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ORGANO DELLA FAMIGLIA SALESIANA
ANNO XCVIII • N . 13 • 1 0 LUGLIO 1974
Spediz. in abbon . post . - Gruppo 2^ (70) - 1 • quindicina
BOLLETTINO SALESIANO
Anno XCVIII - N . 13
Luglio 1974
Direttore responsabile
DON TERESIO BOSCO
Impaginazione
Luigi Zonta - Ufficio Tecnico SEI
Direzione e Amministrazione
Via Maria Ausiliatrice, 32
10100 Torino
C .C.P . 1-5115 intestato a :
Dir. Gen . Opere D . Bosco - Roma
per nuom
cooperatori
regolamento
Officine Grafiche SEI
SOMMARIO
Editoriale
2.
er nuovi Cooperatori, Regolamento rinnovato - Chi sono i
Cooperatori salesiani
Art ;
6. LDC : quei difficili diagrammi
10 . Un'idea che ha 120 anni
12. 24 maggio a Valdocco
14. Vietnam : uno strano passaporto
16. Ecuador : 180 stazioni missionarie
18. Cristo chiama ancora
22. Nievesita di tutti
25. Un milione per quadro
26. Le operaie del catechismo
31 . Exallievi ; nuova
residenza
:la
15 . Incontri del Consiglio Superiore
21 . Il card . Silva e il card . Trochta
28 .
aolo VI : « Le promesse di cui
siete portatori»
28 . A concorso il manifesto del 'Centenario Missioni'
28 . Verso il rinnovamento le Suore
di don Variara
28 . II lebbroso più piccolo
29 . D . Ricceri e il 75° di Baracaldo
29 . Campeggio con la Bibbia
29 . Zio Aldo delle periferie
29 . Dio esiste per i poveri?
29. Rischiatutto a Hong Kong
30 . Nomine di Salesiani
30. Indios all'Università
30. Le Missioni chiedono personale
30. Gemellaggio Ivrea-Agaramcheri
30. II «Bollettino» all'Università
Rubriche
5 . Educhiamo come Don Bosco :
«Insegnategli ad aprirvi il cuore»
24 .
ubblicazioni Salesiane
30 . Microrealizzazione n . 8
32 . Grazie per intercessione di M .
Ausiliatrice e dei nostri Santi
34 . Salesiani e Cooperatori defunti
35 . Crociata Missionaria
In
La crisi delle vocazioni tra i giovani
d'oggi è una delle più drammatiche nella
Chiesa .
ubblichiamo (pp . 18-21) una
sintesi del «piano pastorale per le vocazioni in Italia» preparato dai nostri
Vescovi : un programma concreto per affrontare la crisi .
nuovo passo avanti per la Famiglia
I ISalesiana,
lungo la strada del rinnovamento aperta dal Concilio e dal
Capitolo Generale Speciale, si chiama
oggi « Nuovo Regolamento dei Cooperatori salesiani ». Esso è stato approvato dal Rettor Maggiore e da lui
consegnato ufficialmente ai Cooperatori, in Roma, nella giornata di asqua il 4 aprile scorso, in una cerimonia semplice e raccolta.
I Cooperatori hanno ora un Regolamento moderno, che nello stesso
tempo è fedele a Don Bosco e al Concilio . Un testo non imposto dall'alto
ma nato da larga consultazione della
base . Un testo costruito con calma
e riflessione, attraverso lo studio degli
esperti, e un attento « ascolto degli
altri » che ha permesso di assimilare
le esperienze vissute .
Il precedente regolamento risaliva
a Don Bosco, al lontano 1876, e pur
avendo l'autorevolezza del fondatore,
per diversi aspetti non si adattava più
all'apostolato laico d'oggi . I Salesiani
nel loro ultimo Capitolo Generale
avevano riconosciuto tutto questo, e
avevano concluso : « roponiamo che
un gruppo di esperti, Salesiani e Cooperatori, rediga il nuovo regolamento » (Atti, n . iqo) : un testo che sia
«sintesi del Regolamento di Don
Bosco, e dell'attuale visione del laico
nella Chiesa* (Atti, n . 736) . Questo
aggiornamento è ora un fatto compiuto .
Nella tabella pubblicata più avanti
è facile constatare con quanto impegno si sia proceduto . Hanno lavorato
Cooperatori, Salesiani, Figlie di Ma-
ria Ausiliatrice, giovani e adulti, con
culture e mentalità di cinque continenti, dall'Africa Centrale all'Australia, dalle Filippine alla Jugoslavia .
Si sono avuti tali e tanti consigli, correzioni, emendamenti alle varie redazioni del testo, che non c'è parola
o frase - si può dire - che non sia
stata rigirata, sostituita, levigata . È
dunque un Regolamento fatto non al
di sopra delle teste dei Cooperatori,
ma con le loro teste, e con il loro
cuore .
Realizzare se stesso oggi
Che cosa viene a dire, in sostanza,
il nuovo Regolamento ? Sono 24 pagine di testo, e 33 articoli divisi in
due parti . Nella prima parte si dice
« Chi sono i Cooperatori*, e nella seconda «Come sono organizzati» .
Il discorso comincia con un atto di
fede nella presenza operante di Dio
nella storia umana : « Lo Spirito Santo,
attraverso Don Bosco, ha donato alla
Chiesa e al mondo i Cooperatori salesiani » .
Alla radice, come per ogni realtà
salesiana, c'è il progetto apostolico
di Don Bosco verso la gioventù, e c'è
la sua duttilità nei confronti di ogni
ceto di persone, anche quelle non vincolate nella vita religiosa : « Nel Regolamento - scrive a preambolo il
Rettor Maggiore - la missione e lo
spirito di Don Bosco sono tradotti in
chiave secolare ». In questa prospettiva
viene riportata la definizione basilare
data da Don Bosco stesso : « Il Cooperatore è un vero salesiano nel mon-
Dalla
asqua di quest'anno i Cooperatori
salesiani possiedono
un "Nuovo Regolamento", fedele allo spirito
di Don Bosco e alle
aperture conciliare . È
assai più che un insieme di norme da praticare : è un testo da meditare e pregare, una
regola di vita offerta
ai 141 .000 Cooperatori
salesiani oggi militanti
nel mondo .
do » . Egli si vede così chiamato a
«realizzare se stesso oggi, secondo il
progetto apostolico di Don Bosco, in
collaborazione con gli altri membri
della Famiglia Salesiana » (art. 7) .
La sua missione si arricchisce delle
colorazioni tipiche dei tempi e dei
luoghi . Don Bosco parlava nel 1876
di catechismi, di cura delle vocazioni,
di diffusione della buona stampa, di
fanciulli pericolanti e perciò bisognosi della carità dei buoni, chi mezzi
materiali da donare « sull'esempio delle prime comunità cristiane » .
Oggi il Regolamento specifica e aggiunge nuovi settori come la droga,
l'emarginazione, i problemi sociali e
familiari, gli strumenti di comunicazione sociale, l'ecumenismo . Il tutto
nell'ambito della comprensione e discrezione : «Il Regolamento - precisa in apertura il Rettor Maggiore
ai Cooperatori - non ha inteso imporvi pesi e impegni complicati ; esso
propone una gamma di attuazioni nella
missione salesiana, sì da offrire a ognuno
la gioia di parteciparvi secondo le possibilità offerte dalla propria condizione
di vita ».
Accettare una vocazione
Chi può diventare Cooperatore salesiano ? « Chi avendo compiuto 16 anni
esprime la volontà di collaborare alla
realizzazione del progetto di Don Bosco » (art . z2) .
Diventare Cooperatore è, accettare
una vocazione, frutto di «libera
scelta » . Una vocazione che è « dono
dello Spirito », un « dono che si accoglie con gioia e si vive con fedeltà,
sorretti dall'affetto, dalla preghiera e
dalla testimonianza dei propri fratelli della Famiglia Salesiana » .
Il nuovo testo è assai più che un
insieme di norme pratiche : è in realtà
uno statuto, una costituzione, una
vera regola di vita . La figura del Cooperatore vi è scolpita in linee spirituali che si possono incarnare sotto
tutti i climi e sotto tutti i colori di
pelle . Essa consente al Cooperatore
di collocarsi e qualificarsi - per fisionomia e tipo di attività - in modo
inconfondibile nell'ambito dell'associazionismo cattolico .
Un Regolamento dunque che si
offre ai 141 .ooo Cooperatori salesiani raccolti in 930 centri diffusi nel
mondo, per essere vissuto, e prima
ancora - a nutrimento del cuore per essere meditato e pregato .
ENZO BIANCO
COME SI È GIUNTI AL NUOVO REGOLAMENTO
rima del Capitolo Generale Speciale . Era stato redatto per iniziativa di
don Fiora un primo abbozzo di Regolamento rinnovato .
II CGS (1971) decide la creazione di una commissione preparatoria .
Gennaio 1973 . Si invia ai Consigli Nazionali e Ispettoriali dei Cooperatori
una «proposta di iter» per i lavori, e la richiesta di un parere .
Aprile 1973 . In base alle risposte ottenute, la commissione preparatoria redige un «antiprogetto di regolamento». Tradotto in cinque lingue, viene inviato ai Consiglieri Nazionali e Ispettoriali con l'invito di farlo conoscere a
tutti i settori della Famiglia Salesiana .
Estate-autunno 1973 . Il progetto è studiato dalla base . Si riuniscono a
Madrid e Ariccia i Consigli nazionali spagnoli e italiani . Le osservazioni sono
inoltrate a Roma .
Fine 1973 . Un gruppo di esperti elabora 2000 schede di osservazioni, propone un «testo corretto», e compila un documento di 80 cartelle che lo spiega .
Gennaio 1974 . A Roma la commissione tecnica internazionale vaglia il « testo
corretto» giungendo a una nuova redazione .
31 gennaio 1974 . II nuovo testo viene consegnato al Rettor Maggiore .
Febbraio 1974. Una commissione di 4 Consiglieri Superiori (don Raineri
don Fiora, don Mélida, don illa) studia il documento ; gli emendamenti proposti vengono quindi discussi dal Consiglio Superiore .
3 aprile 1974 . Il Rettor Maggiore firma il documento definitivo .
14 aprile 1974. Il Rettor Maggiore promulga il nuovo Regolamento .
3
CHI SONO I COO ERATORI SALESIANI
resentiamo il primo capitoletto
del nuovo «Regolamento», in cui
viene delineata la figura del Cooperatore salesiano .
UNA VITA EVANGELICA
NEL MONDO
« I Cooperatori e le Cooperatrici
non sono altro che buoni cristiani, i
quali vivendo in seno alle proprie famiglie, mantengono in mezzo al mondo
lo spirito della Congregazione» (Don
Bosco) .
1 . Apostoli secolari
Come cristiani convinti e attivi,
vogliamo seguire Cristo, « l'Uomo
perfetto » inviato dal adre a servire
gli uomini in mezzo al mondo . er
questo tendiamo a realizzare, nelle
ordinarie condizioni di vita, l'ideale
evangelico dell'amore a Dio e ai fratelli e a formare con essi comunità
credenti e fraterne .
2. Impegno cristiano in famiglia
Consapevole dei valori della famiglia, ogni Cooperatore, celibe o sposato, mira a formare con i propri familiari una « chiesa domestica » . Cura
la crescita umana e cristiana dei suoi
membri . Favorisce il mutuo affetto e
la preghiera comune . Si apre alla collaborazione con le altre famiglie e con
le istituzioni educative, ecclesiali e
civili . resta generosa ospitalità, e
soccorre i propri fratelli bisognosi, a
cominciare dai più vicini .
3 . Vita matrimoniale
e responsabilità educativa
I Cooperatori sposati si impegnano,
nel matrimonio, alla comunione dei
propri valori umani, a essere responsabili ministri dell'amore di Dio, testimoni della fede in Lui, e collaboratori della sua grazia .
rimi educatori dei figli, propongono loro con la parola e con l'esempio i comportamenti di una vita cristiana autentica, lo aiutano a scoprire
e a seguire la propria vocazione, li avviano all'azione apostolica .
4. Testimonianza evangelica
nel lavoro
Nel lavoro, nello studio e nel tempo
libero, il Cooperatore è testimone di
Cristo
- con l'onestà e la coerenza della
sua vita ;
- con la partecipazione alle condizioni di vita e di lavoro dei fratelli, ai
loro dolori e alle loro giuste aspirazioni ;
- con l'impegno a risanare e rinnovare le mentalità, i costumi, le
leggi e le strutture dei gruppi in cui
vive e opera, per renderle più conformi alle esigenze evangeliche di giustizia, di fraternità e di libertà .
A questo fine si preoccupa di qualificarsi e di svolgere il suo lavoro con
intraprendenza, per contribuire all'edificazione e al progresso della comunità umana .
5 . Nello spirito
delle Beatitudini
I valori che il Signore propone a
tutti i cristiani nel Discorso della
montagna ispirano la nostra vita .
La povertà evangelica ci guida ad
amministrare i beni materiali e spirituali con criteri di semplicità e di servizio generoso ai fratelli, e a rifuggire
da ogni forma di lusso e di ostentazione .
Lo spirito evangelico di castità ci
stimola a una vita celibe o matrimoniale integra e gioiosa .
L'ubbidienza filiale a Dio ci illumina e sostiene nell'adempimento fedele degli impegni familiari, professionali e sociali .
Vogliamo trasformare tutta la nostra vita in una liturgia : il lavoro, il
sollievo e le iniziative apostoliche, le
gioie e le sofferenze sono così vissute
nello Spirito del Signore e diventano
un dono a Lui gradito .
6 . La vita di preghiera
artecipiamo in maniera attiva alla
liturgia della Chiesa . Momenti forti
della nostra preghiera sono : • la meditazione della arola di Dio, l'Eucarestia intensamente vissuta, il sacramento della Riconciliazione con Dio
e con i fratelli .
Siamo invitati a curare la « revisione di vita » per verificare se la fede,
la speranza e la carità animano veramente la nostra storia personale e comunitaria .
a
1l Rettor Maggiore consegna il nuovo Regolamento ai Cooperatori durante la Messa di
asqua. Nella pagina precedente : 1l nuovo Regolamento tra le offerte che stanno per essere portate sull'altare nella Messa di
asqua .
fi racconto di Don Bosco fece sui ragazzi
un impressione indelebile . Mentre si avviavano a dormire, rimuginavano nel
cuore propositi di vita migliore . Lindomani mattina ci fu un'irruzione di ragazzi
a confessarsi da Don Bosco . Il ragazzo
col volto tutto coperto di macchie nere
si confessò anche lui da Don Bosco.
Effettivamente moriva il 5 dicembre,
alle 11 di notte, fulminato dà una violenta malattia, all'ospedale San Giovanni
Vecchio di Torino.
• Don Bosco sapeva bene che i ragazzi, soprattutto nell'adolescenza,
tendono d'istinto a tenere nascoste
agli occhi degli adulti le loro lotte
morali, i loro crolli e i loro fallimenti .
Occorre illuminarli con la lampada della
comprensione, con la luce della arola
di Dio e della bontà, se si vuole aiutarli
a liberarsi dai loro tormenti segreti .
• L'adolescente tende all'autonomia
e all'indipendenza . Ma gli adulti
non possono rinunciare a esercitare
il loro controllo e a guidarli con
tutta bontà . Occorre essere comprensivi quando si tratta di analizzare o discutere i sentimenti e i desideri dei giovani ; ma occorre essere irremovibili
quando si ci trova di fronte a un comportamento morale che va contro la legge
di Dio ed è inaccettabile . Occorre rispettare le opinioni e gli atteggiamenti dei
ragazzi, occorre dare la giusta importanza
ai loro sogni e ai loro desideri, ma bisogna
riservarsi il diritto di bloccare e di indirizzare altrimenti alcune delle loro azioni .
In quanto adulti, non vogliamo essere i
loro deboli compagni di gioco ; siamo invece i loro affettuosi custodi, solleciti e
forti per fronteggiare la loro temporanea
animosità quando si tratta di pericoli morali o, peggio, di peccati . « Ho vegliato
su di loro e nessuno di loro è andato
perduto», diceva Gesù nella preghiera
sacerdotale, a proposito dei discepoli
che il adre Celeste gli aveva affidato .
Si era. già fatto buio all'Oratorio di Torino: era l'l1 novembre 1873. Don Bosco
aveva raccolto i suoi ragazzi per le preghiere della sera e stava dando la cosiddetta "buonanotte" (una specie di commiato spirituale prima del sonno, o meglio un'ultima seminagione di parole di
bontà) .
uella sera raccontò un sogno
che aveva fatto la notte precedente .
La narrazione che ci è conservata è del
suo segretario don Berto che lo trascrisse
come al magnetofono, a mano a mano
che Don Bosco lo raccontava . Eccolo :
« Mi pareva di andare a visitare i dormitori. Trovai i ragazzi tutti seduti sul loro
letto . A un tratto mi vidi di fronte un
uomo sconosciuto, che mi prese la lucerna di mano e mi disse : "Vieni e vedrai". lo /o seguii. Egli si avvicinava al
letto di ogni ragazzo, alzava la lucerna
verso la loro fronte e m'invitava a guardare attentamente . Guardai e sulla fronte
di ognuno vedevo scritti tutti i loro peccati. Lo sconosciuto mi raccomandò di
annotarli; ma io pensando che me ne
sarei senz'altro ricordato, tralasciai di
farlo. Ma poco dopo mi accorsi che mi
sarebbe stato impossibile ricordare tutte
quelle cose e allora rifeci la sfilata e annotai ogni peccato sul mio taccuino . In
un lungo dormitorio la mia guida mi fece
vedere un folto numero di ragazzi che
avevano il volto e la fronte bianca e nitida come la neve . Ebbi un sobbalzo di
gioia . Lui tirò avanti; poi mi indicò un
ragazzo che aveva la faccia tutta coperta
di macchie nere; e come lui ne vidi altri
e poi altri ancora; io scrivevo tutto e fra
me pensavo : "Così li potrò avvisare singolarmente". Finito il giro di ispezione,
sentii da un angolo salire il canto funebre
del Miserere . Chiesi turbato chi fosse
morto. E lo sconosciuto mi rispose: "E
morto quel ragazzo che hai visto tutto
coperto di macchie nere". "Ma come?
- gli osservai sbigottito; - ieri sera era
ancora vivo; l'ho visto passeggiare e giocare". La mia guida aprì un calendarietto
e mi invitò a leggervi una data : 5 dicembre 1873. In quel momento mi svegliai » .
• So il ragazzo trova negli educatori
e nei genitori fermezza e comprensione, è facile che si apra . Una ragazza raccontò, a riguardo di una sua dolorosa esperienza morale : « Mia madre
mi fece notare che io dovevo aver confidenza in lei e che da tempo si era accorta che ero turbata e che non avevo i I
coraggio di guardarla negli occhi . Non
seppi far altro che mettermi a piangere.
Mamma era molto triste e mi pregò di
raccontarle tutto, per quanto brutto potesse essere, ché essa era sempre la mia
mamma. '"Non posso dirtelo, mamma,
perché ho vergogna . Ti do il mio diario".
Glielo diedi e mi chiusi in camera dove
piansi . Ora mamma stava leggendo quella
cosa spaventosa . Che cosa avrebbe
detto?
oi, essa venne nella mia camera, mi abbracciò e mi disse : " overa,
cara bambina, hai dovuto provare così
presto e in modo così avvilente ciò che
doveva essere la cosa più bella della tua
vita" » .
Con Don Bosco, i ragazzi si aprivano nel
sacramento della riconciliazione .
CARLO DE AMBROGIO
5
quei difficili d189 affiffil
T
orino . Sull'intasatissimo corso
Francia, all'altezza dell'antica
«borgata Leumann », si delinea un
edificio imponente, quasi di sbieco
rispetto alla carreggiata del corso .
Sul frontone, tre grosse lettere in
ceramica : LDC . È la sede del « Centro Catechistico Salesiano » .
All'interno, grandi corridoi su cui
si aprono, al di là di pareti divisorie
in vetro, sale e uffici . E dappertutto,
in maniera ossessionante, libri e riviste . Le copertine vivaci coprono tavoli, fasciano pareti, traboccano dappertutto .
Non lontano di qui, in edifici non
meno imponenti, la ianelli-Traversa
costruisce gioielli di meccanica ; la
Castor fabbrica e riveste di nitidi colori «ciò che è desiderabile in cucina » ; la Maxi-Standa vende « tutto
ciò che occorre per il vostro benessere » . Dai grandi corridoi dell'LDC
non esce nessuna merce accumulabile
sui banconi della Maxi-Standa, o che
possa entrare in concorrenza con le
fabbriche dei dintorni . Tra queste
pareti si approfondisce, e si riveste in
forme geniali, adatte all'uomo degli
anni '70, il messaggio di Gesù Cristo .
I 40 salesiani che lavorano qui, al
termine del mese non ritirano nessuna busta di stipendio . E gli utili
dell'azienda non si calcolano sulle tabelle delle entrate e delle uscite, ma
su quei difficili diagrammi che parlano di «sensibilizzazione cristiana
dei giovani » e di «mentalità di fede
degli adulti » .
Il direttore dei 40 salesiani si chiama don Angelo Viganò, un lombardo
dai capelli bianchi e dalla faccia decisa . L'abbiamo intervistato per i let
6 tori del Bollettino.
-
uò tracciarci in breve la storia di questo « Centro » ?
- Nel lontano 1938, papa io XI
rivolse ai Superiori Maggiori dei religiosi una famosa esortazione : «Bisogna che diate nuovo slancio di attività agli Oratori festivi e alla perfetta
organizzazione del Catechismo » . Nell'ottobre dell'anno seguente, il Rettor
Maggiore dei Salesiani, don ietro
Ricaldone, creò l'Ufficio Catechistico
Centrale Salesiano, alle sue dirette dipendenze . Dall'attività di quell'Ufficio nacquero i primi sussidi catechistici, tra cui il famoso Il Re dei Libri.
Fu un testo di catechismo a colori
fortunatissimo, che inondò l'Italia, e
divenne il modello di moltissimi altri
testi . Seguirono a ruota le Filmine
Don Bosco che ebbero pure un notevolissimo successo .
