LE AREE PROTETTE IN ITALIA E IN LOMBARDIA un’occasione di sviluppo 14 dicembre 2012 Arch. Moris Lorenzi Corso di Geografia Antropica Prof. Fulvio Adobati Anno Accademico 2012/13 LE AREE PROTETTE LOMBARDE L'idea di raggruppare idealmente le aree protette lombarde in un sistema, ha origini lontane. È con la legge regionale n. 86 del 1983 che viene istituito un "Sistema delle Aree Protette Lombarde", che comprende: - 24 parchi regionali, distinti per tipologia: fluviali, montani, di cintura metropolitana, agricoli e forestali; - 90 parchi locali di interesse sovracomunale; - 65 riserve naturali; - 31 monumenti naturali. Il sistema delle aree protette lombarde: L'esperienza della Regione Lombardia in materia di difesa della natura e del territorio inizia fin dalla costituzione dell'Ente negli anni '70. Per prima in Italia, la Regione approva importanti leggi specifiche di tutela ambientale come la L.R. 33/77, "Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica", e le prime aree protette, come il Parco del Ticino. Ma è con gli anni '80 che si arriva a valutare lo stretto legame tra natura e territorio considerandoli come unità da tutelare. Diversamente dalla concezione del passato che aveva portato a leggi, piani e atti amministrativi separati e scoordinati fra di loro con notevoli disfunzioni, si è dato avvio ad una programmazione di tipo pianificatorio. Con la legge regionale 83/86, "Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale", viene quindi avviato un programma di tutela che considera l'intera Regione come un'unica entità. Il Sistema regionale delle aree protette non è certo la soluzione per tutti i problemi ambientali, ma è sicuramente uno strumento importante che opera in maniera coordinata con gli strumenti degli altri settori di competenza regionale, come i rifiuti, i trasporti, l’energia. I parchi e tutte le altre aree protette regionali sono strumenti che ci permettono di rivedere il nostro modo di usare il territorio. Il Piano generale delle aree protette attualmente si articola su 6 livelli di regime di protezione: * i parchi regionali * i parchi naturali (così come previsti dalla L. 394/91) * le riserve naturali * i monumenti naturali * i parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) * le zone di particolare rilevanza naturale e ambientale I parchi regionali: assolvono la funzione di tutelare il territorio con preminente riguardo alla salvaguardia dell'ambiente naturale, tenuto conto degli interessi locali in materia di sviluppo economico e sociale (art. 1 della L.R. 86/83). I parchi naturali: sono aree caratterizzate da un elevato grado di naturalità. Le riserve naturali: sono intese come zone specificatamente dedicate alla conservazione della natura. I monumenti naturali: sono singoli elementi o piccole superfici di territorio che presentano caratteristiche di unicità naturale. Le aree di particolare rilevanza naturale e ambientale: sono vaste aree del territorio da analizzare e studiare al fine di individuarne le parti da sottoporre a tutela. I PLIS: aree protette istituite direttamente dagli enti locali e da essi gestite. I parchi regionali Attualmente sono 26 i parchi individuati nel piano regionale delle aree protette, di cui 24 istituiti. I Parchi regionali sono ulteriormente classificati, in relazione alle specifiche finalità e in ragione dei caratteri ambientali e territoriali, nelle seguenti categorie: - Parchi fluviali: finalizzati alla tutela dei corsi d'acqua e degli ambienti rivieraschi con particolare riguardo alle zone umide. - Parchi montani: finalizzati alla tutela degli ambienti naturali e antropici della montagna lombarda. - Parchi agricoli: finalizzati al mantenimento dei tipici valori ambientali e paesaggistici delle aree rurali e alla salvaguardia e qualificazione delle attività agro-silvo-pastorali. - Parchi forestali: finalizzati alla tutela e al miglioramento dei boschi con particolare riguardo alla valorizzazione delle potenzialità paesaggistiche e fruitive. - Parchi di cintura metropolitana: finalizzati al mantenimento dell'equilibrio ecologico delle aree metropolitane. Le riserve naturali Sono classificate, in relazione al rispettivo regime di protezione, nelle seguenti categorie: - Riserve naturali integrali: sono aree il cui scopo è di proteggere e conservare integralmente e globalmente la natura e l'ambiente e dove ogni attività, esclusa la ricerca scientifica, è vietata. - Riserve naturali orientate: sono aree dove la natura e la sua evoluzione vengono guidate, e dove le attività umane sono consentite solo se compatibili con l'ambiente. L'accesso è permesso solo a fini culturali e didattici. - Riserve naturali parziali: sono aree dove sono tutelati specifici valori ambientali (botanici, forestali, geologici etc.) e nelle quali sono ammesse attività umane che non pregiudichino i valori tutelati. I monumenti naturali I monumenti naturali sono piccoli “pezzi” di territorio - come i massi erratici, le garzaie, etc. - che, seppur di dimensioni ridotte, hanno