Elezioni Comunali - Rovito (CS), 15/16 maggio 2011
Lista
Onda Democratica
Turano Sindaco
programma amministrativo
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Un pensiero aperto e un'azione partecipata per Rovito
Le Elezioni Comunali del 15 e 16 maggio rappresentano per Rovito un vitale momento politico,
amministrativo e sociale. Si chiude, infatti, l’esperienza dell’Amministrazione “Gerbasi”, alla
quale esprimiamo il nostro ringraziamento per il lavoro svolto, e bisogna adesso aprire un nuovo
corso.
L’indisponente indisponibilità del Partito Democratico locale rispetto alle primarie aperte di
centrosinistra, quale metodo democratico per selezionare la nuova classe dirigente, ma anche
come strumento di coinvolgimento della cittadinanza nella discussione programmatica e nei
processi decisionali, ha costituito un grave errore politico, dettato da posizioni arroccate attorno
ad equilibri interni al partito, incapaci di aprirsi alle istanze di partecipazione e contaminazione
democratica, cui, invece, si ispira la lista ONDA DEMOCRATICA, che nasce ufficialmente il 26
marzo 2011 e che adesso vuole consolidarsi, potenziarsi ed affermarsi.
Insieme a tutti coloro che hanno voluto e vogliono compartecipare a questo processo, abbiamo
lavorato e lavoriamo per costruire una lista aperta, funzionale ad un progetto politicoamministrativo condiviso, nato dal basso, e trainato dal motore ideale di voler operare
nell’interesse esclusivo del bene comune.
Lo abbiamo fatto e lo facciamo apertamente, uscendo dalle case e alla luce del sole, e così
continueremo a fare, colorando questa stagione di trasparenza, capacità di ascolto,
coinvolgimento, e metodo partecipativo, sia nella campagna elettorale, che in quella dell’azione
amministrativa vera e propria.
Respingiamo atteggiamenti impositivi, antidemocratici e autoreferenziali, o che non intendano il
fare politica come uno strumento fatto di spirito di servizio.
Vogliamo intercettare le istanze di rinnovamento e di bisogno per farle nostre; vogliamo
coinvolgere i giovani, e anche i meni giovani che sono floridi nello spirito e che hanno tanto da
dare alla nostra comunità.
Non si tratta soltanto di eleggere un Sindaco o dei Consiglieri, o di delegare a poche persone il
che fare, ma di creare entusiasmo e intraprendenza attorno ad una squadra che dovrà essere la
testa di ariete di un maggiore protagonismo di tutti.
Gestire la cosa pubblica è competenza diretta di chi amministra, ma interessarsi, suggerire,
consigliare, verificare, criticare costruttivamente, dare il proprio contributo fattivo, sia in forma
individuale che associativa, sono caratteristiche di una cittadinanza attiva che insieme dobbiamo
edificare, e che è la base della rinascita di una nuova socialità, oggi, purtroppo, spesso tendente
all’apatia.
Insieme vinceremo, e poi affronteremo i problemi del nostro paese e tracceremo il destino della
nostra comunità.
Sono tempi difficili per gli Enti Locali: i trasferimenti erariali sono diminuiti e diminuiscono
sempre più, mentre le competenze amministrative sono aumentate nel tempo. Inoltre, la minaccia
di un federalismo che lede il principio Costituzionale di eguaglianza è assai insidiosa, ma se
saremo insieme, amministratori e cittadini attivi, ce la faremo; se saremo capaci di foggiare una
nuova unità popolare (e non populista!), riusciremo a fare quelle cose concrete che determinano
la qualità della quotidianità, e a seminare idealità ed entusiasmo che sono alla base dell’agire
politico per come noi lo intendiamo e che costituiscono le materie prime necessarie alla
realizzazione dei sogni!
Socialità e socializzazione, valorizzazione dell’ambiente e difesa del territorio, sviluppo
urbanistico ecologicamente ed antropologicamente sostenibile, sviluppo economico locale,
cultura, servizi, efficienza della macchina amministrativa, legalità, maturità civile, sono gli assi
prioritari di intervento, ed insieme li affronteremo.
Siamo consapevoli che se vorremo essere efficaci, sarà necessaria un’azione unitaria e sinergica
tra Comune, Parrocchia, associazionismo, realtà economiche produttive, categorie professionali,
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e cittadinanza attiva, e questa sarà la nostra direzione di marcia: una rinnovata alleanza e
cooperazione sociale e istituzionale.
Ci ispiriamo ai valori dell’Italia Unita, della Liberazione dal nazifascismo e della Costituzione
Repubblicana, della libertà, della pace, della solidarietà, dell’uguaglianza e delle pari
opportunità, dell’ecocompatibilità, della moralità politica, della legalità e dell’antimafia sociale,
del pluralismo e della democrazia partecipata.
Non abbiamo pacchi preconfezionati da mollare ad alcuno! Non abbiamo assessorati, incarichi o
posti di lavoro da promettere o distribuire, ma idee da condividere, discutere, correggere,
integrare, intraprendenza e voglia di fare, capacità e disponibilità da mettere in campo,
entusiasmo e amore da profondere, contro nessuno, ma solo per Rovito.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà, Giorgio Gaber, 1972
Il nostro simbolo
L’immagine, i colori e le parole che abbiamo voluto stampare nel nostro simbolo richiamano
l’idea di un’onda che si muove, avanza, coinvolge, e che è spinta dai valori della libertà,
partecipazione e democrazia. È un simbolo che è espressivo dei nostri propositi e di come è nato
e si sta consolidando il nostro percorso, e che vogliamo sia quello di una comunità intera,
chiamata a interessarsi, partecipare, confrontarsi, amministrarsi.
La descrizione ufficiale del contrassegno elettorale
«Un cerchio contenente nella parte superiore un’immagine stilizzata e a colori raffigurante
uomini e donne che partecipano ad un’assemblea alzando la mano insieme. La parte inferiore del
cerchio presenta il fondo di colore rosso e riporta le scritte, su tre livelli e nell’ordine dall’alto
verso il basso, ONDA DEMOCRATICA, TURANO, SINDACO, in carattere maiuscolo e di
colore bianco»
Costruiamo assieme un programma frutto di un confronto aperto
Il presente documento non ha la pretesa di essere esaustivo sulle cose da fare per Rovito; nessun
programma elettorale può esserlo. È un canovaccio di idee a disposizione di tutti coloro che
vogliono partecipare alla discussione programmatica, scevra da ogni contrapposizione a
prescindere o pregiudizio di qualsivoglia natura. Suggerimenti, proposte e punti di vista diversi o
integrativi saranno presi in considerazione e ritenuti oggetto di confronto. Ringraziamo tutti e
tutte per la fattiva collaborazione.
Per una campagna elettorale sulla politica e non sulle persone: chiediamo il confronto
Vogliamo fare una campagna elettorale politica e non personale! Bella, trasparente, coinvolgente
e partecipata. Auspichiamo che non ci siano provocazioni o atteggiamenti tesi ad avvelenare il
clima elettorale o a personalizzare lo scontro, e sicuramente da parte nostra non ce ne saranno.
Ricerchiamo la dialettica sulle idee, sulle proposte e sui programmi, e siamo per il confronto
pubblico dei candidati, anche prevedendo forme di dibattito e di “question time” con gli elettori.
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Contro il federalismo che lede il principio di eguaglianza
Il federalismo fiscale prosegue il suo iter parlamentare, ma appare molto difficile la ricostruzione
del senso complessivo di tali provvedimenti. Alla fine, anche in virtù delle modalità con cui le
notizie filtrano attraverso gli organi di informazione, l’effetto più probabile è quello
propagandistico. Occorre allora fare un po’ di chiarezza su quello che sta succedendo, ma per
farlo alcune premesse sono indispensabili. La Legge sul federalismo fiscale approvata muove da
un assunto, quello cioè della “territorialità” nel reperimento delle risorse e nella gestione della
spesa, e ciò in ossequio ai contenuti dell’Art. 119 della Costituzione. In virtù di tale
impostazione, il meccanismo previsto è quanto mai complesso e farraginoso, prevedendo tributi
autonomi e compartecipazioni ai tributi erariali per i vari livelli istituzionali, e meccanismi
perequativi per supplire ad eventuali deficit che si manifestassero su singoli territori. Il punto,
tuttavia, è che le perequazioni non si applicano a tutte le voci di spesa delle istituzioni locali, per
cui è evidente il vantaggio di alcune realtà (quelle del centro-nord) dotate di maggiore capacità
impositiva. Inoltre, anche per i diritti fondamentali (che dovrebbero valere per tutti!) il concetto
di “essenzialità” delle prestazioni e la conseguente determinazione dei costi standard creano le
premesse per la costruzione di uno “stato sociale minimo”, in cui le differenze già oggi
grandissime fra le varie parti del Paese tendono ad accentuarsi anziché a ridursi. Che questi siano
gli effetti possibili è prevedibile e non solo in virtù dei contenuti della Legge, ma dell’ispirazione
generale da cui la stessa Legge muove. Vi è tuttavia un altro elemento che non va sottovalutato
ed è la partita finanziaria. Nell’ultima Legge Finanziaria è precisato che esiste un vincolo di
spesa non modificabile; inoltre, il provvedimento si inserisce in un contesto in cui la stretta
finanziaria ha già determinato forti restrizioni nella spesa locale, e in cui le nuove disposizioni
dell’Unione Europea, prevedendo la possibilità di riduzioni automatiche dei trasferimenti dei
fondi comunitari per gli Stati che non sottostanno ad alcuni indirizzi, rendono incerti molti
finanziamenti destinati al sud. La partita del federalismo fiscale, quindi, non solo crea le
premesse per la disarticolazione territoriale e per la lesione del principio di eguaglianza
contenuto nell’Art. 3 della Costituzione, ma viene a saldarsi con orientamenti di politica
economica che accentuano tali tendenze, aprendo, inoltre, la strada o al taglio dei servizi o alla
loro privatizzazione selvaggia. A ben guardare i primi Decreti attuativi della Legge, evidenziano
queste logiche. A parte il fatto che si tratta di provvedimenti del tutto disorganici, una sorta di
spezzatino, in cui le singole disposizioni procedono senza una logica, conviene soffermarsi,
anche se brevemente e parzialmente, sui loro contenuti fondamentali. Quello sul “federalismo
demaniale”, ad esempio, trasferisce in blocco gran parte della proprietà del Demanio a Regioni
ed Enti Locali, determinando la possibilità di vaste alienazioni di beni pubblici o di una loro non
meglio precisata valorizzazione. Quello sul “federalismo municipale”, oltre a stabilire le quote di
tributi che spettano ai Comuni, introduce la famosa cedolare secca per la tassazione degli affitti
che, in nome della lotta al sommerso, fa un’enorme regalo alla grande rendita fondiaria, oltre che
azzerare il principio della progressività delle imposte. Infine, quello sulla determinazione dei
“costi standard” delle prestazioni fondamentali di Province e Comuni stabilisce alcuni criteri,
senza aver prima determinato quali debbano essere i livelli essenziali di tali prestazioni, in
sostanza posponendo al calcolo della spesa quello dei fabbisogni sociali. Poi c’è dell’altro, e
molto è in gestazione, dalla definizione dei tributi e le compartecipazioni proprie di Regioni e
Province, ai costi standard delle Regioni, ai vincoli e alle sanzioni previste per gli amministratori
che non rispettano i nuovi criteri. A ben vedere, ciò che domina è il controllo della spesa, via
alienazione di beni, riduzione degli organi di decentramento, meccanismi di recupero delle
risorse attraverso le sanatorie fiscali, subordinazione della stima dei fabbisogni alle esigenze
finanziarie, vincoli agli amministratori. Il tutto all’interno di un’impostazione che, reggendosi
sull’autonomia impositiva, enfatizza le diversità territoriali. Se qualcuno interpreta tutto ciò
come una sana opera di razionalizzazione prende lucciole per lanterne. Siamo alla solita
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operazione di contenimento/riduzione della spesa per esigenze di bilancio, perseguita attraverso
la riduzione dei diritti e la differenziazione degli stessi a livello territoriale.
