituzione presso la Camera di commercio internazionale di un Ufficio permanente di informazioni per le Camere di commercio. 199 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Questi voti sono stati realizzati a seguito delle vive premure e insistenze che l’Unione ha esercitato. Si sono dovute superare diverse difficoltà a causa dell’incomprensione manifestata da alcuni paesi, ma alla fine si è potuto creare presso la Camera di commercio internazionale l’Ufficio permanente di informazioni per le Camere di commercio, e così pure si è iniziata la serie delle Assemblee delle Camere di commercio di tutto il mondo, contemporaneamente ai Congressi della Camera di commercio internazionale. È, questo, un successo dell’Unione, che vale a riaffermare anche sul piano internazionale l’importanza e la vitalità delle Camere di commercio e a richiamare l’opinione dei governi e del pubblico internazionale sui problemi concernenti i nostri istituti. L’Assemblea svoltasi a Lisbona ha avuto una larga partecipazione dei rappresentanti delle Camere di commercio di una ventina di paesi, fra i quali Brun ricorda gli Stati Uniti, che per la prima volta sono entrati nel nostro ordine di idee e hanno collaborato attivamente ai lavori della nostra Assemblea. In occasione dell’Assemblea è stato diffuso il primo Bollettino di informazioni sull’attività e sulle iniziative delle Camere di commercio dei vari paesi. È in corso anche, a iniziativa dell’Unione, la compilazione di un Annuario mondiale delle Camere di commercio, nel quale saranno riportate tutte le notizie più importanti riguardanti le singole Camere di tutti i paesi del mondo. b) Compendio economico italiano Il presidente sottolinea il successo avuto a Lisbona con la presentazione del Compendio economico italiano, nel quale sono riassunti, con opportuni confronti con i dati mondiali e di alcuni fra i principali paesi, gli aspetti essenziali della vita industriale, commerciale e agricola italiana. Tale studio è stato ritenuto particolarmente utile per gli stranieri, che spesso, venendo in Italia, chiedono notizie riassuntive sulle attività economiche italiane e non trovano prima una pubblicazione adatta a questo scopo. Lo studio è stato distribuito ai ministeri e a numerose personalità italiane e straniere ed è stato offerto in omaggio ai partecipanti al Congresso della Camera di commercio internazionale a Lisbona nelle tre edizioni che sono state predisposte, e cioè in italiano, in inglese e francese. La pubblicazione è stata già richiesta da vari enti in occasione di visite in Italia e recentemente da giornalisti inglesi, da una missione di giapponesi, da un gruppo di industriali del Pakistan e anche dal vice presidente della Camera di commercio degli Stati Uniti, che ha dichiarato di volersi servire ampiamente 200 Stefano Brun della nostra pubblicazione per un ciclo di conferenze che dovrà tenere in varie città degli Stati Uniti. Questa pubblicazione, nelle tre edizioni, è stata anche inviata a tutte le Camere di commercio. c) Listino dei prezzi all’origine Fra le iniziative più importanti che sono state realizzate in questo periodo, l’ing. Brun segnala quella per la compilazione di un listino dei prezzi all’origine. Ricorda che fu la Camera di commercio di Genova che per prima pose la rilevazione dei prezzi all’ordine in vista dell’applicazione dei dazi ad valorem. La pubblicazione del listino è ora un fatto compiuto, per il quale vanno ringraziate anche le altre Camere di commercio che vi hanno efficacemente collaborato. A tutt’oggi sono stati pubblicati i primi cinque fascicoli mensili del 1951. Questa pubblicazione ha incontrato un vero successo, riconosciuto anche dallo stesso ministro delle Finanze, il quale ha trovato in questo listino una documentazione la più abbondante e la più seria, che si poteva desiderare sull’andamento dei mercati esteri. Il listino si è esteso via via, tanto che attualmente comprende 3697 quotazioni, di cui 2632 per le merci e 1065 per i noli e le valute. Ogni fascicolo mensile comprende 150 pagine di grande formato su varie colonne ed è arricchito da un’appendice nella quale vengono riportati i ragguagli fra le principali monete estere e i sistemi di misurazione vigenti nei vari paesi. d) Convegno a Parigi fra le Camere di commercio francesi e italiane Brun rammenta che le Camere di commercio italiane organizzarono a Torino nel 1948, due importanti Convegni, ai quali erano state invitate tutte le Camere di commercio francesi. Al Convegno furono presenti ministri e alte personalità italiane e francesi; per l’Italia: i ministri degli Affari esteri e dell’Industria e commercio. Scopo della riunione fu quello di favorire e accelerare il più possibile un’unione economica fra l’Italia e la Francia. Le relazioni e i voti formulati a Torino sono serviti a eliminare alcuni punti in contrasto fra le categorie economiche dei due paesi. Alcuni passi sono stati compiuti sulla via desiderata: ricorda, fra l’altro, l’adozione della tariffa postale unico. Fra Italia e Francia, che risponde a uno dei voti presentati al Convegno di Torino. 201 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il presidente della Camera di commercio di Parigi, che è anche il presidente delle Camere di commercio dell’Unione francese, aveva in due occasioni promesso di ripetere l’iniziativa a Parigi, invitando assieme alle Camere di commercio francesi anche quelle italiane, sempre allo scopo di favorire l’Unione economica fra i due paesi. In occasione dell’incontro effettuatosi il mese scorso a Lisbona con M. Fourgerolle e con il presidente della Camera di commercio di Parigi è stato stabilito che tale Convegno avrà luogo nei giorni 16, 17 e 18 ottobre prossimi. Il presidente della Camera di commercio di Parigi farà pervenire il programma dei lavori delle riunioni e delle varie manifestazioni che avranno luogo in quell’occasione. Gli argomenti che verranno discussi saranno certamente i seguenti: 1. esame degli scambi commerciali italo-francesi negli ultimi tre anni; 2. sviluppo delle linee di comunicazione fra l’Italia e la Francia con riguardo ai trasporti automobilistici, ferroviari e aerei; 3. facilitazioni nel rilascio di passaporti e permessi di entrata nei due paesi, per i cittadini italiani e francesi; 4. miglioramento e unificazione dei servizi postali fra i due paesi; 5. problemi relativi alla manodopera italiana in Francia. Su tali argomenti le Camere di commercio francesi prepareranno singole memorie secondo i loro punti di vista. Altrettanto dovrebbero fare le Camere di commercio italiane, esprimendo le loro vedute. Le nostre Camere di commercio saranno quindi chiamate fra breve a esaminare i vari temi indicati più sopra o altri che la Camera di commercio di Parigi vorrà segnalare o che pure noi volessimo aggiungere, in modo di presentare studi e voti utili ai fini della realizzazione di una vasta intesa economica fra l’Italia e la Francia, che potrebbe anche svilupparsi poi in un’Unione più ampia comprendente altri paesi e forse anche tutta l’Europa occidentale. e) Progetto di riforma delle Camere di commercio Brun ricorda i precedenti della questione, i contatti avuti con il ministro Togni e le Confederazioni sindacali e gli intervenuti al Parlamento, per i quali ringrazia in particolare i senatori Caron, De Luca, Pasquini e Mannironi. Fa presente che l’Unione ora sta cercando, dopo tante discussioni, di concretare un proprio progetto che possa adeguatamente tenere conto di tanti suggerimenti ricevuti. Dà notizia che il progetto di ampliamento delle Giunte camerali con rappresentanti degli artigiani e dei coltivatori diretti è già stato varato dal Parlamento. 202 Stefano Brun Varie L’ing. Brun tiene a porre in evidenza le sempre più importanti affermazioni del Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei, della cui realizzazione le Camere di commercio possono veramente sentirsi liete perché l’istituzione rappresenta ormai un elemento propulsore dell’attività aviatoria del Paese, sia per lo scambio di merci sia per il movimento dei passeggeri. Esprime quindi al sen. Caron e al gr. uff. Parisi i sensi del suo vivo compiacimento per l’attività che dedicano al Centro. [...] 203 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 30 gennaio 1952 Eccellenze, signori amministratori delle Camere di commercio, per quanto abbia già avuto altre occasioni di riferirvi su varie attività svolte dall’Unione nello scorso anno – fonte periodica di informazioni del genere è il nostro “Foglio di comunicazioni” –, pure vi devo dare un quadro riassuntivo di quello che abbiamo fatto durante l’anno scorso. Ve lo devo ai sensi dello statuto dell’Unione ed anche per offrirvi il modo di esporre i vostri punti di vista su questo o quell’argomento, su una data direttiva, sull’opportunità di determinate iniziative; quindi di approvare o dissentire in merito a quello che abbiamo fatto. Nel tracciare questa Relazione mi sono trovato dinanzi una mole abbastanza grande di argomenti e di cose da dire, troppe per non abusare della vostra pazienza, quindi mi scuserete se mi limiterò nella mia esposizione ad alcuni punti e alcune questioni che mi sono parsi più notevoli. Voi però avete il diritto di chiedermi altre notizie su qualsiasi altro tema che io abbia omesso o mi sia sfuggito. Convegni e rapporti internazionali Ci siamo interessati sempre più di sviluppare i contatti e le relazioni con le principali organizzazioni estere e internazionali, fra le quali merita specialmente di essere ricordata la Camera di commercio internazionale. Del Consiglio di questa fa parte da due anni il presidente della nostra Unione, mentre in numerose Commissioni abbiamo fatto entrare presidenti di nostre Camere di commercio e altri esperti designati dalle Camere stesse. In queste Commissioni i nostri delegati hanno dato un’attiva collaborazione presentando relazioni e memorie e con vari interventi nelle riunioni. 205 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Congresso della Camera di commercio internazionale – Lisbona Un Convegno importante al quale l’Unione delle Camere di commercio, insieme a un gruppo numeroso di presidenti delle Camere di commercio, ha partecipato attivamente è quello organizzato dalla Camera di commercio internazionale nel giugno scorso a Lisbona. L’intervento dei delegati delle Camere di commercio è stato molto apprezzato. Sono da ricordare specialmente gli interventi del capitano Cosulich nel Comitato dei trasporti, e in altre Commissioni quelli dell’avvocato De Barbieri, del dottor Berlingieri, del colonnello Graziani, dell’onorevole Mannironi, del professor Merlini, del commendator Gambirasio, dell’ingegner Del Monte, del commendator Danelli. Altri interventi sono stati quelli del professor Tagliacarne e del professor Devoto. Quest’ultimo ha presentato uno studio sul mercato del libro che è stato molto apprezzato. Il professor Merlini ha trattato del problema dell’emigrazione, ed infine è da ricordare che ha avuto luogo in questa occasione il Convegno mondiale delle Camere di commercio che è stato presieduto dall’ingegner Brun, anche nella sua veste di presidente del Bureau International d’Information pour les Chambres de Commerce della Camera di commercio internazionale. Al termine dei lavori sono state adottate 48 risoluzioni che riguardano i seguenti argomenti: – La cooperazione economica in relazione al riarmo; – Commercio e pieno impiego; – L’organizzazione internazionale del commercio; – Il finanziamento per lo sviluppo economico; – La soppressione delle doppie imposte; – Le imposte e il deprezzamento monetario; – La determinazione dei valori doganali delle merci; – L’azione per la cooperazione doganale; – La statistica della distribuzione; – La distribuzione dei prodotti; – La tecnica della pubblicità; – L’assicurazione sui trasporti; – I trasporti internazionali di derrate deperibili; – La coordinazione dei trasporti; – Lo statuto giuridico dei trasporti su strada; – I trasporti aerei; – La soppressione delle difficoltà nei trasporti aerei; – La revisione della Convenzione di Varsavia; – Gli ostacoli al commercio marittimo; 206 Stefano Brun – – L’arbitraggio commerciale; I marchi di fabbrica. Convegno delle Camere di commercio italiane e francesi – Parigi Un altro Convegno assai importante è stato quello che si è tenuto a Parigi dal 16 al 18 ottobre fra le Camere di commercio italiane e francesi allo scopo di riattivare gli scambi commerciali fra l’Italia e la Francia e di tenere sempre vivo l’interesse all’unificazione economica fra i due paesi. A questo Convegno hanno partecipato per l’Italia anche il ministro per il Commercio estero, onorevole La Malfa, il sottosegretario al Ministero dell’industria e commercio, onorevole Carcaterra, e il direttore generale del Commercio del Ministero stesso, dottor Rossetti. Erano pure presenti l’ambasciatore d’Italia a Parigi, Quaroni, e l’ambasciatore francese a Roma, Fouques-Duparc, nonché i consiglieri commerciali dei due paesi. La delegazione italiana era costituita dai rappresentanti di 61 Camere di commercio. Dopo un discorso introduttivo dell’ingegner Brun, si sono svolti i lavori nei quali i nostri relatori ufficiali sono stati: – grande ufficiale Costantino Parisi, sui problemi dei trasporti e del turismo; – conte Enrico Marone Cinzano, sui problemi economici di frontiera; – professor Giovanni Merlini, sui problemi della manodopera; – dottor Francesco Manzitti, sui problemi commerciali e finanziari. Sono intervenuti nelle riunioni con importanti relazioni e contributi il professor Devoto, il dottor Dalla Volta, il senatore De Luca, il professor Feroldi, il delegato della Camera di commercio di Venezia, il generale Perdicchi, il colonnello Graziani, il dottor Versino, il commendator Gambirasio, il dottor Da Molin, l’onorevole Mannironi, il dottor Poto. Alla fine del Convegno è stata votata una mozione nella quale si è riaffermato l’intento delle Camere di commercio dei due paesi di concorrere con ogni mezzo all’intensificazione dei rapporti economici italo-francesi. La lunga mozione riguarda i seguenti punti: 1. Trasporti, comunicazioni e turismo; 2. Problemi sociali; 3. Problemi economici e finanziari; 4. Collegamento permanente fra le Camere di commercio. È stato infine deciso che le Camere di commercio italiane e quelle francesi si terranno in contatto attraverso le loro organizzazioni nazionali e cioè l’Unione italiana delle Camere di commercio e l’Assemblea delle Camere di commercio 207 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale dell’Unione francese. Successivamente al Convegno di Parigi ci siamo attivamente interessati presso le varie amministrazioni centrali per la realizzazione dei voti emessi sulle varie questioni. Sono lieto di poter informare l’Assemblea che i risultati della nostra mozione sono stati quanto mai lusinghieri. Anzitutto va ricordato che il nostro Ministero delle finanze – Direzione generale delle dogane – ha accettato il concetto espresso nel Convegno di Parigi di considerare la dichiarazione del prezzo contenuto nelle fatture doganali quale elemento di base per l’imposizione dei dazi doganali ad valorem. Il commissario del Turismo ha esaminato nei minuti particolari i diversi voti che sono stati presentati in materia di turismo fra l’Italia e la Francia e ha inviato all’Unione un’ampia relazione nella quale è posto in luce il progresso compiuto negli ultimi anni fra le relazioni turistiche dei due paesi. Anche il Ministero della marina mercantile, il Ministero dell’industria e commercio, il Ministero del commercio estero e quello dei trasporti hanno assicurato il loro benevolo esame ai voti del Convegno di Parigi, e sui vari punti sono venuti incontro ai nostri voti con vari provvedimenti. Nei casi nei quali non era possibile accogliere i voti, le amministrazioni centrali hanno fornito plausibili ragioni. L’Ambasciata francese a Roma e la Camera di commercio di Parigi hanno riconosciuto che l’Unione delle Camere di commercio ha agito con efficacia e tempestività presso le amministrazioni centrali per ottenere il migliore successo ai voti contenuti nella mozione del Convegno di Parigi. Borse e credito Il lavoro svolto dalla Commissione per lo studio dei problemi delle Borse e del credito nel 1951 è stato considerevole, e l’apprezzamento da parte degli organi ministeriali e delle organizzazioni competenti ci induce a tenere in buon conto le sue possibilità di lavoro per il 1952. Elenchiamo i principali argomenti trattati. Credito all’agricoltura La Commissione si è occupata in un primo momento del credito all’agricoltura, con particolare riferimento alle zone soggette all’applicazione della legge stralcio per la riforma fondiaria. 208 Stefano Brun Da un apposito Sottocomitato, presieduto dal senatore Caminiti, venne espresso il voto, che di seguito si trascrive, e che, ampiamente discusso poi dalla Commissione e dal Consiglio direttivo dell’Unione, è stato trasmesso ai Ministeri del tesoro, dell’agricoltura e dell’industria e commercio, nonché alla Confederazione generale dell’agricoltura italiana: «La Commissione intercamerale Borse e credito dell’Unione italiana delle Camere di commercio industria e agricoltura, dopo attento esame della relazione della Camera di commercio di Catanzaro, illustrata dal senatore Caminiti, che pone in evidenza le difficoltà pratiche riscontratesi nell’inizio di applicazione della legge sulla riforma fondiaria delia Sila e territori contermini, e dopo aver constatato che situazione analoga si va determinando nelle altre zone assoggettate a trasformazione dalla “legge stralcio”, ha preso atto delle conclusioni della predetta relazione, che affermano la necessità, per rendere operante la legge e realizzare completamente le finalità che la stessa si propone, che si provveda a quanto appresso: a) intervento dello Stato in favore del credito agrario di esercizio, estendendo ad esso tutte le agevolazioni previste dall’art. 6 del d.lgs.lgt. 3 maggio 1945, n. 449 (esenzione da tasse, imposte o tributi presenti e futuri spettanti allo Stato o agli enti locali, ad eccezione della tassa fissa di bollo del 10 per mille sulle cambiali qualunque sia la loro scadenza); b) assegnazione di ulteriori somme in base alla legge 9 aprile 1949, n. 165, per concessioni di mutui di miglioramento fondiario, alle identiche condizioni della recente assegnazione di 630 milioni di lire fatta al Banco di Napoli, con le precisazioni del caso per quanto ha riferimento alle opere da ammettere al godimento dei mutui; c) tutela morale dell’agricoltore da parte dello Stato nell’esecuzione dei piani di trasformazione fondiaria e assicurazione delle necessarie garanzie alla proprietà privata; d) determinazione della quota d’intervento finanziario dello Stato nella spesa occorrente all’esecuzione dei detti piani di trasformazione nella misura fissa del 45% della somma occorrente e concorso nel pagamento degli interessi sui mutui di miglioramento fondiario per il rimanente 55% della spesa, in modo da consentire agli agricoltori l’utilizzo dei fondi presi a prestito ad un tasso del 4,50% tutto compreso; e) nel caso che non si voglia concedere il contributo sulla spesa in misura adeguata, mettere gli istituti di credito agrario in condizione di fornire agli agricoltori i fondi occorrenti ad un tasso di favore, ed in ogni caso non superiore al 3,50% tutto compreso, con possibilità di ammortizzare il debito in 30 anni e con la procedura adottata nella suddetta assegnazione di 630 milioni di lire al Banco di Napoli, in applicazione dell’art. 6 della legge 9 aprile 1949, n. 165; 209 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale f) pagamento dei miglioramenti già eseguiti e dei fabbricati rurali sui terreni, per evidenti ragioni di equità. La Commissione fa suoi tali voti, che approva pienamente e prega l’Unione delle Camere di intervenire presso gli organi competenti a disporre i provvedimenti in essi sollecitati, nell’interesse di tutte le regioni in cui sono in via di attuazione la legge sulla Sila e la “riforma stralcio” o si attuerà successivamente la riforma fondiaria, convinta come essa è che, ove non sia possibile mettere a disposizione degli agricoltori chiamati a compiere le opere per l’applicazione delle leggi sopra richiamate i mezzi richiesti, le finalità che queste si propongono resteranno inoperanti e si determinerà nello stesso tempo un disordine nelle attività produttive delle zone considerate, con le dannose conseguenze economiche che sono facilmente intuibili. Richiama in ogni caso l’attenzione sull’opportunità che i limiti attualmente previsti per l’esecuzione delle opere di miglioramento a carico dei privati siano congruamente adeguati alle possibilità finanziarie degli stessi e all’entità dell’intervento statale, e che si escludano dagli espropri i terreni già migliorati». Il voto ha incontrato l’interesse del Ministero del tesoro e della stessa Confederazione degli agricoltori, la quale chiese di partecipare con un proprio esperto ai lavori della Commissione. Infatti, in un secondo tempo, su proposta dello stesso rappresentante della Confederazione degli agricoltori, è stato esaminato e concretato anche il seguente voto sul credito agrario di miglioramento e di esercizio: «Il Consiglio direttivo dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura nella sua riunione del 23 novembre 1951, preso in esame il voto espresso in materia di credito agrario dalla Commissione intercamerale Borse e credito riunitasi il 30 ottobre 1951, fa proprio tale voto nel testo seguente: considerata la situazione di disagio in cui versa attualmente l’agricoltura a seguito del crescente sfasamento tra costi di produzione e prezzi dei prodotti, conseguente agli aumentati costi dei beni strumentali e ai sempre maggiori oneri tributari, previdenziali e di imponibile di mano d’opera che gravano sulle aziende; constatato che tale situazione di disagio viene ad essere aggravata dalle troppo modeste possibilità che hanno gli agricoltori di ricorrere al credito agrario di esercizio e di miglioramento in conseguenza del costo eccessivamente elevato del danaro e della crisi che attraversano gli istituti che esercitano tale particolare forma di credito per la deficienza di capitali d’impiego; ritenuto che la concessione di congrue anticipazioni a favore degli istituti di credito agrario, consentendo di portare finalmente a termine l’opera di ripristino dell’efficienza produttiva delle aziende danneggiate dalla guerra e l’esecuzione dei lavori previsti dai piani di trasformazione fondiaria obbligatoria, nonché dando impulso all’attività miglioratrice dei privati agricoltori, non man210 Stefano Brun cherebbe di avere notevoli benefici riflessi per l’economia del Paese; ritenuto che un aumento degli investimenti in agricoltura contribuirebbe altresì a risolvere gli importanti problemi agricolo-sociali del momento, ed in particolare quello, veramente assillante, dell’assorbimento della mano d’opera disoccupata; rilevato che – di fronte ai numerosi provvedimenti adottati opportunamente nel dopoguerra per favorire la ripresa dell’attività industriale – all’agricoltura sono state destinate modestissime somme che non hanno consentito di affrontare adeguatamente e di avviare a soluzione i gravi problemi di questo importantissimo settore produttivo; fa voti: a) che i competenti organi di Governo provvedano con apposite disposizioni di legge a costituire, mediante anticipazioni dello Stato di 10 miliardi annui per i prossimi cinque anni, un Fondo speciale di rotazione di 50 miliardi di lire per la concessione agli istituti di credito agrario di tutto il Paese, di anticipazioni da utilizzare specialmente per mutui di miglioramento alle aziende che debbono riparare o ricostruire opere danneggiate o distrutte dalla guerra o hanno obblighi di trasformazione fondiaria, in aggiunta e con le modalità e le condizioni previste dalla legge, recentemente approvata dal Parlamento, relativa alla costituzione di un fondo di 3 miliardi per la concessione di anticipazioni agli istituti di credito agrario di miglioramento autorizzati ad operare nel Mezzogiorno e nelle Isole; b) che sia autorizzata la spesa necessaria ad elevare di almeno 500 milioni annui, per i prossimi cinque esercizi finanziari, il limite di impegno fissato per la concessione del concorso statale negli interessi dei mutui di miglioramento; c) che contemporaneamente, anche allo scopo di eliminare la sperequazione attualmente esistente fra il contributo in quota capitale e il concorso nel pagamento degli interessi di eletti mutui, tale concorso sia elevato al 3,50%; d) che siano inoltre concessi agli istituti di credito agrario operanti in tutto il territorio nazionale prestiti decennali rinnovabili per un complesso di almeno 10 miliardi di lire, da utilizzare per la concessione di finanziamenti alle aziende agricole che intendono acquistare macchinari e attrezzature alle condizioni previste dalla legge 9 maggio 1950, n. 261, recante provvedimenti intesi a favorire l’industrializzazione dell’Italia meridionale e insulare; e) che la Banca d’Italia adotti criteri di maggiore larghezza nel risconto del portafoglio di esercizio; f) che sia, infine, considerata l’opportunità di porre allo studio modificazioni alle vigenti disposizioni in materia di credito agrario di esercizio in modo da adeguarle alle attuali esigenze della conduzione, la quale in molti casi ha necessità di prestiti aventi scadenze maggiormente dilazionate nel tempo». Tale voto, discusso ed approvato dal Consiglio dell’Unione nella sua seduta del 23 novembre scorso, è stato trasmesso agli organi ministeriali competenti e 211 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale possiamo dire con soddisfazione che di alcuni dei criteri in tale voto indicati può trovarsi traccia evidente in recenti direttive del Ministero dell’agricoltura e foreste in materia di credito all’agricoltura. Credito alle piccole e medie industrie Per questo argomento, che è fra i più dibattuti, la Commissione espresse un primo voto sul quale la Confederazione degli industriali sollevò delle obiezioni, per cui si ritenne opportuno riportare la questione ad un nuovo e più approfondito esame. Sia la Commissione sia il Consiglio direttivo dell’Unione ritennero però di confermare il voto prima espresso nel quale, pur non facendosi una particolare opposizione di principio alla costituzione degli Istituti regionali per il credito a medio termine alle piccole e medie industrie, previsti dalla legge 22 giugno 1950, n. 445, si auspicava, più che la costituzione di nuovi istituti, la creazione delle condizioni più favorevoli affinché possa rendersi più effettiva ed efficace la collaborazione fra gli istituti di credito locali e le casse di risparmio e le speciali Sezioni di credito della Banca nazionale del lavoro e dei Banchi di Napoli e di Sicilia, e la creazione, eventualmente, di nuove Sezioni analoghe presso i maggiori istituti di credito a carattere regionale, già esistenti, che possano considerarsi idonei ad operare nel settore. Naturalmente si auspica nel voto anche un adeguato incremento da parte del Ministero del tesoro degli attuali fondi di dotazione di tali Sezioni speciali. Si attende ora di conoscere il parere e le osservazioni del Ministero del tesoro sulla questione per poterne riprendere lo studio. Stanze di compensazione Nel funzionamento delle Stanze di compensazione, per la stessa legge base del 1881 che ne determina l’istituzione come associazioni di banche, casse di risparmio, banchieri e aziende principali, le Camere di commercio hanno sempre avuto larga parte in quanto ad esse è affidata, a termini di detta legge, l’iniziativa dell’istituzione e vigilanza. La Banca d’Italia, verso la fine del settembre scorso, ha trasmesso al Ministero del tesoro un apposito progetto di regolamento della Stanza di compensazione di Milano, con il quale, agganciandosi essenzialmente al r.d.l. 8 giugno 1936, n. 1191, che attribuisce all’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito le funzioni già demandate ai Ministeri delle finanze e delle corporazioni 212 Stefano Brun sulle Stanze di compensazione, inficia in pratica l’attuale figura dell’istituto e toglie sostanzialmente alle Camere quella funzione istitutiva e di vigilanza fino ad oggi loro riconosciuta. Sulla base di uno studio compiuto dalla Camera di commercio di Napoli, la Commissione ha ampiamente considerato tutta la materia, prendendo in esame lo schema di provvedimento e la relazione della Banca d’Italia, ed ha espresso al Ministero del tesoro il suo parere sullo schema medesimo. Tale parere, che è stato approvato dal Consiglio direttivo dell’Unione, nel confermare al Ministero del tesoro quanto già prospettato in precedenza, specialmente sulla figura giuridica dell’istituto e la conseguente posizione in esso delle Camere di commercio, accoglie la proposta della Camera di Milano di non opporsi all’esperimento di un semestre presso la Stanza di compensazione di Milano della disciplina tecnica prevista nello schema di regolamento proposto, sempre che non ne venga comunque pregiudizio alle obiezioni di principio prospettate dalla Commissione a nome di tutte le Camere di commercio interessate. In seguito alla recente risposta del Ministero del tesoro, che accoglie sostanzialmente il parere espresso dalla Commissione intercamerale, la questione sarà presto oggetto di nuovo esame per le precisazioni del caso. Borse merci Come è noto, con la legge 30 maggio 1950, n. 374, è stata consentita la ricostruzione delle Borse merci con decreto del presidente della Repubblica ad iniziativa del Ministero dell’industria e commercio e su proposta delle Camere di commercio. Tale legge si richiama puramente e semplicemente alla legge base del 20 marzo 1913, sulle Borse di commercio, le cui disposizioni trattano essenzialmente delle Borse valori e ben poco delle Borse merci. Si è presentata quindi la necessità di un regolamento per il funzionamento delle Borse merci. La Commissione, partendo dal concetto che non fosse il caso di promuovere una riforma della legge del 1913, sia per la complessità dei problemi che questa prospetterebbe sia per le difficoltà che si incontrerebbero attraverso la procedura parlamentare, è venuta nella determinazione di studiare un regolamento-tipo che possa dare all’attività e all’organizzazione delle Borse merci la necessaria uniformità di indirizzo, pur consentendo sufficiente facoltà alle singole Borse di integrarlo con regolamenti locali che possano tener conto sia delle particolari situazioni di ambiente sia delle caratteristiche di mercato delle merci di prevalente contrattazione. 213 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale All’uopo è stato designato un apposito Sottocomitato della Commissione Borse e credito, integrato da alcuni membri esperti della Commissione intercamerale per il commercio con l’estero, il quale ha da tempo iniziato i suoi lavori prendendo essenzialmente a base gli schemi di regolamento predisposti dalle Camere di commercio di Milano e di Genova per le rispettive Borse. Vanno rilevate al riguardo la favorevole considerazione nella quale il Ministero dell’industria e commercio ha preso le proposte della nostra Commissione e la partecipazione ai lavori dell’apposito Comitato di un rappresentante osservatore del Ministero stesso. Varie Meritano segnalazione, infine, i seguenti argomenti esaminati dalla Commissione intercamerale Borse e credito: – assegnazione di nuovi fondi per l’acquisto di macchinari a rate con patto di riservato dominio da parte delle medie e piccole industrie: il voto relativo è stato trasmesso agli organi ministeriali competenti con la richiesta, fra l’altro, di abolire le esclusioni previste per l’Italia meridionale per alcune categorie di industrie; – sistema di quotazione delle obbligazioni; – estensione del mercato dei titoli azionari di società aventi particolare importanza sia per entità di capitale sia per estensione della loro attività nel territorio nazionale. Problemi del commercio estero Comitati, Commissioni e studi Per dare un’idea del lavoro svolto dai nostri uffici con il Ministero del commercio estero si pensi che oltre 200 sono state le riunioni alle quali l’Unione è stata invitata ed ha partecipato; a ciò si aggiungano i numerosissimi incontri con i dirigenti dei vari uffici per illustrare singoli problemi proposti dalle varie Camere. Nello scorso anno abbiamo collaborato ai lavori per la stipulazione o il rinnovo degli accordi commerciali con i seguenti paesi: Argentina, Austria, Belgio-Lussemburgo, Brasile, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Iran, Iraq, Jugoslavia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria, Bulgaria, Gran Bretagna, Pakistan, Uruguay. 214 Stefano Brun Particolarmente attiva è proseguita nel 1951 la collaborazione dell’Unione all’Ufficio sviluppo area dollaro istituito dal Ministero commercio estero per incrementare al massimo le nostre esportazioni verso gli USA. Numerose segnalazioni sono state da noi fatte alle Camere a questo riguardo e specialmente circa le norme da seguire per il miglior esito delle vendite dei prodotti italiani, la possibilità di penetrazione nei vari Stati della Confederazione, le indagini nei settori di maggiore interesse per cercare di risolvere gli ostacoli all’esportazione dei prodotti italiani verso gli Stati Uniti e gli altri paesi dell’area del dollaro. Nel 1951 abbiamo partecipato, a mezzo dei nostri funzionari, in forma assidua e continuativa, a tutte le riunioni dei Comitati consultivi per l’esame delle domande d’importazione, di esportazione e di compensazione presso la competente Direzione generale del Ministero commercio estero. Le sedute di tali Comitati sono state circa 150. Ad esse vanno poi aggiunti ulteriori interventi a riunioni di carattere saltuario e contingente per l’esame di particolari problemi merceologici e valutari. Un notevole apporto è stato arrecato ad altre Commissioni istituite presso la Direzione accordi commerciali del Mincomes per la preparazione delle nuove liste di liberazione tra i paesi dell’OECE. Com’è noto, l’Italia nel corso del 1951 ha raggiunto e superato il 75% di liberazione delle proprie importazioni, riferite all’anno 1948, ed ha inoltre puntualmente dato esecuzione alla prima lista di liberazione comune degli scambi. Si aggiunga a ciò che in sede di attuazione di provvedimenti di emergenza per ridurre i crediti dell’Italia verso i paesi partecipanti all’Unione dei pagamenti europei, in data 1° novembre è stata temporaneamente liberata la quasi totalità delle nostre importazioni, riducendo in pari tempo quasi tutti i dazi del 10%. Il 21 aprile 1951 l’Italia ha firmato il Protocollo di Torquay in base al quale sono state attuate importanti riduzioni dei dazi che numerosi paesi applicavano ad alcune nostre tipiche esportazioni, mentre adeguati temperamenti sono stati concessi ad alcune merci di importazione in Italia. Gli accordi di Torquay sono stati ratificati il 18 ottobre 1951 ed hanno ricevuto pratica applicazione presso le Dogane, per la parte più favorevole agli importatori, un mese dopo. Ai lavori di Torquay, come già a quelli di Annecy, le Camere di commercio sono state presenti a mezzo dell’onorevole avvocato Enzo Storoni. Il valore delle fatture per la determinazione dei dazi doganali Particolarmente importanti sono stati i lavori svolti nel 1951 dalla nostra Commissione di studio per il commercio estero. In tre laboriose riunioni tenutesi 215 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale in luglio, settembre e novembre è stato trattato l’argomento del valore imponibile delle merci importate ai fini dell’applicazione dei dazi doganali. L’art. 17 delle disposizioni preliminari della nuova tariffa doganale sostituiva, per l’applicazione del dazio, al valore della merce nel momento della contrattazione, come previsto dal GATT, il valore al momento dello sdoganamento. Un tale sistema portava al disorientamento degli operatori, messi nelle condizioni di non poter conoscere, al momento dell’acquisto, il costo della merce importata; l’inconveniente era acuito dalla scarsità di mezzi ufficiali di consultazione presso le dogane, cosicché la stessa merce poteva essere diversamente valutata e quindi diversamente tassata da dogana a dogana anche nello stesso momento. Le Camere di commercio non potevano non rendersi interpreti del disagio degli operatori conseguente a tale sistema, cosicché fin dalla prima applicazione dell’art. 17 la Commissione di studio dei problemi del commercio estero dell’Unione affrontò il problema per ottenere, se non altro, un’applicazione meno rigida di detto articolo. Alle nostre riunioni, pertanto, portarono il contributo delle rispettive amministrazioni alti funzionari dei Ministeri delle finanze e del commercio estero. Il 16 novembre 1951, alla conclusione dei lavori, la Commissione presentò un’organica proposta di sostanziali modifiche agli articoli 17 e 18 delle disposizioni preliminari, modifiche che tenevano fra l’altro conto dei voti avanzati in sede di Convegno delle Camere di commercio italo-francesi a Parigi, nonché delle conclusioni raggiunte a Lisbona, Parigi e Bruxelles dalla Camera di commercio internazionale. Il Ministero delle finanze, resosi conto del fondamento delle nostre conclusioni, in data 28 novembre 1951, ha indicato a tutte le dogane con apposita circolare i presupposti cui esse si devono attenere nella valutazione dei valori imponibili. Con tale circolare si può dire che i nostri voti siano stati totalmente accolti, e di ciò dobbiamo sinceramente compiacerci. Non si è ancora giunti alla modifica del testo degli artt. 17 e 18, dati gli impegni internazionali assunti in merito dall’Italia, ma con la citata circolare la fattura ha riacquistato, come noi chiedevamo, quella importanza determinante che era alla base delle richieste degli operatori con l’estero. Ove sorgessero contestazioni sui valori dichiarati in fattura, le dogane possono trovare utili elementi di riferimento nel nostro “Listino dei prezzi all’origine”, sempre più apprezzato dalle amministrazioni centrali, come si dirà in altra parte. Collaborazione con l’Istituto del commercio estero e con l’Ufficio italiano dei cambi Intensa e cordiale è stata la nostra collaborazione con l’Istituto nazionale commercio estero; essa si è concretata con la partecipazione ai lavori dei Comitati 216 Stefano Brun per l’esame delle domande per l’esportazione di alcune merci verso l’Inghilterra (Comitati LEGI) e con l’inclusione di vari delegati, designati dalle singole Camere, nelle Commissioni per lo studio dei problemi inerenti a determinate categorie merceologiche particolarmente importanti per la nostra economia. Quotidiani sono poi i contatti con gli uffici dell’ICE per lo scambio di informazioni economiche e commerciali. Attivissime relazioni sono tenute anche con l’Ufficio italiano dei cambi, il quale, come è noto, gestisce per conto della Banca d’Italia i pagamenti internazionali, settore delicatissimo dei nostri scambi con l’estero. Nel corso dell’anno sono stati intensificati i rapporti con gli Uffici commerciali esteri in Italia e particolarmente con gli Uffici commerciali presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero. A quest’ultimo proposito è in corso di attuazione un periodico scambio di segnalazioni di mercato di reciproco interesse. Sezione delle Camere di commercio italiane all’estero In quest’anno l’Unione ha lavorato al potenziamento della Sezione delle Camere di commercio italiane all’estero. Questa Sezione, sorta dal Congresso mondiale delle Camere di commercio dell’aprile 1950, ci sta particolarmente a cuore, aderendo ad essa tutte le consorelle all’estero la cui preziosa opera ci sembra poco conosciuta e poco seguita anche dalle amministrazioni centrali. Queste Camere, scomparse durante la guerra, si sono andate ricostituendo con mezzi propri, a volte anche non troppo ben viste dalle autorità locali, ed hanno creato le premesse per assolvere la loro funzione che riteniamo importantissima. Infatti non solo soddisfano le esigenze di informazioni delle categorie e degli organi economici, ma raggruppando operatori connazionali e stranieri compiono un’opera di italianità che trascende il semplice settore economico. Per restare nel puro campo commerciale pensiamo che questi istituti dovrebbero essere il migliore osservatorio economico delle nostre ambasciate e consolati; essi controllano il mercato locale, favoriscono lo sviluppo degli scambi, dirimono controversie, organizzano la partecipazione italiana a mostre, fiere, convegni ecc., danno impulso a viaggi, incrementano correnti turistiche. Anche la nostra emigrazione dovrebbe trovare in esse un solido punto di appoggio; ricordiamo che in passato le Camere di commercio hanno assolto anche compiti di veri e propri uffici di collocamento. La vita delle Camere in questo dopoguerra non ha potuto riprendere che su scala ridotta, dato che le quote dei soci sono la base economica dell’istituto, il 217 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale quale è costretto a trovare in sé stesso, come organizzazione del tutto privata, i mezzi indispensabili alla sua affermazione. Esiste invero un sussidio da parte dello Stato, che però ammonta per il 19501951 a soli 24 milioni di lire per 27 Camere, e quindi del tutto irrisorio. Il problema delle Camere di commercio italiane all’estero è in gran parte un problema di finanziamento, che va risolto se non si vogliono condannare molti di questi istituti, una volta così fiorenti, a stentare o ad estinguersi con palese danno per la nostra economia e del nostro prestigio. La Sezione da noi istituita dovrà essere organo di coordinamento, di propulsione e di assistenza in ogni forma. Ad assicurare la collaborazione fra le Camere di commercio italiane all’estero e quelle nazionali si è provveduto, come si ricorderà, a includere tre presidenti di Camere di commercio italiane all’estero nel Consiglio direttivo dell’Unione. In quest’anno numerosa è stata la corrispondenza intercorsa con dette Camere all’estero soprattutto in merito a notizie commerciali. Le abbiamo inoltre invitate a segnalarci i loro bisogni per vedere come possiamo essere loro maggiormente utili. Potenziamento dell’Ufficio per il commercio estero Come appare dalla succinta relazione di cui sopra, questo importante servizio dell’Unione ha assunto sempre maggiore sviluppo, e con decorrenza dal 1° gennaio, esso può contare su due funzionari stabili: due laureati che hanno una profonda preparazione teorica e pratica sui problemi dei nostri scambi commerciali. Anche le fonti di notizie e di indagini sono state molto aumentate con l’acquisto di volumi, annuari ecc., con l’abbonamento a nuovi periodici italiani ed esteri e specialmente con gli utilissimi volumi dei “Surveys” riguardanti i vari paesi del mondo, pubblicati dai Governi degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e di altre nazioni. Ma tutto ciò non è sufficiente, occorre che le Camere di commercio diano impulso alla nostra attività fornendo soprattutto pareri, desideri e critiche degli operatori di ogni parte d’Italia che devono trovare nelle nostre Camere i tutelatori imparziali dei loro interessi, di modo che le autorità centrali possano contare sulla nostra collaborazione scevra da ogni interesse particolare. Trasporti e comunicazioni La grande importanza che nel mondo economico moderno va ogni giorno più assumendo la complessa materia dei trasporti ha indotto il Consiglio direttivo 218 Stefano Brun dell’Unione a costituire una Commissione intercamerale trasporti e comunicazioni con la rappresentanza camerale di tutte le regioni italiane, affidandone la presidenza al comandante Antonio Cosulich, presidente della Camera di commercio di Trieste. L’iniziativa ha incontrato il più vivo consenso non solo da parte delle Camere di commercio, che vi collaborano assiduamente, ma anche del Ministero dei trasporti, che vi ha designato due suoi rappresentanti osservatori nelle persone del professor Francesco Santoro del Servizio commerciale e del traffico della Direzione generale delle FFSS e del professor Ferruccio Vezzani della Direzione generale della motorizzazione civile e trasporti in concessione, nonché di organizzazioni di categoria che hanno chiesto di farvi partecipare propri rappresentanti esperti, cosa alla quale siamo stati lieti di aderire. Notevole è il lavoro che la Commissione ha già svolto in tre riunioni plenarie ed in varie riunioni di appositi Sottocomitati, costituiti di volta in volta a seconda della specifica natura degli argomenti da trattare. Fra le attività svolte vanno segnalate le seguenti. Revisione delle tariffe ferroviarie In materia di revisione delle tariffe ferroviarie, il voto espresso da un apposito Sottocomitato di esperti segnalato al Comitato interministeriale dei prezzi è servito come base degli interventi del nostro rappresentante nella Commissione centrale. I concetti di tale voto hanno incontrato il più favorevole esito nelle definitive determinazioni del Comitato interministeriale. L’EAM e il GRA Per quanto riguarda lo scioglimento dell’Ente autotrasporti merci (EAM) e della GRA, in seguito alla proposta della Camera di commercio di Roma, all’adesione a questa di molte Camere e agli analoghi voti del Consiglio direttivo dell’Unione, un apposito Comitato ha esaminato la complessa materia, predisponendo un voto e degli emendamenti al disegno di legge per lo scioglimento dell’EAM, con i quali mentre si insiste sullo scioglimento dell’ente, unanimemente richiesto dalle Camere, si propone che vengano attribuiti alle Camere stesse i compiti da detto ente svolti in materia di statistica e di funzionamento dell’apposita Commissione provinciale per la determinazione del numero delle licenze da concedersi annualmente per trasporto merci, in conformità della legge del 1935. 219 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Per quanto riguarda la gestione GRA, è stato confermato il parere delle Camere di commercio favorevole al suo scioglimento. Questionario sullo sviluppo della rete dei trasporti A mezzo di un apposito questionario si stanno raccogliendo importanti elementi e dati sull’estensione della rete ferroviaria e stradale in ogni singola regione. Tutte le risposte, successivamente elaborate e coordinate, dovranno servire di base ad uno studio generale sull’estensione e sullo sviluppo sia della rete ferroviaria sia di quella stradale, e per la predisposizione di un piano organico e coordinato delle vie di comunicazione in Italia. Ferrovie e trasporti in concessione Apposita indagine è stata svolta sulla dibattuta materia del disegno di legge per l’esercizio e il potenziamento di ferrovie e di altre linee di trasporto in regime di concessione, già approvata dal Senato, ma tuttora in sede di competente Commissione legislativa presso la Camera dei deputati. Sulla scorta delle risposte ricevute dalle Camere di commercio, il Comitato appositamente costituito ha emesso un voto, già segnalato ai competenti organi di Governo, con il quale: «si sollecita alla competente Commissione parlamentare della Camera dei deputati l’esame del disegno di legge, evitando ulteriori emendamenti che, rinviando il disegno stesso al Senato, ritarderebbero troppo l’emanazione della legge; si chiede che in tutti i casi nei quali per la trasformazione o la ricostruzione di ferrovie concesse vi siano già gli appositi stanziamenti, il Ministero dei trasporti provveda ad accelerare la procedura istruttoria per rendere senz’altro operanti i finanziamenti stessi; si chiede sia promossa, nel più breve tempo, l’emanazione di un provvedimento di coordinamento fra la nuova legge e le norme vigenti in materia di trasformazione e di sostituzione con autoservizi dei servizi su rotaia in tutti quei casi nei quali tale sostituzione dovesse risultare tecnicamente ed economicamente favorevole». Unificazione legislativa dei trasporti su strada Di grande rilievo è poi l’iniziativa della costituzione di un apposito Comitato di studio per cercare di addivenire alla formazione di un testo unico delle vigenti 220 Stefano Brun leggi, regolamenti e norme per la disciplina del trasporto su strada, opportunamente aggiornati ed integrati. Presidente di questo Comitato è il senatore professor ingegner Guido Corbellini, già ministro dei Trasporti, che segue con grande interesse le riunioni. L’iniziativa, che ha avuto la più favorevole eco, tende a semplificare e a rendere chiaramente accessibili sia ai trasportatori sia agli utenti le norme che regolano i trasporti su strada, determinando anche esattamente i reciproci obblighi e diritti. Lo studio, già in corso, sarà considerato anche nel quadro delle iniziative che stanno sorgendo nel campo internazionale per addivenire ad un’adeguata disciplina dei trasporti internazionali su strada che sono in continuo rapido sviluppo. Fra le iniziative varie va infine ricordata un’inchiesta sull’uso dei container per sviluppare anche in Italia questo sistema di trasporto ferroviario che, già largamente adottato in molti Stati, presenta notevoli vantaggi per lo svolgimento dei trasporti ferroviari. Problemi vari interni e internazionali Ricordiamo fra le numerose questioni trattate le seguenti: – la sollecitazione, su proposta della Camera di commercio di Milano, dell’istituzione di treni turistici a carattere internazionale a integrazione dell’iniziativa dei treni crociera con itinerari internazionali già realizzata dalle Ferrovie dello Stato; – l’istituzione di biglietti chilometrici, già concessa dalle Ferrovie dello Stato; – la sollecitazione dell’elettrificazione dei tratti ancora a vapore della linea adriatica, che costituisce una delle tre grandi direttrici del traffico ferroviario italiano; – la segnalazione, sia al Ministero dei trasporti sia alla Camera di commercio internazionale, della situazione di disagio che si va determinando per il porto di Trieste in seguito all’accesa concorrenza che al traffico di questo porto italiano è in atto da parte delle ferrovie germaniche; – la segnalazione al Ministero dei trasporti del voto della Camera di commercio di Firenze e di altre Camere di istituire una Conferenza annuale per gli orari internazionali, attraverso la quale si possano esaminare e coordinare i vari voti di comunicazioni collegate con la rete internazionale. In tal modo i rappresentanti italiani parteciperebbero alle Conferenze orario internazionali forti anche di un programma derivato da un concorde coordinamento degli interessi e dei desiderata dei viaggiatori italiani. Di notevole rilievo è stata la partecipazione dell’Unione ai lavori dell’Unione internazionale delle ferrovie a mezzo di un proprio rappresentante, l’avvocato 221 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Weiller della Camera di commercio di Milano, nella Commissione governamentale italiana. Nel 1951, nelle tre riunioni avutesi a Wegen, Montreux e Berna, il nostro rappresentante ha partecipato attivamente alle discussioni per la revisione in corso della Convenzione internazionale per il trasporto merci per ferrovia (CIM) e a quelle per la riforma del Regolamento internazionale per il trasporto dei carri privati (RIP). Per quanto riguarda la CIM, sono da ricordare le discussioni in corso per i trasporti combinati fer-mer, per le clausole concernenti le tariffe, gli itinerari, i termini per l’esecuzione dei trasporti, i documenti e formalità, i diritti della ferrovia sulle cose trasportate a garanzia dei crediti derivanti dal contratto di trasporto, la standardizzazione degli imballaggi agli effetti della responsabilità del vettore. Per quanto si riferisce alla convenzione RIP, gli studi in corso riguardano essenzialmente la posizione giuridica di chi prende in locazione il vagone privato, la redevance dovuta dalla ferrovia per l’uso del vagone, la responsabilità delle ferrovie. Servizi postali L’Unione ha attivamente contribuito ad un’indagine svolta ad iniziativa della Camera di commercio internazionale per il miglioramento dei servizi postali in vista della revisione della convenzione postale universale. Particolare interesse è stato portato alle questioni dello sviluppo delle comunicazioni postali aeree, delle tariffe per stampati, campioni, libri ecc., all’estensione del servizio di spedizione dei campioni senza valore e dei colli postali a valore dichiarato, al miglioramento dei servizi postali di fine settimana e festivi, alla riduzione delle sopratasse per deficienza di affrancatura. I voti espressi dall’Unione a riassunto delle segnalazioni delle Camere di commercio hanno trovato il più favorevole accoglimento nei voti definitivi predisposti dalla Camera di commercio internazionale. Sempre in materia di servizi postali, l’Unione si è particolarmente interessata alla questione della timbratura della corrispondenza ordinaria in arrivo, che era stata sospesa dal Ministero delle poste e telecomunicazioni provocando una notevole reazione da parte delle categorie economiche essenzialmente per il particolare rilievo giuridico assunto dal timbro d’arrivo della corrispondenza come elemento di prova utile nelle più diverse contingenze degli affari. L’azione svolta ha avuto esito favorevole e già da qualche mese il servizio è stato ripreso, con soddisfazione delle Camere di commercio, che avevano particolarmente insistito per il ripristino di tale timbratura. 222 Stefano Brun Attualmente l’Unione sta seguendo l’iniziativa per l’istituzione di uno speciale tipo di lettera raccomandata a testo comprovato che possa risolvere il problema fino ad oggi insoluto della conciliazione della tutela del segreto epistolare con la prova del contenuto della lettera. Va ricordato anche l’interessamento per l’istituzione in Italia di un biglietto postale aereo, di basso costo, già largamente adottato in altri paesi. Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei Infine non possiamo chiudere questa rassegna dell’attività svolta dall’Unione nel settore dei trasporti senza ricordare una giovane e promettente creatura nata nel nostro seno, figlia delle Camere di commercio: il Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei, che in breve volgere di tempo si è affermato per la serietà del suo lavoro e per l’impareggiabile zelo che ha dimostrato. L’Unione segue con piacere l’ascesa di questa istituzione con la certezza ch’essa può essere utile al nostro Paese, e la incoraggia a continuare nel suo nobile compito per il progresso del mezzo aereo. Problemi marittimi Nel settore marinaro, a cui attende più direttamente la nostra Sezione marittima, la quale opera attraverso le Assemblee delle Camere a giurisdizione marittima e le Commissioni intercamerali e miste, si sono trattati nell’anno 1951 importanti problemi contingenti, strettamente connessi con il potenziamento della marina mercantile. Le due Assemblee delle Camere si sono tenute a Roma (28 febbraio 1951) e a Trieste (8 luglio 1951). Le Commissioni si sono riunite presso la nostra sede in otto sedute, elaborando il materiale di loro competenza e redigendo studi su ciascun argomento esaminato. Nell’Assemblea delle Camere tenuta a Roma sono stati discussi vari problemi, per alcuni dei quali si sono prese definitive risoluzioni, e in sede di raccomandazioni sono state accolte e messe allo studio tre proposte riguardanti: l’istruzione professionale nautica; il Fondo per l’assistenza alle maestranze portuali; il trattamento economico per la discarica dei velieri e motovelieri inferiori alle 500 tonnellate di stazza lorda e discarica dei combustibili liquidi, nonché la rivalutazione della paga base da corrispondere ai lavoratori portuali. 223 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Nella successiva Assemblea, riunita a Trieste, sono stati discussi nove diversi problemi, definiti soltanto in parte con singole mozioni, essendosi disposto per altri l’espletamento di un’ulteriore istruttoria. Le Commissioni intercamerali, in sei sedute, hanno a loro volta esaurito l’esame dei temi proposti dalle Assemblee. Per l’importanza e i riflessi di ordine sindacale e sociale del problema relativo all’unificazione delle norme per il maneggio delle merci nei porti, ritenuta necessaria per assicurare l’uniformità delle denominazioni usate nel definire la prestazione d’opera e del trattamento economico, diversi da porto a porto, si è ritenuto opportuno di associare ai lavori della speciale Commissione intercamerale investita dello studio la collaborazione diretta delle rappresentanze delle due associazioni dei lavoratori marittimi e di altri gruppi di interessati al problema stesso. Le Camere marittime, sensibilissime alle legittime vedute ed aspirazioni, polarizzate sui vari argomenti, hanno corrisposto premurosamente alle nostre consultazioni e ricerche di notizie e di direttive collaborando, così, efficacemente alla risoluzione di vari problemi marittimi sul piano nazionale. Analogamente si sono tenuti dalla nostra Sezione diretti contatti con i vari ministeri tecnici, ai quali sono state presentate le singole mozioni di volta in volta elaborate. Siamo lieti di poter affermare che i nostri lavori sono stati sempre oggetto di attento esame da parte delle amministrazioni competenti e hanno dato spesso luogo a provvedimenti che erano stati da noi invocati. Va ricordato con gratitudine l’intervento all’Assemblea di Roma delle Camere marittime dell’allora ministro della Marina mercantile onorevole Simonini; egli ebbe la bontà di dichiararsi «lieto di incontrarsi con la rappresentanza certamente più autorevole degli interessi che si muovono intorno alla vita marinara» e di assicurare che i problemi trattati dalla nostra Sezione impegnavano il suo Ministero per la larghezza ed obiettività della trattazione e delle soluzioni proposte che offrivano ai suoi tecnici ed esperti largo campo di studi. Riportiamo infine l’elenco – in linea cronologica – dei problemi trattati dalla Sezione marittima nell’anno 1951 e dei provvedimenti disposti dalle superiori autorità. Mozione sulla crisi dell’industria per le riparazioni navali Lo studio fu iniziato dalla Camera di commercio di Genova. A seguito poi di una visita fatta in alcuni porti stranieri da una Commissione di esperti con a capo il dottor Accame, presidente della Sezione marittima della stessa Camera 224 Stefano Brun di Genova, dell’argomento fu investita la nostra Sezione, che indagò sulle cause della crisi cantieristica per le riparazioni navali in Italia e predispose un’ampia relazione. L’Assemblea delle Camere marittime, sulle direttive tracciate dalla Camera di Genova e sulle conclusioni indicate dalla Commissione, segnalò la necessità che la legislazione sulle riparazioni navali fosse tenuta distinta dalle disposizioni legislative concernenti l’industria dell’armamento e delle costruzioni navali, al fine di individuare meglio l’apporto di competenza dello Stato. Infine fu approvata una mozione con cui si propose: 1. di estendere il contributo statale, limitato dalla legge Saragat, a tutti i materiali comunque utilizzati nelle riparazioni, anche se di provenienza nazionale; 2. di rivedere e rendere meno oneroso il regime fiscale con esenzione dall’IGE in tutti i rapporti di acquisto e dalla ricchezza mobile il reddito investito nell’ampliamento e miglioramento degli impianti e delle attrezzature industriali delle aziende di riparazioni navali; 3. di includere nei trattati di commercio e negli accordi di clearing la materia delle riparazioni, concedendo altresì l’importazione in franchigia a tutti i materiali e l’esenzione dai dazi doganali; 4. di regolamentare in tutti i centri marittimi nazionali il trattamento della mano d’opera dipendente dai cantieri specializzati; 5. di istituire un elenco nazionale delle imprese autorizzate ad effettuare riparazioni ed allestimenti navali, subordinando l’iscrizione all’accertata efficienza tecnica ed economica di tali imprese; 6. di accordare agli stabilimenti di riparazioni navali ubicati nelle provincie meridionali, nel quadro dei provvedimenti per l’industrializzazione del Mezzogiorno, particolari agevolazioni; 7. di far beneficiare degli aiuti previsti dal Piano ERP le piccole e medie industrie di riparazione; 8. di stabilire accordi per un’equa ripartizione del lavoro; 9. di disciplinare i turni di utilizzazione dei bacini di carenaggio. La mozione venne rimessa ai singoli ministeri competenti, che la esaminarono con largo favore. Politica marittima Il tema venne proposto dalla Camera di commercio di Napoli e passato all’esame di una Commissione intercamerale, la quale in un primo momento fissò i seguenti presupposti: 225 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale a) necessità di una politica di grande respiro; b) funzione della Finmare nei confronti dell’armamento di linea sovvenzionato; c) opportunità di disciplinare l’ordinamento delle società di preminente interesse nazionale rispetto ai servizi che esse svolgono e dovrebbero svolgere; d) possibilità di rendere operante un sistema di finanziamento sul tipo del credito navale; e) coordinamento dei prezzi previsto dalla legge 1936, da conservare e possibilmente adeguare. L’ulteriore studio della Commissione, presentato poi alla successiva Assemblea delle Camere marittime, portò ad un esame generale del problema, che si concluse con l’invito alla Commissione di redigere il testo definitivo di una mozione e di compilare un elenco delle linee da sovvenzionare e dei relativi itinerari. Il tema verrà ripreso dalle Camere marittime nell’Assemblea di domani (31 gennaio). Aggiornamento della legislazione per la disciplina del lavoro nei porti Per l’esame dell’argomento dalla Camera di Genova, proponente, fu enunciato il concetto che lo studio dovesse mirare ad integrare ed adeguare la vigente disciplina del lavoro nei porti, ferme le linee sostanziali dell’attuale legislazione. L’importanza e la vastità del problema richiesero la collaborazione di una Commissione, la quale, indagando sugli inconvenienti manifestatisi ed accentuatisi nel dopoguerra nel servizio di imbarco e sbarco nei porti, in dipendenza di norme che si sono prestate ad interpretazioni ed applicazioni spesso troppo late, facendo prevalere finalità estranee ai veri interessi economici dei porti nazionali con gravi ripercussioni sui traffici marittimi nazionali ed internazionali, fu in grado, a conclusione dei suoi lavori, di redigere uno schema di norme atte a garantire la continuità della prestazione d’opera organizzata e disciplinata, senza creare situazioni che potessero comportare ingiustificati oneri al traffico. L’Assemblea delle Camere marittime approvò il testo legislativo proposto dalla Commissione. Ci consta che tale testo sia stato apprezzato dal Ministero della marina mercantile e che è ora oggetto di esame da parte degli uffici di detto dicastero. Questioni in esame presso il Comitato centrale del lavoro Per l’affinità dell’argomento enunciato con quello trattato nel XII Convegno delle Camere marittime (Roma), e su cui è stato riferito, fu preso in esame dall’Assemblea nel successivo Convegno (Trieste) il rapporto presentato dalla 226 Stefano Brun Camera di Livorno, a mezzo del suo presidente colonnello Gino Graziani, nella sua qualifica di rappresentante dell’Unione in seno al Comitato centrale del lavoro. Il relatore, richiamata la trattazione svoltasi dal suddetto Comitato centrale, illustrò con un’elaborata relazione i problemi concernenti: 1. il sistema di amministrazione del Fondo di assistenza delle maestranze portuali; 2. la facoltà ai velieri e motovelieri di stazza lorda inferiore alle 500 tonnellate di poter eseguire con i propri equipaggi le operazioni di carico e scarico delle merci nei porti; 3. l’impiego delle maestranze portuali nella discarica dei combustibili liquidi; 4. la rivalutazione della paga base dei lavoratori portuali. L’Assemblea, a cui vennero forniti altri elementi di giudizio su tali problemi dai rappresentanti delle Camere di Trieste, Genova e Bari, rispettivamente dall’ingegner Ventura, dal dottor Benifei e dal dottor Manara (il quale presentò altresì una sua memoria per mettere in rilievo la necessità di disciplinare meglio le attribuzioni dei Consigli locali e del Comitato centrale del lavoro portuale e l’opportunità di richiamare l’attenzione del ministro sulla convenienza di evitare l’abuso di disposizioni dall’alto in materia di competenza di organi locali), chiuse il dibattito sull’argomento approvando la seguente risoluzione: «L’Assemblea, rilevato innanzi tutto che nel porto di Trieste la legislazione per la disciplina del lavoro portuale viene osservata soltanto in quanto concerne le prerogative di lavoro riconosciute dalla legislazione stessa alle compagnie portuali, fa voti perché nel porto di Trieste, collegato all’economia nazionale, venga applicata integralmente la legislazione nazionale sulla materia, in vigore dal 1943, come prevedono le norme per l’applicazione di massima delle disposizioni nazionali; esaminati poi i temi proposti dal relatore, conferma il principio che i lavoratori portuali non abbiano alcuna ingerenza nelle operazioni di imbarco e sbarco dei prodotti petroliferi, in quanto a carattere industriale privato; fa voti a) che non siano giuridicamente precisate e regolamentate le funzioni del Comitato centrale; b) che siano evitate le frequenti variazioni delle maggiorazioni di percentuale alle tariffe per il maneggio delle merci, procedendo ad eventuali conguagli in occasione di variazioni da effettuarsi ad un periodo di tempo non inferiore al semestre». Unificazione delle voci di tariffa e delle norme per il lavoro nei porti Il problema fu posto in discussione nel 1949 sui seguenti concetti: 1. raggruppare ed unificare le voci di tariffa nella loro locale denominazione e classificazione, integrando lo studio con i dati riguardanti le rese, le squadre di lavoro, le giornate lavorative ecc.; 227 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 2. unificare le norme relative alle prestazioni extra cottimo. Apparsa subito l’ampiezza del lavoro, l’Assemblea, nella seduta dell’11 febbraio 1950, diede mandato ad una Commissione mista di compiere lo studio, dando la precedenza all’unitario raggruppamento delle norme che regolano le operazioni di imbarco e sbarco. La Commissione fu validamente aiutata dalla volonterosa collaborazione del Ministero della marina mercantile, il quale autorizzò le capitanerie dei porti a fornire le indicazioni richieste su un modulo disposto dalla Commissione stessa. In un quadro riepilogativo vennero prospettate le varie forme di lavoro in uso nei singoli porti, cosicché si ebbe la nozione esatta delle differenze e delle analogie fra porto e porto, sia nei concetti sostanziali delle norme di lavoro sia nelle forme di applicazione sia, infine, nella qualità e misura del compenso extra tariffa o cottimo. Una Sottocommissione ebbe a predisporre una lista unitaria di tutti i casi di prestazione di lavoro che possano occorrere, per circostanze speciali e secondo la pratica locale, durante le operazioni di maneggio delle merci da parte delle maestranze portuali. Tale lista, concordata dalla rappresentanza delle Camere di commercio, fu sottoposta ad un preliminare esame dell’Assemblea delle Camere marittime convocata in Trieste nel luglio 1951. Un’organica ed esauriente illustrazione accompagnò lo studio della detta Sottocommissione, la quale si prefisse di informare lo studio a specifici criteri, e cioè: a) di raccogliere le norme di lavoro a carattere generale, secondo il principio dell’uniforme applicazione delle norme stesse, nei confronti di tutti indistintamente gli utenti di ciascun porto; b) di indicare la denominazione della norma maggiormente usata e più significativa; c) di unificare la forma di applicabilità delle maggiorazioni riportando queste sulla tariffa base, onde rendere più facile e sicuro il calcolo preventivo della spesa per le prestazioni non comprese in quelle del cottimo; d) di mettere sullo stesso livello di guadagno i lavoratori d rinforzo rispetto agli altri componenti la squadra normale; e) di disciplinare con finalità di ordine economico-sociale le varie prestazioni con riguardo all’orario, alle condizioni atmosferiche, allo sforzo fisico richiesto, alla pesatura e al maneggio di colli pesanti e di merci calde, alla mancata resa, alla pulizia delle stive ecc. L’Assemblea delle Camere di commercio marittime si riservò di dare la sanzione allo studio, conosciuto che fosse il parere delle Camere marittime sulle decisioni prese dalla Sottocommissione. Pertanto il problema in oggetto, per quanto largamente esaminato e approfondito, non è ancora pervenuto alla sua fase definitiva. Quando sarà ultimata la parte concernente l’unificazione delle norme di lavoro, la Sezione marittima 228 Stefano Brun dovrà passare al secondo studio integrativo di tutta la materia, cioè a quello relativo all’unificazione delle voci di tariffa. Revisione della legislazione 1940 sull’esercizio professionale degli agenti marittimi raccomandatari e loro funzione in rapporto all’attività delle agenzie di viaggio e turismo L’Assemblea delle Camere marittime deliberò di dar corso, con la collaborazione di esperti e di interessati, allo studio per la formulazione del nuovo testo di legge. Mentre si procedeva in tale studio si venne a conoscenza di talune proposte con le quali si mirava a dare una disciplina comune alle attività notevolmente diverse delle due categorie di prestatori d’opera. Cosicché il lavoro revisionistico della legge 1940 venne spinto innanzi e la nostra Commissione fu chiamata a collaborare in seno alla Federazione nazionale degli agenti marittimi, poi in seno ad una Commissione ministeriale e nel Consiglio superiore della marina mercantile, ove ad opera del rappresentante dell’Unione fu espresso il parere favorevole sul testo di legge. Di recente la Sezione marittima ha associato la sua azione a quella della categoria interessata per la revisione della legge 1940. In sede di Assemblea generale (Convegni di Roma e di Trieste), su proposta della Camera di Bari, è stato poi trattato l’argomento relativo all’esercizio delle attività degli agenti marittimi nei confronti delle agenzie turistiche e di viaggio, in rapporto altresì alla formazione degli albi. Esaurita la trattazione, venne approvata la seguente mozione: a) che il Ministero dell’interno autorizzi l’esonero delle agenzie marittime raccomandatarie e degli spedizionieri dall’obbligo della licenza di cui all’art. 115 della legge di PS; b) che il Ministero dell’interno ed il Commissariato per il turismo autorizzino le agenzie marittime, gli spedizionieri e le agenzie di viaggio e turismo ad esercitare negli stessi locali le attività comuni, fermo il concetto che ciò non significhi autorizzazione indiscriminata all’esercizio delle dette attività, ma comunque limitata al caso di aziende che siano già state autorizzate in base alle leggi vigenti all’esercizio di altre funzioni; c) che sia portato a compimento il processo di revisione della legislazione in materia per far luogo alla promulgazione delle due distinte leggi sulla disciplina dell’esercizio professionale delle agenzie marittime raccomandatarie e degli spedizionieri; d) che nella composizione delle Commissioni per la tenuta degli albi, le quali hanno funzioni di disciplina professionale degli iscritti e non compiti riguardanti rapporti contrattuali o sindacali, sia esclusa la rappresentanza dei lavoratori e che, in attesa 229 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale dell’emanazione delle nuove leggi, siano impartite istruzioni ai prefetti, a modifica di quanto disposto dal Ministero dell’industria e commercio con circolare n. 321/624 del 5 luglio 1946, di astenersi dalla nomina dei rappresentanti dei lavoratori e di nominare anche per gli agenti marittimi un membro scelto fra gli appartenenti alla categoria, in sostituzione del rappresentante del cessato Partito fascista. Come corollario al problema concernente l’attività degli agenti marittimi è stata esaminata la mozione proposta dalla Camera di Bari relativa alla regolamentazione, prevista dall’art. 172 del codice di navigazione, delle tariffe riguardanti la prestazione degli agenti stessi nelle operazioni di consegna e riconsegna delle merci per conto dell’armatore, senza l’intervento di imprese. Dato che tali operazioni risultano regolate con speciali diritti, in misura variabile, in specie laddove sono mancati precisi provvedimenti di competenza degli enti autonomi portuali, e considerato che la disparità è fonte di equivoci, di disordine e a volte di contestazioni, si è chiesto che il Ministero della marina mercantile, in attesa dell’annunciata emanazione del regolamento al codice della navigazione, più volte sollecitata dalla Sezione marittima, dirami precise istruzioni dirette a provvedere in merito, valendosi delle facoltà attribuite dall’art. 68 del richiamato codice. Usi e consuetudini marittimi In seguito alla formulazione da parte della Camera di Livorno di un quesito relativo all’incidenza dell’onere di disistivaggio nella compravendita con clausola CIF, l’Assemblea, nel Convegno di Roma delle Camere marittime, dopo un’attenta disamina sull’esistenza o meno di un uniforme uso in materia, compiuta altresì in base ad un referendum, ha dovuto ammettere che tale uso generale non esiste nei porti italiani, risultando che le operazioni del genere risultano regolate da locali convenzioni. Ciò ha offerto l’occasione e il motivo alla stessa Assemblea di affermare anzitutto l’opportunità che sia ben precisato il rapporto per il trasporto di merce nella stipulazione dei contratti di compravendita con clausola CIF, e di invitare la Sezione marittima, con la collaborazione di rappresentanti di Camere di commercio marittime, a raccogliere e riunire gli usi mercantili per farne oggetto di una pubblicazione, completando così un lavoro già iniziato nel 1947 dalla Camera di Genova. La Sezione, dopo avere costituita una Commissione per l’esecuzione del lavoro di raccolta e di coordinazione degli usi vigenti nei porti, chiamandovi a partecipare i delegati delle Camere di Ancona, Bari, Genova, Livorno, Napoli, Milano, Palermo, Roma e Trieste, ha invitato le Camere marittime a dare conto dei risultati dell’operata revisione delle consuetudini locali in materia marinara. 