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numero 3
marzo/aprile 2007
Chiesa di S. Maria degli Angeli - Buonabitacolo
la newsletter per gli operatori turistici
E d i t o r i a l e
Il patrimonio culturale e artistico, di cui è ricca la Regione Campania, costituisce una risorsa importantissima per la promozione del nostro territorio. La sua salvaguardia e valorizzazione è un dovere nei confronti della civiltà. Esso rappresenta un significativo volano di
Santuario di S. Michele alle Grottelle - Sala Consilina
sviluppo socio-economico, se si pensa cha la maggior parte del turismo nazionale e straniero si basa sulla fruizione dei beni culturali.
È, infatti, nell'ottica di ricercare strumenti capaci di attrarre flussi turistici culturali che
nasce Campania Arte Card; nella consapevolezza che il turismo culturale può costituire elemento fondante di una strategia per lo sviluppo di un turismo sostenibile, rispettoso, cioè,
dei luoghi e della loro identità storico-culturale e paesistico-ambientale.
Il ruolo che la fruizione del patrimonio culturale assume per lo sviluppo economico e occupazionale è determinante soprattutto per aree territoriali - come quelle interessate dal
P.I.T. G.A.C. "Certosa di Padula" - dotate di una grande presenza di emergenze archeologiche, di complessi storico-architettonici, di beni artistici, di paesaggi culturali e naturali.
Cripta di S. Michele Arcangelo - Teggiano
Per soddisfare la domanda di consumo culturale non è sufficiente detenere una quota anche
cospicua di patrimonio culturale, ma è sempre più necessario raggiungere livelli adeguati
di offerta dei servizi culturali, sia attraverso il miglioramento della fruibilità dei beni stessi,
che attraverso la qualificazione della rete dei servizi primari che ne favoriscano la corretta
fruizione: trasporti, ricettività turistica, sicurezza, accoglienza.
Nel corso di questi anni la Regione Campania ha interpretato l'esigenza di coniugare i beni
culturali con il turismo, declinando la strategia della massima intersettorialità degli interventi.
Ma è soprattutto con i fondi del P.O.R. Campania 2000-2006 che si è dato avvio al pro-
Palazzo baronale - Atena
cesso di diversificazione dell'offerta turistica - in determinate aree del territorio campano
(Grandi Attrattori ed Itinerari Culturali) - attraverso la valorizzazione e la promozione delle risorse culturali, attuando, nell'ambito dello stesso Asse II, l'integrazione di tre Misure
Sommario
concorrenti: la Misura 2.1 volta principalmente al recupero fisico, alla conservazione e alla
valorizzazione dei beni culturali; la Misura 2.2 finalizzata alla qualificazione dell'offerta turi-
:::Editoriale:::
:::L’opinione:::
stica attraverso il miglioramento dei servizi di accoglienza; la Misura 2.3 (ora 3.19) dedi-
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gnare nel comparto del turismo culturale, condizione indispensabile per un'offerta qualita-
- Riscoprire la cultura
cata alla qualificazione attraverso la formazione delle risorse umane impegnate e da impe-
:::Lavori in corso:::
tivamente adeguata.
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3
- Il Vallo di Diano a GLOBE07
Non si è tralasciato, inoltre, di favorire l'accesso ai beni e ai siti culturali da parte dei cit-
- Fare impresa nel Vallo
tadini diversamente abili, attraverso la realizzazione di iniziative finalizzate all'eliminazione
:::Focus:::
delle barriere architettoniche. Infine, giova rammentare che la Regione Campania investe
4 - La Certosa tra passato, presente e futuro
5 - L’archeologia in rete
6 - Il tintinnìo dei Beni culturali
7 - Comunicare una città
8 - E’ la cultura ad attirare di più
9 - I Beni culturali che raccontano, cantano...
10 - Il sapore del territorio
11 - Sviluppo autentico
12 - In crescita il turismo estero
cospicue risorse in azioni di recupero e valorizzazione dei centri storici minori anche al fine
di consentirne l'inserimento nel circuito turistico.
Le prospettive future riguardano il completamento e l'implementazione delle azioni di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale fin qui realizzate, a vantaggio di un turismo culturale sostenibile.
dott.ssa Ilva Pizzorno
Dirigente Settore tutela beni paesistici-ambientali-culturali
Regione Campania
:::Regionando:::
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- Campania dolens
- Il marchio “South Italy”
:::Dal territorio:::
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- In ritardo sul recupero dei Beni Culturali
:::Eventi:::
P.O.R. Campania 2000-2006 - P.I. G.A.C. “Certosa di Padula: per un sistema culturale-turistico del Vallo
di Diano” - Asse II - Misura 2.1 - Azione D - Progetto “Agenzia per lo Sviluppo del Vallo di Diano - Studio
della Domanda e Coordinamento dell’Offerta Turistica”
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l’opinione
Con piacere ospitiamo sulle nostre pagine il contributo del Presidente dell'Associazione Città Italiane
Patrimonio Mondiale UNESCO, nonché Sindaco di Ferrara, dott. Gaetano Sateriale, che con solerte
disponibilità ha accolto il nostro invito ad esprimere la propria opinione in materia di turismo culturale. L'Associazione da lui presieduta, ideata dalla città di Vicenza nel 1995 e costituitasi formalmente
il 15 ottobre 1997, contempla tra i propri obiettivi statutari l'organizzazione di iniziative e la realizzazione di progetti mirati alla tutela di quei beni culturali e naturali che sono stati dichiarati Patrimonio
dell'Umanità. I comuni di Alberobello, Andria, Capriate S. Gervasio, Ferrara, Matera, Ravenna e
Vicenza ne sono i soci fondatori.
Riscoprire la cultura
La necessità di coniugare tutela e valorizzazione dei beni
a cura del dott. Gaetano Sateriale
tesori artistici, culturali e naturali di cui è disseminata l'Italia rappresentano la sua risorsa più preziosa, l'unica vera "materia prima" di cui dispone.
Una risorsa che va salvaguardata, protetta, custodita e fatta conoscere. In questi anni molto si è fatto
per i Beni Culturali, ma molto resta ancora da fare.
Innanzitutto deve essere ridisegnata una politica culturale condivisa, che faccia perno sulla tutela, sulla divulgazione e sulla promozione della cultura e che sappia
imboccare con convinzione la strada della collaborazione, della rete, del circuito, del "sapere". La domanda di
turismo culturale è in continuo aumento e l'Italia può
ancora ricoprire un ruolo da protagonista nel panorama
turistico internazionale, ma la sola presenza di monumenti e opere d'arte, eredità di un illustre e luminoso
passato, di per sé non è sufficiente a calamitare turisti
e ricchezza. Occorre compiere un decisivo salto di qualità che, con consapevolezza e determinazione, sappia
coniugare tutela e valorizzazione. Due momenti che si
integrano a vicenda e che solo quando agiscono sinergicamente sono in grado di dar vita ad efficaci fasi di
sviluppo.
Per consentire al nostro immenso patrimonio culturale
di esprimere al meglio le grandi potenzialità che possiede, ad un corretto restauro deve necessariamente
seguire un'adeguata valorizzazione. In quest'ottica, la
promozione dei territori, delle loro identità e delle loro
qualità, diventa un elemento determinante: convincere
le persone a compiere un lungo viaggio per "toccare
con mano" quanto declamato dalle riviste di viaggi è un
compito molto difficile e al quale occorre indirizzare
adeguate strategie comunicative.
«Quelle cose per conoscere le quali ci mettiamo in cammino e attraversiamo il mare, se sono poste sotto i
nostri occhi non ce ne curiamo» - sosteneva Plinio il
Giovane. Ecco il senso di una "riscoperta" che
l'Associazione Città Italiane Patrimonio Mondiale
Unesco, che ho l'onore di presiedere, ha posto fra le
proprie priorità ed alla quale sta dando concretezza
contribuendo al rilancio di un settore, quello turisticoculturale, che, se adeguatamente sostenuto, può far
maturare solide ed interessanti opportunità di crescita
e di sviluppo.
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Ferrara - sitiunesco.it
Alberobello
Matera - sitiunesco.it
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lavori in corso
Continua la collaborazione fra Agenzie di Viaggio e Intermediazione
Turistica del Vallo di Diano e il Progetto "Studio della domanda e
coordinamento dell'offerta turistica" per promuovere e proporre ai
Tour Operator italiani e stranieri i pacchetti turistici dedicati al Vallo.
