Il mensile del vivere naturale
Il Konrad dei piccoli
Muggia cambierà davvero in meglio?
Una nuova agricoltura
Cittàvecchia tra "se vol" e "no se pol"
Meet a good meat!
Gli appuntamenti di maggio
distribuzione gratuita
da questo numero
N.187
GIUGNO 2013
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Da venticinque anni questo giornale è realizzato da un gruppo di esseri umani non infallibili, che cercano di scoprire cosa è successo nel mondo, spesso interrogando altre
persone che a volte sono riluttanti a parlare, a volte oppongono un deciso ostruzionismo e in altre occasioni parlano troppo. I costi di KONRAD sono interamente ricoperti
dagli annunci e dalle inserzioni esplicitamente pubblicitarie. Ma la sua uscita sarebbe
impossibile se tutta la redazione, direttore compreso, non collaborasse gratuitamente.
In copertina: Illustrazione di Giuliano Comelli
3 Qualche segno di discontinuità, please
3 Ariecco i nuclearisti!
4 Una nuova agricoltura
6 Muggia cambierà davvero in meglio?
7 Principio di precauzione
8 Napalm sul Noncello
9 Venzone, Gemona e Portis
10 Una vicina storia vera
11 Carcere, droghe e delitti vari
12 Siria: una catastrofe ignorata
13 Trasporti e ambiente: Da Trieste al Polo Nord
14 Limonov (viaggio in Russia oggi)
15 Con tutti i posti che ci sono...
16 L’emeroteca di Trieste
16 Scoppia definitivamente la febbre da coupon
17 IMU dolce IMU
18 Siamo tutti intelligenti: Affari tuoi!
19-22 Il Konrad dei piccoli
24 Arte: Cittavecchia tra "se vol" e "no se pol"
25 Passeggiata lungo il confine
26 Cinema: Film polizieschi, legal thriller e western
27 Teatri di confine:
Satie Empatie
Un bicchiere di carta contro le omofobie
27 Gli altarini pagani di Brunella Tegas
28 L'Ariston... ci riprova
28 Buone proposte alla 15° edizione del FEFF
29 Genius Loci
30 Alimentazione: Salute, genetica e ambiente
31 Il filo di paglia: Meet good meat!
32 Giovani: Due giornali a confronto
33 Senza guinzaglio: L'aggressività
34 Colonna vertebrale
35 Gli appuntamenti di giugno
GIUGNO 2013
Konrad
Mensile di informazione
di Naturalcubo s.n.c.
Redatto dall’Associazione Konrad
via Corti 2a - 34123 Trieste
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del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste
Direttore editoriale:
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Direttore responsabile:
Dario Predonzan
Pubblicità:
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Hanno collaborato:
Beatrice Achille, Annelore Bezzi, Nadia
e Giacomo Bo, Michele Colucci, Stefano
Crisafulli, Stefano De Franceschi, Giovanna
A. de’Manzano, Giorgio Dendi, Giorgia Facis,
Giulio Ferretti, Sergio Franco, Giada Genzo,
Francesco Gizdic,Simonetta Lorigliola,
Simonetta Marenzi, Daria Nordio, Luisella
Pacco, Gianfranco Paliaga, Laura Paris,
Claudio Petracco, Claudio Pettirosso, Livio
Poldini, Giuliano Prandini, Riccardo Ravalli,
Riccardo Redivo, Fabiana Salvador, Lino
Santoro, Marco Segina, Marco Segulin,
Lucia Sirocco, Mavis Toffoletto, Gianni Ursini,
Francesca Versienti, Massimo Visentini,
Barbara Žetko
Progetto grafico
e impaginazione:
Erratacorrige, Trieste
www.erratacorrige.org
anomali
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Sommario
KONRAD 187
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inviare alla redazione.
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Dario Predonzan
Ariecco i nuclearisti!
Molte sono le perplessità sul Governo Letta e sulla strana (a dir
poco) maggioranza che lo sostiene.
Una tra le tante colpisce ed è emblematica di ciò che passa per la mente
di tanta parte della classe politica tradizionale. Pochi giorni dopo il voto
di fiducia che ha reso operativo il Governo, il neo-ministro dello Sviluppo
Economico, Flavio Zanonato, ha rilasciato un’intervista sui temi energetici, di competenza del suo ministero, tessendo le lodi del nucleare e
rammaricandosi del fatto che in Italia non si possano costruire centrali
atomiche dopo l’esito del referendum di due anni fa, sicché l’ENEL è stato
“costretto” ad investire in centrali nucleari all’estero (Romania, Slovacchia,
forse un domani in Slovenia…). Dopo di che ha anche aggiunto che, se si
trovassero dei siti idonei in Italia, sarebbe favorevolissimo a farne anche
qui. Che Zanonato fosse un nuclearista convinto si sapeva, come pure
che fosse – su questo argomento – in minoranza nel suo
partito (il PD). Del resto era noto che nuclearista è anche
lo stesso Enrico Letta, il che forse spiega perché sia stato
scelto proprio Zanonato per il ministero dello Sviluppo Economico e quindi per le politiche energetiche.
Sorprende semmai che ben poche voci – il solo Ermete
Realacci, in pratica, unico superstite dei cosiddetti “ecodem” in Parlamento – si siano levate nel PD per ribattere
al ministro. Eppure la sua esternazione era clamorosa,
in spregio totale alla valanga di “SI” che nel giugno 2011
aveva abrogato, insieme alle norme sulla privatizzazione
dell’acqua ed a quella sul “legittimo impedimento”, anche
la legge nuclearista del 2009 voluta da Berlusconi e dai
suoi alleati.
Inutile ricordare a Letta, Zanonato & co – che da questo
orecchio non ci sentono proprio - le motivazioni tecniche,
economiche ed ambientali, che hanno convinto anche
Paesi dotati di molte centrali nucleari (Germania, Svizze-
ra, Giappone) a varare piani per il progressivo abbandono di
questa fonte di energia.
Però una riflessione servirebbe, su ciò si sarebbe dovuto
fare – dopo il risultato referendario del 2011 – da parte delle principali
forze politiche “progressiste” (o sedicenti tali), e invece non è stato fatto.
Subito dopo l’esito del voto, il prof. Stefano Rodotà – uno degli estensori dei quesiti referendari – aveva sollecitato i dirigenti del PD a confrontarsi seriamente con i comitati promotori delle consultazioni, per riallacciare i legami con la parte migliore della società civile ed impostare un
programma elettorale che fosse in grado di sfruttare la grande (e per la
“Casta” inattesa) vittoria dei “SI”, mandando all’opposizione Berlusconi
e consorti. Non se ne fece nulla e il centro-destra rimase al
potere. Poi arrivò Monti, sostenuto dall’UDC dell’ipernuclearista
Pierferdinando Casini, e ora ci ritroviamo i nuclearisti del PD al
Governo…
D.P.
La vignetta di colucci
KONRAD
inventata nei primi anni ’90 da un gruppo di persone entusiaste, si era
rapidamente affermata ed ingrandita nel sito di piazza S. Antonio Nuovo.
Questo fino al 2003, quando il Comune di Trieste (sindaco Dipiazza, ma
soprattutto assessore Bucci) prese a pretesto l’esposizione di alcune
bandiere della pace – era appena finita la seconda guerra del Golfo - per
negare l’uso della piazza, con la motivazione che la fiera si era trasformata in un evento politico. Pare però che anche alcuni commercianti del
centro si fossero lamentati per la “concorrenza” di tanti espositori venuti
da tutta Italia. Anche se i prodotti offerti non erano certo gli stessi dei
negozi tradizionali…
Bioest traslocò quindi per qualche anno a Monfalcone, per poi trovare
ospitalità – grazie alla Provincia di Trieste – nel parco dell’ex Ospedale
Psichiatrico del capoluogo. Sito senz’altro piacevole, ma alquanto decentrato e scomodo da raggiungere.
Perché allora non tornare “all’antico” e riportare Bioest in piazza S. Antonio? In fondo non si chiede al sindaco Cosolini di “fare qualcosa di sinistra” (o anche sì), ma solo di rimettere insieme i cocci – almeno alcuni
– delle cose sfasciate, per motivazioni grette e ottuse, dai predecessori.
Anche il sindaco di un centro-destra intelligente lo farebbe…
Di quello che potrebbe e dovrebbe fare la nuova Giunta regionale parleremo la prossima volta.
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Quando cambia un’amministrazione, comunale o regionale, è
logico attendersi dei cambiamenti - anche solo simbolici - che
diano il segno delle novità portate dai nuovi amministratori nella gestione
della città o della Regione. Cambiamenti che, anche, correggano scelte
sbagliate degli amministratori precedenti. A Trieste, ad oltre due anni dalla vittoria del centro-sinistra alle comunali, ci permetteremmo di suggerire al sindaco Cosolini due iniziative, al tempo stesso di forte significato
simbolico e di impatto concreto.
La prima: rimettere in piazza Venezia le panchine, scomparse qualche
anno fa per una stupida decisione della Giunta Dipiazza. Motivo: impedire ad un (uno solo!) clochard di usarle per dormirci sopra. Pare che ciò
creasse disagio a qualche esercente della zona e quindi, non sapendo
che altro fare, l’allora assessore Bandelli a colpi di “Flex” le eliminò, per
sostituirle con incongrui e pressoché inutilizzabili cubi di marmo.
Alte e vibrate si levarono allora le proteste di molti esponenti della cultura, dell’associazionismo e delle forze politiche di centro-sinistra, contro
una decisione giudicata – come in effetti era - frutto di insensibilità per le
marginalità sociali, mentalità ristretta e bottegaia, latente razzismo, ecc.
Proteste che era lecito attendersi si trasformassero in sollecitazioni al
nuovo sindaco, dopo la vittoria elettorale, affinché rimediasse al misfatto.
Invece no. Lo facciamo quindi noi di Konrad.
La seconda: riportare “Bioest” in piazza S. Antonio. La festa-fiera dei
prodotti naturali, dell’associazionismo e della sostenibilità dei consumi,
GIUGNO 2013
QUALCHE SEGNO DI DISCONTINUITà, PLEASE
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Editoriale
KONRAD
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UNA NUOVA AGRICOLTURA
(Prima parte)
Per la salvaguardia del territorio ed il
recupero della ruralità nel Comune di
Trieste e sull’altipiano carsico
Va ricordato anzitutto che l’unico comparto che oggi mostra un
incremento di addetti è quello agricolo (in Italia, +10% nell’ultimo
anno) e va tenuto inoltre presente che le competenze dell’agricoltura in una sua versione aggiornata alle attuali esigenze del Paese
(presidio e gestione del territorio, lotta contro il dissesto idrogeologico, produzioni di nicchia, attuazione di sostenibilità ambientali nella
produzione alimentare, contrasto e mitigazione dei grandi mutamenti climatici, ecc.), come verrà illustrata nel prosieguo, dovrà ne-
Interventi selvicolturali e protezione dagli
incendi boschivi
È ormai urgente intervenire sul patrimonio forestale carsico (a Trieste il 55,6% della superficie provinciale), in allarmante declino biologico, che favorisce in maniera drammatica tanto
gli attacchi parassitari quanto lo sviluppo di devastanti incendi, i quali
sono, tra l’altro, veicoli di diffusione di pericolose specie infestanti
quali ailanto, senecione sudafricano e ambrosia.
Corre l’obbligo di ricordare che esiste un piano selvicolturale, Comune per Comune, elaborato per la Regione nell’anno 1984 nell’ambito
dello “Studio naturalistico del Carso di Trieste e di Gorizia”, coordinato dal sottoscritto, che conserva intatta la sua attualità e al quale non
è mai stata data attuazione.
La ricostituzione della struttura complessa dei boschi attraverso il piano selvicolturale suaccennato abbatterebbe di circa il 50% il rischio di
incendi, realizzando così un enorme risparmio rispetto agli interventi
di emergenza, necessari ogni anno per il contenimento del pericolo
da fuoco.
Si può ipotizzare anche un uso virtuoso della biomassa, che andrebbe estratta dai boschi carsici per avviarli da cedui esausti (facile
Biodiversità orticola (foto di E. Calza)
Pavimentazione rustica con flora interstiziale (foto di E. Calza)
cessariamente comportare un aumento degli addetti al settore che,
a spanne, potrebbe impiegare il 6-7% della popolazione attiva.
Una corretta amministrazione del territorio dovrebbe tener conto dei
seguenti criteri.
preda di incendi e parassiti) a fustaie da seme (ben più resistenti),
e anche dall’ineludibile sfoltimento selettivo del pino nero. Tale biomassa potrebbe essere utilizzata per alimentare una centralina di
termovalorizzazione, come già in esercizio in Alto Adige. Il progetto,
la cui validità economica andrebbe valutata da esperti del settore,
potrebbe venir esteso al Carso sloveno e a quello goriziano al fine di
raggiungere la necessaria massa critica.
Si dovrà altresì impedire l’ulteriore frammentazione dei boschi periurbani (Villa Giulia, Cacciatore, Farneto). Sarà indispensabile a tale
fine una ridefinizione normativa di bosco, che nell’attuale formulazione rende possibile l’edificazione al suo interno.
Il testo che segue rappresenta il sunto di un ben più complesso
elaborato (disponibile nei siti www.wwf.it/friuliveneziagiulia e www.
legambientetrieste.it), redatto dallo scrivente per le pubbliche amministrazioni impegnate nella stesura del piano regolatore di Trieste,
e per le associazioni di categoria, al fine di fornire delle linee-guida,
individuate su basi scientifiche, per il recupero della ruralità e la
salvaguardia dei boschi della provincia di Trieste. È sembrato utile
portarne gli elementi principali a conoscenza dei lettori di Konrad.
Risparmio di suolo
Il primo imperativo da rispettare nella stesura di un piano regolatore
è il criterio del risparmio di territorio agricolo. Si ricordi che per la
formazione di un suolo agricolo fertile (definibile come “ecosistema
complesso”) occorrono migliaia di anni di accumulo di sostanza organica e di processi di umificazione provenienti dall’antica copertura
forestale. Il territorio agricolo è pertanto un patrimonio preziosissimo
e inalienabile, da consegnare quanto più possibile integro alle future
generazioni. È ormai chiaro a tutti che non è più tempo di consumare
territorio per l’edilizia residenziale, tantomeno in una provincia caratterizzata da una decrescita demografica. Nell’Europa avanzata è
subentrata la consapevolezza che l’attività immobiliare non è più il
motore di alcuno sviluppo, ma è divenuta piuttosto un fattore di crisi.
Perseguimento di un percorso finalizzato all’autonomia alimentare
La politica agricola moderna, già applicata oltralpe, mira alla conservazione della fascia di transizione tra sistema urbano e territorio,
da taluni definita “corona porosa” (L. Poldini) o da altri “terzo paesaggio” (Gilles Clément, 2005), in vista del perseguimento della
sovranità alimentare (km 0, filiera breve).
fondi anche a coltivatori non residenti. In assenza di tali cinture
orticole, è indispensabile la creazione di una zona di rispetto priva
di essenze arboree tra gli edificati e le aree boscate.
In questo contesto, va riservata massima attenzione agli effetti del
riscaldamento climatico in corso.
Si fa presente che ben il 22% del territorio del FVG è esposto al
rischio di desertificazione. Si noti che i terreni desertificati sono
completamente e definitivamente perduti ai fini della produzione
KONRAD
Dove possibile andrebbe ricostituita la cintura orticola periurbana
a Trieste, frantumata da piani urbanistici scellerati che hanno distrutto al contempo prezioso suolo fertile e paesaggi di armonica
bellezza, attribuendo estremo valore alla naturalità residua (incolti
residuali denominati localmente “campagnette” e “graie”, siepi, ecc.
anche di modestissime dimensioni), importantissimo giacimento di
biodiversità. La tipologia abitativa caratteristica (piccole case con
orto, vigna, giardino) ancora presente a Sant’Anna, Coloncovez,
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Pischianzi, Barcola, Rozzol e altrove, andrebbe scrupolosamente
tutelata in sede di stesura dei piani regolatori comunali.
Va promossa poi una maggiore collaborazione tra la città e il suo
territorio, cercando di legare le aree orticole produttive con gli “orti
sociali” sul modello dei “Giardini di Schreber”: non si dimentichi
che gli orti urbani, e ancor più gli orti sociali (orti urbani di proprietà
pubblica divisi in micro-appezzamenti) contribuiscono al benessere psicofisico delle persone, soprattutto anziane, che oltretutto
possono migliorare il loro livello economico con l’autoproduzione di
ortaggi.
La ricostituzione delle cinture orticole intorno agli abitati carsici e
alla città stessa, comporta altresì la formazione di una barriera di
sicurezza contro gli incendi boschivi, che di recente hanno spesso
lambito pericolosamente gli abitati a causa dell’eccessiva interfaccia foresta-edificato. Ovviamente tale ricostituzione dovrebbe
essere incentivata: per esempio, favorendo forme di affittanza di
Vigneti su ex prati da sfalcio (foto di E. Calza)
agricola, il che rende ancora più grave la dissipazione di questo
bene attuata tramite la selvaggia edificazione dianzi accennata.
Questo valore del 22% è calcolato sulla media della superficie regionale: esso è senz’altro maggiore nell’area carsica.
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Necromassa in piedi e al suolo da post-incendio (foto di E. Calza)
Recupero della pastoralità
Da dati in nostro possesso, risulta che la potenzialità del territorio
carsico per una reintroduzione della pastoralità ammonti a circa al
20% dell’intero territorio, ciò è a dire che si può portare a regime di
pascolo questa percentuale di superficie, in quanto compatibile con
il mantenimento di almeno l’80% del suo patrimonio biologico. Va
ricordato che il sovrapascolamento aumenta il rischio di
desertificazione del territorio interessato.
Prof. Livio Poldini
(continua sul prossimo numero)
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KONRAD
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MUGGIA CAMBIERà DAVVERO IN MEGLIO?
Il faticoso cammino verso il nuovo piano regolatore
Che Muggia avesse bisogno di un
del territorio in attesa del nuovo piano.
nuovo piano regolatore era eviCondivisibili nelle indicazioni di fondo, le
dente a tutti da tempo, come dimodirettive - oltre che tardive - sono però alstrano alcune presenze cresciute
quanto generiche e non contengono alcuqua e là anche di recente. Si pensi
na salvaguardia. Sicché gli interventi previal mega-complesso residenziale
sti dal piano del 2000 hanno continuato ad
Costa Alta, immortalato in questa
essere realizzati senza ostacoli.
pagina, oppure al falansterio di FreUn po’ come a Trieste, dove il sindaco
etime. Interventi fuori scala, senza
Dipiazza (nel frattempo passato da Muggia
alcun rapporto con il contesto ed
al capoluogo regionale) da un lato inveiva
inseriti con brutalità in un ambiente
contro la cementificazione selvaggia previcostiero o agricolo, che meriterebsta nel piano regolatore ereditato dal predebe ben altra attenzione.
cessore Illy, ma dall’altro nulla faceva – per
Il complesso “Costa Alta” sul lungomare di Muggia
Va detto che l’incuria urbanistica è
lo meno dal 2001 al 2008 – per modificare
purtroppo un tratto costitutivo delle amministrazioni succedutesi alla
quelle previsioni e anzi le gestiva rilasciando concessioni edilizie,
guida del Comune nel dopoguerra, senza differenze di rilievo tra
approvando piani particolareggiati, ecc.
quelle di sinistra o di destra (Freetime fu approvato, sindaco LorenSoltanto alla fine del 2012, oltre tre anni dopo l’approvazione delle
zo Gasperini del PDL, quasi all’unanimità in Consiglio comunale…).
direttive, il Comune di Muggia faceva finalmente partire il “procesDalla fine degli anni ‘90 le associazioni ambientaliste e settori imso partecipativo” per il nuovo piano regolatore.
portanti della popolazione, denunciavano il malgoverno del territorio
Processo aperto da una mostra di alcuni elaborati preliminari, prochiedendo una svolta in campo urbanistico.
dotti dai professionisti incaricati di redigere il piano, cui facevano
Solo nell’agosto 2009, però, tre anni dopo l’elezione del sindaco
seguito agli inizi del 2013 una serie di incontri con la popolazione.
Nerio Nesladek, il Consiglio comunale votava finalmente le direttive
Incontri strutturati però in modo alquanto curioso: dopo una priper un nuovo piano regolatore, che sostituisca quello approvato
ma riunione plenaria per l’illustrazione del metodo partecipativo,
nel 2000 all’epoca del sindaco Dipiazza (assessore all’urbanistica
venivano organizzate tre riunioni separate, una destinata alle
Gasperini). La speranza di molti era che, finalmente, finisse il
associazioni, una alle categorie economiche e una ai “cittadini” non
consumo di suolo naturale e agricolo, considerato che la popolaaltrimenti identificati. Per parteciparvi era necessario iscriversi e le
zione residente è stabilizzata ormai da anni sui 13 mila abitanti. Si
riunioni erano convocate sì al pomeriggio (si nota una differenza
auspicava anche una giusta considerazione per le aree di pregio
con quanto fatto l’anno prima dal Comune di Trieste nell’analogo
paesaggistico e naturalistico che ancora (r)esistono sul territorio
processo partecipativo per il nuovo piano regolatore – cfr. Konrad
comunale. Ambientalisti e comitati di cittadini chiedevano poi che
n. 186 del maggio 2013), ma in alcuni casi contemporaneamente,
la costruzione del piano fosse partecipata, coinvolgendo fin dalla
costringendo così le persone a scegliere l’una o l’altra.
prima stesura la popolazione, per ascoltarne e valutarne esigenze
Le riunioni si svolgevano nel modo seguente: uno o più “facilitatori”
e suggerimenti, senza comprimerli nella camicia di forza delle osinvitavano i presenti a scrivere su dei post-it le proprie opinioni e/o
servazioni previste per legge con tempistiche troppo limitate.
proposte, in merito ai vari contenuti degli elaborati preliminari proGli ambientalisti raccomandavano, stante la pesante eredità (in
dotti dai professionisti. I post-it venivano attaccati sui tabelloni nei
termini di metri cubi edificabili anche in aree di pregio paesaggistico
quali erano esposti gli elaborati. Dopo di che, in un’altra riunione
e ambientale) del piano Dipiazza-Gasperini, di accompagnare le
plenaria, i facilitatori hanno sintetizzato alla meglio quanto emerso
direttive con norme di salvaguardia, per congelare le trasformazioni
dalla raccolta dei post-it… Un po’ come nella trasmissione televisiva (per bambini) “Art Attack” di qualche anno fa.
C’è chi, come Legambiente, si è rifiutato di partecipare al gioco ed
ha consegnato al Comune un documento sintetico di proposte e
richieste, incentrato soprattutto sull’esigenza di eliminare definitivamente sia le nuove edificazioni “turistiche” previste nel piano del
2000, sia la previsione di un nuovo mega-centro commerciale nella
valle delle Noghere (a poche centinaia di metri da Freetime…).
Vaghe le risposte, in merito, degli amministratori comunali nelle
riunioni del processo partecipativo: si ridurrà il consumo di suolo,
ma senza puntare all’”opzione zero”. Qualche altra colata di cemento ci sarà, insomma, magari ridotta rispetto al piano Dipiazza.
Quanto al centro commerciale, lo prevede un accordo di programma voluto dalla Regione e dall’EZIT (ma sottoscritto anche
dal Comune…).
Dario Predonzan
Lucia Sirocco
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KONRAD
politica della prevenzione perché
mira non solo a prevenire rischi
prevedibili, calcolabili e sicuri, ma
Storia, teoria, prassi e… Clini.
soprattutto a evitare anche i rischi
poco probabili ma comunque possibili
e caratterizzati da conseguenze drammatiche e catastrofiche. Il PP
Storia
va invocato quando le informazioni scientifiche sono insufficienti, non
Quando un’attività può causare danni alla salute, all’ambiente, alla siconclusive o incerte, mentre vi sono evidenti indicazioni di possibili
curezza di una collettività, devono essere prese misure precauzionali
anche se alcune relazioni causa/effetto non sono state stabilite scien- effetti negativi sulla popolazione.
tificamente (Rio 1992). Le prime riflessioni sul principio di precauzioPrassi
ne (PP) nascono su basi bioetiche. Hans Jonas pubblica nel 1979 Il
La comunicazione del rischio è uno degli snodi del PP, poiché la
principio di responsabilità. Il pensiero del filosofo tedesco è alla base
disponibilità di informazione permette all’opinione pubblica di valutare
del PP, invocato nel 1972 nella Conferenza dell’ONU sull’ambiente a
Stoccolma, nella Carta Mondiale della Natura adottata dall’Assemblea correttamente il rischio di eventi negativi derivanti da tecnologie e
generale dell’ONU del 1982 e nella dichiarazione finale del 1985 della processi caratterizzati da potenzialità devastanti nel caso di incidenti
Convenzione di Vienna. Principio sancito nella Conferenza dell’ ONU sull’Ambiente e Sviluppo di Rio de
Janeiro del 1992 e nella formulazione del Protocollo
di Kyoto del 1997. Il principio di responsabilità per
Jonas è una sorta di risveglio forzato dal sogno positivistico di un progresso illimitato e sostanzialmente
esente da rischi davanti alle dimensioni potenzialmente catastrofiche di un incauto abuso tecnologico che il
potere economico delle multinazionali vuole sfruttare
fino all’osso (vedi il fracking per lo sfruttamento di
giacimenti di shale oil&gas).
GIUGNO 2013
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Energia pulita...
Errori di valutazione
o di attacchi terroristici. Gli eventi nucleari catastrofici che hanno
caratterizzato i due ultimi secoli rappresentano bene come il controllo
dei sistemi di controllo, che i sofisticati livelli tecnologici dovrebbero
garantire, sono in realtà una pericolosa presunzione delle lobby
scientifico/economiche. Come puntualizza Ulrich Beck in La società
globale del rischio nella modernità avanzata, la produzione sociale di
ricchezza è sistematicamente accompagnata dalla produzione sociale
dei rischi. Tickner e Kriebel dell’Università del Massachusetts, che si
occupano da anni di rischio e PP, individuano quattro linee guida per
le decisioni politiche: attuare azioni preventive di fronte all’incertezza,
attribuire l’onere della prova ai proponenti un’attività, esplorare un
ampio spettro di alternative per possibili attività pericolose, coinvolgere al massimo grado la partecipazione pubblica nelle decisioni.
…Clini
Nel decreto del 18/03/2013 con cui l’ex ministro Clini ha sospeso per
180 giorni l’efficacia del provvedimento di compatibilità ambientale
del progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule si considera
che è preminente la tutela dell’interesse pubblico, perché il principio
di precauzione fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per
la sanità pubblica, per la sicurezza e l’ambiente poiché tale principio
trova attuazione facendo prevalere le esigenze connesse
alla protezione di tali valori sugli interessi anche economici.
