Anno II - Numero 271 - Domenica 17 novembre 2013 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Economia Esteri Lazio Il Natale triste degli italiani in crisi La Libia post Gheddafi affoga nel sangue Rifiuti sepolti sotto il tappeto del silenzio Ceccarelli e Musumeci a pag. 3 Rossi a pag. 5 Sarra a pag. 7 EDITORIALE DELLA DOMENICA di Roberto Buonasorte seguito della manifestazione popolare del Parco dei Principi di Roma, dove in tantissimi abbiamo rimesso in campo il movimento per Alleanza nazionale, è successo davvero di tutto. Non solo, ieri abbiamo assistito alla scissione del Pdl: nel Consiglio Nazionale l'unanimità dei presenti ha seguito Berlusconi in Forza Italia, quella minoritaria, capitanata da Alfano, ha dato vita all'ennesimo partitino di centrodestra, non solo nei fatti, ma anche nella sua denominazione. Tutti sanno che non abbiamo l'abitudine di dare grande peso ai sondaggi, non ce ne adontiamo quando sono negativi, non esultiamo quando sono positivi. Preferiamo dare più ascolto alle persone, alle sensazioni, a ciò che ci circonda. Solo per cronaca, nel sondaggio del quotidiano Il Tempo all'indomani della nostra manifestazione si attribuiva ad An giá il 3,1%, in quello reso noto ieri da Libero addirittura il 6,2% . Questo dimostra che c'è una grande voglia di destra in Italia, un enorme spazio politico da riempire, ed un popolo che desidera rappresentanza. Attendiamo, sin da domani, gli altri amici che come noi hanno avuto la stessa origine politica ed una comune militanza. Tutti insieme possiamo rimettere in campo Alleanza nazionale, una forza che ormai tutti i sondaggisti dicono che possa arrivare al 10%. Possiamo farlo se non prevarranno A Sul piano organizzativo invece, sin dalle prossime ore dirameremo circolari sui territori con il coinvolgimento, innanzitutto, delle strutture già esistenti e che fanno riferimento ai partiti e associazioni che hanno dato vita ad Alleanza nazionale. Si creeranno circoli di An in tutta Italia, il numero minimo per crearli non sarà elevato, cosí come il costo per l'adesione, l'importante sarà arrivare alla grande costituente nazionale con migliaia di persone che, senza la "mediazione" dei delegati, esprimerà direttamente il voto per eleggere gli organi. Conteranno tutti allo stesso modo, ogni testa un voto. La creazione dei circoli servirà non solo per mettere in campo una macchina organizzativa che tornerà utile per la raccolta di firme per le elezioni europee, ma soprattutto per compilare le liste di Alleanza nazionale in tutti i 5000 municipi d'Italia dove a primavera si tornerà alle urne per rinnovare i rispettivi consigli comunali. Ci aspetta insomma una stagione di grande lavoro ma, credo, anche di enormi soddisfazioni. Se saremo tutti uniti, riusciremo a dare l'esempio al nostro popolo che non attende altro. Da parte nostra abbiamo iniziato: di otto sigle vogliamo farne una sola. Se altri continueranno con la strada della divisione e della supponenza ce ne dispiacerà molto, ma non possiamo farci nulla, alla fine è sempre il popolo che decide, e il popolo, almeno nelle intenzioni, ha giá indicato quale è la via da percorrere. È L’ORA DELLA DESTRA personalismi e stupidi veti. Noi siamo per mettere insieme tutti, anche con una guida giovane, ma senza buttare al mare persone meno giovani e che nella loro vita hanno dimostrato non solo competenza ma anche onestà. Noi non abbiamo bisogno di comportarci come Renzi o Alfano, anche perché a chiacchiere certi giovani voglio fare la rivoluzione, nei fatti sono degli equilibristi che non hanno nulla da invidiare a quelli che lo fanno di professione nel Circo Orfei. Renzi si è circondato di De Mita, Leoluca Orlando, Enzo Bianco. Alfano è in compagnia di Schifani, Cicchitto, Giovanardi e Formigoni. Insomma, potremmo davvero rimettere in moto la speranza e ridare un sogno al nostro mondo. FIRMATA IN PIAZZA LA PETIZIONE PROPOSTA DA “PRIMA L’ITALIA” Adriana Poli Bortone, che del movimento per Alleanza nazionale è stata indicata quale portavoce in attesa dell'Assemblea