PREMESSA
Anche per l'annata agraria 2010-2011 il Settore Politiche Agricole e Sviluppo Rurale della
Provincia di Ravenna, si è proposto di reperire e commentare i dati relativi all'andamento delle
colture agricole e degli allevamenti e che si ritiene possano essere di utilità ai tecnici e agli operatori
del settore impegnati nel difficile compito di attuare le scelte più giuste per una corretta gestione
delle loro aziende e tanto più in un momento come l'attuale caratterizzato da difficoltà non sempre
facili da superare da rendere il futuro incerto e ricco di incognite.
L'annata può considerarsi sostanzialmente positiva sotto il profilo dei ricavi (P.L.V.) avendo
superato, di circa l'8%, quelli conseguiti nella precedente e assai prossimi a quelli della media
dell'ultimo quinquennio, ma da ritenersi poco lusinghieri per gli operatori visto che sul bilancio
delle loro aziende pesa sempre di più l'incremento dei costi produttivi e considerato che buona parte
delle risorse pubbliche destinate a tutela del settore è dirottata verso iniziative a sfondo sociale fra le
quali spiccano la tutela dell'ambiente e la sicurezza alimentare.
Fattori di natura climatica, difficoltà a competere in un mercato sempre più globalizzato, emergenze
sanitarie, inadeguatezze struttuali, ecc. hanno variamente condizionato l'andamento dei vari
comparti dell'attività. Soddisfacenti sono apparsi i risultati dei cereali autunnali in termini di rese /
ettaro e di prezzo: assai meno quelli dei primaverili e delle colture industriali e foraggere che hanno
risentito degli effetti negativi di una torrida e prolungata stagione estiva. In crescita le colture
erbacee intensive (orticole e sementiere) anche in termini di superficie.
La frutticoltura, nonostante l'incremento delle rese produttive, è stata fortemente penalizzata dal
crollo verticale dei prezzi soprattutto per le specie più diffuse (pesche e nettarine) peraltro
compensato da una favorevole situazione di mercato dell'uva, i cui prezzi sono stati trascinati al
rialzo da una buona ripresa del mercato vinicolo. Qualche risultato positivo è arrivato dalla
zootecnia che ha evidenziato una significativa sostenutezza dei prezzi per alcune delle sue
produzioni più rappresentative quali i suini grassi e gli avicunicoli in genere (uova comprese).
Fra le cause che hanno inciso, in modo negativo sui risultati va posto, in primo piano, la
globalizzazione dei mercati che da la possibilità ai paesi emergenti e in via di sviluppo (Cina, India,
Brasile, Turchia e altri) di imporsi, a livello di commercio internazionale, sia per il basso costo della
manodopera, sia perchè non vengono applicate, a sufficienza, le norme sulla tutela della qualità e
della sanità delle produzioni, nonchè di quelle di protezione dell'ambiente e per il ricorso a
comportamenti spesso sleali. Ma scarsa risulta la nostra competitività anche nei confronti di molti
paesi della UE, in particolar modo dell'Eurozona, in quanto in grado di fare assegnamento su un
minore debito pubblico, sulla presenza di strutture produttive e commerciali più efficienti e su una
burocrazia più snella e sopportabile.
Bisogna tuttavia riconoscere che una delle armi vincenti delle nostre produzioni tipiche locali è data
dall'ottima immagine che hanno acquisito nel contesto di un mercato globale grazie ai pregi che gli
sono stati riconosciuti e che occorre difendere dalle contraffazioni a cui molti Paesi ricorrono per
dare incremento alle loro vendite, pur nella consapevolezza che, in un momento di crisi economica
mondiale come l'attuale, i prodotti di marca hanno visto ridurre le loro possibilità di sbocco in
quanto la maggioranza dei consumatori è più orientata verso l'acquisto di quelli di minor costo.
Sul futuro del settore peserà molto il ruolo svolto dal sostegno pubblico, sempre più a corto di
risorse, anche perchè buona parte di esse, anzichè tutelare con aiuti diretti l'attività, viene destinata
ad iniziative con fini rivolti al miglioramento dell'ambiente di vita e alla sicurezza alimentare.
Fra qualche anno il settore agricolo potrà valersi delle Direttive della nuova PAC (valida per il
periodo 2014-2020) alcune delle quali, alla luce dei risultati fin qui acquisiti, subiranno modifiche,
anche drastiche. Fra le medesime fa spicco la soppressione delle quote latte e dei diritti di impianto
per i vigneti, provvedimenti da tempo adottati ma che hanno dato adito, in special modo le prime, a
polemiche a non finire e creato problemi a due dei comparti più significativi della nostra
agricoltura. La loro liberalizzazione dovrà però essere salvaguardata per evitare ulteriori guai come
il ritorno a scompensi produttivi, distorsioni di mercato, cause della volatilità dei prezzi di vendita e
della instabilità dei redditi che rappresentano veri punti di debolezza del settore agricolo. Intanto le
rappresentanze dei produttori dei vari stati membri dell'UE si sono già messi all'opera cercando di
pervenire nelle linee da seguire a scelte condivise ma non facili da raggiungere.
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Significativi risultano i provvedimenti varati dalla PAC in questi ultimi tempi a tutela dei comparti
produttivi basilari della nostra economia agricola locale quali l'OCM ortofrutticola, vitivinicola e
olivicola. In attesa della nuova politica continuano ad applicarsi manovre di aggiustamento delle
iniziative in atto fra i quali fa spicco quello diretto alla tutela di alcuni dei comparti più in crisi e
disciplinato dal Reg. (CE) N° 73/2009 - Art. 68.
Fra le iniziative rivolte ad assicurare più equilibrio nella gestione delle aziende ed incremento della
reddività vanno segnalate la diversificazione e la multifunzionalità delle medesime. Con la prima si
realizza l'obiettivo di rendere più stabili i redditi puntando su un miglioramento degli assetti
produttivi; con la seconda di incrementarli inserendo altre attività non prettamente agricole ma
tuttavia compatibili con questo settore quali l'agriturismo, la produzione di energia da fonti
alternative rinnovabili (impianti eolici, idrici, fotovoltaico), utilizzo di prodotti e sottoprodotti
aziendali, impiego di macchine e di manodopera eccedente i bisogni interni dell'azienda per attività
da svolgersi al di fuori dell'azienda medesima (es. verde pubblico). Trattasi di attività valide per
incrementare i redditi, soprattutto per le aziende di zone marginali, e con fini diretti all'incremento
della occupazione e all'antropizzazione dell'ambiente.
Nel futuro della nostra agricotura si intravvedono purtroppo più ombre che luci. L'operatore dovrà
pertanto ricorrere ai provvedimenti necessari per porre rimedio ai mali che affliggono la sua
azienda. Molti sono i punti di debolezza sui quali intervenire: accorpamenti e potenziamenti delle
strutture per renderle più competitive riducendo i costi; porre attenzione al mercato per realizzare un
migliore equilibrio fra domanda e offerta come premessa per rendere i prezzi, e quindi i redditi più
stabili; sviluppo tecnologico e promozione dei prodotti puntando sulla qualità; possibilità di accesso
al credito agrario con più facilità. Inoltre, semplificazione della burocrazia che attualmente rallenta
l'impiego delle risorche che l'Ente pubblico concede alle aziende e che spesso restano inutilizzate;
assicurare un più giusto potere contrattuale dell'operatore agricolo nei rapporti di filiera; una
politica fiscale e previdenziale più sopportabile.
Da sottolineare inoltre che sul futuro del settore peserà molto il ruolo che potranno svolgere le
categorie giovanili alle quali va accordata la priorità nei finanziamenti diretti al potenziamento di
adeguate strutture produttive e per dotarle di una professionalità che consenta loro di affrontare e
superare le molteplici difficoltà che possano presentarsi a livello di gestione.
In materia di evoluzione della politica agricola anche nel corso del 2011 sono stati varati molti
provvedimenti che hanno consentito di porre aggiustamenti a quelli diramati in precedenza e che in
dettaglio sono stati elencati in apposito capitolo di questo fascicolo. Si tratta di misure poste a tutela
di vari settori fra le quali emergono quelle relative al prodotto latte (come ad esempio le norme per
un corretto funzionamento del "Pacchetto latte"); il sostegno all'ammasso della carne suina a seguito
dell'accertamento dello stato di crisi del mercato; lo snellimento della burocrazia; lo sviluppo delle
fonti di energia alternativa; aiuti alle imprese agricole che partecipano a sistemi di qualità, norme di
carattere fiscale per il settore agricolo, ecc.
Si rende opportuno sottolineare che sui risultati economici delle aziende agricole concorrono fattori
ad alto indice di variabilità quali andamento climatico, mutevoli situazioni di mercato, orientamento
dei consumi, evoluzione delle tecniche di gestione, indirizzi di politica economica e che pertanto
diventa difficile per chi opera nel settore agricolo, formulare previsioni il più possibile in sintonia
con la realtà.
Il presente elaborato, seguendo una prassi consolidata nel tempo, si articola in vari capitoli quali:
- situazione meteorologica
- calamità atmosferiche
- situazione fitosanitaria
- bilancio dell'annata agraria 2010-2011 e impiego di mezzi tecnici
- sviluppi della politica agricola e relativa legislazione
- produzione lorda vendibile
- andamento delle colture erbacee
- andamento delle colture arboree
- zootecnia
- agriturismo
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Il tutto è arricchito di tabelle, anche con riferimenti storici, che consentono di meglio visualizzare la
situazione e valutare i risultati.
Per le diverse colture della provincia vengono presi in esame superfici, rese / ettaro, prezzi,
situazioni di mercato, condizionamenti climatici, avversità, tecniche colturali adottate, areali di
diffusione, sovvenzioni pubbliche, scambi commerciali, prospettive.
Per le specie zootecniche viene indicata la consistenza, le produzioni fornite, eventuali malattie,
nonchè prezzi, mercati, sovvenzioni pubbliche, norme per il benessere degli animali, scambi
commerciali con l'estero, prospettive.
Per la realizzazione di questo opuscolo sono stati utilizzati i dati forniti da organismi pubblici, in
primo luogo la Regione, nonchè di organizzazioni agricole locali e, in particolare, le informazioni
di tecnici e di operatori del settore ai quali va rivolto un doveroso ringraziamento.
Particolarmente significativa la collaborazione del P.A. Abeti Domenico, tecnico del "Progetto
regionale di produzione integrata" per le numerose e preziose segnalazioni fornite sull'andamento
delle colture nel corso dell'intera campagna agraria 2011.
Da segnalare, per quanto riguarda il settore Politiche Agricole e Sviluppo Rurale della Provincia, il
contributo del P.A. Mandolesi Riccardo nel reperimento dei dati, del Dr. Pagani Primo (ex
dipendente dello S.P.A. di Ravenna) che ha elaborato e commentato i dati a disposizione e della
signora Cinzia Varotti che ha svolto i lavori di segreteria.
Il dirigente del Settore Politiche Agricole e Sviluppo Rurale
(Dott. Antonio Venturi)
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INDICE
Premessa……………………………………………………………………………
Situazione meteorologica ………………………………………………………….
Calamità atmosferiche ……………………………………………………………..
Situazione fitosanitaria delle colture ......…………………………………………..
Bilancio dell’annata agraria 2010-2011 e impiego dei mezzi tecnici ……………...
Siluppi della politica agricola e legislazione ………………………………………
Produzione lorda vendibile (P.L.V. agricola 2011)……..........................................
Colture erbacee……………………………………………………………………..
- Cereali…………………………………………………………………………..
- Industriali……………………………………………………………………….
- Foraggere……………………………………………………………………….
- Sementiere………………………………………………………………………
- Orticole………………………………………………………………………….
- Floricoltura……………………………………………………………………...
- Serie storica produzioni provinciali colture erbacee……………………………
Colture arboree intensive………………………………………………………......
- Melo…………………………………………………………………………….
- Pero…………………………………………………………………….……….
- Pesco …………………………………………………………………….……..
- Nettarine .......…………………………………………………………...............
- Albicocco .......………………………………………………………….............
- Susino .......…………………………………………………………...................
- Loto o Kaki .......……………………………………………………....…..........
- Actinidia.......………………………………………………………….................
- Ciliegio..…………………………………………………………........................
- Vite.......…………………………………............……………….………............
- Olivo .......……………………………………………………….........….............
- Vivaismo.......…………………………………………………….…....…............
- Serie storica produzioni provinciali colture arboree…………………….………
Zootecnia - Aspetti di carattere generale …………………….......................……....
- Bovini……………………………………………………………………………
- Equini……………………………………………………………....……………
- Ovicaprini..……………………………………………………………...............
- Suini …………………………………………………………………………….
- Coniglio..……………………………………………………………...................
- Avicunicoli……………………………………………………………................
- Apicoltura………………………………………………………………………..
- Agriturismo………………………………………………………………………...
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pag. 1
pag. 5
pag. 13
pag. 15
pag. 28
pag. 47
pag. 63
pag. 73
pag. 75
pag. 85
pag. 91
pag. 93
pag. 102
pag. 116
pag. 118
pag. 129
pag. 139
pag. 143
pag. 147
pag. 152
pag. 154
pag. 158
pag. 160
pag. 161
pag. 164
pag. 166
pag. 177
pag. 181
pag. 184
pag. 192
pag. 197
pag. 202
pag. 203
pag. 204
pag. 207
pag. 209
pag. 213
pag. 215
SITUAZIONE METEOROLOGICA – ANNATA 2010/2011
L'annata agraria 2010/2011 ha evidenziato un andamento stagionale alquanto differenziato che ha
condizionato, in vario modo, quantità e qualità delle produzioni e quindi i risultati economici nel
loro complesso. Risultati che, a parte i prezzi, si sono rivelati molto negativi soprattutto per le
colture erbacee di semina primaverile, migliori per le colture arboree intensive in grado di meglio
sopportare (anche perchè quasi tutte irrigate) i danni della siccità estiva. In linea di massima i prezzi
sono riusciti a compensare, specie per cereali e vino, i deficit derivanti da carenze produttive.
L'andamento stagionale può comunque così riassumersi:
- Una stagione autunno-invernale alquanto piovosa soprattutto quella degli ultimi mesi del
2010 nel corso della quale si sono verificate minime termiche che solo alla fine dello
stesso 2010, sono scese a -10 % su piante ben ferme e quindi tali da non recare seri danni
alle cultivar delle specie arboree più sensibili ai freddi.
- Una primavera piuttosto normale anche se si è evidenziato ritardo inizialmente per la
semina delle colture più precoci, ritardi di fioritura delle piante arboree, qualche difficoltà
di emergenza per le colture erbacee di semina più tardiva, con buona ripresa della
vegetazione da maggio in poi a seguito di una crescita delle temperature che hanno toccato
valori superiori a quelle di precedenti annate.
- Un'estate caratterizzata da eccessiva siccità che ha toccato i massimi livelli in agosto
mettendo a dura prova le colture erbacee ancora in essere, specie nei terreni marginali non
irrigati, nonchè anticipi di maturazione della frutta che, fra l'altro, ha dimostrato di ben
resistere considerato anche che le temperature hanno toccato i 38-40° favorendo la
evaporazione del terreno in superficie e accentuato la traspirazione delle piante.
- La caduta di alcune grandinate, anche se non così gravi, per quanto riguarda i danni recati,
come quelle di annate precedenti.
In dipendenza di quanto sopra le condizioni stagionali hanno reso necessario l'opportunità, di
ricorrere, iniziando fin da maggio, a ripetuti e copiosi interventi irrigui e creato difficoltà per le
lavorazioni ai terreni che, in certi casi, si sono dovute rinviare.
Si sintetizzano, qui appresso, le condizioni climatiche rilevate nei vari mesi dell'annata agraria
2010/2011 con relativi riflessi sull'andamento delle principali colture in atto.
OTTOBRE 2010. L'andamento meteorico è stato caratterizzato da notevole variabilità con
alternanza di brevi periodi di bel tempo ad altri in cui si sono verificate piogge ripetute ma di non
lunga durata, diffusa nuvolosità e cenni di foschia. Andamento quindi tipico dell'autunno se non
invernale in certi momenti. Le piogge sono risultate diversificate da zona a zona sia come durata
che come intensità. Quelle di maggior rilievo si sono verificate il giorno 5, nel periodo dal 15 al 18
e verso la metà della terza decade. Temperature sotto la media, specie di notte, ma senza scendere
mai sotto lo 0° C. Livello di umidità atmosferica sempre molto elevato, flusso ventoso moderato ma
piuttosto gelido. Si è dato corso, su gran parte dei terreni, alla semina dei cereali autunnali di cui si
sono notate buone condizioni di nascita delle piante, e anche per il soddisfacente stato idrico dei
terreni. L'assenza di brinate precoci ha consentito alle piante arboree di entrare gradualmente in
quiescenza e in buono stato anche in termini di sviluppo dei rametti dell'anno. Buone le riserve
idriche degli strati superficiali e medi del terreno, ma ancora carenti in profondità.
NOVEMBRE 2010. Si è trattato di un mese piuttosto anomalo sotto il profilo stagionale in
considerazione della ripetuta nuvolosità e caduta di piogge di intensità variabile in alternativa a
brevi periodi di sereno. Le piogge più frequenti si sono verificate alla fine della prima decade. Si
sono avute sporadiche nevicate sui terreni in quota a fine mese con neve che si è prontamente
disciolta. Le temperature medie giornaliere si sono mantenute sui livelli normali scendendo di
alcuni gradi sollo lo 0° con una brinata a fine mese. Molto elevato il livello di umidità atmosferica;
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moderato il flusso ventoso. Andamento poco propizio per lo svolgimento delle operazioni agresti
specie lavori al terreno e per lo sviluppo dei cereali che avevano evidenziato un buon inizio.
L'ambiente asfittico, dovuto a eccesso di umidità in superficie, ha creato qualche problema ma
nonostante tutto il terreno è riuscito ad assorbire l'acqua in eccesso in tempi brevi evitando il
formarsi di pericolosi e duraturi ristagni.
Il procrastinarsi delle brinate ha consentito una lenta caduta delle foglie per le colture vitifrutticole
ed una buona entrata in quiescenza con discreto sviluppo dei rami (o tralci) dell'anno e regolare
lignificazione. Si sono avute difficoltà per la esecuzione dei trattamenti fitoiatrici di fine
vegetazione ai frutteti e per la messa a dimora stabile delle piantine. Le riserve idriche del terreno
hanno cominciato a normalizzarsi anche in profondità .
DICEMBRE 2010. Si è trattato di un mese piuttosto anomalo e caratterizzato da giornate quasi
sempre coperte o piovose, alternate a schiarite e a brevi periodi di bel tempo specie alla fine. Le
piogge di maggiore intensità si sono verificate a inizio mese e ad inizio della terza decade. Sempre
molto umido è risultato l'ambiente. A metà mese si è verificato un principio di nevicata più marcato
per i terreni in quota. Rara la comparsa della nebbia. Da rilevare la presenza di alluvioni e dissesti
idrogeologici in altre zone del paese (Toscana e Veneto in particolare) con molti danni alle colture.
Le temperature sono risultate quasi sempre sotto la media (sia di giorno che di notte) con valori
minimi non eccezionali (-9° C.) e tali da non recare gravi pericoli per gli organi più sensibili delle
colture arboree intensive. Le massime flessioni si sono verificate nei giorni 11, 13 e 27. Il flusso
ventoso ha reso ancora più palese la presenza del freddo.
Non si è trattato di un mese favorevole sia per l'esecuzione dei lavori campestri che per lo stato
fisiologico delle colture. Il super arricchimento del terreno in umidità ha creato condizioni
sfavorevoli ai cereali autunnali che hanno denunciato fenomeni di asfissia e ingiallimenti fogliari. E
ciò in particolare, nei terreni compatti e in precarie condizioni di scolo. Perdurando simile
situazione si teme che anche piante sensibili a danni da asfissia come i peschi e altre drupacee
possano essere coinvolte. Rese ancora molto difficoltose le operazioni di impianto di vigneti e
frutteti specie dove si ricorre all'impiego di macchine apribuche.
Il terreno è risultato saturo di umidità ma ancora in grado di assorbire l'acqua di pioggia evitando il
formarsi di ristagni in superficie. Nonostante la carenza di calorie e di luce, rilevata nel corso della
stagione, le piante arboree evidenziano variabilità di comportamento in merito al carico di gemme a
fiore specie per pero, melo e susino.
La ritardata caduta delle foglie (di 20-25 giorni) per le piante di vivaio, e la difficoltà di accesso al
campo per le piogge eccessive, sono risultate le cause principali del blocco degli impianti fino a
tutto dicembre.
GENNAIO 2011. Il mese ha evidenziato caratteristiche tipicamente invernali, con grande
prevalenza di giornate coperte e piovigginose e alto tasso di umidità atmosferica. Temperature
medie nella norma senza eccessivi squilibri fra giorno e notte. Le minime non hanno mai superato i
-4-5° C. Il sereno è prevalso nella prima settimana e nel periodo dal 23 al 27 nel corso del quale si
sono verificate alcune brinate. Alla nuvolosità si è associata la foschia e, più raramente, (periodo
13-19 del mese) la nebbia.
Modesta la quantità di acqua complessivamente caduta. Le piogge più copiose si sono verificate a
metà e fine mese. Flusso ventoso nella norma; scarsa la presenza della neve.
Sono stati ostacolati più del solito i lavori campestri. Il terreno asfittico ha provocato, in certi casi,
ingiallimento della chioma delle piantine dei cereali autunnali ma, in genere, l'acqua è stata bene
assorbita. Non rilevati danni da freddo alle gemme dei fruttiferi anche se di cv. sensibili. Sono
continuate le difficoltà nella esecuzione dei nuovi impianti fruttiviticoli. Riserve idriche in
profondità non ancora sufficienti.
FEBBRAIO 2011. Frequenti sono risultate le perturbazioni, con periodi sereni in scarsa evidenza.
L'unico periodo di bel tempo si è avuto nella prima decade del mese nel corso del quale si sono
verificate brinate che hanno gelato il terreno in superficie ma con temperature minime che non
hanno mai superato i limiti di pericolosità anche per le colture più sensibili (non oltre i -4-6° C.).
Sotto la norma è risultata la quantità di pioggia caduta avvenuta in prevalenza nelle giornate 15, 16
e 28 del mese. Le temperature basse della prima decade, specie di notte, hanno avuto in seguito una
buona ripresa per poi flettersi nuovamente a fine mese. In evidenza la nebbia nel periodo 13-15,
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moderata la ventosità, assente la neve nelle zone di pianura. Si è trattato di un andamento
abbastanza positivo per le colture in atto anche se la saturazione idrica in superficie ha reso difficile
la preparazione e semina dei terreni da destinare alle colture erbacee primaverili più precoci. Sono
apparse in ripresa le colture cerealicole autunnali che nei mesi precedenti avevano manifestato
fenomeni di asfissia. Nonostante il flettersi delle temperature a fine mese le gemme a fiore di molte
cv. di pesche, nettarine e albicocche si sono mosse in anticipo con il pericolo che un eventuale
ritorno dei freddi potesse creare problemi. Le piogge hanno ulteriormente contribuito ad arricchire
la falda idrica del terreno alimentando la possibilità di garantire alle colture una autonomia idrica
per più lungo tempo.
MARZO 2011. Dopo un inizio piuttosto anomalo caratterizzato da una forte nevicata il giorno 2 (di
8-10 cm) alternata a pioggia intensa, il tempo si è mantenuto in prevalenza sereno con interruzione
solo a metà della seconda decade e negli ultimi giorni in cui si è avuta presenza di piogge di
intensità variabile, più accentuate nei giorni 14, 16 e 27, che hanno portato il livello di piovosità
mensile a valori molto più elevati dei precedenti mesi (circa 95-100 mm). Le temperature medie
mensili si sono mantenute sui livelli normali con minime nel periodo dall'8 al 10 del mese in sui si
sono toccati gli -1°-3° C e in progressiva crescita successivamente anche se con la presenza di un
venticello piuttosto freddo. Si è trattato di un mese positivo per l'agricoltura. I cereali autunnali
hanno fatto notare un ottimo sviluppo della chioma che ha raggiunto i valori normali anche in caso
di semina tardiva. Sono proseguite, con regolarità, le semine delle colture erbacee primaverili,
interrotte a fine febbraio per cause climatiche. Il terreno si è presentato, comunque, piuttosto
costipato in superficie a seguito delle piogge battenti e dilavamenti verificatesi nei mesi precedenti.
Ottimo il risveglio delle colture arboree anche se l'inizio della fioritura, per le drupacee prime a
fiorire, è avvenuto con qualche giorno di ritardo ma con buon recupero in seguito che ha riportato il
tutto alla normalità.
La stagione non ha creato particolari problemi anche per quanto riguarda l'aspetto sanitario
consentendo di poter praticare gli interventi fitoiatrici senza ritardi e difficoltà. Soddisfacenti le
risorse idriche del terreno anche negli strati profondi (come lo conferma l'innalzamento del livello
dell' acqua rilevato nei pozzi). Sono state completate le operazioni di messa a dimora stabile delle
piante da frutto e delle viti. Le flessioni termiche del periodo 8-10 del mese hanno provocato
qualche danno all'albicocco.
APRILE 2011. Il mese è stato caratterizzato quasi sempre da bel tempo (media delle precipitazioni
di mm. 24 a livello di intero territorio) e da temperature medie attestatesi sulla norma, o lievemente
superiori. Le uniche precipitazioni si sono verificate nel periodo 11-15 del mese accomunate a
nuvolosità diffusa alternata ad ampie schiarite. Nella terza decade si sono avute pioggerelle locali
accomunate ad una flessione delle temperature. Segnalate grandinate ma di scarso rilievo. Si è
trattato di un mese complessivamente positivo per le colture in genere con qualche riserva per le
erbacee seminate nello stesso aprile a seguito di una emergenza resa difficile dalla carenza idrica
della superficie del terreno, in particolare se argilloso. Le piogge dei mesi precedenti hanno
deteriorato la sua struttura rendendolo poco percolabile alle piantine in fase di germinazione.
Meglio la situazione per le colture arboree che hanno potuto svolgere le prime fasi fenologiche
(fioritura, allegagione, ecc.) in condizioni ambientali di normalità. Tutte le operazioni colturali si
sono svolte nei termini di tempo consentiti compresa la difesa fitosanitaria che ha comportato, in
genere, ridotte necessità di interventi nel contenimento delle crittogame e dove la difesa stessa era
stata più accurata in precedenza.
Buone le disponibilità idriche negli strati medio-profondi del terreno.
La carenza di acqua in superficie non ha consentito un completo utilizzo dei concimi che sono
rimasti a lungo in superficie senza sciogliersi. Per l'attecchimento dei bietolotti portaseme si è
dovuto intervenire, per evitare il peggio, con un apporto irriguo. Le piante da frutto trapiantate in
ritardo hanno risentito maggiormente della carenza di piogge.
MAGGIO 2011. Due sono risultate le condizioni stagionali che hanno influito maggiormente
sull'andamento delle colture e sulla esecuzione delle pratiche agricole: la ridotta piovosità e la
presenza di temperature quasi sempre al di sopra della media. Fra le precipitazioni di maggiore
intensità sono da segnalare quelle dei giorni 14 e 15. Le temperature giornaliere sono apparse
sempre piuttosto elevate in relazione ai tempi e in progressiva crescita toccando valori tipicamente
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estivi (oltre a 31° C. il 27 del mese) con qualche flessione nei rari giorni di pioggia. Quasi del tutto
assenti i temporali grandinigeni. Flusso ventoso nella norma. Basso il tasso di umidità atmosferica.
Si è trattato di un comportamento che ha avuto effetti diversificati sull'andamento delle colture. In
generale positivo per i cereali autunnali che hanno avuto modo di reagire allo stato di asfissia che li
aveva coinvolti nel periodo invernale; penalizzante per le erbacee di semina primaverile a radici
superficiali disposte nello strato di terreno più carente di umidità e con piantine che hanno trovato
difficoltà nella emergenza. Soddisfacente per le colture arboree intensive che hanno tratto beneficio
dalle maggiori risorse idriche degli strati medio-profondi del terrendo pur rilevando in certi casi
(con particolare attenzione per l'actinidia) si è dovuto intervenire in anticipo con l'irrigazione.
Limitate le necessità di interventi contro le crittogame pur prospettandosi la necessità di una lotta
impegnativa per contenere i fitofagi.
Gli eccessi termici hanno anticipato le fasi fenologiche di qualche giorno. La notevolie presenza dei
frutticini ha reso necessario un lavoro di diradamento impegnativo.
Favorevole il clima nel periodo dell'affienagione del primo sfalcio. Nella vite la fioritura ha avuto
regolare svolgimento a fine mese e nei tempi abituali
GIUGNO 2011. Mese avaro di precipitazioni, anche se variabili da zona a zona, e con temperature
attestate sui valori normali e in crescita a fine mese fino a toccare i 32-34° C. Il periodo più
perturbato si è verificato dal 5 al 12 del mese con pioggia di rilievo il giorno 7 accomunata, in varie
aree, a temporali grandinigeni che hanno provocato danni di rilievo. Nella norma il flusso ventoso e
alquanto basso il tasso di umidità atmosferica. La carenza di precipitazioni ha comportato in varie
zone, problemi per le colture erbacee specie nei terreni marginali e compattati a seguito delle piogge
battenti dei mesi precedenti.
Anche i cereali autunnali, già colpiti antecedentemente da fenomeni di asfissia, hanno raggiunto la
maturazione con condizioni climatiche non sempre conformi per assicurare alte rese, con riserva per
le zone con deflusso delle acque più regolare.
La carenza di piogge e le temperature piuttosto elevate hanno favorito, in molti casi, il fenomeno
della stretta con produzione di granella di basso peso specifico.
Migliore è apparsa la situazione per le colture arboree intensive in grado di meglio utilizzare le
riserve idriche di profondità e grazie alle migliori possibilità di trarre profitto della irrigazione
rispetto ad altre colture. Operazione, questa che, per l'actinidia ha dovuto essere anticipata. Il clima
ha anticipato di 8-10 giorni lo svolgimento delle fasi fenologiche. Perdurando tale situazione, e
stante l'alto carico di frutti, si è ritenuto utile di anticipare e rendere più frequenti gli interventi
irrigui per assicurare, ai medesimi, una sufficiente pezzatura. Si sono resi necessari minori
interventi fitosanitari nella lotta alle Crittogame. Previste buone rese produttive per la vite pur
rilevando che, in certe aziende, si è notata una certa diffusione della Peronospora.
LUGLIO 2011. Si è trattato di un mese complessivamente un po' più piovoso del precedente che ha
fatto notare alternanza di periodi piuttosto prolungati di bel tempo ad altri caratterizzati da piogge di
intensità variabile e localizzate e accomunate a un calo delle temperature. Piuttosto perturbata è
risultata la prima settimana con piogge di rilievo il giorno 5, accomunate a temporali grandinigeni,
seguite da altre nel corso delle terza decade di cui quella dei giorni 27 e 28 particolarmente copiose.
Le temperature hanno assunto i valori più elevati nel periodo che va dal 9 al 20 toccando, come
punta massima, i 36-37° C. a metà mese per poi scendere successivamente. Le colture ancora in
essere hanno tratto beneficio dalle piogge e l'alidore estivo ha recato minori preoccupazioni rispetto
a precedenti annate. I benefici sono risultati comunque variabili in relazione alle zone e alle colture.
Soddisfacenti, comunque, per sementiere e prati. Il terreno è apparso in genere compattato in
superficie e reso lapideo dalla colata delle particelle più fini a seguito di precedenti piogge. Favorito
l'aspetto vegetativo delle colture arboree intensive nonostante il buon carico di frutti (o di grappoli
nel caso della vite). Il raccolto della frutta si è svolto con anticipo rispetto all'epoca abituale e le
condizioni stagionali sono risultate propizie e a favore della qualità ma non sempre del buono stato
di conservazione. Le riserve idriche del terreno in profondità sono apparse in fase di esaurimento
ma ancora sufficienti. Nella norma le operazioni di difesa dai parassiti con maggiori difficoltà per
quanto concernei fitofagi e l'oidio della vite.
AGOSTO 2011. Trattasi di un mese che passerà alla storia per quanto riguarda il livello di
piovosità. Tutte le stazioni meteorologiche della provincia non hanno rilevato la caduta di una sola
9
goccia d'acqua. A questo evento si è accomunato il verificarsi di temperature molto elevate, in
special modo quelle rilevate nel periodo dal 19 al 26 del mese nel corso del quale si sono toccati i
37-38° C. e, in qualche caso, anche i 40° C. Quasi inesistente la nuvolosità e, come è ovvio, anche
la grandine. In forte evidenza il vento il giorno 8 e la nebbia il giorno 5. Trattasi di un mese che ha
condizionato in modo diverso l'attività agricola. Decisamente negativo per le colture erbacee ancora
in essere, specie se attuate in terreni anomali e non irrigui, in relazione alla persistente siccità e alla
forte calura (particolarmente danneggiato il mais che ha evidenziato un rapido disseccamento
dell'apparato aereo con minime possibilità di portare a termine la maturazione delle cariossidi). Ma
anche bietola da zucchero, medica e oleaginose ne hanno particolarmente risentito. Parzialmente
positivo, invece per le colture frutticole, grazie all'apparato radicale più profondo e anche in
considerazione delle fasi fenologiche e di una raccolta svolta in anticipo. Ne hanno beneficiato
qualità, stato di conservazione ma non certamente la pezzatura. La vite a fine mese ha raggiunto uno
stato di maturazione avanzata con prospettive di una vendemmia anticipata e di rese produttive
inferiori al previsto ma di buon livello zuccherino.
La falda idrica sotterranea si è ormai esaurita del tutto con terreno che, in superficie, si è presentato
lapideo e alquanto zolloso a seguito delle lavorazioni che hanno messo a dura prova la possibilità di
un razionale impiego delle macchine.
SETTEMBRE 2011. Mese trascorso, in prevalenza, all'insegna del bel tempo con perturbazioni di
breve durata, e con piogge di intensità variabile in relazione alle zone, rilevate a metà della prima
decade e, in particolar modo, alla fine della seconda. Temperature attestatesi su buoni livelli (fino a
31°-35° C.) e superiori alla norma ma in flessione, sia pur di poco, verso la fine. Assenti i temporali
grandinigeni, tasso di umidità atmosferica basso, flusso ventoso nella norma. Si tratta di condizioni
che hanno penalizzato le colture erbacee ancora da raccogliere con forte decurtazione delle rese /
ettaro salvo i terreni più freschi naturalmente o irrigati che sono riusciti, solo in rari casi, a
realizzare produzioni assai prossime alla norma e quelli a frutteto che hanno fatto notare un buon
carico di frutti, di pezzatura piuttosto modesta ma di qualità soddisfacente, e un buono stato
sanitario e di conservazione. Per le mele a buccia rossa, considerata la mancanza di veri e propri
squilibri termici giornalieri, si è evidenziata una eccezionale carenza di colorazione. In forte
evidenza i danni prodotti ai frutti di tutte le specie da colpi di sole e, in particolare, del kaki, danni
consistenti in allessature di porzioni di polpa. La vite ha fatto notare, così come per tutti i fruttiferi,
un anticipo della raccolta di circa 7-8 giorni, con produzione di uva ridotta di circa il 20-25% sulla
norma ma di ottimo livello zuccherino e bassa acidità fissa.
Sono perdurate le difficoltà di lavorazione per i terreni pervenuti a una totale esaurimento della
falda idrica sotterranea.
OTTOBRE 2011 . La stagione ha assunto aspetto tipicamente autunnale alternando qualche
periodo di bel tempo ad altri caratterizzati da piogge piuttosto intense (fra cui quelle dei giorni 7 e
20) o da diffusa nuvolosità alternata a schiarite. Da rilevare i disastri ecologici che hanno messo a
dura prova le popolazioni e l'agricoltura di altre regioni italiane fra cui la Toscana e la Liguria
occidentale a seguito di eccezionali alluvioni. Le temperature hanno subito oscillazioni di rilievo nel
corso del mese toccando i 30° C. inizialmente e con graduale calo in seguito ma senza mai scendere
sotto i 0° C. I valori sono stati comunque lievemente inferiori a quelli medi. Piuttosto alto il tasso di
umidità atmosferica, assenti le giornate di nebbia e foschie, modesto il flusso ventoso. La stagione è
risultata nel complesso favorevole per l'agricoltura consentendo di completare inizialmente il
raccolto dell'uva senza problemi e grazie alle piogge al momento opportuno, di agevolare le
operazioni di lavorazione e semina dei cereali autunnali, pur con qualche interruzione, nonche
l'emergenza delle piantine.
Qualche intoppo si è evidenziato per il kaki il cui frutto ha tardato ad assumere la colorazione tipica,
e per il kiwi. L'apporto idrico, dopo mesi di siccità, ha molto giovato alle colture arboree intensive
che hanno trovato refrigerio sia pure a fine stagione e proponendosi per un'entrata in quiescenza in
condizioni migliori.
La cronistoria delle precipitazioni annuali rilevate in provincia evidenzia come l'anno solare 2011
sia risultato uno dei più asciutti (mm. 472,1 di pioggia come dato medio). Per trovare valori
inferiori bisogna risalire al 1988 (mm. 377), al 1985 (mm. 359) e, in partrticolare, al 1983 in cui si
toccarono appena i 319 mm.
10
Il 2011 ha fatto notare una flessione della piovosità del 27,2 % nei confronti della media provinciale
dell'ultimo decennio. Se si fa riferimento al periodo di svolgimento del ciclo colturale (ottobre
2010-settembre 2011) il quadro idrico cambia notevolmente in dipendenza della forte piovosità di
fine anno 2010 ( da mm. 472 a mm. 675).
Le precipitazioni sono risultate mal distribuite nel corso dell'anno solare 2011 e questo ha inciso
sui risultati delle colture e sulla tempestività di esecuzione dei lavori campestri. Più elevate nei
mesi di marzo e ottobre, nulle nel mese di agosto, limitate nei mesi di aprile, novembre e settembre.
La media delle temperature medie giornaliere si è attestata sul valore di 14,4° C. (14,1° C. nel 2010
e nel 2009) e da ritenersi pertanto superiore a quella di altre annate precedenti mentre la somma dei
gradi eccedenti è 10° C. della media giornaliera per l'intera annata sono risultati 2.129 a
dimostrazione del buon livello di radiazione solare di cui hanno beneficiato le colture. Da un
confronto con le temperature dell'ultimo ventennio si sono notati valori leggermente inferiori alla
media per i mesi di ottobre e dicembre 2010 nonchè in quelli di gennaio, marzo, maggio e giugno e
superiori per novembre, agosto e settembre. Per quanto riguarda le piogge il 2011 evidenzia, per il
periodo aprile-settembre una caduta di appena 180 mm. e quindi alquanto inferiore a quella del
2010 (mm. 450) e del 36% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.
Riassumendo quanto fin qui detto, va rilevato che l'annata iniziata fredda e piovosa, con forte
nevicata a inizio marzo, ha in seguito virato verso il caldo e la siccità. L'estate è iniziata
precocemente e conclusa molto tardi (a metà ottobre si sfioravano ancora i 30° C.). Eccezionali in
questa stagione sono risultati i livelli delle temperature e le carenze di acqua negli strati superficiali
e medi del terreno. Le condizioni di siccità, tolte le brevi piogge di giugno e luglio, si sono protratte
praticamente sino a fine anno. Fra le anomalie più rilevanti: una ondata di caldo assai precoce a
inizio aprile e una più tardiva (seconda metà di agosto) mai registrate in regione. Settembre è stato
ritenuto uno dei mesi più caldi e siccitosi degli ultimi 25 anni. L'espansione temporale della
stagione estiva ha determinato un anticipo dell'inizio dell'irrigazione (e un prolungamento della
stessa), in relazione alle colture, fino ad autunno inoltrato. Nonostante questo, le esigenze irrigue
complessive non si sono molto discostate dalla norma, merito soprattutto della tenuta della falda
idrica ipodermica a bassa profondità come effetto delle alte precipitazioni verificatesi nell'autunno e
nell'inverno precedente.
RIEPILOGO PRECIPITAZIONI ANNO 2011 (IN MILLIMETRI)
MESI
GENNAIO
FEBBRAIO
MARZO
APRILE
MAGGIO
GIUGNO
LUGLIO
AGOSTO
SETTEMBRE
OTTOBRE
NOVEMBRE
DICEMBRE
TOTALE
MILLIMETRI
Lavezzola
20,8
46,4
72,6
23,2
44,2
29,6
69,6
0,0
15,0
59,8
20,6
18,6
S.Agata Villa Prati Ravenna Granarolo
S. S.
Bagnac. Az. Marani
Faenza
S. Pietro
in
Vincoli Reda Faenza Brisighella
Ravenna
MEDIA
38,8
48,4
98,8
24,4
40,2
35,4
46,4
0,0
13,6
54,4
17,8
25,4
19,9
55,0
78,0
16,6
42,4
35,4
41,4
0,00
15,8
53,8
10,0
19,0
31,6
41,6
98,2
4,6
33,6
21,4
46,8
0,0
33,4
59,8
11,0
29,0
49,6
48,2
97,4
22,8
42,4
43,8
46,0
0,0
19,4
59,8
17,2
32,6
33,2
43,6
109,6
24,4
39,4
37,8
37,6
0,0
56,4
57,0
10,0
32,2
61,0
52,2
100,8
37,4
42,2
42,8
48,0
0,0
24,4
61,2
21,2
33,6
75,6
74,4
107,4
42,6
51,4
52,8
64,4
0,0
24,2
80,8
15,4
40,0
41,4
51,2
95,4
24,5
42,0
37.4
50,0
0,0
25,3
60,8
15,4
28,7
420,4 443,6
387,3
411,0
479,2
481,2
524,8
629,0
472,1
A CURA DELLA SEZIONE AGROMETEOROLOGICA DELLA PROVINCIA DI RAVENNA.
11
TEMPERATURE E PRECIPITAZIONI MENSILI ANNO SOLARE 2011 E CONFRONTO CON DATI ULTIMO DECENNIO
(DATI AZ. MARANI)
MEDIA DELLE
TEMPERATURE MEDIE
GIORNALIERE
(1)
SOMMA GRADI
MEDIE
GIORNALIERE
ECCEDENTI
i 10º C
Giorni di pioggia
mm.
MEDIA DECENNIO
2001/2011 DELLE
PRECIPITAZIONI
MENSILI mm.
-4,7
- 3,3
0
6
31,6
28,5
15,9
-3,9
6,8
0
6
41,6
37,4
MARZO
23,1
-3,6
8,8
31
11
98,2
57,2
APRILE
30,6
2,2
14,4
132
2
4,6
61,2
MAGGIO
31,2
4,3
17,8
243
4
33,6
46,1
GIUGNO
33,1
13,1
22,8
362
5
21,4
31,0
LUGLIO
35,2
10,4
23,2
409
6
46,8
31,2
AGOSTO
37,8
12,0
24,0
440
0
0,0
47,7
SETTEMBRE
34,0
11,1
22,7
394
6
33,4
54,5
OTTOBRE
30,0
1,5
14,5
133
5
59,8
85,6
NOVEMBRE
19,3
-2,4
8,8
48
7
11,0
50,4
DICEMBRE
16,4
-3,5
5,5
0
6
29,0
69,7
ANNO 2011
37,8
-4,7
14,4
2.192
64
411,0
600,5
TEMPERATURE
MASSIME
MENSILI
TEMPERATURE
MINIME MENSILI
GENNAIO
9,1
FEBBRAIO
MESI
12
PRECIPITAZIONI MENSILI
DATI METEOROLOGICI DELLA PROVINCIA ULTIMI 30 ANNI – AZ. M. MARANI
ANNO
1982
1983
1984
1985
1986
1987
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
TEMPERATURA TEMPERATURA
MASSIMA
MINIMA
34
37
35
37
35
33
34
29
30
32
37
38
37
35
37
34
38
38
39
37
35
39
36
35
38
40
37
36
36
38
TEMPERATURA
NUMERO
MEDIA DELLE
GIORNI DI
MEDIE
PIOGGIA
GIORNALIERE (1)
-6
-7
-7
-23
-11
-14
-8
-7
-10
-14
-5
-7
-4
-5
-8
-2
-6
-5
-6
-9
-10
-7
-5
-10
-6,5
-5,0
-7,4
-10,0
-11,1
-4,7
12.6
12.5
12.7
13.8
13.0
9.2
15.0
11.8
11.8
12.0
14.5
14.3
15.2
13.7
13.8
14.6
14.1
15.0
15.0
13.1
13.8
14.5
13.6
11.7
14,4
15,6
14,2
14,1
12,0
14,4
88
72
108
80
85
86
67
68
87
95
79
85
90
95
108
87
75
95
76
89
110
62
104
97
67
70
98
97
121
64
mm. di
PIOGGIA (2)
574
319
650
359
522
571
374 (371)
608 (581)
444 (508)
706 (722)
556 (552)
575 (564)
667 (688)
702 (803)
924 (982)
702 (750)
486 (572)
931 (844)
512 (546)
620 (621)
804 (892)
416 (441)
697 (847)
768 (822)
488 (582)
675 (604)
534 (602)
514 (601)
907(923)
411(472)
1. Media delle temperature: MAX.. MIN.. delle ore 9 e delle ore 21
2.
I dati fra parentesi ci danno le medie rilevate dalle varie stazioni meteorologiche della provincia.
13
CALAMITA’ ATMOSFERICHE
L’annata agraria 2010/2011 ha evidenziato eventi meteorologici di particolare rilievo che hanno inciso in
modo negativo, anche se molto differenziato in rapporto alle colture, alle zone e alla natura dei terreni.
- La eccessiva piovosità dei mesi autunnali e quella piuttosto copiosa dei mesi di marzo e aprile che
hanno creato casi di asfissia, particolarmente sentita dai cereali autunno-vernini.
- Una siccità di proporzioni non comuni dovuta alla carenza di piogge, azzerate in agosto,
accomunata a temperature alquanto elevate e protrattasi sino a inizio autunno che ha provocato serie
decurtazioni delle rese unitarie delle colture erbacee primaverili di raccolta medio tardiva.
- Il verificarsi di alcune grandinate, nell'arco dell'intero periodo vegetativo, di cui solo alcune di
particolare gravità.
Per quanto concerne le grandinate i danni segnalati e riconosciuti suscettibili di agevolazioni da parte degli
organi a ciò preposti dell'Amministrazione Pubblica sono risultati i seguenti:
-grandinata del 15 aprile, che ha colpito il comune di Riolo Terme
-grandinata del 6 giugno, con danni medio-alti nei comuni di Cervia e Ravenna (Sez. Savio)
-grandinata del 7 giugno, con danni medio-alti nei comuni di Faenza, Castel Bolognese, Solarolo, Riolo
Terme e Bagnara di Romagna
-grandinata dell'11 giugno, con danni medio-alti nel comune di Bagnacavallo
-grandinata del 14 giugno, con danni per i comuni di Ravenna (Sez. Savio) e Cervia
-grandinata del 1° luglio, con danni molto elevati nel Comune di Brisighella e consistenti anche in quelli
di Faenza, Conselice e Massa Lombarda
Alcune aree colpite da grandinate non sono state riconosciute suscettibili di accoglimento per le
agevolazioni.
Alcuni danni sono stati rilevati anche per altri eventi meteorici fra cui:
da gelo, nei giorni 8-9 e 21 marzo su alcune varietà di albicocche;
da eccesso di pioggia, il giorno 4 maggio, soprattutto su varietà di albicocche in fase di raccolta nelle zone
collinari che hanno provocato marciumi ai frutti.
Danni da vento forte si sono avuti nei mesi di giugno, luglio e agosto con particolare riguardo a pere,
susine, actinidia e uva.
Sono state rilevate altre calamità però con danni assai più limitati.
Come è nella prassi comune e come previsto dall'art. 31 del DPR 917 del 22-12-1986 (T.U.I.R.) in termini
di riconoscimento di sgravi fiscali ai produttori colpiti, gli organi dell'Amministrazione Pubblica e
precisamente i tecnici dell'Agenzia del Territorio congiuntamente a quelli del Settore Politiche Agricole Servizio di Agricoltura della Provincia, hanno provveduto alla delimitazione delle zone colpite dalle
grandinate e per riscontrare l'eccezionalità dell'evento consistente in profonde ferite sui frutti o anche
defogliamento e lesioni prodotte sulla corteccia legnosa degli alberi colpiti violentemente dai chicchi di
grandine. Nelle zone delimitate il fenomeno ha assunto gravità con ripercussioni negative a carico della
generalità delle colture arboree intensive (frutteti) con particolare riferimento alle drupacee sia pure con
diversificazioni in funzione della fase fenologica, delle zone e delle varietà.
Con la nuova normativa sul fondo di solidarietà nazionale in dipendenza della quale si è abolita la
concessione di agevolazioni agli operatori in termini di contributi in conto capitale o di mutui agevolati
con restituzione totale o parziale della somma prestata, l'Ente Pubblico, oltre ad agevolazioni fiscali e
previdenziali già previste, ha concesso, a beneficio dei sinistrati, una maggiorazione della percentuale di
contribuzione nel pagamento delle tariffe assicurative da corrispondere alle apposite compagnie che si
assumono l'onere di coprire i rischi di danno derivanti dal verificarsi di eventi calamitosi di qualsiasi
genere. L'iniziativa ha potuto beneficiare del Concorso dell'UE con la concessione di fondi ai sensi del
Reg. CE n° 73/2009 art. 68 riservati ai settori di attività più in crisi (Healt Check). Ormai l'uso delle reti
antigrandine a protezione delle colture, in dipendenza dei forti costi, e spesso della non completa efficacia,
non pare più suscitare l'interesse di un tempo. La gestione degli aiuti pubblici nel pagamento dei prezzi
alle Compagnie è affidato al Consorzio delle Produzioni Intensive di Ravenna. L'assicurazione da qualche
anno, oltre a coprire i rischi da grandine, è rivolta alla copertura di quelli derivanti da altre calamità
naturali: forti venti, alluvioni, siccità, gelate, ecc. Sono sorti, così due nuovi tipi di assicurazioni la
14
multirischio e la polirischio in base alle quali si applica una diversa procedura nelle valutazioni degli
elementi in gioco, procedura di cui si è fatto cenno con la precedente relazione 2009/2010.
Per quanto riguarda il rapporto fra risarcimento e premio complessivo si è evidenziato come nell'anno
2011 sia risultato del 31,63% a fronte del 23,4 % dell'anno precedente. I comuni di Brisighella con il
143,08 %, Bagnacavallo con l' 82,95 %, Riolo Terme e S. Agata sul Santerno (entrambe con il 65-66%)
sono risultati i più danneggiati mentre quelli di Casola Valsenio con l'1,75 %, di Cotignola e Russi
(entrambi con il 5-6%) i meno colpiti. Gli Ha. coperti in provincia sono risultati 24.426 e il valore
assicurato € 183.529.510.
Trattasi quindi, ancora una volta, di una annata positiva per le compagnie di assicurazione e quindi in
grado di compensare le perdite riscontrate in altre precedenti come quelle del 2004 (174% nel rapporto
risarcimento % premio), del 2004 (148 %) e del 2007 (121%).
Le colture che hanno riportato i massimi danni sono risultate, come di consueto, le frutticole, ma bisogna
rilevare che anche altre come sementiere e ortive sono state penalizzate. Anche per il comparto zootecnico
(bovini da latte e da carne) è prevista la disponibilità di ricorso all'assicurazione.
Se si prende come base il valore assicurato va sottolineato che, ancora una volta, l'assicurazione a
copertura dei soli rischi da danni da grandine assume prevalenza rispetto alle altre, seguita a poca distanza
da quella pluririschio e, in proporzioni assai più limitate, dalla multirischio o per tutela dai danni alle
strutture (serre). La pluririschio resta comunque quella che assorbe la fetta più elevata dei contributi
pubblici seguita da quella per la sola grandine.
Segue la tabella storica con i dat sull'entità dei risarcimenti relativi all'ultimo decennio 2010/2011.
ASSICURAZIONE AGEVOLATA GRANDINE ULTIMI 10 ANNI – PROVINCIA DI
RAVENNA RAPPORTO RISARCIMENTO / PREMIO
RAPPORTO
ANNO
SUPERFICIE
HA
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2010
2011
31.615
24.961
21.363
21.864
23.201
20.356
24.993
27.173
22.571
24.426
VALORE
ASSICURATO
183.489.847.340
92.634.451
94.891.365
118.139.362
124.733.745
111.885.966
141.524.369
164.099.413
144.234.263,84
183.529.510
PREMIO
COMPLESSIVO
22.802.045.044
12.719.472
11.821.711
12.702.177
17.100.884
14.372.897
17.987.402
22.800.143
17.499.042,35
N.B. Dal 2002 i valori sono espressi in Euro
15
RISARCIMENTO
19.565.023.305
2.792.466
4.435.575
18.750.228
8.637.674
10.768.808
21.728.100
9.839.454
4.091.162,21
RISARCIMEN
TO
PREMIO %
86
22
38
148
51
75
121
68
23
32
SITUAZIONE FITOSANITARIA DELLE COLTURE - ANNO 2011
La situazione fitosanitaria delle colture, nel corso della campagna 2010-2011 può considerarsi, nel
complesso, sostanzialmente positiva. Va tuttavia rilevato come l'andamento stagionale abbia
condizionato, in un senso o nell'altro, il ciclo di sviluppo dei parassiti vegetali e animali, delle
infestanti e delle fisiopatie creando, per alcune colture, problemi non indifferenti, portando a
risultati differenziati sia in termini di quantità e qualità delle produzioni e, conseguentemente, di
reddito. Le copiose precipitazioni di fine anno 2010, l'inizio di una primavera fredda e piovosa che
ha virato verso il caldo e una siccità iniziata presto in estate e protrattasi sino a fine anno, hanno
avuto il loro effetto anche sullo sviluppo evolutivo dei parassiti. Gli eventi piovosi intensi della
tarda primavera hanno favorito l'insorgere di problemi fitopatologici più intensi su alcune colture
(marciumi da Maculatura bruna e attacchi di Psilla sulle pomacee, attacchi di Monilia su ciliegio,
Moniliosi e attacchi da Batteriosi su albicocco) con contrazione delle rese e peggioramento della
qualità.
Sotto il profilo fitosanitario il comparto orticolo non ha fatto rilevare fenomeni rilevanti pure
essendo state segnalate infezioni di Peronospora su pomodoro e qualche problema di Oidio su
cucurbitacee e l'epidemia, esplosa durante l'estate provocata dal batterio Escherichia coli. Così
dicasi per quanto riguarda il mais che ha fatto notare un contenimento anche della Diabrotica.
Per quanto riguarda i parassiti, le presenze e i danni di maggior rilievo si possono così sintetizzare,
con riferimento alle colture più tradizionali:
su frumento e cereali autunnali sono state segnalate infezioni da Ruggine bruna e, in particolare, da
Fusariosi della spiga e, inizialmente, da Septoriosi. In aumento, per la barbabietola da zucchero, le
infezioni da Cercospora e, assai limitate, quelle degli altri parassiti. Erba medica, sorgo, mais e
girasole non hanno fatto notare attacchi rilevanti; per il mais sono apparsi in forte calo i danni da
Piralide e da Micotossine. Per il pomodoro sono sorti problemi per attacchi di Batteriosi e contenuti,
o nella norma, quelli di altri parassiti comuni. Poco rilevanti, e bene controllati, i parassiti della
patata. Presenti nella cipolla le Batteriosi, causa di marciumi, oltre a infestazioni di Thrips tabaci
mentre nella soia è stato segnalato un incremento dell'acaro Tetranycus urticae.
Nel pisello da industria sono state rilevate infezioni da Peronospora oltre che di Oidio sulle varietà
sensibili medio-tardive e di Acyrtosiphon pisum. Il fagiolino ha fatto notare problemi solo per
quello in secondo raccolto per attacchi di Sclerotinia, di Fusarium e Rizoctonia alla semina e
aumento delle Batteriosi su alcune varietà. Elevata, sempre sul secondo raccolto, la presenza di
Elicoverpa armigera. Sul Borlotto la presenza di Tetranycus urticae nel secondo raccolto è risultata
più diffusa in alcune zone mentre i danni da Nottua e Piralide risultano sempre maggiori dove si
effettua la semina su sodo. Sullo spinacio sono risultate elevate le infestazioni di Nottua e, un po'
meno, quelle di Mosca. Su bietola da taglio si è rilevato un aumento della presenza di Cercospora e
una crescita delle infestazioni di Nottua e di Mosca. Sulla cicoria in secondo raccolto sono stati
segnalati forti attaccchi di Helicoverpa armigera.
Per quanto concerne le colture arboree intensive sono da rilevare, sul melo, attacchi di Ticchiolatura
nonchè di Cancri rameali in misura crescente. In evidenza anche la presenza dell'Afide verde e si
sta incrementando quella dell'Afide lanigero. Qualche danno è stato rilevato, in alcune aziende, da
attacchi di Tignola orientale soprattutto nel periodo che precede la raccolta. Non rilevanti, o in
declino, i danni prodotti dagli altri abituali parassiti, grazie all'uso di prodotti efficaci, o a metodi di
confusione sessuale, o facendo affidamento, come nel caso degli acari, sempre presenti, sul
controllo naturale di predatori.
In evidenza sul pero i danni da Ticchiolatura specie nelle aziende dove in precedenza non si era
intervenuto come si doveva. La Maculatura bruna si è manifestata in un numero limitato di aziende
ma in modo piuttosto grave. Particolarmente difficile e impegnativa la lotta per contenerla.
Si è evidenziato un aumento consistente del Colpo di Fuoco Batterico che ha colpito 31 aziende di
cui 20 a pero e 4 a melo e con la prospettiva di diffondersi a tante altre, stante le difficoltà della
lotta, basata sulla sola prevenzione. Rilevata la presenza della Tingide soprattutto nelle aziende
biologiche mentre la Psilla è apparsa in crescita nella maggior parte degli impianti. Rilevati danni
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da Afidi anche se in maniera minore rispetto agli anni precedenti. Minori i problemi creati dalla
Carpocapsa e dalla Tignola orientale. Stanno prendendo consistenza, in tutti gli impianti, i danni
prodotti dalla Cecidomia delle foglie mentre la Tentredine ha creato problemi nelle aziede
biologiche.
Sono stati richiesti interventi per contenere le popolazioni di Ragnetto rosso, di Eriofide rugginoso
e di Eriofide vescicoloso.
Su pesco e nettarine Bolla e Corneo non hanno creato particolari problemi mentre, nel corso
dell'estate, si sono verificati attacchi di particolare intensità a carico dei germogli per quanto
concerne l'Oidio. Sempre problematica l'efficacia della lotta contro i Cancri rameali che continuano
a interessare diverse aziende. Palesi i danni da Mosaico latente e da Armillaria mentre il Nerume
ha creato problemi notevoli in alcune aziende per mancanza di prodotti poco efficaci. La
Maculatura batterica è risultata una calamità che ha colpito maggiormente le aziende che non
avevano fatto nulla di specifico contro le Batteriosi. In continua espansione, e sempre maggiori,
risultano i danni da Sharka che va combattuta in modo coordinato e con interventi rapidi. Fra i
fitofagi sono stati rilevati danni di rilievo da Forficula, specie su varietà precoci, nonchè da Tripidi
e da Cicaline.
Su albicocco sono stati rilevati danni da Moniliosi nelle aziende dove la difesa non era stata
eseguita in modo corretto. Anche la Maculatura rossa ha creato qualche problema mentre sono
cresciute le segnalazioni di danni provocati da Batteriosi. Sono in fase di incremento le popolazioni
di Capnode specie nelle zone collinari e nelle aziende non dotate di impianti di irrigazione.
Sul susino sono stati segnalati danni da Monilia specie in varietà tardive (Angeleno) oltre che da
Nerume mentre sono in incremento anche le piante con sintomi da fitoplasmi. In evidenza anche la
presenza di Afide verde e farinoso mentre si sono incrementati i danni prodotti dalla Cocciglia S.
Josè. Sempre problematico il controllo della Cidia funebrana, in particolare nelle zone collinari e, in
pianura, per le cultivar a maturazione tardiva. Si nota anche una progressiva crescita dei Ricamatori
non ben controllati per carenza di prodotti adeguati.
Su actinidia si sono dimostrate intense e prolungate le infestazioni di Metcalfa pruinosa con
problemi di imbrattamento di foglie e frutti con melata e sono apparsi in aumento anche le
infestazioni di Cocciniglia bianca del gelso. In continua crescita è la diffusione della Batteriosi
parassitaria da Pseudomonas che fa strage di piante soprattutto se delle nuove cultivar Zespri Gold.
Nel 2011 il totale delle aziende colpite è risultato in provincia di 108. La lotta si basa sulla
prevenzione e ricorso ai sali di rame.
Sul kaki si sono rilevate alte infestazioni di Metcalfa pruinosa e, assai minori, di Ceratitis capitata.
Continua l'espansione del Ceroplastes rusci e ceriferus e del Pseudococcus viburni che produce
danni da melata sui frutti. Anche la Sesia risulta di difficile contenimento.
Per quanto concerne la vite la Peronospora, dove sono stati effettuati i normali trattamenti, non ha
creato problemi particolari. Altrettanto dicasi per l'Oidio e la Botrite grazie a un andamento
stagionale favorevole. In crescita la recrudescenza del Mal dell'esca che colpisce anche i vigneti
giovani mentre il Legno nero dopo la progressione registrata in anni precedenti ha fatto notare una
minore pressione. Si rilevano preoccupazioni per l'espansione della Flavescenza dorata di cui sono
stati già rilevati in provincia 10 focolai attivi, con inizio dal 2004. Nel 2011 si è assistito a un
incremento dei danni da Fillossera specie sul Sangiovese delle zone collinari e a un notevole
aumento della Metcalfa pruinosa e della Cocciniglia cotonosa (Planococcus ficus) da rendere
necessario un incremento degli interventi pur puntando sulla maggiore efficacia dei parassiti
naturali. Le infestazioni di Tignoletta sono risultate meno intense rispetto alle previsioni e presenti
soprattutto nella pianura centro-settentrionale della Provincia. Sono state rilevate zone della
Provincia con elevate infestazioni di Ragno rosso nonchè di Ragno giallo. Scarsa la presenza delle
Acariosi. In evidenza l'Erinosi che tuttavia non produce danni.
E' continuata, in provincia, nel 2011, l'attività di assistenza tecnica alle coltivazioni con il fine ai
attuare i programmi di difesa integrata e biologica con il concorso di 75 tecnici facenti capo a circa
20 gruppi di Cooperative di cui 6 nelle vesti di coordinatori referenti. Di rilievo gli incontri
settimanali svolti presso il Centro di Formazione Professionale di Villa San Martino (Lugo), di
grande importanza come momento di confronto fra i medesimi tecnici e utili per un aggiornamento
tenuto conto dei continui cambiamenti che avvengono nel settore.
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Negli incontri erano previsti: relazioni di coordinatori, coltura per coltura, per puntualizzare le
problematiche del momento; discussioni su interventi tecnici e comunicazioni in merito alla
concessione di deroghe all'uso di prodotti più efficaci, ma anche più tossici, in caso di necessità;
redazione di un bollettino tecnico valido per il Reg. CE 1698/05 per le linee di produzione integrata
ortofrutta e LL.RR. 28/98 e 28/99.
Nell'ambito dell'attività erano incluse N° 6 riunioni di coordinamento regionale tenute presso il
Servizio Fitosanitario Regionale (S.F.R. - Bologna) e n° 5 riunioni provinciali. Sono stati prodotti e
divulgati N° 6 bollettini con invio a mezzo posta elettronica o pubblicati, a cura della Provincia di
Ravenna, sull'apposito sito www.provincia.Ra.it riguardante la valorizzazione e promozione dei
prodotti agricoli, assistenza tecnica, Bollettino di produzione integrata e biologica. In merito alla
gestione di deroghe ai disciplinari alla Regione non ne sono state richieste per le Provincie ma solo
per specifici territori. Sono state anche svolte attività di monitoraggio di parassiti con l'impiego
delle più avanzate tecnologie informatiche per il rilevamento, l'archiviazione, l'elaborazione e la
diffusione in tempo reale delle informazioni. I rilievi hanno riguardatro, oltre alle fasi fenologiche,
la comparsa e sviluppo di avversità (crittogame e fitofagi) e la presenza di insetti ausiliari. Sono
stati monitorati n° 16 appezzamenti di cui 11 di colture arboree e 5 di erbacee. Si è anche
collaborato alla gestione di azioni aventi come finalità la difesa fitosanitaria obbligatoria (lotta
Sharka, Colpo di Fuoco Batterico, Cancro Batterico, Flavescenza dorata, ecc.), sia con il Servizio
Fitosanitario Regionale che con il Consorzio Fitosanitario Provinciale per focalizzare l'attenzione
dei tecnici e degli operatori del settore su malattie e lotta obbligatoria. Sono stati eseguiti
sopralluoghi aziendali e consulenze telefoniche a tecnici ed aziende per le principali avversità
(Psilla, Colpo di Fuoco Batterico, Maculatura bruna del pero, Mosca della frutta, Giallumi e
Cicaline della vite, Drosofila, diserbo fruttiferi ed erbacee, ecc.)..
Di rilievo i sopralluoghi e le visite in campo organizzate dal S.F.R. per prove svolte in varie località
della Regione su Tignoletta della vite, Maculatura bruna, Miride e Carpocapsa su pero, Cercospora
su bietola da zucchero, cocciniglie su vite e cachi.
Per quanto ha attinenza con le previsioni climatologiche il Servizio di assistenza tecnica alle
coltivazioni si è valso dei parametri climatici forniti, settimana per settimana, dal Servizio
Agrometeorologico locale (S.A.L.) sulla base dei dati rilevati dalle 8 stazioni meteo elettroniche
presenti nel territorio provinciale e collegate, tramite modem telefonico, con il Servizio
Agrometeolologico Regionale. Il Bollettino Tecnico settimanale è inviato per i tre compensori della
provincia, tramite fax o e-mail, direttamente a tutte le Organizzazioni partecipanti al progetto di
difesa che ne hanno fatto richiesta o anche tramite il sito Internet. Fra le altre cose va segnalata la
collaborazione a istituzioni scientifiche, fra cui l'Università di Bologna, per la impostazione di
prove sperimentali per la messa a punto di moderni indirizzi per la difesa integrata e, in particolare,
con la realizzazione di monitoraggi e indagini sulla diffusione di fitofagi ausiliari.
Seguono maggiori dettagli sulle patologie e infestazioni delle colture più importanti e sui danni
recati dai principali parassiti con l'indicazione dei principi attivi ritenuti più efficaci
compatibilmente con quanto previsto dai disciplinari di produzione. Trattasi di dati elaborati e
forniti gentilmente dai tecnici della produzione integrata e biologica e pertanto, tutto quanto è
segnalato, va riferito a metodi di difesa richiesti per ottenere questi tipi di produzione.
COLTURE ERBACEE
FRUMENTO
Fra gli agenti patogeni hanno destato qualche preoccupazione le Fusariosi della spiga (Fusarium
spp) soprattutto perchè produttrici di pericolose tossine. Non hanno tuttavia beneficiato di un clima
favorevole. Altrettanto dicasi per quanto riguarda le Septoriosi (Septoria nodorums e tritici).
Anche la Ruggine bruna (Puccinia recondita) e la Ruggine gialla (Puccinia striiformis) sono
risultate poco pericolose e così dicasi per l'Oidio (Oidium monilioides).
Fra i fitofagi scarsi i danni provocati da Afidi (Sitobion avenae e altri) in quanto ben controllati dai
predatori. Per quanto concerne il diserbo sono state rilevate difficoltà per il controllo del loietto.
ORZO
La presenza dell'Elmintosporiosi (Helminthosporium sativum) è apparsa in crescita.
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BARBABIETOLA DA ZUCCHERO
Le infezioni di Cercospora (Cercospora beticola) sono risultate in aumento e non ben contrallate da
Triazoli e Strobilurine forse per formazione di ceppi resistenti: L'Oidio (Erysiphe betae) non è
apparso pericoloso.
Fra i fitofagi sono stati ben controllati, dai predatori, gli attacchi di Afide nero (Aphis fabae) e
Afide verde (Myzus persicae) e, altrettanto limitati, anche quelli di Caradrina minore (Spodoptera
exigua), delle Nottue fogliari (Mamestra brassicae e Laconobia oleacea) e del Cleono
(Conorrhynchus mendicus). Variabili i danni da Elateridi (Agriotes spp) in funzione delle zone e
delle rotazioni, in genere contenuti delle trappole sessuali ma comportanti la necessità di una
zonatura del territorio per valutare se sarà opportuno intervenire negli anni successivi.
ERBA MEDICA
Non segnalati gravi problemi da Afidi (Aphis craccivora, Acyrtosiphon pisum, ecc.) contenuti dai
predatori, soprattutto Coccinella septempunctata.
SORGO, MAIS, GIRASOLE
Non segnalate presenze pericolose. La Piralide del mais (Ostrinia nubilalis) è apparsa in declino.
Nulle le segnalazioni di Micotossine.
POMODORO DA INDUSTRIA
Batteriosi in evidenza a seguito delle piogge di fine maggio-inizio giugno. Poco pericolose
Peronospora e Alternaria. Nella norma le infestazione di Dorifora e Afidi.
Diffuse le infestazioni di Nottua gialla ma con danni meno rilevanti rispetto al passato in quanto ben
controllate. Rilevata la presenza di attacchi di Tuta obsoluta nelle piante sotto serra.
PATATA
Peronospora e Alternaria sono risultate ben controllate. Nella norma le infestazioni di Afidi e
Nottue terricole (Agrotis ipsilon). Assenza di danni da Tignole (Phtorimaea Operculella). Ben
controllata la Dorifora (Leptinotarsa decemlineata).
CIPOLLA
Scarse le infezioni di Peronospora; maggiori i danni da Batteriosi che provocano marciumi. Non
molto dannose, nel 2011, le infestazioni di Thrips tabaci nonostante la scarsa efficacia dei farmaci
disponibili.
SOIA
Rilevato un incremento degli attacchi dell'acaro Tetranychus urticae e assenza di problemi da parte
di altri parassiti.
PISELLO DA INDUSTRIA
Contenute le infezioni di Peronospora nelle prime fasi vegetative dove si è adottata la concia del
seme con Metalaxil; assai meno nelle fasi successive come già avvenuto nel 2010. In aumento i
danni da Oidio in prossimità della raccolta su varietà sensibili medio-tardive. Limitati i danni da
Antracnosi. Elevate le infestazioni di Acyrtosiphon pisum. Nella norma le popolazioni di Nottue
fogliari.
FAGIOLINO
Nella norma sono risultate le infezioni di Botrite e Sclerotinia grazie all'utilizzo di varietà resistenti.
Nelle colture in primo raccolto, come si verifica da 5 anni, le popolazioni di Afidi, Nottue,
Ragnetto, Mosca e Piralide si sono mantenute sui livelli normali. Nella coltura in secondo raccolto
si è avuta scarsa presenza di Ruggine su varietà tardive e media della Sclerotinia nella zona
litoranea In evidenza Fusarium e Rizoctonia alla semina e aumento delle Batteriosi. Nella norma
anche la presenza di Afidi e Piralide. Nel secondo raccolto si è registrata anche forte presenza di
Helicoverpa armigera ma contenuta di Miridi.
FAGIOLO BORLOTTO
Come nel fagiolino, buono è risultato il controllo delle infezioni di Botrite e Sclerotinia grazie
all’impiego di varietà resistenti. Per Batteriosi e Antracnosi si è dimostrato efficace l’utilizzo di
seme selezionato e l’impiego di varietà resistenti. Miridi e cimici non hanno causato problemi su
colture in primo raccolto e limitate sono risultate le infestazioni di Afidi su quelle in secondo
raccolto. In evidenza i danni da Ragno rosso (Tetranychus urticae) su colture in secondo raccolto in
alcune zone. Mancano prodotti efficaci per contenerlo e fattori di limitazione naturale non sono
sufficienti. Danni da Nottue e Piralidi risultano sempre maggiori dove si effettua la semina su sodo.
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SPINACIO
Ben controllate le presenze di Peronospora, Mosca e Nottua (Lacanobia oleacea, Mamestra
brassicae, ecc.). Nel secondo raccolto ottimo è risultato il controllo delle Crittogame
(Cladosporium), media la presenza della Mosca, alta quella delle Nottue.
BIETOLA DA TAGLIO
Nella coltura primaverile non sono stati riscontrati problemi di rilievo per Altica, Nottue, Mosca,
Cercocospora, Phoma. Nella autunnale in aumento la presenza di Cercospora, Nottue e Mosca.
CICORIA
Nel secondo raccolto sono stati segnalati forti attacchi di Helicoverpa armigera. Buono il controllo
di Cercospora, Ruggine ed Oidio.
COLTURE ARBOREE
MELO
In evidenza la Ticchiolatura (Venturia inaequalis e Spelocea pomi) con inizio del volo ascosporico
nel periodo 16-28 marzo, con pioggia di 4 mm. e densità di 154 ascopore /mc./gg. La durata del
volo ascosporico si è protratta fino a metà maggio e quindi per 48 giorni. Nella difesa di questo
patogeno è importante evitare lo sviluppo di infezioni primarie da ascospore nel meleto e cioè di
non avere macchie evitando la progressione della malattia che con le infezioni conidiche secondarie
risulterebbe di difficile controllo.
Una difesa razionale può basarsi su diversi parametri:
- Valutazione dell’inizio del volo ascosporico e i momenti di rischio con l’uso di un contaspore
volumetrico e della concentrazione oraria di ascospore diffuse durante le piogge valutando la
gravità del caso servendosi della tabella di Mills.
- Valutazione del tempo intervenendo in caso di piogge solo quando è necessario senza mantenere
di continuo coperta la vegetazione.
L’efficacia dei prodotti usati è pertanto in funzione della quantità di inoculo presente e del
microclima della zona. In ambiente ad alto rischio può essere necessario effettuare trattamenti sia
prima che dopo una presumibile grave infezione. Le infezioni molto pericolose durante la stagione
sono in numero limitato. Nel caso sia eseguito un trattamento con un prodotto preventivo e in
seguito cadono una o più piogge infettanti che danno origine a un numero elevato di ascopore è
consigliabile intervenire con un prodotto curativo o con zolfo dopo la pioggia. Non esistono
prodotti di sicura efficacia contro il parassita per cui la scelta va limitata ai seguenti principi attivi:
Dodina, Dithianon, Difenconazolo.
Scarsi i problemi creati dall’Oidio (Podosphaera leucotrica, Oidium farinosum) ben controllato con
i prodotti (Zolfo O.I.B.E.) impiegati contro la Ticchiolatura. In crescendo i danni causati da Cancri
rameali (Nectria galligena, Phomopsis mali, Sphaeropsis malorum) nonostante i trattamenti eseguiti
con sali di rame in autunno e alle punte verdi.
Non ha creato problemi il Colpo di Fuoco Batterico (Erwinia amylovora) mentre continua da vari
anni, la diminuzione dei danni da Cicaline (Empoaxa vitis). Variabile la situazione per gli Afidi.
Quello grigio è stato contenuto con i prodotti a base di Imidacloprid o con Pirimicarb in
prefioritura; quello verde (Aphis pomi) è apparso poco dannoso in quanto controllato da numerosi
predatori e parassitoidi e, se necessario, con l’uso di chlorpyriphos-metyl efficace anche contro le
Cocciniglie; quello verde scuro (Aphis gossypii), sporadico ma di difficile contenimento se presente
e controllato con l’impiego di gelatina naturale (ottenuta da alghe brune del genere Laminaria);
l’Afide lanigero (Eriosoma lanigerum) è apparso in incremento in questi ultimi anni, comunque
sufficientemente controllato dal parassitoide Aphelinus mali. In caso di necessità si conferma
efficace il Pirimicarb o i Neonicotinoidi.
Sempre pericolosa la Cocciniglia di S. Iosè (Quadraspidiotus perniciosus) verso cui hanno
dimostrato efficacia i trattamenti al bruno con Pyriproxyfen, polisolfuro di calcio, olio bianco. Con
inizio dal 2011 l’uso del polisolfuro di calcio è abolito.
Non sono stati segnalati problemi per attacchi di Litocollete, controllato da numerosi parassitoidi e
dall’impiego di neocotinoidi usati nei confronti dell’Afide grigio e di Cemiostoma (Leucoptera
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malifoliella) ben contenuto con trattamenti a base di Spinosad. Anche l’uso di prodotti meno tossici
ha reso più efficace l’opera dell’artropodofauna utile.
Per quanto riguarda la Carpocapsa (Cydia pomonella) l’uso dei nuovi ceppi di virus non ha
dimostrato l’efficacia dei primi tempi. Ha ben funzionato il Rynaxypyr.
Poco evidenti gli attacchi di Tignola orientale (Cydia molesta) più legata alla coltura del pesco. E’
capitato di rilevare, in alcune aziende, germogli o, più raramente, frutticini, nel mese di maggio e
giugno con presenza di larve di Cytia che hanno causato infestazioni di rilievo mentre più dannose
sono risultate le presenze, specie su Golden e alcune nuove cultivar, nel periodo precedente la
raccolta.
Fra i Tortricidi ricamatori si è assistito, negli ultimi anni, a un decremento generale delle
popolazioni di Pandemis Ceresana e di Archips podana mentre stazionarie sono risultate le
popolazioni di Eulia (Argyrotenia pulchellana) e di Cacecia rosana (Archips rosanus). Anche la
Sesia (Synanthedon myopaeformis) non ha provocato danni.
La Cheimatobia (Operophtera brumata) e il Bombice antico (Orgya antiqua) sono praticamente
scomparsi dai nostri meleti. In calo le popolazioni di Falena tessitrice, grazie al contenimento, da
parte di antagonisti, anche se non specifici.
Sufficiente il controllo del Rodilegno rosso (Cossus Cossus) con metodi di lotta biologica o con la
cattura massale con trappole ad imbuto e del Rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) con la confusione
sessuale dopo che i prodotti IGR sono stati eliminati dal mercato. Non segnalati danni da Mosca
della frutta (Ceratitis capitata) che in anni precedenti aveva fatto notare presenze sulle cultivar Pink
Lady.
Per quanto concerne il Ragnetto rosso (Panonychus ulmi) si consiglia di non trattare più con
acaricidi e lasciare che i predatori svolgano indisturbati il controllo naturale.
PERO
La Ticchiolatura (Venturia pirina e Fusicladium pirinum) pur non risultando in incremento sul
2010, ha colpito i frutti di vari impianti con difesa difficoltosa su William e Kaiser e, un po' meno,
su Conference e Abate Fetel.
In incremento i danni da Maculatura bruna (Stemphylium vesicarium) con comparsa di macchie sui
frutti fin dai primi di giugno ed esplosione nel mese di agosto. Elevato il numero dei trattamenti
richiesti. Le infezioni partono sempre da terra e non dalle macchie sulle piante che non sviluppano
conidi. Per diminuire le fonti di inoculo è molto importante gestire il cotico erboso evitandone il
disseccamento e l'uso di dissecanti, lasciano crescere l'erba per poi sfalciarla ed asportarla. Pochi i
principi attivi di sicura efficacia.
Il Colpo di Fuoco Batterico (Erwinia Amylovora) ha evidenziato un aumento consistente dei casi al
punto da essere presente ormai nella gran parte dei pereti. Gli impianti sono però stati colpiti in
modo lieve salvo i casi dove non si è fatto pulizia delle parti infette. Le abbondanti fioriture
secondarie hanno causato diffusione del batterio. Occorre una difesa basata sulla prevenzione
eliminando le seconde fioriture e le parti infette (che vanno bruciate) e trattare con sali di rame.
Intervenire con tempestività (entro 24 ore) in caso di grandinate. Nel 2011 in provincia erano
colpite N° 31 aziende di cui 20 di pero (il 60%), 4 di melo. Colpiti anche biancospino, sorbo,
cotogno, nespolo, azzeruolo. Delle aziende colpite 9 sono del comune di Ravenna, 11 di Faenza, 5
di Cotignola, 3 di Conselice, 2 di Bagnacavallo, 1 di Brisighella.
Stazionari i danni da Necrosi batterica delle gemme
alla ripresa vegetativa
dovuta a
Pseudomonas spp.
La Tingide del pero (Stephanitis pyri) è apparsa dove non si è intervenuto con prodotti chimici
efficaci come nelle aziende biologiche o dove si applicano metodi di difesa integrata avanzata. In
caso di infezioni gravi è efficace l'impiego di Acetamiprid, valido anche contro gli Afidi.
La Psilla (Cacopsylla pyri) ha incrementato i suoi attacchi rispetto al 2010.
E' stata controllata con interventi a base di oli estivi e lavaggi. Per il contenimento delle ninfe del
Fitomizo si è dimostrato efficace l'impiego di Spinosad applicato contro la Carpocapsa. Valido il
controllo naturale operato da Anthocoris nemoralis per il quale sarebbe necessario costituire siepi
con piante ospiti delle diverse specie di Psilla.
Fra le diverse specie di Afidi quello grigio (Dysaphis plantaginea) ha causato minori danni rispetto
al passato e risultato contenuto dagli stessi trattamenti adottati contro la Tentredine.
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Non ha creato problemi il Cemiostoma (Leucoptera malifoliella). Efficaci gli interventi con
Spinosad. Altrettando dicasi per la Carpocapsa (Cydia pomonella). In aumento l'applicazione del
metodo della confusione sessuale. Minori i problemi creati dalla Tignola orientale (Cydia molesta)
con minori danni in prossimità della raccolata per le cultivar più colpite come Abate F. e Kaiser. In
quanto agli interventi da effettuare più che con la cattura degli adulti vale di più il controllo della
presenza delle uova sui frutti. Più che l'impiego dei prodotti chimici, non sempre di sicura efficacia,
vale l'applicazione dei metodi della confusione e distrazione sessuale.
La Cecidomia delle foglie (Dasineura pyri), presente nella maggior parte degli impianti di pero, e
che finora non aveva provocato danni ha creato problemi poichè con l'accartocciamento delle foglie
operato dalle larve si è creato rifugio per la Psilla e gli Antocoridi.
Stazionarie sono risultate le infestazioni di Tentredine (Hoplocampa brevis) contenute dall'impiego
di Acetamiprid rivolto al contenimento degli Afidi. Valido si presenta l'impiego delle trappole
cromotropiche per la cattura degli adulti.
Il fitofago è molto dannoso nelle aziende biologiche per mancanza di prodotti efficaci.
Palesi i danni prodotti dal Ragnetto rosso (Panonychus ulmi) il noto agente del Brusone. Occorre
individuare la soglia di intervento basandosi su vari parametri come temperatura, presenza del
ragnetto, comparsa sulla soglia dei primi sintomi per risparmiare il trattamento acaricida.
Interessante l'impiego di olio minerale estivo intervenendo tra maggio e giugno.
Nei confronti dell'Afide rugginoso (Epitrimerus pyri) la difesa si è basata sull'impiego di olio o di
olio più zolfo, a gemma ingrossata, su tutte le cultivar, prodotti risultati efficaci anche nella lotta
alle Cocciniglie.
L'Eriofide vescicoloso (Eriophyes pyri), presente in alcune aziende, è risultato contenuto grazie a
una difesa basata sull'impiego di olio più zolfo, o Polithiol, a gemma gonfia.
Non hanno recato danni i Ricamatori (Pandemis, ecc.).
PESCO E NETTARINE
Le infezioni di Bolla (Taphrina deformans) sono risultate ben controllate. Quelle successive alla
fioritura non hanno determinato (come in anni precedenti) danni consistenti ai frutti anche nelle
aziende dove non si è trattato. La Dodina continua a dimostrare una minore efficacia rispetto ad altri
prodotti forse a causa della sua scarsa persistenza. Non ha destato particolari problemi il Coryneum
beyerinchii). L'Oidio (Sphaerotheca-pannosa) ha prodotto attacchi di particolare intensità a carico
dei germogli. Comunque il parassita è stato contenuto sufficientemente anche nelle zone collinari
dove i rischi sono maggiori.
La siccità estiva ha contenuto lo sviluppo delle Moniliosi (Monilinia laxa e Monilia laxa) a
differenza dell'anno precedente nel corso del quale si era sviluppata anche la Monilia fructicola.
Danni evidenti continuano ad essere prodotti dai Cancri rameali (Fusicoccum amygdali, Cytospora
cincta e Leucostoma, ecc.). Molti dei prodotti attivi per la lotta sono stati tolti dal mercato. Occorre
cercare nuove soluzioni. In evidenza anche il Mosaico latente prodotto da un viroide (PLMVd) che
colpisce di più il pesco che le nettarine.
Segnalati impianti con morie o deperimenti prodotti da Armillaria (armillaria mellea). Anche il
Nerume (Megacladosporium carpophilum) ha creato danni ad alcune aziende per mancanza di
prodotti efficaci o non ben posizionati. Buoni i risultati con l'impiego del Piraclostrobin più
Boscalid.
Non segnalati danni da Ruggine (Tranzchelia pruni-spinosae) mentre la Maculatura batterica
(Xanthomonas arboricola pv pruni) ha colpito aziende in cui si era intervenuto, in precedenza, con
farmaci a base di rame in autunno e a fine inverno. Fra le malattie emergenti la Sharka costituisce
sempre un grave pericolo per la nostra peschicoltura anche se il virus appare in fase di
contenimento. Sono stati rilevati finora, in provincia, n° 56 focolai di cui 31 sul pesco, 10 sul susino
e 6 sull'albicocco. I comuni più colpiti sono risultati Ravenna, Bagnacavallo, Solarolo e Faenza. In
quanto alla lotta si consiglia di intervenire in modo coordinato e con tempestività.
Fra i fitofagi vanno segnalati danni da Forficula (Forficula auricularia) specie su varietà precoci. I
prodotti finora usati si sono dimostrati poco efficaci; buono è l'uso delle trappole a base di cartone
ondulato ma difficilmente appplicabile sulle piante di grandi dimensioni. Meglio è l'uso della colla,
applicata alla base del tronco per impedire la risalita dell'insetto dal terreno, però richiede molta
mano d'opera.
22
Contro i Tripidi (Thrips major, Thrips tabaci) si è realizzato un buon controllo con interventi su
piante a bottoni rosa o alla caduta dei petali mentre su Frankliniella occidentalis buono è risultato
l'intervento con Spinosad in preraccolta.
Limitati i danni da Miridi (Calocoris norvegicus, Lygus rugulipennis) nella maggior parte delle
aziende. Non ha creato problemi la cimice verde (Nezara viridula) e altrettanto le Cicaline verdi
(Empoasca decedens, Empoasca vitis, Erytroneura fiammingera). La prima aveva provocato danni
di rilievo in diverse aziende determinando arresti di germogli, deformazioni del lembo e precoce
caduta delle foglie, poi in seguito si è rilevato un calo delle presenze. Nel 2011, come nei 4 anni
precedenti, si è rilevata una recrudescenza del fitofago specie su piante in allevamento molto
vigorose.
Nei confronti dell'Afide verde (Myzus persicae) si è applicata una difesa generalizzata con prodotti
efficaci oggi disponibili. In pescheti condotti con metodo difesa integrata avanzata da anni, l'Afide è
controllato dai Coccinellidi presenti. Nel 2011 si sono riscontrate reinfestazioni dovute a fenomeni
di resistenza ai neonicotinoidi impiegati da rendere necessario cambiare le strategie. L'Afide bruno
(Brachycaudus schwartzi) ha dimostrato un incremento delle popolazioni ma non tale da rendere
necessari interventi specifici. L'Afide farinoso (Hyalopterus amydali) ha richiesto l'uso di aficidi
specifici nelle aziende colpite in quanto controllato con difficoltà dai nemici naturali causa la veloce
esplosione delle colonie. Buona l'efficacia del Pirimicarb. Problemi sorti per le aziende biologiche
per le quali si è dimostrato efficace l'impiego di Agricolle (polisaccaride derivato da alghe). Non
segnalata la presenza dell'Afide nero (Brachycaudus persicae).
Fra le Cocciniglie quella Bianca del Gelso (Pseudaulacapsis pentagona) ha aumentato la sua
presenza in questi ultimi anni con apparizione delle prime neanidi a inizio maggio. La difesa, un
tempo difficoltosa, è stata resa più efficace con l'impiego del recente Pyriproxifen applicato nella
fase dei bottoni rosa. La Cocciniglia S. Josè (Quadraspidiotus perniciosus) si è mostrata meno grave
rispetto agli anni precedenti e ben controllata con trattamenti al bruno con olii minerali, Piriproxifen
e Polisolfuro di calcio nelle aziende biologiche.
In riduzione da alcuni anni la popolazione del Litocollete (Phillonorycther pomonellus in quanto
contenuto dall'uso dell'IGR nei confronti della Cydia e dalla azione di parassitoidi naturali.
In fase di espansione dal 1990, anche se più contenute negli ultimi anni, le popolazioni dell'Anarsia
(Anarsia lineatella), diffusa soprattutto nella zona a sud di Ravenna. Le trappole non danno buoni
segnali poichè ad elevate catture non corrispondono danni e viceversa, con basse catture, si può
verificare il contrario. Confusione e distrazione sessuale non forniscono risultati ottimali.
Buoni i risultati ottenuti nella lotta alla Cidia (Cydia molesta) con l'applicazione del metodo della
confusione sessuale integrata da adeguata difesa chimica (IGR). Nella progettazione i campi
devono essere pensati in funzione di superfici più ampie e regolari inserendo varietà tardive non
inframezzate a quelle precoci. Il metodo della confusione sessuale ha dimostrato risultati più
positivi rispetto a quello della distrazione da applicarsi solo su appezzamenti di dimensione ridotte.
Si rendono più necessari gli interventi dei suddetti metodi se attuati sul parassita in seconda
generazione e solo nei casi difficili e relativamente ai primi anni di applicazione dei medesimi.
Non ha creato problemi l'Eriofide delle drupacee (Aculus fockeui) che si rinviene solo tardivamente
sulle foglie che diventano tipicamente argentate.
Minori sono risultati, in questi ultimi anni, i danni provocati dalla Tignola subcorticale della frutta
(Euzophera bigella) e altrettanti quelli attribuiti agli Scolitidi (Scolytus Rugulosus) e ai Ragnetti
rossi (Panonyichus ulmi e Tetranychus urticae).
ALBICOCCO
Scarsamente presente, come negli ultimi 7 anni, l'Oidio (Podosphaera tridactila e Oidium
passerinii). In alcune zone collinari si è intervenuto, però, con zolfo e I.B.E. mentre sono stati
segnalati danni da Moniliosi (Monilinia laxa e Monilia laxa) nel periodo della fioritura e dove non è
stata effettuata una difesa corretta. Nei confronti del 2010 si è osservata una minore incidenza del
Nerume (Megacladosporium Carpophilum).
La Maculatura rossa (Apiognomonia erythrostoma) si è valsa di trattamenti con Fenbuconazolo, se
in difesa integrata, mentre meno efficienti sono risultati zolfo e prodotti rameici in agricoltura
biologica. In incremento i danni da Batteriosi (Pseudomonas syringae) a seguito di introduzione di
varietà sensibili. Non sono stati segnalati danni da Anarsia (Anarsia lineatella) nemmeno in
23
presenza di elevate catture. Molto efficaci si sono dimostrati i trattamenti con Bacillus
Thuringiensis. Negli ultimi anni sono state segnalate infestazioni nelle zone collinari e pedecollinari
di Capnode (Capnodis tenebrionis) specie nelle aziende non dotate di impianti di irrigazione.
Il parassita, già segnalato dall'inizio del novecento, attacca anche, e soprattutto, il Prugnolo (Pruno
spinosa). Alla fine di marzo erano presenti, con forte anticipo, i nuovi adulti il cui volo si protrae da
marzo a ottobre rendendo inutile il ripetersi troppo frequente dei trattamenti come qualcuno
consiglia.
Minimi i problemi creati dalla Cecidomia dei fiori (Contarinia pruniflorum) segnalato dal 1996
sulle colline imolesi.
SUSINO
La Monilia, presente soprattutto sulle cv. tardive (es. Angeleno) ha prodotto pochi danni e inferiori
a quelli del 2010. Scarse le presenze di Corineo (Coryneum Bijerinchii) e di Ruggine (Transchelia
pruni-spinosae). Il Nerume (Megacladosporium carpophilum) che fino al 2000 aveva creato
problemi solo per il pesco negli ultimi 2 anni ha provocato danni di notevole intensità anche sul
susino specie sulla cv. Angeleno. Si sta mettendo a punto una difesa efficace usando trattamenti con
Pyraclostrobyn più Boscalid e zolfo. Sono in calo le infezioni da Cancro batterico (Xanthomonas
campestris pv pruni) che si manifesta in estate colpendo, più delle altre, alcune cv. come Black
gold, Black diamond, Bella di Barbiano e, in minore misura, Angeleno.
Sono aumentati, in questi ultimi anni, i danni da Fitoplasmi (Candidatus Phytoplasma prunorum).
Non si dispone di mezzi efficaci per il controllo di questi patogeni che sicuramente vengono
trasmessi da Cacopsylla pruni, ma probabilmente anche da altri vettori. Per il momento si rende
utile abbattere e asportare le piante sintomatiche.
Fra gli Afidi il più diffuso e dannoso è risultato quello verde (Brachycaudus helychrisi). Per gli
impianti biologici ha ben funzionato l'estratto a base di aglio mentre quello farinoso (Hyalopterus
pruni) è rinvenuto su un numero limitato di piante.
Segnalato un incremento di danni da Cocciniglia S. Josè (Quadraspidiotus perniciosus). I
trattamenti con olio minerale o con polisolfuro di calcio eseguiti alla ripresa vegetativa non hanno
contenuto a sufficienza il diaspino. Migliori i risultati con Buprofezin.
Sempre problematico il controllo della Cidia del susino (Cydia funebrana) che ha fatto notare
danni, talvolta elevati, nelle zone collinari. Nelle zone di pianura i problemi più consistenti
riguardano principalmente le cultivar tardive (es. Angeleno). Buoni risultati ha fornito lo Spinosad.
Contradditori i risultati con le tecniche della distrazione.
La Cidia (Cydia molesta) non ha creato problemi. Fra i ricamatori sono stati segnalati danni da
Eulia causati dalle larve di prima generazione e delle successive. I prodotti a disposizione non sono
adeguati. La Pandemis non ha prodotto danni.
Sono stati segnalati, negli ultimi anni, nuovi danni per attacchi di Tentredini (Hoplocampa flava e
Hoplocampa minuta. L'impiego dei neonicotinoidi nei confronti degli Afidi ha avuto buon effetto
anche verso di loro.
ACTINIDIA
Il cancro batterico sta minacciando la coltura specie delle cv. Zespri Gold. E' attribuito al
Pseudomonas syringae pv. Actinidie già segnalato nel Lazio nel 2009 e a Brisighella nel 2010. Nel
2011 le aziende colpite in provincia sono risultate 119 di cui l'82% su Actinidia deliciosa (tipo
Gold) e il 18% su A. Chinensis (tipo verde). I comuni più colpiti risultano quelli di Faenza (con 47
aziende), Brisighella (30), Castelbolognese (18), Solarolo (3). La coltura è a rischio se non si riesce
a mettere a punto biologia, epidemiologia e difesa. Il parassita una volta penetrato nei vasi della
pianta a livello vascolare è difficile da combattere. L'unica strategia di difesa si basa sulla
prevenzione: eliminazione immediata delle parti infette e trattamento con prodotti a base di rame.
Sono risultate in aumento e prolungate nel tempo le infestazioni di Metcalfa pruinosa con la
creazione di problemi di melata con conseguente imbrattamento di foglie e frutti. Presente in alcune
aziende la Cocciniglia bianca del gelso (Pseudaulacapsis pentagona). In aumento le infestazioni di
Eulia nei confronti della quale non sono disponibili prodotti efficaci.
KAKI
Sono state rilevate elevate infestazioni di Metcalfa pruinosa mentre da alcuni anni sono in calo
quelle causate da Ceratitis capitata. Sono risultate in aumento le popolazioni di Ceroplastes rusci
24
con danni alle produzioni e nei confronti della quale si è dimostrato efficace l'impiego di olio
minerale impiegato nella fase di gemme gonfie. Continua l'espansione del Ceroplastes ceriferus
oltre che di Pseudococcus viburni con danni da melata.
Anche la Sesia (Synanthedon spuleri) sta recando danni di rilievo.L'impiego di Nematodi nella lotta
pare dare buoni risultati.
VITE
La Peronospora (Plasmopara viticola) ha provocato scarsi danni sulle piante ben trattate. La prima
infezione si è verificata il 4 maggio con una pioggia di 22 mm. Le macchie di olio sono comparse il
16 maggio e la fuoriuscita dei conidiofori il 29 maggio. Nel 2011 non sono stati registrati gravi
danni da Oidio (Oidium Tuckeri e Uncinula necator). Nella lotta ha dimostrato buona efficacia il
Quinoxifen in miscela con il Myclobutanil. In base a nuove conoscenze biologiche ed
epidemiologiche dei parassiti per un controllo ottimale è opportuno tener presente:
1) Le epidemie nel nostro ambiente prendono avvio con le sole infezioni ascosporiche i cui sintomi
sfuggono.
2) Alcuni cicli di infezioni secondarie contribuiscono all'incremento esponenziale della massa di
inoculo.
3) Dal momento in cui la malattia è palese la sua progressione è rapida e mal controllabile.
4) Le infezioni tardive a carico delle foglie, anche dopo la vendemmia, producono i cleistoteci che
dopo aver trascorso l'inverno sulla corteccia producono le infezioni primaverili ascosporiche che
danno avvio all'infezione a seguito di una pioggia di almeno mm. 2,5.
La Botrite (Sclerotinia fuckeliana e Botrytis cinerea), grazie a un favorevole andamento stagionale,
non hanno creato problemi alla vendemmia.
Il mal dell'esca (tipo di tracheomicosi) ha colpito finora solo i vigneti vecchi ma ha incrementato i
suoi danni colpendo anche i giovani. Non si conoscono mezzi di difesa efficaci.
Il legno nero, dopo la progressione rilevata negli anni precedenti pare avere un po' attenuato i suoi
danni; colpisce in generale tutti i vitigni compresi Trebbiano, Sangiovese, Longanesi e, in
particolare, Chardonnay e Pinot bianco.
Fra le malattie emergenti assume rilievo la Flavescenza dorata comparsa in provincia nel 2005 e
trasmessa da un vettore lo Scaphoideus titanus. La malattia è in progressiva crescita e nel 2011 ha
fatto notare ben 10 focolai distribuiti nei comuni di Faenza, Alfonsine, Conselice, Lugo e Massalombarda. Per contrastare la sua diffusione il Servizio fitosanitario regionale ha reso obbligatoria la
lotta contro il suo vettore. La difesa si realizza seguendo due linee di intervento: 1) estirpo
obbligatorio delle piante infette; 2) trattamento con insetticidi seguendo un particolare schema in
base alle zone e rendendo obbligatorio gli interventi con l'uso di alcuni principi attivi fra cui
Thiamethoxam, Etofenprox, Clorpirifos-etil, Clorpirifos Metil. Nelle aziende biologiche si impone
l'impiego di Piretro naturale più Rotenone.
Le zone interessate risultano: i comuni di Cervia e Ravenna (che non richiedono interventi
obbligatori; 2) le zone focolaio e le aziende focolaio che richiedono due interventi obbligatori con i
prodotti dianzi accennati; 3) tutto il resto del territorio provinciale che richiede un intervento solo
con gli stessi principi attivi; 4) le aziende biologiche.
L'Afide verde scuro (Aphis gossypii) non ha comportato segnalazioni nel 2011 mentre si è assistito
a un incremento della Fillossera (Viteus vitifolii) in particolare su Sangiovese nelle zone collinari
ove ha interessato fino al 30% dei vigneti. In caso di attacco precoce si è reso necessario
intervenire.
I Tripidi (Drepanothrips), salvo alcune aziende, non hanno provocato danni di rilievo. Nel 2011 si è
assistito a un notevole aumento della Metcalfa (Metcalfa pruinosa) in diverse aziende, da richiedere
interventi specifici. Considerato però la difficolta del controllo chimico dovuto alla scalarità delle
nascite, alla notevole polifagia e alla velocità di diffusione sul territorio, si consiglia di continuare
sulla strada del contenimento naturale.
Presente, in alcuni vigneti le Cicaline (Empoaxa vitis) che tuttavia non hanno recato danni di
rilievo.
Si sta sempre di più diffondendo nel terriorio, con incremento degli interventi, la Cocciniglia
cotonosa (Planococcus vitis). Il parassitoide Anagyrus pseudococci non riesce da solo a controllare
il parassita se non per il 50% a fine stagione. Sarebbe necessario incrementare la sua presenza con
25
lanci o ricorrere al predatore cocinellide Cryptolaemus montrouzieri che però è sensibile alle basse
temperature, non sopravvive all'inverno e quindi occorre lanciarlo ogni anno con l'aggravio dei
costi.
I tecnici confidano pertanto nella difesa chimica, pur con risultati contradditori da un anno all'altro.
Negli ultimi anni si è assistito all'incremento di altre cocciniglie (Pulvinaria vitis, Targionia vitis)
che non producono danni diretti ma sono vettori di alcune virosi.
Le infestazioni di Tignoletta (Lobesia botrana) sono risultate meno intense rispetto alle previsioni. Il
parassita è distribuito su tutto il territorio provinciale ma in particolare in aziende della pianura
centro-settentrionale. Nella zona a sud di Ravenna e in collina, pur essendo meno presente, è
ugualmente necessario intervenire. E' ritenuto inutile un trattamento alle larve di prima generazione.
Meglio ricorrere alla introduzione della confusione sessuale. In alcune aziende la popolazione è
talmente ridotta da non richiedere interventi mentre in altre ha incrementato la sua agressività. Non
rilevanti e non oggetto di interventi i danni della Cecidomia delle foglie che produce galle sulle
medesime, emergenti sia sulla pagina superiore che inferiore.
Non particolarmente dannosi, per le aziende che partecipano ai programmi di difesa integrata, le
popolazioni di acari come Eotetranychus carpini (Ragnetto giallo) e Panonychus ulmi (Ragnetto
rosso) da non richiedere trattamenti salvo poche aziende dei comuni di Solarolo e Bagnara di
Romagna nei confronti dei quali la difesa chimica è risultata insufficiente e si sono avute
segnalazioni in aumento per il Ragnetto giallo.
Scarsa la presenza dell'Acariosi provocata da Calepitrimerus vitis. Nei vigneti più colpiti si è
dimostrato ottimo, a scadenza avvenuta, un trattamento a ingrossamento delle gemme con olio
bianco più zolfo.
L'Erinosi prodotta da Colomerus vitis, pur essendo presente nella quasi totalità dei vigneti e in
aumento in alcuni di essi, non ha causato come al solito danni.
Oltre ai danni causati da cause abiotiche (calamità atmosferiche) e biotiche trattati in questo
capitolo vanno evidenziati quelli prodotti dalla fauna selvatica in evidenza nel territorio e
rappresentata principalmente, da varie specie di mammiferi e di uccelli.
La superficie interessata nel 2011 e per la quale è stata presentata domanda all'Amministrazione
provinciale per potere usufruire di un contributo a compenso dei danni subiti, è risultata di Ha 3.584
(Ha 2.415 nel 2010) comportante una spesa di € 270.013 (€221,129 nel 2010).
Nelle attigue tabelle, corredate dai corrispondenti diagrammi che consentono di meglio visualizzare
l'entità dei danni, sia in termini di colture o allevamenti colpiti, che di specie animale, emerge che
fra le colture più danneggiate, in ordine decrescente, sono risultate i frutteti, gli allevamenti ittici, la
vite, le colture sementiere, il mais, mentre fra le specie animali i danni maggiori si devono ai picchi,
agli storni, agli ittiofagi, alle lepri, ai fringillidi.
L'incidenza dei danni per Ha è risultata massima per lepri, caprioli, fringillidi, nutrie e cinghiali per
quanto concerne quelli provocati da animali e per ciliegi, sementiere, viti e fruttiferi in genere per
quelli recati alle piante.
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Danni da selvaggina per specie selvatica 2011
specie
%
Picchio
Storno
Ittiofagi
Lepre
Fagiano
Fringillidi s.l.
Gazza e Ghiandaia
Colombo
Nutria
Passero
Capriolo
Cinghiale
Tortora dal collare
Oca selvatica
Altri ( istrice, ghiro, daino etc)
Totale
19%
13%
13%
11%
7%
7%
6%
5%
3%
2%
3%
3%
1%
3%
3%
100%
Indennizzo in
Euro
€ 52.458,00
€ 34.689,29
€ 34.443,59
€ 30.777,69
€ 18.572,13
€ 18.957,39
€ 17.240,60
€ 12.777,42
€ 8.477,80
€ 6.137,60
€ 8.153,65
€ 7.869,59
€ 2.700,00
€ 7.617,53
€ 9.141,23
€ 270.013,51
ettari
781
207
1400
84
210
77
170
188
42
108
25
39
28
62
161
3584
media
per ha.
€ 67
€ 168
€ 25
€ 366
€ 88
€ 246
€ 101
€ 68
€ 201
€ 57
€ 321
€ 200
€ 95
€ 123
€ 57
€ 75
danni fana selvatica per specie 2011
Tortora dal collare
Cinghiale
Capriolo
Oca selvatica Altri
Picchio
Passero
Nutria
Colombo
Storno
Gazza e Ghiandaia
Fringillidi s.l.
Ittiofagi
Lepre
Fagiano
FONTE: Rilevazioni del P.A. Galletti Francesco, tecnico del Settore Politiche Agricole e Sviluppo
Rurale della Provincia di Ravenna
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Danni da selvaggina per coltura agraria 2011
coltura
%
Indennizzo
ettari
in Euro
piante da frutto varie**
impianti irrigui
pesce (orate, branzini, cefali)
pesco
vite
mais
bietola da seme
melo
11%
15%
13%
10%
9%
7%
7%
5%
€ 29.047,42 168
€ 41.350,17 682
€ 34.443,59 1400
€ 26.062,58 224
€ 23.468,37 184
€ 19.120,72 155
€ 18.106,62 163
€ 12.642,77
42
ciliegio
5% € 12.760,33
girasole
colture da seme varie
foraggere e seminativi
orticole
pero
6
167
50
245
37
62
4% € 11.685,24
6% € 15.444,86
6% € 15.072,13
1% € 3.165,17
3% € 7.643,54
€
100%
270.013,51 3584
Totale
media
per
ha.
€ 173
€ 61
€ 25
€ 117
€ 128
€ 124
€ 111
€ 302
€
2.025
€ 70
€ 307
€ 62
€ 85
€ 123
€ 75
*indennizzi e superfici sono stati arrotondati ** anche in
vivaio
danni da fauna selvatica alle colture 11
colture da foraggere
orticole
seme
e
pero
seminativi
girasole
piante da
ciliegio
frutto **
melo
impianti
irrigui
pesce
mais
vite
pesco
bietola da
seme
** Altre piante da frutto non indicate nel diagramma
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BILANCIO DELL’ANNATA AGRARIA 2010-2011 DELLA PROVINCIA DI RAVENNA
GIUDIZIO SINTETICO SU PRODUZIONE E IMPIEGO DI MEZZI TECNICI
Pur non appagando, come da tempo, le attese degli operatori in genere, l'annata agraria 2010-2011
della Provincia di Ravenna può essere considerata fra le positive. Ciò lo conferma il valore della
P.L.V. complessiva, valutata, compresi gli incentivi pubblici, in € 506.485.000 e quindi superiore
dell'8,5% a quella del 2009-2010 valutata in Euro 466.936.000. Purtroppo i margini di incremento
della redditività risultano inferiori, anche se in modo differenziato, in rapporto alle zone e agli
ordinamenti produttivi delle aziende, se si tiene conto degli accresciuti costi, particolarmente elevati
in alcuni settori, fra i quali emerge quello zootecnico, penalizzato dal dilatarsi dei prezzi dei
mangimi.
Rese ad Ha e qualità delle produzioni delle colture sono state condizionate da un andamento
climatico non sempre favorevole fra cui spicca la frequente piovosità del periodo di fine autunno e
invernale che hanno creato ostacoli alle semine dei cereali vernini; la eccezionale siccità estiva che
si è protratta a lungo (fino a metà ottobre) dovuta a carenza di piogge, con l'eccezione di quelle
provvidenziali di inizio giugno e fine luglio, accomunate a temperature molto elevate. Tra le
anomalie più importanti fa spicco il verificarsi, nella stessa annata, di un'ondata di caldo molto
precoce (prima decade di aprile) e di una assai tardiva (seconda metà di agosto), nonchè l'assenza
totale di piogge durante il mese di agosto e loro carenza anche in quello di settembre. Tutto questo
ha comportato un anticipo della stagione irrigua e un prolungamento della stessa fino ad 'autunno
inoltrato. Le riserve idriche accumulate in profondità nel corso del periodo autunno-invernale, e le
piogge di giugno-luglio, hanno consentito a molte colture di superare lo stress e di proporsi, come
nel caso delle fruttifere e dei cereali in genere, con rese produttive e qualità soddisfacenti. E' stata
favorita l'allegagione e ingrossamento della granella per gran parte delle colture erbacee, la
maturazione dell'uva, che ha raggiunto livelli qualitativi notevoli, a compensazione di una resa un
po' sotto la media. Buona la qualità e conservabilità della frutta però fortemente penalizzata, specie
per pesche e Nettarine, da una eccezionale caduta dei prezzi, anche perchè di pezzatura sotto la
norma. L'aumento di quello dei cereali invernali e del vino ha però consentito di salvaguardare i
bilanci.
Le tendenze produttive delle specie zootecniche continuano a mantenersi sugli abituali livelli. Nel
corso del 2011 sono state rilevate flessioni quantitative per le carni di suini, apparsi in incremento i
prezzi dei prodotti di tutte le categorie e in particolare di pollame, suini grassi, carni bovine e uova.
Il massimo incremento della P.L.V. si è avuto per gli avicuniculi, seguito da suini, latte vaccino,
uova e carne bovina.
L' apicoltura pare essersi definitivamente ripresa dopo il periodo oscuro dovuto all'uso dei prodotti
neonicotinoidi e si è proposta ancora una volta come fattore valido per la sua multifunzionalità:
produzioni apistiche, azione pronuba e fattore di valorizzazione dell'ambiente naturale e di
equilibrio ambientale.
Premesso quanto sopra bisogna prendere atto che siamo in un periodo di profondo riassetto del
settore agricolo reso necessario dal variare delle disposizioni delle PAC e dal mutare dei rapporti
economici fra i vari stati considerato che, alcuni dei più emergenti, (Cina, India, ecc.) stanno
imponendosi su tutti gli altri dominando i mercati in quanto favoriti dal processo di globalizzazione
che li pone in una posizione di maggiore competitività nei confronti di tanti altri. C'è anche da
prendere in esame un recupero di territorio dovuto sia alla riduzione della superficie destinata alla
barbabietola da zucchero a seguito della ristrutturazione del settore zucchero e alla scomparsa quasi
totale del set-aside che ha portato a una diversa impostazione dei piani colturali, impostazione
dovuta anche al mutare della politica di sostegno della PAC ai vari settori dell'attività agricola,
politica non più diretta alle singole colture con aiuti accoppiati, ma all'azienda agricola nel suo
complesso (Pagamento unico aziendale). Si è inoltre chiamato in causa il principio della
modulazione con il quale si è data la possibilità agli stati membri di trasferire parte delle risorse
* Molte delle informazioni e dei dati riportati nel presente capitolo, e in qualche altro, sono ricavate dalla pubblicazione "Il sistema agro-alimentare
dell'Emilia-Romagna" a cura dell'Assessorato dell'Agricoltura della Regione in collaborazione con l'Osservatorio Agroalimentare dell'Unioncamere.
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destinate ai cosidetti aiuti diretti (primo pilastro) allo sviluppo rurale (secondo pilastro) con il fine
di migliorare struttura e competitività delle aziende e di tutelare l'ambiente naturale. Fra le iniziative
dirette a realizzare il miglioramento ambientale vanno annoverate l'obbligo di attuare rotazioni
colturali più adeguate, la destinazione di parte della superficie di alcune aziende all'attuazione di
colture che rendono l'ambiente di vita più sostenibile (greening).
Nell'attuale fase di crisi economica, si rende necessario, specie per le aziende marginali, sfruttare
tutte le opportunità che si presentano con attività rivolte alla diversificazione e multifunzionalità
delle medesime allo scopo di migliorarne la redditività. Fra le iniziative a ciò preposte si possono
citare: l'agriturismo, la costituzione di fattorie didattiche, la destinazione di colture (come mais,
sorgo ecc.) alla produzione di energie alternative, l'utilizzo di residui di colture, legname, reflui
zootecnici (biomasse) rivolte allo stesso scopo. Parte dei reflui (quella solida) si può anche
utilizzare per la produzione di fertilizzanti organici. Inoltre impiego di macchinari agricoli,
(eccedenti i bisogni), per lavori extraziendali compreso il verde pubblico, nonchè le attività di
trasformazione di prodotti agricoli purchè nei limiti consentiti come attività connesse all'agricoltura,
ecc.
Anche per il 2011 è continuata la fase di aiuti prevista dall'art. 68 del Reg. CE n° 73/2009 per i
settori agricoli più in crisi (carne bovina, ovicaprina, latte di qualità, zucchero, assicurazioni da
danni per calamità atmosferiche, mutui agevolati, ecc).
Si sta intanto focalizzando l'attenzione sulle iniziative da finanziare con la prossima PAC del
periodo 2014-2020 tenendo conto delle difficoltà fin qui emerse e dei risultati ottenuti, non sempre
soddisfacenti. Con la nuova politica è prevista una graduale riduzione delle risorse pubbliche
disponibili per gli aiuti diretti ai produttori anche perchè si propone, come base, una più efficiente
difesa dell'ambiente naturale e un più deciso orientamento a tutela della qualità delle produzioni e
della sua salubrità che rappresenta uno dei mezzi efficaci per salvaguardarla da quella di massa,
posta sul mercato (globalizzato) a basso prezzo da nuovi paesi emergenti ma non in grado di offrire
sufficienti garanzie.
Dai dati forniti dall'AGREA in termini di aiuti pubblici e produttivi, nel corso del del 2011 si può
rilevare quanto segue:
gli aiuti disaccoppiati derivanti da titoli ordinari sono ammontati, in ambito regionale a €
294.010.000, di cui € 25.103.000 sono stati concessi alla provincia di Ravenna con un incremento
del 19,2 % nei confronti del 2010. I beneficiari regionali sono risultati 47.606 di cui 5.760 di
Ravenna con un incremento del 6,7 % sul 2010; la superficie regionale interessata è risultata di Ha
672.958 di cui Ha 64.030 di Ravenna, con un incremento dell'1,8%. Bologna Ferrara e Modena
sono risultate le province che ne hanno più largamente beneficiato come numero di aziende mentre
Ravenna e Modena hanno evidenziato il maggiore incremento rispetto al 2010. Ferrara e Bologna,
hanno beneficiato degli aiuti su una maggiore superficie, rispettivamente con il 20% e il 17% della
regionale. Ferrara è la provincia che ha avuto il Premio più elevato (21,11 %). Ravenna ha ottenuto
l'8,53% del contributo regionale. L'ammontare dei premi è aumentato, in modo particolare, per le
province di Piacenza, Ravenna, Ferrara e Parma ed è avvenuto, seguendo dinamicità diverse per le
varie province. L'ammontare medio dei premi goduti dalle aziende delle diverse province risulta
assai vario. E' massimo per quelle piacentine (€ 12.000 circa per azienda) seguite da quelle ferraresi
(€ 9.700). L'ammontare del premio medio per Ravenna è stato di € 4.350 per azienda, mentre per
Forlì-Cesena di circa € 2000.
Per quanto riguarda le zone altimetriche della Regione si è notato una forte concentrazione dei
contributi erogati per le zone di pianura (il 78%) con un incremento del 16,3 % sul 2010; del 18,3%
per la collina (incremento dell'11,1 %) e del 3,7 % per la montagna (incremento del 1,2 % sul
2010). Le aziende di pianura hanno evidenziato una dinamica più favorevole in termini di numero
di beneficiari, di superfici e di contributi erogati.
Secondo le elaborazioni dei dati dell'AGREA sulla base delle denunce dei beneficiari che hanno
aderito al regime del pagamento unico che vantano titoli ordinari e non ordinari nonchè aziende
investite con colture non aventi diritti a titoli o altrimenti utilizzate è risultato che la superficie delle
aziende interessate ammonta a Ha 1.154.412.
30
Il quadro della ripartizione delle stesse superfici in base ai gruppi di colture, è risultato, a livello
regionale, il seguente: cereali, Ha 337.000, con prevalenza per grano tenero, mais, grano duro;
colture oleaginose Ha 30.200, con forte prevalenza della soia; inoltre Ha 23.600 per pomodoro; Ha
19.300 per barbabietola da zucchero; Ha 12.300 per set-aside; Ha 574.000 circa per altre colture di
cui parte non avente diritto a titolo e Ha 158.100 destinate ad altri utilizzi. Si è rilevato un ripetersi
della flessione per i cereali (pur avendo il mais fatto notare una crescita importante sul 2010). In
forte sofferenza invece è apparsa la coltivazione del grano duro che ha fatto notare una drastica
riduzione nel numero di aziende (-43%) e delle superfici (-41%).
Le colture oleaginose hanno fatto registrare un discreto aumento; la soia ha prevalso, come al solito,
in questo gruppo di colture mentre girasole e colza hanno complessivamente occupato solo il 26%
delle superfici investite. Fra le restanti colture sono apparse in calo, anche se per motivi diversi, due
produzioni che hanno caratterizzato a lungo l'agricoltura regionale: la barbabietola da zucchero e il
pomodoro da industria. Per la prima si è riscontrata una diminuzione, nei confronti del 2010, di
circa il 20% sia come numero di aziende che come superficie. Per quanto riguarda il pomodoro le
aziende risultano diminuite del 10,7 % come numero e del 6% come superficie. In forte riduzione è
apparsa la superficie a Set-aside, attuata, su soli 12.300 Ha.
