changing diabetes barometer Primo Report changing diabetes Indice Prefazione 4 Introduzione 5 Sintesi e commento 6 1. È tempo di lavorare insieme 1.1 Il diabete – una storia di opportunità mancate 1.2 Far fronte alla sfida 1.3 Il contesto del Changing Diabetes Barometer 10 10 11 12 2. Questioni chiave 2.1 Lo sviluppo del concetto del Changing Diabetes Barometer 2.2 Aspetti economici e diabete 2.3 L’aumento delle capacità e delle competenze degli operatori sanitari coinvolti nella cura del diabete 2.4 L’allargamento dell’accesso alla cura 2.5 Il miglioramento dell’autogestione – La valutazione degli indicatori non clinici 2.6 Sommario delle questioni chiave – Il miglioramento della qualità di vita dei pazienti 14 14 14 3. Il Changing Diabetes Barometer 3.1 Cos’è il Changing Diabetes Barometer? 3.2 Ispirazione e spinta al cambiamento 3.3 L’organizzazione 3.4 Il Changing Diabetes Barometer. – Il futuro 3.5 I Paesi coinvolti nell’indagine Changing Diabetes Barometer. 24 24 26 28 29 30 16 18 20 22 Changing Diabetes – Il cambiamento del diabete a livello nazionale 4. Esempi nazionali di cura del diabete 4.1 Gli insegnamenti della best practice 4.2 Studio di casi 4.3 Panoramica sullo studio dei casi – Cosa ci mostrano? 4.4 Le iniziative di Novo Nordisk volte al miglioramento del controllo 4.5 Il miglioramento della cura del diabete nei Paesi in via di sviluppo 2 34 34 35 53 54 55 5. I costi diretti del diabete 5.1 Controllo del diabete, controllo dei costi 5.2 Studio del diabete in Gran Bretagna 5.3 Panoramica dell’analisi 5.4 I costi economici del diabete 5.5 Raggiungimento del punto di equilibrio e spostamento a credito 5.6 Conclusioni 58 58 58 59 63 64 66 6. I costi indiretti del diabete 6.1 In cosa consistono i costi indiretti? 6.2 L’esempio danese 6.3 Studio attuale in Svezia 68 68 69 71 Appendice 72 Riferimenti bibliografici 74 3 Prefazione Credo fermamente che possiamo vincere il diabete. Noi tutti condividiamo lo stesso grande obiettivo: ridurre l’impatto del diabete su individui, famiglie, comunità e società; aiutare l’uomo, la donna, i bambini affetti da diabete a vivere la miglior vita possibile. Per affrontare questa sfida è essenziale comprenderla e comprendere gli effetti dei nostri sforzi. Senza misurare, non possiamo migliorare nulla. Dobbiamo stabilire degli standard per noi stessi, per i pazienti, sia per le singole Nazioni che a livello internazionale, al fine di migliorare le nostre azioni nella lotta contro questa complessa malattia cronica. Questo è ciò che fa il Changing Diabetes Barometer. della cura del diabete, il Barometro fornirà informazioni fondamentali a supporto della valutazione e dello sviluppo delle politiche. Diffonderà gli standard sulla base dei quali si cominceranno a misurare le proprie azioni per affrontare e trattare il diabete e, aspetto più importante, ispirerà ad apprendere dagli altri grazie al confronto dei propri sforzi con quelli fatti in altri Paesi e regioni. A seconda di dove si vive, la cura del diabete fronteggia pressioni di tipo diverso e presenta diverse priorità. La priorità può essere il miglioramento della qualità di vita delle persone con diabete, può essere il taglio dei costi, o può essere aumentare l’accesso ai trattamenti. Noi dobbiamo capire queste pressioni ma al contempo assicurare che, a prescindere dalla situazione locale, tutti noi ci stiamo costantemente sforzando per migliorare la nostra risposta al diabete. L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer è solo un inizio, ma è mia convinzione che costituirà un importante passo dopo la Risoluzione dell’ONU sul diabete, aiutando individui e governi a reagire alla maggiore sfida riconosciuta dall’ONU. La reazione necessita di leadership ma anche di partnership. Sono impaziente di continuare a sostenere questa iniziativa, contribuendo al suo avanzamento e assicurando che essa abbia un impatto reale sulla cura del diabete e sulla vita delle persone ovunque si trovino. Entro il 2025 oltre 380 milioni di persone conviveranno con il diabete. La sfida lanciata dalla pandemia del diabete è enorme. Il mondo in via di sviluppo sostiene la parte più gravosa di questo onere, che è anche un problema di salute globale e costituisce un impedimento economico internazionale e una barriera allo sviluppo. Un’azione concentrata da parte di tutti per promuovere stili di vita più salutari è vitale per ridurre l’escalation del diabete, e tale azione va combinata con l’erogazione, in tutto il mondo, della migliore cura possibile per le persone che già convivono con la malattia. Il Changing Diabetes Barometer costituisce un nuovo importante contributo e un’assicurazione del fatto che stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per tutte le persone con il diabete e per tutti coloro che sono a rischio di sviluppare la malattia in futuro. Misurando l’impatto 4 Jean-Claude Mbanya Vice Preside della Facoltà di Medicina e Professore di medicina ed endocrinologia, Università di Yaoundé, Membro del Consiglio consultivo internazionale del Changing Diabetes Barometer Introduzione In veste di leader mondiale nella cura del diabete, Novo Nordisk ha molto da offrire come partner nella lotta contro il diabete. Sosteniamo, nel mondo, molti progetti specifici per combattere il diabete, ma il nostro scopo è più ampio. In quanto impresa e corporate citizen, in un mondo pesantemente gravato da questa malattia, noi vogliamo cambiare il diabete. Vogliamo cambiare l’impatto che il diabete ha sulle vite, cambiare la quantità di dolore e sofferenza che il diabete causa, e cambiare il peso del diabete sull’economia in tutto il mondo. L’aumento della consapevolezza sul diabete è una sfida di per sè importante.. Gli effetti di questa devastante malattia sono complessi e di vasta portata, tuttavia, troppo spesso, si lascia che il suo impatto rovinoso passi inosservato. Questa mancanza di immediatezza si è tradotta in una mancanza di urgenza, e la mancanza di urgenza non solo porta a far sì che la malattia possa agire silenziosamente sulle persone, ma anche che essa non comunichi efficaciemente nel mondo delle politiche sanitarie. Tale cambiamento è essenziale per interrompere la curva della pandemia del diabete. Crediamo nel ruolo cruciale che l’innovazione può rivestire. Ma l’innovazione non si limita alla ricerca farmaceutica. Al contrario, l’innovazione è necessaria lungo l’intero percorso della cura del diabete, da prima della diagnosi e da ancor prima che si sviluppi la malattia, per diffondere le best practice e lanciare la sfida più forte al diabete. L’importanza dell’aumento della consapevolezza sul diabete ha portato Novo Nordisk ad essere un partner di rilievo nella campagna Unite for Diabetes (‘Uniti per il diabete’) che nel 2006 ha portato all’adozione della Risoluzione dell’ONU sul diabete. Tuttavia le parole non bastano ed è necessario continuare a lavorare insieme affinché tale risoluzione si traduca in azione. Nel marzo 2007 abbiamo riunito una molteplicità di attori sociali e istituzionali, tra cui il relatore dell’allocuzione programmatica, il Presidente Bill Clinton, per discutere come cambiare il diabete. In occasione del forum ci siamo impegnati a lanciare il Changing Diabetes Barometer: un nuovo strumento per “segnare i punti” della lotta contro il diabete. Se non possiamo misurare il diabete, allora non lo possiamo gestire. Per guidare l’innovazione e assicurare che le migliori pratiche siano condivise è necessario poter confrontare gli interventi e i risultati, proprio come si fa con i farmaci. La lotta contro il diabete è stata condotta al buio troppo a lungo, in molti luoghi, spendendo grandi somme di denaro per le cure senza sapere se si stesse vincendo o perdendo la battaglia. Lavorando con altri a questa iniziativa, intendiamo accendere una luce su questa moderna pandemia. Lars Rebien Sørensen CEO e Presidente, Novo Nordisk A/S 5 Sintesi e commento Una risposta innovativa ad un’esigenza urgente Il Changing Diabetes Barometer è sia un report sia un concetto: un quadro sistematico per misurare i progressi nella lotta contro il diabete. Il concetto è al contempo vasto ed urgente, e il suo scopo è ispirare un cambiamento di approccio, essenziale se vogliamo che vi sia una qualche chance di successo nel tenere sotto controllo la pandemia del diabete. Il tasso di diffusione del diabete è in crescita in tutto il mondo. La International Diabetes Federation (IDF, ‘Federazione Internazionale del Diabete’) attualmente stima che 246 milioni di persone nel mondo siano affette da diabete nel 2007, il che significa quasi il 6% della popolazione adulta. Si prevede che tale numero raggiunga i 380 milioni entro il 2025, ovvero il 7,3% della popolazione adulta. Molte di queste persone con diabete svilupperanno gravi complicanze mediche per le quali il trattamento ospedaliero è costoso, e ben un terzo di loro non sa di avere la malattia e di conseguenza non sta prendendo provvedimenti, né ricevendo trattamento alcuno. Nel mondo esistono numerose eccellenti iniziative per fornire cure alle persone con diabete, ma solo una minoranza può beneficiarne pienamente. Molti Paesi hanno riconosciuto la scala della pandemia e hanno messo in atto strategie nazionali per affrontarla, prevedendo misure per addestrare un maggior numero di operatori sanitari e per migliorare l’accesso ai farmaci. Tuttavia solo pochi hanno documentato il livello attuale delle cure per il diabete che sono in grado di offrire, o il livello della loro efficacia nel mantenere sotto controllo questa situazione a lungo termine. Un’indagine preliminare per la redazione del presente report ha preso in esame i dati disponibili provenienti da ventuno Paesi in tutto il mondo. Essa mostra che, di questi ventuno Paesi, un terzo non disponeva di dati sugli indicatori di trattamento, quali i livelli ematici medi di glucosio (HbA1c), pressione arteriosa e livelli di lipidi; un terzo non disponeva di dati relativi ai tassi di incidenza; e solo pochi disponevano di sistemi che documentassero gli indicatori chiave in banche dati dinamiche che permettessero una costante verifica su scala nazionale. È necessario uno sforzo considerevole per migliorare la conoscenza relativa ai progressi nella lotta contro il diabete, dove stiamo avendo successo e dove stiamo fallendo, e per comunicare ai decisori a tutti i livelli dove trovare esempi che siano di ispirazione per migliorare la propria azione. Il Changing Diabetes Barometer si ripromette di incoraggiare proprio questo. Inizia da dati molto limitati ed esempi provenienti da alcuni Paesi – India, Israele, Italia, Giappone, Svezia e U.S.A., con descrizioni di ulteriori iniziative provenienti da diversi altri Paesi e regioni – e si limi- 6 ta ai dati pubblicati. Le esperienze di questi Paesi vengono analizzate allo scopo di comprendere il potenziale per la realizzazione di migliori cure per il diabete, le difficoltà che sono state superate, e le prime indicazioni di successo. Dopo meno di dieci anni di esperienza, diversi dei Paesi che stanno già raccogliendo e analizzando sistematicamente i dati relativi alla cura del diabete sono stati in grado di mostrare miglioramenti significativi, non solo per quanto riguarda la fornitura dei dati, ma anche i risultati medici segnalati. Il Changing Diabetes Barometer evidenzia i loro successi ed incoraggia altri Paesi a costruire i propri sistemi di dati. E ancor più, li incoraggia a guardare i propri dati, a individuarne i punti deboli, ad imparare dagli altri e a decidere di rafforzare i propri sistemi. La Risoluzione dell’ONU sul diabete, adottata il 20 dicembre 2006, ha focalizzato l’attenzione pubblica e politica sul diabete a confronto con le malattie infettive che sono state alla ribalta per lungo tempo. Appena tre mesi più tardi, il Global Changing Diabetes Leadership Forum, organizzato da Novo Nordisk con il supporto della IDF, si è ripromesso di ispirare i partecipanti provenienti da tutti gli ambiti della cura del diabete ad attuare concreti miglioramenti nei propri Paesi. Il Forum ha stabilito che per gestire una situazione, è necessario poterla misurare, ed è necessario sapere come sta funzionando. Da questo ha avuto origine il Changing Diabetes Barometer. Obiettivi chiave Il Changing Diabetes Barometer si pone tre obiettivi: • descrivere la relazione esistente tra qualità della cura del diabete, riduzione delle complicanze e costi socio-economici, in modo da mettere tutti gli attori sociali ed istituzionali in condizione di operare scelte con cognizione di causa; • migliorare il trattamento attraverso lo stimolo all’apprendimento, sulla base della misurazione e del confronto dei risultati nel momento in cui tutti gli attori si forniscano un chiaro quadro dell’attuale qualità della cura del diabete nei propri Paesi; e • inspirare altri a seguire gli esempi delle best practice. A livello internazionale, il Changing Diabetes Barometer intende stimolare gli attori nazionali a misurare l’impatto dei propri sforzi ed imparare dagli esempi internazionali di best practice. Esso monitorerà i progressi in tutti i Paesi al fine di incoraggiare una forma costruttiva di concorrenza e, in futuro, creare standard di riferimento internazionali per prevenzione, progresso e trattamento del diabete. Diffonderà tali informazioni ed incoraggerà il dialogo tra i decisori e chi è deputatato a finanziare e gestire nel settore dell’assistenza sanitaria. A livello nazionale, il Changing Diabetes Barometer stimolerà un dialogo consapevole sulla necessità di misurare il progresso dei trattamenti. Sulla base dei risultati forniti dai Paesi che partecipano all’iniziativa ver- ranno realizzati dati che comprenderanno gli indicatori relativi alla prevenzione, al progresso e al trattamento del diabete, oltre che ad informazioni sull’esistenza e sulla portata delle strategie nazionali esistenti. Il confronto dei dati, sia tra Paesi diversi sia all’interno di ogni Paese, introduce l’idea di una concorrenza nell’assistenza sanitaria, ma si tratta di una concorrenza basata sulla sfida che tutti gli “attori” lanciano a se stessi per migliorarsi nell’ambito di una cultura che preveda l’utilizzo della misurazione dei risultati per apprendere e progredire, piuttosto che finalizzata alla semplice penalizzazione o esaltazione degli stessi. Sulla base di informazioni oggettive, sarà possibile stabilire localmente i piani di azione e i singoli obiettivi per migliorare la cura del diabete. La speranza è che con la crescita dell’iniziativa del Changing Diabetes Barometer e con il miglioramento quantitativo e qualitativo dei dati raccolti nei vari Paesi, in futuro sia anche possibile raccogliere una maggiore quantità di informazioni di tipo qualitativo su questioni relative alla qualità di vita degli individui affetti da diabete in relazione alla cura che ricevono (cfr. Capitolo 3). Questioni chiave Per poter esigere una qualità superiore nella cura del diabete, il Changing Diabetes Barometer deve prendere in considerazione pienamente i molti fattori che la rendono difficoltosa in molte parti del mondo. Il costo economico del diabete è ben documentato, tuttavia non è ancora ben recepito il messaggio che investire nello screening e in cure più efficaci risulterà, entro un tempo relativamente breve, in costi medici inferiori e in minore perdita di produttività. Con l’aumento dell’età della popolazione e dell’incidenza del diabete, diventa ancor più pressante l’esigenza di fermare la perdita di competenze ed esperienza tra la popolazione attiva. Il primo report “Changing Diabetes Barometer” getta le fondamenta di questo lavoro mediante un’analisi simulata al computer dei costi diretti in un Paese di cui sono disponibili i dati oggettivi: la Gran Bretagna (cfr. Capitolo 5). Partendo da tale analisi si può dimostrare che un migliore controllo dei livelli ematici di glucosio può ridurre i costi del 13% dell’assistenza sanitaria nel corso della vita dei pazienti. Se il potenziamento del trattamento è combinato con una diagnosi precoce, tali costi si riducono di fino al 21%. Così si scopre che grazie alla riduzione della spesa per far fronte alle complicanze del diabete, fino al 48% dei fondi disponibili utilizzati per il trattamento potenziato del diabete potrebbero essere spesi non sulle complicanze, ma piuttosto su una cura migliore ad uno stadio iniziale della malattia, con un impatto enorme sul mantenimento e sul miglioramento della qualità di vita del paziente. La presenza di operatori sanitari opportunamente formati ed in numero sufficiente, oltre che di personale con competenze nelle tecnologie dell’informazione, rappresenta una sfida nella raccolta dei dati, ma anche un’opportunità, per l’iniziativa del Changing Diabetes Barometer, di contribuire. Molti Ministeri della Salute nel mondo hanno sostenuto iniziative per formare un maggior numero di medici, infermieri e personale sanitario, in particolare per quanto concerne l’abilità di identificare il diabete ad uno stadio iniziale e di trattarlo in modo da limitare lo sviluppo di complicanze. Il Changing Diabetes Barometer, presentando informazioni basate su dati raccolti in tutto il mondo, evidenzierà quei punti dei sistemi di assistenza sanitaria in cui la necessità di intervento è maggiore. Incoraggiando gli sforzi finalizzati a rendere le informazioni più prontamente disponibili e confrontabili, questa iniziativa contribuirà alla costruzione delle competenze attraverso l’apprendimento da altri e il libero scambio di esempi di best practice. Molti Paesi in via di sviluppo presentano problemi gravissimi, tra i quali compaiono la mancanza di risorse finanziarie, la scarsa disponibilità di operatori finanziari e, per questi, la mancanza di occasioni di formazione adeguata e aggiornata. Ulteriori difficoltà potrebbero essere costituite da atteggiamenti culturali, ridotto accesso a farmaci e a alle cure ospedaliere e l’assoluta crescita della popolazione mondiale e delle distanze. In questi luoghi, sebbene i dati sulla cura del diabete possano essere addirittura più limitati, vi è una grande opportunità per dare inizio al processo di documentazione di ciò che è stato fatto, in modo da poter adottare provvedimenti per un ulteriore sviluppo. L’esperienza di altri Paesi può offrire delle soluzioni, e non c’è bisogno di re-inventare. L’accesso a cure adeguate è, naturalmente, una sfida anche per i segmenti di popolazione affetta da diabete non diagnosticato o trattato non correttamente nel mondo sviluppato. Si ribadisce allora che è necessario che tutto ciò sia misurato e compreso, e che i metodi efficaci per affrontare i problemi siano esaminati, condivisi ed applicati. Infine, poiché un’efficace auto-gestione del diabete costituisce uno dei fattori chiave nel mantenimento di un maggior benessere e una migliore qualità di vita per un numero maggiore di anni, anche gli elementi che ne influenzano il successo o il fallimento vanno misurati ed affrontati. Il Changing Diabetes Barometer e il futuro utilizzo di di strumenti di indagine sul modello DAWN possono rivestire un ruolo importantissimo nella raccolta di informazioni sui bisogni non soddisfatti e sulle modalità del miglioramento dei processi di cura. Una chiamata all’azione Questo è il primo report del Changing Diabetes Barometer. Esso stabilisce un programma di cambiamento ed è diretto a tutti coloro che appartengono alla comunità del diabete. Per rendere la cura del diabete più efficace e inclusiva, dobbiamo 7 innanzitutto sapere quali azioni sono già in atto e documentare il progresso della lotta contro il diabete. Tuttavia, la raccolta dei dati non può essere un mero esercizio accademico. I dati devono essere studiati e utilizzati per imparare dalle azioni esistenti, incoraggiando una forma costruttiva di concorrenza finalizzata alla costruzione di un migliore approccio alle politiche di cura del diabete, e ai processi decisionali clinici e personali. Il progetto Changing Diabetes Barometer è appena all’inizio. Unitevi ad esso e, insieme, cambieremo il diabete. 8 1. È tempo di lavorare insieme 1.1 Il diabete – Una storia di opportunità mancate Il diabete sta aumentando a tassi allarmanti in tutto il mondo con effetti devastanti tanto sugli individui quanto sulla società. La International Diabetes Federation (IDF, ‘Federazione Internazionale del Diabete’) attualmente stima che nel 2007 ad avere il diabete1 nel mondo sono 246 milioni di persone, che rappresentano il 6% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni. Ci si aspetta che tale numero raggiunga entro il 2025 i 380 milioni, ovvero il 7,3% della popolazione adulta. Molte di loro svilupperanno gravi complicanze mediche, che saranno alleviate, ma non curate, con costosi trattamenti ospedalieri. ... una barriera tra i pazienti e il loro obiettivo di ‘vivere normalmente’ La radice del problema del diabete sta nella nostra incapacità, in tutto il mondo, di offrire una cura veramente adeguata. Sebbene siano disponibili operatori sanitari, politiche di cura e trattamenti eccellenti, la triste verità è che solo una piccola percentuale delle persone con diabete è in condizioni di beneficiarne pienamente. Essendo una malattia cronica, il diabete impiega molti anni per fare il proprio corso e durante tale periodo di tempo la disponibilità di trattamenti di alta qualità, limitata da diverse ragioni, fa sì che molti patiscano una qualità di vita molto peggiore di quanto non sarebbe possibile, trovandosi di fronte ad una barriera tra sé e il proprio obiettivo di ‘vivere normalmente’ dando il proprio contributo alla società. La diagnosi precoce potrebbe ridurre significativamente il numero delle persone il cui diabete ha già causato altre complicanze mediche prima del momento della diagnosi stessa. In una notevole percentuale di casi il diabete non è diagnosticato affatto e quindi le persone affette non beneficiano di alcun trattamento, mentre molti di coloro i quali ricevono una diagnosi non riescono a raggiungere gli obiettivi del trattamento. 10 Figura 1: La regola della metà Tra tutte le persone con diabete Il 50% riceve una diagnosi Solo il 6% ha un esito positivo il 50% di questi riceve cure... ... e il 50% di questi raggiunge gli obiettivi del trattamento... e il 50% raggiunge i risultati desiderati La ‘regola della metà’ fu elaborata in studi sull’ipertensione2,3,4 e la si può applicare altrettanto bene al diabete. Per il diabete, la regola della metà racconta una storia di opportunità mancate lungo il percorso della cura e la decrescente efficacia degli attuali tentativi di combattere la malattia. Se, tra tutte le persone con diabete, solo il 50% riceve una diagnosi, molti non ricevono una cura adeguata e molti non raggiungono gli obiettivi del trattamento, allora solo una piccolissima percentuale riesce a vivere bene con il proprio diabete. Figura 2: Numero delle persone con diabete (PcD), nel mondo, 2006 ...stiamo conducendo la cura del diabete al buio A causa delle opportunità mancate nel garantire alle persone con diabete una vita migliore e più lunga, la società sostiene perdite enormi, sia attraverso i costi diretti sostenuti dai sistemi di assistenza sanitaria per il trattamento delle complicanze mediche, sia attraverso i costi indiretti anche maggiori sostenuti dalle economie nazionali di termini di perdita di produttività e benessere sociale. 70 60 50 40 30 Tutto ciò in aggiunta ai costi per gli individui e per le persone di cui sono a carico in termini di sofferenza umana e perdita di reddito. 20 10 0 Medio Oriente e Africa Settentrionale Africa sub-sahariana Sud-est asiatico Pacifico occidentale America latina Nord America Europa PcD prive di diagnosi (milioni) PcD diagnosticate ma non trattate (milioni) La sfida cresce con l’invecchiamento della popolazione mondiale e con l’adozione di stili di vita meno salutari. È particolarmente grave nei Paesi in via di sviluppo, dove, secondo le stime della IDF, entro il 2025 vi saranno 300 milioni sul totale mondiale di 380 milioni di persone con diabete. Figura 3: Tasso di diffusione mondiale di diabete e ridotta tolleranza al glucosio (IGT)*, 2007 e 2025 (età compresa tra i 20 e i 79 anni) PcD trattatate (milioni) Fonte: IDF Diabetes Atlas 20061 e Novo Nordisk Con riferimento al 2007 le percentuali reali delle persone diagnosticate, che ricevono il trattamento, che raggiungono gli obiettivi e che raggiungono i risultati desiderati variano notevolmente nelle diverse parti del mondo e con diversi regimi di trattamento. Il loro calcolo dipende dal livello di affidamento che si attribuisce ai dati ad ogni stadio. I dati pubblicati provenienti dai registri nazionali presentano il livello più elevato di affidabilità, ma in molta parte del mondo i dati disponibili non sono di natura molto più che aneddotica. Senza informazioni attendibili, non sappiamo come stiamo progredendo nella lotta contro il diabete e di conseguenza conduciamo la cura del diabete al buio. Sono necessarie misure trasparenti che permettano l’identificazione e la prioritarizzazione dei punti deboli nel ciclo del diabete, e che permettano di prendere provvedimenti, siano essi in termini di prevenzioni, diagnosi o trattamento efficace. 2007 2025 Tasso di diffusione del diabete (%) 6,0 7,3 Numero di persone con diabete (milioni) 246 380 Prevalenza IGT (%) 7,5 8,0 Numero di persone con IGT (milioni) 308 418 *Le persone con ridotta tolleranza al glucosio (IGT) presentano un rischio significativo di sviluppare forme di diabete di tipo 2. Fonte: IDF Diabetes Atlas 20061 1.2 Far fronte alla sfida La cura del diabete non migliorerà in modo significativo, specialmente di fronte a questa crescente pandemia, fino a quando non si siano costruite le fondamenta di una solida conoscenza circa la portata e l’efficacia delle cure attuali. Solo quando i risultati vengono misurati e confrontati è possibile diagnosticare i difetti nelle strategie, nei metodi di trattamento e nei sistemi di cura ed è quindi possibile apportare dei miglioramenti. I successi dei Paesi e delle regioni che si sono già avviati su questa strada possono costituire pietre di paragone per ispirare il cambiamento. 11 … solo quando si misurano e confrontano i risultati è possibile apportare miglioramenti L’attuale insieme di disparate iniziative nazionali per la raccolta di dati esige un approccio concertato per raccogliere le informazioni e documentare i progressi. Lo scopo tuttavia non è solamente la raccolta delle informazioni: questo è solo il primo passo. Invece, è necessario un consenso internazionale su come sviluppare miglioramenti misurabili e confrontabili lungo l’intero ciclo della cura del diabete. Attraverso l’attento esame e l’esatta definizione di quali dati informino meglio i soggetti pagatori e i decisori del settore sanitario, il processo decisionale permetterà di effettuare un solido investimento per il futuro. Se è possibile incoraggiare le iniziative nazionali e condividere liberamente i risultati e gli esempi di best practice, le informazioni fornite ai decisori saranno convincenti, contribuendo a portare il diabete fuori dell’oscurità. Le persone con diabete godrebbero di una migliorata qualità della vita e le risorse risparmiate dai sistemi sanitari evitando le complicazioni del diabete potrebbero essere reincanalate, mentre l’intera economia trarrebbe beneficio da una forza lavoro più produttiva. L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer costituisce una risposta a questa urgente e pressante necessità di un’azione concertata. 1.3 Il contesto del Changing Diabetes Barometer Gli sforzi finalizzati all’aumento della consapevolezza sul serio potenziale della pandemia del diabete cominciano ad avere effetto. Il 20 dicembre 2006 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione sul diabete sollecitando tutti gli Stati membri dell’ONU a prendere provvedimenti che comprendessero lo sviluppo di politiche nazionali per la prevenzione, il trattamento e la cura del diabete, in linea con lo sviluppo sostenibile dei propri sistemi di assistenza sanitaria, e tenendo in considerazione gli obiettivi di sviluppo convenuti a livello internazionale. La Risoluzione si è basata sul riconoscimento che il diabete, con la sua natura cronica e le sue complicanze debilitanti e costose, è una seria minaccia a questi obiettivi e che il rafforzamento della salute pubblica e dell’erogazione dell’assistenza sanitaria è cruciale per il loro conseguimento. 