FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
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Lo scacco di San Pietro a Majella. Guido Alberto Fano fra Martucci e Cilea
VITALE FANO
Nei primi anni del Novecento i conservatori di musica
governativi del regno d’Italia erano cinque: Milano, Parma,
Firenze, Napoli e Palermo; questi, assieme ai licei musicali di
Bologna, Pesaro, Roma, Venezia e Torino, erano le maggiori
istituzioni della penisola deputate all’insegnamento della
musica. Guido Alberto Fano, pianista, direttore d’orchestra
e compositore padovano vissuto fra il 1875 e il 1961, diresse tre dei cinque conservatori fra il 1905 e il 1922: prima
quello di Parma, poi quello di Napoli e infine quello di
Palermo; poi fu insegnante di pianoforte al conservatorio di
Milano fino al 1938. Ripercorrere la sua vicenda biografica
diviene quindi preziosa occasione per ricostruire un frammento della storia di quelle istituzioni, e ciò vale in particolare per quella di Napoli, di cui poco si sa del periodo che va
dalla fine della direzione di Martucci, scomparso nel 1909,
all’arrivo di Cilea nel 1916. Il presente saggio intende far luce
sulla vita del conservatorio di Napoli nei quattro anni in cui
Fano fu direttore (1912-1916) e mostrare, anche riportando
un campione significativo delle testimonianze consultate e
trascritte, quale vigore egli vi abbia infuso. Lo studio di una
cospicua mole di documenti oggi conservati a Venezia, presso la sede dell’Archivio Musicale Guido Alberto Fano1 (corrispondenza, relazioni, articoli di giornale, comunicazioni
ministeriali, ecc.), uniti a quelli reperiti a Napoli presso la
Biblioteca e l’Archivio storico del conservatorio2 (articoli di
1
Ove non diversamente specificato i documenti d’archivio citati sono
custoditi presso l’Archivio Musicale Guido Alberto Fano di Venezia.
2 Desidero ringraziare, per l’aiuto prestatomi in occasione delle mie
giornale, verbali della Giunta di vigilanza ecc.), la Biblioteca
Lucchesi Palli e l’Emeroteca Matilde Serao della Biblioteca
nazionale, l’Emeroteca Tucci, dimostra infatti che quegli anni
furono assai fecondi e ricchi di attività per l’istituto napoletano, e che l’iniziativa e la tenacia del giovane direttore animarono in modo rimarchevole la vita musicale dentro e fuori
il conservatorio. Emerge chiaramente che la cittadinanza e la
stampa seguirono con straordinaria attenzione tale evoluzione,3 sostenendo e riconoscendo a gran voce la rinascita del
conservatorio, che fu però osteggiata e contrastata accanitamente da un piccolo gruppo di colleghi che per ragioni personali, professionali e politiche ingaggiarono un’aspra battaglia contro il direttore riuscendo a ottenerne infine il trasferimento a Palermo.
Erede dei quattro antichi conservatori attivi a Napoli
dalla metà del Cinquecento all’inizio dell’Ottocento (Santa
Maria di Loreto, Sant’Onofrio a Capuana, Poveri di Gesù
Cristo e Pietà dei Turchini), San Pietro a Majella è il più antico istituto musicale d’Italia ed era considerato, nei primi anni
del Novecento, il conservatorio più prestigioso, per le gloriose tradizioni, la preziosa biblioteca, la ricchezza del patri-
ricerche al Conservatorio di Napoli nell’estate del 2003, Antonio Caroccia
della biblioteca, Tommasina Boccia e Concetta Damiani dell’archivio storico.
3 Utili riferimenti alle vicende del Conservatorio in quegli anni sono
contenuti in TIZIANA GRANDE, Contributo alla storia della Biblioteca del
Conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli: gli anni 1889-1935,
«Fonti musicali italiane», 3, 1998, pp. 199-214, e in FABIO FANO, Musica e
teatri, in Storia di Napoli, Napoli, Società Editrice Storia di Napoli, 1971, vol.
X, pp. 745-747.
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monio e la sontuosità dell’ex convento dei Celestini di San
Pietro a Majella in cui era collocato. Fu costituito con regio
decreto il 30 giugno 1807 e si stabilì nella sede attuale nel
1826, con un cospicuo patrimonio immobiliare, la qualità di
ente morale e una notevole autonomia; la sua guida amministrativa e artistica fu oggetto di frequenti trasformazioni alla
ricerca del modello più adatto alla complessa struttura dell’istituto in relazione all’organizzazione degli studi, alla gestione del patrimonio e del convitto, al rapporto con gli organi
governativi. Negli ultimi vent’anni dell’Ottocento numerose
inchieste, dovute a dissesti finanziari, ammanchi di cassa e
irregolarità amministrative avevano causato richiami, decreti, avvicendamenti di personale e altri provvedimenti, ma non
erano riuscite a raddrizzare un’amministrazione «che non
provvede e non ha mai provveduto agli inventari della suppellettile dell’istituto, che non serba un regolare e spedito
procedimento amministrativo; che non è stato possibile
indurre per anni ed anni a compilare un progetto di regolamento, assolutamente necessario».4
Secondo lo statuto del 30 marzo 1890, «al Conservatorio presiede un Governatore nominato dal Re su proposta
del ministro della Istruzione Pubblica. Egli ne ha la rappresentanza legale e […] sopraintendente all’Amministrazione
del Conservatorio, vigila alla osservanza delle leggi e dei
regolamenti dell’Istituto ed all’andamento generale di esso».5
La carica era stata ricoperta dapprima dal principe Francesco
Pignatelli di Strongoli, dimessosi dopo l’ispezione Pellacani
del 1892 che aveva messo in luce un ammanco di cassa di
oltre trentamila lire, e poi dal duca Ernesto del Balzo della
Sonora y Galvez (cognato del precedente), personaggio
autorevole nella Napoli dell’epoca.
Altra carica determinante nella gestione dell’istituto era,
secondo un decreto del 1895, quella di Direttore ammini4 ALBERTO SALVAGNINI, Il R. Conservatorio di Musica San Pietro a Majella
in Napoli, Napoli, Stabilimento tipografico Francesco Lubrano, 1914, p. 34.
5 Statuto del Regio Conservatorio di Musica di Napoli, Napoli,
Stabilimento tip. A. Tocco, 1890, art. 5.
FONTI MUSICALI ITALIANE
strativo, disciplinare e della biblioteca, ruolo di insolito potere ricoperto da Rocco Pagliara (poeta e critico d’arte, bibliotecario del conservatorio fin dal 1888), anch’egli figura di
spicco in città grazie alla grande stima ed amicizia che per lui
nutriva la principessa Adelaide del Balzo Pignatelli di
Strongoli, dama di corte di sua maestà la regina madre, e ai
molti legami con l’ambiente giornalistico napoletano del
quale per certo tempo era stato parte assai attiva.
Mediante la concentrazione di tre uffici importantissimi, la direzione amministrativa, la direzione disciplinare e quella della
biblioteca, nella persona del bibliotecario, questi si era costituito arbitro della gestione dell’intero istituto […]. Di qui l’inconveniente di una amministrazione prevalentemente personale.6
Vi era poi il direttore, «la suprema autorità didattica e
disciplinare del conservatorio»,7 che doveva agire in equilibrio precario fra le due figure suddette, compito che negli
anni precedenti non era riuscito agevole a nessuno dei direttori a cavallo fra i due secoli.
Nel 1909, dopo la scomparsa di Martucci, vi fu un periodo di estrema incertezza in cui la reggenza fu affidata a
Nicola D’Arienzo, autorevole professore di composizione
mai divenuto direttore a causa della sua età avanzata, dei
gravi problemi disciplinari e dei disordini studenteschi avvenuti nel 1910, cui seguì un’inchiesta che rivelò «l’insufficienza della direzione tecnica interinale di D’Arienzo, le scarse
lezioni di alcuni professori, la rilassatezza della disciplina, la
inaccessibilità della biblioteca, ed altri inconvenienti, fra cui lo
stato desolante delle scuole e dei locali in genere».8 Poi l’incarico passò per un breve periodo al cinquantaquattrenne
vicedirettore e docente di composizione Camillo De Nardis.
Nel settembre del 1911 Fano presenta la sua candidatura al ministro della Pubblica Istruzione Luigi Credaro9 che la
6
7
8
9
SALVAGNINI, Il R. Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, p. 35.
Statuto del Regio Conservatorio di Musica di Napoli, art. 8.
SALVAGNINI, Il R. Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, p. 34.
Luigi Credaro (Sondrio 1860-Roma 1939). Alla Camera si schierò
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
accoglie favorevolmente, intravedendo in un direttore giovane, capace, al di fuori delle pastoie e delle camarille locali, una
possibile soluzione alla ingarbugliata situazione napoletana.
Conscio del gran peso che l’ambiente napoletano può
avere in questo affare (in primis la volontà del governatore e
del bibliotecario), Fano si preoccupa di preparare il terreno
al suo trasferimento; cerca un abboccamento con il duca del
Balzo, incontra Pagliara in casa di Benedetto Croce, intrattiene un’impaziente corrispondenza con le conoscenze partenopee.
La cosa, a ogni modo, procederà con qualche lentezza, perché
bisognerà aspettare il risultato della terna che, com’Ella sa, è
stata proposta, e delle trattative che il Duca aveva iniziato.
Perciò è necessario che Ella si provveda di flemma e dia tempo
al tempo, che speriamo sia verso di Lei galantuomo.10
La faccenda invece si risolve in fretta: ai primi di novembre il ministro, ignorando la terna di nomi proposta dal
governatore, dà ordine di preparare il decreto di nomina che
il 12 novembre viene firmato da Vittorio Emanuele III. La
notizia viene pubblicata dal «Secolo» e diviene presto di
dominio pubblico e da più parti giungono al neo direttore le
congratulazioni del mondo musicale; Tullio Serafin gli scrive:
«lieto apprendere sua nomina direzione conservatorio
Napoli da tutti aspettata e desiderata invio rallegramenti sentitissimi congratulazioni affettuosità»; Carlo Clausetti, direttore della succursale Ricordi e della Società di concerti
‘Giuseppe Martucci’ di Napoli, gli telegrafa: «lietissimo notizia sua assunzione direzione nostro conservatorio, ne traggo
migliori auspici avvenire istituto coltura musicale napoleta-
con il gruppo radicale all’estrema sinistra. Sottosegretario di Stato alla
pubblica istruzione dal febbraio al marzo del 1906 nel primo ministero
Sonnino e ministro della pubblica istruzione nei gabinetti Luzzatti e Giolitti
dal marzo 1910 al marzo 1914. In quegli anni fece approvare 117 leggi e
condusse a termine un’importante riforma della scuola. Fu fra i firmatari
del manifesto antifascista di Benedetto Croce.
10 Lettera di Benedetto Croce a Fano, 24 ottobre 1911.
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na», mentre Gennaro Napoli11 gioisce «per l’era nova che
sorgerà pel disgraziato conservatorio della mia amatissima
Napoli!»
Le reazioni in città sono invece contrastanti, con una
parte della stampa che critica la decisione del ministro
Credaro e dubita delle qualità del giovane direttore, e l’altra
che lo difende e lo sostiene. Sul «Giornale d’Italia»,
Francesco dell’Erba scrive che la nomina ha prodotto
impressione sfavorevole in tutti i circoli artistici provocando
nell’ambiente del conservatorio un senso di forte scontento,
ma un altro quotidiano, «Il Giorno», afferma il contrario.