230 Stefano Brun Riconoscimento giuridico delle Sezioni marittime costituite presso le Camere a giurisdizione marittima ed inclusione di un delegato nella Giunta camerale L’Assemblea di Trieste, traendo lo spunto dai lavori per la riforma della legislazione delle Camere di commercio, espose il seguente voto: 1. riconoscimento legale delle Sezioni marittime, facenti parte della Consulta economica camerale, per avere queste svolta un’attività proficua ed altresì per i requisiti che l’organo ha in sé stesso di rappresentanza soprattutto degli interessi produttivi ed economici del settore marittimo, così diverso dagli altri settori per la differenza tecnica dei problemi marittimi non inquadrabili nell’organizzazione o industriale o commerciale; 2. ampliamento della rappresentanza economico-produttiva in seno alle Giunte camerali, con l’inclusione di una delegazione delle categorie marittime. Il voto è stato trasmesso al Ministero dell’industria e commercio. Riforma del Consiglio superiore della marina mercantile La Camera di commercio di Genova ebbe ad interessare la Sezione marittima ad un suo studio concernente la riorganizzazione del Consiglio superiore. L’Assemblea delle Camere marittime, convenendo nei concetti di revisione della richiamata legge, ha affermato che una migliore attività congiunta a maggiori prerogative funzionali dell’alto consesso può contribuire validamente alla soluzione del problema relativo all’assetto ricostruttivo dell’economia marittima, ed ha espresso il voto che lo studio per la revisione della legge 1947 sia accelerato per meglio attivare le funzioni demandate a tale istituto. Amministrazione della navigazione interna e varie Ragioni di affinità consigliano che l’amministrazione della navigazione interna passi al Ministero della marina mercantile, che tratta le questioni attinenti alla navigazione e che normalizza, attraverso il codice di navigazione, lo sviluppo del traffico passeggeri, merci e promiscuo nelle acque fluviali e marittime. Afferente agli interessi marittimi locali, è stato riconosciuto il problema relativo alla sistemazione dei porti, su cui è competente a decidere la Commissione centrale per i piani regolatori dei porti, in seno alla quale la Sezione marittima ha un proprio delegato. In conseguenza, si è avuto cura di promuovere un’indagine 231 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale per conoscere le condizioni e le esigenze dei vari porti per una migliore utilizzazione dei medesimi. Gli elementi raccolti sono stati affidati allo studio della Commissione e all’autorevole appoggio del delegato della Sezione. Si è altresì espletata un’indagine sull’ordinamento e sull’attrezzatura nelle città marittime dell’istruzione professionale marinara. Il materiale pervenuto è stato cospicuo, ma ha messo in evidenza come questo ramo dell’istruzione tecnico-professionale non è né esteso né adeguatamente organizzato e potenziato. Il problema, quindi, presenta carattere di assoluta attualità e di necessaria risoluzione perché non solo è connesso con la formazione di una più salda coscienza marinara del popolo, ma altresì è strettamente collegato all’impiego di effettive capacità intellettuali e lavorative nella rinascita della marina mercantile nazionale. Turismo La cura del tutto particolare che le Camere di commercio dedicano ai vari aspetti e alle varie necessità dell’industria turistica, in considerazione del grande rilievo che questa ha per l’economia italiana, non poteva evidentemente far trascurare all’Unione tale settore. Già nell’Assemblea del dicembre 1949 venne dato mandato al dottor Gambirasio, presidente della Camera di commercio di Bergamo, di predisporre, sulla base di un’apposita indagine da svolgersi dall’Unione fra le Camere di commercio, uno studio sull’argomento; studio che fu compiuto dal commendator Gambirasio con grande serietà, competenza e zelo, sollevando un meritato interesse. Nella sua prima riunione del 1951 il Consiglio direttivo dell’Unione ritenne quindi opportuno costituire un’apposita Commissione intercamerale per i problemi del turismo, affidandone la presidenza al dottor Manzitti, presidente della Camera di commercio di Genova, e la vice presidenza al dottor Gambirasio. Nelle due riunioni tenute a Roma e a Genova la Commissione ha iniziato l’esame dei seguenti principali temi: – Organizzazione e politica del turismo in Italia; – Le Sezioni camerali per i problemi turistici; – La partecipazione dell’Unione all’Associazione interparlamentare del turismo. Nello stesso tempo la Commissione ha deciso l’organizzazione di un Convegno, da tenersi entro il 1952 a Napoli e Sorrento, per trattare dei vari aspetti economici del turismo in Italia. 232 Stefano Brun Emigrazione L’attività della Commissione intercamerale per lo studio dei problemi dell’emigrazione, la cui presidenza è affidata al professor Merlini, presidente della Camera di commercio di Bologna, ha assunto particolare rilievo anche nel 1951. Pure notevole è stato il lavoro compiuto dalla Commissione coordinatrice per l’emigrazione, costituita presso la Camera di commercio di Bologna e funzionante a cura di questa per delega dell’Unione. Fra le manifestazioni di maggiore importanza va ricordato il III Convegno nazionale dell’emigrazione, svoltosi a Udine e Gorizia dal 4 al 6 maggio scorso, sul tema generale dell’emigrazione agricola. Il Convegno può considerarsi riuscito sotto ogni aspetto, sia per la cura posta nella sua organizzazione dalle Camere di Udine e di Gorizia sia per l’autorità dei relatori e la competenza con la quale sono stati trattati i vari aspetti del problema di base, sia per il numero degli aderenti sia per la notevole rappresentanza di organi ministeriali ed enti italiani e stranieri. A dare un indice dell’importanza del Convegno riportiamo i nomi dei relatori e i temi da ognuno trattati: – professor Vittorio Ronchi: “L’emigrazione agricola”; – professor Armando Maugini: “Aspetti dell’emigrazione agricola in Francia”; – professor Pierfrancesco Baldi: “Aspetti dell’emigrazione agricola nell’America Latina”; – professor Giovanni Merlini: “L’azione delle Camere di commercio nel campo dell’emigrazione dopo il Convegno di Napoli”. Merita pure di essere segnalata l’istituzione di un apposito Schedario per l’emigrazione, realizzato d’intesa con la Direzione generale dell’emigrazione presso il Ministero degli esteri e l’Istituto di credito per il lavoro italiano all’estero (ICLE). Lo sviluppo dell’iniziativa e la serietà con la quale è stata e viene tuttora condotta dalla Commissione coordinatrice di Bologna, hanno indotto il Ministero degli esteri a consentire la spedizione diretta delle schede ai consoli italiani nei paesi verso i quali l’emigrazione è richiesta. Ricordiamo infine un’altra importante manifestazione che si è svolta nel quadro della nostra Commissione di studio per i problemi dell’emigrazione. Alludiamo alla presentazione al Convegno di Parigi delle Camere di commercio italiane e francesi di una relazione sull’emigrazione italiana in Francia, redatta dal professor Merlini sulla base dei criteri di massima stabiliti in un’apposita riunione della Commissione stessa. La relazione ha avuto un successo notevole, e proprio su di essa va notato un primo risultato utile del predetto Convegno delle Camere di commercio italiane e francesi, con l’invio all’Unione, da parte della Camera di 233 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale commercio di Parigi, di alcune considerazioni sull’emigrazione italiana in Francia e proposte per facilitarla. Il rapporto della Camera di commercio di Parigi ha dato luogo recentemente a una riunione della Commissione, con l’intervento anche del barone Tucci, direttore generale dell’Emigrazione e massima occupazione presso il Ministero del lavoro, e del professor Parenti, capo dell’Ufficio italiano del BIT, nel corso della quale sono state stabilite le direttive della risposta da inviare alla predetta Camera di Parigi e dell’azione concreta possibile per migliorare le condizioni dell’emigrazione italiana in Francia. Nella stessa riunione sono stati esaminati, fra l’altro, i vari aspetti della preparazione professionale e linguistica degli aspiranti all’emigrazione ed è stato concretato un apposito voto per sollecitare la costituzione del Consiglio superiore dell’emigrazione, i cui speciali compiti in materia di politica emigratoria e di rapporti con l’estero lo fanno ritenere compatibile con la costituzione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Si deve qui anche ricordare il successo incontrato dall’iniziativa della Commissione coordinatrice per la periodica diramazione di un apposito bollettino predisposto dalla Camera di commercio di Bologna, “Informazioni ed appunti”, e la pubblicazione di una collana di monografie, nella quale sono già stati editi i seguenti studi: Aspetti e problemi dell’emigrazione agricola di Alessandro Antognietti; Preliminari ad uno studio sul problema dell’emigrazione italiana a cura di G. C. Rossi e G. Malaguti; L’emigrazione come mezzo per la risoluzione del problema economico italiano di Alessandro Leonori Cecina. Finanze e tributi Preminente su altri problemi economici si presentò ancora nell’anno 1951 quello riguardante la perequazione tributaria. Ai precedenti studi di carattere generale curati dalla nostra Unione sulla riforma della legislazione fiscale, consacrati in un opuscolo dal titolo Orientamento per una revisione del sistema tributario italiano ed in esposti singoli relativi ad altri argomenti che in base a rilievi e a voti espressi sull’argomento dalle varie Camere di commercio sono stati trattati dalla Commissione intercamerale presieduta dal professor d’Albergo, hanno fatto seguito relazioni e mozioni di cui è opportuno fare cenno. La progettata legislazione, validamente difesa dal ministro Vanoni, ha, come si sa, l’intento di normalizzare la pressione fiscale attraverso l’attenuazione della progressività delle imposte personali, in specie della complementare, l’alleggerimento delle aliquote, il blocco e la limitazione delle facoltà dei Comuni rispetto ai tributi locali, ed infine l’obbligo della dichiarazione dei redditi. 234 Stefano Brun Ma non sono mancati aspetti negativi del progetto e su di essi è stato portato l’esame per fornire suggerimenti atti a migliorare la struttura da dare alla riforma e consentire più facile applicazione del nuovo ordinamento. In due relazioni sono stati trattati ed illustrati particolarmente i seguenti problemi: – Revisione delle aliquote per le imposte dirette ed indirette; – Rivalutazione patrimoniale per conguaglio monetario; – Dichiarazione dei redditi, triennale o, almeno, biennale, come compimento di controllo, sostitutiva della funzione dell’anagrafe tributaria; – Precisazioni tassative in merito al nuovo oggetto dell’imposta di famiglia o sulle industrie, commercio e produzione, oggetto costituito dal reddito globale, netto disponibile dopo le detrazioni, per persone e per la natura dei redditi; – Limitazione della funzione dei coefficienti di redditività come orientamento di massima negli accertamenti; – Principio del reddito effettivo e distributivo anziché prodotto, come oggetto dell’imposta di RM; – Abolizione della nominatività azionaria obbligatoria; – Abolizione dell’imposta su utili di contingenza del commercio per l’estero; – Riduzione dell’aliquota normale dell’imposta sull’entrata e soppressione delle imposte vessatorie o di scarso gettito; – Elevazione dei minimi di esenzione e delle quote di imponibile ammesse in detrazione; – Riduzione dell’imposta di registro, che con l’addizionale arriva a circa il 14%, contrastando i trasferimenti di ricchezza da incapaci a capaci investitori; – Imposizione del tributo locale sui liquori, basato sulla tassazione ad valorem. Ci consta che il nostro studio sia stato oggetto di attenta considerazione da parte degli uffici competenti. Frattanto abbiamo in corso gli studi su due altri argomenti: 1. il contenzioso tributario; 2. la riforma della finanza locale. Commercio e industria Disciplina del commercio di vendita al pubblico La materia della disciplina del commercio di vendita al pubblico è ritornata in questi ultimi tempi all’attenzione dell’opinione pubblica e dei ceti economici interessati. 235 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale L’Unione ha già avuto occasione di prospettare in sede ministeriale il concetto espresso dalla grande maggioranza delle Camere, che in sede di riforma della vigente legge del 1926 vengano seguiti, compatibilmente con le esigenze di capacità e moralità, criteri liberistici in materia di concessione di licenze per l’esercizio del commercio. L’argomento viene attentamente seguito, anche con la presenza di vari presidenti di Camere di commercio, nel Consiglio superiore per il commercio interno, del quale il presidente dell’Unione è vice presidente. Acquisti di Stato In seguito anche a voto espresso dalle Giunte delle Camere di commercio di Genova e di Roma, l’Unione si è occupata della complessa questione degli acquisti di Stato, che tante discussioni ha suscitato negli ambienti degli operatori interessati. Com’è ovvio, l’Unione ha sempre sostenuto che gli acquisti di Stato occorre siano mantenuti entro i più ristretti limiti di garanzia delle scorte strategiche, al fine di evitare gravi ripercussioni sulla libera attività mercantile e sull’andamento normale dei mercati. Al riguardo, anzi, su proposta della Camera di commercio di Genova, è stata presa in considerazione la possibilità di un ristretto convegno fra le principali Camere di commercio e gli enti ed organi dello Stato interessati, convegno che per varie ragioni non ha potuto avere luogo finora, ma che si spera di poter realizzare. Disciplina delle fiere, mostre ed esposizioni Com’è noto, il presidente dell’Unione, ingegner Brun, è presidente del Comitato ministeriale per le mostre e fiere, e l’Unione quindi partecipa attivamente agli studi per una nuova disciplina delle fiere, mostre ed esposizioni, istituti che hanno sempre avuto cure particolari da parte delle Camere di commercio, alle quali va incontestabile il vanto dell’iniziativa per le maggiori manifestazioni fieristiche italiane. Per quanto riguarda le mostre mercato dell’artigianato, sono state recentemente richieste alle Camere di commercio le relazioni inviate al Ministero dell’industria e commercio, anche per poterne avere guida nei lavori che al riguardo potranno essere svolti in sede di Commissione consultiva ministeriale per la piccola industria e l’artigianato. 236 Stefano Brun Mercati e centrali ortofrutticoli Ogni qual volta ne ha avuto occasione, l’Unione non ha mancato di interessare il Ministero dell’industria e commercio a riprendere in esame la questione della riforma delle norme vigenti per i mercati ortofrutticoli, mentre segue con particolare attenzione la materia della costituzione delle centrali ortofrutticole, delle quali non può non riconoscersi l’utilità agli effetti della produzione e del commercio, soprattutto d’esportazione, di prodotti che costituiscono una delle voci di maggior rilievo per l’agricoltura italiana. Applicazione della legge 6 ottobre 1950, n. 835, relativa alla riserva di forniture e lavorazioni per le amministrazioni dello Stato a favore degli stabilimenti industriali delle regioni meridionali e del Lazio Ad affiancamento dell’opera dell’apposita Commissione intercamerale costituita presso la Camera di commercio di Napoli per l’applicazione della legge 6 ottobre 1950, n. 835, l’Unione è ripetutamente intervenuta presso i competenti organi ministeriali per ottenere la reale applicazione della legge stessa che, come è noto, prevede la riserva a favore degli stabilimenti industriali dell’Italia meridionale e del Lazio di almeno un quinto delle forniture e lavorazioni per conto delle amministrazioni dello Stato. È ovvio che l’intervento dell’Unione ha avuto come principale obiettivo la ricerca del sistema migliore affinché l’attuazione della legge possa aver luogo nei suoi esatti termini, onde evitare dannose sperequazioni. Ordinamento e funzionamento dei magazzini generali L’istituto dei magazzini generali ha formato oggetto di studi da parte di varie Camere di commercio, e conseguentemente di intervento dell’Unione per una coordinazione delle varie formule sia tecniche sia giuridiche. Il Ministero dell’industria e commercio, nel mettere all’esame la riforma della legislazione sui magazzini generali, ebbe a chiedere all’Unione delle Camere precisazioni in ordine allo sviluppo da dare all’accennata riforma. L’Unione ha dato particolare rilievo al problema creditizio, basilare secondo il suo avviso, del servizio da rendersi dal magazzino generale. Su di esso, pertanto, ha riferito con note illustrative e mozioni, per poi fiancheggiare l’iniziativa realizzata attraverso un Congresso presso la Camera di commercio di Torino, di 237 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale un esame collegiale della funzione dei magazzini quali strumenti ausiliari della produzione, dello scambio e del consumo. Il Congresso, promosso d’intesa con le associazioni interregionali dei magazzini generali, si è svolto nell’aprile del 1951 ed è stato presenziato, oltre che da una rappresentanza del Ministero dell’industria e commercio, dai delegati dell’Unione e di quaranta Camere di commercio. Seguito di tale Congresso è stata la nomina di una Commissione incaricata di redigere lo schema di legge della progettata riforma, con particolare riguardo al servizio dei titoli (emissione, circolazione e garanzia). Centro di raccolta e scambi di informazioni sui problemi del metano, con particolare riferimento alle iniziative delle Camere di commercio Al Consiglio direttivo del 23 novembre scorso il senatore avvocato Benedetto Pasquini, presidente della Camera di commercio di Perugia, presentò il seguente ordine del giorno: «Il Consiglio direttivo dell’Unione italiana delle Camere di commercio industria ed agricoltura, nella sua riunione del 1° ottobre 1951, udita la relazione del senatore Benedetto Pasquini, presidente della Camera di commercio di Perugia, sul metano e in particolare sulla recente attività del Centro studi sul metano presso quella Camera di commercio; preso atto che si rende ormai necessario promuovere l’estensione dell’utilizzazione del metano, esuberante nell’Italia settentrionale, nelle altre regioni italiane, anche per evidenti ragioni di competizione produttiva; fa voti che la proposta di promuovere la costruzione di un metanodotto dorsale appenninico sia al più presto posta in fase di realizzazione; che tutte le provincie italiane possano essere poste in grado di fruire al più presto della larghe disponibilità nazionali di metano; che si proceda al reperimento del metano in tutte le zone ove sono autorizzate larghe presunzioni di giacenza; che gli esperimenti di trivellazione abbiano a moltiplicarsi, seguendo l’esempio dell’AGIP, che ha intrapreso le trivellazioni nei pressi del comune di Morrovalle (Macerata); decide di creare in seno all’Unione un Centro di raccolta di informazioni sul metano che possa essere in grado di ragguagliare le Camere in materia per tutto il territorio nazionale». In considerazione appunto della grande importanza già assunta e degli sviluppi maggiori che possono facilmente prevedersi di tutta la materia della ricerca, distribuzione e utilizzazione del metano, il Consiglio direttivo dell’Unione ha accolto tale ordine del giorno approvando l’iniziativa della costituzione di un «Centro di raccolta e scambi di informazioni sui problemi del metano, con particolare riferimento alle iniziative delle Camere di commercio». A presiedere la realizzazione del Centro è stato designato lo stesso proponente, senatore Pasquini. 238 Stefano Brun Raccolta dei contratti-tipo È noto che molte sono le derrate, le merci e molti i servizi per i quali, esistendo una larga base di mercato, vengono comunemente adottati particolari contratti-tipo. La ricerca di questi, però, non è sempre agevole poiché mancano raccolte generali e talvolta non si sa esattamente neppure a quale organizzazione far capo per avere notizia di singoli contratti. L’Unione si è quindi spesso trovata in difficoltà per fornire le informazioni che al riguardo frequentemente le vengono domandate da parte di Camere di commercio, enti e privati anche di altri paesi. Pertanto, si è ritenuto opportuno iniziare una raccolta dei contratti-tipo esistenti, a base sia nazionale sia internazionale, per gli scambi di merci e derrate e per la prestazione di servizi. Dobbiamo dire che le richieste avanzate a tutte le associazioni di categorie ed enti economici in Italia hanno trovato il più cordiale riscontro e già si è iniziato l’invio di analoghe richieste alle organizzazioni ed enti economici esistenti all’estero e dei quali è stato possibile finora avere notizia. Il lavoro non si presenta facile né breve. Si spera però di poterlo condurre a termine in maniera soddisfacente e colmare una lacuna di non trascurabile rilievo nel campo delle informazioni commerciali. E anche in questa occasione ci saranno preziose le segnalazioni e la collaborazione delle Camere di commercio. Il risarcimento dei danni di guerra Il problema, manifestatosi nella sua eccezionale gravità subito dopo la cessazione del conflitto mondiale, si è dibattuto su un terreno di incertezza e di carenza fino a tutto l’anno 1950. La grande massa di interessati non è però mai rimasta inerte. All’attiva azione svolta dall’Associazione nazionale dei sinistrati e danneggiati di guerra e dalle confederazioni di categoria, è seguita la costituzione di un Comitato nazionale permanente per il risarcimento dei danni di guerra, eletto in un Convegno nazionale tenutosi in Roma alla fine del 1950, quale organo rappresentativo di tutte le categorie dei sinistrati. L’Unione ha favorito la formazione di un movimento concorde per la rivendicazione di un diritto soggettivo, basato su un’ininterrotta tradizione giuridica, e ha partecipato assiduamente nell’anno 1951 con una propria rappresentanza ai lavori del Comitato permanente. Come è noto, nel decorso anno 1951 gli studi e i lavori per la formazione della nuova legge si sono intensificati. Da un lato l’iniziativa parlamentare, dall’altro la 239 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale decisiva volontà del Governo hanno spianato la via alla trattazione del problema, che è entrato così nella fase più positiva e realistica con la presentazione, avvenuta il 4 dicembre 1951 alla Camera dei deputati, del disegno di legge per la concessione di indennizzi e contributi per danni di guerra proposto dal Consiglio dei ministri. Le cure a cui attende ora l’Unione sono dirette a sostenere l’adeguamento delle previdenze legislative predisposte alle effettive necessità di congrue riparazioni, da realizzarsi sì nell’interesse privato, ma come sorgente di altri e più cospicui interessi collettivi e nazionali, in quanto favoriscano una sempre più larga ricostruzione che, impegnando capitali e lavoro, assicuri e potenzi le sorti della produzione e degli scambi. Tutela della produzione casearia nazionale nei mercati esteri Da lungo tempo è stata esaminata da vari Stati europei e di oltreoceano interessati nella produzione di prodotti caseari tipici la regolamentazione, attraverso una cooperazione internazionale, diretta ad assicurare l’uso della denominazione d’origine dei formaggi, definendola con l’annotazione delle rispettive caratteristiche al fine di proteggere l’originalità dei prodotti. Il Governo italiano, a seguito degli studi maturatisi all’estero in ordine a tale piano di tutela, da attuarsi mediante una convenzione internazionale, ha promosso nel 1951 una Conferenza che si è tenuta a Stresa. L’Unione, sollecitata dal Ministero dell’industria e commercio a promuovere una larga partecipazione delle Camere di commercio più interessate al Convegno e a finanziare in parte l’organizzazione del Convegno, diede esecuzione all’invito ministeriale, facendo rilevare l’importanza del Convegno, la sua pratica finalità e la convenienza di un’affermazione collegiale della poderosa struttura aziendale nazionale del ramo. Frattanto l’Unione prendeva contatti con il Comitato interministeriale per coordinare lo studio d’ordine giuridico e tecnico su cui basare la convenzione internazionale da stipularsi rispetto ai prodotti tipici e caratteristici italiani. Il Convegno, nel quale l’Unione delle Camere di commercio era rappresentata dal suo presidente ingegner Brun, designato dal Ministero dell’industria, ha avuto un soddisfacente successo, in quanto nel protocollo finale firmato all’Aja il 18 luglio 1951, aderenti incondizionatamente gli Stati contraenti, è stata accordata la denominazione d’origine e sono state fissate le peculiari caratteristiche di produzione ai seguenti formaggi italiani: – con diritto alla semplice indicazione della denominazione di origine (elenco A): Gorgonzola, Parmigiano reggiano, Pecorino romano; 240 Stefano Brun – con diritto alla denominazione (elenco B): Fontina, Fiore sardo, Asiago, Provolone Caciocavallo. È doveroso poi rilevare sia la partecipazione al Convegno delle Camere di commercio, in numero di 20, sia il generoso apprestamento d’ordine materiale e finanziario dato da alcune Camere per l’organizzazione del Convegno stesso, di riunioni e di visite a stabilimenti. Hanno erogato fondi oltre all’Unione, per l’ammontare di £ 290.000, le seguenti Camere: Bergamo Bologna Brescia Cuneo Mantova Milano Modena Napoli Novara Nuoro Parma Pavia Pesaro Reggio Emilia Roma Torino Udine Vicenza Totale » 20.000 » 30.000 » 50.000 » 20.000 » 50.000 » 100.000 » 50.000 » 50.000 » 20.000 » 5.000 » 50.000 » 100.000 » 10.000 » 50.000 » 25.000 » 50.000 » 5.000 » 25.000 » 1.000.000 A cura poi delle Camere di commercio di Cremona, Pavia, Novara, si è provveduto all’organizzazione dei ricevimenti, di escursioni e di visite a stabilimenti industriali. Riforma della legislazione sull’esercizio dell’attività degli spedizionieri Su tale riforma, concernente la legge 1941, si sono manifestate correnti diverse rispetto all’orientamento da dare allo studio e alla formulazione del testo relativo. Un progetto di riforma del Minis tero dell’industria e commercio, adeguato ad alcune direttive segnalate e sostenute dalla nostra Unione in relazione alle 241 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale osservazioni e ai pareri espressi in merito dalla quasi totalità delle Camere, non raccolse in un primo momento il necessario consenso di altri dicasteri che sostenevano soprattutto: 1. l’opportunità di una unificazione della legge 1940 (per l’esercizio dell’attività degli agenti marittimi) e della legge 1941, ritenendosi affine la materia; 2. l’abolizione dell’albo singolo, o unico, degli iscritti autorizzati all’esercizio della rispettiva attività; 3. la formazione di elenchi. L’intervento dell’Unione si è attenuto ai punti di vista espressi dalle Camere e dalle categorie interessate, per sostenere sia la necessità di una diversa disciplina giuridica da dare alle due attività, sostanzialmente difformi fra loro, sia la formazione di elenchi aperti. Il ministro dell’Industria e commercio ha preso in considerazione i rilievi dell’Unione ed ha dato corso all’emissione del disegno di legge per la disciplina dell’attività degli spedizionieri. Le Camere di commercio e gli elenchi dei protesti cambiari Sono stati appoggiati con motivati esposti presso il Ministero dell’industria e del commercio i voti espressi dalle Camere di commercio perché sia esteso l’obbligo della trasmissione da parte dei pubblici ufficiali abilitati ad elevare protesti cambiari, di cui all’art. 13 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, concernente la disciplina del fallimento, alle Camere di commercio. Il provvedimento nella sua attuazione potrà giovare alla migliore formazione di periodici elenchi dei protesti cambiari, curati finora dalle Camere in base alle rilevazioni fatte presso le cancellerie giudiziarie. Serbatoi montani e coordinamento irriguo-idroelettrico A seguito dei voti espressi dal I Convegno nazionale per il coordinamento delle utenze irrigue ed idroelettriche, tenutosi presso la Camera di commercio di Milano nel giugno 1950, è stata sollecitata la costituzione, presso il Ministero dei lavori pubblici, di un’apposita Commissione per lo studio del complesso e delicato problema del coordinamento fra le utenze irrigue e quelle idroelettriche. La Commissione, a cui ha sempre partecipato direttamente il presidente dell’Unione, ingegner Brun, ha avuto numerose riunioni e può dirsi che il lavoro sia ormai a buon punto. 242 Stefano Brun Disciplina della professione degli agenti di assicurazione In seguito ad un voto espresso dalla Camera di commercio di Bologna per la disciplina della professione degli agenti di assicurazione, l’Unione, presi opportuni contatti con il Servizio assicurazioni private del Ministero dell’industria e commercio, ha svolto un’indagine con apposito questionario per conoscere il pensiero delle Camere: – sull’opportunità o meno di una disciplina professionale degli agenti di assicurazione; – sull’opportunità dell’istituzione di un Albo degli agenti e se, in caso affermativo, costituire un albo nazionale, provinciale o regionale; – sui requisiti da richiedere per l’iscrizione nell’eventuale Albo e sulle eventuali incompatibilità professionali; – sui criteri di disciplina dell’Albo; – sull’eventuale estensione di un Albo anche ai subagenti e ai produttori in genere. L’esito dell’indagine ha dimostrato il grande interesse delle Camere di commercio alla questione. Una prima relazione provvisoria è stata riportata sul nostro “Foglio di comunicazioni” n. 77 ed è ora in corso di elaborazione la relazione definitiva per il Ministero dell’industria e commercio. Può già dirsi che la grande maggioranza delle Camere ha espresso parere favorevole alla disciplina della professione e all’istituzione di un Albo degli agenti di assicurazione. Va comunque rilevato che la maggioranza delle Camere, favorevole alla disciplina professionale di cui si tratta, mentre è decisa nell’ambito delle Camere dell’Italia centrale, meridionale e insulare, è meno estesa per l’Italia settentrionale. Comunque, i dati definitivi che risulteranno dall’elaborazione del complesso delle risposte pervenute verranno riportati sul “Foglio di comunicazioni”. Con l’invio della relazione l’Unione si riserva di chiedere al Ministero di comprendere almeno un rappresentante delle Camere di commercio nell’apposita Commissione per le assicurazioni private. Testo Unico delle leggi di PS In seguito a notizia che sarebbe in corso una riforma del Testo Unico delle leggi di PS, l’Unione si è affrettata a richiedere al ministro dell’Interno la partecipazione di un rappresentante delle Camere di commercio agli studi relativi o, quanto meno, la comunicazione dei criteri generali informatori della riforma per 243 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale tutta la materia interessante attività economiche, così da dar modo alle Camere di far tempestivamente pervenire i loro pareri, desiderata e proposte. Passaporti L’Unione si è occupata molto attivamente del disegno di legge per la nuova disciplina della concessione dei passaporti per l’estero, citando anche pareri e proposte da parte delle Camere di commercio. Formazione dell’Albo dei curatori di fallimento L’estensione delle procedure fallimentari avutasi nel periodo postbellico ha provocato recentemente un voto della Camera di commercio di Bologna – al quale hanno dato l’adesione numerose Camere – tendente al riconoscimento alle Camere di commercio dell’attribuzione relativa alla formazione del ruolo degli amministratori giudiziari, soppressa con d.lgs. 23 agosto 1946, n. 153, che rimise in vigore la norma di cui all’art. 27 dell’appendice del codice civile, che sancisce l’incarico all’esercizio delle curatele fallimentari agli iscritti negli Albi degli avvocati, dei procuratori, dei dottori in economia e commercio e dei ragionieri. L’Unione ha appoggiato il voto delle Camere di commercio presso il Ministero, adducendo che, attraverso l’intervento delle Camere stesse nella formazione di un ruolo, si potrà dare un più organico ordinamento all’istituzione. Consta che il Ministero dell’industria e commercio ha segnalato al Ministero di grazia e giustizia la richiesta reintegrazione alle Camere della facoltà di procedere alla compilazione periodica dell’Albo dei curatori, prescrivendo le modalità per l’esercizio della facoltà stessa. Agricoltura Classificazione del prodotto oleario Il problema è stato esaminato dall’Unione su segnalazione di alcune Camere più direttamente interessate alla tutela del genuino prodotto oleario. Riconosciute l’importanza e la praticità del provvedimento, si è curato di richiamare l’attenzione dei Ministeri dell’industria e commercio e dell’agricoltura sulla classifica 244 Stefano Brun degli olii d’oliva. Il Ministero dell’agricoltura ha reso noto di recente, attraverso il Ministero dell’industria e commercio, che è stato iniziato lo studio relativo alla revisione della classificazione degli olii di oliva, precisamente ai fini della più efficace tutela da assicurare alla produzione e al consumo del prodotto oleario. Legislazione per la montagna A cura della Direzione generale delle foreste del Ministero dell’agricoltura e foreste, venne redatto e fatto noto all’inizio dell’anno 1951 un disegno di legge per la difesa e l’avvaloramento della montagna. L’Unione, esaminate la sostanza e la finalità istitutiva del provvedimento legislativo, oltre a segnalare il testo alle Camere più interessate al problema, si premurò di promuovere un referendum particolarmente sui punti principali della norma di legge, concernente la delimitazione del territorio montano, la costituzione dei comprensori agli effetti del piano di bonifica, la formazione di consorzi. In possesso di seri ed utili rilievi fatti dalle Camere interpellate, per assicurare alla legge la più facile e conveniente applicazione di essa sotto vari aspetti venne trasmessa una relazione al Ministero dell’agricoltura. Di recente, a seguito dell’ulteriore provvedimento legislativo progettato dal ministro, onorevole Fanfani, esteso altresì a tutto il sistema di potenziamento della montagna sia dal lato sistemazione tecnica ed idraulica sia dal lato dello sfruttamento delle risorse produttive e delle possibilità di impiego di mano d’opera, sia infine dal lato demografico, l’Unione ha richiamato all’attenzione del ministro stesso i voti delle Camere di commercio. Per lo sviluppo della coltivazione del pioppo Ad iniziativa del vice presidente dell’Unione, grande ufficiale Parisi, nella sua qualità anche di vice presidente dell’Associazione forestale italiana, sono state tenute alcune riunioni per esaminare la situazione della coltivazione del pioppo in Italia e la proposta dell’Associazione forestale italiana per la creazione di un’Azienda rimboschimenti industriali con il concorso delle Camere di commercio maggiormente interessate al problema. L’importanza della coltivazione pioppicola, non solo dal punto di vista agricolo ma anche e soprattutto dal punto di vista delle possibilità industriali della coltivazione stessa, ha indotto l’Unione a seguire il problema con la massima attenzione. Le difficoltà di attuazione dell’iniziativa proposta dall’Associazione forestale italiana non hanno ancora potuto portare a risultati concreti. Trattasi però di 245 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale argomento che viene tenuto ben presente per la realizzazione di un’adeguata collaborazione con la predetta Associazione nell’opera di diffusione e protezione delle culture arboree industriali in Italia. Sviluppo della meccanizzazione in agricoltura L’argomento è stato trattato dall’Unione a seguito del felice risultato dato dalla Mostra di macchine agricole, promossa ed organizzata nel 1951 dalla Camera di commercio di Pesaro. Traendo positivi elementi dalla manifestazione si è ritenuto opportuno segnalare al Ministero dell’agricoltura l’utilità di favorire il più possibile, attraverso altre mostre e convegni, l’impiego nelle lavorazioni agricole di mezzi meccanici. Brevettabilità della produzione floreale L’industria floreale, che per alcune regioni ha il carattere di prevalente attività produttiva, ha invocato una disciplina legislativa a tutela dell’operosa genialità dei floricoltori. Si è segnalato il problema all’Ufficio centrale brevetti per invenzioni del Ministero dell’industria e commercio e si sono avute assicurazioni che nel procedimento in corso per la revisione della legislazione speciale in materia saranno disposte norme integratrici e di applicazione per le produzioni floreali nel loro specifico aspetto di novità vegetali. Conferma l’intendimento del Ministero il fatto che si sono messe in istruttoria domande per l’iscrizione nel Registro dei brevetti di alcuni prodotti floreali che presentano le caratteristiche proprie di un’invenzione nella colorazione e coltivazione dei prodotti stessi. Commissione per lo studio dei problemi dell’agricoltura La necessità di tale Commissione è stata particolarmente sentita, soprattutto in questo momento, per offrire la collaborazione delle Camere di commercio ai competenti organi di governo nelle dibattute questioni della pratica attuazione della riforma agraria e per la regolamentazione dei contratti agrari, nonché per i problemi del rimboschimento e della valorizzazione della montagna. Alla presidenza della Commissione, che inizierà presto i suoi lavori, è stato designato l’avvocato Rumor, presidente della Camera di commercio di Vicenza. 246 Stefano Brun Artigianato I problemi dell’artigianato hanno costituito anche nel 1951 materia di particolare interesse da parte dell’Unione, la cui rappresentanza in seno alla Commissione ministeriale consultiva per lo studio dei problemi dell’artigianato ha attivamente collaborato al notevole lavoro svolto dalla Commissione stessa, partecipando a quasi tutte le riunioni dei vari Comitati, nei quali sono stati impostati degli schemi di provvedimento riguardanti la disciplina dell’apprendistato e le botteghe scuola e il credito all’artigianato, e si è iniziato il lavoro di esame della situazione tributaria artigiana e del coordinamento degli enti tecnici ed economici che si occupano dell’artigianato. Il compiacimento manifestato dal ministro Campilli per la collaborazione prestata ai lavori della Commissione è indice della considerazione nella quale la partecipazione è stata tenuta. Con la creazione del Sottosegretariato per la piccola industria e l’artigianato, la predetta Commissione, che aveva la sua competenza limitata all’artigianato, è stata sciolta e sostituita con una Commissione consultiva dell’artigianato e della piccola industria. Anche in questa Commissione è stata prevista dal decreto istitutivo la rappresentanza dell’Unione nella persona del professor Devoto. Colgo l’occasione per ringraziare anche il dottor Della Volta per il lavoro zelantissimo e autorevole che ha svolto lo scorso anno in seno alla precedente Commissione ministeriale. Comitato per la regolamentazione del flusso dei fiumi e dei torrenti alpini ed appenninici Tale Comitato è stato costituito in seguito all’unanime approvazione del seguente ordine del giorno proposto dalla presidenza dell’Unione: «Il Consiglio direttivo dell’Unione delle Camere di commercio industria e agricoltura esprime il suo profondo dolore per la sciagura che ha colpito tante provincie e città italiane ed invia un fraterno saluto alle popolazioni così duramente colpite. Constatato che le Camere di commercio hanno contribuito alla sottoscrizione per le zone alluvionate con la somma di oltre 100 milioni e si sono alacremente prodigate con varie forme dirette di assistenza e soccorsi, il Consiglio impegna tutte le Camere di commercio nel fermo proponimento di dare energia all’opera di ricostruzione e di ripristino delle zone devastate, e allo studio approfondito dei mezzi più appropriati ad evitare il ripetersi di così seri disastri. 247 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale A tal uopo viene istituita presso l’Unione una Commissione intercamerale che, con la collaborazione di esperti e di tecnici, ha l’incarico di studiare e proporre alle autorità competenti una serie di provvidenze per il governo delle acque, per la regolamentazione del deflusso dei fiumi e dei torrenti alpini e appenninici, per il potenziamento delle opere idrauliche, per il dragamento del materiale solido trasportato dalle acque, per la sistemazione dei bacini montani e per il rimboschimento. Scopo di questi studi è la ricerca delle possibilità di assicurare la vita e la tranquillità delle nostre laboriose popolazioni e la difesa del territorio nazionale contro le avversità della natura». Il Comitato avrà come compito essenziale, oltre ad eventuali interventi di carattere tecnico ed economico, quello di cercare di mantenere sempre vivo nell’opinione pubblica un problema la cui soluzione non potrà certo esaurirsi in breve tempo e che può anzi considerarsi di permanente attualità per l’Italia, solo che si considerino le particolari caratteristiche oroidrografiche del suo territorio. Su unanime deliberazione del Consiglio, alla presidenza del Comitato è stato designato il dottor Da Molin, presidente della Camera di commercio di Padova. A componenti sono stati designati: il professor Devoto, presidente della Camera di commercio di Firenze; l’onorevole Leonetti, presidente della Camera di commercio di Caserta; il dottor Innorta, presidente della Camera di commercio di Siracusa. Istruzione tecnica e professionale In considerazione anche delle discussioni in corso in sede di Commissione ministeriale consultiva per l’artigianato in materia di istruzione professionale, la Commissione per l’istruzione tecnica professionale e i convegni culturali, presieduta dal professor Devoto, presidente della Camera di commercio di Firenze, nel 1951 si è riunita solo una volta. La Segreteria però non è rimasta inattiva ed è stata infatti compiuta un’indagine sulle iniziative delle Camere di commercio in materia e, in seguito a voto espresso dall’Assemblea delle Camere di commercio a giurisdizione marittima, è stata compiuta anche un’apposita indagine sullo specifico problema dell’istruzione professionale marinara. I dati raccolti sono in corso di elaborazione e costituiranno buona base per la ripresa dell’attività della Commissione che, in considerazione anche del nuovo settore dell’istruzione marinara, verrà adeguatamente riformata. Assidua è stata la collaborazione alla Societé Internationale pour l’Enseignement Commercial (SIEC) la cui Sezione italiana, affidata alle cure del professor Devoto, è stata ricostituita nel 1949 ad iniziativa dell’Unione. 248 Stefano Brun Al corso estivo tenutosi quest’anno a Londra, in rappresentanza dell’Unione ha partecipato il dottor Jannoni Sebastianini, la cui apprezzata relazione è stata trasmessa a tutte le Camere di commercio. Ricerche e studi La ricerca scientifica nel settore economico Come è stato deliberato in una riunione del Consiglio direttivo dell’Unione, i nostri uffici hanno provveduto a raccogliere un cospicuo materiale su quanto si fa in Italia e specialmente all’estero nel campo della ricerca scientifica applicata all’industria, all’agricoltura e ai traffici. Siamo andati così riunendo una documentazione preziosa che ci pone in grado di conoscere l’azione svolta dai governi e da organismi privati per sviluppare il più possibile la ricerca scientifica nel campo economico, al fine di realizzare il massimo progresso nella produzione e negli scambi e quindi di aumentare la produttività e diminuire i costi della produzione e della distribuzione. Abbiamo preso anche contatto con vari istituti e fondazioni che in passato si sono attivamente occupati di segnalare e premiare i benemeriti del progresso economico attraverso ricerche scientifiche. In particolare vogliamo riferirci alla benemerita Fondazione Brambilla dell’Istituto lombardo di scienze e lettere. L’incarico di sovraintendere a questi studi e a queste ricerche è stato affidato dal Consiglio dell’Unione a S. E. Francesco Giordani, membro della Giunta direttiva del Consiglio nazionale delle ricerche e presidente del Comitato tecnico per la chimica. È intenzione dell’Unione organizzare nell’autunno del corrente anno un Convegno per richiamare l’attenzione del Governo e dell’opinione pubblica sulla necessità di sviluppare al massimo grado la ricerca scientifica nel campo economico. Tale Convegno sarà organizzato in collaborazione col Consiglio nazionale delle ricerche e tratterà alcuni argomenti speciali, fra i quali quello delle applicazioni dell’energia atomica nel settore industriale. Lo studio di questo argomento sarà svolto dal professor Giordani. È nostro intendimento anche studiare con le Camere di commercio la possibilità di istituire dei premi a favore di chi abbia inventato o introdotto in Italia procedimenti scientifici o nuovi metodi in favore del progresso economico e del benessere delle popolazioni in materia reale e provata. È questo un altro tema che porteremo in discussione al Convegno di cui si è detto sopra. 249 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Studio economico sulle regioni italiane Il Consiglio direttivo, già nel 1949, aveva deliberato di compiere un ampio studio sulle caratteristiche economiche delle varie regioni d’Italia in vista anche dell’istituzione dell’ente Regione. Come si ricorderà, tale studio è stato affidato al professor Ferdinando Milone, ordinario di geografia economica all’Università di Roma. L’anno scorso il professor Milone ha presentato all’Unione una prima bozza di tale studio, che è stato comunicata in via riservata alle Camere di commercio capoluogo di regione perché le Camere stesse esaminassero i capitoli di loro competenza. A seguito delle notizie e degli elementi pervenuti dalle varie Camere di commercio, il professor Milone ha redatto un’edizione definitiva dell’opera che verrà pubblicata sotto gli auspici dell’Unione italiana delle Camere di commercio dalla casa editrice Einaudi. L’opera del Milone sarà presentata dall’Unione delle Camere di commercio in occasione del Convegno organizzato, sotto i nostri auspici, dalla Camera di commercio di Bologna sugli “Aspetti territoriali dei problemi economici”. Il lavoro del Milone servirà alla migliore conoscenza delle condizioni e dei caratteri delle varie regioni del nostro Paese e costituirà un’opera originale di alto pregio sia per il valore dell’autore sia per la mancanza di altri studi del genere che abbiano sufficiente ampiezza e siano aggiornati. Nostre pubblicazioni Rassegna dell’attività camerale L’anno scorso abbiamo pubblicato un volume di 600 pagine nel quale abbiamo dato ampia relazione sull’attività svolta dalle Camere di commercio industria e agricoltura nell’anno precedente, allo scopo di far conoscere l’opera delle Camere di commercio attraverso le informazioni e i dati raccolti presso le Camere stesse. La vasta opera svolta dalle Camere di commercio nei vari settori dell’economia è stata molto apprezzata dai ministeri, specialmente quelli di carattere economico, dalle confederazioni e da numerosi enti e associazioni che hanno fatto continue richieste per avere copie del volume. Anche quest’anno abbiamo in corso la Rassegna riguardante l’attività delle Camere di commercio dell’anno scorso, e speriamo di ricevere presto tutto il 250 Stefano Brun materiale per poter presentare alla prossima Assemblea la terza edizione di questa pubblicazione che, a nostro parere, si rende assai utile per dare ogni anno un panorama sull’opera delle Camere di commercio. “Sintesi economica” Dobbiamo ringraziare vivamente le Camere di commercio che ci hanno messo in condizione di poter presentare nella nostra rivista mensile “Sintesi economica” dei dati veramente originali sulla situazione economica dell’Italia di mese in mese. Mi riferisco specialmente ai quadri economici nei quali vengono descritte ogni mese le condizioni nei singoli settori della vita economica mediante un sistema di indicazioni qualitative prefissate (es.: situazione migliorata, stazionaria, peggiorata ecc.). Tale nostro procedimento è stato recentemente seguito dall’Istituto della congiuntura di Parigi e dall’Istituto di statistica di Monaco di Baviera che, adattandolo ai loro bisogni, hanno però riconosciuto che l’iniziativa di questo sistema spettava all’Unione italiana delle Camere di commercio, e in particolare alla rivista “Sintesi economica”. Giorni fa un direttore della Rockefeller Foundation di New York ha fatto visita ai nostri uffici per avere dettagliate informazioni sul procedimento seguito dall’Unione per la rilevazione dei sintomi economici col sistema anzidetto. La Rockefeller Foundation ha riconosciuto che il metodo è assai originale e permette di avere sott’occhio in modo rapido e concreto il quadro economico dell’Italia nelle sue varie provincie. Le Camere di commercio devono essere quindi soddisfatte di avere partecipato ad un’iniziativa che ha trovato tanto consenso anche all’estero. Poiché siamo stati noi i primi a introdurre questo procedimento, che qualcuno ha chiamato “statistica senza cifre”, ci sentiamo impegnati a migliorarlo il più possibile; il che potremo fare soltanto con l’attiva collaborazione delle singole Camere di commercio per rivedere il metodo sinora usato in questa indagine e per studiare assieme ogni possibile miglioramento e sviluppo. Un’altra parte della “Sintesi economica” che ha molto interessato il nostro Ministero dell’industria e commercio e altre amministrazioni centrali, nonché le ambasciate, le legazioni estere e le banche, è quella rappresentata dalle monografie sulle caratteristiche economiche delle varie provincie curate dalle singole Camere di commercio. Abbiamo sinora pubblicato nella “Sintesi” le monografie provinciali di 22 Camere di commercio. Intendiamo proseguire nella pubblicazione di altre mono251 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale grafie in attesa di poter presto realizzare un’iniziativa alla quale certamente tutte le Camere di commercio vorranno collaborare: quella cioè di raccogliere e pubblicare in un unico volume le monografie economiche di tutte le provincie d’Italia redatte con uno schema uniforme. Riteniamo che ciò si potrà fare l’anno prossimo quando saranno conosciuti i dati particolareggiati del censimento industriale e commerciale eseguito, con l’ausilio degli Uffici provinciali di statistica presso le Camere di commercio, il 5 novembre scorso. Infine, desidero ricordare gli studi che vengono inseriti in ogni fascicolo della “Sintesi” riguardanti, di volta in volta, un fenomeno economico per il quale si forniscono i dati grezzi ed elaborati per le singole provincie d’Italia. Con tali notizie l’Unione intende dare alle Camere di commercio elementi inediti riflettenti alcuni importanti aspetti della vita economica nazionale. Uno degli ultimi studi di questo genere pubblicato nella “Sintesi” riguardava il calcolo del valore della produzione agricolo-zootecnica-forestale del 1950. Questo lavoro comprende 99 prodotti agricoli, 18 zootecnici e 9 forestali per un complesso quindi di 126 prodotti. Le operazioni aritmetiche che sono state necessarie per compiere questa elaborazione sono state 27.500. Attraverso questo studio ogni Camera di commercio ha potuto avere i dati dettagliati della sua provincia, nonché quelli delle altre provincie della regione e di tutte le altre provincie d’Italia, così da poter istituire utili confronti e studi. Nel prossimo fascicolo di “Sintesi” saranno forniti i dati, per ciascuna provincia, concernenti le denuncie dei redditi (numero ed ammontare del valore) a seconda delle principali fonti di redditi e delle classi di ampiezza dei valori denunciati. Si tratta di dati inediti che saranno certamente graditi dalle Camere di commercio. Annuario delle Camere di commercio Nel 1948 abbiamo pubblicato l’Annuario delle Camere di commercio industria e agricoltura che conteneva tutte le notizie di carattere amministrativo-organizzativo delle singole Camere di commercio, nonché la legislazione completa riguardante le Camere di commercio dalla loro costituzione, attraverso le varie modifiche, sino alla legge del 21 settembre 1944. La pubblicazione è stata rapidamente esaurita e da due anni abbiamo continue richieste di aggiornamento. Non abbiamo sinora pubblicato la seconda edizione del nostro Annuario, trattenuti sempre dalla speranza di avere la nuova legge per il riordinamento delle Camere di commercio. Frattanto abbiamo provveduto ai vari aggiornamenti a mezzo di opuscoli ciclostilati. 252 Stefano Brun Visto però che la legge sulle Camere di commercio tarda ancora ad uscire, ci siamo decisi a pubblicare un nuovo Annuario delle Camere di commercio di mole ridotta e che viene presentato, in occasione dell’odierna Assemblea, con qualche modesta pretesa artistica. Abbiamo infatti aggiunto alle solite notizie di carattere amministrativo e organizzativo le fotografie delle sedi di alcuni palazzi camerali, di alcuni istituti e Aziende speciali amministrate dalle Camere di commercio e la riproduzione di alcuni documenti antichi riguardanti l’istituzione delle Camere di commercio. Speriamo di fare presto una terza edizione nella quale finalmente si possa includere la nuova legge sulle Camere di commercio. Notizie sugli annuari e sulle guide di interesse economico Il moltiplicarsi in questi ultimi tempi delle guide, degli annuari, degli elenchi, dei cataloghi dei repertori ecc. di carattere economico ha creato il problema della scelta del volume più utile per una determinata consultazione. Questa esigenza è stata sentita da noi più volte quando Camere di commercio italiane ed estere, enti ecc. ci chiedevano notizie e nominativi riguardanti un determinato settore merceologico o un determinato territorio. La necessità di rispondere il più esaurientemente possibile ci portava alla ricerca di sempre nuove fonti, cosicché in breve abbiamo scoperto – è il caso di usare questo termine – opere utilissime che ignoravamo fino ad allora. A poco a poco annuari e guide si moltiplicarono e solo quelle italiane superarono rapidamente il centinaio. A questo punto sorse l’opportunità di sapere quale volume contenesse le notizie desiderate nei diversi settori. Si pensò così di costituire un succinto elenco di cataloghi per uso interno della nostra Biblioteca e del pubblico che frequenta i nostri uffici. In un secondo tempo, avendoci alcune Camere di commercio ed enti vari richiesto tale elenco, si è ritenuto utile procedere alla stampa di un volumetto per inviarlo, fuori commercio, oltre che alle Camere di commercio italiane, ai ministeri, enti ed associazioni e a tutti gli editori che cortesemente ci avevano fatto avere le loro pubblicazioni o notizie sulle stesse. Nel compilare questo compendio ci siamo preoccupati di raccogliere in forma schematica e sintetica le notizie fondamentali riportate nei vari annuari considerati. Si è cercato di far rientrare tutte le notizie in uno schema fisso, ciò per facilitare il lettore nella ricerca dei dati desiderati. È stato fatto tutto il possibile affinché il volumetto in parola comprendesse tutti gli annuari di carattere economico pubblicati in Italia. A questo scopo ci siamo rivolti alle Camere di 253 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale commercio, alle confederazioni, associazioni di categoria, editori ecc. e sono state effettuate ricerche nelle principali biblioteche italiane ecc. Abbiamo così raccolto le notizie per 172 annuari. Ciononostante parecchie saranno le lacune, e di ciò chiediamo venia, mentre saremo grati a coloro che vorranno comunicare i dati necessari per citarli in una seconda edizione che è nostro intendimento far seguire subito a questa prima che vorremmo chiamare sperimentale. Compendio economico italiano Un’iniziativa veramente riuscita è quella della pubblicazione del Compendio economico italiano, del quale sono state predisposte, oltre all’edizione italiana, anche un’edizione in lingua francese e un’altra in lingua inglese. L’idea di tale Compendio è nata dal desiderio di rispondere alle domande di visitatori stranieri che si interessano alle condizioni economiche italiane e desiderano avere informazioni su una massa di elementi riguardanti le produzioni industriali, quelle agricole, i commerci, gli scambi con l’estero, l’entità dei consumi, la distribuzione dei redditi, i prezzi, i salari ecc. Non esisteva alcuna pubblicazione in lingua straniera che rispondesse a questo scopo. I volumetti da noi pubblicati sono stati distribuiti alle ambasciate e legazioni estere. Inoltre, una larga distribuzione è stata fatta in occasione del Congresso della Camera di commercio internazionale tenutosi nel giugno 1951 a Lisbona e in quello delle Camere di commercio italiane e francesi che ha avuto luogo a Parigi nell’ottobre scorso. Numerose copie ci sono state richieste da ogni parte d’Italia e da vari enti in occasione di visite di delegazioni straniere venute in Italia in questi ultimi mesi. Segnalo, ad esempio, l’acquisto di un centinaio di copie da parte della Confederazione dell’industria, la quale ha ritenuto utile distribuire il nostro Compendio in lingua inglese o francese ai membri di varie delegazioni industriali estere venute in visita in Italia. È di questi giorni l’acquisto ordinato dal governatore della Banca d’Italia di 30 copie in lingua inglese, che egli ha fatto distribuire ad una delegazione estera. Si deve la fortuna di questa pubblicazione alla ricchezza dei dati in essa contenuti, che sono elaborati in modo da far risaltare i caratteri dell’economia italiana inserita in quella mondiale e paragonata con quella dei principali paesi esteri. Le notizie sono state date con assoluta obiettività e sono illustrate da numerosi diagrammi e cartogrammi che rendono la lettura più rapida e attraente. 254 Stefano Brun “Listino dei prezzi all’origine” Si è compiuto ormai un anno della pubblicazione del “Listino dei prezzi all’origine”. Esso si è via via esteso e migliorato, e nell’ultimo fascicolo vengono riportate ben 6596 quotazioni per 150 mercati esteri e 800 prodotti. Vengono pure comprese nel “Listino” le quotazioni riguardanti 231 porti di buncheraggio, 760 rotte marittime, nonché i corsi delle valute estere su 19 mercati. Infine vengono pubblicate le tabelle contenenti le parità monetarie degli Stati membri dell’International Monetary Fund, le parità di cambio con il dollaro degli Stati Uniti, le notizie riguardanti il regolamento dei rapporti fra l’Italia ed alcuni paesi e i ragguagli delle principali unità monetarie di misura dei vari paesi del mondo. Si tratta dunque, oltre che di un listino dei prezzi all’origine, di un vademecum commerciale utile per tutti gli uomini d’affari. La pubblicazione, che, com’è noto, è stata progettata dalla Camera di commercio di Genova e alla quale hanno partecipato in stretta collaborazione le principali Camere di commercio d’Italia, ha raccolto l’approvazione incondizionata da parte di tutte le amministrazioni centrali. Esse hanno seguito la nostra iniziativa da principio con un certo riserbo, ma via via hanno constatato la serietà e l’obiettività del lavoro compiuto dalle Camere di commercio anche in questo settore. E proprio in questi giorni abbiamo avuto un pubblico riconoscimento attraverso una Commissione convocata presso la Direzione generale delle dogane al Ministero delle finanze, con la partecipazione dei rappresentanti dei vari ministeri economici e di altre amministrazioni, quali il Comitato interministeriale dei prezzi, l’Ufficio italiano dei cambi, l’Istituto del commercio estero e l’Ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti i convenuti hanno espresso il massimo compiacimento per l’iniziativa delle Camere di commercio e hanno riconosciuto che le quotazioni riportate nel “Listino” rappresentano quanto di più obiettivo e di preciso si possa fare in questa materia. Ci siamo impegnati a migliorare sempre più la nostra pubblicazione, specialmente con l’aggiunta di nuovi mercati e di nuovi prodotti che ancora mancano nella lista delle voci considerate. Nello stesso tempo verranno eliminate alcune voci e alcuni mercati che sembrano di minore interesse. Le amministrazioni centrali che hanno partecipato alla riunione suddetta hanno assicurato che aiuteranno finanziariamente questa pubblicazione con un certo numero di abbonamenti o con speciali contributi. Ma poiché le spese che la Camera di commercio di Genova deve sopportare per la stampa del “Listino”, per la raccolta dei dati, per il reperimento telegrafico delle quotazioni, per le traduzioni ecc. è assai ingente, occorre che tutte le Camere di commercio aiutino la pubblicazione con il massimo numero di abbonamenti o con congrui contributi. 255 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Devo ringraziare le Camere di commercio che hanno sinora contribuito con tanta larghezza di consigli e attraverso gli abbonamenti a sostenere questa iniziativa; in modo particolare rivolgo un sentito ringraziamento alla Camera di commercio di Genova e all’Istituto di economia internazionale per il modo egregio col quale hanno compiuto questo lavoro che torna ad onore di tutte le Camere di commercio. Esse hanno dimostrato anche in questa occasione quanto siano sensibili a interpretare le necessità sia degli operatori sia delle amministrazioni pubbliche. È probabile che sotto gli auspici del Ministero delle finanze venga costituito un Comitato di direzione composto dai vari rappresentanti delle amministrazioni centrali interessate al “Listino dei prezzi”, allo scopo di seguire e di collaborare in questa rilevazione. Tale Comitato darà indirettamente un riconoscimento ufficiale alla nostra iniziativa e costituirà una specie di accreditamento delle notizie che vengono pubblicate. Sta di fatto che l’intento col quale siamo partiti è stato pienamente raggiunto. Noi desideravamo dare alle Dogane una documentazione che potesse servire di norma uniforme per tutto il Paese nella determinazione dei prezzi sui quali stabilire i dazi doganali; a ciò, pur non in via ufficiale, siamo pervenuti. Si deve questo risultato alla serietà che ha sempre guidato la nostra iniziativa dal giorno in cui è stata ideata sino ai perfezionamenti attuali. Comitato interministeriale dei prezzi Costante è stata anche l’anno scorso la nostra collaborazione ai lavori della Commissione centrale dei prezzi presso il Comitato interministeriale dei prezzi. In particolare vanno segnalati i nostri interventi nelle discussioni relative alle tariffe riguardanti servizi pubblici e prodotti di generale interesse: combustibili, carburanti, fertilizzanti. Rilievo a parte merita poi l’intervento dell’Unione nelle discussioni svoltesi in materia di revisione delle tariffe ferroviarie. Per queste possiamo affermare che i voti illustrati, in seguito anche ad apposita convocazione della Commissione intercamerale trasporti e comunicazioni, hanno trovato largo accoglimento sia in sede di Commissione centrale sia nelle definitive determinazioni del Comitato interministeriale dei prezzi. Biblioteca La nostra Biblioteca nel suo primo anno di vita si è arricchita di numerosi periodici e conta ormai 717 riviste ed altre pubblicazioni periodiche, di cui 435 256 Stefano Brun italiane e 282 straniere, che arrivano un po’ da tutte le parti del mondo. Molte di queste pubblicazioni ci sono inviate gentilmente in omaggio, altre in cambio di “Sintesi economica” e alcune a pagamento. In questo anno si sono anche aumentati notevolmente i nostri annuari statistici; abbiamo ricevuto le nuove edizioni di quelli già in nostro possesso ed anche altri da vari paesi: miniera preziosa di dati per gli studiosi che vengono a consultare le nostre pubblicazioni e che trovano qui riuniti volumi di carattere statistico-economico e le opere più recenti preparate dalle amministrazioni centrali estere e dalle organizzazioni internazionali. La nostra raccolta di annuari merceologici e guide commerciali, che comprende 62 volumi oltre ai 39 cataloghi importatori-esportatori editi dalle Camere di commercio italiane, è una fonte inesauribile di dati per commercianti e industriali, che spesso vengono a consultarli nella nostra Biblioteca, dove hanno anche a loro disposizione, oltre a tutte le pubblicazioni delle Camere di commercio italiane, anche riviste di numerose Camere di commercio estere. La nostra Biblioteca viene così ad acquistare a poco a poco una sua fisionomia ben distinta: è la biblioteca statistico-economico-commerciale, che mette a disposizione dei suoi lettori le più recenti pubblicazioni uscite nei diversi paesi nel settore di nostra particolare competenza. Questioni amministrative Classificazione delle Camere di commercio Nell’Assemblea generale degli amministratori delle Camere di commercio tenuta a Trieste il 7 luglio 1951 la questione fu definita con la risoluzione in favore dell’abbandono del criterio di discriminazione delle Camere, ritenendola non più rispondente alle circostanze e ai motivi in base ai quali era stata a suo tempo disposta la classifica. La decisione è stata trasmessa ed illustrata al Ministero dell’industria e del commercio. La finanza camerale La sistemazione ed il consolidamento della finanza camerale sono stati oggetto di rilievo da parte di alcune Camere, le quali, venuta a cessare con l’esercizio 1950 l’autorizzazione ad elevare, in ragione del 50%, le aliquote per l’imposizione 257 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale del tributo, avrebbero accertato – nell’esercizio 1951 – una riduzione piuttosto sensibile delle entrate ordinarie, unica base della finanza camerale. L’Unione ha accolto l’invito di richiamare sul problema l’attenzione del Ministero dell’industria e commercio, il quale non ha indugiato ad interessare il competente Ministero delle finanze per una soluzione, anche limitata alle Camere di commercio più bisognose. Allo stato attuale, stante l’atteggiamento assolutamente restrittivo del Ministero delle finanze, si è rilevata l’opportunità di rimettere la trattazione del problema alla chiusura dell’esercizio 1951, le cui risultanze potranno dare indici utili sull’effettiva carenza del gettito dell’imposta camerale. Frattanto si rende opportuno raccogliere presso le Camere interessate gli elementi per poter riprendere la questione a tempo debito a cura dell’onorevole Coli, incaricato dal Consiglio direttivo dell’Unione di compiere lo studio dell’argomento e riferire sull’iniziativa promossa, anche nella sua qualifica di parlamentare oltreché di quella di presidente di Camera di commercio. 