Banco di prova la manifestazione Globe07, la nuova fiera turistica
internazionale di Roma.
opo l'esperienza milanese della BIT, le Agenzie di Viaggio e
Intermediazione Turistica del Vallo di Diano sono approdate alla
Nuova Fiera di Roma per affrontare la scommessa di una manifestazione alla sua prima edizione, Globe, nata dalla joint venture tra
Fiera Roma Srl e Rimini Fiera Gruppo ed affidata a ExpoGlobe.
In realtà, è stata piuttosto castigata la collocazione dei seller del Vallo di
Diano nello stand regionale, data la scarsa visibilità loro destinata e la completa assenza della Provincia di Salerno. Aldilà delle oggettive difficoltà, la
manifestazione ha rappresentato comunque l'occasione per incasellare un altro tassello nella strategia in itinere
di un'offerta turistica di incoming e per ribadire la necessità di una maggiore collaborazione fra gli operatori turistici, al fine di garantire più adeguati standard di qualità e un'immagine unitaria del territorio.
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Al via i due sportelli di informazione ed assistenza a sostegno degli imprenditori (ed aspiranti tali) del
Vallo di Diano, promossi nell'ambito del Progetto Integrato "Grande Attrattore Certosa di Padula".
Attivi già da qualche settimana, sono gestiti dai gruppi di lavoro "Assistenza a P.A. e P.M.I. per la realizzazione e gestione del P.I. G.A.C. Certosa di Padula" e "Sviluppo sostenibile nella filiera turisticoculturale", con il coordinamento della Comunità Montana Vallo di Diano.
Fare impresa nel Vallo
a cura del gruppo di lavoro "Assistenza a P.A. e P.M.I. per la realizzazione e gestione del P.I. G.A.C. Certosa di Padula"
a cura del gruppo di lavoro "Sviluppo sostenibile nella filiera turisticoculturale"
o "Sportello informativo per le P.A. e le P.M.I." intende affiancare ed indirizzare la Pubblica Amministrazione
e le Piccole e Medie Imprese coinvolte nei progetti
finanziati dal Progetto Integrato "Certosa di Padula".
Si rivolge, pertanto, a quanti operano e si occupano del P.I.
G.A.C.: dagli Enti alle associazioni locali, ai professionisti e
alle imprese locali. Su richiesta potrà occuparsi anche di nuove iniziative di lavoro autonomo, di assistenza per le neoimprese, di sviluppo dell'imprenditoria innovativa, giovanile e
femminile.
Strumento di supporto tecnico-amministrativo per lo sviluppo
del Progetto Integrato "Certosa di Padula", informerà su tutte le iniziative di sviluppo che promuovono il territorio, che
sostengono la sua economia e che ne implementano lo sviluppo. Interviene nei settori della programmazione (Bandi e
Avvisi), dell'internazionalizzazione dei prodotti locali e dell'immagine del Vallo di Diano, della certificazione per la
Pubblica Amministrazione e le Piccole e Medie Imprese del
territorio, della creazione e del supporto alle imprese finanziate dalla Misura 2.2 del Por 2000/2006, della divulgazione
di linee guida e best practice. Lo Sportello è attivo presso la
Territorio Spa, in viale Certosa, ogni martedì e giovedì dalle
ore 10.00 alle ore 13.00. E' possibile anche telefonare allo
0975 778124 oppure visitare il sito www.dianosistema.it.
o "Sportello Fondi Strutturali" è uno strumento di
informazione, orientamento e accompagnamento sui
fondi strutturali 2007/2013 rivolto ad esperti, professionisti, imprenditori e residenti locali.Lo Sportello
intende favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali,
innovative e di eccellenza; accompagnare neo-imprenditori
nella fase di start-up; consolidare e rafforzare il tessuto
imprenditoriale già presente sul territorio valdianese. Si rivolge, pertanto, a giovani disoccupati, cittadini intenzionati a
fare impresa nel Vallo di Diano, imprenditori, imprenditrici,
Enti Pubblici, terzo settore. I servizi offerti riguardano l'informazione su bandi e opportunità di finanziamento relativi alla
prossima programmazione dei Fondi Strutturali 2007/2013;
l'assistenza alla definizione dell'idea imprenditoriale, del piano di marketing e alla predisposizione del business plan; il
supporto allo sviluppo dell'imprenditorialità esistente e la
divulgazione di studi, analisi e buone prassi per una migliore
definizione della pianificazione territoriale e delle opportunità
inespresse del Vallo di Diano
Lo Sportello è attivo presso gli uffici del progetto "Sviluppo
Sostenibile nella filiera turistico-culturale" ed è aperto al pubblico ogni martedì e giovedì dalle 10.00-13.00 e dalle 15.3018.00. Per ulteriori informazioni: tel: 0975 778622;
i n f o @ d i a n o s o s t e n i b i l e . i t ;
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focus
Dal 1982, anno in cui il complesso monumentale fu affidato alla gestione della Soprintendenza di
Salerno, sono trascorsi 20 anni di incessanti restauri e sono stati impiegati 60 miliardi di vecchie lire
per ricondurre il monumento, degradato dall'incuria e dagli eventi sismici del 1980, alla primitiva
facies. Cosa è cambiato nel corso degli anni nella gestione e promozione della Certosa? Ne ricostruiamo il percorso attraverso l'intervista rilasciataci dalla dott.ssa Maria Giovanna Sessa, Direttrice della
Certosa di Padula.
La Certosa tra passato, presente e futuro
a cura della dott.ssa Maria Giovanna Sessa
chiostro maggiore - Certosa di San Lorenzo
Come è cambiato il volto della
Certosa attraverso gli anni ?
In principio il complesso monumentale fu destinato a contenere le
opere d'arte sottratte alla furia del
terremoto. Negli anni 90 una serie
di mostre illustrò al pubblico l'impegno profuso dalla Soprintendenza in
quel decennio di grandi restauri
architettonici e storico-artistici, sollecitando l'attenzione verso tutti i
ritrovamenti che avevano contribuito a ricostruire la storia della
Certosa.
Nel 2000 nasce la Direzione generale per l'Architettura e l'Arte
Contemporanea (DARC) e con essa
l'esigenza istituzionale di contemperare la necessità di tutela con
l'emergente richiesta di contemporaneità. Si fa strada un nuovo concetto di museo, non più tempio della memoria, bensì punto di vista
privilegiato sul mondo.
Nel 2001 l'incontro con Achille
Bonito Oliva conferma la nuova
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vocazione della Certosa: la realizzazione di "Le Opere e i Giorni" e di
Ortus Artis dal 2002 al 2005 e di
"Fresco Bosco" nel 2006. Nel complesso monumentale si è svolta
l'attività di un centinaio di artisti
che si sono confrontati con i tre
valori fondanti della spiritualità certosina: il Verbo, il Precetto, la
Vanitas. Intorno a questi temi si è
sviluppato un articolato progetto
culturale di pittura, scultura, video,
fotografia, teatro, danza, poesia
che ha rivitalizzato gli austeri spazi
della Certosa, restituendole il suo
originario ruolo di centro culturale
e di propulsore socio-economico
del territorio.
La nuova mission del monumento,
corpo vivo e mutevole, è ormai
inconciliabile con la radicata concezione di museo come tipologia definita e luogo di contemplazione
oggettiva.
La Certosa è un museo-laboratorio,
collettore di esperienze, che parla il
linguaggio del presente e riflette
sul nostro modo di essere attuali,
cercando di spiegare le sollecitazioni che ci stanno cambiando.
Gli eventi come occasione di
promozione e valorizzazione
della Certosa.
Gli eventi e le iniziative realizzate
in Certosa (convegni, presentazione di libri, concerti, mostre, workshop), opportunamente comunicati e promossi, contribuiscono alla
valorizzazione del monumento e
alla conoscenza del patrimonio in
essa custodito. Per il prossimo
biennio sono in fase di progettazione due edizioni della manifestazione "Fresco Bosco" che ribadiscono
la continuità del nuovo ruolo della
Certosa, animando il parco che cir-
conda il monumento con eventi
multidisciplinari, performance ed
installazioni.
Il ruolo reale e potenziale della
Certosa a sostegno della promozione del territorio.
Il ruolo della Certosa di centro propulsore per lo sviluppo turisticoeconomico del territorio è rilevante. La risposta, in termini di
ampliamento dell'accoglienza, al
successo de "Le Opere e i Giorni" è
stata la creazione di un sistema
alberghiero a Padula fino ad allora
isolato dalle dinamiche culturali che
animavano il complesso monumentale. La gestione della Certosa, del
resto, è volta anche ad incrementare una serie di "esternalità positive" nei confronti del tessuto economico e sociale che gravita intorno
alle risorse culturali, oltre a sollecitare una fruizione sostenibile in
sintonia con gli altri valori turistici
diffusi sul territorio.
