CNR IFC e T.E.R.R.A. Srl. Epidemiologia e comunicazione: tutelare ambiente e salute nelle aree inquinate Roma, 15 maggio 2007 Metodologie e strumenti di partecipazione in contesti di rischio Bruna De Marchi Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia - ISIG [email protected] Struttura delle presentazione Ø Ø Ø Ø Esperti e “pubblico”. Excursus sugli stadi della “comunicazione del rischio” e della “partecipazione dei cittadini”. Sistemi esperti e fiducia. Alcuni tentativi di lavorare con i cittadini ( Marghera, Brescia). Valutazione scientifica del rischio e atteggiamenti dei cittadini La valutazione del rischio da parte degli esperti è solo uno degli elementi che influenzano le preoccupazioni/reazioni del “pubblico” (quale pubblico?) rispetto a un certo evento, fenomeno, innovazione, attività, ecc. Altri elementi e processi, di tipo psicologico, sociale, culturale, economico, istituzionale (oltre che strutturale e contestuale) influenzano atteggiamenti e comportamenti individuali e collettivi nei confronti di certe attività o tecnologie. Le fasi della comunicazione del rischio (1975-1995) Baruch Fischhoff (1995 1995), ), Risk Perception and Communication Unplagged Unplagged:: Twenty Years of Process, in “Risk Analysis” Analysis”, 15, 2, pp. 137137- 145. Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è trovare i numeri giusti Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è comunicare i numeri Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è spiegare che cosa intendiamo con i numeri Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è mostrare loro che hanno accettato simili rischi in passato Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è mostrare che è un buon affare per loro Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è trattarli gentilmente Ø Tutto ciò che dobbiamo fare è renderli partner Agli inizi del terzo millennio, in Italia, a che punto siamo? I diversi gradini della partecipazione (e non partecipazione) dei cittadini Tradotto e adattato da: Sherry R. Arnstein Arnstein,, “A Ladder of Citizen Participation Participation””, (pubblicato originariamente in JAIP 35, 4 1969: 216216 -224). Ripubblicato in Le Gates Gates,, R., Stout F. (eds eds.; .; fourth edition edition), ), The City Reader Reader,, Routledge Routledge:: New York, 2007, pp.233 pp.233--245. Ø Ø Ø Ø Ø Manipolazione Terapia Informare Consultare Placare [Coinvolgere] Ø Partnership Delega del potere Ø Controllo da parte dei cittadini Ø Porto Marghera (1996 -1997) Proposta per un modulo comunicativo sperimentale sul rischio chimico (Bruna De Marchi e Silvio Funtowicz) Stretta collaborazione con il servizio di protezione civile del comune di Venezia (sede di Mestre) o Ricognizione e mappatura dei principali stakeholder e gruppi obiettivo o Cinque focus group con rappresentanti di: l l l l l Parrocchie e gestori di discoteche Comitati di quartiere e associazioni di cittadini Servizi di pubblica sicurezza e protezione civile Centri commerciali e strutture turistiche Scuole … continua Porto Marghera (1996 -1997) Proposta per un modulo comunicativo sperimentale sul rischio chimico (Bruna De Marchi e Silvio Funtowicz) … Continua Ø Indagine con questionario su un campione di residenti nell’area a rischio (collaborazione Maura Del Zotto) Ø Preparazione opuscolo informativo Ø Distribuzione “mirata” Ø ??? Il caso Porto Marghera Individuazione di centri di aggregazione e gruppi obiettivo (da parte dell’Ufficio di Protezione Civile del Comune di Venezia) Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø 1. Campeggi, alberghi, ristoranti, bar 2. Centri commerciali e negozi di particolare importanza 3. Aziende artigiane, commerciali, piccole industrie 4. Scuole 5. Parrocchie e confessioni religiose 6. Centri culturali e Sportivi 7. Cinema, Cral aziendali 8. Centri di servizi (TV, Associazione industriali, Enel , ecc.) 9. Servizi sanitari e ambulatori medici 10. Associazioni di categoria (Artigiani, albergatori, commercianti, piccole