costituente, avrà il compito di consultare tutti i soggetti politici, ambienti culturali, dell'associazionismo, ma comunque a partire da Fratelli d'Italia, fino ai liberali, per comprendere se vi sono le condizioni per un percorso comune. NEL PD IMPAZZA LA GUERRA DELLE CIFRE. E LETTA SOFFRE… Renzi pronto a fare l’ago della bilancia di Robert Vignola celta Civica si divide, il Pdl va in frantumi. E in casa Pd? Danno direttamente i numeri. Insomma non si può dire che partecipare al Governo delle Larghe Intese porti particolarmente bene ai partiti. Che non riescono a mantenersi uniti al loro interno ma che, chissà perché, continuano a tenere in piedi l’esecutivo guidato da Enrico Letta. Per quanto? Gli osservatori più maliziosi invitano a tenere d’occhio una data sul calendario: quella dell’8 dicembre. Quel giorno il Pd celebrerà il rito delle Primarie. È qui, all’ombra del partito di Letta e di Governo, che la guerra delle cifre sta impazzando con gioiosi annunci sui lati della barricata maggiore. Dati per inin- S Storace scrive il suo no all’euro eri Francesco Storace si è recato a Largo Goldoni, a Roma. Motivo: una firma per la sovranità nazionale, che passa evidentemente anche da quella I monetaria. "Ho firmato la petizione No Euro proposta da Prima l'Italia di Alemanno perché mai come in questo momento la battaglia decisiva è quella per la sovranità monetaria. Va costruito un programma per le europee che metta al centro l'abrogazione del fiscal compact", ha dichiarato Storace. fluenti il fumoso Civati e Pittella (uno che si accontenterebbe di veder piazzato un fratello sullo scranno di Governatore della Lucania), a far battaglia sono Renzi e Cuperlo. I seguaci del fiorentino non hanno dubbi: nel novero dei comitati provinciali prevalgono loro. Annunciano così di aver racimolato il 45,3%, mentre l’ex portavoce di D’Alema sarebbe inchiodato al 38,3%. Peccato che i conti siano diversi se letti dalla controparte: ma tant’è. Ora come ora, se Renzi prevalesse per Letta ciò suonerebbe come un avviso di sfratto. Al momento al Senato, con Forza Italia pronta a fargli pagare una decadenza del Cav, può contare su un vantaggio di parlamentari ridotto all’osso: tredici. Aggiungiamoci dieci senatori che sarebbero direttamente riconducibili a Renzi, ed abbiamo il sindaco di Firenze già nella comoda posizione di poter fare da ago della bilancia. Avviso ai naviganti: se state preparando un pacco di Natale da mandare a Palazzo Chigi, aspettate ancora un po’. Il destinatario, per allora, potrebbe aver già cambiato domicilio. 2 Domenica 17 novembre 2013 Attualità S C I N T I L L E T R A I D U E A L L A P A R A L L E L A P R E S E N TA Z I O N E D I F O R Z A I TA L I A E N U O V O C E N T R O D E S T R A Berlusconi e Alfano ballano sulle ceneri del Pdl Il Cav: “I nostri ministri non sanno farsi ascoltare in Europa. E ribalteremo la sentenza Mediaset” Il vicepremier: “Siamo al governo perché lo ha voluto lui. E adesso la priorità è non farlo cadere” di Robert Vignola lla fine, il Pdl ha chiuso la sua attività politica. Prima che potessero restare nella gabbia della nuova Forza Italia, le colombe se ne sono volate via, con le loro solide certezze di un posto al sole del governo e le brucianti incertezze su ciò che potrebbe accadere, un domani, nell’ombra dell’urna. Urna nella quale vorrebbe invece misurarsi, per l’ennesima volta e con la rediviva maglietta di Forza Italia, Berlusconi. Il quale, tra gli applausi e senza lacrime, ha dato il benservito all’ormai fu Pdl al termine di un discorso di oltre un’ora e mezza che Berlusconi ha tenuto al Palazzo dei Congressi dell’Eur. L’approvazione del documento è stata unanime da parte del Consiglio Nazionale, che ha così conferito allo stesso Berlusconi la responsabilità della guida di Forza Italia. Nessuno scossone ulteriore, insomma, dopo lo strappo con Alfano e il suo A “Nuovo centro destra”. A tenere con il fiato sospeso la platea è stato se mai un lievissimo malore accusato dal Cav durante il suo lungo intervento: mancamento superato con un provvidenziale bicchiere d’acqua offerto dal proprio medico personale Alberto Zangrillo e un momento di riposo. Berlusconi ha aperto il suo discorso con una domanda: “Siete consapevoli che la libertà del nostro Paese dipende solo da noi?”