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INTRODUZIONE ALLA
MOSTRA
Il 24 gennaio del 1952 Valentino Bedeschi si trasferisce a Iseo e vi rimane
fino al 28 dicembre del 1963, giorno della sua morte. Questi sono anche gli
anni del boom economico, in cui si delinea cambiamento del tessuto
urbano così rapido da non riuscire a prevederne le conseguenze.
Anche Iseo è investito da questa spinta innovativa che porterà, da un lato
alla chiusura di filande ed opifici e, dall’altro, alla nascita di nuove attività
commerciali che modificano l’assetto economico, sociale e urbano del
paese. È sempre in questa fase che avvengono molte trasformazioni, sia
dentro che fuori la cerchia muraria medioevale, oggetto primario della
ricerca di Bedeschi., il quale preoccupato da questo cambiamento, con
un’analisi in anticipo sui tempi, nella sua introduzione del libro “Strutture e
aspetto di Iseo Medievale” sottolinea: “[…]dei sempre più ridotti avanzi di
mura e bastioni […]prima che qualche “risanatrice sistemazione edilizia”
distruggesse in alcune labirintiche zone di viottoli le tracce da me
riscontrate[…]
Valentino Bedeschi, a più di sessant’anni di distanza, è ancora un punto di
riferimento culturale e monito di chi ha assistito nell’indifferenza ad un
cambiamento non sempre positivo.
Testo critico di Mino Botti
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VALENTINO BEDESCHI,
IL MAESTRO GENTILE.
Valentino Bedeschi (Fusignano, Ravenna 8 agosto 1885 – Iseo, Brescia 28 dicembre
1963), figlio di Rodolfo Bedeschi e Maria Daller, è stato una figura significativa del
panorama culturale iseano degli anni ’50, importanza riconosciutagli attraverso la
titolazione di una via nella parte sud del paese a metà anni ’90.
Diplomatosi presso l’Istituto d’Arte di
Ravenna, è stato per molti anni
professore
di
disegno
all’Istituto
Magistrale V. Gambara di Brescia, dove
ha esercitato la professione con
dedizione ed entusiasmo educando
intere generazioni di allievi all’arte.
Bedeschi è stato autore di originalissimi
racconti illustrati, nonché di preziosi
materiali didattici e di numerose
pubblicazioni dedicate all’urbanistica
medievale delle città di Ravenna, Brescia
e Iseo.
Ha collaborato a “Il Popolo di Brescia” e
“Brescia” e nel 1945 è stato nominato
socio dell’Ateneo di Brescia.
Negli anni della sua permanenza iseana
ha
frequentato
assiduamente
la
tipografia G. Vitali, che rappresentava al
tempo un abituale luogo di ritrovo della
cultura del luogo.
Pubblicazioni
• Il disegno con gli strumenti nella prima classe magistrale: proiezioni ortogonali e
assonometriche e prospettiva, ed esempi di applicazioni della prospettiva nella copia dal
vero;
• Il disegno del maestro: illustrazioni schematiche alla lavagna e cenni sommari di storia
dell’arte (ad uso delle classi magistrali 2.a, 3.a, 4.a );
•Ravenna nel I secolo d.c. : le antiche strade, le prime mura (visione panoramica con
particolare precisazione circa l’ubicazione dei principali elementi antichi);
• Ravenna romana: il corso del Padenna e le mura di Tiberio Claudio;
• Ravenna sotto gli ultimi imperatori;
• Ravenna al tempo di Galla Placidia (visione panoramica con particolare precisazione
ubicativa dei principali elementi antichi).
• Scorci di Ravenna antica e medioevale;
• Strutture ed aspetto di Ravenna Medioevale;
•Tracce di antiche strade bresciane, in “L’Arengo Rivista bresciana del tempo fascista”,
luglio 1935.
•L’utilità del segno rustico (uso xilografico) nelle illustrazioni librarie. Una notte a Venezia
(narrazione illustrata). Brescia, Vannini, 1936.
•Strutture ed aspetto di Iseo Medioevale. Iseo, tipografia G. Vitali, 26 giugno 1952.
•Brescia nei secoli. XXV ricostruzioni grafiche di antiche zone cittadine. Terza edizione.
Stampa autografa, 1955.
