Bollettino del
CIRCOLO S. PIETRO
Oremus pro Pontifice Nostro Benedicto, Dominus conservet Eum et vivificet Eum
et beatum faciat Eum in terra et non tradat Eum in animam inimicorum Eius.
Anno CXLII dalla fondazione
1° semestre 2011
Dir.
Dir. ee Amm.:
Amm.: piazza
piazza S.
S. Calisto,
Calisto, 16
16 -- 00153
00153 Roma
Roma -- Reg.
Reg. Trib.
Trib. di
di Roma,
Roma, n.
n. 10711,
10711, del
del 11.1.1966
11.1.1966 -- Poste
Poste Italiane
Italiane S.p.A.
S.p.A. -- Spedizione
Spedizione in
in abbonamento
abbonamento postale
postale -- d.l.
d.l. 353/2003
353/2003 (conv.
(conv. in
in l.l. 27/02/2004
27/02/2004 n.
n. 46)
46) art.
art. 1,
1, comma
comma 22 -- DCB
DCB Roma
Roma -- Contiene
Contiene I.R.
I.R.
Bollettino del
CIRCOLO S. PIETRO
SOMMARIO
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Lettera del Presidente
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Assemblea Solenne
Esercizi Spirituali
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Convegno“Dottrina sociale
e Umanesimo integrale”
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Bollettino del Circolo S. Pietro
fondato il 29 aprile 1869
Periodico semestrale
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Direttore Responsabile:
Marta Rovagna
Comitato di Redazione:
Saverio Petrillo
Augusto Pellegrini
Piero Fusco
Carlo Napoli
Reg. Trib. di Roma n. 10711
dell’11 gennaio 1966
Poste Italiane S.p.A.
Sped. Abb. Post. d.l. 353/2003
(conv. in l. 27/02/2004 n. 46)
art. 1, comma 2 - DCB Roma
Assemblea Ordinaria
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Pellegrinaggio nella Valle Santa
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Pranzo per i poveri
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Redazione:
Susanna Miele
Direzione e amministrazione:
Palazzo S. Calisto
Piazza S. Calisto, 16 - 00153 Roma
tel. 0669887264 - fax 0669887168
I mercatini della carità
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Direttore:
Leopoldo Torlonia
Via Crucis
Festa dei Santi Pietro e Paolo
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L’Obolo di S. Pietro
Accadeva al Circolo
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Vita del Circolo
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Libri consigliati
Bollettino inglese
Tipografia Cardoni s.a.s. - Roma
68
Bollettino spagnolo
LETTERA DEL PRESIDENTE
LETTERA DEL PRESIDENTE
Cari consoci,
timolati dalla Conferenza Episcopale Italiana quest’anno abbiamo focalizzato la nostra
attenzione sul concetto del “mettersi al servizio”. Proprio la CEI infatti, nell’indicare gli
orientamenti pastorali per il prossimo decennio, ha sottolineato come “la carità educa il
cuore dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione, si apre al servizio, si mette alla scuola dei poveri e degli ultimi, impara a riconoscere la
presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e
in ogni bisognoso”. Ebbene, il Circolo S. Pietro ritrova pienamente in queste parole la sua
identità più profonda: il servizio ai poveri, alla Chiesa e quindi a nostro Signore è una sfida
e un obiettivo per ogni Socio del Circolo, che si cimenta in ogni periodo dell’anno nel perseguire
la carità con le proprie capacità, il proprio tempo, perfino il sacrificio personale, per rispondere
a chi chiede un gesto d’amore e a chi guarda i cristiani attendendosi da loro che mettano in
pratica nella vita gli insegnamenti del Maestro.
Ma la Carità non può prescindere dalla formazione spirituale e dalla preghiera: per questo
una delle più antiche Commissioni del Circolo si occupa del Culto. Uno dei compiti del nostro
storico Sodalizio, infatti, è sempre stato promuovere la crescita spirituale dei Soci, educarli
alla vita cristiana, fare in modo che attraverso la carità possano crescere nella fede e nella
testimonianza del Vangelo. Senza una dimensione di fede la carità diventa sforzo personale e
vanto dell’uomo, mentre nella Chiesa è slancio disinteressato, frutto dello Spirito Santo che
spinge i cristiani ad amare e a donarsi. In questo contesto, come indica la CEI, a tutti gli
effetti “La comunità cristiana è pronta ad accogliere e valorizzare ogni persona, anche quelle
che vivono in stato di disabilità o svantaggio”.
Proprio a loro, ai più bisognosi, ai più fragili, a coloro che sono schiacciati dai grandi sconvolgimenti della storia e dell’economia, a chi non ha alcun peso sulla scena del mondo, si
rivolge da oltre 140 anni il Circolo S. Pietro, per alleviare con gesti semplici, ma quanto
importanti per chi non ha nulla!, le sofferenze e mitigare la solitudine dei nostri fratelli più
vicini al Cuore di Cristo.
Il 2011 è stato un anno ricco di eventi: nel mese di maggio il Circolo ha organizzato con il
Comune di Roma un interessante convegno in occasione della Beatificazione del Servo di Dio
Giovanni Paolo II, tema del dibattito è stato la dottrina sociale e l’umanesimo integrale e
solidale a vent’anni dall’enciclica“Centesimus annus” di Papa Leone XIII. A giugno poi, per
i 60 anni di ordinazione sacerdotale di Sua Santità Benedetto XVI, il Collegio
Cardinalizio ha voluto offrire a Suo nome un banchetto ai poveri di Roma: noi ci siamo messi
a servizio del Collegio per l’organizzazione e la messa a punto del pranzo, servito, da molti di
noi, a 200 indigenti di Roma nei giardini della basilica di S. Giovanni in Laterano.
Noterete infine due importanti novità nel Bollettino di quest’anno: l’introduzione di una
rubrica, “Accadeva al Circolo”, e quattro pagine in inglese e spagnolo che riassumono nelle
due lingue i principali eventi dell’anno. Le due novità editoriali sono la sintesi più efficace del
sentire della Presidenza circa il presente e il futuro del nostro antico sodalizio: con la rubrica
ripercorreremo ogni anno un evento importante accaduto nel nostro passato, per non dimenticare il lavoro indefesso che nel corso di quasi un secolo e mezzo i nostri predecessori hanno fatto a
vantaggio dei poveri di Roma. Le due pagine in lingua straniera invece sono un ponte verso il
futuro: è nostra intenzione infatti diffondere nel resto del mondo le attività del Circolo S.
Pietro, operando in continuità con la Commissione Aiuti Internazionali, che già lavora concretamente in tal senso. Il nostro obiettivo è quello di creare in ogni luogo amici di S. Pietro.
Leopoldo Torlonia
S
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ASSEMBLEA SOLENNE 2011
ASSEMBLEA SOLENNE 2011
In occasione dell’annuale incontro dei Soci il Presidente del Circolo S. Pietro ha
ripercorso l’attività dello storico Sodalizio sottolineando il contributo dei giovani,
testimonianza di un modo diverso di vivere nell’attuale società. Attraverso il servizio ai poveri molti di loro imparano a muovere i primi passi sulla strada della
carità e della condivisione e ad apprendere la logica del servizio gratuito e disinteressato.
RELAZIONE MORALE DEL PRESIDENTE
DON LEOPOLDO TORLONIA
E
minenze, Eccellenze, Reverendissimi Monsignori, caro Monsignor
Assistente, Autorità, Signore e Signori Soci, cari Amici, dichiaro
aperta la 142esima Assemblea Solenne del Circolo S. Pietro.
È per me sempre un grande piacere poterVi incontrare in questa occasione, indispensabile, oltre che per gettare uno sguardo sulle nostre attività, anche per interrogarci su come possiamo seguire gli insegnamenti
del Successore di Pietro e così servire la Chiesa, come ripete sempre il
Santo Padre Benedetto XVI il quale, fin dal Suo primo discorso ai fedeli,
si definì “un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.
Questa frase è forse quella che meglio descrive lo spirito con cui si deve
diventare Soci del Circolo S.Pietro, “mettersi al servizio”: del Circolo, dei
poveri, della Chiesa e quindi, in sostanza, di nostro Signore; usare le proprie capacità, il proprio tempo, perfino il sacrificio personale, per rispondere a chi chiede un gesto d’amore e a chi guarda i cristiani attendendosi
da loro che mettano in pratica nella vita gli insegnamenti del Maestro.
Per questo una delle più antiche Commissioni del Circolo si occupa del
Culto, ed è trasversale, per così dire, a tutte le altre. Uno dei compiti del
nostro storico Sodalizio, infatti, è sempre stato promuovere la crescita spi-
ASSEMBLEA SOLENNE 2011
rituale dei Soci, educarli alla vita cristiana, fare in modo che attraverso la
carità possano crescere nella fede e nella testimonianza del Vangelo.
Come ha sottolineato la Conferenza Episcopale Italiana nell’indicare gli
orientamenti pastorali per il prossimo decennio, “la carità educa il cuore
dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione, si apre al servizio, si mette alla scuola dei poveri e degli
ultimi, impara a riconoscere la presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e in ogni bisognoso. La
comunità cristiana è pronta ad accogliere e valorizzare ogni persona,
anche quelle che vivono in stato di disabilità o svantaggio”.
Un’attenzione particolare, poi, la CEI riserva ai giovani, che vivono il
momento importantissimo della loro formazione cristiana: “Molti di loro
manifestano un profondo disagio di fronte a una vita priva di valori e di
ideali. Tutto diventa provvisorio e sempre revocabile. Ciò causa sofferenza
interiore, solitudine, chiusura narcisistica oppure omologazione al gruppo, paura del futuro e può condurre a un esercizio sfrenato della libertà. A
fronte di tali situazioni, è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore. Da questa domanda, che talvolta rimane inespressa, può muovere il processo educativo. Nei modi e nei tempi opportuni, diversi e misteriosi per ciascuno, essi possono scoprire che solo Dio
placa fino in fondo questa sete”.
Assume allora un significato assai profondo l’impegno personale che
tanti giovani offrono al Circolo: attraverso il servizio ai poveri imparano a
muovere i primi passi sulla strada della carità e della condivisione, ad
apprendere la logica del servizio gratuito e disinteressato.
Sono presenti qui questa sera i ragazzi della parrocchia di S. Tommaso
Moro: desidero ringraziarvi per il vostro lavoro a fianco dei Soci ed
esortarvi a continuare, grazie agli insegnamenti e all’esempio di
Mons. Andrea Celli, in questa “palestra” della carità.
Tutto questo è di estrema importanza nel nostro tempo, che sta conoscendo una recrudescenza dell’ostilità e, potrei dire, dell’odio verso i credenti, in modo particolare verso i cristiani, in tante parti del mondo e
perfino in Occidente, in quelli che possono definirsi Paesi cristiani. Il cristianesimo è visto infatti come qualcosa di anacronistico, legato a una
visione irrazionale del mondo, contraria al pensiero razionale, che molti
intendono esclusivamente come pensiero scientifico, per il quale tutto ciò
che è possibile deve poter essere realizzato.
È fondamentale, allora, come sottolineato da Sua Santità Benedetto XVI
in molte occasioni, opporsi a questo modo di pensare che, in nome della
ragione, pretende di escludere completamente dalla vita dell’uomo tutto
ciò che va oltre i confini delle scienze. Questo non possiamo realizzarlo
solo con le parole, occorre una testimonianza forte.
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Il nostro compito quindi non
è soltanto quello di portare un
aiuto materiale alle persone
bisognose, come molte altre
organizzazioni fanno in maniera
egregia nella nostra Città, ma
riuscire a farlo facendosi “fratello” di chi si rivolge a noi, condividendo le sue sofferenze,
offrendogli gesti di comprensione e di conforto, per testimoniare la vera, grande forza del
bene da contrapporre alla
“civiltà dell’odio”. Mi piace
sottolineare, ancora una volta, il
significato dell’assoluta gratuità
con cui il Circolo risponde alle
tante e varie richieste che vengono dai nostri assistiti, confidando nell’aiuto che la Divina
Provvidenza non ci ha mai fatto
mancare, attraverso il continuo,
disinteressato impegno dei Soci e il sostegno di tutti coloro che credono al
valore delle nostre opere.
Ma carisma particolare del Circolo è anche la sua costante vicinanza al
Papa, la sua attenzione al Magistero Petrino, il suo filiale attaccamento al
Vicario di Cristo, che si esplica, oltre che nelle opere di carità che compiamo in suo nome, anche in due peculiari servizi resi espressamente al Santo
Padre: il Servizio d’Onore, durante le cerimonie presiedute dal Pontefice,
e la raccolta dell’Obolo di S. Pietro nella Città di Roma.
Questo particolare rapporto che ci lega al Santo Padre è stato da Lui
più volte sottolineato con parole di apprezzamento e di incoraggiamento,
anche nel corso dell’ultima Udienza concessa alla Presidenza del Circolo.
Sua Santità ci ha esortato a continuare nelle nostre opere a favore dei bisognosi, a “spalancare le braccia ad ogni persona che ha bisogno di un segno
tangibile di solidarietà. Continuate a essere questo segno concreto della
carità del Papa verso quanti si trovano nel bisogno, sia in senso materiale
che in senso spirituale. (...) Mediante questo vostro impegno di andare
incontro alle necessità dei meno fortunati, voi diffondete un messaggio di
speranza, che scaturisce dalla fede e dall’adesione al Signore, facendovi
così araldi del suo Vangelo. Carità e testimonianza continuino ad essere
dunque le linee guida del vostro apostolato”.
ASSEMBLEA SOLENNE 2011
Memori degli insegnamenti ricevuti, anche nel corso di questo anno
sociale abbiamo intensificato gli sforzi per continuare a rispondere, come
facciamo da 142 anni, alle esigenze di quanti si rivolgono a noi, spesso
lanciandoci in iniziative completamente nuove per il nostro storico
Sodalizio, che comportano un allargamento delle nostre azioni con una
crescente “fantasia della carità”.
Ne è un esempio quanto accaduto con la Cucina Economica di Via
Mastrogiorgio: dopo lunghe trattative, la Presidenza ha proposto
all’Assemblea dei Soci, che ha approvato, l’acquisto della struttura, da
oltre cento anni punto di riferimento per quanti hanno bisogno di un
pasto caldo, ma anche di una parola di conforto e di un sostegno. Il
Circolo rischiava lo sfratto dai locali, venduti ad una società privata, pertanto se ne è deciso l’acquisto per non interrompere questa ormai antica
tradizione della nostra Città e continuare a essere una piccola luce di
carità nel popolare quartiere di Testaccio. Sollecito tutti i Soci, i benefattori e gli amici del Circolo a contribuire con generosità alla raccolta dei
fondi necessari, anche facendosi promotori verso chiunque voglia partecipare alla realizzazione di questo ambizioso progetto caritativo, mentre
ringrazio quanti hanno già generosamente contribuito.
Tra i tanti contributi alla raccolta di fondi per sostenere le nostre
opere, desidero sottolineare le vendite di beneficenza: siamo ormai alla
venticinquesima edizione di quello che è diventato un appuntamento irrinunciabile per Soci, amici e benefattori del Circolo, un’occasione piacevole di incontro, oltre che per aiutare il nostro Sodalizio a continuare nelle
sue opere di carità.
A tutte le signore, che sono impegnate tutto l’anno per scegliere le
ultime novità che il mercato, offre determinando il successo della nostra
iniziativa, rivolgo un grazie di cuore, perchè ci consentono di realizzare
ancor meglio il nostro apostolato di carità.
Il primo maggio, il Santo Padre Benedetto XVI proclamerà Beato l’indimenticabile e sempre amato Giovanni Paolo II. Tutti i Soci, molti dei quali
lo hanno conosciuto più da vicino, e quasi tutti con le famiglie lo ricordano
nell’indimenticabile Udienza nella Sala Clementina, hanno pregato perché
questa Beatificazione potesse aver luogo per i meriti del Grande Papa. Noi
Soci siamo stati legati da affetto filiale per ventisette anni. Molti di noi
potranno ricordare le tante occasioni di vicinanza al “Papa venuto da lontano” che ha saputo conquistare il cuore di tutti con la grande fede, la determinazione e con la sua testimonianza di accettazione del dolore. Come non
ricordare il toccante, grande raduno della Giornata Mondiale della Gioventù
durante l’Anno Santo del 2000, incredibile manifestazione di gioia e di condivisione, di fede e di preghiera, e il nostro servizio durante i giorni nei quali
milioni di persone sono venute a Roma per rendere al Papa l’ultimo saluto.
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ASSEMBLEA SOLENNE 2011
Voglio ringraziarvi tutti, Signori Soci e Socie, per quanto fate per le
nostre opere, per i vostri sforzi e i vostri sacrifici, tesi a portare il vostro
prezioso contributo umano e professionale nel servizio nelle Commissioni
del Circolo. Ringrazio anche tutti coloro che, pur non essendo Soci, tramite Voi vengono a conoscenza delle nostre opere e ci aiutano fattivamente a rispondere alle esigenze dei più bisognosi.
Il nostro grato pensiero va anche a tutti i nostri benefattori storici, coloro
cioè che sono al nostro fianco da moltissimi anni e con il loro preziosissimo
contributo ci consentono di continuare ad assistere i poveri e i bisognosi.
Ringrazio in particolare il Governatorato della Città del Vaticano, per il
rifornimento di generi alimentari per le nostre Cucine; la Fondazione
Roma, che ci sostiene nel servizio ai malati dell’Hospice fin dalla sua
apertura; la Banca d’Italia, la Fondazione Peretti, la Provincia di Roma e
naturalmente il Banco Alimentare, qui rappresentato dal Vicepresidente,
Dott. Andrea Giussani, che ringrazio della gradita presenza.
Consentitemi un particolare ringraziamento all’Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù, con il quale collaboriamo da lunghissimi anni: ricordo
infatti che il Circolo, nella Casa Famiglia di Via della Lungaretta, ospita i
genitori dei bambini ricoverati. Grazie alla sensibilità del suo Presidente,
Prof. Giuseppe Profiti, qui con noi questa sera, alla cui disponibilità nel
curare la prefazione sono particolarmente grato, abbiamo realizzato il
libro “Pensieri d’amore”, una raccolta delle frasi lasciate dai parenti dei
bambini su un apposito libricino. Sono frasi di ringraziamento, richieste,
implorazioni che toccano profondamente il lettore, suscitando un
momento di raccoglimento e di preghiera.
Uno speciale pensiero, infine, voglio rivolgere al nostro Assistente
Ecclesiastico, Mons. Camaldo. Tutti noi Soci, con le nostre famiglie,
vogliamo farle sentire il nostro affetto e la nostra riconoscenza per quanto
ha fatto per noi in tutti questi anni. Continui a essere la nostra guida, ci
rafforzi nella fede e ci sproni alla carità.
Voglio chiudere con una frase del Santo Padre Benedetto XVI che dà
conto di tutto il nostro agire. “La Chiesa apre le porte che conducono a
Dio e così dà agli uomini quello che maggiormente attendono, quello di
cui hanno più bisogno e quello che può maggiormente aiutarli. Essa fa
questo per mezzo del grande miracolo dell’amore (...). Gli uomini - senza
ricavarne alcun profitto, senza doverlo fare di mestiere - motivati da
Cristo, assistono gli altri e li aiutano. Questo carattere terapeutico del cristianesimo, che guarisce e dà gratuitamente, dovrebbe emergere molto
più chiaramente”.
