Fondazione Madre Cabrini onlus Anno 3 - Numero 2 La broncopatia cronica ostruttiva GIUGNO 2008 Sommario EDITORIALE 2 CONTRIBUTI PROFESSIONALI 3 La broncopatia cronica ostruttiva FOCUS 11 Arriva l’estate ARGENTO VIVO 14 La voce degli anziani INIZIATIVE 20 La XVI giornata mondiale Alzheimer LO SCAFFALE 21 e r a r u C Pagina 2 Curare EDITORIALE di M. Ferri, Geriatra Prosegue, grazie ad un rinnovato impegno di molte persone all’interno della RSA la pubblicazione monografica. In questo numero si parla di un argomento che spesso nominiamo ma che in realtà non conosciamo in tutta la sua brutale espressione prognostica. Quando si parla di bronchite cronica, non si pensa ad un disturbo cronico, progressivo che, nel giro di qualche anno può comportare la morte della persona. Quali le cause? Alcune rare, congenite, altre frequenti come il fumo di sigaretta. Ha senso parlare di astensione dal fumo? In generale astenersi dal fumo significa guadagnare diversi anni di vita. Solitamente quando si parla in questi termini alcuni storcono il naso e dicono frasi del tipo: “Va da persona a persona ... guarda ad esempio mio nonno, ha fumato tutta la vita e non gli è successo nulla fino a 98 anni quando è morto nel sonno, invece quell’altro che non ha mai fumato è morto a 40 anni di tumore”. Certamente, ed anche questo è osservato scientificamente, vi è una suscettibilità al fumo, ma anche ad altre sostanze cancerogene, che è e rimane individuale ed è geneticamente determinata. Certamente ognuno di noi non è in grado di sapere quanto sia suscettibile ad un agente cancerogeno fino a quando non si sviluppa il cancro. Se è vero che il fumo provoca il cancro in modo diverso da individuo a individuo, questo non è vero per la bronchite cronica che si sviluppa in modo variabile (a secondo del numero di sigarette fumate al giorno) dopo qualche anno. Lo sviluppo di tale patologia non è variabile solo in termine di tempo. In altri termini nei fumatori prima o poi la bronchite cronica arriva. La maggior parte dei fumatori non smette con l’insorgere della dispnea, ma dopo il primo infarto. E’ necessario ricordare che il fumo presenta un importante fattore di rischio anche per le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Insomma il fumo fa male! Qualcuno potrebbe obiettare che anche la vita stressante fa male e che, saltuariamente, un piccolo piacere ci vuole. E’ vero che nella vita è necessario avere un equilibrio fra piaceri e doveri. Mi domando, forse un poco arditamente, chi di noi si esporrebbe consapevolmente al rischio di una infezione potenzialmente mortale, che magari si svilupperà fra qualche anno, solo per un atto di piacere? Certamente il paragone può essere considerato un poco forzato ma non sembra troppo. Certamente il ragionamento può essere almeno in parte modificato nelle età estreme. Potrei essere forse d’accordo nel non sospendere il fumo in un paziente ultranovantenne per il quale il fumo rappresentasse l’unica fonte di “benessere”. Ma il ragionamento mi pare fondato solamente per le età realmente estreme quando il danno del fumo non abbia il tempo di esplicarsi. Non dimentichiamoci che i pazienti che in RSA sono fumatori, sono spesso i più giovani. Forse proprio in questi potrebbe essere significativo e utile sostituire il rito del fumo, che in fondo è un atto sociale, con un altro rito, con qualcosa d’altro che possa farli sentire più partecipi. Non ci sembri un accanimento l’idea di far smettere di fumare una persona, in quanto gli si evitano molteplici sofferenze legate alla bronchite cronica (dispnea, tracheotomie…). In ogni caso lasciatemi concludere questo editoriale con un personale ringraziamento ai partecipanti che hanno mostrato, come detto all’inizio, un rinnovato entusiasmo. Curare Direttore scientifico pubblicazione trimestrale della Fondazione Madre Cabrini onlus Marco Ferri Redattore Elisabetta Tacconella Consulente tecnico Loredana Ciarrocchi Collaboratori Anziani RSA e CDI, G. Bellani, D. Buttignoni, L. Ciarrocchi, T. Coloma, G. Cutillo, L. Devecchi, Mons. C. Ferrari, Mons. G. Fogliazza, P. Mattioli, E. Tacconella, Servizio Animazione Stampato in proprio presso la: Fondazione Madre Cabrini onlus - S. Angelo lod. (LO) - tel 0371/90686 - fax 0371/210013 E-mail [email protected] Anno 3 - Numero 2 Pagina 3 CONTRIBUTI PROFESSIONALI La broncopatia cronica ostruttiva (BPCO) Nel corso dell’esperienza lavorativa di ogni professionista che opera all’interno della RSA, spesso ci si trova a dover affrontare la cura di malattie croniche come la broncopatia cronica ostruttiva. Gli articoli presentati nei “Contributi professionali” vogliono stimolare la riflessione di ogni operatore su questo argomento, offrendo nozioni tecniche e indicazioni per l’intervento. Il fumo come importante fattore di rischio delle malattie di P. Mattioli, I.P. Una sigaretta sprigiona durante la combustione più di 4.000 sostanze chimiche. Fra esse la nicotina e il catrame rappresentano la percentuale maggiore: il catrame è formato da idrocarburi cancerogeni, la nicotina è un’aldeide molto velenoso. Il filtro riduce il passaggio di queste sostanze ma una gran parte viene inalata e passa nel circolo sanguigno. E’ stato dimostrato che la nicotina crea uno stato di dipendenza, genera reazioni a livello fisiologico, percepibili dal soggetto che ne fa uso, crea crisi di astinenza, porta ad un consumo sempre maggiore. Studi recenti hanno inoltre evidenziato come alcuni soggetti siano maggiormente predisposti a sviluppare uno stato di dipendenza da nicotina rispetto ad altri per la presenza nel proprio DNA di particolari geni che renderebbero l’organismo più sensibile all’assunzione della sostanza e quindi più difficile potersene privare. Ciò dimostrerebbe come per alcuni individui, anche incalliti fumatori, smettere di fumare, possa a volte avvenire in maniera netta quasi dall’oggi al domani, mentre per altri la semplice forza di volontà non basta ma c’è bisogno di un supporto medico e farmacologico. Nel corso degli anni gli studi epidemiologici, hanno associato il fumo di sigaretta a diverse patologie. Le malattie più studiate, perché sono tra le più importanti cause di mortalità in molti paesi, sono il cancro polmonare, le malattie ostruttive dei polmoni e le malattie coronariche. Gli studi statistici indicano forti correlazioni tra il fumo e il cancro polmonare. Circa il 90% dei malati di cancro ai polmoni sono fumatori, il 10-15% delle persone che fumano molto, più sigarette al giorno per tutta la vita, si ammalano di cancro polmonare. Quando si smette di fumare i rischi iniziano a diminuire. Le malattie ostruttive croniche dei bronchi e dei polmoni sono principalmente due: la bronchite e l’enfisema. I rapporti tra queste malattie e il fumo, evidenziati dalle statistiche, appaiono dello stesso ordine di grandezza di quelli che esistono tra cancro polmonare e fumo. Come nel caso del cancro polmonare, l’incidenza è maggiore nei soggetti che fumano da più anni e che fumano più sigarette al giorno. L’unico modo per rallentare il decorso della malattia è smettere di fumare. I rischi, per i gruppi di