Il corrispondente napoletano del Giornale d’Italia non sa darsi
pace per la nomina di Guido Alberto Fano a direttore del
nostro Conservatorio. Che egli non si dia pace, ci può sinceramente dolere. Ma non per questo possiamo consentirgli di affermare che la nomina del Fano ha prodotto sfavorevole impressione sul pubblico che si occupa di cose artistiche. Ecco, se […]
il corrispondente del Giornale d’Italia vuole indicare quell’una o
due o tre persone, le quali hanno finora imperversato sulle sorti
non liete del nostro conservatorio, l’affermazione può rispondere al vero; ma se, come è logico, il pubblico che si occupa di
cose artistiche comprende tutte le persone che amano, disinteressatamente, senza secondi fini di privato interesse, il nostro
glorioso istituto, le cose stanno ben diversamente.12
Gli articoli del mese di gennaio sono numerosissimi;
un’alternanza di attacchi e apprezzamenti alimenta un’accesa
polemica sul nuovo direttore ancor prima ch’egli metta
piede a Napoli. Da una breve rassegna si coglie il senso dell’aspettativa da una parte e del disagio dall’altra che si va
creando in città: si cavilla sul rispetto dello statuto, ci si sofferma sullo strappo alla tradizione, diviene un problema perfino la mancata ‘napoletanità’.
11 Gennaro Napoli (Napoli 1881 – ivi 1943) compositore, teorico e
critico musicale all’epoca insegnante d’armonia, contrappunto e composizione al Liceo musicale di Napoli.
12 «Il Giorno», Napoli, gennaio 1912.
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Nello statuto del Conservatorio è detto che il Direttore debba
essere prescelto tra gli artisti più chiari del tempo. Quale la
Chiarità del maestro Fano? Quali le sue opere? I suoi successi, i
suoi editori? A queste domande i napoletani – e non possiamo
incolpare la loro ignoranza – rispondono negativamente e si
ribellano. Essi pensano – e non errano – che il D’Arienzo, il De
Nardis, il Rossomandi, il Longo, il Napolitano, il Savasta, il
Falcone, posseggono maggior fama per assurgere all’alto ufficio,
essi pensano – sia pure superficialmente – che un semistraussiano non possa attecchire sovra un terreno così fiorito e sotto un
sole così fulgido.13
Il ministro, nella sua ponderata scelta, ha voluto sopratutto
tener conto delle condizioni speciali di disordine in cui si trova
il Conservatorio di San Pietro a Majella; e la nomina del Fano –
che oltre ad essere un colto e serio musicista è un uomo di
fermo carattere – risponde essenzialmente ai fini che occorre
raggiungere.14
A Napoli si è avuto sempre alla direzione del Conservatorio un
musicista illustre, e Meridionale. L’aristocrazia e la borghesia
napoletana sono attaccate alle tradizioni e l’intellettualità dei
maestri preposti a quel glorioso Istituto si è sempre saputa e
voluta trovare fra i Meridionali. […] Oggi soltanto si sale al settentrione col disprezzo più significativo per l’intelligenza
Napoletana: questa è la più grande offesa che si possa infliggere
all’amor proprio dei cittadini della bella Partenope, i quali
sapranno a suo tempo ribellarsi anche ai voleri personali del
ministro Credaro.15
La polemica prosegue a lungo, si schierano a favore di
Fano «Il Resto del Carlino», «Il Giorno», «La Tribuna»,
«Scintilla», «Il Messaggero di Napoli», «Napoli Mondana»,
«L’Avvenire», contro di lui il «Giornale d’Italia», «Roma», il
«Corriere d’Italia», l’«Orfeo» e «Musica». Incurante del turbolento antefatto, Fano parte per Napoli il 4 febbraio 1912,
con il «preciso mandato di riordinare in ogni sua parte l’isti-
13
14
15
«Musica», dicembre 1911.
«Il Giorno», 12 gennaio 1912.
«Musica», 28 gennaio 1912.
FONTI MUSICALI ITALIANE
tuto».16 Si stabilisce con la moglie Bianca e i due figlioletti,
Vitale di undici anni e Fabio di quattro, in Piazza Sannazaro
199 bis, all’angolo con Via Mergellina, in uno splendido stabile di recente costruzione. «Il Messaggero» non manca di dargli il benvenuto:
Nel dare il nostro benvenuto a questo insigne maestro, noi
siamo oltremodo compiaciuti che egli venga a dirigere il nostro
grande Istituto Musicale. Il maestro Alberto Fano saprà compiere la tanto desiderata rinascita del nostro Conservatorio. […]
Vada all’ottimo maestro la espressione più sincera del nostro
dovuto ossequio e che le cure del nostro Conservatorio di
musica affidate a lui sappiano ancora superare le vecchie tradizioni di tanto Istituto.17
Contestualmente al suo arrivo il governatore rassegna le
dimissioni, gesto non certo amichevole verso il nuovo direttore, ma anche atto formale d’obbligo per capire se il ministro ritenga opportuno un mutamento negli altri ruoli dell’amministrazione. Secondo Carlo Torre, direttore del giornale «L’Avvenire», «le dimissioni di Del Balzo hanno avuta
una ragione: il timore – non infondato – che Ella [Fano]
rimettesse dall’anarchia, o quasi, in cui era piombato
l’Istituto, poiché il povero e compianto Martucci lasciava
fare, troppo, forse».18 Alla fine il duca ritira le dimissioni e
rimane in carica, su pressione del ministro, del corpo docente, del nuovo direttore e soprattutto di Croce: «Caro Fano,
ho visto il Duca, e l’ho persuaso, non senza fatica, a desistere dalle dimissioni, tanto più che il ministro mi ha telegrafato perché mi adoperassi in questo senso. Il Duca ci aspetta
oggi, venerdì, a S. Pietro a Maiella. Sicché voglia passare da
casa mia alle ore 12 in punto».19
Dopo l’inizio incerto, il rapporto fra Fano e il Governa16 GUIDO ALBERTO FANO, Guido Alberto Fano da «San Pietro a Majella»
al «Vincenzo Bellini», Palermo, Stabilimento Tipografico The New York,
1916, p. 19.
17 «Il Messaggero», Napoli, febbraio 1912.
18 Lettera di Carlo Torre a Fano, 28 febbraio 1912.
19 Lettera di Croce a Fano, 16 febbraio 1912.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
tore s’incanala su binari di cortesia e collaborazione. Più
ambiguo ed enigmatico rimane l’atteggiamento di Pagliara,
che in apparenza si dimostra amico e solerte collaboratore,
ma nei fatti influisce sinistramente negli ambienti giornalistici
a lui familiari, in particolare la redazione napoletana del
«Giornale d’Italia» (il cui direttore, Francesco dell’Erba, è
suo intimo amico) e la redazione del «Corriere d’Italia»
(dove conosce bene Pasquale Parisi).
Nel mese di maggio Fano ha l’occasione di farsi conoscere dal pubblico napoletano in veste di direttore d’orchestra e di compositore, grazie a un concerto organizzato dalla
Società di concerti ‘Giuseppe Martucci’ al Teatro San Carlo.
In programma la sinfonia Jupiter di Mozart, l’Introduzione,
Lento fugato, Allegro appassionato di Fano stesso, La Canzone
dei ricordi di Martucci (su poesia di Rocco Pagliara), il preludio del Parsifal e il Viaggio di Siegfried sul Reno dal Crepuscolo
degli Dei di Wagner. Il concerto, inserito in un ciclo di quattro appuntamenti con direttori prestigiosi quali Willem
Mengelberg, Vittorio Gui e Luigi Mancinelli, desta notevole
curiosità e viene annunciato con grande aspettativa.
Domenica 19 maggio Fano conquista il pieno consenso dei
napoletani che alla fine del concerto salutano tutta l’orchestra, insieme al direttore, con fragorose ovazioni, «con quel
calore, con quell’entusiasmo tutto meridionale».20
Ed ora che s’è avuto agio di vedere ed apprezzare l’alto valore
di Guido Alberto Fano […] speriamo che si lasci una buona
volta questo valoroso artista compiere con serenità il suo dovere al nostro conservatorio, che ha tanto bisogno della sua giovine attività, della sua austera energia. Molto si attende Napoli
dal Fano: Napoli vuole che S. Pietro a Majella torni ai fastigi gloriosi d’un tempo, e noi siamo sicuri che il Fano, guidato dalla sua
vasta coltura dalla sua giovine fibra saprà mettere in atto questo
ardente desiderio dei napoletani.21
Anche come compositore Fano incontra il favore del
pubblico e della critica, che apprezza la sua «opera di mira-
bile complessa e grandiosa fattura»22 e ne richiede a gran
voce il bis della terza parte. La stampa lo definisce «un tecnico sagace, uno spirito acutamente assimilatore, uno studioso del movimento musicale moderno, delle sue tendenze
impressioniste, delle sue risorse e delle sue varie scuole»,23
e si dilunga in elogi più che mai lusinghieri.
In questa composizione […] la musica segue una linea pura e
rivela, in ispecie, nel fugato, la grande padronanza della tecnica
orchestrale che ha il Fano. Il lavoro è condotto con sapiente
equilibrio e raggiunge nell’ampiezza gagliarda del finale un effetto sicuro ed immediato. Dopo il bis, il pubblico salutò con largo
atto d’omaggio l’esimio musicista, e tutta l’orchestra si unì a
questa bella e cordiale manifestazione.24
Due giorni dopo il concerto si replica a prezzi popolari e
con fini divulgativi per la Società Anonima del Teatro San
Carlo; c’è una variante di programma, la Marcia funebre del
Crepuscolo degli Dei al posto del preludio del Parsifal, e si ripete il successo di due giorni prima.
Il prestigio crescente favorisce una condizione di rinnovato fervore nel portare a conclusione l’attività didattica del
conservatorio; l’anno si chiude con i saggi scolastici che si
tengono il 30 maggio e il 4 giugno presso la sala dell’istituto,
il 27 giugno e il 6 luglio presso il salone delle feste di palazzo
Maddaloni, importante edificio del Cinquecento che all’epoca ospitava di frequente concerti, e infine l’11 luglio presso il
cosiddetto ‘teatrino’ del conservatorio.
Sul fronte politico-legislativo, nell’estate del 1912 conclude il suo iter parlamentare la legge di riforma degli Istituti di
Belle Arti e di Musica, colpo mortale, secondo i napoletani,
all’autonomia del loro conservatorio, per il quale è previsto
un aumento di contributi di molto inferiore alle aspettative
oltre a sostanziosi tagli che lo vanificano del tutto.
Fano si assume il compito di difendere gli interessi del
22
20
21
GIUSEPPE MIOZZI, in «Napoli Mondana», Napoli, 23 maggio 1912.
Ibidem.
217
23
24
«Il Giorno», Napoli, 20 maggio 1912.
«Il Mattino», Napoli, 21 maggio 1912.
«Il Giorno», Napoli, 20 maggio 1912.