Con il progressivo disaccoppiamento degli aiuti si è avuta una riduzione dei valori relativi alle
misure di sostegno per certe produzioni e quindi degli aiuti accoppiati. Si è più che dimezzato il
numero di aziende e le superfici interessate nei confronti del 2010 mentre l'ammontare complessivo
dei premi si è ridotto dell'81%. In Regione dai 41.640.000 € di premi del 2010 si è passati ai
7.915.000 € del 2011 e che hanno riguardato, in particolare, bietole e risone.
La riduzione ha interessato, in numero proporzionalmente maggiore, le province dell'Emilia
Occidentale e di Ravenna che dai circa 3.600.000 € è passata a circa 400.000 € mentre quelle di
Bologna e Ferrara sono riuscite a limitare i danni. Va precisato che la drastica riduzione degli
importi relativi agli aiuti accoppiati è stata sostanzialmente compensata dall'aumento dei prezzi
connessi ai titoli ordinari. I premi sono stati spalmati regolarmente su tutta la SAU per cui alla fine
ne è risultata un livello elevato di contribuzione non solo per Ferrara e Bologna ma anche per
Piacenza. Sopra la media regionale si collocano anche quelle di Reggio Emilia ( 338 € per Ha),
Parma (330 € per Ha) e Modena (327 € per Ha) mentre per Ravenna risultano di 246 € a Ha e,
ancora meno, per le altre province romagnole. Il livello medio è di 314 € / Ha. Con riferimento alle
zone altimetriche sono state premiate maggiormente le aziende di pianura (376/Ha) nei confronti di
quelli di collina (229 € / Ha) e di montagna (118 € / Ha).
Queste ultime non interessano le province di Ravenna e, naturalmente, di Ferrara. Gli aiuti destinati
al sostegno e allo sviluppo dell'agricoltura regionale si sono attestati, nel 2011, sui 559 milioni di €
(-17% sul 2010 e -21% sul 2009). La progressiva riduzione è dovuta alla forte contrazione degli
interventi riferiti allo Sviluppo rurale, e in particolare, a quelli dell'Asse 1 riguardante i progetti di
filiera.
Il primo pilastro della PAC si conferma come il finanziamento principale che, con il premio unico,
raggiunge da solo i 302 milioni di € pari al 54% del totale dei finanziamenti e al 62% di quelli di
provenienza UE. Nel 2011 si è avuto, rispetto al 2010, un notevole incremento degli aiuti
disaccoppiati dalla produzione e una contemporanea caduta degli accoppiati. I dispositivi di
regolamentazione dei mercati (anche questi facenti parte del primo pilastro) che nel 2011 con i
124,5 milioni di Euro costituivano il 22% del totale si sono contratti, nei confronti del 2010, del 9%
in conseguenza sopprattutto del disaccoppiamento totale, per il 2011, del pomodoro da industria e
della frutta trasformata. L'aiuto più importante si conferma quello destinato al settore ortofrutticolo
grazie alle risorse previste dal relativo OCM ortofrutta fresca che, con oltre 81 milioni di € per le
A.P.O., si conferma ai livelli del 2010. Fra gli altri interventi di regolamentazione dei mercati si
confermano gli interventi previsti per la ristrutturazione dei vigneti e per l'essicazione dei foraggi.
Si rileva l'ingresso degli interventi di mercato relativi alla carne suina, nonchè gli aiuti per il latte di
qualità e per le carni bovine. Escono di scena gli aiuti connessi alla stagionatura dei formaggi grana.
Lo sviluppo rurale (secondo pilastro) ha ridotto i suoi finanziamenti e la sua incidenza rispetto al
totale (passando dal 35% al 24%) in dipendenza della riduzione dei progetti di filiera (Asse 1). Si è
31
rilevata invece una impennata degli Assi 2 e 3 diretti al miglioramento dell'ambiente e qualità della
vita e alla diversificazione.
In crescita anche l'Asse 4 (approccio Leader).
L'AGREA ha fatto presente che l'importo complessivo dei pagamenti regionali per la PAC, mercati
e sostegno al reddito, è risultato nel 2011 di 476 milioni di € ed ha interessato n° 54.860 beneficiari
con un incremento rispettivamente del 4,8 % e del 2,7 %.
Il premio unico aziendale resta l'intervento più rilevante della PAC e di cui beneficiano 50.860
aziende agricole della Regione per un totale di 359 milioni di Euro e con un aumento
rispettivamente del 3% e del 2,1 % sul 2010. In tale voce sono comprese le erogazioni riguardanti il
sostegno al reddito sulla base dei titoli ordinari e speciali, i premi correlati alle produzioni di qualità
(art. 68), alle assicurazioni e alla quota residuale dei premi rimasti accoppiati. Altre voci importanti
risultano i contributi per i programmi operativi dell'ortofrutta, i prezzi riguardanti ristrutturazione e
riconversione dei vigneti e gli importi erogati per i foraggi essicati. Interessanti i dati forniti sul
premio unico ripartiti per provincia che evidenzia un andamento non molto dissimile dall'anno
precedente. La massima beneficiaria è risultata Ferrara con 75,8 milioni di Euro (21% del
regionale). Seguono Piacenza con 53,1 milioni di €, Bologna con 47,6 milioni di €, Reggio Emilia
con 32,4 % milioni, Ravenna con 31,5 milioni. In quanto a numero di beneficiari il primo posto
spetta a Bologna con n° 7.675 domande accettate (il 15 % del totale), seguita da Ferrara (14%), indi
Modena e Ravenna, ognuna con 6.400 domande.
Sono state effettuate elaborazioni da parte della Regione per stabilire gli importi dei premi unici e i
beneficiari dei premi unici ripartiti per classi di pagamento (in euro). Per quanto riguarda i premi
unici la classe da 10 mila a 50 mila € per azienda è quella che detiene il maggior numero (124 mila
beneficiari) e la minore quella che va da 0 a 1.000 euro. Per quanto riguarda il numero di beneficiari
le classi più numerose sono quelle che detengono gli importi più piccoli da 0 a 5.000 €. Nelle
province di Modena e Piacenza vengono erogate ai giovani agricoltori le quote maggiori sul totale.
Nel piano di finanziamento pubblico al settore agricolo ruolo importante spetta al Programma di
Sviluppo Rurale (PSR) valido per il periodo 2007-2013 e giunto, con le modifiche approvate dalla
Commissione Europea, alla sua VI versione. Con la revisione si è proposto, fra l'altro, di modulare
le risorse finanziarie spostando l'importo di esse, che rimane invariato in alcune misure degli Assi 1
e 2. Ciò al fine di assicurare una migliore distribuzione delle medesime nel corso del periodo di
programmazione evitando di trovarsi, alla fine dello stesso, con fondi inutilizzati.
Il P.S.R. si articola in Assi a sua volta suddivisi in Misure e Azioni.
Asse 1: con compiti di miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale con le
seguenti misure più importanti:
111 Formazione e informazione
112 Insediamento giovani agricoltori
114 Consulenza aziendale
121 Ammodernamento aziende agricole
123 Accrescimento valore aggiunto prodotti agricoli-forestali
124 Cooperazione per lo sviluppo dell'innovazione
132 Partecipazione a sistemi di qualità
Asse 2: miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale con le seguenti misure più importanti:
211 Indennità zone svantaggiate montane
212 Indennità zone svantaggiate non montane
214 Pagamenti agroambientali
215 Pagamenti per benessere animale
216 Sostegno agli investimenti non produttivi (accesso al pubblico, conservazione di ecosistemi,
ripristino spazi naturali, Azioni 1,2,3)
221 Imboschimento di terreni agricoli
226 Riduzione rischio incendi boschivi
227 Sostegno agli investimenti forestali non produttivi
Asse 3 : qualità della vita e diversificazione dell'economia nelle zone rurali con le seguenti misure
più importanti:
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311 Diversificazione in attività non agricole
313 Incentivazione delle attività turistiche
321 Servizi essenziali economia rurale
322 Sviluppo e rinnovamento dei villaggi
323 Tutela e riqualificazione patrimonio rurale
331 Formazione -informazione operatori economici
Asse 4 : Attuazione dell'approccio Leader con le seguenti azioni più importanti:
411 Strategie locali più importanti
413 Strategie locali per la qualità della vita
431 Gestione dei GAL e animazione
Asse 5 : con la misura 511: Assistenza tecnica
Complessivamente il numero di domande ammesse al PSR dalla Regione per il periodo 2007-2011
è risultato di 48.637 con un importo impegni di 705.674.942 di Euro di cui pagati 432.132.024 pari
al 61,2 % e distintamente per Asse: Asse 1 n° 20.954 di domande ammesse con 318.841.206 € di
importi impegni e € 177.372.397 pagati, pari al 55,6 %; Asse 2 n° 25.997 di domande ammesse per
un importo impegni di € 287.646.071 di cui pagati 211.047.193 pari al 73,4 %; Asse 3 n° 1.403 di
domande ammesse, con € 73.795.990 di importo impegni di cui pagati 35.807.614; (pari al
42,52%); Asse 4 con n° 247 domande ammesse per un importo impegni di € 18.431.558, di cui
pagati 5.806.586 pari al 31,5%; Asse 5 con 36 domande ammesse e con un importo impegni di €
6.960.117 di cui pagati 2.098.235 pari al 30,1 %.
In questo contesto la parte prevalente, nei primi 5 anni di applicazione delle norme P.S.R. è stata, in
termini di percentuale del totale degli impegni ammessi, assunta dalle seguenti misure:
214 Pagamenti agroambientali con il 29,7 %;
121 Ammodernamento aziende agricole con il 22,3 %;
123 Accrescimento valore aggiunto prodotti agricoli-forestali con il 12,7%
211 e 212 Indennità zone svantaggiate montane e non montane con il 6,1 %
112 Insediamento giovani agricoltori con il 5,9 %
311 Diversificazione in attività non agricole con il 4,7 %
321 Servizi essenziali economia rurale con il 3,0%
421 Imboschimento di terreni agricoli con il 2,3 %
413 Strategie locali per la qualità della vita con l'1,4%
322 Sviluppo e rinnovamento dei villaggi con l'1,3% e, complessivamente, per l'89,4 %.
Anche nell'anno 2011 sono stati aperti nuovi bandi a fronte delle numerose richieste che sono state
presentate soprattutto per alcune misure e azioni degli Assi 1 e 2 che hanno costretto la Regione a
modulare gli importi in origine assegnati ai vari interventi in sede di previsione.
Per quanto concerne l'Asse 3 la novità è rappresentata dall'emanazione di nuovi avvisi pubblici per
gran parte delle misure previste. Le dotazioni finanziarie complessive degli avvisi pubblici con
bandi a carico di beneficiari pubblici e privati è risultata non sufficiente per soddisfare le richieste e
ha comportato situazioni diversificate per misura e azione e a livello territoriale.
La richiesta più ampia è risultata per la misura 311, azione 1 (agriturismo) e 3 (impianti per la
produzione di energia da fonti alternative) mentre ha avuto scarso interesse la misura 313
"incentivazione delle attività turistiche". Per quanto concerne la misura 311 "diversificazione in
attività non agricole" l'azione 1 (agriturismo) per quanto riguarda la provincia di Piacenza e
Bologna, la domanda ha superato di gran lunga la disponibilità mentre per Ravenna, Modena,
Ferrara e Rimini è risultata inferiore, con percentuale che è andata dal 34% al 62% di quanto
disponibile.
Poco è risultato l'interesse manifestato per l'azione 2 "ospitalità turistica" mentre per l'azione 3
(impianti per la produzione di energia alternativa) la richiesta di contributo ha raggiunto
complessivamente il 15% delle disponibilità. A livello territoriale si sono distinte per una domanda
più elevata le province di Ravenna (172% della disponibilità) di Piacenza, di Modena, di Reggio
Emilia.
Per quanto concerne la misura 313 "incentivazione delle attività turistiche" per tutte le province
(esclusa Reggio Emilia), tutte le domande ammissibili saranno soddisfatte mentre per quanto
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concerne la misura 321 "servizi essenziali per l'economia e le popolazioni rurali" con riferimento
alle relative azioni si è rilevato che per l'azione 1 "miglioramento della rete acquedottistica rurale la
damanda di contributo è risultata superiore alla disponibilità in particolare per Bologna e le
province romagnole mentre per l'azione 2 "miglioramento della viabilità rurale locale si è rilevato
equilibrio fra domanda e offerta a livello regionale ma con situazioni contrastanti fra le province.
Per Ravenna, Forli-Cesena e Modena le richieste hanno superato il 150% mentre per Ferrara e
Reggio Emilia sono risultate inferiori alle disponibilità.
In quanto all'azione 3: "realizzazione di impianti pubblici per la produzione di energia da biomasse"
la domanda si è rilevata superiore alle risorse finanziarie disponibili. Rimini e Ravenna non hanno
tuttavia attivato i bandi. Per quanto concerne la misura 322 "Sviluppo e rinnovamento dei villaggi" i
contributi richiesti hanno superato gli stanziamenti delle varie province, ma non per Ravenna,
mentre per la misura 331 "Formazione" solo Piacenza, Modena e Ravenna hanno superato come
richieste gli stanziamenti previsti e, infine, con la misura 323 "tutela e riqualificazione del
patrimonio rurale" si è avuto modo di garantire il pieno utilizzo delle disponibilità finanziarie.
In merito all'Asse 4 "Attuazione dell'approccio Leader", sono stati emanati, nel corso del 2011,
numerosi avvisi pubblici. La misura più importante dell'Asse 4 e con la maggiore dotazione
finanziaria, è stata la 413 con gli interventi destinati all'agriturismo e allo sviluppo e al
rinnovamento dei villaggi.
E infine, per quanto concerne l'Asse 5 "Assistenza tecnica", l'impegno assunto nei confronti dei
richiedenti è corrisposto al 66% delle disponibilità.
Per quanto si riferisce all'applicazione dell'OCM ortofrutta, del settore vitivinicolo e del sostegno
specifico per il miglioramento della qualità del latte si riferiranno notizie dettagliate quando
verranno trattati i singoli settori. Significative risultano le variazioni, nei confronti del 2010, di
superfici e rese unitarie e quotazione delle singole produzioni o gruppi di colture.
Per i cereali si è avuto un decremento di supericie dell'11,2% che ha interessato, in particolar modo,
grano tenero, grano duro e cereali minori, mentre per mais, sorgo e orzo la superficie si è
incrementata. Con il disaccoppiamento si è avuto la trasformazione dei premi UE (di cui i cereali ne
beneficiavano maggiormente) a tutta la superficie aziendale e quindi anche a colture che prima non
ne godevano. Pressochè stazionaria è rimasta la superficie destinata alle colture industriali poichè la
flessione della barbabietola da zucchero è stata compensata da un incremento delle oleaginose (soia
e girasole). Si sono avuti incrementi per foraggere, orticole e sementiere; decrementi dell'1,2 %
delle frutticole, del 3,0 % della vite e pertanto, complessivamente, con un incremento del 0,4 % per
l'intero comparto delle erbacee e una diminuzione del 2,0% per le arboree. Fra le frutticole si sono
avuti lievi incrementi di superficie per albicocco, susino, kaki, actinidia e, fra le minori, ciliegio.
Tutte le altre specie sono apparse in flessione. In fase di rinnovamento gli impianti di olivo per il
quale si rileva una certa espansione.
In quanto alle rese ad Ha si è evidenziata, per i cereali, una buona tenuta per quelli di semina
autunnale e consistenza in aumento per i primaverili; variabile la situazione per le colture
industriali, con incrementi per barbabietola e girasole. In crescita le rese delle foraggere. Variabile
la situazione per le orticole con incrementi per fagiolo e fagiolino, patata, bietola da orto, e flessione
per pomodoro, pisello fresco e melone, stazionarietà per cipolla. Fra le fruttifere si sono avuti
incrementi per Nettarine, pere, melo, albicocco, kaki e flessioni per le altre specie. In incremento
per l'olivo e in calo per la vite.
Stazionarietà si è evidenziata, in genere, per le produzioni zootecniche, con qualche flessione per le
specie maggiori (bovini, ovicaprini) e conigli e aumenti per pollame e latte.
Per quanto concerne le quotazioni di mercato tutti i cereali autunnali hanno fatto rilevare consistenti
aumenti. Più contenuti e stazionari quelli dei primaverili e, altrettanto, quelli delle colture industriali
e delle foraggere.
Fra le colture frutticole si è rilevata flessione abbastanza pronunciata per tutte le specie ad
eccezione del loto mentre, per le altre colture arboree, si sono avuti incrementi e questo tanto per il
vino quanto per l'olio di oliva. Fra le colture orticole sono stati rilevati aumenti di prezzo per pisello
fresco, bietole da costa e da taglio, e flessione per le altre mentre per le sementiere si è avuto un
incremento generalizzato per tutte le colture con stazionarietà per bietola da seme.
34
Per quanto concerne il comparto zootecnico si sono evidenziati lievi incrementi di prezzo per
bovini da carne, suini grassi, tacchini, faraone, uova e stazionarietà, o con lievi incrementi, per tutte
le altre categorie compreso il latte.
La PLV delle varie produzioni agricole della provincia di Ravenna ha così inciso, nel 2011, nei
confronti della regionale: colture erbacee 11,3 % (9,3 % nel 2010); colture arboree 26,7 % (25% nel
2010); zootecnia 4,5 % (4,2 % nel 2010) e, più in dettaglio, 8,4 % per i cereali; 5,5 % per le colture
industriali; 9,3 % per le orticole; 26,8 % per le frutticole; 26,9 % per la vite; 19,9 % per le uova; 0,7
% per il latte vaccino. Complessivamente l'11,2 % (il 10,8 % nel 2010).
Da sottolineare che quella di Ravenna è una delle province della regione meno estesa come
superficie ma anche con aree meno svantaggiate unitamente a Ferrara. Pur con una produttività
lievemente migliorata nei confronti del 2010 resta il fatto di doversi adeguare alle nuove situazioni
imposte dalla globalizzazione del mercato nel quale si sono inseriti prepotentemente nuovi paesi
emergenti dotati di maggiore competitività, di strutture più adeguate, meglio tutelati rispetto agli
europei sul piano commerciale che pongono alla base della loro produzione i minori costi e l'offerta
di un prodotto non sempre in grado di fornire garanzie sufficienti sotto il profilo della qualità e della
salubrità.
Il comparto agricolo assume, in provincia un ruolo di fondamentale importanza e circa il 25% delle
imprese operanti si dedica a questa attività anche se è da prevederne un'ulteriore riduzione di
numero a seguito delle operazioni di accorpamento in atto reso possibile anche dalla disponibilità di
mezzi produttivi e macchinari tecnologicamente più efficaci e di potenzialità lavorativa superiore,
nonchè di personale sempre più qualificato e in grado di adeguarsi alle mutevoli necessità del
momento anche sotto il profilo organizzativo e con le prospettive di instaurare, in seguito, più equi
rapporti di filiera, con maggiori vantaggi per i produttori nei confronti degli attuali.
Per una valutazione attendibile dei risultati e delle variazioni percentuali in positivo o negativo, che
si verificano in merito ai fattori che concorrono alla produzione, si rende necessario disporre di dati
il più possibile vicini alla realtà su strutture aziendali, ripartizione colturale della superficie
agricola, utilizzo delle forze di lavoro, tipo di conduzione, impiego di mezzi tecnici, ecc.
A tal punto una fonte su cui basarsi con una certa sicurezza è quella dei dati forniti dal Censimento
generale dell'agricoltura, giunto alla sua sesta edizione e che si attua ogni 10 anni a livello nazionale
e con inizio dal 1960. Un'ampia sintesi di questi dati, che riguardano la provincia di Ravenna e la
Regione Emilia Romagna, è stata riportata nella relazione dell'annata 2009-2010 ed è pertanto ad
essa che si rimanda. Qualcuno di essi non concorda esattamente con quanto rilevato annualmente
dalle indagini eseguite da Enti locali e trasmessi all'ISTAT per lo più seguendo il metodo del
campionamento e non sull'Universo degli stessi come avviene invece con il Censimento. Tutto
questo porta a discordanze nella valutazione delle variazioni che avvengono nel corso del tempo per
i vari fattori presi in esame: numero di aziende agricole suddivise per classe di ampiezza, zone di
collocazione, riparti colturali, titolo di conduzione e di possesso, forma giuridica. Per quanto
riguarda gli allevamenti si è preso in esame la loro suddivisione per specie, numero dei capi e zone
di collocazione. Di notevole interesse risultano le variazioni che si sono verificate nel corso
dell'ultimo decennio (2001-2009) in termini di numero di aziende e tipo di investimento colturale,
nonchè di allevamento e relativo numero di capi. Il consistente ridimensionamento numerico sia di
aziende agricole che di allevamenti ha consentito ai medesimi di meglio sfruttare le nuove
tecnologie disponibili e di ridurre i costi con possibilità di realizzare economie di scala e di rendersi
più competitive sui mercati.
I cambiamenti strutturali delle aziende agricole regionali negli ultimi decenni sono risultati notevoli
e da ricollegarsi alle trasformazioni in atto a livello nazionale e alle caratteristiche proprie
dell'agricoltura locale. Il quadro che emerge dall'ultimo censimento agricolo del 2010 ci fornisce un
importante punto di riferimento non solo per conoscere le realtà delle aziende e la loro possibilità di
sviluppo nel futuro ma anche per definire le politiche che consentono all'agricoltore di affrontare le
sfide della globalizzazione e della crisi che investe il nostro Paese e l'Europa intera e che non pare
offrire facili possibilità di sbocco.
Sono da evidenziare negli ultimi decenni i grandi cambiamenti avvenuti a livello territoriale, per
province e zone altimetriche, cambiamenti che si sono verificati soprattutto nell'ultimo. Il numero di
35
aziende agricole regionali negli ultimi 50 anni si è progressivamente ridotto passsando dalle
240.000 del 1961 alle 74.000 del 2010 e con una riduzione piuttosto pronunciata nel decennio
1970/61 (-19,5 %), più attenuata nei due successivi e di nuovo in salita nel periodo 2000/990 (19,9 %) e, soprattutto, 2010/2000 (-31,0%). A questa riduzione ha concorso, in modo determinante,
la trasformazione del contratto di mezzadria in affitto. Se si fa riferimento a Ravenna il numero di
aziende (elaborazione ISTAT) è passato dalle 18.698 aziende del 1970 alle 16.250 del 1982, alle
14709 del 1990, alle 11.738 del 2000 e alle 9001 del 2010 con una riduzione del 23,3 % per l'ultimo
decennio che è anche la minore fra tutte le province della Regione.
Con il 12% delle aziende nei confronti delll'intera regione, Ravenna si conferma per la sua
propensione a svolgere questa attività in dipendenza della forte presenza di colture altamente
intensive che richiedono alto carico di mano d'opera con relativa buona professionalità. In ambito
regionale la maggiore flessione numerica nell'ultimo decennio si è verificata per la provincia di
Rimini (-42,6 %) seguita da Bologna e Forlì-Cesena.
La Regione Emilia-Romagna è nota per la grande varietà di produzioni colturali e di allevamenti da
configurarsi come una cerniera fra realtà di tipo continentale e di tipo mediterraneo. Alle differenze
fra province si sovrappongono quelle esistenti fra zone di montagna, di collina e di pianura.
L'articolazione produttiva dell'agricoltura della Regione si ripercuote sulla struttura delle aziende
agricole e sulla intensità dei cambiamenti avvenuti in questi ultimi tempi.
Con riferimento alle province e al periodo 2010/2000, la più forte contrazione numerica delle
aziende si è verificata per Rimini (-42,6 %) seguita da Bologna (-35 %) e da Forlì-Cesena (-34%)
mentre le contrazioni minori si sono avute per Ravenna, (-23,3 %) come dianzi detto e per Ferrara
data la maggiore presenza di zone pianeggianti. Per l'intera regione la contrazione numerica è
risultata del 31,0 % più evidente per la montagna (-42,3 %) e più contenuta per collina (-32,4 %) e
pianura (-27,8 %).
Anche le variazione della SAU sono risultate diverse per le varie province con il valore massimo
per Rimini (-18,4 %), Forlì-Cesena (-8,9 %), Bologna e minimi per Ravenna (-0,4 %) e Ferrara (0,8 %) per la presenza di aree meno disagiate. In pianura la contrazione delle SAU è risultata di -0,8
% in collina del 10,8 % in montagna del 20,4 %.
Con il Censimento del 2010 si è evidenziata, in Regione, una nuova distribuzione delle aziende
agricole per classi di ampiezza. La riduzione numerica, nell'ultimo decennio, ha riguardato, in
particolare, le "microaziende" inferiori ai 2 Ha che si sono più che dimezzate. La diminuzione del
numero di aziende e relativa superficie ha interessato, anche se in modo decrescente, in termini
percentuali, le classi di maggiori ampiezza. L'aumento sia del numero delle aziende, che della loro
superficie, ha riguardato quelle di dimensioni superiori ai 50 Ha e, in particolare, quelle fra i 50 e
100 Ha.
La forma di conduzione delle aziende agricole regionali determinata dalla combinazione fra forma
giuridica e titolo di possesso dei terreni, ha dimostrato nell'ultimo decennio notevole dinamicità e
rilevanti novità rispetto al passato. A livello giuridico si è avuto una riduzione del 35% delle
aziende individuali pur risultando ancora l'82% del totale come numero e con il 62% della
superficie. Il ridimensionamento delle individuali è da ricollegarsi, per lo più, a quelle di piccole
dimensioni. Nel 2010 sono risultate aumentate altre forme giuridiche come le Società semplici e le
società di capitali mentre hanno subito un forte ridimensionamento le altre società di persone (Snc,
ecc.).
Si riducono di un quarto le società cooperative mentre altre forme come Amministrazioni
pubbliche, Enti, Comuni e privati senza fine di lucro hanno assunto valori minimi.
Più profondo è risultato il cambiamento del titolo di possesso dei terreni dove la gestione del terreno
con la sola proprietà ha subito un vero tracollo (-40% delle aziende come numero e del 30% in
termini di SAU) mentre si afferma la gestione congiunta di terra in proprietà e affitto che vede
invariato il numero di aziende ma con un incremento della SAU del 45%. Le grandi trasformazioni
della struttura produttiva agricola regionale sono legate alla espansione dell'affitto e alla gestione
mista proprietà e affitto.
Ai cambiamenti strutturali delle aziende agricole nel decennio 2000-2010 fa riscontro una riduzione
nell'uso del suolo agricolo rispettivamente del 5,5 % per le SAU e del 6,7 % per la SAT. (Superficie
36
agricola territoriale). La diminuzione della SAU negli ultimi 40 anni è risultata pari a un quarto
dell'intera superficie regionale mentre quella della SAT, particolarmente forte nelle zone di
montagna, è stata pari al 50% della regionale (solo il 10% per le zone di pianura). Questi
cambiamenti hanno determinato una diversa specializzazione dell'agricoltura regionale. Nell'ultimo
decennio quello dei seminativi è il comparto che ha subito i minori cambiamenti in termini di SAU
(-3,2 %) mentre più consistente è stato quello delle coltivazioni arboree (-14,4 % per le SAU e 40% per quanto riguarda il numero delle aziende). La riduzione dei seminativi è risultata più
rilevante nella zona montana (-40% delle aziende e -21% come SAU). Nelle zone di pianura i
seminativi sono aumentati come SAU (+1,8 %) evidenziando una minore intensità delle produzioni
agricole in detti territori. Fra le coltivazioni legnose la maggiore riduzione di numero nell'ultimo
decennio è risultata del 43% e quella della superficie di poco più del 7%. Per quanto riguarda le
coltivazioni legnose intensive si è avuto una riduzione complessiva di circa il 40% delle aziende e
di un 15% della SAU che riguarda, in prevalenza la pianura. Riduzioni queste risultate più rilevanti
in regione che a livello nazionale (-3,2 %). Riduzioni consistenti dell'uso del suolo in Regione si
sono verificate anche per i prati permanenti e i pascoli (-38% delle aziende e -11% della SAU) e, in
modo particolare, nelle zone di montagna e collina (-19%) dove si concentra l'85% della superficie.
Seminativi e colture legnose sono diminuiti in prevalenza nelle zone di pianura dove si concentra il
63% delle aziende agricole e oltre i due terzi della SAU regionale. La forte riduzione di tutte le
principali superfici produttive nelle zone di montagna ha contribuiro ad aggravare i problemi
produttivi e ambientali delle medesime.
L'evoluzione dell'uso del suolo in Regione ha prodotto cambiamenti anche a livello delle singole
produzioni. Fra i seminativi sono aumentati i cereali, anche se di poco in termini di superficie (+2,4
%) e assai di più le ortive. Si è verificato un crollo della barbabietola da zucchero (-65,0 %) a
seguito delle scelte operate dalla PAC. Si è avuto aumento per le foraggere da vicenda (+4%). Si
sono ridotti di quasi il 50% i terreni a riposo (set-aside). Le modifiche dei seminativi sono state
determinate per lo più dai cambiamenti disposti dalla PAC per quanto riguarda l'OCM zucchero,
che la politica di sostegno attraverso il pagamento unico aziendale. Fra le colture arboree la
riduzione più consistente ha riguardato i fruttiferi a conferma della crisi strutturale del settore in
Regione. Sono diminuiti del 13% le superfici a bosco e piante da legno annesse alle aziende
agricole (pioppeti, ecc.). Sono diminuite anche le superfici definite come agricole non utilizzabili (17%). Complessivamente la superficie agraria regionale (SAU) nell'ultimo decennio è diminuita di
circa il 7%.
In concomitanza alla riduzione numerica delle aziende, e relativo aumento della superficie
coltivata, si è avuta una riduzione del numero degli allevamenti ma anche un incremento del
numero medio dei capi allevati in ognuno di essi. Trattasi di un elemento positivo che ha consentito
alle aziende di meglio utilizzare le tecnologie disponibili e di ridurre i costi.
Con il 17% delle aziende agricole della Regione si conferma, per Ravenna, l'alta propensione a
svolgere attività agricole data la buona presenza di colture intensive che richiedono un alto carico di
mano d'opera.
Mercato fondiario e degli affitti
Pur con le difficoltà dell'attuale sistema economico, il mercato dei terreni agricoli continua a
manifestare una buona tenuta. La congiuntura sfavorevole a livello nazionale e mondiale invoglia
gli investitori a scegliere i terreni agricoli in relazione alle buone prospettive di crescita del settore
anche se mitigate dall'aumento progressivo della volatilità dei prezzi dei prodotti, da un aumento dei
costi produttivi e dalle incertezze dovute al processo di riforma della PAC.
In genere sono i terreni di migliori qualità e le aziende di dimensioni ottimali (medie e grandi)
quelle che offrono migliori prospettive di redditività del capitale investito. L'attività di
compravendita si è tuttavia ridotta ed altrettanto può dirsi per l'incremento dei prezzi che, nel 2011,
hanno fatto notare, a livello regionale, una maggiorazione media dell'1% per i seminativi e i frutteti
e rimasti pressochè stabili per i vigneti (+0,3 %).
37
Con riferimento all'ultimo decennio si è rilevata una crescita media annua del 3,9 % per i
seminativi, del 2,6 % per i frutteti e del 2,8 % per i vigneti e pertanto superiore al tasso di
svalutazione della moneta e a quanto rilevato per molti altri mercati dei capitali.
I valori agricoli medi determinati ogni anno dalle Commissioni Provinciali (ex art. 14 Legge n°
10/1997) evidenziano però una situazione alquanto differenziata. Nella nostra regione si osserva
stabilità delle quotazioni nelle province romagnole e della parte centrale del territorio e incrementi
vari per quelle di Ferrara, Bologna e Piacenza.
Per Ravenna i terreni agricoli nel 2011 sono stati così valutati ad Ha: seminativi di pianura €
27.300; vigneto irriguo (collina del Senio) € 29.940; frutteto irriguo drupacee media densità –
pianura del Lamone : € 37.820; frutteto di actinidia – pianura del Lamone € 47.030 confermando gli
identici valori del 2010.
In considerazione delle elevate quotazioni dei terreni e della scarsa mobilità fondiaria assume
sempre più rilevanza il ricorso all'affitto in particolare per i seminativi di pianura. In base ai dati
ISTAT circa il 39% della superficie agricola totale della Regione e il 42% della SAU è gestita
attraverso questa forma di contratto. La forma di gestione mista "proprietà e affitto" è divenuta la
prevalente. Nell'ultimo decennio si è incrementata di circa il 24%. I canoni di affitto nel 2011 si
sono mantenuti su buoni livelli e tendenzialmente cresciuti rispetto al 2010 anche in riferimento agli
investimenti nel settore delle agro-energie. In ambito regionale per i seminativi, pur con le notevoli
differenze fra le province, si sono attestati mediamente intorno ai 600 € per Ha. In provincia di
Ravenna i canoni hanno oscillato fra i 300 e i 600 € / Ha.
Con la cessione in affitto il proprietario ha la possibilità di poter conservare un patrimonio sicuro (i
terreni costituiscono un bene non riproducibile a differenza dell'investimento edile), che meno
risente gli effetti della svalutazione e che richiede minori spese di manutenzione rispetto ai
fabbricati e con un carico fiscale più limitato.
Il ricorso all'affitto, a livello nazionale, è meno diffuso rispetto ad altri paesi. In Francia interessa
circa l'80% della SAU. Seguono Germania (65%) Belgio e Svezia. Per Ravenna è interessato circa
un terzo della SAU e così come per l'intera Regione.
Per quanto concerne il valore dei terreni l'Olanda è al 1° posto (€ 95.000 / Ha). Seguono Belgio,
Irlanda, Grecia, Italia. Francia e Svezia hanno i valori più bassi. L'Emilia-Romagna, in ambito
nazionale, è una delle Regioni dove i terreni agricoli costano di più.
Meccanizzazione agricola
Grazie agli incentivi del D.L. n° 40 del 25-3-2010 (contributi del 10% sul prezzo di acquisto di
macchine agricole) si è avuto una buona ripresa delle iscrizioni all'UMA fin dal 2010 con lo scopo
di favorirne la rottamazione e la sostituzione e un ricorso a un rinnovamento del parco macchine
con mezzi meno obsoleti. Si è avuto una maggiorazione delle iscrizioni dell'8% che ha interessato,
in particolare, le aziende che svolgono attività agricola per conto proprio mentre si è rilevato un
consistente calo (-26% ) di quelle destinate alle lavorazioni per conto terzi. Il calo degli acquisti da
parte degli agromeccanici è dipeso dal peggioramento della congiuntura economica e dal rincaro del
carburante. Si è rilevato un aumento dei prezzi di circa il 2% rispetto al 2010, dovuto a tensioni sui
mercati che hanno spinto i listini delle materie prime (quali acciaio e rame fra i metalli) e delle
materie plastiche legate al prezzo del petrolio.
Analizzando le principali tipologie di macchine agricole si è evidenziato un incremento dell'8%
delle iscrizioni delle trattrici soprattutto da parte delle aziende che affiancano all'attività agricola in
conto proprio quella in conto terzi. Per contro sono diminuite le iscrizioni di mietitrebbiatrici (30%) e relativa potenza media (-2%). Le difficoltà di accesso al credito, e la instabilità dei mercati
agricoli, hanno avuto effetti negativi sulle vendite. Si è rilevato un raddoppiamento delle iscrizioni
di carica-escavatori e caricatori semoventi mentre sono risultate più limitate quelle di alcuni mezzi
adibiti alla raccolta meccanizzata come le piattaforme adibite alla raccolta della frutta e anche per la
potatura. Sono regredite le iscrizioni di raccogli-pomodori in controtendenza a quanto si è verificato
l'anno 2009; si sono stabilizzate le iscrizioni di vendemmiatrici semoventi e scavaraccogli-bietole;
hanno recuperato quelle utilizzate per la raccolta di orticole. Si è rilevata una forte crescita delle
38
macchine utilizzate nella fienagione (falcia-trinciacaricatrici, raccogli-imballatrici) e dei
motocoltivatori. E' continuato il rinnovamento delle attrezzature preposte alla distribuzione di
fitofarmaci (irroratrici, atomizzatori); si sono incrementate le motopompe a seguito della siccità
estiva, raddoppiati i desilatori in relazione alla crescita degli investimenti a mais.
Confermato anche l'aumento delle macchine adibite al giardinaggio e al verde pubblico e privato
(motoseghe, rasaerba).
In provincia molte piccole aziende ricorrono, per certe operazioni più impegnative, al
contoterzismo. Trattasi di operatori che non sono nelle condizioni di potersi attrezzare in proprio
quando si richiedono macchinari di potenzialità molto elevata non alla portata delle loro tasche.
Si riporta, qui di seguito, una tabella con le tariffe delle principali operazioni agronomiche in vigore
nel 2011 per la provincia di Ravenna (APIMAI) e relativo confronto con quelle applicate nell'anno
2000.
39
TARIFFE OPERAZIONI AGROMECCANICHE APPLICATE IN PROVINCIA DI RAVENNNA NELL'ANNO 2011 (FONTE APIMAI) CONFRONTO
CON QUELLE IN VIGORE NEL 2000
INDICE SVALUTAZIONE PERIODO 2000/2010 23%
TIPO DI LAVORAZIONE
Aratura 30 cm.
Aratura 40 cm.
Aratura 50 cm.
Scasso a mt 1
Estirpatura su terreno non lavorato
Frangizollatura (con frange fino a 30 ql)
Gebiatura (con gebio fino a 30 ql)
Erpicatura (rotante o fresa)
Erpicatura (con erpice a denti fissi per prima passata)
Fresatura interfilare su mais senza spandiconcime
Rincalzatura patate (Rinc. a fresa bifila)
Sarchiatura senza concime
Scavafossi (con trattrice 21-100 HP)
Rullatura (con rullo liscio)
Semina normale a righe (Frumento)
Semina con spandi concime
Semina di precisione con diserbo
Semina patate
Semina pomodoro senza diserbo
Semina su sodo normale a righe
Irrorazione con atomizzatore
Diserbo su colture erbacee in campo
Spandiconcime (fino a 10 ql)
Spandiletame (con caricatore e 2 spanditori)
Spandimento liquame con botte 40-50 ql
Ruspatura con trattore fino a 130 Hp
Falciatura con rotofalce a taglio
Ranghinatura foraggio
Pressatura foraggio (Balle di fieno di Kg. 25)
Raccolta pomodoro con monofilare (esclusa manodopera)
Raccolta patate (Monofila)
Raccolta bietole (cantieri riuniti e separati)
Raccolta fagiolino (senza scarto)
Carico bietole (su capezzagna)
RIFERIMENTO
Q.LI -ORA- HA
TARIFFE (EURO)
HA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
ORA
HA
ORA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
HA
ORA
HA
ORA
ORA
BOTTE
ORA
HA
HA
CAD.
Q.LE
ORA
HA
A KG
Q.LE
ANNO 2000
ANNO 2011
139,40
160,61
216,91
694,11
77,40
187,50
209,50
286,60
1.025,00
121,50
90,40
90,40
148,90
53,00
90,40
71,70
77,20
88,20
35,80
71,70
77,20
105,70
137,80
119,10
137,80
57,35
44,10
55,10
118,00
26,50
72,70
63,00
31,00
0,55
2,45
132,00
358,00
0,19
0,29
63,00
27,88
51,12
41,81
37,70
30,90
83,66
19,62
53,71
44,93
22,72
0,45
249,26
0,21
40
INCREMENTO
%
+ 34,5
+ 30,4
+ 33,5
+ 47,7
+57,00
+43,5
+26,6
+40,2
+38,8
+16,97
+79,30
+42,16
+33,53
+35,35
+40,22
+36,44
+22,22
+43,62
+38,09
INDICE SVALUTAZIONE PERIODO 2000/2010 23%
TIPO DI LAVORAZIONE
Carico uva
Essicazione mais con essicatoio mobile (prodotto fino a 28% di acqua)
Vendemmia meccanica sistema G.D.C. a scuot. verticale
Mietitrebbiatura grano tenero
Trebbiatura mais
Trebbiatura sorgo
Trebbiatura soia
Falciandanatura per bietole da seme
Trinciatura con separazione meccanica bietole da seme
Mietitrebbiatura bietola monogerme
Mietitrebbiatura seme medica
Mietitrebbiatura fagiolo secco
Mietitrebbiatura seme rafano
Apertura buche con trivella (prof.cm 50-diam.cm40)
Abbattimento alberi (media sezione)
Segatura legna (2 operatori)
Trinciatura mais ceroso (a 2 o 3 punte)
Uso trattore (da 50 a 69 HP)
TARIFFE (EURO)
RIFERIMENTO
QL -ORA- HA
Q.LE
Q.LE
HA
Q.LE
Q.LE
Q.LE
Q.LE
HA
HA
Q.LE
Q.LE
Q.LE
Q.LE
CAD.
CAD.
ORA
HA
ORA
ANNO 2000
ANNO 2011
0,45
0,65
4,70
821,30
3,20
3,00
3,40
7,20
144,60
108,00
22,00
44,10
26,40
35,30
0,38
3,40
54,00
474,20
55,10
636,27
2,42
2,73
5,40
16,52
33,56
20,40
0,24
2,32
33,05
325,36
35,63
41
INCREMENTO
%
+20,45
+29,50
+32,23
+24,54
+33,33
+24,90
+31,40
+31,37
+58,33
+46,55
+63,38
+45,75
+54,64
Mezzi tecnici non duraturi
Sono aumentate le spese per acquisto di mezzi tecnici per effetto, soprattutto, dei rincari delle
materie prime destinate all'alimentazione animale, e dei concimi. In flessione, invece i consumi, in
special modo dei fertilizzanti. Stabili, o in lieve incremento, i prezzi dei fitofarmaci per i quali si è
riscontrata la riduzione dei volumi e la maggiore diffusione di prodotti a dose d'impiego ridotta.
Sulle piante da frutto si è dovuto intervenire più volte a seguito delle piogge intense della tarda
primavera, mentre più contenuti sono risultati gli interventi su pomodoro e viti per contenere la
Peronospora. I prodotti di maggiore diffusione, per la ridotta disponibilità (come fungicidi a base di
rame e zolfo) hanno subito aumenti di prezzo (+11%). Non si è ravvisata la necessità di interventi
significativi contro insetti e acari da comportare sensibile riduzione di prezzo (-6%). Per quanto
concerne gli erbicidi è calato l'impiego in preemergenza sui cereali e proteoleaginose (es. glicosate)
accomunato a significativa riduzione di prezzo (-14%).
Si sono ridotti i quantitativi di impiego, per le bietole, di questi prodotti mentre si sono incrementate
quelli in post-emergenza per il mais.
La contrazione delle semine autunnali dovute al maltempo, e la stasi dei consumi a seguito della
crisi economica generale, ha comportato riduzione dei volumi dei concimi acquistati dagli
agricoltori che, tuttavia, hanno fatto notare aumenti consistenti di prezzo, dell'ordine del 12-30%
che hanno colpito, in particolar modo, gli azotati. Dai listini annuali della Camera di Commercio di
Ravenna le quotazioni medie dei fertilizzanti, per il 2011, sono risultate le seguenti:
perfosfato minerale granulare, € 24,2 a ql; Perfosfato minerale triplo, € 44,9; nitrato ammonico
26%, € 30,3; solfato ammonico 21%, € 24,9; urea agricola 46%, € 43,6 %; complesso binario
N/P18/46, € 54,8; complesso ternario NPK 15-15-15, €47,7; complesso ternario 20/10/10, € 42,1.
L'aumento dei prezzi dei concimi è dovuto al fatto che, essendo prodotti importati, su di essi pesa
l'incremento dei conti produttivi, trasporto, imballaggio e collegati al rincaro del petrolio. In netto
recupero la quantità impiegata di urea e stabilità, o flessione, per i nitrati. In flessione i consumi dei
fosfati pur con crescita dei prezzi a causa delle tensioni nell'area del Nord Africa da cui dipende la
fornitura della materia prima di estrazione. Stabilità, o lieve crescita, per le quotazioni dei potassici
di cui si è rilevato una ripresa dei consumi.
Per quanto concerne le sementi, sono calati i quantitativi commercializzati a causa delle contrazioni
degli investimenti a seminativi a seguito delle piogge autunnali con aumenti che hanno avuto,
specie per il grano duro, quotazioni altalenanti ma nel complesso un po' più alte di quelle dell'anno
2010 mentre si è registrata flessione del 2% per il tenero. Sottrazione di superficie alle semine si è
avuta a primavera per mais, soia, sorgo per cattive condizioni stagionali. Per il seme di orzo si è
avuta tendenza al rialzo (+ 7% sul 2010).
Tra le piante industriali la barbabietola ha subito una consistente riduzione degli investimenti
mentre la soia si è collocata su valori superiori al 2010.
La siccità estiva del 2010 ha influito in modo negativo sulle rese del seme di medica trascinando i
prezzi al rialzo (+10%).
Le sementi di ortive, nonostante il lieve calo degli investimenti, hanno confermato prezzi invariati
ma posti su livelli alti.
I prodotti destinati all'alimentazione animale hanno risentito della impennata dei prezzi delle
materie prime oltre a perturbazioni di mercato dovute a fenomeni speculativi. Si è rilevato un
contenimento dell'impiego di mangimi composti ma in modo differente in relazione ai comparti e
alle specifiche situazioni di mercato. Penalizzati i consumi di mangime per i suini mentre stabili, o
in lieve ripresa, sono risultati quelli destinati alla alimentazione delle lattifere. In ripresa i consumi
dei prodotti destinati agli avicunicoli dato l'orientamento dei consumatori per le carni di minor
prezzo. Il mais ha raggiunto quotazioni superiori a quelle del 2010 (+30%). In rialzo il prezzo del
cruscame tenero cubettato del 33% sul 2010 e, ancora più consistente, quello del farinaccio di grano
tenero (38%).
Il mais ha riportato aumenti di prezzo nella prima parte dell'anno unitamente all'orzo, per poi subire
flessioni con l'arrivo del nuovo raccolto. Andamento analogo si è avuto per il frumento tenero nel
primo trimestre, anche in dipendenza delle restrizioni alle esportazioni decise da alcuni paesi
42
dell'Europa dell'est. La tendenza rialzista è cessata, anche in questo caso, con l'arrivo del nuovo
raccolto.L'orzo ha evidenziato valori raddoppiati nei confronti del 2010 ma, con il passare dei mesi,
il mercato si è raffreddato e assestato su valori più stabili e inferiori.
I prodotti proteici derivati dalla soia (farina di estrazione) hanno registrato variazioni negative (3%) pur restando su valori ancora elevati in quanto sostenuti da una domanda mondiale ancora
forte.
Le produzioni foraggere hanno fatto notare quotazioni di mercato in rialzo. L'erba medica ha
evidenziato ridotta disponibilità nel periodo della siccità estiva poi si è ricollocata su valori normali
grazie al protrarsi degli sfalci oltre le stagionalità. I prezzi della medica disidratata in pellet sono
aumentati dell'8% su base annua con valori di scambio medio di circa € 17,5 a ql. I fieni tradizionali
hanno mantenuto i prezzi dell'anno precedente. Fra i sottoprodotti sono crollati i consumi delle
polpe essicate di barbabietole a seguito della riduzione della superficie dovuta dalla riforma OCM
zucchero e alla competizione delle produzioni agroenergetiche.
Nel 2011 si è verificato un aumento considerevole dei costi energetici dovuto alla crescita delle
quotazioni del petrolio anche a seguito della interruzione della produzione libica e delle tensioni in
atto nel Medio Oriente. I prezzi sono saliti fino a 126 € il barile per assestarsi sui 111 € per effetto
delle più elevate importazioni dai paesi dell'ex URSS e da un cambio più favorevole dell'Euro. Si è
trattato, comunque, di un prezzo altalenante più elevato all'inizio e alla fine dell'anno. Il decreto
"Salva Italia" ha comportato aumento del carico fiscale (accise, addizionali regionali sui carburanti).
Il petrolio agricolo è largamente utilizzato in Regione per le lavorazioni, trasporto, riscaldamento
serre, impianti di mungitura, essicazione foraggi. Un 6% del petrolio agricolo è utilizzato per le
colture protette la cui superficie è in aumento.
L'aumento dei consumi è anche da imputarsi alla siccità estiva che ha comportato forti costi per
interventi irrigui, che hanno dovuto essere anticipati e per essersi prolungati fino all'autunno
inoltrato. E' cresciuto il consumo di carburante usato per l'autotrazione ma in compenso si è avuto
risparmio di quello usato per il riscaldamento delle serre.
I consumi della energia elettrica sono stati influenzati dall'andamento stagionale. Sono cresciuti nel
periodo della siccità per l'utilizzo degli impianti di irrigazione, la refrigerazione e gli impianti di
ventilazione degli allevamenti. Si sono invece ridotti per azionare gli impianti elettrici di
riscaldamento. Sono saliti del 5% anche i prezzi per produrre e distribuire la energia elettrica. Come
per il carburante anche per l'elettricità è aumentato il carico fiscale, in particolare nel secondo
semestre.
Lavoro agricolo
Nonostante il perdurare della crisi si è avuto una lieve ripresa della occupazione in agricoltura (+0,4
% a livello nazionale e + 1,5 % in ambito regionale). Continuano tuttavia le preoccupazioni per
l'instabilità del mercato del lavoro che evidenzia andamenti diversi fra quello dipendente e quello
autonomo, fra italiani e stranieri, tra giovani non giovani, fra uomini e donne, fra aree territoriali
diverse. Si è rilevato un lieve aumento per i dipendenti e riduzione per gli autonomi. La flessione di
questi ultimi è risultata più alta nelle aree del paese dove prevalgono le piccole e medie imprese e
relativi servizi, cioè quelle che più risentono la crisi e per le quali sussiste ostacolo a costituire unità
in grado di accrescere la componente autonoma del lavoro.
L'aumento della occupazione dei dipendenti, più rilevante nelle aree settentrionali del Paese, è da
attribuire, principalmente, al crescere delle posizioni non più permanenti e atipiche (lavoratori a
termine, part-time) più frequenti per le donne. I lavoratori italiani sono più interessati a un calo
occupazionale mentre gli stranieri crescono anche se per loro si è rilevato, nei confronti del 2010,
una flessione sia pur lieve, del tasso di occupazione. E peggiore è la situazione della componente
giovanile del lavoro che ha raggiunto, nel 2011, un tasso di disoccupazione di quasi il 30% con
netto peggioramento soprattutto per le femmine. Aumentano, nelle varie circoscrizioni , le forze di
lavoro ma al loro interno cresce il numero dei lavoratori che sono in cerca di lavoro senza una
precedente esperienza. Il problema occupazionale penalizza soprattutto i giovani. Il lavoro
temporaneo è largamente presente sia tra i maschi che per le femmine mentre il part-time interessa
43
prevalentemente le femmine (81,5%). Nel 2011 il tasso di disoccupazione in agricoltura è
aumentato nei confronti del 2010, ed ha interessato tutte le componenti del lavoro agricolo più per
gli autonomi che per i dipendenti. Il profondo cambiamento a cui sono interessate le imprese
agricole non è dovuto solo alla crisi economica ma anche ai cambiamenti generazionali.
Per quanto riguarda il genere di lavoro il calo occupazionale interessa gli autonomi ma, in modo più
rilevante, i dipendenti.
Nelle aziende agricole si sta riducendo il numero dei coadiuvanti, ruolo di solito rivestito dalle
donne.
Per quanto riguarda la durata del lavoro, si evidenzia aumento per il carattere temporaneo
dell'impiego e diminuzione di quello permanente. I maschi rappresentano il 62% del lavoro
temporaneo agricolo e sono interessati in misura crescente anche alle forme di part-time che tuttavia
assumono forma prevalente per le donne in agricoltura e ritenuto strumento di conciliazione tra
produzione e riproduzione. Il mercato del lavoro agricolo è caratterizzato da una prevalente
presenza del lavoro precario in quanto connesso in parte alla forte stagionalità dei lavori campestri.
L'Emilia-Romagna ha una dinamica occupazionale agricola che non si discosta di molto da quella
nazionale e soprattutto da quanto è avvenuto nel Nord-Est del Paese. La flessione ha riguardato più
il lavoro autonomo di quello dipendente. Le donne sono le più colpite per quanto riguarda i due tipi
e più le donne alle dipendenze di quelle che svolgono un lavoro autonomo. I maschi tendono a
sostituire le femmine nel lavoro agricolo e detengono il 68% del totale. Con il manifestarsi della
crisi si è invertito il trend prevalente della femminilizzazione del lavoro che era in atto negli anni
precedenti. Il calo dell'occupazione maschile è da attribuirsi, in parte, alla chiusura di aziende
agricole tradizionalmente condotte da maschi, evento che si trascina dietro il lavoro femminile,
impiegato per lo più come coadiuvante. Le donne rappresentano circa un quarto degli occupati in
agricoltura ma la loro incidenza aumenta se si considera solo il lavoro dipendente,
La distinzione degli occupati fra dipendenti e autonomi si presenta piuttosto stabile (66% al lavoro
autonomo e 34% a quello dipendente). L'andamento occupazionale agricolo in Regione evidenzia
forti differenze fra una provincia e l'altra. Positivo quello delle province di Bologna, Forlì-Cesena e
Rimini, negativo per Modena, Ferrara, Parma. Queste ultime hanno registrato la maggiore flessione
degli occupati agricoli ma fatto notare una buona ripresa occupazionale nelle altre attività.
L'incidenza del lavoro agricolo sul totale cala ancora passando, a livello regionale, dal 4,1 % al 3,8
% incidenza che per Modena è di appena l'1,3%.
La Regione Emilia-Romagna possiede circa 4.008.000 abitanti, di cui 1.967.000 lavoratori occupati
nelle varie attività con 75.000 dediti all'agricoltura (25.000 come lavoratori dipendenti e 50.000
come indipendenti): Ravenna ha circa 350.000 abitanti, dei quali n° 178.000 in posizione di lavoro
di cui 14.000 come lavoratori della terra (N° 4.000 dipendenti e 10.000 indipendenti) pari al 7,8%
che è anche la percentuale più alta, giustificata dalla notevole presenza di colture intensive che
richiedono un forte impiego di mano d'opera e con una incidenza elevata di terreni di pianura ad alta
fertilità.
Gli stranieri sono diventati una componente importante e stabile degli occupati agricoli in Italia e
presenti, con prospettive di aumento in tutte le aree del territorio nazionale. Nella nostra Regione
risultano, in base alla elaborazione INEA, circa 6.700 gli extracomunitari, pari all'8,5 % degli
occupati in agricoltura. Per un raffronto con la situazione italiana si precisa che nel nostro Paese
sono impiegate, nel lavoro agricolo, 116.000 persone straniere pari al 13,6 % degli occupati agricoli
e al 28,0 % dei dipendenti. Negli ultimi due anni si è verificato un incremento del 2,6 % per quanto
riguarda la Regione e una flessione del 5,1% a livello nazionale. Se si includono anche i
neocomunitari (Rumeni e Bulgari) la percentuale degli occupati nel settore salgono al 4,2 % e al 4,4
% rispettivamente per la Regione e per l'Italia.
Va rilevato che gli stranieri di origine neocomunitaria sono diventati la componente più elevata
degli stranieri in agricoltura e questo vale sia per la nostra Regione che per tutto il territorio
nazionale. Si rileva, in tale modo, una significativa sostituzione dei comunitari a quelli delle altre
provenienze. Nella nostra Regione si rafforza la presenza degli extracomunitari nella sola attività
zootecnica con propensione e un maggior ricorso a lavoratori fissi con contratti regolari anche se la
presenza di irregolari è molto elevata. Nelle produzioni arboree, ortive e negli agriturismi prevale
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ugualmente l'orientamento verso gli stranieri comunitari pur rilevando che, anche gli
extracomunitari, continuano a svolgere un ruolo importante.
Nella Regione Emilia-Romagna nel 2011 si è avuto un incremento dell'arrivo degli stranieri dell'8,5
% nei confronti del 2010. Rimini e Ferrara sono le province che hanno registrato l'incremento
maggiore (+14% e +10,2%).
Le province che detengono il maggior numero di stranieri sono comunque quelle di Bologna,
Modena e Reggio Emilia. Se si guarda alla presenza di stranieri sulla popolazione provinciale
emerge quella di Piacenza (13,4 %).
L'industria dI trasformazione alimentare segnala in Regione un lieve aumento delle Unità locali per
tutte le attività con l'eccezione delle carni, prodotti ippici, granaglie e alimentari. Il fatturato è
apparso in lieve crescita dovuto a incremento delle esportazioni mentre il numero delle imprese e
degli addetti appare in lieve flessione. Si è ridotto il ricorso agli ammortizzatori sociali. Parma e
Ferrara continuano a mantenere, anche se in forma più contenuta, ampio ricorso alla Cassa
integrazione guadagni.
Credito agrario
Trattasi di un mercato in crisi per una serie di ragioni: il clima di incertezza che ha costretto gli
investitori a rimandare consumi e investimenti; le difficoltà delle banche italiane, a finanziare
(Funding) chi opera in agricoltura; il peggioramento della qualità degli attivi bancari, la riduzione
dei margini di redditività. Al fine di favorirne la dinamica, i mercati monetari hanno beneficiato di
una inezione di liquidità da parte della Comunità europea e possibilità di riduzione del coefficiente
di riserva obbligatoria, tutto al fine di assicurare, alle imprese, sostegno con prospettive di crescita e
competitività.
Il credito agrario assume, pertanto, un ruolo di supporto alle emergenze monetarie legate alla durata
e imprevedibilità di natura biologica del ciclo produttivo, sia alla difficoltà di controllo della
dinamica dei prezzi. Serve inoltre come sostegno delle indispensabili innovazioni e necessari
investimenti. Con ciò si favorisce il processo di concentrazione dei terreni agricoli e degli
allevamenti in un numero di imprese più ridotto ma di più ampie dimensioni in grado di sfruttare
meglio le tecnologie avanzate e di realizzare economie di scala.
Il credito agrario è ben radicato nella realtà della nostra Regione. Infatti a fronte dei 5.139 € per Ha
di SAU della Regione Emilia-Romagna. si contrappongono i 3.880 € dell'Italia.
In ambito regionale Forlì fa la parte del leone con € 9.029 per Ha di SAU, seguita da Ravenna con €
7.227, Reggio Emilia con € 5.911 Ferrara, con € 3.026 / Ha SAU, sta all'ultimo posto, Ravenna
assorbe, a livello regionale, in termini assoluti, la più alta percentuale di crediti (15,4%). Nel 2011
sono stati concessi alle aziende agricole dell'Emilia-Romagna € 5.482 milioni per credito agrario a
fronte dei 43.558 milioni concessi per l'Italia. Importante è il rapporto fra credito totale concesso
all'Italia (€ 1.948.041 milioni) ed € 173.884 milioni (pari all'8,9 %) concesso alla Regione EmiliaRomagna. Sempre in base alle rilevazioni della Banca d'Italia per Ravenna sono stati segnalati i
seguenti dati: Credito totale € 14.245 milioni; Credito agrario € 844 milioni; e pertanto, in ambito
regionale, l'8,2 % del credito totale e il 15% del Credito agrario.
A un discreto grado di concentrazione del credito totale, si contrappone, fra le province dell'EmiliaRomagna, una distribuzione più omogenea del Credito agrario.
Ravenna utilizza come credito agrario il 5,8 % del totale, Bologna solo l'1,3%.
A seguito delle problematiche sorte nel 2011 nell'erogazione del credito totale si è avuta una
riduzione del medesimo sia a livello regionale che nazionale. Meglio sono andate le cose per il
credito agrario che nello stesso periodo, si è incrementato sia a livello regionale (+12%) che
nazionale (+11,8 %). Nel 2009 si era verificato una stretta creditizia con un incremento del solo 6%
in ambito regionale.
Se si fa riferimento all'ultimo quinquennio il tasso di crescita medio annuo del credito agrario è
risultato dell'8,2 % per la Regione e del 5,6 % per la realtà nazionale.
Uno degli indicatori delle difficoltà finanziarie dell'economia è data dal credito in sofferenza. La
sofferenza del credito agrario della Regione è del 5,5 % su quello complessivo; quello nazionale,
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del 7,8%. In ambito regionale le varie province hanno credito agrario in sofferenza di diversa
intensità. Ravenna risulta quella che sta meglio: solo con l'1,8 % mentre il valore massimo è per
Parma 11,2%. Se si fa riferimento al valore medio per Ha di SAU Ravenna e Rimini detengono il
valore minimo e Parma quello più alto. Le varie province della Regione hanno un credito agrario in
crescendo ma di una percentuale inferiore a quella del credito totale.
Per quanto riguarda la durata del credito si rileva, con riferimento alla Regione che il 26,4 % è di
durata inferiore ad un anno, il 13,8 % di durata fra 1 e 5 anni e il 59,8% di durata superiore ai 5
anni. Per Ravenna sussistono invece le seguenti percentuali:20,7, 13,7 e 65,5 e cioè meno elevata
per quelli di durata inferiore a un anno e più alta per quelli di durata oltre i 5 anni.
La tipologia di credito meno rilevante rispetto al tempo di durata è quella da 1 a 5 anni e questo vale
sia per la Regione che per lo Stato italiano.
Gli investimenti finanziari con credito agrario di durata superiore all'anno si possono suddividere
nelle seguenti tipologie: macchine e attrezzi, fabbricati rurali, acquisto di immobili (terreni, ecc.).
Tendenzialmente si è rilevata una flessione del credito agrario della durata inferiore a un anno e
questo vale per Ravenna (-12,7 %) ma non per Bologna (+4,3 %). Il segmento di mercato con
durata fra 1 e 5 anni ha fatto notare, nel 2011, un aumento sia a livello di Regione che nazionale.
Quello con durata superiore a 5 anni si è fortemente incrementato a tutti i livelli e coinvolge tutte le
province della Regione.
Il credito agrario di lungo periodo con la funzione di sostegno agli investimenti si presenta sempre
più vincolato dalle politiche restrittive del credito che, nel 2011, ha coinvolto anche le tipologie a
breve e medio termine.
Il mercato del credito italiano ha un suo punto di forza nelle varietà di soggetti con modelli
operatori diversificati. Il credito alle imprese proviene da istituti di credito che si caratterizzano per
una grande variabilità nella loro dimensione economica e così classificati dalla Banca d'Italia in:
maggiori, grandi, medi , piccoli, minori.
La stessa cosa vale per il credito agrario. La variazione dimensionale degli istituti di credito
condiziona la strategia finanziaria e l'approccio dell'Istituto nei confronti del cliente. Così gli istituti
di credito di più elevata dimensione, cresciuti per effetto delle tipologie di aggregazione aziendali,
possono offrire migliori condizioni di contratti grazie alle economie di scala di cui possono godere
mentre quelli di dimensione più piccola possono competere meglio in quanto in grado di meglio
sfruttare il loro carattere territoriale. Le piccole banche sono in grado di formulare meglio i loro
giudizi utilizzando le informazioni raccolte dal rapporto diretto con il cliente da finanziare mentre le
grandi sfruttando economie di scala nel trattamento della informazione usando strategie più
complesse e valide anche per clienti con i quali non si hanno relazioni.
Seguendo una tradizione ben radicata in Emilia-Romagna gli istituti di credito di dimensioni piccole
e minori sono quelli che di più sostengono le imprese agricole (con il 43,3 %). Quelli di dimensioni
più elevate: medie, grandi o maggiori concorrono, in ambito regionale, rispettivamente con il 21,7
%, il 19,9 % e il 15,1%. A livello nazionale la percentuale del 15,1% si eleva al 25%. Nella
relazione fra banca e imprese agricole ha grande importanza la territorialità. Con riferimento alle
singole province la presenza degli istituti di credito di piccole e minori dimensioni assume spiccato
rilievo in quelle romagnole che, nel loro insieme, superano il 60% del credito agrario regionale.
Quelle di dimensione media finanziano, in prevalenza, quelle di Parma e Piacenza. Quelle di
dimensione più elevata quelle di Reggio-Emilia e Modena.
Alla crescita del credito agrario, nel 2011, hanno maggiormente contribuito gli istituti di credito di
dimensioni maggiori e medie. Nell'anno 2010 si era verificato un più deciso rafforzamento del ruolo
degli istituti di credito di dimensione minore. La stretta creditizia sembra penalizzare di più gli
istituti di dimensione piccola.
Visto quanto sopra permane immutabile il ruolo del finanziamento bancario a supporto della
criticità finanziaria nonchè di motore propulsorio dello sviluppo delle imprese agricole. E'nei
momenti di crisi che la relazione fra impresa agricola e istituto di credito va rafforzata.
E' indispensabile che la prima per essere più credibile agli occhi dei suoi finanziatori si dimostri più
visibile attraverso una valutazione più precisa dei suoi bilanci e della garanzia patrimoniale che può
offrire per consentire di averne un giudizio economico finanziario di rilievo.
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Da sottolineare, a questo punto, il ruolo di intermediazione che può esercitare l'Agrifidi nella
concessione del finanziamento e di supporto delle garanzie che l'imprenditore può dare favorendo la
riduzione delle spese a suo carico stabilendo una più sana relazione finanziaria fra le parti
interessate.
L'opera dell'Agrifidi è risultata in continua crescita da quando è stata istituita, e ha comportato una
adesione progressiva di soci ed entità di finanziamenti. Il trend crescente della adesione ha
interessato in modo differenziato le province della regione. Ferrara si colloca al primo posto seguita
a distanza da Forlì-Cesena, Rimini e Piacenza. Alcuni Agrifidi locali per rafforzarsi si sono riuniti
ed hanno consolidato l'unione sinergica con altri Enti (Ismea, Banche, Associazione produttori,
ecc.). Gli Agrifidi vengono considerati dai soci luogo di incontro per dare trasparenza alle loro
conoscenze e per risolvere le problematiche che potrebbero presentarsi.
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SVILUPPI DELLA POLITICA AGRICOLA E RELATIVA LEGISLAZIONE
L'attuale politica agricola si propone, come obiettivo, di superare le tante difficoltà che si pongono
in termini di competitività aziendale e di difesa ambientale e che vanno affrontate ricorrendo a
strategie di sviluppo che consentano di uscire dal tunnel della crisi che ci ha travolti. Trattasi di
crisi, soprattutto finanziaria, dovuta a carenza di risorse sufficienti per dare corso alla crescita
produttiva e ai consumi entrambe in una fase di ristagno e responsabili delle ridotte disponibilità
economiche delle famiglie e di una crescente disoccupazione che investe soprattutto le classi
giovanili. Trattasi però di una crisi di livello mondiale che colpisce, anche se diversi sono i motivi
del coinvolgimento, molti paesi del pianeta trascinati alla miseria e risparmiando altri in via di
sviluppo, quali Cina, India, Brasile che, pur con la permanenza di condizioni sociali disparate,
hanno dato incremento alla loro economia e si inseriscono sul mercato mondiale facendo leva sulla
loro supremazia concorrenziale. In ambito europeo, i 27 paesi dell'UE stanno mettendo a punto
strategie di intervento per porre fine alla recessione che investe sopratutto quelli dell'area
mediterranea, che risultano anche quelli più penalizzati da un elevato debito pubblico, frutto di una
cattiva gestione delle risorse disponibili e alla mercè di quelli che hanno attuato una politica più
attenta e meglio organizzati, come ad esempio la Germania che viene presa come punto di
riferimento nella competizione finanziaria ed economica e sociale da parte degli altri stati
dell'Unione, alcuni dei quali, fra cui l'Italia, non hanno operato nel rispetto dei parametri imposti
dagli organi a cui sono affidati i poteri di governo dell'UE (Commissione, Consiglio Ministri,
Parlamento).
Prima di affrontare il problema relativo alle normative comunitarie (Regolamenti, Direttive,
Raccomandazioni, ecc.) recepite da quella dei singoli stati (Leggi nazionali, Regionali, Decreti
Legge, Deliberazioni varie, ecc.) è opportuno prendere in esame vari aspetti sulla situazione attuale
dei vari stati sia politica che economica e sociale, che condizionano le strategie di intervento e le
misure ed azioni della PAC che sta per portare a termine la fase tuttora in corso e predisporre le
linee correttive della nuova che si svolgerà nel periodo 2014-2020. Trattasi di una politica che, per
alcuni settori, subirà consistenti mutamenti e dove ogni stato fa le sue proposte per far fronte alle
cause che sono di ostacolo ad una ripresa della sua crescita. Ad una economia mondiale, che alterna
momenti di recessione a momenti di crescita, si contrappone una crisi più o meno rilevante delle
economie occidentali. Alla loro base stanno in misura determinante il rapido sviluppo delle tensioni
sui mercati finanziari e le cresciute difficoltà di alcuni paesi dell'Eurozona a far fronte al proprio
debito, nonchè alle carenze di un sistema bancario che la BCE non riesce a risolvere. L'Europa è
responsabile di circa il 25% del debito pubblico mondiale per cui la BCE ha dovuto imporre alle
banche dei vari pasi dell'UE aumenti di capitale. Inoltre ha pesato la esigua crescita negli USA e il
suo deficit di bilancio che ha paralizzato a lungo la vita politica di questo Paese e che ha
condizionato, in senso negativo, anche quella dell'UE, per cui, alcuni dei paesi che ne fanno parte
hanno posto in evidenza una forte caduta del tasso di crescita del PIL e l'entrata in recessione.
Alla crisi delle economie dei paesi occidentali si contrappone, anche se con ritmi moderati. il buon
momento dei paesi emergenti e di tanti altri in via di sviluppo tutti paesi che, nonostante il
rallentamento degli scambi commerciali internazionali e la flessione, in molti casi, dei prezzi delle
materie prime, hanno proseguito nella loro corsa al rialzo. Così oltre che nei grandi paesi emergenti
anche molti altri sono in una fase di crescita fra i quali alcuni degli asiatici dell'area del Pacifico, del
Sud Africa, dell'America Latina, dell'Africa Sahariana e la Turchia. Si tratta di paesi che sembrano
avere imboccato la strada buona in un mercato globalizzato e con capacità di crescita autonoma e in
grado di influenzare gli equilibri economici e politici nel mondo.
I paesi della UE più in crisi, che hanno beneficiato di un aiuto finanziario dell'UE, come Grecia,
Spagna, Portogallo, Olanda hanno dovuto rimboccarsi le maniche e sottoporsi a sacrifici per evitare
la catastrofe e imporsi misure atte a rendere meno negativi i bilanci quali tagli alla spesa pubblica,
aumento dell'età pensionabile, riduzione dell'indennità di licenziamento, aumento dell'orario di
lavoro, aumento delle tasse sul reddito, ecc. Trattasi di paesi, a cui può unirsi l'Italia, tenuti sotto
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osservazione dall'UE affinchè restino nei parametri che gli sono stati assegnati (es. rapporto fra
debito pubblico e PIL ecc).
L'aggravarsi della crisi del debito ha trascinato il nostro paese nel vertice della tempesta dei mercati
finanziari. Come misura del suo stato di salute si è scelto, fra le altre cose, l'andamento dello spread,
cioè del differenziale di rendimento dei titoli di stato decennali italiani e di quelli tedeschi,
differenza che ha avuto andamento altalenante nel corso del 2011 fino a toccare quota 555 a metà
novembre, uno dei livelli più alti finora raggiunti dopo che si era imposta l'opportunità di estendere,
ai titoli italiani e spagnoli, il programma di acquisto da parte della Banca Centrale Europea.
L'andamento dello spread ha comportato aumento del debito pubblico per gli elevati interessi che lo
stato ha dovuto sobbarcarsi facendo perdere credibilità all'Italia visto che i grandi investitori di oltre
oceano stavano disertando il nostro mercato. Tutto questo era anche il risultato di una paralisi
politica senza precedenti che ha concorso a isolare il nostro paese facendogli perdere la fiducia
internazionale.
Nel 2011, con l'aggravarsi della crisi per vari paesi, è cresciuta la consapevolezza della gravità dei
rischi che sta correndo l'Euro, divenuta la moneta unica per 17 paesi della Comunità. Tanto che alla
fine del 2011 le banche centrali di alcuni paesi hanno messo a punto piani basati sulla ipotesi che
alcuni dei medesimi potessero abbandonare la zona dell'Euro o che la stessa Unione Europea si
potesse sciogliere. Tutto questo avrebbe consentito, attraverso un processo di svalutazione della
nuova moneta, una migliore possibilità di aggredire i mercati, di ridurre il debito pubblico inserendo
in circolazione ulteriore moneta ma nel contempo di verificare i risparmi di chi ha depositi in banca.
Una delle tragedie che ha colpito molti paesi dell'UE è quella dell'incremento della disoccupazione
e della crisi del mercato del lavoro.
Ciò evidenzia l'esistenza di un Europa a due velocità: quella con parte dei paesi del Centro-Nord
con una finanza più in salute e possibilità di conservare immutata la loro crescita; dall'altra parte i
paesi del Sud Europa ad economia meno competitiva e gravata da misure di austerità per far fronte
alla crisi finanziaria e al debito pubblico. Si tratta di due sistemi che provocano un diverso
andamento del mercato del lavoro. Da una parte un paese preso a modello come la Spagna che ha
portato il tasso di disoccupazione al 22,5 %; dall'altra la Germania che lo ha ridotto al 5,5 % che è
una delle più basse di questi ultimi decenni. Mediando i dati, la disoccupazione, in ambito UE, è
pari al 10,4 % della sua forza di lavoro. E' inoltre peggiorata la sua struttura colpendo in modo
particolare le giovani generazioni toccando il 48,7 % in Spagna, il 30% in Italia, il 22% in Francia
con prospettive di ulteriori aumenti. I giovani dei vari paesi sono all'opera e con il trattato noto
come "Fiscal Compact" si intravvede la possibilità di uscita da questa crisi. Sarà determinante la
capacità dei vari stati di assicurare al proprio lavoro la flessibilità imposta dal processo di
globalizzazione dell'economia.
Fra gli elementi che hanno caratterizzato l'economia mondiale del 2011 più che alla crisi del debito
pubblico si è imposto l'eccezionale impennata dei prezzi internazionali delle materie prime
alimentari. I più colpiti, in questo caso, sono però stati i paesi in via di sviluppo e gli emergenti. Si è
verificato, per i cereali, una forte volatilità dei prezzi nel corso degli ultimi 2-3 anni con picchi nel
2011 in cui si è verificata crescita del 34%.
Secondo stime della Banca mondiale queste percentuali di aumento 2011/2010, con riferimento ai
singoli prodotti sono risultate: 56, 93% per il mais, 41,45% per il frumento; 11,06 % per il riso,
29,83 % per la soia e oli vegetali; 16,45 % per le carni e 10,0 % per i caseari.
Anche il variare della stagione ha contribuito alla volatilità dei prezzi. In particolare, per le
produzioni vegetali le variazioni si sono svolte per periodi brevi e improvvise, e con flessioni rapide
anche da un giorno all'altro.
Il mercato internazionale delle materie prime alimentari è da sempre caratterizzato da un alto grado
di volatilità dei prezzi. La domanda per i prodotti di forte necessità alimentare si presenta molto
rigida, e varia di poco sia che il prezzo aumenti o che invece diminuisca. L'offerta varia sia perchè
le rese sono influenzate dalle condizioni climatiche, sia per la stagionalità del processo produttivo
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che, nel caso delle produzioni animali, può rispondere alle variazioni di prezzo solo quando il ciclo
di vita dell'animale è stato completato.
La domanda mondiale delle commodyti alimentari ha continuato a dimostrarsi sostenuta grazie
all'aumento dei redditi dei paesi emergenti e da tanti altri in via di sviluppo. L'offerta internazionale
nel 2010 è stata influenzata da condizioni climatiche sfavorevoli in Russia e Ucraina colpite dalla
siccità, in Canada per effetto delle forti piogge primaverili, in USA per ritardo della semina in
autunno, in Europa per le previsioni in ribasso delle rese unitarie determinate dal maltempo.
L'aumento dei prezzi delle materie prime alimentari è dipeso dalla riduzione degli stock e
dall'aumento dei prezzi di taluni mezzi produttivi in particolare fertilizzanti e carburanti a seguito
della crescita del prezzo del petrolio. Altro motivo di crescita è stata la variazione dei cambi della
moneta e l'incremento di fatti speculativi (deprezzamento del dollaro USA nei paesi in cui la loro
moneta è ad esso legata). Altri fattori determinanti sono risultate le politiche commerciali di taluni
tra i maggiori paesi importatori ed esportatori e le politiche a favore delle produzioni di
biocarburanti di prima generazione. Nel primo caso vanno segnalate le cause che hanno comportato
distorsioni di mercato attraverso politiche di restrizioni alla esportazione (imposizioni di tasse,
fissazione di prezzi minimi, introduzioni di quote, uso dell'embargo, ecc.) comportanti riduzione
dell'offerta ed aumento dei prezzi.
Per quanto riguarda le politiche pro-biocarburanti si rileva che molti dei maggiori paesi produttori
ed esportatori si sono, dalla prima metà dello scorso decennio, orientati ad adottare politiche
energetiche e ambientali tese a ridurre le dipendenze dalle importazioni di petrolio e a ridurre
l'emissione di anidride carbonica nell'atmosfera mediante la produzione di biocarburante di prima
generazione basata sull'impiego di materie alimentari quali mais, frumento, canna da zucchero, semi
oleosi, ecc. Tutto questo ha comportato aumento di prezzo sul mercato delle suesposte commodyti.
Da citare le conseguenze dell'incremento del bioetanolo e del biodiesel da mais ottenuto negli USA
in questi ultimi anni, paese che da solo concorre alla produzione mondiale per il 40%. Gli incentivi
concessi alla produzione e le agevolazioni fiscali e i dazi all'importazione hanno reso conveniente il
ricorso a questo utilizzo del mais quando il prezzo internazionale del petrolio supera i 75 € il barile.
Questo orientamento ha contribuito a incrementare la produzione del mais nel biennio 2008/2010
del 35-40%. Di conseguenza le domande di mais, e di altri prodotti similari, dipende oggi non solo
dalla domanda per usi alimentari, ma anche da quella per usi energetici. Il petrolio è oggi
fondamentale fonte di incertezza e di volatilità del prezzo del mais. Influisce, d'altra parte, anche
sulla volatillità dei prezzi del frumento a causa della interscambiabilità dei due cereali nel
soddisfare determinati bisogni di natura alimentare quali l'alimentazione di animali per produrre
carni e latte.
Significativo il fatto che nel rapporto redatto da varie organizzazioni internazionali preposte a
valutare i riflessi delle politiche da adottare per evitare distorsioni di mercato e proteggere i gruppi
sociali, si raccomandasse che i governi del G 20 avrebbero dovuto pianificare forme di intervento
tese a modificare le politiche volte a promuovere la produzione o il consumo di biocarburanti
quando i mercati mondiali sono sotto pressione e l'offerta di prodotti alimentari è a rischio.
Altro problema da risolvere in questo contesto è stato quello dell'utilizzo della terra e dell'acqua
nelle produzioni di materie prime alimentari e dei carburanti bio, considerato che sono due
fondamentali risorse per la vita della società umana. Trattasi di risorse fra di loro in competizione in
quanto chiamate a garantire gli obiettivi della lotta alla fame nel mondo e della sicurezza
alimentare. Obiettivo non facile da realizzare se si pensa che al raddoppio della popolazione
mondiale fra circa 40 anni non si potrà fare affidamento su un aumento non superiore al 10-12%
della superficie coltivata del pianeta per assicurare il controllo del cambiamento climatico, la
protezione dell'ambiente e il livello delle biodiversità. Sarà necessario incrementare, con tecniche
più avanzate, il livello di produttività della terra e realizzare le infrastrutture necessarie a evitare
perdite di prodotto dopo la raccolta. Si rende quindi importante, per raggiungere lo scopo, realizzare
quanto finora si è fatto, o per lo meno si spera di realizzare a livello europeo, una più forte
collaborazione e interdipendenza fra i popoli adottando politiche e scelte vincolanti ai vari livelli
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che, fra le altre cose, siano in grado di salvaguardare gli usi impropri della terra e la difesa delle
acque dal degrado e fare in modo che il mercato sia fattore di equilibrio fra domanda e offerta.
Per quanto concerne lo scenario in termini di politiche comunitarie e nazionali, in vista del varo
della PAC per il periodo 2014-2020, vale la pena di prendere in esame alcuni elementi quali la
scarsa evidenza di segnali di crescita nel 2011 e l'attenzione per la tenuta dell'Euro. Il PIL è
aumentato, nel 2011, dell'1,4 % nell'area EURO e dell'1,5 % nell'UE 27. La situazione economica
nell'area UE si è deteriorata nel 2011 sia per la riduzione della crescita mondiale che per la crisi dei
debiti di vari stati condizionando negativamente le prospettive per il 2012. Anche gli USA hanno
rallentato la loro crescita. Nel 2011 si è avuta una leggera crescita dell'occupazione sia in ambito
dell'Eurozona (+0,2 %) che Euro 27 (+0,3 %). E' cresciuto il deficit dei prodotti primari e, in
particolare, quello energetico per l'UE 27. E' aumentato il saldo commerciale totale dei manufatti a
seguito del forte aumento delle esportazioni e assai di meno quello delle importazioni. Germania,
Olanda, Belgio evidenziano un aumento notevole del saldo del commercio estero mentre in gran
parte dei paesi del Sud-Europa e del Regno Unito si è ridotto. L'Europa ha dovuto seriamente
impegnarsi nel 2011 per il processo di salvataggio e di ristrutturazione dei debiti della Grecia a cui
sono state imposte drastiche misure di controllo dei parametri di bilancio per poter rimanere
nell'area Euro. In forte difficoltà anche Italia e Spagna da mettere in discussione la sopravvivenza
della moneta unica. Sono tuttavia proseguite le trattative per definire le prospettive di bilancio
finanziario dell'UE relative al periodo di applicazione della nuova PAC 2014-2020.
Nel dibattito fra Consiglio e Parlamento europeo sono sorte alcune discordanze in merito all'entità e
al modo di distribuzione dei fondi per finanziare le iniziative da porre in essere nel 2012 in base a
cui è previsto un aumento per ricerche, politiche sociali e competitività e tagli per programmi
nucleari, politica estera e al bilancio del Parlamento europeo. Richieste anche maggiori sovvenzioni
per occupazione, fondi strutturali e di coesione, sviluppo sostenibile in cui si dà particolare rilievo
alla lotta agli sprechi e che, secondo l'approvazione di un rapporto della Commissione Agricoltura
del Parlamento Europeo, corrisponderebbe a 179 Kg / procapite e che si vorrebbe dimezzare entro il
2025. La Commissione europea il 19-10-2010 ha presentato la comunicazione su "Revisione del
Bilancio dell'UE" dando inizio al processo legislativo per definire spese ed entrate dell'UE dopo il
2013. Con successivo documento del 29-6-2011vengono fornite le chiavi di lettura dei principali
obiettivi con il fine di "investire oggi per la crescita di domani". E' previsto un importo complessivo
per l'intero periodo di 1.025 miliardi di Euro impegnati e 972,2 miliardi in pagamenti.
Per quanto riguarda la PAC gli stanziamenti ammonteranno nell'intero periodo 2014-2020, e a
prezzi costanti 2011 a 371,7 miliardi di Euro a fronte dei 416 attuali (di cui 281,8 al primo pilastro e
89,9 allo sviluppo rurale). Il peso della PAC sul bilancio UE passa dal 39,4% al 36,2 %.
In termini reali si avrà una riduzione nei confronti di quelli nominali.
Viene dato particolare rilievo alla crescita, ai posti di lavoro e alle politiche strutturali in
connessione con gli obiettivi di Europa 2020.
Il 30% degli aiuti diretti agli agricoltori è subordinato al greening. Sarà anche ridotta la discrepanza
dei pagamenti diretti tra gli stati membri.
Il finanziamento di 371,7 miliardi sarà integrato di 15,2 miliardi per ricerca e innovazione nella
sicurezza alimentare e bioeconomica, per supporto alimentare alle persone deprivate, per una
riserva da servire per una eventuale crisi del settore agricolo e per un fondo europeo per la
globalizzazione. Si è proposto di aumentare di un terzo la spesa per migliorare l'ambiente e
proteggere il clima nella sicurezza europea per combattere il crimine e il terrorismo, per le politiche
migratorie e di asilo. Per rafforzare il ruolo dell'Europa nel mondo è previsto un aumento delle
risorse per le realizzazioni esterne, delle politiche di buon vicinato, per promuovere la democrazia e
la prosperità intorno alla medesima. Si continuerà a garantire l'impegno per la cooperazione
internazionale concentrandosi nella riduzione della povertà. Saranno anche introdotte, a
integrazione di quelle esistenti, risorse proprie della UE sia di carattere finanziario che fiscale (tasse
su transazioni finanziarie, modifica delle quote IVA), integrazioni alla iniziativa degli stati membri
su sviluppo di sistemi sanitari innovativi e sostenibili, per la promozione della salute e la
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prevenzione delle malattie. Si dovrà inoltre sostenere il ruolo dei consumatori per farli partecipare
attivamente al mercato unico e per promuovere la sicurezza dei prodotti, l'informazione,
l'educazione e la sensibilizzazione dei medesimi ai loro diritti.
Proposte della PAC dal 2014 Le proposte di legge per la revisione della PAC per il periodo 20142020 sono state presentate dalla Commissione europea dopo lunghe trattative non ancora concluse. I
sette regolamenti emanati da approvare entro la fine del 2012 riguardano i pagamenti diretti, le
misure transitorie per il 2013, il sostegno allo sviluppo rurale, l'organizzazione comune di mercato
unico, le misure per fissare gli aiuti e le restituzioni ad essi connessi, la gestione, il monitoraggio, il
finanziamento della PAC e il sostegno al settore viticolo. Sono state rilevate novità per i pagamenti
diretti comprensivi di ridistribuzione, formulazione e un sostegno più misurato degli aiuti. Uno dei
punti più delicati del negoziato è quello relativo alla redistribuzione e della uniformazione, o
convergenza, dei pagamenti, sia all'interno dei singoli stati membri che all'esterno degli stessi. La
Commissione ha deciso di fissare i massimali nazionali per i pagamenti diretti sulla base della SAU
azzerando i riferimenti storici nonostante le contestazioni dei vecchi stati membri fra cui anche
l'Italia. E' un metodo che penalizza i paesi ad agricoltura intensiva. Per favorire la convergenza dei
pagamenti è previsto che i paesi che hanno un aiuto medio per Ha superiore al 90% della media UE
dovranno finanziare gli stati con un sostegno inferiore del 90% in modo da colmare un terzo di tale
differenza entro il 2017. Entro il 1 agosto 2013 i governi nazionali dovranno decidere se trasferirlo
fino al 10% del proprio massimale, dal primo al secondo pilastro mentre solo i paesi al di sotto del
90% possono decidere se spostarlo fino al 5%, dal secondo al primo pilastro.
Gli Stati membri dovranno scegliere, entro il 1 agosto 2013, se applicare la ridistribuzione in modo
da uniformare il sostegno per ettaro di superficie ammissibile tra gli agricoltori a livello nazionale o
regionale. I titoli storici scadranno il 31 dicembre 2013. E' previsto un periodo transitorio per
passare al nuovo regime.
Il pagamento unico aziendale è suddiviso in sei parti che si possono differenziare a livello
nazionale:
- Pagamento di base.
- Pagamento greening.
- Pagamento per le aree svantaggiate.
- Pagamento per i giovani agricoltori.
- Pagamento ai piccoli agricoltori.
- Sostegno accoppiato.
Il pagamento di base è obbligatorio per tutti i paesi, rappresenta un aiuto disaccoppiato distribuito
uniformemente fra gli agricoltori di uno stato (o di una regione) e a cui è destinato un importo
compreso fra il 43% e il 70% del massimale nazionale.
Il Greening, è una delle novità della PAC, controversa, e presenta una percentuale fissa (30% del
massimale), per tutti gli stati.Viene erogato a coloro che percepiscono il pagamento di base solo se
si rispettano specifiche pratiche agricole benefiche per il clima e per l'ambiente e che riguardano:
a) diversificazione delle colture. In caso di superfici a seminativi superiori a 3 Ha sono da
prevedere 3 tipi di colture differenti ciascuna delle quali deve coprire fra il 5% e il 70% di quella a
seminativo
b) mantenimento dei prati e pascoli permanenti
c) almeno il 7% delle superfici agricole aziendali devono essere destinate a scopi ecologici
(escludendo terreni a prati permanenti). Sono considerati a scopi ecologici i terreni a riposo, le
terrazze, gli elementi caratteristici del paesaggio, le fasce tampone, la superficie oggetto di
investimentonell'ambito dei PSR. Hanno diritto a ricevere questo aiuto gli agricoltori biologici e
quelli la cui azienda risiede in tutto o in parte nelle aree Natura 2000 se si rispettano le norme
relative alle direttive di tare area. Sono norme che favoriscono di più i paesi del nord europa che
quelli mediterranei.
I pagamenti per le aree svantaggiate possono essere richiesti in via facoltativa per un importo fino al
5% del massimale nazionale a titolo di aiuto aggiuntivo al pagamento di base.
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Pagamento per i giovani agricoltori che devono avere meno di 40 anni, adeguate competenze e
insediarsi per la prima volta come capo-azienda. E' previsto un sostegno annuo per un periodo
massimo di 5 anni. I Paesi possono destinare a tale misura fino al 2% del massimo nazionale.
Pagamento per i piccoli agricoltori istituiti per ridurre i costi amministrativi. E' facoltativo per le
piccole aziende che possono anche non aderire. Il pagamento è forfettario annuo e varia fra i 500 e i
1.000 € per beneficiario. L'importo complessivo dei finanziamenti non deve superare il 10% del
massimale nazionale. Non si applica il greening e la condizionalità.
Sostegno accoppiato concesso per comparti o regioni dove particolari tipi di agricoltura, che hanno
importanza per quel territorio, sono in difficoltà. Fra i settori ammissibili si segnalano cereali, semi
oleosi, colture proteiche, legumi da granella, frutta in guscio, patate da fecola, latte, caseari,
sementi, carni ovicaprine e bovine, olio di oliva, foraggi essicati, barbabietola da zucchero, cicoria e
prodotti ortofrutticoli e qualche altro non di importanza rilevante per la provincia. Il massimale può
essere aumentato del 10% per i nuovi stati membri, per i Paesi che hanno ricevuto aiuti per le
vacche nutrici e che hanno utilizzato più del 5% dei loro pagamenti diretti per finanziare l'art. 68.
Tutti i pagamenti diretti sono soggetti alle norme della condizionalità che però verranno
semplificate e ridotte e in particolare i "Criteri di gestione obbligatori" e le "Buone pratiche
agronomiche ed ambientali". I titoli all'aiuto saranno assegnati agli agricoltori che presentano la
domanda unica nel 2014 e il loro numero corrisponderà al numero di Ha ammissibili. Resteranno
escluse solo le superfici forestali e per gli usi non agricoli. I pagamenti varranno erogati solo agli
agricoltori attivi e a quelli che nel 2011 hanno ricevuto un titolo all'aiuto in base al regime
attualmente vigente. E' prevista una deroga per coloro che hanno coltivato solo prodotti
ortofrutticoli e vite. Non possono essere concessi pagamenti diretti a persone fisiche o giuridiche
che rientrano in uno di questi casi: agricoltori non attivi, se l'importo annuo dei pagamenti diretti è
inferiore al 5% dei redditi totali derivanti da attività non agricole; se le superfici agricole sono
tenute principalmente a pascolo e non vengono svolte attività agricole. Trattasi di una norma da non
applicare per coloro che nell'anno precedente hanno ricevuto meno di 5.000 €.
Per ridurre i costi amministrativi non sono concessi aiuti agli agricoltori se l'importo annuale è
inferiore a 100 € o se la superficie ammissibile dell'azienda è inferiore a 1 Ha. E' stata inoltre
proposta l'introduzione di un massimale per i pagamenti diretti erogati alle grandi aziende che
comporta una riduzione del prezzo che va dal 20 al 100% a seconda della quota di aiuti. Le soglie
vengono calcolate sottraendo, dai pagamenti diretti, il monte salari e gli importi relativi al greening.
I finanziamenti decurtati verranno destinati al secondo pilastro.
Nella nuova PAC sono previste importanti novità per la politica di sviluppo rurale. Scompaiono i 3
assi e ridotte le misure da 40 a 27 e contenute nelle seguenti 6 priorità specifiche:
- promuovere il trasferimento di conoscenze e innovazioni nel settore agricolo e aree rurali
- potenziare la competitività e la redditività alle aziende agricole;
- incentivare l'organizzazione della filiera e il sostegno alla gestione dei rischi aziendali in
agricoltura (misura che in precedenza era contenuta nell'art. 68)
- preservare e valorizzare gli ecosistemi;
- incentivare l'uso efficiente delle risorse e il passaggio a una economia a basse immissioni
di carbonio;
- favorire la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle aree rurali
I paesi membri possono presentare sottoprogrammi specifici riferiti a giovani agricoltori, zone
montane, filiere corte e piccole aziende. IL 5% di ciascun PSR deve essere destinato ai programmi
Leader. I Piani di sviluppo rurale devono essere adottati a livello di stati membri o di regioni in
modo da poterli adattare alle politiche di sviluppo dei vari territori. I fondi destinati al secondo
pilastro per il periodo 2014/2020 ammontano al 24% delle risorse della PAC. Lo Stato concorre con
il 50% al finanziamento delle misure e con il 15% nelle zone svantaggiate. Inoltre è previsto un
coordinamento fra il fondo per lo Sviluppo rurale e gli altri fondi strutturali (FESR, FSE, ecc.).
Gli interventi di mercato vengono racchiusi all'interno della OCM unica estendendo a tutti i settori
il modello dell'Ortofrutta basato sulle organizzazioni dei Produttori (OP) e interprofessionali (OI).
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Viene valorizzato il "Pacchetto latte" come modello per rafforzare il peso contrattuale dei
produttori. Viene inoltre costituita una riserva per finanziare le misure di mercato nei momenti di
crisi e stabilita l'abolizione degli aiuti settoriali residui (latte scremato, ecc.).
In quanto alle scadenze si conferma il 31/3/2015 per le quote latte; e il 30/9/2015 per le quote del
settore zucchero. I regimi "frutta nelle scuole" e "latte nelle scuole" saranno prorogati per tutto il
periodo 2014-2020.
La crisi economica-finanziaria che investe tuttora il nostro territorio nazionale sta creando serie
preoccupazioni e ha comportato un calo della nostra produzione alimentare conseguente ai ridotti
consumi con orientamento dei consumatori verso i prodotti dai costi più bassi ma anche di peggiore
qualità. Inoltre, gli aiuti concessi, non vengono utilizzati nella totalità, con rischi del disimpegno
automatico e, in molti casi, la inefficienza amministrativa, comporta ritardi nei pagamenti.
Alcune regioni del Centro-Nord, fra le quali anche l'Emilia-Romagna, non hanno corso il rischio del
disimpegno. Le regioni con scarsa capacità di spesa sono, in grande prevalenza, quelle del
Meridione. Questo fenomeno, che penalizza la nostra agricoltura, riguarda, in prevalenza, i
finanziamenti dei Piani di sviluppo rurale. Per rendere meno gravi i danni si è cercato di disporre di
una forte accellerazione dei ritmi di erogazione, ma nel settembre 2011, mentre alcuni stati come
Germania, Belgio, Francia avevano speso oltre il 50% dell'assegnato dimostrando buona capacità di
intervento su aspetti strutturali di rilievo, l'Italia e con essa Romania e Bulgaria, sono rimaste ferme
al 33,9 % mentre la media europea è stata del 41,8 %. Negli ultimi mesi dell'anno è stato messo in
moto un processo di riorganizzazione delle amministrazioni regionali per ridurre alcuni problemi
che rallentavano il processo di spesa a danno degli operatori..
L'assegnazione dei titoli PAC tramite la riserva nazionale, da valere per il 2011, è stata fatta per le
seguenti 6 fattispecie: nuovi agricoltori, agricoltori che hanno fatto investimenti nel settore delle
pesche e prugne destinate alla trasformazione; agricoltori che aderiscano a programmi di
ristrutturazzione e sviluppo; agricoltori che hanno ricevuto terre in affitto; agricoltori che abbiano
acquistato terreni dati in locazione; agricoltori che abbiano risolto, in caso di contenzioso
amministrativo o giuridico. Tutte le situazioni che debbono essersi create dopo il 2010.
A proposito di scadenze si rileva che l'art. 68 del Reg. (CE) n° 73/2009, entrato in vigore il
1/1/2010, durerà fino al 31/12/2012. I risparmi del 2010 per alcune misure andranno a beneficio
delle assicurazioni in agricoltura previa autorizzazione della Commissione europea. La questione
delle quote latte non è ancora conclusa. Il nostro governo aveva proposto la rateizzazione delle
multe ma il provvedimento potrebbe non essere accolto dalla Commissione europea perchè in
contrasto con il regolamento UE che non ammette di variare le rate in precedenza concesse. Il CIPE
ha deciso lo sblocco di un aiuto nazionale di un finanziamento a beneficio del settore bieticolo
saccarifero e si cerca di mettere mano all'attuazione dei piani di riconversione degli zuccherifici
bloccati dal veto di alcuni enti locali.
Con una disposizione della UE sulla regolazione dei rapporti tra gli attori della filiera
agroalimentare del novembre 2011 "Norme per la tutela della libertà di impresa - Statuto
dell'impresa" il Governo è stato delegato ad adottare, entro il 2012, un decreto legislativo per il
recepimento alla direttiva contro i ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, interventi
non ritenuti sufficienti fra i protagonisti del mondo agricolo per cui si è suggerito di emanare una
legge di iniziativa popolare che tenga conto di alcuni aspetti: la trasparenza delle relazioni
contrattuali, dei meccanismi di formazione dei prezzi, del rafforzamento delle organizzazioni
economiche degli agricoltori, degli strumenti di governo dell'offerta e di gestione dei rischi di
mercato e, infine, di un quadro normativo che permette il finanziamento di accordi di
autoregolamentazione volontari.
Notevole l'opposizione del mondo agricolo che contesta il decreto fiscale dell'IMU che colpirà tutti
i fabbricati rurali, abitativi e strumentali con l'invito a rivedere le norme e quali sono i fabbricati
effettivamenti soggetti all'IMU.
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Intanto si sta discutendo sulla riforma della PAC, sul budget da destinare ad essa, e sui riflessi che
avrà sulla nostra agricoltura nazionale. In previsione di una riduzione dei finanziamenti si sta
creando un fronte italiano di opposizione molto forte lasciando, in secondo piano, l'analisi dei
contenuti. Le Organizzazioni sindacali, in novembre, hanno stilato un documento in cui si chiedeva
al Ministro dell'Agricoltura di negoziare a Bruxelles i parametri di ripartizione del budget che non
fosse basato sulla superficie ma si tenessero in considerazione la P.L.V., il valore aggiunto e
l'occupazione. Superato il criterio storico dell'attribuzione si chiedeva di indirizzare i benefici dando
la priorità agli agricoltori "attivi" e alle imprese agricole orientate al mercato. Sorge anche il
problema fra una ridistribuzione nazionale oppure regionale (regionalizzazione). Il territorio italiano
ha una realtà produttiva alquanto differenziata e con essa anche il valore dei titoli storici.
A livello regionale si notano differenze notevoli per quanto riguarda i pagamenti diretti. Così
mentre Lombardia, Veneto e Calabria hanno una media per ettaro dei titoli che supera i 500 Euro
altre, come Trentino-Alto Adige, Sardegna, la media non supera i 200 Euro. Con una ridistribuzione
a livello nazionale si avrebbe uniformazione dei titoli che penalizza le regioni del primo gruppo e
favorisce quelle del secondo. Con quella a livello regionale si mantiene l'invarianza del sostegno per
regioni omogenee uniformando i pagamenti diretti fra gli agricoltoriu di una stessa regione. Si tratta
comunque di una scelta difficile poichè le due opzioni presentano vantaggi e svantaggi. L'accordo
si potrà raggiungere ricorrendo alla Conferenza Stato-Regioni ma non sarà facile da realizzare
poichè gli assessori regionali si daranno da fare affinchè la loro regione ne possa trarre un
vantaggio.
La Commissione Europea ha collegato la questione greening ai pagamenti diretti, ma tutto questo
penalizzerebbe i paesi mediterranei attraverso la esclusione di fruttiferi, viti e olivo poichè così si
irrigidirebbe l'uso del suolo. Si è pertanto ventilata l'ipotesi di spostare la componente ambientale
sullo sviluppo rurale. Mancano misure specifiche per favorire l'aggregazione di aziende agricole e
incentivare le organizzazioni dei produttori con contratti di filiera e accordi interprofessionali che
sono stati inseriti nei programmi di sviluppo rurale. Non vengono inoltre valorizzate, dalla Riforma,
le produzioni di qualità certificate. Si propone l'attivazione, a discrezione degli Stati membri e delle
Regioni, di una componente volontaria per sostenere le produzioni di qualità certificate Q.C. E'
mancato l'obiettivo di semplificazione del primo pilastro: il regime forfettario per le piccole aziende
non compensa le complicazioni derivanti dall'introduzioni del greening.
Per quanto concerne i finanziamenti all'agricoltura con la legge di stabilità 2012 del 12 novembre
2011 n° 83 (finanziaria 2012) pochi risultano i provvedimenti diretti al settore agricolo e altrettanto
i fondi assegnati ammontanti a circa 202 milioni di Euro. Con un primo provvedimento (art. 7)
vengono fissate le regole per l'alienazione di terreni agricoli pubblici di Stato, Regioni, Province e
Comuni. Il ricavato deve andare a riduzione del debito pubblico. La vendita avverrà mediante
trattativa privata e per importi superiori ai 400 mila Euro, per asta pubblica. E' riconosciuto un
diritto di prelazione per imprenditori agricoli di età inferiore ai 40 anni.
La normativa prevede che se trascorso un quinquennio dall'acquisto il valore dei terreni aumenti a
seguito dei cambi di destinazione urbanistica allo Stato è riconosciuta una quota pari al 75% del
maggior valore. Potranno essere soggetti alla vendita anche i terreni agricoli segnalati da chi è
interessato all'acquisto (es. terreni abbandonati). Con l'art. 23 della stessa legge di stabilità viene
autorizzato il Fondo di Rotazione per l'attuazione di politiche comunitarie ad anticipare le quote
relative al saldo del contributo europeo e nazionale dovute a titolo di cofinanziamento degli
interventi nel settore agricolo e della pesca.
Altre importanti Leggi hanno interessato il settore agricolo nel 2011. Nel periodo estivo sono state
approvate due leggi di cui una destinata allo sviluppo (Legge n° 106) e l'altra alla manovra
finanziaria (Legge n° 111) con le quali sono previste disposizioni di carattere fiscale e tributario
oltre alla facoltà di rivalutazione dei terreni edificabili agricoli. Sono anche previste per gli
imprenditori agricoli misure di salvataggio già risonosciute alle imprese commerciali con possibilità
di ristrutturare i debiti contratti in caso di crisi o di insolvenza.
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Nella legge sono previsti gli stanziamenti autorizzati per il prossimo triennio per il settore agricolo
(2012-2014) e la riduzione delle dotazioni finanziarie rimodulabili per il settore agro-alimentare.
Per quanto concerne le multe latte il Ministero ha previsto il trasferimento delle cartelle esattoriale
all'AGEA poichè provveda al recupero dei crediti vantati dallo Stato sulla base delle azioni già
avviate. Sono disposte inoltre risorse destinate al "fermo pesca". La manovra contiene anche
l'imposizione di un contributo aggiuntivo ai fini IRES relativo alla tassazione degli utili da applicare
alle Società Cooperative, consistente in un aumento del solo 3% degli utili di bilancio da
aggiungersi a quella del 20%, quota che è rimasta invariata.
E' previsto anche un aumento dell'IVA dal 20% al 21% ma solo per alcune categorie di prodotti fra i
quali mosti e vini, composte per produrre funghi, bozzoli di bachi da seta, legname rozzo o
squadrato, piante per profumeria e medicina, sidro.
Fra le altre misure lella manovra che interessano anche l'agricoltura, va citato il contributo di
solidarietà per chi ha redditi pari, o superiori, a € 300 mila lordi; la limitazione dell'uso del contante,
le ritenute sulle imposte sostitutive sui redditi da capitale e capital gain, la detrazione del 36%, per
le ristrutturazioni edilizie, il trasferimento di danaro all'estero, l'inasprimento della disciplina
relativa alle società di comodo, la Robin tax anche alle imprese che producono energia rinnovabile,
lo spesometro.
Con la legge n° 214/2011, definita anche "Salva Italia", recante disposizioni per la crescita, l'equità
e il consolidamento dei conti pubblici, viene disposto che l'imposta IMU, che sostituisce l'ICI e
l'IRPEF, e relativi addizionali sul reddito fondiario, venga applicata, a decorrere dall'anno 2012, con
definitiva entrata a regime dal 2015.
L'imposta interessa anche il settore agricolo. Sono previsti coefficienti di moltiplicazione variabili
in relazione al tipo di bene da tassare, nonchè delle aliquote di contribuzione sulle quali i Comuni
hanno la facoltà di dire l'ultima parola in merito alla possibilità di aumentarle o diminuirle in
relazione alle necessità dei loro bilanci.
Sui terreni agricoli viene applicata un'aliquota IMU del 7,6 per mille previo aumento della rendita
catastale, già maggiorata del 25% con il coefficiente di 130 volte. Rimangono le agevolazioni di
esenzione per i terreni delle zone agricole montane o svantaggiate già in essere ai fini ICI.
Con il Decreto mille proroghe (D.L. n° 216/2011, art. 29), è stato prorogato al 30-6-2012 il termine
per la presentazione delle variazioni catastali relativamente ai fabbricati rurali iscritti nel catasto
fabbricati. Il Decreto Sviluppo aveva sancito che, ai fini del riconoscimento del requisito di ruralità
per le costruzioni rurali, sono attribuite le categorie catastali A6/R (unità ammobiliari ad uso
abitativo) e D/10 (unità immobiliari strumentali all'attività agricola).
Inoltre, entro il 30 novembre 2012, scatta l'obbligo di iscrivere nel catasto fabbricati tutte le
costruzioni attualmente iscritte nel catasto terreni.
Altro provvedimento è quello del caso previdenza che prevede, dal primo gennaio 2012, un
incremento delle aliquote contributive del 0,3 % ogni anno fino a raggiungere, nel 2018, la quota
del 22%. Entro il 2018 non ci sarà più differenziazione, per i lavoratori autonomi, fra chi ha meno
di 21 anni e gli altri.
Inoltre le imprese agricole non potranno beneficiare, in tema di lavoro, della deduzione dal reddito
di impresa e dall'IRES di un importo pari all'IRAP relativo alla quota imponibile delle spese per il
personale dipendente.
Tutte le imprese agricole possono usufruire delle maggiori deduzioni per le lavoratrici e per i
dipendenti di età inferiore ai 35 anni. L'agevolazione riguarda però solo i lavoratori a tempo
indeterminato mentre la maggior parte degli addetti al settore agricolo è costituita da stagionali e
avventizi.
Infine con l'art. 4 della manovra "Salva-Italia" si rende stabile, dopo anni di proroghe, la detrazione
dall'IRPEF del 36% delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia e la proroga
per tutto il 2012 della detrazione del 55% riguardante gli interventi per il ripristino energetico con
estensione delle modalità del 2011.
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In quanto alle quote latte, benchè il sistema stia andando verso la conclusione e l'Italia, per 2 anni
consecutivi, non sia incorsa nell'imputazione del prelievo supplementare, nel 2011 non sono
mancate le novità normative e le verifiche da parte dell'UE.
Aspetto rilevante è quello dell'incremento produttivo di latte nazionale nel 2011. Però, nonostante
l'aumento produttivo del 2011 sul 2010 (+1,24 %) non è stato superato il quantitativo nazionale di
riferimento pari a 11.288.543 tonnellate fra consegne ai caseifici (rettificate) e vendite dirette. La
produzione è risultata infatti di tonn. 10.972.082 a fronte delle 10.837.921 del 2010.
Tra le regioni del Nord, che insieme rappresentano l'80% della intera produzione nazionale, solo il
Veneto ha prodotto di meno nei confronti del 2010.
L'Emilia-Romagna ha prodotto nel 2011 tonn. 1.762.921 con un aumento del 1,58 % sul 2010.
Sostanzialmente in linea con quella nazionale.
Tra le province dell'Emilia-Romagna le più vocate sono risultate quelle del comprensorio del
Parmigiano-Reggiano con percentuali di incremento che vanno dal 0,71 % per Modena al 4,49 % di
Bologna. Parma e Reggio hanno presentato valori intermedi. Le 4 province producono l'80% del
latte dell'intera regione. Ravenna ha prodotto, nel 2011, 17.862 tonnellate di latte con un
incremento del 4,16% sul 2010.
Il timore che si possa avere una crescita produttiva e la necessità di conservare il requisito
quota/produzione per accedere al pagamento del sostegno specifico del latte, hanno fatto salire il
valore delle quote di prodotto acquistate o assunte in affitto. A livello nazionale è stato
movimentato un quantitativo di 435 mila tonnellate di cui 90 mila nella nostra Regione. Trattasi di
evento che si sta ripetendo in misura maggiore nel 2012.
La Commissione industriale di indagine amministrativa, istituita nel 2009 ha sottolineato alcune
metodologie possibili di perfezionamento una delle quali riguardava la rilevazione del tenore di
materia grassa nel latte necessaria per rettificare i dati produttivi delle consegne. Con Decreto
ministeriale sono stati presi in considerazione alcuni aspetti quali: l'obbligo di "identificazione" con
tanto di firma dell'operatore che preleva il campione che dovrà aver adeguata formazione; l'utilizzo,
ai fini del calcolo, di tutte le analisi eseguite per il pagamento del latte di qualità; l'obbligo di
accreditamento, per questa tipologia di analisi, dei lavoratori autorizzati. Le nuove disposizioni
sono entrate in vigore il 1° novembre 2011.
La Commissione europea ha provveduto a effettuare le verifiche delle attività dei singoli Stati
membri. Nel 2011 il nostro Paese è stato oggetto di 2 provvedimenti: la dilazione del pagamento
della rateizzazione sanata con la legge 119/2003 e la mancata effettuazione dei controlli previsti su
produttori (per consegne e vendite dirette), trasportatori ed acquirenti. Fra le regioni inadempienti
non rientra l'Emilia-Romagna che ha sempre espletato i controlli entro i termini previsti. I controlli,
sempre numericamente consistenti, sono svolti dalle Amministrazioni provinciali competenti per
territorio.
L'uscita dal sistema delle quote richiede l'adozione di misure di accompagnamento per favorire i
produttori a confrontarsi con il mercato.
Nel 2011 l'UE ha elaborato disposizioni (Pacchetto latte) tese a stabilizzare il mercato e i redditi dei
produttori, nonchè a migliorare la trasparenza lungo la filiera. Punti fondamentali del Pacchetto
latte: i rapporti contrattuali fra gli operatori del settore e il controllo dell'offerta dei formaggi DOP e
IGP.
Altre norme di recente diramazione che hanno interferito sullo sviluppo dell'agricoltura locale in
sintonia con gli obiettivi della PAC, sono risultate le seguenti:
- D.L. del MIPAAF contenente la determinazione dei criteri e le modalità per la concessione di
contributi concernenti la valorizzazione delle caratteristiche di qualità dei prodotti agricoli e
alimentari contraddistinte da riconoscimenti UE ai sensi del Reg. (CE) N° 509/2006 e successivi.
Trattasi di un regime di aiuti aperti ai Consorzi di tutela e altre Organizzazioni economiche
riconosciute che si occupano di aspetti legati a commercializzazione, promozione e valorizzazione
di prodotti agroalimentari di qualità contraddistinti da un riconoscimento ufficiale (DOP, IGP, ecc.)
compresi i prodotti del settore vitivinicolo.
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- Regolamento della Commissione UE del 24/1/2011 per il sostegno all'ammasso privato della carne
suina. Sono previsti aiuti per coprire i costi di stoccaggio per gli allevatori che immagazzinano, a
proprie spese, carne suina per un periodo fra 3 e 5 mesi dopodichè la carne tornerà sul mercato
europeo.
- Piano regionale 2011-2014 per lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile in agricoltura (biogas,
biometano, fotovoltaico) al 1° anno di applicazione con l'obiettivo di incrementare la produzione di
energia elettrica e termica utilizzando reflui zootecnici, scarti delle coltivazioni e sottoprodotti della
industria alimentare e la diffusione di pannelli solari da installare sui tetti delle case o a terra. Si
punta su impianti di piccola dimensione di potenza non superiore a 1 MW, destinate in parte
all'autoconsumo in azienda.
- Reg. CE n° 61/2011 sulle caratterisiche degli oli di oliva e degli oli di sansa di oliva, nonchè sui
metodi di analisi attinenti la presenza di alcuni componenti. Trattasi di un passo verso la trasparenza
del mercato e della lotta alle contraffazioni.
- Decreto leg.vo sul Federalismo fiscale che prevede un ritorno alla tassa di soggiorno abolita nel
1989 e che interessa l'agriturismo. Sono interessati i comuni capoluoghi di provincia, le Unioni di
comuni e i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte. Dovrà uscire
un regolamento con le norme di attuazione. E' prevista una tassa fino a 5 € per notte a persona.
- Bando regionale entro l'aprile 2011 per chi ha avuto danni da scrapia ovina, malattia neuro
degenerativa che fa parte del gruppo delle encefalopatie spongiformi trasmissibili.
- Decreto del MIPAAF n° 46/2011 sul sistema di qualità nazionale zootecnica riconosciuta ai sensi
del Reg. (CE) N° 1974/2006 della Commissione, iniziativa a 2 valenze: 1) si inserisce nelle
politiche rivolte a valorizzare la qualità dei prodotti agricoli e alimentari ottenuti in base a un
disciplinare di produzione e contraddistinti da un marchio nazionale e cioè con la siglia S.q.n.
(Sistema di qualità nazionale); 2) per consentire una regolare applicazione della misura n° 132
prevista nella politica di sviluppo rurale che contempla aiuti alle imprese agricole che partecipano a
sistemi di qualità alimentare.
- Delibera regionale che fissa i requisiti che devono avere le Organizzazioni interprofessionali (OI)
quale strumento per rafforzare la competitività delle filiere agroalimentari ed una più equa
distribuzione del valore aggiunto all'interno della filiera medesima e di impostare relazioni di
mercato più equilibrate. Le OI saranno dotate di personalità giuridica e potranno fissare regole
comuni per governare meglio l'intero percorso dal campo al banco del supermercato; dalla
programmazione della produzione, alla definizione di norme di qualità; dalla predisposizione di
contratti tipo validi fra i soci alla realizzazione di azioni promozionali e allo sviluppo di servizi
comuni (logistica, studi di mercato, ricerca, ecc.): Parecchie sono le organizzazioni che si
raggruppano per raggiungere un certo volume produttivo e di commercializzazione come previsto
dalla normativa in vigore e ciò, in particolare, per il pomodoro. Alle OI possono aderire aziende
agricole, nonchè della trasformazione e della distribuzione con l'obiettivo di realizzare strategie
comuni per la valorizzazione di un singolo prodotto.
- Decreto leg.vo n° 28/2011 relativo agli incentivi per l'installazione del fotovoltaico sul suolo
agricolo e sul rispetto dei requisiti richiesti.
- Circolare dell'AGEA del 18-4-2011 sull'apicoltura con le istruzioni per l'esame delle domande di
finanziamento per il miglioramento della produzione e commercializzazione dei prodotti apistici per
il triennio 2011-2013; in applicazione del Reg. (CE) N° 1.234/2007 del Consiglio (OCM unica)
- Legge 13-4-2011 con chiarimenti sui prodotti di IV gamma da commercializzare e cioè di prodotti
freschi, confezionati e pronti per il consumo dopo la raccolta in quanto sottoposti solo a processi
tecnologici di scarsa rilevanza (es. insalate in busta). Il processo di lavorazione riguarda le seguenti
fasi: selezione, monda, taglio, lavaggio, asciugatura, confezionamento in buste o vaschette sigillate
con l'eventuale utilizzo di atmosfera protettiva. Si è in attesa dei decreti attuativi.
- Parere positivo della Commissione UE, ai sensi del Reg. (CE) N° 73/2009 ART. 68, per il 2011 e
successivi per il trasferimento dei fondi non spesi, a favore degli aiuti all'avvicendamento colturale
58
e per le agevolazioni alle assicurazioni del raccolto. Il regolamento prevede n° 7 misure per
migliorare la qualità e 2 di natura agroambientale.
- Legge n° 133 del 6/8/2008 sull'utilizzazione di buoni lavoro (voucher) di cui all'art. 70 del Decreto
Leg.vo n° 276/2003 (Riforma del Lavoro). Ammessi, in origine, in agricoltura solo per le
operazioni di vendemmia possono essere adottati anche per le prestazioni occasionali accessorie
indicate dalla stessa legge n° 133. Trattasi di attività agricola a carattere stagionale effettuata da
pensionati, giovani con meno di 25 anni iscritti a un ciclo di studi presso l'Università o un istituto
scolastico di qualsiasi ordine o grado, o a produttori agricoli aventi un volume di affari annuo
inferiore a € 7.000. I voucher non utilizzati possono essere restituiti alla sede provinciale INPS
presso cui sono stati acquistati.
- Delibera Regionale del 27/4/2011 n° 573 con l'approvazione del bando relativo alla presentazione
di progetti per la promozione sui mercati di paesi esteri per l'annata 2011/2012, nell'ambito
dell'OCM del settore vitivinicolo.
- Decreto MIPAAF del 19/5/2011 che introduce nuove disposizioni sulla disciplina del regime di
condizionalità e sulle norme che prevedono la riduzione o la esclusione, per inadempienza dei
beneficiari, dei pagamenti diretti e dei programmi di sviluppo rurale. Sono ridefiniti i requisiti
minimi che gli operatori devono osservare per l'impiego di prodotti fitosanitari e fertilizzanti così
come prescritto dalla misura n° 214 del Piano di sviluppo rurale. E' prescritto la verifica funzionale
delle attrezzature, con cadenza quinquennale, e il rispetto delle buone norme dell'uso degli effluenti
zootecnici in termini di procedure amministrative, regole per lo stoccaggio, adeguamento alle
norme previste per lo spandimento nelle zone vulnerabili e ordinarie osservanza dei divieti spaziali
e temporali fra le quali l'obbligo di realizzare fasce tampone lungo i corsi d'acqua ponendo una
distanza di sicurezza fra terreno coltivato e i corsi medesimi allo scopo di ridurre l'inquinamento.