In che modo si può coniugare la
tutela di un bene e la relativa
fruibilità ?
Un rapporto simbiotico tra la
gestione-tutela e la fruibilità può
essere favorito dall'attivazione di
una sinergia di forze che vedano il
museo partecipe a pieno titolo alle
iniziative degli altri Enti Pubblici
territoriali e dei soggetti economici,
dalla creazione di un rapporto tra
museo e luogo di appartenenza,
dall'offerta di contenuti ed agevolazioni a sostegno del turismo culturale (la gratuità dell'ingresso in
occasione dell'8 marzo, della settimana della cultura, del 14 febbraio, delle giornate del patrimonio
europeo, festa Artecard, la giornata del disabile).
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Creare una rete di beni archeologici. Questa la strategia messa in atto nella Provincia di Salerno al
fine di valorizzare tutte quelle emergenze "trascurate" dai turisti. Ad illustrarci il progetto è la dott.ssa
Francesca Neri della Civita Servizi, una società costituita nel 1999 con l'obiettivo di proporsi quale
"operatore globale" in grado di fornire un'offerta integrata di servizi nel settore dei beni culturali.
L'archeologia in rete
L'esempio del distretto archeologico della provincia di Salerno
a cura della dott.ssa Francesca Neri
Il braccio operativo del Centro di Coordinamento è stanche nel turismo archeologico vi sono mete
to il Centro Servizi, il cui personale si è occupato di
classiche e destinazioni che faticano a ragpromuovere il Distretto presso i visitatori di Paestum,
giungere il proprio target di visitatori. Questo
con un'efficace azione di informazione, volta ad invoè quanto accade persino nel distretto di
gliare i flussi di visitatori attratti dal sito maggiore verPaestum, la cui area archeologica e il Museo nazionale
so i poli meno noti del sistema. In questa azione il
ogni anno sono meta di oltre 450mila visitatori, menCentro Servizi si è potuto avvalere di una serie di strutre altre emergenze archeologiche del territorio rimanmenti di comunicazione, realizzati
gono sostanzialmente al di fuori dei
all'interno del progetto ACRI: un
grandi circuiti di visita. Per questo la
DVD, un Portale e una Guida
Soprintendenza per i Beni Archeologici
Turistica. Nella redazione dei conteper le Province di Salerno, Avellino e
nuti del DVD e del Portale
Benevento ha ritenuto, rispondendo
(www.distrettoarcheologicosalerno.it)
al Bando dell'ACRI (Associazione del- realizzati con il supporto del CNR le Casse di Risparmio Italiane), di
si è fatto uno sforzo particolare per
presentare un progetto per la costrugarantire la comunicazione dei nessi
zione di una rete fra le emergenze di
storici e culturali fra i vari siti, affronquesta zona, immaginando come un
tando la materia attraverso temi narunico Distretto il territorio in cui si
mosaico con sala da banchetto - Buccino
rativi; invece la Guida Turistica cartatrovano i Parchi Archeologici di
cea ha affrontato i vari siti in maniePaestum, di Velia e di Moio della
ra monografica, per una più agevole
Civitella, lo sperimentale Parco
consultazione nel corso della visita.
Archeologico Urbano dell'antica Volcei
Alcune azioni del progetto sono state
di Buccino, i Musei Nazionali di
inoltre dedicate alla realizzazione
Paestum e quello di Eboli e della
informatica della rete, dotando ogni
Media Valle del Sele, il nuovissimo
nodo del sistema delle necessarie
Museo di Pontecagnano, il Santuario
attrezzature informatiche per poter
di Hera Argiva alla foce del Sele e i
fruire dei prodotti on e off-line diretpiccoli antiquaria di Roccagloriosa, di
tamente in situ.
Palinuro ed infine il "Laboratorio di
Una particolare attenzione è stata
Archeologia" di Roscigno.
cinta muraria - Roscigno
dedicata al pubblico delle scuole, non
La rete fra le emergenze archeologisolo considerandolo uno fra i principali target dei proche non è stata pensata solo dal punto di vista sciendotti informatici, ma progettando un nuovo piano per
tifico, ma anche da quello della fruizione e della comula didattica ed allestendo uno spazio per la didattica e
nicazione, ed intorno a questo progetto la
la biblioteca presso il nuovo Museo di Pontecagnano.
Soprintendenza ha riunito una serie di soggetti in graE' stato inoltre realizzato un prodotto direttamente
do di mettere a disposizione le proprie competenze
rivolto agli operatori turistici, ovvero un cofanetto forspecifiche per il raggiungimento degli obiettivi previsti.
mato da un opuscolo e da un DVD che danno le inforCon la Soprintendenza hanno infatti collaborato:
mazioni di base per organizzare pacchetti per il turi"Ingegneria per la Cultura", del gruppo Civita, per le
smo archeologico, seguendo due itinerari ed indicando
questioni legate alla valorizzazione e fruizione; l'EPT di
le relazioni spaziali fra le località e l'accessibilità dei
Salerno, per la promozione turistica; la Confcommercio,
vari siti e musei, nonché le altre risorse del territorio
per creare un legame fra il progetto e gli operatori ecoche possono completare una visita in questa Provincia.
nomici dell'area.
Il cofanetto è stato presentato nelle varie borse e fieQuesti soggetti hanno creato un Centro di coordinare in cui l'EPT di Salerno è stata presente, incluse la
mento che ha seguito tutte le fasi del progetto, conFiera TTG di Rimini, il WTM di Londra e naturalmente
frontandosi sulle problematiche via via emerse con
la Borsa Italiana del Turismo Archeologico di Paestum.
punti di vista diversi e spesso complementari.
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Il patrimonio culturale come occasione di sviluppo locale. Una sua più dinamica e attiva gestione,
soprattutto nelle aree depresse, potrebbe infatti indurre significativi effetti occupazionali. A dichiararlo è l'architetto Domenico Nicoletti - Presidente dell'Istituzione "Diano città medievale" - che, nell'illustrare il proprio pensiero, invita a legare al territorio gli effetti positivi determinati dai Beni Culturali
ed a moltiplicarne le potenzialità di sviluppo.
Il tintinnìo dei Beni Culturali
Il connubio tra patrimonio culturale e sviluppo di nuove attività produttive
a cura dell’arch. Domenico Nicoletti
l patrimonio culturale italiano è fatto di una varietà
straordinariamente ricca di
elementi, tutti diversi per
tipologia, storia, funzioni originarie e attuali. La classificazione di
tali diversissimi elementi nella
categoria dei beni culturali è il
frutto di meccanismi collettivi di
costruzione di significati sociali,
meccanismi solo in parte deliberati e consapevoli, certamente stratificati nel tempo e radicati in contesti geografici e di relazioni spaziali, i quali, a loro volta, sono
andati trasformandosi. Il rinnovato interesse delle scienze umane e
sociali per il patrimonio culturale
sta creando, fra le altre cose, una
domanda molto interessante di
analisi della dimensione territoriale dei diversi beni culturali e dei flussi di relazioni spaziali entro i quali essi svolgono funzioni sempre più
importanti, non solo per lo studioso, ma anche per il
decisore.
In economia il patrimonio è definito come la ricchezza,
espressa in termini monetari, di un soggetto in un
determinato istante.