218
FONTI MUSICALI ITALIANE
conservatorio e si reca più volte a Roma nel tentativo di
ottenere uno stralcio di quanto riguarda l’istituto di Napoli e
ampi emendamenti ai provvedimenti previsti dalla legge, ma
il 6 luglio la riforma viene approvata senza le modifiche
richieste. L’organico subisce importanti variazioni, il posto di
Governatore viene abolito in tutti i conservatori, salvo mantenere in carica il duca del Balzo a Napoli e il senatore
Torrigiani a Firenze. Scompare anche la figura del direttore
amministrativo, disciplinare e della biblioteca, con un drastico ridimensionamento della posizione di Pagliara che mantiene solo il ruolo di bibliotecario. Viene trasformata la carica di ‘Direttore tecnico’ in quella di ‘Direttore’ con funzioni
direttive allargate ed è inoltre ritoccato in varie parti il ruolo
tecnico del conservatorio, con conseguente preoccupazione
di molti insegnanti che temono di veder messo a concorso il
loro posto.
Nel mese di agosto Fano intrattiene da Gleno (in Sud
Tirolo), dove si trova in villeggiatura, assidua corrispondenza
col suo premuroso segretario Antonio De Filippis, nonché
con Pagliara e del Balzo, che il 14 agosto gli scrive da
Lucerna.
Egregio Maestro, Pagliara mi scrive che, invece di provvedimenti a favore di Cotrufo (canto corale), Piazza (musica d’insieme
strumenti a fiato) e Rossomandi (classe aggiunta femminile pianoforte) il Ministero pensa a togliere la classe d’armonia complementare a De Nardis e Napoletano e mandar via Cajati e De
Simone. E io diceva che la legge era fatta per migliorare tutti!
Ora io confido che voi siate con me, per cercare d’impedire atti
inopportuni e dannosi a tanto bravi insegnanti, che non meritano simili trattamenti.25
Lettera di Benedetto Croce a Guido Alberto Fano,
16 febbraio 1912
Preoccupazioni condivise, ma il fronte comune giunge
solo in parte ai risultati sperati: le richieste avanzate dal
direttore ai primi di agosto risolvono alcune situazioni ma
alla fine la legge di riforma lascia gli insegnanti del conservatorio molto scontenti e all’inizio del 1913, alle prese con una
25
Lettera di del Balzo a Fano, 14 agosto 1912.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
situazione carica di tensioni e malumori, il governatore si
dimette dal suo incarico, dando adito a nuovi commenti sullo
stato dell’istituto. Di nuovo la stampa si divide fra chi incolpa direttore e ministro del malfunzionamento del conservatorio e chi si compiace delle dimissioni; chi ipotizza che esse
siano dovute a dissapori con il direttore, e chi leva duri attacchi al duca ed a Pagliara ritenuti responsabili del declino dell’istituto che, per i più critici, da alcuni anni a questa parte «è
divenuto una inutile istituzione, a parodia quasi dell’antico
splendore».26
Col nuovo organico poi il bibliotecario dell’Istituto abbandona la
carica di direttore amministrativo, carica che insieme con quella di direttore disciplinare egli ha finora esercitata nella maniera
più dispotica ed arbitraria. […] I personaggi del bibliotecario col
suo potere assoluto, e del governatore con la sua autorità incline alla protezione e al favoritismo scompaiano dunque per sempre da S. Pietro a Majella, così solamente questo istituto potrà
risorgere a novella vita.27
All’uscita di scena del duca del Balzo segue la nomina,
con Regio Decreto 9 gennaio 1913, di Alberto Salvagnini,
alto funzionario governativo assai stimato, a regio commissario del conservatorio. Questi prende servizio il 15 gennaio
1913, accompagnato da una nuova serie di interrogativi,
polemiche e insinuazioni: il solito dell’Erba si augura che il
commissario sia venuto a Napoli per ‘bacchettare’ il direttore e riportare al suo posto il governatore.
Nella città quanti s’interessano d’arte, e ben conoscono S.
Pietro a Majella, sono sorpresi ed afflitti, ed ormai non si spera
che nell’opera illuminata del comm. Salvagnini, onde l’Istituto
riacquisti lucidità e vigore e riabbia, in un modo o nell’altro, un
uomo che gli ha fatto tanto bene e che tanti servigi gli ha resi. A
Napoli, in verità, non si sa pensare il duca del Balzo senza San
Pietro a Majella, e quel che più vale, San Pietro a Majella senza
il duca del Balzo!28
26
27
28
G. MIOZZI, in «Napoli Mondana», s.d. (1912).
Ibidem.
FRANCESCO DELL’ERBA, in «Il Giornale d’Italia», 16 gennaio 1913.
219
Il commissario ha invece il compito di coadiuvare il lavoro del direttore in attesa che si decreti l’assetto definitivo del
governo dell’istituto, e la gestione Fano-Salvagnini rappresenta per il conservatorio un periodo straordinario di rinascita di attività artistiche, di svecchiamento degli ambienti, di
riordinamento amministrativo. Il pieno accordo fra i due funzionari favorisce l’attuarsi di molte riforme e trasformazioni
da tempo attese e mai realizzate, a cominciare dal restauro
dei locali che, esclusa la parte di rappresentanza situata al
primo piano e consistente negli uffici del direttore e del
governatore, nella biblioteca e nella sala di ricevimenti, erano
lasciati «in uno stato preoccupante di disordine, di fatiscenza, di incompiutezza e di incuria».29
L’11 marzo si inaugura la scuola di direzione d’orchestra:
«magnifica orchestra conservatorio composta professori
migliori alunni e alcuni ottimi elementi teatro S. Carlo eseguì
sotto direzione tre allievi composizioni Beethoven Weber
Wagner. Direttore maestro Fano impresse fin da prima
lezione mirabile slancio nuova scuola promettente i più efficaci risultati».30
Due mesi dopo il suo insediamento Salvagnini ha un
lungo colloquio con Credaro dal quale riceve il pieno consenso al suo operato.
Sono stato dal ministro quasi un’ora. Gli ho fatto un quadro
completo dell’istituto, dello stato delle cose, degli abusi, dei
favoritismi, dei sistemi immorali ecc. e gli ho spiegato quale
dev’essere e quale è l’opera nostra. […] Mi ha detto che continui nell’opera mia di risanamento e che egli m’appoggerà in tutti
i modi.31
Nella primavera si costituisce la «Società di concerti
annessa al Regio Conservatorio di Musica di Napoli» per l’esecuzione di musica da camera, corale ed orchestrale. Chiusa
29
SALVAGNINI, Il R. Conservatorio di Musica San Pietro a Majella in Napoli,
30
Comunicazione di Salvagnini al Ministero, 11 marzo 1913.
Lettera di Salvagnini a Fano, 22 marzo 1913.
p. 3.
31
220
FONTI MUSICALI ITALIANE
da poco la Società Martucci per il trasferimento di Clausetti
a Milano, Fano e Salvagnini progettano di raccogliere attorno
al conservatorio personalità del mondo culturale napoletano
e di mettere a stretto contatto l’istituto con il Teatro San
Carlo. La direzione artistica è affidata al direttore del conservatorio e si dovranno preparare ogni anno «uno o più
concerti, destinati, in modo speciale, a coltivare il gusto
musicale delle classi più povere e degli alunni delle scuole
popolari».32 Nel mese di maggio la commissione esecutiva
della società è già attiva, composta dal senatore principe di
Sirignano, dal marchese Luigi Filiasi, dal conte F. Siciliani di
Rende, dal marchese Giuseppe De Montemayor, dal barone
Alfonso Compagna, dal violinista Cantani, dall’avvocato
Giuseppe Blasussi. I preparativi per il primo concerto, previsto per il 29 maggio, sono frenetici, l’attesa per la manifestazione è palpabile in città, e la stampa se ne fa interprete.
la fanfara interna. Il successo è strepitoso, applausi scroscianti a ogni pezzo, insistenti richieste di bis, fiori e ovazioni al termine del concerto; la critica segnala una «esecuzione
calda e brillante»,34 una «direzione profondamente cosciente e penetrante, francamente energica».35
Dopo i famosi concerti del Martucci, rimasti memorabili, era
necessaria una nuova istituzione artistica destinata a continuare
le esecuzioni orchestrali in Napoli: se ne è reso promotore il
benemerito maestro Fano che, ci sia concesso il dirlo, spende le
sue maggiori energie, senza badare a sacrifizii di sorta, per far
ritornare, con opportune riforme, allo splendore di una volta il
nostro glorioso conservatorio di musica, purtroppo assai trascurato in questi ultimi tempi.33
L’importanza pedagogica dell’iniziativa e i segni di rinascita che il conservatorio comincia a dare in città sono evidenti e l’istituto si fa apprezzare come centro culturale e formativo di prim’ordine.
Il debutto al San Carlo avviene con una solenne commemorazione wagneriana eseguita da un’orchestra di centodieci elementi (professori del San Carlo, professori ed alunni
del conservatorio) e un coro di centoquaranta cantanti (professionisti, alunni e dilettanti); in programma l’ouverture del
Vascello fantasma, i Mormorii della foresta dal Siegfried, Il giardino incantato di Klingsor e L’Agape sacra dal Parsifal, il Preludio
de I Maestri Cantori di Norimberga. Fano dirige l’orchestra, i
maestri Cotrufo e Lanciano, coadiuvati dagli allievi Gaeta e
Pennino, preparano le masse corali, e il maestro Caravaglios
Appena il M° Fano comparve sul palcoscenico fu salutato con
una lunga e significativa ovazione, con la quale il pubblico volle
dimostrare non solamente l’ammirazione che si ha per il valore
artistico dell’illustre direttore del nostro R° conservatorio, ma
ancora la stima, la gratitudine che si nutre per chi intende, con
ogni sacrifizio, mantener vivo il culto nella nostra città per la
musica orchestrale e corale.36
Con l’Ouverture dei Maestri Cantori viene chiuso trionfalmente
l’importante, indimenticabile concerto. A questo punto anche l’orchestra e il coro improvvisano una significativa dimostrazione di
affetto al loro illustre direttore e lo coprono addirittura di fiori.37
Agli elementi migliori del nostro conservatorio gioverà certo
uscire dalla chiostra chiusa delle prove scolastiche per cimentarsi al contatto immediato, largo del pubblico. A poco a poco, con
la cernita rigorosa e la disciplina perspicace il conservatorio
potrà divenire un elemento prezioso della vita musicale di Napoli
e contribuire alla razionale formazione di una valida e numerosa
orchestra e di un coro bene istruito e sicuro, cioè alla stabilità di
due istituzioni che ci mancano quasi completamente.38
Il primo giugno il successo si ripete nella replica a prezzi
popolari, poi, la sera del 5 giugno, la stessa orchestra esegue
34
35
36
32
33
Statuto della Società di Concerti, art. 5.
«La Riforma Musicale», Alessandria, 24 maggio 1913.
37
38
«Il Giorno», 30 maggio 1913.
«Musica», 8 giugno 1913.
«La Gazzetta Musicale», Alessandria, giugno 1913.
G. WANCOLLE in «La Riforma Musicale», Alessandria, giugno 1913.
«Il Mattino», 30 maggio 1913.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
un altro programma: ouverture Egmont di Beethoven,
Canzonetta, Tempo di gavotta, Giga e Notturno di Martucci, la
Quarta Sinfonia di Schumann, il Siegfried-Idyll e il Preludio e
Morte d’Isotta di Wagner. Ogni pezzo dà luogo a «calde, sincere e ripetute manifestazioni di plauso»39 da parte del pubblico, la critica definisce densa e vigorosa l’esecuzione
dell’Egmont, «chiara e piena di palpitante vitalità»40 l’interpretazione della sinfonia di Schumann, mentre il Notturno di
Martucci, «miniato con rara delicatezza, dovette essere
replicato in seguito a insistenti richieste»;41 si arriva addirittura a parlare di miracolo d’arte.