. E ha poi continuato con un appello all’unità del fronte “moderato” contro le sinistre, senza quindi mostrare alcuna volontà di esasperare lo strappo con colombe e filogovernativi perché le differenze non sono “sui programmi o sui valori”, ma nelle “distanze tra singole persone”. Il massimo della stoccata per gli ex pidiellini pronti a dar vita a Nuovo Centro Destra è in una battuta. “Il loro nome ‘Nuovo centro destra’ - osserva subito dopo . non mi sembra efficace visto anche chi lo compone. Dal momento che c’è già ‘Fratelli d’Italia’, potevano scegliere ‘Cugini d’Italia’ e fare una grande famiglia”. Certo, sull’esperienza del- l’attuale governo le riserve restano molte, soprattutto perché è “impossibile sedere allo stesso tavolo in Consiglio dei ministri con chi vuole uccidere politicamente il leader di un partito”. Non solo: nel governo “non ci sono ministri con il necessario coraggio e la necessaria statura per farsi ascoltare in Europa”. Ampio anche il passaggio sulla giustizia, con l’ennesimo attacco alla corrente di Magistratura Democratica e l’annuncio della continuazione della battaglia sulla recente sentenza Mediaset. “Sono sicuro che la sentenza verrà ribaltata attraverso un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. Ci saranno presto delle importanti novità”. Per adesso le novità sono anche altre: un sentimento euroscettico affiorato più volte nelle parole di Berlusconi, applaudito dalla folla, e la rinascita di Forza Italia che però si articolerà sui territori non più con il nome del partito ma con quello di Forza Silvio. E Alfano? Esprime “rammarico e amarezza” per non essere in un “movimento in cui ho creduto nel ‘94”, ma va avanti. Riservando qualche calcetto negli stinchi al (sedicente) padre putativo. L'ex segretario del Pdl, alla presentazione dei gruppi di Nuovo Centro Destra, ha una sua priorità: assicurare che “il governo andrà avanti”. E il governo lo difende a costo di dire, a nome soprattutto dei ministri, che “noi siamo dove ci ha portato il presidente Berlusconi. Andiamo avanti con l'esperienza del governo Letta, che è quello a cui Berlusconi ha voluto dar vita. Fu lui ad avere a Bari l'intuizione dell'alleanza. Abbiamo fatto la scelta giusta”. Vuol fare il diversamente berlusconiano, ma pur sempre berlusconiano, il buon Angelino. Tanto da dire che “la scelta di dar vita a nuovi gruppi senza aderire a Forza Italia è nata quando abbiamo avuto la sensazione concreta e insuperabile che prevalesse la scelta del voto anticipato, senza il presidente Berlusconi candidabile e con questa legge elettorale”. Tutta colpa degli “estremisti” per Alfano: “Dentro al movimento si registrava una visione del partito rassegnata alla sconfitta ed estrema nelle reazioni. Una contrad- dizione, ma è stato così. Se è pensato che si potesse dire andiamo al voto e anche se perdiamo poco importa”. Invece, lui, sta al governo con la sinistra per fare la “sentinella anti-tasse”: vi ricordate, no? ”Siamo riusciti a far da scudo alle politiche della sinistra, a fare scudo a una deriva di sinistra, per realizzare invece i nostri programmi e per far scudo e scelte ben diverse se realizzate dalla sinistra-sinistra”. Perciò la coalizione non si discute, aldi là delle larghe intese. Magari, con un leader da decidere con le primarie, però… “Abbiamo l'ambizione che il prossimo candidato alla presidenza del Consiglio lo scelgano i cittadini con le primarie di coalizione”. Il segreto di Pulcinella è che tanto Berlusconi non sarà candidabile. Infatti Alfano definisce “sommariamente ingiusta l'applicazione retroattiva della legge Severino. Daremo battaglia in Parlamento contro la decadenza del senatore Silvio Berlusconi e voteremo contro . Ma la questione della decadenza resterà separata dalle sorti del governo”. BURRASCOSA ASSEMBLEA NAZIONALE: LA