Diario di viaggio Norvegia.
"Allora,
dove
andiamo
in
vacanza
viaggiatori: Alessandra e Massimiliano
quest'anno?" è questo l'inizio dei viaggi, la
mezzo: Renault Scenic 1.6, Aereo, Toyota
partenza non è che una delle tappe,
Carina II, innumerevoli traghetti e
sicuramente importante, ma non la prima.
hurtigboat
Per noi l'inizio è stato verso fine gennaio,
periodo: 5-27 Agosto 2005
quando i ricordi della settimana bianca di
km percorsi: 8513 (escluso il tratto aereo e i
capodanno iniziavano a sbiadire (il fatto è
tratti marini)
che il bianco sbiadisce in fretta). Nel pieno
dell'inverno non ti rendi conto di quanto può
essere calda l'estate, né, d'altra parte ti sembra che il freddo possa esser così freddo, dopotutto
sei la prova vivente che si può sopravvivere alla neve e alle piste da sci e che non c'è freddo
tanto intenso che non possa essere dissipato dalla giusta concentrazione alcolica. Forse per tutto
questo e forse anche perché in questo periodo dell'anno la parola "vacanza" non è così
fortemente legata a spiagge e ombrelloni, ma richiama anche monti innevati e rifugi con
scoppiettanti caminetti, che scegliemmo come meta il Nord Scandinavo. In effetti non si tratta
solo di questo, dal viaggio a Stoccolma a Novembre scorso, anche in prospettiva di un possibile
trasferimento, avevamo iniziato a vedere cosa c'era in questi paesi e quello che avevamo visto
del Grande Nord ci aveva colpito e incuriosito.
A partire dall'attributo: perché Grande? Dopotutto il Nord alla massima espressione è solo un
punto, ci si può fare il giro intorno a piedi (a patto di essere sufficientemente veloci e coperti da
non congelare). Al limite l'equatore si merita l'aggettivo Grande.
Inizialmente pensavamo di fare un giro tra Danimarca, Svezia e Norvegia. La Danimarca è stata
la prima a cadere, vittima delle nostre ricerche, seguita dopo un mesetto e comunque a
malincuore, dalla Svezia. Dopotutto sembrava che il Nord non fosse così piccolo, almeno non a
quelle latitudini.
Tre sono state le fonti di informazione: internet ed in particolare i diari di viaggio che abbiamo
trovato, i depliant e opuscoli vari che abbiamo razziato alle mostra del turismo di Saronno e le
guide che abbiamo preso in prestito alla biblioteca.
il tempo passa, non così tanto da far imbiancare le mamme, ma comunque vola via impegni e
quotidianità e ci ritroviamo nel pieno dell'estate afosa e torrida della pianura padana a preparare
con scarsa convinzione una borsa piena di pile, felpe e pantaloni pesanti. Possibile che mentre
qui la temperatura oscilla tra l'insopportabilmente caldo e il vaporosamente bollente ci siano dei
posti dove il termometro raggiunge, solo dopo uno sforzo notevole, i 18 gradi? "Che dici li
portiamo i calzettoni?" E giù a sudare al solo pensiero.
Venerdi 5 agosto
Castellanza – Hamburg (km 1167)
La sveglia rimbomba nel silenzio della notte. Cioè sono le 6:15, ma ci sembra il cuore della notte.
Riusciamo a caricare la macchina e a uscire dal cancello per le 7:30. La strada in Italia è poca e
in un attimo siamo al confine con la Svizzera.
Di li procediamo sull'autostrada ligi ai limiti di velocità (120km/h) fin sul valico del S. Bernardino,
passando l'area di servizio "heidiland". I panorami alpini sono stupendi anche se la velocità media
del viaggio ne risente un po' visto che non è autostrada anche se generalmente il limite è di
100km/h.
Con ancora i panorami montani negli occhi ci inoltriamo in territorio elvetico, quando ad un certo
punto notiamo un lago sulla destra. Ah, ma che bel lago, e non è nemmeno piccolo! Si certo, ma
come si chiama? Mah, non è segnato sulla carta, perché qui dovrebbe esserci il lago di
Costanza, ma quello dovremmo trovarlo sulla sinistra.... ARGH!
1
E così cerchiamo di uscire dall'autostrada della confederazione, con scarso successo invero a
causa di lavori in corso e scarsità di uscite. Alla fine tra errore e correzione se ne va un'oretta.
Attraversiamo un pezzettino d'Austria a passo d'uomo. Infatti si potrebbe fare l'autostrada, ma gli
austriaci (probabilmente felici a causa di questa trovata) esigono l'acquisto del telepass.
Arriviamo finalmente in territorio tedesco, detto anche la terra no-limits visto che sulle autostrade
l'unico limite di velocità è quello fisico di motore e ingranaggi.
Secondo miti e leggende sembra che gli indiani d'america mangiassero a cavallo. Bella forza, un
cavallo in un secondo non percorre 40m ed è abbastanza intelligente da evitare gli ostacoli più
ovvi. Per questo e anche perché certi bisogni fisiologici è meglio soddisfarli negli appositi luoghi,
ci fermiamo in un'area di servizio.
I bagni sono pulitissimi e sull'interno della porta c'è la pubblicità dei caminetti, dal suggestivo (nel
senso di suggerimento) nome di 'kago'.
Dopo le alpi la Germania è fondamentalmente piatta o comunque debolmente montuosa e
perlopiù coltivata. L'autostrada riesce a non essere monotona per il fatto che non è tracciata con
il righello consentendo di aggirare i rilievi e permettendo allo sguardo del viaggiatore una certa
libertà. Quello che forse colpisce di più è l'assenza di centri abitati: chilometri e chilometri senza
una casa, solo campi.
Arriviamo in periferia di Amburgo verso le 19:30, il che corrisponde abbastanza con l'idea che ci
eravamo fatti. Il primo problema da superare è il traffico in entrata ad Amburgo, così intenso da
far pensare che siano iniziati i saldi.
Arriviamo a passo d'uomo seguendo più o meno le indicazioni che avevamo trovato su internet.
Purtroppo arriviamo ad un punto in cui le indicazioni sono in evidente contraddizione con la
realtà, e non disponendo di una forza di volontà sufficiente, preferiamo chiedere, piuttosto che
provare ad entrare in un muro (magari è tipo il binario 9 e 3 quarti di Harry Potter).
I posti migliori dove chiedere indicazioni per la strada ad Amburgo sono i benzinai. Tutti parlano
un discreto inglese e dispongono di una cartina con stradario. Non che questa sia una garanzia
visto che uno su tre non è riuscito a trovare l'indirizzo dell'albergo, ma è comunque il meglio
disponibile. L'alternativa sono gli internet point o i negozi per fare telefonate all'estero, visto che i
gestori sono tutti extracomunitari che probabilmente non sanno nemmeno il tedesco. Capita così
che uno di questi capisca che voglio inviare via fax le istruzioni per trovare l'albergo...
Ma alla fine, grazie alla perseveranza, ed un tempo sufficientemente lungo riusciamo a
raggiungere il Nordic Hotel di Amburgo, sotto una pioggia battente per niente accogliente.
Di contro l'albergo è carino con una bella stanza ampia e pulita ed un bagno spazioso.
Ormai sono passate le 22:00 e non abbiamo la minima voglia di uscire, quindi finiamo la nostra
pizza da viaggio in camera e ci addormentiamo, con gambe e braccia che risuonano ancora alle
vibrazioni del motore.
Sabato 6 agosto
Hamburg (D) – Fredrikstad (N) (km 819)
La colazione a buffet del Nordic Hotel è adeguata, non sontuosa, ma completa. C'è anche la
caprese con una mozzarella tutto sommato dignitosa. Certo non si può pretendere un “Caffè”
degno di questo nome, ma a questo siamo comunque rassegnati e pronti all'astinenza.
Alle 8:30 ci mettiamo in macchina e seguendo una strada decisamente più lineare di quella da cui
siamo arrivati (soprattutto grazie alle precise indicazioni dell'albergatrice) usciamo da Amburgo.
Prendere il traghetto la Danimarca è veramente molto semplice a patto di sopravvivere
all'esborso economico.
Infatti si potrebbe dire che la strada finisce direttamente nel traghetto (se c'è, altrimenti...
purtroppo... ). Prima delle corsie di incolonnamento ci sono dei caselli dove si paga il biglietto
senza nemmeno dover scendere dalla macchina. Alle 10:30 la nostra VISA sostiene l'addebito di
53 euro di biglietto di sola andata.
Anche se sulla cartina il mare sembrerebbe chiuso non è per nulla piatto e forse grazie anche al
vento si rolla e si beccheggia.
Siamo stati per un po' sul ponte esterno per poi rintanarci in una sala con grandi vetrate a poppa.
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Il tempo è principalmente ventoso con grandi nuvole bianche che viaggiano ad alta velocità
(d'altra parte in Germania non ci sono limiti) e alternano sole ad ombra in rapida successione.
Probabilmente senza vento la temperatura sarebbe più accettabile.
Comunque in meno di un'ora siamo traghettati a Rødbyhavn in Danimarca.
Se c'è del marcio in Danimarca non si vede, quello che si vede invece sono campi coltivati,
casette di legno dai colori vivaci così linde che sembrano essere appena state dipinte, enormi
generatori eolici che con le loro pale a rotazione lenta svettano sul paesaggio come strani alberi
alieni.
Le indicazioni sono puntuali e senza troppe possibilità di sbagliare (almeno non senza
impegnarsi) arriviamo a Helsingør dove fanno la spola i traghetti per Helsinborg in Svezia. Non si
può certo dire che si siano sprecati con la fantasia per i nomi. Il passaggio tra Danimarca e
Svezia prende una quindicina di minuti.
La parte di Scania che attraversiamo è molto bella: colline basse e dolci, campi coltivati a grano o
cereali, boschetti, gruppi di case addossate ad una manciata di alberi. Bucolico.
L'autostrada è comoda ed il limite dei 120/130km/h è più che ragionevole. L'ultimo tratto prima
della Norvegia non è autostradale, forse per preparare il viaggiatore a quello che l'aspetta.
E finalmente... Norvegia!
Passiamo il confine e si presenta una struttura tipo dogana. Che strano! Man mano che ci
avviciniamo i cartelli e l'architettura ci fanno capire senza giri di parole, che quello è un casello e
che dobbiamo pagare.
Non avendo moneta locale, in effetti non ci aspettavamo di doverla usare così presto, siamo
sollevati dal vedere che accettano anche euro in pagamento. Il sollievo è solo temporaneo, infatti
la casellante chiarisce subito che accettano si gli euro, ma non le monete. Così ci tocca pagare i
2.50€ con una banconota da 50€ e ci rifila un resto in NOK (corone norvegesi), con un cambio
approssimativo.
Passato il casello, la strada rimane comunque strettina, un po' come se la Norvegia non si
aspettasse troppi visitatori da sud, o comunque se volesse mettere subito in chiaro di non farsi
troppe illusioni sulle strade del paese.
Come se non bastasse per una decina di km, il lato della strada è coltivato ad autovelox con il
limite di 80km/h. Anche questo probabilmente per indicare chiaramente che i limiti ci sono, sono
bassi e vanno rispettati.
L'autovelox Norvegese è tipo semaforo grigio un po' più massiccio con una finestrella posizionata
sopra una lampada. Austero e minaccioso.
Sopravvissuti a questa insolita piantagione ci troviamo impantanati in una coda che avanza a
passo d'uomo. I nostri piani erano di arrivare a Oslo, o oltre, ma vista l'ora e la situazione del
traffico preferiamo trovare una sistemazione in zona. Una veloce consultazione della guida ci
manda verso Fredrikstad, paesino sul mare che visto probabilmente in altri momenti e in
situazioni differenti sarebbe pure carino.
Secondo la guida c'è un campeggio/motel e un albergo. Chiediamo indicazioni in un paio di bar e
la strada ci viene spiegata allegramente tra aliti alcolici e terminologia marinaresca (passa il
ponte e gira a tribordo).
Il motel è pieno, l'albergo indicato dalla guida è chiaramente fuori dalla portata delle nostre
tasche e così ripieghiamo sul Valhalla.
Detto così sembrerebbe semplice, invece, come scopriamo a nostre spese, la città è divisa in due
parti, una nuova ed una vecchia, nella parte vecchia non si può circolare in macchina e l'unica
strada è passare dal ponte (si, quello del tribordo).
Per fortuna che la gente è molto disponibile, addirittura, mentre siamo in auto a consultare la
cartina che ci ha dato un distributore, una signora interrompe la sua passeggiata con la famiglia
per bussarci al finestrino e chiederci se avevamo bisogno.
L'albergo Valhalla è una struttura di legno posta su un cocuzzolo che domina la città.
Esternamente è al limite del fatiscente, tanto che non è senza timore che andiamo a vedere la
camera. Internamente è invece moderno e ben tenuto. E la gestione non manca di sottolineare la
cosa attraverso un prezzo non proprio popolare (890NOK a notte per la doppia).
C'è da dire che la camera doppia si presenta con abbondanza di spazio e servizi per disabili.
Appena ci riprendiamo dai km del giorno usciamo per cercare qualcosa da mangiare. Facendo i
conti con la moneta locale, cioè il resto del casello/dogana.
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Più si è stanchi e meno si ragiona e anche le scelte più semplici diventano pesanti e difficili. Per
questo motivo giriamo per mezz'ora a Fredrikstad prima di entrare in un locale circa a caso. E'
una kebabberia, dove consultiamo i tabelloni menù per circa 10', facendo tre volte i conti con le
banconote locali in nostro possesso prima di ordinare due kebab e acqua di rubinetto.
A parte le cipolle e un vago senso di turca pesantezza dopo, la cena non è male.
Torniamo all'hotel dove cadiamo sul letto e quasi contemporaneamente in un sonno profondo.
Domenica 7 agosto
Fredrikstad – Voss (km 486)
Partenza da Fredrikstad, dopo una colazione discreta anche se non proprio fornitissima,
insomma non c'è l'imbarazzo della scelta.
Per andare verso Voss, la prima tappa, è necessario passare da Oslo e pagare quindi
l'attraversamento all'immancabile casello. Riusciamo così a sbarazzarci interamente della
moneta locale. Peccato che abbiamo ancora una ventina di giorni in Norvegia e quindi dovremo
prelevare prima o poi. Nel frattempo, incrociando le dita circa l'assenza di altri caselli fino a
destinazione, procediamo.