Un soffio possente d’arte è passato per la città e un miracolo
d’arte si è compiuto perché quell’istituzione che pareva dovesse
tramontare colla partenza di Carlo Clausetti da Napoli è tornata invece in vita per opera di coloro che soli potevano prendere
a sostenere nobilmente questa artistica iniziativa. [...] Lode speciale spetta poi al valoroso e giovine direttore del nostro conservatorio d’aver saputo organizzare un coro che con relativa
preparazione si è mostrato abbastanza disciplinato e d’aver
messo i giovani del suo istituto in severo contatto col pubblico.42
Il successo ottenuto è un atteso, meritato riscatto per le
aspre lotte sostenute per il risanamento ed il rinnovamento
del conservatorio.
Il Maestro Fano, giovane, venuto a Napoli fra le ostilità burocratiche dei vecchi sistemi – che il suo predecessore aveva potuto sopire, con l’autorità del suo nome, ma non aveva potuto mai
togliere, si è rivelato ai napoletani un concertatore alacre e sicuro delle difficili partiture wagneriane, un interprete coscienzioso delle composizioni musicali nostre e straniere, un direttore
efficace e che sa trarre da l’orchestra tutti i giusti effetti, senza
ricorrere a acrobatismi, così cari a i tedeschi, oggi tanto di
moda. […] Il Conservatorio di S. Pietro a Majella si avvia finalmente a un riordinamento e a un ringiovanimento che era nei
voti di tutti quelli che vedono nel glorioso Istituto il più grande
faro di potenzialità musicale.43
Anche il Ministero manifesta al direttore la sua soddisfazione per i risultati evidenti dell’opera rigeneratrice:
«Ministero segue con vivo interesse intelligente opera spiegata vossignoria a favore cotesto Istituto ed è certo che
prossimo saggio sarà novella prova dell’illuminato impulso
dovuto all’attività di vossignoria».44
Nei giorni successivi inizia la consueta serie di saggi
annuali, cinque appuntamenti alla sala Maddaloni (tranne il
secondo che si svolge nella chiesa parrocchiale di
Montesanto) il 12, 15, 22, 26 giugno e 6 luglio, seguiti con
molta attenzione dal pubblico e dalla stampa.
Invero l’illustre direttore Guido Alberto Fano dà prova di un’attività straordinaria. Egli è un uomo energico perseverante; è un
artista dotato di speciali facoltà intellettuali ed è con entusiasmo, con tenacia, con grande operosità, che dirige il nostro
Conservatorio di Musica al quale, con sincero compiacimento di
quanti amano il nostro Istituto un tempo tanto glorioso, dà un
indirizzo serio, un soffio di vita nuova con criteri ampi e rispondenti a l’attuale evoluzione musicale, con innovazioni necessarie
per raggiungere un risultato soddisfacente e mettere il nostro
Conservatorio nel posto d’onore che prima aveva tra tutti gli
altri.45
La cittadinanza segue «le rinnovellate sorti del suo massimo istituto musicale col più grande interesse»,46 la scuola
di direzione d’orchestra genera allievi che «hanno bella tempra e buon polso, sicure provenienze della ottima scuola dell’energico direttore»,47 e anche gli strumentisti si fanno ap-
43
Ritaglio di giornale senza data né testata.
Telegramma di Corrado Ricci (Direzione generale per le antichità
e belle arti) a Fano, in «Vita d’Arte», Napoli, 1 agosto 1913.
45 «Il Giorno», 14 giugno 1913.
46 «Don Marzio», Napoli, 29 giugno 1913.
47 «Don Marzio», Napoli, 19 giugno 1913.
44
39
40
41
42
«Il Giorno», 6 giugno 1913.
Ibidem.
Ibidem.
G. MIOZZI, in «Napoli Mondana», giugno 1913.
221
222
prezzare sfoggiando «una sapienza tecnica veramente compiuta».48
Dalla riuscita di questo saggio riportammo la convinzione precisa della serietà degli studii fatti in quest’anno a S. Pietro a
Majella, in quel glorioso istituto che per l’opera solerte ed energica del colto direttore M° Fano è risorto a novella vita.49
L’opera di risanamento prosegue alacremente, si rinnova
il materiale scolastico, vengono restaurati gli organi e molti
pianoforti, si procede all’acquisto di strumenti a fiato delle
migliori fabbriche italiane ed estere, viene dato largo sviluppo a esercitazioni, saggi e concerti. All’inizio del nuovo anno
scolastico viene compilato e applicato il nuovo Regolamento
speciale per gli esami, approvato dal Ministero il 10 settembre 1913, composto di cinquanta articoli più un’appendice
con le disposizioni per le tasse scolastiche, che era diffusa
abitudine non pagare. Viene istituita la scuola di strumentazione per banda, affidata al maestro Raffaele Caravaglios,
valente direttore del Concerto Municipale di Napoli, si inaugura un corso sperimentale per l’insegnamento oggettivo
della musica ideato dal maestro Alessandro Perlasca: «È un
quadretto delizioso: ogni bambino tiene davanti a sé il Rigo
musicale su cui impara a conoscere la posizione ed il valore
delle note collocando dei segni mobili. Ed è graziosissimo
veder quei piccoli visi seguire con viva attenzione ogni gesto,
ogni parola del maestro Perlasca».50
I lavori di restauro risanano e abbelliscono il vecchio edificio, il convitto viene chiuso, perché in condizioni igieniche
ed edilizie indecenti e «vergognose di sudiciume e di insalubrità»,51 e vengono istituite venticinque borse di studio per
48
Ibidem.
«Napoli Mondana», 11 luglio 1913.
50 «Il Giorno», 29 novembre 1913.
51 GUIDO ALBERTO FANO, La mia vita artistica e «San Pietro a Majella»,
Grizzana di Vergato (Bo), manoscritto, 1916 (il manoscritto è la prima stesura dell’opuscolo Guido Alberto Fano da «San Pietro a Majella» al «Vincenzo
Bellini»).
49
FONTI MUSICALI ITALIANE
consentire ai convittori di sistemarsi altrove. Si inizia la
ristrutturazione del teatrino per ricavarne una sala capace di
cinquecento posti per esercitazioni e saggi; gli ingegneri del
conservatorio Gaetano Romano e Stefano Mancini vengono
incaricati di progettare i lavori di completamento della grande sala dei concerti di cui Fano segnala insistentemente la
necessità e di cui esistono solo le mura perimetrali – progetto spedito al Ministero nel settembre 1913, accompagnato da tutte le tavole dei disegni esplicativi –; proseguono
anche i lavori di restauro della Chiesa di San Pietro a Majella
a spese del Ministero della Pubblica Istruzione sotto la direzione della Sovrintendenza ai Monumenti di Napoli.
Il 23 novembre riprende l’attività della Società dei concerti: al Politeama Giacosa ha luogo un grande concerto
orchestrale diretto da Zdislav Alex Birnbaum con in programma l’ouverture Oberon di Weber, la prima Sinfonia di
Brahms, il Don Juan di Strauss e l’Apprendista stregone di
Dukas.
Il 5 dicembre è ancora Fano a salire sul podio per un
nuovo concerto al Politeama; in programma l’ouverture del
Freischütz di Weber, la seconda Sinfonia di Martucci, Morte e
trasfigurazione di Strauss, Il Carnevale romano di Berlioz.
«Applausi convinti, determinati dal valore delle composizioni e dal merito degli interpreti»52 accolgono ognuno dei
quattro brani. L’ouverture del Freischütz viene «concertata
mirabilmente ed eseguita poi – da un’orchestra che trovo in
rapidissimo progresso di fusione e di colore, come emerse
anche più vivacemente nel poema di Strauss e nel Carnevale
di Berlioz – in modo esemplare».53 Per il «Giornale del
Mezzogiorno» «l’esito complessivo del concerto è presto
definito: fu magnifico veramente per precisione, sicurezza,
equilibrio, sobrietà, nettezza di attacchi, per la cura di tutti i
più minuti particolari, per le interpretazioni profonde, originali e sinteticamente chiare».54
52
53
54
SAVERIO PROCIDA, in «Il Giorno», 8 dicembre 1913.
Ibidem.
G. MIOZZI, in «Giornale del Mezzogiorno», 21 dicembre 1913.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
Il 7 dicembre Fano viene nominato Commendatore
dell’Ordine della Corona d’Italia, ne riceve comunicazione
telegrafica direttamente dal ministro Credaro, e il giorno 16
professori e impiegati del conservatorio organizzano in suo
onore una grande festa per consegnargli l’onorificenza ottenuta «come premio per la efficacissima opera da lui spiegata
quale direttore del Conservatorio S. Pietro a Majella portato al suo antico splendore».55
Il 1914 si apre con la visita del prefetto della Provincia di
Napoli.
Il comm. Sorge, prefetto della Provincia si recò ieri a visitare il
Reale Conservatorio di Musica risorto, per l’opera sagace e
sapiente del R. Commissario comm. Salvagnini e del direttore
comm. Fano a nuova vita. Io non so se il comm. Sorge conosceva il glorioso istituto e sapeva in quali dolorose condizioni
era sceso per opera di mille fattori nemici: ché, se l’avesse conosciuto nei tempi non lontani del suo decadimento, sarebbe
dovuto restar lietamente sorpreso del miracolo di resurrezione
in brevissimo tempo compiutosi. […] I vecchi locali ammuffiti,
divenuti inabitabili peggio che canili, si sono mutati in sale gaie,
ricche d’aria e di luce, linde e odorose di pulizia, e il bilancio, con
le enormi spese fatte, è – pare incredibile! – florido.56
Nel mese di marzo c’è un avvicendamento al Ministero
della pubblica istruzione, e a Credaro succede Edoardo
Daneo.57 La cosa era nell’aria fin dal mese di ottobre, quando Salvagnini da Roma scriveva a Fano: «Qui si vocifera da
parecchi che Credaro sia scosso e che Giolitti, anche restando, sia propenso a buttarlo a mare. Speriamo che ciò non
avvenga, perché un cambiamento di ministro sarebbe oltremodo pericoloso».58 Perspicace asserzione! L’uscita di scena
55
«L’Evoluzione musicale», Pesaro, 12 febbraio 1913.
«La Tribuna», Napoli, 31 gennaio 1914.
57 Edoardo Daneo (Torino 1851-ivi 1922) avvocato e uomo politico,
consigliere al Comune di Torino dal 1884 al 1914, deputato e ministro
della Giustizia, della Pubblica Istruzione e delle Finanze. Fu promotore dell’istruzione popolare e redasse un progetto di legge che fu all’origine della
statalizzazione della scuola.
56
223
di Credaro e il conseguente venir meno dell’appoggio ministeriale rappresentano un fatto assai dannoso da cui trae
nuova linfa la fazione avversa che riprende e inasprisce gli
attacchi alla direzione.