ex-fumatori, tendono a rimanere superiori rispetto a quelli dei non fumatori in quanto l’apparato respiratorio è comunque compromesso e fisiologicamente modificato dall’inalazione di sostanze tossiche avvenuto per anni, resta comunque più alto rispetto a quello dei fumatori. Il fumo è anche una delle cause delle coronaropatie. Le malattie cardiache sono in genere collegate a vari altri fattori, oltre che al fumo. Secondo le istituzioni sanitarie, importanti fattori di rischio sono anche l’altro tasso di colesterolo nel sangue, la pressione sanguigna, l’obesità, la sedentarietà. C’è anche da mettere in evidenza come i fumatori siano anche abituali consumatori di caffè e di alcolici che associati al fumo comportano gravi danni all’organismo. Le istituzioni sanitarie raccomandano alle donne di non fumare e questa raccomandazione è stata ampliamente divulgata. Secondo studi statistici, esiste un collegamento tra fumo in gravidanza e la nascita di neonati sottopeso. C’è anche una correlazione tra il fumo in gravidanza e la mortalità neonatale, le nascite premature, gli aborti Anno 3 - Numero 2 Pagina 4 spontanei e le morti intrauterine in gravidanza a termine. Negli ultimi anni studi condotti negli Stati Uniti hanno dimostrato come il fumo possa essere causa di una serie di molte altre patologie quali la cataratta, l’aneurisma aortico addominale, la polmonite, la leucemia mieloide acuta, il cancro alla gola, alla bocca, della vescica, allo stomaco ed ai reni. Quello che appare evidente è che molte sono le ragioni per le quali varrebbe la pena smettere di fumare o non iniziare affatto. E’ importante tener in considerazione, oltre al fattore umano, anche il costo sociale che il trattamento ei queste patologie hanno nell’ambito della spesa sanitaria alla quale tutti noi lavoratori contribuiamo. In questi anni in Italia, grazie alle restrizioni della legge Sirchia, si è ridotto il numero delle sigarette consumate ma quello che è stato riscontrato è la sempre più precoce iniziazione al fumo da parte dei giovani specialmente delle ragazze. Fonti: Italiasalute.leonardo.it altro consumo.it “Prevenzione cardiovascolare” del periodico Benessere Le donne e il fumo di T. Coloma, A.S.A. Il numero delle fumatrici è cresciuto del 60% negli ultimi 20 anni e la quota delle grandi fumatrici che consumano più di 20 sigarette al giorno, è addirittura triplicata. Le conseguenze sono devastanti, infatti nel periodo compreso fra gli anni ‘60 e ‘80 il numero di morti per cancro al polmone tra le fumatrici è cresciuto da 4 a 7 volte ed è rimasto invariato nelle non fumatrici. Secondo alcuni studi americani le donne che fumano un pacchetto al giorno potrebbero avere un infarto con un anticipo di 5,2 anni rispetto alle non fumatrici. La nicotina nella donna alza il rischio di ictus, addirittura del doppio se le sigarette sono più di 25 al giorno. Oggi sono state evidenziate le patologie che colpiscono maggiormente le fumatrici, ma purtroppo si pensa che l’elenco non sia completo. La patologia più seria è il tumore in tutte le sue manifestazioni: il cancro ai polmoni (infatti oggi muoiono più donne di carcinoma polmonare che di tumore al seno), il cancro all’utero (perché il fumo inibisce le difese immunitarie e facilita la moltiplicazione di virus implicati nella genesi di questa patologia), il cancro alla laringe, alla lingua, all’esofago, alla vescica e ai reni. Naturalmente tutte le patologie polmonari, la bronchite, l’enfisema e quelle del sistema circolatorio sono ad alto rischio nelle donne fumatrici, specialmente per quelle che usano la pillola come metodo anticoncezionale. Il fumo tende ad anticipare la menopausa di 1 o 2 anni, determinare velocemente l’osteoporosi e quindi il rischio di fratture, ad influenzare la formazione di ulcere gastriche, a creare problemi di debolezza della vescica, a inaridire la pelle con conseguente precoce formazione di rughe. Nelle fumatrici il rischio di una gravidanza extrauterina è più alto del 40% rispetto alle non fumatrici. I motivi di una maggiore pericolosità sono da ricercarsi nel danno ormonale, specialmente sugli estrogeni, che il fumo determina nella donna. Gli estrogeni influiscono sugli organi genitali femminili, sul ciclo mestruale, ma anche sul metabolismo e sul sistema immunitario. La capacità di concepire delle donne fumatrici per ogni ciclo è di circa un terzo più bassa rispetto alle non fumatrici. Il rischio di morte in culla del bambino aumenta di 7 volte per le mamme che hanno fumato un pacchetto di sigarette al giorno durante la gravidanza. Alcuni studi affermano che i figli di fumatrici possono presentare più difficoltà di apprendimento a scuola, che tendono a manifestare reazioni allergiche con frequenza e che corrono grossi rischi rispetto alle probabilità di contrarre una patologia coronarica in età adulta. I componenti del tabacco attraversano la placenta e danneggiano facilmente il feto, causando un rischio maggiore di malformazioni e di nascita di un bambino morto o di un bambino di peso inferiore alla normalità, inoltre aumenta la possibilità di un parto prematuro o addirittura di aborto. Fonti: www.benessere.com Anno 3 - Numero 2 Pagina 5 La BPCO: fattori di inquadramento e prognostici di M. Ferri, Geriatra BPCO è un acronimo che significa Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva, ossia, una malattia cronica dei bronchi che comporta un danno ai polmoni e alla respirazione. Che differenza c’è fra asma e BPCO? L’asma è una malattia nella quale vi è un eccesso di reazione dei bronchi che tendono a chiudersi in risposta a stimoli allergici o altri stimoli (stimoli termici, sforzo fisico). E’ presente anche un tipo di asma che si dice “atopico” nel quale i bronchi rispondo in modo esagerato a stimoli che normalmente non dovrebbero comportare una bronco-costrizione (ossia una chiusura delle vie aeree). In ogni caso di asma, la broncocostrizione è estremamente reversibile ossia, una volta eliminato lo stimolo che comporta la chiusura delle vie aeree queste ultime tornano in una condizione di sostanziale normalità.Nel caso della BPCO i bronchi tendono a rimanere chiusi. Perché ciò avviene? Esistono diverse cause della BPCO ma la più frequente è rappresentata dal cumularsi di danni cronici alle vie respiratorie causati dallo smog e dal fumo. Essendo lo smog solo in parte evitabile per il singolo individuo, prendiamo l’esempio del fumo che è maggiormente evitabile. Una persona inizia a fumare. I bronchi tendono ad infiammarsi. Si innescano una serie di risposte, date dall’organismo, antinfiammatorie per cercare di porre un freno a tale processo. Per un po’ di tempo, specie in età giovanile, il processo antinfiammatorio posto in atto dall’organismo tende ad essere abbastanza efficace (mai totalmente!).Con l’andare del tempo l’infiammazione tende a prevalere e a cronicizzarsi. Ciò comporta che i bronchi tendono a irrigidirsi e chiudersi a partire dalla periferia dei polmoni fino alle principali vie aeree. Quanto tempo intercorre dall’inizio del fumo (o di altri stimoli infiammatori) all’insorgenza dei sintomi? Il periodo è ovviamente