A questo punto don Ricaldone
fondò la Libreria della Dottrina Cristiana, l'editrice che doveva pubblicare i libri e i sussidi preparati dall'Ufficio Catechistico . L'LDC nacque
in piena guerra, e fu un-vero atto di
fede . L'8 dicembre 1941 ricorreva il
centenario della prima lezione di catechismo che Don Bosco fece a Bartolomeo Garelli, nella sacrestia di
S . Francesco . roprio in quella occasione, il Rettor Maggiore promise di
fondare, accanto alla casetta dove
nacque Don Bosco, la Libreria della
Dottrina Cristiana.
Esisteva già da anni la rivista Catechési, che era stata diretta anche da
validissimi salesiani come don Cojazzi e don Rufillo Uguccioni . Nel
1941 essa divenne la rivista dell'Ufficio catechistico .
Nel dopoguerra l'Ufficio cambiò
nome. Si ribattezzò « Centro Catechistico Salesiano ». In quegli anni
iniziò la clamorosa e non ancora dimenticata « Crociata Catechistica » .
È il tempo dei libretti Lux, dei foglietti di propaganda aggressiva, dei
congressi, comizi, dibattiti di cui fu
non poca parte il nostro dinamicissimo don Alessi . Si respirava un Cristianesimo di battaglia, e i propagandisti del Catechismo avevano uno
stile d'assalto .
uel decennio di lavoro intensissimo ed entusiasmante richiamò anche l'attenzione della Sacra Congregazione del Concilio .
uando essa
dovette organizzare, nel 195o, il rimo Congresso Catechistico Internazionale, ne affidò la Segreteria e la mostra al Centro Catechistico Salesiano .
Dopo il 195o i tempi cambiarono
rapidamente . Si dovevano combattere
meno battaglie e scendere più in profondità . Gli italiani andavano a scuola,
i libri sostituivano gli slogans. Il Centro adeguò il suo personale e la sua
organizzazione alla sensibilità nuova .
Fu sempre meno il punto di riferimento di attivisti cristiani, e sempre
più centro di formazione per evangelizzatori e catechisti .
Nel 1963, divenuto ormai comunità salesiana autonoma, il Centro
ebbe la sua nuova sede a TorinoLeumann . Erano ormai gli anni del
Concilio, che apportava alla Chiesa
un profondo rinnovamento pastorale
richiesto dai tempi . Il Centro Catechistico si trovò pronto a dare alle
Chiese locali un notevole contributo
di studio e di azione rinnovatrice in
ogni campo dell'evangelizzazione per
l'uomo moderno .
- La Congregazione Salesiana
affida ai confratelli delle scuole
professionali il compito di preparare gli operai cristiani della nuova generazione ; ai missionari che
lavorano fra tribù primitive il
compito di portare il Vangelo e di
difenderle dall'urto violento con la
civiltà occidentale ; ai Salesiani che
lavorano in case tipo Arese quello
di recuperare alla società i giovani
che vengono emarginati . Ai 40 salesiani del Centro Catechistico,
quale missione ha affidato la Congregazione?
- Con parole difficili direi che ci
è stata affidata la missione di essere
« l'espressione della vocazione evangelizzatrice e catechistica » dei Salesiani . Con parole più semplici : noi
dobbiamo essere in Italia un punto di
irradiazione del Vangelo, del messaggio di Gesù Cristo. Dobbiamo essere
nella Congregazione una coscienza
che si interroga : noi Salesiani stiamo
evangelizzando ? o ci esauriamo nell'insegnamento, nello sport, nella costruzione di edifici? Una coscienza
che richiama, che esorta a tornare
continuamente al punto centrale della
nostra missione : portare il messaggio
di Cristo ai giovani e al popolo . E
dobbiamo essere anche un motore potente, dinamico, che stimola, offre
sussidi per facilitare la missione, aiuta
a rinnovarsi, ad approfondire . E offre
questo servizio non solo ai confratelli, ma a tutti i sacerdoti, i religiosi,
i cristiani impegnati d'Italia .
- La rivista del vostro Centro
ha come titolo « Catechési » . Voi
siete specialisti in « catechési » .
Mi scusi, ma alla gente questa
sembra una delle tante parole misteriose (come carisma, escatologia . . .) venute di moda dopo il
Concilio. Fa persino meraviglia
che i Salesiani l'avessero adottata
alcuni decenni prima . Che vuol
dire in parole povere?
- Il vostro si chiama Centro
Catechistico « Salesiano » . Vuol
dire soltanto che quelli che lavorano qui sono dei salesiani, o anche che il vostro lavoro ha una
«impronta» salesiana ?
- Il nostro lavoro ha, deve avere,
un'impronta salesiana . Esistono alcune « costanti » nel sistema salesiano
che noi vogliamo conservare . Abbiamo un'attenzione particolare per i
giovani, specialmente i più poveri. E
- « Catechési » è una delle parole
più antiche della Chiesa, e «catechismo* vuole indicare un qualcosa reso
facile e comprensibile . Chi di noi non
è andato da ragazzetto al «catechismo » ? « Catechési », se vogliamo semplificare le cose, vuol dire « annunciare
agli uomini di oggi il Messaggio che
Gesù Cristo ha portato agli uomini di
tutti i tempi» . Noi del Centro dobbiamo essere specialisti in questo insegnamento, in questo annuncio .
uesto esige : profonda conoscenza
della Sacra Scrittura, in cui è conservata la parola di Dio ; conoscenza della
Chiesa fondata da Cristo, che da
2ooo anni vive e annuncia tra gli uomini il messaggio ; conoscenza ed
esperienza dell'azione liturgico-sacramentale attraverso cui passa la Grazia ; e conoscenza seria degli uomini del
nostro tempo, a cui dobbiamo portare
il messaggio cristiano . Noi diciamo
tutto questo con quattro parole « difficili » : specializzazione biblica, ecclesiale, liturgica, antropologica .
questo ci costringe ad un modo di
pensare e di parlare che abbia il gusto
della novità, l'attenzione alla vita che
cresce, la sensibilità alle generazioni
che cambiano, lo stile di vitalità giovanile . Guardiamo pure con particolare attenzione ai «ceti popolari », cioè
alla gente umile, semplice, non colta
del popolo . E questo ci aiuta a partire
sempre dalla concretezza delle situazioni della vita, a usare un linguaggio
che non causi noia, pieno di gaiezza
e di gioia . Tutto questo è stile salesiano, inconfondibile, lasciatoci in
eredità da Don Bosco .
- Come si struttura attualmente
questo Centro Catechistico?
- È difficile tracciare uno schema
preciso di una cosa viva, che cresce
e si modifica insieme alla realtà che
le sta attorno . Tuttavia, grosso modo,
possiamo dire così : tutta questa ecoLa sede dell'LDC, sul corso Francia, all'altezza della borgata Leumann (Torino) .
munità salesiana forma il Centro Catechistico . Il nucleo del Centro Catechistico è il « Gruppo di Studio »,
che comprende un gruppo di specialisti nei vari «settori» della catechesi
(catechisti, adulti, giovani, ragazzi,
fanciulli, bambini, audiovisivi, Bibbia, liturgia, musica e dischi, bienni,
pastorale giovanile) più i direttori
delle varie riviste del Centro . Espressione editoriale del Centro è l'editrice LDC, che cura la stampa, la
pubblicità, la diffusione e le vendite
sia del materiale librario che degli audiovisivi . Il settore « audiovisivi » ha
grande importanza, ma purtroppo
non dispone del personale sufficiente
per lo sviluppo che dovrebbe avere .
L'anno scorso facevano parte della
nostra comunità anche alcuni componenti del « Centro di astorale
Giovanile », che ora ha la propria
sede in iazza M . Ausiliatrice 9, in
Torino .
- Ha fatto cenno alle riviste .
Ce le vuole presentare brevemente?
- La rivista-base, quella che porta
il pensiero del Centro Catechistico,
è Catechesi. Ha 43 anni di vita . Fu
fondata da don Cojazzi insieme a
mons . Montalbetti. E fu proprio don
Cojazzi a volere quel titolo . È un
servizio che dà indicazioni per ogni
livello di età (dai bambini agli adulti)
sul «come si deve catechizzare ed
evangelizzare », e vuole offrire sussidi concreti per questa missione .
uest'anno esce affiancata da un quindicinale, Fotoproblemi, con fotogrammi in bianco-nero che aiutano a riflettere su un determinato problema
(l'operaio, il bambino, il malato . . .) .
Il successo del quindicinale è stato
notevole.
Le altre riviste : Rivista Liturgica,
arole di Vita e Canto dell'Assemblea,
rappresentano tre aspetti della nostra
Editrice e del lavoro del nostro Centro . Rivista Liturgica, che elaboriamo
in collaborazione con i Benedettini,
ha portato avanti una riflessione notevole sui Sacramenti, assai apprezzata dalla Chiesa italiana . arole di
Vita, redatta insieme all'Associazione
Biblica Italiana, fa un discorso di approfondimento e di popolarizzazione
della arola di Dio . Canto dell'Assemblea, preparata in accordo con
Universa Laus che opera a livello europeo, promuove il rinnovamento del
canto nelle Assemblee cristiane .
8
Guerrino
era accanto e una serie di cartelloni sulla figura di Cristo, da lui realizzati . Nella pagina accanto : II settore audiovisivi è uno dei più importanti nella catechesi
moderna .
L'LDC edita pure le riviste Dimensioni Nuove e Note di astorale Giovanile, assai importanti e diffuse, che
dipendono direttamente dal « Centro
Salesiano di astorale Giovanile » .
- uale iniziativa sta attualmente impegnando di più le vostre forze ?
- La preparazione di «batterie »
di sussidi . Mi spiego . Oggi, a livello
nazionale, stanno uscendo i « catechismi » per le varie categorie di persone : bambini, fanciulli, ragazzi, giovani, adulti . Noi non riteniamo sufficiente la pubblicazione dei testi .
er ognuno occorre : una guida per i
genitori, una guida per gli insegnanti,
un quaderno attivo per il fanciullo e
il ragazzo, schede di ricerca, e un insieme di sussidi che traduca il messaggio in termini audiovisivi : cartelloni, flanel, filmine, diapositive, dischi, cassette, video-cassette .
uest'insieme di cose convergenti attorno al catechismo, possiamo chiamarlo «batteria ». È un lavoro notevole che impegna molte forze .
- Molti dei canti che si sentono
oggi nelle chiese italiane nascono
qui . Siete, se permette, una specie
di «Sanremo » delle parrocchie
italiane . Non le sembrano un po'
poveri questi canti?
- Non direi che i «canti» editi
da noi e da altri, possano meritare
questa osservazione . I tentativi per una
via nuova sono certo imperfetti rispetto all'inestimabile patrimonio di canti
che la Chiesa aveva elaborato nello
spazio di secoli . Tuttavia i 250 canti
raccolti nel volume La famiglia cristiana nella Casa del adre sono giudicati validi, attuali, interessanti . La
Regione iemontese, quella dell'Emilia-Romagna, quella Veneta e molte
altre diocesi li hanno adottati . E
stiamo, con la dovuta pensosità e delicatezza, procedendo anche al recupero dell'enorme tesoro della musica
che la lingua latina dei testi blocca
per tante comunità . Occorre stendere
testi più che dignitosi in lingua, preparare i libri per i cantori e gli accompagnatori, confezionare i dischi .
- In questi anni avete organizzato « Bienni di astorale » che
hanno avuto eco notevole . Mi vuol
dire in che consistono?
- Siamo partiti da una costatazione di base . erché ci sia un animatore catechistico per ogni «zona
parrocchiale» (che comprende in genere 20 parrocchie), in Italia dovremmo prepararne circa 8ooo . Tracciando
un programma di massima, abbiamo
concluso che con la frequenza di una
scuola specializzata per due anni (un
solo giorno alla settimana di scuola :
7 ore di impegno intenso) un sacerdote, una suora o un laico fornito di
licenza di scuola superiore, avrebbe
potuto specializzarsi come « animatore catechistico » . E abbiamo cominciato . Sette anni fa abbiamo iniziato
qui, a Leumann, con 70 iscritti . Trapiantammo quindi l'esperienza a Torino-città, a Milano, a Verona, in
uglia. E ci apprestiamo a iniziarla
in Calabria, Sicilia e Sardegna . Non
intendiamo farne un nostro ghetto
appena una regione è attrezzata per
rilevare l'iniziativa in proprio, gliela
passiamo volentieri, continuando a
dare tutti gli aiuti possibili . Così
stiamo facendo a Torino e a Milano .
A tutt'oggi, da questi Bienni sono
usciti circa i 500 operatori catechisti
specializzati . I nostri corsi non sono
a livello universitario, come quelli tenuti nelle facoltà di arigi, Lovanio,
Roma . Vogliono invece occupare un
livello intermedio, tra l'operatore diretto e lo specialista universitario . Il
successo di questa iniziativa, che grava molto sulle spalle del nostro personale, è davvero notevole .
- uand'io ero ragazzo, le « Filmine Don Bosco » facevano furori
con i cineromanzi del « Vittorioso ». oi ebbero grande successo le
filmine dei Vangeli domenicali .
Ora il settore filmine che fa?
- Le filmine sono preparate dal
Centro Audiovisivi . oiché il personale addetto a questo ramo non è assolutamente sufficiente, abbiamo puntato ogni forza disponibile sul catechismo e l'evangelizzazione, lasciando
sospeso il settore ricreativo e scolastico . Stiamo attualmente curando
tre serie di diapositive assai impegnative : Le diapositive bibliche, I problemi
dell'uomo d'oggi, e la Serie iconografica su Cristo e la Chiesa . La prima
è una serie di documenti storici e geografici sulla alestina di oggi, la terra
che vide Cristo e in cui operò Cristo .
La seconda illustra le situazioni concrete dell'uomo : il lavoro, il dolore,
la fatica, la gioia . . . La terza, lavorata
da pittori di oggi, deve dire attraverso
le immagini ciò che nessuna fotografia può dire : rivelarci Cristo negli
eventi grandi e umili della sua vita .
ensiamo che, utilizzando questa tre
serie di diapositive, « montandole »
secondo un metodo particolare e una
sensibilità propria, ogni catechista
abbia la possibilità di presentare una
evangelizzazione che parte dalla realtà
di oggi, dall'uomo di oggi, per presentare il messaggio di Cristo .
- Voi siete molto impegnati
nella preparazione dei testi di catechismo . Sulla stampa nazionale
si parla con una certa frequenza
di un « rigetto» della scuola di
religione obbligatoria . È vero?
- È vero fino a un certo punto .
Le statistiche ci dicono che i giovani
non rifiutano la scuola di religione .
Rifiutano invece un certo «modo»
di fare religione, un « modo » incarnato purtroppo in persone non preparate né aggiornate .
- I Salesiani in olonia (sono
goo circa) lavorano in iao parrocchie . Fanno solo scuola di religione, dal mattino alla sera : per
chi lo desidera, senza stipendio,
con il massimo impegno anche
didattico . La scuola è frequentatissima .
aragonando « quella »
scuola di religione alla « nostra »,
molte volte praticamente obbligatoria, stipendiata, con i risultati
spesso incerti, quale preferisce?
- La scuola amata e cercata dagli
allievi è certo la scuola ottimale . erò
dobbiamo muoverci nell'ambiente
reale in cui siamo chiamati a vivere .
Sono convinto che se venisse meno
la dimensione religiosa, la formazione
umana mancherebbe di una componente essenziale . E sono anche convinto che nessuno può impunemente
scavalcare i diritti dei genitori, credenti o non credenti, e la volontà
degli allievi .
- Se dovesse indicare l'opera
impegnativa e riuscita delI'LDC in questi ultimi anni, quale
nominerebbe?
- Come sforzo editoriale direi :
l'Enciclopedia della Bibbia . Sei volumi,
circa 8ooo pagine in grande formato .
È stato il nostro massimo sforzo editoriale . Solo in parte traduzione, con
collaboratori a raggio ecumenico, riconosciuta di alto livello dall'Istituto
Biblico di Roma. Credo che per molti
anni l'Italia non potrà facilmente
avere un'Enciclopedia biblica di pari
valore . Anche il prezzo molto contenuto (io8 mila lire) dovrebbe farne
un sussidio prezioso per ogni biblioteca .
- Esiste nella Chiesa una crisi
pesante di vocazioni . Si manifesta
nel gran numero di preti che abbandonano la loro missione e nell'esiguità del numero di giovani
che s'incamminano per la strada
sacerdotale . Lei, « specialista » in
Cristianesimo, che ne pensa?
- Raramente ho trovato una comunità così serena e così radicata
nella sua vocazione come la nostra di
Leumann . E questo mi induce a pensare che troppi preti e religiosi subiscono crisi di vocazione perché non
sono messi ad operare nello specifico
settore della evangelizzazione . Se
tutti lavorassero come evangelizzatori,
e non venissero soffocati dalle strutture, la crisi delle vocazioni sarebbe
uanto poi all'esiguo numinore .
mero di giovani che s'incamminano
per la strada sacerdotale, le dirò una
mia convinzione radicata : i veri seminari di oggi e di domani sono i
« gruppi dei catechisti » . I giovani che
fanno la catechesi nelle borgate, nei
quartieri, nelle case, questi sono le
vocazioni cristiane più forti, e di qui
verranno (se li sapremo curare) gli
evangelizzatori di domani anche sacerdoti e religiosi . Occorre che questi
gruppi abbiano i loro maestri, i loro
direttori spirituali, capaci di seguirli,
di formarli, di moltiplicarli . Mi meraviglia che questa considerazione,
per me tanto evidente, non sia stata
ancora attentamente presa in considerazione da chi ha compiti vocazionali . Bisogna farlo, senza perdere
tempo, se vogliamo sul serio che la
Terra di domani abbia i suoi evangelizzatori .
TERESIO BOSCO
9
I n questo 1974, la città
di Torino celebra il
quinto centenario dell'introduzione della Tipografia nella città . La
Congregazione Salesiana, inoltre, vive il
120° anniversario della
fondazione delle Scuole rofessionali, iniziate in umiltà da Don Bosco nell'autunno del
1853. Unificando queste due ricorrenze, il
prof . G . M . ugno, fondatore
della
Scuola
universitaria di Scienze
della Stampa al
olitecnico di Torino, ha
tracciato un agile profilo storico della prima
Scuola Grafica fondata
da Don Bosco .
ons . Luigi ie, celebre Vescovo
di oitiers, cardinale (1879) e
famoso
apologeta,
soleva dire :
« uando tutto un popolo, fosse
anche il più devoto ed assiduo alla
Chiesa ed alle pratiche religiose, non
si nutrisse che di cattiva stampa,
in meno di trent'anni diventerebbe
un popolo di empi e di rivoltosi » .
Don Bosco non soltanto aveva fatto
proprio questo pensiero del Cardinale
- ed ancor prima ch'egli lo esprimesse - ma, sempre ansioso della
spirituale salute dei fanciulli poveri
ed abbandonati che attorno a lui si
erano raccolti, era passato all'azione
e da tempo aveva tentato di correre
ai ripari divenendo l'autore di svariati scritti che furono mezzo efficace
nell'opera sua istruttiva e caritativa .
Abbiamo poi una lettera del sacerdote fondatore dell'Istituto di Carità Antonio Rosmini Serbati, datata
del 1853, in cui il filosofo e teologo
roveretano suggeriva al Santo la fondazione di una tipografia a Valdocco,
ed abbiamo ancora la lettera di risposta in cui Don Bosco affermava
che tale idea formava già un oggetto
principale dei suoi pensieri da più
anni e che la sola mancanza di mezzi
e di locali ne impediva la realizzazione . uindi noi, anche non prendendo in considerazione « i più anni »,
M
io
un'idea che ha
ANNI
SUE:
ne desumiamo che l'idea dichiarata
della fondazione di una tipografia
salesiana conta oggi più di 12o anni .
Intanto però Don Bosco, per provvedere ai suoi fanciulli poveri ed
abbandonati, aveva fondato l'Oratorio di S . Francesco di Sales ; aveva
provveduto a procurare ad essi presso
officine serie e fidate un lavoro professionale ; ed ancora, al fine di meglio
proteggere i suoi ragazzi dalla convivenza con cattivi compagni di lavoro, iniziò a creare presso l'Oratorio
stesso, nell'autunno del 1853, dei laboratori professionali esclusivamente
destinati ai suoi ragazzi che sarebbero
così stati al sicuro da ogni dannosa
influenza .
rimo libro : «Teofilo,
il giovane romito »
Il primo Laboratorio organizzato
fu quello della Calzoleria ; qui, seduto al deschetto, il Santo insegnava
ai suoi fanciulli il maneggio della
lesina e dello spago impeciato . Il secondo Laboratorio fu quello della
Sartoria . La terza fondazione fu
quella di una Tipografia ; non soltanto Don Bosco poté così attuare
un sogno da anni accarezzato, ma
poté anche provvedere alle esigenze
di stampa delle sue « Letture Cattoliche » che egli già da tempo componeva e faceva pubblicare sempre al
fine di opporre la buona alla cattiva
stampa . Don Bosco aveva dovuto
armeggiare circa un anno per ottenere l'autorizzazione prefettizia ad
aprire a suo nome la Tipografia .
Finalmente l'autorizzazione richiesta
venne accordata il 31 dicembre 1861,
ossia circa 113 anni or sono .
Le difficoltà superate affinché la
Tipografia sorgesse dimostrarono ancora una volta che, mentre nelle
imprese puramente umane contano
l'onestà, l'accortezza, l'ingegno e l'esperienza di coloro che vi pongono
mano, nelle imprese tentate nel campo
caritativo e ad onor di Dio, conta
anche - ed anzi ha valore dirimente - l'aiuto divino . E così fu,
in modo evidente, anche per la prima
Tipografia salesiana ; essa incominciò
sotto la guida del primo capo d'arte
Andrea Giardino e del suo primo
assistente Giuseppe Buzzetti .
Non conosciamo esattamente il
giorno in cui la Tipografia iniziò il
suo funzionamento, ma di questo
avvenimento dettero notizia ai loro
benefattori gli stessi giovani che lavoravano nella Tipografia con una circolare stampata in cui annunciavano
anche uno speciale favore concesso
dal papa io IX a ciascun benefattore .
