Sped. in abb. postale ART. 2. Comma 20/C Legge 662/96 Filiale di Lecco - Anno XVI
Dicembre 2009 - n. 4 - Anno 19°
IL COE AL SERVIZIO
DELL’UOMO
Dicembre 2009 - n. 4 - Anno 19°
È Natale a Rungu
foto fr. Duilio
Natale! L’incarnazione del Verbo ci ha portato Dio non
solo vicino, ma dentro la nostra vita.
Bisogna pensare la storia dell’umanità, della Chiesa, della comunità e personale nella luce di questo
amore di Dio per noi, per ciascuno di noi, per tutte
le creature.
Dicembre 2009 - Anno 19° - n. 4
Registrazione Tribunale di Milano
n. 245 dell’11 Aprile 1992
Bimestrale
Sped. in abb. postale Art. 2
Comma 20/C Legge 662/96
Filiale di Lecco - Anno XVI
Direttore responsabile
Maria Spoti
Redazione
Dino Ticli
Prashanth Cattaneo
Rita Bonacina
Lisetta Bianchi
Anna Pozzi
Carla Airoldi
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SOMMARIO
un tempo
3 C’erano
le buone maniere
4 ... e ancora Natale ...
5 Una storia da scrivere insieme
6 Incontri che cambiano la vita
7 Un altro anniversario
cantieri che il Sinodo
8 Irilancia
all’Africa
10 Festa in comunità
11 Africa da condividere
12 Ecco venuto il tempo dell’Africa
14 Grande festa in “brousse”
15 Yes we can!!!
anno al Cass
16 Unin servizio
civile
18 La Fermeme Ezechiel
19 S.O.S. da Rungu!
20 La chiusura del cerchio
21 La pelote de laine
22 Cari amici
mi - Libri
23 Iniziative d’autunno
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C’ERANO UN TEMPO LE BUONE MANIERE
di Gigi
L
’espressione “buone maniere” oggi non solo risulta improbabile, a farla scivolare in un discorso sul compor
portamento, ma rischia di apparire piuttosto ridicolo
colo chi
la usa. Ridicolo o antiquato, che in questo caso
o pare
pa quasi
la stessa cosa. Le buone maniere in sé, non solo
olo l’espressione che le indica, non usano più. Lo sgarbo, la parola cruda,
l’insulto come risorsa espressiva si son guad
adagnato uno spazio che in tempi non troppo remoti sarebbe
ebbe risultato quasi
inabitabile.
Le buone maniere erano ritenute fondamentali
mentali co
come necessario tramite di comunicazione
nicazione iispirata a garbo e cortesia, a
rispetto per l’altro; davano
avano
un’impronta positiva, rivelavano un carattere equilibrato, esprimevano gentilezza d’animo e serenità di
discorso. Ne era dominato
qualunque scambio di vedute, qualunque tipo di
rapporto. Facevano parte
non tanto di un convenzionale galateo, quanto d’un
impegno morale. Esprimevano un carattere
atte non lezioso maa posato;
posat aprivano
la porta del cuore a chi da
esse si attendeva un
una sorta di rassicurazione sulla
quale ogni discorso po
poteva
procedere
dere serenamente.
serename
C’era anche il contrario di tutto questo: risultava non solo
moralmente
mente (o moralist
moralisticamente) riprovato, ma era come
circoscritto
critto e controllato in prima istanza proprio da chi
parlava
a e agiva, da chi, si d
direbbe oggi, gestiva il discorso.
Cambiano
ano i tempi, cambiano
cambian le forme del comportamento. Anche
he senza intonazioni “virtuose” possiamo dire che
ZV[[VX\LZ[VWYVÄSVUVUZVUVJHTIPH[PPUTLNSPV3L¸I\V
LZ[VWYVÄSVUVUZVUVJ
ne maniere”
ere” non sono tramontate
tramontat perché troppo vecchie
o “fuori della realtà”; sono tramontate
tramonta perché è maturata
la persuasione
one di un’aggressività necessar
necessaria, di un atteggiamento “forte”
e” di fronte ad ogni situazione come condizione
necessaria di difesa preventiva o di risposta ad un’azione
in atto. Il linguag
aggio delle “buone maniere” era misurato;
oggi se ne usa uno
no in cui non mescolare una buona dose
di turpiloquio può sembrare
sem
segno di debolezza (verbale,
almeno!)
L’esempio, molto spesso, viene dall’alto. Possiamo averne
certezza assistendo ad una delle
e tante
ta
trasmissioni televisive dette “di approfondimento”. Che cosa approfondiscano
uKPMÄJPSLJVNSPLYL"MVYZLZVSVPS]\V[VJOL[\[[LSLJHYH[[Lrizza. Vediamo, in quella sede, che si mettono a confronto
pareri, scelte di vita, opinioni sui più svariati problemi… Lo
ZWL[[H[VYLN\HYKHLHZJVS[HTHNHYPÄK\JPVZVKPWV[LYJHWPre qualcosa. Illuso! Quella che dovrebbe essere una civile
conversazione in grado di chiarire
arire all’as
all’ascoltatore problemi
anche complessi in forma desiderabilmente
esiderabilmente chiara e lineare
diventa ben presto rissa, litigio,
gio, urlìo in cui l’unica
l’u
cosa che
si capisce è la tenace volontà
ntà degli opposti interlocutori
in
a
provare se la propria voce riesce
esce a sopraffare quella
qu
altrui.
Naturale che il presunto “approfondimento”,
ofondimento”, espresso
espre
a quel
modo, vada a farsi
si benedire. Da un’esperien
un’esperienza del
genere
enere si esce, inve
invece che
utilmente
ilmente informati, d
decisamente
ente frastornati, storditi.
st
La sensazione netta è che
a coloro che si scon
scontrano
non
n importi far cogli
cogliere le
proprie
oprie idee (posto che
c ne
mettano
ettano in campo) ma solo
a far apprezzare la p
propria
potenza vocale. È un
una forma visibile di sopraf
sopraffazione non tanto, o non solo,
KLSS»H]]LYZHYPVTHK
KLSÄK\cioso ascoltatore cche voglia capire qualcossa.
L’esempio ricordaato è forse il più evident
nte. Ma se
si cerca altrove le cosee non vanno meglio. Genitori,
Ge
maestri, educatori sono preoccupati, a ragione, p
per fenomeni sempre più estesi di “bullismo”. L’arroganza giovanile, o
adolescenziale, sfocia
ocia a volte in atti delinquenziali,
delinque
in reati
giudicati poi, da
a coloro che li hanno comm
commessi, e quando
siano loro contestati,
ntestati, con atteggiamenti di
d indifferenza o di
cinismo.
Evocare
e le buone maniere di fronte a ssimili comportamenti
sarebbe
ebbe davvero patetico. Ci si allarm
allarma, ed è giusto; ma non
basta. Bisogna allarmarsi attivamente,
attivame
fare qualcosa. Predicare non con le parole ma con
on le azioni. Convincersi che
il senso di responsabilità deve
eve essere alla base dei compor[HTLU[P \THUP :P WV[Yn
n JVZy
JV YPÅL[[LYL JVTL SL ]P[\WLYH[L
o derise, “buone mani
aniere” consistessero sostanzialmente
proprio in un’acquisi
quisizione progressiva del senso di responsabilità che dove
doveva necessariamente governare
vernare i rapporti
umani. Non erano frutto di banalità o di
d sterili convenzioni.
Né di ipocrisia. Spianavano la strada,
da, acquisite per tempo,
ad un atteggiamento civile. E giovavano
vano alla vita comune.
3
... E ANCORA NATALE...
C
i avviamo a grandi passi verso il
Natale.
Sono proprio queste feste a segnare lo scorrere inesorabile del tempo,
che nella liturgia e nella vita fanno avvenire un mistero dopo l’altro della vita
di Cristo.
Ed è già Natale!
Non quello di cui ci avvisano le luminarie già presenti in città, o i negozi rigurgitanti di oggetti che invitano i magri
portafogli al consumismo.
Sono segni “profani” questi, che però
indicano anch’essi, o almeno sono un
invito, a qualcosa di diverso, a un di più
del solito vivere, sempre molto ripiegato
su se stesso.
Proprio un anno fa, in un Natale che si
annunciava particolarmente simile per
molti al primo, iniziato nella stalla di
Betlemme, povero perché ricco solo di
disoccupazione, di precariato, di cassa
integrazione, di mobilità, il nostro Arcivescovo, il cardinale Dionigi Tettamanzi,
con il cuore angustiato perché stretto dai
IPZVNUP PU J\P ]LYZH]HUV [HU[P Z\VP ÄNSP
ebbe la felice intuizione (una “illuminazione” del Signore egli la chiama) del
Fondo famiglia-lavoro, che a un anno di
distanza ha raccolto la bella somma di
sei milioni di euro.
Il milione offerto dal Cardinale nel dare
inizio a questa gara di solidiarietà ha prodotto, in questa avventura tutta ambrosiana, che ha messo in moto anche altre
diocesi, questa bella somma: «cinque
volte tanto».
Sobrietà e solidarietà: uno stile che l’Arcivescovo proponeva allora e continua a
proporre - anche ai bambini, come nella lettera loro indirizzata per il Natale di
quest’anno - perché l’attenzione ai fratelli più disagiati non venga meno, e dica la
verità del mistero che fra poco celebreremo: quello della incarnazione, del Dio
che si fa uomo e nell’uomo si rivela perché noi lo possiamo incontrare: «Quello
che fate a uno di questi miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me».
È uscito da poco, edito da Rizzoli, un li-
La bellezza del Natale
Natale, appuntamento di gioia. Sorpresa che sa incontrare le attese del cuore umano
e di tutto il creato. Piccolo e povero, bisognoso delle cure affettuose di Maria e della
WYLZLUaHJOLJ\Z[VKPZJLLWYV[LNNLKP.P\ZLWWL5LSS»VZJ\YP[nKP\UWLYJVYZVKPMÄJVStoso e critico alla ricerca della speranza e della pace anche per noi è luce, è risposta, è
presenza di amore. Nei suoi occhi, nel suo cuore, nella sua vita l’amore stesso di Dio.
In Lui tutti possono riconoscersi accolti e compresi, con Lui ogni gesto di solidarietà fraterno diviene possibile; per Lui le diversità si ricompongono per una inattesa ricchezza
di sentimenti e di progetti.
Per ridonare respiro di serenità alle nostre giornate e per superare le chiusure che ci
offendono più che difenderci, per riscoprire le bellezza come parte integrante della vita,
di Lui abbiamo bisogno: crediamo nell’Amore perché l’Amore è venuto a visitarci e le
nostre mani lo toccano, lo vedono, lo possono accogliere. Non solo nella liturgia che
H[[\HSPaaHS»PUJHYUHaPVULTHHUJOLULS]VS[VKPJOPJHTTPUHJVUUVPJVUSLKPMÄJVS[n
e i fastidi di tutti i giorni.
Come Lui tutti desidera visitare e incontrare, così noi mandati sulle strade del mondo
a condividere ricerche, sofferenze e bisogni; a gioire della libertà che cresce nel cuore
delle persone; a offrire possibili itinerari educativi, carichi di speranza, alle nuove generazioni; a proiettare scelte sapienti di comunione e corresponsabilità verso il futuro; a
promuovere con coraggio iniziative di servizio alla persona.
Per tutta la famiglia del COE, chiamata in questo anno a ritrovare le radici profetiche per
un cammino futuro, Natale è la certezza che l’Amore è piccolo e umile, ma disponibile
a tutti, carico di potenzialità, debole e forte nel servire ogni persona nel nome di Dio
fatto uomo p
per noi.
È possibile ed entusiasmante
ntusiasmant vivere insieme la bellezza del Natale: ci scardina da ogni
residuo di arroccamento e cci proietta con animo povero e rinnovato sulle strade della
vita.
+PVOHHMÄKH[VHS-PNSPVSHZ\
+PVOHHMÄKH[VHS-PNSPVSHZ\HKPJOPHYHaPVULKPHTVYL"HUJOLUVPVYHWVZZPHTVKPJOPH
rare il nostro amore per gli altri.
A tutti Buon Natale
4
IYVKP(4=HSSP\UHIPVNYHÄHYHNPVUH[H
del nostro Cardinale, «Voi mi sarete testimoni».