I limiti sono un po' frustranti: se ci sono abitazioni nei paraggi il limite è 60, nei centri abitati è 50,
fuori non abbiamo capito bene, ma a giudicare dalle altre macchine è tra 80 e 90.
Inoltre i limiti sembrano essere messi a protezione dei pedoni, in altre parole se c'è una curva a
gomito e ci arrivi a 90km/h sono fatti tuoi, l'importante è che quando ci sono pedoni non ne tiri
sotto nessuno. Il che, da un certo punto di vista, non è una cosa così sbagliata.
Ci fermiamo per fare benzina e mangiare qualcosa. Qui tutti i distributori hanno un piccolo market
che vende ogni genere di cose. Ci sono yogurt e frutta oltre all'immancabile assortimento di
dolciumi agli oli vegetali idrogenati.
Noi ci accontentiamo di un sacchetto di cioccolatini assortiti, yogurt e mele. Non sarà un pranzo
natalizio, ma comunque è un adeguato complemento alla colazione.
Il paesaggio inizia a cambiare: sembra di essere in alta montagna, anzi sulla cima delle
montagne, perché i rilievi sono appena pronunciati. è pieno di laghetti e ci sono anche delle
chiazze di neve. Usciamo un attimo dalla macchina per scambiarci di posto e siamo assaliti da un
vento freddo e carico di pioggia. Si sta decisamente meglio in auto. Ogni tanto vediamo delle
casette con il tetto ricoperto d'erba... cioè non un tetto fatto d'erba come ce n'erano (pochi) in
Irlanda, ma proprio un tetto con su la terra su cui cresce un bel pratino all'inglese, o meglio, alla
norvegese.
Come scopriremo poi questo molto probabilmente è il parco dell'Hardangervidda. Malgrado il
tempo decisamente avverso è una vista suggestiva.
Da questo insolito paradiso col maltempo scendiamo vertiginosamente verso l'Ejdfjorden accanto
alla cascata Voringføss di cui intravvediamo solo qualcosa. Infatti gli ingegnosi ingegneri
norvegesi si sono inventati le gallerie a chiocciola: un paio di giri dentro la montagna e ti ritrovi
800m più in basso con un leggero giramento di testa.
Scendiamo abbastanza rapidamente anche grazie ad un paio di interminabili gallerie a chiocciola.
Passiamo attraverso orridi e strapiombi, da cui intravvediamo cascate d'acqua.
Attraversiamo l'Hardangerfjord su un traghettino (pagato con la carta di credito) tra Brimnes e
Bruravik.
E dall'attracco del traghetto a Voss il passo è breve. Arriviamo non troppo presto, ma nemmeno
così tardi da trovare l'ufficio turistico chiuso. Infatti piuttosto che metterci a spulciare campeggi e
affini uno per uno, optiamo per andare al “Turist Kontor” e cercare un alloggio da li.
Qui ci prospettano varie soluzioni con prezzi distinti... incidentalmente quelle più economiche
sono o piene oppure hanno i proprietari irrintracciabili (“sono a pesca” dice l'impiegata). Così ci
tocca ripiegare su Bavallen una soluzione non esattamente economica (800 NOK/notte) nelle
vicinanze.
L'appartamento che abbiamo trovato si dimostra all'altezza dell'importo che ci tocca sborsare. Si
tratta di un ampio appartamento per 5 persone in una villa di 4 unità abitative. Il soggiorno/cucina
è immenso, probabilmente più grande, solo lui, di molti monolocali di Milano.
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Il bagno è lussurioso completo com'è di sauna e lavatrice con funzioni di asciugatura. Più
modesta la camera da letto matrimoniale al minimo sindacale, cioè contiene solo letto e
comodini.
In generale è anche piuttosto pulito, almeno a patto di non andare a indagare troppo a fondo
Visto tale sfarzo non possiamo esimerci dall'esibirci in una pasta al tonno.
Purtroppo anche qui, come in tutte le abitazioni a nord dell'Italia non ci sono imposte o tapparelle
o altri sistemi per impedire alla luce di martellarti in faccia all'alba. Comunque, almeno qui sembra
non essere un problema perché il sole sorge dalla parte opposta.
Lunedi 8 agosto
Gita a Flåm, trenino, Gudvangen e Næroyfjorden (km 171)
L'appartamento risulta molto ben isolato, infatti quando ci alziamo il termometro segna 21°C
all'interno e 15.3°C all'esterno.
Un timido sole ci saluta alla partenza per Flåm dove ci aspetta l'escursione sul treno a
cremagliera Flåmsbana. Lungo la strada, anzi a Voss per l'esattezza, ci fermiamo a comprare il
pranzo (mele e yogurt, giusto per variare).
Flåm non è distante, ma si passano due gallerie interminabili una da 5 e l'altra da 11 km. L'arrivo
è d'effetto: tra le montagne sorge il paese, con la stazione e dai tetti emerge un massiccio
traghetto. Guardando meglio però l'effetto si sfuma un po', infatti non esiste un paese vero e
proprio, ma gli edifici fanno tutti parte del complesso turistico adiacente alla stazione dove parte il
treno a cremagliera per Myrdal.
Il treno è praticamente in partenza e abbiamo a malapena il tempo per fare i biglietti e per trovare
il posto in carrozza. Abbiamo avuto così poco tempo che non abbiamo nemmeno realizzato che i
biglietti ci sono costati 250 NOK a cranio (circa 30€). Giusto per distogliere l'attenzione da queste
piccolezze, il treno inizia la sua sferragliante marcia. Se il termine sferragliare richiama alla mente
tenere vecchine intente a fare maglioni, sciarpe e calze con i ferri, mentre il gatto gioca con il
gomitolo di lana davanti all'immancabile caminetto acceso, è bene precisare che lo sferragliare
del Flåmsbana è tutt'altra cosa.
Lo stridore del metallo contro metallo ti penetra nelle orecchie come un martello pneumatico
impazzito in un budino. Gli scossoni e gli aggiustamenti frequenti come i cerotti alle dita di un
carpentiere sballottano il carico umano mentre il treno arranca sulla salita. E arrancare è
sicuramente il termine esatto visto che impiega quasi un'ora per fare 20km.
La guida decanta il panorama che si può ammirare dal treno, pertanto le nostre aspettative erano
piuttosto alte. Sicuramente non si può definire brutto, ma sicuramente non è nulla di eccezionale.
Spettacolare era dove passava il trenino di Kalambaka nel Peloponneso, sospeso su ponticelli
con puntelli di legno, dentro strette gole rocciose. Qui c'è una valle piuttosto aperta, con le
immancabili cascate. Secondo la pubblicità questo treno supera salite del 50%, se lo fa davvero
la cosa è assolutamente impercettibile. Ed è anche strano, perché il 50% significa una pendenza
di 45° e come minimo la gente dovrebbe tenersi a meno che non ci siano meccanismi di
compensazione della pendenza. A meno di chiamare in causa soluzioni fantascientifiche o
magiche non c'è niente di tutto ciò.
A proposito di magia a metà percorso circa, il treno si ferma per far scendere i viaggiatori ad
ammirare una cascata, mentre una voce in inglese racconta la leggenda di questo luogo.
Purtroppo a causa del vocìo e della confusione non si capisce nulla. Dopo qualche minuto però
inizia a diffondersi da altoparlanti nascosti una musica e una ragazza vestita di rosso (la versione
locale di babbo natale?) esce da dietro ad uno sperone roccioso e fa finta di ballare.
Emozionante come il TG2.
Arriviamo in cima a Myrdal. Myrdal è l'ipotesi di un paesino all'intersezione tra la Flåmsbana ed il
treno nazionale per Bergen. Averci pensato prima si sarebbe potuto evitare di prendere i biglietti
di andata e ritorno e ritornare alla macchina attraverso la comoda seppur ripida strada sterrata.
Ad ogni modo facciamo una passeggiata sfidando freddo e vento.
Sarà la passeggiata o il fatto che abbiamo macinato qualche km negli ultimi giorni, ma l'abbiocco
al ritorno è più forte di noi.
All'arrivo proviamo a prendere un caffè, giusto per scuoterci un po' di torpore di dosso. Il caffè
naturalmente è il solito beverone, ma almeno ci scalda.
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Il bagno della stazione è a pagamento (10 NOK).
Ripercorrendo al contrario la strada della mattina ci fermiamo a Gudvangen all'inizio del
Næroyfjorden, secondo la guida, il fiordo più stretto. Anche Gudvangen è un protopaese: un
souvenirvendolo accanto al molo dei traghetti.
Decidiamo di fare altri quattro passi a piedi andando verso Næroy. Non ci arriviamo, ma lungo la
strada troviamo delle ben fornite piante di lamponi.
Comunque non si può tornare a casa senza aver visto il paese di Næroy che, visto come è
indicato sulla cartina, non può che essere un paese genuino.
Infatti arriviamo dopo pochi km ad un vero paesino, piccolo, ma autentico, con i bambini che
giocano per strada come se le auto fossero un concetto alieno. Anche senza motivi particolari, al
di là della semplicità e della genuinità, ci piace.
Nel ritornare a casa ci mettiamo alla ricerca di un supermercato, magari un po' più grosso di
quello dove eravamo stati la mattina. L'impresa non è facile, soprattutto perché la direzione che
prendiamo, anche se ci ricordavamo del contrario, era notevole per l'assenza di questi esercizi
commerciali, pur essendo ben fornita di tutti gli altri.
Il supermercato Norvegese è in genere più piccolo dei nostri, l'assortimento è leggermente
differente. Innanzitutto qui non c'è il reparto macelleria e la carne esposta nel banco frigo ha lo
stesso colorito sano degli avanzi di settimana scorsa nel frigo di casa. Ci sono i formaggi in un
discreto assortimento per essere un paese che non sia l'Italia o la Francia. C'è una gioiosa
abbondanza di caramelle, cioccolatini e dolciumi vari così come patatine, salatini, snack e
aperitivi.
L'assortimento di pasta è minimalista, ma presente. Troviamo anche del pomodoro in scatola. La
frutta è bella e ci sono anche strani frutti esotici.
Alla fine usciamo con un po' di frutta, gli immancabili yogurt, una lattina di pomodoro in scatola e
una confezione di gamberetti. Progetto di cena: pasta pomodoro e gamberetti.
Arrivati a casa ci buttiamo nella preparazione della cena e ci scontriamo con il primo ostacolo:
manca il colapasta. Non c'è niente, nemmeno un colino. Il pomodoro poi si rivela essere
particolarmente liquido e diventa sempre più liquido mano a mano che cuoce.
Alla fine togliamo la maggior parte dell'acqua inclinando la pentola tenendoci sopra il coperchio e
concludiamo l'opera pescando la pasta con la schiumarola. Risultato: accettabile.
Il sugo si rivela invece un fallimento: i gamberetti hanno un saporaccio, probabilmente per il fatto
che non li abbiamo sciacquati prima di metterli nel pomodoro. Il pomodoro poi ha la consistenza
dell'acqua colorata.
Sopravvissuti alla cena ci mettiamo a rielaborare il programma di viaggio in base all'esperienza di
questi giorni sulle distanze e su quello che potrebbe essere meglio vedere. Sopprimiamo così la
gita all'Ejdfjorden con cascata e anticipiamo Balestrand in modo da vederlo mentre siamo a Voss.
Alla fine stremati da questa spremuta di neuroni andiamo a letto alle 23:30.
Martedi 9 agosto
(Gita a Bergen, ritorno lungo l'Hardangerfjord km 296)
Oggi c'è il sole ed è una giornata stupenda Alle ore 9 ci sono 17°C e facciamo colazione con la
finestra aperta.
Ottima giornata per andare a Bergen visto che in questa città, secondo la guida, piove per 260
giorni l'anno. Magari riusciamo a prendere uno di quei cento “asciutti”.
I 99km che separano Voss da Bergen li facciamo senza nemmeno sentirli, ormai guidare è una
seconda camminata è come se l'auto andasse da sola anche se non abbiamo la confidenza di
mettere alla prova questa ipotesi... meglio non sapere.
Entrare a Bergen è un po' l'esemplificazione dell'incubo di ogni automobilista: sopraelevate,
cavalcavia e tunnel con indicazioni scarse, criptiche e ambigue. Ad aumentare il disagio c'è
anche uno strano sistema per pagare il pedaggio: bisogna rallentare senza fermarsi davanti a
una telecamera o forse un autovelox. Dopo che l'hai passato c'è un cartello con scritto “Hai
domande sul pagamento del pedaggio? Chiama il numero 123”. Curioso modo di fornire
informazioni.
Ci perdiamo ripassiamo dal pedaggio, litighiamo con i sensi unici, ma alla fine riusciamo a
mettere la macchina in un autosilo.
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Ci incamminiamo verso il centro attraversando un parco stupendo con un'immensa fontana
laghetto nel centro. Il verde delle aiuole (anche se il termine più appropriato, viste le dimensioni, è
“campi”) è brillante e non ci sono divieti: lo si può calpestare come e quanto si vuole.
Arriviamo al mercato del pesce sul molo: un trionfo di rossi crostacei e argento ittico, con tratti di
bianco mollusco e qualche bancherella che timidamente vende marmellate e conserve varie.
Alcuni banchetti vendono anche panini con i gamberetti o salmone. Proviamo il primo: gustoso.
Attraversato il mercato del pesce arriviamo al
Bryggen. Il quartiere formato da quelli che una
volta erano i magazzini del pesce e che oggi
sono praticamente centri commerciali. Si tratta di
edifici a più piani stretti con il tetto spiovente dai
colori vivaci, ogni edificio un colore diverso.
Questo lato della piazza, proprio di fronte al
porto, è veramente allegro e si merita una buona
dose di scatti e riprese.
Diamo anche un occhio alle vetrine, ma i prezzi
dei golf norvegesi e dei pupazzetti di troll sono
decisamente fuori portata. Inoltre l'assortimento
dei negozi è tanto turistico quanto improbabile.
Il resto di Bergen è carino anche se niente di
eccezionale, comunque piacevole. Pranziamo
sull'erba del parco di cui sopra, ma non siamo gli unici. Il sole ormai è caldo, il cielo sereno e i
giardini del parco sono pieni di gente intenta nelle più disparate attività: chi studia, chi mangia, chi
gioca a calcio, chi prende il sole in costume da bagno (be' non è che sia proprio “così” caldo).
Torniamo verso Voss con deviazione verso l'Hardangerfjorden. Prima di arrivare sul fiordo
troviamo la cascata Steindalsfossen di cui ci ricordavamo l'esistenza, ma avevamo perso le
tracce sulla guida e documentazione. Questa cascata non è molto diversa dalle centinaia d'altre
se non per il fatto che c'è un sentiero, anche abbastanza comodo, che passa dietro al getto
d'acqua.