grande valore naturale e scientifico e perciò sono meritevoli di essere tutelati. Le aree di particolare rilevanza naturale e ambientale Sono particolari porzioni del territorio della Regione dove non vige uno specifico regime di tutela, ma che per le loro caratteristiche ambientali dovranno essere studiate al fine di identificare le parti particolarmente preziose dal punto di vista naturale e che potranno quindi in un futuro diventare parchi regionali, riserve o monumenti naturali. I Parchi locali d'interesse sovracomunale (PLIS) Non sono vere e proprie aree protette, ma svolgono una funzione importante per la conservazione e valorizzazione delle realtà locali dove vige ancora un buon equilibrio tra natura e uomo. Sono aree prevalentemente naturali, in genere poste al limitare di centri abitati e che sono destinate tradizionalmente a soddisfare la richiesta di verde e di spazio per svolgere attività ricreative legate al tempo libero, ma che assolvono anche la funzione di conservare valori storici e culturali locali che altrimenti andrebbero perduti. All'interno di questo sistema, negli anni, si è progressivamente strutturata un'offerta composita e differenziata di proposte progettuali e servizi legate alle professionalità istituzionali e imprenditoriali esistenti all'interno delle singole aree. IL PARCO DELLE OROBIE BERGAMASCHE Il Parco delle Orobie Bergamasche è un parco montano forestale che, con una superficie di circa 70.000 ettari, rappresenta la più più grande area ad elevata naturalità naturalità tra i parchi regionali lombardi. La natura geologica divide il Parco in due settori, separati da un sistema di fratture e scorrimenti conosciuto come “linea insubrica” insubrica”: verso nord si trovano rocce cristalline e metamorfiche mentre a sud sono prevalenti rocce sedimentarie, carbonatiche, spesso carsiche. Amministrativamente comprende parte dei territori delle Comunità Comunità Montane della Valle Seriana, di Scalve e della Val Brembana, per un totale di 44 comuni. Il Parco delle Orobie bergamasche è stato istituito con LEGGE REGIONALE 15 Settembre 1989 n. 56, successivamente inclusa nel Testo Unico delle Leggi Regionali in materia di istituzione di parchi – LEGGE REGIONALE 16 luglio 2007 n. 16. Lo Statuto del Parco era stato pubblicato sul B.U.R.L. Serie Ordinaria n. 35 del 28 agosto 2006. È stato in seguito adeguato ai sensi della Legge Regionale 4 agosto 2011, n. 12 e approvato con Deliberazione di Giunta regionale 22 dicembre 2011, n. IX/2723, pubblicata sul B.U.R.L. Serie Ordinaria n. 51 del 23 dicembre 2011 FINALITA’ E FUNZIONI L’Ente Parco ha lo scopo di gestire l’l’area protetta in modo unitario, per il raggiungimento delle finalità finalità individuate nella legge istitutiva, con particolare riguardo alle esigenze della crescita economica, sociale e culturale delle comunità comunità residenti, in forme compatibili con l’l’ambiente, di sviluppo delle attività attività agro silvosilvo-zootecniche e silvosilvo-pastorali e delle altre attività attività tradizionali, di protezione della natura e dell’ dell’ambiente, di uso culturale e ricreativo. In particolare l’l’Ente Parco persegue: persegue: a) la promozione sociale, economica e culturale delle popolazioni popolazioni residenti; b) la fruizione sociale, turistica e ricreativa, intesa in senso compatibile con gli ecosistemi naturali; c) la conservazione attiva di specie animali e vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di formazioni geogeopaleontologiche, di biotipi, di valori scenici e panoramici, attraverso la difesa e la ricostruzione degli equilibri ecologici, ecologici, idraulici ed idrogeologici; d) la promozione di attività attività di ricerca scientifica con particolare riguardo a quelle interdisciplinari di educazione, di informazione informazione e ricreative; e) la sperimentazione di nuovi parametri del rapporto tra l’l’uomo e l’ambiente e la salvaguardia di aspetti significativi di tale rapporto, con particolare riguardo ai valori antropologici, storici, storici, architettonici, archeologici, ed al settore agroagro-silvosilvo-zootecnico. Parco del Monte Netto Parco del della Spina Verde di Como Parco Nord Milano Parco di Montevecchia e della Valle del Curone Parco dell’Oglio Sud Parco dell’Oglio Nord Parco delle Orobie Valtellinesi Parco delle Orobie Bergamasche Parco delle Groane Parco dell’Alto Garda Bresciano Parco della Valle del Ticino Parco della Valle del Lambro Parco della Grigna Settentrionale Parco del Serio Parco del Monte Barro Parco del Mincio Parco Campo dei Fiori Parco Agricolo Sud Milano Parco Adda Sud Parco Adda Nord OPPORTUNITA’ Nelle aree protette, accanto agli obiettivi di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, sempre di più vengono perseguite le finalità di promozione dello sviluppo sostenibile. • Armonioso rapporto dell'uomo con l'ambiente naturale • Uso responsabile delle risorse finite (acqua, energia, suolo, produzione di rifiuti) • Promozione di attività economiche compatibili (agricoltura, turismo) • Valorizzazione