STILI DI VITA per uno SVILUPPO SOLIDALE E SOSTENIBILE CASI ED ESPERIENZE a cura di Alice Carlon V FESTA DELLA CITTÀ CHE APPRENDE VENEZIA 11 13 OTTOBRE 2010 SVILUPPO SOSTENIBILE E STILI DI VITA: IL CONTRIBUTO DELL’ASSOCIAZIONISMO DI VOLONTARIATO E DI PROMOZIONE SOCIALE Il concetto di “stili di vita” richiama istintivamente una dimensione personale e privata. Eppure i caratteri e le prospettive di un’economia sempre più globalizzata ne rendono stringente il nesso strutturale con la grande questione della sostenibilità dello sviluppo. L’impetuosa avanzata economica di paesi in cui vivono miliardi di persone, con l’auspicabile conseguenza del miglioramento delle relative condizioni di vita, renderà sempre più impraticabile l’attuale distribuzione planetaria dei consumi (il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse del pianeta), non solo sotto il profilo dell’equità, perché farà esplodere drammaticamente la contraddizione tra gli stili di vita cui siamo abituati e la limitatezza delle risorse disponibili e della loro riproducibilità, a partire dall’aria e dall’acqua. La questione degli stili di vita non potrà, pertanto, essere elusa, anche se non potrà in ogni caso sostituirsi alle imprescindibili scelte globali di governo condiviso, dello sviluppo e delle sue condizioni di sostenibilità. Il tema, tuttavia, non può collocarsi in una dimensione di nicchia abitata da pochi iniziati, né risolversi in appelli moralistici o in pratiche isolate di “integralismo” ecologico. C’è un’esigenza di consapevolezza diffusa ed insieme di moltiplicazione di pratiche collettive spontanee e coinvolgenti. In questa direzione, l’apporto dell’associazionismo e del volontariato diventa decisivo. Questa convinzione ha animato la ricerca che presentiamo in occasione dell’edizione 2010 della Città che Apprende. Mi sembra che nei fatti, le esperienze segnalate confermino sul campo le opportunità che l’autorganizzazione dei cittadini, la presa in carico del bene comune dell’ambiente, la gratuità dell’impegno di cittadinanza solidale offrono all’obiettivo di crescita della consapevolezza e di diffusione di buone pratiche in materia di sviluppo solidale e sostenibile. La prima evidenza: la dimensione associativa dell’impegno è una condizione di stabilità e continuità, di ancoraggio, dei comportamenti individuali: tutte le esperienze segnalate non sarebbero state praticabili sulla base di scelte solamente individuali; è la scelta di mettersi insieme che le alimenta e le arricchisce. La seconda: naturalmente all’interno delle associazioni, ma soprattutto nelle relazioni esterne, con i cittadini, con e nelle comunità, lo stare insieme alimenta un approccio coinvolgente di relazionalità. Non sarebbe stato altrimenti possibile a Viareggio avviare la realizzazione di un progetto di bioedilizia come grande avventura collettiva ed è proprio l’approccio relazionale la chiave del successo dei gruppi di acquisto solare di Legambiente, rappresentato dall’efficacia del coinvolgimento. Procedere per approcci relazionali e non per astratte predicazioni e propagande, consente di superare barriere irte e difficili come quelle connesse, ad esempio, alle diverse generazioni; ricostruire, partendo da mondi personali diversi, convergenze di passioni ed interessi e, quindi, dialogo: come insegna l’esperienza degli orti urbani di Mantova o quella degli eco-nonni di Agropoli. La terza: il principio di autodeterminazione che ispira l’associazionismo, alimenta forme di impegno creativo, non vincolate a schemi burocratici; queste consentono di sperimentare strade nuove e pratiche di alimentazione dal basso della cura dei beni comuni. Non era scontato, ad esempio, che dall’esperienza delle stazioni ecologiche emiliane sorgessero pratiche di riuso che hanno la continuità e le dimensioni di S. Lazzaro di Savena. La quarta: l’alimentazione e la cura della consapevolezza da un lato, la vocazione alla solidarietà dall’altro, traggono dall’esperienza associativa impulsi straordinariamente efficaci ed originali. La coscienza ecologica dei volontari emiliani non sarebbe mai stata il frutto di corsi di formazione teorici: è nata dal fare e nel fare si esprime attraverso pratiche creative. Il peso dell’approccio esperienziale ai temi dell’apprendimento degli adulti, non a caso forma oggetto di appositi approfondimenti e di un’altra ricerca che presenteremo a Venezia. Infine, la vocazione alla solidarietà riceve dall’esperienza associativa illuminazione ed efficacia; disponibilità a fare rete con altre associazioni, come insegna il caso di Empoli. Contaminare reciprocamente le vocazioni associative o addirittura le diverse ispirazioni ideali, consente, infatti, risultati altrimenti non raggiungibili. In questa direzione, anche Auser Nazionale cerca di collocarsi, attraverso le buone pratiche di rete proposte dai protocolli nazionali di collaborazione recentemente firmati con Legambiente, Slow Food, Associazione Nazionale di cooperative di consumatori che si aggiungono a quelli già in corso con Uisp e Mondo Digitale LA PRESIDENZA NAZIONALE Una associazione alla prova della sostenibilità ambientale di Alfiero Boschiero, direttore Ires Veneto Auser si è conquistata nei vent’anni di attività un ruolo di primo piano tra le associazioni di volontariato e di solidarietà che in Italia si occupano di welfare locale e di cittadinanza attiva. Chi frequenta i suoi Circoli ne conosce radicamento e reputazione. Ciò che distingue un’associazione grande da una associazione vitale, è la prontezza e la lucidità con cui essa coglie i ‘segni dei tempi’, cioè quei temi densi che, intersecando le scelte degli individui e delle organizzazioni, comportano per tutta la società un vero passaggio di fase. La sostenibilità è uno di questi temi, destinato a segnare un’intera fase storica e ad innovare in profondità la produzione di merci, il mercato, i consumi, gli stili di vita. Un tema difficile e appassionante, che interroga ciascuno di noi e ogni rete associativa nella propria responsabilità. E che dovrebbe interrogare specialmente, a fronte della più grave crisi economica degli ultimi decenni, chi ha responsabilità politiche primarie al centro e in periferia, che invece appare silente e passivo. L’Auser, per essere un’associazione progettuale, cioè un soggetto che non si limita a registrare il senso comune e a condurre pratiche inerziali, deve saper analizzare teoricamente i temi difficili e, insieme, sostenere praticamente i soci e i cittadini nella ricerca di comportamenti coerenti. Del resto, se la sostenibilità ambientale non diventa obiettivo praticabile senza quella economica - la capacità di offrire convenienze tangibili ad imprese e famiglie- è la sostenibilità sociale – cioè la percezione di un mutamento che si traduce in opportunità positive per il lavoro e la vita di moltil’aspetto dirimente su cui investire per conquistare un consenso adeguato ad una strategia, oltre la testimonianza di piccole minoranze. Pensare strategicamente e agire localmente: così il ruolo delle associazioni come Auser diventa cruciale. E’ stata un’ottima opportunità anche per l’Ires Veneto la richiesta che ci è venuta qualche mese dall’Auser nazionale, di approfondire, attraverso lo studio di alcuni casi concreti, il ruolo del mondo associativo nel diffondere pratiche di sostenibilità. Alice Carlon, giovane ricercatrice veneziana, davvero curiosa del tema e delle persone, ha saputo raccontare le varie esperienze inserendole nel loro contesto vitale; quello che da un lato le rende specifiche, uniche, e dall’altro stimola i Circoli locali dell’associazione a conoscerle, riproporle, reinventarle. La ricerca che qui presentiamo, quindi, va letta essa stessa come un atto di cittadinanza attiva. Venezia, ottobre 2010 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI CAPITOLO 1: RIFIUTI 1 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Rifiuti ................................................................................................................................................................ 3 Le strategie di riduzione dei rifiuti ............................................................................................................. 3 Riuso: quello che non serve più a te può servire a me, e viceversa ..................................................... 5 Cenni normativi sui rifiuti ............................................................................................................................. 6 La gestione dei rifiuti in Italia.................................................................................................................... 10 La gestione dei rifiuti in Emilia Romagna............................................................................................. 13 Le stazioni ecologiche dell’Emilia Romagna........................................................................................ 16 L’Auser nelle isole ecologiche dell’Emilia Romagna .......................................................................... 18 La stazione ecologica di San Lazzaro di Savena.................................................................................. 19 Come nasce il progetto............................................................................................................................ 22 Il ruolo di Auser......................................................................................................................................... 23 Il ruolo delle istituzioni ........................................................................................................................... 24 Percorsi didattico-educativi con le scuole ........................................................................................... 25 Il mercatino ............................................................................................................................................... 26 Sviluppi futuri: minacce e opportunità................................................................................................. 28 L’Auser di Agropoli e l’ambiente ........................................................................................................... 31 La raccolta differenziata, gli Eco-nonni e il cambiamento negli stili di vita................................. 34 Il riciclaggio, gli Eco-giochi e il rapporto con le scuole..................................................................... 35 2 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI RIFIUTI: PARTE GENERALE Rifiuti L’enorme quantità di rifiuti prodotti dal mondo occidentale è uno dei grandi problemi della nostra epoca. Un problema che sta assumendo proporzioni ancora più critiche con l’entrata in gioco delle economie cosiddette emergenti come Cina e India che sempre più velocemente stanno adottando lo stile di vita marcatamente consumistico tipico dell’Occidente e che confermano la simmetria perfetta tra aumento del Pil e crescita nella produzione dei rifiuti. Gli oggetti si rompono o diventano obsoleti o non interessano più. È a quel punto che parte il processo di trasformazione che li porterà a diventare rifiuti. Ma tutte le fasi che appartengono al ciclo di vita di un prodotto influiscono sull’ambiente. Per produrre un bene si trasformano materie prime e si utilizza energia, per trasportarlo e distribuirlo è necessaria altra energia e infine, quando questo non serve più, la maggior parte delle volte o finisce in discarica oppure nell’inceneritore. L’utilità o meno di un bene, come anche la sua obsolescenza, sono spesso soggettivi: basta pensare ai prodotti di natura tecnologica che diventano “vecchi” nel giro di tre anni pur essendo perfettamente funzionanti. L’accumulo di questa ed altre categorie di rifiuti genera a sua volta il problema dello smaltimento, spesso risolto con l’istituzione di inceneritori, termovalorizzatori o discariche. Le strategie di riduzione dei rifiuti A questo punto è necessario definire il concetto di rifiuto: Il dizionario della lingua italiana di Devoto e Oli (Le Monnier) definisce il rifiuto “Quanto si getta via, perché inutilizzabile o dannoso”. 3 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Focalizziamoci sulla parola “inutilizzabile”: si può dire quindi che ciò che distingue un rifiuto da qualcosa che non lo è, non è una variabile oggettiva. Infatti, quello che per te non è più “utilizzabile” lo potrebbe essere per me. Questo è il punto centrale delle strategie di riduzione di rifiuti che sono, appunto, Riduzione, Raccolta differenziata, Riciclo, Riuso. Pratiche che possono essere effettuate da tutti gli attori della società, a partire dai singoli individui che, adottando uno stile di vita consapevole nei confronti dell’ambiente, possono ad esempio ridurre sensibilmente la massa di rifiuti procapite che in Italia è stimata attorno ai 600 chilogrammi l’anno. Vediamo in dettaglio quali sono le strategie da adottare: Riduzione: significa non solo consumare meno, ma anche e soprattutto consumare meglio, scegliendo prodotti con imballaggi ridotti o riutilizzabili, dal momento che i rifiuti da imballaggio costituiscono circa il 35% dei rifiuti urbani prodotti in Italia. Un esempio concreto lo offrono i “distributori di detersivi sfusi” che si stanno diffondendo sempre di più in centri grandi e piccoli. Raccolta differenziata: consiste nel separare le materie prime con cui è stato prodotto un oggetto oppure nel raccogliere separatamente oggetti composti da materiali diversi (carta, plastica, vetro, metalli, rifiuti organici). In questo modo, al momento dello smaltimento finale, i materiali potranno essere recuperati. Riciclo: recupero dei materiali di cui sono composti i rifiuti che vengono riutilizzati per produrre nuovi beni. Riuso: è considerata la soluzione più efficace perché consente di utilizzare nuovamente beni già usati impedendo di fatto che questi si trasformino in rifiuti. 4 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 1. Area dedicata alla raccolta differenziata dei materiali nella stazione ecologica del Comune di San Lazzaro di Savena. Qui le materie prime dei singoli rifiuti vengono separate e poste in contenitori differenziati. Riuso: quello che non serve più a te può servire a me, e viceversa Il riuso è dunque la soluzione primaria al problema dei rifiuti. Primaria perché risolve la questione a monte: ossia impedisce che un bene di qualsiasi tipo si trasformi in rifiuto prolungandone la “vita”, anche se a chi lo aveva acquistato per primo non serve più. Ecco dunque che entra in scena “la seconda vita delle cose”, descritta nell’omonimo volume a cura del Centro di ricerca economica e sociale dell’Occhio del Riciclone1, una seconda vita capace di costruire una nuova economia dove i soggetti più marginali si 1 La seconda vita delle cose, Centro di ricerca economica e sociale dell’Occhio del Riciclone, Edizioni Ambiente, 2009 5 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI trasformano in attori primari in grado di selezionare, riparare e ridistribuire le merci scartate dall’economia tradizionale. Al contrario delle aziende che si occupano del riciclo delle materie prime, i soggetti che ad oggi praticano il riuso raramente hanno rapporti con gli enti pubblici, o se li hanno, tali rapporti spesso non sono istituzionalizzati ma rimangono nel limbo dell’informalità. Eppure il settore dell’usato nel suo complesso non è certo trascurabile e non si limita certo al baratto o ai mercatini di beneficenza. Nel libro “La seconda vita delle cose” si portano alcuni esempi concreti, come quello del Comune di Roma dove il flusso dei beni riutilizzabili corrisponde circa al 63% di ciò che arriva nelle stazioni ecologiche. E la stazione ecologica è, come vedremo successivamente, il luogo ideale per capire cosa è rifiuto e cosa non lo è. Cenni normativi sui rifiuti Leggi Comunitarie: Nel 1972 a Parigi la Conferenza dei Capi di Stato della Comunità Europea riconosce la necessità di porre un "limite alla crescita”. Comincia a prendere forma la volontà di attuare una politica comune per l'ambiente: le risorse naturali devono essere protette, preservate e razionalizzate per il beneficio delle generazioni future. Recentemente è entrato in vigore il VI Programma dell’Unione Europea, che ha come riferimento temporale il 2002-2012, con lo scopo di finalizzare l'attività di tutti gli attori sociali al raggiungimento dello sviluppo sostenibile, anche attraverso l'ampliamento degli strumenti per la tutela dell'ambiente. Quattro le aree d’intervento: - cambiamento climatico - natura e biodiversità - ambiente e salute - uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti. 6 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI La proposta è quella di “sganciare la produzione di rifiuti dalla crescita economica, ad esempio ponendo maggiore attenzione sul riciclaggio e sulla prevenzione, da perseguire mediante una politica integrata dei prodotti." I principi su cui si fonda il programma sono: - principio del “chi inquina paga” - principio di precauzione - principio dell’azione preventiva - principio di riduzione dell’inquinamento alla fonte Il principio del “chi inquina paga” rappresenta la vera innovazione perché sancisce il principio della responsabilità condivisa. Prima, se un’industria doveva smaltire un rifiuto poteva darlo a una ditta qualsiasi e dopodiché dimenticarsene del tutto. Ora non è più così: il produttore di quel rifiuto continua ad esserne responsabile fino al suo smaltimento definitivo, quindi se anche dopo anni quello stesso rifiuto viene trovato in una discarica abusiva, sia l’industria che l’ha prodotto che la ditta che lo ha smaltito sono perseguibili. La Direttiva 98/2008 assegna inoltre un nuovo senso ai termini “rifiuto” e “riciclaggio”, attribuendo inoltre grande importanza al concetto di “prevenzione”: rifiuti: secondo la direttiva rifiuto è tutto ciò di cui ci si disfa, ma ci sono casi in cui materie od oggetti anziché trasformarsi in rifiuti diventano materie prime secondarie. Questo avviene quando sono sottoposti a particolari operazioni di recupero. riciclaggio: la direttiva stabilisce che il riciclaggio avviene quando i materiali vengono recuperati per ottenere nuovi prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. 7 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI riduzione della produzione di rifiuti: la prevenzione acquista grande importanza, almeno dal punto di vista teorico. Nella direttiva si parla di definire entro il 2010 gli obiettivi comunitari per il 2014 in materia di prevenzione della produzione dei rifiuti. Leggi Nazionali: • Legge 475/88 Uno dei settori normati dalla legge 475/88 è quello della raccolta differenziata dei rifiuti tramite l’istituzione dei Consorzi Nazionali Obbligatori per il riciclaggio dei contenitori od imballaggi per liquidi in vetro, metallo e plastica, e quello per il riciclaggio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi. Questi consorzi non solo hanno il compito di provvedere al riciclaggio ma anche di promuovere nei confronti dei cittadini-utenti azioni di informazione finalizzate a ridurre il consumo dei materiali e a favorire la raccolta differenziata • D.Lgs. 22/1997 o Decreto Ronchi Basandosi sulle direttive europee che disciplinano la gestione dei rifiuti, il Decreto Ronchi affronta la gestione dei rifiuti come attività di pubblico interesse. In linea con l’Unione europea, viene stabilito che i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute. Stato, Regioni ed Enti locali sono chiamati quindi ad adottare ”ogni opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di programma, di soggetti pubblici e privati qualificati” (art. 2). Tuttavia, la norma tradotta in pratica fa sì che i Comuni svolgano in questo settore una molteplicità spuria di funzioni: sono talvolta gestori diretti, proprietari di riferimento, detentori di azioni attenti ai rendimenti, partner di minoranza attenti alle procedure di massima. E i soggetti coinvolti spesso sono più attenti al profitto e alla nomina degli amministratori che alla qualità del servizio o alle ricadute positive che questo può avere sulla collettività. 8 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti, il decreto Ronchi individua una scala di priorità: a) il reimpiego ed il riciclaggio; b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; c) l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; d) l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia. Il riutilizzo o riuso viene quindi considerato preferibile rispetto alle altre forme di recupero, ma nel decreto si fa riferimento anche ad un punto da molti contestato: quello relativo al “recupero” di energia generato dalla combustione dei rifiuti tramite inceneritori. • DM 13 maggio 2009 Il varo del Decreto Ministeriale del 13 maggio 2009 sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani si inserisce in un quadro di politiche ambientali coronate dalla recente approvazione del Decreto Legge 135/2009 (disciplina dei servizi pubblici locali). Decreto, quest’ultimo, che ha suscitato non poche preoccupazioni per gli effetti negativi sulle condizioni di vita dei cittadini e sulle attività che le associazioni di volontariato e le cooperative sociali sviluppano nel quadro delle politiche pubbliche sul “ciclo dei rifiuti”. In ottemperanza all’articolo 1 del DM, l’Albo gestori ambientali ha emanato la nuova deliberazione (20 luglio 2009) recante criteri e requisiti per l’iscrizione necessaria allo svolgimento della attività di gestione dei centri. Ai fini dell'iscrizione all'Albo, sono dunque richiesti una serie di requisiti come ad esempio un numero minimo di personale, la nomina di un idoneo responsabile tecnico, la prestazione di una garanzia finanziaria, ecc. 9 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Molti soggetti sociali sono intervenuti contro il decreto, come Auser Emilia Romagna che ha criticato il provvedimento, accusandolo di proporre “una frantumazione del ciclo per favorire l’entrata in campo di logiche eminentemente industrialiste e di aziende che non hanno legami con il territorio e prive di dimensione sociale”. Entro il 12/12/2010, l’Italia in quanto membro dell’Unione Europea ha l’obbligo di recepire integralmente la Direttiva 98/2008 che definisce, tra le altre cose, la pratica del riuso, ossia la possibilità di dare una seconda vita alle merci dopo una “preparazione per il riutilizzo”. Il problema di fondo è però che tutte queste buone pratiche suggerite dalle direttive dell’Unione Europea trovano scarsi riscontri nelle politiche messe in atto dai singoli Stati. Questo a partire dalla strategia che dovrebbe stare a monte di qualsiasi ragionamento sui rifiuti, ossia la prevenzione. Gli unici risultati che si sono registrati sul fronte della riduzione dei rifiuti sono dovuti alla crisi economica in atto. E per quanto riguarda il riuso, tale pratica rimane appannaggio quasi esclusivo del volontariato. Insomma, esistono le regole ma non le sanzioni che obbligano ad applicarle, e il risultato è che la questione rifiuti viene messa in secondo piano. La gestione dei rifiuti in Italia Dal rapporto "Ambiente Italia 2009" di Legambiente emerge che dal 2000 al 2006 la produzione di rifiuti urbani nel nostro Paese è aumentata del 12% e che il 54% di tali rifiuti viene smaltito nelle discariche. A partire dal 2008 la tendenza all’incremento della produzione dei rifiuti si è decisamente bloccata a causa della crisi economica che ha provocato una notevole contrazione nei consumi. “Negli ultimi 15 anni cinque regioni - Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia - sono state commissariate per l’emergenza rifiuti, costata agli italiani circa 1,8 miliardi di euro, senza aver ottenuto alcun risultato tangibile. Clamoroso il ritardo impiantistico nel meridione d’Italia dove è attivo addirittura il 47% delle discariche di tutto il Paese, solo 10 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI il 14% degli impianti di compostaggio di qualità e il 28% degli impianti per il trattamento meccanico biologico. Altre due emergenze riguardano invece tutto lo Stivale: l’aumento della produzione nazionale dei rifiuti urbani (+12% dal 2000 al 2006, nonostante esistano esperienze europee dove la prevenzione è stata praticata con successo come in Germania, Regno Unito, Belgio e Svezia) e il fenomeno degli smaltimenti illeciti di quelli speciali (nel 2005 ne sono scomparsi nel nulla 19,7 milioni di tonnellate, formando un’immaginaria montagna con base di 3 ettari e alta 1.970 metri e alimentando un business illegale annuo di circa 4,5 miliardi di euro)”2. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, il rapporto 2009 dell’Ispra3 sui rifiuti evidenzia che l’anno scorso in Italia si è registrato un 30,6% sul totale della produzione nazionale di rifiuti, con picchi di eccellenza al nord (45,5%) e dall’altro lato, risultati notevolmente deludenti al sud (14,7%) e al centro (nel Lazio siamo al 12,9% di raccolta differenziata). La situazione attuale RD in Italia e gli obiettivi Ob. RD Italia 2012 (T.U.A. ) Ob UE 2020 Prep. Riciclo-riutilizzo Ob RD Italia 2008 (T.U.A. ) Ob RD Italia 2006 (T.U.A. ) % di RD sul totale rifiuti Fonte: ISPRA Figura 2. Schema relativo alla Raccolta Differenziata in Italia dal 2004 al 2007 2 Testo tratto dal rapporto “Ambiente Italia 2009” (Edizioni Ambiente) 3 Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale 11 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Insomma, l’Italia è lontana dall’obiettivo del 60% di raccolta differenziata previsto per il 2011. Questo per cause di tipo economico, normativo e anche culturale. In poche parole la raccolta differenziata costa (anche se è comunque un investimento a lungo termine), l’impianto normativo è vago ed incompleto (basta pensare al fatto che mancano le sanzioni), i cittadini non sentono ancora la questione dei rifiuti come un problema loro, a meno che non vengano allestiti inceneritori o discariche dietro casa. Riguardo quest’ultimo punto sono necessarie alcune azioni congiunte: percorsi di educazione ambientale a partire dall’asilo, creare occasioni non estemporanee ma continuative di partecipazione attiva, offrire un riscontro economico (es: sconti sulla bolletta della TIA), rendere accessibile a tutti la raccolta differenziata tramite sistemi integrati di porta a porta, stazioni ecologiche, appuntamenti di piazza, ecc. Come vengono gestiti i rifiuti in Italia? Innanzitutto è necessario suddividere tra raccolta indifferenziata e raccolta differenziata. Quest’ultima può avvenire con il metodo, più costoso, del porta a porta oppure a livello territoriale, ossia lasciando che sia il singolo cittadino a separare i rifiuti e a trasportarli fisicamente o nei contenitori della differenziata (carta, plastica, vetro, umido, ecc.) o nelle stazioni ecologiche. 12 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI RIFIUTI: CASO 1 La gestione dei rifiuti in Emilia Romagna Nel 2007 in Emilia Romagna si sono prodotte 2.930.000 tonnellate di rifiuti urbani e, guardando al trend 2000-2005, si è registrato un incremento annuo di circa l’1,8%. Un dato positivo è però che negli ultimi anni la raccolta differenziata si è sviluppata notevolmente: dal 25% registrato nel 2000 al 48% del primo semestre del 2009. Il 3% in più rispetto all’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2009. La legislazione nazionale prevede infatti (all’art. 205, del Dlgs 152/2006) che in ogni Ambito Territoriale Ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti: 1) 35% entro 31.12.2006 2) 40% entro 31.12.2007 3) 45% entro 31.12.2008 4) 50% entro 31.12.2009 13 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI 5) 60% entro 31.12.2011 6) 65% entro 31.12.2012 Il Report sulla gestione dei rifiuti 2009 curato da Arpa in collaborazione con il Servizio regionale rifiuti e bonifica siti fa emergere alcuni dati interessanti: • 701.087 tonnellate di rifiuti raccolti in maniera differenziata (5% in più rispetto al primo semestre del 2008) • 355 stazioni ecologiche (nel 2000 erano 220) • + 3% di produzione di rifiuti urbani per abitante (700 kg) Quest’ultimo dato è certamente un fattore critico visto che la filiera ottimale dovrebbe partire dalla riduzione a monte dei rifiuti, rimandando il più possibile la fine del ciclo di vita di un prodotto. 14 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI “In Emilia Romagna si producono ogni anno 700 kg di rifiuti procapite – spiega l’Ingegner Andrea Cirelli, dell’Autorità per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani Regione Emilia Romagna e responsabile sviluppo progetti per Auser regionale Purtroppo non paghiamo la tassa di igiene ambientale sulla base dei rifiuti che produciamo e questo rappresenta un forte limite, basta pensare all’acqua e all’elettricità: dal momento che la bolletta corrisponde al consumo, logicamente si cerca di evitare gli sprechi”. Sprechi che sul fronte dei rifiuti possono essere evitati riducendo ad esempio gli imballaggi (50% in volume e 30% in peso). “Quando andiamo a fare la spesa ci portiamo dietro tutta una serie di bottiglie, scatole e scatolette che servono solo alla vendita del prodotto ma non ad altro – continua 15 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI l’Ingegner Cirelli – è da questa considerazione, ad esempio che nasce il consorzio Conai4 che poi si è declinato in sei consorzi di filiere per materiali (carta, plastica, vetro, ecc.)”