laicità della scuola
news
Febbraio 2014
[email protected]
Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola
aderente alla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni.
Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel
Noffke, Jean-Jacques Peyronel, Cesare Pianciola, Stefano
Vitale.
Fanno parte del Coordinamento:
Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista,
CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino,
COOGEN Torino, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan",
MCE Torino.
Portavoce del Coordinamento:
prof. Fulvio Gambotto (339 5435162)
__________________________________________________
Editoriale
Se Don Bosco dà una mano alla Scuola pubblica
Liceo Monti di Chieri, venerdì 17 gennaio. Non sono certo
superstizioso, ma forse dovrei cominciare ad esserlo. Lezione
di Storia. Tema: il concetto di laicità nel Rinascimento e il
Concilio di Trento. Alla fine dell’ora un alunno si avvicina
timidamente, quasi sentendosi in colpa. “Lei lo sa, vero, che
venerdì prossimo in Auditorium ci sarà l’urna di Don Bosco?”.
L’urna di Don Bosco?! Si tratta senz’altro di uno scherzo,
dunque sogghigno con aria di intesa. “No, non scherzo, allora
non lo ha saputo...!”
No, non l’avevo saputo. E come me non lo sapeva quasi
nessun altro, a parte gli insegnanti di Religione e il loro
ciellino corteo, naturalmente. Nessuna discussione in Collegio
docenti, nessuno che sia venuto a chiederci un’opinione.
Niente.
Torno a casa, smanetto su Internet e mi chiarisco le idee.
L’urna di Don Bosco, un manichino con acclusa la mano
destra originale del Santo, sta facendo il giro d’Italia in una
bara di vetro “per rilanciare la sua immagine”. Passa di
oratorio in chiesa, di basilica in cattedrale. E, naturalmente,
finisce nell’auditorium di una scuola statale. La mia!
Non riesco a crederci. Sono anni che combatto per la laicità
della scuola pubblica italiana. Sarebbe meglio dire: sono anni
che riporto sonore sconfitte, in uno Stato come il nostro, in cui
anche gli atei o i musulmani, sotto sotto sono cattolici e
l’onestà intellettuale è uccel di bosco. Ma questo mi pare
davvero troppo, dai!
Comincio a diramare la notizia, chiedo agli alunni cosa ne
pensino. Raccolgo le solite frasi della serie: “Ma tanto le cose
vanno così”, “Che cosa ci vuol fare”, “L’Italia dopotutto è un
Paese cattolico”, ecc. I più mi fanno però notare che non
risulta loro “che sia proprio sicuro che l’urna finisca in
auditorium”. Vengo così a scoprire che i colleghi di Religione
da settimane preparano l’evento, con approfondite lezioni
sull’importanza civica ed il ruolo educativo dell’operato del
Santo di Castelnuovo. In men che non si dica, ricollego. Ecco
perché, mi dico, da giorni quando entro in scuola esce un
prete, quando esco entra una suora.. Qualche mattina fa mi è
perfino capitato di sentire istintivamente l’impulso di farmi il
segno di croce davanti alla bollatrice...
Per non parlare della circolare del Preside emanata qualche
giorno prima, con cui il Comune di Chieri invitava per conto
dei Salesiani gli insegnanti statali ad un corso di
aggiornamento tenuto dai religiosi sull’educazione dei
giovani! Un pasticciaccio tutto Made in Italy tra sacro e
profano, con un unico punto chiaro: se la capacità educativa
dei professori è quotidianamente messa in dubbio, quella dei
preti, dalle nostre parti, resta letteralmente inattaccabile.
Bene, quindi i colleghi di IRC da tempo introducevano nelle
classi diversi “esperti su Don Bosco”. Che affermavano, per
giunta, di aver intenzione di far sostare l’urna in tour
direttamente nella nostra scuola. Niente da fare, so benissimo
come vanno queste cose. Insegno in una scuola in cui, una
mattina alla settimana, dalle otto meno dieci alle otto, si
riunisce un “gruppo di preghiera” che recita salmi e rosari.