L'Hardangerfjorden per contro non è niente di particolare: è un fiordo largo e impersonale tra le
montagne, potrebbe essere tranquillamente scambiato per il lago di Como o il lago Maggiore.
Sono sicuramente più degne di nota vallette e cascatelle.
In serata facciamo una passeggiata a Voss con anche lo scopo di cercare un Internet Point dove
prenotare per le prossime tappe ed in particolare per le Lofoten.
L'internet point, secondo le indicazioni del tourist office, è al “polar ventures” e vuole 30NOK
(poco meno di 4€) a mezz'ora di connessione. La connessione è veloce, ma quando il
proprietario inizia a parlarci e a chiederci da dove veniamo, dove andiamo ecc. ecc. non ce lo
filiamo molto.
Siamo un po' preoccupati per la prenotazione alle Lofoten, infatti arriveremo alle 21:00 e come
abbiamo visto a quell'ora le città Norvegesi sono perfette emulazioni della tipica città fantasma:
tutto chiuso e nessuno in giro. Inoltre arriviamo a piedi e quindi non solo non avremo la macchina
come piano B se non troviamo posti in cui dormire, ma non potremo nemmeno muoverci molto.
Mercoledi 10 agosto
(gita a Balestrand km 180)
Il cielo questa mattina è, tecnicamente parlando, parzialmente nuvoloso. Il programma di oggi è
la gita a Balestrand, cittadina sulle rive del Sognefjorden, osannata dalla guida.
Il tragitto prevede la visita della Stavkirke di Hopperstad e l'attraversamento in traghetto del
fiordo.
Mentre viaggiamo il sole inizia a pretendere più spazio e le nuvole si diradano sempre di più. E
questo ci permette di apprezzare appieno il paesaggio alpino che stiamo attraversando: valli
verdi, cespugli bassi, le immancabili cascate, piante di mirtilli ovunque.
La Stavkirke di Hopperstad è apprezzabile. Le Stavkirke sono chiese costruite interamente in
legno che devono il nome agli altissimi tronchi (Stav) utilizzati come struttura portante all'interno.
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Si tratta di chiese dell'epoca vichinga, quindi costruite tra il 1000 ed il 1300. Ne sono state
edificate oltre 2000 nella sola Norvegia. Purtroppo non appena uscite di moda, i bravi norvegesi
hanno visto convenienti depositi di legna da ardere e le hanno smontate scopo riscaldamento.
Risultato ne sono sopravvissute 28 molte delle quali sono state dichiarate patrimonio
dell'umanità.
In effetti la chiesa ha un suo fascino, legno scuro, con profili di drago che escono dagli angoli dei
tetti, una costruzione svettante e agglomerata, un po' come se il costruttore non convinto
dell'adeguatezza della prima torre, ma a corto di fondi, avesse aggiunto costruzioni sempre più
piccole per estendere la superficie calpestabile.
Anche l'interno è interessante. Gli archetti sono ricavati da legno naturalmente curvo (ad esempio
dove il fusto dell'albero si congiunge con le radici).
A Hopperstad c'è anche una chiesa in pietra. Sicuramente carina, ma niente a confronto della
Stavkirke.
L'arrivo ad Vangsnes riserva una sorpresa: non c'è nessun traghetto diretto per Balestrand, anzi
nessun naviglio del tutto. I traghetti qui vanno solo a Dragsvik. Poi da lì si può andare a
Balestrand, ma vista strada e chilometri è improponibile farlo a piedi. Peccato, speravamo di
lasciare la macchina per un po' di tempo.
Forse a causa delle aspettative piuttosto elevate
che nutrivamo, troviamo Balestrand un po'
deludente. Intendiamoci non è un posto brutto, è
solo che si tratta di un paese di villeggiatura
pieno di villette perfette, ma nessun tessuto
urbano, niente di più che villette sul fianco della
collina.
Giusto per essere sicuri di non perderci niente
entriamo anche in un edificio affacciato sul porto
che promette una mostra. In effetti c'è la mostra
ed è in casa dell'artista. Impossibile evitare uno
scambio di parole, anche se tutta la
conversazione ha del surreale.
Lei esordisce con: “Siete un bel gruppo voi
italiani...”. Noi ci guardiamo perplessi, ci
contiamo un paio di volte per sicurezza, e rispondiamo “Veramente siamo solo in due”. Non che
sia particolarmente interessata alla nostra risposta. Ci chiede da dove veniamo di preciso, alla
nostra risposta aggiunge che non conosce così bene l'Italia da sapere che esista Milano, figurarsi
sapere dove si trova.
Dopo sparisce e noi iniziamo a vedere le opere d'arte. Perlopiù quadri abbastanza astratti,
piuttosto angoscianti e stupende fotografie.
Dopo qualche minuto arriva e ci fa vedere che sta leggendo un libro su Leonardo da Vinci. Bene.
Risparisce.
Proseguiamo nella mostra, andando nella stanza dove si trova lei, così ci spiega la tecnica del
quadro che stiamo guardando: sono colori acrilici mescolati con paraffina in modo che diano
l'impressione di uno spessore come se fossero ad olio... interessante. Ci mostra anche il torchio
spiegandoci la differenza tra incisione leggera e profonda, le varie tavole e materiali, ma lì
purtroppo il nostro inglese viene meno e mostriamo sguardi vacui.
Riusciamo a liberarci per dare un'ultima occhiata alle opere e accomiatarci con un “Be'
complimenti per le foto, sono veramente belle... anche i quadri, ma le foto di più.”, “Le ha fatte un
mio amico” è la risposta, al che leviamo rapidamente il disturbo.
Ritorniamo con il solito procedimento macchina e traghetto, ma ci fermiamo per un dieci minuti a
contemplare il tratto alpino sbafando pigramente i mirtilli che qui crescono naturalmente in
cospicua abbondanza.
Al rientro al nostro chalet ci mettiamo a fare le pulizie perché domani si parte e abbiamo lasciato
una cauzione di ben 1000 NOK che ci restituiscono previa verifica dell'impeccabile stato
dell'abitazione.
8
Giovedi 11 agosto
(Trasferimento da Voss a Sogndal/Kaupanger km 209)
Sveglia alle 7:30 per prepararci alla partenza e per completare le pulizie dell'appartamento. Un
po' titubanti ci dirigiamo alla reception per ritirare il deposito. Non che abbiamo lasciato sporco,
ma certo non abbiamo lasciato (molto) più pulito di come l'abbiamo trovato e a guardare bene
qualcosa da dire ci sarebbe. La proprietaria però non controlla nemmeno e noi ce ne andiamo
sollevati e contenti.
Il tempo è nuvoloso e a tratti piovigginoso mentre viaggiamo alla volta di Sogndal.
Il percorso è tipicamente norvegese con laghetti, cascate, fiordi, prati, boschi e casette. Ci sono
anche interminabili gallerie, la più lunga è di 24.5km. è così lunga che per evitare che i guidatori
si addormentino ci sono tre caverne con luci azzurre e gialle che creano un curioso effetto
ghiaccio. Così curioso che alcuni turisti si fermano a fotografare rischiando la vita in una versione
nordica e surreale del frogger.
E non poteva mancare l'immancabile traghetto, su cui saliamo in extremis dopo vari ripensamenti
perché non eravamo sicuri della direzione. Infatti sulla nostra cartina, in quel punto, è segnato un
ponte che attraversa il Sognfjord che in realtà non esiste. Invece bisogna andare a Revsnes dove
partono i traghetti.
Arriviamo quasi subito a Sogndal, gradevole cittadina sul fiordo e ci mettiamo alla ricerca di un
alloggio. Troviamo subito un bungalow carino, proprio sulla riva del mare a un prezzo accettabile
(550 NOK).
Purtroppo appena finiamo di scaricare ci avvertono che non possiamo stare le tre notti che
avevamo chiesto perché gli studenti che dovevano arrivare sarebbero arrivati prima... Studenti?
Boh, saranno in vacanza.
Proviamo in un campeggio dove ci accoglie un'anziana signora un po' stralunata che ci fa vedere
un appartamentino che... be' definiamolo "sub-ottimale", tenendo comunque già un po' basso
l'ottimo. Quando le diciamo che abbiamo bisogno per tre notti sembra cadere in una specie di
trance sopra al registro delle prenotazioni: sguardo vacuo, labbra che si muovono senza produrre
suoni. Dopo un po' inizia pure a contare con le dita e dopo lunghissimi attimi di angoscia il
responso: no, solo due notti, però vi posso mettere anche nell'altro appartamento, però solo per
due notti (ehm, meglio essere d'accordo, non si sa mai).
Salutiamo gentilmente e molto lentamente, senza gesti bruschi ci allontaniamo.
All'ufficio del turismo ci risolvono il problema chiamando gli appartamenti Timberlids a Kaupanger
(a pochi km) che hanno posto, ma in cui possiamo recarci solo dopo le due perché prima non c'è
nessuno.
Qui ci spiegano anche il mistero degli studenti, le scuole riaprono la settimana successiva e
quindi gli studenti rientrano in città.
Pranziamo sulla riva del fiordo in macchina perché pioviggina. Facciamo quattro passi e l'Ale
tocca l'acqua. Dolce?!?
Mah!
Saliamo sulla colline di Kaupanger alla ricerca dei bungalow. Li troviamo abbastanza
velocemente, anche qui ad accoglierci c'è un'anziana signora, il problema è che non sa
l'inglese. Con non poco sforzo comunque ci fa vedere il bungalow e capiamo anche che lei è la
mamma del proprietario. Le chiedo se vuole la carta di identità, lei la prende in mano, senza
aprirla la guarda curiosa, dice, a mo di conferma, "ah, Italia" e me la restituisce.
Comunque suo figlio arriverà nel pomeriggio.
Visto che è ancora presto decidiamo di andare a visitare la chiesa di legno di Urnes.
Il viaggio a Ornes è breve ed il paese è veramente delizioso con delle villette molto più che
graziose. Piove e mentre aspettiamo il traghetto per attraversare il fiordo facciamo quattro passi
con l'ombrello.
Il traghetto è veramente minuscolo: ci stanno solo 11 auto! Ma è inutile andare sull'altra sponda in
auto perché a piedi si può arrivare benissimo alla casetta.
“Benissimo” forse è un po' troppo ottimista perché la strada è alquanto in salita anche se non
molto lunga. La cosa incredibile è che si snoda tra filari e filari di ... lamponi.
9
La chiesa (45 NOK) è meno bella di Hopperstad all'esterno, anche se Urnes è stata dichiarata
patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Internamente invece è più interessante, malgrado alcuni
rimaneggiamenti barocchi.
Il ritorno è segnato da una diminuzione progressiva della pioggia.
Purtroppo l'ufficio turistico è chiuso (la guida ha cannato di un'ora). così andiamo diretti a fare la
spesa e poi al bungalow.
Al pomeriggio incontriamo Timberlids figlio, una persona estremamente discreta e, per fortuna,
padrona di un inglese fluente. Ci spiega un paio di cose del bungalow e gli chiediamo
informazioni sulle passeggiate che vogliamo fare. Cosa strana, sembra che sia affetto d'asma,
infatti nel parlare, piuttosto frequentemente, aspira l'aria, come se fosse... asmatico appunto.
Il bungalow è anche questo molto bello, anche se comunque meno nuovo di quello di Voss. Il
soggiorno è sempre enorme, con TV, divano e tavolo da pranzo per un esercito. Ci sono due
camere da letto per un totale di 5 posti, e un bagno modesto. Anche il livello di pulizia in generale
è leggermente inferiore a quello del procedente chalet, ma comunque accettabile. C'è anche un
terrazzino con tanto di barbeque. Forse la cosa più bella è comunque il fantastico panorama sul
fiordo.
Venerdì 12 agosto
(escursione Vettinfossen e poi Jotunheimen – km 229)
Iniziamo la giornata seguendo le istruzioni di Timberlids figlio per l'escursione alle cascate
Vettinfossen, le più alte di Norvegia secondo la guida. Attraversiamo la verdissima acqua del
Sognefjord sul (solito) traghetto.
La partenza della passeggiata è un po' deprimente: sembra di essere in un qualsiasi posto dietro
a Varese: boschi e boschi, le cime delle montagne, se va bene, si intravvedono soltanto.
E' vero c'è uno strabiliante fiume dall'acqua verde smeraldo, ma anche dietro Varese ce ne sono
di simili e alcuni dai colori anche più esotici grazie agli scarichi industriali.
Qui invece il colore verde è dovuto, almeno così sostiene sempre la nostra fidata guida, alle
particelle d'argilla presenti nell'acqua che scende da ghiacciai e nevai.
Dopo 10' di camminata il panorama non accenna a cambiare decidiamo perciò di cambiare noi
destinazione e torniamo sui nostri passi. Alla macchina, cartina alla mano, decidiamo di provare
una stradina che attraversa il parco dello Jotunheimen che, essendo segnata in verde, dovrebbe
essere panoramica.
La stradina è stretta e si inerpica ripidamente sulla montagna come se volesse allontanarsi al più
presto possibile dall'altitudine 0m. Si arriva poi ad una sorta di altipiano (più alti che piano) e ...
colpo di scena! La stradina è a pagamento. Ci imbattiamo infatti in un rustico casello (casetta di
legno con sbarra di fortuna) e ancor più rustico casellante che si intasca 50 NOK e che non alza
la sbarra fino a che non glielo chiedo (magari pensava che ci fossimo fermati ad ammirare il
panorama).
Ci troviamo poi immersi in un paesaggio alpino da cui si scorgono nevai e... ehi, ma quello non è
un ghiacciaio?
E' sicuramente un nevaio, ma in mezzo c'è una
macchia grigia, come se fosse sporco. Purtroppo
dalla strada non si riesce a vedere di più,
nemmeno con gli ingrandimenti dei vari
dispositivi fotografici (è vero che la telecamera
ha lo zoom 300x, ma il mirino è in bianco e nero
e senza stabilizzatore di immagine tanto vale
inquadrarsi un piede che almeno sai cos'è).
Decidiamo di fare quattro passi e andare a
vedere il ghiacciaio da vicino, anche se non ci
sono sentieri, dopotutto non sembra così
lontano.