Il primo libro stampato dalla Tipografia dell'Oratorio di San Francesco di Sales fu un'operetta del
canonico Cristoforo Schmid intitolata Teofilo, ossia il giovane romito,
ameno racconto, uscito come fascicolo
delle «Letture Cattoliche» nel maggio del 186z ; le « Letture Cattoliche »
vennero da allora in poi stampate
nella Tipografia dell'Oratorio tranne
poche eccezioni come il fascicolo di
giugno-luglio dello stesso 1862 contenente il Diario Mariano ovvero Eccitamenti alla divozione della Vergine
Santissima proposti in ciascun giorno
dell'anno per cura d'un suo Devoto,
stampato ancora dalla Ditta
aravia .
Un vivaio di giovani
competenti
È sintomatico il fatto, a dimostrazione che Don Bosco mirava non
soltanto a insegnar l'arte, ma anche
a formare le idee direttrici, per cui
nel mese di agosto del 186z uscì
un fascicolo intitolato L'arte del Gutenberg ossia la Stampa scritto dal
sacerdote Antonio Mazzucotelli parroco di Gorla nella diocesi di Bergamo . In questo lavoro venivano
sviscerate e risolte tutte le questioni
inerenti all'arte della Stampa alla
luce della dottrina cattolica .
L'aiuto divino che fino allora aveva
palesemente sorretto l'opera del Santo,
permettendone il sorgere, non venne
meno anche in appresso . Sviluppati,
trasformati, ingranditi i locali ; forniti nuovi macchinari sempre più
efficaci, potenti e moderni ; rinvigorito il personale ; rintuzzati i tentativi di far chiudere la Tipografia ad
opera di alcuni tipografi privati, gelosi dell'opera salesiana e spaventati
dall'avvenire assai promettente che si
annunciava fin dal 1883, dalla quale
come da un florido vivaio uscivano
giovani seriamente competenti ; l'invito - accettato - di partecipare
alla Esposizione Nazionale di Torino del 1884 .
uesta partecipazione merita alcune parole che dimostrano quanto
cammino, sulla via del perfezionamento e del progresso, fosse stato
fatto dal 1861 al 188¢1
Don Bosco ebbe a disposizione
una lunga galleria che assai bene si
prestò allo scopo prefissosi dal Santo .
In essa furono disposti nuovi macchinari acquistati per la cartiera di Mathi
e per la Scuola tipografica dell'Oratorio . I visitatori potevano seguire in
una quanto mai chiara ed espressiva
visione la complicata trafila delle
operazioni necessarie alla trasformazione delle materie prime, in particolare della carta, in libri stampati
e rilegati . E precisamente come la
carta viene fabbricata e trattata ; come
si preparano i caratteri ; come si
compone ; come si mettono in macchina le composizioni e la carta ;
come si stampa ; come si piegano i
fogli ; come si rilegano i libri . Senza
esagerazione può ben dirsi che la
galleria di Don Bosco costituì l'attrazione più viva, interessante e frequentata della Esposizione .
A Don Bosco venne assegnato un
premio che fu ritenuto inadeguato ;
ma a sanare l'ingiustizia gli giunsero
nel giro di sei anni ben sei specialissimi riconoscimenti : il «primo diploma d'onore* della Esposizione
Italiana di Londra, il diploma di
Medaglia d'Oro della Esposizione
Vaticana di Roma, quello della Esposizione internazionale di Bruxelles,
quello della Esposizione Universale
di Barcellona, il «diploma d'onore
con stella» dell'Esposizione internazionale di Colonia e quello della
Esposizione internazionale di Edimburgo .
Un documento importantissimo per
illustrare le fattezze professionali e
didattiche della Tipografia salesiana l i
è il programma generale di un
Manuale dell'Arte tipografica e libraria di impostazione del tutto moderna .
Nell'idea del Santo non esisteva
discontinuità tra lavoro e scuola ;
non lavoro senza scuola, né scuola
senza lavoro ; ma scuola del lavoro .
Oggi diciamo che la scuola serve
l'industria e questa alimenta la scuola .
Ha goo anni il primo libro
stampato a Torino
Ci ha offerto l'occasione di correre
col pensiero all'opera meravigliosa
di San Giovanni Bosco nel campo
della Stampa (a riconoscimento della
quale il papa io XII non esitò a
proclamare nel 1946 il nostro Santo
« atrono principale degli Editori Cattolici d'Italia »), il fatto che in questo
1974 ricorre il Cinquecentesimo anniversario della introduzione della Tipografia in Torino . Difatti fu nel
1474 che comparve a Torino Jean
Fabre francese di Langres (il cui
nome si italianizzò in Giovanni Fabri)
per stamparvi, come prima opera,
un Breviario di proprietà di un dotto
medico e pio letterato alla corte
piemontese del duca Ludovico e
della sposa sua Anna di Lusignano,
antaleone da Confienza .
Il Fabri fu seguito nel 1487 da
Jacopino Suigo associatosi nel 1489
col catalano Nicola De Benedictis ;
• dal milanese Francesco Silva nel
1488 .
Ma la fondazione della «Tipografia
dell'Oratorio Salesiano*, che oggi
siamo spinti a celebrare anche da
questa ricorrenza della introduzione
della stampa nella città di Don Bosco,
non è che una piccola parte di quell'opera che Don Bosco condusse a
termine col soccorso divino del quale
egli mai aveva dubitato ed in cui
aveva fermamente creduto .
Così l'opera sua continua, come
Egli stesso vive ed opera per mezzo
dei suoi Successori dallo stesso suo
rito animati e sorretti, nel servizio
Romano ontefice e della Chiesa
difendendone i diritti e gli obblighi
ad essa dalla rovvidenza commessi .
E poiché i primi obblighi della Chiesa
sono quelli di essere Maestra di
Carità e di Giustizia, ecco che la
splendida missione di Don Bosco,
sempre più fulgida e viva nella Carità
• nella Giustizia, continua ad essere
proiettata nel tempo e diffusa nel
Regno dell'Uomo affinché questo
Regno sia veramente l'immagine terrena di quello di Dio .
t
12
ROF . ING . DOTT.
GIUSE E MARIA UGNO
ile 3,30, mentre il cielo di ToA
rino è ancora buio e un temporale si sta scatenando sui viali deserti,
all'altare della Basilica inizia la prima
S . Messa . Stipati nei banchi e fuori
dei banchi, le facce un po' assonnate e un po' eccitate, sono i pellegrini di sempre : gli intramontabili
fedelissimi di Borgomanero . Sono
arrivati come sempre con le loro
sporte, i loro thermos, le loro bottiglie avvolte in carta da giornale,
per passare la notte « insieme con
la Madonna » . E cantano, con le
voci un po' appannate dal freddo
• dalla veglia, le antiche lodi della
Madonna : quelle che tra queste
mura cantavano Don Bosco, i ragazzi di Don Bosco, i pellegrinaggi
dei piemontesi antichi . Sanno di
sagra di paese e di nenie malinconiche . Fanno respirare per pochi
istanti un'aria che non c'è più .
Alle 9,30 quando mons . Tinivella
termina nella Basilica la «Messa
della gioventù», nel grande cortile
di Valdocco inizia l'animazione festosa : ragazzi che corrono, che gridano felici, per la vacanza e per la
festa ; pellegrini che scendono dai
pullman in gruppi compatti e esitanti ; mamme che tengono stretti
per mano i bambini per non « perderli » tra la gente che va e viene ;
l'immancabile « banco di beneficenza » che distribuisce le prime
girandole colorate e i primi palloni :
tentazione invincibile per i bambini
• disperazione per le mamme .
Yl grande segreto
Il Rettor Maggiore dei Salesiani,
don Ricceri, è giunto puntuale dopo
una lunga volata per l'America Latina . Con un'ardua combinazione
di tabelle di viaggio, fusi orari,
compagnie aeree, è riuscito ad atterrare a Torino con alcune ore di
anticipo sull'inizio della festa . « È
un dovere per me - dice - . Don
Bosco sarebbe tornato a piedi a Valdocco, dovunque si trovasse, per la
Festa dell'Ausiliatrice » . Alle 11,30 è
all'altare della Basilica . Inizia la
S . Messa attorniato da 70 sacerdoti
concelebranti . Il Santuario è stipato
di fedeli . roprio strapieno .
L'omelia . Il Rettor Maggiore parla
con voce forte . Riesce a mascherare
la stanchezza . «La Madonna è il
nostro aiuto perché è nostra Madre .
ual è quella mamma che non aiuta
i suoi figli? ». Attorno di mamme ce
ne sono tante . Ce n'è una inginocchiata sui gradini della balaustra . Il
suo bambino è seduto lì accanto,
gioca nel breve spazio tra la balaustra e
il cancello . Ogni tanto la guarda tranquillo . Dà un senso di sicurezza guardare ogni tanto lassù, fissare la Madonna che dal suo grande quadro ci
vede tutti, con gli occhi di una mamma .
Ora il Rettor Maggiore parla di
Don Bosco : « È impossibile pensarlo
senza l'Ausiliatrice. Don Bosco e
l'Ausiliatrice sono inseparabili. Don
Bosco, additando le sue opere, diceva
che tutto era stato fatto per mezzo
di Lei ». Molti pensano ai giorni di
dura crisi che stiamo attraversando .
Conforta pensare che siamo nelle
mani della Madonna . Se tutto è
stato fatto per mezzo di Lei, allora
niente perirà . Lei è la Madre di Dio .
« Ho fatto un lungo viaggio attraverso l'America Latina » continua
don Ricceri . Ha visitato le opere '
salesiane dell'Ecuador, Argentina,
erù . « DapperUruguay, Brasile,
tutto ho incontrato l'Ausiliatrice . In
chiese grandi e in cappelle povere,
nei cortili dei ragazzi e sui tavoli
24 m
o aValdocco
È il grande segreto
di Don Bosco e dei figli di Don
Bosco . Non hanno portato per il
mondo se stessi, la propria vanità,
ma la Madonna che regge in braccio
suo Figlio Redentore del mondo .
er questo hanno fatto miracoli, e
continueranno a farli finché lavoreranno così .
da lavoro . . . » .
La pioggia gelida
Alle 18,30 sale l'altare il Cardinale ellegrino . La Basilica è nuovamente gremita . Con parole semplicissime il Cardinale ci invita a pensare a chi è Maria SS . Colei che ci
ha dato Gesù e che ci conduce a
Gesù . Nell'Anno Santo che stiamo
per incominciare la Madonna vuol
prenderci per mano e portarci a
Cristo, che vive nella Chiesa .
Mentre la S . Messa si avvia al
termine, la gente che staziona nei
cortili guarda preoccupata in su . Sta
scendendo una pioggerella gelida,
continua, quasi invernale . Dispiace
per tanta gente venuta da lontano
per partecipare alla processione . Ma
sarebbe un azzardo mettersi in cammino, con i ragazzini vestiti ormai
da estate, con le vecchiette che per
la Madonna rischierebbero la bronchite .
La Messa del Cardinale giunge al
termine, e il arroco dice ai microfoni che dispiace, ma la processione
non si può fare . Si farà invece una
veglia di preghiera, in Basilica, davanti all'altare della Madonna .
Alle 20 la Basilica è satura di
gente. I bambini di Sassi, per non
essere schiacciati contro le balaustre,
hanno dovuto entrare in presbitero .
Si sono seduti tranquilli attorno ai
gradini dell'altare .
reghiamo con
semplicità, recitando il Rosario . Tra
mistero e mistero cantiamo le lodi
della Madonna. La gente prega sul
serio, a voce alta . Anche i giovani,
e ce ne sono tanti .
Dopo il Rosario e le Litanie della
Madonna, mons . Tinivella espone il
Santissimo e rivolge una brevissima
esortazione . Davanti a Gesù Eucarestia raccogliamo tutte le intenzioni
di questa giornata : ricordiamo al
Signore il apa, i vescovi, i sacerdoti, i missionari, i papà e le mamme,
i lavoratori, gli immigrati, i giovani,
i ragazzi, gli anziani, gli ammalati . . .
oi Gesù ci benedice . E sentiamo
di aver vissuto una giornata serena,
una giornata che valeva la pena di
vivere, accanto a Lui e alla Madonna
Ausiliatrice.
a 13
« I vietcong non recano
molestia ai preti . Ecco
il perché della mia lunga barba » . - Un missionario, appena giunto
dal Vietnam del Sud,
racconta.
uno
strano
amasi lì per lì un po' stupito quando me lo vidi davanti . Un uomo
R
alto, scarno, con una barba da missionario vecchio stile . Egli notò subito la mia perplessità, e mi disse :
« Vede, la barba è il mio passaporto . La barba e la veste talare .
erché altrimenti i vietcong potrebbero pensare che sono un americano .
Al preti non recano molestia . Sono
trattati con rispetto da tutti . È un
fenomeno tipico, orientale . Ma per
poterti rispettare devono riconoscerti
subito come prete : ecco il perché
dei lunghi peli sul mio mento» .
Don Aarts si esprime perfettamente . Non è però uno che ha il
gusto di raccontare, magari arricchendo la realtà dove è un po'
scialba, come usano fare certi missionari . È cauto, parla senza retorica,
sta saldamente con i piedi in terra .
Si vede subito che prima di tutto
è un prete, che sa combinare in
modo eccellente il lavoro di evangelizzazione e le attività sociali .
Dal Vietnam del Sud, da Thu Duc
(zo km . a nord-est di Saigon) da
dove arriva non porta con sé l'odore
della polvere da cannone . Non ha
l'ansia di rendersi interessante con14 tando avventure .
« Io non ho visto molto della
guerra*, dice con calma . « Thu Duc
significa campagna . Ci sono state
scaramucce, ma la popolazione difficilmente sa qualcosa dei combattimenti che avvengono a ioo km . di
distanza . Non ha mezzi di comunicazione . I giornali sono rari, e c'è
poco da leggere riguardo alla guerra .
Io poi non mi occupo di politica .
Ho deciso così . L'ho anche detto
alla gente : " Nel Vietnam non sono
per gli americani . Sono venuto per
voi " » .
« La mazza mi fu strappata
di mano »
Don Aarts descrive la situazione
del suo ambiente di campagna con
frasi brevi, quasi strappandosele di
dentro ad una ad una .
« Il prete da noi è tenuto in grande
considerazione. Il missionario cattolico, come il pastore protestante,
come il bonzo buddista . Nel nostro
seminario salesiano, ora, si respira
aria nuova, si dicono cose nuove .
Il prete non deve più stare sopra
la gente, ma in mezzo alla gente !
Sono le idee del Concilio Vaticano II .
I documenti sono stati tradotti in
vietnamese, con un lavoro che deve
essere costato moltissimo . rima era
diverso . Il prete lasciava ai laici la
cura di organizzare tutto, egli se
ne stava a guardare . Mi ricordo che
nella mia chiesa c'era da demolire
un altare, perché era arrivato un
altare nuovo . Da buon europeo, non
stetti con le mani in mano . Afferrai
la mazza e mi misi all'opera . Avrebbe
dovuto vedere la gente! Erano fuori
di sé . Un prete che lavorava, e per
di più faceva a pezzi il proprio altare! Era una cosa inaudita, contraria
a ogni regola . La mazza mi fu strappata dalle mani, e dovetti stare a
guardare e a dare indicazioni . Forse
questo illustra sufficientemente quale
fosse in quel tempo il ruolo del
prete, e quale sia sovente ancora
adesso .
er grazia di Dio, le cose stanno
cambiando . Il prete ora ha un'abitazione non migliore di quella dei
suoi compaesani . Non c'è lusso per
nessuno . Il latifondo è proibito . Gli
appellativi di "ricco" e "povero" non
esistono, e la gente ne è contenta .
Forse questo vi sembra strano .
uando si parla del Vietnam, in
Occidente si ha l'impressione che
tutti i villaggi del Sud siano rasi al
suolo e bruciati . Ma non è così .
Certo, da Thu Duc noi sentiamo
talvolta sparare . Certo, i vietcong
hanno combattuto . Ma abbiamo passato e passiamo dei mesi senza sentire
nulla . Nelle città grandi naturalui
mente la situazione è diversa .
per fortuna è così ».
Tracce pesanti della guerra
« La guerra però ha lasciato le sue
tracce nella gioventù . Lo so per esperienza, perché devo occuparmi della
gioventù di tutto il distretto . Devo
anche pensare a tre orfanotrofi : orfani di guerra, un'infinità, figli di
padri uccisi al fronte . È uno strazio .
La parola "orfanotrofio" qui ha ancora un suono sgradito, purtroppo .
La gente dice : "Oh, non è altro che
un orfanotrofio!" . er una tradizione
molto discutibile, la maggior parte
dei ragazzi e delle ragazze orfane
non uscivano mai dalle mure del ricovero . Naturalmente cercai di cambiare le cose, visto che questo provoca
in loro una penosa arretratezza sociale . Li ho condotti fuori, li ho messi
a contatto con la gente . rima fui
criticato, perché si giudicava che
questo comportamento non si confacesse con la mia qualità di sacerdote .
Ma ho continuato senza lasciarmi
impressionare . E anche la gente, ora,
giudica la situazione nuova come la
più normale di questo mondo . Ne
sono felice .
Un'altra conseguenza spaventosa
della guerra è il numero altissimo
dei giovani nelle prigioni e nei correzionali . I più vengono dalla città .
Sono stati fermati perché commerciavano droga, perché rubavano merci
nei grandi magazzini militari, perché
facevano traffici a borsa nera . Ma
non sono ragazzi cattivi . I genitori
però se ne vergognano (anche questa
è una mentalità tipicamente orientale!), e non li vogliono più in casa .
Tocca a noi accostare questi ragazzi,
cercare ogni mezzo perché il carcere
non li rovini di più, e impegnare
ogni risorsa educativa per farne dei
galantuomini nonostante tutto» .
Sulla strada intasata di ragazzi
abbandonati
«Io sono tutto il giorno per strada :
dal mattino fino alla sera tardi . Corro
di qua e di là per risolvere un problema dopo l'altro . I ragazzi degli
orfanotrofi - ce ne sono tre hanno appena lo stretto necessario .
E questo per dei ragazzi non basta
mai . I ragazzi sono contenti di quello
che hanno, ma io no . E poi ci sono
certe cose che non vanno . renda
ad esempio l'apprendimento di un
mestiere . Il ragazzo apprendista non
guadagna un soldo in tutto il periodo
di apprendistato . Io la considero
un'ingiustizia sociale .
Il mio sogno è una semplice scuola
professionale, senza molta teoria, tutta
tesa alla pratica . Ma dove trovare i
soldi ? Certo, gli orfani del Vietnam
meritano questo e altro . Eppure non
li trovo questi benedetti soldi ! ».
Don ietro Aarts, un lavoratore
sociale, un educatore purosangue
che opera sulla strada tracciata da
Don Bosco, un prete . La barba e
la talare sono i suoi distintivi esterni,
ma è specialmente nel cuore che è
prete . «L'essere prete per me sta
sempre al primo posto», dice con
forza .
Ma sì, caro don Aarts, lei è senz'altro un bravo prete, bravo all'altare, e bravo sulla strada intasata di
ragazzi sbandati . Un uomo di cui
possiamo dire con sicurezza : se tu
l'aiuti, i tuoi soldi arrivano certamente
dove devono arrivare : agli orfani di
guerra del Vietnam . er questo qualcuno, ne sono certo, aiuterà i suoi
bambini .
GLI INCONTRI DEL CONSIGLIO SU
GUGLIELMO HORNMAN
ERIORE
Il calendario del Rettor Maggiore e del suo Consiglio ha fissato per il
1974 un primo periodo di visite alle Regioni dal 16 marzo al 30 giugno ; poi
un periodo di permanenza nella Casa Generalizia, con riunioni plenarie, dal
1° luglio al 30 settembre ; quindi un nuovo periodo di visite dal 1° ottobre fino
a metà gennaio dell'anno prossimo .
Gli incontri con gli Ispettori delle Regioni sono l'impegno più importante del periodo : essi permettono di fare il punto, con il Rettor Maggiore
e i Superiori dei dicasteri, sull'attuazione del CGS. Un primo incontro è avvenuto a Buenos Aires dal 21 aprile al 1° maggio, con gli Ispettori della Regione Atlantica ; un secondo a Roma dal 2 all'8 giugno con gli Ispettori della
enisola Iberica ; un terzo ancora a Roma dal 10 al 15 giugno, con gli Ispettori della Regione Italia-Medio Oriente ; infine un quarto incontro avrà luogo
in novembre a Manila, con gli Ispettori dell'Asia .
Il Rettor Maggiore ha partecipato a questi incontri, e inoltre dal 15 al
21 aprile ha visitato l'Ecuador ; dopo ha visto l'Argentina, l'Uruguay, il Brasile e il erù ; in novembre compirà una visita ai Salesiani d'Africa .
Il Vicario don Scrivo ha rappresentato il Rettor Maggiore in olonia,
nelle celebrazioni per il 75° dell'Opera salesiana .
L'Economo Generale don illa è stato anch'egli in olonia ; ha avuto
un primo incontro con gli economi : dal 27 al 31 maggio a Lisbona ; in ottobre
a Lima ne avrà un secondo per la Regione acifico-Caribe.
Don Viganò, don Dho e don Raineri, dopo l'incontro di Buenos Aires,
hanno visitato le varie Ispettorie della Regione Atlantica incontrando direttori, confratelli impegnati in specifiche attività . Don Raineri presiederà dal
25 al 30 agosto a Friburgo il « Colloquio sulla vita salesiana », che quest'anno
ha per tema «il Cooperatore Salesiano» .
I Consiglieri Regionali nei due periodi dei viaggi continuano le visite
canoniche alle Ispettorie, e seguono pure i vari Convegni, ispettoriali e regionali, sul Salesiano Coadiutore (ANS) .
15
significa naturalmente « eEl'excuador
quatore, - comincia sorridendo
ispettore salesiano di Cuenca,
don Angelo Botta . - Conta 5 .500 .000
abitanti, ed è diviso da due linee,
una visibile, l'altra no : l'autostrada
panamericana da nord a sud e la
linea dell'equatore da est a ovest . A
pochi chilometri da
uito, la deliziosa capitale dell'Ecuador, si alza
un monumento con scolpite le cifre
oO oo' oo", che indicano la latitudine .
Là, bene avvolti in un soprabito,
perché fa freddo, si può comprendere
come la grande cintura della terra,
cioè la linea dell'equatore, sia reale
anche se invisibile . Si sta con un
piede nell'emisfero settentrionale e
con l'altro in quello meridionale .