258 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 19 dicembre 1952 [...] Problemi del commercio estero Iniziativa per la pubblicazione di un Catalogo alfabetico merceologico delle ditte importatrici esportatrici controllate dal Mincomes Tale iniziativa è stata assunta da un’organizzazione privata che verrebbe posta sotto la guida di sua eccellenza De Stefani e con l’adesione di personalità come il senatore Merzagora e i presidenti delle più importanti confederazioni. È stato chiesto che tale iniziativa venga posta sotto gli auspici dell’Unione. Si tratterebbe di opera pubblicata in volumi a fogli mobili, per l’aggiornamento periodico, redatta in cinque lingue e ordinata secondo l’ordine alfabetico, merceologico e territoriale delle ditte operatrici con l’estero. La Commissione di studio per il commercio estero in sede consultiva aveva rilevato l’utilità di disporre di un Catalogo generale che contribuisse allo sviluppo dei traffici internazionali e alla conoscenza all’estero dei nostri operatori, i cui nominativi sono continuamente richiesti all’Unione, alle Camere di commercio in Italia e all’estero, alle ambasciate, ai consolati ecc. Il Consiglio direttivo ha riconosciuto meritevole d’appoggio l’iniziativa privata di cui si è fatto cenno, sempre che sia assicurato il fondamento obiettivo della pubblicazione, introducendo persone di fiducia dell’Unione nel Comitato di redazione e ottenendo il consenso e l’appoggio dei ministeri interessati. È stato inoltre formulato il voto che le Camere di commercio che non hanno ancora provveduto alla pubblicazione dei Cataloghi degli importatori-esporta259 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale tori, provvedano anch’esse a questa utile pubblicazione, seguendo possibilmente il criterio adottato da alcune Camere di commercio, come, per citare solo le più recenti, quelle di Roma e di Torino, basate sui certificati rilasciati per documentare l’attività degli operatori con l’estero. Questi elenchi sono tanto più utili in quanto siano redatti nelle principali lingue estere e con l’indicazione delle ditte secondo l’ordine alfabetico, merceologico e territoriale. Creazione di un’organizzazione in Italia per l’arbitrato commerciale L’uso di inserire nei contratti la clausola arbitrale, in forza della quale le contestazioni o divergenze che sorgono dall’interpretazione delle clausole contrattuali o dall’esecuzione del contratto vengono ad essere sottoposte al giudizio di arbitri amichevoli compositori, è andato sempre più diffondendosi nel campo commerciale, sia nei casi in cui la stipulazione del contratto ha luogo tra parti contraenti di uno stesso Stato sia nel caso di parti contraenti che appartengono a Stati diversi. A tale scopo varie organizzazioni ed amministrazioni esistono nei diversi paesi allo scopo di fornire, attraverso una lista di esperti in loro possesso, i nominativi di arbitri, di facilitare la sistemazione delle controversie, di promuovere o diffondere il ricorso a tale istituto in considerazione dei vantaggi di carattere economico che l’arbitrato offre nei confronti del giudizio legale a mezzo di tribunali. Vengono annoverate tra le citate organizzazioni – oltre alla Corte di arbitraggio della Camera di commercio internazionale che, com’è noto, ha il compito di regolare in modo rapido ed economico le divergenze sorgenti dai contratti commerciali tra uomini d’affari di diversi paesi – l’American Arbitration Association in New York, il Netherlands Arbitration Institute in Rotterdam, la Japan Commercial Arbitration Association ecc. Si presenta ora, su sollecitazione del Ministero del commercio estero, la necessità di esaminare il modo di armonizzare e coordinare in un unico organismo nazionale di carattere privato le iniziative ed organizzazioni italiane esistenti nel campo dell’arbitrato internazionale. È noto che numerose Camere di commercio hanno da tempo creato propri Collegi arbitrali e pertanto l’invito del Mincomes giunge quanto mai opportuno, anche se per il momento ispirato soltanto agli scambi cogli Stati Uniti d’America, per affrontare in modo organico e con intenti unitari questo importante settore. L’Unione intraprenderà sollecitamente lo studio di detta questione valendosi della propria Commissione del commercio estero e delle Camere di commercio che già dispongono di strumenti idonei per la procedura arbitrale, nonché della 260 Stefano Brun Sezione italiana della Camera di commercio internazionale. Per tale lavoro, la Unione si terrà in collegamento anche con i Ministeri dell’industria e commercio e degli affari esteri ed altresì con le Confederazioni sindacali e con le Camere di commercio miste maggiormente interessate. [...] Il problema delle fonti di energia Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, nell’introduzione alla sua monografia professionale degli addetti alla estrazione dei minerali fluidi (idrocarburi), dopo aver rivendicato la individuazione del metano ad Alessandro Volta nel 1773, ed aver fatto presente che l’impulso all’utilizzazione di questo gas, prima trascurato o considerato elemento del tutto secondario, può farsi risalire a poco più di 15 anni fa, quando un vasto sciopero nelle miniere di carbone in America costrinse gli americani a cercare nuovi mezzi di riscaldamento, afferma che si può ormai veramente parlare dell’apertura di una “terza epoca”, dopo quella del carbone e del petrolio, fondata sul gas naturale, nella quale anche l’Italia sarà presente. È questa un’affermazione che oggi forse può anche non apparire eccessivamente azzardato sottoscrivere, ove si consideri il fervore di studi e ricerche, in tutto il mondo, sull’utilizzazione dei gas naturali sia come fonti di energia sia come prodotti base di sintesi per la produzione di resine, fibre tessili artificiali, concimi chimici, fertilizzanti, e tutta una serie di prodotti chimici essenziali. In particolare, a considerare la situazione italiana, pur senza voler creare grandi illusioni, si può fondatamente prevedere che con l’intensificarsi delle ricerche e dello sfruttamento delle risorse metanifere l’Italia possa considerarsi alla vigilia di una fase economica nella quale il suo faticoso cammino nei vari settori della produzione può sperare in sviluppi che, fino a non molti anni fa, sarebbe stato difficile prevedere, a causa della conclamata grave carenza di fonti di energia. L’Italia, pur nota fin dall’antichità per il suo “olio di Agrigento”, che già nel Seicento e nel Settecento aveva in atto nel Modenese, con discenderie e pozzi, la ricerca del petrolio, e che nel 1860 seguì terza, dopo la Romania e gli Stati Uniti, fra i paesi pionieri dell’estrazione petrolifera in quantità allora d’interesse industriale, era rimasta poi del tutto assente nella grande competizione e nella febbre di ricerche sviluppatasi nei primi anni del secolo intorno al petrolio, e quasi passivamente rassegnata a considerarsi privata da madre natura di ogni effettiva disponibilità di fonti di energia. Fu solo nel 1911 che, ad opera del Commissariato generale per i combustibili nazionali, anche in Italia cominciò a proporsi il 261 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale problema delle ricerche petrolifere. Ma si parlava sempre di petrolio: il gas naturale, quel “gas di palude” che tanti segni di presenza manifestava, era tenuto quasi in dispregio, né tale considerazione mutò gran che fino all’epoca delle “sanzioni”. L’intenso fervore di studi e di ricerche sviluppatosi in tale periodo ha portato all’individuazione di zone metanifere un po’ in tutta la penisola, e più sicuramente nella vasta zona che comprende la valle padana e il versante orientale dell’Adriatico fino alla Fossa bradanica, nonché nella zona sud-orientale della Sicilia. Frattanto, la produzione di metano – che nel 1924, all’inizio dei primi timidi sfruttamenti a carattere puramente locale, era di soli 6.700.000 mc – passava da 15.000.000 di mc nel 1934 ai 20.000.000 di mc nel 1939, e nel 1943, pur con l’imperversare della guerra, a 55 milioni di mc. Dopo una lieve flessione nel 19441945, ripresi gli studi e le ricerche con rinnovata intensità, da una produzione di 64.500.000 mc di metano nel 1946 si è passati a ben 970 milioni di mc nel 1951, ed è da prevedere che le statistiche del 1952 ci daranno un ulteriore aumento che si aggirerà intorno al 50%. L’impiego del gas, limitato praticamente fino al 1944 all’autotrazione, che ne assorbiva l’81% circa, si sviluppa nel campo industriale con rapidità vertiginosa, passando dal solo 9% del 1944 all’85% circa nel 1951, riducendosi contemporaneamente dall’81% al 15% circa nei consumi per autotrazione. Si son volute ricordare queste cifre al solo fine di porre in evidenza come per l’importanza che in pochi anni ha assunto e va sempre più assumendo il metano nel complesso economico nazionale, non poteva non determinarsi l’intervento nella materia delle Camere di commercio, la cui tradizione di sollecitudine a tutto quanto concerne gli sviluppi economici non può comunque essere posta in dubbio. [...] Centro del metano È già da alcuni anni che parecchie Camere di commercio hanno sentito l’importanza economica del metano, fonte di energia e quindi base di attività produttive; ed oggi molte sono quelle che per le loro iniziative in questo campo meriterebbero citazione. Questo fervore di attività camerale non poteva certo lasciare indifferente la Unione, la quale nell’aprile del corrente anno, in seguito a una mozione presentata dal senatore Pasquini, approvò l’istituzione presso l’Unione stessa di un Centro di raccolta e di scambio di studi e informazioni sul metano, che potesse valere a fornire a tutte le Camere di commercio ogni utile notizia ed appoggio alle loro iniziative ed attività nel campo metanifero, coordinarne e potenziarne gli sforzi 262 Stefano Brun diretti a rendere sempre più vivo l’interessamento a questa nuova fonte di energia per gli sviluppi della produzione in Italia; fonte la cui importanza ancora più risalta dalla considerazione che un mc di metano rende quasi quanto un kg e mezzo di buon carbone fossile e un litro e un quarto di benzina, ciò che vuol dire che già con l’impiego in atto di circa 4,5 milioni di mc di metano al giorno, si risparmia l’importazione di oltre 2 milioni di tonnellate di carbon fossile all’anno e, ove si tenga conto delle più fondate previsioni anche per l’apporto di prodotti liquidi (gasolina e olii greggi), fra non molto dovrebbe potersi far fronte con la produzione italiana di idrocarburi ai 2/3 circa del fabbisogno nazionale di carbone e olii combustibili. Il Consiglio del Centro, costituito da una rappresentanza regionale delle Camere di commercio, da esperti come il professor Penta, titolare dell’Istituto di giacimenti minerari dell’Università di Roma, l’ingegner Masini, docente di geologia all’Università di Pisa, l’ingegner Alimenti del Centro studi metano di Perugia, e con la partecipazione di un osservatore esperto designato dal Ministero dell’industria e commercio nella persona dell’ingegner Cerulli della Direzione generale delle miniere, venne insediato nel luglio successivo e approvò pienamente il programma così delineato dal senatore Pasquini: – richiamare l’attenzione delle Camere che ancora non si sono interessate ai problemi del metano ad iniziarne senz’altro lo studio in rapporto alle esigenze produttive locali; – incoraggiare le Camere ad inserirsi sempre più in tutte le iniziative metanifere per svolgere nel modo più aderente alle necessità produttive locali la loro opera di propulsione e sviluppo economico; – preparare l’ambiente per rendersi utili ai ricercatori di metano e promuovere ed incoraggiare le iniziative locali in materia sia di ricerche sia di distribuzione ed impiego del metano; – costituire utili fonti di notizie, specie in quelle provincie nelle quali non esiste un Ufficio delle miniere. Inoltre, il Consiglio stesso deliberò di indirizzare, in un primo tempo, l’attività del Centro sulle seguenti iniziative: – rilevazione delle presumibili possibilità di consumo di metano in ogni provincia, sia in rapporto allo stato attuale delle attività economiche sia in relazione ai prevedibili più immediati sviluppi, nonché in rapporto alle possibilità di sostituzione delle attuali fonti di energia con gas metano; – collaborazione con le singole Camere di commercio alla raccolta della bibliografia per le rispettive provincie, in materia di manifestazioni metanifere, di forze endogene e di caratteristiche geologiche della provincia stessa (opuscoli, studi geologici, articoli, storia e documentazione di precedenti tentativi, analisi anche vecchie di terreni e di acque ecc.); 263 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – collaborare con le singole Camere ad una specie di censimento delle manifestazioni metanifere in ogni singola provincia; – costituzione presso l’Unione di un apposito Comitato tecnico di lavoro che possa provvedere all’organizzazione necessaria a concretare il programma così delineato. Era intanto divenuta attuale e urgente la necessità di un esame dei disegni di legge, da tempo presentati alla Camera dei deputati, per la ricerca e coltivazione dei giacimenti di idrocarburi, per la costruzione e l’esercizio degli oleodotti e gasdotti, per l’istituzione dell’Ente nazionale idrocarburi – ENI. Si ritenne quindi opportuno procedere alla costituzione di un’apposita Commissione di studio dei disegni di legge indicati, composta anche questa con criterio di rappresentanza regionale delle Camere di commercio e con la partecipazione di esperti. Poiché la Camera dei deputati aveva ritenuto di iniziare l’esame della disciplina legislativa concernente gli idrocarburi proprio dall’ultimo presentato dei disegni di legge, e cioè da quello sulla istituzione dell’ENI, è da questo che la Commissione iniziò i suoi lavori, seguendo per ognuno il concetto di una seduta orientativa plenaria e del successivo deferimento dello studio particolare ad un apposito Comitato, costituito nel suo stesso seno e formato degli esperti: professor Penta, professor Graziani, professor Masini, professor Merlini, dottor Vallonica, ingegner Alimenti. Sia la Commissione sia il Comitato di lavoro sono stati presieduti dal senatore Pasquini. Il lavoro del Comitato è stato sempre comunicato poi per il parere ai componenti la Commissione e sottoposto all’approvazione del Consiglio direttivo dell’Unione. Detto compito, di notevole peso, è stato assolto dal Comitato e dalla Commissione di cui si tratta in modo veramente encomiabile. Si ritiene opportuno riassumere i criteri ai quali si è ispirato lo studio dei singoli disegni di legge. Istituzione dell’ENI L’esame del relativo disegno di legge è stato certamente il più laborioso sotto ogni aspetto, ma soprattutto per l’unanime convinzione, affermata in apposito ordine del giorno trasmesso ai competenti organi di governo e parlamentari, che l’istituzione dell’ENI dovesse non precedere, bensì, per ragioni di ordine logico e pratico, seguire l’approvazione dei due disegni tecnici concernenti la ricerca e coltivazione dei giacimenti di idrocarburi e la costruzione e l’esercizio di oleodotti e 264 Stefano Brun gasdotti. Ciò perché appariva a tutti conforme all’indistruttibile logica comune che dovesse la creazione dell’organismo finanziario e quindi, soprattutto nella specie, di politica economica, subordinarsi alle esigenze della tecnica e dell’economia e non viceversa, come è possibile accada facendo precedere il disegno sull’ENI a quelli tecnici. In ogni caso, si affermava, i provvedimenti concernenti gli idrocarburi dovrebbero essere esaminati congiuntamente come un tutto organico. È noto che tale tesi, autorevolmente propugnata anche al di fuori della nostra Commissione, non ha trovato accoglimento presso la Camera dei deputati, che ha già approvato il disegno di legge sull’ENI, né è stata accolta, almeno in sede di Commissione, dal Senato. Nel merito del disegno di legge in oggetto, le note e proposte di emendamenti elaborati dal nostro Comitato di studio ammettono il principio base del disegno stesso, della coesistenza di un monopolio governativo, opportunamente delimitato, con l’iniziativa privata, salvo a richiedere quegli emendamenti apparsi necessari sia in rapporto alla estensione della zona prevista in monopolio sia in relazione a controlli ed oneri, al fine di evitare quello che può apparire eccessivo protezionismo dell’iniziativa statale per non scoraggiare l’iniziativa privata, che si ha la convinzione sia necessaria ad integrare la prima, data l’entità di lavoro e di mezzi che è indispensabile indirizzare verso la ricerca, la coltivazione e la distribuzione degli idrocarburi. Ricerca e coltivazione dei giacimenti di idrocarburi Il disegno di legge relativo è stato esaminato essenzialmente sotto il profilo tecnico e della garanzia, insieme, della tutela dell’economia nazionale e dei legittimi interessi degli imprenditori di ricerche e coltivazioni di idrocarburi. A tal fine si è richiesto di non escludere dalla particolare disciplina le aree di ricerca e coltivazione inferiori ai 3000 ha, di allargare opportunamente i termini dei permessi e delle concessioni, di rendere più operante, nell’interesse generale, l’intervento del Consiglio superiore delle miniere in materia di valutazioni di programmi di lavoro, di durata e di proroga delle concessioni ecc. [...] Forze endogene ed estensione del Centro Il fervore di studi sulla struttura geologica italiana, provocato dalle ricerche di idrocarburi, ha portato in primo piano anche il problema della ricerca ed 265 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale utilizzazione dei vapori naturali che, data la estensione delle strutture di natura vulcanica in Italia, si prospetta di grande interesse. L’esempio di Lardarello è estremamente importante per valutare le possibilità e l’utilità dello sfruttamento dei vapori naturali. È noto che in provincia di Napoli, ove le manifestazioni vulcaniche sono di particolare rilievo, la Società anonima forze endogene napoletane (SAFEN) già nel 1939 iniziò esplorazioni e sondaggi, ripresi con fervore dopo la parentesi bellica, che hanno confermato l’esattezza delle intuizioni dei geologi, anche se, almeno fino ad oggi, i soffioni ottenuti dalle perforazioni eseguite – con l’impiego di capitali privati per oltre un miliardo e mezzo – non sono tali da consentire uno sfruttamento industriale. Comunque, trattasi di un esperimento assai interessante, e la dimostrazione ne è stata fornita a Napoli in un recente Convegno svoltosi presso quella Camera di commercio. È da tale Convegno e dalla relazione introduttiva svolta dal professor Carrelli sulle fonti di energia in genere, da quella solare a quella delle maree, da quella dei combustibili solidi o liquidi ai gas e ai vapori naturali e all’atomica, che d’intesa con il senatore Pasquini è stata segnalata al Consiglio dell’Unione l’opportunità di allargare a tutte le fonti di energia la competenza del nostro Centro. Anche qui non si tratta di interferire con chicchessia, ma solo di richiamare l’attenzione delle Camere sul fervore di studi che nel mondo si è ormai decisamente delineato in materia di fonti energetiche, e quindi sui problemi economici, base essenziale dell’attività camerale, che ne derivano. [...] Agricoltura Nella Relazione presentata all’Assemblea del dicembre 1951 venne annunziata la costituzione di una Commissione intercamerale per i problemi dell’agricoltura affidata alla presidenza dell’avvocato Giacomo Rumor, presidente della Camera di commercio di Vicenza. Si trattava di colmare, nel complesso delle attività dell’Unione, una lacuna che per varie circostanze non aveva potuto essere prima colmata benché i problemi economici dell’agricoltura avessero sempre trovato presso i nostri uffici la più pronta rispondenza, in correlazione alle cure che al settore le Camere di commercio hanno sempre dedicato. Di tali cure è dimostrazione evidente l’entità delle erogazioni camerali alle iniziative volte a valorizzare e potenziare le attività agricole nelle rispettive provincie, che hanno normalmente superate quelle assegnate ad ogni altro settore produttivo. 266 Stefano Brun Fra i problemi principali affrontati dalla predetta Commissione vanno particolarmente segnalati quelli concernenti la riforma dei contratti agrari e la valorizzazione dei territori montani. Riforma dei contratti agrari L’esame di così dibattuta e delicata questione ha preso le mosse dal testo del disegno di legge contenente norme di riforma dei contratti agrari, trasmesso al Senato nel testo approvato dalla Camera dei deputati nel novembre del 1950. Sono state necessarie alcune laboriose sedute della Commissione per trovare un punto d’incontro che contemperasse le varie tesi derivanti dalle diverse situazioni regionali e sopratutto le tesi che avrebbero portato ad un completo rigetto del disegno di legge, cosa per varie ragioni, a parere di molti, inopportuna. È stato infine possibile raggiungere l’unanimità su un testo di note e proposte di emendamenti che, partendo dalle seguenti premesse: 1. che, in base alla legge sull’ordinamento sindacale prevista dalla Costituzione, la regolazione dei rapporti contrattuali in agricoltura va riservata alla competenza delle associazioni professionali interessate, debitamente registrate e riconosciute; 2. che, se ciononostante dovesse permanere negli organi legislativi il proposito di pervenire ad una regolazione per legge dei suddetti rapporti, questa regolazione dovrebbe almeno conferire alle emanande norme carattere di precarietà che le renda cogenti solo sino a quando non sarà operante la legge sindacale; afferma che, pur riconoscendo l’opportunità di favorire, dovunque vi sia luogo economico, la formazione di proprietà contadina, i contratti agrari considerati nel disegno di legge 1403 tuttora rispondono alle esigenze tecniche, economiche e sociali delle agricolture nelle quali essi operano, e pertanto debbono essere mantenuti con aggiornamenti che li rendano strumenti di ordinamenti agricoli più evoluti e di più civile vita nelle campagne. Gli emendamenti proposti sono stati pertanto informati ai seguenti criteri: – ripartire la materia, da un punto di vista strutturale della legge, in tanti titoli specifici quanti sono i contratti considerati, apparendo pregiudizievole alla più confacente sistemazione della materia stessa regolare con norme comuni i vari istituti; – riservare, come detto in premessa, la competenza delle organizzazioni sindacali a regolare la materia dei contratti agrari non appena saranno state, dall’apposita legge, giuridicamente abilitate alla contrattazione collettiva; – rendere il merito delle norme fondamentali del disegno di legge meglio rispondente alle esigenze produttivistiche e sociali delle agricolture in cui i contratti operano. 267 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il testo delle note ed emendamenti redatti sono stati successivamente approvati dal Consiglio direttivo dell’Unione e trasmessi sia ai competenti organi di governo e parlamentari sia ai signori deputati e senatori aventi cariche nell’ambito delle Camere di commercio. [...] Credito e Borse [...] Borse merci Nella Relazione dello scorso anno venne data notizia della costituzione, in seno alla Commissione intercamerale Borse e credito, di un apposito Comitato di studio per un regolamento tipo delle Borse merci, che potesse consentire di dare un’uniformità di base all’organizzazione e al funzionamento delle Borse merci, ricostituite con la legge 30 maggio 1950, n. 374, pur lasciando sufficiente margine d’integrazione alle singole Borse, per dar loro modo di tener conto sia delle caratteristiche di mercato delle merci di prevalente contrattazione sia di tradizionali consuetudini o particolari situazioni locali. Il problema si è posto in quanto, con la soppressione delle Borse merci decretata nel 1935 in conformità ai criteri dirigistici corporativi fascisti, appare difficile un immediato ritorno in dette Borse alle tipiche contrattazioni alle grida o a termine, salvo in qualche caso e per qualche prodotto; mentre appare evidente la necessità di una graduale riorganizzazione tecnica di questi particolari raduni di uomini d’affari, che hanno tradizione antichissima, anche se hanno impiegato molti secoli a raggiungere la perfezione tecnica del moderno mercato alle grida o a termine. Si tratta cioè, oggi, di riprendere l’avvio con una graduale disciplina delle contrattazioni, con la formazione e la pubblicazione di un listino dei prezzi, con la costituzione di organi di controllo e di vigilanza aventi adeguata snellezza ed elasticità. È perciò che da alcune Camere interessate venne fatta rilevare la pratica impossibilità di costituire Borse merci con il puro e semplice riferimento alla legge del 20 marzo 1913 sulle Borse di commercio, che, d’altro canto, tratta quasi essenzialmente delle Borse valori e ben poco si occupa delle Borse merci. Il sopradetto Comitato di studio sorse dalla Commissione intercamerale Borse e credito appunto con lo scopo di tentare di arrivare a una generica regolamentazione delle ricostituite Borse merci che tenesse conto delle nuove accennate 268 Stefano Brun situazioni, naturalmente nulla innovando nella sostanza ai vecchi tradizionali regolamenti per gli eventuali possibili mercati alle grida o a termine, salvo delinearne una maggiore uniformità, per quanto possibile e in ogni caso non contrastante con le particolari esigenze delle singole istituzioni. Lavoro impegnativo e delicato, com’è facile intuire, anche perché di base ad un esperimento idoneo a fornire gli elementi per una futura regolamentazione legislativa della materia. Dopo qualche riunione orientativa, visto che le differenze di vedute di maggior rilievo si delineavano fra le Borse di Milano, Torino e Genova, il Comitato deliberò di dare mandato alla rappresentanza della Borsa merci e della Camera di commercio di Torino – che appariva in posizione intermedia fra le tesi di Milano e di Genova – di presiedere, con la diretta partecipazione di queste e con l’assistenza dell’Unione, all’opera di formazione di un progetto di regolamento tipo che potesse considerarsi da tutti accoglibile. Si sono così susseguite parecchie riunioni a Milano, a Genova e a Roma, alle quali è stato sempre particolarmente prezioso l’intervento del dottor Italo Mancini, in qualità di osservatore esperto designato dal Ministero dell’industria e commercio. Ora tutto lascia prevedere che fra non molto il non facile lavoro sarà condotto a termine con generale soddisfazione e nell’interesse dell’istituto che si intende riportare a nuova vita. [...] Istruzione tecnica e addestramento professionale Si è da qualcuno cercato di porre in dubbio l’interesse e la competenza delle Camere di commercio all’istruzione tecnica e all’addestramento professionale dei giovani e dei prestatori d’opera in genere. Eppure, sarebbe stato sufficiente solo uno sguardo alla storia degli istituti camerali per rilevare che trattasi invece di materia da questi curata fin dal loro primo manifestarsi nelle Università mercantili sorte fra il Duecento e il Trecento dal confederarsi delle più antiche corporazioni di mestiere, e per notare che la prima legge dell’Italia unificata sulle Camere di commercio, quella del 1852, derivata dalla necessità di coordinare gli ordinamenti camerali dei diversi Stati scomparsi, nell’elencare le competenze camerali indica appunto quella di «provvedere in proprio o col concorso del Governo, della Provincia o del Municipio all’istituzione o mantenimento di scuole per l’insegnamento di scienze applicate al commercio ed alle arti». Le stesse leggi del ventennio fascista sull’istruzione professionale non hanno potuto dimenticare le Camere di commercio, anche se chiamate Consigli pro269 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale vinciali dell’economia corporativa. Da uno sguardo alle erogazioni annuali delle Camere di commercio dalla loro ricostituzione nel 1944 rileviamo che i contributi erogati per l’istruzione professionale figurano sempre al primo posto, fino a raggiungere i 270 milioni nel 1951, pari al 20,60% del totale delle erogazioni camerali. Quindi l’Unione ha pregato il professor Devoto di ricostituire la Commissione intercamerale per l’istruzione tecnica e professionale e i convegni culturali, che già con il Convegno tenutosi a Firenze nel dicembre 1949 aveva avuto modo di riaffermare brillantemente l’attenzione generale sulla competenza delle Camere di commercio nella materia. L’insediamento della rinnovata Commissione ha potuto aver luogo solo a fine luglio 1952 e va notata la cordiale adesione data da tutti gli enti che si occupano di istruzione tecnica e di addestramento professionale; in particolare va segnalata l’adesione dei Ministeri dell’industria e commercio, della pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale, dell’agricoltura e foreste. Va subito detto che, per la passione e la competenza del professor Devoto, la Commissione ha compiuto un lavoro proficuo in questi pochi mesi dalla sua ricostituzione, affrontando il problema basilare del coordinamento delle varie iniziative ed attività che purtroppo oggi si svolgono disordinatamente nel campo della preparazione tecnica e professionale. Le riunioni ed i contatti avutisi con i rappresentanti ministeriali nella Commissione lasciano fondatamente sperare in un prossimo inizio di un concreto esperimento di collaborazione, in un certo numero di Provincie. Da tale esperimento si spera di trarre poi gli elementi necessari e sufficienti allo studio, sempre in via di collaborazione con i ministeri ed enti interessati, di provvedimenti organici atti a risolvere soddisfacentemente il grave e complesso problema. Come singoli argomenti la Commissione ha affrontato l’esame del disegno di legge per la disciplina dell’artigianato, proposto al Senato il 15 aprile 1952, che si è ritenuto affidare a questa Commissione perché base del provvedimento è l’istituzione delle botteghe-scuola. L’esame di detto disegno di legge si è presentato laboriosissimo, data la disparità di vedute manifestatesi sui principi informatori e sulla portata del disegno stesso fra i componenti la Commissione, che hanno portato ad una pari ripartizione fra: – pareri tendenti a limitare la portata della legge all’artigianato artistico, salvo l’espresso impegno legislativo di una sollecita generale disciplina dell’artigianato e dell’apprendistato artigiano; – e pareri tendenti a non limitare la portata della legge pur emendandola spesso sostanzialmente. 270 Stefano Brun Un ristretto Comitato di studio nominato per cercare di arrivare a proposte che potessero conciliare le diverse tesi ha già compiuto i suoi lavori. L’argomento sarà perciò esaminato in una prossima riunione della Commissione e si ha ragione di ritenere che la questione sarà felicemente risoluta, e potrà costituire ancora un’apprezzabile manifestazione di collaborazione delle Camere di commercio all’attività degli organi di governo e parlamentari. È già in fase di studio preliminare per i lavori della Commissione il problema, anche assai sentito, della preparazione professionale nel campo istruzione superiore. [...] Studi sulla disoccupazione Com’è noto, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione, presieduta dall’onorevole professor Roberto Tremelloni, già ministro dell’Industria e commercio, ha affidato alle Camere di commercio il compito di predisporre delle monografie provinciali sulle caratteristiche economiche delle singole provincie e sulle possibilità di occupazione; e in modo speciale di considerare il problema della disoccupazione nei suoi diversi aspetti economici, sociali e politici, indicando anche le proposte e i suggerimenti più idonei ad aumentare le possibilità d’occupazione nelle singole provincie. È stato affidato all’Unione l’incarico di stabilire lo schema delle monografie provinciali e quindi di dirigere questa collaborazione, facendo da collegamento fra le singole Camere di commercio e la Commissione parlamentare d’inchiesta. Le Camere di commercio hanno risposto all’appello in modo veramente encomiabile, dimostrando la loro sensibilità in un problema di tanto interesse per il Paese e la loro capacità in studi di questo genere. L’onorevole Tremelloni in varie occasioni, anche pubblicamente, ha elogiato l’opera delle Camere di commercio, presso le quali ha trovato così pronta e valida collaborazione. Le monografie delle Camere di commercio costituiscono la base dell’inchiesta parlamentare per quanto attiene allo studio territoriale del problema della disoccupazione. Infatti tali monografie serviranno ai docenti incaricati dalla stessa Commissione parlamentare d’inchiesta di redigere degli studi approfonditi sulle varie regioni d’Italia. Le Camere di commercio si sono messe a disposizione di tali docenti per fornire ulteriori dati ed elementi per far meglio conoscere i vari aspetti della disoccupazione nelle rispettive provincie. Hanno collaborato a quest’opera le 91 Camere di commercio d’Italia, compresa quella di Trieste, e altresì la Valle d’Aosta, attraverso l’Assessorato dell’in271 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale dustria e commercio. In complesso le relazioni delle Camere di commercio costituiscono una massa di seimila pagine dattilografate arricchite da una vasta documentazione statistica e anche da rappresentazioni grafiche. L’Unione intende pubblicare la raccolta completa di tutte queste monografie in ampi volumi che andranno ad aggiungersi a quelli che saranno ufficialmente pubblicati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. In tal modo la collaborazione prestata dalle singole Camere e dall’Unione non corre il pericolo di andare dispersa e dimenticata, ma nella sua mole integrale resterà nelle varie biblioteche del Parlamento, delle università, dei ministeri, degli istituti ecc., a dimostrare l’apporto cospicuo dato dagli istituti camerali a un’indagine la cui attuazione torna ad onore del Parlamento, che ha voluto eseguirla per conoscere a fondo il problema della disoccupazione e per cercare i mezzi più adeguati per risolverlo o, quanto meno, per attenuarne i dolorosi effetti. [...] Comitato di collaborazione economica Durante l’anno si sono avute varie riunioni con alcuni esponenti delle Confederazioni dell’industria, dell’agricoltura, del commercio e del credito per un utile scambio di idee su certi problemi economici di carattere generale, come ad esempio l’istituzione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Le riunioni si sono sempre svolte in un clima di grande cordialità e hanno mostrato la praticità di questi colloqui, che servono a chiarire i punti di vista dei diversi settori e alcune volte a facilitare utili intese su un piano più vasto di quello delle singole organizzazioni. Allo scopo di rendere più regolari e continuativi questi incontri è stata ravvisata l’opportunità di dare vita a un Comitato di collaborazione economica, coi rappresentanti degli enti anzidetti e aperto eventualmente ad altre organizzazioni. Non si tratta però – è opportuno chiarirlo – di creare un nuovo ente che richieda l’attrezzatura di propri uffici o un proprio personale, o che comunque impegni le organizzazioni che sono chiamate a farvi parte. Si tratta soltanto di trovare un terreno adatto per i contatti fra i rappresentanti delle varie organizzazioni che si occupano di problemi economici, allo scopo di favorire una collaborazione fra di esse, e in alcuni casi uno studio collegiale di determinati problemi; il che non può riuscire che utile e raccomandabile. Ad ogni modo l’idea di questo Comitato, nella quale l’Unione e la Confederazione dell’industria si sono trovate in perfetto accordo, attende la adesione delle altre organizzazioni, che si spera non mancherà. 272 Stefano Brun Legge sulle Camere di commercio Colleghi, presidenti e amministratori di Camere di commercio, giunto alla fine della mia relazione, sono certo che vorrete sapere a che punto siamo con la nuova legge sulle Camere di commercio. Purtroppo non posso darvi notizie soddisfacenti. Le nostre fondate aspettative non si sono realizzate, e la nostra legge è ancora di là da venire. Come vi ho già detto l’anno scorso, devo dare atto che il sottosegretario onorevole Carcaterra ha dimostrato tutto il suo buon volere per venirne finalmente a capo; ma ciò non di meno il tempo è trascorso e non possiamo illuderci che quello che non è stato fatto in un lungo tempo sino ad oggi si possa compiere da un giorno all’altro, vale a dire nell’ultimo scorcio di una legislatura che ha in cantiere una massa ingente di progetti e di disegni di legge. Se non osiamo quindi credere al miracolo di una rapida presentazione e approvazione della nostra legge prima delle prossime elezioni, possiamo tuttavia sperare che – quanto meno – il Governo riesca a concretare i propri propositi in termini definitivi e dare ad essi una forma giuridica, affinché il paziente ed utile lavoro sin qui compiuto non vada completamente disperso, e perché con la nuova legislatura non si abbia a ricominciare tutto di bel nuovo. Sappiamo che c’è un progetto predisposto dall’onorevole Carcaterra e che su di esso si sono pronunciati vari ministeri interessati. In questa fase di elaborazione non abbiamo voluto ulteriormente intervenire e interferire, come talvolta siamo stati tentati di fare a seguito di indiscrezioni pervenuteci su taluni indirizzi, e ciò per non intralciare la strada al nostro Ministero nel suo difficile compito. Ma oggi mi sento autorizzato dai colleghi qui presenti e anche da quelli assenti, mi sento, dico, autorizzato dai presidenti di tutte le Camere di commercio a sollecitare energicamente l’opera del nostro Ministero, perché dia un’ulteriore e decisiva prova di buona volontà, che consista nel lasciare una traccia tangibile della sua attività in questo campo, sotto forma di un disegno di legge da trasmettere alla nuova Camera di domani. Per concludere, facciamo nostro il voto, documentato da tante buone ragioni e formulato in termini vibranti e precisi dal collega senatore Pasquini nella seduta del 28 ottobre scorso in Senato e ci poniamo a disposizione del Ministero per ogni utile forma di collaborazione. La fiducia che abbiamo riposto sin qui nel nostro Ministero, nella sua capacità realizzatrice e nella sua energica volontà andrebbe amaramente delusa se la presente legislatura si dovesse chiudere praticamente con un nulla di fatto, di fronte agli impegni, assunti negli anni scorsi da un ministro dopo l’altro, di dare un equo assetto a questi vecchi istituti che se, nonostante la lunga carenza 273 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale legislativa, non sono decaduti, è soltanto per la loro solidissima base, è soltanto perché essi adempiono a funzioni insostituibili, è soltanto perché la passione e la capacità dei loro dirigenti non è venuta mai meno, ed essi hanno continuato a prodigarsi per non essere indegni dell’esempio di coloro che li precedettero lungo una storia secolare e gloriosa. 274 Relazione del cavalier del lavoro ing. Stefano Brun Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 7 maggio 1953 Eccellenze e signori, nel calendario delle Assemblee generali dei presidenti delle Camere di commercio abbiamo convenuto di dedicare quella di dicembre ad un rapporto annuale sul lavoro svolto dall’Unione e quella primaverile alla rassegna delle attività delle Camere di commercio mediante la presentazione di un volume in cui si raccolgono le notizie delle iniziative e dei lavori compiuti dalle singole Camere nei diversi settori della vita economica. Questa volta però, nel mantenere l’impegno di presentare detta Relazione, desidero dare qualche altra informazione che riguarda l’Unione. Riconoscimento giuridico Anzi tutto sono lieto di annunciare che il capo dello Stato, con suo decreto del 9 aprile, si è compiaciuto di concedere il riconoscimento giuridico della nostra Unione. Dice l’art. 1 di detto decreto: «È riconosciuta la personalità giuridica di diritto pubblico dell’Unione italiana delle Camere di commercio, industria e agricoltura». La proposta del riconoscimento è stata inoltrata dal ministro dell’Industria e commercio, onorevole Campilli, al quale rivolgo un sentito ringraziamento. A prescindere dal valore intrinseco del provvedimento in oggetto e degli importanti effetti giuridici che ne derivano per la nostra istituzione, vale soprattutto il significato che deve attribuirsi al provvedimento stesso. Ovvero, al di là del “riconoscimento giuridico” noi vediamo un altro tipo di riconoscimento, di valore morale, il riconoscimento cioè dell’utilità e serietà del nostro lavoro. Infatti, il Consiglio di Stato, mentre si è compiaciuto di esprimere parere favorevole alla concessione del riconoscimento giuridico dell’Unione, ha mandato il suo parere, fra l’altro, sulle seguenti considerazioni: 275 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – che, ricostituitisi col d.lgs.lgt. 21 settembre 1944, n. 315, gli enti camerali con la più ampia denominazione di Camere di commercio, industria e agricoltura e sulla base del principio dell’autonomia, si ritenne di nuovo necessario un ente che potesse provvedere al coordinamento e al potenziamento dell’azione delle Camere, anche avuto riguardo ai gravi compiti della ricostruzione dell’attrezzatura economica del Paese; – che, costituitisi gli organi amministrativi e di controllo e procedutosi alla nomina dei dirigenti, l’Unione ha svolto e svolge una attività di grande rilievo per lo studio dei problemi interessanti l’economia nazionale; – che è stata chiamata per provvedimenti legislativi o ministeriali e di enti vari a partecipare con propria rappresentanza a un gran numero di Consigli superiori, di Commissioni e Comitati e di Delegazioni a conferenze internazionali; – che provvede alla compilazione di pubblicazioni di notevole pregio statistico ed economico; – che raccoglie l’adesione di tutte le Camere di commercio industria e agricoltura; – che dispone di mezzi patrimoniali adeguati; – che l’Associazione mira a sviluppare l’attività degli istituti camerali, a coordinarne l’azione senza limitazione o pregiudizio della loro autonomia amministrativa, a promuovere riunioni, convegni, iniziative nell’interesse dell’economia nazionale e a trattare affari per conto delle Camere presso le amministrazioni centrali dello Stato; – che dette finalità, in quanto rispondono a reali esigenze delle Camere stesse, giustificano e rendono opportuno il richiesto riconoscimento della personalità giuridica, affinché l’attività finora svolta dall’Associazione possa essere proseguita e intensificata; – che, con la ricostruzione (disposta col d.lgs.lgt. 315/1944) delle Camere di commercio industria e agricoltura e l’implicito richiamo in vigore della legislazione sugli enti camerali preesistente ai Consigli e Uffici provinciali dell’economia soppressi col decreto stesso, il riconoscimento in oggetto trova fondamento giuridico sulla facoltà, prevista dall’art. 3, lett. l) del r.d. 8 maggio 1924, n. 750, per gli enti predetti di costituire Unioni permanenti per svolgere iniziative e attività in relazione ai loro scopi e attribuzioni. Mi sia consentito, dopo quasi sei anni di presidenza dell’Unione, di sentirmi soddisfatto di questa affermazione ufficiale solennemente sancita dalla più alta autorità della Repubblica, e che rappresenta una specie di diploma di maturità dell’istituzione che voi, Camere di commercio di tutta Italia, avete voluto creare per affratellare e rinsaldare i nostri organismi. 276 Stefano Brun Decentramento di funzioni statali alle Camere di commercio E poiché sono in tema di soddisfazioni permettetemi di sottolineare l’importanza della legge 11 marzo 1953, n. 150, riguardante l’attribuzione di funzioni statali di interesse locale, la quale prevede l’inclusione di un rappresentante dell’Unione nella Commissione consultiva istituita ai fini dell’attuazione della legge. È inutile dire che tale rappresentanza altro non significa che rappresentanza di tutte le Camere di commercio, alle quali è stato riconosciuto il diritto di sedere in un organismo che avrà una notevole importanza nella creazione di un nuovo e più aderente assetto dell’amministrazione italiana attraverso un sano e regolato decentramento in favore degli enti locali. La vasta portata della legge e gli effetti che ne possono derivare nell’ambito delle attribuzioni delle Camere di commercio appaiono chiaramente dalla semplice lettura delle materie che l’art. 1 della legge ha cura di elencare raggruppandole sotto dieci titoli, come segue: – assistenza, igiene e sanità; – amministrazione degli istituti di istruzione postelementare e di istruzione artigiana e professionale; – istituzioni culturali provinciali e comunali; – antichità, belle arti e tutela del paesaggio; – agricoltura, bonifica e colonizzazione, economia montana, usi civici, consorterie, promiscuità per condomini agrari e forestali; – industria, commercio, artigianato, turismo, disciplina dei prezzi dei generi alimentari; – caccia e pesca; – lavori pubblici; – utilizzazione delle acque pubbliche e del demanio marittimo; – trasporti su strada, filovie e funivie. Tale elenco, già per sé assai ampio, si estende in virtù dell’art. 6 della legge, prevedendo il decentramento agli enti locali (fra i quali sono evidentemente comprese le Camere di commercio) dell’esercizio di funzioni proprie di enti pubblici di carattere nazionale. Tocca ora a noi valerci il più possibile delle facoltà e dello spirito di questa provvida legge per un allargamento delle funzioni e attribuzioni delle Camere di commercio, ai fini di conferire maggiore snellezza e una più rispondente aderenza alle necessità e caratteristiche locali in ogni provvedimento o azione nel campo economico. La Presidenza del Consiglio ci ha chiamati a presentare entro il 31 maggio le proposte per le funzioni che si propongono di decentrare alle Camere di commer277 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale cio, in armonia con la legge. Dobbiamo quindi affrettarci e studiare attentamente le nostre proposte. A tal fine il Consiglio direttivo dell’Unione ha deliberato nella sua riunione di stamani di istituire una Commissione che dovrà fornirci ogni elemento utile e dovrà mettersi subito al lavoro, utilizzando gli studi che già ci sono pervenuti da alcune Camere di commercio e fra i quali devo citare, come assai pregevoli, quelli delle Camere di Genova, di Roma, di Como, di Firenze, di Venezia e dell’Unione veneta. Monografie sulla disoccupazione È in corso di stampa, per cura dell’Unione, il volume, costituito da circa 2000 pagine di grande formato, che raccoglie le monografie sulla disoccupazione predisposte dalle Camere di commercio per incarico della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione. La pubblicazione di questi studi è di particolare valore e interesse, tanto più che essi non riguardano soltanto il problema della disoccupazione ma si estendono all’esame particolareggiato delle caratteristiche e necessità economiche delle singole provincie, fornendo notizie e dati di grande importanza per la conoscenza dell’Italia nelle sue molteplici e varie manifestazioni territoriali. Il difetto di eterogeneità dell’esposizione, inevitabile in questo ordine di studi dovuti alla collaborazione di tanti enti e tante persone diverse, non toglie il valore di questa pubblicazione, di cui le Camere di commercio devono andare gloriose per la documentazione che hanno fornito e per la prova di comprensione, anche sociale e politica, che hanno dimostrato, offrendo la loro collaborazione a questa grande inchiesta che torna ad onore del Parlamento italiano. L’importanza del lavoro compiuto dalle Camere di commercio è sottolineata nella prefazione al volume dettata dal ministro dell’Industria e commercio, onorevole Campilli, il quale ha tenuto a mettere in luce la funzione delle Camere di commercio quali osservatori economici delle rispettive provincie. Il riconoscimento che l’onorevole Roberto Tremelloni, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione, si è compiaciuto di dare sull’opera delle Camere di commercio è un ambito premio per i nostri istituti. Egli afferma nell’introduzione al volume l’utilità di aver dato alle stampe le monografie delle Camere di commercio e dichiara: «Sarebbe stata veramente una cattiva azione verso il Paese mantenere i risultati di tale amplissimo lavoro in una sorta di clandestinità». L’onorevole Tremelloni si è sempre dimostrato un amico delle Camere di commercio, che conosce e apprezza; ciò non di meno, deve essere stato quasi sorpreso – e favorevolmente sorpreso – di aver trovato una preparazione così efficiente nelle 278 Stefano Brun nostre istituzioni, onde egli le segnala, pubblicamente con queste simpatiche parole, che evidentemente si riferiscono al lavoro solerte e obiettivo compiuto dalle Camere di commercio: «Vorrei confessare – scrive l’onorevole Tremelloni – che il primo insegnamento ricavato dall’indagine parlamentare sulla disoccupazione è quello di una migliore valutazione delle riserve potenziali di strumenti di indagine, di uomini preparati e coscienziosi di cui il Paese dispone in ogni angolo d’Italia e di cui finora si è tanto poco valso in modo continuativo e sistematico». Quindi, accennando alle infinite possibilità economiche, troppo spesso trascurate per pigrizia, l’onorevole Tremelloni afferma che «le Camere di commercio possono, riprendendo antiche e davvero gloriose tradizioni, diventare l’erpice che rompe la crosta dei luoghi comuni e vanga profondo, mettendo in luce il terreno fertile e fecondandolo con ricerche oneste e franche e, se occorre, severe e ammonitrici per tutti». Gli Uffici provinciali di statistica Il tema delle relazioni compiute in questa occasione fa ricordare un voto espresso dalle Camere di commercio, su iniziativa di quella di Roma, per la valorizzazione delle loro attrezzature e capacità in quanto alle indagini statistiche. Le Camere giustamente reclamano che gli Uffici provinciali di statistica diventino sempre più gli organi periferici dell’Istituto centrale di statistica e delle amministrazioni statali. Perciò esse hanno sofferto di vedersi misconosciute in un disegno di legge presentato dal senatore Canaletti-Gaudenti e da un cospicuo gruppo di altri senatori. Colgo questa occasione per informare le Camere di commercio che, non appena fu depositata in Senato tale proposta di legge, provvidi a inviare (10 luglio 1952) la seguente lettera: «Gentilissimo senatore, ho letto con vivo interesse la proposta di legge presentata da lei e da alcuni egregi altri senatori per il riordinamento dei servizi statistici. Dopo la pregevolissima rassegna storica sulle vicende della statistica ufficiale dalla costituzione del Regno d’Italia ad oggi sono passato a leggere le proposte, con particolare riguardo all’organizzazione periferica delle rilevazioni ed elaborazioni statistiche. Naturalmente mi sono soffermato specialmente sugli Uffici provinciali di statistica e dei censimenti, coi quali sono stati unificati, presso ciascuna Camera di commercio, gli Uffici di statistica delle Camere stesse con quelli degli Uffici provinciali dell’industria e commercio. Credo che il funzionamento di tali Uffici abbia fatto buona prova. Ciò mi è stato più volte dichiarato personalmente dal presidente e dal direttore generale dell’Istituto centrale di statistica, i quali hanno fatto analoghe dichiarazioni anche 279 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale in pubblico. D’altra parte mi consta che tali Uffici sono stati di grande utilità per l’esecuzione del censimento del 4 novembre sia per la popolazione e le abitazioni sia per le aziende industriali e commerciali. Praticamente tutto il lavoro riguardante tale censimento è stato eseguito da parte degli Uffici provinciali di statistica sedenti presso le Camere di commercio, con ben modesta spesa da parte dell’Istituto centrale di statistica, che ha potuto valersi dell’organizzazione, della competenza e dell’attrezzatura statistica degli Uffici stessi, solidamente appoggiati dalle Camere di commercio. Non mi sembra che nell’ampia e chiara relazione che accompagna il progetto di legge l’attività di tali Uffici sia stata sufficientemente valutata, dato che a p. 18 della relazione si legge che i predetti Uffici sono rimasti allo stato nebuloso e che sono nati morti. Mi permetta, gentilissimo senatore, di richiamare la sua benevola attenzione sull’utilità e sull’organizzazione, generalmente ottima, degli Uffici provinciali di statistica, ai quali l’Istituto di statistica ha affidato successivamente vari compiti e altri sta affidandone; il che dimostra quanto l’Istituto di statistica abbia apprezzato l’opera degli Uffici stessi. Che detto Istituto pensi di valorizzare sempre più gli Uffici provinciali di statistica presso le Camere di commercio si desume anche dal fatto che l’Istituto stesso sta organizzando un Corso per il perfezionamento del personale tecnico addetto a tali Uffici di statistica. Credo, gentilissimo senatore, che ella sarà tanto cortese di prendere in considerazione queste mie brevi note, mentre mi valgo dell’occasione per porgerle i sensi della mia massima stima». A tale lettera, subito (11 luglio 1952) il senatore Canaletti-Gaudenti rispose assicurandomi, anche a nome degli altri senatori proponenti, che avrebbe tenuto nella dovuta considerazione la mia segnalazione sugli Uffici provinciali di statistica istituiti presso le Camere di commercio. Frattanto abbiamo a più riprese sollecitato l’Istituto centrale di statistica a valersi dei suddetti uffici; e non si può dire che l’Istituto di statistica abbia mancato dì ricorrere largamente ad essi per molteplici indagini, come quella ad esempio sul calcolo del valore della produzione agricola, dimostrando l’alta considerazione che i nostri Uffici si sono meritata. Anche la nostra Unione presta la sua più assidua collaborazione all’Istituto centrale di statistica, partecipando ai lavori di varie Commissioni. Compendio economico Fra le attività nel campo degli studi di economia e statistica della nostra Unione va ricordato il Compendio economico, che uscirà in nuova e più ampia edi280 Stefano Brun zione la prossima settimana, in tempo per essere distribuito al Congresso della Camera di commercio internazionale che si svolgerà fra il 17 e il 23 del corrente mese a Vienna e al quale parteciperà una larga rappresentanza delle Camere di commercio. Come si ricorderà, la precedente edizione del nostro Compendio era stata presentata in occasione del Congresso della Camera di commercio internazionale a Lisbona, nel 1950. Abbiamo intenzione di aggiornare periodicamente questa pubblicazione in coincidenza con le adunanze della Camera di commercio internazionale, che si effettuano ogni due anni. La ragione di detta coincidenza di data si spiega con la natura e gli scopi della nostra pubblicazione, che è rivolta a un pubblico internazionale e mira a fare conoscere gli aspetti fondamentali dell’economia italiana in forma sintetica, chiara e avvincente. La precedente edizione era stata redatta in italiano, francese e inglese. Quella che presenteremo a Vienna è stata redatta anche in lingua tedesca, per evidenti ragioni. Le copie della prima edizione sono state rapidamente esaurite, specialmente per il gran numero di copie acquistate dall’Ambasciata degli Stati Uniti, da quella inglese e da quella francese. Inoltre il Compendio è stato distribuito in occasione di vari Congressi internazionali per opera della Confederazione dell’industria. “Sintesi economica” Ancora in tema di pubblicazioni devo segnalare l’apprezzamento di cui gode la rivista “Sintesi economica”. Proprio in questi giorni, in una riunione pubblica, S. E. Paratore ebbe a rivolgere un vivo elogio per la nostra rivista e rilevarne l’utilità e originalità. Questo nuovo riconoscimento da parte di un uomo di studio del valore di Paratore deve soddisfare le Camere di commercio che offrono ogni mese la loro attiva collaborazione alla rivista. La nostra pubblicazione continua a destare vivo interessamento pure all’estero e, anche in questi giorni, è stata vivamente elogiata dal direttore europeo della Rockefeller Foundation, che ha desiderato prendere contatto con la direzione della rivista. Attività di Uffici e Commissioni dell’Unione Segnalo il continuo potenziamento e miglioramento dei vari Uffici dell’Unione. Quello del commercio estero ha dovuto svilupparsi per seguire il sempre maggior lavoro a cui deve attendere attraverso le riunioni di numerosi Comitati 281 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale e Commissioni presso il Ministero del commercio estero e per la preparazione di relazioni e studi su vari problemi riguardanti l’esportazione e l’importazione. Fra gli studi più recenti è da ricordare quello per la creazione di un’Associazione italiana per l’arbitrato in campo internazionale, da servire come contropartita, per l’Italia, dell’American Arbitration Association (AAA). A proposito dell’attività di questo Ufficio devo ricordare che stiamo organizzando un corso di aggiornamento per funzionari camerali addetti ai servizi del commercio estero. A detto corso, che si svolgerà nel prossimo autunno presso la Camera di commercio di Roma, saranno chiamati come docenti alti funzionari e dirigenti dei Ministeri del commercio estero, degli affari esteri, delle finanze, dell’Ufficio italiano cambi, dell’Istituto del commercio estero e alcuni professori universitari. Un altro Ufficio che dobbiamo sviluppare è quello dei servizi amministrativi, anche a seguito dei suggerimenti fattici dal Collegio dei revisori dei conti a mezzo del presidente del Collegio stesso, dottor Italo Mancini. Negli ultimi mesi abbiamo dato particolare sviluppo allo studio dei problemi agricoli per mezzo della nostra Commissione presieduta dal professor Merlini e alla quale prendono parte valorosi esperti come il dottor Andalò e alti funzionari del Ministero dell’agricoltura e foreste e del Ministero dell’industria e commercio. Anche la Commissione per l’istruzione professionale è stata assai attiva, sotto la presidenza del professor Devoto. Quella dei problemi del turismo, sotto la presidenza del senatore Pasquini, si è recentemente interessata dei mezzi per accrescere l’apporto turistico degli Stati Uniti. Pure al senatore Pasquini si deve l’affermazione del Centro per lo studio delle forze endogene, che pubblica un importante “Notiziario”, resosi assai utile con studi originali e con una larga messe di notizie attinte a varie fonti di prima mano, anche internazionali. Sono lieto, infine, di annunciare che è stata completata la preparazione dello schema di regolamento tipo per le Borse merci, dopo lunghe e laboriose discussioni, con la collaborazione delle Camere di commercio maggiormente interessate a questo problema (Milano, Torino e Genova) e con la preziosa assistenza del dottor Italo Mancini, ispettore del Ministero dell’industria e commercio. Anche la Sezione marittima ha continuato a svolgere un lavoro assai proficuo, nel quale abbiamo il conforto di vederci seguiti in modo veramente amorevole dal ministro della Marina mercantile, senatore Cappa. Una pratica che interessa in modo particolare gli impiegati delle Camere di commercio è quella svolta dall’Unione attraverso ripetuti contatti con la presidenza dell’Ente nazionale di previdenza per i dipendenti da enti di diritto pubblico, 282 Stefano Brun presso il quale è iscritto tutto il personale camerale. Allo scopo di rendere più soddisfacenti i servizi di tale ente l’Unione ha proposto la costituzione presso l’ENPDEP di un Comitato di consulenza per presentare appropriati suggerimenti e proposte. Circolare del Ministero industria e commercio Nella Relazione dell’anno scorso sull’attività svolta dagli enti camerali durante il 1951 lamentavo il fatto che la riforma della legge sulle Camere di commercio, industria e agricoltura, da tanto tempo allo studio e insistentemente invocata, tardasse ad essere realizzata. Un altro anno è trascorso, purtroppo, senza che l’attesa sia stata soddisfatta. E poiché nel frattempo la Camera dei deputati e il Senato sono stati sciolti, occorrerà che la riforma venga riproposta e che il nuovo Parlamento si induca a discuterla e ad approvarla. È da augurarsi che questa battuta di aspetto, per quanto prevedibilmente lunga, serva per lo meno a preparare il terreno per una discussione ampia e completa della riforma, affinché questa venga realizzata in modo organico e gli enti camerali possano risultarne rafforzati nelle loro costituzione e nel loro prestigio. In proposito una sicura garanzia ci viene offerta dalla circolare emanata appena l’8 aprile scorso dal ministro dell’Industria e commercio, il quale ha manifestato il suo fermo proposito di voler rendere «sempre più operante e armonica» la sua collaborazione con le Camere, le quali, per conto loro, attraverso il potenziamento dei servizi perfezioneranno sempre più la loro struttura organizzativa. La circolare ministeriale conferma che le Camere sono organismi posti al centro dell’economia locale e che per tale posizione sono, meglio di qualunque altro ente, in condizioni di adempiere all’opera stimolatrice e coordinatrice che la legge ad esse attribuisce. Nella premessa alla Relazione dello scorso anno formulavamo ancora l’augurio che venisse eliminata l’esistenza ed evitato il sorgere di nuovi organismi a base provinciale operanti nel settore dell’agricoltura, che in certo modo costituirebbero dei doppioni degli enti camerali, che già di fatto dedicano particolari cure, come è provato fra l’altro dagli ingenti contributi finanziari erogati, alle iniziative agricole, forestali e zootecniche. La circolare ministeriale realizza almeno in parte il nostro voto, in quanto stabilisce che presso le Camere, con decreto del ministro dell’Industria e commercio, di concerto con quello dell’Agricoltura, sia sempre costituita una Commissione permanente per gli affari concernenti l’agricoltura e le foreste, la quale si occuperà 283 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale anche dei problemi relativi all’“economia montana” nelle provincie in cui esistano Comuni dichiarati montani ai sensi dell’art. 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991. Disposizioni di tal genere sono senza dubbio destinate a potenziare l’opera delle Camere, e gli effetti benefici ne potranno essere rilevati già nel corso di quest’anno. Ma pur nella loro attuale costituzione, notiamo che i vari organi camerali hanno funzionato a pieno ritmo di lavoro, ove si pensi che le Giunte hanno tenuto lo scorso anno ben 1357 adunanze, mentre le Consulte economiche provinciali, pur non essendo costituite in tutte le Camere, si sono riunite 862 volte. A completare il quadro dell’attività degli organi camerali bisogna aggiungere che le diverse Commissioni consultive composte di tecnici ed esperti, funzionanti presso le singole Camere, hanno tenuto ben 8648 adunanze. Statistica delle ditte e dei dipendenti camerali Dalle anagrafi delle diverse Camere si rileva che il numero delle ditte esistenti, al netto delle cancellazioni, al 31 dicembre 1952 era di 2.356.505, con un sensibile aumento nei confronti delle 2.297.720 risultanti alla fine dell’anno precedente. Già nella passata Relazione facevamo però notare come a questi dati non possa attribuirsi un valore di precisione assoluta in quanto essi risentono sicuramente della negligenza da parte dei titolari nel denunciare agli Uffici camerali l’inizio o la cessazione delle attività; ma aggiungevamo che, una volta ultimate le operazioni del III Censimento industriale e commerciale, gli Uffici anagrafici in collaborazione con gli Uffici di statistica avrebbero potuto procedere ad una completa revisione dei Registri delle ditte, sì da renderli rispondenti alla situazione reale. In effetti a questo lavoro di revisione si sta provvedendo presso tutte le Camere, di guisa che nella prossima Relazione si spera di poter avere in proposito dei dati più precisi e completi. Gli elementi di cui disponiamo, ripartiti fra le diverse regioni, consentono di effettuare un utile raffronto e di rilevare che il primo posto è sempre tenuto dalla Lombardia con 420.358 ditte (17,84% del totale) contro 403.282 alla fine del 1951. Nell’Emilia Romagna, nella Toscana e nella Sicilia le ditte iscritte superano le 200.000 unità; nel Piemonte, nel Veneto, nel Lazio e nella Campania il loro numero è compreso fra le 100.000 e le 200.000, mentre la cifra più modesta (25.958) è tuttora quella della Basilicata, pur presentando anch’essa un apprezzabile aumento in confronto a quella dell’anno precedente (25.142). Premesso che in diverse provincie esiste tuttora il cumulo, nella stessa persona, della carica di segretario generale della Camera e di quella di direttore dell’Uf284 Stefano Brun ficio provinciale industria e commercio e una qualche promiscuità fra il personale camerale e quello degli UPIC nel disimpegno di talune funzioni, tuttavia può sempre riuscire utile un raffronto tra il numero degli impiegati delle Camere e quello delle ditte iscritte nell’anagrafe, dato che quest’ultimo costituisce senza dubbio un indice se non prevalente certo assai importante dell’attività economica della provincia e, contemporaneamente, dell’entità del lavoro che gli Uffici sono chiamati ad assolvere. In complesso il personale camerale è passato da 3252 unità nel 1951 a 3322 alla fine del 1952, pari a 1,41 impiegati per 1000 ditte, esattamente nelle stesse proporzioni riscontrate l’anno precedente (i dati per regioni sono contenuti nella premessa del volume della Rassegna). Erogazioni delle Camere di commercio Come appare da una tabella riportata nelle prime pagine della Rassegna sull’attività delle Camere di commercio, una parte cospicua dei proventi delle Camere viene da queste devoluta, attraverso appositi stanziamenti nei relativi bilanci, a sovvenzionare enti, istituti e iniziative che operano non solamente nei diversi settori dell’economia provinciale e nazionale, ma anche nel campo culturale ed artistico. Simili erogazioni vanno ogni anno crescendo. Nel 1952 infatti hanno raggiunto la cifra cospicua di lire 1.256.716.654, con un aumento dell’11,4% in confronto al 1951 (lire 1.101.092.545). Per un giusto apprezzamento dell’importanza di questo apporto degli enti camerali giova considerare brevemente come la cifra anzidetta va ripartita fra i diversi settori. Anche nel 1952 il settore dell’agricoltura (ivi compresa la silvicoltura, la zootecnia, la caccia e la pesca) e quello dell’istruzione professionale assorbono gli importi principali con circa 217 milioni e 277 milioni, rispettivamente, pari ad oltre il 49% del totale. Seguono le fiere e i mercati con oltre 121 milioni, l’industria e l’artigianato con oltre 96 milioni, il turismo con oltre 57 milioni ecc. Iniziative delle Camere nei diversi settori economici Il materiale sull’attività svolta dalle Camere nei diversi settori, raccolto attraverso le risposte al questionario diramato dall’Unione, meriterebbe, come è già stato avvertito nelle Relazioni precedenti, un’accurata elaborazione, alla quale tuttavia non è facile attendere per la ristrettezza del tempo disponibile. Le singole relazioni, richieste fin dai primi di gennaio, ci sono pervenute difatti in gran 285 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale parte solo ad aprile inoltrato, rendendo così difficile e in alcuni casi addirittura impossibile quel lavoro di adattamento che pure sarebbe necessario per istituire utili elementi di raffronto tra le caratteristiche delle diverse provincie e porre in maggiore evidenza i risultati degli interventi delle Camere. Comunque, pur con la semplice esposizione e con una sommaria classificazione del materiale raccolto per i diversi settori, è possibile avere un’idea del lavoro svolto dalle Camere. L’agricoltura, la silvicoltura e la zootecnia tengono senza dubbio il primo posto. Dal promuovimento dei Consorzi per la bonifica agraria e idraulica, per la viabilità, per i rimboschimenti e per le zone dei comuni di montagna, alla lotta contro la grandine, contro le malattie delle piante, è tutta una serie di interventi delle Camere, singolarmente o in collaborazione con altri organismi qualificati, per la difesa e la valorizzazione del settore agricolo. A ciò si aggiungano iniziative singole, come quelle di Cremona per la sperimentazione nel settore lattierocaseario, o come quella delle Camere di Imperia, di Lecce e di Perugia per la difesa dell’olio di oliva. Per ciò che riguarda l’industria, l’attività degli enti camerali nel 1952 si può considerare polarizzata su due problemi fondamentali e in certo modo connessi tra loro: quello del metano e quello dell’industrializzazione del Mezzogiorno, mentre non sono stati trascurati altri problemi, pure di notevole importanza ad esempio per le provincie meridionali, come è quello della concreta applicazione della cosiddetta legge del “quinto”. Sebbene il settore dei lavori pubblici possa, a prima vista, apparire estraneo all’attività delle Camere di commercio, tuttavia esse vi hanno dedicato la loro attenzione soprattutto collaborando con gli enti pubblici specializzati. Notevole è l’apporto dato da esse ai Comitati di studio dei piani territoriali urbanistici. Anche i problemi dell’artigianato sono oggetto di speciale attenzione da parte delle Camere, soprattutto ai fini dell’istituzione e del potenziamento delle scuole professionali, delle botteghe-scuola artigiane e dei corsi di addestramento, senza contare tutta l’assistenza data alle categorie artigianali in materia fiscale e in materia di partecipazione a fiere, mostre ed esposizioni sia in Italia sia all’estero. Per il commercio con l’estero le Camere hanno anzitutto compiti di istituto col rilascio dei certificati merceologici atti a dimostrare presso i competenti organi di governo l’idoneità degli operatori negli scambi internazionali. A tali compiti va aggiunto poi il largo intervento di singole Camere per l’incremento e la disciplina dell’esportazione di determinati prodotti caratteristici delle singole provincie. I compiti di istituto sono ancora più specifici nel settore della disciplina del commercio interno, per il quale le Camere sono chiamate ad applicare precise disposizioni di legge in materia. 286 Stefano Brun Sembrerebbe superfluo parlare degli interventi delle Camere nel settore dei trasporti, siano essi terrestri, marittimi o aerei, dato che non è concepibile lo svolgimento di una qualsiasi attività economica, nella vita moderna, senza che sia garantita la possibilità di trasferire da un luogo all’altro le persone e le cose. L’intervento delle Camere è però, anche in questo campo, un fattore determinante tutte le volte che si tratti di creare nuove vie o nuovi mezzi di comunicazione ovvero di perfezionare quelli esistenti. Così appare evidente l’utilità delle conferenze orario e dei convegni internazionali in materia di traffici, a cui le Camere sono sempre presenti dando il concreto apporto della collaborazione di elementi tecnici competenti. Il problema del credito, soprattutto per sollecitare la costituzione degli istituti di finanziamento in favore della media e piccola industria e quelli tributari, conseguenti alla entrata in vigore della legge sulla finanza locale 2 luglio 1952, n. 703, hanno, durante lo scorso anno, prevalentemente richiamata l’attenzione delle Camere, che peraltro nell’assolvere i compiti ad esse demandati da leggi o da regolamenti in materia di Borse valori e di Magazzini generali hanno proseguito, nei casi in cui la situazione poteva considerarsi matura, nell’istituzione delle Borse merci, talvolta con la costruzione di appositi edifici, come per esempio a Firenze e a Pisa. Problemi di interesse locale ed iniziative particolari, come l’organizzazione di mostre ed esposizioni, hanno pure continuato ad avere ogni cura da parte degli enti camerali, che come in passato hanno organizzato direttamente numerosi congressi e convegni, mentre hanno partecipato con propri delegati o rappresentanti ad altri numerosissimi, sia in Italia sia all’estero. Mi spiace che non sia stato possibile introdurre nel volume della Rassegna sull’attività delle Camere di commercio un capitolo riguardante le Camere di commercio italiane all’estero, a causa del ritardo o omissione delle relazioni ad esse richieste. A proposito di dette Camere di commercio italiane all’estero, va detto che, nonostante la nostra buona volontà, non siamo riusciti ad interessarle, come abbiamo sempre desiderato. Si ricorderà che in occasione del Congresso mondiale delle Camere di commercio era stata costituita una particolare sezione dedicata ai problemi delle nostre Camere di commercio all’estero. I voti espressi in detta circostanza sono stati presentati al Governo, e si ricorderà pure che il senatore Caron, per interessamento di questa Unione, ne fece oggetto di un vivo richiamo nella relazione presentata al Senato sul bilancio del commercio estero. Era stato stabilito che dovessero entrare a far parte del Consiglio direttivo dell’Unione tre rappresentanti delle Camere di commercio italiane all’estero. Ma in tre anni dalla nomina dei rappresentanti delle Camere italiane all’estero non si 287 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale è mai avuto il piacere di avere, sia pure per una sola volta, uno di questi rappresentanti alle sedute del nostro Consiglio direttivo. In vari modi e in varie occasioni abbiamo offerto la nostra collaborazione alle Camere di commercio italiane all’estero, ma senza ottenere una rispondenza concreta, diligente e attiva da parte di esse. Ne è prova, da ultimo, anche la mancanza delle relazioni sulla loro attività, che avevamo chiesto per unirle a quelle delle Camere italiane in questa Rassegna. Chiudo questo breve excursus, che riassume vari argomenti indicati all’ordine del giorno dell’odierna Assemblea, rivolgendo l’augurio che il Parlamento, quale risulterà dalle elezioni del 7 giugno, possa contribuire a dare un vigoroso impulso alle opere di pace, allo sviluppo delle attività economiche e all’elevamento delle condizioni sociali del Paese. Le Camere di commercio, industria e agricoltura – mi impegno ad affermarlo a nome di tutti i presidenti camerali rappresentati in questo consesso – continueranno a dare la loro solerte, coscienziosa e disinteressata collaborazione agli organi di governo e alle autorità locali perché il cammino verso il progresso sia rapido e vada a profitto di tutte le regioni d’Italia, di tutte le categorie di cittadini. 288 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 18 dicembre 1953 [...] Istruzione tecnica e addestramento professionale Nell’anno 1952 le erogazioni camerali per contributi ad iniziative e corsi in materia di istruzione tecnica ed addestramento professionale sono state, come sempre, cospicue ed hanno raggiunto la cifra di circa 290 milioni, pari al 22,9% circa del totale delle erogazioni. Al primo posto Milano, con 33,2 milioni, cui seguono: Pavia con 28,1 milioni, Vicenza con 14,4 milioni, Firenze con 13,5 milioni, Varese con 11,9 milioni, Napoli con 10,7 milioni, e poi tutte le altre, nessuna eccettuata, a seconda delle rispettive possibilità; nessuna dimostrazione migliore delle cifre sopra riportate dell’interesse che le Camere di commercio portano ai problemi dell’istruzione tecnica e professionale, per tradizione riconosciuta e sancita già dalla loro prima legge ordinatrice del 1862. La nostra Commissione intercamerale per l’istruzione tecnica e professionale e i convegni culturali è una delle prime costituite e sempre affidata alla presidenza del professor Devoto, presidente della Camera di commercio di Firenze, la cui passione per i problemi dell’istruzione non è chi non abbia avuto modo di apprezzare. Fra i problemi più attuali in tema di istruzione tecnica e di addestramento professionale si pone generalmente in primo piano quello del coordinamento delle varie iniziative, oggi frazionate fra ministeri ed enti diversi senza quasi alcuna reciproca considerazione delle rispettive attività, con conseguente deplorevole dispersione di fondi e di energie. La nostra Commissione non poteva quindi non affrontare anch’essa questo problema di coordinamento e dopo varie riunioni, 289 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale alle quali hanno cortesemente partecipato anche osservatori esperti dei Ministeri dell’industria e commercio, della pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale, dell’agricoltura e delle foreste, ed esperti di altre organizzazioni, come l’Ente nazionale per le piccole industrie e l’artigianato, la Commissione, preso atto dei vari pareri e indirizzi manifestatisi, ritenne utile chiedere all’Unione, che vi aderì, di segnalare ai Ministeri sopra citati le seguenti conclusioni e proposte: – che si riconosceva che la soluzione integrale del problema non potesse ottenersi se non con provvedimenti a lunga scadenza affinché potessero contemplare con giusta conoscenza tutte le situazioni di fatto; – che nella preoccupazione della necessità ed urgenza di istituire un coordinamento delle numerose iniziative volte a risolvere il problema dell’istruzione tecnica e dell’addestramento professionale utilizzando gli ordinamenti esistenti, si proponeva, a titolo di esperimento, che presso le Camere di commercio sedessero una volta al mese, congiuntamente, le Commissioni consultive dei Consorzi provinciali per l’istruzione tecnica e degli Uffici provinciali del lavoro, assistiti, nelle sedi universitarie, da un rappresentante dell’università, al fine di esprimere un parere circa i programmi di corsi di istruzione tecnica e addestramento professionale, nel quadro delle esigenze economiche, attuali e prevedibili nell’immediato futuro, della provincia. Dopo sei mesi o più di funzionamento, demandare ad apposita Commissione interministeriale l’esame delle relazioni dei presidenti delle Camere di commercio e dei direttori dei Consorzi provinciali per l’istruzione tecnica e degli Uffici provinciali del lavoro, per trarne gli elementi utili a proposte definitive intorno all’istituzione di veri e propri Comitati provinciali di coordinamento per l’istruzione tecnica e professionale, secondo uno schema già predisposto e dovuto all’iniziativa della Camera di commercio di Roma; – che, ove possibile, si procedesse senz’altro alla realizzazione dei citati Comitati provinciali di coordinamento, soluzione questa particolarmente patrocinata dalla Camera di commercio di Roma. Alle riportate conclusioni e proposte si ebbe l’adesione dei Ministeri della pubblica istruzione e dell’industria e commercio, mentre varie considerazioni di principio e di opportunità vennero opposte dal Ministero del lavoro. Successivamente, con la circolare 8 aprile 1953, n. 626, il Ministero dell’industria e commercio, nell’impartire norme sull’attività delle Camere di commercio, fra l’altro prevedeva espressamente la costituzione di una Commissione provinciale di coordinamento dell’istruzione tecnica e dell’addestramento professionale su uno schema notevolmente conforme a quello da noi proposto. In pratica però, fino ad oggi, anche la citata circolare 626 non ha potuto trovare attuazione, poiché il Ministero del lavoro vi ha opposto considerazioni di principio e di opportunità sostanzialmente analoghe a quelle apposte dalla nostra 290 Stefano Brun prima iniziativa. Così il coordinamento nel settore in esame è tuttora insoluto, pur essendo, come già rilevato, fra i più sentiti. Allo stato, non resta, da parte del Ministero dell’industria e commercio – che curando i settori economici più intensamente preoccupati del problema vi dedica il suo più autorevole interessamento –, che appoggiare l’azione in corso e, da parte delle Camere di commercio, cercare di realizzare di fatto il miglior possibile coordinamento delle iniziative locali. Di notevole rilievo l’esame, fatto da un apposito Comitato costituito in seno alla Commissione per l’istruzione tecnica e professionale e affidato alla presidenza dell’onorevole Casalini, di alcuni quesiti del Bureau Européen de la Jeunesse et de l’Enfance in tema di istruzione primaria in agricoltura, concernenti: l’opportunità di una riforma della scuola primaria rurale; l’utilità delle trasmissioni d’insegnamento postscolastico agrario a mezzo della radiodiffusione e della televisione; la necessità di rilasciare certificati di apprendistato rurale; la necessità di sviluppare gli scambi di tecnici per la formazione professionale agricola. Nella risposta formulata sulla base delle conclusioni dei lavori di detto Comitato si è affermato che per l’Italia, in sostanza, più che di riforma della scuola primaria rurale, la cui impostazione programmatica può ritenersi abbastanza soddisfacente, occorre parlare di necessità di ricostruzione di aule ed attrezzature e, in particolar modo, di formazione del personale insegnante qualificato, o istituendo apposite sezioni ad indirizzo rurale negli istituti magistrali, o integrando i normali corsi di magistero con corsi liberi di agricoltura anche presso istituti di agraria. Per quanto concerne la diffusione a mezzo radio o televisione dell’insegnamento agrario postscolastico, si è posto in rilievo che questo può considerarsi utile elemento di propaganda più che di insegnamento vero e proprio, poiché non può non tenersi conto del valore della visione per tener desta l’attenzione; meglio potrà quindi rispondere allo scopo la televisione quando potrà avere larga diffusione. Comunque, trattasi di mezzi di propaganda della cultura che possono avere successo soprattutto là dove esiste un’efficiente organizzazione di istruzione agraria postscolastica e, in ogni caso, occorre che i programmi di radio diffusione o di televisione vengano apprestati in stretta collaborazione con i tecnici dell’agricoltura in rapporto a colture stagionali o colture che abbisognino di particolari illustrazioni e propaganda. Circa il rilascio di certificati d’apprendistato rurale, unanime è stato il parere favorevole, considerato che il riconoscimento di una capacità specifica al contadino vale ad elevarlo dinanzi a sé stesso ed agli altri; perciò un certificato di tirocinio se vale e può valere professionalmente, vale anche a dare al contadino una nuova considerazione del suo lavoro. 