Anno II - Numero 271 - Domenica 17 novembre 2013
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Economia
Esteri
Lazio
Il Natale triste
degli italiani in crisi
La Libia post Gheddafi
affoga nel sangue
Rifiuti sepolti sotto
il tappeto del silenzio
Ceccarelli e Musumeci a pag. 3
Rossi a pag. 5
Sarra a pag. 7
EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Roberto Buonasorte
seguito della manifestazione popolare
del Parco dei Principi di Roma, dove
in tantissimi abbiamo rimesso in campo il movimento
per Alleanza nazionale, è
successo davvero di tutto.
Non solo, ieri abbiamo assistito alla scissione del Pdl:
nel Consiglio Nazionale
l'unanimità dei presenti ha
seguito Berlusconi in Forza
Italia, quella minoritaria, capitanata da Alfano, ha dato
vita all'ennesimo partitino
di centrodestra, non solo nei
fatti, ma anche nella sua denominazione.
Tutti sanno che non abbiamo
l'abitudine di dare grande
peso ai sondaggi, non ce
ne adontiamo quando sono
negativi, non esultiamo
quando sono positivi.
Preferiamo dare più ascolto
alle persone, alle sensazioni,
a ciò che ci circonda.
Solo per cronaca, nel sondaggio del quotidiano Il Tempo all'indomani della nostra
manifestazione si attribuiva
ad An giá il 3,1%, in quello
reso noto ieri da Libero addirittura il 6,2% .
Questo dimostra che c'è una
grande voglia di destra in
Italia, un enorme spazio politico da riempire, ed un popolo
che desidera rappresentanza.
Attendiamo, sin da domani, gli altri
amici che come noi hanno avuto
la stessa origine politica ed una
comune militanza. Tutti insieme
possiamo rimettere in campo Alleanza nazionale, una forza che
ormai tutti i sondaggisti dicono
che possa arrivare al 10%.
Possiamo farlo se non prevarranno
A
Sul piano organizzativo invece, sin dalle prossime ore
dirameremo circolari sui territori con il coinvolgimento,
innanzitutto, delle strutture
già esistenti e che fanno riferimento ai partiti e associazioni che hanno dato vita
ad Alleanza nazionale.
Si creeranno circoli di An in
tutta Italia, il numero minimo
per crearli non sarà elevato,
cosí come il costo per l'adesione, l'importante sarà arrivare alla grande costituente
nazionale con migliaia di
persone che, senza la "mediazione" dei delegati, esprimerà direttamente il voto
per eleggere gli organi.
Conteranno tutti allo stesso
modo, ogni testa un voto.
La creazione dei circoli servirà non solo per mettere
in campo una macchina organizzativa che tornerà utile
per la raccolta di firme per
le elezioni europee, ma soprattutto per compilare le
liste di Alleanza nazionale
in tutti i 5000 municipi d'Italia
dove a primavera si tornerà
alle urne per rinnovare i rispettivi consigli comunali.
Ci aspetta insomma una stagione di grande lavoro ma,
credo, anche di enormi soddisfazioni.
Se saremo tutti uniti, riusciremo a dare l'esempio al nostro popolo che non attende altro.
Da parte nostra abbiamo iniziato: di
otto sigle vogliamo farne una sola.
Se altri continueranno con la strada
della divisione e della supponenza
ce ne dispiacerà molto, ma non
possiamo farci nulla, alla fine è
sempre il popolo che decide, e il
popolo, almeno nelle intenzioni,
ha giá indicato quale è la via da
percorrere.
È L’ORA DELLA DESTRA
personalismi e stupidi veti. Noi
siamo per mettere insieme tutti,
anche con una guida giovane, ma
senza buttare al mare persone
meno giovani e che nella loro vita
hanno dimostrato non solo competenza ma anche onestà.
Noi non abbiamo bisogno di comportarci come Renzi o Alfano, anche perché a chiacchiere certi giovani voglio fare la rivoluzione, nei
fatti sono degli equilibristi che
non hanno nulla da invidiare a
quelli che lo fanno di professione
nel Circo Orfei.
Renzi si è circondato di De Mita,
Leoluca Orlando, Enzo Bianco.
Alfano è in compagnia di Schifani,
Cicchitto, Giovanardi e Formigoni.
Insomma, potremmo davvero rimettere in moto la speranza e ridare
un sogno al nostro mondo.
FIRMATA IN PIAZZA LA PETIZIONE PROPOSTA DA “PRIMA L’ITALIA”
Adriana Poli Bortone, che del movimento per Alleanza nazionale è
stata indicata quale portavoce in
attesa dell'Assemblea costituente,
avrà il compito di consultare tutti
i soggetti politici, ambienti culturali, dell'associazionismo, ma comunque a partire da Fratelli d'Italia,
fino ai liberali, per comprendere
se vi sono le condizioni per un
percorso comune.
NEL PD IMPAZZA LA GUERRA DELLE CIFRE. E LETTA SOFFRE…
Renzi pronto a fare l’ago della bilancia
di Robert Vignola
celta Civica si divide, il
Pdl va in frantumi. E in
casa Pd? Danno direttamente i numeri. Insomma non
si può dire che partecipare al
Governo delle Larghe Intese
porti particolarmente bene ai
partiti. Che non riescono a
mantenersi uniti al loro interno
ma che, chissà perché, continuano a tenere in piedi l’esecutivo guidato da Enrico Letta.
Per quanto? Gli osservatori
più maliziosi invitano a tenere
d’occhio una data sul calendario: quella dell’8 dicembre.
Quel giorno il Pd celebrerà il
rito delle Primarie. È qui, all’ombra del partito di Letta e
di Governo, che la guerra delle
cifre sta impazzando con gioiosi annunci sui lati della barricata maggiore. Dati per inin-
S
Storace scrive il suo no all’euro
eri Francesco Storace si è recato a Largo Goldoni, a Roma.
Motivo: una firma per la sovranità nazionale, che passa
evidentemente anche da quella
I
monetaria. "Ho firmato la petizione No Euro proposta da Prima
l'Italia di Alemanno perché mai
come in questo momento la
battaglia decisiva è quella per
la sovranità monetaria. Va costruito un programma per le
europee che metta al centro
l'abrogazione del fiscal compact", ha dichiarato Storace.
fluenti il fumoso Civati
e Pittella (uno che si
accontenterebbe di
veder piazzato un fratello sullo scranno di
Governatore della Lucania), a far battaglia
sono Renzi e Cuperlo.
I seguaci del fiorentino non hanno dubbi:
nel novero dei comitati provinciali prevalgono loro.
Annunciano così di aver racimolato il 45,3%, mentre l’ex
portavoce di D’Alema sarebbe
inchiodato al 38,3%. Peccato
che i conti siano diversi se letti
dalla controparte: ma tant’è.
Ora come ora, se Renzi prevalesse per Letta ciò suonerebbe come un avviso di sfratto. Al momento al Senato, con
Forza Italia pronta a fargli pagare una decadenza del Cav,
può contare su un vantaggio
di parlamentari ridotto all’osso:
tredici. Aggiungiamoci dieci
senatori che sarebbero direttamente riconducibili a Renzi,
ed abbiamo il sindaco di Firenze già nella comoda posizione di poter fare da ago
della bilancia. Avviso ai naviganti: se state preparando un
pacco di Natale da mandare
a Palazzo Chigi, aspettate ancora un po’. Il destinatario, per
allora, potrebbe aver già cambiato domicilio.
2
Domenica 17 novembre 2013
Attualità
S C I N T I L L E T R A I D U E A L L A P A R A L L E L A P R E S E N TA Z I O N E D I F O R Z A I TA L I A E N U O V O C E N T R O D E S T R A
Berlusconi e Alfano ballano sulle ceneri del Pdl
Il Cav: “I nostri ministri non sanno farsi ascoltare in Europa. E ribalteremo la sentenza Mediaset”
Il vicepremier: “Siamo al governo perché lo ha voluto lui. E adesso la priorità è non farlo cadere”
di Robert Vignola
lla fine, il Pdl ha chiuso la
sua attività politica. Prima
che potessero restare nella
gabbia della nuova Forza
Italia, le colombe se ne
sono volate via, con le loro solide
certezze di un posto al sole del governo e le brucianti incertezze su
ciò che potrebbe accadere, un domani, nell’ombra dell’urna.
Urna nella quale vorrebbe invece
misurarsi, per l’ennesima volta e con
la rediviva maglietta di Forza Italia,
Berlusconi. Il quale, tra gli applausi
e senza lacrime, ha dato il benservito
all’ormai fu Pdl al termine di un discorso di oltre un’ora e mezza che
Berlusconi ha tenuto al Palazzo dei
Congressi dell’Eur. L’approvazione
del documento è stata unanime da
parte del Consiglio Nazionale, che
ha così conferito allo stesso Berlusconi la responsabilità della guida
di Forza Italia.
Nessuno scossone ulteriore, insomma,
dopo lo strappo con Alfano e il suo
A
“Nuovo centro destra”. A tenere con il
fiato sospeso la platea è stato se mai
un lievissimo malore accusato dal Cav
durante il suo lungo intervento: mancamento superato con un provvidenziale bicchiere d’acqua offerto dal
proprio medico personale Alberto
Zangrillo e un momento di riposo.
Berlusconi ha aperto il suo discorso
con una domanda: “Siete consapevoli
che la libertà del nostro Paese dipende
solo da noi?”. E ha poi continuato con
un appello all’unità del fronte “moderato” contro le sinistre, senza quindi
mostrare alcuna volontà di esasperare
lo strappo con colombe e filogovernativi perché le differenze non sono
“sui programmi o sui valori”, ma nelle
“distanze tra singole persone”. Il massimo della stoccata per gli ex pidiellini
pronti a dar vita a Nuovo Centro Destra
è in una battuta. “Il loro nome ‘Nuovo
centro destra’ - osserva subito dopo . non mi sembra efficace visto anche
chi lo compone. Dal momento che
c’è già ‘Fratelli d’Italia’, potevano scegliere ‘Cugini d’Italia’ e fare una grande
famiglia”. Certo, sull’esperienza del-
l’attuale governo le riserve restano
molte, soprattutto perché è “impossibile
sedere allo stesso tavolo in Consiglio
dei ministri con chi vuole uccidere
politicamente il leader di un partito”.
Non solo: nel governo “non ci sono
ministri con il necessario coraggio e
la necessaria statura per farsi ascoltare
in Europa”. Ampio anche il passaggio
sulla giustizia, con l’ennesimo attacco
alla corrente di Magistratura Democratica e l’annuncio della continuazione
della battaglia sulla recente sentenza
Mediaset. “Sono sicuro che la sentenza
verrà ribaltata attraverso un ricorso
alla Corte di Giustizia Europea. Ci saranno presto delle importanti novità”.
Per adesso le novità sono anche altre:
un sentimento euroscettico affiorato
più volte nelle parole di Berlusconi,
applaudito dalla folla, e la rinascita di
Forza Italia che però si articolerà sui
territori non più con il nome del partito
ma con quello di Forza Silvio.
E Alfano? Esprime “rammarico e
amarezza” per non essere in un “movimento in cui ho creduto nel ‘94”,
ma va avanti. Riservando qualche
calcetto negli stinchi al (sedicente)
padre putativo. L'ex segretario del
Pdl, alla presentazione dei gruppi di
Nuovo Centro Destra, ha una sua
priorità: assicurare che “il governo
andrà avanti”. E il governo lo difende
a costo di dire, a nome soprattutto
dei ministri, che “noi siamo dove ci
ha portato il presidente Berlusconi.
Andiamo avanti con l'esperienza del
governo Letta, che è quello a cui
Berlusconi ha voluto dar vita. Fu lui
ad avere a Bari l'intuizione dell'alleanza. Abbiamo fatto la scelta giusta”.
Vuol fare il diversamente berlusconiano,
ma pur sempre berlusconiano, il buon
Angelino. Tanto da dire che “la scelta
di dar vita a nuovi gruppi senza aderire
a Forza Italia è nata quando abbiamo
avuto la sensazione concreta e insuperabile che prevalesse la scelta del
voto anticipato, senza il presidente
Berlusconi candidabile e con questa
legge elettorale”. Tutta colpa degli
“estremisti” per Alfano: “Dentro al movimento si registrava una visione del
partito rassegnata alla sconfitta ed
estrema nelle reazioni. Una contrad-
dizione, ma è stato così. Se è pensato
che si potesse dire andiamo al voto e
anche se perdiamo poco importa”.