12 La Risoluzione dell’ONU è stata un successo importantissimo per la campagna Unite for Diabetes (‘Uniti per il diabete’) condotta dalla IDF perché per la prima volta i governi nazionali hanno riconosciuto la gravità della minaccia rispetto a malattie infettive come l’HIV/AIDS che per lungo tempo hanno focalizzato un maggiore interesse e apprensione. Changing Diabetes è un’iniziativa globale di Novo Nordisk, dedicata al tentativo di cambiare le cose per le persone con diabete: cambiare il modo in cui questa malattia è trattata, il modo in cui è vista nel mondo, e il modo in cui il suo futuro può essere controllato. Oltre che la ricerca scientifica e medica, un cambiamento concreto deve coinvolgere numerosi partecipanti e numerose azioni, attraverso il governo, le politiche della sanità pubblica in tutto il mondo, gli operatori sanitari e l’industria. Nel marzo 2007, ad appena tre mesi dall’adozione della Risoluzione dell’ONU, Novo Nordisk con il supporto della IDF ha organizzato un Global Changing Diabetes Leadership Forum, un evento eccezionale che ha riunito quasi 200 partecipanti fra politici, governi, organizzazioni internazionali, associazioni di pazienti, sistemi sanitari, università e mezzi di comunicazione. Il suo obiettivo era innescare un cambiamento in tutto il mondo, ispirando tutti coloro che sono coinvolti nella cura del diabete ad apportare concreti miglioramenti nei propri Paesi. Come risultato del Leadership Forum, Novo Nordisk si è impegnata a pubblicare annualmente un report "Changing Diabetes Barometer". Il Changing Diabetes Barometer raccoglierà le informazioni sull’andamento globale della lotta contro il diabete e sarà inoltre una fonte di ispirazione internazionale fornendo agli erogatori di assistenza sanitaria e ai decisori un quadro approfondito degli esempi di best practice che permetteranno di migliorare la cura del diabete. Il punto di partenza – Dati insufficienti Sin dal Forum Novo Nordisk, attraverso le proprie affiliate in tutto il mondo, ha raccolto informazioni basate sui dati disponibili sul diabete in ventuno Paesi. Tale indagine ha mostrato che, dei ventuno Paesi presi in esame, un terzo non disponeva di dati su indicatori del trattamento, quali HbA1c, pressione arteriosa e livelli lipidici; un terzo non disponeva di dati sui tassi di incidenza, e solo pochi disponevano di sistemi che documentassero importanti indicatori chiave in banche dati dinamiche che ne permettessero una verifica costante su scala nazionale. Prof. Elizabeth Teisberg: “Le aziende con cui ho parlato hanno scoperto che il costo della scarsa salute dei propri addetti è 2,5-3 maggiore dei costi diretti per i benefit sanitari. Di conseguenza il mancato investimento in cure di qualità è una visione miope che finirà per il costare di più .” L’impegno di Novo Nordisk nel miglioramento dei risultati dei pazienti si svolgerà con un meccanismo in tre parti. Innanzitutto, si stabiliranno i dati oggettivi non solo sulla portata del diabete in tutto il mondo – ben nota attraverso la IDF e altre fonti – ma anche la misura, i metodi, l’efficienza e i risultati degli interventi di assistenza sanitaria per il diabete. Per seconda cosa, verranno diffuse le informazioni ed si incoraggerà il dialogo tra decisori e i payers nel settore sanitario. Questo attirerà il sostegno dei prestatori di assistenza sanitaria e dovrebbe anche contribuire ad aumentare la comprensione e la consapevolezza pubbliche. La terza fase consisterà nell’utilizzare le informazioni ottenute per stimolare e sostenere iniziative e progetti che miglioreranno la cura del diabete. RE A R M IS R URA E Prof. Jean-Claude Mbanya: “Potete immaginare quanto siamo entusiasti nel mondo del diabete di essere parte di qualcosa che soddisferà le esigenze dei nostri operatori sanitari e soprattutto dei pazienti. Il Barometro arriva al momento giusto perché nel dicembre 2006 è passata la Risoluzione dell’ONU che dice esplicitamente che i Paesi dovrebbero sviluppare programmi nazionali per il diabete a seconda del livello dei loro sistemi di assistenza sanitaria. L’elaborazione di uno strumento che i Paesi possano utilizzare per tracciare una mappa dello sviluppo e dell’applicazione dei propri programmi sarebbe apprezzata moltissimo dalle comunità nazionali del diabete.” La riduzione della HbA1c media ha come risultato la diminuzione di casi gravi e l’aumento dei pazienti con controllo adeguato. Per esempio, riducendo la HbA1c media da 7,5% a 7,0%, entro il 2012 in Giappone potrebbero esserci 450.000 pazienti in più con un controllo adeguato, con un conseguente risparmio di fino a 125.000 anni-vita dei pazienti. Negli Stati Uniti, dove oltre 2,5 milioni di persone presentano una HbA1c oltre il 10%, la riduzione della HbA1c media da 11,8% al di sotto del 10% farebbe risparmiare fino a 2 milioni di anni-vita dei pazienti entro il 2012. M I GL I O RE Dr. Julio Frenk, ex Ministro della Salute del Messico: “I Ministri della salute devono dire ai Ministri delle Finanze che non si tratta solo di una questione umanitaria… Si tratta di una questione economica fondamentale perché sarà impossibile far crescere le nostre economie, diventare competitivi, e partecipare all’economia globale, a meno che non disponiamo di una forza lavoro in salute. È molto di più di una crisi della salute pubblica; è una questione di sicurezza perché il diabete indebolisce il tessuto della società.” L’impegno di Novo Nordisk NFRONTA CO Collaborando con altri attraverso l’iniziativa del Changing Diabetes Barometer, Novo Nordisk cerca di incrementare le misurazioni, sostenere l’apprendimento e provocare il miglioramento della cura del diabete nel mondo. 13 2. Questioni chiave 2.1 Lo sviluppo del cambiamento Il concetto di Barometro del diabete Nel settembre 2007, il Consiglio Consultivo del Changing Diabetes Barometer ha esplorato le questioni chiave per il Changing Diabetes Barometer, incluse le difficoltà per l’iniziativa e le opportunità che essa presenta e porta alla comunità del diabete. Il Consiglio Consultivo ha identificato quattro temi principali che si intersecano con l’iniziativa del Changing Diabetes Barometer e certamente, in modo più ampio, con la cura del diabete. Essi sono: • Aspetti economici nella cura del diabete; • La capacità e le competenze degli operatori sanitari coinvolti nella cura del diabete; • L’accesso alla cura; • La possibilità di partecipazione delle persone con il diabete e il miglioramento dell’auto-gestione. Il duplice costo del diabete si pone al centro del dibattito: il costo per l’individuo in termini di sofferenza e il costo per l’economia in termini di costi finanziari diretti per l’assistenza sanitaria, costi sociali, e perdita indiretta di produttività. L’economia della cura deve prendere in considerazione completamente il valore del paziente, dunque, puntare ad aumentare il valore per i pazienti significa che l’erogazione della cura deve essere riorganizzata lungo il suo intero ciclo. Il miglioramento lungo l’intero ciclo contribuirà a migliorare la qualità di vita della persona con diabete; si tratta di un’equazione tra una condanna, potenzialmente lunga, a disagi, disturbi e dolore, o un periodo di piacevoli e preziosi anni-vita. In fondo questo è l’intero scopo della cura: assicurare che le persone con diabete vivano più a lungo e meglio. Prof. Elizabeth Teisberg: “La questione fondamentale del servizio sanitario consiste nel miglioramento del valore dell’erogazione dell’assistenza prestata: il valore dei risultati in termini di salute in funzione del costo per il loro conseguimento.” Ci sono lezioni che si possono imparare da altre branche della medicina. Ad esempio, a seguito della pubblicazione dei risultati relativi al miglioramento delle procedure chirurgiche di by-pass coronarico, la mortalità si è ridotta del 41%; e si sono ottenuti eccezionali aumenti nell’aspettativa di vita (da una media di 18 anni a 33 anni) nella fibrosi 14 cistica, quando la pubblicazione di risultati ha portato a modifiche nelle pratiche di cura1. ... la pubblicazione dei risultati ha portato a modifiche nelle pratiche di cura Questi suggerimenti hanno portato all’idea di concorrenza nell’assistenza sanitaria, che tuttavia deve essere una concorrenza costruttiva basata sul fatto che tutti gli attori sfidino se stessi a fare meglio all’interno di una cultura che preveda l’utilizzo di risultati misurabili finalizzati all’apprendimento e al miglioramento piuttosto che alla penalizzazione o alla premiazione. Migliori cure del diabete genereranno un migliore rendimento dell’investimento rappresentato dalla spesa in assistenza sanitaria. La registrazione affidabile e confrontabile dei dati fornirà il materiale per l’analisi e lo stimolo all’apprendimento, portando all’identificazione delle sezioni migliorabili nella catena di erogazione delle cure. Il miglioramento di questi punti chiave in seguito sosterrà la prevenzione primaria; sosterrà la prevenzione secondaria per ridurre o ritardare le complicanze, ridurrà i costi ospedalieri, ridurrà la mortalità prematura, e libererà spese utilizzabili per altre necessità. Questo concetto offre vantaggi estremamente rilevanti a tutte le parti coinvolte: i payers e i decisori, gli operatori sanitari, e soprattutto alle persone con diabete. 2.2 Aspetti economici e diabete I costi del diabete sono molto significativi sia per l’individuo sia per l’economia più ampia, e sono in aumento. In quanto malattia cronica e non trasmissibile, il diabete impone oneri crescenti in termini di costi diretti dell’assistenza sanitaria e di costi indiretti di perdita di produttività, assistenza sociale e perdite finanziarie per l’individuo. L’utilizzo di nuovi approcci nella registrazione dei dati relativi alla cura del diabete contribuirà notevolmente al miglioramento della cura in sé e ridurrà i costi sia finanziari sia personali. Il Changing Diabetes Barometer metterà i fornitori di assistenza sanitaria in grado di confrontare le proprie pratiche con quelle che hanno ottenuto risultati migliori, e aiuterà sia i payers sia i decisori ad ottimizzare l’impiego delle risorse sfruttandole al meglio. … registrare i dati relativi alla cura del diabete ridurrà sia i costi finanziari sia i costi personali Il tasso di diffusione del diabete sta aumentando rapidamente tanto nei Paesi sviluppati quanto nei Paesi in via di sviluppo. La IDF stima un aumento da 246 milioni di persone con diabete nel mondo nel 2007 (6% degli adulti di età compresa tra i 20 e i 79) a 380 milioni entro il 2025 (7,3%)2. La regione del Pacifico Occidentale è quella che ha il più elevato numero di persone con diabete (67 milioni nel 2007), mentre il Nord America presenta il tasso di diffusione più elevato (9,2%). Si prevede che l’invecchiamento delle popolazioni sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo provocherà un aumento del tasso di diffusione del diabete. A meno che ad esso non corrisponda ad un aumento della spesa in assistenza sanitaria, l’invecchiamento accrescerà lo sviluppo delle complicanze a lungo termine del diabete, con gli elevati costi terapeutici ad esse associati. Gli altri fattori chiave per il diabete sono ormai profondamente radicati: la tendenza a diete di tipo occidentale basate su alimenti trasformati e la riduzione dell’attività fisica, che insieme contribuiscono a sovrappeso e obesità. Questi fattori sono presenti anche nei Paesi in via di sviluppo, dove gli stili di vita tradizionali stanno svanendo mentre la realtà economica incoraggia la gente a trasferirsi dalle zone rurali a quelle urbane in cerca di occupazione. L’industrializzazione nelle economie emergenti del mondo rende probabile che questo schema continui. I costi diretti dell’assistenza sanitaria In molti Paesi, la spesa per l’assistenza sanitaria è aumentata più velocemente della crescita del PIL pro capite3 e sta sottraendo una parte crescente dei bilanci dei governi, dei datori di lavoro e degli individui. Si stima che il trattamento e le strategie per la prevenzione del diabete nel mondo nel 2007 ammontino a 232 miliardi di dollari statunitensi e che aumenteranno fino a 302,5 miliardi entro il 20254. L’aumento del tasso di diffusione delle malattie non trasmissibili rispetto a quelle infettive significa che la crescente domanda sui bilanci sanitari dei governi potrebbe causare una concorrenza critica all’interno dell’assistenza sanitaria e tra questa e altri servizi pubblici per aggiudicarsi i fondi. ... L’entità della spesa dovrebbe esigere che i progressi siano misurati Mentre nei Paesi a basso reddito la spesa per il diabete è quasi completamente convogliata verso i farmaci per l’abbassamento del livello ematico di glucosio, nei Paesi industrializzati fino al 75% dei costi per l’assistenza sanitaria relativa al diabete sono rappresentati da denaro speso per il trattamento ospedaliero delle complicanze. L’entità della spesa e la sua variazione dovrebbero esigere che i progressi siano misurati e registrati, ma questo non è ciò che avviene attualmente. I costi indiretti per la produttività e per gli individui Le conseguenze sociali ed economiche del diabete assumono forme molto differenti nelle diverse parti del mondo. I costi dei trattamenti e delle cure specialistiche nel mondo sviluppato possono essere stimati in termini di mercati. Ma nel mondo in via di sviluppo, gran parte di tale costo è influenzata da distorsioni dei prezzi nel settore dell’assistenza sanitaria, dal fatto che le persone non possono permettersi trattamenti e cure e di conseguenza non li ricevono, e dal fatto che una porzione molto ampia dell’economia è informale (attività economiche non registrate, baratto, agricoltura di sostentamento, e produzione domestica di cibi e servizi). Il motivo per cui si prende questo in considerazione è il fatto che il diabete colpisce le persone alla base della loro capacità di generare mezzi economici per sostenere il proprio tenore di vita. Gli effetti medici e psicosociali del diabete danno origine anche a costi per la società. Il diabete può implicare prestazioni lavorative al di sotto del livello ottimale da parte degli addetti, assenze dal lavoro a causa di malattia o per esigenze terapeutiche, pensionamento precoce per invalidità, e morte prematura. Il suo costo per la produttività nazionale dipende dallo stato di evoluzione dell’economia e dalla quantità di popolazione in età lavorativa, come si può vedere nell’esempio che considera cinque Paesi con caratteristiche diverse. Confrontando Cina e India, ad esempio, si può vedere come perdite di produttività molto simili in termini assoluti hanno un impatto molto superiore in India in funzione del PIL. 15 Figura 4: Effetto del diabete sulla produttività in cinque Paesi 2007 Perdita di produttività (miliardi di dollari) Perdita di produttività (% del PIL) Cina Danimarca India G.B. U.S.A. 20,5 1,3 20,4 3,3 41,4 0,6 0,4 1,9 0,1 0,3 Fonte: Economist Intelligence Unit5 Il diabete è anche la causa di ingenti costi indiretti che dei quali si è concordi nel valutare che sono di molto superiori a quelli per la fornitura dell’assistenza sanitaria. Le persone con diabete subiscono perdite di reddito se devono lasciare il lavoro e si trovano anche ad affrontare la prospettiva di una pensione inferiore. La cura può esser fornita da servizi pubblici o da membri della famiglia che a loro volta è possibile incorrano in perdite di reddito per fornire la cura. ... i costi indiretti sono di molto superiori rispetto a quelli dell’assistenza sanitaria A tale livello personale, la maggior parte dei Paesi industrializzati ha disposto sistemi di assicurazioni mediche e/o servizi di assistenza sanitaria sovvenzionati dal governo, in modo che la pressione finanziaria non si aggiunga alle sofferenze fisiche causate dal diabete. Tuttavia, in numerosi Paesi in via di sviluppo, le persone con diabete sono costrette a pagare i costi dei propri trattamenti medici. Ad esempio, in India per coprire tali costi è necessario fino al 25% del reddito familiare, mentre il 30% delle famiglie povere in Cina hanno attribuito la propria condizione ai costi per le cure mediche6. L’eliminazione dello squilibrio economico L’attenzione si sta ora concentrando su come sia possibile contenere questo schema di costi e sofferenze in continuo aumento. L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer nel riunire gli sforzi attuali e migliorare la registrazione dei dati relativi alla cura del diabete nel mondo darà un chiaro contributo. Identificherà i punti deboli della catena costituita da prevenzione primaria del diabete diagnosi trattamento del diabete e prevenzione delle complicanze trattamento delle complicanze in modo che sia possibile prendere provvedimenti per migliorarli. 16 Negli ultimi 20 anni si sono accumulate numerose prove7 del fatto che un efficace controllo del livello ematico di glucosio, accompagnato dal controllo della pressione arteriosa, previene o riduce le complicanze. I nuovi studi di cui si tratta al Capitolo 5 di questo elaborato stanno ora dimostrando il guadagno potenziale in termini di aspettativa di vita e ritardata insorgenza di complicanze dipendenti dal diabete a seguito della diagnosi precoce del diabete e del controllo intensivo del glucosio nel sangue. Tali studi dimostrano che è possibile raggiungere l’equilibrio tra investimento in cure più efficaci ad uno stadio iniziale del diabete e il rendimento di tale investimento. Tale ritorno non è costituito solo dall’enorme miglioramento della qualità di vita della persona con diabete per un periodo più lungo, ma anche da un consistente risparmio dei costi sia diretti che indiretti descritti sopra, a causa dell’incidenza, prevenuta o ritardata, delle complicanze. Professor Ashok Kumar Das: “Trattare il diabete in modo adeguato è economico, e non trattarlo è costoso.” 2.3 L’aumento delle capacità e delle competenze degli operatori sanitari coinvolti nella cura del diabete Le attuali capacità e competenze degli operatori sanitari nell’ambito del diabete rappresentano sia una sfida che un’opportunità per questa iniziativa. Per far sì che i sistemi di registrazione del Changing Diabetes Barometer documentino le prestazioni nella cura del diabete e la migliorino, una delle principali preoccupazioni consiste nell’assicurare la presenza di un numero sufficiente di operatori sanitari adeguatamente formati. Il numero di medici e infermieri è lontano dall’essere adeguato in molti Paesi in via di sviluppo. Al contrario, nelle regioni sviluppate, alcuni dei casi presi in esame nel Capitolo 4 mostrano come alcuni medici inizialmente abbiano opposto resistenza al cambiamento, sospettando che la raccolta di dati potesse essere impiegata per criticare le loro prestazioni. Garantire un numero adeguato di operatori sanitari è una questione di cui si devono occupare i Ministri delle Finanze e della Salute di ogni Paese. Nel contesto specifico del diabete, sono già in corso diverse iniziative, ad esempio i programmi di formazione di medici, infermieri e personale ausiliario in India e le ulteriori competenze specifiche sul diabete offerte agli operatori in Svezia (cfr. Capitolo 4). L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer e gli altri sforzi fatti dalla comunità internazionale coinvolta nel diabete, in particolare quelli della IDF e le sue attività correlate alla Giornata Mondiale del Diabete e alla Risoluzione dell’ONU, contribuiranno ad attirare l’attenzione dei governi del mondo sulla pandemia del diabete e sulla necessità di risorse mediche per frenarla. Il Changing Diabetes Barometer fornirà e condividerà soluzioni e aumenterà la consapevolezza sui problemi I professionisti sanitari, naturalmente, richiederanno una giustificazione che motivi la raccolta e a condivisione dei dati relativi al trattamento del diabete. L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer deve dimostrare che prendervi parte porterà benefici e non oneri. È necessario fornire spiegazioni e garanzie rispetto al fatto che la condivisione dei risultati dei propri interventi sanitari non ha lo scopo di innescare giudizi di merito. Al contrario, il barometro è concepito come una fonte di riferimento per mostrare i risultati ottenuti da altre organizzazioni gemelle / ospedali / centri di cura primari rispetto ai quali ogni medico o centro di cura può valutare i propri risultati. Il Changing Diabetes Barometer fornirà e condividerà soluzioni e aumenterà la consapevolezza dei problemi, edificando sull’esperienza di coloro che hanno già incontrato problemi nei loro propri sistemi di dati e li hanno superati. Nel costituire tali sistemi, le organizzazioni che hanno già attraversato questa procedura sono risolute nell’affermare che la raccolta dei dati non dovrebbe aumentare il carico di lavoro degli operatori sanitari, e che essi dovrebbero essere reperiti nel corso delle normali consultazioni di routine. Il personale medico che vi contribuisce dovrebbe essere incoraggiato ad analizzare i propri dati e agire di conseguenza, e non a limitarsi a fornirli in un file di archiviazione. Prof. Soffia Gudbjörnsdottir: “La sfida con consiste tanto nel far raccogliere i dati quanto piuttosto nel far sì che gli operatori sanitari imparino a guardare i propri dati regolarmente e a verificarne la qualità. Questo è un modo per condurre l’operazione. Noi abbiamo registrato dati per dieci anni, ma fare questo soltanto non è di alcuna utilità.” Il sistema dei dati dovrebbe incoraggiare la partecipazione attiva sulla base del fatto che esso fornirà una migliorata comprensione di ciò che sta funzionando bene, o non troppo bene, nelle proprie procedure. Sarà probabilmente necessario mantenere l’anonimato nella fase di trasmissione dei dati, per lo meno inizialmente: chi istituirà i registri dovrà valutare le condizioni nazionali per decidere se questo è essenziale, o se i singoli centri che forniscono i dati potranno essere eventualmente identificati dopo un certo periodo di tempo. Dr. Julio Frenk: “Una difficoltà che non dovremmo sottovalutare è il pericolo che chi fornisce i dati si senta sfruttato, l’altra è costituita dal mancato utilizzo dei dati.” Inoltre è importante che i dati forniti non mostrino solamente che è stata effettuata una misurazione, ma anche i suoi risultati. Ad esempio, lo UK Quality and Outcomes Framework (QOF8, ‘Quadro di riferimento della qualità e dei risultati’) prevede non solo il calcolo della percentuale di pazienti la cui HbA1c è stato misurata negli ultimi 15 mesi, ma anche la percentuale di coloro che hanno ottenuto una HbA1c inferiore al 7,5%. Solo se si mostrano i risultati, gli altri possono sapere cos’è si è ottenuto. Questo autentico impegno tra i professionisti del settore sanitario volto all’erogazione della migliore cura possibile ai propri pazienti, e il loro desiderio di affrontare le difficoltà, siano esse relative al numero di operatori sanitari o alle proprie conoscenze, suggerisce l’esistenza di un potenziale per una forte partecipazione a questa iniziativa. Esiste la prova, proveniente da Paesi che già dispongono di un registro nazionale del diabete, che i dottori desiderano adottare le best practice dei propri colleghi e competono attivamente per elevare lo standard delle proprie prestazioni. ... medici e pazienti saranno in grado di elevare i propri standard Mediante l’analisi comparativa delle prestazioni, la condivisione degli esempi di best practice e l’aperto scambio di conoscenze e risultati, medici e pazienti saranno in grado di elevare i propri standard. Con il Changing Diabetes Barometer a fornire un contesto accettato per il dialogo sulla cura del diabete, tutti gli attori saranno in grado di impegnarsi nel dibattito sulla distribuzione delle risorse e sulla definizione delle priorità. 17 Tecnologie dell’informazione (IT) 2.4 L’allargamento dell’accesso alla cura Gli ostacoli che potrebbero ostacolare lo sviluppo del Changing Diabetes Barometer sono costituiti dall’inadeguatezza di sistemi informatici e di personale opportunamente formato in grado di utilizzare i database (particolarmente limitato in alcuni paesi in via di sviluppo), e la garanzia di finanziamenti per la raccolta dei dati: un altro esempio di investimento iniziale che promette un rendimento successivo. È inoltre necessario un investimento per stabilire meccanismi che assicurino la validità dei dati per eliminare ogni dubbio in merito alla possibilità di manipolazione. Laddove prima dell’istituzione del registro non fossero operativi dei sistemi informatici, la si può considerare come una grande opportunità per creare sistemi che utilizzino software e formati di file standardizzati. La disponibilità di informazioni resa possibile dalla tecnologia – computer, internet e telefoni cellulari – può ora essere utilizzata per aumentare notevolmente la partecipazione delle persone con diabete e sostenere gli sforzi degli operatori sanitari, in particolare in relazione al monitoraggio dell’autogestione e della compliance alla terapia. I problemi specifici dei Paesi in via di sviluppo Dr. Jonathan Betz Brown: “Alcuni degli aspetti che consideriamo barriere in realtà costituiscono delle opportunità. Il fatto che nella maggioranza dei Paesi non si siano raccolti dati relativi ai risultati o ai procedimenti è un’enorme opportunità per farlo in modo standardizzato così che siano possibili confronti. ... . Il potere dei dati nel modificare i comportamenti sembra essere parzialmente correlato alla presenza di incentivi, ma talvolta i dati in sé sono talmente imbarazzanti da creare un incentivo essi stessi.” Sebbene possa essere molto difficile per i Paesi privi di dati dare inizio al procedimento, l’esperienza dell’Italia (cfr. Capitolo 4) ha dimostrato che la raccolta dei dati è in grado di ottenere, con il tempo, il supporto dei decisori del servizio sanitario per lo sviluppo di una cultura di concorrenza costruttiva e della partecipazione dei pazienti che si combineranno per migliorare la cura e, successivamente, per ridurre i costi. Prof. Elizabeth Teisberg: “La misurazione e l’analisi dei risultati si ripaga da sé, nel tempo: non possiamo permetterci di non farle. I miglioramenti nell’assistenza sanitaria abbatteranno costi specifici .” 