Il patrimonio è quindi una variabile di stock, in quanto
legata ad un preciso istante temporale, e come tale si
contrappone al concetto di reddito che esprime l'aspetto dinamico della ricchezza, misurandone la variazione
in un determinato arco temporale. Se gli anni Novanta,
si sono caratterizzati per una forte ripresa degli interventi di restauro e valorizzazione, caratterizzata anche
dallo sviluppo di condizioni più o meno adeguate di
gestione e fruizione del patrimonio culturale meridionale, l'attuale consapevolezza temporale dovrebbe
condividere percorsi di radicamento, diffusione, moltiplicazione delle potenzialità di sviluppo connesse ad
una gestione più dinamica e attiva dei beni culturali
delle aree depresse, al fine di indurre significativi effetti occupazionali. Questo obiettivo implica innanzitutto
la necessità di dotare tali aree di strumenti e risorse
permanenti in grado di rendere sempre più legati al
territorio gli effetti positivi determinati, in termini di
I
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sviluppo, dalle politiche di conservazione, restauro,
gestione e valorizzazione: tali risorse sono strutture
fisiche (centri di studio e ricerca; laboratori di restauro; reti di archivi e biblioteche; centri per la fruizione,
per la didattica), tecniche e metodologie di intervento
(progettazione, organizzazione, gestione avanzata),
ma, ancora, fattori "orizzontali" di base (conoscenza
del patrimonio, formazione, informazione, comunicazione), offerta di servizi avanzati. Lo stesso Ministero
dei Beni Culturali sostiene che "dotare in particolare il
Mezzogiorno, di risorse funzionali alla gestione dei beni
culturali, diviene la modalità attraverso la quale le politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali meridionali potranno tradursi direttamente (non più solo
attraverso l'indotto delle attività turistiche), in occasioni di sviluppo di nuove attività produttive, di qualificazione e di rivitalizzazione del territorio, di diffusione di
tecniche, di competenze e di specializzazioni, di creazione di nuova e più qualificata occupazione". Ad un
processo attento al rafforzamento identitario attraverso il proprio patrimonio culturale non può sfuggire
l'aspetto meramente sociale ed economico, ma certamente non deve sfuggire il necessario rispetto e tutela del Bene come parte integrante della propria identità e del proprio futuro.
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Le città d'arte e la comunicazione. Binomio inscindibile per promuovere l'identità artistica, culturale e
paesaggistica nell'immaginario collettivo. La dott.ssa Lella Mazzoli, sociologa dell'Università degli
Studi di Urbino "Carlo Bo" ed Assessore alla Cultura e al Turismo di Urbino, ci illustra come nel suo
Comune si sia lavorato alla promozione della "marca" cittadina.
Comunicare una città d'arte
L'esempio vincente della città di Urbino
a cura della dott.ssa Lella Mazzoli
Urbino
opo Assisi e prima di Siena, Urbino è sul
secondo gradino del prestigioso podio stabilito dalla stampa internazionale per premiare
le città che più colpiscono e catturano fantasia e ammirazione. Nominata anche "Capitale mondiale dell'utopia", Urbino sta raccogliendo i frutti di un
lavoro mirato all'affermazione della propria "marca";
un lavoro che si basa su una strategia di comunicazione ben precisa, voluta e messa in pratica
dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo.
Il traguardo è ambizioso: far diventare il luogo che diede i natali a Raffaello Sanzio un esempio innovativo nel
campo della comunicazione. E il percorso intrapreso,
visti i risultati ottenuti, è sicuramente quello giusto. A
dimostrarlo, la presenza di Urbino al convegno nazionale dei pubblicitari che si è svolto a Siena l'11 novembre scorso. Alla convention senese Urbino - unica città
italiana ad essere ospite al tavolo dei relatori con una
rappresentanza dell'Assessorato alla Cultura e al
Turismo - ha affermato e sottolineato le proprie radici, che affondano nella sua secolare aura di città ideale. Appare quindi chiaro che la comunicazione è un elemento essenziale per rafforzare e tramandare l'immaginario delle città d'arte e, allo stesso tempo, conciliare l'idea di identità culturale con la connotazione e le
forme contemporanee dei luoghi.
Non bisogna poi dimenticare l'importanza del paesaggio, capace anch'esso di comunicare, come bene
immateriale a disposizione delle città. Ma l'Italia, che
pure ha risorse straordinarie nella cultura, nell'arte e
nel turismo, è indietro nella strategia della comunicazione. Ciò che si dovrebbe far riuscire a passare è il
concetto di "marca Italia".
Per tornare all'esempio di Urbino, la concretizzazione
della sua utopia passa attraverso progetti promoziona-
D
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li del territorio e la sperimentazione di un piano di
comunicazione costruito su più livelli. Come il progetto, per cui ci sono stati ottenuti finanziamenti, denominato "Il grande libro Urbino, città dell'utopia".
Il territorio sarà letto attraverso una segnaletica efficace e completa, pensata in armonia col patrimonio
urbano, e attraverso un percorso innovativo e alternativo. Un sistema integrato di comunicazione che promuove la "lettura" della città e fa da canale pubblicitario. A conferma di ciò, anche il progetto "Parole in gioco", giunto nel 2007 alla sua seconda edizione: uno dei
fiori all'occhiello dell'Assessorato alla Cultura e al
Turismo.
Per tre giorni all'anno, nella seconda settimana di ottobre, Urbino fa da sfondo a tornei, proiezioni cinematografiche, letture, recital e laboratori tutti dedicati alla
parola e ai suoi misteri. Nei vicoli della città ideale,
residenti e turisti vengono coinvolti direttamente per
scoprire neologismi e giocare con le parole. Parole in
gioco, del cui comitato scientifico fa parte Umberto
Eco, è stato ideato da Stefano Bartezzaghi ed è gestito da "Codice, idee per la cultura".
La parola, e più in generale la lettura, rappresentano
dunque il filo conduttore che attraversa molte delle
attività offerte da Urbino e, mediante l'organizzazione
di piccoli e grandi eventi lungo il corso di tutto l'anno,
potranno contribuire da un lato a mantenere viva l'attenzione sulle attività proposte e, dall'altro lato, ad alimentare una profonda coerenza all'interno del più
ampio progetto culturale e comunicativo proposto per
la città. La letteratura del '900, infatti, è stata di casa
a Urbino con autori come Paolo Volponi e Carlo Bo e,
tra i più recenti, Umberto Piersanti.
Una promozione mirata gioca un ruolo fondamentale
per il successo delle iniziative proposte, risultando di
primaria importanza soprattutto se capace di toccare
tutti gli ambiti di interesse e di valorizzazione del territorio, sottolineandone ogni elemento di attrazione.
Arte e cultura valorizzate, dunque, grazie a una grande attenzione alla comunicazione che concilia globale e
locale, che permette di attingere a risorse che sono di
tutti (immagini, simboli, oggetti) ma che, nel momento in cui vengono utilizzate, acquistano una valenza
locale.
Per essere viste, le città hanno bisogno di essere raccontate; è sulla base di questa idea di narrazione che
nasce lo slogan "Raccontami una storia e io ci sarò".
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Uno studio dell'Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr evidenzia il trend costante di
crescita del turismo culturale, che attira più visitatori delle località balneari e montane. Lazio, Toscana
e Veneto le più amate per le città d'arte, mentre il Sud è a "macchia di leopardo".
È la cultura ad attirare di più
Il turismo in Italia secondo una ricerca del CNR
a cura dell’IRAT-CNR
l turismo culturale trionfa in Italia dove, grazie
alla ricchezza dei beni artistici diffusi sul territorio, attrae un terzo dei visitatori (più delle località balneari) e quasi la metà degli stranieri. Un
modello vincente che, adeguatamente potenziato e
valorizzato, può assicurare al nostro Paese un vantaggio competitivo nella globalizzazione dei mercati. Ad
analizzare questo settore è uno studio di Maria I.
Simeon dell'Istituto di ricerche sulle attività terziarie
(Irat) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, pubblicato nel volume "Il turismo tra teoria e prassi" (ESI
Editore), in corso di stampa.
Nel 2005 si conferma la crescita della domanda turistica in Italia, con un aumento del 2,7% sia negli arrivi
che nelle presenze rispetto all'anno precedente, quando si sono registrati quasi 86 milioni di arrivi e 345
milioni di presenze, di cui circa 3 su 10 straniere. Il
trend è dunque positivo, anche se tra il 2000 ed il 2004
gli arrivi sono aumentati del 7,4%, mentre le presenze solo del 2%: si è ridotta quindi la permanenza
media, che passa da 4,2 a 4 giorni.
Considerando i flussi per tipologia di località, provenienza e ricettività (alberghiera e complementare) è
però rilevante che circa 29 milioni di arrivi (il 33,8%
del totale) sono stati registrati in città di interesse storico ed artistico,
contro i circa 20 milioni (23,3%) rilevati nelle località marine. Se si considerano solo gli stranieri, la quota di
chi sceglie il turismo culturale sale
ancora (44% degli arrivi), anche se
diminuisce nettamente considerando
1
le presenze totali (23,6% del totale),
in ragione della minore permanenza
media di questa tipologia, correlata al
classico tour 'mordi e fuggi'. Nelle
località di interesse storico-artistico
gli stranieri si fermano mediamente
2,8 giorni, rispetto ai 5,5 nelle località balneari.
"Dalle indagini", spiega Maria I.