291 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Pure unanimemente favorevole il riconoscimento della necessità di sviluppare gli scambi di tecnici per la formazione professionale, non solo fra Stati diversi, ma anche fra regioni di uno stesso Stato. [...] Emigrazione e lavoro Emigrazione La Commissione intercamerale di studio per i problemi dell’emigrazione, affidata, come è noto, alla presidenza del professor Giovanni Merlini, presidente della Camera di commercio di Bologna, in considerazione del voto espresso dal IV Convegno nazionale delle Camere di commercio industria e agricoltura per i problemi dell’emigrazione tenutosi a Livorno nei giorni 15, 16 e 17 novembre 1952, ha rivolto la sua particolare attenzione al problema delle migrazioni interne di imprese e di tecnici. E ciò anche perché ripetutamente in sede internazionale è stato fatto notare come l’Italia sembri essersi orientata verso una sopravvalutazione dell’importanza dell’emigrazione all’estero, mentre non terrebbe in debito conto le possibilità che movimenti migratori interni possono offrire alla soluzione di taluni aspetti della sovrappopolazione, e in particolare è stato spesso citato il caso della Sardegna. Nella sua ultima riunione, quindi, la Commissione è venuta nella determinazione di svolgere in Sardegna il suo V Convegno nazionale, ponendo come tema “Prospettive e problemi dei trasferimenti di imprese e di tecnici in Sardegna”. Al riguardo si sono già tenute due riunioni, con la partecipazione dei rappresentanti delle Camere di commercio della Sardegna, per decidere le basi di un programma del Convegno, che in linea di massima può dirsi che si impernierà su una relazione base di ordine generale, su tre relazioni per l’agricoltura – una generale, una riguardante le possibili colture e una concernente il settore forestale –, su una relazione per il settore industriale. L’Unione ha accolto con favore l’iniziativa della Commissione, soprattutto per aver modo di realizzare in Sardegna una sua prima manifestazione, tanto che si è anche deciso di tenere nello stesso periodo una riunione del Consiglio direttivo. Il Convegno dovrebbe svolgersi nella seconda quindicina di marzo, in coincidenza con la Fiera di Cagliari. Una speciale segnalazione merita il fatto che il Ministero degli affari esteri, Direzione generale dell’emigrazione, ha accolto il voto espresso dalla Com292 Stefano Brun missione intercamerale per l’emigrazione, in seguito ad iniziativa della Sezione marittima della Camera di commercio di Bari, affinché venga immesso a far parte della Commissione di studio per la riforma delle leggi sull’emigrazione un rappresentante delle Camere di commercio designato dall’Unione. In particolare il voto ha rilevato anche l’opportunità che i lavori di questa Commissione vengano ripresi e condotti a termine con tutta la possibile sollecitudine, poiché appare vivamente sentita la necessità di una revisione delle vigenti leggi sull’emigrazione. La segnalazione merita rilievo in quanto conferma la considerazione che la Direzione generale dell’emigrazione si compiace attribuire alla collaborazione delle Camere di commercio nello studio dei problemi dell’emigrazione, cosa per la quale l’Unione non può non esprimere vivo ringraziamento. Per quanto concerne l’addestramento professionale degli emigranti, la Commissione nel 1953 ha ritenuto di soprassedere a particolari ulteriori interventi in materia, nella speranza che si chiariscano meglio i rapporti fra i vari Ministeri interessati al problema e si profili più concretamente la possibilità di un coordinamento provinciale delle attività concernenti l’istruzione tecnica e l’addestramento professionale. In qualità di organo esecutivo della Commissione di studio dell’Unione, la Commissione di coordinamento per l’emigrazione, costituita presso la Camera di commercio di Bologna, ha operato principalmente in due settori: schedario di segnalazioni, del quale si è curato il carattere di alta specializzazione, in stretto accordo con il parere dei Ministeri competenti, e che attualmente si conta di aggiornare con una revisione degli iscritti e l’ampliamento del numero di categorie rappresentate; pubblicazioni ed informazioni, che comprendono l’edizione mensile dell’ormai noto “Informazioni ed appunti”, nonché la continuazione della serie dei “Quaderni dell’emigrazione”, di cui è uscito il n. 5 intitolato Lettera dal Venezuela. Sono state inoltre condotte alcune indagini in collaborazione con le rappresentanze italiane all’estero, la più importante delle quali è stata quella relativa all’accertamento di un gruppo di prezzi correnti in 80 località di oltre 50 paesi stranieri. Nel prossimo anno i risultati di questa indagine e la ripetizione di quella sul costo della vita verranno pubblicati sul notiziario mensile. Istituto nazionale di organizzazione del lavoro L’Unione ha dato la sua adesione all’Istituto nazionale di organizzazione del lavoro fondatosi recentemente in Pisa, allo scopo di: a) promuovere studi, ricerche, inchieste, convegni ed altre iniziative al fine di approfondire la conoscenza scientifica dei problemi del lavoro; 293 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale b) curare la formazione di specialisti ai fini della organizzazione del lavoro: 1. nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni; 2. nel settore dell’emigrazione. L’Unione ha partecipato a tale fondazione con un contributo di lire 500.000 e con la nomina di un proprio rappresentante nel Consiglio di amministrazione nella persona del colonnello Gino Graziani, presidente della Camera di commercio di Livorno. È da far presente che questa iniziativa ha particolare interesse per noi, dato che si svolge nel quadro delle provincie pilota dell’istruzione tecnica professionale (oltre alla provincia di Pisa, anche quella di Salerno è considerata provincia pilota in questo settore) e che questa istituzione è particolarmente caldeggiata dalla Camera di commercio industria e agricoltura di Pisa. Abbiamo potuto seguire il lavoro nella prima fase della vita dell’Istituto, giacché le riunioni del Consiglio di amministrazione si sono sempre tenute presso la nostra Unione, sotto la presidenza del senatore Sacco e con la partecipazione dei rappresentanti delle varie amministrazioni interessate, e cioè il Ministero dell’istruzione, il Ministero degli affari esteri e il Ministero del lavoro, e abbiamo potuto constatare la serietà degli intenti e l’importanza del programma che verrà svolto sotto la guida del professor Brughier. Decentramento amministrativo e burocratico Appena presentato il disegno di legge per il decentramento di funzioni statali ad enti locali, concretatosi poi nella legge 11 marzo 1953, n. 150, nel quale era già prevista la partecipazione di un rappresentante dell’Unione nella Commissione consultiva contemplata all’art. 2 della legge stessa, il nostro Consiglio direttivo provvide alla formazione di un’apposita Commissione per lo studio delle funzioni statali delle quali potesse apparire utile ed opportuno il decentramento alle Camere di commercio. A far parte di detta Commissione, affidata alla presidenza dell’avvocato De Barbieri, funzionante presidente della Camera di commercio di Genova, vennero designati i seguenti dirigenti e funzionari camerali: l’avvocato Carfagna, segretario generale della Camera di commercio di Roma; il dottor Olivetti, segretario generale della Camera di commercio di Como; il dottor Mancini, segretario generale della Camera di commercio di Venezia; il dottor Franco, segretario generale della Camera di commercio di Torino; il dottor Bonato, segretario generale della Camera di commercio di Bologna; il ragionier Fiore, vice segretario generale della Camera di commercio di Napoli; l’avvocato Polacco, segretario generale dell’Unione delle Tre Venezie; il dott. Bongiorno, vice segretario della Camera di commercio di 294 Stefano Brun Firenze; il dottor Giampetruzzi, della Camera di commercio di Genova. Esperto, il professor avvocato Luigi Galateria, docente di diritto amministrativo all’Università di Macerata. Venne anche disposta un’indagine presso le Camere di commercio per averne indicazioni e suggerimenti, e particolarmente notevole risultò la relazione inviata dalla Camera di Genova, tanto che la Commissione ritenne utile prenderla a base dei suoi lavori, integrandola naturalmente con le segnalazioni delle altre Camere, quasi tutte elaborate con apprezzabile cura e acume giuridico. Cosa questa che piace rilevare, poiché dimostra ancora una volta che l’attrezzatura delle Camere di commercio non va considerata ottima solo per la trattazione di questioni economiche, ma anche per tutti i problemi di ordine giuridico che vi sono comunque connessi. Le conclusioni del lavoro svolto dalla Commissione nel corso di laboriose sedute, approvate dal Consiglio direttivo dell’Unione, vennero trasmesse al sottosegretario di Stato per la riforma dell’amministrazione, onorevole professor Roberto Lucifredi, con apposita lettera di risposta alla richiesta di proposte che ci era intanto pervenuta. Appare utile riportare qui la premessa alle proposte da noi formulate: «Nella determinazione delle funzioni statali d’interesse locale da attribuire alle Camere di commercio, ai sensi della legge 11 marzo 1953, n. 150, si è ritenuto essenziale tenere a base i principi seguenti: – considerare soltanto funzioni di ordine strettamente economico e d’interesse locale; – semplificare e rendere più solleciti e tempestivi taluni servizi, nell’interesse degli operatori economici e del pubblico in generale, e facilitare l’armonizzazione dei provvedimenti riguardanti l’economia con gli interessi e le condizioni ambientali locali, spesso sensibilmente diversi fra una zona e l’altra del territorio nazionale, per le cui valutazioni le Camere di commercio dispongono di maggiori elementi conoscitivi ed hanno più pronta sensibilità economica; – escludere quelle funzioni che, pur di carattere economico e con notevoli riflessi locali, un più approfondito esame ha portato a rilevare d’interesse generalmente non limitabile ad una sola provincia, o aventi necessità di uniforme indirizzo di applicazione, che non può essere assicurato se non da un unico organo centrale; – non interferire con funzioni aventi particolari caratteristiche di ordine tecnico o giurisdizionale, per le quali possono ritenersi più idonei altri organi od enti. Inoltre, si è ritenuto che la funzione tipica e fondamentale delle Camere di commercio è quella di essere organi consultivi e di propulsione di iniziative e di attività nel quadro delle rispettive economie provinciali con una necessariamente larga autonomia, onde non si è ritenuto opportuno richiedere l’attribuzione di 295 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale una molteplicità di compiti di carattere strettamente burocratico od esecutivo, col rischio di appesantire gli uffici camerali e di snaturare il carattere di queste istituzioni, stabilitosi attraverso una lunga tradizione ed esperienza». Appare utile anche elencare le materie per le quali è stato richiesto il decentramento di funzioni di interesse economico provinciale alle Camere di commercio, avvertendo che è stata fatta riserva di ulteriori proposte e precisazioni, ove ne fosse stata ravvisata l’opportunità in seguito ad ulteriore esame della materia: 1. Compiti già affidati alle Camere di commercio in base al r.d.l. 8 maggio 1924, n. 750, successivamente attribuiti agli UPIC in base al Testo Unico 20 settembre 1934, n. 2011, e oggi solo parzialmente restituiti alle Camere in virtù di circolari ministeriali in una specie di gestione mista con gli UPIC: a) raccolta di dati statistici e notizie che interessano il movimento economico e sociale della provincia (Uffici provinciali di statistica); b) ricevimento e registrazione delle denuncie di costituzione, modificazione e cessione delle ditte: rilascio dei certificati, autenticazione delle firme depositate; c) adempimento delle attribuzioni precedentemente demandate alle Prefetture dalle leggi e dai regolamenti vigenti in materia di disegni e modelli di fabbrica, marchi e distintivi di fabbrica, funzioni successivamente attribuite alle Camere di commercio con la legge 8 maggio 1924, n. 750, e agli UPIC in base al Testo Unico 20 settembre 1934, n. 2011; d) rilascio dei certificati di origine delle merci e delle carte di legittimazione dei viaggiatori di commercio; e) formazione di mercuriali e listini di prezzi; 2. depositi franchi – tariffe; 3. magazzini generali e depositi franchi – ispezioni; 4. disciplina dei magazzini di vendita di merce a prezzo unico; 5. disciplina del commercio ambulante; 6. agricoltura, bonifica e colonizzazione, economia montana, consorterie, domini collettivi, università agrarie, promiscuità per condomini agrari e forestali; 7. licenze per la preparazione e la vendita del seme bachi da seta, per l’esercizio degli impianti di stufatura ed essiccazione dei bozzoli, per l’esercizio di stabilimenti di stagionatura e di assaggio delle sete; 8. pesca e caccia; 9. determinazione dei valori medi dei generi soggetti all’imposta di consumo; 10. determinazione del valore imponibile sul bestiame agli effetti dell’imposta comunale; 11. disciplina dei depositi di olii minerali e di lubrificanti; 12. distributori automatici di carburanti e distributori di metano; 13. concessione delle licenze per l’apertura di agenzie di viaggio e turismo; 296 Stefano Brun 14. demanio marittimo; 15. usi civici. Alla recente richiesta di designazione del rappresentante dell’Unione nella Commissione consultiva di cui all’art. 2 della legge, il Consiglio ha nominato l’avvocato De Barbieri che, come detto, ha presieduto ai lavori della Commissione con passione e competenza. Produttività e ricerca scientifica nel settore economico Collaborazione sul piano della produttività Come le Camere di commercio hanno mostrato di rendersi conto dell’importanza di elevare il più possibile la produttività nei vari settori dell’economia, specialmente attraverso un’attiva collaborazione da esse data al Comitato nazionale della produttività nell’organizzazione dei Seminari per la produttività e di varie riunioni e convegni che si svolgono frequentemente e intensamente nelle varie parti d’Italia, così la nostra Unione ha preso viva parte all’azione proficua svolta dal Comitato nazionale per la produttività attraverso varie forme e manifestazioni. Segnalo specialmente a questo proposito la collaborazione data dall’Unione, attraverso il suo segretario generale, al suddetto Comitato, e in modo particolare al Sottocomitato per lo studio dei mercati e organizzazione delle vendite”, il quale ha svolto un importante programma di lavoro che ha trovato un coronamento nel Convegno sulle “Forme di vendita e ricerche di mercato”, tenutosi lo scorso 16 dicembre presso la Camera di commercio industria e agricoltura di Milano. Il Sottocomitato in parola ha portato la sua attenzione su un settore che sinora era stato trascurato, quello della distribuzione. È merito di sua eccellenza Campilli di avere riconosciuto e sottolineato l’importanza dello studio della produttività nella fase commerciale; egli si è espresso molto chiaramente al riguardo affermando in una riunione del Comitato nazionale per la produttività che «è essenziale vedere la produttività non nel cerchio chiuso dei due fattori della produzione – lavoratore e imprenditore –, ma vederli dilatati anche nella funzione distributiva, perché altrimenti il beneficio non va al consumatore». Ricerca scientifica nel settore economico Si è più volte lamentato che non esiste un sufficiente collegamento, specialmente di carattere pratico, fra la ricerca scientifica e le applicazioni nei vari 297 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale settori produttivi. Si è pertanto ravvisata l’opportunità di organizzare un Convegno nel quale uomini di scienza e operatori economici potessero incontrarsi su un piano concreto di collaborazione. L’organizzazione di tale Convegno è stata affidata a un Comitato sotto la presidenza di sua eccellenza professor Francesco Giordani. Ci siamo pure assicurati la partecipazione del Comitato nazionale della produttività, del Consiglio nazionale delle ricerche, della Confederazione generale dell’industria, del Centro nazionale di studi per l’organizzazione del lavoro, dell’Istituto nazionale di economia agraria, della Facoltà di ingegneria e di scienze dell’Università di Roma e di organismi internazionali che si occupano della ricerca scientifica, come ad esempio il Battelle Memorial Institute. Il Convegno dovrebbe aver luogo probabilmente nel prossimo mese di aprile in occasione della ricorrenza del giorno di Guglielmo Marconi (25 aprile) o in occasione delle giornate della scienza e della tecnica organizzate dal Consiglio nazionale delle ricerche alla Fiera campionaria di Milano. [...] Egregi colleghi presidenti e amministratori di Camere di commercio, se avete la compiacenza di andare a leggere le precedenti Relazioni presentate negli anni passati, insieme al bilancio preventivo vedrete che ogni volta ho chiuso questa Rassegna con un vivo richiamo in favore della legge sulle Camere di commercio. Disgraziatamente anche quest’anno non posso fare a meno di ripetermi su questo argomento. Le ripetizioni sono di solito noiose, ma vi sono costretto dalla situazione che si trascina di anno in anno senza una soluzione. Devo dire anzi, questa volta, che siamo più lontani che mai dalla realizzazione dei nostri voti, giacche non mi consta che vi sia un progetto già sufficientemente elaborato e approvato dai vari ministeri interessati per regolare finalmente le competenze e l’azione degli istituti camerali. Spero che non sia esatta la notizia riportata recentemente dalla stampa secondo la quale un precedente progetto elaborato dal Ministero dell’industria e commercio non avrebbe alcun seguito, considerata l’opportunità, segnalata dall’Ufficio per la riforma dell’amministrazione, che si soprassieda all’ordinamento delle Camere fino a quando non saranno approvate la nuova legge sindacale e quella sul Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Non si può negare che la legge sulle Camere di commercio abbia dei collegamenti coi due argomenti anzidetti ed anche con altri, come quello per esempio riguardante le Regioni. Ma noi temiamo che, se si continua ad attendere l’emanazione di qualche altra legge prima della nostra, le Camere di commercio non riusciranno mai ad avere il loro ordinamento. 298 Stefano Brun D’altra parte si deve constatare che una circolare emanata alcuni mesi fa dal Ministero dell’industria e commercio col benevolo intendimento di risolvere talune questioni di particolare interesse per gli istituti camerali, non ha sinora sortito l’esito desiderato. Tale circolare, come si ricorderà, trattava specialmente due questioni importanti: 1. quella dell’istituzione, presso ogni Camera di commercio, di una Commissione permanente per i problemi dell’agricoltura e di analoghe Commissioni per altri settori di peculiare interesse per le singole economie locali; 2. quella del coordinamento in tema di istruzione tecnica professionale. Nell’applicazione delle anzidette norme dettate dal Ministero dell’industria e commercio sui due punti su accennati si sono incontrate notevoli difficoltà, tanto che al presente non si sono costituite le Commissioni dell’agricoltura, né si è potuta ottenere un’efficace collaborazione nelle Provincie per quanto si riferisce all’istituzione, all’ordinamento e ai programmi delle varie iniziative concernenti l’istruzione tecnica e professionale. Ciò dimostra ancora una volta che le circolari non possono bastare per dare una valida e definitiva sistemazione all’ordinamento dei nostri istituti. Fatte queste obbiettive constatazioni ritengo che l’Assemblea potrebbe cogliere questa occasione per rinnovare all’onorevole Piero Malvestiti, che in molteplici occasioni ha mostrato il suo valido interessamento per la vita e i problemi delle Camere di commercio, e al suo collega ministro dell’Agricoltura senatore Salomone, il voto per un riesame del progetto ministeriale, per dare ad esso una forma definitiva e per presentarlo al Parlamento senza attendere che si risolvano altri problemi e si approvino altre leggi; il che provocherebbe un pregiudizievole ritardo a quell’ordinamento delle Camere di commercio che da oltre nove anni è stato previsto dal d.l.lgt. 21 settembre 1944, n. 315, il quale all’art. 8 dichiarava che «le norme relative alla costituzione, al personale e al funzionamento delle Camere di commercio industria e agricoltura e degli Uffici provinciali del commercio e dell’industria, saranno emanate con successivo decreto legislativo». Non credo che ci si possa tacciare di impazienza o di intempestività se invochiamo ancora una volta la più sollecita soluzione di questo problema; soluzione la cui necessità e urgenza non sono sentite solo da noi, ma anche dai ceti economici e dall’opinione pubblica, e sono state pure espresse autorevolmente ai due rami del Parlamento in più occasioni. 299 Normali Lieve aumento Normali Discreti Discreti Buoni Buoni Discreti Discreti Discreti Invariate Invariate Invariate Invariate Invariate Invariate (-) Invariate Invariate Lieve aumento Invariate – Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari (+) Stazionari Discreti Discreti Buoni Buoni Discreti Discreti Lieve aumento Stazionari – Discreti Buoni Discreti Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Stazionari Buoni Stazionari Manodopera occupata Rapporti con l’impresa Buoni Costi lavorazione Stazionari Dall’estero Invariate Lieve diminuzione Invariate Lieve aumento Invariate Nuove ordinazioni Dall’interno Lieve aumento Lieve Normali Stazionario (-) Normali diminuzione Scarse Stazionario Esuberanti Invariate Abbondanti Stazionario Normali Invariate Scarse Stazionario (-) Normali Invariate Lieve Normali Lieve aumento Normali diminuzione Scarse Stazionario (+) Normali Invariate Normali Stazionario Normali Invariate Normali Stazionario Normali Invariate (+) Normali Lieve aumento Normali Lieve aumento Normali Stazionario Normali Invariate Scarse Diminuzione Normali Invariate (-) Scarse Stazionario Normali Invariate Lieve Scarse Diminuzione – diminuzione Scarse Stazionario (-) Normali Invariate (+) Normali Stazionario Normali Lieve aumento Normali Stazionario (+) Normali Invariate Normali Diminuzione – Invariate Giacenze prodotti industriali Stazionario (-) Stazionario Stazionario Lieve aumento Stazionario Stazionario (-) Stazionario Stazionario ................... Stazionario Lieve aumento Lieve aumento Diminuzione stag. Lieve aumento Aumento Lieve diminuzione ............................. Stazionario Lieve aumento Stazionario Previsioni andamento produzione nel prossimo trimestre Legenda: (+) con lieve tendenza all’aumento; (-) con lieve tendenza alla diminuzione; la sottolineatura punteggiata (........) indica un peggioramento rispetto alle previsioni fatte nel mese precedente. Elettromeccanica Autoveicoli Chimica Edilizia Navalmeccanica Cotone Lana Juta-canapa Fibre tessili artificiali Calzature Legno Carta Siderurgica Metallurgica Macchine utensili Motrici e operatrici Seta Alimentari Fonti Ordinazioni Volume energetiche in corso produzione Sufficienti 300 Settori Industria, mese di ottobre 1953 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Aumento Carta e cancelleria Aumento Aumento Aumento Farmaceutici Chimici per l’agricoltura Aumento Dall’estero – Stazionarie (+) Stazionarie – Stazionarie (-) Stazionarie Stazionarie (-) Stazionarie Lieve diminuzione Stazionarie Lieve aumento Lieve diminuzione Legenda: (+) con lieve tendenza all’aumento; (-) con lieve tendenza alla diminuzione. Lieve diminuzione Stazionarie Stazionarie Stazionarie Aumento Lieve diminuzione Lieve diminuzione Stazionarie Lieve aumento Lieve aumento Dall’interno Nuove ordinazioni Materiali da costruzione Lieve diminuzione Lieve aumento Lieve diminuzione Pellami Combustibili Lieve diminuzione Tessili Stazionario Stazionario Alimentari Lieve aumento Lieve aumento Ortofrutticoli Macchine operatrici Lieve aumento Cereali Metalli Volume vendite Settore Commercio all’ingrosso, mese di ottobre 1953 Normali Normali Normali Normali Normali Normali Normali Esuberanti Normali Normali Normali Normali Normale Normale Normale Normale Lenta Normale Normale Lenta Lenta Lenta Normale Normale Giacenze magazzino Rotazione merci Stazionario (+) Aumento Diminuzione Lieve diminuzione Stazionario (-) Stazionario (-) Aumento Stazionario Lieve aumento Aumento Aumento Aumento Previsioni sul volume delle vendite nel prossimo trimestre Stefano Brun 301 302 Aumento Lieve aumento Gioielleria Libri Grandi magazzini Inesistenti Inesistenti Inesistenti Inesistenti Poco diffuse Poco diffuse Inesistenti Inesistenti Stazionarie Aumento Stazionarie (+) Stazionarie Stazionarie (+) Aumento Stazionarie Stazionarie Vendite straordinarie Vendite rateali e di liquidazione e a credito Attività pubblici esercizi Bar, trattorie: diminuzione Alberghi: diminuzione Legenda: (+) con lieve tendenza all’aumento; (-) con lieve tendenza alla diminuzione. Stazionarie Stazionarie (-) Mobili-arredamento Aumento Stazionarie (+) Calzature Profumeria Abbigliamento-tessuti Stazionarie Diminuzione Alimentari Vendite al dettaglio Settori Commercio al dettaglio, mese di ottobre 1953 Normali Normali Normali Normali Esuberanti Esuberanti Esuberanti Normali Giacenze negozio Normale Accelerata Lenta Lenta Lenta Lenta Lenta Normale Rotazione merci Aumento Lieve diminuzione Aumento Stazionario Aumento Aumento Aumento Previsioni sul volume delle vendite nel prossimo trimestre Aumento 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Verbale dell’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura [Roma,] 8 luglio 1954 [...] Brun: «Questa Assemblea, come sapete, è dedicata alle attività delle singole Camere di commercio e l’Unione non ha che il compito di riunire e di coordinare gli elementi che da parte delle 91 Camere sono stati trasmessi. Però l’Unione ha come sempre ritenuto di dover premettere almeno qualche parola sull’attività delle Camere di commercio, riassumendone i dati principali. Ed è questa premessa che mi limiterò a leggervi, aggiungendovi solo talune opportune considerazioni. Le pagine che seguono danno conto della mole di lavoro compiuto dalle Camere di commercio, industria e agricoltura nell’anno decorso in tutte le provincie, compresa Trieste. Ho detto danno conto, ma debbo aggiungere solo in piccola parte giacché non siamo in grado di conoscere tutte le iniziative che si svolgono nelle provincie. D’altro canto gran parte del lavoro delle Camere di commercio ha carattere continuativo, e pertanto qui non viene riferita per non ripetere quello che è già stato scritto nella Relazione degli anni scorsi. Qualche cifra complessiva può subito indicarci l’ordine di grandezza dell’attività camerale: partecipazione finanziaria ad iniziative e istituti vari per circa un miliardo e mezzo di lire; 2185 riunioni degli organi direttivi, e cioè 1442 riunioni delle Giunte camerali e 743 riunioni delle Consulte; 8042 riunioni di Commissioni; 3143 medaglie distribuite a operai e impiegati per lungo e fedele lavoro e a titolari di imprese commerciali, industriali, agricole e artigiane. Non è il caso di ripetere in questa breve Relazione una molteplicità di dati e notizie che il lettore può ricavare da sé scorrendo le pagine del volume. Questo permette facilmente di rendersi conto dell’apporto che le Camere di commercio industria e agricoltura continuano a dare al Paese per il suo progresso economico e sociale. È questo il frutto di un armonico e consapevole concorso di energie, di 303 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale intelligenza e di saggezza a cui partecipano con spirito di abnegazione gli amministratori delle Camere di commercio insieme con i maggiori esponenti locali dei singoli settori e con tutto il personale camerale, non molto numeroso ma ben preparato e volenteroso. È il frutto altresì della reputazione e della tradizione che continuano a godere i nostri gloriosi istituti, i quali mostrano per mille modi di rispondere ai bisogni attuali e alle nuove strutture progressiste come sempre risposero in passato, favorendo l’ascesa economica italiana. Nessuno può mettere in dubbio che i nostri istituti abbiano dato prova di competenza, di sensibilità, di buon volere e di un dinamico, vorrei quasi dire aggressivo, spirito di iniziativa. Ma vien fatto di domandarci se si sarebbe potuto compiere di più. Si può rispondere no e sì. No, con la situazione attuale di grave carenza dello strumento legislativo sulle Camere di commercio. Sì, se le Camere avessero potuto ottenere il tanto atteso e più volte promesso ordinamento necessario per metterle in grado di operare con maggior sicurezza, con maggior slancio e con più stretto contatto con le categorie economiche. Per citare un caso attuale, ricordiamo le difficoltà incontrate in sede di attuazione del decentramento amministrativo per la mancanza di una legge organica sulle Camere. E ciò pure per mansioni che rientrano chiaramente e logicamente nel quadro dell’azione camerale. Il Ministero dell’industria e commercio ha manifestato più volte il desiderio di porre fine a questo stato di incertezza e talvolta di disorientamento che ci affligge, e ha cercato di riparare agli inconvenienti che ne derivano con l’emanazione di taluni provvedimenti. Ma noi mancheremmo al nostro senso di responsabilità se non cogliessimo questa occasione per segnalare ancora una volta il disagio in cui ci troviamo perdurando questa situazione; duplice disagio: nostro personale e delle istituzioni che ci sono state affidate. Il fatto che la nostra nomina a presidenti e amministratori delle Camere di commercio discenda da una designazione delle autorità locali e da un alto riconoscimento del Ministero dell’industria e commercio di concerto con quella dell’agricoltura e foreste non può non lusingarci, nel tempo stesso che ci impegna a mostrarci degni di tanto onore e tanta fiducia. Ma sta di fatto che gli istituti camerali vengono a mancare di quella base democratica su cui poggia, per espressa dichiarazione della Costituzione, nonché per profonda convinzione e volontà di popolo, la nuova società italiana. Un sistema di nomina come quello attuale poteva giustificarsi solo per un breve periodo dopo lo sfacelo del precedente regime, ma prolungarlo ancora significherebbe compromettere l’efficienza dei nostri istituti, e specialmente estraniarsi dalle 304 Stefano Brun categorie economiche, che di diritto e formalmente rappresentiamo nel loro complesso e in senso unitario, ma che di fatto non possiamo rappresentare appieno fintanto che non ne saremo una genuina, diretta ed esplicita espressione. Ci rendiamo conto delle difficoltà che si frappongono a trovare una soluzione adatta a causa della carenza di altre leggi e altri istituti, ma è opportuno affrontare urgentemente questo problema, anche se per ora non fosse possibile addivenire ad una soluzione integrale e definitiva, purché essa vada incontro in qualche modo al concetto della rappresentanza democratica. Desidero dirvi che facendo uno studio sulla nostra legge ho trovato che al Parlamento subalpino Cavour nel 1850 propose la legge istitutiva delle Camere di commercio. Ho qui la relazione di Cavour a questa legge: io spero che non si perda oggi il tempo che si perdette allora, in quanto che tra la proposta di legge del 1850 e l’emanazione della legge stessa trascorsero ben dodici anni, perché la legge fu emanata nel 1862. Ora, noi stiamo per arrivare a questo traguardo, perché la legge che ricostituisce le Camere di commercio è del 1944 e siamo al 1954; e speriamo che raggiunga il traguardo a così lunga distanza, ma anche che presto i nostri legislatori sentano la necessità di dare alle Camere di commercio il definitivo assetto, per eliminare per i nostri istituti uno stato di disagio, che non è sensibile solo nel settore della riforma burocratica già indicato, ma lo è in tutti i settori. Ad esempio, dobbiamo alla benevolenza del Ministero dell’industria e commercio se il Consiglio superiore delle miniere – e noi ci occupiamo tanto di questo problema – ha una nostra rappresentanza, ma solo in qualità di esperti, perché la legge è quella che è. Lo stesso valga per altri istituti, il giorno in cui noi avessimo un aspetto giuridico ben definito, evidentemente potremmo avere altro tono nelle svolgere la nostra opera ed avere altra autorità anche nei confronti di organi che attingono la loro rappresentanza agli istituti democratici previsti dalle leggi. Per quel che riguarda il personale delle Camere, che è doveroso elogiare, non si hanno sostanziali differenze nel numero di addetti per ogni mille ditte tra il 1952 ed il 1953; infatti nel 1952 si avevano 1,41 impiegati per ogni mille ditte e nel 1952 se ne avevano 1,42. Delle erogazioni camerali, cui si è già accennato, se il primato del contributo va all’istruzione professionale, nel senso che il 23% delle somme percepite dalle Camere è stato usato a tal fine, vediamo che l’agricoltura segue a ruota con il 19,89%. Sono le cifre più notevoli, sulle quali ho voluto richiamare l’attenzione e che vi dicono quanto l’agricoltura sta a cuore alle Camere e quanto noi dobbiamo esser grati al sottosegretario Capua per le parole di elogio che egli ha voluto, a nome dell’ill.mo sig. ministro dell’Agricoltura, tributare alle Camere di commercio. Non vi parlo del nostro sottosegretario Quarello, che consideriamo poco più che della famiglia in quanto egli regge direttamente i nostri istituti. 305 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Per quello che riguarda le iniziative nei diversi settori, voi rileverete dalla Relazione che le Camere di commercio sono presenti in tutti i settori della vita delle singole provincie, e qui al centro l’Unione ne porta la voce per quei problemi che non possono avere una limitazione territoriale, ma che evidentemente hanno portata e riflessi di ordine nazionale. Voi sapete quanta cura e quanta passione abbiamo messo nella risoluzione dei problemi dell’artigianato. Vorrei ricordare che il 18 e 19 luglio a Napoli, sotto gli auspici del Ministero dell’industria, sarà tenuto un Convegno per il credito all’artigianato. Speriamo che questo Convegno possa suggerire provvedimenti che definiscano una buona volta la funzione dell’artigianato e la possibilità per l’artigiano di attingere al credito per il miglioramento e per l’esercizio. Per il commercio estero, mi duole molto che S. E. Martinelli, che aveva promesso di essere qui presente e che invece non ha potuto intervenire, non possa dirvi una sua parola. Poi sapete quante attività le Camere svolgono per il commercio estero. Queste attività hanno avuto la loro manifestazione unitaria in un ciclo di lezioni tenute qui a Roma nella sede della Camera di commercio, che ancora una volta voglio ringraziare per la squisita ospitalità data a questo corso che è stato diretto dal prof. Fabrizi: avrei voluto averlo in mezzo a noi ma è purtroppo assente per motivi di salute. Questo ciclo ha dato un risultato veramente superiore ad ogni aspettativa. Abbiamo raccolto a cura dell’Unione le lezioni, che sono state svolte da docenti di primo piano, ed anche questo ha contribuito a mettere in luce alla periferia e al centro quanto si seguano con il maggiore interesse i problemi riguardanti il nostro commercio estero, che è uno dei pilastri dell’economia del nostro Paese. Evidentemente, il quadro di insieme dell’attività camerale curato dall’Unione delle Camere di commercio offre la possibilità di dare una visione organica del complesso delle iniziative e del lavoro altamente meritorio che svolgono questi nostri istituti veramente insostituibili come organi di propulsione di ogni attività economica e come osservatori economici. (Applausi vivissimi) Ciò detto, vi leggo la chiusa della mia Relazione. Sembrerebbe superfluo parlare degli interventi delle Camere nel settore dei trasporti, siano essi terrestri, marittimi o aerei, dato che non è concepibile lo svolgimento di una qualsiasi attività economica nella vita moderna senza che sia garantita la possibilità di trasferire da un luogo all’altro le persone e le cose. L’intervento delle Camere è però anche in questo campo un fattore determinante tutte le volte che si tratti di creare nuove vie o nuovi mezzi di comunicazione ovvero di perfezionare quelli esistenti. Così appare evidente l’utilità delle conferenze orario e dei convegni internazionali in materia di traffici, a cui le Camere sono sempre presenti dando il concreto apporto della collaborazione di elementi tecnici competenti. 306 Stefano Brun Come abbiamo detto nelle relazioni degli anni precedenti, ai problemi del turismo presiedono enti provinciali appositamente costituiti, in favore dei quali le Camere versano contributi cospicui e danno attiva collaborazione in rapporto alle caratteristiche delle singole provincie. Un cenno particolare va riservato agli Uffici provinciali di statistica che, giunti ormai al quarto anno di vita, hanno durante il 1953 assolto egregiamente i compiti loro attribuiti dal Ministero e dall’ISTAT. Il personale addetto a questi uffici ha partecipato anche nel 1953, come già aveva fatto nel 1952, a un corso di aggiornamento delle discipline statistiche tenutosi presso la Camera di commercio di Salerno. Le pubblicazioni camerali, siano esse periodiche od occasionali e talvolta nella forma di studi e monografie, sono state come sempre numerosissime: basti scorrere la dettagliata elencazione che ne viene fatta nel cap. XX. Non possiamo chiudere questa breve premessa senza ricordare come tutte indistintamente le Camere, avendo a cuore le condizioni dei propri dipendenti, abbiano continuato nell’anno decorso ad adottare tutte quelle provvidenze che la situazione del bilancio ha loro consentito, sotto forma di adempimenti di carriere e di trattamento di quiescenza, di premi ed incoraggiamenti di carattere finanziario, ma soprattutto contribuendo a risolvere il loro assillante problema dell’alloggio. Siamo lieti di potere quest’anno offrire un’ampia rassegna anche sull’attività delle Camere di commercio italiane all’estero, che spesso rappresentano un centro importante di confluenza di operatori in paesi lontani per facilitare gli scambi commerciali con l’Italia». [...] 307 Relazione del presidente dell’Unione all’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio industria e agricoltura [Roma, 16 dicembre 1954] Eccellenze, signori, colleghi, è consuetudine che nella nostra Assemblea autunnale venga presentata un’ampia Relazione sull’attività dell’Unione durante l’anno decorso; ma questa volta ritengo opportuno risparmiarvi la solita e doverosa rassegna per due ragioni: 1. il Consiglio attualmente in carica scade con la prossima Assemblea che avrà luogo entro il giugno del 1955, quindi conviene rinviare a detta occasione l’esposizione dell’operato del Consiglio dell’Unione per l’intero periodo di circa due anni e mezzo del suo mandato; 2. abbiamo invitato il ministro dell’Industria e commercio, on. Villabruna, a presenziare questa Assemblea, e lo abbiamo pregato altresì di volerci illustrare le basi dello schema di disegno di legge predisposto dal suo Ministero sulla riforma dei nostri istituti. Questo argomento è di per sé solo così importante e fondamentale per noi da meritare tutta l’attenzione di questa Assemblea. Poiché il ministro Villabruna ha voluto onorarci di accettare l’invito e sarà certo così amabile di darci le notizie da tanto tempo attese, lo ringrazio a nome dì tutti i colleghi qui presenti, rendendogli omaggio per l’interessamento attivo col quale egli ha seguito, appoggiato e confortato l’opera delle Camere di commercio in ogni occasione: ricordo con animo riconoscente e commosso anche il suo pronto e fattivo intervento in favore degli operatori economici e delle aziende colpite dalla recente disastrosa alluvione del Salernitano. E specialmente la ringrazio, signor ministro, per avere ella voluto affrontare l’arduo compito di predisporre lo schema per la riforma delle Camere di commercio. In questo ringraziamento che rivolgo a lei, onorevole Villabruna, non posso dimenticare i suoi validi collaboratori, sottosegretari Battista, Pignatelli e Quarello, nonché i direttori generali del Ministero industria e commercio, specialmente il dottor Marinone, col quale abbiamo rapporti di lavoro quasi quotidiani. 309 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Ed ora desidero rivolgermi al ministro dell’Agricoltura e foreste, senatore Medici, per dirgli quanto i presidenti delle Camere di commercio apprezzino l’alto onore della sua presenza a questa Assemblea. La sua partecipazione ha per noi un valore e un significato del tutto particolari. Le Camere di commercio industria e agricoltura tengono in sommo grado alle attribuzioni che esse svolgono nel settore agricolo-forestale e desiderano estenderle e perfezionarle sempre più perché sanno che una prospera agricoltura è essenziale alla stabilità dell’economia italiana e al benessere delle nostre popolazioni. Siamo convinti che i problemi agricoli debbano sempre essere coordinati e compenetrati con quelli dell’industria, del commercio, dell’artigianato e delle altre attività, perché l’organismo economico è uno solo e non può svilupparsi con profitto se non armonicamente, cioè nell’insieme. I nostri istituti sono quelli che rispondono più di tutti gli altri alla necessità di questa intima fusione di settori vitali. La coesistenza dei diversi fattori economici – ivi compreso il lavoro – nella vita delle nostre Camere rappresenta una caratteristica dell’ordinamento italiano che si è mostrata utile e che è opportuno conservare per avere una visione generale dei problemi economici. La sua presenza qui, senatore Medici, significa dunque la conferma di questa solidarietà e inscindibilità dell’agricoltura con le altre branche economiche. Nell’attesa che i signori ministri onorevole Villabruna e senatore Medici vogliano onorarci della loro alta parola, accennerò brevemente a qualche argomento di cui ci siamo occupati in questi ultimi mesi. I problemi dell’utilizzazione del metano e delle prospettive sulle disponibilità e sull’impiego di questa preziosa fonte di energia (è ingratitudine verso la provvidenza continuare a dire che la natura è stata avara con l’Italia) hanno continuato a interessarci sia attraverso il Centro creato presso l’Unione e presieduto dal senatore Pasquini, sia con la pubblicazione del nostro “Notiziario”. Questo “Notiziario” ha acquistato notevole importanza per il fatto che ha fornito dati ed elementi originali, sempre aggiornatissimi, e ha pubblicato una serie di pregevoli studi provinciali sui presumibili consumi del metano, studi predisposti con cura dalle Camere di commercio di Roma, Pescara, Pesaro, Terni, Lucca, Ferrara, Reggio Emilia, Rieti, Ancona, Vicenza, Teramo, Modena e Firenze, e che verranno proseguiti da altre Camere. Abbiamo esteso l’attività del nostro Centro anche alle altre fonti energetiche, specialmente ai settori del petrolio, delle ligniti e dei vapori endogeni, allargando il panorama sulla promettente utilizzazione dell’energia atomica. Dati l’importanza di questa problemi e l’interesse dimostrato al riguardo dalle Camere di commercio è probabile che l’anno prossimo l’Unione possa organizzare un Convegno sui problemi economici riguardanti le fonti di energia. 310 Stefano Brun Desidero segnalare i risultati a cui è pervenuta nei suoi lavori una Commissione creata presso l’Unione per favorire le correnti turistiche nel periodo di bassa stagione. Questa Commissione è stata presieduta personalmente dal commissario al Turismo, onorevole Romani, il quale ha mostrato di apprezzare moltissimo il lavoro dei nostri uffici e la collaborazione dei nostri colleghi Pasquini e Gambirasio. Un lavoro utile si svolge assiduamente attraverso il sistema delle nostre Commissioni, fra le quali è doveroso segnalare quelle presiedute dal grande ufficiale Parisi, dal professor Merlini, dal commendator Accame e dal professor d’Albergo. Il lavoro di queste Commissioni si è mostrato molto proficuo perché in esse si realizza la collaborazione delle Camere di commercio con le pubbliche amministrazioni, che intervengono ai nostri lavori a mezzo di esperti od osservatori. Abbiamo potuto in tal modo assicurarci la partecipazione di valorosi funzionari dei seguenti ministeri: Industria e commercio, Agricoltura e foreste, Marina mercantile, Affari esteri, Commercio estero, Finanze, Tesoro, Lavoro e previdenza sociale, Trasporti, Lavori pubblici; e inoltre dell’Istituto centrale di statistica e dell’Istituto del commercio estero. La Commissione dell’agricoltura si è occupata, nelle ultime riunioni, dei contratti agrari, dei contributi unificati, degli usi civici, dei fondi per le migliorie boschive e forestali. La Commissione finanziaria ha trattato nelle sue ultime sedute il problema dei tributi locali e delle aree fabbricabili. L’opera di questa Commissione presieduta dal professor d’Albergo è stata altamente apprezzata dal ministro Tremelloni e dall’onorevole Troise, che presiede la Commissione ministeriale per la riforma della finanza locale. L’onorevole Troise ha sollecitato più volte il parere dell’Unione anche sul problema delle aree fabbricabili, chiedendoci pareri e proposte che abbiamo potuto fornire mediante il prezioso contributo di alcune Camere di commercio. Anche il Ministero del tesoro ha voluto conoscere il nostro parere sulla nuova regolamentazione delle Stanze di compensazione. È stato pure assai apprezzato lo studio predisposto per conto dell’Unione dalla Camera di commercio di Milano, sotto la presidenza del collega Morandotti, sulla nuova imposta delle società. Il professor Devoto ha insistito per essere sostituito nella carica di presidente della Commissione per l’istruzione tecnica e professionale. Desidero ringraziarlo per l’opera pregevolissima che egli ha svolto e che sarà continuata dal collega Parisi. Il settore dell’istruzione tecnica sta particolarmente a cuore alle Camere di commercio, che vi dedicano largamente cure e denaro. Un voto espresso più volte dalle Camere sta per essere realizzato: quello di ripristinare le amministrazioni 311 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale normali dei Consorzi provinciali dell’istruzione tecnica. Dobbiamo ricordare che tali Consorzi sono sorti e si sono sviluppati in seno alle Camere di commercio; ma da vari anni essi si erano, in molti casi, estraniati e avevano perduto quel carattere realistico per cui si erano resi tanto utili un tempo. Ed è stata, per l’appunto, la carenza lamentata nella non più aderente funzionalità degli organi direttivi dei Consorzi che ha spinto le Camere a cercare per altra via il coordinamento delle varie iniziative e il modo di ridare nuovo impulso e vigore all’istruzione tecnica e professionale nelle singole provincie: voglio alludere alle speciali Commissioni di coordinamento che in molte provincie hanno dato in questi ultimi tempi buona prova. Nella ricostruzione delle amministrazioni dei Consorzi, con la partecipazione diretta delle categorie interessate, le Camere di commercio rivendicano il privilegio – che certamente vorranno ad esse riconoscere il Ministero dell’istruzione, quello dell’industria e commercio e quello del lavoro – di esercitare un’opera di guida e di propulsione come hanno sempre fatto con alto prestigio, senso pratico e successo. La nostra Sezione delle Camere di commercio a giurisdizione marittima ha tenuto una serie di importanti riunioni sotto la presidenza del commendator Accame della Camera di commercio di Genova, alle quali non sono mai venuti meno il fattivo interessamento e 1’appoggio del ministro della Marina mercantile. Egli ha partecipato il mese scorso a un importante Convegno organizzato dalla Camera di commercio di Genova e interverrà il mese prossimo all’Assemblea delle Camere marittime che si terrà presso la nostra Unione. Gli argomenti di cui si è occupata la nostra Sezione marittima sono quelli del riordinamento delle linee di navigazione di preminente interesse nazionale, del coordinamento delle norme di lavoro delle petroliere nei porti petroliferi, della rilevazione delle norme e dei costi di lavoro nei porti. Anche la Commissione della pesca ha trattato importanti argomenti, fra i quali quello dell’unificazione dei servizi amministrativi della pesca. L’artigianato rappresenta una delle attività tipiche che stanno più a cuore alle Camere di commercio, tanto che le apposite Sezioni istituite per questo settore in quasi tutte le Camere di commercio hanno svolto un lavoro proficuo che ha trovato un opportuno coordinamento anche attraverso l’azione dell’Unione, che vede la possibilità di rinnovare quell’importante Convegno organizzato tempo addietro dalla Camera di commercio di Roma. Particolare segnalazione merita lo studio del credito alle imprese artigiane, che ha dato luogo a un Convegno a Napoli conclusosi con la creazione di una Commissione che si è riunita più volte sotto la mia presidenza e con l’assistenza del Ministero dell’industria e commercio. Si confida di poter presto fare proposte 312 Stefano Brun concrete per assicurare agli artigiani anche una forma di prestito d’esercizio, oltre a quello per le attrezzature. Il nostro collega Trombetta, presidente della Camera di commercio di Genova, ha assunto l’incarico di presiedere la Commissione per i problemi del commercio estero, che si riunirà in gennaio e che ha già svolto un interessante lavoro con la guida del grande ufficiale Parisi. Un argomento che verrà trattato in questa riunione riguarda la seconda edizione del Corso per il commercio estero, al quale partecipano i funzionari delle nostre Camere per aggiornare e perfezionare sempre più le loro cognizioni in questo settore e mettersi in grado di prestare un’assistenza sempre più valida agli operatori con l’estero. Il volume che contiene le lezioni impartite nel primo Corso da valorosi docenti, fra i quali mi è caro ricordare con commossa devozione e animo fraterno il compianto Manlio Masi, ha avuto un’accoglienza entusiastica; a detta di molti studiosi questa raccolta costituisce un manuale compendioso dei più importanti aspetti e problemi del commercio estero italiano. Desidero accennare all’opera cui si è dedicato il Governo per realizzare un’organica riforma nel settore dell’amministrazione attraverso un sano decentramento burocratico e uno snellimento delle pratiche e procedure amministrative. Ne faccio cenno in questa mia breve Relazione perché le Camere di commercio ne sono grandemente interessate e perché ci è stato consentito di far sentire la nostra voce attraverso un proprio rappresentante. Avremmo voluto che ai nostri istituti fossero affidate varie attribuzioni di carattere prettamente economico, decentrate dagli organi dell’amministrazione centrale, che invece sono state assegnate a organi assai meno appropriati, come le amministrazioni provinciali. È tuttavia ragione di compiacimento il fatto che attraverso il lavoro dell’apposita Commissione per il decentramento amministrativo e burocratico le Camere di commercio abbiano ottenuto alcune attribuzioni concernenti la bachicoltura, l’olivicoltura, le controversie doganali, la pesca, e che si sia potuto ottenere, a seguito di un nostro recente e tempestivo interessamento, che in sede di decentramento di funzioni del Ministero dell’agricoltura e foreste le nostre Camere siano sempre sentite quando si trattino questioni riguardanti l’agricoltura, le foreste, le bonifiche e 1’economia montana. Il lavoro della Commissione per il decentramento non è ancora terminato e noi lo seguiamo attentamente per assicurare alle Camere di commercio le mansioni che ad esse possono essere affidate, quando ciò si dimostri pratico e vantaggioso per gli operatori interessati e non certo per voler estendere un nostro intervento burocratico per troppo zelo d’istituto. 313 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Desidero ringraziare le Camere di commercio per la collaborazione preziosissima che offrono ogni mese alla preparazione della nostra rivista “Sintesi economica”. Questa pubblicazione è l’unica nel suo genere e può vantarsi di fornire notizie e dati statistici completamente originali su base provinciale. Le monografie sull’economia delle varie provincie che andiamo pubblicando ci vengono richieste continuamente dai ministeri, dalle banche, dalle grandi imprese industriali e commerciali, dalle ambasciate estere e da numerosi studiosi. Esse costituiscono una collana di studi geoeconomici nell’ambito delle provincie, che sarà integrata da un’opera di altissimo valore in corso di pubblicazione coi tipi della casa editrice Einaudi e sotto gli auspici dell’Unione. Essa ha per titolo L’Italia nell’economia delle sue regioni ed è stata affidata al professor Ferdinando Milone, ordinario di geografia economica all’Università di Roma, che ha dedicato a questo libro vari anni di assiduo e intelligente lavoro. Detti studi mostrano il nostro interessamento in un settore che ha somma importanza per l’attività delle Camere di commercio, voglio dire il settore geoeconomico, nel quale abbiamo la fortuna di avere un illustre esponente nel collega professor Merlini, presidente della Camera di commercio industria e agricoltura di Bologna. Nella “Sintesi economica” pubblichiamo ogni mese dati provinciali inediti, che ci costano talvolta lunghe e faticose ricerche ed elaborazioni; riteniamo che essi siano utili alle singole Camere di commercio, le quali possono attingervi i dati delle loro provincie, confrontandoli con quelli delle provincie vicine, della regione e del totale nazionale. Fra tali studi statistici provinciali ricordo i più recenti: sul valore della produzione agricolo-forestale-zootecnica, sul reddito prodotto dal settore privato e dalla pubblica amministrazione, sul reddito dell’imposta complementare, sulla distribuzione dei consumi, sui telefoni. In un prossimo fascicolo pubblicheremo i dati provinciali per le singole attività del commercio d’ingrosso e al minuto, per gli esercizi pubblici e le attività ausiliarie. Anche questi dati sono inediti e potranno essere utili per confrontare provincia per provincia la densità degli esercizi commerciali nei singoli settori e generi di commercio: latterie, macellerie, salumerie, drogherie, panetterie, calzolerie, cappellerie, valigerie, abbigliamento, profumerie, orologerie ecc. Ricordo inoltre che abbiamo organizzato, attraverso le Camere di commercio, anche un sistema originale di segnalazioni congiunturali e di previsioni economiche che ha destato vivo interesse in altri paesi (Francia, Germania, Austria, Lussemburgo), i quali hanno copiato i nostri metodi adattandoli alle loro rispettive economie. Voglio pure ricordare uno studio che ci ha valso il benevolo compiacimento del Ministero dell’industria e commercio, quello effettuato da un’apposita Commissione sui costi delle carni. 314 Stefano Brun Abbiamo cercato di affermare gli istituti camerali non solo sul piano nazionale, ma anche su quello internazionale, estendendo la nostra attività in seno alla Camera di commercio internazionale. Si ricorderà che presso la sede della Camera di commercio internazionale di Parigi abbiamo fatto sorgere un Comitato apposito che studia i problemi delle Camere di commercio attraverso una larga visione di tutto il mondo. Questa attività ci ha fatto conquistare una posizione importante in seno alla Camera di commercio internazionale, che intendiamo mantenere e sviluppare anche con la nostra partecipazione al Congresso di Tokyo del maggio 1955. Per tale occasione, oltre alla nostra partecipazione ai lavori e alle relazioni delle singole Commissioni attraverso le quali si articola il lavoro della Camera di commercio internazionale, presenteremo la nuova edizione del Compendio economico italiano che è ormai tradizione di pubblicare in corrispondenza dei Congressi della Camera di commercio internazionale, cioè ogni due anni, in varie lingue. Questa volta il Compendio sarà pubblicato in italiano, francese, inglese e anche in giapponese, in una particolare edizione che stiamo compilando e che provvederemo a far stampare direttamente a Tokyo perché sia pronta da distribuire durante il Congresso. Abbiamo preso opportuni accordi con l’ambasciatore italiano a Tokyo per creare e inaugurare nell’occasione del Congresso una Camera di commercio italo-giapponese a Tokyo. Passando in rassegna le attività più recenti dell’Unione mi sentirei volentieri trascinato a parlare di molti argomenti, ma finirei per esporre una Relazione generale, che ho promesso di non fare e che intendo presentare alla prossima Assemblea. Prima di finire desidero assicurare ai colleghi che l’Unione si adopera ogni giorno con passione e zelo per essere utile agli istituti camerali. Ciò viene fatto anche col lavoro minuto e giornaliero di informazioni inviate alle Camere di commercio, specialmente nel settore del commercio estero e in quelli finanziario, giuridico e statistico e col servizio della Biblioteca. Ma più importante e più complesso è il lavoro che consiste in una presa di contatto continua con i vari uffici e le personalità attraverso cui si preparano disposizioni, regolamenti e leggi che interessano l’economia e quindi le Camere di commercio. È difficile fare un resoconto su questa azione che andiamo svolgendo di giorno in giorno e sui risultati che – ahimè non sempre, ma spesso – otteniamo, perché si tratta di un lavoro delicato e riservato nel quale entrano rapporti personali e di amicizia. Un’elencazione di colloqui, contatti e scambi di corrispondenza avuti anche recentemente ai fini suddetti avrebbe un’aria quasi esibizionistica da parte mia e dei miei più diretti collaboratori; perciò me ne astengo, ma credetemi che questa forma di attività ha dato e continua a dare buoni frutti. Purtroppo ciò 315 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale sfugge alla conoscenza delle Camere di commercio, giacché – fatalmente – esse possono scorgere soltanto i punti manchevoli, le cose non ottenute, le disposizioni non desiderate; mentre non possono sapere ciò che è stato evitato o dilazionato o modificato a seguito del nostro intervento. Mi piace dichiarare che in questa nostra opera di vigile azione troviamo sempre una collaborazione cordiale, tempestiva e fattiva nel Ministero dell’industria e commercio e nei suoi uffici. Abbiamo fiducia che il ministro, i sottosegretari, i direttori e funzionari che seguono la nostra appassionata fatica di ogni giorno l’apprezzino per il suo reale valore e per l’intenzione e la buona volontà che ci guidano, e vedano in noi degli utili collaboratori, e vorrei dire anche dei sinceri amici che null’altro chiedono se non di servire gli istituti camerali come meta più immediata, ma – principalmente – di concorrere all’elevamento economico e sociale della patria come meta più alta e sempre presente. 316 Relazione del presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio industria e agricoltura [Roma, 21 giugno 1955] Nelle pagine seguenti si dà la consueta Relazione sull’attività dell’Unione durante l’anno decorso, che si accompagna al conto consuntivo dell’annata; ma io desidero richiamare in queste prime pagine alcuni fatti particolarmente notevoli che risalgono anche agli anni anteriori e costituiscono le tappe della nostra associazione dal suo nascere a oggi, cioè nei primi nove anni della sua vita, dei quali ben otto sono passati con la mia presidenza, grazie alla fiducia che i colleghi di tutta Italia hanno voluto manifestarmi da un biennio all’altro, confermandomi in questa carica che oggi rimetto a voi. L’Unione è sorta nel dicembre 1946 per volontà di una quarantina di Camere di commercio sotto la guida entusiasta del grande ufficiale Zarù, presidente della Camera di commercio di Roma, e con la collaborazione di un vecchio valoroso funzionario camerale, l’avvocato Giovanni Tescione, e l’amichevole assistenza del direttore generale del Commercio del tempo, avvocato Rossetti. A mano a mano, altre Camere si aggiunsero a quelle del primo gruppo, finché tutte entrarono a costituire e rafforzare la giovane organizzazione che riprendeva il cammino dell’antica Unione delle Camere di commercio, resasi tanto benemerita dal 1901 al 1927 sotto la guida di uomini illustri come il conte Teofilo Rossi, il senatore Salmoiraghi, l’onorevole Cassin e altri. La nostra attività si è sempre uniformata ai fini posti dallo statuto: creare sul piano nazionale una base comune di esame dei problemi di interesse generale e svolgere, senza ledere l’autonomia e le funzioni rappresentative delle singole Camere, un’utile azione per prospettare, promuovere e risolvere questioni economiche nei vari settori. Per il raggiungimento di questi fini ci è stata preziosa l’opera di tutte le Camere di commercio, che si è espletata specialmente attraverso le Commissioni di studio [...]. L’utilità di queste Commissioni è derivata anche dal fatto che ad 317 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale esse partecipano, in veste di rappresentanti o di osservatori, funzionari dei vari ministeri, che apportano allo studio dei problemi il contributo delle loro cognizioni tecniche e una documentazione ampia e obiettiva nei vari settori dell’amministrazione pubblica. A questi preziosi collaboratori si sono aggiunti anche alcuni professori universitari di alto valore scientifico. Per tal modo si è potuto ottenere una felice fusione di diverse competenze, assicurando un lavoro efficiente delle nostre Commissioni, quasi sempre conclusosi con studi, rapporti e risoluzioni che hanno destato vivo interesse e ammirazione. Sono da ricordare, ad esempio, fra le più recenti la relazione sui problemi dell’agricoltura, quella sui problemi del commercio estero, quella sul divario dei prezzi delle carni, quella sul mercato del pesce, quella sul costo di gestione delle banche, quella sui problemi tributari, quella sulle fonti energetiche, quella sui problemi marittimi e quella sul turismo. Basterebbe riprendere in questa sede la lettura di dette relazioni per renderci conto della serietà e dell’importanza del lavoro compiuto, sempre orientato alla ricerca obiettiva dei modi per conseguire il progresso economico del Paese, al di sopra di qualsiasi visione particolaristica. È questa la nostra forza, il nostro vanto, la nostra ragione d’essere: parlare soltanto in funzione dell’interesse economico generale, lasciando la difesa dei singoli settori e delle specifiche categorie alle associazioni professionali che ne sono preposte. Vorrei indicare i nomi dei colleghi delle Camere di commercio, quelli dei funzionari delle pubbliche amministrazioni e dei professori che hanno collaborato più attivamente nel lavoro delle nostre Commissioni, ma mi accorgo che le persone da ricordare sono molte e pertanto mi limito a ringraziarle tutte quante assieme, assicurando che i loro nomi rimangono incisi negli Atti della nostra Unione, con un sentimento di profonda riconoscenza. A poco a poco abbiamo esteso la nostra partecipazione in tutti i settori e presso tutti gli organi nei quali si discutono e si studiano i problemi economici del Paese. L’Unione partecipa infatti, in rappresentanza delle Camere di commercio, a vari Consigli superiori: quello del commercio interno, quello della marina mercantile e quello della statistica; la sua partecipazione è prevista anche per l’istituendo Consiglio superiore dell’economia e del lavoro. Parimenti l’Unione è chiamata a far parte di numerosi Comitati e Commissioni dell’amministrazione pubblica, taluni di grande importanza come la Commissione centrale di studio del Ministero del commercio estero, quella per l’accertamento degli usi generali del Ministero dell’industria e commercio, quello per lo studio dei problemi del lavoro e dell’occupazione del Ministero del lavoro, quella dei prezzi del Ministero dell’industria e commercio, quella per le assicurazioni e il credito a operazioni commerciali speciali creata presso l’Istituto del commercio estero, quella per 318 Stefano Brun la concessione di borse di pratica commerciale all’estero e numerose altre, che costituiscono una rete di organi ufficiali di consulenza e di studio della nazione. Attraverso tali rappresentanze e anche per altre vie ci è stato spesso possibile concorrere alla formazione di leggi e regolamenti di interesse economico, e comunque far sentire il pensiero delle Camere di commercio. Un cenno particolare merita il lavoro della Commissione consultiva per il decentramento amministrativo di funzioni statali ad enti locali, Commissione nella quale l’Unione delle Camere di commercio è rappresentata accanto all’Unione italiana dei Comuni e all’Unione delle Provincie. La nostra azione in seno a detta Commissione non è stata molto facile per varie ed evidenti ragioni. Anzitutto le amministrazioni centrali sono per lo più restìe a cedere attribuzioni di loro competenza ad organi locali. Inoltre la concorrenza è assai vivace, per non dire violenta, fra i vari enti periferici nel volersi assumere quelle poche funzioni che dopo varie resistenze vengono alfine decise per il decentramento. Provincie e Comuni si sono battuti strenuamente per ottenere la maggior parte di dette funzioni. Ma anche le Camere di commercio non sono state da meno in quest’azione attraverso l’opera appassionata del nostro rappresentante, avvocato De Barbieri, al quale è doveroso rivolgere un vivo ringraziamento. I risultati dei lunghi e difficili dibattiti sono da considerare abbastanza soddisfacenti se si tiene conto delle difficoltà incontrate, fra le quali non ultima – è bene ricordarlo – il fatto che purtroppo le Camere di commercio si sono presentate e tuttora si presentano in questa Commissione prive di una legge organica e di precise norme sulla loro struttura e natura, sul loro funzionamento e sulle loro mansioni. È quindi da considerare all’attivo tutto quello, poco o tanto, che si è ottenuto, come ad esempio il passaggio alle Camere di commercio di varie attribuzioni in materia di agricoltura (bachicoltura e olivicoltura), di vigilanza e fissazione delle tariffe dei magazzini generali, di controllo sui magazzini privati di deposito e doganali. È anche importante ricordare che, sebbene varie attribuzioni non siano state affidate direttamente alle Camere di commercio, si è ottenuto in numerosi casi che le Camere di commercio partecipino all’amministrazione economica decentrata attraverso i loro rappresentanti in Commissioni e Comitati, e che ad esse Camere comunque venga obbligatoriamente chiesto il parere quando sia riservato ad altri enti locali di deliberare in materia economica. È questo il caso, per citare solo uno dei vari esempi, della partecipazione delle Camere di commercio nei Comitati regionali dell’agricoltura e delle foreste per la formulazione dei programmi d’investimento e in tutte le Commissioni e Comitati consultivi a carattere provinciale in materia d’agricoltura, bonifica ed economia montana e forestale. Le Camere di commercio devono anche essere sentite nei giudizi emessi dal direttore superiore della Dogana in tema di importazioni. Nel 319 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale lavoro di questa Commissione abbiamo constatato più volte quanto sia stato valido e cordiale l’appoggio del Ministero dell’industria e commercio in favore delle Camere di commercio; perciò è doveroso ch’io rivolga un caloroso ringraziamento al Ministero e ai funzionari di detto Ministero che si sono interessati in favore delle nostre tesi. Infine devo ricordare che in taluni casi le richieste di decentramento sostenute dall’Unione hanno trovato difficoltà anche per una certa disparità di pareri manifestata dalle Camere di commercio. Mi riferisco, ad esempio, alle concessioni di esercizio di autolinee di limitato interesse locale (congiungimento del centro urbano con la rispettiva stazione ferroviaria, o il porto o l’aeroscalo), nelle quali si sarebbe potuto auspicare un decentramento col concorso delle Camere di commercio e degli altri enti tecnici locali. Tale nostro punto di vista fu validamente sostenuto anche dal Ministero dell’industria e commercio, e di ciò l’Unione diede notizia in un suo “Foglio di comunicazioni”. Ciò non di meno varie Camere di commercio formularono e diffusero ordini del giorno contro ogni decentramento nei casi in oggetto; il che ovviamente mise in imbarazzo il rappresentante dell’Unione nel sostenere una tesi che pure era condivisa dalla maggior parte delle Camere ed appoggiata, come si è detto, dal nostro Ministero. Questo caso mi offre l’occasione di pregare i colleghi di voler considerare gli effetti di taluni voti adottati da singole Camere. Sia lontana ogni intenzione di interferire nella piena autonomia delle Camere di commercio in ogni loro manifestazione di volontà, quindi nell’emettere deliberazioni, mozioni o voti in qualsiasi campo. Mi permetto soltanto di chiedere se in molti casi, esclusi i problemi locali, non sia conveniente studiare in comune le questioni economiche più importanti e di carattere più generale attraverso la larga partecipazione delle Camere di commercio e il concorso di esperti della pubblica amministrazione e di tecnici, al fine di giungere a conclusioni e deliberazioni che possano esprimere il pensiero e il voto delle Camere di commercio nella loro generalità, piuttosto di questa o quella Camera, talvolta con pareri contrastanti, tali da annullarsi a vicenda e da creare incertezze e disinteresse quando giungono alle competenti autorità. L’esame in comune dei problemi generali ha dato ottima prova in molteplici occasioni, come ho ricordato poco fa, ed io ritengo che questo metodo dovrebbe diffondersi anche se non sia sempre possibile raggiungere l’unanimità dei consensi. Vale più, io credo, sacrificare qualche volta la propria convinzione personale, e accogliere democraticamente quella della grande maggioranza, quando ciò possa servire a dare maggior peso ed efficacia a un voto e a sostenerlo con impegno presso chi di dovere. Ma questo è un problema di sensibilità su cui lascio meditare i colleghi, giacché l’Unione vuol essere il punto d’incontro e l’espressione collegiale delle 320 Stefano Brun Camere soltanto quando esse ne chiedano espressamente tale funzione, e non se ne assumerà arbitrariamente l’iniziativa, per mantenersi ligia al principio dell’autonomia camerale. L’Unione si è adoperata il più possibile per portare le Camere di commercio non soltanto sul piano nazionale, ma anche su quello internazionale, sia attraverso la sua partecipazione a congressi internazionali, sia attraverso le Camere di commercio italiane all’estero, sia infine attraverso la Camera di commercio internazionale. La nostra azione nell’ambito di quest’ultimo organismo è stata particolarmente attiva, sostenendo l’importanza per le Camere di commercio di far sentire la loro voce nelle grandi assisi economiche, ove i rappresentanti di tutti i paesi liberi concorrono a orientare la politica mondiale degli affari. Con tale intento l’Unione da molti anni si è assunta il carico di portare alla Sezione italiana della Camera di commercio internazionale l’adesione di tutte le Camere di commercio italiane e ha promosso presso la Segreteria di Parigi la costituzione di un apposito Comitato riservato alle sole Camere di commercio per trattare dei loro problemi organizzativi. Tale Comitato è sorto a conclusione del Congresso mondiale delle Camere di commercio tenutosi a Roma nel 1950, e funziona da cinque anni con crescente interesse. Da principio l’iniziativa incontrò varie difficoltà e non fu accolta dai rappresentanti di vari paesi, ma ora non vi è più nessuna eccezione e tutti i paesi vi partecipano assiduamente con ampia soddisfazione. Una recente prova è stata offerta al Congresso della Camera di commercio internazionale tenutosi nel maggio scorso a Tokyo, attraverso un’affollatissima assemblea di rappresentanti delle Camere di commercio di una quarantina di paesi, nella quale è stata più volte ricordata ed apprezzata l’iniziativa delle Camere di commercio italiane, manifestatasi sommamente utile specialmente allo scopo di promuovere scambi di notizie e proficue intese tra le Camere di commercio di tutto il mondo. Il recente Congresso di Tokyo mi offre l’occasione di rilevare l’efficienza della delegazione italiana, che vi ha partecipato con un adeguato concorso delle nostre Camere di commercio, e di segnalare l’importanza dei temi dibattutisi con la partecipazione degli esponenti più qualificati di tutto il mondo, dando luogo a ben 62 risoluzioni approvate nell’Assemblea conclusiva del 21 maggio. Basti ricordare, tra le altre, la questione della convertibilità della moneta, quelle della liberalizzazione degli scambi, del coordinamento dei trasporti internazionali e del turismo, dell’arbitraggio commerciale, dei carichi fiscali, della distribuzione dei prodotti, della pubblicità, del reperimento delle materie prime e della proprietà industriale. Questo Congresso, cui hanno partecipato circa mille delegati di 43 paesi, ha richiamato l’attenzione sulla grande importanza del continente asiatico come immensa riserva di energie materiali e umane, confermando l’interesse, per il 321 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale bene di tutti e per il progresso generale, di potenziare e inserire l’economia di detto continente in quella del mondo intero. In questo senso si erano già espressi il Convegno sui problemi dell’Asia organizzato dalla Camera di commercio di Roma e quello sullo stesso tema tenutosi a Napoli, che pertanto recano il vanto di precursori al recente Congresso di Tokyo. Nell’occasione di detto Congresso abbiamo presentata la terza edizione del Compendio economico italiano, che questa volta abbiamo offerto al pubblico economico internazionale, oltre che nelle lingue italiana, francese e inglese, anche in quella giapponese in una speciale tiratura di mille copie stampata direttamente a Tokyo con la collaborazione del Consigliere commerciale dell’Ambasciata italiana. Questa iniziativa ha incontrato il più sincero favore e fu interpretata come un atto di simpatia dell’Italia verso il popolo giapponese. Per la prima volta è stata diffusa nel pubblico interessato del Giappone un’opera nella lingua del paese sulle condizioni economiche, sulle risorse e sui problemi dell’Italia, favorendo la conoscenza approfondita delle possibilità di scambi e di affari fra Italia e Giappone. La presentazione del Compendio economico italiano, opera originale tanto per l’impostazione quanto per la ricca elaborazione di dati inediti che hanno richiesto un paziente, minuzioso e difficile lavoro di ricerca e di critica scientifica, mi fa richiamare l’attività di studio nella quale l’Unione delle Camere di commercio ha dato molteplici prove di capacità. Sin dall’inizio della nostra costituzione si è data la massima importanza alle indagini di carattere economico, ritenendo che esse debbano essere alla base del nostro lavoro. Mi piace ricordare, a questo proposito, la rivista “Sintesi economica”, che costituisce una fonte continua di indagini, ricerche, dati e studi sulla congiuntura economica nei suoi diversi aspetti, il “Notiziario del Centro sulle risorse energetiche”, anch’esso assai diffuso e apprezzato, l’ampia opera sulle provincie italiane pubblicata in occasione dell’Inchiesta sulla disoccupazione. Desidero ricordare come l’onorevole Tremelloni, in una brillante prefazione a detto volume, abbia dichiarato di aver “scoperto” nelle Camere di commercio un ente quanto mai qualificato e preparato, per cognizioni economiche e per sensibilità dei problemi sociali, a compiere indagini e studi basilari per la vita e il progresso dell’Italia. Il grande interesse suscitato da detta pubblicazione, attualmente esaurita, come pure dalle monografie economiche provinciali curate dalle singole Camere e inserite ogni mese nella “Sintesi economica” ci consigliano di far luogo a una nuova raccolta di brevi studi provinciali, con dati più aggiornati, da pubblicare in occasione del primo decennale di vita della nostra Unione. Speriamo di poter contare anche in questa occasione sulla collaborazione delle Camere di commercio, mentre siamo lieti di annunciare che il Ministero dell’industria e commercio 322 Stefano Brun ha cordialmente aderito alla nostra iniziativa e concorrerà con l’Unione e, speriamo, con l’Istituto centrale di statistica a promuovere e incoraggiare questo studio anche con l’assegnazione di premi alle Camere di commercio che si distingueranno in detto lavoro. Connessa con l’attività di studio e di ricerca è la cura da noi attribuita alla Biblioteca dell’Unione. Da prima limitata alle necessità di consultazione e documentazione dei nostri uffici, oggi è frequentata da funzionari delle ambasciate straniere, delle pubbliche amministrazioni e di enti economici, e da privati studiosi che trovano nella nostra Biblioteca una fonte aggiornata, varia e ricca per ogni studio di natura economica e sociale. Basti dire che disponiamo di 1179 pubblicazioni periodiche di cui 480 di paesi esteri, oltre 358 annuari economico-statistici e merceologici, di cui 220 italiani e 138 stranieri. Il servizio della Biblioteca si è reso oltremodo utile per il fatto che esso è assolto da personale che conosce le principali lingue straniere e agevola i lettori nella ricerca degli studi e dei dati desiderati; inoltre il servizio di biblioteca non subisce nessuna limitazione d’orario durante le ore d’ufficio, nel mattino e nel pomeriggio (utile l’orario del pomeriggio specialmente per i pubblici funzionari). Un settore nel quale abbiamo cercato di essere utili alle Camere di commercio è quello riguardante il commercio estero, fornendo loro un abbondante materiale di notizie, dati e informazioni raccolti dai ministeri, dall’Istituto del commercio estero, dalle Camere di commercio estere o italiane all’estero, dalle ambasciate, dagli uffici consolari ecc. Il compito di imprimere le direttive all’attività dell’Unione in questo settore è affidato a una Commissione di studio che ha realizzato un lavoro quanto mai proficuo attraverso i rappresentanti delle Camere di commercio maggiormente interessate al traffico con l’estero e con la collaborazione dei rappresentanti delle varie amministrazioni competenti. Da prima questa Commissione fu presieduta con alto prestigio dal grande ufficiale Parisi ed ora è passata alla presidenza del collega di Genova, dottor Trombetta, che proprio in questi giorni ha presentato un ampio studio programmatico sui problemi del commercio estero italiano del più alto interesse, studio che sarà certo apprezzato dal ministro Martinelli, al quale verrà esposto oggi stesso. Frattanto desidero annunciare che si sta organizzando un secondo corso di aggiornamento per i funzionari camerali addetti al commercio estero, che questa volta si svolgerà a Milano sotto la guida della Camera di commercio, la quale ha stabilito un interessante programma basato principalmente sullo studio sistematico e approfondito dei vari problemi riguardanti il commercio estero, specialmente al fine di sviluppare le nostre esportazioni. Questo corso è stato richiesto da numerose Camere di commercio che ricordano il felice esito del primo corso tenuto a Roma due anni fa sotto la direzione del professor Fabrizi e con la col323 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale laborazione di valorosi funzionari pubblici e docenti universitari. Il volume che raccoglie le lezioni impartite nel primo corso sta a testimoniare l’importanza e l’utilità dell’iniziativa, e costituisce un pregevolissimo manuale sui massimi problemi del commercio estero italiano. Sono lieto di annunciare che anche per i funzionari addetti ai servizi di statistica delle Camere di commercio e degli UPIC si sta organizzando un quarto corso, d’intesa col Ministero dell’industria e commercio e coll’Istituto centrale di statistica, il quale si svolgerà il prossimo settembre a Messina, dopo i corsi, ottimamente riusciti, tenutisi a Pisa, Salerno e Padova. La nostra Sezione marittima ha trattato numerose questioni che sono state discusse nelle varie Assemblee, alle quali non è mai mancato il personale interessamento e intervento del ministro della Marina mercantile. Mentre rinvio alla relazione per la segnalazione dei problemi esaminati in questo settore, desidero ricordare uno degli ultimi lavori, quello del coordinamento delle richieste formulate dalle Camere di commercio in tema di assetto delle linee di navigazione, richieste che saranno pubblicate in un’opera sistematica proprio in questi giorni. L’istruzione professionale ha sempre avuto le nostre più assidue cure, ciò che abbiamo potuto dimostrare attraverso l’opera della Commissione presieduta per vari anni dal nostro illustre collega professor Devoto, al quale rivolgo in questa occasione le più vive felicitazioni per l’alto riconoscimento dei suoi valori scientifici manifestatogli recentemente dall’Accademia dei Lincei con un premio di eccezionale importanza. Ora la Commissione presieduta dal grande ufficiale Parisi continua la sua attività, vedendo finalmente raggiunto uno dei voti sul quale abbiamo più volte insistito: ridare un’amministrazione ordinaria ai Consorzi per l’istruzione tecnica e conseguire un proficuo coordinamento in materia d’insegnamento professionale. Il recente e riuscitissimo convegno testé organizzato dalla Camera di commercio di Roma sull’istruzione professionale può considerarsi una concreta dimostrazione dell’utilità di un coordinamento in questo settore. Questa attività rivolta all’istruzione professionale si dirama in varie direzioni, fra le quali è da ricordare anche quella riguardante le categorie artigianali, nell’intento di valorizzare in pieno il nostro artigianato, ottimo per capacità e valore artistico, ma povero di mezzi finanziari e sprovvisto di valide provvidenze in suo favore. Vorrei ancora ricordare il proficuo lavoro svolto sotto la presidenza del professor Merlini per lo studio dei problemi dell’agricoltura e quello per lo studio dei problemi delle fonti energetiche e per il turismo sotto la presidenza del senatore Pasquini, ma mi accorgo che questa mia Relazione è già stata troppo estesa [...] qui io mi limito solo ad alcuni accenni sintetici. 