della cultura, delle tradizioni e delle tipicità locali • Agricoltura e tutela della biodiversità • Marchi di qualità e valorizzazione de prodotti locali tradizionali • Fruibilità intelligente del territorio • Gestione attiva da parte della popolazione attraverso incentivi e deleghe gestionali • Produzione di energia attraverso la valorizzazione della filiera bosco-legno • Riqualificazione delle aree boscate monospecifiche con miglioramento della biodiversità • Riqualificazione delle attività d’alpeggio con bonifica dei siti degradati • Attivazione di sinergie per uno sviluppo socio-economico che consideri la presenza delle aree protette • Integrazione di modalità gestionali e pianificatorie tra diverse aree protette e gli enti locali • Valorizzazione degli aspetti paesaggistici e storico-culturali (heritage) OPPORTUNITA’ • Attività didattiche a contatto con la natura (fattorie didattiche) • Integrazione economica tra diverse attività agricole e complementari (multifunzionalità) • Complessificazione ecosistemica e interventi di riqualificazione paesaggistica • Azioni di marketing territoriale integrato attraverso lo sviluppo di pacchetti turistici mirati e integrati • Azioni di sostegno alla riqualificazione infrastrutturale nelle aree rurali (specie per la montagna) • Realizzazione di reti di conoscenza e coinvolgimento delle popolazioni nei processi decisionali (Agenda 21 Locale, rete ecomuseale, valutazioni ambientali integrate, ecc.) • Attivazione di politiche sinergiche e complementari tra diversi strumenti di finanziamento a livello europeo, nazionale e regionale • Valorizzazione dei corridoi ecologici e dei varchi tra le diverse aree protette LA RETE EUROPEA NATURA 2000 Natura 2000 è il nome che il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha assegnato ad un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell'Unione ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della Direttiva "Habitat“ e delle specie di cui all'allegato I della Direttiva "Uccelli“ e delle altre specie migratrici che tornano regolarmente in Italia. La Rete Natura 2000, ai sensi della Direttiva "Habitat" (art. 3), è costituita dalle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS). Attualmente la "rete" è composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale, previste dalla Direttiva "Uccelli", e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC); tali zone possono avere tra loro diverse relazioni spaziali, dalla totale sovrapposizione alla completa separazione. L'individuazione dei siti da proporre è stata realizzata in Italia dalle singole Regioni e Province autonome in un processo coordinato a livello centrale. Essa ha rappresentato l'occasione per strutturare una rete di referenti scientifici di supporto alle Amministrazioni regionali, in collaborazione con le associazioni scientifiche italiane di eccellenza (l'Unione Zoologica Italiana, la Società Botanica Italiana, la Società Italiana di Ecologia). La Direttiva “Habitat” (92/43/CEE) La costituzione della Rete Natura 2000 è prevista dalla Direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla "Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche", comunemente denominata Direttiva "Habitat". L'obiettivo della Direttiva è però più vasto della sola creazione della rete, avendo come scopo dichiarato di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante attività di conservazione non solo all'interno delle aree che costituiscono la rete Natura 2000 ma anche con misure di tutela diretta delle specie la cui conservazione è considerata un interesse comune di tutta l'Unione. Il recepimento della Direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 modificato ed integrato dal D.P.R. 120 del 12 marzo 2003. La conservazione della biodiversità europea viene realizzata tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali. Ciò costituisce una forte innovazione nella politica del settore in Europa. In altre parole si vuole favorire l'integrazione della tutela di habitat e specie animali e vegetali con le attività economiche e con le esigenze sociali e culturali delle popolazioni che vivono all'interno delle aree che fanno parte della rete Natura 2000. Secondo i criteri stabiliti dall'Allegato III della Direttiva "Habitat", ogni Stato membro redige un elenco di siti che ospitano habitat naturali e seminaturali e specie animali e vegetali selvatiche, in base a tali elenchi e d'accordo con gli Stati membri, la Commissione adotta un elenco di Siti d'Importanza Comunitaria (SIC). Gli habitat e le specie sulla base dei quali sono stati individuati i siti Natura 2000 in Italia suddivisi per Regione biogeografica sono riportati in apposite liste di riferimento. Le regioni biogeografiche cui appartengono i siti in Italia sono: Continentale, Alpina, Mediterranea. Nello stesso titolo della Direttiva "Habitat" viene specificato l'obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali (quelli meno modificati dall'uomo) ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Con ciò viene riconosciuto il valore, per la conservazione della biodiversità a livello europeo, di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell'uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra uomo e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l'agricoltura non intensiva. Le Regioni Biogeografiche europee La Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE (oggi Direttiva 2009/147/CE) La Direttiva "Habitat" ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell'Unione. In realtà però non è la prima Direttiva comunitaria che si occupa di questa materia. E' del 1979 infatti un'altra importante Direttiva, che si integra all'interno delle previsioni della Direttiva "Habitat", la cosiddetta Direttiva "Uccelli" 79/409/CEE, concernente la conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici, recentemente abrogata con la Direttiva 2009/147/CE che ne recepisce integralmente i contenuti ma aggiorna gli elenchi delle specie da tutelare. La nuova Direttiva "Uccelli" prevede una serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli, indicate negli allegati della Direttiva stessa, e l'individuazione da parte degli Stati membri dell'Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS). I S.I.C. nel Parco delle Orobie Bergamasche Le Z.P.S. nel Parco delle Orobie Bergamasche Rete Natura 2000 nel Parco delle Orobie Bergamasche l’area complessiva dei siti Rete Natura 2000, come sovrapposizione di SIC e ZPS, ammonta a circa 60.000 ettari, ovvero all’ 86% dell’intera superficie del Parco LE INIZIATIVE Il Parco non solo come vincolo ma come opportunità di sviluppo In questa sezione verranno illustrati alcuni tra i principali progetti avviati dal Parco delle Orobie Bergamasche, dando conto sia delle opportunità innescate a livello territoriale ed economico-sociale che degli esiti conseguiti. Progetto Se.Bi.O. Con il progetto SE.BI.O. – SEntiero della BIodiversità sulle Orobie si è proposto di realizzare una articolata serie di azioni volte alla conservazione e salvaguardia delle emergenze naturalistiche presenti sul territorio delle Prealpi Orobiche (Orobie Bergamasche, Grigna Settentrionale, Monte Barro), senza disdegnare la necessità di ottimizzare la fruizione, con particolare riferimento alla sistemazione della rete sentieristica, sempre tuttavia in relazione allo scopo sostanziale di conservare la biodiversità. Il “SE.BI.O.” SE.BI.O.” rappresenta quindi una evidente opportunità opportunità per dare visibilità visibilità unitaria al tema fondamentale e di grande attualità attualità della conservazione della varietà varietà biologica, tanto importante sulla scala globale planetaria quanto sulla scala locale e sovrasovra-provinciale come quella che caratterizza l’l’intero ambito delle montagne orobiche. I n particolare il progetto “SE.BI.O.” SE.BI.O.” prevede la realizzazione delle azioni sintetizzate nella tabella riportata nella diapositiva seguente. Progetto A.R.V.A. Il Progetto A.R.V.A. (A (Ad Restituendas Veteres Artes) è un’ un’iniziativa finalizzata a favorire lo sviluppo dell’ dell’agricoltura in Val di Scalve. Il Progetto è nato a seguito dalla constatazione di come l’l’alpeggio sia sempre meno utilizzato per il pascolo estivo delle mandrie bovine. Le problematiche che stanno alla base del declino dell’ dell’alpicoltura sono da ricercarsi in: •bassa remuneratività remuneratività dell’ dell’attività attività e scarse soddisfazioni personali per gli allevatori •difficoltà difficoltà tecniche quali mungitura in ambiente morfologicamente sfavorevole e trasporto a valle delle produzioni difficoltoso •mancanza di idonei locali di lavorazione del latte in malga (rispetto (rispetto delle norme igienicoigienico-sanitarie vigenti) •difficile collocazione e pubblicizzazione delle produzioni tipiche tipiche sul mercato •modificazione nei costumi delle popolazioni alpine L’abbandono della pratica dell’ dell’alpicoltura è l’elemento scatenante di una serie di altri fenomeni interconnessi fra loro e fortemente negativi per la realtà realtà montana e non solo. Tali fenomeni non interessano esclusivamente l’l’ambito agricoloagricolo-pastorale, ma incidono significativamente anche su quello economicoeconomico-produttivo, turisticoturistico-ricreativo, storicostoricoculturale, ambientaleambientale-gestionale e naturalistico. Interruzione delle pratiche di gestione umana e governo del territorio, comprendenti: •manutenzione di edifici rurali, strade e sentieri •interventi di regimazione delle acque, ripristino di dissesti idrogeologici e contenimento del fenomeno erosivo •pratiche per contenere l’l’espansione delle superfici boschive e dei cespuglieti •spietramento • Gestione errata delle superfici pascolive che determinano una mancata valorizzazione della risorsa foraggera che, se sfruttata appieno, potrebbe concorrere sensibilmente alla diminuzione dei costi sostenuti dagli allevatori per l’acquisto di alimenti fuori dai confini della Valle. • Mancata valorizzazione delle