L'Ecuador è un aese decorosamente modesto : ha una campagna
che sembra pettinata come un giardino . Uno dei più grossi problemi
è quello dell'inserimento delle masse
indie nel tessuto dello Stato . La distribuzione della terra presenta i tipici squilibri sudamericani . I peones
o contadini sono vissuti per molti
anni in base al sistema huasipungo :
il proprietario concedeva loro un piccolo appezzamento di terra in cambio
del loro lavoro, più un esiguo salario .
L'huasipungo è stato soppresso per
legge alcuni anni fa, anche se continua ad esistere . Ora i contadini
hanno il diritto di possedere la terra
in proprio .
RA IDO ROFILO
DI UNA NAZIONE
Io penso che la maggior calamità,
dell'Ecuador, in parte derivata dalla
economia molto precaria, sia l'instabilità politica . In 117 anni vennero
varate 17 costituzioni ; in un recente
periodo di 23 anni si alternarono al
potere 22 tra presidenti, dittatori e
juntas . In questo secolo il primo presidente che portò a termine il suo
mandato fu Galo
laza Lasso dal
1948 al 1952 .
L'Ecuador è diviso in tre distinte
regioni geografiche : la fascia costiera,
calda e umida ; la sierra andina ;
l'oriente coperto di giungla . La costa
ecuadoriana è verdissima . Le montagne dell'Ecuador hanno un'imponenza himalayana . Le vette tra i
40oo e i 6ooo metri non sono meno
di 22 . Celebri coni vulcanici sono il
Cotopaxi (6ooo metri) e il Chimborazo (6300 metri), che come il Fuji
è un cono perfetto ammantato di
neve .
La costa è popolata da bianchi,
negri e mulatti ; la regione andina
16 per lo più da meticci ; l'oriente, che
ECUADOR
racchiude metà dell'intera superficie
dell'Ecuador, è prevalentemente abitato da indios . Gran parte di essi
non parla o non capisce lo spagnolo ;
c'è anzi una tribù che si esprime
(dicono gli studiosi di etnologia) in
un linguaggio stranamente simile al
coreano . Gli indios sono in maggioranza innocui . Ma specialmente in
anni remoti alcune tribù dimostrarono tendenze aggressive e selvagge .
I Kivari, per esempio, in passato
uccidevano i loro nemici e li decapitavano . Una cinquantina d'anni fa il
vescovo salesiano mons . Comin cominciò con i fanciulli Kivari l'opera
di ricupero e di civilizzazione . Oggi
se ne raccolgono i risultati .
UITO E GUAYA UIL :
SORELLE E RIVALI
Le due città principali,
uito e
Guayaquil, sono gelose l'una dell'altra: uito vanta le sue luci ammiccanti sulle Ande Guayaquil il suo
attivo porto commerciale sul acifico .
Don Botta ha passato 24 anni di
vita salesiana a Guayaquil . Situata
sulla costa a circa 500 chilometri dalla
capitale, questa città (650 .000 abitanti) è diversissima da
uito : tropicale, commerciale, turbolenta, aggressiva . uito invece è incastonata
come un gioiello nella Sierra, piena
d'incanto : è romantica, aristocratica,
tranquilla, situata in una splendida
conca andina, a due passi da un vulcano ancora pericolosamente attivo,
il Sangay . Di notte un odore caratteristico si spande per la città : è quello
dell'eucalipto che brucia nei caminetti . A uito non esistono bidonvilles, niente favelas o barriadas,
perché la gente non vi potrebbe vivere : fa troppo freddo . A Guayaquil
invece metà degli abitanti vivono in
bidonvilles, come baraccati .
URGENTE BISOGNO
DI RIANIMARE
LA VITA CATTOLICA
La conversazione di don Botta si
fa più pensosa . Mi parla della promozione cristiana del laicato nell'Ecuador . « Oggi - dice - i dirigenti
di Cuenca, la città dove vivo, sono
stati quasi tutti formati dai Gesuiti .
Sono exallievi che fanno onore ai
loro educatori . Anche gli exallievi
delle scuole salesiane (e se ne trovano dappertutto nell'Ecuador) sono
depositari del messaggio di Gesù e
s'impegnano per tradurlo in forme
concrete nella società . Essi sanno che
nessuno può credersi cristiano se non
si preoccupa degli altri » .
Don Botta traccia un breve panorama delle opere salesiane missionarie dell'oriente equatoriale, che
ruotano intorno a Cuenca .
A Cuenca sorge un aspirantato ; la
città conta un collegio agrario e un
collegio tecnico per alunni interni ed
esterni (meccanici, elettromeccanici,
radiotecnici) . Da Cuenca inoltre si
irradia tutto il lavoro delle Missioni :
9 stazioni missionarie a Bomboiza,
zo a Chiguaza, 7 a Chucanza, iq a
Gualaquiza, 38 a Limon, 6 a Macas,
z8 a Méndez, 14 a Sevilla Don Bosco,
13 a Thaisa, i i a Yaupi, 3 a Santiago,
12 a Sucúa .
Il discorso si allarga : dalle missioni
nel Vicariato apostolico di Méndez
si passa a considerare tutta la realtà
missionaria dell'America Latina . aolo VI parlando all'Episcopato LatinoAmericano caratterizzò così il cristianesimo di quel continente : «Il continente latino-americano è definito cattolico : è la sua gloria e la sua fortuna .
uesto cattolicesimo rivela per altro
aspetti negativi, che denotano una debolezza e mancanza di uomini e di
mezzi . Si potrebbe parlare di una debolezza organica che manifesta un
urgente bisogno di rivitalizzare e rianimare la vita cattolica . Si direbbe
che la fede del popolo latino-americano
deve ancora realizzare una piena maturità di sviluppo » .
In altre parole, il grafico della situazione può essere definito così :
pratica religiosa, scarsa ; clero, insufficiente e mal distribuito ; mezzi,
scarsi e improduttivi . Il Santo adre
dava un profilo globale dell'America
Latina ; ma si sa, notava scherzosamente un poeta dialettale romano,
che nelle statistiche anche un povero
che non ha mai visto un pollo, ne
può aver mangiato due all'anno . Che
cosa avrebbe detto il apa se avesse
contemplato esclusivamente il settore
missionario dell'America Latina, che
abbraccia circa il 75% del vastissimo
continente ?
I
ERICOLI
ER LE MISSIONI
La pratica religiosa, necessariamente, è minima . È mancata una
vera e propria evangelizzazione (non
certo nel Vicariato apostolico di
Méndez, osserva don Botta, ma altrove sì) . Il popolo vive più di tradizione che di conoscenza e coscienza
cristiana .
Ancor oggi ci sono zone con il
sessanta, settanta e anche l'ottanta
per cento di analfabeti . E un giorno
che ci siano i maestri, sarà difficile
organizzare la scuola perché in quelle
zone vastissime la popolazione è molto
rarefatta: scende anche a o,2 per chilometro quadrato, cioè un abitante
per ogni cinque chilometri quadrati .
Se dunque nell'America Latina il
clero è scarso, nelle regioni missionarie diventa quasi nullo . Nullo di
fronte alle necessità, nullo di fronte
alle estensioni . arrocchie grandi come
diocesi ; diocesi vaste come nazioni .
E i sacerdoti ? ochissimi, forse
o,ooz per chilometro quadrato, cioè
uno ogni cinquecento chilometri quadrati. Se almeno i cristiani fossero
forti nella fede, istruiti, uniti, sicuri,
difesi! E invece le insidie si moltiplicano .
Il apa diceva : « Si infiltrano facil-
mente forze operanti pericolose che
vengono a sgretolare l'unità religiosa
e morale della compagine sociale faticosamente mantenuta . Tra queste forze
prevale il marxismo ateo con il suo
messianismo, che determina un ateismo
dottrinale e pratico ; una propaganda
anticattolica di varie provenienze, la
quale minaccia l'unità spirituale del
continente, produce incertezza e dubbio,
getta sfiducia sull'opera della Chiesa
cattolica, disorienta i buoni, non sempre
crea un fatto religioso positivo e, se
lo crea, è al di fuori e a danno della
compattezza e dell'unità cattolica » .
La delicatezza del apa lo portò
a tacere un grosso pericolo o per lo
meno a non citarlo esplicitamente :
il protestantesimo . Si tratta di un
protestantesimo aggressivo, che non
vuoi saperne di ecumenismo, che dispone di grandi mezzi .
UNTARE AL FUTURO
E allora che fare?
Occorre preparare i giovani, prepararli a divenire degli apostoli laici .
Noi, per esempio, formiamo dei solidi catechisti per le missioni . È la
soluzione a cui accennava il apa
nel discorso all'Episcopato dell'America Latina: « I laici devono supplire all'azione del sacerdote e, in
perfetto collegamento con la Gerarchia,
servire come punte avanzate per trasmettere il Messaggio della Salvezza
alla società del nostro tempo, penetrarne le strutture, nobilitarle e spingerle decisamente in avanti per favorire, con il progresso integrale della
persona umana e della società, l'incremento del Regno di Dio » .
e
ARTE
Esattamente un anno fa, il 12 luglio 1973, la presidenza dei
Vescovi italiani approvava un documento assai importante : il
« piano pastorale per le vocazioni in Italia » . Di fronte alla massiccia crisi di vocazioni che si verifica nel nostro
aese, i Vescovi varavano un programma concreto di azioni per affrontare
la crisi e (nei tempi che il Signore vorrà) per superarla .
Le 6o pagine del documento sono a volte ardue, a volte tecniche,
e ne rendono difficile la lettura ai « non addetti ai lavori » . Ma
il documento è di estrema importanza, e dispiace che non molti
lo conoscano. er questo, sulla scia della strenna affidataci dal
Rettor Maggiore per il 1974, offriamo ai nostri lettori un « condensato » del documento .
Naturalmente ci prendiamo ogni responsabilità per la « sommarietà » e la «facilitazione della lettura* che abbiamo cercato
di apportare . Esse aiutano la comprensione del documento, ma
inevitabilmente mutilano la sua completezza .
RIMA
SITUAZIONE ITALIANA
IN RA ORTO ALLE
VOCAZIONI
La situazione italiana è caratterizzata da una profonda trasformazione
della vita individuale e sociale, con
gravi riflessi nella vita cristiana .
ur tra significativi fermenti cristiani, alcuni atteggiamenti della società . italiana appaiono non solo più
laicizzati, ma anche acristiani . I
mezzi di comunicazione sociale spesso
alimentano atteggiamenti che di fatto
ignorano o respingono il messaggio
cristiano e perfino i valori spirituali .
Eventi che hanno modificato
radicalmente la situazione
Gli eventi della vita italiana che
hanno modificato notevolmente il
comportamento religioso della popolazione sono :
i
• le nuove forme di vita sociale, determinate dalla industrializzazione e
dalla urbanizzazione con una mentalità più attenta ai valori immediati,
concreti e utili ;
• il fenomeno della migrazione, con
lo sradicamento dalla comunità familiare e dall'ambiente religioso di
origine ;
• l'aumento degli anni obbligatori
della scuola che ha accentuato le distanze tra le nuove generazioni e gli
adulti, e le difficoltà di dialogo tra
loro .
18
Anche dove le apparenze sembrano
rassicurare della fedeltà al patrimonio
religioso tradizionale, non sempre
si rivela un'adeguata consapevolezza
dell'impegno di vita cristiana . uò
accadere che si continui a chiedere
il Battesimo e la Cresima per i propri
figli, la sepoltura religiosa, che si
celebri il matrimonio in chiesa, senza
gnata piuttosto in un addestramento
di « abilità » . L'insegnamento della
religione può offrire, . oltre che un'occasione di annuncio cristiano, un valido contributo all'animazione vocazionale . La scuola cattolica, poi, può
formare un clima cristiano e una
esperienza di Chiesa adatta a facilitare
l'orientamento vocazionale .
Il crollo delle associazioni
La crisi delle associazioni giovanili
cattoliche, in particolare dell'Azione
Cattolica Italiana, impoverisce le comunità locali di uno dei più validi
strumenti di animazione vocazionale :
là dove vivono gruppi giovanili pienamente animati da un impegno di
fede e di carità apostolica, fioriscono
infatti valide testimonianze e anche
vocazioni di speciale consacrazione .
La crisi delle persone consacrate
cogliere l'intimo rapporto con la vita
del cristiano .
Si avverte un'evidente attenuazione
del senso del peccato, e segni di
scoraggiamento di fronte alle manifestazioni del male . articolarmente
si diffonde una concezione errata
della sensualità, staccata da un impegno di amore e di fecondità .
Le crisi che investono i giovani
articolarmente grave per la formazione dei giovani è la crisi della
famiglia. I giovani troppo spesso
cercano fuori della famiglia i loro
confidenti e i loro modelli .
L'impegno religioso dei giovani
appare episodico, condizionato da notevole fragilità e inquietudine psicologica . D'altra parte si riscontra in
altri un rinnovato interesse per i problemi religiosi, con la ricerca della
solitudine per una maggiore autenti-
cità, con la denuncia dei lati manchevoli di ideologie, persone e strutture .
Un elemento importante dell'atteggiamento dei giovani è il forte
senso comunitario, con la ricerca di
nuove forme di vita di gruppo .
Non è sufficientemente diffusa la
visione della vita cristiana come vocazione divina, fondamento delle vocazioni specifiche .
er quanto riguarda le vocazioni
di speciale consacrazione, si può rilevare che molte famiglie non incoraggiano i propri figli a seguire la vocazione sacerdotale a motivo del minor
grado di « rispettabilità » e di tranquillità sociale del sacerdote, oggi .
La comunità diocesana, la comunità parrocchiale e le altre comunità
cristiane non avvertono e non assolvono pienamente la loro funzione
mediatrice nei confronti delle vocazioni .
La scuola raramente propone con
efficacia dei valori, mentre è impe-
Assume grande rilievo la «crisi di
identità » delle persone consacrate, determinata da una incerta base teologica e da una maggiore difficoltà d'imitare il Cristo nella società attuale .
Anche la scarsa testimonianza di armonia tra il clero e le altre persone
consacrate, di dialogo con i laici, di
gioia nel dono di sé al Signore e ai
fratelli, di convinzione da parte di
persone che vivono una consacrazione totale, diviene una controtestimonianza che allontana molti giovani .
A conclusione di questo rilievo di
situazioni, si vuole richiamare l'attenzione sul pericolo non immaginario
di una ricerca precipitosa di mezzi
immediati di soluzione, come se potesse essere sufficiente qualche ricetta
pratica ed efficace . Nulla è più contrario al buon senso quanto credere
di poter superare questo momento
critico, trascurando le norme fondamentali della saggezza della Chiesa .
ARTE' SECONDA
IANO DI AZIONE
ASTORALE
A) Chiarezza di dottrina:
vedere la vita come vocazione
Nel momento attuale è importante
sottolineare :
• nella Chiesa tutti hanno un'identica radicale vocazione : la configurazione con Cristo ;
• ogni stato di vita risponde a una
vocazione, e la rovvidenza guida
ogni uomo al compimento del piano
divino ;
19
readolescenti, adolescenti,
giovani
er un'azione concreta, occorre
predisporre :
• i contatti personali con l'educatoreorientatore ;
• i raduni periodici anche con corsi
e campi-scuola di orientamento ;
• i gruppi, associazioni e comunità
permanenti, per la formazione dei
giovani e il servizio ecclesiale per
consentire una viva esperienza personale e comunitaria di orientamento
cristiano impegnato ;
• la consulenza e l'assistenza del
centro medico-psico-sociale e pedagogico di orientamento, cristianamente ed equilibratamente impostato .
In particolare :
a) per la fanciullezza e la preadolescenza : proporre valori, persone,
Una madre lieta di offrire un figlio a Dio e alla Chiesa, è un elemento fondamentale per
lo sviluppo di una vocazione.
• il dono del ministero ai vescovi,
ai sacerdoti, ai diaconi è dato per
l'edificazione del Corpo di Cristo,
mediante la arola, i sacramenti, la
vita spirituale ;
• la comunità religiosa e le persone
consacrate con la pratica dei consigli
evangelici sono segno profetico nella
Chiesa e nel mondo : il dono profetico
è dato per testimoniare nel mondo
la realtà di Dio e dei beni futuri ;
• il dono dell'apostolato missionario
è dato per annunciare il messaggio
di Cristo alle genti, e per essere contemporaneamente segno nella comunità cristiana che la Chiesa è in
stato di missione ;
• Maria SS ., Madre della Chiesa,
è il « modello di quell'amore materno
del quale devono essere animati tutti
quelli che nella missione apostolica
della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini » (LG, 65) .
Un valido orientamento vocazionale
si realizza soltanto se coloro che
hanno responsabilità educative sono
profondamente convinti e preparati
a illuminare i giovani sulla vocazione
generale del cristiano e sulle vocazioni specifiche . Su questo punto
dovranno sensibilizzarsi e sentire di
più la loro responsabilità genitori,
insegnanti, animatori di comunità
giovanili, professionisti e operatori
dei mezzi di comunicazione .
Un compito particolare vengono
ad assumere i responsabili della
20 stampa cattolica, e in specie di quella
destinata ai giovani, affinché propongano la visione della vita come vocazione .
B) Azione spirituale ed educativa :
catechesi, vita sacramentale,
servizio
La catechesi ridesta continuamente
la coscienza del Battesimo, impegna
a realizzare la missione della Chiesa
secondo la vocazione personale . La
catechesi può essere inserita nel vivo
dell'esperienza religiosa vissuta nelle
riunioni di preghiera, in ritiri ed
esercizi spirituali, in giornate e corsi
di orientamento, in gruppi impegnati
spiritualmente e nel servizio cristiano . Una forma di catechesi indispensabile è la direzione spirituale .
La vita sacramentale del cristiano
fino all'età della scelta fondamentale
deve essere improntata ad uno spirito di disponibilità al Signore . I
sacramenti della enitenza, dell'Eucarestia e della Cresima offrono il
terreno più adatto per l'orientamento .
I giovani sono generalmente disponibili all'impegno concreto a servizio
dei fratelli. L'orientamento vocazionale richiede la proposta di forme
di testimonianza e di servizio, che
mentre maturano la vocazione cristiana fondamentale, guidano ad assumere speciali impegni nella comunità . I giovani vengono così progressivamente educati a sperimentare nella
loro vita la bellezza del servizio al
regno di Dio e ai fratelli .
situazioni, avvenimenti come modelli
credibili ed efficaci di vocazioni vissute ;
b) per l'adolescenza :
• assicurare l'adesione ai valori cristiani ;
• mettere a contatto con la realtà
sociale ed ecclesiale da interpretare
alla luce della fede con spirito di solidarietà attiva ;
• fare scoprire il senso missionario ;
• aiutare a superare la crisi delle
scelte infantili, accettare scadenze anche lunghe per risolverla ;
c) per l'adolescenza e la gioventù :
guidare a una valida esperienza esistenziale, con partecipazione responsabile ad attività caritative, assistenziali, educative, missionarie, liturgiche, nonché alle attività e istituzioni della Chiesa.
Educatori, associazioni, gruppi
La presenza effettiva della famiglia
è fondamentale nella fanciullezza,
importante nella preadolescenza, opportuna anche in seguito . La famiglia
attua questo compito offrendo un
clima di valori umani e cristiani autentici, e la testimonianza di una pratica cristiana divenuta stile di vita
e costante attenzione agli altri .
Va particolarmente curata l'attività educatrice delle istituzioni cattoliche (scuole, collegi, oratori, centri
giovanili, ecc .) .
I gruppi e le associazioni ecclesiali
esistenti nella parrocchia, particolarmente l'Azione Cattolica, devono
prendere coscienza della loro responsabilità di mediazione vocazionale .
I gruppi giovanili, seriamente impegnati e vitalmente inseriti nella
comunità ecclesiale, possono costituire
un aiuto per la scelta vocazionale .
I risultati di questi gruppi non si
possono individuare in rapporto al
numero di vocazioni di speciale consacrazione che subito vi maturano,
ma piuttosto dal numero di giovani
che giungono a considerare la vita
come vocazione .
Nella situazione attuale si avverte
la necessità di suscitare comunità di
fede o piccoli gruppi, in cui i giovani
• gli adulti possano vivere una effettiva esperienza di vocazione cristiana
• di vocazioni specifiche . In queste
piccole comunità è necessaria la presenza di un animatore che illumini
• guidi l'esperienza del gruppo . L'esperienza insegna quanto sia dannoso
che questi gruppi si chiudano in
se stessi e non entrino in comunione
sincera ed effettiva con tutta la comunità .
per varie ragioni non possono o non
intendono entrare nelle comunità seminaristiche . ueste comunità appaiono sempre più numerose e varie
per modalità e denominazione : la
loro efficacia formativa è ordinariamente determinata dalla preparazione
e dalle capacità educative degli animatori . ueste comunità vocazionali
preparano i giovani all'ingresso nel
seminario maggiore, il quale costituisce
la via normale dichiarata necessaria
dal Concilio Vaticano Il e confermata dalla prassi plurisecolare della
Chiesa .
Tra le comunità vocazionali assume
singolare rilievo il seminario per adolescenti, considerato come prima comunità educativa vocazionale . Esso
è un servizio offerto alla famiglia e
alla comunità parrocchiale per orientare in un clima di fiducia la formazione cristiana più completa degli
adolescenti, che si sentono chiamati
nella piena libertà verso la scelta
del sacerdozio ministeriale .
È ancora attuale il seminario?
Nella Chiesa locale assumono particolare rilevanza le comunità vocazionali . In esse vivono giovani che
il
Cosa bisogna sottolineare
Agli educatori che presentano ai
giovani un impegno definitivo di
vita, e alle istituzioni che li accolgono, si propone di :
• sottolineare la generosità inerente
alla scelta delle vocazioni di speciale
consacrazione ;
• avviare con profonda convinzione
e con coraggio il rinnovamento delle
strutture e dei metodi educativi,
tracciato dai documenti conciliari e
dalle norme successive, impostando
l'azione educativa sulla riflessione e
sul dialogo con i giovani, sulla corresponsabilità e sulla gradualità ;
• curare la formazione umana, educando al dominio di sé, all'apertura
verso gli altri, alla responsabilità e
alla collaborazione ;
• sviluppare la formazione spirituale
non come un fatto episodico, ma come
un impegno costante di vita, utilizzando anche la direzione spirituale ;
• favorire l'educazione sociale e comunitaria con la partecipazione a
nuove esperienze pastorali ;
• far conoscere una proposta concreta, senza esercitare pressione alcuna, ma aiutando nella libera scelta .