Appena iniziamo il tragitto scopriamo subito che
è più semplice a dirsi (o forse a pensarsi) che a
10
farsi, infatti il bordo della strada è attrezzato ad acquitrino per diverse centinaia di metri. Per
aggirarlo dobbiamo fare un po' di strada, ma poi iniziamo a salire. La palude è solo l'inizio, infatti
ogni poche decine di metri ci tocca attraversare o un laghetto o un torrente... insomma è pieno
d'acqua. Inoltre senza sentiero ci muoviamo un po' a braccio (in gamba eh?!), cercando di non
prendere le salite troppo di petto e non andare nella direzione sbagliata.
Dopo un paio d'ore scavalchiamo una cresta perlopiù rocciosa e ci troviamo di fronte al
ghiaccionevaio. Effettivamente sembrerebbe essere proprio un ghiacciaio con la macchia grigia
che vedevamo dovuta ai solchi nel ghiaccio.
Cerchiamo un posto un po' riparato dal vento freddo che ha preso a soffiare e mangiamo il nostro
pasto norvegese a base di yogurt.
Ritemprati da cibo e riposo decidiamo di non proseguire oltre, sia per la distanza, sia perché a
questo punto dovremmo attraversare un non proprio simpatico pietraio. Ritorniamo quindi alla
macchina facendo circa il percorso inverso.
Ripartiamo seguendo la stradina (in macchina adesso... è decisamente più comodo).
La neve è ai lati della strada, un po' come a marzo aprile in montagna da noi quando la neve non
ha ancora deciso se sciogliersi o meno. Il tempo si è scurito e il paesaggio diventa di una
bellezza sinistra, aspra. Le cime rocciose scure, quasi nere che svettano dai prati verde scuro,
sono cosparse da chiazze di neve e ghiacciai da colori diversi, ma sempre freddi: bianchi, grigi o
azzurri.
Procediamo per un po' in questo ambiente affascinante e intimidatorio, poi riprendiamo la strada
di casa passando da un percorso un po' più turistico, ma non priva di discese al 10%.
Arrivati a Sogndal facciamo un giretto al centro commerciale. Probabilmente i centri commerciali
li hanno inventati da queste parti. Cosa fa un norvegese d'inverno quando la temperatura è un
paio di cifre sotto zero? Verosimilmente se ne sta chiuso in casa. Ma prima o poi avrà bisogno di
qualcosa. E allora non è meglio avere tutti i negozi insieme in un mercato coperto, ma soprattutto
riscaldato anziché andare a zonzo a comprare masserizie varie al freddo e al gelo?
Capita così che Sogndal che avrà un migliaio di abitanti o poco più, abbia il suo centro
commerciale di dimensioni riguardevoli. Un paio di piani, con supermercato ed una quindicina di
negozi accanto al cinema e biblioteca.
Questa sera proviamo il salmone norvegese. La padella è una patacca unica, quindi è
sicuramente fuori luogo usarla. C'è la pentola, ma non abbiamo l'olio. L'unica è cuocere il
salmone in pentola con un dito d'acqua e controllare frequentemente che non stia attaccando al
fondo o peggio bruciando. Viene fuori salmone lesso, non è il massimo, ma, forse per la fame,
discretamente gustoso.
Sabato 13 agosto
(Escursione al ghiacciaio Nigardsbreen – km 149)
Il cielo è a nuvolette, ma il sole c'è quasi sempre. Non fa freddo, tanto che siamo tentati di fare la
colazione sul terrazzo. Alla fine prevale il buon senso (non si sa mai) e la pigrizia (c'è meno
strada da fare) e facciamo colazione in casa.
Un pezzetto di plastica. Non è una gran cosa dopotutto. Si potrebbe anche lasciarlo perdere se
non fosse che siamo in vacanza, sulla plastica c'è il marchio VISA e quando la cassiera te lo
restituisce dicendoti che il pagamento non è autorizzato perché non ci sono più soldi, un brivido
freddo non può non attraversarti la schiena.
Il minimo che si può fare, che è effettivamente quello che abbiamo fatto noi, è precipitarsi in
banca.
Vedendo tutto chiuso chiedo al primo che finisce di prelevare dal bancomat a che ora apra.
Quello mi guarda un po' strano, tanto che inizio a pensare che sia uno dei tre norvegesi che non
parla inglese, e alla fine risponde: "Oggi è sabato, credo che sia chiusa tutto il giorno".
Comincia più o meno così la nostra giornata-ghiacciaio e purtroppo ci toccherà aspettare lunedì
per svelare il mistero. è stata la cassiera del distributore che ha fatto casino? Abbiamo davvero
raggiunto il limite mensile di spesa? Oppure qualcuno ha indebitamente approfittato della nostra
carta?
11
Il ghiacciaio non è molto distante da Sogndal ed è anche piuttosto ben indicato. Si arriva al
“centro ghiacciaio”, (Breheim Centeret) che è una costruzione moderna che ospita un bar, un
souvenirivendolo e un museo di una (!) stanza. La terrazza panoramica dà proprio in fronte al
ghiacciaio.
Da qui si prosegue su una strada a pedaggio verso il
parcheggio. Decidiamo che il pedaggio questa volta non lo
paghiamo perché andremo a piedi. La passeggiata non è un
granché essendo com'è tutta sulla strada asfaltata con
frequenti auto e camper che passano avanti e indietro.
Passiamo sorridendo e salutando e meditando gesti
irriverenti di fronte al casello e in mezz'ora circa arriviamo al
parcheggio. Da qui si può scegliere se prendere una barca
che procede lungo il lago e scarica i passeggeri di fronte al
ghiacciaio, oppure fare il sentiero che passa a destra del
lago (la destra di chi guarda il ghiacciaio). Visto che oggi,
anche in seguito alle vicissitudini con la carta di credito,
l'abbiamo eletta giornata-risparmio andiamo di sentiero.
“Sentiero” è, in questo caso, una parola un po' forte, si inizia
subito con il guado di due torrenti, poi si procede su rocce e
massi. I tratti di sentiero vero e proprio sono ben pochi.
Assolutamente da evitare se piove e se non si hanno gli
scarponcini.
Passando
vicino al lago, anche questo dell'incredibile colore
verde smeraldo, vediamo dei corpi che
galleggiano. Sprezzante del pericolo mi avvicino
alla riva, mi allungo sull'acqua sicuramente
gelida, e raccolgo... un pezzo di ghiaccio. Ehi un
pezzo di ghiaccio del ghiacciaio! Che emozione!
La forma è irregolare e levigata e ha le
dimensioni di un libro, ma è indiscutibilmente
ghiaccio.
Andando avanti troveremo altri pezzi di ghiaccio
anche più comodi da raccogliere... ma che gusto
ci sarebbe stato?
Il fronte del ghiacciaio si avvicina sempre di più
(almeno in una visione soggettiva molto
egocentrica, quasi da montagna che va a
Maometto), è bianco, grigio e azzurro. Una caverna blu si apre nel ghiaccio e più ci avviciniamo
più aumenta il fragore dell'acqua che esce dal ghiacciaio e si butta sulle rocce. Anche l'aria prima
piacevolmente tiepida diventa sempre più fredda ed il vento più forte mano a mano che ci
muoviamo verso il fronte.
A circa 20m dal fronte del ghiacciaio c'è una recinzione con cartelli intimidatori che indicano quali
siano i pericoli per gli incauti e sfortunati escursionisti che intendono proprio, a loro rischio e
pericolo, incuranti di accidenti e incidenti, oltrepassare la corda. Ghiaccio che cade, alluvioni,
voragini che si aprono nel suolo, congelamento istantaneo e probabilmente piaga delle cavallette
e della carta igienica ruvida.
Sufficientemente intimiditi ammiriamo questo spettacolo comprendente tutte le fasi dell'acqua. Lo
spettacolo però è grandioso, tanto che dimentichiamo temporaneamente il vento freddo che ci
assale. Il ghiacciaio è di ghiaccio (ovviamente), ma non ha, come si potrebbe immaginare, una
superficie liscia o levigata, è pieno di solchi e crepacci. Inoltre non è bianco candido o azzurro
ghiaccio; principalmente è grigio, non uniforme, ma grigio sfumato tendente al nero sulle creste...
come se fosse sporco affumicato. Dentro però è blu, blu ghiaccio profondo.
Un po' a malincuore, ma spronati da un appetito insistente, voltiamo le spalle al Nigardsbreen e
andiamo a cercare un posto un po' più riparato dove consumare il nostro pranzo a base di yogurt.
12
Sulla strada del ritorno troviamo anche mirtilli e lamponi così che possiamo fare una buona
merenda.
Non che siamo particolarmente stanchi all'arrivo al nostro chalet, ma un salutare riposo sul
terrazzo è decisamente ristoratore.
Domenica 14 agosto
(Trasferimento ad Åndalsnes – km 315)
Sempre con la preoccupazione della carta di credito e con un'interessante rassegna di incubi che
comprendono tutte le possibile conseguenze del rimanere senza soldi lontano da casa, salutiamo
Timberlids e Sogndal e partiamo, armi e bagagli, alla volta di Åndalsnes.
Saranno gli incubi, sarà sbadataggine, sarà quel che sarà, risultato, causa errore nella
moltiplicazione, finiamo con il dare 100 NOK in meno al sig. Timberlids. Lui non si accorge, noi
nemmeno, se non dopo qualche decina di km.... un po' troppi per tornare indietro. Ci mettiamo a
posto la coscienza pensando che faremo in modo di restituire i soldi al nostro ritorno (vaglia
internazionale?).
Il tempo è ancora buono... incredibilmente gli dei della meteorologia ci arridono.
Durante il viaggio dovremmo percorrere una galleria che passa sotto ad un ghiacciaio, da
qualche parte l'abbiamo visto indicato come “tunnel subglaciale”. Malgrado quello che questa
indicazione possa evocare, l'attraversamento è decisamente insignificante, un tunnel qualsiasi.
Arriviamo al Geiranger fjord. Meta turistica, anzi estremamente turistica e culla delle mete
turistiche della Norvegia. A Geiranger dovremmo tornare tra qualche giorno, infatti adesso siamo
sulla sponda opposta. Il fiordo però sembra bello: le pareti delle montagne a picco sull'acqua
immancabilmente verde.
Anche qui passiamo un altro fiordo con il traghetto e arriviamo, previo passaggio per un
ennesimo stupendo paesaggio alpino, alla strada dei troll (detta Trollstigen in lingua locale).
La Trollstigen è una strada che si butta a capofitto, tornante dopo tornante verso il fondo di una
valle, passando su una parete apprezzabilmente verticale. In effetti i troll non c'entrano niente
(almeno, noi non ne abbiamo visti), la strada è stata costruita in tempi non turisticamente sospetti
e probabilmente il nome è stato dato in base a tradizioni locali. Infatti lì vicino c'è anche la parete
dei Troll (Trollveggen) una formidabile parete verticale di dimensioni titaniche. Non stupisce che
la fantasia popolare l'abbia attribuita a creature fantastiche e soprannaturali.
Malgrado la distanza percorsa arriviamo a destinazione prima delle 15:00. Grazie ad una visita
all'ufficio turistico locale troviamo una sistemazione al camping Mjelva sito nelle vicinanze della
cittadina.
Il bungalow è carino, molto più piccolo dei precedenti, quasi essenziale.
Dal momento che siamo arrivati così presto decidiamo di fare un giro per Åndalsnes. Giro che
terminiamo decisamente presto. Forse perché è domenica, forse perché il paese è piccolo o
forse perché nel frattempo il cielo si è annuvolato, ma sembra di essere in una città fantasma:
non c'è in giro un'anima, tutti i negozi sono chiusi a parte l'equivalente norvegese dei bar
tabacchi.
Nota folcloristica di colore, troviamo il ristorante “Piccola Mama Rosa” che, come tutte le pizzerie
locali è gestita da Turchi. Nel menu proposte improbabilmente italiane come la Pizza Milano su
cui il malcapitato avventore si vedrà consegnare tra le altre cose: ananas, banane, peperoni e
salsa curry.
Ci ritiriamo al nostro bungalow-chalet dove, tra le altre cose c'è anche una televisione
funzionante. Si ricevono solo programmi norvegesi, ma la cosa simpatica è che cartoni animati e
telefilm sono tutti rigorosamente in lingua originale (perlopiù inglese) con i sottotitoli in norvegese.
Lunedì 15 agosto
(Gita a Ålesund – km 253)
Oggi il cielo è coperto, ma non fa freddo, almeno non nel senso che tradizionalmente si
attribuisce alla Norvegia. Non siamo certo ai livelli estivi greci, ma ci saranno comunque almeno
un 18°C.
13
Prima di partire andiamo in banca. Qui dopo svariate insistenze, un'impiegata non
particolarmente alacre ci trova il numero internazionale della carta SI attivo 24 ore su 24 (il
numero che avevamo noi funzionava solo in orario di ufficio e sicuramente non a ferragosto).
Scopriamo così che il limite di spesa della carta è quasi la metà di quello che pensavamo. E
comunque per aumentarlo non c'è problema, perché è sufficiente un fax da parte della nostra
banca.
Onde evitare telefonate interminabili, incomprensioni da lontananza e risultati incerti, decidiamo
di incaricare mio papà di andare in banca e chiedere l'aumento. Un po' più tranquilli e sereni
procediamo secondo il programma.
Visto il tempo optiamo per la visita di Ålesund. La città è stata interamente ricostruita agli inizi del
secolo scorso in seguito ad un incendio. Seguendo la moda tedesca dell'epoca gli allegri
architetti dell'epoca hanno adattato lo stile Liberty ai gusti Norvegesi, ottenendo tutto sommato un
risultato gradevole.
Ok, gradevole è sicuramente appropriato,
mentre la guida si spertica in lodi smisurate
causando il decollo a razzo delle aspettative dei
poveri turisti. Infatti siamo rimasti un po'
perplessi, anche in questo caso il tempo grigio e
incostantemente piovoso non ha certo aiutato a
migliorare l'impressione.
A parte le case comunque non ci sono particolari
attrattive ad Ålesund.
Non paghi dei consigli della guida proviamo a
seguire anche quelli per il pranzo, finiamo così
allo “Smak Art Cafè and Gallery”.
Qui scopriamo che la cucina è “fusion” ed
essendo lunedì mattina (?) non ci sono
hamburger e patatine. Ordiniamo con sospetto un piatto a base di pollo e l'altro a base di Wok e
quello che arriva è purtroppo oltre i nostri sospetti. Appesantiti e inquieti per le possibili
conseguenze del pranzo facciamo un salto in biblioteca a controllare le possibilità di alloggio alle
isole Lofoten.
Torniamo a casa facendo rifornimento di viveri in un supermarket.
Arriviamo giusto in tempo per impedire danni da squaraus.