Non si capisce perché mai questo gruppo senta l’esigenza di
pregare in una scuola pubblica, avendo tutte le possibilità di
farlo in chiesa o a casa di qualche fedele. O forse si capisce,
eccome: il suddetto gruppo di preghiera si riunisce in una
classe esattamente con le stesse finalità di chi vuole un’urna di
un fantoccio di Don Bosco in mezzo all’Auditorium di un
Liceo Statale. Perché, mi dico, la cittadina che ospita la mia
scuola per metà è in mano ai Salesiani. Non si può certo
sostenere che questi non sappiano dove metterlo, il loro
manichino.
Nel pomeriggio, lo stesso allievo mi avverte: sul giornale
locale si conferma che venerdì 24 gennaio per gli studenti
delle scuole superiori della cittadina inizierà, dalle 10, la
venerazione dell’urna. “Venerazione”, c’è scritto proprio così!
Lunedì 20 gennaio. Mi faccio ricevere dal Preside. Gli
manifesto tutto il mio dissenso, gli spiego le ragioni per cui
ritengo il suo un grave errore. Risponde affermando di capire e
comprendere pienamente le mie argomentazioni. Solo che...
ormai il permesso è stato concesso. Gli dico che intendo
scrivere qualcosa contro questa iniziativa; controbatte: “Fa
benissimo!”
Esco avvilito. Dentro, gli ho spiegato che siamo educatori, che
dobbiamo insegnare ai ragazzi l’uguaglianza, le pari
opportunità, il rispetto per le convinzioni, le fedi e le posizioni
di tutti. Ho insistito ricordandogli che il nostro compito
consiste anche nell’insegnare che nessuno, in uno stato
democratico, può prendersi dei privilegi sugli altri. Ho tirato in
ballo persino il mio amato Kant... Mi ha detto che il permesso
a far transitare l’urna in Istituto lo ha accordato proprio perché
gliel’avevano presentato come il coronamento di un’attività
didattica incentrata sullo studio del Santo. Non capisco, io ho
appena finito di trattare Giordano Bruno in quarta..
Autorizzare un bel rogo in aula Professori? Meglio non dirlo: i
colleghi ci metterebbero la firma. Gli ho chiesto cosa farebbe
se dieci diverse confessioni religiose gli chiedessero il
permesso di riunirsi in preghiera in una classe del suo Liceo, il
martedì, dalle otto meno dieci alle otto. Gli ho domandato se
gli esperti di Don Bosco abbiano accennato, parlando con gli
alunni, anche ai suoi pubblici roghi di libri protestanti, agli
inciuci con Urbano Rattazzi per aggirare (solo lui) la Legge
Siccardi o per non pagare (solo lui) la Tassa sul Macinato, ecc.
Tutte cose che fanno di questo Don Bosco, a prescindere
dall’indubbio valore sociale del suo operato, un religioso tanto
intollerante quanto intrallazzatore. Un Santo decisamente
all’italiana, insomma. Tutte parole al vento: tanto so benissimo
che la Chiesa, ancora una volta, spadroneggerà su tutto e su
tutti calpestando con scarpe chiodate la bistrattata laicità
dell’istituzione scolastica pubblica.
Martedì 21 gennaio. Puntuale, passa la circolare del Preside.
Comunica ai giovani gli orari da osservare per vedere l’urna.
Allude al carattere facoltativo dell’iniziativa. Mi sembra il
minimo, dato l’abuso che viene perpetrato nei confronti di un
luogo pubblico. Invece no: è il massimo della libertà e
dell’apertura che ci possiamo aspettare dalle nostre parti. Mi
rifiuto di leggere la comunicazione agli alunni. Tanto sanno già
tutto.
Giovedì 23 gennaio, Collegio docenti. Su un centinaio di
insegnanti, solo in due ci lamentiamo dell’iniziativa. Ci viene
risposto che il termine laicità va “interpretato”. Sicuramente,
ribatto, la migliore interpretazione consiste nel piazzare una
reliquia in una scuola pubblica. Come se poi non avesse un
significato ben preciso, quel termine: ci abbiamo costruito
sopra il Rinascimento. L’abbiamo inventato noi italiani, quel
concetto. Ne avete scordato il significato, colleghi? Chiedetelo
a noi, agli inutili docenti di Filosofia. Ma in realtà, cosa
significhi laicità lo sapete fin troppo bene. Altrimenti non
avreste fatto tutto di nascosto!