T. BOSCO - G . CLEMENTEL
carri. SILVA e il card.TROCHTA
Il cardinale Raul Silva Henriquez, arcivescovo di Santiago
del Cile, è venuto a Roma il 13 maggio scorso per celebrare
una Messa di suffragio nel trigesimo della morte del cardinale cecoslovacco Stepan Trochta, arcivescovo di Litomerice,
salesiano come lui . L'ultima visita a Roma del cardinale Silva
Henriquez risaliva allo scorso novembre, poche settimane
dopo i drammatici avvenimenti dei suo aese .
La Messa in suffragio è stata celebrata nel tempio di
San Giovanni Bosco, titolo del presule scomparso . Il cardinale primate del Cile ha presieduto la concelebrazione, alla
quale hanno assistito i cardinali De Furstenberg e Mozzoni,
alcuni vescovi, i superiori della Congregazione salesiana e
diverse rappresentanze . Hanno concelebrato con il cardinale
38 sacerdoti .
All'omelia il cardinale Silva ha esordito dicendo : «Veramente io non so se noi dobbiamo in questo momento piangere, o non piuttosto intonare un inno di ringraziamento al
Signore . erché è morto un pastore che ha dato testimonianza,
con la sua vita, dell'amore al Signore e al suo gregge» .
Dopo aver tracciato un breve profilo del cardinale scomparso, passando a parlare delle difficoltà che non pochi vescovi incontrano oggi, ha aggiunto : « Noi pastori nella Chiesa
del Signore, in questi tempi così difficili, ci troviamo direi
quasi tutti i giorni combattuti, incompresi, qualche volta perseguitati . Dal fondo dell'anima io mi domando : perché questo ?
Non siamo noi i rappresentanti del Buon astore, chiamati
a portare nel mondo la pace, l'amore fra gli uomini? E perché
questa incomprensione? Mi sembra che il mondo voglia mettere come base del suo vivere la violenza, la forza .
Ci sono in questa nostra epoca - ha proseguito - dei
grandi movimenti umani che propugnano la distruzione dell'avversario e credono che soltanto così si potrà stabilire un
mondo migliore . È una menzogna . L'odio non potrà mai produrre una società di amore, di comprensione, di giustizia . E
noi dobbiamo predicare a questi uomini, a quelli di destra e
a quelli di sinistra, che soltanto l'amore, la comprensione, il
perdono, la confidenza fra gli uomini, sono indispensabili ; che
non si può perseguitare l'avversario fino alla morte» .
Tornando poi a parlare del cardinale scomparso, ha proseguito : « II cardinale Trcchta è morto per far sentire all'uomo
di oggi che l'amore vince l'odio . Sia benedetto . Dal fondo
dell'anima io lo ringrazio per questa testimonianza, e chiedo
al Signore che anche noi tutti siamo capaci di dare questa
prova di amore al Maestro . er lui solo, per Gesù Cristo Signore, per lui lottiamo, e nessuna forza sarà capace di impedirci di dare questa testimonianza . Vogliamo amare, vogliamo
che gli uomini si amino, e per questo siamo disposti a
morire ».
Il cardinale Silva Henriquez ha concluso con un invito al
perdono e alla preghiera : « Cari fratelli, pregate per il nostro
carissimo Stefano Trochta, cardinale della santa Chiesa . Come
il santo protettore di cui porta il nome, egli ha chiesto al Signore di perdonare a tutti quelli che lo hanno perseguitato .
Facciamo anche noi lo stesso . E preghiamo il Signore che
ci faccia capaci di rendere testimonianza del nostro amore
con la nostra vita . reghiamo per tutti gli uomini che soffrono per l'odio, per la persecuzione e per il carcere . reghiamo per tutti» .
21
A volte passano qualche tempo fra noi delle
creature, che non sembrano fatte per questo
mondo . Otilia de las
Nieves Navarro Roman
era una di queste .
22 La chiamavano Nieve-
sita . Nata a Santiago
del Cile nel 1944, frequentava la scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice . È rimasta
quaggiù quanto basta
per mostrare come si
può morire a vent'anni .
1 piccolo Giulio, trotterellando per
le stanze, e battendo le manine
per la gioia di avere una sorellina,
gridava :
« È mia, è mia! ».
Il babbo lo alzò fra le braccia e
gli spiegò:
« È tua, ma anche di mamma e
papà, e dei nonni : è di tutti, Nievesita . Vedi quante persone sono venute
a farle festa ? ».
Il bimbo scosse i riccioli, poco
persuaso ; poi avvicinata la bocca all'orecchio del babbo, ripeté : « È
mia! » .
All'uno e all'altro, il tempo avrebbe
dato in qualche modo ragione . Ma
di lei, e del suo domani, « uno » solo
sapeva tutto . Uno che l'aveva sognata
dall'eternità, che l'aveva creata con
infinita tenerezza .
Giulio se ne va
I genitori ebbero premura di creare
nella loro casa un ambiente caldo e
sereno, in cui lo sviluppo fisico e
spirituale dei figli si realizzasse nel
migliore dei modi . Fratellino e sorellina non provavano gelosia ; anzi
Giulio aveva verso di lei un atteggiamento di tenera protezione.
Nievesita cresceva, e la sua mamma
pensava :
« Se le nostre creature fossero perfette, noi mamme forse non riusciremmo più a fare nulla . . . Resteremmo tutto il tempo a contemplarle, indifferenti à tutto il resto ».
E di fatto la signora Navarro conosceva bene questa tentazione : Nievesita, bella, docile, soave, le rubava
il tempo . Osservarla era un piacere :
qualunque cosa facesse, vi si impegnava con tutte le sue capacità . oi,
levando i grandi occhi verdi, chiedeva« Va bene, mamma? » .
Venne il tempo della scuola .
« Avete poi deciso quale scuola
frequenterà Nievesita ? », domandò la
nonna .
La signora Otilia sorrise :
« Veramente non lo abbiamo deciso noi . . . » .
La piccola che giocava, balzò sulle
ginocchia della nonna :
«Mamma ha ragione : ho deciso
io . Voglio frequentare l'Istituto delle
suore qui vicino».
« Le Figlie di Maria Ausiliatrice ? » .
« Sì » .
« E perché ? » .
« erché quando passo davanti alla
loro casa, se c'è qualche suora sulla
porta mi guarda e mi sorride » .
ensava la nonna:
C'è forse qualcuno al mondo,
che guardando questa creatura possa
non sorriderle ? » .
Due mattine dopo, grembiulino
fiammante e cartella nuova, Nievesita
iniziò la sua carriera scolastica . Era
tranquilla e attenta in classe, nel cortile correva come una gazzella . Giocava volentieri ; di temperamento timido, esercitava però un fascino sulle
compagne, e le aveva tutte amiche .
Nei pomeriggi se si presentava
l'occasione tornava all'Istituto . Con
lo scorrere degli anni le soste nella
casa di sua elezione si fecero più
lungue e frequenti . A volte la mamma
le domandava:
«Distingui ancora bene qual è la
tua casa? » .
Alla prima Comunione, Nievesita
era felice : tenne un atteggiamento
composto e raccolto, ma la tensione
del suo spirito era chiaramente sensibile . iù tardi, la Cresima : con un
accresciuto impegno dimostrò che
aveva compreso il suo nuovo dovere
di testimonianza cristiana .
Giulio intanto aveva sentito il fascino di Cristo e gli aveva risposto
: era entrato nel seminario
«Vengo!»
dei adri Assunzionisti .
er lui Nievesita nutriva un affetto
profondo, misto ad ammirazione .
L'assenza del fratello le costava molto ;
ma la confortava il pensiero che un
giorno sarebbe stato sacerdote .
Concluso il ciclo inferiore di studi,
Nievesita passò al liceo « Maria Ausiliatrice » . Si distingueva per la dolcezza del carattere e per il senso di
responsabilità nell'adempimento dei
doveri scolastici . La ricorda la
mamma :
«AI primo incontro poteva sembrare timida, ma avvicinandola si
scopriva un'altra creatura, allegra ed
espansiva : si divertiva con le coetanee,
andava al cinema volentieri, ma non
sacrificava mai i doveri familiari o
lo studio ; riusciva ad armonizzare
tutto . Era spesso ricercata per garantire la giustizia nei dissidi tra amiche,
o per aiutare le compagne meno preparate » .
Viveva in costante atteggiamento
di servizio . La sua presenza assicurava la coesione, la serenità, la pace
del gruppo .
Una cartella clinica
che condanna a morte
Intanto Giulio era diventato Assunzionista . I superiori lo inviarono
in Francia perché completasse la sua
formazione .
Una mattina Nievesita sedette accanto alla mamma e, dopo un lungo
discorso su argomenti vari, alla fine
attaccò :
« Mamma, che ne pensi? Voglio
farmi suora . So che il Signore mi
chiama, e sono decisa . Mi darai il
permesso ? » .
La signora Otilia fu colta da un'angoscia improvvisa :
No - rispose energicamente mi chiedi troppo . Ho già dato un
figlio al Signore ! Tu devi restare
accanto a me e a papà . otrai fare
tanto bene ugualmente . . . ».
Seguì una pausa di grande tensione, poi la ragazza riprese con tristezza :
«Bene, mamma . Allora desidero
frequentare l'università . Voglio diventare assistente sociale, per servire
meglio il prossimo ».
« Va bene : in questo sono d'accordo » rispose la mamma .
Apparentemente tranquilla, Nievesita si alzò e cominciò a riordinare
le stanze di casa, ma scelse le più
lontane . ianse tutto il giorno, furtivamente, per non far soffrire la
mamma .
Un altro anno scolastico . Da qualche tempo c'era aria di mistero nelle
sue conversazioni con la mamma .
Ripeteva spesso :
« Io so che la mia felicità non è
su questa terra . E non ho paura di
morire » .
oi, improvvisamente, le confidò :
« Mamma, mi sento mancare le
forze . Ho forti dolori interni » .
Fu subito chiamato il medico .
Esami e radiografie consigliarono un
esame più attento : bisognava andare
in ospedale . Gli studi furono bruscamente troncati .
«Chi è quella signorina ? », chiese
piano un'infermiera appena rientrata
dalle ferie . La collega scosse il capo :
« Non so . È tanto buona, ma deve
avere qualcosa di grave . Ieri il primario e il radiologo hanno fatto consulto fino a tardi » .
Mentre in corridoio si svolgeva
questo dialogo, Nievesita aveva steso
un braccio e tirato a sé una cartella
clinica imprudentemente dimenticata .
Lesse : Tumore maligno : si opera, con
pochissime speranze di guarigione .
Respinse la cartella . Il cuore le
batteva forte, le tempie le martellavano . Aveva diciassette anni .
Sapeva cogliere il lato buono di
ogni cosa, la vita appariva bella e
desiderabile . . . « ochissime speranze
di guarigione*. erché,? . . . Cadde sui
cuscini . oi mormorò :
« Bene ! Ci vedremo presto, Signore ! » .
Le tre sere di un giovanotto
Era tornato dalla Francia Giulio .
A lui i medici non nascosero nulla.
Ma doveva ripartire, i superiori avevano deciso che compisse a Roma gli
studi di teologia . Lasciare in quel
momento la sorella fu uno schianto :
probabilmente non l'avrebbe rivista
più . I dottori, nella migliore delle
ipotesi, le davano un anno o due di
vita .
Il giovane, conoscendo la tempra
di lei, credette conveniente dirle la 23
verità . Nievesita accolse la notizia
con calma, e non gli disse di sapere
già tutto . romise di non far pesare
quel dolore sui familiari .
L'operazione ebbe esito positivo :
con grande gioia delle compagne,
Nievesita tornò a scuola . Insegnanti
e alunne a gara cooperarono perché
potesse colmare le lacune create dalle
assenze .
Un giorno Nievesita si era recata
in parrocchia per la recita serale del
rosario ; era raffreddata, e tossiva
ogni momento . Un giovane, inginocchiato davanti a lei, volse la testa e la
fissò con attenzione . Rimase turbato .
La attese fuori e si presentò (era
studente del quinto anno di medicina),
e le raccomandò di curare quel brutto
raffreddore . arlando giunsero fino
a casa . Appena Nievesita vide la
mamma, le narrò l'accaduto ; e poiché
per tre sere egli continuò ad accompagnarla, le chiese consiglio . La
mamma rispose :
«Nulla di strano . Comunque, digli
pure che se crede può venire in casa » .
I1 ragazzo ne fu felice . Sorse fra
loro una bella amicizia . Tuttavia a
Nievesita parve che usasse con lei
troppe attenzioni, e credette leale
parlargli chiaramente :
«Mi sembra - gli disse - che
nei miei riguardi la tua non sia
semplice amicizia . O mi sbaglio?* .
«No davvero ! Mi preoccupo perché ti vedo fragile, ma farò di tutto
per farti star bene : desidero sposarti
a tutti i costi » .
« Devo essere sincera con te - rispose Nievesita -. Non potrei mai
accontentarti . Fin dall'infanzia ho
scelto come sposo Gesù, e voglio
mantenergli fedeltà per tutta la vita .
Inoltre, io sono malata di cancro . . .
Sono già stata operata, e ora devo
solo prepararmi alla morte, che verrà
molto presto » .
Il giovanotto rimase senza fiato .
Lei sorrise per fargli coraggio . Allora
lui riprese :
«Mi concederai almeno la tua amicizia, finché piacerà al Signore ? » .
Gli occhi per una ragazza cieca
Erano passati dieci mesi dall'operazione, quando riapparvero i sintomi
del male . Nievesita lasciò definitivamente la scuola ; tornò per un breve
tempo in ospedale, poi fu restituita
alla famiglia . Ora i dolori diventavano intollerabili ; l'unico mezzo per
placarli erano i calmanti, la morfina .
Scrisse a Giulio :
« Stai tranquillo per me . Sono felice, e pienamente abbandonata a
24 quanto Dio disporrà . Offro volentieri
la mia giovinezza per il tuo sacerdozio,
e per il buon esito del Concilio ».
Non aveva attenzione che per gli
altri : sembrava che la sua pena maggiore fosse vederli patire . Un giorno :
«Sai mamma? . . . Io vorrei lasciare
i miei occhi a una ragazza cieca della
mia età . Così la renderei felice, e tu
potresti continuare a guardarmi in
lei . Che ne pensi?».
Un nodo di pianto serrò la gola
della mamma. Ricordò improvvisamente, dopo tanti anni, una scena
avvenuta quando Nievesita era piccina . Mentre lei giocava in cortile, una
signora osservandola aveva esclamato :
« uant'è bella . . . Sembra un angelo .
No, non è per questo mondo* .
Intanto le sue compagne si preparavano agli esami di ammissione
all'università .
«Tu sei la nostra forza, Nievesita
- le disse un giorno una compagna - .
uando debbo superare una difficoltà, penso a te . Mi unisco alla tua
sofferenza, e mi sembra di essere una
creatura nuova».
Le campane
Amici e parenti si alternavano al
letto dell'inferma . I dolori erano
spesso laceranti, ma lei riusciva a
interessarsi di tutti .
Venne il Natale e poi l'anno nuovo,
il 1964 . Un giorno dietro l'altro : tutti
uguali nel dolore, tutti santi nell'offerta .
Giunse anche l'alba del 2z gennaio . Nievesita si raccolse in silenzio,
poi improvvisamente, illuminandosi,
mormorò:
« Mamma, oggi muoio » .
E poco dopo :
« Mamma, l'unica pena che provo
è di non poter vedere Giulio già
sacerdote » .
Verso mezzogiorno venne il suo
direttore spirituale .
« adre - gli disse -, si sieda
al mio fianco, perché sto per morire » .
Egli si rese conto della sua gravità,
e prese in mano il rosario . L'inferma
volle recitarlo con lui : l'ultimo rosario della sua vita .
Sul finire delle litanie, le campane
delle chiese vicine suonavano l'Angelus .
Come per un tacito saluto, Nievesita fissò la mamma e il babbo :
«Mamma, non ci vedo più . . . Regina del sacratissimo Rosario prega . . .
per me » .
Il Signore le porse la mano e la
prese con sé .
Condensato di Enzo Bianco
Dall'opuscolo di Elia Ferrante : « Uno solo sapeva »
NO VITA' LDC
LETTERE AI GENITORI
Sono 25 fascicoli, riccamente illustrati, che accompagnano la vita del
bambino dal momento della nascita
fino ai sei anni .
Vengono spedite direttamente agli interessati o distribuite dai
arroci, in
occasione di incontri con i genitori,
una « Lettera » ogni tre mesi per un
totale di 4 Lettere all'anno .
reparate da una équipe di esperti :
medici, pedagogisti, maestre di scuola
materna, assistenti sociali, sacerdoti,
coppie di sposi, accompagnano gradualmente il bambino nelle varie fasi
dello sviluppo .
Ogni «Lettera» presenta la descrizione dei fenomeni più importanti del
bambino sotto l'aspetto fisico, intellettuale, sociale, morale, religioso offrendo ai genitori pratici suggerimenti
per un efficace intervento educativo,
senza stacchi o fratture dalla vita .
Sono collegate al recente Catechismo
dei bambini, sulla linea di quel movimento di sensibilizzazione e promozione raccomandato dalla Conferenza
Episcopale Italiana .
Abbonamento a :
«Lettere ai genitori»
Sono pronte le prime 8 «Lettere». A fine
anno saranno pronte tutte 24.
Elenco delle prime 5 « Lettere » :
In occasione del Battesimo
fasc . 0 Il nostro bambino figlio di Dio
Alla nascita
»
1 A casa nostra oggi è Natale
» 2
Da tre a sei mesi
uando il bimbo comincia a sorridere
Da sei a nove mesi
» 3 È spuntato il primo dentino
Da nove a dodici mesi
» 4 Una meravigliosa avventura
Abbonamento alle prime cinque
Lettere »
L;
500
Abbonamento per due anni
(otto « Lettere »)
L.
1000
G . M . Garrone, er voi chi sono io?
ag . 212 . L . 1400
È una vivacissima presentazione di
Gesù Cristo agli uomini del nostro
tempo . Cristo è la risposta alle loro
fondamentali aspirazioni, ai loro più
pungenti e assillanti problemi . Giovani e adulti desiderosi di un incontro personale con Cristo troveranno in queste pagine un'ottima
«guida» a quest'incontro .
R . Coffy, R . Varro, La Chiesa segno
di salvezza per gli uomini . ag . 96 .
L. 900
Sono due «rapporti» presentati all'Assemblea dell'Episcopato francese
riunito a Lourdes nel 1971 : il primo
presenta la Chiesa come «sacramento» di salvezza per gli uomini
del nostro tempo ; il secondo presenta
considerazioni sopra la vita apostolica e il linguaggio culturale .
UN I.000.OOOaer
Da una « personale » all'altra continua l'ascesa artistica di questo
singolare Salesiano
coadiutore, che insegna disegno ai ragazzi
di San Benigno, e ottiene con i suoi quadri
giudizi di critica sempre più positivi .
a esposto a Roma (Galleria San
Sebastianello) nel marzo scorso .
H
La sua ennesima personale recava il
titolo « Versi bruciati », titolo che si
riallaccia - spiegano gli esperti all'aspirazione e alla tecnica delle sue
opere, i legni bruciati, legati a un
testo poetico .
Dipinge trattando dapprima la superficie del legno con speciali solventi ; poi vi passa sopra la fiamma,
creando - spiegano sempre gli
esperti - un gioco alchimico di chiaroscuri sulla venatura naturale del
legno ; e infine vi passa sopra il colore, ma solo come mezzo di ritocco
per completare l'opera .
A parte queste singolarità (che vengono pagate fino a un milione e mezzo
per quadro) il Salesiano coadiutore
ierre Octave Fasani è semplicemente un bravo capo-laboratorio che
insegna con pazienza il disegno e
l'ornato ai ragazzi dell'Istituto Don
Bosco di San Benigno Canavese
(Italia) .
Nato nel 1925 a Bourg-St-Maurice in Savoia (Francia) da genitori
italiani, è cresciuto nelle scuole di
Don Bosco . Ha completato la sua
formazione alla Scuola d'arte di erugia dove ha acquistato - insieme
con la dolce malinconia dei paesaggi
umbri - la consapevolezza della sua
capacità creativa . Di figura sottile e
portamento ascetico, dà a chi lo
ascolta quasi l'impressione di incorporeità . Un incontro nel 196o con il
grande pittore Carlo Carrà lo ha
segnato per sempre; : «Occorre costruire la forma », gli prescrisse l'anziano maestro, e da allora il Fasani
ha perseverato in una tenace e fortunata ricerca formale .
Ma i contenuti lo interessano non
meno . I suoi quadri hanno grande
leggerezza, ma talora esplodono in
una drammaticità così viva che paiono concepiti in stato febbrile .
Nel '62 compose a grandi colpi
di spatola un «Cristo ecumenico »,
pannello murale di sette metri per
tre, che venne esposto a Roma nella
Mostra mondiale della Chiesa : le
braccia del Cristo stringevano un
mondo convulso e irrequieto di fabbriche e case ammassate . « L'ho dipinto in cinque giorni appena - ha
confessato -, non ho neppure tracciato un abbozzo . Ma ci avevo pensato quattro mesi ».
«Anche se l'opera d'arte non è
concepita in funzione di dover dire
UADRO
qualcosa, - si spiega Fasani - deve
pur sempre esprimere un contenuto,
un messaggio . Altrimenti si cade
nella disumanizzazione, nella follia,
nel distacco dalla vita» . E il suo è
un messaggio sempre profondamente
umano, quando non esplicitamente
cristiano . Come ogni artista vero è
affezionato alle sue creature . «Noi
pittori - dice - siamo meno fortunati di chi per esempio scrive, perché
la sua opera, pubblicata in innumerevoli copie, rimane sua . Invece chi
dipinge, quando ha venduto un
quadro, a volte ha la sensazione di
averlo irrimediabilmente perduto » .