Invece, lui, sta al governo con la sinistra
per fare la “sentinella anti-tasse”: vi ricordate, no? ”Siamo riusciti a far da
scudo alle politiche della sinistra, a
fare scudo a una deriva di sinistra,
per realizzare invece i nostri programmi
e per far scudo e scelte ben diverse
se realizzate dalla sinistra-sinistra”.
Perciò la coalizione non si discute,
aldi là delle larghe intese. Magari,
con un leader da decidere con le
primarie, però… “Abbiamo l'ambizione che il prossimo candidato alla
presidenza del Consiglio lo scelgano
i cittadini con le primarie di coalizione”. Il segreto di Pulcinella è che
tanto Berlusconi non sarà candidabile.
Infatti Alfano definisce “sommariamente ingiusta l'applicazione retroattiva della legge Severino. Daremo
battaglia in Parlamento contro la decadenza del senatore Silvio Berlusconi
e voteremo contro . Ma la questione
della decadenza resterà separata
dalle sorti del governo”.
BURRASCOSA ASSEMBLEA NAZIONALE: LA SENATRICE È STATA ELETTA DOPO LO STRAPPO CON I POPOLARI
Scelta Civica, Giannini nuovo segretario
La scissione è servita anche al centro: e i montiani già mettono nel mirino il ministro della Difesa Mauro
di Giorgio Musumeci
on solo Pdl. A vivere
settimane di tensione,
tra rotture e dimissioni, è anche Scelta
Civica, il movimento nato in
seguito alla discesa in campo
di Mario Monti nel tentativo
di consolidare l’elettorato
centrista. Eppure, quel 8%
ottenuto alle elezioni politiche dello scorso febbraio,
sembra ormai un ricordo
lontano. In mezzo c’è stata,
infatti, la rottura con Pierferdinando Casini, primo promotore della candidatura di
Monti a Palazzo Chigi, le di-
N
missioni del senatore a vita
dalla carica di presidente e
la decisione del partito di
porre fine all’alleanza con
l’Udc. Nel giorno in cui Alfano rompe con Berlusconi,
nell’assemblea di Scelta civica si consuma uno strappo
eloquente tra i montiani e la
componente “popolare” del
movimento, legata al ministro
della Difesa, Mario Mauro,
che esce dalla sala urlando.
Dinanzi al lancio di piatti e
stracci, Mario Monti tuttavia
non fa una grinza, anzi. Secondo l’ex premier, senza la
componente popolare, Scelta
Civica “ha tolto il freno a
mano”. Nel tentativo di ricomporsi, l’assemblea del
partito ha nominato Stefania
Giannini come nuovo segretario. Alla presidenza, invece,
viene confermato all’unanimità Alberto Bombassei, già
subentrato a Mario Monti in
seguito alle dimissioni di
quest’ultimo. Per il neo segretario, il primo nodo da
sciogliere è legato proprio
alla permanenza di Mario
Mauro nell’esecutivo del governo. “Se quanto successo
ieri con l’abbandono dell'Assemblea si traduce in
operazione politica - dichiara
Stefania Giannini, approdata
in Parlamento da rettore
dell’Università per stranieri
di Perugia - è evidente che
tra i primi punti in agenda
da affrontare con il Premier
Letta ci sarà il fatto che un
ministro rappresenta un’altra
forza politica e allora noi
chiederemo di far contare il
nostro peso”. Con Matteo
Renzi sempre più vicino alla
segreteria del Pd e i Berlusconiani pronti ad andare
all’opposizione, è probabile
che Letta decida di mettere
mani all’esecutivo con un
primo rimpasto. Nel pieno
rispetto dello spirito di sopravvivenza.
Stefania Giannini
LO ZOO DI SPIDER WOMAN
Falchi e colombe terzo atto: l’involo delle colombe
...che nol potea sí con li occhi seguire,
ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
sí come nuvoletta, in su salire;
tal si move ciascuna per la gola
del fosso, ché nessuna mostra il furto,
e ogni fiamma un peccatore invola.
(Dante alighieri, Inferno, canto ventesimosesto)
i è consumato in un pomeriggio d’autunno l’ultimo
atto dello scontro finale tra falchi e colombe e come
cadono le foglie così son cadute le maschere sotto il
cui ghigno si celava il tanto vituperato volto del tradimento.
Lo abbiamo già detto, il tradimento in politica è quasi endemico e naturale, fa parte dell’involuzione del potere, del
momento in cui si viene colpiti da specifica patologia
ovvero il delirio da onnipotenza. Per mesi si sono involute
(le colombe) dietro un presunto senso di responsabilità
per il Paese, dietro affermazioni reiteranti il concetto che i
cittadini non avrebbero capito, ma di fatto lo strappo che
si è consumato ieri in un albergo di Roma nulla ha a che
fare con alte motivazioni tese a salvare la Patria, piuttosto
S
di vero e proprio scontro interno si tratta, per giocarsi la
leadership di una sparuta pattuglia di deputati e senatori
costantemente alla ricerca di una poltrona o al mantenimento
di essa. Tra falchi e colombe assistiamo attoniti al penoso
balletto dello scontro di potere, a quel circolo ristretto di
personaggi che manifestatamente si consacrano al pubblico
nell’ardua battaglia volta alla conquista di nuove posizioni
all’ombra del grande Capo (i falchi).
La scissione voluta si ostina a tenere in piedi un governo
che non ci pare si accinga a risolvere i problemi di debito
pubblico, fresca la bocciatura dell’Europa alla legge di
stabilità, un governo che non fa che affamare il suo popolo
imponendo tagli e rigore senza contemplare la benché
minima possibilità di crescita, un governo che difende e
protegge anche chi usa il proprio incarico per favorire
amici e congiunti ( ndr ministro Cancellieri) nell’eterno
giogo delle caste che contano, solo per un’impuntatura tra
correnti interne ed una mera rivolta contro il Capo o
semplice volontà di cercare di disfarsi di una classe
dirigente che non avrebbe mai consentito la loro ascesa.
Tutto ciò si consuma vergognosamente sulla pelle dei
poveri italiani che da mesi attendono risposte, sperano di
tornare a respirare aria di serenità e di vedere la loro economia ripartire. Va in scena, forse, l’ultimo atto per quella
politica che è fatta di divisioni, acredine, voglia di emergere
e azioni fedigrafe che vorremmo relegare tutti in un inferno
dove i protagonisti astutamente celati dietro le fiamme
potrebbero infine pagare il conto ai loro elettori e sfuggire
per sempre dalla nostra vista.
Certo, di un altro centro destra in Italia non ne sentivamo
la necessità ma ora ci chiediamo quale sia il progetto
finale, mero opportunismo politico o sacrificio per il bene
della nazione? Ai posteri l’ardua sentenza.
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Domenica 17 novembre 2013
Economia
L’ A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E D E I D E N T I S T I L A N C I A U N N U O V O A L L A R M E
Il revival della dentiera
Gli italiani costretti a tagliare sempre di più nelle cure mediche e soprattutto dentistiche
di Francesca Ceccarelli
are un morso alla
crisi…di questi
tempi non si può
più fare nemmeno
quello. E’ questo
quanto denunciato dall’Associazione nazionale dentisti
italiani (Andi) nel corso del
61° congresso svoltosi a
Roma. Il report su “La cura
dei denti in tempo di crisi:
spendere bene investendo in
salute” parla chiaro: minore
è il reddito, minori consumi
e minore quindi il ricorso al
dentista.
Secondo Andi, per colpa della
crisi, mezzo milione di famiglie italiane dal 2007 al 2012
ha rinunciato al dentista, anche in presenza di serie patologi. Se in questi 5 anni il
numero di famiglie è cresciuto
del 6,3%, quelle che hanno
effettuato una terapia odontoiatrica sono calate del 2,8%.
La spesa media mensile di
tutte le famiglie per il dentista
si è ridotta del 30,5%.
“Sulla salute dentale - ha
spiegato il presidente dell'Andi,Gianfranco Prada - non
bisogna abbassare la guardia,
ricordando che il rinvio delle
cure spesso porta a spese
D
ancora maggiori in seguito.
Anche in questo settore prevenire è uguale a risparmiare”. Al Sud la situazione più
disastrosa: secondo i numeri
presentati le famiglie nel 2011
spendevano 137 euro in
meno rispetto al 2007, e al
Nord -Ovest, dove il calo è
risultato di 124 euro, mentre
'tengono' Nord-Est e Centro.
Il fatturato dei dentisti proveniente dalle famiglie è calato
passando da 6,7 miliardi circa
di euro ai 4,9 del 2012. In
Italia nel 2012 operavano
58.203 odontoiatri, in media
1 per ogni 1042 abitanti. I
dentisti lavorano, stando al
Report di ANDI, per 45 settimane l'anno, 5 giorni settimanali e poco più di 7 ore al
giorno. Ma nel settore pubblico c'è un livello bassissimo
di produttività: appena 3 ore
al giorno! Secondo il sondaggio campionario realizzato da ANDI, il 41 per cento
degli odontoiatri ha dichiarato
che il fatturato del 2011 è
stato inferiore a quello del
2010, mentre il 58,2 per cento
ha dichiarato analogo calo
fra il 2012 e il 2011, dipeso
in larga misura dalla diminuzione delle tariffe.
Ecco dunque che diventa in-
dispensabile far tornare in
auge l’obsoleta dentiera,
meno cara e predisposta a
interventi di manodopera.”
Sempre di più il paziente si
accontenta della dentiera, più
economica rispetto ad altre
soluzioni avanzate - sottolinea
il responsabile del Servizio
Studi dell'Andi Roberto Callioni - e la percentuale di persone che nel 2011 hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per ragioni economiche è stata dell'8,9%”. La ri-
cerca del Servizio studi ANDI
– ha specificato Callioni - ha
riaffermato la validità di riabilitazioni odontoprotesiche
a mezzo di protesi amovibili
per protesi parziali e totali,
non solo in funzione della
crisi economica che sfavorisce riabilitazioni implantoprotesiche molto più onerose
ma anche, con il progressivo
allungamento della vita media
riabilitazioni di più facile esecuzione e con una tempistica
di realizzazione più confa-
cente ai bisogni pazienti”.
Secondo la ricerca presentata
dal Servizio Studi ANDI, intervistando 1002 dentisti italiani rappresentativi della professione, si evidenza che 39%
dei professionisti ha registrato
un andamento costante rispetto agli altri anni nella prescrizione di protesi rimovibile
(dentiere e protesi parziali),
mentre il 27% ha registrato
un incremento, in ultimo il 19%
ha registrato un calo di realizzazione negli ultimi 5 anni.
Un altro problema sono gli
abusivi, un numero che varia
tra i 10.000 e i 15.000. Secondo uno studio il 75% di
un campione rappresentativo
di italiani pensa di saper riconoscere un dentista abusivo, mentre il 55,8% pensa
che chi va dai dentisti abusivi
lo faccia per risparmiare.
Insomma, nonostante tutti i
contro, nove italiani su dieci
continuano ad avere fiducia
nel loro dentista: nel 2012
l’ANDI ha commissionato all'Ispo un sondaggio di opinione da cui si evince un
quadro positivo, anche se
parzialmente. Il 2012 è stato
un anno di crisi e, in linea
teorica, l'opinione dei pazienti avrebbe potuto risentirne: i dati invece mostrano
il contrario, con il 96 per cento del campione che ha dichiarato di rivolgersi sempre
allo stesso dentista, non esiste
cioè quella rotazione, ovvero
il cambio di dentista, che
avrebbe potuto celare insoddisfazione. L'89 per cento
del campione preferisce inoltre dentisti che operano in
uno studio privato piuttosto
che nella sanità pubblica. E’questo forse uno dei dati più
sconcertanti.
DRAMMAT ICA ANAL IS I DE L L A CGIA DI ME S T RE . PE R UN OPE RAIO S PE CIAL IZ Z AT O UN S OL O E URO IN PIÙ
L’ultimo regalo della crisi: niente tredicesime
SEMPRE PIU’ DIFFUSO L’ORTO “IN CASA”
di Giorgio Musumeci
entre governo e Commissione Ue litigano sulla Legge di
stabilità, il potere d’acquisto
degli italiani, vero motore
dell’economia, resta invariato. Una nuova
doccia fredda arriva dalla Cgia di Mestre,
che rivela come, a Natale di quest’anno,
le tredicesime non avranno alcuno scatto
in avanti rispetto all’anno scorso. Tra
pensionati e lavoratori dipendenti, saranno poco più di 33 milioni gli italiani
che percepiranno quest'anno la tredicesima, per una cifra complessiva che
si aggira attorno ai 37 miliardi di euro.