Su questo tipo di federalismo finanziario, dettato solo da un’imposizione ideologica che mette
nord contro sud, che crea disparità significative tra territori, e che limita fortemente la capacità
degli Enti Locali (in particolare di quelli del sud e di quelli piccoli) di offrire servizi efficienti ai
cittadini, bisogna dire a voce alta che siamo contrari, e che siamo per una mobilitazione di
massa, istituzionale e sociale. L’Amministrazione Comunale deve avere la capacità politica di
informare adeguatamente i cittadini su tali processi, che incidono fortemente sulla nostra qualità
della vita, e partendo dalla consapevolezza che non può esservi un federalismo fiscale senza
un’adeguata riforma federalista dell’ordinamento dello Stato, e comunque basata sui valori
dell’Unità d’Italia, della perequazione e sussidiarietà vere e responsabili, dell’eguaglianza
geografica e sociale, e del taglio agli sprechi veri della Pubblica Amministrazione. Infine,
bisogna battersi perché l’atavico giudizio negativo sulle classi dirigenti del sud Italia non diventi
un elemento giustificativo della disparità tra nord e sud, e noi siamo tra quelli che vogliono
costruire nuovi dirigenti, amministratori, politici meridionali, che sappiano dimostrare nei fatti di
essere validi e virtuosi.
Per una politica di bilancio capace di “prendere oltre i recinti del proprio”
Sempre più difficile diventa la costruzione di politiche di bilancio capaci di dare valide risposte
al complesso ventaglio di problemi presenti sul territorio. La forte riduzione dei trasferimenti, il
patto di stabilità, il federalismo propinatoci, rappresentano difficoltà oggettive al mantenimento
dei servizi, al finanziamento di progetti di sviluppo e ad interventi anche coordinati con altri
Enti. Questa oggettiva difficoltà può essere affrontata trasformando le “linee di indirizzo” in
progetti di largo respiro che già nella loro enunciazione prevedano forti momenti di
informazione, coinvolgimento e partecipazione. Inoltre, va aperto un forte confronto politico e
sociale per dare al Comune centralità di ruolo nel reticolo democratico, quale soggetto chiamato
a dare risposte urgenti e puntuali alla molteplicità e complessità delle domande che i cittadini
pongono. La nostra proposta resta quella di costruire autonomia, autorevolezza e capacità
finanziaria per contribuire a dirigere e governare i processi di modernità nei quali sono insiti forti
elementi di disaggregazione ed emarginazione sociale. Occorre quindi un Ente non parassitario,
capace di tagliare gli sprechi, che non sia soltanto puro organo strumentale dello Stato, ma
soggetto capace di elaborare un’alta e qualificata progettualità sociale, ambientale, economica e
culturale, tale da movimentare risorse europee, nazionali e regionali. La capacità di reperire
risorse finanziarie “altre”, è una sfida cui non vogliamo e non possiamo sottrarci. Perciò
l’Amministrazione dovrà mettere in campo la massima attenzione e qualità progettuale, capaci di
attrarre risorse esterne, ed in questa attività coinvolgere anche l’associazionismo, le imprese e i
cittadini.
Pratichiamo il Bilancio partecipato: scegliamo assieme le priorità d’intervento
Il Bilancio partecipato è la prima forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita del paese
(democrazia diretta) che vogliamo proporre. Il fine è quello di permettere alla cittadinanza di
partecipare attivamente allo sviluppo e all’elaborazione della politica municipale. La
partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: il paese è composto da Frazioni,
Quartieri, Contrade ecc. Nel corso di riunioni pubbliche, la popolazione di ciascuna di queste è
invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori (ambiente,
territorio, socialità, legalità, servizi primari ecc.). A questo si aggiunge una partecipazione
complementare organizzata su base tematica e attraverso il coinvolgimento dell’associazionismo
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e delle categorie professionali. Ciò permette di avere una visione più completa dei bisogni agli
amministratori, e delle disponibilità finanziarie ai cittadini. Il Sindaco e l’Amministrazione sono
presenti a tutte le riunioni e forniscono le informazioni tecniche, legali e finanziarie. Insieme si
stabiliscono poi le priorità e la pianificazione di intervento del Bilancio che poi viene approvato
dagli organi amministrativi preposti.
La prassi del Bilancio partecipato può costituire il primo e più importante momento di incontroconfronto tra amministratori e amministrati, e permette la riduzione della distanza tra le due
categorie. Non si tratta di una scelta retorica o populista, ma al contrario piena di significato
partecipativo. Sarà realizzata in modo semplice e senza meccanismi farraginosi, e ci permetterà
di uscire di più dalle case e dal Municipio, di riempire e condividere i tanti spazi comuni di cui
abbiamo disponibilità (Piazze, Sale, Teatro), di compartecipare alle scelte, di avere tutti una
maggiore consapevolezza dei problemi e di come affrontarli, di avvicinare i cittadini
all’istituzione, di creare entusiasmo, di essere una comunità unita in cui ciascuno dà il proprio
contributo per migliorare e migliorarci.
Per una gestione finanziaria responsabile: nessuno spreco
La costruzione del Bilancio Comunale diventa un elemento fondamentale per definire una
gestione responsabile i cui punti essenziali sono sostanzialmente i seguenti:
1. acquisire risorse straordinarie provenienti dall’Europa, dalla Regione, da Leggi nazionali e
dagli altri Enti sovracomunali;
2. verificare la fattibilità dell’Unione di Servizi, come ad esempio quello della Polizia Locale,
con altri Comuni limitrofi, secondo il principio della razionalizzazione efficiente;
3. ridurre le spese non sufficientemente giustificate e tagliare gli sprechi che a volte appaiono
semplici e piccoli quotidianamente e che poi diventano grandi e significativi a fine anno. A
tal proposito si possono fare diversi esempi, come le luci o le caldaie dei riscaldamenti degli
edifici Comunali (soprattutto quelli scolastici) dimenticate accese nei giorni festivi, la scarsa
manutenzione dei mezzi e delle attrezzature di proprietà del Comune che poi devono essere
sottoposti ad interventi di ripristino assai costosi, e alcune tipologie di spese in economia che
devono essere evitate o ridotte;
4. potenziare il recupero dell’evasione tributaria Comunale;
5. perseguire una politica tariffaria caratterizzata da criteri di agevolazione e di salvaguardia nei
confronti dei disoccupati e delle categorie particolarmente povere, definendo una griglia di
fasce reddituali, e prevedendo la riduzione della pressione fiscale su quelle più basse;
6. gestire anche economicamente il patrimonio immobiliare disponibile;
7. contenere l’imposizione fiscale potenziando i controlli per contrastare l’evasione dei tributi
locali e monitorare la spesa corrente;
8. verificare l’attuale capacità di indebitamento dell’Ente e lavorare per consolidare il Bilancio.
Ancora sullo sviluppo della partecipazione popolare:
per l’indirizzo ed il controllo democratico delle politiche dell’Ente
Democrazia e partecipazione sono principi e valori sui quali deve poggiare la civile convivenza
delle comunità locali. La fase che molti comuni stanno vivendo è complessa, diversificata e in
molti casi stretta da spinte corporative e localistiche. Le grandi questioni insite nelle città, nei
territori e che interessano piccole e grandi comunità, si discutono o si decidono fra gruppi
sempre più ristretti. Il coinvolgimento dei cittadini è ritenuto fatto residuale di una cultura
superata dai tempi e dalle esigenze che il mercato richiede. Questo è il “pensiero dominante”.
L’elezione diretta dei Sindaci, la concentrazione di potere nelle mani degli esecutivi, unitamente
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alle tendenze all’esautoramento dei compiti di indirizzo e di controllo dei Consigli, non solo
hanno ristretto nel tempo gli spazi di partecipazione dei cittadini, ma hanno minato il basilare
principio costruito sul dialettico rapporto cittadino-istituzione. Ciò è avvenuto parallelamente
alla grande crisi della politica in generale, sempre più personalizzata, e sempre più appannaggio
di gruppi di potere. In questo contesto, un punto qualificante dell’Amministrazione Locale è
senz’altro il dispiegarsi di iniziative tese a spezzare il concetto di “delega”.