A lui, poi, non rimane proprio
nulla: tra i suoi voti c'è anche quello
di povertà .
a
25
le
Dal 1963 le FMA sono
impegnate nelle « Scuole
per catechiste » . Oggi
le scuole sono 90 con
2000 allieve . Da due
anni sono iniziati « Corsi propedeutici »,« Corsi per mamme-catechiste » e « Corsi catechistici per corrispondenza ». Un primo bilancio .
ella «Giornata Catechistica » toN
scano-ligure del 1973, una catechista (26 anni) ricevette la medaglia
d'oro per i suoi dieci anni ininterrotti
di attività catechistica parrocchiale .
Una della prima ora, con lo stesso
volto di adolescente di dieci anni fa
e la stessa carica di entusiasmo .
Dieci anni . Le «Scuole per catechiste» delle Figlie di Maria Ausiliatrice hanno avuto in questo loro
primo decennio le loro svolte, i loro
alti e bassi come tutte le imprese
umane . Hanno subìto trasformazioni
nei programmi e nei metodi per adeguarsi alle istanze dei tempi, dei
luoghi, alle disposizioni della Chiesa .
Ma sono più vive che mai, e decise
a continuare il loro umile servizio .
Dieci anni . erché alle « Scuole per
la preparazione di catechiste laiche »,
le FMA si dedicarono fin dal 1963,
mentre i grandi documenti del Concilio che ne avrebbero fatta sentire
tutta la necessità, erano ancora per
strada .
In quell'anno, sotto la spinta di
Madre Angela Vespa, nacquero nell'Istituto circa cento «scuole» per
ragazze decise ad impegnarsi nel servizio alla parrocchia. Due, tre anni
di corso ; soda preparazione di base ;
piano di studio-formazione talmente
impegnativo da sorprendere qualche
Direttore degli Uffici Catechistici a
cui veniva sottoposto per l'approvazione ; esami annuali interni, e finali
con il Delegato della Curia .
oi il lancio nelle parrocchie . Una
ondata di forze nuove, per una pro-
26
A sinistra : Nel centri di rieducazione, negli
ospedali, nelle baracche, nelle case private,
lavora un silenzioso esercito di catechiste.
A destra : I gruppi
1 di mamme-catechiste sono
sorti un po' dovunque
posta cristiana rinnovata nello spirito,
nel linguaggio, nelle tecniche .
«
uante siamo? »
L'Osservatore Romano del 23 marzo
1968 informava i lettori che mille
giovani catechiste laiche, 16-25 anni,
organizzate dalle FMA, erano convenute a Roma da ogni città d'Italia
per un Convegno in cui scambiarsi
le idee e le esperienze dopo cinque
anni di esperienze relative alla catechesi parrocchiale . L'autore dell'articolo scriveva:
« Si tratta di una messa a fuoco di
problemi, la cui soluzione esige un
urgente, attento interesse da parte
della gerarchia, dei parroci, di tutte
le forze vive della Chiesa . Il fatto
che sia un Istituto religioso femminile
e un esercito di giovani laiche impegnate a mettercelo sotto lo sguardo,
fa pensare . In momenti a punte drammatiche come quelli d'oggi, la Chiesa
può contare sulla risposta - tempestiva, umile, responsabilmente impegnata, a raggio esteso quanto si estende
nel mondo l'Istituto delle Figlie di
Maria Ausiliatrice - alle direttive
del Concilio » .
« uante siamo? » si domandavano
le mille convenute a Roma nel 1968 .
Ma il numero non aveva importanza,
anche se quello delle presenti poteva
essere più che quadruplicato con
quelle rimaste a casa, e tutte quelle
presenti oltre i confini dell'Italia .
Oggi le catechiste non si domandano più «quante siamo», ma «che
cosa vogliamo ? » « che cosa facciamo
di concreto ? » «qual è la nostra specifica missione nella Chiesa?* .
L'incontro di ogni settimana per
le allieve-catechiste è sempre una
verifica di questi motivi di fondo .
uello quindicinale o mensile per le
«catechiste già al lavoro» nelle parrocchie (o nei centri di rieducazione,
negli ospedali, nelle baracche, nelle
case private) nasce da un bisogno di
chiarire, di confrontare, di approfondire, di scambiarsi esperienze e di
pregare insieme .
« Da sole
non ce la facciamo più »
« Se non ci troviamo, se non facciamo gruppo e non ci sentiamo sostenute da una comunità, ci accorgiamo che da sole non ce la facciamo
più », diceva l'anno scorso una giovane vigilatrice del Gaslini di Genova,
in una «Giornata Catechistica » che
portò a Livorno un centinaio di catechiste della Liguria e della Toscana .
E continuava: «Noi siamo solo in
due, fra decine e decine di vigilatrici, con un centinaio di ragazzi che
a livello di evangelizzazione non ricevono assolutamente nulla da nessuno . Se non ci sentiamo sostenute,
possiamo andare a fondo, perdere il
coraggio ,» .
« Sono cinque anni che faccio catechesi », diceva Carla, una catechista toscana, durante lo stesso incontro, «ma mi pare un'esperienza
troppo breve ancora per dire che
faccio una catechesi veramente adeguata . Vedo che ogni anno devo trovare una formula nuova » .
Ragazze responsabilizzate, con esigenze e capacità creative, che hanno
bisogno di avere vicino un gruppo
che dia loro sicurezza, senso di equilibrio, carica di coraggio . Le FMA
cercano di soddisfare queste esigenze .
Cinque anni di continuo impegno
catechistico nella comunità, come l'impegno di Carla, è senz'altro molto,
troppo forse, per ragazze che devono
pensare contemporaneamente al lavoro, allo studio, a una famiglia propria da programmare a breve scadenza . Non è di tutte, certo . Anzi,
è di poche . Ma c'è chi fa di questo
servizio una missione senza scadenze .
Le mamme-catechiste :
una specie di contagio
er rispondere meglio ai bisogni
del momento, in questi ultimi due anni
le FMA hanno aggiunto ai Corsi
biennali e triennali anche Corsi propedeutici e Corsi per mamme-catechiste .
Dei primi, che in Italia sono ormai
una ventina, si è sentita l'urgenza
quando si è capito che, per una graduale sensibilizzazione al problema
catechistico, occorreva cominciare con
le preadolescenti e le adolescenti, attraverso una progressiva maturazione
umana e cristiana . Da questi corsi
propedeutici stanno uscendo allievecatechiste più preparate e consapevoli .
I gruppi di mamme-catechiste,
sorti un po' dovunque, sono forse
quelli che danno un conforto più
immediato . « uanta sete di Dio e
che forte bisogno di imparare in
queste giovani mamme!» scrive una
suora milanese che settimanalmente
fa la spola da un paese all'altro per
incontrarsi con gruppetti di 8-15
mamme . « Il numero delle mamme
catechiste aumenta - scrive un'altra
suora -. È stato una specie di contagio . Un'exallieva ha passato la
voce ad un'altra, e da i8 sono già
arrivate ad essere 40 . Solo poche
si sentono, per ora, di impegnarsi
nella catechesi in parrocchia o a domicilio per i bimbi degli altri . Ma
intanto si interessano a tutto ciò che
può aiutarle ad essere valide catechiste dei propri figli . Ed è tanto» .
1l
s
Figlie di Maria
Ausiliatrice
In generale, sono le exallieve a
sentire più forte l'esigenza di essere
vere «educatrici della fede» per i
propri figli, e a contagiare altre mamme in questo senso .
Corsi per corrispondenza
Alle exallieve, tuttavia, le suore
cercano di andare incontro anche in
altro modo . Danno la possibilità di
seguire Corsi catechistici per corrispondenza, con l'invio di lezioni mensili di dottrina e di metodologia, di
questionari da compilare a largo respiro . Nel 1973 le iscritte al Corso
per corrispondenza organizzato in
Italia superavano le 6oo .
Si sta pensando alla possibilità di
far conseguire anche a queste il diploma di catechiste . Lo chiedono in
molte perché, dicono, «ora che andiamo riscoprendo realtà meravigliose
a cui, da ragazze, ci siamo accostate
un po' passivamente, sentiamo il bisogno di farle scoprire ad altri» . Le
Figlie di Maria Ausiliatrice del Belgio
sono all'avanguardia in questo settore :
da dieci anni tengono un Corso di
catechesi per corrispondenza in lingua
francese e fiamminga, riconosciuto
dall'autorità ecclesiastica, ed esteso
a religiose, religiosi e laici di ogni
età e condizione .
Oggi in Italia, le vere e proprie
« Scuole per Catechiste » rette dalle
Figlie di Maria Ausiliatrice e ufficialmente autorizzate, sono circa go,
sparse in grandi e piccoli centri della
penisola . Le allieve sono circa 2000 .
iccola cosa, se si guarda realisticamente al contesto sociale in cui
viviamo, all'assenteismo massiccio da
parte delle famiglie, al disimpegno
di molti nei confronti del problema
catechistico . Ma è di queste piccole
cose che Dio normalmente si serve
per suscitare cose grandi, nel tempo
e nel modo che Lui vuole .
• 27
NEL MONDO
SALESIANO
ROMESSE
«LE
ORTATORI»
brosi, che di regola non avrebbero potuto
trovare posto nelle congregazioni esistenti . L'iniziativa coraggiosa poggiava
su due punti fermi : la certezza che Dio
poteva chiamare alla vita religiosa anche
giovani malate di lebbra, e la possibilità
che esse avrebbero avuto di sublimare
così la loro sventura in un'offerta di
amore .
L'Istituto, così fuori dell'ordinario, ebbe
agli inizi vita molto travagliata, e più
volte minacciò di sfasciarsi contro gli
scogli dell'incomprensione e dell'ostilità .
Ma Don Rua dette fin dagli inizi il suo
incoraggiamento incondizionato : « L'istituzione è bella, e deve svilupparsi» . E
così è stato .
La Casa Madre si trova a Agua de
Dios, e accoglie anche suore lebbrose .
Nelle altre case lavorano suore non malate, che svolgono svariate mansioni,
anche in territorio di missione .
Le suore di don Variara, che hanno
come Assistente l'Ispettore salesiano di
Bogoté padre Fernando eraza Leal e
trovano in lui un valido aiuto per il loro
DI
CUI
SIETE
Ai ragazzi partecipanti alla riunione
romana organizzata dal Centro Nazionale
delle Opere Salesiane di Don Bosco, il
Santo adre il 15 maggio ha detto :
Ci rivolgiamo con particolare simpatia
al festoso gruppo di circa mille ragazzi,
radunati a Roma dal Centro Nazionale
delle Opere Salesiane .
Cari ragazzi ; la vostra presenza a questo incontro ci colma di gioia e di gratitudine, perché pensiamo alle promesse
di cui siete portatori per la Chiesa, voi,
nella vostra fanciullezza e nella vostra
incipiente giovinezza .
Vi trovate a Roma - « insieme e in allegria » - per un appuntamento che deve
servire a ravvivare e a rinnovare i vostri
impegni di bontà e di amicizia, sulle orme
di un vostro giovane e bravo collega :
San Domenico Savio . Ecco, avete nel
vostro motto il programma per una esperienza e per una testimonianza cristiana
che il mondo attende da voi con un'ansia
immensa . Sappiate «stare insieme», aiutandovi in tutto, accettandovi anche nelle
diversità, perdonandovi nelle debolezze
e stimolandovi sempre nella bontà . Sarà
questo il vostro contributo alla pace . È
questo il senso in cui « La pace dipende
anche da te», cioè anche da ciascuno di
voi : tema, anche questo, che avete voluto scegliere come atmosfera del vostro
incontro romano .
E sappiate «stare in allegria, stare
nella gioia» ; quella allegria che proviene
dalla consapevolezza di fare sempre il
possibile per migliorare voi stessi e gli
ambienti in cui vi trovate, e dall'animare
la vita con l'amore, qualunque essa sia ;
quella gioia che è frutto della comunione
con Dio, cioè della grazia, e che può essere distrutta solo dal peccato, vera causa
di ogni tristezza .
Vi incoraggia e vi segue la Nostra Benedizione Apostolica, che vi impartiamo
28 con tutto l'affetto .
MANIFESTO
A CONCORSO IL
DEL «CENTENARIO MISSIONI»
Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice,
che nel 1976 celebreranno insieme il
Centenario delle loro Missioni, hanno
indetto un «Concorso internazionale»
per il manifesto ufficiale del centenario
stesso . Ecco alcune indicazioni al riguardo .
artecipazione : è aperta agli artisti di
ogni parte del mondo che desiderano rendere omaggio a Don Bosco e ai suoi
missionari .
Fasi del concorso: è contemplata una
fase ispettoriale (facoltativa) e una fase
internazionale .
La fase internazionale : è curata da un
apposito Comitato Organizzatore, che ha
il compito di nominare una giuria internazionale, di allestire un'esposizione delle
opere, ecc .
L'esposizione delle opere ammesse
avrà luogo a Roma in occasione della
Mostra del Centenario, nel 1976 .
La giuria esaminerà le opere il 31 marzo 1975 .
L'opera prima classificata sarà utilizzata per il manifesto .
er informazioni complete rivolgersi al
Comitato Organizzatore presso la Direzione Generale dei Salesiani, via della
isana 1111 - Cas.
ost . 9092 00163 ROMA .
VERSO IL RINNOVAMENTO
LE SUORE DI DON VARIARA
Le oltre 400 «Figlie dei Sacri Cuori
di Gesù e Maria » - le suore fondate nel
lebbrosario di Agua de Dios (Colombia)
dal salesiano servo di Dio don Luigi Variara - tra un anno si riuniranno per il
loro Capitolo generale speciale . Anch'esse
intendono rinnovare il loro Istituto alla
luce del Concilio .
Il singolare Istituto, fondato nel 1905
e diffuso in Colombia e Ecuador, era
stato pensato da don Variara per consentire di consacrarsi al Signore anche a
giovani lebbrose, o figlie di genitori leb-
Il lebbroso più piccolo . Dal Lebbrosario dei bambini di Thava (Thailandia), don Fogliati manda la foto
del più piccolo dei suoi lebbrosi .
Scrive : «Voleva tanto bene alla nonna, lebbrosa, e le chiedeva di prenderlo in braccio . . . Ma ora lo guariremo! » .
prossimo Capitolo generale, si considerano parte della Famiglia Salesiana e sono
fiere di questa loro appartenenza (ANS) .
DON RICCERI
ER IL 75° DI BARACALDO
Dal 27 al 31 marzo scorso il Rettor
Maggiore ha visitato in Spagna I'Ispettoria di Bilbao, e ha chiuso le celebrazioni per il 75° della casa di Baracaldo .
C'è una via, a Baracaldo, dedicata a
un Salesiano benemerito che vi ha speso
la vita . Da quando quel nome è stato
fissato agli angoli delle case, a Baracaldo
si sono succedute fazioni e amministrazioni di tutti i colori, e di colori contrari,
ma a nessuna è mai passato per la mente
di depennare quel nome . La cosa, là,
stupisce, e viene indicata come prova
che la comunità salesiana di Baracaldo
nella sua lunga storia ha saputo fare
bene e farsi voler bene indistintamente
da tutti .
Con l'occasione del 75° dell'opera il
Rettor Maggiore ha visitato quasi tutta
l'Ispettoria di Bilbao, sia pure - come
lui stesso ha detto - con una veloce
«visita da medico» . Lo accompagnavano
il Consigliere regionale don Mélida e
l'ispettore don Bastarrica .
È stato un incontro cordiale, trapunto
di folclore e fantasia : sempre presenti i
suonatori di chistu (tipico strumento locale), e gruppi di danzatori che accoglievano il Rettor Maggiore sotto l'arco luccicante delle loro spade . E a Baracaldo
anche le vetrine con le foto di don Ricceri, e perfino le scatole di cerini con la
sua immagine (un po' troppo, forse, per
il Rettor Maggiore di una Congregazione
che nella linea della povertà ha scelto di
non fumare . . .) .
Il 30 marzo, a Baracaldo si svolse la
giornata centrale della visita . Dapprima
don Ricceri si intrattenne con i confratelli
dell'ispettoria (erano presenti quasi i due
terzi) . Si congratulò con loro perché costituiscono una delle Ispettorie più giovani della Congregazione, e perché continuano ad avere molte buone vocazioni .
«Una comunità ha le vocazioni che si
merita - ha ricordato loro, con una frase
che in qualche altra parte, curiosamente,
potrebbe suonare rimprovero . - Le vocazioni sono il segno e l'espressione della
vitalità di una comunità . Le vocazioni
escono da una comunità che prega, che
si vuole bene, che lavora, che è austera .
I giovani intuiscono queste caratteristiche,
e seguono questi esempi» .
oi in municipio il sindaco con la
giunta al completo attendeva il Rettor
Maggiore per consegnargli la « Medaglia
d'Oro della città di Baracaldo» conferita
alla Congregazione salesiana « per il benemerito lavoro compiuto in questi
75 anni» (ANS) .
« Rischiatutto» a Hong Kong . Una specie di « Rischiatutto» nella Scuola
tecnica di Aberdeen (Hong Kong) . Trenta ragazzi si sono dati . . . battaglia sul
Vangelo di San Marco .
CAM EGGIO CON LA BIBBIA
Cinque giorni in una casetta fra il
verde, leggendo nella Bibbia e nella propria vita . È l'avventura estiva di dodici
ragazze e tre Figlie di Maria Ausiliatrice
dell'esternato di Evora ( ortogallo) .
Il campeggio si svolge a Monte Brito,
in pieno verde . La casetta ha un cucinino,
un refettorietto e uno stanzone per dormire. Mobili primitivi . Acqua fresca di
pozzo . Chiesetta rustica ; accanto all'altare un'anfora d'acqua e un canestro di
pane .
La giornata si apre con le Lodi (per
le ragazze una novità) . oi all'ombra delle
querce lo studio del tema del giorno :
chi è il Cristo della Bibbia, chi è per gli
altri, chi è per me . Tempi di ricerca guidata, di riflessione, di « messa in comune
delle riflessioni». E poi l'incontro trasformante con Cristo Eucaristia (ANS) .
ZIO ALDO DELLE
ERIFERIE
Santa Cruz (Bolivia) - Alto, robusto,
con lunga barba e folta capigliatura che
in altri tempi erano rosse e ora il tempo
ha inargentato, il coadiutore Aldo Rasso
sembra il Mosè dell'esodo . A Santa Cruz
chi non lo conosce? alcuni lo chiamano
«padre», altri «, fratello», ma la maggioranza « zio » .
Zio Aldo durante la settimana si prodiga in molte classi per portare il vangelo
ai ragazzi facendo scuola di religione ; il
sabato e alla domenica dirige con successo i campionati di calcio nel centro
giovanile Don Bosco (e prima di comin-
ciare la partita, nessuno si salva da un
quarto d'ora di catechismo) .
Zio Aldo lavora molto di giorno ; tuttavia se è tanto famoso lo deve alla sua
attività notturna : tutte le sere salta sull'inseparabile bicicletta e si dirige a uno
dei quartieri periferici della città . Ci va
ben carico : megafono, proiettore, qualche libro da regalare . Sembra un babbo
natale in ciabatte e maniche di camicia .
Visita ogni notte un rione, e in un mese
ne passa venti ; poi ritorna il mese seguente . Che fa? Un po' di tutto : prega,
canta, predica, istruisce, proietta diapositive religiose, ecc . E la gente, dai marmocchietti fino agli anziani, aspetta con
impazienza la sua venuta . Da qualche
tempo la sua voce si diffonde anche nello
spazio per mezzo della Radio iraí : tutti
i giorni alle 7 del mattino lo zio presenta
«il santo del giorno» .
ueste sono le attività che riempiono
la vita di «Zio Aldo», apostolo delle periferie .
(Dal Bollettino Salesiano di Bolivia)
DIO ESISTE
ER 1
OVERI?
A Tonali ; (Messico) ho incontrato tre
contadini Mixes . Rutilio Sanchez lotta
contro la miseria tessendo sombreros che
gli saranno pagati una sciocchezza . « adre - mi dice senza interrompere il suo
lavoro - la roba nostra vale niente» .
Juan Ramirez ha la casetta sulla collina del Coyote . Mentre andiamo, mi
dice : « adre, a mio modo di pensare la
prima cosa è avere qualcosa nello stomaco, per poter sentire parlare di Dio .
Le pare?».
29
epe Hernandez respira ansimando .
Mi ha fatto sedere, e mentre si rincantuccia sul suo sgabello mi dice : « adre,
Dio non esiste per i poveri» .
adre J. A . Martinez, della
retatura dei Mixes
NOMINE DI SALESIANI
La Santa Sede ha nominato : mons .
ietro Carretto, membro del «Segretariato per i non Cristiani» ; don Giovanni
Shirieda, sacerdote giapponese, sottosegretario del Segretariato per i non
credenti .
INDIOS ALL'UNIVERSITA
Due indios Shuar frequentano l'università : si chiamano Juan Bosco Chau Mazuka e Ricardo Tangamashi . Il primo ha
edro Vicente
frequentato il « Collegio
Maldonado» di Riobamba, e ora si è
iscritto alla facoltà di Medicina dell'Università Centrale ; il secondo ha studiato
nel «Colegio Norma( Don Bosco» di
Macas, e si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica di
uito .
LE MISSIONI CHIEDONO
ERSONALE
Il Consigliere Generale per le Missioni
Salesiane, don Bernardo Tohill, ha scritto
ai Vescovi e Ispettori delle Missioni, chiedendo di compilare un elenco delle attuali necessità di personale . Gli «Atti
del Consiglio Superiore» in data aprilegiugno 1974, pubblicano un primo elenco
di 48 necessità urgenti di personale salesiano e non salesiano in terra di missione .
Crediamo cosa opportuna segnalare le
undici richieste urgenti di personale non
salesiano .
Da orto Rico si richiede un professore
di chimica e matematica a livello liceale,
per Santurce.
Dalla Colombia, refettura Apostolica
dell'Ariari, si richiedono due medici.
Dall'Ecuador si richiede un tecnico
stampatore per la scuola tecnica di uito ;
un meccanico e un elettricista per i giovani poveri della Casa Domenico Savio
di Guayaquil.
Dal araguay, Vicariato del Chaco araguayo, si richiede un tecnico agropecuario per un grande allevamento e lavori
agricoli per la promozione degli indios
e un meccanico (manutenzione del reparto macchine, motori, complesso elettrogeno, ecc .) .
Dallo Zaire si richiede un meccanico
di auto per la Cité des Jeunes di Lubumbashi.