industrie 11. Mass media (Giornali, radio e TV locali) 12. Partiti e sindacati di categoria 13. Responsabili sicurezza 14. Diversi (Uffici pubblici e servizi vari) 15. Associazioni ambientaliste 16. Aziende soggette alla direttiva Seveso Il caso Brescia (2002-2005) Il mandato dell’amministrazione comunale Gestire in termini comunicativi le emergenze e i problemi quotidiani legati al fenomeno d’inquinamento; Promuovere la trasparenza dei processi e delle procedure, aggiornando costantemente la popolazione sulle attivit à e gli avvenimenti principali (consulenze, studi, analisi, ricerche, proposte di bonifica, …); Diffondere informazioni sullo stato attuale delle conoscenze, in particolare sui risultati delle analisi riguardanti l’area contaminata e i soggetti potenzialmente esposti al rischio; Creare sinergie positive e relazioni costruttive tra l’Amministrazione comunale e gli altri attori coinvolti nella vicenda, come soggetti istituzionali o portatori di interessi individuali e collettivi. Il caso Brescia L’approccio di T.E.R.R.A. e I.S.I.G Un approccio partecipato che va oltre “la comunicazione del rischio” e promuove un dialogo a più voci come parte di un processo di governance del rischio dove per Governance si intende “La somma delle diverse modalità con cui individui e istituzioni, pubbliche e private, gestiscono i propri affari comuni. È un processo continuativo tramite il quale interessi contrastanti o divergenti possono venire conciliati in modo che ne possa seguir e un’azione co-operativa. Essa include istituzioni formali e regimi legittimati a garantire il rispetto delle regole, così come procedure informali a cui persone e istituzioni hanno dato il proprio assenso o comunque riconoscono essere nel proprio interesse” (Commission on Global Governance 1995) Il caso Brescia Primi stadi del processo (2002) Stretta collaborazione con l’amministrazione comunale Iniziative di carattere generale Ø Ø Ø Comunicati stampa Creazione sito web Conferenza internazionale Mappatura degli stakeholder Ø Ø Ø Primi input dall’amministrazione comunale Utilizzo di fonti documentarie Processo a valanga Interviste in profondità Ø Sono state utilizzate per delineare un quadro generale della situazione, con riguardo sia alle conoscenze (esistenti o da sviluppare) sia alle percezioni e valutazioni sullo stato presente e sulle prospettive per il futuro da parte di diversi attori. Il caso Brescia I focus group (2002-2005, più fasi) Tavoli di discussione, su cui si sono incontrati e confrontati diversi attori in qualita’ di “rappresentanti ” di gruppi di interesse (stakeholder). Due facilitatori (Bruna De Marchi e Federica Marangoni). Interventi di esperti e amminsitratori . Agende concordate, circolazione dei resoconti, feedback . Obiettivi: rendere espliciti gli interessi, le preoccupazioni, le esigenze di tutti gli attori coinvolti (e dei soggetti da essi rappresentati); offrire un ’opportunità di dialogo anche a persone e gruppi che solitamente non sono in contatto fra loro; evidenziare punti di accordo e di contrasto; definire di volta in volta un ’agenda comune e verificarne periodicamente l’attuazione; promuovere la circolazione dell’informazione e il “ritorno” di quanto discusso nei FG a settori sempre più ampi della popolazione; individuare procedure e promuovere azioni per affrontare in modo efficiente ed efficace il problema dell’inquinamento. Il caso Brescia Le valutazioni e le richieste dei partecipanti ai focus group Valutazioni Ø Procedura: giudizio largamente positivo Ø Contenuti: giudizio parzialmente positivo (carenze di approfondimento e di trattazione di alcune questioni centrali) Richieste Ø Definire obiettivi operativi Ø Includere nuovi partecipanti Ø Adattare la procedura come opportuno Risposte da parte dell’Amministrazione Ø … questo pomeriggio (nella relazione dell’Assessore Brunelli) QUATTRO ‘PRINCIPI‘ (1 e 2) Condivisione di conoscenze Si riferisce alla necessit à di prendere in considerazione