=VSLUKV KLSPULHYL SH ÄN\YH KP +PVUPNP
Tettamanzi, scrive: «Tettamanzi inafferrabile? Forse è meglio dire complesso.
Come complessa è la diocesi della quale
è alla guida dal settembre 2002».
Di questa complessità Egli si è fatto carico, ponendosi sulla frontiera, affrontando i problemi, innovando, anticipando
posizioni che poi sono dilagate oltre la
nostra diocesi.
Alla Milano bisognosa di “aria pulita”,
l’Arcivescovo rilancia il messaggio evangelico della giustizia, della misericordia,
della testimonianza cristiana, della sobrietà e della solidarietà.
Una Milano «con il cuore in mano», perché lo pone accanto a quello di Cristo,
che tutto ha condiviso con l’uomo, tranne il peccato.
A questo Natale siamo condotti dal nostro Pastore.
PENSIERI
DAVANTI
AL PRESEPIO
UNA STORIA
DA SCRIVERE INSIEME
di Bruno Bonacina
a cura delle Famiglie Aperte
D
PV OH HTH[V S\VTV ÄU
dall'eternità, lo ha amato
così tanto da assumere la sua
stessa natura. Questa verità, questo
avvenimento del Natale, cioè dell'incarnazione di Dio, ci rende pieni di
gioia, di stupore, di speranza.
Ed è qui che ha radice l'accoglienza:
la consapevolezza della compagnia
del Signore genera iniziativa, spalanca il cuore ai fratelli. E come Gesù
per nascere ha avuto bisogno di una
mamma e di un papà, così noi ci rendiamo sempre più conto che ciò che
è essenziale nella vita di ciascuno è
questa esperienza di appartenenza.
Davanti al Presepio quest'anno chiediamo a Gesù che nasce, la capacità
di vivere ogni giorno di più, nella nostra famiglia, la dimensione dell’accoglienza, la capacità di offrire la ricchezza di maternità e paternità a chi
il Signore, nel suo grande progetto,
vuole farci incontrare.
Accogliere l'altro porta sempre ad
un cambiamento di noi stessi, perché veniamo educati, in ogni istante,
a guardare l'altro non più secondo i
nostri schemi, i nostri progetti, ma
nella sua dignità di persona amata da
Dio e perciò compagna di un destino
comune.
Accogliere l'altro ci aiuta inoltre a
concepire noi stessi non come possesso, ma come rapporto, come comunione ed attraverso questo rapporto la nostra umanità si costruisce,
diventa responsabile. Il nostro augurio è questo: “Gesù Bambino porti
nelle nostre famiglie, il desiderio di
incontrarlo e la capacità di amarlo
specialmente nel volto di chi non ha
mai conosciuto un abbraccio d'appartenenza." Così forse impareremo
a vivere l’incarnazione del Padre e ad
essere annunciatori, come lo furono i
pastori, della buona novella.
D
a una scelta profetica un futuro
possibile”. Lo slogan del convegno internazionale ha dato una
impronta a questo anno 2009 e l’assemblea dei soci dell’associazione tenutasi a
Barzio il 15 Novembre non poteva non
essere permeata da queste parole di speranza.
E la speranza assieme ad un sentimen[VKPNYH[P[\KPULHS:PNUVYLuZ[H[VPSÄSV
conduttore della relazione fatta dalla no“stra presidente Rosella Scandella.
Speranza che il Convegno di Luglio non
si riduca ad una raccolta di atti da archiviare o da esibire, essi devono invece
diventare “vita della nostra vita” come ci
ha chiesto il nostro arcivescovo quando il
19 luglio è venuto a Barzio; speranza che
quest’anno segni l’inizio di una ripresa
coraggiosa in un mondo che cambia velocemente e che sta diventando sempre
più piccolo. Ecco quindi emergere l’importanza di ripartire e riscoprire le nostre
radici, i valori fondamentali che hanno
ispirato la nascita del Coe e guidano i nostri passi.
Il cammino è iniziato: un nuovo consiglio
è stato eletto, sono state rilanciate quattro
commissioni e costituito un gruppo per
\UHYPÅLZZPVULZ\SSVZ[H[\[VLZ\PYHWWVY[P
con i soci degli altri paesi.
Gabriella Rigamonti per la commissione
formazione ha presentato le iniziative
elaborate per aiutarci a vivere gli ideali
proposti dal Coe, e per alimentare la nostra spiritualità ed essere attenti a ciò che
lo Spirito Santo ci propone.
Clara Carluzzo ha presentato il lavoro
svolto dalla commissione progetti teso
a migliorare la qualità dei progetti e il
nostro fare cooperazione internazionale
e Dario Invernizzi per la commissione
economica ci ha offerto un’ampia panoramica del bilancio preventivo con tutte
le preoccupazioni che l’attuale situazioULÄUHUaPHYPHJVTWVY[HWLYSHJVWLY[\YH
delle attività intraprese.
“La storia del Coe è una storia da scrivere insieme con mani diverse e voci complementari armonizzando e esaltando le
differenze per ritrovare la giovinezza di
spirito”, queste le parole che hanno in[YVKV[[VSHYPÅLZZPVULKPKVU.P\ZLWWL
Il Coe siamo ciascuno di noi; dopo 10
anni lo spirito di don Francesco è ancora presente, lo tiene vivo la forza dello
Spirito che ci ha comunicato e per superare la miopia spirituale che ci impedisce di vivere le prospettive emerse dalla
revisione fatta nel convegno dobbiamo
perseverare nell’ascolto della parola, leggere nei poveri la voce di Dio, ascoltare
la voce di chi ci è vicino per ritrovare la
memoria di ciò che portiamo dentro di
noi ed arrivare ad una comunione profonda.
8\LZ[VS»PU]P[VVMMLY[VH[\[[PKHSSHYPÅLZsione di don Giuseppe.
Tanti sono stati gli interventi dei soci
presenti, in ognuno ho potuto scorgere
sentimenti di speranza e di comunione,
e nell’entusiasmo di Atangana del Camerun, con la sua relazione
zione sul sinodo
dei Vescovi africani
fricani, la passione per
continuare ad operare per la promoziopromozio
ne dell’uomo sulle
lle orme tracciate da don
Francesco.
5
INCONTRI
CHE CAMBIANO LA VITA
di Gaspard Ze Ngaba
E
’ il caso di quello che
ebbi con colui che
chiamavamo affettuosamente “il Vecchio”.
Facevo il commediante in
servizio benevolo presso
il CASS di Nkolndongo
(Camerun) quando arrivò
in visita don Francesco
che volle parlare anche
con me.
Il cuore mi batteva forte,
controllavo il passo come
uno che va a confessarsi,
nella testa mille idee si
agitavano: non volevo deluderlo.
Aspettai circa un’ora, il
tempo in cui altri erano ricevuti, e poi fui chiamato. Incoraggiato
da Magloire Mbarga, mi diressi verso
S»\MÄJPVKLSSHJVT\UP[n
Lui era là con l’agenda sulle ginocchia,
il dorso sotto il peso dell’età senile:
una vista che ti faceva venir la voglia di
sbrigarti per lasciarlo riposare. Eppure
se, credendolo addormentato, ti fermavi, subito ti ricordava le ultime parole
per aiutarti a continuare. Ci teneva a
sentire tutti quelli che lo desideravano
e quelli che lui voleva incontrare.
Con un accento che invitava all’amicizia, cominciò: “Buongiorno! Come va?
Ti piace quello che fai qui? Hai trovato
una strada o continui a fare l’animazione teatrale?”.
Io avevo in mente una sola idea: diventare cineasta e glielo dissi:
“Padre, vorrei diventare cineasta… il
festival di Milano…. bla, bla, bla…
3\P TP HZJVS[~ ÄUV HSSH ÄUL L WVP!
“Bene, ho capito. Non vorresti intanto
seguire un corso per animatori a Mbalmayo?”.
Fu l’inizio di una specie di lungo deKHSV JOL WHY[y JVU PS *MHZ HSSH ÄUL
del quale ci fu richiesto di presentare
un progetto
to per la nostra integrazione socioeconomica che sa
sarebbe stato
esaminato e sostenuto
tenuto dal COE.
C
L’idea di fare del cinema ca
cadde da sé. Il
Vecchio propose alla comunità
co
di farmi
6
imparare l’informatica ma davanti al riÄ\[VKLPYLZWVUZHIPSPJOLTPJVUVZJLvano, mi fu chiesto di scegliere un altro
progetto. La proposta me la trasmise il
coordinatore del Cfas: bisognava cambiare. Essendo un buon caricaturista,
scelsi allora la stampa: avrei potuto
così disegnare fumetti per i ragazzi.
Il giorno dopo lo stesso Vecchio, al
quale la mia proposta era piaciuta, mi
comunicò la conclusione: “Vuoi imparare la stampa? Benissimo. Comincerai
con l’informatica che è necessaria per
questo…” e prima ancora che aprissi
bocca, continuò: “Hai il passaporto?
Sì? allora fra due settimane andrai in
Italia a imparare l’informatica…”
A volo d’uccello ecco come mi sono
preparato: formazione informatica
post-CFAS, perfezionamento in lavoro
K»\MÄJPVH)HYaPV" MVYTHaPVULPUPUMVNYHÄHH4HJ+HY^PUN+V\HSHMVYTHzione in stampa e in reti informatiche
alla SESAAB di Bergamo; come tecnico
superiore ho ottenuto diversi diplomi:
Microsoft, Alvarion, Cisco, ecc.
Ed ecco, sempre a grandi linee, quello
che ho fatto: segretario al CASS, montatore al giornale “L’Effort camerounais”
a Douala, responsabile informatico e
di produzione alla stamperia cattolica
“Macacos” di Douala.
Dopo sette anni di volontariato al
COE, da dieci lavoro in
una società di telecomunicazioni come aggiunto
del capo servizio per l’informatica e i multimedia
delle tre regioni del nord
Camerun.
Mi sono sposato in chiesa
con la donna che amavo
e abbiamo tre bambini.
Anche mia moglie lavora
nel volontariato: attualmente è responsabile del
centro di formazione per
YHNHaaL JOL OHUUV KPMÄcoltà a scuola (presso la
MJC di Douala).
Alcune di queste vivono
con noi insieme ai loro
piccoli e sono a nostro carico.
La nostra è una grande famiglia di ol[YL[YHÄNSPLUPWV[PSHZJPH[PKHPTPLP
(pace a loro) e noi pensiamo a scolarità, alloggio, ecc.
E’ possibile realizzare i sogni?
Chi ero io? Perché sono arrivato a questo punto? Solo ora capisco il messaggio del Vecchio di «cercare una strada
nella vita».
Non sono diventato cineasta come
avrei voluto, ma ho recitato in qualche
ÄST
Per tre anni ho fatto lo stampatore e
soprattutto sono diventato informatico
come lui aveva profetizzato.
Il Vecchio è stato uno strumento nelle
mani di Dio che ha trasformato molte
cose e molte vite. Potessimo noi seguire il suo esempio!
“Le vie del Signore nessuno le conosce” amava ripetere, ed è vero: certamente Dio ha voluto indicarmi la strada attraverso don Francesco.
E il mio non è un caso unico. Molti altri
lui ha guidato in un percorso tracciato
dall’alto.
Perdonami, Vecchio, questa testimonianza: ma perché tacere se essa può
aiutare altri a cogliere la voce di Dio
nella propria vita?
Il Signore ha fatto per me meraviglie,
santo è il suo nome!
UN ALTRO ANNIVERSARIO
i 15 anni del Museo Gianetti
di Maria Rosa Tagliabue
I
l Museo Gianetti ha riaperto le sue
porte ai visitatori. Lo spazio espositivo della Galleria Artemondo torna
a popolarsi di nuove mostre: saranno
mostre personali e collettive di opere
di pittura, ceramica e scultura dove
ÄN\YLYHUUV JVTL ZLTWYL HY[PZ[P KP
diversi paesi, soprattutto emergenti.
Sono previsti anche laboratori speciÄJP WLY IHTIPUP L YHNHaaP KP ZJ\VSL
materne, elementari e medie.