Auguro a tutti i Soci del Circolo S. Pietro di continuare, con l’aiuto di
Maria Santissima, Salus Populi Romani, a educarsi alla gratuità e a manifestare al mondo la bellezza dell’essere cristiani.
ASSEMBLEA SOLENNE 2011
PENSIERO SPIRITUALE DELL’ASSISTENTE ECCLESIASTICO
MONS. FRANCO CAMALDO
E
minentissimi Signori Cardinali, Eccellenze Reverendissime,
Reverendissimi Monsignori, Illustrissimo e caro Presidente,
Carissimi Soci ed amici qui presenti.
Sono particolarmente lieto, anche quest’anno, come da tradizione
ormai consolidata, di prendere la parola in questa annuale Assemblea
Solenne del nostro amato Sodalizio, per rivolgere un pensiero spirituale
prima della consueta preghiera serale che quotidianamente innalziamo
al Signore per il Santo Padre e prima della Benedizione finale. Questa
sera desidero attirare brevemente la vostra attenzione su una riflessione
che il Servo di Dio, il Papa Paolo VI, rivolse ai pellegrini presenti alla
Santa Messa Pontificale che Egli celebrò nella Papale Basilica Vaticana
per la Solennità dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo il 29 giugno
1969:
Fratelli e Figli, tutti in Cristo carissimi, bisogna servire per amore. Questa è
la grande legge del servizio, della funzionalità, dell’autorità della Chiesa. Ed è
la legge, che noi siamo felici di vedere praticata, con tanta generosità e assiduità,
nel cerchio romano, e diffuso nel mondo, dei collaboratori che sorreggono ed eseguono
il nostro ministero apostolico. Ma non sarà mai vano per noi, che vi parliamo, né
per voi che ci ascoltate, rinnovare cento volte il proposito di adempiere in perfezione
questa legge di amore evangelico; e non sarà inutile perciò che anche di questa
fedeltà, di questo carisma supremo della carità, noi facciamo oggi preghiera
all’Apostolo, che sull’invito e sul favore di Cristo, ebbe l’audacia di rispondere che
sì, alla domanda di Gesù, se egli lo amava di più degli altri, Lo amava di più!
Aveva il primato dell’amore a Cristo, e perciò quello pastorale verso il suo gregge
punto. O San Pietro! Ottieni anche a noi di essere forti nella fede e di amare di
più. Fa’ che questa tua Roma in codesti doni si affermi e anche a beneficio e ad
esempio dei fratelli che sono nel mondo. O Santi Pietro e Paolo («ipse consor sanguinis et diei» S. AG., Serm. 296; P.L. 38, 1354) «in mente habete!»
Ricordatevi di noi! E così sia!
Le parole del Servo di Dio il Papa Paolo VI ci riempiono il cuore di
tanta spirituale dolcezza e oserei dire anche di tanta tenerezza: bisogna
servire per amore, quanto amore per Cristo! Quanto amore per la Chiesa!
Quanto amore per la Sede di Pietro! Questa affermazione così incisiva,
penetrante e significativa, ci indica quale fosse il pensiero intimo e
profondo di Papa Paolo VI, quale grande intuizione lo ha accompagnato
per tutto il corso della sua esistenza: amore e servizio!
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Questo pensiero si può anche riproporre in un’altra forma e cioè: la
Koinonìa (=amore) si manifesta essenzialmente nella Diakonìa (=servizio), cioè la comunione con il Signore si realizza nel servizio al prossimo.
E quindi, emerge immediata l’esigenza per noi, carissimi Soci, che ci sentiamo e siamo parte di questo cerchio romano dei collaboratori che sorreggono ed eseguono il ministero apostolico. È importante quindi accogliere con fede il mandato che ci viene da questo grande Papa. Abbiamo
l’urgenza di viverlo in primo luogo personalmente e poi di trasmetterlo a
tutti coloro con i quali veniamo a contatto. Principalmente con le persone
che incontriamo e che serviamo quali Soci del Circolo. E desideriamo,
ancora una volta, ma se fosse possibile con sempre maggiore intensità,
elevare al Signore Onnipotente, per la gloriosa abbondanza di grazie e di
benedizioni per il nostro amatissimo Papa Benedetto XVI che non cessa
quotidianamente, con il Suo alto e prezioso Magistero Petrino, di indicarci la strada che dobbiamo percorrere per essere fedeli al Signore. Ed affidiamo questi nostri propositi e questi nostri impegni a Maria Santissima,
nostra Madre e Regina, Salus Popoli Romani, all’intercessione di S. Pietro,
principe degli Apostoli e nostro celeste Patrono. E ci siano care le invocazioni di Papa Paolo VI: O San Pietro! Ottieni anche a noi di essere forti nella
fede e di amare di più. O Santi Pietro e Paolo «in mente habete!» ricordatevi di
noi!
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CONSEGNA DEL DISTINTIVO DORATO
AI SOCI CHE HANNO COMPIUTO
25 ANNI DI APPARTENENZA AL CIRCOLO
GIOVANNI CUOMO
ANDREA GRILLO
ERNESTO MOCCI
GIACOMO RINDONONE
ALFREDO RUGGI
SERGIO SERI
GABRIELE TRAVAGLINI
CARLO DIEGO VIVARELLI
MARIANO HUGO WINDISCH – GRAETZ
I NUOVI SOCI EFFETTIVI
ANGELO BRUDAGLIO
MARCO D’IPPOLITI
SALVATORE LA ROSA
GUIDO LIBERTI
MARCELLO MONTESANO
ESERCIZI SPIRITUALI
ESERCIZI SPIRITUALI DEL 6-7-8 APRILE 2011
Padre Edoardo Aldo Cerrato, Procuratore Generale della Confederazione
dell’Oratorio ha tenuto quest’anno i consueti esercizi spirituali quaresimali del
Circolo S. Pietro. Il titolo delle meditazioni è “Salire alla Pasqua con Giovanni e
il suo Vangelo”.
I Meditazione
Salire alla Pasqua con Giovanni e il suo Vangelo
R
ingraziando per l’invito
graditissimo a “salire
alla Pasqua” insieme,
desidero innanzitutto esprimere
la mia stima per Soci del
Circolo di S. Pietro e per la loro
preziosa attività: il servizio reso
al Sommo Pontefice, Vicario di
Gesù Cristo, e ai poveri che
sono porzione eletta di quei
“servi di Dio” di cui il
Pontefice Romano è servo,
secondo lo stupendo titolo –
Servus servorum Dei – che da
S. Gregorio Magno esprime la
qualità del ministero petrino
richiamando la parola del
Signore: “Non sono venuto per
essere servito ma per servire e
dare la vita…” (Mc.10,45).
Ci prepariamo, a “fare Pasqua”: semplice espressione del linguaggio popolare, da cui si deduce che la celebrazione pasquale coinvolge il credente in
un’opera: quella della propria conversione, della rinnovata comunione con il
Signore crocifisso e risorto, che si realizza innanzitutto nella Confessione e
nell’Eucarestia, due Sacramenti che non sono riservati al tempo pasquale, ma
che assumono, in questo tempo, una particolare valenza.
La preghiera colletta della Santa Messa di oggi, mercoledì della IV settimana di Quaresima, ci ha fatto dire: “L’umile confessione delle nostre
colpe, o Padre, ci ottenga la tua misericordia”.
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ESERCIZI SPIRITUALI
Quanto sia realistica la considerazione che abbiamo bisogno di essere
perdonati non è necessario sottolineare, se pensiamo che un S. Filippo
Neri, una Beata madre Teresa di Calcutta sentivano la necessità di confessarsi ogni giorno…; se un Beato Pier Giorgio Frassati, “il giovane delle
Beatitudini” – che 110 anni fa proprio in questo giorno nasceva – scriveva con semplicità ad un amico: “Ad ogni passo inciampo e cado… Perciò
ti esorto a pregare per me”.
Forse merita maggiormente sottolineare l’effetto prodotto dalla misericordia di Dio che si ottiene attraverso “l’umile confessione delle nostre
colpe”: la misericordia di Dio non è un velo pietoso che il Padre stende
sulle nostre fragilità; è un atto creatore che trasforma, rinnova, ricrea la
persona del peccatore. Produce un miracolo, ed è di questo miracolo che
noi abbiamo assoluto bisogno: il miracolo di un cambiamento, la novità
nella verità, a cui l’uomo coopera innanzitutto desiderando, riconoscendo
di averne bisogno e aprendosi ad accogliere l’opera di Dio. “Fare Pasqua”
è, quindi, entrare nel cammino che conduce alla rinnovata giovinezza
dentro alla concreta esistenza quotidiana, nella quale la realtà più vera è
quella nascosta ma talmente presente da essere essenziale, come ricordava
il Santo Padre Benedetto XVI nella lectio divina proposta al Clero di
Roma lo scorso 11 marzo: “Siccome siamo nati nel peccato originale, per
noi “realtà” sono le cose che possiamo toccare, sono i soldi, sono la mia
posizione, sono le cose di ogni giorno che vediamo nel telegiornale: questa è la realtà. E le cose spirituali appaiono un po’ “dietro” la realtà:
“Metanoia”, cambiamento del pensiero, vuol dire invertire questa
impressione. Non le cose materiali, non i soldi, non l’edificio, non quanto posso avere è l’essenziale, è la realtà. La realtà delle realtà è Dio.
Questa realtà invisibile, apparentemente lontana da noi, è la realtà.
Imparare questo, e così invertire il nostro pensiero, giudicare veramente
come il reale che deve orientare tutto è Dio, sono le parole, la parola di
Dio. Questo è il criterio, Dio, il criterio di tutto quanto faccio. Questo
realmente è conversione, se il mio concetto di realtà è cambiato, se il mio
pensiero è cambiato. E questo deve poi penetrare tutte le singole cose
della mia vita: nel giudizio di ogni singola cosa prendere come criterio
che cosa dice Dio su questo. Questa è la cosa essenziale, non quanto ricavo adesso per me, non il vantaggio o lo svantaggio che avrò, ma la vera
realtà, orientarci a questa realtà. Dobbiamo proprio - mi sembra - nella
Quaresima, che è cammino di conversione, esercitare ogni anno di nuovo
questa inversione del concetto di realtà, cioè che Dio è la realtà, Cristo è
la realtà e il criterio del mio agire e del mio pensare; esercitare questo
nuovo orientamento della nostra vita. E così anche la parola latina “poenitentia”, che ci appare un po’ troppo esteriore e forse attivistica, diventa
ESERCIZI SPIRITUALI
reale: esercitare questo vuole dire esercitare il dominio di me stesso,
lasciarmi trasformare, con tutta la mia vita, dalla Parola di Dio, dal pensiero nuovo che viene dal Signore e mi mostra la vera realtà. Così non si
tratta solo di pensiero, di intelletto, ma si tratta della totalità del mio
essere, della mia visione della realtà. Questo cambiamento del pensiero,
che è conversione, tocca il mio cuore e unisce intelletto e cuore, e mette
fine a questa separazione tra intelletto e cuore, integra la mia personalità
nel cuore che è aperto da Dio e che si apre a Dio. E così trovo la strada, il
pensiero diventa fede, cioè un aver fiducia nel Signore, un affidarmi al
Signore, vivere con Lui e intraprendere la sua strada in una vera sequela
di Cristo.
2. Saliamo alla Pasqua con Giovanni e il suo Vangelo.
Con Giovanni, poiché prima del suo Vangelo c’è lui, c’è questo giovane
uomo che ha incontrato Gesù Cristo; e il suo Vangelo è il racconto della
sua esperienza, iniziata all’ora decima, le quattro del pomeriggio di un
giorno che Giovanni porterà per sempre nella mente e nel cuore:
“Giovanni [il Battista] era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e avendo fissato lo sguardo su Gesù che stava passando, disse: Ecco l’Agnello di
Dio! E i suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. E Gesù,
voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: Che cercate? Ed essi
gli dissero: Rabbì (che, interpretato, vuol dire: Maestro), ove dimori? Egli
rispose loro: Venite e vedrete. Essi dunque andarono, e videro ove dimorava,
e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora” (Gv. 1, 35-39).
Giovanni fu segnato nel più profondo dall’incontro con Gesù iniziato già
lungo la strada a partire dalla domanda che il Maestro rivolge ai due discepoli: “Che cercate?”. Con essa Cristo va alla radice, al “cuore” dell’uomo, dal
momento che fondamentale è “che cosa io cerco”, a che cosa tende la mia
vita… “Dove abiti?” chiedono Giovanni ed Andrea; e la domanda è espressa
con un verbo che nel Vangelo giovanneo ha una rilevanza altissima, menein:
tradotto di volta in volta con “abitare”, “fermarsi”, “rimanere”, è il verbo
con cui Gesù intesse tutto il suo discorso sulla vite e sui tralci (Gv.15,1-17);
è il verbo della comunione a cui si arriva attraverso un’esperienza di conoscenza, di colloquio, di apertura del cuore; un’esperienza di discepolato…
Giovanni e Andrea, infatti, “andarono e videro e stettero con lui…”: fecero
esperienza che quel Maestro era tale che senza di lui non potevano più vivere; tutta la vita, nel suo valore e nel suo significato, si illuminava in sua
compagnia. Come un giorno anche Simon Pietro dirà a Gesù: “Da chi possiamo noi andare? Tu solo hai parole che danno la vita, e noi abbiamo creduto che tu sei il Figlio di Dio” (cfr. Gv. 6, 68-69)!
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ESERCIZI SPIRITUALI
Chi era Giovanni?
Forse abbiamo, di questo apostolo, l’idea che ci deriva da tanta iconografia che lo ritrae dolce, delicato; una tenera giovinezza…
Ma “il discepolo che Gesù amava” – sotto questa espressione Giovanni
cela il suo nome in quattro passi fondamentali del suo Vangelo, che sono
anche passi fondamentali della sua esperienza: nell’ultima cena (Gv.13,
23); ai piedi della croce (Gv. 19,26); il mattino della risurrezione (Gv.
20,22); dopo la pesca miracolosa (Gv. 21,20) – è un uomo dalla personalità forte e decisa, volitivo, irruente: non a caso Gesù chiama lui e suo fratello Giacomo “boanerghes”, figli del tuono! Un temperamento non alieno dall’ira (cfr. Lc, 9) e dall’ambizione (cfr. Mc, 9).
Era un pescatore che svolgeva il suo lavoro in una ditta di pesca costituita da suo padre, Zebedeo, e da Simon Pietro: gente concreta, abituata a
lavorare e a commerciare nella città di Cafarnao, posta in un crocevia di
commerci.
Quest’uomo diventa discepolo attraverso un cammino che lo conduce
ad una trasformazione lenta ma reale; lo conduce a sperimentare attraverso le strade della vita che è vero ciò che ha scoperto nell’incontro di quel
pomeriggio di cui ricordava anche l’ora…: Cristo è il centro della vita!
Nulla ha valore se non in riferimento a Lui! La vita fiorisce e si realizza
nella comunione con Lui!
Nel prologo del suo Vangelo (vero volo d’aquila dentro il mistero di
Dio, percepito da Giovanni nella sua profondità: “Deus caritas est”) già è
affermato tutto ciò che l’evangelista esprimerà lungo i capitoli del suo
scritto: il Verbo eterno, per il quale tutto esiste e che è la luce che tutto
illumina, si è fatto uomo ed è venuto a condividere la nostra vita, a portare a pienezza la nostra esistenza! Il cristianesimo non è un’idea, una teoria:
è un fatto accaduto in un luogo e in un tempo, e che riaccade ogni volta
che un uomo – attraverso la testimonianza dei discepoli – si avvicina a
Cristo per incontrarlo; a Cristo vivente nella Chiesa, misteriosamente presente nella storia e contemporaneo di ogni uomo.
Questo è il miracolo del cambiamento, della novità di cui abbiamo
bisogno!
II meditazione
Con Giovanni nel mistero della Passione e della morte del Signore
Con una ricchezza di particolari che gli altri evangelisti tralasciano,
Giovanni – costantemente presente accanto al Maestro in tutto lo svolgersi dei fatti – racconta la passione e la morte del Signore nei capitoli 18 e
19 del suo Vangelo.
ESERCIZI SPIRITUALI
Mi permetto di invitare a meditare personalmente questi testi in tutta
la loro estensione, dal momento che mi limiterò – e non potrebbe essere
altrimenti in queste brevi riflessioni – a pochi cenni.
Fondamentali per la comprensione del mistero pasquale – e da essi iniziamo la meditazione – sono però i capitoli che precedono: il 13.mo,
dedicato all’ultima cena in relazione alla quale il solo Giovanni narra la
lavanda dei piedi, il gesto di Cristo che per lui rappresenta la sintesi di
tutto l’evento, la più alta “catechesi” sul mistero eucaristico; e i capitoli
14-15-16-17 in cui Giovanni riporta i discorsi di Gesù durante la Cena,
conclusi dalla grande “preghiera sacerdotale”.
Gv. 13, 1-17
“Prima della festa di Pasqua
Gesù, sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo
mondo al Padre, dopo aver
amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando già il
diavolo aveva messo in cuore a
Giuda Iscariota, figlio di
Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato
tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola,
depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò
dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli
con l’asciugatoio di cui si era cinto. […] Quando dunque ebbe lavato loro i
piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho
fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se
dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete
lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho
fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più
grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.
Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”.
Gesù entra nella sua passione con totale consapevolezza non solo di ciò
che sta per accadere, ma del significato dell’evento; gli avvenimenti della
passione e della morte non gli piombano addosso come un incidente…
Egli è sovranamente libero, e tutto vive nell’offerta piena di Sé alla
volontà del Padre: “Qui cum passioni voluntarie traderetur”, come afferma la preghiera eucaristica.
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ESERCIZI SPIRITUALI
“L’ora” di Gesù è il momento previsto dal Padre dall’eternità; è l’ora
del dono supremo del Figlio al Padre, l’ora della nuova creazione che il
Padre ha pensato nel suo progetto di salvazione del genere umano: la
remissione dei peccati e, insieme, l’elevazione dell’uomo alla dignità di
figlio di Dio: “oltre l’antico onor”, come cantò il Manzoni.
Nel Suo amore esteso “sino alla fine” c’è tutto lo svelamento del cuore
del Padre e del cuore del Figlio; c’è il Soffio divino dello Spirito Santo.
Amore infinito, amore spinto agli estremi confini dell’amare: “in finem
dilexit eos”, li amò nella pienezza, nella totalità dell’amore.
La lavanda dei piedi – il gesto di servo da parte di chi servo non è, ma
servo si fa per amore – esprime in altissima sintesi tutta la vita di Cristo,
accettata nel mistero dell’Incarnazione.
“Exinanivit semetipsum” dice S. Paolo (Fil. 2,7): il Signore si svuotò
della sua gloria divina e si fece servo dell’uomo.