SENATRICE È STATA ELETTA DOPO LO STRAPPO CON I POPOLARI Scelta Civica, Giannini nuovo segretario La scissione è servita anche al centro: e i montiani già mettono nel mirino il ministro della Difesa Mauro di Giorgio Musumeci on solo Pdl. A vivere settimane di tensione, tra rotture e dimissioni, è anche Scelta Civica, il movimento nato in seguito alla discesa in campo di Mario Monti nel tentativo di consolidare l’elettorato centrista. Eppure, quel 8% ottenuto alle elezioni politiche dello scorso febbraio, sembra ormai un ricordo lontano. In mezzo c’è stata, infatti, la rottura con Pierferdinando Casini, primo promotore della candidatura di Monti a Palazzo Chigi, le di- N missioni del senatore a vita dalla carica di presidente e la decisione del partito di porre fine all’alleanza con l’Udc. Nel giorno in cui Alfano rompe con Berlusconi, nell’assemblea di Scelta civica si consuma uno strappo eloquente tra i montiani e la componente “popolare” del movimento, legata al ministro della Difesa, Mario Mauro, che esce dalla sala urlando. Dinanzi al lancio di piatti e stracci, Mario Monti tuttavia non fa una grinza, anzi. Secondo l’ex premier, senza la componente popolare, Scelta Civica “ha tolto il freno a mano”. Nel tentativo di ricomporsi, l’assemblea del partito ha nominato Stefania Giannini come nuovo segretario. Alla presidenza, invece, viene confermato all’unanimità Alberto Bombassei, già subentrato a Mario Monti in seguito alle dimissioni di quest’ultimo. Per il neo segretario, il primo nodo da sciogliere è legato proprio alla permanenza di Mario Mauro nell’esecutivo del governo. “Se quanto successo ieri con l’abbandono dell'Assemblea si traduce in operazione politica - dichiara Stefania Giannini, approdata in Parlamento da rettore dell’Università per stranieri di Perugia - è evidente che tra i primi punti in agenda da affrontare con il Premier Letta ci sarà il fatto che un ministro rappresenta un’altra forza politica e allora noi chiederemo di far contare il nostro peso”. Con Matteo Renzi sempre più vicino alla segreteria del Pd e i Berlusconiani pronti ad andare all’opposizione, è probabile che Letta decida di mettere mani all’esecutivo con un primo rimpasto. Nel pieno rispetto dello spirito di sopravvivenza. Stefania Giannini LO ZOO DI SPIDER WOMAN Falchi e colombe terzo atto: l’involo delle colombe ...che nol potea sí con li occhi seguire, ch'el vedesse altro che la fiamma sola, sí come nuvoletta, in su salire; tal si move ciascuna per la gola del fosso, ché nessuna mostra il furto, e ogni fiamma un peccatore invola. (Dante alighieri, Inferno, canto ventesimosesto) i è consumato in un pomeriggio d’autunno l’ultimo atto dello scontro finale tra falchi e colombe e come cadono le foglie così son cadute le maschere sotto il cui ghigno si celava il tanto vituperato volto del tradimento. Lo abbiamo già detto, il tradimento in politica è quasi endemico e naturale, fa parte dell’involuzione del potere, del momento in cui si viene colpiti da specifica patologia ovvero il delirio da onnipotenza. Per mesi si sono involute (le colombe) dietro un presunto senso di responsabilità per il Paese, dietro affermazioni reiteranti il concetto che i cittadini non avrebbero capito, ma di fatto lo strappo che si è consumato ieri in un albergo di Roma nulla ha a che fare con alte motivazioni tese a salvare la Patria, piuttosto S di vero e proprio scontro interno si tratta, per giocarsi la leadership di una sparuta pattuglia di deputati e senatori costantemente alla ricerca di una poltrona o al mantenimento di essa. Tra falchi e colombe assistiamo attoniti al penoso balletto dello scontro di potere, a quel circolo ristretto di personaggi che manifestatamente si consacrano al pubblico nell’ardua battaglia volta alla conquista di nuove posizioni all’ombra del grande Capo (i falchi). La scissione voluta si ostina a tenere in piedi un governo che non ci pare si accinga a risolvere i problemi di debito pubblico, fresca la bocciatura dell’Europa alla legge di stabilità, un governo che non fa che affamare il