Eppure in base alla non valutazione del rischio associato al
peggiore evento possibile da parte del proponente, pur essendo disponibili sofisticati modelli deterministici per valutare le possibili conseguenze di un incidente rilevante, Clini,
invece di sospendere il decreto di compatibilità ambientale,
avrebbe dovuto revocarlo o annullarlo, proprio in
virtù del principio di precauzione.
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Teoria
Il PP viene inizialmente elaborato a livello europeo nei paesi nordici
e in Germania (Vorsorgerprinzip, principio di previsione, tradotto
in inglese come Precautionary principle) negli anni 90, e diventa
principio della Unione Europea nel 2000 con la Comunicazione della
Commissione delle Comunità Europee: la Commissione ritiene che
la Comunità ha il diritto di stabilire il livello di protezione …per quanto
riguarda l’ambiente e la salute…che ritiene appropriato. Il ricorso
al PP costituisce una parte fondamentale della sua politica… Il PP
dovrebbe essere considerato nell’ambito di una strategia strutturata
di analisi dei rischi, comprendente tre elementi: valutazione, gestione e comunicazione del rischio. Il PP è particolarmente importante
nella fase di gestione del rischio (ma la sua prevenzione è meno
importante?)…L’attuazione di una strategia basata sul PP dovrebbe
iniziare con una valutazione scientifica quanto più completa possibile,
identificando in ciascuna fase il grado di incertezza scientifica. Ma
giudicare quale sia il rischio”accettabile” per la società costituisce una
responsabilità eminentemente politica. I responsabili, posti di fronte a
un rischio inaccettabile, all’incertezza scientifica e alle preoccupazioni
della popolazione hanno il dovere di trovare risposte. E l’onere della
prova sull’assenza di rischio è compito esclusivo di chi propone un
intervento sul territorio. Il PP nella sua essenza va oltre anche alla
Lino Santoro
([email protected])
GIUGNO 2013
KONRAD
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NAPALM SUL NONCELLO
Per le proteste, all’epoca, della
Società Naturalistica Zenari, il
depuratore è stato spostato più
Lavori di bonifica nella golena del fiume a Pordenone
a valle, presso lo sbocco del rio
Maj, ma quella fu l’occasione per
Sembra che nell’area sia scoppiata una bomba al napalm”, così ha
mettere in risalto sui media il patrimonio naturalistico di Pordenone.
esordito Michele Quaia nel corso dell’illustrazione, in un recente conUn altro evento fu la protesta per l’inizio della bonifica di un’area umisiglio comunale di Pordenone, riguardo ai lavori effettuati dall’ammini- da di fronte al Cotonificio Veneziano, lavori che furono bloccati grazie
strazione nella bassura di fronte al parco di via Reghena. Va precisato alle iniziative della sezione locale del WWF che, in seguito, realizzò la
che Quaia è consigliere della Lista del Fiume, quella che sostiene
sistemazione sostenibile di parte della discarica di inerti che era stata
la maggioranza del sindaco
effettuata.
Pedrotti.
Questi eventi furono quasi conC’è da precisare inoltre che,
temporanei all’elaborazione del
nell’occasione, nessun altro della
nuovo piano regolatore: i fatti
maggioranza, o dell’opposizione,
citati influenzarono la richiesta
si è aggiunto al dibattito che ha
per uno studio ambientale con la
visto solo l’assessore all’ambiencollaborazione del prof. Livio Polte e mobilità Nicola Conficoni, del
dini, noto botanico triestino, che
PD, a dare spiegazioni di quanto
confermò la qualità ambientale
accaduto, lasciando Quaia solo
del bacino del Noncello suggeparzialmente soddisfatto. L’asrendo metodi per la gestione
sessore, con un certo imbarazzo,
corretta.
ha spiegato che i presunti danni
Poi fu la volta del Piano Comall’ambiente sono stati resi neprensoriale del fiume Noncello,
cessari, prevalentemente, per
elaborato dagli architetti Giorgio
consentire l’accesso ai mezzi per
Raffin di Pordenone e Bruno
effettuare le operazioni di boniDolcetta di Venezia, professore
fica del luogo, il che ha imposto
universitario all’IUAV, che doveva
l’eliminazione di grandi quantità di materiale, senza peraltro specifidettare i metodi esecutivi da utilizzare nella realizzazione del parco.
care di cosa si trattasse, se materiale vegetale o altro. Conficoni ha
Raffin progettò il primo intervento sulla riva del fiume presso il centro
aggiunto, tra l’altro, che provvederà con delle piantumazioni e farà
storico e l’indicazione più importante del suo lavoro è stata quella
intervenire anche le scuole.
di dichiarare che le caratteristiche del parco erano “paranaturali”,
Non pare che la risposta corrisponda alle aspettative degli ambienaffermando che la natura selvatica era ancora viva nelle aree del
talisti di Pordenone, per quanto riguarda gli ambienti naturali residui
Noncello.
prossimi all’abitato.
Di questa dichiarazione si è tenuto conto nel secondo intervento,
L’area interessata dei lavori fa parte della golena del fiume Noncello,
a monte, presso l’area del castello di Torre e la zona archeologica,
sulla riva sinistra, a valle della ferrovia.
effettuando i lavori il più possibile con sistemi compatibili, cercando di
L’intervento è stato realizzato a cavallo delle feste natalizie dello scor- non modificare gli equilibri ecologici esistenti.
so anno ed è stato effettuato con l’uso di ruspe, al costo di qualche
Operazioni di riqualificazione sostenibili sono state effettuate sulle rive
decina di migliaia di euro.
del fiume cittadino anche davanti all’attracco per le barche.
La tutela degli ambienti fluviali, a Pordenone, ha una storia lunga
Dei precedenti dell’amministrazione comunale, riguardo al parco flued è cominciata una trentina di anni fa, quando si era prospettato di
viale, pare si stia però perdendo traccia, a cominciare dallo stralcio di
realizzare il depuratore su un braccio morto del fiume, guarda caso
quanto riguarda il Parco Comprensoriale, lasciando sull’argomento le
poco distante dall’area in questione.
scarnite indicazioni del Piano Regolatore, anzi di una delle sue numerosissime varianti.
Alle zone umide di Pordenone, vicino all’abitato, si era dedicato anche il noto botanico locale Aldo Dionisio, all’interno del fascicolo che
ha per titolo Pordenone città d’acqua, edito dal WWF pordenonese.
Da quanto sta succedendo in questi ultimi tempi, pare che quelle
note non siano state lette dai responsabili della gestione del territorio
locale
L’associazione, nel passato, aveva portato alle stampe anche un
libretto sul Parco del Cellina, Meduna e Noncello, ma i risultati col
tempo si sono sfumati, per ciò che concerne la sensibilità pubblica
sull’argomento.
A proposito, anche l’indicazione degli strumenti urbanistici, che conVia San Giuliano, 35 - Pordenone
sigliava di piantare alberi e arbusti autoctoni è stata cantel./fax: 0434 28043 - [email protected]
cellata, non tenendo conto che così facendo si agevolava
l’inquinamento vegetale nel territorio, già consistente.
Giulio Ferretti
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8
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9
Il terremoto e tutto quel che comporta è un’esperienza che purtroppo,
possiamo vivere, ancor oggi, sia realmente sia in modo più o meno
virtuale. Vivendo in Italia, prima o poi, può capitare, con le tragiche
conseguenze che conosciamo, nonostante le soluzioni che il mondo
della ricerca ha proposto e che sono rimaste, per lo più, lettera morta.
Possiamo anche rivivere
quei momenti, facendo
una sorta di un viaggio nel
tempo, nei luoghi dove tale
evento e quel attimo si sono
conservati.
Anni fa, ho vissuto l’esperienza di “vero finto terremoto”, nell’ambito
di una mostra, grazie all’impiego di una tavola vibrante su cui era
stata allestita una stanza di un normale
appartamento. Dosando opportunamente le forze, gli esperti mi hanno fatto
sperimentare gli effetti di un terremoto
intenso come quello dell’Irpinia, con il ribaltamento di mobili e suppellettili, però
senza danni reali, grazie a libri di polistirolo ed altri accorgimenti. Rimesso tutto
Andiamo in quel che resta
in ordine, mi hanno fatto vivere una
di Portis, un paesino vicino
seconda botta, della stessa intensità.
a Venzone, forzatamente
Un’unica differenza in questa seconda
abbandonato anche a causimulazione: la stanza era protetta da
sa di probabili frane, anche
sistemi di isolamento sismico, che hanindotte da un’eventuale
no smorzato i movimenti, evitando così
nuova scossa. Vivere in
ogni conseguenza. Se volete rivivere il
quelle case era stato valutanostro terremoto potete visitare in Friuli
to un rischio non sostenibile
le decine di paesi ricostruiti dove chiese
ed il paese ed i suoi abitanti
e campanili ne conservano le tracce,
sono stati trasferiti nella
inglobando parti di precedenti costruzio“nuova” Portis, creata a poni, ma quella emotivamente più forte è
chi km dal precedente. Una
la visita di Venzone dove tutto il borgo
vicenda analoga, quasi di
medioevale, è stato ricostruito come
deportazione per forza magsi diceva, “dov’era e com’era,” e dove
giore, la racconta lo stesso
alcune ferite sono state lasciate voluCorona, scrivendo di Vajont
tamente aperte, come una chiesa non
che ritroviamo in pianura e
ricostruita. Assieme ad un Museo sono
non vicino ad Erto e Casso,
state rese eterne le testimonianze diretborghi sfiorati dall’acqua
te di quell’istante e di tutta l’attività che
dovuta alla frana del Monte
ne è derivata, e la forza della gente e
Toc, di cui ad ottobre ricorre
il valore del contributo dei molti, hanno
già il 50° anniversario.
dato nuova prova del volontariato sponMa Portis vecchia non è
taneo italiano, come quella degli “Angeli
completamente morta: dopo
del fango” nel ’66 a Firenze.
la tragedia e il successivo
Ancora diverse esperienze significative
sradicamento, i superstiti ed
a Gemona, grazie ad una cineteca che
i discendenti continuano il
conserva altre forme di memoria: diari
pellegrinaggio al vecchio ci- Nelle immagini, dall'alto:
e documenti filmati dell’epoca. Testimomitero. Merita segnalare an- – Il Duomo di Venzone distrutto dal sisma del 6 maggio 1976
– Il Duomo ricostruito
nianze di ragazzi ed adulti, lette anche
che un altro fatto: un edificio
alla radio, raccontano la tragedia e le
lesionato e non abbattuto
esperienze di vita collettiva che hanno vissuto nelle tendopoli: ecco
all’epoca, presenta chiari segni di crepe ed altri danni e funge da pail diario di un ragazzo che teneva il giornalino del campo e quello di
lestra per la formazione di esperti che possono imparare sul campo a
leggere e rilevare lo stato degli edifici, grazie a specifici corsi, organiz- una signora che ricordava con rimpianto di quando, dopo
la demolizione, la sua casa e con essa una vita, era finita
zati proprio a Venzone dall’Università di Udine, per stabilire immediatamente se una casa è recuperabile o meno. In alternativa, l’esperien- nel fiume.
za bisogna farla altrove in un contesto di vera emergenza. Purtroppo
Riccardo Ravalli
le iniziative di prevenzione non sono molto diffuse e nonostante tante
KONRAD
Ho passato una settimana accampato in tenda a Racchiuso, vicino ad Attimis, nel cortile di una scuola, dopo
il terremoto del 6 maggio del ’76, partecipando da volontario ad un
campo di lavoro per la ricostruzione di un tetto. Non so se sia stato
un lavoro utile, se la casa abbia poi avuto ulteriori danni a causa della
scossa del 9 settembre.
belle parole, finora si sono privilegiati
gli interventi a posteriori…Certo è
meglio che niente e vale l’affermazione che ad uccidere gli inquilini non sono i terremoti ma le case. Va da
se allora che bisognerebbe renderle sicure come si dovrebbe fare per
l’impianto elettrico o altri aspetti della sicurezza, privilegiando magari
scuola ed ospedali. Ma non ci sono abbastanza soldi. Perché allora
non attivare un sistema virtuoso: un progetto finalizzato a rendere
sicuri gli edifici incentivando la ricerca applicata, i lavori d’ingegneria
d’alta qualità e dando poi spazio alle imprese che operano nel settore
edile con nuovi posti di lavoro. I proprietari potrebbero vivere in case
più sicure, anche godendo di qualche beneficio fiscale.
GIUGNO 2013
Venzone, Gemona e Portis
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10
‘
KONRAD
Il caso di cui ora parlerò non è frutto di fantasia, ma di realtà. È già capitato, poteva capitare e sicuramente capiterà
ancora a donna, uomo o bambino. Dire è l’inizio di un fare e quindi dico,
ma racchiudere in poche migliaia di battute una vita, un destino che ha
sofferto, è sempre un’azione arbitraria e riduttiva. Però premeva farlo.
Devo omettere il nome del protagonista e della località in cui si sono
svolti i fatti, per evitare sfilze di dati e spiacevoli querele. Per circoscrivere la zona posso dire che è vicina a una città di mare del Nord Adriatico.
Ma la miglior cosa sarebbe pensare che è la tua città, o lettore.
In tutto c’è stato cinque anni, quattro di lavoro e uno di abitazione. L’ufficio di lavoro, isolato, era sul mare, ai piedi di una collinetta.
Alle volte doveva presenziare scavi e cantieri
aperti. Era uno sportivo e nelle pause pranzo
nuotava nella spiaggia vicina, per almeno
trenta minuti. Quando non nuotava, correva,
sempre nei dintorni. Fine. Ma una condotta
sportiva, in un ambiente malato, è probabilmente più nociva di una vita sedentaria. La
società dovrebbe impedire che un ambiente
rovini la salute, e quindi la vita, alle persone
(come anche agli animali, ai vegetali, e al
circostante tout court). È facile pensare ai molti fiumi avvelenati dell’India, alle inquinate terre africane, all’aria di Černobyl’, e immaginarsi
l’effetto lampante che questi ambienti lontani procurano all’uomo. Ma
sono molto più difficile da concepire, e quindi da scoprire e ammettere,
le nefandezze che invece ci circondano quotidianamente a nostra
parziale insaputa. “Parziale” perché l’ignoranza non coinvolge tutti: chi
ha inquinato sapeva, ma come poteva sapere il nostro testimone che la
terra che vedeva smuovere era contaminata, che la collinetta da riporto
creata dai lavori, altamente tossica e già oggetto di indagini, riversava
con calma ma inesorabilmente i suoi residui velenosi sul mare, proprio
dove lui nuotava, dove lui respirava? Ovvio, non poteva.
Incominciò a star male nel 20.. e i sintomi vari e aspecifici non agevolavano gli specialisti a trovare una diagnosi giusta (cinque gli ospedali
del Nord Italia toccati, più parecchie consulenze specialistiche e visite
all’estero). Il problema erano i valori sballati e ciascun medico individuava una causa diversa. L’agonia del nostro durò sette anni, con un
elenco di diagnosi che va dalla depressione mascherata (con tanto
di psicofarmaci) alle malattie rare o autoimmuni, da una dieta ricca di
pesce (che lui non aveva) alle amalgame dentarie. Da un punto di vista
psicologico, fisico ed economico era una vita pesante che lo ha portato
alla disperazione e all’avvilimento.
Un giorno, su di un blog, trovò una persona che aveva subìto più o
meno lo stesso iter e aveva gli stessi valori e una sintomatologia simile.
Questa persona, la cui causa esatta era stata diagnosticata in Tailandia (sic), chiedeva aiuti economici perché lo stato non gli passava la
cura: aveva scoperto che l’unico aiuto proveniva dalla terapia chelante
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(EDTA, un acido carbossilico che attira ed
elimina i metalli pesanti) che costava e costa
parecchio (taccio dell’uso monopolistico che
se ne fa in Italia e in molta parte dell’Europa). Beh, il mio testimone
decise di farsi gli esami implicitamente suggeriti: scoprì – si badi bene,
da solo – che il suo problema era un’intossicazione da metalli pesanti
(cadmio, bromio, arsenico, uranio, piombo e soprattutto mercurio, presenti nel sangue, nei capelli e nelle urine). Insomma, tra il 20.. e il 20..,
il nostro scoprì che cosa aveva ed era, paradossalmente, contento.
Il giovamento, integrato con sostanze usate nella chemioterapia per
detossificare il corpo, fu quasi immediato e nel 20.. poteva già condurre
una vita normale.
Se non avesse avuto quella costanza e quella
forza di ostinazione che l’ha mantenuto in vita,
l’intervistato non avrebbe trovato la causa dei
suoi sintomi, che potevano essere scambiati
per tante altre cose: stordimento, intorpidimento, funzioni cognitive compromesse (difficoltà a parlare, perdita della memoria – girava
con un block-notes per non dimenticarsi le
informazioni), debolezza muscolare agli arti
inferiori (fare un piano di scale era grave, a
lui che era sempre stato sportivissimo!); poi i
polmoni, che gli creavano un affanno insopportabile (bradicardia molto accentuata, con
37 di battito).
Questo il danno. La beffa invece è che nessuno gli credeva. Che stava
male, quello era evidente anche se non s’individuava la causa. No, la
beffa era ed è ancora che nessuno, tra medici, infermieri e figure amministrative varie, voleva ammettere una correlazione fra i materiali tossici
di quella zona e le sue condizioni di salute. L’intervistato parla di omertà
medico-amministrativa, pur riconoscendo che non essendo stato male
subito, la cosa aveva difficoltà a dimostrarsi scientificamente (ci vuole
la correlazione autenticata!). Insomma, il gap temporale tra il lavoro
e i sintomi ha impedito di dichiarare la correlazione fra i due, perché
nessuno – di accreditato, statale, rilevante – l’ha voluta fare. Questo è
stato il problema vero: l’assenza, colpevole, di responsabilità. Non starò
a parlare delle derive morali di un medico che non firma, ma se questi
Pilato esistono, siamo veramente in mani che possono uccidere.
Il nostro aveva contattato istituzioni e associazioni, anche piuttosto
importanti, che avevano già intentato cause, ma inutilmente. Aveva
anche provato ad indagare da solo, come Erin Brockovich (cercando
dichiarazioni e documenti – che il sottoscritto ha veduto), ma il muro era
sempre troppo spesso.
Ora al nostro testimone non resta che voler esternare il problema affinché la popolazione sia almeno avvisata dell’esistenza di questi pericoli
e prenda consapevolezza che i maggiori colpevoli – e mi
trattengo – non hanno sempre un coltello, ma possono avere
un camice o, più facilmente, un doppio petto.
dott. Majaron
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GIUGNO 2013
UNA VICINA STORIA VERA
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Il sovraffollamento della popolazione carceraria presente nei cinque
istituti di detenzione della nostra Regione, pari attualmente a poco più
di 800 detenuti, è essenzialmente in linea con la media di sovrappopolamento carcerario di cui soffre l’Italia, paese in cui per ogni 100 posti
sono presenti ben 140 detenuti: un po’ troppo. Nell’anno 2012 nelle
nostre patrie galere sono stati registrati 93 decessi in carcere,
di cui 50 per suicidio; gli altri detenuti sono morti per overdose,
omicidio, sciopero della fame, malattia o per cause ancora da
accertare. Tali dati non tengono in considerazione i suicidi del
personale che lavora nelle carceri, parimenti a rischio. L’età
media dei detenuti deceduti è di poco meno di 40 anni; il più
giovane suicida aveva 19 anni e il più anziano, con problemi
respiratori, ne aveva 71.
La Camera Penale di Trieste «Prof. Sergio Kostoris» si è fatta
promotrice di una campagna di raccolta firme per tre distinte
proposte di legge di carattere giuridico e processuale in tema di
carceri, tortura e stupefacenti. L’iniziativa ha portata nazionale
ed è stata voluta e sostenuta da un «cartello» di associazioni
che si battono nel campo della giustizia, dei diritti del detenuto e
della tossicodipendenza.
In tema di carceri la proposta di legge mira ad intervenire in materia di diritti dei detenuti, anche mediante l’istituzione della figura del Garante Nazionale per i diritti dei detenuti, che avrebbe
poteri di controllo all’interno degli istituti carcerari senza preavviso alcuno, di colloquio senza testimoni con i carcerati e la possibilità
di assumere informazioni con chiunque per l’espletamento del proprio
incarico di garante. Va da sè che i detenuti hanno spesso terrore di
denunciare le fattispecie, a dir poco deliranti, che capita accadano
nelle loro celle e ciò per paura di ulteriori ritorsioni.
Scopo di detta proposta di legge è anche quella di ridurre il sovraffollamento delle carceri, di rafforzare il concetto di misura cautelare
intramuraria come extrema ratio, di revisionare i criteri di scelta delle
misure cautelari, integrando la normativa dell’esecuzione penale con
la possibilità di applicazione della liberazione anticipata contestuale
rispetto all’emissione dell’ordine di carcerazione, onde evitare appunto
l’ingresso in carcere anche se per brevi periodi e per reati così detti
«di povertà», intervenendo quindi sull’istituto della recidiva: perchè
altro è ritrovarsi in carcere per una serie di furti di elemosine in Chiesa,
altro per violenze o peggio. L’introduzione di una sorta di “numero
chiuso” negli istituti penitenziari in modo da impedire la carcerazione di
persona proveniente dallo stato di libertà, qualora non vi sia adeguato
spazio all’interno del carcere ed un posto letto regolare disponibile,
l’abrogazione del reato di clandestinità e la territorializzazione della
pena, onde evitare che il detenuto perda contatti con i propri familiari,
completano la proposta di legge.
Una seconda proposta riguarda l’introduzione del reato di tortura nel
codice penale, fattispecie ad oggi inesistente, nonostante l’obbligo
KONRAD
Tre proposte di legge
internazionale assunto
in tal senso con la ratifica della Convenzione
dell’ONU, intesa come
qualsiasi atto posto in essere dal pubblico ufficiale od incaricato di
pubblico servizio che infligga ad una persona sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o confessioni o di intimorirla.
Una terza proposta di legge riguarda la depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti e riduzione dell’impatto sulle carceri,
GIUGNO 2013
CARCERE, DROGHE E DELITTI VARI
onde evitare una carcerazione «inutile», prevedendo l’esenzione da
qualsivoglia sanzione penale ed amministrativa per il mero consumo
e detenzione a fini di mero consumo personale, con riduzione delle
pene e depenalizzazione della coltivazione della cannabis per uso
personale.
Spiega l’avv. Andrea Frassini, Presidente della Camera Penale triestina: «Queste tre proposte di legge rappresentano un primo passo
per cercare di risolvere le problematiche carcerarie. L’iter legislativo,
come si sa, è lungo, percio’ per risolvere l’ “emergenza carcere” sono
ineludibili da un lato un’amnistia ed un indulto che hanno il pregio
di diminuire i ruoli dei processi e di far uscire dagli istituti di pena i
detenuti così detti di scarsa pericolosita’ sociale, condannati per reati
di minor gravita’, e dall’altro un maggior ricorso alle misure alternative
alla detenzione anche nella fase delle indagini preliminari.”
La raccolta delle firme si effettua presso le cancellerie del Tribunale
e della Corte d’Appello di Trieste nei seguenti orari: presso la Corte
d’Appello di Trieste dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 13.00
presso la stanza n. 189 (cancelliere Fabio Stradi) oppure presso la
stanza 184 (cancelliere Giulia Lanza); presso il Tribunale di
Trieste-sezione penale- dal lunedì al venerdì dalle ore 12.30 alle
ore 13.10 presso la stanza n. 270 (cancelliere Migliardi).
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Giovanna A. de’Manzano
GIUGNO 2013
KONRAD
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SIRIA: UNA CATASTROFE IGNORATA
Lo ha ricordato il vicesindaco di Trieste Fabiana Martini
intervenuta a una conferenza, Siria: il Filo Rosso dei Diritti
Umani, organizzata dal gruppo locale di Amnesty International al
Bar libreria Knulp. “Questo dramma si sta consumando pressoché
nel silenzio, han dovuto rapire alcuni dei nostri giornalisti perché si
accendessero anche se momentaneamente dei riflettori su questa
situazione”.
70.000 vittime dall’inizio della protesta nel febbraio/marzo 2011,
oltre 700.000 i rifugiati fuggiti nei
paesi della regione, più di due
milioni le persone sfollate dalle
loro case. Giorgio Galli, referente
Siria di Amnesty International
Italia, denuncia: “In nessun altro
paese toccato dalla Primavera
Araba vi è stato un costo umano
così alto”.
Le forze armate governative
hanno bombardato indiscriminatamente centri abitati, impiegato
armi vietate a livello internazionale, come le bombe a grappolo,
ucciso bambini in fila per comprare il pane con lo scopo di terrorizzare la popolazione. La tortura è pratica quotidiana, migliaia di
sospetti oppositori del governo sono stati arrestati arbitrariamente,
di molti non si sa nulla. “Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione
anche negli ospedali catturando i manifestanti feriti e costringendo
i medici a non curare, a infierire su di loro e i medici che si rifiutavano di torturare i feriti rischiavano a loro volta l’arresto, la tortura,
la morte”.
Anche prima dell’inizio della protesta il dissenso era punito con
estrema violenza; con lo stato di emergenza in atto dal 1963
si sono moltiplicate le esecuzioni extragiudiziarie, le sparizioni
forzate, gli arresti arbitrari, i casi di tortura, le condanne a morte.
La minoranza curda è stata discriminata e la legge ha relegato le
donne in una condizione di inferiorità. “Chiunque faceva qualcosa,
anche di piccolo, rischiava di sparire” (Cilina Nasser, ricercatrice di
Amnesty International sulla Siria).
Negli ultimi due anni molti giornalisti che hanno denunciato le violenze sono stati arrestati, torturati, uccisi; chi manifestava all’estero
contro il regime è stato minacciato di ritorsioni contro i parenti in
patria; tra i rifugiati molti, come i palestinesi e gli iracheni, lo erano
per la seconda volta, e l’occidente ha ignorato la loro tragedia, la
Grecia su 214 richieste di asilo politico ne ha accolta una sola, Cipro
nessuna.
Sul finire del 2011 nasce l’Esercito Siria Libera affiancato da altri
gruppi armati, alcuni completamente autonomi. La situazione che
si è venuta a determinare è di un conflitto armato interno tra forze
La Bottega delle Spezie
erboristeria
dott. Manuela Zippo
molto diseguali, che non
allenta la preoccupazione
per le violazioni commesse, seppure in misura molto minore, dall’opposizione. Sequestro di
ostaggi., tortura, uccisione di presunti sostenitori del governo, membri
dell’esercito o delle milizie shabiha. “È evidente che in una situazione
di sospetto generalizzato, paura generalizzata, terrore e dittatura si
crea una sorta di linguaggio comune... anche se, ripeto, la disparità
dei crimini commessi dalle due parti è enorme”.