324 Stefano Brun Desidero anche ricordare che l’Unione ha dato vita ad enti autonomi che si alimentano principalmente delle adesioni e della partecipazione delle Camere di commercio. Uno di questi enti è il Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei, nato dallo sviluppo di un nostro ufficio e ormai cresciuto di importanza e prestigio, che è stato recentemente riconosciuto come ente morale e ha ottimamente operato sotto la presidenza del senatore Caron. Un altro ente sorto e ospitato presso l’Unione è la Società internazionale per l’insegnamento commerciale, presieduta dal professor Devoto; un terzo ente, costituitosi recentemente, è l’Associazione italiana per gli studi di mercato, presieduta dal nostro segretario generale, che svolge un lavoro assai proficuo per il progresso economico, specialmente nel campo della distribuzione. Ed ora credo che vi aspetterete probabilmente qualche dichiarazione sulla legge per il riassetto delle Camere di commercio. Purtroppo, ben poco vi posso dire, se non che il ministro Villabruna ha veramente dimostrato la massima buona volontà nel portare a termine lo schema di un disegno di legge da presentare al Consiglio dei ministri; e che il direttore generale del Commercio, dottor Marinone, ha messo tutto l’impegno per cercare di ottenere l’accordo delle varie amministrazioni interessate su numerosi punti dello schema. Quest’opera si è mostrata però assai difficile e, per quello che mi consta, anche alquanto scoraggiante, perché mentre da un lato tutti affermano la necessità di dare la massima autonomia alle Camere di commercio e di metterle in condizione di svolgere a pieno i loro compiti, si chiedono poi controlli eccessivi e si vogliono imporre norme vincolative che finiscono per appesantire e intralciare l’espletamento dell’azione camerale. Devo riconoscere che il nostro Ministero – e in particolare il direttore Marinone – si è sempre mostrato decisamente contrario a tali tendenze, rendendosi conto delle giuste esigenze di controllo e vigilanza della pubblica amministrazione, ma nello stesso tempo della necessità di dare alle Camere senso di responsabilità, autonomia e possibilità dinamiche per permettere un fecondo slancio delle economie locali verso un maggior progresso. Vi posso ad ogni modo assicurare che la nostra azione in favore della legge non ha bisogno di sollecitazioni e che seguiamo ogni via che possa portare a un’equa conclusione di questo grosso problema, così essenziale per i nostri istituti. Così come abbiamo assistito il Ministero dell’industria e commercio nel suo indefesso lavoro per questa legge, non manchiamo neppure di volgere la nostra attenzione ad altri progetti, come quello dell’onorevole Rubinacci, che potrebbero trovare la strada, forse una scorciatoia, per giungere alla meta. Prima di chiudere questa esposizione desidero assicurare che l’Unione possiede ora un’efficiente organizzazione di servizi ed uffici, che risponde alle nostre 325 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale esigenze e possibilità, e può contare su un nucleo di funzionari non molto numerosi, ma tutti capaci, ciascuno adatto al proprio compito, dediti al loro lavoro con assidua volontà e amore. Mi piace di segnalare ai presidenti delle Camere di commercio l’esemplare spirito di collaborazione offerto da questo personale che in otto anni non mi ha dato mai adito al più piccolo richiamo e che non ha fatto mai ricorso né a Commissioni interne né tanto meno a sospensioni di lavoro neppure per un’ora. Dalla sistemazione degli uffici vengo ora a parlare di quella della sede. La Unione ha potuto disporre sinora dei locali che tutti conoscete in via Santa Maria in Via: posizione centrale assai apprezzabile e ampiezza bastevole per l’attività dei primi anni di vita della nostra associazione, ma ora diventata assolutamente insufficiente. Fra l’altro non disponiamo nell’attuale sede di una sala per le riunioni di oltre una ventina di persone. Non soltanto le Assemblee dell’Unione, ma ultimamente anche quelle del Consiglio direttivo si dovettero tenere fuori della nostra sede approfittando, come oggi, della solita cortese ospitalità della Camera di commercio di Roma. La Biblioteca non può più contenere né le pubblicazioni che riceve né il pubblico che la frequenta. Vari uffici difettano di funzionalità per mancanza di spazio. Non siamo in grado di conservare più oltre gli archivi. Manca la possibilità di offrire almeno una sala per i vice presidenti e per i colleghi che venendo a Roma possono aver bisogno di un punto di ritrovo presso l’Unione. Non abbiamo neppure una saletta di attesa. Finalmente abbiamo potuto trovare un’occasione adatta alle nostre esigenze: un complesso di 28 vani ripartiti su due piani in uno stabile signorile sito all’angolo di via Carducci e via Piemonte. È questa una zona centrale di Roma, essendo compresa nel quadrilatero via Veneto, via Bissolati, via XX Settembre, corso d’Italia, praticamente nel mezzo delle sedi di vari ministeri e uffici pubblici importanti. L’acquisto di tale complesso di locali per farne la sede dell’Unione ha trovato consenzienti le Camere di commercio, che nell’ultima Assemblea deliberarono di procedere senz’altro all’atto di compera e alle operazioni essenziali per trasferire al più presto nei nuovi locali gli uffici dell’Unione. L’acquisto, com’è noto, è fatto dalle singole Camere di commercio e dall’Unione, che diventano per tal modo comproprietarie, ciascuna per una data quota dello stabile in parola. La casa dell’Unione è quindi, idealmente e materialmente, la casa di tutte le Camere di commercio che vi hanno aderito. In questa occasione ho sentito particolarmente vicino tutte le consorelle d’Italia: nessuna ha voluto rimanere assente in questa prova di solidarietà e simpatia, anche se talvolta la partecipazione, per ragioni di bilancio, è stata modesta. Se non mi inganno, questa manifestazione significa che tutti sono convinti dell’utilità 326 Stefano Brun dell’esistenza dell’Unione e vogliono vederla continuare, ponendola in condizione di presentarsi anche esteriormente con la necessaria dignità e fornendola di mezzi funzionali più adatti degli attuali. Mi auguro dunque che la prossima Assemblea possa tenersi nella nuova sede, aprendosi un nuovo periodo di feconda operosità della nostra associazione. La definizione della sede dell’Unione, il suo recente riconoscimento di personalità giuridica di diritto pubblico, l’armonia creatasi fra le Camere di commercio intorno alla loro Unione, come fra i membri di una grande famiglia, il cospicuo lavoro compiuto con la vostra collaborazione, le affermazioni conseguite dal nostro ente in otto anni di opere, la stima e l’affetto che mi avete sempre dimostrato e che io ricambio di cuore, costituiscono le maggiori soddisfazioni che mi compensano largamente del tempo, delle cure, delle energie e dell’amore che ho dato giorno per giorno all’Unione, vale a dire alle Camere di commercio, perché l’Unione non è altro che la somma di tutte le Camere. 327 Relazione del presidente dell’Unione alla xx Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura [Roma,] 19 gennaio 1956 Parte prima La casa delle Camere di commercio È motivo di viva soddisfazione il fatto che la XX Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura si tenga in questa nuova sede, che oggi inauguriamo con la gradita presenza di alte autorità del Governo. Per dieci anni le nostre Assemblee sono state ospitate dalla Camera di commercio di Roma, alla quale desidero rivolgere un cordiale ringraziamento per l’appoggio fornitoci in molteplici occasioni, e che culmina con l’opera svolta dal suo presidente, grande ufficiale Costantino Parisi, che si è sobbarcato non poche fatiche e noie attendendo personalmente ai contratti di acquisto, alla risoluzione di complesse questioni condominiali e, da ultimo, ai lavori di trasformazione e sistemazione dello stabile che ora occupiamo. Per giungere a questo risultato la quasi totalità delle Camere di commercio ha partecipato alla costituzione e alla sottoscrizione del capitale di una società immobiliare, proprietaria dei locali concessi in affitto all’Unione; ciò dimostra ancora una volta lo spirito di cordiale solidarietà delle Camere di commercio, che hanno voluto crearsi la loro casa in Roma per riunirsi e lavorare assieme nella serena famiglia dell’Unione. L’ampiezza e l’organica sistemazione della sede rispondono in pieno alle necessità funzionali di un regolare svolgimento della nostra attività, assicurando un complesso di uffici, di sale per la biblioteca e le riunioni, e di servizi in tutto idonei allo scopo. 329 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Una sede come questa, posta in un centro importante di vita e di uffici di Roma, che si presenta con il dovuto decoro anche nei frequenti contatti con personalità italiane ed estere, e che offre ai funzionari un ambiente più consono a stimolare il rendimento del lavoro, permetterà alla nostra istituzione di sviluppare un’azione vieppiù intensa e ordinata e di guadagnare sempre maggior prestigio e considerazione. Ringrazio di cuore i presidenti delle Camere di commercio per la generosità prontamente dimostrata, che considero come una prova del loro attaccamento all’istituzione da essi stessi liberamente creata or è quasi un decennio, e alla quale hanno costantemente collaborato con la loro opera attiva e i loro preziosi consigli. Iniziative e programmi Il Consiglio direttivo dell’Unione, che mi è stato sempre vicino non solo nella sua funzione di organo collegiale, ma anche nell’adempimento di particolari compiti affidati ai singoli membri, specialmente in veste di presidenti di Comitati e Commissioni per lo studio di vari problemi, ha approvato in una recente riunione alcuni voti e un programma di attività per l’anno che si inizia. Degli uni e dell’altro parlerò solo brevemente, essendo intenzione del Consiglio direttivo di presentare una relazione dettagliata sul lavoro svolto nell’intero decennio di vita dell’Unione che si compirà nel dicembre di quest’anno. D’altronde, attraverso il nostro “Foglio di comunicazioni” e a mezzo di circolari abbiamo dato notizia del lavoro che si è andato sviluppando giorno per giorno. Gran parte dell’attività dell’Unione si esplica attraverso lo studio effettuato da speciali Commissioni, presiedute generalmente da membri del nostro Consiglio direttivo e costituite dai rappresentanti delle Camere di commercio, da esperti e da funzionari della pubblica amministrazione. Devo riconoscere che il lavoro compiuto da dette Commissioni offre piena soddisfazione. Il che si deve alla cordiale collaborazione di elementi che si integrano, avendo costantemente di mira gli interessi economici generali, anziché quelli specifici di categoria. Problemi finanziari Fra le questioni trattate recentemente devo ricordare quelle riguardanti il contenzioso tributario, l’imposta sulle aree fabbricabili, i finanziamenti esteri, la legge sulla perequazione tributaria, l’assegno bancario e l’esenzione della cessione della provvista nelle cambiali tratte. Su questi argomenti di carattere spiccata330 Stefano Brun mente tecnico non è qui il posto di discutere, dopo gli esaurienti e ponderati studi dei quali abbiamo già dato notizia alle autorità, alle Camere di commercio e alla stampa economica e di informazione. Desidero però informare questa Assemblea che tali studi e i voti emessi sono stati sempre apprezzati da parte degli organi competenti e spesso adottati. Problemi dell’agricoltura Anche i problemi dell’agricoltura continuano a tenere il primo piano nei nostri lavori. La Commissione che li tratta è quanto mai attiva e ha recentemente affrontato alcuni gravi problemi di natura strutturale, come la riforma fondiaria, i patti agrari, i contributi unificati, la stabilizzazione dei prezzi e la produttività delle piccole imprese. Su questi argomenti abbiamo avuto l’onore di presentare personalmente al ministro dell’Agricoltura i punti essenziali delle vedute delle nostre Camere. Ringrazio il giovane e valoroso ministro dell’apprezzamento che egli ha mostrato per i nostri voti. E soprattutto gli sono grato per le intenzioni da lui manifestate di volersi valere sempre più dei nostri organismi per studi e indagini nel campo agricolo. Tengo ad assicurare il ministro dell’Agricoltura che le Camere e l’Unione sono pronte e desiderose di offrire la loro opera in questo settore, che esse considerano di importanza basilare per un armonico sviluppo economico e sociale dell’Italia. L’interessamento delle nostre Camere a favore dell’agricoltura si desume facilmente scorrendo le relazioni che pubblichiamo ogni anno sulle attività camerali, ove si vede che il settore nel quale vengono devolute le somme più notevoli per contributi, premi, mostre, corsi ecc. è proprio quello dell’agricoltura. Fra i vari argomenti che riguardano questo settore mi piace ricordare quello che ha preso le mosse dai felici esperimenti iniziati dalle Camere di commercio di Alessandria e di Asti per portare i benefici dei moderni metodi produttivistici anche nelle piccole imprese agricole. L’Italia agricola è fatta specialmente di tali imprese, che meritano tutte le nostre cure; perciò anche l’Unione si è adoperata per estendere il più possibile questi esperimenti. Mi fa piacere di annunziare che in una recente riunione della Commissione per l’impiego combinato delle nuove tecniche agricole presso il Consiglio nazionale delle ricerche, ente patrocinatore di uno di questi esperimenti ottimamente riusciti, quello di Quargnento in provincia di Alessandria, è stato deciso di fondere detta Commissione con il nostro Comitato di studio per l’impiego dei nuovi mezzi di produzione nelle piccole imprese agricole, affidando all’Unione la segreteria della nuova Commissione unificata. 331 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Problemi marittimi e della pesca La Sezione delle Camere di commercio a giurisdizione marittima è caratterizzata dal vivace dinamismo di uomini appassionati ai problemi di questo settore. Recentemente la Sezione si è occupata con alta competenza e con studi approfonditi del riordinamento delle linee di navigazione e di taluni argomenti tecnici relativi al lavoro portuale e all’esercizio dell’attività armatoriale. Frattanto si sono proseguiti gli studi per la comparazione dei costi di maneggio delle merci più tipiche nei principali porti; quelli concernenti il problema dell’inquinamento delle acque marine; quelli per l’unificazione delle norme di sicurezza delle navi petroliere; quelli per la razionalizzazione dei nuovi mezzi e sistemi di maneggio e trasporto al fine di una maggiore economicità delle operazioni di carico, scarico e trasporto delle merci, ed infine quelli per il credito navale sia d’impianto sia di esercizio, e del regime fiscale dell’armamento. I problemi marittimi richiamano quelli della pesca, sui quali abbiamo presentato proprio in questi giorni alla Direzione generale della pesca un’ampia relazione e alcuni voti tendenti a migliorare il funzionamento dei mercati ittici e a portare un tangibile miglioramento in favore del vasto settore della pesca, sia nella fase della distribuzione sia in quella del commercio e del consumo. Domattina avrà luogo l’Assemblea delle Camere di commercio marittime, nella quale verranno ampiamente dibattuti vari e importanti problemi marittimi, portuali e della pesca. Perciò non è il caso che io mi dilunghi questa sera su tali problemi. Desidero però cogliere questa occasione per ringraziare il ministro della Marina mercantile per il suo costante e attivo interessamento dimostrato ai nostri lavori, e spero che egli sarà presente domani alla nostra Assemblea per rinnovargli il nostro sentimento di gratitudine e la fiducia nella sua opera. Grazie, segretari generali Desidero approfittare della partecipazione a questa Assemblea di un buon numero di segretari generali delle Camere di commercio per ringraziarli della collaborazione continuamente prestata all’Unione con zelo e intelligenza. La loro collaborazione ci è utile in molteplici occasioni. Ricordo, ad esempio, quella per la redazione della nostra rivista mensile “Sintesi economica”. Questa rivista ha il pregio di fondarsi su una documentazione completamente di prima mano, fornita dalle singole Camere, e di elaborare un materiale ricco, aggiornato ed obiettivo sulla situazione economica di ciascuna provincia, da cui l’Unione ricava appositi “quadri della congiuntura provinciale” che non hanno l’uguale in nessun’altra rivista. 332 Stefano Brun Il materiale fornitoci dalle singole Camere figura nella nostra “Sintesi” unitamente a talune elaborazioni statistiche per provincie che pubblichiamo ogni mese, raccogliendo le cifre a fonti dirette. Ricordo a questo riguardo le indagini sul patrimonio bovino, sui servizi telefonici, sui salari, sugli automezzi, sui protesti cambiari, sul valore della produzione agricola, sulla quinta dichiarazione e sul grado di disuguaglianza dei redditi. Inizieremo col fascicolo di gennaio di “Sintesi” la pubblicazione di una serie di monografie di industrie caratteristiche delle varie provincie, incominciando con l’industria della carta a Frosinone, del corallo a Napoli, delle paglie a Firenze, delle essenze agrumarie a Messina. Fonti energetiche Un altro campo di indagini e studi è il nostro “Notiziario” sulle fonti energetiche nel quale abbiamo pubblicato importanti lavori originali, valendoci il più delle volte della collaborazione delle Camere di commercio particolarmente interessate ai problemi degli idrocarburi; problemi nei quali un’attivissima Commissione della nostra Unione ha portato importanti contributi, fra i quali è da ricordare una recentissima mozione sulla legge per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti. A conferma del vivo interesse che l’Unione e le Camere di commercio dedicano ai problemi riguardanti lo sfruttamento delle nuove fonti di energia, verrà effettuato prossimamente, a cura dell’Unione, un convegno nel quale saranno considerate le disponibilità e le prospettive di sviluppo e d’impiego delle diverse risorse energetiche nel nostro Paese. Esportazione e turismo Prima di chiudere questa rapidissima scorsa su alcune recenti attività dell’Unione, voglio ricordare il corso di perfezionamento sul commercio estero per i funzionari camerali che attendono al servizio di assistenza per gli importatori ed esportatori. Tale corso, che fa seguito a quello tenuto due anni fa a Roma, è stato facilitato da un congruo contributo finanziario del Ministero del commercio estero, al quale rivolgo un vivo ringraziamento. Le lezioni si sono svolte con la partecipazione di 90 funzionari camerali, per una settimana presso la Camera di commercio di Milano e un’altra settimana presso quella di Firenze, con l’ausilio di 333 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale illustri docenti universitari, alti funzionari dell’amministrazione statale ed esperti operatori con l’estero. A testimoniare l’apprezzamento degli studi e della collaborazione dell’Unione ai problemi del turismo desidero ricordare che nella nuova legge per il credito alberghiero è prevista una Commissione centrale per l’esame delle domande di concessione di crediti e che in detta Commissione l’Unione è stata chiamata a designare un proprio rappresentante. Dalla stalla alla tavola Per l’anno corrente l’Unione ha impostato un programma di attività che comprende varie iniziative. Una di esse è rivolta ad approfondire la struttura e il funzionamento dei principali mercati di consumo. Già è stato studiato lo schema di una vasta indagine sulle carni al fine di determinare i vari elementi di costo che si incontrano nei vari passaggi dalla stalla al consumo. L’indagine si svolgerà in quindici città, risalendo ai luoghi di provenienza dai quali si approvvigiona il mercato cittadino. Caratteristica di queste ricerche è di svolgersi contemporaneamente su vari centri distribuiti nelle diverse parti d’Italia. Esse sono affidate a un gruppo di esperti altamente qualificati e verranno condotte su un medesimo schema e con criteri uniformi, in modo da rendere possibili i confronti fra località e località e fra i diversi sistemi di organizzazione. Ciò consentirà di ricavare elementi utili ai fini di promuovere una più economica distribuzione delle carni e favorirne il consumo, tenuto conto che esso è fra i più bassi in confronto ad altri paesi anche con reddito medio inferiore a quello italiano. In queste indagini sui mercati siamo validamente aiutati dal Ministero dell’agricoltura e da quello dell’industria e commercio, i quali ci hanno incoraggiati a portare a fondo gli studi intrapresi. Nuove esigenze in materia di trasporti Un’altra indagine che l’Unione ha recentemente iniziato e che dovrà essere ultimata fra breve riguarda il settore dei trasporti, nel quadro di un vasto piano di riordinamento e potenziamento. L’indagine potrà servire a porre in luce le necessità dell’adeguamento dei mezzi alle esigenze dei traffici, i problemi della concorrenza tra i vari tipi di trasporto, quelli della viabilità, quelli dei costi, sia da un punto di vista nazionale sia nei riflessi delle diverse situazioni provinciali. 334 Stefano Brun La ricerca scientifica al servizio dell’economia Verrà realizzato, probabilmente in occasione della prossima Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio, il convegno già altra volta annunciato sulla ricerca scientifica nel settore economico. Alcune importanti relazioni sono da tempo stampate e altre dovranno esserci presentate entro breve termine. Il Convegno prenderà in esame la situazione dei laboratori esistenti presso le università e presso le aziende, nonché il funzionamento e le attrezzature delle stazioni sperimentali, al fine di studiarne l’efficienza, le possibilità e i bisogni. Verranno considerati anche gli uffici studi esistenti presso le aziende e gli uffici pubblici, e le loro attribuzioni. Né mancherà la trattazione di temi specifici della ricerca in diversi campi, come i trasporti, l’aviazione, la pesca ecc. Infine si discuteranno alcuni argomenti di attualità nel campo scientifico, e specialmente quelli dell’impiego dell’energia atomica nell’industria e delle possibilità ed effetti da attendersi con l’introduzione di quella fase avanzata della meccanizzazione che va sotto il nome di “automazione”. È assicurata l’attiva collaborazione a questo convegno del Consiglio nazionale delle ricerche, della Confederazione dell’industria e del Comitato nazionale della produttività. Novantadue monografie provinciali Abbiamo intenzione di pubblicare entro la fine del corrente anno una raccolta aggiornata delle monografie sulle caratteristiche economiche delle varie provincie. Confidiamo anche per questo lavoro sulla collaborazione delle Camere di commercio, come già esse hanno fatto con le monografie che abbiamo inserito, di mese in mese, nella rivista “Sintesi economica”. Il Ministero dell’industria e commercio e l’Istituto centrale di statistica hanno assicurato la loro adesione a questa iniziativa anche con la concessione di premi per le Camere di commercio che presenteranno le relazioni migliori. È da ricordare che già le monografie pubblicate nella nostra rivista, come pure quelle contenute nello speciale volume stampato in occasione dell’inchiesta parlamentare sulla disoccupazione, hanno destato vivo interesse; copie di tali studi ci vengono continuamente richieste da parte di ministeri, banche, società di assicurazioni, associazioni sindacali, università e ambasciate estere, e non siamo più in grado di esaudirle. Ho accennato ad alcune delle iniziative che costituiscono il programma dei prossimi mesi. Altre sorgeranno di mano in mano che se ne presenterà l’occasio335 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale ne durante l’anno. D’altro canto desidero andare cauto nell’assumere l’impegno di ulteriori iniziative. Preferisco, quando mi troverò nuovamente dinanzi a voi all’Assemblea di dicembre, avere qualcosa da aggiungere come realizzazione del nostro lavoro, piuttosto che dovermi scusare di aver promesso qualche cosa che non fossimo riusciti a portare a compimento. Ogni provincia un centro di propulsione economica Quando alla fine di ogni anno ci accingiamo a riunire la documentazione per redigere il consueto rapporto sull’attività delle Camere di commercio di tutta Italia, ci vediamo costretti a sacrificare la maggior parte del materiale raccolto, tanto è vasto e vario, e a pubblicare soltanto qualche breve notizia qua e là per dare alcuni esempi delle iniziative che continuamente si effettuano in tutte le provincie, in un fervore di opere che fa onore ai nostri istituti. Si creano scuole e laboratori, si promuovono mostre e fiere, si organizzano convegni e congressi, si predispongono piani e schemi per nuove vie e nuovi mezzi di comunicazione e per l’industrializzazione delle zone depresse, si favorisce la creazione di opere di irrigazione, di bonifica e di rimboschimento, si assume la gestione di servizi portuali e mercantili e di interesse generale, si favoriscono le ricerche in ogni campo, si studiano i problemi peculiari delle varie economie locali, si riavvicinano gli interessi delle diverse categorie cercando i punti di convergenza, si prospettano alle autorità le situazioni e i bisogni dei vari settori, si favoriscono le correnti di esportazione, si assistono attivamente gli operatori, ai quali si offrono nuove possibilità di incontro e di lavoro specialmente attraverso l’istituzione di attrezzatissime e moderne Borse merci e Sale di contrattazione, si estendono continuamente sia l’azione di consulenza sia l’adempimento delle attribuzioni affidate dalle amministrazioni pubbliche nazionali e locali, e in particolare dall’Istituto centrale di statistica, per un complesso di indagini, rilevazioni e studi che richiede una sempre maggiore responsabilità e continui addestramento e aggiornamento dei funzionari camerali. Si può dunque affermare, senza vana presunzione, che le Camere di commercio industria e agricoltura costituiscono in ogni provincia un centro indispensabile di azione e di propulsione, il coordinatore e il motore della vita economica. Se sono così vecchie, eppure conservano una giovanile energia che continuamente si rinnova e si adatta ai crescenti e nuovi bisogni, e se esistono e si espandono in tutto il mondo, è questo un segno della loro utilità che si manifesta come un’esigenza naturale dello sviluppo economico, e che prescinde dai diversi tipi di economia, dal diverso grado di sviluppo e dall’alternarsi di periodi di crisi e 336 Stefano Brun prosperità: esse rappresentano quindi uno strumento permanente di qualsiasi ordinamento economico. Con questa ferma convinzione, e sentendo la mia responsabilità dinanzi a questa Assemblea, mi rivolgo al ministro dell’Industria e commercio per rappresentargli l’assoluta e urgente esigenza di dare finalmente a questi gloriosi e validi istituti l’ordinamento giuridico lungamente atteso. Il 1956, decennale dell’Unione delle Camere di commercio, sia l’anno della legge delle Camere di commercio; possano esse nell’opera che si proietta nel futuro avere l’onore di fare d’ora innanzi riferimento alla “legge Cortese del 1956”. Parte seconda Una buona annata Dopo questi brevi cenni sull’azione e sui voti dei nostri istituti, mi sia consentito gettare lo sguardo alla situazione economica dell’anno che abbiamo testé lasciato alle spalle e alle prospettive di quello verso cui ci inoltriamo. È opinione comune, documentata da dati di fatto inoppugnabili, che il 1955 sia stato un anno favorevole per lo sviluppo economico del nostro Paese, probabilmente il migliore del dopoguerra. Agricoltura, industria, commercio, assicurazione, credito, trasporti e attività professionali hanno segnato un sensibile progresso. Non è il caso di attardarci in un esame particolareggiato settore per settore e nelle varie fasi della dinamica stagionale, tuttavia è bene richiamare l’attenzione su qualche aspetto più importante. Aumento del reddito agricolo I novantacinque milioni di quintali di frumento prodotti quest’anno costituiscono un record che ha superato di gran lunga le speranze e le attese, a tal punto che il grano ottenuto basterà, per la prima volta, a coprire l’intero fabbisogno della popolazione italiana. Ciò significa che la bilancia commerciale del 1956 sarà alleggerita dalla necessità, che pesò gravemente nel 1955, di importare grano dall’estero, ad eccezione di una certa quantità di grano duro. Anche gli altri raccolti sono stati generalmente favorevoli, meno quello dell’olio, che ha subìto gravi danni, con l’immediata conseguenza di un forte rialzo dei prezzi. 337 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il risultato complessivo dei raccolti dell’annata trascorsa si concreta in un aumento del reddito lordo dell’agricoltura di 238 miliardi di lire, pari all’8% in valore, in confronto all’anno precedente. È però da rilevare che l’aumento è stato più sensibile nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali a causa delle condizioni meteorologiche meno favorevoli in queste ultime. Il forte incremento del reddito agricolo della scorsa campagna, per quanto favorito dal tempo, non è da considerare come un risultato eccezionale, non ripetibile, giacché anche in questo settore si diffondono rapidamente le conquiste della tecnica, che vanno dalle sementi selezionate alle razionali concimazioni, all’introduzione di sistemi di lavorazione moderni e all’impiego di macchine in misura tale da lasciar sperare che nel corso di dieci anni il progresso sia pari a quello di cinquant’anni del passato. Un monito di Ford La produzione dell’industria nello scorso anno è aumentata del 9% in termini quantitativi. Il quadro non è però uniforme: mentre le industrie minerarie, meccaniche, metallurgiche, chimiche e dei derivati del petrolio e del carbone hanno registrato aumenti considerevoli, le industrie alimentari sono rimaste a un livello stazionario e infine quelle dei tessili naturali sono ulteriormente regredite. Il persistere dello stato di crisi in questo ramo fa pensare alla presenza di cause profonde e strutturali, come la diffusione di altre fibre artificiali e di prodotti succedanei nonché le difficoltà delle tradizionali esportazioni. Anche in altri settori minori si avvertono segni di ristagno e recessione dovuti a cause connesse con i mutamenti dei bisogni, l’evoluzione delle forze economiche e il progresso. Ma in questi casi non si deve parlare di crisi economica, piuttosto è da ricordare il monito di Enrico Ford: «I principali inconvenienti per molti imprenditori derivano dal fatto che essi non interpretano giustamente le loro difficoltà come avvertimenti di cambiar metodo». Acciaio e casa Due importanti settori sono stati molto attivi nel 1955: quello della produzione di ghisa e acciaio, che ha registrato un aumento di poco meno del 3%, e quello della costruzione di nuovi vani di abitazione, aumentati del 22%. L’aumento della produzione della ghisa e dell’acciaio in così grande misura pone l’Italia fra i paesi di alta industrializzazione; e poiché si tratta di prodotti che 338 Stefano Brun costituiscono materia prima per numerose industrie, possiamo fare una previsione favorevole anche sullo sviluppo industriale del 1956. Il forte aumento delle nuove costruzioni di case, mentre da un lato è da considerare nei suoi benefici effetti, ripercuotendosi sullo sviluppo di numerose attività connesse con quelle dell’edilizia, da un altro canto testimonia dell’amore di sempre più larghi strati della popolazione per la casa: bene di alto valore etico, che favorisce l’igiene e il benessere delle famiglie. In considerazione di questi due aspetti, quello di volano dell’economia e quello del conforto familiare, si vede con apprensione il rallentamento denunciato negli ultimi mesi del numero di nuovi progetti di costruzioni, ciò che preannuncia una minore attività edilizia nel 1956. Pertanto ci si chiede se non sia il caso di prorogare le agevolazioni fiscali e tributarie per questo settore. In caso contrario non sarebbe facile raggiungere la costruzione di quei 13 milioni di nuovi vani di abitazione indicati nel piano Vanoni come fabbisogno e mèta del prossimo decennio. Altri settori, cosiddetti terziari, hanno registrato l’anno scorso importanti progressi. Citerò ad esempio quello delle assicurazioni, con un incremento dei premi incassati del 15%, e quello dell’afflusso di turisti stranieri, aumentato di almeno altrettanto. Quindicimila miliardi di reddito Tirando le somme dei vari dati sinora disponibili si può stimare, in via provvisoria, che il reddito lordo nazionale sia aumentato nell’anno decorso dell’8% in termini reali e del 10% in valore monetario. Quindi l’ammontare del prodotto lordo del Paese ha raggiunto un livello prossimo ai 13.000 miliardi di lire. Ma sarebbe giusto tener conto anche di redditi che non essendo di natura monetaria vengono generalmente esclusi da questi calcoli, pur avendo un indubbio valore economico; voglio alludere alle attività domestiche, nelle quali si affaticano da mane a sera milioni di donne di casa. Se queste attività non retribuite fossero valutate nei termini indicati dal Livi, il reddito nazionale dell’Italia salirebbe ad oltre 15.000 miliardi di lire. Tale rettifica non è soltanto necessaria ai fini interni del computo del reddito nazionale, ma ancora di più essa è utile ogni qualvolta si debbano fare dei confronti internazionali, nei quali concorrono paesi quasi essenzialmente basati sull’economia di mercato, come gli Stati Uniti, e paesi con larga partecipazione dell’economia domestica, come l’Italia. 339 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Problema umano Numerosi sono i problemi economici che si affacciano dinanzi a noi e ci rendono pensosi. Forse il più grave di tutti è quello della disoccupazione, che per alcuni anni costituirà un pericolo sociale di cui dobbiamo seriamente preoccuparci, non soltanto per le conseguenze che ne possono derivare sul piano politico e quindi, fra poco, su quello elettorale, ma anche e principalmente dal lato profondamente umano. Per fortuna non si tratta, a nostro parere, di un problema ineluttabile e permanente. Il gran numero di disoccupati ora esistente è il risultato di circostanze passate, che hanno concorso a produrre un ingorgo. Esse possono così riassumersi: 1. alta natalità dei decenni precedenti e rapida diminuzione della mortalità; 2. chiusura dell’emigrazione per tutto il periodo bellico; 3. afflusso di profughi dalle terre, pure italiane, sottratteci con il trattato di pace; 4. ritorno in patria dei connazionali che avevano trovato lavoro in terra d’Africa. L’eccesso demografico così formatosi blocca l’attuale mercato del lavoro, che solo in parte potrà alleggerirsi con l’emigrazione, anche se quest’anno potrà trovare un discreto sbocco verso la Germania. Ma l’emigrazione, sebbene utile e necessaria in questo momento, costituisce una soluzione dolorosa; in avvenire è probabile che il ricorso a questa valvola di sfogo possa essere limitato, in quanto le cause indicate più sopra saranno cessate. Dunque lo sforzo da compiere è solo in questi anni e richiede tutta la nostra buona volontà, la nostra saggezza e il nostro spirito di solidarietà. L’orizzonte, al di là dell’ostacolo contingente, si apre sereno, perché l’eccedenza delle nascite sulle morti e quindi l’annuale “leva del lavoro” rappresenta ormai una quota facilmente assorbibile dal regolare ritmo del progresso economico. Bisogno di capitali Per favorire l’assorbimento di gran numero di lavoratori è necessario che il capitale non faccia difetto. Invero il nostro sistema economico è basato sul rapporto capitale-lavoro; e il progresso del mondo civile è in gran parte il frutto del capitale ottenuto dal sistema produttivo e investito in nuove attività. Quindi la necessità del risparmio e della disponibilità di capitali è un punto fondamentale che dobbiamo tenere in mente per una conseguente politica. Ciò dicasi anche a proposito della legge che verrà fra poco discussa alla Camera dei deputati in favore dei capitali esteri. Sembra che il testo già approvato 340 Stefano Brun dal Senato non sia ispirato a principi abbastanza liberali da incoraggiare l’afflusso di capitali stranieri. Ma più della legge suddetta, riguardante esplicitamente la questione delle norme sugli investimenti esteri in Italia, preoccupano altre leggi che per diverse vie possono ostacolare l’impiego in Italia di capitali esteri. Una politica saggia sarà quella che favorirà la formazione del risparmio e l’investimento dei capitali, siano essi italiani o esteri o anche nazionali emigrati all’estero che rientrano. L’ordine politico ed economico, retto da un’illuminata legislazione priva di sfondi demagogici e antiliberali, costituisce la sola garanzia per assicurare l’afflusso dei capitali a favore del rapido sviluppo economico e della creazione del massimo numero di posti di lavoro. Pressione fiscale Anche l’eccessivo gravame di imposte e tasse è certamente un ostacolo all’espansione dello sforzo produttivo. Si è calcolato che nel 1955 il complesso dei tributi dovuti allo Stato, agli enti locali e a quelli previdenziali ha assorbito il 32% del reddito nazionale: è questa una ben forte falcidia per un paese a basso reddito medio. Quindi si guarda con apprensione all’eventualità che l’espansione in atto delle spese statali e degli enti locali porti a un aggravamento della pressione fiscale, per non parlare del pericolo ancora peggiore costituito dall’inflazione. Anche il fatto che non si escogitino nuove imposte o non si aumentino le aliquote di quelle esistenti non significa che il peso dei tributi sull’economia nazionale rimanga invariato, se gli accertamenti si inaspriscono non solo al giusto fine di reperire gli evasori e i renitenti, ma anche in forma tale da gravare la mano indiscriminatamente sulla massa dei contribuenti. Tecnici e scienziati Un altro aspetto che ci preme di considerare è quello del crescente bisogno di personale provetto in ogni settore della vita economica. Si sa che il gran numero di disoccupati è costituito da individui senza un’arte o una professione, sprovvisti della benché minima specializzazione e spesso privi financo della conoscenza dell’alfabeto. Se questa deficienza è di grave ostacolo per l’ordinamento economico di oggigiorno, essa diventerà una vera jattura nella proiezione dei bisogni di domani. È il tempo della più alta produttività, dell’impiego di nuovi strumenti di lavoro, dell’uso dell’energia atomica, di un acceleramento dei mezzi meccanici fino al 341 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale fenomeno ormai incombente dell’“automazione”. Non c’è il pericolo che i cervelli elettronici detronizzino il fattore umano, ma questo ha bisogno di elevarsi per restare il protagonista della produzione. Mai come in quest’epoca si è prodotto un così vasto e rapido acceleramento del progresso tecnico, onde non è esagerato parlare di una seconda fase della rivoluzione industriale. In questa situazione l’uomo-lavoratore è necessario più che mai, ma non può essere che un individuo istruito, uno specializzato, un tecnico, uno scienziato. Si devono pertanto sviluppare le scuole di ogni grado, attrezzarle, aggiornarle ed elevarne il livello. In questa azione anche le Camere di commercio hanno un compito importante da svolgere: promuovere scuole e corsi adatti alla produzione moderna con riferimento alle caratteristiche e ai bisogni locali; favorire la creazione di laboratori e di centri sperimentali; diffondere le conoscenze tecniche; stimolare il desiderio della cultura e della specializzazione attraverso una suggestiva propaganda, premi ecc. In tutti i gradi del sapere, specialmente quello tecnico, occorre compiere rapidi progressi se non vogliamo restare indietro non soltanto agli altri paesi dell’Occidente, ma anche a quelli comunisti, nei quali si va diffondendo febbrilmente la preparazione di tecnici e scienziati. L’elevamento della cultura e il possesso di un’arte nei vari rami e mestieri favoriranno il progressivo miglioramento dei rapporti di convivenza umana sia nell’ambito dell’azienda sia in quello più vasto della società nazionale e internazionale. Caro vita Un punto dolente sul quale occorre richiamare l’attenzione è quello della tendenza al rincaro dei prezzi e del costo della vita, che è lieve e lento, ma continuo. Esso scoraggia il risparmio sotto varie forme, compresa quella delle assicurazionivita; impoverisce immeritatamente i vecchi e gli inabili; rende ancora più penosa la vita ai disoccupati; crea la necessità di maggiori spese allo Stato e agli enti locali, mettendo in moto l’interminabile catena delle rivendicazioni salariali e quindi degli inasprimenti fiscali; accresce le difficoltà dell’esportazione e allontana i turisti. È giusto riconoscere che il problema è difficile e complesso, tuttavia bisogna preoccuparsene in quanto costituisce un pericoloso elemento corrosivo della situazione economica, sul quale gioca largamente la propaganda avversa. 342 Stefano Brun Il disavanzo delle ferrovie Pericoli di ulteriori rialzi dei prezzi non mancano, purtroppo, mentre si dovrebbe cercare di diminuirli. Mi riferisco, ad esempio, all’eventualità di aumenti delle tariffe ferroviarie per il trasporto dei viaggiatori e delle merci. Il disavanzo del bilancio ferroviario non può non preoccuparci, così come ci desta apprensione quello complessivo dello Stato. Riconosciamo la necessità di giungere al pareggio e altresì che il costo del servizio reso sia pagato da chi ne usa anziché gravare indiscriminatamente sulla collettività. Ma non possiamo nasconderci il pericolo di un aumento delle tariffe a danno di certe correnti commerciali, e specialmente delle esportazioni, con un’incidenza differenziale a sfavore delle regioni meridionali e delle isole. Semplificazione dei servizi Uno studio approfondito merita l’organizzazione dei vari servizi attraverso i quali i cittadini vengono a contatto con gli uffici e i funzionari pubblici. È impressione generale, e credo in gran parte fondata, che si possa fare qualcosa per snellire questi servizi e semplificare taluni adempimenti, adottando mezzi moderni di lavoro e tenendo presente l’opportunità di creare un’atmosfera di fiducia e comprensione fra il pubblico e gli uffici delle varie amministrazioni, secondo i moderni concetti delle pubbliche relazioni. La gente talvolta si lamenta, più che di dover pagare un tributo, della molestia e della perdita di tempo che spesso si potrebbero evitare. Dislivelli Alla fine di questa esposizione voglio segnalare taluni dislivelli, per non dire addirittura fratture e sperequazioni, che ostacolano il formarsi di una salda e pacifica coscienza nazionale. I più gravi e stridenti si manifestano: – fra il livello dei redditi agricoli da un lato e quelli industriali e delle altre attività secondarie e terziarie dall’altro; – fra il tenore di vita della gente di campagna e di quella di città; – fra chi vive in montagna e chi vive in pianura; – fra le condizioni economiche del Nord e quelle del Sud. 343 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Ritengo che tutti gli sforzi debbano dirigersi a eliminare tali squilibri, come ora si sta facendo con una politica illuminata in favore delle nostre aree sottosviluppate. È per una ragione di giustizia verso la nazione e i suoi cittadini, tutti i suoi cittadini, e non soltanto quelli riuniti in “categorie vociferanti”, che si deve tendere a colmare le distanze, dando il senso profondo di una patria ordinata, ispirata all’amore fra gli uomini. 344 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura ing. Stefano Brun Roma, 20 giugno 1956 Eccellenze, signori, quest’anno la Relazione che accompagna il nostro consuntivo è breve, giacché è mia intenzione presentare un’ampia rassegna alla prossima Assemblea, che coincide con la ricorrenza del primo decennio di attività della nostra Unione. Sarà in quella occasione che i colleghi presidenti delle Camere di commercio potranno giudicare se l’Unione che essi hanno liberamente costituito nel dicembre 1946 ha compiuto un lavoro proficuo, che risponda agli intenti voluti. Frattanto mi permetto di richiamare la vostra attenzione su alcune questioni che ci hanno maggiormente interessato in questi ultimi mesi. Accenno anzitutto ai problemi dell’agricoltura, che hanno sempre trovato nei nostri istituti le cure più attente, come ne fanno fede le innumerevoli iniziative e i cospicui contributi finanziari di cui si ha notizia attraverso le relazioni presentate dei miei colleghi di tutta Italia alle loro assemblee. Agricoltura La Commissione intercamerale per l’agricoltura, affidata alla presidenza del professor Giovanni Merlini, è fra quelle che hanno svolto e svolgono la più intensa attività, forse anche come naturale riflesso della larga parte che le Camere di commercio dedicano ai problemi degli sviluppi dell’economia agricola italiana. Tralasciamo tutta la serie di problemi di carattere strutturale – riforma e contratti agrari – o di carattere economico-sociale – credito agrario contributi unificati – ripresi nel 1954, opportunamente riconfermando o aggiornando, in base agli sviluppi di tali problemi in sede legislativa, gli studi e le conclusioni 345 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale già raggiunte; riteniamo di soffermarci ora su tre nuovi argomenti di particolari interesse e attualità affrontati dalla Commissione. Stabilizzazione dei prezzi e dei redditi in agricoltura in rapporto ai piani di sviluppo dell’economia L’accentuato stato di disagio della nostra agricoltura, l’aumento di costi, l’instabilità dei redditi agricoli hanno fatto del problema dei prezzi e della disciplina del mercato l’argomento del giorno. Spinti a guardare ai problemi dell’agricoltura in termini di creazione di una nuova struttura fondiaria e di opere di bonifica e miglioramento che incrementassero la produzione, non si sono studiati abbastanza le relazioni tra la produzione e il mercato e gli effetti che tali relazioni avevano sui redditi degli agricoltori. Quando il problema del mercato si è manifestato in tutta la sua gravità, così come doveva inevitabilmente accadere, eravamo impreparati, ci mancava l’esperienza e la documentazione necessarie per affrontarlo nella sua interezza. L’Unione ha quindi accolto conclusioni del Convegno di Cremona del settembre 1954 su “La stabilizzazione dei prezzi e dei redditi in agricoltura” e le ha portate lo scorso anno in discussione nel seno della Commissione intercamerale dell’agricoltura, allo scopo di formulare alle autorità di governo suggerimenti per una politica di sostegno dei prezzi e dei redditi agricoli nel quadro della politica generale del Paese. La mozione conclusiva presentata nel dicembre scorso all’onorevole ministro dell’Agricoltura si ispirava alla necessità di studiare soluzioni organiche del problema che vadano al di là di provvedimenti isolati che di volta in volta, per ragioni contingenti, si è costretti ad emanare. Proprio nel gennaio di quest’anno, durante la procedente nostra Assemblea, il ministro si è compiaciuto di confermare alla nostra Unione il desiderio, già precedentemente espresso in via ufficiosa, che vengano approfonditi gli aspetti teorico-pratici del problema della stabilizzazione dei prezzi e dei redditi in agricoltura nel quadro dei piani di sviluppo dell’economia italiana, al fine di alleviare o eliminare le più gravi instabilità che hanno riflessi sull’assetto strutturale dell’economia agraria. In seguito a così autorevole invito una speciale Commissione di studio – presieduta dal professor De Maria con la partecipazione del direttore generale della Tutela economica dei prodotti agricoli, professor Albertario, del direttore del Commercio interno, dottor Marinone, e di altri esperti – è stata costituita in seno a questa Unione. 346 Stefano Brun Detta Commissione si è riunita tre volte, dando modo a eminenti uomini di studio e amministratori responsabili di esprimere le loro opinioni. Non molto tempo fa in questa stessa sala abbiamo ascoltato la brillante esposizione del professor George L. Mehren dell’Università di California, per tener conto anche dell’esperienza di un autorevole esponente americano. Fare il punto della situazione, riassumere brevemente quanto è stato detto e scritto, indicare le direttive verso le quali gli studi della Commissione si vanno indirizzando sarebbe un’impresa ardua. Tuttavia, a me sembra che in questi mesi di proficuo lavoro siano emersi degli elementi che gioverà mettere in evidenza. Innanzitutto sembra ormai chiaro che tutto il problema non possa essere guardato solo in termini di stabilizzazione dei prezzi, ma che debba essere inquadrato nella necessità di una nuova e più efficiente struttura produttiva, foriera di un ancor più efficace sistema di trasformazione e di vendita. Produzione, trasformazione e vendita non sono dei segmenti autonomi, autocontenuti, passibili di trattazione e disciplina separate; esse fanno parte di un integrato sistema produttivo, di cui si devono considerare l’efficienza e la disciplina totali. Ciò presuppone l’esistenza di un concetto di produttività e di efficienza produttiva che vada dall’azienda agraria, dove il processo produttivo inizia, fino al consumatore, dove questo finisce; o dall’azienda agraria, dove i mezzi tecnici vengono impiegati, fino alle industrie, dove detti mezzi vengono prodotti. Esiste cioè una massima economicità di tutto il processo produttivo che è accompagnata da una migliore distribuzione del reddito ottenuto e quindi dal massimo beneficio per tutta l’economia. Con più del 40% delle nostre forze di lavoro impiegate in agricoltura e con il 50% circa del nostro reddito medio speso per l’acquisto di prodotti alimentari, il problema dell’agricoltura, visto nei suoi rapporti con l’industria e con la massa dei consumatori, è quello di trovare una soluzione che permetta di mantenere e aumentare i redditi agricoli, in modo da assicurare alle industrie un vasto mercato nazionale, e nello stesso tempo di contenere i prezzi dei generi alimentari, cosicché le popolazioni non agricole possano anche aumentare i consumi dei prodotti industriali. Ogni intervento in agricoltura deve pertanto essere soppesato in termini dei suoi effetti su altri settori o categorie economiche della Nazione. Vi sono possibilità e limiti imposti dalla dinamica di altre attività economiche nazionali sullo sviluppo dell’agricoltura e dei nuovi indirizzi di efficienza produttiva. Non basta. La nostra economia è in movimento; essa si sta evolvendo verso direzioni dettate non solo da un’impostazione più liberale degli scambi internazionali ma anche dalla ventilata e auspicabile idea della formazione di un Mercato comune europeo. Se questi nuovi indirizzi di politica economica diven347 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale teranno una realtà operante, essi creeranno per la nostra agricoltura dei problemi complessi, alla cui soluzione sarà bene essere preparati. La politica di interventi in agricoltura non solo deve permettere e indurre la realizzazione della massima efficienza del processo produttivo agricolo, nel senso dianzi esposto, e la sua adattabilità ai movimenti di fondo della nostra economia, ma anche tener contro della sua consistenza con le prospettive offerte dallo sviluppo economico di altri paesi. Si potrebbe andare oltre nell’illustrazione della complessità di tale problema. L’esistenza di queste molteplici determinanti causali, le loro interrelazioni e il loro effetto sul reddito degli agricoltori suggeriscono obiettivi e metodi alternativi, dei quali il sostegno dei prezzi rappresenta un semplice aspetto. La Commissione studierà il problema settore per settore, con particolare riguardo ai fattori più interessanti; individuerà le modalità di eventuali controlli, esprimerà il suo parere sull’efficacia delle soluzioni proposte, e nello stesso tempo potrà dare un sistema o uno schema generale da mettere alla base di una fattibile e operativa politica di intervento. Sarà un compito difficile, che non potrà essere portato a termine in breve tempo. A noi non rimane che l’impegno preso di una completa collaborazione fra i vari elementi interessati, assieme alla speranza che dai lavori iniziati possa emergere un nuovo concetto di produttività e di politica agraria che ponga al suo centro il problema del mercato dei prodotti agricoli. La “grande causa”, così come è stata definita quella degli agricoltori, non può essere vista solo in termini di riforma agraria, formazione di piccola proprietà contadina, riforma dei contratti agrari, creazione di costosi e antieconomici sistemi di sostegno dei prezzi; essa deve essere concepita in modo da permettere all’agricoltura di dare il più grande contributo non solo al suo stesso benessere ma a tutta la dinamica e progressiva economia nazionale. Indagine sul mercato delle carni L’Unione italiana delle Camere di commercio ha risposto agli inviti più volte avanzati dal Ministero dell’industria e commercio quanto da quello dell’agricoltura e foreste perché si facesse promotrice di un’indagine a carattere nazionale sul mercato delle carni, in quanto nell’implicato e complesso settore della distribuzione dei prodotti alimentari, questo ha bisogno di un più urgente esame. D’altra parte lo sviluppo del settore zootecnico, che è considerato ai primi posti nell’espansione produttiva dell’agricoltura italiana, trova una forte remora nella pesantezza dei costi di distribuzione dei suoi prodotti e nei sistemi che la regolano. 348 Stefano Brun L’Unione italiana delle Camere di commercio, consapevole della difficoltà del compito, ha voluto preliminarmente eseguire alcuni sondaggi di carattere sperimentale che chiarissero la problematica e il metodo dell’indagine generale. In questi giorni è stato portato a termine uno studio sul mercato di Napoli a cura della locale Camera di commercio e sono ora in corso di integrazione due pregevoli monografie riguardanti il mercato di Roma e Firenze. Sulla base delle prime conclusioni di questi tre studi locali è stata anche compilata una breve relazione con carattere di studio preliminare, che ha permesso l’impostazione, dopo questa prima fase sperimentale, dell’indagine generale. Questa è stata già iniziata con due serie di indagini: a) indagini descrittive – analoghe a quelle dei tre studi locali sperimentali di Napoli, Firenze e Roma – per altre dodici provincie italiane, scelte fra le più rappresentative del mercato della carne italiano e rappresentanti l’intera variabilità dei casi che tali mercati locali presentano; b) indagini quantitative, per accertare alcuni elementi attualmente non rilevati dalle statistiche ufficiali (effettivo movimento del bestiame vivo da macello e della carne foranea) in tutte le 92 provincie italiane. Tale indagine darà luogo alla pubblicazione di un volume composto da una relazione generale che riassumerà le conclusioni fornite dalle varie analisi e riporterà per esteso le singole monografie locali. Centri per l’impiego combinato delle tecniche agricole – ICTA E veniamo ora al terzo degli argomenti che hanno impegnato l’Unione nel settore agricolo: quello cioè delle iniziative a favore dello sviluppo economico delle imprese contadine. Trascurando di fare la storia degli sviluppi che l’esperimento realizzato con successo a Quargnento in provincia di Alessandria ha avuto successivamente, fino alla costituzione di un Gruppo nazionale di lavoro presieduto dall’onorevole ministro Colombo, è importante sottolineare l’impegno che le Camere di commercio italiane hanno assunto per promuovere numerose dimostrazioni al fine di estendere alla piccola azienda contadina il razionale impiego dei mezzi tecnici moderni. Il Ministero dell’industria e commercio, su richiesta di questa Unione, ha autorizzato le Camere di commercio a costituire Aziende speciali con la precisa finalità di diffondere l’uso di macchine, di concimi, di mezzi di lotta, di sementi elette, favorendo tra l’altro quella integrazione industria-agricoltura che è elemento risolutore della nostra economia. Che le iniziative ICTA (così come sono 349 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale state definite) rispondessero in pieno a tale finalità lo dimostrano anche le intese che il Gruppo nazionale di lavoro è riuscito a concludere con le organizzazioni industriali per una collaborazione di elevatissima importanza. Il nuovo orientamento degli organi di governo di modernizzare la conduzione delle piccola azienda e di estendere ad essa quei benefici capaci di elevare la convenienza economica dell’agricoltura contadina trova consenziente la nostra Unione, la quale ribadisce i suoi impegni in sede sia nazionale sia periferica. Molto ci si attende da questi esperimenti, che secondo le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura e foreste potranno essere intrapresi in futuro, oltre che dalle Camere di commercio, anche dagli enti di riforma sulle superfici di terreno contermini alle aree espropriate, nonché dai Consorzi di bonifica. Tutti ci auguriamo perciò che tali dimostrazioni abbiano il successo sperato poiché esse dovrebbero consentire (e riportiamo qui il pensiero di un valoroso economista agrario): 1. di accertare e misurare gli ostacoli che si oppongono al progresso tecnologico delle piccole aziende, ossia sulla maggior parte delle terre coltivate; 2. di determinare i modi, i costi, i tempi occorrenti al loro graduale superamento; 3. di confrontare l’efficacia delle diverse formule organizzative nelle quali l’assistenza tecnica e il progresso tecnologico possono diffondersi; 4. di stabilire le più efficaci forme di coordinamento tra le diverse istituzioni operanti in agricoltura; 5. di individuare una serie di altri problemi che potranno essere affrontati in seguito dalle capillari organizzazioni sorte per effetto dell’iniziale intervento propulsore. Commercio estero Secondo Corso di aggiornamento Tralasciando la normale periodica attività dei nostri uffici in materia di commercio estero, già ampiamente documentate in precedenti Relazioni, è opportuno ricordare alcune importanti iniziative realizzate in questi ultimi dodici mesi. Tra queste occupa un posto preminente il nostro secondo Corso di aggiornamento sul commercio estero per funzionari camerali tenutosi nell’ottobre del 1955. Questo Corso si è svolto dal 9 al 22 ottobre e ha avuto un duplice aspetto e una duplice sede. Si è iniziato infatti a Milano, presso la locale Camera di commercio, dove si è protratto sino al 15 ottobre con la trattazione di argomenti di carattere 350 Stefano Brun generale; è continuato poi a Firenze, dal 17 al 22, per trattare un argomento specifico e senza dubbio attuale: i modi migliori per lo sviluppo delle nostre esportazioni. Si è cercato con ciò di soddisfare la necessità di aggiornare e perfezionare la formazione tecnica dei funzionari camerali addetti al commercio estero. Un apposito Comitato direttivo addivenne alla redazione del programma e affidò al professor Feroldi per Milano e al professor Bertolino per Firenze la direzione del Corso, dopo aver provveduto a scegliere i docenti, che in numero di 34 hanno tenuto 31 lezioni e varie esercitazioni. Il Corso è stato inaugurato alla presenza del ministro del Commercio estero S. E. Mattarella, dei più alti funzionari dei ministeri economici, del presidente dell’ICE e di numerosi presidenti e dirigenti di Camera di commercio, di organizzazioni e di operatori qualificati. È da sottolineare il notevole successo di questa iniziativa, che si traduce nell’assidua partecipazione al Corso da parte di oltre 80 funzionari appartenenti a circa 70 Camere di commercio, di una ventina di osservatori provenienti da amministrazioni statali, istituti bancari e imprese private; nel raddoppio di molte ore di lezione da parte di alcuni docenti; nell’inserimento di proficui colloqui e dibattiti su problemi di particolare interesse. Ha aperto il ciclo delle conferenze il professor Tucci, presentando uno schema panoramico del nostro commercio estero con le sue necessità e difficoltà. A lui ha fatto seguito il dottor Carli, che ha trattato gli accordi bilaterali e multilaterali e il sistema degli arbitraggi; sul medesimo argomento ha parlato anche il dottor Jannuccelli del Ministero del commercio estero, ponendo gli arbitraggi multilaterali in rapporto ai recenti provvedimenti sulla negoziazione di divise estere, e in generale sulle attuali forme di regolamento valutario dei nostri scambi con l’estero. Tra le altre lezioni inerenti alla politica e alla tecnica valutaria è da ricordare quella tenuta dal dottor Manciotti sulle procedure e formalità delle attuali forme di regolamento valutario dei nostri scambi con l’estero. Il regime amministrativo ha formato oggetto di un’interessante lezione del dottor Silva, del Ministero del commercio estero, che ha trattato ampiamente la disciplina dei nostri scambi con l’estero, e in particolare le principali fonti legislative e regolamentari dell’attuale regime dell’importazione e dell’esportazione. Sulle questioni doganali hanno parlato il dottor Giovannetti e il dottor Mongiovì. Il professor Gasparini si è diffuso sulle facilitazioni all’esportazione nei principali paesi europei; sui crediti all’esportazione e assicurazione dei crediti, nonché sui rimborsi fiscali. Ha fatto seguito sullo stesso argomento il professor Lorusso, esaminando esaurientemente e in modo critico gli stessi problemi, con riferimento al nostro Paese. 