Dalla Thailandia si richiede con urgenza un meccanico per la Scuola Tecnica Don Bosco di Bangkok, e un capo
ress di
stamperia per la Don Bosco
30 Bangkok.
Indovina indovinello . Una chiesa? una scuola? un teatro? un salone per
giochi? Risposta esatta : è tutto questo, e tante altre cose ancora . Nella bidonville di Wadala (Bombay, India), se c'è un Salesiano col cuore di Don Bosco
a fare da capo ciurma, si sta bene anche allo stretto .
Don Tohill conclude il suo appello
così : « Nel caso che lo Spirito Santo ti
suggerisca di offrirti per le Missioni,
scrivi al Rettor Maggiore o al sottoscritto .
Ti assicuro che si darà alla tua domanda
tutta l'attenzione che un affare così importante merita .
Don B . Tohill, Casa Generalizia Salesiana, Via della isana 1111, C . . 9092
- 00163 Roma» .
GEMELLAGGIO
IVREA-AGARAMCHERI
adre Fiorenzo Zola è un missionario
salesiano che lavora a allikonda, nella
diocesi di Vellore (India) . Aveva moltissimi problemi economici, finché incontrò sul cammino il gruppo delle Cooperatrici della arrocchia S . Cuore di Ivrea
(lui è exallievo del «Card . Cagliero» di
Ivrea) .
rofondamente colpite dalle sue relazioni, dall'agosto 1971 al marzo 1974
gli hanno fatto avere la bella somma di
otto milioni di lire (più medicine e vestiario per vari milioni) . Con il denaro,
padre Zola ha dato vita al villaggio cattolico di Agaramcheri-Vellore, con la chiesa, il dispensario medico, la mensa per i
poveri (un piatto giornaliero di riso per
300 persone), due pompe per l'acqua .
er il 40° di missione del padre (che
scatterà nel 1976) le Cooperatrici gli
hanno promesso il necessario per com-
pletare il villaggio con la scuola, il
ricovero per i vecchi e la casa del
catechista .
IL « BOLLETTINO »
ALL'UNIVERSITA
Il prof . Eduard Evans, da KitchenerOntario (Canadà) scrive :
«Sono un exallievo salesiano, e insegno Italiano nell'Università di Waterloo,
Ontario . Durante questi tre anni passati,
ho usato un metodo per insegnare non
solo l'italiano, ma anche qualche cosa
delle missioni cattoliche. Faccio tradurre
gli articoli più interessanti del Bollettino
Salesiano . Gli studenti sono entusiasti, e
vengono per ulteriori spiegazioni sulla
vita dei missionari salesiani .
«Ho fatto pubblicare anche due articoli tradotti nella rivista americana
"Catholic Life" di Detroit : Città dei
ragazzi di Teresio Bosco (gennaio 1972)
e 142 piccoli Indiani all'Isola di Raton
di Enzo Bianco (settembre 1972) .
« Ora ho già preparato un altro articolo, Sganciati in Ecuador, di Angelo
Botta, tradotto da Dolores Floreani, che
spero di far pubblicare . Silvana Handa
sta traducendo / miei 100.000 drogati.
È stata in Hong Kong e si interessa del
problema . Romeo Valentin sta traducendo / bambini bevono acqua color
caffè . Sono tutti articoli dell'ultimo numero del Bollettino che ho ricevuto» .
ei giorni 6-7 aprile, presso la
Casa Generalizia di Roma, si
è riunita la nuova residenza Confederale degli Exallievi di Don Bosco .
La riunione fu aperta dal
residente uscente, Dr . Taboada. Erano
presenti il Rettor Maggiore, il Consigliere generale don Raineri, don
Bastasi e gli esperti sui temi da trattare .
N
Il nuovo
residente
Il Rettor Maggiore, dopo aver
ringraziato il Dr . Taboada per il
« servizio » prestato alla Confederazione per oltre dieci anni con amore,
sacrificio, capacità e attaccamento a
Don Bosco non comuni, annuncia la
nomina del nuovo residente : « La
Confederazione si è resa sempre più
internazionale e mondiale . Dopo aver
avuto quattro presidenti italiani, si
è allargata ad un respiro europeo con
il residente spagnolo Dr . Taboada .
Ora i tempi appaiono maturi per
uscire dalla vecchia Europa e andare
al continente delle realtà vive e della
speranza . La mia attenzione si è
fermata su un uomo dell'America
Latina, un uomo con la caratteristica
di cattolico militante e praticante, di
interesse internazionale, un Exallievo
di statura e di livello, di ben distinto
sentire salesiano e mariano ; ottimo
padre di famiglia ; uomo di grande
prestigio nel suo paese e nelle nazioni
di lingua spagnola, per essersi dimostrato un magnifico, geniale organizzatore e realizzatore ardimentoso . uest'uomo è il Dott . JOSÉ MARIA
GONZALEZ TORRES, presidente
degli Exallievi del Messico, che alcuni di voi hanno conosciuto al Congresso Latino-americano » .
eXa11ieì
NUOVA
RESIDENZA
CONFEDERALE
zionali) : ablo Ricagni (Argentina),
Gonzalez Torres (Mexico), Thaddeus
Bruchalski (USA), Kyola Mashamba
(Zaire), Carlisle Curry (India), Nicola Ciancio (Italia) .
Sono seguite varie relazioni . Il
Dr. Taboada, parlando della « Strenna
del Rettor Maggiore sulle Vocazioni »,
ha detto : « C'è una Messa d'oro che
deve tenere desta la nostra attenzione
e le nostre attività : quella del Rettor
Maggiore don Luigi Ricceri, che celebrerà il cinquantesimo del suo sacerdozio il z9 settembre 1975 . Sarà
una meta che ci deve spronare a fare
qualcosa di veramente concreto per le
vocazioni » .
L'Avv . Ciancio, parlando dell'Anno
Santo, ha proposto di studiare la realizzazione di un foyer di accoglienza
in Roma per i pellegrini exallievi,
incaricando del problema l'Ispettoria
Romana . Lo stesso per Torino, dove
sarà certa l'affluenza di exallievi per
visitare la terra d'origine di Don
Bosco e della Famiglia Salesiana .
Congresso Europeo
Don Giovanni Raineri ha proposto la celebrazione di un Congresso Europeo degli Exallievi salesiani . La residenza ha accettato il
suggerimento : la sede sarà Lussemburgo, la data cadrà verso la
fine dell'Anno Santo .
adre A . Mariotta ha avanzato
nuovamente l'idea di un Congresso
Exallievi per l'Estremo Oriente, che
coinvolga Australia, Corea, Filippine, Giappone, Cina, India, Birmania, Bhutan, Sri Lanka, Thailandia
e Viet Nam.
Don Raineri ha chiuso la seduta
suggerendo di promuovere alcuni
giorni di studio per approfondire
« la figura e l'identità dell'Exallievo
di Don Bosco », e precisare i suoi
compiti pratici verso la Chiesa e la
Società .
Durante la celebrazione della Messa
delle palme è stato consegnato ai
partecipanti un ramoscello di olivo,
simbolo di concordia, di serenità e
di pace : il più bell'augurio che si
possa fare ai Membri della
residenza e a tutti gli Exallievi del
mondo .
∎
Il «vertice» della Confederazione Mondiale degli Exallievi riunitosi a Roma attorno al
Rettor Maggiore .
L'Assemblea ha accolto la nomina del' 61> residente Confederale
con un prolungato applauso .
La nuova
residenza
Ed ecco la nuova residenza che,
accanto al Dott . Gonzalez Torres,
rimarrà in carica per un sessennio .
Essa è stata eletta per corrispondenza . Vicepresidenti : Aldo Angelini (Italia) e Hubert Defawe (Belgio) .
Consiglieri : Javier A . Marco (Spagna),
Jean Butros
(Libano),
Joseph
Geourjon (Francia), Nicola Ciancio
(Italia), Herbert Lumer (Germania),
Derrich M . Milnes (Inghilterra),
Thomas Barby (Eire), Giuseppe Castelli (Svizzera) . Segretario Generale
Tommaso Natale (Italia) .
Sono pure stati eletti sei consiglieri come « Rappresentanti dei
Gruppi di nazioni » (per fare da
collegamento tra le Federazioni na-
31
ER
INTERCESSIONE
DI MARIA
AUSILIATRICE
DI
SAN GIOVANNI
BOSCO
UNA MAMMA E LA MADONNA
AVEVAMO TIMORE DI
Sono nata in una famiglia molto onesta, ma pagana che
non seguiva nessuna religione .
All'età di nove anni ricevetti il battesimo per l'affettuoso
interessamento d'una amica della mia mamma : alcuni anni
dopo furono battezzati anche due dei miei fratelli . Mamma
non si opponeva alle nostre decisioni, ma non mostrava nessun
desiderio di far parte della Chiesa cattolica . Era una donna
sana e robusta, impegnata in un lavoro duro e faticoso, simpatica, energica e piena di fiducia nella vita .
lo intanto, col passar del tempo, vivevo il battesimo nella
meditazione e nell'ascolto : Cristo mi parlava nell'intimo e mi
chiedeva sempre di più, mi chiedeva tutto l
Confidai alla mamma la mia vocazione : profondamente
addolorata mi negò il permesso .
D'accordo con le Figlie di Maria Ausiliatrice di Hong Kong,
ottenni nella loro scuola la cattedra d'insegnante : tornavo a
casa solo il sabato e la domenica . In realtà facevo il mio
aspirantato . Mamma se ne rese presto conto : non aggiunse
parola, ma poco dopo si ammalò gravemente di fegato . Fu
operata e il chirurgo disse che non c'era più nulla da fare.
La paziente fu informata che le restavano solo poche ore
di vita e la medesima notizia fu comunicata a noi tutti . Con
la mia famiglia e la direttrice di Hong Kong accorsi al suo
capezzale per assisterla . regavo con fede la Madonna chiedendo la guarigione, ma in realtà desideravo che mamma ricevesse il battesimo e non sapevo come introdurre una conversazione convincente .
Appena l'inferma si accorse della nostra presenza, aprì a
fatica gli occhi, mi chiamò accanto a sé, mi strinse forte la
mano e mi disse con un fil di voce : « Grazie, figlia mia, va'
felice a farti religiosa : tu mi hai ridato la vita . Ho visto, come
in sogno, la Madonna, mi ha detto che ha gradito le preghiere tue e delle suore e mi ha chiesto se avevo fatto del
male agli altri . Ho risposto : "No, Signora, ho amato ed aiutato sempre tutti, particolarmente durante la guerra . . ." . Adesso
- aggiunse - sono pronta a ricevere il battesimo» .
Immaginate la mia gioia e la mia commozione . Mamma
fu battezzata e . . . mi credete?. . . guarì completamente e riprese
il suo pesante lavoro .
otrà la mia famiglia dimenticare mai la tenerezza della
Vergine?
La nostra piccola Giovanna, di appena venti giorni, fu
colpita da cistite e deperimento generale . Si rese necessario
il ricovero in ospedale .
urtroppo rimase a lungo in condizioni preoccupanti e
temevamo di perderla .
Allora pregammo, con fiducia, San Domenico Savio
che esaudì la nostra insistente domanda . La nostra piccola,
pienamente ristabilita, ritornò in famiglia e continua a crescere in buona salute .
Gratissimi a San Domenico Savio, chiediamo umilmente
che voglia continuare a proteggerci .
Sr. MARGHERITA LUNG LAI CHAN
ERDERLA
Alcamo
MARIA e GAS ARE VALLONE
IO BIRICHINA DI
RIMA
La mia Daniela di un anno e mezzo, la mattina del 22 novembre cadde dal letto, si fratturò la testa e riportò la commozione cerebrale . Entrò quasi subito in coma, e non s-pevamo se si sarebbe salvata . La mia madrina, allora, mi procurò l'abitino di San Domenico Savio . Lo mettemmo addosso alla bimba e iniziammo tutti la novena al Santino .
Dopo 5 giorni di coma incominciò ad aprire gli occhietti
e ad essere cosciente di ciò che la circondava . Dopo un
mese di ospedale è tornata a casa guarita e senza nessuna
conseguenza . Ora anzi è più birichina e festosa di prima .
Ringrazio il piccolo Santo, e lo prego di tenere sempre
la mano sopra i miei bambini .
VALERIA GIOLITO in COSTA
IL TERZO FIGLIO
Due anni fa, mentre stavo facendo una cura per esaurimento nervoso, mi accorsi di aspettare il terzo figlio . Fui
molto turbata, sia per la mia non più giovane età, sia per i
medicinali usati per la cura dell'esaurimento, i quali, a giudizio del medico, avrebbero potuto nuocere alla mia creatura .
La gravidanza procedette tra travagli di vario genere, ma
non persi mai il coraggio e la fiducia in San Domenico Savio .
Lo invocavo ogni giorno, e lui intercedette per me . È nato
Domenico-Luca, bello e sano, che ha portato gioia e con-
GLI OCCHI DI UN BIMBO
Una mia carissima amica aveva concluso la prima gravidanza con la morte della neonata a, poche ore dalla nascita . oi, nel novembre del 1973, diede alla luce un maschietto . Anche questi, nato prematuro, presentava gli stessi
sintomi di soffocamento della bimba . Fu perciò portato urgentemente all'ospedale di adova .
Venne messo in incubatrice immediatamente, ma i medici
non assicurarono di poterlo salvare : presentava infatti una
grave malattia . Appena lo seppi, iniziai una novena a San
Domenico Savio . Nel giro di due settimane i medici dichiararono il piccolo fuori pericolo.
Al momento della dimissione dall'ospedale, però, i medici
dissero che la intensa terapia a base di ossigeno aveva causato «ischemia retinico periferica» agli occhi . Lo affidai
nuovamente a San Domenico Savio . Dopo un'accurata
visita oculistica, a due mesi dalla nascita, anche gli occhi
del bimbo furono trovati perfettamente sani .
Ringraziamo di cuore il piccolo Santo .
32 Chioggia (Venezia)
IA DONAGGIO
CI HANNO
URE SEGNALATO GRAZIE
Agù Mirella - Agnelli Caterina - Alaimo Luigia - Alberti Salvatore - Amico
Gerardo - Ancora Concetta ved . Bernini - Andreolli Mario - Anelli Gina
- Angelini Tina - Aprà Rosa - Arese Lucia - Avellino Antonio - Banchio
Agata - Baratelli Luigia - Barberis Maria - Barisone Clotilde - Barreri
Vanna - Bausola Renato - Beni Famiglia - Beretta Brivio Irene - Bernardini
Bernardino - Berruto Domenico - Bertetti Giuseppina - Bertoldo Teresa Bertoluzzo Natalina Domenico - Bezzi Luigia - Biancardi Marcella - Bianchi
Roberta - Bonaminio Coniugi - Bongiovanni Domenica - Bordona Margherita - Borghese Lea - Borsotti Anna - Bosonin Maria - Bosso Elena
Giordano - Bosticcio Dorina - Bottazzi Adriana - Bottazzi rassede - Botto
Maria - Bovet rosperina - Bracco Serafina - Brun Larianna - Brundo
Tersilia - Bruno Margherita e Stefano - Buri Rosita - Burruano Maria
Teresa - Caimi Caterina - Camarini ozzi Cesare - Camattini Bice - CaCamisacca Irene - Campione Gaetano - Campodonico
mazzi Giuseppina
Maria - Cappa Lina - Carlino Concettina - Caronia Lina - Carruba Maria
- Castino Matilde - Casucci Titina - Cavallaro Cirillo - Chiabrando Domenica - Chiambretti Maria - Ciamparelli Marozzi Anna - Cicero Domenica - Civalleri Coniugi - Colli Lilia - Consonni aolo e iera - Coppola
Adalgisa - Cortelezzi Carla - Cortese Maria - Costabloz Alfredo - Dal Canale Ida - Dalle ezze Maria - Danile Angela - De Antonia Rosalia - Dellapiana Davide - Del Rosario Antonietta - De Luca Rosa - Demartini Ro-
E DI
SAN DOMENICO
SAVIO
forto a tutta la famiglia . Unisco una piccola offerta perché
venga celebrata una S . Messa all'altare del Santino .
Borgonovo Isola (Genova)
TERESA DEVOTO
MAMME RICONOSCENTI
« Dopo due interrotte maternità mi rivolsi fiduciosa all'assistenza di San Domenico Savio . Ora sono mamma di
un bel bambino . È però malato, e lo raccomando ancora a
lui . Ringrazio pure S .D .S . a nome di mia sorella, e di tutti
i miei cari» .
alermo
C. R . F. (lettera firmata)
«Dopo aver perso un bambino, mia figlia stava per perderne un secondo . Abbiamo pregato San Domenico Savio,
e lui ci aiutò . La piccola Maria Cinzia ora sta bene» .
avia
regammo tanto San Domenico Savio . E tutto
bene . Ora il piccolo sta bene, e la mamma pure».
ietraperzia (Enna)
GRAZIELLA SATARRIANO
« I medici avevano molta paura che dovessi perdere il
mio primo bambino . regai tanto il piccolo Santo delle culle,
indossando il suo abitino . È nata aola, che sta bene» .
Barbianello ( avia)
GIOVANNA SAVIO
«Durante la gravidanza avevo fortissimi dolori e collassi .
I medici erano preoccupati . regai tanto San Domenico
Savio, e potei riprendermi . Il mio bambino nacque debole,
• una bronco-polmonite stava per portarselo via . regai ancora, con tanta fede . Ora sta bene . Se Dio vorrà, lo porteremo
presso l'altare di S . D. Savio, a ringraziare il piccolo Santo» .
Roma
FAUSTA DE LISA
FAMIGLIA NAVA
IL LUNGO CALVARIO DI GIUSE
« Dopo aver perso due mie creature, e in procinto di un
delicato intervento chirurgico che poteva farmi perdere la
terza, invocai con angoscia il Santino delle culle . È nato
Francesco-Domenico-Salvatore . Insieme a mio marito desidero manifestare la mia riconoscenza a San Domenico
Savio » .
Marano (Napoli)
CLORINDA CAVALLO in NEOLA
« Dopo aver perso una mia creaturina tra tante sofferenze,
in attesa di essere nuovamente mamma mi raccomandai
con fiducia a San Domenico Savio. Dovetti subire una
dolorosa operazione, ma potei dare alla luce una bambina
che è tutta la nostra gioia » .
Torino
FRANCA MASSA
«Dopo 9 anni di inutile e angosciosa attesa, ho potuto
diventare mamma . Con mio marito e la piccola Antonella
ringrazio il piccolo Santo protettore delle culle» .
Grosso (Torino)
andò
TERESA BENZO
« Mia sorella dopo tante sofferenze perse tutti e due i
suoi bambini . Dopo tredici anni di matrimonio ebbe la terza
gravidanza . I medici erano molto preoccupati, perché dovevano intervenire chirurgicamente per salvare il bambino .
setta - Denaro Maria - Derosa Giuseppa - Di Caro Angela - Dimandà
Antonietta - Di Renza Giovanna - Fagone Carmela - Ferrara Gianfranco
- Ferro Luigia - Fisichella aolo - Fogliato Famiglia - Fontana Angiolina
- Fontana Rita - Franchini Claudio - Frasson Aldo - Frezza Maria - Frison
Anna Maria e Antonio - Gagliardo Fortunata - Gaia iera - Gaido Gioietro e Rita - Gandiglio Luciana
vanna - Gaido Giuseppe - Galinotti
- Gangi Chiodo Rosetta - Gargotta Agostina - Garnero Anna - Garrone
Domenico - Garrone Giuseppina - Gastaldi almira - Ghitti Gelani Gina
- Giacolone Giuseppa - Giannini Elena - Gianolo Amedeo e Maria - Giorierina danetti Angiolina - Goretti Rina - Gosmar Luigi - Grassano
Grosso Rosetta - Guglielmino Luigi - Lacagnina Giuseppe - Lovere Giuliana - Luperini Ernesta - Macaluso Franca - Maenza Antonina - Macro
Adele - Magnaguagno Emma - Mana Teresa - Manera Carlo - Manganaro
Gianna - Mantelli Gavey Enrica - Marangoni Francesco - Massari Giovanna - Mazzer Modesta - Mazzieri Cesare - Mazzuccato Rosetta - Meneghetti Ida - Merli ierina - Merlo R. Rosa - Milani Cesarina - Milani
Odette - Milano Ferretti Gina - Miroglio almira - Moizo Emerenziana
- Mondino Carla - Moneta Zannier Giovanna - Montagna Emilia - Mosca
Gemma - Motta Giuseppa - Mozzane Marianna - Mussino Ludovica Nodaro Gianna - Obert Tecla - Oggero Lucia e Giorgio - Osella Mario
- agani Luigia - agliazzo Angelina - artesani Ercolina - erotti Lucia
E
Travolto da una macchina e portato in rianimazione all'Ospedale civile di Vicenza, il mio piccolo figlio Giuseppe cominciò un lungo calvario di sofferenza, e io di ansia accanto
a lui . Rimase dapprima in coma per sei giorni, fu poi sottoposto a lunghi e difficili interventi chirurgici, distribuiti in
tre mesi senza fine . Sono mamma di altri quattro bambini,
• mi dividevo tra loro e Giuseppe, al capezzale del quale
passavo ore e giorni angosciosi . regavo tanto la Madonna
• S . D . Savio . Dicevo : tc Mettetegli voi la mano sulla testa ».
Dopo 90 giorni, quando i medici scuotevano il capo,
davanti alla quasi impossibilità di operare e curare ancora
quel piccolo corpo straziato, tutto cominciò improvvisamente
ad andare bene . er me fu un miracolo. Ringrazio tutti quelli
che hanno curato il mio Giuseppe, ma più di tutti voglio
ringraziare la Madonna e San Domenico Savio .
Corneda Vicentino
GIUSE
INA GONZA TO
Unisco la mia testimonianza . Il piccolo Giuseppe, al tempo
dell'incidente, frequentava la nostra Scuola Materna . I bambini si sono impegnati tutti a pregare Maria Ausiliatrice e
San Domenico Savio . Sono stati giorni lunghi ed angosciosi .
enso sia stata davvero una grazia straordinaria .
Sr. EVELINA MARCHIORO, F.M.A .