Cogliamo inoltre l’occasione per ricordare che nel mese di ottobre di
quindici anni fa il Museo ha iniziato il
suo percorso e da allora è stato sempre pronto ad accogliere e a porsi al
servizio della Comunità Saronnese.
L’esperienza di questi anni ci ha resi
sicuramente più forti e sempre più
convinti che le cose belle e ricche di
valore costituiscano per tutti un’apertura della mente e del cuore verso
nuovi orizzonti.
La personalità, per svilupparsi, ha bisogno di incentivi che non disperdano le facoltà umane in cose futili. La
mente ed il cuore richiedono stimoli
che portino ad una sensibilizzazione
creativa e che sappiano far emergere
in ognuno di noi i valori interiori. E’
per questa ragione che il COE mette
a disposizione spazio, tempo e persone preparate, che con sollecitudine e
vivacità aiutino a destare interesse nei
giovani e li conducano ad esprimersi
e a creare.
Nonostante la sua lunga esperienza, il
Museo porta sempre con sé il fascino
della scoperta. L’occhio non può percepire in una sola volta troppi particolari. Il rivedere le cose perciò non
è mai una ripetizione; al contrario, ci
permette un’attenzione cosciente e ci
fa cogliere ciò che in un primo tempo
ci era sfuggito.
Punto fondamentale sempre presente
sia nelle mostre che nei laboratori è
PUÄUL PS KPHSVNV [YH SL J\S[\YL KH J\P
potranno emergere e meglio essere
valorizzati i veri, inesplorati valori tradizionali di ogni paese. Si tratta senza
dubbio di un’esperienza che arricchisce e può condurre a sentimenti di libertà e di pace.
ANIME DA PALCOSCENICO
al Museo Gianetti una nuova “personale”
D
al 24 ottobre al 14 novembre presso la Galleria
Artemondo si è tenuta la personale di Manlio
Noto, pittore di origini siciliane. E' l’inclinazione
per il disegno che lo spinge ad iscriversi al liceo artistico,
dove scopre quella che sarà la sua altra grande passione:
la musica. Intraprende perciò una carriera musicale che lo
porterà a lasciare la sua città natale per dirigersi alla volta
di Roma, Genova e poi Milano. E' proprio nel capoluogo
lombardo che riprende la sua vocazione originaria, mai
ZVWP[H7LYHYYLKHYLSHJHZL[[HPUHMÄ[[VLWLYYPSHZZHYTP
ho ricominciato a dipingere e siccome mi mancava tantissimo la musica, cominciai a dipingere proprio musicisti
in bianco e nero. Volevo sentirmi parte della musica che
non riuscivo più a suonare per mancanza di tempo e di
energie. " E' così che lo stesso Noto descrive la sua opera,
che riesce a coniugare perfettamente i suoi due grandi
amori: l'arte e la musica. Manlio Noto dipinge infatti straordinari ritratti di musicisti, e in particolare i neri americani, miti viventi e non, inventori di un genere musicale
basato sullo scardinamento delle regole e sull’improvvisazione, il jazz.". Il percorso tortuoso mi ha portato a questa
meta e sicuramente mi sento più musicista con i pennelli
che con la chitarra. Io so cosa prova il musicista che sto
dipingendo. So cosa c'è dietro un uomo che sceglie di
sposare uno strumento. Dipingere un uomo che suona mi
dà la sensazione
di suonare con lui
sullo stesso palco,
come quando da
piccolo suonavo
sui dischi e mi
sentivo felice..."
Un percorso tortuoso, che gli ha
fatto
cambiare
spesso città e lavoro ma che l'ha
WVY[H[VPUÄULHKHMMLYTHYZPJVTLHY[PZ[HTVS[VHWWYLazato in Italia come all'estero.
Manlio Noto dimostra una grande padronanza anche
nella tecnica dello speed painting, meravigliosa forma
KHY[LJOLJVUZPZ[LULSYPWYLUKLYLJVUHWWVZP[VZVM[^Hre, un'intera sessione di disegno in photoshop. La sessione può durare diverse ore (a volte giorni) così si monta
tutta la ripresa velocizzando il tutto e, una volta inserita
SHT\ZPJHZPV[[PLUL\UÄSTH[VKPWVJOPTPU\[P.PV]LKy
5 novembre alla Galleria Artemondo Manlio Noto ci ha
dato prova di grande maestria cimentandosi proprio in
una performance di speed painting, accompagnato dalla
blues band Baton Rouge.
7
I CANTIERI CHE IL SINODO
RILANCIA ALL’AFRICA
di Anna Pozzi
F
initi i lavori
del Sinodo
è tempo di
cominciare a lavorare. Non che
i padri sinodali
non
l’abbiano
fatto durante la
seconda Assemblea speciale per
l’Africa, che si è
conclusa domenica 25 ottobre
con una solenne celebrazione
in San Pietro.
Anzi, sono in
molti a testimoniare che durante questa Assise
che ha radunato
a Roma più di 300 tra vescovi, teologi, esperti ed uditori si sia lavorato
davvero molto. E la soddisfazione è
pressoché generale. Relazioni mirate
e approfondite, tempi molto rigorosi,
THHUJOL\U»HNLUKHÄ[[HKPPUPaPH[P]L
collaterali.
Non si è dibattuto molto, questo sì.
I tempi della discussione e dei lavori
nei piccoli gruppi sono stati piuttosto
limitati. Ma nel complesso la valutazione sui contenuti di questa seconda Assise è stata quasi unanimemente più che soddisfacente.
Del resto, si partiva anche da una
buona base, un Istrumentum Laboris molto analitico e articolato. Così,
JVTLSVZVUVSLWYVWVZPaPVUPÄUHSP
E se qualcuno considera un po’ semplice - o semplicistico - il messaggio
ÄUHSL VJJVYYL JVT\UX\L YPJVYKHYL
che esso si rivolgee a un pubblico più
vasto e non necessariamente
necessariame
specialistico. Anche lì, tuttavia, si trovano
molti spunti interessati.
interessat
Spunti che, insieme alle proposizioni
- e in attesa della le
lettera post-sinoda8
A Roma 300 tra vescovi, teologi,
esperti e uditori per la seconda
Assemblea Speciale per l’Africa.
le - possono essere letti come altrettanti stimoli all’azione. Perché il lavoro vero comincia ora, ovvero con la
concretizzazione dei discorsi e delle
YPÅLZZPVUPMH[[LK\YHU[LPS:PUVKV
Diversi padri sinodali e alcune Conferenze episcopali avevano messo in
guardia su questo punto già alla vigilia dell’Assemblea. Molti sono stati
concordi nel ritenere che il grande
limite del primo Sinodo - che pure
era stato preparato di più e meglio di
questo - era stata proprio la sua applicazione concreta. Anche se, occorre
dirlo, tante cose sono state fatte. Ma
forse molte altre se ne potevano fare.
Tant’è. Il rischio ora è che si ricada
nello stesso tranello: bei discorsi a
Roma, poca concretezza in Africa.
La scarsa attenzione dedicata alla preparazione di questo secondo Sinodo
in molte parti del continente fa te-
mere che questo
rischio sia assolutamente reale.
E infatti, gli stessi
padri
sinodali
hanno sollevato
più volte la questione. D’altro
canto, l’urgenza
e l’attualità dei
temi trattati - a
cominciare da
quelli centrali di
giustizia, pace
e riconciliazione - dovrebbe
scongiurare che
SL YPÅLZZPVUP MH[te e le decisioni prese restino
solo sulla carta.
Molti dei temi e dei problemi emersi,
infatti, sono gli stessi con cui si confrontano quotidianamente le comunità cristiane e le Chiese in diversi
contesti africani. Averli sviscerati ed
analizzati all’interno di un Sinodo, in
un’ottica di comunione e collegialità,
potrebbe far sì che queste questioni
vengano ora affrontate in maniera più
ZPZ[LTH[PJH LMÄJHJL L JVSSHIVYH[P]H
L’impressione è che la Chiesa d’Africa abbia sì da percorrere cammini
nuovi, ma soprattutto debba seguire
alcuni sentieri già tracciati e intrapresi, ma in modo nuovo.
E infatti, alcuni punti fermi su cui
hanno insistito i padri sinodali sono
quelli di sempre, a cominciare da un
rinnovato slancio evangelizzatore.
«Siamo convinti che il primo e speJPÄJVJVU[YPI\[VKLSSH*OPLZHHPWVpoli d’Africa è la proclamazione del
Vangelo di Cristo», scrivono i padri
sinodali.
Da qui discende tutta una serie di
impegni spesso urgenti e gravosi, che
tuttavia trovano fondamento e nuova
SPUMH PU \UH YPUUV]H[H ÄK\JPH! KLSSH
Chiesa africana in se stessa e nei confronti della società e delle potenzialità del continente.
«L’Africa non deve disperare - scrivono -. Le benedizioni di Dio sono
ancora abbondanti e aspettano di
essere sfruttate con prudenza e giuZ[PaPHHMH]VYLKLPZ\VPÄNSP+V]LSL
JVUKPaPVUP ZVUV NP\Z[L P Z\VP ÄNSP
hanno dimostrato che possono raggiungere, e in effetti hanno raggiunto,
il più alto grado di impegno umano
e competenza. Ci sono molte buone
notizie in diverse parti dell’Africa. Ma
i mezzi di comunicazione moderna
spesso prediligono le cattive notizie
e sembrano concentrarsi sulle nostre
disgrazie e difetti, piuttosto che sugli
sforzi positivi che stiamo compiendo.
Nazioni sono uscite da lunghi anni di
guerra e si muovono gradualmente
sui sentieri della pace e della prosperità. Il buon governo sta avendo
un notevole impatto positivo in alcuni paesi africani, stimolando così
altri paesi a riconsiderare le cattive
abitudini del passato e del presente.
Abbondano segnali di molte iniziative che cercano di dare un’effettiva
soluzione ai nostri problemi. Questo
Sinodo, proprio per la scelta del suo
tema, spera di essere una di queste
iniziative positive. Invitiamo tutti indistintamente a collaborare per racJVNSPLYLSLZÄKLKLSSHYPJVUJPSPHaPVUL
della giustizia e della pace in Africa.
Molti stanno soffrendo e morendo:
non c’è tempo da perdere.
Benedetto XVI, in apertura dei lavoYPH]L]HKLÄUP[VS»(MYPJHPS­WVSTVUL
spirituale» dell’umanità di oggi. Questa preziosa risorsa deve però essere
valorizzata e “sfruttata” al meglio,
anche per dare seguito alle proposizioni emerse dal Sinodo.
Il tema del Sinodo:
Riconciliazione, giustizia e pace.
priorità nell’agenda pastorale della sua diocesi». Diocesi che, d’altro
canto, sono chiamate ad essere «modelli di buon governo, di trasparenaH L KP I\VUH NLZ[PVUL ÄUHUaPHYPH®
Non basta, dunque, tirare le orecchie
a politici corrotti e ad amministratori
incapaci.
Un primo esame di coscienza - da cui
trarre le dovute conseguenze - si impone. Anche per rendere credibili affermazioni e critiche forti e assolutamente legittime come quelle rivolte ai
politici africani: «L’Africa ha bisogno
di santi PUYPSL]HU[P\MÄJPWVSP[PJPZJYPvono i padri sinodali -: politici santi
che sgombreranno il continente dalla corruzione, che lavoreranno per
il bene della gente e che sapranno
come galvanizzare altri uomini e donne di buona volontà al di fuori della
Chiesa ad unirsi contro i mali comuni che assillano le nostre nazioni. Il
Sinodo ha raccomandato fortemente
JOL SL *OPLZL SVJHSP PU[LUZPÄJOPUV PS
loro apostolato per la cura spirituale
di quanti sono in cariche pubbliche,
designino zelanti cappellani per loro
LKVYNHUPaaPUV\MÄJPKPJVSSLNHTLUto ad alto livello per evangelizzare i
parlamenti».
Ma è tutto il discorso relativo ai laici
che chiede oggi alla Chiesa un rinno-
vato impegno, sia che si tratti del loro
ruolo nella Chiesa e nella società, sia
JOLZPSH]VYPWPƒULSSVZWLJPÄJVWLYSH
valorizzazione delle donne, sia che si
affronti il tema cruciale della famiglia.