E la prima richiesta di Amnesty International è il deferimento della
situazione siriana alla Corte Penale Internazionale.
Drammatico e doloroso l’intervento
del rappresentante della comunità
siriana. “Non è semplice parlare
del proprio paese, specialmente
quando uno è emotivamente coinvolto... Io non posso non essere di
parte, non posso non essere dalla
parte delle vittime e del popolo
che non chiede altro se non la
sua liberazione... Ma il prezzo che
stiamo pagando è troppo alto...
La situazione siriana ha subito
purtroppo da parte della comunità
internazionale un abbandono totale”. Sono oltre settanta i paesi che
si sono dichiarati amici del popolo
siriano, ma solo uno, non nomina esplicitamente l’Iran, è intervenuto,
ma a sostegno del regime.
Ricorda anche lui le violazioni del passato, gli eventi del 1982 quando
le forze governative massacrarono migliaia di persone a Hama, le
violenze e le uccisioni nella famigerata prigione di Tadmor, nei pressi
del sito archeologico di Palmira. E dà la sua appassionata spiegazione degli scontri in atto. “I vostri fratelli siriani con la loro guerra per la
liberazione, e vi ricordo non è una guerra civile, ma è una guerra fra
opposizione e forze del regime, una guerra di liberazione, non ce la
fanno da soli... ma non vogliono un intervento militare da parte delle
forze internazionali, vogliono un intervento umanitario, una zona dove
gli aerei non possano andare a bombardare i civili”.
Marta Vuch dell’associazione Auxilia ha organizzato una convoglio
umanitario con beni di prima necessità per il campo profughi di Atma
nel nord della Siria dove hanno trovato rifugio 22.500 persone, di cui
4.000 bambini. “Non c’è acqua corrente, arriva con le autobotti, la cucina da campo provvede a un solo pasto al giorno (patate lesse o riso
bollito), i bambini soffrono di grosse difficoltà respiratorie, gastroenteriti, non c’è un ospedale da campo, solo una tenda di primo soccorso”.
In una sala affollata e commossa, durante il dibattito, intenso ma
rispettoso, si confrontano le posizioni dei movimenti per la pace che
chiedono non vengano fornite armi a entrambe le parti, quella di chi,
ricordando Srebrenica, ritiene che le forze di opposizione debbano
essere aiutate.
Risuona ancora l’invocazione del rappresentante siriano: “Nell’altra
sponda del Mediterraneo un massacro sta distruggendo i vostri
fratelli. Non è possibile! La Siria è un paese meraviglioso, è la
madre di tutti noi, il posto da cui è partita tutta la civiltà. Non è possibile! Bisogna agire!”.
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Giuliano Prandini
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HABEMUS LIBROS
Due volumi freschi di stampa, editi
da Armenia e Gribaudi di Milano: Stop
alla depressione (2013) e Il panico
(2013). L’autore è lo psichiatra triestino
Roberto Pagnanelli.
Ideare, che passione! Eppure ci vogliono anni per pubblicare un volume.
Magari, come è accaduto a me in questo frangente, capita che ne escano
due in contemporanea, “gemelli” ideali, per la gioia di chi li ha scritti.
Tu stesso, amico lettore, li vedi lì, in vetrina, “freschi” come pomodori nella
cesta. Ma l’autore di questo viaggio simbolico li ha portati in grembo per
lungo tempo… La strada che li ha condotti sullo scaffale di una libreria o
a far bella mostra di sé su internet, è partita tanto, tanto tempo fa.
Il tutto nasce da un’idea gettata su un foglio di carta. Un guizzo, una
“sensazione che hai la sensazione” di non poter trattenere a lungo. La
battiture, le correzioni, le idee notturne dell’ultimo minuto. Un viaggio
dentro se stessi.
Poi quando quella “cosa” comincia ad avere una forma accettabile,
inizia il peregrinare attraverso editori, i quali, a ragione, per la maggior
parte rispondono “picche”. È allora che devi trovare dentro di te la forza
di andare avanti, di crederci, di bussare ad altre porte, convinto che,
KONRAD
Il tre alberi Tegetthof e, nel riquadro, Carl Weyprecht
Il viaggio nell’Artico era durato la bellezza di 812 giorni e si concluse,
con una sola eccezione, senza la perdita di vite umane. La spedizione
del Tegetthof (questo il nome della nave) ebbe fama come una delle più
notevoli del sec. XIX e ad essa seguirono ben presto altre esplorazioni
nell’Artico compiute da varie nazioni, qualcuna con esito tragico come
quella dell’americano De Long, conclusasi con una strage nel 1878.
A chi volesse .conoscere maggiori dettagli sulla spedizione Weyprecht
non resta che suggerire la lettura del citato libro di Enrico Mazzoli,
Viaggio ai confini del mondo, Biblon Edizioni,2007, dal quale è derivato
il presente articolo.
È triste, peraltro, ricordare che il comandante Weyprecht morì prematuramente di malattia nel 1881, a pochi anni di distanza dalla
sua impresa. Mi sembra. giusto rendergli qui omaggio.
Sergio Franco
prima o poi, capiterà ciò che tu desideri.
È quello il momento di non deprimersi, di
lottare fra mille difficoltà, per vedere una
tua idea prendere il largo e guardare con
coraggio le prime luci dell’alba sorgere dal
mare aperto. Per darne poi l’annuncio al
mondo. È nato un nuovo volume. Il parto
è stato lungo, quello dell’elefante, ma alla
fine possiamo dire che, sì, con soddisfazione, è andata bene. C’è un nuovo fiocco
rosa, anzi, questa volta sono due… Un
volume dalla copertina gialla e nera sulle
cure naturali, gli stili di vita e l’alimentazione da impiegare in caso di depressione;
uno verde e assai curioso sulle cure dolci
degli attacchi di panico. Spero che li apprezzerete e, cosa non da poco, che vi
tendano la mano sulla via che porta alla
guarigione.
Un abbraccio e a presto!
Roberto Pagnanelli
REDAZIONALE A CURA DELL’INSERZIONISTA
Si deve alla .passione di Enrico Mazzoli se una notevole
impresa partita da Trieste al Polo Nord è uscita dall’oblio per
meritare l’attenzione del pubblico ai giorni nostri. Dapprima con un saggio del 2003 e, più recentemente, con il racconto del viaggio ai confini
del mondo in occasione dell’Anno Polare Internazionale 2007-2008,
Mazzoli ha illustrato la storica impresa d’impronta nostrana. Parliamo
degli anni 1872-74, quando Carl Weyprecht, tedesco di nascita e cittadino dell’Impero Austro-ungarico, ufficiale di marina e scienziato, guidò
una spedizione alla volta del Polo Nord con un equipaggio composto da
triestini, istriani e dalmati a bordo di una nave appositamente costruita
per affrontare i ghiacci.
La spedizione era stata preceduta da un’esplorazione che Weyprecht
effettuò nell’aprile del 187 con una piccola baleniera nel Mare Artico tra
le isole Svalbard e la Nowaja Zemlja. Al ritorno egli presentò il suo piano di esplorazione all’Accademia delle Scienze di Vienna, che decise di
appoggiarlo. L’iniziativa venne finanziata da enti e da privati, compresa
la costruzione di una nave destinata all’impresa.
La nave era un tre alberi di 220 tonnellate e, pur trattandosi di un veliero, era stata munita di un apparato motore della potenza di 95 cavalli
costruito dallo Stabilimento Tecnico Triestino con la cooperazione delle
officine Holt di Trieste.
Il veliero venne costruito nel cantiere di Bremerhaven in Germania
utilizzando prevalentemente il legno, ritenuto più adatto del ferro ad
affrontare la pressione dei ghiacci. Weyprecht decise di arruolare
l’equipaggio della nave in Istria e Dalmazia, osservando che si trattava
di uomini temprati dai forti contrasti climatici tipici della zona. Provenivano da Fianona, Fiume, Lussino, Volosca, Brazza, Buccari, con la
sola eccezione di qualche tecnico, del medico di bordo e di due esperti
conduttori di slitte.
Partita la nave da Bremerhaven nel giugno 1872, i ghiacci la bloccarono
nell’agosto lungo la costa della Novaja Zemlja e così prigioniera la trascinarono per un anno verso est e verso nord, finché il 31 agosto 1873
apparvero all’orizzonte le prime ignote isole dell’arcipelago che nel loro
insieme gli esploratori denominarono Terra di Francesco Giuseppe.
Le esplorazioni in slitta condussero gli scopritori a
riconoscere numerose isole e poi nel ritorno, abbandonata la nave prigioniera dei ghiacci, riuscirono a
raggiungere coi canotti la Nuova Zemlja, dove furono raccolti da una
baleniera russa (v. Enciclopedia Treccani, 1936, vol.IV, pag. 683). Singolare coincidenza con il salvataggio, da parte russa, degli italiani della
spedizione Nobile molti anni dopo!
GIUGNO 2013
DA TRIESTE AL POLO NORD
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Trasporti e ambiente
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KONRAD
Limonov, per i russi, è una bomba a mano.
quale come simbolo ha una bandiera uguale a quella
Quella a forma di limone. Limonov è il
del partito nazista, ma con la falce martello a posto
soprannome di una persona, che si chiama Eduard
della croce uncinata, e i cui militanti amano rasarsi la
Savenko, e che al momento, per quanto si sa, vive
capoccia e vestire di nero. I loro riferimenti storici sono
in Russia. Limonov è infine un libro che parla di
i bolscevichi, i fascisti ed i nazisti. Una specie di riediquest’uomo (di Emmanuel Carrère, Adelphi, 2012, €
zione del patto Ribbentrop-Molotov.
19) e del suo mondo che, per quanto abbia viaggiato,
Ora si potrebbe liquidare la narrazione di Carrère come
è la Russia. Un altro mondo.
il ritratto di un avventuriero, se non fosse che entra in
Nel numero precedente di Konrad avevo descritto il
ballo la Politovskaja. Che di Limonov e dei nazionalbolviaggio letterario fatto nell’URSS tramite tre capolavori
scevichi dice, finché non le mozzano il fiato, un gran
(Angeli sulla punta di uno spillo, Vita e Destino e I
bene. Tanto bene che alla fine il partito viene messo
racconti di Koljma), con cui cercar di capire come la
fuori legge, dopo una serie di dure condanne, per
umanistica idea socialista abbia potuto trasformarsi
alcuni militanti rei di protestare, senza violenze, contro
nell’incubo stalinista. Questo libro è la continuazione
il nuovo zar Putin.
di quel viaggio nello stesso Paese dopo il tonfo del
Ed è qui che si capisce che della Russia non è facile
vecchio regime. E l’impressione è che, pur lontani gli
capire qualcosa.
Eduard Savenko, detto Limonov
orrori degli anni più bui, si sia comunque di fronte ad
Il libro, che bada a descrivere l’ambiente in cui si muoun panorama immutato.
ve Limonov, è una sorta di ricerca di un filo logico. Ma la logica, in quel
Il libro descrive l’avventurosa vita di questo Eduard Savenko detto
paese, non risponde ai canoni occidentali. Ricordiamo, nel presente, la
Limonov, ma definirlo una biografia sarebbe inesatto. Viene da pengestione della guerra in Cecenia e dei casi del teatro Dubrovka a Mosca
sare che l’autore, un francese, cerchi, attraverso un personaggio, di
(2002) e della scuola di Beslan (2004). Massacri. Noncuranza per la vita
capire la Russia.
umana. Un potere che non cambia anche se si ridipinge. E certamente
Certo che Limonov è un bel tipo. Figlio di un gendarme del NKDV
non è meglio se guardiamo al passato, e non soltanto a quello del ‘900.
(leggi enkavedè) che accompagnava condannati alle fucilazioni ancoIvan il Terribile (per l’esattezza Ivan Groznji, traducibile piuttosto con
ra nei primi anni ‘50, ha sempre vantato il mestiere del padre. Capace
Ivan il Tempestoso) non si chiamava così per piccoli difetti di carattere.
di scrivere con stile anticonformista, cerca invano di mantenersi con la
È stato, grossolanamente, il padre fondatore della Russia, ed era l’idolo
scrittura in Russia. Non voglio anticipare molto perché il libro è molto
di riferimento di Stalin, che ha superato il maestro.
leggibile, comunque Limonov si sposta a New York e poi a Parigi
Anche guardando al buio qui in Italia, da molti spiegato con la nostra
dove si fa conoscere come autore interessante (anche se qualcuno lo
storia dove la frammentazione politica e culturale continua dalla caduta
trova pornografico) narrando di se stesso. Ma comunque con la scritdell’Impero Romano, forse c’è un’inerzia a cui non ci si può sottrarre.
tura, e le traduzioni, non riesce a mantenersi. Alla fine torna in Russia.
Un’inerzia che non viene spezzata, se non per brevi momenti,
Ma non è tipo da star fermo, per cui, nel ‘91 e ‘92, lo ritroviamo in Bodalle rivoluzioni o dalle nuove idee che via via si presentano
snia accanto a Radovan Karasič che sparacchia tutto felice con una
come speranze di cambiamento.
mitragliatrice. In aria, a onor del vero, ma le fotografie che fanno il giro
Provate a leggere Limonov.
del mondo titolano che tira su Sarajevo. Quando torna in Russia non
trova di meglio che fondare e dirigere il partito nazionalbolscevico, il
Claudio Pettirosso
SALVARE I SEMI
I fondatori della rete australiana Seed Savers, Michel e
Jude Fanton ci mostrano come proteggere il patrimonio
alimentare mondiale attraverso la raccolta e salvaguardia dei semi del
nostro orto e giardino.
“Salvare i semi è un’azione importante come imparare a leggere e
scrivere. Recuperare semi antichi, seminarli, riprodurli e condividerli
con altri agricoltori rappresenta un grande gesto educativo”.
- Come decidere quali semi mantenere?
- Quali criteri adottare per la loro selezione e raccolta?
- Cosa fare per conservarli correttamente?
- Come ripiantarli nel giusto periodo?
Jude e Michel Fanton, rispondono a tutte queste domande dopo aver
dedicato tutta la loro vita alla salvaguardia, localizzazione e scambio
di semi antichi: quelli che possono essere conservati fedeli all’originale in condizioni locali e, soprattutto, quei semi a impollinatura aperta
‘
GIUGNO 2013
LIMONOV (VIAGGIO IN RUSSIA OGGI)
che mantengono la vitalità di produzione, anno dopo anno, senza
l’utilizzo di pesanti fertilizzanti artificiali.
Gli autori, esperti Seed Savers, ci descrivono come raccogliere in
maniera corretta i semi, quali cicli di crescita, propagazione e coltivazione seguire, la cucina tradizionale e gli usi medicinali di oltre un
centinaio di verdure, erbe aromatiche e fiori commestibili.
Il Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità ci insegna a ritornare alla pura e semplice capacità, oggi ormai perduta, di
raccogliere i semi dalle stesse piante che seminiamo nell’orto o nel
giardino, ricominciando da dove si erano fermati i nostri genitori o
nonni che selezionavano e conservavano le semenze delle piante
alimentari di anno in anno.
In mancanza di coltivatori appassionati e in mano solo delle multinazionali, i semi dei nostri principali alimenti non potrebbero esistere:
sono sicuri solo nelle mani di persone che li salvano, li coltivano e ne
mangiano i frutti.
Un manuale utilissimo per tutti noi che coltiviamo buon cibo nei nostri
orti o nelle nostre aziende agricole. Un’opera essenziale per tutti gli
‘
15
orticoltori, agricoltori, cuochi e genitori
che desiderano una vita sana con un’alimentazione naturale, per far crescere i
propri bambini con gusti variegati e un
cibo genuino.
Per l’edizione italiana, il libro è curato da
Civiltà Contadina, un’Associazione nazionale senza fini di lucro, di seed savers,
appassionati contadini e coltivatori urbani,
che dal 1996 salva, coltivandoli e condividendoli, i semi delle vecchie ed antiche
varietà italiane ed estere, di ortaggi,
cereali e alberi da frutto, formando così
un patrimonio genetico che potrà essere
tramandato alle future generazioni. I
gruppi locali di Civiltà Contadina, formati
da soci residenti in una stessa zona o in
zone contigue, si riuniscono per lavora-
sibirsk, una bella ragazza che conosce
perfettamente l’inglese per averlo imparato durante tre anni di permanenza a
Cipro dove esiste una fiorente comunità
russa (e dove, come sappiamo, viene
riciclato il denaro sporco della mafia di
Mosca). Le città satelliti dove vengono
recuperate le scorie nucleari come Chelyabinsk-40 e Sverdlovsk-19
sono innumerevoli, ma pochi ne conoscono l’esistenza. Tutti i più anziani
si ricordano invece di Akademgorodok, la città della scienza costruita ai
tempi di Nikita Kruscev nei pressi di Novosibirsk ed oggi ridotta a squallido quartiere dormitorio. Le periferie cittadine sono quasi tutte degradate
e sporche perchè nessuno fa più i lavori di manutenzione. In compenso
i cimiteri monumentali sono curatissimi. Come avrete capito, l’autore ha
dedicato la maggior parte del libro alle descrizioni degli usi e costumi
locali piuttosto che alle bellezze del paesaggio. Ne esce un quadro desolante nel quale spiccano alcune situazioni particolarmente allarmanti
come quella della miniera di Nailakh, nei pressi di Ulan Bator, la capitale
della Mongolia, uno dei più grandi giacimenti di carbone di tutto il mondo,
lasciata andare in rovina dopo la privatizzazione, con una serie di crolli
ed incidenti che hanno provocato centinaia di morti. Nessuno ne ha saputo mai nulla, perché è stato tutto messo a tacere. Ancora oggi gruppi
di abitanti della zona scavano clandestinamente tra le macerie alla ricerca di pezzi di carbon fossile da rivendere al mercato nero. L’impressione
generale è quella di un enorme Paese abbandonato dalla risacca della
Storia tra i rottami dell’impero sovietico e maldestri tentativi di
privatizzazione. Per ora all’orizzonte non si vedono miglioramenti, ma come si usa dire, la speranza è l’ultima a morire.
KONRAD
Paolo Cagnan
Con tutti i posti che ci sono…
Cronache semiserie lungo la Transiberiana
Vallecchi 2009
pp.207, Euro 10.00
‘
Ho molto apprezzato l’articolo di Claudio Pettirosso dedicato
all’ex Unione Sovietica, e vorrei dare anch’io il mio piccolo
contributo. Da tempo nella collana “Off the road” la casa editrice Vallecchi pubblica cronache scritte da viaggiatori occasionali che hanno
scorrazzato per puro piacere della scoperta in tutte le parti del mondo. Mi
è recentemente capitato fra le mani un libro scritto dal giornalista Paolo
Cagnan, caporedattore del quotidiano “IL Trentino” che si presenta con
un titolo alquanto curioso: Con tutti i posti che ci sono… È il commento che hanno espresso i suoi amici quando hanno saputo che voleva
effettuare un viaggio in treno sulla mitica ferrovia Transiberiana: In realtà
l’autore dopo aver saputo che si trattava di percorrere 9298 km. in 5
giorni, da Mosca a Vladivostok senza mai scendere dal treno se non per
sgranchirsi le gambe, ha cambiato idea ed ha optato per la Transmongolica con il percorso Mosca-Ekaterinburg-Novosibirsk-Irkutsk.ListvyankaUlan Bator-Pechino. In questo caso si tratta “ solo” di 7865 km., ma il
tempo di percorrenza si allunga oltre i sei giorni di viaggio. A questo
punto se si hanno a disposizione tre settimane di ferie ed un bel pò di
denaro è possibile rivolgersi ad un’agenzia specializzata optando per un
viaggio a tappe con fermate in varie località dove si pernotterà a casa di
gente del posto. È questo il caso dell’autore del libro il quale ha potuto
così compiere il viaggio con una certa comodità. In estate, naturalmente,
perché in pieno inverno la temperatura scende a meno 40° e girare da
quelle parti diventa un suicidio. Certo che la maggior parte del libro è
dedicata alla Mongolia e non alla Siberia, per cui il sottotitolo “Cronache
semiserie lungo la Transiberiana” risulta abbastanza fuorviante. Le impressioni del viaggio sono scritte tra i serio ed il faceto con molti spunti
divertenti e tanta ironia, ma grattando la superficie si nota una sottile
inquietudine e preoccupazione per la situazione disagiata in cui versano
gli abitanti di quelle plaghe desolate, orfani dell’Unione Sovietica che
vivono ai margini del capitalismo e della globalizzazione senza usufruire
dei benefici economici e del benessere della civiltà occidentale. Inquinamento galoppante e fabbriche in rovina sono lo spettacolo abituale che
appare agli occhi del viaggiatore . La gente si arrangia come può con
il piccolo contrabbando e con il lavoro nero, in luoghi preda della criminalità dove la sicurezza del lavoro ed il rispetto dell’ambiente sono pura
fantascienza. Mi ha molto colpito la figura della guida turistica di Novo-
GIUGNO 2013
CON TUTTI I POSTI CHE CI SONO...
Gianni Ursini
Manuale per Salvare i Semi dell’Orto
e la Biodiversità
Autori: Michel Fanton, Jude Fanton,
edizione italiana a cura di Civiltà Contadina
Prezzo: € 11,50
Pagine: 200
Formato: 23,4x23,4
ISBN 13: 9788865880326
re insieme nella ricerca di vecchie
varietà del posto, per organizzare
eventi, scambiare informazioni, semi,
interagire con gli enti locali al
fine di avvicinare la popolazione della zona agli obiettivi
dell’Associazione.
‘
16
KONRAD
Emeroteca è una parola che rimanda alla Grecia antica;il vocabolo deriva, infatti, da due parole greche: ἡμἐρα = “giorno”
e θήκη = “custodia” ma nello stesso tempo rinvia a qualcosa di moderno
e di nuovo.
Infatti nel linguaggio della rete è facile
riscontrare l’utilizzo di questi due termini,
vista l’importanza che ha sulla rete l’Oggi, il momento presente, e la Teca, il contenitore, ovvero la raccolta più o meno
organizzata dell’informazione.
L’emeroteca è in effetti un luogo e un
servizio che unisce la memoria e l’innovazione. Qui possiamo trovare una
risposta alla domanda su cosa succede
nel mondo, informarci sui dibattiti culturali in corso a Trieste, in Italia o
all’estero, sulle innovazioni scientifiche, sui dibattiti politici, sulle analisi
sociali e le ricerche in ogni ambito disciplinare. Ci si reca in Piazza Hortis
anche per cercare fatti del nostro passato più o meno recente, la notizia
che c’è sfuggita nel quotidiano della settimana passata o quell’annuncio
di tre mesi fa prima che mi ha tratto in inganno e ora vorrei portare sottoporre al mio avvocato per avere giustizia per un torto ricevuto.
L’emeroteca offre alla città un servizio che tiene conto delle nuove
esigenze dei cittadini, dei bisogni informativi e d’accesso alle nuove
tecnologie senza trascurare l’importanza di offrire un luogo piacevole
dove trascorre un po’ di tempo in mezzo ad altre persone, dove lavorare
o studiare sentendosi in compagnia. Di fatto, si tratta di due sale che
si affacciano con ampie vetrate sulla centrale Piazza Hortis. Per entrare nelle sale non sono richieste tessere o altre formalità, si possono
consultare 18 quotidiani nazionali e 12 tra i maggiori quotidiani internazionali; si trovano inoltre esposte circa 360 riviste che coprono tutte le
discipline. Si cerca così di rispondere alle esigenze di una cittadinanza
che ha dimostrato d’avere interessi molto ampi e la capacità di apprezzare un’offerta informativa che va da "Vanity Fair" al "New Yorker", da
"Quattroruote" a "Nature", da "Variety" a "Domus", passando per "Aut
Aut", "Animazione sociale", "Jeune Afrique" e centinaia d’altri titoli consultati ogni giorno.
Nella scelta dei periodici si cerca di privilegiare l’aggiornamento mettendo a disposizione riviste che sono al centro del dibattito nelle diverse discipline senza perdere di vista quelle che, mantenendo un forte legame
con la tradizione, continuano ad offrire documenti di grande interesse e
‘
scientifiche più recenti.
Proprio per questo stretto rapporto dei periodici con il nuovo e con il
cambiamento nella forma e nel contenuto, il monitoraggio continuo delle
offerte del mercato editoriale e degli interessi dei cittadini sono parte fondamentale del lavoro di gestione
del servizio.
Si presta particolare attenzione ai cambiamenti negli
stili di vita delle persone che hanno sempre più difficoltà a adattarsi ad orari standard. L’emeroteca risponde
a queste esigenze, in collaborazione con l’Università
di Trieste, offrendo dei tempi d’apertura che comprendono anche la domenica e un orario continuato che
prevede una prolungata apertura serale (si chiude alle
22.45) e dando la possibilità di prendere in prestito
fino a cinque fascicoli per leggerli comodamente a casa propria.
I cambiamenti che si osservano nel mondo del lavoro hanno portato
molte persone a lavorare all’interno del proprio ambiente domestico
offrendo una maggior libertà organizzativa ma determinando anche
una forte tendenza all’isolamento. Sono aumentate le richieste di competenze professionali e culturali sempre rinnovate, al punto che ormai
lo studio non termina con l’università ma copre tutto l’arco della vita.
L’emeroteca offre così un importante supporto grazie alla condivisione
di strumenti informativi molto ricchi e diversificati, strumenti ormai
indispensabile per mantenere quell’aggiornamento professionale che
permette di svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi.
Questo nel tempo ha portato alla formazione in Piazza Hortis di una piccola comunità dove, persone d’ogni età e di formazione molto diverse,
s’incontrano, convivono, si conoscono e a volte fanno anche amicizia.
Gli studenti, oltre a studiare, leggono i quotidiani, i pensionati oltre al
Piccolo si fanno incuriosire dalle riviste esposte, i bambini che accompagnano i genitori oltre a Topolino leggono Airone e... così via, ogni
cosa si mescola e cresce. Così, nel tempo, oltre a costatare il continuo
aumento del numero delle persone che frequentano l’emeroteca, si è
visto crescere la curiosità e la qualità della lettura.
Questa, credo, sia una delle dimostrazioni migliori dell’importanza di
mettere a disposizione delle persone un’informazione di qualità, rendendo facile l’accesso alla cultura e andando incontro
ai bisogni e agli orari delle persone.
Scoppia definitivamente
la febbre da coupon
Lo ammetto. Sono diventata una maniaca del coupon.
Dalla cena alla palestra, dalla parrucchiera al corso di cucina, dal
weekend fuori porta al dentista, dalla revisione della caldaia al trattamento estetico: tutto ormai anche a Trieste si compra via coupon
grazie all’ormai famigerato sito Groupon.