. Secondo Cirelli le raccolte differenziate crescono, ma molto meno di quanto dovrebbero. Per quanto riguarda ad esempio l’Emilia Romagna “ormai il 30, 40% è diventato prassi consolidata, ma se si vuole andare oltre il 50%, servono altre azioni come il porta a porta (un cittadino non può andare sempre in un posto, devi anche tu andare verso i cittadini) e anche una diffusione più capillare di stazioni ecologiche o centri di raccolta”. A questo si devono affiancare però azioni in grado di provocare cambiamento culturale: “Esistono, secondo me, due tipi di interventi per agire sul piano del cambiamento culturale – continua Cirelli - Il primo è la sensibilizzazione e secondo me in questi anni lo abbiamo già fatto. Il secondo è l’incentivo economico: le tariffe costano e cominciano a pesare, alcuni cittadini stanno chiedendo la dilazione del pagamento. Il portafoglio produce sensibilità ambientale: io non posso costringere una persona a fare la raccolta differenziata, ma è giusto che chi la fa paghi di meno. Il dramma è che in Italia le tariffe si basano sulla metratura della casa (oltre che sul numero dei componenti del nucleo familiare) e non sulla quantità dei rifiuti che si producono. E a questo si aggiunge l’evasione fiscale: circa 1 miliardo di euro all’anno tra case non dichiarate, e bollette non pagate”. Le stazioni ecologiche dell’Emilia Romagna 4 Consorzio Nazionale Imballaggi. 16 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 3. Particolare della stazione ecologica di San Lazzaro di Savena (BO) Le 355 stazioni ecologiche distribuite su tutto il territorio regionale sono aree attrezzate per il recupero e riciclaggio dei materiali di scarto ed in particolare di quelli ingombranti, dei residui degli sfalci e delle potature, nonché degli altri rifiuti urbani di cui non esiste un apposito servizio di raccolta. La stazione ecologica sta assumendo un ruolo sempre più fondamentale, anche dal punto di vista educativo. Quando si entra in uno di questi centri è più facile apprendere il valore di ogni singolo materiale: non vediamo più il bene di cui vogliamo sbarazzarci come un rifiuto ma come un insieme scomponibile di carta, legno, vetro, plastica, ecc. “Le stazioni ecologiche in Emilia Romagna sono circa 350 e ognuna è diversa dall’altra – racconta l’Ingegner Cirelli - Una decina sono di altissimo livello perché dentro si può trovare di tutto: sono come un’unità ospedaliera dove qualunque cosa tu abbia puoi trovare una risposta. Entri con la tua bolletta e ti identifico, una persona ti dà tutte le indicazioni. Esci contento e con il portafoglio un po’ più pieno perché nella bolletta successiva vedrai i benefici di questa tua “azione” . Ho teorizzato che in Emilia Romagna ci sarebbe bisogno di una stazione ecologica ogni 10mila abitanti… a Bologna ne servirebbero quindi una trentina e invece ce ne sono solo 3”. 17 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Selezionare, separare, fare in modo che non ci siano scarti: sono tutte azioni fondamentali. Anche perché nell’intraprenderle si trasmettono saperi e cultura. È nelle stazioni ecologiche infatti che si articola una parte importante dell’educazione ambientale nei confronti dei cittadini. La normativa attuale prevede però che tutto ciò che entra in una stazione ecologica deve essere considerato rifiuto, e come tale non può più essere utilizzabile. Una contraddizione difficile da comprendere in quanto in una logica di recupero il divieto a “salvare” oggetti che possono essere nuovamente utilizzati da altri rappresenta un paradosso controproducente. In questo contesto, l’unico modo per intraprendere la strada del riuso è quindi intercettare quegli oggetti che sono ancora in buone condizioni e che, anche se non servono più ad alcuni cittadini, possono rappresentare una risorsa per altri. Ed è a questo punto che entra in scena Auser. L’Auser nelle isole ecologiche dell’Emilia Romagna In Emilia Romagna, sulla base di convenzioni stipulate con le amministrazioni comunali e con le aziende energetico ambientali, Auser gestisce 47 stazioni ecologiche nelle quali sono impegnati circa 330 volontari. L’Ingegner Andrea Cirelli spiega: “In questo contesto, il volontariato non si può limitare a rispondere alle inefficienze del ruolo del pubblico (che ne sarebbe ben felice), ma deve costituire un valore aggiunto di carattere etico e sociale, un motore per il miglioramento delle politiche pubbliche e un sostegno alla modificazione delle coscienze e dei comportamenti nei confronti dell’ambiente, e non un prestatore di lavoro aggiuntivo che semplicemente si aggrega al lavoro formale senza incidere nella qualità della convivenza”. Da più di dieci anni l’Auser dell’Emilia Romagna è attivo sul fronte ambientale seguendo quella che in un primo momento, e in piena era consumistica, poteva sembrare una scelta controcorrente, ma che con il tempo si è rivelata l’unica strada praticabile: “recuperare, riparare, riusare” (citando il titolo di un convegno organizzato due anni fa nel Comune di San Lazzaro di Savena). 18 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI “Le isole ecologiche sono parte di un sistema che assume come finalità la sostenibilità ambientale cercando di sottrarre al libero mercato quello che sta diventando sempre di più un vero e proprio business – spiega Franco Di Girolamo, Presidente dell’Auser Emilia Romagna - I materiali-beni recuperati si trasformano, grazie all’intervento dei volontari Auser, in risorse economiche da reinvestire per finalità sociali. I nostri soci si occupano non solo di separare quello che è rifiuto a tutti gli effetti da ciò che non lo è, ma anche di riparare, restaurare e catalogare”. La gestione dei centri di raccolta da parte di Auser si accompagna anche ad una serie di iniziative mirate allo sviluppo di una coscienza ambientale collettiva e alla partecipazione dei cittadini alla salvaguardia dei beni comuni: dalle visite guidate per le scuole ai corsi di educazione ambientale. La stazione ecologica di San Lazzaro di Savena La stazione ecologica di San Lazzaro di Savena, poco fuori Bologna, nasce nel 1996 grazie ad una convenzione tra Auser e Comune. I volontari che presidiano la stazione fanno da “filtro” agli utenti, spiegando loro quali oggetti possono essere riutilizzati, quali lo diventeranno in seguito ad una qualche riparazione, e infine come separare i materiali e dove metterli per effettuare una corretta raccolta differenziata. Si tratta in primo luogo di una vera e propria opera di educazione ambientale che mira a cambiare la cultura comune attraverso la consapevolezza. 19 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 4. Prima fase: alla stazione ecologica arriva un furgone pieno di rifiuti potenzialmente riutilizzabili. Marco, volontario Auser, intercetta il furgone e ne studia il contenuto. Figura 5. Seconda fase: Marco ha individuato quali sono gli oggetti che potrebbero ancora servire a qualcuno e li separa dai rifiuti veri e propri che verranno a loro volta smembrati in modo da effettuare la raccolta differenziata delle materie prime. 20 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 6. Terza Fase: gli oggetti "salvati" da Marco vengono posti in uno dei container in cui sono stipati gli oggetti recuperati che verranno venduti al Mercatino dell'Auser. Figura 7. La "biblioteca" della stazione ecologica dove sono custoditi i libri "salvati" 21 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI “Qui arriva gente con un sacco di cose diverse, alcune buone e altre no – spiega Marco, volontario Auser che “presidia” la Stazione ecologica di San Lazzaro da più di 15 anni – noi scegliamo cosa può essere recuperato e per il resto controlliamo che gli oggetti vengano messi nei contenitori giusti. Se qualcuno è incerto o non sa come fare siamo lì pronti a spiegarglielo”. In una giornata possono anche arrivare anche 40/50 persone, soprattutto in occasione di sfalci e potature ma anche per portare divani, televisori (molti dei quali ancora funzionanti), aspirapolvere, radio, biciclette e di tutto di più. Oggetti che, senza l’intervento di Auser, diventerebbero rifiuti. Come nasce il progetto È il 1996 quando Auser, da sempre molto attiva nel territorio, viene contattata dall’Amministrazione comunale di San Lazzaro di Savena. Il Sindaco chiede ai volontari di Auser se sono disponibili a gestire la stazione ecologica del Comune. In cambio promette la massima libertà e autonomia nelle azioni di recupero e riuso. I soci si riuniscono e decidono che, prima di prendersi questo impegno, è meglio fare una visita ad altre stazioni ecologiche gestite da Auser. Così, dopo alcune gite fuori porta, e soprattutto dopo aver visitato la stazione ecologica di Modena, il circolo Auser di San Lazzaro di Savena dà la sua disponibilità. “Siamo andati a visitare alcune stazioni ecologiche della regione - racconta Teresa Biondi, moglie di Marco e una delle colonne portanti di Auser – ma quella di Modena ci ha illuminato perché lì si faceva un mercatino con le cose recuperate dai rifiuti. Così abbiamo pensato che potevamo farlo anche noi a San Lazzaro”. L’idea era quindi quella di allestire un mercatino e di utilizzare i ricavi per finanziare i progetti del circolo. E così è stato fatto, non senza certe difficoltà: “Qui una volta non c’era niente di niente – ricorda Marco – abbiamo fatto tutto noi: i capannoni, i giardini, le pedane rialzate per i cassoni differenziati. Prima noi volontari stavamo dentro ad una cabina come quelle dei caselli delle autostrade”. A Modena le cose andavano bene, ma lì erano organizzati: avevano i container, i banconi per il mercato, ecc. Il Comune di San Lazzaro però non sembrava disposto a dare finanziamenti per avviare il progetto, e le cose si stavano mettendo male. 22 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI “Eravamo in nove volontari e stavamo tutti in un piccolo ufficetto, ma quello che mancava era un capanno per custodire gli oggetti da vendere nel mercatino – spiega Teresa – poi un giorno arriva un signore con una cassa che aveva trovato svuotando la soffitta: ce la regala e noi troviamo dentro delle lettere del 1800 scritte da famiglie che vivevano nei dintorni. Ho preso una di queste lettere e sono andata all’archivio storico del Comune. Il responsabile era interessatissimo e mi ha chiesto tutte le lettere, ma io ho risposto che gliele davo solo se ci compravano il capannone per il mercatino. Detto fatto, loro hanno avuto le lettere e noi il capannone”. Il ruolo di Auser Oggi la stazione continua ad essere presidiata dai volontari di Auser che si alternano mattina e pomeriggio. Marco però è praticamente sempre presente: è lui che controlla se un cittadino ripone i materiali nei giusti contenitori o se un oggetto può essere recuperato. E nel controllare spiega senza mai stancarsi le regole della differenziata, regole che sono cambiate con il passare degli anni ma che lui conosce alla perfezione perché ama aggiornarsi. Ultimamente, per esempio, sta puntando molto sulla raccolta dell’olio saturo, dal momento che 1 solo kg di olio disperso nell’ambiente è in grado di inquinare 1000 metri cubi di acqua. Marco distribuisce taniche e invita la gente a riempirle di olio mano a mano che questo viene usato per poi svuotarle negli appositi contenitori comunali. Auser ha fatto molto in questa stazione: migliorie che, come ricorda l’Ingegner Cirelli, sono possibili solo se qualcuno ci crede davvero e che possono essere fatte solo da chi è dentro e vede cosa cambiare, cosa aggiungere, cosa togliere, in poche parole come rendere più funzionale e accessibile un luogo così importante per l’ambiente ma anche per l’educazione al rispetto ambientale dei cittadini. “A volte penso che questo sia quasi un lavoro – dice Marco – anzi, quando lavoravo facevo due settimane di ferie mentre adesso ne faccio solo una. Ma qui bisogna stare sempre all’erta e seguire ogni cosa. Poi quando sono andato in pensione mi annoiavo e visto che a me non piace andare al bar e non riesco neppure a stare fermo sono venuto nella stazione. A volte è faticoso ma abbiamo le nostre soddisfazioni, solo che ora è tutto fermo e non sappiamo che fine faremo”. 23 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Sì, perché con la nuova legge il ruolo di Auser nella stazione ecologica di San Lazzaro, ma anche nelle altre stazioni, è a rischio in quanto, come vedremo successivamente, viene richiesta un’iscrizione all’albo agli operatori che si occupano di rifiuti. Il ruolo delle istituzioni Nel progetto della stazione ecologica, il ruolo delle istituzioni è stato fondamentale. Anzi, si può dire che proprio dalle istituzioni è partito tutto. D’altra parte, il Comune di San Lazzaro è da sempre molto attento alle tematiche legate all’ambiente e la stazione ecologica si inserisce in un piano più ampio legato alle buone pratiche ecologiche messe in atto dall’amministrazione. “L’idea di affidare la stazione ad Auser nasce in funzione di un’accelerazione rispetto alle politiche di carattere ambientale, in particolare il recupero e la raccolta differenziata – spiega Giorgio Archetti Vice-sindaco di San Lazzaro e Assessore alla qualità ambientale ed educativa e ai lavori pubblici - Si era ipotizzato di sviluppare l’idea in sinergia con i volontari di Auser che dovevano dar vita ad una sorta di presidio sociale, trasmettendo ai cittadini i saperi legati al riuso e al recupero dei materiali. È stata sicuramente una scelta vincente”. Lo sforzo e la capacità comunicativa del Comune di San Lazzaro ha giocato sicuramente a favore del progetto: l’anno scorso è stata lanciata una campagna sulla raccolta differenziata, proprio in concomitanza con l’emergenza rifiuti a Napoli, quando le foto scioccanti della città invasa dalle immondizie erano sotto gli occhi di tutti. Risultato: il Comune di San Lazzaro è passato da un 22,5% di raccolta differenziata al 42,8%. “Ora però siamo alla nostra capacità massima di raccolta differenziata – precisa Archetti – se vogliamo andare oltre dobbiamo integrare con il porta a porta, ma costa moltissimo. Il problema è che a fronte di un aumento della differenziata del 20% c’è stato un calo dell’indifferenziata del 2%; il che significa che la produzione di rifiuti è aumentata”. Per questo il Comune ha deciso di intraprendere un piano di prevenzione molto ampio che riguarda la riduzione dei consumi in generale, dall’acqua agli sprechi alimentari, dall’elettricità ai mezzi di trasporto privati: “Nei prossimi mesi distribuiremo ai cittadini una borsa ecologica contenente una tanichetta per l’olio, una busta per l’umido, un 24 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI riduttore di flusso dell’acqua, un biglietto del treno, un lampadina a basso consumo, una caraffa di vetro per incentivare a bere l’acqua di rubinetto – conclude il Vice-sindaco – facciamo quello che possiamo, anche se i soldi sono pochi: cerchiamo di dare il buon esempio, altrimenti non ha senso. E vediamo che c’è una risposta da parte dei cittadini”. Figura 8. Raccoglitore differenziato per materiali ferrosi Percorsi didattico-educativi con le scuole Una parte importante delle attività svolte da Auser presso la stazione ecologica di San Lazzaro è costituita dai percorsi didattico-educativi in collaborazione con alcune scuole del territorio. Una collaborazione che però è abbastanza estemporanea e non continuativa a causa di diversi fattori: la mancanza di tempo e di organizzazione e, ultimamente, i drastici tagli che hanno investito la scuola pubblica riducendo, ad esempio, le compresenze degli insegnati, indispensabili per portare gli alunni fuori dalla scuola. Ma per alcuni l’educazione ambientale è una parte troppo importante della didattica per essere messa da parte, così nella scuola elementare Pezzani di San Lazzaro si continua 25 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI con fatica ad organizzare attività integrative. Anna Capra, insegnante della Pezzani racconta: “Noi abbiamo una lunga tradizione nell’ambito dell’educazione ambientale, da anni facciamo un lavoro sulla raccolta differenziata e ai nostri alunni viene naturale buttare la carta nel contenitore apposito, poi abbiamo fatto dei percorsi sul riuso con i nonni che venivano in classe per far vedere come è possibile aggiustare cose vecchie o recuperarne altre cambiandone l’uso, ad esempio trasformare bottiglie di plastica in vasi per le piante. Con l’Auser poi abbiamo un rapporto consolidato da anni – continua Anna - a partire da un progetto sulle favole e sui giochi di una volta fino ad arrivare alle visite alla stazione ecologica”. Le classi della Pezzani, soprattutto le quarte e le quinte, hanno visitato spesso la stazione di San Lazzaro, osservando e analizzando il lavoro dei volontari, la selezione, la divisione del materiale e il recupero, utilizzando quindi la stazione come un laboratorio a cielo aperto. “Quest’anno ci sono state un po’ meno visite a causa dei tagli – spiega Anna – il fatto è che non abbiamo più insegnanti per effettuare le uscite: ci hanno tolto tutte le compresenze, e per andar fuori dalla scuola abbiamo bisogno di due insegnanti. Se non fosse che facciamo tutti dei salti mortali, non riusciremmo a fare più nessuna attività integrativa… il risultato è che anche noi facciamo del volontariato perché se ci si crede bisogna andare avanti”. I bambini comunque danno molte soddisfazioni, ricorda Anna, perché sono estremamente ricettivi alle tematiche ambientali. E i loro genitori? “Con loro è più difficile comunicare in quel senso – spiega l’insegnante – ma noi speriamo che i bambini piano piano riescano a portare un qualche cambiamento negli stili di vita delle loro famiglie”. Il mercatino Due volte settimana viene allestito dai volontari Auser un mercatino di oggetti recuperati. Gli abitanti di San Lazzaro e dei comuni limitrofi ne sono assidui frequentatori, tanto che ogni anno Auser raccoglie intorno ai 5mila euro: soldi “offerti” dagli acquirenti in cambio di oggetti usati per i quali l’associazione rilascia regolari 26 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI ricevute. Il ricavato del mercatino serve a finanziare i progetti di Auser come ad esempio il pagamento dell’ippoterapia per un ragazzino residente a Monghidoro e, soprattutto, l’acquisto di un pulmino utilizzato per i trasporti sociali, accompagnamento degli anziani e disabili ecc. Teresa ci mostra con orgoglio il deposito e ci spiega che lì si vende un po’ di tutto: dagli abiti ai bicchieri (a volte di cristallo), dalle borsette agli orologi e poi ancora libri, mobili e soprammobili anche di un certo valore (notiamo subito un telefono antico in legno) e perfino un tandem in ottime condizioni. “L’offerta è libera – racconta Teresa – le persone che vengono qui sanno benissimo che il ricavato delle vendite serve a portare avanti progetti di carattere sociale, quindi le offerte non sono mai troppo basse. Facendo un esempio, nessuno viene qui e propone di comprare una bicicletta ad un euro!”. L’impatto sui cittadini è stato immediato, continua Teresa: “Appena cominciavano a frequentare il mercatino gli veniva in mente che a casa avevano delle cose che non usavano e che magari stavano per buttare e invece di buttarle ce le hanno portate”. E così funziona ancora oggi, tanto che molte persone si recano alla stazione non per buttare i rifiuti ma appositamente per donarli al mercatino, perché il concetto di riuso è entrato a far parte del loro modo di pensare. Figura 9. Teresa (a sinistra) al mercatino delle associazioni che si svolge ogni anno nella piazza del Comune di San Lazzaro. Auser partecipa esponendo gli oggetti recuperati nella stazione ecologica 27 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 10. Il pulmino da nove posti acquistato da Auser con il ricavato del mercatino Sviluppi futuri: minacce e opportunità La minaccia più grave che incombe sul progetto è rappresentata dal Decreto Ministeriale del 2009 nel quale si prevede che il soggetto gestore delle stazioni ecologiche debba essere iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Se ciò fosse vincolante e riguardasse ogni attività svolta all’interno delle stazioni, significherebbe chiudere le porte al volontariato. “Siamo dell’opinione che le stazioni ecologiche dovrebbero essere gestite dai Comuni, meglio se associati, che poi affidano a soggetti terzi la gestione operativa, in tutto o in parte, attraverso lo strumento della convenzione – si legge in una nota di Auser Emilia Romagna - Una concezione “impiantistica” delle stazioni ecologiche mal si concilia con una realtà che vive, opera ed è efficiente alla sola condizione che funzioni la rete di relazioni sociali che si costruisce con il territorio. Temiamo che, se l’operatività del gestore (contabilizzazione dei rifiuti e registri di carico e scarico) verrà regolata in maniera rigida e burocratica, una parte non irrilevante dei cittadini e delle imprese verrà disincentivata al conferimento”. 28 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Le associazioni di volontariato che non possono né vogliono svolgere attività lavorative (e quindi non chiedono l’iscrizione all’Albo dei gestori ambientali) potrebbero ricoprire un ruolo in attività complementari, come la guardiania o fornire informazioni all’utenza, trasmettere i saperi sul corretto utilizzo del sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani, supportare gli utenti nella fase della differenziazione, promuovere la sensibilità ambientale. E non da ultimo, educare al riuso. Secondo la legge, la gestione della stazione ecologica di San Lazzaro sarebbe dovuta passare ad Hera già tre anni fa. Ma il Comune ha temporeggiato proprio perché non era chiaro quale sarebbe stato il ruolo assegnato ad Auser in seguito a questo cambiamento. “In una prospettiva non troppo lontana sarà Hera a gestire le stazioni ecologiche del territorio mentre adesso ci sono solo il Comune e Auser – spiega l’Assessore Archetti Hera è una S.p.A. quotata in borsa che opera nei settori dei servizi idrici, del gas, dell’ambiente e dell’energia nel territorio della provincia di Bologna: doveva già prendere il controllo ma noi abbiamo frenato perché non era ben chiaro cosa succedeva al volontariato all’interno delle stazioni ecologiche. Fino a che questo non è definito e fino a che non avremo garanzie, non faremo il passaggio perché siamo convinti che il volontariato sia indispensabile e insostituibile, soprattutto alla luce del lavoro che è stato fatto in questi anni”. E Teresa aggiunge: “Senza volontariato qui non si fa niente di niente perché non c’è guadagno e quindi chi glielo fa fare a Hera di organizzare percorsi didattici o altro?”. Per l’Ingegner Cirelli “è giusto che vengano stabilite delle regole, ma è sbagliato che queste debbano essere applicate in tre giorni altrimenti si chiude. Ci deve sì essere un responsabile iscritto all’albo, ma la guardiania, la selezione, l’informazione ai cittadini non si può chiedere che venga fatta da ingegneri, in questo senso sarebbe riduttivo pensare alle stazioni ecologiche esclusivamente come una soluzione al ciclo dei rifiuti”. Nell’attesa che si chiarisca la questione, Auser e Comune stanno preparando un progetto di ampliamento della stazione ecologica per trasformarla in un vero e proprio Ecocentro. L’idea è di espandersi su due fronti: quello dell’educazione ambientale e quello del riuso. Nel progetto è infatti prevista una vera e propria aula didattica dove i volontari possono fare dimostrazioni pratiche agli studenti sulla differenziazione dei materiali e dove possano essere proiettati video e documentari. Questo per far sì che i contatti con le scuole non siano più estemporanei ma diventino consuetudine. Per incrementare e 29 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI agevolare la pratica del riuso si pensa invece di fornire la stazione di piccole officine attrezzate per le riparazioni, dalle biciclette ai mobili fino ai componenti elettronici di computer ed elettrodomestici, da affidare ai diversi saperi dei soci Auser. Migliorie sono previste anche dal punto di vista organizzativo attraverso la messa in rete di tutte e tre le stazioni ecologiche della Valle dell’Idice: Ozzano, Castenaso e San Lazzaro, con la possibilità per ogni utente di utilizzare indifferentemente ciascuna delle tre stazioni che si turneranno in modo da garantire la massima accessibilità. E non da ultimo, il cambiamento auspicato dall’Ingnegner Cirelli: l’introduzione anche a San Lazzaro di una pesa per fare in modo, come avviene in altre stazioni ecologiche della regione, di scontare automaticamente la bolletta ai cittadini “virtuosi”. 30 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI RIFIUTI: CASO 2 L’Auser di Agropoli e l’ambiente Figura 11. Una veduta di Agropoli (SA) al tramonto La Campania è da tempo sotto l’occhio del ciclone per quanto riguarda i rifiuti. Dopo l’emergenza che ha travolto il capoluogo e che continua a verificarsi periodicamente, non ci sono stati cambiamenti positivi, anzi. Le province di Napoli e Caserta registrano nel 2009 un arretramento di due punti percentuali nei volumi complessivi di raccolta differenziata. Di tutt’altro genere la situazione in provincia di Avellino e di Salerno dove la differenziata è rispettivamente al 39% e al 33%. Proprio nella provincia di Salerno, e più precisamente ad Agropoli, da anni alcuni soggetti sociali lavorano sul fronte ambientale con l’obiettivo di incidere sugli stili di vita della popolazione e di avviare, anche se lentamente, un cambiamento nei consumi e nel rapporto con l’ambiente. Tra questi, Auser è in prima linea dal 1996 con tutta una 31 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI serie di iniziative e progetti di ampio respiro che hanno come comune denominatore la volontà di trasmettere alle generazioni future il valore della salvaguardia di cultura e territorio. Figura 12. Veduta di Agropoli dagli scaloni che portano al Castello Elvira Lo Bascio Milano, presidente di Auser Agropoli racconta: “Il tema dell’ambiente abbiamo cominciato ad affrontarlo più di dieci anni fa, inizialmente come Università della Terza età, organizzando conferenze e seminari sulla valorizzazione del territorio, dal momento che siamo circondati da tante bellezze archeologiche e naturalistiche, basta pensare a Paestum e al Parco del Cilento. Poi abbiamo cominciato a studiare le tematiche legate allo sviluppo sostenibile e da lì il passo per affrontare il discorso rifiuti è stato breve”. “Al di là del semplice nozionismo, cerchiamo di utilizzare le conoscenze dei nostri soci per una pratica del fare – continua Elvira – mettendoci a disposizione dei giovani come se fossimo “energia rinnovabile ed ecocompatibile” di supporto alla società attuale”. 32 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Auser di Agropoli ha messo quindi sostenibilità e ambiente tra le priorità dell’associazione tanto da attivare, ben prima dell’esplosione dell’emergenza rifiuti a Napoli, un progetto sulla raccolta differenziata in collaborazione con il Comune che vedremo in seguito. “Avevamo cominciato ad intraprendere un percorso di educazione ambientale – spiega Edoardo Giuliano, medico in pensione e socio Auser molto attivo sulle tematiche della sostenibilità – Ma l’idea era quella di elaborare un progetto che abbracciasse un po’ tutto, dall’ambiente all’intergenerazionalità, un aspetto a cui noi teniamo moltissimo”. Infatti Auser di Agropoli ha da sempre tessuto una fitta rete di rapporti con le scuole del territorio, soprattutto con elementari e medie, partendo dal recupero delle fiabe di una volta fino ad arrivare ad un progetto contro la dispersione scolastica e, ovviamente, ai percorsi didattici sull’educazione ambientale. Figura 13. I soci dell'Auser di Agropoli. In prima fila il dott. Edoardo Giuliano e alla sua destra Anna Miccoli e Marisa Fiorentino 33 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI La raccolta differenziata, gli Eco-nonni e il cambiamento negli stili di vita L’impegno “ecologico” del circolo Auser di Agropoli segue dunque il filo conduttore dell’educazione ambientale rivolta a più soggetti e attuata in contesti molto diversi tra loro. Infatti, oltre agli studenti delle scuole, target più semplice da educare in quanto estremamente ricettivo, i soci Auser si sono impegnanti a coinvolgere i loro coetanei in quella che si è rivelata un’impresa non facile: l’avvio della raccolta differenziata porta a porta nel Comune di Acropoli. Il 29 maggio 2008, infatti, l’Assessore all’ambiente Antonio Pepe firma un accordo con Auser per lanciare la campagna sulla raccolta differenziata, campagna a cui i soci partecipano nelle vesti “Eco-nonni”. “Abbiamo messo a disposizione circa 50 volontari – racconta Elvira – per svolgere attività di informazione sulla raccolta differenziata in più ambiti, dal condominio alle scuole, dai centri ricreativi alle piazze. Con un particolare occhio di riguardo agli anziani che hanno dimostrato di fidarsi molto delle indicazioni e delle informazioni fornitegli dai loro “coetanei”. I nostri volontari hanno prima seguito un corso di formazione e poi si sono dedicati a trasmettere ciò che avevano imparato agli altri cittadini, agli anziani ma anche ai giovani”. Il compito svolto degli Eco-nonni ha ottenuto un duplice effetto: quello di “preparare” la cittadinanza al cambiamento di abitudini rappresentato dall’introduzione della raccolta differenziata (poi avviata con il sistema del “porta a porta”) e quello di sensibilizzare le persone sulle tematiche legate all’inquinamento ambientale dovuto all’enorme mole di rifiuti prodotti. Da questa esperienza ne sono seguite altre a catena e il risultato è che Auser ha funzionato come catalizzatore per tutta una serie di buone pratiche che oggi sono diventate di uso comune come ad esempio quella di andare a fare la spesa con una borsa di stoffa, di utilizzare l’acqua del rubinetto anziché quella in bottiglia, di risparmiare energia elettrica spegnendo la spia luminosa della televisione quando si va a dormire, ecc. 34 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 14. Pettorina "promozionale" per ricordare che l'attenzione per gli ambienti è un dovere verso le generazioni future Il riciclaggio, gli Eco-giochi e il rapporto con le scuole “Lo spazio simbolico e pratico del giocare dei ragazzi di oggi non deve essere occupato esclusivamente dai giochi elettronici. Ne deriverebbe un appiattimento cognitivo, emotivo ed esistenziale”, scrive Paolo Apolito, docente di Antropologia culturale all’Univeristà di Salerno e Consulente scientifico del Festival Internazionale del Gioco e del Giocattolo di tradizione a cui Auser di Agropoli partecipa ogni anno. Il Festival si svolge in località Massicelle nel Comune di Montano Antilia (SA) con la collaborazione di scuole, associazioni ed enti. Ci sono concorsi ispirati ai giochi e ai giocattoli di tradizione popolare realizzati dagli alunni con materiali naturali o riciclati sotto la supervisione, e grazie ai preziosi consigli, dei nonni. Quattro giorni di attività ludico-didattiche, di laboratori, spettacoli e musica in cui Auser è tra i protagonisti grazie alla decennale esperienza nel riciclo di alcuni soci. Una di questi è Anna Miccoli, instancabile produttrice di bomboniere, lavori a maglia e uncinetto ottenuti con fili di lana avanzati e altri materiali. Suoi sono gli yo-yo e le bambole esposte negli stand del Festival e che alcuni studenti cercano di riprodurre grazie al suo aiuto. 