“Anche voi dovete lavarvi i piedi l’un l’altro. Sarete beati se lo metterete in pratica”, dice il Signore, chiedendo ai discepoli se hanno compreso il
significato di quel gesto.
L’esercizio della carità è fonte di felicità per l’uomo poiché è atto di
comunione con Cristo. Ma è tale se assumiamo lo stile di Cristo, se ci
lasciamo conformare a Cristo.
Le forme in cui la carità si esercita sono le più varie: dal servizio alle
necessità materiali dei più poveri, fino alla forma più alta che si può
esprimere in questi termini: “vivere in Cristo”: vivere tutto, ogni aspetto della vita – l’ordinario e lo straordinario – in Christo Jesu, come
afferma S. Paolo: “Vivo non più io, Cristo vive in me e questa vita che io
vivo nella carne la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato e ha
dato se stesso per me” (Gal.2,20).
Giovanni, che durante la cena posa il capo sul petto del Maestro, è l’icona del vero discepolo!
Nel momento in cui Giuda esce dal cenacolo per andare a vendere il
Maestro, Giovanni annota: “Et nox erat”: era la notte! Questa parola, dura
come un macigno, non è una annotazione cronologica, ma la sintesi del
mistero di tenebra – la tenebra del peccato, del male che invade la storia a
partire dal “no” detto a Dio dalla prima coppia umana – che sta per scatenarsi su Gesù… “Tenebrae non comprehenderunt eum” dice Giovanni nel
Prologo, ma sappiamo che il senso della frase non è soltanto: “Le tenebre
non l’hanno accolto”, ma anche: “le tenebre non l’hanno afferrato, non
l’han fatto prigioniero”. In quella notte, infatti, il Protagonista vero è Lui;
quella notte è squarciata dalla luce dell’Eucarestia, dal dono di Sé – pieno,
ESERCIZI SPIRITUALI
totale – che Cristo ci fa. Donandosi, Egli ribalta la situazione! Da quel
momento sono sconfitte la morte, il peccato, il buio, il male…! Da quel
momento la vita ha preso il sopravvento su tutto!
Anche nei momenti più drammatici della nostra vita, la luce c’è, ed è
la presenza di Dio. La vittoria è già in atto dentro le tenebre, il dolore, la
sofferenza, quando questa presenza è amata ed accolta.
Per questo Gesù può dire ai discepoli: “Non abbiate timore … Non sia
turbato il vostro cuore … Vi lascio la mia pace, la mia gioia do a voi”
(Giov. 14, passim).
Gesù continua a parlare (Giov. 15) presentando se stesso come la “vite”
in cui i tralci unicamente possono vivere, e ritorna martellante quel verbo
– “menein”, rimanere – che è il verbo della comunione. Continua a parlare promettendo il dono dello Spirito Santo (Giov. 16), fino alla grande
preghiera “sacerdotale” (Giov. 17) rivolta al Padre in cui Gesù abbraccia e
stringe al Suo Cuore non solo i presenti, ma anche noi: “Ti prego, Padre,
anche per quelli che sulla loro parola crederanno…”.
Entriamo così nei capitoli 18 e 19. Propongo alla meditazione solo
qualche passo, ed in relazione ad ognuno di essi un solo elemento.
Della cattura di Gesù nel
Getzemani, sottolineo l’ultimo
appello a Giuda: “Amice, ad
quid venisti?” Durante la cena
il Maestro aveva detto: “Voi
siete miei amici… Non vi chiamo servi, ma amici”. Cristo non
si arrende: offre la sua amicizia
a Giuda, ancora in questo
momento, quando ormai i soldati sono lì per catturarlo;
Giuda non può più interrompere il suo atto, poiché già ha indicato chi è
colui che deve essere preso… Ma la porta della salvezza è aperta anche in
questo drammatico momento: può piangere amaramente, come farà
Pietro tra poco… Il mistero sovrasta tutta la vicenda: il suo correre a gettare le monete ai piedi dei capi, la sua corsa ad impiccarsi…
Del processo in casa di Anna, sottolineo lo schiaffo dato a Cristo dalla
guardia: è un servo quell’uomo, nel senso più negativo del termine, uno
che rinuncia alla sua umanità per compiacere il padrone… E Gesù lo tratta, invece, da uomo; le Sue parole – “se ho detto male, dimostrami dov’è
il male; se ho parlato bene, perché mi colpisci?” – richiamano il servo alla
ragionevolezza, alla dignità dell’uomo… È come se Cristo gli dicesse: sii
uomo!
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ESERCIZI SPIRITUALI
Del processo di fronte a Pilato, ancora un solo elemento: “Quid veritas?” dice a Gesù il procuratore romano; ma non si tratta di una
domanda, nonostante il punto interrogativo… Lo scetticismo – filosoficamente e praticamente tanto diffuso – non domanda: afferma con
tono quasi canzonatorio. Per questo Gesù non risponde. “L’unica verità
– si legge in un romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa” – è far
ridere della verità”… Come non pensare al relativismo del nostro
tempo? E come non pensare alla “dittatura del relativismo” che Papa
Benedetto non si stanca di ricordare come la più cupa tragedia della
nostra società?
Della condanna a morte e della salita al Calvario sottolineo un aspetto
che Giovanni mette in evidenza: “baiulans sibi crucem”: il patibolo è
preso e portato da Cristo stesso; gli è gettato sulle spalle, sì, ma in realtà è
Lui che lo prende, con la libertà sovrana di chi ama ed è consapevole del
significato di tutto ciò che sta accadendo.
Innalzato sulla croce, prossimo ormai a reclinare il capo e ad esalare lo
spirito, Gesù compie ancora un atto di amore in duplice direzione: verso
la madre – affidata all’unico discepolo presente sul Calvario – e verso il
discepolo che riceve la madre “eis ta idia, in sua”, in quanto ha di più personale: Giovanni “la prese con sé”. È l’affidamento a Maria di tutti i
discepoli. Il cuore della madre di Cristo , da quell’ora, si apre ad una
maternità a cui era stata destinata fin dal momento del suo “sì” detto a
Nazareth.
I soldati certificano la morte di Cristo con il colpo di lancia dato da
uno di essi nel costato del Crocifisso già morto.
Giovanni è impressionato – e lo regista e abbondantemente lo sottolinea
– da ciò che accade: da quella ferita acqua e sangue zampillano con una forza
che stupisce, come quando da una fonte improvvisamente dissigillata sgorga
un fiotto potente… Ciò che zampilla dal corpo morto – da quella morte
affrontata con infinito amore – è la Vita, “simbolo dei sacramenti della
Chiesa” canterà il prefazio della Liturgia nella solennità del Sacro Cuore.
Vita!
È vita l’esito di quel dramma consumatosi tra la notte del giovedì
santo e il pomeriggio del venerdì. Vita donata all’uomo di tutti i tempi.
Del passato, del presente e del futuro. La porta della salvezza è ormai spalancata: chiunque “volga lo sguardo a colui che hanno crocifisso” vi può
entrare e può vivere.
ESERCIZI SPIRITUALI
III meditazione
Con Giovanni nel mistero della Risurrezione
Il racconto inizia – alla fine del
capitolo 19 – con la sepoltura di
Gesù, quando Giuseppe di Arimatea,
“discepolo di nascosto”, chiesto a
Pilato il permesso di seppellire il
corpo del Crocifisso, andò sul Calvario
a deporlo dalla croce per portarlo nel
sepolcro “nuovo” che possedeva a
pochi passi più sotto il luogo dell’esecuzione, nel giardino che si trovava
sulla pendice del colle. C’era con lui
anche un altro “discepolo di nascosto”, il notturno Nicodemo di cui
Giovanni parla nel 3° capitolo del
suo vangelo.
Fecero ogni operazione in fretta,
“a motivo della parasceve”: il sole,
infatti, era ormai al tramonto, la festa
di Pasqua stava per iniziare, nessun
lavoro era consentito, tanto meno un seppellimento… Nicodemo – come
già Maria di Betania, qualche giorno prima (cfr. Gv. 12), quando versò sui
piedi del Maestro un profumo che poteva costare 300 denari (dieci mensili di un operaio del tempo, secondo la parabola dei lavoratori chiamati
nella vigna) – non pose limiti alla sua generosità: portò con sé “100 libbre
di mirra ed aloe”: più di 30 Kg dal momento che la libbra romana equivaleva a gr. 327,17!
Dagli altri evangelisti sappiamo che i capi dei Giudei chiesero a Pilato di
mettere delle guardie a custodia del sepolcro, per paura che i discepoli, durante la notte, portassero via il corpo del loro Maestro… E le guardie ci furono…
Ma Giovanni non ne parla; immediatamente passa a raccontare (cap.
20) ciò che accadde “il giorno dopo il sabato”:
“1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di
buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal
sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. 3 Uscì allora Simon Pietro
insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme
tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per
primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
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ESERCIZI SPIRITUALI
6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro
e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo,
non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò
anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè
doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di
nuovo a casa.
11 Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre
piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti,
seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il
corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose
loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.
14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma
non sapeva che era Gesù. 15 Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi
cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:
“Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a
prenderlo”. 16 Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui,
gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! 17 Gesù le disse:
“Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai
miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e
Dio vostro”. 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli:
“Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre
erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore
dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”.
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al
vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre
ha mandato me, anch’io mando voi”. 22 Dopo aver detto questo, alitò su
di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati
saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro
quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo
visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno
dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia
mano nel suo costato, non crederò”.
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro
anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e
disse: “Pace a voi!”. 27 Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e
guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non
essere più incredulo ma credente!”. 28 Rispose Tommaso: “Mio Signore e
mio Dio!”. 29 Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati
quelli che pur non avendo visto crederanno!”.
ESERCIZI SPIRITUALI
La notizia che Maria di Magdala, sul far del giorno, corse a portare ai
discepoli non è quella della risurrezione, ma di un misterioso furto. Si era
recata al sepolcro appena era stato possibile, certamente con oli profumati
– come registrano altri evangelisti – per onorare il corpo del Maestro
sepolto. Dell’evento assolutamente nuovo e stupefacente che poco dopo
avrebbe conosciuto, ancora nessun pensiero… Il suo amore per il Maestro,
che la fa giungere al sepolcro prima del sorgere del sole, e la sua corsa
affannosa verso la casa dove sono gli apostoli danno inizio ad un dinamismo che caratterizza tutta la giornata che noi chiamiamo “domenica”.
Nella brezza del nuovo giorno, ormai inondato di luce,
Pietro e Giovanni corrono verso
il giardino con il cuore che
batte forte nel petto e lo stupore che pervade lo sguardo proteso, il volto increspato di
domande: Vuoto il sepolcro?
Chi può aver rubato il corpo del
Maestro?
Corrono avvolti dalla luce del
giorno e con la notte ancora nel cuore. Corrono, ma è troppo presto per credere alla risurrezione, annunciata dal Maestro già lungo il cammino verso
Gerusalemme dove erano saliti, anche quell’anno, a celebrare la Pasqua.
Giovanni nell’ora delle tenebre non era fuggito: sul Calvario, al colpo
di lancia piantata dal soldato nel petto del morto, aveva visto sgorgare il
fiotto potente di acqua e sangue di cui non avrebbe più cancellato l’impressionante ricordo. Pietro sul Calvario non c’era. La fonte della vita per
lui si era aperta nel cortile del sommo sacerdote, quando il Maestro passò
portandosi addosso l’iniqua sentenza di morte e gli aveva rivolto uno
sguardo nel quale egli aveva percepito l’abisso della sua pochezza; Simone
aveva pianto amaramente, e fu come se quelle lacrime avessero trascinato
fuori dal cuore il rinnegamento che non aveva mai pensato di poter mettere in atto.
Ma la fede nella risurrezione sboccerà solo al termine di questa corsa
mattutina.
Giovanni, più giovane, arrivò per primo al sepolcro, si affacciò all’ingresso e guardò, ma attese che fosse Pietro ad entrare; solo dopo entrò
anche lui e “vide e credette”.
Che cosa vide di così singolare da essere indotto a credere alla risurrezione quando ancora nessuno aveva visto il Risorto? Una buona traduzione del testo ce lo fa comprendere: vide la sindone ancora legata dalle fasce
23
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ESERCIZI SPIRITUALI
che la stringevano al corpo del sepolto: il tutto, in assenza del corpo, era
abbassato, afflosciato, ma intatto… Nessuno avrebbe potuto rubare il
corpo del Maestro lasciando in quel modo il lenzuolo e le fasce.
La fede è accettazione del mistero, ma il mistero non è un rebus contorto, un groviglio di fili irrazionali… È una realtà che eccede la ragione,
ma a cui si accede con un iniziale atto di ragionevolezza: quel segno suscita la ragionevolezza di Giovanni, e la sua ragione – che non può andare
oltre a quel dato – anziché chiudersi in uno sterile “non capisco, quindi
non può essere…”, si apre ad un annuncio che ora torna a balzargli in
cuore: “Il terzo giorno risorgerò” aveva detto il Maestro. Ecco che cos’è
accaduto!! È risorto come aveva detto!! È risorto, e Giovanni che – come
tutti i discepoli – non aveva ancora capito che cosa significasse “risorgere
dai morti”, ora lo capisce, ora che apre la sua ragione ad una realtà che
supera la ragione stessa, ma non la contraddice, poiché la realtà mai contraddice la ragione! Come dirà sapientemente anche Shakespeare: “Ci sono
più cose in cielo e in terra di quante la tua filosofia riesca ad immaginare”…
Tornano a casa. Che altro potevano fare? Il cuore in tumulto per il mistero
– fascinans et tremendum – in cui erano entrati, ma tornano a casa.
Maddalena, invece, rimane: l’approccio della donna con la realtà è un altro: la
sua carica affettiva produce una costanza che all’uomo spesso fa difetto. Non
che un modo sia meglio dell’altro…: sono diversi, ed il dramma è quando li
si vuole uniformare, far diventare donna un uomo e uomo una donna, considerando i “ruoli” più che l’identità profonda dei due esseri…
Mentre, piangendo, guarda nel sepolcro, il Risorto le si avvicina. È l’inizio delle apparizioni, l’inizio del rapporto nuovo che i discepoli dovranno
imparare nei confronti del loro Maestro che c’è, è tornato da loro, ma in una
dimensione che non è più la stessa di prima… È Lui, ma per riconoscerlo
occorre una “conversione”, quella che Giovanni adombra nel misterioso voltarsi di Maria verso di Lui, anche se già era voltata verso il Maestro…
È dentro a questo nuovo “voltarsi” che la voce di Gesù – “Maria! ” – è
percepita da Maddalena. Non ci sono dubbi per lei: colui che le era sembrato il giardiniere è il Maestro! È Lui davvero, riconoscibile dal timbro d’amore
con cui pronuncia il tuo nome, afferma la tua realtà, ti fa sentire chi sei…
È Lui, ma non sembra più Lui. Anche i due di Emmaus, nel pomeriggio, percorrono insieme a Lui un lungo cammino e lo ritengono un viandante a cui raccontare la loro tristezza… Anche sul lago di Tiberiade,
qualche giorno dopo (Gv. 21), gli apostoli non lo riconoscono in quell’uomo che sta sulla riva e li chiama.
È Lui, ma è Lui risorto: la risurrezione “non è una teoria, ma una realtà
storica; non è un mito né un sogno, non è una visione né un’utopia, non è
ESERCIZI SPIRITUALI
una favola” (Benedetto XVI), ma è un fatto trascendente per il quale sensus deficit, i sensi vengono meno… Se la risurrezione fosse la rianimazione di un cadavere, non ci sarebbe problema a riconoscerlo, come era accaduto per Lazzaro, per il giovane figlio della vedova di Naim, uomini risuscitati, ma poi morti un’altra volta…
Gesù non è risuscitato così: Egli è risorto, cioè è entrato, con tutta la Sua
persona, nella dimensione dell’eternità, e il Suo corpo è glorioso, plasmato, reso
nuovo, intriso della gloria stessa di Dio… È Lui, Lui davvero, ma al tempo
stesso appare in luoghi diversi, passa attraverso le porte chiuse, sottratto ormai
alle leggi di natura… È Lui, ma i discepoli faticano di primo acchito a riconoscerlo… È Lui, presente e vivo, Lui che parla ed agisce, ma nel mistero…, in
una dimensione che si può abbracciare solo con il sì della fede!
È necessaria una nuova modalità di rapporto: quella che Gesù stesso
indica a Maddalena dicendole: “Noli me tangere”: non mi trattenere al
modo di prima…
La sua presenza, da quel momento, abbraccia l’universo, l’umanità e la
storia! Gesù è con noi, in ogni tempo ed in ogni luogo.
Risorto, perciò presente! Risorto, perciò qui, dentro la ns vita di ogni
giorno; dentro la concreta esistenza faticosa delle nostre giornate. Qui a
chiederci: Accoglimi, perché senza di me tu non sei te stesso; accoglimi,
perché per te io sono venuto, sono morto e risorto, io, il tuo Dio divenuto
tuo fratello nella carne umana!
“L’annuncio della risurrezione del Signore illumina le zone buie del
mondo in cui viviamo. Mi riferisco particolarmente al materialismo e al
nichilismo, a quella visione del mondo che non sa trascendere ciò che è
sperimentalmente constatabile, e ripiega sconsolata in un sentimento del
nulla che sarebbe il definitivo approdo dell’esistenza umana. È un fatto
che se Cristo non fosse risorto, il “vuoto” sarebbe destinato ad avere il
sopravvento. Se togliamo Cristo e la sua risurrezione, non c’è scampo per
l’uomo e ogni sua speranza rimane un’illusione”. (Benedetto XVI.
Messaggio Urbi et Orbi, 2009).
La sera del giorno stesso venne nel cenacolo entrandovi a porte chiuse e
mostrò ai discepoli le mani e il costato.
Essi “gioirono nel vedere il Signore”: Colui che misteriosamente appariva
era proprio il Maestro con cui avevano vissuto tre anni, che avevano ascoltato, a cui avevano parlato, che avevano visto in azione, colpiti, oltre che dai
suoi gesti e dalle sue parole, dal modo con cui incontrava le persone, con cui
aveva incontrato loro; così umanamente uomo, ma anche così straordinariamente uomo, da poter dire a Filippo: “Chi vede me vede il Padre” (Gv.
14,9), e a Tommaso: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv. 14, 6).
Sentivano che nulla della familiarità che avevano vissuto, della affasci-
25
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ESERCIZI SPIRITUALI
nante amicizia in cui li aveva coinvolti, era perduto, ma comprendevano
che, dopo la Sua risurrezione, la modalità del rapporto non poteva più
essere la stessa. E si chiedevano sommessamente quale rapporto avrebbero
potuto avere con Lui, ora che Egli appariva e scompariva, era con loro, ma
con una presenza misteriosa.
Un giorno, passando sotto la rocca di Cesarea di Filippo (Mt. 16, 13-19),
Egli aveva chiesto: “Voi, chi dite che io sia?”. L’impeto della risposta di
Simone fu tale che non si è ancora spenta: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio
vivente”: tu sei Dio – il Mistero di cui il nostro essere grida il bisogno – tu
sei Dio qui con noi, Dio fatto incontrabile, Dio nella mia carne di uomo!