- Decreto del Ministero della salute che consente, in via eccezionale, l'impiego di 14 sali di rame su
piante in vegetazione, per fare fronte alle emergenze del Cancro batterico dell'actinidia e per un
periodo di 120 giorni (fino al 28 settembre 2011). I sali di rame impediscono al batterio di penetrare
all'interno delle piante al verificarsi di certe condizioni (ferite da grandine). Consentiti non più di 3
interventi all'anno e senza il superamento di 6 kg/Ha di rame.
- Disposizione della Commissione UE su misure straordinarie per riequilibrare i mercati e sostenere
i redditi decurtati di produttori ortofrutticoli a seguito della emergenza della Escherizia coli
soprattutto di Spagna e Italia.
L'iniziativa si alimenta, finanziariamente, con i fondi del Reg. (CE) N° 1.234/2007 Art. 122 e da un
aiuto comunitario aggiuntivo. Sono finanziati 3 tipi di interventi: mancata raccolta, raccolta verde e
ritiro dal mercato. Oggetto delle misure straordinarie sono: ortaggi, cetrioli, pomodori, peperoni,
zucchine, lattughe a cui si sono aggiunti, in seguito, altri tipi di insalata come indivia e scarola.
- Direttiva 2009/128/ CE sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che prevede, dal 1 gennaio
2014, l'applicazione obbligatoria in tutti gli stati di ridurre i rischi per la salute umana e per
l'ambiente. Si è in attesa di un piano di azione nazionale.
- Disposizione ministeriale del 21 giugno 2011 che blocca fino al 31 dicembre 2011, l'impiego dei
neonicotinoidi (Imidacloprid, Tiometoxan) nella concia delle sementi (soprattutto di mais) per
evitare il loro impatto sulla salute delle api.
- Reg. (CE) N° 1107/2009 relativo alla immissione sul mercato di prodotti sanitari che abroga una
precedente direttiva. Fra le innovazioni c'è l'introduzione di quei criteri che escludono, a priori, le
sostanze attive identificate pericolose per la salute dell'uomo, degli animali e per la salvaguardia
dell'ambiente. Le sostanze attive che hanno caratteristiche di pericolosità saranno considerate come
candidate alla sostituzione. Con precedenti direttive 91/414/ CE erano state eliminate 750 delle
1.000 presenti sul mercato ( di cui 230 in Italia). Fra di esse molti esteri fosforici da comportare una
ridifinizione della strategia di difesa delle colture.
- D.M. n° 2940/2011 sulla nuova procedura da attuare, a livello aziendale, e sugli obblighi da
rispettare per quanto riguarda il conteggio del tenore grasso nel latte. Si tratta di requisiti aggiuntivi
e più dettagliati rispetto alle norme già in vigore e che incidono sul calcolo delle consegne effettive
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del latte. E' una questione importante poichè sulla base del contenuto di grasso nel latte può scattare
il superamento della quota individuale di riferimento aziendale avvalorando l'infondatezza dei dati
sulla produzione nazionale invocata dai COBAS per non pagare le multe. Il nuovo provvedimento
agisce su due fronti: indicazioni dei dati nel registro delle consegne e i criteri da applicare per
rilevare il tenore delle materie grasse nel latte inserendo requisiti ben più numerosi e circostanziati
nei confronti di quanto è stato fatto fino ad oggi e dare corso alle rettificazioni delle quantità.
- Delibera della Giunta Regionale n° 988/2011 con le disposizioni procedurali e tecniche per
consentire l'avvio delle azioni di miglioramento della produzione e commercializzazione del miele e
altri prodotti apistici. Trattasi di contributi (circa 6 milioni di € di cui il 50% a carico della UE)
previsti dal Piano regionale triennale a sostegno del settore per le annate 2010, 2011 e 2012. Le
iniziative riguardano: assistenza tecnica e formazione professionale degli operatori, organizzazione
di seminari, corsi, convegni, incontri divulgativi, lotta alla varroasi e altre malattie degli alveari, la
razionalizzazione della transumanza, l'acquisto di materiale e attrezzature tecniche, sciami di api per
il ripopolamento del patrimonio apistico, nonchè attrezzature di laboratori di analisi del miele,
selezione di api di qualità.
- Reg. (CE) N° 679/2011 che apporta novità alle regole di applicazione della politica di sviluppo
rurale. Tra di esse c'è quella che riguarda l'erogazione degli anticipi da parte della Regione sui
progetti di investimento presentati a valere nella misura 121 dell'Asse 1. Si tratta di un anticipo che
passa dal 20% al 50%. Per la liquidazione dell'anticipo occorre una garanzia bancaria o di una
equivalente.
- Accoglimento, dall'ottobre 2011, da parte della Commissione europea (Comitato nitrati) della
richiesta di elevare gli apporti di azoto da 170 Kg a 250 Kg/Ha con liquame bovino e liquame
chiarificato suino su specifiche colture come prati, mais di classe FAO 600-700, mais e sorgo
seguiti da erbaio invernale e cereali autunno-vernini seguiti da erbaio estivo. Sono interessate le
regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.
- Decreto del MIPAAF dell'8 ottobre 2011 che attiva il nuovo disciplinare che accorpa tutte le
attuali denominazioni con l'obiettivo di promuovere con maggiore efficacia, i territori e i vini
romagnoli. Si prevede un unico disciplinare che coinvolge i vitigni Albana spumante (in origine
Albana di Romagna DOCG), le DOC Sangiovese di Romagna, Trebbiano di Romagna, Romagna
Pagadebit e Romagna Cagnina.
- Decreti vari del MIPAAF che stabiliscono le procedure per incorporare, nel Regime di pagamento
unico, gli aiuti fino ad oggi erogati come aiuto specifico accoppiato a favore dei coltivatori con la
modalità per adeguare il valore dei titoli a loro favore per n° 6 settori quali riso, sementi, canapa,
foraggi essicati, piante proteiche, frutti con guscio nonchè le procedure per stabilire il periodo di
riferimento da prendere in considerazione per il calcolo dei supplementi sui valori dei titoli storici
in portafoglio.
- Decreto del MIPAAF del 10 agosto 2011 n° 8.140 sul calcolo dell'importo della dotazione
nazionale per quantificare i valori medi regionali da considerare nell'assegnazione dei nuovi titoli
gratuiti della riserva nazionale.
- Decreto del MIPAAF che modifica le disposizioni di attuazione, a livello nazionale, per il
sostegno specifico di cui all'art. 68. Tra le novità si ricorda l'obbligo di utilizzare sementi certificate
per il grano duro a partire dal 2013.
- Decreto del Ministero delle Finanze del 17 giugno 2011 che modifica la tabella dei beni derivati
dallo svolgimento delle attività agricole da includere, come connesse ai fini fiscali, nel reddito
agrario. Il nuovo elenco dei beni indicati come attività agricole connesse, il cui effetto ha inizio il 1
gennaio 2011, inserisce nuove voci riguardanti la coltivazione dei fiori, piante da foraggio, uva,
agrumi, frutti a nocciolo, frutti di bosco e in guscio, piante aromatiche farmaceutiche.
Ciò ha comportato l'aggiornamento della tabella ministeriale che individua le attività agricole
connesse di trasformazione e manipolazione di prodotti agricoli sulle quali attuare la tassazione su
base catastale in quanto da includere nel reddito agrario nei limiti di cui all'art. 32 del Tuir. Le
tabelle vanno aggiornate ogni 2 anni e interessano persone fisiche, società semplici, società di
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persone (snc, sas) e società di capitali (SPA, SRL) purchè qualificate come società agricola. Sono
stati tolti i prodotti di panetteria.
- REG. (CE) N° 679/2011 che apporta novità alle regole di applicazione della politica di sviluppo
rurale: erogazione degli anticipi del 50% degli aiuti agli agricoltori; limitazione agli aiuti per
progetti nel campo delle energie rinnovabili; prolungamento di impegni agroambientali e clausola di
revisione; definizione di mutamenti non rilevanti come riduzione della superficie aziendale inferiore
al 10%, contabilizzazione degli aiuti pubblici per i contributi in natura e, inoltre, impegni forestali,
funzionamento delle operazioni di ingegneria finanziaria, introduzione di costi standard nel settore
forestale, approccio leader.
- Delibera della Giunta Regionale per la caccia allo storno dovendo però sottostare a limitazioni
imposte da leggi statali e UE per salvaguardia della biodiversità. Nel 2010 gli storni hanno
provocato danni pari al 10% di quelli di tutta la fauna selvatica. E' possibile sparare allo storno solo
da appostamenti fissi e temporanei esclusivamente nel raggio di 100 metri dal confine dei campi
coltivati in cui sono stati adottati metodi acustici e ottici di protezione delle colture senza uso di
richiami e in presenza di frutti pendenti (uva, ecc.).
- Delibera della Giunta regionale del 31 ottobre 2011 per accedere a un incremento fino al 100%
della quantità di carburante concessa in prima assegnazione per andare incontro alle esigenze degli
agricoltori a fronte del clima caldo e siccitoso dell'estate che ha provocato aumento del fabbisogno
irriguo delle colture e degli allevamenti che hanno esaurito il bonus iniziale di partenza. Le
maggiori assegnazioni hanno riguardato: l'irrigazione delle colture orticole tardive, delle orticole in
seconda raccolta, delle sementiere e frutticole tardive, del mais da granella e da foraggio e di
pomodoro da industria, cocomero, melone, soia, vivaismo, allevamenti ittici in acque salmastre.
- Proposta dell'UE per accedere ai finanziamenti del 2014. Gli stati membri devono dimostrare di
avere i conti pubblici in ordine. Prevista una riserva di fondi del 5% per le regioni virtuose.
- D.M.10 agosto 2011 in base a cui non si dà corso alla revoca delle quote utilizzate del latte quando
il produttore non raggiunge l'85% della soglia individuale disponibile. Il versamento della quota
non utilizzata nella riserva nazionale è previsto nell'art. 72 del Reg. (CE) N° 72 del 2009 (OCM
unica di mercato) ma l'applicazione di tale disposizione è stata demandata alla libera discrezionalità
dello stato membro. Il MIPAAF ha così voluto favorire i produttori che hanno prodotto in meno.
Anche perchè, in questo modo, con una graduale applicazione dell'uscita dal regime delle quote
latte non si aggravi la situazione del mercato lattiero caseario in un momento di incertezza come
l'attuale. Altra novità del Decreto riguarda la procedura da seguire nella consegna (non nella vendita
diretta) nel valutare il quantitativo di latte offerto, apportando una rettifica sulla base del tasso di
grasso, così come disposto dal Decreto del MIPAAF del 31 luglio 2003 contenente, con modifiche,
le modalità di attuazione della legge 30 maggio 2003 n° 119. Il provvedimento è entrato in vigore
l'1 novembre 2011 ed è un passaggio importante perchè dovranno essere apportate le modifiche
necessarie al Registro del produttore per adeguarlo alle nuove regole. Si potrà agire su due fronti: si
dovranno indicare i dati da riportare nel registro delle consegne e i criteri da applicare per il calcolo
della materia grassa. In quanto al primo punto si provvede con l'art. 12 che preve l'aggiunta di nuovi
elementi che il produttore deve riportare nel registro: data prelievo, nome e firma del soggetto che
effettua i prelievi che deve avere solida formazione. Con l'art. 13 vengono indicate le modalità di
esecuzione dei prelievi e di formazione dei campioni, i criteri per i controlli, la scelta dei laboratori,
la conservazione dei risultati delle analisi.
- Circolare Agea n° 1408 del 2011 che stabilisce le condizioni e le procedure per l'accesso ai
contributi per le assicurazioni previste nell'ambito dell'art. 68 del Reg. (CE) n° 73/2009 e nel
programma nazionale di sostegno per il settore vitivinicolo. Come è noto per la vite è in vigore un
dispositivo di contribuzione pubblica gestito nell'ambito della OCM di settore REG. (CE) n°
1234/2007. In quanto al funzionamento del regime di aiuto esistono 2 possibilità: stipulazione di
contratti di assicurazione individuale con rapporto diretto con la compagnia e sistema della polizza
collettiva attraverso i Consorzi di difesa. A Ravenna esiste un Consorzio di difesa delle colture
intensive che assicura anche aziende poste al di fuori della Provincia. I soggetti che intervengono
61
nella gestione del processo assicurativo in Italia sono diversi: imprenditore agricolo, compagnia di
assicurazione e infine Consorzi di difesa, MIPAAF e Agea che fissano le regole di funzionamento
del regime di aiuto.
Nel finanziamento, come fonte, intervengono i fondi europei dell'OCM unica (per il settore vino) e
del regime di finanziamenti diretti (per tutte le altre produzioni) nonchè il fondo di solidarietà
nazionale. Dopo il 2013 tutto cambierà per effetto della riforma PAC. Subentrerà la novità della
estensione assicurativa anche ai rischi di mercato e il trasferimento nel secondo pilastro (P.S.R.)
delle risorse pubbliche finanziarie per le assicurazioni.
- La Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha varato un progetto per la creazione di un Registro
unico dei controlli (RUC) che può essere utilizzato anche da altre pubbliche amministrazioni.
(Province, Comunità Montane, Unione di Comuni, Agrea, AUSL, Arpa, INPS, INAIL, Ispettorato
del Lavoro, ecc.). Il RUC comporterà risparmi ed efficenza per le medesime e meno burocrazia per
le aziende agricole e agroalimentari. Esso si basa sulla tenuta di apposito registro informatico in cui
affluiscono tutti i dati relativi ai controlli con l'esito delle verifiche. Per l'Italia costituisce la prima
esperienza del suo genere.
Ogni anno vengono eseguite in Emilia-Romagna circa 10 mila controlli sul settore agricolo. Per
snellire la burocrazia e velocizzare alcuni procedimenti amministrativi la Regione intende ricorrere
al metodo del silenzio-assenso e delegando ai CAA (Centri di assistenza agricola) compiti di
istruttoria. Per gli adempimenti relativi ai trasporti dei rifiuti la nuova legge stabilisce che i gestori
dei servizi rifiuti urbani sono autorizzati a valersi delle Organizzazioni professionali agricole e dei
Consorzi fitosanitari nazionali.
-Comunicato dell'AGEA del 5 dicembre 2011 sulle quote latte. Si rende noto, ai produttori
inadempienti nel pagamento delle vecchie multe, che è ancora consentita la rateizzazione degli
importi dovuti anche per chi ha lasciato scadere i termini di legge. In tal modo si eviterà di incorrere
nelle procedure di riscossione coattiva degli importi dovuti nonchè di revoca delle quote integrative
assegnate gratuitamente ai cosidetti splafonatori in cambio del versamento dei vecchi debiti. Tutto
questo in base a quanto previsto dalle leggi vigenti e, in particolare, della L. 33/2009. La cattiva
gestione del sistema delle quote latte è stato per anni un eclatante esempio di non rispetto delle
norme a cui era necessario porre fine per evitare danni all'economia di un importante sistema
produttivo quale quello lattiero-caseario.
- Disposizioni riguardanti la modifica dell'OCM unica di cui al Reg. (CE) N° 1234/2007
concernente l'introduzione di 5 importanti regole per il funzionamento corretto del sistema lattiero
caseario meglio conosciuto come "Pacchetto latte". Le regole riguardano:
1) Contratti scritti obbligatori tra allevatori e industriali acquirenti da sottoscrivere in anticipo
rispetto alle consegne del prodotto contenenti elementi come il prezzo, la quantità oggetto di
scambio, la durata del conferimento, le modalità di pagamento, le procedure per l'adattamento del
prezzo in funzione delle qualità e dell'evoluzione del mercato.
2) Concorrenza Necessità di vincerla grazie alla possibilità concessa agli allevatori di unirsi
insieme in Organizzazioni di produttori (O.P.) attraverso cui negoziare collettivamente le consegne
del latte alle industrie acquirenti rafforzando in tal modo il potere contrattuale dei produttori: Si
possono formare megastrutture organizzate fino a coprire un terzo della produzione complessiva di
latte dell'UE (valutata in 140 milioni di tonnellate annue) e il 33% della produzione nazionale (11
milioni di tonnellate).
3) Programmazione dell'offerta Possibilità, a certe condizioni, di programmare l'offerta di formaggi
DOP e IGP da parte delle OP, delle OI, dei Consorzi di difesa e altri raggruppamenti
interprofessionali impegnati nella filiera di detti prodotti. Si tratta di una deroga alle norme sul
funzionamento del mercato e contro l'antitrust.
4) Interprofessione Si tratta di norme specifiche per governare la vita delle Organizzazioni
interprofessionali nel settore latte e che consente loro di svolgere alcune funzioni riguardanti
trasparenza, promozione innovazione e valorizzazione della qualità anche in deroga alle norme UE.
62
5) Monitoaggio della produzione Con l'estinzione delle quote latte si rende necessario introdurre un
meccanismo di monitoraggio della produzione e per la circolazione delle informazioni per
consentire di mettere in atto azioni di controllo e governo dell'offerta con fini di stabilizzare il
mercato e combattere la volatilità dei prezzi.
Trattasi di iniziative realizzate a seguito di un accordo fra gli organismi del cosidetto "trilogo".
(Commissione europea, Consiglio dei Ministri e Parlamento europeo). Il nuovo regolamento verrà
applicato nel corso della nuova PAC (2014-2020). Da rilevare però che poco si conciglia con lo
spirito individualista degli Italiani.
- Circolare AGEA DEL 6/12/2011 con l'elenco delle sementi di barbabietola da zucchero certificate
confettate e caratterizzate per areale di coltura da impiegare per avere accesso al sostegno specifico
di cui all'art. 68 del Reg (CE) n° 73/2009 del Parlamento europeo sui pagamenti diretti della PAC e
da valere fino a tutta la campagna di commercializzazione del 2014. Con lo stesso provvedimento
sono stati forniti chiarimenti sul finanziamento delle misure tramite le quali le bietole ricevono un
sostegno specifico per il miglioramento della qualità dello zucchero.
- D.M. 10 agosto n° 8139 in base al quale sono stati introdotti nuovi parametri qualitativi per
accedere all'aiuto accoppiato dell'art. 68 alle colture della barbabietola, parametri relativi a
produttività, zone geografiche e climatiche di coltivazione, resistenza a fisiopatie, ecc.). L'aiuto
massimo di sostegno è stato fissato per il 2011 in € 400/Ha.
- D.L. 6/12/2011 n° 201 "Salva Italia" contiene novità in tema di determinazione dell'Imposta IMU
differenziando i trattamenti fra semplici proprietari e coltivatori diretti e IAP (Rispettivamente
usando il moltiplicatore del reddito dominicale, rivalutato del 25%, di 130 per i primi e di 110 per
quelli impegnati nell'attività agricola (CD e IAP). Per i fabbricati classificati D/10 il moltiplicatore
è di 60 per il 2012 con aliquote dello 0,76 % (0,40 % per le abitazioni principali e relative
pertinenze) e 0,2 % per i fabbricati rurali di uso strumentale. E' inoltre soppressa la proroga per
l'accatastamento dei fabbricati rurali. I fabbricati rurali iscritti al Catasto terreni dovranno essere
iscritti al Catasto edilizio urbano entro il 30 novembre 2012. Altra novità che interessa il settore
agricolo consiste nella disposizione che con effetto dall'1 gennaio 2012 i contributi pensionistici dei
coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti nella relativa gestione autonoma dell'INPS saranno
rideterminati secondo aliquote maggiorate ogni anno di 0,4 punti fino al raggiungimento del 24% a
partire dal 2018.
- D.M. 11 marzo 2011 n° 206 Regolamento recante un regime di aiuto per favorire l'accesso al
mercato dei capitali alle imprese agricole e alimentari. Vengono stabilite le modalità applicative e il
funzionamento dei regimi di aiuto, specificando le finalità del fondo, la natura degli interventi, i
soggetti beneficiari, le condizioni e i limiti delle operazioni di finanziamento da parte del fondo.
Non sono concessi aiuti per ripianare le passività onerose e a favore di imprese in difficoltà e che
non offrono garanzie sufficienti.
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PRODUZIONE LORDA VENDIBILE (P.L.V.) AGRICOLA 2011 DELLA PROVINCIA DI
RAVENNA E REGIONE EMILIA ROMAGNA
La produzione lorda vendibile (P.L.V.) della provincia di Ravenna, per quanto concerne l'annata
agraria 2010-2011, può stimarsi in € 506.485.000 con inclusi gli aiuti pubblici e pertanto superiore
dell'8,5 % a quella della precedente e del 5,3 % a quella della media dell'ultimo quinquennio e,
pertanto, da considerarsi poco piu' che positiva nei confronti della norma. Avuto riguardo ai tre
comparti produttivi tale incremento è risultato superiore, con riferimento alla stagione precedente,
del 17,8 % per le colture erbacee, del 3,3 % per le colture arboree intensive e del 2,9 % per la
zootecnia.
I migliori realizzi, per le colture erbacee, sono dovuti principalmente alle aumentate rese unitarie
dei cereali autunnali e ai loro contemporanei aumenti dei prezzi di mercato mentre, per le colture
arboree, il crollo delle quotazioni, soprattutto di pesche e nettarine, è stato compensato da un
sostanziale aumento di quelli dell'uva conseguente alla ottima ripresa del mercato del vino.
In evidenza anche una lieve crescita della zootecnia dovuto, principalmente, a una lievitazione dei
prezzi per quasi tutte le categorie con prevalenza per pollame, suini grassi, conigli e, limitatamente,
per carne bovina e latte.
Se, sotto l'aspetto della P.L.V., i risultati possono ritenersi sufficientemente positivi, non altrettanto
può dirsi della redditività se si considera che i costi produttivi sono apparsi in incremento, in
particolar modo quello dei mangimi connessi a quelli dei cereali foraggeri che hanno avuto una
impennata alquanto forte. Di questo si è detto, con maggiori dettagli, in un precedente capitolo.
Si è notato, comunque, una certa concordanza fra dati provinciali e dati regionali anche se con
qualche variante in rapporto al tipo di ordinamento produttivo.
La P.L.V. regionale, nel 2011, è risultata in crescita dell'1,85% nei confronti del 2010 che già aveva
evidenziato un'ottima performance(+11% sul 2009). Ai buoni risultati di alcune colture si sono
evidenziati, per altre, flessioni notevoli con particolare riferimento a quelle delle ortofrutticole.
Quello dei cereali è il comparto che ha realizzato gli incrementi più elevati in termini di valore
produttivo con una crescita, su base annua, di quasi il 13%.
Il mais ha registrato un vero e proprio exploit in termini di superficie investita (+25,2 %) e un
record delle rese unitarie grazie a un andamento meteorico favorevole e, nonostante la lieve
contrazione delle quotazioni, si è conseguito un valore dei ricavi superiore del 25,4 % a quello della
precedente campagna.
E tutto questo con grande beneficio del bilancio nazionale, visto che nelle prime parti dell'anno le
nostre importazioni di questo cereale avevano registrato una crescita assai rilevante.
Per il grano tenero, a seguito delle difficoltà incontrate al momento delle semine, si è rilevato,
nonostante il calo degli investimenti, un incremento complessivo dei ricavi (+10% sul 2010) in
relazione all'aumento delle rese e dei prezzi. Positivi i risultati economici delle altre specie
cerealicole.
Il sorgo ha beneficiato della crescita delle produzioni a seguito di un contemporaneo incremento di
rese / ettaro e superfici (+6,9%); l'orzo, ha chiuso positivamente l'annata per l'aumento delle
quotazioni medie su base annua che hanno compensato il calo quantitativo.
Negativo il bilancio di patate e ortaggi, come lo è stato anche nel 2010, con diminuzione del valore
delle produzioni di quasi il 7% ma soprattutto a seguito del calo delle quotazioni (-29% per le
patate; -14% per le cipolle, -50% per i cocomeri; -27% per le fragole; -11,5 % per gli altri ortaggi).
In crescita le quotazioni medie della lattuga (+20%). Con il disaccoppiamento totale degli aiuti per
il pomodoro da industria si sono modificate le condizioni di convenienza economica per gli
operatori.
Dopo i deludenti risultati reddituali del 2010 si è rilevato un incremento della P.L.V. su base annua
dell'8,0 % grazie alle rese elevate dovute alle condizioni climatiche favorevoli del mese di
settembre che hanno smentito le stime pessimistiche fino allora formulate in termini di rese / ettaro.
La Regione Emilia-Romagna è divenuta la più importante, a livello nazionale, per la produzione e
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trasformazione del pomodoro da industria e che ha evidenziato parametri produttivi (superfici, rese /
ettaro) con oscillazioni più contenute rispetto alle altre come segno evidente della maturità e
professionalità dei suoi operatori.
Negativo il bilancio economico annuale delle piante industriali (-7%) sul quale pesa in modo
determinante quello della barbabietola da zucchero che evidenzia forti tensioni sul fronte del
mercato e dei prezzi visto che con la riforma dell'OCM zucchero, avviata nel 2006, la Unione
Europea è diventata deficitaria trasformandosi da seconda esportatrice mondiale dietro il Brasile a
primo importatore netto davanti alla Cina, con la previsione di garantirsi solo il 50% del
fabbisogno. L'Emilia-Romagna è divenuta la regione più importante per la produzione nazionale di
zucchero; ben 2 dei 4 zuccherifici presenti in Italia trovano qui collocazione: quello di Minerbio
(BO), della COPROB e quello di S. Quirino (PR) della Eridania-Sadam. Nonostante le ottime rese
(ql. 600 / ettaro di radici) e l'alto grado di polarizzazione (16,73 %) la produzione regionale 2011 ha
subito una contrazione degli investimenti del 20% comportando un calo del 20,6 % per la quantità
di radici e del 7,6 % per il saccarosio. L'aumento delle quotazioni medie (circa il 20%) ha
consentito di contenere la diminuzione del valore della P.L.V., su base annua, attorno al 4,7 %.
La diminuzione della superficie destinata a bietole crea problemi all'intero settore e si teme che
perdurando tale flessione non si potrebbe garantire un idoneo utilizzo della capacità di
trasformazione degli zuccheri già rimasti. Si stanno compiendo sforzi da parte delle società
saccarifere e organizzazioni dei produttori affinchè si possa sostenere il prezzo delle bietole e anche
con la destinazione delle polpe a fini energetici, al fine di contrastare la concorrenza delle altre
colture.
In flessione, nel 2011, anche le produzioni di soia (-14%) e girasole (-10%). Al calo delle rese
unitarie rispettivamente del 16,3 % e dell'11,8 % si è accomunata la diminuzione delle quotazioni
medie (-3,4 % e -5,8 %).
In incremento e positiva la P.L.V. delle colture sementiere il cui fatturato, nel 2011, si è
incrementato del 25% sul 2010. Si tratta di un settore molto importante e dinamico, con forte
propensione per l'export che ha, come principale area di diffusione, il territorio romagnolo.
L'annata 2010-2011 deve ritenersi negativa e, in certi casi, disastrosa per quanto concerne la
produzione della frutta. Ciò si deve, in particolar modo, alla sfavorevole congiuntura dei prezzi
che, per certe specie, come pesche e nettarine, sono precipitati al di sotto dei costi di produzione e
con contrazione del valore delle produzioni stesse del 22% per tutto il comparto nel suo complesso.
Prezzi che si sono contratti fin dall'inizio della stagione a causa del sovrapporsi delle abbondanti
produzioni di Spagna, Grecia e Italia e per l'accavallamento, a livello nazionale, tra le produzioni in
ritardo delle precoci del sud Italia e l'anticipo di quelle a maturazione media del Nord. Ad aggravare
la situazione ha concorso anche l'iniziale rallentamento dei consumi a causa di un andamento
climatico piuttosto umido e incerto che ha interessato le regioni del Centro e Nord Europa mitigato,
nella seconda parte dell'estate, dalle condizioni di un tempo più stabile e soleggiato. Inversione
arrivata troppo tardi per sovvertire il risultato di un'annata ormai compromessa e che ha determinato
una riduzione del fatturato di oltre il 40%.
Il bilancio è apparso negativo anche per le pere, nonostante l'ottima performance produttiva, grazie
a rese medie per ettaro che hanno quasi raggiunto mediamente i 300 ql. ma che il forte calo dei
prezzi (-42%) ha portato a una perdita secca, in termini di ricavi, di quasi il 20%. Alquanto
contrastanti i risultati delle rimanenti colture frutticole. L'andamento negativo delle quotazioni ha
diminuito, rispetto al 2010, il valore della P.L.V. delle albicocche (-6,6 %), delle susine (-19,1 %) e
delle ciliege (-11%). Positivo solo il bilancio dell'actinidia (+10,9 %) e del kaki (+20,1 %) che
hanno evidenziato lieve crescita dei prezzi.
I dati regionali indicano una diminuzione di produzione per il vino (-14%). Il mercato è tuttavia
apparso molto favorevole al prodotto, non tanto per la situazione dei consumi che tendono a ridursi
di anno in anno, quanto per la crescita dell'export. Il calo produttivo, e l'esaurirsi delle scorte, ha
spinto verso l'alto il livello delle quotazioni medie (+27%) che hanno portato a una crescita della
65
P.L.V. di circa il 9%, crescita già iniziata nel 2010 e che aveva fatto seguito a un triennio di cali
consecutivi delle quotazioni.
Si è conclusa positivamente l'annata anche per il settore allevamenti, con un incremento del
fatturato di circa l'8% da non ritenersi tuttavia lusinghiero se si prende in esame il considerevole
aumento dei costi per l'alimentazione degli animali da rapportare all'incremento delle quotazioni del
mais, cereale base per la produzione dei mangimi. Il valore della produzione di carne bovina è
cresciuto, in Regione, del 4%, nonostante la lieve contrazione produttiva e ciò grazie a un
incremento delle quotazioni di oltre il 5%.
Incremento dovuto al calo dell'offerta interna e al contenimento delle importazioni provenienti dai
principali paesi produttori dell'UE quali Francia, Germania e Polonia che hanno aperto
maggiormente il mercato verso la Turchia e i paesi del Nord Africa.
Nel contesto di una crisi suinicola che ha comportato la necessità di concedere aiuti all'ammasso
privato e la richiesta al MIPAAF di riconoscere lo stato di crisi, si è pervenuti alla crescita dei
prezzi delle produzioni del 15% su base annua. Dopo la pesante congiuntura della prima parte
dell'anno, nel corso della quale i prezzi di vendita dei suini non coprivano i costi della
alimentazione, si è potuto offrire al settore una boccata di ossigeno grazie all'azione contemporanea
di un incremento del listino dei medesimi ed all'abbassamento del prezzo del mais componente
fondamentale della razione.
Per il comparto avicunicolo, in relazione all'incremento dei consumi della carne che viene offerta a
prezzi più convenienti nei confronti di quelli di altre specie, si è avuto un incremento dei ricavi del
14%. Ciò si è verificato grazie a una rivalutazione delle quotazioni medie delle principali categorie
di pollame e in particolare dei polli da carne e tacchini che rappresentano il grosso della produzione.
Si è avuto anche un buon momento per il latte con la conferma dei prezzi del 2010 e un aumento
della produzione del 6%. Poichè il latte regionale è destinato a produrre forme di ParmigianoReggiano si teme che, in considerazione di un incremento delle giacenze, il mercato di questo
prodotto possa subire effetti negativi in futuro. L'alternanza di periodi di rialzo a fasi di depressione
dei prezzi caratterizza la ciclicità dell'andamento del mercato per questo prodotto. In aumento il
valore produttivo delle uova (+5% sul 2010) mentre l'unica categoria che è apparsa in calo (-2%) è
risultata quella degli ovini-caprini.
Riassumendo nel 2011, nei confronti del 2010, si è verificato a livello regionale, per i cereali
(compreso il risone), un aumento dell'11,7 % delle produzioni e del 12,7 % della P.L.V. (al netto
della quantità destinata a seme); per gli ortaggi aumento del 7,3 % delle produzioni e una flessione
del 6,7% per la P.L.V.; per le piante industriali una diminuzione del 20% per la produzione e del
7,1 % per la P.L.V.; per le sementiere (compresi i cereali e le oleaginose) un aumento della P.L.V.
del 25,7 %; per le foraggere (fieno) una diminuzione del 12,4 % della produzione e del 7,9 % per la
P.L.V.; per le colture frutticole un aumento del 16,8 % della produzione e una diminuzione del 22,1
% per la P.L.V.; per il vino una diminuzione del 14,3 % per la produzione e un aumento del 9,1 %
per la P.L.V. Per gli allevamenti aumenti produttivi dell'1,7 % per le uova; dell'8,2 % per il latte
vaccino; del 2,2 % per le carni avicunicule e flessione del 3% per le carni suine; del 2,8 % per le
ovicaprine; del 0,7 % per le carni bovine. Per quanto concerne la P.L.V. aumento dell'8,1 % per
l'intero comparto carni di cui del 14,1 % per pollame e conigli, dell'11,8 % per i suini, del 6,3 per il
latte vaccino, del 5,3% per le uova, del 4,2 % per le carni bovine e flessione del 2,2 % per le carni
di ovicaprini.
La ripartizione per comparti della P.L.V. agricola regionale, per il 2011, può così riassumersi: 32%
per le colture erbacee, di cui cereali 14,4 %, ortaggi 10%, piante industriali 2%, altre erbacee 5,5%;
20% per le colture arboree di cui frutteti e oliveto 13,3 %, vite, 6,7 %; 48% per gli allevamenti
zootecnici di cui 23,7 % latte, 8,1 % carne di avicuniculi, 7,3 % carni suine, 4,2 % uova, 4,1 %
carni bovine, 0,6 % altre zootecniche.
In definitiva pur essendosi rilevato un incremento dell'1,85 % della P.L.V. nei confronti del 2010 al
quale hanno concorso, in particolare modo, alcune cerealicole (frumento tenero, mais, sorgo),
orticole (pomodoro da industria), frutticole (actinidia) vite e allevamenti (pollame, carni suine, latte
66
vaccino, uova, carni bovine), il quadro produttivo regionale presenta luci e ombre che non lasciano
prevedere molto di positivo in un prossimo avvenire. Al modesto incremento della P.L.V. si
contrappongono costi produttivi crescenti, specie per quanto riguarda l'alimentazione delle specie
zootecniche, assottigliando i margini di reddito dei bilanci che molto spesso risultano negativi. La
globalizzazione dei mercati e il forte debito pubblico, la carenza di una adeguata politica di
sostegno al settore per carenza di risorse pubbliche pongono gli operatori nelle condizioni di non
poter guardare al futuro con una certa tranquillità con rischi gravi di chiusura dell'attività. Anche le
nuove disposizioni della PAC non sempre sono accolte con favore da tutti gli stati membri ognuno
dei quali spera di trarre vantaggi a proprio favore. Con la manovra del Governo di concedere meno
finanziamenti alle Regioni si è ridotta la possibilità di trasferire alle APA le risorse per garantire
servizi e consulenze essenziali per lo sviluppo della zootecnia. Uno dei problemi più scottanti è
quello della sottrazione di terreni all'agricoltura da destinare alla produzione di bioenergie da fonti
alternative con rischi di cambiamento degli attuali ordinamenti produttivi e riduzione degli
allevamenti poichè le produzioni verrebbero dirottate con più convenienza verso detta nuova attività
anche perchè sostenuta da forti sovvenzioni pubbliche.
Ci troviamo pertanto costretti, anche sul piano agricolo, a dover affrontare i problemi che sono
emersi o che dovranno ancora emergere per risolvere l'attuale crisi che investe in particolar modo i
paesi europei, crisi che si prospetta di lunga durata e difficile da superare. Prioritarie risulterebbero,
a questo punto, le iniziative rivolte a migliorare le strutture, a far valere una migliore
organizzazione a livello produttivo e commerciale, a promuovere la qualità, a migliorare e rendere
più equi i rapporti di filiera, a sfruttare le nuove opportunità.
Va rilevato che i valori regionali suesposti non sempre concordano con i provinciali, come si vedrà
esaminando le singole colture, in quanto diversamente influenzati dalle condizioni climatiche dei
vari territori di coltivazione.
67
PRODUZIONI AGRICOLE 2011
SUPERFICIE TERRITORIALE COMPLESSIVA DELLA PROVINCIA DI RAVENNA HA 185.849
SUPERFICIE AGRARIA - FORESTALE HA 139.098
SUPERFICIE AGRICOLA UTILIZZATA (SAU) ANNATA 2010-2011 HA 116.800
COLTURE ERBACEE
SPECIE
HA
Q.LI/HA
PRODUZIONI
PREZZO MEDIO
TOTALI Q.LI
€./Q.LE
PRODUZIONE
LORDA
VENDIBILE €
GRANO TENERO
15.150
64,0
969.600
23,0
22.300.800
GRANO DURO
6.650
60,9
404.985
29,0
11.744.565
ORZO
1.480
54,0
79.920
21,0
1.678.320
MAIS DA GRANELLA
8.100
92,1
746.010
19,0
14.174.190
SORGO DA GRANELLA
4.250
85,0
361.250
18,5
6.683.125
CEREALI MINORI (SEGALE, AVENA,
FARRO)
421
38,0
16.735
31,0
518.785
TOTALE CEREALI
36.051
2.578.500
57.099.785
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO
958
572,0
547.976
4,41
2.416.500
SOIA
991
24,0
23.784
35,0
832.440
GIRASOLE (ALIMENTARE)
2.170
28,0
60.760
34,0
2.065.840
COLZA
242
32,0
7.744
40,0
309.760
TOTALE COLTURE INDUSTRIALI
4.361
5.624.540
ERBA MEDICA (PRODOTTO SECCO)
(1) 16.294
100,0
1.629.400
10,0
9.006.000 (2)
MAIS CEROSO
780
700,0
546.000
2,5
380.000 (2)
PRATI POLIFITI (GRAMINACEE O
LEGUMINOSE)
480
400,0
192.000
2,0
180.000 (2)
PRATI PERMANENTI (PROD. VERDE)
1.600
80,4
1.28.640
2,0
150.000 (2)
PASCOLI (POVERI) (PROD. VERDE)
1.000
52,0
52.000
-0 (2)
TOTALE FORAGGERE
( PRODOTTO VENDUTO )
9.716.000
20.154
2.057.640
ALTRE PROTEICHE (PISELLO
PROTEICO, FAVA, FAGIOLO DA
GRANELLA)
282
5.166
75
387.450
COLTURE ORTICOLE
7.118
40.226.182
COLTURE SEMENTIERE (3)
7.802
20.518.254
VIVAI-FIORI
540
12.350.000
TERRENO A RIPOSO
500
TOTALE COLTURE ERBACEE
76.808
145.922.211
1) Dato che include il valore del foraggio (essiccato in campo o da disidratare)-La superficie coltivata a seme è calcolata per il 50%
2) Esclusa quella relativa alla produzione consumata in azienda
3) Vi è inclusa anche la superficie destinata a seme medica per il 50%
Sono esclusi gli incentivi pubblici
Incentivi pubblici ANNO 2011 (In Euro)
Aiuto Disaccoppiato (Reg. 1782/2003) Pagamento Unico € 25.464.000
Aiuto Accoppiato
€
300.000
Altri (Set Aside, terreno a riposo, ecc.)
€ 6.976.000
Totale
€ 32.740.000
68
PLV/HA in €
1.472
1.766
1.134
1.750
1.572
1.232
1.584
2.522
840
952
1.280
1.290
552
487
PLV/HA
VARIAZ. IN %
RISPETTO AL
2009/2010
+28,4
+82,4
+34,2
-6,0
-11,4
+52,1
+25,9
+15,3
-41,3
-26,1
-67,5
-15,4
375
94
--
5.651
2.629
22.870
1.900 (1)
+ 12,5
+ 19,1
+ 3,6
COLTURE ARBOREE
SPECIE
PESCO
NETTARINE
PERO
MELO
SUSINO
FASE CICLO
DI VITA
HA
ALLEV.
PRODUZ.
ALLEV.
PRODUZ.
ALLEV.
PRODUZ.
ALLEV.
PRODUZ.
ALLEV.
PRODUZ.
Q.LI/HA
842
3198
1333
6965
405
1956
222
791
414
1286
ALLEV.
PRODUZIONE
TOTALE Q.LI
PREZZO MEDIO
REALIZZATO
€../QL
PLV TOTALE
€.
PLV/HA IN
PRODUZIONE
€.
PLV/HA
VARIAZ. %
RISPETTO AL
2009/2010
209,3
669.340
22,0
14.725.500
4.605
-43,5
255,8
1.781.647
23,0
40.977.900
5.883
-17,7
269,7
527.533
36,5
19.254.000
9.844
-39,2
389,0
307.700
32,0
9.846.400
12.448
+19,6
242,9
312.370
32,0
9.995.800
7.773
-25,9
244,8
262.180
53,0
13.895.500
12.974
+5,6
280
88.480
40,0
3.539.200
11.200
+30,5
624.185
40,0
24.967.400
9.892
+13,7
280,0
1.271.200
27.636
+32,6
200,0
3.168.000
7.652
141.640.900
7.629
-16,2,
765.390
2114
+79,3
88.881.800
5.863
+61,5
231.287.700
6.784
+3,9
310
ALBICOCCO
PRODUZ.
1071
ALLEV.
156
PRODUZ.
316
ALLEV.
598
LOTO (KAKI)
ACTINIDIA
CILIEGIO
ALTRE FRUTTICOLE:
(castagno, noce ecc.)
TOTALE COLTURE
FRUTTICOLE (1)
PRODUZ.
2524
ALLEV.
PRODUZ.
ALLEV.
35
46
65+40=105
PRODUZ.
390+24=414
TOTALE
22987
DI CUI IN
PRODUZ.
ALLEV.
(18.567)
176
PRODUZ.
362
ALLEV.
1305
247,3
98,7
4.540
840 )
15.000 (
)
15.840
4.593.815
OLIVO
13,6
4.938
209,4
3,174.350
155
VITE
PRODUZ.
15162
28.0
39.992
(34091)
TOTALE COLTURE ARBOREE (1)
(1) Il dato fra parentesi si riferisce alla sola coltura in produzione
Totale colture della S.A.U. Ha 116.800
Colture Erbacee P.L.V.
Colture Arboree P.L.V.
Zootecnia
P.L.V.
Totale
P.L.V.
Incentivi Pubblici 2011
€
€
€
€
€
€
145.922.200
231.287.700
96.535.100
473.745.000
32.740.000
506.485.000
69
ZOOTECNIA PLV ANNO 2011 (Dati approssimativi).
SPECIE ZOOTECNICA
BOVINI
Carne vitello (peso vivo)
“
Vitellone (p. v.)
“
Tori e Vacche (p. v.)
Latte (consumo diretto e
trasformato)
PRODUZIONE
Q.LI
Euro/Q.LE
440
9.860
3.450
174.000
PLV in Euro
510
250
150
40
224.400
2.465.000
517.500
6.960.000
10.166.900
EQUINI
Carne (peso vivo)
Altre produzioni e servizi
3.000
175
525.000
1.100.000
(corse, agriturismo, ecc.)
1.625.000
SUINI
Da ingrasso (peso vivo)
Soggetti giovani (p. v.)
145.000
8.000
130
180
18.850.000
1.440.000
20.290.000
OVI-CAPRINI
Da macello (peso vivo)
Latte
Lana
1.600
1.100
80
265
80
15
424.000
88.000
1.200
513.200
183.000
320.000
30.000
115
100
180
21.040.000
32.000.000
5.400.000
58.440.000
5.500
400
2.000.000
400.000
1.600.000
1.500.000
AVICUNICULI
Pollame (peso vivo)
Uova q.li
Conigli
ALLEVAMENTI
MINORI
Miele
Altri prodotti apistici
Selvaggina (fagiani, ecc.)
Acquicoltura, chiocciole,
ecc.
5.500.000
TOT. EURO
70
96.535.100
RIPARTO P.L.V. PROVINCIALE 2011 PER COMPARTI PRODUTTIVI (in €)
COLTURE ERBACEE
€.
145.922.200
Diff. % 2010 +
17,8%
COLTURE ARBOREE
€.
231.287.700
Diff. % 2010 +
3,3%
PRODUZIONI ZOOTECNICHE
€.
96.535.100
Diff. % 2010 +
2,9%
----------------------------------------------------------TOTALE
€.
473.745.000
Diff.% 2010
+
7,3%
===================================
Dal calcolo sono esclusi gli incentivi pubblici che nel 2010 erano inclusi nel gruppo colture erbacee
PLV/HA PRODUZIONI
2011
VARIAZIONI % PLV/HA 2011
RISPETTO AL 2010 (+/-)
Colture erbacee
Estensive
1.197
+ 15,6%
Colture frutticole e
Olivo (1)
6.195
- 14,0%
Coltura vite (1)
5.398
+ 37,7%
Colture erbacee intensive (orticole,
sementiere, vivai, fiori)
4.728
+ 7,6%
Produzioni zootecniche
826
+ 2,9%
MEDIA GENERALE
4.073
COMPARTO PRODUTTIVO
+
1,9%
(1) Dato calcolato su superficie totale (compresa fase di allevamento)
RIPARTO SAU E PLV 2011 PER COMPARTI PRODUTTIVI (1)
COMPARTO PRODUTTIVO
S.A.U.
/HA
COLTURE ERBACEE
(ESTENSIVE)
P.L.V.
(€ / 000)
60.848
72.828
15,4
23.525
142.406
30,1
16.467
88.882
18,7
15.460
73.094
15,4
0
96.535
20,4
116.300 (2)
473.745.000
100,0
COLTURE FRUTTICOLE
E OLIVO
COLTURA VITE
COLTURE ERBACEE INTENSIVE
(vivai, fiori, sementiere, orticole)
PRODUZIONI ZOOTECNICHE
TOTALE
% P.L.V. SUL
TOTALE
(1) Non sono inclusi gli incentivi pubblici
(2) Sono esclusi Ha 500 di terreno destinati a riposo, SET ASIDE
71
CONFRONTI FRA PLV/HA E PLV COMPLESSIVE – PERIODO 1998-2011
P L V /HA S.A.U.
€
€
€
€
€
€
€
€
€
LIT.
LIT.
LIT.
LIT.
4.073
3.817
4.233
4.017
3.661
3.082
3.251
3.559
2.29 1
7.549.924
6.231.371
5.388.900
6.585.497
(2011)
(2009)
(2008)
(2007)
(2006)
(2005)
(2004)
(2003)
(2002)
(2001)
(2000)
(1999)
(1998)
€
€
€
€
€
€
€
€
€
LIT.
LIT.
LIT.
LIT.
3.229
3.038
3.441
3.179
2.924
2.360
2.507
2.767
2.652
6.116.129
4.957.800
4.465.600
5.599.260
(2011)
(2009)
(2008)
(2007)
(2006)
(2005)
(2004)
(2003)
(2002)
(2001)
(2002)
(1999)
(1998)
€
€
€
€
€
€
€
€
€
LIT.
LIT.
LIT.
LIT.
377.210
356.422
403.739
372.859
342.964
277.426
294.806
325.835
326,534
764.455
620.145
559.377
702.287
€
€
€
€
€
€
€
€
€
LIT.
LIT.
LIT.
LIT.
96.535
91.320
92.783
98.325
86.555
84.862
87.524
93.228
91.056
179.210
159.275
115.622
123.699
P L V /HA S.A.U.
DELLE PRODUZIONI
VEGETALI
P L V TOTALE DELLE
PRODUZIONI VEGETALI
(in milioni di lire e dal 2002
in migliaia di euro)
(79,6%)
(79,6%)
(81,3%)
(79,1%)
(79,9%)
(76,6%)
(77,1%)
(77,8%)
(78 %)
(81%)
(80%)
(83%)
(85%)
(2011)
(2009)
(2008)
(2007)
(2006)
(2005)
(2004)
(2003)
(2002)
(2001)
(2000)
(1999)
(1998)
PLV ZOOTECNIA
(20,4%)
(20,4%)
(18,7%)
(20,9%)
(20,1%)
(23,4%)
(22,9%)
(22,3%)
(22 %)
(19%)
(20%)
(17%)
(15%)
(2011)
(2009)
(2008)
(2007)
(2006)
(2005)
(2004)
(2003)
(2002)
(2001)
(2000)
(1999)
(1998)
72
PLV/ha (VALORE IN €) (1)
Medie
quinquennio
2007/2011
Variazioni
2011
Rispetto a
medie ultimo
quinquennio
% (+/-)
CATEGORIE
ANNO
2007
ANNO
2008
ANNO
2009
ANNO
2010
ANNO
2011 (1)
Colture
erbacee
estensive
1.344
1.107
1.268
1.408
1.197
1.265
- 5,3
Colture
frutticole
e olivo (2)
8.102
9.507
7.603
8.934
6.195
8.068
- 23,2
Vite (2)
4.950
4.457
4.439
3.628
5.398
4.574
+ 18,0
Colture
erbacee
intensive:
(sementiere,
orticole vivai)
4.186
4.297
4.533
4.393
4.728
4.427
+ 6,8
838
791
778
803
826
807
+ 2,4
4.017
4.232
3.817
3.998
4.073
4.027
+ 1,15
Zootecnia
Medie
(1) Al netto dei contributi pubblici dal 2011
(2) Per vite, fruttiferi e olivo il dato si riferisce alla sola superficie in produzione
73
COLTURE ERBACEE
Assumono, nel contesto dell'assetto colturale della provincia, un ruolo di notevole rilievo sia in
termini di superficie investita, il 65,8 % della SAU (-0,10% nei confronti dell'annata precedente),
che di valore della P.L.V. (38,7 % della totale di tutte le colture) e superiore del 17%, al netto dei
contributi comunitari e nazionali, a quella del 2010. Questo aumento si deve, soprattutto, alle
migliorate quotazioni dei cereali autunnali (in special modo del grano duro) e delle relative rese /
ettaro e dalla tendenza espansiva delle colture orticole e sementiere che, in dipendenza dei più alti
prezzi realizzati, hanno inciso in modo positivo sul volume dei ricavi. Notevole, al riguardo, è il
ruolo svolto da alcuna delle colture di questi gruppi quali, ad esempio, il pomodoro da industria, in
espansione sia come superficie che come resa ad ettaro, e la bietola portaseme che sta interessando
sempre di più gli operatori locali nonostante i rischi climatici e i forti costi di gestione.
In termini di superficie e di P.L.V. la percentuale riferita ai vari gruppi delle erbacee se rapportata
alla totale dei 2 valori, è risultata rispettivamente, del 46,3 % e del 36,9 % per i cereali; del 5,7 % e
del 3,7 % per le industriali; del 26,3 % e dell'11,8 % (compresa quella consumata in azienda) per le
foraggere; del 9,4 % e del 26% per le orticole; del 10,2 % e del 13,3 % per le sementiere, dello 0,8
% e dell' 8,0 % per vivai e fiori e dell'1,5 % e 0,2 % per alcune proteiche.
Trattasi di valori variati differentemente rispetto a quelli della precedente annata in quanto
influenzati in modo vario dalle condizioni climatiche (eccessiva piovosità dei mesi autunnoinvernali e carenza di piogge per lunghi periodi dell'estate fino a inizio autunno) e con prezzi dei
prodotti condizionati dal mercato sul quale hanno influito le politiche economiche messe in atto dai
vari stati con i quali siamo maggiormente impegnati con gli scambi commerciali, soprattutto gli
emergenti e quelli in via di sviluppo. Tutto sommato si è però trattato di una annata positiva rispetto
a quella 2009/2010 se si considera che a fronte di una produzione media ad Ha di 1.620 €
dell'annata precedente (al netto dei contributi comunitari e statali) si è contrapposta quella di €
1.900 / ettaro della attuale (dedotti i valori della produzione foraggera consumata in azienda).
Da un confronto con i dati dell'ultimo quinquennio risulta un decremento della P.L.V. / ettaro del
5,3 % per le colture erbacee estensive e di un incremento del 6,8 % per le intensive. Nelle
produzioni del periodo 2007/2010 erano inclusi i valori dei contributi pubblici, dedotti i quali i
risultati del 2011 risultano decisamente positivi.
Se si raffrontano i dati provinciali di questo gruppo di colture con quelli regionali risultano
diversificazioni di rilievo in relazione al diverso assetto colturale delle varie province che hanno
beneficiato, in maniera differenziata non solo della variabile situazione climatica ma anche del
diverso andamento dei mercati, delle sovvenzioni pubbliche, delle restrizioni di vario tipo imposte
dagli stati a difesa delle loro produzioni. La nostra Regione, per quanto concerne la P.L.V. 2011,
per le colture erbacee ha fatto notare i seguenti valori produttivi riferiti all'intero settore agricolo
compreso la zootecnia: cereali 14,4 %, patate e ortaggi 10,0 %, piante industriali 2,0 %, altre
erbacee 5,5 %. Se si considera la redditività delle singole colture il quadro presenta molti chiaroscuri con perdite anche rilevanti per certe produzioni. I cereali sono risultati, a livello regionale, il
comparto che ha registrato, su base annua gli incrementi più elevati (+12,7 %) con valori maggiori
per mais e grano tenero e flessioni solo per grano duro per diminuzione di supericie e di prezzo.
Negativo il comportamento dei prodotti orticoli (-6,7 %) a cui hanno contribuito prevalentemente i
risultatti delle patate (penalizzate dal crollo delle quotazioni). Altrettanto negative le P.L.V. delle
colture industriali (-7,1 %) più rilevante per soia e girasole che per barbabietola da zucchero a
seguito di una forte flessione delle rese e con prezzi in aumento solo per le bietole. In forte calo
anche i risultati per le foraggere (-7,9 %) penalizzate dalla siccità, per le floricole (-10%) mentre
positivi sono risultati quelli delle sementiere (+25,7 %). Complessivamente la P.L.V. delle colture
erbacee della Regione ha fatto rilevare una crescita del 3,2 % su base annuale.
Per quanto concerne la situazione degli investimenti e di mercato dei cereali in ambito UE per il
2011, l'offerta di granoturco evidenzia una diminuzione del 2,9 % rispetto al 2010 che, per il grano
duro, raggiunge l'11,6 % e per l'orzo il 4,4 %. Sono stimati aumenti del 9% per il mais e del 15%
74
per altri cereali (segale, sorgo, avena). Per quanto riguarda gli investimenti nel 2011 sono stati
rilevati aumenti di superfici del 5,8 % per mais da granella, del 18,4 % per orzo, del 54,8 % per
sorgo, del 9,3 % per girasole, del 15,3 % per soia, dell'8,8 % per legumi freschi, del 34,5 % per
legumi secchi e del 16,8 % per patata. In contrazione invece le superfici del grano tenero (-5%), del
grano duro (-13,5%), del pisello (-19,8%), della barbabietola (-21%), del colza (-19,5%), del
pomodoro (-15,5 %).
Agli operatori si impone il difficile problema di dover affrontare di anno in anno la scelta del tipo di
coltura più idonea e della relativa superficie tenendo conto delle molteplici e variabili situazioni che
possono interferire sui risultati: richieste di mercato, aiuti pubblici, restrizioni di carattere
ambientale, costi produttivi, carico fiscale, burocrazia, piano di utilizzo delle forze di lavoro
disponibili, rischi da calamità atmosferiche, ecc. Occorre sempre porre molta attenzione al futuro e
sfruttare le opportunità che di volta in volta si prospettano. Una di queste è data dall'inserimento di
colture alternative da attuare per la produzione di energia utilizzando per lo più mais o altri cereali e
sottoprodotti aziendali. Uno degli aspetti più in grado di creare difficoltà agli operatori è quello
della stabilizzazione dei redditi delle loro aziende, per lo più legata alla volatizzazione dei prezzi
difficilmente valutabili in sede di previsione. Fenomeno questo molto frequente e che crea
disorientamento nelle scelte degli operatori togliendo loro fiducia a perseverare nell'attività.
75
CEREALI
Nel comparto delle colture erbacee assumono la massima rilevanza in provincia avendo interessato,
nel 2011, il 30,9 % della SAU (31,7 % nel 2010) e il 46,9 % delle sole colture erbacee (48,2 % nel
2010). Ragioni di ordine meteorico (piogge ripetute al momento delle semine e svantaggi economici
derivanti dal disaccoppiamento dei prezzi UE) hanno inciso negativamente sulla tenuta delle
supefici investite modificando, per quest'ultimo caso, i rapporti di convenienza con altri gruppi di
colture che in precedenza, avevano meno beneficiato degli aiuti pubblici. Le variazioni sono
risultate diverse in relazione alle varie colture del gruppo. Si è verificato aumento per grano tenero
(+ 8,2 % ), mais (+3,5 %) e sorgo (+8,4 %) e flessione per orzo (-12,9 %), cereali minori (-6,4%) e,
soprattutto, per grano duro (-40,0 %) che nell'annata precedente aveva registrato un prezzo inferiore
a quello del tenero. Nell'ambito dei cereali il grano tenero ha occupato il 42,0 % della superficie
totale del gruppo, quello duro il 18,4 %; l'orzo il 4,1 %; il mais il 22,5 %; il sorgo l'11,8 %; i cereali
minori l'1,2 %. Decisamente positive le rese ad ettaro e nettamente superiori a quelle del 2010 per i
cereali autunnali e sostanzialmente in linea con i valori dello stesso anno per quanto concerne i
cereali di semina primaverile. Per quanto riguarda le quotazioni di mercato si sono avuti incrementi
di rilievo per i cereali autunnali, in particolare per il grano duro, e stazionarietà o quasi per quelli
seminati in primavera. Dalla combinazione dei valori sopra elencati ne è risultata una P.L.V.
aumentata del 25,9 % per il complesso delle colture del gruppo essendo passata da € ad Ha 1.258
del 2010 a € 1.584 del 2011. L'incremento si è verificato per i cereali autunnali e, in particolare
modo, per il grano duro (+82,4 %) a seguito del ripristinarsi del valore differenziato dei prezzi nei
confronti del tenero e negativo, sia pure in termini più modesti, per mais e sorgo a seguito del
modesto flettersi del prezzo per il mais e della resa / ettaro per il sorgo. Tutto sommato, nonostante
il disaccoppiamento nella concessione degli aiuti pubblici, il gruppo dei cereali continua a
interessare gli operatori grazie ai vantaggi che presentano nella loro gestione: adattamento
all'ambiente, totale meccanizzazione delle operazioni colturali, buon inserimento nella rotazione,
facilità di coltiv azione, possibilità di utilizzo nella produzione di bioenergie.
Per meglio valorizzare il settore è stato varato, per iniziativa del MIPAAF, il Piano cerealicolo
nazionale con la collaborazione delle parti interessate delle filiere. L'obiettivo è di aumentare la
competitività delle colture rendendo più forte la differenza fra costi e ricavi. Si rende necessaria una
analisi profonda del sistema tenendo presente quelli che sono i suoi punti di forza come conoscenze
tecniche degli operatori, vocazionalità per le colture di certe zone (es terreni freschi o irrigui per il
mais), ma anche quelli deboli: polverizzazione delle aziende, strutture di stoccaggio insufficienti,
concorrenza estera, ecc. E' necessario quindi puntare sulle innovazioni e sulla ricerca, sul
miglioramento genetico scegliendo le varietà più idonee dopo accurate prove di adattamento,
stabilire accordi di filiera in cui ci sia un equo rapporto nella ripartizione del valore aggiunto,
programmare la produzione per contenere la volatilità dei prezzi. La durata del Piano è triennale
(2009, 2010, 2011).
La P.LV. complessiva dei cereali in provincia nel 2011 è risultata di € 57.099.000 che
contrapposta a quella di € 46.619.400 del 2010 evidenzia un incremento del 22,4 % e, tutto questo,
nonostante si sia verificato un decremento di circa 1.000 Ha della superficie investita. Rese ad Ha,
e prezzi migliorati in linea di massima, anche se differenziati, hanno reso positivi i risultati.
I dati regionali per i cereali si presentano parzialmente differenziati se comparati con quelli
provinciali di Ravenna. La crescita della P.L.V. su base annua, ha sfiorato il 13% . Significativa la
crescita dei ricavi del mais (+25,4 %), nonostante la lieve flessione delle quotazioni, grazie
all'exploit in termini di investimenti e a un record delle rese unitarie. Analoghi incrementi dei
raccolti si sono avuti anche in altre regioni del Nord a forte vocazione maidicola (Veneto e
Lombardia). Buone notizie queste visto che, nel corso dei primi 10 mesi del 2011, le nostre
importazioni di mais avevano registrato una crescita su base annua del 34% in termini di quantità e
del 90% in termini monetari. Per quanto riguarda il grano tenero, nonostante il calo degli
investimenti per le difficoltà incontrate al momento delle semine, l'aumento delle rese e delle
76
quotazioni hanno portato a un incremento complessivo dei ricavi del 10%. Sono calati del 40% gli
investimenti per il grano duro e questo, in particolare, nel Ferrarese dove si concentra la maggior
parte della superficie. A livello regionale il grano duro, grazie al forte aumento del prezzo ha
registrato un lieve calo della P.L.V. Positivi i risultati delle altre specie cerealicole con una P.L.V.
incrementata del 12,7 % per l'intero gruppo di cui +25,4 % per il mais, +17,5 % per il risone, +10,0
% per il frumento tenero, +6,9 % per il sorgo, +6,0 % per l'orzo e -1,2% per il grano duro.
Sul piano mercantile va rilevata la profonda connessione esistente fra volatilità dei prezzi e le
condizioni climatiche (che influenzano le produzioni a forte vocazione cerealicola), il livello delle
scorte, le politiche commerciali realizzate, il prezzo del petrolio.
In questo contesto si prospetta la necessità di razionalizzare le attività industriali e la collaborazione
fra gli attori del settore con il fine di deprimere i costi, di migliorare la qualità e di ridurre le
intermediazioni, stipulare accordi che vincolano non solo produttori e stoccatori ma anche altri
soggetti di filiera (es. G.D.O.) con l'obiettivo di istituire regole precise in termini di parametri
qualitativi e quantitativi , relazioni commerciali e pagamenti consentendo di migliorare il processo
di programmazione. In questo contesto si ribadisce l'importanza dell'accordo quadro fra la soc.
Barilla e i produttori di grano duro emiliano-romagnoli che rafforza la produzione del grano duro di
alta qualità contribuendo a ridurre le importazioni e migliorare la programmazione
quali.quantitativa e a offrire prospettive nuove per la coltivazione di questo cereale. In termini di
prospettive è interessante prendere in considerazione il ruolo che i cereali, fra i quali mais e sorgo,
possono svolgere nelle filiere agroenergetiche consentendo di intensificare le attività e di integrare
il reddito. Occorre però valutare anche elementi di sfavore quale sottrazione di terreno alle
produzioni dirette a fini alimentari a cui si aggiungono quelle da destinare al greening introdotto
nella nuova PAC, l'aumento degli affitti dei terreni che ne deriveranno, le politiche di sostegno, ecc.
Queste produzioni di energia da fonti rinnovabili potranno considerarsi appettibili solo con la
creazione di distretti agro-energetici che coinvolgono produttori, finanziatori, Enti pubblici, ecc.
Da rilevare infine che nel 2011 è stato approvato il testo di un emendamento che riconosce agli
stati dell'UE la possibilità di decidere su divieto e limitazione (a certe condizioni) delle coltivazioni
di colture che seguono metodi di OGM (organismi geneticamente modificati) per motivi di
opportunità socio-economica. Da rilevare che la UE ha ribadito la sua posizione di contrarietà
all'uso degli OGM, pur lasciando la responsabilità agli stati membri di ricorrervi o meno, in certi
casi, qualora ne ravvisino l'opportunità.
Grano tenero e duro, orzo. Nel 2011 questi 3 cereali autunnali hanno registrato in provincia, nei
confronti dell'anno prima, una flessione del 12,8 % come superficie di cui circa un terzo qualificata
come integrata e, in quantità minima, come biologica. Vi è inclusa anche la produzione destinata a
seme, di cui quella controllata dall'ENSE, che si è aggirata sugli Ha 4.900 circa. Le superfici e le
rese sono state fortemente condizionate dall'andamento stagionale. Le ripetute piogge del mese di
ottobre 2010, e il loro perdurare nel mese successivo, hanno provocato ostacoli alle semine che non
hanno potuto essere portate a termine per la totalità come si prevedeva. Si è data la preferenza al
grano tenero date le pessime quotazioni medie del grano duro nel 2010, e per i maggiori rischi a cui
questo va incontro. L'alto grado di umidità del terreno, che tuttavia non ha evidenziato presenza di
ristagni, non è risultato favorevole allo svolgersi delle prime fasi di sviluppo delle piantine data la
presenza di un ambiente piuttosto asfittico e poco conforme. L'emergenza delle piantine è risultata
comunque buona, altrettanto la densità a mq. Con l'avanzare dei giorni la situazione non è
migliorata e si è temuto per il sopraggiungere di infezioni fungine favorite da sfavorevoli situazioni
ambientali, in special modo nei terreni argillosi e mal sistemati sotto l'aspetto idraulico.Le
pioggerelle poco concentrate di inizio anno hanno consentito alle piantine di riprendersi
gradualmente e, per ossigenare il terreno, si è consigliata la somministrazione di nitrato di calcio.
Lo sviluppo della chioma è apparso comunque differenziato in relazione all'epoca di semina che si è
protratta a lungo e solo dov'era possibile. Solo con il soppraggiungere di più favorevoli condizioni
stagionali in marzo si è ottenuto un livellamento dello sviluppo delle chiome che ha permesso
successivamente alle colture di rientrare nella normalità vegetativa considerato che la scarsità di
77
piogge e le alte temperature di maggio (fino a 30° C. a fine mese) avevano posto il terreno in
condizioni ottimali da permettere una buona granigione. Fenomeno questo confermato da una
stagione favorevole in giugno, anche se le rese sono risultate differenziate in rapporto ai tipi di
terreni con ottimi risultati (nonostante il perdurare di alte temperature e la scarsa piovosità di
giugno) e meno accettabili dove lo stato di eccesso idrico rilevato nei precedenti mesi, aveva
parzialmente mortificato le piante. La mietitrebbiatura si è comunque svolta con qualche giorno di
ritardo rispetto alla norma e in condizioni stagionali ottime per portarla a termine. Alle buone rese /
ettaro si è accomunato un ottimo peso specifico (con una media che ha oscillato fra l'82 e l'84%).
Soddisfacente lo stato sanitario sia per il tenero che per il duro e buone le qualità panificatorie con
contenuto in glutine soddisfacente per il duro.
Per quanto concerne le scelte varietali sono in corso prove di adattamento con qualche nuova
cultivar dalle buone caratteristiche per essere introdotta.
Per il momento persiste l'orientamento verso le cv. Mieti, Bologna e Nobel per la pianura e Palesio,
Bologna, Bolero e Mieti per la collina per quanto riguarda il grano tenero; mentre, per i terreni in
quota prevalgono, per il grano duro, le cv. Duilio, Neolatino e Vitomax nonchè Levante Tiziano e
Duilio per la pianura. Per l'orzo sono preferibili cv. Baraka, Marioria e Adonis per la pianura,
Baraka e Amillis per la collina.
Nel corso del 2011 le rese medie ad Ha delle tre colture sono risultate di ql. 64 per il grano tenero,
di ql. 60,9 per il grano duro e di ql. 54 per l'orzo con un incremento rispettivamente del 36,5 %, del
25,8 % e del 20% nei confronti dell'anno precedente e non molto dissimili dai valori più prossimi
alla norma del 2009. I prezzi medi rilevati per le 3 colture sono risultati di € 23,0 a Q.le per il grano
tenero, (+4,5 % sul 2010), di € 29,0 per il grano duro (+45%) e di € 21,0 per l'orzo (+10,5 %). Dalla
combinazione dei valori, aumentati sia per le rese che per i prezzi, ne è risultata, per le 3 colture,
una P.L.V. media ad Ha € 1.472, di € 1.766 e di Ha 1.134 con un incremento rispettivamente del
28.4 %, dell'82,4 % e del 34,2 %. Il forte incremento della P.L.V. per il grano duro è dovuto alla
rilevante richiesta nei confronti di un'offerta carente per la ridotta superficie conseguente ai cattivi
risultati dell'anno precedente che hanno costretto gli indutriali della pasta ad alzare i prezzi.
Dall'esame dei dati a livello regionale si rileva che in Emilia-Romagna si concentra circa un terzo
della produzione nazionale di grano tenero (con ql. 8.978.310 nel 2011) con un incremento
produttivo del 5.2 % su base annua, derivante da una combinazione di una diminuzione dell'1,3
%della superficie e di un incremento medio delle rese del 6,6 %. Seguono, come quantità prodotta,
il Veneto (17,67%), il Piemonte (15,51 %), l'Umbria (13,09%) e la Lombardia (8,08 %).
L'Italia, in base alle rilevazioni dell'ISTAT, ha prodotto nel 2011 ql. 28.288.782 di frumento tenero
ottenuti da una superficie di circa 531 mila Ha (-3,4 % rispetto al 2010 a seguito di semine
ostacolate dal maltempo) con rese / ettaro di ql. 53,3 (-0,2 %). I paesi massimi produttori nel 2011
sono risultati, nell'Europa 27, la Francia con il 26,2 % del totale, seguita da Germania (17,6 %),
Regno Unito (11,8 %), Polonia (7,1 %). L'Italia ha concorso con appena il 2%. La resa media
dell'UE è risultata di ql. 56, e con valori massimi per Regno Unito (ql. 78,1 per Ha) seguiti da
Germania e Francia e minimi per Romania (ql. 38 ad Ha). Romania e Spagna hanno incrementato
la loro produzione mentre Italia, Francia e Germania l'hanno diminuita. Per queste ultime due a
seguito della siccità perdurata per tutta la primavera. La UE ha registrato nel 2011un aumento di
superficie del frumento tenero del 0,8 %, mentre quello delle rese è risultato del 1,1 % e quello della
produzione dell'1,7 %. L'espansione massima della superficie si è verificata per la Spagna (+22%) e
la contrazione massima per l'Italia (-10,7 %); il massimo incremento delle rese si è avuta per la
Romania (+18,8 %) e la contrazione massima per la Francia (-6,6 %).
A livello nazionale la momentanea battuta di arresto della superficie, rilevata nello scorso anno è
proseguita anche nel 2011 con orientamento verso nuovi minimi storici. Ciò comporterà un ulteriore
incremento delle importazioni considerato che il nostro grado di approvvigionamento dall'estero
non copre neppure il 50% del fabbisogno.
A livello mondiale, in base alle stime dell'USDA la produzione complessiva (comprendente tenero
e duro) del 2011 sarebbe risultata di ql. 6.900.000.000 con un incremento su base annua del 4.5 %.
78
Massimo produttore è risultata la UE-27 con il 33,3 % del totale, seguita da Cina (20,0 %), India
(12,4 %) indi Ucraina, Russia, USA. Principali esportatori sono risultati: Argentina, Australia,
Canada, UE, Kazakistan, Russia, Ucraina, USA. Il volume oggetto di scambi internazionali è
risultato di 135 milioni di tonnellate; i consumi di 681 milioni di tonnellate. Si trata di uno dei
raccolti più abbondanti registrati a livello mondiale dovuto soprattutto al forte incremento di alcuni
paesi appartenenti alla ex Unione Sovietica come Russia, Ucraina, Kazakistan, in grado di
assicurare un forte aumento degli stok mondiali garantendo disponibilità globale notevole per il
futuro nonostante la forte crescita dei consumi. Da sottolineare che nel 2010 in detti paesi si era
verificata una forte contrazione della produzione per il caldo torrido del periodo estivo portando, nel
caso della Russia, al blocco delle esportazioni per far fronte alle esigenze del consumo interno.
In base ai dati rilevati dalla Regione le superfici, rese e produzioni del 2011 dell'Emilia-Romagna
hanno registrto variazioni nei confronti del 2010 del seguente tenore, rispettivamente del -1,3 %,
+6,6 % e + 5,2 %. Per Ravenna tali variazioni sono risultate incrementate del 7,7 %, del 22,8 % e
del 32,3 %. Per quanto riguarda le produzioni delle varie province, rapportate alla produzione totale
del frumento tenero, stimata per il 2011 in ql 8.423.469, quella di Bologna con il 23,9 % ha
occupato il primo posto seguita da Ferrara con il 19,0 %, Modena (16,4%) e Ravenns (9,6%).
Trattasi di dati calcolati al netto della produzione sementiera.
Per quanto concerne la fluttuazione dei prezzi del grano tenero nel corso del 2011, prendendo come
riferimento le varietà speciali (Tipo2) si è avuto, per Ravenna, una buona partenza iniziale con
valori prossimi a € 30 a ql. per poi scendere progressivamente fino a dicembre (€ 22,5 a ql)
soprattutto con l'arrivo del nuovo raccolto. La media annua di 25,3 € a ql. ha comportato un
incremento del 31,2 % sul 2010 ma solo del 15,6 % se si fa riferimento ai prezzi degli ultimi 6 mesi.
Negli ultimi 6 mesi, in base ai dati della Borsa merci di Bologna, i prezzi sono variati a livello
regionale, per prodotto rinfusa-partenza, da € 25,3 a € 23,9 per il tipo 1 speciale di forza, da € 23,5 a
€ 22,7 a ql. per il tipo 2 (speciale) e da € 22,6 a € 20,8 per il tipo 3 (fino).
La perdita complessiva degli investimenti a frumento tenero dell'Emilia-Romagna è proseguita
anche nel corso del 2011 (-1,3 %) pur tenendo presente come a tale risultato abbia contribuito
l'andamento climatico avverso del momento delle semine che ha reso difficoltosa la regolare
effettuazione, e non completezza, di tale operazione. Nonostante tutto, grazie alle buone rese, la
produzione è aumentata del 5,2 % (da ql. 800.740 a ql. 842.350 ecluso la produzione destinata al
seme. Al successo della produzione hanno contribuito le buone rese delle province centrali della
regione in contrapposizione a quelle di Forlì-Cesena, Piacenza e Rimini.
Appare arduo valutare le produzioni e soprattutto quelle che saranno le tendenze e gli sviluppi del
mercato nei prossimi anni poichè molte sono le cause che interferiscono sulla volatilità dei prezzi:
crisi economica e relativo andamento dei consumi, utilizzo di areali (specie mais e sorgo) per la
produzione di bioetanolo ma con ripercussioni anche sul mercato di grano tenero. Questa
opportunità dovrebbe avere effetti positivi anche sul mercato di questo tipo di grano poichè
porterebbe a una sottrazione di terreno coltivabile ad altre colture, grano compreso. Si prospettano
per il futuro condizioni favorevoli per una buona tenuta dei prezzi del frumento tenero.
Il grano duro assume importanza rilevante in provincia di Ravenna pur senza raggiungere i livelli
produttivi del tenero e fortemente condizionato, a livello di investimenti, dall'andamento del
mercato.
A livello nazionale assume, tuttavia, maggiore importanza nei confronti del tenero e, in particolare,
nelle regioni del Centro Sud ove sussistono condizioni ambientali (più forte radiazione solare) in
grado di favorire un prodotto a più alto contenuto proteico (glutine) idoneo, in particolare, per la
produzione della pasta alimentare. Nell'annata 2010-2011 la coltura ha avuto condizionamenti
climatici tali da consentire rese produttive in sintonia con la norma e più positive della precedente,
sul piano della redditività. Il clima caldo e secco della primavera avanzata ha tuttavia determinato la
necessità, in alcune aree della Regione, di dover praticare interventi irrigui per favorire la fase
fenologica di ingrossamento delle cariossidi. Buono è risultato il peso specifico e altrettanto le
attitudini molitorie.
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La superficie a grano duro ha subito una forte diminuzione nel 2011 viste le scarse quotazioni
medie dell'anno precedente e per le ripetute piogge al momento delle semine (-40%) ma grazie alle
più alte rese il raccolto si è ridotto solo del 24% e, in relazione agli accresciuti prezzi, del 10,3 %
come P.L.V. La P.L.V. / ettaro (€1.766 nel 2011) si è incrementata dell'82,4 % nei confronti del
2010. I prezzi sono risultati abbastanza stabili nel corso del 2011 con qualche aumento nel periodo
successivo al raccolto e con una media annuale di € 28,7 a ql. e con un incremento del 54,3 % sul
2010 che risultò di € 18,6 a ql. e del 57,5 % se si fa riferimento solo agli ultimi 6 mesi delle 2
annate. La produzione mondiale del grano duro si è aggirata, nel 2011, sui 35,9 milioni di
tonnellate. L'Italia si contende il primo posto con il Canada che, in condizioni di normalità di
produzione e di andamento di mercato, risulta nettamente primo. Seguono USA, Kazakistan,
Messico, Argentina e altri Paesi inclusi nel bacino del Mediterraneo quali Francia, Turchia, Spagna,
Grecia, Algeria. L'Italia nel 2011, sia come superficie che come produzione, ha concorso alla
realizzazione del 43% della totale della UE che, in relazione a condizioni climatiche sfavorevoli, si
è adagiata sui 2,47 milioni di ettari con una flessione del 14% nei confronti dell'anno prima. Le
produzioni comunitarie variano abitualmente fra gli 8 e i 10 milioni di tonnellate in rapporto al
prezzo e al clima. Secondo un indagine dell'ISMEA si prevede, in base alle semine del 2011, una
riduzione per la campagna 2011-2012 del 14% per la produzione di grano duro mentre a livello
mondiale, l'incremento risulterebbe del 4,9 %.
In ambito nazionale i dati ISTAT evidenziano una contrazione di quasi il 7% per le superfici (da Ha
1.280.000 ad Ha 1.194.000) con cali produttivi elevati fino al 40% nelle aree dell'Italia del Nord
dove maggiore è la concorrenza del frumento tenero e del mais. Si è verificato tuttavia un
incremento medio delle rese del 3,7 % che non ha però ha consentito di recuperare in pieno la
produzione dell'anno prima per cui ne è risultata, per il 2011, una flessione del 3,3 %. La
produzione nazionale del 2011 è stata stimata in ql. 37.931.262 di cui il 9,5 % nel Nord, con grande
prevalenza per l'Emilia-Romagna; il 28,8 % al Centro con prevalenza per Marche e Toscana e il
61,7 % al Sud (isole comprese) con prevalenza per Puglia, Sicilia e Basilicata. In Emilia-Romagna
si è verificata una diminuzione degli investimenti, nei confronti del 2010, del 42,8 % alla quale si è
contrapposto un aumento delle rese del 18,6 % per cui ne è derivato un decremento produttivo del
32,2 %. Il massimo decremento delle superfici si è verificato per Modena e Ferrara; per le rese, per
Piacenza, Reggio Emilia e Parma; per le produzioni Forlì-Cesena Modena e Ferrara. La superficie
in Regione è risultata di 36.254 Ha (a fronte dei 63.409 Ha del 2010); la resa / ettaro media dei ql.
59,6 e la produzione di ql. 2.159.169 con Bologna al 1° posto con il 34,5 % seguita da Ferrara (con
il 32,2 %) e Ravenna (13%).
In termini di P.L.V. il bilancio complessivo per il grano duro è risultato in calo solo dell'1,6 % in
quanto l'aumento dei prezzi su base annua (circa il 45%) ha in gran parte compensato le perdite
quantitative. Per Ravenna la perdita di P.L.V. è risultata del 10,3 %. La P.L.V. / ettaro da € 968 è
passata a € 1.766 con un incremento dell'82,4 %.
L'aumento dei prezzi su base annua ha in larga parte compensato la perdita della quantità.
Nonostante la rilevante contrazione di superficie l'accordo patrocinato dalla Regione, che prevede la
fornitura di grano duro di alta qualità (Made in Emilia-Romagna) al gruppo Barilla, non solo è stato
rinnovato nel dicembre 2011 ma addirittura incrementato portandolo a un volume di 90 mila
tonnellate (il 40% della regionale). Ciò a conferma della validità di una formula che ha come
obiettivo la valorizzazione dei prodotti regionali di qualità, la difesa del reddito degli agricoltori e la
stabilizzazione dei prezzi.
In base all'elaborazione di dati Borsa Merci di Bologna il prezzo medio del grano duro della regione
è variato, nel mese successivo alla raccolta, da € 18 a ql a € 29,7 (incremento del 65,3 %)
raggiungendo € 30,1 in settembre (incremento del 41,6 %) e scendere a € 28,5 in novembre
(decremento del 33,1 %).
La produzione di grano duro ha tendenza a diminuire a livello nazionale e, nel giro di un
quinquiennio, si è ridotta di un terzo. Il deficit nazionale si va stabilizzando intorno al 50% per cui
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in uno scenario che vede una forte crescita della domanda mondiale si accompagnerà una
sostanziale e duratura ripresa dei prezzi.
Per quanto riguarda gli scambi internazionali le importazioni di grano dell'Italia si sono
incrementate nel 2010, sul 2009, del 20,7 % in quantità e del 4,1 % in valore. Ma si è trattato di
un'annata decisamente negativa per le quotazioni. Nel 2011 le importazioni sono però diminuite.
In Emilia-Romagna la superficie coltivata a grano duro rappresenta il 5% di quella nazionale. La
coltivazione ha occupato circa 53.500 Ha (72.000 nel 2010) con una produzione di 285.000
tonnellate (-26% nei confrontri del 2010). Trattasi di dati comprensivi anche della superficie
destinata al seme. Al netto di detta superficie risultano, per il 2011, 36.254 gli Ha occupati (63.409
nel 2010) e 215.900 le tonnellate prodotte (318.284 nel 2010).
Il grano duro beneficia di contributi pubblici che, da accoppiati, vengono incorporati nel premio
unico aziendale. Però trattasi di aiuti che interessano solo le regioni del Centro-sud del Paese dove
maggiore è la vocazionalità per questo tipo di cereale. Il grano duro assume grande rilievo per
l'Italia in quanto ingrediente di prima necessità per l'industria della pasta, prodotto che, grazie alla
riconosciuta qualità, esportiamo in tutto il mondo. La nostra produzione consente di raggiungere
l'autosufficienza ma per far fronte all'esportazione della pasta, così come avviene per le uova siamo
costretti a importarne in quantità notevole.
L'orzo non assume in provincia, in quanto a investimenti, la stessa importanza dei 2 tipi di frumento
dianzi descritti ma ha un certo rilievo per la sua destinazione foraggera e perchè utilizzato in piccola
parte (15%) per la produzione della birra, o torrefatto per ottenere caffè, ecc.
La produzione mondiale di orzo ha registrato una flessione notevole nei confronti dell'anno 2010 e
pari a 123,8 milioni di tonnellate a seguito della flessione produttiva dei paesi ex Urss (Ucraina,
Russia, Bielorussia, Kazakistan) dovuta a siccità ma che si prevede di recuperare nel 2012.
In ambito europeo, nel 2011, si è evidenziata una flessione di superficie del 0,9 % nonchè delle rese
(-3,5 %) e della produzione (-4,4%). I paesi dell'UE-15 detengono il 75% della intera superficie
ordeicola. Principali paesi produttori risultano Spagna, Germania e Francia, con il 50% della
superficie. Il bilancio di approvvigionamento dell'orzo, a livello europeo, è positivo. Il 70% è
destinato al consumo interno. L'utilizzo principale è per l'alimentazione animale, seguito da quello
di trasformazione industiale (16%) e da quello usato nel campo delle bioenergie. L'orzo fra i cereali
autunnali è anche una coltura che in caso di necessità (impedimenti della semina nel momento
abituale) riesce a fornire buone rese anche se seminato in primavera.
In Italia l'orzo, tra i cereali autunnali, è quello che ha conquistato il massimo incremento come
superficie (+9%) che ha raggiunto la soglia dei 253 mila ettari. Si tratta di un recupero dopo il calo
della scorsa campagna. Le rese avrebbero subito una contrazione del 6%. La produzione raccolta è
stata stimata in circa 871 mila tonnellate. L'Emilia-Romagna, con le sue 92.427 ton. di prodotto
(pari a circa il 10,6 %) si colloca al 1° posto come quantità. Seguono Lombardia e Marche
ciascuna con circa il 10% indi Puglia e Toscana.
Per quanto concerne la qualità l'annata ha evidenziato risultati opposti a quelli consolidati da tempo
che vede il Nord prevalere sul Sud per la produzione e la qualità del prodotto. Nella campagna
2010-2011 le rese / ettaro del Nord sono risultate di 5,4 tonn. rispetto ai 6,2 tonn. dell'anno
precedente mentre per il Sud le rese hanno segnato 5,3 tonn. / ettaro a fronte di tonn. 4,5 ad Ha del
2010. Il Nord ha sofferto per l'andamento climatico anomalo risultato molto piovoso nell'autunno
2010 da ostacolare le semine a cui è seguito un periodo di siccità in primavera che si è protratto fino
alle piogge di fine maggio. Come conseguenza si è verificata la necessità di spostare parte delle
semine a primavera con effetto negativo sul ciclo colturale che, in molti casi, ha manifestato
difficoltà di accestimento con riduzione della taglia delle piante, scarso numero di semi per pianta e
produzioni basse compensate, solo in parte, da un buon peso per ettolitro.
La produzione nazionale di orzo è leggermente inferiore al fabbisogno. Il valore alimentare
zootecnico è inferiore a quello del mais. Si offrono buone prospettive specie per il prodotto
destinato all'industria.
81
Per quanto concerne i prezzi all'origine dopo l'impennata del 2008 si è avuto una drastica discesa
nel 2009 con successiva crescita a decorrere dal settembre 2010 (di circa il 60%) e toccare i valori
massimi nei primi 5 mesi del 2011 quando hanno raggiunto fra i 23 e i 25 € per Q.le. Nella seconda
parte del 2011 si è avuto una leggera discesa (da 23 a 20 € / Q.le.) con valori superiori del 70% a
quelli del 2010 quando l'orzo era stato quotato €13 / Q.le.
In ambito regionale la superficie ad orzo, nel 2011, è stata stimata in Ha 19.032 con una flessione
dell'11% nei confronti dell'anno precedente.
La produzione è risultata di 88.100 tonnellate anche in questo caso con un calo dell'11%, Bologna è
risultata la provincia massima produttrice (22,1 %) della totale, seguita da Rimini con il 15%,
Piacenza con il 12,5 %, Forlì-Cesena con l'11,74 %, Ravenna con il 5,6%.
In provincia di Ravenna nel 2011 sono stati coltivati Ha 1.480 di orzo con una resa di 54 ql/Ha e
con una produzione di 79.920 ql. valutati al prezzo medio a ql. di € 21. Ne è risultata una P.L.V. /
ettaro di € 1.134 con un incremento del 34,2 % nei confronti del 2010.
Mais. La coltura si è attuata in provincia , nel 2011, su Ha 8.100 e quindi con un incremento del
35% sul 2010, con una resa unitaria di ql. 92,1 Ha (presso a poco sul livello di quella della
precedente annata) ma con prezzo medio di € 19 a ql. (-5% sul 2010). Ne è derivata una P.L.V. /
ettaro di € 1.750 e quindi in flessione del 5,4 % su base annua. Si è trattato di un'annata
sostanzialmente positiva in termini di resa unitaria nonostante il ritardo nelle semine per le cattive
condizioni stagionali del mese di marzo e grazie, soprattutto, alle piogge estive che hanno influito
positivamente sull'allegagione e sulla successiva fase di maturazione e ingrossamento delle
cariossidi. Con il prolungarsi della stagione estiva, caratterizzata da un clima caldo e secco, si sono
create le condizioni per raccogliere un prodotto con basso contenuto di umidità e buone
caratteristiche merceologiche in termini di contenuto proteico e contenimento di micotossine.
Sotto il profilo sanitario non sono sorti problemi di rilievo. Limitati sono risultati gli attacchi di
Piralide e di Diabrotica. La scarsità di piogge nella prima parte dell'estate ha prodotto, in terreni
marginali non irrigui, qualche problema di carattere nutrizionale, ma le riserve di acqua accumulate
nel periodo autunno-invernale hanno avuto buon effetto. Sulla redditività della coltura hanno inciso
positivamente la mancanza dei costi dell'essicazione. La raccolta, anche se in ritardo rispetto alla
norma, si è attuata nei termini per poter preparare il terreno per le successive semine dei cereali
autunnali.
Il mais è coltura che evidenzia forte volatilità dei prezzi dovuta ad accresciuta richiesta di prodotto
per alimentare gli animali che utilizzano prevalentemente mangimi quali i suini e gli avicoli e per la
crescente utilizzazione nella produzione di bioenergie (bioetanolo) pratica già molto diffusa negli
USA e per la quale si ricorre anche all'impiego della soia.
In base a stime elaborte dall'IGC la produzione mondiale di mais del 2011 è risultata di 860 milioni
di tonnellate corrispondente a un incremento del 4% su base annua e ciò costituisce un vero e
proprio record. E tutto questo in controtendenza con i risultati degli USA (1° produttore mondiale)
dove il boom degli investimenti è stato vanificato dalla siccità che ha fortemente ridimensionato le
rese. Determinante il contributo fornito da altri paesi grandi produttori quali Argentina, Brasile,
Ucraina dove, gli alti livelli dei prezzi internazionali, hanno favorito gli incrementi delle superfici e
delle produzioni. Nonostante l'ottima performance la produzione non è stata sufficiente per coprire i
fabbisogni e ciò ha comportato assottigliamento degli stock. La domanda è in crescita trainata dai
consumi ad uso foraggero dei paesi emergenti, mentre negli USA risulta una flessione per
destinazione crescente, come detto in precedenza, per produrre etanolo.
In ambito europeo la produzione di mais si è attestata nel 2011, grazie all'incremento su base annua
del 18,5 %, in 65,23 milioni di tonnellate in relazione alla crescita degli investimenti e delle rese
rispettivamente del 9,8 % per i primi e 7,9% per le seconde. Trattasi del 7,6 % della produzione
mondiale. La Romania è il Paese dell'UE che ha registrato, nel 2011, il massimo incremento per
superficie, rese e produzioni. La Francia risulta il principale produttore con il 24,4 % della
produzione UE-24, seguita da Romania (17,5 %), da Italia (14,1 %) e da Ungheria. Le massime
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rese si sono avute in Francia (ql. 103,6 ad Ha) e in Italia (ql. 95 / ettaro). Si spera in una contrazione
delle importazioni che, nel 2011, sono cresciute in modo vertiginoso (34%) pari a 2,17 milioni di
tonnellate per cui tenuti presenti i rincari del prezzo di mercato, l'incremento del nostro esborso sul
2010, è stato del 90% e pari a 500 milioni di euro.
In ambito nazionale la produzione di mais del 2011 è risultata, secondo le elaborazioni ISTAT, di
ql. 97.526.000 con un incremento del 14,8 % su base annua. Massimo produttore è risultata la
Lombardia (29,5 %) seguita da Veneto (19,2 %) Piemonte (15,3%) ed Emilia-Romagna (13,6 %).
Nelle Regioni del Nord si concentra il 92% dell'intera produzione nazionale. I massimi incrementi
di produzione li hanno registrati Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna; le rese / ettaro
più alte la Lombardia (ql. 118,8 / ettaro), l'Emilia-Romagna (ql. 109,3 / ettaro) e il Veneto (101,4
Ha).
Si tratta di dati che impongono una riflessione visto che a livello mondiale i raccolti non coprono i
fabbisogni e il rapporto fra scorte e consumi si assottiglia. Sussistono le condizioni per il verificarsi
di rialzi dei prezzi di mercato. Molti paesi importatori, per far fronte a eventuali crisi di mercato,
hanno incrementato il livello delle proprie scorte. Al contrario l'Italia sta riducendo il proprio grado
di autoapprovvigionamento e aumentando il livello delle importazioni. La situazione potrebbe
aggravarsi se il piano di azione per le energie rinnovabili comportasse, in base alle previsioni
riferite al 2020, una sottrazione di 200 mila ettari di terreno coltivato a mais (20% della produzione
nazionale) per destinarlo alla produzione del biogas. La produzione regionale ha realizzato nel
2011, un exploit in termini di investimento raggiungendo i 118 mila ettari (+ 25,2 % sul 2010).
Le rese sono aumentate del 6% migliorando quelle record dello scorso anno fino a sfiorare i 110 ql.
/ ettaro. La produzione regionale è cresciuta di un 32,7 %. Benchè i prezzi abbiano subito una
flessione del 5,5 % il valore della P.L.V. si è incrementata del 25,4 %. I risultati in termini di P.L.V.
per ettaro, sono rimasti sui buoni livelli dell'anno precedente e al di sopra dei 2.000 € / ettaro.
Rimanendo in ambito regionale la superficie coltivata a mais, nel 2011, è risultata di Ha 118 mila,
con una resa media di ql. 109 / Ha e con una produzione di 12.864.000 ql.. Ferrara si è inserita, in
larga misura, al 1° posto con il 38,1 % della produzione seguita da Piacenza con il 14,8 %, da
Modena con il 12,7 %, da Bologna con il 10,3 % e da Ravenna con il 5,7 %.
Le rese medie più alte sono state rilevate per Piacenza (ql. 107,2 / ettaro).
I prezzi del mais, in Europa, hanno mostrato una crescita nel corso del 2010 e dei primi 7 mesi del
2011 dovuta all'attenzione dedicatagli dai fondi di investimento al Chicago Board of Trade
principale punto di riferimento per la formazione delle quotazioni mondiali. I prezzi del mais hanno
sicuramente risentito dell'aumento degli utilizzi per la produzione di bioetanolo da miscelare alla
benzina. In USA si prevedeva che nel 2011 ben 127 milioni di tonnellate di granella (pari al 15%
della produzione mondiale) sarebbero stati convertiti in bioetanolo. Forte è però anche l'incremento
della domanda mangimistica nei paesi in via di sviluppo. Si prevede in un prossimo futuro un
incremento per l'UE, anche se lieve, sia delle rese (pur con situazioni differenziate da paese a paese)
nonchè delle produzioni (+ 9%) incremento che vale anche per il nostro Paese. La superficie
investita dovrebbe risultare di 1 milione di Ha con una produzione di circa 9,28 milioni di
tonnellate. Secondo le stime di Nomisma negli ultimi 5 anni, a fronte di una domanda nazionale in
crescendo, la produzione si è ridotta del 19 % rendendo necessario un incremento delle
importazioni che, attualmente, incidono per il 21% del consumo totale. Tra le cause di questo
declino c'è stato l'aggravarsi della diffusione di parassiti come diabrotica, elateridi e virus. Per
quanto riguarda i prezzi il mais è stato quotato, nei primi 6 mesi dell'anno, su valori variabili da 24 a
27,5 € a ql. con valori massimi in luglio. E' anche seguita una flessione progressiva che a dicembre
2011 ha toccato i 19 Euro a ql. Ciò è dipeso dall'arrivo dei nuovi raccolti e alle pressioni a vendere
degli stoccatori che ha provocato cedimento dei prezzi su tutte le piazze del Nord con prospettive di
ulteriori decrementi causa la cronica eccedenza di prodotto sia esso locale, comunitario o estero.
La quotazione media annuale è risultata di 23€ a ql. e quindi superiore a quella del 2010 che fu di €
17,6 a ql. e cioè con un incremento del 32,5 che si riduce al 20,4 % se il confronto si riferisce agli
ultimi 6 mesi delle 2 annate.
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Va rilevato che il mais è una delle serchiate primaverili che ha i costi di produzione più elevati
comportando maggiori spese nei confronti di altre sia per l'irrigazione, che per una eventuale
necessità di dover dare corso a una essicazione del seme.
Richiede anche terreni di buona fertilità e, naturalmente più freschi. E' inoltre fortemente
penalizzato da parassiti e dalla produzione di micotossine.
La crescita dell'utilizzo di cereali (in special modo mais), di proteoleaginose e bietole da zucchero
per ottenere biocarburanti impone una attenta e responsabile revisione delle politiche di
impostazione dei piani colturali e degli incentivi pubblici da concedere agli operatori con l'obiettivo
della sicurezza alimentare, della sostenibilità ambientale e della promozione dello sviluppo rurale.
Si impone quindi prioritaria la necessità di ricorrere a tecnologie avanzate che consentino da un lato
di produrre biocarburanti per coprire il fabbisogno energetico e dall'altro di salvare la biodiversità e
di non aumentare il prezzo degli alimenti per la sottrazione a cui sono sottoposti. Occorre che le
politiche che sostengono le produzioni dei biocarburanti si indirizzino verso tecniche più idonee
nella lavorazione delle biomasse (reflui zootecnici, prodotti boschivi, residui aziendali, ecc.).
L'impiego di colture energetiche, nel raffronto con i tradizionali idrocarburi minerali fossili
(petrolio, carbone ecc.) e l'utilizzo di fonti di energia alternativa (fotovoltaico, impianti eolici,
cascate d'acqua, ecc.) provocano diminuzione di scorte alimentari aumentandone i prezzi e creando
tensione sociali specie per i paesi poveri dove gran parte del reddito viene destinato all'acquisto di
alimenti. Si danneggia inoltre la biodiversità e si vanificano i vantaggi ambientali in termini di lotta
ai cambiamenti climatici. Si rende quindi necessario attuare politiche dirette a incentivare l'uso di
prodotti che non entrino, come quelli dianzi accennati, in competizione con il mercato alimentare.
Sorgo. In provincia di Ravenna la superficie, nel 2011, si è incrementata dell'8,4 % essendo passata
da Ha 3.920 a Ha 4.250. In lieve flessione la resa a Ha: dai ql. 92,9 del 2010 a ql. 85,0 del 2011 (7,9%). Ne è derivata una produzione complessiva di ql. 361.250 in linea con quella dell'anno
precedente. Considerando che le quotazioni si sono lievemente contratte nel periodo successivo alla
raccolta ne è derivata una P.L.V. complessiva inferiore di circa il 6% nei confronti dell'anno
precedente con una P.L.V. / ettaro di € 1.572 e inferiore dell'11,4 % a quella del 2010. Trattasi di un
risultato economicamente soddisfacente se si considera che le quotazioni, nell'anno 2009, si erano
mantenute su livelli molto bassi (€ 12 / ql.). I prezzi si sono mantenuti stabili nei primi 6 mesie su
valori piuttosto alti (€23-25 a ql), per poi scendere a livelli inferiori nei mesi successivi al raccolto
(18-19 € / ql.).
Il sorgo è coltura che ha meno esigenze del mais in termini di fertilità e freschezza del terreno ma è
anche più sfruttante nei confronti delle altre del suo gruppo per cui va inserito in una rotazione che
consente di compensare questa sua deficienza. E' da considerare, fra i cereali, la quarta coltura come
importanza a livello mondiale in quanto preceduta da frumento, riso e mais e si coltiva
prevalentemente in Africa e Asia. Nei paesi poveri assume prevalenza, l'importanza per
l'alimentazione umana; in quelli sviluppati per l'alimentazione animale e per lo più come
ingrediente dei mangimi. Si è inserita, di recente, anche in quella dell'impiego nella produzione di
bioenergie. Significativo, al riguardo, l'accordo quadro di filiera fra Italia zuccheri e alcune
associazioni di categoria per la riconversione dello zuccherificio di Finale Emilia destinato a
produrre energia a filiera corta attraverso l'impiego del sorgo da fibra. La superficie destinata nel
mondo a questa coltura si è aggirata nel 2011 sui 40 milioni di Ha da cui si è ottenuta una
produzione di circa 61 milioni di tonnellate con un decremento su base annua del 6,5 %. Secondo i
dati della FAO nei continenti di maggiore diffusione (Asia e Africa) si concentra l'85 % della
superficie e si ottiene il 65% della produzione.
Nei paesi dell'UE-27 la superficie a sorgo è stata stimata in circa 132.000 ettari con una produzione
di 696.000 tonnellate. Si è avuto nei confronti dell'anno 2010, un incremento della superficie
dell'8,2 %, del 6,8 % della produzione e una lieve contrazione delle rese (-1,2 %).
Il prodotto europeo è destinato per il 70% all'alimentazione animale. Principali paesi produttori
risultano: Francia con il 50%, seguita da Italia, Spagna e Grecia.
84
Nell'ultimo decennio, in Italia, la produzione si è stabilizzata con tendenza all'espansione negli
ultimi anni. Le superfici si sono manenute sui 35-40 mila Ha; le produzioni sulle 250-300 mila
tonnellate. La coltura è localizzata quasi totalmente nelle regioni del Centro-Nord e, soprattutto, in
Emilia-Romagna a cui si devono i tre quarti della produzione. Seguono Lombardia (8,18%) e
Marche (3,40 %) dove la produzione si è incrementata a seguito dei problemi sanitari rilevati per il
mais per diffusione consistente di malattie. In Emilia-Romagna nel 2011 si sarebbero coltivati a
sorgo fra i 28 e i 29 mila ettari con un incremento del 6% sul 2010 mentre la produzione è stata
stimata in 226 mila tonnellate con rese / ettaro inferiori del 6% a quelle degli ultimi anni.
La provincia di Bologna, in ambito regionale, è quella che prevale come produzione del sorgo
concorrendo con il 37,3 % del totale seguita da quella di Modena (18,7 %), Ferrara (16,4 %) e
Ravenna (15,3 %).
Fra le varietà prevale il tipo bianco. Più che da malattie crittogamiche e infestazioni di insetti la
coltura è penalizzata da una infestante molto resistente ai diserbanti finora posti sul mercato: il
Giavone.
Cereali minori (Segale, avena, farro). Trattasi di cereali autunnali la cui superficie in provincia si
è ancora complessivamente contratta nei confronti del 2010 e stimata in Ha 421 (-6%). Di questa
superficie, l'avena si è coltivata su Ha 15 (3,2 % della regionale) con una resa di ql / ettaro 38 al
prezzo di €16-18 a ql.; con province massime produttrici: Forlì-Cesena, Piacenza e Rimini; la segale
si è coltivata su Ha 143 (55,4 % della regionale) con una resa di ql. 25 / ettaro; massime produttrici
Ravenna, Bologna, Ferrara; il farro è coltivato su Ha 263 (10,4 % della regionale) con una resa di
47 ql. / ettaro. Massime produttrici sono Ferrara, Piacenza, Ravenna.
Parte delle colture sono destinate alla produzione delle sementi sotto il controllo dell'E.N.S.E.
Trattasi di colture rustiche utilizzate anche in agricoltura biologica.
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COLTURE INDUSTRIALI
Trattasi di un gruppo di colture aventi utilizzazioni diverse i cui prodotti sono sottoposti a processi
di trasformazione da parte dell'industria e nel quale si possono inserire la barbabietola da zucchero e
le oleifere pur notando che anche qualche altra, come ad esempio fra le orticole, il pomodoro, la
patata, ecc., e di cui si parlerà più avanti, sono soggette a processi di questo genere.
Per quanto concerne il gruppo da esaminare in questo capitolo va rilevato che in provincia, nel
2011, si è evidenziato un ridimensionamento consistente sia come superficie, che come rese / ettaro
e quantità prodotta e quindi anche come P.L.V. dovuta, in particolare alle avverse situazioni
climatiche, rinvio delle semine per piogge eccessive in primavera e carenza di piogge e temperature
molto elevate nella fase finale di maturazione in cui le piante sono state sottoposte a uno stress
idrico consistente. Dai 4.948 ettari del 2010 si è passati ai 4.361 Ha del 2011 (-11,9 %); la P.L.V.
complessiva da € 7.389.020 è scesa a €5.624.000 (-24%) e la P.L.V. / ettaro da 1.493 a € 1.290 (15,4 %). La superficie dovrebbe essersi ormai assestata per la barbabietola dopo le forti contrazioni
imposte dalla revisione dell'OCM dello zucchero mentre è soggetta a più consistenti variazioni per
le oleifere fra le quali assume massimo rilievo il girasole destinato per lo più ai terreni più
marginali. Coltura questa che ha interessato circa il 50% della totale del gruppo mentre le bietole
circa il 22%, la soia il 22,7 %, la colza il 5,5 %.
L'intero gruppo occupa il 5,7 % delle colture erbacee e appena il 3,7 % della SAU, Al decremento
delle rese si è accompagnato un modesto incremento dei prezzi per le bietole e flessione per le
oleifere. La barbabietola da zucchero è la coltura che fornisce ancora i massimi rendimenti a Ha
come reddito e il cui ridimensionamento ha creato notevoli difficoltà economiche alle aziende fra
cui tante della nostra provincia, nelle quali assumeva un ruolo fondamentale nella formazione del
reddito soprattutto in quelle a indirizzo produttivo basato prevalentemente, o totalmente, sulle
colture erbacee.
Barbabietola da zucchero - La coltura si è attuata in provincia su Ha 958 con una flessione del
23,5 % su quella di Ha 1.253 del 2010 fornendo rese / ettaro inferiori (da ql. 591 a ql. 572) ma
compensate da un prezzo a ql. superiore (da € 3,7 a € 4,4) per cui ne è risultata una P.L.V. / ettaro
di € 2.522 a fronte dei 2.187 del 2010 (+15%) che può ritenersi positiva, specie se si considera che
detto valore è stato decisamente negativo per tutte le oleifere e in grado di compensare le maggiori
spese di gestione. In base ai dati forniti dal gruppo Coprov il peso lordo delle radici si è attestato,
nel 2011, in ql. 592.800 dai quali, sottraendo la tara dell'11,82 % (fra terra restituita e tara di
laboratorio) ne è risultata una produzione netta di ql. 522.740 a cui ha corrisposto una resa media in
zucchero, per Ha, di ql: 96,50 da considerarsi fra le più alte. La polarizzazione media si è attestata
in gradi 16,88 contro i 14,40 del 2010 giustificando le maggiori quotazioni a cui è pervenuto il
prodotto da consegnare allo zuccherificio. Il prezzo è definito in base ad accordi internazionali sullo
zucchero facendo riferimento al prodotto di base 16. Esso si compone di una parte industriale, di un
aiuto comunitario accoppiato, di un aiuto nazionale di adattamento, dell'aiuto di cui all'art. 68 del
Reg (CE) N° 73/2009, di un compenso per la rinuncia polpe, da cui va tolta la tassa di produzione.
Nel 2011 detto prezzo è risultato di € 4,4 a ql. al netto delle detrazioni di alcuni componenti di
dubbia certezza e della tassa di produzione. Il 2011 è stato il primo anno di applicazione del
completo disaccoppiamento degli aiuti per la coltivazione della barbabietola. Il prezzo medio
applicato per ql. di prodotto, al netto delle tasse, è stato stimato per Ravenna in € 4,41.
Nel 2011 sono mancati, per la formazione del prezzo, gli aiuti nazionali e comunitari e la coltura ha
trovato più difficoltà a competere con altre fra le quali le cerealicole. Competitività che potrà trarre
benefici con la adozione di più efficienti tecniche colturali in termini di preparazione del terreno,
scelta di varietà più produttive e resistenti alle malattie come rizomania e nematodi, di irrigazione e
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lotta alla cuscuta, ecc. Il prodotto locale si avvale di una completa meccanizzazione delle operazioni
colturali e con possibilità, nel 2011, di assicurare un afflusso regolare all'unico zuccherificio di
Minerbio (Bologna) che è uno di quelli rimasti in funzione (3 nel nord e 1 nel sud) con la riforma
del settore saccarifero.
Circa la metà della produzione si attua in base alle norme della produzione integrata.
Con l'apertura al mercato mondiale di una maggiore quantità di zucchero di canna, come è stato
previsto dagli accordi WTO, si è dovuto rimodellare la filiera dello zucchero che ha comportato una
drastica riduzione della superficie a bietola, in particolare dell'Italia che, come area di produzione, è
meno vocata rispetto a quella di altri Stati UE posti più a nord.
Pertanto anche le quote assegnate ai singoli produttori si sono ridotte con danni economici notevoli
visti gli elevati redditi che forniva la coltura fra le cosidette sarchiate ma anche per l'importante
ruolo che svolgeva nella rotazione grazie alle sue proprietà di migliorare le condizioni agronomiche
dei terreni agricoli. Prima della riforma OCM dello zucchero (che ha avuto inizio nel 2006) l'UE è
passata da 2° esportatore al mondo dietro il Brasile a primo importatore netto davanti alla Cina.
Così nel 2011 l'UE per garantire i propri fabbisogni ha dovuto importare 3,5 milioni di tonnellate di
zucchero di canna da vari paesi (Africa, Caraibi, Pacifico, ecc.). Da rilevare che con questi accordi
l'Europa è divenuta autosufficiente per l'81% del suo fabbisogno e l'Italia del 30-35%. La nostra
quota produttiva assegnataci dall'UE è di sole 508 mila tonnellate di zucchero a fronte dei consumi
interni che oscillano fra 1,6-1,7 milioni di tonnellate pari a poco meno di Kg. 30 procapite.
Da rilevare che il mercato internazionale dello zucchero rappresenta l'unico canale di
commercializzazione non presidiato da dazi.
Nell'ultimo quinquennio il mercato internazionale dello zucchero è stato caratterizzato da forti
tensioni. Dopo 2 anni di produzioni inferiori ai consumi e a forte riduzione delle scorte mondiali, si
è avuta forte crescita e volatilità dei prezzi che hanno comportato un raddoppiamento delle
quotazioni dello zucchero. In dipendenza di tutto questo il Brasile forte produttore anche di
bioetanolo ha deciso di ridurre la percentuale di questo prodotto da immettere nei carburanti, dal 25
al 20% per contenere il processo a catena di aumento dell'inflazione. Per assicurare un incremento
della disponibilità del prodotto interno, la Commissione UE ha adottato provvedimenti mettendo in
atto meccanismi di agevolazione delle importazioni e una diversa utilizzazione del raccolto fuori
quota. Come evidenziato in una relazione della Corte dei Conti dell'UE sulla riforma OCM
zucchero del novembre 2010 per analizzare i riflessi dei provvedimenti messi in atto per stabilizzare
i mercati e garantire l'offerta, si era rilevato che la riduzione produttiva era risultata eccessiva e
forse andata ben oltre i fabbisogni delle industrie trasformando l'UE in un paese importatore netto,
mettendo a rischio la stabilità del mercato interno con il pericolo che le industrie non potessero, in
futuro, retribuire adeguatamente i bieticoltori. In questo ultimo quinquennio il risultato risulta assai
pesante per il nostro Paese. Sono stati chiusi una decina di stabilimenti con una sottrazione alla
coltura di 200 mila Ha. Restano in attività solo 4 zuccherifici di cui uno nel Centro- Sud Italia e 3
nel Nord di cui 2 in Emilia-Romagna.
Secondo i dati dell'ABSI (Associazione bieticolo-saccarifera italiana) nel 2011 il decremento di
superficie in Italia su base annua è risultato del 27% mettendo a rischio l'esistenza di ulteriori
stabilimenti. In termini di radici raccolte il calo è risultato ancora più consistente (-30%) mentre in
termini di saccarosio la riduzione si è attestata attorno al 20% ( da 518 mila tonnellate a 415 mila
tonnellate) a seguito del buon andamento del grado polarimetrico medio nazionale (dal 14,59 %)
del 2010 al 16,61 % del 2011).
Per contrastare la concorrenza di altre colture, in primo luogo i cereali, organizzazioni di produttori
e società saccarifere si sono dati da fare per sostenere i prezzi delle bietole anche con la
valorizzazione dell'utilizzo delle polpe per fini energetici. Significativa al riguardo la sottoscrizione,
per il 2012, di un accordo interprofessionale fra Eridania - Sadam e Organizzazione dei bieticoltori
con l'intento di garantire allo stabilimento di S. Quirico (Parma) conferimenti di radici
corrispondenti alla effettiva capacità produttiva dello stesso zuccherificio contrariamente a quanto è
avvenuto nel 2011. Altri elementi negativi per il settore sono costituiti dal fatto che gli aiuti
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nazionali stanziati alla filiera negli ultimi 2 anni (86 milioni di Euro) non sono stati ancora
corrisposti mentre la prevista quota produttiva di 504 mila tonnellate non è stata raggiunta con la
prospettiva che la quota non utilizzata venga riassegnata ad altri paesi. Si sta però prospettando la
possibilità che con la nuova PAC le quote, nel settore zucchero, vengano eliminate.
Per assicurare redditività al comparto assumono importanza alcune iniziative relative all'impiego
dei prodotti della bieticoltura per la produzione di bioenergie. Significativo il progetto proposto
dall'ANB per la trasformazione delle polpe surpressate in energia elettrica e quello relativo
all'utilizzo delle bietole per produrre metano e materie bioplastiche. La realizzazione di impianti per
produrre biogas dalle bietole o sottoprodotti trova possibilità di collocazione accanto agli
zuccherifici rimasti o al posto dei vecchi stabilimenti dismessi. La diversificazione delle
destinazioni d'uso della materia prima e derivati della sua lavorazione costituiscono una leva per
mantenere in vita il settore.
Con il ridimensionamento della bietola nel nostro paese sta prendendo consistenza, soprattutto da
parte della Soc. Sfir, la realizzazione di stabilimenti di nuova costruzione o di riconversione diretti
alla raffinazione dello zucchero di canna. Stabilimenti del genere, alimentati con materia prima
importata, via nave, da tanti paesi e in grado di funzionare a ciclo continuo tutto l'anno, hanno un
punto di vantaggio nei confronti di quelli legati alla barbabietola che si completa in pochi mesi.
Per quanto concerne la produzione di agroenergie va ricordata la difficile situazione relativa alla
riconversione dello zuccherificio di Russi in una centrale per la lavorazione delle biomasse.
L'accordo siglato per detta riconversione ha sollevato le obiezioni di alcune associazioni di
categoria che hanno messo in evidenza come il progetto possa penalizzare, in dipendenza
dell'apporto di inquinanti in una zona dove dominano le eccellenze agro-alimentari, il
declassamento delle produzioni alimentando il rischio di ripercussioni negative sulla qualità.
L'anno 2011 si è aperto in salita per il comparto bieticolo. Alcuni avvenimenti come la mancata
erogazione dei fondi da corrispondere agli operatori per le 2 precedenti annualità, la ripresa delle
colture cerealicole, l'assenza di aiuti pubblici nel periodo transitorio, l'ingresso a regime solo nel
2012 del sostegno al miglioramento della qualità, avevano fatto presagire il peggio nonostante
l'aumento del prezzo dello zucchero. La Regione si è impegnata a sostenere il comparto con la
corresponsione di un prezzo a tonnellata analogo a quello del 2010 e a sostenere i produttori che,
anche in questo caso, rappresentano l'anello più debole della filiera, con compiti di mantenere le
bietole nei loro avvicendamenti colturali impegnandosi ad adottare tecniche che prevedono
specifiche misure di protezione agroambientalistica.
E' importante rilevare che a partire dalla domanda unica PAC 2012 l'aiuto accoppiato alle
barbabietole verrà erogato solo dove l'agricoltura fa uso di sementi certificate con caratteristiche
specifiche per l'areale di destinazione.
In ambito regionale la superficie coltivata a barbabietola, nel 2011, è scesa da Ha 25.998 ad Ha
20729 (-20,9 %) e le rese di radici per ettaro da ql. 597 a ql. 595 (-0,4 %) e la produzione
complessiva raccolta da ql. 15.525.714 a ql. 12.335.003 (-20,6 %).
Le province con maggiore produzione sono risultate quelle di Bologna (37,3 % del totale) seguita
da Ferrara (29,2 %) e Modena (10,4 %). Ravenna ha concorso con il 4,7 %. Piacenza, Parma e
Reggio Emilia hanno fatto registrare la maggiore flessione come superficie nei confronti del 2010;
Parma e Modena la maggiore flessione nelle rese, Piacenza e Parma la maggiore flessione nelle
produzioni di radici. La resa massima si è avuta nelle province di Ferrara (ql. 631 / ettaro) seguita
da Bologna, Modena e Reggio Emilia.
Da sottolineare, infine, che l'Emilia-Romagna si colloca al primo posto fra le regioni come
produttrici di zucchero (circa il 45 % della totale nazionale) seguita da Veneto, Lombardia, Puglia e
Marche.
Soia - A differenza dell'annata precedente nel 2011 la coltura ha subito, in provincia, un
ridimensionamento di superficie passando da Ha 1.174 a Ha 991 (-15,6 %). Ancora più flessiva è
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risultata la resa a Ha da ql. 40 a ql. 24 (e pertanto del 40%) mentre il prezzo a ql. si è mantenuto sui
livelli dell'anno precedente (€35-36 a ql.) e la P.L.V. / ettaro è passata da € 1.432 a € 840 (-41,3 %).
Il ritardo nelle semine, l'andamento stagionale avverso (carenza di piogge nell'ultima fase del ciclo
vegetativo, gli attacchi piuttosto consistenti di Ragno rosso sono stati le principali cause della
flessione delle rese. Differenziandosi da altre province della Regione, Ravenna non presenta buona
vocazionalità per questo tipo di coltura che risulta poco competitiva nei confronti non solo delle
medesime ma anche di quelle dei paesi da cui importiamo gran parte del prodotto per i fabbisogni
alimentari degli animali a buon contenuto in proteine e, in particolare, dagli USA ove le alte rese
sono collegate all'impiego di seme OGM che l'UE mal tollera. Bisogna d'altra parte rilevare che la
coltura, nonostante le limitazioni in termini di redditività, offre vantaggi sia sul piano agronomico
(buon inserimento nella rotazione, coltura non sfruttante, arricchimento del terreno in azoto in
quanto leguminosa, bassi costi colturali).
Il mercato mondiale della soia è in fase di incremento qualora si consideri che, negli ultimi anni, è
aumentato, in concomitanza con quello dei consumi, del 56%. Questo è dipeso, in gran parte dalla
accresciuta domanda della Cina che, nonostante l'aumento della produzione interna, ha
incrementato, ultimamente, l'importazione. Tutto questo è dipeso dalla necessità di dovere
alimentare un numero crescente soprattutto di suini, di pollame e pesci da allevamento che
necessitano di alimenti ad alto contenuto proteico. In USA sussiste un forte orientamento all'utilizzo
del frumento, anzichè del mais, nella alimentazione dei suddetti animali. I massimi esportatori di
soia, a livello internazionale, risultano USA (43% dell'export mondiale), Brasile (22 %),
Argentina (12 %) e Paraguay (6%). La Cina importa circa il 60% della produzione mondiale di soia
posta in commercio. Il prodotto è divenuto la commodity più commercializzata nel mondo. Il
concorso dell'Europa alle importazioni si è fortemente ridimensionato. La produzione mondiale di
soia si stima in circa 260 milioni di tonnellate di cui circa il 30% ottenuta negli USA. In incremento
le rese, nel 2011, di Brasile e Paraguay a seguito di favorevoli condizioni ambientali. In aumento il
volume delle scorte nella maggior parte dei paesi produttori.