35 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 15. Anna Miccoli. Sulla destra, alcuni dei suoi lavori realizzati con materiali di recupero Figura 16. Altri oggetti e bambole di pezza realizzati a mano dai soci Auser Il lavoro sugli Eco-giochi è tra i progetti a cui Auser si è dedicata con più convinzione in quanto è in grado di conciliare due aspetti fondamentali per l’associazione: la valorizzazione delle potenzialità dell’anziano e l’integrazione culturale e sociale con i giovani. “La ricerca sui giochi di strada e sui giocattoli della tradizione che abbiamo intrapreso con le scuole elementari ha l’obiettivo di preservare dall’azione distruttrice 36 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI del tempo la nostra memoria storica – spiega Elvira - Immediatezza, semplicità spontaneità erano all’ordine del giorno quando eravamo bambini. La nostra era una cultura creativa perché i giocattoli non erano imposti dalle grandi industrie che li producono in serie come succede oggi ma creati, costruiti con materiali di fortuna e inventati di volta in volta, riassemblati, arricchiti, modificati a seconda del gioco che si voleva fare utilizzando legno, stoffa, argilla, canne. E tutto questo lo cerchiamo di insegnare ai bambini, costruendo i giochi di una volta con i materiali riciclati di oggi”. Il rapporto di Auser con le scuole del territorio risale a molto prima del Festival: “A partire dal 1996 abbiamo avviato il Progetto Ludens in collaborazione con alcune scuole e dirigenti scolastici per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica – racconta Elvira Lo Bascio – le cause dell’abbandono che avevamo individuato erano molte e andavano dal disagio economico-sociale alla scarsità di stimoli fino alle difficoltà linguistiche. Così abbiamo pensato di organizzare attività di potenziamento degli interessi e delle attitudini individuali, soprattutto manuali e creative, utilizzando i saperi e l’esperienza dei nostri soci”. Tra questi Gregorio Marchio, ex professore di educazione tecnica in giocato un pensione, ha ruolo chiave. Gregorio ha messo in piedi veri e propri laboratori di falegnameria in alcune scuole medie come la Matilde Serao di Agropoli insegnando ai ragazzi alcune tecniche anche avanzate per produrre oggetti, giochi, soprammobili ma anche per creare miniature che rappresentano gli antichi mestieri di una volta, il tutto con legno rigorosamente riciclato. “Molti studenti sono diventati veramente bravi – racconta Gregorio – e credo che questa attività abbia contribuito a modificare in meglio il loro rapporto con la scuola. Poi si uniscono più temi: la creatività artigianale, l’attenzione verso il riciclo dei materiali, la trasmissione delle tradizioni legate agli antichi mestieri”. Alla fine dell’anno sculture, presepi artistici, maschere e giochi realizzati nei laboratori scolastici vengono esposti in una mostra mercato il cui ricavo va ad un’associazione contro la distrofia muscolare. 37 STILI DI VITA: RIFIUTI. LE STAZIONI ECOLOGICHE DELL’EMILIA ROMAGNA, GLI ECOGIOCHI E IL RICICLO AD AGROPOLI Figura 17. Gregorio Marchio con le sue opere Figura 18. Gregorio Marchio al lavoro nel suo laboratorio. A fianco le miniature raffiguranti gli antichi mestieri realizzate insieme agli studenti 38 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI CAPITOLO 2: ALIMENTAZIONE 1 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Alimentazione sostenibile ............................................................................................................................... 3 Gli orti urbani.................................................................................................................................................... 5 Recupero delle aree urbane degradate .................................................................................................... 6 Socialità.......................................................................................................................................................... 7 Educazione alimentare ................................................................................................................................ 7 Come nasce il progetto: l’Auser e la salute................................................................................................. 9 Il quartiere di Te Brunetti............................................................................................................................. 13 Orto in condotta ............................................................................................................................................. 14 I soggetti coinvolti insieme ad Auser .......................................................................................................... 17 La scuola ...................................................................................................................................................... 18 Slow food...................................................................................................................................................... 21 Ostacoli, opportunità e sviluppi futuri ....................................................................................................... 24 Gli sprechi alimentari .................................................................................................................................... 26 La logica del recupero: esperienze all’estero e in Italia......................................................................... 29 Recupero solidale a Empoli: un’esperienza lunga 12 anni ...................................................................... 30 Come nasce il progetto.................................................................................................................................. 31 Le attività ........................................................................................................................................................ 36 Punti forza e di debolezza, opportunità da cogliere ............................................................................... 43 2 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI ALIMENTAZIONE: PARTE GENERALE Alimentazione sostenibile “La democrazia alimentare è un imperativo, in un’epoca di dittatura alimentare nella quale una manciata di multinazionali controllano l’offerta globale e la piegano alla massimizzazione del profitto e del potere. La democrazia alimentare può essere ricostruita attraverso una nuova solidarietà tra movimenti di democrazia ambientale e di agricoltura sostenibile, movimenti di agricoltori e di consumatori (…) per assicurare una produzione alimentare sostenibile e sicura per la salute, la sua distribuzione egualitaria e l’accesso al cibo per tutti”. Queste parole sono state scritte da Vandana Shiva, scienziata e ambientalista di origine indiana, nel suo saggio “Vacche sacre e mucche pazze”. Dal punto di vista alimentare, la nostra epoca è purtroppo dominata dall’agricoltura e dall’allevamento intensivi che hanno tra i propri paradigmi quello di sfruttare in maniera industriale la natura con ritmi innaturali e strumenti spesso dannosi come pesticidi, antibiotici, fertilizzanti chimici. L’obiettivo è appunto produrre di più, ma non certo più tipologie di generi alimentari quanto maggiori quantità degli stessi prodotti, a discapito della biodiversità. Si arriva così al depauperamento non solo della terra ma anche della scelta di cibo: molte specie spariscono, molti sapori vengono dimenticati e il nostro palato e i nostri occhi a poco a poco si abituano ad alimenti quasi asettici, dalle forme perfette e omologate. Anche Lester Brown1 individua nella sicurezza alimentare uno dei punti cardine per un modello di sviluppo sostenibile andando oltre al concetto di ecologia dal momento che, 1 Lester R. Brown è presidente dell’Earth Policy Institute, centro di ricerche che ha sede a Washington DC. È stato fondatore e presidente del Worldwatch Institute, il più autorevole osservatorio sui trend ambientali del nostro pianeta. Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di 50 libri, tradotti in oltre 40 lingue, e ha ricevuto 24 lauree honoris causa. Brown è stato definito dal Washington Post come “uno dei pensatori più 3 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI per Brown, “il mix esplosivo tra competizione per le scarse risorse idriche e agricole, alti prezzi del cibo, aumento degli affamati, effetti del climate change e pressione demografica” costituisce la più grave minaccia agli equilibri geopolitici mondiali. “Ora sembra di capire che l’anello debole sia il cibo, esattamente come accadde in passato per alcune antiche civiltà. Stiamo entrando in una nuova era alimentare, contraddistinta da alti prezzi del cibo, da un rapido aumento delle persone affamate e da una crescente competizione per le risorse territoriali e idriche che già oggi ha superato i confini nazionali, dato che i paesi importatori di cibo provano ad acquisire o affittare vaste aree agricole in altri stati2”. Il nostro attuale modello di sviluppo è chiaramente insostenibile rispetto alle risorse del pianeta e l’unico modo per evitare futuri disastri ambientali, sociali ed economici è invertire completamente la rotta, o in altre parole pensare ad un “Piano B”. Una delle parole chiavi per attuare tale inversione è l’adattamento, ma non della natura a noi come fino ad oggi si è cercato di fare, ma degli esseri umani alla natura. “Adattare la vita umana simultaneamente alla capacità di rigenerazione dei sistemi biologici della Terra e ai limiti delle risorse rinnovabili richiederà una nuova etica sociale (…) Se la civiltà, quale la conosciamo oggi, deve sopravvivere, quest’etica dell’adeguamento deve sostituire la dominante etica della crescita3”. influenti del mondo”. Edizioni Ambiente nel 2010 ha pubblicato il suo ultimo libro: Piano B 4.0 (Fonte: www.edizioniambiente.it) 2 Lester R. Brown, Piano B 4.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà, Edizioni Ambiente, 2010 3 Idem 4 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI ALIMENTAZIONE: CASO 1 Gli orti urbani Le prime esperienze di orti urbani risalgono agli anni ’70 come azione collettiva finalizzata a strappare dal degrado aree abbandonate. L’episodio più citato è quello di New York dove agli inizi degli anni ’70 un gruppo di cittadini residenti nella zona Est, quartiere caratterizzato da gravi situazioni di marginalità, si appropria letteralmente di un’area completamente abbandonata che fungeva per lo più da discarica abusiva, la ripulisce e decide di utilizzarla come orto collettivo. Nasce il “Critical gardening” che nel 1978 porterà alla costituzione di “Green Thumb4”, associazione successivamente patrocinata dal Dipartimento Parchi degli Stati Uniti che ancora oggi si occupa del risanamento delle zone degradate e della loro trasformazione in orti urbani. Oggi l’associazione vanta circa 600 membri e si occupa anche dell’organizzazione di mercati di frutta e verdura biologiche, di feste per i quartieri in cui opera, di fornire spazi sociali per gli anziani e di elaborare percorsi didattico educativi per le scuole. In Italia e in buona parte dell’Europa, al contrario, negli anni ’60 e ‘70 calano drasticamente i numeri relativi alle coltivazioni di città. È nel decennio successivo che questa pratica torna ad attirare un certo interesse, soprattutto in Inghilterra, Francia e Danimarca ma anche in Italia. Le esperienze di orti urbani negli anni ‘80 non hanno però ancora una connotazione collettiva e comunitaria e si basano soprattutto sull’iniziativa del singolo. 4 In inglese “Pollice verde” 5 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Solo recentemente il concetto di orto urbano ha assunto una valenza sociale focalizzandosi su tre obiettivi fondamentali: recupero delle aree urbane degradate, socialità, educazione alimentare. Recupero delle aree urbane degradate Una risposta verde al degrado dei quartieri periferici in cui il grigiore della cementificazione sembra prendere il sopravvento. Il recupero delle aree abbandonate e fatiscenti è stato il motore iniziale che ha portato alla nascita del fenomeno degli orti urbani, a cui si è immediatamente accostato il fattore economico in quanto l’orto stesso ha rappresentato per gli abitanti dei quartieri lontani dal centro e dall’opulenza un concreto aiuto economico, offrendo un’alternativa valida, sana e conveniente all’impersonalità dei centri commerciali e dei discount. Creare un orto urbano significa riappropriarsi non solo di quel particolare spazio di terreno ma anche del quartiere stesso, agire di persona sulla sua morfologia, cambiandone così l’aspetto e creando un punto d’incontro collettivo per contribuire a far rinascere quella “voglia di comunità” che è antidoto all’isolamento e al senso di insicurezza percepito in periferia. In periferia le istituzioni sono più lontane che altrove ed è così che, per spirito di sopravvivenza e ribellione al degrado, nascono esperienze creative e sociali come gli orti organizzati dalle associazioni o anche più “estreme” come il “guerrilla gardening”. Un fenomeno, quest’ultimo, nato in Inghilterra che oggi si sta lentamente espandendo in tutta Italia, a partire da Milano, e che consiste nell’occupare spazi pubblici abbandonati trasformandoli in piccoli giardini con fiori ed alberelli: veri e propri “blitz ambientali” che sono al tempo stesso azione ecologica e critica alle istituzioni responsabili di tale abbandono. Entrambe le pratiche sono portatrici di un messaggio molto potente: l’unico modo per non lasciarsi sopraffare dal degrado e dall’isolamento anche sociale è mettersi insieme per costruire nuovi spazi di aggregazione, di scambio, di relazione. Un messaggio che in alcuni casi ha avuto l’effetto di riattivare l’interesse delle istituzioni verso luoghi completamente dimenticati. 6 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Socialità Nel contesto del quartiere cittadino, l’orto urbano assume un altro ruolo fondamentale: è luogo in cui avviene lo scambio e l’integrazione dei saperi, in cui ci si ritrova per osservare le evoluzioni della coltivazione, è occasione di incontri formativi di vario genere, dallo studio della terra e del compostaggio all’educazione alimentare. L’orto diventa così parte integrante della realtà del quartiere e strumento per relazionarsi, non solo attraverso il lavoro sulla terra e tutti gli annessi e connessi, ma anche per organizzare attività collaterali comunitarie come mercati, feste del raccolto e cene di quartiere. L’orto di quartiere viene sentito come un bene collettivo da tutti gli abitanti del quartiere, un bene da coltivare, valorizzare, utilizzare, ma è al tempo stesso anche un potente veicolo di socialità che permette di creare o rafforzare relazioni intergenerazionali (gli anziani che raccontano ai bambini la loro esperienza con la terra) e interculturali (lo scambio di saperi e sapori legati alla coltivazione e ai prodotti tra cittadini provenienti da culture diverse). Nulla a che vedere quindi con gli “orti sociali”, per capirci quegli appezzamenti di terreni che il Comune assegna ai pensionati e che di sociale hanno ben poco in quanto “appartengono” al singolo e non alla collettività. Educazione alimentare L’agricoltura e l’allevamento intensivi hanno tra come obiettivo primario la produzione di massa attraverso lo sfruttamento, spesso spregiudicato, delle risorse naturali. Tale sfruttamento viene realizzato nel totale sprezzo dei ritmi della natura e attraverso un utilizzo massiccio di pesticidi e fertilizzanti chimici. 7 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI A rimetterci non è soltanto il piacere legato al sapore del cibo ma anche la salute, dal momento che sempre più ricerche internazionali hanno dimostrato che la salute stessa è strettamente connessa all’alimentazione e che quest’ultima può agire efficacemente come strumento preventivo alle malattie. In questo contesto, l’orto urbano costituisce quindi un’alternativa, seppur piccola, all’agricoltura su larga scala responsabile non solo di offrire meno prodotti e di qualità più bassa ma anche di inquinare l’ambiente e depauperare la terra. L’orto urbano non viene realizzato per essere fonte di arricchimento e questo è già un punto a suo vantaggio perché lo rende immune da tutte le strategie atte a massimizzare la produzione e quindi il profitto. Può comunque rappresentare un valido aiuto economico per la collettività, per questo storicamente viene riscoperto nei momenti di crisi. Imperativo comune a chi coltiva gli orti urbani è quello di utilizzare metodi tradizionali e naturali, rispettando i ritmi e i tempi della natura. Il risultato sono dunque prodotti biologici e rigorosamente stagionali da condividere con la collettività accostando sempre e comunque dei percorsi di condivisione dell’esperienza e trasmissione dei saperi. Il potenziale formativo dell’orto urbano riguarda anche l’educazione alimentare, insegnamento sempre più presente nelle scuole sia come parte di scienze naturali che come materia a sé stante5. Per lo studente, l’orto diventa lo strumento per apprendere alcuni concetti fondamentali come l’importanza di mangiare frutta e verdura fresche in alternativa alle onnipresenti merendine, di favorire cibi stagionali e naturali a quelli processati industrialmente e pieni di conservanti, di variare il più possibile, ecc. ecc. Trasmettere queste nozioni, e soprattutto riuscire ad agire efficacemente sullo stile di vita, è più semplice utilizzando come esempio e modello l’orto urbano dove gli studenti possono osservare con i loro occhi il lavoro sulla terra e assistere alla nascita del frutto di quel lavoro. L’educazione alimentare non ha come target solo gli studenti delle scuole ma anche i loro genitori, e il cibo non serve solo a nutrirsi ma è associato al piacere e alla convivialità. 5 L’educazione alimentare sarebbe prevista all’interno dei programmi scolastici già dal 1990 (legge 162/1990) ma ancora oggi spesso non viene adeguatamente affrontata 8 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Ecco dunque che l’orto urbano può diventare il fulcro di un percorso più ampio che partendo dal rispetto per la terra e per chi la lavora, attraversa il filone dell’educazione alimentare e della salute per arrivare all’aggregazione sociale attraverso il cibo. Il progetto “Orto in condotta” realizzato a Mantova da Auser e Slow Food in collaborazione con l’Istituto professionale Bonomi Mazzolari nasce proprio con questi obiettivi, proponendosi di arricchire esteticamente e a livello di contenuti un quartiere periferico con situazioni di marginalità come Te Brunetti, di costruire momenti di aggregazione tra la popolazione del quartiere creando al tempo stesso un contatto tra i numerosissimi anziani e gli studenti della scuola, e, infine, di realizzare un percorso di educazione alimentare dove diventi prioritario il “sapere cosa si mangia”. Come nasce il progetto: l’Auser e la salute L’idea del progetto nasce circa un anno e mezzo fa, alla fine del 2008, come una sorta di coronamento dell’ampio percorso compiuto dall’Auser sulla salute. “La nostra ambizione finale è quella di chiudere il cerchio sulla salute – spiega Rodolfo Merlini, presidente dell’Auser di Mantova - Da alcuni anni va avanti nel quartiere Te Brunetti un percorso sulla salute di cui Bruno Bottarelli (presidente del circolo G. Rippa) è protagonista: organizziamo piscina, ginnastica dolce, passeggiate nel parco Te e molte altre attività anche formative centrate sul benessere della persona”. Il percorso di Auser sulla salute parte tra il 2002 e il 2003 con delle passeggiate nel parco organizzate da Bruno Bottarelli. Quando Bruno espone l’idea di quelle che diventeranno “le passeggiate della salute”, molti reagiscono con incredulità e qualche battuta. “Quando Bruno me l’ha detto, gli ho risposto: va bene allora mi iscrivo, così ci facciamo una passeggiata io e te! Non avrei mai pensato che avrebbero avuto tutto questo successo!”, racconta divertito Rodolfo. Infatti le passeggiate di Bruno a distanza di quasi otto anni continuano a raccogliere seguaci: vengono organizzate due volte alla settimana per circa 26/27 persone e si 9 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI snodano lungo un percorso naturalistico all’interno del Parco Te, con tanto di contapassi e statistica sui chilometri percorsi, tempi e anche misurazione della pressione! Il tutto scrupolosamente annotato da Bruno in persona. Figura 1. Alcuni dei partecipanti alle passeggiate della salute organizzate dal circolo Auser G. Rippa L’attività motoria non si limita alle passeggiate: due volte alla settimana vengono organizzate sedute di ginnastica dolce in palestra mentre altre due volte alla settimana ci sono dei corsi di aquagym nella piscina comunale (in questo caso i soci pagano l’ingresso direttamente alla piscina ma possono usufruire dell’istruttrice che esegue corsi personalizzati). 10 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 2. Ginnastica dolce organizzata per i soci Auser presso la palestra del quartiere Per quanto riguarda i momenti formativi sulla salute, Auser organizza periodicamente conferenze e seminari tenuti da medici specializzati su vari temi, dalla salute della bocca al cuore. L’educazione alimentare chiude dunque il cerchio, ma per suscitare l’interesse delle persone e riuscire ad incidere anche di poco sugli stili di vita, conferenze e momenti formativi non bastano: “Quando si parla di cibo gli anziani sono molto molto attenti racconta Rodolfo – però bisogna anche saper divertire e stuzzicare e in questo la collaborazione con Slow Food ci sarà di grande aiuto”. Siamo dunque alla fine del 2008 e Auser desidera toccare il tema scottante dell’educazione alimentare. Scottante, si sa, perché è difficile incidere sulle abitudini, soprattutto alimentari, delle persone anziane e perché alcune iniziative possono avere effetto controproducente ed essere viste con diffidenza o peggio come un’intrusione poco apprezzata. Lasciando da parte per un attimo la questione della salute, è importante ricordare un altro ambito che Auser intendeva sviluppare e arricchire da tempo: quello 11 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI dell’intergenerazionalità, che, come vedremo, sarà la chiave per portare avanti il discorso salute. Contemporaneamente e parallelamente, infatti, si stava cercando di arricchire le proposte di attività sociale dell’associazione ponendo particolare attenzione alle caratteristiche intrinseche di Te Brunetti, un quartiere, come dicevamo, periferico e storicamente isolato dal centro, con una forte concentrazione di anziani e a rischio marginalità. “Nel quartiere su 1300 abitanti circa 800 sono anziani – spiega Bruno – alcuni in situazioni di povertà ed estrema solitudine. I giovani non ci sono, se non quelli che frequentano l’Istituto professionale Bonomi-Mazzolari che si trova proprio qui di fronte, ma quasi tutti abitano lontano, spesso in altri Comuni”. La scuola, dunque, viene vista come un corpo estraneo dal resto del quartiere: gli studenti che la frequentano non abitano qui e non si integrano con gli altri abitanti, anzi, vengono visti con un certo fastidio, soprattutto quando suona la campanella e si precipitano in massa fuori dall’istituto intralciando i marciapiedi e facendo rumore. “Un giorno Anna, la moglie di Rodolfo, che insegnava al Bonomi-Mazzolari ci dà un’idea – continua Bruno - perché come Auser non cerchiamo di costruire un rapporto con la scuola? Tra l’altro uno degli indirizzi di studio dell’istituto è quello per assistente sociale, quindi assolutamente in tema con le varie problematiche presenti nel quartiere”. Si affaccia l’idea di realizzare un orto urbano utilizzando l’ampio spazio verde di proprietà della scuola. L’orto potrebbe essere il punto di partenza ideale per introdurre ai soci Auser la questione dell’educazione alimentare e al tempo stesso costruire un rapporto con i giovani! All’interno della scuola, Auser trova due professoresse estremamente disponibili che diventano presto un punto di riferimento per tutto il progetto: Beatrice Toreno e Anna Grandi, entrambe insegnati di scienze. A questo punto entra in gioco Slow Food, che, forte della sua esperienza nel campo degli orti scolastici in collaborazione con scuole elementari e medie, decide di dare il suo contributo e di avviare per la prima volta un percorso con un Istituto superiore. Con però un’enorme differenza rispetto alle altre iniziative di orti urbani in giro per l’Italia dove 12 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Auser veniva coinvolto per lo più per il reclutamento dei cosiddetti “nonni ortolani”. Qui, invece, i “nonni” sono insieme agli studenti gli attori a cui si rivolge il percorso di educazione alimentare organizzato da Slow Food. Il quartiere di Te Brunetti Mantova, al di là della ferrovia e dietro il celebre Palazzo Te6, costruito nel 1525 per volere del Gonzaga, si trova il quartiere Te Brunetti, il luogo in cui è stato realizzato il progetto “Orto in condotta”. La morfologia del quartiere si delinea durante il ventennio fascista, quando il regime fa costruire in quel luogo isolato dal resto della città le cosiddette “casette”. Qui vengono relegate tutte le persone cacciate dal centro, fasce deboli ed emarginate che vivono in modo completamente separato da Mantova, dal momento che a dividere nettamente queste due realtà c’è una ferrovia lunga chilometri e chilometri e solo negli anni ’70 verrà realizzato un sottopassaggio per unire questo quartiere-ghetto al resto della città. In quegli anni duri e difficili Te Brunetti viene soprannominato “Tigrai”, dal nome di una regione dell’attuale Etiopia che fino all’ultimo si oppose all’imperialismo italiano7. Oggi il quartiere di Te Brunetti mantiene una forte connotazione popolare; le casette sono state abbattute lasciando il posto a condomini a più piani. Ma l’isolamento, 6 www.centropalazzote.it - Palazzo Te fu costruito tra il 1525 il 1535 da Giulio Romano per volere di Federico II Gonzaga. La celebre villa, destinata alle feste, ai ricevimenti e agli "ozi" del duca di Mantova, si ergeva su un'isola in diretta contiguità col centro cittadino, denominata sin dal medioevo Tejeto, o Te. Gli ambienti del Palazzo – le sale dei Cavalli, di Psiche, dei Giganti - i loggiati e l’appartamento del Giardino Segreto, insieme al cortile d’Onore e al giardino dell'Esedra rappresentano la più alta espressione dell'invenzione di Giulio Romano, grande architetto e pittore. Il Palazzo è sede del Museo Civico. Nelle sale al piano superiore sono ospitate le collezioni permanenti: la donazione dell'editore Mondadori con i dipinti di Spadini e Zandomeneghi; la sezione permanente gonzaghesca di medaglie, monete, coni, pesi e misure dal Trecento al Settecento; la Raccolta egizia di Giuseppe Acerbi, composta da 500 pezzi e la collezione di Ugo Sissa, architetto e artista mantovano che a Baghdad raccolse numerosi pezzi di arte mesopotamica. 7 Il Tigrai è un altopiano roccioso che si trova al nord dell’Etiopia, proprio al confine con l’Eritrea. Fu in questa regione, e in particolare ad Adua, che alla fine dell’800 gli italiani vennero pesantemente sconfitti dopo aver tentato per la prima volta di conquistare l’Etiopia. Ci riuscirono nel 1935, dopo anni e anni di tentativi. 