Gesù aveva riconosciuto la grandezza di quella risposta, la definitività di
quella rivelazione, e aveva detto a Simone: “Beato te, Simone, figlio di
Giovanni – figlio di un uomo, uomo tu stesso, come tanti altri uomini –
Non la carne e il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei
cieli. E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa”.
Ora i discepoli lentamente capivano che la Sua Chiesa era il luogo
dove Egli era presente e dove era possibile incontrarlo; Egli, infatti,
costantemente li rimandava a quella compagnia di persone concrete che
già riconoscevano in Pietro il capo autorevole che per debolezza aveva tradito il Maestro, ma a cui Gesù aveva detto, nella Cena pasquale: “Ho pregato per te, Simone, perché la tua fede non venga meno. E tu, quando ti
sarai convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc. 22, 32).
“Otto giorni dopo” si compie l’incontro con Tommaso che la sera di
Pasqua non era con gli altri.
Gli avevano detto: “Abbiamo visto il Signore”, ma egli aveva risposto: “Se
non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel
segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò”.
S. Gregorio Magno commenta: “Ci ha più giovato l’incredulità di
Tommaso che la pronta fede delle donne ed anche degli apostoli”: affermazione sorprendente se si pensa alla valutazione negativa con cui spesso è presentato l’atteggiamento del discepolo nel cui soprannome, “Didimus” il gemello,
qualcuno ha voluto vedere anche l’indicazione di una certa doppiezza.
Le parole di Tommaso – “Se non vedo nelle sue mani… se non metto il
mio dito… e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò” –
esprimono un dubbio o la incapacità di credere?
La fede non è uno sforzo umano ma un dono di Dio: e Gesù, permettendo
al discepolo di mettere la mano nel Suo costato, gli dona la possibilità di
attingere alla fonte della vita e di giungere autenticamente alla fede.
Tommaso riflette il dramma di molti uomini; ha parlato per noi, per
noi ha chiesto una prova tangibile della identità di Gesù risorto con Gesù
crocifisso.
ESERCIZI SPIRITUALI
Le parole di profonda tenerezza che Gesù gli rivolge invitandolo a toccare le
Sue piaghe con un gesto concreto che mette la carne dell’apostolo in contatto
con quella di Cristo, sradicano Tommaso da una carnalità meschina.
Il Costato in cui Cristo invita Tommaso a mettere la mano è quello da
cui uscirono il sangue e l’acqua donati dall’Agnello pasquale, e da cui
nacque la Chiesa, come Eva-Awà, la donna come vita, donatrice di vita –
dal costato di Adamo.
Il contatto con Cristo, d’ora in poi, avverrà in essa; è lei il Suo Corpo
sulla terra; in Lei Egli è presente con la forza dei Sacramenti e della Parola
di vita. “Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi
[…] Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. (Gv. 20, 21-23).
Nell’ultima Cena Gesù aveva detto: “Come il tralcio non può far frutto
da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in
me” (Gv. 15, 4); ora chiama Tommaso a sperimentare che l’unica necessità
è essere “attaccati” a Cristo, la sorgente della vita.
L’affermazione di Tommaso è preghiera, richiesta, povertà che mendica
Cristo. La sua esclamazione: “Mio Signore e mio Dio” è l’ultima, intensa
professione di fede nel Risorto posta da Giovanni nel suo Vangelo e la più
completa; forse per questo, nella simbologia numerica cara all’evangelista,
Tommaso è citato sette volte, il numero della perfezione.
La scena è dipinta da Caravaggio con un realismo che scandalizzò il
committente, Vincenzo Giustiniani: la misericordia di Cristo, la comprensione verso chi non sa trovare nel proprio animo la forza di credere
per fede sono il cuore della composizione.
Che cosa c’è di insolito in questo quadro?
La mano di Gesù che prende quella di Tommaso e la guida verso la ferita.
Iconograficamente non è una novità, perché già Dürer in una sua famosa incisione aveva rappresentato così l’episodio, andando quasi al di là del
racconto evangelico. Ma qui questo gesto è proprio il centro della scena:
Caravaggio ha una percezione così reale del fatto da immaginare che l’invito verbale di Gesù a Tommaso avesse un suo naturale sviluppo in quel
gesto così pieno di tenerezza. Incoraggiato da Gesù, che gli ha letto nel
cuore, Tommaso può liberare la sua curiosità. Così il dito non si limita a
sfiorare la ferita, ma vi entra dentro come a voler fugare davvero ogni
ombra di dubbio.
Il dito di Tommaso tocca un uomo vivo, s’addentra nella carne viva: la
semplicità geniale di Caravaggio spazza via, quasi con brutalità, ogni connotato visionario dalla scena.
p. Edoardo A. Cerrato, C.O.
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VIA CRUCIS
VIA CRUCIS DEL 15 APRILE 2011
Venerdì 15 aprile, Venerdì di Passione, nel suggestivo scenario del Colosseo, si è svolta la tradizionale Via Crucis organizzata dal Circolo S. Pietro, che ha terminato
con la toccante memoria della Passione del Signore il periodo di preparazione alla
Santa Pasqua. Il rito è stato guidato da Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Paolo De
Nicolò, Vescovo tit. di Mariana, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia,
che, al termine, ha celebrato la Santa Messa nella Chiesa di Santa Maria della
Pietà, all’interno dell’anfiteatro, da settantacinque anni affidata al Circolo.
N
umerosi sono stati i presenti, che hanno seguito con grande partecipazione le meditazioni sulle quattordici stazioni del rito: il
Presidente del Circolo S. Pietro, don Leopoldo Torlonia, insieme
ai membri del Consiglio Direttivo e delle Commissioni dello storico
Sodalizio, l’Assistente Ecclesiastico del Circolo, Mons. Franco Camaldo,
Padre Edoardo Aldo Cerrato, C.O., Procuratore Generale della
Confoederatio Oratorii Sancti Philippi Nerii, che già aveva guidato gli
esercizi spirituali per i Soci del Circolo, dal 6 all’8 aprile, sul tema “Salire
alla Pasqua con S. Giovanni e il suo Vangelo”, Padre Candido Hoffman.
Presenti al rito il Decano degli Addetti d’Anticamera, Dott. Sergio Elia,
nonché varie autorità civili.
Nel corso della sua Omelia, Mons. De Nicolò ha posto particolarmente
l’accento sulla meditazione profonda della Passione del Signore per trasferire nella propria vita, nella propria interiorità, i benefici che il Suo
Sangue e le Sue piaghe hanno portato all’umanità. Emblematico il velo
della Veronica, sul quale si è impresso il Volto del Signore, che deve
imprimersi allo stesso modo nell’anima del credente.
VIA CRUCIS
L’uomo non può attingere le vertiginose altezze
della divinità, neppure
velata nell’umanità di
Cristo, ma dispone della
preghiera e dei sacramenti, il cui effetto è permanente, per imprimere nel
cuore il Suo Volto, che si
presenta schiaffeggiato,
vilipeso, percosso, deriso e
umiliato. Allora la partecipazione alle Sue sofferenze, la nostra tensione nei confronti della Santissima Umanità di Cristo,
fa emergere il Suo Volto in quello dell’emarginato, dell’immigrato, del
sofferente, del povero. Andare incontro ai poveri e ai bisognosi, come il
Circolo fa da 142 anni, ha ribadito Mons. De Nicolò, è un preciso dovere
del cristiano per trovare il Volto del Signore. Mai la carità cristiana, infatti, sarà vera ed efficace, e nemmeno credibile, se dentro di noi non emergono le caratteristiche del Volto di Cristo sofferente.
L’esempio più vero di tutto questo sono i Santi, che hanno saputo far
emergere in loro il Volto di Cristo nella Passione, riuscendo così a compiere opere di carità anche nei confronti di persone considerate da tutti
distanti o perverse.
L’operare la carità diventa tanto più entusiastico quanto più emerge il
Volto del Signore, perché la carità ha bisogno di partire da un’immagine
reale, che portiamo impressa dentro di noi, altrimenti resta solo un precetto, un dovere che non fa parte veramente della nostra vita.
Sua Eccellenza ha terminato ricordando i martiri che proprio nel
Colosseo hanno testimoniato, dando la loro vita,
con quanta forza il Volto
del Signore era impresso
nei loro animi, e ha esortato alla preghiera perché la
Pasqua sia occasione propizia per accogliere nel
nostro cuore il Signore.
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CONVEGNO DOTTRINA SOCIALE
CONVEGNO
“DOTTRINA SOCIALE E UMANESIMO INTEGRALE”
DEL 3 MAGGIO 2011
In occasione della Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II il Circolo
S.Pietro, in collaborazione con il Comune di Roma ha organizzato un Convegno
per studiare e riproporre la dottrina sociale e l’umanesimo integrale e solidale a
vent’anni dall’enciclica“Centesimus annus” di Papa Leone XIII.
Relazione del Presidente, don Leopoldo Torlonia
A
vent’anni dalla Lettera Enciclica Centesimus Annus, il Circolo
S. Pietro, in collaborazione con Roma Capitale, ha organizzato
questa Conferenza che vuole essere un omaggio al Beato Giovanni
Paolo II, all’indomani della sua Beatificazione.
Da Leone XIII, la Chiesa ha intrapreso una nuova strada, impegnata
nella difesa dei diritti dei lavoratori oppressi e sfruttati, dimostrando al
mondo intero che Essa è da sempre preoccupata dell’uomo e del suo sviluppo integrale. Per questo Essa continua ad affermare la sua posizione
decisa, affinché i principi di giustizia enunciati nel Vangelo siano resi più
chiari non solo a noi Cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà.
In particolare, oggi, grazie ai preziosi contributi dell’Eminentissimo
Cardinale Renato Raffaele Martino, della Dottoressa Flaminia Giovanelli,
del Professor Stefano Zamagni e dell’On. Lavinia Mennuni, ci soffermeremo sull’insegnamento cristiano sociale, con una riflessione che ci introdurrà al ruolo della donna nella Chiesa.
CONVEGNO DOTTRINA SOCIALE
Arricchisce ulteriormente il nostro incontro la testimonianza del
Comm. Arturo Mari, che grazie al suo “obiettivo” ci ha permesso di “fotografare” il Santo Padre nei momenti più solenni e privati della Sua vita,
rendendolo “uno di famiglia”!
Non sono io che devo introdurvi nell’argomento, ma desidero raccontarvi dell’esperienza del Circolo nel seguire fedelmente l’insegnamento
magisteriale del Successore di Pietro.
Per centoventicinque anni composto esclusivamente da uomini, senza
dover cambiare lo Statuto e il Regolamento, il nostro Sodalizio ha poi
incrementato la presenza delle donne nelle varie attività socio-caritative
svolte a Roma. Questo passo ufficiale e fondamentale ha visto donne
diventare Presidenti di Commissione, Membri del Consiglio Direttivo,
Vice Segretario Generale del nostro Circolo. La presenza femminile ai vertici Sociali era stata preceduta, sin dalla Fondazione, da una collaborazione autentica e continua delle donne nell’organizzazione del Circolo, anche
se non codificata, come in seguito è avvenuto. Tante sono state le mamme
che hanno portato sin da piccoli i propri figli nelle opere del Circolo.
Quanti di questi sono diventati, una volta cresciuti, colonne portanti del
nostro storico Sodalizio!
Nel ripercorrere le cronache dei nostri centoquarantadue anni di vita,
emergono figure di donne che si sono occupate eroicamente dell’assistenza
ai poveri nelle Cucine Economiche, in particolare durante le ultime due
guerre mondiali, quando, nella nostra amata città di Roma, avevamo venticinque cucine e, nel primo anno al termine del secondo conflitto mondiale, abbiamo distribuito oltre un milione di pasti.
Oggi, come allora, le donne arricchiscono quotidianamente la vita del
Circolo, con l’impegno profuso in Segreteria e nelle Commissioni che
compongono la nostra attività sociale. Proprio nei prossimi giorni avrà
luogo la tradizionale “Vendita di Beneficenza di Primavera” nella sede del
nostro Sodalizio, idea nata una decina di anni fa dall’intuizione di una
nostra attiva Socia. Tale manifestazione è organizzata interamente dalle
“Signore del Circolo”. La fruttuosa presenza delle donne è testimoniata
anche da tantissime foto che custodiamo gelosamente, e devo dire anche
“orgogliosamente”, nella nostra sede di Palazzo S. Calisto.
Siamo orgogliosi che, in maniera del tutto spontanea, il Circolo sia stato
capace di un inserimento totale, senza riserve, della donna nel suo tessuto connettivo. Siamo convinti assertori che: «L’uomo e la donna hanno la stessa
dignità e sono di eguale valore, non solo perché ambedue, nella loro diversità,
sono immagine di Dio, ma ancor più profondamente perché è immagine di
Dio il dinamismo di reciprocità che anima il noi della coppia umana», come
ci ricorda il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che il Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace ha pubblicato sette anni or sono.
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CONVEGNO DOTTRINA SOCIALE
Grazie Eminenza, per l’impegno profuso per la presentazione e diffusione del Compendio in ogni angolo del globo. So, infatti, che Lei, Signor
Cardinale, si è speso davvero tantissimo per portare questo prezioso strumento di riflessione del pensiero sociale della Chiesa in Europa, in Africa,
nelle Americhe e infine in Asia. Senza dubbio le traduzioni in lingua
russa – in collaborazione con la Chiesa Ortodossa – e in lingua cinese,
sono il traguardo più arduo ma anche quello che ha dato maggior soddisfazione a Lei e ai suoi collaboratori del Pontificio Consiglio. Credo che a
tutt’oggi siano una cinquantina le lingue in cui è stato tradotto.
L’attività del Circolo nella Diocesi del Papa, è stata, dal 1869, autentica testimonianza di un cristianesimo vissuto nell’adempimento dei precetti generali della Chiesa, quindi alla sequela di Gesù Cristo, affinché
giustizia sociale fosse fatta laddove leggi e regolamenti erano mancanti.
Grazie Eminenza Reverendissima per aver accolto il nostro invito e per
condividere con noi la Sua parola e la Sua esperienza.
Un sentito ringraziamento alla delegata del Sindaco - Onorevole
Lavinia Mennuni; alla laica – se mi è consentito - più importante della
Curia Romana, la Dottoressa Flaminia Giovanelli – Sotto Segretario del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; al chiarissimo Professor
Stefano Zamagni – Ordinario di Economia Politica dell’Università di
Bologna; ed infine al Comm. Arturo Mari.
Il mio, il nostro devoto, riconoscente ricordo al Beato Giovanni Paolo II,
pellegrino nel mondo, il quale è stato testimone dell’interesse della Chiesa
per i problemi sociali e per l’affermazione della figura – indispensabile della donna per il progresso morale e sociale della comunità umana.
CONVEGNO DOTTRINA SOCIALE
DOTTRINA SOCIALE E UMANESIMO CRISTIANO
A VENT’ANNI DALLA CENTESIMUS ANNUS
L
a conferenza, che si è tenuta nella prestigiosa cornice
della Sala Pietro da
Cortona dei Musei Capitolini,
ha voluto essere un contributo
alla divulgazione della dottrina
sociale della Chiesa e un’occasione di riflessione su temi di
particolare intensità e di grande
attualità, soprattutto in un
momento di profondi cambiamenti del contesto sociale ed
economico globale, nonché
occasione per chiarire il pensiero della Chiesa sul ruolo della
donna nella società, alla luce di
quanto più volte espresso dal
Beato Giovanni Paolo II.
I lavori si sono aperti, dopo il
benvenuto ai presenti del
Presidente del Circolo S. Pietro,
duca Leopoldo Torlonia, con la relazione di Sua Eminenza Rev.ma il Sig.
Card. Renato Raffaele Martino, Presidente em. del Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio Pastorale Migranti e
Itineranti, il quale ha ricordato la figura del Beato Giovanni Paolo II, sia
nei momenti ufficiali, sia nei rapporti personali con i suoi diretti collaboratori. Sua Eminenza, che è stato Nunzio Apostolico e per lunghi anni
osservatore della Santa Sede presso l’Onu, ha raccontato i momenti storici
più importanti di fine millennio, visti dal suo punto di osservazione privilegiato, ed ha sottolineato come quello della pace, vissuta come vita
piena in Cristo, fosse il tema ricorrente degli annunci, dei discorsi, degli
incontri, della preghiera del Beato Giovanni Paolo II.
L’On. Lavinia Mennuni, Delegato del Sindaco per le Pari Opportunità e
i rapporti con il Mondo Cattolico, ha sottolineato l’importanza della dottrina sociale della Chiesa, per i suoi contenuti sociali, politici ed econo-
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CONVEGNO DOTTRINA SOCIALE
mici, e si è soffermata sulla complementarietà della donna, chiamata a
ricoprire tanti ruoli, moglie, madre, lavoratrice, educatrice, e sull’arricchimento che ne deriva per tutta la società.
La Dott.ssa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace, ha ricordato la stesura della
Centesimus Annus, nella quale si pone in risalto l’urgenza della nuova
evangelizzazione del sociale, soprattutto nei Paesi in cui il benessere
economico fa vivere come se Dio non esistesse. In una comunità fondata
sulla fede e sulla ragione, la donna ha un ruolo privilegiato: la sua capacità, e volontà, di adattamento al messaggio cristiano, che vede l’uomo e
la donna complementari, la sua sensibilità ed esperienza di madre, lavoratrice, educatrice, la rendono un arricchimento prezioso e insostituibile
per la società.
Il Prof. Stefano Zamagni, Ordinario di Economia Politica
dell’Università di Bologna, ha cercato di illustrare i principali temi
della dottrina sociale della Chiesa, partendo dalle parole del Beato
Giovanni Paolo II nel suo discorso all’ONU del 5 ottobre 1995: la legge
morale universale è una grammatica comune per affrontare la discussione sul suo futuro. Punto fondamentale è il “prendersi cura del bene
umano”, per questo la dottrina sociale della Chiesa non detta solo azioni
di intervento, ma suggerisce come stare accanto all’altro. Il Beato
Giovanni Paolo II aveva ben compreso che alla radice dei paradossi della
nostra società ci sono cause sulle quali occorre intervenire tempestivamente, meccanismi – le “strutture di peccato” – tali da annullare gli
effetti del comportamento virtuoso dei singoli individui. Sua Santità
Benedetto XVI ha raccolto questi stimoli e li ha ampliati nell’enciclica
“Caritas in veritate”. E ancora, il Professore ha parlato di “complementarietà”, e dunque non contrapposizione, tra uomo e donna e della sfida
per l’economia moderna: conciliare i tempi di lavoro e i tempi familiari,
umanizzare il mercato, considerare il concetto di sviluppo umano integrale.
Al termine il Comm. Arturo Mari ha ricordato il Beato Giovanni Paolo II,
del quale è stato fotografo personale per ventisette anni, e ha tracciato
un ritratto particolarmente vivo e toccante di un uomo che, fin dall’inizio del Suo Pontificato, ha mostrato grandi doti di umiltà, di umanità,
di coraggio apostolico, testimoniato in tutte le parti del mondo e riassunto dalla frase “Non abbiate paura!”.