Martedì 16 agosto
(Gita e Molde e Strada Oceanica – km 237)
Sveglia al rumore della pioggia per ritirare le cose stese. Per fortuna erano già le sette.
Oggi piove con decisione, quindi gita a Molde e strada atlantica.
La strada per Molde comprende poche sorprese, comunque il paesaggio è cambiato rispetto alla
zona dei fiordi, le montagne sono più basse, più
arrotondate, si vede più cielo e ci sono meno
fiordi. Non può mancare però il passaggio su un
traghettino. Facciamo un rapido giro in macchina
della città. Per niente invogliati a scendere dalla
macchina nè dal tempo, nè dalla città,
continuiamo alla volta di Eide e da lì alla strada
atlantica.
Le foto che mostrano la strada atlantica, cioè
8km di ponti, passerelle e strade che saltando da
uno scoglio all'altro collegano i due capi di un
fiordo, mentono spudoratamente. Infatti l'unico
modo per avere quelle visioni di insieme è usare
un elicottero o un qualsiasi mezzo volante.
14
Alternativamente in giornate particolarmente serene e utilizzando mezzo metro di teleobiettivo si
possono ottenere foto del genere scalando le montagne circostanti.
Ad ogni modo la Strada Atlantica è un passaggio suggestivo sul mare quasi aperto. Fuori dalla
costrizione dei fiordi gli elementi affermano con forza la loro identità: vento deciso, pioggia a
secchiate e anche onde apprezzabili contro gli scogli.
Le isolette mostrano ampi tratti di roccia grigia stratificata sotto i licheni e la bassa vegetazione. A
contrasto del cielo plumbeo l'erba, macchiata dal lilla dell'erica, è quasi gialla.
Di tanto in tanto il richiamo dei gabbiani si fa spazio tra vento e mare
Ritorniamo presto al nostro bungalow un po' infreddoliti, più che altro dalle immagini che ci
restano dentro. Il te serve solo ad iniziare a ristabilire una temperatura accettabile. Per tornare
isotermici occorre una doccia bollente.
Cena a base di salmone e patate lesse. Assaggiamo anche, non senza timori, il gamelost un
formaggio locale che abbiamo comprato sulla strada del ritorno. L'aspetto è decisamente poco
invitante: marrone, poroso, sembra formaggio andato a male. Il sapore però non è male, forte e a
metà strada tra gorgonzola e fontina valdostana, ma di gusto amaro.
Mercoledì 17 agosto
(Gita a Geiranger – km 265)
Il tempo è ancora coperto, ma non è più possibile rimandare la nostra visita a Geiranger anche se
la cosa ci spiace un po'.
Partiamo con la gioia di chi preferirebbe il sole, ma sa che se piovesse sarebbe ben peggio e
sceglie di non essere troppo abbattuto per non sfidare la sorte.
Sarà tutta questa gioia, e il fiume che ci scorre accanto di questo assurdo colore verde che la
strada scorre velocemente... troppo velocemente. Dopo un'ora non siamo ancora arrivati alla
Trollstigen che pure ce la ricordavamo a poca distanza dal nostro bungalow.
Inquieti guardiamo la cartina e ci accorgiamo di essere fuori strada di parecchio. Sempre
secondo la stessa filosofia della giornata ci consoliamo comunque di aver visto la parete dei troll
(Trollveggen) e lo spettacolare fiume.
Torniamo sui nostri passi (o forse sarebbe meglio dire sulle nostre ruote) e troviamo,
seminascosta, la strada che sale verso l'altipiano dei troll.
La Trollstigen è imponente qualunque sia la
parte da cui il viaggiatore arriva. L'importante è
fermarsi ad ammirarla dal punto panoramico in
cima. Sono solo 5 minuti a piedi e c'è anche un
microparcheggio dove lasciare la macchina.
Sono notevoli anche le cascate che si buttano
nella valle.
L'inizio dell'altipiano dei troll è un po' denso di
acchiappa-turisti: bancherelle, baite, bicocche
dove si vende ogni genere di patacca. Volendo
si può anche andare in bagno, ma vogliono 10
NOK. Dietro ai bagni c'è il cartello che minaccia
multe fino a 200NOK per chi viene trovato a
soddisfare i propri bisogni fisiologici nella natura.
L'altipiano comunque è affascinante come, se
non di più, degli altri altipiani che abbiamo
incontrato finora. C'è anche un nevaio che si scioglie in una pozza d'acqua. Molto bello.
Prendiamo il traghetto per attraversare il Norddalsfjorden a Linge e arriviamo a Eidsdal.
Lungo la strada ci fermiamo anche a prendere un cestino di fragole. Anzi fragoloni sia di gusto
che di dimensioni. Scendiamo quindi verso Geiranger sulla “Statale delle aquile”. Da qui si
godono possenti scorci sul Geirangerfjord. Meglio fermarsi per ammirare il panorama perché la
strada è stretta e ci passano autobus turistici che ai tornanti occupano tutta la strada e anche di
più.
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Geiranger è un piccolo paese investito dal turismo. Secondo la guida, la sua fortuna è dovuta ad
un tentativo di conversione dei mormoni americani. Non riuscendo a convertire gli indigeni hanno
però apprezzato l'ambientazione e sono ritornati negli anni, sempre più numerosi, diffondendo la
parola.
Il paesino è sovrastato da un orrendo parallelepipedo bianco che fa da hotel e centro congressi.
Hanno persino avuto il coraggio di mettere il cartello che Geiranger è patrimonio dell'UNESCO su
questa struttura.
Facciamo quattro passi a piedi (6km) risalendo il fiordo dalla parte opposta a quella dove siamo
arrivati. Però Geiranger non ci convince, non c'è molto per cui valga la pena di venire qui. Non è
da escludere che l'escursione in barca sia più affascinante, visto che buona parte del fiordo ha le
pareti così a picco che non vi sono strade, nè è possibile costruirne.
Secondo la guida, l'escursione in barca permette di visitare alcune fattorie abbandonate. Sembra
che i coloni avessero una vita davvero infame e che per evitare che i bambini, giocando,
cadessero nel fiordo erano costretti a legarli. Ovviamente nessuno che passi l'infanzia legato in
un posto vi rimane così affezionato.
Un altro punto di vista panoramico si trova sopra al paese. La guida lo riporta come un punto
isolato raggiungibile per un sentiero, oggi ci stanno costruendo un enorme parcheggio con
terrazza panoramica e comunque la vista, dal fondo del fiordo, non eguaglia quella di lato sula
statale delle aquile.
Al ritorno troviamo un branco di mucche che ha invaso la strada e non ne vuole sapere di
lasciarci passare. Dopo un po' di tempo passato ad aspettare i loro bovini comodi, ripartiamo. Più
in là uno scoiattolo ci attraversa la strada in un lampo.
Giovedì 18 agosto
(Trasferimento a Trondheim – km 357)
Lasciamo le alte montagne dei troll alla volta di Trondheim. Il paesaggio si fa più dolce con
immense pinete e campi di grano. Il tempo è ancora coperto e piove di tanto in tanto. Malgrado
strada e limiti il viaggio scorre veloce e intorno all'una siamo praticamente arrivati.
Il primo campeggio che visitiamo è prima di entrare in città. Il bungalow a 550 NOK è “orendo” (sì,
con una erre sola, è così brutto che non ne merita due), addirittura il bagno è in una stanzetta
esterna e manca la doccia. Alternativamente c'è una stanza che sembra il container dei
terremotati, non c'è nemmeno un tavolo su cui mangiare, a soli 500 NOK: un affare.
Proseguiamo e finiamo dritti dentro a Trondheim. Per questo però è necessario pagare 15NOK.
Attraversiamo la città non capendo bene quale delle due corsie dobbiamo tenere, perché
apparentemente quella più a destra sembra essere riservata a bus e taxi. Le indicazioni infatti
sono tutte in norvegese. Cogliamo anche un riferimento alle macchine con due persone a bordo,
ma per non sbagliare cerchiamo con impegno di stare nella fila dove ci sono più macchine.
Le indicazioni per l'aeroporto sono inesistenti, l'unica indicazione che non riusciamo subito a
collocare sulla cartina è per Narvik che rimane a nord oltre Bødo (più di 1000km). Un po' come se
per andare da Milano a Linate bisognasse seguire le indicazioni per Catanzaro.
L'uscita da Trondheim richiede il suo prezzo in termini di concentrazione e corone infatti si entra
subito nell'autostrada a pagamento grazie all'esborso di 25 NOK.
Poco dopo vediamo l'indicazione per un campeggio ed usciamo dalla strada a pagamento senza
evitare di notare che rientrando in quel punto avremmo dovuto ancora sborsare altre 20 NOK.
Il campeggio lo troviamo di lì a poco, vuole 700NOK per un bungalow carino, ma senza letto
matrimoniale. Proviamo ad andare avanti visto che sulla cartina è riportato un altro campeggio ed
un ufficio turistico vicino all'aeroporto.
Il campeggio successivo avrebbe potuto essere sicuramente quello giusto se non fosse stato che
la reception avrebbe aperto di lì a un'ora e mezza. Decidiamo ancora una volta di proseguire, ma
cercando di stare sulla stradina secondaria per evitare di pagare ulteriori pedaggi.
Ci riusciamo ed arriviamo alla vicina cittadina di Stjørdal trovando anche l'ufficio turistico.
Il primo campeggio (quello sconsigliato) è effettivamente sconsigliabile: il bungalow non ha bagno
e doccia, inoltre non ci sono piatti e pentole.
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Malgrado il tempo nuvoloso e piovoso, la tipa dell'ufficio indossa una canottiera ed è pure
vagamente abbronzata. Ci mostra l'elenco delle sistemazioni stressando a ripetizione qual è il
campeggio che lei raccomanda personalmente, ma non telefona lei per verificare la disponibilità.
Va be', abbiamo guidato fin qui, km più km meno, andiamo avanti.
Per strada troviamo le indicazioni per un altro campeggio, proviamo a indagare. Il bungalow costa
veramente poco 350NOK, ma c'è una ben chiara spiegazione: manca praticamente di tutto
bagno, attrezzatura per la cucina. Probabilmente la raccomandazione personale dell'impiegata
dell'ufficio turistico non era così campata per aria.
Arriviamo a Hegra, al campeggio “Consigliato” (Torpet Camping) e troviamo il bungalow a
700NOK/notte. Non è poco, ma a questo punto non ci sono molte alternative e tornare indietro o
andare avanti non ci sembra un'opzione.
Il bungalow è praticamente nuovo, con una verandina, e una “camera” da letto nel sottotetto che
per arrivarci devi salire una scaletta ripidissima. Fa un po' Heidi.
Purtroppo appena passato l'impatto ci accorgiamo che la pulizia lascia un po' a desiderare o
meglio sarebbe dire ci sono tracce di pulito. Infatti ci sono briciole per terra, il sottotetto è pieno di
ghiaietto e insomma in generale non siamo molto ispirati.
Iniziamo quindi a mettere un attimo in sesto visto che qui ci dobbiamo passare un paio di notti.
Attacchiamo l'aspirapolvere solo per scoprire che la parte finale del tubo (quella specie di
spazzola che aspira) è rotta e tende a rimanere per strada, inoltre anche alla massima potenza,
la capacità di risucchio è la stessa di un aspirapolvere spento.
Andiamo dai proprietari del campeggio i quali si scusano molto e ci dicono che ci faranno uno
sconto per il disturbo e ci consegnano un'altra aspirapolvere.
Va be'... sarebbe stato meglio trovare pulito, ma è meglio che niente. La nuova aspirapolvere non
è particolarmente più efficiente della prima, aspira solo un pochino di più e non ha la spazzola per
aspirare, ma solo la bocchetta per i divani.
Non è che possiamo fare miracoli, puliamo nella misura in cui i “potenti mezzi” a nostra
disposizione ci consentono di farlo.
Per quello che questi mezzi ci permettono di pulire, riusciamo anche a fare un giretto lungo il
fiume e fino al paese (anche questo fantasma) di Hegra. Bella la campagna.
Venerdì 19 agosto
(Visita di Trondheim – 90km)
La luce che ci sveglia verso le 7:30 entrando dalla finestra del sottotetto non è quella che ci
aspettavamo ieri sera. Infatti c'è una nebbia, non proprio fitta, ma comunque convinta.
La nebbia si alza leggermente mentre facciamo colazione, ma il tempo rimane sempre coperto.
Ci prepariamo quindi tendendo ad indumenti pesanti e partiamo alla volta di Trondheim
rassegnati a pagare tutti i pedaggi del caso.
La pseudo autostrada ci chiede prima 10 NOK, poi 25 e
infine ci tocca pagarne altri 15 per entrare in città.
Nel frattempo la nebbia si alza ed esce il sole.
Il paesaggio a Nord della città è tutto dolci colline coltivate a
grano e boschi di abeti e verso occidente il mare cosparso a
pioggia di isolette boscose.
Le spiagge non sono certo il punto forte del panorama vista
l'abbondante presenza di alghe arancio-marroni. Per
fortuna ce ne sono poche ed il resto del panorama
compensa.
In città andiamo praticamente a sbattere contro il
parcheggio coperto dove avevamo previsto di andare a
mettere la macchina. Meglio così vista la minaccia
incombente dei vari pedaggi.
Trondheim si annuncia subito come città gradevole e viva.
Attraversando il primo ponte che porta in centro ci troviamo
ad ammirare una sequenza di case colorate costruite su
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palafitte lungo il fiume. Ricorda un po' il Bryggen di Bergen, solo che qui ci sono più case e non
sono tutte così curate e sistemate.
Ci dirigiamo alla volta del duomo, chiesa dedicata a Sant Olav (le guide che ho sentito lo
pronunciavano "Ulav" con una bella "U" di "baUscia"). Di S. Olav bisogna dire che è stato il primo
re vichingo a unificare la Norvegia secondo le usanze dei tempi, cioè mettendo a ferro e fuoco
qualunque cosa fosse sul suo cammino o comunque non se ne scostasse abbastanza
velocemente. Decise anche di convertirsi al cristianesimo e, sempre secondo l'usanza del tempo,
tutti i suoi sudditi scegliettero la stessa religione anche perché l'alternativa comprendeva
sofferenze e agonie per mano di un vasto assortimento di attrezzi da tortura medioevali.
Secondo la guida questa brava persona è stata fatta santa perché nei primi secoli la chiesa
aveva bisogno di un santo locale, un uomo immagine riconoscibile dai Norvegesi in modo che il
nuovo culto potesse prendere piede in maniera più efficace.