•Il volto di Brescia dall’epoca preromana ai nostri giorni. Esposto di indagini e polemiche
corredate con disegni e schizzi dimostrativi e grafico-ricostruttivi. Stampa autografa,
1955.
• La città sommersa.
3
ISEO NEGLI ANNI DI
BEDESCHI
Prima della definitiva scelta economica vocata al turismo che avverrà
negli anni ‘70 a
Iseo si aprirà una breve,ma proficua stagione per la meccanica industriale, l’edilizia e
l’artigianato, che porterà al cambiamento della
della vita sociale ed economica del paese.
3.A
Le locomotive a vapore vanno in pensione e lasciano il posto a locomotori e
littorine. (Vi è anche l’acquisto della Faruchina, littorina costruita dalla FIAT e carrozzata
Aermacchi, era stata progettata per re Faruq d’Egitto che nel frattempo era stato
destituito) .
La rivoluzione nei trasporti culmina con lo smantellamento delle “spine” ferroviarie che
collegavano il porto con la stazione, mentre all’approdo nautico i nuovi battelli turistici
prendono il posto dei barconi ,che per anni hanno trasportato merci lungo tutto il lago.
3.B
Dopo anni di immobilismo edilizio vi sono i primi segnali di sviluppo urbano,, sia
dentro che fuori le mura medievali, con interventi tanto pubblici quanto privati.
Gli esempi più significativi per quanto riguarda l’edilizia pubblica sono le Case Fanfani di
via Roma e via Campo e i nuovi edifici scolastici.
Nel settore dell’edilizia privata sono le tre ville (Villa Parini, Villa Archetti, Villa Paroletti),
progettate da Fausto Archetti per la nuova borghesia, distribuite longitudinalmente sul
territorio, ma anche alcuni edifici sorti nel centro storico, che sono stati oggetto di una
ricerca a cura della Farmacia Gandossi, come il “grattacielo”, la demolizione della chiesa
di San Rocco in Piazza Garibaldi per far posto ad appartamenti per i dipendenti comunali;
il condominio di Via Mirolte che ha oscurato per sempre il castello Oldofredi; l’edificio sul
porto Gabriele Rosa costruito dall’architetto Montilio. Modifiche, ancora oggi, al centro di
discussioni e polemiche
3.C Dal dopoguerra al 1963 Iseo ha visto nascere e crescere un polo scolastico assai
variegato grazie alle molteplici specializzazioni. Questa forte offerta e richiesta di
scolarizzazione, che potremmo definire espansione di massa dell’istruzione scolastica
secondaria, crea anche le basi di un nuovo sviluppo dell’edilizia scolastica sia pubblica che
privata.
SALESIANI
Scuola media con quinta preparatoria – maschile;
Nuovo edificio scolastico in Via XX Settembre 1952.
CANOSSIANE
Scuola media e scuola di avviamento professionale - femminile – con collegio interno;
Riconversione di alcuni piani del convento con aule e strutture per le collegiali interne.
SCUOLA STATALE
Corsi professionali con artigiani su esempio della scuola Romanino attiva nell’epoca
fascista;
Dal 1952
Scuola di avviamento professionale maschile e femminile;
Costruzione di una nuova ala della scuola elementare in via Cerca;
1963
Con l’entrata in funzione della nuova riforma scolastica, tutti gli indirizzi di studio vennero
unificati nella scuola media statale che venne collocata nel nuovo edificio edificato in via
Pusterla.
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IL PANORAMA ARTISTICO
DI ISEO NEGLI ANNI DI
BEDESCHI.
Quando Valentino Bedeschi, il 24 gennaio 1952, si trasferisce a Iseo, la vita artistica e
culturale del centro sebino attraversa una fase di particolare vivacità. Nel 1947,
innanzitutto, il Premio Iseo aveva richiamato sulle rive del lago artisti di notevolissima
rilevanza nazionale, dall’ormai habitué Arturo Tosi a Casorati, da Marussig a Menzio, con i
quali i giovani artisti bresciani avevano avuto dunque modo di rapportarsi umanamente e
sul piano creativo. Inoltre, all’epoca il capoluogo – soprattutto grazie all’azione di
Guglielmo Achille Cavellini – era frequentato da artisti e critici di primissimo piano, da
Birolli e Vedova a Valsecchi e Marchiori, e l’aggiornamento qualificato che la loro presenza
consentiva negli ambienti artistici cittadini non mancava di riverberarsi positivamente
anche in provincia.
