La storia del Mercato delle Gaite per i suoi 25 anni appena trascorsi
La festa è nata come Sagra della porchetta, che la Pro loco organizzava in piazza già dal 1979; il
24 Marzo 1983 presso il Municipio, i consiglieri della Pro loco dichiararono di voler riproporre
durante la Sagra della porchetta la divisione del paese in 4 gaite, inserendo un mercato medievale
ed attribuendo ai rappresentanti di ogni gaita una bancarella da gestire. E’ proprio da questo
momento che si getta il seme per una nuova festa e quindi è d’obbligo ricordare i consiglieri della
Pro loco che hanno avanzato questa proposta: Claudio Pagliochini, Angelo Ottavi Fabrianesi,
Filippo Fraolini, Mauro Tomassini, Folco Barattini, Domenico Filippucci, Rita Reali, Rosella
Prologo, Marco Ramazzotti, Enrico Lolli.
Nel 1983, durante la Sagra della porchetta, 18 e 19 Giugno, si allestisce anche il Mercato delle
Gaite, un mercatino in piazza con banchi di frutta secca e cocci sempre gestiti dalla Pro loco.
Nel 1985 la Pro loco comincia a sviluppare nei bevanati una discreta coscienza di appartenenza
alle Gaite e così alcune bancarelle del mercato vengono gestite da alcuni cittadini, che collaborano
con la Pro loco per l’organizzazione dell’unica taverna; spetta alla Pro loco allestire il banco dei
vasi, che vengono comprati a Torgiano, e della porchetta, pensare ai costumi, realizzare tavoli e
panche in legno, mentre si comincia a pensare anche alla pubblicità e si stampano i primi depliant
e manifesti. Nel 1985 la festa dura tre giorni, dal 14 al 16 Giugno con l’apertura della taverna alle
ore 20 in piazza F. Silvestri. In taverna si esibirà un gruppo di mandolinisti di Foligno, mentre la
domenica, alle 17.30, si esibirà un gruppo di Assisi esperto in danze medievali. Alle 21.00 ci sarà
uno spettacolo con una compagnia del Calendimaggio. Per la prima volta la manifestazione si
definisce “Mercato delle Gaite-Sagra della porchetta”.
Dal 1986 la Pro loco comincia a contattare altre associazioni, che possano collaborare alla festa:
AGESCI, Lega ambiente, Azione cattolica, Banda musicale, Arci. Intanto la festa si sposta anche
in altre zone del paese: vicolo di S. Nicolò, S. Agostino, per la S. Maria; S. Filippo per la S. Pietro;
davanti alla chiesa di S. Michele per la S. Giovanni; sotto il Mercato Coperto per la S. Giorgio. Si
pensa ad un gioco che possa rendere la festa più competitiva e stimolare lo spirito di appartenenza
alla gaita. Dal 1985 al 1986 compaiono i primi opuscoli pubblicati dalla Pro loco e dall’Amm.
Comunale.
Nella seduta dell’11 Marzo del 1987 si decide di realizzare una lotteria da abbinare al gioco della
fionda, al piatto migliore tra le gaite, al migliore allestimento di un angolo, mentre i giorni di festa
passano a quattro; si conferma la partecipazione delle associazioni, che si impegnano per le 4
gaite.
Nel 1988 i giorni di festa diventano sei e si stabiliscono: il corteo storico, la gara gastronomica, il
mercato. Si decide anche di creare dei veri e propri rioni, chiedendo alle associazioni (AGESCI,
Banda musicale, Lega ambiente, Azione cattolica, Arci) di farsi carico della taverna, proponendo di
realizzare una taverna per gaita, delle nuove bandiere e nuovi costumi. Le associazioni si faranno
carico del corteo, della partecipazione alla gara della fionda, che inizia nel 1988 e rimane come
gara sportiva fino al 1992, sostituita poi dal tiro con l’arco. La Pro loco provvederà alle stoffe per i
costumi, all’organizzazione della gara gastronomica e alla vendita dei biglietti della lotteria, a cui in
parte dovranno collaborare anche le associazioni.
E siamo al 1989. Al 26 Aprile 1989 risale il primo verbale della costituita Ass. Mercato delle Gaite.
Sono presenti, come rappresentanti della Pro loco, il presidente, Angelo Falsacappa, i consiglieri
Claudio Pagliochini, Angelo Ottavi Fabrianesi, Mauro Bruschi, Folco Barattini, Mara Radicioni;
come rappresentanti delle Gaite, per la S. Giovanni Francesco Proietti, per la S.Pietro Gesualdo
Ottavi e Cesare Trabalza, per la S. Giorgio Giacomo Tomassini, per la S. Maria Anacleto
Giorgetti. Nella seduta del 6 Maggio l’organigramma dell’Ente risulta: Presidente Angelo
Falsacappa, Vicepresidente Francesco Proietti, segretario Claudio Pagliochini, tesoriere Gesualdo
Ottavi, consiglieri Angelo Ottavi Fabrianesi, Mauro Ottavi, Mauro Bruschi, Roberto Strappini,
Giacomo Tomassini, Anacleto Giorgetti, Mara Radicioni, Folco Barattini, Franco Palini, Ezio Palini.
Con questo gruppo sarà l’inizio della svolta.