i diversi tipi di conoscenza di cui diversi attori (stakeholder) sono portatori: conoscenze scientifiche e 'laiche', teoriche ed empiriche, derivate dallo studio, dalla ricerca o dall'esperienza quotidiana. Congruenza Si riferisce alla coerenza sia interna sia esterna di idee, proposte e piani, e alla loro effettiva praticabilit à. QUATTRO ‘PRINCIPI’ (3 e 4) Risorse Si riferisce a tutte le risorse disponibili, in termini di conoscenze, abilit à, relazioni, network a cui i diversi stakeholder hanno accesso. La condivisione delle conoscenze (punto uno) facilita e integra l'elicitazione delle risorse. Fiducia Il quarto principio permea e contemporaneamente ingloba gli altri tre. E' conditio sine qua non per una effettiva ed efficace collaborazione fra partner. NON è sinonimo di unanimità di prospettive, e si riferisce piuttosto al tipo di rapporti fra stakeholder. Una volta intaccata, la fiducia può difficilmente essere ricostruita. Elementi che entrano nel giudizio su diverse attività o tecnologie (“Percezione del rischio”) Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Fonte del rischio Familiarità e abitudine Volontarietà dell’esposizione Possibilità di influenza o controllo Irreversibilità delle scelte Gravità, durata e impatto delle conseguenze Distribuzione di rischi e benefici Conoscenza scientifica … Gli atteggiamenti negativi derivano da una combinazione di: Dread (terrore, spavento) + Outrage (sdegno, rabbia).* (*Sandmann P.M. (1988), “Hazard versus outrage: A conceptual frame for describing public perception of risk” risk”, in H. Jungermann Jungermann,, R. E. Kasperson e P. Wiedemann (eds.), Risk communication, Forschungszentrum Jülich lich.. Le questioni chiave nel rapporto fra cittadini e istituzioni Ø Ø Fiducia (attribuzione di) onestà, condivisione di valori e criteri, buona fede, sincerità, competenza professionale; capacità/volontà di farsi capire; riconoscimento dell’ incertezza , ammissione di “ignoranza”, disponibilità al dialogo, … Responsabilità (morale e legale) chi/come controlla l’applicazione e l’aggiornamento delle norme e linee guida; chi/come/ quando risponde dei danni causati da erronee valutazioni del rischio (in buona o cattiva fede), o inadeguati monitoraggi, … Sistemi esperti e fiducia I “sistemi esperti” (1) sono altamente complessi e le loro diverse componenti (tecniche e organizzative) sono strettamente interdipendenti. Ciò li rende vulnerabili e soggetti a “normali incidenti” (2) che sono il risultato della incertezza intrinseca connaturata a tali sistemi. Ø Ø La fiducia interpersonale , che si basa su frequentazioni di lunga data e rapporti faccia-a-faccia, non può svilupparsi per mancanza di relazioni dirette con esperti, “regolatori” e gestori. La fiducia sistemica è gravemente compromessa da numerose esperienze di incidenti (“normali” o no) e inoltre da una diffusa perpelssità sulla competenza, integrità e “trasparenza” dei responsabili. (1) Anthony Giddens Giddens:: The consequences of modernity modernity,, Polity 1990. (2) Charles Perrow Perrow,, Normal Accidents Accidents:: Living with High High--Risk Technologies Technologies,, Basic Books Books,, NY, 1984. Inserimento del caso Brescia nel progetto TRUSTNET-IN-ACTION 2004-2006 Azione coordinata nell’ambito del VI Programma quadro di ricerca della Commissione europea. Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Ø Community cooperation for industrial site zoning, Germany Invest in Fish Germany. Securing Health Together, improving occupational health, United Kingdom. Further development of societal risk policy in the Netherlands, Netherlands. Implementation of Local Committee in the vicinity of industrial Seveso sites, France. Participative Management of industrial pollution in the city of Brescia, Italy. Participatory bio-monitoring, Belgium. The public debate on gene technology, Austria. The sustainable management including protection of wild bears in the Haut Béarn , France. http://www.trustnetinaction.com/