Non basta mettere in guardia contro
«gli attacchi di velenose ideologie
provenienti dall’estero».
Occorre offrire modelli sani di riferimento, anche attraverso la cura pastorale.
E poi l’attenzione per i giovani. «Voi
non siete solo il futuro della Chiesa
ZPSLNNLULSTLZZHNNPVÄUHSL!]VP
siete già il presente in grande numero. In molti Paesi d’Africa più del 60
per cento della popolazione è sotto
i 25 anni». Proporre valori che danno senso alla loro esistenza, oltre che
prospettive concrete per costruirsi
una vita dignitosa sono il primo passo per evitare la fuga di migliaia di
giovani e di cervelli.
Educazione e sanità sono altrettan[LZÄKLKPJ\PSH*OPLZHK»(MYPJHZPu
sempre fatta carico e che oggi devono essere rilanciate anche in un’ottica - peraltro spesso sottolineata durante il Sinodo - di globalizzazione.
Ovvero di costruzione di un «ordine
mondiale nuovo e giusto». È questo
l’appello con cui si conclude il mesZHNNPVÄUHSLKLS:PUVKV<U­VYKPUL
mondiale nuovo e giusto» a cui la
Chiesa d’Africa può e deve dare il
suo contributo.
Sono molti i cantieri aperti: in campo
ecclesiale, i padri sinodali hanno riconosciuto che solo «l’unità dell’episcopato è fonte di grande forza, mentre la sua assenza spreca le energie,
rende vani gli sforzi e apre uno spazio ai nemici della Chiesa per neutralizzare la nostra testimonianza». E
inoltre, «ogni vescovo deve porre le
questioni della riconciliazione, della
giustizia e della pace come un’alta
9
FESTA IN COMUNITA’
di Eleonora Borgia
S
i è svolto nei giorni 9-10-11 Ottobre
il pellegrinaggio del COE a Roma,
un’occasione turistica ma soprattutto spirituale per il gruppo partito da
Barzio e dintorni.
In concomitanza al II Sinodo per l’Africa
in corso a Roma, il COE ha creato l’occasione per incontrare i vescovi provenienti dai Paesi in cui esso è presente in
Africa: una tavola rotonda organizzata
nella sala conferenze del Kaire Hotel alla
quale hanno preso parte 5 vescovi partecipanti al Sinodo.
L’incontro con i pastori africani è stato
motivo di confronto sulla situazione africana e sulle speranze che il sinodo sta
prospettando per l’intero continente.
I tre giorni romani hanno dato una buona opportunità per riunire tutte le realtà
del COE in Italia e la comunità di Roma
ha accolto a braccia aperte i fratelli qui
convenuti.
La serata con i vescovi ha visto protagonisti anche tutti gli incaricati della struttura del Kaire Hotel che hanno allietato
la serata con una gustosa cena accuratamente preparata da Said ed Angelino.
Il sabato è stata una vera e propria giornata di incontro con amici, conoscenti e
vicini di casa. All’incontro in sala confe-
I giovani della comunità di Roma
10
renze, dove è avvenuta la presentazione
dei due nuovi libri del COE, è seguito il
buffet in giardino curato nei minimi dettagli dal Kaire Hotel e la serata di animazione nel parco della casa.
Nonostante le brutte previsioni del tempo, che avevano scoraggiato gli organizzatori al mattino, non è stato com-
promesso l’andamento della serata. I
preparativi fervevano, ma il cielo non
rassicurava proprio. Molte erano le titubanze sul da farsi poiché in un posto
chiuso il tutto non avrebbe avuto lo stesso effetto. All’improvviso il sole ha fatto
capolino tra le nuvole, il cielo si è aperto
e tutto è andato per il verso giusto.
Secondo noi don Francesco dal cielo ci
ha messo lo zampino: non poteva abbandonarci proprio in quell’occasione.
Alla presenza di conoscenti, amici e simpatizzanti del COE abbiamo trascorso
una serata di fraternità, mista di canti,
video, musica; una serata di comunione,
il cui scopo è stato quello di continuare a
far conoscere l’amore che don Francesco
Pedretti continua a tramandare.
“La comunità è una famiglia grande e
KPMÄJPSL TH ZLTWYL ILSSH LK LZHS[HU[L
Bisogna avere cura perché la comunità
JYLZJH JOL JP ZPHUV JPVu KLP TLTIYP
]P]HJPWHaPLU[PYPJJOPKPHMML[[VJOLJYLdono nella comunità e si aprono verso
tutti”. Italia, 1993.
Questa è l’eredità che don Francesco ha
lasciato a noi, sfortunati di non aver fatto in tempo a conoscerlo di persona, ma
fortunati di essere parte di ciò che lui ha
sognato, realizzato e amato: il COE!
AFRICA DA CONDIVIDERE
di Prashanth Cattaneo
Sostenere e valorizzare il continente, soprattutto nei suoi aspetti culturali e spirituali: questa è stata la scelta del Coe, portata avanti nei primi 50 anni di attività. Una scelta ribadita anche al 2° Sinodo dei vescovi
per l’Africa, in cui si è rilanciata l’esigenza di una maggiore collaborazione fra ong cristiane e Chiese locali.
«All’Africa noi diamo… l’Africa ci
dà…», con queste parole monsignor
Luigi Bressan, vescovo di Trento, ha
aperto i lavori della conferenza su “La
presenza della Chiesa in Africa e la
ZÄKHKLSSHJVVWLYHaPVULJYPZ[PHUHHSSV
sviluppo” organizzata dal
Coe in occasione del 2°
Sinodo dei vescovi per
l’Africa e dei 50 anni dalla
fondazione dell’associazione, «una condivisione
che nasce dall’ascolto, dal
dialogo e dalla conoscenza reciproca».
E proprio sul modo di promuovere una conoscenza
reciproca autentica e su
quanto i progetti a sostegno della cultura siano
una priorità nello sviluppo
dell’Africa sono stati tra i
temi al centro del dibattito: monsignor Victor Tonye Bakot, presidente della Conferenza
episcopale camerunese e arcivescovo
di Yaoundé, ha sottolineato come «ogni
progetto rivolto alla conoscenza e alla
promozione della cultura e dell’arte
è importante sia per la crescita delle
società africane, sia per l’opportunità
che i volontari europei hanno di comprendere meglio e far conoscere alle
loro società l’animo e i valori africani,
attraverso l’incontro con le espressioni
artistiche dei popoli con cui vengono
in contatto». «È interessante vedere
come la Chiesa d’Africa che ha ricevuto aiuti da altre Chiese, attraverso
l’evangelizzazione e attraverso opere
sociali, oggi sia aperta a condividere le
proprie potenzialità con altre Chiese,
rispondendo, ad esempio, alla richiesta di sacerdoti che viene dall’Europa e
da alcune parti dell’America» ha continuato Bakot.
Prendendo spunto dalla mostra d’arte
sacra africana “Tempi d’Africa” (ora
itinerante in Italia), che il Coe ha promosso proprio in occasione del 2° Sinodo dei vescovi per l’Africa e che per
tutto il periodo è stata esposta in Vati-
cano nell’atrio della Sala Nervi, l’Abbé
Joseph Ndi-Okalla, presente al Sinodo
come esperto, ha affermato la grande
importanza che ha la valorizzazione dei linguaggi espressivi dei popoli
africani, insieme alla promozione dei
giovani artisti che cercano, partendo
dal vasto patrimonio culturale africano, nuove espressioni capaci di comunicare valori e speranze non solo alle
società del continente nero, ma a tutti.
«E per questo motivo, come insegnante
d’arte presso l’Università di Yaoundé,
incoraggio il Coe nelle varie attività
promosse in Camerun: dalla scuola
d’arte al Centro d’arte applicata, dai
musei ai concorsi per giovani artisti…»
ha dichiarato Ndi-Okalla.
Inseriti nelle Chiese locali
L’urgenza di promuovere una maggiore
collaborazione fra organismi cristiani
di volontariato internazionale e Chiese locali, così da rendere ogni progetto
sempre meglio inserito nel contesto sociale, è stato invece al centro degli interventi di monsignor Antoine Ntalou e
di monsignor Jean Bosco Ntep, rispettivamente vescovo di Garoua, nord Camerun, e di
Edea. «Tale collaborazione non deve essere intesa
come “buona” esecuzione di un progetto stabilito,
ma deve nascere da una
progettazione condivisa
ÄU KHSS»PUPaPV JOL ]LKH
come protagonisti i volontari europei e locali», ha
sottolineato il vescovo di
Edea. Un problema, che
spesso preoccupa gli organismi di volontariato, è
il passaggio della conduzione dei progetti dai responsabili dell’organismo
di volontariato ai responsabili locali.
Monsignor Ntalu su questo ha le idee
molto chiare: «Perché il passaggio di
consegne non ricada in modo negativo sul progetto, occorre che l’organismo abbia la disponibilità a studiare e
a seguire questa fase, condividendo la
responsabilità con la diocesi che poi si
farà carico di continuare l’azione».
Mons. Portella Louis, vescovo di BrazaH]PSSLOHYPJOPHTH[VPUÄULS»H[[LUaPVne sul valore dell’incontro fra le persone, sulla profondità spirituale che deve
caratterizzarlo. «Questo deve essere
tenuto presente nelle esperienze degli
organismi di volontariato internazionale perché solo se i volontari vivono, con
le persone che incontrano, forti espe
p rienze spirituali, si sentiranno arricchiti,
e solo così l’esperienza
perienza e l’“av
l’“avventura”
di cooperazione
ne diventerà un’occasioun’occasione di crescita reciproca
eciproca autentica
autentica».
11
ECCO VENUTO IL TEMPO DELL’AFRICA
Partecipazione del Coe al II Sinodo dei Vescovi per l’Africa
Roma, 4-25 ottobre 2009
di Joseph Atangana-Ndzie
E
“
cco venuto il tempo dell’Africa”” è il titolo della mostra
organizzata dal COE-Camerun e dal COE di Barzio nell’aula
Paolo VI dove si sono tenuti i lavori della II Assemblea Speciale
dei Vescovi per l’Africa convocata dal Papa Benedetto XVI dal
4 al 25 ottobre. Con essa gli organizzatori intendevano rendere
omaggio al II Sinodo e al tempo
stesso onorare la memoria di don
Francesco che nel 1994, per il I
Sinodo sull’Africa, aveva avuto
quella iniziativa con il P. Engelbert Mveng, ora defunto, pioniere dell’arte sacra africana e aveva
pubblicato un opuscolo dalla cui
introduzione è stata ripresa questa visione profetica: “Ecco venuto il tempo dell’Africa”.
ISLHZPWVULPUJVU[PU\P[nJVUSH
WYPTH WLY ]LYPÄJHYL PS JHTTPUV
JVTWP\[V HWWYVMVUKPYL HSJ\UP
HZWL[[PLKLZHTPUHYLSLZÄKLWPƒ
recenti giacché - continua il Papa
- il Sinodo costituisce sempre
\U»PU[LUZH LZWLYPLUaH LJJSLZPHSL
\U»LZWLYPLUaH KP YLZWVUZHIPSP[n
pastorale collegiale nei confronti
KP\UHZWL[[VZWLJPÄJVKLSSH]P[H
KLSSH *OPLZH VWW\YL JVTL PU
X\LZ[VJHZVKP\UHWHY[LKLS7VWVSVJYPZ[PHUVKL[LYTPUH[HPUIHZL
HSS»HYLH NLVNYHÄJH.” Sempre in
quella occasione il Papa ha precisato il carattere dell’assise “E’
importante sottolineare che non
ZP[YH[[HKP\UJVU]LNUVKPZ[\KPV
UtKP\U»HZZLTISLHWYVNYHTTH[PJH¯3HJVZHWPƒPTWVY[HU[LWLY
[\[[PuHZJVS[HYL!HZJVS[HYZPNSP\UP
NSP HS[YP L [\[[P X\HU[P HZJVS[HYL
ciò che il Signore vuole dirci. Per
X\LZ[V PS :PUVKV ZP Z]VSNL PU \U
JSPTH KP MLKL L KP WYLNOPLYH PU
YLSPNPVZH VIILKPLUaH HSSH 7HYVSH
di Dio.”