In Europa la soia investe un ruolo marginale come produzione ma molto elevato per quanto
riguarda l'utilizzo per i mangimi. Alla produzione concorrono in prevalenza Italia e Romania ma
oltre al seme le importazioni riguardano anche farina e olio. Nel 2011 si è stimato un incremento
della superficie a soia, in ambito UE-27, dell'11,6 %. Gli incrementi di superficie sono
particolarmente elevati in Italia e Francia.
Circa il 66% della superficie a soia presente in UE-27 è coltivata in Italia e quindi su Ha 210.000
(+23,6 % sul 2010) per cui il nostro Paese, grazie all'incremento delle superfici e con rese pressochè
stabili (ql. 35 / Ha), ha prodotto nel 2011, in base alle stime COCERAL, 7.350.000 ql. di soia con la
quale si riesce a coprire solo il 25% dei consumi interni ma non delle farine dove l'import copre una
più larga fascia di consumo. Le aree più vocate a livello nazionale risultano il Veneto, l'EmiliaRomagna, il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia.
Per quanto concerne i mercati le quotazioni della soia (e così quelle di farina e oli) a livello
nazionale mostrano una evoluzione in linea con quella internazionale presentando una crescente
volatilità dei prezzi in questo ultimo decennio, sia pure su toni minori rispetto ai cereali. La
concentrazione della domanda e dell'offerta di soia in pochi grandi paesi, ha accentuato detta
volatilità sia come variazione assoluta che come rapidità dei cambiamenti. Gli agricoltori per questo
prodotto, anche per riduzione di una protezione commerciale, hanno scarse capacità di controllo dei
prezzi legati a fenomeni che condizionano non solo il flusso fisico della merce ma anche i timori e
le attese degli operatori.
La soia è coltivata di più nelle aziende di grande e media dimensione più per motivi agronomici che
di reddito. Le piccole preferiscono di più il mais, più redditizio e nonostante i costi più elevati e le
penalizzazioni dovute a Micotossine e Diabrotica.
In ambito regionale la produzione di soia, nel 2011 è risultata di ql. 703 mila di cui il 74,5 % in
provincia di Ferrara. Seguono, a notevole distanza Bologna (7,6 %) e Modena (5,6 %). Ravenna ha
concorso con il 2,8 %.
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La superficie coltivata a soia in Regione è risultata nel 2011 di Ha 22.440 con una resa / ettaro di ql.
31,3 /. E pertanto con un incremento del 6% come superficie e flessione dell'11% come produzione.
Girasole (alimentare) - La coltura ha fatto registrare, in provincia un incremento di superficie nei
confronti del 2010 (da Ha 1.985 a Ha 2.170 e pari al 9,3 %). A ciò si accompagna un calo delle
rese: da ql. / 35,6 a ql. 28,0 (-21 %) per cui ne è derivata una P.L.V. / ettaro di € 952 inferiore del
26% a quella dell'anno 2010 che può considerarsi in sintonia con i valori medi delle annate
precedenti. Il girasole è coltura a cui sono destinati, a differenza della soia, terreni marginali e
poveri per quanto riguarda la realizzazione di redditi elevati. Nel 2011 le rese, largamente inferiori
alla media, sono dovute, come dianzi accennato per la soia, a ritardi nelle semine e a stress idrico
dovuto a carenza di piogge e forti calori estivi. E' coltura comunque facile da gestire comportando
bassi costi colturali e scarso impatto ambientale. E' soggetta, come dianzi accennato per la soia, a
forte volatilità dei prezzi per cui offre scarse garanzie in merito alla stabilità del reddito. Scarsi
risultati, sul piano economico, si sono conseguiti con la destinazione del prodotto ad uso non
alimentare (bioenergie).
In ambito regionale si è registrato un calo complessivo dei quantitativi ottenuti (-4,5 %) determinato
dalla riduzione delle rese unitarie per ettaro (-10,7 %) a cui si è sommata la diminuzione delle
quotazioni medie (-5,8 %).
La superficie è passata dai Ha 4.398 a Ha 4.721 (+ 7,3 %); le rese unitarie sono scese da ql. 31,7 /
ettaro a ql. 28,3 / ettaro (-10,7 %), la produzione è scesa del 4,5 %.
La produzione mondiale di girasole, in base alle stime USDA, si aggira in 35 milioni di tonnellate
con un incremento del 14% nei confronti dell'anno precedente. Questo è dipeso da un incremento,
sia della superficie che delle rese. In ambito UE la superficie è stata stimata in Ha 2.281.000, la resa
media in ql. 16 / ettaro.
La coltura si concentra in prevalenza nei paesi dell'Est (Russia, Ucraina) i quali, nel 2011, hanno
realizzato un buon raccolto.
Le quotazioni si sono mantenute in provincia di Ravenna su buoni livelli fino al mese di settembre
(39 € a ql.) e da agosto in poi hanno avuto un cedimento del 25% portando il livello medio, a ql., sui
31-33 € e con una media su base annua di € 33,6. Alla flessione ha fortemente contribuito la
abbondante offerta di prodotto sul mercato a livello internazionale. All'inizio di novembre, il prezzo
del girasole si è attestato attorno ai 34 € a ql. (-7.35 % rispetto ad analogo periodo del 2010).
In ambito nazionale si sta rilevando una contrazione degli investimenti i quali interessano
maggiormente le regioni del Centro dove la coltura occupa il 75 % della superficie totale. Le aree
del Meridione e le isole sono meno interessate a questa coltura comunque di più di quelle del Nord
Italia.
La provincia di Ravenna, in relazione all'utilizzo dei terreni marginali della zona litoranea, occupa il
primo posto in Regione come produzione di girasole (circa il 36,1%) seguita da quella di Bologna
(21,9 %) e Ferrara (12,3%). Il prezzo medio, in ambito regionale, è stato stimato nel 2011, in € 34 a
ql. La superficie si è incrementata del 12,6 % nei confronti dell'anno precedente; le rese a ettaro
hanno avuto una flessione dell'11,8 %; la produzione raccolta si è ridotta del 0,7 %. Il 70 % della
superficie è collocata nella zona di pianura; il 28,5 % in collina e appena l'1,7 in montagna.
Modena (ql. 37 a ettaro), Ferrara, (ql. 35 / ettaro) e Parma (ql. 31,5 ql / ettaro) hanno realizzato le
medie più elevate. Il girasole è coltura che, in piccola parte, è destinata alla produzione di
bioenergie. Parte della superficiè è sottoposta al controllo dell'ENSE per conseguire seme ibrido, da
destinare alla semina.
Colza e ravizzone - Trattasi di colture che, dopo un rilancio verificatosi nel 2010, hanno avuto una
battuta di arresto.
Nel 2011 in provincia la superficie di Ha 540 si è ridotta a circa Ha 421 (-22%). La colza e' la
coltura che assume, fra le minori da olio, il ruolo principale ed è coltivata su Ha 242 con una
contrazione del 17,2 % sull'anno precedente. Si è invece incrementata del 12.4 % la resa a ettaro
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mentre la produzione, risultante dalle combinazioni superficie (in forte contrazione) e incremento
delle rese, ha fatto notare una flessione del 7,1%. La resa media a ql. si è attestata sui 32,7 ql a
ettaro. La produzione si è ottenuta per il 90% in pianura e per il 10 % in collina. Le province della
Regione massime produttrici sono risultate quelle di Ferrara (27,2 % della totale), Bologna (20,8
%), Modena (12,6 %). Seguono Forlì-Cesena (11,8 %) e Ravenna (11%).
Trattasi di colture che hanno una P.L.V. / ettaro inferiore a quella delle altre oleifere ma da
prendersi in considerazione in funzione della loro capacita a inserirsi nei piani colturali
migliorandone l'assetto con richiamo al principio della diversificazione delle attività aziendali.La
colza ha la possibilità di essere utilizzata nella produzione del biodiesel. E' coltura che presenta
anche vantaggi agronomici in quanto, seminata in autunno, pare abbia la capacità di meglio
affrontare l'alidore estivo. La colza presenta alto contenuto in olio (il 40%) e alquanto superiore a
quello della soia (18%). Sono in corso lavori di selezione con fini di miglioramento per via genetica
delle qualità agronomiche e qualitative della produzione.
ALTRE COLTURE PROTEICHE
(Fagiolo da granella, fava e favino da granella) - Vengono prese in considerazione solo le colture
utilizzate per la produzione di granella secca. Il pisello da seme l'abbiamo incluso fra le sementiere
mentre quello proteico, in considerazione dei bassi prezzi realizzati e non più compatibili, non si
coltiva più in provincia. La loro superficie si è comunque ridimensionata.
Il fagiolo da granella si è coltivato su Ha 21 (pari al 44,7 % della superficie regionale) con una resa
media stimata in ql. 26 a Ha. La provincia della Regione massima produttrice è risultata quella di
Ferrara con Ha 26 e con una resa / ettaro di ql. 35 e che, insieme a Ravenna, ha l'esclusività della
coltivazione. Più coltivata in provincia è la fava da granella (Ha 261) con una resa / ettaro stimata
in ql. 17,7 e una produzione complessiva pari a ql. 4.630 (19,6 % della regionale). In termini di
superficie investita Bologna, con 450 Ha, occupa il primo posto ma ha fornito rese molto basse (10
ql. / ettaro). Come volume di produzione prevale quella di Forlì-Cesena (41% del raccolto
regionale) seguita da Ravenna, Bologna e Rimini a conferma della notevole vocazionalità di questa
coltura in tutto il bacino romagnolo nel quale sono state realizzate le più alte rese. Trattasi, in ogni
caso, di colture a basso reddito che tuttavia presentano vantaggi agronomici come l'arricchimento
del terreno in azoto (in quanto leguminose), dai bassi costi colturali e scarso impatto ambientale.
Producono inoltre proteine vegetali OGM free con possibilità di migliorare la qualità dei mangimi.
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COLTURE FORAGGERE
Sono colture di notevole interesse in provincia non solo perchè costituiscono la base
dell'alimentazione di alcune specie animali (bovini, equini, ovicaprini) ma per i notevoli benefici
agronomici e per la sostenibilità ambientale che costituisce uno degli obiettivi a cui la PAC tende
maggiormente nel quadro di un rinnovato assetto dei piani colturali e di equilibrio delle condizioni
di vita del territorio rurale. La produzione di dette colture non trova, in provincia ragioni di totale
impiego in azienda, a differenza di altre, soprattutto della parte occidentale della Regione, a più
stretta vocazione zootecnica e legata al conseguimento di prodotti caseari tipici (grana) per cui parte
di essa viene destinata alla vendita previa essiccazione o trasformazione. Nel campo delle
interferenze ambientali non va trascurata la possibilità da parte di dette colture di sfruttare aree
marginali come quelle di terreni in quota (es. pascoli) proteggendoli dall'erosione e dal dissesto
idrogeologico. Le norme UE sul disaccoppiamento e del pagamento unico, che prevedono la
possibilità di poter spalmare i benefici pubblici a tutte le colture dell'azienda, hanno privilegiato le
foraggere consentendo loro di inserirsi bene nei piani colturali sfruttando i terreni lasciati liberi
dalla ristrutturazione del settore bieticolo-saccarifero, dalla soppressione del Set-Aside e dal
ridimensionamento di alcune colture come le fruttiviticole che trovano difficoltà a inserirsi nel
mercato in relazione alla cresciuta concorrenza sul medesimo di produzione estera. Trattasi di una
opportunità che, pur riconoscendo a questo gruppo di colture una più bassa redditività nei confronti
di altre che godevano di maggiori privilegi da parte dell'aiuto pubblico, (es. cereali) non deve essere
trascurata anche per il loro apporto nel processo di programmazione dei piani colturali delle aziende
agricole con fini di assicurare un migliore ed equilibrato assetto produttivo del territorio rurale e per
garantire un ulteriore valore aggiunto ai produttori.
Erba medica - E' coltura tipica tradizionale coltivata da tempo in provincia, così come in tutto il
territorio regionale, soprattutto dei terreni in piano, utilizzata per assicurare una equilibrata ed
economica alimentazione agli animali delle specie zootecniche maggiori, in grado di ben adattarsi
ai vari ambienti colturali, dai bassi costi di gestione e di inserirsi bene negli avvicendamenti
colturali come pianta miglioratrice della fertilita dei terreni (trattasi di leguminosa) e della loro
ricchezza in principi nutritivi (apporto di azoto e di sostanza organica). Fra gli altri pregi
agronomici assume rilevanza il risanamento dei terreni da parassiti e infestanti, il miglioramento
della struttura dei terreni e dell'utilizzo dei principi minerali grazie al suo apparato radicale capace
di svilupparsi in profondità, ecc.
La superficie a medica non ha subito sostanziali variazioni nel confronto della precedente annata e
valutabile, in base a stime sommarie, in 16-17 mila Ha con inclusa la metà della superficie destinata
a seme. La coltura non ha beneficiato, nel corso dell'annata, di condizioni stagionali favorevoli. Le
temperature sotto la media a inizio primavera hanno rallentato lo sviluppo della parte aerea per cui
il primo sfalcio si è effettuato in ritardo ed è risultato piuttosto abbondante, ma non per tutto di
buona qualità, per quanto riguarda la parte affienata poichè ostacolata dal maltempo. La carenza di
piogge, durante il periodo della tarda primavera e dell'estate, che si è prorogato a lungo fino a
ottobre, e le alte temperature sono risultate penalizzanti per lo sviluppo dei ricacci per cui ne è
risultata una resa in foraggio modesta ma di ottima qualità anche per quanto riguarda la parte
affienata. Le rese ad ettaro possono valutarsi in ql. 100. Il prodotto conferito ai disidratatori, per lo
più gestiti da cooperative assai presenti sul territorio del comune di Ravenna, risulta diminuito, nei
confronti del 2010, sia per le basse rese, causa la siccità, sia per decremento di superficie.
Il prezzo medio imputabile al fieno di tutti i tagli dell'annata a ql. si è assestato sugli € 10-11 a ql. di
prodotto imballato (in balle o balloni) franco azienda e quindi un po' inferiore a quelli dell'anno
precedente. Il prodotto conferito ai disidratatori ha realizzato attorno ad € 25-30 per ql. (€ 35-40 nel
2010). Ciò è da imputarsi, in particolare, alla maggiore incidenza dei costi fissi a ql. in dipendenza
della diminuita produzione.
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L'industria di disidratazione ha liquidato il prodotto del 2010 con importi medi variabili intorno a €
350-400 per Ha (-10% rispetto al 2009). A detto importo vanno sommati gli aiuti comunitari (230300 €). Occorre anche tener presente la possibilità, soprattutto negli ultimi anni di vita della coltura,
di destinare parte della superficie alla produzione del seme con conseguente miglioramento del
reddito aziendale. L'erba medica destinata alla disidratazione è in grado di fornire un reddito
competitivo con quello dei cereali, a cui vanno aggiunti i molteplici benefici di carattere
agronomico dianzi accennati fra cui quello di svolgere un azione antierosiva del terreno e di
consentire la copertura verde del territorio per tutto l'anno.
Con il prossimo 2012 verranno soppressi, sul piano degli aiuti, tutti i pagamenti accoppiati che
verranno inseriti nel pagamento unico aziendale compreso l'aiuto alla trasformazione dei foraggi
essiccati come previsto dalla riforma Health check. In questo modo l'aiuto alla trasformazione dei
foraggi essiccati, finora pagato ai trasformatori, verrà erogato direttamente agli agricoltori. I
beneficiari sono i produttori di foraggio che hanno consegnato il prodotto nell'ambito di un
contratto con l'industria di trasformazione o di una dichiarazione di consegna ad un disidratatore per
almeno una annualità nel periodo di riferimento 2005-2008.
Con il disaccoppiamento i produttori di foraggio avranno diritto a un compenso che aumenterà il
valore dei loro titoli.
Molti operatori della provincia che non hanno bestiame bovino o che producono medica in quantità
superiori alle esigenze alimentari dei loro allevamenti e che non consegnano il prodotto ai
disidratatori, affittano i loro medicai a terze persone che provvedono all'affienagione e al
dirottamento del foraggio ad altre province della regione dove l'utilizzo del medesimo è
maggiormente richiesto. In provincia la parte principale della produzione è rappresentata dal fieno
ma, in caso di commercializzazione, questo sistema comporta non solo rischi stagionali per la
qualità ma anche in termini di consumazione e per i più forti costi di trasporto nei confronti dei
prodotti disidratati (farina, pellet, ecc.). Le formulazioni di quelli immessi sul mercato hanno
caratteristiche differenti in grado di competere fra di loro oltre che con altri prodotti sostitutivi come
soia, pisello proteico, ecc.).
La superficie a medica in Italia, è stata condizionata dagli sviluppi e orientamenti della Politica
Comunitaria. Prima della riforma Fischer si era drasticamente ridotta; poi con il disaccoppiamento
si è avvantaggiata nei confronti di altre colture e la produzione commercializzata è aumentata e
altrettanto i ricavi per ettaro. Il rialzo delle quotazioni di cereali e oleifere hanno trascinato anche
quelli della medica il cui prezzo di mercato si è stabilizzato su valori superiori.
Il prodotto disidratato nel 2011 ha risentito assai meno di quello dell'anno precedente degli effetti
penalizzanti dovuti a condizioni climatiche poco favorevoli alla qualità.
In provincia circa il 15% della superficie è coltivata seguendo i principi della produzione integrata.
In quanto a varietà sono confermate quelle che da qualche anno hanno offerto i migliori risultati sul
piano della redditività quali 4 Cascine, Azzurra, Classe, Garisenda e Gea, e, fra le emergenti,
Emiliana.
In ambito mondiale si coltivano a medica 15 milioni di Ha di cui 11 milioni nelle Americhe e 2,5
milioni in Europa dei quali 1.475.000 nei paesi dell'UE e circa 2,5 milioni nei paesi balcanici.
In ambito UE l'Italia con i suoi 821.000 Ha è il paese dell'UE più forte produttore seguito da Francia
con 345.000 Ha, e Spagna, con 245.000 Ha.
In Italia la produzione foraggera, non consente ancora di pareggiare i redditi con altre colture più
vantaggiose sotto questo profilo qualora il prodotto non venga utilizzato sul posto per gli
allevamenti specie se in grado di fornire produzioni tipiche di alto valore legate al territorio
(formaggi, ecc.). Dove questo non è possibile si fa affidamento sul miglioramento che tali colture
apportano al terreno. Stando alla stima nell'ultimo biennio in Italia si sono ottenute produzioni
foraggere inferiori del 20% rispetto a quelle degli anni precedenti. Le produzioni di mediche
disidratate risultano diminuite ancora di più (-25%) e destinate prevalentemente a paesi esteri (per
lo più del nord Africa, Arabia Saudita) ma sempre con maggiore difficoltà data la forte concorrenza
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di altri paesi esportatori. Un ruolo importante è svolto dalla produzione del seme alquanto diffusa
nelle province romagnole.
In Italia l'erba medica è una produzione tipica della pianura Padana e delle aree in cui si è
sviluppata la zootecnia. Alla medica è riconosciuto un ruolo fondamentale nella composizione della
razione nutritiva dato il suo alto contenuto in proteine, in special modo se si tratta degli sfalci
successivi al primo nel quale abbondano le leguminose.
Dei circa 800 mila Ha coltivati a medica in Italia ben 302 mila sono collocati nella nostra regione
(38%) di cui 90 mila destinati alla disidratazione. In Italia la produzione complessiva di prodotto
disidratato è di 8 milioni di tonnellate. Le principali regioni produttive risultano l'Emilia-Romagna,
le Marche, il Veneto, la Lombardia, il Lazio e l'Umbria. Risultano occupate 15 mila persone di cui
10 mila agricoltori e, i rimanenti, terzisti e dipendenti. In ambito regionale la provincia che nel 2011
ha prodotto più foraggio è risultata quella di Modena (21,7 %) seguita da quella di Parma (19,5 %) e
da quella di Bologna (15,3 %). Ravenna ha concorso con il 9,1 %. Per questa provincia l'erba
medica costituisce l'unica coltura avvicendata monofita.
Per quanto concerne il mercato nazionale si è rilevato buon equilibrio dei prezzi con quelli del
2010. Le mediche disidratate in cubetti sono state valutate di 15 ai 18 € a ql. a seconda della qualità
(contenuto in proteine dal 14 al 17%) mentre quelle in balloni sono state quotate dai 19 ai 21 € a ql.
a seconda degli sfalci e delle caratteristiche merceologiche. I fieni pressati misti sono stati valutati
sugli 11-12 € a ql., e senza oscillazioni di rilievo nell'ultimo anno e per valori superiori per quelli di
sola erba medica di buona conservazione.
Altre foraggere - Vi sono inclusi gli erbai monofiti (zona di pianura), i prati permanenti e i pascoli
per quelli delle zone in quota.
L'unico erbaio monofita di rilievo per la provincia di Ravenna è risultato il mais ceroso la cui
superficie è stata stimata in Ha 780 dalla quale di è ottenuto una resa media in foraggio verde di ql.
700 / ettaro valutata € 2,50 il ql. Viene utilizzata una gran parte per il consumo locale previa
trinciatura e insilamento della pianta completa e raccolta allo stato di maturazione cerosa. Si
utilizzano, in prevalenza, cultivar di classe più elevata in quanto più produttive ma di raccolta
tardiva. Per ottenere un pastone di valore calorico superiore, e su una superficie più limitata, si
raccoglie il prodotto in uno stato di maturazione più avanzato utilizzando la sola pannocchia. Più
modesta è risultata la superficie a erbai polifiti di graminacee miste a leguminose (circa 480 Ha) che
hanno fornito una resa ad ettaro di 400 ql. di foraggio verde. La superficie destinata a prato
permanente è stata valutata in Ha 1.600 con una resa di ql. 80 / ettaro di foraggio verde mentre
quella dei pascoli (povera) e su una superficie non variata sul 2010, è stata stimata in Ha 1.000 con
resa in verde di ql. 52 e tutta consumata sul posto con il pascolamento del bestiame (bovino,
ovicaprino, equino).
L'annata, salvo le buone rese di primavera, non ha potuto in seguito produrre più di tanto, grazie al
perdurare a lungo della siccità che ha rallentato lo sviluppo dei ricacci.
COLTURE SEMENTIERE
In considerazione delle sue condizioni ambientali, vocazionalità territoriale e professionalità degli
operatori, la provincia di Ravenna si impone come una delle più interessanti per la produzione delle
sementi e, per molte aziende, soprattutto delle zone estensive della pianura, costituisce un
importante fonte di reddito. Molte sono le società sementiere, soprattutto straniere, attratte dalla
buona qualità del prodotto locale.
Le ragioni della loro affermazione, in alternativa alle colture tradizionali, sono dovute a:
- miglioramento da parte di alcune di esse, dello stato fisico e chimico del terreno
- diversificazione delle colture e allungamento dei turni di rotazione
- buon inserimento nei piani colturali orientati alla conservazione ambientale, in sintonia con gli
orientamenti della UE, che si impongono in maniera sempre più rilevante
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- possibilità di utilizzare il terreneo lasciato libero da colture di cui si rilevano eccedenze di
produzione
- buone possibilità di utilizzo delle macchine riducendo, per alcune di esse, i costi produttivi.
La nostra Regione è da ritenersi all'avanguardia per quanto concerne la produzione di sementi e per
alcune di esse detiene il primato in ambito nazionale quali bietole portaseme, medica e altre
foraggere soprattutto graminacee e leguminose, frumento, orzo, girasole, soia e, in particolare,
varie colture ortive.
In questo capitolo sono proprio queste che vengono prese in esame, unitamente alle due di maggiore
incidenza sul reddito totale come bietola portaseme e medica da seme mentre, per quanto riguarda
cereali e oleaginose si è già detto, per quanto concerne aspetti agronomici e condizionamenti
ambientali, quando si è parlato di dette colture ma destinate ad altri usi.
Fino a poco tempo fa il comparto sementiero aveva dovuto superare molte difficoltà per mancanza
di una legislazione che avesse definito, in modo chiaro, i rapporti fra produttori e ditte sementiere
per ciò che riguardava valutazioni della qualità modi di definizione dei prezzi, quantità da produrre,
metodi di coltivazione, garanzie, ecc. Le norme che sono state diramate ultimamente hanno chiarito
molti aspetti soprattutto per le colture di maggior rilievo ma hanno trascurato più a lungo quelle
delle orticole da seme ponendo i loro produttori alla mercè degli acquirenti più in grado di imporre i
loro metodi senza offrire le dovute garanzie e nonostante il lavoro svolto dalle loro organizzazioni
con fini rivolti al superamento di difficoltà tecniche e organizzative. D'altra parte le ditte acquirenti
hanno dato corso, con il trascorrere degli anni, a un processo di selezione delle ditte produttrici con
il fine di evitare che le medesime orientassero i loro conferimenti verso ditte private. Va anche
precisato che per alcune colture più importanti come bietola portaseme e ortive in genere era venuta
a mancare l'azione protettiva della UE ponendole alla mercè della concorrenza straniera che
interveniva sul nostro mercato con prodotto spesso non qualificato. Punti fondamentali, per
migliorare il settore sono stati quelli di diversificare in modo più razionale, le colture, migliorare la
professionalità dei produttori, assicurarsi manodopera più qualificata, maggiori investimenti di
capitali, fornire più garanzie in termini di germinabilità, purezza, genuinità del prodotto, minori
percentuali di scarto, miglioramento dei rapporti di filiera.
La legislazione finora diramata ha avuto, come fine, quello di potenziare e migliorare il comparto
con provvedimenti di vario genere come quello di cartellinare le sementi per fornire le dovute
garanzie anche in termini in esenzione di modifiche genetiche (OGM free), oltre che di purezza,
germinabilità, ecc. Fra di esse merita citazione la legge regionale n° 20/90 che detta norme per
evitare impollinamenti con polline estraneo e salvaguardare la purezza del seme di specie allogame
(barbabietole e varie ortive come ravanello, cicoria, cipolla, cavolo, zucchino).
Non sono interessate, a questo problema, le specie autogame: pisello, oleaginose, insalate varie, ecc.
Un certo rilievo si dovrà dare al biologico visto che quello prodotto in Italia è ritenuto superiore a
quello di altri paesi.
Tra i punti di debolezza del settore va segnalata la scarsa ricerca genetica che è sempre più attuata
all'estero.
Le colture sementiere, all'esame in questo capitolo, risultano fra quelle più sottoposte ai
condizionamenti climatici i quali, da un'anno all'altro, esercitano influenze diverse su rese e qualità
creando forti sbalzi sulla entità dei redditi.
L'annata 2010-2011 può ritenersi nel complesso positiva sotto questo aspetto e, comunque, assai
migliore di quella precedente.
L'andamento del comparto delle sementiere è seguito dalle principali Organizzazioni che operano in
questo settore come ENSE, CORMS, ecc. e con il supporto dei dati desunti dalla applicazione della
Legge Reg. n° 2/1998. La campagna che, come dianzi detto, è ritenuta soddisfacente, ha fatto
registrare un buon recupero di superficie e con prezzi stazionari, o in aumento, per alcune specie,
pur con la diversificazione riscontrata fra zone produttive diverse. Ad una stagione invernale
piuttosto piovosa è seguito un inizio di primavera freddo e umido che, tuttavia, ha consentito di
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realizzare la maggior parte delle semine e dei trapianti nelle epoche normali e di favorire la nascita
e i ricacci (caso della medica). Le temperature nel periodo successivo, e fino a giugno, sono
risultate favorevoli alla fioritura e alla fecondazione delle colture a trapianto primaverile, in quanto
propizie al lavoro delle api bottinatrici alle quali è riservato un ruolo di fondamentale importanza
per il successo delle sementiere. Con l'eccezione dell'ultima decade di luglio caratterizzata da alcuni
fenomeni temporaleschi che hanno complicato la raccolta di alcune colture come bietola portaseme
e lattuga, i mesi estivi sono risultati in genere caldi e asciutti fino ad agosto consentendo di
effettuare le raccolte tardive in condizioni ottimali.
I dati regionali, per quanto concerne superfici, hanno fornito incrementi per quanto riguarda bietola
portaseme (toccando i 4.600 Ha e con buone rese pur se non omogenee in rapporto alle zone)
cipolla, cicoria, cetriolo, zucchino, carota, medica, girasole.
Per quanto riguarda i cereali si è evidenziato un calo delle superfici coltivate a frumento, soprattutto
tenero, dell'orzo e un lieve incremento per quanto riguarda il mais. Buone le rese specie per girasole
(ibrido), cipolla, pisello, scarola, medica, e inferiori alla media per cavoli e brassicacee, lattuga,
coriandolo e spinacio; nella norma le altre. Non sono sorti problemi particolari per quanto concerne
lotta alle malattie, ma rilevata una crescita delle infestanti che interessano in special modo, le
colture biennali. I prezzi sono risultati in linea con quelli dell'annata 2009-2010, e in lieve crescita
solo per poche specie.
In ambito nazionale la superficie a sementiere nel 2011 è leggermente diminuita nei confronti
dell'anno precedente che aveva fatto seguito a un biennio nel quale si era evidenziata una lieve
crescita.
Nel 2011, in base ai dati ENSE, si è rilevato per il nostro Paese un investimento a sementiere di
circa 180 mila ettari di cui 110 mila destinati a cereali, 43 mila a foraggere, 19 mila a ortive e 3.800
a bietole portaseme.
La provincia di Ravenna, nel 2011, ha destinato alle sementiere una superficie pari a Ha 7.802 a
fronte di Ha 6.461 dell'anno precedente (+20,7 %) dalla quale si è ottenuta una P.L.V. complessiva
di circa € 20.518.000 e superiore del 43,7 % a quella del 2010 grazie al forte incremento di
superficie e della resa della bietola da zucchero portaseme. Ma anche medica, cicoria, rafano hanno
fatto notare buon aumento di P.L.V.
Da un confronto fra la P.L.V. ad Ha del 2011 (€ 2.629) e quella del 2010(€ 2.209) si è rilevato un
incremento del 19 % a giustificazione della ultima buona annata di produzione. Dal calcolo sono
esclusi cereali e oleaginose. La provincia di Ravenna concorre alla P.L.V. regionale per il 40%,
seguono quelle di Bologna (21%), di Ferrara (18%) e di Forlì-Cesena 9,6 %. Le province romagnole
producono il 54,6 % della P.L.V. delle sementiere (bietola, medica e orticole). Includendo anche
Bologna e Ferrara la percentuale sale al 93,3 %.
Prendiamo in esame di seguito le colture di maggiore interesse.
Bietola portaseme - La superficie coltivata a piantoni portaseme nel 2011 è risultata di Ha 2.712
(di cui piccola parte di seme ibrido) con un incremento del 54,2 % nei confronti del 2010 che aveva
fatto seguito a un incremento del 14,5 % rispetto al 2009 anno di forte contrazione per accumulo di
giacenze. Le rese ad ettaro, si sono attestate su valori di ql. 25 con punte di 25-30 ql. e quindi un po'
più elevati di quelli del 2010 (ql. 23) che furono giudicate piuttosto basse. Sono risulatati
confermati i prezzi del 2010 (€ 200 il ql.).
La P.L.V. ad ettaro è risultata di circa € 5.000 a cui si devono aggiungere premi e integrazioni e che
è da ritenersi una delle più elevate per il comparto delle colture erbacee. La bietola da seme è però
una delle colture che comporta i più alti costi colturali in termini di piantoni, conoscenze tecniche di
coltivazione, necessità di irrigazione, sistema di raccolta (striscie di prodotto nel conseguimento del
genetico vanno eliminate) da comportare notevole decurtazione del ricavato. Le condizioni
climatiche sono risultate favorevoli, pur con qualche problema nel trapianto delle piantine causa la
frequenza di piogge, e ideali per fioritura e allegagione, e per dare corso alla raccolta senza
problemi. In Emilia-Romagna la coltivazione si attua su 4.600 ettari (di cui circa il 60% in provincia
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di Ravenna) e a cui praticamente si deve tutta la produzione italiana. In regione la coltura si attua
esclusivamente nelle province di Ravenna, Bologna, Ferrara e, in piccola parte, di Forlì-Cesena.
Il prodotto ottenuto è da ritenersi tutto monogerme genetico che sostituisce il monogerme tecnico
ottenuto dalla disgregazione dei glomeruli plurigerme per separare i semi e creare le condizioni per
una più conforme disposizione delle piantine sul terreno senza la necessità di dover procedere al
diradamento.
La qualità del seme è risultata soddisfacente. Va tuttavia rilevata la sussistenza di un buon livello di
scarto e di un sufficiente grado di germanibilità e purezza fisica.Tenute presenti le caratteristiche di
nuovi genotipi si stanno affermando nuovi tipi di contrattazione che, a parziale garanzia, prevedono
il riconoscimento, al produttore, di un importo minimo ettariale garantito. Nella definizione dei
contratti le ditte acquirenti obbligano i produttori a ricorrere all'irrigazione al fine di garantire al
seme un maggior calibro e di ridurre la percentuale di scarto. Importante, per la qualità del seme, è
di possedere scarso contenuto di umidità.
Con il ridimensionamento della superficie da coltivare a bietola a seguito della riforma del mercato
del settore bieticolo-saccarifero, si è contratta la domanda di seme bietola e tutto questo ha portato
alla eliminazione delle ditte produttrici di sementi non in grado di offrire garanzie e sostenibilità
sufficienti per continuare nella produzione di questo tipo di seme.
Con le nuove acquisizioni della tecnica, si sono ridotte le dosi di seme da impiegare per Ha (1,5
unità di 100 mila semi, anzichè 2 unita').
Le piantine sono state collocate a dimora alla distanza, fra le file, di 75 cm, in numero di 35 mila
per Ha, alternando 6 file di piante femminili (produttrici del seme) con 2 maschili da eliminare,
queste ultime, a impollinazione avvenuta. La raccolta si è effettuata nel periodo metà luglio-primi di
agosto tramite taglio dei piantoni con falciatrice e passaggio con la trebbiatrice con pick-up dopo
essiccamento in campo per 4-5 giorni.
Non rilevati attacchi parassitari di rilievo. Il prodotto è stato ben assorbito da ditte straniere e
italiane e con prezzi variati in rapporto alle medesime ditte: C.S.I.S., Produttori sementi di Bologna,
Hilleshog, ecc.). I comuni del Ravennate, nei quali la coltura è più diffusa, sono quelli di Ravenna,
Lugo e Alfonsine.
Connessa alla produzione del seme si è affermata, da tempo, quella dei bietolotti con semina
autunnale e trapianto a fine febbraio - inizio marzo clima permettendo. Detta produzione si attua
preferibilmente su terreni sciolti della zona litoranea gestiti in gran parte dalla C.A.B. di Cervia. I
bietolotti temono l'effetto delle rigide temperature invernali che però non si sono avverate nel corso
del 2010/2011. La produzione è di circa 400 mila piantine per Ha ed un Ha serve per 10 Ha di
coltura.
Medica da seme - In base ai dati dell'ENSE la superficie destinata a medica da seme, in provincia,
nel 2011, è risultata di Ha 3.485, pari a circa il 20% di quella totale, e quindi con una buona
incidenza su quella nazionale (circa 20 mila Ha, di cui il 60% in Emilia-Romagna). Si tratta di un
lieve incremento nei confronti del 2010 (+5,5 %). Discrete sono risultate le rese (ql. 4,5 / ettaro) e
migliori del 2010 (ql. 4,2 / ettaro) anche se non del tutto in linea con la media storica poichè le
temperature elevate e i venti asciutti durante il periodo della allegagione hanno avuto incidenza
negativa.
Il prodotto è risultato di buona qualità e con buon livello di germinabilità. Soddisfacente il prezzo
medio realizzato sul mercato (€ 145 a ql.) e in lieve crescita nei confronti della precedente annata (€
140 / ql). Nel 2011 il prezzo si è considerato ancora comprensivo dell'aiuto accoppiato a cui vanno
sommate eventualmente altre entrate per il foraggio e il disidratato. Con il 2012 l'aiuto per il
prodotto certificato non sarà accoppiato ma incorporato nel pagamento unico aziendale, però si
auspica una revisione del prezzo in favore dei produttori.
Per la medica da seme, posta sotto il controllo dell'ENSE, oltre al ricavato del seme (circa € 650 a
Ha) ottenuto con la perdita di 2 sfalci di foraggio, si deve aggiungere il ricavato degli sfalci rimasti.
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Fra le varietà più diffuse per produrre seme prevalgono ancora Bella Campagnola, Prosementi
Bologna, Pomposa e Garisenda. Un ruolo molto importante nel conseguimento del seme è svolto
dalle api, in grado di produrre, con riferimento a questa specie, il tipico Millefiori. Importante è
anche, come si è vericato nel 2011, che la stagione non cagioni eccessivo sviluppo vegetativo alle
piante con pericoli di ricacci in contemporanea con la formazione del seme. Il seme prodotto è da
considerarsi di base o di prima produzione. Il premio finora concesso circa € 40-45 a ql. era
riservato, da qualche anno, alle sole varietà pure e non più all'ecotipo romagnolo al quale, in
passato, si era dato grande risalto per la sua adattabilità ai vari ambienti e per la sua produttività.
Ortive da seme - La superficie coltivata riservata a questo gruppo si è aggirata in provincia, nel
2011, sui 3.350 Ha pari a circa il 40% della regionale che a sua volta si aggira su circa la metà della
nazionale.
Si nota quindi, per Ravenna, un discreto incremento nei confronti del 2010 (70%). Alcune colture
assumono maggior rilievo fra le quali il pisello da seme, il rafano, le cicorie da seme e la carota.
Buona la presenza del prodotto ibrido, dai costi produttivi superiori ma che offre possibilità di
maggiori ricavi e che in provincia occupa circa 200 Ha di superficie e interessa, in particolare,
carota (per il 20% della coltura), cetriolo (69%), rafano (60%) e cicoria (8%).
Si tratta per lo più di colture che sono totalmente meccanizzabili consentendo di contenere i costi
produttivi entro limiti tollerabili.
I maggiori incrementi di superficie si sono ottenuti per cicoria da seme e rafano mentre se ne sono
avuti più lievi per senape, cavolo, cipolla e stazionarietà per le altre. Si è affermato da qualche anno,
il coriandolo.
L'andamento stagionale ha condizionato in modo differenziato le rese / ettaro con lievi aumenti,
rispetto all'anno prima, per cipolla, pisello da seme, cicoria e stazionarietà per le altre: cetriolo,
zucchino, cavolo, ecc. Alcune colture, così come avvenne nel 2010, sono state penalizzate da un
inizio di primavera freddo e umido che ha ostacolato il volo delle api durante la fioritura
determinando irregolarità di maturazione del seme. Questo, in particolare, per cavolo e brassicacee
autunnali. Buone, in linea di massima, le condizioni sanitarie, in special modo dove si è intervenuto
nella lotta seguendo i consigli dei tecnici. La produzione ibrida, anche quest'anno, è risultata
nettamente insoddisfacente e ciò conferma che la loro resa risente in modo notevole delle
condizioni climatiche del periodo primaverile. Le colture tardive (cicoria, carota) hanno trovato,
nella stagione estiva prolungata, condizioni favorevoli per le operazioni di raccolta e per ottenere un
seme di buona qualità e germinabilità. I prezzi si sono attestati su valori in linea con quelli del 2010.
Le ortive da seme, ancora più di medica e bietola da seme, sono colture in grado di creare problemi
in tema di valutazione della qualità del seme e della percentuale di scarto in cui confluiscono semi
di dimensioni minime o mescolati a impurità talvolta, come nel caso della cuscuta nella medica, di
natura parassitaria.
Pur rilevando la presenza di accordi di massima fra le parti non esiste ancora, fra le medesime, una
regolamentazione ben precisa che trovi una completa condivisibilità su quanto riguarda metodi di
produzione e di valutazione del prodotto. Sussiste, in altre parole, discordanza nell'esame delle
caratteristiche del prodotto poichè mancano talvolta precisi punti di riferimento che quai sempre
vede le società sementiere imporre il proprio potere contrattuale penalizzando il produttore. Il quale,
tramite le proprie Organizzazioni, aveva affidato i responsi per il controllo della qualità a ricerche di
laboratorio della Università di Bologna per avere più precisi punti di riferimento per quanto
riguarda la valutazione del prodotto pagabile e i prezzi da applicare. Metodo in buona parte
contestato dalle ditte sementiere che hano imposto metodi per loro più favorevoli.
In prosieguo di tempo la situazione è migliorata, ma non del tutto. Fra le altre cose si è reso
necessario programmare la quantità da produrre e di garantire al produttore un minimo di ricavato
in caso di fenomeni di perturbazione della quantità da produrre (es. danni da calamità atmosferiche
e di forte caduta dei prezzi di mercato). Sono stati altresì imposti, ai produttori, l'osservanza di
norme di coltivazione conformi alle necessità di avere prodotto avente caratteristiche in grado di
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ben figurare sul mercato (seme di buon diametro, germinabile e buona purezza) fra cui l'irrigazione,
lotta ai parassiti e alle malerbe, ecc.
Fra le colture del gruppo meritano di essere segnalate, seguendo un ordine di importanza, quelle
appresso accennate:
Pisello da seme - Fra le orticole da seme è la coltura di massima rilevanza in provincia occupando
1.100 Ha e quindi, presso a poco, come nel 2010 (Ha 1.179) e pari a circa un terzo dell'intero
gruppo. Anche nel 2011 l'andamento stagionale non è risultato favorevole per cui si è dovuto dare
corso a una semina ritardata. Le rese sono state insoddisfacenti, anche se lievemente superiori
rispetto al 2010. Il prezzo a ql. si è mantenuto in linea con quello dell'anno precedente (€ 42). E'
coltura totalmente meccanizzata e con notevoli vantaggi in quanto leguminosa.
Qualche danno è stato recato dalla carenza di piogge nel periodo preraccolta. E' coltura danneggiata
anche dalla fauna selvatica (piccioni).
Rafano da seme - Noto anche come ravanello giapponese in quanto il suo seme ha trovato
collocazione sul mercato del Giappone, dove questo paese lo utilizza per ottenerne una coltura di
cui si destinano le foglie a uso alimentare. Per disturbi creati all'apparato digerente si è ridotto
l'impiego e quindi anche l'importazione di seme. Nel 2011 si è coltivato in provincia su 674 ettari a
fronte dei 532 dell'anno precedente con rese di ql. 11 / Ha, e quindi sullo stesso livello del 2010 e da
ritenersi non buona. Altrettanto stazionari sono risultati i prezzi: € 130 il ql. Si coltiva
preferibilmente (50%) nei comuni di Ravenna ma con buona presenza anche in quelli di Lugo,
Faenza, Russi, Conselice, Bagnacavallo.
E' coltura molto danneggiata da passeracei che intervengono sui baccelli maturi. E' anche soggetto
ad attacchi di Nematodi e quindi non consigliato in rotazione con la bietola.
Cicoria da seme - La coltura si è fortemente incrementata come superficie: da Ha 347 a Ha 561
(+62%) mentre le rese si sono mantenute nella norma o leggermente superiori (ql.7 / ettaro).
Altrettanto dicasi per i prezzi (€ 240 / ql.). Favorevoli le condizioni climatiche nella fase finale del
ciclo per quanto riguarda la facilità di raccolta. E' coltivata per il 60% della superficie in comune di
Ravenna, ma con buona rappresentanza anche in quelli di Cervia, Bagnacavallo, Lugo.
Carota da seme - La supericie si è lievemente incrementata mentre stazionarie e soddisfacenti sono
risultate le rese (ql. 8 / Ha) e altrettando i prezzi (€ 240 / ql.). Anche questa coltura si è coltivata in
gran parte in comune di Ravenna (60%) ma con buona presenza anche in quelli di Cervia,
Alfonsine, Bagnacavallo.
Per quanto concerne le altre colture, e in termini di rese / ettaro buoni risultati si sono ottenuti per
cipolle (sia per le cv. tradizionali che per gli ibridi) e scarola, nella media per rucola, ravanello e, al
di sotto della media, per lattuga, spinacio, coriandolo e, soprattutto, per cavoli e brassicacee, in
special modo per quanto concerne gli ibridi.
Cereali da seme - In provincia i cereali destinati alla semina, sono stati inclusi, per quanto riguarda
i dati sulla coltivazioni e sulle produzioni, fra quelli destinati alla macina e sono gestiti da vari enti
(CONASE, SOLGEA, Consorzio Agrario) che operano sotto il controllo dell'ENSE, organo in
procinto di essere assorbito da altro Ente. Nel 2011 l'ENSE ha approvato, per la destinazione a seme
le seguenti superfici: frumento tenero Ha 2.480, frumento duro Ha 2.067, orzo Ha 308, mais Ha
110, Loietto Italico Ha 150 e così complessivamente Ha 5.115.
Le produzioni medie ad Ha sono risultate nettamente superiori per i cereali autunnali e stazionarie
per quanto riguarda il mais. La qualità del seme è risultata buona sia in riferimento al peso specifico
che alla germinabilità.
I prezzi dei suddetti cereali sono stati stabiliti, in genere, con contratti di riferimento a quelli della
Borsa di mercato di Bologna con l'integrazione di premi per i costi sostenuti nella selezione di
99
campagna, per i maggiori oneri sostenuti per stoccaggio, trasporto, ecc. per cui devono ritenersi
vantaggiosi nei confronti delle colture da macina.
I prezzi di riferimento per la liquidazione del prodotto sono quelli medi del periodo luglio-settembre
a cui vanno aggiunti i contributi per i maggiori costi aziendali. Il prezzo a ql., per le varie specie, si
può così quantificare: frumento tenero € 25,00; frumento duro, € 32,00¸orzo € 23,00.
Oleaginose da seme - Le colture destinate alla produzione delle sementi in provincia si sono attuate
su Ha 774 per ciò che conserne il girasole e su Ha 180 per quanto riguarda la soia. A livello
nazionale si è verificato un sostanziale incremento di dette superfici per l'anno in corso avendo
raggiunto 8400 Ha (+ 0,9% rispetto al 2010) per la soia, Ha 1.750 (+ 40%) per il girasole ed Ha 128
per la colza. L'aumento si è verificato anche per la regione Emilia-Romagna. Le rese produttive per
Ravenna sono risultate di molto inferiori a quelle del 2010; ql. 25/30 per la soia e ql 16-20 per il
girasole. Ciò, in dipendenza della totale carenza di piogge e di forti calori nel periodo di
conclusione del ciclo vegetativo. La valutazione degli investimenti, in provincia, risulta però di
difficile determinazione comprendendo anche produzioni da avviare alla trasformazione. I prezzi di
riferimento della soia sono quelli del trimestre settembre, ottobre, novembre delle borse di Bologna
e Milano a cui si aggiunge un incremento di € 3,00 a ql. come previsto dal contratto. Quelli del
girasole si attestano su valori molto più elevati per quanto riguarda gli ibridi. Tenendo conto che,
per i medesimi, si deve asportare un terzo della superficie con riduzione della produttività unitaria.
Nei confronti dell' anno precedente si sono avute per le 2 colture riduzioni che oscillano dal 20 al
40%.
In base alle statistiche fornite dalla Regione si possono così sintetizzare i dati produttivi ed
economici relativi a tutte le colture sementiere oggetto di produzione nel 2011. Quelle controllate
ed approvate dall'ENSE (cereali, oleaginose, erba medica, favino, pisello da foraggio, riso) si sono
attuate, complessivamente, su 32.926 Ha dai quali è derivata una P.L.V. di € 47.798.000. Ravenna
ha contribuito con 9.608 Ha e una P.L.V. di 12.474.000 € (e quindi € 1.452 / Ha) e pertanto con il
29% per quanto riguarda la superficie e il 26,1 % per ciò che si attiene alla P.L.V. del gruppo
ENSE. Ravenna detiene il primato, come superficie, per erba medica, (39,7 %), frumento tenero
(29,4 %), girasole (63,5 %), orzo (27,8 %). Bologna prevale per il frumento duro (37,4 %) seguita
da Ravenna (36,0 %) e Ferrara (14,6 %); Ferrara ha la prevalenza per Loietto Italico (90%), pisello
da foraggio (65,4 %), riso (80%) seguita da Bologna, nonchè per soia (74,5 %), pure seguita da
Bologna. Le percentuali di investimento maggiori si sono avute per la medica (26,7 %); seguita da
frumento tenero (25,5 %), frumento duro (17,4 %), Loietto Italico (9,2 %); soia (5,8 %), girasole e
orzo. Le 5 province orientali della Regione detengono da sole l'84,8 % della superficie e l'80,5 %
della P.L.V. Per quanto concerne la P.L.V. il primato spetta a Ferrara (26,6 %) seguita a breve
distanza da Ravenna (26,1 %) e da Bologna (24,3 %). Le rese medie si sono attestate sui seguenti
valori: erba medica ql. 5; frumento tenero ql. 68; frumento duro ql. 55; girasole ql. 15; mais ql. 50;
orzo ql. 53; soia ql. 32.
Per quanto riguarda il gruppo delle orticole da seme e la barbabietola da zucchero di cui alla L.R.
N° 2/98 la superficie impegnata è risultata di Ha 9.191 da cui è derivata una P.L.V. di € 61.532.000
e quindi con una P.L.V. / Ha di € 6.697. Il primato di questo gruppo come superficie complessiva,
spetta a Ravenna che detiene il 50% della superficie e il 48,5 % della P.L.V. seguita, per la
superficie, da Bologna (18%), Forlì-Cesena (14,7 %)e Ferrara (10,3 %).
Le province occidentali non coltivano sementiere di questo gruppo (solo Parma con circa 10 Ha di
cipolla). Dei 9.191 Ha coltivati il 50% spetta alla bietola portaseme seguita da rafano (14,7 %),
cicoria (10,6%), carota (8,5%), rapa (4,9%).
Ravenna detiene il primato come superficie per bietola da zucchero (58,8 %), Brassica yuncea (53,5
%), carota (39,4 %), cicoria (57,8 %), ravanello (50%), zucchino (48,4 %); Forlì-Cesena per le
bietole da taglio e costa (50%), Brassica Rapa (30,2 %); Rimini per cipolla (59,3 %). Le percentuali
di investimento maggiori si sono avute per bietola portaseme (50%) seguita da rafano (14,7 %),
100
cicoria (10,6 %), carota (8,5 %), rapa (4,9 %) e cavolo 3,5 %. In quanto a P.L.V. il primato spetta a
Ravenna (48,3 %) seguita da Bologna (18,2 %), Forlì-Cesena (14,6 %), Ferrara e Rimini.
Le rese medie a Ha si sono attestate sui seguenti valori: bietola da zucchero ql. 24, brassicacee da ql
12 a ql. 15, carota ql. 12,65, cavolo ql. 9,45, cicoria ql. 6,60, cetriolo ql. 4,0, ravanello ql. 12,
zucchino ql. 6,0. Il prezzo medio a ql. si è valutato in € 260 per la bietola da zucchero, un po'
inferiore per i tipi da orto, da € 77 a € 157 per le brassicacee, € 1.301 per la cicoria, € 517 per il
ravanello, € 792 per lo zucchino.
Da sottolineare, per quanto riguarda la P.L.V. regionale, unitamente agli € 109.330.910 ottenuti dal
prodotto regolato dalla L.R. n° 2/98 e controllato dall'ENSE si è aggiunto anche quello ottenuto da
altre sementiere pari a € 9.618.340 e così complessivamente, fino a raggiungere una P.L.V. per tutte
le sementiere di € 118.949.250.
101
COLTURE SEMENTIERE - PRODUZIONE ANNO 2010/2011 - PROV. DI RAVENNA
Bietola da seme
2.712
25
67.800
PREZZO
A Q.LE
IN Euro
200
Medica da seme (1)
3.485
4,5
15.682
145
2.273.900
Pisello da seme
1.100
19
20.900
42
877.800
Cicoria da seme
561
7
3.927
240
924.480
Rafano
674
11
7.414
130
963.820
Carota
299
8
2.392
240
574.080
23
14
322
82
26.404
115
9
1.035
102
105.570
Cetriolo
72
5
360
1.600
576.000
Zucchino
35
5
175
480
84.000
Cavolo
50
7
350
350
122.500
Cipolla
18
3
54
550
29.700
COLTURE
Brassica yuncea
(senape)
Brassica rapa
Altre (bietola da
costa e da foglia,
insalate, coriandolo,
ecc.)
TOTALI
SUPERFICIE RESA/HA
HA.(1)
Q.LI
400
PRODUZIONE
TOTALE Q.LI
--
--
--
9.544
(7.802)
P.L.V.
IN Euro
13.560.000
400.000
20.518.254
(1) Ai fini del calcolo della superficie si considera la metà di quella effettiva.
(Ha 1.742)
102
COLTURE ORTICOLE
Costituiscono per la provincia un importante tassello della sua economia agricola avendo, nel 2011,
concorso alla realizzazione del 27% della P.L.V. riferita all'intero comparto delle colture erbacee e a
circa il 9% di quella totale agricola. In termini di superficie la coltura si è attuata su Ha 7.707 di cui
circa 600 in secondo raccolto a fronte di Ha 7.597 (di cui circa 900 in secondo raccolto) e, quindi con un
incremento del 14% nei confronti del 2010. Questo, naturalmente, non tenendo conto della piccola
quantità delle produzioni orticole coltivate sotto serra alquanto più diffuse in altre province della
Regione e dei piccoli orti familiari.
L'incremento degli investimenti negli ultimi 30 anni riguarda un po' tutte le colture e questo si deve al
ridimensionamento della frutticoltura e, in particolare, della viticoltura, imposto dalla necessità di
rendere i mercati più equilibrati; dai costi elevati dei nuovi impianti; dai tempi piuttosto lunghi per
arrivare alla piena produzione, dai maggiori rischi derivanti dalla scelta di individuare le varietà più
idonee all'ambiente di coltivazione e alle richieste del mercato senza dover dar corso a drastiche
sostituzioni delle medesime in tempi brevi. Anche il recupero di superfici derivanti dall'abbandono del
set-aside ha avuto la sua influenza e, in particolare, la possibilità di poter disporre, soprattutto con
l'avvento del Canale Emiliano-Romagnolo, di maggiori quantitativi di acqua irrigua di cui, gran parte
delle ortive, hanno necessità per rendersi competitive anche di fronte alla concorrenza straniera.
In termini di P.L.V. si è passati da un valore di € 33.155.000 del 2010 a € 40.226.000 del 2011 (+ 21%)
grazie soprattutto all'apporto del pomodoro da industria, degli ortaggi da foglia e nonostante le flessioni
di patata e cipolla fortemente danneggiate dal calo dei prezzi. Per quanto concerne la P.L.V. / ettaro
valutata in € 5.650 si è avuto un incremento, sul 2010, del 12%.
Le colture di maggior peso economico sono risultate, ancora una volta, secondo l'ordine di importanza:
pomodoro da industria, patata, cipolla, pisello fresco, fagiolo, fagiolino e ortaggi da foglia (insalata,
bietola da costa e da orto, spinacio) e zucchine.
Alcune di esse come fagiolo, spinacio, bietola da taglio, cicoria, sono seminate in 2° raccolto in
successione ai cereali autunnali mentre altre di raccolta precoce si inseriscono molto bene nei piani
colturali con grande vantaggio per la redditività dei terreni. Molte di esse possono usufruire della
raccolta a macchina, con notevole risparmio dei costi. In linea di massima richiedono però forte impiego
di manodopera sia nelle operazioni di semina (o di trapianto) ma, soprattutto, in quella di raccolta e di
preparazione del prodotto per la vendita.
Richiedono anche notevole professionalità non solo nella gestione ma anche da parte di coloro che
svolgono lavori manuali. Si tratta di colture dai valori molto differenziati in termini di costi produttivi,
di prezzi e di redditività in rapporto alla specie, alle tecniche di gestione adottate, alla natura e fertilità
dei terreni ma con risultati complessivamente superiori a quelli delle altre colture erbacee (escluse le
floricole) considerato che la loro P.L.V. / Ha è stata valutata mediamente in € 5.650 a fronte, ad esempio
delle sementiere (€ 2.629), delle cerealicole (€ 1.584) e delle industriali (€ 1.280).
Per quanto riguarda le superfici nel 2011 si è evidenziato incremento per fagiolo fresco e fagiolino
mangiatutto, per patate, pisello fresco, pomodoro da industria, radicchio; decremento per bietole da orto
e da costa, melone e zucchine; stazionarietà per carota, cipolla, cocomero, fragola e lattuga. Per quanto
riguarda le rese a ettaro ai maggiori incrementi per pomodoro da industria, fagiolo da sgranare e
mangiatutto, cipolla, melone si è contrapposto un decremento per fragola, patata, lattuga, spinaci e
zucchine, mentre per quanto riguarda carota, pisello fresco, cocomero, radicchio si sono ripetuti i valori
della precedente annata 2010. Ma sono stati, in particolare, i prezzi che hanno inciso sui valori della
P.L.V. / Ha: in aumento per bietole da foglia, lattuga, pisello fresco e zucchine, in diminuzione per
carota, cipolla, cocomero, fragola, melone e patate e sugli stessi valori (o quasi) del 2010, per carota,
fagiolo da sgranare fresco, fagiolino.
103
Si è trattato di un annata da ritenersi non del tutto positiva per il comparto che si colloca, in quanto a
redditività, a metà strada fra quella accettabile del 2009 e quella pessima del 2010. A parte i prezzi sono
state le condizioni stagionali a creare i peggiori problemi sia per le piogge frequenti e abbastanza intense
verificatesi a fine inverno e inizio di primavera che hanno ostacolato la semina delle colture più precoci
per eccesso di umidità che per la carenza assoluta della stessa nel periodo dell'estate, soprattutto in
agosto. Carenza che si è protratta a lungo, accomunata a temperature torride che hanno provocato un
vero stato di stress idrico nel periodo di maturazione del prodotto. Ciò nonostante grazie al concorso
dell'irrigazione e alle ottime disponibilità di acqua accumulata in profondità, grazie anche alle nevicate
cadute durante il periodo invernale e alla presenza di una stagione favorevole nel periodo della raccolta
tardiva (caratterizzata da bassa piovosità e scarsa presenza di marciumi), la redditività si è orientata al
meglio. Nella norma, e senza l'insorgenza di problemi gravi, l'esito della difesa fitosanitaria in
particolare durante l'asciutta estate. Per quanto riguarda le difficoltà di semina in marzo vanno posti in
rilievo i problemi creati al pisello precoce per il quale non è stato possibile rispettare il calendario di
semina previsto dai programmi di produzione e consegna del prodotto alle industrie di lavorazione che
vanno scaglionate nel tempo in modo regolare e senza scompensi quantitativi. Varie colture orticole
hanno potuto beneficiare, come previsto dalle disposizioni della PAC da attuarsi nel periodo che
precede la nuova riforma, dell'aiuto disaccoppiato con possibilità di spalmare i titoli fin qui attribuiti ad
altre colture anche a quelle ortive. D'altra parte i premi finora attribuiti alle colture ortive vanno a finire
nel pagamento unico aziendale. Per la OCM ortofrutticola sono cambiate le norme di
commercializzazione. Circa il 70% della produzione della provincia è condotta seguendo i metodi della
produzione integrata mentre la produzione biologica è ancora poco rappresentata. Le calamità autunnali,
e in primo luogo le grandinate, hanno variamente colpito, anche in un modo non grave, alcune colture.
Con riferimento alla crisi dei prezzi di altre produzioni per la prossima campagna sono previsti aumenti
di investimenti per le ortive. Nella nostra provincia la produzione è indirizzata verso alcune industrie di
lavorazione quali COVALPA del gruppo Conserve Italia, OROGEL di Cesena, PROPAR e COOPFRUTTAGEL di Alfonsine. Fra i problemi di carattere generale da affrontare in provincia vanno
segnalati, per le orticole, quello di contenere i costi di produzione e di affrontare meglio le difficoltà di
inserimento sui mercati nazionali ed esteri dovute alla crescente meccanizzazione. Fra le linee da
seguire emerge pure la necessità di una migliore programmazione della produzione, la concentrazione
dell'offerta, la promozione e valorizzazione dei prodotti con l'impiego di tecniche appropriate e al
rispetto della sanità della produzione, il conseguimento di più equi rapporti di filiera. I dati di superficie,
rese ad ettaro, prezzi e P.L.V. relativi alle colture orticole della provincia sono quelli indicati nella
attigua tabella. Sono dati che non sempre coincidono con quelli rilevati per l'intero territorio regionale,
territorio per il quale il bilancio complessivo si è chiuso in modo abbastanza ottimistico avendo fatto
notare un aumento del valore della produzione su base annua di quasi il 7% e sul quale hanno pesato
notevolmente i notevoli cali delle quotazioni che hanno portato a pesante flessione della P.L.V. (-6,7 %)
che, per patate è risultata (-29%), per cipolla (-14%), per cocomeri (-50%), per asparagi (-12%), per
fragole (-27%), e per gli altri ortaggi (-11,5 %).
In quanto ai prezzi le flessioni sono risultate del 31,3 % per le patate, del 9,5 % per i fagioli, dell'1,8 %
per i piselli freschi, del 29,4 % per la cipolla, del 14,3 % per il melone, del 52,8% per il cocomero,
dell'11,4 % per l'asparago, del 16,7 % per le fragole, dell'1,5%per zucche e zucchine, mentre si sono
avuti incrementi per lattuga (18,2 %), finocchio (9,7 %) e stazionarietà per pomodoro da industria (0,2
%) e aglio. I prodotti della orticoltura hanno concorso, nel 2011, alla realizzazione della P.L.V. agricola
regionale con il 10%. La produzione regionale delle orticole si attesta sui 24.234.000 ql.; quelli della
provincia di Ravenna sui 2.484.000 ql. (circa il 10%). In vari casi all'aumento delle superfici o delle rese
si sono contrapposte diminuzioni dei prezzi (es. patate, spinacio); in altri si è verificato l'opposto (es.
bietole da costa e da orto, zucchine).
Si fornisce qui appresso una descrizione più dettagliata per quanto concerne le singole colture orticole
della provincia, in termini di produzione e di valore del prodotto venduto, seguendo l'ordine di
importanza.
104
Pomodoro da industria - E' la coltura che, nel 2011, si è imposta nettamente davanti alle altre,
compresa la patata che, nell'anno 2010, in termini di P.L.V., l'aveva preceduta. Si è coltivata in
provincia su Ha. 1.718 a fronte dei 1.536 dell'anno prima (+ 12%) con una resa di 850 ql. / ettaro
(+30%) e sullo stesso livello del 2010 per quanto riguarda i prezzi (€8,45 a ql.).
Ne è risultata una P.L.V. di € 7.182 ad Ha a fronte dei € 5.521 del 2010 (+31%) e ciò grazie alle
favorevoli condizioni climatiche registrate nel corso del mese di settembre che hanno consentito di
ottenere rese elevate smentendo le stime che fino allora prevedevano forti cali produttivi. Al forte
incremento di superficie, e di rese / ettaro, si è accomunato, come dianzi detto, stazionarietà dei prezzi
che hanno permesso di realizzare una ottima performance in termini economici. Si è quindi reso
possibile raggiungere risultati positivi in controtendenza con quanto si era verificato l'anno prima la cui
mediocrità è dipesa, soprattutto, dalle inclemenze stagionali fra cui le piogge continue della primavera,
che avevano comportato slittamento di semine e trapianti e le alte temperature estive che avevano
modificato la scalarità delle consegne con rischio di accavallamento fra produzioni precoci e medio
tardive. Nel mese di settembre si erano verificati fenomeni di marcescenza su bacche pronte per la
raccolta e intensi attacchi fungini sulle varietà tardive che avevano provocato forte discesa dei gradi brix
e perdita di prodotto che è rimasto sul campo. Non ne hanno risentito i prezzi nonostante le nuove
disposizioni della PAC abbiano penalizzato il comparto in termini di aiuti e la concorrenza sul mercato
di vari paesi fra cui la Cina, che si presenta con un prodotto di scarsa qualità seguendo metodi spesso
sleali.
Va rilevato che la discreta P.L.V. / ettaro realizzata nel 2011 si è ottenuta nonostante la presenza di una
stagione calda e secca nel corso della piena estate che ha creato qualche problema in termini di quantità,
ma favorito la qualità della produzione consentendo di realizzare un buon livello di gradi Brix (5,205,30) ai quali sono ancorati i prezzi superiori alla media (4,90) al contrario di quanto si è verificato nel
2010. Nella tabella predisposta per individuare i prezzi in base ai gradi Brix si prevede una forbice che
va da € 6,49 il ql. con i 4,10 gradi Brix a € 9,25 il ql. per i 5,70 gradi Brix.
Il prezzo è stato concordato a livello interprofessionale per l'intera area del Nord Italia tenendo conto
che il 2011, dopo una graduale riduzione del premio accoppiato durata 3 anni (equivalente nel 2010 a €
1.000 l'ettaro) si è avuto il primo annuo di applicazione del disaccoppiamento totale che ha comportato
(non per Ravenna) una sostanziale modifica delle condizioni di convenienza economica per gli operatori
agricoli dovuta, peraltro, anche ad altri fattori e non solo alle norme CE. Per garantire maggiore
tranquillità ai produttori, e continuità nella coltura, si rendono necessari adeguamenti strutturali e
normativi. E' prevista la necessità di un'unica programmazione fra i soggetti della filiera, di
provvedimenti per affrontare situazioni eventuali di crisi, di sovvenzioni per tutelare il prodotto
nazionale e di definizione di regole per la tracciabilità. Con la nuova OCM sussisterà l'obbligo di
indicare in etichetta l'origine del prodotto e il luogo di lavorazione. La produzione provinciale è
dirottata, per la lavorazione industriale, ad alcune industrie di trasformazione autorizzate a stipulare
contratti con il regime di aiuto che, in base alle nuove disposizioni, penalizza i produttori più di quanto
si è verificato finora. Dette industrie risultano FRUTTAGEL di Alfonsine, CONSERVE ITALIA
(Massa Lombarda), ITALFRUTTA. Verso OROGEL convergono le produzioni di Forlì-Cesena.
Le principali utilizzazioni del pomodoro da industria risultano concentrato, passato, triturato, pelati. In
quanto a patrimonio varietale prevalgono i tipi ibridi di cui è noto il più alto contenuto in gradi Brix e la
buona consistenza della polpa delle bacche. Fra le varietà ibride va rilevata la cv. Cimbre a frutto
allungato.
La semina si attua scalarmente da metà marzo a tutto aprile ma in genere si svolge, su tutta, o quasi, la
superficie, il metodo del trapianto delle piantine da vivaio nel periodo da metà aprile a metà maggio al
fine di formare impianti omogenei con poche fallanze, di maturazione contemporanea (ai fini di
assicurare una integrale utilizzazione delle macchine da raccolta) e dalle rese più elevate. Si è da tempo
consolidato l'impiego della irrigazione. Sono richieste circa 35 mila piantine per ettaro, da trapiantarsi a
macchina, con risparmi di mano d'opera. La raccolta si è effettuata, così come richiede l'industria,
scalarmente nel periodo fine luglio/agosto ed è proseguita fino a tutto settembre senza difficoltà e senza
perdite in campo. Della difesa fitosanitaria si è già detto nell'apposito capitolo. Per il prodotto di
105
maggior pregio (da pelati, biologico) si è concesso un premio di maggiorazione del prezzo che si aggira
su circa 1 € a ql. L'alto costo delle piantine, del trapianto e della raccolta incide in modo notevole su
quello complessivo di produzione. La Comunità assegna agli stati una quota nazionale da ripartire fra le
industrie che a loro volta, tramite le O.P. assegnano ai singoli soci le quantità da produrre: si rende
pertanto necessaria una programmazione articolata di anno in anno da servire di orientamento nelle
scelte. Il superamento delle quote produttive comporta reazione negativa sui prezzi. Il raccolto
dell'anno, oltre al buon numero di gradi Brix ha conseguito una buona resa sul piano industriale e anche
come sanità, colore del frutto, consistenza delle bacche e PH.
Allargando la valutazione delle produzione a territori molto più ampi delle province si può rilevare
quanto segue: nel 2011 sono stimate produzioni mondiali più basse rispetto al 2010. I massimi
produttori sono restati comunque gli USA (con 114 milioni di ql.) seguiti da Cina (62 milioni), Italia (47
milioni), Spagna e Turchia (con 20 milioni di ql. ognuna), Portogallo (con 12 milioni di ql.).
In base ai dati elaborati dall'ISTAT per il 2011 si è evidenziata una diminuzione degli investimenti a
livello nazionale di circa il 10,6 % (da 94.500 Ha a 84.450 Ha). Ciò è da attribuirsi al totale
disaccoppiamento degli aiuti alla coltura, in parte prevedibile perchè penalizzante per i produttori, e ai
deludenti risultati in termini reddituali della precedente campagna da orientare in sen so negativo gli
operatori nelle scelte di ordine colturale specie in un frangente di prezzi dei cereali particolarmente
sostenuti.
In ambito nazionale al decremento delle superfici si è contrapposto un incremento delle rese del 19,4%
con un valore medio di ql. 631,2 / ettaro che hanno trascinato ad un incremento del 6,7 % della
produzione complessiva.
Al nord Italia spetta il 45,3 % della produzione, al centro l'8,9 % e al Meridione il 45,8 %. Le regioni
principali produttrici risultano l'Emilia-Romagna con il 33% seguita, a breve distanza dalla Puglia
(31,6 %). Seguono Lombardia (9,5 %), Campania (5,3 %) Toscana e Basilicata (3,8 %). Le rese medie
ad Ha nel 2011 sono risultate di ql. 689 per il Nord; di ql. 651 per il Centro e di 579 ql. per il Meridione.
A livello di regione le rese più alte si sono avute per Umbria (ql. 729 / ettaro), Lazio (724 ql / ettaro),
Puglia (719 ql. / ettaro), Lombardia (ql. 709 / ettaro), Emilia-Romagna (ql. 702 / ettaro). Gli incrementi
produttivi maggiori per Campania, Toscana, Puglia ed Emilia-Romagna. In forte flessione quelle di
Marche e Sicilia.
L'Emilia-Romagna, oltre ad essere la regione che ha fatto registrare nel 2011 la migliore produzione per
il pomodoro da industria, è anche quella che ha evidenziato le minori oscillazioni in termini di rese
unitarie e superficie. Segno evidente della maturità del comparto e della professionalità dei suoi
operatori. Le superfici si sono ridotte soltanto del 3,4 %; le rese si sono incrementate dell'11% e la
produzione del 7,5 % passando dai 16,4 milioni di ql. ai 17,6 milioni del 2011.
Il prezzo base indicativo di riferimento per il 2011 è stato determinato dall'accordo tra le organizzazioni
di produttori del Nord Italia e l'Associazione industriale della trasformazione (AIIPA) e fissato in 8,8
Euro a ql. franco azienda produttore. L'incremento di prezzo di 18 € la tonnellata rispetto al 2010 è
scattato in considerazione del cambiamento delle compensazioni comunitarie a seguito del
disaccoppiamento totale dal 2011 con il concorso di un sistema premiante a beneficio di chi valorizza la
qualità del prodotto offrendo pomodori con basso contenuto di difetti. Per cui, tenendo conto dei
parametri che concorrono alla definizione del prezzo, questo è stato stimato, per la nostra Regione, in €
8,45 il ql. e quindi sul livello della precedente annata, per cui il bilancio della campagna del pomodoro
da industria per il 2011 si conclude positivamente con un aumento complessivo, su base annua, di
circa l'8%.
A livello di Regione la provincia che ha prodotto più pomodoro da industria è risultata, anche nel 2011,
quella di Piacenza con il 39,7 % della produzione e il 39,6 % della superficie, seguita da Ferrara (32,5 %
della produzione e 27,5 % della superficie), da Parma (15% della produzione) e da Ravenna (8,3 % della
produzione e 6,9 % della superficie). Ravenna è anche la provincia che ha fornito la resa più alta (ql.
850 / ettaro) seguita da Ferrara e Piacenza. In termini di variazione Ravenna ha fatto registrare un
aumento di superficie dell'11,8 % su base annua; del 29,8 % delle rese / ettaro e del 45 % della
produzione. I massimi incrementi di superficie si sono verificati per Reggio Emilia (+17,8 %) seguita da
106
Ravenna e Rimini; della resa, per Bologna (30,1 %), seguita da Ravenna (29,8 %) e Ferrara (23,0 %)
mentre Modena ha fatto registrare una diminuzione dell'11,9 %. I massimi incrementi di produzione si
sono verificati per Ravenna (45,1 %) Ferrara e Reggio-Emilia. Dopo il periodo transitorio di 3 anni di
disaccoppiamento parziale la campagna regionale del pomodoro del 2011 si è conclusa positivamente.
L'Italia importa più pomodoro di quanto ne esporti e soprattutto dagli USA. Hanno subito una battuta di
arresto le importazioni della Cina a seguito dei problemi creati con l'arrivo di prodotto di scarsa qualità e
trasparenza. In compenso esportiamo prodotti finiti consentendo, grazie al maggior valore aggiunto, di
bilanciare il conto.
La produzione regionale di pomodoro da industria dai 16.369.000 ql. del 2010 è salita ai ql. 17.598.000
del 2011 con un incremento del 7,5 %. Per Ravenna, grazie a un ottima performance delle rese / ettaro e
al considerevole aumento di superficie l'incremento è risultato, come dianzi detto, del 45%. Le aree
preferite sono state quelle di Filo e Longastrino in contiguità al territorio ferrarese.
Patata - In provincia si è coltivata nel 2011 su 1.076 Ha a fronte dei 960 Ha della precedente annata (+
12 %) con una resa / ettaro di 400 ql. (- 9,7%), valutata € 16,5 il ql. (- 9,7% sul 2011) da cui è derivata
una produzione di ql 430.400 (+ 1,2 % nei confronti del 2010). La P.L.V. / ettaro è risultata di € 6.600 a
fronte dei 10.632 € del 2010 e quindi con una flessione, su base annua, di circa il 40%. A detta flessione
hanno concorso:
1) le avverse condizioni atmosferiche, quali le piogge ripetute del mese di marzo-aprile, accomunate a
temperature sotto la norma che hanno procrastinato le semine e provocato ritardi di sviluppo. Inoltre il
periodo precedente la raccolta, caratterizzato da temperature molto alte e carenza di piogge, ha
aggravato ancora di più la fisiologia delle piante;
2) la caduta dei prezzi dovuta alla presenza di un prodotto non sempre di buona qualità, nonostante gli
scarsi danni da malattie;
3) concorrenza, sul mercato, di prodotto estero più qualificato ed in crescita rispetto all'anno 2010.
I prezzi più sostenuti erano da imputare anche al calo delle importazioni per scarsità di offerta a livello
europeo considerato che Francia, Germania e Russia, nostri fornitori, avevano fatto segnare una forte
riduzione produttiva causa la siccità estiva di detta annata.
La coltura si è fortemente incrementata in provincia nell'ultimo decennio ed è coltivata nelle zone
contigue a quella di Bologna (Massa Lombarda, Conselice) dove, grazie all'ambiente più vocato, alla
organizzazione produttiva e commerciale e professionalità dei produttori, è in grado di fornire
produzioni più elevate e di qualità migliore che trova conferma nella coltivazione della ormai nota
"patata al selenio".
La coltura ha il pregio di essere totalmente meccanizzata sia nella fase di messa a dimora dei tuberi che
in quella di raccolta. Il crescente ricorso alla irrigazione ha prodotto forti incrementi delle rese rispetto
al passato. La produzione locale si ottiene in prevalenza con l'impiego di cv. a pasta gialla (es Primura)
e più idonee per l'industria. In quelle a pasta bianca, migliori come qualità e più idonee al consumo
fresco, si conferma la validità della Kennebec che tuttavia è meno produttiva.
In ambito regionale sono stati coltivati, nel 2011, poco meno di 6.000 ettari a patata con una resa media
di ql. 380,7 a ettaro di tuberi (+ 2,3 % sul 2010) e con una produzione superiore del 3,5 % su base
annua. I maggiori incrementi di superficie si sono avuti nelle province di Ferrara (+ 36,2 %), Parma (+
20,8 %) e Ravenna (+ 2,1 %). Forti, invece i decrementi per Piacenza (-37,5 %) e Modena (-34,3 %).
Forti gli incrementi delle rese per Ferrara (+16,7 %) e flessione per Piacenza (-10,7 %) e Ravenna (-9,7
%). La produzione complessiva (P.L.V.) si è incrementata maggiormente per Ferrara (+58,9 %) e
Parma. In forte calo per Piacenza (-44,2 %) e Modena (-36,8 %).
In quanto al mercato la campagna di commercializzazione risente della ripresa dei volumi produttivi
della patata da consumo fresco in Europa dopo che nel 2010 si erano registrate rese produttive inferiori
alla media (siccità). Tutto questo ha provocato un forte calo dei prezzi medi su base annua (circa il 30%)
per cui il calo complessivo della P.L.V. si è attestato sul 28,9 %.
I prezzi rilevti dalla Camera di Commercio di Bologna nel periodo della raccolta, alquanto
insoddisfacenti, si sono attestati sui seguenti valori:
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per le patate precoci (raccolta in giugno-inizio luglio) € 0,27-0,32 a kg se di prima qualità; per le
successive € 17-19 a Kg se di prima qualità. Ad ottobre per il prodotto di prima qualità, in sacchi da 5
Kg, € 0,30-0,33 a Kg (commercio all'ingrosso).
In quanto alle produzioni, i quantitativi più elevati si sono ottenuti nella provincia di Bologna (49,6 %),
Ferrara (23%) e Ravenna (19%).
Pisello verde da industria - E' l'ortiva più estesa in provincia come superficie unitamente al pomodoro,
in quanto coltivata, nel 2011, su Ha 1.675 (Ha 1.466 nel 2010) fornendo una resa media di ql. 52 ad Ha
(ql. 53 nel 2010) di prodotto sgranato, venduto al prezzo medio di € 31 a ql. (€ 28,5 nel 2010) e con una
P.L.V. / ettaro di € 1.612 superiore a quella del 2010 di circa il 7% che era da considerarsi decisamente
negativa. Trattasi pertanto di una annata non troppo soddisfacente anche perchè le piogge di inizio
primavera hanno penalizzato le semine da effettuarsi in base ai programmi concordati predisposti in
sintonia con i tempi di ritiro da parte delle industrie in modo da garantire uniformità e continuità di
lavoro da parte delle medesime e ridurre i costi. Danni di rilievo sono da imputarsi anche ad attacchi
parassitari fra i quali hanno primeggiato la Peronospora nella fase iniziale, e l'Oidio durante la torrida ed
asciutta estate.
Va però precisato che la coltura offre indubbi vantaggi di carattere tecnico ed economico: possibilità di
una totale meccanizzazione, ciclo breve da consentire l'attuazione di un secondo raccolto, buon
inserimento nella rotazione, miglioramento della fertilità del terreno in quanto leguminosa, mediocre
sfruttamento del medesimo, buona rusticità. Nella scelta delle varietà vanno tenuti presenti tutti questi
dati preferendo quelle con baccelli a maturazione contemporanea quali si convengono a una raccolta
meccanizzata. Il prodotto viene utilizzato, una volta sgranato, per il consumo diretto, oppure sottoposto
alla surgelazione. A penalizzare i risultati hanno concorso non solo le basse rese ma anche la scarsa
sostenutezza dei prezzi. Nella scelta delle varietà è opportuno tener conto delle caratteristiche di
adattamento all'ambiente di coltura e alla brevità del ciclo vegetativo.
Con riferimento al territorio regionale nel 2011 si sono coltivati Ha 5.470 di pisello fresco che hanno
fornito una resa media di ql. 56,7 ad Ha per un quantitativo di 310.149 ql. venduta al prezzo medio di €
28,50 il ql. e quindi pari a € 8.839.246. La provincia che ha prodotto più pisello fresco è risultata, nel
2011, Ferrara (48,4 %) seguita da Ravenna (39,8 %). Nelle altre province la produzione si è ridotta
notevolmente. I comuni della provincia di Ravenna dove il pisello è più coltivato risultano quelli di
Ravenna, Alfonsine, Bagnacavallo.
Cipolla - Si è coltivata, in provincia, nel 2011, su Ha 823 e pertanto sugli stessi livelli del 2010 (ha 817)
fornendo, anche in questo caso, una media presso a poco analoga (ql. 390 / ettaro anzichè ql. 380).
Le rese, comunque, sono variate da ql. 380 a ql. 550 a seconda della varietà. Discreta la qualità, salvo
qualche partita di tipo gialla e bianca non frigo-conservata. In forte flessione i prezzi valutati
mediamente sui 12 € a ql. a fronte dei 17 della precedente annata.
Ne è derivata una P.L.V. / Ha di € 4.680 e quindi alquanto inferiore a quella del 2010 (€ 6.300) e con un
decremento del 25%. Si tratta pertanto di una annata negativa imputabile alla caduta delle quotazioni di
mercato le quali sono risultate differenziate in rapporto alle varieta'. Quelle delle cipolle precoci hanno
variato da € 0,18-0,21 a Kg per le cipolle gialle; da € 0,22-0,26 per le bianche. Per quelle di maturazione
media da € 0,12-0,14 per la bianca, da € 0,10-0,12 per la dorata e da € 0,14-0,15 per la rossa. Per il
commercio all'ingrosso la Camera di Commercio di Bologna, per cipolla di prima qualità, in sacchi da
10 Kg. da valori che, a seconda della varietà, hanno variato da € / Kg 0,23 a € / Kg 0,38. La più coltivata
è risultata la gialla (dorata) più adattabile all'ambiente ma dai prezzi inferiori. La sua area di
coltivazione si è stabilizzata dopo una crescita decennale. Il prodotto sta subendo sul mercato la
concorrenza di quello estero. La semina si effettua in febbraio e il raccolto in luglio agosto. La stagione
ha avuto effetti negativi all'inizio, contrassegnata da piogge frequenti, e durante la fase della
maturazione a seguito della siccità. Necessaria la irrigazione. La coltura è quasi totalmente
meccanizzata, compresa la raccolta; i bulbi estirpati si lasciano essicare sul campo per qualche giorno
poi si raccolgono con nastri.
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La coltura ha subito danni da crittogame, specie Batteriosi a cui hanno seguito marciumi. Notevoli sono
risultate le infestazioni di Tripidi. Scarsa la competitività nei confronti delle infestanti da richiedere
interventi. Negativo è risultato il bilancio della coltura anche in ambito regionale. All'incremento su
base annua di superficie (+8,7 %) e delle rese unitarie (+11,9 %) con conseguente aumento della
produzione (+21,6 %) si è contrapposto un andamento delle quotazioni, in deciso ribasso (-29,4 %) con
una contrazione della P.L.V. di circa il 14% sulla media annua.
La provincia di Bologna, con circa il 50% della produzione, è quella dove la coltura ha la massima
diffusione. Seguono Ravenna (21,5 %) e Piacenza (15,2 %). Le rese massime si sono avute per Bologna
(ql. 450 a ettaro) seguita da Modena e Piacenza. La Regione ha rilevato, per Ravenna un incremento di
superficie dello 0,7 %; delle rese del 2,6 % e della produzione del 2,3%. Ha registrato, per quanto
riguarda la superficie, la presenza di 3.482 Ha, una resa media di ql. 429 / Ha e una produzione
complessiva di ql. 1.492.500. I comuni della provincia di Ravenna dove la superficie coltivata è risultata
più alta sono stati quelli di Ravenna, Conselice, Massalombarda e Lugo.
Aglio e Scalogno - Dopo anni in cui dette colture avevano assunto un ruolo di marginalità per esse, si
rileva, attualmente, un ruolo di maggior rilievo e le statistiche danno per presenti, in provincia, per la
prima volta nel 2011 Ha 22 di superficie coltivata ad aglio con una resa di ql. 84,50 ad Ha e una
produzione di ql. 1.860. L'annata è risultata discreta sotto il profilo della quantità prodotta grazie a una
stagione favorevole nel momento di svolgimento delle fasi più importanti del ciclo di sviluppo: dalla
semina (autunno) alla raccolta (giugno-luglio).
Gli alti costi sostenuti, soprattutto per quanto concerne la raccolta e sistemazione dei bulbi di aglio
(trecce), trovano compenso negli alti prezzi realizzati nella vendita e conseguenti valori della P.L.V. /
ettaro pari a circa 15-16 mila €.
Con l'aglio ha assunto interesse lo scalogno specie con la varietà autoctona "Scalogno di Romagna"
insignita del marchio IGP dell'UE e molto utilizzata per aromatizzare cibi e bevande.
In ambito regionale nel 2011 il notevole incremento delle superfici ad aglio (+34%) e il buon
andamento delle rese unitarie (+5,6 %) hanno portato a un incremento delle produzioni del 41,6 %. La
performance produttiva del 2011, aggiunta a quella altrettanto positiva di quella delle due annate
precedenti, ha portato a un raddoppio della produzione nel corso dell'ultimo triennio. Tenuto presente
che, sul piano della commercializzazione, i prezzi medi (€ 185 a ql.) si sono mantenuti stabili, ne è
derivato un incremento della P.L.V. direttamente proporzionale a quanto rilevato per i quantitativi (oltre
il 40%). In Regione si è coltivato ad aglio nel 2011 (compreso lo scalogno) una superficie pari a Ha 531
con una resa media di ql. 118,6 ad Ha e una produzione totale di ql. 62.972. Le province di massima
produzione sono risultate: Piacenza (con il 45,5 % della totale), seguita da Ferrara (con il 35,8 %),
Bologna, Parma e Ravenna (3%).
Fagiolo fresco da sgranare e Fagiolino (Mangiatutto) - Il fagiolo Mangiatutto (fagiolino) si è
coltivato in provincia, nel 2011, su Ha 800 (di cui Ha 430 in secondo raccolto) per il quale si è stimata
una resa / ettaro di ql. 71 per il primo raccolto e di 80 q.li per il secondo raccolto. La produzione di circa
60 mila ql. ottenuta, venduta al prezzo di € 29 a ql. se in primo raccolto ed € 24 a ql. se in secondo,
hanno fornito una P.L.V. di circa € 1.620.000 pari a € 2.025 a Ha.
Il fagiolo da sgranare (Borlotto) si è coltivato su Ha 200 (di cui 80 in secondo raccolto) da cui si è
ottenuta una resa di circa ql. 50 ad Ha.(di ql. 54 / Ha per il primaverile e ql. 42 a Ha per l'autunnale)
valutati sul mercato € 45 a q.le il primaverile ed € 41 a q.le l'autunnale, per cui ne è derivata una
P.L.V. / Ha di € 2.150.
Il raccolto autunnale, pur penalizzato da un lungo periodo di siccità, ha consentito al Borlotto, grazie ai
prolungati interventi irrigui, di ottenere rese superiori a quello di primo raccolto che ha dovuto
affrontare più gravi problemi iniziali di natura stagionale e fitosanitaria in contrapposizione a quanto si è
verificato per l'autunnale.
Le quotazioni in entrambi i casi (Mangiatutto e Borlotto) sono risultate migliori per il primaverile. Ne è
derivata pertanto una P.L.V. / ettaro superiore, anche se di poco, a quella del 2010 valutata in € 1970 /
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ettaro per il Borlotto e € 1.620 / ettaro per il mangiatutto. Si tratta comunque di risultati alquanto
inferiori a quelli medi degli ultimi anni dovuti più che altro a difficoltà stagionali e alla presenza di
alcuni parassiti che hanno provocato danni superiori alla norma come è stato evidenziato anche
nell'apposito capitolo riservato alla difesa fitosanitaria. Da tenere d'occhio, in particolar modo, la
Piralide le cui larve entrano nel baccello durante la fase iniziale di formazione del seme e ivi rimangono
per poi penetrare nello scatolame pregiudicando in modo irrimediabile la qualità da comportare lo scarto
di interi lotti di prodotto. Buona efficacia ha dimostrato la lotta con Piretroidi. Si impone sempre con
gravità la lotta alle infestanti con possibilità di risoluzione solo con interventi in preemergenza e
postemergenza. Molto importante, come già visto per il pisello, è la programmazione della produzione
che va scalata nel tempo per quanto riguarda la raccoltacosì come richiesto dall'industria di lavorazione
e ponendo molta attenzione alla lotta contro la Nottua e la Piralide che possono creare problemi gravi
specie se il prodotto è destinato all'industria la quale assorbe gran parte del prodotto per ottenerne
congelati e minestroni.
Il Borlotto viene per lo più destinato all'iscatolamento qualora debba essere sottoposto a lunga
conservazione.
La provincia della Regione Emilia-Romagna che conserva il primato nella produzione del fagiolo fresco
(fagiolino e Borlotto) è quella di Piacenza (33,9 %) a cui seguono: Forlì-Cesena (29,4 %), Ravenna
(16,9 %) e Ferrara. In ambito provinciale il comune di Ravenna (che è anche di gran lunga il più esteso)
è quello che produce più fagiolo fresco.
Il fagiolo da sgranare (Borlotto) e il fagiolino appaiono più redditizi del pisello da industria ma
comportano anche maggiori rischi e costi più elevati in riferimento al seme e al bisogno di acqua irrigua.
Esistono, per entrambe le specie, varietà che meglio si prestano al primo e altre al secondo raccolto. Il
Barlotto presenta minori problemi rispetto al mangiatutto sotto il profilo sanitario e meno deprezzato
dalla Piralide visto che la larva, al momento della sgranatura è già uscita dal seme. Il prodotto locale
viene dirottato per lo più alle seguenti industrie: FRUTTAGEL di Alfonsine, OROGEL di Cesena,
Conserve Italia di Bologna.
Insalate (Lattuga, Radicchio, Rucola, Scarola, Indivia) - La lattuga è la specie che occupa, in
provincia di Ravenna, la maggior superficie (Ha 240) e che ha fornito, nel 2011, una resa a Ha di ql. 300
circa stimata al prezzo di € 13 il ql. Nella annata precedente la superficie investita era risultata analoga
con una resa / ettaro di 350 ql e un prezzo stimato in € 10,0. La superficie investita a radicchio è
risultata pari a Ha 166, dalla quale si è ottenuta una resa di ql. 230 (confermando quella del 2010) e pure
valutata al prezzo di € 10 il ql. Nel 2010 la superficie era risultata di Ha 113 venduta al prezzo di € 95 il
ql. Si è rilevato espansione di superficie, conferma delle rese / ettaro e lieve aumento di prezzo solo per
il radicchio. La produzione per lattuga e radicchio è stata effettuata parte in primo e parte in secondo
raccolto. Si è trattato di una annata piuttosto negativa soprattutto in termini di rese e redditività per
condizioni climatiche sfavorevoli che hanno incrementato i costi e i danni soprattutto per attacchi di
Helicoverpa armigera.
In ambito regionale la lattuga si è coltivata su Ha 1.470 e il radicchio su Ha 880 con rese / ettaro
rispettivamente di ql. 336 e ql. 182. Ravenna ha concorso alla produzione con il 23,8 % per quanto
riguarda il radicchio e con il 14,6 % per quanto riguarda la lattuga. Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna
risultano le massime produttrici di lattuga (complessivamente con l'88% del totale); Ferrara e Ravenna
(con il 78%) per il radicchio.
Alla Regione, le statistiche attribuiscono altre 219 Ha di coltura alla indivia diffusa per il 79% nelle
province di Forlì-Cesena, Bologna e Rimini ma non rilevata per Ravenna. Le insalate si prestano per la
produzione da presentare in commercio come prodotto di IV° gamma, conservata in bustine e senza
specifici trattamenti.
Fragola - La coltura in provincia è in fase di progressivo ridimensionamento sia se a pieno campo e, in
particolare, se sotto serra e, in questo ultimo caso non più in grado di reggere, come primizia, il
confronto con quella ottenuta nei pasi più caldi del Meridione con minori costi.
110
In provincia, per quanto concerne la coltura a pieno campo si è attuata, nel 2011, su Ha 20 confermando
i valori dell'anno precedente con una resa di ql. 240 ad Ha a fronte dei 200 del 2010 (+20%). Il prezzo si
è attestato sui 150 € a ql. e quindi in forte flessione nei confronti della precedente annata (-17%). Ne è
derivata una P.L.V. / ettaro di 36.000 €, pressochè analoga a quella del 2010. Alla elevata P.L.V. /
ettaro si contrappongono forti costi dovuti alle spese di impianto degli stoloni, alla pacciamatura con
film di plastica nera per difendere le piantine dalle malerbe ed evitare che i frutti si imbrattino di terra a
seguito della pioggia e, in particolare, a quella della manodopera nelle operazioni di raccolta.
Il raccolto è stato favorito da un buon andamento stagionale che ha consentito di contenere le
problematiche sanitarie (in particolare gli attacchi botritici con conseguenti marciumi) e di ottenere un
prodotto migliore nei confronti della precedente annata in quanto a profumo, livello zuccherino,
consistenza della polpa e sanità. La campagna di commercializzazione è risultata deludente anche
perchè le nostre produzioni si sono sovrapposte a quelle dei paesi produttori dell'Europa centrosettentrionale con diminuzione dei flussi commerciali e calo dei prezzi. Nell'ultimo decennio la coltura
si è dimezzata come superficie per il calo di redditivita dovuto ad un andamento stabile dei prezzi, e
addirittura in calo a fronte di un incremento dei costi. E tutto questo non è certamente dovuto alla
flessione dei consumi bensì alla forte concorrenza delle fragole di provenienza estera e vendute a costi
inferiori rispetto a quelle italiane.
In ambito regionale si è verificato, nel 2011, una flessione di superficie del 10,9 % (da Ha 467 a Ha
416), delle rese del 2,2 % e del 12,9 % della produzione che, tenuto conto della caduta dei prezzi, ha
comportato, in termini di valore, a una diminuzione complessiva del 27% della PLV /Ha. Le province di
Ferrara e Rimini hanno fatto notare la massima riduzione di superficie sul 2010 (-47% e -17%), Modena
e Ferrara il miglior incremento delle rese; Ferrara e Rimini la maggior flessione produttiva. In tema di
produzioni il primato spetta a Forlì-Cesena (con il 76%) seguita da Ferrara (17%). Quasi nulla la
produzione delle province occidentali.
Per rendere più competitiva la produzione nazionale nei confronti di quella estera, soprattutto spagnola e
francese, occorre valorizzare la qualità con la scelta di varietà più accette dal consumatore delle quali
occorre tener conto, per quanto riguarda il frutto, colore, pezzatura, consistenza della polpa, sapore e
durata del periodo di raccolta che va allungato. Si rende necessario, per quanto riguarda questo punto,
produrre fragole su più cicli evitando di concentrare la produzione in un periodo troppo breve (20
giorni) offrendo spazio al prodotto straniero solo nel corso dei periodi scoperti. Più che all'esportazione,
che è alla mercè di altri paesi, è meglio orientarsi verso il mercato interno tenendo presente che le crisi
sono spesso condizionate da eventi climatici che deprezzano un prodotto molto sensibile ai marciumi,
nonchè al calo dei consumi e alla concorrenza estera.
Fra i produttori, oltre a Spagna e Francia, vanno citati altri paesi che hanno sbocco sul Mediterraneo
quali Turchia, Egitto, Marocco. Per quanto concerne l'esecuzione dei nuovi impianti, prevale
l'orientamento di trapiantare in autunno gli stoloni freschi anzichè affidarsi più tardi a quelle frigoconservati.
La fragola è il primo dei prodotti estivi che, nella nostra zona, viene posto sul mercato. Richiede però,
per l'impianto, notevoli anticipazioni finanziarie per non incorrere in insuccessi, nonchè adeguata
preparazione professionale per il personale addetto. Fra le altre cose è necessario anche presentarsi sul
mercato con uno standard varietale che rende competitivo il nostro prodotto con quello di altre zone sia
italiane che straniere. Sono da confermare alcune delle varietà presenti da tempo quali, e soprattutto, la
precoce Alba (da raccogliersi da inizio al 20 maggio) e la Roxana pronta per la raccolta da metà a fine
maggio. Si sta valutando la qualità di alcune selezioni promettenti che si inseriscono fra le due come
epoca di maturazione con fini di miglioramento dello standard qualitativo fra le quali Clery, Joly, Tecla.
Fra le note negative va segnalata la decisione del MIPAAF di aver tolto il contributo per l'acquisto delle
piantine di fragola in ambito OCM.
Spinacio - Si è coltivanto in provincia su Ha 252 a fronte dei 230 Ha del 2010 (+9,50%) di cui la
maggior parte primaverile. Il prodotto del primo raccolto si semina da novembre a metà marzo e si
raccoglie in maggio-giugno. Quello del secondo raccolto si semina a fine agosto-settembre e si raccoglie
111
a fine ottobre a tutto novembre. Le rese si sono attestate sui 160 ql. / ettaro e pertanto da giudicarsi
soddisfacenti. Il primo raccolto ha risentito all'inizio delle piogge e il secondo ha dovuto confrontarsi
con la siccità di fine estate nella fase iniziale del ciclo. I dati sulle rese risultano comunque molto
discordanti. In lieve calo sono risultate le quotazioni medie; dagli € 11,5 a ql. del 2010 agli € 10,5 del
2011. La coltura è totalmente meccanizzata per cui comporta bassi costi di gestione. Fra i parassiti
emerge sempre la forte presenza delle Nottue. E' ritenuto indispensabile il diserbo poichè l'industria mal
tollera la presenza di erbe estranee nel prodotto. Esistono cultivar più idonee alla produzione
primaverile e altre più indicate per quella autunnale. In previsione di un incremento di produzione si
dovrà porre attenzione a un miglioramento della tecnica di coltivazione e a scegliere varietà meno
dannose alla salute (scarso contenuto di nitrati sulle foglie), tolleranza alla montata a seme e resistenti a
Peronospora e fisiopatie.
Il prodotto è in buona parte destinato alla surgelazione e posto in bustine di plastica.
Nel 2011 la superficie regionale investita a spinacio è risultata di Ha 782 con un decremento del 6,5 %
sul 2010; le rese medie di ql. 184 / ettaro con un incremento di circa il 5% su base annua e con una
produzione ridotta dell'1,8% sull'anno 2010. La provincia della Regione massima produttrice di spinacio
è risultata quella di Forlì-Cesena (con quasi il 50% del totale) seguita da Ravenna e Ferrara.
Cocomero o Anguria - In provincia la superficie destinata alla coltura del cocomero, nel 2011, è
risultata di Ha 52 e pertanto sugli stessi livelli del 2010 (che aveva subito una flessione del 23% sul
2009), con una resa di ql. 450 ad Ha e lievemente superiore (+2,2 %) a quella dell'anno precedente.
All'andamento produttivo, in termini di superfici e rese / ettaro, abbastanza regolare si è contrapposta
una situazione molto diversificata sotto il profilo economico commerciale consistente in una forte
riduzione delle quotazioni, da € 17 a ql. a € 8 a ql. che hanno portato a un sostanziale dimezzamento dei
valori produttivi nei confronti dell'anno prima. Tale dato è confermato anche dal confronto fra le medie
dei ricavi che ha fornito la coltura nell'ultimo quinquiennio e nell'ultimo decennio e che comprova lo
stato di sfiducia che investe i coltivatori. La P.L.V. ad ettaro, con il crollo dei prezzi, si è attestata sugli
€ 3.600 che ricalca quella altrettanto disastrosa del 2009 che si era attestata su circa € 4.000 a Ha
facendo risaltare una forte perdita di bilancio della coltura in considerazione degli alti costi di
produzione.
Le condizioni climatiche sono risultate in genere favorevoli ai risultati produttivi che hanno consentito
di ottenerre un prodotto di buona qualità, e altrettanto soddisfacenti sono risultati i consumi favoriti da
una stagione quasi sempre molto calda. Ma l'eccedenza del prodotto immesso sul mercato ha portato al
crollo delle quotazioni. Inoltre si è fatta valere anche la soppressione delle norme di
commercializzazione in base a cui, dal 1-7-2009, non si potevano, anche per questa coltura, offrire
maggiori garanzie sulla qualità e trasparenza del prodotto.
In ambito regionale per il cocomero sono stati rilevati, per il 2011, Ha 1.699 come superficie (+1.9 %
sul 2010), una resa media di 404 ql / ettaro (+4,5%) e un prezzo di 8 € a ql. (-53%). La P.L.V. / ettaro da
€ 6.579 si è ridotta a € 3.235 (-51%). Ferrara, con il 43,5%, è risultata la provincia che ha prodotto più
cocomeri, seguita da Reggio Emilia (24,0 %) e Modena (19,5 %) Ravenna ha concorso solo con il 3,4
%. La resa massima si è rilevata per Reggio Emilia con ql. 474 / ettaro mentre, in quanto a superficie il
primato spetta a Ferrara seguita, a distanza, da Reggio Emilia e Modena. Ferrara è anche la provincia
più vocata per queste cucurbitacee e dove la professionalità degli degli operatori ha raggiunto i massimi
livelli.
Fra le varietà più note vanno rilevate le Crimson Sweet (con frutti ovali, grossi e striature brune sulla
buccia) e la Sugar Baby (più precoce e con frutti piccoli e sferici) a cui si accomunano varietà più
recenti e alcuni ibridi.
Melone o Popone- Nel 2011 la coltura si è attuata in provincia su Ha 19 denunciando un decremento
del 20% nei confronti del 2010 mentre la resa è risultata di ql. 320 con un incremento del 9,2 % nei
confronti dell'anno prima. Si è avuta anche una riduzione dei prezzi del 17% (da € 35 ql. a € 30 a ql.)
112
per cui è derivata una PLV / ettaro di € 9.600 che posta a confronto con gli € 10.255 del 2010 evidenzia
un calo del 6,3 % .
I dati regionali, in termini di parametri, non concordano esattamente, in quanto a risultati con quelli
provinciali di Ravenna. La superficie investita si è ridotta da Ha 1.508 a Ha 1.448 (-4,0%), la resa si è
incrementata da ql. 209,1 a ql. 276,1 (+31,9 %); la produzione complessiva da ql. 315.732 a ql. 399.740
(+26,6 %); i prezzi sono scesi da € 35 a € 30 il ql. (-16,7 %); la P.L.V. / ettaro si è incrementata da €
7.329 a € 8.283 (+13%). Nonostante il calo della superficie, l'incremento più rilevante per le rese / ettaro
ha comportato un incremento della produzione complessiva che era scesa nel 2010 a livelli minimi e
largamente compensata con la produzione del 2011 anno in cui le condizioni meteorologiche della
provincia hanno creato meno problemi. Il Ferrarese, nella cui area si concentra gran parte della
produzione regionale, era risultata l'area più colpita.
Il prodotto ottenuto nel 2011 è risultato di buona qualità, sanità e stato di conservazione.
In provincia si attua in genere la coltura semiforzata con semina in primavera e protezione sotto piccoli
tunnel per proteggerla dai freddi tardivi e ottenere prodotto anticipato e di maggior valore. Fra le
crittogame i danni più rilevanti, in estate, li ha recati l'Oidio. Elevati sono stati i consumi in riferimento
ad una estate calda. Notevole la immissione sul mercato di prodotto estero. Le quotazioni sono variate in
rapporto alla qualità del prodotto e all'epoca del raccolto.
Fra le varietà continua il successo delle tradizionali Tamaris e Supermarket. Ferrara è risultata ancora
una volta con il 41,5 % la provincia più produttiva. Seguono Modena con il 28,8 % e Bologna con il
9,2 %. Le province romagnole, complessivamente, producono meno del 3 % . Le massime rese si sono
ottenute nelle province di Bologna, Reggio Emilia e Parma (da ql. 300 a ql. 320 a Ha). I massimi
incrementi di superficie si sono avuti per Parma; la maggiore flessione per Ravenna. In forte aumento la
produzione per Ferrara e Modena. In flessione quelle di Piacenza, Bologna e Ravenna.
Bietola da taglio e da costa - Trattasi di colture attuate sia in prim0 che in secondo raccolto, dai costi
produttivi modesti, ma anche dai redditi limitati. Nel 2011 si sono attuate su una superficie in forte
diminuzione per entrambe: da Ha 260 a Ha 50 per quelle da costa e da Ha 275 a Ha 160 per quelle da
taglio. Circa un terzo della coltura è ottenuta in secondo raccolto. Le rese / ettaro sono risultate alquanto
superiori a quelle dell'anno precedente (da circa ql. 200 a circa ql 230-260) con valori maggiori per
quelle da costa. Il raccolto primaverile ha prodotto rese superiori a quello autunnale per condizioni
stagionali più favorevoli. I prezzi sono leggermente migliorati nei confronti dell'anno precedente: da €
10 a ql. nel 2010 a € 11 circa a ql. nel 2011, con valori superiori per il prodotto autunnale. La maggior
parte del prodotto è destinata alla produzione del congelato. Trattasi di specie abbastanza resistenti alle
malattie.
Zucche e zucchine - La superficie coltivata, in provincia, si è lievemente ridimensionate nei confronti
del 2010; da Ha 123 a Ha 102 (di circa il 10%) in controtendenza a quanto si era verificato nella
precedente annata. Anche la resa a ettaro ha subito una flessione: da Ql. 230 a Ql. 200 (-16%). I prezzi
si sono mantenuti stabili. La produzione è risultata ben distribuita nell'ambito della regione, con lieve
prevalenza per le province di Ferrara, Rimini e Bologna. La resa media per la regione si è aggirata sui
293,5 ql. / ettaro. Ravenna detiene il 7,7 % della superficie e il 5,2 % della produzione. La superficie
regionale complessiva in piena aria è risultata di Ha 134, con una perdita del 9,8 % sul 2010. Quella
sotto serra di Ha 87 (-0,5 %). La produzione in piena aria di ql. 393.565 (-17,1 % sul 2010); quella in
serra di ql. 34.350.
Carota - Si è attuata nel 2011, in provincia, su circa 20 Ha fornendo una produzione di ql. 400 / ettaro
al prezzo di € 12 il ql. confermando, per quanto riguarda superficie, produzione e prezzi i valori della
precedente annata, e da ritenersi soddisfacenti. La quasi totale produzione regionale di Ha 2.120, con
una resa di ql. 547 / Ha, pari al 98,5 % , si è ottenuta in provincia di Ferrara. Piccole superfici si sono
attuate per Ravenna e Modena.
113
Prezzemolo - Coltivato su Ha 30 circa distribuiti nelle province di Ravenna (67%) e Forlì-Cesena
(33%) con una resa / ettaro di Ql. 300 circa e in flessione, così come la resa, di circa il 6%.
Altre colture orticole minori si sono coltivate in provincia su aree più ristrette ma le statistiche ufficiali
non le hanno prese in considerazione. Sono interessate, invece, le altre della Regione per le seguenti
colture:
Asparago - E' coltivato in Regione su una superficie di 800 Ha con una resa di ql. 68,4 pari a ql. 54.720
concentrata in prevalenza nella provincia di Ferrara (69% della totale regionale) e Cesena-Forlì (20,4 %)
e stimata al prezzo medio di € 155 il ql. In calo la superficie (-4%). Stabile la produzione.
Carciofo - Coltivato su Ha 180 con una resa di ql. 33,1 a Ha e totalmente prodotto nelle province di
Forlì-Cesena. In flessione la superficie (-8,6 %) e, altrettanto la resa (-9,3 %).
Cardo - Coltivato totalmente nella provincia di Forlì-Cesena su Ha 42 con una resa di ql. 207 a Ha. In
flessione la superficie sul 2010 (-10%) stabile la resa.
Cavolfiore - Coltivato su Ha 145 prevalentemente nelle province di Bologna (33%), Rimini (29%) e
Forlì-Cesena (25%) con una resa media di ql. 304 a ettaro. In lieve flessione superficie e rese / ettaro.
prezzo € 35-45 € a Qle.
Cavolo capuccio - Coltivato su Ha 71, con prevalenza nelle province di Bologna (48%), Forlì-Cesena e
Rimini e con una resa a Ha di Ql. 345. In flessione la superficie, stabili le rese. Prezzo a Ql. € 15-25.
Cavolo verza - Coltivato su Ha 52 (-15% sul 2010) con una resa di 334 Ql. a ettaro (+3%) nelle
province di Forlì-Cesena (+3,2% sul 2010), Rimini e Modena.
Cetriolo da mensa - Coltivato su Ha 34 (-32% sul 2010) con una resa di Ql. 367 / ettaro e per la totalità
nelle province di Forlì-Cesena (65%) e Rimini (35%). In flessione le rese (-8%).
Fava per legume fresco - Coltivata su Ha 48 (+7% sul 2010) con una media di ql. 42,4 / ettaro
totalmente nella provincia di Forlì-Cesena.
Finocchio - Coltivato su Ha 164 (-11% sul 2010) con una resa media di Ql. 246 / ettaro (+6,0 %) al
prezzo di € 45 il Ql. e concentrato quasi totalmente nella provincia di Forlì-Cesena (85%) seguita a
distanza da quelle di Modena e Rimini.
Melanzana - Coltivata su Ha 125 (-8% sul 2010) con una resa di ql. 402 / ettaro (-7%) e concentrata
prevalentemente nelle province di Rimini (64%), nonchè Forlì-Cesena (26%) e Modena (10%) al prezzo
di € 0,80 il Kg.
Peperone - Coltivato, così come nel 2010, su Ha 43, con una resa di Ql. 316 a Ha (+1,0% sul 2010)
ripartita nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Modena per circa un terzo cad.
Ravanello - Coltivato su Ha 30 (-6% sul 2010) tutti in provincia di Forlì-Cesena, con una resa media di
Ql. 275 a ettaro.
Sedano - Coltivato su Ha 77 (-2,5 % sul 2010) con una resa media di Ql. 734 a ettaro, (+25% sul 2010)
distribuito nelle province di Rimini (37%), Forlì-Cesena 28%, Modena e Bologna e stimato al prezzo
medio di € 45 il Ql.
114
Da rilevare che la produzione del cavolo capuccio e del cavolfiore non è stata raccolta rispettivamente
nel 2011 per l'8,5% e il 4,9 %.
Orticole in serra - In Regione trovano notevole diffusione le colture orticole sotto serra (fredde o
riscaldate) considerato che la superficie coltivata, in base ai rilievi effettuati dalla medesima, hanno
occupato, nel 2011, Ha 1.336 confermando, presso a poco, i valori della precedente annata in cui la
superficie risultò di Ha 1.296 (+ 3,1 %). Tutte le più note orticole, risultano presenti, con prevalenza per
melone (23,1 % della totale superficie) seguita, nell'ordine, da fragola (13,1 %), lattuga (11,6 %),
pomodoro (9,9 %), zucchine (6,5 %), cetriolo (5,2 %).
Non riscontrata superficie protetta per asparago, carota e finocchio. Le rese ad ettaro sono variate in più
o in meno, rispetto alla coltura attuata all'aperto.
Forlì-Cesena è la provincia che fa la parte del leone con Ha 544 con grande prevalenza per la fragola,
seguita da pomodoro da mensa e cetriolo ed anche quella provvista di maggiori strutture di lavorazione
del prodotto.
Seguono quelle di Ferrara con Ha 364 con grande prevalenza per melone seguita da cocomero, sedano e
pomodoro; di Bologna con Ha 135, con prevalenza per lattuga, zucchine, indivia; di Rimini con
prevalenza per lattuga, pomodoro, indivia;di Modena con Ha 73 con prevalenza per melone, zucchine e
lattuga; di Parma con Ha 66 con prevalenza per basilico, melone e cocomero.
La provincia di Ravenna si classifica all'ultimo posto con soli Ha 11, di cui 7 a fragola e 4 a pomodoro
da mensa, che hanno fornito rese ad ettaro rispettivamente di Ql. 200 e di Ql. 400.
Trattasi per lo più di primizie che trovano buona collocazione sul posto ma che hanno difficoltà a
reggersi competitive sul piano dei prezzi, con quelle provenienti da zone più calde e ottenute nello
stesso periodo ma senza strutture di protezione.
115
PRODUZIONI ORTICOLE 2010/2011 – PIENO CAMPO - PROVINCIA DI RAVENNA
COLTURE
SUPERFICIE
HA.
RESA/HA
Q.LI
PRODUZIONE
TOTALE Q.LI
PREZZO A
Q.LE
IN Euro
185
P.L.V.
IN Euro
Aglio e scalogno
22
84,5
1.859
Bietola da orto
160 (70)
230
36.800
10,5
386.400
Bietola da costa
50 (20)
300
15.000
10,5
157.500
Carota
20
400
8.000
12
96.000
Cipolla
823
390
320.970
12
3.851.640
Cocomero
52
450
23.400
8
187.200
200 (80)
50
10.000
43
430.000
800 (430)
75
60.000
27,0
1.620.000
Fagiolo fresco da sgranare
(Borlotto)
Fagiolo mangiatutto (fagiolino)
343.915
Fragola
12
240
2.880
150,0
432.000
Lattuga
240
300
72.000
43,0
3.096.000
Melone
19
320
6.080
30,0
182.400
Patata
1.076
400
430.400
16,5
7.101.600
Pisello fresco
1.675
52
87.100
31
2.700.000
Pomodoro da industria
1.718
850
1.460.300
8,45
12.339.535
Prezzemolo
20
340
6.800
10,0
68.000
Radicchio
166
230
38.180
10,0
381.800
Spinacio
252
160
40.320
10,6
427.392
Zucchine e zucche
102
200
20.400
32
652.800
Altre ortive minori (cavoli,
asparagi, melanzane, peperoni,
cicoria, ravanello)
TOTALI
300
--
--
--
7.707 (1)
5.300.000
39.751.182
N.B. (1) Di cui Ha 600 in seconda coltura
ORTICOLE IN SERRA 2011 – PROVINCIA DI RAVENNA
COLTURE
SUPERFICIE
HA.
RESA/HA
Q.LI
PRODUZIONE
TOTALE Q.LI
Fragola
7
200
1.400
Pomodoro da mensa
4
400
1.600
TOTALE COLTURE
PROTETTE
TOTALE COLTURE
ORTICOLE
11
PREZZO A
Q.LE
IN Euro
200
120
P.L.V.
IN Euro
280.000
192.000
472.000
7.718 (1)
40.226.182
116
FLORICOLTURA
Continua la fase di stazionarietà, per questa attività, attuata su circa 45-50 Ha, ma con tendenza alla
contrazione in quanto imposta dalla necessità dei tempi contrassegnata dal momento di crisi
economica che si sta attraversando e di cui è difficile prevederne uno sbocco. Buona parte delle
colture (in primo luogo le rose) si attuano in serre calde o fredde con grande aggravio dei costi per
necessità di strutture adeguate e per il riscaldamento il cui peso è notevole pur usufruendo di
agevolazioni pubbliche sui prezzi di acquisto. La collocazione si attua su un territorio ristretto
(Ravenna e province attigue) consentendo di ridurre le spese di trasporto e aprendo le porte a
prodotto esterno in alcuni periodi dell'anno (es. inverno) ottenuto in zone dove il clima più caldo
consente di ottenerlo a costi nettamente inferiori. I redditi dell'annata 2011 sono risultati in linea
con quelli dell'annata precedente considerato che l'andamento stagionale, pur caratterizzato da
piogge e basse temperature in primavera, e dal perdurare della siccità fino a inizio autunno, ha
consentito, con l'uso dei fitofarmaci disponibili e con interventi irrigui al momento giusto, di
ottenere un prodotto non sfasato, in quanto a tempo di fioritura, con quello delle richieste più
elevate che si verificano in occasione di particolari ricorrenze (Festa della mamma, Pasqua, Defunti,
ecc.) dove i prezzi di vendita risultano più elevati. Per fare combaciare i tempi fra disposizioni di
prodotto in condizioni di fioritura ottimale e di massima richiesta si ricorre a stratagemmi vari
rivolti, secondo le necessità, ad anticipare o rallentare la fase di fioritura come copertura con teloni
di plastica di color nero, riscaldamento delle serre, collocazione in celle frigorifere.
Fra i parassiti, nell'anno in corso, hanno prevalso, come al solito, i Tripidi ma anche le crittogame,
fra cui la Monilia, favorita dall'ambiente umido, si è fatta sentire in primavera così come l'Oidio
durante i periodi caldi dell'estate. Buon effetto ha avuto anche l'impiego di Vauveria Bassiana, nel
contenimento del Trialeurodes, e del Phitoseidus Persimilis nel debellare il Ragno rosso.
L'incremento del costo dei fitofarmaci ha fortemente penalizzato la redditività delle colture
riducendo i margini già abbastanza striminziti considerando che i prezzi dei fiori sono rimasti
stabili, o quasi, per tutte le specie coltivate.
Fra le specie coltivate la rosa assume il ruolo più importante seguita, come ordine di importanza, da
Ruscus, crisantemo, Lilium, gladiolo, Statix. Sta sparendo del tutto l'Eucaliptus in quanto
danneggiato dai freddi invernali e l'Asparagus Frondianus mentre si regge ancora l'Asparagus
Miriocladius. Anche il gladiolo è in declino, specie per quello richiesto per il periodo dei Defunti. I
prezzi, come dianzi accennato, si sono mantenuti sul livello dell'anno precedente e precisamente:
rose dei vari stacchi, da marzo a novembre, da € 0,15 a € 0,45 cad. a seconda delle varietà e
dell'epoca di vendita; gladiolo, da € 0,20 a € 0,40 cad.; Lilium, da € 0,60 a € 2,00 cad.; Ruscus, da €
6,00 a € 7,00 a kg; Statice da € 0,70 a € 1,40 il mazzo¸ Limonium, da € 2,50 a € 4,00 il mazzo.
Il riscaldamento è necessario per alcuni tipi di fiori da ottenersi in momenti particolari: rose,
gerbere, Asparagus, ma soprattutto Asparagus Miriocladius a base di fronde da prodursi tutto
l'anno. Per Lilium si è proceduto, da alcuni anni, alla costituzione di nuovi ibridi che presentano
pregi rispetto a quelli tradizionali esistenti (LXA) quali boccioli più grandi, più resistenti a recisione
avvenuta e in grado di meglio sopportare il caldo continuato a lungo. Orchidee, garofano e Fiori di
loto sono ormai scomparsi del tutto.