variabile e dipende principalmente da quanto intenso è l’insulto patogeno e dipende anche dalla risposta antinfiammatoria di ogni singola persona. E’ comunque osservabile che i pazienti che soffrono di iniziale BPCO presentano una tosse cronica specialmente mattutina che inizialmente è secca ma poi tende ad essere produttiva. La tosse può proseguire per diversi anni ed essere trascurata. Il sintomo di allarme per cui i pazienti tendono a recarsi dal medico è la dispnea, cioè la mancanza di fiato, che è inizialmente da sforzo e successivamente a riposo. Altro elemento da tenere presente è la storia clinica. Infatti molti pazienti con BPCO durante l’inverno tendono più facilmente ad andare incontro a malattie acute. La bronchite acuta. Spesso quando si raccoglie l’anamnesi dei pazienti con BPCO si possono sentire frasi del tipo: “Io sono quello delle bronchiti d’inverno. Sono dieci anni che tutti gli inverni faccio la mia bronchite”. Come si fa a capire se una persona ha la BPCO? La diagnosi è abbastanza semplice. In prima battuta bastano una spirometria (ossia un esame del respiro) e una radiografia del torace. In altri casi è necessario, nel caso di pazienti giovani, eseguire test di provocazione della reattività bronchiale al fine di valutare se sia in presenza di asma. La terapia è efficace? Certamente la terapia è efficace. Si usano aerosol medicati talora utilizzati con appositi erogatori (“le polpette”) che permettono di alleviare i sintomi più fastidiosi come la dispnea. E’ importante osservare però che tali terapie riducono il numero di ospedalizzazioni per riacutizzazioni della BPCO ma modificano in minima parte la storia clinica della malattia. Cosa migliora la prognosi? Sono solo due i fattori che hanno dimostrato di essere significativamente efficaci nel migliorare la prognosi: l’immediata e totale astensione dal fumo e l’ossigeno terapia, il primo da evitare e da dimettere prima possibile ed il secondo che si tende ad utilizzare nelle fasi intermedio-avanzate della malattia. Per concludere è importante ricordare che: la BPCO, nella maggioranza dei casi (non tutti), è legata all’ abitudine del fumo. Il fumo è da evitare e, quando sospeso, migliora la prognosi della malattia. Non bisogna trascurare i sintomi persistenti come la tosse e cercare di iniziare a trattare prima possibile la malattia con una diagnosi accurata. Anno 3 - Numero 2 Pagina 6 BPCO e riabilitazione respiratoria di G. Bellani, TdR La riabilitazione respiratoria è un programma multidisciplinare di cura per pazienti con disfunzioni respiratorie, programmato “su misura” per il paziente in modo da cercare di ottimizzare l’autonomia e la performance fisica e sociale. La ridotta tolleranza allo sforzo del paziente BPCO è dovuta all’instaurarsi di un circolo vizioso per cui il paziente riduce l’attività fisica a causa della dispnea e quindi tende a perdere trofismo e forza dei muscoli periferici. Il paziente sviluppa quindi disabilità, perdita dell’autonomia e limitazione nelle attività della vita quotidiana. Fino agli anni ’90 si pensava che i pazienti BPCO non fossero in grado di raggiungere un’intensità d’esercizio sufficientemente elevata da poter allenare la muscolatura, soprattutto quella degli arti inferiori. In quegli anni la riabilitazione respiratoria era quasi esclusivamente mirata al rinforzo dei muscoli respiratori (rieducazione diaframmatica). Attualmente è l’allenamento all’esercizio ad essere considerato l’aspetto principale di un programma di riabilitazione. Gli obiettivi della riabilitazione cardiorespiratoria in pazienti che soffrono di BPCO sono multifattoriali e comprendono: • riduzione e controllo dei sintomi respiratori; • incremento della capacità d’esercizio; • miglioramento della qualità di vita; • riduzione dell’impatto psicologico dovuto alla riduzione funzionale ed alla disabilità; • riduzione del numero/gravità delle riacutizzazioni. Per impostare un programma di riabilitazione respiratoria è importante sottoporre il paziente ad una valutazione funzionale completa, misurando il grado di disabilità e dispnea, utilizzando alcune prove: TEST DEL CAMMINO: determinazione della massima distanza percorribile dal paziente in un determinato tempo (2, 6, o 12 minuti). Durante l’esercizio è importante monitorare la frequenza cardiaca e la saturazione d’ossigeno nel sangue; SHUTTLE TEST: misura la tolleranza all’esercizio fisico durante la camminata in piano. Il paziente cammina avanti e indietro in un corridoio lungo 10 metri e la velocità ed il ritmo sono scanditi da un segnale sonoro. Il test termina quando il paziente non riesce a mantenere la velocità richiesta; SCALA ANALOGICA VISIVA (VAS): linea retta orizzontale o verticale (10 cm) con dei trattini agli estremi con dei descrittori (espressioni verbali o figure) che ne definiscono la polarità. Utilizzata per la valutazione della dispnea durante esercizio. Questi ed altri test consentono di misurare con precisione il massimo carico di lavoro sopportabile dal soggetto, il VO2max. Questo parametro, chiamato massimo consumo d’ossigeno, indica la massima potenzialità del metabolismo aerobico. Esso è in funzione sia della capacità d’apporto d’ossigeno ai tessuti da parte del sistema respiratorio e cardiovascolare, sia della capacità d’estrazione d’ossigeno da parte dei tessuti. La conoscenza del VO2max del paziente affetto da BPCO consente di programmare l’allenamento impostando i vari parametri del programma di riabilitazione respiratoria (intensità, durata e frequenza). Nei soggetti normali l’allenamento aerobico si svolge in genere tra il 50% e l’80% del VO2max; i pazienti affetti da BPCO moderatasevera, in base agli studi condotti in questi ultimi anni, possono allenarsi ad un livello pari a circa il 60% del VO2max con risultati significativamente migliori rispetto a quelli ottenuti allenandosi al 30%, come si faceva precedentemente. L’allenamento produce un aumento della capacità d’esercizio (minor dispnea a parità di sforzo), una riduzione dei livelli ematici di acido lattico e di ventilazione per uno stesso carico di lavoro. Anno 3 - Numero 2 Pagina 7 Le tipologie d’esercizio consigliate maggiormente sono quelle che producono un rinforzo dei grossi gruppi muscolari, attraverso un allenamento aerobico di resistenza. Per fare ciò durante le sedute di fisioterapia si utilizzano il tapis roulant, la cyclette, le scale e combinazioni di più esercizi a corpo libero. La frequenza d’allenamento varia da 3-5 volte/settimana per 20’-30’ al 60% del VO2max. Un simile programma può essere seguito dalla maggior parte dei pazienti BPCO, mentre altri soggetti con ostruzione severa delle vie aeree potrebbero non tollerare un allenamento a tale intensità. In alternativa si può lavorare al 60-80% della massima capacità d’esercizio per periodi di 2 o 3 minuti intervallati da 2 o 3 minuti di riposo. La durata complessiva del programma di riabilitazione respiratoria è di 8-12 settimane, al termine delle quali il soggetto andrà spronato a mantenersi attivo in modo tale da non perdere i benefici acquisiti. E’ molto importante che il paziente