Chi rischia davvero sono i lavoratori dipendenti delle piccole imprese. I dati
pubblicati sono sconcertanti. Un operaio
specializzato con un reddito lordo annuo
di poco superiore ai 21.000 euro (pari
a uno stipendio mensile di 1.255 euro)
riceverà una tredicesima più “pesante”
di appena un euro rispetto a quella dell’anno scorso. Chi può certamente considerarsi fortunato, invece, è un impiegato
con una busta paga mensile netta di
1.419 euro, che vedrà incrementarsi la
tredicesima di ben 2 euro in più rispetto
al 2012. Infine, i capo ufficio con un
reddito lordo annuo di quasi 50.000
euro (che corrisponde a uno stipendio
mensile netto di 2.545 euro), non beneficeranno di alcun aumento. Il motivo
per cui tutto rimane sostanzialmente invariato, è semplice. Nei primi nove mesi
dell’anno, inflazione e adeguamenti retributivi dei lavoratori dipendenti sono
aumentati in egual misura. Come spiega
Giuseppe Bortolussi, segretario della
Sugli alimenti nessuno
spende più come prima
M
a crisi dilaga, e gli italiani
cambiano le loro abitudini
alimentari. Emblematici, in
tal senso, i dati pubblicati dall’Osservatorio “Prezzi e mercati”
dell’Indis, Istituto della Unioncamere specializzato nella distribuzione dei servizi, secondo cui
la spesa alimentare toccherà
quest’anno i livelli degli anni '60,
quando gli italiani acquistavano
pochi, essenziali alimenti. Scende
notevolmente, ad esempio, la
vendita di dolci e merendine; si
risparmia anche sulle bevande
gassate e si fa a meno del piacere
di un bicchiere di vino la sera.
Dunque dalla ricerca emerge
come, con il dilagarsi della crisi,
le famiglie si siano organizzate
ai fini del risparmio: prima con i
pellegrinaggi dei supermercati
alla ricerca delle promozioni, poi
con la tendenza a scegliere il
prodotto a marchio del distributore rispetto a quello di marca.
In più, nel frigo sono sempre
più assenti i cibi non strettamente
necessari al fabbisogno alimentare. Da qui, appunto, il crollo
nella vendita di dolci e cole. L’in-
L
Cgia, “se il costo della vita è cresciuto
dell’1,3 per cento, l’indice di rivalutazione
contrattuale Istat è salito dell’1,4 per
cento. Pertanto, rispetto allo stesso periodo del 2012, il potere d’acquisto dei
lavoratori è rimasto pressoché invariato”.
Per Bortolussi la speranza è che buona
parte dei 37 miliardi destinata alle tasche
dei lavoratori, possa essere spesa per
rilanciare i consumi interni. “Mai come
in questo momento – spiega il segretario
della Cgia- gli artigiani e i commercianti
hanno bisogno di veder ripartire la domanda interna”. Tuttavia, visto il basso
potere d’acquisto, il timore che gli italiani
rinuncino ai loro acquisti, è forte. Una
prospettiva ancor più drammatica se si
considera che, come ricorda Bortolussi,
“per molte attività le vendite nel periodo
natalizio incidono fino al 30/40 per cento
del fatturato annuale”. Una guerra tra
poveri, dunque. Intanto, il presidente
del Consiglio, Enrico Letta, vede vicinissima la ripresa. Beato lui.
sieme di queste strategie di risparmio permette alle famiglie
di ridurre la spesa sul cibo di
oltre 2 miliardi all’anno, in pratica
di sterilizzare completamente
l’aumento dei prezzi alimentari.
Tra le rinunce, c’è anche il pasto
fuori casa. Nell’ultimo anno, infatti, i pasti extra-domestici sono
diminuiti di circa il 2,5%. Crescono sempre più, invece, gli
italiani impegnati nella coltivazione
agricola, che si attestano intorno
ai 7,4 milioni (circa il 14,6%
della popolazione maggiorenne).
Oltre il 17% del totale degli italiani
che hanno intrapreso attività
amatoriali nella cura del verde e
nella coltivazione agricola hanno
iniziato negli ultimi cinque anni,
proprio in coincidenza con l’avvio
della crisi economica. Per 26
milioni di italiani, un ruolo fondamentale nella scelta del prodotto a basso costo, è internet.
Sul network, infatti, si cercano
le promozioni, si confrontano i
prezzi e si acquisiscono tutte le
informazioni necessarie, come
le opinioni di altri consumatori e
gli ingredienti dei prodotti. G.M.
4
Domenica 17 novembre 2013
Storia
Terzo appuntamento con le curatrici del sito www.cartolinedalventennio.it
Viaggio nel Ventennio, la comunicazione fascista/3
Prima del Fascismo: la propaganda durante il Primo conflitto mondiale
Eccoci al terzo appuntamento con le nostre Stefania Calella e
Gianna Giannini per questo appassionante e inedito viaggio nella
comunicazione durante il Ventennio. In questa puntata le autrici ci
raccontano il periodo della Grande Guerra, analizzandone - come
sempre - i dettagli e le sfumature. Ecco che anche la pubblicità
“scende in guerra”, divenendo di propaganda. Questo fa sorgere
spontanea una piccola riflessione: quando si parla di “propaganda”,
quasi istintivamente si pensa al Fascismo, perché il Regime di essa
fece molto uso. Ebbene, questo piccolo ma interessante “speciale”
di oggi dimostra come la propaganda non sia una prerogativa solo
ed esclusivamente fascista ma, al contrario, viaggi di pari passo con
l’umanità, a tutti i livelli e in qualsiasi periodo storico. Fatta questa
semplice osservazione, c’è da dire che la puntata odierna è particolarmente appassionante e coinvolgente. Un consiglio ai nostri affezionati lettori: stampate ogni domenica la pagina dedicata al
nostro viaggio nel Ventennio e raccogliete ogni puntata. Quando
uscirà l’ultima, avrete in mano un piccolo tesoro intellettuale e
culturale. E, contemporaneamente, date un’occhiata al sito www.cartolinedalventennio.it: vi troverete moltissimo materiale di grande interesse storico e sociale relativo al periodo fascista, immagini e foto
difficilmente rinvenibili altrove in un contesto ordinato e organizzato
come quello messo on line dalle nostre collaboratrici. E se avete in
casa del materiale che ritenete di voler mettere a disposizione, non
esitate a mandare una mail all’indirizzo [email protected].
Potrete contribuire a questo prezioso lavoro.
Buon viaggio, dunque, per oggi, nell’Italia di un secolo fa, in questo
appassionante tuffo in un passato che ci appartiene, che fa parte
della nostra storia, che è necessario conoscere e comprendere per
meglio capire l’Italia di oggi.
Emma Moriconi
La pubblicità scende in guerra
di Stefania Calella e Gianna Giannini
ll’inizio del Novecento, il
bere era un forte catalizzatore sociale. Ma nel
1913, quasi come un segno premonitore, Marcello
Dudovich inserì un uomo vestito da
ufficiale nel manifesto della Campari.
Lo scoppio della Prima guerra mondiale, infatti, mise fine alla Belle Époque. Il mondo dorato di lussi e divertimenti lascia il posto alla tragicità
della guerra.
La pubblicità si mette al servizio
della patria assumendo sempre più
un carattere propagandistico, in
quanto non più finalizzata soltanto
alla vendita ma indirizzata alle più
alte sorti della sopravvivenza nazionale.
Le immagini si semplificano e di ventano più incisive e sono finalizzate
alla sottoscrizione dei sette prestiti
nazionali.
Nel 1917, in occasione della cam-
A
pagna pubblicitaria finalizzata alla
sottoscrizione del V Prestito Nazionale, vengono scartati ben ventinove
bozzetti realizzati dagli artisti del
momento. Gli organi di propaganda,
incaricati della scelta, preferirono
optare per opere di chiara e immediata impronta comunicativa, lasciando in secondo piano la validità
artistica.
Accanto ai manifesti propagandistici
furono realizzati numerosi opuscoli,
con lo scopo di favorire una maggiore penetrazione del messaggio
anche nell’intimità delle abitazioni
di tutti gli italiani.
Il target di riferimento della propaganda è rappresentato dai familiari
dei soldati: figli, mogli, madri.
Famose, a tal proposito, due illustrazioni di Aldo Mazza. Nella prima
è raffigurato un alpino mentre scrive
ai genitori affinché impieghino i
loro risparmi nel Prestito nazionale.
La seconda ritrae gli stessi genitori
chini a contemplare l’obbligazione
appena sottoscritta. Il soldato della
prima immagine è raffigurato con
una pila sull’elmetto e una sciarpa
al collo, a simboleggiare le condizioni difficili in cui combatte, mentre
i genitori sono ritratti in una casa
modesta ma ordinata. Il legame con
il figlio, e quindi tra i due manifesti,
è ben evidenziato dalla foto incorniciata del soldato e dalla penna
d’oca del calamaio - esplicito richiamo al cappello dell’alpino - sulla
scrivania dei genitori.
Alcune opere, però, furono anche
mal interpretate dal pubblico. È il
caso di Giovanni Greppi, che cala i
suoi manifesti nella realtà operaia.
In particolare ci fu un manifesto,
che finì nell’occhio del ciclone, in
cui un soldato veniva raffigurato
mentre mostra agli operai il dolore
delle vedove di guerra. L’obiettivo
comunicativo era quello di smuovere
gli operai per la raccolta del Prestito
nazionale, da molti invece fu interpretato come un atto d’accusa verso
la classa operaia, rea di non partecipare alla guerra.
Ci fu poi un manifesto che, come
disse il celebre pubblicitario Dino
Villani, divenne una “ossessione
per il cittadino”. Si tratta dell’opera
di Achille Luciano Mauzan in cui è
raffigurato un soldato che, uscito
dalla trincea, punta l’indice e con
lo sguardo severo invita tutti a fare
il proprio dovere. Questa immagine
era esposta ovunque edaveva dimensioni gigantesche, ben 30 metri
quadri.
Dopo la disfatta di Caporetto, aumentarono gli sforzi propagandistici
per sostenere non solo i soldati ma
anche la popolazione. Fu in questa
occasione che si fece notare uno
dei primi tecnici pubblicitari italiani:
il dottor Emilio Grego, al servizio
dell’esercito come radiologo. Per
motivi di salute, iniziò ad occuparsi
di propaganda. La sua opera a favore
delle campagna per il lancio di prestiti divenne famosa in quanto ca-
pace di smuovere il sentimento delle
persone.
La pubblicità strettamente commerciale, però, non scomparve del tutto.
Tutta la nazione, e quindi anche l’industria, era al servizio dell’Italia. La
Campari, ad esempio, ambientò la
sua réclame in una trincea, raffigurando dei soldati durante un turno
di guardia. Accanto ai fucili compare,
sulla sommità delle fortificazioni,
una bottiglia di Campari oversize.
Numerosi anche i manifesti dedicati
ai mezzi di trasporto, ma anche ad
oggetti di più semplice quotidianità.
Singolare il caso delle penne Waterman, protagoniste di un vero e
proprio lancio commerciale in pieno
periodo bellico.
La fine vittoriosa della guerra segnerà, per l’Italia, l’inizio di nuovi
scenari.
La pubblicità subirà una notevole
evoluzione grafica grazie all’apporto
dei futuristi e alla nascita delle prime
agenzie pubblicitarie.
5
Domenica 17 novembre 2013
IL PAESE E’ PIOMBATO NEL CAOS DOPO IL ROVESCIAMENTO DI GHEDDAFI
Scorribande dei miliziani:
la Libia affoga nel sangue
I “signori della guerra” sparano sulla folla che chiede
la fine delle violenze: almeno 40 i morti, 400 feriti
di Bruno Rossi
n intervento militare che ha
tolto un dittatore e gettato un
paese nel caos più completo.
A distanza di due anni, il giudizio sul rovesciamento di Gheddafi
non può che esser questo. La Libia affoga ancora nel sangue e non c’è prospettiva sulla quale poggiare per immaginare un futuro di stabilizzazione.
Di più: se la popolazione scende in
strada per chiedere la fine di questa
scia di violenze, esse si moltiplicano e
gli stessi manifestanti vengono spietatamente trucidati in massa.