Una delle “organizzatrici” ha il coraggio di rimproverarmi di
scarsa democraticità per non aver letto la Circolare agli alunni.
Proprio lei e proprio quella Circolare! Evidentemente ormai è
“interpretabile” anche il senso del pudore.
Venerdì 24 gennaio. L’urna, puntuale, fa il suo ingresso
trionfale nel nostro liceo, tra applausi scroscianti e segni di
croce. La sostengono gli alpini, ingarbugliando ancor più il
folle intreccio tra Stato e Chiesa. C’è persino la Croce Rossa.
Quando mia madre era moribonda mi hanno chiesto un euro a
chilometro, per portarla da un ospedale all’altro. Quanto avrà
pagato Don Bosco?
Fuori dai cancelli, un insegnante (ma di un’altra scuola, per
carità), in segno di protesta improvvisa una mini urna,
contenente un mucchietto di cenere. Sotto si legge: “Le ceneri
di Giordano Bruno”. Accidenti, neanche ci fossimo messi
d’accordo! Ma il prof è isolato, guardato con curioso distacco
dai ragazzi che entrano. Corre voce che a prenotare il nostro
Auditorium si siano allora fatti sotto anche i Testimoni di
Geova, subito respinti. “Il permesso va richiesto alla
Provincia”.
Mentre il manichino avanza ondulante, mi accorgo che
qualcosa stride. A ben pensarci, c’è davvero troppo silenzio.
Sicuramente Don Bosco preferirebbe irrompere nell’atrio con
un chiassoso e festante sottofondo di campane. Ecco, mi dico.
Al prossimo Collegio docenti, ora, so cosa proporre!
Vuoi mettere che figurone farebbe, su un lato della scuola, un
maestoso e imponente campanile?
Pietro Ratto
http: www.BoscoCeduo.it
***
In evidenza:
→ “MicroMega”: un articolo di Marina Boscaino e Antonia
Sani, Fuori la religione dalla scuola pubblica
http://blogmicromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/02/07/marinaboscainoantonia-sani-fuori-la-religione-dalla-scuola-pubblica/
→ Il CTS (Centro Territoriale di Supporto) Nuove Tecnologie
e Disabilità di Torino e Provincia organizza un corso di
aggiornamento sui temi dell’apprendimento cooperativo e della
didattica inclusiva. Formatore: Claudio Berretta.
Calendario: I mercoledì 5/03, 12/03, 19/03 e 26/03 del 2014,
dalle ore 15 alle 19 (4 incontri da 4 ore ciascuno).
Il corso si svolgerà nei locali della sede associata del Liceo
Norberto Rosa a Bussoleno (TO), P.zza Cavalieri di Vittorio
Veneto, 5. Le iscrizioni dovranno essere effettuate entro il 24
febbraio 2014.
→ L' MCE di Torino propone alcuni materiali di preparazione
del RIDEF 2014 - Rencontre Internationale Des Educateurs
Freinet che si terrà a Reggio nell'Emilia dal 21 al 30 luglio
2014: http://nuke.mcetorino.it/
→ Il CIDi di Torino segnala: Rosamaria Maggio, Una ricerca
per ragionare sulla scuola su insegnareonline
→ (NEV) - Quest'anno l’opuscolo del XVII Febbraio, a cura
della Società di studi valdesi, è dedicato a Valdesi e Riforma
nel passaggio di Chanforan, 1532 (ed. Claudiana, pp. 80, € 6).
Ne autore Giuseppe Platone che ripercorre le vicende che
portarono il movimento valdese ad aderire alla Riforma
protestante, decisione sancita nel 1532 dal sinodo che si tenne
a Chanforan, località della Val d'Angrogna. Il volumetto vuole
essere un contributo di riflessione storica e teologica verso il
2017, anno del Cinquecentenario della Riforma protestante.