Il 26 aprile si svolge il primo concerto del nuovo ciclo
della Società dei concerti; in programma la Suite in re minore
di Bach, l’ottava Sinfonia di Beethoven, il Preludio del primo
atto e l’Incantesimo del venerdì santo dal Parsifal, e la Cavalcata
delle Walkirie di Wagner. Grande successo e critica in gran
parte positiva; «Il Mattino» rileva gli «applausi dopo ogni
tempo al maestro Fano per la perspicace, diligente direzione» della sinfonia di Beethoven, ma anche che qualche «assai
solitaria e del tutto inoffensiva e inconcludente disapprovazione è stata energicamente rintuzzata e repressa dal pubblico e ha procurato al Fano subito, all’inizio del concerto, una
unanime, calorosissima ovazione».59
Il concerto del 29 aprile vede all’opera il violinista ventenne Zlatko Balokovic assieme all’orchestra del San Carlo.
In programma l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, il
Concerto per violino e orchestra di Goldmarck, Fetonte di
Saint-Saëns, le Zigeunerweisen di Sarasate per violino e orchestra e Le Streghe di Paganini per pianoforte e violino. Fano
dirige l’orchestra, al pianoforte Franco Michele Napoletano.
Nel corso del concerto del 3 maggio (programma Carnevale di Dvořák, Sinfonia Fantastica di Berlioz, Macbeth di
Strauss e Cavalcata delle Walkirie di Wagner) le scaramucce
appena accennate nel concerto della settimana precedente
approdano ad un episodio grave: dopo il terzo movimento
della Sinfonia Fantastica (che, tra l’altro, non era mai stata
eseguita prima a Napoli) l’esecuzione viene interrotta «dal
villano intervento di pochi facinorosi, annidati nel lubbione
del San Carlo»60 che emettono alcune urla «così a sproposito, che il pubblico se n’è irritato, mentre il maestro Fano
guardava in giro, prima con stupore e poi con sdegno mal
58
59
60
Lettera di Salvagnini a Fano, 17 ottobre 1913.
«Il Mattino», 28 aprile 1914.
«Il Giorno», 4 maggio 1914.
224
represso».61 Fano perde la calma e inveisce contro i contestatori, sostenuto dal pubblico che si oppone vigorosamente
alla macchinazione e li costringe ad uscire.
Il pubblico ha fatto sempre liete accoglienze a queste esecuzioni; solo al terzo concerto, durante la Sinfonia fantastica del
Berlioz, alcuni malintenzionati, evidentemente per ragioni personali (che possono trovare un’origine nei conflitti amministrativi che si svolgono a quel Conservatorio), interruppero l’esecuzione con grida e proteste. Ma la maggioranza degli ascoltatori reagì violentemente, e l’ordine fu ristabilito.62
L’indegna manovra «che nasconde interessi feriti e ingiustificabili appetiti inappagati»,63 finisce per «dimostrare che la
gran maggioranza di Napoli non solo non si presta alle
camorre – di qualunque natura esse sieno – ma si oppone e
reagisce con tale eloquenza da mettere a posto chiunque
abbia velleità sopraffatrici».64
Il risanamento del Conservatorio di San Pietro a Majella era
un’iniziativa della quale si riconosceva la necessità, ma della
quale nessuno osava affrontare gli ostacoli. Ora che un ministro
della P. I. ha saputo […] troncar netto ed affrontare il problema
con coraggio e con fede, ora il pubblico approva e se occorresse saprebbe difendere con energia il provvedimento riparatore.
I fischi di ieri sono l’espressione di qualche sopravvivenza dei
vecchi sistemi e delle vecchie panacee, gli applausi sono l’espressione di un pubblico che dice: Era tempo!65
Augusto Laganà, amministratore delegato della Società
anonima del Real Teatro San Carlo, indirizza a Fano una lettera solidale sull’accaduto: «Quale amministratore Delegato
della Società Anonima del Teatro S. Carlo, sento il dovere di
protestare con tutta la forza dell’animo mio, contro l’ignobi-
61
62
63
64
65
Ibidem.
«Il Mondo Artistico», Milano, 11 maggio 1914.
«La Tribuna», 5 maggio 1914.
Ibidem.
Ibidem.
FONTI MUSICALI ITALIANE
le aggressione di questa gentaglia buona soltanto ad organizzare questi ignominiosi spettacoli. Essi non sono degni che di
disprezzo e commiserazione».66
Chiuso l’increscioso episodio, la stagione prosegue con
due concerti dell’orchestra bolognese diretta da Ferruccio
Busoni, un recital del pianista Moritz Rosenthal, uno di
Godowsky e un concerto del Quartetto Rosé.
Il 13 maggio Salvagnini denuncia al ministro Daneo altre
manovre oltraggiose ai danni del direttore e del conservatorio nominando ancora Pagliara, Napoletano, Petriccione,
Parisi e pochi altri quali principali responsabili. Ma il ministero non appoggia più la direzione del conservatorio e lo dimostra in «talune lettere direttemi negli ultimi tempi, e alle quali
replicai con energia, forte e sicuro come sono nella coscienza di volere e di fare il bene dell’istituto».67 Daneo giunge al
punto di voler impedire a Fano e Salvagnini di prender parte
alla solenne commemorazione di Martucci prevista per il 31
maggio a Capua, «riducendo la partecipazione del conservatorio […] al discorso commemorativo di Rocco Pagliara,
rimasto unico rappresentante autorizzato di quell’istituto
che per opera sua era arrivato all’estremo della decadenza e
del disordine».68 Ma la sorte allontana per sempre il bibliotecario dal conservatorio: il 15 maggio, inaspettatamente,
Pagliara muore all’età di cinquantasette anni.
La fine dell’anno scolastico 1913-1914 è un susseguirsi di
celebrazioni: il 31 maggio si svolgono le onoranze a Giuseppe
Martucci a Capua, presso la sala dell’Istituto Pier della Vigna,
che consistono in un discorso di Giovanni Tebaldini e in un
concerto di composizioni martucciane tenuto da un’orchestra composta da professori ed alunni del conservatorio e
professori del San Carlo. Vengono eseguiti il Momento
Musicale e il Minuetto per orchestra d’archi, la Fantasia op. 51
66
Lettera di Laganà a Fano, 4 maggio 1914.
Relazione di Salvagnini al Ministero della pubblica istruzione,
Napoli, 13 maggio 1914.
68 Ibidem.
67
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
per pianoforte, Notturno e Giga per orchestra, La Canzone dei
ricordi per canto e pianoforte, il primo tempo del Concerto op.
66 per pianoforte e orchestra.
Una settimana dopo, domenica 7 giugno, si celebra a
Pozzuoli il restauro della tomba di Pergolesi e per l’occasione l’orchestra del conservatorio esegue in cattedrale lo
Stabat Mater con la soprano Ines Maria Ferraris. In serata, al
Teatro Sacchini, Salvatore Di Giacomo tiene un discorso
commemorativo seguito da una impareggiabile esecuzione
della Serva padrona, accolta da applausi interminabili; solisti la
soprano Ines Maria Ferraris, la mezzosoprano Argia Casano
e il baritono Giuseppe Kaschmann.
Per testimoniare l’apprezzamento e l’appoggio al lavoro
della direzione, insegnanti e impiegati del conservatorio indirizzano al direttore e al commissario un «segno di protesta
contro gli attacchi volgari e infondati cui fu fatto segno in
questi ultimi tempi l’odierno sano indirizzo del conservatorio».69 Salvagnini lo inoltra al ministero facendo notare che
fra le firme non figurano quelle di Rossomandi, Longo,
Napoletano e Savasta.
Il 21 giugno si inaugura in conservatorio la Sala Martucci,
il vecchio teatrino restaurato, capiente di ben cinquecento
posti, toni pastello e un affresco a soggetto musicale nel centro del soffitto, opera del pittore napoletano Giuseppe
Aprea.70 La sala è «bella, armoniosa, luminosissima»,71 «bellissima nel suo nitore e nella semplicità architettonica e
decorativa»72; Salvagnini pronuncia un magnifico discorso in
cui esprime l’orgoglio per i risultati ottenuti e la consapevolezza di ciò che rimane da fare, specialmente per la grande
sala dei concerti. Si svolge poi il programma musicale che,
«organizzato acconciamente dal direttore maestro Fano in
modo da mettere in valore le migliori energie giovanili del
69
70
71
72
conservatorio, ha avuto nel suo svolgimento un successo
sempre più caldo e vibrante»73 e alla fine del concerto
un’«ovazione entusiastica, prolungata, delirante»74 saluta i
giovani musicisti del conservatorio.
La festa inaugurale della Sala Martucci «rappresenta la
rinascita del conservatorio insigne, ora uscito da una crisi di
minacciosa decadenza, e la magnifica promessa di un grandioso avvenire»75; la soddisfazione per il riconoscimento del
grande impegno profuso nella valorizzazione dell’istituto è
visibile e completamente appagante: «Vidi il maestro Fano,
direttore dell’insigne istituto, con gli occhi luccicanti per
commozione intensa, poi che il saggio di ieri fu la più eloquente dimostrazione della efficacia e della sapienza della sua
opera per la parte artistica e di quella del comm. Salvagnini
per la parte amministrativa. Dopo tanti anni il glorioso
Conservatorio ha una sala per concerti: risorge dunque a
vita nuova».76
Nei giorni seguenti l’onorevole Carlo Cucca, deputato di
Chiaia al Parlamento, presenta una significativa interpellanza
al ministro della Pubblica Istruzione, segno concreto dell’attenzione e del favore che i napoletani rivolgono all’opera
della direzione del conservatorio.
Il sottoscritto, in vista dei considerevoli miglioramenti apportati al R. conservatorio di S. Pietro a Majella di Napoli dall’amministrazione straordinaria, interpella il ministro della P. I., per
conoscere quali provvedimenti intenda prendere, allo scopo di
garantire la continuità dei sani criteri amministrativi ed artistici
instaurati e assicurare agli studi e alla disciplina nel grande istituto un avvenire severo e luminoso.
La stampa avversa trova invece da ridire su tutto: accusa
Salvagnini di aver abolito il convitto e adduce lacrimevoli storie di allievi sull’orlo del suicidio, tacendo il dettaglio che si
Lettera di Salvagnini al ministro della Pubblica Istruzione, 13 giugno
73
1914.
Napoli 1879-1946
«La Tribuna», 23 giugno 1914.
Ibidem.
225
74
75
76
«Il Mattino», 23 giugno 1914.
«La Tribuna», 23 giugno 1914.
Ibidem.
Ibidem.
226
tratta di una sospensione temporanea decisa «per motivo
d’igiene, per senso d’umanità; e fu opera veramente santa».77
Il «Giornale d’Italia» denuncia la spesa eccessiva per la piccola sala Martucci e accusa la direzione di aver trascurato la
grande sala dei concerti: «il maestro Fano non è forse nemmeno capace di far mettere un po’ di intonaco sulle pareti?».78
Si diceva […] che della grande sala non esistessero che i muri
maestri, ultimati nel 1899, e da ben 15 anni lasciati in abbandono; che in tali lavori si seppellì, facendola restare infruttifera, la
bella somma di 150.000 lire; che i telai costati parecchie migliaia
di lire, sono infraciditi e pericolanti per l’azione prolungata delle
intemperie; che per completare la sala occorrono, secondo i
calcoli – certo sbagliati – degli ingegneri Mancini e Romano italiane lire 165.000. Ma ecco pronto il rimedio suggerito dall’ingegnere architetto f. d. e., [Francesco Dell’Erba] si mette in
mano al maestro Fano la cazzuola e il pennello dell’imbianchino,
e con la spesa di poche lire la grande sala è compiuta!79
L’attività del conservatorio prosegue senza sosta e nelle
settimane successive si svolgono i saggi finali che dimostrano
una volta di più «come la direzione amorevole dell’illustre
maestro Guido Alberto Fano e la fervida vigilanza del comm.