POESIA
Riportiamo di seguito una poesia scritta in occasione della morte di
Giovanni Paolo II. L’autrice è la nipote di un Socio del Circolo S. Pietro
Stringimi le mani, Padre
Stringimi le mani, Padre Santo,
ascolta anche solo per un attimo
la mia voce.
Tu che sei asceso al cielo
in una notte di primavera,
mentre il mondo si fermava,
occhi fissi alla tua finestra.
Donami solo un briciolo della tua serenità,
illuminandomi la strada
per me ancora troppo buia.
Voglio ricordare sempre, Padre,
le tue grandi braccia che, a fatica,
dei giovani mimavano la danza,
mentre un’onda immensa di fede e amore
inneggiava canti gioiosi
elevati al cielo
dal vento del tuo amore.
Lo stesso vento, Padre,
che in un’atmosfera surreale
sfogliava il libro delle Sacre Scritture
in quella triste mattina di primavera.
Mi hai mostrato la dignità del dolore.
Mi hai trasmesso la vera essenza dell’amore,
donare senza nulla chiedere,
amare senza condizioni.
Mi hai insegnato che nell’odio
alberga sempre il seme dell’amore.
E allora, dovunque tu sia,
una cosa, una cosa sola chiedo a Te:
stringimi le mani, Padre!
Rossella Gallucci
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I MERCATINI DELLA CARITÀ
I MERCATINI DELLA CARITÀ
I
l Circolo S. Pietro, da sempre, ha come scopo principale l’assistenza ai
poveri e agli ammalati della città di Roma.
Per affiancare e sostenere le azioni delle varie Commissioni che operano per soddisfare questo scopo istituzionale, da più o meno 15 anni, nella
“Sala dei Papi” è invalsa la consuetudine di organizzare delle vendite di
oggettistica varia, una in primavera ed una in autunno.
Tale iniziativa, fin dall’inizio, è stata organizzata da Donna Donatella
Elser che, con capacità ed abnegazione, è riuscita a creare un gruppo di
lavoro assolutamente affiatato ed entusiasta.
Tutte le volontarie, socie e non, che condividono questa partecipazione,
sono animate da umiltà, allegria e vera voglia di fare, nella convinzione di
realizzare un buon progetto utile alla vita del Circolo S. Pietro.
Tutto l’anno, o buona parte di esso, si è in attività: non si finisce infatti
di riordinare ed inventariare il residuo, che già si pensa ad allestire la
nuova esposizione.
Si trova di tutto e di più per la gioia di coloro che vengono a fare gli
acquisti e che ogni volta, grazie anche ad un utile passa parola, diventano
sempre più numerosi.
Un grazie di cuore a tutti coloro che con i loro acquisti contribuiscono
ad alleviare le sofferenze dei più deboli e bisognosi.
Alessandra Rocchi
ASSEMBLEA ORDINARIA
ASSEMBLEA ORDINARIA DEL 30 MAGGIO 2011
L’Assemblea Ordinaria rappresenta l’annuale appuntamento nel quale il
Segretario Generale e l’Economo Generale informano i Soci sulle molteplici attività
svolte dalle varie Commissioni, sui progetti che lo storico sodalizio intende realizzare nel prossimo anno sociale e sulla situazione del bilancio
Relazione del Segretario Generale Cav. Piero Fusco
R
everendissimo Monsignore, Signor Presidente, egregi Consoci, cari
Amici, benvenuti al consueto appuntamento durante il quale,
quasi al termine dell’anno sociale, facciamo il bilancio di quanto
abbiamo fatto a favore dei nostri assistiti, una panoramica su un anno di
carità e di impegno per il prossimo.
Desidero aprire la mia relazione riprendendo un concetto che il nostro
Presidente ha espresso nel corso dell’Assemblea Solenne di quest’anno: l’importanza per tutti i Soci, di qualunque anzianità di Circolo, di educarsi giorno per giorno alla gratuità, tramite il servizio reso ai poveri nelle nostre
opere. Educarsi alla gratuità in un momento storico che non contempla in
alcun rapporto la gratuità, tutto si basa su una economicità nella quale non si
riesce a scorgere al proprio interno la carità, come se essa fosse antitetica all’economia, alla finanza, alla produzione di beni. Ciò non è assolutamente vero:
un’economia e una finanza senza solidarietà e sussidiarietà sono monche, i
rapporti interpersonali in un’azienda senza carità sono incompleti.
Nel nostro Sodalizio non produciamo in qualche modo anche noi?
Ascolteremo dall’Economo Generale quanto abbiamo prodotto numericamente. Domandiamoci però anche che cosa abbiamo prodotto. La risposta
è: gesti d’amore gratuiti.
Ciascuna comunità cristiana, quindi anche la nostra, deve educarsi ed
educare a riconoscere nell’altro una dignità inviolabile, una umanità che è
comunque intrisa di una propria spiritualità, di bisogni e speranze, di
progetti e aspettative.
In questo modo, cari Soci del Circolo S. Pietro, rispondiamo “a pieno
titolo alla proposta educativa della comunità cristiana: promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità” (Educarsi alla buona vita del
Vangelo – Orientamenti Pastorali dell’Episcopato Italiano per il prossimo
decennio 2010-2020). Ecco allora che la nostra produttività, educata alla
gratuità, assume un significato pieno e totale.
Il Santo Padre Benedetto XVI, nel suo ultimo libro su Gesù, ha spiegato con poche, efficaci parole che cosa vuol dire essere cristiani: “Il cri-
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ASSEMBLEA ORDINARIA
stianesimo è presenza: dono e compito; essere gratificati dalla vicinanza
interiore di Dio e - in base a ciò - essere attivi nella testimonianza a favore
di Gesù Cristo”.
Questo è proprio ciò che possiamo fare grazie al Circolo S. Pietro; nel
suo storico motto “Preghiera, Azione, Sacrificio” intere generazioni di
Soci hanno potuto riconoscere e rendere vivo l’impegno fondamentale dei
cristiani di tutti i tempi: la vicinanza costante al Signore, con la
Preghiera, le opere a favore dei bisognosi, con l’Azione, e il dono di sé ai
fratelli, con il Sacrificio.
Poiché da soli non potremmo operare efficacemente la carità, dobbiamo prendere coscienza della grande opportunità che ci viene data con
l’appartenenza al nostro storico Sodalizio, che ci offre la possibilità di dare
gratuitamente il nostro aiuto a chi è nel bisogno. In questa gratuità, che
impariamo giorno per giorno, sta il grande dono che il Circolo fa a tutti
noi. La carità non si improvvisa, ma si costruisce momento per momento
e, piano piano, il servizio cessa di essere un atto di semplice generosità,
uno slancio bello, ma momentaneo, per diventare parte stessa della nostra
esistenza, un vero e proprio stile di vita che modifica il nostro comportamento e il nostro modo di ragionare.
E questo possono verificarlo tutti i giorni i Soci e i Volontari impegnati nelle varie opere, quando distribuiscono un pasto o un pacco di vestiario, quando accolgono un senza tetto o ascoltano i problemi di una persona, quando danno un valore al tempo di chi non ha più tempo, o, molto
umilmente, quando spediscono una comunicazione ai Soci o preparano
una lettera.
In questo periodo difficile, nel quale una larga parte della popolazione
sta vivendo gli effetti della più grave crisi economico-finanziaria del
dopoguerra, non sono solo immigrati o senza tetto a rivolgersi alle nostre
Cucine Economiche, al Guardaroba o al Centro di Ascolto, ma intere
famiglie in difficoltà e anziani con pensioni al minimo.
Abbiamo conosciuto nuove e insospettate forme di povertà, come nella
Commissione Asili Notturni, alla quale si rivolgono oggi molti uomini
separati, i quali, nonostante abbiano un lavoro, percepiscono un salario
che non consente loro di avere una casa e sarebbero costretti a vivere in
strada. La gioia di queste persone nell’essere accolte con amore è ancora
nei nostri occhi, specialmente nel giorno di Pasqua, durante il quale alcuni Soci hanno festeggiato con loro con una accogliente e familiare colazione di Pasqua offerta da alcuni ristoratori “trasteverini”. Potremmo chiamare questa nostra opera “Casa Albergo”, casa per il calore familiare che si
respira, albergo per gli importanti servizi che vengono resi.
E altre “Case Famiglia”, non solo come posto nel quale abitare, ma
anche luogo di accoglienza e di conforto nelle difficoltà materiali e nella
ASSEMBLEA ORDINARIA
sofferenza spirituale, abbiamo fornito a ragazze prive di mezzi, che vengono nella nostra Città per studiare o lavorare, e ai genitori dei bambini
ricoverati nell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Le loro frasi più belle
e toccanti sono state raccolte in un libro, Pensieri d’amore, un commovente spaccato di speranza, fiducia, abbandono di tante persone in un
momento particolarmente difficile dell’esistenza quale può essere la
malattia, spesso grave, di un bambino.
Ai bambini abbiamo anche pensato con la Commissione Aiuti
Internazionali, in un paese lontano come il Laos abbiamo terminato la
nostra scuola intitolata agli “Angeli Custodi”, il primo sito “cattolico” in
Laos.
Ma il Circolo non potrebbe operare la carità nei modi e nello stile che
gli sono propri da ormai 142 anni senza il costante riferimento al Papa e
al Suo Magistero. Questa fedeltà, questo attaccamento filiale si esprimono
nella raccolta dell’Obolo di S. Pietro nella Diocesi di Roma, opera svolta
dalla Commissione per la Carità del Papa, che lavora anche per diffondere
la “cultura della carità” in un mondo spesso insensibile e perfino ostile ai
credenti, spiegando nelle varie realtà sociali, con la consueta discrezione,
quanto sia costante ed efficace la carità del Santo Padre, a Roma e in tutto
il mondo.
Sollecito tutti i Soci, e le persone a vario titolo vicine al nostro storico
Sodalizio, a partecipare alla tradizionale raccolta presso le Basiliche Papali
nei giorni vicini alla Festa dei Santi Pietro e Paolo.
La stessa fedeltà il Circolo la esprime anche tramite la Sezione Servizi
d’Onore, che assicura il servizio durante le cerimonie presiedute dal Santo
Padre. Voglio ricordare qui il memorabile servizio svolto dai Soci in occasione della beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, al quale il
Circolo è stato legato da profondo affetto per ben ventisette anni. In questa occasione i Soci hanno profuso un impegno particolare, riconosciuto e
apprezzato dalla Prefettura della Casa Pontificia, arrivando a prestare servizio ininterrottamente per quasi venti ore, durante la Santa Messa, la
successiva esposizione del feretro del Beato Giovanni Paolo II nella
Basilica Vaticana e la Messa di ringraziamento.
L’appartenenza alla Chiesa trova il suo momento culminante nelle celebrazioni liturgiche, la domenica e nelle principali festività cristiane, attività questa assicurata dalla Commissione Culto, vero e proprio collante
tra tutte le Commissioni. Poter partecipare alla Santa Messa nella Chiesa
di Santa Maria della Pietà nel Colosseo, un luogo unico al mondo, è un
assoluto privilegio del nostro antico Sodalizio, come lo è anche la Via
Crucis del Venerdì di Passione, sempre all’interno dell’Anfiteatro Flavio,
che quest’anno è stata seguita da più di 350 persone.
Ulteriore fonte di condivisione e di partecipazione sono i pellegrinag-
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ASSEMBLEA ORDINARIA
gi, che uniscono alla devozione per un Santo o un luogo di particolare,
intensa spiritualità, la gioia di stare insieme, arricchimento spirituale, ma
anche sincero divertimento per i Soci.
Il lavoro di collegamento e di relazione è il compito della Commissione
Circolo, sempre presente nel supportare le varie manifestazioni della
nostra vita sociale: ricordo le conferenze, quella di Padre Vittorio Trani,
da 33 anni Cappellano del Carcere di Regina Coeli, e quella del 3 maggio
nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, che ha visto gli interventi di prestigiosi relatori su temi di grande attualità, nonché il ricordo
diretto della figura umana e pastorale del Beato Giovanni Paolo II.
Ricordo anche le vendite di beneficenza, l’ultima delle quali, pochi
giorni fa, è stata la venticinquesima edizione, importante fonte di raccolta
fondi per il Circolo, ma anche piacevole occasione d’incontro per molti
Soci e amici del nostro Sodalizio.
Vorrei ricordare anche l’importante opera di volontariato della
Commissione AVC S. Pietro presso l’Hospice Fondazione Roma, invitando tutti i soci a prendere coscienza dell’offerta di amore che ogni giorno
ricevono i nostri malati.
E per rendere più ricche e piacevoli le varie occasioni di incontro, oltre
che per promuovere la crescita culturale dei Soci, è stata istituita la
Cappella Musicale del Circolo S. Pietro, che molti hanno avuto modo di
ascoltare, e di apprezzare, durante le celebrazioni liturgiche e in alcune
esibizioni nella nostra Sede.
Sulla scia del successo riscosso, prossimamente verrà istituita anche una
scuola di musica per Soci e non, per riprendere una tradizione culturale
del nostro Sodalizio, del quale ha fatto parte anche Don Lorenzo Perosi,
che proprio al Circolo dedicò l’unico concerto pubblico della Sua luminosa carriera artistica.
Tradizione, ma anche innovazione, sia nell’operare la carità che nelle
forme di comunicazione, come ha fatto la Sezione Bollettino e Stampa,
che ha curato il cambiamento della veste grafica del Bollettino e una
nuova modalità di comunicazione, quella della Newsletter, che ogni mese
raggiunge tutti coloro che ci hanno comunicato il proprio indirizzo di
posta elettronica, tenendoli costantemente aggiornati su tutto ciò che
accade al Circolo e sulla vita della Chiesa. Anche il sito del Circolo, sempre aggiornato, è una vera e propria finestra aperta dal nostro antico
Sodalizio sul mondo della comunicazione. Grazie al sito è oggi possibile
effettuare versamenti a favore del Circolo anche con la modalità “pay-pal”
e con carta di credito.
Dobbiamo essere contenti di questa ricchezza, di questa vera e propria
fortuna, addirittura orgogliosi: ognuno di noi risponde a una chiamata. Se
siamo qui oggi, se partecipiamo alle varie opere del Circolo, non è un
ASSEMBLEA ORDINARIA
caso, ma l’espressione della Provvidenza, che tramite l’uomo non manca
mai di aiutare l’uomo. Ognuno dei Soci e dei Volontari deve sentirsi speciale, scelto per un disegno di carità più grande, al quale deve essere felice
di contribuire.
“Il Circolo per me è fonte di vita”, ha detto qualche giorno fa un Socio
con grande slancio, contribuire alle sue opere dà un significato nuovo alla
vita, la arricchisce di valori assoluti e duraturi.
Non voglio dilungarmi oltre a descrivere nel dettaglio tutto ciò che
nel corso dell’anno hanno realizzato le varie Commissioni, nelle quali
auspico il coinvolgimento di un sempre maggiore numero di Soci,
voglio che siano le immagini a mostrare la nostra gioia di appartenere al
Circolo S. Pietro........
Avrete certamente riconosciuto la musica che ha accompagnato queste
immagini, l’”Exultate, jubilate” di Mozart. È stata scelta proprio per sottolineare la gioia che accompagna il nostro operare quando è ispirato dall’amore, quell’amore totale e totalmente gratuito insegnatoci da nostro
Signore.
Molti di noi si sono riconosciuti nelle immagini che abbiamo visto sfilare, attori di una grande rappresentazione di carità, dalla quale prendere
vigore per continuare sulla strada iniziata dal Circolo 142 anni fa. Quante
opere abbiamo compiuto, ma quante ancora ne possiamo compiere se
allarghiamo il nostro cuore, se “apriamo le porte a Cristo”, se senza timore
ci mettiamo alla sequela del Maestro.
A tutti e a ciascuno va il grazie, non solo mio personale, ma di tutti i
nostri assistiti. In particolare voglio ringraziare il nostro Presidente, che
guida tutte le nostre attività di carità sempre in prima persona, il
Consiglio Direttivo, per il suo prezioso supporto alla Presidenza, e i
Responsabili delle Commissioni, che traducono nella pratica le azioni di
carità e guidano i componenti delle varie Commissioni. Posso dire che
tutti i Soci hanno cercato di dare il massimo, hanno “prodotto più carità”,
come vedremo nella relazione dell’Economo Generale.
Un grazie affettuoso e deferente al nostro Assistente Ecclesiastico, che
con le sue catechesi dà il senso più ampio e vero alla nostra carità.
Abbiamo visto quanti bei momenti abbiamo vissuto in questi anni.
Con la stessa gioia, con la stessa gratuità andiamo avanti per realizzarne
molti altri, perché il Circolo S. Pietro possa continuare ancora per lunghi
anni a servire il Santo Padre e tutti coloro che nel bisogno busseranno alla
nostra porta. Chiediamo l’aiuto e il sostegno per le nostre opere a Maria
Santissima, Salus Populi Romani, che sempre protegge il Romano Circolo
S. Pietro, i Soci, i nostri assistiti e le nostre famiglie.
Viva il Papa!
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ASSEMBLEA ORDINARIA
RELAZIONE E NOTA INTEGRATIVA
AL BILANCIO CONSUNTIVO AL 31/12/2010
DELL’ECONOMO GENERALE COMM. RANIERO SALVAGGI
S
ignor Presidente, Reverendissimo Monsignor Assistente, Signore e
Signori Soci, dalla relazione sulle attività del Circolo S. Pietro per
il passato anno 2010, ancora una volta abbiamo potuto ascoltare,
con soddisfazione, che l’impegno che ognuno di noi ha profuso verso le
attività del Circolo si è realmente concretizzato in Opere e interventi
di vera carità e assistenza verso i nostri fratelli più bisognosi.
È bene ribadire ancora una volta che in tutte le nostre attività il filo
conduttore che ispira tutto il nostro fare è lo stretto legame che la nostra
Istituzione ha con il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, ed in particolar modo con i Suoi “poveri” di Roma. Appartenendo al Circolo abbiamo
scelto liberamente di fare nostre le profonde motivazioni che lo animano.
Abbiamo voluto liberamente dare il nostro personale contributo ad una
causa, e questa causa per noi si chiama “venire incontro alle esigenze dei
più bisognosi, degli ultimi.
Moltissime sono in tutto il mondo le organizzazioni e istituzioni che si
occupano di questo, perché dunque abbiamo voluto scegliere proprio il
Circolo S. Pietro per fare del bene al prossimo? La risposta personale, la
troviamo in fondo al cuore di ognuno di noi; quella che invece vorrei condividere con Voi la troviamo nei risultati e nelle cifre che oggi andremo a
leggere. Una risposta di appartenenza, concreta, fedele all’impegno assunto, non solo verso quanto abbiamo promesso entrando a far parte del
Circolo S. Pietro, ma verso chi a noi si rivolge con fiducia, verso il Santo
Padre al quale noi rivolgiamo tanta fedeltà e nel Suo nome operiamo verso
il Prossimo.
Come ogni anno, dalla Fondazione ad oggi, il passaggio obbligato
della relazione sulle attività e la presentazione del Bilancio, è certamente
un importante momento di riflessione per tutti noi.