Così, le cronache delle ultime ore che
arrivano dalla ex “quarta sponda” ci
dicono di orrendi bilanci di morte
dopo una manifestazione pacifica contro le scorribande di gruppo di miliziani
di Misurata, che negli ultimi mesi spadroneggiano nella zona. I miliziani, reduci della “primavera” sulla quale soffiarono americani, britannici e francesi
con la colpevole condotta pilatesca
dell’allora Governo italiano, hanno
aperto il fuoco contro la popolazione
che chiedeva la fine delle loro angherie
e violenze: il ministero della sanità
libico ha indicato in almeno 40 morti
U
e quasi 400 feriti il bilancio.
Le violenze sono esplose a Tripoli nel
quartiere di Ghargur, davanti alla sede
della milizia di Misurata, dopo che un
centinaio di persone si erano radunate
pacificamente in un corteo di protesta
davanti all’edificio. I miliziani hanno
cominciato a sparare, dapprima in aria
e poi sulla folla, facendo una vera e
propria carneficina. Dopo aver inizialmente ripiegato, i manifestanti sono
tornati alla carica, questa volta armati,
tentando di assaltare la sede dei miliziani per dargli fuoco. Il caos che si è
creato è stato totale: spari, urla, lanci
di pietre, via vai di ambulanze ed ospedali pieni di feriti, le strade polverose
a tingersi nuovamente di rosso. Testimoni raccontano di vere e proprie scene da guerriglia urbana.
È l’ennesimo preoccupante episodio
di una situazione sempre più incandescente. Già all’indomani del sequestro lampo del premier Ali Zeidan il
governo libico aveva cercato di porre
rimedio allo strapotere delle bande
armate, dando ordine a tutti i gruppi
di miliziani presenti a Tripoli di uscire
dalla capitale. Nulla di più lontano dall’essere eseguito: secondo l’agenzia
Reuters, anzi, in queste ore è stato
visto persino un cannone anti-aereo
sparare sulla folla.
Dalla Farnesina intanto arriva l’appello
a non recarsi in Libia, a testimonianza
di una situazione che sta sfuggendo
rapidamente di mano alle cosiddette
autorità. “Si raccomanda, in particolare,
di limitare allo stretto necessario gli
spostamenti sul territorio, anche nelle
aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo
stazionamento incustodito delle vetture.
Si raccomanda di adottare particolare
attenzione e di evitare, nel limite del
possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo
la preghiera del venerdì e di tenersi
costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese”.
Intanto crescono i timori anche per le
riserve italiane di gas, prese di mira
dagli stessi miliziani. A prescindere
dalla simpatia che il personaggio potesse godere, ai tempi di Gheddafi
dalla Libia arrivava gas ma non arrivavano barconi. Dal suo rovesciamento,
accade il contrario. Probabilmente, anche per questi motivi, è tempo che
l’Italia, in ambito internazionale, torni
ad avere una voce a difesa dei suoi
sacrosanti interessi. E a farla sentire.
Esteri
UNA “PENA DEL CONTRAPPASSO” PER IL BRASILE
Caso Battisti al contrario:
ricercato scappa in Italia
Henrique Pizzolato, condannato per corruzione,
ha fatto perdere le sue tracce un mese e mezzo fa
R
apporti Italia-Brasile? A chiunque verrebbe in mente, calcio a parte, l’infame storia
su Cesare Battisti. Oggi però
si aggiunge dell’altro: un
caso Battisti “al contrario”,
con un ricercato che finisce
in Italia e che chiede, in Italia, di essere giudicato.
Si tratta di Henrique Pizzolato, che era stato condannato a 12 anni e 7 mesi per
corruzione nello scandalo
del "Mensalao", la "Mani
Pulite" brasiliana. Ex direttore marketing del Banco
do Brasil, esponente del
Partito dei lavoratori al quale fa capo la presidente
Dilma Rousseff e figura
chiave nella trama di versamenti illeciti a deputati
per assicurarsi il loro voto
a favore del governo, Pizzolato è fuggito in Italia,
come ha annunciato il suo
legale.
I fatti per i quali Pizzolato è
stato condannato sono relativi agli anni del primo
mandato di Luiz Inacio Lula
Da Silva. Gli agenti che si
sono presentati a casa sua
non lo hanno trovato e i
suoi familiari hanno dichia-
rato che l'uomo si trova già
in Italia.
Pizzolato, che ha la doppia
cittadinanza brasiliana e
italiana, oltre che di corruzione, è stato condannato
anche per associazione per
delinquere e riciclaggio. E
sarebbe partito verso l'Italia
già da 45 giorni. Secondo
fonti della polizia, le autorità
giudiziarie
brasiliane
avrebbero già preso contatto con l'Interpol per il
suo caso.
In una sua lettera, l'ex dirigente ha scritto: "Ho deciso
di far valere il mio legittimo
diritto di libertà per essere
sottoposto a un nuovo giudizio in Italia, in un tribunale
che non è sottoposto alle
imposizioni dei media controllati dall'imprenditoria,
come è previsto nel trattato
di estradizione tra Brasile
e Italia".
Pizzolato ha lasciato il Brasile via terra verso il Paraguay e da lì si è imbarcato
su un volo diretto in Italia,
come ha rivelato l'avvocato
Marthius Savio Lobato, che
ha peraltro annunciato di
aver rinunciato alla difesa.
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6
Domenica 17 novembre 2013
Da Roma e dal Lazio
ARIA DI BUFERA AL COMUNE DI ROMA: IN BALLO IL “CONCORSONE” DEI VIGILI URBANI
Marino, il sindaco dall’annullamento facile
Centinaia di persone che non sanno cosa sarà del loro futuro restano in attesa delle decisioni
della Giunta: ma già lunedì il Campidoglio sarà assediato dalla “protesta delle buste”
l concorsone rischia grosso. Questa è l’unica
certezza. Il sindaco Ignazio Marino ha dichiarato infatti di voler sospendere l’atto
che aveva coinvolto circa 300 mila persone
presentatesi alla selezione per 1.995 posti
in Comune. Questo il motivo scatenante la decisione:
la preselezione passata da 30 mila persone con
una prima prova scritta, è risultata al sindaco e al
suo vice Luigi Nieri poco consona al protocollo. Le
buste erano quasi trasparenti: la commissione esaminatrice infatti, guardandole in controluce, poteva
vedere a chi corrispondeva il foglio dell’esame. E
dunque poteva fare superare il test a chi voleva,
avendo voluto. A monte una segnalazione che riguarda una parte del concorso, quello per 300
vigili urbani, dove è intervenuta la magistratura
che, aprendo un’indagine, ha bloccato tutto.
Nel frattempo nel 2010 parte un’altra protesta che riguarda il concorsone per figure professionali di ogni
tipo: dagli insegnanti della scuola per l’infanzia ai funzionari economici-finanziaria, dai funzionari delle biblioteche ai dietisti. Dopo un primo test, che screma
I
le 300 mila domande e che non avrebbe problemi, si
passa alle prove scritte per un’ulteriore scrematura,
per decidere chi potrà sostenere l’orale. Ecco dunque
l’ostacolo contro l’affidamento della gestione della
procedura a una società esterna, la Proxi, che subisce
un ricorso di un’altra azienda del settore, la Formez.
Si va comunque avanti con le prove scritte che si
svolgono a dicembre 2012. A giugno s’insedia la
giunta Marino ed ecco che piombano in Comune
centinaia di segnalazioni tra lettere, mail, denunce
sul social network da parte degli esclusi.
Marino e il vice sindaco Nieri, preoccupati anche
dall’inchiesta sul concorso dei vigili, iniziano subito
l’attività di segugi e iniziano controlli a tappeto nel
nome della legalità. Una pessima sorpresa per le
centinaia di persone in attesa di riscontri dalle prove
sostenute. Ma le buste in controluce sono trasparenti.
Le vite dei cittadini sospese sul filo del rasoio non
hanno importanza. Marino ha così disposto un ulteriore
approfondimento che svolgeranno il direttore del Personale e l’avvocatura del Comune, mentre a lunedì le
conclusioni della vicenda e soprattutto l’eventuale
annullamento che sarebbe un vero ulteriori terremoto
in Campidoglio.
Intanto è già mobilitazione. Contro la possibilità che
venga annullato il maxiconcorso del Comune, lunedì i
candidati scenderanno in piazza sventolando migliaia
di buste bianche. "È bufera tra i migliaia di candidati",
scrivono e organizzano su Facebook. La protesta
inizierà alle 9 del mattino, mentre una delegazione di
candidati ha fatto richiesta per incontrare il sindaco di
Roma Ignazio Marino alle 11. Che Marino resti “vigile”.
Francesca Ceccarelli
Metro C, il pasticciaccio
peggiora di giorno in giorno
arà che passerà anche sotto via Merulana, ma la Metro C somiglia sempre
più ad un pasticciaccio. E certamente
non sarà il defenestramento dell’assessore
Morgante a salvare Ignazio Marino dall’ennesima figuraccia collezionata in pochi mesi.
La questione del cantiere ormai affonda
nelle urgenze. La prima, è quella relativa ai
fondi: e le imprese affidatarie hanno di nuovo
dovuto ricorrere ad un ultimatum per farsi
ascoltare da un sindaco che le ha apertamente
snobbate durante l’assedio al Campidoglio
di qualche giorno fa. “Abbiamo la necessità
di rappresentare la reale situazione economica
e finanziaria dell’opera Metro C” hanno
scritto in una lettera aperta. “La forte incertezza
che grava da mesi sull’esistenza dei finanziamenti necessari alla prosecuzione dell’opera
ha creato un clima di sfiducia da parte di
fornitori, sub affidatari e di istituti di credito
che in un particolare momento di congiuntura
negativa, non consente alle imprese affidatarie
di disporre delle risorse finanziarie necessarie
agli approvvigionamenti, al pagamento degli
stipendi, dei contributi e delle tasse, anche
con l’approssimarsi delle scadenze di fine
S
ENNESIMO CASO
Anche le linee telefoniche
saccheggiate dai ladri di rame
iange il telefono? Colpa dei ladri
di rame… Una coppia di romeni,
entrambi pregiudicati senza fissa
dimora, sono stati sorpresi dai Carabinieri della Stazione Roma La
Storta mentre nascondevano in una
baracca nel cortile di casa circa 10
quintali di cavi di rame della rete telefonica fissa Telecom Italia. Negli
ultimi giorni il Gruppo Carabinieri di
Ostia ha disposto un incremento, in
tutta la zona a nord del Grande Raccordo Anulare, dei controlli finalizzati
al contrasto dei furti di rame a danno
delle rete di illuminazione pubblica,
telefoniche, elettriche e ferroviarie.
Nella rete dei militari sono incappati
i due cittadini stranieri, una 33enne
P
e un 24enne, arrestati poiché avevano
nascosto l'ingente quantitativo di
rame, circa 300 metri di cavi, in
attesa verosimilmente di bruciare il
materiale plastico dei cavi per poi
estrarre ''l'oro rosso'' contenuto all'interno. I due sono stati associati
alle case circondariali di Regina Coeli
e Rebibbia, dove saranno interrogati
dal magistrato innanzi a cui risponderanno dell'accusa di ricettazione
aggravata. I danni arrecati all'azienda
telefonica, sono consistenti, poiché
oltre ai fili asportati, spesso vengono
anche rotti i pali che li sostengono
ed il ripristino delle linee richiede
molti giorni di lavoro da parte di
tecnici specializzati..
REGIONE LAZIO
Figli e figliastri all’Astral?
Interrogazione di Storace
“I diritti sindacali in azienda vanno tutelati, bisogna
evitare indebiti condizionamenti dei dipendenti”
GIOVENTU’… RUBATA
Furti, nomadi in azione:
con loro anche una 12enne
hissà, forse la crisi morde anche
loro. E così le altre attività cui
sono dediti (tra rivendita di quanto
rovistato nei cassonetti e accattonaggio), evidentemente, non fruttano più
quanto dovuto. Fatto sta che nei campi
nomadi ormai non ci si fanno più tanti
scrupoli nell’arruolare bambini per
saccheggiare le case dei romani.
I Carabinieri della Stazione Roma Viale
Libia hanno arrestato due nomadi di
24 e 40 anni, già note alle forze dell'ordine e provenienti dall'insediamento
di Borgata Finocchio, con l'accusa di
tentato furto in appartamento. Le due
donne venerdì sera, in via Ogaden,
nei pressi di via Nomentana, armate
di un paio di forbici, hanno tentato di
C
forzare il portone d'ingresso di un appartamento. Insieme a loro una terza
persona: una dodicenne, che evidentemente non è stata ritenuta abbastanza
giovane da essere tenuta al riparo da
blitz notturni con intenzioni criminali.