Particolare attenzione è richiesta nell'uso dei fitofarmaci visto che molti di essi hanno effetto
fitotossico soprattutto su piante delicate come i fiori. Per questo, con particolare riferimento alla
lotta ai fitofagi (Afidi e Tripidi) si dà importanza alla lotta biologica con l'utilizzo di predatori o
iperparassiti che danno garanzia di sicurezza per la salute di chi deve impiegarli ed efficaci per la
salvaguardia ambientale (sostenibili). Anche l'impiego di microrganismi patogeni (che agiscono a
livello di intestino provocando epidemie) sono stati provati, ma con risultati controversi. Così come
è stato studiato l'impiego di geodisinfestanti nella lotta contro gli agenti dei marciumi dell'apparato
radicale (Phytophtora, Phythium, Sclerotinia, ecc.).
Sul piano operativo si è provato alcuni anni fa, nonostante si sia rilevata molto innovativa,
complessa e costosa, la tecnica della coltura idroponica con piantine trapiantate in canalette riempite
117
di materiale inerte (perlite, pomice, ecc.) imbevuto di acqua con disciolti i sali minerali da poter
essere assorbiti immediatamente senza l'intermediazione del potere assorbente del terreno.
Alcuni floricoltori della provincia producono e vendono direttamente i loro prodotti a fioristi locali;
ma la maggior parte sono associati a cooperative locali fra le quali, assume rilievo la "Rose e Fiori"
di Bagnacavallo, che oltre a ricevere e confezionare il prodotto dei soci provvede anche alla relativa
commercializzazione che si svolge nell'ambito di varie località della Romagna e di province
limitrofe con preferenza per le zone balneari durante l'estate, nonchè a fornire ai soci l'assistenza
tecnica necessaria per una razionale gestione e per rifornirli di macchinari e mezzi tecnici a
condizioni più vantaggiose e con precisi ragguagli sul loro impiego e consumi.
118
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
FRUMENTO TENERO
PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le e in € dal 2003
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. €HA
ANNO
Superf.
ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
Tasso inflaz.
Annuale in %
tasso inflaz.
progressivo
1980=100
100
Prezzi deflazionati
Totale in L./000
in €. Dal 2003
Valori correnti
Valori deflazionati
base 1980
Regione ITALIA
EmiliaRomagna
12,31
2,81
1980
34.000
46,00
1.564.000
22.500
22.500
35.190.000
1.035.000
1.035.000
1985
32.000
50,00
1.600.000
31.000
9,20
192
16.100
49.600.000
1.550.000
807.000
13,20
3,43
1986
28.300
47,60
1.345.900
37.000
5,80
203
18.200
49.798.000
1.761.000
867.000
11,81
2,84
1987
25.000
65,40
1.634.500
31.800
4,70
213
14.900
51.977.000
2.080.000
977.000
13,12
3,31
1988
26.000
55,00
1.430.000
31.000
5,10
224
13.800
44.330.000
1.705.000
761.000
13,38
3,55
1989
25.100
25,00
627.500
32.000
6,30
238
13.400
20.800.000
800.000
336.000
6,24
1,44
1990
25.600
58,00
1.484.800
29.000
6,50
255
114.00
43.059.200
1.682.000
660.000
12,81
3,34
1991
23.000
60,00
1.380.000
30.000
6,40
271
11.100
41.400.000
1.800.000
664.000
12,76
3,24
1992
23.500
65,00
1.527.500
30.000
5,40
286
10.500
45.825.000
1.950.000
682.000
11,92
3,31
1993
22.800
57,00
1.299.600
33.000
4,20
298
11.000
42.887.000
1.881.000
631.000
11,77
3,15
1994
20.700
63,00
1.304.100
32.000
3,90
310
10.300
41.731.200
2.016.000
650.000
10,87
3,34
1995
21.200
54,00
1.144.800
35.000 (1)
5,36
327
10.700 (1)
40.068.000 (1)
1.890.000
578.000
9,90
2,83
1996
20.500
57,00
1.168.500
31.500
3,90
339
9.300 (1)
36.807.700 (1)
1.795.500 (1)
530.000 (1)
9,88
--
1997
19.600
56,00
1.097.600
30.000 (1)
1,72
345
8.700 (1)
32.928.000 (1)
1.680.000 (1)
487.000 (1)
9.27
--
1
1
1
1
1
1998
21.800
65,00
1.417.000
29.000 ( )
1,70
351
8.300 ( )
41.093.000 ( )
1.885.000 ( )
537.000 ( )
11,38
--
1999
22.600
60,00
1.356.000
28.000 (1)
2,10
358
7.800 (1)
37.968.000 (1)
1.680.000 (1)
469.000 (1)
12,00
--
2000
22.000
56,00
1.232.000
28.500 (1)
2,60
367
7.800 (1)
35.112.000 (1)
1.596.000 (1)
435.000 (1)
11,19
--
2001
21.800
51,00
1.111.800
29.500 (1)
2,70
377
7.800 (1)
32.798.000 (1)
1.504.500 (1)
399.000 (1)
10,70
--
2002
19.400
66,00
1.280.400
24.397 (1)
2,50
384
6.350 (1)
31.237.921 (1)
1.610.202 (1)
419.330 (1)
10,72
--
1
1
1
1
1
2003
19.700
53,00
1.044.100
15,50 € ( )
2,50
394
3,94 € ( )
€ 16.182.000 ( )
€ 821,43 ( )
208,50 € ( )
11,96
--
2004
19.900
69,00
1.373.100
12,00 € (1)
2,40
403
2,98 € (1)
€ 16.477.200 (1)
€ 828,00 (1)
205,46 € (1)
12,9
--
2005
21.000
68,00
1.428.000
12,00 € (1)
2,20
412
2,91 € (1)
€ 17.136.000 (1)
€ 816,00 (1)
200,97 € (1)
12,41
2006
16.000
64,00
1.024.000
16,00 € (1)
2,10
421
3,80 € (1)
€ 16.384.000 (1)
€ 1.024,00 (1)
248,23 € (1)
9,76
1
1
1
1
1
2007
23.200
50,00
1.160.000
24,00 € ( )
1,90
429
5,60 € ( )
€ 27.840.000 ( )
€ 1.200,00 ( )
279,72 € ( )
12,10
2008
20.400
69,00
1.405.100
19,30 € (1)
3,30
443
4,35 € (1)
€ 27.118.430 (1)
€ 1.332,00 (1)
300,67 € (1)
12,70
2009
18.100
63,10
1.142.110
16,00 € (1)
0,70
446
3,59 € (1)
€18.273.760 (1)
€ 1.010,00 (1)
226,45 € (1)
13,06
2010
14.000
52,10
729.400
22,00€ (1)
1,60
453
4,86€ (1)
€16.046.800 (1)
€ 1.146,00 (1)
253,00€ (1)
8,55
2,47
2011
15.150
64,00
969.600
23,00 €
2,70
465
4,95 €
€22.300.800
€ 1.472,00
317,00€
9,60
4,40
(1)
Escluso premio compensativo CE
119
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
FRUMENTO DURO
PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha o €/Ha
ANNO
Superficie Ha. per Ha.
Totale
Prezzi correnti
1980
1.500
38,00
57.000
30.000
100
30.000
1.710.000
1.140.000
1.140.000
8,37
0,15
1985
3.400
46,40
157.600
44.000
9,20
192
22.900
6.934.000
2.042.000
1.064.000
6,76
0,40
1986
9.000
51,00
459.000
45.500
5,80
203
22.400
20.884.000
2.320.000
1.143.000
13,45
1,01
1987
13.500
54,90
741.000
37.600
4,70
213
17.700
27.862.000
2.064.000
969.000
15,14
1,63
1988
12.500
45,00
562.000
40.000
5,10
224
17.900
22.500.000
1.800.000
804.000
17,58
1,43
1989
11.900
22,00
261.800
42.000
6,30
238
17.600
10.996.000
924.000
388.000
10,00
0,85
1990
11.700
55,00
643.500
38.000
6,50
255
14.900
24.453.000
2.090.000
820.000
16,63
1,76
1991
12.100
56,00
677.600
38.000
6,40
271
14.000
25.749.000
2.128.000
785.000
15,24
1,35
1992
10.200
62,00
632.400
37.000
5,40
286
12.900
23.399.000
2.294.000
802.000
15,93
1,46
1993
8.400
56,00
470.400
34.000
4,20
298
11.400
15.994.000
1.904.000
639.000
13,22
1,08
1994
5.200
62,00
322.400
33.100
3,90
310
10.700
10.678.000
2.052.000
662.000
11,87
1,16
1
tasso inflaz.
annuale in %
Tasso inflaz.
Progressivo
1980=100
Prezzi deflazionati
Totale in L./000
In € dal 2003
1
Valori correnti
1
Valori deflazionati
base 1980
1
1
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1995
4.900
41,00
200.900
39.000 ( )
5,36
387
11.900 ( )
7.835.000 ( )
1.599.000
()
489.000 ( )
14,79
0,50
1996
4.400
55,00
242.000
32.000 (1)
3,90
339
9.400 (1)
7.744.000 (1)
1.760.000
(1)
519.000 (1)
16,80
--
1997
2.600
54,00
140.400
40.000 (1)
1,72
345
116.000 (1)
5.616.000 (1)
2.160.000
(1)
626.000 (1)
16,65
--
1998
4.500
60,00
270.000
30.000 (1)
1,70
351
8.500 (1)
8.100.000 (1)
1.800.000
(1)
513.000 (1)
13,80
--
1999
4.100
5.400
221.400
29.000 (1)
2,10
358
8.100 (1)
6.420.600 (1)
1.566.000
(1)
437.000 (1)
14,01
--
1
1
1
1
1
2000
4.500
54,00
238.500
28.000 ( )
2,60
367
7.600 ( )
6.678.000 ( )
1.484.000
()
404.000 ( )
17,90
--
2001
4.400
47,00
206.800
37.000 (1)
2,70
377
9.800 (1)
7.651.600 (1)
1.739.000
(1)
461.000 (1)
24,10
--
2002
3.400
63,00
214.200
29.044 (1)
2,50
384
7.563 (1)
6.221.235 (1)
1.829.775
(1)
476.900 (1)
20,01
--
2003
3.600
52,00
187.200
17,00 € (1)
2,50
394
4,32 € (1)
3.182.000 € (1)
883,97 €
(1)
224.,38 € (1)
16,7
--
1
--
1
1
1
1
2004
3.715
65,30
242.589
12,20 € ( )
2,40
403
3,03 € ( )
2.959.600 € ( )
796,66 €
()
197.,68 € ( )
16,5
2005
2.900
65,00
188.500
14,00 € (1)
2,20
412
3,40 € (1)
2.639.000 € (1)
910,00 €
(1)
220,87 € (1)
12,83
2006
4.000
53,00
212.000
17,00 € (1)
2,10
421
4,04 € (1)
3.604.000 € (1)
901,00 €
(1)
214,01 € (1)
10,91
2007
6.400
47,00
300.800
35,00 € (1)
1,90
429
8,17 € (1)
10.528.000 € (1)
1.645,00 €
(1)
383,34 € (1)
13,10
2008
9.800
64,00
627.267
27,50 € (1)
3,30
443
6,21 € (1)
17.249.080 € (1)
1.760,00 €
(1)
397,29 € (1)
22,80
2009
9.950
61,60
612.920
21,00 € (1)
0,70
446
4,70 € (1)
12.871.320 €(1)
1.294,00 €
(1)
290,53 € (1)
16,82
2010
11.000
48,40
532.400
20,00 € (1)
1,60
453
4,41 € (1)
10.648.000 €(1)
968,00 €
(1)
213,69 € (1)
14,67
1,39
2011
6.650
60,90
404.990
29,00 €
2,70
465
6,24 €
11.774.600 €
380,00 €
12,30
1,01
(1) escluso
premio compensativo CE
120
1.766,00 €
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
ORZO
PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha o €/Ha
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
tasso
inflaz.
Annuale
in %
tasso inflaz.
Progressivo
1980=100
Prezzi deflazionati
Totale in L./000
Valori correnti
In € dal 2003
Valori deflazionati
base 1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
700
35,00
24.500
20.000
100
20.000
490.000
700.000
700.000
1,99
0,26
1985
1.000
48,60
48.600
25.000
9,20
192
13.000
1.215.000
1.215.000
633.000
2,18
0,30
1986
2.000
45,00
90.000
30.200
5,80
203
14.900
2.718.000
1.359.000
669.000
4,78
0,61
1987
1.900
48,30
91.800
27.000
4,70
213
12.700
2.479.000
1.304.000
612.000
4,53
0,5399
1988
2.200
44,00
96.800
29.000
5,10
224
12.900
2.807.000
1.276.000
570.000
5,31
0,62
1989
2.300
35,00
80.500
26.000
6,30
238
10.900
2.093.000
910.000
382.000
4,67
0,48
1990
2.350
55,00
129.200
27.000
6,50
255
10.600
3.490.000
1.485.000
582.000
6,66
0,76
1991
2.100
54,00
113.400
28.000
6,40
271
10.300
3.175.000
1.512.000
558.000
6,28
0,64
1992
2.300
60,00
138.000
28.000
5,40
286
9.800
3.864.000
1.680.000
587.000
7,38
0,79
1993
2.500
54,00
135.000
29.000
4,20
298
9.700
3.915.000
1.566.000
526.000
7,05
0,88
1994
1.700
58,00
98.600
29.000
3,90
310
9.400
2.859.400
1.682.000
543.000
6,40
0,64
1995
1.600
58,00
92.800
1996
1.500
55,00
82.500
1997
2.800
53,00
148.400
1998
2.900
57,00
165.300
1999
2.600
50,00
130.000
2000
2.700
52,00
140.400
2001
2.600
52,00
135.200
2002
2.800
53,00
148.400
2003
2.700
50,0
135.000
1
34.000 ( )
29.000 (1)
5,36
327
3,90
339
28.300 (1)
26.500 (1)
1,72
345
1,72
351
27.500 (1)
26.500 (1)
2,10
358
2,60
367
26.000 (1)
21.686 (1)
2,70
377
2,50
384
2.50
394
2004
2.760
52,5
144.900
13,50 € (1)
11,80 € (1)
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2.700
4.500
2.600
2.700
2.375
1.700
1.480
52,5
56,0
47,0
58,0
52,90
45,00
54,00
141.750
252.000
122.200
156.600
125.637
76.500
79.900
12,00 €
15,00 €
22,00 €
15,50 €
12,50 €
19,00 €
21,00 €
(1) Escluso
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
1
1
1
10.400 ( )
8.600 (1)
3.155.200 ( )
2.392.500 (1)
1.972.000 ( )
589.000 ( )
5,70
0,65
1.595.000 (1)
470.000 (1)
4,90
--
8.200 (1)
7.500 (1)
4.155.200 (1)
4.380.000 (1)
1.484.000 (1)
430.000 (1)
8,65
--
1.510.000 (1)
430.000 (1)
8,72
--
7.700 (1)
7.200 (1)
3.575.000 (1)
1.375.000 (1)
384.000 (1)
8,58
--
3.720.600 ( )
1.378.000 ( )
375.000 ( )
7,99
--
6.900 (1)
5.648 (1)
3.515.200 (1)
1.352.000 (1)
359.000 (1)
6,90
--
3.218.235 (1)
1.149.369 (1)
299.310 (1)
8,95
--
1.822.500 € (1)
675,00 € (1)
171,32 € (1)
8,68
--
153,07 € ( )
8,5
--
(1)
(1)
(1)
(1)
8,36
13,27
7,50
9,80
10,00
7,90
7,20
0,77
0,92
2,40
403
3.43€ (1)
2,93€ (1)
2,20
2,10
1,90
3,30
0,70
1,60
2,70
412
421
429
443
446
453
465
2,91€
3,56€
5,13€
3,49€
2,80€
4,19€
4,52€
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
( )
1
1
1.709.800 € ( )
1.701.000 €
3.780.000 €
2.688.400 €
2.427.300 €
1.570.460 €
1.436.400 €
1.678.300 €
premio compensativo CE
121
(1)
(1)
(1)
(1)
1
( )
1
( )
1
1
619,50 € ( )
630,00 €
840,00 €
1.034,00 €
899,00 €
661,00 €
845,00 €
1.134,00 €
(1)
(1)
(1)
(1)
1
( )
1
( )
1
1
152,91 €
199,52 €
241,03 €
202,93 €
148,20 €
186,54 €
244,00 €
1
( )
1
( )
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
GRANOTURCO DA GRANELLA
Prezzi Lit./q.le
PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha. o €/Ha
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti tasso inflaz. tasso inflaz.
Prezzi
annuale in % progressivo deflazio- nati
1980=100
Totale in Lit./000
in €. dal 2003
Valori correnti
Valori deflazionati
base 1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
800
76,00
60.800
21.000
100
21.000
1.276.800
1.596.000
1.506.000
1,96
0,09
1985
1.000
39,30
39.300
30.000
9,20
192
15.600
1.179.000
1.179.000
694.100
1,02
0,06
1986
1.600
75,00
120.000
31.500
5,80
203
15.500
3.780.000
2.362.500
1.164.000
3,02
0,19
1987
1.500
61,50
92.250
31.000
4,70
213
14.600
2.859.700
1.906.500
895.000
3,22
0,16
1988
2.000
78,00
156.000
28.000
5,10
224
12.500
4.368.000
2.184.000
975.000
3,60
0,24
1989
2.500
60,00
150.000
33.000
6,30
238
13.900
4.950.000
1.980.000
832.000
3,46
0,24
1990
3.500
68,00
238.000
34.000
6,50
255
13.300
8.092.000
2.312.000
906.700
5,63
0,40
1991
4.700
65,00
305.500
32.000
6,40
271
11.800
9.776.000
2.080.000
767.500
6,61
0,49
1992
5.200
70,00
364.000
30.000
5,40
286
10.500
10.920.000
2.100.000
934.300
6,12
0,44
1993
4.700
67,00
314.900
29.000
4,20
298
9.700
9.132.000
1.943.000
501.000
5,35
0,40
1994
2.300
70,00
161.000
32.000
3,90
310
10.300
5.152.000
2.240.000
722.600
3,24
0,21
1995
3.250
72,00
234.000
35.000 (1)
5,86
327
10.700 (1)
8.190.000 (1)
2.520.000 (1)
570.600 (1)
3,82
0,28
1996
4.600
68,00
312.800
28.000 (1)
3,90
339
8.300 (1)
8.758.400 (1)
1.904.000 (1)
561.700 (1)
4,39
--
1
1
1
1
1
1997
6.200
67,00
415.400
24.000 ( )
1,72
345
7.000 ( )
9.963.300 ( )
1.608.000 ( )
466.100 ( )
5,46
--
1998
4.200
64,00
268.800
28.000 (1)
1,72
351
8.000 (1)
7.526.400 (1)
1.792.000 (1)
510.500 (1)
4,31
--
1999
5.100
74.00
377.400
27.000 (1)
2,10
358
7.500 (1)
9.109.800 (1)
1.998.000 (1)
558.100 (1)
4,72
2000
5.300
80,00
424.000
24.000 (1)
2,60
367
6.500 (1)
10.176.000 (1)
1.920.000 (1)
523.200 (1)
4,30
--
1
1
1
1
1
2001
5.400
65,00
351.000
24.000 ( )
2,70
377
6.400 ( )
8.424.000 ( )
1.560.000 ( )
413.800 ( )
5,00
--
2002
6.500
70,00
455.000
23.622 (1)
2,50
384
6.150 (1)
10.748.234 (1)
1.653.500 (1)
430.600 (1)
4,44
--
2003
7.350
66,00
485.100
15,50 € (1)
2,50
394
3,94 € (1)
7.519.050 € (1)
1.023,00 € (1)
259,65 € (1)
4,10
--
2004
7.500
78,00
585.000
11,40 € (1)
2,40
403
2,83 € (1)
6.669.000 € (1)
889,20 € (1)
220,64 € (1)
4,4
--
1
1
1
1
1
2005
5.700
70,00
399.000
11,80 € ( )
2,20
412
2,86 € ( )
4.708.200 € ( )
826,00 € ( )
200,48 € ( )
4,25
2006
7.200
72,00
518.400
14,00 € (1)
2,10
421
3,32 € (1)
7.257.600 € (1)
1.008,00 € (1)
239,43 € (1)
5,88
2007
7.300
72,00
525.600
21,00 € (1)
1,90
429
4,90 € (1)
11.037.600 € (1)
1.512,00 € (1)
352,44 € (1)
6,10
2008
7.950
82,00
651.900
13,50 € (1)
3,30
443
3,05 € (1)
8.800.650 € (1)
1.107,00 (1)
249,90 € (1)
5,50
1
1
2009
6.101
70,00
427.070
13,50 € ( )
0,70
446
3,02 € ( )
5.765.450 € (1)
945,00 (1)
211,88 €
4,72
2010
6.000
92,60
555.600
20,10 € (1)
1,60
453
4,44 € (1)
11.167.600 € (1)
1.861,00 (1)
410,82 € (1)
5,64
0,63
2011
8.100
92,10
746.000
19,00 €
2,70
465
4,08€
14.174.200 €
1.750,00
376,00 €
5,70
0,88
(1) Escluso premio compensativo CE
122
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
SORGO DA GRANELLA
PERIODO 1985-2011 (prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. o €/Ha
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
tasso
inflaz.
annuale
in %
tasso inflaz.
progressivo
1985=100
Prezzi
deflazionati
Totale in Lit./000
in €. dal 2003
Valori correnti
Valori
deflazionati
base 1985
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1985
50
10,00
500
30.000
---
100
30.000
15.000
300.000
300.000
0,55
0,09
1986
30
53,30
1.600
27.500
5,80
106
25.900
44.000
1.466.000
1.383.000
1,25
0,19
1987
20
50,00
1.000
27.000
4,70
111
24.300
27.000
1.350.000
1.216.000
0,85
0,12
1988
35
52,00
1.836
27.000
5,10
116
23.300
49.572
1.404.000
1.210.300
1,37
0,20
1989
50
50,00
2.500
32.000
6,30
124
25.800
80.000
1.600.000
1.290.300
1,30
0,18
1990
100
70,00
7.000
29.000
6,50
132
22.000
203.000
2.030.000
1.537.800
2,64
0,61
1991
550
70,00
38.500
28.000
6,40
140
20.000
1.078.000
1.960.000
1.400.000
7,08
2,57
1992
2.200
75,00
165.000
27.000
5,40
148
18.200
4.455.000
2.025.000
1.368.000
18,34
9,28
1993
4.000
82,00
328.000
27.000
4,20
154
17.500
8.856.000
2.200.000
1.429.000
25,10
17,18
1994
6.500
75,00
487.500
29.000
3,90
160
18.000
1995
1996
5.600
6.500
84,00
75,00
470.400
487.500
32.000
(1)
26.000
(1)
1,72
1,70
1997
4.900
73,00
357.700
26.000
(1)
1998
4.750
76,00
361.000
25.500
(1)
25.000
(1)
23.000
(1)
23.000
(1)
20.330
(1)
1999
2000
2001
2002
5.800
5.700
5.800
5.600
83,00
70,00
76,00
75,00
481.400
399.000
440.800
420.000
5,36
3,90
2,10
2,60
2,70
2,50
14.137.500
18.900
(1)
14.800
(1)
179
14.500
(1)
182
14.000
(1)
13.700
(1)
12.000
(1)
11.700
(1)
10.100
(1)
169
176
186
191
196
201
2.175.000
15.052.800
(1)
12.675.000
(1)
9.300.200
(1)
9.205.900
(1)
12.035.000
(1)
9.177.000
(1)
10.138.400
(1)
8.538.950
(1)
1.360.000
32,81
21,17
1.590.000
(1)
35,61
20,90
2.688.000
(1)
1.950.000
(1)
1.108.000
(1)
35,56
--
1.898.000
(1)
1.060.000
(1)
34,12
--
1.938.000
(1)
1.065.000
(1)
35,81
--
2.075.000
(1)
1.116.000
(1)
32,20
--
843.000
(1)
25,94
--
891.800
(1)
27,80
--
27,31
1.610.000
(1)
1.748.000
(1)
1.524.812
(1)
758.613
(1)
29,7
2003
4.500
68,00
306.000
14,50 €
(1)
2,50
206
7,04 €
(1)
4.437.000 €
(1)
986,00 €
(1)
478,65 €
(1)
2004
5.100
80,00
408.000
11,50 €
(1)
2,40
211
5,45 €
(1)
4.692.000 €
(1)
920,00 €
(1)
436,02 €
(1)
25,9
2005
5.600
75,00
420.000
11,00 €
(1)
2,20
216
5,12 €
(1)
4.620.000 €
(1)
825,00 €
(1)
381,94 €
(1)
32,95
14,00 €
(1)
6,33 €
(1)
4.900.000 €
(1)
980,00 €
(1)
443,44 €
(1)
22,66
(1)
1.197,00 €
(1)
532,00 €
(1)
12,10
938,25 €
(1)
404.42 €
(1)
12,90
871,00 €
(1)
372,20 €
(1)
13,27
1.774,00 €
(1)
745,37 €
17,19
644,00 €
15,40
2006
5.000
70,00
350.000
2,10
221
2007
2.260
63,00
142.380
19,00 €
1,90
225
8,44 €
(1)
2.705.220 €
(1)
2008
2.800
69,50
194.600
13,50 €
(1)
3,30
232
5,82 €
(1)
2.627.100 €
(1)
2009
3.509
67,00
235.103
13,00 €
(1)
0,70
234
5,56 €
(1)
3.056.340 €
(1)
(1)
2010
3.920
92,90
364.168
19,10 €
1,60
238
8,02 €
6.556.000 €
2011
4.250
85,00
361.200
18,50 €
2,70
244
7,58 €
6.683.100 €
(1)
Escluso premio compensativo CE
123
1.572,00 €
--
1,64
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
GIRASOLE
(ALIMENTARE)
Prezzi Lit./q.le
PERIODO 1986-2011 (prezzi in € dal 2003)
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha. o €/Ha
ANNO
(1)
Superficie Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
Tasso
inflaz.
Annuale
in %
tasso inflaz.
progressivo
1986=100
Prezzi
deflazionati
Totale in Lit./000
in €. dal 2003
Valori correnti
Valori deflazionati
base 1986
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1986
300
32,00
9.600
73.000
---
100
73.000
700.800
2.336.000
2.336.000
15,66
0,35
1987
600
27,00
16.200
62.000
4,70
105
59.000
1.004.400
1.674.000
1.594.000
20,32
0,59
1988
700
28,00
19.600
55.500
5,10
113
49.100
1.087.800
1.554.000
1.375.000
28,62
0,76
1989
400
23,00
9.200
70.700
6,30
120
58.900
650.000
1.626.000
1.355.000
17,88
0,34
1990
450
30,00
13.500
60.800
6,50
128
47.500
820.800
1.824.000
1.425.000
23,20
0,45
1991
650
27,00
17.550
61.000
6,40
136
44.900
1.070.000
1.647.000
1.211.000
27,60
0,50
1992
900
28,00
25.200
60.840
5,40
144
42.200
1.533.000
1.704.000
1.183.000
33,58
0,91
1993
1.050
32,00
33.600
38.000
4,20
150
25.300
1.276.800
1.216.000
811.000
18,81
1,27
1994
1.180
32,00
37.760
43.000
3,90
156
27.600
1.623.600
1.376.000
882.000
20,10
0,32
1995
1.300
30,00
39.000
43.000
(1)
5,36
164
26.100
(1)
3,90
171
15.200
(1)
1,72
1,70
174
177
21.200
22.000
(1)
2,10
181
18.800
(1)
1996
1.800
29,00
52.200
26.000
(1)
1997
1998
2.500
1.450
26,00
28,00
65.000
40.600
37.000
39.000
(1)
1999
1.500
26.00
39.000
34.000
(1)
2,60
185
17.800
(1)
2,70
190
20.500
(1)
(1)
2000
1.500
24,00
36.000
33.000
(1)
2001
1.500
26,00
39.000
39.000
(1)
(1)
1.677.000
(1)
1.290.000
(1)
1.357.200
(1)
2.405.000
1.583.400
(1)
1.326.000
(1)
1.188.000
(1)
1.521.000
(1)
(1)
782.000
(1)
--
0,68
754.000
(1)
441.000
(1)
23,20
--
962.000
1.092.000
(1)
553.000
617.000
(1)
32,08
21,39
---
884.000
(1)
488.000
(1)
23,60
--
792.000
(1)
428.000
(1)
17,36
--
1.014.000
(1)
534.000
(1)
18,80
--
(1)
(1)
2002
1.900
25,00
47.500
45.502
(1)
2,50
195
23.300
(1)
2.161.361
(1)
1.137.558
(1)
583.363
(1)
22,23
--
2003
1.900
19,50
37.050
22.00 €
(1)
2,50
200
11,00 €
(1)
815.100 €
(1)
429,00 €
(1)
214,50 €
(1)
20,97
--
2004
1.500
28,80
43.500
22.50 €
(1)
2,40
205
10,98 €
(1)
975.750 €
(1)
648,00 €
(1)
316,10 €
(1)
27,8
2005
2.100
30,00
63.000
20.50 €
(1)
2,20
209
9,80 €
(1)
1.291.500 €
(1)
615,00 €
(1)
294,26 €
(1)
34,62
262,91 €
(1)
30,68
345,62 €
341,78 €
(1)
30,68
(1)
29,90
2006
3.100
28,00
86.800
20.00 €
(1)
2,10
213
9,39 €
(1)
1.736.000 €
(1)
560,00 €
(1)
2007
2.020
25,00
50.500
30.00 €
(1)
1,90
217
13,82 €
(1)
1.515.000 €
(1)
750,00 €
(1)
2008
1.650
29,00
47.850
26,40 €
1)
3,30
224
11,78 €
(1)
1.263.240 €
(1)
765,60 €
(1)
2009
1.850
22,90
42.365
21,50 €
(1)
0,70
226
9,50 €
(1)
910.840 €
(1)
493,00 €
(1)
218,14 €
(1)
30,74
(1)
2.557.600 €
(1)
1.288,00 €
(1)
560,00 €
(1)
41,42
3,28
29,4
2,76
2010
1.985
35,20
69.879
36,50 €
1,60
230
15,91 €
2011
2.170
28,00
60.760
34,00 €
2,70
236
14,40 €
2.065.800 €
Escluso premio integrativo CE
124
952,00 €
403 €
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI BARBABIETOLA DA ZUCCHERO PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
pre
Produz. Q.li
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha o €/Ha
ANNO
Superfici per Ha.
e Ha.
Totale
Prezzi
correnti
tasso tasso inflaz.
inflaz. progressivo
annuale 1980=100
in %
Prezzi
deflazionati
Totale in
Lit./000
in €. dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati base
1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
22.800
366
8.345.000
5.400
100
5.400
45.063.000
1.976.000
1.976.000
13,04
6,20
1985
19.800
301
5.960.000
7.800
9,20
192
4.060
64.488.000
2.348.000
1.223.000
14,59
6,15
1986
19.725
423
8.344.000
7.600
5,80
203
3.741
63.414.000
3.215.000
1.584.000
15,32
5,51
1987
17.000
389
6.613.000
7.500
4,70
213
3.520
50.259.000
2.917.000
1.369.000
13,37
4,71
1988
16.500
433
7.144.000
7.200
5,10
224
3.210
51.436.000
3.118.000
1.392.000
13,93
5,32
1989
15.800
390
6.162.000
6.000
6,30
238
2.520
36.972.000
2.340.000
983.000
9,58
4,09
1990
13.800
370
5.106.000
6.500
6,50
255
2.550
33.189.000
2.405.000
943.000
12,70
3,44
1991
11.500
420
4.830.000
7.500
6,40
271
2.770
36.225.000
3.150.000
1.162.000
11,70
3,31
1992
11.000
400
4.400.000
8.000
5,40
286
2.800
35.200.000
3.200.000
1.119.000
8,77
3,08
1993
9.600
375
3.600.000
8.500
4,20
298
2.850
30.600.000
3.187.000
1.069.000
7,18
2,98
1994
9.300
418
3.888.000
9.000
3,90
310
2.900
34.992.000
3.763.000
1.214.000
9,56
2,98
1995
9.829
525
5.160.000
7.500
5,36
327
2.900
38.700.000
3.937.000
1.204.000
11,83
3,99
1996
9.020
413
3.725.000
10.800
3,90
339
3.200
40.233.000
4.460.000
1.316.000
10.90
--
1997
9.800
430
4.214.000
10.000
1,72
345
2.900
42.140.000
4.300.000
1.246.000
12,50
--
1998
10.200
450
4.590.000
9.350
1,70
351
2.660
42.916.500
4.207.000
1.199.000
11,65
--
1999
10.100
517
5.221.700
8.350
2,10
358
2.330
43.601.000
4.317.000
1.206.000
12,10
--
2000
9.000
460
4.140.000
9.500
2,60
367
2.590
39.330.000
4.370.000
1.191.000
11,24
--
2001
8.609
480
4.130.510
7.750
2,70
377
2.055
32.011.000
3.720.000
987.000
14,40
--
2002
10.752
524
5.634.000
5.616
2,50
384
1.462
31.635.941
2.942.336
766.350
13,70
--
2003
8682
304,8
2.646.322
4,97 €
2,50
394
1,27 €
13.152.000 €
1.515 €
384,52 €
11,92
--
2004
8207
475
3.899.000
5,125 €
2,40
403
1,27 €
19.983.000 €
2.434 €
603,97 €
15,7
2005
10.388
592
6.151.900
3.55 €
2,20
412
0,86 €
21.839.200 €
2.112 €
512,62 €
12,85
2006
1.857
472
876.504
3,96 €
2,10
421
0,94 €
3.470.955 €
1.869 €
443,94 €
4,95
2007
1.542
555
855.810
4,12 €
1,90
429
0,96 €
3.525.937 €
2.287 €
553,10 €
4,60
2008
1.250
550,0
687.000
3,80 €
3,30
443
0,85 €
2.612.500 €
2.090 €
471,78 €
3,70
2009
1.245
540,0
672.300
3,60 €
0,70
446
0,81 €
2.420.280 €
1.944 €
435,87 €
4,51
2010
1.253
591,2
740.774
3,70 €
1,60
453
0,82 €
2.740.900 €
21.876 €
482,78 €
4,79
2011
958
572,0
548.000
4,40 €
2,70
465
0,95 €
2.416.500 €
2.522,00 €
542,00 €
4,4
125
2,09
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
SOIA
PERIODO 1982-2011(prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. o €/Ha
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
tasso
inflaz.
annuale
in %
tasso inflaz.
progressivo
1982=100
Prezzi
deflazionati
Totale in Lit./000
in € dal 2003
Valori correnti
Regione
Valori deflazionati Emiliabase 1982
Romagna
ITALIA
1982
130
34,00
3.842
63.000
---
100
63.000
242.000
2.142.000
2.142.000
12,10
4,79
1983
650
25,00
16.250
65.000
14,70
115
56.500
1.056.000
1.625.000
1.413.000
11,22
2,77
1984
600
33,00
19.800
70.000
10,80
127
55.100
1.386.000
2.310.000
1.819.000
10,71
1,93
1985
800
26,00
20.800
76.000
9,20
139
54.700
1.580.000
1.976.000
1.137.000
3,03
0,73
1986
1.270
36,00
45.720
79.000
5,80
147
53.700
3.612.000
2.844.000
1.935.000
2,80
0,56
1987
3.300
26,00
85.000
78.000
4,70
154
50.600
6.630.000
2.028.000
1.317.000
3,39
0,60
1988
4.200
30,00
126.000
68.927
5,10
162
42.600
8.685.000
2.068.000
1.277.000
5,56
0,90
1989
2.920
33,00
96.360
63.842
6,30
172
37.100
6.152.000
2.107.000
1.225.000
4,21
0,57
1990
3.180
30,00
95.400
56.300
6,50
183
30.760
5.371.000
1.689.000
923.000
4,35
0,64
1991
2.500
32,00
80.000
58.000
6,40
194
29.900
4.640.000
1.856.000
957.000
5,20
0,60
1992
2.200
28,00
61.600
65.000
5,40
205
31.700
4.004.000
1.820.000
888.000
4,30
0,46
1993
1.200
33,00
39.600
40.000
4,20
213
18.800
1.584.000
1.320.000
620.000
4,53
0,39
1994
900
35,00
31.500
34.000
3,90
221
15.400
1.071.000
1.190.000
538.000
3,03
0,41
1995
850
33,00
28.050
43.500
(1)
5,36
233
18.600
(1)
1.220.200
(1)
1.435.500
(1)
613.500
(1)
2,21
0,40
1996
910
24,00
21.840
32.000
(1)
3,90
242
13.200
(1)
698.900
(1)
768.000
(1)
317.000
(1)
1,58
--
1997
1.600
28,00
44.800
46.000
(1)
1,72
246
18.700
(1)
2.060.800
(1)
1.288.000
(1)
523.600
(1)
2,21
--
1998
1.900
25,00
47.500
35.000
(1)
1,70
250
14.000
(1)
1.662.500
(1)
875.000
(1)
350.000
(1)
2,22
--
1999
1.200
38.00
45.600
35.000
(1)
2,10
255
13.700
(1)
1.596.000
(1)
1.330.000
(1)
522.000
(1)
3,90
--
2000
1.100
30,00
33.000
43.000
(1)
2,60
262
16.400
(1)
1.419.000
(1)
1.290.000
(1)
492.300
(1)
2,05
--
2001
1.200
28,00
33.600
41.000
(1)
2,70
269
15.200
(1)
1.377.000
(1)
1.148.000
(1)
426.700
(1)
3,20
--
2002
1.400
28,00
39.200
43.566
(1)
2,50
275
15.842
(1)
1.707.901
(1)
1.219.000
(1)
443.581
(1)
5,25
--
2003
1.000
25,50
25.500
26,00 €
(1)
2,50
282
9,22 €
(1)
663.000 €
(1)
663,00 €
(1)
235,11 €
(1)
5,86
--
4,80
2004
850
35,00
29.750
21,00 €
(1)
2,40
289
7,27 €
(1)
624.750 €
(1)
735,00 €
(1)
254,32 €
(1)
2005
950
34,00
32.300
21,00 €
(1)
2,20
295
7,12 €
(1)
678.300 €
(1)
714,00 €
(1)
242,03 €
(1)
4,42
2006
1.600
30,00
48.000
21,00 €
(1)
2,10
301
6,98 €
(1)
1.008.000 €
(1)
630,00 €
(1)
209,30 €
(1)
5,80
2007
800
22,00
17.600
36,00 €
(1)
1,90
307
11,72 €
(1)
633.600 €
(1)
792,00 €
(1)
257,98 €
(1)
4,50
32,50 €
(1)
10,25€
(1)
526.500 €
(1)
1.170,00 €
(1)
369,08 €
(1)
4,40
0,70
319
0,90 €
(1)
626.780 €
(1)
882,00 €
(1)
276,00 €
(1)
3,45
1,60
324
11,05 €
(1)
1.681.200 €
(1)
1.432,00 €
(1)
441,98 €
(1)
5,44
0,82
2,70
333
10,51 €
2,88
3,23
2008
450
36,00
16.200
2009
790
28,,00
22.120
31,50 €
(1)
2010
1.174
40,00
46.960
35,80 €
(1)
2011
991
24,0
23.784
35,00 €
(1)
3,30
317
832.400 €
Escluso premio integrativo
126
840,00 €
252,00 €
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
MEDICA FORAGGIO
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha.
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha
(1).
Totale
Prezzi correnti
Tasso
inflaz.
Annuale in
%
tasso inflaz.
progressivo
1980=100
Prezzi
Totale in Lit./000
deflazio nati
in € dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
22.300
100
2.230.000
13.000
100
13.000
28.990.000
1.300.000
1.300.000
6,75
1,36
1985
21.400
94
2.012.000
18.000
9,20
192
9.375
36.216.000
1.692.000
881.200
7,72
1,55
1986
21.500
102
2.193.000
12.000
5,80
203
5.911
26.316.000
1.224.000
603.000
8,13
1,65
1987
22.500
95
2.137.000
14.000
4,70
213
6.570
29.918.000
1.330.000
624.400
8,40
1,71
1988
20.900
85
1.776.500
15.000
5,10
224
6.700
26.650.000
1.275.000
579.500
7,29
1,40
1989
19.000
70
1.330.000
13.000
6,30
238
5.460
17.290.000
910.000
382.350
5,07
1,30
1990
20.500
80
1.640.000
13.000
6,50
255
5.100
21.320.000
1.040.000
407.800
6,33
1,15
1991
19.000
80
1.520.000
15.000
6,40
271
5.535
22.800.000
1.200.000
442.809
6,04
1,04
1992
16.500
80
1.320.000
16.000
5,40
286
5.600
21.120.000
1.280.000
447.600
5,00
1,43
1993
16.800
80
1.344.000
16.000
4,20
298
5.370
21.504.000
1.280.000
429.500
4,17
1,49
1994
19.500
90
1.755.000
14.000
3,90
310
4.520
24.570.000
1.260.000
406.450
6,76
1,83
1995
19.100
70
1.337.000
24.000
5,36
327
7.340
32.338.000
1.693.000
517.709
8,20
---
1996
19.800
70
1.386.000
28.000
3,90
339
8.260
38.808.000
1.960.000
578.200
8,46
---
1997
19.700
90
1.773.000
24.000
1,72
345
5.800
42.552.000
2.160.000
626.100
8,30
---
1998
19.750
95
1.876.000
18.000
1,70
351
5.130
33.768.000
1.710.000
487.200
8,36
---
1999
19.600
100
1.960.000
16.500
2,10
358
4.608
32.340.000
1.650.000
460.900
9,21
--
2000
20.000
90
1.800.000
21.000
2,60
367
5.720
29.400.000
1.890.000
515.000
9,10
--
2001
18.200
90
1.638.000
22.000
2,70
377
5.835
26.600.000
1.980.000
525.200
8,44
--
90
1.350.000
22.267
2,50
384
5.800
(2)18.394565
1.225.658
319.181
8,98
---
2002
(3)
15.000
2003
(3)
14.000
70
980.000
15,00 €
2,50
394
3,81 €
(2)8.400.000
€
600,00 €
152,29 €
6,53
2004
(3)
12.150
105
1.275.750
10,00 €
2,40
403
2,48 €
(2)9.500.000
€
781,90 €
194,02 €
8,80
2005
(3)
11.546
100
1.154.600
7,50 €
2.,20
412
1,82 €
(2)5.800.000
€
502,06 €
121,85 €
8,68
2006
(3)
14.504
80
1.160.320
7,00 €
2,10
421
1,66 €
(2)5.865.600
€
392,00 €
93,11 €
10,00
2007
(3)
11.793
80
943.440
8,00 €
1,90
429
1,86 €
(2)5.823.264
€
448,00 €
104,42 €
8,10
2008
(3)
10.672
90
960.480
11,50 €
3,30
443
2,60 €
€
1.035,00 €
233,63 €
7,70
2009
(3)
15.162
85
1.288.760
11,50 €
0,70
446
2,58 €
€
638,00 €
144,01 €
9,84
1.534.100
11,00 €
1,60
453
2,42 €
€
1.100,00 €
242,82 €
11,17
1.629.400
10,00 €
2,70
465
2,15 €
€
552,00 €
119 €
2010
(3)
15.341
100
2011
(3)
16.292
100
(1)
2
()
(3)
(2)11.045.500
(2 )9.673.000
(2)16.875.100
(3) 9.006.000
prodotto affienato (calcolato in base al prodotto verde, compreso quello da disidratare)
escluso prodotto consumato dal bestiame locale
escluso 50% superficie destinata a seme; escluso set aside e no food
127
2,10
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Produz. Q.li
MEDICA SEME
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha.
ANNO
Superficie
Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
1980
4.400
4,00
17.600
240.000
1985
4.500
6,00
27.000
270.000
1986
3.000
8,00
24.000
230.000
1987
2.800
4,00
11.200
1988
1.200
3,00
1989
1.500
1990
2.500
1991
Tasso
inflaz.
Annuale in
%
tasso inflaz.
progressivo
1980=100
Prezzi
Totale in Lit./000
deflazio- nati
in € dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
ITALIA
Regione
EmiliaRomagna
100
240.000
4.224.000
960.000
960.000
26,07
12,75
9,20
192
140.600
7.290.000
1.620.000
843.700
37,00
17,98
5,80
203
113.300
5.520.000
1.840.000
906.400
36,65
17,12
130.000
4,70
213
61.030
1.456.000
520.000
244.100
18,76
7,26
3.600
250.000
5,10
224
111.600
900.000
750.000
334.800
8,22
---
3,50
5.250
300.000
6,30
238
126.000
1.575.000
1.050.000
441.200
13,40
---
5,50
13.750
220.000
6,50
255
86.300
3.025.000
1.210.000
474.500
32,40
---
1.500
6,50
9.750
150.000
6,40
271
55.400
1.462.500
975.000
359.800
19,91
---
1992
1.200
5,50
6.600
200.000
5,40
286
69.900
1.320.000
1.100.000
384.600
13,09
---
1993
2.500
4,50
11.250
200.000
4,20
298
67.100
2.230.000
900.000
302.000
10,48
---
1994
2.000
4,50
10.000
210.000
3,90
310
67.700
2.100.000
945.000
304.800
---
---
1995
1.800
4,00
7.200
250.000
5,36
327
76.500
1.800.000
1.000.000
305.800
---
---
1996
1.900
5,00
9.500
300.000
3,90
339
88.500
2.850.000
1.500.000
442.500
22,62
---
1997
1.600
5,50
8.800
370.000
1,72
345
107.200
3.256.000
2.035.000
589.900
---
---
1998
2.000
5,00
10.000
280.000
1,70
351
79.800
2.800.000
1.400.000
398.900
25,60
---
1999
2.200
5,00
11.000
220.000(1)
2,10
358
61.500
2.420.000
1.100.000
307.300
--
--
2000
2.000
5,00
10.000
210.000(1)
2,60
367
57.000
2.100.000
1.050.000
286.700
--
--
2001
1.600
6,50
10.400
220.000
2,70
377
58.400
2.288.000
1.430.000
379.300
--
--
2002
2.119
380
8.052
220.000
2,50
384
57.000
1.771.400
836.000
217.708
--
--
2003
1.668
3,50
5.838
150
2,50
394
38,08
875.700 €
525,00 €
133,25 €
--
--
2004(1)
2.500
6,00
15.000
135
2,40
403
33,50
2.025.000 €
810,00 €
201,00 €
2005
3.033
4,50
13.648
120
2.20
412
29,13
1.637.760 €
31,00
17,00
(1)
540,00 €
131,06 €
2006
3.603
4,00
14.412
130
2,10
421
30,87
1.873.560 €
(1)
520,00 €
123,52 €
2007
3.455
5,00
17.275
135
1,90
429
31,47
2.332.125 €
(1)
675,00 €
157,34 €
2008
3.665
5,00
18.325
135
3,30
443
30,47
2.473.875 €
(1)
675,00 €
152,37 €
2009
3.500
5,20
18.200
115
0,70
446
25,78
2.093.000 €
(1)
598,00 €
134,08 €
(1)
580,00 €
128,03 €
652,00 €
140,00 €
2010
3.300
4,20
13.860
140
1,60
453
30,90
1.940.400 €
2011
3.485
4,5
15.682
145
2,70
465
31,18
2.273.900 €
(1)
L'unico seme contenuto è quello delle varietà pure a cui compete anche un premio CE di Euro 36,59 a q.le non incluso
128
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
POMODORO INDUSTRIA
Produz. Q.li
PERIODO 1980-2011 (prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. o €/Ha
ANNO
Superficie Ha.
per Ha.
Totale
Prezzi
correnti
tasso
inflaz.
annuale in
%
tasso inflaz.
Progressivo
1973=100
Prezzi
deflazio- nati
Totale in Lit./000
in €. dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
Regione ITALIA
EmiliaRomagna
1980
260
600
156.000
11.600
100
11.600
1.809.600
6.960.000
6.960.000
2,21
0,35
1985
300
301
90.300
15.500
9,20
192
8.070
1.399.600
4.665.500
2.429.900
1,04
0,13
1986
330
448
147.800
14.500
5,80
203
7.140
2.143.100
6.496.000
3.200.000
2,07
0,26
1987
300
500
150.000
13.500
4,70
213
6.340
2.025.000
6.750.000
3.169.000
2,04
0,28
1988
250
470
117.500
14.500
5,10
224
6.470
1.703.750
6.815.000
3.042.000
1,89
0,25
1989
400
450
180.000
15.000
6,30
238
6.300
2.700.000
6.750.000
2.836.000
1,95
0,31
1990
410
450
184.500
15.500
6,50
255
6.080
2.860.000
6.975.000
2.735.000
1,88
0,33
1991
530
500
265.000
15.700
6,40
271
5.780
4.160.000
7.850.000
2.897.000
2,68
0,44
1992
550
580
319.000
13.700
5,40
286
4.790
4.370.000
7.946.000
2.778.000
3,16
0,58
1993
520
460
239.200
18.100
4,20
298
6.070
4.329.500
8.326.000
2.794.000
2,37
0,48
1994
510
420
214.200
19.000
3,90
310
6.130
4.069.800
7.980.000
2.574.000
2,31
0,43
1995
432
313
135.216
21.000
5,36
327
6.420
2.839.500
6.573.000
2.010.000
1,41
0,27
1996
490
464
227.450
19.500
3,90
339
5.750
4.435.200
9.048.000
2.669.000
1,84
--
1997
700
430
301.000
18.400
1,72
345
5.330
5.538.400
7.912.000
2.393.000
2,65
--
1998
727
480
348.960
15.500
1,70
351
4.400
5.408.900
7.440.000
2.120.000
2,45
--
1999
690
536
369.840
14.000
2,10
308
3.900
5.177.800
7.504.000
2.096.000
2,38
--
2000
800
650
520.000
13.500
2,60
367
3.700
7.020.000
8.775.000
2.391.000
2,22
--
2001
820
700
574.000
16.000
2,70
377
4.200
9.184.000 11.200.000
2.971.000
2,80
--
2002
860
500
430.000
15.006
2,50
384
3.908
6.452.580
7.503.046
1..953.900
2,89
--
2003
950
450
427.500
8,10 €
2,50
394
2,06 €
3.462.750 €
3.645 €
925,13 €
2,51
--
2004
970
670
649.900
7,80 €
2,40
403
1,94 €
5.069.200 €
5.226 €
1296,77 €
2,80
2005
1.100
600
660.000
6,60 €
2,20
412
1,60 €
4.356.000 €
3.960 €
961,16 €
4,12
2006
1.050
570
598.500
6,00 €
2,10
421
1,43 €
3.591.000 €
3.240 €
812,35 €
4,08
2007
1.050
700
735.000
7,75 €
1,90
429
1,81 €
5.696.250 €
5.425 €
1.624,56 €
5,00
2008
1.230
700
861.000
7,75 €
3,30
443
1,76 €
6.672.750 €
5.425 €
1.224,60 €
5,90
2009
1.684
749,7
1.262.500
9,30 €
0,70
446
2,57 €
11.741.250 €
6.972 €
1.563,23 €
6,39
2010
1.536
655,0
1.006.080
8,43 €
1,60
453
1,86 €
8.482.546 €
5.521,65 €
1.218,76 €
6,14
1,80
2011
1.718
850,0
1.460.300
8,45 €
2,70
465
1,82 €
12.339.500 €
7.182,00 €
1.544,00 €
8,3
3,10
129
COLTURE ARBOREE
FRUTTICOLTURA
Quello frutticolo è il comparto che, nel contesto dell'economia agricola provinciale, assume la
massima rilevanza pur facendo registrare, da tempo, una lenta e progressiva contrazione, sia in
termini di superficie che di volume produttivo, per adeguarsi alle reali necessità di un mercato in
continua evoluzione. Da qualche anno si è tuttavia raggiunto una certa stabilità anche se si rilevano
oscillazioni di scarso rilievo negli investimenti sia per quanto riguarda le specie che le varietà.
Diverse sono le ragioni che hanno determinato questa flessione, iniziata nell'anno 1980 dopo che
nel decennio precedente la frutticoltura aveva assunto uno sviluppo eccezionale. Il ritmo crescente
dei costi, in molti casi superiore a quello dei ricavi, la scarsa propensione dei giovani, più orientati
nella scelta di altre attività comportanti minori rischi e ritenute più convenienti sotto il profilo
economico e sociale, la flessione dei consumi dovuta alla crisi economica- finanziaria delle
famiglie, le difficoltà nel regolare il mercato anche in dipendenza della insufficienza degli aiuti
pubblici nel coprire le perdite in caso di crollo dei prezzi dovuta a eccessi produttivi non facilmente
controllabili, i condizionamenti di natura climatica su quantità e qualità della produzione sono da
iscrivesi fra le cause che hanno messo in crisi il settore. Ma soprattutto è risultata la globalizzazione
dei mercati a creare i massimi problemi e che ha dato la possibilità a molti stati, produttivi di frutta,
a presentarsi sugli stessi mercati offrendo il prodotto a prezzi inferiori ai nostri in dipendenza dei
minori costi (soprattutto quelli delle manodopera) e mettendo in difficoltà i nostri operatori non in
grado di reggere il confronto e poter continuare tranquilli nell'attività. Va segnalato in proposito con
riferimento al comparto frutticolo, il caso della Spagna che si è proposta con l'offerta di produzione
di ottima qualità a costi moderati da sottrarci, specie per quanto riguarda le pesche, una grossa fetta
di mercato anche in ambito europeo.
Nonostante tutto la frutticoltura resta sempre il comparto trainante per la maggior parte delle
aziende della nostra provincia qualora si pensi che nel 2011 ha realizzato una P.L.V. stimata in €
141.641.000 ottenuta da un investimento di Ha 22.987 (di cui Ha 18.567 in fase produttiva) e pari a
circa il 30% dell'intero comparto agricolo-zootecnico e al 38% se si fa riferimento alle sole colture.
L'annata 2010-2011 è da ritenersi piuttosto negativa per il comparto frutticolo avendo fatto
registrare (soprattutto a seguito del crollo dei prezzi delle pesche) un decremento del 15,5 % in
termini di P.L.V. nei confronti del 2010 e un incremento dell'1,2 % in termini di superficie grazie a
un lieve incremento di quella di actinidia, albicocco, susino, Kaki che compensano il calo di altre
specie più diffuse quali pesche e Nettarine.
Per quanto concerne le rese / ettaro si è notato forte aumento per actinidia, più limitata per loto e
Nettarine, mentre melo, pesco e pero hanno fatto registrare stazionarietà o un piccolo incremento e
il susino una netta flessione.
Ma sono stati i prezzi che hanno fatto crollare i bilanci interessando tutte le colture: in primo luogo
l'actinidia compensata in parte dalle più alte rese, seguite da pesco, nettarine e pero, mentre per
melo, susino, albicocco la flessione è risultata più modesta. La P.L.V. / ettaro è passata dai 9.106 €
del 2010 ai 7.629 € del 2011 con un decremento del 16,2%. I maggiori decrementi si sono avuti per
il comparto pesche e per pero e susino mentre si è avuto incremento per melo, actinidia e albicocco.
Si è trattato di un'annata piuttosto negativa per il settore e dai risultati alquanto inferiori a quelli
delle due annate precedenti e tali da non compensare a sufficienza le spese per gli investimenti in
strutture e per la manodopera che, nonostante l'adozione delle nuove tecnologie, e richiesta in
quantità rilevante e non sempre facile da reperire.
L'andamento stagionale del 2010-2011 ha avuto effetti diversificati sia sulla quantità che sulla
qualità delle produzioni delle varie specie di fruttiferi. L'autunno 2010 ha evidenziato forte
piovosità, specie in novembre da non rendere possibile, se non in parte, di eseguire le operazioni di
reimpianto soprattutto nelle aziende di maggiore dimensione dove le medesime vengono eseguite
con macchine provviste di trivella e con piante totalmente defogliate. La caduta delle foglie, in
130
relazione al procrastinarsi delle prime brinate, si è svolta lentamente (salvo i casi di piante
sofferenti) consentendo alle medesime di entrare gradualmente in quiescenza evidenziando
sufficiente sviluppo in lunghezza dei rametti dell'anno e ottima presenza di gemme fiorifere. Il
terreno ha ben assorbito l'acqua caduta a più riprese ma senza presenza di ristagni e di pericoli da
asfissia per i peschi, anche perchè avvenuta a piante completamente ferme. Le flessioni termiche di
dicembre (-12°C -13°C) non hanno provocato danni alle gemme a fiore se non nell'albicocco.
L'inverno 2011 è iniziato freddo e piovoso con forte nevicata agli inizi di marzo virando
successivamente verso il caldo e la siccità ma non stabilmente come era accaduto nel 2003. A fine
gennaio si sono avute apprensioni da freddo per i susini giapponesi anche perchè poco ricchi di
gemme fiorifere in previsione di una annata di scarica. Approffitando delle gelate sono proseguiti, a
rilento, gli impianti con preparazione a mano delle buche. A fine mese le gemme di qualche specie
(albicocco) si sono gonfiate pervenendo alla fase di bottoni rosa lasciando prevedere una fioritura
abbondante con qualche eccezione per alcune varietà di susino giapponese e per il melo della
varietà Fuji. Si è intervenuto alla fine dello stesso mese con trattamenti alle drupacee per debellare
alcuni dei più pericolosi parassiti, con sali di rame nel caso degli agenti dei cancri rameali e con
Thiram o Captano nel caso della Bolla del pesco. Le temperature piuttosto basse e le nevicate di
marzo hanno rallentato di qualche giorno il processo di fioritura delle drupacee di cv. più precoci e
provocato danni da freddo ad albicocche e susine di cv. cino-giapponesi in zone collinari del
comprensorio faentino con allessatura di gemme e fiori in fase di risveglio. Le piogge autunnali
hanno provocato danni da Fusicoccum su varietà sensibile di drupacee. La stagione è risultata
favorevole alla allegagione pur con danni da Moniliosi su foglie e frutticini di albicocco. Ha pure
consentito di completare le operazioni di impianto.
In aprile poi ha avuto inizio un periodo caratterizzato da carenza di piogge e temperature superiori
alla norma però le piante hanno potuto beneficiare, grazie alla capacità delle loro radici di penetrare
in profondità, di utilizzare le abbondanti riserve idriche del terreno, specie se di età non più
giovanile, ma non di utilizzare al meglio i fertilizzanti rimasti in superficie senza sciogliersi.
Due intermezzi piovosi a inizio giugno e a fine luglio hanno mitigato un'estate iniziata molto presto
da rendere necessari interventi irrigui precoci (maggio) e conclusi tardivamente (metà ottobre con
30° di temperatura). Nell'estate si sono avuti caratteri di eccezionalità, sia per quanto concerne l'alto
livello delle temperature, sia per quanto si attiene alla dotazione idrica dei terreni. Tolti brevi
periodi di giugno e luglio la carenza di piogge si è protratta oltre ogni limite. Tra le anomalie più
importanti va rilevato il manifestarsi, nello stesso anno, di ondate di caldo più precoci (prima
decade di aprile) e di quelle più tardive (seconda metà di agosto); la totale assenza di piogge durante
il mese di agosto; le eccezionali temperature e scarse piogge di tutto il mese di settembre tra i più
caldi e più siccitosi degli ultimi 25 anni. L'espansione temporale della stagione estiva oltre i limiti
climatici, oltre a portare a un anticipo dell'inizio della stagione irrigua, ha anche determinato un
prolungamento della stessa, in relazione alle colture, fino ad un autunno avanzato. Le esigenze
irrigue sono però risultate contenute più del previsto con meno aggravio di costi per i sollevamenti
dell'acqua grazie alle piogge di giugno-luglio e alle riserve idriche accumulate in profondità per
effetto delle elevate precipitazioni dell'autunno 2010 e inverno 2011.
I costi dell'irrigazione sono risultati, comunque, superiori alla norma. Fra le colture il castagno di
cui non sono molte le possibilità irrigue, è una delle specie che ne ha maggiormente risentito. Da
sottolineare, a proposito di clima, che nei mesi di agosto e settembre la entità delle precipitazioni
non ha raggiunto il 20% della norma.
Il valore medio delle temperature ha superato anche quello del 2003 che era risultato uno dei più alti
dell'ultimo decennio.
Le temperature piuttosto elevate del periodo in cui si è svolto il ciclo colturale, ha reso possibile
contenere lo sviluppo delle Crittogame e di favorire, fin da giugno, il processo di maturazione della
frutta con un anticipo di 8-10 giorni per tutte le varietà raccolte nel corso dell'estate. La piovosità
della tarda primavera ha tuttavia favorito l'insorgere di alcune malattie, più intense su alcune
colture, come infezioni e marciumi di Maculatura bruna su pomacee, attacchi di Monilia su ciliegio,
moria e disseccamento da Batteriosi e Moniliosi su albicocco. La presenza di un clima asciutto e di
livelli termici elevati, anche in relazione a un carico di frutti abbondante, ha avuto effetti negativi
131
sulla pezzatura dei frutti, se non sufficientemente diradati, ma ha favorito la qualità pur con
problemi di conservazione determinati dalle piogge di luglio su pesche e nettarine a seguito di
attacchi di Botrite molto forti in alcune zone. Le albicocche hanno resistito di più ai fenomeni di
marcescenza. La persistente siccità di agosto nel corso del quale non è caduta una goccia d'acqua ha
messo a dura prova le colture ma la produzione si è mantenuta su buone rese con Crittogame in
flessione e buona qualità e stato di conservazione. I ripetuti interventi irrigui hanno consentito di
porre un buon rimedio a integrazione di una falda idrica in fase di progressivo esaurimento. La
mancanza di squilibri termici giornalieri di sufficiente intensità ha impedito a quelle cultivar di
mele, dove il colore rosso del frutto costituisce elemento di valorizzazione, di assumere la
colorazione tipica estesa a tutta la buccia con riflessi negativi sul prezzo di mercato.
Le alte temperature della primavera hanno agevolato l'azione bottinatrice delle api e pertanto il
fenomeno della impollinazione e della allegagione è apparso favorito in special modo sul pero. Il
clima asciutto dell'estate ha concorso all'aumento degli attacchi di Psilla sul pero, degli afidi e di
altri comuni insetti e fra questi la comparsa della Drosophila Suzukii, moscerino in grado di
attaccare diverse specie da frutto, in particolare drupacee. Per quanto riguarda il ciliegio le piogge
di giugno hanno provocato spaccatura di frutti e favorito i marciumi da Monilia con notevole calo
della quantità commerciabile e deterioramento dello stato di conservazione. Va inoltre rilevato
come la Batteriosi del kiwi, favorita dal clima umido della primavera, abbia avuto una battuta di
arresto a seguito dell'ambiente asciutto e caldo che si è avuto successivamente. La raccolta si è
svolta con ritardo, compresa quella del kaki il cui frutto ha tardato, per flessione termica, ad
assumere la tipica colorazione arancione. Le piante delle varie specie e varietà sono entrate ancora
una volta, in ritardo delle brinate, nella fase di quiescenza evidenziando, nonostante l'abbondanza
dei raccolti, sufficiente sviluppo dei rami dell'anno, un buon carico di gemme a fiore e sufficiente
lignificazione.
Fra le norme tecniche da tenere in seria considerazione quando si deve procedere al rinvio degli
impianti assume rilievo quello di scelta delle varietà e relativi portainnesti poichè è da essa, che
principalmente, dipendono i risultati produttivi ed economici. Nella scelta occorre adottare una
strategia intelligente nel collocare i nuovi impianti nelle zone vocate, da consentire di migliorare la
qualità e ridurre i costi. Fattori da tenere presenti nella scelta risultano l'adattabilità, la produttività
delle piante e la loro capacità di produrre frutti di buona qualità in termini di sapore, colore, buona
conformazione, durezza della polpa, livello di acidità, capacità di conservazione, resistenza alle
malattie, ai trasporti, ecc.
La scelta dovrà tener presente le richieste del mercato e la necessità di coprire i cosidetti periodi
morti dell'offerta ponendo attenzione a quelli in cui la concorrenza del prodotto di altre zone.
Si fa meno sentire e di allungare e regolarizzare, in ambito aziendale, i tempi di raccolta con
particolare riguardo per pesche e Nettarine che sono le specie di più ampia diffusione nel territorio
provinciale. Sarà anche necessario adottare soluzioni tecniche di avanguardia per quanto riguarda
forme di allevamento, densità delle piante (l'orientamento odierno è quello dell'incremento
numerico per unità di superficie), il diradamento dei frutti, l'utilizzazione razionale delle risorse
idriche. Per il miglioramento della qualità assume rilievo la totale diffusione della lotta integrata e
certificata (a cui si può aggiungere anche la biologica), attraverso norme tecniche e metodologie
operative tese a ridurre e razionalizzare l'impiego dei mezzi chimici che rendono l'ambiente più
sostenibile e pongono meno a rischio la salvaguardia della salute dei consumatori. Da tenere
presente che, in base alle norme CE, l'obbligatorietà dei principi della produzione integrata andrà in
vigore, in tutto il territorio del''UE, dal 2014. La qualità del prodotto venduto deve essere pertanto
garantito da disciplinari di coltivazione sostenibili e rispettosi dell'ambiente, attraverso un processo
di autodisciplina del settore il cui fine è quello della tracciabillità che consenta al consumatore di
conoscere il percorso del prodotto dalla produzione alla immissione al consumo.
Sarà così possibile, con una offerta più allineata ai tempi, assicurare un più ampio ventaglio di
sbocchi sul mercato con un prodotto di alta qualità sia di quello a "marchio" che di quello con
numero di residui controllato.
Punto di forza della frutticoltura regionale è pertanto il rinnovo delle varietà. Opportunità questa da
sfruttare non solo per corrispondere alla domanda dei consumatori ma anche per guadagnare nuovi
132
mercati. Il rinnovamento varietale riguarda: l'ampliamento del calendario di maturazione, il
miglioramento delle caratteristiche pomologiche, quali pezzatura del frutto, colorazione della
buccia, consistenza della polpa, diffusione di cultivar autofertili per le specie autoincompatibili (es.
ciliegio, albicocco, susino). Il consumatore sta ponendo maggiore attenzione alle qualità
organolettiche del frutto ma importanti sono anche quelle rivolte alle caratteristiche fisico- chimiche
e commerciali. Finora ci si è preoccupati di fornire frutti attrattivi alla vista (forma, colore,
pezzatura, ecc.) trascurando le loro caratteristiche gustative al momento del consumo (dolcezza,
acidità, sapore), consistenza della polpa (croccante, succosa, sapida).
Il lavoro di scelta scaturisce dalla valutazione di tecnici specializzati fatta presso i campi
sperimentali ove sono ubicate le varietà e le selezioni in fase di osservazione sia presso aziende
private, sia presso vivaisti e costitutori italiani e stranieri. Sono coinvolti nelle scelte anche gruppi
di lavoro coordinati da centri di sperimentazione e istituzioni universitarie che si occupano di
miglioramento genetico in Italia. In un momento come questo in cui la crisi economica in atto sta
coinvolgendo tutte le categorie di persone che si dedicano. Al settore frutticolo, che evidenzia
sofferenza per il calo dei consumi, e la carenza di un sistema distributivo poco attento al valore
della frutta fresca, la scelta di varietà adatte, e in grado di ben figurare per un buon periodo di
tempo, non è di facile soluzione. Pertanto nella riconversione varietale degli impianti sostenuta dai
programmi O.C.M. connessi ai grossi impegni tecnici ed economici richiesti per l'ammodernamento
dei frutteti le scelte che gli operatori dovranno affrontare, con il supporto dei loro tecnici, sono di
fondamentale importanza. Il primo passo da affrontare per migliorare la qualità è, ovviamente,
quello dell'innovazione genetica varietale in grado di proporre nuove e più numerose tipologie di
prodotto e nuovi standard di presentazione. Per favorire la riconversione varietale la CE e la OP
(fondo operativo), ognuna con il concorso del 50% delle spese, hanno definito dei massimali di
contributo da concedere ai produttori e differenziati in rapporto alle specie e, in certi casi, alle
varietà e soprattutto in base alla densità di impianto. Le specie prese in considerazione sono
albicocco, susino, ciliegio, melo (di varietà diverse), pero, pesco, nettarine, percoche e kaki. Per
quanto concerne la densità si prende come base il numero di piante per ettaro facendo distinzione
fra alta e bassa. Quella alta gode di un contributo maggiore. E' considerata alta quella che supera le
1.000 piante / ettaro per le seguenti specie: albicocco, susino, ciliegio, pesco, nettarine; le 2.500
piante / ettaro per melo. Per l'actinidia è necessario l'allevamento a pergoletta e per il tendone, per
percoche e kaki non sono posti limiti; però sono imposte densità variabili in rapporto ai contributi
da concedersi. Si va comunque da un contributo minimo di € 2.690 / ettaro per il kaki a uno
massimo di € 13.000 per melo Modi e Rosy Glow.Trattasi di contributi destinati ad aumentare con
il trasacorrere degli anni.
Per chi percepisce il contributo dovrà impegnarsi a condurre il frutteto per 10 anni, a partire
dall'anno dell'investimento, pena la decadenza.
Nel rinnovo degli impianti, oltre alle varietà di vecchia costituzione, ma ancora valide, ne sono
inserite delle nuove che hanno superato la fase di adattamento e in possesso di buone caratteristiche
per affermarsi sul mercato.
Di queste si parlerà diffusamente quando saranno prese in esame le singole specie di fruttiferi.
Le rese ad ettaro, nel 2011, sono risultate elevate (eccezionali nel caso del pero) con difformità
dovute più che a calamità atmosferiche (freddi invernali e grandinate) a fenomeni di alternanza di
produzione. Notevole è risultato in primavera lo sviluppo delle infestanti da rendere necessario
ricorso a sfalci fra i filari con tagliaerba e ad erbicidi in preemergenza in corrispondenza della linea
dei filari. Le grandinate hanno colpito, come detto in apposito capitolo (calamità atmosferiche)
varie aree del territorio provocando danni di rilievo soprattutto alle drupacee per lesione ai frutti
riducendone il valore commerciale anche dove le ferite si sono cicatrizzate. La elevata produzione
di frutticini ha reso necessario procedere, nella maggioranza dei casi, a un impegnativo lavoro di
diradamento che, nel caso delle pesche e nettarine, è stato effettuato a mano con l'aggravarsi dei
costi di manodopera proprio in un'annata dove i risultati economici sono stati catastrofici. La
pezzatura dei frutti, anche in dipendenza della elevata produzione, è risultata, ancora una volta
inferiore alla norma. I parassiti emergenti (Sharka, Batteriosi parassitaria, ecc.) sono stati tenuti
sotto controllo adottando, per lo più, metodi di lotta basati sulla prevenzione.
133
Nel 2011 si sono prodotti in provincia ql. 4.593.800 di frutta in contrapposizione ai 3.582.800 del
2010. Trattasi di un incremento del 28,2 % a conferma delle ottime rese / ettaro di quasi tutte le
specie frutticole. Notevoli i quantitativi assorbiti dall'industria a prezzi ancora più stracciati rispetto
a quelli, già avvilenti, di mercato.Le aziende frutticole, così come le viticole, hanno beneficiato,
anche nel 2011, dell'assistenza tecnica del progetto regionale per la lotta guidata (circa un terzo
della superficie) e gestita seguendo i disciplinari di produzione integrata; modesta quella che segue i
principi della biologica.
Dal 2008 il settore ortofrutticolo opera in base al regolamento (CE) N° 1.182/2007 che disciplina la
nuova OCM dell'ortofrutta. Si tratta di una OCM che servirà di base a tutte le altre produzioni
finora interessate pur contenendo disposizioni specifiche per i singoli settori (carne, latte, cereali,
zucchero, ecc.).
Le norme della nuova OCM sono finalizzate ad assicurare come già detto in precedenti relazioni, un
più razionale modo di attuare il commercio di dette produzioni in ambito nazionale, comunitario e
mondiale con azioni che consentono di conquistare nuove quote di mercato attraverso più moderne
tecniche di produzione finalizzate a migliorare la qualità e la quantità delle nostre produzioni tipiche
provviste di marchio o di certificazioni locali operando nel rispetto dell'ambiente e della
competitività.
Molte sono ancora le lacune che penalizzano sul piano economico la nostra frutticoltura e per le
quali si rendono necessari dei correttivi: polverizzazione aziendale, strutture di lavorazione ancora
inadeguate, alti costi di lavorazione, scarsa propensione per le innovazioni e la ricerca, scarsa
attenzione per una specializzazione di prodotto che consenta di eliminare l'infinita gamma di
tipologie tuttora poste in commercio (ad esempio le troppe cultivar rilevate nel campo peschicolo) e
che creano confusione e difficoltà di scelta sia per produttori che per consumatori. Si rende
necessario anche un più attivo contributo delle istituzioni pubbliche alla risoluzione dei problemi.
Alle O.P. con la nuova OCM viene riaffermata la centralità delle azioni che consentono di
potenziare il processo produttivo nel rispetto dell'ambiente attraverso una serie di azioni che
possono così riassumersi:
studi di mercato per ridurlo più equilibrato evitando eccessi o carenze di produzioni e rendere i
prezzi meno volatili; concentrare l'offerta in modo da presentarsi più compatti sul mercato e ridurre
i costi di lavorazione; promozioni sui mercati e dei consumi; migliorare la gestione delle crisi di
mercato per rendere più stabili i redditi; migliorare i rapporti di filiera con una più equa ripartizione
degli utili fra i vari attori che ne fanno parte e in cui si dia al produttore più potere nelle
contrattazioni.
Significativo, a questo punto, è rapportare la nostra produzione a livello provinciale con quella di
più ampi ambiti territoriali quali il mondiale, il comunitario, lo statale e il regionale sia in termini di
quantità che di valore P.L.V.
In ambito regionale nel 2011 il valore della frutta è risultato di € 547.150.000 a fronte dei
709.060.000 del 2010 e quindi con una flessione del 22,8 % mentre, quello della quantità, di ql.
15.408.000 a fronte dei ql. 13.226.000 del 2010 e quindi con un incremento del 16,5 % che non è
servito a compensare i valori realizzati nel 2010 a seguito della forte caduta dei prezzi.
In dipendenza di questo si è già visto come la flessione della P.L.V. / ettaro a livello provinciale sia
risultata più elevata per tutte le colture: (-43,5%) per pesco, (-39,2 %) per pero, (-25,9 %) per
susino; si è avuto incremento invece del kaki (+30,5 %), (+32,6 %) per ciliegio, (+19,6 %) per
melo, (+5,6 %) per albicocco.
Quella regionale, invece, sul piano dei valori ha comportato quanto segue: melo (-6,7 %), pero (27,0 %), pesco (-44,9 %), nettarine (-27 %), albicocco (-6,57%), ciliegio (-12,7 %), susino (-14,5
%), actinidia (+8,0%), Loto (+20,1 %).
La ripartizione della superficie per provincia, riferita alle specie di frutti più diffuse in regione,
risulta quella della attigua tabella.
134
INCIDENZA IN % DELLE SUPERFICI DI ALCUNE SPECIE DI FRUTTIFERE RIPARTITE PER PROVINCIA (2011)
PROVINCE
MELO
PERO
NETTARINE
SUSINO
ALBICOCCO
ACTINIDIA
PIACENZA
1,2
0,5
0,3
0
0,4
0,2
0,0
PARMA
0,6
0,1
0,1
0
0,0
0,0
0,4
REGGIO EMILIA
2,2
2,5
0,1
0,2
0,0
0,0
0,3
MODENA
10,7
29,1
1,9
0,6
18,7
3,9
0,7
BOLOGNA
17,3
15,8
12,9
10,8
23,6
38,6
6,2
FERRARA
41,7
41,4
6,7
5,1
3,8
6,1
2,8
RAVENNA
17,3
8,9
34,8
58,5
33,3
27,9
71,0
FORLI'-CESENA
8,7
1,6
42,5
24,4
19,8
20,6
17,9
RIMINI
0,3
0,1
0,7
0,4
0,5
2,8
0,8
REGIONE
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
SUPERFICIE IN
HA
4.424
21.975
9.208
11.909
5.108
4.942
4.396
PESCO
A livello mondiale la produzione di frutta è aumentata nell'ultimo decennio, passando da una media
annuale di 477 milioni di tonnellate a 558 milioni (+17%). Aumento dovuto più che altro alla
produzione asiatica mentre è risultata in forte contrazione quella europea (-40%) la cui battuta di
arresto è da imputarsi, principalmente, al calo generalizzato dei consumi. Per quanto concerne la
produzione l'Asia costituisce il principale produttore con il 50% seguita, per importanza, da
Americhe (24%), Africa (13%), Europa (12%) e infine Oceania (1%).
In ambito UE si è avuto, negli ultimi 10 anni, una riduzione della produzione di frutta (agrumi
compresi) del 15% scendendo da 70 a 60 milioni di tonnellate mentre quella mondiale è aumentata
del 17%. La produzione frutticola italiana è stata protagonista, sulla scena europea, nel mercato del
kiwi con il 72% della totale produzione UE, delle pere (35%), delle nettarine (52%), delle arance
37% (con un secondo posto dietro alla Spagna) e delle mele (21%).
Rimanendo in ambito UE, e con riferimento al periodo 2007-2009, la ripartizione della produzione
della frutta fra i principali paesi produttori è risultata la seguente: Italia (28%), Spagna (25%),
Francia (15%), Grecia, Polonia e Germania, ognuna con il 5%, altri (15%). Qualcosa hanno
guadagnato, nei confronti della media 2000-2002, l'Italia e la Spagna mentre ha perso terreno la
Francia.
Delle 9,7 milioni di aziende che operano in UE, 1,4 milioni producono ortofrutticoli di cui circa 660
mila specializzate. In base alle stime dell'ISMEA la produzione della frutta UE nel 2011 sarebbe
risultata confermando le previsioni (escludendo gli agrumi) di poco più di 32 milioni di tonnellate
con un incremento del 5,3 % sul 2010 grazie all'apporto di pesche (+4%), Nettarine (+3,3%) mele
(+5%) pere (+12%) e kiwi (+20%). In decremento, invece, albicocche (-20%) e percoche (-10%).
L'incremento è da imputarsi a favorevoli condizioni climatiche.
I maggiori incrementi (2011/2010) sono stati registrati da Polonia, Spagna, Italia e Grecia mentre
l'offerta è risultata in calo per la Francia.
Lo scambio commerciale di frutta fresca dell'UE con i paesi terzi ha messo in mostra un
miglioramento del deficit di bilancio considerato che con riferimento ai dati del primo trimestre
delle due annate a confronto si è ridotto dai 1900 milioni di € del 2010 ai 1.176 milioni di € del
2011. Il volume di entrata di frutta nella UE si è ridotto del 33% mentre sono aumentati gli introiti
del 9% grazie all'aumento, in contrapposizione a quanto si è verificato per il nostro prodotto, dei
listini medi (+19%) che hanno compensato la riduzione del 9% dei volumi esportati nei paesi extraUE. Nel secondo trimestre 2011 la richiesta di prodotti extra-UE ha riguardato, in particolare, la
frutta tropicale, come banane (per il 59% del volume delle importazioni) e dell'ananas (12%).Le
135
diminuite importazioni hanno riguardato: banane (-9%), ananas (-23%), uva (-50%), mele (-86%)
kiwi (-64%).
A livello nazionale, il 2011 evidenzia uno stato di forte crisi per la frutta dovuto a diminuzione dei
consumi e forte contrazione dei prezzi all'origine che ha colpito le principali specie frutticole, in
special modo le due produzioni più diffuse nella nostra provincia: pesche e nettarine. L'Italia è il
secondo produttore al mondo di frutta con circa 12,5 milioni di tonnellate di prodotto (di cui 3,8
circa sono agrumi) e un fatturato di 22 miliardi di € evidenziando una flessione notevole specie dal
2010 per i motivi di cui si è detto dianzi motivando il calo delle richieste anche per l'effetto della
psicosi del batterio Escherichia coli che ha ridotto drasticamente il consumo di frutta e verdura in
tutta Europa provocando crollo dei prezzi. La flessione ha riguardato, in particolar modo, le
superfici (-4,7 % nel 2010 sul 2009) per quanto riguarda la frutta e -3,4 % per quanto riguarda gli
agrumi; essendo scese ai 747 mila Ha per la frutta fresca e ai 165 mila ettari per gli agrumi di cui
100 mila arance e 28 mila di limoni.
Per quanto si riferisce alla frutta assumono importanza, in termini di superficie, il mandorlo con
l'11,6 % della totale, il melo e il pesco con il 7,4 % cad., il nocciolo con il 7,8 %, nettarine e
ciliegio con ognuna il 7,0 % , il pero con il 5,3%, l' actinidia e ciliegio con il 4%. Segue quella della
frutta a guscio, ecc.
Nei confronti del 2009 la produzione delle specie frutticole del 2010 ha fatto notare una flessione
del 5% e altrettanto dicasi per le superfici. Secondo i dati ISTAT si è rilevato diminuzione di
superficie per Nettarine (-9%) e kiwi (-2%) e aumento per albicocco (+8%), susino (+1%), ciliegio
(+4%).
Per quanto riguarda l'incidenza della P.L.V. ortofrutticola su quella agricola la prevalenza è per il
Meridione, con al 1° posto la Sicilia con il 58% misurata sul quadriennio 2005-2009, seguita da
Campania con il 49%, Puglia e Basilicata, rispettivamente con il 46% e il 48%. Seguono Abruzzo
(39%), Calabria (37%), Lazio 34% ed infine Emilia Romagna con il 30%. La Valle D'Aosta e la
Lombardia forniscono meno del 10% della produzione unitamente a Liguria, Friuli Venezia Giulia,
Umbria e Toscana.
In quanto all'export, secondo i dati Eurostat, nel 2010 l'Italia ha esportato quasi 4 milioni di
tonnellate di ortofrutticoli raggiungendo il valore più alto degli ultimi anni (+16%). Anche il prezzo
medio annuo con 0,93 € / Kg si è posizionato su buoni livelli. Il valore delle esportazioni è
aumentato del 21% sia in termini di quantità che di valore raggiungendo quelli massimi.
Il quantitativo di frutta (agrumi esclusi) esportato nel 2010 è risultato superiore del 16% rispetto al
2009 ad un prezzo medio anno aumentato del 4% e quindi con un aumento del valore complessivo
del 21%.
Per quanto riguarda la sola frutta la quantità esportata nel 2010 è risultata di ql. 2.634.000 di
tonnellate per un prezzo medio di circa 0,90 a Kg pari a un valore di 2,384 miliardi di € con un
aumento del 10% in quantità., del 17% in valore e del 6% in prezzo.
Analogamente per gli ortaggi si è esportato circa un milione di tonnellate di prodotto a un prezzo
medio annuo di € 1,09 e per un valore di quasi 1,1 miliardi di € con un incremento del 23% in
quantità, del 27% in valore e del 3% per il prezzo. Si è trattato di un record sia per le quantità che
per i ricavi.
Per quanto riguarda, invece, le importazioni i volumi produttivi di tutti gli ortofrutticoli sono
risultati di circa 3 milioni di tonnellate a un prezzo medio di € 0,78 a Kg per un valore di 2,3
miliardi di € con una contrazione dell'1% per quanto riguarda quantità e un incremento dell'8% per
quanto si attiene ai prezzi.
Per la sola frutta nel 2010 l'importazione è risultata di 1,471 milioni di tonnellate per un valore di
1,273 miliardi di € e un prezzo medio annuo di € 0,87 pari a un decremento del 9% e del 2%
rispettivamente per quantità prodotta e valore e un incremento dell'8% per quanto riguarda i prezzi.
L'import 2010 degli ortaggi si è posizionato sugli stessi livelli del 2009 (+1%) ad un prezzo medio
superiore del 5% rispetto a quello del 2009 e per un valore maggiorato del 7%.
Per quanto concerne il 2011, il saldo con l'estero è risultato positivo per frutta fresca in termini di
quantità e di valore. Per tutti gli altri comparti il segnale è stato negativo: per gli agrumi -18% in
136
quantità e -15% in valore; per la frutta secca -4,7% in quantità e -11,4 % in valore; per gli ortaggi --9,9% e -7,1 %.
Le importazioni del 2011 hanno riguardato circa 2 milioni di tonnellate per un valore di 1,770
miliardi. Si è incrementato il volume degli agrumi (+50,2 %), di frutta fresca (+20%) mentre sono
registrati in calo ortaggi, frutta secca e frutta tropicale.
Per quanto riguarda i prezzi della frutta del 2011 si sono avute, inizialmente, contrazioni su base sia
congiunturale che tendenziale.
La frutta estiva (giugno) ha registrato perdite da considerarsi fisiologiche in riferimento all'aumento
dell'offerta che caratterizza detto periodo. La crisi che ha interessato il settore peschicolo non è da
ricondursi esclusivamente al fenomeno da cui è derivata la psicosi della Escherichia coli ma ad altre
ripercussioni negative che sono intervenute fin dall'inizio della campagna e che hanno
progressivamente deteriorato il quadro commerciale: l'aumento della offerta di produzione a livello
europeo, l'andamento stagionale che ha provocato accavallamenti fra le produzioni del Nord e
quelle del Sud della penisola, le difficoltà di inserimento nei mercati esteri con la necessità di
riversare il prodotto sul circuito interno dove la domanda era già debole. La difficoltà di accesso ai
mercati esteri è da attribuirsi, in gran parte, alla forte concorrenza esercitata da Spagna e Grecia con
politiche agressive sui prezzi. Si è però avuto un breve recupero nella parte finale della campagna
quando il mercato si è equilibrato.
Con l'avvio della commercializzazione della produzione invernale (mele, pere, kiwi) le quotazioni
sono risultate inferiori a quelle del 2010. La crisi del settore ha reso necessario il coinvolgimento
della UE con interventi di mercato fra cui l'aumento dei prezzi di ritiro di pesche e nettarine per i
produttori europei e, in special modo, italiani. Il Comitato europeo di gestione dei mercati agricoli
ha disposto di aumentare il prezzo di ritiro di pesche e nettarine a € 26,90 il Ql. incrementando
quello in vigore in precedenza che era di € 16,49 il Ql. per le pesche e di € 19,56 per le Nettarine. Si
tratta di prezzi che non erano stati aggiornati da 15 anni. Analizzando i prezzi del 2011 del
comparto frutta fresca e secca si può dedurre che, nel corso dei mesi estivi, la situazione è andata
progressivamente peggiorando rispetto al 2010 anche se diversificata in rapporto alla specie,
varietà, qualità e periodo. Le specie più colpite (pesche e nettarine) risultano anche quelle più
diffuse sul territorio.La crisi dei prezzi, con inizio da luglio, ha determinato una ricaduta dei
medesimi che supera mediamente il 30% nei confronti dell'anno precedente (dati ISMEA). Più in
dettaglio, con i rilievi di settembre, la flessione si è posizionata sui seguenti valori: il 32,8 % per le
pere, il 29,35 % per le Nettarine, il 13,7 % per le susine, l'11,82 % per le pesche, il 9,85 % per le
mele. In agosto la valutazione a Kg, all'origine, per prodotto di buona qualità, IVA esclusa, è
risultata di € 0,53 per mele, di € 0,45 per pere, di € 0,29 per nettarine, di € 0,31 per pesche, € 0,43
per susine.
Il cattivo momento dell'ortofrutta, e le difficoltà in cui si dibatte il settore, si evidenzia nell'esame
degli indicatori economici che risutatno confrontandoli con altre categorie che interessano
l'agricoltura e che si basano sull'esame dell'indice dei prezzi alla produzione prendendo come base il
valore 100 riferito all'anno 2000. L'indice, nell'agosto 2011, per le varie categorie connesse
all'attività agricola è risultato:
per il totale dell'agricoltura 125,29; per il totale delle sole coltivazioni 130,99; per i cereali 169,19;
per la frutta fresca e secca 93,88, per l'olio d'oliva e altri oli 133,77; per ortaggi e legumi 98,65, per
vini e bevande 103,14; per sementi e colture industriali 116, per tabacchi secchi 425.
Da quanto sopra emerso si rileva che frutta e ortaggi hanno perso terreno in quanto a prezzi nei
confronti di quelli del 2000 e gli ortaggi ancora più della frutta. Ma anche le altre categorie
connesse all'agricoltura se si considera che nel decennio 2000-2010 l'indice di svalutazione della
moneta nel 2010 ha raggiunto quota 120,30, non godono tutte ottima salute.
Per quanto concerne i consumi degli ortofrutticoli in Italia si rileva che le famiglie italiane, nel
2010, hanno acquistato 8.280.000 tonnellate di prodotto di cui 3.760.000 tonnellate risultano
ortaggi. Gli acquisti di frutta si pongono sul livello di quelli del 2009 mentre quelli degli ortaggi
risultano leggermente superiori. I consumi sono risultati superiori del 4% nei confronti di quelli del
2005 e, in ugual misura, come incremento, sia per la frutta che per le verdure.
137
I prezzi al dettaglio nel 2010, a livello nazionale, si sono attestati su livelli molto simili a quelli del
2009 (-0,1 %) come conseguenza di un lieve incremento dei prezzi della frutta e lieve calo di quelli
delle verdure.
Nel 2010 le spese per l'acquisto dell'ortofrutta da parte delle famiglie è risultato di € 13.416.000.000
(+0,2 % sul 2009) di cui € 6.893.000.000 per la frutta (+0.5%) e (-0,2%) per la verdura. Negli anni
precedenti si erano verificati consumi minori ma prezzi più elevati. Nel dettaglio gli acquisti di
frutta e verdura sono passati dai 450 Kg a famiglia del 2000 ai 350 Kg del 2010.
La spesa per l'ortofrutta, pari a 560 € / annue per famiglia, non è sostanzialmente cambiata nel
decennio 2000-2010 e si traduce in € 1,5 al giorno per famiglia.
Per quanto riguarda le previsioni dei consumi degli ortofrutticoli si può fare affidamento ai dati
Ismea che ci indicano una flessione negli ultimi 6 mesi e un concomitante aumento della entità della
spesa (+1,7 %). La frutta fresca evidenzia una flessione degli acquisti ancora più marcata (-2,7 % in
termini di quantità) e, soprattutto per quanto concerne la spesa.
I prodotti con più scarsa stagionalità; mele, pere e kiwi hanno fatto notare una flessione più elevata
per quanto riguarda le quantità. Per quanto riguarda le aree geografiche le contrazioni dei consumi
più elevate si sono verificate per il Meridione. A livello di canali di commercializzazione la
riduzione delle vendite ha riguardato tutte le tipologie tuttora esistenti.
Per quanto riguarda i consumi della frutta, nella prima metà dell'anno 2011, si sono avute perdite
del 5% per quanto riguarda la quantità e incrementi del 4% per gli ortaggi. In termini di spesa,
flessioni del 5% per la frutta e incrementi del 5% per gli ortaggi.
Con riferimento al mese di giugno, da cui inizia la raccolta della frutta estiva, si sono avuti
incrementi de consumi per la frutta nei confronti dello stesso periodo del 2010 e stazionarietà per gli
ortaggi. In dettaglio gli incrementi hanno riguardato soprattutto le nettarine ma anche albicocche e
ciliege mentre in calo sono risultate quelle di kiwi, mele, pere, prugne, pesche.
La distribuzione degli acquisti per canali di commercializzazione evidenzia nei confronti dell'anno
2000, una flessione delle quote di vendita da parte di ambulanti e dei mercati rionali che in detto
anno detenevano ancora circa il 40% delle vendite dell'ortofrutta. I supermercati sono passati dal
23% al 34% mentre i Discoun t hanno confermato la propria quota del 7% e così pure hanno
dimostrato stabilità gli ipermercati (12%). Il dettaglio specializzato evidenzia buona stabilità e ha
perso una quota di mercato solo del 3% nell'ultimo decennio.
La distribuzione moderna, intesa come ipermercati, supermercati, discount e piccola superfici
acquisisce sempre più importanza ed oggi supera il 55% del totale del mercato al dettaglio
dell'ortofrutta.
Circa l'80% dei surgelati rientra nelle competenze della G.D.O. Risultano in aumento gli acquisti di
frutta fresca tramite discount. Gli ortaggi a foglia (insalate, cavoli, ecc.) facili all'appassimento
vengono venduti come prodotti di IV gamma e per lo più in bustine fuori dal contatto dall'aria,
senza particolari lavorazioni e da consumarsi all'istante senza ulteriori lavorazioni.
Esistono altri prodotti contrassegnati come di tipo gamma (che va da I a V) per i quali sono previsti
trattamenti basati su metodi di conservazione a freddo (congelamento) e a caldo (bollitura) che ne
consentono una migliore e più lunga e completa conservazione e già pronti per il consumo
immediato.
Per quanto concerne il livello dei prezzi della frutta nelle diverse fasi della filiera (all'origine,
all'ingrosso e al dettaglio) per il secondo trimestre dell'anno 2011 si sono rilevate per le varie specie
di frutta, i seguenti valori in € a Kg precisando che gli incrementi più elevati si sono avuti per il
prodotto fresco all'origine (fragole escluse).
Per mele, € / g 0,60 all'origine, €1,03 all'ingrosso, € 1,37 al dettaglio.
Per pere, € / Kg 0,74 all'origine, € 1,24 all'ingrosso e € 1,66 al dettaglio.
Per kiwi, € / Kg 0,91, €1,31 e € 1,69.
Per fragole, € / Kg 1,84, € 2,75 e € 3,59.
Per frutta, nel complesso, € / Kg 0,67, € 1,18 e € 1,65.
Come si evidenzia si tratta di ricarichi, nel passaggio dal produttore al consumatore, di entità
diversa e variabile in rapporto alla specie, alla qualità e all'epoca del consumo nonchè al servizio
138
reso a quest'ultimo in termini di garanzie offerte e su quanto riguarda origine e trattamenti riservati
al prodotto durante il suo processo fino all'arrivo sui banchi di vendita, (tracciabilità).
Da quanto sopra esposto risulta che i prezzi della frutta fresca, rilevati per il produttore, sono
aumentati, riferiti al momento della vendita al dettaglio, di 2-2,5 volte. Nei confronti dell'anno
precedente i prezzi dei prodotti alimentari, nel loro complesso, hanno subito una crescita del 3,1 %;
quelli della frutta fresca nella fase iniziale di commercializzazione hanno riportato crescita di entità
ancora superiore (8%).
Da rilevare che fra le iniziative delle O.P. assume rilievo quella diretta a stimolare i consumi
migliorando la qualità dei prodotti in termini di gustosità, sapore, digeribilità, doti dietetiche. La
nostra produzione locale è in grado di presentare queste caratteristiche e per questo apprezzata dai
paesi consumatori, nostri clienti e, in particolare, da quelli della UE come Germania, Regno Unito,
Austria e Polonia. Occorre anche porre una maggiore attenzione nel diversificare i mercati di
destinazione con il fine di ridurre i rischi da situazioni che possono avere interferenze negative sui
consumi e sui prezzi.
Si vuole, altresì, rendere più funzionale il ruolo delle O.I. (Organizzazioni inteprofessionali) organo
preposto al ripianamento delle divergenze che sorgono fra gli attori della filiera produttiva
(produttori, trasformatori, distributori) stabilendo dei sistemi di valutazion e ripartizione dei valori
in modo più equo fra i medesimi sulla base di parametri ben individuabili e attendibili e che
assicurano, a chi produce, un maggiore potere contrattuale al contrario di quanto è avvenuto finora e
non solo per il settore ortofrutta. Questo, in particolare, quando si debbano raggiungere accordi nel
definire in modo rapido i prezzi dei prodotti alla produzione che quasi sempre si trascinano per le
lunghe creando confusione e disorientamento.
Appare anche improcrastinabile una revisione dell'OCM in cui si tenga conto delle specificità
temporali delle singole colture frutticole, soprattutto estive, che disciplini gli interventi di ritiro e i
volumi produttivi che possano portare benefici al mercato. Mercato che necessita di interventi che
garantiscano la diponibilità di strumenti che prevengano e gestiscano la crisi, che migliorino
l'organizzazione delle filiere ristabilendo trasparenza ed equilibrio nei rapporti fra le parti in causa.
E' necessario, sul piano organizzativo regolamentare l'offerta e di gestire la produzione che non ha
mercato per poter sostenere i prezzi. Sotto il profilo tecnico si rende necessario avviare un processo
di rinnovamento varietale, l'adozione di tecniche colturali che migliorino quantità e qualità dei
prodotti con riduzione dei costi, la ricerca di sinergie che consentano di affrontare i mercati
nazionali ed esteri mettendo in atto azioni di marketing come, ad esempio, l'uso di un marchio
europeo che certifichi la qualità del prodotto e il territorio di provenienza.
Da sottolineare che la frutticoltura locale, e così quella nazionale, ha perso, rispetto al passato,
posizioni nei confronti di quella di altri partner europei dovute a una qualità non sempre conforme,
alla scarsa promozione dei consumi, allo squilibrio fra produzione e consumo, che spesso è da
imputarsi a fattori stagionali. In termini di pianificazione economica pesa anche in modo negativo,
il fatto che in sede di trattativa viene coinvolto un numero troppo elevato di associazioni creando
difficoltà nel raggiungere l'accordo.
In un mercato sempre più globalizzato sarebbe opportuno definire, in sede WTO, accordi più precisi
fra i vari stati produttori sia a livello UE che extra-UE tenendo presente del ruolo crescente sul
mercato della G.D.O. e per cui occorre mettere in atto una politica di maggiore concentrazione
dell'offerta, e di standardizzazione della qualità che assicuri nel tempo conferimenti continuati e
senza temporanee sospensioni. Si dovranno anche promuovere campagne di informazione che
mettano in risalto le qualità salutistiche della frutta, iniziando dalle scuole, suggerendo nuovi
sbocchi fra i quali assume rilievo il catering, cioè il consumo dei pasti fuori casa (tavole calde,
mense, ecc.).
Nella esecuzione dei nuovi impianti si dovranno scegliere solo le aree vocate scartando quelle che
danno scarsa produzione, qualità scadente e costi più elevati. Nella scelta delle varietà bisognerà
attenersi a quelle suggerite dagli Organi pubblici competenti (es. Regione) o dei tecnici locali quali
ad es. quelli dei progetti di lotta guidata.
Si rende anche necessario ridurre per certe specie (in particolare per pesche e nettarine) il numero
delle varietà che risulta troppo elevato rendendo più difficile il rapporto con la distribuzione e
139
creando confusione per il consumatore. Notevole, specie in questo settore, è il ruolo svolto dalla
produzione biologica o, per lo meno, dalla integrata.
Altri punti irrinunciabili da tenere in considerazione risultano:
- dimensionare e localizzare meglio gli impianti all'interno delle aziende che consentono di
razionalizzare l'uso della manodopera disponibile scegliendo le cultivar graduate nel tempo come
epoca di maturazione e in base alle esigenze del mercato con riferimento al futuro;
- seguire tecniche produttive rispettose dell'ambiente, che migliorino la qualità ponendo molta
attenzione ai costi;
- utilizzare i finanziamenti pubblici nella maniera più efficente seguendo le linee imposte dalla
programmazione;
- ricorrere ai servizi che l'Amministrazione pubblica mette a disposizione per effettuare certe
operazioni che servono di orientamento al produttore nelle scelte da effettuare nella sua azienda
(analisi terreni, previsioni meteorologiche, contabilità aziendale, momenti di irrigazione).
Vale la pena di ricordare, sul piano tecnico, il ruolo fondamentale che fin qui (beneficiando anche
dell'acqua che è stata immessa nel territorio con la costruzione del Canale Emiliano-Romagnolo) ha
svolto il ricorso al metodo della irrigazione goccia a goccia, purchè l'impiego sia rivolto alla sola
azione di soccorso, con positiva incidenza su quantità, pezzatura, qualità e senza pregiudizi per
sanità e conservabilità.
Ha assunto rilievo l'uso di strumenti messi in atto per individuare il momento giusto per operare il
distacco della frutta considerato che nell'ambito della specie e delle varietà vari fattori concorrono a
influenzare i tempi di maturazione quali tipo di terreni, portainnesti, cloni, pratiche colturali,
microclimi, ecc.
Fra detti strumenti assumono rilievo il penetrometro (basato sulla misura della durezza della polpa)
il rifrattometro che misura il contenuto in zuccheri, soluzioni che inducono a viraggio di colore,
residuo secco, rifrattometrico).
Una volta scelto il momento giusto per la raccolta devono essere anche applicate le regole di come
il prodotto va trattato senza danni sia in campo che presso la centrale ortofrutticola e nei
trasferimenti verso il luogo di mercato. Si dovrà porre attenzione alla temperatura di conservazione,
al tempo di esecuzione delle lavorazioni, alle caratteristiche dei mezzi di trasporto, ecc.
Melo - E' coltura che nel 2011, si è attuata, in provincia, su Ha 1.013 (di cui 222 in allevamento)
confermando i valori dell'anno precedente, pur rilevando che la medesima è da tempo in fase di
contrazione se si pensa che nel 1986 aveva raggiunto i 3.500 Ha e nel 2.000 era scesa a 1.500 Ha.
La perdita è dovuta, in particolar modo, alla concorrenza svolta da altre zone ugualmente produttive
ma dai frutti di qualità migliore, soprattutto per quanto concerne succosità e sapore dei medesimi,
quali risultano quelli prodotti in località alpine come quelle delle vallate del Trentino e Alto Adice
(Val Di Non, Val Venosta) e altre con microclima più favorevole. Circa la metà della superficie è
condotta seguendo i principi della produzione integrata mentre non decolla quella biologica in
relazione ai maggiori impegni anche finanziari, che richiede e alla scarsa competitività.
Notevole è risultata la resa / ettaro che, in base alle statistiche regionali ha toccato i 385 ql. Trattasi
di un valore positivo nei confronti dell'anno precedente in cui la resa toccò i 289 Ql. (+34%). Da
rilevare che stanno imponendosi sempre di più i nuovi impianti ad alta densità di investimento.
Le condizioni stagionali sono risultate favorevoli sia nella fase iniziale per quanto riguarda i
processi di impollinazione e allegagione sia nelle successive poichè alla carenza di precipitazioni,
che si è protratta fino a ottobre, si è supplito con l'irrigazione.
Sono sorti problemi nella esecuzione dei nuovi impianti data la difficoltà, nei mesi autunnali, di
accedere ai terreni molto intrisi di acqua a seguito delle ripetute piogge di questo periodo; non si
sono avuti danni da freddo invernali, ma piuttosto da grandinate. Lo sviluppo vegetativo ha avuto
qualche ritardo inizialmente a seguito di temperature medie giornaliere un po' sotto la norma, però
si è avuto una buona ripresa in seguito, evidenziando qualche giorno di anticipo sulla raccolta.
Non si sono rilevati problemi particolari sotto l'aspetto fitosanitario se non attacchi di Ticchiolatura
a inizio ciclo e di Cancri rameali da Nectria, di Carpocapsa e Tignola nei mesi estivi.
140
La qualità della frutta è apparsa, nel complesso, elevata ma in alcune aree sono stati rilevati difetti
dovuti a grandine e rugginosità.
Negativa, invece, la situazione per le cv. di mele a buccia rossa che non hanno assunto le tonalita di
colorazione sufficienti per essere meglio qualificate sul mercato. Non positive sono risultate le
quotazioni, il cui valore medio è risultato di € 32 a Ql. a fronte degli € 36,0 dell'anno precedente,
con flessione dell'11% ma tuttavia superiori a quelli delle medie dell'ultimo decennio (€ 29 a Ql).
Dalla combinazione rese / ettaro e prezzo ne è risultata una P.L.V. / ettaro di € 12.448 con un
incremento del 19 % su quella del 2010 e da ritenersi fra le migliori, in quanto a risultati economici.
Non si sono rilevati problemi di rilievo per quanto concerne la scelta varietale. Nel rinnovo degli
impianti il pensiero è orientato alla forte concorrenza esercitata dalle mele di altre zone, soprattutto
di montagna, che offrono poche prospettive a quelle del prodotto della nostra regione. Non sono
ravvisabili, per ora, varietà molto adatte per la pianura, specie quelle a buccia rossa che
difficilmente sono in grado di raggiungere standard qualitativi di pregio in condizioni
pedoclimatiche come quelle della nostra regione.
Per le nuove varietà (o cloni) il mercato richiede standard di colore che in pianura, in assenza di
esursioni termiche di rilievo in prossimità della raccolta, difficilmente sono raggiungibili.
Anche la presenza di terreni troppo fertili, l'utilizzo delle reti antigrandine nere, la difficoltà di
coniugare l'alta densità di impianto con i sistemi di gestione abituali della pianura, sono problemi
che rendono più gravi le possibilità di favorire la sovracolorazione rossa dei frutti. Nel caso di mele
a buccia rossa importante è optare per i cloni più colorati (e non striati) che offrono maggiori
garanzie di persistenza (caso di alcuni cloni del gruppo Gala). Nella scelta delle varieà si dovrà dare
preferenza a quelle tradizionali e affermate da tempo ma ancora valide come le Delicious (come
Golden e le Red) che maturano a metà di settembre e che occupano ancora il 35-40% della
superficie, la Grany Smith che matura una settimana dopo la Golden e che è scelta come punto di
riferimento, l'Imperatore, la Stayman, anche se in fase di contenimento, e le più recenti Fuji e Pink
Lady (prima decade di ottobre la prima e fine ottobre-primi di novembre la seconda con 49 giorni di
ritardo dalla Golden D.). Nei nuovi impianti ad alta densità, e gestiti con tecniche di allevamento
più innovative, si accorda maggior preferenza a queste due ultime varietà e relativi cloni che da
poco si sono inseriti nello standard delle varietà da scegliere e che presentano caratteristiche molto
interessanti. La prima, con il clone Aztec, e la seconda con il mutante Rosy Glori rappresentano il
meglio di quello che può offrire la ricerca per le zone di pianura dal punto di vista produttivo e
qualitativo. La prima, è di più difficile gestione, con piante vigorose, a produzione alternata, per cui
si richiede vocazionalità ambientale e ottime conoscenze tecniche; la seconda è più facile da gestire,
più adattabile all'ambiente ma purtroppo contingentata in termini di superficie disponibile nella
esecuzione dei nuovi impianti.
Meno problemi, al riguardo, comportano le varietà Golden Delicious e Granny Smith quest'ultima
ampiamente presente nel calendario dell'offerta grazie ai due cloni similari: Greenstar che matura 2
giorni prima della Golden D., Challenger che matura 7 giorni dopo, richiesta dal mercato come la
precedente purchè di calibro elevato. Il gruppo delle Delicious rosse appare in progressiva
diminuzione per mancanza di cloni che in pianura presentino affidabilità sotto il profilo della
sovratonalità del color rosso. Una certa attenzione si è tuttavia posta per la Jeromine, mutante della
Earlyred, bene adattabile alle nostre aree di coltivazione che matura nella prima decade di settembre
e della Modi che matura nello stesso periodo, produttiva, di gestione facile, resistente alla
Ticchiolatura, che dà migliori garanzie per quanto riguarda la colorazione rossa e ben collocabile
nei mercati esteri. Tra le altre segnalazioni che si riferiscono alle varietà introdotte di recente, va
preso in esame il gruppo della Modi, con frutta a buccia rossa, che si raccoglie ai primi di
settembre, assai resistente alla Ticchiolatura la contemporanea Crimson Crisp, dotata di frutti di
color rosso molto attraente (anche se coltivata in zone di pianura) con polpa soda, di gusto
equilibrato, facile da gestire e con pochi interventi sia di potatura che come diradamento
(autodiradante). Di notevole interesse i cloni del gruppo Gala a frutto rossso striato o sfumato che si
colorano male in pianura ma di più in montagna. Fra di essa la Brookfield (striata) la Ruby Gala
(sfumata) oltre ad Annaglo, Royal Beaut, Gala Venus, Cherry Gala. Sempre più numerose sono le
nuove cultivar caratterizzate da frutti bicolori ma con ottime qualità organolettiche fra le quali
141
Kanzi e Red Boy. Più ampio è il panorama di cloni afferenti al gruppo Fuji alcuni dei quali dotati di
ottime caratteristiche estetiche e organolettiche come Zhen Aztec. Fra le novità più recenti si
segnalano Fubrax (a frutto striato) e Fujiko (a frutto lavato).
Le mele prodotte nell'anno 2011, in relazione alla carenza di piogge nei periodi di accrescimento e
relativa maturazione della frutta e anche alla consistenza delle rese, sono risultate di pezzatura
piuttosto scarsa. Discreta comunque , a parte il colore, la qualità e lo stato di conservazione.
L'assenza di brinate autunnali precoci ha rallentato la caduta delle foglie consentendo alle piante di
entrare gradualmente in quiescenza in buone condizioni in quanto a sviluppo e lignificazione dei
rametti dell'anno, con buona presenza di gemme a fiore.
Il melo è pianta cosmopolita in quanto capace, rispetto alle altre, di meglio adattarsi ai vari ambienti
climatici e, grazie ai pregi salutistici dei suoi frutti e capacità di conservarsi a lungo con i mezzi
oggi disponibili, di essere la specie più diffusa nel mondo. Nel suo panorama di varietà si può
disporre attualmente della possibilità di usufruire di frutta da poter essere raccolta in un periodo
molto lungo (da luglio a novembre) e dal frutto di buone caratteristiche in quanto a sapore e
pezzatura, resistenza ai trasporti e alle malattie. Parte del prodotto eccedente è stato destinato, nel
2011, all'industria a prezzo ridotto, ma sempre più conveniente di quanto è disposto a pagare
l'organismo di ritiro il cui carico è pari al 50% del contributo da corrispondere al produttore che ne
fa richiesta. I dati produttivi ed economici rilevati per la coltura, facendo riferimento ai vari ambiti
territoriali, sono quelli testè accennati.
Si premette, intanto, che il melo sta consolidando la sua posizione in ambito mondiale sia nei paesi
ad agricoltura evoluta che tradizionali. La mela è un frutto che, grazie alla sua facilità di
conservazione, di resistenza ai trasporti e alle manipolazioni e per la durata (per gran parte
dell'anno) che si commercializza di più. In questi ultimi anni, grazie all'introduzione di nuove
cultivar e all'assetto della base varietale, basato sulle caratteristiche da cui dipende la produttività
delle specie in termine di valore agronomico e qualità dei frutti di cui si è fatto più volte cenno, la
sua coltura ha trovato motivo di ulteriore diffusione ed ha raggiunto come superficie, a livello
mondiale, circa 5 milioni di Ha, superficie che però da qualche anno sembra aver raggiunto una fase
di stazionarietà. Non così puo dirsi per la produzione che, grazie alle maggiori cure, anzitutto
agronomiche, è apparsa in progressiva crescita toccando nel 2011 i 60,4 milioni di tonnellate (circa
120 ql. / Ha) pari a un incremento del 6,8 % sul 2010. La Cina è il principale paese produttore sia
come superficie che come offerta realizzata. Dagli oltre 2 milioni di Ha si è ottenuta una produzione
di 33 milioni di tonnellate, pari al 55,6 % del raccolto mondiale. Circa i tre quarti di produzione
cinese sono di cultivar Fuji. Al secondo posto, per volume di produzione, si collocano a grande
distanza, gli USA, con 4,8 milioni di tonnellate, seguiti da Turchia e Polonia.
In ambito europeo la produzione si aggira su circa 16,5-17 milioni di tonnellate di cui i due terzi
appartenenti ai paesi dell'UE-27 (con prevalenza per Polonia, Italia, Francia, Germania e Spagna e
un terzo degli altri paesi europei ma non aderenti all'UE (Turchia, Russia, Ucraina). Altri paesi
dell'emisfero nord hanno prodotto nel 2011 circa 55 milioni di tonnellate di mele (con prevalenza
per Cina, USA, Messico e Canada), mentre poco più di 5 milioni di tonnellate si sono ottenute nei
paesi dell'emisfero sud (nell'ordine: Cile, Brasile, Argentina, Sud Africa e Nuova Zelanda).
Oltre che in Cina forti investimenti si sono realizzati in Russia, USA, Turchia.
Nei paesi dell'UE-27 si concentra il 12% della superficie investita, però nel corso degli ultimi 10
anni gli impianti si sono ridotti del 20% per effetto di una forte contrazione rilevata nel blocco dei
pasi della UE a 15. Si è rilevato un forte recupero nel 2011 della Polonia (+23%) ma alquanto più
ridotto per Germania (+7,3 %), Francia (+4,8%) e Italia (+1,5 %). Si è rilevato un aumento del 5%
nella produzione UE del 2011 nei confronti del 2010 ma una contrazione del 5% se si fa riferimento
al triennio precedente. La Polonia è il Paese che condiziona, in misura maggiore, l'andamento delle
produzioni comunitarie. Nel 2010 aveva subito un forte tracollo produttivo a seguito di calamità
atmosferiche. Una forte gelata a inizio maggio ha compromesso il raccolto di paesi dell'Est europeo
con perdita di produzione maggiore per Ungheria (-39%), Repubblica Ceca (-36%) e Romania (11%). Per quanto riguarda i paesi dell'emisfero sud si conferma per il 2011 il normale potenziale
produttivo dei 6 principali paesi produttori poichè la significativa riduzione del Brasile per cause
climatiche (-22%) è stata compensata da Argentina e Nuova Zelanda. Per detti paesi si è verificato
142
un aumento delle esportazioni del 5%. Tale aumento riguarda Argentina, Nuova Zelanda e Sud
Africa e consente di compensare largamente la flessione esportativa del Brasile (-45%) dovuta alla
minore disponibilita oltre che alla svalutazione della moneta locale nei confronti di Euro e Dollaro.
Per quanto si attiene alla produzione nazionale va rilevato che negli ultimi 10 anni si è attestata in
circa 2,1 milioni di tonnellate ed è destinata quasi interamente al consumo fresco. Il valore delle
mele consumate al dettaglio, ha superato gli 1,2 miliardi di Euro ed è una delle più alte nel settore
ortofrutticolo. Per il 2011 la produzione pare si sia incrementata del 2% nei confronti del 2010.
Nelle aree del nord, con prevalenza per il Triveneto, sono stati prodotti la quasi totalità della
produzione nazionale L'Alto Adige (Bolzano) ha prodotto il 51%, il Trentino (28%), il Veneto 10%,
il Piemonte (9%) e il resto da altre Regioni con grande prevalenza dell'Emilia-Romagna.
In base ai dati forniti da ASSOMELA/CSO la produzione italiana, distinta per varietà, ha fornito i
seguenti dati per il 2010. Mele Golden Delicious, Ql: 947.000, gruppo Gala Ql. 302.000; Red
Delicious Ql. 249.000; Fuji Ql. 154.000; Granny Smith, Ql. 113.000, Imperatore e Rome B, Ql.
81.000. Seguono ma con minore importanza: Annurca, Jonagold, Renetta, Stayman R. Nel 2011 è
stata stimata una produzione incrementata del 7% in Alto Adige e stazionaria per le altre zone.
Tendenzialmente, quanto a dinamiche varietali, si conferma, per l'Italia, una diminuzione del 5%
per il gruppo Gala. Eventi grandinigeni hanno fatto rilevare danni consistenti nel Trentino Alto
Adige con molto prodotto dirottato all'industria di trasformazione.
Fra i paesi esportatori dell'UE prevalgono Francia e Italia, quest'ultima con 828.000 tonnellate nel
2010 (+16% sul 2009) e per un valore di 576 milioni di Euro (+21%). Il nostro import è risultato
limitato a poco più di 40 mila tonnellate (+13% sul 2009). Per quanto concerne la
commercializzazione delle mele a livello nazionale ed europeo, sono emersi risultati incoraggianti
per il 2011. Le vendite sono proseguite regolarmente e le giacenze in gran parte esaurite. Discrete le
previsioni per il 2012 ma più pessimistiche rispetto al 2011. In calo le esportazioni dall'emisfero
sud.
La mela è il frutto più consumato in Italia: quello procapite annuo ammonta a 100 frutti all'anno. Si
sono consumate in Italia (anno 2010) circa 840 mila tonnellate di mele che sono il più basso dal
2001 (-17% in volume). Secondo il CSO il quantitativo consumato per famiglia nel 2011 è stato di
39 Kg (50 Kg nel 2001). La diminuzione è imputabile a un aumento dei prezzi. Per quanto riguarda
i prezzi, la mela è un prodotto che presenta una dinamica abbastanza stabile sia negli anni che
durante l'anno, fatto che appare apprezzato dai consumatori. Per quanto riguarda le varietà, i prezzi
del 2011 per le Golden D. e del gruppo Gala sono risultati cedenti rispetto a quelli del 2010. Si
sono, per quelli all'origine, verificate variazioni in rapporto alle varietà e alle principali piazze:
Bolzano, Trento, Verona, Ravenna. Il gruppo Gala si è attestato per quanto riguarda il Trentino-Alto
Adige, sui € 0,57-0,58 a Kg; Le Golden Delicious su € 0,52-0,58 a Kg e perRavenna e Verona, €
0,35-0,38 a Kg. Stessi valori anche per le Red Delicious e le Gramy Smith.
In Emilia-Romagna il melo si coltiva su una area di circa 5.500 Ha di cui 780 in allevamento con
una produzione di circa 150 mila tonnellate. Il 92% è prodotto in pianura, l'8% in collina. La resa
media è risultata nelle ultime annate di circa 300 Ql. / ettaro. Al ritorno della coltura della mela
hanno contribuito la diffusione delle nuove varietà Fuji e Pink Lady e della sua proposta Modi
selezionata a Ferrara. Fra gli impianti in allevamento il 50% si trova a Ferrara e il 25% nel
Modenese. Nella nostra regione si nota tendenza al ribasso per Red e Golden Delicious, Imperatore
e gruppo Gala e incremento per Fuji, Pink Lady e relativi cloni.
La produzione melicola dell'Emilia-Romagna si consegue, secondo fonte CSO, con l'apporto delle
seguenti cultivar: Fuji con tonn. 38.600, Pink Lady con tonn. 28.700; Golden D. con 23 mila tonn.;
Imperatore e Roma con 16.500 tonn.; Gruppo Gala con 15.200 tonn.; Red Delicious e Granny
Smith, ciascuna con circa 7.000 tonn.; Stayman con tonn. 3.600; altre (estive e autunno invernali)
con tonn. 10.400.
A livello regionale la superficie a mele si è ridotta, rispetto al 2010, dell'1,8 %; le rese maggiorate
appena del 0,2 % mentre la produzione è calata dell'1,5%.