13 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI nonostante il sottopassaggio, resta. E restano anche le situazioni di emarginazione sociale e disagio con una forte prevalenza di anziani (circa 800 sui poco più di 1300 abitanti del quartiere). Pochi negozi, uno o due supermercati, una piccola biblioteca comunale gestita dai volontari dell’Auser e ovviamente il circolo Giuseppina Rippa, punto di aggregazione fondamentale per la popolazione del quartiere. Quasi estraneo a questa realtà, a pochi metri dai condomini e dalla sede dell’Auser, c’è l’Istituto Bonomi Mazzolari, un professionale con vari indirizzi di studio dalla moda al turismo, dal commercio al … sociale. E proprio quest’ultimo indirizzo rappresenterà una sorta di anello di congiunzione tra un elemento spurio come questa scuola e gli abitanti del quartiere. Orto in condotta Figura 3. Roberto, volontario Auser, al lavoro nell'orto 14 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 4. Un'immagine dell'orto scattata ad aprile 2010, quando stavanoo ancora spuntando i primi germogli di cipollotti, insalatina e rapanelli Diverse sono quindi le finalità del progetto: • Costruzione e rafforzamento del rapporto intergenerazionale tra giovani e anziani attraverso la gestione comune dell’orto scolastico; • Percorsi di educazione alimentare e consumo consapevole rivolti a studenti, anziani e a tutta la comunità in generale; • Rivalorizzazione del quartiere; • Creazione di spazi e momenti di socialità legati al cibo e alla convivialità. Le fasi del progetto: cosa è stato fatto 1. Ciclo di lezioni organizzate da Slow Food nazionale su argomenti legati alla terra, alla coltivazione e alle sementi rivolte agli insegnanti del Bonomi-Mazzolari e ai soci Auser. 15 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI 2. Autofinanziamento per l’acquisto delle sementi e dei materiali per costruire l’orto: cena organizzata presso l’Istituto Bonomi – Mazzolari con Slow Food in cucina e Auser per servire ai tavoli. 3. Costruzione dell’orto grazie all’impegno di due volontari Auser: Roberto “il falegname” che si è occupato del perimetro e di tutti i lavori di carpenteria e Roberto “l’ortolano” che si occupa del terreno e della coltivazione vera e propria insieme agli studenti. 4. Nozioni di educazione alimentare alle due classi che partecipano al progetto, a cura delle insegnanti di scienze, sia teoriche che pratiche attraverso il laboratorio a cielo aperto rappresentato dall’orto scolastico. 5. Ricerca di fondi: presentazione del progetto alla Fondazione Cariplo (bocciato) e alla Provincia (promosso). Queste sono in sintesi le fasi già compiute o tuttora in corso del progetto, vediamo ora quali saranno gli sviluppi futuri: Le fasi del progetto: cosa si farà 1. Incontri aperti a tutti gli abitanti del quartiere: degustazione di piatti tipici utilizzando i prodotti dell'orto e altri prodotti locali. 2. Piano di comunicazione per far conoscere a tutti gli abitanti del quartiere il progetto sull’orto. Gli interventi di sensibilizzazione tramite media (radio, stampa e televisione locali) saranno a cura dell’associazione Club 180 (cooperativa di disabili psichici). 3. Mercatino biologico o vendita dei prodotti ai negozi ortofrutticoli per finanziare altri progetti di integrazione sociale e culturale nel quartiere. Il tutto per raggiungere un importante obiettivo: il miglioramento della qualità della vita degli abitanti del quartiere Te Brunetti, da un lato attraverso la riduzione della solitudine e l'instaurarsi di nuove relazioni sociali; dall'altro attraverso l'aumento del benessere fisico mediante una corretta educazione alimentare. 16 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 5. I due "nonni" Roberto, volontari Auser, al lavoro nell'orto scolastico I soggetti coinvolti insieme ad Auser Le anime del progetto, oltre ai soci Auser, sono le due insegnati di scienze del BonomiMazzolari, Anna Grandi e Beatrice Toreno, e Gilberto Venturini di Slow Food. “Con Slow Food abbiamo un rapporto ormai consolidato nel tempo – spiega Rodolfo – per fare un esempio, durante il Festival della letteratura di Mantova è venuto Giancarlo Caselli a presentare il suo libro e poi alla sera con Slow Food abbiamo organizzato una cena con i prodotti di “Libera terra”, per raccogliere fondi per la cooperativa Placido RIzzotto”. Slow Food ha collaborato fin dall’inizio al progetto dell’orto, mettendo a disposizione i suoi esperti: “Innanzitutto, l’appezzamento di terreno scelto per l’orto è stato approvato 17 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI da loro – spiega Bruno – in considerazione della posizione ottimale e dell’esposizione pressoché continua alla luce del sole. Dopo la prima lezione di una vivaista che ci ha spiegato le basi della gestione di un orto, la semina, le fasi lunari, ecc. , si è stabilito anche come attrezzare l’area e come suddividerla per settori di produzione: dal momento che le classi interessate erano due abbiamo suddiviso l’orto in due macrocomparti a loro volta suddivisi a seconda dei prodotti seminati”. A febbraio si è quindi cominciata la semina dei prodotti consigliati dall’esperta, in modo che il primo raccolto si potesse ottenere entro la fine dell’anno scolastico. Fondamentale, anche la collaborazione di Anna e Beatrice, che sono riuscite a suscitare l’interesse degli studenti, in particolare di quelli stranieri, e che oltre a lavorare sull’educazione alimentare, si occupano di organizzare momenti di incontro tra i soci Auser e i ragazzi, dalla costruzione dell’orto al lavoro con la terra, dalle cene agli incontri formativi. La scuola 18 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 6. L'ingresso dell'Istituto Bomomi Mazzolari “Il primo collegamento con l’Auser l’abbiamo avuto grazie ad Anna, la moglie di Rodolfo, una nostra collega che ora è andata in pensione – racconta Beatrice Toreno - L’idea era di affrontare il tema dell’educazione alimentare in un modo un po’ più originale rispetto al solito: volevamo avvicinare i ragazzi all’idea del rispetto dei tempi della natura, far conoscere il concetto di biodiversità e di coltivazioni ecosostenibili. Ma anche abituarli ad utilizzare in modo diverso il cibo. Allo stesso tempo, visto che noi abbiamo un settore servizi sociali che ha tra i suoi obiettivi anche la formazione di operatori che lavorano con gli anziani, era l’occasione per favorire l’incontro con questa realtà del quartiere”. Fondamentale, continua Beatrice, è stato l’apporto dei due Roberto: “Ai ragazzi piace stare con queste persone, perché per loro rappresentano figure di riferimento. Sono simpatici, si danno molto da fare e sono riusciti a creare un forte legame. C’è anche da dire che per molti la figura del “nonno” è qualcosa che manca, visto che molti studenti vengono da paesi stranieri. La Provincia ha assegnato alla scuola un finanziamento di 1200 euro per l’acquisto delle sementi che, si spera, verrà reiterato anche il prossimo anno, ma l’aiuto economico più grande ci si aspetta arrivi dalle azioni di autofinanziamento: cene e mercatino. 19 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI L’anno scorso, quando si era deciso di avviare il progetto con o senza aiuti esterni, nella scuola è stata organizzata una cena con piatti tipici preparati da Slow food. Un vero successo con 100 ospiti e più di 1000 euro raccolti. Il progetto dell’orto scolastico è stato inserito dall’Istituto anche nell’ambito di un altro progetto più ampio, “L’arco e le pietre”, finalizzato a rivitalizzare tre quartieri periferici: Te Brunetti, Valletta Paiolo e Valletta Valsecchi. “Il progetto “L’arco e le pietre” nasce in seguito alla soppressione delle circoscrizioni – continua l’insegnante - dal momento che non ci sono più, viene a mancare un importante punto di riferimento e di aggregazione, soprattutto in questi tre quartieri periferici. Si è quindi cercato il coinvolgimento di tutte le associazioni, con Arci come capofila, per sopperire al vuoto lasciato dalle istituzioni. Nel quartiere di Te Brunetti abbiamo messo al primo posto il coinvolgimento degli anziani, in un altro verrà realizzata una ludoteca, ecc”. Un progetto molto ambizioso e complesso in cui si inserisce appunto anche l’orto scolastico. “Se si vuol fare qualcosa nel sociale bisogna puntare ad ottenere fondi diversificando il più possibile le domande, perché dal pubblico soldi non ne arrivano più – spiega Beatrice. La risposta delle due classi, una a indirizzo moda e l’altra a indirizzo sociale, è, come si diceva, al di sopra delle aspettative: “Le ragazze, che rappresentano la maggioranza degli iscritti, controllano ogni giorno lo stato della coltivazione e spesso urlano: ‘Prof! Non è ancora uscito niente!!!’ Insomma, stanno cominciando ad abituarsi ai veri tempi della natura e a capire tutto il lavoro che sta a monte. Era uno dei nostri obiettivi: rispettare i tempi della natura ed essere consapevoli che non puoi ottenere sempre e tutto subito ma che bisogna aspettare”. 20 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Slow food L’esperienza di Slow Food per quanto riguarda gli orti scolastici è ormai consolidata da anni, ma, come ci racconta Gilberto Venturini, i progetti venivano realizzati in collaborazione con scuole elementari o medie, mai con Istituti superiori. “Il titolo “Orto in condotta” è un gioco di parole – spiega Gilberto – in quanto “condotta” non è solo il comportamento dello studente nell’ambito delle valutazioni scolastiche ma anche il nome che abbiamo dato alle realtà locali di Slow food. Abbiamo quasi 200 orti nelle scuole di tutta Italia, ma questa è la nostra prima esperienza con una scuola superiore. Quello che proponiamo è ben più complesso rispetto agli orti che nel passato si facevano nelle scuole e che servivano solamente per fare vedere ai bambini come dal seme si sviluppa la pianta. L’idea nasce negli Stati Uniti dove Slow food ha inventato questo nuovo approccio: l’orto di Michelle Obama nel giardino della Casa Bianca è il risultato dello sforzo di Slow food, che ci aveva provato prima con Clinton, e ce l’aveva quasi fatta, mentre con Bush nemmeno a parlarne”. Il progetto portato avanti dall’associazione si propone di affrontare il tema del cibo a 360 gradi, dalla produzione alla trasformazione, dalla commercializzazione al consumo. Consumo non solo del singolo ma comunitario, passando attraverso il rapporto con le piccole produzioni locali, con la cittadinanza, con la scuola, con giovani e i genitori. “L’iniziativa si sviluppa secondo questo criterio – continua Gilberto - Slow food nazionale mette a disposizione alcuni formatori che formano i formatori, cioè gli insegnanti. L’esperienza dura tre anni, dopo di che continua autonomamente. In questi tre anni ci sono 4 interventi di carattere didattico, 3 rivolti agli insegnanti e 1 ai genitori. Da queste lezioni che vengono fatte agli insegnanti si sviluppa tutto il progetto, supportato a livello organizzativo, e non solo, da Slow food locale”. Nella situazione specifica, essendo il Bonomi Mazzolari una scuola superiore, il rapporto con i genitori è più difficile da instaurare, perché le famiglie sono dislocate in tutta la provincia, cosa che non accade con elementari e medie. Così si è intrapresa la strada del 21 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI coinvolgimento del quartiere, più che del coinvolgimento dei genitori. E qui appunto entra in gioco Auser. “Oggi (7 aprile 2010, n.d.r.) faremo il primo esperimento: durante la pausa della tombola offriremo ai soci Auser una merenda particolare che ricorderà loro il passato. Vediamo cosa succede, gli faremo assaggiare un salame di quelli che si facevano una volta e che è molto diverso da quelli che si comprano oggi. Come Slow food, organizziamo spesso questo tipo di gioco: far riflettere i consumatori sugli stili di vita di cui a volte sono le vittime, basta pensare a tutti i disturbi che derivano da un’alimentazione sbagliata basata su alimenti pieni di conservanti e additivi. Il gioco è quello di lavorare sul filo della memoria e riconnettere il modo di essere di oggi confrontandolo con il passato, non tanto per fare un’operazione di tipo reazionario ma per comprendere insieme quanto da un certo punto in poi la strada della produzione del cibo ha portato a dei risultati negativi”. Per Gilberto, responsabile del presidio8 sul Salame casalìn dei contadini mantovani, la biodiversità basata sul sistema di piccole aziende è molto più produttiva delle monocolture industriali, ma oggi i piccoli produttori fanno una grandissima fatica a sopravvivere a causa dell’innalzamento dei costi imposto dall’agricoltura e dall’allevamento industriali, con i loro metodi altamente discutibili per l’ambiente e per la salute. Figura 7. Salame e gnocco fritto offerto come merenda ai soci di Auser durante la pausa della tombola 8 I presidi di Slow food hanno l’obiettivo di difendere la biodiversità: un prodotto, una tecnica di coltivazione e più in generale una cultura alimentare, sempre più minacciati dalle monoculture industriali. 22 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 8. Merenda presso la sede Auser del quartiere Te Brunetti: durante la pausa della Tombola, Gilberto Venturini (al centro, vestito di nero) spiega la differenza tra il salame offerto e quello che viene prodotto in maniera industriale mentre sua moglie Marcella (a sinistra) distribuisce il gnocco fritto preparato da lei. Sulla sinistra della foto c’è Bruno Bottarelli e sulla destra, in piedi, c’è Rodolfo Merlini. Figura 9. Dopo la degustazione, Gilberto è riuscito a catturare l'attenzione del pubblico giocando sul filo della memoria. Molti ricordano la cura e l'attenzione con cui venivano prodotti i cibi della loro infanzia 23 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Ostacoli, opportunità e sviluppi futuri Più che di rischi che possano mettere a repentaglio la buona riuscita del progetto, si deve parlare di ostacoli. Ostacoli di natura prevalentemente economica che però non scoraggiano né Auser (“Noi siamo per andare avanti e non mollare” dice Rodolfo), né Slow Food (“Abbiamo le spalle grosse, in qualche modo si farà”, dice Gilberto). Intanto, nell’attesa che enti pubblici e privati si accorgano finalmente dell’importanza del progetto, c’è l’autofinanziamento. “La Cariplo non ci ha approvato il progetto – racconta Rodolfo - non sappiamo bene per quali motivi, ma noi non ci siamo arresi e siamo partiti lo stesso, grazie alla perseveranza dimostrata dalla scuola e grazie anche al finanziamento della Provincia. Poi abbiamo visto che il sistema dell’autofinanziamento funziona bene: con le 1000 euro ricavate dalla cena siamo riusciti a coprire le prime spese: semenze, materiale di recinzione. ecc. Noi andiamo avanti e, una volta che questi prodotti saranno pronti, si organizzeranno delle cene di quartiere e magari anche un mercatino, anche perché i negozianti della zona non si sono dimostrati molto propensi a vendere i nostri prodotti nelle loro botteghe”. Per il resto il progetto si basa sull’indispensabile contributo dei volontari Auser, delle insegnanti e di Slow food. Ecco in sintesi le attività in programma: Rivitalizzazione del quartiere, intergenerazionalità, interculturalità: • Incrementare i momenti di contatto tra gli studenti e gli anziani del quartiere attraverso lo strumento orto • Favorire il contatto tra culture diverse attraverso il cibo • Rivitalizzare il quartiere organizzando feste per celebrare il raccolto, cene, degustazioni, incontri culturali, mercati biologici 24 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Sviluppo del percorso di educazione alimentare nel quartiere articolato su vari piani: • Incontri-degustazione promossi da Slow food sui sapori perduti • Proiezione di film e documentari • Cene di quartiere per assaggiare i prodotti dell’orto e trasmettere la consapevolezza della differenza dell’agricoltura biologica rispetto a quella intensiva Questo per dare un senso concreto alla parola benessere, perché, come ricordano Bruno e Rodolfo, l’educazione alimentare è un tema importante da quanto si nasce fino a tutto il percorso della vita. Figura 10. Cena all'aperto organizzata da Auser nel quartiere Te Brunetti. Alla prossima verranno offerti i prodotti dell'orto scolastico 25 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI ALIMENTAZIONE: CASO 2 Gli sprechi alimentari Nel 2008 la Coldiretti ha stimato che nel nostro Paese ben 240mila tonnellate di alimenti sono rimaste invendute per un valore di oltre 1 miliardo di euro. Le cause sono innumerevoli: scadenze prossime, danneggiamento anche leggero delle confezioni, ecc. Una cifra da capogiro, soprattutto se si pensa che, sempre secondo la Coldiretti, con quel cibo si sarebbero sfamati 600.000 cittadini con tre pasti al giorno per un anno. Il fenomeno ovviamente non è solo italiano, ma è tipico dei paesi occidentali e in fase di occidentalizzazione, primo fra tutti gli Stati Uniti, ma anche Inghilterra, Francia e altri stati europei e non. Ne sa qualcosa Tristram Stuart, trentatreenne inglese, ricercatore universitario di Cambridge, attivista ecologista e ora anche scrittore, che per un anno intero si è nutrito solo con i cibi buttati dai supermercati e da altri punti vendita e che, dopo un viaggio intorno al mondo per studiare ed analizzare gli sprechi, ha scritto un libro di enorme successo. “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare” (Mondadori) 9, in cui analizza il fenomeno da un punto di vista globale, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dalla Russia all’India e alla Cina, passando anche per l’Italia. “I negozi e i ristoranti italiani hanno a disposizione l'88% di cibo in più rispetto al fabbisogno alimentare della popolazione. Si tratta di un surplus di 1700 Kcal al giorno: alcune di queste calorie in eccesso sono consumate da soggetti che mangiano più di quanto occorra al loro organismo, ma la maggior parte viene sprecata sotto forma di pane non mangiato, cibo avanzato nei piatti e sacchi di immondizia pieni dei prodotti dei supermercati. L'Italia dispone di una quantità di cibo 3,3 volte superiore a quella effettivamente necessaria”. 9 Tristram Stuart, Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare, Mondadori, 2009. 26 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Tristram è un Freegan, ossia si nutre di quanto gettato via, ovviamente solo se si tratta di prodotti integri e non scaduti! In ogni caso, lui e sua moglie sono le prove viventi di quanto lo spreco sia diffuso e “normale”: nei retrobottega dei supermercati si trovano ogni giorno centinaia e centinaia di euro di prodotti ancora perfettamente confezionati e freschi per la cui produzione si sono utilizzate enormi risorse naturali e il cui smaltimento in quanto rifiuti richiederà non solo ancora energia ma danneggerà ancora di più l’ambiente. Sì, perché gli sprechi non avvengono solo nei supermercati ma attraversano tutte le fasi del ciclo produttivo: dalla produzione alla trasformazione, dalla distribuzione alla vendita fino al consumo, dal momento che anche le famiglie sprecano tantissimo. Basta pensare che da un’indagine dell’Adoc10 sui consumi alimentari degli italiani, emerge che ogni famiglia butta nel cassonetto, in media, 515 euro, pari al 9% della spesa totale effettuata, con picchi durante le festività, Natale in primis. I motivi di questo spreco (circa 27 chilogrammi all’anno procapite) sono innumerevoli, ma il principale è da ascrivere a politiche e strategie di vendita aggressive e spesso ingannevoli da parte della distribuzione: il classico 3 X 2, ad esempio, che il più delle volte ha come effetto quello di cestinare il “terzo” prodotto o anche di consumare più di quanto si vorrebbe. Un secondo fattore è di certo legato alla difficoltà di reperire monoporzioni o comunque confezioni non familiari: in questo modo un anziano solo o un’altra tipologia di famiglia mononucleare sono obbligati ad acquistare più cibo con il risultato di non riuscire a consumarlo tutto entro la scadenza. Ma andiamo con ordine. Secondo i dati raccolti negli anni dal ricercatore di Cambridge, in quello che si può definire emisfero occidentale circa metà del cibo viene gettato via nel corso della filiera che partendo dalla produzione arriva fino alla tavola dei consumatori. Di esempi ce ne sono a bizzeffe, dalle patate con forme troppo bitorzolute ai pomodori non perfettamente lisci e rossi alle zucchine ricurve. Ma anche le croste del pane in cassetta (migliaia e migliaia ogni giorno), e molto altro ancora, le confezioni leggermente 10 L'ADOC è un’associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori, degli utenti, dei risparmiatori, dei malati, dei contribuenti. 27 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI ammaccate, o anche intere partite di uno stesso prodotto la cui confezione non risponde perfettamente a standard estetici (es: un colore sbagliato, un errore nel testo, ecc.) Figura 11. Contenitori per alimenti scartati da negozi e supermercati Il dato di fatto più lampante è che viene prodotta un’enorme quantità di cibo in eccesso rispetto al fabbisogno e che quest’eccesso prima o poi deve essere smaltito, a scapito, ovviamente, dell’ambiente. Stuart afferma che più del 50% delle emissioni di gas serra proviene dalla produzione di cibo e che se impiegassimo le terre sulle quali oggi coltiviamo cibo in eccesso per piantare alberi, potremmo controbilanciare totalmente le emissioni di gas serra. A supportare questa teoria, ci sono centinaia di dati e di esempi, tra i quali quello dei famigerati latticini in surplus: in Inghilterra per produrre le 187 tonnellate di latticini buttate via in un anno dalle famiglie (dati del 2008), sono state emesse 640 mila tonnellate di Co2 e impiegati 74 mila ettari di terra. 28 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Ma insomma, cosa accade alle tonnellate di cibo che ogni anno i supermercati buttano? O finiscono nella spazzatura oppure possono essere riutilizzate. Vediamo da chi e come. La logica del recupero: esperienze all’estero e in Italia Le prime esperienze di recupero di alimenti scartati dai negozi e dai supermercati hanno origine negli Stati Uniti e più precisamente a Phoenix in Arizona, alla fine degli anni Sessanta, per iniziativa di John Van Hengel, ricco industriale con vocazioni filantropiche che fonda la St. Mary’s Food Bank. Van Hengel e i volontari dell’associazione si occupavano di fare quotidianamente il giro di bar, ristoranti e negozi recuperando il recuperabile per poi donarlo ai poveri della città sottoforma di pacchi spesa o di pasti caldi. Da quel momento in poi in tutto il territorio degli States sorsero altre Food Bank tutte con lo stesso obiettivo: recuperare tutto ciò che è commestibile dagli scarti di ristoranti e piccoli e grandi distributori per nutrire soggetti deboli e bisognosi. Successivamente, quel modello arriva in Europa dove cominciano a nascere esperienze del genere, come quella, celebre, del Banco alimentare11 di Meda in provincia di Milano (1989). Più recente, è il caso del Last Minute Market di Bologna, nato da un’idea di alcuni docenti e studenti del dipartimento di Economia e Ingegneria dell’Università di Bologna. Cominciato come un esperimento di ricerca nel 1998, Last Minute Market è diventato nel 2003 una vera e propria realtà imprenditoriale che offre anche servizi di consulenza nell’ambito dello spreco alimentare, in stretta connessione con la Facoltà di Agraria. 11 In Italia il Banco Alimentare arriva nel 1989, grazie all’incontro tra il Danilo Fossati, fondatore della Star, e Monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. Sull’esempio della Fondacion Banco de Alimentos di Barcellona, colpiti dalla sua originalità, ne prendono spunto e promuovono insieme questa nuova opera di carità. Negli anni l’opera del Banco Alimentare si è sviluppata capillarmente sul territorio nazionale con la crescita di una Rete che oggi è costituita da 19 organizzazioni Banco Alimentare e dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus, che ne guida e coordina l’attività (testo tratto dal sito www.bancoalimentare.it). 29 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Quella che oggi è a tutti gli effetti un’azienda, nel 2009 ha raccolto gli avanzi da negozi, scuole, mense e caserme per un totale di 890 tonnellate. L’obiettivo è, come ricorda Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria di Bologna e di Last Minute Market, “recuperare velocemente ciò che si spreca”. Ed è da questa caratteristica di velocità che nasce appunto il termine “Last Minute Market” perché il tempismo in questo caso permette di intercettare un alimento prima che questo si trasformi in rifiuto per recuperarlo e quindi ridistribuirlo. Proprio Segrè ha presentato al recente Klimaforum di Copenhagen12 un rapporto sullo spreco alimentare in Italia, affermando che ogni anno si potrebbero recuperare circa 240mila tonnellate di cibo, sufficienti a sfamare, come si diceva nel paragrafo precedente, più di 600mila persone (con tre pasti al giorno) e risparmiando, al tempo stesso, quasi 300mila tonnellate di Co2. A tanto infatti ammonta il volume di anidride carbonica prodotto dallo smaltimento di tutte quelle tonnellate di cibo. Recupero solidale a Empoli: un’esperienza lunga 12 anni Re. So. è un’associazione di volontariato di secondo livello13 che si occupa dal 1998 di recupero solidale a Empoli e dintorni. L’associazione è costituita da: Auser Filo d'Argento, Unicoop Firenze, Confraternita della Misericordia, Pubblica Assistenza, Caritas, Publiambiente, e opera in collaborazione con l’Usl 11 per le certificazioni sanitarie, con i Comuni del circondario Empolese Valdelsa, e il Comune di Lastra a Signa e con numerosi supermercati e negozi del territorio. Attività primaria di Re. So. è raccogliere merci di vario tipo, dagli alimenti ad altri prodotti non più vendibili ma ancora utilizzabili (piccoli elettrodomestici, abiti, soprammobili, casalinghi, giocattoli, ecc.) per ridistribuirli secondo diverse modalità ad una serie di soggetti. 12 Il Klimaforum 2009, Forum Globale della Società Civile sui cambiamenti climatici, si è svolto a Copenhagen parallelamente al Climate Change Summit delle Nazioni Unite e ha visto coinvolti scienziati, accademici, ricercatori, scrittori, attivisti, artisti che si sono riuniti per cercare soluzioni alla crisi climatica globale 13 L’associazione di secondo livello si costituisce per coordinare il lavoro di diverse associazioni o enti 30 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Molte sono le attività svolte da Re. So. grazie al lavoro praticamente costante dei suoi 12 volontari e degli altri 200 che prestano il loro aiuto a rotazione. Si va dal progetto “Pronto in tavola”, servizio gratuito di distribuzione pasti a domicilio per persone non autosufficienti, alla collaborazione con la Confraternita della Misericordia alla cui mensa per i poveri Re. So. fornisce dal 2007 il “fresco” recuperato. Dal progetto con gli studenti disabili iscritti alle scuole superiori del territorio al mercatino di solidarietà organizzato ogni anno in vari Comuni e molto altro ancora. Tramite queste azioni, Re. So. punta a diffondere la cultura del recupero e della lotta allo spreco e a promuovere la tutela dell’ambiente. Come nasce il progetto “L'idea di recuperare le merci è nata nella sezione soci attivi della Coop di cui io facevo parte – spiega Grazia Susini, ex presidente di Re. So. e tra i fondatori del progetto – questo perché avendo spesso contatti con i dipendenti dei vari negozi ricevevamo continue segnalazioni sugli sprechi di alimenti che venivano buttati perché prossimi alla scadenza (anche per far posto a partite di alimenti più “recenti”) o perché esteriormente non perfetti (confezioni ammaccate o strisciate, ecc.)”. Grazia racconta che una volta acquisita la consapevolezza di quanto cibo venisse buttato, molti soci si siano indignati ma che nessuno sapeva come intervenire efficacemente per ridurre tali sprechi. “Il problema era stato individuato, ma la soluzione era tutta un’altra storia – continua Grazia – l’unica cosa certa era che quel cibo poteva essere recuperato. Ma sapevamo che da soli non saremmo riusciti a fare un granché, quindi il nostro primo passo è stato quello di rivolgerci all’amministrazione comunale chiedendo di intraprendere un’azione congiunta”. Ma in Comune non prendono molto sul serio la proposta, anzi, si dimostrano piuttosto scettici e diffidenti: recuperare gli alimenti scartati da negozi e supermercati? Troppo complicato: servirebbero mezzi di trasporto, controlli e certificazioni, partnership con 31 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI innumerevoli soggetti ma soprattutto molte molte persone dedicate. Non scoraggiati dalla reazione, i soci coop passano direttamente a contattare le altre associazioni operanti nel territorio: Auser, Caritas, Pubblica Assistenza, ecc. “Inizialmente anche con loro abbiamo incontrato qualche difficoltà – spiega Grazia perché in realtà ognuno di questi soggetti già faceva qualcosa di simile nel suo piccolo e in più c’era una sorta di sfiducia diffusa sul risultato che si sarebbe potuto raggiungere”. Ma, scetticismo a parte, le associazioni si dichiarano pronte a collaborare. Manca però un apporto fondamentale, quello rappresentato dall’ente pubblico. Visto che il Comune si era dimostrato sordo, Grazia ci prova con Publiambiente, s.p.a di proprietà di alcuni comuni, tra i quali quello di Empoli, che si occupa dello smaltimento rifiuti. L’obiettivo è coinvolgerla nel trasporto delle merci, dal momento che questo non poteva essere effettuato dai volontari. “Siamo quindi partiti con una sorta di sperimentazione – spiega Grazia - con Coop che donava al Comune di Empoli la merce e il Comune che ha fatto una convenzione con Publiambiente e le altre associazioni. Insomma, alla fine ce l’abbiamo fatta, a fatica ma ce l’abbiamo fatta e dopo un anno di tentativi il Comune ci ha appoggiato. Diciamo che eravamo molto determinati e che credevamo fino in fondo a questo progetto”. Re. So. comincia quindi a muovere i primi passi come associazione che vede in prima linea membri di altre realtà associative molto radicate nel territorio. Uno di questi è Maresco Fattori, socio Auser e marito di Grazia: “Avere l’appoggio del Comune è stato fondamentale, ma restavano alcuni problemi da risolvere, soprattutto logistici. Abbiamo tirato avanti come potevamo fino al 2000 con mezzi veramente di fortuna: il magazzino che ci aveva messo a disposizione il Comune era in condizioni spaventose, senza acqua né luce. Ma poi un giorno abbiamo sentito alla radio che la Regione metteva a disposizione dei soldi per attività legate alla riduzione dei rifiuti, così abbiamo telefonato all’Assessorato alle politiche sociali e ci siamo fatti dare il bando. Il bando però era rivolto solo agli enti pubblici e così abbiamo nuovamente coinvolto il Comune di Empoli e Publiambiente convincendoli a partecipare”. 