Una pattuglia dei militari dell'Arma,
ha notate il gruppo ed è immediatamente intervenuta, bloccando le nomadi. Sul posto sono state rinvenute
e sequestrate dai Carabinieri anche le
forbici utilizzate dalle ladre. Dopo l'arresto, le due donne maggiorenni sono
state accompagnate in caserma a disposizione dell'Autorità Giudiziaria in
attesa del rito direttissimo mentre la
12enne è stata affidata ad un centro
di prima accoglienza per minori.
anno. Il risultato raggiunto con gli accordi
di martedì scorso, che ha consentito di far
percepire agli operai le mensilità arretrate,
non risolve il problema più grave della
liquidità necessaria al proseguimento dei
lavori, con l’effetto della sostanziale chiusura
di tutti i cantieri per indisponibilità di mezzi,
materie prime e carburante. Il protrarsi di
questa situazione porta all’inevitabile chiusura
di molte imprese e alla perdita del lavoro
degli operai impegnati. L’esaurimento delle
scorte presenti in cantiere non consente di
proseguire le attività in corso oltre il 30 novembre”.
A ciò si aggiunga che la Corte dei Conti ha
mandato a dire al Campidoglio che vuole
tutta la documentazione sul tavolo del giudice
istruttore Rosario Scalia entro poche ore.
In tutto questo, Ignazio Marino brancola nel
buio e comincia addirittura a pensare, secondo
molti spifferi, di accorciare il tracciato della
terza linea del metrò, facendola fermare a
San Giovanni. Escludendo così, va da sé,
una larga fetta di cittadini. Ma questo, per il
sindaco ciclista, pare essere l’ultimo dei
problemi.
Valter Brogino
l capogruppo de La Destra verso
Alleanza Nazionale, Francesco
Storace, ha presentato una interrogazione per chiedere chiarimenti sull'accordo aziendale per il
personale non dirigente in forza ad
ASTRAL s.p.a.
“Con nota dell’Amministratore unico,
ing. Antonio Mallamo - si legge nell'interrogazione- l’Astral spa ha comunicato alle OO.SS. firmatarie del
ccdi 2008-2011 disdetta dell’accordo
del 15.03.2007, confermato dall’art.
15 del ccdi 2008-2011 relativo ai
“Diritti Sindacali in Azienda” e contestualmente ha inoltrato alle organizzazioni sindacali una proposta di
confronto sulla materia dei permessi”.
“L'operazione - si legge ancora- avviata dalla Società risulta palesemente
funzionale alla marginalizzazione di
una organizzazione sindacale attraverso l’introduzione di un diverso
I
regime di fruizione dei
permessi che, se approvato, pregiudicherebbe in
particolare un funzionario
dell’Astral spa. L’O.S. Diccap - continua ancora l'interrogazione di Storaceha contestato a mezzo del
proprio legale sia la disdetta che la proposta di
confronto perché intempestive e comunque illegittime”.
“L'ipotesi di Accordo Aziendale per
il personale non dirigente in forza
all’Azienda Strade Lazio – ASTRAL
s.p.a. presentata alle OO.SS., inoltre,
all'art. 4 prevede: “Le Parti richiamano
espressamente quanto previsto in
materia di contrattazione aziendale
dall’Accordo Interconfederale del 28
giugno 2011”. Dall’ipotesi di Accordo
Aziendale, dunque, sembrerebbe in
atto la sostituzione, per il personale
Astral, del contratto collettivo nazionale di riferimento pubblico con
quello privato”.
“L’eventuale sostituzione del contratto
collettivo nazionale di riferimento
pubblico (ccnl - comparto regioni)
con quello privato entrerebbe in contrasto con il ruolo pubblicistico che
l’Astral spa ha avuto sin dalla sua costituzione e che si è andato accentuando nel tempo. L’Astral spa, infatti,
pur essendo formalmente una società
per azioni di diritto privato, è organismo di diritto pubblico per le seguenti
ragioni: è stata costituita con legge
regionale; è partecipata soltanto dalla
Regione Lazio che svolge sulla stessa
il c.d. controllo analogo; la Regione
Lazio, sulla scorta del controllo analogo, affida ad Astral spa gli appalti
in assenza di gara in virtù dell’istituto
del c.d. in house providing, quindi
come fosse una sua articolazione;
svolge istituzionalmente competenze
di pubblico interesse e, pertanto, è
stata ricompresa nel conto consolidato
delle pp.aa”.
“Il capogruppo Storace- conclude
l'interrogazione -chiede al Presidente
della Regione Lazio Nicola Zingaretti
e all’assessore alle Infrastrutture Fabio
Refrigeri, di sapere se intendono
sollecitare l’A.U. Antonio Mallamo di
ripristinare l’accordo del 15/03/2007
sui “Diritti Sindacali in Azienda” e
soprattutto per chiedere chiarezza
ed avere rassicurazioni sul mantenimento del contratto collettivo nazionale
di riferimento pubblico (ccnl comparto regioni). Questo per evitare un
indebolimento della condizione del
personale in favore del management
di estrazione politica che, senza i vincoli del ccnl di tipo pubblico, può
esercitare una gestione delle risorse
umane che gli consente di avere un
indebito condizionamento dei dipendenti Astral”.
Chantal Capasso
7
Domenica 17 novembre 2013
Dal Lazio
Allarme rifiuti: “Er trio” Sottile-Zingaretti-Marino non sa più che pesci prendere
L’emergenza è dietro l’angolo
Nessuna strategia sul nuovo sito
Intanto uno studio dell’Eras evidenzia un anomalo incremento di tumori e altre malattie
nelle popolazioni che vivono nel raggio di cinque chilometri da discariche e inceneritori
di Giuseppe Sarra
ove sarà trattata l’immondizia
di Roma? Cupinoro, Falcognana, fuori regione o all’estero? Al momento non
ci è dato sapere. Eppure sembra
strano l’atteggiamento che sta assumendo “er trio monnezza”, Sottile-Marino-Zingaretti. Preferiscono
il silenzio stampa. Intanto sale la
tensione tra i cittadini. Molti i sit-in
di protesta davanti la Regione Lazio
e al Campidoglio. In ultimo quello
organizzato in via Cavour a Roma
pochi giorni fa, sotto gli uffici del
commissario speciale Goffredo Sottile. Inequivocabile lo striscione dei
manifestanti: “Gestione emergenziale? Ci rifiutiamo!”.
Di tutt’altro avviso Sottile secondo
cui “il commissariamento rappresenta un presidio di democrazia”.
Ma come? “Gli enti preposti non
funzionano – fa notare -, il commissario ripristina una situazione di
normalità”.
Mentre i cittadini manifestano le
loro perplessità al riguardo, Sottile
fa orecchie da mercante e gonfia il
petto: “Io ho chiuso Malagrotta, dovreste ringraziarmi anziché essere
ingrati perché sono una brava persona, oltre che un po’ ambientalista”.
Poi, se le sue parole hanno un fondamento, dà la sua lettura sul sito
che ‘ospiterà’ i rifiuti della capitale
e dell’hinterland romano: “Prima
che assumessi l’incarico a Roma i
rifiuti venivano smaltiti tal quale,
adesso invece vengono trattati. Ho
D
risolto il problema nell’unico modo
possibile al momento: portare il rifiuto trattato fuori regione”.
I cittadini che vivono nelle prossimità
dei centri di Cupinoro e Falcognana
possono dormire sonni tranquilli?
IL CASO
“Bracciano Ambiente”,
tra licenziamenti e richieste
er quale motivo la Regione Lazio avrebbe
intenzione di autorizzare la volumetria della discarica di Cupinoro - su richiesta della “Bracciano Ambiente Spa”, società in house
del comune di Bracciano che
gestisce la discarica di Cupinoro - di altri 450 mila
metri cubi? Un’indiscrezione
che, se confermata, svelerebbe il mistero sulla destinazione delle 20 mila tonnellate ‘capitoline’ da smaltire. Ma i conti non tornano.
La spa del comune lo scorso
3 settembre ha protocollato
una dettagliatissima relazione
sulla salute dell’azienda. Molte le perplessità al riguardo
rispetto alle richieste della
stessa nei confronti dell’ente
regionale. Tra le tante criticità,
nel documento la “Bracciano
Ambiente” comunica al comune di aver “inviato 21 lettere di licenziamento visto il
calo del fatturato dei servizi
P
di raccolta differenziata porta
a porta con un decremento
del costo del personale, atteso per il 2014, pari a circa
un milione di euro”. Motivo?
“Unità ritenute in esubero”.
Con il fine di aumentare il
fatturato, però, l’azienda comunica anche di aver aperto
un’asta con importo a base
di vendita pari a 60 euro
oltre tasse e imposte: tali volumetrie sono state oggetto
di requisizione dal commissario Sottile che le ha destinate al conferimento dei rifiuti
trattati prodotti nel comune
di Roma.
Neanche per sogno. “Le ipotesi
di stoccaggio di
rifiuti a Cupinoro
e a Falcognana –
ha osservato Sottile - non sono archiate ma restano,
come opzione
emergenziale,
qualora sorgessero problemi relativi al trasporto
dei rifiuti del Lazio
fuori regione”.
Durante l’incontro con i manifestanti,
che gli facevano notare tutte le loro
perplessità sulla salute degli impianti
di smaltimento - come documentato
dall’Epidemiologia rifiuti ambiente
e salute, Eras - e che tale soluzione
equivale a “nascondere la polvere
sotto il tappeto, il che è ben lungi
da una risoluzione reale della problematica”,
Sottile ha sostanzialmente preso le
distanze sulla nocività dei termovalorizzatori.
Nessuna chiarificazione, quindi.
Quale sarà la strategia del commissario? Si sta lavorando ad una
terza ipotesi? E qualora fosse davvero così, perché Zingaretti, Sottile
e Marino non placano la rabbia dei
manifestanti?
Ad allarmare nuovamente i cittadini
un altro studio dell’Eras della Regione Lazio che evidenzia un anomalo incremento di tumori ed altre
malattie nelle popolazioni che vivono nel raggio di 5 km da discariche e inceneritori. Sipario.
L’interrogazione di Storace
Cupinoro: “Fare
chiarezza subito”
l vicepresidente del Consiglio regionale
del Lazio, Francesco Storace, ha presentato un’interrogazione al presidente
della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in
merito alla discarica di Cerveteri.
Ancora una volta l’ennesima discarica affligge la cittadinanza. L’ombra dei rifiuti e
tutto ciò che di tossico ne deriva. Succede
a Cerveteri nella discarica di Cupinoro.
La questione è sorta in seguito ad un incontro fra Il coordinamento Rifiuti zero
per il Lazio ed il Sindaco di Cerveteri
Alessio Pascucci sulle note problematiche
della discarica di Cupinoro. Nonostante
un’ampia discussione, i timori espressi
non sono stati fugati, anzi, il sindaco ha
confermato il suo parere favorevole sull’ampliamento della discarica di Cupinoro,
contrariamente a quanto scritto nel programma elettorale. Considerato che – prosegue l’interrogazione - la valutazione riguardo le affermazioni del sindaco di Cerveteri non può che essere negativa pertanto
il comitato ribadisce la propria assoluta
contrarietà a qualsiasi ipotesi di ampliamento della discarica ed alla realizzazione
del ventilato polo industriale dei rifiuti a
Cupinoro che prevede inoltre un impianto
a biogas. Il sindaco tuttavia ha proposto
di riaffrontare l’argomento con un nuovo
incontro dichiarandosi disponibile ad esaminare ipotesi alternative. Ma questo non
ha convinto i cittadini. Il malcontento si è
riversato nelle piazze il 26 ottobre, circa
un migliaio di cittadini del comprensorio
Bracciano-Cerveteri ed oltre - si legge nell’interrogazione - hanno manifestato il loro
netto “no” all’ampliamento della discarica
di Cupinoro, che ha raggiunto già da
tempo il massimo della sua capienza, in
rapporto al già altissimo impatto ambientale.
E’ un movimento in crescita, che non si
fermerà facilmente e metterà in campo
tutto ciò che si renderà necessario, per il
raggiungimento dell’obiettivo finale. Storace
conclude, chiedendo al Presidente della
Regione Lazio, Nicola Zingaretti di sapere
se intende dare chiarimenti sul drammatico
problema della discarica di Cupinoro rispondendo alle necessità condivise da
migliaia di famiglie.