Alla produzione hanno concorso, nell'ordine le province di Ferrara (con il 43,8 %), di Bologna con
il 20%, di Ravenna con il 16%, di Modena con il 10,3 %. La resa a Ha si è attestata su 320 Ql. Gli
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andamenti di mercato hanno risentito della flessione generalizzata dei prezzi della frutta ma il
decremento dei medesimi, rispetto al 2010, è risultato più contenuto.
Per stimolare il consumo delle mele si è dato corso, promossa dalla Regione, a una campagna
promozionale europea con lo scopo di migliorare l'immagine del prodotto e renderlo più accetto
anche dalle classi giovanili che sono scarse divoratrici di frutta.
Fra le note tecniche va rilevato che, nella preparazione degli astoni da destinarsi ai nuovi impianti,
assume sempre rilevanza il portainnesto M9 di ridotta vigoria ma che conferisce alle piante capacità
di entrare in produzione in tempi brevi e adatto per investimenti ad alta densità con piante disposte
da metri 0,40 a metri 1,20 sulla fila e a metri da 2 a 2,50 fra le file, ricorrendo a forme di
allevamento a sprindel e supersprindel e cioè con piante a un solo fusto.
Pero - La coltura, nel 2011, si è attuata, in provincia, su ettari 2.361 (di cui ettari 405 in
allevamento) confermando gli stessi valori del 2010, ma alquanto inferiori a quella degli anni
precedenti (-10-15%). Dopo gli alti investimenti riferibili al 1980 si è progressivamente contratta
fino a toccare quelli attuali che corrispondono a circa un terzo di quel periodo. La resa ad Ha è stata
valutata in QL. 270 ad Ha a fronte dei 249 del 2010 e pertanto con un incremento dell8,4 % della
precedente annata e del 23,3 % della media dell'ultimo decennio. Si tratta pertanto di una resa
elevata a giustificazione delle condizioni stagionali favorevoli alla coltura ma purtroppo non
sufficientemente compensata dai prezzi (media di € 65,00 a Ql. nel 2010 e di € 36,5 a Ql. nel 2011)
che hanno subito flessione del 43,8 % sulla media annua e del 12,9 % sulla media degli ultimi 10
anni.
Ne è derivato, per il 2011, una P.L.V. di € 9.844 ad Ha e inferiore del 39.2 % a quella dell'anno
precedente visto che il crollo dei prezzi non ha trovato compensazione nelle ottime rese, però con
un incremento del 5,5 % se il riferimento si fa sulla media dell'ultimo decennio. Pur occupando il
10,3 % della superficie frutticola il pero ha fornito, nel 2011 il 13,6% della totale del comparto
frutta della provincia.
L'andamento stagionale è risultato abbastanza positivo. Si è partiti con piante in buone condizioni
fisiologiche ma con gemme che si sono mosse in ritardo per temperature di inizio primavera un po'
al di sotto della media ma con buona ripresa successiva in cui il clima ha favorito i processi di
impollinazione e allegagione propiziando una produzione che alla fine è risultata ottima anche se un
po' diversificata in rapporto alle cultivar. Buona è stata comunque per quelle cultivar che nella
precedente annata avevano prodotto poco e in connessione con il fenomeno dell'alternanza di
produzione come Kaiser, o per scarsa allegagione (Abate Fetel). In certi casi si è dovuto praticare il
diradamento chimico. Buona la qualità ma con presenza di prodotto sottomisura dovuta a carenza
d'acqua e a temperature estive elevate. Altrettanto dicasi per lo stato di conservazione. La raccolta si
è effettuata per tutte le varietà con un anticipo di 8-10 giorni rispetto alla norma nel periodo che va
da metà luglio - inizio di agosto per Carmen e William e primi di settembre per Kaiser. La tonalità
del color rosso non è apparsa sufficiente per le varietà che hanno questa caratteristica. In quanto a
malattie si è dovuto intervenire inizialmente per stagione favorevole alla Ticchiolatura e,
soprattutto, in seguito nei confronti di Psilla e afidi. Molta attenzione si è posta nei confronti del
Colpo di Fuoco Batterico intervenendo con metodi di difesa basati sulla prevenzione fra i quali la
distruzione delle parti infette. Da rilevare le difficoltà di procedere, in autunno 2010, al rinnovo
degli impianti a seguito delle ripetute piogge che hanno ostacolato l'accesso al terreno, in particolare
per quanto riguarda l'impiego delle macchine predisposte per l'apertura delle buche.
Per quanto riguarda il panorama varietale va rilevato che questo si basa sulla riconferma delle
cultivar in auge da tempo anche perchè questa specie, in dipendenza della sua stabilità genetica, ha
scarsa possibilità di dare luogo alla costituzione di nuove varietà quale sarebbe invece auspicabile
per coprire i tempi vuoti di maturazione e diversificare sapori e produzioni. Da vario tempo si
sceglie in prevalenza l'Abate Fetel grazie ai buoni risultati agronomici e in grado di garantire per la
nostra produzione regionale, notevolmente vocata per questa varietà, ottime possibilità preferenziali
nei mercati tradizionali e in quelli nuovi. L'Abate F. ha superato le difficoltà iniziali in quanto
ritenuta di difficile coltivazione e dalla produzione incostante ma, i progressi della tecnica e la
introduzione di portainnesti più adatti (es. cloni di cotogno) hanno cambiato in meglio la situazione
144
per cui è divenuta la varietà trainante della pericoltura locale da risollevare i redditi e aumentare la
sua immagine sui mercati. Per questo si è sviluppata la necessità di rinnovare gli impianti con altre
cultivar fondamentali per i nostri piani produttivi, fra le quali la Conference, e al fine di garantire
negli impianti stessi quel "turn over" che ha consentito di dare ai medesimi stabilità e qualità. Non
si è purtroppo guardato alla necessità di prestare attenzione ad un migliore assetto dello standard
produttivo prendendo in esame le nuove proposte varietali introdotte dal miglioramento genetico
internazionale e adatte per un nuovo modello di consumo.
Le nuove cultivar migliorative si sono concentrate nel solo periodo precoce del calendario di
maturazione. Tra queste si può citare la Carmen che però risulta in calo per problemi di produttività.
Le varietà autunnali, o con buccia pigmentata, non sempre hanno manifestato adattabilità colturale
nei distretti produttivi più importanti. Da rilevare che il mercato si dimostra favorevole alle varietà a
buccia rossa ma che per ora si limita alla sola William rossa (Max Red Bartlett). Si nutrono
speranze per la Falstaff (incrocio Abate Fx Cascade) che matura alla stessa epoca delle Abate F.
che ha frutti simili a quelli della stessa Abate F., di grossa pezzatura, con sovraccolore rossoscuro
sul 40-50% della superficie, che assume tonalità brillante dopo la frigoconservazione, con frutti e
polpa giallo crema, succosa, aromatica. Vigorosa come pianta ma difficile da gestire, richiede
portainnesti nanizzanti per contenerne la vigoria. E' però ancora in fase di studio. Le varietà tuttora
consigliate per la nostra Regione sono, come dianzi detto, limitate come numero, a differenza di
quanto avviene per le drupacee in genere, e anche per il melo, dove quelle tuttora diffuse, o in fase
di prova sono moltissime tanto da ingenerare incertezza e confusione per quanto riguarda la scelta.
Per il momento le cultivar di pero raccomandate per il nostro ambiente seguendo il calendario di
maturazione, e prendendo come riferimento la William che matura all'inizio di agosto, sono le
seguenti: Carmen che inizia a maturare a fine luglio a -7 giorni dalla William, a cui segue la B.C.
William, la Max Red Bartlett (+7 giorni), la Conference (+11 giorni), la Decana del Comizio (+18
giorni), l'Abate F. (+26 giorni), la Falstaff (+ 29 giorni) e infine, a inizio settembre, la Kaiser (+ 31
giorni). Fra le novità per completare il discorso slle cultivar di pero si segnalano varietà estive, di
cui alcune tolleranti al Colpo di Fuoco Batterico autunnale. Numerose le proposte provenienti da
California, Svizzera, Olanda e Francia.
Fra le nuove cultivar quella che finora ha riscosso maggior successo è la sopracitata Carmen, a
precoce entrata in produzione, produttività costante, frutto di buon calibro e attraente con bel
sovraccarico rosso sul 30-40% della superficie.
Qualche giorno prima (metà luglio) matura la Boheme, tollerante al Colpo di Fuoco Batterico,
produttività costante, frutti simili alla William, buone caratteristiche organolettiche. Altra cv.
tollerante al "fire blight" è l'Aida che si raccoglie qualche giorno dopo William, con frutto di ottimo
sapore e pezzatura (un po' polimorfo) con sovraccolore rosso sul 30-35% della superficie,
disaffinità al Cotogno. La Bicolor cv a buccia rossa, del tipo della Decana del Comizio, produttiva
e con affinità per cotogno, con frutti di buona pezzatura, fioritura in due tempi. E' sensibile al
Colpo di Fuoco. Si raccoglie nella seconda decade di agosto. Fra le cultivar autunnali va rilevata
l'Elliot (Californiana) introdotta da qualche anno, idonea per la produzione biologica. Presenta
ottima produttività, con frutto di buona qualità e conservabilità, ma di calibro medio-piccolo. Si
raccoglie con l'Abate F. (fine agosto). Dalla Svizzera sono state introdotte due varietà: Champirac e
Valerac con frutti di buona pezzatura, attraenti, di buona qualità e conservabilità. Si raccolgono
20/25 giorni dopo William (fine agosto) e, tra le cultivar francesi si citano Doyenne Bronzèe e D.
Noblesse che producono frutti di forma simile a Decana del Comizio, che maturano nella stessa
epoca (+18 giorni da William), la prima con frutti a leggera bronzatura con sovraccarico di colore
giallo-arancio non gradevole. Inoltre fra le varietà invernali la UTA, molto produttiva e frutti di
grossa pezzatura (di circa 300 gr.) raccolta a fine settembre-primi di ottobre e la francese Angelys
che si raccoglie in epoca Passa Crassana, positiva per il Nordi Italia per la precoce entrata in
produzione, frutti bronzati polpa fondente e aromatica.
Per valorizzare la pera, l'UE ha istituito un marchio di qualità DOP "Pere dell'Emilia-Romagna" che
consente vantaggi economici. A sua volta la Regione ha varato un progetto integrato per questa
specie di frutto a scopo di miglioramento della produzione.
145
Da sottolineare anche la collaborazione sorta fra CSO di Ferrara. Servizi fitosanitari e Ministeri per
coordinare le attività dirette a eliminare gli ostacoli che si oppongono alle nostre esportazioni.
In base a ricerche della FAO la produzione mondiale di pere è in crescita e si aggira sui 20 milioni
di tonnellate di cui 2,72 milioni prodotti dalla UE-27. La specie si colloca, a livello mondiale, la più
diffusa dopo il melo e seguita dal pesco. Le aree a maggior diffusione sono l'Asia seguita
dall'Europa e dalle Americhe. Nei paesi dell'UE 27 si è prodotto il 13,2 % della totale mondiale con
al primo posto l'Italia con 886.000 tonn. seguita da Spagna (con 427.000 tonn.), Belgio (308.000
tonn.) Olanda (300.000 tonn.), indi Portogallo, Francia e Austria. Negli altri paesi europei non
dell'UE, la produzione è stata di 762.000 tonn. pari al 3,6 % con prevalenza per Turchia (360.000
tonn.) seguita da Ucraina (177.000 tonn.) e, a distanza, Bielorussia e Russia; in altri paesi
dell'emisfero nord di 15.485.000 tonn. (74,9 %) con Cina al primo posto con 15.000.000 di tonn.
seguita da USA (444.000 tonn) e infine nei paesi dell'Emisfero sud, con tonn. 1.696.000 di cui
l'Argentina è al primo posto con 897.000 tonn. seguita da Sud. Africa (348.000 tonn), Cile e
Brasile. Si è avuto un forte incremento su base media annua per Italia (+30,3%), Portogallo (+22%),
Olanda, Belgio, Ucraina, Romania, Svizzera, USA, Argentina e decremento per Spagna, Russia,
Polonia. Non sempre i grandi paesi produttori come Argentina, Cile e Sud Africa destinano la loro
produzione all'esportazione. Gran parte della produzione cinese è destinata al consumo interno ma
di recente hanno assunto incremento le esportazioni.
L'Italia è il secondo produttore mondiale, dopo la Cina, e il primo in ambito europeo (con circa il
35% della totale produzione europea).
La produzione spagnola (seconda dell'UE) è in calo. In crescita quella di Belgio e Olanda (circa il
20% della totale europea) stabile quella francese.
A livello di varietà. come dianzi accennato la pera, a differenza di mele e drupacee, ha una
composizione varietale rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 40 anni. In ambito europeo le
varietà che hanno fornito le produzioni più elevate risultano Conference, B.C. William e Abate
Fetel. A livello di scambi commerciali il principale paese
esportatore è il Benelux
(Belgio+Olanda+Lussemburgo). L'Italia esporta circa 130.000 tonnellate di pere all'anno.
La pera è stata fino a poco tempo fa uno dei frutti più consumati ma le vendite al dettaglio,
nell'ultimo decennio, sono calate in Italia del 18% in volume. Altrettanto è successo per l'Europa. In
Germania e Regno Unito il consumo procapite è di appena 2 Kg annui. Cina e Russia stanno
portando su più alti livelli il consumo di pere. Il calo dei consumi impone un recupero delle quote
perse e un contemporaneo ampliamento dei mercati di nuova destinazione oltre a quelli tradizionali.
Nel 2011 si è rilevato un incremento di produzione del 12% per l'UE 27 e del 10,3% se si fa
riferimento all'intera Europa. L'aumento va però riferito alla ridotta produzione del 2010 inferiore
alla media (per l'Italia è risultato di circa il 30%). In Europa, analogamente a quanto si è visto per
l'Italia, la raccolta si è anticipata di 1 o 2 settimane rispetto alla norma; il clima è risultato
favorevole e così la qualità e anche la pezzatura. La situazione di mercato è risultata difficile per
tutti gli ortofrutticoli a seguito della crisi provocata dal batterio E. Coli a cui si è accomunato quello
delle drupacee ma anche di agrumi e banane. Sono sorte preoccupazioni anche per un rapido
sviluppo che consenta ai coltivatori di pere della UE di ottenere profitti ragionevoli. Significativi gli
incrementi produttivi del 2011 per le varietà Abate F. (+ 66%), Conference (+12%), William
(+8%) per l'UE-27 il cui panorama varietale, tenendo conto delle varietà in ordine di importanza, è
risultato il seguente: Conference (36% del totale UE); Abate F. (14.6 %); William (12,1 %); Roche
(8,3 %); Dr. Guyot (3,6%) seguono Coscia, Kaiser, Decana del Comizio, Passacrassana.
Con circa 886.000 tonnellate l'offerta nazionale ha registrato un incremento del 30% su quella
decisamente negativa del 2010, la più bassa dell'ultimo decennio e del solo 10% se si fa riferimento
alla media dell'ultimo triennio. Si è avuto, a livello nazionale, un incremento del 66% per Abate F.,
del 44% per Kaiser e del 13% per William. In Emilia-Romagna la produzione di pere è stata
valutata in 651.875 tonnellate (+40% sul 2010).
Per quanto riguarda il commercio mondiale va rilevato che il ruolo dei vari paesi, sul piano
produttivo, non si riflette a livello di commercio mondiale.
Paesi come Argentina, Cile, Sud Africa destinano all'esportazione la quasi totalità della loro
produzione. Con la riduzione progressiva delle barriere tariffarie l'Europa è diventata uno dei paesi
146
più aperti al mercato internazionale e lo saranno ancora di più in seguito e la pressione sui mercati
avverrà anche da parte della Turchia e paesi africani che si affacciano al Mediterraneo. La UE
importa pere in quantità doppia rispetto a quanto ne esporta. Vengono importate 300 mila tonnellate
di pere in prevalenza da Argentina, Sud Africa e Cile ma si sta muovendo anche la Cina. I paesi
dell'UE massimi importatori di pere risultano Olanda, Italia (110 mila tonnellate), Belgio seguiti a
distanza, da Francia e Spagna.
L'Italia ha esportato, nel 2010, 132 mila tonnellate di pere (circa il 15-20% della totale produzione)
per un valore complessivo di 145 milioni di Euro mentre ne ha importato 110 mila per un valore di
€ 93,8 milioni. Oltre il 90 % della propria esportazione è diretta nei paesi della UE in particolare
Germania con il 50%, seguita da Francia e Regno Unito, ma si aprono prospettive anche per i paesi
dell'Est. Le importazioni avvengono nei mesi in cui non c'è più disponibilità di prodotto nazionale a
primavera-inizio estate. I prezzi all'origine hanno subito variazioni in termini di varietà e di piazza
(Ferrara, Modena, Verona) ed epoca di maturazione. Per William si sono attestati su € 0,68-0,70 a
Kg per Ferrara ed € 0,43-0,45 per Modena; per Abate F. da € 0,50 a € 0,75; per Conference su €
0,50; per Decana del Comizio su € 0,75, per Kaiser su € 0,50-0,55. Nella campagna del 2011 è si è
consolidato il sistema di dare un minimo anticipato garantito ai produttori per poi rimandare il
conteggio alla fine della campagna commerciale. Nell'ambito dell'intera annata i prezzi medi
all'origine del prodotto nazionale sono variati attestandosi sugli € 0,95 / Kg per i primi 4 mesi e
scendere in modo precipitoso, dall'inizio del raccolto (luglio) in poi, toccando il minimo in quelli di
luglio-settembre: € 0,45-0,50 per poi riprendersi lentamente.
Sul versante dei consumi le cose vanno piuttosto male sia a livello nazionale che europeo. Pur
trattandosi di uno dei prodotti più consumati gli acquisti al dettaglio delle pere si sono contratti dal
2000 in poi del 18% in volume. Mediamente si acquista, da parte di ogni famiglia, Kg 23,5 di pere
all'anno.
Gli acquisti risultano massimi per le regioni meridionali (circa 30 Kg). Seguono il Centro e il NordOvest con 21 Kg all'anno e, infine, il Nord-Est con 18 Kg all'anno e proprio nell'area in cui si
concentra la produzione nazionale di pere. Il calo dei consumi negli ultimi anni è avvenuto in
concomitanza all'introduzione dell'Euro e non si sa quale effetto possa avere sul mercato futuro, ma
sarà certamente non positivo.
Da ricerche dell'ISMEA, per quanto riguarda l'andamento dei consumi della frutta in termini di
quantità e di valore, nel 2010 sul 2009 si rilevano le seguenti percentuali: decremento dell'1,9 %
come quantità e del 3,6 % come valore. I decrementi in quantità riguardano, in particolar modo kiwi
(-7,2 %), pero (-6,3 %), melo (-3,1 %), banane (-0,8 %).
In Emilia-Romagna si coltiva il 62% della superficie nazionale frutticola di cui circa 25.000 Ha di
pere. La coltura si concentra principalmente nelle province di Ferrara (43,4 % della produzione)
seguita da Modena (27,7 %) Bologna (15,9 %) e Ravenna 9,3 %. Il potenziale produttivo si
mantiene costante per Abate F.; in lieve calo per Kaiser e le altre.
Per quanto concerne le varietà in Emilia-Romagna la massima produzione è stata fornita da Abate
F. (48,5 %) seguita da William (20,6%), Conference (11,7 %), Kaiser (7,3 %), Decana del Comizio
(4,5 %), Max Red Bartlett (2,2 %), Santa Maria (2,3 %). Si sono registrati incrementi produttivi per
Abate (78%), Kaiser (45%), William e Conference (con entrambe il 14%).
Per l'Abate F. in provincia di Ravenna, si sono avute quotazioni inferiori del 50% a quelle del 2010;
per le altre, di circa il 20%.
In Emilia-Romagna dalla combinazione calo della superficie (-0,9 % sul 2010) e aumento medio
delle rese (+40,8 %) si è avuto un incremento della produzione del 39,5 %. I massimi incrementi
delle rese per le province più produttive si sono avuti per Bologna e Ferrara (71%-73%); i minimi
per Modena e Parma (6% e 3%). In tutte le province si è evidenziato un decremento, sia pure
minimo, della superficie a pero. Nel 2010 le rese a ettaro erano risultate particolarmente basse
(media Ql. 209 / Ha. Nel 2011 hanno toccato valori eccezionali come QL. 308 / Ha per Ravenna e
Ferrara e assai prossimi ai q.li 300 / Ha per Bologna e Modena. Il forte calo dei prezzi medi su base
annua (-42%) hanno portat,o a livello regionale, a una perdita di valore del 20% sul 2010.
147
Pesco - Dopo aver toccato i 12.000 Ha nel 1980, la superficie a pesco di Ravenna si è
progressivamente ridimensionata per lasciare posto alle nettarine fino ad attestarsi nel 2011 sui
4.040 Ha (di cui 842 in allevamento), dai quali si è ottenuta una produzione di QL. 669.340, pari a
Ql. 209,3 ad Ha, a fronte dei Ql. 214 della precedente annata e dei Ql. 221 della media dell'ultimo
decennio. Si è trattato di un'annata non del tutto negativa per quanto concerne la resa, ma disastrosa
per quanto riguarda i prezzi (media di € 22,0 a Ql.) a fronte dei 65 € a Ql. del 2010 e dei 36,7 della
media dell'ultimo decennio. Ne è derivata una P.L.V. di sole 4.605 a Ha e quindi inferiore del
43,5 % a quella del 2010, stimata in € 8.155 a Ha, e del 33% su quella della media decennale.
Soltanto quelle del 2004 e del 2009, avevano registrato una flessione notevole ma di poco superiore.
Più della metà della superficie si è coltivata seguendo i metodi della produzione integrata mentre
minima è quella della biologica.
Per presentarsi sul mercato competitivi è necessario valutare le deficienze che si rilevano ai vari
livelli, in primo luogo una scelta varietale accurata dando preferenza, e questo vale anche per le
Nettarine e le altre specie frutticole, a quelle che maturano in periodi diversi da quelli di altre zone
concorrenti sul mercato, in primo luogo la Spagna che va guardata con maggiore attenzione e che
fino a questo momento ha fatto valere la sua superiorità soprattutto per le cultivar precoci, ma che
sta orientandosi a dare maggiore peso anche a quelle che maturano nel periodo di agosto-settembre.
Bisogna quindi produrre nel momento in cui il mercato si presenta scoperto e soddisfare le esigenze
del consumatore con la scelta di varietà che preferibilmente, producono frutti di buona pezzatura, di
sapore dolce, con una buccia in cui abbonda il sovraccolore rosso, di buona conformazione, con
polpa soda, resistente alle manipolazioni e ai trasporti. La scelta dovrà essere fatta su varietà che
hanno buone caratteristiche agronomiche in tema di adattamento all'ambiente, capacità produttiva,
resistenza alle principali malattie e, in primo luogo, alle Batteriosi e alle Moniliosi. Finora sul
mercato sono esistite troppe varietà in gran parte di origine straniera. Bisogna ridimensionarne il
numero puntando su quelle che hanno maggiore vocazionalità per il nostro ambiente, rilevabile
attraverso rigorose prove di adattamento e con la eliminazione di quelle superate che il mercato
richiede di meno. Le varietà dovranno essere distribuite nel tempo anche per meglio razionalizzare
l'impiego dei mezzi necessari al processo produttivo e, in primo luogo, quello della manodopera.
Va sottolineato che, nella presente annata, la massima produzione si è concentrata nel periodo
medio-tardivo della raccolta, ma la flessione è dipesa anche dal calo dei consumi nonchè dal cattivo
stato di conservazione della frutta a seguito delle piogge di inizio estate e da eccesso di irrigazione
in seguito. Le varietà precoci danno rese più basse con frutti di minor calibro e di minor sapore ma
in compenso i frutti realizzano quotazioni maggiori e sono sottoposti a minori rischi soprattutto
stagionali (grandinate) in considerazione della brevità del ciclo produttivo.
Fra le cv di pesche esistono quelle a pasta gialla (grande prevalenza) e quelle a pasta bianca a cui
possono aggiungersi, anche se sono in fase di completo abbandono nel nostro ambiente, le percoche
che trovano migliore diffusione in zone più calde come Sud Italia, Spagna, ecc.
L'attività di miglioramento genetico del pesco è piuttosto intensa e propone ogni anno numerose
novità (n° 2.800 sono quelle rilasciate nel mondo in questi ultimi 3 anni) e possibilità di ricambio
molto veloce con tipologie di prodotto differenziate dal punto di vista estetico (forma del frutto,
pezzatura, colore) e organolettico (sapore, aroma). Fra le pesche gialle si segnala una gamma di
novità californiane con frutti innovativi, dalle caratteristiche variabili come sopra detto ma anche
come resistenza alle manipolazioni e ai trasporti, alla capacità di conservazione, alle malattie e, per
quanto riguarda la pianta, affinità con i portainnesti disponibili, autocompatibilità, costanza di
produzione, epoca di maturazione, capacita di coprire un lungo periodo (giugno-settembre) oltre a
produttività e vigoria.
Fra le cv a pasta gialla, si sitengono ancora valide, alcune di quelle affermate da tempo e con buone
caratteristiche agronomiche e produttive che il commercio è ancora in grado di assorbire e
classificate a seconda dell'epoca di maturazione in precocissime, precoci, a maturazione media e a
maturazione tardiva. Si ritiene di porre attenzione sulle novità alcune delle quali, superata la fase di
adattamento, sono state inserite nei piani colturali e stanno dando buoni risultati sia da punto di
vista produttivo che commerciale.
148
Poche risultano le novità fra quelle del periodo precoce in cui trova conferma la Sugar time (epoca
della Springbelle), cv, che matura nel periodo 10-20 giugno e cioè 13 giorni prima della Royal
Glory assunta come punto di riferimento. E' varietà a gusto dolce, con frutti di buona pezzatura ed
elevato sovraccolore. Consente un rinnovo del periodo iniziale delle pesche gialle precoci finora
troppo ancorate sul vecchio standard Spring crest-Springbelle. A fine giugno matura la Coraline (-6
giorni da Royal Glory) introdotta da alcuni anni, con frutti di buona pezzatura, raramente scatolati,
di bella colorazione, con tendenza a una minore produzione nei rami basali rispetto alla
contemporanea Rubyrich. Si è anche provveduto a riesumare, nel rinnovo dei pescheti, la vecchia
Royal Glory agronomicamente ancora valida. Nel periodo di media stagione si consiglia la
sostituzione della Rick Lady con Azurite da raccogliere a +8 giorni da Royal Glory (periodo 10-20
luglio), produttiva con frutti di buona pezzatura e sovraccolore. Fra le pesche gialle si sta
sviluppando anche una linea con frutti a bassa acidità come Royal Summer e Grenat che maturano
19-27 giorni dopo la Royal G. e la Corindon, piuttosto tardiva, da raccogliersi nell'ultima decade di
agosto con frutti a produttività costante, buona pezzatura, buon sapore e sovraccolore. Nel periodo a
maturazione medio tardiva assumono importanza cloni delle varietà della serie Royal e Sweet le cui
caratteristiche di base risultano sapore dolce, bassa acidità, sovraccolore rosso intenso, buona
pezzatura e scarsa tomentosità dei frutti. Buona parte dei consumatori considerano la peluria della
buccia un difetto in quanto in grado di provocare irritazioni alla pelle per chi le consuma e per chi le
manipola. La prima a maturare in questo gruppo è la Royal Delicious (25 luglio) seguita dalla
Royal Top (3 agosto) e dalla Royal Ferrara (7 agosto) caratterizzate da frutti molto dolci (elevati
gradi Brix) e aroma intenso. Seguono Sweet Dream (10 agosto).
Fra le novità del gruppo Royal assumono rilievo anche la R. Majestic, la R. Time, la R. Summer, la
R. Tee e la R. Pride, varietà che si possono inserire nella lista delle cultivar per i nuovi impianti
frutticoli della nostra Regione. Altrettanto dicasi per le R. Jim (maturazione verso il 16 agosto), dai
frutti di sapore dolce e di buona pezzatura ma, di forma un po' irregolare. Esiste anche una
miniserie di origine romagnola comprendente Lami Spepla, L. Dolza 2 e L. Dolza 3, di gusto
equilibrato la prima e subacido le altre 2, da raccogliersi tutte nella terza decade di luglio.
Chiudono il calendario la Sweed Henry e, nel mese di settembre (giorni 5-7) la Sweet Juana. Le più
interessanti del gruppo risultano Royal Top, Royal Ferrara e Sweed Dream che maturano tra inizio e
metà agosto che potrebbero sostituire la Rome Star e la Elegant Lady.
Minore interesse rivestono le nuove cultivar a pasta bianca che da alcuni anni, a questa parte, stanno
riducendo il loro potenziale produttivo anche se alcuni indicatori commerciali ne prospettano un
rilancio per alcuni mercati (soprattutto interni) seppure con il proposito di mantenere un cannotato
di nicchia. Trattasi di varietà con frutta di buon calibro, buona tenuta di conservazione, colore
accentuato con tendenza alla bassa acidità che tuttavia comporta una certa perdita del tipico aroma
delle pesche bianche. Maturano nel periodo fine giugno - 20 agosto iniziando con la Patty,
proseguendo con Francy, Alirosada, Benedicte e terminando con Kevina.
Sta crescendo l'interesse del mercato nei confronti delle pesche piatte "platicarpa" del gruppo delle
Nettarine. La Spagna è da anni leader del mercato europeo. Spazi commerciali sono legati per ora
maggiormente al mercato interno, ma si potrebbe presentare una opportunità anche per quello estero
con una offerta più diversificata. Sul mercato interno, considerato che si tratta di una novità, il
prodotto locale è stato pagato, al produttore, fino a 1,30-1,50 il Kg, a fronte degli € 0,20-0,30 di
quello delle comuni varietà. Difficilmente tali valori si presume potranno confermarsi per i prossimi
anni. Si tratta di un tipo di pesca che presentava, fino a pochi anni fa, molti difetti legati in
particolare al "craking" apicale dei frutti. Oggi sono disponibili cloni in cui la zona dello stilo resta
chiusa: questo vale per le pesche a polpa bianca ma non per le Nettarine. Si tratta di cloni molto
simili fra loro in termini di tipologia del prodotto che deve risultare di buona pezzatura e
sovraccolore, di sapore dolce e bassa acidità con inizio a maturare dai primi di luglio (Flat-bella) a
metà agosto (Flatreine) garantendo discreta continuità di offerta. Le piante sono vigorose, la
fioritura abbondante l'allegagione elevata da rendere necessario un accurato diradamento.
Sono in corso di osservazione nuove linee della serie Platy e Ufo (Platifor). Da rilevare che per
molti anni, nella esecuzione dei nuovi impianti, si è data prevalenza alle nettarine ma da qualche
149
tempo si sente la necessità di un ritorno alla pesca da molti preferita per le sue doti gustative (sapore
meno dolce e meno acidulo di quello delle Nettarine).
Le condizioni stagionali dell'annata hanno avuto aspetti positivi per la produzione anche se la
piovosità intensa dell'autunno, che fra l'altro ha ostacolato l'esecuzione degli impianti nel momento
abituale, le temperature un po' sotto la media di inizio primavera che hanno provocato ritardi nel
risveglio delle specie più precoci a fiorire, la siccità estiva, conseguente alla carenza di
precipitazioni e alle alte temperature hanno provocato effetti opposti.
Le piante sono entrate in quiescenza con ritardo e gradualmente per assenza di brinate precoci e
lenta caduta delle foglie, che si è protratta di 15-20 giorni rispetto alla norma, da non consentire di
avere astoni pronti da collocare a dimora stabile con l'abituale tempestività. L'operazione è
continuata nel corso dei primi mesi invernali approffittando delle gelate e possibilità di accesso ai
campi anche con le macchine apribuche.
Le piogge ripetute di fine 2010, a piante completamente ferme, non hanno recato danni da asfissia.
La fioritura, in particolare quella delle varietà precoci, è avvenuta con qualche giorno di ritardo; le
piante hanno avuto uno sviluppo iniziale rallentato per temperature un po' sotto la media ma poi,
con l'arrivo dei caldi fin dall'aprile, tutto si è normalizzato procurando alla specie anticipo di
maturazione di 6-10 giorni per tutto l'arco di tempo in cui si è svolta la raccolta. Si lamenta qualche
danno da freddo alle gemme fiorifere ma solo sulle varietà più sensibili e per le zone più basse del
Faentino (Corleto, Reda).
Le piogge di giugno e luglio hanno creato problemi di Moniliosi alla frutta che ha manifestato
fenomeni di marcescenza nelle fasi di trasporto e conservazione. Quelle dell'autunno hanno favorito
nella primavera 2011, la produzione di Cancri rameali per attacchi di Cytospora e Fusicoccum.
Ulteriori e più completi dettagli si possono trarre dal capitolo relativo alla difesa fitosanitaria.
La stagione primaverile ha agevolato le fasi di fioritura, impollinazione e allegagione delle pesche
da rendere necessario una intensa opera di diradamento in gran parte delle varietà e, in particolare,
nelle zone colpite dalla grandine nelle quali è stata richiesta una più oculata scelta dei frutticini da
eliminare in quanto più colpiti dalla calamità e in grado di dare origine a frutti di scarso valore e
utilizzati in prevalenza dall'industria. Alla ridotta spesa per la difesa fitosanitaria si è contrapposta
quella più elevata imputabile al costo della manodopera per il diradamento e quello dei numerosi
interventi irrigui. Per quanto concerne le rese / ettaro si sono avute diversificazioni in rapporto alla
precocità delle varietà. Le raccolte iniziali hanno fornito rese più basse ma compensate da prezzi
soddisfacenti. Da luglio in poi la situazione si è rovesciata. Alla maggiori rese si è contrapposto un
vertiginoso calo dei prezzi che sono scesi a livelli talmente bassi da non rendere talvolta
conveniente dare corso alla raccolta. Flessione dovuta al calo dei consumi ma anche alla agguerrita
concorrenza di prodotto spagnolo da imputarsi anche alla solidarietà di vari paesi importatori
dell'UE nei confronti di uno stato che sta attraversando un grave periodo di crisi economica.
Rilevati su peschi e nettarine forti attacchi di Forficula nonchè di un moscerino la Drosophila
Suzuki, dittero in grado di colpire anche i frutti di bosco. Anche le pesche hanno riportato danni da
colpi di sole ai frutti. L'eccesso di irrigazione per le drupacee ha favorito la pezzatura e le rese ma
compromesso lo stato di conservazione. Le piante sono entrate in quiescenza a fine 2011 in buono
stato.
Secondo la rilevazione della FAO la produzione di pesche, nettarine e percoche nel mondo è stata
caratterizzata negli ultimi 10 anni, da una continua crescita che procede in modo costante (4%
all'anno). Crescita da imputarsi a un progressivo incremento delle rese e, in minor parte, da quella
delle superfici investite. Produzione che si colloca sui 19 milioni di tonnellate di cui la metà
proviene dal continente asiatico; 4 milioni di tonnellate proviene dall'Europa (23%); l'America del
nord e del sud si equivalgono (circa il 6% per ognuna) e il resto da Africa e Oceania.
Più in dettaglio la Cina ha concorso alla produzione mondiale con il 50% seguita da Italia (8%),
Stati Uniti e Spagna /6%), Grecia (4%), Turchia (3%), Egitto (2,1 %), Cile ed Iran (1,9 %) e il resto
da altri Paesi..
L'UE resta un'area di primaria importanza nel mondo con un potenziale produttivo tendenzialmente
assestato sui 3,6-3,7 milioni di tonnellate concentrate in sintonia con le condizioni climatiche in
150
soli 4 paesi: Italia, Spagna, Grecia,e Francia (95% dell'offerta realizzata). In base a stime del CSO
la produzione del 2011 di questi 4 paesi si è incrementata dello 0,9 % rispetto al 2010.
Dei 3.668.527 di tonnellate stimate per il 2011 per 3 gruppi di produzioni e per i 4 suddetti paesi,
1.439.268 tonnellate sono risultate le pesche, 1.452.188 di tonnellate le Nettarine, e 777.071
tonnellate le percoche, con un incremento del 3,9 % per le pesche; del 2,7% per le nettarine e una
flessione del 7,1 % per le percoche. La produzione per l'Italia è risultata di circa 1.570.000 tonn. di
cui 700.000 tonn. per le pesche, 783.000 tonn. per le nettarine e 87.000 tonn. per le percoche. La
Spagna ha prodotto complessivamente per i 3 gruppi 1.125.825 tonnellate; la Grecia 658.200
tonnellate e la Francia 31.520 tonnellate. Grecia e Spagna hanno prodotto complessivamente l'88%
delle percoche.
In Italia la superficie investita a pesco è stata di circa 59.000 Ha, quella di nettarine 30 mila ettari e
quella di percoche si è ridotta a sole 1.000 Ha. Se si confronta l'offerta di pesche e nettarine del
2011 con quella del periodo 2004-2010 traspare una forte contrazione imputabile ad un
ridimensionamento di superficie investita da ritenersi un po' più accentuata per la specie pesco.
In quanto a export quello totale dei 4 paesi principali dell'UE dalle 700 mila tonnellate del 1990 è
salito a 1.500.000 di tonnellate negli ultimi 3 anni. Il maggiore esportatore è risultata la Spagna, con
principali paesi di sbocco, per quanto riguarda le sole pesche; Germania, Francia e Russia e per un
totale di 233.900 tonnellate nel 2010, seguita da Italia con 111.800 tonnellate di pesche valutate €
95.300.000 e dirette principalmente verso Germania (41%), Austria (8%), Repubblica Ceca (7%) e
Grecia con 68.300 tonnellate e con mercato di sbocco Russia, Ucraina, Moldavia e Francia con
18.300 tonnellate. La Spagna è divenuta, in tal modo, il principale paese esportatore dell'UE
scavalcando l'Italia. Gli scambi avvengono in prevalenza con i paesi dell'area UE, ma sta crescendo
l'esportazione verso la Russia che sta insediando la Germania come paese di sbocco.
Spagna e Italia sono i paesi più forti esportatori nel mondo con prevalenza delle Nettarine sulle
pesche. L'offerta spagnola è caratterittaza dalla precocità del prodotto in grado di arrivare sul
mercato nei mesi di maggio e giugno periodo in cui è scarsa o inesistente la concorrenza di altri
paesi. Il prodotto iberico può così penetrare nei principali mercati, incluso l'Italiano, spuntando
prezzi vantaggiosi. La Spagna ha esportato le pesche a un valore medio di € / Kg 0,93 mentre per
quelle italiane si è realizzato un valore medio di sole € / Kg 0,85. Dopo i discreti risultati dell'export
della campagna 2010 quello del 2011 è cambiato in peggio. La sovrapposizione di prodotto di aree
di diversa latitudine, le conseguenze del panico dovuto al batterio dell'Escherichia coli, l'andamento
climatico non favorevole ai consumi in vari paesi, la diminuzione del potere di acquisto delle
famiglie, ha riportato a risultati negativi anche per l'Emilia-Romagna, una delle regioni Leader per
le pesche.
Il mercato nazionale delle pesche, unitamente a quello delle Nettarine, costituisce l'8% di quello
della frutta in termini di quantità e il 9% in termini di valore. Nel nostro paese nel quinquennio
2000-2005 si è avuto un calo del 16% nel consumo delle pesche comuni compensato da un
incremento del 12% delle nettarine la cui produzione è nettamente superiore a quella delle prime. Il
consumo medio annuo di pesche comuni nel nostro paese per famiglia è stato di circa Kg 11 mentre
quello delle nettarine di Kg 8. I mesi di maggior consumo sono quelli da luglio a settembre. Nel
2010 gli acquisti sono stati un po' più alti rispetto al 2009; nel 2011 invece leggermente diminuiti
nonostante il costo inferiore.
Per quanto riguarda il trend dei prezzi alla produzione nel 2011 va rilevato che l'avvio della
campagna è risultato piuttosto critico a causa del fenomeno dell'Escheria coli che ha destabilizzato i
mercati a partire dalla fine di maggio; inoltre la Spagna, con la sua produzione precoce, si è imposta
con prezzi più bassi sul mercato estero, rispetto al 2010. In Italia si è avuto inoltre una
sovrapposizione delle produzioni tra nord e sud della penisola che ha dato origine a una
concentrazione dell'offerta da imporre livelli sempre più bassi dei prezzi sia sul fronte nazionale che
su quello estero. La crisi di mercato europeo ha reso indispensabile l'intervento dell'UE che, come
prima misura, ha disposto l'innalzamento delle indennità, sia per le pesche che per le nettarine, a
26,9 euro / Ql. con applicazione retro attiva a partire dal luglio 2011. E' stato stanziato un budget di
15 milioni di Euro per 3 anni, per favorire azioni di promozione volte a stimolare la ripresa dei
151
consumi. Il quadro è stato aggravato dalla difficile relazione delle OP con la grande distribuzione
organizzata (GDO) e dalla mancata stipula dell'accordo interprofessionale nazionale.
I dati ISMEA ci forniscono le variazioni negative rilevate sul trend dei prezzi nell'estate del 2011
nei confronti del 2010 sia per le pesche che per le Nettarine, prezzi che da giugno in poi sono andati
gradualmente decrescendo.
Le pesche comuni, pur con la diversificazione per varietà, hanno realizzato nel mese di giugno,
mediamente, € 0,61 a Kg; € 0,37 a Kg in luglio; € 0,31 a Kg in agosto ed € 0,36 a Kg in settembre.
In giugno e luglio sono stati superiori per le nettarine, in agosto e settembre superiori per le pesche
comuni. Nel giugno 2010 le pesche erano state quotate € 0,90-100 a Kg. Il prezzo delle pesche nel
mese di agosto è diminuito, nei confronti dell'agosto 2010, del 30,0 %. Quello di settembre, nei
confronti dello stesso mese del 2010, dell'11,8 %. Con i prezzi alla produzione di € 0,25-0,30 a Kg
non si è riusciti a compensare i costi di produzione.
La produzione di pesche in Italia nel 2010 è risultata di circa 700.000 tonnellate; quella di percoche
96.680 tonnellate e con un incremento, per il 2011, stimato nell'ordine del 0,2 % per le pesche
comuni e in flessione del 9,6 % per le percoche. La produzione complessiva dei 4 paesi dell'UE è
risultata di 3.636.600 tonnellate, pressapoco pari a quella stimata per il 2011, e con forte incremento
della Spagna per le pesche (+15,7%) e decremento per la sola Francia del 4,8 %.
Per le percoche con prodotto di 836.686 tonnellate si è avuta una flessione del 9,44%
particolarmente elevata per Grecia (-15,8 %) e Italia (-9,6 %).
Per ciò che concerne la produzione complessiva dell'UE di pesche, nettarine, percoche la Spagna ha
registrato un aumento dell'8,8 % sul 2010, la Grecia una riduzione del 7,4 %, la Francia una
riduzione del 3,7 %; l'Italia ha confermato la produzione dell'anno prima.
A livello nazionale, avuto riguardo al trend costante delle superfici in allevamento risulta una scarsa
propensione al rinnovamento. La produzione complessiva di pesche e percoche è rappresentata per
il 50% da pesche e percoche coltivate in prevalenza nelle zone meridionali e il 50% da nettarine
coltivate in prevalenza nel nord. Secondo i dati ISTAT in Italia si coltivano circa 58.000 ettari di
pesche di cui Ha 3.000 in allevamento. Sussiste stabilità per le pesche così come per le nettarine per
quando riguarda la superficie.
L'Italia è il principale paese dell'area mediterranea in grado di mantenere la più elevata quota di
mercato (circa il 42% di quella dei principali paesi produttori dell'UE). La produzione nazionale
stimata, per il 2011, in 1.569.000 tonnellate di pesche, percoche e nettarine, risulta stabile rispetto a
quella dell'anno prima. La produzione di pesche comuni è risultata di 700.000 tonnellate (+0,2 %
sul 2010); quella di percoche di 87.400 tonnellate (-9,6 % sul 2010); quella di nettarine di 782.000
tonnellate (+0,6 % sul 2010). Dal 2004 al 2010 si è avuto un progressivo calo per tutte le specie. Le
pesche si rono ridotte del 11,3 %, le nettarine del 5,5 % e le percoche del 34%.
In ambito regionale la superficie totale a pesco è stata stimata in Ha 10.485 di cui Ha 1.277 in
allevamento; quella delle nettarine in 13.890 Ha di cui Ha 1.981 in allevamento. Nel periodo 20002008 si è registrato, in Emilia-Romagna, una contrazione di superficie dell'ordine del 30,7 % per le
pesche comuni e del 2,9% per le Nettarine. Quella in produzione delle pesche comuni è risultata
inferiore del 20,9 % e delle nettarine del 4,1 %.
I risultati economici diversificati degli ultimi anni hanno impresso agli espianti maggiore spinta
rispetto agli impianti.
A livello provinciale i prezzi del luglio 2011 sono risultati inferiori del 35% in luglio rispetto allo
stesso mese del 2010; del 20% in agosto, e incrementati del 20-30% in settembre.
In Emilia-Romagna la produzione di pesche nel 2011 è stata valutata in Ql. 1.976.508 a fronte dei
1.904.407 q.li del 2010 con una diminuzione dell'1,8 % per quanto riguarda la superficie, aumento
del 5,7 % delle rese ettaro e del 3,8% della produzione. Con riferimento alle province, quella di
Forlì-Cesena si è classificata al primo posto con il 44%, seguita da Ravenna con il 34%, da
Bologna con il 13% e da Ferrara con il 6%. Alle altre province compete appena il 3%. Per Ravenna
si è avuto un calo dell'1% in quanto a superficie; un aumento del 6,8 % per le rese e del 5,7 % per la
produzione.
In regione i prezzi all'origine sono precipitati al di sotto dei costi di produzione fin dall'inizio di
stagione per il sovrapporsi delle abbondanti produzioni di Spagna, Grecia ed Italia e, a livello
152
nazionale, per l'ulteriore accavallamento tra le produzioni precoci in ritardo del nostro Meridione e
l'anticipo di quelle a maturazione intermedia del Nord. I consumi sono risultati inizialmente
rallentati dall'andamento climatico fresco degli stati del Centro Nord dell'Europa, però la situazione
è migliorata successivamente con l'arrivo di una stagione più soleggiata ma troppo tardiva per
migliorare i risultati di una situazione già compromessa. Ai fini economici, in termini di P.L.V., il
crollo dei prezzi, valutabili dell'ordine del 40%, ha portato a una drastica riduzione dei ricavi (45%).
Nettarine - Rappresenta la specie che, più di tutte, fra le fruttifere, ha concorso alla realizzazione
della PLV provinciale visto che, nel 2011 ha interessato 8.298 Ha (di cui 1.333 in allevamento) e
pertanto con una flessione del 4,9 %. La resa ad ettaro è stata valutata in Ql. 255,8 e quindi alquanto
superiore ai Ql. 198,7 del 2010 (+22,9 %) e alla media dell'ultimo decennio (+18,5 %).
Il crollo dei prezzi (passati da 36 € a Ql. a € 23) ha portato, nonostante l'aumento delle rese, a una
perdita della PLV / Ha del 36,5 % nei confronti dell'anno prima (da € / Ha di 7.153 a € 5.883) e del
17,8 % se riferita alla media dell'ultimo decennio.
Per quanto riguarda i condizionamenti climatici sui risultati produttivi e la situazione sanitaria vale
lo stesso discorso che si è fatto prendendo in considerazione le pesche comuni da consumo fresco,
ed è a queste che si rimanda. Resta però importante il problema di scelta delle varietà che oltre a
disporre di quelle del vecchio standard, ma ancora valide, si avvalgono dell'apporto di altre più
recenti e che dai primi inserimenti nei piani colturali hanno fornito risultati promettenti. In primo
luogo si è sentito, per quanto riguarda quelle a pasta gialla, la necessità di un rinnovamento nel
periodo precoce (cioè prima di Big Top che matura nel periodo 16-20 luglio e scelta come varietà di
riferimento per quanto riguarda l'epoca di raccolta) con sostituzione di alcune ritenute superate sotto
l'aspetto agronomico e produttivo quali Adriana, Rita Star, Supercripson, Alice, Ambra e Laura. Fra
le varietà consigliate di questo periodo figurano Noracila, produttiva e con frutti di discreta
pezzatura, esteso sovraccolore rosso, di sapore dolce che matura nell'ultima decade di giugno;
Carena, che matura 7 giorni prima di Big Top, con frutti sferici, sovraccolorate al 100% di rosso
scuro, alta tenuta alla maturazione, buone caratteristiche organolettiche, molto fertile per cui si
rende necessario un forte diradamento; Honey Blaze con caratteristiche pomologiche simili alla Big
Top ma con allegagione più abbondante da richiedere forte diradamento per non penalizzare la
pezzatura, frutti privi di rugginosità, un po' sensibile alla Batteriosi e ai Cancri rameali. Il materiale
vivaistico delle Big Top propone cloni con epoche di raccolta un po' più tardiva rispetto a quelle
scelte come riferimento; frutta di colore meno intenso, di forma non sempre sferica e, in alcuni casi,
allungata; assenza di rugginosità e sapore intenso.
Alla Big top, come epoca di maturazione, segue la Honey Fire a distanza di 6 giorni, dal frutto
meno regolare, sovraccolore rosso per l'80-100% , di sapore dolce mitigato da una certa acidità, con
buona pezzatura e produttività. La Romagna Big (+ 7 giorni dalla Red Top) è stata reintrodotta per
le sue ottime caratteristiche organolettiche apprezzate dal mercato, la buona sovraccolorazione della
buccia, alta tenuta di maturazione e buon calibro (A-A-A) però presenta qualche problema di
rugginosità e produzione non molto elevata. La Gea matura con 13 giorni di ritardo rispetto alla Big
Top con buona produttività, elevata pezzatura, discreto sovraccolore (60-80%) e buone
caratteristiche organolettiche se innestata su portainnesti deboli; evidenzia alta pezzatura ma
presenze di rugginosità. Difetto che si annulla (o quasi) se come portainnesto si usa il GF/677.
Nel periodo di maturazione più avanzata (medio tardiva) si sente la necessità di sostituire i vecchi
impianti di Maria Carla, Forlivese, Amiga con varietà con frutti di sapore tradizionale e di minor
colore ma con orientamento verso l'impiego di cloni con frutti di sapore dolce, o più sovraccolorati
e apprezzati dai consumatori.
Fra di essi il gruppo Honey com e H. Royale la più coltivata, di buona pezzatura, che però presenta
alternanza di produzioni se non gestita bene. Matura nel periodo fine luglio-primi di agosto (+ 22
giorni da Red Top). Buono l'interesse per la Honey Cascade (+ 33 giorni da Red Top) di facile
gestione, di buona pezzatura, con frutta di forma un po' asimmetrica, buona tenuta alla raccolta,
necessità di accurato diradamento da innestare su GF/677. Per il periodo tardivo sono alla prova
cultivar con frutti bicolori, a gusto dolce come Pik stop, la serie Romagna (Queen e Giant), la serie
Dulcis fra cui la Dulciva (+47 giorni e cioè 20-25 agosto) e stesso periodo della Sweet Lady.
153
Le Dulcis sono caratterizzate da alta pezzatura, buon sapore e si combinano bene con il portainnesto
Puebla-Adesato, che gli conferisce una migliore colorazione dei frutti.
Per quanto concerne le varietà a polpa bianca il calendario si basa su alcune varietà a sapore dolce,
di buona qualità e ricercate dal mercato. Il periodo di maggiore importanza produttiva è quello
intermedio concentrato su Magique, varietà dalle ottime caratteristiche agronomiche e pomologiche
che matura con 6 giorni di ritardo sulla Big top.
Per consentire continuità di offerta è opportuno tenere conto delle varietà che precedono e seguono
la Magique come epoca di maturazione. A tale riguardo esistono quattro varietà di cui due di
origine italiana della serie Romagna (R. Red e R. Top) di buona qualità e presentazione e due di
origine francese (Cristal e Tourmaline). Di queste quattro, due sono di maturazione precoce:
Romagna Red che matura a fine giugno-primi luglio e Cristol nella prima decade di luglio; le altre
due di maturazione medio tardiva : la Romagna Top da raccogliersi nell'ultima decade di luglio
(+24 giorni dalla Big Top) e Tourmaline che matura nel periodo 5-20 agosto (a 37 giorni dalla Big
Top). Sono tutte di buone qualità organolettiche però richiedono accurati interventi di potatura e di
diradamento per avere buoni calibri. Discorso a parte va posto per la Romagna Bright che matura
nella prima metà di agosto, stessa epoca della Star Red Gold, caratterizzata da alta produttività, con
frutti di buon calibro, colorazione accentuata, tenuta alla maturazione ma con sapore marcatamente
acido. Altre varietà della serie Romagna risultano Red Star, Red Sweet e Romagna 3000 ad epoca
di maturazione variabile.
La produzione di Nettarine a livello mondiale è apparsa in progressiva crescita negli ultimi anni
durante i quali la Cina ha confermato la sua posizione di leader; dinamica imputabile più
all'aumento delle rese che delle superfici. La produzione di Nettarine nel 2011 è stata stimata per i
principali 4 paesi produttori dell'UE in tonn.1.461.000 a fronte di tonn. 1.414.500 del 2010 e
pertanto con un incremento del 3,3 % su base annua. L'Italia ha prodotto tonn. 781.900 (53% della
totale dei 4 paesi) con un incremento del 0,6 % sul 2010; la Spagna tonn. 452.700 (pari al 31% della
totale e con un incremento dell'11,7 %); la Francia tonn. 151.400 (pari al 10,3 % della totale con
una flessione del 31%); la Grecia con tonn. 75.000 (pari al 6% e una flessione dell'1,7% sul 2010).
La produzione europea è andata progressivamente riducendosi complessivamente, anche se non di
molto, negli ultimi 10 anni. Per quanto riguarda le esportazioni, nel 2010 la Spagna, fra le nazioni
dell'UE, è risultata al primo posto con tonn. 351.000 seguita da Italia con 248.000 tonn., da Grecia
con 41.500 tonn. e da Francia con 30.200 tonn.
L'esportazione è avvenuta principalmente verso i paesi dell'UE e in special modo verso la
Germania. La esportazione italiana è stata diretta per il 42% verso la Germania; per il 7% verso la
Polonia e per il 7% verso l'Ucraina. La Spagna è il paese che più di tutti ha incrementato il suo
export di Nettarine e cresce la quota di esportazione verso la Russia. Per Spagna e Italia le
esportazioni di Nettarine prevalgono su quelle delle pesche. Nel 2010 la quotazione media delle
Nettarine esportate dalla Spagna è risultata di € 1,17 a Kg. Quella dell'Italia di 0,82 € / Kg. Quello
delle pesche è risultato un po' inferiore. Anche per le nettarine, la campagna dell'export per il 2011,
causa la sovrapposizione della produzione di aree diverse, per il panico creato dall'Escherichia coli,
per il clima non favorevole ai consumi, per il diminuito potere di acquisto delle famiglie per un
prodotto considerato voluttuario, è stata negativa. La crisi ha interessato anche la nostra regione,
ritenuta, una delle leader per la produzione di nettarine. Nel nostro paese i consumi delle nettarine,
nel quinquennio 2000-2005, si sono incrementati passando da tonn. 90.000 a 101.000 mentre quelli
delle pesche sono diminuiti: da tonn. 287.000 a tonn 240.000. Il consumo annuo di nettarine per
famiglia è stato di circa 8 Kg.
Le quotazioni medie delle nettarine, a livello nazionale, in base alle rilevazioni dell'ISMEA per il
2011, hanno dato i seguenti risultati con riferimento all'origine e ai mesi dell'offerta: giugno €0,67
a Kg¸luglio € 0,39 a Kg; agosto € 0.29 a Kg; settembre € 0,33 a Kg. Nei mesi di luglio e agosto il
prezzo delle nettarine è diminuito del 40% nei confronti dell'analogo periodo del 2010. Quello delle
pesche comuni del 30%.
In base ai dati ISTAT gli investimenti a Nettarine nel 2010, a livello nazionale, è risultato di Ha
32.300 di cui 3.500 in allevamento.
154
La produzione di Nettarine in Italia nel 2011 è risultata di tonn. 782.000 a fronte delle 700.000 di
pesche comuni e delle 87.000 di percoche e con flessioni contenute nei confronti del 2004
soprattutto per le percoche.
In ambito regionale nel periodo 2000-2008 si è notato un decremento di superfici per le nettarine
del 2,9 % (del 30,7 % per le pesche comuni). La produzione è invece calata del 4,1 % per le
nettarine e del 20,9 % per le pesche. In base a fonti europee la produzione di Nettarine della regione
nel 2011 risulta di tonn. 300.700 (+0,1 % sul 2010) con una PLV di € 69.167.000 a fronte di una
PLV di € 94.690.000 del 2010 (-27%). Buona quindi la quantità ma con pessimi risultati economici
rispetto al 2010.
Le province della Regione che hanno prodotto più nettarine sono risultate quelle di Ravenna (con il
59,2%), Forlì-Cesena (26,5%), Bologna (9,3%) e Ferrara (4,0%). In altre parole quelle della parte
orientale. Il massimo decremento di superficie si è verificato per Ferrara (-5%) e Ravenna (-4,5%)
a fronte di una flessione media regionale del 3,1 %; il massimo incremento per Ferrara (+31,6 %) e
Forlì-Cesena (+4%) a fronte di una media del 3,3%; il massimo incremento di produzione per
Ferrara (+24%) a fronte di una media regionale del 0,1 %. I prezzi sono precipitati al di sotto dei
costi di produzione fin dall'inizio della stagione a causa del sovrapporsi delle abbondanti produzioni
di Spagna, Grecia ed Italia. Sono rallentati i consumi inizialmente a causa di un andamento
stagionale incerto e piuttosto fresco e migliorati successivamente a seguito di una stagione più
soleggiata. Ai fini economici è stato determinante il crollo verticale dei prezzi che, in termini di
PLV, hanno portato a cedimenti superiori al 40% con conseguente perdita dei ricavi.
Anche per le Nettarine, per valorizzare i prodotti regionali, come per le pesche, sono state apportate
modifiche ai disciplinari di produzione IGP con cambiamento delle varietà ammesse alla
etichettatura e con innalzamento sia del livello zuccherino ammesso e modifiche dei calibri minimi.
Una certa quantità di frutta di modesta qualità è stata assorbita dall'industria di trasformazione.
Modesta la quantità ritirata dall''organismo di intervento per diminuzione delle risorse disponibili.
L'UE ha però disposto interventi di mercato, a seguito di accertamento dello stato di grave crisi.
Albicocco - Riveste minore importanza, in provincia, nei confronti di altre specie, ma che tuttavia,
in alcune zone, fra cui quelle della collina e pedecollina, assume un ruolo di tutto rispetto con
prospettive di ulteriore incremento. Nel 2011 la coltura si è attuata su Ha 1.381(di cui Ha 310 in
allevamento) a fronte dei 1.313 (di cui Ha 173 in allevamento) dell'anno precedente e quindi con un
incremento del 5% in controtendenza a quanto si è verificato per la gran parte delle altre specie di
fruttiferi.
La resa ad Ha è risultata di circa 245 Ql. e con un incremento del 19,5 % nei confronti dell'anno
2010. Alle buone rese ha fatto riscontro una caduta dei prezzi notevole anche se non agli stessi
livelli di quella di altre specie di fruttiferi essendo passati da € 60 a Ql. a € 53 il Ql. (-11,7%) per cui
ne è derivata una PLV / Ha di circa € 13.000 a fronte dei 12.300 dell'anno precedente (+5,70%).
Le condizioni stagionali sono risultate, in genere, positive pur rilevando che le rigide temperature di
fine autunno 2010 e quelle del periodo delle nevicate (fine marzo inizio aprile 2011) hanno
provocato, nelle zone più esposte della collina, danni alle gemme a fiore con decurtazione delle rese
/ Ha, specie per le cultivar più precoci. La fioritura si è svolta con qualche giorno di ritardo rispetto
alla norma. L'ambiente umido e un po' freddo di inizio primavera ha favorito la comparsa della
Moniliosi con danni a foglie e frutticini. Anche i Cancri rameali, favoriti dalla intensa piovosità
autunnale, hanno avuto effetto negativo. La coltura ha in seguito recuperato evidenziando buona
produzione di frutti, di discreta pezzatura, colorazione e qualità. La maturazione è avvenuta con
qualche giorno di anticipo rispetto alla norma e senza problemi per la raccolta. Buono lo stato
fisiologico delle piante, con qualche riserva per il periodo finale del ciclo, in quelle zone della
collina dove la carenza di piogge estive e le elevate temperature avevano sottoposto la pianta ad uno
stress tale da provocare caduta anticipata ma graduale delle foglie anche senza la presenza di brinate
precoci.
Il panorama varietale dell'albicocco ha avuto, ultimamente, una forte spinta all'innovazione con
l'inserimento di varietà provenienti dall'America, da Francia, Spagna e Italia. Tutto questo ha
comportato il cambiamento della tipologia del frutto offerto: colore del medesimo (aranciato con
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sovraccolore del rosso più o meno esteso), ampliamento del calendario di maturazione, soprattutto
nel periodo tardivo (tutto agosto). Importante è che la varietà abbia produttività costante per non
dover scegliere, in caso di autoincompatibilità del polline un impollinante di provata efficacia.
Nella scelta è opportuno dare la preferenza alle varietà più vocate per il territorio disponibile e in
particolare tenendo conto delle buone caratteristiche agronomiche della pianta (vigoria, produttività,
resistenza alle malattie e ai freddi) nonchè a quelle dei frutti (visive, gustative, resistenza a
manipolazioni e trasporti, tenuta di conservazione, elevata consistenza della polpa, conservabilità e,
soprattutto bene accetti sul mercato. La ricerca genetica ha messo a disposizione del frutticoltore
nuove varietà adatte al nostro ambiente locale, che hanno superato positivamente la prova di
adattamento, che si sono inserite bene nel mercato e in grado di coprire un periodo di raccolta più
ampio (da metà maggio ai primi di agosto) e con distribuzione più regolare. Il panorama varietale
non va solo rinnovato ma anche ampliato, con realizzo del miglior compromesso fra i requisiti
agronomici delle varietà e quelli delle buone caratteristiche dei frutti.
La crisi di pesche e nettarine sta favorndo l'allargamento dello spazio per l'albicocco, un tempo non
favorevole a questa specie mettendo a punto sistemi di impianti più intensivi che si prestano a
coltivazioni specializzate specie in aziende medio-grandi. Occorre però tener presente che
l'albicocco presenta problemi diversi dal pesco sotto l'aspetto tecnico e commerciale.
Nell'allargamento dello spazio di raccolta si accorda preferenza alle varietà più tardive che
maturano in un periodo in cui l'offerta è scarsa e risultano in grado di spuntare prezzi più elevati. Le
varietà precoci risultano sufficientemente rappresentate in provincia. Si potrà iniziare, da metà
maggio, con le varietà Tsunami e Wondercot, e terminare ai primi di agosto con la Farbaly. Come
tempo di raccolta si prende come riferimento la Kioto che matura a fine giugno. La Tsunami può
ben sostituire la precoce Aurora in quanto dotata di frutti più colorati poichè all'arancione di fondo
si sovrappone un rosso brillante ed esteso. Inoltre presenta maggiore tenuta alla maturazione sulla
pianta e alla successiva lavorazione, nonchè frutti di buona pezzatura e qualità organolettiche. La
Wondercot, che la precede di pochi giorni, con frutti di buona pezzatura che migliora con il passare
del tempo, e che si concilia molto bene con la precedente, ed entrambe con la Spring Blush proposta
solo come impollinatrice e che viene subito dopo. Seguono Luna Full che matura 5-7 giorni dopo
Aurora e 22 giorni prima di Kioto, una delle più diffuse, con frutti di buona pezzatura e colore,
discreta tenuta alla maturazione, e da non ritardare troppo la raccolta in quanto i frutti tendono a
"segnare"; richiede la impollinazione incrociata con Orange rubis o Bora. Inoltre Primaya (-18
giorni da Kioto) con frutto rotondeggiante, con sovraccolore rosso su fondo arancio intenso e
sfumatura verde a livello di peduncolo; Pinkcot (-14 giorni) di ottima pezzatura ma di produttività
incostante e rimediabile con impollinazione incrociata.
Seguono Orange rubis (-11 giorni) autofertile, vigorosa, produce su tutti i tipi di rami, frutti di
sapore molto dolce, scarsa tenuta sulla pianta, occorre gestirne la raccolta;
Pieve - autofertile, con frutti dalle pregiate caratteristiche organolettiche, di intenso colore rosso
nella parte esposta al sole; deriva da Reale d'Imola; Flopria (-10 giorni) più diffusa nel Meridione
con frutti di buone qualità organolettiche e di buona tenuta; Medaga eMediabel (- 9 giorni), la prima
con frutti di buona pezzatura e sapore, da incrociare con Flopria, la seconda con frutti ovoidali, un
po' umbonati, con polpa dolce, consistente, di buona tenuta, autofertile, richiede diradamento
accurato; Sunny cot (-5 giorni) di recente costituzione, di buona pezzatura, e da incrociarsi con
Lady cot; Kioto (terza decade di giugno e assunta come varietà di riferimento per la raccolta) della
stessa epoca della S. Catrese, poco vigorosa, adatta per terreni freschi e irrigui, molto produttiva con
frutti di buona tenuta, resistenza alle manipolazioni e un po' acidi se raccolti prematuramente.
Portici (+ 2 giorni) varietà in auge da tempo, con frutti di ottime caratteristiche organolettiche ma
non da riconfermare perchè non sempre ben presentabili; Lady cat (+6 giorni) autofertile con frutti
di sapore aromatico, di colore arancione senza sovraccolore, di ottima tenuta sulla pianta, di media
pezzatura; Feralia (+ 21 giorni) e Farbaly (+ 36 giorni) fra le tardive e molto tardive, valide sotto il
profilo agronomico (produttive, rustiche), con frutti di buona qualità. Occorre in questa fase, data la
concorrenza con altra frutta, di valutare bene il mercato per assicurare equilibrio fra domanda e
offerta. Augusta è la più tardiva maturando nella terza decade di agosto (+ 60 giorni) con
156
produttività elevata e costante e frutti di ottimo sapore, polpa croccante e buccia senza sovraccolore
rosso.
Ultimamente sono state poste in commercio varietà dalle buone caratteristiche organolettiche, ma
non dal punto di vista agronomico, per produttività incostante in quanto autoincompatibili. Per
queste varietà occorre anche scegliere un impollinante compatibile da inserire nel frutteto nella
posizione e in numero adeguato per assicurare una buona impollinazione. Da rilevare, a questo
punto, il ruolo svolto dalle api, da collocarsi preferibilmente nel punto più indicato e con un numero
di arnie di 10 per ettaro. Le cultivar più affidabili per la impollinazione oltre a Portici risultano
Springblush, Bora, Orange rubis.
A livello mondiale la produzione dell'albicocco è risultata, ultimamente in forte espansione a
seguito dell'aumentata richiesta e della concomitante crisi della peschicoltura. Il consumo è sempre
risultato elevato nei paesi dell'area mediterranea ma ora il trend della domanda è in forte ascesa
anche nei paesi del nord Europa. La produzione mondiale, nel 2009, è oscillata intorno ai 3,8
milioni di tonnellate di cui 3 milioni destinati al consumo fresco e il resto alla disidratazione. La
produzione si concentra nei tre continenti che in ordine di importanza risultano Asia, Europa e
Africa. Si è avuto forte incremento produttivo nei paesi del bacino del Mediterraneo, in Medio
0riente e Cina. L'albicocco è frutto mediterraneo nel cui bacino si concentra il 50% della
produzione mondiale. La sua superficie a livello mondiale è stata stimata in 520.000 Ha.
I principali paesi produttori risultano Turchia con 661.000 tonnellate, Iran con 487.000 tonnellate,
Pakistan e Uzbekistan. L'Italia è al quinto posto con 234.000 tonnellate. La produzione mondiale
negli ultimi 10 anni si è incrementata di circa il 26%. L'attuale produzione è da imputarsi ad un
aumento sia della superficie che delle rese (Ql. 74 a Ha). L'Italia detiene la resa più elevata (qL:
127 a Ha) seguita da Turchia e Marocco. Concorre inoltre con il 4% della superficie e il 6% della
produzione. La superficie investita in Europa UE è di circa 68.000 Ha. Al calo delle superfici si è
contrapposto un incremento delle rese. Le produzioni per questa specie sono molto variabili da un
anno all'altro in quanto influenzate dall'andamento climatico (soprattutto dalle brinate primaverili)
che può provocare oscillazioni anche del 50%.
La produzione dell'UE oscilla dalle 450.000 alle 650.000 tonnellate annue. I paesi massimi
produttori in termini di supeficie risultano nell'ordine: Italia, Francia, Grecia, Spagna, Ungheria.
Nell'Europa extra-UE prevalgono Ucraina e Russia. Gli ultimi Paesi entrati nell'UE (salvo la
Romania) hanno poca incidenza e non presentano una minaccia ma una opportunità commerciale.
L'albicocco sta attraversando un periodo di congiuntura favorevole grazie alla innovazione varietale
messa a disposizione negli ultimi 10 anni dal miglioramento genetico pubblico e privato.
Nel 2010 la superficie ad albicocco, investita in Italia, ha raggiunto i 19.500 Ha con una produzione
di 250.000 tonnellate (Ql. 128 / Ha). La produzione si concentra per il 42% nelle province di Matera
e Napoli; seguono Bologna (10%) e Ravenna (8%). Nel 2011 si è avuto un calo di prodotto, in
ambito UE, del 19,5 % in particolare più rilevante per Grecia e, assai meno, per Francia, Spagna e
Sud Italia. Ciò è dipeso dalla flessione termica registrata alla ripresa vegetativa e al momento della
fioritura. La Grecia ha perso, nei confronti del 2010, il 42% del prodotto seguita da Italia (-25%) e
da Francia (-3%). A far variare i risultati ha concorso anche l'alternanza di produzione delle varietà.
La produzione nazionale nel 2011 si è attestata sulle 188.000 tonnellate con flessioni sul 2010 del
26,2 % per Meridione e isole e del 14,7 % per l'Emilia-Romagna. L'aumento degli investimenti in
Italia non è risultato così evidente come ci si aspettava. Fra le cause di questo contenimento: la
sensibilità della specie alle condizioni di coltivazione, le avverse condizioni climatiche del periodo
invernale e primaverile, la difficile gestione agronomica per la presenza di varietà
autoincompatibili, l'alternanza di produzione, un aggiornamento tecnico non sufficiente. La
pressante domanda dei mercati è peraltro stata supportata dalla introduzione delle nuove varietà
messe a disposizione dei genetisti di tutto il mondo.
La qualità dei frutti non sempre corrisponde alle esigenze del consumatore poichè il prodotto,
specie se richiede di essere consumato in lungo periodo, viene raccolto troppo presto e quindi si
priva del sapore tipico. Ultimamente si è cercato di estendere il calendario di maturazione in modo
da poterlo portare alla durata di 90-100 giorni anzichè degli attuali 45 giorni, inserendo nello
standard varietà più precoci ma soprattutto medio-tardive come raccolta. Il futuro della coltura è
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legato, tuttavia, alla possibilità di poter produrre frutta di qualità. E' richiesta inoltre una
programmazione sia della produzione che delle tecniche di coltivazione. Necessita anche la
presenza di una filiera agroindustriale che coinvolga la produzione del prodotto da consumarsi
fresco con possibilità di inserire anche la parte non di qualità da destinare alla trasformazione
(grandinato, sottomisura, maturo, ultimi stacchi). Si rende altresì necessario che l'industria adegui le
proprie strutture puntando al segmento del trasformato in prodotto di alta gamma. Il mercato premia
di più, in termini di prezzo, il prodotto da consumarsi fresco. Da rilevare che nel nord solo il 30%
del prodotto è trasformato mentre nel sud la percentuale sale al 50%. Si ritiene necessario puntare di
più sulle varietà con prodotto da consumo fresco specie al sud scegliendo, in entrambi i casi
prodotti di qualità, da diffondere soprattutto nelle zone della collina più vocata.
Il mercato europeo del prodotto per consumo fresco è circoscritto ai paesi del mediterraneo (Italia,
Spagna, Francia, Grecia per la sponda nord) e Marocco, Tunisia e Turchia per quella africana e
asiatica. Ed è con i produttori di questa sponda sud che noi dobbiamo maggiormente competere. Il
segmento di mercato del mese di maggio è ad appannaggio della produzione africana. In base ad
accordi fra le parti i paesi della sponda sud spostano la loro presenza sul mercato con l'offerta di
prodotto più precoce agevolando gli interessi di quelli posti a nord.
La calendarizzazione dell'offerta italiana, a metà strada fra la stagionalità tradizionale e la
opportunità offerta da un consumo parzialmente stagionalizzato, da origine ad anomala situazione
di mercato per quanto riguarda importazioni ed esportazioni. In alcuni periodi la produzione supera
i consumi interni, in altre succede l'opposto. Vista la delicatezza della polpa e la scarsa
conservabilità, l'albicocca fresca si conferma preferibilmente nei paesi di produzione.
Fra i paesi principali esportatori assume rilevanza la Spagna seguita da Turchia, USA, Sud Africa e
Nuova Zelanda. Principale importatore è l'UE e, in ambito UE, l'Italia. Nel periodo 2001-2010
l'export italiano di albicocche si è incrementato del 97% in termini di produzione e del 104% in
termini di valore (nel 2010 di 22.000 tonnellate e con valore di 276 milioni di Euro). Sono
diminuite invece le importazioni nello stesso periodo del 51% in termini di produzione e del 31% in
termini di valore. Il saldo della nostra bilancia commerciale dopo anni con segno negativo si è
orientato al positivo.
L'acquisto di albicocche da parte delle famiglie italiane nel 2010 è risultato di 78.200 tonnellate con
riduzione del 4,6 % nei confronti dell'anno precedente.
Non sono facili da valutare gli aspetti qualitativi del prodotto specie in relazione alla disponibilità di
nuove tipologie varietali. Sul mercato si trova quella eccellente così quella meno buona da
trasformare. Per assicurare prospettive alla coltura si rende necessario intervenire su due fronti:
riposizionare la qualità del prodotto in relazione al consumo e diversificare il calendario dell'offerta
con l'utilizzo delle nuove varietà garantendo una migliore integrazione con i flussi da immettere sul
mercato europeo.
L'offerta regionale di albicocche nel 2011 è risultata di tonnellate 67.600 a fronte delle 63.900 del
2010, con un incremento su base annua del 5,8 % cui ha corrisposto una PLV di € 35.820.000 a
fronte dei 38.340.000 di € del 2010 e quindi con un decremento del 6,6%. La PLV / Ha è risultata
inferiore del 5% poichè all'incremento delle rese unitarie del 4,8 % ha corrisposto una flessione dei
prezzi dell'ordine dell'11,7 % (da € 38,34 a Ql. a € 35,82 a Ql.).
La provincia massima produttrice di albicocche della Regione, nel 2011, è risultata Ravenna con il
39% della totale. Seguono Bologna con il 35%, Forlì-Cesena con il 14% e Ferrara con il 7%. Nulla
o quasi, è la produzione delle province occidentali. La superficie totale si è incrementata dell'1,5 %,
la resa ad Ha del 4,8 %. Ravenna detiene circa il 28% della superficie. Le massime rese a Ha si
sono avute per Ravenna (Ql. 244,8) seguita da Ferrara e Rimini. Gli impianti sono ubicati per il 57
% in pianura e per il 43% in collina e, in particolare, per Ravenna, nelle vallate del Senio e del
Lamone.
Lo standard varietale è in evoluzione dal 1966. Il calendario di maturazione rinnovato va da fine
maggio a fine agosto. Preferite, sono le varietà con frutti a maturazione lenta in quanto dotate di
migliore resistenza alle manipolazioni e ai trasporti e più serbevoli.
Buona è risultata come qualità la produzione della provincia di Ravenna con l'eccezione del
prodotto raccolto fra il 5 e il 15 giugno da imputarsi a guasto stagionale. I prezzi delle varietà
158
precoci hanno realizzato valori inferiori del 10% rispetto al 2010; quelli delle varietà tardive
superiori del 10-15%. Il prodotto conferito all'industria ha realizzato prezzi superiori a quelli del
2010.
Susino - La coltura si è attuata in provincia, nel 2011, su ettari 1.700 di cui 414 in allevamento e
con un incremento del 6,5 % sul 2010. Circa la metà è condotta seguendo i principi della
produzione integrata. Le rese unitarie hanno registrato valori pari a Ql. 242,9 e pertanto inferiori del
19% ai Ql. 300 / Ha del 2010, in dipendenza dell'annata di scarica di alcune delle varietà più diffuse
delle cino-giapponesi quali Angeleno, e per danni alle gemme a seguito delle gelate del periodo
marzo-aprile in concomitanza alle intense nevicate, che hanno provocato allessatura alle gemme in
fase di risveglio soprattutto nelle zone collinari. Ne è risultato un decremento di produzione dai Ql.
364.200 del 2010 ai Ql. 312.370 del 2011 (-14,3 %). A questa flessione si è accomunata quella delle
quotazioni (da € 35 a Kg ad € 32 a Kg pari -8,6 %) per cui ne è derivata una contrazione
complessiva della PLV del 24,6 % e della PLV / Ha del 25,9 %.
La produzione è risultata, nel complesso, buona anche sotto il profilo della qualità sia in termini di
presentazione dei frutti che per le qualità gustative.
Il susino, a differenza di altre specie di fruttiferi, ha mantenuto costante, o poco variabile nel tempo,
i suoi investimenti valutati in circa 1.300 Ha nel 1980, poi in lieve calo dal 1985 al 1992 e in
progressivo aumento in seguito, soprattutto dal 2002 in poi per toccare i 1.700 Ha del 2011 grazie
all'introduzione, come dianzi detto, di nuova cultivar di tipo cino-giapponese.
L'andamento stagionale, considerando i periodi di piovosità continuati in autunno-inverno e delle
temperature rigide o inferiori alla norma della fase iniziale del ciclo che hanno rallentato e fatto
partire con ritardo il ciclo di sviluppo, può considerarsi, nel complesso, accettabile poichè nella
tarda primavera ed estate, nonostostante i periodi di scarsa piovosità e con temperature elevate, la
vegetazione si è ripresa, con il contributo anche della irrigazione recuperando il tempo perduto
inizialmente e presentandosi con anticipo di 8-10 giorni al momento della raccolta.
Le fasi di impollinazione e fecondazione, dove la presenza di fiori era abbondante, hanno consentito
di generare un buon carico di frutticini. La difesa fitosanitaria è risultata, inizialmente, piuttosto
impegnativa.
Problema importante è quello della scelta delle varietà che hanno caratteristiche diverse da rendere
il mercato poco omogeneo anche per il colore del frutto classificabile in 3 categorie: giallo, rosso e
blu. Le varietà sono anche suddivise in due gruppi: di origine europea e cino-giapponese. Queste
ultime occupano oltre un terzo della superficie complessiva. Finora hanno trovato difficoltà a
diffondersi in relazione alla scarsa possibilità di impollinazione, problema che però va verso una
sua soluzione. Sono ancora in auge molte delle cv, di tipo europeo come President e Stanley
(quest'ultima adatta per l'industria), entrambe molto fertili, e quelle di tipo cino-giapponese fra cui
Angeleno, Sorriso di Primavera, Goccia D'Oro, Ruthgerdstetter e il gruppo delle Black con frutto
di colore nero e di buona pezzatura. La conquista di nuovi mercati è stata resa possibile grazie alla
introduzione di nuove cultivar di tipo cino-giapponese.
Questo rinnovo varietale è seguito a un periodo piuttosto lungo di ristagno in cui si erano ridotti gli
spazi, sia produttivi che commerciali, di molte delle vecchie cultivar di insufficienti caratteristiche
estetico-gustativo, di scarso calibro e sapore insufficiente, sostituendole con altre a performances
produttive altissime e dotate di frutti di più lunga conservabilità e di più ampi spazi mercantili; in
altre parole di cultivar cosidette industrializzate quale può definirsi l'Angeleno. Il mercato, specie se
interno, le apprezza, spuntando prezzi più alti, quando hanno i requisiti di frutta saporita, di elevato
calibro, di ottima presentazione.
Importante è di assicurare nella scelta un giusto equilibrio fra domanda e offerta per evitare
fenomeni di inflazione produttiva che nell'export ci metterebbe in gravi difficoltà nelle competizioni
con la Spagna e con ribasso delle quotazioni. Si rende allora necessario che a monte e a valle della
filiera produttiva si attui una attenta programmazione della produzione nonchè campagne
promozionali facendo valere i marchi di qualità. Per quanto concerne le proposte varietali va
rilevato che con le nuove si apre un periodo di maturazione che va da metà giugno, con la Suplum
22, a metà agosto con la TC sun. Come epoca di maturazione e di raccolta si fa riferimento alla
159
Shiro indicando i giorni che la precedono e la seguono. Assumono rilievo, fra le nuove quelle con
frutta a buccia nera e polpa rossa della serie Black, da raccogliersi quando la polpa ha raggiunto un
colore rosso intenso. Si comincia con la Suplum 22 a buccia rosso-nera e polpa rossa (RN/R) molto
produttiva ma che richiede un buon diradamento per salvaguardare la pezzatura. E' di buona
vigoria, si adatta come forma di allevamento al fusetto, ha frutto sferoidale un po' oblato, sapore
dolce, poco acido e buona tenuta alla maturazione. Seguono Obilnaja (-5 giorni da Shiro), che
matura a fine giugno-inizio luglio) ed è punto di riferimento per le susine rosse come Shiro lo è per
quelle gialle.
Non conviene estendere ulteriormente la cultivar DO.FI Sandra sufficiente a coprire le richieste del
suo periodo ma ancora valida fra le medio-precoci.
Nella prima decade di luglio matura la Suplum 28 a frutti di ottimo calibro, di forma oblata, buccia
nera con polpa rossa (N/R), buona consistenza della polpa e tenuta di maturazione. E' pianta
assurgente per la quale si deve assecondare la crescita rivestendo l'astone con tagli del caporale. E'
sconsigliata per la forma a vaso. Seguono la Black Splendor (+12 giorni da Shiro) con frutti a
buccia nera e polpa rossa (N/R), la Suplum 12, nota anche come Black Gold (+17 giorni da Shiro)
con frutti di media pezzatura, polpa consistente, di buon sapore, molto produttiva e colore N/R; la
Suplum 11 (Black diamond) con frutti sferici, polpa rossa (N/R), molto dolce soggetta a cracking
dei frutti in caso di pioggia alla raccolta; Crimson Clo (+24 giorni) con frutto di color rosso-scuro
viola intenso, polpa rossa NR/R sapore dolce, buccia acida, elevata fioritura da richiedere forte
diradamento; Serena e Suplum 11 che maturano rispettivamente a +15 giorni da Shiro la prima e a +
27 giorni la seconda, entrambe con frutti di buccia gialla (G/G). Serena è di buona produttività e
pezzatura; una volta raccolta i frutti tendono ad arrossire; la Suplum 44 ha frutti di elevata
pezzatura, buona consistenza della polpa e tenuta di conservazione ma non presenta gli arrossamenti
della precedente sulla buccia e, infine, Golden Plunca e TC Sun con frutti a polpa gialla (G/G) che
maturano nella prima metà di agosto, rispettivamente a 31 e 40 giorni da Shiro di cui si consiglia di
non estendere ulteriormente le superfici finora investite.
A livello mondiale il susino occupa un posto rilevante se si considera che nel 2009 la produzione si
è attestata sugli 11 milioni di tonnellate su una superficie di 2,5 milioni di Ha con una resa di 44 Ql.
/Ha. Il forte incremento delle produzioni nord africane mette in difficoltà la concorrenza all'UE. Le
rese europee sono fra le più elevate. L'Asia è però l'area che detiene la massima produzione (70%)
seguita dall'Europa (24%). La Cina detiene i due terzi della superficie complessiva e produce il 50%
del totale mondiale. Seguono, a notevole distanza Serbia (200 mila Ha e 6.626.000 tonnellate (6%
delle produzioni); USA (38.000 Ha e 561.000 tonnellate) con il 5% della produzione; indi Romania,
Cile, Turchia, Iran, Spagna e, infine, Italia al nono posto con 14.000 Ha di superficie e 194.100
tonnellate di prodotto (13,9 tonnellate come resa / Ha, e seconda agli Stati Uniti con 14,8 tonn. /
Ha). Nel Sud America il Cile è il massimo produttore con investimenti raddoppiati nell'ultimo
decennio), superficie che, a livello mondiale, nello stesso periodo è cresciuta del 40%. In Europa la
produzione è concentrata nei paesi dell'est tra cui emergono Serbia, Romania, Russia, Polonia,
Croazia, Bosnia che, complessivamente, producono 1,3 milioni di tonnellate di susine di tipo
europeo.
Nell'UE in Spagna e Italia prevalgono le susine di tipo cino-giapponese, in Francia quelle di tipo
europeo. Fra i paesi del bacino del Mediterraneo emerge la Turchia che con le sue 245.000
tonnellate annue è un potenziale concorrente alle nostre produzioni. Ma in tutti i paesi di questo
bacino la presenza della specie è alquanto significativa ed è in considerevole aumento.
L'andamento della superficie a susino in Italia è risultata stabile negli ultimi tre anni (poco più di
14.000 Ha con 183.207 mila tonnellate di prodotto.
Il 90 % del prodotto è destinato al consumo fresco, la quota rimanente è avviata alla trasformazione
industriale per la produzione di prugne essicate. Il maggior interesse per il consumo fresco ha
determinato una crescita più consistente delle susine cino-giapponesi. A livello nazionale la regione
che di gran lunga prevale della produzione di susine è l'Emilia-Romagna che, nel 2010, da una
superficie di Ha. 5.108 (di cui 4.129 in produzione) ha prodotto 804.733 Ql. di frutta, tutta raccolta
e senza perdite sul campo (Ql. 157,5 / Ha su superficie totale e di Ql. 194 / Ha su quella in
160
produzione) equivalente a circa il 39,5 % della nazionale. Seguono Campania con il 21,1 %, Lazio
(9,4 %) e infine, in ordine decrescente, Piemonte, Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Marche.
Sussiste grande prevalenza per le cultivar cino-giapponesi mentre quelle delle cultivar europee è
limitato a pochi areali dell'Emilia-Romagna. Il calendario di maturazione si è allungato
significativamente nel corso degli ultimi anni per il susino di tipo cino-giapponese sia nel periodo
precoce che tardivo ponendo particolare attenzione al colore della buccia e della polpa in rapporto
alle richieste del consumo.
La provincia di massima produzione, in ambito nazionale, risulta quella di Ravenna, seguita da
quella di Napoli, Modena, Latina, Forlì-Cesena, Bologna.
Da una valutazione dell'import-export, il principale esportatore di susine nel mondo è il Cile seguito
da Spagna, Polonia e Italia. Negativo il bilancio di Spagna e Germania pur risultando, in particolare
la prima, un paese produttore. La Francia rappresenta il più forte competitore sui mercati per la
nostra produzione di tipo cino-giapponese anche grazie a un forte rinnovo varietale. Il principale
mercato di sbocco delle susine italiane è quello tedesco.
Circa un quinto delle nostre esportazioni è destinata al mercato inglese e il 10-15 % a paesi extraUE. L'Italia esporta il 20% delle proprie susine con una strategia basata su un'offerta di un'ampia
gamma di varietà caratterizzate da frutti su standard elevati per quanto riguarda serbevolezza e
sapore. Nel 2010 abbiamo esportato 58 mila tonnellate di susine (+44% sul 2009) per un valore
complessivodi 44,9 milioni di euro (+22% sul 2009).
Le nostre importazioni si sono assestate, nel 2010 su 10 mila tonnellate per lo più provenienti da
Spagna e Francia (-44% sul 2009) per un valore di 13,1 milioni di Euro (-18% sul 2009).
Il consumo di susine nell'UE è in decisa crescita. Per l'Italia il consumo rappresenta l'1% di quello
di tutta la frutta. Tenere presente che mele e agrumi coprono il 25% , banane il 13%, pere l'11%,
pesche l'8%. Il consumo italiano, nel 2010, è risultato di 63.800 tonnellate e invariato rispetto
all'anno precedente. Nell'ultimo decennio i consumi si sono leggermente contratti.
Solo la metà delle famiglie italiane acquista susine nel corso dell'anno. Pur con livelli produttivi
inferiori a quelli del 2010, i prezzi delle susine, a livello nazionale, in base ai dati riportati
dall'ISMEA, sono risultati inferiori a quelli dello stesso 2010. Il calo della richiesta per i ridotti
consumi ha inciso, in modo negativo, sui prezzi alla produzione.
Il mercato delle susine è risultato, tuttavia, meno catastrofico di quello delle pesche. Il prezzo medio
delle susine all'origine è variato dagli € 0,69 a Kg di giugno agli € 0,64 di luglio (-7,14 %); dagli €
0,64 di luglio ai € 0,46 di agosto (-28,6 %) e dagli € 0,46 di agosto agli € 0,47 di settembre. Nei
confronti dei prezzi riferiti agli stessi mesi del 2010 i prezzi sono risultati analoghi per il mese di
giugno-luglio; inferiori del 21% per quelli di luglio-agosto e del 13,2 % per quelli di agostosettembre.
Per quanto riguarda le produzioni a livello regionale Ravenna occupa il primo posto, con il 39%,
seguita da Forlì-Cesena con il 20%, da Modena con il 20% e da Bologna con il 17%. Le altre
province detengono produzioni irrilevanti e addirittura nulle per Parma e Reggio Emilia.
La Regione Emilia-Romagna ha fatto notare, nel 2011, una contrazione del 6,5 % della produzione
nei confronti del 2010, del 13,5 % per quanto riguarda il prezzo medio e del 19,1 % per quanto
riguarda la PLV.
Loto o kaki - La coltura si è attuata, in provincia, nel 2011, su ettari 472 di cui 156 in allevamento a
fronte dei 380 (di cui 156 in allevamento) del 2010 con un incremento del 24% a conferma di una
estensione ragguardevole degli impianti al contrario di quanto si è verificato per le altre specie
frutticole.
Il dato è confermato anche dal più elevato rapporto fra superficie delle piante in fase di allevamento
e in fase di produzione (33%). Notevole anche l'incremento delle rese ad Ha (Ql. 196 nel 2010) e
Ql. 280 nel 2011 pari al 43% circa per cui ne è derivata una produzione di Ql. 88.480 a fronte di Ql.
56.788 del 2010 con un incremento di circa il 56%. Nonostante il lieve calo dei prezzi all'origine
(da € 43 a €40 il Kg all'origine) la PLV complessiva è risultata di € 3.539.200 con un incremento
del 45%sul 2010 mentre la PLV / Ha è stata valutata in € 11.200 in contrapposizione agli € 8.446
dell'anno precedente con un incremento del 26%. Trattasi di un'annata record favorita anche da una
161
stagione conforme nel corso di tutto il ciclo produttivo grazie anche alla possibilità di apportare
acqua con l'irrigazione. Il raccolto si è svolto un po' in ritardo in relazione alla difficoltà che ha
assunto il prodotto nel raggiungere la tipica colorazione arancione che da la possibilità al frutto,
una volta raccolto, di conseguire a maturazione alte qualità gustative (sapore dolce, un po' acidulo)
che non sempre è ottenibile nella raccolta anticipata destinata ai paesi esteri. Il kachi è anche pianta
che ha costi di produzione piuttosto contenuti nonostante in questi ultimi tempi siano sorti parassiti
che hanno reso necessario praticare interventi fitoiatrici per contenerli. Fra di essi prevale la mosca
mediterranea (Ceratitis Capitata). Anche la Sesia (piccolo rodilegno) ha fatto notare le solite
presenze. La Metcalfa pruinosa ha recato danni. Fra le Cocciniglie sono risultate in aumento le
popolazioni di Ceroplastes Rusci e C. Ceriferes nonchè le infezioni di Pseudococcus Viburnus con
danni da melata sui frutti.
Danni sono prodotti anche a seguito della reticolatura dell'epidermide dei frutti in prossimità della
raccolta e nella quale si insediano muffe occasionali. Il frutto è così deprezzato commercialmente e
fino a questo momento se ne è consigliata la coltivazione solo nella parte alta del comprensorio
faentino dove le condizioni microclimatiche sono meno favorevoli allo sviluppo di questa fisiopatia.
Sta per essere lanciata una varietà spagnola, l'Olio brillante che produce frutti che conservano
integra la buccia. La qualità del frutto è risultata buona, un po' meno la pezzatura. Il ritardo di
maturazione è dipeso anche dalla stasi vegetativa rilevata al momento della eccessiva calura
accompagnata ad assenza di piogge, nonchè dalla presenza di un alto carico di frutti. Le piante
comunque hanno raggiunto lo stato di quiescenza in buone condizioni.
Uno degli aspetti che incidono sui risultati è quello della scelta delle varietà. La maggior parte della
nostra produzione (anzi la totale fino a pochi anni fa) si ottiene dalla vecchia cultivar Kaki tipo
meglio noto come Loto di Romagna. Si tratta però di vecchi impianti che vanno rinnovati
gradualmente senza alterare l'attuale offerta e cercando di migliorare lo standard qualitativo
razionalizzando le tecniche agronomiche di coltivazione (come ad esempio la fertirrigazione). Il
Loto di Romagna è, d'altra parte, una cultivar ancora valida, che matura nel periodo 10 ottobre-20
ottobre in grado di produrre frutti grossi, rotondi, senza semi, astringenti e non ancora eduli alla
raccolta. Qualche anno fa si era posta una certa attenzione al Kakimela dai frutti un po' più piccoli,
di più precoce maturazione, ma con qualche seme con polpa dolce (e quindi edule alla raccolta) ma
non ha avuto successo sul piano commerciale. Oggi si punta su un'altra cultivar che sta avendo
successo in Spagna, la Rojobrillante, che si è espansa negli ultimi anni anche da noi e che ha
incontrato i favori dei mercati nei paesi del Nord Europa. La varietà è adattabile a varie zone
produttive, è poco sensibile alla reticolatura ma lo è ai freddi invernali nei primi anni di vita.
Trattasi di cultivar un po' più tardiva del Loto di Romagna, con maturazione nel periodo metà
ottobre-primi di novembre.
Sono in corso, da parte di organismi cooperativi locali, ricerche rivolte ad una più accurata gestione
economica, in particolare per quanto riguarda irrigazione, concimazione, indici di raccolta, forma di
allevamento, ecc. Le ricerche sono anche rivolte a trovare soluzioni per meglio gestire il prodotto
nel periodo post-raccolta con lo scopo di preservare la qualità dei frutti e presentare sul mercato il
prodotto stesso con duplici standard di offerta: a polpa soda e a polpa molle.
Fra i portainnesti si conferma la validità del Dyospirus Lotus, in grado di imprimere alle piante
buona vigoria, di conferire resistenza ai freddi e garantire uniformità di impianto.
Buona parte della produzione locale viene incanalata verso l'estero; nostri abituali clienti risultano
la Svizzera e paesi del Centro-nord dell'Europa. In ambito regionale, nel 2011, si sono prodotti
184.980 Ql. di Kaki (+ 20% sul 2010) valutati € 40 il Ql. (-7% sul 2009) e con una PLV di €
7.399.200 (+20% sul 2010). Le province con maggiore produzione sono risultate quelle di ForlìCesena (39,1 %), Ravenna (37,6 %), Bologna (9,5 %), Rimini 7,1 %, Modena (6,2 %). Praticamente
nulla quella delle altre province.
Actinidia - E' coltura introdotta in Italia all'inizio degli anni 90 e che è andata progressivamente
incrementandosi grazie agli elevatissimi prezzi iniziali da invogliare molti operatori, soprattutto del
comprensorio faentino, zona pedecollinare, dove ha trovato un ambiente vocato e in grado di
portare a ottimi risultati. Dopo aver toccato, come superficie investita, i 3.000 Ha nei primi anni del
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'90 con un raggiunto equilibrio fra domanda offerta che ha portato a una diminuzione dei prezzi e
della primitiva euforia, la superficie investita ha subito una graduale flessione, limitandola alle zone
più vocate e con risultati ancora soddisfacenti anche sotto il profilo della diversificazione dei piani
colturali. Dopo l'anno 2000 gli investimenti si sono ripresi e nel 2011 hanno raggiunto i 3.122 Ha
(di cui circa 600 in allevamento) con un incremento del 15,3 % nei confronti del 2010, a copertura
della flessione di altre colture, soprattutto pesche e nettarine per le quali le prospettive di buoni
risultati sono peggiori di quelle del Kiwi.
La produzione del 2011 è risultata di Ql. 624.185 a fronte dei 290.212 q.li del 2010 con un
incremento del 115%. Da tener presente la pessima stagione dell'anno precedente in cui le rese /
ettaro risultarono di Ql. 133 (a fronte dei 247 del 2011 (+88%) e dell'incremento piuttosto
considerevole della superficie investita già in completa produzione. In quanto a PLV va però posto
nel conto il forte calo del prezzo medio nel confronto della precedente annata da € 65 a € 48 il Ql. (38,4 %) per cui ne è derivata una PLV / Ha di € 9.892 a fronte degli € 8.697 del 2010 con un
incremento del 13,7 % anno in cui la produzione venne seriamente decurtata dalle gelate
penalizzanti del 2009. Nell'anno in corso la stagione è risultata più favorevole. Si è avuto una buona
allegagione su piante ben fiorite, sia pure con un certo ritardo ma che successivamente si sono
riprese portando a termine la produzione in buono stato, raccolta con un po' di ritardo nei confronti
della norma, di buona pezzatura, anche se non delle migliori a seguito delle rese piuttosto elevate e
della siccità estiva che ha reso necessario ripetere di frequente gli interventi irrigui con aggravi dei
costi soprattutto nelle zone collinari dove sono presenti numerosi laghetti. Nel Faentino sono stati
istallati impianti antibrina a scopo di protezione dalle gelate.
Nella raccolta, come suggerito dai tecnici, si sta prendendo in considerazione di non anticipare
troppo evitando di non raggiungere un sufficiente livello zuccherino (gradi Brix) ponendo sul
mercato un prodotto di più scarso valore commerciale. Fra i parassiti sono da porre in rilievo
infestazione di Metcalfa Pruinosa con produzione di melata sui frutti, nonchè di Cocciniglia bianca
del gelso e di Sesia. Il problema più grave è quello della "Batteriosi parassitaria" prodotta da
Pseudomonas Syringae pv. Actinidiae introdotta dal paese pilota della produzione e commercio
mondiale (Nuova Zelanda) e che sta apportando distruzione di interi impianti con danni rilevanti
soprattutto sulle varietà a polpa gialla, pure di provenienza neozelandese, e che fino ad oggi ha
colpito n° 108 aziende.
Considerato che la coltura ha mantenuto negli ultimi anni rispetto ad altre, costanza di redditività e
allargamento dei mercati di destinazione, sorge anche per essa il problema di un rilancio attraverso
un più ampio e diversificato panorama varietale. Resta inteso che la cultivar Hayward (varietà
dell'actinidia deliciosa) coltivata fin dai primordi, con frutto a polpa verde epicarpo tomentoso, già
adattata al nostro ambiente e di cui si conoscono i requisiti, dovrà rimanere, almeno per ora, punto
di riferimento anche perchè è quello che meglio resiste alla Batteriosi. I tempi di inizio raccolta
vanno dal 20 ottobre al 5 novembre. Fra le novità va prestata attenzione alla Bo Erica che matura
nello stesso periodo, con caratteristiche agronomiche simili ad Hayward, frutti di bella forma
(cilindrica e allungata), di buona pezzatura e la Jintao ancora da verificare in merito a certi caratteri
con maturazione nella seconda quindicina di ottobre.
Ancora più interessanti sono le produzioni del gruppo Sestri della Nuova Zelanda confermata dalla
introduzione piuttosto rilevante di nuovi impianti e, fra queste la cv. Hort 16/A (ZESPRI), e
maturazione anticipata nei confronti di quella a polpa verde, con frutti di forma un po' allungata con
umbone apicale, con polpa gialla, epidermide liscia. E' però più soggetta, rispetto alle altre, agli
attacchi della batteriosi parassitaria e quindi da rendere necessario usare cautela nella scelta per i
nuovi impianti a meno che non si trovino prodotti (per ora limitati all'uso di sali di rame) in grado di
contenere i danni che per il momento si basano, principalmente, sulla prevenzione, con
eliminazione delle parti infette e sulla scelta di piante sane e certificate. La Hort 16/A sta
diffondendosi anche nella nostra provincia in modo piuttosto rapido dopo aver superato
positivamente le prove di adattamento. Si tratta di vedere, di fronte a una diversificazione
dell'offerta e possibilità di presentare sul mercato un prodotto di diverso profilo tecnico e gustativo
quali saranno le reazioni del mercato che si dovrà mantenere equilibrato.
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Si tende intanto fare il punto sulla situazione produttiva e commerciale di una coltura che oggi si
trova di fronte a nuovi interrogativi sul futuro specie sul fronte degli investimenti da effettuare
anche in relazione ai problemi creati dalla Batteriosi parassitaria che potrebbe portare a un forte
ridimensionamento della superficie in un prossimo futuro e non solo in Italia.
Il kiwi è specie frutticola che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo straordinario. Attualmente
sono 140 mila gli Ha coltivati. Ruolo importante negli investimenti è svolto dalla Cina, paese in cui
la coltura avrebbe raggiunto i 65 mila ettari. La produzione mondiale si aggira in 1,9 milioni di
tonnellate (media periodo 2008-2011). Cinque paesi detengono l'87% della produzione mondiale:
Cina (26%), Italia (23%) con 430 mila tonnellate, Nuova Zelanda (20,3 %), Cile (9,8 %), Grecia
(6,6 %). A livello mondiale la produzione è quindi molto concentrata con esportazioni che
interessano 1,2 milioni di tonnellate di frutta. L'Italia concorre con il 33% seguita da nuova Zelanda
(31%), Cile (12 %), Grecia. Altrettanto si rileva per l'Italia dove la coltura si attua su Ha 29.800
concentrata per l'86% in 5 regioni: Lazio (32%), Piemonte (31%), Emilia- Romagna (14%), Veneto
(13%), Calabria (6%). Negli ultimi 10 anni le superfici mondiali coltivate si sono incrementate del
66% con crescita più consistente in Cina che, come superficie, detiene il 45% del totale mondiale.
L'Italia è la seconda come superficie ma prima come export (33% del kiwi mondiale) seguita dalla
Nuova Zelanda (31%) e dal Cile (12%). Il kiwi, per l'Italia, costituisce il 6% della produzione
frutticola nazionale e, per Ravenna, il 13,6 % della totale provinciale.
L'export nazionale si concentra prevalentemente nei paesi dell'Unione europea (76% del totale)
mentre, fra i paesi europei, la Russia è il primo mercato di destinazione. La produzione del kiwi si è
rafforzata, nel corso degli anni, più delle superfici, grazie all'innalzamento delle rese medie per
ettaro.
E' importante rilevare che i paesi più importanti per la coltivazione del kiwi sono quelli che, alla
buona organizzazione, associano una produzione rilevante e standard quantitativi e qualitativi
elevati e che rispondono alle esigenze del consumatore anche estero. Ancora una volta (se si esclude
la Cina) il paese massimo produttore è l'Italia con le sue 461 mila tonnellate di prodotto che rispetto
al 2010 ha fatto registrare un incremento del 12,40 %.
La varietà principale coltivata nel mondo è l'Hayward (Kiwi verde) seguita, a debita distanza, da
nuove cultivar a polpa gialla che, purtroppo, costituiscono il maggior bersaglio della Batteriosi,
malattia che influenza la tendenza all'aumento nei due emisferi con previsioni futuristiche di
difficile valutazione.
Prendendo in esame i due emisferi (con inclusa la Cina) l'incremento produttivo, su base annua, è
risultato del 9,07 %.
Quello nord ha prodotto, nel 2011, 1.412.078 tonnellate di kiwi, di cui circa 500 mila della Cina,
seguita, nell'ordine, da Italia (461.478 tonn..), Iran (160 mila tonn.), Grecia (89.500 tonn.), Francia
70.000 tonn.).
Quello sud ha prodotto 614 mila tonnellate, con un incremento del 6,60 % con Nuova Zelanda al
primo posto (385 mila tonn.) e, a grande distanza gli altri.
Il kiwi prodotto nell'emisfero nord si commercializza nel periodo da ottobre a maggio; quello
dell'emisfero sud da aprile a novembre.
Nella Nuova Zelanda la Società Zespri detiene il monopolio nella coltivazione del kiwi per le cv.
Zespri Green (Hayward) e Zespri Gold che evidenzia in questo Paese un trend di crescita molto
positivo (11,6 %, nel 2011, sul 2010). Dei 12.500 Ha coltivati 9.870 riguardano la Zespri Green a
cui si aggiungono oltre 500 Ha di Green biologico e i rimanenti 2.150 sono coltivati a Zespri Gold
(Hort 16/A). Per quanto riguarda le esportazioni la Nuova Zelanda si rivolge prevalentemente verso
i paesi dell'est asiatico, per lo più il Giappone, sia con la Zespri Green che con la Zespri Gold.
La produzione cilena, nel 2011, ha subito una lieve flessione rispetto al 2010 (-1,06 %) ed è
oscillata intorno alle 186 mila tonnellate. Circa 13.000 sono gli Ha investiti, con grande prevalenza
per l'Hayward. Quasi tutto il prodotto cileno è esportato, per la maggior parte verso l'Europa ma con
molta attenzione anche verso i paesi confinanti: Brasile e Argentina.
Per quanto riguarda l'Italia secondo il CSO di Ferrara, gli impianti in piena produzione (con più di 4
anni) ammontano a 23.455 Ha (+1% sul 2010).
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La superficie in piena produzione in Piemonte è risultata di Ha 4.840 (-2% sul 2010) a causa di
abbattimenti per Batteriosi); in crescita nel Veneto (+4%) con 3.300 Ha e in Emilia-Romagna
(+2%) con 3.340 Ha. Nel Lazio, con 7.400 Ha in piena produzione, si stimano aumenti del 3%
nonostante la forte presenza della Batteriosi che ha comportato abbattimenti di 700-800 Ha in
particolare di cultivar a pasta gialla. Nelle altre regioni il potenziale produttivo si è mantenuto
costante. In quanto alle rese medie si segnalano incrementi elevati e superiori a quelli della
precedente stagione che fu caratterizzata da forti danni da gelo e altrettanto è avvenuto per l'EmiliaRomagna, e in particolare per Ravenna, ma senza raggiungere i valori massimi del 2009. Inferiori
risultano le rese per il Veneto. Forte la perdita per danni da Batteriosi (PSA) nel Lazio e in
particolare per i comuni di Aprilia, Cisterna, Velletri e Latina. La flessione delle rese nel Lazio è
risultata dell'1%. La produzione totale di kiwi nel 2011 è stata stimata in 512.750 tonnellate (+16%
sul deficitario 2010) e (+3%), sulla media dell'ultimo quinquennio. L'incremento è da imputarsi ad
aumento delle rese e delle superfici. Per quanto riguarda le produzioni, invece si è stimato un
incremento del 38% per il Piemonte, del 49% per l'Emilia-Romagna, del 4% per il Veneto e del 3%
per il Lazio. Le prime due, nella precedente annata, avevano subito danni da gelo molto consistenti.
La produzione commercializzabile nel 2011 (65 grammi e oltre) siè valutata in 461.500 tonnellate e
quindi pari al 50% della totale.
Il 33% del kiwi mondiale esportato è italiano; segue quello della Nuova Zelanda (31%) e del Cile
(12%). L'Italia ha esportato nel 2010, così come nel 2009, più di 370 mila tonnellate di kiwi per un
valore di 336 milioni di € ed importato 53.300 tonnellate dello stesso prodotto (-3% sul 2009) per
un valore di 45,6 milioni di € (-1,7 % sul 2009). Il principale mercato di sbocco del nostro prodotto
è la Germania seguita da Spagna, Francia, Polonia, Regno Unito, Belgio. Il 9% arriva nell'Europa
extra-UE, il 6% nel Nord America, il 3% in Estremo Oriente e, in quantità ancora più piccola, in
Oceania, Medio Oriente, Centro Sud dell'America. Il 60% del prodotto importato lo acquistiamo dal
Cile e il 28% dalla Nuova Zelanda. Da rilevare, ancora una volta, come una raccolta precoce, per
spuntare prezzi maggiori, compromette la capacità di conservazione e la qualità dei frutti i quali non
riescono a permettere un sufficiente tenore di zuccheri compromettendone la buona immagine sul
mercato. Tutto questo va a vantaggio della produzione neozelandese che nei primi mesi autunnali è
ancora presente nel mercato europeo.
Il consumo sul mercato interno di kiwi si è incrementato del 70% nel periodo 2000-2007. Nei 2anni
successivi si è avuto un calo anche se questi si sono assestati e stabilizzati sulle 125 mila tonnellate
annue. Il kiwi, da prodotto di nicchia, è diventato, per quanto riguarda i consumi, un prodotto
abituale. E' cresciuto in questi ultimi anni il numero delle famiglie che acquistano kiwi. Il consumo
medio, per famiglia, dai 6 Kg annui si è posizionato, nel 2011 sugli 8 Kg.
Nella nostra regione l'actinidia si coltiva su circa 3.800 Ha di cui Ha 3.350 in produzione. Il 67%
della superficie si coltiva in provincia di Ravenna, il 20% in quella di Forlì-Cesena e l'8% in quella
di Bologna. Per l'80% è collocata in pianura e per il 15% in collina. La resa media, per Ha, nel
2011, si è avvicinata alle 21 tonnellate e con un incremento di circa il 77% nei confronti dell'anno
prima. La massima produzione si è ottenuta in provincia di Ravenna (con il 77,6 %) seguita da
Forlì-Cesena (13.6%), Bologna (5,6 %) e Ferrara (2,2 %), altre province (1%).
Gli standard qualitativi sono risultati, nel complesso, buoni per quanto riguarda il contenuto
espresso in gradi Brix ma la pezzatura inferiore a quella del 2010. Si è avuto una diminuzione dei
prezzi del 36,5 %. La PLV è stata stimata in 31,6 milioni di € con un incremento del 10,9 % sul
2010.
Ciliegio - La coltura, già affermata da tempo in alcune aree del Modenese (Vignola) e Bolognese,
ha cominciato, da qualche anno, a interessare anche il territorio ravennate . Nel 2011 si è coltivata
su Ha 81 (di cui 35 in allevamento) a fronte degli Ha 71(di cui 29 in allevamento) dell'anno
precedente e quindi con un incremento del 14% su base annua; la resa / ettaro è risultata di circa
100 Ql. /Ha nel 2011 e di Ql. 77 / Ha nel 2010 con un decremento del 30%. Si tratta però di un
tentativo di cui è difficile prevedere il futuro dovendosi confrontare con le produzioni delle zone
tipiche che dispongono di un ambiente più vocato e di maggiori esperienze di coltivazione. Nel
2011 si sono ottenuti Ql. 4.540 di prodotto venduti al prezzo di 280 € il Ql. (€ 265 nel 2010) e
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quindi con un incremento di circa il 6%. Ne è risultata una PLV / Ha di € 27.636 (+32% sul 2010)
di cui però bisogna tenere conto degli alti costi della manodopera richiesta per la raccolta. In ambito
regionale la superficie interessata è risultata di Ha 2.054 (di cui Ha 289 in allevamento) con un
incremento dell'1,7 %, sul 2010 e una resa / Ha di Ql. 56,5 (-24,1% rispetto al 2010) e con una
produzione totale di Q.li 99.646 (-24,6 % nei confronti del 2010). Della totale solo Ql. 86.741 è
stata raccolta e commercializzata (86,7%) in dipendenza, soprattutto, di un andamento stagionale
inadeguato.
Il prezzo medio è aumentato da € 265 a € 280 (+6,6 %). La P.L.V. complessiva è risultata di €
24.290.000 (€ 27.830.000 nel 2010) e quindi inferiore del 12,7 % a quella dell'anno prima.
La PLV / Ha è risultata di € 15.820 a fronte di € 19.716 del 2010 (-19,4 %).
Dei 2.054 Ha di superficie del 2011, l'11% sono collocati in zone di montagna il 54,0 % in zone di
collina e il 35% in zona di pianura.
La provincia della Regione che ha prodotto di più è risultata Modena con il 41,9 % seguita da
Bologna con il 32,4 %, Piacenza con il 10,2 %, Forlì-Cesena con il 5,2 %, Ravenna con il 4,6 %. Le
statistiche non segnalano la produzione del ciliegio per le provincie di Parma e Reggio Emilia.
Qualche pianta di ciliegio è presente in molte aziende agricole da servire per i consumi familiari e
che, ovviamente, non sono oggetto di rilievi statistici.
Uno dei punti base da cui dipende il rinnovamento varietale è quello di una scelta delle cultivar più
in grado di offrire un prodotto che soddisfi le esigenze del consumatore e adattabile alle condizioni
pedoclimatiche dell'ambiente locale. Sono molte le varietà oggi disponibili con un calendario di
maturazione che non va oltre le 5-6 settimane (da metà maggio ai primi di luglio). Come punto di
riferimento, per indicare il periodo della raccolta, si scelgono i giorni che la separano da quello della
Bigarreau (periodo dal 10 al 20 maggio) da ritenersi una delle precoci. Gli standard qualitativi
richiesti dai mercati sono in continua evoluzione al punto che, alcune varietà dotate di
caratteristiche ancora più pregiate delle esistenti, possano aggiungersi o magari sostituire le attuali e
fra queste, Giorgia, Ferrara, Sweet Har, ecc. in grado, fra l'altro, di coprire l'intero periodo della
raccolta, senza soluzione di continuità.
La lista di orientamento varietale prende inizio con la precocissima Early Lory ed Early Big (-2
giorni sulla Bigarreau) cui segue la Vera (+12 giorni da Bigarreau) che si caratterizza per la
produttività medio elevata, con frutti di buona pezzatura e bell'aspetto e polpa di elevata
consistenza. Seguono la Giorgia (+19 giorni) di precoce messa a frutto, molto produttiva, con frutti
di buon sapore e di cui si consiglia adeguata potatura per ridurre il carico di frutti ed aumentare il
diametro; la Celeste (+ 21 giorni) a frutto grosso, di discrete caratteristiche organolettiche ma con
lenta messa a frutto e maturazione scalare; la Grace Star, con frutti di media consistenza e discreta
resistenza allo spacco; Samba e Summit con frutti di buone caratteristiche per aspetto e pezzatura
(21-23 giorni) che chiudono il periodo medio di maturazione (dall' 11 al 20 giugno). Nel periodo
medio tardivo assumono interesse le cultivar Ferrara (+ 31 giorni) e Lapins (+39 giorni) con Silvia
proposta come cv. impollinatrice di altre non autofertili come Ferrovia, Giorgia, Regina. Seguono
Kordia (+ 33 giorni) impiegata in impianti ad alta densità, a produttività incostante, non molto
produttiva, con frutti grossi e di buon sapore e, infine, le tardive Regina e Sweetheart la prima con
frutti di buone caratteristiche pomologiche, scarsa sensibiltà al craking che si adatta bene a
portainnesti in combinazione con i quali migliora la qualità; la seconda autocompatibile, con
produttività elevata e con fruttificazione a grappolo e frutti di buon aspetto e sapore.
Altre culivar interessanti risultano Early Bigi e Sweet Early dagli ottimi standard produttivi e
pomologici, Tieton dotata di frutti grossi, consistenti, di media qualità (peduncolo corto), sensibile a
Monilia, di lenta messa a frutto, stesso perioodo di maturazione della Giorgia (prima decade di
giugno), la Chelan con polpa croccante e tolleranza al craking; Canada, Giant e Cristallina con frutti
di bell'aspetto e alta pezzatura ma suscettibili al craking, Blak Star con frutti molto consistenti e
poco suscettibili allo spacco da pioggia; Big Star, autofertile che si raccoglie fra Ferrovia e Lapina
(da metà a fine giugno), frutti di buon aspetto e sapore che richiedono portainnesti poco vigorosi e
buone impollinatrici per cv, non autofertili come Ferrovia, Giorgia, Regina; Alex, di maturazione
tardiva, autofertile, sensibile al craking, sviluppo moderato da richiedere portainnesti vigorosi al
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fine di evitare cali di pezzatura dei frutti. Altre varietà tardive risultano Skeena,Symphony e
Staccato tutte autofertili, produttive e con buone qualità estetiche e organolettiche dei frutti.
Di notevole rilievo, per avere piante equilibrate e adatte ai vari ambienti in termini di vigoria,
produttività e alta qualità dei frutti è necessario fare un'altrettanto accurata scelta dei portainnesti
tenuto presente che esistono i vigorosi (Colt, Franco), quelli di vigore medio (CAP6P) e i deboli
(Gisela 6). Anche le forme di allevamento (palmetta, vaso) condizionano la scelta del portainnesto.
E così il sesto di impianto.
L'andamento stagionale del 2011 non è risultato favorevole per il ciliegio. Più che alle difficoltà di
impollinazione, per la presenza di temperature inferiori alla media nella prima fase del ciclo i danni
alla prooduzione sono da imputarsi alle piogge di giugno, in special modo per la provincia di
Bologna (dell'ordine del 40% ) che hanno provocato spaccature nei frutti e favorito i marciumi di
Monilia portando a un notevole calo delle quantità raccolte (-17,4 %).
Dei 2.054 Ha di ciliegi investiti in regione si sono raccolti Ql. 86.741 di frutta (resa / Ha ql. 56,5) a
fronte dei 74,4 dell'anno prima, con Ferrara al primo posto come resa (Ql. 115 / Ha) seguita da
Ravenna. Danni consistenti sono stati recati dagli uccelli (passeri, storni) che in provincia di
Ravenna hanno interessato sulla base delle denunce di risarcimento alla Regione, Ha 17 per un
valore a Ha di 1.089 € che è il più elevato fra le colture colpite da fauna naturale.
La superficie regionale ripartita per provincia risulta massima per Modena (49,6 %) seguita da
Bologna (24,5 %), Forlì-Cesena (11,9 %) e percentuali minori per Piacenza e Ravenna (3,5 %). Le
rese maggiori si sono avute per Ferrara, Piacenza e Ravenna.