rispetti i vari parametri d’allenamento (intensità, durata e frequenza). Così come accade nei soggetti sani, anche nei pazienti BPCO l’effetto positivo dell’esercizio fisico si mantiene per il tempo di durata dell’allenamento. Al contrario una riduzione dell’intensità, della durata o della frequenza del programma ne riduce sensibilmente gli effettivi benefici. Considerato, a questo punto, che la BPCO è una malattia con un impatto medico e sociale continuamente crescente, che la proietta a diventare in un futuro prossimo uno dei maggiori carichi per la salute pubblica, è molto importante trovare delle valide strategie di trattamento; tra queste ha un ruolo preminente nel migliorare la qualità di vita e nel ridurre il grado di disabilità, la riabilitazione respiratoria. I pazienti con BPCO sintomatica possono trarre beneficio dalla riabilitazione a qualsiasi stadio della malattia, dimostrando un miglioramento della capacità di svolgere le attività quotidiane nonché della tolleranza alla dispnea e all’affaticamento. Un recente studio prospettico ha inoltre rilevato che la capacità d’esercizio fisico si correla ad un minor numero di ricoveri ospedalieri per riacutizzazioni. Già nel 2001 il Position Paper della British Thoracic Society concludeva: “Ci sono argomenti solidi per la diffusione dei servizi di riabilitazione respiratoria: la prevalenza della disabilità da malattie respiratorie croniche è elevata e la riabilitazione è un intervento sicuro, efficace e poco costoso che può ridurre il ricorso al Servizio Sanitario Nazionale. La necessità di riabilitazione è evidente, la domanda è sostanziale, ma la capacità di fornire servizi riabilitativi è scarsa”. Tali argomentazioni sono altrettanto valide in Italia, dove la BPCO sembra riguardare non meno del 10% della popolazione generale, con una percentuale di circa il 4% interessata da forme cliniche di grado moderato-severo e quindi eleggibile per la riabilitazione respiratoria. A fronte di tale domanda però, il numero di servizi pneumoriabilitativi nel nostro Paese è molto esiguo. Fonti: (ATS, Am J Respir Care Med 1999) Se esprimi un desiderio vuol dire che hai visto una stella cadere... Se hai visto una stella cadere vuol dire che guardavi il cielo... Se guardavi il cielo allora... credi ancora in qualcosa! (Bob Marley) Anno 3 - Numero 2 Pagina 8 IL FUMO: smettere di fumare si può in tarda età? di L. Devecchi, E.P. Sono milioni le persone nel mondo che ogni anno impiegano tempo e risorse per cercare di perdere il vizio del fumo. Smettere di fumare per un fumatore di lunga data può tramutarsi in un’impresa molto difficile, che spesso non sortisce i risultati sperati. Eppure, perdere il vizio del fumo anche in tarda età può portare a numerosi e inaspettati benefici. A volte basta semplicemente scegliere il momento giusto, come dimostra un recente studio effettuato alla Peninsula Medical School in Gran Bretagna. Il dr Iain Lang e il suo team di ricerca hanno dimostrato come il passaggio da lavoratori attivi a pensionati possa essere un ottimo momento per provare a smettere di fumare. Per dimostrare la loro tesi, i ricercatori hanno coinvolto 1712 fumatori con un’età minima pari a 50 anni, registrando il loro stato lavorativo (ancora occupati o in pensione) e il loro approccio con il fumo (fumatori o ex fumatori). I risultati della ricerca hanno così messo in evidenza come il 42,5% degli intervistati abbia smesso di fumare in concomitanza con il pensionamento, rispetto al 29,3% di coloro ancora impiegati e al 30,2% dei fumatori già andati in pensione da qualche anno. Lo studio statistico dimostra quindi come il momento del pensionamento sia spesso associato alla perdita del vizio del fumo. «Andare in pensione è uno dei più grandi cambiamenti nella nostra esistenza, ed è il motivo per cui molte persone sono maggiormente disposte ad attuare cambiamenti significativi nelle loro abitudini e condotte di vita. Il pensionamento è un momento in cui le persone riacquistano la possibilità di fare e sperimentare nuove cose che non si erano sentite di esperire prima. Il cambiamento che abbiamo registrato per il fumo si può applicare anche ad altri ambiti degli stili di vita, come un’alimentazione più sana e maggiore esercizio fisico», ha dichiarato il dr Lang. Incentivare comportamenti sani per la salute nel momento di transizione da lavoro attivo a pensione comporterebbe innumerevoli vantaggi sociali ed economici. Le patologie respiratorie e tumorali legate al fumo, specialmente in età avanzata, comportano ingenti costi per l’intera società. Creare maggiore consapevolezza in chi si appresta a vivere la terza età potrebbe abbattere sensibilmente i costi per la sanità. Il dr Iain Lang ipotizza delle vere e proprie politiche di “accompagnamento” per stimolare una condotta sana da parte dei neopensionati, che potrebbero così perdere il vizio del fumo molto più facilmente. Dunque, è proprio vero: non è mai troppo tardi per smettere di fumare. Fonti: www.blogalileo.com La legge contro il fumo nei luoghi di lavoro di G. Cutillo, impiegato In Italia, la normativa è stata di recente modificata con l’estensione del divieto di fumo, già presente per i locali pubblici (ospedali, cinema,teatri, ecc..), anche ai locali aperti al pubblico (bar, ristoranti). In particolare l’art. 51 della Legge n. 3 del 16 gennaio 2003, la famosa “Legge Sirchia”, estende il divieto di fumo (già previsto dalla Legge del 1975, n. 584) a tutti i locali chiusi, incluse le carceri ed i luoghi di lavoro, ad eccezione dei locali privati non aperti al pubblico e di quelli riservati ai fumatori. I locali riservati ai fumatori dovranno essere contrassegnati come tali e dotati di appositi sistemi di ventilazione secondo le caratteristiche tecniche dettate con successivo regolamento di attuazione (D.P.C.M. del 23 dicembre 2003). Ne deriva che l’estensione del divieto di fumo a tutti i locali chiusi, inclusi i luoghi di lavoro privati aperti al pubblico, comporterà l’impossibilità di fumare negli stessi, salvo che nelle apposite aree riservate ai fumatori dotate dei previsti impianti di ricambio dell’aria. Il regolamento di attuazione ha previsto che i locali riservati ai fumatori dovranno essere fisicamente separati dall’area “no smoking”, dotati di ingresso con porta chiusa automatica, non rappresentare un locale obbligato di passaggio per i non fumatori e di superficie inferiore alla metà dell’intero locale. Inoltre, dovranno essere forniti di adeguata segnaletica con l’indicazione luminosa “area per fumatori” e dotati di particolari sistemi di ventilazione, le cui caratteristiche sono dettagliatamente indicate nel provvedimento di attuazione. Anno 3 - Numero 2 Pagina 9 Dove l’adozione di tali misure non fosse possibile per la configurazione strutturale dei locali (dimensioni ridotte che non consentano una separazione fisica tra le due aree) ovvero per scelta degli esercenti, il divieto di fumo sarà esteso all’intero locale e dovrà recare appositi cartelli adeguatamente visibili con la scritta “Vietato fumare”. Agli operatori del settore è stato concesso un anno dall’entrata