→ “MicroMega”: Droghe, l'inutilità del proibizionismo
di Umberto Veronesi
La Corte Costituzionale ha appena abrogato la Fini-Giovanardi, che
ha riempito le nostre carceri di tossicodipendenti. Tutte le esperienze
nel mondo dimostrano che utilizzare pene e sanzioni per affrontare il
problema delle droghe non è solo inutile, ma è persino dannoso. Si
alimenta la criminalità e si emarginano ancor di più i consumatori di
droghe.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/droghe-linutilita-delproibizionismo/
→ I grandi maestri del pensiero laico
Claudiana Editrice, “Quaderni Laici” 10/11, pp. 240 - euro 25,00.
Da Spinoza a Calamandrei e al Novecento italiano. Introduzione di
Massimo L. Salvadori. Presentazione del fascicolo SABATO 22
FEBBRAIO 2014 - ORE 17,30 al Circolo dei Lettori (Sala Gioco), Via
Bogino 9 – Torino.
http://www.centrostudicalamandrei.it/
→ Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano
Bruno”
Roma, 17 febbraio 2014: Convegno Nel nome di Giordano
Bruno. Laicità e diritti.
Saluto del presidente onorario avv. Bruno Segre; relazioni di
Maria Mantello, Franco Ferrarotti, Gianni Ferrara, Alessandro
Cecchi Paone.
http://www.periodicoliberopensiero.it
→ Spettacolo teatrale di Assemblea Teatro: L'ultima notte di
Giordano Bruno : Torino, domenica 16 febbraio 2014, ore 21.00,
sala dell’Unione Culturale “Franco Antonicelli”, Via Cesare Battisti
4/B.
→ FIRMATE E FATE FIRMARE!
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni:
Appello al Consiglio Comunale della Città di Torino per
esprimersi rispetto alla volontà di stanziare ancora fondi per le
scuole private paritarie e per lo svolgimento di referendum
consultivi.
Per adesioni on line all'Appello:
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2013N45551
→ La nuova sede della Consulta Torinese per la Laicità delle
Istituzioni, del Centro Calamandrei e dell’Associazione Amici
della Consulta, è in VIA VASSALLI EANDI, 28 - Torino e i
nuovi numeri telefonici e di fax sono i seguenti: Telefono
0110208500 – FAX 0110208501.
→ I 250 anni di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene
Quest'anno ricorrono i 250 anni della pubblicazione del
capolavoro di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene.
“Separare il delitto dal peccato, volere una giustizia umana,
rigorosa e non arbitraria, considerare i cittadini come individui
liberi e uguali di fronte alla legge: tutto ciò non poteva non
suscitare aspre e accese polemiche in ogni angolo d'Italia e
d'Europa” dice la presentazione editoriale della edizione nei
Tascabili Einaudi Classici del 2007, che riproduce quella di
Franco Venturi del 1965, corredata da un ricchissimo apparato
di di testi, lettere, documenti relativi all'intero dibattito. Su un
tema cruciale del capolavoro illuministico – gli argomenti
contro la pena di morte – si soffermò Norberto Bobbio nella
Conferenza tenuta a Rimini il 3 aprile 1981 in occasione della
VI assemblea nazionale di Amnesty International.
Il testo completo di Bobbio si trova in:
http://win.agliincrocideiventi.it/Anno4/Agosto2006/contro_la_
pena_di_morte.htm
***
Il libro
Gustavo Zagrebelsky, Fondata sulla cultura,
Einaudi, Torino 2104, pp. 109, € 10
Il calo di cultura è ormai generalizzato, tocca quasi tutte le
categorie sociali, sostiene Roberto Ippolito nel suo libroinchiesta Ignoranti (Chiarelettere, Milano 2013). I concorsi
pubblici, gli esami di stato, l'università sono le cartine di
tornasole dell'abbassamento del livello culturale del paese,
mentre i dati Istat del 2012 denunciano una regressione forte
tra gli adulti compresi nella fascia di età tra i 25 e 65 anni, che,
non sostenuti da percorsi di riapprendimento, hanno difficoltà
a capire la realtà entro cui ci si muove .