La produzione raccolta nel 2011 è risultata di 86.700 Ql. (105.000 Ql. nel 2010) con una flessione
del 17,4 %.
Altra coltura, da ritenersi di nicchia per Ravenna e altre province della Regione, è quella del noce,
coltivato, per quanto riguarda la nostra provincia, su 64 Ha (il 23% della totale regionale). Massimo
produttore è la provincia di Forlì-Cesena (con il 41,9 % della totale) seguita da Modena (30,4 %),
Ferrara e Ravenna (14% cadauna).
La resa media regionale è risultata di Ql. 37,4 (39 Ql. nel 2010).
Nella ripartizione per zone altimetriche il 47,3 % è collocato in zone di collina, il 27,02 % in quelle
di pianura, il 25,4 % in quelle di montagna.
Le statistiche regionali non riportano dati per quanto concerne il castagno da frutto, di difficile
valutazione e che nel 2011 ha riportato danni in dipendenza della siccità estiva e per attacchi di
animali da selvaggina . (Risarciti, in provincia, danni su 35 Ha, pari a un importo di € 8.038).
VITICOLTURA
La vite è da secoli coltura tradizionale tipica della provincia di Ravenna che si attuava in impianti
disposti a filari distanziati, collocati su una striscia di terreno(cavalletto) alternata ad altre di più
larghe dimensioni (padiglioni) riservati alle sole colture erbacee e censiti, catastalmente, come
seminativo arborato. Con la ricostituzione dei vigneti, a seguito della infestazione fillosserica, la
coltura si è attuata in appezzamenti riservati alla sola vite abbandonando i vecchi sistemi di
allevamento (quali il pergolato romagnolo, con piante maritate ad albero come olmo, pioppo e
acero), e allevate in base a nuovi sistemi (pergoletta, cordone speronato, guyot, ecc.) in forma
specializzata, su piede americano, seguendo nuove tecniche di coltivazione, fino a pervenire alle
attuali GTC, Casarsa, spalliere, ecc. idonee a una raccolta eseguita con mezzi meccanici (motovendemmiatrici).
La coltura si è attuata in provincia, nel 2011, su Ha 16.467(di cui Ha 1.305 in allevamento) e quindi
leggermente inferiore (-0,8%) a quella del 2010 che risultò di Ha 16.600 (di cui 1.210 in
allevamento).
Dopo aver toccato il massimo della espansione nel periodo che va dal 1970 al 1980 (Ha 28.000) la
superficie a vigneto si è fortemente e progressivamente ridimensionata fino a toccare gli attuali
livelli e quindi con una flessione del 42-43% più intensa, soprattutto nel quinquennio successivo al
1980, e più lenta in seguito.
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La ragione della flessione è da attribuirsi a vari fattori: la eccessiva produzione dovuta in parte, alle
sofisticazioni con l'utilizzo dello zucchero di bietola e che hanno reso necessario l'intervento
pubblico per equilibrare un mercato divenuto troppo pesante (assegnazione di quote produttive
aziendali, premi di abbattimento, avvio alla distillazione, produzione di concentrati, prestazioni
viniche), calo dei consumi, ecc. Tutto questo ha comportato un calo della produzione di uva che, dai
Ql. 6.800.000 del 1980, è scesa ai Ql. 2.791.000 del 2010 con un decremento di circa il 60%:
Le rese medie a Ha, per Ravenna, sono passate dai Q. 181,4 del 2010 a Ql. 209,4 del 2011 con un
incremento del 15% su base annua e dell' 11,7 % se si fa riferimento alla media dell'ultimo
quinquennio.
Alle buone rese ad Ha si sono accomunati prezzi medi in forte crescita (da € 20 a Ql. a € 28 a Ql.) e
quindi incrementati del 40% sul 2010 e del 12% se si fa riferimento alla media dell'ultimo
quinquennio. Ne è derivata una PLV, per Ha di produzione, di € 5.863 a fronte dei 3.630 € della
precedente annata con un incremento del 64% sul 2010 e del 25,7 % se il riferimento si fa nei
confronti dell'ultimo quinquennio tenendo in considerazione che si sono presi in carico i valori
correnti senza tener conto delle svalutazioni della moneta.
Ciò significa che la crisi vinicola, che aveva coinvolto il mercato dell'uva negli anni precedenti è
stata, almeno in parte, superata per cui la coltura, pur non fornendo i redditi di altre arboree, si
colloca, con rispetto alla tradizione, fra quelle che di più concorrono alla realizzazione della PLV
agricola provinciale avendo concorso, nel 2011, al 18,8 % della medesima (escludendo gli aiuti
pubblici) e al 38,4 % di quella delle sole colture arboree (25% nel 2010).
Per quanto riguarda la ripartizione della superficie fra le singole varietà sono da confermare i dati
del 2010 con la grande prevalenza dell'autoctona Trebbiano di Romagna, validissima per la
pianura (con circa il 71% della totale viticola) seguito dal Sangiovese di Romagna (12%) valida per
la collina, da Albana di Romagna (3,5 %), da Longanesi (2,6 %), quest'ultima scelta per meglio
valorizzare la qualità nelle zone di pianura. Seguono Merlot, Fortana (Uva d'Oro), Chardonnay,
Pinot bianco, Ciliegiolo, ad epoca di maturazione variabile che consentono di allungare il periodo
della raccolta e di renderla più regolare, anche ai fini dell'utilizzo della mano d'opera aziendale e dei
tempi di ritiro da parte delle cantine.
Per quanto concerne lo svolgimento del ciclo colturale l'annata 2010-2011 può essere ritenuta, per
Ravenna, una delle più favorevoli sotto il profilo delle condizioni climatiche. Nonostante le rese
elevate e la siccità estiva, le piante hanno evidenziato buona lunghezza e lignificazione dei tralci
dell'annata proponendosi, a questo riguardo, per fornire buoni risultati produttivi anche per l'anno
successivo. Il terreno si è arricchito, a sufficienza, di acqua soprattutto con le piogge abbondanti
dell'autunno 2010, mentre le temperature minime del periodo autunno invernale non sono state tali,
per ciò che riguarda la vite, di provocare danni alle gemme e ai tralci. Le foglie sono cadute
gradualmente, data l'assenza di brinate precoci, e le piante sono entrate in quiescenza nel migliore
dei modi.
Per quanto riguarda il condizionamento climatico esaminato in ambito regionale, l'abbassamento
delle temperature, a inizio primavera, ha bloccato lo sviluppo delle gemme il cui ingrossamento era
avvenuto in anticipo.
L'estate si è distinta per le scarse precipitazioni e l'elevato valore della evapotraspirazione. Negli
areali che hanno potuto giovarsi, nell'ultimo periodo del ciclo, di sporadiche piogge, la maturazione
dell'uva è risultata eccellente come premessa per ottenere vino di ottima qualità. Negli areali scarsi
di precipitazioni, e non irrigui, le piante hanno riportato sofferenza facendo registrare disidratazione
e perdita di turgore dei grappoli. Tutto questo ha portato a una performance produttiva inferiore alla
media in termini di resa ad Ha ma con uno stato sanitario dell'uva soddisfacente e ottimo livello
zuccherino. Le piogge di inizio primavera hanno favorito lo sviluppo della Peronospora e quelle di
giugno quello della Botrite, però il clima asciutto che l'hanno in seguito accompagnata, hanno
impedito lo sviluppo di possibili marciumi. Notevole è stata la vigilanza nei confronti della
Flavescenza dorata che quest'anno si è presentata precocemente su impianti giovani e su varietà
sensibili.
Nel 2011 si è avviato un sostanziale cambiamento nelle procedure di certificazione dei vigneti per
garantire in tutta l'UE un'accettabile qualità fitosanitaria del materiale di propagazione. Le
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operazioni di impianto dei vigneti hanno trovato difficoltà di esecuzione nel periodo di fine
vegetazione per impossibilità di accesso al terreno intriso di acqua per cui si sono procrastinate a
lungo nel corso dell'inverno aproffittando di periodi favorevoli. L'impianto si è effettuato per la
quasi totalità, nelle forme idonee per la raccolta meccanizzata che sono le uniche che, in caso di
ricorso ad aiuti pubblici, possono beneficiare di queste agevolazioni. A fine marzo le piante sono
entrate nella fase di pianto ed hanno ingrossato le gemme con un certo ritardo a seguito di un
periodo con temperature piuttosto basse. Fin dall'inizio la coltura ha evidenziato abbondanza di
grappolini con buona crescita successiva, recupero nei tempi di sviluppo e regolarità di fioritura,
avvenuta a fine maggio com'è nella norma. Nel periodo di forte calura (fino a 36°-38° C.) del mese
di luglio si sono rilevati afflosciamenti di foglie in terreni compatti e senza possibilità di praticare
una irrigazione di soccorso con metodo goccia a goccia e tutto questo ha comportato ancora di più
nel successivo mese di agosto, dove non è caduta una sola goccia di acqua, riflessi negativi sulla
produzione. Nella generalità dei casi sono sussistite le prospettive per ottenere un prodotto di ottima
qualità e a maturazione anticipata. Prospettive che hanno trovato conferma con le condizioni
climatiche favorevoli del mese di settembre che hanno consentito all'uva di maturare nel migliore
dei modi e raggiungere un livello zuccherino (monte gradi) elevato (sia pure a scapito della quantità
che tuttavia è risultata buona). In merito ai tempi di raccolta, che ha avuto svolgimento nel corso di
tutto il mese di settembre e inizio di ottobre, con l'anticipo di una settimana sulla norma, si è dato
corso alla vendemmia iniziando con le cultivar più precoci e proseguendo con il Trebbiano il cui
picco si è verificato nel periodo dal 20 al 27 settembre. Piuttosto basso è stato il livello di acidità
fissa che come è noto provoca, problemi alla qualità e allo stato di conservazione del futuro vino.
Il contenimento della produzione e l'ottima qualità hanno influito positivamente sul mercato
dell'uva che ha realizzato al produttore sulle piazze per il Trebbiano da vino da tavola € 25-27 il Ql.
fino a toccare i € 30-32 a Ql. a fine raccolto grazie al perdurare della buona stagione fino a inizio
ottobre. La raccolta è stata effettuata in gran parte ancora a mano in un'unica passata, servendosi per
lo più di personale non qualificato professionalmente (casalinghe, studenti, pensionati,
extracomunitari in caso di necessità) che, in base alle nuove norme sul lavoro ai fini di una
regolarizzazione della loro posizione previdenziale hanno potuto beneficiare dell'istituzione dei
voucher.
Le vendemmiatrici integrali, anche se consigliate dagli organi competenti, faticano ad essere
impiegate su larga scala, anche perchè il lavoro da esse svolto non appare perfetto e completo come
nella raccolta a mano avvenuta con l'ausilio di contenitori trasportati da muletto dal punto di
raccolta fino ai margini dell'appezzamento. Per quanto concerne la difesa fitosanitaria pochi
problemi hanno creato le malattie crittogamiche come Peronospora e Oidio e, altrettanto, la Botrite
compreso il periodo che ha preceduto la raccolta
In relazione alla scarsa caduta di pioggia in quel periodo il mal dell'esca sta manifestando una
recrudescenza notevole da alcuni anni, determinando disseccamenti di piante o parti di piante e
creando fallanze che comportano diminuzione delle rese / Ha e necessita di dover rifare gli impianti.
Nei confronti di questa malattia non esistono mezzi di lotta efficaci se non quelli della prevenzione
basati sulla distruzione delle parti infette.
Anche la malattia del Legno nero, da vari anni colpisce tutte le cultivar di vite.
Danni di una certa consistenza sono stati provocati dalla Tignoletta in alcune aree della pianura
centro-settentrionale nella quale gli interventi effettuati sono risultati insufficienti. La Metcalfa
Pruinosa continua, da diversi anni, a provocare danni ma la lotta chimica non sempre risulta
sufficiente per cui si consiglia di continuare sulla strada del contenimento naturale. Anche le
Cocciniglie cotonose, e in particolare Planococcus ficus, stanno diffondendosi provocando perdite
non indifferenti; anche in questo caso si consiglia la lotta biologica. Contenuti sono stati i danni
prodotti da Cecidomia, Afidi e Acari. Anche le scottature sugli acini in maturazione provocate da
colpi di sole, hanno fatto sentire il loro effetto. Le piante sono entrate in quiescenza gradualmente,
grazie alla comparsa tardiva di brinate con riserva per le zone marginali alla coltura dove la siccità
ha provocato anticipi della caduta.
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In tema di varietà il Trebbiano continua a essere quella preferita negli impianti nuovi confermando
la sua vocazione per il territorio, soprattutto della pianura e visto che il mercato sta ora dimostrando
una maggiore propensione per il vino bianco.
La cultivar autoctona Longanesi, ritenuta in grado di risolvere il problema della qualità in pianura,
sta attraversando un periodo di stasi nella corsa agli investimenti e si auspica una sua migliore
valorizzazione. La provincia di Ravenna non è da ritenere una delle più blasonate in tema di vini di
qualità i quali, per la quasi totalità, si ottengono dalle zone della pedecollina, collina e litoranea.
Solo il 16,34% della produzione ravennate può insignirsi del marchio DOC e DOCG in base alla
denominazione nazionale in atto da tempo (e che attualmente per porsi in linea con altre produzioni,
è divenuta DOP cioè a denominazione di origine protetta). La ripartizione dei quantitativi di vino
per le varie categorie qualitative, in base ai dati rilevati dalla Regione, risultano per Ravenna le
seguenti: vini DOC e DOCG 12,9 %; vini IGT, 34,4 %; vini da tavola 49,7 % corrispondenti
rispettivamente a produzione di Hl. 262.128, di Hl. 759.965 e Hl 1.009.900 per un totale di Hl
2.031.993 tenuto presente che parte dell'uva prodotta nel 2011 (Ql. 3.174.350) è stata destinata ad
altra produzione (mosti concentrati, bibite varie, vermout, ecc.). Tutto questo ha comportato un
aumento del 285,5 % per i vini a marchio DOC e DOCG e una diminuzione del 26,22 % per il vino
IGT e del 30,8 % per i vini da tavola (complessivamente una diminuzione del 20,6 % nei confronti
dell'anno prima).
Se si fa riferimento all'intera regione nel 2011 si sono ottenuti, da una produzione di uva di Ql.
8.410.456, Hl. 5.803.682 di vino di cui: DOC e DOCG Hl. 1.604.002, IGT Hl. 2.365.610, vino da
tavola Hl. 1.834.070, di cui il 27,5 % DOC e DOCG, il 40,8 % di vino IGT e il 31,7 % vino da
tavola. Le variazioni nei confronti del 2010, risultano di un incremento del 7,33 % per i vini DOC e
DOCG, di una diminuzione del 15,27 % per i vini IGT e del 26,21 % per i vini da tavola e,
complessivamente, del 14,30%. La Provincia con la massima quantità di vini DOC e DOCG è
risultata quella di Modena con il 28% del totale regionale seguita da Reggio Emilia con il 29% da
Piacenza e Ravenna (16%). Ravenna è risultata la massima produttrice sia per l'IGT che per il vino
da tavola.
Nella suddivisione della produzione per province il primo posto spetta a Ravenna (35%) seguita da
Reggio Emilia (17%), Modena (16%), Bologna 11%, Forlì-Cesena (8%), Piacenza (7%), Rimini
(3%), Parma e Ferrara (1%).
In provincia di Ravenna sono stati prodotti, nel 2011, Hl 2.031.999 di vino di cui Hl. 1.440.626 di
bianco (71%) e Hl. 591.367 di rosso (29%) mentre la produzione di uva è risultata di Ql. 3.174.350.
La superficie regionale in produzione è risultata di Ha 51.998, la resa media a Ha. 161,7, la
produzione raccolta Ql. 8.410.456 e il vino prodotto Hl. 5.803.382 con variazione sul 2010
rispettivamente del -2,9 % per la superficie, del -9,4 % per le rese, del -14,9 % per la produzione e
del -14,3 % per il vino.
Per quanto riguarda i vini DOC/DOCG Ravenna, nel 2011, ha prodotto Hl. 177.723 di vino bianco
e Hl. 84.405 di vino rosso; per i vini IGT la produzione è risultata di Hl. 535.775 per i bianchi e Hl.
224.190 per i rossi; per i vini da tavola Hl. 727.128 per i bianchi e Hl, 282.772 per i rossi e così
complessivamente Hl. 2.031.993.
Per quanto concerne la Regione la produzione di vino del 2011 è risultata di Hl. 5.803.382, ottenuti
da Ql. 8.410.000 di uva di cui, qualificata DOC Hl. 433.648 di bianco e Hl. 1.170.354 di rosso:
qualificata IGT Hl. 1.116.806 di bianco e Hl. 1.248.504 di rosso e qualificata da tavola Hl.
1.047.590 di bianco e Hl.786.480 di rosso e così, complessivamente, per la Regione Hl. 2.598.044
di bianco e Hl. 3.205.338 per il rosso pari a Hl. 5.803.382 complessivi.
Dai dati rilevati mentre per le province di Reggio Emilia, Modena e Piacenza cioè nelle province in
cui prevale il Lambrusco il DOC realizza una percentuale maggiore di vino rosso (85%) in quelle di
Bologna e Ravenna i vini bianchi DOC (per lo più ottenuti dal Trebbiano e Albana), prevalgono per
il 68%) su quelli rossi, ottenuti per lo più con il Sangiovese.
Per quanto concerne la produzione vinicola nazionale di vini e mosti va rilevato che, in base alle
stime di Assoenologi, la medesima, nel 2011, è ammontata a Hl. 40.300.000 cioè il 14% in meno
nei confronti del 2010 e di circa il 12,7% in meno rispetto alla media dell'ultimo quinquennio
(2006/2010). La regione massima produttrice è risultata il Veneto con Hl. 7.930.000 (16,7 %)
170
seguita da Puglia con Hl. 5.740.000 (14,2 % della totale) indi da Emilia-Romagna con Hl.5.620.000
(13,9 %) e con decremento del 15% sul 2010; da Sicilia (10,6%), da Piemonte (6,6 %), da Abruzzo
e Toscana (entrambe con il 6%) .
Il nostro paese ha fatto registrare una flessione del 14% nei confronti del 2010. La scarsa
vendemmia è stata determinata dal caldo eccezionale registrato nella seconda metà dell'estate e, in
secondo luogo, da estese estirpazioni (abbattuti 9.300 Ha nel 2010) e dalla vendemmia verde che ha
interessato solo la Sicilia. Molto eterogeneo è stato il giudizio sulla qualità, anche nell'ambito di una
medesima regione, ma nel complesso giudicato buono. A livello nazionale il comparto viticolo ha
rilevato un momento favorevole per quanto riguarda i prezzi non dovuto al volume del consumo
interno, che è tendenzialmente in flessione, ma per la continua crescita dell'export. Nel 2010 è stato
esportato quasi il 50% della produzione nazionale con propensione alla crescita nel 2011 (+15,4 %
in volume e 14,1 % in valore).
In ambito regionale nel 2011 si è avuto una diminuzione del 14% di vino prodotto sul 2010 (e
quindi in linea con il dato nazionale) passando dagli 6.771.719 di Hl. del 2010 agli Hl. 5.803.382
del 2011. Si è avuta una flessione del 2,9 % per quanto riguarda la superficie, del 9,4 % per quanto
concerne le rese / ettaro, dell'11,9 % per quanto riguarda la produzione di uva e del 14,3 % per
quanto si attiene a quella del vino tenendo presente che non tutta l'uva è stata vinificata.
Per quanto riguarda la ripartizione fra le diverse categorie qualitative di vini la più penalizzata è
risultata quella dei vini da tavola (-26%) seguita a distanza dai vini IGT (-15%), mentre i vini
DOC/DOCG sono risultati in crescita del 7%.
In merito alla incidenza produttiva delle diverse categorie qualitative a livello provinciale, per
quanto concerne i DOC/DOCG, la provincia di Ravenna ha prodotto il 41% di vino bianco e il
7,2%, di vino rosso; per l'IGT, il 48% di vino bianco e il 18% di vino rosso; per i vini da tavola il
70% di vino bianco e il 36% di vino rosso e così complessivamente il 16,0 % di DOC/DOCG, e il
32,0 % di IGT e il 52% di vini da tavola. Il 35% di vini DOC/DOCG della regione è di produzione
ravennate. Per quanto riguarda i vini rossi, Modena e Reggio Emilia (zona dei Lambruschi)
detengono il primato per i vini DOC (rispettivamente il 37% e il 25%).
I timori di una vendemmia scarsa e l'alleggerimento delle giacenze hanno spinto il livello delle
quotazioni medie a valori elevati (+27%) sul 2010 e altri due precedenti). La risultante che
scaturisce dal calo delle produzioni e dall'aumento dei prezzi ha comportato una crescita della PLV
del vino a livello regionale del 9%.
In ambito regionale i vini DOC e DOP costituiscono il 28,2 % della produzione. Ravenna detiene
una delle percentali più (basse solo il 13%) preceduta solo da Bologna (11,5 %) e seguita da ForlìCesena (28.1 %), Reggio-Emilia 33,7 %, Modena (49,5 %) e Piacenza (62,3 %). Notevole
l'incremento dei quantitativi DOC e DOCG anche per Ravenna che dai 120 mila Hl. di vino prodotti
nel 2000 si è passati ai 262.128 del 2011.
Ravenna, pur prestando attenzione alla qualità, propende per una migliore ottimizzazione dei redditi
attraverso un equilibrato rapporto fra quantità e qualità tenendo presente che il suo territorio, per lo
più costituito da una pianura con terreni di notevole fertilità, e con possibilità di irrigazione, è molto
vocata per la quantità che offre la possibilità di ottenere vini comuni da tavola venduti a prezzi
convenienti per i consumatori meno esigenti o per destinarlo ad altre utilizzazioni: superalcolici,
vermouth, bibite varie, mosti concentrati, ecc. Le diminuzioni dei prezzi sono, in questo caso,
compensate dalle più alte rese / ettaro.
Molto più elevata risulta in provincia di Ravenna, la percentuale di vini con marchio IGT (37,4 %)
il cui prezzo è di poco superiore a quello dei comuni vini da tavola. Oltre ai marchi della UE si da
importanza, ai fini della qualità, a quelli aziendali considerato che molte aziende vinicole di privati,
situate nelle zone più vocate per la qualità, come quelle con terreni in pendenza o la litoranea,
godono di una buona immagine da tempo e verso le quali sono orientate le preferenze dei
consumatori più esigenti in termini di qualità gustative.
Il panorama dei vitigni idonei a produrre vini pregiati (DOC e DOCG) è abbastanza variegato in
provincia, e concentrato nelle aree dove la vocazione è maggiore.
Fra di essi si possono citare l'Albana di Romagna (per la produzione dei tipici vini Albana di
Romagna e Albana passito, di colore bianco); il Sangiovese di Romagna per la produzione delle
171
tipologie Sangiovese di Romagna normale, Superiore, Novello (di colore rosso); il Trebbiano di
Romagna di color bianco; il Bombino, da cui si ottiene il Pagadebit di Romagna (di color bianco); il
Refosco o Terrano da cui si ottiene la Cagnina di Romagna (rosso) e, infine, i vini Bosco Eliceo
ottenuti con i vitigni Fortana (nero), Trebbiano (bianco), Merlot (nero) e Sauvignon (bianco) e i vini
dei colli di Faenza con le tipologie bianco, rosso, Pinot bianco, Trebbiano e Sangiovese. La grande
prevalenza è per il Trebbiano di Romagna DOC seguito, a una certa distanza, da Sangiovese di
Romagna e Albana di Romagna, ma anche i vini Bosco Eliceo e dei Colli Faentini hanno una
discreta rappresentanza. Non tutte le superfici iscritte all'Albo vengono destinate ai vini tipici ed il
rapporto vino/uva varia da un'annata all'altra in rapporto alle condizioni climatiche e compreso fra i
valori 0,65-0,70. Nel 2011, considerata la stagione in atto, si è attestato su valori piuttosto alti. La
resa per i vini comuni è invece più elevata da 0,75 a 0,80. I vini DOC dei Colli Faentini devono
pervenire, in base ai disciplinari, da uve provenienti dai Comuni di Brisighella, Casola Valsenio,
Riolo Terme, Modigliana e da quelli a sud di Faenza e Castel Bolognese e da parte del Comune di
Tredozio.
I vini IGT della provincia sono designati con le denominazioni di Ravenna e Rubicone validi per
l'intero territorio provinciale e di Sillaro e Bianco del Sillaro, solo per una parte dei comuni situati
nella parte Nord-Ovest della medesima, per lo più nella zona collinare.
La vite è coltura che pur non realizzando alti redditi come quelle da frutto presenta indubbi vantaggi
nei confronti delle medesime: minori rischi da calamità atmosferiche, possibilità del vino di essere
conservato e commercializzato in un periodo di più lunga durata, facilità di raccolta in un'unica
passata anche con personale non specializzato.
In ambito regionale, grazie anche alla flessione produttiva in termini di congiuntura (aiuto
all'estirpazione volontaria, vendemmia verde), alla performance sopra la media dell'anno precedente
l'annata è risultata ottima sotto il profilo della qualità. La vendemmia è iniziata precocemente e il
vino è risultato eccellente con elevato livello zuccherino e bassa acidità. Le giacenze ai minimi
storici hanno consentito di realizzare una buona performance di mercato e quindi buoni prezzi.
E' stata evidenziata una flessione delle superfici vitate (specie nelle province di Ferrara e Rimini),
una contrazione delle rese e una riduzione dell'uva raccolta (-10% con punte del 17% nel Forlivese)
e, ancora più elevate per quanto riguarda il vino (-14,3 %). Prendendo in considerazione l'offerta
regionale, la parte più cospicua è stata rappresentata dai vini IGT (40,8 %) seguita da quelli da
tavola (31,6%) e dai vini DOC e DOCG (27,6 %) che rispettivamente, nel 2011, hanno riportato una
flessione produttiva del 15,3 %, del 26,2 % e un incremento del 2,5 % per i vini più pregiati.
Nel rapporto fra i vini bianchi e rossi hanno prevalso i secondi (55%) della vinificazione
complessiva).
L'ottima qualità delle uve e dei vini ha migliorato la situazione in termini di mercato con
significativi aumenti delle quotazioni di tutte le categorie produttive da consentire, al comparto, di
contribuire a compensare la flessione di prodotto con incrementi della PLV (+12%). I segnali di
ripresa del comparto sono risultati evidenti dove le strategie applicate sono state particolarmente
rivolte all'aggregazione, alle eccellenze e all'apertura di mercati esteri. Anche nel 2011 è stato
possibile presentare domanda di ristrutturazione e di riconversione dei vigneti. Con l'entrata in
vigore della nuova PAC, nel 2015, era stato disposto l'abolizione del diritto al reimpianto
scatenando le proteste di molti paesi produttori dell'UE che, per la circostanza, hanno chiesto una
proroga fino al 2018 temendo che ciò avrebbe comportato rischi di sovraproduzione, crollo dei
prezzi, riduzione della qualità portando a ingovernabilità dei mercati. In ambito nazionale, nel
2011, è stato approvato un decreto che consente il ricorso alla distillazione di crisi anche per i vini
IGT e DOC. Bisogna però tener presente che la PAC futura presenta l'azzeramento degli interventi
di sostegno al mercato per quanto riguarda arricchimenti e distillazione.
Con l'anno 2011 è entrato in vigore lo schedario vitivinicolo che prevede l'istituzione di una banca
dati contenente l'anagrafe dei vigneti, base di riferimento per tutti i provvedimenti tecnicoamministrativi. Non sono state accolte misure atte a tutelare gli interessi dei produtori del
Lambrusco, basati su un rafforzamento del legame fra produttori e territorio, nel quale ambito si è
richiesto di procedere a tutte le lavorazioni del prodotto evitando che un imbottigliatore di altre
zone se ne approffitasse.
172
Ma la valorizzazione dei vini di qualità ha interessato anche l'areale romagnolo con il
riconoscimento, attraverso un Decreto Ministeriale,
della DOC Romagna che prevede
l'accorpamento di alcune denominazioni di origine (DOC) presenti sul territorio. Si tratta di DOC
già in vigore con la vendemmia 2011 che ha comportato cambiamento dei disciplinari di produzione
di alcuni vini in termini di zone di produzione e quantità, immissioni al consumo, denominazioni.
Dal Censimento 2010 risulta che le contrazioni più forti della superficie vitata, nei confronti del
Censimento del 2000, risultano quelle delle zone montane e collinari. La viticoltura di queste zone,
pur svolgendo un ruolo multifunzionale, a seguito delle basse rese, scarsa conoscenza e
valorizzazione dei vini, difficoltà infrastrutturale, fa fatica a reggersi. Per restituire vitalità, almeno
per quelle di collina, occorre puntare sulla qualità dei vini, utilizzazione delle risorse dei vini OCM
per le attività promozionali e nelle iniziative per migliorare l'organizzazione commerciale e sulla
sinergia fra territorio e vini.
Per quanto riguarda i prezzi al produttore delle uve e dei vini rilevati sulle principali piazze
regionali nel 2011 si fa presente che, per Ravenna, il prezzo dell'uva bianca di pianura si è aggirato
sugli € 20 a Ql.; per l'uva il Lambrusco di pianura € 33 a Ql.; per il vino bianco da tavola gradi
10/11 € 3,19 a ettogrado; per il rosso da tavola € 3,29 a ettogrado; per il Sangiovese DOC
romagnolo € 4,20 a ettogrado, per il Trebbiano DOC romagnolo € 3,29 a ettogrado.
La resa vino / uva per il vino prodotto nel 2011 in Emilia-Romagna è risultato del 70%. Tenere
presente che detto valore va maggiorato sia perchè parte dell'uva non è stata trasformata in vino, sia
perchè le maggiori rese vanno a vantaggio dei vini non marchiati.
Per quanto concerne la produzione e commercializzazione del vino a livello mondiale si può
affermare che il suo mercato è pervenuto, a questo momento, a una totale globalizzazione. In base
alla stima dell'OIV (organizzazione internazionale della vite e del vino) si è conseguita, nel 2010, la
produzione più bassa dell'ultimo decennio attestata in 260 milioni di Hl. con una contrazione, a
livello mondiale, del 4% sul 2009. Significativa le flessione degli USA (-9,3 %), dell'UE 27 (-6%)
dell'Italia (-11%), della Germania (-5,0 %), della Francia (-2%). In controtentenza l'Argentina
(+33%). Il 59% della produzione mondiale si è ottenuta nel territorio dell'UE 27. Dei 152 milioni
di Hl. prodotti nell' UE, nel 2010, (a fronte dei 162,8 milioni del 2009) 44 milioni sono stati ottenuti
in Francia, 42,6 milioni in Italia, 36,1 milioni in Spagna. Gli USA hanno concorso con Hl. 19,9
milioni, l'Australia con 10,9 milioni, l'Argentina con 16,3 milioni e il Cile con 9,1 milioni.
Prendendo in esame le superfici emerge una tendenza al ridimensionamento che interessa
importanti aree del pianeta. Dai 7.647.000 di Ha del 2009 si è passati ai 7.586.000 del 2010 con una
flessione di circa il 0,8% flessione rilevata soprattutto nei paesi dell'UE con -3% per la Spagna, -2%
per l'Italia e -1% per la Francia. Anche l'Australia e la Grecia hanno ridotto la superficie che è
rimasta stazionaria per USA e Argentina.
Nel 2010 le superfici vitate hanno fatto notare i seguenti valori:
Spagna Ha 1.086.000; Francia 825.000 Ha, Italia 798.000 Ha, Cina 490.000 Ha, USA 390.000 Ha.
Seguono Argentina, Portogallo e Romania. Nel 2010 i 27 paesi dell'UE si calcola abbiano perso
l'1,8 % della superficie viticola portandola a 3.630.000 Ha. La marcia all'estirpazione dei vigneti
comunitari è stata sollecitata, in maniera indiretta, dalla possibilità di poter beneficiare di contributi
previsti dalla nuova OCM (per circa 54.000 Ha) a fronte di una richiesta di 106.000 Ha. Ne hanno
beneficiato in maggior misura Spagna (30.000 Ha), Italia (10.000 Ha) , Francia (7.500 Ha).
La produzione UE di vino, nel 2010, si è attestata sui 159,2 milioni di Hl. (-3% sul 2009). Da uno
studio sui consumi mondiali di vino nel mondo non c'è la convinzione che la crisi economica in
atto, per i principali paesi produttori dell'UE sia stata la causa della flessione riscontrata in questi
ultimi anni. Nel 2009 il consumo si è attestato sui 236 milioni di Hl. e pare che per i paesi
tradizionalmente produttori e consumatori, quali sono quelli dell'UE, il consumo nel 2010 si sia
stabilizzato sul livello del 2009. I consumi dell'UE 16 sono risultati di 119.800.000 di Hl. con al
primo posto la Francia (Hl. 29,3 milioni) seguita dall'Italia (Hl. 24,6 milioni), dalla Germania (Hl.
20,2 milioni), dalla Spagna (Hl. 11,3 milioni), Regno Unito (Hl. 12,7 milioni) e ancora Portogallo,
Paesi Bassi, Grecia.
Il consumo pro-capite annuale di vino, a livello mondiale, non è di facile valutazione. Per quanto
riguarda l'Italia, detto consumo, nel 2010, si sarebbe attestato sui 43 litri con prospettive di una
173
flessione a 40 litri nel 2015 e quindi con calo del 70% nei confronti degli anni 70 quando il
medesimo aveva raggiunto i 120 litri. Vini e spumanti hanno rappresentato nell'anno 2010 per
l'Italia il 31% della spesa complessiva interna per l'agroalimentare, con perdita di terreno, nei
confronti del 2009 sia in termini di volume (-3,4 %) che in termini di valore (-1,4 %).
I vini DOC e DOCG hanno riportato una flessione più contenuta nei confronti dei vini comuni e
IGT. Si è registrato un calo notevole degli spumanti (-19,4 %) i quali, invece, hanno fatto notare un
ottima performance (+12%) a livello mondiale.
L'Italia è in grado di vincere le sfide sul mercato mondiale per quanto concerne il vino ritenuto
prodotto fondamentale per il "made in Italy" sia per il forte radicamento dei marchi territoriali e
aziendali che per la capacità di segmentare l'offerta e le potenzialità che ha ancora da sfruttare sotto
il profilo della innovazione. Il 17% della produzione mondiale e il 30% di quella comunitaria sono
costituite da prodotto italiano. Percentuale che è risultata variabile in relazione dei periodi presi in
considerazione: da 59 milioni di Hl, se riferiti al decennio 1989-1998, si è scesi a 49,5 milioni di Hl.
se il riferimento è al decennio successivo.
In base ai dati elaborati dall'OIV nel 2010 l'unico grande produttore in grado di gareggiare con
l'Italia è la Francia; l'Italia con i suoi 49,7 milioni di Hl. ottenuti da una superficie di Ha 798 mila e
la Francia con 46,2 milioni di Hl. ottenuti da una supericie di 825 mila Ha.
Per quanto riguarda i consumi l'Italia ha contribuito con 24,5 milioni di Hl. e la Francia con Hl:
29,4 milioni. L'export è risultato di 20,6 milioni di Hl. per l'Italia e di 13.500 milioni per la Francia
corrispondenti come valore a 3,9 miliardi di € per l'Italia e a 6,3 miliardi di € per la Francia.
In base ai dati forniti dall'ISTAT è risultato che la superficie destinata all'uva da vino è scesa nel
nostro paese dagli Ha 1,23 milioni del 1980 agli Ha 970 mila del 1990 e agli attuali Ha 684 mila del
2010, ma con dati non in sintonia con quelli di altre rilevazioni. La viticoltura è diminuita ma si è
ulteriormente specializzata a vantaggio del miglioramento della qualità che è quello che il mercato
vuole. L'Italia esporta circa il 55% della sua produzione di vino rosso e il 45% di vino bianco. Il
50% della sua produzione è sotto il controllo delle cooperative. Sono presenti circa 25 mila imprese
per l'imbottigliamento di cui ciascuna con cinque diverse etichette. Le aziende produttrici di uva da
vino risultano circa 700 mila (810 mila nel 1990).
Secondo l'Assoenologi la produzione nazionale del vino per il 2011 sarebbe risultata di 40,3 milioni
di Hl. e inferiore del 14% a quella del 2010 con risultati differenziati fra il Centro nord (-0,5 %) e il
Centro-sud (-5%). Per quanto riguarda la qualità alla eterogeneità del 2010 ha corrisposto una
maggiore regolarità fra nord e sud nonostante un decorso vegetativo altalenante. Nel complesso la
qualità è risultata ottima sia per l'uva che per il vino rivelatasi di alto profilo. Ipotizzando una
produzione di uva di 55-58 milioni di Hl. e applicando il coefficiente medio di trasformazione dello
0,79 % ne risulta un quantitativo di vino di Hl. 40,3 milioni, inferiore di circa il 14% a quello del
2010, e a fronte di una media quinquennale di Hl. 46,186 milioni e decennale di Hl. 47,561 milioni.
Si tratta della vendemmia più scarsa degli ultimi 60 anni. Il massimo produttore è risultato il Veneto
(con 7.930.000 Hl.) seguito da Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia. Dette regioni producono il 60% di
tutto il vino italiano.
Per quanto si attiene alle influenze del clima sul ciclo vegetativo, va rilevato, per il Centro-Nord, un
andamento regolare dell'inverno, a cui è seguita una primavera calda e asciutta in un primo tempo e
piovosa in seguito e, più in dettaglio, un aprile siccitoso con temperature anche sopra i 30° C; un
maggio con temperature di livello sotto la norma e poche precipitazioni; un giugno con 2 settimane
di pioggia. Il mese caldo di aprile ha reso più celere il ciclo vegetativo, dando luogo in maggio a
una fioritura leggermente anticipata.
La carenza di piogge, e le alte temperature di agosto, hanno accelerato i processi di accumulo degli
zuccheri da lasciar prevedere un anticipo della raccolta. Diverse grandinate nel corso della
primavera-estate, hanno provocato, in varie zone decurtazioni notevoli di produzione. Il calo
produttivo più evidente nel Sud è dipeso dalle estirpazioni con premio e abbandono definitivo dei
vigneti ma oltre Sicilia e Puglia anche l'Emilia-Romagna ha fatto ricorso a tale misura.
Anche la vendemmia verde (che rende il vigneto improduttivo per un anno) ha avuto la sua parte.
Pratica questa che in Sicilia ha interessato circa 13 mila Ha e per la quale sono stati concessi
contributi pubblici.
174
Per quanto concerne le esportazioni di vino italiano nel mondo nel 2010 si è verificato un nuovo
record. Ne sono stati venduti 22 milioni di Hl (+11% sul 2009) per un controvalore di 3,9 miliardi
di € (+11,9 %). Di questi Hl.15,7 milioni sono stati esportati in paesi dell'UE (+8% sul 2009 come
volume e +7% come valore) e 6,4 milioni verso quelle Extra-UE. Fra quelli UE Hl. 7,033 milioni
sono andati alla Germania; Hl 3,13 milioni al Regno Unito; Hl. 1,06 milioni alla Francia. Gli Stati
Uniti ne hanno assorbito Hl. 2,6 milioni, la Russia Hl 1,059 milioni tutti con un incremento più o
meno rilevante sul 2009 sia in termini di volume che di valore. Decisivo il ruolo svolto da 4 paesi
quali Brasile, Russia, Cina e India che, complessivamente, hanno aumentato gli acquisti del vino
"made in Italy" del 75%. Con quasi 4 miliardi di Euro di fatturato dirottati all'estero, dopo la
flessione del 2009, il vino esportato si è portato ai massimi livelli (+12%) grazie anche a una ripresa
dei valori medi. Gli spumanti con 1.800.000 di Hl. hanno fatto registrare il massimo incremento
(+20% sull'anno 2009). Per quanto concerne il consumo interno di spumanti si è rilevato un forte
calo nei confronti del 2009 e perdite di prezzo per i vini di qualità. I vini a spumanti hanno rilevato,
nel 2011, per quanto riguarda le vendite al dettaglio valori negativi in termini di valore, quantità e
prezzo.
I prezzi alla produzione, nel 2011, hanno confermato un sostanziale pareggio rispetto a quelli del
2009, anno in cui le perdite erano state molto elevate. Si tratta però di un dato dovuto a dinamiche
diverse verificatesi nel corso dell'anno e tra i diversi segmenti. Si è avuta una flessione per i vini
DOC e DOCG ed una crescita, sebbene contenuta, per i vini comuni. Ripresa che è confermata, nel
2011. Nel primo trimestre del 2011 i vini comuni e I.G.T. hanno avuto una crescita del 10% mentre
i DOC e DOCG solo del 3%.
Scendendo nel dettaglio si evidenzia che, a livello nazionale, con una gradazione compresa fra i 9 e
gli 11 gradi, i listini di marzo per i vini comuni, hanno toccato i 3,50 Euro l'ettogrado. Anche il
prodotto IGT ha fatto notare buone quotazioni sia su base congiunturale che tendenziale. Nel
segmento delle DOC e DOCG, il colore è il fattore che ha fatto salire le quotazioni trascinate al
rialzo dai vini piemontesi.
In decisa ripresa anche i Lambruschi emiliani e i rossi del Veneto.
I prezzi medi all'origine in ambito nazionale, riferiti al novembre 2011 dei vini da tavola e I.G.T. ,
espressi in Euro per ettogrado, sono risultati i seguenti:
- Bianchi da tavola € 3,91
- Bianchi IGT € 5,72
- Rossi da tavola € 3,76
- Rossi IGT € 4,26
Trattasi di quotazioni che risultano superiori a quelle del 2010 e con un incremento compreso fra il
22 e il 28%. Va rilevao che il dato si riferisce al vino ottenuto dalle uve del 2010 visto che le
cantine (in gran parte sociali) vendono il prodotto scaglionato nell'arco dell'anno e lo liquidano ai
soci a bilancio concluso.
I prezzi dell'uva prodotta nel 2011, in base alle rilevazioni dei competenti organi locali a ciò
preposti (Camera di Commercio di Ravenna), sia per la bianca che per la nera, sono oscillati, sulla
piazza, fra i 28 e i 30 € a Ql. Le quotazioni mensili dei vini per le varie tipologie, per Ravenna, sono
quelle riportate in un'attigua tabella.
Per quanto concerne l'area regionale la produzione vinicola ripropone i condizionamenti climatici
già indicati per il territorio nazionale e cioè minime termiche invernali sopportabili, crescita in
aprile con rapida esplosione della vegetazione, un po più contenute in maggio e giugno, propiziando
le fasi della fioritura e fecondazione. L'invaiatura è stata rallentata dall'abbassamento delle
temperature di fine luglio. Le elevate temperature di agosto (sopra i 30°-35° C.) sono continuate
fino al termine della seconda decade di settembre, accomunate a scarsità di piogge, a cui è seguito
un periodo di precipitazioni che hanno abbassato le medesime di 8°-10° C. per alcuni giorni le quali
si sono in seguito riprese nel periodo fine settembre e inizio ottobre con il ritorno del bel tempo.
Trattasi di condizioni che hanno favorito i vigneti dei terreni più freschi di pianura e delle vallate
ma penalizzato quelli dei territori collinari in termini di quantità. La vendemmia è iniziata con una
settimana di anticipo nei confronti della norma e ha avuto termine a metà ottobre. Grazie all'ottimo
stato sanitario l'uva raccolta tardivamente ha potuto incrementare ulteriormente il suo livello
175
zuccherino ma nel contempo ha perso in forza acida. I vini rossi hanno evidenziato una buona
ricchezza di colore e la qualità ha avuto picchi di eccellenza sia per i vini bianchi che per i rossi
(Sangiovese, Lambruschi). Nel 2011 le rese produttive sono state parzialmente ridimensionate
rispetto al 2010. La produzione di vini e mosti è risultata di Hl 5.620.000, pari al 14% di quella
italiana (Hl. 40,3 milioni), con un decremento del 15% sul 2010. La produzione regionale di vino si
è collocata, nell'ultimo quinquennio, su circa Hl. 8-9 milioni, con una produzione media di circa
160 Hl. ad Ha e costituita dal 40% dei vini IGT, del 33% di vino da tavola e dal 27% di vino DOC e
DOCG. Circa il 58% è il quantitativo di vini rossi o rosati.
La viticoltura regionale si attesta su 55 mila Ha, di cui 3.500 in allevamento ed occupa il 6% della
superficie agricola. La viticoltura si attua in 90 mila aziende. Gli impianti sono in genere ubicati
nelle zone di pianura (66%) mentre il 35% sono collocati in collina. Queste ultime hanno fornito
rese più basse, ottenute con costi superiori ma, in compenso, produzioni di uva, e quindi di vini, di
migliore qualità.
La viticoltura regionale si sviluppa, in prevalenza su 4 bacini: Romagna, Colli bolognesi, Zona dei
Lambruschi, Colli piacentini.
Nel nostro paese esistono 470 denominazioni registrate di vini di cui 316 di DOC e 36 di DOCG
(fra queste l'Albana di Romagna).
Vale la pena di concludere il capitolo vino sottolineando quanto siano importanti le iniziative messe
in atto per porre il settore in grado di superare le difficoltà del momento utilizzando, nel modo
migliore, le risorse messe a disposizione dall'Ente pubblico. Viste la difficoltà di dare corso ad un
aumento dei consumi interni, stante la situazione di crisi economica che si sta attraversando,
l'obiettivo prioritario è quello di assicurarsi maggiori quote di mercato verso i paesi esteri, in
particolare quelli emergenti, che hanno i requisiti per potersi orientare verso un incremento dei
consumi. Fra di essi assumono rilevanza: Cina, India, Brasile, Messico, ecc. Trattasi di un
orientamento già in atto da qualche tempo ma che bisogna rendere ancora più snello eliminando
molte delle lacune che penalizzano il settore, fra le quali assumono rilevanza il miglioramento delle
strutture, la riduzione di costi, la programmazione degli impianti, la presenza di una filiera meno
frammentaria e con più forte propensione alla interprofessionalità. Occorre anche mettere in atto
misure atte a ridurre il carico burocratico, a defiscalizzare il comparto, a ripristinare più corrette
regole di concorrenza attraverso controlli e procedure più valide e a favorire la produzione. Altre
iniziative sono quelle rivolte a recepire le innovazioni introdotte dall'OCM in merito alla
costituzione e riconoscimento dei Consorzi di difesa delle DOC e IGT nonchè le misure atte a
modificare i disciplinari di produzione, l'avvio di progetti con fini di produrre vini di qualità, e per
quanto riguarda i consumi interni, una maggiore collaborazione con gli organi della GDO affinchè
sia reso più equo il riparto degli utili derivanti dall'attività.
Da rilevare che per dare slancio e competitività al comparto e ad una sua migliore valorizzazione
sul piano del commercio internazionale, il medesimo si avvale, sul piano legislativo, di una nuova
OCM, disciplinata dal REG. (CE) 479/2008 che sostituisce i precedenti REG. (CE) N° 822/87 e
REG. (CE) 1453/99. Di questo si è ampiamente descritto nella relazione annuale del 2007/2008
nella quale sono contenute norme che prevedono la liberalizzazione del mercato del vino e degli
impianti viticoli come previsto dagli orientamenti della prossima PAC. Fra i punti salienti sono da
rilevare la riconversione e ristrutturazione dei vigneti, l'equilibrio dei mercati, il miglioramento
della qualità, la meccanizzazione delle operazioni colturali e, in particolare modo, la raccolta.
Norme che sono state suggerite a più riprese ma che vanno continuamente aggiornate per essere in
linea con i tempi tanto più in quanto sono poste come condizioni necessarie per poter usufruire di
aiuti comunitari per iniziative rivolte a sostenere e a rilanciare il settore.
Particolare attenzione dovrà essere posta, in caso di ricostituzione dei vigneti, nella scelta delle
varietà più idonee ai vari ambienti (zona di pianura, di collina e litoranea) e, in particolare, nelle
ultime due che sono quelle più indicate per produrre vini di qualità.
Fra le varietà raccomandate, o consigliate, dai competenti uffici tecnici, sono da ricordare, oltre a
quelle autoctone e tradizionali, quali Trebbiano di Romagna (da diffondere ancora però fino entro
certi limiti), Sangiovese R., Albana R., anche altre che sono state inserite nei piani colturali locali,
dal periodo del dopo guerra in poi, in genere di maturazione più precoce del Trebbiano, anche con
176
fini di regolarizzazione del programma di raccolta attraverso allungamenti dei tempi di esecuzione
dell'operazione. Si tratta di vitigni, coltivati su superfici limitate e che finora hanno dato buoni
risultati ripaganti le attese dei produttori. Particolare attenzione dovrà essere posta nella scelta
dell'ambiente adatto, dei tempi di raccolta e delle pratiche agronomiche più adeguate.
Alcuni di essi producono uva a bacca bianca (Pinot bianco, Sauvignon, Bombino, Malvasia,
Chardonnay, Pignoletto), altri a bacca nera (Ancellotta, Cabernet France Cabernet. Sauvignon,
Merlot, Pinot nero, Sangiovese, Sauvignon Rosso, Terrano, Ciliegiolo, Barbera, Uva Longanesi.
Va curata anche la scelta dei portainnesti che, per la pianura, i più validi risultano quelli a vigoria
contenuta come 420A, 110 Richter, S04, Kober 5 BB, da scegliersi in rapporto alle caratteristiche
del terreno con particolare riferimento al contenuto in calcare attivo, al PH e all'IPC. Per la collina
sono preferibili quelli a vigore contenuto e resistenti alla siccità e al calcare come 420 A, 110
Richter, 140 Ruggeri, 1103 Paulsen, 41 B (caso di terreni molto calcarei), Kober 5 BB (nei casi di
ristoppio).
Fra le forme di allevamento, idonee anche alla raccolta meccanizzata, sono preferibili il GDC,
Casarsa, Cordone libero, e Spalliera per la pianura; Cordone Speronato, Cordone Libero (per le
varietà a chioma sparsa o assurgente) e Guc e Guyot per i fondi valle. Per ognuna delle suddette
forme occorrerà attenersi a particolari disposizioni per quanto riguarda la palificazione, l'altezza dei
fili, i sesti di impianto, l'altezza delle pareti vegetative.
Importante, è infine, che la messa a dimora stabile venga fatta con piante certificate e garantite in
termini di risanamento.
177
OLIVO
Si è trattato di un'annata non molto positiva per quanto concerne i risultati produttivi ed economici.
I danni determinati dalle gelate prenatalizie del 2009 che avevano provocato disseccamenti totali o
parziali di molte piante di varietà toscane, ancora presenti in quantità rilevanti, si sono fatti sentire
anche sulla produzione del 2011 che è rimasta al di sotto dei valori normali. L'incremento della resa
di questo gruppo è risultato del 20% nei confronti del 2010. Clima comunque favorevole per tutto il
2011. Le piante di cv nostrane (Nostrana e Ghiacciola), che non avevano subito i danni da gelo
dianzi accennati per le toscane, hanno avuto una abbondante fioritura ma l'allegagione, per motivi
non del tutto individuabili, è risultata inferiore alle attese ma comunque sufficiente. La produzione
complessiva di olio si è attestata sui ql. 731 e quindi inferiore del 20% nei confronti della media
dell'ultimo decennio.
Le ottime condizioni stagionali dell'autunno hanno favorito l'oleazione con resa in olio che si è
attestata mediamente sul 14,8 % da ritenersi una delle più elevate. In certi casi si è raggiunto il 20%.
Buone anche le qualità organolettiche del prodotto che ha evidenziato al meglio il tipico aroma a cui
si deve la sua possibilità di affermazione sul mercato. La raccolta è risultata ancora una volta
anticipata, con inizio dal 20 ottobre (dopo il 5 novembre per il DOP come previsto dai disciplinari)
e si è protratta per tutto novembre.
La molitura è avvenuta nei termini seguendo le norme stabilite dal disciplinare. Il sistema di
estrazione adottato è quello a freddo che consente di catturare l'olio per affioramento con rispetto
della sua integrità in quanto non compresso, nè sbattuto, nè centrifugato.
La coltura è in fase di espansione come da anni e ora si aggira sui 650 Ha. La crisi della frutticoltura
agisce da incentivo all'orientamento verso l'olivicoltura nelle zone dove questa attività ha trovato la
condizione per meglio affermarsi. Accanto alle vecchie piante secolari, che occupano i terreni più
impervi, non meglio sfruttabili in altro modo, si stanno sempre di più affermando sistemi di
coltivazione moderni, intensivi, con un più alto numero di piante per Ha e con possibilità di meglio
eseguire le lavorazioni con mezzi meccanici con particolare risparmio di tempo specie per quanto
riguarda la raccolta. Le piante, a questo scopo, sono allevate con chioma disposta a cespuglio o
semicono. Nella scelta delle cultivar sono preferibili quelle locali ma un ruolo importante, nel caso
degli oli un po' meno pregiati (Nobil Drupa, Pieve Tho, Brisighella DOP), viene ancora svolto dalle
cv. toscane (Moraiolo, Leccino, Frantoio).
Per quanto concerne la presenza di parassiti va rilevato come l'Occhio del Pavone merita ancora di
essere seguito con attenzione da richiedere interventi con sali di rame da eseguirsi in autunno e
primavera specie in presenza di stagione umida. Contenuti i danni provocati dalla Tignola olearia
dove nelle zone più soggette (quelle esposte a sud) pare sufficiente un trattamento da eseguirsi in
giugno. Alquanto limitata anche la presenza della Mosca olearia nei confronti della quale si è
consigliato un trattamento in settembre sulla base di quanto segnalato dalla cattura degli adulti
effettuata con le trappole.
In aumento del 10-20% il prezzo dell'olio di qualità superiore (Cru Brisighello) destinato a rifornire
ristoranti di élite e che ha toccato i 24 Euro/Kg mentre, per i tipi normali, si è riconfermato quello
della precedente annata 2010. il "Brisighello" trova impiego anche nel campo della regalistica ed è
molto richiesto in occasione delle festività di fine anno.
Per quanto concerne la tutela del settore occorre richiamarsi a quanto disposto con la nuova OCM
oleicola precisando che gli ex aiuti del premio accoppiato concesso in base al numero delle piante o
alla quantità del prodotto sono confluiti, anche per l'olivo, nel premio unico aziendale. Trattasi di
una norma che non pare favorevole ai produttori locali e che premia in particolare, pur con le
variabili differenze, quelli del Meridione, che dispongono di piantagioni con rese più alte e che
godevano di prezzi più elevati. L'olivo può beneficiare anche di un premio speciale concesso
dall'UE, gestito dall'ARPO, di durata triennale, rinnovabile con modifica dei programmi. Con il
triennio 2009-2011 le iniziative erano rivolte al miglioramento della produzione, alla lotta alla
mosca, alla riforma delle piante obsolete, all'aumento della professionalità. Con il calo della
produzione l'olio di oliva ha avuto la possibilità di beneficiare di un aiuto a Kg. superiore a quello di
annate precedenti con produzione normale.
178
Ha avuto svolgimento, nel 2011, anche se in forma più ridotta in dipendenza della crisi che investe
anche il settore oleicolo, la tradizionale Sagra dell'olio pervenuta alla sua 52 ° edizione e nell'ambito
della quale la Cooperativa agricola brisighellese ha allestito un apposito stand in cui l'olio ha potuto
essere degustato e commercializzato. Brisighella ha anche allestito un Museo all'aperto per
valorizzare il patrimonio olivicolo locale precisando che la pianta, oltre che per fini produttivi, vale
anche come strumento di valorizzazione dell'ambiente naturale e del paesaggio.
Per quanto concerne produzione e consumi di olio di oliva in riferimento alle varie aree territoriali
si ritiene utile segnalare per il 2011 i seguenti dati. La produzione mondiale di olio nel 2011 è stata
stimata in circa 3 milioni di tonnellate e pertanto lievemente inferiore a quella del 2010 mentre i
consumi sono apparsi in lieve aumento. Da un'analisi comparativa riferita agli ultimi 4 anni si è
evidenziato un calo complessivo del 2% per la produzione e aumento dell'1% per i consumi. La
produzione dell'UE nel 2010 era risultata di 2,1 milioni di tonnellate (-6% rispetto al 2009) di cui il
55% prodotto in Spagna, il 25% in Italia (550 mila tonnellate) seguita dalla Grecia. Per quanto
riguarda gli altri paesi del Mediterraneo sono da segnalare Turchia, Tunisia, Siria,Marocco, Algeria.
Per Tunisia e Turchia si stanno verificando grandi incrementi. Il 97% dell'olio di oliva si produce
nel bacino del Mediterraneo. In crescita del 5-10% la produzione della Spagna rispetto al 2009.
Stabilità per Portogallo, Francia e Grecia in ambito UE, mentre per l'Italia, si è verificata una
riduzione del 5%. La domanda di olio di oliva a livello mondiale, con l'eccezione del 2009, è
inferiore a quella dell'offerta (cresciuta del 10-15% nel 2010). Tutto questo porta alla formazione di
forti stock che penalizzano fortemente vari paesi fra cui la Spagna.
Il consumo dell'olio di oliva (che costituisce il 4% del totale dei grassi vegetali utilizzati nel
mondo) è tuttavia in crescita (nel 2010 del 3,6%). L'UE consuma da sola il 65% della produzione
mondiale; gli USA il 9%. Il 38% dei consumi comunitari si attua in Italia a fronte del 30% della
Spagna e del 12% della Grecia. Fra i nuovi consumatori sono da rilevare Australia, Russia.
Sussistono sempre maggiori attenzioni ai consumi per i paesi non tradizionali produttori anche in
riferimento al riconoscimento delle sue proprietà salutistiche, frutto di una crescente coltura e
sensibilità nei confronti di questo prodotto alimentare.
A fronte di una flessione della produzione oleicola nazionale del 2011 si è registrato un
miglioramento della qualità. Ciò è da porre in relazione anche alla siccità estiva e alle temperature
elevate che hanno ostacolato lo sviluppo di alcuni parassiti, in primo luogo la mosca. Nelle aree in
cui non si è potuto intervenire con irrigazioni di soccorso si sono verificati fenomeni di
avvizzimento delle drupe con caduta di frutti durante la maturazione. Nonostante tutto le regioni
più meridionali come Calabria e Sicilia sono fra le poche che hanno fatto notare incrementi
produttivi (del 5-10%). Flessione invece di circa il 25% per la Campania e di circa un terzo per le
regioni del Centro Italia, Oltre a fatti stagionali altri fenomeni quali l'abbandono degli oliveti e la
non raccolta, hanno contribuito a ridurre la produzione scesa nel 2011 a valori nettamente inferiori
al dato storico.
Puglia e Calabria risultano, in Italia, le regioni principali produttrici (con circa 170 mila tonnellate
di olio) seguite nell'ordine da Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo e Toscana. Nel 2011 si sono
ottenute circa 500 mila tonnellate di oli (-5% sul 2010). Sardegna, Marche e Toscana hanno
riportato i cali più rilevanti (35-40%).
La bilancia commerciale dell'olio di oliva "Made in Italy" è da ritenersi positiva con un incremento
sia delle quantità che del valore delle esportazioni. Circa un terzo della quantià esportata è
rappresantata dalla categoria degli extravergine. L'incremento dei consumi esteri compensa
ampiamente la riduzione, sia pure modesta, dei nostri consumi interni. Si propende per una politica
di segmentazione verso l'alto dei consumi degli oli italiani di qualità. Si è anche assistito a una
crescita dei prezzi (15% nei primi mesi del 2011 nei confronti dell'anno precedente). Le principali
destinazioni della nostra produzione risultano: USA, Germania, Francia, Canadà, Giappone, Regno
Unito. In incremento le esportazioni, sia in termini di quantità che di valore, verso i Paesi dell'UE
27, ma soprattutto degli Extra-Ue, e, in particolar modo USA e Cina.
L'Italia produce mediamente circa 550 mila tonnellate all'anno di olio di oliva a fronte di un
consumo interno che supera le 800 mila tonnellate.
179
A livello di prodotto preconfezionato nel 2010 l'olio extravergine ha mostrato l'incremento del
consumo più significativo seguito dalla categoria merceologica olio di oliva mentre quello di sansa
si è dimezzato in quantià. Nella prima parte del 2011 si è rilevato un calo nelle vendite (9-10%) per
cui il mercato nazionale è rimasto depresso se non sostenuto da investimenti in vendite
promozionali.
L'andamento mercantile è stato condizionato dalla situazione economica in cui accanto a nicchie di
popolazione non aventi a che fare con problemi economici e che propendono verso l'acquisto di oli
di alta qualità (DOP, IGP e biologici) si contrappongono fasce più ampie che si trovano in
condizioni opposte e che devono orientarsi verso prodotti meno qualificati, compresi quelli di sansa
e lampanti.
I prezzi dell'olio al produttore, IVA esclusa, hanno subito oscillazioni nel corso dell'anno. Dopo una
partenza piuttosto fiacca l'extravergine ha toccato il massimo valore (€ 3,50-3,70 a Kg a fine
primavera) per poi flettersi successivamente. Altrettanto è avvenuto per il vergine che ha toccato il
massimo (€ 2,25 a Kg) in aprile, mentre quello lampante ha fatto notare prezzi stazionari o in
diminuzione (€ 1,53-1,48 a Kg).
Nella nostra Regione l'olivo, anche se presente quasi totalmente nell'area romagnola, assume un
certo rilievo sia sul piano economico che su quello paesaggistico ambientale. Si sono prodotti, circa
72 mila quintali di olive ottenute, nel 2010, da 2.600 Ha di superficie in produzione su una
complessiva di Ha 3.600, da cui sono derivati circa 10.600 Ql. di olio. Principale produttrice è stata
la provincia di Rimini con il 73% del totale, seguita da quella di Forlì-Cesena (21%) e di Ravenna
(5,3%). Quasi insignificante la produzione delle altre.
Le aree di riferimento più importanti per la Regione risultano le vallate dei fiumi Marecchia e
Conca per la provincia di Rimini; del Rubicone, Savio, Bidente, Montone per quella di Forlì-Cesena
e del Senio e Lamone per quanto riguarda Ravenna. In provincia di Rimini e Forlì-Cesena sono
preferibili le varietà Correggiolo, Leccino e Selvatico mentre in quella di Ravenna (comprensorio di
Faenza) assumono maggiorn rilievo la Nostrana di Brisighella, la Ghiacciola e la Colombina.
La densità di impianto oscilla fra le 100-150 piante per gli impianti vecchi e le 300-330 per quelli
specializzati.
Nella Regione Emilia-Romagna si è stimato, per il 2011, una diminuzione di produzione del 1015% nei confronti dell'anno prima (circa 6.000 tonnellate di olive) dovuta sia a motivi climatici
(siccità estiva) che all'alternanza di produzione. Buona comunque, e in certi casi eccezionale, la
qualità e la resa in olio delle olive (15-16%).
Si è assistito a un lieve incremento dei prezzi, che sono variati in rapporto alla tipologia di olio, con
stazionarietà per i prodotti DOP.
180
PROVINCIA DI RAVENNA
DATI DI LAVORAZIONE OLIVE CAMPAGNA DI PRODUZIONE OLEARIA 2010-2011
Frantoio
Olive molite Kg.
CAB Coop. Agr. Brisighellese
Frantoio Olive Ossani
Olive di Ravenna molite fuori provincia
Frantoio del Borgo Modigliana
Olive di Ravenna molite fuori provincia
Frantoio Liverani Giancarlo Modigliana
Totale olive molite ed olio ottenuto da olive
provenienti da terreni di Ravenna nel 2011
Olio
Prodotto Kg.
Resa %
348.500,52
54.657,00
43.313,00
52.072,37
8.197,00
6.358,31
14,94
14,99
14,67
47.318,00
6.483,00
13,70
493.788,52
73.110,68
14,80
QUANTITATIVI DI OLIO OTTENUTI NEGLI ULTIMI 20 ANNI NEI FRANTOI
PRESENTI IN PROVINCIA DI RAVENNA (1).
CAMPAGNA DI
COMMERCIALIZZAZIONE OLEARIA
TOTALI
Q.LI OLIVE
TOTALI
Q.LI OLIO
RESE %
IN OLIO
1992/93
5.121,79
760,14
12,55
1993/94
3.532,23
541,08
15,32
1994/95
5.014,05
594,77
11,86
1995/96
7.134,33
1.173,83
16,45
1996/97
3.474,85
480,62
13,83
1997/98
5.266,57
822,54
15,62
1998/99
2.916,00
427,78
14,67
1999/2000
7.992,84
1.021,97
12,78
2000/2001
3.150,00
454,23
14,42
2001/2002
10.454,00
1.541,90
14,74
2002/2003
1.920,87
229,79
11,97
2003/2004
6.351,56
943,18
14,85
2004/2005
5.766,10
748,51
12,98
2005/2006
8.718,51
947,69
10,87
2006/2007
5.660,82
788,29
13,93
2007/2008
4.910,35
729,15
14,85
2008/2009
6.709,85
868,78
12,95
2009/2010
7.167,23
1.025,89
14,31
2010/2011
3.142,43
447,64
14,24
2011/2012
4.937,88
731,10
14,80
MEDIA PERIODO VENTENNALE
DIFFERENZA 2011/12
DIFFERENZA MEDIA ULTIMI 5 ANNI
2012/2008
--
--
13,91
+57,13%
+63,32%
-8,10%
-3,80%
181
VIVAISMO
Considerata la vocazionalità del territorio, e la possibilità di collocare il prodotto nell'ambiente
locale dove il settore fruttiviticolo assume una grande rilevanza, il vivaismo riveste un ruolo
importante in provincia e si attua su circa 400-450 Ha fornendo una PLV alquanto significativa.
L'attività è diretta, preferibilmente, alla produzione di astoni di piante da frutto di 1 o 2 anni di età e
di talee innestate di viti (barbatelle), pur rilevando che lo spazio riservato a queste ultime, visto che
per il rinnovo dei vigneti locali si preferisce ricorrere a prodotto veneto (Rauscedo), si è da tempo
ridimensionato.
L'annata 2010/2011, sotto il profilo dei risultati produttivi ed economici, si può considerare
abbastanza normale e non molto dissimile dalla precedente.
D'altra parte trattasi di un settore dove superficie investita e volume di produzione tende a
mantenersi stabile e altrettanto i prezzi, salvo casi particolari, confermando stazionarietà di redditi,
anche in considerazione del fatto che le piantine sono meno condizionate, rispetto a quanto avviene
per le colture che producono frutti, dall'ambiente climatico in termini di quantità prodotta e di
prezzi realizzati. Le prospettive sono per la tendenza a un lieve calo di importanza per il futuro in
dipendenza non solo della contrazione degli impianti locali, in particolare modo dei fruttiferi, ma
anche della concorrenza di altri paesi, soprattutto Spagna, che sta progressivamente sottraendoci
quote di mercato non indifferenti. E' inolte un comparto che richiede forti investimenti di capitali,
alto impiego di manodopera, accresciuti oneri di coltivazione, osservanza di norme su tutela della
sanità e autenticità del prodotto, una buona specializzazione.
Positivo, per il comparto, è il fatto che nei nuovi impianti, soprattutto di meli, pesche e nettarine, ci
si sta orientando verso sistemi di alta densità che comportano la collocazione di molte più piante per
Ha dando stimolo al mercato.
Nella scelta delle varietà, soprattutto di mele, pesche e nettarine, si dovrà dare più impulso (ma
questo si vedrà meglio in seguito) a quelle con frutti con buccia in cui prevalga il sovraccolore
rosso, con polpa più consistente, più dolce e di sapore gradevole, meno acida e di buona pezzatura,
nonchè di resistenza alle malattie e ai trasporti.
L'andamento stagionale dell'annata, nonostante il protrarsi della siccità estiva, è risultato
soddisfacente. Gli interventi irrigui, per tutta la stagione, che va da giugno fino a buona parte
dell'ottobre, sono risultati provvidenziali per garantire alle piante sviluppo sufficiente, buona
lignificazione e buon diametro. La caduta delle foglie è avvenuta in modo graduale e le piantine, al
momento opportuno, hanno potuto essere collocate a dimora su terreno praticabile e accessibile
anche all'impiego delle macchine apribuche a cui ricorrono preferibilmente le aziende di una certa
dimensione. L'anno precedente (fine 2010) le condizioni del terreno intriso di umidità per le piogge
autunnali intense e prolungate, le difficoltà di trapianto a dimora stabile erano risultate ben diverse
dando luogo ad accumulo di scorte e a blocchi di mercato, scorte che solo in parte si sono esaurite
con ripresa degli impianti a primavera.
Pesche e nettarine sono risultate le specie quantitativamente più vendute anche se l'orientamento
prevede un ulteriore ridimensionamento degli investimenti con queste specie. Si è notato
contrazione per peri, stabilità per susini e buona richiesta per albicocchi e caki. Anche l'actinidia
continua a suscitare interesse. Per questa specie si nota una certa attenzione verso le varietà a pasta
gialla proveniente dalla Nuova Zelanda, di cui la Società Zespri ha l'esclusiva, e già coltivata nel
Lazio su larga scala. Si ravvisa comunque invito alla prudenza, visto che questa cultivar è
maggiormente soggetta all'attacco della Batteriosi parassitaria prodotta dal Pseudococcus siringae
sp. actinidie che sta provocando la distruzione di interi appezzamenti e che per il momento non
esistono fitofarmaci in grado di contenere la malattia (si stanno provando sali di rame) ma solo il
ricorso alla distruzione delle piante infette e a sistemi di prevenzione.
I vivaisti pongono molta attenzione a porre sul mercato materiale certificato che garantisca la sanità
per le piantine di altre specie cui incombe il rischio di infezioni da malattie emergenti quali Sharka
(per le drupacee) Colpo di fuoco batterico (pomacee) e Flavescenza dorata (viti). Nel corso del ciclo
colturale, salvo il periodo iniziale, non sono sorti problemi sanitari per quanto concerne l'attacco
delle Crittogame tradizionali, in relazione a un stagione che si è dimostrata particolarmente asciutta.
182
Per quanto riguarda il mercato va rilevato che si sono evidenziate situazioni diverse in rapporto alle
specie e alle varietà. Attivo per molte di esse, assai meno per altre.
Per quanto riguarda i prezzi all'origine realizzati dalla vendita delle piantine delle comuni varietà
(con riferimento agli astoni di un anno di innesto) si ritiene di dover confermare i valori dell'anno
precedente e precisamente: da 4,00 a 5,00 € cad. con valori un po' più alti per actinidia da 5,00 a
7,00 €. Per cultivar di particolare pregio, come ad esempio di albicocco, si sono toccati i 10-12 €
cad. Le viti innestate si sono vendute al prezzo di € 1,2-1,5 cadauna.
L'impiego di etichette, unite a certificazioni e al passaporto delle piante, costituisce un significativo
elemento a garanzia della sanità e tipicità del prodotto.
In provincia operano alcuni organismi cooperativi sui quali si concentra maggiormente la
produzione di materiale vivaistico: CONECOVIT, GEOPLANT,GENERAL FLORA nonchè
singoli agricoltori collocati per lo più nelle aree pedecollinari del Faentino. Le nostre correnti di
esportazione dei fruttiferi sono in genere dirette verso Grecia e Croazia. La produzione ferrarese ha
trovato spazio anche sul mercato cinese e coreano (Vivai Zanzi).
Per quanto riguarda la vite va rilevato che le richieste per il rinnovo degli impianti, sono come da
sempre, orientate verso il Trebbiano Romagnolo in pianura e il Sangiovese in collina, luoghi nei
quali le due varietà autoctone prevalgono nettamente sulle altre alcune delle quali presentano un
certo interesse specie nelle aziende più grandi per consentire la raccolta in un tempo più lungo. In
pianura, per dare più risalto all'elemento qualità, si è prestato molta attenzione alla cultivar
Longanesi, utilizzata nella produzione del vino Burson e di cui si attende un ulteriore estensione del
volume produttivo per poterla insignire del marchio D.O.P. della UE.
Alcune cooperative della zona litoranea si dedicano, con profitto, alla produzione di stoloni di
fragola, sia frigoconservati che ottenuti da cime radicate. La produzione, grazie alla pratica
dell'irrigazione, è risultata, in linea di massima, soddisfacente consentendo di ottenere una
sufficiente stolonizzazione nonostante l'aridità. Fra le varietà preferite, sono state confermate quelle
dell'anno precedente e precisamente la Camarosa, assorbita dal mercato meridionale, e l'Alba diretta
verso i paesi nordici (Germania, Francia, ex Iugoslavia). I prezzi sono risultati analoghi a quelli del
2010: € 0,15-0,18 per ogni stolone.
Il Meridione assorbe, tuttavia, meno prodotto che in passato in quanto ritiene più conveniente
importare cime radicate dalla Spagna soprattutto di varietà Ventana.Fra le varietà risultano buone le
preferenze anche per la Roxana.
Da vari anni si è data rilevanza alle produzioni vivaistiche ottenute per via meristematica e che
hanno riguardato, in particolare modo, actinidia, nuove cultivar di viti e i portainnesti del pesco.
La stagione decisamente calda, e l'assenza prolungata di piogge, ha avuto influenze negative sullo
sviluppo di piante legnose ornamentali sia sempreverdi che a foglia caduca.
Una novità assoluta, che concorre a potenziare e rendere più competitiva l'attività vivaistica, è
quella dell'approvazione del Piano nazionale del settore ortoflorovivaistico quale strumento di
programmazione e di valorizzazione economica. Si tratta di un Piano con valenza triennale di cui,
nel 2011, è stato emanato dal MIPAAF il primo bando finalizzato a sostenere la realizzazione di
progetti o programmi per lo sviluppo e la valorizzazione della qualità e della innovazione di
processo. E' prevista l'adozione di efficaci politiche economiche e commerciali sia nel breve che nel
medio periodo e di applicare misure di sostegno per migliorare la produzione in modo da potere
competere meglio sul mercato comunitario e internazionale. E' prevista, inoltre, la costituzione di
un Osservatorio Nazionale sui prezzi e sui dati statistici, l'intensificazione delle azioni di
promozione e di marketing, la predisposizione di disciplinari di produzione integrata e biologica.
La crisi in atto ha portato alla conclusione che molte delle piccole aziende sono state (o sono)
costrette ad abbandonare il settore mentre quelle più grandi e condotte da giovani stanno cercando
di riorganizzarsi per rispondere al calo dei consumi e a una crescente competizione internazionale.
Da rilevare che la nostra Regione, per quanto riguarda l'export di portainnesti da frutto, detiene una
quota di mercato pari all'80% delle vendite italiane sui mercati stranieri.
Ortoflorovivaismo Accanto al vivaismo frutticolo e degli stoloni di fragole, assume in provincia
importanza marginale, ma tuttavia interessante, quella dell'ortoflorovivaismo.
183
Si tratta della produzione di piantine di ortaggi e fiori da trapiantare in orti familiari, giardini, vasi
per abbellire balconi, verande, ecc. Fra gli ortaggi assume grande rilievo la produzione di piantine
di pomodoro da mensa e da industria da trapiantare a pieno campo.
Si tratta per lo più di piccole aziende di coltivatori diretti che attuano la produzione utilizzando serre
(calde o fredde) o anche tunnel partendo da semenzai, per lo più su letti caldi, o acquistando le
piantine direttamente, nei primi stadi di sviluppo, da ditte specializzate per trapiantarle in vasetti e
portarle alle dimensioni volute prima della vendita per il trapianto definitivo. Per alcuni operatori si
tratta di attività a sè stante; per altri si tratta di attività integrativa a quella derivante dalla
tradizionale azienda agricola.
L'andamento climatico è risultato favorevole nel periodo invernale durante lo sviluppo delle
piantine sotto serra, pur rilevando che anche con il conforto di temperature non troppo basse, le
spese per il carburante, non più agevolato, hanno inciso decisamente sui costi. L'andamento
stagionale della primavera ha agevolato le operazioni di espianto e trapianto senza creare problemi
nella vendita. Il mercato locale ha bene assorbito il prodotto venduto a prezzi uguali, o leggermente
superiori, a quelli della precedente annata.
Trattasi di attività che richiede buone doti professionali in termini di preparazione del terriccio, di
lotta alle malattie senza creare fenomeni di fitotossicità a piante delicate soprattutto se di fiori, di
concimazione, del momento giusto in cui effettuare l'espianto, di irrigazione e necessità di disporre
di prodotti quando massima è la richiesta. Importante è anche dosare al meglio le condizioni
termiche della serra, dei letti caldi e rifornirsi delle varietà che sono in grado di meglio soddisfare
le richieste degli acquirenti. Per quanto concerne il florovivaismo o vivaismo ornamentale, le specie
più coltivate sono risultate: gerani, petunie, begonie,veratrum, tageti, margherite, primule, viole del
pensiero, surfinia. Il prezzo è variato in rapporto alle specie e all'età della piantina. In genere si è
mantenuto sui 0,70-0,80 € a piantina e, per i gerani, sui 2-3 €. Le vendite sono avvenute in tempi
regolari; le scorte invendute, limitate. Per il comparto floricolo si prevedono, tuttavia, flessioni
produttive in futuro se perdura la crisi economica attuale. Nelle prospettive a breve termine non son
previste realizzazioni di nuovi impianti, se non adeguamenti di quelli in corso, anche in
considerazione degli alti costi necessari per rifornirsi delle strutture adeguate (serre, impianti di
riscaldamento, di irrigazione, ecc.) oltre che di mezzi tecnici come i fitofarmaci il cui prezzo e in
continua ascesa.
Qualche azienda si dedica alla produzione di piante da appartamento: Ficus, Azalee, Jucche,
Dracene, Stelle di Natale, ecc. Trattasi di attività che richiede costi ancora superiori e a rischio
anche per la concorrenza di prodotto proveniente dal Meridione che gode di maggiori vantaggi
climatici. E' inoltre richiesto un tempo più lungo per portarle alle dimensioni volute per cui
comportano costi produttivi molto alti che poi si riflettono sui prezzi di vendita. La gestione di
questi impianti richiede l'adozione di norme tecniche produttive ancora più complesse e
impegnative.
Per quanto concerne il vivaismo orticolo, va rilevato che l'attività rivolta alla produzione di piantine
da destinare per lo più agli orti familiari, quali pomodori da mensa e per conserva, insalate,
zucchine, melanzane, per citare le più importanti, si mantiene ancora su buoni livelli pur rilevando
una limitata flessione per ortaggi da foglia come insalate, cicoria, bietole, sedano e tendenza
opposta per quanto riguarda zucchine e cavoli. Gli ortaggi da foglia sono molto deperibili, per cui si
ritiene più conveniente l'acquisto presso la GDO come prodotti di IV° gamma cioè conservati in
bustine senza subire trattamenti preventivi, con possibilità di mantenersi freschi fino al momento
del consumo.
184
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
Produz. Q.li
MELO
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Incidenza % su
produz.
Valori P.L.V.
Lit./Ha. in produz.
ANNO
Totale
in produz.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti
tasso
inflaz.
annuale in
%
tasso inflaz.
progressivo
1980 = 100
Prezzi
deflazionati
Totale in
Lit./000
in € dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
Regione ITALIA
EmiliaRomagna
1980
2.718
2.057
322,60
665.200
25.000
100
25.000
16.630.000
8.084.600
8.084.600
13,20
3,38
1985
3.361
2.800
176,50
494.140
50.000
9,20
192
26.040
24.707.000
8.824.000
4.596.000
12,90
2,42
1986
3.500
2.980
160,00
476.800
40.000
5,80
203
19.700
19.072.000
6.400.000
3.153.000
12,06
2,33
1987
3.400
3.000
220,00
660.000
35.000
4,70
213
16.400
23.100.000
7.700.000
3.615.000
15,49
3,00
1988
3.000
2.850
320,00
912.000
17.000
5,10
224
7.590
15.500.000
5.439.000
2.428.000
19,95
3,91
1989
2.800
2.700
170,00
459.000
35.000
6,30
298
14.705
16.065.000
5.950.000
2.500.000
13,87
2,38
1990
2.700
2.620
270,00
707.400
36.000
6,50
253
14.110
25.466.400
9.720.000
3.812.000
21,20
3,45
1991
2.680
2.600
120,00
312.000
80.000
6,40
269
29.500
24.960.000
9.600.000
3.542.000
13,28
1,70
1992
2.700
2.640
310,00
818.400
18.000
5,40
284
6.300
14.731.000
5.580.000
1.951.000
19,93
3,31
1993
2.600
2.550
232,00
591.600
19.000
4,20
296
6.380
11.240.000
4.408.000
1.479.000
14,41
2,75
1994
2.010
1.900
225,00
427.500
33.000
3,90
308
10.640
14.107.000
7.425.000
2.395.000
15,93
1,99
1995
1.850
1.720
200,00
344.000
40.000
5,36
325
12.230
13.760.000
8.000.000
2.446.000
14,73
1,59
1996
1.600
1.479
200,00
295.800
45.000
3,90
337
13.270
13.311.000
9.000.000
2.655.000
14,20
--
1997
1.581
1.460
162,00
236.520
32.000
1,72
343
9.280
7.568.600
5.184.000
1.503.000
17,17
--
1998
1.550
1.430
172,00
245.960
25.000
1,70
349
7.120
6.149.000
4.300.000
1.225.000
11,12
--
1999
1.510
1.393
170.00
236.810
30.000
2,10
356
8.380
7.104.000
5.100.000
1.425.000
10,30
--
2000
1.460
1.380
200,00
276.000
29.000
2,60
365
7.900
8.004.000
5.800.000
1.580.000
10,90
--
2001
1.490
1.390
250,00
347.500
54.000
2,70
375
14.300
18.765.000 13.500.000
3.581.000
15,90
--
2002
1.200
1.100
240,00
264.000
54.200
2,50
384
14.100
14.308.800 13.008.000
3.387.500
17,00
--
2003
1.188
1.082
200,00
216.400
20,00
2,50
394
5,08
€ 4.328.000
€ 4.000
1.015,00
12,8
--
2004
1.268
1.071
220,00
235.620
22,00
2,40
403
5,46
€ 5.183.600
€ 4.840
1.201,00
14,0
2005
1.170
1.071
219,00
234.549
22,00
2,20
412
5,34
€ 5.160.000
€ 4.818
1.169,00
13,96
2006
1.160
1.050
230,00
241.500
30,00
2,10
421
7,12
€ 7.245.000
€ 6.900
1.639,00
14,52
2007
1.160
1.050
260,00
273.000
34,00
1,90
429
7,92
€ 9.282.000
€ 8.840
2.060,00
17,30
2008
1.190
1.056
224,00
236.540
38,00
3,30
443
8,57
€ 8.989.000
€ 8.512
1921,44
19,60
2009
1.135
984
362,00
356.200
23,00
0,70
446
5,16
€ 8.192.600
€ 8.326
1.866,81
20,40
2010
1.008
784
289,20
226.733
36,00
1,60
453
7,95
€ 8.162.600
€ 10.411
2.298,00
20,44
1,28
2011
1.013
791
389,00
307.700
32,00
2,70
465
6,88
€ 9.846.400
€ 12.448
2.677,00
16,00
1,38
185
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
Produz. Q.li
PERO
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Incidenza % su
produz.
Valori P.L.V.
Lit./Ha. in produz.
ANNO
Totale
In produz.
per Ha.
Totale
Prezzi correnti Tasso inflaz.
Annuale in
%
tasso inflaz.
progressivo
1980=100
Prezzi deflazionati
Totale in
Lit./000
in € dal 2003
Valori correnti
Valori
deflazionati
base 1973
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
6.122
5.552
356,60
1.980.000
22.000
100
22.000
43.560.000
7.846.000
7.846.000
21,86
14,68
1981
6.222
5.352
286,60
1.534.100
22.000
18,90
119
18.490
33.750.000
6.306.000
5.299.000
19,66
12,41
1982
5.720
4.750
284,90
1.353.700
45.000
16,50
139
32.379
60.916.000
12.824.000
9.226.000
18,83
11,85
1983
4.779
3.879
335,30
1.300.600
40.000
14,70
159
25.160
52.024.000
13.412.000
8.435.000
16,49
10,72
1984
4.514
3.877
245,00
950.000
35.000
10,80
176
19.890
33.250.000
8.572.000
4.870.000
13,88
8,86
1985
4.171
3.657
145,40
531.874
45.000
9,20
192
23.440
23.934.000
6.544.000
3.408.000
12,12
6,54
1986
4.400
3.900
180,00
702.000
60.000
5,80
203
29.560
42.120.000
10.800.000
5.320.000
12,73
7,63
1987
3.800
3.350
214,30
718.000
60.000
4,70
213
28.170
43.080.000
12.860.000
6.038.000
13,52
7,24
1988
4.000
3.400
280,00
952.000
65.000
5,10
224
29.020
61.880.000
18.200.000
8.125.000
15,34
9,55
1989
4.050
3.550
183,00
649.650
80.000
6,30
238
33.610
51.972.000
14.640.000
6.151.000
14,06
8,64
1990
4.150
3.750
260,00
967.690
71.400
6,50
259
28.000
69.673.000
18.580.000
7.286.000
14,70
9,99
1991
4.120
3.700
130,00
481.000
82.000
6,40
269
30.260
39.442.000
10.660.000
3.934.000
10,92
6,80
1992
4.100
3.700
280,00
1.036.000
45.000
5,40
284
15.730
46.620.000
12.600.000
4.406.000
13,49
8,71
1993
4.050
3.720
200,00
744.000
49.000
4,20
296
16.440
36.456.000
9.800.000
3.289.000
9,68
8,31
1994
4.100
3.600
220,00
792.000
52.000
3,90
308
16.780
41.184.000
11.440.000
3.690.000
13,19
8,13
1995
4.020
3.460
190,00
657.400
65.000
5,36
325
19.880
42.731.000
12.350.000
3.777.000
10,42
6,43
1996
3.600
3.031
190,00
575.890
55.000
3,90
337
16.220
31.673.900
10.120.000
2.985.000
9,23
--
1997
3.550
2.900
130,00
377.000
90.000
1,72
343
26.090
33.930.000
11.700.000
3.391.000
17,21
--
1998
3.400
2.900
162,00
469.800
46.000
1,70
349
13.100
21.610.800
7.498.000
2.136.000
6,95
--
1999
3.326
2.876
154,00
442.900
78.000
2,10
350
21.790
34.546.200
12.012.000
3.355.000
8,50
--
2000
3.270
2.850
180,00
513.000
70.000
2,60
365
19.080
35.910.000
12.600.000
3.433.000
7,94
--
2001
3.250
2.900
270,00
783.000
80.000
2,70
375
21.200
62.640.000
21.600.000
5.729.000
11,70
--
2002
2.800
2.350
180,00
423.000
81.300
2,50
384
21.800
34.399.772
14.638.201
3.811.900
6,78
--
2003
2.321
2.213
177,00
391.700
35,00
2,50
394
8,89 € 13.709.500
€ 6.195,00
1.572,00
6,94
--
2004
2.684
2.172
191,60
416.155
28,00
2,40
403
6,95 € 11.652.300
€ 5.365,00
1.331,00
7,00
2005
2.674
2.118
197,00
417.246
43,00
2,20
412
10,44 € 17.942.000
€ 8.471,00
2.056,00
6.58
2006
2.700
2.120
223,00
472.760
30,00
2,10
421
7,13 € 14.182.800
€ 6.690,00
1.589,00
7,53
2007
2.700
2.130
220,00
468.600
40,00
1,90
429
9,32 € 18.744.000
€ 8.800,00
2.051,00
8,10
2008
2.738
2.141
207,00
443.186
53,00
3,30
443
11,96 € 23.489.000
€ 10.971,00
2.476,52
11,00
2009
2.513
2.088
278,00
580.400
48,00
0,70
446
10,76 € 27.859.200
€ 13.344,00
2.991,92
9,63
2010
2.361
1.956
249,00
487.044
65,00
1,60
453
14,34 € 31.657.200
€ 16.184,00
3.572,00
10,43
7,90
2011
2.361
1.956
269,70
527.533
36,5
2,70
465
7,90 € 19.254.000
€ 9.844,00
2.117,00
9,3
6,82
186
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
Produz. Q.li
PESCO (1)
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su produz.
Lit./Ha. in produz.
ANNO
Totale
In produz.
Per Ha.
Totale
1980
12.156
9.465
186,00
1.759.300
Prezzi
correnti
(1)
35.000
tasso inflaz.
annuale in
%
tasso inflaz.
Prezzi
Progressivo deflazio nati
1980=100
100
35.000
1981
11.656
9.165
161,00
1.476.100
28.000
18,90
119
1982
11.616
9.295
210,90
1.960.400
27.000
16,50
139
1983
10.900
8.869
233,90
2.074.900
40.000
14,70
1984
10.390
8.689
223,90
1.945.900
40.000
1985
8.715
7.559
176,00
1.330.120
1986
7.984
7.500
130,60
966.240
1987
7.150
6.100
165,00
1988
6.800
6.300
1989
6.650
1990
6.650
1991
Totale in Lit./000
in € dall 2003
61.575.000
6.506.000
6.506.000
Regione
EmiliaRomagna
41,11
23.529
41.330.800
4.510.000
3.789.900
36,51
10,70
19.424
52.931.000
5.695.000
4.097.100
42,58
14,29
159
25.157
82.996.000
9.358.000
5.855.500
42,21
14,40
10,80
176
22.727
77.836.000
8.958.000
5.089.800
43,19
14,39
55.000
9,20
192
28.646
73.157.000
9.678.000
5.048.600
40,98
10,96
55.000
5,80
203
27.094
53.143.000
7.086.000
3.490.600
30,73
7,99
1.105.500
40.000
4,70
213
18.779
44.220.000
7.249.000
3.403.300
36,44
8,78
210,00
1.323.000
47.000
5,10
224
20.982
62.181.000
9.870.000
4.406.200
38,91
0,54
6.250
208,00
1.300.000
38.000
6,30
238
15.966
49.400.000
7.904.000
3.321.000
36,30
11,14
6.250
213,00
1.331.200
45.000
6,50
253
17.647
59.906.000
9.585.000
3.758.000
33,67
10,97
7.100
6.500
150,00
975.000
78.000
6,40
269
28.782
76.050.000
11.700.000
4.317.300
36,64
9,74
1992
7.200
6.700
260,00
1.742.000
35.000
5,40
284
12.238
69.970.000
9.100.000
3.181.800
40,57
13,76
1993
7.600
6.900
175,00
1.207.500
58.000
4,20
296
19.463
70.035.000
10.150.000
3.406.000
39,15
10,23
1994
7.700
6.800
240,00
1.632.000
43.000
3,90
308
13.871
70.176.000
10.320.000
3.329.000
49,85
13,76
1995
7.600
6.680
180,00
1.292.400
65.000
5,36
325
19.877
78.156.000
11.700.000
3.578.000
50,50
10,88
1996
7.110
5.955
243,00
1.447.045
44.000
3,90
337
12.979
63.670.900
10.692.000
3.154.900
42,63
--
1997
6.435
5.165
98,00
506.170
88.000
1,72
343
25.507
44.543.000
8.624.000
2.499.700
31,75
--
1998
6.210
4.900
198,00
970.200
95.000
1,70
349
27.063
92.196.000
18.810.000
5.359.000
43,90
--
1999
5.900
4.559
285,00
1.300.000
34.000
2,10
356
9.497
44.200.000
9.690.000
2.706.700
43,90
--
2000
5.500
4.400
240,00
1.056.000
53.000
2,60
365
14.441
55.968.000
12.720.000
3.465.900
38,04
--
2001
5.300
4.450
270,00
1.201.500
82.000
2,70
375
22.021
98.523.000 (2)
22.140.000
5.872.700
33,70
--
2002
5.400
4.503
200,00
900.600
65.833
2,50
384
17.144
59.289.361
13.166.636
3.428.802
38,20
--
2003
5.095
4.063
156
633.800
€ 60,00
2,50
394
15,23
€ 38.028.000
€ 9.360
2.376,00
29,80
--
2004
5.055
4.031
260
1.048.060
€ 23,00
2,40
403
5,70
€ 24.105.400
€ 5.980
1.484,00
38,2
2005
4.465
3.501
279
976.779
€ 22,00
2,20
412
5,34
€ 21.489.000
€ 6.138
1.489,00
39,68
2006
4.500
3.540
250
885.000
€ 50,00
2,10
421
11,88
€ 44.250.000
€ 12.500
2.969,00
37,21
2007
4.300
3.320
220
730.400
€ 45,00
1,90
429
10,49
€ 32.868.000
€ 9.900
2308,00
33,60
2008
4.323
3.337
205
684.000
€ 50,00
3,30
443
11,28
€ 34.200.000
€ 10.250
2.913,76
32,60
2009
4.356
3.354
226
758.000
€ 24,00
0,70
446
5,38
€ 18.192.000
€ 5.424
1.216,14
35,42
2010
4.090
3.229
214,6
692.943
€ 38,00
1,60
453
8,39
€ 26.332.000
€ 8.155
1.644,00
33,36
8,30
2011
4.040
3.198
209,3
669.340
€ 22,00
2,70
465
4,73
€ 14.725.500
€ 4.604
9.902,00
33,5
9,58
187
Valori correnti
Valori deflazionati
base 1973
ITALIA
14,15
STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
ANNO
Totale
NETTARINE (1)
Produz. Q.li
in produz.
Per Ha.
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Totale
Prezzi correnti
Valori P.L.V.
Lit./Ha. in produz.
tasso tasso inflaz.
inflaz. progressivo
annuale 1980=100
in %
Prezzi
deflazionati
Totale in
Lit./000
in € dal 2003
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
Incidenza % su produz.
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
.
1980
1.380
1.010
196,30
198.300
55.000
---
100
55.000
10.906.000
10.798.000 10.798.000
39,95
14,09
1981
1.989
1.260
191,70
241.600
57.000
18,90
119
47.900
13.771.000
10.929.000
9.184.000
41,95
15,85
1982
2.639
1.345
251,70
338.600
57.000
16,50
138
41.300
19.300.000
14.349.000 10.398.000
48,09
20,21
1983
2.969
1.645
278,50
458.200
70.000
14,70
159
44.025
32.074.000
19.498.000 12.263.000
50,79
22,44
1984
3.099
1.975
264,70
522.900
60.000
10,80
176
34.090
31.374.000
15.886.000
9.026.000
49,10
24,44
1985
6.087
2.553
168,10
429.190
75.000
9,20
192
39.062
32.189.000
12.608.000
6.567.000
46,98
18,12
1986
6.402
3.138
156,30
490.570
75.000
5,80
203
36.946
36.793.000
11.725.000
5.776.000
34,58
18,23
1987
7.300
4.400
160,20
705.000
62.000
4,70
213
29.108
43.710.000
9.934.000
4.664.000
46,16
20,74
1988
9.050
5.550
204,00
1.132.000
60.000
5,10
224
26.786
67.920.000
12.238.000
5.463.000
51,31
29,25
1989
9.100
6.600
190,00
1.254.000
42.000
6,30
238
17.647
52.668.000
7.980.000
3.353.000
52,89
29,61
1990
9.100
7.000
220,00
1.540.000
53.000
6,50
253
20.948
81.620.000
11.660.000
4.609.000
52,31
30,44
1991
9.900
6.700
160,00
1.200.000
75.000
6,40
269
27.880
90.000.000
12.000.000
4.461.000
56,42
29,74
1992
10.100
6.700
270,00
2.214.000
35.500
5,40
284
12.500
78.597.000
9.585.000
3.375.000
61,17
36,00
1993
9.900
8.300
180,00
1.494.000
62.000
4,20
296
20.950
92.628.000
11.160.000
3.770.000
57,79
32,70
1994
9.800
8.450
250,00
2.112.500
55.000
3,90
308
17.857
116.187.000
13.750.000
4.464.000
70,46
37,70
1995
9.300
8.100
150,00
1.215.000
70.000
5,36
325
21.518
85.050.000
10.500.000
3.221.000
65,42
22,83
1996
9.100
8.120
220,00
1.786.400
43.000
3,90
337
12.760
76.815.200
9.460.000
2.791.000
61,62
--
1997
9.070
8.135
94,00
764.690
110.000
1,72
343
32.070
84.115.900
10.340.000
3.015.000
50,11
--
1998
8.910
7.895
190,00
1.500.050
115.000
1,72
349
32.950
172.505.750
21.850.000
6.261.000
66,07
--
1999
8.850
7.738
275,00
2.128.000
36.000
2,10
356
10.100
76.608.000
9.690.000
2.722.000
66,20
--
2000
8.600
250,00
1.900.000
63.000
2,60
365
17.260
119.700.000
15.750.000
4.315.000
63,63
--
2001
8.800
7.700
280,00
2.156.000
78.000
2,70
375
21.870
168.168.000
21.840.000
5.824.000
56,80
--
2002
9.700
8.408
190,00
1.597.500
71.642
2,50
384
18.656
114.449.500
13.611.900
3.544.700
62,40
--
2003
9.600
8.428
147,00
1.238.900
€ 60,00
2,50
394
15,23
€ 74.334.000
€ 8.820
2.239,00
55,0
--
2004
9.650
8.468
256,00
2.167.808
€ 20,00
2,40
403
4,96
€ 43.356.200
€ 5.120
1.270,00
63,6
2005
8.970
7.808
270,00
2.108.160
€ 21,00
2,20
412
5,10
€ 44.271.000
€ 5.670
1.376,00
65,95
2006
9.000
7.840
230,00
1.803.200
€ 40,00
2,10
421
9,76
€ 72.128.000
€ 9.200
2.185,00
58,74
2007
9.150
7.900
200,00
1.580.000
€ 38,00
1,90
429
8,85
€ 60.040.000
€ 7.600
1.771,00
57,80
2008
9.186
7.927
196,00
1.553.690
€ 50,00
3,30
443
11,28
€ 77.684.500
€ 9.800
2.212,19
57,20
2009
9.253
7.954
221,00
1.7.57.800
€ 24,00
0,70
446
5,38
€ 42.187.200
€ 5.304
1.189,23
60,83
2010
8.723
7.294
198,70
1.449.300
€ 36,00
1.60
453
7,94
€ 52.175.000
€ 7.153
1.986,00
55,10
26,00
2011
8.298
6.965
255,80
1.781.600
€ 23,00
2,70
465
4,95
€ 40.977.900
€ 5.883
1.265,00
59,30
22,79
7.600
188
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
Produz. Q.li
SUSINO
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. in produz.
1980
1.327
1.087
222
241.310
tasso
tasso
inflaz.
inflaz.
annuale in Progressivo
%
1980=100
18.000
100
18.000
4.343.600
3.996.000
3.996.000
29,99
1981
1.337
1.087
153
166.310
18.000
18,90
119
15.120
2.993.600
2.754.000
2.314.300
28,82
9,32
1982
1.347
1.105
189
208.850
22.000
16,50
139
15.827
4.594.700
4.158.000
2.991.100
27,59
10,95
1983
1.454
1.277
150
191.550
26.000
14,70
159
16.352
4.980.300
3.900.000
2.452.800
24,14
10,84
1984
1.442
1.292
140
180.880
24.000
10,80
176
13.636
4.341.100
3.360.000
1.909.100
24,78
10,45
1985
1.183
1.069
114
121.870
29.000
9,20
192
15.104
3.534.200
3.306.000
1.721.900
20,34
7,50
1986
969
878
178
156.280
30.000
5,80
203
14.778
4.688.400
5.340.000
2.630.500
23,20
9,81
1987
900
830
105
87.150
48.000
4,70
213
22.535
4.183.200
5.040.000
2.366.200
14,19
6,28
1988
910
820
212
173.840
38.000
5,10
224
16.964
6.606.000
8.056.000
3.596.400
23,34
11,05
1989
950
850
160
136.000
80.000
6,30
238
11.236
10.880.000
12.800.000
5.378.200
21,60
10,19
1990
980
850
134
113.900
73.000
6,50
253
28.627
8.314.700
9.782.000
3.260.700
18,92
9,17
1991
980
870
160
139.200
110.000
6,40
269
40.590
15.312.000
17.600.000
6.494.500
29,87
11,26
1992
980
900
210
189.000
40.000
5,40
284
13.986
7.560.000
8.400.000
2.937.100
26,27
12,40
1993
1.020
915
150
137.250
60.000
4,20
296
20.134
8.235.000
9.000.000
3.020.100
31,66
10,41
1994
1.080
950
200
190.000
55.000
3,90
308
17.742
10.450.000
11.000.000
3.548.400
25,48
11,91
1995
1.100
965
80
77.200
80.000
5,36
325
24.465
6.176.000
6.400.000
1.957.200
19,84
--
1996
1.090
952
200
190.400
60.000
3,90
337
17.699
11.424.000
12.000.000
3.539.800
27,04
--
1997
1.068
932
71
66.172
82.000
1,72
343
23.768
5.426.100
5.822.000
1.572.000
20,36
--
1998
1.077
937
180
168.660
110.000
1,70
349
31.339
18.552.600
19.800.000
3.645.000
34,53
--
1999
1.098
942
215
202.530
54.000
2,10
356
15.084
10.937.000
11.610.000
3.243.000
28,90
--
2000
1.100
950
190
180.500
88.000
2,60
365
23.978
15.884.000
16.720.000
4.555.900
28,13
--
2001
1.100
950
200
190.000
95.000
2,70
375
25.200
18.050.000
19.000.000
5.039.800
26,20
--
2002
1.200
980
170
166.600
96.800
2,50
384
25.210
16.129.129
16.458.295
4.286.000
25,80
--
2003
1.396
975
135
131.600
€ 70,00
2,50
394
17,77
€ 9.212.000
€ 9.448,00
2.398,00
28,00
--
2004
1.398
976
173
168.848
€ 38,00
2,40
403
9,43
€ 6.416.200
€ 6.574,00
1.631,00
27,10
2005
1.400
1.064
197
209.608
€ 40,00
2,20
412
9,71
€ 8.384.300
€ 7.880,00
1.912,00
31,67
2006
1.420
1.090
187
203.830
€ 45,00
2,10
421
10,69
€ 9.172.350
€ 8.415,00
1.999,00
31,03
2007
1.450
1.100
160
176.000
€ 45,00
1,90
429
10,48
€ 7.920.000
€ 7.200,00
1.678,00
28,50
2008
1.468
1.118
162
181.116
€ 55,00
3,30
443
12,41
€ 9.961.000
€8.910.000
2.011,28
31,00
2009
1.477
1.129
283
319.500
€ 40,00
0,70
446
8,97 € 12.780.000 € 11.320.000
2.538,12
45,58
2010
1.597
1.214
300
364.200
€35,00
1,60
453
7,73 € 12.747.000
€ 10.500,00
2.318,00
43,24
18,60
2011
1.700
1.286
242,9
312.370
€32,00
2,70
465
6,88
€ 7.773,00
1.672,00
38,80
16,20
ANNO
Totale
In produz.
Per Ha.
Totale
Prezzi
correnti
Prezzi
deflazionati
189
Totale in
Lit./000
in € dal 2003
€ 9.995.800
Valori
correnti
Valori
deflazionati
base 1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
13,12
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
Produz. Q.li
ACTINIDIA
PERIODO 1984-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Incidenza % su
produz.
Lit./Ha. in produz.
ANNO
Totale
in produz.
Per Ha.
Totale
Prezzi
correnti
Prezzi
deflazionati
1984
800
550
114
62.700
tasso
tasso inflaz.
inflaz.
progressivo
annuale in 1984=100
%
350.000
--100
1985
1.250
757
16
12.112
300.000
9,20
109
275.000
350.000
Totale in
Lit./000
in € dal 2003
Valori
correnti
21.945.000 39.900.000
3.633.600
Valori deflazionati
base 1984
Regione ITALIA
EmiliaRomagna
39.900.000
85,73
26,71
4.800.000
44.037.000
37,29
25,36
1986
1.300
900
121
108.900
180.000
5,80
116
155.000
19.602.000 21.780.000
18.776.000
57,55
21,73
1987
2.100
1.300
134
174.200
160.000
4,70
121
132.000
27.872.000 21.440.000
17.719.000
59,60
18,03
1988
2.900
1.400
250
350.000
180.000
5,10
127
142.000
63.000.000 45.000.000
35.433.000
68,88
16,95
1989
3.000
2.000
250
500.000
110.000
6,30
135
81.000
55.000.000 27.500.000
20.370.000
73,40
20,02
1990
3.150
2.300
260
598.000
80.000
6,50
144
56.000
47.840.000 20.800.000
14.444.000
67,37
20,62
1991
3.000
2.300
255
586.500
100.000
6,40
153
65.000
58.650.000 25.500.000
16.667.000
66,23
20,98
1992
3.010
2.500
270
675.000
37.000
5,40
161
23.000
24.975.000
9.990.000
6.205.000
67,24
16,84
1993
3.020
2.600
234
608.400
48.000
4,20
168
28.600
29.203.000 11.232.000
6.685.000
65,74
16,85
1994
2.900
2.700
220
594.000
90.000
3,90
175
51.400
53.460.000 19.800.000
11.314.000
68,33
16,60
1995
2.600
2.450
210
514.500
75.000
5,85
185
40.500
38.587.000 15.750.000
8.513.000
---
14,37
1996
2.200
2.018
248
500.464
70.000
3,90
192
36.500
35.032.000 17.360.000
9.042.000
62,16
--
1997
2.143
1.933
96
185.568
115.000
1,72
195
59.000
21.340.300 11.040.000
5.661.000
55,90
--
1998
2.100
1.900
193
366.700
120.000
1,70
198
60.600
44.004.000 23.160.000
11.697.000
63,80
--
1999
2.050
1.850
220
407.000
82.600
2,10
202
40.800
33.626.000 18.172.000
8.996.000
62,20
--
2000
1.950
1.850
200
370.000
80.000
2,60
207
38.600
29.600.000 16.000.000
7.729.500
58,20
--
2001
1.950
1.820
210
382.200
130.000
2,70
213
56.500
49.686.000 27.300.000
12.817.000
59,80
--
2002
2.250
1.850
220
407.000
125.857
2,50
218
57.730
51.224.022 27.688.661
12.701.220
63,82
--
2003
2.250
1.785
182
324.900
€ 62,00
2,50
223
27,81
€ 20.143.800 € 11.285,00
5.061,00
65,70
--
2004
2.250
1.785
200
357.000
€ 32,00
2,40
228
14,03
€ 11.424.000 € 6.400,00
2.807,00
64,00
2005
2.250
1.800
200
360.000
€ 42,00
2,20
233
18,02
€ 15.120.000 € 8.400,00
3.605,00
65,10
2006
2.250
1.800
230
414.000
€ 40,00
2,10
238
16,81
€ 16.560.000 € 9.200,00
3.865,00
72,64
2007
2.300
1.800
180
324.000
€ 45,00
1,90
243
18,51
€ 14.580.000 € 8.100,00
3.333,00
62,50
2008
2.275
1.846
167
308.240
€ 58,00
3,30
251
23,10
€ 17.878.000 € 9.686.00
3.858,96
67,90
2009
2.498
1.959
257
503.463
€ 45,00
0,70
253
17,78
€ 22.653.000 € 11.565,00
4.571,14
73,32
2010
2.707
2.169
133,8
290.212
€ 65,00
1,60
257
25,29
€ 18.864.000 € 8.697,00
3.384,00
57,78
6,28
2011
3.122
2.524
247,3
624.185
€ 40,00
2,70
264
15,15
€ 24.967.400
3.747,00
77,50
13,26
190
€ 9.982,00
SERIE STORICA PRODUZIONI PROVINCIALI
Superficie Ha.
ANNO
Totale
Produz. Q.li
in produz. per Ha.
Totale
VITE
PERIODO 1980-2011 (Prezzi in € dal 2003)
Prezzi Lit./q.le
Valori P.L.V.
Lit./Ha. in produz.
Totale in
tasso inflaz. Tasso
Prezzi
annuale in % inflaz.
deflazioLit./000
Progressivo nati
in € dal 2003
1980=100
12.500
21,20
100
12.500
85.525.000
Prezzi
correnti
Valori
correnti
Incidenza % su produz.
Valori
deflazionati
base 1980
Regione
EmiliaRomagna
ITALIA
1980
28.487
26.937
254
6.842.000
3.186.000
3.186.000
39,08
5,74
1985
22.637
17.132
53
908.000
37.000
9,20
192
19.270
33.596.000
1.961.000
1.021.000
23,92
1,07
1986
20.806
17.906
150
2.686.000
33.000
5,80
203
16.250
88.638.000
4.950.000
2.438.000
23,97
2,67
1987
18.290
16.990
190
3.228.000
25.000
4,70
213
11.700
80.700.000
4.750.000
2.230.000
27,23
3,22
1988
18.000
16.500
160
2.640.000
31.000
5,10
224
13.840
81.840.000
4.960.000
2.214.000
26,15
3,24
1989
17.500
16.400
138
2.263.200
40.000
6,30
238
16.800
90.528.000
5.520.000
2.319.000
24,11
3,31
1990
17.150
16.640
161
2.679.000
42.000
6,50
253
16.470
112.569.000
6.762.000
2.652.000
25,13
3,70
1991
17.600
16.800
118
1.982.400
37.000
6,40
269
13.650
73.349.000
4.366.000
1.611.000
25,77
2,50
1992
17.900
17.000
220
3.740.000
21.000
5,40
284
7.342
78.540.000
4.620.000
1.615.000
31,16
4,08
1993
17.900
17.200
184
3.164.800
24.000
4,20
296
8.050
75.955.000
4.416.000
1.482.000
32,01
3,76
1994
17.200
16.550
170
2.813.500
37.000
3,90
308
11.940
10.410.000
6.290.000
2.029.000
28,40
3,58
1995
16.450
15.650
170
2.660.000
50.000
5,36
325
15.290
133.000.000
8.500.000
2.600.000
28,21
3,69
1996
16.100
15.350
182
2.794.000
36.000
3,90
337
10.620
100.584.000
6.552.000
1.933.000
30,90
--
1997
16.035
15.350
98
1.504.300
54.000
1,72
343
15.650
81.232.000
5.292.000
1.534.000
25,45
--
1998
16.140
15.445
162
2.502.090
42.000
1,70
349
11.960
105.088.000
6.804.000
1.938.000
29,20
--
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
16.207
16.290
16.900
16.940
17.040
17.250
17.250
17.830
17.830
17.676
15.479
15.500
15.600
15.670
15.760
15.810
15.900
16.235
15.240
16.459
174
170
173
156
152
188,5
169,0
182,0
165,0
185,0
2.693.000
2.635.000
2.698.800
2.444.520
2.396.000
2.980.185
2.687.000
2.954.770
2.679.600
3.050.000
41.000
44.000
41.000
44.534
25,00
21,00
15,00
20,00
30,00
24,00
2,10
2,60
2,70
2,50
2,50
2,50
2,20
2,10
1,90
3,30
356
365
375
384
394
403
412
421
429
443
11.450
12.000
10.870
13.600
6,35
5,21
3,64
4,75
6,99
5,41
110.413.000
115.940.000
110.651.000
108.864.767
€ 59.900.000
€ 62.583.900
€ 40.305.000
€ 59.095.400
€ 80.388.000
€ 259.000.000
7.133.000
7.480.000
7.093.000
6.947.336
€ 3.800
€ 3.958
€ 2.535
€ 3.640
€ 4.950
€ 4.442
1.992.000
2.038.000
1.881.000
1.809.000
964,47
982,13
615,29
864,60
1.153,85
1.002,27
28,70
28,62
28,30
31,50
32,00
31,20
31,00
32,90
32,00
36,00
------
2009
16.966
15.849
193,0
3.059.000
23,00
0,70
446
5,16
€ 70..357.000
€ 4.439
995,29
26,48
2010
16.600
15.390
181,4
2.791.700
20,00
1,60
453
4,41
€ 55.834.000
€ 3.630
1.032,00
31,47
7,00
2011
16.467
15.162
209,4
3.174.350
28,00
2,70
465
6,02
€ 88.881.800
€ 5.863
1.261,00
35,7
6,40
191
PREZZI PRODOTTI PRINCIPALI COLTURE ERBACEE E VINO ANNO 2011 - IN EURO PER Q.LE - IVA ESCLUSA - (ALL'ORIGINE)
FORAGGIO
MEDICA
(VARI
TAGLI)
FARINACCIO
(IN SACCHI)
VINO BIANCO
COMUNE 9-10 GR.
A GRADO
VINO ROSSO
COMUNE 9-10
GR. A GRADO
VINO
BIANCO
I.G.T. 1011 GR. A
GRADO
VINO
ROSSO
I.G.T 1011 GR. A
GRADO
TREBBIANO
DOC A
GRADO
SANGIOVESE
DOC A
GRADO
UVA
TREBBIANO
COMUNE
PIANURA
MESE
GRANO
TENERO
TIPO 2
Gennaio
29,3
29,6
26,2
24,3
24,8
42,0
11,7
21,8
2,37
2,27
2,40
2,30
2,85
3,85
Febbraio
29,3
29,3
24,7
24,4
24,8
40,7
12,1
20,7
2,37
2,27
2,40
2,30
2,85
3,85
Marzo
27,0
27,0
23,0
24,1
23,1
39,0
11,3
22,2
2,70
2,80
2,77
2,90
3,15
4,40
Aprile
27,6
26,4
23,6
25,7
23,6
38,9
11,0
23,0
2,80
2,85
2,80
3,00
3,15
4,35
Maggio
27,6
26,3
23,6
26,5
24,6
39,5
8,5
23,0
2,80
2,85
2,80
3,00
3,15
4,35
Giugno
23,5
29,8
21,2
26,0
24,6
39,2
8,2
23,0
2,80
2,85
2,80
3,00
3,15
4,35
Luglio
23,5
29,8
21,7
27,6
24,6
40,5
8,7
21,0
2,85
2,90
2,82
3,05
3,20
4,35
Agosto
23,5
29,8
22,1
21,4
19,0
39,6
9,7
22,0
2,85
2,90
2,82
3,00
3,20
4,35
Settembre
23,8
30,2
22,1
21,0
20,9
37,2
7,9
18,9
2,85
2,90
2,82
3,00
3,20
4,35
26,0
Ottobre
23,0
29,0
21,7
19,0
18,2
34,9
8,2
16,6
3,45
3,60
3,70
3,65
3,80
4,85
30,0
Novembre
22,7
28,6
21,1
19,1
18,2
35,0
10,2
19,0
3,45
3,60
3,70
3,65
3,80
4,85
Dicembre
22,5
28,6
21,0
19,0
18,2
34,9
10,2
18,6
3,45
3,60
3,70
3,65
3,80
4,85
MEDIA
2011
25,3
28,7
22,7
23,2
22,0
38,4
9,8
20,8
2,90
2,94
2,96
3,04
3,27
4,39
28,0
MEDIA
2010
19,2
18,6
16,4
17,6
16,6
35,1
10,7
15,1
2,39
2,25
2,40
2,38
2,68
3,53
18,5
+31,8% +54,3% +38,4% +31,8% +32,5%
+9,4%
+8,4%
+37,7%
+21,3
+30,7
+23,3
+27,7
+22,0
+24,3
+51,3
VARIAZ. IN
% ANNO
2011/ ANNO
2010
GRANO
DURO
ORZO
MAIS
SORGO
SOIA
192
ANALISI DELLE PRODUZIONI E DEI MERCATI ZOOTECNICI
Pur con valori differenziati in rapporto alle varie categorie di animali l'anno 2011 è trascorso, per il
comparto zootecnico provinciale, all'insegna della normalità per quanto riguarda i risultati
produttiviti ed economici, e in qualche caso, un po' più positivo nei confronti del precedente grazie,
soprattutto, alle migliori quotazioni di alcuni dei prodotti più rappresentativi quali latte, suini grassi
e pollame.
Da un'analisi della consistenza numerica dei capi rilevata per le varie specie si è evidenziata una
relativa stabilità per la maggior parte di esse con propensione all'aumento per quelle nei confronti
delle quali è maggiormente orientato il consumo delle carni di minor prezzo come suini e pollame
in sintonia con la diminuita capacità di acquisto delle famiglie penalizzate dalla attuale crisi
economica.
Sono state individuate diminuzioni per bovini ed altre specie a carne rossa oltre che per conigli.
Stazionaria la produzione delle uova e lievemente incrementata quella del latte trascinata al rialzo
da quella dei caseari e, in particolar modo, dal momento favorevole per il grana.
Nonostante tutto permane la situazione di disagio già rilevata negli anni precedenti che pone gli
operatori in condizione di dover produrre, almeno per alcuni comparti, sotto costo in un clima di
incertezze e di poca tranquillità per il futuro.
Fortunatamente, anche per il 2011, non si sono verificati fenomeni emergenti di natura sanitaria (se
si esclude il caso, per noi secondario, della diossina che ha inquinato le carni di allevamenti
soprattutto tedeschi) in grado di provocare turbamenti di mercato aggravando ulteriormente una
situazione che si presentava già difficile.
Si sta ridimensionando il numero degli allevamenti con scomparsa graduale di quelli di piccole
dimensioni non più in grado di produrre a costi competitivi non potendo sfruttare in modo
economico i ritrovati delle moderne tecnologie e la mediocre organizzazione a tutto vantaggio di
quelli di maggiore potenzialità più propensi ad investire per assicurarsi una gestione ancora più
vantaggiosa.
In quanto alle quotazioni dei prezzi nel 2011 sono stati rilevati piccoli incrementi per bovini e
categorie giovani di suini, più consistenti per suini grassi e varie categorie di pollame, flessioni per
ovicaprini, stazionarietà per equini, uova e conigli. Qualche timido risveglio è stato evidenziato per
animali di fine carriera (scrofe, pecore, ovaiole) restate ferme al palo per vario tempo. Da un esame
dei listini si sono dimostrati stabili, nel corso dell'anno, le quotazioni di bovini ed equini e più
fluttuanti quelli delle altre specie.
Palese l'aumento delle quotazioni del latte nonostante le difficoltà nel trovare l'accordo fra gli
interlocutori interessati in quanto legati a parametri molto discutibili che hanno reso assai
complicati i metodi di calcolo.
Sul bilancio dei nostri produttori ha pesato notevolmente il costo dei mangimi, trascinati al rialzo da
quello dei cereali, rendendo ancora più difficile la competizione con quelli di altri paesi che
utilizzano mano d'opera di più basso costo e con disposizioni meno restrittive in merito alla tutela
dell'ambiente naturale e al benessere degli animali.