Prima di arrivare alla chiesa incontriamo una libreria che ha il solito effetto magnetico, così
entriamo e diamo un occhio in giro. Ci sono parecchi libri (non così strano in effetti), circa la metà
dei quali sono in inglese. C'è la collezione completa dei libri di Terry Pratchett (impossibile a
trovarsi in Italia), ci sono le guide di tutto il mondo, così possiamo dare ancora un occhio alle
Lofoten e c'è un piccolo reparto di giocattoli. I puzzle sono uguali ai nostri.... interessante eh?
Tra le altre cose notiamo che parecchie persone sembrano avere problemi d'asma, visto il
continuo sospiro aspirato... sono così tante, che o sono tutte preda di un'improbabile epidemia
asmatica oppure si tratta di una sorta di interiezione.
Tornando al duomo. Si tratta di una cattedrale gotica in piena regola, magari più piccola delle
altre cattedrali europee, comunque sempre imponente e tesa nello slancio verso il cielo, con
guglie, torri e pinnacoli tutti rigorosamente adornati di ogni sorta di mostri e omini.
La visita, che comprende anche il palazzo arcivescovile, costa 40 NOK a testa e il biglietto
consiste in un patacchino adesivo da appiccicare sulla maglietta.
L'interno del duomo è sempre molto cattedralesco, snelle colonne indicano il cielo come
dimensione preferenziale, alte vetrate colorate illustrano la bibbia e la vita dei santi a fumetti.
La chiesa ospita anche una sequenza di moderni acrilici dalle ragguardevoli dimensioni che
illustrano in stile post-moderno episodi della bibbia più o meno facilmente riconoscibili.
Il palazzo arcivescovile è una vera e propria fortezza ed infatti era proprio quella la sua funzione
nei lunghi secoli di lotta per il potere contro monarchia e nobiltà. Lotte terminate con il
protestantesimo per cui il sovrano diventa anche il capo spirituale della chiesa, snellendo la
burocrazia e togliendo così possibili dubbi a sudditi e fedeli.
Il palazzo arcivescovile si sviluppa attorno ad un grosso cortile, ci sono due musei: il museo della
guerra gratuito (curiosa collocazione per un tale museo) e il museo del palazzo stesso (biglietto
compreso in quello della cattedrale) che ospita reperti della chiesa e del palazzo e ne ricostruisce
la storia attraverso i secoli. Secondo queste ricostruzioni il palazzo, all'apice del suo splendore,
aveva un potere davvero notevole, tanto che ospita una zecca abilitata a coniare moneta, diritto
solitamente riservato ai sovrani.
Lungo la strada del ritorno ci fermiamo a prendere qualcosa in un bar. La mattina infatti avevamo
visto avventori al tavolino che in stile molto greco si gustavano bicchieroni di bevanda marrone
con la schiuma mentre leggevano il giornale. Ovviamente la bevanda non poteva essere che il
gustoso caffè-frappe che già avevamo sperimentato in Grecia.
Ci fermiamo così al bar della borsa (pieno di gente di tutti i tipi) e ordiniamo “due come quello”
infallibile metodo per ordinare qualcosa di cui non sai il nome.
La prima sorpresa arriva prendendo i bicchieri sembra di avere in mano due tizzoni ardenti.
Facciamo gli ultimi metri che ci separano dal nostro tavolo con passo sempre più veloce che si
conclude in una corsetta. Con mani fumanti deponiamo finalmente i bicchieri. Forse non sono
proprio frappè!
Infatti sono bicchieroni di caffè-latte, una sorta di emuli incerti del cappucino.
A Trondheim c'è anche un ufficio turistico estremamente fornito, dove troviamo volantini e
depliant di tutta la Norvegia e anche di parte della Svezia (sfortunatamente in norvegese).
Alla fine non è nemmeno così tardi, così decidiamo di fare un giro per Stjørdal che comunque è
una città carina, dotata di una buona dose di centri commerciali e di negozi per la casa. Ne
approfittiamo anche per fare la spesa e poi torniamo a casa perché è tempo di fare le valige.
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Viaggiando verso la Luna, gli astronauti della NASA passavano il loro tempo nel modulo
principale delle astronavi. Arrivati a destinazione, trasferivano tutto l'occorrente nel modulo di
servizio che diventava a sua volta un'astronave autonoma con la capacità di atterrare sulla Luna
e possibilmente decollarne a missione conclusa.
Un po' con questo spirito trasferiamo tutto l'occorrente per i prossimi giorni nella valigia rigida e
lasciamo quello che speriamo non serva in sacchetti e nella borsa, in modo che tutto questo
rimanga nella macchina in orbit... ehm, nel parcheggio, aspettando con fiducia il nostro ritorno.
I sacchi a pelo finiscono uno in uno zaino e l'altro nella ex-borsa delle scarpe che viene promossa
a bagaglio a mano.
Alla fine anche l'ultima lampo si chiude, l'ultimo gancio viene fissato e tutto è pronto per la tappa
alle Lofoten.
Sabato 20 agosto
(Volo Trondheim-Bodø, Nave per Svolvær – km 30)
Siamo partiti dalla nostra casetta alle 9.00 in direzione dell'aeroporto, dove prenderemo l'areo per
Bodø. Oggi piove! Una pioggerellina fine con le nuvole basse e la foschia.
I cavalli fuori dalla finestra mentre facevamo colazione erano quattro insensibili alla pioggia.
L'aeroporto di Trondheim è piccolino e silenziosissimo non c'è nessun annuncio e non si sentono
nemmeno gli aerei che decollano e atterrano, il che è un po' preoccupante.
Il check-in è fai da te: c'è un terminale tipo bancomat che chiede il codice di acquisto ed emette i
biglietti e adesivo per il bagaglio da imbarcare. Appiccichi e metti sul nastro trasportatore. Fatto.
Niente documenti, niente controlli del peso e della forma dei bagagli a mano. Meglio così.
L'aereo parte leggermente in ritardo, ma il volo è liscio come l'olio, addirittura si riesce ad uscire
dalle nuvole e vedere l'azzurro del cielo.
Atterriamo sotto una pioggia discreta a Bodø (che si pronuncia "bode", oppure “buda” e
probabilmente anche “Q'aplà”) all'interno del circolo polare artico (ribattezzato prontamente “Il
Circolone”). L'aeroporto è piccolino e quello che ci colpisce è il ritiro bagagli praticamente a
ridosso dell'uscita... chiunque potrebbe entrare prendere una borsa a caso e andarsene senza
dover passare nessuna barriera. Quando si dice la fiducia nel prossimo.
Usciti dall'aerostazione il tempo si è un po' chetato, non fa il freddo che ci si potrebbe aspettare a
pochi chilometri dal Polo Nord malgrado l'estate, ma non è che faccia nemmeno così caldo,
insomma una cosa media all'estremo.
Il tragitto aeroporto-molo è lungo circa un chilometro e così possiamo farlo tranquillamente a piedi
malgrado la pioggerellina. E' anche semplice: sempre dritto lungo un viale delle solite villette
locali con giardino, ma senza una recinzione degna di questo nome.
La centralstasjon combina la classica stazione degli autobus con la stazione delle navi per le
isole. La tettoia si prolunga saggiamente fino al molo in modo che non più di 10 siano i metri da
fare allo scoperto per salire sui natanti.
Qui scopriamo che l'imbarco inizierà un 20' prima della partenza (e cioè non prima di 4 ore e
mezza). Lasciamo le valigie al deposito con 50NOK e un lucchetto elettronico, e andiamo a fare
un giro in città.
Nel frattempo ha smesso di piovere, ma Bodø non sembra aver molto da offrire a parte anonimi
edifici moderni. Entriamo quindi in un centro commerciale e commercialmente finiamo a pranzare
al Burger King. Burger King e McDonald si impegnano a offrire in qualsiasi paese un pasto senza
sorprese, non importa dove tu sia, in quale sperduto posto esotico, ma sei sempre sicuro di
quello che trovi nel tuo Big Wopper o nel McBacon.
Anche a Bodø questa garanzia viene rispettata, l'unica sorpresa riguarda il prezzo, infatti per due
hamburger, patatine e 5 crocchette di pollo spendiamo l'equivalente di 20€.
Come altri centri commerciali che abbiamo visto anche questo è pieno di negozi di articoli per la
casa e di arredamento. Visto il tempo che è preferibile passare in casa da queste parti è
probabile che ci tengano particolarmente ad avere una casa bella e accogliente.
Torniamo al molo sotto una pioggia nebulizzata che sembra quasi neve da tanto è fine.
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20 minuti prima di partire ci imbarcano e la nave parte alle 17.20. I biglietti non si comprano prima
di salire, ma si scrive il proprio nome su un foglio appena saliti a bordo. Una volta salpata la nave,
un marinaio passa a fare l'appello e a chiedere i soldi.
Per buona parte del viaggio costeggiamo la costa occidentale della Norvegia; la nave non è
diretta, ma fa scalo in diversi minuscoli paesini.
Appena ci allontaniamo dalla costa il mare si ingrossa. Due ragazze qualche sedile davanti a noi
che avevano fatto casino fino a quel momento diventano improvvisamente (e apprezzabilmente)
silenziose. Il paesaggio è un continuo susseguirsi di scogli e piccole isolette coperte dal muschio.
Anche in mare aperto non sembra mai d'essere in mare aperto, perché all'orizzonte si vedono
sempre le montagne.
Attracchiamo poco prima delle 21 in una Svolvær deserta e piovigginosa. Dopo aver cercato,
camminato e chiesto a più persone troviamo finalmente il nostro rorbuer. è su un canale in
un'isoletta davanti al porto. I rorbuer sono le baracche dove vivevano i pescatori nel 1800. Oggi
sono stati tutti ristrutturati come bungalow per i turisti. Infatti il nostro è molto accogliente (visto
che lo paghiamo 950NOK a notte). Sul corridoio di ingresso interamente in travi dell'epoca si
aprono un bagno moderno e spazioso, una camera da letto ed un ampio soggiorno con angolo
cottura.
Siamo ancora così carichi che andiamo a fare un giro per il paese incuranti della pioggia. Non
vediamo molto, ma ci scontriamo con la dura realtà che domani sarà domenica e non c'è turismo
che tenga: sarà tutto chiuso dall'ufficio informazioni al noleggio auto.
Domenica 21 agosto
(Visita di Vestvågøy, l'isola di mezzo – km 262)
Armati di buona volontà andiamo a cercare un noleggio auto. Come previsto il negozio Hertz è
chiuso, così proviamo a chiedere alla reception dei rorbuer per vedere se c'è qualche soluzione a
parte andare all'aeroporto dove, siamo sicuri, un noleggio auto aperto ci sarà.
L'omino della reception, quasi con fare cospiratore, ci chiede se abbiamo pregiudizi contro le auto
usate noleggiate da privati. No, in effetti, nella nostra beata ingenuità, pregiudizi non ne abbiamo.
Tenta poi anche di condirci su un fantomatico risparmio perché pagheremmo solo 600NOK per
giorno a chilometraggio illimitato, mentre auto noleggiate da noleggiatori professionisti avrebbero
ben altri prezzi.
Una signora arriva dopo una mezz'ora a consegnarci una Toyota Carina II nel fiore degli anni,
solo 280mila km.
Le spieghiamo che di lì a tre giorni partiremo la mattina presto (la nave per Bodø ha il tutt'altro
che turistico orario di partenza delle 6:30) e le chiediamo come dovremo fare per restituire l'auto.
Ah, nessun problema, paghiamo tutto subito, poi dovremo lasciare la macchina alla stazione degli
autobus aperta, con le chiavi nascoste da qualche parte. Il cervello mi si annoda nel tentativo di
obiettare qualcosa, ma alla fine esco con un “se va bene per lei, per noi va benissimo”.
Guida alla mano, auto nuova al volante, ci dirigiamo alla visita dell'isola di mezzo Vestvågøy.
Il paesaggio è mozzafiato e con il sole i colori risplendono dominati dal verde brillante dell'erba.
Purtroppo i primi paesi in cui finiamo seguendo i consigli della guida non sono un granchè:
Stamsund e Ballstad. Si tratta di agglomerati urbani, privi di un'identità data da una piazza o una
zona centrale. Mangiamo perplessi uno yogurt a Ballstad.
Attraversiamo l'isola per andare sulla costa occidentale. Qui non c'è la strada costiera, ma si
arriva al paesino Utakleiv per una strada secondaria. Anche qui il paese è inesistente, saranno 5
case in tutto, però il paesaggio è molto bello, una valle glaciale verde che finisce in mare. Per
andare ad un punto panoramico c'è una strada a pedaggio. Curiosamente non c'è il solito
“casello”, ma una cassetta, che chiede, con un cartello, il versamento di 10NOK per passare per
la strada. Ci potrebbe anche stare se non fosse che la strada è sterrata e lunga un paio di
centinaia di metri.
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Vediamo anche i paesi di Eggum e Unstad, sempre sulla costa ovest. Come il primo i paesi non
sono particolarmente grandi o belli, ma è la natura a fare da star dello spettacolo. Le spiagge
sono di sabbia bianca, l'acqua è verde smeraldo. Quando il sole si affaccia sembra quasi di
essere in qualche paradiso tropicale.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo al museo vichingo. Qui nel 1980 un agricoltore che arava il
suo campo ha rinvenuto delle fondamenta antiche che si sono rivelate, in seguito ad approfondita
ed accurata indagine, i resti della casa di un capo vichingo. Il museo consiste nella ricostruzione
di questa casa, lunga 80m, ed i suoi ambienti. Sparse in diversi km ci sono anche la fucina
vichinga, la nave vichinga e il museo dei trasporti e delle macchine agricole (!).
La ricostruzione della casa vichinga contiene in due settori la ricostruzione degli ambienti di
allora. Dove per “allora” si intende tra il 1000 e il 1300. Niente che non possa essere immaginato,
ma la ricostruzione è veramente ben fatta, con tanto di focolari e lampade ad olio, che il posto è
veramente suggestivo.
Nel terzo segmento della casa è organizzata una mostra che spiega un po' chi erano e come
vivevano questi antichi popoli nordici. Innanzitutto l'era vichinga è compresa tra il 1000 e il 1300,
noi ce la immaginavamo molto precedente. Inoltre i vichinghi erano cristiani... o meglio cristiani di
fresca nomina e quindi conservavano in parte le mitologie dei popoli precedenti. Erano grandi
navigatori e commercianti. Per il 1300 avevano colonizzato tutte le isole del nord e sicuramente
erano arrivati in Canada. Infatti, non solo nelle saghe vichinghe di Eric il Rosso si parla di
McDonald e CocaCola, ma in Canada sono stati rinvenuti i resti di un porto vichingo. Erano
anche mercanti di schiavi e saccheggiatori. Quello che non è ben chiaro è come si conciliasse
l'attività di commercianti con quella di saccheggiatori.