32 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Il progetto di recupero merci ottiene il finanziamento e così Re. So. ha finalmente la possibilità di restaurare il magazzino situato ad Avane (una frazione del Comune di Empoli) e, soprattutto, di acquistare un furgone che verrà utilizzato da Publiambiente per trasportare la merce recuperata dai varie esercizi commerciali del circondario. “Quando quelli della Regione sono venuti a fare un sopralluogo – racconta Maresco – ci hanno detto: ‘questi soldi sono stati spesi bene’”. Figura 12. Alcuni degli scaffali del magazzino di Re. So. dove viene disposta la merce recuperata, pronta per essere controllata, imballata e distribuita 33 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 13. Maresco Fattore, socio Auser, all'interno del magazzino, nella stanza dove vengono raccolti i prodotti non alimentari, destinati per lo più ai mercatini di solidarietà I soggetti coinvolti: chi sono e cosa fanno Re. So. nasce quindi nel 1998 da un gruppo di volontari della sezione soci Coop di Empoli e Lastra a Signa, in collaborazione con Confraternita della Misericordia, Pubbliche Assistenze Riunite, Auser, Caritas, i Comuni di Empoli e Lastra a Signa, Publiambiente e Usl 11 Empolese Valdelsa. Al gruppo iniziale si sono poi uniti tutti gli altri Comuni del circondario Empolese Valdelsa, la cooperativa Carpe Cibum di Bologna e l'agenzia per lo sviluppo Empolese Valdelsa. Dell’assemblea generale di Re. So., che si riunisce periodicamente, fanno parte due rappresentanti per ognuna delle associazioni coinvolte. Vediamo in dettaglio ruoli ed organizzazione: Coop Italia e altri negozi affiliati: Unicoop Firenze è sicuramente il fornitore più “importante” del progetto. I vari punti coop dislocati nel territorio mettono a disposizione alimenti di qualsiasi genere, casalinghi e altri oggetti (spesso premi che i soci 34 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI non ritirano), biancheria per la casa, abiti e altri prodotti tolti dal circuito delle vendite per i motivi più svariati. Un esempio è l’intera partita di pantaloni in lino da poco arrivata in magazzino e scartata dai punti vendita perché nell’etichetta c’è scritto “cotone” anziché “lino”. Confraternita della Misericordia: associazione di volontariato attiva principalmente nel settore dei trasporti che svolge attività di pronto soccorso, emergenze di massa, trasporti ordinari, ecc. Grazie anche al contributo di Re. So., che garantisce quotidianamente gli alimenti freschi, la Confraternita ha messo in piedi una mensa che fornisce circa 45 pasti caldi al giorno a titolo completamente gratuito. Publiambiente: azienda s.p.a. a partecipazione pubblica che opera nel settore ambientale (gestione rifiuti solidi urbani e speciali, raccolta differenziata, pulizia stradale, disinfestazione, gestione del verde pubblico) in 26 Comuni toscani compresi nelle Province di Firenze e Pistoia. Publiambiente, partner del progetto Re. So., si occupa di raccogliere e trasportare le merci recuperate. Comune di Empoli: il Comune di Empoli, il primo ad essere stato coinvolto nel progetto, fornisce il magazzino e paga la bolletta di elettricità, acqua e telefono. Golem: gruppo empolese di promozione del software libero Linux. Grazie alla collaborazione con questa associazione, Re. So. ha avuto la possibilità di informatizzare la propria sede: sono stati infatti recuperati dei computer vecchi e, grazie all’aiuto del Comune, è stata installata la connessione internet. Cesvot: Centro servizi volontariato della Toscana. Ha dato un contributo finanziario per la sperimentazione nel 2010 del progetto “Pronto in Tavola”. Le scuole: Re. So. ha allacciato relazioni con varie scuole del territorio. Il Liceo artistico Virgilio si è ad esempio incaricato di ideare e realizzare il logo dell’associazione mentre, a partire dal 2006, alcuni istituti tecnici hanno dato vita ad una partnership per organizzare degli stage rivolti agli studenti disabili. Gli studenti inseriti nel progetto ogni lunedì mattina si occupano di suddividere i prodotti a seconda delle categorie merceologiche, pesarli ed impacchettarli. I ragazzi e le ragazze che lavorano nel 35 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI magazzino sono coordinati da un tutor e nell’apprendere abilità pratiche entrano così a contatto da un punto di vista diverso con il mondo del volontariato passando, come sottolinea un docente, “da soggetti ai quali dare attenzioni a soggetti che danno attenzione agli altri”. Le attività Le attività che vengono effettuate dai volontari di Re. So. sono molte e varie, ma si possono raggruppare in due grandi filoni: 1. Gestione delle merci recuperate 2. Ridistribuzione delle merci Vediamo in dettaglio queste attività, ciascuna delle quali vede coinvolti soggetti diversi con ruoli per precisi. 1. Gestione delle merci recuperate Questo “filone” include il ricevimento delle merci, la verifica della loro effettiva possibilità di essere riutilizzate, la suddivisione a seconda delle categorie merceologiche e la preparazione dei pacchi. • Ricevimento delle merci Ogni mercoledì mattina Publiambiente deposita presso il magazzino di Avane le merci che provengono dai negozi e dai supermercati della zona. Il magazzino funge quindi da centro di stoccaggio dei prodotti. 36 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 14 e 5. I volontari ricevono le merci recuperate presso il magazzino di Avane • Verifica delle merci Le merci ricevute da Publiambiente vengono controllate dai volontari e dagli studenti che partecipano al progetto di stage per verificarne la scadenza e l’integrità delle confezioni (che possono essere ammaccate ma non certo aperte). In media arrivano ogni anno 85 tonnellate di alimenti. • Suddivisione delle merci I prodotti vengono suddivisi tra freschi e non, pesati, catalogati e riposti negli appositi contenitori o scaffali. Figura 15. Gli stagisti suddividono la merce, la pesano e aiutano a preparare i pacchi 37 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI • Preparazione dei pacchi Il giovedì vengono preparati i pacchi destinati alle varie associazioni. I pacchi che contengono prodotti alimentari vengono consegnati in giornata mentre gli altri possono attendere qualche giorno. I pacchi non alimentari contengono oggetti tra i più svariati, dagli abiti ai casalinghi. 2. Ridistribuzione delle merci La ridistribuzione delle merci recuperate avviene secondo diverse modalità ed è rivolta a vari tipi di utenze. Tre sono i “sottoprogetti” principali: la mensa della Confraternita della Misericordia, il servizio “Pronto in tavola”, il mercatino di solidarietà. • La mensa Emmaus della Confraternita Misericordia di Empoli Re. So. fornisce alla Confraternita Misericordia di Empoli i prodotti alimentari necessari per rifornire quotidianamente il servizio mensa destinato agli indigenti. Ogni giorno qui vengono serviti circa 45 pasti caldi. La Confraternita si occupa inoltre di confezionare pacchi spesa con i prodotti non utilizzati in cucina e di distribuire altri generi come abiti e oggetti utili. Figura 16 e 7. La sala da pranzo e la cucina della mensa Emmaus 38 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI • “Pronto in tavola” Pronto in tavolo è un servizio gratuito di distribuzione pasti a domicilio per persone anziane e disabili che non sono in grado di prepararsi un pasto da soli, in via definitiva ma anche temporaneamente. I pasti sono forniti dal Centro Cottura del Comune di Empoli che mette a disposizione a titolo completamente gratuito le seconde portate, in un’ottica di recupero e riduzione degli sprechi, mentre mette a titolo di co-finanziamento i primi piatti e i dessert, nonché la manodopera del personale addetto alla porzionatura. Il servizio di distribuzione pasti avviene da lunedì a venerdì, con esclusione di agosto e dei periodi di chiusura del Centro Cottura tramite l’impiego di un minivan appositamente acquistato grazie al contributo del Cesvot. I pasti sono distribuiti dai volontari delle associazioni coinvolte. I beneficiari sono individuati dai servizi sociali del Comune e dalle stesse associazioni. I volontari sono stati formati dagli operatori dell’Usl 11 sulle norme igieniche nella distribuzione degli alimenti (HACCP) (formazione anche sugli aspetti nutrizionali), ma anche sulla gestione della relazione di aiuto e sulla capacità di ascolto. Sempre grazie al contributo del Cesvot, Re.So. ha potuto acquistare 30 vassoi a scomparti, la termosaldatrice per la pellicola dei piatti e il carrello scaldavivande. Questo servizio, come si diceva, si rivolge alle persone non autosufficienti, anziane, disabili o temporaneamente malate: “L’obiettivo è quello di renderle in un certo senso più autonome e di fornire loro la possibilità di restare nel loro ambiente – spiega l’attuale presidente di Re. So. Marinella Catagni – In questo modo si cerca di evitare per quanto più possibile l’istituzionalizzazione. Il servizio ha anche una valenza di tipo socio-educativo perché mira ad invertire il processo di de-socializzazione dei beneficiari, attuare iniziative che sviluppano l’autonomia, ridurre il loro senso di frustrazione e abbandono”. Ad oggi sono una quindicina i beneficiari di “Pronto in tavola”, progetto diventato in poco tempo fondamentale in quanto la distribuzione di pasti a domicilio era un servizio totalmente assente nella zona di Empoli. 39 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 17. Il furgone per il servizio "Pronto in tavola" acquistato grazie al finanziamento del Cesvot. Sulla sinistra dietro il furgone ci sono la nuova presidente di Re. So. Marinella Catagni e Grazia Susini, ex presidente e fondatrice del progetto Figura 18. Maresco Fattori all'ingresso del Centro Cottura di Empoli che si occupa della preparazione dei pasti per il servizio "Pronto in tavola". 40 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 19. Dettaglio di un vassoio. Ciascun pasto comprende un primo, un secondo, un contorno di verdure, pane, frutta o dessert e condimenti, in ottemperanza alle regole nutrizionali che l’Asl 11 ha trasmesso ai volontari • Il mercatino: “Solidarietà in festa” Tutto quello che non viene dato alle associazioni e alle organizzazioni di assistenza o che non viene utilizzato per la mensa e per il progetto “Pronto in tavola”, è utilizzato in fiere di beneficenza o iniziative che coinvolgono la cittadinanza. Da alcuni anni, nello spazio adiacente al magazzino di Avane, viene organizzata “Solidarietà in festa” iniziativa pubblica dove si balla, si mangia, si ascolta musica e si va a caccia di occasioni tra le bancarelle. Nel mercatino si può trovare di tutto: abbigliamento, biancheria per la casa, pentolame, sedie, giocattoli, scarpe, materiale per il giardinaggio, la casa e il tempo libero, ma anche piccoli elettrodomestici e biciclette, il tutto riparato e messo a nuovo dai volontari. Il ricavato della vendita viene destinato in attività di solidarietà internazionale come ad esempio le adozioni a distanza. Il mercatino, che l’anno scorso ha incassato ben 35mila euro, è itinerante e partendo dalla frazione di Avane attraversa dodici comuni del Circondario di Empoli. 41 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Figura 20. Alcuni dei giocattoli stipati nel magazzino di Avane e destinati al mercatino di solidarietà Figura 21. Il mercatino di solidarietà. Durante la festa dello scorso anno sono state raccolte ben 35mila euro 42 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI Punti forza e di debolezza, opportunità da cogliere Dopo dodici anni di attività i risultati raggiunti sono davvero tantissimi, basta pensare alle 85 tonnellate di alimenti recuperate lo scorso anno e ai 100mila pasti ed oltre garantiti grazie a Re.So. Come ricorda Grazia, nessuno all’inizio credeva nel progetto: troppo ambizioso, troppi soggetti coinvolti, troppe azioni da intraprendere e troppi fronti da coprire. Ma passo dopo passo, i problemi più grandi sono stati risolti, alcuni sono rimasti e sono diventati poco a poco parte della normalità, altri continuano a presentarsi e a costituire un ostacolo. Partiamo però con le caratteristiche che hanno reso vincente quest’esperienza. Innanzitutto la determinazione, ma anche la capacità di coinvolgere tutti, ma proprio tutti, gli attori sociali più radicati nel territorio, riuscendo a superare barriere e rivalità per ottenere uno scopo comune. Quest’armonia non c’è stata fin dall’inizio ma è stata il risultato di una lunga negoziazione: “All’inizio per prendere una decisione ci si metteva mesi e mesi – spiega Maresco - si faceva l’assemblea di Re.So. con due rappresentanti per ogni associazione, si esponevano la questione e le possibili soluzioni ma non si prendevano decisioni perché poi ogni rappresentante riportava i contenuti dell’assemblea alla propria associazione che, riunitasi a sua volta in assemblea, votava una delle soluzioni. Poi Re. So. si riuniva nuovamente e ciascuno portava i voti della propria associazione. Spesso però non si usciva con niente di fatto e quindi si ricominciava da capo”. Per evitare di paralizzare ogni azione, si decise dunque che i soci di Re. So. erano sì in rappresentanza delle associazioni di provenienza, ma avevano la facoltà di prendere decisioni autonomamente. C’è da dire che, se da un lato questo ha garantito velocità di decisione e di azione, dall’altro ha comportato una sorta di perdita d’identità per ciascuna associazione facente parte di Re. So. a favore di un’identità più collettiva. Re. So. è quindi più un soggetto a sé stante che un insieme di associazioni. Ma è sempre e comunque formalmente rappresentativo di molti soggetti ed è per questo, e per i risultati ottenuti negli anni, che, come ricordano Maresco e Grazia, “prima le istituzioni non ci consideravano 43 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI nemmeno e ora basta telefonare dicendo che vogliamo parlare con il sindaco e in 5 minuti ce lo passano”. I problemi ancora da affrontare sono di tre ordini: l’enorme mole di lavoro e la sua organizzazione, l’aspetto economico, la comunicazione con l’esterno. “Le cose da fare sono tantissime – spiega Grazia – e serve il contributo praticamente quotidiano di un sacco di persone. Tra l’altro mentre Unicoop ha inserito il recupero nelle sue pratiche aziendali, per molti altri negozi si tratta solo di una perdita di tempo e quindi le merci ci arrivano non imballate e in disordine e tutto il lavoro ricade su di noi”. Ma la quantità di cose da fare non è di per sé irrisolvibile: “I volontari si danno anima e corpo, ma il vero problema è che nessuno vuole responsabilità di gestione – continua Grazia – vogliono restare semplici esecutori. Non mancano braccia ma cervelli: ci vuole qualcuno che gestisca il lavoro, lì è il difficile. Io ad esempio ho 75 anni e comincio a sentire la stanchezza… questo è un progetto che assorbe ogni minuto della giornata”. La questione economica è sempre presente. Ogni anno i soci di Re. So. controllano bandi e finanziamenti, si occupano di rinnovare le convenzioni, ecc. Alcuni contributi si sono rivelati fondamentali per la realizzazione di servizi come “Pronto in tavola”, sperimentato nel 2010 grazie ad un finanziamento annuale del Cesvot e che si spera verrà reiterato il prossimo anno. Intanto però Re. So. è riuscita ad acquistare i mezzi per portare avanti il progetto in autonomia. I risultati non mancano, ma saperli comunicare è tutta un’altra storia. Purtroppo la mancanza di capacità nel comunicare con l’esterno rappresenta un forte limite: “La nostra attività non è conosciuta dalla cittadinanza come vorremmo – afferma Grazia – differente è ad esempio la strategia di Last Minute Market perché lì c’è di mezzo l’Università di Bologna e poi non ci sono volontari ma personale retribuito, insomma si tratta in tutto e per tutto di un’azienda che quindi possiede mezzi diversi dai nostri”. Comunicazione con l’esterno non significa solo farsi pubblicità ma anche riuscire a coinvolgere altri soggetti oltre a quelli che storicamente collaborano con il progetto, 44 STILI DI VITA: ALIMENTAZIONE. L’ORTO URBANO DI MANTOVA, IL RECUPERO SOLIDALE A EMPOLI prime fra tutte le scuole che, per ammissione di Marinella, “o ci vengono a cercare loro oppure è difficile che le contattiamo, visto tutte le cose che ci sono da fare”. Eppure, anche senza fare nulla di più, Re. So. costituisce un potente stimolo per riflettere sugli stili di vita e pensare azioni in grado di realizzare il cambiamento. A Empoli, è vero, non tutti sanno del progetto, nonostante i dodici anni di attività, ma per raggiungerli basta uno sforzo “comunicativo” minimo. Ed è proprio uno degli obiettivi futuri dell’associazione che punta anche a recuperare le aree precedentemente destinate a discarica e salvate proprio grazie al recupero merci, restituendole alla cittadinanza. Incoraggiante è comunque sapere che Re. So. ha ispirato tutta una serie di buone pratiche. Una fra tutte, l’esperienza della scuola elementare di Avane che, partendo dall’esperienza del recupero merci che ha come base il magazzino poco distante, ha dato vita al progetto “Bottega di Stradivari”: creazione di oggetti con materiali di recupero e mercatino di solidarietà, attività con forte impatto educativo sui ragazzi coinvolti. 45 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE CAPITOLO 3: ENERGIA 1 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Il Protocollo di Kyoto ..................................................................................................................................... 3 Dati sul consumo energetico......................................................................................................................... 3 Il consumo energetico in Italia..................................................................................................................... 4 Le energie rinnovabili .................................................................................................................................... 6 Le strategie di riduzione dei consumi......................................................................................................... 7 Bioedilizia......................................................................................................................................................... 8 La nuova sede Auser di Viareggio ............................................................................................................ 9 Come nasce il progetto............................................................................................................................ 10 Le difficoltà incontrate ........................................................................................................................... 18 Le attività svolte nella sede ................................................................................................................... 20 I progetti per il futuro ............................................................................................................................. 24 I Gruppi di acquisto solare di Legambiente ............................................................................................. 26 Il contesto normativo............................................................................................................................... 28 Nascita ed evoluzione del progetto....................................................................................................... 30 Strumenti e organizzazione .................................................................................................................... 33 Risultati ...................................................................................................................................................... 35 Punti di forza e di debolezza.................................................................................................................. 36 Minacce e opportunità di crescita ......................................................................................................... 38 Un ruolo per Auser.................................................................................................................................... 38 2 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE ENERGIA: PARTE GENERALE Il Protocollo di Kyoto Le emissioni di anidride carbonica sono responsabili dell’effetto serra e del cambiamento climatico. Ossia, ogni volta che guidiamo l’automobile, accendiamo il riscaldamento o anche semplicemente la luce, cuciniamo e molto altro ancora, produciamo Co2. A cosa può portare questo progressivo riscaldamento del clima? Gli esperti sostengono che si può verificare un’alterazione irreversibile dell’habitat naturale di piante e animali mettendo a rischio centinaia di migliaia di specie animali e provocando al tempo stesso l’aumento incontrollato di eventi climatici estremi come uragani, terremoti, tsunami, per non parlare della progressiva desertificazione del pianeta e dell’innalzamento del livello dei mari a causa dello scioglimento dei ghiacci. Proprio per far fronte a questi rischi, nel 1997 viene stipulato il Protocollo di Kyoto, durante la conferenza tenutasi in Giappone sui cambiamenti climatici istituita nell'ambito della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite. Si tratta di un accordo internazionale che mira a rallentare il progressivo riscaldamento globale imponendo un taglio da parte dei Paesi industrializzati delle emissioni di Gas responsabili dell'effetto serra. Obiettivo primario del Protocollo è quindi la riduzione delle emissioni di Gas serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo che va dal 2008 al 2012. Il Protocollo prevede percentuali di riduzione differenziati a seconda dei Paesi aderenti. Per l'Italia l'obiettivo si traduce nell’impegno di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2012. Dati sul consumo energetico Nonostante l’adesione al Protocollo di Kyoto, i paesi industrializzati hanno continuato ad aumentare le proprie emissioni. Dal 2000 al 2006 i 40 stati che avevano ratificato il Protocollo hanno aumentato i Gas serra del 2,6 per cento. A livello globale, le emissioni di Co2 sono aumentate del 33% nel 2006 rispetto ai livelli del 1990. I paesi industrializzati continuano a generare la maggiore quantità di Gas serra 3 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE superando quella delle economie in via di sviluppo. Secondo i dati del 2006, il primato spetta ancora agli Stati Uniti dove le emissioni sono aumentate del 14,4 per cento rispetto ai livelli del 1990 giungendo a 7 miliardi di tonnellate di Co2 equivalente1. Il consumo energetico in Italia L’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha recentemente pubblicato il Rapporto 2010 sulle emissioni di anidride carbonica dal sistema energetico, suddividendo la contabilizzazione della Co2 emessa per ciascun settore: la produzione di energia elettrica (attività legate alla trasformazione dell’energia), i trasporti, il settore civile (che comprende il terziario, il residenziale e la Pubblica Amministrazione, l’industria e l’agricoltura (che include la pesca). A livello percentuale, il settore energia è al primo posto per quanto riguarda le emissioni in Italia (33%), seguito dal settore trasporti (27%) e dal settore civile (20%). In particolare quest’ultimo subisce dei picchi notevoli nelle regioni del nord Italia dove appunto si registrano i più alti consumi energetici per usi domestici. 1 Fonte: Dossier sul clima 2008 di Legambiente 4 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Focalizzando l’analisi dei dati sul segmento “residenziale”, da cui proviene circa il 76% delle emissioni di Co2 del settore “civile”, si nota che la fonte energetica da cui derivano le maggiori emissioni è il Gas naturale in quanto fonte largamente impiegata per usi domestici e per il riscaldamento. Dal 1990 al 2006, infatti, le emissioni di Gas naturale nel “residenziale” sono aumentate notevolmente passando dal 44% al 58%. Nel 2009, per effetto congiunto della crisi economica e dell’aumento della quota di energie rinnovabili, in Italia si è registrato un calo delle emissioni di Co2. Dal Ministero dello Sviluppo Economico, arrivano dati abbastanza incoraggianti per quanto riguarda la produzione di energia rinnovabile in Italia che nel 2009 ha registrato un più 13% rispetto all’anno precedente. Ma nonostante questo si è ben lontani dall’obiettivo fissato per il 2020, secondo il quale, in base agli obiettivi europei, il 20% dell'energia totale dovrà essere prodotta da fonte rinnovabile. Entro la fine del 2010, comunque, dovrà essere applicata la Direttiva Europea 2008728/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, dove verranno individuati i target europei da raggiungere in termini di eco sostenibilità e produzione di energia rinnovabile: “Il controllo del consumo di energia europeo e il maggiore ricorso all’energia da fonti rinnovabili, congiuntamente ai risparmi energetici e ad un aumento dell’efficienza energetica, costituiscono parti importanti del pacchetto di misure necessarie per ridurre le emissioni di Gas a effetto serra e per rispettare il Protocollo di Kyoto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e gli ulteriori impegni assunti a livello comunitario e internazionale per la riduzione delle emissioni di Gas a 5 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE effetto serra oltre il 2012. Tali fattori hanno un’importante funzione anche nel promuovere la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nel favorire lo sviluppo tecnologico e l’innovazione e nel creare posti di lavoro e sviluppo regionale, specialmente nelle zone rurali ed isolate. In particolare, i maggiori progressi tecnologici, gli incentivi all’uso e alla diffusione dei trasporti pubblici, il ricorso a tecnologie energeticamente efficienti e l’utilizzo nei trasporti di energia proveniente da fonti rinnovabili sono tra gli strumenti più efficaci con cui la Comunità può ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di petrolio nel settore dei trasporti, in cui il problema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici è più acuto, e influenzare il mercato dei carburanti per autotrazione.”2 Le energie rinnovabili Quando si parla di fonti energetiche rinnovabili generalmente si fa riferimento a tre aree: geotermico, solare, eolico. Tutte queste fonti di energia hanno in comune la caratteristica di essere inesauribili (ossia si rigenerano senza intaccare le risorse naturali) e, soprattutto, a zero impatto ambientale dal momento che non producono né Gas né altri tipi di scorie. Alla categoria delle fonti energetiche non rinnovabili appartengono invece quelle fossili (petrolio, carbone, Gas naturale) e il nucleare (uranio, plutonio). È chiaro a tutti che l’uso del petrolio e del carbone non rispondono alle nuove esigenze di uno sviluppo sostenibile, per questo molti Stati stanno mettendo in moto sistemi di incentivi con l’obiettivo di rendere accessibile le fonti di energia rinnovabile anche ai singoli cittadini. L’Italia, nonostante in questi ultimi due anni abbia registrato un notevole aumento di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, è decisamente indietro rispetto ad altri Paesi come la Germania, la Danimarca e addirittura la Svezia, nonostante quest’ultima non sia paragonabile all’Italia per quanto riguarda il livello di insolazione. Ma anche rispetto alla Grecia che, più simile a noi per quanto riguarda il potenziale solare, possiede circa il doppio dei nostri pannelli solari. 