In particolare, in quel momento a Iseo convivevano e si confrontavano due generazioni di
pittori: da un lato quella più matura, rappresentata specialmente da Battista Camplani, e
dall’altra quella più giovane, che vedeva invece emergere le personalità di Vittorio Viviani,
Mariuccia Nulli Antonioli e Franco Fava. “Avvocato-pittore”, Camplani era soprattutto –
oltre che pungente “caricaturista sui generis” – un sensibile interprete del paesaggio del
lago, di cui sapeva rendere la suggestione malinconica contemperando inquadrature
ancora debitrici della pittura ottocentesca e soluzioni luministiche più moderne. Il
milanese Vittorio Viviani, che frequenta assiduamente il Sebino e che già prima e durante
la guerra aveva partecipato alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma,
alternava i lavori sul paesaggio e quelli di figura; in mostra, un suo ritratto della nonna è
affiancato ad un disegno di analogo soggetto realizzato da Bedeschi. In quegli stessi anni
Mariuccia Nulli, ancora molto giovane ma già fine conoscitrice della storia dell’arte, stava
elaborando il suo linguaggio più tipico, basato su una rimeditazione della pittura fauve di
Matisse, Derain e Vlaminck, e per certi versi degli stessi precursori Van Gogh e Munch.
Dal canto suo, infine, Franco Fava affiancava all’attività di poeta dialettale bresciano
(piuttosto curiosa, per un giovane dai genitori parmensi) la passione per la pittura, che
coltivava guardando ora alla solidità del “ritorno all’ordine”, ora ad atmosfere intrise di
romanticismo.
Testo critico di Paolo Sacchini
5
VISIONI DI BRESCIA
BEDESCHI-GNAGA. UNA
POLEMICA STORICA.
Valentino Bedeschi arriva a Brescia negli anni pieni di fervore e innovazione: nel 1927 è uscito il ponderoso
volume (530 pp.) di Luigi Francesco Fe’ d’Ostiani, Storia, tradizione e arte nelle vie di Brescia; nel ’29 Arnaldo
Gnaga (1865-1944, eclettico, erudito, poligrafo, membro dell’Ateneo, già direttore della Scuola Tecnica
Municipale) pubblica una serie di articoli sul quotidiano cittadino «Il Popolo di Brescia» dedicati all’urbanistica
storica di Brescia:
11 aprile: Fra la storia e la cronaca. Case e strade di Brescia
1, 5, 10, 16 maggio: Lineamenti di Brescia antica
5 luglio: Il “Granarolo” e un problema di archeologia bresciana
Nel 1929 ha inizio anche lo “sventramento” del quartiere medioevale delle Pescherie per far spazio all’odierna
Piazza Vittoria. Durante i lavori emersero le fondamenta della cinta muraria tardo-antica, una torre, il Palazzo
Ducale di epoca longobarda, resti di ponti sul torrente Garza (vedi A. Gnaga, Gli scavi per la piazza della Vittoria e
la topografia romana di Brescia, «Commentari dell’Ateneo di Brescia» 1934, p. 73-96).
Dal 1935 al 1938 verrà restaurato il Capitolium, con l’uso di parti in laterizio in sostituzione delle parti mancanti.
Sono gli anni di formazione di un giovane e agguerrito studioso, Gaetano Panazza (1914-1996) che nel 1942
pubblicherà sui «Commentari» uno studio complessivo su Brescia medioevale (L’arte medioevale nel territorio
bresciano).
Ciascuno studioso ha al suo arco frecce diverse, metodi di indagine propri: lo Gnaga fa leva sulle fonti scritte,
Bedeschi sull’osservazione di peculiarità di edifici, materiali, conformazione fisica del territorio e dal loro
“coordinamento” che fanno da base alla capacità euristica e predittiva del disegno, Panazza è guidato da un
gusto estetico e da un amore per l’arte che cerca di conciliare e documentare con puntualità e acribia.