Il resto della visita è abbastanza inutile se non per fare quattro passi. La barca vichinga si trova
ad un paio di chilometri dalla casa e sono da fare a piedi. Si tratta solo dello scafo, su cui si può
salire, nei giorni di bel tempo e massimo afflusso turistico organizzano anche delle uscite sul
lago. Assolutamente insignificante l'esposizione dei trasporti e delle macchine agricole: un
vecchio granaio con una decina di carrozze o carretti ed altrettanti aratri, trebbiatrici e affini.
Decisi a provare la cucina tipica locale andiamo a Kabelvag, in un altro locale consigliato dalla
guida. Qui il menu non è molto vario, anche perché si tratta di un pub, ma i piatti che assaggiamo
sono buoni e abbondanti. Il bacalao è circa il piatto che è stato importato in Italia con il nome di
“baccalà”. Si tratta di una zuppa di stoccafisso, patate e cipolle. Mentre il merluzzo al cartoccio è
stato fatto con patate, carote e altre verdure che lo rendono gustoso. Alla fine spendiamo la
stessa cifra che abbiamo lasciato al Burger King di Bodø.
Lunedì 22 agosto
(Visita di Austvågøy, l'isola nord – 117 Km)
C'è il sole quando partiamo alle 9:00 da Svinøya. Partenza “full” visto che nel rorbuer Svinøya
abbiamo prenotato solo due notti. Ci dirigiamo all'ufficio turistico per trovare un'altra
sistemazione. La proposta è per Kabelvag la graziosa cittadina dove ieri abbiamo cenato. Si
tratta di un rorbuer in riva al mare a un prezzo se non proprio modico perlomeno abbordabile.
Purtroppo il rorbuer deve essere ancora pulito (e questo ci ispira un senso di equità) e quindi ce
lo daranno solo nel pomeriggio. L'appartamento è al primo piano di un rorbuer di due, che si
affaccia sul porto. Poco male, decidiamo di fare il giro dell'isola con i bagagli appresso (che non
sono poi molti).
Partiamo verso Henningsvær che si rivela essere un piccolo e ameno paesino di pescatori, pieno
di case a palafitta attorno al porto.
Facciamo il giro di Gimsøy verso Hov, primo insediamento vichingo, bello il paesaggio, ma i
paesini sono insignificanti.
Dopo pranzo il tempo cambia e ritorna nuvoloso.
Ritorniamo a Svolvær per localizzare la stazione dei bus in modo da non avere intoppi il giorno
del ritorno. La stazione è facilmente riconoscibile per la sua assenza, in realtà è un piazzale con il
paletto della fermata in centro. Sicuramente non avremo problemi di parcheggio.
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Visto che siamo in anticipo puntiamo anche alla biblioteca in modo di cercare di prenotare
qualcosa per il ritorno in Germania. La biblioteca ha appena chiuso, ma la bibliotecaria,
gentilissima, ci lascia 5' il suo computer personale, mentre lei si prepara per tornare a casa.
Purtroppo questi 5' sono insufficienti per fare la prenotazione e quindi ringraziando ce ne
andiamo.
Torniamo al nostro rorbuer. L'interno ha, molto pittorescamente, il pavimento originale che, dato il
colore, tiene bene lo sporco ed in effetti, ad un esame più accurato, si rivela mantenere le
promesse, lo sporco c'è, ma non si vede.
Diciamo che un po' tutto ci lascia perplessi in fatto di pulizia, quindi cerchiamo di non condurre
esami troppo accurati.
E' arrivato il momento temuto e cruciale di mangiarci le insalatissime riomare che ci eravamo
portati per le emergenze. Non siamo ancora in emergenza, ma ormai è opportuno farle fuori.
Non so per quale ragione ci eravamo immaginati le insalatissime piene di riso, tipo insalata di
riso. E invece no, così diamo fondo alla nostra pastasciutta e finendola ci facciamo una pasta
all'insalatissima riomare, quasi una contraddizione in termini, sicuramente un duro colpo per
qualsiasi italiano, e un colpo ancora maggiore per noi quando arriviamo alla conclusione che,
dopotutto, non è così male.
Sfiniti e flashati andiamo a dormire alle 21:30
Martedì 23 agosto
(Gita a Flakstad e Moskenes – km 311)
Il cielo è coperto in maniera non uniforme e il sole fa capolino tra le nuvole.
La destinazione di oggi sono le due isole meridionali: Flakstad e Moskenes. Il punto più lontano
che raggiungeremo è il paesino di Å.
Dopo qualche km di strada il cielo si rasserena e appare un sole caldo e sicuro. E con questo
sono tre su tre i giorni di sole che abbiamo ricevuto qui all'estremo nord.
Il paesaggio è stupefacente: affilate creste che dividono dolci valli glaciali che finiscono nel mare
in un tripudio di scogli e isolette. Spiagge dalla sabbia bianchissima che sembrano uscite da una
cartolina dei paesi tropicali.
Å è un paesino di pescatori, sicuramente caratteristico con i rorbuer rossi e gialli e i pontili attorno
al porto.
Å rappresenta anche l'estremo del viaggio, il punto più lontano, una volta linearizzato il tragitto,
che tocchiamo. Dopo sarà tutto ritorno. Mangiamo su un tavolo "libero" su un pontile di Å tra il
rosso delle costruzioni, l'acqua trasparente del porto ed i puntini bianchi dei gabbiani. E' tutto
molto bello a parte dei rumori da "lavori in corso":
c'è qualcuno che sta riparando il pontile sotto di
noi.
Vediamo poi anche Nusfjord al termine di una
strada aggrovigliata attorno a un lago che si
trasforma in fjordo.
Da non perdere, anche se un po' turisticizzato.
Rimane però una conversione sana, non
pacchiana come spesso si trova nei posti più
sfruttati dal turismo. Anche qui architettura tipica
a base di rorbuer, pontili e rastrelliere dove
mettere ad essiccare i merluzzi, per farli
diventare "stock fish", cioè "stoccafissi".
Sicuramente, tra le Lofoten, le isole meridionali
sono quelle più affascinanti, più spettacolari,
tanto che tornando verso il nostro rorbuer ci sembrano quasi "normali" i paesaggi che
incontriamo.
22
Mercoledì 24 agosto.
(Ritorno a Bodø e poi Trondheim)
Sveglia alle 5 di mattino. Fuga precipitosa dal rorbuer impacchettando tutte le nostre masserizie.
Piove con brio, le nuvole sono densamente basse.
La hurtigboat è un po' più piena dell'andata, ma anche in questo caso la prenotazione via internet
non ha molto senso se non quello di portarsi avanti.
Arriviamo a Bodø in orario e con un sole allegro tra quello che rimane delle nuvole. Sarà il sole,
ma Bodø ci sembra più carina. Visto il largo anticipo (sono le 9:00 e l'aereo partirà alle 15:00)
decidiamo di andare in biblioteca per usare internet e prenotare un albergo in Germania. Anche
qui non ci sono problemi per accedere a internet in biblioteca. Il sito www.hotels.de è grandioso,
ormai sono registrato e posso prenotare senza nemmeno dover inserire il mio numero di carta di
credito (cosa non particolarmente piacevole da un accesso pubblico). Troviamo un hotel nel
centro di Amburgo che sembra essere comodo per chi arriva dall'autostrada e costa decisamente
poco malgrado l'astronomico numero di stelle che si ritrova di fianco al nome.
Mangiamo un gustoso e per nulla soffocante panino al terminal delle navi e partiamo alla volta
dell'aeroporto.
Il tempo è così bello che ci fermiamo un po' su una panchina al porto. Da qui cerchiamo una
sistemazione sotto Oslo. Scopriamo subito che l'albergo Valhalla è completo, cerchiamo un po'
più in giù e troviamo un motel ad Halden al confine con la Svezia.
L'aeroporto di Bodø è, se possibile, ancora più
piccolo di quello di Trondheim. Sempre check-in
self service, ma siamo così in anticipo che la
saletta del gate non è ancora aperta.
Decolliamo in preciso orario e dall'alto vediamo
un panorama stupendo: probabilmente lo
Svartisen, il ghiacciaio che finisce in mare, scorre
proprio sotto di noi nella sua possente
ghiacciaiezza bianca e grigia.
L'atterraggio è invece tutt'altro che tranquillo, c'è
un vento che investe violentemente l'aereo. Il
pilota continua a dare e togliere potenza per
cercare di contrastare le raffiche, i passeggeri
seguono la loro traiettoria inerziale sbattendo e
rimbalzando sulle parti rigide e morbide
(rispettivamente) dell'aeromobile.
Come la maggior parte degli aeroporti sul mare, anche quello di Trondheim prevede che l'aereo
sorvoli l'acqua prima di toccare terra. Tra un'incrociare di dita e altri gesti apotropaici l'aereo alla
fine tocca la pista e tutti tirano un respiro di sollievo.
In tutto questo trambusto l'Ale soffre le pene d'inferno per il dolore alle orecchie da
decompressione e praticamente è ignara del balletto volante. Infatti probabilmente il pilota ha
deciso di rimanere in quota il più a lungo possibile e di scendere velocemente solo vicino alla
destinazione causando così qualche scompenso di pressurizzazione.
Usciti dall'aeroporto troviamo la nostra macchina nel parcheggio a lunga permanenza
esattamente dove l'avevamo lasciata.
Torniamo quindi al campeggio dove avevamo pernottato a Trondheim e ci assegnano un
bungalow più economico e più piccolo. Diciamo peculiare. La zona notte è divisa da un separè di
legno dalla zona giorno. Non ci sono tavolo e sedie, ma un tavolino un divano con le poltrone, il
bagno poi è ai minimi sindacali.
Così ai minimi sindacali che l'acqua calda finisce, nella massima incredulità, a metà della prima
doccia. Scopriamo così che il boiler è nascosto sotto al lavandino ed è minuscolo.
Un po' sconcertati da questa esperienza decidiamo di cenare facendo fuori anche l'ultima coppia
di insalatissime riomare. Queste sono diverse da quelle che avevamo mangiato alle Lofoten e
decisamente peggiori. Questa volta c'è il riso, ma era meglio se non ci fosse stato. Amen.
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Giovedì 25 agosto.
(Trasferimento Trondheim – Halden – km 694)
Per tutta la notte soffiano folate di vento che ululano abbattendosi contro il bungalow.
La mattina non piove, ma ci sono scuri nuvoloni minacciosi.
Alle 8:30 siamo pronti anche perché visto lo stato delle stoviglie abbiamo scelto di andare a
prendere un te in una qualsiasi caffetteria o stazione piuttosto che usarle per far colazione.
Purtroppo la reception è ancora chiusa e ci tocca aspettare altri 20' prima che arrivi qualcuno e
che possiamo pagarlo.
Troviamo il distributore. Come la maggior parte delle cose in una stazione di servizio, anche la
macchinetta per te e caffè è self service, ma il te è finito. Ci rassegnamo a un succo di frutta
peraltro buono se non fosse che dopo dieci minuti è ancora ghiacciato.
Torniamo al campeggio e troviamo finalmente la proprietaria che, dopo aver ricevuto il conquibus,
ci saluta con un “arrivederci alla prossima volta che tornate in Norvegia” “ehm, si, sicuramente,
arrivederci” facciamo eco noi.
Il vento continua a soffiare potente e dopo un po' che viaggiamo inizia anche a piovere.
E continua a piovere tutto il giorno, in modo che possiamo sperimentare tutto l'assortimento
completo delle piogge norvegesi, da poco più di nebbia fino a poco meno di muro d'acqua. Per
fortuna oggi non dobbiamo uscire dalla macchina se non per lo stretto indispensabile.
Con questa pioggia vediamo anche l'arcobaleno, anzi due arcobaleni concentrici!
Il traffico si fa sempre più denso man mano che ci avviciniamo ad Oslo, così come la frequenza
degli autovelox. Per fare poco meno di 700 km impieghiamo circa 10 ore.
Il motel ad Halden è praticamente sull'autostrada a 2km dal confine con la Svezia. L'esterno è di
un brutto moderno, ma la camera è spaziosa e pulita. Nello stesso complesso c'è anche un barfast food e l'ufficio turistico.
In effetti il fatto che l'hotel ospiti l'ufficio turistico non può non suscitare qualche sospetto su
conflitti di interessi (cose a cui, in quanto italiani, non siamo interessati). Infatti era stato proprio
l'ufficio turistico a raccomandarci questo motel rispetto agli altri due reperibili nelle vicinanze.
Ceniamo nel fast food del motel, anche perché non siamo in paese e non abbiamo molta voglia di
guidare.
L'hamburger del fastfood non è male anche perché ti lasciano decidere come riempirlo
scegliendo dalla vetrina. Patatine e acqua completano la cena. Spendiamo quanto abbiamo
speso al Burger King di Bodø e a Kabelvag... prezzo politico?
Ringalluzziti dalla cena passiamo al saccheggio dell'ufficio turistico facendo incetta di ogni
possibile catalogo, brochure e foglietto. Ora abbiamo materiale da vendere!
Venerdì 26 agosto.
(Trasferimento Halden – Amburgo – km 755)
Sveglia alle 7:30 dopo una tranquilla notte di buon sonno ristoratore. Colazione nel Motel. La
colazione norvegese, è una versione edulcorata della colazione inglese. E anche la quantità dei
cibo al buffet te lo fa capire: prendi UNA fettina di formaggio o UNA fettina di prosciutto altrimenti
gli altri rimangono senza.
Riusciamo praticamente a rimanere senza monete, ma i nostri sforzi sono vanificati dalla doganacasello che ci aspetta al confine imponendoci il balzello di 18 NOK.
Sono le 22:25 e siamo in un ristorante cinese ad Amburgo. Ma tutto è cominciato questa mattina
con la sveglia alle 7:30, nel motel di Halden a 2 km dal confine Norsvedese.
La Svezia passa indolore.
Traghetto per la Danimarca preso al volo.
L'attraversamento della Danimarca si inceppa intorno a Copenaghen. Dove troviamo traffico
molto intenso, che comunque ci permette di ammirare e rimirare la campagna danese.
A Rødbyhavn ci aspetta una sorpresa: è pieno di macchine in coda. L'attesa per salire sul
traghetto è di 2 ore. Per fortuna che abbiamo i libri a portata di mano.