Marco Polillo, presidente dell' Associazione italiani editori,
sostiene che i lettori sono in forte calo e non solo per la crisi
economica. Gli italiani sono lettori tiepidi, rispetto a quelli
degli altri paesi europei, sono poco inclini a farsi coinvolgere
in attività culturali impegnative e sono più interessati ad
eventi-spettacoli che alla cultura.
L'inerzia della classe dirigente si misura con la disattenzione
ai problemi della istruzione e della formazione, presa com'è da
una logica contabile di tagli e di politiche prive di una visione
prospettica e di strategie di lungo periodo. Eppure della cultura
non possiamo fare a meno, anche se abbiamo sentito da
personaggi della vita politica che con la cultura non si mangia.
Gustavo Zagrebelsky, nel suo denso libretto, diviso in tre
capitoli, ribadisce con forza l'importanza della cultura che
occupa, nella Costituzione, un posto fondamentale.
L'autore punta l'attenzione sul fatto che la cultura è lavoro
anche molto duro e non evasione o puro e semplice diletto.
Ragionando sul suo stato attuale rileva lo scempio che
politiche culturali malaccorte hanno provocato. Oggi nella
scuola si assiste ad una frammentazione dei saperi in una
molteplicità di attività che non rispondono ad un disegno
unitario, ad una visione sistematica e complessiva con cui
misurare i cambiamenti e le trasformazioni in atto della vita
sociale. I saperi sono sempre più confinati in aree settoriali e le
competenze specialistiche acquisite in questi ambiti sono
appannaggio di una cerchia di tecnici ai quali sempre più
spesso si chiede di intervenire per risolvere i problemi che la
complessità della vita attuale ci pone.
Attraverso un personaggio di Borges (Funes o della memoria,
in Finzioni), Zagrebelsky rende bene la incapacità attuale nella
società di produrre una qualche visione di insieme. Funes
annotava della realtà circostante tutti dettagli, anche i più
insignificanti, ma la sua mente era cieca rispetto a ciò che
avrebbe dovuto tenerli insieme,
Come restituire forza ed integrità alla cultura? Bisogna
ripartire dal fatto che gli individui pur quando non sono legati
da vincoli di reciprocità e parentela, si riconoscono come
appartenenti ad una medesima cerchia umana e la cultura è ciò
che accomuna, che crea legami, che forma il senso di
appartenenza. Ce lo ricorda anche Tullio De Mauro in un libro
del 2004 pubblicato da Laterza (La cultura degli italiani),
quando afferma che alla cultura è affidata la coesione sociale
della società.
La cultura si sostanzia di idee. Le idee nascono dalle letture,
dallo studio, da riflessioni personali sulle proprie esperienze di
vita. Si rafforzano o si modificano nel confronto con altre idee,
nel dialogo che si instaura in tutti luoghi in cui ci si aggrega,
nei dibattiti, nelle pubbliche discussioni, purché non si scada
nell'aggressione e nel turpiloquio che rappresentano la fine
della cultura e delle idee, con lo scopo di annientare, in chi ne è
oggetto, ogni possibilità di replica.
Per Zagrebelsky la cultura ci riscatta dalla omologazione, dal
conformismo che rappresenta la rinuncia alla propria libertà di
espressione. L'invito è a mettere in discussione luoghi comuni,
scorciatoie e bignami del pensiero che sembrano oggi
prevalere. Bisogna mettere in discussione l'atteggiamento
pericoloso perché rinunciatario di delegare ad altri la
possibilità di operare scelte e prendere decisioni.
Cultura allora come possibilità di trasformare il senso comune
in consapevolezza, come possibilità di partecipare attivamente
alla vita sociale e politica del paese, come possibilità di essere
pienamente cittadini.
Occorre altresì sgombrare il campo dal pensare che valgono
solo le idee spendibili sul mercato del lavoro perché necessarie
all'innovazione nella produzione sempre più ampia di oggetti e
merci, rendere meno pervasiva una visione meramente
economicistica della realtà e valorizzare le idee che producono
consapevolezza, elevamento e arricchimento personale.
Cultura infine come possibilità di sanare la dicotomia tra il
mondo della comunicazione mass-mediale basata su tempi di
durata più breve e la lettura, lo studio, la riflessione e la
elaborazione che si sostanziano di tempi più lunghi.