Le opere esposte sono venute in
gran parte dal Concorso panafricano lanciato nel 2008 dall’IFA
di Mbalmayo sul tema del Sinodo: “9PJVUJPSPHaPVUL NP\Z[PaPH L
pace” e i Padri sinodali, come
Card. Comastri e J. Atangana dopo la celebrazione eucaristica
nella cripta di S. Pietro
Così al termine dei lavori i Padri
pure il Santo Padre, hanno potusinodali hanno sottoposto all’atto ammirare a proprio agio quei
tenzione del Santo Padre 57 proposiX\HKYPSLJ\PPTTHNPUPZÄSH]HUVZV[[VP
l’Africa è il ‘polmone spirituale’ per una
zioni relative a questa assemblea speloro occhi durante tutti i lavori in aula.
\THUP[nJOLWLYKPYSVJVS7HWHºHWWHciale per l’Africa indicata quale ‘Sinodo
Si può dunque parlare di successo di
YLPU\UHJYPZPKPMLKLLKPZWLYHUaH’”.
della Nuova Pentecoste’, proposizioni
un’iniziativa per la quale diciamo il
Ecco perché durante tre settimane di
tutte attinenti al tema ‘Riconciliazione,
nostro grazie alla Santa Sede e a tutti
permanenza a Roma, dal 9 al 31 ottogiustizia e pace’. Tuttavia nell’attesa decoloro che si sono dati da fare per rebre, ho seguito con grande attenzione
gli orientamenti che il Papa non manalizzare questo progetto che mira alla
i lavori del Sinodo grazie a un’autorizcherà di dare attraverso un documento
promozione dell’arte sacra in Africa,
aHaPVULJVUJLZZHTPKHSS»<MÄJPV:[HTpost-sinodale, quattro di esse hanno
alla creazione di una struttura di forpa del Vaticano che mi ha permesso
destato in modo speciale la mia attenmazione di artisti africani e alla prodi accedere a tutti i documenti forniti
zione in rapporto all’impegno del COE
duzione di opere e di oggetti religiosi
ai media e di partecipare a numerosi
nella Chiesa e in Africa. Esse trattano
inculturati. Malgrado sia qualcosa di
incontri organizzati attorno al Sinodo
di: laicato (37), famiglia (38), inculturainedito, la mostra non è che un aspetKHNSP VYNHUP \MÄJPHSP KLSSH :HU[H :LKL
zione (33), migranti e rifugiati (28).
to della partecipazione del COE al II
<MÄJPV:[HTWH9HKPV=H[PJHUHVKH
Per la sua natura di associazione di laiSinodo africano poiché, come scrive
altre istituzioni ecclesiali.
ci impegnati nella trasformazione del
il giornalista
a Carlo di Cicco sull’Ossermondo, il COE è interessato in modo
vatore Romano del 27 ottobre
ott
2009:
Come ha dichiarato il Papa nell’Angeparticolare alla proposizione 37 sul
“3H
H ZVS\aPVUL KLP NYH]P WYVISLTP
WYV
KLSSL
lus del 4 ottobre al termine della solaicato. A questo proposito i Padri sisocietà
età africane non tocca soltanto agli
lenne apertura in S. Pietro: “(KPZ[HUaH
“
nodali scrivono: “I fedeli laici di Cristo
HMYPJHUP TH YPN\HYKH
YPN\HYKH [\[[P UVP 0UMH[[P
KPX\PUKPJPHUUPX\LZ[HU\V]H(ZZLT12
condividono la sua triplice missione di
sacerdote, profeta e re, poiché sono
membri del Popolo di Dio. Sono quindi chiamati a vivere la loro vocazione
e missione a tutti i livelli della società,
specialmente nella sfera socio-politica,
in quella socio-economica ed in quella socio-culturale. In questo modo essi
diventano “sale della terra” e “luce del
mondo”, servendo la riconciliazione, la
giustizia e la pace in questi ambiti della
società.
Di conseguenza la Chiesa deve equipaggiarli con una catechesi iniziale e
permanente per la conversione del
cuore, sostenuta da un’adeguata formazione spirituale, biblica, dottrinale e
morale, per creare una coscienza civile
da cristiano. A questo proposito forse
uno degli strumenti provvidenziali per
lo sviluppo di questa conversione ed
esperienza di fede sono i nuovi movimenti ecclesiali”.
Nell’anno giubilare dei 50 anni del
COE e di 40 anni di sua presenza in
Africa, questa proposizione appare un
invito pressante del Signore per una
nuova tappa del suo cammino.
Quanto alla proposizione 38 sulla famiglia che don Francesco vedeva come
un programma prioritario del COE, i
Padri sinodali ricordano che essa è di
‘origine divina’.
“Essa è il “santuario della vita” e il nucleo della società e della Chiesa. Essa
è il luogo appropriato per imparare e
praticare la cultura del perdono, della
pace, della riconciliazione e della concordia.
A causa della sua capitale importanza e
delle minacce che essa affronta, segnatamente la trivializzazione dell’aborto,
il disprezzo della maternità (gravidanza), la distorsione della nozione del
matrimonio e della stessa famiglia,
l’ideologia del divorzio ed una nuova
etica relativista, la famiglia e la vita
umana devono essere protette, difese”.
E tra le misure che i Padri sinodali propongono, notiamo in particolare quanto segue:
- Rendere nota la Carta della Famiglia
della Santa Sede;
\U»HKLN\H[HJH[LJOLZPZ\SSHJVUJLaPVne cristiana della famiglia;
LK\JHaPVUL KLSSL JVWWPL H JYLZJLYL
nell’amore coniugale e nella paternità
YLZWVUZHIPSLZLJVUKVSHKV[[YPUHKLSSH
Chiesa;
SHJLSLIYHaPVULNP\IPSHYLKLSSLUVaaL
K»HYNLU[VK»VYV"
- aiutare le giovani coppie mediante
JVWWPLTVKLSSVILUPKLU[PÄJH[L
Come si vede, si tratta di proposizioni
assai concrete che le strutture del COE
possono adottare e mettere in pratica
tanto in Africa che in Italia e promuovere scambi di esperienze che stimolino gli uni e gli altri.
L’inculturazione, oggetto della proposizione 33; è stato uno dei quattro punti più importanti del Sinodo 1994 e la
sua realizzazione sul piano artistico è
stata l’origine della mostra organizzata in Vaticano durante questo Sinodo.
Secondo i Padri sinodali “*»uIPZVNUV
di compiere uno studio completo sulle
[YHKPaPVUP L J\S[\YL (MYPJHUL HSSH S\JL
KLS ]HUNLSV WLY HYYPJJOPYL SH ]P[H JYPZ[PHUH ¯ L WLY HUPTHYL L ZVZ[LULYL
PSSH]VYVKPL]HUNLSPaaHaPVULKLPWVWVSP
d’Africa e delle loro culture”.
A questo proposito i Padri sinodali propongono tra l’altro: “che gli elementi
positivi delle culture tradizionali africane siano incorporati nei riti della Chiesa”: è in effetti quello che il progetto
di creazione di un Centro d’arte sacra
inculturata si popone di realizzare e a
questo scopo è in cerca di risorse umaULLÄUHUaPHYPL
no di ricevere un’istruzione migliore,
guadagnare più soldi, e, in alcuni casi,
godere di una maggiore libertà“. Già
negli anni ’80 don Francesco percepiva
questo problema e precorrendo i tempi ha impegnato il COE in programmi
concreti per affrontarlo. Si possono citare, ad esempio, l’accoglienza di studenti stranieri, gli scambi interculturali,
l’educazione alla mondialità, il gruppo
¸0UTVUNVSÄLYH¹PS-LZ[P]HSKLS*PULTH
Africano.
Ma oggi a causa delle enormi dimensioni raggiunte da questo problema e
delle sue nefaste conseguenze, si tratta
di suscitare una mobilizzazione maggiore sull’esempio della Chiesa il cui
*VUZPNSPV 7VU[PÄJPV WLY P 4PNYHU[P L
i Rifugiati ha organizzato dal 9 al 12
novembre 2009 il VI Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti sul
tema: “Una risposta pastorale al fenoTLUV TPNYH[VYPV ULSS»LYH KLSSH NSVIHSPaaHaPVUL”.
Al termine della celebrazione del duplice giubileo dei 50 anni del COE e
dei 40 anni della sua presenza in Africa, il Signore ci propone con il II Sinodo Speciale dei Vescovi per l’Africa
U\V]LZÄKLHSÄULKPWHY[LJPWHYLJVUSH
Chiesa universale alla costruzione del
Regno di Dio in questa era di globalizzazione che è un richiamo a restaurare
nel mondo i valori della riconciliazione, della giustizia e della pace.
0UÄUL PS WYVISLTH KLP migranti e dei
rifugiati, oggetto della proposizione
28, è stato forse quello che più ha attirato l’attenzione sul
Sinodo data la sua
bruciante attualità.
Su questo tema i
Padri sinodali scrivono:
“Nel
continente
africano ci sono circa quindici milioni
di migranti che cercano una patria e
un luogo di pace. Il
fenomeno di questo
esodo rivela l’aspetto delle ingiustizie
e crisi socio-politiche in alcune aree
dell’Africa. Migliaia
hanno tentato, ed
ancora cercano, di
attraversare deserti
e mari per raggiungere “pascoli più
Ottobre 2009: la mostra d’Arte sacra africana in Vaticano
verdi”, dove credo-
13
Grande festa in “brousse”
di Anna Mainini
I
l 25 e 26 settembre si
sono svolti a Garoua
i festeggiamenti
eggiamenti per il
50° anniversario di vita del
COE, il 40° anniversario di
presenza in Cameroun e la
commemorazione del 10°
anniversario della morte
di don Francesco, fondatore del COE.
0S[LTHHMÄKH[VH.HYV\Hu
stato quello dello sviluppo
rurale; innanzitutto perché
la nostra zona è sede del
CFAP (Centro di Formazione Agro-Pastorale) di
Hosséré Faourou, fattoria
impiantata dal COE 15 anni fa e punto
di riferimento per il settore rurale con
lo scopo di contribuire alla riduzione
delle povertà e allo sviluppo sociale ed
economico del territorio attraverso formazioni e sensibilizzazione nei villaggi
dei comuni di Barndake e Gashiga.
Venerdi 25 settembre nel salone della
MJC Maison des Jeunes et de la Culture erano presenti circa 200 persone tra
cui diverse autorità civili e tradizionali,
il personale delle strutture, l’Arcivescovo di Garoua Mons. Antoine Ntalou, la
Rappresentante del Coe in Cameroun
Pina Airoldi e Atangana Ndzie Jose-
14
ph responsabile spirituale (capi storici
dell’incontro fra Coe e Cameroun) i
rappresentanti delle strutture del Coe
di Douala e Yaoundé e i rappresentanti dei 65 gruppi di contadini (Gic) dei
villaggi che il CFAP ha formato e sta
seguendo in un cammino di sviluppo
e di autopromozione.
La giornata è stata divisa in due parti;
nella mattinata è stata presentata in po^LYWVPU[SHZ[VYPHKLS*VLLSH]P[HKPKVU
Francesco, commentata ampiamente e
con emozione da M. Atangana. In seguito i responsabili del programma “ragazzi
PUKPMÄJVS[n¸KLSSH41*LKLSS»VZWLKHSL
“Notre Dame
des Apotres“
hanno
illustrato le attività
delle
diverse strutture e risposto ad alcune
domande del
pubblico.
E’ stato anche
proiettato un
document ario sulle attività del Coe
in Cameroun
realizzato dal
giornalista italiano Paolo
Pardini.
Il pomeriggio è stato dedicato alla presentazione
del CFAP e del progetto di
Z]PS\WWV Y\YHSL ÄUHUaPH[V
dall’Unione Europea.
La giornata si è conclusa
con una divertente rappresentazione
teatrale
dei giovani della MJC sul
rispetto dell’ambiente e
con la celebrazione della
messa solenne presieduta
dall’Arcivescovo.
Sabato 26 settembre la
manifestazione si è svolta
alla fattoria del CFAP sotto uno splendido e caldo sole. I contadini dei GIC
(Gruppo d’Iniziativa Comune) e delle Unioni di GIC hanno organizzato
\UHTPUPÄLYHHNYPJVSHJVUZ[HUKZWLY
esporre i loro prodotti: miglio, mais,
manioca, verdure, alberi da frutta, animali e la polvere di Moringa Oleifera
pianta dalle molteplici qualità nutrizionali.