Ho provato di tutto, usufruendo di proposte originali e divertenti e a
prezzi straordinari anche in altre città e quasi mai mi sono ritrovata
delusa o “bidonata”.
Ma sono pur sempre una “giornalista in erba” e la mia vocazione alla
curiosità e all’indagine difficilmente si assopisce, anche se mi ritrovo
importanza scientifica. Le riviste sono, infatti,
da sempre il luogo dove compaiono le nuove
idee, i nuovi modelli culturali e le scoperte
‘
GIUGNO 2013
L'EMEROTECA DI TRIESTE
Mavis Toffoletto
di fronte ad allettantissimi sconti di più del 70%.
Partiamo dall’inizio. Groupon nasce in America nel
2008 dall’idea di Andrew Mason, fondatore del sito
internet The Point, nato per aggregare persone intorno a temi sociali come scioperi e manifestazioni. Le potenzialità
commerciali del gruppo non sfuggono a Mason che, in breve tempo,
orienta il sito verso l’attuale business coniando il nome Groupon,
dall’unione di Gruppo e Coupon. Il sito ottiene un successo immediato e cresce a ritmo straordinario in America approdando in Europa
nel 2010. Definita dal noto magazine americano “Forbes”, l’azienda
internet con il più elevato tasso di crescita di sempre, Groupon è
presente in 48 Paesi del mondo, è quotata in borsa al Nasdaq da novembre 2011 ed è oggi leader mondiale nel settore. In Italia Groupon
sbarca a marzo nel 2010, stabilendo a Milano la sede operativa e
strategica. Ad ora è presente in più di 50 città italiane con 41 milioni
Continua la diatriba sull’IMU. Da un lato ci sono le
pressioni del PDL che vorrebbe non solo l’eliminazione di questa tassa, i cui introiti, ricordiamolo, vanno ai comuni a
vantaggio quindi dei territori locali, ma anche la restituzione di
quanto versato nel 2012, circa 4 miliardi di euro. Su tale ipotesi
di rimborso vorrei sollecitare i lettori ad alcune riflessioni. Innanzi
tutto, secondo una ricerca condotta dal NENS (centro studi fondato dall’ex Ministro Visco e da Pier Luigi Bersani) l’abolizione
generalizzata dell’imposta andrebbe a vantaggio delle classi
più agiate poiché il 20% dei contribuenti più ricchi ha versato il
44,6% del totale incassato con l’applicazione dell’IMU. Anche
supponendo che le ricerche condotte siano di “parte” dobbiamo
aggiungere altre considerazioni attinenti il costo del rimborso.
Quanto costerebbe ai contribuenti attivare tutto l’apparato burocratico ed amministrativo Statale e locale per l’effettuazione
dei rimborsi? Quali effetti causerebbe localmente la restituzione
di quanto versato nel 2012? Dove verrebbero attinte le risorse
necessarie alla restituzione? Uno dei problemi che sta affrontando il
nuovo Governo è legato alla necessità di reperire i fondi necessari a
garantire gli esodati, la CIG (Cassa Integrazione Guadagni), nonché
evitare l’ulteriore rincaro dell’IVA. Nel complesso stiamo parlando di
esigenze di cassa che oscillano tra i 4 e i 6 miliardi di euro.
Sebbene l’IMU sulla prima casa sia una tassa ingiusta, soprattutto
quando applicata su immobili di scarso valore economico e senza
tenere conto delle variazioni di reddito subite dal proprietario, la restituzione risulterebbe utile solo alla conquista di volti elettorali non
portando alcun vantaggio né economico né finanziario rilevante ma,
semmai, andrebbe a creare ulteriori difficoltà da dover gestire con un
successivo giro di vite, a livello di imposte locali o statali. Sarebbe
forse opportuno non agire in modo indiscriminato solo a fini pubblicitari
ma valutare con calma gli effetti di una scelta fiscale e le possibili alternative. Di recente più persone appartenenti al ceto alto (da un punto
di vista reddituale e patrimoniale), tra cui anche De Benedetti, hanno
convenuto sulla necessità di ricorrere ad una tassazione patrimoniale
Francesca Versienti
a carico dei più facoltosi.
Chissà, potrebbero eventualmente manifestare,
attraverso un generoso
atto di rinuncia al rimborso
- magari ad opera proprio
di quel 44,6% di proprietari benestanti - l’intento
di intervenire a sostegno
del prossimo e magari, se
proprio vogliamo sognare in
grande, potremmo immaginare che tali somme, a livello locale, vengano destinate
agli Istituti scolastici per
implementare l’offerta dei
servizi formativi ed
educativi poiché,
si sa, investire sui
giovani e sull’istruzione
significa investire sul nostro futuro. Oppure, le somme incassate
potrebbero essere destinate alla riduzione delle imposte locali in
favore di imprese particolarmente virtuose sia da un punto di vista
produttivo che di gestione ed organizzazione del personale dipendente. La restituzione dell’IMU se fatta sull’onda del emotività o del
“compromesso” politico o della ricerca di consensi elettorali, rischia
di spostare il problema ad un secondo momento creando un nuovo e
più ampio problema che comunque dovrà essere risolto dai soliti noti:
i contribuenti. Mi auguro che la classe politica si prenda tutto il tempo
necessario per valutare con calma gli opportuni correttivi da applicare a questa imposta locale, magari coinvolgendo i rappresentanti
dei territori, affinché le modifiche siano largamente condivise e non
creino dissesti da dover arginare nei mesi successivi con
manovre e manovrine varie.
Simonetta Marenzi
impresamoderna.wordpress.com
KONRAD
‘
‘
IMU DOLCE IMU
commerciale enorme visibilità grazie al potere delle Newsletter
quotidiane, del passaparola e dei canali social media. Ogni giorno
promuove il business attraverso tutti i mezzi di comunicazione. Sulla
loro pagina dedicata troviamo scritto questo: “Ti aiutiamo a far crescere il tuo business grazie ad un piano di marketing personalizzato
che ti garantisce nuovi clienti e li spinge a tornare presso la tua
struttura. Puoi contare sul nostro supporto in ogni fase della tua campagna; dalla consulenza iniziale alla gestione dei coupon, troverai
sempre un team al tuo servizio. Una volta provata la qualità della tua
offerta, torneranno da te pagando a prezzo pieno. Radio, stampa,
TV, affissioni o volantini; nulla ti permette di ottenere nuovi clienti con
la stessa velocità e potenza di una campagna Groupon. Non ci sono
costi iniziali e i risultati sono garantiti.” Forse. Personalmente sono
mai tornata in una pizzeria, ristorante o parrucchiera conosciuta con
Groupon? Poche, e non perché mi sia trovata bene, ma perché c’è
sempre un’altra offerta, un’altra voglia, un’altra possibilità. Perché
dovrei pagare a prezzo pieno quello che posso comunque
trovare di nuovo da un’altra parte a prezzo ridotto?
E come dico sempre, Buona Fortuna allora.
‘
di utenti all’attivo in tutto il mondo.
Bellissimo. Dal punto di vista di noi clienti. Ma i commercianti che
usufruiscono del servizio sono altrettanto soddisfatti?
Solo per la provincia di Trieste si parla di cifre esorbitanti: ogni offerta in media viene acquistata dai 300 ai 500 utenti. Ma come fanno i
“partners” Groupon, ossia le aziende che vendono la propria offerta
sul sito a mantenere i prezzi così bassi e anche a guadagnarci? Nel
febbraio 2012 appare un’inchiesta sulla rivista di “Altro Consumo”
che mette in mostra un problema sull’emissione della fattura. Le parole esatte di Boris Hageney, CEO di Groupon Italia, Spagna e Portogallo, a riguardo sono: “Groupon fattura all’esercente e l’esercente
emette ricevuta al cliente. Chiaramente è impossibile per noi verificare ogni singola situazione.” Ovviamente. Devo dire in tutta onestà
che a me non è mai capitato con nessuno dei coupon utilizzati a
Trieste di ritrovarmi senza fattura, ma allora come fanno a sostenere
i costi? Forse semplicemente non ce la fanno. Alcuni esercenti da
me contattati dichiarano che pur trovandosi bene con Groupon lo
fanno più per pubblicità che altro. L’esercente infatti riceve a suo carico soltanto una percentuale del fatturato di ogni coupon in quanto il
resto ovviamente va alla società di tramite. Quanto deve esattamente il partner a Groupon non è dato sapere. Groupon offre alle attività
GIUGNO 2013
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GIUGNO 2013
KONRAD
‘
Siamo tutti intelligenti
AFFARI TUOI!
Chissà se a qualcuno dei telespettatori di “Affari tuoi” è mai venuto
in mente di fare un’analisi matematica del programma. Sì, ci sono i
pacchi, ed il gioco assomiglia ad una lotteria: vinco quello che rimane
nell’ultimo pacco che apro. Ma ogni tanto c’è l’intervento di una telefonata, che offre al concorrente un premio, a patto che lui lasci il gioco.
Facciamo degli esempi.
Se mi rimangono due premi, uno di 50.000 e uno di 70.000 euro, io
penso che proseguirei, dal momento che è probabile che vincere l’uno
o l’altro premio non cambierà di molto la mia vita:
la media è 60.000 euro, ed
i due premi sono vicini a
questa media: la varianza
è bassa, direbbe un matematico.
Se mi rimangono due premi, uno di pochi centesimi
e uno di 100.000 euro, la
media è di 50.000, ma la
varianza è altissima (e con
questo esempio penso che
tutti abbiamo capito cosa
sia la varianza), e forse
qualche concorrente ac-
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Terrafest 2013
cetterebbe anche un’offerta di 20.000 euro sicuri, piuttosto che 100.000
non sicuri, con il rischio di perdere tutto.
Qualche giorno fa mi è capitato di vedere che dopo alcune fasi di
gioco erano rimasti il premio di 100.000, quello da 1.000.000, e otto
premi piccoli, con media abbondantemente sopra i 100.000 euro. Al
concorrente è stata offerta la cifra di 50.000 per abbandonare il gioco. Il concorrente ha così ragionato: ci sono otto casi nei quali vincerei meno di 50.000, e solo due nei quali vincerei di più di 50.000,
quindi mi conviene accettare, anche se 50.000 è inferiore alla media
dei soldi ancora in gioco.
Quindi abbiamo visto che in matematica giocano un ruolo importante
la media, la varianza, ma anche la moda.
La moda è un termine matematico che significa proprio quello che il
senso comune ci dice: l’usanza, la cosa più
frequente. La moda ci dice che ad Arcore,
il paese di Berlusconi, anche se la media
di guadagni mensili è molto alta, purtroppo
la moda si aggira attorno ai 1.000 euro,
perché tutti (tranne uno) sono costretti a
vivere con 1.000 euro al mese. Purtroppo
quell’unico che guadagna molto, riesce ad
alzare la media, ma non la moda… E chi
compila tabelle per dirci se viviamo bene
o male, guarda la media, e non la moda:
ovviamente i dati non corrisponderanno alla
realtà, e noi ora sappiamo il perché.
© Giorgio Dendi
[email protected]
‘
18
nitario. Lo scopo è quello di scoprire come praticare
l’ecologica sociale, e come impegnare esperienze di
singoli individui proiettandoli verso un’unità più grande
Da venerdì 7 a domenica 9 giugno
di analisi e infine usarli negli ambienti circostanti, nei
contesti sociali della propria comunità cittadina, per
a Bagnoli della Rosandra (TS)
riavvicinare alla natura e ritornare ad esserne parte.
Tra smog, fretta, traffico e rumori sovrani della settimana lavorativa; la Questa bella festa sarà animata da famiglie, bambini e animali della
gita fuori porta, tra la quiete e la pace della natura, diventa un respiro, fattoria, tra passeggiate nei campi, laboratori e confronti su energia,
abitare, cibo e piante.
un’oasi. Naturalisti o sportivi, in famiglia o da soli, tra sentieri incontaminati e ricchi di storia e effluvi di fieno appena tagliato, gli uomini
Info: 3271233889, [email protected], Facebook: Cesnet-Italy Slovenia.
possono ritrovare, nel silenzio intercalato da cinguettii, il proprio antico rapporto con il mondo naturale.
È per la voglia di condividere e creare, una sempre più fitta rete
culturale eco sostenibile e consapevole, che è nato nel 2010, il
festival Terrafest.
Giunto alla quarta edizione, Terrafest 2013, con l’associazione
The Circle e la sua rete CESnet (cross-border eco-sustainable
network), da venerdi 7 giugno propone incontri, laboratori pratici
e approfondimenti, su benessere, energia, artigianato, cultura
del verde e alimentazione auto-sufficiente.
Sabato 8 giugno, alle ore 11, si apre l’incontro “Transition Day
Trieste”. Un forum aperto a tutti, in cui si cerca di dare una panoramica completa sul movimento di Transizione, i suoi scopi e i
suoi metodi.
Salvaguardare l’ambiente, condividere percorsi e conoscenze,
promuovere un’interazione con le realtà produttive locali, rappresentano in realtà, modi di pensare sia Sociali che Ecologici.
Sviluppando relazioni culturali, trasformando le strutture sociali
e stimolando il cambiamento personale, organizzativo e comu-
ilKo
nrad
dei
p icco li
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IN BUS A TRIESTE CON IL... PASSEGGINO APERTO!
,
Ero a Trieste da pochi mesi quando sono rimasta incinta
del mio primo bimbo. Quando è nato mi sono da subito
scontrata con la difficoltà di muovermi in autobus con un neonato in
carrozzina. Al secondo figlio, l’esperienza di prendere l’autobus con
due bimbi piccoli si è fatta tragicomica, e il desiderio di provare a cambiare le cose si è impossessato di me.
L’articolo 2 del regolamento di vettura infatti impone di chiudere il
passeggino prima di accedere sugli autobus cittadini, per presupposti motivi di sicurezza. Tendenzialmente una
mamma con carrozzina rinuncerà fin da subito. La
coraggiosa (o folle) mamma con passeggino
che decide invece di imbarcarsi nell’impresa,
per prima cosa dovrà chiuderlo ricorrendo
all’aiuto di qualche anima pia, consegnandogli il bimbo magari non ancora in grado di camminare, e pregando che l’altro
eventuale figlioletto sia nel suo momento
buono. Successivamente, la malcapitata
mammina salirà in autobus con passeggino
chiuso in una mano (e fanno una), pargolo non
deambulante in braccio (e fanno due) e uno o
più figlioletti di diverse età dall’altra parte (e
fanno tre mani). Una volta nel bus dovrà ancora
una volta fare affidamento ai presenti, che dovrebbero prontamente alzarsi e lasciare spazio a mamma-neonatopasseggino-uno-due-tre-altri-figli. Poiché questo non sempre avviene,
la mamma in questione, rimasta in piedi, dovrà pensare all’incolumità
propria e dei propri figli, tra frenate, scossoni, e passaggio continuo di
persone.
Scherzi a parte, la questione “passeggini in autobus” è molto sentita
tra le mamme triestine. Le mamme con carrozzine e passeggini non
hanno di fatto libero ed agevole accesso ad un servizio che dovrebbe
essere pubblico. Prendere un autobus per mamme con uno o più figli
è un’impresa titanica, tanto che esse finiscono con lo scoraggiarsi dal
farlo. Impossibile è poi l’uso dell’autobus per mamme con neonati in
carrozzina che, nei primissimi mesi di vita, rappresenta l’unico modo
per portare in giro adeguatamente i nostri piccoli. Da mamma con
esperienza di maternità consolidata so quanto sia importante per una
mamma magari sola per molte ore al giorno la possibilità di non isolarsi, di muoversi liberamente, in autonomia, e di raggiungere dei luoghi
di socializzazione, nel contesto di un’esperienza straordinaria ma totalizzante qual è la maternità.
Negli ultimi quattro anni sono state portate avanti almeno due petizioni con la richiesta di cambiare le regole concernenti il trasporto dei
passeggini in autobus, un gruppo su Facebook (“In bus a Trieste col
passeggino aperto”) e varie iniziative individuali. Personalmente, ho
avuto modo di esporre il problema in occasione di diversi incontri tra
cittadini ed istituzioni, e durante uno di questi l’allora segretario provinciale del PD, Francesco Russo, ha dimostrato interesse alla questione
e ha offerto il suo sostegno. La questione dei passeggini aperti in autobus ha fondamentalmente due interlocutori: la Provincia di Trieste
che fa capo al regolamento di vettura e la Trieste Trasporti, che ha
l’appalto per il trasporto pubblico cittadino, e che deve recepire le indicazioni ricevute dalla Provincia. Mentre io ho intrapreso
un dialogo direttamente con l’azienda dei trasporti, parallelamente le mamme del gruppo su
Facebook hanno aperto un canale di comunicazione con la Provincia. Solo in un
secondo momento, attraverso la rete ed
il passaparola, abbiamo avuto modo di
incontrarci ed unire le forze, portando
avanti insieme alcune iniziative tra cui
un incontro col sindaco Cosolini durante il quale abbiamo indossato delle magliette, da noi stesse create, inneggianti
alla possibilità di salire sull’autobus con i
passeggini aperti.
Tanto la Provincia quanto la Trieste Trasporti hanno promesso che il regolamento sarebbe stato cambiato. In effetti una modifica da
parte della Provincia c’è stata, ma posta in modo tale da non
essere accolta favorevolmente dall’azienda dei trasporti. Il nuovo regolamento inseriva, tra le varie novità, anche la possibilità di portare in
autobus cani di taglia media. La Trieste Trasporti si è dimostrata assolutamente contraria a questa possibilità, per motivazioni condivisibili,
ma nel merito delle quali ritengo non abbia senso entrare. Rifiutando
di pensare che le esigenze di mamme con bambini e quelle di persone
con cani possano essere messe sullo stesso piano di discussione, noi
mamme abbiamo caldeggiato più volte che Provincia e Trieste Trasporti si accordino per quel che riguarda i passeggini, punto su cui
sono entrambe d’accordo, senza coinvolgerci in questioni che di fatto
non ci riguardano e che riteniamo ingiusto mettere allo stesso livello. È
notizia dell’ultima ora che questa nostra richiesta pare sia stata accolta; speriamo di aver presto un comunicato ufficiale e poter finalmente
salire in autobus con carrozzine e passeggini aperti.
I miei bambini ormai sono grandi, non saranno loro a beneficiare del
tanto sospirato nuovo regolamento. Potrei quasi quasi pensare di fare
un terzo figlio per togliermi la soddisfazione di entrare in autobus con un neonato che dorme pacifico in carrozzina e godermi il tragitto senza ansie!
Daria Nordio
,
KONRAD GIUGNO 2013
“Il Konrad dei piccoli” vuole essere uno spazio di informazione ed aggregazione
per mamme e papà curiosi di sapere cosa succede a Trieste e nei dintorni per i loro
bambini. Da questo germe auspichiamo prenda avvio uno spazio virtuale e reale di
dialogo, confronto e crescita, in un’ottica di solidarietà e attenzione alla qualità
KONRAD GIUGNO 2013
‘
ilkonraddeipiccoli
in viaggio con papà
È ora di proseguire a
piedi. Ci dirigiamo a
piedi verso lo Str?get,
“il Corso” di Copenaghen, la zona pedonale su cui si affacciano i
migliori negozi della città e le firme più prestigiose della Danimarca.
Vogliamo andare a visitare la Sømods Bolcher, una famosissima
fabbrica di caramelle, fondata oltre 100 anni or sono, cui spetta l’onore
di rifornire di bon-bon anche la famiglia reale danese. All’interno non
solo si possono assaggiare e acquistare le coloratissime specialità
della casa, ma si può addirittura assistere dal vivo alle varie fasi di
lavorazione necessarie per la realizzazione delle dolcissime caramelle
(www.soemods-bolcher.dk).
COPENAGHEN, LA CITTà DELLE FIABE
“La prossima volta ci porti con te!”. È stato così che i miei
figli, Nicolò e Andrea, rispettivamente di 5 e 3 anni, mi
hanno convinto a programmare un viaggio da condividere con tutta
la famiglia. Vista l’età, all’inizio dubbi e perplessità erano molti e ve li
lascio immaginare, poi è prevalsa l’idea che un bel viaggio è in grado
di aprire la mente e gli orizzonti di chiunque, è un’esperienza che
arricchisce ed aiuta a crescere tutti.
Così ci siamo confrontati e abbiamo scelto come mèta del nostro primo
viaggio Copenaghen, la capitale della Danimarca, il Paese delle fiabe,
dei castelli, dei Vichinghi... una delle nazioni più “family friendly” al
mondo, in grado di soddisfare le esigenze di tutti i membri della famiglia,
garantendo una vacanza indimenticabile
a prezzi tutto sommato contenuti, a
partire dal volo, rigorosamente low-cost
(www.visitdenmark.com).
Per dormire abbiamo prenotato via internet
una stanza al Danhostel Copenhagen
City, il primo ostello a cinque stelle nel
cuore della città. Interamente arredato
con mobili di design è la base ideale
per una vacanza in famiglia a due
passi da tutto (www.danhostel.dk).
Per visitare la capitale conviene
acquistare subito la “Copenaghen
Card”, una tessera valida per 24 o 72
ore, che consente viaggi illimitati su tutti
i mezzi di trasporto e l’ingresso ad oltre 60 tra musei ed attrazioni, oltre
a sconti in ristoranti e negozi selezionati. Il prezzo è conveniente e i
bambini fino a 9 anni non pagano ( www.visitcopenhagen.com).
La nostra prima tappa è a Nyhavn, il porto-canale, che grazie alle
sue caratteristiche case colorate e alle numerose barche d’epoca
ormeggiate di fronte rappresenta senza dubbio uno dei luoghi più
affascinanti di Copenaghen. Anche il famoso scrittore Hans Christian
Andersen visse per un lungo periodo in una di queste casette affacciate
sul canale.
Per avere una visione generale della città senza camminare troppo,
decidiamo di effettuare un divertente ed istruttivo giro dei canali a bordo
di una comoda imbarcazione con tanto di guida poliglotta. I bambini
felici si sentono già un po’ vichinghi e noi ci godiamo il panorama
che scorre davanti ai nostri occhi, sottolineando loro quelli che sono i
quartieri più caratteristici o le nuove opere architettoniche che attirano
il nostro sguardo. La nostra imbarcazione adesso punta decisa verso
un piccolo scoglio circondato dai turisti su cui sorge la Sirenetta, la
statua bronzea che raffigura la protagonista di una delle più celebri
fiabe di H.C. Andersen.
La tappa successiva è all’Experimentarium, un museo e centro attività
assolutamente da non perdere se si
visita Copenaghen coi bambini, dove la
scienza e la tecnologia sono proposte
sotto forma di gioco e curiosità.
All’interno delle numerose sale i bambini
di ogni età possono trascorrere un’intera
giornata costruendo e provando di
tutto. Il concetto di base è quello di
coinvolgere il visitatore, attraverso
l’esperienza diretta e l’utilizzo di tutti i
sensi per soddisfare la propria curiosità
individuale, utilizzando le dinamiche
del gioco, le sorprese, il divertimento
intelligente, al fine di creare le basi
per un nuovo modello di rapporto tra
l’essere umano, la tecnologia e l’ambiente (www.experimentarium.dk).
La sera ci rimangono ancora da visitare i Giardini di Tivoli, il
famosissimo parco dei divertimenti nel cuore di Copenaghen: un
vero paradiso per grandi e piccini! Giardini fioriti e fontane, concerti e
spettacoli teatrali, cui si aggiungono attrazioni e giochi di tutti i tipi: dalle
montagne russe alla giostra più alta d’Europa, dai parco giochi per i più
piccoli alle attrazioni ispirate alle favole di Hans Christian Andersen,
Tivoli è senz’altro il luogo più amato da tutti i danesi. Aperto il 15 agosto
1843 è in assoluto il più antico parco di divertimenti sopravvissuto intatto
fino ad oggi. Si dice che il suo fondatore, Georg Carstensen, ottenne
un permesso di cinque anni per crearlo, raccontando al re Cristiano VIII
che “quando la gente si diverte, non pensa alla politica”. Nel corso degli
anni i Giardini di Tivoli si sono ampliati ed arricchiti di nuove attrazioni
senza tuttavia abbandonare le tradizioni e la loro particolare atmosfera
perchè, come disse lo stesso Carstensen: “Finché ci sarà
ancora fantasia nel mondo Tivoli non sarà mai terminato”
(www.tivoli.dk).
Stefano De Franceschi
‘
20
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Il gelato come si deve
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E' la nostra
parola preferita
...ed è la natura che
sceglie i nostri gusti.
Gelateria Bellamia Trieste: Via Genova, 11/C - Tel 040 7600858
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Inaugurata lo scorso 18 maggio e visitabile sino al 16 giugno,
la mostra “INTARSI DI COLORE” ospitata al Mini Mu è un occasione
perfetta per avvicinare i più piccoli al mondo del colore e dell’arte
contemporanea.
Le 18 caleidoscopiche opere dell’artista Carlo Fontana (Napoli 1951)
sono infatti composte da elementi semplici -ma non semplicistici!- e di
immediata comprensione.
Il linguaggio è primigenio, l’elemento predominante è un colore brillante che, disponendosi in omogenee campiture, compone scintillanti
mosaici: degli “intarsi di colore, appunto.
Nelle tessere di questi intarsi si collocano case, alberi, tavolini, campanili dalle volumetrie concrete, ma naïves.
L’evento, realizzato grazie al sostegno della Provincia di Trieste, si
inserisce nella Va edizione del Maggio del Mini Mu, promosso da
Gruppo Immagine, associazione culturale che da 25 anni è impegnata nello sviluppo della creatività, specie dei più giovani, guardando
al pensiero e all’attività di Bruno Munari.
E tra le più interessanti
attività del museo, vi sono
specifici laboratori artistici
progettati per accrescere
l’immaginazione e la creatività tanto degli adulti, quanto dei bambini con l’uso di
diverse tecniche: ceramica,
colore, frottage e timbri,
architettura, tessitura, percorsi sensoriali…
L.P
Per ulteriori informazioni: www.mini-mu.it
Luogo: Mini Mu (Parco di San Giovanni, Via Weiss 15)
Periodo: 18 maggio-16 giugno 2013
Orario: martedì e giovedì 10-12, mercoledì e venerdì 16-19
Ingresso: gratuito
CENTRI ESTIVI AL MUSEO
,
La nuova iniziativa per i bambini
lanciata dal Comune di Trieste
,
L’estate si avvicina e forse state già pianificando le attività da fare con i vostri figli dopo
la chiusura delle scuole. Indecisi tra un centro estivo al mare o sul Carso? Perché non
al museo invece. Sì proprio così: “Centri estivi al Museo”. È la novità che il Comune di
Trieste ha appena lanciato per i bambini tra i 6 ed i 10 anni che nei mesi di giugno e luglio,
potranno scoprire e conoscere da vicino per l’arco un’intera settimana, il Museo teatrale
Carlo Schmidl ed il Museo Sartorio. I percorsi didattici che verranno proposti ai piccoli
partecipanti attraverso giochi e laboratori, sono stati espressamente pensati per avvicinarli
in modo divertente e interattivo alla Trieste dell’Ottocento. Un vero e proprio viaggio nel
tempo permetterà ai bambini di sperimentare come in quel lontano passato si ascoltava
la musica, cosa si mangiava, come si scriveva, si passava il tempo e si viaggiava, quali
Foto di Marco Covi
giochi si facevano e molto altro ancora.