Simeon, "emerge in particolare il forte interesse della domanda - che proviene soprattutto da Germania,
Regno Unito, USA e Francia - non solo
per il classico circuito delle città d'ar- 3
te, ma anche per i centri minori,
4
dovuto anche allo sviluppo delle com-
I
8
pagnie low-cost e alla diffusione di Internet". Il turismo
culturale ha saputo mantenere un trend costante di
crescita ed ha sviluppato i maggiori incrementi tra il
1999 ed il 2004: +34,5% gli arrivi e +37,7 le presenze, contro +7,8% arrivi e +6,2% presenze nelle destinazioni balneari. E' poi, ovviamente, meno soggetto
alla stagionalizzazione dei flussi: nei mesi di giugno,
luglio e agosto del 2003 sono stati registrati solo il
29% degli arrivi nelle località di interesse artistico,
contro il 54,5% delle località marine e il 37,8% di quelle montane. Inoltre, il turismo culturale è segnato da
flussi di incoming con buona capacità di spesa, che
richiedono il soddisfacimento di bisogni sia di conoscenza che di svago e socializzazione.
"Il prodotto 'Città d'Arte', venduto dai tour operator
agli stranieri, vede, a livello regionale, al primo posto
il Lazio (50,4%), al secondo la Toscana (28,8,%), al
terzo il Veneto (10,4%), seguito in quarta posizione
dalla Sicilia (3,5%) e in settima posizione dalla
Campania (1,2%). Non sono presenti in classifica altre
regioni del sud", prosegue la ricercatrice. Il volume
indica tra l'altro nell'attivazione dei servizi museali uno
strumento per valorizzare le potenzialità di sviluppo
turistico nel Mezzogiorno, dove insistono solo il 19,3%
degli arrivi ed il 20,6% del turismo
culturale, con una concentrazione
1- Cinerario a impaquasi totale in Campania e Sicilia.
sto, tomba 25
2 - Cratere Kantharos,
La situazione per il Mezzogiorno
tomba 83
3 - Lekithos a figure
migliora se si considera il 'pacchetto'
nere, tomba 147
Sala Consilina
degli itinerari culturali, che fa balzare
la Sicilia al terzo posto (9,4%) nella
graduatoria delle regioni e la
Sardegna e la Campania rispettivamente ai posti 6 e 7, con una quota
del 2,5% ciascuno, mentre la Puglia e
la Calabria si trovano alla 13^ e 14^
posizione, con lo 0,6% di quota ciascuna. "Nel turismo", conclude
2
Simeon, "il posizionamento competitivo delle regioni del Mezzogiorno
4 - Elmo di bronzo tomba 45
Atena Lucana
resta quindi molto al di sotto delle
potenzialità e a 'macchia di leopardo',
pur se in crescita negli ultimi cinque
anni: il peso del Sud è infatti passato
tra il 1995 ed il 2004 dal 18,4% al
20,6% delle presenze, con un tasso
di crescita del 3,4% annuo, contro
l'1,6% a livello nazionale".
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Esiste un patrimonio culturale, spesso non considerato, costituito in larga parte da una dimensione
immateriale o intangibile. Si tratta dei beni demoetnoantropologici, importanti per la valorizzazione e
la promozione dell'identità e delle specificità culturali. La recente attenzione da parte dell'Unesco è
indicativa al riguardo. Ma di cosa stiamo parlando concretamente? Lasciamo la parola al prof. Pietro
Clemente, Presidente della Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici e
docente di Antropologia Culturale all'Università di Firenze.
Note sui beni demo-etno-antropologici immateriali
a cura del prof. Pietro Clemente
l turismo In uno studio commissionato dal
Ministro dell'Università Ruberti, Alberto Cirese - il
fondatore degli studi demologici italiani e decano
degli studi demo-etno-antropologici (così sono
definiti gli studi di antropologia culturale, etnologia,
storia delle tradizioni popolari nelle Università italiane)
- proponeva la considerazione che gli aspetti più propri e specifici della ricerca antropologica riguardano la
sfera dei "beni volatili", ovvero dei beni contraddistinti
dalla non durevolezza nel tempo, in opposizione ai
"beni materiali", mobili e immobili caratterizzanti la
ricerca archeologica, quella delle architetture e delle
arti. La non durevolezza nel tempo è legata alla durata della 'competenza' del fare che lo produce (cantare,
cucinare, fare festa, danzare, parlare, raccontare…).
Una competenza, quest'ultima, oggetto di considerazione da parte dell'UNESCO sia nella Raccomandazione
per la salvaguardia delle culture popolari e tradizionali (1989) sia nella Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio immateriale (2003), che l'Italia
ha firmato di recente. Intanto c'era stato il riconoscimento dell' "Opera dei pupi" (Sicilia) e del "Canto a
tenore" di Bitti (Sardegna) come tesori del patrimonio
dell'umanità.
La parola "immateriale" è entrata in Italia come traduzione da "non-materiale", "intangibile". Lo stesso
Cirese ha scritto considerazioni assai critiche sull'espressione, che pare riportare a una idea spiritualista e negare materialità ai suoni, ai corpi che si muovono, alle processioni. Materiali d'altronde sono spesso i supporti con i quali certi beni immateriali vengono
registrati e diventano durevoli nel supporto magnetico
o digitale che li riproduce. Cirese ha diretto nel 196870 una campagna nazionale di ricerca e di documentazione magnetofonica sulle fiabe italiane che, insieme
alle campagne etnomusicologiche, costituiscono le
principali documentazioni materiali pubbliche di attività non materiali della cultura popolare.
I
migrazioni - numero 3 marzo/aprile 2007
Di recente è stato pubblicato un volume della Regione
Toscana che passa in rassegna 124 archivi privati e
pubblici di documenti orali, visivi e sonori che documentano una larga memoria storica, con racconti di
vita, musiche, canti, attività cerimoniali e rituali del
territorio. Si tratta di circa 120.000 documenti (I
custodi delle voci. Archivi orali in Toscana: primo censimento, 2007 - a cura di A. Andreini, P. Clemente) che
mostrano come la sensibilità per le fonti orali e visive
sia diffusa e come nella società civile molte agenzie
operino per la tutela della memoria e delle differenze.
La scelta della nozione di bene immateriale è comunque entrata negli studi e in alcune pratiche pubbliche
di documentazione dei beni. L'Istituto Centrale del
Catalogo e della Documentazione del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali ha elaborato una specifica
scheda di catalogazione BDI (Beni Demoetnoantropologici
Immateriali), oggi già in uso in varie Regioni. Mentre
di recente il Ministro Rutelli ha istituito una commissione per la valorizzazione delle tradizioni e quindi del
patrimonio delle feste, delle musiche e dei balli, della
gastronomia, della narrativa e della memoria locali,
considerati asse di un turismo diffuso e rispettoso
basato sulle differenze territoriali. Purtroppo il recente
Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio non recepisce
ancora, se non marginalmente, la tutela e la valorizzazione di questa tipologia di beni.
I musei etnografici - che costituiscono una delle reti
più significative di offerta culturale del territorio nazionale - sono oggi tesi a ricomporre l'unità della ricerca
antropologica spezzata dalla forzosa distinzione tra le
cose e le parole, tra gli oggetti e le pratiche.
La Società Italiana per la Museografia e i Beni
Demoetnoantropologici (SIMBDEA) si accinge a fondersi con i centri che detengono fonti orali e documentazione delle eredità non materiali, e pensa al museo
sempre più come luogo di riferimento anche delle
feste, della gastronomia, delle voci.
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Tra gli aspetti intangibili della cultura, ma non per questo meno importanti e meritevoli di tutela e
valorizzazione, troviamo l'enogastronomia. Espressione di una comunità, è uno strumento attraverso
il quale poter veicolare la cultura di un luogo e promuovere occasioni di sviluppo socio-economico.
Enogastronomia: occasione di sviluppo del territorio e promozione della sua cultura
a cura di Luciana Squadrilli, redattrice "Il Gambero Rosso"
l ritorno da un viaggio, che sia una lunga
vacanza in una destinazione esotica o un week
end in una località vicina, si riportano con sé,
insieme ai souvenir, una serie di sensazioni.
Nella mente sono ben impresse le immagini recenti spiagge incontaminate, monumenti imponenti, tranquille strade di campagna e così via - ma difficilmente
si dimenticano anche gli odori e i sapori incontrati
durante il viaggio. Così, ad esempio, il Marocco si lega
indissolubilmente al persistente aroma del cumino,
dell'Irlanda si raccontano le grandi bevute di birra scura e una visita a Napoli non può dirsi tale se non si
assaggia la "vera" pizza.