Ci riuniamo per ascoltare relazioni e numeri, che di per sé potrebbero apparire aridi, ma operiamo dentro di noi un serio esame di
coscienza personale su quanto abbiamo noi fatto in prima persona
verso chi ha più necessità? Ascoltando, rivolgiamoci delle domande,
interroghiamoci se anche noi abbiamo operato nel bene e se avremmo
potuto fare di più. Il nostro Bilancio, per quanto arido può apparire, è
pur sempre una cosiddetta “risultanza” di quanto tutti insieme abbiamo cercato di fare.
ASSEMBLEA ORDINARIA
Io personalmente posso dire, anche se in parte, perché certamente avrei
potuto dare di più, sono abbastanza soddisfatto del fatto che i nostri
“numeri” rivelano un forte impegno di ognuno di noi, Soci e Volontari.
Ma in particolar modo quello che più mi soddisfa è constatare che tutti
questi impegni personali sono realmente confluiti in un’unica direzione.
Forse non ce ne accorgiamo oppure non ci abbiamo mai pensato, ma la
nostra, con i tempi in cui viviamo, è veramente una grande sfida, una
sfida direi controcorrente, dove tutti ci dicono che oggi risulta invece
davvero difficile far convivere un impegno “gratuito”, senza rimborsi
spese, con gli impegni di una normale vita privata, la famiglia e il lavoro.
Quanti di noi invece, riescono a mantenere fede all’impegno assunto,
sacrificando del tempo personale per poter operare verso il bene? Direi la
maggior parte di noi. E questo già da solo, per me, è un ottimo risultato
di bilancio.
È bene anche dire che nell’ambito di una razionalizzazione delle spese
si stanno attuando alcune revisioni contrattuali con fornitori, utenze e
consulenti, che ci hanno consentito di risparmiare sulle spese previste.
Inoltre, la nostra nuova veste giuridica ci ha permesso di acquisire l’immobile della Cucina di Via Mastro Giorgio, una delle nostre Cucine storiche. Mi piace ancora una volta sottolineare che il nostro impegno non si
deve limitare all’operatività verso il Bene, ma anche a ricercare fra quelli
che ci sono vicini la Provvidenza, consentendo così al Circolo e alle sue
Opere una maggiore possibilità di risposta a chi ci chiede aiuto.
Desidero inoltre esprimere un particolare ringraziamento a tutti coloro
che in diversa maniera hanno contribuito alla redazione del presente
Bilancio, dal Vice Economo, dal Tesoriere e dal Vice Tesoriere, ai
Responsabili delle varie Commissioni ed ai loro collaboratori per la puntuale consegna mensile delle risultanze contabili delle loro attività e per
aver rispettato il preventivo di spesa concordato con la Presidenza lo scorso anno.
Il bilancio consuntivo “Consolidato” del Circolo S. Pietro chiuso al
31/12/2010 che sottoponiamo alla Vostra approvazione compendia tutta
l’attività svolta dal Circolo S. Pietro sia direttamente, tramite la sua
Presidenza, che, indirettamente, attraverso le varie Commissioni. L’attività
istituzionale svolta nel corso dell’anno 2010, nel suo complesso, è stata
caratterizzata da alcuni fatti gestionali che hanno influito sul conto economico in maniera rilevante e che brevemente Vi riassumo:
- i lavori di radicale restauro della Commissione Asili Notturni, i quali
hanno comportato un notevole impiego di risorse finanziarie sono stati
ultimati a fine dicembre 2009;
- la cucina di Via Adige nel 2010 ha lavorato a pieno ritmo a differenza
del 2009 poiché i lavori si erano protratti fino al mese di marzo;
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ASSEMBLEA ORDINARIA
- nel 2010, precisamente il 9 giugno, abbiamo assunto un forte impegno
finanziario acquistando la cucina di Via Mastro Giorgio.
Il presente bilancio è stato redatto in “forma abbreviata”, risulta
conforme al dettato di legge ed è integrato dalla presente Nota integrativa che ne costituisce parte integrante e sostanziale.
Per ogni voce dello Stato patrimoniale e del Conto economico è
stato anche indicato il valore della voce corrispondente dell’esercizio
precedente.
I criteri utilizzati nella formazione del presente bilancio non si discostano dai medesimi utilizzati per la formazione del bilancio precedente, in
particolare nelle valutazioni e nella continuità dei medesimi principi. La
valutazione delle voci è stata eseguita ispirandosi a criteri generali di prudenza e di competenza, nella prospettiva della continuazione dell’attività.
La continuità di applicazione dei criteri di valutazione nel tempo rappresenta elemento necessario ai fini della comparabilità dei bilanci del
Circolo S. Pietro nei vari esercizi.
Il presente bilancio composto da stato patrimoniale, conto economico e
nota integrativa, rappresenta in modo chiaro veritiero e corretto la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del Circolo S. Pietro alla data
del 31/12/2010. Il risultato economico dell’esercizio nonché i dati esposti
in bilancio corrispondono alle risultanze delle scritture contabili in base ai
dati forniti alla Presidenza dalle varie Commissioni operanti sul territorio.
PELLEGRINAGGIO NELLA VALLE SANTA
PELLEGRINAGGIO NELLA VALLE SANTA
N
el giugno 2010 abbiamo vissuto
una splendida giornata di svago
e preghiera a Bucchianico, paese
natio di S. Camillo de Lellis, e
Manoppello, dove è conservata la Sacra
Immagine di Cristo. Considerando il
risultato ottenuto e l’insistenza dei Soci
della Commissione Culto, si è deciso di
proporre un nuovo pellegrinaggio, una
giornata da trascorrere insieme nella
preghiera e, perché no, anche nell’allegria. Sì, allegria non a caso, perché
quando ci si riunisce con un gruppo di
amici di antica data è sicuro il raggiungimento di tale risultato. Questa è la
premessa per raccontare la giornata
dell’11 giugno 2011, giorno in cui ci
siamo recati in pellegrinaggio presso i Santuari de “La Foresta” di Fonte
Colombo e di Greccio.
In una riunione della Commissione Culto si è deciso di proporre, per il
pellegrinaggio di quest’anno, il Cammino di S. Francesco nella Valle
Santa di Rieti, visitando e sostando in preghiera nei luoghi che il
“Poverello di Assisi” amava immensamente, ovvero i Santuari de “La
Foresta”, di Fonte Colombo e di Greccio.
La giornata è iniziata alle ore 7.30 a piazza S. Giovanni in Laterano,
davanti all’ingresso del Vicariato: qui era fissato l’appuntamento per la
partenza. Guidati spiritualmente dal nostro amato Padre Candido e materialmente dal responsabile della Commissione Augusto Di Ianni abbiamo
iniziato il nostro “cammino”, seppure comodamente seduti nel nostro
pullman. Prima tappa della giornata è stato il Santuario de “La Foresta”,
dove S. Francesco, nel 1225, soggiornò per più di 50 giorni, in attesa di
un intervento agli occhi. Il Santuario, ormai abbandonato dai Frati francescani, è attualmente concesso in conduzione alla Comunità Mondo X,
realtà fondata dal noto padre Eligio negli anni ’60. La comunità si dedica
al recupero di persone, per la maggior parte giovani che, nella loro vita,
non hanno avuto la fortuna necessaria per affrontare un cammino privo di
problemi. In questo posto quindi vivono e lavorano giovani che si autofinanziano lavorando la terra, raccogliendosi in preghiera ed accogliendo,
come noi, gruppi di visitatori, facendo loro da guida.
Nota gioiosa ed insieme di raccoglimento è stata la visita alla grotta in
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PELLEGRINAGGIO NELLA VALLE SANTA
cui il Poverello era solito
sostare in preghiera e meditazione e la stupenda Chiesa
in cui, di lì a poco, si sarebbe
celebrato un matrimonio nel
segno della continuità della
vita.
Dopo la sosta al primo
Santuario abbiamo proseguito per Fonte Colombo, antico monastero benedettino
donato a S. Francesco, affinché ne facesse una dimora
per i suoi frati. Qui il Santo scrisse la regola francescana e nel 1226
subì l’intervento agli occhi. La località, un tempo conosciuta come
Monte Raniero, fu denominata Fonte Colombo per via di una sorgente
a cui S. Francesco era solito dissetarsi, e alla cui fonte noi stessi abbiamo
bevuto ringraziando il Signore per le grazie concesse.
È arrivata poi l’ora del pranzo. In ogni raduno, gita o pellegrinaggio la
sosta per il pasto è sempre un momento di forte coesione e spensieratezza
e se il pranzo organizzato raccoglie consensi ancora meglio. E così, a sentire i partecipanti, è stato.
Ultima tappa del pellegrinaggio è stata la visita a Greccio dove abbiamo
visitato il Santuario, con il suo famoso Presepe e dove abbiamo ascoltato
la Santa Messa celebrata da Padre Candido. L’ambiente ed il gruppo
hanno reso la celebrazione un momento particolare di raccoglimento e
preghiera. La giornata è stata particolarmente bella: sotto la protezione di
S. Francesco abbiamo avuto anche un bel sole senza il brutto tempo che
era previsto dal bollettino meteo.
Alle 19.30 circa abbiamo infine intrapreso il viaggio di ritorno, ringraziando il Signore per quanto ricevuto e abbiamo recitato tutti insieme il
Santo Rosario. Considerato il
successo ottenuto dal pellegrinaggio anche questa volta,
sono già pervenute richieste
per nuove iniziative. Con
affetto e simpatia per tutti i
Soci del Circolo S. Pietro.
PRANZO PER I POVERI
IL PRANZO PER I POVERI A S. GIOVANNI
DEL 29 GIUGNO 2011
In occasione dei 60 anni di ordinazione sacerdotale di Sua Santità Benedetto XVI,
il Collegio Cardinalizio ha voluto offrire a Suo nome un banchetto ai poveri di
Roma. Braccio operativo della carità dei Cardinali è stato il Circolo S. Pietro che ha
servito il pasto a 200 indigenti della Capitale, ospiti abituali delle sue strutture.
Cornice dell’evento è stato il giardino della Basilica di S. Giovanni in Laterano.
Per ricordare la giornata di solidarietà lo storico Sodalizio ha preparato un opuscolo
con il resoconto del banchetto che Sua Eminenza Rev.ma il Card. Angelo Sodano ha
presentato al Santo Padre. Benedetto XVI ha voluto esprimere il suo apprezzamento
per il dono ricevuto autografandone una copia per il Circolo S. Pietro.
Da Roma Sette
Circolo S. Pietro, banchetto per 220 indigenti
A
mpi tavoli coperti di tovaglie immacolate, centrotavola di frutta
fresca e grandi ombrelloni, sempre bianchi, per tenere all’ombra
gli ospiti del Santo Padre. Ad accogliere il banchetto il complesso
del Laterano. È così che il Circolo S. Pietro ha voluto omaggiare
Benedetto XVI in occasione dei sessanta anni del suo sacerdozio: occupandosi dell’organizzazione di un pranzo per i poveri di Roma servito proprio
il giorno dei festeggiamenti, il 29 giugno 2011, nel cuore della Città
Eterna e offerto dal Collegio Cardinalizio.
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PRANZO PER I POVERI
Gli ospiti al banchetto
sono stati più di 220, accompagnati alla basilica lateranense con quattro pullman
che hanno raccolto gli invitati presso Santa Croce in
Gerusalemme e S. Francesco
a Ripa. All’arrivo, prima di
servire il pranzo, gli invitati
sono stati accolti dalla
Cappella Musicale del
Circolo che si è occupata dell’intrattenimento musicale
della festa. A rispondere all’invito sono stati molti degli indigenti che
abitualmente frequentano le tre mense del Circolo S. Pietro (quelle di via
Mastro Giorgio, via della Lungaretta e via Adige). Tra gli ospiti c’erano
italiani ma anche molti stranieri di diverse nazionalità: africani, asiatici e
dell’est Europa, soprattutto rumeni e polacchi.
Le pietanze, preparate da un catering, sono state servito da più di cento
Soci dello storico Sodalizio, che si sono occupati di ogni aspetto organizzativo del banchetto. Il pranzo, comprensivo di antipasto, primo, secondo,
contorno, dolce e spumante è stato un successo: tutti hanno chiesto il bis
e la torta, con lo stemma del Papa sopra, è finita rapidamente. Al termine
del pranzo il decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Angelo Sodano,
con il Presidente del Circolo Leopoldo Torlonia e l’Assistente
Ecclesiastico, don Franco Camaldo, hanno distribuito a ciascun ospite
pacchi dono contenenti materiale per l’igiene personale, rosari e portachiavi. «L’iniziativa è stata un’occasione – ha sottolineato il Presidente del
Circolo S. Pietro Leopoldo Torlonia – per mostrare a Roma l’amore del
Papa nei confronti di coloro che soffrono e che sono soli. Con questa iniziativa siamo sicuri che anche i cuori più duri si sono commossi nello sperimentare la sollecitudine del Santo Padre».
Gli assistiti del Circolo S. Pietro hanno mostrato una calda riconoscenza per il banchetto offerto. «Si sono presentati – ha raccontato un Socio
del sodalizio – vestiti con i loro abiti migliori, e hanno gridato “Viva il
Papa!” con gioia. Nessuno ci è sembrato che sia arrivato con uno spirito
opportunista, ma con il sincero desiderio di vivere un momento di festa».
Accogliente e cordiale è stato il Cardinale Sodano che ha tagliato la torta
e ha personalmente servito ai tavoli scherzando con gli ospiti.
Marta Rovagna
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
Come ogni anno i Soci hanno festeggiato il Santo Patrono del Circolo con una celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza Rev.ma il Sig. Card. Angelo
Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, nella prestigiosa cornice dell’Aula
delle Benedizioni della Basilica di S. Pietro. Numerosissimi i presenti, più di
500, che non hanno voluto mancare alla festa più importante dell’anno per l’antico Sodalizio. Il pranzo sociale si è tenuto nel Giardino Quadrato dei Giardini
Vaticani.
Omelia del Card. Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio
C
ari amici del Circolo di S. Pietro, ogni anno il calendario liturgico ci porta la bella festa del Principe degli Apostoli, che, insieme
a S. Paolo, è all’origine della Chiesa di Roma.
Ieri abbiamo già festeggiato insieme questi due Apostoli, ricordando il
loro glorioso martirio, di S. Pietro, su questo storico colle del Vaticano, e
di S. Paolo, nella zona delle Tre Fontane.
Oggi il Circolo S. Pietro vuole ricordare in modo particolare l’Apostolo
da cui la vostra benemerita Associazione prende nome. Eccoci, quindi,
tutti riuniti intorno all’altare del Signore, per offrirci con Cristo al Padre
che sta nei cieli, per ringraziarlo per tutti i doni che continua a concedere
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FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
alla Sua Santa Chiesa, per implorare per tutti noi il dono della fedeltà alla
nostra vocazione cristiana.
1) La voce della liturgia
Ci preparano al nostro sacrificio eucaristico le letture che or ora sono
state proclamate. La prima lettura ci ha portato a meditare sulla continua protezione di Dio sulla Sua Santa Chiesa. È la scena sempre commovente della liberazione di S. Pietro dal carcere in cui era detenuto a
Gerusalemme. Lì notiamo l’intervento prodigioso della potenza di Dio
che sempre sostiene la Sua Santa Chiesa. Ci dice il capitolo 12° degli Atti
degli Apostoli che la prigione di Pietro era custodita da ben quattro plotoni di soldati. Egli era poi legato con due manette, in più alcuni carcerieri montavano la guardia davanti la porta della sua cella.
Le misure umane non impedirono però all’Angelo del Signore di
avvicinarsi all’Apostolo, di spezzare le sue catene, di ridargli il suo mantello e di portarlo via con sé. Egli passò inavvertito ai vari posti di guardia, il portone di ferro che custodiva la città miracolosamente si aprì. Sì,
Gesù aveva strappato il suo Apostolo dalle mani di Erode ed egli poteva
così iniziare il suo ministero apostolico. È una lezione di speranza anche
per noi. Il Signore sempre veglia sulla Sua Chiesa. È una visione di fiducia nella grazia di Dio che sempre assiste Pietro ed i Suoi Successori. La
lettura di questo Capitolo degli Atti degli Apostoli ci ricorda poi anche
l’esempio della prima comunità cristiana che “innalzava fervide preghiere a Dio” per Pietro, quand’era in carcere. Un monito per tutti noi a
sostenere sempre con la nostra preghiera e la nostra solidarietà il
Successore di Pietro. È una solidarietà affettiva ed effettiva che deve
continuare ad essere tipica del vostro Circolo, che proprio da S. Pietro
prende nome.
Nel Vangelo poi, la liturgia ci ha riportato a meditare su quel celebre
discorso di Gesù che rivolgendosi a Pietro, gli dice: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’Inferno non prevarranno mai contro di essa” (Mt 16, 18). A questa pietra hanno poi rivolto il loro sguardo i
cristiani di tutti i tempi. A questa roccia guardiamo oggi anche noi ogni
giorno. Su di essa, Gesù ha voluto costruire questa realtà che da due millenni attraversa la storia umana. Essa è una realtà innegabile anche agli
occhi dei non credenti, così come non si possono negare le immense catene di montagne che sorgono sulla tena.
A questa Chiesa guardano fiduciosi anche oggi le nuove generazioni:
anch’esse toccano con mano che contro la Chiesa non hanno mai prevalso
le forze dell’Inferno.
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
2) L’amore alla Chiesa
A questa Chiesa, cari amici, vada pure tutto il nostro amore. Nei giardini Vaticani, v’è una bella statua di S. Teresa del Bambin Gesù, collocatavi dal Papa Pio XI, dopo la sua Canonizzazione nel 1925. Ai piedi della
statua v’è una scritta in francese che dice: “Amo la Chiesa mia Madre”,
“J’aime l’Eglise ma Mère”. Era questa la spiritualità della giovane
Carmelitana di Lisieux. Questa sia anche la spiritualità di tutti noi, che
tanto abbiamo ricevuto da questa Madre. È infatti questa Chiesa che ci ha
generato alla grazia; è questa Chiesa che, come Madre e Maestra, ci
accompagna ogni giorno nel nostro cammino e ci porta all’incontro quotidiano con Cristo, nostra Via, Verità e Vita.
Questo vale per noi, ministri del Signore, vale per tutti i fedeli sparsi
per il mondo. Visitando un giorno in Germania la tomba del Fondatore
del Movimento di Schónstatt, ho notato che sulla sua tomba sono scritte
queste due semplici parole latine: “Dilexit Ecclesiam”, ha amato la Chiesa.
Egli che tanto aveva sofferto per la fedeltà alla Chiesa (era stato anche
internato nel tristemente celebre lager di Dachau), egli che aveva anche
dovuto soffrire per incomprensioni da parte di autorità della Chiesa (era
stato infatti allontanato dalle Istituzioni da lui fondate ed obbligato a
recarsi lontano da esse, negli Stati Uniti d’America), egli, dicevo, ci volle
lasciare come ricordo della sua vita la celebre frase con cui S. Paolo ci presentò la figura di Gesù: “Amò la Chiesa e si sacrificò totalmente per essa”,
“Dilexit Ecclesiam et tradidit semetipsum pro ea” (Ef 5,2s). “Dilexit Ecclesiam”,
“Amò la Chiesa” sarebbe anche la testimonianza più bella che potremmo
lasciare ai nostri posteri.