351 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il dottor Dalle Volta ha illustrato l’importanza dell’organizzazione delle aziende esportatrici e il dottor Mosca del Ministero degli affari esteri ha parlato delle funzioni degli uffici commerciali presso le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero. Il ciclo delle conferenze milanesi è stato chiuso dal dottor Giustetto, che ha trattato ampiamente dei compiti e dell’organizzazione degli Uffici camerali per il commercio estero. Durante la permanenza a Milano i partecipanti al Corso hanno visitato i Magazzini generali di Lombardia, la Borsa valori e la Borsa merci; interessante inoltre è stata la visita alla Innocenti spa, dove i partecipanti al Corso hanno potuto rendersi conto delle varie fasi di lavorazione del complesso stesso. Il Corso ha ripreso quindi le sue lezioni a Firenze trattando l’argomento più specifico dello “Sviluppo delle esportazioni”. Questa seconda parte si è articolata su quattro gruppi di lezioni. Il primo, “I prodotti, i mercati e gli operatori”, per il quale hanno parlato il professor Mazzantini, presidente dell’ICE, sulle caratteristiche delle esportazioni italiane, e per i prodotti il dottor Loria, il cavaliere del lavoro Donato e il professor Tofani rispettivamente per l’artigianato, l’industria, l’agricoltura e gli alimentari. Per i mercati sono intervenuti il professor Tucci (America settentrionale, centrale e meridionale), l’onorevole professor Vedovato (Africa e Medio Oriente), il dottor Tosarelli (Asia e Oceania), il dottor Malgeri (Europa). Per il secondo gruppo, “Pubblicità e propaganda del prodotto italiano”, il dottor La Rosa si è diffuso sul come far conoscere all’estero la nostra produzione; a lui sono seguiti il dottor Bianco sulla partecipazione italiana alle fiere estere, il dottor Borgiani sulla redazione di cataloghi e monografie per prodotti destinati all’esportazione, e il dottor Pomilio sulle varie forme di pubblicità sui mercati di sbocco. Il terzo gruppo era dedicato allo “Studio razionale del mercato” e le lezioni a questo attinenti sono state tenute dal professor Tagliacarne per quanto riguarda lo studio del mercato estero in generale e nella tecnica del sondaggio, dal professor Fabrizi sullo studio comparativo dei prezzi e dal dottor Morante sulle disposizioni tecniche amministrative dei paesi importatori che condizionano l’esportazione italiana. L’ultimo gruppo aveva per titolo “Per incrementare le esportazioni”; hanno preso la parola il professor Giannessi, che ha trattato dell’organizzazione commerciale e delle rappresentanze di ditte all’estero, il dottor Perfetti sull’apporto del turismo e sulle vendite fatte attraverso i turisti e il dottor Scala sui problemi della buona esecuzione dell’affare. Il Corso ha avuto termine il giorno 22 ottobre alla presenza delle autorità governative, di numerose personalità della finanza, delle banche e delle orga352 Stefano Brun nizzazioni sindacali. Il professor Trombetta, nella sua qualità di presidente della Commissione per il commercio estero dell’Unione, ha tracciato un breve consuntivo di questa iniziativa, ne ha rilevato i profili favorevoli e ha infine sottolineato l’importanza di questo secondo Corso centrato sui problemi dell’esportazione. Infine il professor Devoto ha riaffermato la necessità per i funzionari camerali di mantenersi a un alto livello di preparazione tecnica in vista degli importanti compiti loro affidati al servizio degli operatori economici. Anche a Firenze i partecipanti hanno effettuato visite di alto interesse, tra cui giova citare quella alla mostra del grande mercante Datini a Prato. A sottolineare l’importanza di questa iniziativa è utile ricordare il vivo interessamento ad esso dimostrato dal Ministero del commercio estero che, oltre a essere presente nella persona di S. E. il ministro, ha dato la propria collaborazione con docenti e partecipanti ed ha erogato un notevole contributo finanziario. Attualmente è in avanzato corso di stampa il volume che raccoglierà tutte le lezioni e che è stato insistentemente richiesto anche all’estero. Convenzione doganale sui Carnet ECS per campioni commerciali In questi ultimi mesi abbiamo posto allo studio un altro grosso problema proposto dal Bureau International d’Information de Chambres de Commerce, cioè quello dell’adozione in sede internazionale dei Carnet ECS al fine di facilitare i movimenti dei campioni commerciali tra i vari paesi. La necessità che hanno i commercianti e i rappresentanti di commercio di attraversare frequentemente le frontiere degli Stati con i loro campioni e l’obbligo che, di conseguenza, deriva ad essi di sottoporsi di volta in volta all’osservanza delle formalità doganali all’ingresso e all’uscita del territorio di ciascun paese visitato, ha da lungo tempo indotto le categorie interessate a chiedere una semplificazione del regime doganale dei campioni ammessi in franchigia, con l’obbligo o meno della riesportazione. La Convenzione di Ginevra del 3 novembre 1923 per la semplificazione delle formalità doganali, conclusa sotto l’egida delle Nazioni Unite – alla quale l’Italia aderì – contiene già un certo numero di disposizioni al riguardo e, in particolare, ha posto per la prima volta su un piano plurilaterale il principio dell’importazione temporanea dei campioni commerciali, dettando altresì opportune clausole disciplinanti l’agevolazione. Successivamente, nel 1952, le parti contraenti all’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) hanno adottato a Ginevra una Convenzione internazionale per facilitare l’importazione dei campioni commerciali 353 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale e del materiale pubblicitario, che riprende, completandole, le stipulazioni delle Convenzione del 1923. Entrambi i suindicati accordi, del 1923 e del 1952, pure regolando soddisfacentemente il problema del regime doganale applicabile alla circolazione internazionale dei campioni commerciali, non hanno tuttavia risolto il problema della semplificazione delle formalità alle quali sono assoggettati i viaggiatori di commercio all’atto del loro ingresso in un paese e, in particolare, l’obbligo, allorché si tratta di campioni da introdurre solo temporaneamente, di presentare una dichiarazione doganale nella debita forma, di consegnare l’ammontare dei diritti doganali dovuti a garanzia delle riesportazione dei campioni o, in sua sostituzione, di fornire una cauzione, riconosciuta valida per detto ammontare. Ispirandoci agli studi eseguiti in passato in altri congressi tecnici internazionali e all’esperienza fornita da sistemi praticati in via bilaterale da alcuni paesi, l’esame del problema di una semplificazione delle formalità doganali per la circolazione internazionale dei campioni è stato recentemente ripreso e definito dal Consiglio di cooperazione doganale di Bruxelles. Questo è pervenuto ad adottare – in data 1º marzo 1956 – una Convenzione doganale sui Carnet ECS per i campioni commerciali. Scopo della Convenzione è di permettere, a richiesta facoltativa dell’interessato, la sostituzione dei titoli ordinari di importazione temporanea per i campioni commerciali, in uso in ciascun paese, con un documento doganale internazionale, denominato Carnet ECS (Carnet Echantillon Commerciaux-Commercial Samples) già esistente per le automobili e che, come questo ultimo documento, fornisce alle dogane del paese d’importazione temporanea una garanzia internazionale per i diritti doganali. Del tutto soddisfacente alle esigenze dei servizi doganali, il Carnet ECS comporta al tempo stesso vantaggi sostanziali al viaggiatore di commercio, poiché: a) contiene, predisposte in forma semplificata ed unificata, le dichiarazioni scritte da presentare alle dogane all’atto dell’uscita e del ritorno nei paesi d’origine, nonché dell’introduzione e della riesportazione dei campioni nei paesi visitati; b) lo esonera dal consegnare, in numerario, l’ammontare dei diritti doganali all’arrivo in un paese, ovvero di ricercare in questo paese una cauzione accettabile dalla dogana; c) lo mette in grado, prima della sua partenza per un giro di affari, di disporre di un titolo valido per tutte le dogane dei paesi visitati, aderenti alla Convenzione. La Convenzione sui Carnet ECS non modifica in nulla tutti gli altri aspetti della regolamentazione applicabile in ciascun paese per l’ammissione dei campioni commerciali alla temporanea importazione in franchigia. Peraltro, essa è anche del tutto distinta dalla sopracitata Convenzione di Ginevra del 1952, per cui non 354 Stefano Brun è necessariamente richiesta ad un paese la partecipazione a questa convenzione per adottare il sistema del Carnet ECS previsto dalla Convenzione di Bruxelles. Nel suo contenuto, quest’ultima si limita, principalmente: – a definire l’accettazione della locuzione échantillon commerciaux; – a definire il Carnet ECS, a stabilirne il modello e a regolare le sue condizioni di rilascio e di utilizzo; – a prevedere l’obbligazione delle associazioni garanti nei riguardi della dogana. L’obbligazione fondamentale delle associazioni garanti è costituita dall’impegno, verso le autorità doganali del paese ove esse hanno la loro sede, di pagare i diritti d’importazione e le altre somme che si rendessero esigibili per la mancata riesportazione dei campioni importati nel paese sulla base di un Carnet ECS rilasciato da un’associazione estera corrispondente. L’impegno anzidetto sarà da concretare e perfezionare in ciascun paese nei modi e nei termini richiesti dalle autorità doganali del paese stesso e apparterrà alle associazioni nazionali garanti di regolare i loro reciproci rapporti con le corrispondenti associazioni estere, mediante appositi accordi di carattere privato. Si verranno in tale modo a costituire una o più reti internazionali di garanzie, sotto l’egida delle quali i Carnet ECS saranno rilasciati e utilizzati nel territorio degli Stati che aderiranno alla Convenzione. Ora appare chiaro che numerosi problemi sono da risolvere per far sì che la Unione possa agevolmente divenire ente garante presso la nostra amministrazione doganale. Particolarmente difficile è far delle previsioni sul funzionamento del sistema dato che si è pressoché privi di statistiche sul movimento dei campioni in questi ultimi anni. Tutte le difficoltà connesse all’organizzazione del sistema di campioni ai fini della garanzia, degli organismi che affiancheranno l’Unione per la riassicurazione del decentramento e i rapporti tra singole Camere e Unione, e tra Camere e operatori sono stati oggetto di studio con le Camere di commercio più interessate e con le amministrazioni centrali. Anche in sede internazionale sono stati frequenti i contatti con le Unioni di Camere di commercio degli altri paesi incontrate più volte a Parigi e nel maggio scorso a Bruxelles dove la Federazione nazionale delle Camere di commercio belghe ha tenuto un’apposita riunione per lo studio di tutta la documentazione inerente all’intero sistema di cauzione già applicato da quella Federazione. Alla riunione di Bruxelles, cui hanno partecipato per l’Unione delle Camere di commercio, il presidente e il segretario generale, si è avuto l’impressione che il sistema di cauzionamento in parola può essere attuato con notevole vantaggio, e che anche l’Italia possa a suo tempo, unirsi alla catena internazionale, che poggia sulle Camere di commercio dei vari paesi, a beneficio dei nostri operatori. 355 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Problemi delle fiere In questi ultimi 6 mesi l’Unione è stato invitata dal Ministero degli esteri e da quello del Commercio estero a far conoscere il proprio parere in merito ai problemi delle fiere in generale e a quelli delle fiere campionarie e fiere specializzate internazionali, in particolare. Il problema delle fiere, del loro numero, delle loro funzioni, delle loro caratteristiche e delle loro necessità è un problema comune a molti paesi, tanto che la Commissione economica per l’Europa in seno all’ONU se ne è interessata al fine di studiare a fondo il problema e di adottare eventuali denominazioni e regolamentazioni. Si trattava di vedere come si poteva favorire l’espansione del commercio internazionale attraverso lo sviluppo di rapporti conseguibili nel campo delle fiere internazionali, tra compratori e venditori. L’ECE, esaminando il problema nel novembre 1955 e rendendosi conto delle numerose importanti questioni connesse con queste manifestazioni, decise di costituire un Gruppo di lavoro per studiare i problemi delle fiere e dei saloni specializzati internazionali. Il Gruppo di lavoro avrebbe poi dovuto presentare i risultati al Comitato, particolarmente sui seguenti punti: a) definizione di fiere internazionali e saloni specializzati internazionali; b) problemi relativi al coordinamento internazionale delle fiere e dei saloni specializzati; c) facilitazioni d’ordine amministrativo; d) problemi dei trasporti. Il Gruppo di lavoro per le fiere internazionali si è riunito a Ginevra due volte, nel gennaio e nel giugno del corrente anno. A questa seconda sessione, su invito del Ministero degli affari esteri, hanno partecipato anche rappresentanti dell’Unione quali esperti; giova notare che la nostra era l’unica organizzazione non statale invitata a far parte della delegazione italiana. I lavori svolti sono stati notevoli soprattutto perché, su piano governativo, si è cercato di dare un po’ d’ordine alla complessa materia. L’importanza dei lavori è dovuta anche al fatto che ad essi partecipavano quadi tutti i paesi interessati e cioè: Belgio, Danimarca, USA, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Polonia, Repubblica Federale di Germania, URSS, Germania Orientale, nonché rappresentanti della Camera di commercio internazionale, dell’Unione fiere internazionali, dell’Union International Chemin de Fer, dell’Associazione internazionale trasporti aerei e del Comitato internazionale saloni specializzati. Si è cercato di raggiungere in sede internazionale un punto di vista comune in modo da poter suggerire ai Governi una serie di raccomandazioni sui seguenti punti: 356 Stefano Brun – – – – definizione delle fiere generali e specializzate internazionali; facilitazioni d’ordine amministrativo da prendere in queste manifestazioni; coordinamento generale; problemi dei trasporti. La delegazione italiana ha tenuto conto, nei suoi interventi, di quanto in merito alle fiere vige nel nostro Paese dove, come noto, le competenti amministrazioni italiane hanno recentemente elaborato un progetto di legge sulla disciplina delle manifestazioni fieristiche, mostre ed esposizioni, che sarà prossimamente sottoposto all’approvazione del Parlamento. Nei confronti delle manifestazioni internazionali, il progetto di legge si ispira ai seguenti concetti: – la qualifica di “internazionale” può essere concessa solo alle manifestazioni alle quali partecipano ufficialmente paesi e ditte straniere, queste ultime in adeguato rapporto con gli espositori nazionali; – l’organizzazione delle manifestazioni periodiche a carattere internazionale è devoluta all’esclusiva competenza di enti pubblici aventi finalità fieristiche il cui presidente sia nominato dal presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Industria e del commercio. Non è prevista alcuna discriminazione tra fiere campionarie generali e mostre specializzate. Innovando la legislazione attualmente vigente, il progetto di legge determina in 21 giorni la durata massima di ciascuna manifestazione e prevede adeguate sanzioni contro gli organizzatori di manifestazioni fieristiche non autorizzate oppure tenute in data, località e con denominazione diverse da quelle indicate nel calendario ufficiale. In linea di massima alle manifestazioni fieristiche non devono essere concessi contributi finanziari, il progetto di legge sopra ricordato stabilisce anzi che l’autorizzazione non può essere concessa alle manifestazioni che non risultino predisposte su base organizzativa atta ad assicurare in forma autonoma il conseguimento dello scopo per cui sono promosse. Il sistema seguito per la determinazione dei contingenti fieristici non ha per presupposto criteri rigidi e fissi. Tali criteri sono tuttavia uniformi nei confronti di tutti i paesi e hanno riguardo all’importanza e alla natura della partecipazione di ciascun paese. Per quanto concerne il metodo si deve far notare che esiste una differenza tra contingenti valutari e contingenti di accordo. I contingenti valutari sono globali ed espressi in dollari, e concernono quei paesi con i quali è previsto il regolamento in valuta libera; vengono fissati preventivamente per le manifestazioni a carattere internazionale di primaria importanza. 357 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale La delegazione ministeriale che funziona presso la fiera effettua la ripartizione in quote merceologiche e provvede al rilascio delle relative licenze. I contingenti stabiliti di accordo vengono concessi nei confronti di quei paesi con i quali vige un regime di accordi commerciali. Essi possono riguardare determinate manifestazioni fieristiche ovvero il complesso di varie manifestazioni. La ripartizione dei contingenti agli espositori è effettuata in linea di massima dalle autorità italiane, sempre che non sia altrimenti disposto da accordi particolari con i paesi interessati. Questo grosso problema delle fiere, anche su esplicito desiderio dei ministeri interessati, va ancora approfondito e in questo senso condurremo indagini per conoscere esattamente il parere degli espositori onde poter riferire in sede nazionale e internazionale. Commissione di studio L’attività della Commissione di studio per commercio estero presieduta dal dottor Trombetta e della quale fanno parte i rappresentanti di 13 Camere di commercio è stata intensa. Sono stati trattati i seguenti argomenti: le compensazioni private; l’organizzazione di un sistema di cauzione internazionale per i campioni e i modelli commerciali; l’arbitrato internazionale; il rimborso IGE per merci esportate; l’IGE sui premi di abbinamento; nuovo accordo commerciale e di pagamento italo-brasiliano; le modifiche alla legge doganale. I lavori svolti dalla Commissione sono particolarmente proficui perché i rappresentanti camerali sono affiancati da esperti e alle riunioni intervengono i funzionari delle amministrazioni interessate nei rispettivi argomenti. È da questa collaborazione vivificatrice e da questi scambi di idee con le amministrazioni che scaturiscono dalla nostra Commissione voti e raccomandazioni che quasi sempre vengono presi in considerazione. Camere di commercio italiane all’estero Particolare interessamento abbiamo rivolto alle Camere di commercio italiane all’estero, riconosciute dal Governo italiano, e che costituiscono una Sezione della nostra Unione. Le Camere di commercio italiane all’estero compiono un’opera che supera il semplice settore economico. Esse tengono vivo il vincolo con la madre patria e sono altresì un potente mezzo di penetrazione nei vari paesi che le ospitano. La 358 Stefano Brun maggior parte di esse, oltre che favorire lo sviluppo degli scambi commerciali, ha la rappresentanza delle fiere italiane e cura quindi la partecipazione straniera a queste fiere. Molte sono altresì fiduciarie dell’ENIT e come tali si occupano di numerosi e importanti problemi connessi al nostro turismo; altre sono fiduciarie dell’ICE e anche in questo caso svolgono un’azione quanto mai utile. Nonostante la grande mole di lavoro che sono chiamate a svolgere, troppo esiguo è ancora il contributo finanziario governativo. Si tenga infatti presente che quasi tutte le Camere pubblicano un bollettino; svolgono un accurato servizio di informazioni sulle ditte locali, nonché un servizio di informazioni di mercato; dirimono controversie commerciali; organizzano la partecipazione italiana a mostre, fiere e concorsi locali ecc. Frequenti sono i rapporti con l’Unione, la quale fin dal 1950 ha istituito uno speciale servizio di scambi di informazioni, pubblicazioni, rappresentanze fra le autorità centrali ecc. in favore di dette Camere italiane all’estero. Non vi è dubbio che l’esistenza di nostre Camere di commercio all’estero può essere di grande aiuto ai nostri connazionali ed è opportuno sottolineare la convenienza che particolarmente gli esponenti degli organismi camerali, trovandosi all’estero, approfittino dell’appoggio delle nostre consorelle, in quanto l’esperienza insegna che da questi contatti è sempre scaturito qualche cosa di concreto. L’Unione ha dimostrato in numerose occasioni di prendere viva parte alla funzione di italianità e di valorizzazione degli scambi assolta dalle nostre rappresentanze all’estero ed è intervenuta in alcuni casi con un contributo particolare quale segno di riconoscimento per l’attività svolta. La collaborazione in atto potrà certamente aumentare e ottenere risultati più concreti il giorno in cui, con la disciplina dell’uso della denominazione di Camera di commercio e con una maggiore generosità di contributo da parte dello Stato e delle Camere di commercio ed altre organizzazioni italiane, le nostre consorelle all’estero raggiungeranno un livello di efficienza tale da poter rispondere adeguatamente ai delicati compiti che esse sono chiamate a svolgere. Se si renderanno più attive e funzionali le Camere di commercio all’estero si sarà compiuto un notevole passo sulla strada dello sviluppo delle nostre esportazioni, problema principale della nostra politica commerciale. Attualmente molte Camere di commercio sono associate ad una o più consorelle all’estero, ma da tempo e da parte di più Camere viene suggerito un esame generale del problema allo scopo di coordinare i rapporti tra Camere di commercio italiane ed italiane all’estero in modo da porre queste ultime nelle migliori condizioni per svolgere la propria attività. 359 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Riforma della legge sui magazzini generali Nel 1955, a iniziativa della Direzione generale del commercio, è stata ripresa in esame la dibattuta questione delle riforma delle legge sui magazzini generali, impostata fin dal 1947 dalla Federazione dei magazzini generali d’Italia e discussa in successivi Convegni e Commissioni, in sede di Confederazione generale del commercio, di Camere di commercio e di Unione, senza che mai si riuscisse a conciliare le opposte tendenze. Ai lavori della Commissione di studio istituita dalla citata Direzione generale del commercio ha attivamente partecipato, in rappresentanza delle Camere di commercio, l’ingegner Giulio C. Tosadori, presidente della Camera di commercio di Verona, il quale ha fatto anche parte del ristretto Comitato che ha già presentato le conclusioni sui punti in particolare ad esso demandati: regresso primario; deposito di massa; responsabilità dei magazzini generali; assicurazione delle merci depositate. Non possiamo per ora riferire su tali punti, pur essenziali, poiché occorre che su di essi si pronunci prima la Commissione di studio. Possiamo però assicurare che attraverso l’ingegner Tosadori i criteri delle Camere di commercio sui magazzini generali, espressi in varie occasioni, trovano il miglior interprete. La Direzione generale del commercio si è anche compiaciuta di far partecipare l’Unione all’esame dell’attuazione del decreto presidenziale del dicembre 1954, con il quale è stato aumentato l’importo della cauzione da presentarsi dai magazzini generali da un minimo di un milione fino a cinquanta milioni. A quanto ci risulta, i criteri di massima adottati per la commisurazione delle cauzioni sono stati generalmente ritenuti equi e sono in corso di applicazione. Centro per le fonti di energia Con il Convegno indetto in occasione di questa Assemblea, sulle fonti di energia in Italia in relazione ai piani di sviluppo dell’economia, il Centro istituito fin dal 1952 e affidato alla presidenza del senatore Pasquini promuove un ampio dibattito su un problema di importanza fondamentale per tutta l’attività produttiva. Attraverso l’esame dei disegni di legge concernenti il settore energetico e la diffusione del suo “Notiziario”, il nostro Centro ha saputo conquistarsi un posto non trascurabile fra quanti si occupano dell’argomento in Italia e ci piace segnalare che anche da istituti esteri e dalle ambasciate di vari Stati (Francia, Austria, Giappone) è stato sollecitato l’invio del nostro “Notiziario” per l’interesse delle segnalazioni, degli studi e dei dati e per la serena e obiettiva esposizione di essi. 360 Stefano Brun Molti lavori, dovuti a specialisti di larga fama e pubblicati nel nostro “Notiziario”, rappresentano un contributo notevole di studi in questo settore; si tratta spesso di ricerche originali e di documentazioni statistiche tratte da fonti dirette. Più volte tali studi sono stati riportati in riviste tecniche sollevando grande interesse negli ambienti competenti. Sono certo che l’iniziativa dell’odierno Convegno sarà bene accolta e offrirà l’occasione di un’ampia e utile discussione e sin d’ora segnalo la ricerca quella dell’ingegner Enea Virgili, prevalentemente illustrativa della situazione come si è venuta sviluppando e si prospetta attualmente; e quella del professor Giovanni Malquori, essenzialmente di previsioni. Commissione marittima La pubblicazione sul riordinamento dei servizi marittimi nazionali, vivamente apprezzata negli ambienti economici interessati per il concreto contributo a quello che potrà essere il nuovo assetto dei collegamenti marittimi mediterranei e oceanici alla prossima scadenza delle convenzioni tra lo Stato e le società del Gruppo Finmare, ha segnato una tappa notevole dei lavori svolti con appassionata competenza dalla nostra Commissione intercamerale marittima, presieduta dal dottor Luigi Accame. Particolare attenzione è ora rivolta al problema dell’inquinamento delle acque marine da idrocarburi e residui oleosi, i cui gravi pregiudizi all’integrità del patrimonio ittico e allo sviluppo delle attività turistiche nelle località marittime prossime ai porti hanno richiamato l’attenzione dei Governi sulla necessità di creare le basi per un’azione comune intesa a disciplinare la discarica in mare aperto dei residui oleosi di bordo. La Conferenza internazionale tenutasi sull’argomento a Londra nell’aprile 1954, e alla quale partecipò anche l’Italia, ha portato alla stesura di uno schema di convenzione che attende però ancora la ratifica dei Governi partecipanti all’accordo, tra cui quello italiano. Le ripetute segnalazioni al Ministero della marina mercantile della necessità che, in attesa della ratifica della Convenzione di Londra, si provveda a disciplinare la discarica dei residui oleosi in mare adottando adeguati provvedimenti con carattere di urgenza ha certo contribuito ad accelerare l’istituzione, presso la Direzione generale della navigazione e traffico marittimo, di un Comitato nazionale per la prevenzione dell’inquinamento delle acque di mare, del quale è stato invitato a far parte un rappresentante dell’Unione, designato nella persona del dottor Carlo Manara, presidente della Sezione marittima della Camera di commercio di Bari, che ha sempre dimostrato particolare interesse alla materia. 361 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Parallelamente allo studio del problema dell’inquinamento si svolge quello sull’unificazione delle norme di sicurezza per le navi petroliere nei porti e un apposito ristretto Comitato, dopo accurato esame di regolamenti e ordinanze portuali inviati dalle Camere di commercio nella cui giurisdizione rientrano i più importanti scali petroliferi, ha redatto un primo schema di regolamento unificato, che con le modifiche che potranno essere suggerite dalle ulteriori discussioni in corso sarà presentato alla prossima Assemblea delle Camere di commercio marittime. Non certo minore attenzione dedica la Commissione ai numerosi e complessi problemi del lavoro portuale, ai quali il ministro Cassiani ha fatto cenno nel suo intervento a conclusione del recente dibattito sul bilancio del Ministero della marina mercantile alla Camera dei deputati. Al riguardo un altro Comitato di studio, riallacciandosi a lavori già svolti in passato e riassunti in memorie inviate ai ministeri ed enti interessati, ha in corso la raccolta degli elementi necessari per concretare suggerimenti idonei a correggere, nel quadro delle norme vigenti e con obiettiva considerazione delle esigenze del lavoro nei porti, quelle sperequazioni e quegli squilibri che attualmente possono rilevarsi per effetto anche del progresso degli apprestamenti tecnici di bordo e di banchina. Per quanto concerne l’industria delle costruzioni e delle riparazioni navali, la Commissione si è occupata della pratica attuazione della legge 17 luglio 1954, n. 522, cosiddetta legge Tambroni. Le numerose commesse italiane ed estere assegnate ai nostri cantieri per nuove costruzioni ammesse ai benefici della legge assicurano il pieno impiego delle maestranze e degli impianti per alcuni anni. È necessario però che alla legge, la cui reale efficacia non ha tardato a manifestarsi nel processo di alta congiuntura nel settore delle costruzioni navali, venga assicurata continuità organica e operante. La Commissione ha espresso perciò il suo compiacimento per il lodevole sforzo compiuto dal Governo prima con lo stanziamento straordinario di 3 miliardi e ora con il disegno di legge d’iniziativa del ministro Cassiani che prevede l’assegnazione di circa 75 miliardi agli stanziamenti decennali per la citata legge 17 luglio 1954. È stato comunque auspicato che ulteriori provvedimenti, ove ne sorgesse la necessità, non manchino per assicurare la funzionalità di una legge alla quale è legato l’inizio di un periodo di prosperità per l’industria cantieristica nazionale e che si provveda altresì ad accelerare l’erogazione dei contributi specialmente per andare incontro alle esigenze dei piccoli e medi cantieri. Altro argomento che ha particolarmente attirato l’attenzione della Commissione è quello del crescente impiego dei container e di altri mezzi tecnici idonei a facilitare le operazioni di maneggio, carico e scarico delle merci. È stato istituito anche per questo problema un apposito Comitato con il compito di studiare il miglioramento e la razionalizzazione dei mezzi e sistemi di carico, scarico, 362 Stefano Brun condizionamento e trasporto delle merci nei traffici terrestri e marittimi. Detto Comitato, opportunamente integrato con rappresentanti dei trasporti ferroviari e stradali, sarà presto convocato per esaminare una relazione introduttiva curata dagli uffici dell’Unione, nella quale è esposta la situazione in Italia e in alcuni principali paesi europei e di oltre Atlantico nell’utilizzo di container, palette e sistemi di traffico combinato strada-rotaia. Verrà inoltre esaminato uno schema di convenzione internazionale per l’uso dei container proposto dall’International Cargo Handling Co-ordination Association. Fra gli altri problemi esaminati o in corso di esame che più da vicino interessano l’esercizio dell’attività amatoriale vanno segnalati quelli inerenti al collocamento e all’avvicendamento della gente di mare, alle aree demaniali marittime e a talune questioni fiscali. Va inoltre segnalato che, a coronamento del lungo e paziente lavoro svolto dalla Commissione intercamerale per il coordinamento degli usi marittimi, presieduta dal professor Bruno Minoletti, è imminente la pubblicazione della raccolta degli usi marittimi e portuali vigenti. Siamo certi che il volume incontrerà il favore soprattutto degli organismi economici interessati ai traffici marittimi. Ricordiamo infine che il Consiglio direttivo dell’Unione, su invito del Ministero della marina mercantile, ha provveduto alla designazione del nuovo rappresentante delle Camere di commercio marittime in seno al Consiglio superiore della marina mercantile per il quadriennio 1956-1960. L’incarico, finora tenuto dal dottor Francesco Manzitti, già presidente della Camera di commercio di Genova e ora presidente della Finmare, è stato affidato al grande ufficiale Costantino Simeone, presidente della Sezione marittima della Camera di commercio di Venezia. Commissione per la pesca Uno dei problemi che maggiormente attrae l’attenzione della categoria è quello dell’unificazione dei servizi della pesca, attualmente ripartiti tra vari ministeri: Marina mercantile, Agricoltura, Industria e commercio, Commercio con l’estero. Inoltre, in questi stessi ministeri i vari servizi sono talvolta ripartiti in più direzioni generali, il che accresce la difficoltà di raggiungere un indirizzo uniforme e coordinato nell’emanazione delle norme concernenti le attività pescherecce. Così, ad esempio, nell’ambito dello stesso Ministero della marina mercantile, appare evidente l’inopportunità di tenere riuniti in una stessa Direzione generale i servizi della pesca con quelli del Demanio marittimo, mentre potrebbe istituirsi una Direzione generale della pesca che dovrebbe assorbire anche le attribuzioni 363 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale in materia di naviglio (sovvenzioni alle costruzioni di navi da pesca), di relazioni internazionali (accordi commerciali) e di personale addetto alla pesca, attualmente distribuiti in altre direzioni generali. Da questi provvedimenti e da quelli analoghi che potrebbero adottarsi per gli altri ministeri deriverebbe anche un potenziamento strutturale e funzionale dei servizi della pesca, che dovrebbe poi trovare integrazione con l’istituzione di nuovi servizi, la cui carenza nei confronti di altri paesi è vivamente avvertita. Tra questi nuovi servizi alcuni si presentano con carattere di particolare urgenza e vanno menzionati specialmente i servizi di ricerca tecnologica sugli scafi e sulle attrezzature, nonché quelli di ricerca economica. Collegata con le precedenti considerazioni è poi la questione degli studi di biologia marina affidati agli Istituti talassografici di Trieste, Messina e Taranto e all’Istituto centrale di idrobiologia, le cui ricerche sono intese a integrare quelle degli Istituti talassografici. Si tratta di studi che presentano effettivo e immediato interesse economico per l’industria della pesca nel suo complesso, in quanto che il depauperamento e il progressivo sfruttamento dei fondi abituali di pesca richiedono anche nel Mediterraneo l’effettuazione di campagne esplorative ispirate a criteri scientifici ed economici insieme, allo scopo di ottenere una rotazione nello sfruttamento dei banchi di pesca con il fine dell’aumento del rendimento per navi e della produttività in genere. La nostra Commissione, che ha già ripetutamente manifestato il voto per la creazione di un Sottosegretariato o di un Commissariato per la pesca, ha ora in corso di preparazione una nuova documentata memoria sull’argomento. Frattanto è stato auspicato che, quali primi provvedimenti di urgenza per attuare un graduale processo di unificazione, i vari Servizi della pesca attualmente ripartiti tra i cennati Ministeri vengano accentrati in uniche direzioni generali nell’ambito degli stessi Ministeri, e vengano adeguatamente potenziati. I problemi della riorganizzazione dei mercati ittici e di una più efficiente funzionalità del credito peschereccio, che hanno posizioni basilari nell’economia della pesca, dopo circostanziata indagine presso le singole Camere di commercio hanno dato luogo a proposte di modifica degli ordinamenti in atto che, discusse in seno alla Commissione, saranno concretate in altro schema della cui formulazione è stato incaricato il professor Pagliazzi, presidente dell’apposito Comitato di studio. Il credito peschereccio, sia sotto forma di credito d’impianto e di miglioramento sia sotto forma di credito di esercizio, è essenziale per lo sviluppo e il potenziamento della pesca italiana in quanto le categorie interessate, come è noto, non dispongono di mezzi finanziari sufficienti per rinnovare e rammodernare i loro strumenti di lavoro. 364 Stefano Brun Le provvidenze creditizie attualmente in atto non possono ritenersi soddisfacenti sia per la loro modesta portata sia perché subordinate a gravose prestazioni di garanzie, reali e personali. Circa la necessità di un credito peschereccio soprattutto per il rinnovo e l’ammodernamento delle attrezzature basti pensare che attualmente la nostra flotta da pesca, costituita da 2733 motopescherecci, senza contare le barche a motore e removeliche, dispone di un’attrezzatura tecnica la cui deficienza è rispecchiata dai seguenti dati: a) motopescherecci di oltre 15 anni di età: n. 823 (30,11% del totale); b) motopescherecci con frigoriferi: n. 259 (9,48% del totale); c) motopescherecci con ecometro: n. 163 (5,96% del totale); d) motopescherecci con ittioscopio: n. 102 (3,73% del totale); e) motopescherecci con radiotelefono: n. 821 (30,04% del totale). Troppo elevato è il numero dei battelli adatti solo per la pesca costiera e di media altura, mentre esiguo è il numero dei motopescherecci idonei, per caratteristiche di stazza, velocità e attrezzatura tecnica, alla pesca di grande altura o anche fuori degli stretti. La conseguenza di tale stato di fatto è la limitazione del rendimento economico per nave delle imprese di pesca, forzatamente costrette a operare in concorrenza e con intensità preoccupante di sfruttamento su zone ristrette. Occorre che gli interventi creditizi vengano indirizzati essenzialmente al rinnovamento e al miglioramento delle attrezzature idonee allo sviluppo della pesca di grande altura e oceanica, in modo da sollevare dall’attuale stato di disagio la pesca costiera e di media altura e incoraggiando al tempo stesso le iniziative di pesca oltre gli stretti che già si vanno registrando, pur senza un razionale piano di azione né appoggi atti a garantirne il successo. Il credito, inoltre, dovrebbe, in linea parallela, dirigersi alla distribuzione del pescato. Come già messo in luce nel pregevole studio svolto dal professor Pagliazzi, l’organizzazione distributiva non copre che una piccola parte del territorio nazionale e soprattutto le regioni costiere e le grandi città. Nelle zone ove sussistono, le organizzazioni di vendita specializzate raramente sono fornite di idonei mezzi di trasporto e di conservazione; pochi sono i negozi convenientemente attrezzati. Avverso tale situazione è stato avvedutamente proposto di considerare l’opportunità di potenziare l’organizzazione mercantile e l’organizzazione di vendita degli stessi produttori con provvidenze e creditizie per l’acquisto di camion refrigeranti e muniti di vetrina per la vendita diretta, per l’equipaggiamento frigorifero dei dettaglianti ecc. Tali provvidenze creditizie, riferendosi principalmente ad azioni commerciali a breve termine, avrebbero inoltre il potere di ripercuotersi in maniera favorevole 365 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale sui ceti dediti alla produzione, in quanto, oltre a costituire per essi non soltanto un’attività organizzata di smercio del loro prodotto e sussidiaria della loro attività principale, influirebbe soprattutto sui prezzi unitari del prodotto e sulla massa dell’offerta che verrebbe portata, con benefiche conseguenze, a disposizione di strati sempre più ampi della popolazione. Parlando dell’organizzazione della distribuzione non si è trascurato nel citato studio del professor Pagliazzi di considerare i centri d’irradiazione della catena distributiva, e precisamente le necessità di sviluppo dei mercati all’ingrosso del pesce e della loro attrezzatura. È ben vero che l’attrezzatura dei mercati è demandata, a termini della vigente legge 12 luglio 1938, n. 1487, ai Comuni, ai quali secondo la legge stessa non incombe solo il compito di organizzarli; ma è pur noto che parecchi Comuni o non hanno potuto ottemperare agli obblighi stabiliti dalla legge o vi hanno talvolta ottemperato in maniera insufficiente. Si ravvisa pertanto, come inderogabile necessità, di stimolare i Comuni all’organizzazione e all’attrezzatura tecnica dei mercati ittici per una sempre maggiore diffusione del prodotto nei consumi alimentari del Paese. Commissione dei trasporti Il fervore di studi suscitato in questi ultimi anni dai complessi problemi dei trasporti ha indotto l’Unione a proporre alla Commissione intercamerale per i trasporti terrestri di effettuare un’ampia indagine sui trasporti, nella convinzione della necessità dell’aggiornamento degli elementi di valutazione di un problema d’importanza essenziale per l’incremento della produzione e dei traffici. La direzione dell’indagine è affidata al professor Trevisani e al professor Tocchetti, la cui chiara competenza in materia è ben nota. Le relazioni camerali e il materiale di cui già si dispone appaiono veramente preziosi e se ne inizierà fra breve il coordinamento e l’elaborazione. Va qui sottolineato il vivo compiacimento riscosso dall’iniziativa negli ambienti economici interessati, che vedono in questa indagine un valido contributo alla delineazione di una politica dei trasporti fondata sulla concreta conoscenza del ritmo e del senso con cui tende ad espandersi la domanda dei trasporti, domanda che è conseguenza, e in certa misura causa essa stessa, del progresso economico del nostro Paese. Un problema di fondamentale importanza all’esame della Commissione è costituito dalla riforma della legge 20 giugno 1935, n. 1349, sulla disciplina dell’autotrasporto merci, attualmente allo studio del Comitato interministeriale 366 Stefano Brun per gli autotrasporti presso il Ministero dei trasporti, del quale fa parte, in rappresentanza dell’Unione, il professor Luigi Tocchetti. Sui punti di maggior rilievo in discussione presso il Comitato in parola è stato chiesto il parere delle Camere di commercio, pur convenendo in linea di massima sull’opportunità di modificare la vigente legge soltanto per quello che può ormai considerarsi necessario aggiornare, evitando profonde innovazioni di principio. L’attività della Commissione ha trovato recentemente un’ulteriore conferma del suo apprezzamento presso i competenti organi ministeriali con l’accoglimento della richiesta di far partecipare un rappresentante dell’Unione al ristrettissimo Comitato di studio per il coordinamento strada-rotaia costituito dal ministro Angelini e affidato dal Consiglio direttivo dell’Unione al professor Renato Trevisani. Sempre nel settore dei trasporti segnaliamo infine l’attiva collaborazione dell’Unione alle Commissioni di studio costituite presso la Sezione italiana della Camera di commercio internazionale per i trasporti su strada, per gli utenti dei trasporti, per i trasporti marittimi e fluviali, per i trasporti ferroviari e per quelli aerei. Nelle varie riunioni di dette Commissioni, ad ognuna delle quali partecipa un rappresentante dell’Unione, sono stati esaminati numerosi e importanti problemi, tra i quali meritano particolare menzione quelli concernenti il regime fiscale e assicurativo dei trasporti internazionali, il trasporto di derrate deperibili e merci pericolose, il limite di responsabilità del trasportatore stradale, la revisione della Convenzione di Varsavia sul traffico aereo e le funzioni economiche del trasporto in conto proprio e della locazione degli automezzi nei traffici mercantili internazionali. Turismo Anche se la situazione del settore turistico non ha fatto ritenere utili nuove riunioni della Commissione intercamerale per il turismo, non è per questo venuto meno l’interessamento dell’Unione ai vari problemi che sono stati segnalati dalle Camere di commercio. Gli ottimi rapporti con il Commissariato hanno trovato un’ulteriore conferma nella legge 4 agosto 1955, n. 691, recante provvidenze a favore dell’industria alberghiera, nella quale è stata contemplata la designazione di un nostro rappresentante nella Commissione, previsto all’art. 4 della legge stessa. Recentemente, in occasione del rinnovo della rappresentanza camerale nel Comitato centrale per il turismo, il nostro Consiglio direttivo ha espresso il voto che tale Comitato venga convocato più spesso di quanto non sia fino ad oggi avvenuto, al fine di rendere più efficace la funzione di consulenza e di collabora367 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale zione delle categorie e degli enti interessati allo sviluppo del turismo che tanto concorre all’attivo della nostra bilancia dei pagamenti. Una battuta d’arresto ha trovato l’iniziativa promossa dalla Camera di commercio americana per l’Italia e patrocinata dal Commissariato del turismo per lo sviluppo delle attività turistiche nei periodi detti di “bassa stagione”. Pensiamo però che l’iniziativa possa essere ripresa, ma su diverse basi, tenendo cioè in miglior conto la diversa distribuzione delle “basse stagioni” fra le varie zone turistiche italiane. Artigianato La disciplina giuridica dell’artigianato, per la quale ben quattro proposte legislative sono state presentate al Parlamento, è tuttora in discussione e su di essa l’Unione ha presentato osservazioni e proposte che tendono essenzialmente a sottolineare l’esigenza di evitare norme che possono eccessivamente ampliare la nozione di azienda artigiana, pur evitando naturalmente l’eccesso opposto. Le difficoltà del problema sono ben note e non è quindi da sorprendersi se su di esso non si è finora raggiunta un’identità di vedute. Ragioni economiche, organizzative e anche politiche concorrono a rendere ancor più complessa la questione, la cui soluzione, d’altra parte, è condizione indispensabile per valutare l’entità delle agevolazioni che può essere possibile concedere alle categorie artigiane, evitando al massimo il rischio di ingiustificabili privilegi che tornerebbero a danno dello stesso artigianato, poiché la misura delle agevolazioni non può non essere in stretto rapporto con le reali disponibilità dei bilanci degli enti sui quali dovranno gravare e il presumibile numero delle aziende beneficiarie. Ci sembra però giusto rilevare che, in ogni caso, il vivace dibattito dei problemi artigiani nelle più diverse sedi, prime le Camere di commercio almeno per serenità e obiettività di giudizio, è valso a richiamare la generale attenzione su queste aziende, in modo tale che fra le iniziative varie localmente adottate nei diversi settori – credito, istruzione professionale, movimento turistico ed altri fattori congiunturali – in complesso molte attività artigiane beneficino di una fase indubbiamente di minor pesantezza. Anche le valutazioni dell’ICE sull’esportazione dei prodotti artigiani rilevano un incremento non del tutto trascurabile, pur dovendosi notare in questo campo la necessità di specifiche norme che tengano miglior conto delle difficoltà che l’azienda artigiana incontra nell’affrontare direttamente l’esportazione. Di questo argomento, come di quello dei reclami, che sia pure in misura ormai proporzionalmente minima, vengono avanzati da parte degli acquirenti 368 Stefano Brun esteri, l’Unione si occuperà fra breve in collaborazione con l’ICE per proporre concreti suggerimenti agli organi competenti. Problemi finanziari e tributari Il settore fiscale è tra i più attentamente seguiti dall’Unione e bisogna riconoscere che le conclusioni raggiunte sulle materie trattate dalla nostra Commissione intercamerale per i problemi finanziari e tributari, affidata alla presidenza del professor Ernesto d’Albergo, sono state attentamente considerate da parte dei ministeri competenti. Poiché il settore tributario non è certo dei più semplici anche sotto il profilo politico, riteniamo di poter già ascrivere a notevole successo il fatto che i pareri espressi siano spesso apparsi utili almeno nel senso di attenuare la gravosità di talune norme. Diamo di seguito alcuni cenni sugli argomenti principali trattati. Modifiche alle norme sull’assegno bancario protestato La crescente rilevanza dell’emissione di assegni circolari senza la relativa provvista o disponibilità, o “a vuoto”, come più comunemente si suol dire, ha portato alla presentazione al Parlamento, a iniziativa del senatore Trabucchi, di un progetto di legge che tende a facilitare l’azione conseguente al protesto degli assegni. L’argomento è stato particolarmente discusso dalla nostra Commissione per i problemi finanziari e tributari, data la sempre maggiore diffusione dell’assegno bancario come mezzo di pagamento, e tenendo conto sia della circolare con il quale il Ministero di grazia e giustizia ebbe a richiamare l’attenzione degli organi dipendenti sulla necessità di un’applicazione più rigorosa dell’art. 2 del codice penale in caso di protesto di assegni emessi a vuoto, sia degli atti parlamentari relativi al progetto Trabucchi. Le conclusioni raggiunte possono così riassumersi: – riconoscimento dell’opportunità di una revisione delle norme vigenti, considerando però che la regolamentazione del sistema di repressione deve tener conto della funzione fondamentale dell’assegno bancario senza menomarne la strumentalità nell’interesse del movimento economico nazionale, pur salvaguardando la pubblica fede e simultaneamente l’interesse dell’erario nei casi di abuso, rafforzando le penalità; 369 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – per gli oneri e le penalità relative occorre che l’individuazione dei responsabili dell’emissione e dell’uso dell’assegno non regolarizzato sia regolata in modo da evitare che quanti altri abbiano negoziato il titolo che risulti poi “a vuoto”, subiscano, oltre al danno della non liquidità di esso e delle spese di protesto, altre spese procedurali e penalità fiscali; – occorre ridurre al massimo tutte le formalità previste compatibilmente non solo con la maggiore efficienza del sistema repressivo, ma anche con il costo aggiuntivo, talora proibitivo, che può determinare la progettata maggiore tutela del diritto e della pubblica fede. Cambiale tratta garantita mediante cessione di credito derivante da forniture In seguito a voto espresso dalla Camera di commercio di Genova per ottenere la modifica all’art. 1 del r.d.l. 21 settembre 1933, n. 1345, concernente la cambiale tratta garantita mediante cessione di credito derivante da forniture, il Consiglio direttivo dell’Unione ritenne opportuno di sentire prima il parere di un esperto giurista quale il professor Alberto Asquini e, successivamente, di portare la questione all’esame della Commissione per i problemi finanziari e tributari per considerarne gli aspetti tecnico-economici. L’argomento è stato dibattutissimo, ma non è stato possibile raggiungere l’unanimità di consensi da parte dei rappresentanti regionali delle Camere di commercio. Comunque, salvo il parere negativo delle Camere di commercio di Bologna, di Roma e di Livorno, la Commissione ha ritenuto di approvare il voto espresso dalla Camera di commercio di Genova, tendente a togliere la limitazione della cessione di credito derivante da forniture, facendone così beneficiare anche i fornitori di merce al traente e, in generale, gli operatori in campo commerciale e industriale, sia pure con opportuni accorgimenti a tutela dell’interesse dei terzi (esempio: in caso di fallimento). Modifiche alle norme sull’IGE Benché i rappresentanti di alcune Camere di commercio industria e agricoltura abbiano insistito, non senza fondamento, sulla richiesta di accantonamento del disegno in oggetto, eccependo l’opportunità di rinviare ogni modifica delle norme vigenti sull’IGE e chiedendo di accelerare la riforma strutturale del tributo, la Commissione, a grande maggioranza, ha ritenuto di non poter sottovalutare i concetti informatori indicati nella relazione al proposto provvedimento, e cioè: 370 Stefano Brun «miglioramento delle modalità di accertamento, pagamento e rimborsi, al fine anche di creare i presupposti per l’attuazione di un primo aspetto della riforma tributaria, e cioè riduzione sensibile delle aliquote e perequazione del tributo con principi di sana giustizia e con maggiore aderenza al volume del reddito nazionale e di quello individuale». Nell’intento di portare un utile contributo alla discussione del disegno di legge di cui si tratta, per meglio conciliare il raggiungimento dei fini dichiarati dal legislatore con l’opportuna considerazione dei legittimi interessi dei contribuenti, la Commissione, a conclusione dei suoi lavori e sulla scorta delle note ricevute dalle Camere di commercio industria e agricoltura, ha suggerito tutta una serie di emendamenti alle proposte modifiche. Il ministro Andreotti ha assicurato che le osservazioni e proposte fatte saranno prese nel più attento esame dagli uffici finanziari competenti. Nuovi provvedimenti sulle aree fabbricabili Dei nuovi provvedimenti sulle aree fabbricabili (nuova imposta e acquisizione di aree da parte dei Comuni) la nostra Commissione per i problemi finanziari e tributari ha avuto occasione di occuparsi ancor prima che venissero presentati i disegni di legge relativi, in base alle notizie raccolte sugli studi in corso presso i competenti ministeri. Le conclusioni di massima allora adottate dalla Commissione, pur non conoscendosi ancora il testo dei provvedimenti, furono quelle di suggerire un’adeguata trasformazione dei vigenti contributi di miglioria in un’imposta continuativa di facile applicazione e a basse aliquote, graduate in funzione del grado di “maturazione” delle aree ai fini della loro potenziale utilizzazione per l’edilizia, in correlazione cioè con la durata dei possessi e con la concentrazione degli incrementi di valore nel tempo, secondo parametri da studiarsi opportunamente. La Commissione ha inoltre ammesso, ai fini dell’eccitazione alla vendita o all’utilizzazione delle aree per edificazione, la possibilità di prevedere l’esproprio con il raggiungimento dell’aliquota massima del tributo e quando l’eccedenza del valore di mercato dell’area superi di una certa percentuale quello dichiarato dai proprietari. Si avrebbe così un freno automatico all’evasione, mentre si manterrebbe fede al principio d’ordine sociale di spinta all’utilizzazione delle aree fabbricabili. Queste conclusioni di massima, a suo tempo portate a conoscenza delle Camere di commercio, hanno trovato proprio in questi ultimi giorni, nell’esame dei testi dei provvedimenti all’esame del Parlamento, la loro precisazione in sede 371 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale di Commissione e si attende ora la redazione della nuova memoria del professor d’Albergo, che verrà anch’essa trasmessa a tutte le Camere di commercio. Contenzioso tributario Le linee generali d’impostazione della riforma della legge sul contenzioso tributario, così come vennero indicate sia nello studio a suo tempo compiuto sulla cosiddetta “riforma Vanoni” dal professor d’Albergo, quale presidente della nostra Commissione per i problemi finanziari e tributari, sia successivamente, in base alla recente legge contenente norme integrative della legge 11 gennaio 1951, n. 25 (nota come legge Tremelloni), hanno trovato largo accoglimento nel disegno di legge presentato al Parlamento. Su questo disegno di legge le Camere di commercio hanno già fatto pervenire considerazioni e proposte, soffermandosi sulla designazione dei componenti le Commissioni comunali e provinciali, sulla pubblicità dei dibattiti e su talune norme procedurali, mentre ne hanno generalmente approvato i criteri di massima. La nostra Commissione si occuperà ampiamente del provvedimento appena sarà stata approvata la legge costituzionale che lo accompagna, ritenuta necessaria a togliere ogni dubbio sulla legittimità di una giurisdizione speciale per le controversie tributarie. Investimenti di capitali esteri Pur riconoscendo che la proposta di provvedimenti (divenuta poi legge 7 febbraio 1956, n. 43) costituiva un indubbio miglioramento rispetto alle norme della legge del 1948 in materia di investimenti di capitali esteri in Italia; la nostra Commissione per i problemi finanziari e tributari osservava l’opportunità: – di allargare il provvedimento anche ad altre valute considerate comunemente forti, oltre al dollaro USA, al dollaro canadese e al franco svizzero; – di sopprimere la qualifica di «produttive» adottata per l’indicazione delle imprese per le quali dovesse valere la nuova legge, essendo ormai superate le idee classificatorie dei fatti di produzione di merci e servizi, poiché con più ampia visione si considera produttivo ogni fatto da cui può derivare nuova o aggiuntiva utilità a favore della collettività e, si aggiungeva, «il solo controllo del concetto che esprime la parola “produttive” consacrata in una legge si profila denso di difficoltà e remore che possono annullare gran parte dei benefici che si ripromette 372 Stefano Brun il provvedimento, il quale può fare a meno di detta pleonastica differenziazione o contrapposizione ad altre non meglio individuabili imprese»; – di eliminare varie altre limitazioni che appaiono rispondenti a malinteso nazionalismo economico o in contrasto con esigenze tecniche ed economiche delle imprese; – di tenere soprattutto conto della necessità di creare un “ambiente” propizio agli investimenti con un’impostazione generale di politica economica e sociale veramente idonea a incoraggiare lo sviluppo dell’iniziativa privata. Le osservazioni accennate hanno trovato riscontro nella difficile elaborazione delle norme regolamentari per l’esecuzione della legge che con il regolamento in questi giorni approvato dal Consiglio dei ministri ci auguriamo possa divenire operante. Pubblicazione dei protesti cambiari Il compito della pubblicazione dell’elenco ufficiale dei protesti cambiari, affidato alle Camere di commercio con la legge 12 febbraio 1955, n. 77, si è dimostrato, com’era del resto facile prevedere, abbastanza gravoso per le Camere, e specialmente per quelle di talune provincie a più notevole sviluppo economico. Comunque la pubblicazione può ormai considerarsi normalizzata per la quasi totalità delle Camere, che vi dedicano ogni cura, con piena soddisfazione negli ambienti economici interessati. Occorre però segnalare che è concorde il parere della necessità di emendare la legge in modo da renderla più operante nell’infrenare, pur nel rispetto della norma costituzionale e dei principi generali del diritto, quelle iniziative che con scorrettezze o abusi hanno provocato l’emanazione della legge stessa. Il Ministero dell’industria e commercio e quello di grazia e giustizia hanno già in corso le intese necessarie a promuovere le modifiche auspicate. Produttività L’Unione ha continuato a prestare la massima collaborazione al Comitato nazionale per la produttività nell’opera di diffusione dei più moderni metodi produttivistici nei vari settori economici. In stretto contatto col CNP l’Unione si è adoperata affinché presso alcune Camere di commercio si costituissero i Comitati provinciali per la diffusione delle tecniche produttivistiche, Comitati che sono già entrati in funzione a Reggio Emilia, Genova, Torino, Padova, Trieste, Treviso, 373 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Bologna, Siena, Napoli, Bari e Carrara. È anche in programma la costituzione di altri Comitati a Udine, Ravenna, Verona e Parma. Un valido contributo è stato pure fornito dall’Unione al CNP per l’organizzazione di corsi informativi e di studio. Ricordiamo, ad esempio, i Corsi sulla riduzione della varietà dei tipi svolti a Torino, Vicenza e Salerno dal professor Martin, che abbiamo ospitato nel nostro salone per un’interessantissima conferenza preliminare sull’argomento. Anche le riunioni organizzate presso numerose Camere di commercio nei mesi di febbraio, marzo e aprile di quest’anno per la divulgazione degli ausiliari audiovisivi e dei film tecnici sulla produttività sono state da noi caldeggiate nell’intento di ampliare sempre più la conoscenza di un ottimo materiale didattico in campo produttivistico. L’Unione ha anche collaborato con l’Agenzia europea per la produttività di Parigi, la Camera di commercio internazionale e la Fédération Nationale des Directeurs Commerciaux de France all’organizzazione del Convegno internazionale sulla gestione commerciale delle aziende industriali, tenutosi a Parigi dal 2 al 4 maggio scorso. Per iniziativa del Centro studi dei problemi dell’artigianato e insieme al CNP e ad altri enti stiamo ora collaborando all’organizzazione di un importante Convegno che si terrà a Roma i giorni 4 e luglio p.v. e nel quale si studieranno le possibilità, i metodi di attuazione e i limiti delle innovazioni produttivistiche nel settore artigiano. “Sintesi economica” Sono ormai circa otto anni che nella nostra rivista “Sintesi economica” offriamo ai lettori un panorama dell’economia italiana quale è vista e vissuta dalle 92 Camere di commercio. Questa pubblicazione, che vive per la collaborazione intelligente ed efficace degli Uffici studi e statistiche esistenti presso le Camere, ha visto quest’anno due importanti innovazioni. La prima riguarda una nuova collana di monografie su attività caratteristiche delle provincie italiane, quali l’industria della carta a Frosinone e quella del corallo a Napoli, già pubblicate. Nei prossimi fascicoli compariranno analoghi studi sull’industria enologica di Trapani, delle essenze agrumarie a Messina, delle paglie lavorate di Firenze, dell’industria del mobile di Como ecc. Dette monografie sostituiscono la serie degli studi sulla struttura economica delle provincie, che ha riscosso molto successo, ma che era ormai pressoché esaurita. 374 Stefano Brun L’altra innovazione riguarda il sistema di segnalazioni usate per formare i quadri provinciali dei principali fenomeni economici. Finora le risposte delle Camere ai questionari da noi inviati venivano riportate nelle apposite tabelle, lasciando al buon senso del lettore di “far pesare” più o meno le risposte stesse secondo che provenissero da provincie più o meno interessate al fenomeno oggetto d’esame. E il riepilogo che figurava in fondo alle singole tabelle, non tenendo conto della diversa importanza delle provincie, aveva solo uno scopo largamente orientativo. Abbiamo invece di recente costruito 14 serie provinciali di “indici di importanza” per altrettanti fenomeni (o gruppi di fenomeni) economici per i quali vengono richieste notizie alle Camere di commercio. Per tal modo i riepiloghi che oggi figurano in calce ai prospetti sintetici risultano ponderati secondo l’importanza delle provincie dalle quali le segnalazioni provengono. È questo un importante miglioramento di un sistema di segnalazioni, quello delle statistiche mediante aggettivi, da noi adottato per la prima volta e oggi seguito anche all’estero (in Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Sudafrica), in quanto la nostra esigenza di cogliere tempestivamente alcuni aspetti della congiuntura economica e di arrivare là dove la statistica numerica non può giungere è comune a tutti i paesi. Prima di chiudere queste brevi note desidero accennare all’importante attività svolta dall’Unione nel campo economico internazionale, specialmente in seno alla Camera di commercio internazionale. I nostri delegati hanno preso parte attiva alle varie Commissioni tecniche che si riuniscono periodicamente a Parigi; specialmente notevole è il contributo che abbiamo recato nella Commissione della distribuzione, dove il nostro consigliere professor Devoto occupa con prestigio la carica di vice presidente. Pure degno di menzione è il lavoro del Comitato per le Camere di commercio istituito, come si ricorderà, per nostra iniziativa. Inoltre, il sottoscritto ha l’onore di rappresentare le Camere di commercio italiane in seno al Consiglio generale e alla Commissione del bilancio della Camera di commercio internazionale. Ma la più importante azione che la nostra Unione è chiamata a svolgere in questo periodo è costituita dalla preparazione del Congresso della Camera di commercio internazionale che si terrà in Italia nel maggio del prossimo anno. In tale occasione verranno nel nostro Paese almeno tremila persone da tutte le parti del mondo, che rappresentano i ceti economici più qualificati e i dirigenti delle massime imprese industriali, commerciali e finanziarie. I contatti che questi forti esponenti dell’economia internazionale potranno avere con i nostri operatori 375 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale saranno del massimo interesse per il nostro Paese, che desidera ardentemente poter contribuire allo sforzo comune per far compiere alla nostra civiltà un notevole e più rapido progresso. Di questo dovranno trarre notevole profitto anche e specialmente i popoli che ancora oggi vivono in regime di economia sottosviluppata. Mi permetto, chiudendo questa breve Relazione, di fare appello a tutti i colleghi perché collaborino alla riuscita di questo importante Convegno, che chiama a raccolta gli operatori economici di buona volontà di tutto il mondo; essi potranno constatare nel loro viaggio in Italia il cospicuo lavoro di ricostruzione e di sviluppo intrapreso con tenace volontà e con capacità dal nostro popolo dopo le grandi distruzioni della guerra. 376 Relazione all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 18 dicembre 1956 […] ing. Stefano Brun Con atto a rogito del notaio Castellino, in data 18 dicembre 1946 e quindi esattamente dieci anni or sono, ad iniziativa di ventun Camere di commercio si ricostituì l’Unione italiana delle Camere di commercio industria e agricoltura con uno statuto che, salvo le modificazioni richieste soprattutto per il riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico, nelle sue linee essenziali è rimasto praticamente invariato. Abbiamo detto che l’Unione “si ricostituì” poiché invero essa rappresenta la continuazione ideale di quella che, fondata il 9 giugno 1901, sotto l’illuminata presidenza del senatore Angelo Salmoiraghi fino al 1917 e, successivamente, dell’onorevole avvocato Marco Cassin e del ministro di Stato senatore avvocato conte Teofilo Rossi di Montelera, ebbe vita e funzioni di primissimo piano fino al 31 marzo 1928, fino a quando cioè, con il progressivo accentramento delle funzioni dello Stato, la legge 18 aprile 1926, n. 731 trasformò le Camere di commercio nei Consigli provinciali dell’economia, affidati alla presidenza dei prefetti delle singole Provincie, con la collaborazione di un vice presidente di nomina ministeriale. E la continuità ideale della nostra Unione con quella precedente spiega anche, a nostro avviso, il rapido sviluppo della nostra organizzazione che già nel dicembre 1950 poteva annoverare l’adesione di tutte le Camere di commercio, ricostituite in seguito al d.l.lgt. 21 settembre 1944, n. 315. Ricostituzione, questa delle Camere di commercio, che per essere fra i primi atti della riorganizzazione dello Stato dopo l’8 settembre 1943, quando ancora non era caduta la cosiddetta Linea gotica, ha indubbio valore di riaffermazione della insostituibilità, in regime di libertà politica, civile ed economica, di questi istituti camerali che sempre hanno saputo dimostrare, nelle diverse forme assunte nel corso della loro lunga storia – che si può forse far risalire ai collegia opificum di 377 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Numa Pompilio, e certamente alle corporazioni e alle universitates medioevali –, un’insopprimibile vitalità, capace non soltanto di rapidi adattamenti, ma anche, e soprattutto, di intuizione e guida dell’evoluzione economica. Conferma ulteriore della vitalità istituzionale delle Camere di commercio si può vedere nel rapido loro svilupparsi ed affermarsi dal 1944 ad oggi, nonostante la mancanza di quella legge che ancora si attende dopo dodici anni e che pure nessun ministro dell’Industria e commercio, a cominciare dall’attuale presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, sino al ministro in carica, onorevole Cortese, ha trascurato di porre allo studio e di far anche giungere allo stato di progetto destinato al Parlamento. Dalle Relazioni presentate nelle nostre Assemblee in questi dieci anni è facile rifare la storia di questi progetti e del concorso dato dall’Unione alla loro redazione, del nostro continuo interessamento con voti, mozioni e interventi personali presso i ministri che si sono succeduti al dicastero dell’Industria e commercio, con interventi in sede parlamentare dei deputati e senatori presidenti o, in seguito alla legge sull’incompatibilità parlamentare, ex presidenti di Camere di commercio, di studiosi ed esperti, sugli organi di stampa economici e politici. Se la carenza della legge non ha portato un serio pregiudizio all’esistenza e alle funzioni delle Camere di commercio, ciò si deve in gran parte all’azione solerte, intelligente e dinamica dei presidenti delle Camere e dei membri delle Giunte, spronati dallo spirito delle vecchie tradizioni e pur prontamente sensibili ai bisogni della vita moderna e del progresso economico. Dall’altro canto il Ministero dell’industria e commercio ha provveduto a emanare alcune disposizioni che hanno facilitato il funzionamento delle Camere e hanno dato a queste nuovi compiti. Inoltre, esso non ha mancato di appoggiare le Camere nell’assunzione di utili iniziative, come ad esempio, per ricordare solo le più recenti, quella dell’istituzione di enti per l’impiego combinato delle tecniche più moderne in favore dello sviluppo agricolo e quella di far parte di una catena internazionale di garanzia per favorire e semplificare l’esportazione dei campioni e modelli commerciali. È infine da ricordare che recentemente le Camere di commercio hanno assunto nuove e importanti attribuzioni a seguito della legge per il decentramento amministrativo e burocratico. La parte da noi presa in questa legge non va dimenticata; essa è il frutto di un minuzioso lavoro compiuto da una nostra Commissione, e specialmente dell’opera intelligente svolta dall’avvocato de’ Barbieri quale rappresentante ufficiale dell’Unione in seno alla Commissione consultiva per il decentramento. Fra le attribuzioni decentrate alle Camere di commercio con la legge in parola, ve ne sono talune già svolte dal Ministero dell’industria e del commercio, altre dal 378 Stefano Brun Ministero dell’agricoltura e foreste, dal Ministero della marina mercantile ed altre infine dal Ministero delle finanze. Non ho l’intenzione di fare in questa introduzione una dettagliata esposizione dell’attività dell’Unione in questi primi dieci anni di vita [...]. Qui mi limiterò a ricordare qualche fatto. Anzitutto desidero rendere omaggio alla memoria di Giulio Zarù, che fu il primo presidente della nostra Unione e che, nella sua veste di presidente della Camera di commercio industria e agricoltura di Roma, agevolò l’Unione nel suo nascere e nei suoi primi passi, anche dandole ospitalità presso la Camera di commercio di Roma, ospitalità che ci fu confermata e ampliata dall’attuale presidente di detta Camera, collega grande ufficiale Parisi, sino a che non ci fu possibile disporre di una sede autonoma, prima in via Santa Maria in Via, ed infine (con il concorso volontario di quasi tutte le Camere di commercio) nell’attuale palazzo, consentendo di dare ai nostri uffici e ai nostri bisogni di rappresentanza una sistemazione adeguata e permanente. Desidero ricordare anche l’avvocato Giovanni Tescione che, nel periodo iniziale dell’Unione, ne fu il segretario generale. L’azione che abbiamo svolta è quella stabilita dallo statuto e quella assegnataci dalle Assemblee generali degli amministratori delle Camere di commercio. Ogni anno abbiamo presentato il rendiconto dettagliato del nostro lavoro, e voi ci avete confortato con la vostra approvazione e i vostri suggerimenti. Noi ci siamo lasciati guidare, sempre con la vostra approvazione, dallo scopo per cui l’Unione è stata istituita con il concorso e la volontà di tutte le Camere: quello di formare una solidale famiglia fra le Camere, di portare le Camere stesse su un piano nazionale, oltre quello locale delle singole competenze, per poter in determinate circostanze far sentire una nostra voce su problemi economici di interesse generale; inoltre quello di favorire l’affermazione dei nostri istituti e il loro sviluppo, di offrire una sede per utili incontri e per discussioni e studi in comune, sempre col massimo rispetto dell’autonomia di ogni Camera. Confidiamo di avere con ciò adempiuto al nostro dovere e al mandato che da voi ci deriva. Con questo spirito abbiamo prestato la nostra più cordiale collaborazione alle varie amministrazioni: anzitutto al Ministero dell’industria e del commercio, che ci assiste e ci segue con una benevolenza di cui gli siamo grati, ed ancora al Ministero dell’agricoltura e foreste, a quelli del commercio estero, della marina mercantile, dei trasporti, dei lavori pubblici, del lavoro e della previdenza sociale, all’Istituto centrale di statistica, agli enti turistici, agli enti culturali e scientifici e alle rappresentanze estere. La nostra collaborazione e valsa in molti casi a porre in ancor più giusta luce la capacità delle Camere di commercio. Ci basti, a titolo di esempio, ricordare quello che ebbe a scrivere l’onorevole Tremelloni, nella sua veste di presidente 379 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione, a proposito della collaborazione che, attraverso l’Unione, è stata prestata dalle 92 Camere di commercio di tutta Italia con altrettante monografie provinciali: «L’apporto – scrive l’onorevole Tremelloni – delle Camere di commercio all’inchiesta parlamentare sulla disoccupazione è stato incoraggiante e fecondo. Esse hanno dimostrato di poter essere l’erpice che rompe la crosta dei luoghi comuni, che vanga profondo e mette in luce il terreno fertile e lo rifeconda con ricerche oneste e franche e, se occorre, severe e ammonitrici per tutti». Il compito di eseguire studi e indagini nel campo economico è certamente uno dei più importanti per la nostra Unione. La maggior parte di tali studi si effettua col concorso delle singole Camere di commercio, e spesso anche con la collaborazione dei vari ministeri e di altri enti e di esperti in singoli campi. Talvolta questa cooperazione si svolge attraverso Commissioni e altre volte con contributi scritti, com’è il caso per lo studio in corso sul funzionamento dei mercati del bestiame e delle carni, sulla stabilizzazione dei prezzi e dei redditi in agricoltura, sulle condizioni dei trasporti, sull’istruzione tecnica e professionale in agricoltura. Colgo questa occasione per ringraziare in modo particolare coloro che hanno presieduto alcune Commissioni intercamerali con prestigio e capacità e largo sacrificio di tempo: il grande ufficiale Parisi, il professor Giovanni Merlini, il senatore Pasquini, il professor Devoto, il dottor Trombetta, il dottor Accame, il comandante Cosulich, il professor d’Albergo, il dottor Rumor, il commendatore Filippo Merlini, il professor Demaria, il professor Minoletti, il professor Serino e il commendator Cinciari. Taluni studi sono stati inseriti nella nostra rivista mensile “Sintesi economica” a mezzo di raccolte ed elaborazioni di dati originali. Nel pubblicarli si tengono sempre per base le circoscrizioni provinciali con l’intento di dare ad ogni Camera la possibilità di stralciare gli elementi che interessano la propria provincia e di confrontarli con quelli delle altre provincie della regione e con tutta Italia. La nostra azione si è esplicata anche mediante l’organizzazione di convegni e congressi. Qui desidero ricordare il Congresso delle Camere di commercio di tutto il mondo, tenutosi in Roma nel 1950 nella ricorrenza dell’Anno Santo, cui presero parte i rappresentanti di 215 Camere di commercio appartenenti a 30 paesi dell’America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa. Da detto Congresso, che a sei anni di distanza è ancora ricordato con simpatia dalle Camere di commercio di numerosi paesi, è sorto presso la sede di Parigi della Camera di commercio internazionale, il Bureau International d’Information pour les Chambres de Commerce, nel quale la nostra Unione conserva una posizione di guida. Altri convegni da noi organizzati sono quelli delle fonti energetiche, dell’emigrazione e quelli delle Camere di commercio a giurisdizione marittima. Infine 380 Stefano Brun voglio ricordare che nei due prossimi giorni si effettuerà un importante convegno che ha per tema: “Ricerca scientifica e progresso economico”, da noi organizzato e che ha ottenuto gli auspici del Ministero dell’industria e del commercio. Esso ha lo scopo di attirare l’attenzione degli uomini politici, degli scienziati, degli operatori economici, della stampa e dell’opinione pubblica sulla necessità di sviluppare al massimo la ricerca scientifica e di farne le più larghe applicazioni pratiche per favorire lo sviluppo economico del Paese. Desidero anche ricordare che nel prossimo maggio si terrà in Italia, e particolarmente a Napoli, il Congresso della Camera di commercio internazionale a cui parteciperanno gli uomini d’affari di tutto il mondo coi quali i nostri industriali, commercianti e finanzieri potranno avere importanti contatti e intese nell’interesse dei nostri scambi commerciali. Già si prevede la partecipazione di 200 personalità della vita economica provenienti da 40 paesi. Per questo Congresso la nostra Unione e le singole Camere sono chiamate a dare la loro più intensa collaborazione, come già si sta facendo in questa fase preparatoria, cui attendono alacremente il presidente della Sezione italiana della Camera di commercio internazionale, onorevole Campilli, e il segretario generale, dottor Moro. Non voglio, eccellenze, signori e colleghi, trattenervi più a lungo per dirvi quello che abbiamo compiuto e realizzato nei primi dieci anni di vita della nostra Unione, e che ci è valso un premio quanto mai ambito: il riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico, conferitaci dal presidente della Repubblica. Non desidero dire di più su quello che si è fatto, oltre che per non abusare della vostra pazienza, anche perché mi sembrerebbe di voler mettere troppo in luce un lavoro compiuto sì dall’Unione, ma specialmente da voi, miei cari colleghi; ché, veramente, con uffici come i nostri che non dispongono se non di una ventina di persone non sarebbe mai stato possibile portare a termine una così ampia mole di lavoro senza il concorso sempre pronto, proficuo e intelligente di tutte le Camere. A questi dieci anni di vita del nostro istituto ho dato, assieme coi miei validi collaboratori, giorno per giorno, quanto è stato nelle mie forze, che sono impari al compito ma sono sorrette dalla ferma fiducia nell’utilità e nell’avvenire delle nostre Camere. 