18 Il trattamento del diabete e la sua valutazione nei Paesi in via di sviluppo presenta problemi notevoli: risorse finanziarie, disponibilità di operatori sanitari e di infrastrutture a loro sostegno, disponibilità di formazione adeguata e aggiornata. Gli sforzi potrebbero essere resi difficili da atteggiamenti culturali e resistenze al cambiamento, dal trovarsi di fronte all’accesso limitato a farmaci e ospedali, e dal doversi confrontare con l’assoluta enormità delle dimensioni di popolazioni e distanze che comportano catene di fornitura inaffidabili. La grande maggioranza delle persone dei Paesi in via di sviluppo è costretta a pagare da sé, in parte o totalmente, i propri farmaci, o semplicemente non ne dispone. Per molti anni l’attenzione degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo si è incentrata sul controllo di malattie infettive, quali l’HIV-AIDS, la malaria e la tubercolosi. Eppure la crescita delle malattie croniche già impone costi considerevoli e la Banca Mondiale stima che esse diventeranno una delle principali cause di morte nei Paesi a basso reddito entro il 20159. L’innalzarsi dell’aspettativa di vita per tutti i gruppi di età, la diminuzione dei tassi di fertilità, un miglior controllo delle malattie infettive, e le modifiche allo stile di vita con più fumo, cattiva alimentazione e mancanza di attività fisica, indicano che le malattie non trasmissibili diventeranno un problema molto rilevante per i Paesi in via di sviluppo. I sistemi sanitari dovranno essere adattati per gestire il numero crescente di persone anziane che necessiteranno di cure a lungo termine accanto all’attuale attenzione diretta alle malattie infettive acute. Circa i tre quarti dei casi di invalidità derivante da malattie non trasmissibili, tra cui il diabete, nei paesi a basso e medio reddito colpiscono persone di età compresa tra i 15 e i 69 anni, al culmine della loro produttività economica. La malattia cronica nei Paesi in via di sviluppo spesso costringe le famiglie a finanziare da sole i trattamenti, o a togliere membri della famiglia dal posto di lavoro o da scuola perché si prendano cura dei parenti. La Banca Mondiale stima che i costi diretti del diabete sono compresi tra il 2,5 e il 15,0% dei bilanci annuali per l’assistenza sanitaria, a seconda del tasso di diffusione locale e del livello di complessità dei trattamenti disponibili. Tra i paesi a basso e medio reddito, i più elevati costi totali correlati al diabete sono quelli rilevati in America Latina e ai Caraibi, dove l’onere economico del diabete è stato stimato in 65 miliardi di dollari statunitensi all’anno. La limitata quantità di risorse stanziate per la cura dei diabete dai Ministeri della Salute in molti Paesi in via di sviluppo hanno anche condotto a limitazioni nell’automonitoraggio del glucosio, che è fortemente raccomandato dalle attuali linee guida relative alla prassi corretta. In molti Paesi i misuratori di glucosio e le strisce per l’esame della glicemia non sono disponibili o sono limitati alle persone in terapia con almeno due somministrazioni al giorno di insulina; le strisce per l’esame delle urine sono un alternativa che potrebbe essere resa molto più ampiamente disponibile10. Uno dei principali corsi di azione per migliorare questa situazione consiste nell’educare e organizzare altre iniziative per promuovere la modifica dello stile di vita, finalizzate in particolare al miglioramento dell’alimentazione e dell’attività fisica e offerte in contesti molto vari, ad esempio nella comunità, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Esiste la cruciale opportunità di effettuare lo screening per il diabete e altre malattie non trasmissibili durante normali controlli medici e fornire trattamenti adeguati ad uno stadio il più precoce possibile. La principale iniziativa di base per rafforzare questi sforzi consiste nell’incoraggiare al conseguimento di redditi più elevati attraverso la crescita economica. Il Changing Diabetes Barometer può contribuire a queste azioni misurando la scala del problema, specialmente in relazione all’identificazione delle persone con diabete non diagnosticato e di coloro che necessitano di provvedimenti di prevenzione secondaria per ridurre l’insorgenza di complicanze. Molte iniziative pratiche degne di nota sono state avviate nell’ambito del Programma di partnership mondiale di Novo Nordisk al fine di affrontare i problemi specifici dei Paesi in via di sviluppo, mediante partnership con le persone e organizzazioni interessate a livello locale. Tali progetti hanno generalmente riscontrato un’iniziale mancanza di sostegno e di volontà politica da parte dei governi rispetto alla prevenzione del diabete, e molti Paesi non disponevano di alcun programma per il diabete11. L’erogazione dell’assistenza sanitaria era spesso inefficace a causa della mancanza di attrezzature, servizi e infrastrutture. Tra le iniziative realizzate vi sono stati un programma di formazione a distanza per medici in Bangladesh, il rafforzamento delle cliniche per il diabete in Tanzania e l’addestramento alla gestione insulinica dei medici di base in Malesia. via di sviluppo, che hanno incluso il sostegno per la preparazione da parte di tali Paesi di linee guida in materia di prassi del diabete, ad esempio, nell’Africa Sub-sahariana, e la mobilitazione di sostegni multipli per la Risoluzione dell’ONU sul diabete. La rilevanza del Changing Diabetes Barometer rispetto agli ingenti problemi pratici, finanziari e politici nei Paesi in via di sviluppo è duplice. A livello internazionale rappresenterà una forte argomentazione per convincere governi e decisori dell’urgenza vitale dell’affrontare il crescente impatto del diabete. A livello nazionale, l’iniziativa presenterà consigli pratici su come realizzare cure migliori. Ovviamente, non tutte le esperienze saranno rilevanti e appropriate per tutti, ma nel Changing Diabetes Barometer vi sono le prassi e le modalità migliori per conseguire dei miglioramenti, selezionabili per contribuire in un’ampia varietà di altri Paesi. Diagnosi precoce, screening e prevenzione Naturalmente, anche l’accesso a cure appropriate è una questione importantissima nel mondo in via di sviluppo per coloro che sono a rischio, ma non ne sono consapevoli, non hanno ricevuto una diagnosi o stanno ricevendo un trattamento inadeguato. Il format iniziale del Changing Diabetes Barometer comprenderà le misurazioni del IMC (come indicatore degli sforzi di prevenzione), del tasso di diffusione del diabete e della HbA1c media (come indicatore della qualità del trattamento del diabete). Questi primi tre indicatori sono da considerarsi il punto di partenza per la raccolta dei dati sull’intero corso del diabete. Sullo sfondo della crescente diffusione del diabete e della sua lenta progressione, l’attenzione si è focalizzata sulla possibilità di intervenire e ritardare o fermare lo sviluppo degli stadi successivi. In particolare, si è dimostrato che la diagnosi precoce riduce lo sviluppo delle complicanze del diabete. Le azioni di prevenzione primaria attuate con persone che presentano una ridotta tolleranza al glucosio (IGT) possono rallentare o prevenire la sua progressione in diabete. Il trattamento intensivo dopo la diagnosi può ridurre o ritardare la comparsa di complicanze: questa è la prevenzione secondaria. Tutti questi possibili interventi sono chiaramente benèfici sulla qualità di vita complessiva degli individui12. Un efficace intervento medico è dunque essenziale al fine di rallentare o fermare la progressione della malattia in ognuno di questi stadi. A livello politico, la World Diabetes Foundation ha anche sostenuto numerose iniziative per aumentare la consapevolezza del diabete e dei suoi oneri tra i decisori e le comunità di assistenza sanitaria nei Paesi in 19 Successivamente, il Changing Diabetes Barometer dovrebbe tentare di effettuare accertamenti più completi nell’importante ambito di coloro che non hanno ricevuto una diagnosi e della popolazione a rischio di diabete, nonché di coloro che sono già in terapia. Lo screening di intere popolazioni alla ricerca di segni di diabete o IGT non è considerato economicamente attuabile, ma uno screening opportunistico mirato a quei segmenti della popolazione che sono probabilmente a rischio potrebbe risultare altamente efficace. Lo sviluppo del diabete può spesso essere fermato mediante semplici modifiche dello stile di vita, e in particolare con il controllo di sovrappeso e obesità mediante dieta, aumento dell’attività fisica, trattamento farmacologico o mediante una combinazione di questi metodi. Tuttavia la mera distribuzione delle informazioni su stili di vita salutari è insufficiente a cambiare i comportamenti in modo efficace a meno che altre componenti della società non promuovano uno stile di vita attiva e un’alimentazione sana. La IDF ha sviluppato un approccio alla popolazione su larga scala per la prevenzione dei diabeti di tipo 2, finalizzato a provocare rilevanti modifiche alla salute per un’ampia percentuale della popolazione. Alcuni Paesi hanno iniziato a sviluppare e applicare un piano nazionale di prevenzione del diabete proprio con questo fine e coinvolgendo numerosi gruppi, tra cui scuole, comunità religiose e etniche, l’industria (marketing, politiche di investimento, sviluppo dei prodotti) e luoghi di lavoro (promozione sanitaria all’interno dell’ambiente di lavoro). Il primo Paese è stato la Finlandia, il cui “Programma di Sviluppo per la Prevenzione e la Cura del Diabete in Finlandia 2000–2010”13 prevede una strategia finalizzata alla promozione della salute nell’intera nazione, una strategia individuale per chi presenta un rischio elevato, e una strategia di diagnosi precoce e gestione per chi è stato appena colpito dall’insorgenza da diabete di tipo 2. Tale programma si fonda sulla riduzione del 58% dell’incidenza del diabete mediante consigli dietetici e fisici conseguita nello studio finlandese di prevenzione del diabete in cui i pazienti che hanno soddisfatto per l’80% i propri obiettivi di propria dieta, attività fisica e perdita di peso non hanno sviluppato il diabete14. 20 2.5 Il miglioramento dell’autogestione – La valutazione degli indicatori non clinici La cura del diabete per essere efficace richiede la stretta collaborazione tra il team di operatori sanitari e la persona con il diabete. Questo richiede che i pazienti siano educati in modo da poter comprendere pienamente la propria malattia e l’impatto delle proprie azioni su di essa; e che i pazienti ricevano informazioni appropriate e tempestive, in incontri tra medici e pazienti modellati in modo che questi ultimi siano coinvolti e resi partecipi e possano controllare il proprio diabete, invece che il contrario. Il Changing Diabetes Barometer deve sviluppare modalità di misurazione e comunicazione degli esempi di best practice in merito all’autogestione efficace e per l’erogazione di supporto psicosociale alle persone con diabete. Il sostegno all’autogestione dei pazienti e l’iniziativa DAWN Meno della metà delle persone con diabete conseguono un livello ottimale di salute e di qualità di vita non ostante la disponibilità di farmaci efficaci. Sulla base di uno studio del 2001 che ha coinvolto oltre 5.000 persone con diabete e 3.000 operatori sanitari nell’ambito del diabete in 13 Paesi, il programma DAWN ha stabilito una nuova conoscenza sulle reali barriere all’autogestione ottimale. Ha inoltre studiato dei modi per affrontare le deficienze nell’accesso al supporto psicosociale da parte del sistema di assistenza sanitaria e della comunità17. I successivi vertici internazionali DAWN, che hanno coinvolto tutti gli attori chiave, hanno portato alla DAWN Call to Action18 che è impiegata come fondazione della promozione della cura del diabete integrata dall’autogestione, basata sul team e incentrata sul paziente, e più recentemente per iniziative di applicazione su larga scala. Cruciale in questo processo è il maggior livello di educazione e informazione per le persone con diabete, tra cui l’incoraggiamento dei ‘pazienti esperti’ che possono trasmettere la propria conoscenza ad altre persone con diabete, alle strutture sanitarie e alla comunità in generale, creando una maggiore e più generale consapevolezza e comprensione del fenomeno. Molte iniziative DAWN hanno esplorato le opzioni più efficaci per fornire informazioni alle persone con diabete, tra cui l’uso di grafica indipendente dalla scrittura, sistemi informatici e software per sostenere l’uso dei questionari DAWN nella cura quotidiana del diabete. Anche il sostegno psicosociale è vitale nell’aiutare le persone ad assumersi il compito di gestire la propria malattia a lungo termine. Il programma di ricerca traslazionale DAWN MIND (Monitoring Individual Needs of people with Diabetes, ‘Monitoraggio delle esigenze individuali delle persone con diabete’) sta lavorano in dodici centri primari nel mondo per contribuire a sostenere le persone con diabete e coloro che se ne prendono cura a gestire i problemi psicologici che insorgono nella preparazione dei piani di cura individuali, e incoraggia la partecipazione personale nel processo decisionale che comportano. La formazione nell’ambito dell’autogestione è un’area critica che può essere impartita sia gli studenti di medicina sia ai pazienti esperti. Lo studio originale DAWN del 2001 ha mostrato che molti pazienti sperimentano stress emotivo derivato dal proprio diabete e che più della metà degli operatori sanitari non si sente preparato per identificare tali problematiche in modo adeguato nell’esercizio della propria professione17. Sondaggi L’esperienza ottenuta da DAWN sui risultati dei sondaggi nazionali sui desideri e le esigenze dei pazienti sono stati presi in considerazione nello sviluppo di molte iniziative di cura del diabete su larga scala, ad esempio in Polonia, Germania, Danimarca, Taiwan, Italia, Messico, Colombia, Argentina, Grecia, Giappone, Paesi Bassi, Russia, Ucraina e U.S.A.. Ai sondaggi originali segue l’analisi da parte di esperti su quanto i sistemi sanitari nazionali stiano tenendo in considerazione le esperienze e le preoccupazioni dei pazienti. In Italia, con la supervisione del Ministro della Salute, i sondaggi nazionali DAWN condotti tra adulti, giovani e migranti stanno fornendo le fondamenta della strategia nazionale per il diabete. L’accesso all’insulina è stato studiato dalla IDF in tre sondaggi separati condotti a partire dal 199219 e che hanno rilevato una variazione molto ampia della sua disponibilità in varie parti del mondo, così come anche della disponibilità di strisce per l’esame della glicemia. Le strisce per l’esame delle urine sono maggiormente disponibili ma il loro utilizzo sembra diminuire senza che vi sia un corrispondente aumento nell’uso delle strisce per la glicemia, il che suggerisce che un numero crescente di persone potrebbero non essere affatto testate. L’indagine del 1997 ha mostrato che spesso l’insulina, le siringhe e gli aghi non sono disponibili a causa del loro prezzo o di problemi di trasporto. Solo 48 dei 120 Paesi esaminati erano in grado di fornire un costante accesso all’insulina a chi ne aveva bisogno. Il dato peggiore in relazione all’accesso all’insulina è stato riscontrato in Africa mentre il migliore lo si è avuto in Europa. Il programma DAWN15 (Diabetes Attitudes, Wishes and Needs, ‘Atteggiamenti, desideri ed esigenze nel diabete’) intende migliorare i risultati dei pazienti mediante la comprensione dei pazienti in quanto individui. DAWN è stato lanciato da Novo Nordisk nel 2001 in collaborazione con la IDF e un gruppo consultivo internazionale16. Dato che ha già stabilito l’opportunità, a livello mondiale, di includere considerazioni relative alle esperienze e alle esigenze dei pazienti nei programmi nazionali per la cura del diabete è stato naturale attingere alle conoscenze acquisite dal programma DAWN nella preparazione del Changing Diabetes Barometer. I sondaggi e i questionari, come esemplificato dalle indagini DAWN, possono essere utilizzati per raccogliere informazioni tra gli individui su questioni ‘non cliniche’ come l’accesso ai farmaci e la qualità dell’autoterapia. Il Changing Diabetes Barometer dovrebbe prendere in considerazione l’impiego di sondaggi per integrare i dati biochimici obiettivi, e in particolare per fornire informazioni su questioni quali l’accesso ai farmaci, lo stile di vita, la qualità della vita e la qualità dell’autoterapia. Dr. Jonathan Betz Brown: ”La maggioranza di questi Paesi è alquanto povera, quindi i metodi di indagine sono alquanto economici. I sondaggi permettono di controllare come sono definiti gli indicatori, come vengono raccolti i dati e come viene definita la popolazione.” Dr. Julio Frenk: “Vi è un grande valore nel confronto a livello internazionale specialmente in considerazione delle enormi differenze che troveremo nel mondo, soprattutto per quanto attiene tasso di diffusione e incidenza. Possiamo anche individuare alcuni indicatori generali delle prestazioni del sistema sanitario e, a parte i risultati concreti, se viene loro misurata la pressione arteriosa o meno è un aspetto che rivela molto rispetto all’accesso al sistema sanitario.” 21 2.6 Sommario delle questioni chiave – Il miglioramento della qualità di vita dei pazienti Lo sviluppo del Changing Diabetes Barometer richiede che vengano presi in considerazione numerosi fattori che contribuiscono al quadro, oggi disponibile in modo molto incompleto, della cura del diabete nel mondo. L’impatto economico del diabete, sia diretto sia indiretto, è chiaramente uno dei principali fattori motivanti al miglioramento della cura, non solo per le sue implicazioni sui bilanci della sanità nazionale, ma anche per le ricadute sulle persone con diabete. L’aspetto economico rende palese la spiacevole verità che milioni di persone al mondo attualmente hanno poche possibilità di ottenere il livello di cura del diabete che è ora accessibile a relativamente pochi. L’istituzione del Changing Diabetes Barometer è essenziale per la realizzazione di meccanismi che misurino la cura del diabete, e per dimostrare il rendimento risultante dagli investimenti per il miglioramento di tale cura. Strettamente collegato al problema del costo economico vi è quello della disponibilità di operatori sanitari adeguatamente formati e in numero sufficiente da poter offrire una cura migliorata, oltre alla quantità e qualità del personale formato nelle tecnologie dell’informazione. Numerose iniziative sono già state avviate per incrementare il personale medico e le infrastrutture, oltre a provvedimenti innovativi, come la formazione di professionisti non specializzati per l’assistenza nello screening sanitario di base; ma anche molte altre iniziative sono necessarie. Il Changing Diabetes Barometer identificherà le aree primarie in cui sono necessari ulteriori contributi, come ad esempio il mantenimento dello stato di salute e la prevenzione del diabete, il suo trattamento o la prevenzione delle complicanze, e l’elaborazione di meccanismi per apportare miglioramenti dalle esperienze maturate da altri. L’accesso alla cura è naturalmente una questione importantissima, in particolare nei Paesi in via di sviluppo come anche in quelle situazioni in cui popolazioni migranti e itineranti sono prive della stabilità basilare a sostegno del trattamento medico per una malattia cronica. Le azioni come il Changing Diabetes Barometer possono fornire prove preziose mediante le quali sia possibile influenzare il corso delle politiche nazionali e internazionali per quanto attiene alla mobilizzazione di risorse per migliorare l’assistenza sanitaria per queste persone, molto numerose e molto vulnerabili. 22 Infine, l’autogestione efficace è una delle chiavi per il conseguimento di un controllo adeguato del diabete, in grado di aggiungere anni alla vita dei pazienti e, cosa ancor più importante, ‘una buona qualità di vita negli anni’. Essa tuttavia richiede un notevole investimento in educazione e sostegno: il Changing Diabetes Barometer e l’uso di analisi ispirate al DAWN per la raccolta di informazioni sui bisogni non soddisfatti e sulle modalità di migliorare il processo di cura tali da poter rivestire un ruolo vitale. L’obiettivo è il miglioramento della vita. Nell’iniziativa del Changing Diabetes Barometer è essenziale ricordare che i dati sui parametri clinici come la HbA1c sono esiti intermedi. Forniscono una guida nella progressione della malattia, ma non sono qualcosa che viene ‘percepito’ dalle persone con diabete. Attraverso un’opportuna educazione e informazioni appropriate, le persone con diabete possono essere incoraggiate a comprendere meglio queste misurazioni, ma saranno sempre naturalmente più interessate ai ‘risultati concreti’, per esempio, alle complicanze fisiche della malattia, all’impatto del trattamento e della malattia sulla propria vita quotidiana, e alle proprie prospettive di una vita indipendente e produttiva. Troppo spesso il concetto di qualità della vita viene ignorato come fosse un lusso aggiuntivo da prendere in considerazione solo una volta che si sia assicurata la sopravvivenza di base, ma nel trattamento delle malattie croniche, costituisce lo scopo centrale. Lo diciamo perché far sì che la persona con diabete continui a vivere il più normalmente possibile, il più a lungo possibile, è il risultato che cerchiamo di conseguire; la somma di tutti i fattori economici, clinici e psicosociali che abbiamo citato in precedenza. Lo scopo del miglioramento della cura del diabete è assicurare che le persone vivano con il diabete, piuttosto che ne soffrano, perciò noi dobbiamo continuare a procedere verso questo obiettivo. 3. Changing Diabetes Barometer 3.1 Cos’è il Changing Diabetes Barometer? Il Changing Diabetes Barometer consiste in un quadro di riferimento per la misurazione dei progressi nella lotta contro il diabete. Esso fornirà preziose informazioni agli operatori sanitari, alle associazioni dei pazienti, ai politici, alle istituzioni e ai mezzi di comunicazione, e sarà per loro fonte di ispirazione e sostegno nel migliorare la cura del diabete, migliorare la qualità di vita delle persone con diabete, ridurre i costi e, in definitiva, salvare delle vite. Facciamo risplendere una luce nuova nella lotta contro il diabete ...il Changing Diabetes Barometer descriverà quali progressi si stanno facendo nella lotta contro il diabete La raccolta delle informazioni non è un mero esercizio accademico. Al contrario, il Changing Diabetes Barometer pubblicherà informazioni basate sui dati raccolti e conservati localmente nel numero più ampio possibile di Paesi, al fine di evidenziare i tassi di diffusione del diabete e il tipo, la portata e l’efficacia della cura del diabete. Il Changing Diabetes Barometer descriverà quali progressi si stiano facendo nella lotta contro il diabete. Lo scopo è edificare una più profonda comprensione comune della malattia e del suo impatto, sia in Paesi diversi, sia tra diversi gruppi della stessa popolazione. In questo modo, il Changing Diabetes Barometer fornirà un contesto in cui coloro che forniscono assistenza sanitaria e i payers potranno analizzare le prestazioni dei propri sforzi, beneficiare degli esempi forniti da altri e dare una spinta al miglioramento della cura del diabete. Gli obiettivi, dunque, sono: • Illustrare il legame tra qualità della cura del diabete, e riduzione delle complicanze e dei costi socio-economici, dando quindi a tutti gli attori l’opportunità di operare scelte con cognizione di causa; • Migliorare il trattamento attraverso l'apprendimento sulla base della misurazione e del confronto dei risultati perchè tutti gli "attori" possano creare una chiara visione dell’attuale qualità della cura del diabete nel proprio Paese; • Ispirare altri a seguire gli esempi di best practice. 24 L’iniziativa del Changing Diabetes Barometer cerca di incidere sull’intero percorso della cura del diabete, che viene suddiviso in tre categorie: • Prevenzione – incidenza del diabete, e successo o meno delle iniziative di sanità pubblica nella prevenzione del diabete di tipo 2; • Progresso – quanto precocemente viene diagnosticata la malattia tra le persone con diabete (e se esse abbiano già sviluppato complicanze derivate dal diabete); • Trattamento – la qualità delle cure prestate. Attraverso la misurazione e il confronto delle informazioni in tutte queste aree, i Paesi possono concentrare i propri sforzi dove si riveli più necessario e possono capire dove è possibile apportare miglioramenti. Sebbene oggi vi siano già numerose eccellenti iniziative di raccolta e interpretazione dei dati sul trattamento del diabete, esistono anche differenze metodologiche, e sono più numerosi i Paesi che dispongono di dati insufficienti o che non ne dispongono affatto, per cui il punto di partenza generale è scadente. Esiste allora l’opportunità per altri Paesi di utilizzare questa iniziativa al fine di imparare dagli esempi di prassi corretta e per il Changing Diabetes Barometer di evidenziare i casi di best practice per ispirare il cambiamento. Sono necessari gli sforzi con- giunti di molti "attori" – professionisti del settore medico, decisori, organizzazioni internazionali e industrie – e un approccio gradualal problema. risposte alle difficoltà poste dal diabete, il Changing Diabetes Barometer punta ad incoraggiare la raccolta di dati nazionali e regionali in relazione a tre importanti misurazioni: Non si può gestire ciò che non si può misurare ... la misurazione della qualità delle cure del diabete sono già in atto e di quanto esse siano efficaci stabilisce il punto di partenza per il miglioramento • IMC (in quanto indicatore degli sforzi sulla prevenzione); • il tasso di diffusione del diabete, i tassi di diagnosi e la presenza di Idealmente i dati nazionali dovrebbero essere raccolti ed espressi attraverso modalità che ne permettano il confronto nei vari Paesi. Sarà allora possibile effettuare comparazioni significative sia tra Paesi in relazione alla cura del diabete, sia all’interno di ogni Paese in relazione ad altre priorità sanitarie ed economiche. Tali confronti sono essenziali per i decisori in campo sanitario e per gli operatori sanitari al fine di migliorare il livello della cura del diabete incorporando gli esempi di best practice altrui. I possibili parametri da misurare sono numerosi e suddivisibili in tre categorie: • Strategia – il numero dei Paesi dotati di strategie relative al diabete, procedendo nel lungo termine alla valutazione della qualità delle strategie e alla scala delle priorità per le organizzazioni istituite e preposte per la loro attuazione; • Misurazioni – il numero di Paesi che dispongono di dati aggiornati su prevenzione, progresso e trattamento, esaminando in maggior dettaglio su unperiodo a lungo termine: 1) la percentuale della popolazione il cui IMC è superiore a 25, 2) la percentuale di persone che ricevono una diagnosi tra quelle ritenute potenzialmente affette da diabete, 3) l’incidenza delle complicanze già presenti al momento della diagnosi, 4) la percentuale di pazienti con diabete con controllo adeguato secondo misurazioni effettuate mediante una serie di indicatori clinici; • Sistemi – il numero dei Paesi che documentano le misurazioni di cui sopra in modo continuativo; in futuro, la disamina del numero centri di diabetologia e dei reparti clinici che partecipano all’iniziativa, delle misurazioni documentate, della frequenza dei test e della pubblicazione dei risultati. Avviando così con un approccio pratico, che oltre a raccogliere informazioni sulle attività a livello nazionale serva a pianificare e misurare le complicanze al momento della diagnosi (indicatore del progresso della malattia tra la popolazione e negli individui); e • la percentuale delle persone con diabete distribuite per varie fasce di HbA1c (indicatore della qualità del trattamento del diabete). In seguito, il Changing Diabetes Barometer dovrebbe comprendere ulteriori parametri per costruire una comprensione più completa sia dei costi diretti del trattamento del diabete, sia dei costi indiretti per gli individui e per la società. Investire per risparmiare … una volta che saranno avviati i miglioramenti, inizieranno a comparire anche le le ricompense per questi sforzi Il Changing Diabetes Barometer darà nuovo slancio alla raccolta dei dati sull’erogazione dell’assistenza sanitaria, e di conseguenza alla promozione basata su evidenze. Una volta che si sia misurato il punto di partenza, i decisori del settore sanitario potranno valutare con che modalità e in che modo è possibile migliorare i propri servizi. E una volta che si siano avviati i miglioramenti, inizieranno a comparire anche le ricompense, in termini di riduzione sia delle sofferenze individuali, sia dei costi per l’economia. Sarà allora possibile dirottare le risorse finanziarie e le competenze verso altri ambiti della medicina. I datori di lavoro risentiranno meno delle perdite di produttività dovute alla malattia tra i loro dipendenti. I costi dell’assistenza sociale precipiteranno. In sostanza: la misurazione di quali cure del diabete siano già in atto e di quanto siano efficaci stabilisce il punto di partenza per il miglioramento. Il Changing Diabetes Barometer è sia un report sia un concetto. Partendo da un numero molto limitato di dati validi provenienti da pochi Paesi, utilizzerà questi dati per comprendere il potenziale per una migliore cura del diabete e, in seguito, per incoraggiare altri Paesi e regioni ad imparare dalle esperienze precedenti per costruire i propri sistemi di dati. A livello internazionale esistono opportunità in questo senso attraverso la International Diabetes Federation e la Risoluzione dell’ONU sul diabete, che focalizzano l’attenzione sul diabete inteso come una sfida sanitaria globale da affrontare. 