2 DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE 6 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Le strategie di riduzione dei consumi Le nostre abitudini quotidiane, fatte molto spesso di tanti gesti automatici, incidono sull’ambiente e sulla sua qualità. Cambiare queste abitudini in un’ottica compatibile con l’ambiente che ci circonda non è un’impresa sovrumana. Si tratta solo di un piccolo sforzo iniziale dopo il quale anche le nuove abitudini diventeranno gesti automatici e sarà quindi naturale spegnere tutte le spie luminose della casa (televisione, stereo) prima di andare a dormire, differenziare i rifiuti in maniera corretta, utilizzare gli elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico e a temperature non troppo alte, e molti altri comportamenti che, sommati, possono fare molto. Il risparmio energetico è diventato, oggi più che mai, un imperativo sia dal punto di vista ambientale che da quello economico tanto che si parla di educazione all’utilizzo razionale dell’energia, oltre che a cercare di sostituire progressivamente petrolio e carbone dalle fonti di energia rinnovabile. Le fonti tradizionali di energia, quelle non rinnovabili, sono sempre più costose e i continui aumenti delle tariffe ne sono una chiara dimostrazione. Bollette pesanti e inquinamento ambientale dovrebbero bastare come spinta al cambiamento tanto più che le informazioni su come evitare gli sprechi si trovano un po’ ovunque da internet ai quotidiani, dagli sportelli del Comune ai manuali specializzati fino agli opuscoli distribuiti dalle associazioni ambientaliste e di difesa dei consumatori. Ad aprile 2010 il Sole 24 ore ha pubblicato un intero dossier dedicato al tema dal titolo Istruzioni «salva-bolletta» per ridurre i consumi energetici. Dall’articolo si apprende che stanno nascendo gruppi organizzati di famiglie che partecipano a progetti sulla riduzione dei consumi come ad esempio “Risparmia l’energia”, promosso da Coop Italia, Wwf, Greenpeace e Legambiente, progetto che ha coinvolto 2500 famiglie che da oltre un anno seguono i consigli suggeriti dagli esperti e si scambiano esperienze e consigli attraverso una community online.3 3 http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/04/risparmio-energetico- elettrodomestici.shtml 7 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Uno strumento interessante è quello elaborato da Enea e chiamato KiloWàttene: si tratta di un software che consente in poche parole di analizzare i propri consumi domestici aiutando a capire dove e come è possibile risparmiare. “KiloWàttene, strumento messo a punto da Comune di Bologna ed Enea, permette un'analisi dei consumi elettrici domestici in maniera interattiva, consentendo di individuare - mediante raffronto con apparecchi ad alta efficienza e con simulazioni del tipo "cosa succede se..." - le azioni più incisive per la riduzione dei consumi. Questo nuovo software rappresenta l'evoluzione di un foglio di calcolo sull'audit elettrico, nato dalla partecipazione del Comune al progetto europeo SAVE "TREAM", che dal 2005 ad oggi ha coinvolto numerose scuole e cittadini di Bologna nell'indagine dei consumi elettrici domestici”.4 Bioedilizia A monte di ogni strategia di riduzione dei consumi si colloca la bioedilizia, punto di partenza per un abitare che sia davvero compatibile con l’ambiente. La bioedilizia, o edilizia sostenibile, si basa su un semplice concetto: l’utilizzo di materiali e tecnologie ecologiche. L’effetto non è solo quello di rispettare l’ambiente ed integrarsi con esso ma anche di tutelare maggiormente la salute di chi usufruisce di tali strutture. Negli ultimi 20 anni la bioedilizia ha fatto passi da gigante permettendo di sperimentare nuove tecnologie finalizzate al risparmio energetico e materiali naturali biodegradabili, non dannosi per la salute e molto più efficienti rispetto a quelli tradizionali. Ecco in sintesi i paradigmi essenziali della bioedilizia: Rispetto per l’ambiente e sostenibilità: biodegradabilità dei materiali, utilizzo di fonti di energia rinnovabile ad alta efficienza Tutela della salute: utilizzo di materiali ecologici e non nocivi Integrazione con il territorio: costruire in armonia con l’ambiente circostante 4 http://www.kilowattene.enea.it/ 8 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE In pratica, costruire secondo seguendo le regole della bioedilizia significa non solo utilizzare il più possibile materiali naturali ma anche sfruttare pienamente tutto ciò che l’ambiente esterno può mettere a disposizione come la luce naturale, l’irradiazione del sole, la ventilazione. Un esempio concreto di come realizzare un edificio ecocompatibile, ce lo offre l’Auser di Viareggio. ENERGIA: CASO 1 La nuova sede Auser di Viareggio Figura 1. La nuova sede Auser di Viareggio L’Auser di Viareggio da tempo utilizzava una porzione di terreno pubblico ricevuto in concessione comunale, situato nella Pineta di Ponente. In questo luogo immerso nel verde, i soci avevano a disposizione alcune piccole costruzioni di legno ma, soprattutto, una pista da ballo all’aperto che però veniva utilizzata solo nel periodo estivo. Per tutte le altre attività, l’associazione aveva una piccola sede in comodato d’uso da dividere con altre associazioni locali situata nel centro città. Quando il Comune di Viareggio ha redatto il Piano particolareggiato delle Pinete, prevedendo la sostituzione dei fabbricati esistenti con nuove costruzioni lignee, Auser ha colto la palla al balzo per realizzare quello che, a detta di Manuela Granaiola, 9 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE presidente pro-tempore dell’Auser di Viareggio, “rimane uno dei desideri principali di ogni associazione: avere una sede propria”. Figura 2. L’interno della sede Auser Come nasce il progetto Come si diceva, l’Auser aveva in gestione parte della Pineta di Ponente, ma utilizzava lo spazio solo nel periodo estivo in quanto le strutture esistenti non erano adatte ad accogliere utenza durante i mesi freddi. Con la pubblicazione del Piano Particolareggiato delle Pinete da parte dell’amministrazione comunale, si è presentata l’occasione di utilizzare al 100% quello spazio così ricco di potenzialità. “Le indicazioni progettuali previste dal Piano erano molto precise e dettagliate – spiega l’ingegner Piero Lanfredini, socio Auser e anima del progetto - Una grande costruzione ottagonale comunicante attraverso un piccolo tunnel ad una fabbricato minore di pianta quadrata. La costruzione ottagonale era prevista per le attività sociali istituzionali, quella quadrata per i servizi connessi”. “La precisione di schemi e dettagli contenuti nelle schede di indirizzo progettuale del Piano era incredibile: addirittura veniva indicato il tipo di viti da utilizzare! – continua l’ingegnere – quindi non abbiamo avuto molti margini di manovra per quanto riguarda la progettazione esecutiva ma abbiamo concentrato gli sforzi nella ottimizzazione delle 10 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE componenti strutturali, dei materiali, delle finiture e dei profili ambientale ed energetico”. Da qui nasce quindi l’idea di costruire una sede completamente ecocompatibile, studiando le più recenti innovazioni della bioedilizia, e di cogliere l’occasione per avere finalmente una sede unica da utilizzare tutto l’anno (anche se nel Piano era specificato il suo uso essenzialmente estivo), accessibile a più fasce di persone e dove svolgere ogni tipo di attività, all’aperto e al chiuso, ricreativa, motoria e di formazione. 11 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE I MATERIALI UTILIZZATI Il materiale prevalente previsto dal Piano di recupero era il legno: fondamentale era dunque cercare di ottimizzare al massimo il suo utilizzo. “Partendo dalla considerazione che il legno è il materiale naturale per eccellenza – spiega l’ingegner Lanfredini - abbiamo cercato di sviluppare il progetto con un ragionevole ed economicamente accettabile impatto ambientale minimo. In quest’ottica, la scelta dei materiali diversi dal legno, ad eccezione di alcune condutture tecniche in elementi plastici (corrugati elettrici, tubazioni per acqua e scarichi) ed altre componenti minime (comunque costituite da materiali riciclati), si è orientata verso l’utilizzo di elementi e finiture naturali, non inquinanti, non nocive per la sfera biotica, a basso impatto e a limitato consumo energetico”. 12 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE IL BILANCIO ENERGETICO L’originario utilizzo essenzialmente estivo delle strutture preesistenti probabilmente aveva influenzato gli architetti incaricati di stabilire le regole per il Piano di recupero delle pinete. Infatti veniva richiesto che la costruzione principale avesse numerose aperture, tanto da assomigliare più ad un gazebo che ad una struttura permanente. Ma visto il grande impegno economico richiesto per la realizzazione della sede, era impensabile utilizzarla solo d’estate! Si è pensato quindi a come, pur rispettando i vincoli imposti dal Piano, riuscire a realizzare una struttura che fosse fruibile tutto l’anno, inverno incluso. “Nonostante Viareggio sia caratterizzata da un clima moderatamente mite anche in inverno – racconta l’ingegnere - gli edifici necessitano comunque di una integrazione di calore più o meno significativa, in Pineta poi, dove la grande umidità peggiora le percezione climatica, questa esigenza era indispensabile ma doveva essere soddisfatta con il minimo impatto ambientale”. 13 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE L’obiettivo di ottenere un impatto ambientale contenuto è stato raggiunto agendo contemporaneamente su due fronti: 1. la riduzione delle dispersioni, mediante un ottimo isolamento termico del fabbricato; 2. la valorizzazione dei contributi dovuti a fonti energetiche rinnovabili: - il calore emanato dagli utenti - le ampie finestre volte a sud - l’adozione di componenti solari attive da porsi sul tetto delle costruzioni COME SI OTTIENE IL RISCALDAMENTO DELLA SEDE Isolamento La vigente normativa in fatto di contenimento energetico negli edifici obbliga a dotare le nuove costruzioni di elementi di separazione fra interno ed esterno caratterizzati da elevati livelli di isolamento. Ma la progettazione della nuova sede Auser si è spinta oltre, inserendo pannelli di lana di roccia spessi 10 cm sia all’interno del doppio strato di legno delle pareti, sia sul tetto ventilato. Questa soluzione ha consentito di costruire un edificio di classe energetica A5, ossia il massimo per quanto riguarda l’efficienza e il risparmio di energia. Figura 3. Il primo strato di isolamento in lana di roccia 5 2 Quando il consumo è inferiore a 30 kWhm anno 14 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Figura 4. Il secondo strato di tessuto impermeabile traspirante L’energia emanata dagli utenti È risaputo che le persone (e i mammiferi in generale) emettono una consistente quantità di calore: gli ambienti affollati sono caratterizzati da un consistente apporto di energia emanato dalle persone, in altre parole più persone ci sono più una stanza si riscalda. Questo fenomeno, se non controllato, può portare addirittura al surriscaldamento degli ambienti, ma se invece si analizzano le sue reali potenzialità può addirittura diventare una risorsa. Una risorsa dal punto di vista ecologico ed anche economico. “Nella valutazione del bilancio energetico si è tenuto in debito conto questo aspetto – spiega l’ingegner Lanfredini - per questo abbiamo previsto un riscaldamento integrativo ad aria calda (a rapida risposta) da utilizzarsi prima dell’affollamento. Eventuali surriscaldamenti sono controllabili da una ventilazione naturale ricavata dalla apertura del grande lucernario centrale”. Il sole L’ingegnere racconta come lui e il suo team sono riusciti a sfruttare al meglio l’irraggiamento del sole: “La situazione topologica del luogo, nonostante ci si trovi in Pineta, è favorevole ad un utilizzo della energia solare perché la radiazione solare invernale investe in modo consistente il fabbricato: una importante porzione della sala polivalente è esposta a 15 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE meridione ed è caratterizzata da ampie superfici finestrate; inoltre gli alberi sempreverdi sono posti a distanza tale da non proiettare ombra sul tetto del fabbricato, mentre quelli più vicini perdono le foglie già in autunno”. “Concentrando l’attenzione sulla grande sala polivalente, fulcro della struttura, si è pensato di sfruttare l’energia solare attraverso un sistema composto da due elementi – continua l’ingegnere - uno passivo, ossia le finestre solari, l’altro attivo cioè un collettore solare ad aria integrato in un settore meridionale del tetto ottagonale”. “Nel sistema passivo il calore entra dalle finestre e si accumula nel pavimento; la radiazione assorbita è rilasciata lentamente e rimane intrappolata all’interno del fabbricato dalle pareti, dal tetto ben isolato e dall’effetto serra formato dai doppi vetri”. “Nel sistema attivo la radiazione solare colpisce il grande collettore ad aria di circa 14 m² e l’aria è immessa riscaldata all’interno della sala. Questo sistema è formato da una superficie compatta costituita da numerose canaline in alluminio tinte di nero, poste una accanto all’altra ed alloggiate in una apposita cavità ricavata nel tetto; il soprastante vetro di chiusura forma l’effetto serra tipico dei pannelli solari”. L’idea del collettore è venuta all’ingegner Lanfredini sfogliando una rivista specializzata: “Ho letto di questi collettori ad aria, ma il problema è che normalmente sono di forma rettangolare, quindi inserirli in un tetto trapezoidale non era facile; allora, studiando, abbiamo realizzato un collettore integrato nel tetto e in pratica costruito in opera”. Una ventola elettrica posta al di sotto della superficie captante garantisce la costante circolazione dell’aria, mentre un impianto di riscaldamento integrativo ad aria fornisce il calore necessario a riscaldare il locale nei periodi di scarsa insolazione. Senza considerare il contributo dato dal calore umano, che come abbiamo detto è notevole, la previsione è che il riscaldamento ricavato dai sistemi solari attivi e passivi, garantisca l’80% del fabbisogno globale del fabbricato e il 95% del fabbisogno della sola sala nel periodo invernale. Anche l’illuminazione è ovviamente stata progettata in un’ottica di risparmio energetico: sono state installate quindi solo lampade ad alta efficienza e basso consumo che consentono elevati livelli di illuminamento a consumi veramente contenuti. 16 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Figura 5. L'interno della sala polivalente Tutto questo è stato realizzato davvero a tempi di record: a febbraio del 2008 sono cominciati i lavori e il 13 settembre dello stesso anno è stato tagliato il nastro inaugurale della nuova sede! Anche perché, come ricordano un po’ tutti, “avevamo alle calcagna 900 soci che non vedevano l’ora di riprendere a ballare!”. 17 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Figura 6. L'inaugurazione della nuova sede Auser di Viareggio. Al centro, Manuela Granaiola presidente pro-tempore di Auser Le difficoltà incontrate La realizzazione del progetto non è stata certo priva di ostacoli, a partire dai vincoli rigidissimi imposti dal Piano, vincoli che tutt’oggi si cerca di superare, fino ad arrivare al rilevante onere economico di cui l’associazione ha dovuto farsi carico, senza trascurare anche il malcontento di alcuni soci che si son visti espropriare, seppur temporaneamente, la loro sede estiva. Quest’ultima difficoltà si è risolta facilmente perché, se all’inizio qualcuno obiettava che pur di non interrompere le attività di ballo era meglio tenersi la vecchia sede, non appena la nuova sede è stata agibile l’entusiasmo ha contagiato tutti, felici di poter passare il proprio tempo libero in un luogo accogliente, funzionale e così ricco di potenzialità. Tanto che mentre prima il fattore aggregante principale era il ballo, oggi sempre più soci partecipano alle altre iniziative, soprattutto di formazione. Dei vincoli abbiamo già parlato, basti ricordare che le indicazioni sulla realizzazione della struttura erano così rigide da non permettere alcun margine di manovra. Ogni piccola modifica, come la pedana di legno alla base della struttura, è stata frutto di 18 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE negoziazioni infinite ma, come ricorda l’ingegner Lanfredini, “senza vincoli, nelle pinete si sarebbe fatto di tutto e di più”. Molti sono ancora i nodi da sciogliere tra i quali l’utilizzo esclusivamente estivo della sede e l’abbattimento previsto dal Piano delle due strutture esterne (casetta e bagni) che Auser invece vorrebbe mantenere, restaurandole, per arricchire le proprie attività ed ampliare i servizi. La questione economica ha rappresentato un altro punto critico: “Abbiamo contratto un mutuo molto consistente: 300.000 euro in 15 anni e adesso piano piano cerchiamo di raggranellare un po’ di soldi per ricontrattare il mutuo – spiega Manuela Granaiola – Per quanto riguarda i finanziamenti, abbiamo avuto solo un piccolo contributo dal Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana). Non molto, però ci ha dato soddisfazione che il nostro progetto sia stato approvato. C’è da dire che questo è un cantiere aperto: le spese non finiscono mai e questa sede ci sta impegnando moltissime risorse. Il fatto che sia così bella, poi, spinge a volerla migliorare sempre di più ma ora ci dobbiamo fermare fino a che non riusciamo ad ottenere altri finanziamenti. Per la manutenzione siamo davvero fortunati perché ci sono tanti soci che si dedicano anima e corpo a questo spazio che viene percepito come casa propria!”. Un piccolo contributo è arrivato anche dal Comune di Viareggio tramite gli oneri di urbanizzazione: “Quando si costruisce bisogna pagare gli oneri di urbanizzazione al Comune che poi stabilisce che una certa percentuale di questi introiti possono essere dati ad alcune associazioni – spiega l’ingegner Lanfredini - per due anni ci hanno riconosciuto una fetta di questi oneri per un totale di circa 50.000 euro”. Un importante aiuto potrebbe arrivare infine da un bando del Comune per l’accesso a finanziamenti europei per la riqualificazione urbana. “Noi abbiamo partecipato in quanto associazione di volontariato con l’intento di valorizzare questa struttura anche per integrare interessi diversi nella città: economico, sociale, turistico – spiega Marzio Francesconi, presidente dell’Auser comprensoriale della Versilia- questa idea ha funzionato e al momento risulta ammesso il finanziamento: siamo secondi o terzi in graduatoria ma finché non si vede l’assegno non siamo sicuri di nulla, anche perché strada facendo è cambiata l’amministrazione comunale”. 19 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Le attività svolte nella sede Il ballo e le altre attività motorie Dal momento che il ballo era l’attività primaria della vecchia sede nella Pineta il ballo è e rimane un momento clou per l’Auser di Viareggio: le serate dedicate a questa attività fanno sempre il pienone attirando non meno di un centinaio di persone alla volta. “Il nostro presidente onorario è un geriatra che ha dato tantissima importanza al ballo come strumento di benessere sia fisico che psichico, fondamentale anche per la socialità – racconta Manuela – qui i nostri soci ballano, si conoscono, si innamorano e così nascono relazioni! Quattro volte alla settimana c’è il ballo, poi facciamo anche lezioni di danza latino americana e liscio mentre la mattina, tre giorni alla settimana, c’è la ginnastica dolce: un’attività motoria adattata per gli anziani che svolgiamo in convenzione con l’Ulss” Attività creative e ricreative La sala polifunzionale viene utilizzata anche per tutta una serie di attività creative come il corso di chitarra e quello di pittura, senza dimenticare un’altra attività che, come il ballo, riscuote moltissimo successo: il coro “Argento vivo”. Per integrare al meglio la sede Auser con la cittadinanza si è inoltre pensato di aprire lo spazio anche ad altre associazioni, così, tre pomeriggi a settimana, Auser ospita un’associazione di bridge i cui membri sono diventati tutti soci Auser. Lo spazio per i nipoti L’Auser “Filo d’argento” di Viareggio da anni utilizzava quest’ampia porzione della Pineta di Ponente per svolgere attività dedicate agli anziani e non solo: nell’area in concessione Auser aveva allestito uno spazio giochi per i bambini, denominato “Filo d’erba” che ora è stato notevolmente migliorato: “Abbiamo creato uno spazio dedicato ai nipoti – ci racconta Manuela Granaiola – in modo da permettere ai nostri soci che fungono da ‘nonni sitter’, e che sono ormai indispensabili per le famiglie, di frequentare lo stesso il centro nonostante l’impegno non indifferente. Abbiamo quindi pensato ad un’area per giocare e dove si potessero anche festeggiare compleanni. Con la variante al Piano speriamo di poter ampliare ulteriormente questo spazio”. 20 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Figura 7. Lo spazio per i nipoti chiamato "Filo d'erba" Il giardino e il percorso per i malati di Alzheimer Il patto con il Comune per l’utilizzo dello spazio prevedeva di occuparsi della manutenzione della parte di Pineta assegnata, che, prima di Auser, era completamente abbandonata a se stessa. “Abbiamo recuperato anche un’area vicina semi-abbandonata che veniva frequentata per lo più da tossico dipendenti – spiega ancora Manuela Granaiola – Dopo aver sistemato questa porzione di Pineta, dove sottoterra tra l’altro ci sono i resti del teatro Puccini, abbiamo creato un percorso circolare con le piante aromatiche per i malati di Alzheimer che così riconoscono i profumi, risvegliando i loro ricordi. Il guaio è che ci hanno portato via quasi tutte le piante… un peccato! Però questo giardino resta e l’abbiamo recuperato grazie all’illuminazione e alla cura che ci mettono Leonardo, Giorgio e Gino”. Leonardo, Giorgio e Gino sono i tre volontari che si occupano del giardino, un impegno che richiede davvero tanto tempo e tanta forza. Sanno fare un po’ di tutto, dal giardinaggio ai lavori di muratura e falegnameria e sono davvero indispensabili: “Leonardo adesso sta costruendo il gazebo nel giardino - continua Manuela - comunque alcuni lavori sono troppo pesanti e per evitare fatiche inutili abbiamo comprato la 21 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE macchina per aspirare le foglie e abbiamo costruito un impianto di irrigazione che raggiunge ogni angolo del giardino”. Figura 8. L'ingresso principale della sede Auser Stili di vita e cultura dell’ambiente Come può incidere sugli stili di vita dei cittadini l’esistenza di un luogo come la sede Auser di Viareggio, costruito secondo i principi della bioedilizia mettendo al primo posto sia l’ambiente che il benessere e la salute delle persone? Di certo non si tratta di un passaggio scontato ma di un percorso che ha il suo punto di partenza proprio nel rendere accessibile a tutti questo luogo. “Partendo dal nostro interno abbiamo organizzato dei momenti in cui veniva spiegato ai soci tutto il progetto e il perché di una scelta di certo più onerosa nel breve periodo come quella di utilizzare le risorse naturali a scopi energetici – racconta Manuela Granaiola – così chi si è avvicinato a noi prevalentemente per le serate di ballo, si è trovato coinvolto in un discorso più ampio sulla salute e sulla sostenibilità, grazie alle nostre conferenze tenute da medici sull’ alimentazione e agli incontri sulle strategie di difesa dell’ambiente. Un risultato concreto è il mercatino che abbiamo messo in piedi e che è un vero successo: nell’ottica del recupero, ognuno ha portato qui quello che non 22 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE utilizza più e che invece potrebbe servire ad altri e così abbiamo fatto un mercatino permanente che viene aperto ogni pomeriggio. Alcuni oggetti un po’ rovinati ci servono per fare attività di decoupage mentre gli altri li vendiamo, o qui o durante iniziative pubbliche nelle piazze, in modo da fare un po’ di cassa”. L’agenzia formativa La nuova sede riveste anche un’altra importante funzione: quella di luogo in cui svolgere attività formative in quanto l’Auser di Viareggio, forse l’unica in Italia, si è accreditata presso la Regione Toscana come agenzia formativa. “Attualmente stiamo seguendo un percorso di contrasto al digital divide – racconta Marzio Francesconi - con l’obiettivo di aprire un canale di confidenza sulle nuove tecnologia per utenti di età diverse: giovani, anziani e anche immigrati, infatti abbiamo da poco attivato un corso con interprete di lingua araba”. Per ora le lezioni di informatica si svolgono in una sede separata ma tra i progetti per il futuro è previsto quello di attrezzare una delle casette esterne con pc e connessione internet. La sala polivalente è invece utilizzata per tutti gli altri corsi, frequentati, appunto, da utenti diversi in quanto l’apprendimento durante tutto l’arco della vita è l’asse intorno al quale si intende sviluppare le politiche per sostenere l’invecchiamento attivo: “L’agenzia formativa Auser Filo d’Argento punta sul ‘lifelong learning’ come strumento per contrastare i deficit formativi – continua Marzio - per superare scarsa disponibilità di stimoli culturali e relazionali e per dare la possibilità di esprimere e far valere la propria cittadinanza attiva. L’obiettivo è quello di contrastare i fenomeni derivanti dall’esclusione in età avanzata, dalla difficoltà di accesso alle nuove tecnologie informatiche e dei nuovi linguaggi; situazioni cioè che concorrono a moltiplicare i fattori di rischio che innescano meccanismi di isolamento culturale e sociale e che possono favorire processi fisici e psicologici di precoce invecchiamento”. 23 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE I progetti per il futuro La nuova sede è stata pensata anche per consentire tutta una serie di modifiche e migliorie da effettuarsi in un secondo momento con la massima facilità e il minimo impegno economico. Ad esempio è già tutto predisposto per installare uno scambiatore di calore per preriscaldare l’acqua sanitaria, specie nel periodo estivo, mentre in più parti del tetto potranno essere collocati collettori fotovoltaici. Si parla comunque di interventi futuri, in quanto per la costruzione della sede Auser ha dovuto affrontare spese non indifferenti. Ecco alcune migliorie che a breve potrebbero diventare realtà grazie alla lungimiranza dei progettisti: 1. realizzazione di un sistema di raccolta delle acque piovane con lo scopo di irrigare il giardino; 2. reimmissione nel terreno dell’acqua raccolta in esubero; 3. predisposizione di una parzializzazione dell’impianto idraulico potabile per poter in futuro alimentare le cassette di cacciata dei wc con l’acqua piovana. Come si diceva nei paragrafi precedenti, il centro è stato sempre dotato di un giardino attrezzato per accogliere i bambini, ma la speranza è che in un futuro prossimo questo spazio possa essere in grado di ospitare meglio non solo bambini, ma anche gli adolescenti. In cantiere c’è anche la realizzazione di una grande scacchiera a raso terreno che, con caselle costituite da mattonelle bicolori, consentirà un suggestivo gioco degli scacchi con macro figure in materiale leggero. Un progetto pensato per favorire la socializzazione e l’interazione costruttiva fra generazioni, trasformando un gioco sedentario in un’attività motoria. Per poter sfruttare a pieno tutte le enormi potenzialità della nuova sede è necessario però che vengano apportate alcune modifiche al Piano di recupero delle Pinete. Auser pertanto ha presentato formale richiesta al Comune di Viareggio per: 24 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE 1. Eliminare il vincolo di fruizione esclusivamente estiva della struttura. 2. Inserire la possibilità di realizzare attività di ristoro (cucina e somministrazione per i soci). 3. Recuperare le due piccole costruzioni lignee, in prevista demolizione, per realizzare uno spazio verde per i giovani. Quest’ultimo punto è fondamentale per arricchire l’offerta di Auser nei confronti della città perché darebbe la possibilità di poter svolgere in loco i corsi di informatica ma anche di realizzare un altro e importante progetto già elaborato e in attesa di partire: “Si tratta di un progetto che ha l’obiettivo di aprire le porte della nostra sede anche ai giovani – racconta Marzio Francesconi - vorremmo dar loro la possibilità di venire qui e utilizzare questo posto come sala prove per gruppi musicali, ma anche per fare dei corsi e, soprattutto, per attivare una web tv cogestita sull’attività della vita cittadina. Insomma, squi siamo tutti in attesa della modifica del Piano da parte del Comune senza la quale sarebbe difficile riuscire a concretizzare questi nuovi progetti!” 25 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE ENERGIA: CASO 2 I Gruppi di acquisto solare di Legambiente I consumi energetici del settore abitativo costituiscono più del 40% del fabbisogno nazionale. E le spese per il riscaldamento incidono pesantemente sul bilancio delle famiglie. Basta pensare che in Italia il Gasolio da riscaldamento è il più caro d’Europa costando ben il 51% più della media Ue. “Il problema emerge dall’ultimo aggiornamento disponibile sul sito internet del Ministero dello Sviluppo economico e riguarda le famiglie che ancora non hanno installato impianti a metano; se invece hanno il riscaldamento a Gas naturale pagano un po’ meno, però restano funestate da una tassazione fra le più alte del continente. Il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti sottolinea un aspetto particolarmente irrazionale delle disposizioni fiscali: «Se una famiglia stipula un contratto di fornitura del metano per cucina più riscaldamento paga l’Iva al 20%, se invece si fa il contratto per solo uso cucina se la cava col 10%. Questa è una delle disposizioni più inique che ci siano». Ipotizzando un utilizzo di mille litri di Gasolio per il riscaldamento dell’abitazione, la famiglia italiana paga quasi 1.200 euro, contro i 600 scarsi di una lussemburghese. Se anziché il Gasolio usa il metano, la famiglia italiana media spende circa mille euro fra riscaldamento e cucina.”6. Considerazioni economiche da un lato e ambientali dall’altro, sono dunque alla base di un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più, prima in Europa e ora anche in Italia, pur restando ancora di nicchia. Stiamo parlando del ricorso all’energia solare, catturata tramite pannelli solari termici o fotovoltaici. 