381 Relazione del presidente all’Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio Roma, 19 giugno 1957 Di regola nell’Assemblea di primavera, che è l’Assemblea del rendiconto, dovrebbe presentarsi anche la relazione completa dell’attività svolta nell’anno precedente. Se non che, per la coincidenza nel dicembre scorso dell’Assemblea autunnale con il compimento del primo decennio di vita dell’Unione, come si ricorderà, venne presentata un’ampia rassegna nella quale, con un riassunto dell’attività svolta nel decennio, si esponeva ampiamente anche l’attività riflettente il 1956. Non penso quindi di dover ora ripetermi, e mi limiterò soltanto ad accennare agli sviluppi di alcune iniziative di maggior rilievo svoltesi in questi ultimi mesi. Ricerca scientifica e progresso economico Ricorderete che subito dopo la nostra ultima Assemblea, e cioè nei giorni 19 e 20 dicembre 1956, si è svolto per iniziativa della nostra Unione e sotto gli auspici del Ministero dell’industria e commercio il Convegno sul tema “Ricerca scientifica e progresso economico”. Hanno partecipato al Convegno oltre trecento persone, fra le quali numerosi rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, uomini politici, tecnici e studiosi, professori universitari, direttori di stazioni sperimentali, di istituti di ricerche, dirigenti di Camere di commercio, di associazioni economiche e titolari di aziende industriali, commerciali e bancarie. Ampi resoconti sono stati pubblicati specialmente dai giornali economici e dalle riviste; inoltre il settimanale “Mondo economico” e l’agenzia Ricerca scientifica hanno dedicato al nostro Convegno supplementi speciali, facendo risaltare tutta l’importanza della nostra iniziativa. 383 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Mi valgo di questa occasione per ringraziare gli illustri relatori che hanno presentato importanti memorie e studi al Convegno, e in modo particolare il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, professor Giordani, che ha tenuto alto il prestigio del Convegno con la sua autorità e scienza. Il Convegno si è concluso con la presentazione di varie mozioni che sono state successivamente messe a punto dal Comitato scientifico del Convegno. Sono lieto di presentare oggi, in occasione di questa Assemblea, il volume che contiene gli Atti e le mozioni del Convegno. A ricordo di detto Convegno è stata deliberata l’assegnazione di due medaglie d’oro: una per premiare un operatore economico che abbia nel corso degli ultimi tre anni, attraverso ricerche scientifiche da lui promosse, portato un notevole contributo al progresso tecnico ed economico a vantaggio generale del Paese; l’altra per premiare un ricercatore che abbia negli ultimi tre anni, col suo personale lavoro scientifico o con l’attività della sua scuola, notevolmente contribuito al progresso tecnico ed economico del Paese. Le proposte per l’assegnazione delle suddette medaglie sono riservate alle università, alle associazioni, agli enti economici e specialmente alle Camere di commercio. L’assegnazione delle due medaglie d’oro sarà fatta da parte di una Commissione giudicatrice composta: – dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche; – dal ministro dell’Industria e commercio; – dal ministro dell’Agricoltura e foreste; – da un preside di facoltà scientifica universitaria, designato dal ministro della Pubblica istruzione; – dal presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio industria e agricoltura. Il conferimento delle medaglie avverrà in forma solenne con modalità da stabilire. Invito pertanto, sin d’ora, le Camere di commercio a fare all’Unione le segnalazioni del caso per l’attribuzione di questi premi. Camera di commercio internazionale Desidero richiamare i colleghi sulla partecipazione data dalla nostra Unione all’organizzazione e ai lavori del XVI Congresso della Camera di commercio internazionale. Si sono svolte a Roma dal 2 al 4 maggio varie riunioni del Consiglio direttivo della Camera di commercio internazionale e hanno avuto luogo diverse manife384 Stefano Brun stazioni organizzate dalla Camera di commercio industria e agricoltura di Roma. È da ricordare pure la visita fatta il 4 maggio da oltre duemila congressisti al sommo pontefice. L’inaugurazione del Congresso ha avuto luogo al Teatro San Carlo a Napoli, alla presenza del presidente della Repubblica, onorevole Gronchi. L’organizzazione delle riunioni e delle manifestazioni ha richiesto un lungo e non sempre facile lavoro di preparazione, specialmente per i rapporti con le varie autorità e le pubbliche amministrazioni italiane e le rappresentanze estere in Italia. Le giornate di Napoli si sono concluse con l’approvazione di 58 risoluzioni riguardanti la politica economica monetaria, gli investimenti di capitali esteri, la fiscalità, il Mercato Comune Europeo, le semplificazioni delle formalità amministrative, il commercio internazionale dei prodotti di base, la distribuzione e le ricerche di mercato, la pubblicità, le fiere internazionali, i trasporti, le comunicazioni, la proprietà industriale, i regolamenti bancari. Alle varie Commissioni e assemblee hanno partecipato attivamente i delegati italiani e in modo particolare quelli di numerose Camere di commercio. Alcune riunioni sono state presiedute da esponenti del nostro Paese, come ad esempio il professor Devoto per una Commissione della distribuzione. L’organizzazione italiana di questo Convegno ha lasciato un’ottima impressione, come risulta da numerose ed esplicite dichiarazioni non solo del presidente e dei dirigenti della Camera di commercio internazionale, ma anche dei capi delle varie delegazioni estere e delle più alte personalità che hanno preso parte al Convegno. Il compito della collaborazione dell’Italia al Convegno della Camera di commercio internazionale di Napoli è stato assolto con grande capacità dalla Sezione italiana, e per merito del suo presidente, ministro Campilli, e del segretario generale, dottor Moro. Se ho desiderato fare cenno a detto Convegno in questa mia Relazione è stato per segnalare la parte attiva che nell’organizzazione in parola hanno preso l’Unione delle Camere di commercio, la Camera di commercio di Napoli e quella di Roma, oltre ai vari dirigenti di altre Camere di commercio. Si vede da ciò l’alto interesse dei nostri istituti nell’attività della Camera di commercio internazionale, presso la quale è da ricordare l’istituzione di uno speciale Bureau d’Information pour les Chambres de Commerce, promosso nel 1950 dalla nostra Unione, che si è reso assai utile come punto di incontro e scambio di esperienze fra le Camere di commercio di tutti i paesi del mondo. Una delle più importanti e recenti manifestazioni dell’attività di questo Bureau International è quella dei Carnet per campioni commerciali. 385 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Carnet ECS Questa iniziativa si concreta in una catena internazionale di garanzia cui partecipano le Camere di commercio di vari paesi a seguito della Convenzione doganale di Bruxelles del 1° marzo 1956. Scopo della Convenzione di Bruxelles è quello di semplificare le formalità alle quali sono assoggettati i viaggiatori di commercio all’atto del loro ingresso in un paese e, in particolare, l’obbligo, allorché si tratta di campioni da introdurre solo temporaneamente, di presentare le dichiarazioni doganali e di versare l’ammontare dei diritti doganali dovuti a garanzia della riesportazione dei campioni, oppure di versare una congrua cauzione. La Convenzione ha risolto questo problema con l’istituzione di un documento doganale internazionale denominato Carnet ECS (Carnet échantillons commerciaux-Samples), analogo nel principio e nel sistema al Carnet de passages en douane già esistente per le automobili; il Carnet ECS viene rilasciato per una determinata serie di campioni inventariati sul documento stesso e può essere utilizzato dai rappresentanti e agenti di commercio secondo le diverse esigenze dei loro viaggi d’affari in diversi paesi. Con ciò si evita al viaggiatore di versare l’ammontare dei diritti doganali all’arrivo in un paese, ovvero di ricercare in questo paese una cauzione accettabile dalla dogana. Questo sistema comporta il versamento di una cauzione generale prestata in ciascun paese da un ente gradito all’amministrazione doganale. Per l’Italia, l’Unione delle Camere di commercio è stata accolta come ente garante. In modo analogo si è proceduto in altri paesi costituendo una “catena di garanzia” internazionale. Attualmente il sistema dei Carnet funziona nei seguenti paesi: Francia, Austria, Svizzera, Germania, Danimarca; ad essi si aggiungeranno presto il Belgio ed altri paesi. La materia, oltre che essere stata oggetto di esame da parte delle singole Camere che hanno espresso parere favorevole a questa iniziativa, fu studiata anche dalla nostra Commissione per il commercio estero, dal Consiglio direttivo e dall’ultima Assemblea: fu quindi deliberato che l’Unione si assumerà questo servizio tanto utile agli operatori. Un apposito Comitato presieduto dal collega dottor Trombetta, al quale partecipano anche – con una collaborazione veramente proficua e cordiale – i rappresentanti dei Ministeri delle finanze e dell’industria e commercio, ha messo ormai a punto le norme di applicazione del servizio che tra l’altro prevedono: – decentramento alle Camere di commercio dell’emissione dei Carnet ECS e assunzione da parte dell’Unione del compito di ente garante coordinatore del servizio; 386 Stefano Brun – modulo di domanda del Carnet e registro di carico e scarico da adottarsi in un modello unico; – assicurazione da parte dell’Unione contro eventuali rischi. A proposito di quest’ultimo punto, il Consiglio ha deciso di non procedere ad alcuna assicurazione per i Carnet di valore inferiore alle 300.000 lire e ciò per non gravare di maggiori spese il costo dei Carnet. Faccio rilevare che i diritti che gli operatori italiani dovranno pagare per l’ottenimento del Carnet saranno sensibilmente inferiori a quelli di altri paesi che già hanno attuato il servizio, e ciò in quanto l’Unione intende coprire esclusivamente i costi della stampa e degli altri accessori addossandosi il carico delle spese generali. L’organizzazione del servizio è ormai messa a punto; per ultimarla occorre solo procedere alla formalizzazione degli impegni col Ministero delle finanze e con gli enti garanti degli altri paesi. Si spera quindi che si possa tra breve iniziare anche in Italia il lavoro del rilascio dei Carnet. Compendio economico italiano In occasione del Congresso della Camera di commercio internazionale, come è stato fatto ormai regolarmente a partire da questo dopoguerra, l’Unione ha curato la pubblicazione del Compendio economico italiano, che ha lo scopo di fornire in forma succinta e con la massima obiettività i dati più interessanti e significativi della vita economica italiana, specialmente ad uso degli stranieri che vengono in Italia per convegni o missioni e che spesso visitano i nostri uffici per chiedere una massa di notizie sulle caratteristiche strutturali e sulle condizioni economiche e sociali del nostro Paese. Del Compendio sono state pubblicate tre edizioni: una in lingua italiana, una in lingua inglese e un’altra in lingua francese. Su suggerimento del Ministero degli affari esteri, del Ministero del commercio estero e di varie rappresentanze diplomatiche italiane nei paesi dell’Oriente si sta ora provvedendo alla stampa di un’edizione del nostro Compendio in lingua araba, che sarà diffusa nei paesi del Medio Oriente e del bacino del Mediterraneo attraverso le ambasciate, i consolati italiani e le Camere di commercio italiane in detti paesi. Ciò allo scopo di facilitare la conoscenza delle condizioni economiche dell’Italia nel vasto mondo di lingua araba, che si sta rapidamente industrializzando e presso il quale si aprono promettenti possibilità alla nostra espansione economica. L’interesse per il nostro Compendio è testimoniato da numerose richieste pervenuteci specialmente da parte delle ambasciate estere. È di ieri, per esempio, l’acquisto di 500 copie dell’edizione inglese fatto dall’Ambasciata degli Stati Uniti. 387 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Agricoltura Nel settore agricolo vanno sottolineati gli sviluppi dell’attività del Comitato nazionale per l’impiego combinato delle tecniche agricole – ICTA – realizzato dall’Unione in seguito alla brillante iniziativa della Camera di commercio di Alessandria e che, pur assorbito ormai dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste, rimane iniziativa delle Camere di commercio e ne resta collaboratrice essenziale la nostra Unione. Ai Centri ICTA che sono già entrati in funzione, come quelli di Treviso e di Bologna, che stanno confermando la validità dell’esperimento, è stato possibile assicurare anche un contributo adeguato da parte del Comitato nazionale, oltre alla concessione di particolari agevolazioni, soprattutto in materia di forniture di sementi elette, da parte del Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Mi piace qui cogliere l’occasione per segnalare la cordialità dei rapporti fra l’Unione ed il Ministero dell’agricoltura e delle foreste, il quale dimostra di apprezzare largamente l’opera delle Camere di commercio in favore dell’economia agricola italiana. Fra gli argomenti trattati dalla nostra Commissione intercamerale per l’agricoltura, presieduta con capacità e passione dal professor Merlini, ricordo quello concernente l’assistenza e la sperimentazione agraria, per il quale mi è gradito poter dire che le conclusioni e i voti espressi dalla nostra Commissione hanno trovato considerevole riscontro nell’impostazione del problema in sede ministeriale. Altrettanto favorevole ripercussione ha avuto il voto espresso dalla nostra Commissione per il potenziamento dei servizi forestali. Infine è stata prospettata al Ministero dell’agricoltura e delle foreste, in seguito a segnalazione di parecchie Camere di commercio, la motivata necessità di rivedere con la massima sollecitudine l’art. 5 del decreto 10 gennaio 1955 del presidente della Repubblica sul decentramento dei servizi del Ministero dell’agricoltura e foreste, il quale prevede la partecipazione dei presidenti delle Camere di commercio industria e agricoltura ai Comitati regionali dell’agricoltura e delle foreste con voto consultivo anziché deliberante. Si è fatto rilevare come tale situazione appaia del tutto contraddittoria ove si consideri, per il successivo art. 6 della norma di decentramento, che sui programmi approvati dai Comitati regionali deve essere richiesto il parere delle Camere di commercio, alle quali è inoltre attribuito dalle leggi vigenti tutto un complesso di competenze per determinate colture, in materia di boschi e terreni montani, di bonifica e zootecnia ecc. La malattia, seguita purtroppo da morte, del dottor Ajello, cui era affidato il coordinamento degli studi delle due Commissioni speciali istituite dall’Unione, 388 Stefano Brun una sotto la presidenza del professor Demaria per il problema della stabilizzazione dei prezzi e dei redditi in agricoltura, l’altra presieduta dal professor Merlini per il mercato delle carni, non ha consentito di mantenere i termini previsti per la presentazione degli studi predisposti. Comunque i lavori sono ormai in fase avanzata, tanto da potersi ritenere che entro il prossimo autunno gli impegni assunti anche nei confronti dei Ministeri dell’industria e commercio e dell’agricoltura e foreste saranno assolti. Artigianato Nel settore artigianale l’attenzione delle Camere di commercio, e conseguentemente dell’Unione, si è polarizzata sul problema dell’applicazione della legge 26 luglio 1956 sulla disciplina giuridica delle imprese artigiane. Sono note le discussioni cui ha dato luogo la legge citata, tanto da indire apposita Assemblea nel dicembre scorso. Non è il caso che mi soffermi su un argomento tanto discusso, se non per rilevare che, nonostante la migliore buona volontà, non è stato possibile ottenere che venisse presa in considerazione l’eventualità della presentazione di un disegno di legge di modifiche, sia pure solo di ordine tecnico e funzionale, ad una legge da troppo breve tempo emanata. Il Consiglio direttivo dell’Unione ha ritenuto pertanto, nella sua seduta del 18 marzo scorso, di attendere i risultati dell’esperienza per iniziare quell’azione che potrà eventualmente ritenersi utile a correggere gli inconvenienti che dovessero rendersi più evidenti, sempre che non sia nel frattempo intervenuta la tanto attesa legge regolatrice dell’ordinamento delle Camere di commercio nella quale dovrà inquadrarsi anche il funzionamento delle Commissioni provinciali dell’artigianato, così come la stessa Assemblea del 18 dicembre scorso riconosceva nell’ordine del giorno unanimemente approvato. In una delle questioni più delicate sollevate dalla legge di cui si tratta, e precisamente la norma che dichiara l’iscrizione nell’Albo delle imprese artigiane sostitutiva dell’iscrizione nel Registro delle ditte, il Consiglio dell’Unione ha fatto proprio il ben motivato voto espresso dalla Camera di commercio di Milano, con il quale, mentre si riconosce l’opportunità della legge istitutiva dell’Albo degli artigiani per distinguere le imprese artigiane dalle altre, si suggerisce di disporre che la domanda di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane porti d’ufficio all’iscrizione nel Registro delle ditte. Posso dire intanto che l’Unione segue l’attività ministeriale per l’applicazione della legge in parola, in stretta collaborazione con la Direzione generale dell’artigianato e col sottosegretario onorevole Sullo. 389 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale La legge sulla disciplina giuridica dell’artigianato non ha fatto dimenticare gli altri problemi del settore e in particolare quello del credito all’artigianato. L’apposita Commissione ha infatti esaminato il problema creditizio artigiano anche in rapporto al disegno di legge di proroga della Cassa per il Mezzogiorno e dei nuovi provvedimenti per l’industrializzazione dell’Italia meridionale. Sui voti conclusivi il Ministero dell’industria e commercio ha assicurato il massimo interessamento affinché possano essere accolti. Sempre nel settore dell’artigianato, desidero rilevare l’attiva partecipazione dell’Unione alla Commissione per lo studio dei problemi dell’esportazione dei prodotti artigiani e della piccola industria, costituita presso l’Istituto nazionale del commercio estero, e la trattazione del problema delle spedizioni all’estero degli acquisti effettuati dai turisti, per il quale la Camera di commercio di Venezia ha organizzato presso la sua sede una riunione cui hanno partecipato anche i rappresentanti dei ministeri e degli altri enti interessati, giungendo a conclusioni del più vivo interesse che sono state trasmesse a tutte le Camere di commercio. Turismo Un Convegno tenutosi qualche mese fa a Venezia dall’Associazione italiana delle Provincie ha riproposto il tema dell’attribuzione alle amministrazioni provinciali di compiti in materia di turismo, istruzione professionale e trasporti. Già notevole e pronta è stata la reazione delle singole Camere di commercio verso queste manifestazioni delle Provincie. Per quanto concerne l’Unione, ricordo che già nella Relazione dell’Assemblea del 21 gennaio 1955, parlando del decentramento di funzioni statali ad enti locali, posi in evidenza l’attività dispiegata dal nostro rappresentante nella Commissione consultiva, prevista dalla legge 11 marzo 1953, per neutralizzare la tendenza delle Provincie ad assumere compiti di carattere economico, che superano le loro competenze d’istituto. Penso che questa riaffermazione della qualificata competenza delle Camere di commercio industria e agricoltura nel settore dell’economia sia opportuno che parta ancora una volta da questa Assemblea per logica e naturale custodia di una tradizione che, se non temessi di cadere nella facile retorica, potrei dire storicamente affermata. Si tratta, inoltre, di mantenere una naturale ripartizione di compiti, cosa indispensabile anche sotto il profilo pratico della vita sociale ed economica ad evitare che problemi di carattere amministrativo, assistenziale o giurisdizionale si confondano con problemi di produzione e di mercati. L’affermazione di questo principio torna ora a proposito in quanto la recente dichiarazione di incostituzionalità delle norme che disciplinano l’imposizione 390 Stefano Brun di contributi a carico di soggetti diversi dagli enti pubblici a favore degli Enti provinciali del turismo, pronunciata dalla Corte costituzionale, ha fatto tornare di attualità la questione degli enti turistici. Già parecchie Camere di commercio se ne sono fatte eco, sia per quanto riguarda la materia tributaria sia per quel che concerne l’ordinamento del turismo. Sotto il profilo tributario si auspica che la notizia di istituzione di un’addizionale all’imposta di ricchezza mobile possa considerarsi priva di fondamento al fine di evitare un ulteriore indiscriminato aggravio fiscale; sotto il profilo organizzativo è da ricordare che l’Associazione delle Camere di commercio di Lazio, Marche, Umbria, Abruzzi e Molise ha espresso il parere che, nel caso di soppressione degli Enti provinciali del turismo, le loro funzioni debbano essere restituite alle Camere di commercio, le quali già attualmente contribuiscono a finanziarne l’attività e svolgono compiti di tutela degli enti stessi. Fino ad oggi non è stato presentato al Parlamento alcun disegno di legge per il funzionamento degli Enti provinciali del turismo. Le notizie diffusesi si riferiscono all’annuncio dato da qualche agenzia di stampa di una discussione che si sarebbe svolta al Senato in seno alla Commissione industria e turismo e del parere manifestato negli ambienti della Commissione finanze e tesoro del Senato stesso avverso l’eventuale istituzione di un’addizionale all’imposta di ricchezza mobile cat. B a favore dell’organizzazione turistica. Sull’argomento la nostra Commissione intercamerale per il turismo, presieduta dal senatore Pasquini, non mancherà di portare la sua attenzione appena sarà stato possibile raccogliere più precisi elementi. Intanto si pensa di inoltrare, nel testo distribuito o con gli emendamenti che potranno essere suggeriti, il voto espresso dal Consiglio direttivo dell’Unione, nel quale si riaffermano i concetti: 1. che per qualunque variazione dell’organizzazione turistica nazionale occorre tener presente in linea principale le Camere di commercio industria e agricoltura; 2. che sia da escludere l’istituzione di un addizionale all’imposta di ricchezza mobile a favore degli Enti provinciali del turismo secondo i voti già espressi da parecchie Camere di commercio, e in particolare da quella di Torino. Istruzione professionale Per considerare ancora per un momento i voti dell’Associazione italiana delle Provincie, desidero ricordare quanto detto in materia di istruzione professionale all’Assemblea del 21 giugno 1955, e cioè che trattasi di materia che trova la sua sede nelle Camere di commercio fin dalle origini di questi istituti, in gran 391 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale parte assai anteriori alla legge del 1862, la quale non fece che dare una disciplina unitaria ai vari ordinamenti, che tutti prevedevano fra le competenze camerali l’istruzione tecnica e professionale. D’altra parte, l’esito veramente soddisfacente dell’attività delle Commissioni permanenti per l’istruzione tecnica e l’addestramento professionale istituite presso le Camere di commercio – cito, ad esempio, le iniziative veramente encomiabili della Camera di commercio di Roma, ed in particolare quella della Settimana dell’istruzione tecnica e professionale – costituiscono una concreta dimostrazione di competenza e di capacità delle Camere di commercio in materia. Una conferma dell’apprezzamento dell’attività dei nostri istituti può vedersi nell’accoglimento delle nostre istanze, da parte del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per la nomina dei presidenti delle Camere di commercio alla presidenza dei Consorzi provinciali per l’istruzione tecnica, così come del resto era in passato. Finanza e tributi Nel settore tributario desidero segnalare l’attenzione portata dalla Commissione intercamerale per i problemi finanziari e tributari, presieduta dal chiarissimo professor d’Albergo, ai problemi della riforma del contenzioso tributario. Non mi soffermo qui ad elencare le proposte di emendamenti che risultano dalle note conclusive dei lavori svolti dalla Commissione, già trasmesse a tutte le Camere di commercio e agli organi parlamentari e ministeri competenti. Ricordo però che in tali note è messa in particolare evidenza la questione della designazione da parte delle Camere di commercio dei membri delle Commissioni tributarie. Altro argomento cui le Camere hanno dimostrato vivo interesse è quello della sistemazione delle situazioni tributarie arretrate in seguito all’emanazione della tanto discussa legge 5 gennaio 1956, cosiddetta legge Tremelloni, e in previsione della riforma del contenzioso tributario. Una prima risposta negativa del Ministero delle finanze alla memoria redatta dal presidente della Commissione intercamerale per i problemi finanziari e tributari portava comunque all’assicurazione dell’emanazione di disposizioni agli uffici delle imposte per la rapida sistemazione delle vertenze in corso e per la bonaria definizione dei redditi relativi alle annualità arretrate. A questa risposta, ritenuta non del tutto convincente dalla nostra Commissione, farà seguito una nuova memoria che ci auguriamo possa trovare più favorevole terreno in seguito anche ai voti espressi dalla Giunta della Camera di commercio di Milano nel febbraio scorso, ai quali hanno fatto seguito le adesioni di molte Camere di commercio. 392 Stefano Brun Problemi marittimi La Commissione intercamerale marittima, presieduta dal dottor Accame, ha portato a compimento un pregevole studio sul problema dei costi del lavoro portuale. Tale studio è stato comunicato a tutte le Camere di commercio, le quali lo hanno accolto con vivo interesse, condiviso da parecchie organizzazioni di categoria e aziende del settore marittimo. Ricordo ancora il lavoro in corso da parte dell’apposito Comitato, al quale partecipano anche i rappresentanti dei vari ministeri, organizzazioni ed enti interessati, per il coordinamento delle norme sulle navi petroliere nei porti. Superfluo sottolineare l’importanza della questione ove si consideri lo sviluppo del traffico petroliero italiano non solo in relazione alle esigenze dei consumi interni dei prodotti petroliferi, ma anche all’attività delle raffinerie che, come è noto, hanno capacità tale da consentire una notevole esportazione di derivati dal petrolio. E mi fermo qui nelle citazioni, poiché troppo lunga sarebbe un’esposizione dei lavori della Commissione intercamerale marittima, che si annovera fra le più attive dell’Unione. Di notevole rilievo è anche l’attività della Commissione intercamerale per la pesca, presieduta dal commendator Filippo Merlini. Tale Commissione ha ora allo studio il complesso problema della pesca oltre gli Stretti, il cui sviluppo appare vitale per l’Italia. Inoltre la Commissione ha iniziato l’esame del problema della pesca italiana nel Mercato Comune. Sull’argomento devo segnalare con viva gratitudine l’appassionata opera svolta con grande competenza dal professor Pagliazzi, già da tempo collaboratore dell’Unione per i problemi della pesca. Trasporti e fonti energetiche Nel settore dei trasporti desidero citare, per l’interesse vivissimo che ha suscitato in tutti gli ambienti competenti, l’iniziativa partita dalla Commissione intercamerale marittima per la costituzione di un apposito Comitato di studio per il miglioramento e la razionalizzazione dei mezzi di carico e scarico, condizionamento e trasporto delle merci, che ha già iniziato i suoi lavori sotto la presidenza del professor Roletto, ordinario dell’Università di Trieste e delegato di quella Camera di commercio. L’attenzione del Comitato è attualmente localizzata sui problemi più immediati concernenti l’impiego delle casse mobili e delle palette. È da prevedere però 393 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale che in seguito il Comitato si interesserà anche dei trasporti combinati strada, ferrovia, mare ed eventualmente aeronautici. Pure molto attivo è il nostro Centro per le fonti di energia presieduto dal senatore Pasquini. Il “Notiziario”, già al suo quinto anno di vita, è stato notevolmente ampliato e migliorato e incontra il più vivo apprezzamento degli enti e studiosi cui viene inviato. È di questi giorni un’importante seduta del Comitato direttivo del Centro, nella quale, su relazione del dottor Solustri e dell’ingegner Pastina, si è svolta un’ampia discussione sul problema delle fonti di energia nel Mercato Comune. Oltre ai rappresentanti regionali delle Camere di commercio vi hanno partecipato: il professor Malquori dell’Università di Napoli, il dottor Ravazzoni dell’Istituto di economia delle fonti di energia presso l’Università Bocconi di Milano, il dottor Ciuffa del Comitato nazionale per le ricerche nucleari, l’ingegner Virgili, il professor Masini dell’Università di Pisa e l’ingegner Alimenti. Verrà fra breve inviato alle Camere di commercio un ampio rendiconto della riunione, con preghiera di fornire notizie e considerazioni utili ad una nuova disamina dell’argomento, il cui interesse mi sembra superfluo sottolineare. Mercato Comune Europeo La firma dei trattati che costituiscono la Comunità Economica Europea da parte dei rappresentanti della Francia, Belgio, Olanda, Germania, Lussemburgo e Italia ha aperto agli studiosi e agli operatori tutta una serie di problemi, che ha trovato un pronto riscontro nelle Camere di commercio. Fin dagli ultimi mesi del 1956, infatti, in ciascuna provincia furono intrapresi studi atti a conoscere le ripercussioni, positive e negative, che l’attuazione del Mercato Comune avrebbe prodotto sull’economia del Paese. Fu affidato alla Commissione di studio per il commercio estero, presieduta dal collega dottor Trombetta, un primo esame del problema alla luce delle relazioni camerali pervenute. Così nel marzo scorso la Commissione prese in considerazione dette relazioni constatando che tutte concordavano sulla necessità del Mercato Comune, anche se scaturivano, e non poteva essere altrimenti, talune perplessità e preoccupazioni settoriali e regionali. Compito nostro è quello di esaminare il problema con visione unitaria in base alla premessa dell’applicazione graduale e della possibilità della negoziazione delle clausole di salvaguardia, e di innestare tempestivamente la nostra azione collaborativa. Essa deve estrinsecarsi con suggerimenti pratici atti a rimuovere 394 Stefano Brun perplessità e difficoltà nonché ad assicurare il rispetto delle norme del Mercato Comune da parte degli altri paesi. Ma sui problemi generali di fondo dovremo particolarmente fermare la nostra attenzione e richiamare successivamente quella degli uomini politici; cito ad esempio la necessità di armonizzare con quella degli altri paesi della Comunità la nostra legislazione fiscale e doganale, il nostro mercato finanziario, l’istruzione professionale, gli oneri previdenziali, i costi di produzione, le tariffe dei trasporti ecc. Necessita anche da parte delle Camere di commercio e dell’Unione, organi quanto mai qualificati, che si faccia opera di ricerca e di elaborazione di dati e soprattutto di coordinamento di tutti gli elementi disponibili. Per raggiungere questo scopo la Commissione ha proposto e il Consiglio dell’Unione ha approvato l’istituzione di un ristretto Comitato permanente di studio formato da alcuni rappresentanti camerali, integrati da esperti e parlamentari, allo scopo di dare ai nostri lavori quell’impostazione tecnica e scientifica che si impone in indagini complesse di questo genere. Detto Comitato ha iniziato i suoi lavori prendendo in esame le relazioni camerali e procedendo ad un’accurata analisi dei trattati per ricercare le formule e le soluzioni più opportune da suggerire. I molti problemi da esaminare sono stati considerati secondo la loro importanza; ve ne sono di indirizzo nella politica economica, che ovviamente dovrà essere rivista per far fronte adeguatamente alle esigenze di produzione e di mercato che saranno imposte dal Mercato Comune, e ve ne sono altri di natura tecnica e applicativa non meno complessi. Il lavoro del Comitato investe in sostanza vari settori, ed esso si svolgerà soprattutto raccogliendo e vagliando i suggerimenti forniti dalle varie Camere di commercio. Il Comitato dell’Unione poi elaborerà sul piano nazionale il materiale raccolto dalle varie Camere per portarlo all’attenzione dei ministeri e al Parlamento. Collaboreranno anche al Comitato eminenti economisti, con l’incarico di studiare e riferire su determinati problemi. Come dicevo, il Comitato ha iniziato lo studio del testo del trattato e delle relazioni camerali, decidendo di predisporre una relazione generale sull’argomento per l’impostazione delle varie questioni. Inoltre le singole Camere rappresentate nel Comitato approfondiranno lo studio di alcune materie specifiche, quali l’esame comparativo dei costi dei prodotti industriali, con particolare riguardo all’incidenza degli oneri previdenziali e fiscali, i problemi del mercato finanziario dei paesi della Comunità, l’esame comparativo della legislazione doganale dei sei paesi ecc. 395 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Scambi commerciali con i paesi del Medio Oriente Il rapido evolversi in questi ultimi anni dell’economia dei paesi del Medio Oriente in virtù dell’estrazione e del trasporto del petrolio e la conseguente grande disponibilità di mezzi di pagamento, nonché la spinta all’industrializzazione impressa in detti paesi hanno provocato una forte richiesta da parte dei paesi stessi di beni di consumo e strumentali. L’Italia però ha partecipato soltanto per una parte assai esigua a questi rifornimenti, superata da numerosi altri paesi assai più lontani da questi mercati. Il problema è particolarmente sentito dalle Camere di commercio, che già da tempo l’avevano posto all’ordine del giorno, come dimostra l’ampio sviluppo dato allo studio di questi mercati nel nostro Corso di aggiornamento sul commercio estero del 1955. L’argomento fu ripreso in esame dalla nostra Commissione per il commercio estero, specialmente a mezzo di riunioni cui presero parte due egregi funzionari del Ministero degli affari esteri e del commercio estero, recentemente rientrati da un viaggio nel Medio Oriente. Essi riferirono le loro esperienze ponendo in evidenza la quasi totale assenza da quei mercati degli operatori italiani, i quali spesso si affidano ad elementi locali, non sempre adatti. A seguito di queste riunioni la Commissione propose varie iniziative, che furono poi riprese in sede di Consiglio direttivo e comprendono la pubblicazione (della quale ho già parlato poco fa) del Compendio economico italiano in lingua araba da distribuire negli Stati del Medio Oriente attraverso le rappresentanze commerciali, le ambasciate e i consolati, in maniera che possano essere forniti agli operatori e ad altri enti arabi elementi precisi riguardanti la struttura economica del nostro Paese; la diffusione dell’insegnamento della lingua italiana nelle principali città arabe, e della lingua araba in Italia, al fine di stabilire maggiori legami con quei paesi; l’istituzione di borse di studio per i giovani che intendessero recarsi nel Medio Oriente per studiare le questioni economiche e finanziarie locali nel quadro del programma di potenziamento dei traffici italo-arabi; l’azione da intraprendere attraverso le principali Camere di commercio per l’istituzione di appositi organismi consortili, comprendenti aziende di uno o più settori merceologici per gli scambi con i paesi del Medio Oriente. L’esame dell’attuale situazione delle nostre rappresentanze in questi paesi (e lo stesso può ripetersi anche per altre regioni) dimostra una grave carenza, cui è urgente porre riparo, specialmente attraverso l’aumento del numero degli addetti e dei consiglieri commerciali e con l’istituzione in detti paesi di Camere di commercio italiane. 396 Stefano Brun Legge sulle Camere di commercio Purtroppo non ho nulla di nuovo né di soddisfacente da dire per la legge sulle Camere di commercio. Tutti i ministri che si sono succeduti al Dicastero dell’industria e commercio hanno promesso di occuparsene; e sono stati pure elaborati, in forma più o meno definitiva, vari progetti. Voi ricordate che in questa stessa sala, intervenendo all’ultima Assemblea delle Camere, il ministro onorevole Cortese e il sottosegretario Micheli avevano indicato come “imminente” la presentazione di uno schema di disegno di legge. Ma varie circostanze politiche, la difficoltà di trovare un accordo fra i ministeri interessati e infine la doppia crisi ministeriale hanno bloccato i buoni propositi. Non appena fu nominato al nostro Dicastero il ministro Gava mi sono fatto premura di segnalargli lo stato di disagio in cui si trovano i presidenti delle Camere di commercio per una così lunga carenza della legge che deve regolare la vita degli istituti camerali e gli ho esposto le ragioni più volte ripetute in questa Assemblea, a voi tutti ben note. Ma è poi intervenuta la nuova crisi ministeriale. In principio di maggio sembrava che potesse andare avanti il progetto sulle Camere di commercio presentato dall’onorevole Rubinacci, che si stava per discutere nella Commissione industria della Camera dei deputati, ma anche quest’occasione subì il contraccolpo della crisi di governo. E allo stato attuale non sarei sincero con me stesso e illuderei voi se dicessi che vi sono buone prospettive per una rapida soluzione di questo problema, dato anche il breve tempo che ci separa dalla fine dell’attuale legislatura. Congedo Concludendo questa breve Relazione, che si riferisce soltanto allo scorso semestre dell’attività dell’Unione, ma che conclude dieci anni della mia presidenza a questo istituto, sento il dovere di ringraziarvi per la fiducia che avete mostrato in me durante un così lungo periodo, che coincide praticamente con l’intero ciclo del primo decennio di vita dell’Unione, dalla sua costituzione ad oggi. Al nuovo presidente dell’Unione che voi nominerete nell’odierna Assemblea, darò le consegne di questa organizzazione, che voi avete voluto creare e potenziare con la vostra attiva collaborazione e alla quale ho dato volentieri una parte delle mie cure, del mio tempo e del mio affetto. Ho la ferma persuasione di consegnare un’istituzione che si è affermata per il suo prestigio e la serietà del suo lavoro e che presenta ormai un centro di convergenza degli interessi economici del Paese e un osservatorio ben attrezzato, che 397 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale vuole essere utile agli uomini di affari, agli studiosi e alle pubbliche amministrazioni. Non posso tralasciare di accennare agli uffici nei quali si sostanzia l’attività dell’Unione. I funzionari che vi sono addetti non sono più di una ventina, ma tutti ben preparati, volenterosi e diligenti; e il loro alto rendimento è documentato da una vasta mole di corrispondenza, relazioni, studi, pubblicazioni di cui ognuno può prendere visione. Della capacità degli uffici possono pure, io credo, testimoniare tutti coloro che partecipano al lavoro delle nostre Commissioni, o che ad essi si rivolgono per avere notizie e dati, per assistenza e consultazioni, per ricerche bibliografiche ecc. Accanto all’Unione, anche questo mi piace ricordarlo, è nato e si è sviluppato il Centro per lo sviluppo dei trasporti aerei, resosi successivamente autonomo, cui hanno sempre partecipato numerose Camere di commercio e che è valso a patrocinare la buona causa del progresso dell’aviazione civile nel nostro Paese, causa per la quale si è battuto con giovanile ardore un nostro ex collega, il senatore Caron. Altra attività che trova sede presso i nostri uffici è quella della Società internazionale per l’insegnamento commerciale che, sotto la presidenza del professor Devoto, ha compiuto un lavoro assai utile, rappresentando l’Italia in varie iniziative internazionali sull’insegnamento commerciale. Inoltre è sorta in seno all’Unione l’Associazione italiana per gli studi di mercato, che ha un’organizzazione sua propria, ma che ho ritenuto di accogliere presso di noi e appoggiare in considerazione del fatto che essa svolge un’azione assai utile al progresso economico e che ad essa partecipano quasi tutte le Camere di commercio. Nel congedarmi, infine, rinnovo i sentimenti del mio animo grato agli uomini di governo, ai rappresentanti delle pubbliche amministrazioni e specialmente ai direttori generali dei ministeri che più assiduamente hanno seguito e agevolato l’opera dell’Unione. Nominarli tutti non è possibile, ma assicuro che li ricordo uno per uno con riconoscenza e simpatia. Ringrazio i miei collaboratori più vicini, che mi hanno assistito fedelmente e intelligentemente. E a voi, ottimi colleghi ed amici, dico con tutto il cuore: mi avete fatto sentire la gioia di vivere in una cara famiglia e vi assicuro che lavorare con voi è stato per me un grande piacere. 398 Relazione del presidente dell’Unione alla xxiv Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura La situazione economica italiana alla fine del 1957 [Roma,] 18 dicembre 1957 Parte prima Legge sulle Camere di commercio Fin dalla prima Assemblea della nostra Unione, e cioè dal dicembre 1946, l’argomento della regolamentazione legislativa dei nostri istituti è stato trattato in modo più o meno esteso, ma sempre come il più sentito dei problemi, nella Relazione del presidente. E ancora una volta mi corre l’obbligo di parlarne. Venuta a cadere, con la crisi ministeriale dell’aprile scorso, la speranza di vedere realizzate le promesse dell’onorevole Cortese, il quale un anno fa alla nostra Assemblea aveva assicurato di aver trasmesso al Consiglio dei ministri uno schema di disegno di legge sulle Camere di commercio, era anche praticamente caduta ogni speranza di veder affrontato il problema da un nuovo Governo, che si profilava, per generale convinzione, con compiti limitati all’espletamento dei provvedimenti di maggior urgenza o rilievo politico e per provvedere alle nuove elezioni delle assemblee legislative. Si poteva quindi sperare solo nella ripresa dell’iniziativa parlamentare, per l’esistenza in sede di Commissione permanente della Camera dei deputati, e con un relatore già designato, di un progetto presentato dall’onorevole Rubinacci fin dal febbraio 1955, progetto al quale già noi avevamo guardato come alla possibilità di «trovare una strada, forse una scorciatoia, per giungere alla meta». All’inizio del maggio scorso si ebbe finalmente una prima speranza di vedere concretamente iniziato il decorso parlamentare della legge sulle Camere di commercio con la discussione preliminare del progetto Rubinacci in sede di Commissione. Ci affrettammo a prendere contatti con il presidente della Com399 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale missione, onorevole Zerbi, e con il relatore, onorevole de’ Cocci, ma la nuova crisi ministeriale e varie altre circostanze mi portarono a dichiararvi all’Assemblea del giugno scorso: «Non sarei sincero con me stesso e illuderei voi, se dicessi che vi sono buone prospettive per una rapida soluzione di questo problema, dato anche il breve tempo che ci separa dalla fine dell’attuale legislatura». Ma la situazione, da noi sempre attentamente seguita, parve successivamente evolversi più favorevolmente e, in particolare, per la cortesia del relatore e del presidente della Commissione, con i quali ci si teneva continuamente in relazione, ci fu resa possibile la segnalazione di tutti i voti e desiderata espressi dalle Camere di commercio tutte le volte che ai diversi ministri succedutisi al Dicastero dell’industria e commercio si è profilato un provvedimento di legge per le Camere di commercio. Nella seduta del Consiglio direttivo, tenutasi il 6 novembre scorso, fu anche possibile un soddisfacente scambio di idee con l’onorevole de’ Cocci sui punti essenziali del provvedimento in esame e su tutta la serie di emendamenti presentati dai deputati componenti la X Commissione e dal sottosegretario onorevole Micheli, in rappresentanza del ministro dell’Industria e commercio. E sento qui il dovere di esprimere al ministro senatore Gava e al sottosegretario onorevole Micheli i più vivi ringraziamenti per aver consentito che il provvedimento rimanesse in Commissione in sede deliberante, evitando in aula una discussione già abbastanza complessa in più ristretta sede, per il numero degli emendamenti presentati, il cui testo è stato dall’Unione trasmesso a tutti i presidenti delle Camere di commercio. I punti di vista prevalenti espressi dal nostro Consiglio direttivo possono così riassumersi: – Elencazione delle attribuzioni delle Camere di commercio, opportunamente coordinando gli emendamenti Micheli-Carcaterra, integrati con una maggiore preminenza della funzione delle Camere di commercio nel settore dell’istruzione tecnica e professionale. – Circa la formazione del Consiglio camerale, pur riconoscendosi in linea di massima più aderente al principio democratico il sistema delle elezioni dirette di primo grado, ha prevalso il concetto delle elezioni di secondo grado, attraverso designazioni delle organizzazioni di categoria. – Preferibile, nella questione del personale, l’emendamento Carcaterra, che prevede l’istituzione di un “ruolo” dei segretari generali formato per pubblico concorso triennale fra i funzionari delle Camere di commercio che abbiano i requisiti necessari, e la nomina del segretario generale, da scegliere fra gli iscritti al ruolo da parte delle Giunte camerali. Ove però non fosse possibile far accogliere tale emendamento, limitare al solo segretario generale la nomina ministeriale, d’in400 Stefano Brun tesa, comunque, con il presidente della Camera interessata. Fermo in ogni caso il concetto della formazione del ruolo dei segretari generali mediante concorsi triennali fra i funzionari delle Camere di commercio. Nella fase di prima applicazione della legge, formazione del ruolo dei segretari generali comprendendovi tutti i segretari generali attuali ed il personale del ruolo dei direttori e sostituti direttori degli UPIC. Per quanto concerne il rimanente personale, sempre nella prima fase di attuazione, attribuire i posti di capo degli Uffici di statistica e di ragioneria ai funzionari attuali dei ruoli UPIC fino ad esaurimento. – Quanto alla vigilanza, possibilità di ammettere solo la formazione, presso il Ministero dell’industria e commercio, di un servizio ispettivo, con organico da stabilirsi. – Riportare le norme sulle entrate delle Camere di commercio a quelle del Testo Unico del 1934, senza alcuna indicazione di aliquote massime, e considerare la possibilità di imporre un tributo anche sul reddito agrario, sia pure in ridottissima e quasi simbolica misura, oltre che per l’attività che le Camere di commercio dedicano al settore agricolo, per un’opportuna concreta affermazione di principio sulla competenza camerale in ogni settore dell’economia. Inutile che mi soffermi nei dettagli del problema, ché ormai la parola è ai componenti la Commissione parlamentare con il loro bagaglio anche di esigenze politiche, sulle quali purtroppo è possibile influire solo entro ben modesti limiti. Posso solo confermare che continuiamo a tenerci in contatto quanto più possibile con il relatore del provvedimento e con il presidente della Commissione, e che in complesso non ci sembra di dover essere scontenti dell’andamento delle cose. Occorre tener ben conto che sarà un gran passo se in questo scorcio di legislatura si riuscirà a far approvare la legge anche solo da un ramo del Parlamento, poiché ciò faciliterà il compito della nuova legislatura. Non trascuriamo però di fare quanto possibile per ottenere l’interessamento tempestivo al nostro problema anche da parte della Commissione senatoriale. […] 401 Relazione del presidente alla xxv Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Napoli, 3 luglio 1958 In questa nuova mia Relazione non ho molto da aggiungere in merito ad alcuni temi trattati in quella del dicembre scorso, in seguito all’avvenuta decadenza di disegni e proposte di legge di interesse economico sui quali si era polarizzata l’attenzione delle Camere di commercio. Per contro, oltre che per il proseguimento di lavori già in corso e per qualche nuova iniziativa adottata in vista della ripresa dell’attività parlamentare, il prospettarsi in tutta la loro importanza dei problemi conseguenti all’entrata in vigore dei trattati istitutivi della Comunità Economica Europea e le iniziative promosse fra le Camere di commercio dei sei paesi della Comunità per l’attuazione del Mercato Comune – di cui dirò in seguito – hanno reso l’attività dell’Unione forse ancor più intensa. Tanto che, se dovessi soffermarmi a parlarne nei dettagli, finirei forse col farvi sentire il peso più che il piacere di un invito a partecipare alle manifestazioni dei 150° anniversario della Camera di commercio di Napoli. Illustro quindi brevemente, per ogni singola materia, il lavoro svolto che – ripeto – è stato notevolmente intenso, e mi auguro utile ad una sempre maggiore riaffermazione dell’insostituibilità degli enti camerali come elementi organici essenziali dell’economia. 1. L’integrazione economica dell’Europa Circa l’attività nel settore europeistico, accenno soltanto, perché ne è stato ampiamente riferito anche a mezzo del “Foglio di comunicazioni”, all’interesse del viaggio a Lussemburgo, su invito della CECA, dei rappresentanti delle Camere di commercio delle provincie aventi attività carbosiderurgiche e alla partecipazione alla Settimana internazionale delle Camere di commercio, svoltasi a Bruxelles 403 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale nello scorso maggio nel quadro delle manifestazioni dell’Esposizione universale, e che coincise con la data dell’inaugurazione del padiglione italiano che, nonostante le varie critiche e discussioni sollevate, ha avuto un incontestabile successo. Ma non potrei non parlare del Corso di lezioni sul Mercato Comune Europeo per i funzionari direttivi delle Camere di commercio, organizzato con l’appoggio del Ministero dell’industria e commercio, del Ministero del commercio con l’estero e del Ministero degli affari esteri. Come è stato rilevato in una nota apparsa su “Roma economica”, e della quale siamo grati alla Camera di commercio di Roma, «si può dire che i risultati di questo Corso siano andati anche oltre le previsioni e le intenzioni degli organizzatori, in quanto quello che avrebbe dovuto essere un ciclo di conferenze o di colloqui destinati a fornire ai funzionari delle Camere di commercio utili cognizioni sugli scopi, sui mezzi e sul funzionamento del Mercato Comune, nelle varie fasi di applicazione delle norme che sono poste a base della Comunità, è diventato spesso, per merito degli illustri docenti, degli economisti, dei tecnici, degli operatori, una vera e propria accademia, nella quale sono stati dottamente esposti principi di alto valore dottrinario». In effetti, l’idea del Corso è stata quella di illustrare ai funzionari dirigenti delle Camere di commercio la problematica della CEE affinché essi potessero poi, nelle rispettive provincie, costituire altrettanti nuclei idonei a facilitare agli operatori economici locali la comprensione dei problemi che si pongono con l’istituzione della Comunità, l’adattamento alle nuove situazioni ed esigenze delle economie delle singole zone, la segnalazione dei problemi particolari di esse e delle possibili soluzioni. In definitiva, si è voluto portare un contributo alla migliore formazione da parte delle Camere di commercio di quello spirito europeistico che solo può essere valido a ribadire o a portare alla convinzione della necessità di un’integrazione economica che superi i confini nazionali, che fatalmente appaiono ogni giorno più angusti in rapporto ai nuovi tempi che il nostro secolo va maturando. L’interesse che le Camere di commercio degli altri paesi della Comunità stanno dimostrando ai nuovi problemi è tale da giustificare ogni iniziativa delle Camere di commercio italiane in questo campo, e qualcuna se ne è già manifestata a seguito del nostro Corso: ad esempio, quella della Camera di commercio di Siena. E mi sia consentito esprimere la certezza che, con la prossima pubblicazione del testo delle lezioni, che permetterà a coloro che hanno partecipato al Corso di ripensare quello che già hanno udito e spesso dibattuto e a coloro che non avessero potuto parteciparvi di leggerle e meditarle, le iniziative delle Camere di commercio italiane in tema di Comunità Economica Europea non saranno seconde a quelle degli altri paesi. Basti considerare quanto è stato posto in evidenza nel già citato articolo di “Roma economica” e cioè che «fra le Camere di 404 Stefano Brun commercio di tutti i paesi europei, e non solo di quelli della Comunità Economica, quelle italiane sono le più idonee ai nuovi compiti, sia per il loro più accentuato carattere pubblicistico anche rispetto alle Camere di commercio del sistema francese, sia, soprattutto, per l’integrità ed unitarietà degli interessi economici che ad esse fanno capo. Parliamo in particolare di quelli dell’agricoltura e del lavoro, che non trovano riscontro in alcun altro organismo straniero. La tanto criticata ed osteggiata originalità dell’ordinamento dei nostri Enti può trovare ora la sua piena rivincita». 2. Conferenza permanente delle Camere di commercio dei paesi della Comunità Economica Europea Con la firma dei trattati per la costituzione della Comunità Economica Europea il nostro Consiglio direttivo avvertì immediatamente la necessità di dar vita ad un organismo di consultazione fra le Camere di commercio dei paesi aderenti, e ne informò la Camera di commercio internazionale e il Bureau International des Chambres de Commerce, in essa istituito nel 1950, su nostra proposta al Congresso mondiale delle Camere di commercio svoltosi in quell’anno a Roma. In questo organismo di consultazione venne proposto che si trattassero gli argomenti di carattere più generale concernenti la realizzazione della Comunità nei limiti del trattato: promuovendo studi sull’armonizzazione delle legislazioni e regolamentazioni amministrative della produzione e degli scambi vigenti nei sei paesi delia Comunità; svolgendo la più opportuna opera di collaborazione presso le autorità dei rispettivi paesi al fine di porre in atto ed accelerare l’emanazione di norme e disposizioni idonee a facilitare l’entrata in funzione del Mercato Comune; svolgendo opera di propaganda sull’utilità e sui vantaggi della Comunità; promuovendo iniziative per l’assistenza da parte delle Camere di commercio agli operatori economici dei sei paesi aderenti; compiendo studi per l’allargamento dell’integrazione economica nello spirito dei trattati della Comunità. La nostra iniziativa, incontratasi con altra analoga cui intendevano dar vita l’Associazione dei presidenti delle Camere di commercio dell’Unione francese e la Federazione delle Camere di commercio della Germania Occidentale, ha trovato la sua concreta realizzazione nella riunione tenutasi a Strasburgo, nella sede del Consiglio dell’Europa, il 28 febbraio scorso, con la partecipazione delle rappresentanze delle federazioni delle Camere di commercio dei sei paesi della Comunità. Com’è noto, l’organismo cui si è dato vita è stato denominato Conférence Permanente des Chambres de Commerce de la Communauté Économique 405 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Européenne. Ogni paese vi partecipa con sei delegati e due esperti effettivi, cui possono aggiungersi altri esperti occasionali in relazione agli argomenti in discussione. Le sedute della Conferenza si svolgeranno, ogni tre mesi e a turno, nei sei paesi della Comunità. La prima riunione si è svolta a Strasburgo nel febbraio scorso ed è servita a mettere in moto questo nuovo organismo di collaborazione sul piano europeo con la partecipazione delle Camere di commercio dei sei paesi. La seconda riunione ha avuto luogo il 27 e 28 giugno scorso nel Belgio, a Bruxelles, e sulle conclusioni di essa riferirà il collega Parisi, che vi ha preso parte come capo della delegazione nella sua qualità di vice presidente anziano dell’Unione, data la mia impossibilità di parteciparvi. Come è già stato comunicato, gli argomenti che a Strasburgo si decise di porre allo studio in un primo tempo sono i seguenti: – Zona di libero scambio, su proposta della delegazione della Germania Occidentale; – Libertà di accesso ai mercati, su proposta della delegazione belga; – Oneri fiscali e costo del lavoro, su proposta della delegazione francese; – Trasporti e comunicazioni, su proposta della delegazione italiana. L’incarico di relatori sui singoli argomenti venne affidato alle stesse delegazioni proponenti. Dal fascicolo che vi è stato distribuito potrete rilevare la portata dei questionari proposti, e le risposte ad essi date dalla nostra Unione e dalle federazioni delle Camere di commercio degli altri paesi. Provvederemo a dare successivamente tutte le notizie necessarie all’aggiornamento del fascicolo ora distribuito, del quale verrà trasmessa ancora una copia a tutte le Camere di commercio, con preghiera di compiacersi di farci conoscere il loro pensiero sui singoli problemi allo studio, affinché la nostra delegazione possa presentarsi alle successive riunioni con la più ampia conoscenza dei punti di vista delle Camere rappresentate. Quanto alle risposte da noi date ai primi questionari, desidero ricordare che, nell’impossibilità di interpellare tutte le Camere di commercio data la ristrettezza dei termini posti in sede di Conferenza, l’elaborazione di esse è stata fatta a seguito di ampia discussione svoltasi in apposita seduta della nostra delegazione, nella quale si sono considerate con attenzione le risposte pervenute dalle Camere di commercio dei capoluoghi di regione, cui si ritenne di limitare questa prima indagine, anche considerando che potesse a queste Camere riuscire più facile sentire, o comunque riflettere, il pensiero delle consorelle della regione. Circa gli oneri fiscali e il costo del lavoro, abbiamo ritenuto preferibile, e la nostra delegazione è stata d’accordo, di riferirci a dati ufficiali e agli studi già svolti dalla Confindustria sull’argomento. Il grande ufficiale Parisi, come ho detto, vi riferirà sulle discussioni svoltesi in sede di Conferenza permanente nei giorni scorsi. Io desidero solo porre in rilievo 406 Stefano Brun che mentre, almeno in linea di larga massima, sui due temi della libertà d’accesso ai mercati e della zona di libero scambio può rilevarsi una certa uniformità di fondo, salvo divergenze sia pure assai importanti su aspetti particolari, ben diversa è la situazione per il settore dei trasporti affidato alla delegazione italiana, per il quale, come era del resto facile prevedere, il compito si presenta particolarmente complesso sia per la diversità degli indirizzi di politica dei trasporti nei paesi della Comunità sia per l’ampiezza del tema. Sulla prima parte di esso, i trasporti ferroviari e stradali, la nostra delegazione, nella citata riunione, ritenne di invitare il nostro esperto, professor Tocchetti, a mantenere questa prima relazione in termini piuttosto generali e, come potrete rilevare, tale è l’indirizzo tenuto nella memoria presentata a Bruxelles. È ora in corso di studio da parte della Commissione intercamerale marittima la formulazione dei quesiti da proporre agli altri cinque paesi della Comunità in tema di trasporti marittimi. Seguirà lo studio sui trasporti interni per via d’acqua, sollecitato dalle delegazioni della Germania Occidentale e dell’Olanda, che verrà presto messo allo studio con la collaborazione delle Camere di commercio italiane più direttamente interessate alle vie d’acqua interne. Proseguirà intanto, opportunamente coordinato con gli altri due settori, lo studio dei problemi dei trasporti ferroviari e stradali, tenuto conto delle discussioni svoltesi a Bruxelles. Come certamente noterete dall’esposizione fattavi, il compito della nostra Unione in questa Conferenza permanente, una specie di Unione delle Unioni delle Camere di commercio dei sei paesi della Comunità, non è dei più facili. La nostra delegazione è composta di persone ben preparate, cui desidero rivolgere il più sentito compiacimento per l’opera fin qui svolta; ma occorre pure la più ampia collaborazione di tutte le Camere di commercio, sulla quale l’Unione è certa di poter fare affidamento. 3. Agricoltura Attraverso la nostra Commissione intercamerale per l’agricoltura, egregiamente presieduta dal collega professor Merlini, è stata dedicata ai problemi agricoli un’attenzione forse anche più intensa che in passato. Problema dei prezzi e dei redditi La Commissione speciale di studio per il problema dei prezzi e dei redditi in agricoltura in relazione ai piani di sviluppo dell’economia, affidata alla presidenza del professor Giovanni De Maria dell’Università Bocconi di Milano, ha concluso 407 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale la discussione sui settori più significativi della produzione agricola italiana e nella sua ultima seduta decise di procedere alla pubblicazione dei contributi personali di studio, al fine anche di saggiare il pensiero delle Camere di commercio, degli studiosi e degli enti interessati. Sono state così stampate e diffuse fino ad oggi le seguenti monografie: – Studio generale del mercato ortofrutticolo interno ai fini di una razionale politica di intervento del dottor Franco Tradardi; – La produzione e il mercato dell’olio d’oliva e Osservazioni sul problema della stabilizzazione del mercato del pomodoro del dottor Carlo Aiello; – Mercato e prospettive della canapicoltura italiana del professor Giovanni Merlini; – Il credito e l’agricoltura del professor Paolo Pagliazzi; – Considerazioni sulla stabilizzazione dei prezzi della barbabietola da zucchero del professor Manlio Rossi-Doria; – Proposte concrete per la stabilizzazione dei prezzi in agricoltura con particolare riguardo al settore lattiero-caseario del professor Corrado Bonato e del dottor Luigi Scarselli. È in corso di stampa lo studio risultato sotto molti aspetti il più laborioso, e cioè quello sul settore vitivinicolo, affidato alla ben nota competenza del professor Mario Bandini, con la collaborazione del dottor Carlo Aiello, e sarà provveduto presto alla stampa dello studio del professor Carmelo Schifani sul settore dei cereali. A giudicare dai numerosi consensi pervenutici, dalle recensioni apparse su vari periodici tecnici ed economici, dalle richieste degli studi già pubblicati da parte di enti, di studiosi, di agricoltori, di dirigenti e persino di impiegati di enti agricoli, dobbiamo dire che questa collana di studi sull’agricoltura italiana, così iniziata, ha avuto un successo veramente superiore alle aspettative; e di ciò va data lode non solo ai valorosi compilatori delle singole memorie, ma anche a tutti i componenti la Commissione e in primo luogo al presidente di essa, professor De Maria, per la profondità delle discussioni svoltesi sotto la sua direzione su ognuna delle memorie. Mi lusingo che le conclusioni generali di tutte questo lavoro, cui si sta dedicando lo stesso professor De Maria, possano rispondere agli scopi che indussero il ministro Colombo a promuoverlo; mi è gradito far notare, per ora, la cordiale accoglienza alle pubblicazioni già apparse, ripetutamente manifestata dall’onorevole Colombo. Credito agrario Sul problema del credito agrario desidero ricordare l’ottima relazione del professor Pagliazzi. Sostanzialmente la nostra Commissione dei problemi dell’a408 Stefano Brun gricoltura ha condiviso il pensiero del relatore sull’inopportunità di una generale riforma del sistema creditizio vigente per l’agricoltura, riconoscendo solo la necessità di ritoccarlo in taluni punti per renderlo più elastico e meno oneroso. Il problema verrà ripreso per una puntualizzazione dei provvedimenti da sollecitare. Ricomposizione fondiaria e minima unità culturale La questione della frammentazione fondiaria in Italia è da tempo dibattuta ed oggetto di preoccupazioni, tanto da indurre il legislatore a prevedere nello stesso codice civile, all’art. 846, la necessità di evitare i frazionamenti fondiari e a stabilire che cosa deve intendersi per “minima unità culturale”. Il successivo art. 847 prevede che tale minima unità debba essere determinata zona per zona con provvedimento dell’autorità amministrativa. Sennonché l’insufficienza del concetto economico nella definizione di cui all’art. 846 e difficoltà di vario genere hanno impedito fino ad oggi che le norme codificate trovassero effettiva applicazione. Un disegno di legge presentato dall’onorevole Medici, quale ministro dell’Agricoltura, nel novembre 1954, sul quale le Camere di commercio avevano espresso i loro voti ed auspicata una sollecita discussione, è rimasto senza seguito ed è decaduto con la fine della legislatura. Miglior sorte ha avuto un provvedimento, divenuto legge 15 ottobre 1957, n. 1001, che stanzia un fondo di 45 milioni a favore dell’Istituto nazionale di economia agraria per una completa indagine sulla polverizzazione, la frammentazione e la dispersione fondiaria. In attesa però che questa indagine possa essere compiuta, la nostra Commissione per l’agricoltura ha ritenuto di affrontare lo studio degli aspetti economici e giuridici essenziali del problema nell’intento di poter proporre provvedimenti concreti e di più immediata efficacia. Una relazione del professor Di Cocco sull’argomento è stata discussa nella nostra Commissione ed inviata a tutte le Camere di commercio con un questionario che tende a facilitare la loro risposta ai quesiti che ne inquadrano i punti essenziali. L’indagine è già a buon punto e ci auguriamo di poterne trarre le prime conclusioni alla ripresa della normale attività, dopo l’ormai imminente periodo feriale. Ortofrutticoltura Attiva è stata la partecipazione dell’Unione al lavoro del Comitato nazionale ortofrutticolo e ai suoi vari Comitati di studio. In particolare ricordo le conclusioni della seduta del 10 aprile scorso della nostra Commissione intercamerale, nella 409 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale quale il segretario del Comitato nazionale ortofrutticolo, dottor Franco Tradardi, espose ampiamente i criteri informatori del piano decennale ortofrutticolo e taluni aspetti del problema della distribuzione e del consumo. Il testo della relazione Tradardi e quello delle conclusioni dell’ampia discussione svoltasi sono stati inviati a tutte le Camere di commercio, alcune delle quali hanno già manifestato i loro punti di vista che riusciranno particolarmente utili al professor Merlini, che rappresenta le Camere di commercio nel Comitato nazionale ortofrutticolo. 4. Le fonti di energia L’istituzione della Comunità Economica Europea e dell’Euratom ha determinato la necessità di esaminare i vari e complessi aspetti che il settore delle fonti di energia presenta, al fine di pervenire, attraverso un’armonizzazione delle diverse situazioni economiche esistenti nei vari paesi della “piccola Europa”, alla loro migliore utilizzazione. L’argomento ha assunto particolare rilevanza in vista del notevole incremento, previsto per i prossimi anni, dei consumi delle fonti di energia, alla cui piena e sicura disponibilità è condizionato ogni progresso nel campo produttivo. Soprattutto il problema dell’orientamento delle direttive di politica economica generale in questo settore si rivela di estremo interesse nella fase attuale, in cui i paesi aderenti alla Comunità sono impegnati nello studio analitico e approfondito per il raggiungimento delle migliori condizioni da attuarsi in campo tecnico, economico-amministrativo, legislativo, fiscale e sociale. In questa situazione il nostro Centro di raccolta e scambio di studi ed informazioni, egregiamente presieduto dal cavaliere del lavoro Torquato Pierfederici, ha avvertito l’opportunità di prendere in attenta considerazione la materia ed ha dedicato le sue ultime riunioni all’esame dello sviluppo e delle prospettive delle singole risorse energetiche nell’ambito della Comunità. Con particolare cura è stata discussa la questione delle “strutture” amministrative, che potranno, nel modo più efficace e rispondente allo scopo, guidare la politica energetica della Comunità stessa. L’indirizzo che si è delineato nel corso delle citate riunioni, e che bene a ragione può essere considerato il punto di vista degli operatori economici italiani, è contrario a formule dirigistiche accentratrici, verticalizzate. È stato così espresso l’avviso – tanto dai rappresentanti camerali che dagli esperti del Centro – che la necessaria opera di armonizzazione e di coordinamento nel settore delle fonti di energia tra le diverse politiche seguite nei sei paesi della Comunità possa e debba essere effettuata attraverso un organismo di studio non dotato di poteri deliberativi ma solo consultivi. 410 Stefano Brun È stato anche chiarito che questo organismo potrebbe essere rappresentato da un Sottocomitato da creare in seno al Comitato economico e sociale previsto dal Trattato istitutivo della CEE. Il Sottocomitato svolgerebbe una funzione di studio particolarmente specializzata, e potrebbe – attraverso il Comitato – presentare pareri da sottoporre alle deliberazioni della Commissione; quest’ultima, secondo la prassi prevista, trasformerebbe discrezionalmente codesti pareri in regolamenti, direttive, decisioni o raccomandazioni. La prossima riunione del Centro sarà dedicata all’esame del problema degli oneri fiscali sulle fonti di energia nella Comunità. Anche questo aspetto del problema si dimostra essenziale, e per esso veramente arduo si presenta il tentativo di armonizzazione, soprattutto a causa delle notevoli differenze fra i sei paesi della Comunità nell’incidenza di detti oneri. Il Centro segue sempre con la più viva attenzione anche gli sviluppi della situazione italiana delle fonti di energia, come anche è dato constatare dalla pubblicazione del “Notiziario” mensile. Una particolare cura è rivolta ai problemi di ordine legislativo al fine di prospettare ai competenti organi le osservazioni e i suggerimenti che si ritengono più necessari ed urgenti. Nel corso dell’ultima riunione è stato formulato anche un voto – cui ha aderito la maggior parte delle Camere di commercio – per l’aggiornamento e la ristampa della carta geologica italiana, la cui necessità ed urgenza sono vivamente sentite, e mi auguro che quest’opera possa realizzarsi con la maggiore possibile rapidità. 5. Problemi marittimi e della pesca Su questi due settori, di tanta importanza per il nostro Paese, mi limiterò a brevi cenni, soprattutto perché domani, all’Assemblea delle Camere di commercio a giurisdizione marittima, ne riferiranno con maggiore ampiezza e competenza il dottor Luigi Accame, presidente della Commissione intercamerale marittima, e il commendator Filippo Merlini, presidente della Commissione per la pesca. Desidero però ricordare, per la Commissione intercamerale marittima, che figura sempre fra le più attive dell’Unione, il lavoro già compiuto ed attualmente in fase di ulteriore svolgimento sui problemi del lavoro portuale, la redazione di un progetto di regolamento unificato per la sicurezza delle operazioni e la sosta delle navi cisterna nei porti nazionali, la pubblicazione della raccolta degli usi mercantili marittimi e portuali tuttora vigenti, i problemi delle concessioni demaniali portuali, della gestione dei porti non aventi amministrazione autonoma, e quello, del quale ho già accennato, dei porti e della navigazione nel quadro della Comunità Economica Europea. 411 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Non meno rilevante l’attività della Commissione intercamerale per la pesca. A parte l’esame dei problemi del credito peschereccio, in relazione all’applicazione delle note leggi per l’erogazione di contributi a fondo perduto e l’istituzione di un fondo di rotazione per il credito peschereccio, devo sottolineare l’attenzione rivolta alla questione degli accordi internazionali di pesca e in particolare al vigente accordo di pesca italo-jugoslavo, problemi ampiamente discussi e illustrati inoltre direttamente al sottosegretario al Ministero degli affari esteri, onorevole Folchi. Attualmente l’attenzione è polarizzata su due argomenti di interesse vitale per la pesca italiana: pesca nel Mercato Comune Europeo, che ha già avuto una prima trattazione ad opera del professor Paolo Pagliazzi, e pesca oltre gli Stretti, per il quale viene distribuito un primo studio compiuto ad opera del rappresentante della Camera di commercio di Napoli, avvocato Giovanni Tescione; due problemi che possono considerarsi decisamente interdipendenti, dalla cui soluzione può anche dipendere in gran parte la sorte di questa attività. 