25 3.2 Ispirazione e spinta al cambiamento Il Changing Diabetes Barometer opererà su due livelli, ispirerà il cambiamento a livello internazionale e darà la spinta al cambiamento a livello nazionale. Misurare, confrontare; imparare e migliorare ... miglioramento delle misurazioni e dell’accessibilità di informazioni confrontabili Ad entrambi i livelli, i parametri da misurare nei successivi stadi della malattia saranno definiti e progressivamente aumentati di numero in modo che sia possibile operare confronti sia all’interno di ogni Paese sia tra Paesi diversi. I parametri misureranno la portata del diabete, la strategia del diabete e la cura del diabete, coprendo i tre stadi di prevenzione, progresso e trattamento. Sia a livello internazionale sia a livello nazionale, lo scopo è il miglioramento delle misurazioni e l’accessibilità di informazioni che siano confrontabili. Il livello internazionale – Ispirazione al cambiamento A livello internazionale, il Changing Diabetes Barometer intende ispirare gli attori a misurare l’impatto dei propri sforzi e ad imparare dagli esempi internazionali di best practice. A tal fine, monitorerà i progressi nei vari Paesi per incoraggiare una forma costruttiva di concorrenza e per creare, in futuro, un punto di riferimento internazionale sull’andamento di prevenzione, progresso e trattamento del diabete. Per quanto concerne i parametri misurati a livello nazionale, ciò che verrà rappresentato a livello internazionale sarà il cambiamento verificatosi nel tempo. Ad esempio, idealmente, si indicherà l’aumento dei Ispirazione al cambiamento Casi migliori Livello internazionale Spinta al cambiamento Paziente Società Fornitori Industria Livello nazionale 26 Pagatori Paesi dotati di strategie nazionali e di organizzazioni con risorse adeguate alla loro attuazione, la riduzione della percentuale della popolazione il cui IMC sia superiore a 25 e quindi classificata dalla OMS come sovrappeso, e mostrerà un aumento della percentuale di pazienti con diabete la cui HbA1c sia inferiore al 7%. Indicherà anche aumenti nella qualità dei sistemi di misurazione in atto, comprendenti i dati relativi a frequenza, copertura e pubblicazione dei risultati. Comunque, è necessario osservare che il tasso di diffusione del diabete è destinato ad aumentare fintantoché il tasso di mortalità diminuisce, e ciò è quanto avverrà con il miglioramento dei trattamenti. L’incidenza del diabete può essere controllata solo mediante la prevenzione, non con i trattamenti, e vi sarà un inevitabile rallentamento nella percezione dei benefici apportati da questo tipo di interventi di sanità pubblica. Il Changing Diabetes Barometer costituirà una risorsa la cui forza ed influenza aumenteranno con la raccolta di ulteriori informazioni. I decisori nazionali la considereranno una fonte sempre più utile per ricavare esempi di best practice e stimolare gli operatori sanitari a migliorare le proprie prestazioni. E col progredire dell’analisi dei rilevamenti, si otterrà una più profonda ed esatta comprensione delle fasi dell’erogazione della cura del diabete che più necessitano di rafforzamento al fine di conseguire i massimi miglioramenti medici, sociali ed economici. Il livello nazionale – Spinta al cambiamento La condivisione delle informazioni dà la spinta all’innovazione ... Lo stimolo al dialogo informato A livello nazionale, l’iniziativa del Changing Diabetes Barometer stimolerà il dialogo informato sulla necessità della misurazione dell’andamento dei trattamenti. E mentre si amplieranno le risorse di dati relativi ai Paesi partecipanti, comprensive degli indicatori su prevenzione, progresso e trattamento del diabete, in aggiunta alle informazioni sull’esistenza e la portata di tutte le strategie nazionali, sarà possibile stabilire localmente singoli obiettivi per migliorare la cura del diabete. C Create: Creare consapevolezza H Help: Aiutare e contribuire a facilitare il dialogo con i payers e i decisori A Activate: Rendere attivi coloro che sono impegnati nell'assistenza sanitaria e le persone con diabete N Nurture: Nutrire e promuovere la raccolta e l’acquisizione dei dati G Generate: Generare e monitorare misurazioni e obiettivi E Establish: Stabilire sistemi incentivanti e sostegno alle decisioni cliniche Con l’evolversi del Changing Diabetes Barometer verranno aggiunti ulteriori parametri. In particolare, in seguito sarebbe utile includere ulteriori indicatori per le misurazioni tra la popolazione a rischio, come ad esempio, il gruppo etnico di appartenenza e lo stile di vita (alimentazione e attività fisica), e per le misurazioni tra coloro che hanno già ricevuto la diagnosi: la qualità della cura rilevata attraverso sondaggi con domande del tipo se dieta e piedi siano stati controllati e sulla disponibilità di insulina. Idealmente, verrebbe misurata anche l’incidenza di complicanze con il diabete come condizione co-esistente. Le informazioni nazionali saranno accessibili ad un’ampia gamma di utenti e la loro struttura ne permetterà i confronti diretti. Esse saranno incentrate sul miglioramento dei risultati e della qualità di vita dei pazienti, affrontando allo stesso tempo le questioni di interesse per i fornitori e i payers dell’assistenza sanitaria, e diventeranno uno strumento prezioso per aiutare i decisori nazionali a stabilire piani ed obiettivi adeguati al proprio sistema di assistenza sanitaria. 27 3.3 L’organizzazione Il ruolo dei Gruppi Consultivi ... condivisione delle esperienze e degli esempi di best practice I membri del Gruppo Consultivo Internazionale sono stati riuniti da Novo Nordisk allo scopo di coinvolgere esperti da tutto il mondo che avessero esperienza nello sviluppo di registri nazionali del diabete, nell’economia della sanità e nelle politiche dell’erogazione dell’assistenza sanitaria. Il loro ruolo consiste nel contribuire, con la propria esperienza, allo sviluppo del concetto e all’attuazione del Changing Diabetes Barometer. I membri del board sono stati invitati a condividere esperienza e best practice in relazione alla elaborazione di misurabilità e trasparenza. Essi hanno anche dato il proprio contributo sul tema delle barriere e delle difficoltà che prevedono di presenteranno o che hanno già avuto modo di superare nei propri Paesi. Infine, il board ha proposto idee su ulteriori sviluppi e applicazioni, e sulla comunicazione del messaggio agli attori in tutto il mondo. I Gruppi Consultivi Nazionali (National Advisory Board) saranno istituiti di concerto con le associazioni scientifiche per il diabete, i rappresentanti locali di Novo Nordisk, e i payers, i decisori e gli opinion leaders influenti nei rispettivi Paesi. Il ruolo di tali Gruppi Consultivi Nazionali consiste nell’assicurare che si facciano progressi e che gli esempi di best practice provenienti dall’ambito internazionale siano applicati nel miglior modo possibile in ogni Paese. Membri del Gruppo Consultivo Internazionale che hanno contribuito a questo primo report: Dr. Richard M Bergenstal (U.S.A.) Direttore esecutivo dell’International Diabetes Center, Park Nicollet, Minneapolis Dr. Jonathan Betz Brown (U.S.A.) Presidente della IDF Task Force on Diabetes Health Economics e investigatore capo del Kaiser Permanente Center for Health Research, Portland, Oregon Prof. Ashok Kumar Das (India) Direttore e Professore del Jawaharial Institute of Postgraduate Medical Education and Research (JIPMER), Pondicherry; Direttore aggiunto dei servizi sanitari del Governo dell’India 28 Dr. Clare Davison (Gran Bretagna) Medico di base e Responsabile Diabete del Newham Primary Care Trust, e membro del MODEL Group Dr. Julio Frenk (Messico) Presidente del Carso Health Institute and Institute of Health Metrics, Seattle; ex Segretario di Stato alla Sanità, Messico Prof. Soffia Gudbjörnsdottir (Svezia) Ospedale universitario Sahlgrenska, Goteborg e direttore del Registro Svedese sul Diabete Prof. Masashi Kobayashi (Giappone) Vice presidente esecutivo e direttore dell’ospedale universitario, Università di Toyama Dr. Nicky Liebermann (Israele) Direttore esecutivo della Community Medical Services Division, Clalit Health Services Prof. Jean-Claude Mbanya (Camerun) Vice presidente di facoltà e Professore di medicina ed endocrinologia dell’Università di Yaoundé Dr. Wendy Rosenthall (Canada) Consigliere medico del Diabetes Centre, Trillium Health Centre e membro della Global Task Force on Glycaemic Control Prof. V Seshiah (India) Ex professore e ex direttore del Dipartimento di diabetologia del Madras Medical College Prof. Elizabeth Teisberg (U.S.A.) Professore associato presso la Darden Graduate School of Business Administration, Charlottesville, Virginia Dr. Giacomo Vespasiani (Italia) Direttore del Centro di studi e ricerche, ed ex presidente della Associazione Medici Diabetologi (AMD), San Benedetto del Tronto 3.4 Il Changing Diabetes Barometer – Il futuro Ad intervalli di 12 mesi l’uno dall’altro verranno pubblicati tre reports del Changing Diabetes Barometer.. Ci si aspetta che i report futuri assumano un carattere di maggiore completezza grazie all’evolversi dell’iniziativa e alla partecipazione di un numero maggiore di Paesi alla raccolta e alla distribuzione dei dati sui propri sistemi di cura. Il primo report, novembre 2007 Questo primo report descrive il concetto sottostante l’iniziativa del Changing Diabetes Barometer. e gli obiettivi per il suo sviluppo futuro. Si concentra sulle diverse ambizioni internazionali e nazionali ed esamina le questioni chiave che è necessario affrontare, finalizzate non solo al Changing Diabetes Barometer. in sé, ma al suo più ampio obiettivo di migliorare la cura del diabete in tutto il mondo. Essendo il punto di partenza, il primo report riconosce la l'eseguità dei dati relativi ai sistemi di cura del diabete provenienti da tutto il mondo e le notevoli differenze di quantità, qualità e copertura. Al fine di assicurare la validità dei dati, i report del Changing Diabetes Barometer includeranno esclusivamente dati che siano stati pubblicati. Questo è il motivo per cui non è stato possibile, in questa fase, includere dati provenienti da tutti e ventuno i Paesi di provenienza di coloro che hanno dato sostegno al progetto. Il primo report esamina inoltre alcune iniziative di Novo Nordisk che stanno contribuendo al miglioramento della cura del diabete in altri Paesi (India e Svezia). Il secondo report Per il secondo report si ha l’obiettivo di includere: • L’aggiornamento sullo stato delle attività del Changing Diabetes Barometer nel 2007-2008 - Lo stato delle attività del Changing Diabetes Barometer nei Paesi pilota - Il compendio delle raccomandazioni del Gruppo Consultivo nel 2008 • L’aggiornamento sullo stato del monitoraggio e del processo di documentazione dei progressi in riferimento agli indicatori chiave a livello internazionale - Sviluppi dßa sui costi diretti dell’assistenza sanitaria • Ulteriori esempi di best practice, tra cui informazioni relative alle attività di ricerca del Changing Diabetes Barometer. La pubblicazione dei dettagli relativi alla successiva evoluzione dell’iniziativa del Changing Diabetes Barometer sarà stabilita in seguito. Invece, il primo report coglie l’opportunità di evidenziare i risultati conseguiti in un campione di Paesi – India, Israele, Italia, Giappone, Svezia e U.S.A. – che da alcuni anni hanno istituito registri del diabete nazionali o regionali accumulando esperienza su difficoltà e benefici. Il report comprende i resoconti di tali iniziative e i risultati conseguiti, oltre ai dati di tali Paesi in relazione a: - IMC - tasso di diffusione del diabete (percentuale) - HbA1c (percentuale in fasce definite) 29 3.5 I Paesi coinvolti nell’indagine del Changing Diabetes Barometer I ventuno paesi coinvolti nella prima fase dell’iniziativa del Changing Diabetes Barometer sono: Australia, Belgio, Brasile, Canada, Corea del Sud, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Israele, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna, Svezia, Turchia, U.S.A. Figura 5: I ventuno Paesi coinvolti nell’indagine del Changing Diabetes Barometer 30 31 changing diabetes Il cambiamento del diabete a livello nazionale 32 4. Esempi nazionali di cura del diabete 4.1 Gli insegnamenti della best practice La cura del diabete e quanto essa sia documentata sono elementi che variano considerevolmente nelle diverse parti del mondo: in molti Paesi la registrazione dei risultati dei pazienti è inesistente. Questo primo report del Barometro esamina le iniziative di sei Paesi che hanno iniziato la registrazione e l’analisi dei dati, in modo sistematico, relativi alle cure a disposizione delle persone. All’interno di questi casi di studio si può trovare una panoramica dei diversi modi in cui è possibile affrontare il problema, gli atteggiamenti dei partecipanti e di altre parti interessate, le difficoltà incontrate e le varie soluzioni impiegate per superarle. - IMC (indicatore di coloro che sono a rischio)*; - Tasso di diffusione del diabete# (indicatore del peso del diabete); - HbA1c (indicatore della qualità del trattamento del diabete). I futuri report del Changing Diabetes Barometer proporranno commenti su iniziative in altri Paesi e comprenderanno dati pubblicati sulla loro popolazione con diabete e sulle cure. *L’IMC è stabilito dalla classificazione internazionale dell’OMS. In anni recenti si è sviluppato un certo dibattito sull’opportunità di adeguare i valori di soglia prendendo in considerazione la crescente quantità di prove a supporto del fatto che l’associazione tra IMC, percentuale di grasso corporeo e distribuzione del grasso corporeo varia a seconda del gruppo etnico. Una consulta di esperti dell’OMS Alcuni di questi Paesi hanno ora un’esperienza più che decennale e stanno indicando i benefici del miglioramento dei risultati. Altri sono in grado di effettuare stime del risparmio ottenuto mediante il miglioramento delle cure, sebbene i dati per stabilire l’intera portata dei benefici economici non saranno disponibili ancora per alcuni anni a venire. (Singapore, 2002) è giunta alla conclusione che la percentuale di persone asiatiche che presenta un alto rischio di incorrere in diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari si pone ad un IMC notevolmente inferiore rispetto alla soglia attualmente stabilita dall’OMS per la definizione di sovrappeso (= 25 kg/m2). Tuttavia, poiché il valore di soglia del rischio osservato varia in modo considerevole, i valori di soglia dell’IMC attualmente stabiliti dall’OMS sono mantenuti come classificazione inter- I Paesi che hanno contribuito con le loro iniziative ai casi di studio sono India, Israele, Italia, Giappone, Svezia e U.S.A. I casi di studio comprendono dati sugli indicatori di base per il diabete: nazionale. Comunque sia, in studi dettagliati, sono stati aggiunti valori di soglia intermedi ai fini della documentazione per agevolare i confronti internazionali. I dati citati dall’IDF costituiscono una sottovalutazione del tasso di diffusione totale poiché si riferiscono a persone con diabete di età compresa tra i 20 e i 79. Figura 6: Resoconto delle iniziative per la raccolta dei dati prese ad esempio Promotore Gestore Finanziatore India Specialisti del diabete Specialisti del diabete / Internisti Israele HMO – Clalit Health Services Italia Inizio della raccolta dei dati Scopo principale Operatori sanitari coinvolti Ministro della Salute e della Anni '70 Famiglia / Governi statali Studi epidemiologici Specialisti del diabete / Internisti HMO – Clalit Health Services Governo, fin dall'inizio 1996 Miglioramento dell'individuazione, della verifica e del controllo delle persone con diabete di tipo 2 nell'HMO Specialisti del diabete, medici di base e infermieri Specialisti del diabete – Associazione Medici Diabetologi Specialisti del diabete – Associazione Medici Diabetologi Specialisti del diabete; il governo sta cominciando a mostrare interesse 2000 Miglioramento della qualità delle cure specialistiche Specialisti del diabete Giappone Specialisti del diabete / Ministro della Salute / Industria Specialisti del diabete / Ministro della Salute / Industria Specialisti del diabete e di altri settori e le loro associazioni / Ministro della Salute / Industria Sistema di gestione dei dati: 1998; Registri dei dati: 2006 Conseguimento degli obiettivi di miglioramento della diagnosi e della cura Specialisti del diabete, altri specialisti e medici di base Svezia Associazione Svedese di Diabetologia Associazione Svedese di Diabetologia Consiglio svedese della 1996 Salute e del Welfare; Associazione Svedese delle Autorità locali e delle regioni; Federazione Svedese Diabete Incoraggiamento della registrazione di dati sulla glicemia, altri fattori di rischio, elaborazione delle misurazioni e complicanze derivate dal diabete per sviluppare cure del diabete basate su evidenze Specialisti del diabete, medici di base e infermieri U.S.A. Datori di lavoro / Assicuratori sanitari National Committee for Quality Assurance – organizzazione non profit per la garanzia di qualità U.S. Deparment of Health and Human Services, i centri Medicare e i servizi Medicaid Miglioramento della qualità delle cure sanitarie mediante il misuramento, la trasparenza e l'assunzione di responsabilità Specialisti del diabete, altri specialisti e medici di base 1990 4.2 Studio di casi India Insegnamento chiave L’avvio delle misurazioni può fare la differenza per decisori e pazienti persino dei contesti più difficili. La popolazione indiana è tra quelle che presentano una particolare predisposizione genetica verso il diabete di tipo 2. Il rapido aumento del tasso di diffusione del diabete nel subcontinente indiano è inoltre legato alla rapida urbanizzazione con le correlate modifiche nello stile di vita verso livelli inferiori di attività fisica e un aumento nell’impiego di alimenti trasformati. Anche l’età a cui il diabete di tipo 2 insorge è notevolmente inferiore (di circa dieci anni) rispetto a quella delle popolazioni occidentali. Descrizione Numerosi studi teorici sul tasso di diffusione e sul trattamento del diabete, axioni per la preparazione di un programma nazionale per il diabete, ma assenza di coordinamento nella raccolta dei dati. Figura 7: Indicatori chiave per l’India % IMC Sottopeso IMC < 18,5 32,9 Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 62,5 3,8 Obesità IMC > 30 0,7 Fonte: OMS 20061 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 659,57 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con ete (milioni) % Tasso di diffusione 40,85 6,2 Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 HbA1c, % di persone con diabete HbA1c <7% HbA1c 7-9% HbA1c >9% n.d. n.d. n.d. Contesto L’India è talvolta descritta come la capitale del diabete nel mondo; infatti presenta circa 41 milioni di persone con diabete e un tasso di diffusione che tra alcune popolazioni urbane raggiunge il 15%. Un numero altrettanto vasto di persone presenta una ridotta tolleranza al glucosio e molte di loro svilupperanno il diabete di tipo 2 in futuro5. Si stima che se non si prenderanno provvedimenti di grande rilievo il numero delle persone con diabete si avvicinerà agli 80 milioni entro il 2030. I medici di base forniscono le cure alla maggior parte delle persone con diabete. L’attenzione dei decisori si sta focalizzando sempre più sulle malattie non trasmissibili, tra le quali il diabete è di importanza centrale. L’interesse del governo nell’affrontare la pandemia del diabete è forte e comprende il finanziamento della ricerca sul diabete e l’assistenza sanitaria gratuita negli ospedali pubblici per coloro che non possono permettersi di pagare, con la fornitura gratuita di insulina e altri farmaci. Taluni preferiscono pagare cure negli ospedali privati, ma la copertura assicurativa è scarsa. Le linee guida nazionali per la gestione del diabete di tipo 26 sono state elaborate nel 2005 dall’Indian Council of Medical Research e dall’OMS, allo scopo di introdurre un approccio uniforme in tutto il Paese ed introducono sistemi di misurazione per affrontare tutte le fasi del diabete. Esse sono dirette ai medici di famiglia e ai medici di base che si prendono cura della maggior parte delle persone con il diabete e indicano diversi obiettivi, tra cui un IMC ideale di 20-23, è un HbA1c ideale di <7%. I valori di HbA1c pari a 7-8% sono considerati soddisfacenti e quelli >8% insoddisfacenti. Le iniziative Il tasso di diffusione del diabete in India è studiato e documentato a partire dagli anni ‘70. Il primo studio fu effettuato dall’Indian Council for Medical Research ed esaminò circa 35.000 persone, rinvenendo un tasso di diffusione del 2,1% / 1,5% nelle popolazioni urbane / rurali, che si elevava a 5% / 2,8% nelle popolazioni urbane / rurali nella fascia d’età superiore ai 40 anni. Ulteriori studi provenienti da altre parti dell’India mostravano un tasso di diffusione più elevato nell’India meridionale rispetto ad altre regioni7. Il quadro più esaustivo proviene da Chennai, dove uno studio epidemiologico del 2003 effettuato tra la popolazione rurale8 ha esaminato oltre 26.000 persone seguendo l’evoluzione delle complicanze in una regione che già disponeva di solidi studi epidemiologici effettuati nel corso dei vent’anni precedenti. 35 Figura 8: Tasso di diffusione del diabete a Chennai, India meridionale 1989-2004 15% 12% copre anche le malattie cardiovascolari e l’ischemia) sia lanciato ufficialmente verso la fine del 2007. Esso concentrerà l’attenzione dei decisori sul diabete e fornirà un quadro di riferimento per le azioni statali nell’istituzione di nuove cliniche e centri di prevenzione del diabete. 9% 6% 3% 0% 1989 1995 2000 2004 Fonte: basato su Mohan7 Il governo nazionale aveva iniziato la pianificazione di un programma di controllo nazionale del diabete negli anni Ottanta, alcune azioni pilota erano state avviate in un numero limitato di distretti, ma i finanziamenti furono interrotti. Il programma si incentrava sulla necessità di identificare le persone ad alto rischio al fine di prevenire il diabete, di diagnosticare e trattamenti precoci per prevenire le complicanze, di assicurare pari opportunità alle persone con diabete e di riabilitare coloro che soffrivano di complicanze invalidanti. Nel contesto delle richieste da parte dell’OMS rivolte ai Paesi affinché elaborassero strategie nazionali, l’India Council of Medical Research ha lavorato con il Centro di cooperazione OMS a Chennai e con la World Diabetes Foundation per un programma nazionale indiano di controllo del diabete. Durante gli ultimi quattro anni il programma congiunto di Chennai ha fornito formazione su trattamento, prevenzione e cura del diabete a quasi 800 medici provenienti da Kerala, Gujarat, Tamil Nadu, Karnataka, Andhra Pradesh e Orissa, a 350 infermieri, e a oltre 20 educatori in autoterapia per le persone con diabete. Il programma prevede di formare in futuro 3.000 medici e oltre 1.000 infermieri di comunità per applicare le linee guida nazionali relative alla prevenzione e al trattamento del diabete. Inoltre, offrirà brevi corsi di formazione in podologia, nutrizione e dietetica, ed educazione ai pazienti. 36 Le sfide Una delle difficoltà principali nel mettere l’India in condizioni di soddisfare l’enorme domanda da parte della crescente popolazione con diabete sta nel coinvolgimento di tutti i settori: operatori sanitari, organizzazioni governative, mezzi di comunicazione e settore privato. Si prevede che il programma nazionale di controllo del diabete proposto (che Comunque sia, esso si trova di fronte a gravi limitazioni dovute alla mancanza di risorse finanziarie e di operatori sanitari opportunamente formati. Il progetto Chennai darà un significativo contributo, mentre diversi altri progetti stanno formando personale sanitario ausiliario che lavori nella comunità e identifichi chi è a maggior rischio di diabete. Tra queste iniziative, vi è il progetto Saantwanam, sostenuto da Health Action by People, dalla missione per l’eliminazione della povertà del Governo del Kerala, e dalla Banca Statale d’India. Più in generale, la National Rural Health Mission(2005-12) si impegna a dare maggiori risorse alle iniziative di sanità pubblica, tra cui la nomina di attivisti accreditati impegnati nell’ambito della salute pubblica nei villaggi che promuovano uno stile di vita salutare9. Dall’inizio, oltre 225.000 persone sono state esaminate per il diabete e i soggetti a rischio sono stati indirizzati ai medici di base. Lo screening ha compreso anche la pressione arteriosa, l’IMC e il grasso corporeo, mentre di recente è stato aggiunto il controllo del colesterolo. I primi diplomati del progetto Saantwanam – istruiti nello screening sanitario Risultati È probabilmente troppo presto per rilevare i miglioramenti nel trattamento del diabete conseguenti i provvedimenti messi in atto. In India il numero delle persone affette è talmente grande, e la pandemia è ancora in crescita. Tuttavia, il diabete gode ora di altissima priorità sia per il governo sia per gli operatori sanitari, e le azioni come il programma di formazione aggiuntiva incideranno in modo considerevole. I dottori sollecitano l’istruzione medica permanente e accolgono con favore la formazione. La registrazione dei dati non è al momento coordinata in una struttura nazionale, intervento che potrebbe costituire la base di una iniziativa del Barometro Changing Diabetes. Tuttavia, l’India è sul punto di assumere un approccio più coordinato per la protezione della salute pubblica, in particolare in relazione alla consapevolezza sulle malattie non trasmissibili. L’India, inoltre, presenta un notevole potenziale nell’ambito della ricerca accademica. Figura 9: Indicatori chiave per Israele % IMC Sottopeso IMC < 18,5 n.d. Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 n.d. 39,3 Obesità IMC > 30 22,6 Fonte: OMS 20061 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 4,3 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con diabete (milioni) % Tasso di diffusione 0,34 7,8 Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 Il futuro Il futuro è percepito come una grande opportunità per migliorare la qualità della cura del diabete. HbA1c, % di persone con diabete Prof. Ashok Kumar Das: “Il futuro è luminoso: ci saranno moltissime iniziative, miglior controllo, ci saranno gli analoghi e moltissimi altri nuovi farmaci. Forse oggi non disponiamo di un numero sufficiente di operatori sanitari, ma domani li avremo; stiamo addestrando molti medici. I programmi per il miglioramento del diabete nel Paese sono più numerosi dei giorni dell’anno.” Fonte: Indicatori qualitativi dell'assistenza sanitaria sul territorio in Israele, 20073 Israele Insegnamento chiave La riorganizzazione della cura del diabete incentrata sul principio del lavoro di squadra e la condivisione dei dati sul trattamento tra operatori sanitari e pazienti è in grado migliorare i risultati e ridurre i costi. Descrizione Programma di raccolta di dati avviato e gestito da una primaria organizzazione di mantenimento della salute (HMO), Clalit Health Services, che coinvolge pazienti di tipo 2 trattati principalmente da medici di base con il supporto degli specialisti del diabete. HbA1c <7% HbA1c 7-9% HbA1c >9% 40,0 46,0 14,0 Contesto Israele non è dotato di una strategia nazionale specifica per il diabete. Il trattamento per persone con diabete viene fornito da quattro organizzazioni di mantenimento della salute (HMO), la più grande delle quali è Clalit Health Services. Clalit gestisce il Programma “Diabete nel Territorio” fin dal 1995, con il fine di migliorare la diagnosi, il trattamento e il controllo del diabete di tipo 2 per le persone all’interno dei propri servizi sanitari. La popolazione di Israele è un miscuglio di razze e minoranze. Quando il programma fu avviato nel 1995, era noto che 70.000 persone all’interno dei servizi Clalit avevano il diabete. Questo dato rappresentava un tasso di diffusione compreso tra il 5 e il 10%, ma era particolarmente elevato nei gruppi nomadi e tra le persone di età superiore ai 60 anni. Il programma mirava a migliorare il controllo del diabete e quello di pressione arteriosa e colesterolo nel sangue. In generale, lo scopo era elaborare un modello migliore per il trattamento delle malattie croniche nella clinica locale. 