in vigore del provvedimento di attuazione (D.P.C.M.) per gli adeguamenti tecnici richiesti, termine prorogato al 10 gennaio 2005 (dal D.L. n.226/2004), allo scadere del quale sono scattate le sanzioni per i trasgressori dei divieto. Sono previste sanzioni amministrative da 27,5 a 275 euro, con il raddoppio delle stesse qualora la violazione del divieto venga commessa in presenza di donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di minori al di sotto dei 12 anni. Sanzioni da 200 a 2000 euro anche a carico di coloro preposti per legge a far rispettare il divieto, nonché a carico dei conduttori dei locali con possibilità che tale somma venga aumentata della metà nelle ipotesi in cui gli impianti di ventilazione non siano funzionanti o a norma. A livello dell’Unione Europea, il fumo passivo è stato oggetto di una direttiva e di una raccomandazione. La direttiva riguardante la salute e la sicurezza sul posto di lavoro (n. 89/391/EEC) stipula, in modo particolare, che negli “spogliatoi vengano installati sistemi idonei per la tutela dei non fumatori contro il disagio causato dal fumo di tabacco”. Nel 2002 inoltre, il Consiglio ha stilato una raccomandazione che invita gli stati membri a varare norme legislative atte a provvedere ad un’adeguata tutela contro il fumo passivo sui posti di lavoro, nei luoghi pubblici chiusi e sui trasporti pubblici. Il fumo passivo costituisce sempre più un fattore di grave rischio per la salute e per l’ambiente: il fumo passivo è quello che i non fumatori subiscono respirando il fumo di tabacco emesso nell’atmosfera ambiente da altri soggetti fumatori. Tale fumo è il risultato della combustione del tabacco e dell’aria espirata da chi fuma: solo il 15% del fumo prodotto da una sigaretta è aspirato dal fumatore (fumo primario); il restante (fumo secondario) viene disperso nell’aria ambiente, dove può essere respirato da altre persone presenti. E’ chiaro che il fumo disperso nell’ambiente possa essere molto fastidioso, oltre che una fonte di preoccupazione. Le autorità politiche, le istituzioni sanitarie e le aziende del settore del tabacco possono e devono collaborare per la definizione di soluzioni pratiche. L’idea che la persona che fuma possa farlo dove vuole, deve misurarsi con una buona e ragionevole politica che tenga conto sia delle esigenze dei fumatori che di quelle dei non fumatori e, non c’è dubbio, che i non fumatori siano più numerosi delle persone che fumano. E’ necessario creare iniziative che tendano a ridurre l’esposizione al fumo di tabacco disperso nell’ambiente e, allo stesso tempo, consentano di accogliere i fumatori, come l’idea di incentivare la creazione di aree riservate ai non fumatori nei locali pubblici e l’adozione di adeguati sistemi di ventilazione. Fonti: British American Tobacco-Italia (11 dicembre 2007) UNO SPAZIO DEDICATO Per i prossimi numeri di CURARE vorremmo dedicare uno spazio informativo alle Rappresentanze Sindacali e all’Associazione dei volontari “Ali d’aquila”. La Redazione ringrazia già da ora quanti vorranno collaborare. Anno 3 - Numero 2 Pagina 10 La broncopatia cronica ostruttiva di Mons. G. Fogliazza La riflessione che una persona compie su un dato clinico può svolgersi su diversi piani, in particolare il piano della diagnosi, il piano della terapia e, in particolare, il piano della reazione umana, psicologica, di chi viene colpito da qualche malattia, che ne mina le capacità fisiche e anche psicologiche. Queste righe che offro per la nostra Rivista vogliono collocarsi soprattutto su questo piano umano e psicologico, non avendo la competenza per le altre dimensioni. E’ forte la tentazione, oggi più di ieri, di misurare il valore di una persona dalla rendita che riesce a dare nelle sue giornate. Evidentemente, quando questo succede, si finisce per ridurre a insignificante il tempo della inattività, qualunque possa essere la causa che la determina. Questo non deve succedere per il credente, in particolare il credente “cristiano” che in Colui in cui crede, Gesù Cristo, Figlio di Dio che si è fatto Figlio dell’uomo, vede il modello della scelta della sofferenza quale strumento privilegiato per la salvezza dell’uomo. E’ una riflessione che a tutti è capitato di sentire, perché è la più evidente e importante conseguenza che deriva dalla nostra fede di fronte al tempo che possiamo solo donare, senza impiegare in attività particolari. Può essere più difficile accettare la posizione quando manca la fede. L’esperienza che oggi ci capita di leggere sui mezzi della comunicazione sociale di tante persone che non accettando la loro nuova situazione arrivano a fare gettito della vita è la più triste e grande dimostrazione. Come far diventare il rispetto della vita, la profonda convinzione di fede che la vita è un’avventura meravigliosa che va accolta dal suo apparire fino alla sua naturale conclusione? E’ un impegno che ci coinvolge tutti, un impegno in cui anche la nostra Casa di S. F. Cabrini si sente profondamente impegnata. E’ un impegno che traduciamo come volontà di testimonianza. La testimonianza non nasce di colpo, ma va educata lungo tutta la vita. Al bambino, come al vecchio, non potremo mancare di far comprendere che la sua vita, che lui è importante. E sarà sempre importante, qualunque cosa possa succedere. E’ importante per noi, come è importante per Dio e per l’intera creazione, nella quale si colloca come suo naturale e indispensabile collaboratore. Tutta l’umanità si sta accorgendo che stiamo vivendo un’emergenza educativa, ad ogni livello. Non si trova più chi sia disposto ad educare e non si trova contemporaneamente chi sia disposto a farsi educare. Non è fuori posto affermare che il tema della preziosità della vita è un elemento dei più su cui impostare l’educazione. Se capita che nella nostra vita fisica entrino elementi ostruttivi, quanto ci dovrà trovare preparati non sarà innanzitutto l’arrivo di qualche contrattempo fisico, ma la nostra forza spirituale, che nessuna malattia può togliere. Con l’aiuto di tutti, personale degente, medico, infermieristico, impiegatizio, volontario, la battaglia può essere vissuta e ritengo sia quanto la carità cristiana chiede a tutti noi. Dal vezzo al vizio di Mons C. Ferrari E’ di tutti i giorni: vedere gente, donne e uomini, con la sigaretta in bocca, passeggiare o camminare per le strade. Persone sole oppure in compagnia. Fa una certa impressione, ora! Qualche decennio addietro era meno impressionante perché non si sapeva che fumare fa male. In quel tempo fumavano solo gli uomini. Alle donne era pressoché proibito il farlo. Anche gli uomini non fumavano troppo perché le condizioni economiche non lo consentivano. Ora il fumare è un “vezzo” diffuso. Tra i giovani appare come un passo deciso verso la maturità e l’autonomia dalla sottomissione familiare. E non è infrequente il passaggio dalla sigaretta-tabacco a qualcosa di ben più lesivo, a qualche “boccata di stupefacente”… Il tutto in piena consapevolezza. Si conoscono infatti gli effetti di tale agire! E’ giusto e perfettamente azzeccato il detto che qui “il vezzo porta al vizio”, e uno dei vizi non da poco. Con effetti sul portafoglio e sui polmoni (solo?) non da poco. E’ possibile smettere di fumare? Si! E’ possibile! Al di fuori di interventi strettamente sanitari, si possono suggerire due percorsi. Il primo: per chi è fumatore accanito: “riduci progressivamente e sistematicamente il fumare a numeri non distruttivi della salute”. Il secondo: per chi vuole eliminare il vizio: “Smetti totalmente, subito, all’istante. Dicendo basta! Risolutamente!”