“In quella che fu la dimora della nobile famiglia Sartorio, tra accoglienti salotti e opere d’arte,
sale da ballo e da pranzo, libri polverosi, percorsi segreti, un’incredibile cucina e un fresco e ombroso giardino - informano Marta Finzi e Anna
Krekic, le operatrici didattiche dei Musei Civici che hanno curato l’iniziativa - si scoprirà come si accoglievano gli ospiti, si parlava d’affari, si davano
grandi feste, ci si spostava in carrozza, ci si circondava di cose belle e si immaginavano mondi lontani e sconosciuti. Al Museo Teatrale invece, e in
una speciale visita al Teatro Verdi, – concludono le due curatrici – si farà conoscenza con i tanti mestieri del teatro e della vita teatrale dell’epoca,
alquanto vivace. Si entrerà nel vero laboratorio di un liutaio, si conosceranno tanti strumenti musicali, si giocherà con i magici teatrini di marionette”.
Prenotate in fretta e passate parola, specie tra le mamme che lamentano l’assenza di iniziative in città rivolte ai più piccoli. Ed una volta concluso
il centro estivo proponete ai vostri figli di rivivere la bella esperienza facendovi da guida. Saranno entusiasti di ribaltare i ruoli,
conducendovi con mano esperta in dimore e palazzi in cui ormai
si sentiranno quasi a casa, per raccontarvi aneddoti e storie che
forse non conoscevate o avevate dimenticato.
C.V
Età: 6-10 anni
Iscrizioni: e-mail [email protected] | mob.
320.0459.262 (lun-ven 9-13)
Dove: Museo Sartorio e Museo teatrale Carlo Schmidl
Periodo: una o più settimane a scelta tra 17-21 giugno
/ 24-28 giugno / 1-5 luglio / 8-12 luglio
Orario: mattino
Costi d’iscrizione a settimana: 100 € + 15 (ingresso
al museo). Nel costo sono incluse la merenda, i materiali, e la copertura assicurativa.
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21
KONRAD GIUGNO 2013
INTARSI DI COLORE
ilkonraddeipiccoli
KONRAD GIUGNO 2013
‘
ilkonraddeipiccoli
Mamme in rete: un universo di blog
Educazione dei figli, esperienze di viaggio, consigli di lettura,
maglioni fatti a mano, ricette di cucina, compiti scolastici, esperimenti
scientifici casalinghi, autoproduzione, risparmio.
L’elenco potrebbe continuare.. se qualcuno di questi temi ha solleticato
la vostra attenzione allora provate a digitare sul vostro pc in un comune
motore di ricerca le due seguenti parole: “mamme”, “blog”. Vi si aprirà
un mondo variegato e ricco di esperienze, emozioni, condivisione: il
mondo delle mamme blogger.
Un blog, nel gergo di Internet, è un tipo di sito web in cui vengono
visualizzati in ordine temporale contenuti simili ad articoli di giornale
(chiamati “post”). Chi scrive sul blog
(il “blogger”), parla delle proprie esperienze personali o di argomenti che
ritiene interessanti. Il blog rappresenta
quindi una forma “digitale” del diario
personale, nel quale un tempo (ma
anche oggi) si affidavano alla carta le
proprie esperienze ed emozioni quotidiane: ciascuno a modo suo.
Le blogger scelgono di narrare non
solo a se stesse ma a chiunque voglia
leggere, la propria vita quotidiana con
le emozioni, la tenerezza, ma anche le difficoltà, i dubbi e le contraddizioni delle mamme di oggi, i sensi di colpa di madri “imperfette” che
fanno i salti mortali per coniugare famiglia e lavoro o che hanno scelto
di dedicarsi al cento per cento alla famiglia. Scritti con ironia, freschezza
e autenticità, spesso arricchiti di bellissime foto, i post possono essere
utili per riconoscersi nelle esperienze delle altre donne e forse per affrontare con più leggerezza la vita di tutti i giorni.
Molti blog sono dedicati a un preciso tema o sono lo specchio di una
ben definita scelta culturale dell’autrice e possono essere l’occasione
per stimolare la discussione in rete. Non lettura passiva quindi: c’è quasi sempre uno spazio per inserire i propri commenti e prendere parte
alla discussione.
Uno tra i personaggi più famosi di questo mondo in rete è Elasti (Elastigirl è una conosciuta supereroina che ricorderete anche come prota-
gonista del film di Walt
Disney “Gli incredibili”).
Elasti ha una sua rubrica sull’inserto di Repubblica “D” che esce tutti i sabati; il suo successo
sulla carta nasce però dall’esperienza del blog “nonsolomamma”, la
cui autrice è Claudia de Lillo. Claudia è una giornalista finanziaria che
racconta, già dal settembre 2006, le avventure e disavventure della sua
famiglia: “tre figli maschi e un marito part-time che lavora lontano”.
Per
questo suo ruolo di comunicatrice l’8 marzo 2012 è stata addirittura
nominata Ufficiale al Merito della Repubblica.
Il tema dell’allevamento dei figli è molto caro alle mamme blogger, che
amano discutere delle proprie scelte educative, ponendosi spesso
l’obiettivo di stimolare i pargoli alla curiosità e alla creatività (www.homemademamma.com). Esse stesse sono spesso
grandi creative e mettono a disposizione un’infinità di idee da realizzare con il “fai da te”: costruire
giocattoli con materiale di riciclo, realizzare lavori
di cucito o decorazioni per una festa, cucinare
dolci, ma anche inventare giochi e trucchi per
aiutare i propri figli nell’apprendimento delle
materie scolastiche (scuolainsoffitta.com). Anche
la proposta di temi come “la fuga dalla città” o
l’approccio a modelli di vita inconsueti può essere
molto stimolante (www.lacasanellaprateria.com).
Ci sono blog dedicati a temi specifici legati
all’educazione di bambini un po’ speciali, come quelli che devono
affrontare problematiche come la dislessia (www.toctocdisturbo.com),
ma anche patologie più gravi come l’autismo (www.wisteriablue.it ) o la
sindrome di Down (www.mammafattacosi.com).
Sono mamme che scelgono di raccontare e raccontarsi, confrontarsi e
discutere, ma anche che cercano nuove possibilità di lavoro, attraverso
la vendita di prodotti fatti con le loro mani, o di pubblicità in rete. Molti di
questi blog infatti, da quando le grandi aziende si sono accorte di loro,
sono anche diventati uno strumento per veicolare campagne promozionali dirette alle mamme.
E i papà ? Continuate a seguirci, magari ne parleremo la prossima volta.
Annelore Bezzi
Per pubblicare la vostra comunicazione pubblicitaria sul Konrad dei piccoli chiamare il 338 5002574. Potete anche
segnalare le vostre iniziative dedicate ai più piccoli sul sito www.konradnews.it nella sezione Annunci.
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Sapevate che:
Il 90% delle persone adulte ha
sperimentato almeno una volta
nella vita il mal di schiena?
Il 50% della popolazione attiva
avrà quest’anno sgradevoli
esperienze con il mal di
schiena?
I dolori di schiena sono la causa
principale di disabilità fisica
per gli individui al di sotto dei
45 anni?
Ad un’età di circa di 15 anni
circa il 60% degli adolescenti
americani sperimenta dolori al collo o nella regione lombare?
DNS – una nuova concezione di terapia
La stabilizzazione dinamica neuromuscolare (DNS) è un
concetto relativamente nuovo per il trattamento definitivo dei
dolori alla spina dorsale. Il metodo è stato sviluppato nella
seconda metà del XX secolo a Praga dal prof. Kolar, e si basa
su decenni di esperienza di specialisti di fama internazionale nel
campo della riabilitazione (prof. Lewita e prof. Vojte).
La DNS offre un nuovo approccio per il trattamento dei difetti
associati alla degenerazione dei dischi intervertebrali e per il
trattamento dei disturbi che provocano un mal di schiena non
specifico – senza variazioni nelle radiografie o nelle immagini di
risonanza magnetica. Il metodo si basa sull’eliminazione degli
schemi motori errati che si verificano frequentemente a causa di
postura forzata, stress, (non)movimento e traumi. Per le ragioni
di cui sopra gli adulti perdono gli schemi motori corretti e con i
loro stili di vita sedentari aggravano ancora di più lo squilibrio
tra i muscoli di stabilizzazione, il che causa ben presto dolore
nei tessuti molli (muscoli, guaine tendinee, legamenti) a causa
del loro sovraccarico, e infine si può giungere ad ulteriori danni
alle strutture della colonna vertebrale (dischi intervertebrali,
articolazioni piccole/superficiali, ecc).
Qual è lo scopo della DNS?
Lo scopo della DNS è quello di raggiungere la migliore postura,
un modello di respirazione e di
risistemazione funzionale delle
articolazioni, quindi prima di tutto è
necessaria una valutazione precisa
della situazione.
Seguono poi delle tecniche
terapeutiche volte a una distribuzione
ottimale della pressione nella cavità
addominale, che, una volta attivati i
muscoli, funziona anche sui singoli
segmenti della colonna vertebrale e
sulle altre articolazioni.
Quanto tempo occorre per un miglioramento?
Lo scopo del trattamento con il metodo DNS non è lo
svolgimento regolare per un lungo periodo degli esercizi appresi.
In base all’esperienza dell’autore della concezione DNS si
giunge ad un miglioramento, nel corso di un programma di
riabilitazione correttamente progettato, dopo 5-6 settimane di
esercizio fisico, spesso anche prima. Lo scopo della terapia
è insegnare a ciascuno nuovi e corretti schemi di movimento
che non carichino (troppo) la colonna vertebrale, e
trasformare questi metodi di movimento in normali attività
quotidiane e sportive.
Tutti possiamo di nuovo imparare ciò che un tempo già
conoscevamo. A questo scopo alle Terme Olimia vogliamo
seguirvi passo dopo passo. Pertanto sviluppiamo tecniche
terapeutiche per la prevenzione, l’individuazione e la
cura efficace dei problemi di movimento nel modo più
naturale!
È ora che facciate qualcosa per voi stessi!
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REDAZIONALE A CURA DELL’INSERZIONISTA
Anche voi siete tra coloro che nella vita hanno dovuto
affrontare il mal di schiena? Sapete che la maggior parte di
queste patologie sono dovute a uno stile di vita errato?
KONRAD
Una vita senza dolori alla schiena – utopia o reale possibilità?
GIUGNO 2013
DNS – FINALMENTE LA GIUSTA VIA PER POTERSI
MUOVERE SENZA DOLORI ALLA SCHIENA
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Arte
KONRAD
Cittàvecchia: quartiere amato da molti triestini, quartiere
dove si stanno radicando localini e bottegucce, quartiere
dove si respira aria d’altri tempi e dove con l’immaginazione possiamo scorgere Joyce andare a farsi un calicetto all’osteria o Svevo rinchiudersi in Biblioteca Civica dopo una mattinata di
lavoro in banca.
Proprio in questo quartiere, a pochi metri di distanza, si ambientano
due vicende diametralmente opposte; vicende che danno un’idea di
quel panorama culturale cittadino che dallo scorso mese, forse con
presunzione, ci siamo proposti di raccontarvi.
Via Madonna del Mare: Le Notte
dei Musei del “no se pol” …entrar!
aperture straordinarie erano previste al
Castello di Miramare e al Museo dell’Immaginario Scientifico, tuttavia sorgono
spontanee alcune domande: “Perché
anche queste aperture, pubblicizzate in
siti di interesse locale, non hanno trovato
il loro spazio di promozione ed informazione in quello che dovrebbe essere il
sito più accreditato a fornire informazioni
sulla manifestazione?”; ma soprattutto
“Perché ieri sera ho trovato chiusa una
porta, silenzioso e deserto un luogo che
sembrava dover essere l’unico visitabile
di tutta la città?”.
Sono questi i piccoli, fondamentali momenti culturali di cui vive, con
costanza e partecipazione, il territorio; non i grandi, costosi e blasonati
“eventi una tantum” che vengono sbandierati come programma culturale di una città e di cui la stessa città non avverte probabilmente l’esigenza; quand’è che lo capirà chi di dovere?
P.S.: Che ne è stato del gruppetto di amici da me inutilmente radunato? Non ci è restato che dissetarci e saziarci
di qualcosa di più “reperibile” della Cultura…
Sabato 18 maggio si celebrava in tutta Europa “La notte dei Musei”,
manifestazione nata in Francia nel 2005 ed “esportata” in Italia da
cinque anni.
Per l’occasione 1800 musei o siti culturali in 20 Paesi hanno aperto le
loro porte in orario serale attirando un numero di persone sorprendente: 3940 visitatori al Prado, ben 12.267 al Museo Nazionale di Belle
Arti di Riga, etc.
Essendo interessata a trascorrere anch’io un sabato sera all’insegna
dell’arte, mi sono informata su quali fossero i luoghi aperti in Regione.
Ho appreso con dispiacere dal sito del Ministero per i Beni e le attività
culturali che erano solo 4, di cui 3 concentrati in Provincia di Udine
(Museo Archeologico di Cividale, Museo Archeologico e Museo Paleocristiano, entrambi di Aquileia) ed uno, la Basilica Paleocristiana di
Via Madonna del Mare, a Trieste.
Ho pertanto convinto alcuni amici a recarci alla scoperta dei pavimenti
musivi di questo luogo quasi sconosciuto, ma con nostra grande sorpresa e mia enorme delusione, alle ore 22 circa il luogo si presentava non
solo chiuso, ma privo di qualsiasi informazione in merito ad un presunto
cambio di programma o impedimento.
L’indomani, curiosando nel web, ho appreso che fortunatamente altre
‘
Piazza Barbacan e LIBERARTI:
Ecco cosa nasce dal “se vol”
Liberarti è un poliedrico e polifunzionale spazio sito in
Piazza Barbacan 1, dove tempo fa chiuse i
battenti una storica fumettoteca, lasciando
spazio all’estro di Maria Sanchez Puyade,
Argentina di nascita e Triestina di adozione,
da più di 15 anni (nonostante la giovane
età) dedita alla scrittura e alle performances
artistiche.
Siamo andati a trovarla all’inaugurazione
della mostra Forever Young (visitabile sino
al 21 settembre 2013) e lei, solare e sorridente, ha gentilmente risposto alle nostre
domande.
Che cos’è LIBERARTI?
Di solito preferisco definire LIBERARTI per
quello che non è: LIBERARTI non è una
galleria, un negozio, una bottega, oppure
è tutto questo e qualcosa in più. In questo
senso, aveva ragione Montale quando diceva: “Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò
che non siamo, ciò che non vogliamo”.
foto di Giada Genzo
‘
GIUGNO 2013
CITTàVECCHIA TRA "SE VOL" E "NO SE POL"
Laura Paris
Ma se proprio insisti perché ti dica una parola che descriva questa
folle avventura, allora preferisco dire che è un emporio, un luogo di
scambio e di varietà.
Chi c’è dietro lo spazio LIBERARTI?
Dietro a LIBERARTI ci sono diverse persone: ci
sono io, curatrice e proprietaria; mio marito, che fa
tutto un altro mestiere, ma che mi aiuta e crede al
progetto; e poi il gruppo di artisti che partecipano
con le loro opere, gli articoli, le critiche...
Alla fine, o forse all’inizio, ci sono i clienti che ci
danno la forza e la fiducia per andare avanti; insomma, dietro c’è gente che ama l’arte.
Come/Dove/Quando è nato LIBERARTI?
LIBERARTI nasce il giorno in cui ho deciso di dedicarmi alla letteratura, diviene però reale nel 2012, il 14
luglio, giorno della Presa della Bastiglia. In quella data
si è svolta l’inaugurazione, ovvero la Presa di Piazza
Barbacan, bellissimo angolo cittadino che ci ospita.
Perché è nato LIBERARTI?
La filosofia di Liberarti cresce ogni giorno, ma ha le
sue fondamenta soprattutto nel lavoro degli artisti
in squadra, senza differenza di arte, nazionalità o
religione.
LIBERARTI Piazza Barbacan 1, Trieste
http://www.emporioliberarti.it
Se volete saperne, ma soprattutto “vederne” di più, vi rimandiamo al sito www.giadagenzo.com (sezione Konrad)
Laura Paris
PASSEGGIATA LUNGO IL CONFINE
ed inglese) fa emergere la
stratificazione di memorie
ed eventi che hanno caratUn museo transfrontaliero a cielo aperto
terizzato ogni singolo luogo;
Un’esperienza diversa da fare fra Gorizia e Nova Gorica,
dei veri e propri punti di vista invitano ad uno sguardo a 360 gradi,
la città divisa dall’ex confine. Un modo unico per entrare in contatto
suggerendo che molteplici e variegate sono le modalità di osservare e
con la storia di questi territori e con i ricordi delle perconoscere un posto.
sone che nessun libro dedicato potrà mai restituire.
Da ogni stazione sono poi
Una passeggiata che offre l’occasione per riflettere
direttamente fruibili documenti
sul passato del goriziano dal fascismo alla nascita
multimediali e audiovisivi,
della frontiera, periodo essenziale per la definizione e
fotografando un codice QR
ridefinizione dei confini geografici ma soprattutto per
o connettendosi all’indirizzo
la formazione di “confini identitari” della popolazione
confine.todm.it. Si visualizzalocale.
no la descrizione del luogo,
Si tratta innanzitutto di un lungo lavoro di raccolta di
interviste, filmati di famiglia,
vite, mai svolto prima e d’importanza esemplare, rifotografie d’epoca, la linea
sultato della collaborazione tra ricercatori universitari
del tempo con in sequenza
italiani e sloveni.
i vari avvenimenti e, inoltre,
Gorizia, Parco della Rimembranza
Una sessantina le testimonianze videoregistrate,
c’è l’opportunità di lasciare un
tradotte, di anziani vissuti in questi luoghi nei contropost virtuale di commento. Gli
versi anni del Novecento, hanno permesso di selezionare una serie di stessi contenuti sono accessibili anche da casa, all’indirizzo www.
luoghi sensibili sotto il profilo della memoria pubblica e privata, crean- topografiedellamemoria.it, perdendo tuttavia il fascino unico e coinvoldo così una “mappa” storica ed emotiva del territorio, una “topografia
gente di osservare gli spazi come sono oggi, ascoltando i racconti dei
della memoria dell’area di confine”. Alcuni luoghi hanno significati
testimoni e lasciandosi guidare dalle percezioni di coloro che hanno
cruciali per la storia ufficiale che ha lasciato tracce indelebili nel terrivissuto nel passato. Non esiste un vero inizio e una vera fine del pertorio, ma sono legati alla storia di Gorizia anche in modo diverso. Altri
corso: ogni installazione rappresenta uno spaccato a sé stante, una
luoghi, dimenticati o nascosti, conservano l’importanza del loro signifi- porzione di fatti accaduti e rielaborazioni.
cato solo nelle memorie delle persone e delle comunità.
Memoria e tecnologia, dunque. Passato e futuro. Un modo per riDieci le tappe individuate (sei a Gorizia e quattro a Nova Gorica) di
volgersi anche alle nuove generazioni che hanno così la possibilità
un percorso interattivo e multimediale, che si configura come il primo
di ascoltare in prima persona i racconti di quest’area. Tutto all’aria
esempio in Italia di museo diffu- aperta, lungo un percorso naturale che gli eventi hanno diviso. Ricordi
so transfrontaliero a cielo aperuniti da un museo; pluralità degli sguardi sui trascorsi e testimonianze
to. Le zone interessate sono:
incrociate; approcci diversi per riproporre la storia nella sua complesil Parco della Rimembranza,
sità e provare a capire.
i Giardini Pubblici, via Roma,
1947-2004, due date che simboleggiano la costituzione del nuovo
Piazza della Vittoria, il valico di
confine tra Italia e Jugoslavia e l’adesione della Slovenia all’Unione
Rožna Dolina in Italia e in Sloeuropea. Oggi la rete verde che per oltre cinquant’anni ha diviso i
venia, il valico di Rafut in Italia
due comuni di Gorizia e Nova Gorica non c’è più; Piazza Transalpina
e in Slovenia, il piazzale della
ha ritrovato il suo carattere unitario, a cavallo di due Stati. I luoghi
Transalpina su entrambi i lati
si percepiscono nuovamente vicini, ma affinché tutte le distanze
dell’area e nel centro di Nova
siano ridimensionate è importante che le memorie private emergano.
Gorica. Ad ogni tappa corriFondamentali dunque i progetti come questo del Museo diffuso, prosponde un totem artistico in fer- posto dall’associazione Quarantasettezeroquattro, come pure quello
ro battuto che offre al visitatore
dell’Archivio della memoria. Storie di vite e di luoghi, un
diversi stimoli e la possibilità di
portale multimediale consultabile all’indirizzo www.stradescoprire ed approfondire lo spa- dellamemoria.it.
zio circostante. Una didascalia
trilingue (in italiano, sloveno
Nova Goriza, Trgovski Dom
Fabiana Salvador
GIUGNO 2013
Tre aggettivi per descrivere Trieste
Bella, rattristata, vecia.
KONRAD
‘
Tre aggettivi per descrivere LIBERARTI
Curioso, magico, anticonformista.
‘
Un sogno nel cassetto per LIBERARTI?
Di progetti importanti ce sono due: uno é un Festival sulla Street Art da farsi in Piazza Barbacan con la collaborazione del Comune e dei privati interessati a far rivivere
la zona e la città in un altro modo.
L´altro é l´organizzazione di una Fiera sull´arte dell´Est, cioè l´arte al di là e al di qua
di Venezia. In questo senso sarebbe interessante mettere insieme il festival della
scienza Next con uno dell´arte: triEst. Scienza e arte sono sempre stati vicini, se non
insieme. Ma certo anche qua ci vuole gioco di squadra tra i Comuni di diverse città:
Trieste, Lubiana, Capodistria, Udine, Fiume, Zagabria, Gorizia e Nova Gorica.
25
‘
GIUGNO 2013
KONRAD
‘
Cinema
FILM POLIZIESCHI, LEGAL
THRILLER E WESTERN ANOMALI
La frode di Nicholas Jarecki è un “legal thriller”
sul potere del denaro, e sull’ambiguità della
giustizia. Un uomo ha un incidente mentre
viaggia in automobile con l’amante. La donna
muore, e lui scappa lasciando il cadavere
bruciare nella macchina. Poi tenta goffamente
di costruirsi un alibi, ma lascia in giro tanti di
quegli indizi che la polizia non ha difficoltà di
risalire a lui nel giro di poche ore. A questo
punto il capitano del distretto chiede al detective incaricato delle indagini: “Perché non lo hai
già messo dentro?” La risposta è: “Perché si
tratta di un miliardario”. Nel film questo succede
negli USA, ma potrebbe avvenire in qualsiasi
parte del mondo. È molto difficile incastrare un
uomo potente, amato, carismatico e stimato,
con il suo aereo privato e con i suoi fedelissimi
avvocati, anche se tutte le prove indiziarie sono
contro di lui. Il Miller del film di Jarecki, splendidamente interpretato da un invecchiato Richard
Gere , è un magnate della finanza che si è
fatto da solo partendo dal niente con le mani
in pasta in numerose fondazioni filantropiche.
Tutto molto americano. Ma l’incidente d’auto è
solo l’ultimo dei suoi problemi, visto che si trova
sull’orlo della bancarotta fraudolenta, e solo
un’azzardata speculazione finanziaria potrebbe
salvarlo. Alla fine riuscirà a cavarsela in qualche modo, ma il prezzo da pagare a livello personale sarà altissimo, perché perderà l’affetto
e la stima della moglie e della figlia prediletta.
La frode è un buon film indipendente che svela
le ombre del capitalismo e dei valori di questi
anni. Non un capolavoro, ma un film di genere
che si guarda con interesse. Dal “legal thriller”
al poliziesco il passo è breve. Consiglio a tutti
gli appassionati delle corse in velocipede il film
Senza freni di David Koepp, uscito nel 2012 ed
ora disponibile in DVD. Un poliziotto corrotto
con il vizio del gioco deve impedire a tutti i
costi che un certo pacchetto venga consegnato
a Chinatown da un pony express in bicicletta. Indovinato il contrasto fra il giovane eroe
ciclista che sfoga la propria energia giovanile
con l’ebbrezza della velocità ed il più anziano
funzionario di polizia marcio e cinico, pronto a
tutto, anche ad uccidere pur di continuare con
i giochi d’azzardo. Mi sono divertito molto a
vedere le acrobazie del protagonista Joseph
Gordon-Levitt mentre a cavallo di una bici
ultraleggera, monomarcia e senza freni effettua
dei rischiosissimi slalom tra le automobili in
corsa nelle strade di New York City. Niente di
speciale ma simpatico. Nulla da ridere invece
in Parker di Taylor Hackford.. Uscito negli USA
nel gennaio 2013, il film è tratto da uno dei
numerosi romanzi di Donald Westlake (19332008) scritti sotto lo pseudonimo di Richard
Stark.. Parker un rapinatore professionista che
non esista ad uccidere in caso di bisogno, ma
possiede un codice etico tutto suo particolare:
in pratica, egli non può sopportare i cosiddetti “
danni collaterali”, cioè l’uccisione delle persone
innocenti, ed è pronto ad eliminare fisicamente
tutti quelli che non la pensano come lui. Nel
corso degli anni il personaggio di Parker è stato
interpretato da numerosi attori, sia al cinema
che nella televisione, e questa volta è stato
scelto il granitico Jason Statham, ormai consacrato al ruolo di ammazzasette. Tutto inizia con
una rapina ad una fiera di provincia che in teoria dovrebbe essere un gioco da bambini, ma
fin dal principio qualcosa comincia ad andare
storto e ci scappa il morto. Inoltre al momento
della spartizione del bottino i complici nicchiano
e rifiutano di consegnare a Parker la sua parte
perché vorrebbero utilizzarla per organizzare
un altro furto in grande stile. Quando Parker
insiste, loro gli sparano e poi lo abbandonano
in un fossato credendolo morto. Ma Parker è
ancora ben vivo e trova una famiglia di buoni
samaritani che lo aiutano a rimettersi in sesto,
dopodichè si mette a preparare la sua vendetta. Seguirà una vera ecatombe, nel corso
della quale i cattivi saranno uccisi ed i buoni
premiati, come in un film di Robin Hood. Una
morale un po’ troppo semplicistica per i miei
gusti, ma Taylor Hackford, uno dei tanti registi
australiani trasmigrati ad Hollywood, se la cava
bene nelle scene di azione, ed il film ha un suo
ritmo sincopato che non dispiace. Concludo
velocemente con il western anomalo L’uomo
con i pugni di ferro, regista il “rapper” newyorkese RZA, al secolo Robert Diggs. Quando un
musicista afro americano con la passione per
la “hip hop music” si mette in testa di fare un
film di kung fu, è facile che combini un grosso
pasticcio. E non posso definire in altro modo
questo pseudo western prodotto dagli USA e da
Hong Kong, ambientato in un’immaginaria Cina
settecentesca dominata dalle arti marziali, dove
coesistono magia nera e bianca, armi da fuoco
assieme a sciabole e pugnali, intrighi di palazzo
ed improbabili agenti segreti provenienti dall’Inghilterra. Il tutto con un ritmo ed una trama che
ricordano i peggiori western all’italiana piuttosto
che i film di Bruce Lee. Insomma, il film in questione è come un gigantesco parco dei
divertimenti : si esce dal cinema tutti
rintronati ma nella testa non è rimasto
niente.