Se non è certo un mistero che odori e sapori riescono
a risvegliare in noi ricordi ed emozioni - come la famosa madeleine di Proust insegna - oggi l'esperienza
gastronomica, l'assaggiare i piatti o i prodotti tipici delle località visitate sembra diventare sempre più un
aspetto centrale del turismo, tanto nelle motivazioni e
nei desideri di chi viaggia quanto nell'offerta. Il turismo enogastronomico è uno dei settori in più forte
espansione soprattutto nel nostro Paese, che finalmente inizia a rivalutare - in alcuni casi a scoprire - il suo
eccezionale patrimonio.
Se da un lato è frequente la figura del turista-gourmet,
che spesso intraprende il viaggio con lo scopo preciso
di scoprire ed acquistare le specialità del territorio o i
vini locali - oltre che soggiornare, divertirsi, acculturarsi, creando così un indotto notevole in diversi settori è sempre più diffuso anche tra i turisti "tradizionali" il
desiderio di conoscere il luogo che si visita attraverso
i prodotti e le tradizioni gastronomiche. Non è un caso
che sociologi e antropologi si siano dedicati ad esplorare gli usi alimentari delle diverse società, per conoscerne meglio struttura e norme di funzionamento.
L'espressione ormai entrata nel linguaggio comune
"l'uomo è ciò che mangia" la dice lunga sull'importante significato sociale e culturale che il cibo ha nelle differenti civiltà e, dunque, come strumento di conoscenza e condivisione di realtà diverse.
A
10
Inoltre il consumo di cibo implica quasi sempre condivisione, convivialità, e spesso ha la funzione di sottolineare celebrazioni e momenti particolari della vita di
persone o comunità. Ne sono un esempio le feste campestri, nate per segnare determinate fasi della vita
agricola, o i cibi tradizionali di feste religiose come
Pasqua o Natale.
Se pensiamo a quanto sia diffusa la fama gastronomica dell'Italia, nonché alla grande differenziazione
regionale che rende ogni "sconfinamento" in località
anche poco lontane una vera e propria scoperta in termini di sapori e tradizioni, è facile capire quale sia il
potenziale delle diverse località turistiche italiane note
e meno note, anche in termini di destagionalizzazione
dei flussi turistici. Vale forse però la pena fare alcune
considerazioni. Oggi - per effetto della globalizzazione,
ma anche della meritevole azione di soggetti istituzionali o privati nella tutela di piccole produzioni alimentari a rischio di estinzione - si assiste ad un proliferare
di "prodotti tipici" che - giova ricordarlo - sono tali solo
se strettamente correlati ad una specifica tradizione
lavorativa, radicata nella storia e nella cultura di una
comunità locale. Basta andare in una fornita bottega di
specialità alimentari per trovare anche a Milano il lardo di Colonnata o la burrata di Andria, per non parlare della diffusione del cibo etnico e della possibilità di
acquistare tramite Internet prodotti di qualsiasi provenienza. Cos'è che rende diverso il consumo di un cibo
nel suo luogo d'origine se non l'"esperienza", la possibilità di non limitarsi ad assaggiare buoni prodotti ma
legarli a luoghi, persone, vissuti e sensazioni, appropriandosi del territorio attraverso i suoi sapori, oltre
che le sue spiagge o i suoi musei. Così, ad esempio,
per chi ha trascorso qualche giorno nell'incantevole
paese di Pisciotta, ha fatto il bagno nelle sue acque, ha
provato la cucina tipica in una delle trattorie del porticciolo e magari ha anche partecipato a un'uscita notturna con i pescatori del luogo, riassaporare le alici di
menaica anche a distanza di tempo significherà rivivere tutto ciò. E magari desiderare di tornare ancora.
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Il successo turistico di un luogo è direttamente proporzionale alla ricchezza della diversità culturale
posseduta. La cultura viene qui intesa in un'accezione più completa: non e' solo arte e monumenti,
ma anche usi, tradizioni, saperi, espressioni, costumi di un popolo. Omologarsi - perdendo la propria
identità, la propria autenticità, la propria cultura - significa svendere un territorio e svuotarlo di attrattività ed appetibilità, scivolando in una fase di declino.
Con piacere ospitiamo il contributo del prof. Vincenzo Nocifora, professore associato di Sociologia del
Turismo all'Università La Sapienza di Roma, che ci suggerisce un modello di sviluppo da seguire per
non "mangiare territorio" e creare al tempo stesso occasioni di sviluppo socio-economico.
Sviluppo AUTENTICO
a cura del prof. Vincenzo Nocifora
na località turistica, proprio come
un
organismo
vivente, ha un proprio ciclo di vita. Nasce, si
sviluppa,
raggiunge
la
maturità e poi declina. Io
sostengo che, quanto più
rapido ed intenso è il ritmo
di crescita della località, tanto più è breve il ciclo di vita
nel suo complesso. Ciò
significa in sostanza che tutte le località vanno verso il
declino: può essere lungo e lento, ma può anche essere rapido e irreversibile.
J. Urry, un autore che ha studiato le località balneari
inglesi della seconda metà dell'Ottocento, sostiene che
un sito turistico può morire proprio
come un organismo. Io non sono convinto di questo, nel senso che una
località può risollevarsi e decollare
nuovamente, ma sarebbe troppo lungo e complesso argomentare questa
mia convinzione. Quel che è certo è
che il declino vanifica in breve gli sforzi che sono stati compiuti all'inizio del
ciclo per far sviluppare la località.
Anche una strisciante e lenta stagnazione mortifica gli sforzi ed impoverisce il patrimonio
della comunità locale. Ad esempio, la costruzione selvaggia di nuove strutture, che spesso hanno caratteristiche non dissimili da quell'urbanizzazione che ha
omologato il volto delle nostre città, comporta consumo di risorse territoriali; fa perdere al sito quel carattere specifico che lo ha reso attrattivo all'inizio del proprio ciclo di sviluppo. Sarebbe auspicabile, al contrario,
recuperare il patrimonio edilizio esistente sulla base di
tecniche edilizie tradizionali, creare la ricettività diffusa utilizzando ciò che già esiste, valorizzare l'ospitalità
familiare attraverso il bed & breakfast, il turismo rurale ed il vero agriturismo.
La specificità dei luoghi è il fattore attrattivo che nessuno può duplicare. Riconoscergli ed attribuirgli il giusto valore significa rendere i cittadini partecipi dell'importanza culturale di questa straordinaria ricchezza.
U
Rendendoli partecipi si dà loro l'opportunità di meglio
organizzarsi per valorizzare e promuovere il luogo,
magari facendo sistema.
Ci tengo a sottolineare che "fare sistema" non vuol dire
necessariamente andare sempre e comunque d'amore
e d'accordo. Non bisogna fare buonismo a buon mercato.
Un sistema turistico è una struttura in cui gli attori
orientano concordemente le proprie scelte strategiche
e poi sanno scegliere quando è il momento di competere e quando è il momento di cooperare. Si coopera
per conquistare nuovi mercati e si compete per accaparrarsi il singolo cliente. Purtroppo, troppo spesso si
compete sempre e acriticamente, a volte assumendo
atteggiamenti che sono controproducenti anche per la
propria attività. Dire a questi operatori, così violentemente attaccati al particolare, che debbono diventare
"buoni" e cooperare fra loro non serve
a niente. Non modifica la situazione.
Occorre costruire delle strategie condivise, e questo è molto più difficile che
erogare pistolotti buonisti che lasciano
il tempo che trovano.
Oggi disponiamo di uno strumento
istituzionale, il Sistema Turistico
Locale, che può contribuire molto
significativamente ad incrementare le
capacità di promozione delle specificità territoriali, attraverso la costruzione di organismi
che sono dal nostro ordinamento deputati ad offrire un
tavolo di consultazione permanente agli attori sociali
operanti nel settore turistico. Si tratta di una innovazione istituzionale che stenta a farsi strada, a causa
dell'estrema arretratezza della cultura politica della
nostra classe dirigente, ma si tratta di uno strumento
più che adeguato per fare fronte alle sfide di mercato
che attraversano e trasformano il turismo globalizzato
di questo travagliato inizio del nuovo millennio.
«Impedite
il furto
dell'identità
locale!»