produzioni casearie di monte, che potrebbero rappresentare un elemento ad elevato valore aggiunto, utile al rilancio di una realtà realtà locale invece orienta verso la standardizzazione delle produzioni a discapito della tipicità tipicità (pastorizzazione del latte, utilizzo di innesti selezionati, etc.). • Mancata valorizzazione delle risorse umane della Valle potenzialmente impiegabili nell’ nell’ambito agricolo e di gestione del territorio (potenziali agricoltori, laureati in discipline attinenti ai settori ambientale, agrario e veterinario) • Perdita della memoria di una secolare cultura e tradizione legata all’ all’alpeggio, ai suoi segreti, alla vita nella malga, alle produzioni casearie tradizionali tipiche del monte • Impossibilità Impossibilità, per gli alpeggi trascurati, di entrare a far parte di un sistema turisticoturistico-ricreativo comune a tutta la Valle, fonte di richiamo per il turista attento, che ricerca il contatto con tradizioni, cultura e produzioni tipiche, in una cornice naturalistica di forte impatto • Perdita della biodiversità biodiversità (intesa come numero di specie, ma anche qualità qualità ecologica delle specie stesse) dovuta a decremento dell’ dell’eterogeneità eterogeneità ambientale causata dall’ dall’espansione delle già già estese superfici boschive a discapito dei prati di alta quota, con conseguente scomparsa dell’ dell’habitat da essi rappresentato; variazione della struttura floristica dei pascoli di monte a causa del mancato pascolamento Le attività attività previste nell’ nell’ambito del Progetto A.R.V.A. hanno interessato i seguenti obiettivi di carattere generale: •Introduzione dell’ dell’innovazione di processo e di prodotto a livello aziendale e/o di filiera •Analisi e proiezioni economiche riferite al sistema agroagroindustriale lombardo e al livello aziendale per comparti produttivi produttivi •Tutela delle risorse non rinnovabili e compatibilità compatibilità ambientale delle attività attività produttive (zootecniche, vegetali, forestali, ittiche) •Introduzione di innovazioni rivolte alla conservazione e valorizzazione del territorio, anche in funzione delle finalità finalità sociosocioeconomiche svolte dal sistema agricolo •Valorizzazione delle produzioni in termini di tipicità tipicità e di origine •Qualità Qualità delle produzioni alimentari in termini di salubrità salubrità, sicurezza, caratteristiche organolettiche e nutrizionali Cosa è stato fatto: Incentivazione alla pratica dell’ dell’alpeggio perseguita attraverso: •La disponibilità disponibilità del Comune di Vilminore di Scalve a conferire preferenzialmente gli alpeggi di sua proprietà proprietà agli aderenti al Progetto A.R.V.A. •Ritiro di tutto il latte d’ d’alpeggio da parte della Latteria sociale di Scalve con remunerazione più più elevata rispetto al latte di stalla •Concorso alle spese del trasporto del latte, dall’ dall’alpeggio al fondo valle • Caratterizzazione del tradizionale formaggio di monte (derivante sia del latte lavorato presso la Latteria Sociale di Scalve sia da quello lavorato direttamente in una “malga pilota” pilota”) e sua differenziazione rispetto alle produzioni di fondo valle. Ciò è stato realizzato attraverso uno studio scientifico condotto dal CNR – Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari ed Università Università degli Studi di Parma – Facoltà Facoltà di veterinaria - Dipartimento di Produzioni animali, Biotecnologie veterinarie, Qualità Qualità e sicurezza degli alimenti che ha indagato i seguenti punti: 1.analisi su parametri chimicochimico-fisici e microbiologici 2.analisi sensoriale • Inserimento degli alpeggi in un percorso escursionistico • • di interesse per il turista che permetta sia la fruizione naturalistica dell’ dell’ambiente montano sia l’l’acquisizione di conoscenze relative agli aspetti storicostorico-culturali della secolare presenza umana nelle malghe sia la riscoperta delle produzioni tradizionali del monte (prodotti caseari, carni) Organizzazione di una “Giornata dell’ dell’alpeggio” alpeggio” con escursione in malga, assaggi dei prodotti dell’ dell’alpeggio con possibilità possibilità di acquisto Conservazione della memoria attraverso la raccolta, tramite interviste ad anziani alpeggiatori, di testimonianze storiche circa la condizione del “malghese” malghese” di un tempo, le sue attività attività sul monte, le produzioni tradizionali legate alla vita in malga e più più in generale all’ all’agricoltura di montagna • Predisposizione di uno studio scientifico atto a migliorare • • • le conoscenze sulle caratteristiche strutturali della vegetazione erbacea dei pascoli di monte per razionalizzare l’l’utilizzazione del foraggio, la gestione della mandria, la difesa dell’ dell’ambiente alpino Attrezzatura di una “malga pilota” pilota”, secondo la normativa igienicosanitaria vigente, per la lavorazione del latte igienico direttamente in alpeggio Commercializzazione del formaggio di monte da latte crudo (Formaggella di monte e Formaggio stagionato di