Valentino Bedeschi insegna disegno all’Istituto Magistrale, è lui stesso disegnatore e pittore; ha uno stile
proprio, originale, preciso. Nell’opuscolo Raffigurazioni di monumenti bresciani in un bassorilievo medioevale
(Iseo, Vitali, 1951) scriverà:
«Si tenga conto che anche nel primitivismo medioevale, come nell’arte infantile, sono sempre
riscontrabili, anche se ingenuamente e rozzamente rappresentate, precise caratteristiche descrittive. E come
un bambino sa rendere riconoscibile, o meglio, graficamente distinguibile, sia pure attraverso il più ingenuo e
scorretto disegno, una chiesa con campanile da una casa a diversi piani, o un torrione rotondo da una tettoia
a portici, l’artefice medioevale, sia pure attraverso le rozze e stentate raffigurazioni dell’epoca, indubbiamente
riuscì a riprodurre qualche caratteristico elemento di riconoscimento fra i monumenti nel vero così
strutturalmente diversi.»
È con questo occhio che percorre le vie di Brescia, con la mente proiettata alla rappresentazione grafica precisa
e insieme esplicativa, e intravede, ricostruisce, intuisce, ipotizza: «Il ripetersi della denominazione in Porte di
diverse cerchie ci toglie ogni dubbio sulla direzione della strada antica, e a sua volta tale percorso Est-Ovest
ribadisce la evidente presenza di una cortina murata perpendicolare» (da: Il volto di Brescia, 1955, p. 78, da:
Mura ignorate di Brescia longobarda, «Commentari» 1932, p. 187, con lievi modifiche).
È così che ritrova il circuito dell’anfiteatro (Una traccia ignorata dell’anfiteatro, «Il Popolo di Brescia» 16 marzo
1943):
«Tra le vecchie case del luogo sopravvive, nell’apparente strano percorso di qualche viottolo,
vasta traccia della curva ellittica dell’arena! Uno di tali viottoli, partendo dal tratto settentrionale del Corso
Cavour, rasenta il fianco della sede della Cassa di Risparmio, e seguendo un tracciato schematicamente
curvilineo (ellittico), sbocca, attraverso un breve passaggio coperto, in Corso Magenta. Dalla parte opposta, al di
là del Corso Cavour, esiste un altro viottolo, pressoché simmetrico a quello ora descritto, cosa molto eloquente,
dato che in tale traccia è chiaramente visibile la continuazione della curva ellittica dell’arena bresciana.
Dalla planimetria del luogo, così intuisce la presenza della cerchia muraria longobarda (fra l’antica romana e la
successiva della Pallata:
«Se noi tracciamo un rettilineo fra l'angolo N-E del palazzo
Martinengo-Palatini e il crocicchio delle vie Maraffio e Arici, presso
cui era la Porta del Ponticello, dovremo constatare che per gran
tratto e, si noti bene, attraverso una zona topograficamente
irregolarissima ed eterogenea, la disposizione di non pochi isolati
e l'orientamento ed il limite di non poche strade, viottoli,
angiporti e cortili si rivelano stranamente ma innegabilmente
subordinati a tale linea, la quale, a farlo apposta, coincide
esattamente nel suo prolungamento, col percorso delle mura che
dopo la Porta del Ponticello formavano l'ultimo tratto della cinta
medioevale di cui parlammo. Non solo ma lungo essa linea, pur
deturpato e seminascosto da sopra strutture, si vede qualche
avanzo che davvero fa pensare ad una cinta sinora sconosciuta di
mura cittadine.
Gaetano Panazza preferisce mantenersi neutro: «Qualunque fosse l’andamento delle antiche mura romane, il
Bedeschi sostiene che nel periodo longobardo si eresse una cinta di mura intorno a questa zona; ma la
questione – che qui non interessa – è molto oscura» (L’arte medioevale nel territorio bresciano, «Commentari»
1942, p. 15.)
Questo metodo di indagine che si avvale di proiezioni ideative, basate su reperti, testimonianze reinterpretate
più dalla mano del disegnatore che dalla logica di una stringente e documentata dimostrazione, appare
inconciliabile con il metodo degli studiosi contemporanei (Gnaga, Guerrini, Fe’ d’Ostiani, Panazza).