Gianni Ursini
‘
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Teatri di confine
27
SATIE EMPATIE
KONRAD
UN BICCHIERE DI CARTA CONTRO L'OMOFOBIA
Lentamente sono entrati in scena e
poi, con la giusta dose di emozione,
hanno cominciato a raccontare. Sono stati
bravi e intensi gli studenti del Gruppo Teatrale del Liceo Scientifico "G. Oberdan" di Trieste, che, dopo il debutto nel tradizionale Palio
Studentesco cittadino, hanno voluto proporre
durante la mattinata di venerdì 26 aprile,
presso l'aula magna del Liceo "Dante Alighieri", uno stralcio del loro spettacolo Il bicchiere
di carta, liberamente ispirato al libro Ragazzi
che amano ragazzi di Piergiorgio Paterlini.
La parziale replica si è svolta in occasione
del corso di aggiornamento nazionale Il dispositivo dell’esclusione nella scuola italiana
– Omofobia e ideologia razzista tra passato
e presente – promosso dal Centro Studi per
‘
la Scuola Pubblica in collaborazione con il Circolo
Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste.
Di fronte a una platea composta per la maggior
parte da professori intervenuti per partecipare
al corso di aggiornamento, gli attori e le attrici,
diretti dal regista Michele Amodeo (anche autore
dell’adattamento teatrale del testo), non si sono
intimoriti e hanno sfoderato un’ottima performance,
ricevendo alla fine i meritati applausi. Assieme
a loro, la referente del progetto teatro del Liceo
Oberdan, professoressa De Gavardo, ha preso
parte attivamente allo spettacolo. Interessante
l’uso simbolico del colore rosso, disseminato sugli
oggetti di scena (un casco, una sciarpa e
una maschera indossata da uno dei protagonisti), e l’azzeccata colonna sonora di
Ludovico Einaudi. (S.C.)
gli altarini pagani di brunella tegas
‘
Stanley Kubrick, Pier Paolo Pasolini,
Alda Merini. E poi Pablo Neruda, Alfred
Hitchcock, Syd Barrett. E Charles Baudelaire, Emily
Dickinson, Albert Camus. Si potrebbe continuare
ancora questa galleria di poeti, registi, scrittori e
cantanti che, grazie ai Quadritos di Brunella Tegas,
hanno riempito le pareti del bar Knulp per un mese,
dal 18/4 al 15/5, ma la lista sarebbe troppo lunga.
Piuttosto bisogna dire che questi piccoli ‘altari pagani’, come li ha definiti la stessa artista pugliese,
ispirati agli altari religiosi messicani, sono subito piaciuti, sin dal giorno dell’inaugurazione della mostra,
curata da Sergio Pancaldi.
L’idea che informa queste piccole e deliziose opere
d’arte è quella religiosa degli altari dedicati ai santi,
in questo caso, però, siamo di fronte a una cele-
‘
‘
GIUGNO 2013
Come ogni anno, all'arrivo della primavera, il Teatro Miela festeggia il compleanno
di quel gran geniaccio di Erik Satie. Chi segue le iniziative della Cooperativa Bonawentura
ormai lo sa e si prepara di conseguenza, perché in quella settimana che culmina con il 17
maggio, data esatta del compleanno del nostro, si verificheranno numerose bizzarrie e la surrealtà
prenderà il posto, temporaneamente, della realtà di tutti i giorni. Ad ogni modo, per chi non lo sapesse, Satie è stato uno dei più importanti e originali compositori del '900. Vissuto in Francia, nel
momento d'oro delle avanguardie, ha lasciato numerose partiture per pianoforte: le più famose sono
le oniriche Gymnopédies.
In suo nome, anche quest’anno si è aperta la kermesse per artisti e simpatizzanti, i quali hanno potuto,
domenica 12 maggio, riempire il Miela di opere di vario tipo, dal classico quadro all’installazione. Per
partecipare all’esposizione, dal titolo Satie empatie, è stato sufficiente recarsi con un proprio lavoro al
Teatro Miela. Lo hanno fatto in molti (compreso il sottoscritto) ed è poi bello scoprire quanto sia diffuso il
bisogno di creatività anche tra coloro che non si ritengono artisti di professione. Iniziative di questo tipo
permettono a tutti di mettersi in gioco almeno per una settimana, ovvero per tutta la durata dei
festeggiamenti. E le sorprese non mancano mai: domenica sera, dopo che gli artisti hanno posizionato le loro opere, il Gruppo 78 ha voluto dedicare a Satie una performance non prevista,
perché "l’arte è una ribellione contro il destino". (S.C.)
brazione del tutto laica di personaggi che hanno svolto
un ruolo importante nel nostro immaginario artistico e
culturale. Tutti i quadritos si compongono di una foto in
bianco e nero dell’artista defunto, due fiori in miniatura
ai lati e, soprattutto, un oggetto, sempre in miniatura,
posto sotto la foto. L’oggetto è sempre legato alla vita
e alla morte dell’artista: ad esempio, Baudelaire ha
una bottiglia d’assenzio, Pasolini un pezzo del subbuteo (perché giocava a calcio), Alda Merini l’immancabile posacenere, Neruda un libro di poesie e Kubrick
una pedina degli scacchi. Ma perché Hitchcock ha una
lettera? Solo chi lo conosce bene può saperlo. Perché ogni uomo, anche se famoso, è
un enigma.
Stefano Crisafulli
28
‘
‘
Un’imamgine di Blue Valentine di Derek Cianfrace
cui segue Holy motors (2012) che ritarda la sua uscita per esigenze di programmazione. Prosegue la rassegna dei classici in
lingua originale e ci saranno anche delle belle sorprese come il
documentario Fedeli alla linea (dedicato al poeta del contemporaneo e cantante dei CCCP G. L. Ferretti) ed il film
La leggenda di kaspar hauser”.
Gianfranco Paliaga
BUONE PROPOSTE ALLA 15° EDIZIONE DEL FEFF
Si è conclusa con successo la 15° edizione del Far East Film
Festival, svoltasi nelle consueti sedi di Udine (teatro Nuovo Giovanni da Udine e Visionario) dal19 al 27 aprile scorsi.
Edizione gravata dai tagli ma che comunque ha subito il consueto
assalto da parte di cinefili e curiosi (circa 50.000 spettatori) del cinema
orientale ed ha offerto un ricco calendario di eventi ed incontri di qualità.
Fra i premiati, il pregiato Gelso d’Oro 2013 va alla commedia How To
Use Guys With Secret Tips! del stravagante regista sud coreano Lee
Won-suk (che tutti ricordano per gli “occhialoni” ed il look assolutamente
informale) che diverte il pubblico del FEFF
nonostante non sia certo una pellicola
all’insegna dell’originalità, cadendo spesso
e volentieri nei cliché di genere. Il thailandese Countdown, dell’esordiente Nattawut
Poonpiriya si aggiudica il secondo posto,
mentre Ip Man – The Final Fight (Hong
Kong) raggiunge il terzo gradino del podio.
Mi soffermo su quest’ultimo in quanto
uno dei film più attesi di questa edizione
che però delude una parte del pubblico in
sala.. .me compreso. Abituato ai meravigliosi primi due capitoli dedicati alla vita
romanzata del noto maestro di arti marziali di Bruce Lee, Ip man (2008)
ed Ip man 2 (2010) del regista cinese Wilson Yip, sono rimasto piuttosto
indifferente a quest’ultimo capitolo della “saga”. Il regista Herman Yau
(che aveva già diretto The legend is born-Ip man) mette in scena una
storia poco coinvolgente e piuttosto prevedibile ma è soprattutto l’attore
principale (il super divo anglocinese Anthony Wong Chau-Sang) a non
convincere pienamente. L’attivissimo e premiato attore (che ha dato prove di innegabili qualità in film come The sun also rises) non riesce visibilmente ad entrare nel personaggio ed a convincere gli spettatori nell’in-
terpretazione del maestro di Wing chun (non certo molto approfondito
psicologicamente nel film) lasciandoci una certa nostalgia per Donnie
Yen (protagonista dei primi due film su Ip man). La giuria di qualità (accreditati Black Dragon) ha optato per l’assegnazione del Gelso nero al
dramma Touch of the Light di Chang Jung-chi, che commuove la platea raccontando la vita del pianista cieco Huang Yu-hsiang (che,nella
pellicola, interpreta se stesso) e dell’amicizia col venditore ambulante
Chu risultando, a volte, un po’ prolisso nell’esposizione delle problematiche del protagonista. Per finire, l’armata del cinema nipponico, che
prevedeva diversi titoli interessanti quali A
Story of Yonosuke di Okita Shuichi (spaccato sul Giappone degli anni ‘80 che apre
a profonde riflessioni sulle differenze sociali
accentuate dal boom economico del paese
di quegli anni, attraverso la storia, carica di
equilibrati flash forward, dei suoi due giovani
protagonisti), deve accontentarsi del premio
del sito Mymovies.it con It’s Me, It’s Me
del popolare regista Satoshi Miki (in verità
un po’ troppo incentrato sulla popolarità
dell’idol Kamenashi Kazuya). Gelso d’oro
alla carriera a Kim Dong-ho, storico direttore - fondatore del Busan International Film Festival e divulgatore del
cinema coreano che deve a lui l’attuale notorietà e fama (basti citare
registi oramai leggendari quali Kim Ki-Duk e Chan-wook Park). Menzione speciale per il divertentissimo Lost in Thailand (regia:Xu Zheng),
assolutamente consigliato per la sua carica di esileranti trovate e per i
simpatici protagonisti coinvolti in una rocambolesca caccia
all’uomo ai quattro angoli della Thailandia.
Gianfranco Paliaga
‘
KONRAD
In un periodo dove “osare” è diventato sinonimo di utopia ci
pensa Isidoro Brizzi (gestore del cinema Ariston) a lanciare
un salvagente ai più esigenti appassionati di cinema. Arriva l’Ariston dei
Fabbri (via dei Fabbri 2/A), inaugurato il 2 maggio scorso, per offrire alla
città una vera e propria sala “vecchia maniera” (un centinaio di posti) a
due passi dal centro, dove assistere ad un caleidoscopico programma
di pellicole indipendenti alternate a classici in lingua originale e serate
a tema. Nasce, così, un polo dedicato unicamente al cinema di qualità,
dove assaporare un rapporto personale ed intenso con pellicole provenienti da Cannes fino al Trieste film Festival ed al GLBT di Torino. Il lungometraggio di apertura, Blue Valentine di Derek Cianfrance, presentato
nel 2010 nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, traccia
la strada della nuova sala e colpisce lo spettatore come un pugno nello
stomaco trattando un tema che anche nella vita reale è spesso un tabù
che produce solo silenzi e rassegnazione: la fine di un amore. La storia
fra Dean (Ryan Gosling) e Cindy (Michelle Williams) viene raccontata in
maniera cruda e, con il sapiente uso di continui flash back e la mirabile la
prova dei due attori protagonisti (già dimostrata in ruoli difficilissimi come
in Lars ed una ragazza tutta sua, 2007), scandisce la nascita e la fine di
un sentimento con un finale che non può non scuotere coscienze e cuori.
Alla domanda sulla prossima programmazione Isidoro Brizzi risponde
volentieri: “in giugno partiamo con il drammatico Take shelter (selezione
ufficiale del Sundance Film Festival e presentato a Cannes nel 2011), a
‘
GIUGNO 2013
L'ARISTON... CI RIPROVA
Con l’affermarsi dello sviluppo sostenibile
e una crescente attenzione all’ambiente si stanno
mettendo in discussione tutta una serie di politiche e
comportamenti sbagliati che negli ultimi decenni hanno
portato alla distruzione di buona parte del territorio e del
paesaggio italiano. Sicuramente si sta riscoprendo la
necessità di considerare l’ambiente come un elemento
fortemente condizionante l’intero processo progettuale, anche se a tutt’oggi si costruiscono ancora troppi
edifici che non riescono a colloquiare con ciò che li
circonda. Alcuni di essi appartengono a quella categoria
di costruzioni che potrebbero stare bene dappertutto,
espressioni di quel linguaggio globalizzato che modella
l’edificio non in base dalle caratteristiche dell’ambiente,
siano esse morfologiche, climatiche, paesaggistiche
o storiche, ma partendo da un’ispirazione puramente
soggettiva e spesso alquanto discutibile del progettista.
È doveroso sottolineare che non si sta criticando il linguaggio innovativo di certe architetture che, trattandosi appunto di novità, sono
spesso difficilmente comprese e accettate da una grossa fetta della
popolazione. Il problema è un altro e riguarda quegli edifici che non
possono neppure venire considerati architettura, ma unicamente
edilizia, mancando quest’ultima di quello spirito e di quella armonia
che caratterizza le opere degne di far parte del patrimonio culturale
dell’umanità.
Purtroppo l’architettura al giorno d’oggi è diventata un elemento raro,
condizionata, come ormai ogni altra cosa, da quel fattore determinante che è il denaro. Il valore del costruito non viene più valutato come
un tempo in termini di bellezza e armonia, ma prendendo come riferimento i metri quadri da immettere sul mercato. Costruire sfruttando al
massimo tutto il volume edificabile a disposizione è l’unica vera legge
che obbligatoriamente bisogna rispettare se si vuole sopravvivere nel
mercato delle costruzioni. Sacrificare una parte del volume disponibile
per cederlo al verde è un’eresia che nessuno mai si sognerebbe di
commettere. E gli architetti in questo hanno spesso le mani legate,
condizionati come sono dalle esigenze dei committenti.
Ma questo modo di fare che ha funzionato, almeno apparentemente,
per decenni, si sta inesorabilmente sgretolando. La regola dello sfruttamento al limite del volume edificabile si sta dimostrando un’arma a
doppio taglio. Non basta saturare un terreno costruibile per garantirsi
il ritorno economico dell’investimento. Se manca la qualità, anche il
più grosso affare può trasformarsi in un flop. Qualità che non significa
solamente attenzione nella scelta dei materiali e perfetta esecuzione
dei lavori, ma anche attenta progettazione dell’edificio che deve essere considerato come parte integrante dell’ambiente in cui andrà ad
inserirsi.
GIUGNO 2013
Spirito del luogo o
semplice buon senso?
Innumerevoli sono gli esempi di
speculazioni edilizie o interventi
sbagliati che dopo anni dalla fine
dei lavori attendono ancora un
acquirente. Non è colpa solamente
della crisi se moltissimi edifici
restano ancora invenduti. Anzi, in
periodi come questo la qualità è
quanto mai ricercata. E non occorre essere un addetto ai lavori per
capire se una costruzione è funzionalmente ed esteticamente valida
e se riesce a integrarsi con l’ambiente circostante, armonizzandosi
con ciascuno dei suoi elementi
caratterizzanti.
Esempi di edifici che non sembrano aver riscosso troppo successo,
ma al contrario hanno provocato
notevoli malumori e critiche a volte
severe, ne esistono fin troppi. Uno
fra i tanti è un complesso residenziale situato in una delle più belle
zone della periferia triestina. Costruito su un terreno vergine fino a
pochi decenni fa fa destinato a pascolo, avrebbe potuto sfruttare
appieno la bellezza del posto, ma contemporaneamente avrebbe
dovuto inserirsi nel contesto ponendo l’attenzione su certe caratteristiche ambientali assolutamente non trascurabili. I progettisti le hanno
sottovalutate, ma i potenziali acquirenti probabilmente no, se è vero
che molti degli edifici, finiti di costruire più di sei anni fa, sono rimasti
invenduti. Evidentemente in tanti si sono resi conto che una facciata
rivolta a nordest in una delle zone più esposte alla bora non può
avere sette finestre chiuse da oscuri in legno. Nessuno mai si sognerebbe di aprirle in certe giornate di forte pioggia, quando le raffiche
di vento superano i cento chilometri all’ora. Come del resto nessuno
gradirebbe la curiosità dei passanti mentre guardano attraverso le
grandi vetrate orientate verso la strada tutto quello che succede all’interno dell’abitazione.
Questi sono solamente due esempi degli errori che i progettisti a volte
commettono e che inevitabilmente vanno a condizionare le scelte
dei potenziali acquirenti. Purtroppo le conseguenze di tali errori ricadono su tutti i cittadini e non solamente su chi vive in questi edifici.
L’ambiente naturale o quel che ne rimane viene violentato in maniera
irrimediabile e tornare indietro non è possibile.
Forse dovremmo riscoprire il genius loci o lo spirito del luogo e prestare più attenzione a quello che ha da dirci. O più semplicemente
dovremmo avvicinarci all’ambiente che ci circonda con un po’ più di
buon senso e considerare ogni luogo come un puzzle, in cui
ogni pezzo è importante per comporre un’immagine unitaria
ed equilibrata che influisce inevitabilmente sulla qualità della
nostra vita.
Barbara Žetko
KONRAD
GENIUS LOCI
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29
GIUGNO 2013
KONRAD
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Alimentazione
SALUTE, GENETICA E AMBIENTE
vero che la genetica ha comunque
un suo peso – certe malattie come
la sindrome di Dawn, alcune distrofie
La nuova frontiera della scienza della salute
muscolari, la fibrosi cistica e così
via sono dovute alla mutazione di alcuni geni – bisogna però dire che
Per moltissimo tempo si è creduto fermamente che la salute e la malatqueste mutazioni sono rarissime e ci vogliono migliaia di anni perché
tia dipendessero dai nostri geni; il padre di questo pensiero fu Charles
avvengano. I problemi di salute dell’era moderna non derivano – come
Darwin, per il quale l’evoluzione era una questione di Dna, di codice
si è sempre pensato – da alterazioni di geni, ma dal fatto che fattori
genetico; il più forte sopravviveva, il più debole periva. La sua tesi era che
esterni attivano determinate sequenze di geni che poi producono conl’evoluzione procedeva attraverso molte generazioni e milioni di anni di
seguenze indesiderate.
evoluzione casuale, dove sarebbe sopravvissuto il
L’ambiente quindi assume un ruolo fondapiù adatto, il più forte geneticamente.
mentale, e per ambiente intendiamo prima di
Il Dna è una molecola straordinaria; le sue 4 basi
tutto ciò che mangiamo, l’aria che respiriamo,
A, C, G, T si abbinano in particolari combinazioni
l’acqua che beviamo, l’inquinamento e così via,
componendo così una catena lunga 2 metri in ogni
fino a fattori più sottili come le relazioni affetticellula, che vuol dire che se mettessimo insieme tutto
ve, il lavoro che svolgiamo, lo stress, addirittura
il Dna contenuto nel nostro corpo si coprirebbe centile condizioni prenatali. Tutti questi sono fattori
naia di volte la distanza tra la Terra e a Luna. L’inforche attivano o disattivano sequenze genetiche
mazione contenuta nel Dna è quindi strabiliante e ha
che a loro volta comandano al corpo di produrportato generazioni di scienziati a pensare che tutto
re sostanze chimiche, creare reazioni, inibire
il nostro destino fosse scritto in questa piccola mocerti eventi e così via, e alla fine tutto questo si traduce in salute o in
lecola. L’espressione “sta scritto nel Dna” viene ancora oggi usata per
malattia.
spiegare le nostre capacità e abilità, e spesso anche le nostre malattie.
L’uomo quindi è una macchina psico-biologica che funziona in sinergia
Questa concezione deterministica iniziò a scricchiolare intorno agli anni
con l’ambiente in cui vive; da esso riceve informazioni vitali e ad esso
’90 del secolo scorso, quando ci fu una grande attesa per la mappatura
rivolge le sue azioni e le sue conseguenze.
del Dna, ossia la possibilità di conoscere tutte le istruzioni contenute in
La visione materialistica e deterministica che ha imperato per oltre 150
esso. La delusione fu enorme. Si scoprì che il 99,9% delle sequenze di
anni e che vedeva l’uomo soggetto al potere dei geni ereditati alla nabasi sono identiche tra una persona e l’altra, che il 96% del Dna è idenscita e che attribuiva i problemi di salute all’inefficienza dei meccanismi
tico a quello dello scimpanzé e per tre quarti a quello di una mosca. Ma
biochimici, viene ora superata e sostituita da una visione più ampia e
allora dove sta la nostra diversità? Cosa fa sì che ci differenziamo così
più profonda, che riconosce all’uomo un potere di scelta; noi siamo il
tanto non solo dagli animali, ma dalle altre persone? Ma soprattutto, se
frutto delle nostre azioni, non dei nostri geni. Con le nostre scelte – se
le malattie sono scritte nel Dna, come mai gli animali non si ammalano
fumare o meno, se vivere in città o in campagna, cosa mangiare, se
come e quanto noi?
arrabbiarci o chiedere scusa e così via – determiniamo eventi interni
Ed è qui che entra in scena una nuova variabile: l’ambiente. Sì è difatti
che attivano delle risposte genetiche che sono responsabili della noscoperto che sebbene il Dna contenga un’informazione enorme, solo
stra salute, così come della nostra felicità.
una minima parte viene attivata nella storia di una persona. In altre
Concludiamo con le parole che Darwin espresse verso la fine della
parole, questa molecola contiene delle ‘tendenze’ che non necessariasua vita e che testimoniano i suoi dubbi profondi sulla sua stessa
mente si traducono in realtà. Così ad esempio, un persona può avere
teoria: “A mio parere, il più grave errore che ho commesso è non aver
una tendenza ad ingrassare, a sviluppare il diabete, a reagire in modo
dato sufficiente peso all’azione diretta dell’ambiente: il nutrimento, il
aggressivo, ma queste potrebbero non attivarsi mai. Cosa ha il potere
clima, e così via, indipendentemente dalla selezione naturale… Quandi accenderle? Determinate condizioni ambientali. In parole semplici,
do scrissi l’Origine delle Specie, e per molti anni a seguire, non trovai
l’ambiente in cui viviamo può attivare certe sequenze in caso di bisoche scarsissime prove dell’azione diretta dell’ambiente; ora
gno. Più che di genetica parliamo allora di epigenetica, ossia di fattori
invece sono numerose” (Darwin, F 1888).
ambientali che hanno il potere di attivare (o disattivare) sequenze di
Dna, dando così origine a trasformazioni importanti, come nel caso di
Nadia e Giacomo Bo
una malattia.
www.ricerchedivita.it
L’epigenetica è oggi il campo di studio principale degli scienziati. Se è
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Pillole di cucina naturale
TAGLIATELLE DI ZUCCHINE AI FUNGHI PORCINI
Ingredienti per 4 persone
3/4 zucchine medie
½ tazza tra mandorle pelate e re-idratate 3 ore in acqua
1 confezione di funghi porcini secchi o freschi
la punta di un cucchiaino di curcuma o una bustina di zafferano
1 piccolo spicchio d'aglio
il succo di mezzo limone
sale integrale qb
4 cucchiai di olio extra di oliva
timo o maggiorana (facoltativo)
pepe schiacciato fresco
Procedimento
Con una mandolina o il pelapatate tagliare le zucchine a fettine lunghe e
sottili. Se si vuole, si possono tagliare le zucchine ulteriormente ottenendo delle strisce sottili come delle tagliatelle. Cospargerle con un pizzico
di sale e lasciare riposare dentro un colapasta. Nel frattempo mettere
a bagno i funghi in poca acqua per almeno un paio di ore. Preparare
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Il filo di paglia
Claudio Petracco
Cuoco professionista – Insegnante di Cucina Naturale
www.cucinarebio.it
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la salsa di mandorle frullandole con l’aglio, un poco di sale e 2 cucchiai di olio d’oliva, i
funghi, e l’acqua di ammollo dei funghi, cercando di non versarne gli eventuali sedimenti.
Strizzare le zucchine dall’acqua in eccesso che avranno prodotto, e condirle con una
salsa preparata sciogliendo la curcuma (o zafferano) nel succo di limone e 1 cucchiaio di
olio d’oliva, e pochissima acqua se necessario. Colorare per bene le zucchine e servirle
con la crema di mandorle, l’olio di oliva una spolverata di pepe e foglie di timo fresco per
profumare e decorare.