6 “Il riscaldamento più caro d'Europa” di Luigi Grassia, su La Stampa del 6 aprile 2010 26 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Pannelli solari: I pannelli solari sono gli impianti di energia rinnovabile più diffusi e conosciuti in Italia. Funzionano trasformando l’energia solare in energia termica che viene facilmente utilizzata per una molteplicità di usi: dal riscaldamento o refrigeramento delle abitazioni alla produzione di acqua calda ma anche, nelle aziende, per la produzione di calore e freddo per i processi industriali. Si può stimare che un impianto solare termico riesce a coprire totalmente il fabbisogno di acqua calda nei mesi più caldi (circa 6), mentre per il resto dell’anno è necessaria l’integrazione di una caldaia. Sul piano pratico si può dire in linea di massima che ci vogliono circa 10-12 anni per recuperare la spesa dell’impianto solare, tenendo conto del risparmio conseguente sulle bollette per per il riscaldamento e l’acqua calda tramite una caldaia a Gas7. Pannelli fotovoltaici 7 Informazioni tratte dal sito www.legambiente.it 27 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE I pannelli fotovoltaici servono a trasformare direttamente l’energia solare in energia elettrica e funzionano come una specie di batteria che si ricarica grazie all’irradiazione del sole. Sono composti essenzialmente da silicio e per questo motivo sono molto più cari dei pannelli solari anche se, per contro durano di più (circa 30 anni contro i 15 dei pannelli solari) e consentono alle famiglie non solo di essere completamente autosufficienti in termini di fabbisogno elettrico ma anche di produrne un surplus che, immesso nella rete del gestore, in alcuni casi può portare a piccoli guadagni. Il vantaggio, come per il solare, è ovviamente anche ambientale in quanto il consumo di energia elettrica domestico avviene ad emissioni zero. I pannelli fotovoltaici costano di più rispetto ai pannelli solari: un impianto per usi residenziali di 2-3 kW è pari a 15.000-20.000 euro, ma se si analizza questa spesa nell’ottica di un investimento nel lungo periodo i pannelli fotovoltaici sono sicuramente più vantaggiosi. Facendo un calcolo approssimativo sui consumi e considerando il “conto energia” (vedi paragrafi successivi) la spesa per l’impianto fotovoltaico potrà essere ammortizzata in circa 10 anni, dopo i quali ci potrà anche essere un piccolo guadagno per l’energia prodotta in più8. Il contesto normativo A partire da settembre 2005, in Italia viene attivato il meccanismo d’incentivazione in “Conto energia” con l’obiettivo di promuovere la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici: grazie al “Conto energia” tutta l'energia elettrica prodotta direttamente può essere rivenduta al GSE (Gestore dei servizi elettrici) ad una tariffa incentivante. Il 19 febbraio 2007, i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente emettono un decreto ministeriale che introduce radicali modifiche al Conto Energia: la novità è costituita dall’intenzione di favorire l’installazione degli impianti anche per le utenze domestiche tramite incentivi ad hoc. 8 Informazioni tratte dal sito www.legambiente.it 28 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Viene stabilito che l’elettricità generata dall’impianto fotovoltaico, conteggiata con un contatore apposito, dà diritto a un contributo calcolato su ogni kW prodotto (da questo appunto il nome Conto Energia) che viene erogato per 20 anni dal momento in cui l’impianto viene messo in esercizio. Figura 9. L'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico viene convertita dall'inverter e immessa nella rete locale. Il contatore 1 conteggia l'energia prodotta dall'impianto fotovoltaico. Il contatore 2 ha la caratteristica di misurare l’energia immessa nella rete Nazionale, mentre il contatore 3 quella di misurare il consumo delle utenze domestiche. Per 20 anni viene riconosciuta una tariffa incentivante per l’energia prodotta in surplus.9 Inoltre, con la Finanziaria 2007 e 2008 vengono assegnate detrazioni fiscali del 36% (più Iva agevolata) per interventi mirati all’efficienza energetica delle abitazioni (e quindi cappotto, infissi, caldaia più efficiente, trasformazione dell’impianto di riscaldamento da termosifoni a pavimento) che salgono al 55% (sempre con Iva agevolata) quando si tratta dell’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici. 9 Immagine dal sito http://www.conto-energia-online.it/ 29 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Nascita ed evoluzione del progetto Padova, inizio del 2006. Legambiente si interessa sempre di più alle tematiche legate alle fonti di energia rinnovabili e matura l’idea di aprire uno sportello informativo con l’appoggio del Comune di Padova e di altri soggetti. Si cominciano a fare i primi incontri tra Comune e Legambiente, coinvolgendo anche produttori di pannelli, consulenti, associazioni di categoria, associazioni di consumatori e altre associazioni ambientaliste. Evidentemente troppi soggetti, con interessi spesso divergenti. Tanto che, dopo innumerevoli riunioni, il progetto si arena completamente. Passa quasi un anno e nel 2007 Legambiente ci riprova, questa volta da sola, decidendo di portare avanti il progetto a titolo di volontariato. Vengono stilate le prime linee guida per l’attivazione di uno sportello informativo contattando successivamente il Consiglio di quartiere 5 che contribuisce offrendo la propria sede un pomeriggio alla settimana e stanziando 1000 euro per stampare i volantini. Figura 10. Lo "Sportello energia" di Legambiente nella sede del Consiglio di Quartiere di Padova 30 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Cominciano le prime attività orientate ad informare la cittadinanza sulla possibilità di utilizzare le energie rinnovabili, in particolare pannelli solari e fotovoltaici, per risparmiare e inquinare meno. Si organizzano serate pubbliche e viene creata una mailing list per inviare una newsletter periodica. Il risultato però non è dei migliori: “Le persone sembravano molto interessate al momento del contatto con gli operatori dello sportello e si alzavano dalla sedia più che convinte – spiega Davide Sabbadin, responsabile del progetto per Legambiente – poi però questo convincimento non veniva concretizzato e nessuno passava all’installazione vera e propria”. Perché? Raccontandoci questa esperienza, Sabbadin individua alcuni problemi: 1) Cognitivo: comprare un pannello solare termico o fotovoltaico non è come comprare un chilo di pane, richiede un minimo di conoscenze tecniche e dimestichezza con il mercato. Altrimenti ci si deve fidare ciecamente del primo venditore in cui si incappa. 2) Mercato: è pieno di squali come ogni mercato emergente e non. C’è una forbice enorme di prezzo per uno stesso prodotto anche a causa della scarsa conoscenza del prodotto e del suo reale valore da parte dei potenziali utenti. 3) Burocrazia: le innumerevoli trafile burocratiche per accedere a permessi prima e finanziamenti poi, spaventano la maggior parte delle persone e costituiscono un potente deterrente. 4) Scarsa chiarezza dei preventivi: non esiste un preventivo standard a cui si attengano tutti i produttori. Spesso quindi nei preventivi possono mancare una o più voci anche ingenti, come ad esempio le spese per le autorizzazioni comunali e addirittura le spese di installazione. In questo modo il compratore non ha tutti gli elementi per comparare i preventivi che gli vengono sottoposti. 5) Prezzi alti: essendo ancora un mercato di nicchia, i prezzi per i singoli compratori sono e rimangono abbastanza alti. 31 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE “Di fronte a queste problematiche, ci rendiamo quindi conto che uno sportello informativo non basta - continua Sabbadin - e che bisogna intervenire offrendo degli strumenti più pratici se si vuole davvero tentare di operare un cambiamento negli stili di vita”. Nel frattempo, in Lombardia nasce il primo Gruppo di acquisto di pannelli solari, organizzato da Jacopo Fo con la sua “Merci dolci s.r.l.” grazie anche all’incentivo economico rappresentato dal “Conto Energia”. Una bella idea da cui i volontari di Legambiente prendono spunto per far fare un passo avanti al loro progetto, consci che proprio un gruppo di acquisto potrebbe risolvere tutti i problemi e le resistenze dimostrate precedentemente dagli utenti dello sportello. Nel 2008 Legambiente di Padova viene contattata da un’azienda che si occupa di comunicazione ambientale, Achab group, che ha già allacciato buoni rapporti con alcune amministrazioni comunali della provincia di Venezia e in particolare con gli assessori all’ambiente. “Illustriamo loro il nostro progetto di un “Gruppo di acquisto solare” e si dicono disposti a darci una mano – spiega Sabbadin - così dopo pochi mesi parte a Ceggia (Venezia) il primo Gruppo di acquisto solare a cui seguiranno a breve i Gas di Scorzè, Marcon e finalmente Padova”. Il progetto viene chiamato “Energia comune10” e include gli sportelli energia, attivati in collaborazione con i Comuni e gestiti dai volontari di Legambiente, e i Gas. Tutte le attività di comunicazione, dagli opuscoli al sito internet vengono realizzate da Achab group. “Contemporaneamente all’avvio dei Gruppi di acquisto solare, continuiamo l’attività degli sportelli estendendo l’esperienza anche a Padova, ora che il Comune ne ha finalmente riconosciuto l’importanza: in poco tempo riusciamo infatti ad aprirne uno per ogni quartiere garantendo, grazie ad un piccolo finanziamento, anche un minimo di retribuzione agli operatori”. 10 www.energiacomune.org 32 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Figura 11. Davide Sabbadin (a destra) allo Sportello Energia Strumenti e organizzazione Due sono i principali strumenti utilizzati dal Gas di Legambiente: la gara informale e il capitolato. “Ci siamo inventati un meccanismo di gara informale - spiega Davide Sabbadin - con Legambiente e il Comune di riferimento che agiscono come catalizzatori per far incontrare domanda e offerta con criteri che avvantaggiano gli acquirenti”. Non si tratta quindi di una gara con valenza giuridica, come può essere quella stabilita da un ente pubblico: questo per evitare, come afferma Sabbadin, di fossilizzarsi nelle consuete lungaggini burocratiche. I criteri di scelta sono riassunti in un capitolato tecnico che prevede una descrizione delle prestazioni, della qualità dei prodotti, il curriculum aziendale e anche un prezzo di base che funge da riferimento, eliminando così alcuni problemi legati soprattutto alla difficoltà di comparare le varie offerte e alla scarsa chiarezza dei preventivi. 33 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Il prezzo che ogni azienda propone deve essere per il prodotto chiavi in mano e comprendere quindi anche tutti gli oneri burocratici sia pre-installazione (autorizzazioni comunali, ecc.) che post-installazione (richiesta e ottenimento degli sgravi fiscali). “L’idea del capitolato ci è venuta dal circolo di Legambiente di Limbiate (Milano) – racconta Sabbadin – e l’incredibile è che ci siamo incappati per caso, navigando su internet. Quel capitolato era soggetto a una licenza di tipo “creative commons”, ossia una sorta di copyleft11 che prevede solo alcuni vincoli per essere utilizzata liberamente come quello di citare la fonte e non avere scopi commerciali. Infine abbiamo messo a disposizione dei membri del Gas l’accordo nazionale di Legambiente con alcune banche di credito cooperativo”. Grazie al capitolato, le famiglie che aderiscono al Gas hanno la garanzia di poter usufruire di tecnologie di efficienza energetica ad un prezzo equo, anche perché sono loro stessi a scegliere di volta in volta per votazione l’azienda a cui affidare l’incarico. A tirare le fila del Gas è lo stesso Sportello energia che oltre ad occuparsi di informare le persone sui vantaggi delle energie rinnovabili, promuove e coordina il Gas accompagnando le famiglie fino allo step finale rappresentato dalla firma del contratto. Riassumendo, i Gas del progetto “Energia comune”: • Sono promossi autonomamente o appoggiati da una o più amministrazioni locali. • Sono coordinati dai tecnici di Legambiente o attraverso gli Sportelli energia o attraverso il circolo di riferimento Inoltre: • La decisione sull’azienda a cui affidare l’installazione spetta solo ai cittadini membri del Gas • Quando un'azienda vince si fa garante di tutta la filiera • Il prezzo è per il prodotto chiavi in mano, manutenzione decennale inclusa • C’è un livellamento del costo anche per piccoli impianti o localizzazioni disagevoli 11 L'espressione inglese copyleft è un gioco di parole su copyright in cui la seconda parola del composto, "right" (destra) è scambiata con "left" (sinistra). Individua un modello di gestione dei diritti d'autore basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera) indica ai fruitori dell'opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita all'ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori dell'opera, nel caso vogliano distribuire l'opera modificata, a farlo sotto lo stesso regime giuridico (e generalmente sotto la stessa licenza). In questo modo, il regime di copyleft e tutto l'insieme di libertà da esso derivanti sono sempre garantiti (testo tratto da www.wikypedia.org) 34 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Risultati “I risultati raggiunti sono di due ordini – afferma Sabbadin – il primo è sicuramente politico in quanto abbiamo costruito per le famiglie una nuova forma di accesso al solare. L’altro è economico perché in Veneto siamo riusciti ad ottenere i prezzi più bassi di tutto il Nord Italia (meno 10-15%): un pannello termico è passato dai 1500 euro al mq ai 900 attuali, un fotovoltaico da 7000 euro per 1 kw a 5500 euro. Questo risultato è ancora più visibile nei piccoli centri dove attraverso il Gas venivano installati una decina di impianti e il prezzo diventava automaticamente quello “imposto” da noi con l’effetto di abbassare anche quello degli altri produttori”. Per quanto riguarda il risultato economico, le famiglie che installano i pannelli non solo risparmiano sulle bollette, ma hanno anche la possibilità di ottenere gli sgravi fiscali previsti dalla legge e di godere degli incentivi del Conto Energia (almeno fino a tutto il 2010, visto che del Conto Energia 2011 non c’è ancora certezza). Tramite il Gas inoltre c’è la possibilità di accesso agevolato ai crediti delle banche per l’installazione di strumenti di efficienza energetica. Numeri: • Quasi 5000 persone raggiunte attraverso l’azione informativa degli operatori degli Sportelli energia in Veneto • Circa 1700 famiglie aderenti ai 15 Gruppi di acquisto solare organizzati da Legambiente • 700 famiglie hanno già installato gli impianti • Più di 1MW di piccoli impianti realizzato nel 2009 per un totale di 500 mq di solare termico • 3000 euro in media in meno per un impianto fotovoltaico rispetto ai prezzi di mercato • 1500 euro in meno per un impianto solare termico 35 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE Il risultato politico è meno quantificabile ma l’incredibile aumento di accessi agli sportelli è comunque specchio di un interesse crescente nei confronti delle tematiche legate alle energie rinnovabili. Solo a Padova nei primi sei mesi del 2009 si è registrato un +75% di installazioni di pannelli fotovoltaici che porterà ad una diminuzione considerevole di emissioni di Co2. Il motore iniziale che spinge la maggior parte delle famiglie ad aderire al Gas e a passare alle energie rinnovabili è comunque quello economico, solo successivamente, se si riesce a fornire una corretta informazione sui benefici per l’ambiente generati da queste tecnologie, le famiglie acquisiscono consapevolezza. È chiaro quindi che un progetto del genere deve far parte di un discorso più ampio sugli stili di vita che includa tematiche come appunto l’energia, ma anche i rifiuti e l’alimentazione, in modo da non slegare mai il concetto di ecologia da quello di salute e benessere. Figura 12. Pannelli installati in un'abitazione in provincia di Padova Punti di forza e di debolezza Davide Sabbadin, responsabile del progetto, riassume così i punti di forza di “Energia comune”: • risparmio da parte delle famiglie • accessibilità alle energie rinnovabili anche da parte dei nuclei familiari più piccoli 36 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE • giro di affari per le aziende di 7 milioni di euro • partecipazione degli enti pubblici ma senza ruolo giuridico “perché se dovessero emettere bandi si incapperebbe in lungaggini burocratiche a scapito dell’efficienza” • decisione finale in mano ai membri del Gas • meccanismo di solidarietà: “se io faccio fare da solo un piccolo impianto da 1 kw il prezzo sarebbe molto più alto ma tramite Gas il costo è omogeneo indipendentemente dalla quantità richiesta e questo aiuta le famiglie mononucleari” Dato interessante è che altre associazioni tra cui “Fazz Club” di Modena e “l’Isola che non c’è” di Como hanno replicato il progetto utilizzando il capitolato informale di Legambiente. Per quanto riguarda i punti di debolezza, invece, Sabbadin ricorda la grande mole di lavoro: “C’è da dire che tutta questa macchina comporta un grande lavoro per i volontari che quindi sottraggono tempo alle attività dell’associazione e si corre il rischio di morire per il troppo successo”. Tra i punti di debolezza c’è anche la difficoltà oggettiva di allargare la rete a livello nazionale per cambiare più radicalmente il mercato in Italia. I circoli fanno fatica a dialogare tra loro e manca quello scambio di esperienze che permette di fare rete e replicare le buone pratiche. Gran parte del successo del progetto è comunque legato al sistema di incentivi, ben lungi dall’essere garantiti in futuro. A luglio è stato finalmente approvato il nuovo e attesissimo decreto Conto Energia per l'incentivazione del fotovoltaico che entrerà in vigore il primo gennaio 2011 sino a tutto il 201312. Decreto che è rimasto in forse fino 12 Tra le novità del nuovo Conto Energia c'é la divisione degli impianti in diverse classi di potenza con incentivi decrescenti: da 1 a 3 KW; da 3 a 20 KW; da 20 a 200 KW; tra 200 e 1000 KW; dai 1000 KW a 5 mila KW. Inoltre, nel corso del 2011 ci saranno tre variazioni di tariffe con un calo del 6% ogni quadrimestre, la diminuzione finale sarà del 18% rispetto ad oggi. Scenderà ancora del 6% l'anno sia nel 2012 che nel 2013 (Fonte: www.ansa.it) 37 STILI DI VITA: ENERGIA. LA NUOVA SEDE DELL’AUSER DI VIAREGGIO E I GRUPPI DI ACQUISTO SOLARE DI LEGAMBIENTE all’ultimo, facendo temere che il percorso sulle energie rinnovabili compiuto dal nostro Paese si sarebbe inevitabilmente arrestato. Minacce e opportunità di crescita Se si guarda al futuro, la minaccia principale è appunto rappresentata dall’incertezza della situazione normativa: nei prossimi anni i vantaggi economici potrebbero diventare minori o scomparire del tutto. Il progetto di Legambiente dunque è strettamente legato ai futuri sviluppi del sistema degli incentivi. In ogni caso l’associazione punta a lanciare il progetto a livello nazionale con un occhio di riguardo al sud, dove nonostante si abbia ben il 40% di insolazione in più rispetto al nord, l’utilizzo delle energie rinnovabili è ancora molto esiguo. “Come Legambiente vogliamo passare sempre di più da una logica mirata ad informare sui possibili cambiamenti degli stili di vita - afferma Sabbadin - alla costruzione di strumenti pratici per attuare efficacemente questi cambiamenti”. Un ruolo per Auser Auser può giocare un ruolo fondamentale nel percorso di avvicinamento dei cittadini alle energie rinnovabili, un ruolo che si potrebbe definire di “mediazione” e che avrebbe come obiettivo quello di rendere accessibile la conoscenza di questo settore ad un genere di utenza che spesso e volentieri si dimostra diffidente nei confronti delle nuove tecnologie: gli anziani. Il 29 maggio 2010 Auser ha firmato un protocollo d’intesa con Legambiente per la promozione sociale e lo sviluppo solidale e sostenibile, puntando, tra le altre cose, a promuovere una campagna nazionale di sensibilizzazione sugli stili di vita. Il progetto “Energia comune” potrebbe quindi rappresentare una sorta di laboratorio o, se vogliamo, un trampolino di lancio per la collaborazione tra le due associazioni, dove Legambiente metterebbe a disposizione i saperi tecnici e scientifici accumulati nella sua lunga esperienza mentre Auser potrebbe estendere la rete dei soggetti coinvolti anche agli anziani, rendendo le informazioni sulle energie rinnovabili e sui loro vantaggi accessibili anche a questo particolare target. 38 CAPITOLATO “PRIVATO” DI GARA PER IL GRUPPO DI ACQUISTO SOLARE - FOTOVOLTAICO PROGETTO ENERGIA COMUNE BACINO PAD3 E PAD4 Questo documento è rilasciato da Legambiente sotto licenza Creative Commons BY-NC-SA Alcuni diritti riservati dettagli http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it Il documento è stato modificato grazie al contributo dell'associazione Nova Sostenibile 13 APRILE 2010 INDICE PREMESSA TERMINOLOGICA ............................................................................................... 3 ART.1 – OGGETTO DELLA GARA ........................................................................................... 3 ART.2 – MODALITA’ DELLA GARA ......................................................................................... 4 ART.3 – IMPORTO DELLA GARA ............................................................................................ 4 ART.4 – DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE ......................................................... 5 ART.5 – RESPONSABILITA’ DELL' AZIENDA PARTNER ................................................... 6 ART. 6 – SUBAPPALTI ............................................................................................................... 6 ART. 7 - COSTI PER L'AZIENDA PARTNER ......................................................................... 6 ART.8 – COLLAUDI ..................................................................................................................... 6 ART.9 – GARANZIE .................................................................................................................... 7 ART. 10 - FONDO DI GARANZIA ............................................................................................. 7 ART.11 - MANUTENZIONE ...................................................................................................... 7 ART.12 – DESCRIZIONE DEI LAVORI .................................................................................... 7 ART.13 - PRESCRIZIONI RIGUARDANTI I MATERIALI E APPARECCHIATURE.......... 8 ART.14 – PROGETTAZIONE .................................................................................................... 8 ART.15 – TEMPI DI ESECUZIONE .......................................................................................... 8 ART.16 – ONERI DELL'AZIENDA PARTNER......................................................................... 9 ART.17 – MODALITA' DI PAGAMENTO .................................................................................. 9 ART.18 – NORME IN MATERIA DI SICUREZZA ................................................................... 9 ART.19 – CRITERI DI PARTECIPAZIONE............................................................................ 10 ART.20 - PUBBLICITA' ............................................................................................................ 11 ART 21 - FORO COMPETENTE PER CONTROVERSIE ................................................... 11 ALLEGATO A – NUMERO DI IMPIANTI ATTESI................................................................ 12 ALLEGATO B - CARATTERISTICHE TECNICHE MINIME .............................................. 13 ALLEGATO C - MANUTENZIONE ......................................................................................... 14 ALLEGATO D - MODULO DI OFFERTA .............................................................................. 15 ALLEGATO F – COMPOSIZIONE DEL PREVENTIVO ...................................................... 21 PREMESSA TERMINOLOGICA Gruppo di Acquisto Solare (G.A.S.): è il gruppo informale delle famiglie interessate all'installazione degli impianti solari. Si configura alla stregua di un comitato di famiglie unite dal comune intento di acquisto. Sportello Energia: è uno spazio informativo aperto ai cittadini che si propone di implementare le buone pratiche connesse al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti rinnovabili; è lo strumento operativo del G.A.S. e funge da segreteria organizzativa dello stesso e centrale di comunicazione con le aziende nella fase di richiesta, analisi e presentazione dei preventivi. Esaurisce il suo compito con la messa in comunicazione dell'azienda vincitrice della gara con le famiglie del G.A.S. Lo Sportello Energia fa parte del progetto ENERGIA COMUNE ® è gestito da Legambiente, realizzato in collaborazione con Achab Group Triveneto ed è promosso da Padova T.R.E. srl. Lo Sportello Energia, Legambiente e Padova T.R.E. Srl non instaurano rapporti negoziali con le aziende aggiudicatrici o con i committenti: i soggetti giuridici dei contratti sono l'azienda vincitrice della gara e i committenti. Committente: si intende la singola famiglia che è controparte nel contratto di installazione dell'impianto solare. Tutti i committenti sono aderenti al G.A.S. Committenza: si intende l'insieme degli aderenti, riuniti nel G.A.S. Capitolato di gara: il presente documento è un'iniziativa di carattere privatistico, non è in alcun modo un contratto e non ricade nella normativa vigente per gli appalti. Azienda Partner: azienda vincitrice della gara Commissione: ha il compito di valutare le offerte pervenute e attribuire i punteggi; è composta da rappresentanti di Padova T.R.E. Srl (committente del progetto), di Legambiente e delle famiglie aderenti al G.A.S., coadiuvate da un componente tecnico esterno. ART.1 – OGGETTO DELLA GARA La gara riguarda l'individuazione dell'azienda che si occuperà della realizzazione completa di impianti solari fotovoltaici per gli aderenti al G.A.S. L’azienda deve prevedere la fornitura di pannelli solari fotovoltaici per la realizzazione dell’impianto completo, tutti gli accessori e le opere necessarie alla connessione dell'impianto alla rete, il progetto, l’espletamento delle pratiche tecniche, burocratiche ed amministrative necessarie alla realizzazione dell’impianto fino al riconoscimento della tariffa incentivante da parte del GSE e l'accesso al servizio di scambio sul posto o ritiro dedicato. Formano così oggetto del presente gara tutte le opere meccaniche, elettriche e murarie e le forniture essenziali per dare completi, collaudati e quindi perfettamente funzionanti i lavori di realizzazione di ogni singolo impianto di generazione solare fotovoltaico. I lavori dovranno essere eseguiti a perfetta regola d’arte, nel rispetto di tutte le normative vigenti e come meglio dettagliato nelle prescrizioni tecniche e negli elaborati allegati al presente capitolato. L'impianto deve garantire l'accesso al conto energia con le tariffe previste per l’anno 2010. 