Rimbalzando da i «Commentari» a «Il Popolo di Brescia» dal 1932 fino al 1943, Arnaldo Gnaga e Valentino
Bedeschi intrecciano un dialogo serrato ribadendo i propri punti di vista. Argomenti del contendere sono le
cerchie murarie (romane, longobarde, viscontee) e il tracciato della “via Consolare”. La polemica in parte rientra,
anche per l’intervento del direttore del Popolo di Brescia (Alfredo Giarratana). Lo Gnaga sostiene che lo studio di
Bedeschi «è del tutto induttivo, in quanto difettano documenti scritti» (Le cerchie murali di Brescia nel Medio Evo,
«Commentari», 1935, p. 170); Bedeschi replica sostenendo che «se si dovesse attingere unicamente e
semplicemente riferire le sole notizie che troviamo esplicite e complete, si creerebbe l’assurdo di negare ogni
importanza ai necessarissimi coordinamenti, constatazioni, di eloquenti coincidenze, deduzioni; si verrebbe,
insomma, a disconoscere qualsiasi importanza ad ogni utile ricerca» (Zone «suburbane» entro la cerchia di Re
Desiderio, «Commentari» 1936, p. 202)
Ecco una breve cronologia della polemica:
GNAGA
BEDESCHI
I fattori topografici nello sviluppo urbanistico di Brescia, «Commentari» 1932,
p. 27 segg
La fisionomia della città romana «Il Popolo di Brescia» 17 giugno 1932
Gli scavi per la piazza della Vittoria e la topografia romana di
Brescia, «Commentari» 1934, p. 23 segg.;
Le cerchie murali di Brescia nel Medio Evo, «Commentari» 1935, p. 153-199
Tracce di antiche strade bresciane, «L’Arengo» luglio 1935
, «Commentari», 1936 B, p. 69
Zone «suburbane» entro la cerchia di Re Desiderio,
«Commentari» 1936 A, p. 201-210
Muraglie merlate e Porte turrite in Brescia viscontea «Il Popolo
di Brescia» del 10 dicembre 1938.
Il percorso di una delle più frequentate arterie di Brescia
Romana, «Il Popolo di Brescia» 24 aprile 1942
Antiche confluenze e diramazioni di strade della città, «Il
Popolo di Brescia» 14 giugno 1942
«L’Italia» 3 marzo 1943 riferisce di una Lettura all’Ateneo
«Il Popolo di Brescia» riferisce di una Lettura all’Ateneo
Una discussione sul percorso della via consolare romana «Il
Popolo di Brescia» 4 marzo 1943
A proposito del percorso cittadino della strada consolare «Il
Popolo di Brescia» 9 marzo 1943
Il percorso cittadino della strada consolare, «Il Popolo di
Brescia» 9 aprile 1943
Il percorso cittadino della strada consolare «Il Popolo di Brescia», 6 maggio
1943.
Rileggere oggi l’appassionata polemica oltre a ravvivare l’interesse per la storia (non solo urbanistica) di Brescia
mette in evidenza le qualità intellettuali di personaggi che con costanza, ardore e tenacia, per il solo amore della
verità (come ad essi poteva apparire), dibattevano su metodi e risultati, con pacatezza e anche un certo fai play.
A cinquant’anni di distanza, Gaetano Panazza (Brescia e il suo territorio da Teodorico a Carlo Magno secondo gli studi
fino al 1978. «Commentari» Supplemento, 1988, p. 14, n. 24) ha giudicato forse con troppa severità (o sufficienza; da
un punto di vista ormai inconciliabile) la polemica Gnaga-Bedeschi: «Scarso valore ha la polemica fra A. Gnaga e V.
Bedeschi»
Testo critico di Vittorio Volpi
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MURA DI CARTA
Una sala che potremmo titolare “ le mura di carta “conclude il percorso espositivo iniziato con uno studio
sulle mura di pietra. Valentino Bedeschi ha dimorato l’identità della gente iseana dentro la cerchia medioevale
delle pesanti mura di pietra, lasciandoci il messaggio che esse hanno contribuito a proteggerla da
infiacchimenti e a farla crescere resistente e vigorosa fino ad oggi
I libri di questa sezione rappresentano la prosecuzione metaforica di quelle mura: sono le “mura di carta” che
proteggono e consolidano la storia della comunità , ne fanno il racconto e la memoria, sono il luogo delle
parole nel quale gli iseani trovano se stessi.