+VWVPKPZJVYZP\MÄJPHSPKLPYLZWVUZHbili e delle autorità sono state conseNUH[L\MÄJPHSTLU[LHPWYLZPKLU[PKLSSL
Unioni le chiavi dei magazzini costrui[P NYHaPL HS WYVNL[[V Y\YHSL ÄUHUaPH[V
dall’Unione Europea.
A ogni delegato dei GIC è stata regalata una pianta di Moringa Oleifera a
scopo di divulgazione e la mattinata si
è conclusa con la visita agli stands e
un semplice e gustoso pranzo a base
di cibi locali.
Al di là della festa, queste giornate
sono state l’occasione per far conoscere in modo più completo e profondo la
storia del Coe e di don Francesco, la
sua spiritualità ed i valori fondamentali
che hanno spinto quest’uomo di grande fede ed entusiasmo a fondare, con
un piccolo gruppo di giovani, un’associazione che a partire da Saronno si è
aperta al mondo.
Yes we can!!!
di Francis Kammogne
R
iprendendo questa esclamazione ormai celebre di Barack
Obama, possiamo anche noi
KPYL @,: >, *(5 WLY X\HSPÄJHYL SH
brillante prestazione dei ragazzi intercampus del Centro Sportivo
Camerunese che nel settembre scorso si sono visti
attribuire a Firenze dall’Inter
la prima Coppa del Mondo Intercampus dei minori di 13 anni. I quattordici
ragazzi camerunesi, scelti
tra trecento del loro paese,
venivano da situazioni difÄJPSP NPHJJOt PS JYP[LYPV WLY
la selezione non era l’eccellenza nello sport ma il disagio sociale. Delle 18 partite
giocate con brio da questi
ragazzi, una l’hanno persa,
due sono risultate nulle e 15
le hanno vinte contro paesi come: Brasile, Argentina,
Uruguay, Messico, Cina,
Iran, Colombia, Slovenia, Uganda,
Angola, Libano, Slovacchia, Marocco,
Israele, Palestina, Romania, ecc….
Il Centro Sportivo Camerunese è nato
undici anni fa da un’intuizione di don
-YHUJLZJV 7LKYL[[P JOL HSSH ÄUL KLP
Mondiali del ’90 aveva dato inizio al
progetto SPORT FOR AFRICA.
WSPULZWVY[P]L(SSHÄULKPX\LZ[VJHT
LZWVY[P]L(SSHÄULKPX\LZ[VJHT-pionato ogni ragazzo ha ricevuto, oltre
olt
alla medaglia, una bicicletta cche per alcuni di loro serve per andare a scuola e
per portare a casa i prodotti dei campi.
Il trofeo dei campioni del
mondo verrà tra non molto
consegnato in Camerun da
Samuel Eto che ha accettato
di suonare il tam tam con la
delegazione camerunese al
momento del giro d’onore
nello stadio di San Siro durante la partita Inter-Napoli
del 23 settembre 2009.
Mentre l’Africa si appresta a
ospitare, per la prima volta
nella sua storia, la Coppa
del Mondo di calcio, non ci
resta che augurare fortuna
HPZ\VPÄNSPLHKPYSVYVJOL
con un lavoro tenace e la
buona volontà i sogni possono realizzarsi.
Il Centro Sportivo Camerunese organizza e educa circa tremila tra ragazzi,
giovani e adulti mediante diverse disci-
YES WE CAN!!! Si noi possiamo!!!
Grazie, ragazzi, della gioia che ci avete
procurato.
ELOI NDZANA PREMIATO AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
Ci congratuliamo con il nostro amico e collaboratore
in Camerun per il bel riconoscimento che le sue opere
hanno ottenuto anche al di fuori del suo paese.
Riportiamo qui di seguito le motivazioni che lo hanno
visto vincitore del premio “CITTÀ DI VENEZIA”.
¸( \U JPULHZ[H HWWHY[LULU[L HSSL JPULTH[VNYHÄL
dell’Africa o di altri continenti che abitualmente sono
esclusi dai circuiti commerciali del mondo occidentale.
Un cineasta che valorizza con il suo lavoro e fa apprezzare il cinema del suo Paese, del quale incoraggia lo
sviluppo.
Un cineasta che, invitando i colleghi a un impegno ar[PZ[PJVZVJPHSLTVYHSLKnPSZ\VJVU[YPI\[VHMÄUJOtPS
cinema sia una degna rappresentazione della realtà e
della vita di cui è espressione”.
*OP u ,SVP )LSH 5KaHUH PS ]PUJP[VYL KLS WYLTPV ¸*P[[n KP
=LULaPH¹LKPaPVUL‡&
9LHSPaaH[VYL L NPVYUHSPZ[H KP MVYTHaPVUL ,SVP )LSH 5KaHna è uscito dalla scuola della televisione in Camerun nel
*VSSHIVYH JVU SH [LSL]PZPVUL KLS *HTLY\U ULSSH X\HSL ZP
VJJ\WHKPYLHSPaaHYLWYVNYHTTPWLYSHNPV]LU[ƒ
.PYHWHYLJJOPÄSTZLY]PaPKVJ\TLU[HYPÄSTPZ[P[\aPVUHSP
Oggi è insegnante alla scuola della televisione ed è responZHIPSLKP\UVZ[\KPVKPMVYTHaPVULLKPWYVK\aPVULH\KPV]PZP]H=PKLVWYV
*VU SH JVSSHIVYHaPVUL KLS JLU[YV J\S[\YHSL MYHUJLZL OH
JYLH[VLKHUPTH[VWLYTVS[V[LTWVPSJS\IKLP]PKtHZ[LZ
piattaforma che permette ai dilettanti del video di avere un
ZWHaPVKPWYLZLU[HaPVULKLPSVYVÄST
:\SWPHUVMVYTH[P]V,SVPWPSV[HPSWYVNL[[VWYLZZVS»HYJPKPVJLZPKP+V\HSHKP\UH:J\VSHKPMVYTHaPVUL7YVMLZZPVUHSL
delle Arti e Mestieri dell’audiovisivo.” (Michele Serra)
15
Un anno al Cass in servizio civile
di Chiara Dragoni
L
a prima volta che sono arrivata al
*LU[YVKP(UPTHaPVUL:VJPV: *LU[YVKP(UPTHaPVUL:VJPV:HUP
[HYPH*(::TPZLTIYH]HKPLZZLYL
PH*(::TPZLTIYH]H
HSS»PU[LYUVKP\UHWPJJVSHZVJPL[nTVS[V
VYNHUPaaH[HLTVS[VKPZWLYZP]HHSSVZ[LZZV[LTWV4HTTLJVUPSZVYYPZVTHTTL[YPZ[PPUMLYTPLYPMYLUL[PJPHS[YPJHSTP
IHTIPUPJOLNPVJHUVYHNHaaLJOLIHSS
SHUVHSZ\VUVKLS[HT[HTTHHUJOL
T\YH[VYP JHTPVU WPLUP KP JLTLU[V¯
8\HUKV SV ]LKP KH M\VYP UVU JHWPZJP
ma quando lo vedi e lo vivi dal di dentro non puoi che innamorartene!
La sua complessità e la sua rapida evoS\aPVUL u [HSTLU[L [HU[H L HUJOL SH
TPHLTVaPVULX\HUKVJPWLUZVJOL
JYLKVZPHWPƒNP\Z[VSHZJPHYLZWHaPVHSSL
WHYVSL KLS KV[[VY (U[VPUL )LYY` \UV
KLP YPJLYJH[VYP JOL VYIP[HUV PU[VYUV HS
centro da diversi anni e profondo conoscitore non solo del CASS ma dell’AfriJHJLU[YHSLJOLYHJJVU[H!
“Il CASS, sì è possibile…
Conosco il CASS da qualche anno, è
sempre là, nel quartiere Anguissa di
Yaoundé. La stessa insegna indica una
direzione incerta: una strada sterrata che porta al centro. Il CASS non è
cambiato, anche se si è radicalmente
16
trasformato…
Non è cambiato
perché è restato un rifugio per
tutte le sofferenze, sia del corpo
sia tutte le altre.
Non ci sono star,
ma sempre la voglia di fare bene
per il numero più
grande possibile,
miglior qualità
al minor prezzo.
Nonostante il suo
successo il CASS
resta legato alla
popolazione del
quartiere.
In continua trasformazione perché non
si parla di rivoluzioni, ma ogni anno
una o due idee, una nuova attività,
una nuova costruzione. Sempre in movimento, il CASS avanza dolcemente,
regolarmente senza esitazione apparente.
In tutto il mondo, da nord a sud, da
est a ovest, le strutture sanitarie si occupano di alleviare, guarire quando
possibile, ma raramente si occupano di
prevenzione.
In modo unico, il CASS utilizza un approccio sanitario molto simile a quello
delineato dall’OMS, scritto nel preambolo della sua costituzione dell’aprile
1948: la sanità è uno stato completo
KPILULZZLYLÄZPJVTLU[HSLLZVJPHSLL
non consiste solo in uno stato di assenza di malattia o infermità.
Infatti, il CASS non riassume la sua
attività solo con la cura o con la prevenzione: c’è il dispensario, SMI (le
cure materno-infantili), la maternità, il
dentista, l’oftalmologo. Il CASS ha anche un’implicazione in quartiere nei
progetti di risanamento, la presa in carico psicologica e sociale delle donne
incinte che vivono con l’HIV, la preparazione al parto, l’inquadramento dei
giovani per lo sport, la sensibilizzazione, le chiacchierate educative…
In tutto questo c’è anche un aspetto
economico che troppo spesso viene
minimizzato e resta un tabù quando si
parla di sanità. Nonostante le cure di
qualità e le medicine offerte a costi minimi, il budget del CASS è in equilibrio,
uÄUHUaPHYPHTLU[LH\[VUVTVHKPZWL[to di molte strutture in Europa o altrove
JOL ZVUV ZVNNL[[L H KLÄJP[ HIPZZHSP
8\LZ[VLX\PSPIYPVÄUHUaPHYPVu\UWLNUVKPSPILY[nLKnHSSHZ[Y\[[\YHSHÄK\-
cia e quindi la generosità dei partners
e dei donatori, istituzionali o privati, e
permette di realizzare investimenti e
sostituzione di strumenti e materiali.
Un altro aspetto di questa visione economica risiede nel fatto che il CASS è
il primo datore di lavoro del quartiere
con più di 70 impiegati e quindi assiJ\YH\U»LU[YH[HÄZZHLYLNVSHYLHWPƒKP
70 famiglie.
Quando si arriva al CASS ci sono semWYLU\V]LÄN\YL!KHSS»0[HSPHKHSSH:]Pazera, dalla Francia, dal Cameroun. Ci
sono sempre stagisti, volontari, ostetriche, animatori sociali, medici, informatici… vengono ad aiutare, ma anche
ad imparare. Il CASS è un luogo di formazione, di incontro, ma soprattutto
un luogo di scambio. Tutti ne escono
vincenti.
0UÄUL IPZVNUH ZV[[VSPULHYL \U HS[YV
aspetto molto importante: la ricerca.
Il CASS è sollecitato dagli istituti di
ricerca e dalle università, per mettere
in piedi studi che possano migliorare
le conoscenze in merito a questioni
importanti quando si parla di sanità in
(MYPJH PU[LY[YVWPJHSL! S»PUÅ\LUaH KLSSH
LSSH
malaria nella trasmissione maternonofetale dell’HIV, miglioramento della
la
prevenzione della malaria per le donne
e
incinte affette da HIV, messa in atto di
tecniche e strategie di screening precoce dell’HIV per i bambini nati da madri
infette, interesse dei test di screening
rapido della malaria, valutazione delSH JPYJVSHaPVUL KLS ]PY\Z KLSS»PUÅ\LUza. Ancora altri progetti sono in corso. Anche se le ricerche sono spesso
condotte da persone esterne al CASS,
l’insieme del personale, infermieri, infermiere, tecnici di laboratorio, ostetriche, personale amministrativo, partecipa attivamente a questa attività, oltre
al loro lavoro quotidiano. I responsabili
della struttura selezionano i progetti, in
funzione del loro carattere etico, delle loro possibili rapide ricadute di cui
WVZZVUV ILULÄJPHYL P WHaPLU[P KLSSH
loro fattibilità: non perturbare troppo il
lavoro quotidiano resta comunque una
priorità assoluta.