Dobbiamo, quindi, promuovere forme di democrazia partecipativa come regola permanente di
amministrazione dell’Ente Locale e delle scelte sul territorio. La crescita del protagonismo
sociale nelle mobilitazioni e la forte domanda di partecipazione, la diffusione di esperienze di
cooperazione nelle forme e negli ambiti più diversi (Bilancio partecipato, Conferenze d'area,
Consulte specifiche, Piani strategici, Progetti Urban, Patti territoriali, Progetti integrati di
sviluppo locale, Piani di sviluppo locale, Gal ecc.), che si accompagna alla crisi di
rappresentanza degli istituti di democrazia delegata, alla disaffezione al voto, alla crescita di
politiche individualistiche di desolidarizzazione sociale e di esaltazione del mercato, laddove
sperimentate, hanno reso questi strumenti fondamentali per ricostruire un rapporto fra bisogni
sociali e istituzioni, per restituire spazio pubblico di decisione sui destini della città e del
territorio, per includere gli interessi dei più deboli e delle diversità culturali nel progetto di futuro
della comunità in cui viviamo. Forme di democrazia partecipativa socialmente allargata,
coordinate fra settori di intervento diversi e multilivello, dovrebbero consentire di superare la
frammentazione degli attuali istituti per attivare i diversi attori sociali verso l'autogoverno, il
protagonismo dei cittadini, sia come singoli che in forma associata autorganizzata. L'obiettivo è
costruire una cultura di governo in cui la cittadinanza sia presente nelle decisioni, sia
coinvolgente, interattiva, dove il benessere e il ben vivere degli abitanti, il futuro del paese e del
territorio, siano elementi di costruzione della nostra società.
Proponiamo di inserire nella prossima revisione dello Statuto Comunale, comunque necessaria
per apportare alcune modifiche introdotte recentemente dal legislatore nazionale, alcuni elementi
che vanno in questa direzione, efficaci e snelli al tempo stesso:
1. la regolamentazione del Bilancio partecipato;
2. la redazione di uno specifico Regolamento nel quale si definiscano i criteri con i quali per
determinati atti di indirizzo e pianificazione (come ad esempio il Piano Strutturale Comunale,
il Piano delle Opere Pubbliche ecc.) si rende obbligatoria l’apertura di una fase di
partecipazione;
3. il riconoscimento di istanze o petizioni avanzate da ogni cittadino o associazione
riconosciuta, tese a sollecitare interventi specifici idonei a garantire una migliore tutela degli
interessi collettivi;
4. la nomina del Difensore Civico;
5. l’istituzione dell’Assemblea Comunale dei ragazzi che può riunirsi annualmente per
discutere, confrontarsi e proporre;
6. la convocazione della Conferenza annuale delle periferie territoriali.
Per la promozione dello sviluppo locale autosostenibile attraverso il coinvolgimento attivo
degli attori sociali ed economici
A fronte dei processi di globalizzazione economica, che sono miseramente falliti e che hanno
devastato la nostra società, il welfare ed il territorio, e che tendono sistematicamente ad
allontanare le decisioni dalle istituzioni locali, a subordinare le politiche locali al comando dei
mercati globali che tendono a consumare e distruggere nella competizione risorse economiche e
ambientali, è fondamentale che i processi di democrazia partecipativa siano finalizzati alla
salvaguardia e alla valorizzazione delle identità locali, delle peculiarità e delle eccellenze delle
risorse ambientali, territoriali e umane. Solo la valorizzazione consapevole e non distruttiva di
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queste risorse può consentire la costruzione condivisa di modelli di sviluppo autosostenibili che
producano ricchezza durevole, in grado di competere, ma anche di creare relazioni solidali e di
cooperazione, per la costruzione di una nuova globalizzazione dal basso e a misura d’uomo.
In mezzo tra l’Area Urbana e la Sila:
valorizziamo la nostra posizione geografica che è una grande risorsa
La posizione di Rovito è invidiabile. Ci troviamo proprio in mezzo tra l’Area Urbana e la Sila. E
non siamo poi nemmeno tanto lontani né dal litorale Tirrenico, né da quello Jonico. Inoltre,
siamo vicini all’A3 SA-RC e attraversati dalla SS 107. Dobbiamo avere la capacità di sfruttare la
nostra posizione per attrarre gente, interesse, attività, insomma, per diventare un punto di
riferimento per quelli che vogliono fare turismo in Sila e potrebbero essere di passaggio, per
quelli che cercano un posto vicino alla città, ma nello stesso tempo caratterizzato dalla sana vita
di paese, per quelli che vogliono passare una giornata o un weekend all’insegna dell’armonia tra
uomo e natura, e del gusto del vivere in mezzo a una popolazione che deve fervere di solidarietà,
umanità nelle relazioni interpersonali, ospitalità e cultura dell’accoglienza, per quelli che
vogliono disintossicarsi dallo stress della vita caotica contemporanea e magari cercano un bel
centro storico dove poter fare una rilassante passeggiata, per quelli che vogliono vedere un film,
uno spettacolo musicale o teatrale, e possono farlo al nostro Teatro Comunale. Dobbiamo
rivitalizzare Rovito, far si che venga identificato come un paese da vivere, immediatamente
prossimo all’Area Urbana e all’Altopiano. Dobbiamo spezzare l’etichetta di “paese dormitorio”
che ci siamo cuciti addosso nel tempo. Perché dobbiamo essere solo noi ad andare a Cosenza, e
non i “cosentini” a venire a Rovito? Questo è il punto! E su questo dobbiamo lavorare.
“Omogeneizziamo” il rapporto socio-territoriale dei rovitesi:
tutti insieme viviamo il paese tutto
Il territorio di Rovito presenta un’estensione longilinea e non baricentrica. L’abitato va da Bosco
alla Cretana, passando per i centri di Pianette, Motta, Flavetto e Rovito e relative Contrade
(Episcopani, Via della Pace, Rianico, Travale ecc.). Le relazioni sociali e interpersonali dei
cittadini risentono di tale conformazione geografica. Dobbiamo lavorare per rompere i “recinti”
territoriali, per “omogeneizzare” il senso di appartenenza, per vivere tutti insieme il paese tutto!
Siamo tutti rovitesi, e possiamo passare il nostro tempo in ogni luogo del nostro comune, ognuno
dei quali presenta peculiarità belle e che devono essere valorizzate.
Politiche a misura d’uomo per il territorio e l’urbanistica
Gli strumenti urbanistici: per un Piano Strutturale Associato e un Piano Strutturale
Comunale che pianifichino uno sviluppo antropologicamente ed ecologicamente sostenibili
È in fase di completamento l’elaborazione del Piano Strutturale Associato tra i Comuni di
Castiglione Cosentino, Lappano, Rovito e San Pietro in Guarano; inoltre, avvieremo la redazione
del Piano Strutturale Comunale (ex Piano Regolatore Generale) secondo criteri di:
1. salvaguardia dell’ambiente e dei bisogni umani. Gli strumenti urbanistici siano, quindi,
costituiti sulla base di un quadro di conoscenze acquisite tramite un’analisi rigorosa del
territorio, delle sue risorse, delle sue emergenze e delle dinamiche socio-economiche locali;
2. sviluppo armonico del territorio, ecologicamente ed antropologicamente sostenibile;
3. attenzione massima al rischio idrogeologico e, quindi, ad una politica urbanistica che tenga
ben presente questo limite;
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4. puntare sul recupero ed il ripopolamento dei centri storici, anche attraverso forme di
incentivazione sulla relativa imposizione fiscale Comunale sulle costruzioni, mediante il
reperimento di contributi e finanziamenti esterni per l’edilizia pubblica residenziale (case
popolari), e incoraggiando la ristrutturazione di immobili disabitati (sia in forma singola, che
in cooperativa), i quali, tra l’altro, costituiscono spesso un pericolo per la pubblica
incolumità, trovandosi in condizioni di deterioramento estremo;
5. adeguata previsione di servizi (parcheggi, marciapiedi, piazze, aree a verde attrezzato, luoghi
di aggregazione sociale, impianti sportivi ecc.); la progettazione deve essere tesa a
riqualificare il territorio, dotandolo di spazi e servizi necessari. Gli interventi edilizi devono
essere legati indissolubilmente alla disponibilità e fruibilità degli spazi necessari alla
realizzazione dei servizi qualificanti e riqualificanti. Anche il Piano delle Opere Pubbliche
deve essere consequenziale a questa impostazione;
6. prevedere l’area PIP (per l’insediamento di attività produttive, quali artigianato, piccole
imprese ecc.), qualora non sia già prevista nel Piano Strutturale Associato. L’Area PIP può
portare un po’ di economia e lavoro, e servire ad evitare la fuga di qualche piccola impresa
locale;
7. valorizzazione dell’ambiente quale risorsa naturalistica, turistica, e salutistica;
8. informare e stimolare i cittadini sulle moderne opportunità della bioedilizia.
Attenzione al rischio idrogeologico: mettiamo in sicurezza il territorio
Ci adopereremo per la messa in sicurezza del territorio e dell’abitato nelle zone a forte rischio
idrogeologico (e ce ne sono diverse), mediante interventi straordinari strutturali (palificazioni,
stabilizzazioni di versanti, regimazione delle acque ecc.), e reperendo finanziamenti e contributi
all’uopo destinati, ivi comprese le Ordinanze di Protezione Civile.
A tal proposito è, inoltre, da studiare la possibilità di stipulare un protocollo d’intesa tra Comune,
Comunità Montana, Provincia e Azienda Forestale Regionale per effettuare interventi di
manutenzione straordinaria di briglie e canali di deflusso delle acque piovane, sia nell’abitato
che nel boscato. E qualora non ve ne siano a sufficienza, bisognerebbe prevederne di nuove.
Sono opere che salvano il territorio e la vita!
Per lo sviluppo delle caratteristiche architettoniche minime comuni nei centri storici
Realizzeremo un piano del colore, degli infissi, delle targhe stradali e dei numeri civici, secondo
le caratteristiche architettoniche locali, almeno nei cuori dei nostri centri storici.
Per il completamento, il recupero e la realizzazione di opere pubbliche che siano interventi
di riqualificazione urbana
Vogliamo migliorare la vivibilità quotidiana del paese, riqualificando le aree abitate degradate,
attraverso piccole, ma necessarie opere pubbliche. Completeremo, inoltre, le opere pubbliche di
dimensioni più significative i cui lavori sono stati già avviati. Si tratta, poi, di renderle tutte
arredate, adeguatamente mantenute e fruibili, e su questo dobbiamo produrre un’innovazione
nella capacità amministrativa.