37 Le iniziative Il programma ha ottenuto il sostegno del Governo sin dall’inizio, alla luce della dichiarazione di St. Vincent e per via della preoccupazione causata dall’elevata mortalità legata al diabete e ad altre malattie croniche che si era evidenziata a metà degli anni Novanta. Nel 1996 è stato introdotto il registro del diabete in ognuna delle 1.300 cliniche Clalit, che sono state informatizzate tra il 1998 e il 2000. Tutti i medici di base erano stati invitati a contribuire con i dati dei propri pazienti affetti da diabete e i dati computerizzati relativi a ogni paziente erano a disposizione di tutte le cliniche del servizio sanitario Clalit. Gli specialisti del diabete sono stati la principale forza trainante dell’elaborazione di nuove linee guida cliniche per il trattamento del diabete di tipo 2, adattate sulla base dei rilevamenti del UK Prospective Diabetes Study (UKPDS); le linee guida vengono aggiornate ogni cinque anni. Nel 2002 sono stati introdotti indicatori qualitativi nazionali per monitorare il miglioramento nella qualità del trattamento. Contemporaneamente alla elaborazione dei registri, sono fatti importanti progressi nell’ambito dell’educazione diretta sia ai medici sia alle persone con diabete mediante l’offerta regolare di workshop che forniscono un programma uniforme di educazione supplementare ai diversi operatori impegnati nell’assistenza sanitaria legata al diabete in tutti i distretti. Questo è stato il primo corso di formazione ad addestrare membri di team provenienti da altri campi della medicina, nell’ambito del programma obbligatorio di Clalit per l’educazione medica permanente. La reazione da parte dei medici di base è stata inizialmente difensiva, in parte per il timore di incorrere in critiche, ma in seguito essi sono stati stimolati vedendo le potenzialità per il miglioramento dei risultati dei pazienti. Nutrizionisti locali con una specifica preparazione hanno fornito supporto a medici e infermieri nelle singole cliniche, offrendo loro consulenza su come integrare le cure mediche con indicazioni sull’alimentazione e lo stile di vita. I workshop formativi hanno anche fornito opuscoli e video che i medici e gli infermieri potessero distribuire ai propri pazienti contribuendo ad una loro più piena partecipazione delle decisioni relative al proprio trattamento. Quando il programma è iniziato, alcune persone con diabete temevano lo stigma nell’essere diagnosticati e trattati, preoccupati che potesse ridurre le loro prospettive di carriera. In seguito la loro risposta è migliorata quando hanno cominciato a sentirsi partner più attivi nella propria cura. 38 Le sfide La questione chiave nel miglioramento della cura del diabete in Israele consisteva nel trovare il modo di coinvolgere i medici di base incoraggiandoli a fornire i dati dei propri pazienti. Il problema è stato superato con una combinazione di azioni: feedback sui dati, opportunità di educazione, e maggiore comprensione delle possibilità di miglioramento della cura dei pazienti, oltre alla soddisfazione derivante da prestazioni migliorate. Si è inoltre posta l’enfasi sulla collaborazione con operatori di altri campi della medicina. Un altra enorme difficoltà è stata posta dalla diversità culturale tra i vari gruppi etnici. All’inizio del Programma “Diabete sul Territorio”, la cura del diabete per i gruppi nomadi era inadeguata. La presa di coscienza del fatto che l’assistenza sanitaria deve considerare gli elementi culturali ha permesso nuovi approcci, soprattutto per quanto riguarda le indicazioni relative a dieta e stile di vita. Ad esempio, ora per gli insediamenti beduini esistono team sanitari itineranti che si recano nelle loro abitazioni, forniscono consigli e verificano i trattamenti farmacologici. L’impiego di nutrizionisti, educatori e opinion leader dei vari gruppi etnici a sostegno dei programmi, assieme alle nuove linee guida sulla necessità di lavorare considerando le credenze e i modi di vita specifici, ha apportato cambiamenti sostanziali. Risultati Fino al 2007, il numero di quanti hanno ricevuto una diagnosi all’interno dei servizi sanitari Clalit è stato di molto superiore rispetto a quello previsto nel 1995, portando il numero complessivo in Israele a circa 220.000 (il numero dell’ IDF nella Figura 9 si riferisce ad una fascia di età limitata). Nel 1995, approssimativamente era stato effettuato il test per il HbA1c al 15-33% mentre al 44% era stata misurata la pressione arteriosa. Lo scopo del programma è stato migliorare il monitoraggio delle persone con diabete in modo che il 70% di loro fosse sottoposto a questi esami fondamentali. Il programma è stato incisivo e originale principalmente nella creazione di team multidisciplinari che coinvolgono medici di base, infermieri e nutrizionisti, con accesso a consulenza da parte di specialisti del diabete, assistenza ospedaliera e specialisti in altri campi (ad esempio, nefrologia e cardiologia) a seconda delle necessità. Questi team hanno a loro volta contribuito ad aumentare il potere delle persone con diabete, fornendo informazioni e incoraggiando una maggiore partecipazione. I risultati degli indicatori chiave mostrano miglioramenti significativi sia nelle misurazioni effettuate sia nei risultati ottenuti. Figura 10: Percentuale di pazienti con diabete sottoposti a misurazioni chiave Il database permette la disamina dei risultati secondo diversi criteri: per medico, per clinica, per regione e anche a livello nazionale. Ogni clinica viene verificata trimestralmente in riferimento alle altre. Clalit ritiene che gli operatori sanitari abbiano reagito molto positivamente e stiano mostrando un acceso spirito concorrenziale per offrire i migliori servizi, con il conseguente miglioramento dei risultati dei pazienti. Si è effettuato un monitoraggio migliorato di HbA1c e colesterolo LDL affinché tutti i pazienti che presentano più di un fattore di rischio conseguano un livello di LDL inferiore a 100mg/ml. Nel 2007, oltre il 50% dei pazienti con diabete ha raggiunto questo obiettivo. La percentuale di pazienti con HbA1c superiore a 9% è progressivamente diminuita dal 40% nel 1995 al 14% nel 2007. La concorrenza è così intensa che i medici ora sollecitano più frequenti occasioni per la pubblicazione dei dati e, in particolare, dei dettagli sui pazienti il cui controllo è il meno adeguato, in modo da poter migliorare le proprie prestazioni rispetto ad altre cliniche. Fonte: Dr. Nicky Liebermann, Clalit Health Services Figura 11: Miglioramento HbA1c, 1995-2007 Il programma ha anche indicato i notevoli benefici in termini di riduzione dei costi per l’assistenza sanitaria per le persone con diabete che hanno ricevuto un trattamento più efficace. Tra il 2000 e il 2005 si è assistito ad un contenimento del costo pari a circa il 5% annuale dovuto principalmente alla riduzione dei giorni di ricovero. Nello stesso periodo, i costi dei pazienti non diabetici sono leggermente aumentati. Clalit stima che il periodo per il recupero del capitale investito in cure più efficaci sia di 6-8 anni. In questa esperienza, il miglioramento della cura è avviato nel 1995, il pareggio è stato conseguito nel 2001, e i risparmi sui costi sono iniziati a partire dal 2004. Fonte: Clalit Health Services 39 Figura 12: Costi di assistenza sanitaria relativi al diabete, per paziente (US$) 800 25% 700 Descrizione Programma finalizzato principalmente al miglioramento della qualità del trattamento offerto dagli specialisti del diabete, avviato e gestito dalla Associazione Medici Diabetologi, l’associazione scientifica professionale italiana dei diabetologi. Figura 13: Indicatori chiave per l’Italia % IMC 600 Sottopeso IMC < 18,5 3,3 Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 54,1 Obesità IMC > 30 33,6 9,0 500 Fonte: OMS 20061 400 2001 2002 2003 2004 2006 2007 Fonte: Dr. Nicky Liebermann, Clalit Health Services Dr. Nicky Liebermann, Direttore esecutivo dei servizi medici, Clalit Health Services: “Se si porta il sistema medico verso la pratica medica corretta, si è sempre ricompensati dal contenimento dei costi.” Il futuro Nel 2008, Clalit avvierà un nuovo programma di prevenzione del diabete che utilizzerà l’analisi computerizzata di dati relativi allo stile di vita e che dovrebbe poi coinvolgere 250.000 pazienti. Sta anche iniziando un programma per esaminare gli effetti dei trattamenti convenzionali e di quelli più efficaci sullo sviluppo di complicanze a lungo termine. Un terzo nuovo programma consiste nell’identificazione, analisi e trattamento delle popolazioni ad alto rischio di diabete. Italia Insegnamento chiave L’introduzione di un sistema di raccolta dei dati che ne garantisca lo scambio anonimo e possa essere facilmente applicato in aggiunta alla documentazione esistente dei medici sui pazienti può incoraggiare gli operatori sanitari alla condivisione dei dati e al miglioramento delle cure attraverso l’analisi comparativa delle proprie prestazioni a livello personale. 40 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 44,0 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con diabete (milioni) % Tasso di diffusione 3,85 8,7 Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 HbA1c, % di persone con diabete HbA1c <7% HbA1c 7-9% HbA1c >9% 44,0 43,8 12,2 Fonte: Annali AMD 20073 (media ponderata di tipo 1 & 2) Contesto In Italia esistono numerose iniziative per la cura delle persone con diabete e altre malattie croniche. Queste includono il Piano Sanitario Nazionale (2006-8) e leggi che rendono i governi regionali responsabili della promozione di un’assistenza sanitaria uniforme e dell’organizzazione della sua erogazione, comprendenti l’identificazione delle persone a maggior rischio di diabete. Un comitato nazionale per il diabete e per la gestione della malattia istituito dal Ministero della Salute è al lavoro per l’elaborazione di modelli per la cura dei pazienti con diabete e per il confronto dei metodi diagnostici, terapeutici e assistenziali sviluppati in Italia con lo scopo di ridurne le variazioni. Anche il progetto DAWN (Diabetes Attitudes, Wishes and Needs) è stato utile allo sviluppo dell’approccio italiano alla cura del diabete. In Italia ci sono circa 680 centri di trattamento del diabete di varie dimensioni, circa 200 dei quali molto piccoli. Circa il 60% dei pazienti con diabete è trattato da specialisti all’interno di centri, cliniche o ospedali, mentre il rimanente 40% è trattato dai medici di base o non è trattato affatto. Si stima che un ulteriore terzo sia affetto da diabete non diagnosticato. Tutti i centri di trattamento sono registrati presso la AMD: l’Associazione Medici Diabetologi. L’Italia presenta un numero relativamente elevato di medici e specialisti rispetto a molti altri Paesi e offre cure specialistiche ad una percentuale superiore di pazienti. Il Paese non sta seguendo il modello statunitense e britannico che incoraggia il trattamento delle persone con diabete per quanto possibile a livello dei servizi di base ma bensì un modello di disease management.. Fin dal 2000, la AMD redige gli Annali, indicatori qualitativi nella cura del diabete. Il progetto e la pubblicazione raccolgono, interpretano e diffondono informazioni relative alla qualità e ai risultati della cura del diabete. Lo scopo è assicurare misurabilità e trasparenza per offrire un quadro veritiero della portata e dell’onere rappresentati dal diabete, e per stabilire obiettivi e valori di riferimento nazionali. Il progetto non considera se stesso un registro nazionale del diabete. Invece, la sua funzione principale consiste migliorare la qualità della cura per i pazienti che si recano nei centri di trattamento del diabete. Gli Annali AMD non tentano di fornire un resoconto epidemiologico esaustivo dei pazienti con diabete in una certa area e dei loro risultati, ma piuttosto esamina la qualità delle cure specialistiche. In definitiva, si spera di poter unire le risorse degli Annali ai database dei medici di base per ottenere un quadro completo. Le iniziative Il lavoro di elaborazione degli Annali è iniziato nel 2000 e ha raccolto informazioni provenienti da 100 centri per il diabete. La AMD ha invitato tutti i centri a contribuire con i propri dati, e pare che quelle che hanno partecipato rappresentino una sezione trasversale adeguata in termini di prestazioni. L’iniziativa di avviare il database è stata presa dalla AMD, che ne è proprietaria, lo mantiene e lo sviluppa garantendo l’uso corretto dei dati. Il primo compito è stato l’identificazione degli indicatori chiave necessari per la misurazione della qualità della cura, e, in secondo luogo, della modalità del loro utilizzo. È stato importante, da un punto di vista politico, convincere i centri ad utilizzare sistemi software comuni per misurare il livello qualitativo delle proprie cure e poi condividere i dati con i colleghi. Sono stati impiegati due diversi approcci, definibili come “dal basso verso l’alto” e “dall’alto verso il basso”. Entrambi utilizzano in partenza gli stessi dati grezzi e i medesimi indicatori nazionali. L’approccio dal basso verso l’alto è stato impiegato in 95 centri sparsi per tutta Italia coinvolgendo circa 140.000 persone con diabete. I dati provenienti da tali centri possono essere inviati all’AMD elaborando le cartelle cliniche dei centri con il software AMD. L’approccio dall’alto verso basso è stato sperimentato in tutti gli undici centri per il diabete nella regione Marche, coprendo un arco temporale di circa 10 anni per ogni persona e quindi apportando un contributo di circa 61.000 anni-paziente. Il sistema dall’alto verso il basso richiede che tutti i centri utilizzino lo stesso software e tipo di documentazione clinica. Questo approccio è stato avviato nel 2002 con la creazione del software regionale, la conversione a tale formato di tutte le cartelle cliniche e l’addestramento degli operatori. L’anno successivo sono stati collegati alla rete regionale i primi centri ed è stato istituito il database clinico regionale su un server protetto. Prima del 2004, sono stati coinvolti altri centri di assistenza extraospedaliera e nel 2007 si stanno rendendo disponibili on-line i dati clinici di tutti i pazienti per agevolare il monitoraggio, da parte dei pazienti stessi, dell’andamento del trattamento per la propria malattia. La AMD è partita con un elenco di 46 indicatori qualitativi utili a dimostrare l’accesso alla cura del diabete, comprendenti i procedimenti, gli esiti intermedi e gli esiti finali. Gli indicatori sono stati identificati sulla base si uno studio precedente effettuato dalla AMD con lo scopo di esplorare i più importanti indicatori della cura del diabete in Italia. La AMD pubblica un elenco di campi di informazione necessari alla misurazione degli indicatori. Nell’approccio dal basso verso l’alto, per ogni campo, il software è in grado di esportare i dati in un formato dato a prescindere da come sia stata effettuato l’inserimento. In questo modo è possibile esportare un unico file sulla base di diverse cartelle cliniche. Questo ha reso possibile ricavare gli stessi dati fondamentali da archivi in formati diversi provenienti da tutta Italia. Il confronto dei due approcci software ha portato a risultati quasi identici. I dati sono estratti automaticamente dalle cartelle dei medici e non è necessario inserire ulteriori dati o del lavoro supplementare. 41 Le sfide I problemi inerenti l’istituzione del sistema di raccolta dei dati hanno riguardato prevalentemente le questioni tecniche relative al software e l’atteggiamento di medici e persone con diabete. Molti dei medici invitati a partecipare alla raccolta si sono mostrati riluttanti, per timore di critiche sulla propria efficacia, o per paura che i dati fossero venduti, ad esempio per le informazioni relative alle abitudini di prescrizione dei farmaci. La AMD ha scoperto che i medici partecipano più volentieri ora che possono utilizzare i dati contenuti negli Annali. La AMD ha inoltre pubblicato delle norme relative all’anonimato e alla correttezza nell’uso e nella pubblicazione dei dati. Il fatto che a promuovere il progetto e ad avere la proprietà dei dati sia la AMD, ovvero una associazione nazionale di medici, è stato un elemento di fondamentale importanza, perché i singoli centri non avrebbe condiviso i propri risultati direttamente con gli altri. Anche molte persone con diabete si sono mostrate riluttanti nel richiedere informazioni che permettessero loro di esaminare le decisioni dei medici. La AMD ritiene che in futuro l’influenza dei pazienti dovrà aumentare per cui è essenziale che le informazioni siano a disposizione sia dei medici sia dei pazienti e che questi raggiungano uno stato di maggiore parità nell’ambito della discussione del proprio trattamento. Una ulteriore sfida è costituita dall’esigenza di evitare che altre organizzazioni riproducano l’iniziativa separatamente: l’obiettivo della raccolta di dati di alta qualità è troppo importante e troppo ampio per permettere che lo sforzo sia diluito da duplicati. Risultati L’uso di indicatori permette ai medici di valutare le prestazioni del proprio centro mediante l’analisi comparativa rispetto al database nazionale. Questo confronto è ‘personale’ nel senso che le singole cliniche non possono identificare quali altri istituti presentino buone o cattive prestazioni. Uno dei maggiori successi dell’AMD nella creazione degli Annali è stata la standardizzazione formale delle informazioni dato che i medici compilano i dati principalmente per ragioni cliniche piuttosto che per la loro archiviazione, e quindi i sistemi sono molto diversificati. Gli attuali indicatori possono essere impiegati per rappresentare la percentuale di pazienti che conseguono gli obiettivi specificati. Ad esempio, di recente sono stati stabiliti obiettivi di HbA1c <6.5%: tali obietti- 42 vi sono stati conseguiti dal 27,2% delle persone con diabete di tipo 2 e dal 15,4% di quelle con diabete 1. Gli indicatori sono inoltre utilizzabili per ricavare i valori medi (in una clinica o in una regione) dei principali parametri clinici e per confrontare gli esiti medi di diversi tipi di trattamento. Figura 14: Utilizzo degli indicatori qualitativi per rappresentare il progresso verso gli obiettivi del trattamento Percentuale di pazienti che conseguono un valore di HbA1c pari o inferiore al 7% 27.9 % Tipo 1 Il 29,7 % ha raggiunto l’obiettivo 45.1% Tipo 2 Il 45,1 % ha raggiunto l’obiettivo Percentuale di pazienti che conseguono un valore di HbA1c pari o inferiore al 6,5% 15.4% 27.2% Tipo 1 Il 15,4 % ha raggiunto l’obiettivo Tipo 2 Il 27,2 % ha raggiunto l’obiettivo Gli indicatori mostrano la notevole varietà di risultati conseguiti dai diversi centri. Tale varietà rappresenta la dimensione della differenza nella qualità delle prestazioni, quindi lo scopo è la convergenza verso un sistema di riferimento. La regione Marche mostra un livello medio di HbA1c dello 0,5% inferiore rispetto alla media del resto d’Italia, una prova degli effetti della condivisione dei risultati e del miglioramento dei centri che senza il progetto Annali non si sarebbero ottenuti. Figura 15: Variazione degli esiti di HbA1c tra in centri italiani per il diabete HbA1c % 10 comune a molti Paesi che il crescente numero di persone con diabete provocherà una crisi finanziaria nel settore dell’assistenza sanitaria. I dati sono di enorme importanza per proteggere le risorse disponibili per la cura del diabete dai tagli governativi. Fino ad alcuni anni fa, il futuro dei diabetologi in Italia era in qualche modo messo a rischio dal fatto che molti politici e amministratori ritenevano che, sulla base di modifiche in tal senso effettuate negli U.S.A. e in Gran Bretagna, i pazienti con diabete potessero essere curati esclusivamente dai medici di base. Le evidenze offerte dagli Annali hanno contribuito al riconoscimento del ruolo chiave degli specialisti del diabete. 9 8 7 6 Centro Per i medici è importante poter consultare gli indicatori delle proprie prestazioni e confrontarli con gli standard nazionali. Gli Annali permettono ai medici di verificare i propri risultati senza esporti a giudizi, visto che i centri non vengono citati. È inoltre possibile seguire la performance di singoli pazienti e di singole cliniche nel corso del tempo. Gli Annali non puntano a fornire una classifica in modo che le persone con diabete possano scegliere di rivolgersi al centro che presenta il miglior livello di prestazioni. Al contrario, lo scopo è far sì che tutti i centri prendano provvedimenti per migliorare le proprie prestazioni, per ridurre la variabilità qualitativa, il che dovrebbe portare ad un miglioramento della cura per tutti. Una graduatoria completamente pubblica probabilmente indurrebbe alcuni centri a ritirarsi dal sistema. Al momento i centri migliori non possono pubblicizzare i propri casi di best practice, ma solo indicare che i miglioramenti sono possibili. Allo stesso modo, gli Annali non si pongono il fine di cambiare le linee guida di trattamento, sebbene le evidenze che raccolgono possano portare a modifiche future. Il loro scopo è piuttosto la misurazione dell’aderenza alle linee guida. Prof. Giacomo Vespasiani: “Più si coinvolgono i pazienti e più è possibile convincerli che la gestione del diabete è nelle loro mani. Questo è il più grande problema per il futuro e un’opportunità di modificare davvero il rapporto tra medici e pazienti. L’autocontrollo è essenziale. Significa una migliore qualità di lavoro per i medici e una migliore qualità di vita per i pazienti.” Il futuro La speranza della AMD è che i due approcci dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso si diffondano in tutte gli ospedali e le Aziende Sanitarie italiane e che in altre regioni, oltre alle Marche, sia possibile istituire sistemi di rete del tipo dall’alto. Il vantaggio dell’approccio dall’alto verso il basso consiste nella condivisibilità delle informazioni, nella disponibilità attraverso la rete delle cartelle cliniche e nella futura possibilità, per i pazienti, di accedere ai propri dati, fatto che ne rafforzerà la partecipazione. L’obiettivo è di coinvolgere 250 centri entro il 2011, raddoppiando il numero dei pazienti portandolo a 300.000 dai 140.000 del 2007. La AMD sta prendendo accordi con l’associazione nazionale dei medici di base (SIMGG) per poter includere il loro database relativo alle cure del diabete negli Annali. La AMD intende sviluppare Annali regionali, che contengano obiettivi regionali relativi ai risultati (ad esempio, ulcere ai piedi ed altre complicanze). In fine, ulteriori analisi stanno cominciando a rivelare molti altri tipi di informazioni sui legami esistenti tra tipo di centri di trattamento e risultato. Notevoli sforzi sono stati fatti per informare dei risultati dell’iniziativa i decisori, per esempio, la presentazione al Parlamento e la diffusione tra tutti i politici, direttori di ospedale e specialisti italiani e presso gli incontri scientifici. Gli specialisti italiani condividono la preoccupazione 43 Giappone Insegnamento chiave Il miglioramento della trasparenza sui costi di trattamento e sui risultati dei pazienti attraverso le iniziative di raccolta dei dati possono costituire un forte veicolo per la facilitazione del dialogo tra pagatori, decisori e operatori sanitari. Descrizione Serie di iniziative di ricerca parallele finalizzate al miglioramento della prevenzione e del trattamento del diabete e alla riduzione delle complicanze, con supporto molteplice da parte di operatori sanitari, dipartimenti governativi e industria. Figure 16: Indicatori chiave per il Giappone % IMC Sottopeso IMC < 18,5 11,5 Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 68,9 20,3 Obesità IMC > 30 3,1 Fonte: OMS 20061 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 97,33 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con diabete (milioni) % Tasso di diffusione 6,98 7,2 e per le persone in salute, lo screening e la verifica costante dei pazienti affetti da diabete e IGT, e il sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. Attualmente il governo sta sostenendo sempre più la raccolta di evidenze sul trattamento del diabete e sul suo impatto, con particolare riferimento ai costi per i trattamenti delle complicanze associate al diabete. Dal 2006 il Ministro della Salute, del Lavoro e del Welfare finanzia numerose iniziative di ricerca che sono parte di un obiettivo di ricerca strategica nella sanità pubblica, di cui il diabete rappresenta uno dei primi due campi prescelti. I progetti di ricerca sono molto rilevanti nello sviluppo di una base informativa per la cura del diabete in Giappone, e riguardano lo sviluppo di prevenzione e trattamento del diabete e la metodologia per la raccolta e il trattamento dei dati sull’assistenza sanitaria e su i suoi risultati. Il tasso di diffusione del diabete in Giappone sta aumentando significativamente e le stime relative alle persone con diabete sommate a coloro che sono colpiti da ridotta tolleranza al glucosio hanno ora raggiunto i 16,2 milioni, pari al 13,3% della popolazione complessiva10. La combinazione tra il marcato aumento dell’età della popolazione, predisposizione genetica e il significativo passaggio da uno stile di vita rurale ad uno di tipo urbano fa pensare che il tasso di diffusione del diabete continuerà ad aumentare. Il Giappone dispone di un sistema di assistenza sanitaria disponibile per tutti i cittadini. In questo Paese, circa l’80% delle persone diagnosticate con diabete è in cura con medici di base e solo il 20% è in cura con specialisti. I pazienti tendono a spostarsi verso il servizio specialistico quando la loro malattia diventa più complessa e molti di loro sono poco inclini a ritornare al servizio di base. Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 HbA1c, % di persone con diabete HbA1c <7% HbA1c 7-9% HbA1c >9% n.d. n.d. n.d. Contesto Il Giappone non dispone di una strategia globale sul diabete sebbene le singole prefetture (organismi governativi regionali) ne abbiano elaborate di proprie. La prefettura di Toyama, ad esempio, dal 1996 attua una strategia che comprende l’educazione allo stile di vita per le persone con diabete, per chi è colpito da ridotta tolleranza al glucosio (IGT) 44 Le iniziative Attualmente sono in corso tre iniziative notevoli: un sistema di gestione dei dati (JDDM, introdotto da Novo Nordisk), lo studio clinico J-DOIT (finanziato dal governo) e lo studio del database JDCP (che coinvolge operatori sanitari ed è finanziato dalle associazioni di diabetologi e altri specialisti). La prima iniziativa è stata avviata nel 2000 con l’organizzazione del gruppo di studio degli specialisti del diabete JDDM di tutto il Giappone. Ha impiegato il prototipo di un sistema informatico (il CoDiC) basato su Novo Net di Novo Nordisk, che ha permesso lo sviluppo di un software di gestione dei dati per il trattamento del diabete adatto alla pratica clinica del Giappone. Il JDDM ha raccolto dati clinici presso 60-70 specialisti con in cura quasi 35.000 pazienti, e con la copertura di un’ampia gamma di indicatori del diabete tra cui il livello di HbA1c. I livelli medi di HbA1c ottenuti erano relativamente bassi (7%) se paragonati agli esiti in altri Paesi, e ad essi corrispondevano i risultati forniti dai medici di base in Giappone. Si pensa che le visite cliniche mensili previste per i Giapponesi con diabete dovrebbero permettere un intervento più attivo rispetto alle meno frequenti visite e misurazioni di HbA1c ricevute dai pazienti in molti Paesi occidentali e asiatici. Tuttavia, il 66% dei pazienti in Giappone non riusciva comunque a raggiungere l’obiettivo di HbA1c inferiore al 6,5% raccomandato dalla Associazione Giapponese del Diabete11. Il dato viene pubblicato per permettere alle cliniche di verificare e confrontare i propri esiti con quelli di coloro che hanno raggiunto risultati migliori. La seconda iniziativa (J-DOIT) comprende una serie di studi diversi, ognuno finalizzato a migliorare i risultati del trattamento del diabete. Gli studi J-DOIT coinvolgono sia medici di base sia specialisti. • J-DOIT 1 si occupa di prevenzione primaria ed è finalizzato a prevenire del 50% dell’incidenza futura di diabete di tipo 2. Esso prende in esame i progressi di circa 3.500 pazienti confrontando l’incidenza del diabete in presenza o meno di educazione su alimentazione e attività fisica. damentali, tra cui IMC, circonferenza del punto vita, pressione arteriosa, HbA1c, livelli dei lipidi nel sangue e molti altri. Tutti gli specialisti del diabete operanti in Giappone forniscono dati al sistema. Le sfide Il problema principale è derivato dalla mancanza di fondi disponibili per le iniziative di raccolta, per le attrezzature informatiche e per gli studi. Un gruppo di specialisti ha fatto richiesta di finanziamento da parte del governo, ma il primo sostegno è arrivato dall’industria. Il Governo ha accolto bene i risultati degli studi, in particolare l’esteso studio JDDM, e sollecita ulteriori evidenze. Il miglioramento della conoscenza sulla cura del diabete da parte dei medici di base riveste una priorità altissima. I dati provenienti da tutti gli studi sono a disposizione degli specialisti operanti negli ospedali e dei medici di base in modo che essi possano determinare il livello delle proprie prestazioni in relazione a quelle altrui. I dati vengono inoltre pubblicati in riviste e in occasione di incontri scientifici. Non vi è stata alcuna difficoltà nell’incoraggiare la maggior parte dei medici di base a partecipare contribuendo con i propri dati, sebbene alcuni dottori (principalmente anziani) abbiano avuto problemi a cominciare a partecipare mediante il sistema informatico ed alcuni abbiano inizialmente mostrato preoccupazione in merito al rispetto della riservatezza dei propri pazienti. • J-DOIT 2 studia l’effetto del mancato trattamento o della mancata compliance alla terapia ed è finalizzato a prevenire che il 50% dei pazienti abbandonino la propria terapia.. Un’indagine nazionale del Ministro della Salute, del Lavoro e del Welfare ha indicato che il 50% delle persone con diabete non erano trattate. J-DOIT 2 ha confrontato l’andamento del diabete di coloro che non erano mai stati visitati da medici, coloro che avevano ricevuto la diagnosi ma non avevano seguito il trattamento e coloro che lo avevano interrotto. Nel dicembre 2007 sarà pubblicato uno studio pilota che indica l’educazione e il ricordare ai pazienti l’importanza della costanza nel trattamento ha permesso la diminuzione del 50% nei tassi di abbandono. Nel 2008 lo studio sarà allargato a circa 12.000 pazienti. • J-DOIT 3 è finalizzato alla prevenzione del 30% delle complicanze macrovascolari e coinvolge 3.000 persone con diabete in 71 ospedali. Lo studio JDCP da cinque anni raccoglie una banca di dati su 2.000 pazienti da tutto il Giappone. Esso prende in esame gli indicatori fon- 45 Figura 17: Persone con diabete non trattato in Giappone 2010. Questo è stato seguito dall’avviamento dei finanziamenti governativi per il J-DOIT nel 2006. Il governo e gli operatori sanitari stanno accogliendo con favore i risultati, in particolare quelli relativi agli effetti dell’educazione dei pazienti e sono ansiosi di ricevere ulteriori dati. Figura 18: Costi stimati per il trattamento della popolazione con diabete in Giappone (calcoli effettuati sulla base del fatto che i miglioramenti raccomandati nell’educazione ai pazienti e nella qualità della cura da parte dei medici