*V
*
V
lì??
pa
fed
Ogni parola presa isolatamente non
niente di eccezionale, ma messe vic
a un luogo o attorno a qualche perso
fanno meraviglie.
Il CASS, sì è possibile…”.
+H X\LZ[H KLZJYPaPVUL JOL W\~ ZLT
ZLT-IYHYL\UWV»PKPSSPHJHTHJOLWLUZVJVY
UWV»PKPSSPHJHTHJOLWLUZVJVYYL[[HLZJL\U»PTWYLZZPVULKPPU]\SULYH
U»PTWYLZZPVUL KP PU]
IPSP[nJOLUVUuWLY~KLS[\[[VLZH[[H
W
È una struttura di fatto molto fragile e
ogni giorno degli uomini e delle donne
ZPIH[[VUVWLYJOtSHZ\HZ[VYPHJVU[PU\P
0S *(:: u \UH Z[Y\[[\YH \THUH L WLY
X\LZ[VJVTWSLZZHLH]VS[LZV[[PSLL\U
WPJJVSVHSSLU[HTLU[VWV[YLIILLZZLYNSP
fatale. A tutti gli attori che fanno vivere
PS*(::KPJV!JVU[PU\H[L[\[[PPUZPLTL
N\HYKH[LZLTWYLKH]HU[PH]VPUVUMLYY
TH[L]P THP ZL UV X\LZ[V ZHYn NPn \U
segno di declino! Speriamo che altri
¸*(::¹ UHZJHUV HS[YV]L u WVZZPIPSL
voi l’avete dimostrato.
AGLI AMICI
DELL’AFRICA
La maternità del CASS cresce nonostante le
piogge torrenziali che continuano a benedire
tutto e tutti da inizio ottobre.
La scorsa settimana hanno coperto il tetto con
ondulato di alluminio che brilla da lontano. Ora
iniziano i lavori interni e, a detta degli esperti,
tra due tre mesi la nuova maternità sarà operativa. Io sono ancora a Desio per motivi di
famiglia, in contatto giornaliero con il CASS via
skipe, ma dal 20/11 al 6/12 sarò a Yaoundé per
vedere da vicino l’evoluzione dei lavori e in
particolare per programmare e coordinare con
tutto il personale la fase conclusiva.
9PÅL[[LYLTVZ\SSHVYNHUPaaHaPVULNLULYHSLLPU
particolare sugli arredi, sugli strumenti necessari e, con grande attenzione, sulle attrezzature sanitarie fondamentali per
[email protected]\UKtZLY]PaPPKVULPLKLMÄJHJPWLYMHYLKLSSHUVZ[YHTH[LYUP[n\UTVKLSSVKHWYVWVYYLHKHS[YP
JLU[YPHMÄUJOtSH]P[HLSHZHS\[LZPHUV\UKPYP[[VPUVNUPHUNVSVKLSTVUKV
Al mio ritorno vi racconterò e insieme concluderemo questa stupenda avventura iniziata in settembre 2008. Abbiamo rinUV]H[VWYVMVUKHTLU[LPS*HZZVMMYLUKVHPNPV]HUPHPWPJJVSPHSSLTHTTLHNSPHTTHSH[P\UJLU[YVLMÄJPLU[LH[[YLaaH[V
JVUWLYZVUHSLHNNPVYUH[VLPUJVU[PU\HMVYTHaPVUL5VUZVUVTHUJH[PTVTLU[PKPMÄJPSPPUJLY[LaaLWYLVJJ\WHaPVUPTH
abbiamo anche gustato segni di incoraggiamento e sostegno morale e materiale da parte di molte persone sensibili.
Sono certa che anche in quest’ultima fase sarete presenti, con i vostri consigli, la vostra competenza, il vostro sostegno a
360°. Arrivederci in dicembre con le ultime novità!
\UZHS\[VHMYPJHUPZZPTVLYPJVUVZJLU[L;PUH)HYIPLYP
17
d
La Ferme Ezechiel
Uno sguardo alla fattoria del Coe-Cenasc a Kinshasa
di Marilena Minervini
D
a dicembre 2008 la Ferme
Ezechiel di Kinshasa, nel
quartiere di N’djili Brasserie,
è coinvolta nel progetto ¸30:(5.(
ZPZ[LTH KLJLU[YH[V KP ]HSVYPaaHaPVUL
ZVSPKHSLKLSSHÄSPLYHHNYVHSPTLU[HYLULS
[LYYP[VYPV \YIHUV L WLYP\YIHUV Z\K KP
Kinshasa” promosso dalla Focsiv insieme ad altre cinque fattorie di altrettanti
partner locali.
Il progetto nel suo insieme prevede
S»PZ[P[\aPVUL KP \UH ÄSPLYH HNYVHSPTLUtare che sia un incentivo all’economia
agricola della città e di supporto ai privati nella valorizzazione dell’agricoltura domestica attraverso la donazione
delle attrezzature da lavoro, secondo
il principio del microcredito e la frequenza a formazioni di interesse agricolo, economico e sociale.
La Ferme Ezechiel sta proseguendo le
attività attinenti al progetto. È a buon
punto nella realizzazione delle struttuYLULSSVZWLJPÄJVSHJVZ[Y\aPVULKLSSH
porcilaia e del pollaio a batteria (avviato già col precedente progetto della Regione Lombardia), la costruzione
KLNSP\MÄJPLKLSSHJHZHHJJVNSPLUaHÏ
18
già avviata anche la produzione agrozootecnica. Molte sono le mamans che
vengono a rifornirsi di uova per fare del
commercio o per l’acquisto di prodotti
ortofrutticoli per il proprio fabbisogno
domestico.
Anche la partecipazione alle formazioni, che si svolgono presso la ferme
e presso la scuola del vicino quartiere
Lucio, ad una decina di chilometri dalla ferme, è molto alta.
Personalmente ho preso parte ad una
sessione di formazione sul gender emWV^LTLU[ [LU\[H KHSSH YLZWVUZHIPSL
di un’altra ong partner, e sono rimasta colpita dall’attualità del tema che
interessa donne e uomini indistintamente.
La messa in atto delle nuove tecniche
agricole apprese comincia a dare i primi frutti e l’entusiasmo dei collaboratori della ferme è aumentato in corrispondenza dell’aumento del lavoro.
Tra i lavoratori delle ferme vicine si è
creato un buon clima di scambio, di
amicizia, anche al di fuori dei rapporti
lavorativi e di formazione, e si è perÄUV HYYP]H[P HK VYNHUPaaHYL WHY[P[L KP
pallone contro vicini di casa.
Per quanto riguarda il progetto Focsiv,
manca ancora la consapevolezza nei
partner dell’importanza di una collaboYHaPVUL]VS[HHSS»PU[LYLZZLKLSSHÄSPLYHL
UVUZVSVKLSZPUNVSVTHZVUVÄK\JPVsa che col tempo tutte le aspettative
del progetto verranno realizzate.
d
S.O.S. da Rungu!
di Maria Antonietta Pastori
R
ungu è un bellissimo villaggio
della Repubblica Democratica del
Congo, situato tra due
Ä\TP ! PS )VTVRHUKP L
il Rungu. In questi ultimi tempi le piste per
raggiungerlo sono diventate sempre più impraticabili e la gente inJVU[YH TVS[L KPMÄJVS[n
d’approvvigionamento ,
la crisi economica si fa
sentire anche lì e i ribelli del LRA, provenienti
dall’Uganda, causano
disordini nei villaggi più
a nord.
Ciò non vuol dire che questo “angolo
di Paradiso”, come amava chiamarlo don Francesco, non sia più accogliente, anzi la gente, che nonostante
tutto cerca di darsi da fare, è sempre
disponibile ad impegnarsi per il bene
di tutti.
Anche nelle scuole la situazione è critica: molti insegnanti non ricevono lo
stipendio, non hanno i libri e i sussidi
didattici. Gli alunni di ogni ordine di
scuola sono privi di materiale e molto spesso non frequentano perché non
possono acquistare la divisa e pagare la pur esigua quota di iscrizione.
Quest’anno oltre che nelle scuole di
Rungu mi sono spostata nei vari villaggi, per seguire, su loro richiesta, gli insegnanti e i direttori che avevano partecipato ai corsi di formazione.
Le aule delle scuole di brousse sono
capanne e i banchi tronchi tagliati a
metà, non levigati e sostenuti da grossi bambù: una parte serve da scrittoio,
l’altra per sedersi.
Ho potuto constatare che gli insegnanti si erano impegnati ad attuare quanto
HWWYLZV HUJOL [YH SL [HU[L KPMÄJVS[n
realizzando vari sussidi didattici, ma
spesso i banchi rudimentali non bastavano per tutti gli alunni, alcune pareti
di fango erano crollate e il tetto era in
parte scoperchiato. Ho notato alcune
JHY[LNLVNYHÄJOLKPZLNUH[LZ\KLSJHYtone.
Le lavagne, pezzi di compensato dipinto di nero, spesso erano rosicchiate
dalle termiti e …i gessi a volte mancavano. Nonostante ciò i bambini erano
numerosi, vivaci e attenti a ciò che l’in-
segnante diceva, anche
perché per loro è l’unil’uni
co modo per imparare,
impa
visto che non hanno
libri e possono solo scrivere sui loro quaderni
quanto il maestro dice o
scrive alla lavagna!
Mi sono spesso domandata: l’istruzione e
l’educazione sono indispensabili per creare
una coscienza e una capacità critica, che cosa
ne sarà di tutti questi
bambini?
Un grande grazie va
agli insegnanti che noUVZ[HU[L SL KPMÄJVS[n
economiche e logistiche continuano
ad impegnarsi, come meglio possono,
nella scuola!
Allora mi permetto di lanciare un
S.O.S. a nome loro: adottate una classe
o un maestro per permettere a tutti di
lavorare serenamente e con i mezzi indispensabili per rendere questi ragazzi
dei veri uomini!
19
La chiusura del cerchio
KP1HJVI:P^PSH
L
a mia partecipazione al ConveConve
gno per il 50° del COE, il v
viaggio
o in Italia, la visita alle sedi del
COE, la condivisione di momenti indimenticabili con altri fratelli africani
e italiani, l’approfondimento del messaggio di don Francesco, che avevo
conosciuto molto tempo fa in Zambia, hanno rappresentato la chiusura
di un cerchio che si era aperto molti
anni fa.
La nostra vita è attraversata da sensazioni ed emozioni contrastanti. Qualche volta quando qualcuno mi fa del
male o le cose non vanno bene mi
sento veramente giù e dubito di raggiungere il giorno seguente, poi però
l’abbattimento dura poco perché subito mi ricordo che ho un lavoro e una
famiglia importanti e penso che col
mio impegno quotidiano e con l’aiuto
di Dio tutto sia possibile.
Oggi ho 34 anni, mia moglie Berita mi
OH KH[V K\L ÄNSP THZJOP L \UH MLTmina e vivo in una casa appena fuori
dal St. Ambrose Trade Centre a Kafue,
dove lavoro come supervisore della
falegnameria.
Si dice che le vie del Signore sono
PUÄUP[L L PU LMML[[P PS TPV PUJVU[YV
col St. Ambrose Trade Centre, che
ha cambiato la mia vita, non era programmato ed è avvenuto un po’ per
caso quando la mia vita aveva preso
strade diverse.
Dopo aver completato il ‘grade seven’ (scuola media) non potei proseN\PYL NSP Z[\KP WLY TV[P]P ÄUHUaPHYP
così per un anno circa rimasi a casa
nel mio compound (slum) Solobon a
fare niente dal mattino alla sera... non
proprio niente, in realtà giocavo molto a calcio. Finché un ggiorno un commerciante di vestiti di seconda
seco
mano,
JOPHTH[V 4PZ[LY :PRHa^L
:PRHa^L JOPLZL HP
miei genitori se potevo la
lavorare con
lui nei mercati di Kafue e dintorni.