. Tutto questo suppone volontà forte e decisa. Addestrata. Capace di determinazioni che non conoscano ritorni. E una volontà di questo tipo richiede una interiorità arricchita di forza e di esercizi spirituali, che conducano verso una libertà sempre più capace di auto dominio e di guida di sé, secondo ragione. Non per niente tutte le religioni, e quella cristiano in particolare, invitano a fare esercizio robusto di meditazione, di preghiera, di penitenza. Sono le strade della libertà e dell’autodeterminazione, che rendono capaci di eliminare il “vizio” del fumo… e non solo. Anno 3 - Numero 2 Pagina 11 FOCUS Arriva l'estate: scatta il piano anti caldo della Regione a cura di E. Tacconella, Pedagogista «Si prevedono picchi di calore nella seconda metà di luglio e nella prima parte di agosto». A dare le previsioni per questa estate che ci ha fatto sospirare, è il dottor Elio Marmondi, direttore sanitario dell'Asl di Varese, che ha presentato il piano "Emergenza caldo estate 2008": «Un piano che, di fatto, è già entrato in funzione ma che, fino a ieri, era stato tenuto nel cassetto» ha dichiarato il direttore sanitario. In concreto, il piano è stato messo a punto dal tavolo di confronto che coinvolge Provincia, Asl, azienda ospedaliere, comuni e terzo settore per evitare situazioni di crisi come nell'estate del 2003, quando il caldo e l'afa fecero danni gravi soprattutto tra la popolazione anziana: «Gli ultrasessantacinquenni e tutte le persone deboli, quali bambini o malati rientrano tra i soggetti monitorati da questo tavolo. Il sistema di assistenza passa innanzitutto dai medici di medicina generale, dai pediatri, dal servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) e poi, dal 118 e dall'ospedale. La Regione Lombardia dà il via ufficiale al piano contro il caldo. "Si tratta - ha affermato l'assessore alla sanità Luciano Bresciani - di un piano articolato e già collaudato, che ha ottenuto risultati decisamente positivi nelle quattro passate stagioni estive. Basato sulla prevenzione e sull'informazione, punta a neutralizzare al massimo gli effetti del caldo su una fascia particolarmente debole come quella anziana e, più in generale, su tutta la popolazione". La pubblicazione e la diffusione sul territorio lombardo dell'opuscolo rientrano nel piano di gestione dell'"emergenza caldo" 2008, secondo quanto predisposto dagli assessorati alla Sanità e alla Famiglia e Solidarietà Sociale e trasmesso ai soggetti interessati (Asl, Aziende Ospedaliere, Irccs, case di cura, Comuni) già il 14 aprile 2008. In particolare, viene data grande importanza alla disponibilità di sistemi di allerta meteo, all'aggiornamento dell'anagrafe delle fragilità e al supporto di carattere sanitario e socio-sanitario, oltre che all'informazione sulle misure comportamentali da tenere da parte della popolazione, contenute nell'opuscolo. Il sistema di allarme climatico (periodo 15 maggio-15 settembre) utilizza per la città di Milano e la città di Brescia il sistema di previsione degli effetti delle ondate di calore gestito dal Dipartimento della Protezione Civile che provvede ad inviare i bollettini giornalieri al Centro di Riferimento Locale. Per le altre città (in particolare per i capoluoghi di Provincia) la direzione generale Sanità della Regione provvede con ARPA Lombardia ad inviare bollettini giornalieri sulle condizioni di disagio da calore al Centro di Riferimento attivato da ogni Asl. L'anagrafe delle fragilità è basata sulle caratteristiche personali e sociali (età, reddito, isolamento dalla comunità, dipendenze e patologie), condizioni di salute (cardiopatie, disturbi del metabolismo o neurologici, malattie polmonari) e caratteristiche ambientali (residenza in zona metropolitana, esposizione ad inquinanti, caratteristiche dell'abitazione) della popolazione. Il supporto sanitario e socio-sanitario prevede invece una serie di operazioni specifiche a carico di Asl e Aziende ospedaliere. In particolare queste ultime, in caso di episodi di caldo prolungato, devono garantire un adeguato numero di posti letto, sia riattivando quelli chiusi per il periodo estivo sia mediante l'utilizzo primario di posti letto in area medica (medicine, cardiologie, neurologie, eccetera). In più, dovranno porre particolare attenzione nell'area del Pronto Soccorso ai pazienti anziani anche in termini di priorità di intervento. Le Asl invece hanno in carico il mantenimento e il potenziamento dei servizi a domicilio, il monitoraggio delle persone assistite a domicilio seco ndo le divers e modali tà (Assi stenza domici liar e Programmata o Integrata, Servizio di Assistenza Domiciliare, Servizio di Continuità Assistenziale, eccetera), oltre a una serie di interventi mirati a favore di chi, benché non inserito nei normali piani di assistenza, è comunque a rischio in base all'anagrafe delle fragilità. Infine l'attivazione di numeri verdi, funzionanti 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana, da segnalare a tutta la popolazione, e in particolare a quella ritenuta più a rischio, per dare informazioni eventualmente richieste e soprattutto per ricevere ri- Anno 3 - Numero 2 Pagina 12 c h i e s t e e / o s e g n a l a z i o n i d i i n t e r v e n t o - a i u t o . Di più, il piano mette l'accento sull'importanza dei centri diurni per anziani nel fornire supporto e informazione e sul ruolo del volontariato. Un punto di riferimento importante per gli anziani di Milano è poi sempre rappresentato dal custode sociale, servizio presente nei caseggiati di edilizia popolare dal 2004 e oggetto di un recente accordo tra Regione Lombardia e Comune per potenziarlo ed estenderlo a tutta la città. Anno 3 - Numero 2 Fonti: www.regione.lombardia.it Pagina 13 Anno 3 - Numero 2 Pagina 14 ARGENTO VIVO LA VOCE DEGLI ANZIANI Inserto di Curare realizzato dagli anziani della RSA e del CDI in collaborazione con il Servizio di Animazione/Educazione Tradizioni contadine popolari estive di L. Devecchi, E.P. Il 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, è il momento in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare. La natura è rigogliosa, all’apice del suo splendore, è anche il periodo della raccolta e della conservazione. Il solstizio d’Estate rappresenta anche il ciclo dell’agricoltura incentrata sul raccolto dei cereali. E’ questo il tempo della mietitura, della festa dei campi; nessun’altra festa vede riunite tante pratiche e credenze superstiziose e magiche come la festa di San Giovanni Battista: quella che precede il 24 giugno è la notte delle streghe per eccellenza. In questo tempo, tutte le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate con particolare forza e potere. Bagnate dalla rugiada e intrise di una potenza nuova: è il momento giusto per le nuove raccolte in vista di future applicazioni sino a quando, il prossimo anno, verranno di nuovo bruciate nei falò e rinnovate. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle ac- Anno 3 - Numero 2 Pagina 15 que e dominato dalla Luna dando origine all'unione delle due opposte polarità che si incontrano. Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile. Il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Tali usanze sono così radicate nelle abitudini popolari che ancora oggi se ne perpetuano i festeggiamenti. I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori anche purificatori e l'usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell'Africa del nord. I contadini si posizionavano principalmente su dossi o in cima alle colline, e accendevano grandi falò in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa; spesso con le fiamme di questi falò venivano incendiate delle ruote di fascine, che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. I falò avevano però anche funzione purificatrice: per questo vi si gettavano dentro cose vecchie, o marce, perchè il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e... streghe. In alcuni casi si bruciava un pupazzo, così da bruciare in effige la malasorte e le avversità. Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo dei falò, in modo da togliere le malattie e proteggerlo sia da queste, sia da chiunque vi potesse gettare fatture. Il primo giorno di Agosto era un giorno di festa e ringraziamento le cui origini si perdono nel tempo. E’ certamente da collegare alle cerimonie di ringraziamento alle divinità pagane della terra per il raccolto. La festività, assumeva le caratteristiche di una festa popolare. Le massaie, il giorno prima, mettevano in ammollo cereali e legumi (fave, frumento, ceci, lenticchie e fagioli) che il primo agosto venivano cucinati in grandi calderoni per strada e qui venivano consumati da tutto il vicinato che si ritrovava unito per un momento di condivisione gioiosa. L’estate era anche il momento della preparazione delle conserve, si vedevano quintali si salsa di pomodoro spalmata a strati sottili su apposite tele stese al sole fino a quando non diventava uno scuro e salato pastone, elemento base per i saporiti intingoli dei mesi invernali. La festa della Madonna, il 15 agosto, è la conclusione ideale dell’estate quando ormai i lavori della mietitura sono finiti. Fra l'offerta delle primizie alla Madonna, maggiore importanza e solennità assumeva quella del grano. Un dolce tipico di questa festa era la “cubasda”, dolce composto da mandorle, miele e zucchero. Anno 3 - Numero 2 Pagina 16 PET-THERAPY e ANZIANI: un’esperienza in casa di riposo di P. Bellani, E.P. La storia della pet-therapy, cioè la terapia basata sull’interazione con gli animali, comincia negli anni ’50 del secolo scorso e più precisamente nel 1953 quando il neuropsichiatra infantile Boris Levinson nota che la casuale presenza del cane di casa, Jingle, nel suo studio rende Johnny, un suo piccolo paziente, più partecipe e collaborante alle sedute. E’ con questo episodio che si fa coincidere la scoperta dell’influenza positiva che gli animali possono avere sull’uomo in campo terapeutico. La pet-therapy comprende una serie complessa di utilizzi, occorre quindi distinguere tra due tipi di interventi: Animal-Assisted-Activities (Attività svolte con l’Ausilio di Animali): si tratta di attività che hanno l’obiettivo primario di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di persone fragili (anziani, ciechi, malati terminali, ecc.), sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo, finalizzati al miglioramento della qualità della vita. Sono incontri erogati da professionisti con animali che rispondono a determinati requisiti, in strutture di vario genere. Non sono necessari obiettivi specifici programmati per ciascuna visita anche se è opportuno prevedere sempre obiettivi di miglioramento. Le visite sono gestite con spontaneità e la loro durata non è prestabilita. Animal-Assisted-Therapy (Terapie effettuate con l’Ausilio di Animali): si tratta di attività terapeutiche che coadiuvano le terapie tradizionali, finalizzate a migliorare le condizioni di salute del paziente, con questi obiettivi: cognitivi (es. stimolo delle capacità mnemoniche) comportamentali (es. controllo dell’iperattività) psicosociali (es. miglioramento delle capacità relazionali) psicologici (es. miglioramento dell’autostima). Sono interventi con obiettivi predefiniti, in cui gli animali, rispondenti a determinati requisiti, sono parte integrante dei trattamenti volti a favorire il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e cognitive. Si tratta di co-terapie dolci che si rivelano efficaci, grazie soprattutto alla presenza dell’animale. Anche nella nostra Casa di Riposo si è svolta un’esperienza di Pet-therapy dove il contatto con l’animale ha offerto l’opportunità di favorire la reattività e la socia- Anno 3 - Numero 2 Pagina 17 lizzazione, tramite spunti di conversazione, di ilarità e di gioco. Ha permesso di stimolare l’attenzione tramite un contatto visivo e tattile con l’animale e un’interazione dal punto di vista comunicativo ed emozionale. DALL’INTERNO Solo come un anziano d’estate di D. Buttignoni e gli ospiti dell’animazione del mattino “Prima roba, i giovani che lavorano tutto l’anno, vanno al mare per cambia’ l’aria e noi a cà tame i can. La solitudine prima la sentivo più d’inverno che d’estate, perché uscivo e andavo in qualche cappellina al fresco e mi muovevo con il mio Valentino, d’inverno s’eri sarada in ca’ a mangià quater ciuchin. Per mi l’è insì” dice Cesarina Q. “E’ un periodo che soffro di malinconia, di tristezza, perchè mi sento più sola: dopodomani sono ormai sei mesi che giro gli ospedali. Questa è la mia solitudine di un estate che dura da sei mesi e che non riesco a dimenticare”: racconta tristemente Giovanna L. Interviene Marisa T.: “ Innanzitutto ho tanta malinconia, vedere le finestre chiuse di casa e poi i negozi chiusi e in giro neanche un cane. Io mi sento come questi cani però ci possiamo rifugiare in questa casa di riposo “al fresco” e la solitudine sembra più leggera” . Anche per Luigia V. : “L’estate va passata al fresco, ma qui si sta in compagnia di amici e sappiamo cosa fare con l’animatrice che ci tiene al corrente di tutto”. Sentiamo ora la voce di Antonia F.: “Ero sempre da sola o con la badante, son andai in tera du o tri volte. La solitudine la sento tanto, sia d’estate che d’inverno, però preferisco stare qua: c’è la compagnia e c’è tutto”. Anno 3 - Numero 2 Pagina 18 “Io ho sentito diverse volte la malinconia e ho trovato anche d’estate il tempo di scrivere le fiabe e poi, ho scritto una poesia per una signora novantenne. Non volevo sentire la mancanza della compagnia, dei miei genitori e dei parenti e questo è stato il modo più semplice, per me, per combattere la solitudine” dice Elisa S. “Parlano di solitudine, ma qui è un bel modo di combattere la noia e il