Salvagnini, hanno fatto del conservatorio una vera fucina
d’arte»,80 mettendo in buona luce «l’alacre indirizzo didattico del maestro Fano»81 e suscitando l’interessamento del
pubblico napoletano, sempre numerosissimo.
Malgrado i brillanti risultati conseguiti, il ministro dispone di porre fine all’amministrazione straordinaria e di istituire un nuovo organismo direttivo, come previsto dalla legge
del 1912. Con decreto reale del 2 luglio 1914 si stabilisce che
tale organismo sarà una Giunta di Vigilanza con mansioni
77
78
80
81
amministrative e di rappresentanza legale. L’8 ottobre vengono resi noti i nomi dei componenti: il provveditore agli
studi Bruno Cotronei, l’intendente di finanza Eduardo
Frasson, il barone Alfonso Fiordelisi, il marchese Francesco
Filiasi, il marchese Giuseppe de Montemayor, l’avvocato
Filippo Perrone e l’onorevole Camillo Mango.
Salvagnini ha nel complesso una buona impressione del
consiglio, ma il giudizio non è condiviso da Fano che lamenta innanzitutto di non essere stato incluso nell’organismo
direttivo, «contro ogni principio di legalità e buon senso».82
Delle due l’una: o il consesso è consiglio d’amministrazione,
come a Roma anche attualmente e a Napoli medesima in passato, ed allora membro di diritto ed attore principale è il direttore; o è consiglio di sorveglianza, come un tempo a Bruxelles, ed
allora tutto fa il direttore e la giunta vigila come dal di fuori.83
Inoltre Fano teme la presenza dell’avvocato Perrone che
gli è sempre stato avverso «per i suoi rapporti col Pagliara
defunto e le sorelle Pagliara vive»84 delle quali ha patrocinato, sino a poco prima, gli interessi contro l’amministrazione
del conservatorio.
Il Perrone per parentela, il Fiordelisi per consuetudine di rapporti erano altresì vincolati allo stabilimento musicale
Santoianni, che fu il fornitore del conservatorio più caro al
Pagliara, e del quale esiste tutt’ora in biblioteca certa quantità di
etichette che, a quanto il Di Giacomo ed altri affermano, dovevano servire a giustificare acquisti in blocco non corretti, fatti
dal predetto bibliotecario.85
Salvagnini conclude il suo incarico napoletano dando alle
stampe una lunga e dettagliata memoria sul suo operato, specie in relazione al risanamento amministrativo e ai lavori di
restauro. Il 1° novembre la Giunta si insedia, al posto del
marchese Filiasi c’è il prof. Cimmino che si dimette dopo un
«La Tribuna», 18 giugno 1914.
«Il Giornale d’Italia», giugno 1914, riportato in «Musica», 5 luglio
82
1914.
79
FONTI MUSICALI ITALIANE
«Musica», 5 luglio 1914.
«Il Giorno», 26 giugno 1914.
«Il Mattino», 28 giugno 1914.
83
84
85
G. A. FANO, La mia vita artistica e «San Pietro a Majella», p. 94.
Ibidem.
Ibidem.
Ibidem.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
paio di mesi, Salvagnini è presente per il passaggio delle consegne, offre copia della relazione e illustra la situazione di
cassa del conservatorio. Nessun’altra informazione gli viene
chiesta sul funzionamento dell’istituto, né viene più ritenuta
utile la sua presenza nelle successive riunioni.
Il direttore si trova così a svolgere le sue mansioni artistiche e disciplinari senza contatti istituzionali con l’organo
amministrativo e, presto, in difficoltà di intesa e di rapporto
con esso; solo alla seconda seduta della giunta la sua presenza è richiesta per chiarimenti sulle tasse scolastiche e sulle
borse di studio, e più avanti ancora in una o due sporadiche
occasioni.
Nello stesso mese di novembre a Roma avviene un
nuovo avvicendamento alla Minerva: al posto di Daneo viene
nominato ministro della Pubblica istruzione Pasquale Grippo,
lucano come Mango e residente da tempo a Napoli.
Con il nuovo stato di cose la figura del direttore si trova
ad essere in condizione d’inferiorità, e i suoi detrattori acquistano nuovo vigore. Nel gennaio 1915 esce un opuscoletto
dal titolo Le attuali condizioni del R. Conservatorio di musica di
Napoli, firmato da un non meglio precisato Comitato di artisti napoletani presso la redazione della Fiamma, di cui è
direttore Diego Petriccione. Ventitré pagine di attacchi violentissimi e oltraggiosi a tutto l’operato del direttore fin da
prima della sua nomina: accuse di arbitrio, favoritismo, illegalità, incompetenza, ignoranza, opportunismo; vengono
citati episodi inverosimili a volte generici a volte dettagliati
che gettano valanghe di fango sull’opera di Fano (e di
Salvagnini), screditando il suo ruolo di funzionario e il suo
valore di musicista. Tutto l’impegno profuso dal direttore e
dal commissario, tutti i risultati conseguiti vengono negati e
deformati, la situazione didattica e disciplinare dell’istituto
descritta come il caos più inverecondo, gli esiti felici dell’attività artistica di Fano a Napoli presentati come fiaschi e fallimenti.
Fin dal tempo in cui assunse la direzione del conservatorio di
Napoli il binomio Fano-Salvagnini, le scuole subirono tutta la
227
influenza di un disordine e di un confusionismo che doveva poi
degenerare in vera e propria decadenza e che dimostrarono
subito essere il nuovo direttore del conservatorio oltre che una
negazione dell’arte, una mente senza nessunissima capacità
direttiva. Si bandirono, come si è detto, concorsi per posti pagati dal governo, senza la autorizzazione del ministro: si continuò
a pagare il maestro di canto corale nonostante la classe fosse
chiusa e il posto fosse stato anzi soppresso dal nuovo organico:
si tenne chiusa per buona parte dell’anno la scuola di esercitazione orchestrale che cominciò a funzionare solo a metà d’anno, quando cioè il direttore doveva incominciare ad allenarsi per
la preparazione di quei famosi concerti della nuova società
orchestrale da lui e Salvagnini organizzata e presieduta e che
avrebbe dovuto dargli la gloria, a spese del comitato e del conservatorio, ma che fu invece la rovina del comitato che se ne è
uscito con un forte deficit, del conservatorio che vi rifuse tempo
e danaro e della dignità artistica del Fano che vi rimase sepolta
per sempre.86
La lettura è sconcertante, ma alcune vistose imprecisioni e menzogne rivelano che si tratta di una macchinazione
costruita ad arte, con gonfiature ed esagerazioni, finalizzata a
disonorare una volta per tutte il direttore; primo passo di un
evidente caso di mobbing ante litteram. Alcuni esempi: per
negare i meriti artistici di Fano si sostiene che il bando di
concorso al posto di direttore del conservatorio di Parma
«imponeva di preferire chi fosse stato fornito di titoli accademici. Il Fano quindi che aveva una laurea di dottore in legge
e per altri un certificato di terzo corso di università, fu dalla
famosa commissione di amici prescelto su 36 concorrenti tra
cui maestri a lui di gran lunga superiori»87; già queste poche
righe contengono parecchi errori: nel concorso furono valutati innanzitutto i titoli artistici, cioè le composizioni; la commissione era composta da Toscanini, D’Arienzo, Falchi
(direttore di Santa Cecilia a Roma), Gallignani (direttore del
Conservatorio di Milano) e Zuelli (direttore del Conservatorio di Palermo); la laurea era certamente conseguita. Si
86
87
Ibidem.
Ivi, pag. 4.
228
legge poi che i «concerti faniani» – di cui sono riportate nel
presente studio numerose critiche esaltanti – sono «divenuti tanto famosi per il pubblico che li disapprovò completamente, con grave scandalo del conservatorio»;88 che il
Regolamento per gli esami «non è l’applicazione delle vigenti leggi, né porta quindi traccia di approvazione alcuna, è anzi
delle leggi approvate per tutte le scuole del Regno la più perfetta contraddizione»,89 mentre, come si è visto, il regolamento fu approvato dal ministero il 10 settembre 1913.
Il colpo inferto dalla diffusione dell’infamante opuscolo
non manca di far sentire i suoi effetti negativi e inoltre la
nuova amministrazione mette il direttore in una posizione
«tale da compromettere l’efficacia dell’opera di lui e da rendere difficile il retto funzionamento del conservatorio».90 La
giunta, con la quale la direzione non ha alcun contatto di
diritto, invade le competenze del direttore, paralizzando,
usurpando e annullando tutte indistintamente le sue facoltà:
gli nega la carta da scrivere e perfino la franchigia, a cui solo
egli ha diritto, rifiuta di acquistare musica di Liszt perché non
italiano, si oppone all’acquisto di un’arpa cromatica, richiesta
perché prevista dalla legge, discute e delibera su questioni
tecniche e disciplinari in assenza e all’insaputa del direttore,
apre la sua corrispondenza e determina le risposte, riferendone all’interessato se, come e quando ritiene opportuno.
Il direttore dunque nulla assolutamente sa; poiché dal presidente la corrispondenza passa alla giunta, la quale delibera sugli
oggetti e dispone per le risposte al ministero o ad altri. Persino
quanto si riferisce a congedi, domande, osservazioni riflettenti
professori ed impiegati, è ignorato dalla direzione.91
Ai primi di gennaio del 1915 accade un episodio eloquente: d’accordo con Mango, Fano prepara, per sottoporla
alla giunta, una proposta di riforma della scuola corale della
FONTI MUSICALI ITALIANE
quale si è ritardata l’apertura perché «non dà risultati né men
lontanamente confacenti all’importanza somma dell’insegnamento per la coltura musicale italiana».92 Il direttore viene
invitato ad assistere a una ‘tornata’ della giunta, ma poco
prima il professor Cotrufo, docente della scuola in questione, «temendo per sé guai economici, che del resto ognun di
noi cercava come potergli evitare, era corso a piangere nel
tenero seno di qualche consigliere»,93 ottenendo il risultato
che la giunta, senza esaminare le proposte del direttore, delibera di riaprire la scuola così come sta, «e di soprassedere
da qualsiasi esame di proposta di riforma e di nuovo ordinamento della scuola di canto corale».94
Fano, che viene lasciato ad aspettare inutilmente in anticamera, protesta vigorosamente e insiste con il ministro per
entrare a far parte della giunta poiché, così come stanno le
cose, «è inceppato, in tutte le forme, nell’esplicazione dei
suoi poteri e delle sue attribuzioni».95 Gli attacchi non
risparmiano nemmeno il bibliotecario Salvatore Di Giacomo,
al punto che Salvagnini, ritornato alla Direzione generale
delle belle arti a Roma, ritiene necessario che egli «mandi
una dettagliata relazione sullo stato in cui trovò la biblioteca
e sull’opera sua – è bene sfatare completamente, anche negli
ambienti ufficiali, la fama di eccellente bibliotecario così malamente carpita dal defunto R. P. [Rocco Pagliara]».96
Pur in un clima di veleni le attività didattiche del conservatorio proseguono, il 15 marzo ha luogo il Primo saggio di
studi a beneficio dei danneggiati dal terremoto della Marsica,
con musica napoletana dei secoli XVII e XVIII (Provenzale,
Rossi, i due Scarlatti, Durante, Porpora, Leo, Pergolesi,
Jommelli, Piccinni, Sacchini, Paisiello, Cimarosa) e ai primi di
maggio un concerto commemorativo in onore di Giovanni
92
Lettera di Fano al ministro della Pubblica istruzione, 6 agosto 1915.