3 ART.2 – MODALITA’ DELLA GARA La gara sarà aggiudicata “a corpo” mediante trattativa privata. Le offerte pervenute allo Sportello Energia, verranno valutate da una Commissione che attribuirà un punteggio concordemente alle esigenze individuate dal G.A.S. e alle specifiche tecniche del presente capitolato di gara. Successivamente, gli aderenti al G.A.S., riuniti in assemblea, sceglieranno il preventivo migliore, in DUE diverse assemblee che individueranno DUE aziende aggiudicatrici (che potranno coincidere), una per la zona dei comuni del Conselvano e del Piovese (PAD4) e una per la zona dei comuni del Monselicense, Estense e Montagnanese (PAD3). La/e azienda/e prescelta/e diverrà partner tecnico del G.A.S. dell'area (PAD3 e/o PAD4) ed installatore unico per gli impianti dei membri del G.A.S. della stessa area. I nominativi dei membri verranno consegnati, previa autorizzazione degli stessi, all'Azienda Partner che provvederà ai sopralluoghi, alla progettazione, alla realizzazione dei preventivi e alla stipula dei contratti individuali, sulla base delle condizioni richieste dal presente capitolato e con i costi riportati nell'offerta vincente (ALLEGATO D). Qualora le adesioni al G.A.S. superino la soglia di 120 aderenti, lo Sportello Energia si riserva l’eventuale possibilità di inoltrare le adesioni successive ad un’altra azienda partecipante la gara, concordata con il gruppo d’acquisto e con un’offerta omogenea con quella vincitrice. I criteri in base ai quali verrà valutata l'offerta sono quelli contenuti nell'ALLEGATO D al presente capitolato e in particolare: curriculum aziendale qualità dei prodotti e servizi sicurezza nei cantieri garanzie prezzo ART.3 – IMPORTO DELLA GARA Il prezzo proposto al gruppo di acquisto deve essere espresso utilizzando come unità di misura [€/KWp]. Questo importo sarà onnicomprensivo e dovrà essere fisso [€/KWp] qualunque sia la taglia dell’impianto e le singole specificità degli edifici in cui verranno installati gli impianti. L’offerta (ALLEGATO D) avrà validità per due mesi a partire dall'aggiudicazione, pertanto dovrà essere mantenuta anche per eventuali nuove adesioni al G.A.S. nel periodo di validità di questa. Qualora le adesioni al G.A.S. superino le attuali previsioni, ci si riserva di prendere adeguate misure per garantire al maggior numero di aderenti l’installazione alle condizioni più vantaggiose possibili come previsto all’ART. 2. L’offerta dovrà essere presentata utilizzando esclusivamente il modulo in allegato. Non verranno accettate offerte proposte con modalità e moduli diversi da quello allegato. Tutte le pratiche relative alle richieste dei permessi comunali o sovracomunali, ove saranno necessari, alla domanda di allacciamento dell’impianto in rete, alla domanda al GSE per accedere al conto energia e l’attivazione dello scambio sul posto/ritiro dedicato, dovranno essere inclusi nell’importo della gara. L’azienda che diventerà partner per l’area dei Comuni ricadenti all’interno del Parco Colli Euganei potrà richiedere un contributo ulteriore di 150 euro per la realizzazione delle pratiche autorizzative richieste dall’Ente Parco (procedura paesaggistica) Sono escluse dall'importo e rimangono a carico dei committenti gli oneri amministrativi di enti terzi quali bolli, marche da bollo o diritti di segreteria, oneri di allaccio alla rete ENEL. 4 ART.4 – DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE L’adesione al G.A.S. da parte degli interessati (cittadini e/o aziende) è solamente una dichiarazione d’interesse: l’Azienda Partner si impegna a fornire gratuitamente il sopralluogo e la redazione del preventivo all’aderente al gruppo d’acquisto. In genere gli aderenti, comunque, hanno avuto, presso lo Sportello Energia, un'informazione previa e gli strumenti per valutare autonomamente il proprio investimento nel campo del Fotovoltaico e la fattibilità dell'impianto. L'Azienda Partner dovrà garantire la sorveglianza di un tecnico specializzato presente in cantiere secondo accordi con il Committente. Tale tecnico provvederà anche all'assistenza, ai collaudi ed alla istruzione del personale e del Committente stesso sia durante la realizzazione che a lavori ultimati. Il presente capitolato di gara, costituito anche dagli allegati, è assolutamente impegnativo per l'Azienda Partner, che non potrà introdurre varianti contrattuali rispetto allo stesso senza autorizzazione scritta da parte del Committente e, su richiesta di questi, dello Sportello Energia. Anche nel caso in cui i particolari illustrati negli allegati non fossero menzionati nel capitolato e/o viceversa, l'Azienda Partner dovrà comunque eseguire i lavori al prezzo concordato salvo diversamente indicato nell'offerta. Tutti i preventivi, per essere validi, dovranno essere vistati dallo Sportello Energia, se così richiesto dal committente. Oltre a tutte le opere e gli oneri descritti nel presente capitolato, devono essere inclusi nell’offerta: 1. La redazione di un documento “Manuale” con uno scadenzario/calendario in cui vengano illustrati tutti i passaggi tecnici e burocratici necessari per il completamento dell'opera e per il riconoscimento della relativa tariffa. Nel manuale dovranno essere indicati chiaramente i passaggi che dovranno essere realizzati dall'azienda partner e quelli a carico del committente; 2. tutte le spese per il funzionamento degli impianti per tutte le prove richieste durante i lavori e alla loro ultimazione; 3. tutto ciò che occorre per realizzare la completezza dell'opera; 4. le spese di redazione impianto finale “as built” (come costruito); tutte le spese accessorie escluse i bolli, diritti di segreteria e le spese dei bollettini necessari per l’allacciamento “ENEL”; 5. tutti i materiali e le minuterie per la fornitura in opera degli impianti funzionanti ed eseguiti a regola d'arte e tutta la documentazione tecnica occorrente per i lavori della gara: 6. tutta la documentazione, esecuzione e collaudo. gli oneri e quant’altro richiesto in sede di progettazione, A lavori ultimati, dovranno essere consegnati ai Committenti gli schemi tecnici dell’impianto nella sua interezza e la descrizione dei materiali utilizzati nella realizzazione dell’impianto. Dovranno inoltre essere raccolte e consegnate alla Committenza tutte le documentazioni a corredo di ogni apparecchiatura (omologazioni, libretti di istruzioni, manuali d'uso e manutenzione, garanzie, assistenza tecnica post installazione, ecc). L'Azienda Partner dovrà fornire, installare e consegnare nuovi di fabbrica, in perfetto stato e 5 funzionanti tutti i materiali, gli apparecchi, gli accessori necessari, affinché i lavori siano finiti in ogni singola parte, nel loro complesso e allacciati alla rete, come previsto dal presente capitolato. DIMENSIONAMENTO DELL'IMPIANTO La potenza nominale dell’impianto fotovoltaico deve essere tale che la quantità di energia elettrica da esso producibile su base annua sia inferiore o uguale a quella fornita dal Distributore all’utente, calcolata sulla media degli ultimi 3 anni, salvo diversa richiesta da parte del committente. La quantità di energia elettrica producibile deve essere calcolata, comunque, sulla base dei dati radiometrici di cui alla citata norma UNI 10349 e impiegando uno strumento software apposito. Tale stima deve fare parte integrante del preventivo da consegnare all'utente (per tale stima potranno essere utilizzati i software PVGIS dell’Unione Europea, il Simulatore Girasole o altro software predisposto dall’azienda. In tutti i casi i valori delle perdite dovranno essere concordati con lo Sportello Energia) ART.5 – RESPONSABILITA’ DELL' AZIENDA PARTNER L’Azienda Partner del G.A.S. è responsabile verso i danni derivanti da negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di prescrizione di leggi, procurati, sia a personale proprio o di altre ditte o a terzi comunque presenti, sia a cose proprie o di altre ditte o comunque pertinenti agli edifici, ai loro impianti, attrezzature ed arredi. L’azienda inoltre è responsabile dei danni arrecati agli edifici, sia nella fase di installazione che in quella di manutenzione ed è tenuta ad eseguire tempestivamente gli interventi sanatori. L’Azienda Partner è direttamente responsabile dei danni provocati da forniture e/o interventi non rispondenti alle caratteristiche garantite, dalla qualità dei materiali impiegati e da quelli del proprio personale e/o dei trasportatori incaricati, durante le consegne delle forniture e della posa in opera e dei materiali fino al momento del collaudo. ART. 6 – SUBAPPALTI Il subappalto di una quota dei lavori dovrà essere specificato in sede di offerta, pena la nullità della stessa, indicando la tipologia dei lavori dati in sub-appalto, gli oneri relativi alla sicurezza e le aziende a cui si intende subappaltare. (Vedi ALLEGATO D). L'Azienda Partner, oltre a rispondere dei lavori propri, sarà pienamente responsabile anche dei lavori eventualmente subappaltati. ART. 7 - COSTI PER L'AZIENDA PARTNER L'Azienda partner verserà alla Padova T.R.E. Srl in qualità di Azienda promotrice dello Sportello Energia la somma equivalente al 2% del fatturato prodotto dal G.A.S. ovvero dei contratti promossi presso le famiglie che hanno aderito al G.A.S. Tale somma verrà impiegata da Padova T.R.E. srl per la promozione di analoghe iniziative volte alla promozione del risparmio energetico e delle energie rinnovabili nel 2011. ART.8 – COLLAUDI Gli impianti dovranno essere collaudati secondo la normativa vigente da parte di un tecnico 6 competente iscritto ad albo professionale. Il collaudo degli impianti consisterà in: 1. dimostrazione che i materiali e le apparecchiature costituenti gli impianti siano, per quantità e qualità, rispondenti alle prescrizioni contrattuali; 2. verifica tecnico funzionale dell’impianto e di tutti i sistemi di sicurezza: 3. misurazione delle perdite (vedi ALLEGATO B); 4. prova dell'impianto in funzione e collegato alla rete. Le verifiche di cui sopra dovranno essere effettuate, a lavori ultimati, da un tecnico qualificato, che dovrà essere in possesso di tutti i requisiti previsti dalle leggi in materia e dovrà emettere una dichiarazione, firmata e siglata in ogni parte, che attesti l'esito delle verifiche, perdite di sistema e la data e l’ora del giorno in cui le predette verifiche sono state effettuate. Qualora i risultati del collaudo non rispondessero alle prescrizioni contrattuali, l'Azienda Partner dovrà attuare tutte le modifiche, le sostituzioni ed i completamenti necessari. ART.9 – GARANZIE Tutti i lavori, gli impianti ed i relativi componenti saranno coperti da garanzia diretta dell'Azienda Partner, sino a collaudo definitivo. Dal collaudo definitivo l'Azienda Partner ha l'obbligo di garantire, per il periodo almeno di 24 mesi, tutti gli impianti in ogni loro parte. Costituirà criterio preferenziale la presentazione di garanzie sul prodotto (non sulla produzione) superiori ai 2 anni previsti per legge. Gli inverter devono essere garantiti per almeno 10 anni. Tali documentazioni dovranno essere disponibili presso l’impianto fotovoltaico e dovranno essere custoditi dal Committente. ART. 10 - FONDO DI GARANZIA Su richiesta di Padova T.R.E. Srl, a titolo di garanzia per i contraenti, all'Azienda Partner aggiudicatrice della gara viene richiesto di versare in un c/c vincolato, entro la data di stipula del 15° contratto, una cifra forfettaria di 15.000 euro (quindicimila euro) a titolo di garanzia. Tale somma verrà svincolata a conclusione dei lavori dell’intero G.A.S. (collaudo). I dettagli del conto corrente d'appoggio saranno forniti in seguito da Padova T.R.E. srl, intestataria del conto di garanzia. Il versamento potrà essere sostituito da analoga garanzia bancaria o assicurativa prestata secondo i termini di cui all’Art. 133 del DLGS 163/2006 ART.11 - MANUTENZIONE Compresa nell'offerta è da intendersi la manutenzione ordinaria e straordinaria, come da ALLEGATO C. Si precisa che in nessun caso la pulizia dei pannelli da polvere o impurità potrà far parte della manutenzione compresa nell'offerta. ART.12 – DESCRIZIONE DEI LAVORI 7 Opere previste Sopralluogo e progettazione preliminare comprendente lo studio delle perdite dovute all’orientamento dell’impianto e ad eventuale ombreggiamento. Realizzazione del preventivo, che deve essere completo del piano finanziario dell'opera con evidenziata la produzione ed i flussi di cassa positivi e negativi sui 20 anni, bilancio delle mancate emissioni di CO2, diagramma di produzione nei vari mesi dell’anno (vedi ALLEGATO E) Predisposizione del Piano Operativo della Sicurezza (P.O.S) e sua consegna al committente prima dell'inizio dei lavori. Pratiche D.I.A. presso l'amministrazione comunale competente, laddove necessaria. Pratiche richieste autorizzative in caso di vincoli specifici, presso l'ente competente (soprintendenze, soc. autostrade, ecc.) laddove necessaria (si veda ART.3). Richiesta allaccio ENEL – esclusi costi di allaccio ricompresi nella fattura ENEL. Fornitura e installazione completa del sistema fotovoltaico e di ogni sua componente. Rimozione e smaltimento dei rifiuti prodotti da collegamenti elettrici e parti edili, se prodotti. Collaudo Svolgimento pratiche richiesta di attivazione delle convenzioni di scambio sul posto o ritiro dedicato fino alla ratifica di queste Svolgimento pratiche richiesta Conto Energia presso GSE fino all'ottenimento della tariffa incentivante. Manutenzione come da ALLEGATO C. Oneri ed infrastrutture di sicurezza durante l'installazione. Le opere devono intendersi perfettamente a norma e gli impianti perfettamente funzionanti ed eseguiti a regola d’arte, pertanto, tutte quelle opere che non sono espressamente indicate ma che risultino necessarie per il buon funzionamento del complesso, dovranno essere considerate qui integralmente descritte. ART.13 - PRESCRIZIONI RIGUARDANTI I MATERIALI E APPARECCHIATURE Tutti i materiali e le apparecchiature dovranno riportare le certificazioni di legge e certificazione di qualità. ART.14 – PROGETTAZIONE La progettazione preliminare ed esecutiva è a carico della ditta Azienda Partner, e deve essere firmata da un professionista abilitato ed iscritto ad un albo Il progetto “come costruito” (“as built”) verrà consegnato dall’Azienda Partner in n°1 copie cartacee rispettivamente allo Sportello Energia e al Committente. ART.15 – TEMPI DI ESECUZIONE L’Azienda Partner si obbliga a dare ultimate e funzionanti le opere oggetto della gara, comprese le prove e le verifiche funzionali, entro 60 giorni naturali consecutivi dalla data della firma del contratto, nel caso non siano previste autorizzazioni supplementari. Qualora sia prevista la presentazione di una pratica autorizzativa i lavori dovranno essere conclusi entro 30 gg naturali 8 dall’accettazione della pratica. In caso di ritardo imputabile all'azienda partner, per ogni giorno di ritardo verrà applicata una penale di euro 40 al giorno. In nessun caso i lavori termineranno oltre il 15 Ottobre 2010 per gli aderenti al G.A.S. i cui nominativi siano stati forniti dallo Sportello Energia entro 10 giorni dalla data di chiusura del G.A.S. che sarà il 31 luglio 2010; fatto salvo quanto previsto nel caso di autorizzazioni supplementari (ad esempio vincolo paesaggistico). Se, per ritardi dovuti all’Azienda Partner, l’impianto non dovesse più garantire la tariffa incentivante prevista dal Conto Energia per il 2010, l’azienda dovrà rimborsare il cliente del mancato introito per 20 anni oppure smontare l’impianto, ripristinare gli edifici come in condizioni originali e restituire eventuali anticipi con gli interessi legali. L’Azienda Partner si impegna a completare i sopralluoghi degli aderenti entro 40 giorni lavorativi dalla consegna dei nominativi da parte dello Sportello Energia, nell’eventualità si verificassero difficoltà in tal senso è facoltà del G.A.S affiancare all’Azienda Partner una seconda azienda che consenta la realizzazione dei lavori nei tempi previsti, concordando una strategia comune con l'Azienda Partner. Il preventivo dovrà avere validità 30gg ART.16 – ONERI DELL'AZIENDA PARTNER Sono a carico dell’Azienda Partner tutte le spese inerenti e conseguenti la gara, con la sola esclusione dell’Imposta sul Valore Aggiunto e delle spese di allaccio e preventivazione da parte di ENEL o altre aziende preposte all'allaccio, alla misurazione e dispacciamento della corrente elettrica prodotta dai pannelli. Sono da considerarsi inclusi nei prezzi offerti tutte le spese e gli oneri relativi ad imballo, carico, trasporto e scarico. Sono inoltre inclusi nei prezzi di gara, tutti i contributi ed oneri imposti dalle leggi e regolamenti relativi alle assicurazioni e previdenze per i dipendenti propri e quelli dei trasportatori incaricati. L’Azienda Partner è obbligata ad installare i segnali di avviso prescritti e quant’altro possa occorrere a tutela della pubblica incolumità e per la sicurezza del personale addetto ai lavori. L’Azienda Partner dovrà evitare di lasciare materiali di risulta sul luogo del lavoro e nelle aree circostanti, e comunque provvedere alla perfetta pulizia del cantiere prima dell’abbandono dell’area. ART.17 – MODALITA' DI PAGAMENTO Il pagamento dei lavori nei singoli contratti non potrà mai prevedere un anticipo alla firma del contratto che superi il 30% della somma dovuta e prevede un saldo del 5% della somma dovuta da corrispondersi in occasione della comunicazione della tariffa incentivante da parte del GSE. Le rimanenti modalità di pagamento sono a discrezione dell'Azienda Partner e dei committenti. ART.18 – NORME IN MATERIA DI SICUREZZA 9 I lavori vanno eseguiti con metodologia di intervento approvata dallo SPISAL: in questo senso l'Azienda Partner fornirà al committente un’autocertificazione che ne attesti l'approvazione da parte dello SPISAL di zona. L’Azienda Partner dovrà adoperarsi, nell’esecuzione dei lavori della gara, ad utilizzare tutte le procedure ed i presidi di sicurezza, anche individuali, per contenere e/o eliminare l’impatto con i rischi individuati dal proprio Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S), in linea con il Piano di Sicurezza e Coordinamento (P.S.C.) che la ditta vincitrice della gara dovrà produrre prima dell’inizio dei lavori e consegnare al Committente. Qualora i lavori non venissero realizzati mediante la costruzione di impalcature o parapetti, l'Azienda Partner e le eventuali aziende subappaltatrici dovranno fornire al Committente, prima dell'inizio dei lavori, l'attestazione della formazione aziendale specifica prevista per legge per ciascuno degli operatori che lavoreranno all'installazione (D. Lgs 81/2008). NORME TECNICHE DI RIFERIMENTO In particolare si richiama l'attenzione sulle seguenti disposizioni di Legge e Norme e Criteri: - D. Lgs 9.4.2008 N. 81: Testo unico della sicurezza - Legge n. 46 del 05/03/1990: ”Norme per la sicurezza degli impianti” - Legge 1.3.1968 N. 186 : Impianti elettrici - D.M. 37/2008: Regolamento di attuazione della Legge 248/2005 - CEI 11-20 III edizione : Per la connessione in parallelo rete - UNI 10439: Calcolo dell’irraggiamento solare su superficie piana - UNI 8477/1: Calcolo dell’irraggiamento su superficie orientata ed inclinata - UNI/ISO: per le strutture meccaniche di supporto e ancoraggio dei moduli - CEI/IEC/JRC/ESTI: per i moduli fotovoltaici ed il gruppo di conversione - Delibera 90/07 autorità energia elettrica e gas: Norme per il regime di scambio dell’energia elettrica - CEI 64-8 ed. 6 (gennaio 2007) - CRITERI di allacciamento di impianti di produzione alla rete BT di Enel distribuzione: DK5940 Ed. 2.2 I riferimenti di cui sopra possono non essere esaustivi. Ulteriori disposizioni di legge, norme e deliberazioni in materia, purché vigenti al momento della pubblicazione della presente specifica, anche se non espressamente richiamate, dovranno essere applicate. ART.19 – CRITERI DI PARTECIPAZIONE Posso presentare un'offerta le aziende che rispondano alle seguenti caratteristiche: 1. aventi sede legale in Italia; 2. che possano dimostrare di aver già lavorato in Veneto e presentino un elenco delle realizzazioni funzionanti allegando curriculum aziendale; 3. che siano in grado di realizzare nel giro di due mesi un numero elevato di installazioni come quello indicato nell'allegato A; 4. che rispondano legalmente di tutti i prodotti e servizi oggetto della gara. NON possono partecipare al presente bando di gara le aziende che siano partner in altri 10 gruppi d’acquisto organizzati da Legambiente e non abbiano ancora terminato le installazioni. ART.20 - PUBBLICITA' Il presente documento verrà reso pubblico in internet e trasmesso alle aziende del territorio tramite email e fax, e anche tramite le associazioni di categoria. L'Azienda Partner diventerà partner tecnico del G.A.S. e verrà citata nei comunicati stampa e invitata alle eventuali conferenze stampa concernenti i risultati del progetto. ART 21 - FORO COMPETENTE PER CONTROVERSIE L'Azienda Partner accetta che nei contratti con gli aderenti al G.A.S. il foro competente in caso di controversie sia quello di Padova. 11 ALLEGATO A – NUMERO DI IMPIANTI ATTESI Il gruppo di acquisto è formato da un insieme di soggetti interessati al tema degli impianti solari ed alla fruizione di tale tecnologia. Il gruppo è formato al momento della scrittura del presente capitolato da n° 52 famiglie, delle quali 47 interessate al'installazione di impianti fotovoltaici e 21 interessate all'installazione di impianti solari termici. Una volta pervenuti all'individuazione dell'Azienda Partner, verrà data pubblica notizia dell'accordo con il fine di allargare il G.A.S., mantenendo aperti i termini per l’adesione al G.A.S. nei due mesi successivi. Ai fini della quantificazione del lavoro oggetto del presente capitolato si stimano 2,9 kWp come dimensione standard del singolo impianto Fotovoltaico e 4 mq la dimensione media dell'impianto solare termico domestico. Si chiede di formulare un offerta basata su quattro scenari di lavoro crescenti, con una scontistica concorde con gli stessi. La scontistica è da intendersi applicata a tutti gli aderenti del G.A.S. in base al volume dei contratti stipulati all'interno dei due mesi di durata dell'offerta. SOLARE FOTOVOLTAICO 1. scenario: da 1 a 30 kWp (solo una minima parte dei partecipanti realizza effettivamente l'impianto dopo il sopralluogo e il preventivo) 2. scenario da 30 a 70 kWp (la maggior parte dei partecipanti realizza effettivamente l'impianto dopo il sopralluogo e il preventivo) 3. da 70 a 120 kWp (tutti i partecipanti realizzano effettivamente l'impianto dopo il sopralluogo e il preventivo) 4. oltre i 120 kWp (tutti i partecipanti ed altre famiglie aggregate in seguito entro i due mesi realizzano effettivamente l'impianto dopo il sopralluogo e il preventivo) Si ricorda che per partecipare si richiede di fornire una proposta utilizzando l'apposito modulo di offerta, e che il costo per gli impianti FV, comprendente tutti i prodotti e servizi di cui all'ART. 12 deve essere espresso in Euro per kWp installato (Iva esclusa). 12 ALLEGATO B - CARATTERISTICHE TECNICHE MINIME Tutti i moduli e le altri componentistiche installate devono essere conformi alla normativa base per accedere al Conto Energia. Le installazioni devono essere eseguite in conformità alle indicazioni del installazione fornito dai produttori dei componenti dell'impianto. manuale tecnico di Si precisa che, successivamente alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico, come documentazione finale di impianto dovranno essere emessi e rilasciati ai Committenti i seguenti documenti: documentazione rilasciata da un laboratorio accreditato circa la conformità alla norma: CEI EN 61215, per moduli in silicio cristallino o CEI EN 61646 per moduli in silicio amorfo; dichiarazione attestante, o altra documentazione comprovante in maniera inequivocabile l’anno di fabbricazione dei moduli fotovoltaici; garanzie sull’intero sistema e sulle relative prestazioni di funzionamento: il costruttore deve avere rilasciato un certificato di garanzia che comprende la garanzia di prodotto ( maggiore o uguale a 2 anni) sull'inverter (non inferiore a 10 anni) e la garanzia di prestazioni ( P erogata dal modulo >=90% della P minima del modulo per almeno 10 anni e non inferiore al 80% per almeno 20 anni). L’impianto dovrà provvedere l’installazione di scaricatori e l’utilizzo di cavi solari Le perdite totali dell'impianto al contatore non dovranno essere superiori al 15%; è necessario che i rendimenti degli impianti siano certificati da un tecnico abilitato. COSTITUIRANNO CRITERIO PREFERENZIALE le seguenti garanzie: Garanzia sul prodotto (difetti di fabbricazione) maggiore di due anni. Garanzia di produzione >80% dopo 25 anni. Garanzia superiore ad anni 10 sull'inverter. 13 ALLEGATO C - MANUTENZIONE La manutenzione è compresa nel prezzo dell'offerta e deve intendersi decennale, con decorrenza dalla data di allacciamento alla rete di distribuzione. Nel dettaglio l'installatore si impegna a inserire nel contratto le seguenti prestazioni: MANUTENZIONE ORDINARIA: Verifica mensile dei dati di produzione dell'impianto attraverso telerilevamento (laddove previsto nell'offerta) o database del GSE online (previo delega del committente), e tempestiva verifica con il cliente di eventuali anomalie operative nel caso i dati segnalino un'anomalia nella produzione. Successivo intervento e ripristino della piena funzionalità in caso di necessità. MANUTENZIONE STRAORDINARIA: Intervento su chiamata per il ripristino delle piena funzionalità in caso di eventi eccezionali che abbiano compromesso l'impianto (fulmini o altri fenomeni atmosferici) e/o il suo funzionamento. In entrambi i tipi di intervento l'uscita, la manodopera e materiali d'uso sono compresi nell'offerta presente, mentre i pannelli e l'inverter saranno sostituiti gratuitamente se dentro i limiti della garanzia. Le uscite dovranno essere entro le 48 ore successive alla chiamata e comunque entro il primo giorno lavorativo utile se tale chiamata è avvenuta in giorno festivo. In caso di ritardo si applicherà una penale di Euro 50 (cinquanta) per ogni giorno di ritardo. 14 ALLEGATO D - MODULO DI OFFERTA RAGIONE SOCIALE:________________________ INDIRIZZO E SEDE LEGALE:_____________________________________________________ ________________________________________________________________________________ CAPITALE SOCIALE INTERAMENTE VERSATO:______________________________ LA VS AZIENDA E' UNA COOP SOCIALE? ❑SI ❑NO IMPIEGA LAVORATORI APPARTENENTI A CATEGORIE SVANTAGGIATE? ❑SI ❑NO SE SI’, QUANTI? (IN %) ____________________________________________________ L’AZIENDA E’ CERTIFICATA? (inserire le certificazioni in possesso dall’azienda, ed eventuali attestati dati dalle case costruttrici -ad esempio l'azienda è partner tecnico certificato Mitsubishi, Schüco, ecc..) _____________________________________________________________________________ ______________________________________________________________________________________ L’AZIENDA E’ GIA’ STATA PARTNER TECNICO DI ALTRI GRUPPI DI ACQUISTO? (se si indicare quali) ____________________________________________________________________________ LA VS AZIENDA HA ESPERIENZE DI INSTALLAZIONI DOMESTICHE IN VENETO? ❑SI ❑NO (se sì, pregasi di allegare documentazione con alcune referenze ) IMPIANTI INSTALLATI: _____ per un totale di _____ KWp LA VS AZIENDA SI OCCUPA DI INSTALLAZIONI DI ❑SOLARE TERMICO ❑SOLARE FOTOVOLTAICO ❑ENTRAMBI ALLEGARE VISURA CAMERALE DELL’AZIENDA 15 OFFERTA ECONOMICA (per più pannelli si prega di compilare più moduli, se l’azienda offre più soluzioni ed al momento dell’assegnazione accetterà di offrire tutte le soluzioni presenti nell’offerta, il totale dei kWp installatti da conteggiare per la scontistica progressiva sarà la somma di tutti I kWp contrattualizzati a prescindere dalla marca) MARCA E MODELLO DEI PANNELLI FV PROPOSTI prodotto): (si prega di allegare scheda tecnica del ______________________________________________________________________________________ Oltre ad allegare la scheda tecnica si prega di compilare la tabella con le principali caratteristiche tecniche: Pannello Tolleranza Efficienza modulo NOCT Voc Isc Vmpp Vmpp (70°C) Coefficiente di temp Pmpp % Tipo di connessione (MCx/Tyco/..) Coefficiente di temp. Voc Paese di fabbricazione del modulo Coefficiente di temp. Isc Produttore (indicare conosciuto) delle solo Paese di fabbricazione celle se Garanzia di prod 90% Garanzia di prod. 80% Anni Anni Paese di produzione delle celle Certificazioni pannello Paese di fabbricazione MARCA E MODELLO DELL'INVERTER: ____________________________________________________________________________ EFFICIENZA DELL'INVERTER in %: __________________ EFFICIENZA EUROPEA : _____________ NUMERO STRINGHE COLLEGABILI ____ NUMERO MULTINSEGUITORI ____ INTERRUTTORE CC INTERNO o SI o NO 16 PRODUZIONE MEDIA ANNUA STIMATA DEL PANNELLO + INVERTER nel Comune di Padova in condizioni standard (inclinazione 20° sud): _____________________________________________________________________________________ STIMA INDICATIVA DELLE PERDITE DOVUTE A RIFLESSIONE E TEMPERATURA IN MEDIA: ___________ % GARANZIA Parte dell’impianto Difetti di fabbricazione sui moduli Inverter Quadri elettrici Struttura Altri componenti Durata Allegare schede tecniche dei materiali utilizzati e dei componenti dell’impianto OFFERTA ECONOMICA (indicare il prezzo in €/KWp, IVA ESCLUSA) SCENARI Tra 1 e 30 KWp * Tra 30 e 70 KWp* Tra 70 e 120 KWp* Oltre 120 KWp* Parzialmente integrato Integrato Non integrato * valore complessivo generato dal gruppo d’acquisto Eventuale sconto % per impianti superiori ai 6 kWp: _______ Eventuale sconto % per impianti superiori ai 15 kWp: _______ 17 Vi preghiamo di specificare di seguito la composizione del prezzo in percentuale per l’offerta evidenziata (compresa fra i 30 e i 70 kWp relativa alla tipologia parzialmente integrato) Pannelli FV Inverter Spese di installazione Spese amministrative Oneri di Sicurezza La vostra offerta prevede l’assicurazione all- risk inclusa o NO o SI per anni ______ ____________________fine parte duplicabile per diverse offerte_____________________ 18 LA VS AZIENDA SI AVVALE DI SUB-APPALTO PER LA REALIZZAZIONE DELL’IMPIANTO O DEI SERVIZI NECESSARI AL SISTEMA FOTOVOLTAICO: ❑SI ❑NO SE SI INDICARE LE AZIENDE A CUI VIENE CEDUTO IN INDICARE IL SERVIZIO SVOLTO: ATTIVITA’ SUB-APPALTATO IL LAVORO ED SVOLTA DIRETTAMENTE APPALTATA AD AZIENDE O DALL’AZIENDA COLLABORATORI ESTERNI (indicare i nomi delle aziende) (SI / NO) Attività commerciale (agenti) Progettazione Predisposizione sicurezza norme di Installazione Manutenzione Gestione amministrative pratiche LA VS AZIENDA HA RAPPORTI PRIVILEGIATI CON ISTITUTI DI CREDITO O FINANZIARIE PER IL FINANZIAMENTO AGEVOLATO DEI VS IMPIANTI? ❑SI ❑NO SE SI, ALLEGARE CONVENZIONE E PROSPETTI INFORMATIVI DEGLI ISTITUTI BANCARI. 19 LA VS AZIENDA HA ACCORDI PRIVILEGIATI CON AZIENDE ASSICURATIVE PER POLIZZE AGEVOLATE RELATIVE AI VS IMPIANTI? ❑SI ❑NO SE SI, ALLEGARE LA CONVENZIONE NOTE: (inserire qui eventuali note sul prodotto o sui servizi non presenti nei precedenti punti, elementi di innovazione, proposte speciali, note sul servizio e sull'azienda) Referente per l’offerta al G.a.s.: Recapito telefonico: Email: Si prega di allegare le schede tecniche di TUTTE le parti dell'impianto e tutta la documentazione che si ritiene necessaria per la valutazione dell'offerta. Se l'azienda propone più tipologie di pannelli o inverter/ più marche si richiede di presentare una diversa scheda di offerta per ognuno dei pannelli. DATA TIMBRO E FIRMA 20 ALLEGATO F – COMPOSIZIONE DEL PREVENTIVO Sul Preventivo che verrà rilasciato dopo il sopralluogo, l’Azienda Partner è tenuta a esplicitare le seguenti voci: intestazione; data; validità di trenta giorni a partire dalla data; ubicazione dell'impianto; angolo di azimut dell'impianto, angolo di tilt; tipologia di installazione (non integrato / parzialmente integrato / integrato); marca, modello e numero dei pannelli che compongono l'impianto; marca, modello e numero degli inverter impiegati per l'impianto; perdite complessive stimate dell'impianto (in %); simulazione di produzione dell'impianto con il software PVGIS (aumentato del 5%); simulazione rientro economico dell’investimento con e senza finanziamento (nel caso di finanziamento bancario condizioni e tassi indicativi saranno definiti in accordo con lo Sportello Energia); simulazione flusso di cassa annuale e ventennale; calcolo mancata emissione CO2 nei 20 anni; layout della disposizione di massima dei pannelli; note di installazione (dove verrà installato l'impianto, dove si pensa di mettere l'inverter, altre note specifiche del progetto); indicazione di eventuale supplemento di istruttoria oneroso (nel caso autorizzazione paesaggistica), prezzo con e senza IVA. 21 Sportello Energia Sportello Energia Padova T.R.E. via Rovigo 69 - Este (PD) • dal lunedì al venerdì 8.00 - 12.30 • martedì e giovedì 14.30 - 17.00 [email protected] numero verde: 800 238 389 22