di base non vengono applicati) Trattamento Numero di persone Costo nel 2002 ($) Costo nel 2010 ($) coinvolte Cura del diabete quotidiana, visite cliniche, farmaci 7,4 milioni x 0,5 106,58 milioni poiché il 50% non di dollari riceve trattamenti Dialisi 56.000 27,25 milioni di dollari Terapia per l'ipertensione 7,4 milioni x 0,5 33,25 milioni di dollari Fonte: Ministro della Salute, del Lavoro e del Welfare, 1999 e 2002 Anche il miglioramento dell’educazione ai pazienti è percepito come un elemento estremamente importante specialmente perché moltissime persone con diabete in Giappone (~50%) non incontrano i medici con regolarità. Persino negli studi JDDM che hanno mostrato miglioramenti radicali nei livelli di HbA1c dei pazienti di tipo 2 da 8,4% a 6,8% dopo sei mesi di trattamento controllato, i risultati sono stati influenzati dall’abbandono da parte del 35% dei pazienti12. Malgrado l’importanza che il lavoro e il conseguimento dei risultati rivestono in Giappone, molte persone non prestano attenzione alla propria salute. È necessaria più educazione alla salute nelle scuole. Il governo sta avviando un programma di educazione in tal senso, ma gli specialisti del diabete ritengono che l’investimento fatto sia insufficiente. Risultati Vi sono indicazioni che il risultato dei pazienti stia migliorando in risposta all’intervento negli studi J-DOIT. Il governo giapponese ha ora riconosciuto l’importanza di questo lavoro e quella del sistema di gestione e degli studi basato sulle banche dati. All’inizio del 2004 il Ministro della Salute, del Lavoro e del Welfare giapponese ha invitato lo “Studio del Diabete in Giappone” a rafforzare il proprio programma di educazione sul diabete. Un gruppo di specialisti ha presentato le evidenze sull’impatto economico del diabete alla Commissione Salute del Parlamento nel corso del 2004. Tra i dati citati, vi era la stima del costo annuale del trattamento del diabete e la proiezione del suo costo nel 46 Totale trattamenti 7,4 milioni nel 2002 Totale trattamenti 10,8 milioni x 0,41 poiché il 59% ricenel 2010 verà trattamenti 206,02 milioni di dollari (per difetto) 347,15 milioni di dollari (per difetto) Fonte: Prof. Masashi Kobayashi13 Tasso di cambio 123,29¥ = 1 US$ in data 01.06.200214 Il futuro Probabilmente è troppo presto per dire se i risultati di questi studi sono già utilizzati per la modifica delle linee guida relative al trattamento. Essi potrebbero essere utili per elaborare nuove linee guida in futuro, ad esempio mostrando la relazione esistente tra punti finali delle complicanze e cronologia del trattamento. I dati saranno interamente pubblicati. I risultati continueranno a migliorare le prestazioni dei medici di base e degli specialisti; in particolare, dei primi si ritiene necessitino di consultare e analizzare i dati per migliorare la propria conoscenza. Ora è probabile che il governo sostenga studi futuri e che sia disposto a discutere sui costi, sia quelli relativi all’assistenza sanitaria necessaria, sia quelli in termini di perdita di produttività. Svezia Insegnamento chiave La pubblicazione di dati sugli indicatori qualitativi riguardanti il trattamento e le complicanze associate al diabete possono incoraggiare gli operatori sanitari in direzione di un utilizzo attivo dei propri dati nel trattamento dei pazienti, che a sua volta conduce ad un numero maggiore di persone con diabete in condizione di controllo adeguato. Descrizione Registro nazionale del diabete avviato e gestito dall’associazione professionale degli specialisti del diabete, la Società Svedese di Diabetologia; dedicato alla compilazione di dati annuali su glicemia, altri fattori di rischio, misurazione dei procedimenti, e complicanze del diabete e alla analisi sistemica della cura del diabete. Figura 19: Indicatori chiave per la Svezia % IMC Sottopeso IMC < 18,5 2,2 Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 59,3 33,8 Obesità IMC > 30 10,1 Contesto Il Registro Nazionale Svedese del Diabete (NDR) è stato avviato nel 1996 per fornire evidenze utili alla valutazione continua della qualità della cura del diabete. Ogni anno medici e infermieri operanti nelle cliniche ospedaliere e nei centri di cura primaria registrano dati relativi a 17 indicatori che comprendono la salute, lo stile di vita, le misurazioni biochimiche e le complicanze. Le strutture partecipanti sono sparse in tutta la Svezia e tutti i consigli di contea sono coinvolti. Il registro ha coperto oltre 113.000 persone con diabete nel 2005, comprese circa 36.000 persone in 90 ospedali e 95.000 presso 659 centri di cura primaria. Questi rappresentano circa il 40% del numero complessivo delle persone con diabete in Svezia. Le iniziative L’NDR è stato istituito per redigere continuativamente i dati sul trattamento ambulatoriale delle persone con diabete, a complemento di studi condotti per altri scopi. Oltre ad costituire una risorsa nazionale, esso fornisce ai centri locali di trattamento dati sugli indicatori della cura, permettendo il confronto tra singoli centri e dati nazionali o regionali. Le informazioni locali possono essere utilizzate da medici e pazienti per valutare costantemente le prestazioni del proprio centro, stimolandoli a conseguire gli obiettivi di trattamento. Fonte: OMS 20061 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 6,46 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con diabete (milioni) % Tasso di diffusione 0,47 7,2 Prof. Soffia Gudbjörnsdottir: “La sfida non consiste tanto nella raccolta dei dati, ma piuttosto nel far sì che gli operatori sanitari imparino a consultare i propri dati con regolarità e a verificarne la qualità. Questo è il modo giusto per dare una spinta al processo. Abbiamo raccolto dati per dieci anni, ma questo da solo non serve.” Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 IMCHbA1c, % di pazienti ospedalieri con diabete HbA1c, % di persone con diabete HbA1c <6% HbA1c 6-7.5% HbA1c 7.5-9 HbA1c >9% 27,0 42,0 24,0 7,0 HbA1c <6% HbA1c 6-7.5% HbA1c >7.5% 51,3 36,4 12,3 Fonte: Registro Nazionale Svedese del Diabete, Report Annuale 20063 L’NDR è basato su internet e, nel futuro prossimo, permetterà ad ogni singola persona con diabete di seguire i propri progressi on-line. L’NDR svedese si è fin dall’inizio operato per assicurare la verifica della validità dei dati. La misurazione della HbA1c è stata validata con una collaborazione tra laboratori chiamati Equalis, che impiegano la regolare calibratura degli strumenti secondo il metodo standard svedese ad alte prestazioni Mono S. Ciò significa che i livelli svedesi di HbA1c sono perfettamente confrontabili per tutte le misurazioni del periodo 19962005, ma sono inferiori di circa un’unità rispetto ai valori misurati in conformità con lo standard internazionale del DCCT. N.B.: I valori svedesi di HbA1c sono inferiori di circa un’unità rispetto alle misurazioni dei valori in conformità con lo standard del DCCT (cfr. infra). 47 Le sfide Tra i principali problemi in cui l’NDR si è imbattuto c’è stato il sostegno variabile ricevuto dai consigli di contea: si è coinvolto meno del 40% delle persone con diabete residenti in dieci dei ventuno consigli. Sembra che molti pazienti registrati con i servizi di base – una percentuale crescente dei pazienti con diabete – non sia ancora registrato nell’NDR. Comunque è elevata la partecipazione da parte dei consigli di contea con pazienti di tipo 1 in cura negli ospedali. Figura 20: Riduzione della HbA1c e conseguimento degli obiettivi HbA1c, 1996-2005. L’NDR dimostra anche significative differenze regionali nel grado di conseguimento degli obiettivi di trattamento per i fattori di rischio, la frequenza delle complicanze, e la misurazione dei procedimenti. Si trova quindi in un’ottima posizione per attirare l’attenzione nei confronti di un ideale di convergenza verso standard più elevati. Tuttavia, potrebbe venire a formarsi un divario tra obiettivi degli indicatori e livelli raggiungibili. Risultati L’NDR svedese fornisce un resoconto completo, e senza precedenti nel mondo, dei progressi nel trattamento del diabete. I suoi archivi ora coprono il periodo compreso tra il 1996 e il 2005 e permettono una analisi completa dei miglioramenti registrati e del grado di conseguimento degli obiettivi. Ad esempio, le persone la cui età di insorgenza è > 30 anni, classificate dal punto di vista epidemiologico come tipo 2, mostrano una diminuzione costante di HbA1c medio dal 7,4% nel 1996 al 6,9% nel 2005, a prescindere dal tipo di trattamento. La percentuale delle persone ad aver ridotto il proprio HbA1c è aumentata significativamente durante tale decennio, sebbene solo il 27% abbia conseguito l’obiettivo di HbA1c < 6,0% stabilito dalle linee guida svedesi. Simili riduzioni sono state evidenziate nei livelli medi di pressione arteriosa. Si è calcolato che la diminuzione di HbA1c media nel periodo 19961999 nei pazienti di tipo 2 corrisponde ad una riduzione del 4% nelle complicanze di qualsiasi tipo associate al diabete e dell’8% nelle complicanze microvascolari, sulla base delle previsioni dell’UKPDS15. 48 N.B.: A causa della modalità svedese di calcolo dei valori di HbA1c, i valori di HbA1c in Svezia sono di circa 1 punto percentuale inferiori rispetto a quelli in altri Paesi. L’elenco delle complicanze del diabete registrate dall’NDR si è allungato nel corso degli anni e ora include complicanze microvascolari come microalbuminuria e retinopatia, oltre a quelle presenti sin dall’inizio, come infarto miocardico e ischemia, malattie renali, riduzione della vista e amputazioni. I dati sono in grado di rappresentare, ad esempio, il progresso della retinopatia con durata superiore al diabete, e possono calcolare il rischio decennale di cardiopatia coronarica e ischemia in pazienti privi di precedenti malattie cardiovascolari, grazie all’uso dell’alto numero di indicatori conosciuti e al modello sviluppato dallo UKPDS16. Un risultato interessante è rappresentato dalla rapida diminuzione della percentuale di persone con diabete sottoposte a controlli della vista e dei piedi durante gli anni 2002-2005, nel momento in cui l’NDR stava segnalando un numero sostanzialmente superiore di persone con diabete che venivano trattate in cura primaria. L’NDR potrebbe quindi essere in grado di contribuire con evidenze di ampia portata concernenti le implicazioni del cambiamento nelle pratiche di assistenza sanitaria. Figura 21: Progressione della retinopia con durata del diabete Tutti i pazienti Durata < 5 Durata 15-24 anni Durata >= 25 anni 87 60 68 87 50 65 55 50 40 30 34 29 20 26 15 10 0 72 67 5 Gruppo A: diabete di tipo 1 presso ospedali Pazienti che hanno raggiunto gli obiettivi di HbA1c, pressione arteriosa, colesterolo totale, colesterolo HDL e non fumatori 40 30 30 20 18 18 13 10 7 7 9 3 0 Età <60 Femmine Età <60 Maschi Età <60 Femmine Età <60 Maschi Durata 5-14 anni 90 70 Pazienti con tutti i livelli di fattori di rischio Gruppo C, 2005: rischio decennale fatale/non fatale di cardiopatia coronarica nel 2005 (secondo il motore di analisi del rischio UKPDS). 100 80 Figura 22: Rischio decennale medio di cardiopatia coronarica, % Gruppo B: età di insorgenza >= 30 anni presso ospedali I dati dell’NDR permettono di studiare in che misura nella pratica si aderisca alle pratiche di assistenza sanitaria raccomandate dalle linee guida. Numerosi studi in altri Paesi hanno mostrato che le persone con diabete non stavano ricevendo gli standard di cura raccomandati negli U.S.A. e nei Paesi Bassi17, 18. La misurazione NDR dei reali risultati dei pazienti assicura che si possano identificare le eventuali differenze esistenti tra raccomandazioni e realtà. 25 12 Gruppo C: età di insorgenza >= 30 anni presso i servizi di base Frequenza di retinopatia nel 2005, in tutti i pazienti dei gruppi A, B e C, e per fasce di durata del diabete. Il futuro L’NDR continuerà chiaramente ad essere un eccellente esempio del valore dei dati attentamente elaborati e verificati. Il suo potenziale per l’analisi è estremamente ampio e la sua durata ne farà una ancor più utile risorsa per migliori linee guida dei trattamenti in futuro. 49 Gli U.S.A. Insegnamento chiave Creare trasparenza facilita la concorrenza tra HMO (Organizzazioni di mantenimento della salute) e può dare l’avvio all’introduzione di nuovi e innovativi programmi di trattamento. Descrizione Registro nazionale principale avviato e gestito da un ente no-profit, il National Committee for Quality Assurance (NCQA – Comitato nazionale per la garanzia di qualità). Meccanismo efficace per la redazione dei dati annuali sul diabete e un’ampia gamma di altre condizioni patologiche, ricavato da dati segnalati mediante un protocollo standardizzato e controllato dai piani sanitari che servono programmi sia nel settore privato sia nel settore pubblico (Medicare e Medicaid). Scopo complessivo di miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria attraverso l’analisi sistematica dei dati inseriti e dei risultati dell’assistenza sanitaria. Figura 23: Indicatori chiave per gli U.S.A. % IMC Sottopeso IMC < 18,5 2,4 Normopeso Pre-obesità IMC = 18,5-24,99 MC = 25-29,99 35,1 34,1 Obesità IMC > 30 32,2 Fonte: OMS 20061 Tasso di Popolazione di età diffusione compresa tra i 20 del e i 79 anni (milioni) diabete 208,62 Popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni con diabete (milioni) % Tasso di diffusione 19,16 9,2 Fonte: IDF Diabetes Atlas 20062 HbA1c, % di persone con diabete HbA1c <7% HbA1c 7-9% HbA1c >9% 51,3 36,4 12,3 Piani sanitari privati 41,8 28,6 29,6 Medicare 45,9 26,8 27,3 Medicaid 30,2 21,1 48,7 Fonte: NCQA 20073 50 Contesto In quanto una delle principali cause di morte e invalidità, si stima che il diabete colpisca negli U.S.A. circa 20,8 milioni di persone di tutte le età, ovvero il 7% della popolazione, o il 9,6% della popolazione di età superiore ai 20 anni (dati del 2005; US National Estimates19). Di questi, un terzo non ha tuttora ricevuto una diagnosi. I valori medi mascherano la significativa differenziazione nel tasso di diffusione tra gruppi di origine etnica diversa, ad esempio, la popolazione nera non ispanica (13,3%), Americani ispanici / Latino-americani (stima del 9,5%), popolazioni autoctone dell’America e dell’Alaska (12,8) e bianchi non ispanici (8,7%), tutti di età superiore ai 20 anni. Il diabete dunque corrisponde ad una domanda di assistenza sanitaria e ad un costo economico molto rilevanti negli U.S.A. Nel 2006, si è stimato che il diabete sia stata la causa di 10,9 milioni di giorni di malattia evitabili tra la forza lavoro statunitense, con un costo in termini di perdita di produttività pari a 1,7 miliardi di dollari20. Poiché l’assistenza sanitaria dipende dalle assicurazioni mediche, che sono in gran parte legata all’occupazione, è possibile che ben 3 milioni di persone con il diabete negli U.S.A. dispongano di una copertura insufficiente a fornire assistenza sanitaria adeguata, o che non ne dispongano affatto20. Gli ultra-sessantacinquenni ricevono copertura assicurativa dal piano sanitario nazionale, Medicare. Anche chi ha un reddito basso e corrisponde a determinati criteri di ammissibilità (cioè non chiunque) ottiene un sostegno statale per sostenere i costi dell’assistenza sanitaria fornita da Medicaid. La maggior parte della popolazione attiva è coperta, per i costi dell’assistenza sanitaria, da un piano sanitario privato scelto tra i circa 400 disponibili. Tuttavia, si stima che, al di fuori di questi schemi, ci siano 45 milioni di persone prive di assicurazione medica e che il loro numero stia aumentando. Il National Committee for Quality Assurance (Comitato Nazionale per la Garanzia di Qualità - NCQA)22 è un’organizzazione fondamentale negli Stati uniti; si tratta di una organizzazione privata no-profit fondata nel 1990 con lo scopo di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria mediante la raccolta e l’analisi dei dati. All’inizio degli anni Novanta, le grandi società statunitensi erano le principali acquirenti di assistenza sanitaria attraverso il sistema di assicurazione basato sui datori di lavoro. A quel tempo si stavano sviluppando le prime health maintenance organisation (Organizzazioni di mantenimento della salute – HMO), organismi assicurativi che rivestono un ruolo attivo nella gestione della cura dei pazienti. A causa dell’aumentata influenza degli assicuratori sull’effettiva erogazione dell’assistenza sanitaria, un gruppo di datori di lavoro e di piani sanitari altamente evoluti ha ideato le prime fasi di un sistema di misurazione chiamato HEDIS (health plan and employer data information set; il cui nome è poi stato modificato in health effectiveness data information set). All’inizio, HEDIS si limitava alla misurazione in pochi campi quali, ad esempio, gli screening per il carcinoma della mammella e del collo dell’utero. Le iniziative L’NCQA è nato nello stesso periodo come frutto dello sforzo congiunto di alcuni dei piani sanitari più avanzati e degli acquirenti al fine di accreditare le HMO e misurare direttamente la qualità delle cure erogate. L’NCQA ha acquisito le misurazioni originarie di HEDIS e creato la base di un sistema che offrisse una valutazione equilibrata dell’assistenza sanitaria. Oggi, HEDIS prevede oltre 75 diverse misurazioni del trattamento medico fornito e gli indicatori degli effetti. Le nove misurazioni relative al diabete sono state elaborate in collaborazione con la American Diabetes Association (ADA) e la Alliance for Diabetes. Figura 24: Misurazioni NCQA per la gestione del diabete e delle sue complicanze Tali misurazioni (che in altri sistemi di dati sono note sotto il nome di indicatori) permettono una stima della percentuale dei membri dei piani sanitari di età compresa tra i 18 e i 75 anni affetti da diabete (di tipo 1 o 2) con quanto segue: * * * * * * Test della HbA1c controllo inadeguato della HbA1c (superiore a 9,0%) controllo adeguato della HbA1c (inferiore a 7,0) esame della retina esame del colesterolo ematico (LDL) colesterolo ematico (LDL) controllato ad un livello interiore di 100mg/dl * assistenza medica per nefropatie * controllo della pressione arteriosa (inferiore a 130/80 mm Hg) * controllo della pressione arteriosa (inferiore a 140/90 mm Hg) I dati vengono raccolti all’interno di ogni piano sanitario secondo le rigide istruzioni e specifiche stabilite dall’NCQA e sotto la sorveglianza di un controllore. I piani sanitari forniscono l’intera serie dei dati relativi ai propri membri o un campione aleatorio di 411, calcolato in modo che vi sia l’85% di probabilità che indichi una differenza del 5% su una singola misurazione. L’NCQA riceve tali dati da circa 600 piani sanitari, sia HMO sia, in numero crescente, PPO (preferred provider organisation, fornitori di assistenza sanitaria raggruppati sotto un assicuratore con un accordo per la fornitura di assistenza sanitaria ad un prezzo ridotto). I piani sanitari sono citati e classificati secondo il punteggio ottenuto per le prestazioni cliniche in tabelle pubblicate annualmente, che comprendono i dettagli sul punteggio di ogni piano sanitario in riferimento ad ogni misurazione. La stessa serie di dati è anche parte di un programma congiunto gestito dall’NCQA in collaborazione con la American Diabetes Association; il programma di riconoscimento dei medici. I dati sono raccolti all’interno di un campione consecutivo (pro- o retrospettivo) di pazienti con diabete di singoli ambulatori. I dati vengono estratti dalle singole cartelle cliniche in formato cartaceo. Il sistema è stato ora sviluppato per permettere agli ambulatori che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche di estrarre i dati e trasmetterli direttamente al sistema NCQA attraverso la rete. I dati vengono inseriti on-line utilizzando un sistema di inserimento di dati che crea un piccolo registro di 25 pazienti con diabete per ogni ambulatorio, e che viene poi trasmesso all’NCQA. Il software di rete assegna un punteggio all’ambulatorio per ognuna delle misurazioni. Per ogni misurazione viene stabilita una soglia di prestazione, il cui superamento fa vincere dei punti. Se il numero totale dei punti provenienti da tutte le misurazioni supera una seconda soglia l’ambulatorio viene accreditato dall’NCQA-ADA. Questo riconoscimento è prezioso per gli ambulatori perché si tratta di un’informazione che viene pubblicata, e li qualifica per l’inclusione in numerosi piani sanitari. Esso inoltre permette di superare il problema dell’inaccuratezza della maggior parte dei dati amministrativi (indennizzi) e comprende pazienti afferenti a diversi assicuratori. Alcuni piani offrono incentivi finanziari per l’ottenimento del riconoscimento, altri utilizzano il punteggio per organizzare i propri fornitori di prestazioni sanitarie in diversi livelli di contribuzione al pagamento. Sebbene gli ambulatori vengano valutati con un punteggio su ogni misurazione, viene resa pubblica solamente l’informazione relativa a se abbiano o meno ricevuto il riconoscimento. La ragione di questo sta nella piccola quantità e nell’affidabilità dei dati a quel livello. Tuttavia gli ambulatori 51 vengono informati del proprio punteggio in modo da poter valutare le proprie prestazioni. Le sfide L’agenzia federale che sovrintende ai programmi Medicare e Medicaid e i relativi centri di servizi richiedono alle HMO che partecipano a tali programmi di effettuare le segnalazioni all’NCQA come parte della proprio sistema di supervisione sui piani sanitari. Anche molte grandi società e alcuni stati richiedono ai piani sanitari di segnalare le misurazioni HEDIS. Tuttavia l’NCQA stima che oltre 100 milioni di lavoratori americani siano membri di piani sanitari che non si sono ancora impegnati con HEDIS o con l’NCQA, e che quindi non stanno fornendo dati per la pubblicazione. I piani sanitari godono di un certo margine per evitare di effettuare le segnalazioni, ma rischiano di perdere opportunità di fare affari con il governo e di non stipulare contratti con le suddette grandi società. Esistono prove che indicano che le prestazioni di chi non effettua le segnalazioni pubbliche sono di livello inferiore. Figura 26: Tendenze nell’esame HbA1c e risultati, 1998-2006, tutti e tre i tipi di piano sanitario Percentuale di persone sottoposte all’esame HbA1c Percentuale con controllo HbA1c inadeguato (HbA1c >9%) Figura 25: Efficacia della segnalazione pubblica dei piani sanitari, medie selezionate tra i privati, 2006 HbA1c <7% Percentuale di coloro che ottengono un controllo inadeguato del diabete – HbA1c >9% 29,4 HbA1c 7-9% 31,9 HbA1c >9% (2,5) Fonte: NCQA20 Risultati Il grado di registrazione delle misurazioni con HEDIS e la loro pubblicazione hanno registrato un aumento rilevante alla fine degli anni Novanta; la percentuale sta tuttora aumentando ma ad un tasso inferiore. Fonte: NCQA20 Le nove misurazioni che vengono registrate in relazione alla cura del diabete sono state introdotte o adattate relativamente di recente, per cui non è possibile derivarne tendenze; tuttavia essere offrono un punto di riferimento per le misurazioni future. Le misurazioni che sono 52 state documentate già da alcuni anni per la maggior parte mostrano una tendenza al miglioramento. Vi sono prove che dimostrano che il sistema NCQA incoraggia la concorrenza tra le organizzazioni impegnate nei piani sanitari e che molti piani sanitari offrono incentivi agli ambulatori per la stipula di contratti, il che rinforza la motivazione a segnalare le prestazioni. Attualmente, l’NCQA sta preparando programmi dimostrativi che comprenderanno il feedback da parte di ambulatori su quanto essi siano stati in grado di adottare ed utilizzare i sistemi di informazione clinica, di come questi abbiano contribuiti alle decisioni e alla gestione della cura, e in che misura essi abbiano incoraggiato i pazienti a partecipare alla propria cura. Il futuro L’NCQA sta effettuando indagini su un’ampia gamma di altre attività finalizzate all’incoraggiamento della raccolta dei dati da parte dei piani sanitari. Alcuni piani offrono servizi di gestione alle persone con diabete, con un case manager che può offrire consulenza in merito all’autoterapia. Il fine ultimo consiste nell’incoraggiare gli ambulatori ad utilizzare i sistemi di informazione per migliorare la cura nel diabete e in molte altre aree. Molti ambulatori di base sono ancora molto piccoli, ed esistono ancora numerosi ambulatori che non dispongono di informazioni relative a chi sono i loro pazienti. L’ideale sarebbe stimolare il cambiamento nei sistemi utilizzati per retribuire gli ambulatori basati su valutazione e gestione, e utilizzare le evidenze per influenzare una migliore cura per i pazienti. L’NCQA sta lavorando assieme a molte altre organizzazioni, tra cui l’American College of Physicians, l’American Academy of Family Practice, e la American Academy of Paediatrics, per lanciare un importante programma per il miglioramento dei sistemi ambulatoriali come strumento per il miglioramento della cura, in particolare nel caso delle malattie croniche con, per primo, il diabete, seguito da malattie cardiovascolari, asma e broncopneumopatia ostruttiva cronica. 4.3 Panoramica sullo studio dei casi – Cosa ci mostrano? Le iniziative provenienti dai diversi Paesi illustrano un’ampia gamma di approcci e di stati di elaborazione dei registri di dati sul trattamento del diabete. L’India e il Giappone si sono avvicinati alla questione elaborando studi teorici sugli effetti dei diversi regimi di trattamento in consistenti cam- pioni della popolazione, creando importanti risorse di informazioni. Il caso di Israele è dipeso dall’iniziativa, da parte di una delle maggiori HMO, volta alla raccolta e all’interpretazione sistematiche dei dati provenienti dalle persone con diabete appartenenti alla clientela dei propri servizi di base. L’Italia invece si è concentrata sulle informazioni ottenibili dai centri di cura specializzati, e qui l’iniziativa è stata presa dall’associazione professionale dei diabetologi. Il registro nazionale della Svezia è esemplare, poiché include sia la cura specialistica sia i servizi di base, ed ha il sostegno del governo nazionale e delle autorità locali. Infine, gli U.S.A., con il loro sistema di erogazione dell’assistenza sanitaria incentrato sulle assicurazioni, stanno gestendo un progetto supportato dal governo in collaborazione piuttosto stretta con i fornitori di piani sanitari. La cura del diabete sta migliorando in tutti questi Paesi, in diversa misura e con diversi gradi di evidenza. Questi approcci molto differenti evidenziano un principio importante per il Changing Diabetes Barometer, ovvero che il metodo di raccolta e analisi dei dati sulla cura del diabete deve essere personalizzato in base alle caratteristiche specifiche di ogni Paese, in termini di dimensione della popolazione, combinazione etnica e stato di benessere, in base alla sua politica e alla sua economia, al suo livello di istruzione, e alle risorse finanziarie, di competenza e formazione per l’assistenza sanitaria. In ognuno dei Paesi presi in esame, la voce più forte si è messa al comando per istituire un sistema di misurazione. In India e Giappone, i più importanti professionisti sanitari legati alle università hanno elaborato un modello di studio; il sistema di cura primario in Israele e gli specialisti in Italia hanno stabilito l’andatura nei propri Paesi. La Svezia presenta un approccio estremamente ampio che coinvolge tutti i partner dell’assistenza sanitaria, mentre gli U.S.A. hanno creato un sistema che funziona bene in una struttura sociale fortemente regolata dal governo e orientata all’aspetto finanziario. Ognuno di questi sistemi si è evoluto a partire dai punti di forza e dalle limitazioni dei vari Paesi. Tutti i sistemi offrono l’opportunità di analizzare i dati per il beneficio delle future pratiche mediche. I sistemi di Svezia, Israele, Italia e U.S.A. Permettono ai singoli centri specialistici o agli ambulatori di base di confrontare, in diversa misura, le proprie prestazioni con quelle di altri per potersi migliorare. Nessuno sistema permette ancora un accesso completo ad ogni unità di dato; certamente la maggior parte di loro hanno segnalato una certa riluttanza da parte dei medici a fornire i propri dati, per lo meno inizialmente. A tale riguardo, i responsabili dell’as- 53 sistenza sanitaria statunitensi sono probabilmente quelli che si sono spinti più lontano in un sistema che offre sia incentivi alla partecipazione sia disincentivi nel caso di rifiuto, nella forma di mancato inserimento negli elenchi dei piani sanitari che sono di fatto i loro clienti. Il sostegno del governo ai vari registri di dati – a livello nazionale, regionale e locale – è essenziale e, nella maggior parte dei casi, si è fatto attendere. Le costrizioni di tipo finanziario rappresentano probabilmente la ragione alla base della riluttanza, per lo meno in certi casi come ad esempio l’India, dove l’interesse e la consapevolezza da parte del governo sono elevati ma le risorse sono limitate. Tradizione, inerzia, e timore di critiche da parte dell’establishment medico di certo non hanno agevolato lo sviluppo dei sistemi di dati in molti dei Paesi presi in esame, ma persino in questi casi il sostegno da parte dei governi ora sta aumentando mentre le evidenze radunate cominciano a raccontare una storia propria in termini di potenziale di miglioramento dei risultati per i pazienti. In conclusione: si è mostrato che le iniziative volte alla compilazione di registri di dati e l’uso dell’analisi dei dati per migliorare la cura del diabete in sistemi di assistenza sanitaria diversi sono validi sia in termini economici sia per il miglioramento del benessere e della qualità di vita dei pazienti. Gli sforzi futuri in questo senso potranno imparare molto dalle esperienze esistenti, per costruire a partire da una posizione iniziale che sia la più solida possibile, per prendere pienamente in considerazione le caratteristiche specifiche dei Paesi, dei loro popoli e dei sistemi esistenti, e per lavorare verso l’ottenimento del pieno sostegno dei governi, in termini sia di principi che di risorse. Prof. Elizabeth Teisberg: “Se si vogliono migliorare i risultati dei pazienti, è necessario misurarli. Conosciamo tutti il detto: si migliora ciò che si misura. È necessario concentrare l’attenzione sul miglioramento della qualità perché la buona salute è intrinsecamente meno costosa della progressione della malattia.” Due recenti iniziative di Novo Nordisk in diverse parti del mondo sono esempi di come il cambiamento apportato ad un solo aspetto della cura del diabete può condurre a risultati migliori e può essere una fonte di idee per il miglioramento delle pratiche in altre regioni. India Sebbene l’economia dell’India sia in rapidissima crescita (la seconda per velocità nel mondo), il Paese soffre di un elevato grado di povertà. Il numero delle persone con diabete (40,9 milioni) sta aumentando in modo marcato e ci si attende che raggiungerà i 74 milioni entro il 2025. Le condizioni socioeconomiche globali e una generalizzata mancanza di consapevolezza sul diabete portano a diagnosi tardive, ritardi nei trattamenti e ad un’incidenza inutilmente alta di complicanze. Persino laddove è stata effettuata, la diagnosi è spesso accompagnata da scarso interesse nel ricercare o seguire la terapia, a causa dell’assenza di sintomi visibili. Gli esami di routine per i livelli di HbA1c non sono ancora stati pienamente integrati nella gestione ordinaria del diabete. Inoltre, a meno che non si trovino al di sotto della soglia di povertà, le persone con diabete in India devono pagare di tasca propria i trattamenti e solo pochi dispongono di un’assicurazione medica privata. 