Ibidem.
94 Verbale della giunta di vigilanza, 13 gennaio 1915. Napoli, Archivio
storico del conservatorio.
95 Lettera di Fano al ministero, 7 febbraio 1915.
96 Lettera di Salvagnini a Fano, 10 febbraio 1915.
93
88
89
90
91
Ibidem.
Ibidem.
Lettera di Fano al ministero, 7 febbraio 1915.
Relazione di Fano all’ispettore Cogo, 9 novembre 1915.
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
Sgambati. Il programma, «organizzato col consueto fine
senso di arte dal direttore G. A. Fano, fu svolto tra continue
ovazioni».97
Oramai questo istituto comincia a rivendicare nobilmente il suo
passato glorioso e ogni sua manifestazione costituisce un avvenimento d’arte. Il programma – tutta musica del compianto
maestro a cui si rendeva onore – ha avuto la più felice delle esecuzioni e notevolissimo il successo del Concerto op. 15 (piano
ed orchestra) direttore Shepshantes Harris, e al piano il valoroso giovane Antonino Votto, nonché la Berceuse-Reverie per
orchestra sola, diretta dall’alunno Gaetano Pennino. In queste
due composizioni la fusione orchestrale è riuscita assolutamente perfetta ed ha rivelato una scuola di primo ordine: ed in ciò
è doveroso riconoscer il merito al direttore G. A. Fano, che con
trionfi autentici di arte purissima, risponde degnamente ai troppo zelanti critici che attentano alla sua opera direttoria.98
Anche in occasione degli altri saggi la stampa cittadina
porge «un sincero plauso all’illustre direttore del conservatorio comm. G. A. Fano, per le mirabili esecuzioni dateci
questo anno, che con amore conduce il nostro conservatorio a nobili ideali».99
Dopo l’estate Fano scrive al ministro che se non si provvederà «a ristabilire in conservatorio l’impero del diritto e
della legge, e ad affidare al titolare della carica di direttore
l’ufficio che gli compete ed al quale solo egli è tenuto»,100 egli
non potrà riprendere il suo incarico perché non può «sopportare uno stato di cose da cui esulano ogni serietà didattica ed artistica, ogni correttezza disciplinare ed amministrativa, ogni garbatezza di forme e di contegno».101
Il nuovo anno scolastico 1915-16 inizia dunque in una
situazione di estrema incertezza e c’è perfino l’eventualità di
229
non riaprire le scuole per adibire il conservatorio a ospedale a causa della guerra.102 Intanto «i membri della giunta
cadono come le pere mature»,103 il provveditore agli studi
Cotronei partecipa assai di rado e l’intendente di finanza
Frasson si dimette nel mese di ottobre: in pratica il conservatorio è amministrato da Mango, Perrone, Fiordelisi e
Montemayor. Benché monca, forte dell’assenza del direttore
e dell’appoggio del ministro la giunta delibera in piena autarchia su numerose questioni: pubblica il bando di ammissione
in conservatorio; pubblica il bando per dieci borse di studio
di lire trecento ciascuna per rimpinguare le classi deserte di
strumenti a fiato; rifiuta al direttore il rimborso spese di lire
cento perché non precedentemente autorizzato; propone al
ministero il maestro Fernando De Lucia come insegnante di
canto ritirando il nome di Kaschmann avanzato in precedenza
dal direttore; propone i nominativi per le supplenze dell’anno
scolastico in corso; contesta la nomina di Salvatore Di
Giacomo a bibliotecario; disapprova il direttore per le nomine ai commissari d’esame fatte senza comunicazione preventiva al presidente; incarica Perrone di compilare un nuovo regolamento per gli esami; delibera di riaprire il convitto; e così via.
Il direttore è completamente esautorato e sul punto di
lasciarsi «vincere dai nervi, dall’umor nero e dall’impazienza».104 Il 5 novembre la situazione diventa incandescente,
Fano si rifiuta di presiedere le commissioni d’esame per l’assegnazione delle borse di studio perché il bando (che non è
firmato né da lui né dal suo vice) non è conforme alla normativa vigente. Il ministro in persona gli ordina di «dar corso
immediatamente e senza eccezioni agli esami suddetti presiedendo commissione»,105 costringendolo a obbedire di
mala voglia.
Il dissidio fra la giunta e la direzione diviene insanabile e
97
«Il Mattino», Napoli, 4 maggio 1915.
«Corriere d’Italia», Napoli, 3 maggio 1915.
99 «Il Mattino», Napoli, 22 maggio 1915.
100 Lettera di Fano al ministro della Pubblica istruzione, settembre
1915.
101 Ibidem.
98
102
Cfr. lettera di Salvagnini a Fano, 23 settembre 1915.
Lettera di Salvagnini a Fano, 21 ottobre 1915.
104 Ibidem.
105 Telegramma del ministro dell’Istruzione Grippo a Fano, 5 novembre 1915.
103
230
FONTI MUSICALI ITALIANE
Grippo stabilisce di inviare a dirimere la questione un ispettore centrale delle scuole medie, il commendator Gaetano
Cogo, che giunge a Napoli l’8 novembre 1915. L’ispettore
interroga gli insegnanti indagando sul loro rapporto con il
direttore, sull’andamento del conservatorio, sulle modalità di
composizione delle commissioni, sui dissidi fra il direttore e
gli altri organi del conservatorio. Ma ben presto l’inchiesta si
ritorce contro Fano che è costretto a rispondere a un’infinità di assillanti domande: ha mai convocato il collegio dei
professori per prendere opportuni accordi intorno ad argomenti relativi al funzionamento dell’istituto, o per discutere
intorno ad altri oggetti? Come ha costituito le commissioni
esaminatrici? Perché della commissione esaminatrice di lettere, nella sessione autunnale, non fecero parte i professori
Tenti e Martiri? Sa lei che ci siano stati eventuali lamenti per
la mancanza, durante alcuni mesi, della scuola di composizione? I saggi musicali si fecero nelle stesse ore di scuola, turbando eventualmente l’orario scolastico normale? Vi parteciparono professori di S. Carlo? Ha ella motivo di credere che
alcuni professori del conservatorio le siano ostili? Ha visitato le singole scuole ogni anno per accertarsi del profitto degli
alunni, dell’opera degl’insegnanti, dell’andamento insomma
delle scuole stesse? Le esercitazioni d’orchestra produssero
qualche inconveniente all’orario delle scuole?106
Fano risponde a tutto accuratamente e per iscritto difendendo con scrupolo ed orgoglio il suo operato, dando ragione anche dei compensi percepiti come direttore delle esercitazioni orchestrali.
Mi furono offerte 1000 lire annue, indipendentemente dal
numero delle tornate all’atto pratico dirette. Così difatti usavano i miei predecessori con l’emolumento fisso. Mi parve più
onesto, data anche la necessaria collaborazione del De Nardis,
il compenso per ogni effettiva prestazione. Nel fatto, salvo qualche errore di calcolo, percepii nel 1912-13 lire 540, nel 1913-14
lire 840, nel 1914-15 lire 540. A Palermo, incaricato speciale per
106
Cfr. G.A. FANO, memoria dattiloscritta.
la scuola d’orchestra è il professor Favara con la retribuzione
mensile ministeriale di £ 100 (Bollettino P. I. 25 Maggio 1915,
pag. 676); a Roma, a Milano ed altrove c’è pure un maestro particolarmente addetto a ciò.107
Nonostante le esaurienti motivazioni fornite la situazione si fa sempre più confusa; Salvagnini, dopo ripetuti colloqui
con l’ispettore Cogo, scrive all’amico a Napoli: «temo di
quella certa fatalità che nella storia del conservatorio di
Napoli ha sempre fatto prevalere il falso sul vero, il male sul
bene»,108 mentre qualche giornale fa notare che la giunta di
vigilanza opera ormai da tempo in modo assolutamente illegittimo.
Oggi – in fatto – la soprannominata commissione di vigilanza è
formata non da altri che dal presidente, on. Mango e dai signori Perrone e Fiordelisi. […] Perché i dimissionari non vennero
sostituiti? Quale valore morale e legale hanno le deliberazioni
prese da questo consiglio di tre? La Direzione generale delle
belle arti crede opportuno che l’amministrazione del nostro
conservatorio di musica venga retta da una simile oligarchia?109
Il clima in conservatorio è tesissimo, Fano non tollera più
i continui ostacoli posti sul suo cammino e poco ci manca
che venga alle mani con l’economo all’ennesimo «rifiuto da
questi opposto alla trasmissione, in franchigia, di corrispondenza diretta al ministero».110
Il 15 gennaio 1916 Di Giacomo lascia l’incarico di bibliotecario e Fano, come previsto, pone sotto sigillo la chiave
della biblioteca; la giunta, che delibera arbitrariamente di
incaricare il segretario Tenti di svolgere le funzioni di bibliotecario, lo accusa di «impedire, anche con atto di violenza, il
107 Comunicazione di Fano al Ministero della Pubblica Istruzione, 8
dicembre 1915.
108 Lettera di Salvagnini a Fano, 7 dicembre 1915.
109 «L’Idea Nazionale», 24 dicembre 1915.
110 Verbale della giunta di vigilanza, 6 dicembre 1915. Napoli, Archivio
storico del conservatorio.
231
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
normale funzionamento dell’istituto»,111 e di commettere
grave insubordinazione. La situazione non può reggere a
lungo e il 6 febbraio Mango, Perrone e Fiordelisi si dimettono. Per Fano è una liberazione ma le dimissioni sono motivate con un ultimo violento attacco contro di lui e il ministero preannuncia provvedimenti decisivi, mentre si parla di
modifiche alla legge sui conservatori; Fano, allarmato, chiede
chiarimenti a Salvagnini, che risponde: «La modificazione alla
legge riguarda dettagli di ruoli organici; nulla che si riferisca
al conservatorio di Napoli o che comunque interessi la tua
questione. Stai dunque tranquillo. Non mancherò di vigilare».112 Il buon amico è all’oscuro delle trame ministeriali; il
10 febbraio Fano legge sui giornali una terribile notizia che lo
riguarda, e il giorno dopo ne riceve conferma. Oggetto: trasferimento.
Le comunico che per ragioni di servizio la S. V. è trasferita alla
Direzione del R. Conservatorio musicale di Palermo con provvedimento in corso, avente effetto dal 16 corrente. […] La S. V.
prenderà servizio a Palermo il 1° marzo. Il Ministro.113
Contestualmente il ministro ricostituisce su nuove basi
l’organo amministrativo formandolo di cinque membri, cambiandone tutti i componenti e includendovi il direttore che
sarà Francesco Cilea, trasferito dalla direzione del Conservatorio di Palermo a quella di Napoli. Fano è sbigottito e incredulo: il ministero accoglie finalmente le sue richieste, ma lo
manda al confino, senza nemmeno sentire le sue ragioni, con
una misura senza precedenti che ha tutto il sapore di un atto
disciplinare ai suoi danni e che si configura ai suoi occhi come
«un monumento di illegalità patenti e stridenti»;114 per non
111
Verbale della giunta di vigilanza, 24 febbraio 1916. Napoli, Archivio
storico del conservatorio.