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"Il sapere non si consolida una volta per tutte nel testo di uno
studioso, per quanto grande e profonda possa essere la sua competenza. Il sapere è in costante divenire ed un buon manuale è tale
se costituisce una guida che insegna il continuo percorso di revisione del nostro sapere". Questo l'obiettivo del nuovo manuale
scritto dal prof. Nocifora "La società turistica, consultabile ed
acquistabile on line sul sito www.scriptaweb.it
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Il riscatto dell'Italia turistica, nel 2007, parte dai ponti di primavera e dal mercato estero.
La consueta indagine effettuata, in prossimità delle festività pasquali, dagli Uffici ENIT all'estero presso Tour Operator stranieri, evidenzia un trend in crescita del traffico turistico internazionale superiore a quello della Pasqua 2006, che già fece segnare - secondo l'Istat - un aumento degli arrivi e delle presenze degli ospiti stranieri, rispettivamente del 21,1% e del 15,6%.
In crescita il turismo estero
Ottimistiche le previsioni pasquali
a cura dell’ENIT
e città d'arte saranno la
principale attrazione. Non
solo le mete tradizionali
come Roma (che guida la
classifica delle previsioni), Firenze,
Venezia ma anche molte altre città,
e soprattutto "centri minori" dove come sottolinea Umberto Paolucci,
Presidente dell'ENIT-Agenzia - "i
turisti cercano oggi di appagare la
loro passione per l'arte, la natura, il
relax ed il benessere, ma anche per
l'enogastronomia locale, un vero
volano turistico che funziona
durante tutto l'arco dell'anno, in
particolare nel weekend".
"Bel clima dopo un inverno mite,
maggior sicurezza e l'accessibilità nuova o rinnovata - ai musei, ai
luoghi d'arte, costituiscono i fattori
di maggior appeal per il nostro
Paese" - aggiunge il Presidente
Paolucci.
La Pasqua segnerà un traffico particolarmente elevato in direzione
dell'Italia,
proveniente
dalla
Germania. Alla Borsa Mondiale del
Turismo di Berlino le quotazioni
dell'Italia sono apparse in rialzo
(l'88% dei tour operator tedeschi
ha segnalato un incremento delle
prenotazioni di pacchetti turistici
per l'Italia) a conferma di un trend
positivo iniziato lo scorso anno che
secondo la Bundesbank ha fatto
registrare oltre 5 miliardi di spesa
degli ospiti tedeschi in Italia, nel
periodo gennaio-settembre (+13,3%).
Determinante, per l'incoming turistico verso il nostro Paese dalla
Germania, il fenomeno low cost:
nel corso dell'ultimo anno sono state inaugurate 19 nuove tratte, che
hanno portato a 24 il numero delle
destinazioni italiane raggiungibili
low cost da 17 aeroporti tedeschi.
L
12
centro storico - Atena
Da segnalare una forte domanda
da altri paesi europei, come
Francia,
Spagna,
Benelux
e
Svizzera. Consistenti incrementi
dalla Polonia.
E' sempre a due cifre - secondo il
monitoraggio - la previsione di crescita dai mercati oltreoceano:
+10% l'incoming dagli Usa a conferma delle grandi opportunità
offerte da tale mercato, anche a
fronte dei lusinghieri risultati ottenuti nel 2006, che hanno fatto registrare 4,5 milioni di turisti statunitensi ed una spesa di 3.718 milioni
di euro, il che classifica gli Usa al
secondo posto fra i paesi "big spender". Per l'edizione 2007 dell'"Italy
Symposium", in programma dal 19
al 25 aprile prossimo, sono attesi in
Abruzzo oltre 250 rappresentanti
tra tour operator, agenti di viaggi,
giornalisti e guest speakers.
Conferme positive anche dal
Giappone, dove le regioni più gettonate saranno la Toscana, il Lazio,
il Veneto e la Lombardia. I turisti
cinesi effettueranno i primi viaggi
centro storico - Polla
dell'anno nella settimana d'oro del
primo maggio. Stesso trend per il
mercato russo, diventato molto
interessante per il nostro Paese,
dove la Pasqua ortodossa non coincide con quella cattolica.
Secondo il Direttore Generale,
Eugenio Magnani, "l'Italia è sempre
una meta molto ambita. Centinaia
di tour operator e agenti di viaggio
anche di paesi nuovi, riservano
grande interesse al nostro Paese.
C'è, quindi, un ampio margine di
crescita. Abbiamo molta fiducia che
il Piano Italia 2007, che abbiamo
varato insieme alle Regioni e alle
categorie, e che è stato appena
approvato dal Vicepremier con
delega al turismo Rutelli, segnerà
una svolta nella politica di promozione, all'insegna della concretezza
e dell'efficacia delle azioni che si
devono realizzare per consolidare il
proseguimento del ciclo positivo
del turismo estero, che lo scorso
anno ci ha portato a superare i 30
miliardi di euro di spesa da parte
degli ospiti stranieri".
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regionando
Il "Rapporto sull'economia dei Beni Culturali in Campania" (Electa Mondadori, 2006) studia l'offerta,
la domanda, l'occupazione, il finanziamento e l'impatto economico del patrimonio culturale campano,
rappresentando un primo, importante, punto di riferimento per il settore.
Di seguito, l'autore Ludovico Solima, professore associato di "Economia e gestione delle imprese"
presso la Seconda Facoltà degli Studi di Napoli, ci anticipa alcuni degli aspetti cruciali messi in evidenza dalla ricerca.
I difetti del sistema culturale campano
a cura del prof. Ludovico Solima
ltre alla nota rilevanza del patrimonio culturale regionale, dalla ricerca emergono alcuni
punti di criticità, che possono costituire elementi di sfida per l'attività di gestione dei
Beni Culturali.
Si registrano, ad esempio, diffuse situazioni di minor
sviluppo per le realtà di piccole dimensioni, laddove il
processo decisionale si concentra sulla volontà di assicurare le condizioni minime di conservazione dei luoghi, a scapito di qualsiasi progetto scientifico e culturale che punti alla loro valorizzazione.
Sempre sul fronte dell'offerta, che si compone non soltanto dei beni culturali in senso stretto, ma anche delle risorse umane e di conoscenza che vengono messe
a disposizione del pubblico dalle istituzioni culturali, la
posizione vantaggiosa relativa alla grande disponibilità
e cortesia mostrata dal personale di contatto (custodi,
addetti all’accoglienza e alla biglietteria, etc.) sembra
doversi integrare con una maggiore conoscenza di
base del patrimonio da parte degli stessi addetti.
A proposito di pubblico, il Rapporto ha evidenziato la
necessità di diversificare il profilo dei visitatori, istruiti
e abituali frequentatori di istituti culturali, attraverso
specifiche politiche, maggiormente idonee ad avvicinare anche un pubblico generalmente estraneo all'offerta culturale.
D'altro canto, una delle barriere alla visita è costituita
dal tempo da dedicare, non soltanto per la visita stessa, ma anche, ad esempio, per il raggiungimento del
sito: l'importanza del sistema di trasporti che mette in
O
migrazioni - numero 3 marzo/aprile 2007
collegamento il patrimonio diffuso sul territorio appare, in quest'ottica, cruciale.
Così come risulta necessario, per i singoli istituti, intervenire nell'ambito degli strumenti di informazione
(didascalie, pannelli, etc.), che hanno un impatto
insoddisfacente sul pubblico.
Dal punto di vista dei finanziamenti, tra gli elementi
messi in evidenza dalla ricerca andrebbe utilmente
tenuto in considerazione l'ampio margine di ampliamento delle entrate, derivanti sia dalle biglietterie che
dai servizi accessori: attualmente, infatti, esse costituiscono una porzione residuale rispetto alle fonti di
finanziamento ministeriali o degli enti locali.
Sul fronte occupazionale, invece, ciò che appare degno
di attenzione è il profondo squilibrio fra i profili meramente operativi e quelli che inglobano funzioni di
responsabilità tecnico-scientifica: i due terzi degli istituti culturali risulta infatti privo di personale dirigente,
mentre oltre la metà non ha funzionari.
In questo scenario, la ricerca ha consentito di quantificare, su base annua (anno 2004), un importante
impatto sul reddito derivante dai Beni Culturali, stimato in circa 700 milioni di euro, e un contributo, in termini occupazionali diretti, di circa 6.500 unità.
Tuttavia, un ultimo elemento che emerge con forza dal
Rapporto riguarda il ruolo egemone della provincia di
Napoli e, a seguire, di quella di Salerno, che impone
una riflessione accurata per la valorizzazione del patrimonio culturale dell'intero territorio della regione
Campania.