Sono molteplici le cause che rendono attualmente il sistema produttivo zootecnico alquanto
vulnerabile: la mancanza di una efficiente pianificazione che assicuri più stabilità ai mercati con un
più equo rapporto fra domanda e offerta; lo scarso livello dimensionale di molte strutture produttive
e l'urgente necessità di provvedere a un loro accorpamento; le contraffazioni di molte nostre
produzioni tipiche valorizzate da marchi di qualità: le difficoltà di approvvigionamento, se non a
prezzi meno alti, di giovani bovini da ristallo per potenziare i nostri allevamenti; le norme di
carattere igienico sanitario imposte dall'UE e rese ancora più restrittive da altre a carattere nazionale
e regionale per dare maggiore credibilità sul mercato al "made in Italy" che costituisce una delle
armi più valide per poter competere. Trattasi di norme che vengono a incidere notevolmente sui
costi non ultima delle quali la Direttiva sui nitrati che imponeva limiti al carico di bestiame sul
terreno oggetto di allevamento (non superamento dei 170 Kg / Ha di azoto nelle aree considerate
193
vulnerabili) in quanto ritenuto responsabile dell'inquinamento delle acque. Con una recente
disposizione della UE detto limite è stato aumentato ma a compenso sono richieste modifiche
nell'assetto colturale.
Con l'applicazione di una corretta gestione degli animali sarà possibile fornire, con precise
indicazioni sulla tracciabilità, garanzie della loro produzione con possibilità di un loro migliore
ingresso sui mercati. Da non dimenticare, inoltre, che la Comunità, nella concessione di contributi
ai produttori, esige sia applicato il principio della condizionalità che comporta la revoca, anche
totale, dei medesimi qualora non siano state applicate, e riscontrate a seguito di controlli, le norme
sulla protezione ambientale.
Il ruolo della PLV zootecnica provinciale, nel contesto di quella agricola complessiva, è abbastanza
significativo aggirandosi sul 20% e oltre ma non certamente a livello di quello di altre province
della Regione.
Pur con le molteplici difficoltà nella zootecnia provinciale si ravvisano ancora margini di
miglioramento e di potenziamento consentendo di meglio valorizzare quei territori meno suscettibili
di attuare colture di alto reddito quali sono quelli di più alta giacitura o anche di pianura con terreni
meno fertili.
Altro problema scottante, e che ha dato luogo a polemiche e a manifestazioni di piazza, è quello
delle quote latte. Per i produttori che hanno superato il quorum individuale assegnato senza versare
il prelievo la partita è ancora aperta. Nelle ultime due annate, a seguito dell'aumento del plafon
assegnato all'Italia, non si sono verificati debiti nei confronti della UE sussistendo la possibilità di
compensare gli esuberi produttivi di alcuni produttori con la sottoutilizzazione delle quote da parte
di altri. Resta tuttavia in sospeso una montagna di debiti a carico dei produttori che dal 1995-1996
al 2008-2009 non hanno pagato i prelievi. Trattasi di circa 8.500 operatori con una entità di debiti
pari a 1,7 miliardi di euro dei quali solo la metà ritenuti esigibili da parte dello Stato che ha dovuto
versare all'UE detto importo per conto degli inadempienti.
Il sistema delle quote, posto in essere fin dal 1990 per frenare gli eccessi produttivi che avevano
fatto crollare i prezzi del latte, avrà termine nel 2015. Si stanno studiando, fin da ora, strategie meno
complicate che consentano di mantenere la riduzione in condizioni di equilibrio con la richiesta. Gli
obiettivi da perseguire risultano: stabilizzazione della domanda introducendo a priori rapporti
contrattuali fra produttori e trasformatori ricorrendo al sistema delle O.p. e dell'interprofessione;
dare più trasparenza al mercato tramite analisi periodiche dei volumi da latte prodotti e dei prezzi.
L'Italia ha già beneficiato di un integrazione del plafon del 2% e beneficerà di un ulteriore 5% per
tutti gli anni che mancano per arriv are alla abolizione completa nel 2015.
Va anche segnalata l'azione legale posta in essere dai produttori inadempienti che trova una sua
giustificazione nel fatto che, nel conteggio delle consegne del latte, sarebbero stati commessi dal
personale dell'AGEA errori a loro danno.
Polemiche a non finire sono sorte anche nella assegnazione delle quote aggiuntive concesse al
nostro Paese dall'UE e che, in base a disposizione ministeriale, su proposta dall'UE sono andate a
beneficio di chi non ha pagato le multe penalizzando i produttori che avevano sempre agito
onestamente pagando i prelievi qualora fossero esistiti o non utilizzando tutto il plafon individuale
loro assegnato.
Obiettivo prioritario è quello della valorizzazione dei prodotti zootecnici tipici legati al territorio
insigniti di marchi di qualità riconosciuti dall'UE o di istituzione regionale (Q.C.) consentendo la
possibilità di una loro maggiore penetrazione sui mercati nazionali ed esteri.
Nell'ambito del sostegno del principio della biodiversità va riconosciuta la opportunità di continuare
nella iniziativa di salvaguardia delle razze autoctone locali quale la Bovina romagnola, per i
riconosciuti pregi della sua carne e la suina Mora di Romagna che sta riscuotendo successo, tramite
incroci, nel processo di miglioramento della carne di altre razze in campo nazionale ed estero. Si
tratta di eventualità da tenere in considerazione nel predisporre i Piani di Sviluppo Rurale.
In un contesto produttivo ricco di difficoltà come quello zootecnico uno dei punti chiave a
vantaggio degli allevatori è quello di rendere più equi i rapporti di filiera assegnando agli operatori
194
che ne fanno parte la quota di valore aggiunto che si merita. Purtroppo i produttori zootecnici hanno
scarso potere contrattuale e devono accontentarsi di quel che resta dopo che gli altri si sono presi a
piacimento la loro fetta di guadagno. L'accorciamento della filiera, quando è possibile, può
costituire la giusta soluzione del problema. In questa ottica si inseriscono i "Farm's Market",
mercatini regolamentati dai Comuni dove i produttori associati vendono direttamente ai
consumatori con notevoli vantaggi economici per entrambe le categorie.
Va sottolineato, a questo punto, come i produttori siano posti in difficoltà di fronte alle mutevoli
situazioni che si prospettano in continuazione imposte da un commercio mondiale regolato dalla
WTO. Ad esempio l'aumento rilevante del prezzo dei cereali, a decorrere dalla raccolta del 2009 e
proseguito fino ad oggi, ha trascinato al rialzo anche quello dei mangimi penalizzando i produttori
posti quasi sempre di fronte a una stagnazione dei prezzi dei loro prodotti.
Da una verifica dello stato di salute dell'attuale PAC a metà percorso (Healt chek) sono stati
individuati i settori più in difficoltà a sostegno dei quali, ai sensi del Reg. CE 73/2009 art. 68, sono
stati disposti aiuti aggiuntivi che, per il settore zootecnico, interessano le seguenti categorie: la
carne bovina (allevamenti di vitelli purchè figli di vacche iscritte ai Libri Genealogici, etichettatura
facoltativa della carne, capi macellati), gli ovicaprini (sostegno alla produzione di agnelli aderenti a
sistemi di qualità, ad allevamenti basati su sistemi a bassa densità, per acquisto o detenzione di
montoni di pregio) e infine a sostegno del latte di qualità purchè destinato alla produzione di
formaggi DOP. Trattasi, in ogni caso, di aiuti accoppiati alla produzione. Nella concessione degli
aiuti risultano privilegiati i produttori che aderiscono a un Piano di Sviluppo Rurale.
Agli stati membri è stata concessa, dall'UE la possibilità di potere usufruire di una maggiore
flessibilità nella concessione degli aiuti riconoscendo ad essi la possibilità di destinare parte degli
aiuti disaccoppiati ad iniziative previste dai Piani di Sviluppo Rurale (modulazione).
Altre iniziative proposte a tutela della zootecnia riguardano l'accesso al credito agrario agevolato, le
ricerche di mercato, l'informazione, la promozione dei prodotti, la semplificazione della burocrazia.
Punti di rilievo, che interessano l'attività zootecnica, risultano l'etichettatura dei prodotti e le
produzioni biologiche.
In quanto all'etichettatura l'UE prevede che l'indicazione dell'origine sia indicata per tutte le carni
fresche, congelate e confezionate oltre che per miele, latte fresco, uova. L'indicazione che finora ha
riguardato solo la carne bovina fresca dovrà essere estesa anche alla carne suina, ovicaprina e
volatili (non ai conigli). Le norme di nuova applicazione, una volta approvate dal Consiglio dei
ministri della Comunità, entreranno in vigore nel 2012. Nell'etichetta è resa obbligatoria la
indicazione delle qualità nutrizionali quali: contenuto energetico (calorie), grassi saturi, carboidrati,
zuccheri, proteine, sali. Tutti dati da porre in evidenza con caratteri indelebili e tali da non indurre
in errore l'acquirente. Sarà anche rafforzata la normativa sugli allergeni.
Le produzioni biologice zootecniche hanno avuto finora scarsa rilevanza in provincia rispetto a
quelle dei prodotti delle colture. Richiedendo l'utilizzo, nella alimentazione degli animali, di
prodotti OGM free, e una rigorosa applicazione delle norme sul benessere degli stessi. Ne
risulterebbe un sensibile incremento dei costi non compensato, a sufficienza, da quello degli incassi.
A meno che non intervenga l'aiuto pubblico, eventualità che appare poco fattibile in questo
particolare momento. Va comunque segnalata la presenza, in buona parte delle aziende agricole
della provincia, della esistenza di piccoli allevamenti di animali di bassa corte, allevati seguendo i
metodi tradizionali del passato, che come qualità gustative, nutrizionali e stato sanitario possono
assimilarsi alle produzioni biologiche.
Per meglio gestire le risorse pubbliche in provincia, a partire dal 1950, ha preso consistenza il
"Sistema allevatori". L'obiettivo era di qualificare i servizi a favore di tutte le imprese zootecniche,
di armonizzare la presenza degli allevatori nel territorio nel rispetto dell'ambiente, di coordinare le
attività di miglioramento genetico, di conciliare le attività delle imprese con le esigenze di sicurezza
alimentare. L'obiettivo è stato finora raggiunto senza togliere nulla alla efficienza dei servizi. Era
stato preso in esame la stesura di un progetto organizzativo incentrato sull'ARA (Associazione
regionale allevatori) che, in caso di ristrutturazione dei servizi, oltre alle attività istituzionali, erano
195
prese in considerazione anche quelle tecniche e commerciali da svolgersi, sia pure con criteri
diversi, nei vari territori provinciali. Purtroppo il sistema sul quale si basa tuttta l'attività di
miglioramento genetico, è entrato in una fase di grave crisi dovuto all'incertezza del finanziamento
pubblico da mettere in dubbio l'autonomia giuridica, economica e finanziaria delle APA
(Associazioni Provinciali Allevatori).
Va sottolineato che l'attività relativa alla tenuta dei Libri Genealogici, in base a quanto disposto
dalla Legge Reg. N° 30 del 1991, fa parte di un capitolo di spesa finanziato dal MIPAAF tramite le
Regioni e le Province.
In questa situazione anche l'APA di Ravenna, venendo meno i contributi dello Stato, ha dovuto
correre ai ripari per garantire agli operatori, qualunque fosse la ristrutturazione che ne deriverebbe
in termini di utilizzo del personale a disposizione, molti dei servizi fin qui resi e precisamente:
assistenza ai programmi di miglioramento, attività commerciali e di fecondazione artificiale,
anagrafe bestiame, mentre l'ARA sarà delegata ad accentrare in sè tutte le attività di selezione e
miglioramento genetico nella intera Regione. Le APA, a seguito della ristrutturazione, potrebbero
assumere, o no, una propria autonomia giuridica, economica e finanziaria proponendosi, nel primo
caso, di mettere a disposizione dell'ARA tutto il personale per l'attività di selezione genetica e
gestendo gli altri servizi in proprio. Servizi che oltre a quelli sopra accennati comprendono anche
l'organizzazione di mostre e rassegne con scelta dei soggetti di valore, controllo delle mungitrici,
utilizzo di macchine per lavori di campagna e di stalla, assistenza alle vendite di animali di pregio,
tenuta di uno schedario per assicurare il benessere degli animali, mappatura del territorio in caso di
progetti per impianti di biogas.
Altrettanto significativo è l'apporto del Servizio veterinario della AUSL che provvede all'anagrafe
del bestiame delle specie maggiori, alle rilevazioni statistiche (comprese quelle degli avicunicoli e
delle api), alla conservazione del patrimonio zootecnico nelle migliori condizioni di salute
salvaguardandolo dalla recrudescenza di malattie note da tempo (afta epizotica, TBC, brucellosi,
ecc.), al controllo delle mastiti nelle lattifere, ad interventi di prevenzione e di cura qualora si
ravvisino casi di malattie emergenti.
All'APA di Ravenna aderiscono n° 331 soci ma, per certi servizi, vengono assistiti anche i non
soci.
Il patrimonio zootecnico della provincia, alla data del 31/12/2011, risultava quantificato come
segue:
n° 261 allevamenti con n° 9.759 capi, con una flessione, nei confronti del 2010, del
BOVINI
l'1,4% per i primi e del 2,3 % per i secondi.
n° 355 allevamenti con 110.018 capi, con un incremento del 3,2 % per i primi e
SUINI
una flessione del 6,2 % per i secondi.
OVI-CAPRINI n° 383 allevamenti e con 6.410 capi, con un decremento dell' 1,3 % per i primi
e un incremento dell'1,9% per i secondi. I capi rilevati risulterebbero così suddivi
si Ovini n° 5.250 e Caprini n° 1.160.
Gli EQUINI
dai 3.354 capi del 2010 si sono ridotti ai 3.200 del 2011 (-4,6%)
Da un confronto di questi dati con quelli del Censimento generale dell'agricoltura del 2010, sinora
definiti in via provvisoria, emerge una sostanziale differenza con forte orientamento al ribasso per i
secondi. Il Censimento ha rilevato per i bovini n° 209 allevamenti con 8.862 capi; per i suini n° 119
allevamenti con 89.998 capi; per gli ovini n° 114 allevamenti con 2.781 capi; per i caprini n° 38
allevamenti con 396 capi; per gli equini n° 251 allevamenti con 1.501 capi: per i conigli n° 39
allevamenti con 205.180 capi; per gli avicoli n° 132 allevamenti con n° 7.052.250 capi.
Trattasi pertanto di dati da confermare precisando, però, che in base ai criteri di rilevazione adottati
con il Censimento, non sono stati presi in considerazione gli allevamenti di piccolissime
dimensioni, anche perchè difficili da individuare nel caso si tratti di soggetti di specie minori
(pollame e conigli).
Da segnalare anche la mole del lavoro svolto dall'A.P.A. nel 2011 attinente la selezione del
bestiame per l'iscrizione ai Libri genealogici di razza e che ha interessato bovini da latte e da carne,
196
suini, ovicaprini, equini e conigli per complessivi n° 220 allevamenti, n° 5.227 capi controllati per
le produzioni di latte e carne e, con iscritti ai libri, n° 7.891 soggetti. Per quanto concerne i capi
sottoposti a controllo si evidenzia, nei confronti del 2010, una lieve crescita delle vacche da latte e
lieve flessione per suini, ovicaprini e stazionarietà per equini.
Il piano di assistenza tecnica agli allevatori per bovini da latte e da carne ha subito, soprattutto per i
tagli al finanziamento pubblico, un consistente ridimensionamento.
CONSISTENZA BESTIAME ISCRITTO AI LL.GG. ANNO 2011
(FONTE DATI: APA)
CONSISTENZA
ALLEVAMENTI
N.
CAPI CONTROLLATI
N.
CAPI ISCRITTI
N.
BOVINI DA LATTE
20
2914
3484
BOVINI DA CARNE
92
1302
2191
SUINI
17
125
584
OVI-CAPRINI
38
723
1240
EQUINI
51
105
188
CONIGLI
2
58
204
220
5227
CATEGORIA
TOTALI
197
7891
BOVINI
Pure senza realizzare risultati produttivi ed economici che pongano fine alla situazione di disagio
rilevata negli ultimi tempi il comparto ha fatto notare, complessivamente, qualche miglioramento
nei confronti dell'anno precedente non tanto per quanto concerne il prodotto carne rimasto ancorato
ai vecchi valori sia come quantità che come prezzi, ma per le migliorate quotazioni realizzate con il
prodotto latte, dalla decisa crescita del Parmigiano-Reggiano e dal requisito di alta qualità.
Il patrimonio bovino provinciale sta comunque perdendo terreno sotto il profilo dei capi allevati, in
special modo quelli da carne, in considerazione del calo dei consumi più rivolto a prodotti di altre
specie meno care come si può evidenziare dalle rilevazioni eseguite da vari organismi fra cui quelle
dell'AUSL di Ravenna attraverso l'anagrafe del bestiame e quelle del Censimento agricolo.
In base ai dati ISTAT la consistenza del bestiame bovino in provincia, che nel 2007 ammontava a
10.639 capi, è scesa ai 9.951 capi del dicembre 2010 e ai 9.569 del giugno 2011. Ancora più
rilevante risulta la flessione del numero degli allevamenti che dai 346 del 2007 sono scesi ai 209 del
2010. In base al Censimento riferito all'ottobre del 2010 la flessione risulterebbe ancora più
evidente: n° 8.862 i capi e 209 gli allevamenti. Sempre in base ai dati ISTAT il numero delle
lattifere, nel periodo da giugno a dicembre 2010, sarebbe aumentato da 2.281 a 2.419.
Solo attraverso una riorganizzazione del settore, che finora ha beneficiato di aiuti pubblici
accoppiati più di altri, sarà possibile rendere compatibili le produzioni e dare sostegno alle aziende
in crisi.
La etichettatura in vigore per le carni bovine, e che sarà estesa ad altri prodotti zootecnici con
l'indicazione dell'origine del prodotto e del valore nutrizionale, giocherà un ruolo importante pur
rilevando che con l'applicazione del disaccoppiamento e un eventuale abbandono dei titoli storici
con passaggio vicino a un modello regionalizzato dei contributi, tuttora allo studio dei competenti
organi della Comunità, si verrebbe a penalizzare la zootecnia bovina, specie quella da carne qualora
non si dovesse provvedere a sostenerla con adeguate misure compensative.
Misure che dovrebbero consistere, per quanto concerne i pagamenti diretti con inizio 2013 in:
- pagamento unico di base per tutti gli agricoltori (un tanto ad Ha);
- un pagamento cosidetto verde(greening) a sostegno di azioni ambientali;
- un pagamento a sostegno delle aree svantaggiate;
- un aiuto accoppiato facoltativo per tipi di agricoltura di particolare importanza per ragioni
economiche e sociali.
Con una regionalizzazione su base nazionale, e non riferita alla sola Pianura Padana, il valore di
base dei titoli si ridurrebbe di molto con destinazione dei risparmi a finanziamenti di misure
agroambientali o all'agricoltura di aree svantaggiate.
Fra le note negative assume rilievo un previsto accrescimento, per il futuro, del prezzo dei mangimi
non compensato da un altrettanto aumento dei prodotti in vendita pur notando che i bovini si
nutrono in prevalenza dei foraggi di produzione aziendale per cui ne risulta diminuito il costo della
alimentazione a tutto vantaggio degli allevatori.
Fra le previsioni sussiste una stagnazione della macellazione e dei consumi della carne bovina e un
aumento delle importazioni.
Comparto carne. La carne fornisce più di un quarto della PLV dell'allevamento bovino che
complessivamente concorre per il 10% alla realizzazione di quella totale zootecnica. fra le razze
allevate prevale la Romagnola la cui carne è una delle più quotate sul mercato grazie ai suoi pregi
gastronomici e alle garanzie che può offrire sotto tutti gli aspetti.
Si attua, per lo più, in allevamenti di piccola dimensione a conduzione familiare a stabulazione fissa
e al chiuso. Per di più è anche quella che meglio si adatta all'ambiente locale e preferita alle razze di
importazione francesi quali la Charolais e la Limousin presenti per lo più in allevamenti all'aperto, a
stabulazione libera e di più ampie dimensioni. In genere si preferisce importare soggetti di 3-4 ql. di
peso (Brouvard) e portarli al peso di 6-7 ql. però non sono di facile reperimento e per di più dal
costo elevato visto che i francesi preferiscono completare nelle loro stalle grazie all'aiuto di cui
198
all'art. 68 del Reg. CE n° 73/2009 l'intero ciclo di produzione ravvisandone una maggiore
convenienza. Rilevante anche il numero di capi di razze di incrocio.
I consumi di carne bovina che avevano subito un forte calo nel periodo delle emergenze sanitarie, si
sono portati su una posizione di maggiore equilibrio con propensione alla diminuzione in
dipendenza dei più alti prezzi che coinvolge l'intero settore delle carni rosse.
Da rilevare che la carne bovina costituisce una importante voce negativa della nostra bilancia
commerciale dovendo importarne per il 50% del nostro fabbisogno nazionale. Importazione che
avviene da paesi europei come Polonia e Francia ma soprattutto dagli USA e da paesi del Sud
America. I divieti di porre sul mercato tagli di carne bovina suscettibile di contagiare le persone con
i germi dalla nota BSE (vacca pazza) sono stati soppressi ed oggi si può mangiare con tranquillità
qualsiasi tipo di carne, compresa la fiorentina con l'osso.
In quanto al mercato si è evidenziata una situazione di pesantezza che si è riflessa sui prezzi, che,
mediamente, hanno confermato, con lievi aumenti, quelli della passata stagione. Più fluttuanti sono
risultati quelli delle razze francesi; più stabili e sostenuti quelli della Romagnola.
Dopo le lusinghiere quotazioni dei primi mesi si sono avute flessioni considerevoli che sono
proseguite fino a metà estate per poi ripresentarsi, successivamente, su migliori livelli. I vitelloni
Romagnoli, in base alle indicazioni della piazza di Forlì-Cesena, sono stati valutati (per Kg, peso
vivo, franco allevamento, IVA esclusa, di prima qualità) sui 2,50/2,60 Euro a Kg; quelli Charolais,
da Euro 2,05 a 2,35 il Kg. I meno pagati sono risultati i Simmenthal. Totale stazionarietà per le
vacche romagnole (Euro 1,50 a Kg). LA GDO lamenta un calo delle vendite della carne rossa del
4-5% nei confronti del 2010 e, per affrontare la concorrenza, le insegne che fanno parte di questo
gruppo si difendono a suon di sconti e di promozioni. Più favorevole è il mercato per altri paesi
dell'UE come Francia e Germania. Senza una seria revisione dell'organizzazione dei vari anelli della
filiera la vita per i nostri produttori, e anche macellatori, si renderà sempre più difficile.
Fra le iniziative più valide continua a riscuotere successo quella inerente la valorizzazione della
carne bovina Romagnola con l'applicazione del marchio QC (qualità controllata) della Regione.
Altrettanto significativo il riconoscimento della DOP per il vitellone bianco dell'Appennino
centrale.
La razza Romagnola ha beneficiato finora di un premio comunitario riservato alle razze in pericolo
di estinzione nonchè di un premio per l'acquisto di tori di alto valore genetico dell'ANABIC che
però con il taglio della spesa pubblica, sono posti in discussione per l'avvenire.
Sono comunque in corso, a livello provinciale, iniziative per realizzare accordi fra le categorie della
filiera, garantire più stabilità al settore e favorire la commercializzazione della carne.
Comparto latte. Il trend positivo del mercato sta trascinando al rialzo la produzione del latte dopo
la situazione di pesantezza degli anni precedenti. Il numero dei produttori della provincia è rimasto
stabile (in totale 23 di cui 18 per le consegne, 2 per le vendite dirette e 3 per consegne e vendite
dirette). Ma i quantitativi di prodotto per le consegne rettificate è risultato in aumento: dai ql.
162.130 della campagna di riferimento 2009/2010 si è passato ai 171.170 della successiva. Trattasi
di un valore nettamente inferiore a quello delle quote assegnate ai produttori per la campagna
2011-2012 stabilita in ql. 188.816 (con inizio dal 1 aprile 2011 e fine al 31 marzo 2012) da non
comportare prelievi da parte della Comunità.
Le lattifere presenti in provincia risultano, in prevalenza, di razza Frisona italiana con più scarsa
rappresentanza di Bruna Alpina, Simmenthal e Jersey. Il latte prodotto è destinato al consumo
diretto e ceduto ad alcune società della Regione. Trattasi, in grande prevalenza, di latte di alta
qualità in relazione al suo alto contenuto di grassi e proteine e a quello ridotto di cellule somatiche
e carica batterica. Una piccola parte è lavorata dal caseificio sociale di Savio o di qualche altro di
minore potenzialità a carattere famigliare destinato a produrre, in ogni caso, formaggi freschi da
consumarsi localmente.
La produzione di latte in provincia, se confrontata con quella regionale, risulta alquanto modesta (il
2% come quantità e lo 0,6% come numero di allevamenti):
199
Fra i punti meritevoli di considerazione per le discussioni e polemiche a cui hanno dato origine
risultano la determinazione del prezzo di vendita e le quote latte.
La definizione del prezzo per il latte munto alla stalla è in genere ottenuto in base ad accordi, non
sempre raggiungibili in tempi brevi, fra le organizzazioni che fanno parte della filiera, spesso con
l'intermediazione della Regione e prendendo per lo più, come punto di riferimento, i valori assunti
dalla Lombardia che ne è anche la massima produttrice.
In genere i contratti prevedono incrementi di prezzo scaglionati nel tempo e dovrebbero basarsi
sulla osservazione di un paniere di 15 voci equamente ripartite fra quotazioni dei prodotti caseari
sul mercato nazionale e internazionale e prodotti che presentano un costo per l'allevatore. Il prezzo
del prodotto standard che interessa da vicino è stato definito in febbraio 2011 e ammonta a Euro
0,4.311 il litro in base alle modalità del sistema indicizzato a titoli, e da aggiornarsi mensilmente
dall'Osservatorio del latte, mentre una Commissione paritetica monitorerà ogni sei mesi il
meccanismo della sua determinazione. Il prezzo è riferito a un prodotto intero, genuino, refrigerato
alla stalla a 4 gradi C° e ottenuto nel rispetto della normativa igienico sanitaria nazionale e
comunitaria. Il valore standard si dovrà integrare con una quota aggiuntiva per la qualità (Euro
0,03-0,04 il Litro) oltre all'IVA in compensazione.
Trattasi di valori accettabili, in crescita del 20-25% nei confronti dell'anno 2010, e superiori ai
livelli medi comunitari considerato che nell'aprile 2011 le quotazioni sono risultate di Euro 31,03 a
ql. per la Francia, di Euro 34,02 per la Germania, di Euro 27,77 per il Regno Unito e di Euro 40,18
per l'Italia e quindi, mediamente, di Euro 32,66 a ql.
Il prezzo di liquidazione del latte trasformato, in special modo a Parmigiano, è risultato molto più
alto (Euro 0,6 a kg).
Dove non si è raggiunto un accordo su basi interprofessionali si è dovuto ricorrere ad accordi
aziendali. Da sottolineare che l'offerta del latte subisce variazioni nel corso dell'anno e che con la
calura dei mesi estivi si riduce sensibilmente soprattutto nei paesi della Europa continentale. La
buona evoluzione del mercato del latte va posta anche in relazione alla forte richiesta di
importazione soprattutto da parte dei paesi asiatici. Alla ridotta performance produttiva dell'UE si
contrappone un aumento della produzione mondiale (+ 2%) grazie al rialzo consistentedi quella dei
cosidetti paesi emergenti (Cile, India, Brasile, Argentina). Si prevede una forte espansione degli
scambi internazionali in un prossimo futuro con propensione all'esaurimento delle scorte.
Le quote latte, in vigore dal 1992 come strategia di intervento della Comunità per risolvere il
problema delle eccedenze produttive con conseguente flessione dei prezzi, hanno sempre costituito
una spina nel fianco per il buon funzionamento della PAC per le continue diatribe che sono sorte fra
UE, Stati membri (in particolare l'Italia), produttori e Organismi nazionali preposti a gestire gli
eventuali prelievi a carico di chi aveva superato il quorum individuale assegnato. Diverse sono state
le esposizioni dei produttori in merito al rispetto delle medesime: da quelli che hanno prodotto di
meno a quelli che, pure avendole superate, hanno pagato regolarmente le multe o che, non
potendole pagare subito, hanno accettato la rateizzazione e, infine, quelli che hanno fatto ricorso
legale oppure non intendono pagarle in quanto secondo loro non dovute.La Comunità, in attesa
della loro eliminazione, ha concesso quote aggiuntive per pareggiare i conti stabilendo il criterio di
come distribuirle.
La soluzione è stata risolta con Decreto Ministeriale per via politica, e su indicazione della stessa
UE, assegnando le quote, e per questo scatenando le proteste di chi aveva sempre operato
onestamente nel rispetto delle norme comunitarie, agli inadempienti. Per il momento la situazione
produttiva si è normalizzata ma resta da vedere quel che succederà nel 2015 quando cesseranno le
assegnazioni. Sono allo studio misure per evitare che il fenomeno della superproduzione si ripeta.
Misure di cui è stato fatto cenno nella parte introduttiva.
Per quanto riguarda l'introduzione di contratti all'interno della filiera latte come strumento di
maggiore equilibrio del mercato si ritiene possibile che, con l'istituzione delle Organizzazioni dei
produttori, si possa rendere più potere ai produttori medesimi grazie a una maggiore concentrazione
dell'offerta. Con i contratti si responsabilizzano meglio gli operatori all'interno della filiera stessa
200
affinchè tengano conto dei segnali del mercato, migliorino la trasmissione dei prezzi, adeguino la
domanda all'offerta e si evitino pratiche commerciali sleali. Non appare però facile uscire dalle
quote e il modello adottato per l'ortofrutta non pare abbastanza adatto per il settore lattiero caseario.
Occorrerà impostare un "atterraggio morbido" in grado di trasformare gradualmente un settore
ingessato in una struttura di mercato basata su regole che consentano di risolvere in futuro le
situazioni di crisi che potrebbero verificarsi.
Intanto con la revisione dello stato di salute della PAC a metà percorso sono stati assegnati aiuti
specifici per il settore lattiero-caseario purchè si tratti di latte di qualità e destinato alla produzione
di formaggi DOP.
Da rilevare che il lavoro di selezione delle bovine da latte finalizzato al miglioramento della
quantità e qualità sta procedendo, pur con l'incognita conseguente al taglio dei finanziamenti
pubblici, con successo. I dati riferiti all'anno 2010 evidenziano che nel 2011 sono stati sottoposti a
controllo n° 2.914 lattifere che mediamente hanno prodotto ql. 87,74 di latte procapite (86,58 nel
2010) con percentuale di grasso del 3, 79 % (come nel 2010) e del 3,28 % di proteine (3,29% nel
2009). Ben 3.196 sono risultati i capi sottoposti al controllo della categoria latte compresi gli
ovicaprini. L'assistenza tecnica si è attuata su 2 dei 23 allevamenti presenti ed ha interessato 1.720
fattrici.
Dei 261 allevamenti con 9.759 capi rilevati con l'anagrafe (di cui rispettivamente n° 198 e 7.094 di
competenze dell'APA), il comune di Ravenna ha concorso con 45 allevamenti e con 3.706 capi
seguito da Faenza (n° 35 allevamenti e 512 capi) Brisighella (n° 31 allevamenti e 739 capi), Casola
Valsenio (n° 25 allevamenti e 607 capi). Seguono Riolo Terme, Lugo, Bagnacavallo.
Da sottolineare che il progetto collettivo finanziato in provincia nell'ambito del Piano di Sviluppo
Rurale con lo scopo di aumentare il numero delle lattifere sta dando buoni risultati così come
l'iniziativa di stabilire più diretti rapporti fra produttori e consumatori attraverso l'utilizzo di
distributori del latte fissi e mobili.
201
CONSISTENZA BOVINI- ANNO 2011 RIPARTITI PER COMUNE - FONTE DATI AUSL
PRODUZIONE LATTE
COMUNI
CAPI N°
25
1.916
33
125
ALLEV. N°
4 (2)
68 (17)
7 (8)
11(4)
CAPI N°
25
4..370
349
125
BAGNACAVALLO
9
125
9
125
BAGNARA DI ROM.
2
25
2
25
10(1)
629
12(1)
1.109
COTIGNOLA
10(1)
139
10(1)
139
FUSIGNANO
3
17
3
17
30(8)
560
32(8)
767
4
23
4
23
CONSELICE
LUGO
CAPI N°
5
1
2.454
316
TOTALI
ALLEV. N°
4 (2)
63 (17)
6 (2)
11(4)
CERVIA
RAVENNA
RUSSI
ALFONSINE
ALLEV. N°
PRODUZIONE CARNE
2
2
480
207
MASSA LOMBARDA
S.AGATA S.S.
1
8
6 (1)
54
7 (1)
62
BRISIGHELLA
3
219
36(5)
616
39(5)
835
CASOLA V.
6
309
19
363
25
672
3
38
3
38
43(7)
496
47(7)
744
10
359
10
359
3 (1)
7
3 (1
7
272 (249)
5.551
296 (249)
9.792
CASTEL B.
FAENZA
4
248
RIOLO TERME
SOLAROLO
TOTALI
24
4.241
N.B. I numeri fra parentesi indica quello degli allevamenti vuoti al momento della rilevazione
202
EQUINI
Fra le specie zootecniche maggiori è quella meno rappresentata in provincia. In base ai dati ISTAT
avrebbe compreso nel 2011 n° 3.200 capi, di cui 210 asini (-4,6 % sul 2010).. Secondo il
Censimento agricolo del 2010 i capi presenti risulterebbero solo 1.501 ripartiti in n° 251
allevamenti. Probabilmente quelli più piccoli, anche in relazione all'impiego a cui sono destinati
non sono stati tenuti in considerazione ai fini del calcolo. Si conferma la flessione dei soggetti da
carne rappresentata in prevalenza dal cavallo agricolo italiano (TPR) e l'aumento di altre razze ad
attitudine diversa. Trattasi di una specie il cui consumo, come carne, è limitato e che interessa poco
i consumatori benchè alla medesima siano riconosciute ottime qualità nutrizionali. E inoltre si regge
male sui nostri mercati oberati dalla forte presenza di prodotto di paesi nordici dove le condizioni di
allevamento sono molto più favorevoli.
I prezzi dei cavalli atti a produrre solo carne si sono mantenuti stabili per i primi 6 mesi del 2011
(Euro 1,60 a Kg di peso vivo, franco azienda per i cavalli ed Euro 1,80 a Kg per i puledri; poi si è
avuto da agosto in poi una impennata fino a raggiungere in settembre rispettivamente per le due
categorie Euro 1,70 ed 1,90 a Kg.
In provincia la specie si attua in piccoli allevamenti dislocati nelle zone di più alta giacitura, se si
tratta di soggetti da carne, sfruttando anche aree pascolative. La vendita della carne si attua, in
prevalenza, tramite macellerie specializzate.
Diverse sono le razze allevate per altri scopi (Trottatore americano, Puro sangue inglese, Puro
sangue arabo, Avelignese, Maremmano, ecc.) quali agriturismo, corse per gli ippodromi,
passeggiate amatoriali specie da parte delle classi giovanili desiderose di passare momenti di relax a
contatto con la natura. Per questi soggetti sussiste un mercato a parte, con possibilità di vendere a
prezzi superiori e molto variabili in rapporto all'uso a cui sono destinati.
Anche gli equini sono stati oggetto di iscrizione al Libro genealogico previo controllo funzionale
per la carne attuato dall'APA. Nel 2010 i capi controllati sono risultati n° 104 appartenenti a 40
allevamenti mentre i capi iscritti sono risultati 186. Detti equini hanno beneficiato in parte del
finanziamento pubblico previsto dal Piano di Assistenza Tecnica alle Produzioni. E' continuata la
collaborazione del Centro Ippico di Ferrara al piano di fecondazione e di miglioramento genetico
riservato al cavallo di razza TPR che, in provincia, è ancora ben rappresentato.
Sempre viva è l'attenzione per la produzione del latte d'asina, di cui è segnalata la presenza di vari
allevamenti dislocati soprattutto nel Meridione, ed al quale sono riconosciuti indiscutibili pregi
dietetici e sanitari da rendersi prezioso per l'alimentazione dei bambini ma trovando utilizzazione
anche per la produzione di cosmetici. La scarsa produzione (circa Kg 1 di latte al giorno) è
compensata dagli alti prezzi che detto prodotto può realizzare (Euro 16 a Kg).
203
OVICAPRINI
In questi ultimi tre anni la consistenza del patrimonio ovicaprino ha avuto andamento altalenante
per quanto concerne il numero di capi ma in netta diminuzione per quanto si attiene al numero di
allevamenti. All'uno dicembre 2010 sono stati rilevati in provincia (dati ISTAT) n° 6.287 capi di cui
n° 5.154 ovini e n° 1.133 caprini. Il Censimento agricolo del 2010 ci fornisce in via provvisoria i
seguenti dati: N° 3.177 capi di cui 2.781 ovini e n° 396 caprini ripartiti rispettivamente in 114
allevamenti per le pecore e n° 38 per le capre. A titolo di confronto con il censimento del 2000
risulta una perdita del 58% come numero di capi e del 64% come numero di allevamenti.
Gli ovicaprini in provincia sono allevati in greggi per lo più di piccole dimensioni di tipo stanziale,
in grado di bene sfruttare terreni di zone in quota marginali o della litoranea. Per le pecore
prevalgono le razze da carne come la Biellese, la Bergamasca e la Appenninica (circa 3.500 capi di
cui 800 meticce) e fra quelle da latte la Massese, la Delle Langhe e la Sarda (n° 738 capi). Fra le
razze a duplice attitudine assume un certo rilievo la Corniglio e altre meticce. Fra le capre le più
importanti sono la Camosciata delle Alpi e la Saanen. Il prodotto principale è rappresentato dalla
carne, a differenza di quanto succede in altre regioni a maggiore vocazione pastorale come quelle
del Sud, e in particolar modo la Sardegna, dove il latte è trasformato in prodotti tipici valorizzati da
marchi, fra cui primeggia il formaggio Pecorino romano che concorre a produrre la quasi totalità del
reddito che questo tipo di allevamento può fornire. Insignificante è il ricavato della lana.
Il mercato della carne si è dimostrato poco attivo e non in grado, come da anni, di compensare i
costi e ripagare il lavoro di una attività che comporta impegni e sacrifici. I prezzi sono risultati
inferiori a quelli del 2010 per tutte le categorie, specie per quelle di agnelli e agnelloni, con buona
impennata nel periodo prepasquale per poi flettersi successivamente fino a metà estate e risalire a
livelli più accettabili, in autunno.
Quelli degli agnelli sono oscillati da un massimo di Euro 4,0 a Kg p.v. in aprile a un minimo di
Euro 3,10 a inizio estate. Più stabile quello delle pecore di fine carriera (Euro 0,85 a Kg). Il latte
prodotto in provincia è stato stimato, nel 2010, in ql. 1.015 per le pecore e in ql. 200 per le capre.
Nel 2010, grazie ai bassi prezzi di mercato, la carne di altre specie ha fatto notare una espansione
delle vendite che ha in parte compensato la debolezza dei listini. Per il bestiame ovicaprino si è
verificato il contrario. L'incremento dei prezzi rispetto all'anno precedente ha ridotto i consumi e, di
conseguenza, anche gli introiti.
Per quanto concerne gli scambi commerciali con l'estero le ultime indicazioni danno un incremento
delle importazioni, ma inferiore a quello delle altre specie di animali, ad eccezione del coniglio, ed
un aumento delle esportazioni (+44%) contro il 19,4% degli altri settori zootecnici.
Qualche miglioramento si è rilevato nel prezzo del latte conseguente all'esportazione, a prezzo
conveniente, del pecorino dando respiro ai produttori che avevano dato corso a manifestazioni di
piazza nello zone dove l'allevamento è più rappresentato come ad esempio la Sardegna. Il prezzo,
sceso a Euro 0,60 a Kg l'anno prima è risalitro a Euro 0,75 Kg soddisfacendo, almeno in parte, i
produttori.
E' continuata nel 2010, l'attività di selezione degli ovicaprini con il controllo del latte che ha
interessato n° 38 allevamenti con 729 capi. I soggetti iscritti ai LL.GG. sono risultati 1.240.
Il comparto ovicaprino, in considerazione dello stato di crisi in cui è coinvolto, ha potuto
beneficiare degli aiuti aggiuntivi di cui al REG. (CE) n° 73/2009 art. 18 per acquisto o detenzione di
montoni selezionati resistenti alla scropia, per capi macellati certificati e per capi allevati con basso
coefficiente di densità (-1 UBA/Ha).
Fra i servizi più importanti a carico della locale APA meritano di essere segnalati quello riguardante
la fecondazione artificiale e quello di organizzazione di mostre e rassegne a livello provinciale.
Si prevede un ridimensionamento del comparto in futuro, sia a livello di ricambio generazionale
degli operatori per le difficoltà che comporta, sia perchè non sufficientemente sostenuto da aiuti
pubblici.
A fine anno 2011 sono stati rilevati, in provincia, n° 6.410 capi ovicaprini, distribuiti in 383
allevamenti con prevalenza nei comuni di Ravenna (zona litoranea) Brisighella Casola Valsenio
Riolo Terme, Faenza e Cervia.
204
SUINI
E' un comparto che assume una certa rilevanza in provincia se si considera che concorre alla
realizzazione della PLV zootecnica per il 20%. Il patrimonio suinicolo provinciale si è
drasticamente ridimensionato nell'ultimo decennio non solo per eccessi produttivi, che hanno creato
squilibri di mercato e forte volatilità dei prezzi, ma anche per le forti restrizioni imposte in termini
di salvaguardia ambientale come quello del contenimento e smaltimento dei rifiuti che ha
fortemente aggravato i costi e posto molte piccole stalle in condizioni di dovere chiudere l'attività,
Attualmente si è comunque raggiunta una certa stabilità numerica con un numero di capi che si
aggira sulle 110.000 unità di cui 12.200 riproduttori. Ultimamente è stato rilevato un aumento del
numero delle scrofe e una diminuzione dei capi da ingrasso. In base alle rilevazioni dell'ultimo
Censimento sono risultati presenti in provincia circa 90.000 capi distribuiti in 110 allevamenti.
Continua, intanto, il periodo di crisi del mercato per quanto la situazione sia migliorata, anche se
non a sufficienza, nel corso del 2011 che ha evidenziato, per i soggetti grassi, un incremento dei
prezzi che sono partiti da valori superiori a quelli medi del 2010 facendo notare incrementi di
rilievo dall'agosto in poi per portarsi su buoni livelli (Euro 1,50 per Kg p.v.). L'incremento su base
annua, facendo riferimento ad analogo periodo dello scorso anno, dovrebbe aggirarsi sul 10-12% e
pertanto ancora insufficiente per appagare i produttori. La situazione non appare certo migliore per
le categorie giovani e soprattutto per i lattonzoli che hanno denunciato flessioni sul finire dell'estate
portandosi su livelli inferiori a quelli medi del 2010.
Ad aggravare la situazione si è inserito anche il costo dei mangimi legati a quello dei cereali anche
se positivo, per gli allevatori, appare il fatto che questi hanno evidenziato cedimentoi di prezzo a
decorrere dall'inizio dell'ultimo raccolto,
Va inoltre precisato che la nostra provincia è legata alla produzione dei prosciutti DOP (Parma e
San Daniele) e quindi interessata ad ottenere soggetti grassi del peso di 160-170 Kg che
comportano un maggior costo rispetto a quelli macellati del peso di 110-120 Kg visto che la
conversione degli alimenti in carne, superato un certo peso, diventa meno favorevole. Va precisato
che il costo alimentare dei nostri suini rappresenta il 60% del totale; quello di altri paesi solo il
45%. In base a calcoli attendibili il costo dei nostri suini grassi è stato valutato in Euro 1,73 per Kg
di peso morto e quindi il 9% in più di quanto si verifica nei paesi a più precoce macellazione Per
portarlo dai 110 ai 170 Kg nel periodo compreso fra il 7° e il 9° mese di età il suino consuma la
metà del suo fabbisogno alimentare complessivo, cioè raddoppia i suoi consumi ottenendo un
incremento di peso che è di poco più del 50% di quello conseguito nei primi 6 mesi. Pertanto
l'eccellenza delle nostre produzioni, e quindi non solo prosciutti ma anche tanti altri salumi molti
dei quali insigniti di DOP, siamo costretti a pagarlo a caro prezzo. Anche perchè i consumatori con
la crisi in atto, optano sempre di più per i prosciutti meno costosi, e quindi più piccoli, ottenuti da
meno care cosce di importazione. Per alleggerire il circuito delle DOP è allo studio un tipo di suino
intermedio del peso di 130-140 Kg che comporterebbe di lavorare diversamente rispetto al suino
pesante in quanto a ciclo più breve e ottenuto in minor tempo. Tutto questo potrebbe costituire una
buona alternativa all'offerta delle produzioni estere.
Va pure sottolineato che in una situazione di crisi come l'attuale gli allevatori trovano difficoltà a
ricorrere al sostegno finanziario delle banche che chiedono garanzie sicure.
Sono diversi i fattori che hanno influito sulla crisi suinicola e che investe tanti altri paesi soprattutto
europei fra i quali Germania e Danimarca che sono i massimi esportatori di carne suina verso
l'Italia. I motivi della crisi sono dovuti, in particolare, alla mancanza di una efficiente
programmazione (da basarsi su ricerche di mercato), alla globalizzazione dei mercati che favorisce i
paesi, soprattutto gli emergenti, che producono a costi più bassi, alle restrizioni che, a vari livelli,
sono imposte per la difesa dell'ambiente e che sono particolarmente restrittive per l'Italia, e a cui si
aggiunge la contraffazione sleale di molti nostri prodotti tipici.
Il MIPAAF ha cercato di ricorrere ai ripari programmando una serie di iniziative che prevedono, fra
l'altro, un nuovo modello di valutazione delle carcasse, la programmazione dei volumi di
produzione per i vari tipi di carne (prosciutti DOP e altri prodotti da trasformare per il consumo allo
205
stato fresco), un sistema di trasparenza dei prezzi, la promozione delle carni, la ristrutturazione delle
aziende in difficoltà, la vigilanza affinchè siano evitati danni da malattie emergenti e, in particolare,
la creazione di un mercato unico nazionale.
La UE è intervenuta per fronteggiare la crisi ripristinando, dal febbraio 2010, ufficialmente l'aiuto
allo stoccaggio privato, aiuto sospeso subito dopo aver ravvisato una ripresa dei prezzi a livello UE.
Da sottolineare che il comparto suinicolo è uno di quelli che meno beneficia di aiuti pubblici con
riserva per poche iniziative quali, ad esempio, il miglioramento genetico delle razze e la
salvaguardia di quelle in estinzione.
La razza di suini prevalente in provincia è la Large White che vanta circa 26.000 capi mentre la
Mora di Romagna, autoctona, salvata dalla estinzione, si sta affermando con successo grazie alle
peculiari qualità delle sue carni gustose e poco ricche di grassi. E' richiesta da allevatori di altre
province, o anche di paesi esteri, a scopo di miglioramento delle loro razze tramite incroci. Sono da
tempo superati i 1.000 capi distribuiti in una ventina di allevamenti. Anche la Landrace è bene
rappresentata (con circa 5.000 capi) pur sottolineando che la grande prevalenza di soggetti è frutto
di incroci aziendali e commerciali.
Continuano, da parte dell'APA, i controlli delle produzioni riguardanti peso e qualità delle carni ai
fini della iscrizione al L.G. Nel 2011 risultano controllati n° 125 capi di n° 17 allevamenti. I capi
iscritti risultano 584.
Sono previsti accordi fra istituzioni pubbliche e Organizzazioni di suinicoltori per studiare linee di
coordinamento atte a ridurre la crisi in atto con l'istituzione di meccanismi di certificazione per
produttori e macellatori, con controlli da parte di organismi autorizzati seguendo un disciplinare
contenente norme che assicurino garanzie su origine, data di nascita e metodi di gestione.
Gli allevamenti sinicoli, in provincia, interessano prevalentemente i comuni di Russi, Ravenna,
Casola Valsenio, Bagnara di Romagna.
206
ALLEVAMENTI
SUINICOLI
DELLA
PROVINCIA
DI
RAVENNA
DISTINTI
PER
COMUNE
E
DESTINAZIONE
CARNE
COMUNI
FASE DI SVEZZAMENTO
MAGRONAGGIO
E FINISSAGGIO
N°
All.
N°
Capi
CERVIA
FASE CON SOLO
FINISSAGGIO
N°
All.
N°
Capi
1
0
9.159
TOTALI
RIPRODUZIONE
AUTOCONSUMO
N°
All.
TOTALE INGRASSO
N°
Capi
N°
All.
N°
Capi
N°
All.
N°
Capi
N°
All.
N°
Capi
6
7
7
7
0
0
7 (4)
7
112
150
127
16.179
6
14.024
133 (68)
30.203
14
25
40
13.575
2
5.208
42 (12)
18.783
13
18
16
23
1
16
17 (4)
39
15
3
24
10.470
3
5.008
27(17)
15.478
2
0
3
1.560
1
2.891
4 (2)
4.451
5
0
6
5
1
214
7 (5)
219
2
0
4
73
3
73
7 (3)
146
11
4
12
524
0
0
12(10)
524
23
8
27
915
5
2.224
32 (21)
3.139
0
0
2
3.202
1
199
3 (10)
3.401
5
0
5
0
0
0
5(5)
0
21
21
39
4.507
12
533
51 (21)
5.040
12
2
26
3.352
5
528
31 (15)
3.880
5
10
10
655
1
20
11 (2)
675
35
54
65
7.120
7
260
72 (18)
7.380
3
4
4
4
1
0
5 (4)
4
RAVENNA
7
6.870
8
RUSSI
2
2.535
24
ALFONSINE
2
0
1
BAGNACAVALLO
4
5.736
5
BAGNARA DI R.
0
0
1
CONSELICE
0
0
1
COTIGNOLA
0
0
2
FUSIGNANO
0
0
1
LUGO
1
820
3
MASSA LOMBARDA
0
0
2
S. AGATA S.S.
0
0
0
BRISIGHELLA
3
2.061
15
CASOLA VALSENIO
9
1.937
5
CASTEL BOLOGNESE
0
0
5
FAENZA
10
1.511
20
RIOLO TERME
0
0
1
SOLAROLO
0
0
0
0
0
0
0
0
2
73
2 (10)
73
PROVINCIA
38
21.470
95
40.395
284
306
417
62.171
51
31.271
468 (221)
93.442
11.015
5
4.731
1.560
5
73
520
87
3.202
0
2.425
1.413
645
5.555
0
N.B. Il numero fra parentesi corisponde a quello degli allevamenti vuoti al momento delle rilevazioni
207
CONIGLIO
E' una specie che, in provincia, assume una certa rilevanza fra le minori e condizionata da una
elevata volatilità dei prezzi che risentono delle situazioni di mercato alquanto differenziate in
relazione ai tempi e all'inserimento sul mercato nazionale di ingenti quantità di prodotto di
provenienza estera e, in primo luogo, quella francese e ungherese. L'allevamento aveva toccato la
massima espansione nel 2007 ai tempi della crisi della influenza aviaria come alternativa alla carne
di pollame sospetta di trasmettere la malattia anche alla specie umana. Con il ritorno alla
normalizzazione dei consumi della carne di pollame, posta sul mercato a prezzi più convenienti,
l'allevamento cunicolo si è fortemente ridimensionato (di circa il 15% nei successivi 2 anni) a
seguito del calo dei prezzi alla produzione, per entrare in una fase di maggiore equilibrio nel 2010,
anno in cui si sono ripresi i consumi e la produzione pur nel contesto di un mercato ancora debole.
Nel 2011 si è notata una situazione di lento miglioramento confermato da un aumento della
produzione nazionale ma anche della domanda e dei prezzi; prezzi improntati al rialzo all'inizio
della primavera fino a toccare la quotazione di 2 Euro per Kg p.v. al produttore cui è seguita la
fisiologica flessione dei mesi estivi con buona ripresa in autunno superando, anche se di poco,
quelli dell'analogo periodo dell'anno prima. La campagna di commercializzazione è restata legata a
quella del mercato estero dove i prezzi sono risultati inferiori a quelli del nostro. E ciò evidenzia le
difficoltà che il nostro sistema produttivo, di trasformazione e commercializzazione trova nelle
competizioni a livello internazionale. Preme segnalare che nella prima metà del 2011 si è rilevato,
come nota positiva, una caduta del nostro import del 25% nei confronti dell'analogo periodo
dell'anno precedente ( import che rappresenta appena il 2-3% della produzione nazionale) ma va
rilevato anche un ridimensionamento dell'export (del 70% negli ultimi 4 anni).
Per quanto concerne il livello dei prezzi si rileva che nei primi 10 mesi del 2011 la loro media è
risultata superiore del 6% a quella del corrispondente periodo dell'anno precedente a fronte di una
media generale del bestiame assai più alta. Il recupero delle quotazioni più che a una espansione
della domanda e dei consumi è da porre in relazione al contenimento della offerta.
La specie cunicola, nei confronti di altre, offre il vantaggio che in considerazione della prolificità e
brevità del ciclo produttivo può adeguarsi, in tempi brevi alle esigenze della domanda consentendo
di realizzare un più rapido equilibrio di mercato rendendo i prezzi meno volatili e i redditi più
stabili dando al produttore più garanzie in termini di rischi e più tranquillità.
Il costo di produzione del coniglio è stato calcolato in Euro 1,75-1,80 per Kg di peso vivo.
Fra le iniziative suggerite per rendere il settore sostenibile è di dare equilibrio al mercato attraverso
la ricerca. Va rilevata la necessità di rivedere gli accordi di filiera, garantire la qualità e sanità del
prodotto tramite la etichettatura, la promozione del prodotto sul mercato e rendere più trasparenti i
prezzi.
Il coniglio è una specie allevata per la carne ritenuta dai più gustosa, di buon valore nutritivo e
consigliata dai dietologi per i suoi pregi dietetici riconosciuti a tutte le carni bianche però a
differenza di quanto si può rilevare per le carni avicole non in grado di prestarsi nella preparazione
di piatti tipici preconfezionati da consumarsi al di fuori dell'ambiente familiare.
In provincia, in base al Censimento agricolo del 2010, sono stati rilevati n° 38 allevamenti che
possono definirsi industriali in quanto gestiti in base a tecniche moderne e dotati di strutture idonee
per assicurare benessere agli animali. Nel 2000 il Censimento ne aveva rilevato 1.328 prendendo in
considerazione anche quelli di tipo rurale costituiti da pochi capi gestiti dalle famiglie di contadini
per sopperire alle loro necessità interne. Il numero dei capi valutato in 155.000 si è successivamente
accresciuto toccando, per i soli industriali, i 250.000.
L'Italia, in ambito europeo, detiene il primato nel consumo procapite annuo di carne di coniglio
(circa 4 Kg). Pertanto uno degli obiettivi da salvaguardare è quello di dare priorità al consumo
interno anche se abbiamo clienti esterni come Germania e Spagna.
208
Fra le iniziative atte a valorizzare il settore merita citazione la tenuta del Libro Genealogico che
attualmente interessa due allevamenti con 58 capi controllati e 204 iscritti. Il Servizio Veterinario
della locale AUSL tiene sotto controllo le malattie che di più possono preoccupare (Mixomatosi,
Brucellosi, ecc.).
Come linea di allevamento prevale quella preposta alla produzione di soli capi da macello anzichè
la linea fattrice - capo adulto.
La Regione ha offerto la possibilità, ad alcuni allevatori, di fregiarsi, per i loro soggetti, del marchio
QC consentendogli di poter realizzare, alla vendita, prezzi più vantaggiosi.
209
AVICOLI
E' il comparto che, fra gli zootecnici, assume maggior rilievo in provincia (da cui deriva circa il
60% della PLV complessiva) che si caratterizza, come quella contigua di Forlì-Cesena, per questo
tipo di produzione e che è ritenuta uno dei poli produttivi più importanti a livello nazionale.
Dopo la grave crisi provocata alcuni anni fa dall'influenza aviaria che aveva determinato brusca
caduta dei consumi e dei prezzi, il comparto si è in seguito ripreso proponendosi come uino dei più
validi sotto il profilo dei risultati in ambito zootecnico. E la situazione è migliorata nel corso del
2011 grazie alla buona performance dei prezzi del pollame da carne in contrapposizione a quelli
delle uova che sono rimasti ancorati a quelli della precedente annata. I prezzi hanno comunque
subito fluttuazioni in relazione ai periodi dell'anno.
Gli allevamenti di tipo industriale, che meriterebbero di essere ulteriormente ristrutturati e
potenziati risultano, stando alle rilevazionei dell'ultimo Censimento del 2010, presenti in provincia
in n° 119 con un numero di capi di oltre 7 milioni, per cui, tenendo conto dei vari cicli, si
arriverebbe a una produzione di 20 milioni di soggetti all'anno, in grande prevalenza da destinare al
macello. Nell'anno 2000 erano stati rilevati, con il Censimento, circa 4.000 allevamenti ma con un
numero complessivo di capi di circa la metà di quello odierno. E' ovvio che in base ai nuovi rilievi
non si è tenuto conto, nel conteggio, dei piccoli allevamenti rurali che sono a tuttoggi ancora
presenti nel territorio e che servono a produrre carne e uova da consumarsi in famiglia.
La massima diffusione degli allevamenti si evidenzia nelle zone dove non esiste la possibilità di
attuare colture di alto reddito come quelle collinari o quelle marginalli della pianura.
Il comparto, dovendosi adeguare alle norme emanate dall'UE per assicurare il benessere degli
animali, è costretto a sobbarcarsi sacrifici economici non indifferenti specie nel caso di piccoli
allevatori che hanno dovuto cessare l'attività o accorparsi con altri.
L'Ente pubblico concorre limitatamente con proprie risorse a tutelare gli interessi dei pollicoltori
quando sarebbe opportuno sostenere certe iniziative quali miglioramento genetico, il ricorso a
nuove tecnologie, la promozione dei prodotti freschi o trasformati.
In relazione alla specie e al prodotto che si desidera ottenere (carne, uova) sono rilevabili in
provincia diverse tipologie di allevamento di cui alcune (e questo è il caso delle ovaiole)
comportanti maggiori impegni in termini di investimenti e di lavoro.
Da sottolineare l'importanza che assumono investimenti minori come fagiani (destinati al
ripopolamento delle riserve di caccia), lepri, cinghiali. Lo struzzo presente nel 2000 con 17
allevamenti e circa 400 capi, è stato abbandonato mentre si conserva ancora, ma limitatamente, in
qualche altra provincia della Regione come Bologna, Forlì-Cesena, Modena.
Le categorie di prodotti che interessano maggiormente risultano carne e uova. Da sottolineare la
presenza, in provincia, di un considerevole numero di incubatoi, nonchè di centri di
commercializzazione delle uova.
Carne ( Broiler) Le specie che interessano maggiormente risultano i polli del genere Gallus
(Broiler) cui seguono, in misura più ristretta, tacchini, faraone, anatre, oche e piccioni. Un posto di
rilievo, come produttrici di carne, va attribuito alle galline ovaiole di fine carriera.
La carne di pollame, che fa parte del gruppo delle carni bianche, è consigliata dai dietologi per le
sue proprietà salutistiche ed assai preferita (come lo evidenzia l'orientamento nei consumi) non solo
per i bassi costi ma anche perchè gustosa, tenera e digeribile.
Il mercato è stato caratterizzato, negli ultimi anni, da continui saliscendi in quanto condizionato da
emergenze quali ad esempio l'influenza aviaria che hanno influito in modo determinante su
produzioni, consumi e prezzi. L'anno 2011 può ritenersi complessivamente positivo e comunque
migliore del precedente come lo evidenziano le accresciute quotazioni delle varie produzioni. I polli
del genere Gallus, partiti non molto bene e sui valori medi dell'anno precedente, hanno fatto notare
un buon incremento di prezzo fino a maggio, poi un calo fisiologico nei mesi successivi e ripresa su
buoni livelli in autunno (Euro 1,20 a Kg) e con un incremento dell'1,13 % se si fa riferimento ad
210
analogo periodo del 2000. Anche i tacchini hanno fatto rilevare un buon incremento mentre si è
avuto qualche cedimento per faraone e anatre nonostante la buona partenza.
Da sottolineare che a livello nazionale il pollame è l'unico prodotto carneo di cui siamo largamente
autosufficienti, il secondo, dopo i suini come dimensione di allevamento, il terzo come livello dei
consumi e il primo come quantità di carne esportata. Il settore è caratterizzato da una serie di
evoluzioni ed involuzioni mercantili che lo rendono più instabile nei confront degli altri di stampo
zootecnico. Le carni avicole, notoriamente meno care fra le tante, svolgono una funzione di
supplenza quando i mercati delle altre si trovano in una situazione critica (prezzi alti, emergenze
sanitarie, ecc,).
Le carni di pollame sono di alto consumo in Italia: circa 18 Kg. procapite all'anno di cui Kg 4 di
tacchino. Principali produttori in ambito UE risultano Francia e Regno Unito, mentre Spagna ed
Ungheria detengono il massimo consumo pro-capite.
La etichettatura delle carni avicole, in un primo tempo osteggiata dalla UE, è divenuta uno degli
strumenti di valorizzazione delle medesime garantendo qualità e sanità.
Uova Pur con prezzi differenziati in rapporto alle epoche il mercato delle uova si riconferma, nel
2011, sui valori medi di quelli dell'anno precedente (Euro 0,95 a Kg per prodotto di ogni misura,
fresco, in natura) per cui continuano le difficoltà degli operatori considerato che il costo dei
mangimi continua a mantenersi su livelli alti. Tutto in controtendenza a quanto si era verificato nel
2009, dove il prodotto, a seguito di una offerta più limitata, aveva spuntato prezzi superiori.
Nell'anno in corso, dopo una buona partenza nei primi 3 mesi, le uova hanno subito una flessione di
prezzo che si è protratta per tutta la primavera per riprendersi successivamente fino a toccare Euro
1,05 a Kg per prodotto fresco in natura, di qualsiasi peso. A deprimere il mercato nazionale con una
maggiore offerta ha contribuito anche la immissione di prodotto estero, specie olandese, a prezzi
molto competitivi. Va segnalata la riduzione della parte di prodotto destinato all'industria per
produrre pasta all'uovo, dolciumi, ecc. in relazione al loro minor consumo a seguito della crisi che
coinvolge anche paesi nostri principali clienti come ad esempio gli USA. Si sta incrementando
invece la quota destinata al consumo diretto visto che l'uovo, è considerato alimento completo,
gustoso ed economico purchè nella dieta non entri in quantià eccessiva stante l'alto contenuto di
colesterolo presente nel tuorlo.
Sul costo produttivo, oltre alla maggiore incidenza dell'accresciuto prezzo del mangime,
intervengono anche le nuove norme imposte dall'UE a scopo di tutela del benessere degli animali e,
in particolare, per i capi allevati in gabbie che devono risultare di dimensioni maggiori assicurando
più spazio agli animali di quello delle batterie convenzionali (di 550 cm quadrati) messe al bando
con la direttiva della UE n° 74/1999. La Comunità ha rifiutato la richiesta di proroga delle nuove
nome sulla dimensione delle gabbie. Norme già seguite da tempo in vari paesi come Germania,
Svezia, Austria ma non dall'Italia.
Con la sostituzione delle gabbie i costi di produzione per le ovaiole aumenteranno dell'8-12% in
relazione al metodo alternativo usato. Gli stati membri dovranno presentare un piano di
adeguamento da attuarsi atraverso i PSR.
Piccola parte delle uova vengono utilizzate per ottenere pulcini destinati a produrre carne, o per la
rimonta delle ovaiole. Fra le razze allevate per produrre uova prevalgono la Warren, la Hy Line e la
Lohmann.
Le uova importate servono a compensare la parte di prodotto trasformato ed esportato visto che la
produzione nazionale risulta autosufficiente. Da sottolineare che le uova costituiscono una delle
principali voci della nostra bilancia commerciale agroalimentare.,
In base a un regolamento comunirario del 2007 nella commercializzazione delle uova destinate al
consumo sussiste l'obbligo della marchiatura con l'indicazione, fra le altre cose, del codice del
produttore.
211
CONSISTENZA PATRIMONIO AVICOLO PROVINCIA DI RAVENNA - ANNO 2011 - FONTE AUSL RAVENNA
COMUNI
AVICOLI GALLUS GALLUS
TACCHINI
DA CARNE
CAPI
N°
N°
A
L
L
A
L
L
CAPI
N°
CAPI
N°
N°
N°
28000
1
39000
1
72360
RAVENNA
6
267000
8
789000
6
104120
RUSSI
1
1
18000
ALFONSINE
BAGNA
CAVALLO
BAGNARA DI
ROM.
5
1
35000
3
229800
1
28500
1
30000
CONSELICE
1
1
52200
COTIGNOLA
2
1
3
BRISIGHELLA
CASOLA V.
FAENZA
CAPI
N°
1
A
L
L
A
L
L
A
L
L
A
L
L
N°
ANIMALI
SELVAGGI
NA
CAPI
N°
CAPI
N°
CAPI
N°
N°
N°
N
30000
CAPI
N°
2
INCUBATOI
SVEZZ.
A
L
L
N°
CAPI
N°
N°
8
1
1
3
CAPI
N°
N°
1
N°
37000
1
1000
1
N°
33
1
18000
1
22000
1
1
40000
1
3
40000
7
1
10000
1
1500
1
1
6
2
2
31000
22
1
500
6
2500
7
4000
1
2183300
10
39500
5
98000
1
1500000
13
1
3600
1
11
227000
3
10000
2
210000
1
3500
1
5000
3
113080
3
74300
1
1
500
1
4
38000
2
127720
11
1
70840
SOLAROLO
2
1
1000000
12
4
4
S.AGATA S.S.
TOTALI
CAPI
N°
3
1
2
20000
15500
76000
RIOLO
TERME
CAPI
N°
2
23000
119000
CAPI
N°
1
20000
152040
A
L
L
N°
1
4
MISTI
3
1
2
CASTEL B.
PICCIONI
TOTALI
ALLEVA
MENTI
E
CENTRI
2
32000
1
LUGO
MASSA
LOMBARDA
A
L
L
N°
1
FUSIGNANO
ANATRE
CENTRI
COMMERCIA
LIZZAZ.
IN GABBIA
CERVIA
169800
OCHE
DA UOVA
A TERRA
A
L
L
FARAONE
CENTRI
0
26
786850
22
1420280
18
674840
5
95500
2
40000
4
4600
4
4
11
227000
11
N.B. Come numero di capi stante la considerevole variabilita' nel tempo, ci e' stata segnalata la capacita' di allevamento
I capi di selvaggina sono in prevalenza fagiani, seguono quaglie, starne-Non sono indicate le consistenze (n° di capi)
Per alcune categorie di volatili, animali da selvaggina, incubatoi , centri ci commercializzazione, stante la difficolta' di avere dati attendibili ci
e' stato segnalato solo il numero di allevamenti e di centri
212
28
319800
4
4683300
3
142
PREZZI PRODOTTI ZOOTECNICI 2011 IN EURO PER KG PESO VIVO – IVA ESCLUSA – 1° QUALITA’ FRANCO ALLEVAMENTO
BOVINI
SUINI
EQUINI
OVINI
AVICUNICULI
MESE
VACCHE
ROMAG
N.
VITELLONI
VITELLONI
ROMAGN.
SIMMENT.
VITELLO
NI
CHAROL.
LATTONZOLI
25 Kg.
MAGRONI
70 kg.
GRASSI
130/170
Kg.
CAVALLI
PULEDRI
AGNELLI
- 15 KG.
AGNELLONI
15-30 kg.
PECORE
POLLI
A
TERRA
TACCHINI
MASCHI
FARAONE
ANATRE
CONIGLI
PESANTI
UOVA
COLORATE
IN NATURA –
62,5 GR. (A
KG.)
Gennaio
1,50
2,60
1,60
2,37
2,30
1,37
1,20
1,60
1,81
3,25
3,00
0,85
1,03
1,26
2,20
2,14
1,75
0,91
Febbraio
1,50
2,60
1,60
2,37
2,52
1,40
1,30
1,60
1,81
3,25
3,00
0,85
1,05
1,23
2,38
2,27
1,60
0,90
Marzo
1,50
2,52
1,30
2,35
2,75
1,45
1,24
1,60
1,81
3,25
3,00
0,85
1,16
1,31
2,48
2,22
2,00
1,03
Aprile
1,50
2,52
1,30
2,25
2,75
1,45
1,25
1,60
1,81
4,03
3,50
0,85
1,19
1,36
2,48
2,27
1,90
0,84
Maggio
1,50
2,50
1,70
2,15
2,77
1,51
1.32
1,60
1,81
3,45
3,10
0,85
1,19
1,41
2,27
2,07
1,45
0,72
Giugno
1,50
2,50
1,65
2,05
2,65
1,52
1,37
1,60
1,81
3,10
2,90
0,85
1,07
1,44
2,05
2,07
1,50
0,80
Luglio
1,50
2,50
1,65
2,05
2,52
1,52
1,37
1,60
1,81
3,10
2,90
0,85
1,11
1,44
1,90
2,02
1,52
0,93
Agosto
1,50
2,70
1,70
2,27
2,37
1,55
1,48
1,70
1,90
3,40
2,90
0,95
1,17
1,44
2,24
2,07
1,73
1,04
Settembre
1,50
2,70
1,70
2,35
2,35
1,55
1,50
1,90
1,92
3,75
3,25
1,05
1,20
1,48
2,25
2,17
1,80
1,05
Ottobre
1,50
2,75
1,75
2,47
2,35
1,55
1,54
1,90
1,92
3,95
3,25
1,05
1,20
1,48
2,35
2,27
1,97
1,05
Novembre
1,50
2,75
1,32
2,47
2,55
1,59
1,52
1,90
1,90
3,95
3,25
1,05
1,20
1.54
2,55
2,37
2,23
1,27
Dicembre
1,50
2,75
1,75
2,47
2,87
1,60
1,47
1,90
1,92
3,95
3,25
1,05
1,20
1,54
2,55
2,37
2,27
1,29
MEDIA
2011
1,50
2,62
1,58
2,30
2,56
1,51
1,38
1,71
1,89
3,,54
3,11
0,92
1,15
1,41
2,31
2,19
1,81
0,99
MEDIA
2010
1,50
2,55
1.67
2,15
2,58
1,46
1,18
1,60
1,81
3,48
3,15
0,90
1,03
1,26
2,20
2,14
1,75
0,91
0
+2,7
-3,4
+6,5
-0,7
+3,4 +16,9
+6,8
+4,4
+1,7
-1,2
+2,2
+11,6
+11,9
+5,0
+2,3
+3,4
+8,8
VARIAZIONI
IN %
ANNI 2010/2011
(+/-)
213
APICOLTURA
Anche l'anno 2011 si può considerare, e ancora più di quello precedente, positivo per l'apicoltura
provinciale e ciò grazie alla quantità, per quanto differenziata, e qualità del prodotto ottenuto e alle
migliorate quotazioni dei prezzi. La stagione è risultata favorevole al volo delle api nel corso di
tutto il periodo di attività dell'insetto che, com'è noto, beneficia dell'effetto di temperature elevate e
di un giusto grado di umidità. Risultati che si sono dimostrati in contrasto con quelli di altre regioni
apparsi piuttosto deludenti.
Sotto il profilo sanitario tutto si è svolto nella norma. La Varroasi continua a produrre i soliti danni
che si è cercato di contenere con l'impiego di un prodotto naturale più efficiente dell'abituale acido
ossalico pur presentando dei limiti. La moria da neonicotinoidi e prodotti similari, che nelle nostre
zone non ha effetti così deleteri come in altre dove la coltura del mais è più diffusa, è risultata
contenuta grazie all'ordinanza di sospensione, fino al 31 ottobre, dell'impiego dei suddetti prodotti
posti tuttora sotto osservazione per giudicare della loro responsabilità nel provocare i danni. Sempre
rilevanti i danni prodotti dalla Peste Americana e, più limitati, quelli dovuti alla Nosemiasi, più
legati a fattori climatici. In condizioni normali, circa un decimo del patrimonio apistico viene
decimato, annualmente, in dipendenza di queste calamità.
Dal Censimento apistico reso obbligatorio con la L.R. n° 33/88 art. 8, non sono emerse nel 2010
variazioni di rilievo in base a quanto riscontrato nell'annata precedente in cui l'AUSL di Ravenna
rilevò la presenza, in provincia, di 785 apiari comprensivi di 12.334 alveari dei quali circa i due
terzi svolgono il nomadismo mentre un terzo vengono classificati stanziali. Il comprensorio di
Faenza è quello che ne possiede di più. A titolo di confronto l'intera regione ne possiede circa
110.000. Si tratta comunque di dati sottostimati in considerazione del fatto che un numero
considerevole di apicoltori che operano a livello hobbistico ed amatoriale non hanno denunciato le
proprie arnie.
Nel 2010 sono stati prodotti, in provincia, circa 5.000 ql. di miele valutati, alla produzione, per Kg,
IVA esclusa e in base alla specie di piante da cui derivano, come appresso:
- Miele di acacia Euro 5,50-6,00; Miele di tiglio e castagno Euro 3,80-4,00; Miele di girasole
e Millefiori, Euro 3,60-4,00.
Trattasi di valori superiori del 5-10% a quelli della precedente annata. I prezzi realizzati al consumo
riconfermano quelli dell'anno precedente e precisamente risultano i seguenti:
- Miele di acacia, a Kg, Euro 7,50-8,00; Miele di castagno e tiglio, Euro 6,00-6,50; Miele di
girasole e Millefiori, Euro 4,50-5,00.
Per quanto concerne gli altri prodotti apistici si sono rilevate le seguenti produzioni e quotazioni:
- Cera kg. 2000, valutata Euro 4,50-4,80 il kg.
- Pappa reale kg. 30, al prezzo di Euro 540 il kg.
- Famiglie di api n. 1.000, al prezzo di Euro 85,00-90,00 cad.
Trattasi di valori analoghi, o di poco superiori a quelli del 2010.
Le api svolgono in provincia un ruolo molto importante nel processo di impollinazione dei fruttiferi
e delle sementiere (medica soprattutto). Chi non ne ha a sufficienza assume alveari in affitto al
prezzo annuo riconfermato di Euro 20-25 cad. Per l'actinidia i valori sono leggermente superiori pur
rilevando che le richieste per questa specie si sono drasticamente ridotte poichè si ritiene che l'ape
possa considerarsi fattore di diffusione della nuova malattia nota come Batteriosi parassitaria da
Pseudomonas che colpisce gli impianti portandoli a distruzione.
In provincia assume notevole rilevanza il nomadismo o transumanza delle api, attività che consiste
nel trasferimento di arnie in altre province per la bottinatura di specie ivi molto diffuse come
l'acacia in Piemonte, il girasole nel Centro Italia e gli agrumi nel Meridione. L'ordinanza di
sospensione del nomadismo per evitare eventuali trasmissioni di malattie non ha interessato più di
tanto la provincia di Ravenna.
L'apicoltura ha tratto notevoli benefici dalla recente Legge n° 313/2004 che, fra le altre cose,
considera agricola l'attività a tutti gli effetti anche quando non è legata alla presenza di terreno. La
legge prevede la concessione di benefici finanziari per iniziative di potenziamento e miglioramento
214
di promozione e tracciabilità del prodotto, difesa da malattie, selezione genetica, norme di buona
conduzione.
Finanziamenti al settore sono resi possibili anche in base al Reg. (CE) N° 1.234/2007 per iniziative
di miglioramento della produzione e commercializzazione dei prodotti dell'apicoltura da deliberarsi
dalla Giunta Regionale di anno in anno. Trattasi di migliorare un settore che fin qui ha dovuto
affrontare il grave problema di spopolamento degli alveari. I fondi messi a disposizione servono a
potenziare l'assistenza tecnica e formazione professionale degli apicoltori, a combattere le più
comuni malattie degli alveari, in primo luogo la Varroasi, a razionalizzare lo spostamento delle
arnie sul territorio per seguire la fioritura delle specie nettarifere (nomadismo), a sostenere l'attività
dei laboratori di analisi del miele, a favorire l'attività di ricerca e l'acquisto di sciami da parte di
apicoltori che hanno denunciato all'AUSL un focolaio di Peste americana.
L'attività apistica è coordinata dall'ARA (Associazione Romagnola Apicoltori) che associa n° 350
produttori di cui molti delle province contigue: Ferrara, Forlì-Cesena, Bologna, Rimini.
Per valorizzare il prodotto locale è valsa la istituzione, da qualche anno, di marchi di qualità quali
"Miele di Romagna" e "Pappa reale italiana".
Va infine rilevato che l'ape, oltre ai benefici resi per la sua funzioni pronuba e come produttrice di
miele e altri prodotti, è considerata elemento di riassetto e di conservazione dell'ambiente naturale e
pertanto riconosciuta come "sentinella dell'ambiente".
EVOLUZIONE PATRIMONIO APISTICO IN PROVINCIA DI RAV ENNA NELLL'ULTIMO VENTENNIO
USL RA
USL LUGO
USL FAENZA
PROVINCIA
ANNO
N. apiari N.alveari N. apiari N.alveari N. apiari N.alveari N. apiari N.alveari
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
349
354
-378
378
363
353
363
327
308
308
297
301
295
291
274
-----
4.543
4.569
-4.810
4.795
4.659
4.789
4.813
4.449
4.356
4.657
4.529
4.856
4.708
4.734
4.676
-----
239
233
-233
240
228
227
226
218
221
210
189
201
185
187
188
-----
3.162
3.054
-2.803
2.883
2.870
2.820
2.932
2.913
2.913
2.966
2.871
2.816
2.864
2917
2.791
-----
215
617
689
-595
581
604
589
581
556
528
528
529
538
526
520
491
-----
7.546
8.566
-6.967
7.011
7.157
7.383
7.463
7.188
7.113
7.113
7.098
7.350
7.285
7.303
6.980
-----
1.206
1.276
1.263
1.206
1.199
1.195
1.169
1.170
1.101
1.057
1.046
1.015
1.040
1.006
998
953
840
780
770
750
15.269
16.189
14.355
14.580
14.689
14.686
14.992
15.208
14.550
14.382
14.736
14.498
15.022
14.857
14.954
14.447
13.602
12.334
12.100
12.000
AGRITURISMO
L'attività agrituristica, in provincia di Ravenna, si è andata consolidando con il passare
degli anni e cioè dagli anni 80, da quando ha avuto inizio, fino all'attuale momento,
alternando periodi più o meno felici, ed evolvendosi gradualmente in relazione alle
normative disposte dagli enti pubblici competenti tenendo presente le esperienze man
mano acquisite dagli operatori del settore in termini di sfruttamento delle risorse locali,
della richiesta ed efficienza dei servizi resi ai clienti anche sul piano del rispetto delle
norme igienico-sanitarie.
L'attività si inserisce nel gruppo di quelle rivolte alla diversificazione e multifunzionalità
aziendale con lo scopo di integrazione del reddito di aziende agricole marginali e con fini
di valorizzazione dell'ambiente rurale e conoscenza delle sue tradizioni. Alcune leggi, con
inizio da quella nazionale n°730/85 e quella più recente n° 196/2006 recepite da quella
regionale n° 4 del marzo 2009 sulla "Disciplina dell'Agriturismo e della multifunzionalità
delle aziende agricole" hanno disciplinato il settore apportando le modifiche rese
necessarie per rendere più snello ed efficiente il processo di sviluppo e per adeguarle alle
necessità che le esigenze di un settore che si doveva mettere in linea con il cambiamento
dei tempi, comportava.
L'Agriturismo, così come quello tradizionale non legato alle aziende agricole, ha risentito,
anche nel 2011, e ancora di più del 2010, della crisi economica finanziaria che investe le
famiglie e sempre più a corto di denaro da destinare ai servizi non ritenuti essenziali per la
vita. Le principali organizzazioni agrituristiche legate a quelle sindacali di livello
lazionale quale Turismo Verde (CIA), Terranostra (Coldiretti), Agriturist
(Confagricoltura), Agrivacanze, hanno valutato, non sempre in modo univoco, la
situazione.Turismo verde ha stimato una crescita del 2-2,5 % delle presenze a livello
nazionale pur evidenziando un crollo dei pernottamenti (luglio-agosto); Terranostra
conferma una maggiore presenza di clienti, per la nostra Regione, del 12% nei mesi estivi,
presenze di più breve durata ma più numerose e che riguardano in particolare le aree
montane. Agriturist calcola una flessione del 3% del fatturato nei 3 mesi estivi. Altre
organizzazioni legate al turismo in senso generale quali Confturismo (Confcommercio),
Federturismo (Confindustria) ecc. hanno rilevato il peso della crisi e chiesto al governo
interventi per sanare, almeno in parte, il disavanzo. Calo che comporta una riduzione della
domanda di prodotti agroalimentari, particolarmente di quelli di alta qualità, di cui può
fregiarsi la nostra regione insignita di marchi riconosciuti dall'UE particolarmente noti per
quanto riguarda prodotti tipici locali: come salumi, formaggi, vini, frutta e valido mezzo
di sostegno del made in Italy.
Va sottolineato che l'Emilia-Romagna è la regione italiana che detiene il primato in
termini di prodotti alimentari insigniti della denominazione europea DOP (Denominazione
di origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta).
Trattasi di marchi che offrono al consumatore garanzie di qualità e genuinità favorendo il
mantenimento di alti standard produttivi a tutela dei prodotti agroalimentari del territorio.
Fra i prodotti che interessano il territorio romagnolo dei 37 della intera regione sono da
ricordare: Formaggio di Fossa di Sogliano (DOP), Marrone di Castel del Rio (IGP), olio
vergine di oliva delle colline di Romagna (DOP), olio di oliva extravergine Brisighello
DOP, Squacquerone di Romagna DOP, Pera dell'Emilia-Romagna IGP, Pesca e Nettarina
di Romagna IGP, Scalogno di Romagna (IGP), vitellone bianco dell'Appennino Centrale
(IGP). A questi vanno aggiunti altri prodotti marchiati DOC e DOCG, IGT e insigniti di
marchi regionali (Q.C.) o aziendali che risultano veri strumenti di valorizzazione della
qualità e tipicità del prodotto legato al territorio. Fra questi vanno ricordati i vini
Trebbiano di Romagna, Sangiovese di Romagna, Albana di Romagna nelle diverse
tipologie; Cagnina, Pagadebit, Bosco Eliceo, Colli Faentini.
216
Si è evidenziato un forte cambiamento della clientela che ha registrato nei tre mesi estivi
aumento delle famiglie (+10%), diminuzione dei gruppi (-45%) e dei single (-37%). Sono
risultate in crescita le prenotazioni delle vacanze in fattoria tramite Internet (+17,6 %). E'
cresciuto da parte degli agriturismi il ricorso alle intermediazioni di agenzia (tradizionali
oppure on line) sicchè gli arrivi di turistici organizzati nel 2011 sono stati superiori a
quelli dell'anno prima.
L'ultimo trimestre del 2011 è trascorso nel segno delle incertezze con una flessione
valutata del 6% delle presenze sul 2010 in sintonia con il perdurare della crisi delle
famiglie, interna ed europea.
Per contenere le perdite un contributo rilevante è stato attribuito all'incremento della
presenza straniera.
Secondo le rilevazioni dell'Osservatorio Nazionale del Turismo si sarebbe rilevata una
vera e propria riscossa dopo i pessimi risultati dello scorso anno. Si è avuto, per
l'agriturismo, incremento delle richieste per le camere del 16% sul 2010 (anno disastroso)
a fronte del 4,5 % dell'intero comparto turistico. Gli ospiti di aziende agrituristiche, a
livello nazionale, sono risultati 1,4 milioni, con un numero di pernottamenti vicino a 7
milioni. La crescita di agroturisti stranieri ha riguardato, in particolare, tedeschi, francesi,
olandesi, che, complessivamente, hanno costituito il 41,6 % delle presenze del totale degli
ospiti, a fronte del 34,8 % rilevato per l'intero comparto turistico. Altra tendenza di cui è
opportuno prendere nota è che gli italiani hanno modificato le proprie scelte a favore
dell'ospitalità in fattoria, in controtendenza a quanto era avvenuto nel 2010.
I prezzi del soggiorno si sono mantenuti sul livello di quelli del 2010 in controtendenza
con quanto è avvenuto per gli alberghi, costretti a imporre aumenti per far fronte alle
perdite avvenute negli anni precedenti il 2011.
Fra i diversi servizi di accoglienza la crescita maggiore è risultata per gli agricampeggi (+
11,6 %)seguiti dalle attività colturali e ricreative (+4,5 %) e dagli alloggi (+3,8 %) con
relativo incremento del numero dei posti letto (+4,4%).
Più contenuta è la degustazione dei prodotti aziendali qualora si propongano come servizio
unico, ma in crescita se in combinazione con altre attività come alloggi, ristorazione,
nonchè ricreative e colturali. Fra queste ultime sono in crescita quelle relative alle
escursioni a piedi, o in mountain-bike o le osservazioni naturalistiche, l'ippoturismo,
mentre sono in calo i corsi di cucina, artigianato, ecc. Si è avuto anche un orientamento
verso una diversificazione dei servizi complementari al pernottamento. Si è rilevata una
crescita numerica rilevante per le aziende della pianura più che per quelle dell'area
collinare e montana. Fra gli imprenditori prevalgono i maschi nel rapporto con le femmine
di 2 a 1. Ciò a dimostrazione che le aziende impegnate in questo settore, in Italia,
comportano molti rischi di gestione e richiedono notevole professionalità. Nel periodo
2004-2009 le aziende agrituristiche italiane si sono incrementate, come numero, del 35%;
incremento più elevato nei primi tempi, poi in seguito rallentato. Alloggi e ristorazione
sono i servizi che si sono incrementati anche se non a livello degli agricampeggi e varie
attività colturali. E questo è un segno della vitalità delle imprese e della capatità
dell'imprenditore di scegliere di svolgere i servizi da rendere ai clienti, in funzione di una
migliore valorizzazione delle risorse disponibili che il territorio può offrire per quanto
riguarda bellezze paesaggistiche, siti archeologici, specialità gastronomiche, rapporto con
l'ambiente.
Sono già state esposte, nelle relazioni degli anni precedenti, i dati attinenti lo sviluppo e la
funzionalità del settore, del rispetto del principio della connessione e complementarietà,
nonchè dei requisiti richiesti da chi gestisce l'azienda per poter svolgere correttamente
l'attività (possesso di
attestato di frequenza di specifico corso).
Per ottenere
l'autorizzazione a svolgere il lavoro basta una semplice comunicazione al sindaco di inizio
attività.
Ravenna non ha aree paesaggistiche di particolare attrazione che sono tipiche di altre
province (laghi, montagne, ecc.); però dispone di validi elementi in grado di stimolare
l'interesse dei clienti: presenza di città d'arte (Ravenna, Faenza), vicinanza di zone
217
balneari, zone naturalistiche di rilievo (pinete, Parco del Po, Parco del Gesso, Pialasse
ecc.), siti archeologici (Pievi), centri di divertimento (Mirabilandia). Nelle zone con
terreni in quota è possibile trascorrere un periodo di vacanza in un ambiente di relax con
passeggiate a piedi, a cavallo, mountain bike, o con la pesca o con la ricerca di frutti di
bosco e funghi. Rinomata è la ristorazione con piatti tipici della cucina romagnola e in un
ambiente familiare e fra gente molto ospitale.
Da rilevare che le Organizzazioni di categoria sopra elencate provvedono a fornire ai
clienti dei loro associati informazioni sulle attrazioni del luogo e sugli itinerari da
percorrere per meglio raggiungerli.
L'agriturismo è stato scelto anche perchè strumento di antropizzazione dell'ambiente in
quanto in grado di conservare il paesaggio, di rallentare il dissesto idrogeologico e di
conservazione delle tradizioni contadine. Per le aziende dei territori marginali svantaggiati
delle Comunità Montane e delle Unioni dei Comuni si è praticata una specifica tipologia
di ospitalità da svolgersi all'interno dell'abitazione dell'operatore: l"ospitalità rurale
familiare". Sono stati istituiti anche i cosidetti "Club di eccellenza" considerati strumenti
di unione degli operatori nel risolvere problemi aventi per oggetto la qualità e la
valorizzazione dei prodotti biologici. Per tale iniziativa sussiste anche il sostegno della
Regione. E' stata anche allargata la possibilità di utilizzare, nella ristorazione, i prodotti
ottenuti da altre aziende agricole ubicate in zone omogenee di regioni limitrofe con
preferenze per i prodotti tipici di marchio. Alla Provincia e ai Comuni è affidato il
controllo del rispetto delle norme e l'applicazione di eventuali sanzioni.
A cominciare dal 2010 ha avuto inizio l'applicazione della nuova normativa varata nel
2009 con la quale si sono consolidate le procedure per la messa a punto di un nuovo
software che consente di meglio gestire gli elenchi provinciali degli operatori del settore
con possibilità di ottenere tutti i dati utili ai fini statistici da utilizzare nella definizione
dei programmi.
La Regione, per una valida diffusione della normativa fra gli addetti all'attività, ha
organizzato incontri cui hanno preso parte le Associazioni di Categoria ed Enti interessati.
Interessante risulta lo sviluppo dell'attività a livello di Provincia e di Regione. Al
31/12/2011 erano presenti in provincia n° 100 aziende attive e 6 inattive (in attesa di
entrare in funzione); N° 7 erano di nuova iscrizione e così per un totale di n° 114, n° 7
sono le cessate. L'anno precedente le attive erano 90, per cui ne è risultato un incremento
dell'11%. Nel 2010 le aziende attive in Regione erano risultate n° 1.033 (1.028 nel 2010)
con un incremento del solo 2,5 %. Bologna è la provincia che detiene il maggior numero
di aziende agrituristiche (n° 197), seguita da Forlì-Cesena (153), Piacenza (138), Modena
e Parma. Trattasi comunque di dati da confermare. Le aziende che hanno cessato l'attività
sono risultate, nel 2011, n° 94 e n° 125 quelle iscritte.
Circa la metà delle aziende agrituristiche regionali sono situate in comuni di montagna ove
svolgono anche una funzione di contrasto allo spopolamento e abbandono di detti territori
e alla loro conservazione naturale.
Alcuni dati servono a indicare le caratteristiche delle aziende agrituristiche della Regione
in termini di forma giuridica, sesso ed età dell'imprenditore, superficie totale e SAU,
nonchè sui servizi autorizzati dai comuni su ristorazione, ricezione, piazzole, ippoturismo,
attività ricreative, colturali, sportive e modalità di valutazione della potenzialità delle
strutture ed efficienza dei servizi. Per quanto riguarda la forma giuridica n° 651
agriturismi sono gestiti da imprenditore agricolo e n° 382 da Societa; nel caso di
imprenditori n° 619 risultano maschi e n° 414 femmine. In merito all'età sono 158 gli
operatori con meno di 40 anni, n° 625 quelli di 40-60 anni e 250 quelli con oltre 60 anni;
N° 96 sono le aziende incluse nel territorio della Comunità Montana secondo la vecchia
delimitazione. La superficie totale delle aziende agrituristiche è di Ha 48.820 pari a una
media aziendale di Ha 47,26; n° 154 sono le aziende agrituristiche che sono anche fattorie
didattiche (anno 2010). Le aziende raggiungibili con e-mail risultano n° 735, quelle con
sito internet n° 545.
Per quanto concerne i servizi resi ai clienti sono stati rilevati i seguenti dati, non ancora
218
definitivi e riferiti sempre all'anno 2011:
- camere disponibili n° 3.770 di cui n° 429 di Ravenna
- letti disponibili n° 8.053, di cui n° 964 di Ravenna
- piazzole agricampeggio n° 457, di cui n° 111 di Ravenna
- pasti anni n° 4.040.217, di cui n° 456.404 di Ravenna
- aziende con cavalli n° 89, di cui 10 di Ravenna
- cavalli n° 533 di cui 65 di Ravenna
- aziende con attività ricreative, colturali, sportive (anno 2010 n° 683), di cui n° 49 di
Ravenna
- aziende classificate con Margherite n° 510 (di cui n° 33 con 5; n° 195 con 4; n°110 con
3; n° 57 con 2; n° 15 con 1).
Per quanto riguarda l'attività agrituristica in provincia di Ravenna valgono i seguenti dati:
imprenditori agricoli n° 57; società n° 44; operatori maschi n° 69; operatori femmine n°
32; operatori con meno di 40 anni n° 11; con anni da 40 a 60 n° 25; con oltre 60 anni n°
25; aziende della Comunità Montana n° 3: superficie totale aziende agrituristiche 9.037
pari a Ha 89,47 per azienda; superficie SAU Ha 7.862 pari a Ha 77,84 per azienda;
aziende che sono anche fattorie didattiche n° 15; aziende collegate con e-mail n° 61; con
sito internet n° 54.
Con riferimento alle province, Bologna detiene il maggior numero di imprenditori agricoli
e di società seguita da Forlì-Cesena, Piacenza, Modena, Parma e quella minima da Ferrara
e Reggio Emilia. Ravenna detiene il maggior numero di aziende in Comunità Montana;
Bologna detiene la maggiore superficie, seguita da Ravenna e Forlì-Cesena.
Bologna detiene il maggior numero di camere, seguita da Forlì-Cesena e Ravenna nonchè
il maggior numero di letti, pure seguita da Forlì-Cesena e Ravenna.
Ravenna possiede il maggior numero di piazzole, seguita da Modena e Forlì-Cesena;
Bologna il maggior numero di pasti annuali seguita da Forlì-Cesena, Piacenza, Ravenna e
Parma, e con il minor numero per Ferrara e Rimini, Parma ha il maggior numero di
ippoturismi seguita da Forlì-Cesena, Bologna e Ravenna. Fra le aziende classificate con
margherita la prevalenza è per Bologna seguita da Forlì-Cesena e Ravenna.
La classificazione delle aziende agrituristiche è una iniziativa dell'Osservatorio Nazionale
dell'Agriturismo che compie anche studi nel settore. La classificazione, come dianzi
accennato, si basa sul numero di margherite (da 1 a 5) ad imitazione di quanto succede per
le stelle negli alberghi basandosi, per il punteggio, sulla efficienza delle strutture e sulla
qualità dei servizi resi (legge n° 26/94). Nel 2211 in Regione, la classificazione ha
interessato n° 510 aziende di cui 55 di Ravenna.
Le aziende con 3 e 4 margherite risultano le più numerose. Le tre province romagnole
detengono complessivamente circa un terzo del complesso delle margherite della Regione.
Una diversificazione dell'attività agricola, attraverso l'agriturismo, è una opportunità da
sfuttare poichè l'operatore, attreverso l'affidamento di due diversi settori economici, ha la
possibilità di ottenere una maggiore stabilità di reddito.
Da sottolineare che, nel processo di diversificazione e multifunzionalità dell'azienda, si
inserisce anche l'attività di produzione di bioenergie da fonti rinnovabili quali la
istituzione di microimpianti che sfruttano l'energia eolica, solare (fotovoltaico) e idrica,
nonchè le centrali termiche a pellet-cippato e l'utilizzo di biomasse e residui aziendali
(reflui zootecnici) e prodotti di colture varie per la produzione del bioetanolo e altri
idrocarburi richiesti per garantire servizi aziendali. Occorre anche migliorare il livello
qualitativo degli agrituristi affinchè siano in grado di meglio soddisfare le richieste dei
clienti, sempre più esigenti in termini di servizi.
All'attività di agriturismo si associano quelle del turismo rurale, delle fattorie aperte e
delle fattorie didattiche.
Il turismo rurale è disciplinato dalla L.R. n° 29/04. E' attività non legata all'azienda
agricola ma che si svolge in località di campagna a diretto contatto con l'ambiente agricolo
e in grado di offrire, con la ristorazione, piatti tipici del luogo utilizzando prodotti locali,
legati alle tradizioni contadine.
219
Le fattorie aperte fanno parte di un progetto regionale del 1999 con lo scopo di attirare i
cittadini (per alcuni giorni prestabiliti dell'anno) alla campagna portandoli a diretto
contatto con la natura, con possibilità di osservare da vicino animali e coltivazioni e
guidarli alla riscoperta di un più stretto legame fra la terra e la tavola e per una migliore
conoscenza delle produzioni agroalimentari del luogo. Sono previsti itinerari per
raggiungere le aziende che hanno aderito all'iniziativa, anche con percorsi in bicicletta, e
in grado di presentare e offrire prodotti tipici (es. strade del vino) e specialità
gastronomiche tipiche del luogo (strada dei sapori). Sono circa una ventina le aziende
aperte distribuite variamente in tutto il territorio provinciale e concentrate in prevalenza
nei comuni di Brisighella, Faenza e Bagnacavallo.
Alle fattorie aperte hanno aderito i Musei del Gusto e del mondo rurale, presenti in
Regione in numero di 10 dei quali il territorio romagnolo è interessato con quello di Casa
Artusi (Forlimpopoli), del Formaggio di Fossa (Sogliano al Rubicone). L'Emilia è
interessata, soprattutto, con prodotti tipici; salumi, formaggi e vini.
Fattorie didattiche
L'obiettivo è quello di sviluppare, nei ragazzi delle scuole, una educazione alimentare
portandoli in aziende agricole autorizzate ed attrezzate a questo scopo, al fine di conoscere
i metodi produttivi per ciò che concerne colture e allevamenti, privilegiare la qualità ed
esaminare gli aspetti in termini di sicurezza e prevenzione, con garanzia dell'igiene e
gestione dei prodotti. Sono previsti corsi di informazione per gli insegnanti e per chi deve
trasmettere agli allievi conoscenze in tema di agricoltura. I programmi di insegnamento
prevedono l'obbligo di rispettare specifici impegni per quanto riguarda detta formazione e
per quanto concerne accoglienza, attività didattica e norme di sicurezza per gli allievi.
Sono più di una trentina le fattorie didattiche della provincia di cui, una quindicina, svolge
anche attività agrituristica. Notizie più dettagliate su Fattorie aperte e Fattorie didattiche
della provincia sono state riportate nella relazione sull'andamento dell'agricoltura
dell'anno 2008-2009.
220
AZIENDE AGRITURISTICHE IN ATTIVITA' IN PROVINCIA DI RAVENNA AL 31/12/2010
N°
NOME AGRITURISMO
1
BAIONI BRUNELLA CASA DEL DIAVOLO
2
PEZZI DIEGO - LA CA' AD CAPLO'
3
4
SABBATANI DANIELE - L'ANGELINA
GALASSI CARLO
ASSIRELLI LUCIANO E C. SOCIETA'
AGRICOLA PODERE DEL PETTIROSSO
MINGUZZI ANGELO-IL GIARDINO DEI
CILIEGI
5
6
7
PUTANO MARTINE - PODERE ROSSETTA
8
TELLARINI LORIS-CELTI E CENTURIONI
9
BARONCINI GIORGIO-PASSO REGINA
17
18
AZIENDA AGRICOLA TORRE DEL
MARINO DI SANTOLINI CLAUDIOTORRE DEL MARINO
AZIENDA BIOLOGICA PEDROSOLA DI
MALAVOLTI ANDREA-PEDROSOLA
CARAPIA GINO-LA ROCCIA
CASTIGNARI DARIO-L'ARCHIBUGIO
EREDI DI RONDININI CRISTINA-RIO
MANZOLO
GREMENTIERI GIAMPAOLO FREGNANO
FREGNANELLO
LA QUERCIA DI MINARDI QUINTO E
SAMORE' MARIA -LAQUERCIA
LAGHI OFELIA-MONTE ROTA DI SOTTO
LIVERZANI GIOVANNI-VARNELLO
19
MANETTI FILIPPO-CAMPIUME
20
MATARESE ETTORE-IL PALAZZO
MOCENNI MARCO-OVELLO/PODERE
CASETTA
MORATTINA DI STRAMENGA LUCAMORATTINA
NALDONI LORIS-CORTE DEI MORI
NUOVA VISIONE SS DI EMILIANI
CAVINA GIANCARLO-CASE VISANO
OASI GIARDINO D'AUTORE DI ZAMA
MARCO
POMPIGNOLI ROMANO E CONTI CARLAVEZZANO
10
11
12
13
14
15
16
21
22
23
24
25
26
27
SANGIORGI SS-CA' BALBI
COMUNE'
ALFONSINE
ALFONSINE
ALFONSINE
ALFONSINE
BAGNACAVALLO
BAGNACAVALLO
BAGNACAVALLO
BAGNACAVALLO
BAGNARA DI
ROMAGNA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
INDIRIZZO AGRITURISMO
Via Destra Senio, 88
Via Passetto, 65
Via Puglie, 18
Via Roma, 111
Via Abbadesse, 5
Via Gabina, 4-BONCELLINO
Via Rossetta, 8
Via Crocetta, 10
Via Pigno, 36/a
Via Torre del Marino, 47-VILLA
VEZZANO
Via S. Cassiano, 95-S.CASSIANO
Via Gabellotta, 16-PIETRAMORA
Via Purocielo, 35-S.EUFEMIA
Via Trieste, 99/101-VILLA
VEZZANO
Via Baccagnano, 37-BACCAGNANO
Via Molino del Rosso, 35-SARNA
Via Bicocca, 15-RITORTOLO
Via Rontana, 39-RONTANA
Via Campiume, 6-FOGNANO
Via Baccagnano, 11-BACCAGNANO
Via Siepi, 22-PIEVE THO' / Via
Rovinale, 6-SAN RUFFILLO
Via Montefortino, 2-SAN MAMANTE
Via Valpiana, 4
Via Ebola, 10-FOGNANO
Via Pideura, 11
Via Tebano, 22-TEBANO
Via Mulino del Rosso, 18
TELEF.
RICETT.
/
PASTI
RICETT.
/
CAMERE
IPPO
TURI
SMO
CA
VALLI
PISCI
NA
E-MAIL
SITO WEB
www.casadeldiavolo.it
--
3388002962
0544869725
0544-80277
3358335233
0545-61115
SI'
SI'
SI'
NO
---
---
[email protected]
--
SI'
NO
NO
SI'
NO
SI'
----
----
-www.galassicarlo.com
--
0545-41175
NO
SI'
--
--
[email protected]
info@backpachersviaggi
.com
--
0545-53479
SI'
SI'
--
--
www.celti e centurioni
0545937382
0545-76573
SI'
SI'
--
--
info@agriturismo
podererossetta.it
--
SI'
SI'
--
--
--
0546-89190
SI'
SI'
--
--
--
0546-86195
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.pedrosola.it
0546-40250
0546-88046
0546/28443
NO
SI'
NO
SI'
NO
SI'
----
--SI'
[email protected]
--www.riomanzolo.it
0546/81536
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.borgofregnano.com
0546-81824
SI'
SI'
--
--
0546-80296
0546-85493
0546800112
0546-80338
3479608476
SI'
SI'
NO
SI'
SI'
SI'
-SI'
--
-SI'
SI'
[email protected]
[email protected]
-www.varnello.it
www. campiume.it
SI'
NO
SI'
SI'
---
---
www. ilpalazzo.net
--
3313167735
SI'
SI'
SI'
--
[email protected]
marco.mocenni@tiscali.
it
[email protected]
0546-86489
3343280638
SI'
SI'
SI'
SI'
SI'
--
---
[email protected]
[email protected]
www.cortedeimori.it
www. casevisano.it
3336868802
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.agriturismooasi.it
0546-89163
NO
SI'
--
--
agriturismo.vezzano@li
bero.it
SI'
SI'
--
0546663895
SI'
--
[email protected]
--
-www.torredelmarino.com
--
--
-www. agriturismocabalbi.it
Continua
221
AZIENDE AGRITURISTICHE IN ATTIVITA' IN PROVINCIA DI RAVENNA AL 31/12/2010
N°
28
NOME AGRITURISMO
COMUNE'
INDIRIZZO AGRITURISMO
TELEF.
RICETT.
/
PASTI
RICETT.
/
CAMERE
IPPO
TURI
SMO
CA
VALLI
PISCI
NA
BRISIGHELLA
BRISIGHELLA
Via Roncona, 1-SAN MAMANTE
Via Vallona, 47
0546-642202
0546-80461
SI'
SI'
SI'
SI'
---
29
TINI ALESSANDRO-CA' DEI GATTI
VILLA LIVERZANO DI MONTANARI
MARCO LUIGI-VILLA LIVERZANO
30
BENINI MAGDA-VALGEMIGLIO
31
CAROLI GRAZIANO-MARIANO
CASOLA VALSENIO
CASOLA VALSENIO
Via Sintria, 30
Via Senio, 11/A
254673883
0546/73867
SI'
SI'
SI'
SI'
---
---
32
CERONI CARLO-LA FELCE
CASOLA VALSENIO
0546/73989
NO
SI'
--
33
CORTECCHIA GIANPIETRO-SOGLIA
GIACOMETTI GIANFRANCO-RIO
CONCA
Il POGGIOLO SOCIETA' COOP,VA IL
POGGIOLO
MALAVOLTI STEFANIA-SCANIA
SOCIETA' AGRICOLA CA' NOVA DI
GREMENTIERI ATTILIO-LA CA' NOVA
AZIENDA AGRICOLA MARABINI
GIUSEPE-FATTORIA CAMERONE
CAB MASSARI
RIZZI SERGIO-AGRITURISMO DEL
MERLO
FILIPPI DANTE VILLA DEI GELSI
SOCIETA' AGRICOLA PALAZZO
BOSCHI DI BAIONI SAMUEL-PALAZZO
BOSCHI
AZIENDA AGRICOLA CAMPESTRIN DI
SANGIORGI A.- LA CUBASTRA
AZIENDA AGRICOLA TRERE' SS DI
TRERE' MORENA-TRERE'
CAMPANINI MIRKO-LA PROSCIUTTA
CARAPIA GIAN MASSIMO E FAROLFI
GRAZIELLA-LA VEZZANA
CARLONI MARIO-AGRITURISMO
CARLONI
FABBRI GRAZIELLO-LA RAMONA
IL QUADRIFOGLIO DI ZAMA RENATO
SS-IL QUADRIFOGLIO
LA GERMANA SS DI CONTI VALERIOLA GERMANA
LA SABBIONA DI ALTINI SEBASTIANOLA SABBIONA
MONTANARI ALBERTO-CA' SAN
GIOVANNI
OSSANI ALDO PRIMO ERCOLE-SANTA
CATERINA
PALOMBI MANUELA-IL CONTADINO
DI TELAMONE
CASOLA VALSENIO
CASOLA VALSENIO
Via Montemauro, 8-ZATTAGLIA DI
BRISIGHELLA
Via Colombarina, 1
Via del Senio, 32
0546/73557
0546/73648
NO
NO
SI'
SI'
CASOLA VALSENIO
Via Sintria, 9-VAL SINTRIA
0546/681200
SI'
CASOLA VALSENIO
CASOLA VALSENIO
Via Settefonti, 3
Via Breta, 29
0546/76055
0546/75177
CASTEL
BOLOGNESE
CONSELICE
CONSELICE
Via Biancanigo, 1485
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
SITO WEB
info@ ca' dei gatti.it
[email protected]
www. ca' dei gatti.it
www. liverzano.it
SI'
[email protected]
info@agriturismomariano.
it
[email protected]
---
---
[email protected]
--
-www.agriturismomariano.
it
www.agriturismolafelce.
it
www.lasoglia-agritur.it
--
SI'
SI'
--
info@agriturismoilpoggio
lo.it
SI'
SI'
SI'
SI'
-SI'
-SI'
[email protected]
0546/50434
SI'
NO
--
--
[email protected]
www.fattoriacamerone.it
Via Coronella, 110
Via del Merlo, 10
0545/980013
0545/87547
SI'
SI'
SI'
SI'
SI'
--
---
-loretta [email protected]
www.agriturismomassari.it
www.agriturismodelmerlo.it
COTIGNOLA
COTIGNOLA
Via San Giovanni, 8-BARBIANO
Via Ragusi, 4
3355430155
0545/79562
NO
SI'
SI'
SI'
---
---
[email protected]
--
www. villadeigelsi.it
FAENZA
Via Cesarolo, 157
3386102275
SI'
SI'
--
SI'
www.agriturismolacurbastra.it
/home.htlm
FAENZA
Via Casale, 19-CASALE
0546/47012
SI'
SI'
--
--
info@agriturismolacurba
stra.it
[email protected]
FAENZA
FAENZA
Via Emilia Ponente, 104
Via Lavezzana, 3-SARNA
0546-621378
0546-43128
SI'
SI'
SI'
SI'
---
SI'
--
[email protected]
--
www. laprosciutta.it
FAENZA
0546-43214
SI'
NO
--
--
--
--
0546-611023
0546-639378
SI'
SI'
NO
NO
---
---
[email protected]
www. laramona-agriturismo.it
--
--
FAENZA
Via Castel Raniero, 46-CASTEL
RANIERO
Via Gasparetta, 146-REDA
Via Bianzarda di Corleto, 3CORLETO
Via Germana, 6-SARNA
0546-43395
NO '
SI'
--
--
--
--
FAENZA
Via Oriolo, 10-ORIOLO DEI FICHI
0546-642142
SI'
SI'
--
SI'
info@ la sabbiona
FAENZA
Via Tebano, 42
0546-47101
NO
SI'
--
--
[email protected]
FAENZA
Via Tebano, 130-TEBANO
0546-47052
NO
SI'
--
FAENZA
Via Sacramora, 12
3384689855
SI'
--
--
FAENZA
FAENZA
NO
SI'
SI'
SI'
E-MAIL
[email protected]
[email protected]
www. agriturismoilpoggiolo.it
---
--
www. trere.com
--
www. la sabbiona.it
--www. i lcontadinotelamone.it
Continua
222
AZIENDE AGRITURISTICHE IN ATTIVITA' IN PROVINCIA DI RAVENNA AL 31/12/2010
N°
NOME AGRITURISMO
58
RONDININI TIZIANO-RONDININI
TIZIANO
SANGIORGI ANNALISA-CALDERINO
SOCIETA' AGRICOLA IL LAGHETTO
DEL SOLE DI SCARDOVI MARCO-IL
LAGHETTO DEL SOLE
ZOLI TERENZIO-CASA DEGLI ULIVI
59
PARIGI BRUNA-LE STUOIE
60
BABINI ROBERTO-IL CARRO
FATTORIA SOLIERDI DI MEDRI
GIANFRANCO-FATTTORIA SOLIERI
ZOLI VINCENZO-AGRITURISMO
CAVECCHIA
CIURLEO ROCCO
LA CASA DELLE RONDINI DI TARONI
PAOLA-LA CASA DELLE RONDINI
AGRISFERA TENUTA AUGUSTA
AZ.AGRICOLA PALAZZO MANZONI DI
BOTTURA MASSIMO-PALAZZO
MANZONI
BARATTONI LIDIA-LA CONTESSA
DELLA BRASSICA
BELLETTINI ARNALDO-IL LUPO
CASTAGNOLI PAOLO-CA' BRUNA
CASTELVETRO BARBARA-ELIANTO
COSTA BRUNO-AGRITURISMO
VECCHIA QUERCIA
MENEGATTI GABRIELE-CA' MILLA
MARTELLI GIAN LUCA E CLAUDIO SS- MARTELLI
MARTUZZI DALIDA-AGRITURISMO
2000
PIANI FILIPPO-CORTE DELLA VIGNA
RONCONI SANDRA E LOMBARDI
GIULIANO-LA VALLETTA
SALOMONI CARLA-LA SPAGNERA
SOCIETA' AGRICOLA IL GUSTO DEL
PORCO DI SYARA GRAZYNA
BARBARA-IL GUSTO DEL PORCO
SOCIETA' AGRICOLA ORTOLANI
ORIETTA-CA' ORTOLANI
TONDINI INES-AZIENDA
AGRITURISTICA L'AZDORA
SOCIETA' AGRICOLA VALENTINI
GIOVANNI E PANTOLI CARLA-LA
CASINA
55
56
57
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
COMUNE'
INDIRIZZO AGRITURISMO
TELEF.
RICETT.
/
PASTI
RICETT.
/
CAMERE
IPPO
TURI
SMO
CA
VALLI
PISCI
NA
E-MAIL
SITO WEB
FAENZA
Via Accarisi, 120-PIEVE CESATO
33759422
NO
SI'
--
--
[email protected]
--
FAENZA
FAENZA
Via Galamina, 11
Via Pittora.37-FAENZA
0546660459
0546-642196
SI'
SI'
SI'
SI'
---
SI'
--
[email protected]
info@illaghettodel sole.it
www. agriturismocalderino.it
www. illaghettodel sole.it
FAENZA
FUSIGNANO
0546-661398
0545/58151
SI'
NO
SI'
SI'
---
---
[email protected]
[email protected]
www. agriturismolestuoie.it
LUGO
LUGO
Via Tuliero, 102
Via Rosetta Sottofiume,60ROSSETTA
Via Zagonara, 13
Via Carraia Solieri, 1-ZAGONARA
0545/23052
0545/78190
SI'
SI'
NO
SI'
---
---
-fattoriasolieri@fattoriaso
lieri.it
-www. fattoriasolieri.it
LUGO
Via Canale Inferiore, 18-BIZZUNO
0545/32137
SI'
NO
--
--
[email protected]
www.cavecchia.com
LUGO
MASSA LOMBARDA
Via Palazza, 3/2-SAN POTITO
Via Felice, 7
0545/25377
NO
NO
SI'
SI'
---
---
RAVENNA
RAVENNA
Via Poggi, 8-MANDRIOLE
Via Ponte della Vecchia, 23-SAN
ZACCARIA
0544-449015
0544-554634
SI'
SI'
NO
SI'
---
---
Via Basilica, 190
0544/528800
RAVENNA
--
[email protected]
info@palazzo manzoni
--www. tenutaugusta.it
www. palazzo manzoni
.it/index.html
NO
SI'
--
--
--
-SOSPENSIONE ATTIVITA'
[email protected]
RAVENNA
RAVENNA
RAVENNA
RAVENNA
Via S. Alberto, 356-S.ALBERTO
Via S. Vitale, 84
Via Arcobologna, 10-SAN BARTOLO
Via Rossa, 4-MENSA MATELLICA
0544/483321
0544/461461
0544/452684
0544/554945
SI'
SI'
NO
SI'
SI'
SI'
SI'
SI'
SI'
----
-SI'
---
RAVENNA
RAVENNA
Via Fossa, 7-CASTIGLIONE DI RA
Via Spinelli, 10- BORGO MONTONE
3389544450
0544/401744
SI'
SI'
NO
SI'
SI'
SI'
---
--
--
[email protected]
www.agriturismomartelli.com/
index.htm
RAVENNA
VIA Santerno, 293-SANTERNO
0544/417303
SI'
SI'
--
--
--
--
RAVENNA
RAVENNA
Via della Bassa, 13-SAVARNA
Viale Forello, 21A-S.ALBERTO
0544/217831
0544/528119
SI'
SI'
SI'
NO
---
---
[email protected]
---
RAVENNA
RAVENNA
Via Gambellara. 49 S. P. VINCOLI
Via Ravegnana, 497
0544/551609
0544/498128
SI'
SI'
SI'
SI'
---
SI'
SI'
[email protected]
[email protected]
www. lavalletta.ra.it
www. laspagnera.com
RAVENNA
Via Badarena, 25-SAN ROMUALDO
0544/483224
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.ilgustodelporco.ra.it
RAVENNA
Via Carraia Vangaticcio, 14
0544/497669
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.ca-ortolani.it
SI'
info@agriturismol'azdora.it
www. agriturismol'azdora.it
RAVENNA
Via dei Lombardi, 66-SAVIO
0544/931471
SI'
SI'
--
----
www. agriturismoillupo.it
www. cabruna.it
---
Continua
223
AZIENDE AGRITURISTICHE IN ATTIVITA' IN PROVINCIA DI RAVENNA AL 31/12/2010
N°
82
83
84
85
86
87
88
89
90
NOME AGRITURISMO
VALENTINI GIULIANO E LUANA CA'
MARINA
AZIENDA AGRICOLA BADIOLA DI
MONGARDI FANTAGUZZI-VILLA
MONGARDI
AZIENDA AGRICOLA CAMPOLASSO DI
VISANI E BERTONI-LA QUERCIOLA
CAPIROSSI GIORDANO-CA'
SASSATELLO BY CAPIROSSI
GARDI FABIO E BERTONI ORIANANASANO
VIGNOLI GRAZIANO E NANETTI
GIGLIOLA-AGRITURISMO VIGNOLI
CASA GOBBA SOCIETA' AGRICOLA SSAGRICAMPING CASA GOBBA
GIOVANIELLO GRAZIELLA-ARTEMISIA
MAZZOTTI LUIGI-LINCARAN DLA CA'
VECIA
COMUNE'
INDIRIZZO AGRITURISMO
TELEF.
0544/939575
RICETT.
/
PASTI
RICETT.
/
CAMERE
IPPO
TURI
SMO
CA
VALLI
NO
SI'
NO
PISCINA
E-MAIL
SITO WEB
SI'
SI'
www.agriturismolacasina.
com
SI'
--
--
info@agriturismolaca
sina.com
info@agriturismovalenti
ni.com
www.agriturismovalentini
.it
RAVENNA
Via Adda, 3-SAVIO
RIOLO TERME
Via Abbazia, 7
RIOLO TERME
Via Campolasso, 4-CAMPOLASSO
0546/74077
SI'
SI'
--
--
[email protected]
www.agriturismolaquerciola.it
RIOLO TERME
Via Sasso Letroso, 9
3342527611
NO
SI'
--
--
info@agriturismocas
satello.it
www.agriturismocassatello.it
RIOLO TERME
Via Rilone, 2
0546/70337
SI'
SI'
--
--
--
RIOLO TERME
Via Caduti di Torranello, 34/a
0546/70846
SI'
NO
--
--
[email protected]
RIOLO TERME
Via Raggo, 12-BORGO RIVOLA
3292198960
NO
SI'
--
[email protected]
www.casagobba.it
RUSSI
RUSSI
Via Traversa,16
Via Vico, 13-CHIESUOOLA
0544/418003
0544/580079
SI'
SI'
---
---
[email protected]
--
www. artemisiabio.it
www.agriturismolincaran.
it
224
NO
SI'
NO
---
Scarica

Annata Agraria 2010-2011