Vogliamo, poi, potenziare gli interventi di manutenzione del patrimonio immobiliare e pubblico
e della rete stradale comunale.
Salvaguardiamo e valorizziamo le risorse ambientali
L’ambiente costituisce la vera ricchezza del nostro territorio e della nostra popolazione e su
questo settore si concentrano emergenze ad altissimo impatto sociale. Non v’è dubbio, inoltre,
che l’ambiente, soprattutto nel nostro caso, sia fattore produttivo di risorse e di progresso
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conseguente. Pertanto, la nostra azione in questo campo sarà indirizzata alla salvaguardia e alla
valorizzazione delle risorse ambientali in maniera convinta e diffusa.
Riduciamo i rifiuti
Vogliamo incrementare i livelli di raccolta differenziata attraverso il servizio di porta a porta con
l’intento di chiudere il ciclo integrato dei rifiuti in modo spinto e convinto. Inoltre, abbiamo la
volontà di costruire una mini isola ecologica per lo smaltimento dei rifiuti organici vegetali
derivanti da interventi di giardinaggio e pulizia dei soprassuoli pubblici e privati, e un'altra per i
rifiuti ingombranti. A tal proposito, per incentivare e rendere efficaci questi servizi, si può
pensare di istituire un sistema di tessera elettronica familiare a punti con premialità quella della
riduzione della relativa imposta Comunale.
Bonifichiamo i siti inquinati
Già negli anni passati l'Amministrazione si è interessata, anche investendo significative risorse
finanziarie, per la bonifica di siti inquinati, o utilizzati come discarica abusiva di materiali inerti,
rifiuti industriali o domestici ecc. In questo campo l'attività del Comune dovrà proseguire, ma
soprattutto si dovrà lavorare per intensificare i controlli preventivi sul territorio e per sollecitare
la giusta sensibilità nell'opinione pubblica.
Inoltre, presteremo grande attenzione per contrastare qualsivoglia tipologia di inquinamento
ambientale ed ecologico (quello chimico biologico e microbiologico delle falde e dei fiumi,
quello fisico del suolo, quello da Radon, quello acustico ecc.), a garanzia della salute pubblica e
della qualità della vita.
Potenziamo il controllo ambientale
Cercheremo di potenziare il controllo ambientale sul territorio utilizzando la possibilità di
avviare un progetto di Servizio Civile Nazionale in questo settore.
Per l’efficienza del servizio manutentivo del verde pubblico e delle strade
Abbiamo l’idea di affidare ad una cooperativa sociale questo servizio tramite bando di gara
annuale. Così facendo, libereremmo il personale attualmente destinato a tale scopo, e lo
indirizzeremmo tutto verso la raccolta differenziata porta a porta, che senza queste risorse
umane, considerando anche il fallimento di Valle Crati, stenterebbe ad essere organizzata bene.
La cooperativa potrebbe sopravvivere anche mediante l’accaparramento di lavori privati dello
stesso settore (giardinaggio, manutenzione agricola ecc.), e, un’ulteriore idea sarebbe quella di
farla specializzare anche per la selvicoltura del castagno da frutto. Potrebbe, cioè, fare delle
convenzioni con i proprietari dei castagneti rovitesi (superfici abbastanza estese) per la coltura e
la vendita del castagno da frutto; una percentuale del ricavo andrebbe ai proprietari, e la restante
parte alla cooperativa.
Per lo sviluppo delle energie rinnovabili sul territorio
Dobbiamo andare verso una politica energetica ecosostenibile, compiendo passi importanti verso
la tutela dell’ambiente ed il risparmio energetico. Il non rispetto del Protocollo di Kyoto ci costa
circa cinquanta euro al secondo pro capite. Bisogna, quindi, puntare ad incrementare le energie
rinnovabili. Attraverso l’accaparramento di forme di contribuzione e finanziamento esterno, si
può pensare di lavorare per la realizzazione di un mini parco fotovoltaico, e di installare pannelli
fotovoltaici sulle coperture degli edifici comunali che non presentino valore architettonico
particolare, la cui energia dovrà essere indirizzata per alimentare la pubblica illuminazione
consentendo un significativo risparmio finanziario oltre che energetico. Siamo, invece, contrari
ad installazioni di tipo eolico sul nostro territorio, ritenendole invasive dal punto di vista
paesaggistico.
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Rimuoviamo l'amianto
In diverse parti del territorio sono presenti ancora manufatti in fibra di amianto, materiale nocivo
alla salute. L'azione dell'Amministrazione sarà quella di adoperarsi per la rimozione di detti
materiali, a garanzia della pubblica incolumità.
Contro il nucleare
Quanto sta avvenendo in Giappone, in seguito al recente terremoto-maremoto, ha evidenziato,
qualora ce ne fosse bisogno, la pericolosità di impianti di produzione di energia nucleare anche
quando questi sono tecnologicamente all’avanguardia. Siamo contro il nucleare.
Vigiliamo sull’impianto di compostaggio di Celico
Perseguiremo nell’opera di contrasto al cattivo odore proveniente dall’impianto di compostaggio
di Celico, e vigileremo sull’utilizzo dello stesso a garanzia della salute pubblica. Ci
impegneremo perché gli impegni assunti davanti al Prefetto dalla Società che gestisce l’impianto
siano rispettati nella tempistica, e perché le misure tecniche da apportare siano confacenti alle
direttive indicate dal Comitato Scientifico Universitario che si è occupato del caso.
L’acqua è bene pubblico e inalienabile
Il Comune deve riconoscere il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua potabile come
diritto universale, indivisibile, inalienabile, e lo status dell’acqua come bene comune pubblico. E
si impegna affinché la proprietà e la gestione della rete di acquedotti-distribuzione siano
pubbliche e inalienabili. Il servizio idrico integrato deve essere un servizio pubblico locale di
interesse generale. Il Comune di Rovito, in attuazione della Costituzione e in armonia con i
principi comunitari, al fine di realizzare la coesione economica, sociale e territoriale, deve
promuovere la solidarietà, garantire la protezione dell’ambiente e della salute, anche in
considerazione delle peculiarità locali. Pertanto, realizzerà tale missione anche attraverso
l’impegno per la gestione del servizio idrico integrato effettuata in modo responsabile e pubblica.
E’ assicurato il diritto, per ogni abitante del territorio comunale, alla disponibilità domestica
gratuita di un quantitativo minimo vitale giornaliero per persona. Inoltre, poiché l’acqua è un
bene a disponibilità purtroppo limitata, l’Amministrazione si impegnerà a contrastare gli
eventuali sprechi di acqua potabile, soprattutto nella stagione estiva.
Effettueremo una verifica eccezionale e l’eventuale manutenzione straordinaria della rete idrica
comunale (è assodato che molte condotte sono obsolete ed una grossa percentuale di acqua si
disperde strada facendo), e presteremo massima attenzione affinché non ci siano disguidi e
discontinuità nell’erogazione dell’acqua.
Recuperiamo le nostre sorgenti e fontane
Punteremo al recupero delle fontane pubbliche urbane, alla bonifica e al ripristino delle sorgenti
rurali e dei relativi sentieri.
L'acqua nostra nelle scuole e nei luoghi di pubblici servizi
Sia nelle mense scolastiche che presso il Municipio o in altri edifici che ospitano pubblici servizi
e che vogliono aderire all'iniziativa, si può pensare di mettere dei distributori di acqua potabile
provenienti dalle nostre condotte (alimentate dalle sorgenti di Botte Donato) o dalle falde
freatiche potabili presenti sul nostro territorio comunale.
Garantire a tutti i servizi primari
Ci adopereremo per completare la metanizzazione nelle periferie abitate ancora non fornite di
questo servizio.
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Punteremo sul potenziamento della pubblica illuminazione laddove è necessario, anche in virtù
dell’impegno che vogliamo profondere per le energie rinnovabili.
Garantiremo l’efficacia e l’efficienza dei servizi comunali primari a tutti.
Per la buona organizzazione della macchina amministrativa:
aumentiamo la qualità dei servizi Comunali
L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza della macchina amministrativa, definita come il
rapporto tra la qualità e la quantità dei servizi offerti e le tasse pagate. Lavoreremo per:
1. garantire l’equità dei servizi a tutti i cittadini;
2. formare, valorizzare, responsabilizzare e incentivare le risorse umane;
3. controllare i costi e impedire gli sprechi;
4. puntare alla certificazione ISO 9001 nei servizi comunali;
5. realizzare una Carta dei Servizi per le diverse prestazioni comunali erogate;
6. garantire la legalità, la massima trasparenza e moralità nell’affidamento di incarichi
professionali, di lavoro ecc.; anche per i piccoli importi è comunque da prediligere
l’affidamento mediante avvisi ad evidenza pubblica. In ogni caso, bisogna tenere presente
tutte le attività imprenditoriali disponibili e utilizzare il criterio della turnazione e delle pari
opportunità;
7. affrontare la problematica degli LSU/LPU e del precariato in genere;
8. realizzare una squadra di pronto intervento tecnico che sia in grado di fronteggiare
tempestivamente la ricorrente eventualità di effettuare riparazioni, rattoppamenti o qualsiasi
tipologia di intervento, spesso di piccola entità, ma di significativo disservizio per il
cittadino;
9. garantire più ordine e pulizia delle strade e dei luoghi pubblici;
10. individuare uno spazio ed attrezzarlo come autoparco Comunale cui ospitare tutti i mezzi e le
attrezzature di proprietà del Comune, attualmente distribuiti in più punti del territorio;
11. curare con maggiore responsabilità la manutenzione dei mezzi e delle attrezzature;
12. verificare la possibilità di realizzare, anche con l’ausilio di patronati sindacali e associazioni
di categoria, un servizio di consulenza/assistenza amministrativa, fiscale e legale al cittadino.
Per un nuovo patto di cittadinanza
Dobbiamo avere la capacità di creare un nuovo patto di cittadinanza. Non sempre
l’Amministrazione Comunale possiede le risorse necessarie e competenze illimitate per la
risoluzione di domande sempre più complesse o inedite, anche in virtù delle difficoltà finanziarie
degli Enti Locali. Ci sarà bisogno di nuove forme di cittadinanza responsabile, che potrà meglio
essere organizzata in varie forme: associazioni, fondazioni, sistemi di mutualismo locale,
processi di inclusione sociale. L’Amministrazione cercherà in tutti i modi di favorire tutte le
forme di aggregazione facendo proposte e raccogliendo disponibilità, garantendo l’uguaglianza e
la condivisione della cittadinanza, e chiedendo loro di essere amministratori aggiunti.