Certo questa può anche essere la testimonianza di ogni membro del
Circolo di S. Pietro. È questa una frase che ben può riassumere tutto il
nostro impegno di fedeltà e di servizio alla Santa Chiesa di Cristo, che
come Madre amorosa ci accompagna sul nostro cammino.
L’esempio dei Santi
A quest’amore alla Chiesa ci invitano pure i nostri Santi. Chi non
ricorda la venerazione e l’amore dei Patroni d’Italia, S. Francesco d ‘Assisi
e S. Caterina da Siena per i Pontefici dei loro tempi?
Tanta era la devozione che Caterina Benincasa aveva per il Papa
Gregorio XI, che si sacrificò per ottenere che ritornasse a Roma da
Avignone, perché sentiva che qui Cristo aveva voluto condurre Pietro e
che di qui egli doveva guidare la sua Santa Chiesa. Prima di morire qui a
Roma, in quel lontano 29 aprile del 1380, nella sua povera abitazione di
Via del Papa (oggi Via S. Chiara) questa giovane donna, di appena trentatré anni, poteva dire ai suoi discepoli: “Tenete per certo, o dolcissimi
figlioli, che partendomi dal corpo, ho consumato la vita per la Chiesa e
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FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
per la Chiesa santa, la qual cosa mi è singolarissima grazia “ . Certo essa
aveva sofferto nel vedere le divisioni allora esistenti nella Chiesa. Quando
essa muore, ci sono un Papa a Roma ed un Antipapa ad Avignone. Ma la
luce della fede le fece intuire ove fosse la verità, ove soffiasse lo Spirito
Santo. E fu un’artefice di unità ecclesiale. Non per nulla Paolo VI la proclamò Dottore della Chiesa nel 1970. La sua fede ed il suo amore al Papa
le avevano fatto comprendere dove fosse la verità della successione apostolica. E per questo essa rimane ancor oggi per noi un esempio luminoso di
fedeltà al Vicario di Cristo. All’inizio questi si chiamava Pietro. Poi si
chiamò Lino, Cleto, Clemente, su, su per i secoli fino a noi, con una catena di 265 Successori che ci ricollegano all’Apostolo Pietro, in una ininterrotta successione apostolica.
Cari amici, la celebrazione della festa di S. Pietro ci conferma tutti
nella nostra devozione al Papa e nel nostro filiale affetto per Lui. Per il
Papa Benedetto XVI, posto dallo Spirito Santo a reggere oggi la Santa
Chiesa, salga pure al trono dell’Altissimo la nostra preghiera. Gli sarà di
sostegno per il Suo servizio pastorale a tutta la Santa Chiesa, all’inizio di
questo Terzo Millennio cristiano. Amen.
ONORIFICENZE
ONORIFICENZE
benevolmente concesse da Sua Santità Benedetto XVI ai Soci che si sono
particolarmente distinti nelle opere del Circolo
COMMENDATORE DELL’ORDINE DI S. SILVESTRO PAPA
BENIAMINO MANCUSO
RENZO TOPINO
DAMA DELL’ORDINE DI S. GREGORIO MAGNO
CINTIA TORLONIA CAMPELLO
CAVALIERE DELL’ORDINE DI S. GREGORIO MAGNO
PAOLO ALFONSO CECI
PIERO FUSCO
CAVALIERE DELL’ORDINE DI S. SILVESTRO PAPA
DAVIDE CASTIGLIA
MASSIMILIANO D’ANGELO
CESARE MORELLI
CROCE PRO ECCLESIA ET PONTIFICE
ROBERTA DE FONSECA PIMENTEL BALDESCHI EUGENJ ODDI
TERESA SALVAGGI CARDI
ANNA MARIA FORNASIERO CASTELLANO
MARIA FEDERICA RUGGIERI PECCI
ANNA MARIA SANSONI CORTEGGIANI
LUIGINA URBANI FEBBI
PAOLA FUSCO URBANI
MARIE CHRISTINE UGINET
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L’OBOLO DI S. PIETRO
L’OBOLO DI S. PIETRO
L’antica tradizione, che vede il Circolo S. Pietro raccogliere l’Obolo per la Carità
del Papa nella città di Roma, è proseguita anche quest’anno con l’aiuto e la collaborazione di numerosi Soci e amici dell’antico Sodalizio. La raccolta, che impegna
tutto l’anno, con varie iniziative, i membri della Commissione, ha il suo momento
culminante nelle giornate che precedono la festa dei Santi Pietro e Paolo. I Soci
sono presenti nelle Basiliche patriarcali, coprendo tutto l’arco della giornata per
raccogliere quanto romani e pellegrini offrono per i poveri assistiti dal Santo
Padre. Negli ultimi anni è invalsa l’abitudine di coinvolgere nella raccolta anche
i bambini, figli o nipotini di Soci.
Riportiamo di seguito l’intervista al Responsabile della Commissione che
si occupa della Giornata per la Carità del Papa Prof. Alberto Bochicchio
N
el 1969, anno del
centenario del
nostro Circolo,
fui ammesso come Socio
Partecipante dello storico
sodalizio. La prima
Commissione nella quale
fui inserito fu proprio
quella dell’Obolo e Ospizi
Climatici in collina. In
quei tempi l’Obolo veniva
raccolto tre volte l’anno,
l’8 dicembre, solennità
dell’Immacolata, il 19 marzo, per la festa di S. Giuseppe e chiaramente il
29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Come Socio di fresca nomina mi fu affidato un incarico piuttosto disagevole: quello di prendere contatti con i vari parroci di Ostia in vista delle tre raccolte. Il lavoro e l’impegno erano notevoli: si trattava di portare manifesti e materiali i giorni
precedenti per poi tornare il giorno deputato alla raccolta. Quasi sempre –
ricordo – i parroci non si presentavano agli appuntamenti e i viaggi
Roma-Ostia si moltiplicavano. Oggi ricordo questa esperienza con grande
soddisfazione nonostante l’impegno fosse pesante: l’Obolo è uno dei motivi dell’esistenza stessa del Circolo S. Pietro, ed è da considerare a tutti gli
effetti come la prima attività affidataci dal Beato Pio IX, se la si unisce
alla raccolta di firme, come si usava allora, per la preghiera per il Santo
Padre. Non è senza fatica e senza sacrifici - lo voglio sottolineare – che si
ottenevano i risultati che venivano raggiunti.
L’OBOLO DI S. PIETRO
Quando divenni Segretario Generale – tanti anni dopo – aiutai il sempre ammirato e ricordato Avv. Paciotti, che fu per quasi 40 anni Presidente
della Commissione Obolo, a modernizzare con l’aiuto di computer, affrancatrice, la preparazione della raccolta e la registrazione delle offerte, con una
progressiva e costante informatizzazione, anche perché il contributo dei Soci
andava diminuendo. Purtroppo rispetto ai primi anni in cui ho lavorato
nella Commissione come giovane Socio, mancando il contatto con i parroci
da parte del Socio, è venuta a mancare la sensibilizzazione sul territorio.
Auspico che tutti i Soci, nelle parrocchie di appartenenza, siano messaggeri
delle opere di carità del Circolo nella Città di Roma. Questo sarebbe un
passo importante e decisivo per essere conosciuti e la raccolta sarebbe senza
dubbio più generosa, ciascuno di noi esprime il proprio amore verso il
Circolo anche sentendo questa Commissione come propria.
Dal momento in cui Don Marcello Sacchetti mi chiese di presiedere
questa Commissione mi sono sempre domandato : la giornata della Carità
del Papa per antico privilegio è affidata al Circolo S. Pietro, siamo sicuri
di essere degni di meritarlo?
Si può continuare a rimanere indifferenti e non partecipare alla raccolta
con slancio e abnegazione? La contingenza economica, ma anche il minor
numero di presenze dei Soci nelle quattro Basiliche e la mancanza di collaborazione nel lavoro preparatorio hanno visto una preoccupante diminuzione della raccolta. L’ultimo anno, il 2011, ci ha però riservato una sorpresa che ci deve essere di esempio: i bambini del Circolo, figli di vari tra
i nostri Soci, si sono dedicati con entusiasmo, piacere e buon esito alla
raccolta dell’Obolo per i poveri del Santo Padre. I più giovani (adolescenti) ci hanno indicato una strada, a noi ripercorrerla con rinnovato entusiasmo, per lavorare tutti insieme per la buona riuscita della Giornata della
Carità del Papa.
Mi auguro che tutti noi possiamo imparare ad amare il Circolo che con
le sue attività caritative offre al Santo Padre testimonianza e amore verso i
poveri. Potrei raccontare mille storie di generosità, di fraternità e di
impegno di tanti Soci che
ci hanno preceduto e dai
quali ho imparato ad
amare il Circolo S. Pietro
e ad operare per il bene
dei più bisognosi e poveri,
poveri ai quali ho dedicato tanta parte della mia
vita, non solo come Socio
del Circolo.
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ACCADEVA AL CIRCOLO
ACCADEVA AL CIRCOLO IL 6 MAGGIO 1906
I
nauguriamo, in questo
numero del Bollettino,
una nuova rubrica: “C’era
una volta il Circolo S. Pietro”.
L’obiettivo è quello di ricordare le attività che da più di
un secolo il nostro antico
Sodalizio svolge per il bene
della città di Roma. Il primo
sguardo sul nostro passato è
focalizzato su una giornata
speciale nell’attività di apostolato nella zona di Lunghezza. All’epoca, il 1906, l’agglomerato
urbano dell’Agro Pontino era abitato principalmente da pastori e gente
poverissima. Per loro i Soci del Circolo avevano pensato di costruire
una fitta rete di cappelle, quarantaquattro, dove le persone potessero
recarsi per ricevere i sacramenti. Accanto al lavoro dei sacerdoti volontari, spesso francescani dell’ordine dei Minori, erano sempre presenti e
attivi i Soci.
Di seguito riportiamo il testo scritto da un cronista del Circolo sulla
giornata del 6 maggio 1906, giorno in cui S.E. Mons. Pardini, Vescovo
di Zama, si recò al castello di Lunghezza per presiedere le Cresime e benedire la popolazione.
“Mentre la città Eterna si eleva maestosa sui sette colli nella gloria delle sue cupole e dei suoi obelischi che attestano al mondo la gloria della Croce, poco lungi dalle
porte, nell’estesa pianura che la circonda, par che la minacci il deserto. Fatto triste
che s’impone come un problema in quanti nutrono ancora nell’animo un senso di fede e
di dignità nazionale! Io domando: e perché tanto squallore?
Perché questa vasta zona di terra
incolta ed abbandonata su cui
regna sovrana la febbre? E pure
la fede ha in sé l’eroismo per
affrontare il pericolo, la civiltà il
segreto della benefica! A quando
la restaurazione?
Nel 1897 per iniziativa dei
soci del Circolo di S. Pietro sorse
ACCADEVA AL CIRCOLO
in Roma, fresca di gioventù,
un’Opera eminentemente cristiano-sociale con l’intento di
effondersi per la deserta campagna e lavorare con intensità
di propositi; e quest’opera, cresciuta e sviluppatasi nel silenzio operoso della carità conta
oggi nell’Agro Romano più di
44 cappelle a cui, coscienti
della propria missione, accorrono e sacerdoti e giovani laici
tutti intenti ad elevare quegli umili figli del popolo che per ragioni di esistenza vivono
là, ricoverati la maggior parte sotto capanne di paglia, privi di aiuto e di conforto.
L’Opera si svolge sotto la presenza illuminata di S.E il Principe Barberini,
coadiuvato dal M.R.D. Lupi Prof. Alessandro, direttore delle cappelle rurali. Pio X,
nel suo zelo apostolico, più volte l’ha benedetta e incoraggiata e ci è dolce ricordare
come nell’anno scorso in un’udienza concessa all’Opera stessa, si degnasse chiamare
i nuovi operai col caro appellativo di “suoi coadiutori”. Ma potrà quest’opera compiere la grande restaurazione invocata? Potrà rigenerare quest’immensa plaga che
domanda da secoli il palpito fecondo del cuore cristiano?
Confido di sì e la mia speranza trova un appoggio nella splendida e geniale
manifestazione di fede avvenuta a Lunghezza il 6 maggio u.s., giorno in cui fu
celebrata solennemente l’Esaltazione della S. Croce. La Cappella, dedicata alla
SS. Trinità era stata addobbata per la circostanza, con gusto finissimo, dall’egregio Sig. Fernando Angelucci. Dalla porta centrale del Castello pendeva contornata
da mazzi di bossolo l’iscrizione “Opera di Assistenza morale, civile nell’Agro
Romano -PREGHIERA-AZIONE-SACRIFICIO”; ed il vasto piazzale interno
era tutto adorno di verde con lunghi festoni di edera.
Fin dalle prime ore del mattino molti si accostarono ai SS. Sacramenti e dopo la
prima Messa, verso le ore otto, tutto il popolo, unitamente a P. Adriano Diani de’
Minori, loro parroco volontario, ed al signor Ernesto Coletti, socio infaticabile, si recò
alla stazione per ricevere ed ossequiare il vescovo. L’arrivo del treno fu salutato da uno
scroscio di applausi. Nella sala d’aspetto ove fu ricevuto S.E. Mons. Pardini Vescovo di
Zama, una bambina, la figlia del Capo stazione, vestita da grazioso angioletto, presentò all’Ecc.mo Monsignore, a nome del popolo, un magnifico mazzo di fiori con analoga poesia e quando, dopo queste primizie augurali, detto Monsignore apparì in mezzo
alla folla fu uno spettacolo commuovente, tant’era l’entusiasmo di quei buoni popolani!
Mentre il concerto del Ricreatorio Jacobini suonava una marcia trionfale il corteo mosse verso il Castello. Fra le persone distinte venute da Roma notammo S.E. il
Principe Barberini, il Prof. Fornari, Presidente del Circolo e i Monsignori
Ugolini e Fielding e il Rev. Graham.
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ACCADEVA AL CIRCOLO
Giunto il vescovo alla Cappella, entrarono pure processionalmente e preceduto
dal labaro dell’Immacolata i fanciulli e le fanciulle della Prima Comunione, queste bianco vestite e velate per opera delle Signorine Coletti e per la cura della signora Elisa D’Agostini, la quale si prestò gentilmente per la circostanza.
Al momento solenne della Comunione l’esimio oratore P. Brunelli de’ Minori
parlò per ben due volte rilevando con opportune parole come l’Eucarestia sia la letizia della gioventù e la sorgente inesauribile di una vita sempre serena, perché piena
di carità. All’efficacia dei fervorini devono aggiungersi i cori festosi e devoti delle
giovanette, accompagnate all’harmonium dal bravo organista di Aracoeli. Alle ore
dieci ebbe luogo la Cresima, S. E. prese quest’occasione propizia per rivolgere paterne parole ai Genitori sui loro doveri in ordine ai figli pregandoli in ultimo di corrispondere alle premure di chi si è a loro dedicato affinché anche nell’Agro Romano
prosperi la Religione e la pietà.
Dopo la Messa solenne celebrata da Mons. Ugolini, la Processione col SS.mo
Sacramento si recò dal Castello fino alla stazione e riuscì imponente sia per il
numero, sia per l’ordine, sia per la divozione. Il momento della benedizione impartita con Venerabile dall’alto di un poggetto che sovrasta la ferrovia, in mezzo al
rullo dei tamburi e allo sparo dei mortaretti, fu un momento indescrivibile di gioia
e di fede.
Al pranzo, che fu un’agape veramente fraterna, dovuta alle cure dell’egregia
famiglia Coletti, fu brindato più volte a Mons. Pardini e alla redenzione religiosa e civile dell’Agro Romano.
La sera verso le ore quindici giunse da Salone, cantando laudi divote, un gruppo di giovanette e giovanetti accompagnati dal loro assistente spirituale P. Serafino
de’ Minori e dal socio Signor Gaetano Bersani, e dopo, con lo stesso ordine della
ACCADEVA AL CIRCOLO
mattina, preceduta dalla fanfara, mosse alla Chiesa una seconda processione per
l’erezione di una nuova Croce sul luogo dove anni sono, era stata abbattuta da
mano sacrilega.
Pervenuti sul posto il sullodato P. Giuseppe pronunziò un elaborato discorso,
ricordando i trionfi della Croce ed esprimendo il voto che la classica terra dell’Agro
Romano trovi nella Croce l’unico segno della propria restaurazione in Cristo. La
solenne Benedizione impartita dall’Ecc.mo Vescovo chiuse la simpatica festa.
Chi potè assistere al ritorno tranquillo dei buoni Romani all’eterna città, potè
notare l’impressione profonda lasciata negli animi di tutti dalla fede calda ed
ingenua di quegli umili coloni e pastori che reclamano sempre di più, con la loro
rassegnazione, la nostra operosità e i frutti del nostro zelo. La festa di Lunghezza,
più che una festa è stata un forte risveglio di speranze. Che queste speranze si
fecondino sotto i baci di Dio e restituiscano a quelle terre abbandonate il sorriso
della civiltà Cristiana!”.
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VITA DEL CIRCOLO
VITA DEL CIRCOLO
I
n chiusura del Bollettino le più recenti attività del Circolo, nonché gli avvenimenti che si sono succeduti in questo primo semestre del 2011.
Il nostro Vicepresidente Dott. Saverio Petrillo, in una significativa cerimonia a Palazzo Chigi, ha ricevuto le insegne di Cavaliere di Gran Croce
dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. È noto a tutti l’impegno
che il Dott. Petrillo ha profuso, nella sua qualità di Direttore delle Ville
Pontificie di Castel Gandolfo, da 50 anni. Oltre ad occuparsi della residenza estiva del Santo Padre ha sempre mantenuto i migliori rapporti con
le autorità civili della città di Castel Gandolfo, con una dedizione unica,
risolvendo difficili controversie e meritandosi la stima e il rispetto delle
istituzioni.
È in pieno svolgimento la campagna di raccolta fondi per finanziare l’acquisto dei locali di Via Mastrogiorgio, a Testaccio, storica Cucina
Economica del Circolo, che fornisce pasti ai poveri dal lontano 1880.
Tutti coloro che vogliono contribuire a questa importante e impegnativa
iniziativa, possono inviare il loro contributo su
conto corrente presso Unicredit:
IBAN IT95E0200805264000401348432
conto corrente presso Bancoposta:
IBAN IT39R0760103200000035064005
Aderendo all’iniziativa “Adotta un’opera del Circolo S. Pietro”,
l’Associazione Abitanti del Centro Storico di Roma ha adottato un posto
letto nell’Asilo Notturno ”Leone XIII” di Via Santa Maria in Cappella,
assicurando così ospitalità a un senza fissa dimora per un mese.
Tale iniziativa, particolarmente significativa per provvedere a coloro che
sono nella più totale indigenza un letto e un riparo nei freddi mesi invernali, è un modo per dimostrare in maniera tangibile la propria vicinanza
ai nostri fratelli in difficoltà.