Marisa Notarnicola
***
Il film: A proposito di Davis
Regia: Joel e Ethan Coen
Principali interpreti: Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin
Timberlake, Ethan Phillips
Titolo originale Inside Llewyn Davis – 105 min. – USA,
Francia – 2013.
Llewyn Davis è un personaggio dei fratelli Coen che
appartiene alla folta schiera dei loro non eroi, gli sconfitti, che,
innocenti, senza colpe come Giobbe, sono perseguitati dal loro
dio crudele, o, se si preferisce, dal destino, al punto da vedersi
negare la realizzazione di qualsiasi sogno o progetto a lungo
accarezzato. Rassomiglia al mite Larry di A serious man, o a
Barton Fink, lo scrittore spaesato in un mondo che non lo
capisce e che neppure lui capisce; o a tanti altri perdenti dei
loro film, apparentemente molto diversi, come Donnie o Drugo
di Il grande Lebowski.
Llewyn (Oscar Isaac), che era un eccellente musicista, nonché
un sensibilissimo poeta, scriveva canzoni stupende e cantava
con voce bellissima, in coppia con un partner nei bar del
Greenwich Village dei primi anni ’60, quando l’intera zona
(che ora, ristrutturata anche troppo a fondo, è tra le più chic e
snob di Manhattan) era un agglomerato sporco e maleodorante
di case operaie poverissime. L’amico, che nei fumosi locali di
quel quartiere condivideva con lui la passione per la musica e
l’effimera gloria del successo serale, si era, purtroppo, gettato
dal Washington Bridge, lasciandolo solo e poverissimo. Da
allora, le sue belle canzoni folk avevano acquistato una
tristezza disperata e abbastanza insolita; piacevano molto ad
alcuni intellettuali, ma non avevano grandi probabilità di
affermarsi in un mercato soggetto alla disponibilità a rischiare i
propri soldi da parte di editori e discografici molto guardinghi.
Questi, in verità, lo ascoltavano assai volentieri,
apprezzandone talento e qualità, ma tutti gli chiedevano
qualche compromesso: testi meno cupi, nonché un altro
partner, secondo la tradizione commercialmente ben
consolidata, proprio quella che il nostro Llewyn intendeva
combattere. Conduceva in tal modo la sua quotidiana esistenza
fra debiti e vita da bohème, ospitato a turno, per dormire, dai
facoltosi ammiratori della sua musica che la sera erano accorsi
al Village dalle loro abitazioni e che gli offrivano, per la notte,
un divano accogliente: ogni notte, dunque, uno spostamento
con quelle poche povere cose nelle quali ormai tristemente si
compendiavano il suo passato e le sue speranze. Anche nelle
belle case dell’Upper East Side, però, qualche inaspettato
accadimento gli scombinava i piani e gli impegni: il bel
gattone rosso, di cui Davis ignorava il nome, era furtivamente
fuggito dall’appartamento, al mattino, non appena egli aveva
cercato di uscire, né aveva potuto ritrovarlo, quando, proprio
come Holly Golyghtly, lo aveva invano cercato nei vicoli di
New York, proprio come lei chiamandolo a gran voce “Gatto”!
Ecco, poi, che, credendo di averlo riacciuffato, lo aveva portato
con sé in partenza per un’audizione a Chicago: altro inutile
ingombrante fardello da trascinarsi appresso, insieme alla
chitarra e ai pochi suoi dischi precedenti, durante l’altrettanto
inutile e rocambolesco viaggio, nel freddo invernale, senza
cappotto e con le scarpe sfondate. Il gatto dei suoi ospiti ha un
ruolo molto importante nel film: intanto scopriremo subito che
non è quello che egli aveva creduto di ritrovare: un urlo
forsennato della padrona di casa alla ricerca di un
introvabile… scroto ne smaschererà l’impostura; inoltre il vero
gatto di famiglia se ne tornerà a casa con le sue zampe: non per
nulla si chiama Ulisse! Il richiamo all’Odissea e all’Itaca
ritrovata suona ironico e molto amaro per Llewyn Davis,
condannato a peregrinare a vuoto e senza alcun approdo
familiare. La vita da homeless non era davvero il meglio, anzi,
per affrontare l’implacabile inverno di New York, la città, bella
e spietata, capace di indurire ogni cuore: quello di sua sorella,
che si era organizzata una vita piccolo borghese e non lo
voleva fra i piedi; quello di Jean Berkey (una Carey Mulligan
bravissima ma quasi irriconoscibile nella sua acida
aggressività), la cantante, partner musicale e moglie incinta del
suo miglior amico, che temendo di portare in grembo, in realtà,
un figlio suo, lo aveva apostrofato con terribili ingiurie e
contumelie, costringendolo a trovare i soldi per farla abortire.