monte) attraverso inserimento nella rete distributiva legata alla Latteria Sociale montana di Scalve Introduzione di bidoni refrigeranti per garantire l’l’ottimale conservazione del latte durante la fase di trasporto • Redazione di un disciplinare di produzione per la “Formaggella di monte della Val di Scalve” Scalve”, utile a definire con precisione ed introdurre miglioramenti nelle fasi del processo produttivo (fasi di lavorazione e di stagionatura) con lo scopo di ridurre significativamente la percentuale di prodotto non commerciabile (a causa di difetti nell’ nell’aspetto o nelle caratteristiche organolettiche) Progetto O.R.C.H.I.S. Il Progetto O.R.C.H.I.S. (O (Orchid Restocking and Conservation for Higher altitude Indigenous Species) è un’ un’iniziativa finalizzata alla conservazione e al ripopolamento di orchidee autoctone prealpine. L’idea di fondo è quella di diffondere il più più possibile e a tutti i livelli le conoscenze relative alla necessità necessità di conservazione attiva della biodiversità biodiversità delle Prealpi Lombarde, con particolare riferimento alle orchidee, utilizzando non solo i mezzi tradizionali (educazione ambientale, mass media, seminari, ecc.), ma portando il pubblico a contatto diretto con l’l’ambiente naturale attraverso sentieri largamente accessibili e dotati di cartellonistica ad hoc lungo i quali predisporre idonee aiuole per l’l’osservazione delle orchidee. Gli obiettivi del progetto • incremento e tutela della biodiversità biodiversità naturale attraverso • • la produzione ex situ di orchidee autoctone delle Prealpi Lombarde e loro restituzione all’ all’ambiente d’ d’origine; incentivazione della fruizione guidata e consapevole del vasto pubblico di siti ad elevata biodiversità biodiversità naturale con particolare riferimento agli habitat prediletti dalle orchidee autoctone, attraverso la realizzazione di aiuole presso rifugi alpini, al fine di esporre parte delle orchidee prodotte nell’ nell’ambito del progetto, e ristrutturazione, adeguamento e infrastrutturazione di sentieri nelle Prealpi bergamasche; sensibilizzazione della popolazione, divulgazione e promozione delle conoscenze sulla biodiversità biodiversità naturale con particolare riguardo alla biologia, all’ all’ecologia, allo stato di conservazione e alla diffusione in natura delle orchidee autoctone delle Prealpi Lombarde. Azione 1: Riproduzione delle orchidee delle Prealpi Lombarde •Stesura di una lista di specie target. •Raccolta e conservazione del materiale riproduttivo. •Germinazione e coltivazione ex situ per la produzione delle piante, con ottimizzazione dei protocolli di coltivazione esistenti. •Messa a dimora delle piante prodotte ex situ per rinforzare le popolazioni naturali e per promuoverne la conoscenza. Azione 2: realizzazione di aiuole dimostrative presso rifugi e sentieri • Realizzazione di aiuole in siti ad alta fruizione •Manutenzione straordinaria di sentieri e loro infrastrutturazione didattica. Le aiuole sono state costruite analogamente alle tipologie dei “giardini rocciosi” rocciosi”, anche per evidenziare lo stretto legame tra flora e substrato geologico. I sentieri che conducono alle aiuole sono stati messi in sicurezza e migliorati nella loro funzionalità funzionalità al fine di evitare la selezione dei visitatori. Azione 3: Sensibilizzazione, divulgazione e promozione •Sensibilizzazione degli studenti delle scuole locali •Divulgazione rivolta al pubblico adulto, in particolare ai fruitori della montagna 1. percorsi didattici educativi in classe rivolti ai ragazzi, alle loro insegnanti e indirettamente alle famiglie, incentrati sull’ sull’importanza della conservazione della flora autoctona italiana, e soprattutto di quella quella lombarda; 2. visite ed escursioni presso le strutture che si occupano della tutela e della conservazione delle piante autoctone lombarde, con particolare particolare riferimento alle strutture presenti negli enti che partecipano al al progetto (Parco delle Orobie Bergamasche, Parco Monte Barro/Centro Flora Autoctona); 3. redazione e stampa di un opuscolo sulle tematiche affrontante nel corso degli incontri in classe e delle visite sopra citate e stimolo stimolo affinché affinché le classi producano proprio materiale espositivo sul tema, destinato ad altre classi, ai genitori, a mostre, gare o concorsi. Progetto Bostrico Il Progetto “Bostico” Bostico” è un’ un’iniziativa finalizzata al recupero di ambiti forestali ammalorati dagli attacchi del coleottero chiamato “Bostrico” Bostrico”, che compromette le specie di Abete rosso attraverso vere e proprie pandemie. Per abbattere le infestazioni, è necessario applicare per intero le norme di igiene forestale (regolamento reg. 23.02.93 n. 1, art. 33), prima fra tutte il taglio delle piante attaccate con scortecciatura dei tronchi abbattuti. Tutte le pratiche volte a rinvigorire il bosco e a evitare la creazione di condizioni predisponenti (impianti fuori areale, impianti monospecifi ci e/o coetanei) sono utili per resistere alle aggressioni del fitofago. Cosa è stato fatto È stato predisposto uno studio complessivo sul territorio del Parco finalizzato ad individuare i focolai presenti (anno 2007). Successivamente sono state redatte apposite schede di intervento per la “bonifica” bonifica” dei boschi colpiti e la messa a dimora di nuove specie, maggiormente adatte all’ all’ecosistema ospitante. È stato avviato un processo di riutilizzo del legname tagliato, con particolare riguardo alla creazione di centraline a biomassa per la combustione del legname. L’utilità utilità delle centraline a biomasse nella filiera boscobosco-energia Con il progetto sono state realizzate due centraline a biomasse, una ad Ardesio e una a Rovetta. Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Una fonte di energia pulita su cui l'UE ha deciso di investire al pari dell'eolico. Prospettive future Il progetto troverà troverà seguito attraverso la predisposizione di nuovi lotti e una progettazione degli interventi ancora più più attenta ai temi naturalistici, quali quelli legati alla presenza degli “ecotoni” ecotoni” e alla gestione integrata della flora e della fauna all’ all’interno degli ecosistemi forestali. È in corso di definizione una proposta progettuale che partendo da tali principi conduca ad una valorizzazione complessiva di alcune porzioni di ambiente boschivo nel Parco. Progetto Monte Arera Il progetto Monte Arera nasce dalla volontà volontà da parte del Parco delle Orobie Bergamasche, congiuntamente ai Comuni di Oltre il Colle, Roncobello e Ardesio di prefigurare un’ un’azione di valorizzazione di un comprensorio dalle eccezionali vocazioni naturalistiche. Infatti, la zona del Monte Arera, presenta una singolare ricchezza floristica determinata, oltre che dalle specie Alpine più più diffuse, dalla significativa presenza di numerosi endemismi insubrici e di alcuni esclusivamente Orobici che conferiscono prestigio e nobiltà nobiltà alla Flora Alpina locale. Le azioni proposte Le azioni attivate sono state: • La realizzazione della “Cattedrale Verde” Verde” in territorio • • • • • comunale di Oltre il Colle. La realizzazione di due punti per l’l’osservazione delle farfalle (Case delle farfalle) in territorio comunale di Ardesio e di Roncobello. La sistemazione e messa in sicurezza di alcuni tratti del sentiero che si sviluppa attorno al Pizzo Arera interessando il territorio dei tre comuni. La realizzazione di punti informativi (bacheche) da posizionare lungo il percorso, nei punti più più significativi. L’organizzazione di eventi attorno al sito della cattedrale L’acquisizione del demanio Regionale in gestione La Cattedrale Vegetale di Oltre il Colle Progetto “Ecotoni” Questo progetto si inserisce nell’ nell’ambito degli interventi previsti dai piani di gestione di due siti di importanza comunitaria (S.I.C.): La Valle Asinina e la Valle Parina. Obiettivi principali: •Mantenimento della funzionalità funzionalità degli habitat a pascolo; •Mantenimento di radure, atte a favorire la diversità diversità ambientale, anche in relazione alle esigenze della fauna; •Favorire la presenza delle specie ornitiche mediante il mantenimento e la creazione di zone ecotonali, il mantenimento dei prati polifiti permanenti, azioni volte a indirizzare la dinamica vegetazionale verso forme compatibili con la presenza delle specie. Le strategie Al fine di realizzare i diversi obiettivi individuati, il Parco ha inteso promuovere e favorire per la fase attuativa, il coinvolgimento diretto da parte di operatori locali (agricoltori e alpeggiatori) al fine di garantire una piena operatività operatività degli indirizzi progettuali individuati sotto la supervisione del personale del Parco stesso. La volontà volontà del Parco procede verso una fattiva e sempre più ù pi ampia collaborazione con chi opera direttamente sul territorio in quanto l’l’agricoltura riveste un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell’ dell’ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità biodiversità. Inoltre, la nuova politica comunitaria, delineata in Agenda 2000, riconosce finalmente all’ all’agricoltura una sua intrinseca multifunzionalità multifunzionalità e la considera un’ un’attività attività che esplica anche un ruolo ambientale, culturale e di servizio. Progetto “Rete Ecologica” Il progetto si colloca in Alta Valle Seriana. L'idea di realizzare realizzare una Rete Ecologica in questo territorio potrebbe sembrare anacronistica in quanto gli spazi verdi e i boschi occupano comunque gran parte del territorio locale. Tuttavia, valutando più più approfonditamente la situazione attuale ci si rende invece conto che, pur essendo vero che i boschi non mancano, è evidente l’l’esigenza, da un lato, di avere a disposizione aree a verde fruibili, possibilmente limitrofe alle zone più più urbanizzate, dall’ dall’altro di recuperare e valorizzare l’l’ambiente fluviale del fiume Serio. Si tratta di un luogo che potrebbe sostenere una domanda di tipo sportivosportivoricreativo, come pescatori, ciclisti, amanti