KONRAD
esistere la possibilità di vedere chiara e trasparente la filiera produttiva,
unico modo per essere tutelati sulla sicurezza alimentare e sui sapori
ed il vero piacere del cibo. I codici di tracciabilità sono specchietti per le
In un mondo che parla solo di crisi-economia-lavoro lascian- allodole. La filiera della carne è sempre spezzata: mucca allevata alla
do sempre da parte la terra e l’agricoltura, c’è chi dice no. E catena in provincia di Parma che mangia cereali dell’Ucraina e farine
ci offre qualcosa fuori dal circo globale di sapori (e dolori) standardizzati. animali cinesi, prende farmaci prodotti in Svizzera da multinazionali
americane, viene macellata senza mai aver toccato un prato d’erba. Un
classico. E noi mettiamo nel piatto questa truffa globale di sapori modiDicevamo. Il vino della terra. Autentico, non modaiolo, che ti obbliga
ficati e nocivi. È intollerabile. Dobbiamo rifiutarci. Per la salute nostra e
a spostare lo sguardo verso la terra che l’ha prodotto. Perché, come
del pianeta. Siete d’accordo? Allora emozionatevi anche voi, come me,
diceva Gino Veronelli, il vino buono si fa prima di tutto in vigna. Vignal.
scoprendo che le mucche
Cjamps. La campagna di El Clap a Villanova del Judrio.
dei Mocchiutti nascono
Piccoli appezzamenti (di proprietà e in affitto) per un totale
sulla loro terra, mangiano
di 45 ettari a seminativo e 8 di vitato. Anche visivamente, il
quello che si coltiva a
contrario del deserto agri-industriale padano (e anche friuEl Clap e la carne viene
lano), dove non esistono più alberi, siepi e nulla che possa
venduta direttamente in
ostacolare il passaggio dei grandi macchinari agricoli. I
azienda. Potete regalarvi
Mocchiutti hanno ereditato terra e passione dal padre e
un sorriso. E, in giusta
ora, 3 fratelli ed una cognata, guardano avanti. Biologico
quantità, il piacere della
dal 2000. Senza indulgenze all’età dell’oro: affittano una
carne. Cosa seminate per
mietitrebbia per una parte del raccolto, il resto lo fanno con
le mucche? Pisello, azuki,
il trattore e i loro mezzi. La tecnologia può aiutare il campo,
vigna sinensis, fagiolino
senza stravolgere il paesaggio. In azienda si arriva entrandell’occhio, lab-lab, vecStalla El Clap ( foto Lorenzo Monasta)
do nel cortile di una classica casa friulana con il portico,
cia. E poi orzo, frumento,
casa e cantina unite tra di loro in legame indissolubile. Da
triticale, avena, segale, sorgo e mais. Nella prossima primavera
lì una strada sterrata, tra i campi, porta alla stalla. Parliamo con Daniele
Mocchiutti. Quante mucche avete? Dal capo per eccellenza che è il toro, pensiamo di seminare il lino, ottima fonte di olio e molto adatta per l’alimentazione dei bovini poiché ricco di omega 3. Il cibo per le mucche è
alla mucca più vecchia fino all’ultimo vitello nato, siamo in cento. E non
dato da un’accoppiata tra leguminose e cereali, vi si aggiunge sempre
ci si può non accorgere di quel “siamo”. Gli allevamenti industriali sono
anche foraggio (erba medica). Tutto biologico, naturalmente. Più bilontani anni luce. Qui le mucche sono a stabulazione libera. È impossibile pensare ad una limousine legata! dice Daniele. La limousine è origi- lanciato e sano di così! Ma non ci accontentiamo, la filiera la vogliamo
vedere tutta. Trattamenti, concimazioni? L’unico concime che usiamo
naria dell’omonima regione francese in cui Gilles Deleuze soggiornava
è il letame. Abbiamo provato dei concimi bio ma non ho visto molti
l’estate: mucche ruspiose dal pelo rosso nei pascoli verdi su infinite,
risultati e considerando che il loro costo è notevole, penso che la vera
verdi, dolci colline. Mille piani. Mille plateaux. Qui siamo in pianura, ma
alternativa sia il sovescio, che pratichiamo. Le colture sono effettuate in
le mucche sono ugualmente libere, in una stalla aperta, integrata al
campo o in un piccolo pascolo sul davanti. Il nostro progetto è di arrivare rotazione. Un altro obiettivo, molto importante per noi, è autoprodurre
ad un utilizzo del pascolo molto più consistente. Forzate lo svezzamento le sementi per l’anno successivo; quelle acquistate, pur biologiche,
non sono adatte ai nostri terreni e spesso capita che le piante facciano
dei vitelli? No. Fino agli 8 mesi i vitelli ciucciano il latte della madre.
Niente separazioni imposte e niente latte artificiale. Farmaci? Solo se un fatica a crescere. Gestione totale della filiera. E piena trasparenza nel
raccontarla. Ultima domanda. Voi mangiate la vostra carne?
vitellino appena nato prende un’infezione; a volte succede ed è quello
Daniele mi risponde senza esitazioni e chiude un felice cerl’unico caso in cui sotto stretto controllo veterinario per qualche giorno
chio evolutivo: Con mucho gusto!
si somministrano antibiotici. Unico caso. E tanto di cappello alla piena
trasparenza. Ricordate la mucca pazza? Mangimi di origine animale dati
Simonetta Lorigliola
ai bovini. Farine di pesce. Killer meat. La carne non si può più mangiaAzienda Agricola biologica El Clap
re. Mucca pazza, cavallo (malato e/o dopato?) nel ripieno dei tortellini
Via Conchione 7 Villanova del Judrio UD
Buitoni (Nestlè) e nelle polpette Ikea. È solo la punta di un iceberg. La
www.elclap.it [email protected] tel. 0432 758066
carne non si può più mangiare. Tutti vegetariani, prima soluzione. Se,
vedi anche Il buon vino della terra Konrad, aprile 2013, pag. 23
nel rispetto delle libertà individuali, non si volesse diventarlo non pare
GIUGNO 2013
meet a good meat!
‘
Giovani
KONRAD
GIUGNO 2013
DUE GIORNALI A CONFRONTO
Il piacere del giornalismo si costruisce fin dal liceo. Ho
parlato con due giovani redattori di due giornalini scolastici
diversi, proprio per mettere in luce quanta passione possa esserci dietro
all’arte dello scrivere, fin dalla scuola. In onore poi del centenario del
liceo Petrarca e del cinquantenario del giornalino 5+, ho dunque
deciso di mettere il Canzoniere ed il 5+ a confronto.
La prima a cui ho parlato è Chiara Perrone, giovane redattrice del
Canzoniere, e da subito mi ha voluto chiarire che il redattore del
giornalino scolastico può sembrare un personaggio di poca importanza. È semplicemente a capo di una piccola redazione che lavora
per offrire ogni due mesi una copia del nuovo numero ai propri compagni di scuola. Può sembrare semplicemente questo, ma sarebbe
riduttivo. Il redattore deve mediare le discussioni, deve decidere
quali idee debbano essere accolte e quali rifiutate, deve impaginare l’intero giornale e deve creare un clima di armonia all’interno
della Redazione. Quando poi vedo tutto il nostro lavoro pubblicato
mi sento orgogliosa e soddisfatta perché la preparazione di ogni
numero è molto faticosa e tutti nostri “giornalisti” possono sentirsi
parte di un vero e proprio gruppo che si impegna duramente per
garantire una piacevole lettura agli studenti.
Peccato che io non riesca a riportare in questo articolo la luce che
aveva negli occhi parlandomi del Canzoniere, era la passione
racchiusa in uno sguardo. La stavo osservando mentre la mia penna
prendeva nota delle sue parole, quando all’improvviso il suo viso si
riempie di una strana malinconia: mi piacerebbe vedere ogni alunno
della nostra scuola con una copia del Canzoniere! Sarebbe meraviglioso
se venissero stanziati più fondi per il nostro progetto, purtroppo però la
quantità di soldi dedicata all’istruzione in
questo paese è davvero misera e si sta
perdendo la voglia di finanziare queste
attività. È davvero un peccato.
Mi rapiva il modo in cui mi parlava del Canzoniere, volevo sapere quali
fossero le esperienze più significative che avessero vissuto durante il
lavoro di pubblicazione e decisa mi risponde che ogni momento speso
insieme alla realizzazione del Canzoniere è significante e porta con sè
un enorme valore.
Subito ho voluto dunque metterla a confronto con Marco Busetto, vice
direttore di 5+ ed ho ritrovato in lui lo stesso entusiasmo: è divertentissimo lavorare per 5+, siamo in venti in redazione e stando così tante ore
insieme per stampare ed organizzare la pubblicazione abbiamo legato
moltissimo. E poi è meraviglioso vedere gli studenti leggere il nostro lavoro. Il nostro giornalino non è un semplice plico di fogli, è la vera voce
della scuola!
Ma come mi aveva detto Chiara, non è sempre facile lavorare in
redazione: a volte è dura, soprattutto perchè pochi studenti ci inviano
effettivamente dei loro testi da pubblicare e dunque dobbiamo scrivere
molti articoli di nostro pugno. È un po’ stressante trovarsi il girono
prima davanti al computer a pensare a cosa scrivere! Per fortuna però
la nostra scuola ci dà tutti i mezzi fondamentali per la stampa: la carta
ed Artura. Artura? Pensavo a cosa potesse significare Artura e leggendo il mio sgaurdo d’incomprensione, divertito, mi spiega chi fosse, o
meglio cosa fosse, Artura: Artura è la nostra fotocopiatrice, tempo fa
avevamo Arturo, il ciclostile, seguito da Arturo II. Ora invece abbiamo la
nostra Artura. Amiamo ed odiamo Artura: fa molto rumore e soprattutto
emana una preoccupante nuvola nera d’inchiostro, ma cosa faremmo
senza di lei!
Dopo aver parlato con entrambi mi sentivo soddisfatta, tuttavia con un
sorriso malizioso ho posto loro la domanda che più mi premeva chiedergli: Canzoniere o 5+, qual’è il migliore?
Penso sia importante precisare che ogni giornalino è stupendo perchè
è diverso ed è fatto con passione dagli studenti. Tuttavia, essendo al
Petrarca, non posso che spezzare una lancia a favore del nostro Canzoniere: è organizzato in sezioni, ha i giochi ed ha perfino una rubrica
dedicata agli innamorati! Sarebbe mai possibile non amarlo?
Invece il nostro 5+ è nato con l’idea di essere un giornalino libero; ha
le papere, i giochi, il pensierando, l’agorà, ha insomma infiniti spazi,
alcuni spiritosi altri più seri. Il nostro fine è proprio questo:
creare una lettura piacevole, che sia divertente ed impegnata
al tempo stesso.
Beatrice Achille
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GIUGNO 2013
KONRAD
L’aggressività è una delle tante doti che formano il carattere
del cane, anch’essa quindi ereditata geneticamente. È’ un
argomento scientificamente trattato e molto complesso, oggetto di studio di etologi e premi Nobel. Konrad Lorenz ad esempio
ha dedicato un intero volume di circa 370 pagine, dal
titolo L’aggressività. Il suo primo saggio sull’argomento
venne pubblicato nel 1966 e il titolo originale era “Il
cosiddetto male”.
Vediamo di comprendere meglio questa qualità naturale
del cane: essa si potrebbe descrivere come l’arma a
sua disposizione per far intendere al potenziale nemico
di starsene alla larga da lui stesso o dal territorio di
proprietà, all’interno del quale ci sono delle “cose” che
l’animale difende. I “beni” da proteggere possono essere la casa, il giardino, la cuccia, il gioco preferito, il cibo
a disposizione, il divano e ovviamente il padrone e la
famiglia.
L’insieme degli atteggiamenti che il cane manifesta per proteggere le
cose, da lui identificate di sua proprietà, è aggressività. La postura del
corpo, il pelo irto, la posizione delle orecchie e della coda, il digrignare i
denti, il ringhio, sono tutte espressioni della dote. Il morso non fa parte
dell’aggressività ma è un atteggiamento di lotta che interviene successivamente, determinato dalla combattività, altra qualità naturale del cane.
L’aggressività è originata da cinque fattori: dalla genetica, dallo sviluppo
ormonale, dall’alimentazione, da problemi di salute, dall’atteggiamento
del proprietario. L’aggressività è una dote del cane ereditata geneticamente che in fase di maturazione sessuale può raggiungere il suo
apice. Essa può essere alimentata da una serie di fattori esterni quali la
somministrazione di carni rosse crude, dall’incitamento all’aggressività
da parte del proprietario e da maltrattamenti. L’aggressività scatenata
da patologie fisiche è la conseguenza di uno scorretto rapporto cane
padrone, in quanto il nostro amico dovrebbe sempre essere disponibile
al contatto fisico e alle manipolazioni.
Possiamo classificare l’aggressività in cinque tipi: da dominanza, da
paura, territoriale, materna, ideopatica. La prima è scatenata dalla pos-
sessività e dalla competizione per cose ritenute dall’animale di valore o
da atteggiamenti di sfida assunti dal proprietario, da persone estranee,
da un altro cane. La seconda è causata da situazioni ritenute stressanti,
rumori, temporali, minacce o semplicemente da eventi sconosciuti al
cane. La terza è determinata dalla protezione del territorio. L’aggressività materna avviene per proteggere i propri cuccioli mentre l’ideopatica è
scatenata da vere fobie ed è molto rara.
I livelli che la dote può assumere sono: naturale,
presente e marcata. Il valore corretto per poter
avere un buon rapporto con il cane è quello naturale. L’aggressività presente è un valore medio
da identificare e gestire mentre l’aggressività
marcata è sempre da tenere sotto controllo,
gestire, far diminuire. Il gioco del tira e molla,
demonizzato senza motivo, risulta essere un
ottimo supporto per ridurre l’eccesso di potenza
immagazzinata. Gli effetti dell’accumulo di energia sono, a titolo di esempio, i danni in casa e
nell’autoveicolo, le aggressioni nei confronti degli
altri cani, degli estranei e del proprietario. Pensiamo ad un bicchiere
che in breve tempo (qualche giorno) si riempie fino all’orlo e tracima, il
liquido è l’aggressività e il proprietario deve trovare il modo di ridurre il
livello del liquido in eccesso.
A volte il proprietario è vittima del re-indirizzamento dell’aggressività. Il
cane, trattenuto al guinzaglio, sfoga la sovrabbondanza di energia che
non è riuscito a scaricare sulla reale fonte di stress, ringhiando e anche
mordendo il conduttore. Il premio nobel Konrad Lorenz individua l’aggressività esclusivamente come intra-specifica, tra individui della medesima specie. Secondo i suoi scritti, se il cane assume atteggiamenti
aggressivi nei confronti dell’uomo lo considera evidentemente come un
conspecifico acquisito. Infine lo stesso studioso smentisce la possibilità
di un’aggressività “predatoria”, in quanto in fase di inseguimento della
preda il cane esibisce istinto predatorio e combattività per l’eventuale
uccisione ma non aggressività.
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L'aggressività
Senza guinzaglio
Massimo Visintin
Addestratore riconosciuto Enci e Siac
www.senzaguinzaglio.eu - TRIESTE
GIUGNO 2013
KONRAD
REDAZIONALE A CURA DELL’INSERZIONISTA
‘
Colonna vertebrale
QUAL'è LO SPORT IDEALE PER
LA COLONNA VERTEBRALE?
Se fatto bene, con la giusta intensità, tecnica e frequenza è un toccasana
per la schiena. È stato infatti provato che lo sport fa male solamente se
fatto troppo o se fatto troppo poco e male. Lo sport agonistico invece va interpretato come un vero e proprio lavoro:
come sul lavoro si deve imparare ad usare il proprio corpo, per un atleta è
essenziale una buona preparazione fisica, uno studio attento del corretto gesto
tecnico e l’adozione di tutte quelle misure
preventive durante gli allenamenti che
possano consentire di evitare da un lato
l’infortunio acuto, dall’altro il sovraccarico
cronico.
Per quanto riguarda invece lo sport per
divertimento, il mal di schiena è costellato di proibizioni più che di permessi,
secondo una serie di preconcetti che
spesso nulla hanno a che fare con la
realtà. In generale un adulto fa quello
che riesce a fare, che è compatibile con
la sua vita familiare e professionale e, soprattutto, che continua a fare ciò
che lo diverte.
Prendiamo ora in considerazione una serie di sport in riferimento alla
schiena.
Il nuoto: è lo sport ideale per la schiena?
Se si ha mal di schiena si riesce di solito a nuotare senza troppi problemi
(a volte può bastare cambiare stile, oppure mettere una tavoletta tra le
gambe, perché da un lato si evita di battere le gambe, che può dar fastidio, oppure ancora iniziare con le mani sulla tavoletta, in modo da isolare
il movimento degli arti inferiori). Non è assolutamente vero che il nuoto risolve i problemi della
schiena, anzi. Grandi nuotatori del passato, come Mark Spitz o Gross, che passavano
ore in acqua e facevano ben poco fuori, avevano tutti dei dorsi curvi. I
nuotatori di oggi invece stanno belli diritti perché fanno anche tanta preparazione fisica a secco e con i pesi. Il nuoto è uno sport molto completo per gli arti, per cuore e polmoni, ma
non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare. Mettendosi in acqua si toglie il peso
dai dischi intervertebrali: utile in fase acuta, ma inutile per allenare la
muscolatura profonda della schiena.
Il jogging: gli impatti ripetuti sul terreno fanno venire mal di schiena?
In generale, la schiena soffre per quello cui non è abituata e per il quale
non si è fatta una preparazione fisica. Molte volte basta cambiare scarpa
o fondo sulla quale si corre per risolvere un problema di “contraccolpo”.
Questo non vale invece per i lanciatori (peso, giavellotto, martello, disco),
che soffrono molto più mal di schiena. Quindi, salvo patologie sottostanti
in fase acuta (ernie o stenosi serie) se ci si prepara adeguatamente, si
può tranquillamente correre. Pallacanestro e pallavolo: anche qui sollecitazioni poco utili alla schiena?
Sostanzialmente sì. C’è una regola generale
per lo sport: se il mal di schiena viene tutte le
volte che lo si pratica, anche quando si fa un buon riscaldamento e
ci si è allenati adeguatamente per qualche mese a farlo, allora forse
è proprio il caso di consultare un esperto in colonna vertebrale, o
trovare un altro sport da fare.
Gli sport asimmetrici, tipo il tennis. È vero che non vanno bene
per chi ha la scoliosi o il mal di schiena?
Ecco un’altra bella leggenda da sfatare. Se le
regole generali sono le stesse che abbiamo
visto prima, si deve anche notare che i grandi
tennisti, che pure praticano questo sport per
tantissime ore al giorno, non hanno la scoliosi, quindi di sicuro non c’è una rapporto di
causa-effetto: poche ore alla settimana si può
fare senza problemi. Ben diverso il caso del
mal di schiena. Borg ne soffriva tantissimo,
ma il suo tennis era un tennis di potenza, con
tante torsioni del tronco. Inoltre ci sono alcuni
gesti ripetuti che, se fatti male, possono
essere dannosi per la schiena. Detto questo,
però, il vantaggio di far movimento tre-quattro ore alla settimana con
il proprio sport preferito è sicuramente maggiore del rischio di fare
dei movimenti sbagliati che possono provocare dolori che, oltretutto,
in chi è allenato durano molto meno di chi pratica lo sport del telecomando per passare da una trasmissione sportiva all’altra.
Equitazione: fa male alla schiena?
Tendenzialmente No. Normalmente a cavallo ci si va usando le
gambe per ammortizzare più che la schiena. Inoltre, chi va a passeggio a cavallo, se è capace, lo fa in postura corretta e non riceve
grandi sollecitazioni, anzi fa degli esercizi di equilibrio che noi spesso cerchiamo addirittura di replicare in palestra in alcune situazioni.
Il consiglio degli esperti:
Fare attività fisica regolarmente due/tre volte alla settimana, fare
sempre un buon riscaldamento prima di cominciare, evitare sport a
cui non si è allenati o impegni fisici cui non si è preparati e, se dopo
qualche mese di attività, continuate ad avere dolori durante lo sport
che vi piace, allora cominciate a prendere in considerazione la possibilità di cambiarlo. Chiaramente, per alcune situazioni o patologie
particolari il medico o il fisioterapista esperto di colonna vertebrale
saranno disponibili per dare i consigli più adatti e suggerire degli
esercizi mirati di auto-riequilibrio per curare i dolori alla loro origine.
Per i bambini, invece, fare di tutto e di più, ma sempre sotto la guida
di un buon educatore fisico che stia attento ad aspetti
posturali ed allo stretching: si devono migliorare le qualità
motorie per vivere bene, più che pensare solo a un risultato
agonistico.
Dott. Marco Segina
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34
1 -22 ogni sabato
ingresso libero
Teatroterapia
Ogni sabato alle 20.30 presso la sala
dello Studio fisioterapico Comin in via
Franca 18, si tengono gli incontri di Teatroterapia a cura dello psicoterapeuta
Emmanuele De Filippo e dell’attore
Alessandro Predonzan. Per chi fosse
interessato ad un’eventuale partecipazione, c’è la possibilità di assistere
gratuitamente ad un sessione, previo
appuntamento. Info 349 6470293 E. De
Filippo, 329 3794329 A. Predonzan.
3 lunedì
ingresso libero
Incontri di meditazione
Continuano anche in giugno da
lunedì 3 dalle ore 19.15 le serate di
meditazione gratuite, aperte sia agli
esperti che ai neofiti, presso il Centro
di Promozione Sociale in Via Filzi 8,
V piano. Info e iscrizioni Segreteria
via Filzi 8, lun-ven ore 10-12 - 040
761040, [email protected]
3 lunedì
ingresso libero
Sloveno: corsi estivi gratuiti
Inizio iscrizioni ai corsi di Sloveno,
lingua e cultura d’ambiente, in via Valdirivo 30, orario lun-ven 17-19.
Info 040 761470, 338 2118453,
[email protected]
3-24 ogni lunedì
ingresso libero
Meditazione di luce per la terra
Co-creare la Nuova Terra, facilitare la
Transizione in atto e il Salto quantico;
meditazione di Luce per la Terra e
l’Umanità, guidata da Arleen Sidhe, in
connessione con i regni della natura, il
cuore di Gaia e la Fratellanza di Luce;
l’incontro sarà introdotto da una breve
spiegazione a titolo informativo, e dopo
la meditazione seguirà un aggiornamento sull’Ascensione, la situazione attuale
del passaggio di frequenza e cambiamento di coscienza della Terra. Ogni
lunedì alle 20.30 presso Assoc. Lam-Il
Sentiero, in piazza Benco 4. Info 347
2154583, [email protected]
4 martedì ingresso libero
Lingua slovena: approccio pratico
Sloveno come lingua d’ambiente:
lezioni gratuite afferenti a situazioni
specifiche. Inizio alle ore 18.15 allo
Sportello della Scuola di Sloveno
presso il Multicultura Center in via XXX
Ottobre 8/a. Gradita prenotazione. Non
è richiesta alcuna quota associativa.
Segreteria il martedì dalle 16 alle 18.
Sono aperte le iscrizioni ai corsi estivi
gratuiti per adulti e ragazzi. Info 338
2118453, centroitaloslovenoibero.it
4 martedì ingresso libero
Acqua pubblica: facciamo il punto
Dopo i referendum del 2011 quali sono
gli imbrogli che ci stanno propinando?
Discutiamone insieme per decidere il da
farsi a Trieste. Portate le vostre opinioni.
Incontro pubblico presso lo Sportello
ambiente del Multiculturacenter di via
XXX Ottobre 8/a ore 19.30. Info 338
2118453. [email protected]
4 martedì
ingresso libero
Ritroviamoci in p.zza Volontari
Giuliani
ogni martedì dalle 18.30 alle 19.30. Una
piazza che non è una piazza, ma dovrebbe essere un giardino di prossimità
dell’alto Viale e via Giulia. Cittadini e
associazioni del rione con il volontariato
potrebbero adottarlo rimettendolo in
fiore per essere usufruito intelligentemente da tutti. Se vi farà piacere
recuperiamo insieme materiali, foto e
articoli sulla piazza. Il Viale è adiacente
al boschetto. Scambiamoci e regaliamo
un libro adatto ad adulti e bambini. Info
338 2118453, [email protected]
4-6 martedì e giovedì
Corso tao tai-ji good morning
Con noi puoi iniziare la giornata in un
modo diverso dal solito. Come tutti
sanno, semplici tecniche energetiche
in movimento ricaricano e abbassano
lo stress quotidiano donandoti forza
vitale e buonumore. Prime due lezioni
gratuite. Ogni mar e gio dalle 8.30 alle
9.30 presso l’Ass Tao in via del Vento
6/b (S.Giacomo).
Info Carmen 393 2327949.
5-26 ogni mercoledì ingresso libero
Orti comuni a San Giovanni
Vuoi un orto? Hai un orto da condividere? Ti piace il verde? Ti interessa
mangiare sano? Ti piacciono i prodotti
naturali? Vuoi coltivare da te le verdure
da portare a tavola? Rivolgiti al Piccolo
centro di Aggregazione rionale in via
San Cilino 40/2. Sportello del mercoledì a cura del C.I.F. dalle 10 alle 12. Info
338 2118453, [email protected]
5-26 ogni mercoledì ingresso libero
San Giovanni Cologna scambia libri
allo scopo di sviluppare la già esistente
piccola biblioteca rionale si invitano i
cittadini amanti della lettura a portare un
libro e ritirarne due a piacimento. Rivolgiti al Piccolo centro di Aggregazione
rionale in via San Cilino 40/2. Sportello a
cura del C.I.F. dalle 10 alle 12. Info 338
2118453, [email protected]
6 giovedì ingresso libero
Orti urbani
Vuoi un orto? Hai un orto da condividere? Ti piace il verde? Ti interessa
mangiare sano? Ti piacciono i prodotti
naturali? Vuoi coltivare da te le verdure
da portare a tavola? Incontro pubblico a
tema presso lo Sportello ambiente del
Multiculturacenter di via XXX Ottobre
8/a ore 18.30
6 giovedì ingresso libero
Tai chi
sulla terrazza del Bagno Ausonia dalle
ore 19.30 alle 20.30 dimostrazione e
pratica di Tai Chi -stile Yang- per principianti e non. Il corso continuerà tutti i
giovedì di giugno e luglio. Provare per...
stare meglio. Info 347 9574723.
Olvedi per una esperienza che fonde
Musica, Meditazione, Suono e Spiritualità. Ingresso: 20-25 Euro. Casa della
Musica 55, ore 21. Info 347 9382478,
www.krisztinanemeth.it
7-9 da ven. a dom. ingresso libero
Terrafest quarta edizione
Laboratori sull’energia, abitazione, alimentazione auto-sufficiente, artigianato,
piante, “Transition Day Trieste”. Info 327
1233889, [email protected], Facebook:
Cesnet-Italy Slovenia.
13 giovedì ingresso libero
L’arte della seduzione
Cosa cerca un uomo, cosa cerca una
donna. Conferenza con la Dr.ssa Federica Parri, psicologa psicoterapeuta.
Progetto R.O.S.A. alle ore 17.30 al
Centro di Promozione Sociale di via Filzi
8, V p. Info e iscrizioni segreteria: via
Filzi 8, lun-ven ore 10-12, 040 761040,
[email protected]
7-28 ogni venerdì
ingresso libero
Orti comuni a San Giovanni
Vuoi un orto? Hai un orto da condividere? Ti piace il verde? Ti interessa
mangiare sano? Ti piacciono i prodotti
naturali? Vuoi coltivare da te le verdure
da portare a tavola? Rivolgiti al Piccolo
centro di Aggregazione rionale in via
San Cilino 40/2. Sportello a cura di Trieste Altruista dalle 15 alle 17. Info 338
2118453, [email protected]
13 giovedì ingresso libero
Piano regolatore incombe
Cosa sappiamo e cosa vorremmo avere
dal nuovo piano regolatore attualmente
in elaborazione presso il Comune di
Trieste. Auspicati apporti informatici
e suggerimenti in materia. Incontro
pubblico alle ore 18.30 allo Sportello
ambiente del Multiculturacenter in via
XXX Ottobre 8/a. Info 338 2118453,
più[email protected]
7-28 ogni venerdì
ingresso libero
San Giovanni Cologna scambia libri
allo scopo di sviluppare la già esistente
piccola biblioteca rionale si invitano i
cittadini amanti della lettura a portare un
libro e ritirarne due a piacimento. Rivolgiti al Piccolo centro di Aggregazione
rionale in via San Cilino 40/2. Sportello
del venerdì a cura di Trieste Altruista
dalle 15 alle 17. Info 338 2118453,
[email protected]
14-15 venerdì e sabato
In nome del Padre
Venerdì “Figura sentimentale o fondamento per la direzione della vita?”.