4.4 Le iniziative di Novo Nordisk volte al miglioramento del controllo Il Changing Diabetes Barometer e gli studi dei casi illustrati in precedenza in questo capitolo descrivono gli sforzi e le iniziative compiuti in molti Paesi per migliorare la disponibilità e l’efficacia della cura del diabete. Lo scopo ultimo per tutti loro deve essere il miglioramento dei risultati dei pazienti, sebbene, a tal fine, sia prima necessario misurare gli sforzi attuali. Il programma Improve Control è stato lanciato durante la Giornata Mondiale del Diabete nel 2006, al fine di aumentare la consapevolezza sul diabete nelle principali città indiane, portando il diabete all’attenzione circa 40 milioni di persone. 54 Il programma TEAMS (Tailored Education And Marketing in Sweden) di Novo Nordisk offre formazione supplementare a medici di base e infermieri per periodi di 3-6 mesi su come diagnosticare e trattare il diabete. Il programma si pone lo scopo specifico di elevare lo standard del trattamento del diabete, ivi inclusi obiettivi concreti di HbA1c. Alcuni ambulatori di medici di base partecipanti al programma TEAMS sono stati in grado di mostrare una riduzione dello 0,6% della HbA1c durante il 2006, che è migliore della riduzione media dello 0,1% indicata nel Registro Nazionale del Diabete durante lo stesso periodo. I medici di base ora hanno una evidentemente maggiore familiarità con la valutazione e il trattamento del diabete. Il programma ha incoraggiato il passaggio al trattamento insulinico per il 17% in più dei pazienti rispetto al tasso di conversione precedente. Parte dell’iniziativa consisteva nell’offrire lo screening per il livello di HbA1c in quattro importanti città indiane; durante la prima fase oltre 3.000 pazienti sono stati sottoposti al test, e di essi quasi la metà presentava sintomi di complicanze associate al diabete, mentre un terzo aveva un valore di HbA1c superiore al 9%. Ad oltre 800 persone è stato offerto il trattamento insulinico e coloro che hanno accettato il trattamento durante i sei mesi seguenti hanno mostrato una riduzione media nel livello di HbA1c dell’1,64%: una riduzione estremamente significativa in un periodo di tempo tanto breve. Conclusione: lo screening per il diabete seguito da un trattamento adeguato nei Paesi dove ci si attendono elevati tassi di diffusione per via di fattori che potrebbero includere una maggiorata predisposizione genetica, stile di vita o consapevolezza sulla salute, può portare a risultati notevolmente migliori. Svezia La Svezia si trova nell’invidiabile posizione di essere uno dei Paesi europei in prima fila nel trattamento del diabete. L’assistenza sanitaria finanziata dal governo è a disposizione di tutti i cittadini svedesi. Tuttavia, il numero crescente di diagnosi di diabete comporta un aumento della richiesta a carico dei medici dei servizi di base che devono trattare un numero superiore di nuovi pazienti e al contempo assumersi un carico maggiore della cura che era precedentemente nelle mani degli specialisti. Conclusione: anche laddove viene già attuata una cura del diabete efficace, il crescente onere sul sistema di assistenza sanitaria dovuto all’aumento dell’incidenza del diabete richiede ulteriori iniziative di formazione degli operatori sanitari. 4.5 Il miglioramento della cura del diabete nei Paesi in via di sviluppo La misurazione e il miglioramento della cura del diabete nei Paesi in via di sviluppo pone enormi problemi, discussi nel Capitolo 2. Tuttavia, ingenti sforzi hanno fatto sì che molte parti attive in anni recenti si siano impegnate sulla pandemia del diabete. Tra queste, una parte prominente è stata quella dell’OMS e delle organizzazioni collegate, la International Diabetes Federation, la World Diabetes Foundation e i principali operatori del settore sanitario in vari Paesi. L’iniziativa per queste elaborazioni è stata presa nella maggioranza dei casi da industrie e organizzazioni sanitarie internazionali, mentre i governi e i loro dipartimenti della salute hanno cominciato a partecipare solo di recente quando la disponibilità di evidenze è aumentata. Questa situazione riguarda l’Africa, ma anche l’America centro-meridionale e il Sud-est asiatico. 55 L’Africa La maggioranza dei Paesi in Africa non dispone di programmi nazionali sul diabete, e sono scarse le opportunità di formazione per le persone con diabete e per gli operatori sanitari. Moltissime persone persone non godono di cure adeguate. Fino a solo cinque anni fa, erano disponibili poche informazioni epidemiologiche sul tasso di diffusione del diabete nei Paesi africani. Si stima che i Paesi africani impieghino meno del 10% del bilancio della propria sanità pubblica per la prevenzione e per il trattamento di malattie non trasmissibili, a causa dell’attenzione posta su malattie infettive come l’HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi23. Ci si aspetta che il numero delle persone con diabete in Africa nel 2006 (stimato in 10 milioni dalla IDF nella regione) si raddoppi entro il 2025. Una delle più significative iniziative volte al miglioramento della cura del diabete è stata, nel 2006, la Diabetes Declaration and Strategy for Africa, promossa dalla sezione africana della IDF, WHO–AFRO e dall’Unione Africana, con il sostegno di Novo Nordisk, ed elaborata sulla base di tre dichiarazioni precedenti: la Dichiarazione di St. Vincent del 1986, la Declaration of the Americas del 1996, e la Western Pacific Declaration del 200024. La Diabetes Declaration and Strategy for Africa è stata la base di nuove azioni in molti Paesi africani, tra cui indagini epidemiologiche dell’OMS, la nomina di difensori presso i dipartimenti governativi per la sanità per il diabete e le malattie croniche in generale, e lo sviluppo e l’applicazione di linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 e per l’educazione rivolta agli operatori sanitari e ai pazienti. Molti Paesi stanno ora sviluppando progetti per istituire una strategia nazionale sul diabete e migliorare l’accesso all’insulina e agli altri trattamenti per il diabete. Alla guida di questi sforzi c’è un gruppo ristretto formato da dieci Paesi, tra cui il Camerun, la Tanzania, il Kenia e il Congo. Il gruppo sta elaborando dei valori di riferimenti per la misurazione della cura del diabete nei prossimi cinque anni, a partire dal 2008. Questo riguarderà la valutazione delle strategie in atto, di quale settore stia avviando l’azione e di che tipo di formazione è disponibile per gli operatori sanitari. Inoltre istituirà uno studio sui risultati relativi al diabete, tra cui l’HbA1c e le complicanze meno gravi. Il gruppo prevede un massiccio aumento nel tasso di diffusione del diabete: studi passati hanno mostrato che l’80% delle persone con diabete sono ignare di esserne affette. America centro-meridionale La Diabetes Declaration and Diabetes Strategy for Africa riguarda i Paesi subsahariani, (il Nord Africa è compreso dalla IDF nella regione del Medio-oriente). Le raccomandazioni sono indirizzate ai governi dei Paesi africani e a tutti i partner e agli attori coinvolti nel diabete, al fine di prevenire il diabete e le malattie non trasmissibili associate ad esso, di migliorare la qualità di vita e ridurre i tassi di morbilità e di mortalità prematura derivanti dal diabete. Tutto questo richiederà la distribuzione alle persone con diabete di farmaci e servizi adeguati, appropriati e a prezzi abbordabili, una più precoce individuazione della malattia, qualità ottimale della cura del diabete, e la diffusione di informazione e formazione al fine di migliorare l’autogestione terapeutica. La strategia richiede anche azioni per la prevenzione del diabete, ad esempio mediante la creazione di ambienti più salutari e assicurando un accesso equo alla cura per coloro che sono a rischio di diabete. 56 Numerose iniziative per la misurazione e la documentazione della qualità della cura del diabete in America centro-meridionale sono seguite alla Declaration of the Americas on Diabetes (DOTA)25. Tale dichiarazione è stata attuata fin dal 1997 da un gruppo che rappresenta le organizzazioni fondatrici della IDF per le regioni nordamericana e centrosudamericana, la PAHO (organizzazione pan-americana della sanità), e i partner industriali, tra cui Novo Nordisk. La DOTA si è focalizzata sul miglioramento della qualità della cura, sull’educazione, sullo sviluppo dei programmi nazionali e sulla consapevolezza pubblica sul diabete. L’elemento più rilevante per gli obiettivi del Changing Diabetes Barometer è il progetto multinazionale DOTA per la valutazione della cura del diabete: il Qualidiab. Nel 2002, esso ha impiegato questionari compilati con l’aiuto di infermieri addestrati per raccogliere informazioni tra 13.513 persone con diabete in sei Paesi: Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Paraguay e Venezuela. I questionari erano stati elaborati per rivelare la disponibilità dei servizi e dei test chiave oltre ai risultati dei pazienti. Un workshop per la disamina dei rilevamenti26 ha segnalato che il 57% delle persone con diabete di tipo 2 presentavano un livello di HbA1c superiore al 7,7%, e che il 60% aveva la pressione arteriosa oltre 140/90 mm Hg, portando alla conclusione generale che la cura del diabete necessitava di essere rafforzata. Le principali barriere innalzate contro il miglioramento qualitativo proposto erano rappresentate dalla riluttanza nei confronti del cambiamento, il disinteresse del governo, personale scarso e formazione inadeguata, e questioni relative alla riservatezza e al trattamento dei dati. Un workshop successivo ha mostrato che oltre la metà delle persone con diabete ai Caraibi (Bahamas, Giamaica e Saint Lucia) presentavano livelli di HbA1c superiori all’8%. Tuttavia sono stati sollevati alcuni interrogativi rispetto ad alcuni aspetti metodologici di Qualidiab, quali ad esempio la selezione dei centri, le procedure di campionamento dei pazienti e la definizione degli eventi oggetto di misurazione27. Durante gli ultimi anni, la DOTA ha inoltre agevolato altre iniziative nella regione, tra cui workshop per la pianificazione strategica per organizzazioni non governative (ONG) alle Barbados, a Panama, e in Bolivia volte allo sviluppo di programmi nazionali sul diabete, e anche il progetto Qualidiab in America latina e l’educazione. La PAHO ha adattato la metodologia creata dall’OMS e prodotto il questionario pan-americano STEPS28 per raccogliere informazioni in forma standardizzata dai pazienti con diabete in merito alla propria cura. Tali informazioni possono poi essere utilizzate per fare confronti tra Paesi e per monitorare le tendenze all’interno di ognuno di essi. L’approccio incoraggia la raccolta di piccole quantità di informazioni utili in modo regolare e continuativo. La metodologia comprende il questionario stesso, un manuale e il supporto software per l’inserimento, l’elaborazione e la comunicazione dei dati. Conclusioni Le iniziative prese in esame provenienti dai Paesi in via di sviluppo rappresentano tutte un progresso verso una migliore cura delle persone con diabete. Tuttavia, la varietà nell’approccio e nei dettagli, rafforza il messaggio del Changing Diabetes Barometer: che è necessario misurare ciò che si è fatto per poterlo migliorare. 57 5. I costi diretti del diabete 5.1 Controllo del diabete, controllo dei costi Come descritto in questo report, il diabete è principalmente uno stato a lungo termine. Il diabete di tipo 2, in particolare, può svilupparsi per anni prima di essere diagnosticato, e la persona diagnosticata può vivere ancora per anni senza manifestare sintomi evidenti, seguendo un trattamento che consiste semplicemente in cambiamenti nello stile di vita prima che si rendano necessarie terapie farmacologiche o altri interventi medici. Molte persone agli stadi iniziali del diabete di tipo 2 non si curano di modificare la propria alimentazione o le abitudini relative all’attività fisica perché non si sentono malate. Negli ultimi anni sono state redatte evidenze in grande quantità per dimostrare che un trattamento più efficace migliora le prospettive a lungo termine per la persona con diabete perché ritardare l’insorgenza di complicanze. Un trattamento più efficace ad uno stadio precoce aumenterà marginalmente i primi costi, ma ridurrà i costi nel più lungo termine ritardando o prevenendo i trattamenti ospedalieri necessari per curare un’ampia gamma di complicanze. Un tale corso d’azione può liberare risorse finanziarie da utilizzare in altri ambiti dell’assistenza sanitaria. Ma possiamo quantificare queste idee? Quanto incide su una persona con diabete l’essere trattata in modo che la glicemia sia controllata più o meno rigidamente? Incide davvero sui costi dell’assistenza sanitaria? Queste non solo soltanto domande ipotetiche: è ora dimostrato che in Gran Bretagna, dopo meno di dieci anni, l’investimento aggiuntivo necessario al finanziamento del trattamento potenziato (in cui il livello di HbA1c di tutte le persone appena diagnosticate viene portato al 7%) si ridurrebbe grazie al risparmio sui trattamenti per le complicanze. A quel punto il trattamento diventerebbe meno costoso da sostenere rispetto a quello precedente non potenziato, perché quest’ultimo continuerebbe a consentire lo sviluppo precoce di costose complicanze. I modelli simulati al computer possono gettare luce su questa situazione estremamente complessa e caratterizzata da così tante variabili consentendo una maggiore comprensione di come sia meglio influenzare le decisioni relative al trattamento. Una nuova simulazione assume come punto di partenza l’ampiamente citato studio UKPDS (UK Prospective Diabetes Study), che ha mostrato che vi era un legame significativo tra controllo della glicemia e sviluppo di complicanze associate al diabete1,2. L’analisi esplora le implicazioni mediche e finanziarie nel caso in cui le persone con diabete in Gran Bretagna fossero oggi 58 convertite ad un controllo potenziato dei livelli ematici di glucosio. Essa apre possibilità, sempre meglio definite, per l’elaborazione di decisioni sul corso migliore – ovvero con il miglior rapporto costo-efficacia – del trattamento per le popolazioni nazionali con diabete. 5.2 Studio del diabete in Gran Bretagna L’UKPDS ha dimostrato che se il controllo dei livelli ematici di glucosio fosse aumentato, ad ogni punto percentile di riduzione della HbA1c corrisponderebbe una riduzione del 14% delle complicanze di ogni tipo associate al diabete, e una diminuzione del 37% delle complicanze microvascolari (ad esempio, danni retinici, renali o nervosi). Ma sebbene sia emerso che, sulla base della massiccia evidenza di questo e altri studi, un adeguato controllo glicemico costituisce un componente chiave della cura del diabete, molte persone con diabete non raggiungono l’obiettivo HbA1c di 6,5% – 7,5%, raccomandato dal National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE)3. Uno studio su 6.192 pazienti con diabete di tipo 2 in cura in Gran Bretagna nel 2002 ha indicato che il 76% dei pazienti presentava un livello di HbA1c > 7,0% mentre il 69% aveva un HbA1c > 7,5%5. Un’indagine scozzese sul diabete effettuata nel 2004 ha indicato che il 49,8% dei pazienti presentava un livello di Hba1c ≥ 7,5%6. …chi sviluppa le complicanze del diabete incorre in costi sanitari di gran lunga più elevati Chi sviluppa le complicanze del diabete incorre in costi sanitari di gran lunga più elevati rispetto a chi è non presenta complicanze. Se portati a confronto con i pazienti privi di complicanze, i costi ospedalieri per chi era colpito da complicanze microvascolari risultavano raddoppiati, per chi aveva complicanze macrovascolari risultavano triplicati, e per coloro i quali presentavano complicanze sia micro sia macrovascolari erano 5,5 volte superiori7,8. Nello studio T2ARDIS su pazienti britannici8,9, prendendo ancora come valore di riferimento i costi dei pazienti privi di complicanze, i pazienti con complicanze microvascolari aumentavano i costi dei ricoveri ospedalieri di 2,5 volte, quelli con solo complicanze macrovascolari li aumentavano di 2,7 volte, e quelli con entrambi i tipi di complicanze aumentavano i costi ospedalieri di 5,5 volte. Risultati simili sono stati segnalati per gli altri Paesi europei del progetto CODE-210, e anche da studi statunitensi11,12, in cui i costi associati al diabete per i pazienti con HbA1c >7% erano del 20 – 32% superiori di quelli per i pazienti con HbA1c corrispondente all’obiettivo del 7%. Poiché molte delle complicanze associate con il diabete sono molto costose – ad esempio, la malattia renale all’ultimo stadio di cui il diabete è la causa principale – le persone che ne soffrono contribuiscono in modo sproporzionato al costo totale della cura del diabete in Gran Bretagna. Tuttavia il risparmio potenziale per il SSN costituito dal trattamento di pazienti in modo che raggiungano l’obiettivo di HbA1c raccomandato non sono stati valutati. Il presente capitolo spiega le rappresentazioni fornite da un modello di simulazione al computer, che ha utilizzato dati britannici ed è stato effettuato per conto di Novo Nordisk da IMS, usando il CORE Diabetes Model (CDM)13,14. Il CORE Diabetes Model (CDM)15 consiste in un modello economicosanitario ampiamente convalidato sviluppato per predire gli esiti nei pazienti con diabete di tipo 1 e 2. Comprende 15 sotto-modelli interrelati eseguiti in parallelo per simulare le potenziali complicanze del diabete. Può essere predisposto per coorti di pazienti, e può essere definito secondo età, sesso, fattori di rischio di riferimento e complicanze pre-esistenti. La gestione della malattia e l’ambiente economico possono essere modificati in modo da rispecchiare gli specifici modelli di cura nazionali. In questo modo, il CORE Diabetes Model permette il confronto tra diverse popolazioni di pazienti in una varietà di ambientazioni cliniche realistiche per fornire risultati sanitari ed economici a lungo termine. La probabilità di transizione tra stadi e/o complicanze si basa sulle probabilità e sulle equazioni di rischio ricavate dalla pubblicistica, tra cui UKPDS, WESDR e gli studi Framingham15. 5.3 Panoramica dell’analisi L’analisi ha confrontato con un valore di riferimento due scenari alternativi di trattamento14. Nel primo scenario (trattamento potenziato), il modello ha preso in esame i costi umani ed economici nel caso in cui il livello di HbA1c di tutte le persone appena diagnosticate con diabete fosse subito portato al 7%. Il riferimento utilizzato per il confronto è stato il risultato rappresentato dalla popolazione con diabete britannica appena diagnosticata, con il valore attuale di HbA1c mantenuto nel futuro. La simulazione di riferimento assume che la popolazione britannica attualmente affetta da diabete mantenga il livello di HbA1c al livello attuale, come osservato nel UK Prospective Diabetes Study (UKPDS) durante i 35 anni durante i quali si svolge la simulazione. La simulazione di riferimento è interpretabile come il risultato atteso nel caso in cui il regime di trattamento non venga modificato in alcun modo. Scenario di riferimento Le simulazioni sono state eseguite in una popolazione teorica consistente nei pazienti del UK Prospective Diabetes Study (UKPDS) diagnosticati all’età di 52 anni. Il riferimento è costituito da una simulazioni di eventi in vita se la HbA1c è mantenuta al livello attuale di 9,1% lungo l’intero orizzonte di 35 anni della simulazione. La popolazione con diabete presa in esame nelle simulazioni è stata scelta in modo da essere rappresentativa della popolazione con diabete appena diagnosticato in Gran Bretagna. Queste persone presentano un numero inferiore di complicanze associate al diabete rispetto a coloro il cui diabete è consolidato, e quindi hanno potenzialmente più da guadagnare da interventi che ritardino o prevengano lo sviluppo di complicanze future. I pazienti neodiagnosticati inclusi nello UKPDS avevano un’età media di 52 anni, HbA1c di 9,1%, e un’incidenza molto bassa di complicanze associate al diabete16. Dopo lo UKPDS sono stati pubblicati pochissimi studi, che possano essere considerati rappresentativi, sui pazienti cui fosse appena stato diagnosticato il diabete di tipo 2. Studi regionali più recenti, tra cui il Poole Diabetes Study e uno studio comparativo tra pazienti europei e asiatici, hanno indicato età e livelli di HbA1c simili al momento della diagnosi, suggerendo che questi fattori non sono cambiati molto nel periodo intercorso dalla pubblicazione del UKPDS17. Nel secondo scenario (diagnosi precoce + trattamento potenziato), si è partiti dall’assunto che al momento della diagnosi non esisteva alcuna complicazione, e, di nuovo, il livello di HbA1c di tutte le persone appena diagnosticate con diabete è stato portato al 7%. 59 Tuttavia, ci si aspetta che alcuni recenti cambiamenti alla struttura dell’assistenza sanitaria britannica, tra cui il Quality and Outcomes Framework (QOF), il National Diabetes Audit (NDA) e il lancio di programmi di educazione sul diabete strutturati, quali DESMOND e DAFNE, portino rispettivamente a diagnosi precoci e ad un migliorato controllo glicemico. Del fatto che la diagnosi sia effettuata in età più giovane (dai 52 anni nel 1988 ai 46 nel 2000) ci sono evidenze anche negli U.S.A.18. I dati non specificano se questo rappresenti una diagnosi in età più giovane o una più precoce insorgenza del diabete, tuttavia le rilevazioni coincidevano certamente con gli sforzi di aumentare la consapevolezza di medici e pazienti e con le modifiche apportate ai criteri diagnostici. Scenario di riferimento: Aspettativa di vita e sviluppo di complicanze Complicanze maggiori Complicanza Grave perdita Insufficienza Infarto Amputadella vista cardiaca miocardico zioni congestizia acuto (IMA) Riferimento 20% 41% 43% 11% Malattia renale all’ultimo stadio 15% Fonte: IMS14 Scenario 1: Trattamento potenziato Vengono applicate le linee guida NICE 2002 per un HbA1c=7%. Il NICE è responsabile della elaborazione di linee guida cliniche per la pratica medica, e attualmente dispone di 14 serie di linee guida per il trattamento del diabete. Le linee guida 20023 raccomandano un obiettivo di HbA1c compreso tra 6,5% – 7,5% per le persone con diabete di tipo 2. (Questo dato è attualmente in corso di revisione, e le linee guida proposte4 suggeriscono di incoraggiare i pazienti a mantenere il livello di HbA1c al di sotto del 6,5%, a meno che gli effetti avversi risultanti o gli sforzi necessari per ottenere questo valore non compromettano la qualità di vita). Scenario 1: Aspettativa di vita e sviluppo di complicanze, scenario di riferimento e trattamento potenziato Fonte: IMS14 Risultato chiave: Se all’età di 52 anni non sono presenti complicanze minori, ci sia aspetta che la persona con diabete possa sviluppare complicanze minori mediamente dopo 8-10 anni. Dopo 14-16 anni ci si aspetta l’insorgenza delle prime complicazioni maggiori. Figura 27 Scenario di riferimento: Probabilità di sviluppare complicanze nel corso della vita, %. Complicanze minori Complicanza Retinopatia di background Neuropatia Microalbuminuria Riferimento 42% 70% 50% 60 Source: IMS14 Risultato chiave: Con il trattamento potenziato, le complicanze sia minori sia maggiori vengono ritardate di 2-4 anni rispetto allo scenario di riferimento, e l’aspettativa di vita è aumentata di 2 anni con notevoli effetti sulla qualità di vita. Figura 28: Scenario 1: Riferimento e trattamento potenziato: Probabilità e rischio relativo di sviluppare complicanze nel corso della vita, % Complicanze minori Complicanza Riferimento Trattamento potenziato Trattamento potenziato vs. riferimento: riduzione del rischio di complicazioni Retinopatia di background 42% Neuropatia Microalbuminuria 70% 50% 27% 53% 32% 37% 24% 37% Complicanze maggiori Complicanza Grave perdita Insufficienza della vista cardiaca Riferimento Trattamento potenziato Trattamento potenziato vs. riferimento: riduzione del rischio di complicazioni Infarto Amputazioni miocardico acuto (IMA) Malattia renale all’ultimo stadio 20% 41% 43% 11% 15% 13% 33% 33% 9% 6% 37% 21% 24% 18% 60% Ci si aspettava questo risultato. Le complicanze cardiovascolari sono influenzate da molti altri fattori di rischio oltre al controllo glicemico, e poiché nelle simulazioni non si sono apportate modifiche al tasso di ipertensione ecc., l’effetto di un trattamento potenziato del controllo dei livelli ematici di glucosio sulle complicanze cardiovascolari non è stato tanto marcato quanto quello su complicanze più direttamente legate al diabete. Queste rilevazioni sono in linea con l’osservazione dello UKPDS secondo cui il controllo glicemico ha un maggiore impatto sugli eventi microvascolari che su quelli macrovascolari. Scenario 2: Diagnosi precoce e trattamento potenziato In questa simulazione, l’assunto è che le persone non presentino alcuna complicanza alla diagnosi perché sono state individuate e diagnosticate in un programma di screening e non a causa dei loro sintomi. Si assume anche che venga effettuato un trattamento potenziato con target di HbA1c a 7%. Scenari 1 e 2: Aspettativa di vita e sviluppo di complicanze, scenario di riferimento, trattamento potenziato e diagnosi precoce + trattamento potenziato Fonte: IMS14 N.B.: Le probabilità si basano sull’incidenza cumulativa nel corso della vita. Essendo il ‘tempo a rischio’ superiore del 12,5% con il trattamento potenziato rispetto allo scenario di riferimento a causa della più lunga aspettativa di vita, l’incidenza cumulativa è stata standardizzata per permettere la comparazione. Il rischio di sviluppare complicanze minori con il trattamento potenziato è ridotto del 25 – 40%, ma gli effetti del trattamento potenziato sulle complicanze maggiori sono più diversificati. Il rischio di sviluppare una grave perdita della vista o malattia renale all’ultimo stadio è ridotto di fino al 60%, mentre il rischio di complicanze cardiovascolari e di amputazioni è ridotto del 20 – 25%. Source: IMS14 61 …qualità di vita migliore, più a lungo Il trattamento potenziato causa una notevole riduzione della probabilità delle complicanze minori. La diagnosi precoce permette di apportare un altro piccolo cambiamento: lo sviluppo è ritardato ma non evitato. Il mantenimento del livello di HbA1c in entrambi gli scenari con trattamento potenziato (con o senza diagnosi precoce) rappresenta la ragione per cui non vi è una reale differenza nell’incidenza delle complicanze tra i due scenari. Risultati chiave: • La diagnosi precoce (cioè in uno stadio iniziale nel corso del diabete, prima che comincino a svilupparsi le complicanze) e il trattamento potenziato ritardano le complicanze minori di fino a 5 anni rispetto allo scenario di riferimento. • La diagnosi precoce e il trattamento a target ritardano le complicanze maggiori di 3-5 anni rispetto alla scenario di riferimento, ed estendono l’aspettativa di vita dalla diagnosi di 3 anni (18,75%). • Il ritardo della comparsa di complicanze minori e maggiori combinato alla più lunga aspettativa di vita hanno effetti considerevoli sulla qualità di vita. … complicanze maggiori diminuite fino al 70% La diagnosi precoce segna una riduzione molto notevole nel rischio di grave perdita di vista (56% rischio in meno) e di malattia renale all’ultimo stadio (70% rischio in meno). La riduzione nel rischio di complicanze cardiovascolari e amputazioni è di oltre il 25% rispetto allo scenario di riferimento. Figura 29: Scenari 1 e 2: Riferimento, trattamento potenziato, e diagnosi precoce + trattamento potenziato: Probabilità e rischio relativo di sviluppare complicanze nel corso della vita, % Complicanze minori Complicanze maggiori Complicanza Retinopatia di background Neuropatia Microalbuminuria Grave perdita della vista Insufficienza cardiaca Infarto miocardico (IMA) Amputazioni Malattia renale all’ultimo stadio acuto Riferimento 42% 70% 50% 20% 41% 43% 11% 15% Trattamento potenziato 27% 53% 32% 13% 33% 33% 9% 6% Diagnosi precoce + trattamento potenziato 27% 53% 31% 9% 3 0% 31% 8% 5% Riduzione del rischio: trattamento potenziato vs. riferimento 37% 24% 37% 37% 21% 24% 18% 60% Riduzione del rischio:diagnosi precoce + trattamento potenziato vs. riferimento 37% 24% 38% 56% 28% 28% 27% 70% Fonte: IMS14 62 N.B.: Le probabilità si basano sull’incidenza cumulativa nel corso della vita. Essendo il ‘tempo a rischio’ superiore del 18,5% con il trattamento potenziato rispetto allo scenario di riferimento a causa della più lunga aspettativa di vita, l’incidenza cumulativa è stata standardizzata per permettere la comparazione. 