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regionando
Si è conclusa con successo l'undicesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo, tenutasi dal
30 marzo al 1 aprile 2007 a Napoli. L'importante manifestazione è stata l'occasione per presentare il
marchio "South Italy", un progetto di promozione integrata delle Regioni del Sud sul mercato interno
ed estero.
Il marchio "South Italy"
Un unico brand per promuovere il Mezzogiorno
A cura di Valeria Sciucchini
i è chiusa il 1° aprile scorso con 17.000 presenze circa 1.000 visitatori in più
rispetto allo scorso anno
l'undicesima edizione della Borsa
Mediterranea del Turismo, alla
Mostra d'Oltremare di Napoli.Una
"tre giorni" di grande successo che
ha confermato la BMT nel suo tradizionale trend di crescita e come
appuntamento irrinunciabile per gli
addetti del settore.
"La Bmt resta la fiera turistica di
riferimento per il centro-sud Italia
e per il Mediterraneo" - ha commentato
Angelo
De
Negri,
Presidente della organizzatrice
Progecta Srl - "Bmt è ormai il vero
marchio Business to Business.".
Fra i numeri in maggiore evidenza,
quello dei buyers italiani ed esteri
che hanno partecipato ai 4 worhshop: sono stati 400 in totale e
ben 150 quelli che, venerdì 30
marzo, hanno occupato i desk del
Workshop Incoming.
La Borsa Mediterranea del Turismo
ha fatto inoltre da cornice alla presentazione del marchio "South
Italy", progetto di promozione integrata delle Regioni del Sud sul
mercato interno ed estero: un unico brand per Puglia, Campania,
Sicilia e Calabria attraverso il quale
promuovere un'offerta diversificata
e creare ricadute economiche
significative in un territorio che,
S
alla fine del 2013, uscirà dal sostegno dell'Obiettivo 1 dell'Unione
Europea.
"Abbiamo discusso ed approvato le
linee guida di Sotuh Italy, per la cui
realizzazione abbiamo già stanziato
1,9 miliardi di Euro" - ha affermato
l'Assessore al Turismo regionale
Marco Di Lello, durante la conferenza stampa di presentazione - "E'
una sfida che abbiamo voluto raccogliere affinché il Sud Italia possa
essere una meta per gli stranieri; il
nostro obiettivo, infatti, è di aggredire nuovi grandi mercati quali
India, Giappone e Cina, ai quali
proporre il Mezzogiorno come
destinazione di viaggio".
Il progetto "South Italy" prevede
anche la realizzazione di una Arte
Card unitaria per gli attrattori del
Mezzogiorno,
che
comprenda
anche mezzi di trasporto, oltre che
pacchetti di viaggio diversificati
non solo in funzione della durata
ma anche "per filiera turistica".
Il marchio sarà registrato nella primavera del 2008, mentre dal 2007
al 2013 sarà sviluppata una strategia di destination management che
agisca su più livelli: sulle infrastrutture e sul recupero edilizio "sostenibile", sulla formazione degli operatori, sulla qualità dell'offerta e
dell'accoglienza, ma anche sul
coordinamento fra operatori turistici e sulla cooperazione fra pubblico
e privato.
I numeri della BMT 2007
Presenze professionali 17.000
Espositori 665
Buyers: stranier 150 - Suppliers 1200
Decision Manager 50 - Buyers Italiani 50
Operatori CRAL 150 - Giornalisti 129
Boom di visite alla Certosa di Padula nella settimana della cultura
Da sabato 12 a domenica 20 maggio si è svolta la IX edizione della Settimana dei Beni Culturali in tutta Italia con eventi speciali, aperture straordinarie, visite guidate, concerti, manifestazioni.
La Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino ha registrato, per l’occasione, un notevole afflusso di visitatori alla Certosa di Padula.Il monumento è stato visitato da 6979 turisti italiani e stranieri, con un incremento rispetto al 2006 di 2379 visitatori.
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migrazioni - numero 3 marzo/aprile 2007
newsletter_3.qxp:newsletter
12-06-2008
11:36
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dal territorio
Il patrimonio storico-culturale più cospicuo in Italia è nelle mani della Chiesa Cattolica. Anche nel Vallo
di Diano la maggioranza dei beni è custodito e gestito dalla Chiesa. Ma come ci si è organizzati per
promuoverne il recupero, la valorizzazione e la fruibilità? Ce ne parla Don Fernando Barra,
Responsabile dell'Ufficio Beni Culturali della Diocesi Teggiano-Policastro e Parroco di Arenabianca.
In ritardo sul recupero dei Beni Culturali
Ma la Diocesi ha sostenuto notevoli sforzi nel settore
a cura di don Fernando Barra
arlare di Beni Culturali oggi,
in un contesto sociale in cui
vige il generalizzato modo
di pensare che sia utile solo
ciò che produce ricchezza, mi sembra alquanto rischioso. La legislazione italiana considera quale Bene
Culturale in generale ogni manufatto che abbia superato i cinquanta
anni di età; nello specifico si intende tutto ciò che ha un particolare
interesse storico-culturale.
Palazzi, chiese, pitture, utensili
d'artigianato di arte e mestieri,
sculture in legno o pietra o marmi,
case che hanno ospitato eventi o
personaggi della storia, libri, diventano oggetti e opere da tutelare e
salvaguardare.
Il patrimonio storico-culturale più
cospicuo in Italia è nelle mani della
Chiesa Cattolica.
La Chiesa si trova ad essere
responsabile di un ingente patrimonio. Per questo motivo da alcuni
P
sepolcro dell’arcidiacono G. Rossi - Teggiano
migrazioni - numero 3 marzo/aprile 2007
anni ogni Diocesi ospita un museo,
dove i beni vengono maggiormente
apprezzati e tutelati.
Il territorio del Vallo di Diano, non
sfugge a questa logica di recupero
e di valorizzazione dei beni storici e
culturali. Il Museo di San Pietro in
Teggiano funge da raccordo e valorizzazione dell'intero patrimonio
dei beni ecclesiastici del territorio.
Merita una particolare attenzione la
città di Teggiano, non solo perché
sede della Cattedra del Vescovo,
ma per la numerosa e variegata
mole di opere che custodisce: è un
vero scrigno d'arte che andrebbe
maggiormente valorizzato. Segno
storico di indubbio valore è anche il
Battistero di S. Giovanni in Fonte,
che andrebbe rivalutato insieme
alla monumentale Certosa di S.
Lorenzo a Padula.
Devo riconoscere per onestà che
siamo molto in ritardo nella politica
di recupero e valorizzazione del
particolare di un affresco -museo diocesano - Teggiano
patrimonio storico-culturale. Le
amministrazioni pubbliche sono
quasi assenti o parzialmente presenti, ma ancora spinti da un interesse particolare. Anche la Diocesi
stenta ad avviare un processo di
riqualificazione dei propri beni storici, anche se in questi ultimi anni bisogna riconoscerlo - ha sostenuto notevoli sforzi nel settore.
E' stata completata la catalogazione dei beni storici ed è in fase di
ultimazione il nuovo allestimento
del Museo Diocesano. Anche la formazione delle guide è in fase progettuale, così come la Cooperativa
Paradosis garantisce - almeno per
Teggiano - un'adeguata fruizione
delle numerose chiese. Con la
Comunità Montana Vallo di Diano si
è aperto un canale di proficua collaborazione, che sta già fruttando i
primi risultati. Il lavoro da fare è
ancora molto, ma l'importante è
che sia stato avviato.
affreschi nella chiesa di S. Francesco - Teggiano
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newsletter_3.qxp:newsletter
12-06-2008
DIRETTORE
RESPONSABILE
Giovanna Tripari
La newsletter degli operatori
turistici
Bimestrale - Anno I - Numero 3
marzo/aprile 2007
testata in corso di registrazione
presso il Tribunale di
Sala Consilina
DIRETTORE EDITORIALE
Giovanni Biallo
REDAZIONE
Valeria Sciucchini
Giovanna Tripari
EDITOR
Elena Spagnoletti
11:36
Pagina 16
PROGETTO GRAFICO E
Valeria Sciucchini
IMPAGINAZIONE
Stefania Serra
Monica Cammardella Giovanna Tripari
Rachele Capra
GRUPPO DI LAVORO
Monica Cammardella
DEL PROGETTO “STUDIO Valeria Palo
DELLA DOMANDA E
Stella Pongracz
COORDINAMENTO DELL’OFFERTA TURISTICA”
Giovanni Biallo
Lorenzo Peluso
REALIZZATO DA:
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fax 0975 778852
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