Sabato “Bisogno di paternità” relatore
S.M.Francardo. La Soc. Antroposofica
di Trieste organizza due conferenze
presso la sede di via Mazzini 30, Ip ore
20. Prenotazione obbligatoria. Info 339
7809778, s.antroposoficagruppopavisi@
gmail.com, www.rudolfsteiner.it
11 martedì ingresso libero
Lingua slovena: approccio pratico
Sloveno come lingua d’ambiente:
lezioni gratuite afferenti a situazioni
specifiche. Inizio ore 18.15 allo Sportello della Scuola di Sloveno presso il
Multicultura Center Via XXX Ottobre
8/a. Gradita prenotazione. Non è
richiesta alcuna quota associativa.
Segreteria il martedì dalle 16 alle 18.
Sono aperte le iscrizioni ai corsi estivi
gratuiti per adulti e ragazzi. Info 338
2118453, [email protected]
16 domenica
ingresso libero
Passeggiata consapevole
Passeggiata con esercizi di Bioenergetica, di respiro e di meditazione per entrare in contatto col proprio corpo e con la
natura. Partenza a Banne alle 9.30. Info
3807385996, www.trieste.espande.it
12 mercoledì
ingresso libero
Dr David Juan Ferriz Olivares
la sua vita e le sue opere. Conferenza
con la Dr. Elena Radin del CEGEN
- Centro Studi Generali della Magna
Fraternitas Universalis, alle ore 17.30
nella Libreria Borsatti in via Ponchielli 3.
Info 040 2602395, 349 6522514.
12 mercoledì
Concerto per la tua anima
60 minuti intensi di musica live, durante i
quali potrai compiere un viaggio intenso,
catartico, unico. Lasciati trasportare dalla voce medianica di Krisztina Nemeth e
dalle straordinarie percussioni di Gabor
18 martedì ingresso libero
Lingua slovena: approccio pratico
Sloveno come lingua d’ambiente: lezioni
gratuite afferenti a situazioni specifiche.
Inizio ore 18.15 allo Sportello della
Scuola di Sloveno presso il Multicultura
Center Via XXX Ottobre 8/a. Gradita prenotazione. Non è richiesta alcuna quota
associativa. Segreteria il martedì dalle 16
alle 18. Sono aperte le iscrizioni ai corsi
estivi gratuiti per adulti e ragazzi. Info 338
2118453, [email protected]
19 mercoledì
ingresso libero
Incontro spazio donna
Fermarsi a prendere tempo per se
stesse, senza tanti perchè. Incontro
Progetto R.O.S.A. rivolto a donne sole,
separate, divorziate con o senza figli al
M.D.T. in via Filzi 8, V p. Info e iscrizioni
Segreteria via Filzi 8, lun-ven ore 10-12,
040 761040, [email protected]
35
GIUGNO 2013
Trieste
APPUNTAMENTI DI GIUGNO
KONRAD
Su www.konradnews.it gli annunci di luglio entro il 21 giugno
36
APPUNTAMENTI DI GIUGNO
KONRAD
GIUGNO 2013
Trieste
19 mercoledì
ingresso libero
Le avanguardie del primo ‘900
gli artisti che hanno cambiato il mondo.
Conferenza co Leonardo Calvo ed
Alenka Deklic alle ore 19 nella sede
della Scuola d’arte UNINT della Magna
Fraternitas Universalis in via Mazzini 30,
5° p. Info 333 4787293.
20 giovedì
ingresso libero
Rigassificatore: non è finita
Incontro pubblico e confronto sulle iniziative da intraprendere in opposizione
al progetto di costruzione del rigassificatore nel golfo di Trieste in seguito allo
stallo delle procedure amministrative
deciso dal ministro dell’ambiente Clini.
Incontro alle ore 18.30 allo Sportello
ambiente del Multiculturacenter di via
XXX Ottobre 8/a. Info 338 2118453,
[email protected]
21 venerdì
ingresso libero
Fuoco dell’essenza
In occasione del solstizio d’estate si
propone un’antica meditazione che
richiama l’unione delle energie umane.
Partecipazione gratuita. Ass. Espande,
ore 20.30, v. Coroneo 15. Info 380
7385996, www.trieste.espande.it
21 venerdì ingresso libero
Il sacro maschile e sacro femminile
La Riunificazione, guarigione e nuova
armonizzazione umana e divina dell’
Amore-Luce Maschile e Femminile nella
Transizione della Nuova Terra, nella
struttura fisico ed energetica sottile del
pianeta, nella società, nelle relazioni..;
le Energie del Solstizio e i nuovi portali
Terra-Sole-Cosmo. Messaggi di luce
per vivere al meglio la Transizione, aiuti
te stesso, gli altri, il mondo. Con Arleen
Sidhe, alle ore 20.15 presso assoc.
LAM-Il Sentiero, in piazza Benco 4. Info
347 2154583, [email protected]
23 domenica
ingresso libero
Festa e fuochi di San Giovanni
Dalle 17 in poi, in Piazza Volontari
Giuliani (alto Viale, serata intorno al
fuoco nel segno delle tradizioni popolari
del territorio. Cibi e bevande prodotti
con metodi naturali. Laboratori per la
creazione delle caratteristiche coroncine
di fiori di San Giovanni. Musica e canti.
Info 338 2118453, [email protected]
Su www.konradnews.it gli annunci di luglio entro il 21 giugno
25 martedì ingresso libero
Lingua slovena: approccio pratico
Sloveno come lingua d’ambiente: lezioni
gratuite afferenti a situazioni specifiche.
Inizio ore 18.15 allo Sportello della
Scuola di Sloveno presso il Multicultura
Center Via XXX Ottobre 8/a. Gradita
prenotazione. Non è richiesta alcuna
quota associativa. Segreteria il martedì
dalle 16 alle 18. Sono aperte le iscrizioni
ai corsi estivi gratuiti per adulti e ragazzi.
Info 338 2118453, centroitalosloveno@
libero.it
27 giovedì ingresso libero
Fiori, giardini e boschi
Esigenze e proposte da esaminare
insieme alle realtà che si occupano e
hanno pertinenza in materia. Importanza
e ruolo dei cittadini nel favorire una
migliore consapevolezza per valorizzare
il patrimonio esistente. Incontro pubblico
alle ore 18.30 allo Sportello ambiente di
via XXX Ottobre 8/a. Info 338 2118453,
[email protected]
28 venerdì
Meditazione per la notte che viene
Ogni giorno inevitabilmente porta con sé
una notte... proponiamo una serata di 3
ore di meditazioni dinamiche e statiche
per imparare ad illuminare consapevolmente il buio. Ass. Espande, ore 21-24,
v. Coroneo 15. Info 328 6358931,
www.trieste.espande.it
Massaggi e trattamenti
Tutta l’estate massaggi e trattamenti,
shiatsu, linfodrenaggio olistico, vibrazionale sonoro, thai foot massage, presso
Ass.Culturale Shianti via Carducci
12. Info e appuntamenti Cristina 338
4473363.
Incontri con Legambiente
Puoi trovarci ogni mercoledì dalle 18
alle 20 nella sede di via Donizetti, 5/a
(presso il punto informativo dei soci di
Trieste della Banca Popolare Etica).
Circolo Verdeazzurro di Legambiente
Trieste. Info 366 3430369, 366 5239111,
fax 040 9890553, [email protected] - Segui le nostre iniziative su
www.legambientetrieste.it
Healing Voices
La prima volta in assoluto due voci e
le loro energie si incontrano a Trieste.
Voce di Luce di Krisztina Nemeth e
Canto Armonico di Igor Ezendam. Il
26 Luglio ore 21 Vivi il Suono - “Equilibrium” energia femminile e maschile si
fondono nella Grotta sul Carso sopra
Trieste. 27 Luglio ore 9.30- 17.30
Workshop “Instant Sound” e “Libera la
tua voce” sul Carso a Basovizza. 28
Luglio ore 9.30-17.30 Il canto per te - Il
canto per noi. Giornata di armonizzazione singolarmente e con il gruppo,
nelle pause Yoga con Arianna Artioli
e meditazione sul Carso a Basovizza.
Info e prenotazioni 347 9382478. Costo
180 Euro per tutto l´evento, 150 euro
pagando entro il 10 Luglio. Costo di 110
Euro partecipando a un solo evento e
al concerto, 90 Euro pagando entro il
10 luglio. Costo 15 euro per il concerto,
10 Euro pagando entro il 10 Luglio. Info
www.krisztinanemeth.it
di formazione di Anne Givaudan e del
dott. Antoine Achram. Info 347 2154583,
[email protected]
Corsi estivi di yoga e nada yoga
Corsi estivi di yoga, yoga del suono e
kirtan, all’aperto (campo Cologna) e
in sala climatizzata, con KaalamurtiVanna Viezzoli asd Yoga Jay Ma dal 10
giugno all’8 agosto. Info 347 8461831,
www.yogajayma.it
Musica e canto celtico
Corsi di Canto tradizionale (stile,
espressione e lingue delle aree celtiche) e degli strumenti in uso nella
tradizione: feadog (flauto irlandese),
bodhran (tamburo celtico), chitarra per
accompagnamento. A cura di Arleen Sidhe, cantante, musicista e insegnante
formatrice del settore. Info Arleen 347
2154583, [email protected]
Gruppo di autoaiuto e consulenze
Progetto R.O.S.A. - Progetto rivolto a
donne sole separate e divorziate - Gruppo di autoaiuto - Spazio sostegno genitoriale - Consulenza psicologica presso
il Movimento Donne Trieste in Via Filzi
8, V piano-Info e iscrizioni-segreteria:
via Filzi 8, lun-ven ore 10-12 - 040
761040, [email protected]
Gioia e natura con lo yoga
Institute of Yogic Culture organizza dal
21 al 23 giugno un seminario in montagna, per imparare a vivere... gioiosamente secondo lo Yoga. Info segreteria
040 635718, [email protected]
Cure essene l’aura e forme pensiero
Le terapie essene e la lettura dell’Aura;
Un incontro con sè stessi, di guarigione
e armonia interiore, fisica e sottile; il
sistema dei chakra e relativi organi, la
circolazione pranica e sottile dei nadi, il
Suono, gli oli essenziali, i campi aurici e
i corpi di luce; il legame e origine delle
malattie e le Forme Pensiero, trasmutarle in luce; Un aiuto alle problematiche, le disarmonie, i disagi del corpo
e dell’anima. Incontri, conferenze e
trattamenti individuali con Arleen Sidhe,
terapeuta essena certificata alla scuola
Yoga della musica e canto armonico
L’uso del suono e della voce quale mezzo terapeutico, artistico e del benessere
psicofisico; Nada e MantraYoga; Rilevamento del proprio Suono fondamentale,
note e sinfonia individuale; Effetti e uso
consapevole delle scale e intervalli musicali; Risonanza corporea, cellulare e
organi interni; Gestualità, voce e corpo;
Canti delle Tradizioni, stili, espressione;
Armonizzazione, i suoni dei chakra e
dei corpi sottili; Il Canto Armonico e
Overtones. Lezioni individuali, frequenza e orari personalizzati; a richiesta si
organizzano corsi, laboratori e seminari
di gruppo; con Arleen Sidhe. Info 347
2154583, [email protected]
Canti e danze sacre dal mondo
Si organizzano a richiesta di gruppi ed
associazioni, corsi e seminari di Canti
e Danze sacre in cerchio delle culture
dei popoli, di guarigione, di meditazione,
ritualità e cicli della Natura, gli Elementi,
la Terra e il Cosmo, la celebrazione alla
Vita; per i Canti, lezioni individuali o
di gruppo sono sempre attive durante
tutto l’anno con giornate e orari personalizzati. Con Arleen Sidhe, esperta e
insegnante di canti e danze sacre e popolari, tradizioni e spiritualità, musicista,
cantante e musicodanzaterapeuta. Info
347 2154583, [email protected]
Canti di luce per il solstizio
Un offerta sacra, perle di luce, canti
dall’ anima e dal cuore, dalla musica e
note d’ incanto tramite la voce di Arleen
Sidhe, sonorità profonde e cristalline,
di elevazione, armonia e guarigione,
con parti dedicate anche al coinvolgimento e partecipazione d’ insieme
dei presenti. Dalle ore 15 alle 19, a
contatto con i regni della natura, al
chiuso se maltempo. Info 3472154583,
[email protected]
SCUOLA TRIENNALE DI COUNSELING “IL MUTAMENTO”
Accreditata F.A.I.P. e S.I.A.F. direttore: dr Mario Franchi
Presentazione a TRIESTE: mercoledì 19 giugno
Ore 20,30 in Via Beccaria, 7 (c/o ass. gendai reiki) - Ingresso libero
Info su www.ilmutamento.it – cell 335/5977306
3 lunedì ingresso libero
La malattia, linguaggio dell’anima
Conferenza con il Dr. Giorgio Berdon
consulente in Psicosomatica e Discipline Bioenergetiche, alle ore 18.30
all’Hotel Villa d’Este a Grado. Info 393
4242113, [email protected]
4 martedì ingresso libero
Evoluzione spirituale
Incontro con il Dr. Marco Bertali, medico
psichiatra, psicoterapeuta, referente di
S.O.S. Cervello, alle ore 18.30 nell’hotel
Villa d’Este a Grado. Info 393 4242113
[email protected]
5 mercoledì
ingresso libero
Umorismo e dintorni
Se sei di buon umore, non ti preoccupare, prima o poi passerà. Conferenza
con il Dr. Franco D’Odorico, laureato
in pedagogia, alle ore 18.30 in viale
Kennedy 38 a Grado. Info 393 4242113,
[email protected]
6 giovedì
ingresso libero
Chiropratica
La ricerca dell’equilibrio attraverso
l’aspetto fisico, chimico/metabolico,
mentale/emozionale. Conferenza con
il Dr. Howard W. Dwaight, alle ore 19
in viale Kennedy 38 a Grado. Info 393
4242113, [email protected]
7 venerdì ingresso libero
Benessere o malessere?
Una scelta responsabile. Conferenza
con il Dr. Mario Franchi architetto fondatore dell’Associazione il Mutamento, alle
ore 20 in viale Kennedy 38 a Grado. Info
393 4242113, [email protected]
7 venerdì ingresso libero
Alla scoperta di sé
Ciclo di incontri di rilassamento corporeo e meditazione, organizzati da AISM
Gorizia a partire da venerdì 7/6 alle ore
17.30 presso l’Ospedale San Polo di
Monfalcone. Info 0481 550585.
8 sabato
ingresso libero
Kinesiologia
Conferenza con il Dr. Stefano Usai, psicologo dell’età evolutiva, alle ore 18.30
in viale Kennedy 38 a Grado. Info 393
4242113, [email protected]
15-16 sabato e domenica
Benessere in azienda ed in famiglia
Studio di counseling propone incontri per aziende e privati. Prossimo
appuntamento:”Dalla conoscenza di sè
alla relazione con gli altri” per migliorare
in modo efficace le relazioni e gestire le
emozioni anche in situazioni di stress.
Condotto da counselor olistico Simonetta Marenzi e da Maestro di arti marziali
Gianluca Frisan. Info 331 9728174,
[email protected]
Associazione Spazio organizza:
incontri di Yoga Hatha-Raja per condividere esperienze di Yoga e Meditazione,
apprendere nuove modalità per favorire
l’eliminazione di blocchi e tensioni,
nonché ristabilire un corretto equilibrio
mente-corpo, ogni mercoledì di luglio
ed agosto, dalle ore 20.15 alle ore 22 a
Gorizia nella palestra dell’Associazione
Spazio in via Marega 26 Lucinico, con
inizio mercoledì 3 luglio 2013. Gli incontri sono aperti a tutti (abiti comodi). Info:
0481 32990 Anna, 339 4716748 Licia.
Udine
3 mercoledì
Chakra workshop
Primo incontro: Muladhara, il chakra
radice. Incontro esperienziale. Tecniche
di Yoga & Ayurveda: riarmonizzazione,
rilassamento, meditazione, visualizzazione. Dalle ore 16 alle 20. Info Gianna
340 2233994, [email protected],
www.sanghaudine.com
4 martedì ingresso libero
Prova le costellazioni familiari
Un incontro dimostrativo molto particolare
dove avrai modo di assistere e di partecipare a questo straordinario metodo che
risolve le dinamiche dei problemi di vita.
Ore 20.30, via S. Rocco 142. Giacomo Bo
5 mercoledì
ingresso libero
Le 5 leggi biologiche della natura
Uno strumento diagnostico fondamentale totalmente incentrato sulla
persona. Conferenza con il Dott. Marco
Furlan alle ore 20 alla Libreria Perlanima in via Pordenone 58. Info 073
21710321, www.libreriaperlanima.it,
[email protected]
6 giovedì ingresso libero
Nlp emotional intelligence healing
Un’autentica farmacia dentro di te per
prenderti cura della tua salute e vivere in
serenità. Conferenza con Anna Calvia,
alle ore 20 alla Libreria Perlanima in
via Pordenone 58. Info 0432 1710321,
www.libreriaperlanima.it,
[email protected]
9 domenica
Seminario di Kirtan
La pratica di Kirtan calma la mente,
sblocca le tensioni emozionali, armonizza i vari sistemi del corpo. Il seminario
si svolgerà dalle 9 alle 13 presso la
palestrina di Colugna (UD). Info 327
1213807, www.satyanandaitalia.net/
corsiyoga_udine
6 sabato
Bellezza naturale in Ayurveda
Laboratorio femminile di tecniche di
bellezza ayurvediche. Tempo d’estate:
Nutrire e purificare la pelle. Dalle
14.30 alle 19 presso Sangha Udine,
viale Tricesimo 103. Info Gianna 340
2233994, [email protected], www.sanghaudine.com
9 domenica
Costellazioni con Silvia Miclavez
Giornata esperienziale e formativa con
le costellazioni familiari sistemiche e
autopoietiche. Prezzo: € 100. Udine, via
Monte S. Marco, 60 dalle 9.30-18.30.
Info 0432 470551, www.alcicostellazioni.it
7 venerdì ingresso libero
Eft serata informativa
In questa serata vogliamo presentarti
questa tecnica di auto aiuto. Ci troviamo
alle ore 20.30 a Udine presso la Bioteca
in via Villa Glori 41. Domenica 16 si
terrà il corso base. Info 335 8445140
Franco, www.eft-friuli.it
7 venerdì ingresso libero
Presentazione libro
MO.V di Luciane Dos Santos. Muoversi
oltre il visibile. MO.V sta per Modificazione Vibrazionale del DNA, una delle più
moderne tecniche di crescita personale
che riprogramma il modo di vedere la
realtà. Conferenza con Giulia Martino e
Patrizia Chiabai alle ore 19 alla Libreria
Perlanima in via Pordenone 58. Info
0432 1710321, www.libreriaperlanima.it,
[email protected]
8 sabato
ingresso libero
Dialoghi di guarigione
Una conferenza sull’importanza del
contatto empatico tra terapeuta e
paziente. Conduce Roberta Schembri.
Alle 18.30 presso Libreria Perlanima a
Udine in via Pordenone 58. Info 0432
1710321 www.libreriaperlanima.it
[email protected]
8 -9 sabato e domenica
Costellazioni spirituali
Corso molto avanzato di Costellazioni
Familiari che approfondisce il tema
del nostro futuro - quelle dinamiche
inconsce che condizionano la nostra vita
futura e ci costringono a vivere sempre
gli stessi eventi. Info Giacomo Bo www.lecostellazionifamiliari.net
11 martedì
ingresso libero
Conosci le costellazioni familiari
Vieni a provare in prima persona come
funziona questo particolare metodo che
affronta e risolve i problemi della vita. Ore
20.30, via S. Rocco 142. Info Giacomo
Bo - www.lecostellazionifamiliari.net
13 giovedì ingresso libero
Giochi e inganni della persuasione
Conferenza con Albano Zucco, psicologo e psicoterapeuta, alle ore 20.30 alla
Bioteca in via Villa Glori 41.
15 sabato
ingresso libero
Presentazione libro “chi 6?”
La nostra data di nascita, il nostro
nome e cognome non sono una casualità ma una meravigliosa chiave di
lettura per scoprirsi dentro e dispiegare
le ali della nostra anima. Conferenza
con l’autrice Susanna Berging alle ore
18.30 alla Libreria Perlanima in via
Pordenone 58. Info 0432 1710321,
wwwlibreriaperlanima.it
[email protected]
20 giovedì ingresso libero
Il superamento dei limiti
Conferenza con Albano Zucco, psicologo e psicoterapeuta, alle ore 20.30 alla
Bioteca in via Villa Glori 41.
22 sabato
ingresso libero
La dimensione mistica dei templari
Incontro rosacrociano sulla mistica
della cavalleria templare, con Giuseppe
Carollo e Maria Bossa rappresentanti
A.M.O.R.C. alle 18.30 alla Libreria Perlanima in via Pordenone 58. Info 0432
1710321, www.libreriaperlanima.it,
[email protected]
SCUOLA TRIENNALE DI COUNSELING “IL MUTAMENTO”
Accreditata F.A.I.P. e S.I.A.F. direttore: dr Mario Franchi
Presentazione a UDINE: venerdì 21 giugno
Ore 20,30 a Feletto U. (UD) – Via Canova 13 - Ingresso libero
Info su www.ilmutamento.it – cell 335/5977306
37
GIUGNO 2013
Gorizia
APPUNTAMENTI DI GIUGNO
KONRAD
Su www.konradnews.it gli annunci di luglio entro il 21 giugno
APPUNTAMENTI DI GIUGNO
Su www.konradnews.it gli annunci di luglio entro il 21 giugno
KONRAD
GIUGNO 2013
38
Penne e Spaghetti
FARRO
INTEGRALE
GIROLOMONI
500 gr (€ 4,20 al kg)
dal 3 al 29 giugno 2013
Udine
27 giovedì ingresso libero
Medicina quantistica
Presentazione del seminario sulla Medicina Quantistica con il dott. Michelangelo Catalano. La medicina quantistica
esplora profondamente l’anatomia
energetica del corpo umano: studia
l’energia vitale, elemento essenziale
di trasmissione e coesione dal quale
dipende la vita. Alle ore 21 alla Libreria
Perlanima in via Pordenone 58. Info
0432 1710321, www.libreriaperlanima.it,
[email protected]
30 domenica
Meditare al suono dei Gong
Praticheremo tante forme di meditazione tra cui la danza e l’ascolto del suono
ancestrale dei Gong. Ore 9,30-17,00 in
via Perugia a Feletto Umberto. Info e
costi 335 5977306, www.ilmutamento.it
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Yoga therapy
Estate 2013: lo Yoga incontra le esigenze/esperienze individuali: sessioni
tematiche individuali o di piccoli gruppi
su prenotazione. Lezioni di approfondimento od approccio al sistema di conoscenza yogica dei Chakra. Info Gianna
340 2233994, [email protected],
www.sanghaudine.com
Yoga kids-mama’s & papa’s
Sangha Udine propone incontri di avvicinamento allo Yoga per bimbi, durante
il periodo estivo. Agli incontri potranno
partecipare assieme i bimbi anche i
genitori! Info Gianna 340 2233994,
[email protected],
www.sanghaudine.com
Incontrare il massaggio Ayurvedico
Sangha Udine organizza, durante il periodo estivo, piccoli gruppi di approccio
al massaggio Ayurvedico, finalizzati
a fornire una prima conoscenza della
tematica, praticare esperienze propedeutiche di esperienza delle tecniche
corporee. Primo incontro: Pitabyangam:
il massaggio rilassante, rinfrescante,
adatto all’estate. Info Gianna 340
2233994, [email protected],
www.sanghaudine.com
Fuori regione
21-23 da venerdì a domenica
Disegno della figura umana
Stage residenziale di disegno dal vero
della figura umana che si terrà a Laže
(Senožeče) Slovenia (35 km da TS - 50
km da GO). Info 338 7456056, info@
polveredarte.com, www.polveredarte.com
23 domenica
Aromaterapia e autoproduzione
Corso di Aromaterapia per autoprodurre
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a Venezia 23 giugno. Info www.fiordicamomilla.org, professionefelice@
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Vacanza: un tuffo nel benessere
Vacanza olistica all’insegna del benessere in mezzo alla natura, tra mare e
campagna. Bicicletta, mare, Alimentazione Bioenergetica, Meditazione Zen,
Qi-Gong, Shiatsu e Tuina. Dal 16 al 21
luglio in Istria. Info 345 9847705, www.
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La carenza di magnesio può portare a:
• SINDROME
PREMESTRUALE
• TREMORI
• IRRITABILITÀ,
NERVOSISMO
• FRAGILITÀ OSSEA
• IRRIGIDIMENTO
MUSCOLARE E CRAMPI
• STITICHEZZA
• MAL DI TESTA
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ADDORMENTARSI
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Il magnesio è un minerale essenziale, responsabile di molti
processi metabolici, tra i quali la produzione di energia, la
sintesi delle proteine, la trasmissione nervosa e degli impulsi ai muscoli.
Il magnesio stimola l’assorbimento e il metabolismo di
minerali quali il calcio, il fosforo, il sodio e il potassio, oltre
a facilitare l’assimilazione delle vitamine del complesso B,
la vitamina C e la vitamina E.
Contrastando l’effetto stimolante del calcio, il magnesio
svolge un ruolo importante per le decontrazioni neuromuscolari. È d’aiuto durante la crescita ossea ed è necessario
per un buon funzionamento dei nervi e dei muscoli,
compreso quello cardiaco. Aiuta inoltre a regolare
l’equilibrio acido-alcalino dell’organismo.
MAGLIFE è una nuova formula di Magnesio che Natural Point
propone in capsule da 500 mg composta da: magnesio
bisglicinato, magnesio pidolato e magnesio glicerofosfato,
senza alcun eccipiente.
In questa formulazione, il magnesio è legato a sostanze
organiche conosciute per la loro capacità di essere assimilate a livello cellulare e per la buona tolleranza da parte
dell’organismo.
MAGLIFE è in vendita nelle erboristerie, farmacie e negozi
di alimentazione naturale in confezione da 50 e 100
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giugno 2013