Contemporanei del Bedeschi e non solo, iseani e forestieri,storici e narratori, poeti e politici , uomini d’arme e
di chiesa, tutti comunque sedotti dalla terra iseana, con impegno e creatività l’hanno indagata raccontata
ritratta e infine consegnata alle parole e alle immagini dei loro libri e a tutti noi.
E il primo mattone delle mura non può che essere il libro del cappuccino Fra Fulgenzio Rinaldi, quel
“Monimenti historiali dell’antico e nobile castello di Iseo”che , pubblicato nel 1685, risulta è la più preziosa
fonte di notizie sulla storia iseana dalle origini al XVII secolo. Mons . Luigi Falsina ne opera una trascrizione che,
manzonianamente, muta lo stile arzigogolante dell’ampolloso seicento e lo rende leggibile per una cerchia di
lettori al di fuori degli specialisti. E’ il 1957 l’anno in cui l’eminente studioso , oltre che pastore d’anime,dà
inizio alla pubblicazione sul bollettino parrocchiale della sua fatica, esattamente nel mezzo di quella decina
d’anni che vedono la permanenza in Iseo del Bedeschi.
Quei suoi anni trascorsi ad Iseo si aprono con la inaugurazione del nuovo edificio scolastico “Scuola media Don
Bosco” su iniziativa dei padri salesiani, salutano l’ingresso in iseo di don falsina, parroco per i successivi
trent’anni, conoscono il periodo neoromanico delle magiche atmosfere del lago d’Iseo nei quadri di Vittorio
Viviani, vivono l’allegria delle notti al Lido dei platani dove il patron Nevola porta i migliori cantanti italiani del
tempo, vedono Iseo allagata nel settembre del 1960 e patiscono la scomparsa nello stesso anno di Rosmunda
Archetti ,la poetessa del Sebino.
Solo molti anni dopo l’eredità del Bedeschi viene raccolta. L’’U.S.P.A.A.A allestisce nel 1993 in queste sale una
mostra titolata “Archeologia urbana in Iseo”,di cui qui è esposto il catalogo, che è il risultato di un impegnativo
lavoro di archivio e di scavo. Sfogliandolo si avverte il senso del percorso compiuto: nei 40 anni trascorsi viene
ripensato il lavoro storiografico che era in buona parte debitore di materiali già noti ,certo ripensati in modo
originale e anche innovativo ed artistico,ma pur sempre un lavoro di sintesi, per approdare ad indagini
archivistiche urbanistiche edilizie effettuate con esplorazioni sul campo. La nostra storia locale così viene
arricchita di nuovi oggetti,di nuovi strumenti investigativi ,di nuove conoscenze.
Tra i volumi che indagano la storia della nostra contrada non ne possono mancare alcuni tra i tanti di Gabriele
Rosa , il più insigne dei nostri concittadini e il più prolifico nella sua produzione di studioso pubblicista e
politologo, oltreché grande patriota. La sua “Storia della Valcamonica e del lago di Iseo” del 1892 è un classico
da cui molti hanno attinto per i loro studi di storia locale. Accanto all’opera del grande vecchio un altro Rosa ci
offre un prezioso volumetto che è una dichiarazione d’amore per Iseo e il suo lago. Ermes Aurelio Rosa
raccoglie racconti e personaggi della vecchia Iseo,le burle i soprannomi i proverbi, ma anche i ricordi della
prima e della seconda guerra mondiale, nelle lettere sue e dei suoi soldati. Ed ancora un altro Rosa, per
terminar la serie,anche lui Gabriele , ma nato nel ventesimo secolo e medico sportivo tra i migliori trainer di
sempre.
I trasporti hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e sociale del Sebino, da sempre vocato
al commercio, snodo ineludibile tra i prodotti montani della Valle Camonica e quelli della pianura ai piedi del lago.