112 Lettera di Salvagnini a Fano, 8 febbraio 1916.
113 Lettera del ministro dell’Istruzione Grippo a Fano, 11 febbraio
1916.
114 G.A. FANO, Ricorso alla quarta sezione del Consiglio di stato, 28 marzo
1916.
parlare dell’«indegnità di modi usati verso un artista ed un
gentiluomo».115
È troppo, Fano straccia in quattro pezzi la lettera del
ministro e sfoga la sua amarezza in una lettera al giornale
«L’Idea Nazionale»:
Non ho mai risposto, per un profondo sentimento di dignità
personale e di rispetto per l’ufficio coperto, agli ingiusti attacchi,
alle calunniose insinuazioni, al tessuto di menzogne da cui fu
inviluppata a Napoli la mia opera di artista e di direttore. La luce
sarà fatta interamente, in un giorno più o meno lontano, intorno agli ideali puri e disinteressati che mi hanno costantemente
guidato nei quattro anni in cui ebbi la direzione di “S. Pietro a
Majella”. Si vedrà allora quanti sforzi e quali sofferenze io abbia
tenacemente superati, contro il mio stesso interesse, per il bene
dell’Istituto e la serietà della mia missione. […]
Le scuole, l’insegnamento, le esercitazioni di musica d’insieme
ebbero per opera mia singolarissimo svolgimento. Classi aggiunte, incarichi, supplenze s’arricchirono, con insolita rapidità, di
nuovi provetti e giovani elementi, atti a dare novello vigore alla
coltura. Gli alunni, specie di alcune scuole, crebbero talmente di
numero che, con la stessa disinvoltura con la quale si lamenta
ora la severità nelle ammissioni, si rimproverava altra volta a me
la abbondanza delle medesime. Le sole scuole di pianoforte,
contano ben 109 alunni e le classi principali relative, che erano
in passato cinque, sono attualmente nove.
La biblioteca fu chiusa perché il Di Giacomo, da me proposto
quale incaricato e non mai beneviso, per ragioni personali, da
taluni membri della giunta, consegnò, secondo le istruzioni avute
dal Ministero, le chiavi suggellate a me; e il giorno stesso io trasmisi con telegramma urgente al ministero, il solo che possa in
tale materia dare ordini precisi, le proposte meglio efficaci per
il funzionamento della biblioteca, durante la temporanea deficienza di fondi, sul capitolo delle supplenze. […]
L’attacco inferto è questa volta micidiale, ma da più parti
si rileva l’ingiustizia e l’illegalità del provvedimento che viene
infatti respinto dalla Corte dei conti perché ritenuto illegittimo. Finalmente una buona notizia che fa il giro della stampa
accompagnata da rallegramenti e congratulazioni provenienti da più parti.
115
G.A. FANO, La mia vita artistica e «San Pietro a Majella».
232
FONTI MUSICALI ITALIANE
Il maestro Fano rimarrà al Conservatorio di Napoli – Il trasferimento del maestro Guido Alberto Fano dalla direzione del conservatorio musicale S. Pietro a Majella in Napoli a quella del conservatorio musicale di Palermo è stato respinto […] dalla Corte
dei conti. – Ci congratuliamo coll’egregio nostro concittadino
per la legittima soddisfazione ottenuta.116
Fano si rincuora e scrive al ministro cercando di far valere le sue ragioni giuridiche:
Mi pregio far notare a codesto on. Ministero che il trasferimento per motivi di servizio di un direttore di conservatorio non è
ammesso dalla legge, e che io, come direttore di San Pietro a
Majella nominato per decreto reale in conformità alle precise
disposizioni della legge e dello statuto locale, ho diritto a quel
posto determinato e non ad uno generico di direttore di conservatorio. In coerenza a ciò, la Corte dei conti non ha potuto
ammettere a registrazione il provvedimento di cui alla predetta
nota. Informo pertanto l’on. Ministero che io non posso recarmi il primo marzo a Palermo per prendere possesso della direzione del R. conservatorio di quella città, né abbandonare l’ufficio da me attualmente coperto, a cui ho diritto, e del quale io
soltanto sono legalmente investito.117
Il 1° marzo Cilea si presenta in conservatorio per prendere in consegna l’ufficio. Fano gli oppone un perentorio
rifiuto sostenendo che contro il decreto reale che lo nomina direttore non ci sono che lettere ministeriali di cui è stata
dichiarata l’irregistrabilità.
Quando il maestro Cilea si è presentato ieri mattina a San
Pietro a Majella per ricevere la consegna, ha avuto la sorpresa
di sentirsi rispondere dall’ex-direttore che egli non consegnava
nulla, essendo convinto che il decreto ministeriale emanato a
suo carico è illegale! Il fatto è molto commentato. Il maestro
Cilea ha immediatamente informato il ministro Grippo del rifiuto oppostogli dal Fano.118
116
117
«Il Giornale del Mattino», s.d.
Lettera di Fano al ministro della Pubblica istruzione, 27 febbraio
119
Lettera di Fano a Tolomei, 5 marzo 1916.
Lettera di Salvagnini a Fano, 7-9 marzo 1916.
121 G.A. FANO, Ricorso alla quarta sezione del Consiglio di stato, p. 5.
120
1916.
118
Grippo ingiunge a Fano di essere in servizio a Palermo
entro il nove di marzo, mentre Cilea viene immesso nell’ufficio di direttore da un Regio commissario inviato appositamente da Roma, Alberto Parisotti. Fano scrive all’amico
Tolomei: «Carissimo, ti scrive un vero sovrano spodestato»119 e si rassegna ad accettare il passaggio delle consegne
che avviene pochi giorni dopo nella sua abitazione. Infine
anche la Corte dei conti, «pure convinta della illegalità del
decreto, lo ha registrato, avendole il ministro fatto sapere
che in caso diverso lo avrebbe fatto registrare con riserva».120
Profondamente scosso dagli avvenimenti, Fano chiede e
ottiene un permesso per motivi di salute, poi si reca a
Palermo, dove il 30 marzo assume l’ufficio di direttore del
conservatorio ‘Vincenzo Bellini’, e incarica contestualmente
l’insegnante anziano Carlo Groffeo di svolgere le sue funzioni. Torna quindi a Napoli dove prepara, assistito dagli avvocati Augusto Graziani e Carlo Fadda, il ricorso alla quarta
sezione del Consiglio di stato, in cui chiede la sospensione
del provvedimento – negata il 7 aprile – e il riconoscimento
della sua illegittimità. La tesi sostenuta è che la nomina a
direttore di conservatorio (diretta o in seguito a concorso)
va fatta esclusivamente attraverso decreto reale, su proposta del ministro dell’Istruzione, con il consenso dell’interessato. In più non si può trasferire un direttore da un conservatorio all’altro perché per il personale direttivo vige un
sistema di ruoli chiusi, per cui «il direttore di un conservatorio è direttore di quel determinato conservatorio e soltanto
di questo».121 Quello di Palermo è inoltre più piccolo, meno
importante, e la retribuzione per il direttore (che ha su di sé
anche responsabilità amministrative e rappresentanza legale
dell’istituto) è inferiore. Il trasferimento si configura dunque
come un vero e proprio declassamento, cui non pone rimedio l’attribuzione predisposta dal ministro di un assegno ad
«Giornale d’Italia», 3 marzo 1916.
233
FANO – LO SCACCO DI SAN PIETRO A MAJELLA. GUIDO ALBERTO FANO FRA MARTUCCI E CILEA
personam di lire mille valido per la pensione. Per di più Fano
denuncia l’eccesso di potere, «i danni personali, morali ed
economici, trattandosi di un artista direttore del più grande
istituto musicale del Regno e di un ufficio di cui la stampa di
tutto il mondo si occupa, […] il provvedimento preso a metà
dell’anno scolastico, con immediatezza, brevità estrema di
termini, forme violente ed inquisitoriali».122
L’8 dicembre il Consiglio di stato rigetta il ricorso. La tesi
dell’impossibilità di trasferire un direttore da un conservatorio all’altro viene confutata con l’argomentazione del silenzio
della legge.
Nell’ordinamento degli offici pubblici il principio generale è che
il funzionario può sempre essere trasferito senza bisogno che
egli lo chieda o vi consenta. L’inamovibilità è un’eccezione che
deve essere espressamente stabilita dalla legge come ad es. è
stabilità per il professori delle R. università. Ora la legge del
1912 nulla di simile dispone a riguardo dei direttori, per i quali
in tutti i suoi articoli altro non ha scritto che essi sono nominati in conformità degli statuti e regolamenti organici dei conservatori.123
Il trasferimento è dunque possibile, ed è sufficiente il
decreto ministeriale. Quanto all’ipotesi di eccesso di potere
e di velato provvedimento disciplinare, la sentenza dà ancora torto al direttore: «I fatti dicono invece che il ministro
non volle adottare alcun provvedimento disciplinare come
pure gli era stato proposto o suggerito dall’inquirente, e
intese soltanto di ristabilire l’ordine che era stato turbato e
di ricondurre la tranquillità in un ambiente che ne aveva bisogno».124
Nessun peso viene dato agli ostacoli posti al lavoro del
direttore dalla giunta e ai numerosi risultati positivi da lui
ottenuti nei quattro anni trascorsi a Napoli come direttore,
come musicista e come animatore della vita musicale.
Contro questa risoluzione si infrangono i sogni di Fano, cui
viene «troncata la carriera, strappato l’ufficio, denigrato il
nome, danneggiata la condizione economica».125 Anche la
salute peggiora e Fano, che reputa Palermo «la fine per un
musicista», cade preda di una forte depressione.
Dopo di lui Cilea, in quasi vent’anni di attività nella duplice veste di direttore e presidente del Consiglio di amministrazione, riuscirà a portare a termine quell’ammodernamento didattico e amministrativo da tempo auspicato e atteso, la grande sala dei concerti e un assetto più solido e meno
controverso. Oggi a Napoli di Fano si ricorda a mala pena il
nome, e poco si sa in conservatorio degli anni trascorsi fra la
direzione di Martucci e quella di Cilea. Alla luce di quanto
esposto pare lecito apprezzare e rivalutare l’opera del giovane direttore padovano, e ritenere il periodo della sua direzione il primo passo di quella rinascita che restituì al conservatorio di Napoli la considerazione e il prestigio che l’istituto aveva perduto, risollevandolo dalla fase di declino che
stava attraversando. A testimonianza di ciò rimane a San
Pietro a Majella, nella sempre elegante sala delle esercitazioni, una solenne targa di marmo: «Questa sala dedicata a
Giuseppe Martucci eseguita essendo R. Commissario
Alberto Salvagnini e direttore artistico Guido Alberto Fano
fu inaugurata il 21 giugno 1914». Ci ricorda una bella serata
in cui si credette, con gli occhi luccicanti per la commozione
intensa, che il successo sarebbe stato possibile.
122
Ibidem.
Quarta sezione del Consiglio di stato. Decisione sul ricorso,
Roma, 8 dicembre 1916.
124 Ibidem.
123
125
G.A. FANO, La mia vita artistica e «San Pietro a Majella».
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Stampa di foto a pagina intera - Archivio Musicale Guido Alberto Fano