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Sbarchiamo a Puttgarden alle 20, davanti ad un tramonto spettacolare. Il mare color bronzo con
riflessi argentei, il cielo all'orizzonte d'oro sovrastato da un grande nuvolame blu che si sfrangia in
cotton fioc di tutte le intermedie tonalità pastello.
E via di filato verso Amburgo finalmente su una vera autostrada, dove arriviamo verso le 21:30
trovando l'albergo quasi subito. L'albergo è il Panorama Hotel, veramente bello, sarà almeno un
quattro stelle, e facilmente accessibile per chi arriva dalla A1. Inoltre ha pure il parcheggio
coperto e chiuso per le auto. Tra l'altro tramite la prenotazione via internet è decisamente
conveniente: solo 61 euro tra tutt'e due con colazione compresa.
Sabato 27 agosto
(Trasferimento Amburgo – Castellanza – km 1111)
La colazione all'hotel Panorama di Amburgo è più che sontuosa. Il buffet invita al saccheggio
libero e causa amnesia nei confronti di qualsiasi dieta o qualunque limite alimentare. Bene,
seguendo un vecchio detto dei viaggiatori: “Mangiamo adesso perché non si sa quando si
mangerà e se si mangerà!”
Giornata di viaggio sulle autostrade a velocità infinita della Germania. Appena partiti vediamo che
sarebbe il caso di fare benzina. Sembra però che l'autostrada tedesca sia tanto generosa verso i
limiti di velocità quanto parca di aree di servizio, tant'è che dopo un 30km, iniziamo ormai a
nutrire serie preoccupazioni. Decidiamo quindi di uscire temporaneamente dall'autostrada alla
ricerca di un distributore in uno qualsiasi dei paesini vicini.
I paesini che si trovano qui sono veramente idilliaci, pieni di villette a mattoni con il loro grazioso
giardinetto, il tutto condito da viali alberati e boschetti. Tanta bellezza però non ci distoglie dal
nostro obiettivo di trovare un distributore. Impresa piuttosto improba... eppure ci sono anche altre
automobili, con qualcosa dovranno pure funzionare!
La lancetta del serbatoio è sempre più verso il rosso, sembra la mano tesa di un assetato nel
deserto. Decidiamo quindi che è arrivato il momento di chiedere. Scopriamo così che la lingua più
parlata nelle campagne tedesche è... il tedesco e mentre la seconda lingua di tutti è sempre il
tedesco, o quantomeno non l'inglese e sicuramente non l'italiano, infatti nessuno capisce un'acca
di quello che diciamo. Fortunatamente “Benzina” nella lingua teutonica si dice “Benzin” e
vangando nella memoria alla ricerca dei rimasugli di quel poco di tedesco studiato alla elementari
riusciamo a raggiungere un distributore (alla fine non era poi così difficile, sempre dritto).
Dissetata l'auto, la strada scorre senza problemi con un occhio sempre attento alle indicazioni
per la prossima area di servizio.
Il tempo rimane abbastanza buono anche se man mano che ci avviciniamo alla Svizzera le
nuvole si addensano e i colori sbiadiscono.
Per evitare di pagare il telepass delle autostrade austriache per non più di 10km facciamo la
strada normale che attraversa Bregentz. Qui perdiamo non poco tempo (e un po' anche la strada)
a causa del traffico, sembra che tutti si siano dati appuntamento sul lungo lago... in macchina
(cioè, ognuno nella sua, ma tutti insieme).
Riusciamo finalmente ad arrivare in Svizzera con un panorama grigio che più grigio non si può
nemmeno togliendo i colori, giusto per aggiungere gioia e per farci capire che le vacanze sono
veramente finite, inizia a piovere. Arriviamo in Italia verso le 21:00 e a casa alle 21:30. I chilometri
complessivi (contando anche quelli sulla macchina noleggiata) sono 8513.
Ultima sorpresa imposta dalla statistica per ribilanciare le probabilità così sfruttate per avere
sempre bel tempo al Nord, troviamo la macchina che avevamo lasciato nel box con la batteria
completamente a terra.
Be' sono state vacanze veramente belle.
Che dire? Il grande Nord merita l'aggettivo? Sicuramente nel senso di “grandioso”, i panorami
che abbiamo visto sono difficilmente dimenticabili per l'atmosfera e l'esoticità. Visti i limiti di
velocità sulle strade della Norvegia si potrebbe pensare malignamente anche ad un altro
significato di grande, ma se è vero che all'inizio la cosa può essere vissuta con un po' di
frustrazione, è altrettanto vero che una guida rilassata permette di assaporare più a fondo il
panorama.
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Sarebbe bello pensare che così come un viaggio non inizi con la partenza, allo stesso modo non
finisca con l'arrivo. Ripensandoci forse dura ancora un po'... almeno fino a che si riprende a
lavorare.
Indicazioni di viaggio
Fare tutto il viaggio in macchina è un'esperienza massacrante. D'altra parte volare e noleggiare là
un'auto o un altro mezzo può essere massacrante per il portafoglio. Noi l'abbiamo scartato senza
condurre un'indagine troppo approfondita. Il mezzo ideale per viaggi come questo è
probabilmente il camper: non si perde tempo a cercare da dormire, si può portare qualche
provvista in più e non ci sono problemi di pentole sporche. Inoltre potendo dormire ogni notte in
un punto diverso anche la strada totale percorsa è probabilmente meno.
Abbiamo visto una famiglia italiana su un camper tedesco, un'ipotesi plausibile è che siano
arrivati nel nord della Germania con l'auto o l'aereo e da lì abbiano poi noleggiato un camper. Se
lì costano meno, magari è un buon compromesso. Ci possono però essere altre spiegazioni.
Altra nota dolente per il viaggio è che la benzina in Norvegia costa più che in Italia. Il prezzo è
abbastanza variabile, ma bisogna stare attenti che in alcuni distributori c'è ancora la benzina
normale (senza piombo sì, ma non super). Ci sono poi benzine a 95 e 98 ottani e, a complicare
ulteriormente le cose si trova anche la 95 ottani Shell V-power. Insomma controllare bene la
pompa prima di fare rifornimento. Comunque la super uguale a quella italiana costa da 10 a 13
NOK.
Svizzera
Ci vuole il bollino dell'autostrada che è praticamente l'unica cosa che controllano alla frontiera. La
frontiera è anche l'unico posto dove li vendono. Costa sui 15€ e dura l'anno solare in corso. In
Svizzera conviene anche far benzina perché è il posto lungo il tragitto dove è più economica.
Austria
Anche qui per entrare in autostrada bisogna pagare per, se non abbiamo capito male, un
telepass. Si può fare anche la strada provinciale che passa attraverso tutti i paesi solitamente
congestionati dal traffico.
Germania
In Germania non ci sono limiti, quindi gli automobilisti vanno circa come in Italia <G>. Però sono
più ordinati: usano la corsia di sinistra quasi esclusivamente per sorpassare, quindi occhio allo
specchietto perché il camion alle proprie spalle potrebbe coprire un missile in arrivo a 240km/h.
Un'altra cosa da tenere sotto controllo in autostrada sono le aree di servizio che sono piuttosto
rarefatte.
Decidendo di fermarsi ad Amburgo è bene scegliere una sistemazione comoda per l'autostrada
(come l'hotel Panorama dove ci siamo fermati al ritorno) oppure avere un navigatore satellitare
con le cartine della Germania. Nel viaggio di andata, mentre vagavamo sconsolati nella pioggia lo
desideravamo con tanto ardore.
Nelle grandi città i punti dove chiedere informazioni sono i benzinai perché sanno l'inglese e
hanno gli stradari. I posti da evitare sono quelli gestiti da immigrati perché sanno a malapena il
tedesco.
In generale per prenotare gli alberghi in Germania un ottimo punto di partenza (e in generale
anche di arrivo) è il sito www.hotels.de che permette ricerche molto selettive e presenta i risultati
già ordinati per prezzo (dal più conveniente al meno economico).
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Norvegia
Strade
Le strade sono generalmente buone, ma l'autostrada come la conosciamo noi non esiste in
pratica. I limiti sono piuttosto bassi: 50km/h – 80km/h (in alcuni rari casi 90km/h e 110km/h) e
sono pensati per salvaguardare i pedoni e non gli automobilisti, quindi attenzione alle curve.
Verosimilmente non è pensabile di percorrere più di 600km/giorno in condizioni di strade ottimali
(ad esempio Trondheim – Oslo). La strada percorsa scende notevolmente nella zona dei fiordi e
se è necessario passare su traghetto.
Spesso il traghetto è un passaggio obbligato oppure molto vantaggioso rispetto a fare parecchi
chilometri per aggirare il fiordo. In ogni caso è opportuno avere una cartina dove sono segnati sia
i traghetti che le strade. La nostra cartina del Touring Club dell'Europa del Nord, da questo punto
di vista ha toppato un paio di volte. Fortunatamente in un caso abbiamo avuto modo di verificare
che i traghetti c'erano nella stagione estiva e nell'altro la mancanza del ponte non ha ritardato
troppo il viaggio perché c'era comunque il traghetto.
Alloggio
I bungalow ('cabin' in inglese o 'hytter' in norvegese) si trovano quasi ovunque, meglio comunque
portarsi o le lenzuola o il sacco a pelo perché, risparmio a parte, non tutte le sistemazioni sono in
grado di fornirli. Non abbiamo quasi mai trovato problemi di strutture piene, la cosa più semplice
per cercare alloggio è andare all'ufficio del turismo locale e dare un'indicazione di quanto si vuole
spendere e/o sulla posizione (in paese, vicino o lontano). Solitamente l'ufficio turistico propone
una lista con i prezzi e si occupa di fare le telefonate per verificare la disponibilità e per prenotare.
I prezzi variano di molto più per la posizione che non per la qualità. Noi abbiamo trovato prezzi da
400 a 950 NOK.
La qualità è solitamente accettabile, generalmente puliti anche se è meglio non indagare troppo.
Più che altro perché tutti adottano la politica di lasciare le pulizie a carico degli inquilini e
difficilmente questi lasceranno più pulito di come hanno trovato. Capita anche che gli attrezzi per
pulire siano insoddisfacenti. Le uniche eccezioni le abbiamo trovate intorno a Trondheim dove la
qualità è veramente pessima e i costi alti.
Nei bungalow c'è l'occorrente per far da mangiare (pentole e padelle) e per mangiare (piatti e
posate). In alcuni si trova anche la lavatrice e l'asciugatrice o comunque spesso (ma non sempre)
sono disponibili agli inquilini.
Mangiare
Se si sceglie di soggiornare in bungalow è possibile cucinarsi cena e prima colazione (e volendo
anche pranzo, dipende da che tipo di vacanza si intende fare). I supermarket sono frequenti e
qualcosa si può trovare anche nei market dei distributori di benzina.
I supermarket comunque sono in genere più piccoli di quelli italiani, spesso mancano i banchi
macelleria e gastronomia. Nei casi in cui non ci sia la macelleria si può trovare ugualmente la
carne, ma l'aspetto è decisamente poco invitante. Si trovano comunque formaggi, yogurt,
surgelati vari, sughi. C'è anche la pasta Barilla al doppio di quello che la si paga in Italia, ma non
è certo questa la spesa che fa aumentare i costi della vacanza.
La frutta è solitamente bella e si trova dappertutto.
Se si opta per mangiare fuori non sempre Mac Donald e Burger King rappresentano il minimo
della scala economica. Per due hamburger e patatine, senza bibita abbiamo speso 20€ a Bodø.
Magari altrove si spende meno, ma è meglio prestare attenzione. Ci è sembrato di capire anche
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che i prezzi Mc/BK sono differenti a seconda che si mangi nel locale oppure si prenda il pranzo
da asporto. Ma non abbiamo avuto modo di verificare.
Ci sono in generale parecchi fast food, dove gli hamburger vengono preparati al momento
permettendo al cliente di scegliere il contenuto dal banco.
Per una cifra uguale a quella che abbiamo speso nel fast food abbiamo mangiato in un bar un
piatto di baccalà e un merluzzo al cartoccio, non è caviale e champagne, ma sempre pesce.
Varie
La gente è solitamente ben disposta e supportiva, se siete in difficoltà nel trovare la strada non è
inverosimile che qualcuno arrivi in vostro aiuto prima ancora che glielo chiediate o che vi
accompagnino.
Tutti sanno l'inglese. E con “tutti” intendo veramente tutti, dal ragazzino delle medie all'anziano.
Gli unici casi in cui abbiamo avuto difficoltà è stata una bambina di 5 anni che ha tentato di
parlarci in norvegese e una signora di 80 anni che biascicava qualche parola di tedesco con cui ci
siamo capiti comunque.
Attenzione agli orari degli uffici turistici. Dipendono fortemente dal periodo, al punto che passano
da aperto tutti i giorni (domeniche comprese) fino alle 21:00 a aperto 4 giorni a settimana fino alle
15:30. Meglio informarsi prima in modo da evitare spiacevoli sorprese.
Si può accedere ad internet gratuitamente in tutte le biblioteche. Certo l'orario di apertura non è
quello degli internet-cafè, ma il risparmio è sensibile.
Soldi e pagamenti
In Norvegia, credo che ormai si sia capito, si usano le corone norvegesi, per gli stranieri NOK, per
i locali kr. Al cambio attuale per un euro ti danno poco meno di 8NOK, quindi la conversione è
abbastanza veloce da fare al volo: basta dividere i prezzi per 8 e stramazzare al suolo appena si
realizza quanto costano le cose.
Malgrado quello che abbiamo letto la carta di credito è accettata praticamente ovunque tranne
che nelle maggior parte delle attività a conduzione familiare. In altre parole non c'è problema ad
usare la carta di credito (posto di non aver sforato il limite) nei distributori, nei supermarket, negli
alberghi, nelle agenzie di viaggio, nelle stazioni, nei negozi. Ci possono essere problemi nell'uso
di questo mezzo di pagamento in alcuni campeggi o per alcuni bungalow, in alcuni piccoli negozi.
I bancomat sono frequenti e quasi ogni paesino ha almeno una banca. Dal bancomat si può
prelevare con la carta di credito o con alcuni bancomat italiani (ad esempio quelli del circuito
“Maestro”).
Anche se nei supermercati e negozi i prezzi sono indicati con i centesimi, in pratica non esiste
valuta per poterli pagare, viene quindi fatto un arrotondamento all'intero più vicino, a meno di
pagare con la carta di credito.
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Diario di viaggio Norvegia