Un Comune trasparente come il vetro
Se da un lato è fondamentale il progetto, dall’altro è necessario che esso sia comunicato e che ci
sia la possibilità per il cittadino di conoscerlo e di poter interloquire con l’istituzione. In ossequio
a ciò, il concetto della trasparenza nei processi amministrativi e nei rapporti tra istituzione e
cittadino sarà fattore fondamentale. Per favorire questo processo avvieremo un processo di
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“apertura” dell’istituzione denominato “Il Comune di vetro”, sia fisicamente che sfruttando le
nuove tecnologie informatiche e telematiche. Il Cittadino dovrà sempre sentirsi a casa propria
all’interno del Municipio, sapendo che coloro che lo abitano (in senso lavorativo e di impegno
elettivo) non sono altro che dei suoi rappresentanti.
La scuola: una priorità
Sosteniamo con convinzione la scuola pubblica. Vogliamo collaborare fattivamente con l’Istituto
Comprensivo Didattico di Rovito per:
1. potenziare le attività di apprendimento ed i servizi educativi delle scuole;
2. proporre l’attivazione di corsi specifici e/o potenziare quelli esistenti che si ritengono
importanti (musica, recitazione e teatro ecc.);
3. garantire i servizi comunali di supporto al diritto allo studio (trasporto scolastico, mensa ecc.)
in maniera efficiente e accessibile a tutte le fasce di reddito, e migliorando la qualità degli
stessi;
4. istituire corsi di educazione stradale, di informazione e prevenzione sui pericoli del consumo
di alcool e droghe.
Maggior impegno per la sicurezza sul lavoro
Per scongiurare incidenti sul lavoro, è opportuno un impegno straordinario per garantire il lavoro
in sicurezza. Chiunque operi come espressione diretta dell’Amministrazione, o per conto di essa,
deve lavorare in sicurezza. A tal fine si può anche pensare di inserire nelle gare d’appalto
apposite clausole aggiuntive rispetto a quanto già previsto dalla normativa di settore vigente.
Il sociale: settore centrale per l’intera struttura del programma amministrativo
Il sociale è il settore delicatissimo dentro cui si misurano le possibilità della persona di essere il
vero centro dell’agire della politica e dell’Amministrazione, e di sviluppare appieno il proprio
diritto alla cittadinanza; inoltre, le emergenze crescenti e la richiesta forte di sicurezza, ma ancor
prima, la necessità di solidarietà, evidenziano questo settore quale centrale per l’intera struttura
del programma amministrativo del Comune.
Potenziare le politiche per la famiglia, i giovani, i bambini, la terza età, e i diversamente
abili
Il nostro spirito è quello di garantire ai giovani, ai bambini, agli anziani, ai diversamente abili, ai
più deboli o bisognosi, la vicinanza e l’interessamento dell’Amministrazione.
Si può promuovere una campagna di informazione su tutte le opportunità che Leggi nazionali,
regionali e comunitarie offrono a queste categorie, anche attraverso l’utilizzo del sito internet
comunale.
Si possono realizzare incontri pubblici per la presentazione delle Tesi di Laurea dei giovani
rovitesi al fine di agevolarne l’ingresso nel mercato del lavoro.
Bisogna potenziare l’attività del Centro Socio-Sanitario, del Circolo Ricreativo dei Pensionati,
dei progetti di assistenza sociale domiciliare; attivarsi per l’abbattimento delle barriere
architettoniche nei luoghi pubblici; dare sostegno psicologico ai diversamente abili e alle loro
famiglie, anche pensando al supporto di assistenti sociali della Provincia e/o dei Piani Sociali di
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Zona; prevedere parcheggi per disabili nelle prossimità di scuole, farmacia, ecc.; lavorare per la
realizzazione di un asilo nido, anche con la partecipazione del privato sociale.
Lottiamo contro la marginalità sociale
Le profonde contraddizioni che caratterizzano la condizione di vita contemporanea evidenziano
fasce sempre più ampie di povertà e di emarginazione, precarizzazione del lavoro, disagio
sociale, soprattutto giovanile, e microcriminalità, marcando l’esigenza di garantire sicurezza e
vivibilità. Gli impetuosi processi di trasformazione sociale ed economica sono caratterizzati dalle
spinte speculative, dall’esasperato obiettivo del profitto, dalla rottura dei rapporti sociali e
solidali, dall’invecchiamento della popolazione e, alle volte, dalla cattiva amministrazione.
Occorre tenere ben presente questa realtà nell’azione amministrativa e produrre iniziative
incisive di contrasto a queste tendenze.
Per la partecipazione delle donne alla vita pubblica
Lavoreremo per promuovere la parità di genere e la partecipazione delle donne alla vita pubblica,
nelle istituzioni e nel sociale, riconoscendo l’equilibrata rappresentanza femminile come basilare
per un compiuto sviluppo dei processi democratici.
Per la cultura dell’accoglienza
L’ospitalità che la comunità rovitese ha dato negli anni passati e continua a dare a famiglie di
extracomunitari provenienti da paesi in guerra, o in asilo politico, o che fuggono da condizioni di
miseria o malessere sociale estremo, e la loro totale integrazione nel nostro contesto sociale,
evidenzia lo spirito solidaristico della nostra gente e l’impegno profuso dalle varie
Amministrazioni Comunali in questa direzione. Noi vogliamo insistere su questa via,
valorizzando la cultura dell’accoglienza e della solidarietà umana, già molto presente nell’indole
dei rovitesi.
Recuperiamo il rapporto con le nostre comunità emigrate ed i loro discendenti
Il fenomeno dell’emigrazione di massa dei calabresi ha riguardato fortemente anche tanti
rovitesi. Fare una mappatura della nostra emigrazione storica, riallacciare i contatti con le
referenze, reperibili attraverso l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero e i Consolati,
interessare anche le nuove generazioni di rovitesi nati all’estero, stimolare, laddove possibile, la
creazione dei Circoli dei Rovitesi in Italia o all’estero, creare, per esempio, dei collegamenti in
videoconferenza in occasione delle feste patronali o in altri momenti, rinnovare il sito internet
del Comune dedicando un apposito spazio a questa tematica, sono idee che insieme
svilupperemo.
È interessante conoscere il punto di vista dei rovitesi che vivono altrove, anche se cresciuti e
formati qui, e che hanno poi scelto o sono stati obbligati a partire.
Per la legalità: mettiamo al centro la questione morale
L’obiettivo è quello di contribuire a determinare la maturità morale attraverso azioni mirate a:
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1. contrastare gruppi politici o sociali che siano la raffigurazione di macchine di potere e
clientele, che ignorino i problemi della gente, senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni
umani emergenti;
2. promuovere la maturazione civile volta al perseguimento del bene comune;
3. contrapporsi a quell’agire “anticostituzionale” che quasi sempre si esplicita
nell’allontanamento diretto di soggetti politici “critici” attraverso l’uso di un consolidato
fare, caratterizzato da condizionamenti e/o attacchi alla persona e agli affetti;
4. attivare strategie culturali che contrastino l’indifferenza e l’omertà, e chiedendo conto ad
ognuno del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di
ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto per il bene comune;
5. attivare iniziative culturali per la legalità e l’antimafia sociale;
6. edificare parametri culturali correlati, figli di un’intelligenza collettiva, che tutti insieme
possano edificare un “sistema” regolatore di civiltà e pubblica felicità.
Una campagna di pubblicità sociale non commerciale e di “politica dei simboli”
Promuoveremo delle campagne straordinarie di pubblicità sociale non commerciale attraverso
cartellonistica, murales ecc., su temi di rilevanza sociale, ambientale e culturale, e su valori
universali di pace, solidarietà, legalità.
Per quanto riguarda, invece, una rinnovata toponomastica, l’intitolazione di edifici pubblici,
strade e piazze a personalità rovitesi che vanno riscoperte e valorizzate, com’è stato fatto, per
esempio, recentemente per Mario Gallo a Motta, o ad eventi e personaggi che fanno parte del
bagaglio culturale che ci ispira, è un’iniziativa che dobbiamo potenziare. La “politica dei
simboli” è una strada da percorrere e che può contribuire, assieme ad altre iniziative socioculturali, a creare una nuova coscienza, oggi troppo spesso condizionata dal mediocre senso
comune massmediatico.
Il paese come bene collettivo
L’anima del posto: un bene che rinnova i suoi frutti
Si esce poco (soprattutto in inverno), c’è un marcato deficit di socializzazione, e c’è poca qualità
delle stesse insufficienti attività di socializzazione. Su questo argomento l’azione
dell’Amministrazione che verrà dovrà essere incisiva, sia sul piano amministrativo, ma
soprattutto su quello sociale.
Nel corso del tempo il paese si è impoverito, reso debole a tal punto da far smarrire agli abitanti
la misura del luogo, la memoria e il suo ritmo vitale. L’immagine più bella di Rovito la
conservano coloro i quali attingono al ricordo: fuori dal comune vive ancora una leggenda del
posto, all’interno è sfumato il senso di appartenenza, l’identità è offuscata. La crisi del meridione
ha fagocitato anche i figli minori, ma, dal dopoguerra ad oggi, è storia di sempre e dunque
imputazione fragile oltreché generica. La crisi della politica, precipitata nel buco nero dei
mestieri volgari e spogliata delle finalità di servizi comunitari, ha gettato nel caos uomini e cose.