Direttrice Scuola Materna Cornedo
- ersico Dr . Salvatore - etitti Silvio - hilipson Cecilia Maria - iccinini
Fausta - iccolis Maria - itruzzella Anna - ollano Gemma - oletto Giovanna - onzo Giuseppina - orta Giuseppe - revignano Elvira uricelli Angela - Rabellino Rosa - Ragno Zagari Ada Raubagotti Tommaso
- Ravina Giuseppe - Reinaudo
aolo - Rigamonti Enrica - Rigoldi Tarcisio - Rinaudo Apollonia - Rivera Michele - Rizzo Francesca - Rizzo Rosalia - Rocca Gurini Elisa - Roero Angela - Roggioni Anna - Ronco Maria
- Rossi Luigina - Rossi Nella - Rossi ietrino - Rossitto Erminia - Sabino
Ludovica - Sacchetto Maria - Saluppo Calogera - Salvadori Natalina Sandrone Caterina - Sanna Salvatore - Santoro Maria - Sardo Carmela
- Sartori eyro - Sartoris Elsa - Saulle Bruno - Savioli Silvestro - Sberna
Maria - Scalabrini Rosella - Sclarandis Ettore - Siitisi Attilio - Smeriglio
Francesco - Solari Carmela - Somensi Basilio - Sorasio Giovanni - Soressi
Maria - Tacchini Carla - Tassara Clotilde - Thiebat cav. ietro - Ticozzelli Bruna - Timossi Giacinta - Tonso Vittor Andrea - Toppino Maria
- Urbinati Orsolina - Valchiusa Marta - Valgimigli riscilla - Venturoli
Maria - Veratta Giuseppe - Vettoretti Elsa - Viberti Maria - Vietto Adelina - Vigliocco Margherita - Vistarini Francesca - Vitali ietro - Vittone
Turino - Vuillermin Maria - Zaga Giulia Zambon Maria - Zorgrin Luigi
- Zuriati Rachele
33
ER
I
NOSTRI
MORTI
I
REGHIAMO
SALESIANI DEFUNTI
MONS. MAURICIO EUGENIO MAGLIANO,
VESCOVO DI RIO GAJ .LEGOS .
Il presule era nato a San Isidro il 22 gennaio 1920 ;
ordinato sacerdote il 1S settembre 1948, veniva
elevato alla Chiesa di Rio Gallegos il 12 giugno
1961, ricevendo l'ordinazione episcopale il io settembre dello stesso anno .
Sac . Amore Amori t a Roma- renestino
a 74 anni .
Fu innanzitutto semplice e cordiale con tutti .
Gli exallievi rievocavano la passione del loro
insegnante per la scuola e le sue premure per
l'apprendimento degli allievi . L'ininterrotta
dedizione al lavoro tra i giovani, gli aveva
reso abituale, quasi sesto senso, l'assistenza
premurosa e vigile ovunque si trovasse . Animato da profondo spirito di fede e zelo sacerdotale, fu sempre assiduo al ministero della
predicazione e della confessione, e nell'immediato dopoguerra si trovò pronto al compito
di assistente ecclesiastico delle A .C.L .I . romane, cui si dedicò con giovanile entusiasmo .
La fiducia in Dio lo aiutò a soffrire la solitudine, riponendo nella preghiera l'efficacia del
suo lavoro, e con essa si rese utile fino alla
fine .
Sac. Serafino Zaccagnini t a San Salvador
(El Salvador) a 58 anni .
artito giovanissimo per l'Ispettoria del Centro
America, trascorse in essa tutta la sua laboriosa
vita di sacerdote e di educatore . Dotato di
squisita sensibilità artistica e di notevole preparazione letteraria, esercitò un apprezzato
apostolato come insegnante e predicatore . Caratteristico era il suo amore a Maria Ausiliatrice che sapeva trasfondere negli aluVini e
fedeli . Una lunga e dolorosa malattia ne impreziosì gli ultimi mesi di vita .
Sac . Antonio Ballesio t a Cuorgnè a 73 anni .
Chiamato quasi veptenne a seguire il Signore,
rispose prontamente facendo di tutta la sua
vita un « sì * umile e generoso, con la sola
preoccupazione di essere fedele nel servizio
di Dio e dei fratelli . E ancora con un *sì *
consapevole e pieno di fede accettò la croce
della sofferenza, con cui il Signore volle coronare i suoi 5o anni di vita religiosa .
Sac. Francesco Rigamonti t a Como a
57 anni .
Cordialità di tatto e ricchezza di rapporto
umano ne caratterizzarono il lungo periodo
di insegnamento, e gli legarono affettuosamente molti ex-allievi. Dedicò gli ultimi anni
all'assistenza spirituale delle F .M .A . Una
pesante prova, che ne mortificò ogni attività,
lo preparò al repentino ma atteso incontro
con Dio .
Sac. Leone Rodenbeclk t a Sannerz (Germania) a 67 anni .
Lasciò di sé il ricordo del Buon
astore .
Essendo parroco per 25 anni a Sannerz, dovette curare molte altre comunità ecclesiali
limitrofe . Fu molto amato e il suo lavoro
molto apprezzato . Il funerale celebrato con
la presenza dei suoi due fratelli salesiani,
lasciò vedere come riuscì don Leone ad arrivare al cuore di tutti i suoi figli spirituali .
COO ERATORI DEFUNTI
Gianotti Teresa Eufrosina ved . Volpe
t a Torino a 86 anni .
Cooperatrice esemplare del centro Torino M. A .
lasciò in tutti l'esempio dell'apostolato della
preghiera e della sofferenza . Fedele alle funzioni della Basilica, anche in famiglia non tralasciò mai la recita del S . Rosario . Negli ultimi
anni costretta a letto dalla infermità, offri le
sue sofferenze per le vocazioni .
Zita Veiluva t a Roma a 5q anni .
Attivissima nell'apostolato fin dalla prima
giovinezza, fu cooperatrice salesiana ardente,
aperta a tutte le forme postconciliari . Il suo
entusiasmo, fatto di convinzioni profonde,
trascinava . Ebbe molto da soffrire, ma seppe
con coraggio e forza d'animo dimenticare se
stessa per donarsi ai fratelli .
La arrocchia, il Vicariato e molti gruppi di
attività cristiana l'ebbero animatrice intelligente e collaboratrice instancabile .
Zaíra Rizzante t a Rio S . Martino (Venezia
a 72 anni .
uesta mamma formidabile ha regalato la
vita a 15 figli, ed ha accettato con gioia che
5 di essi si consacrassero al Signore nella
Famiglia Salesiana : z sacerdoti, z coadiutori,
una Figlia di M . Ausiliatrice . « Sarebbero
stati 6 - scrive il Vicario dell'Ispettoria
novarese, - ma uno è morto all'aspirantato
di Canelli nell'anno dell'asiatica* . Nel testamento spirituale ha detto ai suoi figli religiosi : « Siete la pupilla dei miei occhi . Don Federico e Don Tommaso, ricordatevi che siete
Sacerdoti in eterpo, siate zelanti della vostra
Missione, che le vostre mani consacrate siano
sempre per lodare il Signore, Sacerdote secondo
il cuore di Dio . Ettore e Ferdinando continuate a mantenervi fedeli alla vostra vocazione,
forti e perseveranti, così pure suor Teresina,
sii forte, brava, buona, umile e perseverante s .
Giuseppe Rínaldi t a Lu Monferrato a
91 anni .
Era l'ultimo nipote del Servo di Dio don Filippo
Rinaldi . Autentico patriarca, nella sua lunga
esistenza fu esempio a tutti di fede, onestà
e integrità di vita . Fu in tutto degno della
religiosità della famiglia Rinaldi di Lu, che
negli ultimi 8o anni ha dato alla Chiesa ben
23 dei suoi figli, tra sacerdoti diocesani, religiosi e suore . Tra essi 8 salesiani e 8 Figlie di
Maria Ausiliatrice .
Lisetta Tucci t a Serra S . Bruno (Catanzaro) .
Cooperatrice salesiana fin dalla sua giovinezza,
fu purificata da una lunga sofferenza . Assai
devota di M . Ausiliatrice e di D . Bosco, offrì
per le Opere Salesiane non solo i suoi beni
materiali ma anche le sofferenze sopportate
con fede .
Avv. Giuseppe ace t a Malta a 84 anni .
È stato il primo residente Nazionale degli
exallievi di Malta, uno dei primi allievi dell'Oratorio . Aveva un amore e una devozione
speciale per Don Bosco e per i suoi figli .
Teneva presso il letto il diploma di Cooperatore assieme alla statuetta e reliquia di Don Bosco . È stato sempre uno dei benefattori insigni
dell'opera di Don Bosco .
Maria Zoccarato ved . Cesaro t a Marsango
( adova) a 77 anni .
Bella figura di sposa e madre cristiana, si
dedicò tutta ai suoi 13 figli, di cui donò 8
alla vita religiosa e missionaria : tra essi 5
alla Famiglia Salesiana : 3 Figlie di Maria
Ausiliatrice e z Coadiutori Salesiani . Non
contenta aiutò altri giovani a divenire sacerdoti o religiosi, realizzando da autentica cooperatrice salesiana l'apostolato delle vocazioni .
Il suo testamento è di sapore evangelico :
«Amatevi l'un l'altro - lasciò scritto ai 1z figli
tuttova viventi - come io vi ho amato « .
Laghi Teresa in Naso t a Rosarno (R . C .) a
79 anni .
Buona, pia, generosa, per la sua mitezza fu
cara a quanti l'avvicinavano . Dedicò la sua
vita alla famiglia, seppe accettare con serenità
le prove della vita, rinunciando ad ogni soddisfazione che potesse arrecarle sollievo . Fu
Cooperatrice fervente fin dall'inizio della Casa.
er motivo di salute non poté più frequentare
le riunioni ma ebbe sempre un pensiero per
le Opere Salesiane .
Montagnese Vanda in riolo t a Rosarno
(Reggio Calabria) a 52 anni .
La sentirono molto sensibile ai bisogni umani,
per questo la sua immatura morte fu rimpianta da tutti .
Vittorio Brocardo t a Murazzano (Cuneo)
in età di 91 anni .
adre affettuoso di cinque figli, sapeva apprezzare la grazia di averne due - D . ietro e
D . Giuseppe - chiamati a servire il Signore
tra i Sacerdoti di D . Bosco . Uomo di fede
profonda, fu membro dell'Amministrazione
arrocchiale e dell'Azione Cattolica . Nella
sua giornata trovava posto la recita convinta
del S . Rosario .
Di carattere gioviale, univa alla saggezza dell'età veneranda un singolare atteggiamento
di giovanile entusiasmo che gli faceva scoprire il lato umoristico delle cose per comunicare agli altri la sua visione ottimistica della
vita . Vicino al trapasso esclamava : « Addio
bel mondo) Come è dolce morirei* .
Maria Lo Cascio, ved . Dominici t a isano
Etneo (Catanzaro) a 77 anni .
Il figlio Don Angelo scrive: « Mia mamma
non si scoraggiò, quando alla morte di papà
rimase con 6 figli cui badare . Il più grande
dono che reputò aver avuto dal Signore è
quello dei tre figli Sacerdoti religiosi (uno
Missionario del S . Cuore e due Salesiani) .
arlar bene di tutti, comprensione per la
vivacità dei ragazzi, sorriso buono e accogliente, fede viva e calorosa preghiera, Comunione quotidiana, fu l'eredità che ci lasciò . I
suoi funerali non furono qualcosa di triste :
allietati dai canti dei ragazzi assomigliarono a
una festa «.
er quanti ci hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE O ERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridicaER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente personalità giuridica per Decreto
mente con D . . del 2-9-1971 n . 959 e L'ISTITUTO SALESIANO
13-1-1924 n. 22, possono legalmente ricevere Legati ed Eredità. Formule legalmente valide sono :
se trattasi d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le missioni con sede
in Torino) a titolo di legato la somma di lire(oppure) l'immobile sito in »;
se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'uno o l'altro dei due Enti su indicati :
« .. . annullo ogn mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Genera/e Opere Don Bosco con sede in Roma
(oppure l'istituto Salesiano rer /e Missioni con sede in Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo» .
34 (luogo e date)
(firma per disteso)
Borsa : S . Giuseppe, a cura di S . T .,
Gaeta (Latina), L . roo .ooo .
Borsa : In onore di S. Giuseppe
per chiedere protezione sulla famiglia
ierino
nipoti e parenti, a cura di
Gavuzzi, Asti, L . too.ooo .
Borsa : Beato Don Michele Rua,
a cura di Giuseppe Genco, Orbassano (Torino), L. 89 .5oo .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice S . Giovanni Bosco - S . Domenico
Savio e Beato Don Rua per implorare grazie, a cura di Viberti Cerri,
S . Maria di La Morra (Cuneo),
L . 65 .000 .
Borsa : In ringraziamento a Don
Bosco e Don Rua e attendendo
un'altra grazia, a cura di Rosy ucci,
Firenze, L. 6o.ooo.
Borsa : Divina rovvidenza, a cura
di Francesco Boglione, Torino,
L . 52 .000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice S . Giovanni Bosco e Beato Don
Rua perché intercedano protezione e
ierina, a cura
di Antonietta Sigismondo, Salemi
(Trapani), L . 50.000 .
Borsa : In ringraziamento al Signore per il 25° di matrimonio
me e per mia sorella
ed in suffragio del caro papà Antonio
e dei cari genitori Rosa e Romeo
Cerri, a cura di Giovanni Cerri e
Rosina Repossi, Abbiategrasso (Milano), L . 50.000 .
Borsa : Cardona Giuditta, a cura
di Filomena Sciorilli, Atessa (Chieti),
L. 50 .000 .
Borsa : Cardona Anna, a cura di
Filomena Sciorilli, Atessa (Chieti),
L . 50.000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice e
S. Giovanni Bosco in suffragio della
defunta
Maria Francesca
ellegrino,
a cura di Libera M . ellegrino,
Monte S . Angelo (Foggia), L. 50 .000 .
Borsa : S . Giuseppe a favore di
una vocazione sacerdotale, a cura di
Giuseppe Vicari, Messina, L . 50 .000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice invocando protezione, grazie e conforto,
crociata
IuIuuIuI1I1Inn
ELENCO DI BORSE MISSIONARIE
DEL BOLLETTINO SALESIANO
Borsa : Don Michele Rua
in ringraziamento e alla memoria di Anna
e Felice, a cura di N . N., Torino,
L. 50 .000.
Borsa : er la protezione di S.
Giovanni Bosco e di Maria SS .
Ausiliatrice, a cura di R. M .,
L. 50 .000 .
Borsa : Don Filippo Rinaldi in
Borsa : In suffragio di Gino e
Lalla Guidetti, a cura di Anella
Guidetti, Finale Emilia (Modena),
L . 50.000 .
Borsa : In memoria e suffragio
del marito, a cura di Maria Fantino ved . Bracco, Bra (Cuneo),
L . 50 .000 .
Borsa : In suffragio dei miei fratelli,
sorelle e genitori e per preghiere per
a cura di Virginia Gidaro, Catanzaro, L . 50.000 .
Borsa : S . Giovanni Bosco e Beato
Don Rua, a cura di Vittorio e Valentina Momo, Torino, L. 50 .000 .
Borsa : S . Maria Domenica Mazzarello, a cura di Vittorio e Valentina
Momo, Torino, L . 50.000 .
Borsa : In onore di Maria SS. Ausiliatrice ed in ringraziamento, a
cura di A . O ., Cascine Vica (Torino),
L . 50.000 .
Borsa : S . Domenico Savio per
grazia ricevuta, a cura di Maria
Grazia
ica Alfieri, L'Aquila,
L . 50 .000.
Borsa : Santi Salesiani apa
Giovanni XXIII e adre io per
grazia ricevuta e per ottenere sempre
protezione, a cura di Franca Butera,
Caltabellotta (Agrigento), L . 50 .000 .
memoria e suffragio di Edoardo ed
Emma Caviglione, a cura dell'Avv.
Borsa :
Armando
Caviglione,
Torino,
L. 50 .000 .
Borsa : Dacci oggi il nostro pane,
a cura di Ennio Molaro, Sedegliano
(Udine), L . 50 .000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice e
S. Giovanni Bosco in suffragio di
mio marito Ugo
ane, a cura di
Osvalda ane, L. 50 .000 .
Borsa : Maria SS. Ausiliatrice proteggeteci, a cura di Isa e Anna
ietranera Silvano d'Orba (Alessandria), L . 50.000 .
Borsa : Beato Don Michele Rua
in suffragio dei cari defunti, a cura di
Angelina Masala, Bosa (Nuoro),
L . 50 .000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice S. Giovanni Bosco e Santi Salesiani per la propria famiglia, a cura
di Giuseppe Lanza e Rosa Migazzi,
Bema (Sondrio), L . 50 .000.
Borsa : Gesù Sacramentato - Maria
SS. Ausiliatrice - S . Giovanni
Bosco e apa aolo VI, a cura di
Teresa Gobbi, Modena, L . 50.000 .
Borsa : er i miei cari defunti, a
cura di Dirce Garzoni ved . Ghelfi,
Modena, L . 50 .000.
Borsa : Beato Don Michele Rua
per grazia ricevuta, a cura del
rof.
Manfredo Gaeta, Lanciano (Chieti),
L. 50 .000 .
Borsa : S. Giovanni Bosco e Don
Filippo Rinaldi per grazia ricevuta,
a cura di Giovanna Covassi, Caneva
di Tolmezzo (Udine), L . 50.000 .
Borsa : Maria SS. Ausiliatrice e
S. Giovanni Bosco, a cura di N . N .,
Torino, L. 50 .000.
Borsa : Maria SS. Ausiliatrice e
S. Giovanni Bosco in suffragio di
N . N ., Cesano Maderno (Milano),
L. 50 .000.
Borsa : A suffragio di Luigi Ferro e
Maria Degli Espositi ved. Torazza e
per una grazia particolare, a cura di
salute ai miei figli sottoposti ad operazione chirurgica, a cura di Marta
Beccari, Torino, L . 50 .000 .
ERVENUTE ALLA DIREZIONE
Olga Berardo, Carmagnola (Torino),
L . 50 .000 .
Borsa : In memoria della Mamma
Giacomina, a cura dei fratelli Batiselli, Chiari (Brescia), L . 50 .000.
Borsa : Madonna degli Angeli in
suffragio di Antonio Bandinu, a cura
di Maria Bandinu, Lula (Nuoro),
L . 50 .000 .
Borsa : Secondo la intenzione di alcune
persone, a cura di Elisabetta Andolfato, Vicenza, L . 50.000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice S. Giovanni Bosco e S . Domenico Savio in suffragio dei cari deiefunti, a cura di Natalina Nari,
trasanta (Lucca), L . 50 .000 .
Borsa : Beato Don Michele Rua,
a cura di N. N., Ostia Lido (Roma),
I,. 50 .000 .
er una grazia che mi sta a
cuore e per le Missioni, a cura di
di Verginia
Sgrazzutti miei genitori,
a cura di Don Giovanni Ferro,
Codroipo (Udine), L. 50 .000 .
Borsa : er ottenere suffragi di grazie
in vita specie con la perseveranza
finale e suffragi dopo la resa dei conti,
a cura di Don Giovanni Ferro,
Codroipo (Udine), L . 50 .000 .
Borsa : In onore e memoria di
Don Antonio Gavinelli, Salesiano,
L . 50.000 . A cura dell'Unione Ex
Allievi di Don Bosco di Rimini
(Forli), L. 50 .000.
Borsa : Vittoria arisi in suffragio,
a cura di M . Concetta Rameri arisi, Roma, L . 5o .ooo .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice,
a cura di Marisa Mariani, Novara,
L . 50 .000 .
Borsa : In onore di Maria SS .
Ausiliatrice - S . Giovanni Bosco
e S . Domenico Savio per una
grazia ricevuta e per ottenere ancora
aiuto e protezione, a cura di Aldo e
Luigina Negri, Torrington (USA),
L . 50.000 .
Borsa : Don Alfredo Ruaro, a cura
di Andrea Rabolli, Alassio (Savona),
L . roo .ooo.
Borsa : er una adozione missionaria,
a cura di Carmela Iafelice, San
Severo (Foggia), L. 50 .000.
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice e
S . Giovanni Bosco in ringraziamento e supplicando protezione, a cura
della Sig.a Anna Colonnello Broell,
Milano, L . 50.000 .
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice e
S . Giovanni Bosco in ringraziamento ed intercessione, a cura di
L . M ., Oggiono (Como), L. 50 .000.
Borsa : In onore di Maria SS . Ausiliatrice, di S . Giovanni Bosco e
di Don Filippo Rinaldi per grazie,
a cura di Giovanna Sala, L . 50 .000.
Borsa : Maria SS. Ausiliatrice Suor Teresa Valsb antellini e
S . Domenico Savio invocando grazie
e benedizioni, a cura del Generale
Carlo Maraschi, Milano, L . 50 .000.
Borsa : In suffragio dei cari defunti
ed a favore di uno studente povero
aspirante alle Missioni impetrando
una grazia particolare, a cura di
E . ., Lierna (Como), L . 50 .000.
Borsa : Maria SS . Ausiliatrice e
S . Giovanni Bosco, a cura di N . N.,
oirino, L. 50 .000.
Borsa : S. Domenico Savio, a cura
di Rosetta De Martini, Chiavari
(Genova), L. 50,000.
(eoxnrsvz)
BOLLETTINO SALESIANO
Si pubblica il 1 ° del mese per i Cooperatori Salesiani ; il 15
del mese per i Dirigenti dei Cooperatori
S'invia gratuitamente ai Cooperatori, Benemeriti e amici delle Opere di Don Bosco
Direzione e amministrazione : via Maria Ausiliatrice, 32 - 10100 Torino - Tel . 48 .29 .24
Direttore responsabile : Teresio Bosco
Autorizz . del Trib . di Torino n . 403 del 16 febbraio 1949
C . C. ostale n. 2-1355 intestato a : Direzione Generale
Opere Don Bosco - Torino
C .C. . 1-5115 intest . a Dir. Gen . Opere D . Bosco - Roma
er cambio d'indirizzo inviare anche l'indirizzo procedente
Spediz. in abbon. postale - Gruppo 2° (70) - la quindicina
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distinguere la sostanza della fede, nel matrimonio
e nella sua indissolubilità, dalle diverse forme
storiche in cui essa si è venuta esprimendo .
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del presente ed insieme tenta di tracciare
delle linee direttrici per il futuro .
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