Anche quest’anno il Circolo S. Pietro ha partecipato all’iniziativa Roma
Insieme, promossa dal Comune di Roma, per la raccolta di generi alimentari, giocattoli, vestiario e articoli per bambini.
VITA DEL CIRCOLO
Dal 18 dicembre al 5 gennaio molti Soci e collaboratori si sono alternati
in varie piazze di Roma, accanto agli ormai tradizionali pulmini rossi
della manifestazione, raccogliendo le offerte dei romani per tante persone
in difficoltà.
Lunedì 17 gennaio 2011 alle 12,30, su RAI Radio 1, dai locali dell’Asilo
Notturno è stato trasmesso uno speciale dedicato al tema della povertà.
È nato il coro “Cappella Musicale del Circolo S. Pietro”, che si è esibito
per la prima volta presso la nostra Sede il 16 dicembre, in occasione dello
scambio di auguri natalizi. Molti Soci hanno potuto apprezzare i cantori,
magistralmente diretti dal Maestro Roberto Colavalle, Cantore Pontificio,
anche in occasione di varie celebrazioni liturgiche che si sono svolte presso
la sede del Circolo e durante il pranzo per i poveri di Roma, offerto dai
Signori Cardinali al Santo Padre in occasione del sessantesimo anniversario della Sua ordinazione sacerdotale.
Vogliamo congratularci con il nostro Segretario Generale, Cav. Piero
Fusco, per essere stato ammesso nel Collegio degli Addetti di Anticamera
di Sua Santità, su proposta del nostro Presidente. Il delicato incarico comporta grande disponibilità per un servizio al Papa nelle Udienze e nelle
Celebrazioni liturgiche. Siamo ben contenti per l'ambita nomina e sicuri
che verrà onorata con dignità.
Nel Collegio degli Addetti d'Anticamera sono stati ammessi il Gen.
Sergio Manganaro e il Dott. Augusto Mosca. Un sincero augurio per la
loro nomina al Servizio del Santo Padre nel prestigioso Collegio degli
Addetti di Anticamera. L’importante servizio sarà condotto con signorilità e impegno. Complimenti per la nomina.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Membro del Pontificio
Consiglio per gli Operatori Sanitari il Dott. Piero Uroda, Presidente della
Federazione Internazionale Farmacisti Cattolici – F.I.P.C. (Italia).
Sua Santità ha nominato Consultori del Pontificio Consiglio per gli
Operatori Sanitari il Prof. Vincenzo Buonomo, Decano della Facoltà di
Diritto Civile della Pontificia Università Lateranense, e il Dott. Augusto
Mosca, Dirigente Medico presso la Divisione di Urologia dell’Ospedale
CTO di Roma.
Ai nostri Soci giungano i complimenti per tali importanti riconoscimenti e
gli auguri di tutto il Circolo per sempre nuovi successi umani e personali.
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VITA DEL CIRCOLO
Numerosi gli appuntamenti e le occasioni di incontro e di approfondimento culturale e spirituale per i nostri Soci.
Il 7 marzo, nella Sala dei Papi della Sede del Circolo, si è tenuto un
incontro sul tema “In cerca di Lui”, una meditazione guidata da Padre
Vittorio Trani, da oltre trent’anni Cappellano del carcere romano di
Regina Coeli.
Padre Vittorio ha sottolineato l’importanza di compiere ogni giorno dei
piccoli passi per incontrare il Signore, imparando a coltivare il rapporto
con Lui, a ringraziarlo per le possibilità che ci dà ogni giorno
La Quaresima diventa un momento privilegiato, durante il quale, confrontandoci con la sua Vita, Morte e Risurrezione, dobbiamo capire come
vivere la nostra vita con Lui. La Quaresima, infatti, con la sua sobrietà, il
suo silenzio, diventa il momento più favorevole per ascoltare la voce di
Colui che ci prospetta il progetto di Dio: la morte del Cristo perché tutti
gli uomini possano trovare la via verso il Padre.
L’incontro è stato realizzato in collaborazione con lo I.A.F., l’Isola
dell’Amore Fraterno, che dal 1956 si occupa dell’accoglienza e dell’assistenza di ex detenuti e della quale l’indimenticato Avv. Guglielmo
Monamì, nostro storico Socio, è stato per oltre quarant’anni tra i componenti del Consiglio di Amministrazione.
Auguri ai Soci e ai loro familiari che hanno avuto la gioia di un nuovo nato:
• Il 14 gennaio è nata Veronica, figlia di Gianluca e Alessandra Ruggi.
Auguri vivissimi ai genitori e ai nonni, il Comm. Alfredo Ruggi,
nostro Socio, e la Signora Paola.
• L’11 febbraio il Socio Dott. Giorgio Pataracchia e la moglie hanno
accolto la piccola Giulia.
• Il 22 febbraio, giorno particolarmente significativo per il Circolo, perché Festa della Cattedra di S. Pietro, è nato Sergio Guido Maria,
figlio del Socio Cav. Ruggero Rosci e della moglie Signora Federica.
• Il 9 giugno il Socio Ciro Scognamiglio è diventato nonno per la quarta
volta: il piccolo Riccardo è il nuovo arrivato nella famiglia
Scognamiglio.
• Il 13 giugno il Socio Angelo Brudaglio è diventato papà per la prima
volta: è nato infatti Lorenzo.
• E, infine, il 22 giugno la Signora Federica Ciullo, figlia del Socio
Domenico Ciullo, e il marito, Signor Emiliano Cappuccitti, hanno
avuto due gemelline, le piccole Costanza e Caterina.
Tutti i Soci inviano le loro felicitazioni e i migliori auguri di ogni bene
alle famiglie.
VITA DEL CIRCOLO
Ricordiamo infine i Soci e i loro familiari che ci hanno lasciato in questa
prima parte dell’anno:
• A dicembre è improvvisamente tornato alla Casa del Padre il Comm.
Enrico Zanata, Socio dal 1978, molto attivo nelle Commissioni Carità
del Papa e Culto.
• Lo scorso anno, l’8 aprile, il Col. Comm. Bernardo Bossi ha perduto il
caro papà, Sig. Pietro. Siamo vicini con affetto a Bernardo e alla sua
famiglia.
• L’8 dicembre il Gr. Uff. Stefano Gelsi ha perduto la mamma. Tutti i
Soci partecipano al suo grave lutto.
• Il 18 febbraio è deceduta la Signora Ada Mazzilli, moglie dell’Avv. Mario
Raccagna e mamma del Dott. Renato Raccagna.
• Il 28 febbraio è invece mancata la nonna del Dott. Gualtiero Ventura.
• Il 20 marzo, al bel traguardo dei 107 anni è tornata alla Casa del Padre
donna Luigia Corteggiani Bartolini, Mamma della nostra Volontaria
Anna Maria Sansoni Corteggiani, Suocera e Nonna dei nostri Soci
Paolo e Angelo Sansoni.
Ricordiamo tutti i defunti, Soci e loro familiari, nella quotidiana preghiera serale al Circolo.
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LIBRI CONSIGLIATI
LIBRI CONSIGLIATI
Luciano Gallino:
Finanzcapitalismo - La civiltà del denaro in crisi
Einaudi
William Beveridge:
La libertà solidale. Scritti 1942 - 1945
a cura di Michele Colucci
Donzelli
Gisel Pierre:
Che cos’è una religione
Queriniana (Brescia)
Breve introduzione alla bibbia ebraica
Queriniana (Brescia)
Introduzione alla Bibbia
La Scuola (Brescia)
Introduzione agli apocrifi dell’antico Testamento
Morcelliana (Brescia)
Giovanni Miccoli-Antisemitismo e Cattolicesimo
Morcelliana (Brescia)
BOLLETTINO INGLESE
Dall’Osservatore Romano
A
lunch for poor people living in Rome was served in the gardens
behind the Basilica of St. John Lateran to celebrate Pope Benedict
XVI’s 60th anniversary of priestly ordination. The initiative was
organized and managed by the Circolo San Pietro by means of a donation
from the College of Cardinals. The lunch was prepared and served to 220
persons by over a hundred members of the Circolo.
Four buses brought the guests to the Basilica. The music chapel of the
Circolo welcomed the poor upon their arrival and performed throughout
the meeting.
The guests were then welcomed by Cardinal Angelo Sodano, the dean of
the College of Cardinals, Duke Leopoldo Torlonia, Circolo’s President,
and his wife Cintia, monsignor Franco Camaldo, the Circolo’s ecclesiastical assistant, and prince Windisch Graetz.
The guests were mostly from Europe – mainly from Italy, Poland and
Romania – but included people from Africa and Asia. All of them are
regular visitors to the three soup kitchen managed by the Circolo and
located in via Mastro Giorgio, via della Lungaretta and via Adige.
“This initiative gave us the chance to show to citizens of Rome the Pope’s
love for the suffering and lonely ones. We are sure that the Pope’s solicitude
has touched even the most stony-hearted”, Duke Leopoldo Torlonia said.
By the end of the meal, cardinal Sodano, who had opened the meeting
with a brief speech, cut a large cake decorated with the Pope’s coat of
arms, and served it to the poor. The guests spoke their gratitude and neighbourly to the Pope on the occasion of the 60th anniversary of his priestly ordination.
In the end, each guest received a present handed to them by Cardinal
Sodano and the Circolo’s president.
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BOLLETTINO INGLESE
Bollettino Circolo S. Pietro’s summary
S
olemn Meeting 2011
On the occasion of the yearly members meeting, Circolo S. Pietro’s
President traced the activities of the historical association and
emphasized the role of youngsters as testimony of a different way of
living in modern society. It is by helping the poor that they take their
first steps towards the practice of charity and sharing, and enter the world
of selfless service.
Spiritual Exercises, 6-8 april 2011
Father Edoardo Aldo Cerrato, Attorney of the Confederazione
dell’Oratorio, held, as usual, spiritual exercises during the Lent at Circolo
S. Pietro. The meditation was about “Ascending Easter with John and his
Gospel”.
Via Crucis, 15 April 2011
On friday 15 april, the traditional Via Crucis organized by the Circolo S.
Pietro took place in the evocative setting of Colosseum. The touching
memory of the passion of the Lord brought to conclusion the preparation
period for the Holy Easter. The rite was performed by his worship Mons.
Paolo De Nicolò, bishop of Mariana, regent of the Prefettura della Casa
Pontificia, who then said holy mass in the church of Santa Maria della
Pietà, on the inside of the amphitheatre entrusted to the Circolo since 75
years.
Conference on “Social doctrine and sweeping humanism”, 3 may 2011
On the occasion of the beatification of Servant of God John Paul II, the
Circolo
S. Pietro, in cooperation with the city of Rome, held a meeting on the
social doctrine and sweeping humanism 20 years after the encyclical
“Centesimus annus” by pope Leone XIII.
Ordinary meeting, 30 may 2011
Every year, in the ordinary meeting, the general secretary and the general
treasurer inform the members on the activities of the committees, the
plans for the year ahead and the budget.
A lunch for poor people in Basilica of St. John, 28 june 2011
The College of Cardinals offered a lunch for poor people to celebrate Pope
BOLLETTINO INGLESE
Benedict XVI’s 60th anniversary of priestly ordination. The initiative
was organized and managed by the Circolo San Pietro, who prepared and
served the meal to 220 persons who are regular visitors to the Circolo’s
soup kitchens. The lunch was served in the gardens behind the Basilica of
St. John Lateran.
His worship Cardinal Sodano presented to the Holy Father a booklet
made by the Circolo as a keepsake of the day. Benedetto XVI appreciated
the gift by autographing a copy for the Circolo S. Pietro.
Feast of Saints Peter and Paul
Like every year, members celebrated the patron saint of the Circolo with a
mass performed by his worship Cardinal Angelo Sodano, dean of the
College of Cardinals, in the prestigious setting of the Aula delle
Benedizioni inside the Basilica of St. Peter. Over 500 people attended the
celebration for the most important feast of the year for the historical association. The lunch was held in the Sqare Garden in the Vatican Gardens.
The Obolo of St. Peter
As of ancient tradition, the Circolo S. Pietro collected offerings for the
charity of the Pope (Obolo per la Carità del Papa), in cooperation with
members and friends of the association. The collection goes on the whole
year through and peaks in the days before the Feast of Saints Peter and
Paul. During the whole day, members of the association collect offerings
of romans and pilgrims in the Basilicas. In the last few years also children
and grandchildren of the members have been involved in the collection
activity.
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BOLLETTINO SPAGNOLO
Dall’Osservatore Romano
E
Una comida para los pobres en los jardines de la basìlica de san
juan en Laterano.
Asì el Circulo San Pietro ha querido omenajear a Benedetto XVI,
en ocasiòn del sexagésimo aniversario de su ordenaciòn. La iniciativa, promovida por el collegio de cardenales, ha sido planeada y dirigida por la
històrica asociaciòn, que con màs de cien asociados ha preparado y servido
la comida para màs de 220 pobres de la capital.
Los huespedes han sido acompañados en la basìlica a traves de cuatro
autobuses. Al llegar, fueron acogidos por el Coro del Circulo, que tambien
ejecutò algunas canciones durante el encuentro.
Los pobres, que abitualmente frecuentan los comedores del Circulo, eran
por lo demàs europeos – en particular italianos, polacos y rumanos – pero
tambien venìan de Africa y de Asia.
Los huespedes fueron acogidos por el Decano del Colegio de cardenales,
Angelo Sodano, el presidente del Circulo, el duque Leopoldo Torlonia con
su mujer Cintia, el asistente eclesiàstico del asociaciòn, monseñor Franco
Camaldo, y el principe Windisch Graetz.
“La iniciativa – subrayò el presidente – ha sido una ocasiòn para enseñar a
Roma el amor del Papa para los que sufren y que son solos. A traves de
esta iniciativa, estamos seguros que hasta los corazones màs duros se van a
conmover, experimentando el fervor del Santo Padre”.
Al final, el cardenal Sodano, que al comienzo del encuentro acogiò con un
saludo los que habìan llegado, cortò el pastel con el emblema de
Benedetto XVI, serviendo de persona la tarta a los que habian querido
enseñar su gratitud y cariño al Papa, en ocasiòn de su sexagésimo año de
sacerdocio.
Antes de acabar el almuerzo, el Cardenal y el presidente del Circulo han
entregado a los huespedes un paquete en regalo.
BOLLETTINO SPAGNOLO
Resumen de Bollettino Circolo S. Pietro
A
samblea Solemne 2011
En ocasión del encuentro anual de Socios, el Presidente del
Círculo S. Pedro ha recordado la histórica actividad de la
Hermandad, subrayando la importante contribución de los jóvenes que
testimonia un modo diferente de vivir la vida en la sociedad actual. A
través del servicio a los pobres muchos de ellos han dado sus primeros
pasos en el camino de la caridad y del compartir, aprendiendo la lógica del
servicio, gratuito y desinteresado, al prójimo.
Ejercicios Espirituales, 6,7 Y 8 de Abril del 2011
El Padre Edoardo Aldo Cerrato, Procurador General de la Confederación
del Oratorio ha sostenido este año, como ya es habitual, los ejercicios
espirituales cuaresmales del Círculo S. Pedro. El título de la meditación fue
“Alcanzar la Pascua con Juan y su evangelio”
Vía Crucis, 15 de Abril del 2011
El viernes 15 de abril, en el sugerente escenario del Coliseo, se desarrolló la
tradicional Vía Crucis organizada por el Círculo S. Pedro, que finalizó con una
recogedora reminiscencia de la Pasión del Señor, en el período de preparación
para la Santa Pascua. El rito fue dirigido por Su Excelencia Monseñor Paolo De
Nicolò, Obispo titular de Mariana, Regente de la Prefectura de la Casa
Pontificia, que al cierre del evento celebró la Santa Misa en la Iglesia de Santa
María de la Piedad, ubicada al interior del anfiteatro, Iglesia que por lo demás,
ya desde hace más de setenticinco años, fue encomendada al Círculo.
Seminario “Doctrina Social y Humanismo Integral”, 3 de Mayo del 2011
En ocasión de la Beatificación del Siervo de Dios Juan Pablo II, el Círculo
S. Pietro en colaboración con el Municipio de Roma, ha organizado un
Seminario para estudiar y reproponer la doctrina social y el humanismo
integral y solidario a veinte años de la encíclica “Centesimus annus” del
Papa León XIII.
Asamblea Ordinaria, 30 de Mayo del 2011
La Asamblea Ordinaria anual representa la ocasión en la cual el Secretario
General y el Administrador General informan a sus socios sobre las
múltiples actividades desarrolladas por las variadas Comisiones, sobre el
balance y sobre los proyectos que la histórica Hermandad pretende realizar
en el próximo año social.
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BOLLETTINO SPAGNOLO
Almuerzo para los pobres en San Juan de Letrán, 28 de Junio del 2011
En ocasión del cumplimiento de los 60 años de ordenación sacerdotal de Su
Santidad Benedicto XVI, el Colegio Cardenalicio ha querido ofrecer en su
nombre un almuerzo para los pobres de Roma. El centro operativo de la
caridad de los Cardenales fue el Círculo S. Pedro, el cual sirvió 200 raciones
a los indigentes de la Capital, huéspedes habituales de sus estructuras. El
evento fue realizado en los jardines de la Archibasílica de San Juan de Letrán.
Para recordar esta jornada de solidaridad, la tradicional Hermandad preparó
un opúsculo con una reseña del almuerzo que Su Excelencia el Cardenal
Sodano presentó al Santo Padre Benedicto XVI, quien quiso expresar su
agradecimiento por el regalo recibido autografiando una copia para el
Círculo S. Pedro.
Fiesta de los Santos Pedro y Pablo
Como cada año los Socios festejaron al Santo Patrón del Círculo con una
celebración Eucarística precedida por Su Excelencia el Cardenal Angelo
Sodano, Decano del Colegio Cardinalicio, en la prestigiosa Aula de la
Bendiciones de San Pedro. Fueron numerosos los presentes, más de 500 los
participantes que no quisieron faltar a la que es la fiesta más importante del
año para la Hermandad. El almuerzo social se celebró en el jardín Cuadrado
de los Jardines Vaticanos.
El Óbolo de S. Pietro
La antigua tradición del Círculo S. Pedro de recoger el Óbolo para la
caridad del Papa en la ciudad de Roma, fue llevada a cabo también este año
con la ayuda y colaboración de numerosos Socios y amigos de la Antigua
Hermandad. La recaudación, que mantiene ocupados todo el año con varias
iniciativas a los miembros de la Comisión, tiene su momento culminante en
las jornadas que preceden las fiestas de los Santos Pedro y Pablo. Los socios
cubren todo el arco de la jornada en las Basílicas patriarcales recogiendo
aquello que romanos y peregrinos ofrecen para los pobres asistidos por el
Santo Padre. En los últimos años se ha difundido la costumbre de incluir
también en la recolección a los niños, hijos y nietos de los Socios.
CIRCOLO S. PIETRO
Fondato a Roma nel 1869
Palazzo S. Calisto
Piazza S. Calisto, 16 - 00153 Roma
tel. 0669887264 - fax 0669887168
www.circolosanpietro.org
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Bollettino del Circolo