Eppure la dimensione dell’agire locale contiene in sé la possibilità di ridefinire condizioni e
contenuti, desideri e regole, leggi e comportamenti sociali intorno al recupero di un’identità. E
l’entità di una comunità è indissolubilmente ancorata al posto. Non è pura astrazione, bensì
ricerca sull’identificazione delle qualità specifiche del luogo, patrimonio, forza ed energia vitale
espressa nelle abitudini, nella produzione degli atti significativi della comunità. Questo “spirito
locale” accompagna le persone nella quotidianità, ma, quando ha possibilità di manifestarsi
compiutamente, innalza la qualità del vivere comune, semplifica la comunicazione e illumina i
pensieri. Nella mancanza di questo riconoscimento, di questa consapevolezza, l’individuo si
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disperde nelle imitazioni, nel plagio, nella ricerca di idoli a sé estranei e da cui dipendere, a cui
affidare timide speranze. A Rovito, è scritto nella sua storia, la sensibilità verso le produzioni
artistiche, le attività di pensiero e di poesia sono l’anima del posto. Ancora oggi rinnovare
l’impegno per il decollo di fatti culturali è camminare su un percorso già tracciato, seguire orme
e respiri profondi. Dove discutere, pensare e avere gioie insieme? Nel paese: un laboratorio di
sperimentazione comune alle associazioni, ai gruppi, agli operatori già presenti sul territorio, a
chi vuole crescere confrontandosi, divertirsi e osservare. Dove è facile avvicinarsi ad un
giornale, ad un libro, ad uno strumento musicale, ad un film. Ma dove nascono anche nuove idee
ed è possibile metterle in movimento. Il paese, un luogo dove le energie individuali, nella
cooperazione, si moltiplicano all’infinito. Dove l’intelletto comune possa emergere e
rappresentare ogni istanza culturale e sociale. Dove alfine la frequentazione, consolidata nel
tempo, diventi abitudine naturale come andare al bar. Rispettare l’origine del luogo, lo spirito del
posto è fondamentale per gli uomini, dovunque siano nati e dovunque vadano a morire.
Riaccendere la fiamma della socializzazione e dell’aggregazione è possibile attraverso la nascita
di luoghi come quelli, ad esempio, deputati all’educazione “intelligente” dei bambini (una
ludoteca, affidata ad esperti del settore, anche in forma associativa), oppure alla conoscenza e
sperimentazione dei meccanismi di comunicazione di massa e altro ancora. Perciò, valorizzare
l’attività delle strutture già esistenti, come il Teatro e la Sala Multimediale, è importantissimo!
Individuare anche altri luoghi che possano essere resi fruibili ai cittadini, per esempio anche
immobili privati non utilizzati situati nei pressi delle principali piazze del paese e che potrebbero
essere locati, e destinarli ad attività quali internet-point, sala lettura, emeroteca, spazio
compleanni, ecc., sono iniziative che potranno essere prese in considerazione. Anche sul piano
dei lavori pubblici, non abbiamo più bisogno di grossi interventi perché questi sono già stati
realizzati o avviati e bisogna solo completarli; abbiamo adesso bisogno di rendere fruibili e attivi
questi luoghi, di abbellirli, arredarli, riempirli, sentirli nostri.
Bisogna poi stimolare, potenziare e qualificare l’azione dell’associazionismo sociale, culturale e
ricreativo. Ed è, altresì, necessario un forte interessamento anche della Parrocchia e dell’Azione
Cattolica affinché anche la loro azione possa essere più efficace e coinvolgente in questa
direzione, non solo per chi è cattolico praticante, ma per tutti.
I giornali, le riviste, i quotidiani dovranno essere sempre e facilmente acquistabili. Così come le
attività commerciali tutte dovranno abbinare alla giusta logica del guadagno anche quella della
rinascita sociale. E’ indispensabile creare una rete, che sfrutti tutte le modalità di interazione
possibili per meglio interpretare le molteplici esigenze presenti sul territorio. Le assemblee, i
canali di social network, gli incontri nelle varie Frazioni, le riunioni tra particolari settori della
popolazione, insomma tutto ciò che è possibile per facilitare l’incontro tra cittadini, istituzioni,
associazioni e quant’altro. Si sono susseguiti cambiamenti epocali che ci obbligano ad una più
profonda riflessione: è cambiato il modo di vivere a Rovito? Siamo cambiati noi? È
indispensabile capire a che punto siamo e dove stiamo andando. E’ necessario riappropriarsi
della narrazione, dell’ascolto, della condivisione, della comune voglia di progettare, e
dell’immaginazione. Vogliamo pensare ad un paese come una rete dove siano visibili sia le
connessioni che le falle. Ascoltare e partecipare senza nessuna esclusione, anzi includendo il più
possibile le voci generalmente dimenticate. A tutti chiederemo uno sforzo. Siate pronti a
sostenerlo così come anche noi vogliamo fare.
Potenziamo le strutture e le attività socio-culturali
Dobbiamo concretizzare l’adeguata utilizzazione del Teatro Comunale e della Sala
Multimediale; soprattutto il Teatro costituisce una grande risorsa che dobbiamo utilizzare
meglio.
Bisogna poi pensare all’utilizzazione di Palazzo Salerno a Flavetto: un museo-biblioteca
comunale, compatibile con la sua destinazione vincolata sull’atto di donazione all’Ente, è
un’idea su cui si può lavorare nel tempo, cercando soprattutto di ottenere finanziamenti esterni.
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Dobbiamo, altresì, avere la capacità di riproporre eventi socio-culturali che negli anni passati
hanno rappresentato per Rovito importanti momenti culturali, sociali e turistici, come il Festival
Rumori di Fondo, la Sagra della Castagna e la Sagra di Motta. Anche l’esperienza del
Cineforum, della Scuola di Tamburi, della Scuola di Teatro e della Scuola di Musica, sono state
esperienze che lasciano un profondo segno positivo e che non possono morire, anzi devono
essere potenziate. Lavoreremo, inoltre, per verificare la fattibilità di una Banda musicale a
Rovito.
Per quanto riguarda, inoltre, la Festa Patronale di Santa Barbara e le altre Feste Religiose, è
necessario incoraggiare la formazione di comitati cittadini permanenti che si occupano di
riprendere adeguatamente questo aspetto importante della nostra tradizione popolare.
Valorizziamo la nostra storia e le tradizioni locali
Si può pensare di promuovere la raccolta di foto, documenti (cartacei e multimediali) e libri sulla
storia di Rovito per renderli fruibili attraverso il museo e anche on-line.
Rovito festeggi l’Unità d’Italia
Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia vogliamo realizzare una forte iniziativa all’apertura
delle scuole, coinvolgendo queste e tutta la cittadinanza.
Monumenti pubblici a personaggi storici famosi
Oltre ad un miglioramento, almeno nella decorazione, del monumento ai Fratelli Attilio ed
Emilio Bandiera, riteniamo importante realizzare un monumento a Tommaso Cornelio, medico,
matematico e filosofo nativo di Rovito e protagonista della rivoluzione scientifica del secolo
XVII.
Cultura è anche sviluppo economico
Cultura ed economia sono due mondi da sempre strettamente legati l’uno all’altro. Da sempre
l’arte ed il sapere si sono sviluppati soprattutto nelle società dinamiche e benestanti. Ma solo
negli anni più recenti si è rafforzata l’idea secondo cui il rapporto di causa-effetto tra cultura e
sviluppo economico può considerarsi vero anche all’inverso, intendendo dunque la cultura come
elemento capace di creare nuova ricchezza.
Paradossalmente questa consapevolezza oggi si accompagna ad una diminuzione delle risorse
destinate alla cultura da parte dello Stato. Il Comune, dunque, si trova a far fronte ad una crescita
del valore della cultura in termini di complessità e incidenza per il benessere della comunità, in
condizioni di sempre maggiore esposizione e responsabilità. È una sfida che l’Amministrazione
deve cogliere, e al tempo stesso è una reale opportunità affinché il decentramento amministrativo
e economico, che ha riversato sulle amministrazioni e sulle istituzioni il peso della gestione e
della progettazione della cultura, divenga processo di riappropriazione del patrimonio culturale
come risorsa strategica per lo sviluppo del territorio. Già negli anni scorsi questa sfida è stata
messa al centro della politica culturale dell’Amministrazione, che ha operato un recupero sia
strutturale che funzionale di importanti luoghi del tessuto culturale del nostro paese, e bisogna
continuare su questa strada, anche intensificando le capacità progettuali nel settore, che siano in
grado di attrarre risorse di provenienza esterna.
Per lo sviluppo dell’economia locale
Pensiamo di poter contribuire a stimolare e sostenere lo sviluppo dell’economia locale
attraverso:
1. l’impegno concreto ad individuare l’area PIP (Piano per gli Investimenti Produttivi) negli
strumenti urbanistici;
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2. mettere
a
disposizione
dei
giovani
uno
sportello
telematico
informagiovani/informalavoro/finanziamenti e contributi, anche con l’ausilio delle
Associazioni di Categoria;
3. studiare la possibilità di applicare riduzioni sui tributi comunali, cumulabili con altri
eventuali incentivi Nazionali, Regionali o di altra provenienza, per cittadini rovitesi che siano
interessati ad avviare attività di autoimpiego;
4. elaborare il Piano Comunale del Commercio;
5. incoraggiare la nascita di piccole attività, in forma singola o associativa, soprattutto nei
settori dell’artigianato e dei prodotti tipici, del turismo (bed and breakfast, guide turistiche e
naturalistiche, istruttori di sport montani ecc.), della ristorazione di qualità e dei pub (nei
centri storici);
6. garantire il sostegno alle imprese del territorio anche cooperando con le varie Associazioni di
Categoria;
7. stimolare lo sviluppo e il potenziamento di attività agricole locali e di nicchia e che puntino
alla
8. valorizzazione dei prodotti nostrani.
Una rete internet Wi-MAX Comunale
Il Wi-MAX è una tecnologia che consente l'accesso a reti di telecomunicazioni a banda larga e
senza fili che può essere usata sia in ambienti urbani che rurali. Vogliamo verificare se è
possibile realizzare una rete Wi-MAX sul territorio comunale. Ciò dipende dallo stato delle
concessioni governative in materia, e dalle offerte economiche delle società che offrono questo
servizio. L’idea che abbiamo è quella di garantire internet gratis per tutti e la possibilità di
connettersi senza cavo da qualsiasi parte del territorio comunale. È un’idea sulla quale vogliamo
lavorare.
Per lo sviluppo delle attività sportive e per la gestione efficiente degli impianti sportivi
Lavoreremo per risanare e mantenere efficienti gli impianti sportivi esistenti e per garantirne una
gestione efficiente e una fruibilità gratuita per i giovanissimi.
Sosterremo le attività delle associazioni sportive dilettantistiche presenti sul territorio.