Chantal Capasso
I
IL 26 NOVEMBRE A BRUXELLES VERRÀ DISCUSSA LA PETIZIONE PRESENTATA DAI COMITATI
Ampliamento: i dubbi dei cittadini…
algono le quotazioni
di Cupinoro, scendono quelle di Falcognana. Ad oggi sembrerebbe
essere questa – non si
esclude una terza ipotesi la direzione che stanno percorrendo Sottile e Zingaretti: 20 mila tonnellate di
rifiuti, infatti, provenienti
da Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano,
oltre ai rifiuti già conferiti
in discarica da 27 comuni
limitrofi, dovranno essere
ridistribuite e trattate per
far fronte alla chiusura di
Malagrotta. Eppure le istituzioni sembrerebbero “fregarsene” delle normative vigenti.
Ma come? La Commissione europea più
volte si è espressa a favore del superamento
della logica emergenziale e contro la realizzazione di discariche temporanee e provvisorie. Insomma, agli antipodi con quanto
sostenuto dal commissario Sottile. Non
solo. Le autorità competenti, tuttavia, hanno
individuato diversi siti provvisori (Tivoli,
Pian dell’Olmo, Monti dell’Ortaccio, Falcognana e Cupinoro) che – secondo i comitati
di zona – non sono adeguati e dotati delle
autorizzazioni necessarie. Un altro aspetto
S
da non sottovalutare è che il sito di Cupinoro
doveva essere dismesso ben due anni fa ed
è attualmente aperto in regime di “prorogatio”. Eppure lo scorso 23 settembre il Consiglio regionale del Lazio si è espresso
contro la delocalizzazione dei rifiuti romani
fuori dai confini territori della capitale stessa.
Una situazione che peggiora quotidianamente.
Aumentano i dubbi, scarseggiano le risposte.
Molte le preoccupazioni infatti degli abitanti
della zona. Oltre alla viabilità e alla salute, a
circa un kilometro dalla discarica sono presenti i pozzi dell’acquedotto “Spanora Casalone” di proprietà del comune di Cerveteri
che risulterebbero già compromessi mentre su alcuni
terreni gravano usi civici. Altre zone, invece, sono qualificate come “zone a protezione speciale” (Zps).
La domanda sorge spontanea: è davvero possibile aumentare il raggio d’azione
della discarica per far fronte
all’emergenza della capitale?
“In tutto questo contesto a
Cerveteri la raccolta differenziata – spiegano i manifestanti – non decolla. Per
giunta, l’amministrazione ha
già annunciato multe salatissime fino a 600 euro per chi non rispetta
le misure intraprese. Intanto – denunciano
ancora i cittadini – la nettezza urbana è aumentata fino al 300%. Come facciamo ad
andare avanti?”. Chiaro il messaggio degli
abitanti della zona: “Non vogliamo che Cupinoro diventi Malagrotta 2.0. Oltre al grave
impatto ambientale, stanno distruggendo
la nostra economia basata sull’agricoltura,
l’allevamento e il turismo”.
Nel frattempo, il 26 novembre al parlamento
europeo verrà discussa la petizione popolare
presentata dai comitati della zona.
G.S
8
Domenica 17 novembre 2013
Dall’Italia
ALLA DETENUTA È STATO CONCESSO IL PERMESSO PREMIO DAL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA
Delitto di Cogne, la Franzoni passa
cinque giorni con la famiglia
Da ottobre la donna, che deve scontare 16 anni di reclusione per l’uccisone
del figlio, era stata ammessa al lavoro esterno dal carcere di Bologna
di Carlotta Bravo
a trascorso cinque
giorni a casa Anna
Maria Franzoni,
condannata a 16
anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi avvenuto nel 2002 a
Cogne. La donna è stata
vista nei giorni scorsi a Santa Cristina di Ripoli, paese
sull’Appennino bolognese
dove vive la famiglia, mentre faceva la spesa con il
marito e uno dei due figli.
Ciò grazie ad un permesso premio che
è stato concesso dal magistrato di Sorveglianza: si tratta di quei permessi regolati dall’articolo 30 ter dell’ordinamento penitenziario, che consente ai
detenuti di coltivare interessi affettivi,
culturali e di lavoro. La decisione è stata
presa sulla base della relazione del
Gruppo di osservazione e trattamento
(Got) che fa una sorta di ‘diagnosi’ sul
detenuto. A quanto si apprende, il caso
specifico della Franzoni non è diverso
da quello di altri detenuti.
Il permesso premio, a quanto risulta il
primo da quando la donna è stata arrestata, è arrivato a poco più di un
H
mese dalla decisione di ammetterla al
lavoro esterno, in una coop della parrocchia di Sant’Antonio da Padova, dove
dal 7 ottobre collabora al laboratorio
di sartoria aperto nella sezione femminile del carcere bolognese.
In più di una occasione, nel 2011 e nel
2012, la Franzoni aveva già chiesto permessi premio per stare vicina ai familiari, ma le richieste erano sempre state
negate, come anche quella di poter
scontare agli arresti domiciliari il residuo
della pena, per assistere i figli. I rifiuti
erano motivati dalla gravità del reato
commesso e dalle regole dell’ordinamento penitenziario per i detenuti pe-
ricolosi (come chi viene
condannato per mafia e
terrorismo), che devono
aspettare di aver scontato
in carcere almeno metà
della pena prima di potere
usufruire di permessi. Ad
Anna Maria Franzoni era
stato concesso in passato
solo un permesso, il 31
agosto 2010, per consentirle di essere presente al
funerale del suocero, Mario
Lorenzi, che le era stato a
lungo vicino nella sua battaglia giudiziaria, e a cui
era particolarmente legata.
E dopo il lavoro esterno e l’ultimo permesso chissà se la Franzoni riuscirà
addirittura a scontare il resto della pena
a casa? Nei prossimi mesi il tribunale
di Sorveglianza di Bologna dovrà infatti
nuovamente pronunciarsi sulla richiesta
di detenzione domiciliare, per assistere
uno dei figli, richiesta che la difesa
aveva già avanzato l’anno scorso ma a
cui la Sorveglianza bolognese aveva
detto no. Poi, però, a giugno la Prima
Sezione della Cassazione ha accolto
per una questione procedurale il ricorso
contro l’ordinanza del Presidente del
Tribunale di Sorveglianza.
LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Strangola l’amica,
attenuanti al killer
Condannato in primo grado a 30 anni,
pena ridotta a 16. La rabbia della madre
a pena per il killer di Vanessa
Simonini, la
ventenne di Gallicano(Lucca) strangolata sul greto del fiume nella notte tra il
7 e l’8 dicembre del
2009 dall’amico Simone Baroncini, era
stata ridotta da 30 a
16 anni in Corte d’Appello di
Firenze. Venerdì sera la Cassazione ha confermato la sentenza,
respingendo il ricorso della famiglia della ragazza che chiedeva
una pena più severa. “Ce lo
aspettavamo – sostiene l’avvocato della famiglia, Tiziana Bertani, intervistata dal sito LuccainDiretta – già nel pomeriggio,
viste le carte, ci siamo resi conto
che non avremmo ottenuto molto. Siamo profondamente delusi
dell’esito dell’udienza e della
sentenza che ne è seguita”.
Amareggiata e delusa, in particolare, la madre della giovane,
Maria Grazia Forli: “Questa è la
giustizia italiana. Vanessa è stata
uccisa un’altra volta”, ha commentato.
Baroncini, 38 anni, operaio, di
Pisa, uccise Vanessa mentre
erano in auto dopo che era an-
L
dato a prenderla per portarla a
una festa con altri amici. Baroncini la aggredì e la strangolò
di fronte all’ennesimo rifiuto di
lei, che lo considerava solo un
amico. Dopo l’omicidio l’operaio
tentò di suicidarsi con i gas di
scarico ma non ci riuscì, quindi
nella notte chiamò i carabinieri
inventando una falsa aggressione e poi confessando la verità
alcune ore più tardi.
Ora arriva la sentenza definitiva:
sedici anni a quell’operaio, che
Vanessa conosceva da anni, che
considerava un amico e di cui
si fidava. A quello stesso uomo
che l’ha portata al fiume, dove
fermato la macchina e allungato
le mani su di lei. La ragazza ha
reagito per l’approccio inaspettato e lui ha lottato contro di lei
fino a strangolarla.
C.B.
9
Domenica 17 novembre 2013
Dall’Italia
CASERTA - L’OPERAZIONE DEI CARABINIERI DELLA COMPAGNIA DI CASAL DI PRINCIPE
PADOVA - LE SCHIAVE DELLE STRADE
Estorsioni a imprenditori edili:
tre arresti nel clan dei Casalesi
Pizzo alle prostitute,
in manette un rumeno
Erano subentrati ai due finiti in carcere a luglio per lo stesso motivo:
esigevano milioni per realizzare appartamenti nell’agro aversano
storsioni ai danni di
imprenditori edili impegnati in un progetto
per lavori dell’importo di
diversi milioni di euro per
la realizzazione di appartamenti in un comune dell'agro aversano: è questo
il motivo per cui i carabinieri del nucleo operativo
della Compagnia di Casal
di Principe (Caserta) hanno
eseguito un’ordinanza di
custodia cautelare in carcere nei confronti di tre
esponenti del clan dei Casalesi. Un risultato che
viene all’indomani di un’indagine coordinata dai magistrati della
Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Già nel luglio scorso era stata notificata
un’altra ordinanza di custodia cautelare
in carcere nei confronti di altre due
persone: arresti non risultati sufficienti
a quanto pare visto che le richieste
estorsive non sono cessate. Infatti
E
secondo le indagini, altri componenti
del clan si sono sostituiti agli arrestati
nelle suddette mansioni mafiose “mostrando così di voler a ogni costo
portare a compimento le condotte criminose”.
In particolare, stando al provvedimento
eseguito ieri, i tre destinatari dell’ordinanza avrebbero avanzato richieste
BARI - LA TRUFFA
Opere d’arte false,
quaranta indagati
Sequestri per un valore di 400mila euro:
tra i più copiati i capolavori di Nino Caffè
a procura di Bari ha posto
sotto indagine quaranta persone ritenute coinvolte nella
falsificazione di opere pittoriche e
della loro immissione sul mercato
d’arte attraverso aste e fiere. Inoltre,
sono state eseguite oltre 20 perquisizioni in tutto il territorio nazionale, attraverso le quali sono
state sequestrati dipinti, tavole preparatorie della false opere, fotografie
di opere, false autentiche, documenti, computer e supporti informatici.
Secondo gli inquirenti, il valore
delle opere requisite, se immesse
sul mercato, avrebbero avuto un
valore di 400 mila euro (foto La
Presse). L’operazione, compiuta
dai carabinieri del nucleo tutela
patrimonio culturale di Bari in collaborazione con i reparti territoriali,
è stata eseguita in case di collezio-
L
nisti e gallerie d’arte di Bari, Roma,
Pescara, Ravenna, Ferrara, Forlì,
Firenze, Lecco, Mantova, Novara,
Torino, Savona e Ragusa.
La falsificazione riguardava soprattutto i capolavori del pittore e incisore abruzzese Nino Caffè, nome
d’arte di Giovannino Caffè (ventisette
olii su tela e su tavola); a partire
da questi hanno avuto inizio, alcuni
mesi fa, le complesse indagini dei
militari, concluse nei giorni scorsi
con il sequestro di 20 dipinti olio
su tela di vari artisti contemporanei
quali Schifano, Borghese, Alinari,
Sassu, Guidi, Dorazio, Scheggi e
Vasarely, tutti ritenuti falsi; 243 fotografie di opere di Caffè; 3 autentiche false di opere di Caffè e Pistoletto; otto tavole preparatorie
per la realizzazione di opere di
Caffè.
G.M.
estorsive nei confronti degli stessi imprenditori edili
della provincia di Caserta
a partire dal marzo del
2013: minacciavano di interrompere i lavori grazie
alla forza intimidatrice determinata sul territorio dal
clan dei Casalesi.
Contestati nel provvedimento cautelare, oltre alle
tentate estorsioni commesse nei confronti di imprenditori edili, per due
degli indagati, anche una
tentata estorsione ai danni
di un ipermercato dell’agro
aversano, appartenente a
una catena di distribuzione nazionale.
Sottolineano gli investigatori che, nel
corso dell’attività di indagine, si è registrata la piena collaborazione di diversi imprenditori della provincia di
Caserta che hanno acquistato fiducia
nelle Istituzioni, iniziando a denunciare
gli episodi di cui erano stati vittime.