Tutti lo evitavano nel terrore che l’infezione della povertà si
trasmettesse a loro, che contagiasse i loro figli, che attentasse
alla rispettabilità mediocre che in qualche modo li
accontentava e che non intendevano mettere in discussione. Gli
restava un padre a cui ricorrere nei momenti di bisogno: un
vecchio operaio della marina mercantile, ora ricoverato in un
ospedale per vecchi, demente e quasi dimentico di lui, evocato
in una scena fra le più suggestive e drammatiche del film.
La narrazione dei registi ci descrive l’odissea di Llewyn, nel
corso di una settimana e si conclude con una scena che,
circolarmente, ci riporta all’inizio della narrazione:
un’aggressione che lo lascia pesto e sanguinante su un lurido e
gelido marciapiede del Village, mentre, all’interno di un altro
locale, Bob Dylan si sta facendo le ossa: di lì a poco si imporrà
sulla scena internazionale come l’unico e vero innovatore del
folk americano, confinando il povero Llewyn nella irrilevanza.
I Coen hanno dichiarato in un’intervista del 17 ottobre 2013 ai
giornalisti Joachim Lepastier e Mathieu Macheret, di essersi
ispirati, molto liberamente, alle memorie del cantante Dave
Van Ronk, da cui, in ogni caso, hanno tratto le canzoni e gli
arrangiamenti musicali. Nel corso di questa loro lunga
chiacchierata, essi hanno tuttavia voluto escludere di aver
girato un film biografico su quello o su altri artisti dell’epoca
ricostruita nel film. Difendendo orgogliosamente la loro libertà
creativa hanno sostenuto che attenersi a una storia realmente
accaduta avrebbe limitato troppo i loro movimenti e la loro
legittima interpretazione della realtà, che è infatti, a mio
giudizio, coerentemente e chiaramente riconoscibile. Il loro
incontro con l’attore cantante Oskar Isaac ha poi di per sé
creato quel valore aggiunto che ha permesso loro di
tratteggiare in modo originale il profilo di un cantante
originale, perché, casualmente (sono o no i fratelli Coen?), la
voce di Oskar, profonda e vellutata, molto diversa da quella
roca di Dave Van Ronk, ha determinato la personalità di
Llewyn, che si è quasi imposta da sola.
La fotografia bella e malinconica, i colori luminosi e
parzialmente desaturati ci danno l’impressione quasi fisica
dell’inverno gelido di New York e dell’atmosfera fredda che
circonda la sfortunata carriera di Llewyn. Film molto bello,
premiato nel maggio 2013 a Cannes con la palma d’argento per
la migliore regia, da non perdere assolutamente!
http://laulilla.wordpress.com/
Informativa ai sensi della 196/03. Gli indirizzi presenti nel nostro archivio provengono
dalla mailing list delle associazioni aderenti al Coordinamento o da elenchi e servizi di
pubblico dominio pubblicati in Internet. Si ricorda che è sufficiente inviare un messaggio
all'indirizzo [email protected] con titolo "Rimozione" per essere rimossi
dall'archivio. Si garantisce la massima riservatezza dei dati e la possibilità di
richiederne, in ogni momento, la rettifica o la cancellazione in conformità alla legge
196/03 sulla tutela dei dati personali.
Supplemento a “école”, Registrazione Tribunale di Como n. 1/2001 del 10 gennaio 2001,
direttrice responsabile Celeste Grossi.
Chi desidera ricevere la newsletter di école può richiederla a: [email protected]
Scarica

Notiziario on line - Laica e plurale