6. Trasporti Nel settore dei trasporti ha continuato la sua attività il Comitato di studio per il miglioramento e la razionalizzazione dei mezzi e sistemi di carico, scarico, condizionamento e trasporto delle merci, presieduto dal professor Giorgio Roletto. Ricorderò che l’iniziativa della costituzione di questo Comitato suscitò ampi consensi nelle categorie economiche che seguono i problemi dei trasporti nelle varie fasi di evoluzione e di sviluppo dei nuovi sistemi che tendono vieppiù a snellire e ad economizzare le operazioni commerciali di imballaggio e maneggio delle merci. Il Comitato si propone infatti di approfondire le questioni tecniche ed economiche relative all’impiego dei container e delle palette nonché di ogni altro sistema atto ad accelerare le operazioni di carico e scarico delle merci rendendole al tempo stesso più economiche e sicure. In una recente seduta del Comitato sono state discusse una relazione del dottor Guarini sulla palettizzazione ed una del professor Maternini sulla containerizzazione, e si è pervenuti alla conclusione di affidare ad un ristretto Sottocomitato l’incarico di esaminare concretamente la possibilità di promuovere in più larga scala la realizzazione dei fini che questi nuovi sistemi di condizionamento e trasporto delle merci si propongono, nonché di studiare un piano per la divulgazione dei vantaggi offerti da detti sistemi presso gli operatori economici. È stata anche esaminata una relazione curata dal dottor Benifei sull’istituzione di un documento unico di trasporto per la merce viaggiante in container, nella quale si propongono opportune modifiche dell’attuale lettera di vettura rilasciata dalle 412 Stefano Brun Ferrovie dello Stato, in modo che possa fungere contemporaneamente da polizza dì carico per il tragitto marittimo, disponendosi così di un unico documento che accompagni il carico containerizzato nei trasporti combinati strada-rotaia-mare. La Commissione dei trasporti, che fu presieduta con tanto zelo dal colonnello Graziani, si è particolarmente occupata, in apposito Comitato, anche dei problemi dei trasporti della Comunità Economica Europea in relazione al compito affidato alla delegazione italiana alla Conferenza permanente delle Camere di commercio dei paesi della Comunità Economica Europea. 7. Turismo Dopo i dibattiti, anche piuttosto animati, svoltisi nelle precedenti Assemblee, non ritengo che sia il caso che mi soffermi troppo sul tema del turismo. Il disegno di legge presentato nello scorso novembre per assicurare il finanziamento agli Enti del turismo, dopo la nota sentenza della Corte costituzionale, è stato approvato dalle due assemblee legislative pochi giorni prima che venissero sciolte, con l’accoglimento del voto espresso dalla nostra Commissione per il turismo – ottimamente presieduta dal senatore Pasquini – per la soppressione dell’art. 19 dello schema, che si riteneva potesse portare ad estromettere le Camere di commercio dall’organizzazione turistica. Anche il nostro voto per 1’aumento della dotazione prevista per gli Enti del turismo ha trovato parziale accoglimento nella legge ormai in atto. Ma il fatto più importante e significativo, anche per il concetto, sostenuto in Commissione e in Assemblea dalle Camere di commercio, che il provvedimento dovesse considerarsi come avente carattere di provvisorietà, è stato quello dell’accettazione da parte del Governo dell’ordine del giorno presentato dai senatori Piegari, Braitenberg ed altri, affinché venisse preparato, entro il corrente anno, «un organico disegno di legge che disciplini, rinnovi ed aggiorni radicalmente tutta la struttura della nostra organizzazione turistica, in modo da renderla nei metodi, nei quadri, nello spirito e nelle attività veramente rispondente al posto che rivendica ed occupa in seno all’economia nazionale». Partendo da questo ordine del giorno, la nostra Commissione ha ritenuto di affidare all’onorevole professor Michele Troisi, che partecipa ai lavori come esperto designato dalla Camera di commercio di Bari, la presidenza di un ristretto Comitato di studio per un esame dell’attività turistica in Italia, proponendo quei provvedimenti che potranno apparire più idonei all’auspicato potenziamento del movimento turistico. La Commissione è già all’opera e ci auguriamo di riuscire a concludere il nostro lavoro entro il corrente anno. 413 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 8. Carnet ECS Sono lieto di informare l’Assemblea che il servizio di emissione dei Carnet ECS per campioni commerciali, iniziatosi il 1° gennaio scorso, dopo sei mesi dall’inizio del servizio stesso non ha dato adito a difficoltà e gli operatori che se ne sono serviti non hanno dovuto lamentare inconvenienti di rilievo né da parte delle dogane italiane, né da parte di quelle estere. Desidero sottolineare che nell’attuale fase delle relazioni commerciali con l’estero, caratterizzate dall’istituzione del Mercato Comune Europeo e della Zona di libero scambio, questa iniziativa dell’Unione si sta dimostrando di particolare importanza e sempre più utile agli operatori economici. Il servizio infatti consentirà ai nostri operatori di spostarsi celermente da un punto all’altro dell’Europa, portando nei paesi aderenti alla Convenzione la dimostrazione di quanto si produce in Italia, consentendo in tal modo una più facile acquisizione di ordini dall’estero. Questo è stato il frutto di laboriosi studi svoltisi in sede internazionale e ai quali ha portato un valido contributo l’onorevole Trombetta nella sua veste di presidente della nostra Commissione per i problemi del commercio estero. Nell’azione tendente all’attuazione pratica del servizio e per il suo svolgimento abbiamo potuto contare sulla pronta collaborazione delle Camere di commercio e dei funzionari dei ministeri interessati, ai quali rivolgo un vivo ringraziamento. Tutti costoro devono essere soddisfatti – come lo siamo noi – dei risultati ottenuti in così breve tempo, e in particolare per aver dato inizio ad una pratica commerciale che consente agli operatori facilità di movimento e riduzione di costi nella ricerca di nuovi sbocchi per la produzione italiana. Dopo il 1° gennaio due nuovi paesi hanno attuato il sistema, e precisamente la Spagna e l’Olanda, in modo che il sistema stesso risulta ora esteso ad otto paesi e ci auguriamo che quanto prima anche il Belgio possa realizzare il servizio. In questi primi sei mesi sono stati rilasciati in Italia ben 175 Carnet, per un valore complessivo di lire 52.878.071, di cui 33 sono stati già restituiti dopo il loro uso. In genere si tratta di Carnet per campioni commerciali di un valore inferiore alle 300.000 lire che sono stati utilizzati per l’esportazione temporanea di campioni di cornici, lampadari, macchine da caffè, abbigliamento, ombrelli ed accessori per detti, oreficeria, orologi con montatura in oro, oggetti di vetro e ceramica, giocattoli, televisori, sciarpe e foulard in seta, tessuti, calzature, filtri industriali, strumenti musicali, pelli conciate, accessori per automobili e per apparecchi cinematografici, maglieria, montature in plastica e lenti per occhiali, macchine per cucire, utensili a mano per arti e mestieri, bigiotteria, macchine per scrivere, moto leggere e ciclomotori. 414 Stefano Brun Al fine di poter più agevolmente seguire l’andamento nei singoli paesi e risolvere con una certa sollecitudine le eventuali difficoltà che dovessero sorgere in futuro nell’espletamento del servizio stesso, il BIICC della Camera di commercio internazionale ha proposto che rappresentanti dei vari paesi che già attuano il servizio dei Carnet ECS si incontrino periodicamente per discutere in tale sede gli inconvenienti riscontrati e cercare di risolverli. Dalla tavola statistica riportata si può rilevare quanti Carnet ha emesso ciascuna Camera con il relativo valore complessivo, nonché il numero dei Carnet già restituiti. Camere emittenti 1. Milano 2. Varese 3. Venezia 4. Vicenza 5. Pavia 6. Modena 7. Napoli 8. Bologna 9. Torino 10. Alessandria 11. Firenze 12. Como 13. Bergamo 14. Vercelli 15. Sondrio 16. Genova 17. Forlì 18. Rovigo 19. Ancona 20. Massa e Carrara 21. Reggio Emilia 22. Parma 23. Belluno 24. Roma 25. Trento 26. Novara 27. Ascoli Piceno 28. Livorno 29. Pesaro Totale Carnet rilasciati N. Valore 47 23.172.258 15 1.930.427 10 1.077.148 9 2.880.731 9 1.344.467 9 696.830 8 5.822.531 8 1.787.950 7 7.114.398 6 1.077.393 6 988.280 5 451.300 4 401.669 4 307.055 3 1.088.200 3 324.280 3 187.200 3 158.500 2 330.124 2 327.472 2 233.400 2 173.700 2 121.500 1 549.500 1 147.358 1 76.850 1 62.900 1 29.650 1 15.000 175 52.878.071 Carnet appurati N. Valore 11 15.241.325 1 272.000 4 523.390 – – – – 4 356.380 4 4.119.675 – – – – 2 171.000 – – – – – – – – 2 529.200 – – 1 72.000 1 36.000 1 38.000 – – – – – – – – 1 549.500 – – – – – – – – 1 15.000 33 21.923.470 Carnet in corso di validità n. 142, per lire 30.954.601 415 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale 9. Numero di posizione ditte operanti con l’estero Come è noto, al fine di facilitare talune pratiche inerenti alle operazioni di commercio estero e per una successiva rilevazione di dati statistici sull’attività nel commercio con l’estero di ciascuna provincia il Ministero commercio estero, d’intesa con il Ministero industria e commercio, ha dato incarico alle Camere di commercio di assegnare un numero di posizione alle ditte operanti con l’estero aventi sede legale nelle rispettive circoscrizioni ed ha inoltre incaricato l’Unione di effettuare il coordinamento del servizio in questione. Provincia N. ditte Provincia Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Belluno Benevento Bergamo Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Cuneo Enna Ferrara Firenze Foggia 25 491 280 48 153 110 182 20 439 136 16 542 1.233 981 749 44 119 21 15 42 494 22 38 1.053 28 176 310 5 158 3.158 62 Forlì Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia L’Aquila La Spezia Latina Lecce Livorno Lucca Macerata Mantova Massa e Carrara Matera Messina Milano Modena Napoli Novara Nuoro Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro Pescara Piacenza Pisa 416 N. ditte 38 26 2.256 203 34 356 20 135 74 54 224 437 99 140 213 4 367 12.728 529 1.400 562 22 494 575 335 694 116 76 80 228 539 Provincia N. ditte Pistoia Potenza Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Roma Rovigo Salerno Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Vercelli Verona Vicenza Viterbo 282 2 51 179 83 225 6 2.606 71 215 71 183 141 107 63 28 53 37 2.953 88 273 357 1.054 541 1.103 772 584 510 538 66 Stefano Brun Le ditte alle quali fino ad oggi è stato assegnato il numero di posizione ammontano a 47.450 e il servizio si è svolto regolarmente e con celerità grazie alla cortese e valida collaborazione prestata da tutte le Camere di commercio, alle quali rivolgo un vivo ringraziamento. Tale servizio, oltre a consentire ai tre centri meccanografici istituiti presso il Ministero commercio estero, l’Istituto nazionale commercio estero e l’Ufficio italiano dei cambi di seguire costantemente e tempestivamente il movimento degli scambi con l’estero dell’Italia, potrà costituire la base per la compilazione di un catalogo generale italiano degli importatori ed esportatori del quale è vivamente sentita l’esigenza sia in Italia sia all’estero. Tale catalogo potrà essere redatto suddividendo le ditte operanti con l’estero sia dal punto di vista territoriale sia da quello merceologico, completato da un elenco alfabetico delle ditte stesse, tradotto nelle principali lingue estere. Nella tabella alla pagina precedente potrete rilevare una prima suddivisione territoriale delle ditte operanti con l’estero redatta in base ai numeri assegnati dalle Camere di commercio e segnalati all’Unione. Questo servizio potrà inoltre rispondere alle vive esigenze manifestate dalle Camere di commercio e dai settori interessati, permettendo con opportune elaborazioni la compilazione di una statistica del commercio estero per provincia. 10. Carta delle aree commerciali d’Italia La nostra rivista “Sintesi economica”, entrata ormai nel suo decimo anno di vita, ha iniziato la pubblicazione di una serie di monografie sulle aree di attrazione del commercio al dettaglio verso i singoli centri urbani d’Italia. Sinora sono stati pubblicati gli studi riguardanti le aree di attrazione dei centri delle provincie di Perugia, Terni, Frosinone e Ancona; sono in preparazione quelli dei centri delle provincie di Macerata, Ascoli Piceno e L’Aquila. Si spera di avere presto anche gli analoghi studi per le altre provincie dell’Italia centrale allo scopo di poter avere tutti gli elementi per far luogo alla pubblicazione delle aree commerciali dell’intera Italia centrale. Ciò costituirebbe un passo notevole verso la compilazione della prima carta generale d’Italia delle aree commerciali. È questa un’iniziativa a cui attribuiamo notevole importanza e alla quale le Camere di commercio possono contribuire efficacemente. Queste carte commerciali, assai diffuse negli Stati Uniti, hanno un vasto campo di utilizzazione. Invero la conoscenza delle aree di mercato non serve solo alla risoluzione di problemi aziendali, ma anche per stabilire piani di sviluppo economico di determinate zone 417 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale per allestire servizi, per fissare tributi locali, per l’organizzazione amministrativa del territorio. Studi del genere trovano utilizzazione anche per risolvere problemi politici, quali la determinazione di capoluoghi regionali e provinciali, la creazione di nuove provincie e la variazione di quelle esistenti, la più razionale ripartizione di obblighi finanziari tra centri amministrativi di circoscrizioni vicine ecc. Dobbiamo dire che il successo incontrato fra i lettori dagli studi sinora pubblicati è il migliore incoraggiamento per continuare su questa strada. 11. Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro Questo importante istituto, previsto dalla nostra Costituzione, è entrato ormai in piena funzione imprimendo ai suoi lavori un ritmo accelerato verso la risoluzione di importanti problemi economici e sociali. Le Camere di commercio sono rappresentate nel Consiglio dell’economia e del lavoro dal sottoscritto, per vostra nomina, e pertanto esse hanno la possibilità di far sentire la loro voce anche in questa sede. Ho voluto ricordarlo per dirvi che sarà mia premura prospettare a detto Consiglio i problemi, i voti e le proposte che le Camere di commercio singolarmente o riunite nelle loro Unioni regionali volessero segnalarmi. Non è escluso che il Consiglio dell’economia e del lavoro possa pure occuparsi della legge sulle Camere di commercio. Ma il voto che faccio chiudendo questa Relazione è rivolto al nuovo Parlamento, uscito dalle elezioni del 25 maggio, e al Governo. 12. Legge sull’ordinamento delle Camere di commercio Già negli ultimi mesi un buon lavoro per l’elaborazione della legge sull’ordinamento degli istituti camerali era stato compiuto attraverso la Commissione dell’industria della Camera dei deputati per lo zelo del suo presidente, onorevole Zerbi, sulla base del progetto di legge dell’onorevole Rubinacci, relatore di spiccata competenza, l’onorevole De’ Cocci. A tale progetto aveva efficacemente collaborato il nostro Ministero dell’industria e commercio per opera del sottosegretario onorevole Micheli, e già la stesura dei vari articoli era proceduta sino al punto da lasciar sperare che la nostra legge sarebbe entrata ormai in porto. Ma poi, per il sopravvenire di altre incombenze urgenti, i lavori per la legge si arenarono sulla soglia della fine della legislatura. È da sperare che il problema rimasto un’altra volta sospeso, ma che era già stato affrontato con vigore, sia ora ripreso con carattere di priorità e urgenza dal nuovo Parlamento. 418 Stefano Brun Già ho provveduto a prospettare al presidente del Consiglio, onorevole Fanfani, appena nominato alla sua alta carica, la viva attesa delle Camere di commercio per l’emanazione di questa legge così a lungo rinviata. Ma ritengo sia opportuno che la mia richiesta sia oggi appoggiata da un voto dell’Assemblea di tutti i presidenti delle Camere di commercio, vi sottopongo pertanto il seguente Ordine del giorno Gli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura, riuniti in assemblea il 3 luglio 1958, rivolgono un deferente saluto al capo del Governo onorevole Fanfani ed esprimono la fiducia che egli voglia includere nel suo programma governativo la presentazione di un disegno di legge che provveda finalmente a dare alle Camere di commercio l’ordinamento, previsto dalla legge del 21 settembre 1944, n. 315, e promesso dai vari governi succedutisi in questi quattordici anni e che sia tale da conferire agli istituti camerali, nel quadro di un’ampia autonomia, funzioni e dignità ben meritati da una secolare attività sempre dimostratasi utile al Paese. 419 Relazione del presidente dell’Unione alla xxvi Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria artigianato e agricoltura [Roma,] 18 dicembre 1958 Parte I. Alcune notizie sull’attività dell’Unione […] Camera di commercio internazionale L’Unione ha sempre curato le relazioni a livello internazionale, che si rendono ancor più utili e necessarie in vista dell’integrazione europea e del maggiore sviluppo che assume il commercio estero. A questo riguardo desidero segnalare anzitutto la nostra attiva partecipazione alla Camera di commercio internazionale attraverso un’assidua collaborazione ai lavori delle sue varie Commissioni. Va rilevata, ad esempio, l’importanza della nostra partecipazione nella Commissione per la distribuzione e in quelle delle ricerche di mercato, delle semplificazioni nel commercio internazionale, dei trasporti, dell’arbitrato ecc. Ma una segnalazione a parte devo fare per il Bureau International d’Information pour les Chambres de Commerce che è stato creato presso la Camera di commercio internazionale a nostra iniziativa e che ha dato notevoli risultati pratici; come quello dell’istituzione del servizio dei Carnet per l’esportazione dei campioni e modelli. Ricordo che tutte le Camere di commercio d’Italia sono associate alla Camera di commercio internazionale attraverso la quota collettiva versata dalla nostra Unione. Servizio Carnet ECS Il servizio di emissione di Carnet ECS a cui ho testé accennato ha avuto inizio per l’Italia nel gennaio 1958 ed è stato assunto dall’Ufficio commercio estero 421 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale della nostra Unione. Con ciò gli operatori con l’estero possono ora disporre di uno strumento atto a facilitare la circolazione di campioni commerciali in regime di temporanea importazione e vengono esonerati dall’onere di prestare garanzie alle dogane dei paesi visitati, fruendo della semplificazione dei vari adempimenti amministrativi richiesti da ciascun paese. Ciò si è reso possibile in quanto la Unione si è costituita garante nei confronti delle autorità doganali versando una congrua somma a titolo di deposito cauzionale. Dopo undici mesi dall’inizio del servizio, si può senz’altro affermare che esso è risultato particolarmente apprezzato dagli operatori italiani, i quali se ne sono largamente serviti per i loro affari all’estero. […] Servizio legalizzazioni e visti su documenti riguardanti merci da esportare Nell’intento di venire incontro alle medie e piccole industrie, che non sono in grado di mantenere un adeguato apparato amministrativo per il commercio con l’estero, l’Unione ha istituito da circa due mesi un nuovo servizio che, espletato tramite le locali Camere di commercio, ha lo scopo di provvedere ai necessari adempimenti per la legalizzazione e per i visti sui documenti che devono accompagnare le merci da spedire all’estero. In effetti numerosi sono i paesi esteri che non hanno proprie rappresentanze consolari nelle provincie italiane, per cui si rende necessario spesso il ricorso alle rappresentanze diplomatiche presenti in Roma. Il servizio si prefigge di agevolare gli esportatori italiani fornendo loro la possibilità di provvedere a tutte le formalità previste dai paesi esteri nel giro di pochissimi giorni, e gratuitamente, cioè col solo rimborso del costo delle marche o tasse consolari. Numero di posizione per il Centro meccanografico alle ditte operanti con l’estero Durante il corrente anno è proseguito il lavoro di assegnazione del numero di posizione alle ditte operanti con l’estero, che ha registrato un ulteriore incremento; le schede finora pervenute sono oltre 50.000. Il servizio, che ha anche lo scopo di facilitare le rilevazioni di dati statistici sull’attività del commercio con l’estero in ciascuna provincia, potrà forse in un prossimo futuro costituire la base per un catalogo generale degli importatori ed esportatori italiani del quale è vivamente sentita l’esigenza. […] 422 Stefano Brun Registro delle imprese Un argomento sul quale mi sembra opportuno richiamare in modo particolare l’attenzione dei colleghi è quello dell’istituzione del Registro delle imprese di cui agli artt. 2188 e ss. del codice civile, per il quale l’art. 99 delle norme di attuazione approvate con il r.d. 30 marzo 1942, n. 318, rinvia ad apposito decreto. Nella decorsa legislatura sembrò che si polarizzasse l’attenzione su un progetto presentato dal senatore Trabucchi, che l’Unione si affrettò ad esaminare nei suoi vari aspetti per portare il necessario concorso di collaborazione alla formazione di una norma di così grande importanza, tanto più che, logicamente, e non soltanto dal nostro punto di vista, se ne prevedeva l’istituzione presso le Camere di commercio. La fine della legislatura fece cadere questo progetto che, ripresentato nell’attuale legislatura, con emendamenti che tengono largamente conto delle proposte della nostra Commissione, tutto lasciava prevedere che avrebbe avuto un normale e sufficientemente rapido iter parlamentare. Senonché, contrariamente ad ogni aspettativa, tanto più che si aveva notizia che gli uffici competenti del Ministero di grazia e giustizia si erano favorevolmente espressi, nella seduta della Commissione giustizia del Senato del 15 ottobre scorso il sottosegretario Spallino, nonostante l’orientamento favorevole del relatore, senatore Zelioli Lanzini, e un successivo intervento favorevole del senatore Cemmi della maggioranza, accogliendo alcune obiezioni del senatore Gramegna del PCI proponeva, e la Commissione approvava, che si chiedesse al senatore Trabucchi di rivedere il proposto provvedimento in relazione proprio all’ente al quale affidare la tenuta del Registro delle imprese. La mozione espressa qualche giorno dopo dal nostro Consiglio direttivo e l’interessamento che ad essa hanno già confermato molte Camere di commercio, nonché l’appoggio che siamo certi che vorrà darci il Ministero dell’industria e commercio, ci lasciano sperare che il progetto Trabucchi possa essere ripreso in esame nella sua originaria impostazione, tanto più che la decisione della Commissione non può considerarsi definitiva essendo stata adottata in assenza del proponente. […] Parte II. L’andamento economico del 1958 […] Consumi Non si posseggono dati sufficienti per conoscere l’andamento dei consumi. Le documentazioni a questo riguardo sono altrettanto manchevoli quanto sareb423 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale bero invece necessarie. Perciò abbiamo salutato con piacere l’intendimento del Ministero dell’industria e del commercio di creare un istituto per gli studi e le ricerche sui consumi. Un indice di cui disponiamo è quello delle vendite nei grandi magazzini; ma è troppo poco per informarci sull’andamento delle vendite al dettaglio. Detti indici segnano un aumento sensibile nel 1958, che probabilmente riflette più una preferenza del pubblico per questo tipo moderno di negozi che un effettivo aumento di carattere generale. Ciò pare potersi affermare per il fatto che la massa di moneta disponibile nelle mani del pubblico deve essere aumentata di poco nel corso del 1958. Infatti le retribuzioni nei primi dieci mesi del 1958 in confronto allo stesso periodo del 1957 sono aumentate in media del 6%, cioè poco più del rincaro del costo della vita, lasciando adito a una ben lieve possibilità di maggiori acquisti. Aggiungasi che per una massa di un milione e mezzo di impiegati pubblici non vi è stata alcuna modifica di retribuzione, di contro a un sensibile aumento del costo della vita. Pertanto, se vi è stato nel 1958 un aumento dei consumi, esso dovrebbe riferirsi più alle campagne che alle città, vale a dire più ai ceti del settore agricolo che a quelli dell’industria e delle attività terziarie; per la massa degli impiegati pubblici si dovrebbe addirittura parlare di contrazione dei consumi. La dinamica dei prezzi L’indice complessivo dei prezzi all’ingrosso segna una tendenza al ribasso lenta e regolare lungo tutto il 1957 e il 1958. Ma quella che interessa considerare è la diversa dinamica di particolari gruppi di merci. Se esaminiamo i prodotti agricoli distinti da quelli non agricoli vediamo che i primi si mantengono a un livello più alto dei secondi: vale a dire, mentre i prodotti non agricoli scendono gradatamente dal gennaio 1957 all’ottobre 1958 senza interruzione, i prezzi dei prodotti agricoli presentano profonde alternanze: nel primo semestre del 1957 ribassano fortemente; nel secondo semestre invece rialzano con altrettanto vigore; durante il 1958 salgono nei primi cinque mesi e ribassano sensibilmente nei cinque mesi successivi in seguito all’abbondanza dei raccolti. Un altro esame interessante è quello che considera le merci a seconda del loro impiego: le materie prime per l’industria subiscono da gennaio 1957 a ottobre 1958 una discesa precipitosa di circa il 20%; i beni destinati alla formazione dei capitali fissi, quali i macchinari, ribassano solo di poco, circa il 3%; infine i prezzi dei beni di consumo sono attualmente al medesimo livello di 22 mesi fa, cioè del gennaio 1957. 424 Stefano Brun Tale diverso comportamento dei vari gruppi è quello che caratterizza la situazione dei differenti settori e che importa di tener presente anche nei confronti coi prezzi al minuto. Invero il solito confronto che si sente ripetere comunemente fra l’andamento dell’indice dei prezzi all’ingrosso e quello del costo della vita, con la conseguente “sorpresa” di un mancante parallelismo, si deve al fatto che si mettono a confronto due fenomeni che hanno un comportamento sostanzialmente differente. Se invece si considerano due serie più apparentate, quella dei prezzi all’ingrosso dei beni destinati al consumo finale e quella dei prezzi al consumo, si vedrà che il divario non è molto sensibile. Chiudo questo accenno ai prezzi segnalando con soddisfazione che da tre mesi, e specialmente nello scorso ottobre, l’indice dei prezzi al minuto e quello del costo della vita avvertono una promettente tendenza al ribasso. È da augurare che non si tratti di un movimento accidentale, di breve momento, ma che possa proseguire nei mesi successivi e fugare così ogni pericolo di inflazione, di cui alcuni mesi addietro si aveva ragione di temere. Per eliminare sostanzialmente questa minaccia occorre che tutta la politica del Governo nel campo economico e finanziario sia vigilata e diretta con saggezza, senza inclinazioni demagogiche, evitando un inasprimento della già alta pressione fiscale e adottando un rigido controllo delle spese. Bilancio e scuola Il prossimo bilancio statale avrebbe dovuto essere quello del pareggio, secondo le dichiarazioni solennemente annunciate dal Governo tre anni or sono; ma vi è ragione di temere che tale meta non sarà raggiunta, considerando le nuove spese già deliberate e le altre che incombono. Più che una riduzione delle spese pubbliche interessa la scelta, ossia la priorità di tali spese, che ovviamente devono essere dirette il più possibile a fini produttivistici. Fra le spese da preferire occupano certamente il primo posto quelle rivolte all’elevamento dell’istruzione, specialmente tecnica e professionale; perciò è da salutare con favore il piano per la scuola impostato dal Governo. Ogni sacrificio finanziario per questa causa va accettato e i cittadini lo accoglieranno consapevolmente quando si siano resi conto che sia stata eliminata ogni altra spesa meno utile e che il nuovo piano della scuola sia conforme alle necessità e sia rivolto veramente a eliminare la maggiore delle povertà che affliggono il nostro Paese, specialmente il Mezzogiorno, cioè l’ignoranza; per essa viene a mancare il principale mezzo di produzione della ricchezza. 425 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Il circolo vizioso della povertà Dobbiamo partire dall’istruzione per rompere il circolo vizioso della povertà e quindi proseguire l’azione su altri campi, per esempio quello degli investimenti, da promuovere e incitare al massimo, anche se si rende necessario di contenere i consumi per quanto siano, in complesso, a bassi valori medi. Un altro elemento da considerare, collegato con gli investimenti, è quello della meccanizzazione e dell’automazione. Spesso si pone avanti il problema dell’eccedenza di popolazione e della disoccupazione per respingere l’introduzione di nuove macchine. Il vecchio timore di aumentare la disoccupazione impiegando macchine più moderne crea fatalmente altra disoccupazione perché riduce la produttività e toglie alla nostra industria e al commercio la possibilità di competere con le nazioni più progredite, quindi frena lo sviluppo economico. Nello stesso ordine di idee sono da considerare le norme restrittive al libero spostamento dei lavoratori, e ancora di più quelle dell’imponibile di mano d’opera. Si intende la finalità sociale diretta ad assorbire un maggior numero di persone, ma in effetti si viene a nuocere al progresso tanto dell’azienda quanto della Nazione, introducendo un elemento irrazionale di rigidità, contrario ai sani principi di produttività e di economicità; alla fine si raggiunge quindi un risultato contrario a quello voluto. Più ci si lascia guidare dal complesso psicologico di paese sottosviluppato, più il Paese rimane sottosviluppato. Fretta di progresso È tuttavia nello spirito dei tempi la volontà di realizzare rapidamente le mete desiderate. Questo spirito è chiaramente manifesto nel dinamico programma del Governo, così come lo è nell’ansia degli individui, che premono per accelerare il raggiungimento di un più alto benessere. Il desiderio e la volontà di camminare in fretta possono essere benefici e agire da stimolo efficace per progredire; ma anche il progresso ha un suo tempo tecnico e non può essere accelerato senza provocare seri inconvenienti. Per lo Stato la troppa fretta al progresso può significare disavanzo e inflazione; per i privati può portare alla dissipazione. È lontano il tempo in cui Luigi Luzzatti incitava gli italiani «a far precedere il risparmio al godimento; a gustare i benefici procurati con la previdenza, a non deflettere sulla via dell’austerità, ritenendo che ogni progresso economico sia il riverbero di un progresso morale». 426 Stefano Brun Prepararci al Mercato Comune Se la virtù del risparmio è sempre stata apprezzata, mai essa è stata di alta utilità come oggi, in vista dell’entrata in vigore del Trattato di Roma. Qui si intende parlare di risparmio seguito da investimenti produttivistici, che tengano conto della nuova situazione che si andrà creando, con inizio graduale, che da principio sarà poco percepibile, ma che tende a una modificazione strutturale economica e sociale alla quale dobbiamo prepararci. In questa Assemblea di operatori economici che hanno responsabilità non soltanto delle proprie aziende, ma anche dell’indirizzo da imprimere alle diverse economie locali, incombe il compito di avviare un razionale adattamento delle condizioni attuali a quelle di domani. Sarebbe un errore credere che le cose possano rimanere pressappoco come prima, mentre è opportuno sin d’ora porci dinanzi il quadro realistico di quella che saranno l’Europa in un prossimo futuro e la nuova posizione dell’Italia. Si consideri che il Trattato di Roma ha in sé una forza di espansione che va al di là della parola scritta, essendo portatore di uno spirito innovatore che è entrato nella psicologia dei popoli come un’aspirazione a un mondo e ad una vita migliori. Quale sia l’importanza della Comunità sorta dal Trattato si può constatare dalle vive preoccupazioni e dalle persistenti pressioni provenienti dai paesi che provvisoriamente ne sono rimasti fuori, non certo per volontà dei Sei. L’acceleramento del progresso economico che deriverà dalla liberalizzazione delle forze produttive della Piccola Europa importerà senza dubbio la necessità di modificare la localizzazione di talune industrie e talune imprese, di ridimensionare certe aziende, di adottare diverse combinazioni di fattori produttivi. Sorgeranno notevoli problemi di gestione, di investimenti, di programmazioni a lungo termine. Tutto ciò non si può attuare con improvvisazioni o tentativi empirici, ma richiede studi approfonditi di analisi di mercato, di tendenze dei bisogni, di previsioni tecniche ed economiche, di ricerche operative sulle scelte aziendali, sui costi ecc. Si dovranno a tal fine creare strumenti di osservazione e documentazione di cui siamo tuttora sprovvisti, almeno nella misura e nei mezzi necessari ai nuovi bisogni. In questo le Camere di commercio potranno rendersi sommamente utili, ampliando la loro sfera di studi e ricerche ai problemi dell’integrazione europea. È stato in vista di questi nuovi compiti degli istituti camerali che abbiamo organizzato nell’aprile scorso un ampio ciclo di lezioni sui problemi della Comunità Economica Europea, che sono state raccolte in un volume pubblicato in questi giorni. Tale corso era rivolto opportunamente ai funzionari dirigenti delle Camere 427 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale di commercio, considerato che ad essi spetta nelle singole provincie gran parte dei compiti di documentazione, studio, segnalazione e assistenza che si richiedono. La creazione della Comunità dei Sei è soltanto il principio di una più vasta integrazione economica imposta dalla rapida vita moderna. Essa imporrà fatalmente dei costi di trasformazione sia per l’insieme della Comunità, sia per i singoli paesi, sia per le singole aziende. I costi sono per oggi, i vantaggi saranno per domani; vale a dire: i costi gravano sulla generazione presente, mentre i vantaggi li godranno le generazioni future. Sono sempre i padri che lavorano per preparare migliori destini ai figli. È una bella legge di natura, una legge morale, che accettiamo consciamente e volenterosamente. 428 [Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura Roma, 19 giugno 1959] Considerazioni finali Era mia intenzione di presentare, a chiusura di un biennio di lavoro del Consiglio direttivo dell’Unione, che fra poco sarete chiamati a rinnovare, incominciando dal vostro vecchio presidente, una Relazione molto breve e succinta, per lasciare maggior tempo alle dichiarazioni che attendiamo ansiosamente dai ministri Colombo e Rumor e alle discussioni a cui spero vorranno partecipare i colleghi delle Camere di commercio. Ma gli argomenti dei quali l’Unione si è attivamente occupata sono tanti e così importanti che anche a volerli soltanto riassumere – come si è fatto nel testo distribuito – ne è risultata una Relazione troppo lunga per essere letta in questa Assemblea. Ritengo quindi opportuno limitarmi a qualche cenno sommario a titolo di conclusione della Relazione, che potrete leggere con vostro agio. La nostra attività si esplica attraverso Commissioni intercamerali, con la partecipazione a riunioni esterne, con il lavoro degli uffici e con studi e applicazioni. Chi ci sta vicino conosce bene la complessità dell’azione che svolgiamo e la serietà e l’impegno che vi poniamo per contribuire allo sviluppo economico del Paese, facendo perno sulle Camere di commercio industria e agricoltura. Nella Relazione troverete una documentazione di quello che si è fatto nei singoli rami e per i singoli problemi; richiamo solo i titoli delle pagine che precedono: – Il credito agrario; – I prezzi e i redditi agricoli; – Le riconversioni colturali; – I Centri ICTA per l’impiego combinato delle tecniche agricole; – La pressione fiscale in agricoltura nel quadro di una politica agraria produttivistica; – Il vecchio e non ancora risolto problema della istituzione del Registro delle imprese presso le Camere di commercio; 429 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale – Lo studio sulle fonti di energia e sugli oneri fiscali che le colpiscono; – La diffusione dei containers e delle palettes per agevolare le operazioni di trasporto delle merci; – L’organizzazione centrale e periferica del turismo; – La partecipazione delle Camere di commercio all’attuazione del Mercato Comune; – La restituzione dell’Imposta generale sull’entrata ai prodotti esportati; – L’assicurazione dei crediti per l’esportazione; – Le missioni estere; – Il lavoro dei porti e i trasporti marittimi; – La pesca; – I mercati di consumo; – ed altri ancora. Mi corre l’obbligo, per un dovere di riconoscenza, di ricordare almeno i nomi dei presidenti delle varie Commissioni e dei principali collaboratori dei quali ci siamo valsi: l’onorevole Trombetta, il grande ufficiale Parisi, il cavaliere del lavoro Pierfederici, il senatore Pasquini, il dottor Accame, il dottor Caidassi, il professor Merlini, presidente della Commissione dell’agricoltura, il commendator Merlini, presidente della Commissione della pesca, il professor Roletto, il professor De Maria, il comandante Benifei, il professor Serino, il dottor Manara, il commendator Cinciari, il professor Graziani, il professor Pagliazzi, l’avvocato Tescione, l’ingegner Pastina, il professor Di Cocco, il professor d’Albergo, l’onorevole Troisi ed altri ancora ai quali chiedo venia per la mancata citazione. Un ringraziamento devo porgere inoltre ai membri delle varie Commissioni in rappresentanza delle Camere di commercio e ai funzionari delle varie amministrazioni pubbliche che ci hanno assistito in ogni occasione con la loro competenza e benevolenza. Su alcuni argomenti permettetemi che mi soffermi qualche istante perché mi pare troppo poco, anche a voler essere estremamente breve, rimettermi, sic et simpliciter, alla lettura della Relazione che precede. Per esempio, desidero richiamare l’attenzione sull’attività svolta dall’Unione nel campo internazionale con la partecipazione ai lavori della Camera di commercio internazionale, e specialmente attraverso l’istituzione della Conferenza permanente delle Camere di commercio dei paesi della Comunità Economica Europea. Questa istituzione è stata sollecitata da noi allo scopo di avere una sede per discutere i problemi sorgenti dall’applicazione del Trattato di Roma, ponendoci non sul piano settoriale ma su quello generale di un’economia integrata e armonizzata nell’ambito dei Sei; per far sentire la voce e il punto di vista delle Camere di commercio di fronte ai vari e complessi problemi posti dal Trattato; 430 Stefano Brun infine per studiare le possibilità e i modi coi quali le Camere di commercio possono agevolare ed affrontare la grande realizzazione di una nuova e più forte Europa. Ritengo che sia questo un compito di portata storica squisitamente appropriato alle tradizioni e al volonteroso dinamismo delle nostre istituzioni. Dalla prima riunione di Strasburgo a quella di Bruxelles, a quella di Berlino, a quella di Milano e a quella dei giorni scorsi a Parigi è stato un continuo e proficuo progresso di analisi e studi di cui abbiamo ragione di essere soddisfatti. È stato proprio nell’ambito internazionale, e specialmente del Bureau d’Information des Chambres de Commerce, istituitosi a Parigi presso la Camera di commercio internazionale a conclusione del Congresso mondiale delle Camere di commercio organizzato dalla nostra Unione nell’Anno Santo, che si sono creati taluni utili servizi, pratici e concreti a favore del commercio estero. Mi riferisco all’istituzione dei Carnet per l’esportazione dei campioni, che hanno esonerato gli operatori dalle numerose e moleste formalità doganali e specialmente dall’obbligo di versare cauzioni in denaro, talvolta molto onerose, presso le varie dogane. Ora gli operatori possono esportare i campioni con la massima facilità, coperti dalla garanzia offerta dalle catene di Camere di commercio dei vari paesi. Per l’Italia è l’Unione delle Camere di commercio che si è fatta garante di fronte alle amministrazioni doganali italiane e degli altri paesi aderenti. Il rilascio dei Carnet cresce di mese in mese con ritmo sempre più rapido. A diciotto mesi dall’inizio del servizio sono stati emessi oltre 1000 Carnet, che hanno accompagnato campioni di merci italiane, per un valore di 330 milioni di lire, diretti verso la Francia, la Svizzera, la Germania Occidentale, l’Austria, la Spagna, l’Olanda, la Danimarca e la Svezia. Altri paesi stanno per adottare questo metodo che si è dimostrato estremamente conveniente per il commercio estero; d’altra parte gli operatori vanno rendendosi conto sempre più dell’utilità di ricorrere ai Carnet; quindi è da prevedere nel corso dei prossimi anni un grandissimo sviluppo di questo servizio a vantaggio di migliaia di ditte, specialmente medie e piccole. I prodotti per i quali i nostri Carnet sono maggiormente usati sono quelli dell’abbigliamento, che rappresentano circa l’80% dei Carnet sinora utilizzati, ma essi stanno diffondendosi in altri settori; di recente sono stati rilasciati Carnet per grandi macchinari, per la nuova automobile Fiat 1800, per motoscooter e altri veicoli. Un altro servizio a favore degli esportatori è stato recentemente istituito dall’Unione attraverso le singole Camere di commercio: si tratta della legalizzazione e dei visti sui documenti riguardanti merci in esportazione. In pochi mesi i documenti passati a questo scopo dai nostri uffici sono stati 730, trasmessici da 42 Camere di commercio. Questo nuovo servizio ha consentito a molte ditte, specialmente medie e piccole, di ottenere in brevissimo tempo e senza alcuna 431 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale spesa (oltre il pagamento delle marche da bollo e dei diritti consolari) i documenti necessari all’esportazione di merci verso paesi quali l’Afghanistan, la Libia, il Libano, l’Iran, l’Iraq, l’Arabia Saudita, la Giordania, la Turchia, il Messico, il Venezuela, che hanno la rappresentanza diplomatica solo a Roma. Per l’addietro le ditte erano obbligate in questi casi ad inviare appositamente un loro incaricato a Roma o affidarsi ad intermediari con grave dispendio e con notevole perdita di tempo. Questi due servizi a cui l’Unione si è accinta con la massima buona volontà, sicura di compiere un lavoro utile in favore delle ditte esportatrici che fanno capo e si rivolgono alle Camere di commercio, costituiscono l’esempio concreto di un’attività che potremmo proficuamente sviluppare per incarico e a servizio delle Camere di commercio. Già si fa qualche cosa in questo senso tutte le volte che le Camere si rivolgono a noi per appoggiare e sollecitare pratiche varie riguardanti la concessione di brevetti, l’edilizia a favore del personale camerale, le questioni riguardanti la Corte dei conti, il Ministero delle finanze, il Ministero del commercio estero, il Ministero dell’agricoltura, il Ministero dei trasporti, il Ministero del lavoro, l’Istituto centrale di statistica, la Banca d’Italia, l’Ufficio italiano dei cambi, l’Istituto del commercio estero ecc., come pure per ottenere informazioni d’indole riservata su enti e iniziative, anche straniere, che chiedono alle Camere auspici, contributi e finanziamenti. Ma riteniamo che si potrebbe fare di più. in modo più continuativo e organico. Spetta alle Camere di commercio suggerirci in quale modo possiamo essere utili nel rendere questi servizi. Posso assicurare che, se avremo proposte concrete, noi metteremo tutto il nostro impegno per porle in atto. Una forma particolare di prestazioni date alle Camere di commercio consiste nella raccolta, elaborazione e pubblicazione di dati e notizie provinciali, che noi cerchiamo di reperire presso i vari organi, istituti e uffici, talvolta con ricerche non facili. Tali notizie e dati vengono forniti spesso direttamente alle Camere che ce ne fanno richiesta; altre volte vengono inseriti nella rivista “Sintesi economica”. Ricordo fra le pubblicazioni più recenti quelle dei redditi provinciali, dei telefoni (ripartiti per categorie di affari, uffici pubblici, privati) e specialmente la ripartizione per provincie di tutte le innumerevoli imposte e tasse statali, comunali, provinciali, camerali ecc. È stato questo un lavoro lungo e arduo che ha richiesto ricerche meticolose presso un gran numero di uffici. In tal modo si è avuto, per la prima volta, un quadro completo del carico tributario per ciascuna provincia d’Italia. Desidero dare qualche notizia di alcuni altri studi in corso. Uno riguarda la Carta delle aree commerciali d’Italia. Ad essa stiamo lavorando alacremente da vari anni e speriamo di poterla presentare ultimata alla prossima Assemblea di 432 Stefano Brun dicembre. Sarà un’opera di notevole importanza a cui si legherà il nome delle Camere di commercio che stanno collaborando a questa nostra iniziativa. Le aree commerciali della Carta in questione si aggireranno intorno a 300, e per ognuna di esse si provvederà alla raccolta di dati statistici atti a fornire una misura dell’importanza economica dei caratteri demografici e sociali delle singole aree stesse. Tale Carta costituirà il primo esempio di questo nuovo e moderno tipo di ricerche geografico-economiche, e costituirà la base per una più razionale distribuzione delle agenzie di vendita, per la scelta delle località più adatte alla creazione di magazzini di deposito, di imprese commerciali e di servizi, ed anche per lo studio di nuove zone industriali. A questo proposito ho rilevato nel recente discorso al Senato del ministro Colombo un accenno importante. «Per individuare – ha detto l’onorevole Colombo – i settori verso i quali è più conveniente orientare gli investimenti e quelli per i quali tale convenienza non sussiste, pare necessario sollecitare analisi e studi accurati, da parte di organismi pubblici, sulle singole situazioni produttive e sulla struttura ed evoluzione dei mercati di assorbimento». «La disponibilità di studi e analisi del genere – prosegue l’onorevole Colombo nel suo discorso – redatti e curati da organi che non traggono la loro ragione di essere da interessi specifici, consentirà all’operatore di orientarsi più facilmente nelle sue scelte, e al ministro dell’Industria di favorire o scoraggiare le scelte stesse». Ebbene, onorevole Colombo, noi riteniamo di essere proprio quell’organo scevro di interessi specifici, a cui Ella ha fatto cenno, e ci rallegriamo di esserci messi, con la preparazione di questi studi di mercato, sulla strada da Lei così acutamente tracciata. Il lavoro a cui attendiamo, e che Ella, onorevole Colombo, riconosce di tanta utilità, ci viene sollecitato anche da grandi aziende industriali e da enti. È di questi giorni, ad esempio, la richiesta della Commissione per le aree di sviluppo industriale per ottenere da noi sollecitamente la Carta commerciale e la determinazione dell’hinterland economico di Bari, proprio per quello studio sulla convenienza di investimenti produttivi indicati nel discorso del ministro dell’Industria e commercio. Un altro grosso lavoro in corso è quello della raccolta di monografie sui caratteri economici delle singole provincie italiane. Già l’Unione ha pubblicato nel 1953 una serie di monografie provinciali redatte dalle singole Camere di commercio in occasione dell’inchiesta parlamentare dell’onorevole Tremelloni sulla disoccupazione. Altre monografie economiche provinciali sono state inserite di volta in volta nei fascicoli della nostra rivista “Sintesi economica”. Questi lavori ci vengono richiesti continuamente da più parti; è per questo che abbiamo ritenuto utile effettuare una nuova raccolta organica di studi provinciali, che sarà ultimata e pubblicata entro la fine di quest’anno. 433 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale A differenza delle nostre analoghe pubblicazioni precedenti, ricordate più sopra, questa raccolta ha il pregio di essere costruita su una base di perfetta uniformità; vale a dire le tabelle, le notizie, i dati, i capitoli e i titoli sono tutti redatti su uno stesso tipo o schema. Ciò renderà possibili e facili i confronti fra una provincia e l’altra e quindi anche i raggruppamenti di più provincie e quelli regionali e nazionali. A proposito di studi e pubblicazioni desidero ricordare che in occasione del recente Congresso della Camera di commercio internazionale tenutosi a Washington, abbiamo presentato la quinta edizione del nostro Compendio economico. Esso viene compilato, ogni due anni, in tre lingue: italiano, francese e inglese. Altre edizioni sono state pubblicate anche in tedesco, in giapponese e in arabo; e tutte sono servite a far conoscere agli stranieri il nostro Paese in ogni aspetto della sua varia economia. La Camera di commercio internazionale ha ravvisato l’utilità che nei principali paesi si pubblichino delle sintesi economiche come il nostro “Compendio” e ne ha suggerito l’impostazione e lo schema alle sezioni della Camera di commercio internazionale dei singoli Stati in modo da disporre di una serie di monografie uniformi di facile consultazione per ogni paese. Nella Relazione troverete un ampio capitolo dedicato all’attesissima legge sulle Camere di commercio. In ogni Assemblea abbiamo fatto voti per sollecitarla, e sempre abbiamo ottenuto promesse. Sono passati così quindici anni, ma purtroppo senza un fatto concreto. Non ho più il coraggio di riproporvi, egregi colleghi, un voto da presentare al Governo, ma confido che il ministro Colombo possa oggi stesso farci dichiarazioni precise e impegnative tali da farci risorgere la fiducia in una prossima e rapida conclusione. Non siamo più soltanto noi a invocare quella sistemazione degli istituti camerali che conferisca ad essi, nel quadro di un’ampia autonomia, funzioni e dignità ben meritati da una secolare attività sempre dimostratasi utile al Paese; oggi è il Parlamento che chiede insistentemente, per voce di senatori e deputati, un intervento decisivo che dia finalmente quella legge istituzionale già prevista dal decreto del 21 settembre 1944. Sarebbe ingiusto dire che la carenza della legge abbia seriamente nociuto all’azione e al prestigio delle Camere di commercio, le quali anzi in questi anni di dopoguerra si sono sempre più affermate con opere feconde, iniziative utili, nuovi compiti, talvolta con istituzioni originali e coraggiose, con studi pregevoli. Sempre più le nostre istituzioni si sono dimostrate necessarie e sono diventate il luogo di incontro di categorie, di missioni ecc. e centri di feconda propulsione degli affari. 434 Stefano Brun Questo fiorire prodigioso di attività molteplici è l’effetto di varie circostanze: un’operosa tradizione secolare, il prestigio personale dei presidenti, lo zelo e la capacità di ottimi funzionari e la forza delle cose che si impone come una necessità, perché è un fatto indiscutibile che delle Camere di commercio non si può fare a meno. È doveroso anche riconoscere che il Governo ha dato varie prove di fiducia verso le Camere di commercio affidando ad esse nuovi compiti, non ultimo quello dei mercati all’ingrosso; e ancora si deve dare atto che il Ministero dell’industria e commercio ha contribuito e continuamente contribuisce a valorizzare i nostri istituti. Non v’è, ch’io sappia, nessuna iniziativa veramente utile e apprezzabile, proposta da qualche Camera di commercio, che non sia stata approvata dal nostro Ministero; più che approvata, incoraggiata. Ma quello che ci manca è la veste giuridica e politica. Troppo spesso ci sentiamo dire che non possiamo vantare la rappresentanza in toto dell’economia provinciale perché manchiamo del requisito, sostanziale in un regime democratico, di un mandato ricevuto liberamente dalle categorie e dai ceti economici. Finché ripetiamo il nostro incarico dall’autorità del Governo possiamo essere grati ai ministri che ci hanno onorati della loro fiducia, e possiamo dimostrare loro con il nostro operare di fare tutto il nostro dovere con disinteresse, competenza e serietà; potremo far funzionare le Camere di commercio in modo perfetto e utilmente per tutti gli operatori economici, ma questi non ci riconosceranno quella rappresentanza che essi non hanno concorso a conferirci. Ecco l’aspetto politico a cui ho accennato. Sotto l’aspetto giuridico è pure evidente la necessità di una legge ordinatrice e coordinatrice di norme e attribuzioni sparse in numerose disposizioni, talvolta assai vecchie e male adattabili alla situazione presente. Concludendo questa breve Relazione desidero, a nome dei presidenti di tutte le Camere di commercio, assicurare il Governo della nostra ardente volontà di collaborare per quell’azione di rilancio economico annunciato in queste ultime settimane da vari ministri e dallo stesso presidente del Consiglio, e che attendiamo di conoscere nei particolari per avere una guida alla nostra azione. Gli operatori economici ora hanno ripreso fiducia nel nuovo clima governativo e già se ne vedono i segni nell’aumento della produzione industriale, nel sostegno delle esportazioni e nel moltiplicarsi di iniziative in vari settori. Le Camere di commercio sono gli organi più adatti per stimolare e agevolare l’opera di tante persone volonterose in tutti i campi dell’attività economica. In ogni provincia c’è qualche cosa da fare, anzi molte cose da fare, tocca a noi individuarle, studiarle e realizzarle. Nei campi e nelle officine, nei laboratori dell’artigiano, nelle località turistiche, nei porti, sulle navi, lungo le coste e in alto mare, nella ricerca di nuovi mercati stranieri, nel sistema delle comunicazioni, 435 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale nella vigilanza dei mercati, nella preparazione tecnica dei giovani, nella valorizzazione di risorse locali, nell’organizzazione di mostre e fiere, nell’amministrazione oculata della cosa pubblica, nell’eliminazione di sprechi, nella ricerca di lavoro per i disoccupati, nell’assistenza alle medie e piccole aziende, ovunque e in vario modo la nostra azione e il nostro stimolo possono essere di grande giovamento per risvegliare energie e assecondarle. Da 92 provincie, 92 osservatori, 92 centri di propulsione possono sorgere opere e iniziative molteplici, capaci di arricchire ogni angolo della terra italiana, e che sommate in una concorde armonia nazionale possono far percorrere alla patria un poderoso balzo in avanti. 436 Relazione alla xxviii Assemblea degli amministratori delle Camere di commercio industria e agricoltura [Roma,] 18 dicembre 1959 Eccellenze, cari colleghi, signori, la Relazione che ho l’onore di leggervi non riguarda l’attività dell’Unione durante l’anno che sta per chiudersi, ma soltanto alcune iniziative portate a termine entro gli ultimi venti giorni, e i cui risultati sono in grado di presentare a questa Assemblea, la quale spero vorrà considerarli con benevola attenzione. Ho detto “ultimi venti giorni”: infatti mi riferisco all’inizio della Scuola di sviluppo economico che è del 30 novembre scorso, e inoltre alla pubblicazione di un’ampia raccolta di “Quadri economici delle provincie italiane” le cui prime copie sono giunte dalla tipografia solo stamattina, per l’occasione di questa Assemblea; infine mi riferisco alla prima Carta commerciale d’Italia, che sono lieto di presentare a voi nell’edizione che potete vedere sulle pareti di questa sala, e che è stata ultimata la notte scorsa, dopo un lungo e complesso lavoro che è durato diversi anni: siete quindi voi le prime persone che vengono a conoscere questa opera a cui teniamo in modo particolare. Se anziché intrattenermi sul lavoro svolto dalle nostre Commissioni di studio, come ho fatto in occasione di altre Assemblee, oggi mi limito a illustrare soltanto le tre iniziative suindicate, è perché ritengo che, avendo le singole Camere partecipato attivamente alle varie Commissioni, ed essendone state informate di mano in mano attraverso il nostro “Foglio di comunicazioni”, quel lavoro vi è già noto. Ad ogni modo, alla fine di questa Relazione, sono riportati gli argomenti e le conclusioni delle riunioni delle diverse Commissioni. Scuola di sviluppo economico Molti di lor signori hanno partecipato all’inaugurazione della nostra Scuola, patrocinata dal ministro dell’Industria e commercio, onorevole Colombo, che ha 437 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale presenziato alla cerimonia inaugurale, illustrando efficacemente le necessità di un insegnamento superiore sui problemi riguardanti lo sviluppo economico del Paese, specialmente nelle nostre zone arretrate. Il ministro ci aveva onorato del suo apprezzamento affidandoci il compito di realizzare detta Scuola; ci aveva indicate alcune direttive e ci aveva posto un termine per l’inizio. Credo che l’aspettativa e la fiducia del signor ministro non siano andate deluse, e che la Scuola sia stata realizzata nel modo più serio e più consono ai fini voluti. Per farne una cosa degna del ministro che l’ha patrocinata e delle Camere di commercio che l’hanno finanziata e appoggiata, noi abbiamo messo tutto il nostro impegno. Com’è noto, la Scuola ha lo scopo di fornire una preparazione ad hoc concernente le teorie, i metodi e le applicazioni diretti a valorizzare le risorse di ogni parte del Paese, sempre che essi siano economicamente utili; di studiare le vie più convenienti per lo sviluppo economico e la diffusione del benessere nelle zone arretrate e presso i ceti più poveri; di apprestare le cognizioni necessarie per collaborare alla formulazione dei piani regionali di sviluppo e all’industrializzazione di determinate aree; di secondare l’azione che le Camere di commercio e le pubbliche amministrazioni, locali e centrali, sono chiamate a svolgere nell’opera di redenzione dei paesi sottosviluppati. Le esperienze già attuate e in via di attuazione in vari paesi, la vasta documentazione di cui si dispone, le dottrine formulate da un gruppo di economisti specializzati formano un complesso che merita di essere appreso e diffuso, e costituiscono gli strumenti didattici della nostra Scuola, che ha potuto assicurarsi la collaborazione di valorosi docenti. Ai docenti italiani se ne sono aggiunti alcuni di università straniere: il 14 dicembre un professore dell’Università di Parigi ha iniziato un ciclo di lezioni su “Le diagnostic du sousdéveloppement et la mesure de la croissance”. Questo pomeriggio il professor Piatier terrà una conferenza su un soggetto di particolare importanza, alla quale sono invitati gli amministratori delle Camere di commercio qui presenti che lo desiderassero. Le lezioni e le applicazioni saranno integrate da una serie di conferenze ad alto livello. Sono lieto di annunciare che la prima sarà tenuta dal ministro del Commercio estero, onorevole Del Bo, sui nostri scambi commerciali con i paesi sottosviluppati. Altri signori ministri e personalità straniere tratteranno altri temi, tutti in armonia col soggetto della Scuola, vale a dire che riguarderanno problemi dello sviluppo economico. Le domande di ammissione alla Scuola sono state 70; i candidati sono stati sottoposti a un accurato esame dei titoli e a un colloquio, a seguito di cui sono stati ammessi 53 giovani, tutti laureati: circa la metà provenienti dalle Facoltà di scienze economiche e di scienze statistiche, e l’altra metà dalla Facoltà di giurisprudenza. 438 Stefano Brun Undici candidati provengono dall’Italia settentrionale, 15 dall’Italia centrale (di cui 9 di Roma), 21 dall’Italia meridionale, 5 dalla Sardegna e 1 dalla Sicilia. In complesso, dunque, 26 candidati sono del Nord Centro (compresa Roma) e 27 del Sud Isole. Tutti i candidati dispongono di borse di studio assegnate dalle Camere di commercio o dall’Unione; altre borse sono state offerte dal Ministero della pubblica istruzione e dalla Banca d’Italia. Inoltre il Ministero dell’industria e commercio ha messo a disposizione 5 premi da assegnare alla fine dei corsi ad altrettanti giovani che si siano particolarmente distinti; i premi saranno destinati a viaggi all’estero. Oltre alle lezioni che si svolgeranno sino al mese di giugno, con un impiego di sette ore al giorno, e che si concluderanno nel mese di luglio con gli esami e la presentazione di una “tesi”, si terranno seminari per la discussione di casi concreti e l’esame di applicazioni pratiche; inoltre si effettueranno visite nelle zone di bonifica e di nuova industrializzazione. Queste visite saranno organizzate e finanziate dal ministro per lo Sviluppo economico del Mezzogiorno e delle aree depresse. La Scuola dispone di una biblioteca specializzata sulle varie discipline che vengono impartite; già si è in grado di offrire agli studiosi una raccolta bibliografica di 840 opere debitamente schedate, con un sunto del loro contenuto, sui problemi, le teorie, i metodi, le applicazioni e le esperienze riguardanti i vari aspetti dello sviluppo economico; è questo il contributo di un docente della Scuola, che verrà proseguito metodicamente per costituire un centro bibliografico cui potranno attingere non solo gli allievi, ma tutti coloro che vogliano studiare i problemi in oggetto, che in questa era, caratterizzata dal progresso sociale, assumono una singolare gravità ed importanza. Ci lusinghiamo di avere instaurato un tipo di insegnamento nuovo, utile al Paese, e di contribuire a creare i quadri per la realizzazione dello sviluppo economico, giacché senza detti quadri non sarà mai possibile ottenere il progresso desiderato. I giovani che usciranno alla fine del primo anno scolastico costituiranno un nucleo che spero farà onore alla Scuola. Li abbiamo selezionati avanti di ammetterli, chiediamo ad essi l’obbligo della presenza a tutte le lezioni e applicazioni e ai corsi di lingua inglese, e li sottoponiamo a una seria disciplina perché vogliamo essere sicuri che i sacrifici finanziari chiesti alle Camere di commercio non vadano perduti. La dotta prolusione tenuta dal magnifico rettore dell’Università cattolica di Milano, professor Francesco Vito, è stata riprodotta nel terzo numero del “Notiziario” della Scuola, nel quale è raccolto anche il discorso inaugurale del ministro Colombo. 439 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale Altre notizie sui docenti e assistenti, sulle discipline impartite, sul funzionamento e la direzione della Scuola sono riportate nel fascicoletto del Programma e sugli altri “Notiziari” che sono posti a disposizione dei convenuti. I prossimi numeri del “Notiziario” avranno lo scopo di informare quanti ne hanno interesse delle iniziative, dei congressi, delle riunioni e specialmente di quanto si scrive e si dice in Italia e all’estero in tema di sviluppo economico, di politica per le aree depresse, di piani nazionali e regionali, di incentivi per il progresso economico e per l’industrializzazione ecc. Se in ogni nazione l’aspirazione di accelerare la trasformazione economica delle aree arretrate è oggigiorno intensamente sentita, maggiormente essa ferve nella coscienza degli italiani, che non possono tollerare il permanere di un troppo grave squilibrio fra regione e regione. La Scuola nasce per questo profondo bisogno del nostro spirito. Riteniamo che, nell’apprestamento delle infrastrutture di capitale importanza per il miglioramento del Mezzogiorno, quella cui spetta la priorità è senz’altro la preparazione dei quadri direttivi per tale bisogna. Quadri economici delle provincie italiane Sul finire del 1953 la nostra Unione assunse l’iniziativa di pubblicare una raccolta di monografie delle provincie italiane, predisposte dalle singole Camere per rispondere alla richiesta del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione, onorevole Tremelloni. L’edizione di sei anni fa è da tempo esaurita, e siamo stati sollecitati da più parti a ripubblicare dette relazioni provinciali, ritenute di fondamentale importanza per la conoscenza sintetica e obiettiva delle varie parti d’Italia. Abbiamo raccolto volentieri l’invito, riunendo per ogni provincia i dati essenziali sugli aspetti territoriali, demografici, sociali e specialmente economici, valendoci dello schedario statistico opportunamente predisposto dalla Direzione generale del commercio interno e dei consumi industriali del Ministero dell’industria e commercio. A differenza del libro precedente, originato dall’inchiesta sulla disoccupazione, questa volta, ovviamente, il problema della disoccupazione è stato trattato soltanto come uno dei tanti problemi ed elementi che interessano l’economia locale. Inoltre le monografie che qui si presentano hanno questo di particolare: sono state redatte in modo perfettamente uniforme facendo tesoro dei dati, delle notizie e degli studi di ciascuna Camera, ma il compito della stesura è stato affidato a una sola mente, a una sola mano. La precedente edizione era invece costituita da 440 Stefano Brun monografie sensibilmente difformi per ampiezza, impostazione e documentazione statistica. Crediamo con ciò di avere migliorato notevolmente questo lavoro, imprimendogli un più preciso coordinamento e un maggiore ordine. Pertanto ogni monografia provinciale viene ad avere gli stessi capitoli, gli stessi titoli, le stesse tabelle, rendendo facili e pratici le consultazioni e i confronti fra una provincia e l’altra. Con questa raccolta si ritiene di contribuire, ancora una volta e sempre meglio, a far conoscere l’Italia nelle sue caratteristiche territoriali, che più si esaminano, più si dimostrano interessanti e varie. Tale conoscenza è utile a chi – per ragioni di affari, di professione o amministrative – deve operare nelle singole provincie. Costituisce una specie di inventario sulle risorse locali che si vogliono meglio sfruttare e una prima base per lo studio dei piani di sviluppo economico che il ministro dell’Industria e commercio ha affidato agli istituti camerali, manifestando così una fiducia nel senso di obiettività e nella capacità delle Camere di commercio che, alla nuova attività – così appassionante – di elevare il benessere di ogni provincia dedicheranno certamente il meglio delle loro sempre pronte energie. Desidero infine ringraziare le singole Camere di commercio che hanno fornito dati e notizie utili per la compilazione di questa opera. In modo particolare esprimo il mio animo grato alle Camere di commercio che hanno risposto al nostro appello rivolto tempo addietro di inviarci un’ampia relazione sulle caratteristiche strutturali e dinamiche delle loro provincie. Alcune monografie ricevute sono davvero esemplari. Sono lieto di poter informare che le migliori relazioni camerali saranno da noi segnalate al Ministero dell’industria e commercio per il rilascio di uno speciale attestato. La prima Carta commerciale d’Italia Ed ora permettetemi che vi presenti la prima edizione di una Carta commerciale d’Italia che costituisce, così come noi l’abbiamo realizzata, una novità assoluta non solo per il nostro Paese, ma per l’Europa, e servirà come un’utile base per stabilire un più razionale ed efficiente sistema di distribuzione del commercio al dettaglio nelle varie parti del territorio, da valere specialmente per le aziende a carattere nazionale che diffondono le loro vendite, attraverso negozi, succursali, magazzini, agenzie e rappresentanze, in tutte le parti d’Italia. Di che cosa si tratta? Ognuno sa che vi sono centri dotati di un’attrezzatura commerciale varia e complessa, che coi loro numerosi negozi, i loro grandi magazzini, le loro botteghe di moda e di lusso e quelle specializzate, dai corredi per bambini agli strumenti musicali, dagli oggetti d’arte agli articoli sanitari, 441 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale attraggono a sé la popolazione delle località minori entro un raggio più o meno ampio, quando si debbano fare acquisti di generi non comuni, di un certo valore, che richiedono solitamente una scelta, quindi la visita di più negozi prima di decidere l’acquisto di ciò di cui si ha bisogno e si desidera. Noi abbiamo cercato di individuare tali centri di attrazione commerciale e di determinare l’area che gravita su essi per gli scopi anzidetti. Il lavoro non è stato facile, sia per ragioni tecniche sia per ragioni psicologiche. Le difficoltà tecniche consistono nel fatto che i confini di queste aree non sono rigidi né costanti, ma ammettono, secondo i generi d’acquisto, un certo grado di indeterminatezza, che si incontra, del resto, anche quando si parla, ad esempio, dei retroterra dei porti o delle regioni agrarie. Si tratta quindi di un rilievo che mira a individuare le correnti predominanti, quelle normali, non a coprire tutti i casi, troppo vari per essere racchiusi in uno schema o in una formula di valore assoluto. Le difficoltà psicologiche sono quelle derivanti da un complesso di motivi sentimentali, e qualche volta campanilistici, che fanno ombra ai giudizi obiettivi. In quest’ordine di motivi concorrono anche interessi locali ed elementi di prestigio che si spiegano facilmente, ma che si devono superare per guardare alla realtà, almeno quella prevalente. Ancora nel gruppo delle difficoltà psicologiche dobbiamo indicare il solito scetticismo che si incontra tutte le volte che si intraprende una cosa nuova, che può disturbare il modo di pensare e di fare tradizionale e abitudinario. Nonostante tutte queste difficoltà siamo riusciti a compiere il nostro lavoro con l’aiuto delle Camere di commercio di tutta Italia, che anche in questa occasione hanno dato prova della loro capacità e della loro obiettività: torna a loro onore questa che, senza falsa modestia, riteniamo sia una grande realizzazione, la cui importanza si potrà giudicare nel tempo, quando l’uso della Carta commerciale sarà diventato un normale strumento di lavoro per il progresso della distribuzione. Non è il caso che mi dilunghi in questa Relazione sui criteri e sulle tecniche impiegati sia per l’individuazione dei centri commerciali, sia per la delimitazione delle aree gravitanti su essi. Tali centri sono stati suddivisi in due gruppi: uno che comprende quelli più importanti e un altro che contiene quelli di importanza minore. Si trovano pertanto indicate, nelle carte esposte nella sala, aree commerciali e subaree. Le aree sono 219 e le subaree 189; in tutto sono 408 territori con i loro rispettivi capoluoghi. Poiché la determinazione di queste aree vuol servire a dare un’indicazione dell’importanza commerciale e delle caratteristiche delle varie parti del territorio 442 Stefano Brun sotto l’aspetto delle vendite, ci siamo preoccupati di fornire elementi quantitativi e qualitativi di ciascuna area e subarea. Pertanto, per ciascuna di esse, abbiamo raccolto una serie di statistiche, come ad esempio il numero di abitanti, di famiglie, di donne, uomini, bambini, la distribuzione della popolazione per professioni ed età, il livello dei redditi, delle spese e dei consumi, il numero dei negozi di vario genere ecc. L’impiego di questi dati è chiaro. Ad esempio, se in una città s’intende aprire un negozio di carrozzine e di corredi per bambini, può interessare conoscere il numero dei nati e dei bambini non solo nel centro urbano ma anche nell’area che gravita su esso per gli acquisti dei generi indicati; e non basta il numero, ma occorre conoscere anche il livello economico e le condizioni delle relative popolazioni. Questi sono il fine e l’impiego dei dati che si forniscono, e che danno luogo a un vero annuario statistico, non per provincie e regioni com’è d’uso, ma per aree e subaree commerciali. Infine è stato creato un indice sintetico che tende a misurare il valore economico in generale, ossia il potere d’acquisto, che meglio potremmo chiamare le “quote di mercato” di dette aree. A tale scopo sono stati scelti alcuni elementi economici e finanziari, tutti aggiornati al 1958 e opportunamente elaborati. Tali indici o quote di mercato per le singole aree sono trascritti nelle carte a vostra disposizione; ma non è il caso, né è di mia competenza, di entrare nell’analisi tecnica di questa compilazione statistica, su cui vi potrebbe dare particolari ragguagli il professor Tagliacarne, al quale si deve la creazione di questi indici di mercato ed anche la direzione del lavoro della Carta commerciale, coadiuvato da due ottimi funzionari dell’Unione, il dottor Pellegrini e il dottor Pieraccioni. Desidero tuttavia indicare alcuni dati ottenuti da dette elaborazioni, limitandomi alle 219 aree commerciali principali. Le prime 20 per ordine d’importanza rappresentano il 54% del totale delle quote di mercato di tutta Italia; se aggiungiamo il secondo gruppo, pure esso di 20 aree commerciali, raggiungiamo i due terzi del complesso di dette quote di mercato; infine l’ultimo gruppo, che comprende le 19 aree commerciali più piccole, costituisce meno dell’1% del totale. Le aree che hanno le quote di mercato più elevate sono quella di Milano col 10,5% del totale dell’Italia, quella di Roma con l’8,7%, quella di Napoli con il 4,9%, quella di Torino col 4,5%, quella di Genova con il 3,2%, quella di Firenze con il 2,4%; queste prime 6 aree comprendono più di un terzo del totale delle quote di mercato d’Italia. S’intende che il potere d’acquisto, ossia la quota di mercato di cui parliamo, non va inteso per ogni genere di prodotti, ma si riferisce specialmente a un certo livello di beni e consumi, fra i quali non si comprendono i prodotti alimentari popolari come il pane, i generi da minestra ecc. È una sorta di indice che interessa specialmente il commercio di abbigliamento e arredamento, 443 1946-1961 Dall’antagonismo alla cooperazione istituzionale i grandi magazzini, i negozi di moda e quelli specializzati, piuttosto che il panettiere o l’erbi-fruttivendolo. Sarà presto pubblicato un ampio volume nel quale saranno riprodotte, a colori, sia la grande Carta commerciale d’Italia, sia le carte delle diverse regioni oggi esposte in questa sala, con l’indicazione delle 219 aree e delle 189 subaree; vi saranno riportate anche le varie statistiche di ogni area e subarea, nonché gli indici delle rispettive quote di mercato, a cui mi sono riferito più sopra. Nel libro in parola saranno pure spiegati i criteri e i metodi adottati per la compilazione della Carta, e si indicheranno le modalità d’impiego di queste elaborazioni e i principal