F.Ce.
L’indagine è partita dopo la denuncia di una
delle ragazze a seguito dell’ennesimo sopruso
fruttava decine di ragazze rumene
costringendole a prostituirsi e a
consegnargli gran parte dei proventi
guadagnati. Con queste motivazioni la
polizia di Padova, su provvedimento firmato dal gip Domenica Gambardella, ha
arrestato un 27enne di origini rumene.
L’uomo, operante nella zona industriale
della città veneta, oltre che costringere
le ragazze a vendere il proprio corpo,
pretendeva da esse i ricavi delle prestazioni.
Quando qualcuna delle giovani provava
a rifiutarsi, il rumeno rispondeva picchiandole pesantemente. All’ennesimo
sopruso, una delle vittime si è rivolta agli
agenti della squadra mobile denunciando
il suo sfruttatore. Grazie alla segnalazione,
le forze dell’ordine hanno potuto effettuare
i primi riscontri fino all’arresto del 27enne.
Per una volta, si chiude bene una brutta
faccenda di violenza. Giustizia è stata
fatta grazie al coraggio di una delle centinaia di ragazze costrette a vivere sulla
strada. Tuttavia, è evidente che bisogna
seriamente riflettere sul tema della prostituzione e dello sfruttamento ad esso
legato. È quantomeno assurdo che uno
Stato che si dica moderno non ponga
soluzione ad una piaga sempre più dila-
S
gante in tutto il territorio nazionale. È
tanto difficile guardare ai modelli di Paesi
come la Germania, la Svizzera o la Spagna? Mettere mani alla questione significherebbe sottrarre al potere malavitoso
oltre che migliaia di giovani donne anche
ingenti somme di denaro che, secondo
recenti stime, ammonterebbero a 5 miliardi
di euro. In paragone, basti pensare che
la manovra sulla tassa della casa costa
poco più di tre miliardi. Dunque, un
bacino enorme che potrebbe essere controllato dallo Stato, garantendone ogni
forma di regolarità e sottraendo, una
volta per tutte, migliaia di giovani donne
dalle violente che subiscono quotidianamente.
Giorgio Musumeci
10
Domenica 17 novembre 2013
NAPOLI – QUASI 100MILA PERSONE ALLA MANIFESTAZIONE DI IERI
Il fiume umano bagna la “terra dei fuochi”:
si chiede la bonifica del territorio
Dall’Italia
SI VOTA PER ELEGGERE IL PRESIDENTE
Regionali in Basilicata,
seggi aperti oggi e domani
Il grido d’allarme della popolazione che vive a cavallo tra il capoluogo
partenopeo e Caserta per richiamare l’attenzione su quella zona di rifiuti tossici
Chiamata alle urne dopo le dimissioni
del Governatore di centrosinistra De Vito
di Valter Brogino
S
ra le 70mila e le 100mila persone hanno preso parte nel pomeriggio di ieri a Napoli al corteo “Stop biocidio”. Un fiume
umano bagnato dalla pioggia che ha
voluto gridare il proprio dolore per chi
non c’è più, ma anche la propria rabbia
e la propria disperazione chiedendo
che venga tutelato il futuro. Un grido
d'allarme soprattutto per quelle popolazioni che vivono nei comuni a cavallo
delle province di Napoli e di Caserta,
nella ormai tristemente nota Terra dei
fuochi, spesso teatro di roghi tossici,
ma anche custode di veleni interrati
dalla malavita e non solo. Oltre due ore
di marcia, da piazza Mancini a piazza
del Plebiscito, attraversando le principali
strade del centro cittadino. Particolarmente toccante la sfilata delle foto dei
bambini che, negli ultimi venti anni,
hanno perso la loro battaglia con i tumori. Tanti i cori dei partecipanti contro
il governo e le istituzioni locali, che
“stanno ammazzando la Campania non
facendo le bonifiche”. Frasi ripetute
anche da alcuni ragazzi delle scuole
del territorio, accompagnati dai genitori.
Alla manifestazione hanno partecipato,
tra i tanti, il segretario Fiom Maurizio
Landini, il cantante Nino D’Angelo, don
Maurizio Patriciello, noto per le battaglie
sugli sversamenti illegali. E poi studenti,
T
comitati e associazioni cittadini. In coda
al corteo i gonfaloni del Comune di
Napoli, di Casoria, Caivano, Frattaminore, Agerola.
A conclusione della manifestazione
l’Unipan associazione panificatori della
Campania ha fatto sfilare una mega pagnotta lunga 5 metri, distribuendo pane
gratis ai manifestanti. “Si continuano a
lanciare allarmi da parte dei mass
media – ha spiegato il presidente dei
panificatori Mimmo Filosa – ma nel
concreto ogni giorno assistiamo a nuovi
roghi di rifiuti speciali che le forze dell'ordine non riescono ad arginare. Se
l’acqua è avvelenata, noi con che cosa
dovremmo impastare il pane? Se le Asl
e le polizie municipali non fanno i controlli come si potrà avere la certezza
della tracciabilità di quello che mangiamo? Lo Stato – ha concluso – è assente da tempo dalla Campania e solo
urlando la nostra rabbia in piazza potremo sperare che qualcosa cambi”.
Cercateci e ci troverete ovunque.
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Se volete scriverci, potete farlo all’indirizzo e-mail:
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eggi aperti in Basilicata: i lucani sono
chiamati alle urne
per eleggere il nuovo presidente della Regione e
rinnovare il Consiglio regionale. Si voterà oggi,
dalle otto alle ventidue, e
domani, dalle sette alle
quindici.
I 575.160 elettori dovranno
scegliere il Governatore
tra otto candidati: Franco
Grillo per la lista Regionali
2013, Salvatore Tito Di Maggio (Per la Basilicata, raggruppamento di centrodestra), Florenzo Doino (Partito Comunista dei Lavoratori), Piernicola Pedicini
(Movimento 5 Stelle), Maria
Murante (Basilicata 2.0, la
lista regionale di Sel), Marcello Pittella (La Basilicata
presente, il raggruppamento di centrosinistra), Doriano Manuello (Matera si
muove) ed Elisabetta Zamparutti (Rosa nel Pugno).
Si vota con la vecchia legge
elettorale, su turno unico,
non ci sarà quindi alcun
ballottaggio. Al futuro governatore basterà la maggioranza semplice. I posti
nell’assise regionale saranno assegnati su base proporzionale provinciale con
un premio di maggioranza
al partito o al raggruppamento vincente. Con la
nuova legislatura, il numero
dei consiglieri regionali
scenderà invece da 30 a
20. Inoltre, con le modifiche
allo Statuto, passerà da sei
a quattro il numero degli
assessori della giunta.
Nella regione meridionale
si torna alle urne dopo soli
tre anni dalle scorse elezioni. Vito De Filippo, risultato vincitore nel 2010,
si è infatti dimesso il 24
aprile scorso per un’inchiesta su presunti rimborsi
elettorali illeciti attribuiti
ai suoi assessori. De Filippo, pur non essendo direttamente coinvolto, si è dimesso e non ha riproposto
la sua candidatura. Nel
2010 Vito De Filippo, a capo
della coalizione del centrosinistra, fu eletto con il
60,81% dei voti. Il candidato del centrodestra, Nicola Pagliuca, ottenne il
27,92% delle preferenze.
B.F.
11
Domenica 17 novembre 2013
Cucina
I N V E N TA R S I U N L A V O R O A I T E M P I D E L L A C R I S I C O N I U G A N D O P A S S I O N E E C O M P E T E N Z E
Professione “dogpasticcere”
Una giovane italiana ha aperto la prima boulangerie per quattro zampe
di Anna Grasso
he il periodo sia di
crisi, viene quotidianamente annunciato da giornali e
programmi TV. I mestieri tradizionali stanno scomparendo ed i giovani, con una
buona dose di fantasia e spirito d'intraprendenza, cercano
di reinventarsi. È questo il
caso di Chiara Cajelli, ragazza
del varesotto, laureata in
Scienze della Comunicazione,
che pare sia riuscita a fare
una professione della sua passione. "Oggi, riuscire a trovare
un lavoro stabile, pare sia divenuto un'utopia" afferma
Chiara "attualmente lavoro
part-time come tutor per i
giovani studenti liceali ed universitari, ma sto cercando di
creare una mia attività" e pare
ci stia riuscendo. Attualmente,
la giovane lombarda ha combinato la passione per la cucina e il suo amore per i cani
diventando una "dogsticcera".
"Ho avuto sempre passione
per la cucina in generale, ed
in particolare per la pasticceria. Mi son sempre divertita
ad organizzare cene alle quali
invitavo i miei amici, ma ho
iniziato a preparare prodotti
C
per cani per necessità, quando la mia cagnolina Billa, oramai molto anziana, ha smesso
di mangiare il cibo tradizionale. Ho quindi deciso di provare a cucinare per lei e son
nati i primi biscotti e bocconcini per cani. Non utilizzo zucchero, burro, sale, conservanti
e coloranti ma solo ingredienti
biologici. Billa ha apprezzato
moltissimo i primi prodotti,
tanto da spingermi ad inventarne sempre di nuovi." E ci
son davvero biscotti per tutti
i gusti: cannella e mele, miele
e vaniglia, formaggio e miele
ne sono solo alcuni esempi.
Anche se pare il gusto piú
apprezzato dai cani sia la banana. E le graziose forme che
Chiara sceglie per i biscotti,
li rendono ancor piú appetibili:
piccoli cagnolini piuttosto che
fiorellini o piccoli ossi o ancora
alberelli natalizi.Inizialmente
l'attività della dogsticcera era
il semplice risultato del suo
amore per i cani e dell'immensa passione per la pasticceria, l'idea di farne una
vera e propria professione, è
venuta in seguito, quando i
suoi amici hanno iniziato a
commissionarle dei prodotti
anche per i loro cani.Le ricette
sono state tutte ideate da
Chiara ed approvate dal suo
veterinario di fiducia, che si
occupa dei suoi due cani da
sempre. Oggi, lo stesso veterinario le ha rilasciato un
attestato di garanzia, che ha
spinto la ragazza ad intraprendere questa attività lavorativa.Attualmente i prodotti
piú venduti sono i bocconcini
"OH! tannenBAU", appositamente creati per Natale e già
andati a ruba.Altro prodotto
che ha trovato subito un ri-
scontro positivo tra i clienti, è
il biscotto per l'alito fresco.
Per realizzarlo, la varesina,
non ha utilizzato nessun farmaco e nessun prodotto chimico, ma si è semplicemente
servita di prezzemolo, menta
e farina integrale. Per il futuro,
la Cajelli si sta ponendo dei
nuovi obiettivi: "Vorrei trovare
un metodo salutare e naturale
per la conservazione dei bocconcini. Utilizzo solo alimenti
biologici e genuini che non
durano a sufficienza. Per questo vorrei cercare un metodo
che mi permettesse di conservarli a lungo. Mentre, per
la primavera del 2014, vorrei
lanciare una nuova ricetta rivolta ai cani piú anziani: i bocconcini DOGmega3." Probabilmente Chiara sta ancora
pensando alla sua Billa con
quest'ultimo prodotto. Infine
la ragazza dice "in tanti mi
chiedono di dedicarmi anche
ai gatti e di realizzare del
cibo naturale per loro. Magari
tra qualche tempo realizzeró
anche i primi bocconcini felini, chissà!"Le difficoltà sono
tante ed il mettersi in proprio
richiede anche molto coraggio, ma Chiara sembra essere
fornita delle giuste dosi di
coraggio e determinazione.
"Non molleró questa attività
per nulla al mondo. La creatività muove costantemente
la ruota come l'acqua fa con
i mulini. Amo quello che faccio, mi diverto e sono soddisfatta quando i miei amici a
quattro zampe si leccano i
baffi".Chiara ha anche una
pagina Facebook (Bocconcini
Canini) sulla quale puó esser
seguita nelle sue ultime creazioni, nei suoi eventi e negli
aggiornamenti della sua attività. E per quanti avessero
voglia e tempo di seguirla, la
ragazza si sposta spesso tra i
mercati della provincia. Anche
alcuni bar iniziano ad interessarsi ai biscotti canini, ad
esempio il bar "caffè la cupola"
della città di Varese, che ha
accettato l'idea di esporre i
bocconcini canini. In fondo,
perchè non entrare in un bar
con il proprio amico a quattro
zampe e far colazione insieme?