Non devono quindi sorprendere i molti saggi sulla navigazione e sulla ferrovia, saggi che ci consegnano non
soltanto la ricostruzione di vicende e fatti legati alla realizzazione di quelle infrastrutture e di quei mezzi di
trasporto, ma anche la percezione del procedere di una società locale che cresce e si sviluppa sul territorio. Non
mancano neppure una galleria fotografica dei cento anni della ferrovia ed addirittura un saggio sui binari e gli
scambi.
Poche sono le guide turistiche di Iseo e il suo lago qui esposte, se si pensa che dal 1847 al duemila ne sono state
pubblicate 27 a testimonianza della qualità e quantità di stimoli artistici e culturali che un “centro minore”come il
nostro può offrire ad un turismo attento e curioso. Di particolare interesse per il suo taglio peculiare ed innovativo
è “La guida alla lettura di un centro abitato”, edito dalla comunità parrocchiale di Iseo nel 1980. Più che ad un
approccio tradizionale qui assistiamo al tentativo,riuscito, di una testimonianza, di un ricordo scritto e disegnato,
rivolto a legare in un tutt’uno le storie degli uomini con il paesaggio urbano in continuo cambiamento.
Accanto a ricerche di carattere storico ed artistico che indagano ed illustrano beni artistici ed architettonici, come
“il Carro di fuoco” di Attilio Zani o” Lavori in ferro battuto” di Duccio Tonti , Mauro Morganti ci consegna un’opera
peculiare di difficile catalogazione ma di grande seduzione. “Gente del lago” non si presenta come lavoro
specialistico ma come ricordi, divagazioni storiche,suggestioni giornalistiche,esperienze personali i cui protagonisti
sono il lago e la varia umanità che di esso vive e vi ha vissuto. E’ una storia condotta tra etimologia toponomastica
ecologia , ma anche narrativa e moralità leggendaria. È un libro che ci fa capire ed amare il lago e la sua gente.
I tre racconti presenti nel libro del Morganti preludono ad una apprezzabile produzione narrativa legata al
territorio. George Sand arriva sul sebino nel 1834 e sul lago ambienta il suo romanzo che recita la fine della sua
storia d’amore con Chopin. Costanzo ferrari nella stessa temperie romantica , dieci anni dopo dà alle stampe quel
“Tiburga Oldofredi” ,in cui si avvertono gli echi di quella sensiblerie nella metamorfosi delle tranquille acque del
Sebino nei minacciosi e torbidi flutti di un lago scozzese. . Altre grandi firme sono presenti in “Lovere antica a flutti
del Sebino” : Piovene si felicita di scoprire un nuovo piccolo mondo, quello del Sebino,che aveva tralasciato di
visitare in occasione del suo “Viaggio in Italia”; col suo caleidoscopio linguaggio Gadda nello stesso volume ci offre
un poetico approccio alla siderurgia del lago. Guareschi nel volume “Un po’ per gioco” commenta le fotografie
scattate ad Iseo in una giornata del 1941. Se tutte le opere in prosa sono rigorosamente scritte nella lingua
nazionale, diversa è la scelta del concittadino Franco Fava. “Talét dè sbrèl” e “…e sö e zó…” esprimono nel
vernacolo locale la sua struggente e delicata poesia. L’autore, che travalica con la sua arte gli orizzonti della
piccola provincia, dà in questi testi un’alta prova di come si possa fare poesia di effusione lirica in dialetto.
Tra gli altri è presente un testo di Enzo Quarenghi ,docente ricercatore e storico locale ,presidente della biblioteca
comunale e curatore dei quaderni della biblioteca dagli anni 70 al 1990. Uno studioso che ha lasciato profonde
tracce nella cultura iseana. Il consiglio è seguirle, le sue e quelle di Tino Bino,altro grande appassionato di cose
iseane, nei tanti articoli, negli apparati critici e nelle prefazioni da loro scritti in occasione di pubblicazioni di storia
locale,ma anche di narrativa, saggistica e pubblicistica varia. Leggendoli si getta uno sguardo critico ed
intelligente su quanto letterati , artisti e ricercatori hanno prodotto dagli anni 70 alla fine del millennio. Loro sono
i due intellettuali che ci trasmettono precisa la visione di quelle mura di carta che Iseo deve continuare ad erigere
per consolidare ed arricchire la sua comunità.
Testo critico di Giorgio Sgarbi
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introduzione alla mostra