Per quanto riguarda l’atavica istanza di avere un campo regolamentare di calcio a undici, la
nostra azione sarà quella di lavorare in questa direzione in forma associata con i Comuni
limitrofi.
Incentiveremo e sosterremo ogni azione tesa ad aggregare attorno ad un progetto sportivo:
pallavolo, pallamano, calcetto, tennis, judo ecc.
Inoltre, la prossima realizzazione della già progettata Palestra Comunale a Pianette, ci permetterà
di potenziare l’offerta per svolgere attività fisica sia nelle ore scolastiche che extrascolastiche.
Sullo sport, dunque, molta attenzione sarà dedicata ad una gestione efficace ed efficiente delle
strutture.
Valorizzare le risorse naturalistiche e paesaggistiche, sviluppare turismo e sport
naturalistici
Il territorio rovitese presenta peculiarità naturalistiche che devono essere valorizzate; il
castagneto, gli antichi sentieri di campagna e le mulattiere, i torrenti, le fiumare e le cascate,
costituiscono risorse su cui investire idee e coinvolgimento in termini di valorizzazione e
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fruibilità naturalistica, turistica e sportiva. Attività come il trekking, l’escursionismo e
l’orienteering, il mountain bike sport, la micologia, la fotografia naturalistica, possono costituire
idee su cui lavorare. Ovviamente, tali attività dovrebbero essere seguite da qualche Associazione
“esperta” cui l’Amministrazione Comunale può offrire il proprio sostegno.
Un Parco Naturalistico Regionale per il canyon di Rianico
La contrada di Rianico è caratterizzata da un canyon che dal punto di vista geologico e
naturalistico è conosciuto dagli esperti ed appassionati della materia per la sua bellezza e
peculiarità. L’idea è quella di proporre al Consiglio Regionale della Calabria l’istituzione di un
Parco Naturalistico Regionale. Ciò è fattibile, e sarebbe un ottimo modo per attrarre risorse e per
valorizzare questo particolare geosito.
Valorizzare la proprietà di Frassineto
Si tratta di un quarto boscato di proprietà del Comune di Rovito e ricadente nella perimetrazione
del Parco Nazionale della Sila, nel territorio di San Giovanni in Fiore. Dobbiamo valorizzarlo,
anche interessandoci presso l’Ente Parco, e comunque proponendo iniziative tese alla sua
fruibilità turistica e naturalistica.
Per la sicurezza sul territorio
Garantire la sicurezza sul territorio sarà impegno prioritario dell’Amministrazione, anche alla
luce del fatto che negli ultimi anni si sono verificati su Rovito fatti gravi da sempre estranei alla
vita della nostra comunità e ascrivibili sia a fenomenologia vandalica che criminale.
Abbiamo l’idea di realizzare una rete Comunale di videosorveglianza, partendo dai punti chiave
di accesso-esodo nel-dal paese, e presso strutture “strategiche” (per esempio il Teatro, il
Municipio ecc.), sulla quale dare poi la possibilità anche ai privati (commercianti e imprenditori)
di allacciarsi. I privati dovrebbero acquistare le videocamere che poi verrebbero collegate sulla
rete comunale a disposizione delle forze dell’ordine. Il sistema della videosorveglianza,
realizzato secondo linee guide che tutelino la privacy del cittadino, si dimostra efficace contro
atti di criminalità e di vandalismo; inoltre, è un buon deterrente per la lotta agli incendi boschivi
e per fenomeni quali l’abbandono di cani.
Per un’innovazione di civiltà nel mantenimento degli animali domestici
Gli animali domestici, soprattutto i cani, vanno saputi tenere. Lavoreremo per l’applicazione
della normativa circa la custodia dei cani domestici ed il loro corretto portamento, nel rispetto sia
degli animali stessi che dei cittadini, per un aggiornamento straordinario dell’anagrafe canina, e
per l’utilizzo di paletta e sacchetto da parte dei proprietari. A tal proposito, il Comune assume
l’impegno di emanare un’Ordinanza di settore e di farla rispettare, e può farsi anche carico di
acquistare e poi rivendere a prezzo d’acquisto tali strumenti a tutti i proprietari iscritti
all’anagrafe canina, al fine di compiere un salto di qualità in questo peculiare aspetto della civiltà
contemporanea.
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Un’azione mirata a contrastare il fenomeno del randagismo
Il fenomeno del randagismo rappresenta una vera e propria piaga sociale per le città italiane del
centro-sud. Da anni ormai si cercano soluzioni che siano in grado di bilanciare gli interessi di
quei cittadini intolleranti nei confronti degli animali, in particolare dei cani, e gli interessi dei
cani randagi che, non va assolutamente dimenticato, né tanto meno sottovalutato, sono esseri
viventi e senzienti capaci di provare gioie e dolori. Trovare un punto d’incontro tra i due tipi di
interessi decisamente contrastanti non è affatto compito facile per un’Amministrazione
Comunale. Nel 1991 è entrata in vigore la Legge Quadro per la prevenzione del randagismo, la
n. 281, che contiene importanti elementi innovativi. Purtroppo, però, questa Legge si è rivelata
valida nei principi, ma insufficiente nell’attuazione pratica a causa anche di Leggi regionali di
recepimento troppo generiche o inapplicate, di Comuni impreparati e inadempienti, e di Aziende
Sanitarie troppo spesso carenti.
Gli impegni prioritari e strategici al fine di ottenere risultati nell’arginare questo problema, tanto
complesso quanto delicato, mirano a queste soluzioni:
1. avviare una massiccia campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica atta ad abbattere
il fenomeno dell’abbandono di cani, anche informando il cittadino sulle sanzioni penali cui
può andare incontro; allo stesso tempo intensificare il controllo sul territorio (a tal proposito
la rete di videosorveglianza può sicuramente costituire un valido deterrente);
2. sistemazione dei randagi presso famiglie: sono previsti incentivi per chiunque adotti un cane
randagio notoriamente vagante per il paese o un cane detenuto in canile a spese del Comune
di Rovito. In particolare, l’Amministrazione Comunale si fa carico delle spese relative alla
profilassi veterinaria di base (vaccini di base e sterilizzazione/castrazione). Si tratta di
incentivi che da un lato riducono la presenza di randagi sul territorio e dall’altro abbattono
notevolmente le spese dell’Amministrazione Comunale (che sono assai onerose).
3. l’istituzione del cane di quartiere: costituisce un’innovativa e interessante forma di adozione
dei randagi. “Adottato” dagli abitanti volenterosi di una zona, il cane, può rimanere libero di
circolarvi, ma è costantemente controllato e gli sono garantite le cure fondamentali. La figura
del cane di quartiere è prevista dalla legislazione in materia e può essere istituita dal Sindaco.
Il cane di quartiere è, quindi, quel cane che vive in un caseggiato, rione o quartiere, i cui
abitanti dichiarino di accettare l’animale e di essere disposti a fornirgli mantenimento e
assistenza. Dopo aver inoltrato la richiesta al Comune, che a sua volta avrà sottoscritto un
protocollo d’intesa ad hoc con l’Azienda Sanitaria competente, il cane sarà portato in canile
dove gli verrà inserito il microchip identificativo e gli verranno praticati i trattamenti
profilattici obbligatori, le eventuali cure sanitarie di cui necessita se malato o ferito e la
sterilizzazione/castrazione. Una volta completato questo iter, il cane sarà pronto per essere
subito reimmesso nel quartiere di provenienza, affidato alle cure di un tutore e diventare così
“cane di quartiere”. La figura del “tutore” è una figura meramente formale, di riferimento,
ma non è gravata da oneri particolari perché tutti gli abitanti del quartiere si occuperanno,
magari organizzandosi in turni, del cane preoccupandosi giusto di fornirgli quotidianamente
cibo e acqua. L’insorgenza di eventuali problemi di salute saranno prontamente riferite al
Comune che si farà carico delle eventuali spese veterinarie necessarie oltre che dei
trattamenti di profilassi periodici. Ogni quartiere potrà avere fino a un massimo di quattro
cani di quartiere.
4. il ricovero coatto presso canile di cani gravemente malati o che possano essere pericolosi per
il cittadino.
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Potenziare la Protezione Civile Comunale
Le competenze del Comune ed il ruolo del Sindaco nel sistema della Protezione Civile
italiana
Seppur la normativa vigente collochi la figura del Sindaco al centro del complesso sistema della
Protezione Civile italiana, generalmente, purtroppo, questo ruolo viene sottovalutato, anche dagli
stessi Sindaci.
La Legge 24 febbraio 1992, n. 225, all’Articolo 6 recita “...all’attuazione delle attività di
protezione civile provvedono, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, le
Amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità Montane...”.
L’Articolo 15 (Competenze del Comune ed attribuzioni del Sindaco) della Legge medesima
recita:
“1. Nell'ambito del quadro ordinamentale di cui alla Legge 8 giugno 1990, n. 142, in materia di
Autonomie Locali, ogni Comune può dotarsi di una struttura di Protezione Civile.
2. La Regione, nel rispetto delle competenze ad essa affidate in materia di organizzazione
dell'esercizio delle funzioni amministrative a livello locale, favorisce, nei modi e con le forme
ritenuti opportuni, l’organizzazione di strutture comunali di Protezione Civile.
3. Il Sindaco è autorità comunale di Protezione Civile. Al verificarsi dell'emergenza nell'ambito
del territorio comunale, il Sindaco assume la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso
e di assistenza alle popolazioni colpite e provvede agli interventi necessari dandone immediata
comunicazione al Prefetto e al Presidente della Giunta Regionale.
4. Quando la calamità naturale o l'evento non possono essere fronteggiati con i mezzi a
disposizione del Comune, il Sindaco chiede l'intervento di altre forze e strutture al Prefetto, che
adotta i provvedimenti di competenza, coordinando i propri interventi con quelli dell'autorità
comunale di Protezione Civile.”
Il Comune è, dunque, tra i protagonisti della Protezione Civile, e addirittura è, tra i diversi
soggetti, certamente quello più coinvolto e con maggiori responsabilità gestionali in occasione
delle emergenze. È, quindi, necessario richiamare i Sindaci alle loro responsabilità, e bisogna
contribuire a metterli nelle condizioni di svolgere con efficacia questi compiti che la Legge
conferisce loro.