Iniziò cosi la mia ca
carriera di ‘salaula’,
20
ossia venditore di vestiti e scarpe usate provenienti dall’Europa o dagli Stati
Uniti. Dopo appena sei mesi decisi di
mettermi in proprio e iniziai lo stesso
business a Mazabuka, ma anche se
gli affari non andavano male, non ero
convinto che quella fosse la mia strada, soprattutto non vedevo prospettive per il mio futuro.
Per caso un giorno venni a conoscenza del St. Ambrose Trade Centre
tramite la parrocchia, così comunicai, timoroso di essere preso in giro,
ai ragazzi che vendevano con me al
mercato la mia decisione di tornare
a scuola per diventare un falegname
professionista: con mia sorpresa loro
mi incoraggiarono.
Ogni giorno camminavo 12 km da
Solobon al St. Ambrose, andata e ritorno, ma la voglia di fare qualcosa
di diverso della mia vita, di avere un
giorno un lavoro vero, mi ha aiutato a
non sentire la fatica ed a tenere duro
ULPTVTLU[PKPMÄJPSP0SHWYPSL dopo due anni di scuola, cominciai
a lavorare senza stipendio nella fale-
gnameria in cambio degli strumenti di
lavoro, che non utilizzai mai per lavorare in proprio perché il 13 ottobre
dello stesso anno fui selezionato per
lavorare come falegname. Oggi grazie
al mio lavoro riesco a mantenere la
TPHMHTPNSPHTVNSPLLÄNSPWPƒHSJ\UP
altri membri meno fortunati di me.
Per questo voglio ringraziare il COE e
tutti i volontari che si sono succeduti
in questi anni per aver dato a me e ad
altre migliaia di ragazzi la possibilità
di studiare e uscire dal compound e
dalle sue dinamiche.
Ho molto apprezzato il documento
ÄUHSL KLS *VU]LNUV ZVWYH[[\[[V ULSla parte dove il COE ribadisce il suo
impegno in Africa anche per il futuro,
e l’idea di costituire un COE locale
nei paesi dove è impegnato. Nel concreto, per quanto riguarda lo Zambia
sono molto felice per l’inizio del progetto di Chikupi che darà la possibilità
a molti ragazzi nullafacenti di migliorare le loro condizioni di vita com’è
successo a me.
Grazie ed arrivederci COE!
cinema
LA PELOTE DE LAINE
Cinema da vedere
di Manuela Pursumal
9PHSSHJJPHUKVZP H \U ÄSVUL JHYV HSSH
JPULTH[VNYHÄH THNOYLIPUH PS ÄST
sviluppa in modo originale il tema
della condizione della donna musulmana in bilico tra sottomissione ed
emancipazione dal potere maschile.
:L PU [HU[P ÄST SH KLU\UJPH KLSS»VWpressione e del maschilismo viene
ricondotta ad una coraggiosa accusa
all’integralismo politico e religioso,
qui i riferimenti all’Islam sono assenti.
Fatiha e Mohamed
sono algerini, immigrati in Francia con i
loro due bambini nel
1974. Mentre Mohamed va in fabbrica a
lavorare, Fatiha accudisce alla casa e
HPÄNSPLZPHWYLJVU
tante speranze alla
nuova realtà. Ma
amaramente scopre
che non può neanche uscire di casa:
il marito teme che
lei possa “perdersi”,
andandosene fuori
in giro da sola. Fatiha ha uno sguardo
sorpreso quando si
accorge di essere
segregata in casa e si stupisce ancora di più quando alla sua richiesta di
spiegazioni, il marito le esprime quel
vago insensato timore. La severità
dello sguardo e il silenzio di Fatiha ci
fanno capire che qualcosa è cambiato in Mohamed e che la svolta sia
stata segnata dal loro arrivo in FranJPHKHSS»H]LYL]HYJH[VJVUÄUPJ\S[\YHSP
altri. Per Mohamed il sistema di vita
francese si pone come una minaccia
all’integrità del suo equilibrio familiare, per Fatiha, invece, come un’opportunità di arricchimento esperienziale. Chi si sente minacciato, cerca
KP KPMLUKLYZP L THUPMLZ[H KPMÄKLUaH
L JOP\Z\YH YPÄ\[HUKV PS KPHSVNV L PS
confronto. Per questo Mohamed non
instaura nessuna vera autentica amicizia, pur avendo maggiori possibilità
della moglie di entrare in relazione
con altre persone. Fatiha invece coglie il benché minimo spiraglio di
luce e di ascolto. La solidarietà con
la vicina di casa nasce da una condivisione di ruolo, entrambi madri con
bambini piccoli, e la loro amicizia si
allarga ad altre madri, come vediamo
ULSÄUHSL3»HTPJPaPH[YHSLK\LKVUne è sempre ritratta in inquadrature
ricche di luminosità e accarezzate da
un delicato e allegro commento musicale. Testimone di questa relazione
di solidarietà e di amicizia è Said, il
ÄNSPVTHNNPVYLKP4VOHTLKL-H[POH
Il bambino gioca con il frullatore,
aiuta la madre a preparare i dolci e
a srotolare il gomitolo di lana così
come Fatiha per gioco indossa la tuta
IS\KHVWLYHPVLYPUJVYYLPSÄNSPVWLY
la casa angusta nei momenti di diver-
[PTLU[V WPƒ HUPTH[V 4HKYL L ÄNSPV
non hanno paura di sperimentare
ruoli diversi e non perdono affatto la
WYVWYPH PKLU[P[n KP THKYL L KP ÄNSPV
Condividono il bisogno di aprirsi e la
gioia delle nuove amicizie.
Pazientemente Fatiha aspetta che il
marito si accorga di questa tranquilSP[nPUZWLYH[H4HJOPYPÄ\[HPSU\V]V
e ha paura di perdere il proprio ruolo
di potere non è disponibile ad andare
oltre le apparenze e
pertanto Mohamed
non può cogliere
alcun cambiamento
né riconoscerne le
positività.
0S ÄST u NPVJH[V Z\
questa decisa contrapposizione tra i
generi.
L’universo
femminile è creativo, pieno di risorse
e generativo di solidarietà e alleanze.
Quello maschile è
pressoché assente,
incapace di mediare
L MVYPLYV KP JVUÅP[tualità.
Una provocazione
certamente
voluta dalla regista che può essere utile
raccogliere per rivisitare il cammino
femminista in occidente e il processo
migratorio italiano a partire dagli anni
settanta, avviando ricerche e recuperando testimonianze e memorie.
(SKPSnKLSJVU[LZ[VHSNLYPUVPSÄST
si presta a una lettura trasversale
dell’atteggiamento maschilista, fornisce spunti per una decostruzione degli stereotipi sulla donna musulmana
e lancia una speranza
anza sulla formazio
formazione delle nuove
e generazioni.
Il futuro infatti è Said, cresciuto tra le
maglie del dialogo
ogo e della solidarietà.
21
C
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anche quest’anno iniziamo il mese missionario al caldo sole di Garoua, nel nord
del Cameroun. Il caldo sembra non mollare nonostante qualche violento temporale che da una parte rinfresca l’aria ed irriga i campi, ma dall’altra crea non pochi problemi alla gente. Alcuni villaggi sono irraggiungibili perché le piste sono impraticabili
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volte distruggono le povere case costruite in fango e paglia.
Nei campi il mais ed il miglio crescono a vista d’occhio ed i contadini si preparano alla
raccolta speriamo abbondante!!!!
Questi sono per noi gli ultimi mesi che trascorreremo qui poiché a dicembre, dopo
sette anni, si concluderà la nostra esperienza in terra d’Africa.
Come i contadini abbiamo la tentazione di guardare il raccolto nella speranza che sia
abbondante non certo per merito nostro ma per aver cercato di essere fedeli strumenti
del progetto di Dio, per il bene delle persone e della realtà nella quale abbiamo operato. Sorge spontanea questa domanda: siamo stati fedeli alla nostra missione?
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Con molta serenità e senza presunzione possiamo dire che ce l’abbiamo messa tutta!!!
Abbiamo messo tutte le nostre energie, la nostra esperienza, il nostro tempo, il nostro
cuore in questo impegno.
Abbiamo cercato di mantenere sempre lo spirito di servizio come dei “servi inutili“ e di
non tradire la motivazione di fondo che ci ha spinto a fare questa scelta.
Sicuramente abbiamo commesso molti errori e guardandoci indietro riusciamo ad iden[PÄJHYULHSJ\UPTHX\LZ[VMHWHY[LKLSJHTTPUV
(IIPHTVPUJVU[YH[V[HU[LWYV]LLKPMÄJVS[nJOLJPOHUUVMH[[VZVMMYPYLTHHUJOL[HU[V
sostegno per superarle e tanta ricchezza di incontri e di esperienze che ci hanno fatto
crescere e resi più attenti e sensibili ai bisogni ed ai problemi degli altri.
Man mano che si va avanti si scoprono sempre più bisogni e nascono nuove idee e progetti, ma come il Signore attraverso molti segni ci ha fatto capire quando era il momento di partire, ora ci fa capire che è il momento di rientrare... ma la missione continua!
Un grazie di cuore a tutte le persone che in vari modi e tempi ci hanno accompagnato
ma soprattutto al Signore che non ci ha mai lasciato soli. Un caro saluto a tutti e buona
missione!!
Anna e Chicco
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siate aperti a leggere i segni de
della volontà del Signore. Noi speriamo di avervi ancora
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e con tutto il cuore.
Con affetto Rosella
22
Edizioni Messaggero Padova, 2009 €10
Oggi tutto si mondializza; i mercati, l'informazione, il lavoro, la cultura, persino
la povertà, sono sempre più questioni
globali e tutti, in un modo o nell'altro,
Z\IPHTVNSPPUÅ\ZZPKPX\LZ[VMLUVTLUV
denominato globalizzazione che pervade a livello planetario ciascun settore
della società contemporanea. Questo
libro ha la pretesa di voler guardare oltre la notizia, suggerendo alcuni spunti
KPYPÅLZZPVULZ\SJVU[LZ[VLZPZ[LUaPHSLULS
quale viviamo immersi, per tentare una
risposta alle domande sui valori e sull'etica che formano la nostra concezione del
mondo globale.
Giulio Albanese, religioso comboniano,
OH KPYL[[V PS 5L^ 7LVWSL 4LKPH *LU[YL
di Nairobi e fondato la Missionary ServiJL5L^Z(NLUJ`([[\HSTLU[LJVSSHIVYH
con varie testate giornalistiche, tra cui
«Avvenire» e il Giornale Radio Rai per
i temi legati all'Africa e al Sud del mondo. Dal 2007 insegna Giornalismo misZPVUHYPV WYLZZV SH 7VU[PÄJPH <UP]LYZP[n
Gregoriana di Roma ed è direttore delle
YP]PZ[LTPZZPVUHYPLKLSSL7VU[PÄJPL6WLYL
Missionarie. E anche autore di alcuni libri
tra cui Hic sunt leones (2006), Soldatini
KP WPVTIV (2005), 0S TVUKV JHWV]VS[V
(2003), 0IYHOPTHTPJVTPV (1997) e SuKHU!ZVSVSHZWLYHUaHUVUT\VYL (1994).
’autunno
Nel menù una varietà di ris
otti con antipasto, desse
rt
e caffé per una cena so
lidale a sostegno del nu
ovo
progetto del COE nella Re
pubblica Democratica de
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Congo per la formazione
dei giovani universitari.
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Per un giorno, il gruppo dei
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dell’artista di strada per fare il ritratto
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Il ritratto della felicità
La Mostra del Presepio
di Monza quest’anno si
è
posto l’ambizioso tragua
rdo di raccogliere fondi
per
costruire il reparto di ped
iatria dell’Ospedale “Sa
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Francesco” di Tshimbulu
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Ringraziamo per l’impeg
no che gli “Amici di Evange
lizzazione e Promozione
Umana” dell’Ospedale Sa
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Gerardo di Monza” si son
o assunti anche quest’an
no con la 14a edizione
di questa manifestazione.
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non perdano la bellezza
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è il Risorto che porta gio
ia e speranza nella vita
e
nella storia di ogni uomo
e di ogni popolo.
Mostra del Presepio
23
“completa il mosa
ico...
a Natale
aggiungi
un tassello”
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