Il primo podestà, Angelo Falsacappa, al termine della festa, nella seduta del 15 Settembre 1989
riconosce il sorprendente successo e comprende, vista la singolarità di quanto era stato
realizzato, la necessità di un Comitato scientifico, che fosse in grado di far crescere
qualitativamente la manifestazione in modo da fare la differenza e definire con questo il
programma, apportando miglioramenti all’interno delle commissioni di lavoro. Il Comitato scientifico
sarà formato dalla prof.ssa Annarita Falsacappa, dalla prof.ssa Marta Gaburri e successivamente
dal prof. Claudio Vinti.
In questi anni la motivazione è forte e si raggiungono traguardi inaspettati. Il Comitato centrale era
una fucina molto viva e soprattutto formata da giovani che ci credevano e da adulti, che li
sapevano ascoltare e guidare. Sono state realizzate cene di rappresentanza nel chiostro di S.
Domenico con immissioni singolari e speciali intrattenimenti musicali ed artistici. Il mercato era
considerato un punto forte della festa, tanto che la cerimonia di apertura, che richiamava molta
gente che non si riusciva a contenere sulle gradinate, aveva un valore simbolico: le magistrature
politiche, in seguito al loro insediamento, alla presenza anche delle autorità religiose, davano il via
ai giorni del mercato con la lettura del bando di fiera e la conseguente apertura delle porte del
paese. Il mercato era riccamente variegato, si snodava dalla piazza ai vicoli e durava due giorni.
Nella piazza si allestivano alcuni banchi e due trasanne, e si proseguiva verso corso Matteotti e
corso Amendola, dove c’erano banchi e negozi allestiti in ordine alternato, procedendo poi verso i
vicoli d’appartenenza delle gaite, dove si aprivano botteghe artigianali. Un altro punto forte della
festa era la ricostruzione degli ambienti medievali, delle botteghe per le quali si era stabilito di
riprodurre il mestiere, partendo dal materiale grezzo fino al prodotto finito. Ad opera della
costumista Rossana Imperiali sono stati realizzati tutti i costumi per i figuranti del Comitato
centrale, rifatti gli stendardi; il Comitato centrale si è dotato del necessario per l’allestimento della
cena medievale, ha stilato i regolamenti per le gare, ha definito il programma della festa, che è
tuttora vigente, ha scelto una nuova gara sportiva, cioè il tiro con l’arco. Si è arricchito il calendario
con l’ATMO, con i Micrologus, a cui non sono stati mai concessi gli spazi centrali della festa,
gestendoli volutamente con il valido contributo delle gaite.
Si è puntato ad una ricostruzione filologicamente perfetta, sulla base di ricordi, di tradizioni, di
vecchi mestieri, alcuni dei quali erano ancora esistenti e per gli altri si sono utilizzati dei libri e fatto
ricerche. Il merito delle gaite è stato inizialmente di aver seguito con estrema attenzione quanto
richiesto dal Comitato centrale e del Comitato scientifico, contribuendo così a realizzare una festa
che già al suo nascere aveva individuato il giusto criterio per diventare speciale. Già il secondo
anno i parcheggi del paese non erano più in grado di contenere le macchine.
Lo staff era molto legato, grazie al podestà, Angelo Falsacappa, che aveva delle doti spiccate di
umanità e capacità organizzativa davvero unica; era in grado di far collaborare tante persone
diverse, convincendole che stavano facendo qualcosa di unico per Bevagna insieme alla
popolazione, che partecipava sempre più numerosa, scegliendo di andare in ferie dal lavoro per
contribuire volontariamente alla realizzazione della festa.
E’ stato proprio questo nucleo iniziale, il podestà Angelo Falsacappa, i consoli Anacleto Giorgetti,
Gesualdo Ottavi, Francesco Proietti, Giacomo Tomassini, forte del suo convincimento, che ha
saputo convogliare sulla festa intere famiglie. Si è assistito in questi primi anni, alla partecipazione
di un intero paese e questo fa la grande differenza rispetto ad altre rievocazioni. Gli anni dal 1989
al 1992, i primi 4 anni del Mercato delle Gaite, sono stati pieni di entusiasmo, seppure molto
gravosi per l’impegno che si richiedeva ad ognuno.
Il Mercato delle Gaite ha facilitato il processo di crescita culturale del paese, ha spinto ognuno a
documentarsi, leggere, ricercare, informarsi, ricostruire, sperimentare, ritrovarsi, socializzare,
conoscere le proprie tradizioni, gli antichi mestieri artigianali e contadini, valutare positivamente la
propria storia, sentendosi davvero protagonisti. Con estremo piacere venivano spiegati la
cardatura, la tessitura, le varie fasi dell’allevamento del baco, la forgiatura del ferro, delle monete,
la lavorazione del vetro, della cera tra l’ammirazione incondizionata di tante persone, che
ascoltavano, come ancora fanno, sorprese da tanto sapere, un sapere che nasce proprio dalla
conoscenza diretta.
Il Mercato delle Gaite ha portato benessere, ha creato attività ricettive, ha fatto conoscere Bevagna
fuori dai confini regionali, ha insegnato a capire la storia e la tradizione locali.
Ancora oggi sorprende vedere l’entusiasmo con cui si rianimano le vie del paese, durante la
settimana della festa, in cui famiglie intere si divertono a proporre una Bevagna di un tempo
lontano, riproponendone la gastronomia, il mercato, le magistrature, le attività artigianali, i giochi,
all’interno di una struttura architettonica che facilita il gioco, perché è pressoché intatta con i suoi
preziosi edifici medievali.
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