caldo”, interviene Maria C. Calorosi saluti, dalla casa di riposo questo è tutto. IL RACCONTO La missione Dopo un lungo periodo di vita comune, passato nello studio e nella meditazione, tre discepoli avevano lasciato il vecchio maestro per incominciare la loro missione nel mondo. Dieci anni più tardi, i tre discepoli tornarono a far visita al maestro. L’anziano monaco li fece accomodare intorno, perché gli acciacchi ormai gli impedivano di alzarsi. Ognuno cominciò a raccontare la propria esperienza. “Io”, cominciò il primo, con una punta d’orgoglio, “ho scritto tanti libri e venduto milioni di copie”. “Tu hai riempito il mondo di carta”, disse il maestro. “Io”, prese a dire il secondo, con fierezza, “ ho predicato in migliaia di posti”. “ Tu hai riempito il mondo di parole”, disse il maestro. Si fece avanti il terzo. “Io ti ho portato questo cuscino perché tu possa appoggiare senza dolore le tue gambe malate”, disse. “Tu”, sorrise il maestro, “ tu hai trovato Dio”. Anno 3 - Numero 2 Pagina 19 LA RICETTA La Bertoldina Ingredienti: 3 uova, zucchero, lievito, latte, farina Mettere in una bacinella 4 cucchiai di zucchero, 3 tuorli e mescolare fino a far diventare “russumata”. Aggiungere lentamente un bicchiere di farina e mescolare diluendo il tutto con mezzo bicchiere di latte. Montare a neve 2 albumi e unirli all’impasto; aggiungere una bustina di lievito. Imburrare una teglia e versarvi il composto, infornare a temperatura media per 30 minuti circa. Volendo si può farcire col marsala all’uovo e amaretti pestati. BUON APPETITO! Anno 3 - Numero 2 Pagina 20 INIZIATIVE XVI GIORNATA MONDIALE ALZHEIMER La Giornata Mondiale Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International, rappresenta in tutto il mondo un momento di informazione e coinvolgimento per la malattia di Alzheimer. Sono passati più di cento anni da quando il neurologo tedesco Alois Alzheimer descriveva il primo caso della malattia che avrebbe preso il suo nome. Per celebrare la XV Giornata Mondiale Alzheimer la Federazione Alzheimer Italia organizza per il terzo anno consecutivo il III Concerto Straordinario al Teatro alla Scala di Milano, sabato 27 settembre 2008 alle ore 20; sarà ospite d’eccezione la Staatskapelle Dresden, con la direzione di Fabio Luisi: una delle orchestre più antiche al mondo, che quest’anno festeggia il 460° anniversario della sua costituzione. L’evento nasce con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, il Patronato della Regione Lombardia, i Patrocini della Provincia di Milano, del Comune di Milano, del Segretariato Sociale RAI, dell’Ambasciata Tedesca e del Consolato Generale di Germania. La serata riveste un carattere eccezionale non solo per il programma, ma anche per il messaggio che la Federazione Alzheimer Italia intende lanciare alla classe politica, a quella medica e all’opinione pubblica: affinché prendano coscienza della gravità del problema Alzheimer e si rendano conto delle reali dimensioni di una malattia che si sta trasformando in un’epidemia. “L’Alzheimer rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie e sociali del nostro tempo: oggi i malati sono 24 milioni in tutto il mondo, più di 500mila solo in Italia - il 20 % della popolazione sopra i 65 anni - e si stima che raddoppieranno nei prossimi vent’anni”. La Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per l’Italia dell’Alzheimer’s Disease International, è la maggiore organizzazione nazionale no-profit dedicata alla promozione della ricerca medica e scientifica sulle cause, la cura e l’assistenza per la malattia di Alzheimer, al supporto e sostegno dei malati e dei loro familiari, alla tutela dei loro diritti in sede sia amministrativa sia legislativa. Riunisce e coordina 47 associazioni che si occupano della malattia e opera a livello nazionale e locale per creare una rete di aiuto intorno ai malati ed ai loro familiari. Riportiamo di seguito il documento redatto dall’Associazione sui diritti dei malati con demenza: CARTA DEI DIRITTI DEL PAZIENTE CON DEMENZA NELL’EMERGENZA CLINICA Il paziente con demenza ha diritto: 1. a ottenere anche nell’emergenza una competenza clinica adeguata alla sua malattia di baseF! 2. a una via preferenziale data la sua fragilità 3. a trovare spazi adeguati e protetti affinché sia limitato il disorientamento 4. alla presenza costante del suo caregiver di riferimento 5. a un accompagnatore (tutor) dedicato, nel percorso diagnostico-terapeutico ospedaliero 6. a una diagnostica approfondita e adeguata all’emergenza clinica nonostante la gravità della malattia di base 7. a essere compreso in tutte le manifestazioni sintomatologiche che lo hanno condotto al pronto soccorso, soprattutto considerando le sue difficoltà nel comunicare (in quanto affetto da demenza) 8. a che tutti gli atti medici si adeguino sia alla gravità dell’evento acuto sia alla sua incapacità di esprimersi 9. a una sanità integrata Anno 3 - Numero 2 Pagina 21 A proposito di Alzheimer suggeriamo, per la riflessione dei lettori, questo significativo racconto a cura di L. Ciarrocchi Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi: “E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei?”. L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: “Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei” . Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: “Questo è il genere di amore che voglio nella mia vita". Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. LO SCAFFALE … E venne chiamata due cuori Genere: Racconto romanzato Autore: Marlo Morgan Edizione: Sonzogno 2005 E venne chiamata Due Cuori è il "viaggio" di una studiosa americana con gli aborigeni nel deserto australiano. Un giorno Marlo Morgan, in Australia per lavoro, accettò l'invito di una tribù di aborigeni a ritirare un premio. Dopo aver speso un sacco di soldi in vestito e albergo per presentarsi al ritiro del premio, con una jeep venne portata nel deserto australiano dove alcune donne aborigene le chiesero di togliersi vestiti e oggetti preziosi occidentali. Dandole un panno per coprirsi, davanti ai suoi occhi increduli ed esterrefatti bruciarono tutto ciò che l'americana aveva addosso. Impossibilitata a tornare nella "civiltà" la donna inizia il "viaggio" nell'Outback australiano con la tribù aborigena che durante quattro lunghi e faticosi mesi percorrerà oltre 2000 Km a piedi nudi. Comincia così a conoscere la vita della Vera Gente, questo é il nome del popolo aborigeno. Incontra una cultura realmente collegata alla Vita e alla Terra dove l'individuo diventa un tutt'uno con la Natura e con il Cosmo. Il suo nome presso la tribù diventa "Due Cuori" perché il suo cuore batte per i due mondi, e impara non solo a sopravvivere ma a conoscere le meraviglie della natura anche in un deserto che pare senza vita. Il libro, romanzato ma reale é semplicemente l'esperienza vissuta in prima persona dall'autrice, un'esperienza ricca di amore verso la vita e la natura che ci circonda, un romanzo che ci arricchisce. l us n o i brin a C dr e a M i on e z a d n Fo Sede legale ed operativa Via Cogozzo n° 12 26866 Sant’Angelo Lodigiano (Lo)