F OCUS
“Nonè_ cuisine”, l’ultima frontiera del cibo
Dal web uno chef davvero curioso per rendere i piatti e gli scarti vere opere d’arte
di Francesca Ceccarelli
Q
ualche volte social network come Facebook
producono sorprese davvero interessanti. Capita
così per la pagina “Nonè _cuisine”, curata da un geniale appassionato di cucina che preferisce
restare anonimo. Ma la curiosità
è troppa e allora ecco qualche
domanda che tramite chat si riesce a fare.
Chi sei? Cosa fai nella vita?
Come ti è venuta l'idea di aprire
questo sito...direi geniale? Quale
è lo scopo? Si tratta di una vera
presa in giro dell'ondata di foodies sparsi in giro per l'Italia?
Come si sviluppa il processo
creativo di queste che sono vere
e proprie opere d'arte?
“Io sono un gatto, nella vita guardo tanta televisione e gioco con
la grafica. Nutro da sempre l'odio
per le foto ai piatti di cibo che
impazzano sul web, mi hanno
sempre dato l'impressione di essere cose rigurgitate, non trovi?
Quindi, si tutto nasce come dici
tu, per prendere in giro i milioni
di "chef" nati negli ultimi anni e
gli altrettanti esperti culinari dei
nostri tempi. L'idea di creare questa pagina mi è venuta un giorno
seduto al tavolo di una mensa,
guardavo un piatto di avanzi,
c'erano delle farfalle (pasta) con
in mezzo una scatoletta di tonno
vuota. Era li davanti a me, stranamente mi piaceva, la composizione era affascinante.
Così ho pensato, perchè non dare
un ultima chance agli avanzi del
cibo? Perchè buttarli e basta?
Così li prendo e li ritrasformo in
piatti di "gran classe" e quindi
questo è un pò lo scopo della
pagina di NONè_CUISINE, donare
una degna sepoltura agli scarti
del pranzo/cena/colazione.
Il processo creativo, mi fa un po
ridere che lo si definisca così,
inizialmente nasceva in maniera
molto semplice, nella mensa del
posto in cui lavoro, il più delle
volte avanzano molte cose dal
pranzo perché, lo sai anche tu, le
mense aziendali non sono il massimo, quindi avevo molto materiale su cui lavorare, la noia faceva
il resto e mi spronava a divertirmi
con poco. Ora, essendo i miei
followers diventati più esigenti,
mi diverto a giocare con i nomi
di piatti della cucina italiana, mettendoli in scena sfruttando i doppi
sensi e i fraintendimenti dei nomi
stessi, guarda spaghetti alla piastra o pizze ripiene. Un affermato
modus operandi basato su una
sorta di commedia degli equivoci.
E poi “tutti possono cucinare"
per citare il famoso film Ratatouille, “l'opera più mediocre ha
molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale”.
12
Domenica 17 novembre 2013
Società
Aprono i battenti anche in Italia i famosi mercatini, nati in Germania nel XIV secolo
Il Natale fra tradizioni culinarie e idee regalo
Dalle più famose fiere di Bolzano, che riprendono lo stile tipico tedesco, a quelle di Gubbio con l’albero
più grande del mondo, fino al Castello di Frontone, dove viene allestito il villaggio di Babbo Natale
di Barbara Fruch
on l’avvicinarsi dell’inverno, si respira aria di Natale.
Luci, addobbi, decorazioni
vestono a festa strade e
piazze che si animano di
piccole casette di legno e bancarelle dei tradizionali ‘Mercatini di
Natale’.
Queste ‘fiere caratteristiche’ nascono in Germania nel XIV secolo,
periodo storico in era necessario
aspettare le fiere per fare grossi
acquisti, manifestazioni che avevano
scadenze regolari durante l’anno,
come ad esempio nel periodo di
Avvento.
In Italia il primo mercatino di Natale
è nato a Bolzano, nel 1970, come
‘rassegna del mercato artistico’,
solo dal 1990 in poi si è trasformato
nel rinomato Mercatino di Natale
di Bolzano che attira ogni anno
sempre più persone. I mercatini
alto-atesini hanno molte caratteristiche in comune con quelli austriaci
e tedeschi, dai quali hanno preso
soprattutto alcuni tratti folkloristici.
Questi mercatini non sono solo
quindi occasioni per comprare decorazioni natalizie o prodotti tipici
dell’artigianato locale, ma anche
per trascorrere un tranquillo fine
settimana ‘fuori porta’ un po’ particolare: si può infatti dedicare del
tempo per passeggiare per le vie
di queste incantevoli cittadine gustando le specialità culinarie natalizie tipiche. Caratteristici sono i
chioschi che vendono zuppe fumanti, wusterl, salsiccie arrostite,
crauti accompagnati da un ingre-
C
diente indispensabile il ‘Gluhwein’,
ovvero il vin brulè, vino caldo aromatizzato con chiodi di garofano,
cannella, scorze di limone e arancio.
I prodotti, in vendita nelle casette
dei Mercatini, offrono una vasta
scelta di idee regalo originali e
anche utili e si possono dividere
principalmente in due categorie:
prodotti dell’artigianato locale e
prodotti enogastronomici tipici. Tra
i primi possiamo trovare le decorazioni natalizie come palline decorate a mano in vetro soffiato, o
candele di ogni dimensione, oltre
a decorazioni in legno per il presepe. Ma anche oggetti per la casa
sempre utili come piatti decorati,
tazze e biancheria lavorata a mano.
Ci sono anche bancarelle con un
ampia scelta di vestiario, soprattutto
guanti, sciarpe e cappellini. I prodotti enogastronomici, sempre apprezzatissimi, variano da regione
in regione: dolci come lo strudel o
i biscotti speziati, formaggi, caldarroste.
I mercatini di Natale più famosi e
caratteristici, nonché con una tradizione più lunga, sono sicuramente
quelli in Trentino Alto Adige: si
parte dal più grande, il “Christkindlmarkt” di Bolzano dal 23 novembre al 6 gennaio, per poi pas-
sare per quello di Bressanone, di
Vipiteno, di Brunico e di Merano
aperti dal 29 novembre al 6 gennaio
(alcuni chiusi solamente il giorno
di Natale e il primo giorno dell’anno).
Negli ultimi anni è però possibile
trovare le casette di Natale in molte
altre città italiane, se ne contano in
tutto il Paese all’incirca 800.
Tanti, diversi e per tutti i gusti.
Nella raccolta “1001 Mercatini in
Italia da vedere almeno una volta
nella vita” di Assunta Corbo, ne
vengono citati 150, quelli più belli
e caratteristici. Si trova così quello
di Gubbio, dove è possibile vedere
l’albero di Natale più grande del
mondo; il Castello di Frontone, in
provincia di Pesaro e Urbino, dove
viene allestito un autentico villaggio
di Babbo Natale; Montappone, in
provincia di Fermo, dove le casette
in legno propongono cappelli invernali, anticipazioni estive e tante
altre originali idee regalo.
Il Natale porta magiche atmosfere
anche a Firenze, con il mercatino
all’interno della stazione Leopolda
e nello splendido borgo marchigiano di Gradara, nella cornice
medievale il mercatino è allestito
fra le mura del castello. Poi ancora
a Lugo di Romagna le bancarelle
sono sotto il loggiato-quadriportico
del settecentesco edificio del Pavaglione e nella vicina Rimini dove
oltre al mercatino natalizio troviamo
il trenino di Santa Claus.
In provincia di Benevento vale la
pensa visitare il mercatino di Amorosi, paese che ispirò Roberto Rossellini nel film Viva l’Italia, o quello
di Ceppaloni dedicato al tartufo
bianco.
Lo splendido borgo di Bari Vecchia
accoglie artigiani e produttori locali
in una vera festa natalizia mentre i
Sassi di Matera avvolgono i banchi
del mercatino e accolgono il presepe vivente passato alla storia
come il più grande mai realizzato
al mondo. In Sicilia si passa dalle
atmosfere marinare del mercatino
di Acitrezza (Catania) a quelle mediterranee di Camaro Superiore
(Messina) mentre la Sardegna accoglie il Natale a Villa Muscas di
Cagliari, edificio che risale al Trecento e che ogni anno si trasforma
in un villaggio fatato.
I NUOVI PERSONAGGI DEI TRADIZIONALI PRESEPI NAPOLETANI
Quest’anno a San Gregorio Armeno spuntano gli chef
Tra le statuine di Maradona e di Berlusconi le star culinarie: 27 statuine di terracotta raffigurate con divisa e piatto in mano
an Gregorio Armeno è una via del
centro di Napoli, conosciuta in tutto il
mondo per le sue botteghe artigiane e,
soprattutto, per i suoi presepi. Durante le
festività, infatti, la zona si riempie di banchetti
con le loro esposizioni di statuette, grotte,
addobbi per l’albero e quant’altro.
I presepi di San Gregorio hanno una storia
secolare, legata a quella della Chiesa ma
oggi sono noti, in Italia e nel Mondo, anche
per un altro motivo: l’originalità delle statuette.
Accanto ai classici presepiali, quali i Re
Magi o il bambinello, vengono raffigurati
anche i personaggi più in vista della politica
e del mondo dello spettacolo. Fra tutti ricordiamo Diego Armando Maradona, un calciatore che a Napoli è stato quasi divinizzato,
e Berlusconi, raffigurato principalmente come
amante delle belle donne.
Ma quest’anno le nuove star sono gli chef.
Protagonisti di molti programmi televisivi,
tra cui soprattutto reality, i grandi chef hanno
oramai una grande popolarità e la loro presenza nei presepi napoletani non poteva
mancare. Ventisette statuine di terracotta,
alte 20 centimetri, raffigurate con divisa e
piatto in mano, hanno ottenuto un presepe
tutto loro.
L’idea è dell’imprenditore Maurizio Cortese,
S
che ha presentato il cosiddetto “presepe
degli Chef” lo scorso 19 ottobre presso
l’Hotel Bellini, sito nella omonima piazza napoletana, insieme al lancio del “Corteseway”,
portale di viaggi nell’ambito del food&wine,
centrato soprattutto sulle eccellenze campane.
I personaggi di terracotta son stati realizzati
da Marco Ferrigno, un nome noto tra i
bottegai di San Gregorio Armeno, che ha
ereditato l’abilità di lavorare la terracotta dal
padre e che ogni anno provvederà ad arricchire
il presepe di nuovi volti.
I volti raffigurati nella edizione del 2013,
sono quelli più influenti della ristorazione
italiana; Davide Scabin chef de il “Combal
0”, Massimo Bottura della modenese “Osteria
Francescana”, il padre della cucina italiana
Gualtiero Marchesi, Heinz Beck de “La Pergola” di Roma, Marco Ulissai di Senigallia,
Massimo Crippa, il siciliano Ciccio Sultano,
solo per citarne alcuni. Tra gli chef campani
oltre ad Alfonso Iaccarino e suo figlio Ernesto
e ad Antonino Cannavacciuolo, la cui fama è
stata sancita dal programma “cucine da incubo”; si ritrovano anche Alfonso Caputo
de “la taverna del capitano” e la signora Angelina di “E’ Curti”.
E Ferrigno si è divertito a raffigurare l’onesta
rivalità esistente da anni tra Vissani e Alfonso
Iaccarino, rappresentando il cane di don Alfonso mentre fa pipì sulle scarpe dello chef
umbro.
L’artista è riuscito a fotografare perfettamente
la situazione della ristorazione italiana e per
questo immancabile è la presenza di due
critici del settore: Enzo VIzzari e Stefano
Bonilli.
La cura dei dettagli, la simpatia di alcune
espressioni, i colori usati per dipingere, le
pose, fanno de “il presepe degli chef” un
capolavoro dell’artigianato partenopeo. “La
bellezza del presepe napoletano contemporaneo - dichiara Maurizio Cortese - è che dà
la possibilità di fare della sana ironia su
episodi realmente accaduti. San Gregorio
Armeno, la via dei presepi di Napoli, è piena
di statuette che rimandano alla più viva attualità. Ricordo quando Gianfranco Vissani
dichiarò in televisione che si vergognava di
cucinare con il pomodoro e la sdegnata reazione che ne seguì di Alfonso Iaccarino: non
potevo non far rappresentare questa storia.
Ognuno dei “miei” pastori è raffigurato secondo le sue peculiarità”.
Il presepe sarà itinerante: chi vorrà farne
uso dovrà semplicemente scrivere a [email protected] e, dopo il debutto di Napoli, sarà
esposto anche a Roma e Milano.
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