5.4 I costi economici del diabete Il modello CORE può essere utilizzato per fornire una stima dei costi economici diretti del diabete. Le categorie di costo diretto per l’assistenza sanitaria nel modello CORE sono: • i costi per il trattamento delle complicanze, che prevedono le stime per 20 eventi medici e i costi dei controlli dopo che gli eventi si sono verificati; • i costi di gestione – trattamento farmacologico per la prevenzione di malattie cardiovascolari, screening per nefropatia, screenings oculistico, trattamenti per ulcere e cura dei piedi; • i costi di trattamento – basati sul ramo del trattamento intensivo dello UKPDS per i pazienti trattati con un obiettivo di HbA1c del 7,0%. Per i pazienti che ricevono la cura ordinaria sono stati assunti i costi convenzionali di trattamento dello UKPDS. Lo si è considerato appropriato perché i costi dello UKPDS erano basati su pazienti trattati in Gran Bretagna e erano specifici per il diabete di tipo 2. In ogni caso sono stati inclusi il costo dei farmaci anti-diabetici e il costo delle consultazioni standard in Gran Bretagna con medici e infermieri. Il costo per i farmaci anti-diabete per il trattamento intensivo (trattamento a target) o convenzionale (cure ordinarie per mantenere la Hba1c di riferimento) sono stati basati su una media dei costi di insulina/sulfonilurea e costi della metformina riportati per i rami di trattamento corrispondente dello UKPDS. Tuttavia, questi costi potrebbero rappresentare una stima conservativa perché non includono trattamenti più costosi, quali TZD e moderne insuline che sono sempre più utilizzati nella pratica corrente. Sulla base dei prezzi attuali, il costo mensile del trattamento con una dose giornaliera di 1500mg di metformina è di circa £ 4,80, e quello di 10mg di glibenclamide è £2.88, mentre il costo dell’insulina è più elevato19. Poiché circa il 75% dei pazienti britannici con diabete di tipo 2 erano trattati con agenti orali (il 15% dei quali con agenti orali più insulina) si è assunto un costo annuale degli agenti anti-diabetici nell’analisi pari a £64 per la cura ordinaria, e £105 per il trattamento a target. Per l’analisi i costi sono stati inflazionati ai valori del 2006 utilizzando un indice sanitario specifico dei prezzi al consumo. Figura 30: Costi di trattamento ricavati dallo UKPDS Costo del trattamento (2006, £) Trattamento a target Cura ordinaria Farmaci anti-diabeteici 105,44 64,07 Attuazione (cure infermieristiche e altre prestazioni sanitarie) 226,54 69,81 Costo annuale totale 331,99 133,88 Fonte: IMS13 I costi dei tre scenari di trattamento nell’analisi differiscono notevolmente nel corso del tempo della simulazione, non solo nell’importo totale, ma anche nella sua distribuzione tra costi per le complicazioni, costi di gestione, e costi per il trattamento con farmaci anti-diabetici. Figura 31: Costi cumulativi dell’assistenza sanitaria nel corso della vita per i tre scenari di trattamento, % Trattamento potenziato (HbA1c = 7,0) Costi delle complicanze Riferimento (HbA1c = 9,1) Individuazione precoce & trattamento potenziato Gestione del diabete Farmaci anti-diabetici (ADO e insulina) Attuazione del trattamento farmacologico anti-diabete Fonte: IMS14 63 N.B.: I costi di trattamento comprendono sia i costi per l’attuazione (cure infermieristiche e altri operatori sanitari) sia i costi dei farmaci anti-diabete. N.B.: Il modello con individuazione precoce e trattamento potenziato non comprende i costi per l’individuazione precoce, per i quali non sono ancora disponibili delle stime. L’individuazione precoce potrebbe risultare da controlli sanitari generali per le malattie croniche in ambulatori di medicina generale e sarebbe quindi difficile distribuirne i costi, oppure, in futuro, l’individuazione precoce potrebbe essere ottenuta mediante auto-esame. Nel grafico dei costi cumulativi dell’assistenza sanitaria nel corso della vita simulata, i due scenari di trattamento sono confrontati con quello di riferimento impostato con indice 100. …i costi totali possono essere ridotti fino al 21% Risultati chiave: • Lo scenario del trattamento potenziato riduce i costi di assistenza sanitaria nel corso della vita del 13%, e la diagnosi precoce + il trattamento potenziato li riduce del 21%. • A causa della riduzione nella percentuale di spesa totale per l’assistenza sanitaria necessaria per il trattamento delle complicanze: - 85% per lo scenario di riferimento - 61% per il trattamento potenziato - 52% per la diagnosi precoce + trattamento potenziato, una maggiore percentuale del fondi disponibili: - 15% della spesa nel caso del trattamento di riferimento - 39% con il trattamento potenziato, e - 48% con diagnosi precoce + trattamento potenziato può essere spesa per il trattamento del diabete (conservando e migliorando la qualità di vita del paziente). Nei due scenari che prevedevano il trattamento potenziato, il 6% del costo totale viene speso per farmaci anti-diabetici, rispetto al 3% nel trattamento di riferimento. Tuttavia il trattamento di riferimento è quello dello UKPDS, che non prende in considerazione i farmaci anti-diabetici più efficaci che sono stati sviluppati dopo la sua elaborazione. Lo UKPDS aveva considerato il 3% dei costi come dovuti ai farmaci antidiabetici; una percentuale alquanto inferiore rispetto al 7% attribuito dal CODE-2, uno studio successivo che comprendeva farmaci più moderni. Inoltre la spesa totale dei due scenari di trattamento potenziato è significativamente inferiore rispetto a quella di riferimento. 64 La spesa aggiuntiva per il trattamento potenziato, soprattutto subito successiva alla diagnosi (all’età di 52) è un investimento per migliorare la qualità di vita e ridurre i costi di trattamento sul più lungo termine. Nel corso della vita attesa della popolazione, se il diabete è diagnosticato a 52 anni di età, il trattamento potenziato e la diagnosi precoce costituiscono un investimento molto concorrenziale sia per le persone con diabete sia per la società. 5.5 Raggiungimento del punto di equilibrio e spostamento verso un credito di salute. La spesa di assistenza sanitaria per la cura del diabete può essere veramente simulata solo utilizzando ‘coorti aperte’, cioè prendendo in considerazione le nuove generazioni di persone appena diagnosticate che si uniscono alla popolazione esistente di chi ha il diabete. La simulazione è stata avviata con la popolazione attuale con diabete e sono state aggiunte le coorti delle persone che hanno ricevuto una nuova diagnosi di diabete. Lo scopo è scoprire quale sia il momento in cui il risparmio sul trattamento di un numero inferiore di complicanze controbilancia l’effetto della spesa aggiuntiva per il trattamento diventando un fattore dominante che porta ad una spesa inferiore nel corso della vita nel caso dello scenario con trattamento potenziato. Questa simulazione con coorti ‘aperte’ impiega i seguenti dati: • il tasso di diffusione del diabete (di tipo 1 e di tipo 2) nel 2006 era di circa il 3,54% in Gran Bretagna secondo Diabetes UK20 • dati su incidenza e tasso di diffusione specifici per il diabete di tipo 2, forniti dal Diabetes Audit and Research a Tayside, Scozia, relativi ad un periodo di 12 anni tra il 1993 e uk 200421. Poiché lo studio scozzese era specifico per il diabete di tipo 2, era basato su una popolazione britannica relativamente stabile, e forniva informazioni dettagliate e osservate relative a tasso di diffusione e incidenza, l’analisi attuale si è basata su tale studio a lungo termine. • I tassi di incidenza sono stati calcolati sulla base dei dati scozzesi: tasso di diffusione del diabete di tipo 2: 3,13% e incidenza 0,375% nel 2004; con un aumento annuale dell’incidenza di 6,3% nel corso dei 12 anni e l’assunzione di una relazione lineare. Nello scenario con trattamento potenziato, si è partiti dall’assunzione che le persone attuali e appena diagnosticate siano trattate a target dal momento della diagnosi fino al termine della simulazione. … gli investimenti iniziali nel trattamento potenziato prevedono un ritorno entro meno di 10 anni Risultato chiave: • Il controllo potenziato della HbA1c nel breve periodo inizialmente prevederà un costo più elevato rispetto al trattamento di riferimento. Tuttavia, entro meno di 10 anni dall’avvio del nuovo regime di trattamento, i costi di assistenza sanitaria nello scenario del trattamento potenziato scenderanno al di sotto di quelli del trattamento di riferimento. • Il livello del costo a lungo termine con il trattamento potenziato corrisponde all’85% dello scenario con trattamento di riferimento. Figura 32: Costo totale annuale diretto dell’assistenza sanitaria per il diabete nello scenario di riferimento e nello scenario di trattamento potenziato nel corso del tempo, indicizzato (spesa annuale per il primo anno nello scenario di riferimento = 100) Dall’avvio del regime potenziato, quasi tutte le persone con diabete avranno sofferto di complicanze irreversibili che sono alla base della principale componente della spesa sanitaria sul diabete. I costi del trattamento delle complicanze nella popolazione esistente affetta da diabete sono quindi invariati nei primi anni della simulazione. Con l’aggiunta del costo del trattamento potenziato al costo invariato per il trattamento delle complicanze, il costo annuale dell’assistenza sanitaria per il trattamento potenziato è superiore a quello di riferimento. Tuttavia i nuovi pazienti presentano un numero inferiore di complicanze al momento della diagnosi rispetto alla popolazione con diabete esistente. In conseguenza al regime di trattamento potenziato, sviluppano un numero inferiore di complicanze nel corso del tempo, e l’effetto economico dello scenario migliorato comincia a diventare evidente. Il pieno effetto sui costi di assistenza sanitaria è visibile quando l’intera popolazione con diabete viene sostituita da persone che hanno ricevuto la diagnosi nel regime di trattamento potenziato. La dinamica dei costi economici del diabete è parallela alla dinamica degli investimenti finanziari. Vi è un punto di equilibrio, in cui il capitale investito equivale i guadagni, e in cui il piano poi porta ad un’eccedenza finanziaria. Nel caso del diabete, è necessario fare un investimento nel trattamento per poi ottenere il rendimento rappresentato dagli inferiori costi sanitari dovuti dal trattamento delle complicanze del diabete. Con l’evoluzione della malattia nel tempo, i benefici dell’investimento sono visibili dopo meno di 10 anni, e questo, in confronto a un piano di investimento finanziario, è da considerarsi un tempo breve. N.B.: Il grafico mostra lo sviluppo del costo diretto dell’assistenza sanitaria per il diabete nello scenario di riferimento e in quello con trattamento potenziato. Con il trattamento di riferimento, la spesa diretta per l’assistenza sanitaria vedrà un aumento del 78%. Con il trattamento potenziato, si può attendere che il costo diretto per l’assistenza sanitaria aumenti del 51% rispetto ai costi attuali. Fonte: IMS14 65 5.6 Conclusioni Questa analisi mostra che il trattamento potenziato porta alla prevenzione completa o al ritardo delle complicanze del diabete, riducendo significativamente l’impatto che il diabete può avere sulla qualità di vita dei pazienti e sulle loro capacità funzionali, con il conseguente risparmio per l’economia dovuto ad una riduzione nella perdita di produttività. La diagnosi precoce, ottenibile mediante lo screening effettuato sulle persone potenzialmente a rischio ancor prima che esse si rendano conto di possibili sintomi del diabete, porta a una migliore esperienza dei pazienti e può contribuire a ritardare l’insorgenza delle complicanze del diabete. Le persone con diabete sono in grado di beneficiare di un periodo più lungo di salute relativa e di una più elevata qualità di vita, mentre le risorse risparmiate dal sistema sanitario possono essere dirottate su altre esigenze. Le risorse sanitarie possono essere spese per il trattamento del diabete, per il trattamento delle sue complicanze, e per qualsiasi combinazione dei due (quest’analisi non è stata in grado di esaminare le implicazioni della prevenzione del diabete). In rapporto all’equilibrio tra trattamento del diabete e trattamento delle sue complicanze, il miglioramento dell’efficacia della cura del diabete rappresenta la scelta con il rapporto costo/efficacia di gran lunga migliore. Se i benefici della spesa sanitaria prevedono la riduzione delle complicazioni a lungo termine e se tali benefici superano la spesa, tale spesa è meglio descritta come investimento. Il ‘lungo termine’ non è lontano: in meno di 10 anni la spesa sanitaria annuale per il trattamento potenziato del diabete sarà inferiore alla spesa necessaria per continuare al livello prevedente, subottimale, di cura. Queste considerazioni completano le crescenti risorse di conoscenza sullo stato attuale della cura del diabete che costituiscono il punto focale del Changing Diabetes Barometer. I loro rilevamenti dovrebbero aiutare i decisori e i fornitori di assistenza sanitaria a colmare le lacune ed elevare il livello generale della cura. 66 6. I costi indiretti del diabete 6.1 In cosa consistono i costi indiretti? La modellizzazione al computer basata su dati concreti discussa nel Capitolo 5 ha permesso una migliore comprensione dei costi diretti per la cura delle persone con diabete. Tuttavia, una quantità di prove suggerisce che gli effetti economici indiretti di malattia e mortalità legate al diabete potrebbero essere addirittura più elevati dei costi già molto ingenti dell’assistenza sanitaria. Sebbene non sia possibile procedere con un’analisi dettagliata di tali evidenze, è importante prendere nota di questa ulteriore dimensione del diabete e dei suoi affetti in questa fase, e i report del Changing Diabetes Barometer intendono tornare su questa questione in futuro. Figura 33: Componenti multiple dei costi indiretti del diabete Il diabete dà origine a costi che incidono sulle persone con diabete, sulle loro famiglie, sui loro datori di lavoro e su ogni altra fonte di cura o servizio di sostegno. Le stime di tali costi indiretti devono tenere conto del reddito mancato e dei costi dovuti a mortalità prematura e invalidità attribuibili al diabete. Lo sviluppo di costi indiretti a lungo termine può essere considerato parallelamente allo sviluppo dei costi diretti a lungo termine: entrambi aumentano gradualmente al progredire della malattia. I costi indiretti associati alla perdita di produttività sono variegati e potenzialmente molto ingenti. Considerata la scala dell’aumento della pandemia del diabete e il fatto che il diabete di tipo 2 colpisce persone che sono ancora nel mezzo della loro vita lavorativa attesa, i costi relativi alla produttività (ridotta capacità lavorativa individuale, riduzione della forza lavoro complessiva, l’aumentato tasso di dipendenza, crescita del PIL, riscossione delle imposte ecc.) hanno effetti di trascinamen- Mercato del lavoro • prestazioni subottimali da parte delle PcD • Assenze dal lavoro • Pensionamento anticipato • Decesso precoce • Costo di avvicendamento • Costo di assicurazione medica / piano sanitario Persone con diabete (PcD) Famiglia delle PcD • Costi per fornire la cura (ad es. trasporti) • Perdita di reddito Assistenti sociali del settore pubblico • Perdita della sicurezza lavorativa • Costo dell’erogazione della cura • Ulteriori oneri su altri famigliari a causa del reddito mancato 68 • Perdita di reddito • Pensionamento anticipato • Riduzione dei diritti pensionistici • Spese mediche to all’interno delle economie nazionali. La maggior parte di tali costi è dovuta alle persone che il mercato del lavoro perde mentre sono ancora in età lavorativa, alla invalidità permanente e alla morte prematura. I costi principali per i datori di lavoro sono rappresentati dai piani sanitari e/o dall’erogazione dell’assicurazione nazionale (gravi in sistemi come quello degli U.S.A.) e i costi per la sostituzione degli addetti perduti a causa della malattia. È in questo settore che viene percepita la parte più ingente dei costi indiretti associati al diabete. Del corso degli anni, la persona con diabete potrebbe aver diminuito la propria capacità di avvantaggiarsi delle opportunità di istruzione, avere maggiore probabilità di doversi assentarsi dal lavoro per malattia, e potrebbe vedersi costretta a ricorrere al pensionamento anticipato. Questo implica perdite di reddito e in alcuni casi la perdita del diritto alla pensione poiché molti sistemi pensionistici sono basati in modo non proporzionale sugli ultimi anni di lavoro attesi. La persona con diabete sarà anche costretta ad affrontare spese di tasca propria, che a seconda del luogo in cui vive potrebbero essere ingenti. Queste spese saranno molto più consistenti nei Paesi privi di sistemi di assicurazione sanitaria statale, dove la maggior parte della popolazione non può permettersi l’assicurazione privata. In molti Paesi in via di sviluppo, come si è visto nei capitoli precedenti, le persone con diabete e le loro famiglie sostengono quasi l’intero costo della cura medica, compresi i farmaci. In India, le persone con diabete più povere spendono una media del 25% del proprio reddito in cure private e farmaci1. Anche le famiglie di coloro cui è diagnosticato il diabete soffrono da un punto di vista finanziario, e questo ancora una volta accade soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. L’onere non è solo in termini di costi incidentali, e può essere molto maggiore se un membro della famiglia è costretto a lasciare la propria occupazione per prendersi cura della persona con diabete. Ciò implica la perdita del reddito o dell’opportunità di istruzione, perdita della sicurezza lavorativa e ulteriori difficoltà per altri famigliari. Ci sono molti casi, nei Paesi in via di sviluppo, di prestatori di cure che abbandonano il lavoro per prendersi cura di qualcuno in famiglia, e di bambini che devono lasciare la scuola per prendersi cura di bambini più piccoli, con effetti prevedibili sulla loro futura capacità reddituale. Questo è un particolare problema nei Paesi in via di sviluppo, ma è visibile anche nei Paesi sviluppati tra i gruppi sociali meno abbienti. Un altro elemento del pacchetto dei costi indiretti è la fornitura di assistenti retribuiti, dove disponibili, da parte dei sistemi di previdenza sociale statali o attraverso gli schemi assicurativi. Si stima che questi servizi incrementino il costo totale del diabete in modo significativo, soprattutto nei Paesi sviluppati. Tali costi sono in generale nascosti, nel senso che non vengono interpretati come costi del diabete, ma come costi sociali di cura per le persone disabili. Tradizionalmente, i costi indiretti venivano considerati meno importanti perché il diabete era una malattia che colpiva le persone verso la fine della loro vita, spesso dopo il pensionamento. Non è più così, e vi sono segnali indicanti che l’età di insorgenza del diabete è tuttora in diminuzione e che il costo indiretto del diabete sarà ancora più rilevate e crescerà in modo consistente in futuro. Il miglioramento dell’efficacia della cura del diabete permette alle persone con diabete di continuare a vivere più a lungo una vita indipendente e produttiva. Riduce la perdita di produttività subita nel mercato del lavoro e l’esigenza di sostegno (con i relativi costi) da parte di famiglie e dell’assistenza sociale. 6.2 L’esempio danese Alcuni studi sui costi del diabete in Danimarca nel 20012,3 offrono un esempio della dimensione dei costi indiretti a confronto con quelli diretti dell’assistenza sanitaria. Tali studi (basati su 17.000 pazienti) effettuano una stima dei costi complessivi del diabete in Danimarca considerando il livello attuale di trattamento e cure mediche e di come questi costi cambierebbero nel caso di trattamento potenziato o ideale (situazione ipotetica che non comprende complicazioni né mortalità associate al diabete). Sebbene i costi medici sarebbero più elevati con il trattamento potenziato, i costi di ospedalizzazione sarebbero inferiori. Tuttavia, il cambiamento più impressionante è rappresentato dalla riduzione dei costi generali per la società. Una migliore cura del diabete potrebbe essere ottenuta ad appena metà dei costi complessivi attuali, portando ad un guadagno di quasi il 40% in produttività. La riduzione dei costi nel regime di trattamento migliorato deriverebbe principalmente dalla riduzione dei servizi infermieristici a causa dell’inferiore incidenza di complicanze del diabete. 69 Estendendo queste idee allo scenario ipotetico ideale, se il costo del trattamento delle complicanze del diabete potesse essere eliminato, i costi dell’assistenza sanitaria si ridurrebbero di fino al 50%. Figura 35: Componenti dei costi del diabete, Danimarca 2001 16.000 persone in più sarebbero state vive nel 2001 se si fosse fornito il trattamento potenziato. Fatto ancor più impressionante, sarebbero state in forma e produttive. Se il diabete non fosse risultato in alcuna forma di mortalità e morbilità, come nello scenario ideale, altre 36.000 persone sarebbero state vive. Nel 2001, un terzo stimato della popolazione con diabete, ovvero circa 50.000 persone, presentavano complicazioni. Il trattamento potenziato avrebbe potuto ridurre tale numero a 20.000 persone. Il guadagno in produttività e la riduzione dei costi indiretti, e, fatto ancor più importante, il conseguente miglioramento della qualità di vita sono l’effetto diretto di questo possibile declino nel tasso delle complicazioni associate al diabete. Figura 34: Costi del diabete in Danimarca, 2001, milioni di dollari U.S. Trattamento attuale Costi complessivi Assistenza sanitaria Assistenza non sanitaria (servizi sociali, attrezzature) Pazienti e prestatori di cura informali Valore della produzione (riduzione della perdita di produttività) Numero di persone viventi nello scenario nel 2001 Fonte: Novo Nordisk2 70 Trattamento Trattamento migliorato ideale 1.550 884 176 315 316 157 1.164 495 0 71 74 19 1.490 2.055 2.576 152.800 168.800 189.000 Fonte: Novo Nordisk2 6.3 Studio attuale in Svezia Uno studio in corso in Svezia su giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni suggerisce che esistono significative conseguenze a lungo termine causate dal diabete sull’istruzione, sulla partecipazione al mercato del lavoro, sul reddito e sulla necessità di assistenza sanitaria. Lo studio analizza i dati annuali per il periodo 1990-2005 relativi alle 9.298 persone con diabete e 37.192 persone corrispondenti per età, sesso e municipalità di residenza all’insorgenza del diabete nel database longitudinale svedese Econ-DISS (il database Econ-DISS contiene dati a registrazione longitudinale individuali ad alta qualità provenienti da diversi registri su popolazione, mercato del lavoro e assicurazione sociale dell’Istituto nazionale di statistica svedese). L’analisi iniziale ha selezionato persone nate tra il 1949 e il 1970 registrate nell’Econ-DISS, e quindi potenzialmente attive nel mercato del lavoro già nel 1990. Le statistiche descrittive indicano che le persone con diabete di tipo 1 non differiscono dal gruppo di controllo in termini di reddito annuale prima dell’insorgenza del diabete. Tuttavia, in seguito all’insorgenza della malattia, le persone con diabete di tipo 1, un po’ alla volta, cominciano a rimanere indietro. Dopo 5 anni il valore mediano del reddito annuale da lavoro per le persone con diabete di tipo 1 era il 95% di quello del gruppo di controllo. Ulteriori analisi statistiche comprenderanno indagini sui fattori associati a questa differenza, tra cui l’effetto della durata del diabete (da 1 a 23 anni nel campione), età, sesso, livello di istruzione, educazione da parte dei genitori, caratteristiche del datore di lavoro, caratteristiche del mercato del lavoro locale ecc.4 I costi indiretti del diabete saranno esaminati in modo più completo dei futuri report del Changing Diabetes Barometer. 71 Appendice La seguente tabella riassume i dati rilevati dai sei Paesi che hanno fornito le dettagliate informazioni cui si fa riferimento nello studio dei casi del Capitolo 4: India, Israele, Italia, Giappone, Svezia e U.S.A. Tabella 1: IMC, % della popolazione, 2006 Indice di massa corporea (IMC) = peso corporeo (kg) diviso per il quadrato dell’altezza (m2) India Sottopeso IMC <18,5 Normopeso IMC = 18,5-24,99 Pre-obesità IMC = 25-29,99 Obesità IMC > 30 Sovrappeso complessivo IMC > 25 32,9 62,5 3,8 0,7 4,5 39,3 22,6 62,2 Israele Italia 3,3 54,1 33,6 9,0 42,6 Giappone 11,5 68,9 20,3 3,1 23,4 Svezia 2,2 59,3 33,8 10,1 43,9 U.S.A. 2,4 35,1 34,1 32,2 66,3 Fonte: OMS 2006. Database globale sull’Indice di massa corporea Tabella 2: Tasso di diffusione del diabete, % della popolazione di età compresa tra i 20 e i 79 anni, 2006 Popolazione 20-79 anni d’età Pazienti con diabete 20-79 anni d’età Tasso di diffusione 659,57 m 40,85 m 6,2% Israele 4,30 m 0,34 m 7,8% Italia 44,0 m 3,85 m 8,7% Giappone 97,33 m 6,98 m 7,2% Svezia 6,46 m 0,47 m 7,2% U.S.A. 208,67 m 19,16 m 9,2% India Fonte: IDF Diabetes Atlas 2006 72 Tabella 3: Livello ematico di glucosio Anno di raccolta del dato Tipo di diabete Forma di trattamento Geografia Numero dei pazienti India HbA1c (media) Distribuzione HbA1c n.d. n.d. n.d. n.d. Israele 2007 T1 e T2 Tutte Nazionale 187.000 n.d. < 7% 40,0% 7-9% 46,0% > 7% 14,0% Italia 2006 T1 e T2 Tutte Nazionale 139.147 7,4 (1,4) < 7% 44,0% 7-9% 43,8% < 9% 12,2% 2000-2004 T1 e T2 Tutte Nazionale 16.934 7,1 (1,3) n.d. n.d. n.d. 2006 (ospedali) T1(25-30%) e T2 (70-75%) 34.293 n.d. < 6% 23,0% 6-7.5% 44,0% > 7.5% 33,0% 2006 (servizi di base) T1 (2-4%) e T2 (96-98%) 79.164 n.d. < 6% 51,0% 6-7.5% 37,0% > 7.5% 12,0% 2007 (privato) 2007 (Medicare) 2007 (Medicaid) T1 e T2 T1 e T2 T1 e T2 n.d. n.d. n.d. < 7% 41,8% 45,9% 30,2% 7-9% 28,6% 26,8% 21,1% > 9% 29,6% 27,3% 48,7% Giappone SVEZIA . U.S.A Tutte Tutte Nazionale Nazionale n.d. N.B.: La misurazione svedese di HbA1c è stata convalidata da una collaborazione tra laboratori chiamati Equalis, con la calibrazione sul metodo svedese standard Mono S. Di conseguenza, i valori dei risultati svedesi di HbA1c sono di circa un’unità inferiori rispetto alle misurazioni effettuate in conformità con gli standard del DCCT. 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