delle passeggiate a piedi e a cavallo. Frequentazione destinata nel tempo ad aumentare grazie agli interventi messi in atto dalle amministrazioni locali. Per il particolare carattere del contesto il fondovalle, il Progetto si articola necessariamente in siti distinti, ma collegati tra loro dalla fascia fluviale del Serio, corridoio ecologico privilegiato del fondovalle. Anche dal punto di vista della fruizione ricreativa gli interventi sono saldamente integrati da un asse ciclopedonale in progetto. Nell’ Nell’insieme l’l’ambito fluviale compone una sorta di spina dorsale sulla quale si innestano i nuovi interventi e le boscaglie oggetto di riqualificazione ambientale, a formare un esteso sistema continuo di aree naturali. L’ambito di intervento si estende da Clusone a Valbondione per una fascia di fondovalle di circa 20 chilometri di sviluppo. L’intervento previsto nel territorio Comunale di Oltressenda Alta in Valzurio, si concentra principalmente sulle le pozze di abbeverata presenti sul territorio, ancora oggi fortemente utilizzate dagli agricoltori per il pascolo del bestiame. L’intervento previsto su quattro pozze prevede opere finalizzate alla manutenzione e al ripristino della funzionalità funzionalità delle strutture. Progetto Bi.O.S. Il Progetto Bi.O.S. (Bi odiversità à Orobica in Val Seriana), (Biodiversit intende porre in essere studi e interventi atti sia a salvaguardare la biodiversità biodiversità presente in alcuni ambiti del Parco sia potenziarla laddove sussistono situazioni di manifesta criticità criticità. Esso muove da alcuni spunti preliminari: •la presenza della Val Sanguigno, ancora praticamente incontaminata, ricchissima di acqua e di zone umide e pertanto ospitante elementi faunistici e floristici di assoluto pregio; •la presenza di numerosi laghi e stagni naturali ed artificiali oggetto oggetto in passato di interventi di introduzione di specie ittiche alloctone alloctone che hanno in parte compromesso tali habitat; •la presenza della Valzurio, in Comune di Oltressenda Alta, pure assai ricca di acque e priva di importanti fenomeni di compromissione. Cosa fare Per la Valle Sanguigno: Sanguigno: attivare forme di tutela e regolamentazione dell’ dell’accesso alla valle mediante l’istituzione di un sistema coordinato di visite guidate. Per la la Cascata del Serio: Serio: verificare gli effetti su flora e fauna dell’ dell’apertura della cascata e l’l’impatto del rilascio d’acqua rispetto alle condizioni di generale “asciutta” asciutta”; eventuale necessità necessità di concordare la gestione del flusso di rilascio idrico della cascata. Per la Valzurio: Valzurio: ripristino delle pozze di abbeverata e riequilibrio ecologico degli ambienti prospicienti in funzione della presenza degli anfibi. Attivazione di monitoraggi florofloro-faunistici ed estensione della Rete Natura 2000 in Alta Valle Seriana Progetto “La Strada Verde” Il Progetto si prefigge di avviare una gestione integrata dei beni culturali nel territorio del Parco e la realizzazione di interventi finalizzati al potenziamento dell’ dell’Ecomuseo delle Orobie. Lo sviluppo persistente della montagna è possibile solo se esso è radicato nel territorio in modo endogeno, ossia fondato su un circolo circolo virtuoso capace di autosostenersi. Lo sviluppo endogeno è possibile a condizione che esista una fonte potenziale locale di economie di scala e una struttura degli scambi sociali ed economici in grado di liberare liberare tali potenzialità potenzialità, in modo che lo sviluppo riesca ad autoalimentarsi. Le azioni L’obiettivo non è esclusivamente la valorizzazione ed il recupero di singoli beni storicostorico-architettonici, ma anche la promozione e la conseguente valorizzazione dei patrimoni diffusi di saperi, saperi, dove il bene culturale è identificato non solo come patrimonio, ma anche come strumento innovativo di crescita sociosocio-economica sostenibile. Intendimento è anche quello di spronare, oltre che formare, gli attori locali ed i portatori d’ d’interesse verso un approccio sostenibile allo sviluppo locale: uno sviluppo turistico dinamico ed ecoeco-educativo al tempo stesso, rivolto alla sostenibilità à ambientale, sociosostenibilit socio-culturale ed alla fruizione sensibile ed equilibrata del territorio e delle sue risorse. Il progetto di gestione integrata dei beni culturali La Strada verde si propone di avviare un percorso di rinnovamento indirizzato a: •creare una rete stabile di collaborazione tra tutte le realtà realtà che a vario titolo gestiscono o possiedono beni culturali nell’ nell’area del Parco delle Orobie Bergamasche e nelle aree limitrofe; •attivare una forma partecipata stabile di gestione del patrimonio culturale, fortemente ancorata al territorio, valorizzando tutte le esperienze in atto, a partire da coloro che presidiano le valenze culturali in quanto testimoni diretti e depositari della memoria storica dei luoghi; •Creare fattori di attrazione per il territorio, grazie ad un sistema diffuso di servizi all’ all’utenza;