Ma fare protezione civile in un Comune non significa solo garantire un tempestivo intervento a
difesa della comunità e del territorio in occasione di una data emergenza, ma vuol dire mettere in
piedi una struttura, un servizio indispensabile da organizzare a cura dell’Ente e da erogare ai
cittadini in modo omogeneo e diffuso sul territorio comunale.
Il “Testo Unico delle Leggi sull’ordinamento degli Enti Locali”, Decreto Legislativo 18 agosto
2000, n. 267, all’Articolo 149 (Principi generali in materia di finanza propria e derivata), dopo
aver opportunamente precisato al Comma 6) che “Lo Stato assegna specifici contributi per
fronteggiare situazioni eccezionali”, stabilisce subito dopo, al Comma 7), che “Le entrate fiscali
finanziano i servizi pubblici ritenuti necessari per lo sviluppo della comunità ed integrano la
contribuzione erariale per l’erogazione dei servizi pubblici indispensabili”. Tra i servizi pubblici
indispensabili che i Comuni devono assicurare alla cittadinanza vi è certamente quello di
protezione civile. Ciò, tra l’altro, era già stato dettato dal Decreto Ministeriale del Ministero
dell’Interno 28 maggio 1993 (Individuazione dei servizi indispensabili dei Comuni), il quale
all’Articolo 1 stabilisce che tra i servizi indispensabili, assieme a servizi quali l’acquedotto, la
fognatura, l’ufficio tecnico, l’anagrafe, la polizia municipale, sono compresi anche i servizi di
protezione civile, di pronto intervento e di sicurezza pubblica. La Protezione Civile in un
Comune è, dunque, un servizio indispensabile; e si tratta di un servizio che non è da intendersi
semplicemente come risposta straordinaria di fronte all’emergenza, tant’è che il Decreto suddetto
parla di “…protezione civile, pronto intervento…” come due argomenti distinti, bensì come
istituzione ed erogazione di un servizio continuativo e adeguato, di cui si garantisce il
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funzionamento anche in “tempo di pace”, cioè ordinariamente. Un servizio comprendente,
quindi, le diverse attività di previsione, prevenzione, gestione e superamento dell’emergenza.
Si può concludere, pertanto, affermando che il Sindaco, nel tempo ordinario, deve garantire le
normali attività di previsione e prevenzione, utilizzando l’apposita struttura Comunale prevista
per curare particolarmente l’aspetto della pianificazione e del suo puntuale aggiornamento; in
condizioni di emergenza provvederà invece:
a) in qualità di Capo dell’Amministrazione, a dirigere e coordinare le prime operazioni di
soccorso, nonché la preparazione dell’emergenza; a tenere informati la popolazione e gli altri
organi istituzionali; ad impegnare ed ordinare spese per interventi urgenti secondo le procedura
di Legge, eventualmente utilizzando mezzi e maestranze comunali, il volontariato, e ogni altra
risorsa per l’organizzazione dell’emergenza nell’ambito della normativa amministrativa speciale
esistente e a disposizione per la fattispecie (somma urgenza, ecc.);
b) in qualità di Ufficiale di Governo, ad adottare, se del caso, tutti i provvedimenti di carattere
contingibile ed urgente che si rendano necessari per garantire la tutela della sicurezza e
dell’incolumità pubblica.
Attrezzare il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) di Protezione Civile
È il Centro Operativo a supporto del Sindaco, autorità comunale di Protezione Civile, previsto
dalle disposizioni operative emanate dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, per la
direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione, ed è
articolato in Funzioni di Supporto secondo il “Metodo Augustus”. Tali centri dovrebbero essere
ubicati in strutture antisismiche, realizzate secondo le normative vigenti, ed in aree di facile
accesso e non vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio. Tali strutture dovrebbero essere dotate di un
piazzale attiguo che abbia dimensioni sufficienti ad accogliere mezzi pesanti e quanto altro
occorra in stato di emergenza. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere una o più sedi alternative
qualora, nel corso dell'emergenza, l'edificio individuato risultasse non idoneo. Ospita la Struttura
Comunale di Protezione Civile, nonché le attività di costruzione del sistema locale di protezione
civile, di previsione, prevenzione e pianificazione da effettuarsi nel tempo ordinario. Il C.O.C. è
stato già costituito a Rovito, ma si tratta adesso di formarne il personale ed attrezzarlo,
individuarne e realizzarne una sede che possa rispondere alle caratteristiche sopra richiamate. A
tal fine è indispensabile attivarsi per attrarre risorse finanziarie esterne.
Potenziare il nostro “volontariato comunale” di Protezione Civile
Il Volontariato organizzato di Protezione Civile può costituire un valido strumento di supporto
alle competenze e attività Comunali in materia, specie per quelle organizzazioni, quali i Gruppi
Comunali, che, seppur composte da volontari, sono di diretta espressione del Comune.
Rappresentano una risorsa da sviluppare e consolidare, sia per quanto attiene alla gestione
dell’emergenza, che per le attività di previsione e prevenzione, formazione e informazione della
cittadinanza. Rovito è stato il primo Comune in Calabria, ed uno dei primi in Italia, a costituire il
proprio Gruppo Comunale di Volontari di Protezione Civile. Questa risorsa va potenziata, sia
sotto l’aspetto della formazione dei Volontari, che sotto quello della dotazione di mezzi,
attrezzature e strumenti, utilizzando le possibilità finanziarie e di contribuzione del Dipartimento
Nazionale della Protezione Civile, della Regione (anche attraverso le misure dei fondi POR), e
della Provincia.
Per una scuola sempre più sicura
Effettuare una verifica straordinaria sullo stato degli edifici scolastici ed eventualmente
realizzare interventi tesi a potenziarne la sicurezza (interventi sui fabbricati, arredo di sicurezza,
iniziative comportamentali) è una priorità imprescindibile.
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Realizzare la Carta Comunale dei rischi naturali e antropici
Realizzeremo la Carta dei rischi naturali e antropici cui il cittadino rovitese è esposto. Un
opuscolo informativo sui comportamenti individuali da assumere in base alla tipologia di rischio,
sia per prevenire che per gestire l’emergenza.
Migliorare la mobilità pubblica locale
Ci adopereremo per chiedere che nel progetto di metropolitana leggera dell’area urbana
Cosenza-Rende-Università e del suo hinterland sia inserita anche la Presila, e quindi Rovito.
Ci interesseremo per la ripresa dei lavori, già cantierizzati, sullo svincolo SS107 di Rovito,
nonché per chiedere maggiore manutenzione della stessa Statale, soprattutto puntando ad
incrementarne la sicurezza; quest’ultimo criterio vale anche per le strade di proprietà della
Provincia ricadenti sul nostro territorio, e per quelle Comunali.
Ci attiveremo perché le linee di trasporto su gomma delle Ferrovie della Calabria che interessano
Rovito siano potenziate, e per verificare la fattibilità di collegare Rovito e tutte le sue Frazioni
all’Area urbana anche attraverso le linee AMACO.
Le periferie territoriali: mettiamole al centro
Molto spesso accade che le periferie territoriali del paese partecipano poco alla vita
amministrativa, sono poco informate, sono soggette al rischio di essere dimenticate. A volte
questa difficoltà viene affrontata con il proporre un candidato locale che statisticamente
difficilmente riesce ad essere eletto. Riteniamo, invece, anziché promettere una rappresentanza
diretta in Consiglio che spesso non può esservi, istituire, come già detto precedentemente, la
Conferenza annuale delle periferie, come momento di incontro-confronto tra i cittadini di questi
territori e l’Amministrazione per una discussione sulle relative problematiche.
Vogliamo un Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri “presenti”
L’idea che abbiamo di Amministratore Comunale, oltre alle competenze amministrative e allo
status giuridico che la legge gli conferisce, è quello di un rappresentante istituzionale presente
sul territorio, che si rende reperibile, che si fa vedere per le strade e per le piazze, e che incontra i
cittadini, si confronta con loro, li informa, ne raccoglie le esigenze, le proposte e le critiche,
trasferendole poi nel Municipio. L’idea, cioè, di una figura che viva pienamente il paese e che
sappia diventare una valida cinghia di trasmissione fra cittadino e istituzione locale.
Il Sindaco, inoltre, attiverà un indirizzo e-mail specifico attraverso cui la cittadinanza potrà
raccordarsi con lui in ogni momento.
Gli indirizzi politico-amministrativi per la formazione della nuova Giunta
La nuova Giunta Comunale sarà di tre componenti, oltre al Sindaco. A tal proposito, precisiamo
che sulla composizione della nostra futura Giunta, non sono stati presi né accordi e né impegni.
La nostra linea al riguardo è molto semplice e chiara: vinciamo e facciamo squadra, e insieme
decideremo poi la composizione della Giunta, sulla base di criteri oggettivi e condivisi, quali la
rappresentanza territoriale, la disponibilità e le competenze, l’affermazione elettorale ecc.
Lo stesso metodo sarà utilizzato per ogni altro tipo di incarico istituzionale espressione della
maggioranza consiliare.
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La lista dei candidati
Candidato a Sindaco
TURANO Francesco
Candidati al Consiglio Comunale
BEVACQUA Pamela
CAFERRO Cristina
CUCCI Flavio
DE DONA’ Elisa
DE LUCA Francesco
GALLO Massimiliano
MOLINARO Francesco
SCARPELLI Giuseppe
SCARPELLI Mario
nato a Cosenza il 06/09/1978 e domiciliato in Rovito
nata a Cosenza il 10/05/1981 e domiciliata in Motta di Rovito
nata a Cosenza il 01/01/1987 e domiciliata in Pianette di Rovito
nato a Taurianova (RC) il 21/07/1962 e domiciliato in Pianette di Rovito
nata a Edmonton (CDN) il 22/01/1961 e domiciliata in Rianico di Rovito
nato a Cosenza il 27/09/1976 e domiciliato in Pianette di Rovito
nato a Cosenza il 29/08/1984 e domiciliato in Motta di Rovito
nato a Mendicino (CS) il 07/12/1966 e domiciliato in Bosco di Rovito
nato a Cosenza il 04/04/1969 e domiciliato in Flavetto di Rovito
nato a Cosenza il 14/05/1963 e domiciliato in Rovito
Aprile 2011
Il candidato a Sindaco
Francesco Turano
Onda Democratica
Via San Nicola, 64
87050 Rovito (CS)
www.ondademocratica.com
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