suo popolo imponendo tagli e rigore senza contemplare la benché minima possibilità di crescita, un governo che difende e protegge anche chi usa il proprio incarico per favorire amici e congiunti ( ndr ministro Cancellieri) nell’eterno giogo delle caste che contano, solo per un’impuntatura tra correnti interne ed una mera rivolta contro il Capo o semplice volontà di cercare di disfarsi di una classe dirigente che non avrebbe mai consentito la loro ascesa. Tutto ciò si consuma vergognosamente sulla pelle dei poveri italiani che da mesi attendono risposte, sperano di tornare a respirare aria di serenità e di vedere la loro economia ripartire. Va in scena, forse, l’ultimo atto per quella politica che è fatta di divisioni, acredine, voglia di emergere e azioni fedigrafe che vorremmo relegare tutti in un inferno dove i protagonisti astutamente celati dietro le fiamme potrebbero infine pagare il conto ai loro elettori e sfuggire per sempre dalla nostra vista. Certo, di un altro centro destra in Italia non ne sentivamo la necessità ma ora ci chiediamo quale sia il progetto finale, mero opportunismo politico o sacrificio per il bene della nazione? Ai posteri l’ardua sentenza. Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] 3 Domenica 17 novembre 2013 Economia L’ A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E D E I D E N T I S T I L A N C I A U N N U O V O A L L A R M E Il revival della dentiera Gli italiani costretti a tagliare sempre di più nelle cure mediche e soprattutto dentistiche di Francesca Ceccarelli are un morso alla crisi…di questi tempi non si può più fare nemmeno quello. E’ questo quanto denunciato dall’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) nel corso del 61° congresso svoltosi a Roma. Il report su “La cura dei denti in tempo di crisi: spendere bene investendo in salute” parla chiaro: minore è il reddito, minori consumi e minore quindi il ricorso al dentista. Secondo Andi, per colpa della crisi, mezzo milione di famiglie italiane dal 2007 al 2012 ha rinunciato al dentista, anche in presenza di serie patologi. Se in questi 5 anni il numero di famiglie è cresciuto del 6,3%, quelle che hanno effettuato una terapia odontoiatrica sono calate del 2,8%. La spesa media mensile di tutte le famiglie per il dentista si è ridotta del 30,5%. “Sulla salute dentale - ha spiegato il presidente dell'Andi,Gianfranco Prada - non bisogna abbassare la guardia, ricordando che il rinvio delle cure spesso porta a spese D ancora maggiori in seguito. Anche in questo settore prevenire è uguale a risparmiare”. Al Sud la situazione più disastrosa: secondo i numeri presentati le famiglie nel 2011 spendevano 137 euro in meno rispetto al 2007, e al Nord -Ovest, dove il calo è risultato di 124 euro, mentre 'tengono' Nord-Est e Centro. Il fatturato dei dentisti proveniente dalle famiglie è calato passando da 6,7 miliardi circa di euro ai 4,9 del 2012. In Italia nel 2012 operavano 58.203 odontoiatri, in media 1 per ogni 1042 abitanti. I dentisti lavorano, stando al Report di ANDI, per 45 settimane l'anno, 5 giorni settimanali e poco più di 7 ore al giorno. Ma nel settore pubblico c'è un livello bassissimo di produttività: appena 3 ore al giorno! Secondo il sondaggio campionario realizzato da ANDI, il 41 per cento degli odontoiatri ha dichiarato che il fatturato del 2011 è stato inferiore a quello del 2010, mentre il 58,2 per cento ha dichiarato analogo calo fra il 2012 e il 2011, dipeso in larga misura dalla diminuzione delle tariffe. Ecco dunque che diventa in- dispensabile far tornare in auge l’obsoleta dentiera, meno cara e predisposta a interventi di manodopera.” Sempre di più il paziente si accontenta della dentiera, più economica rispetto ad altre soluzioni avanzate - sottolinea il responsabile del Servizio Studi dell'Andi Roberto Callioni - e la percentuale di persone che nel 2011 hanno rinunciato alle cure odontoiatriche per ragioni economiche è stata dell'8,9%”. La ri- cerca del Servizio studi ANDI – ha specificato Callioni - ha riaffermato la validità di riabilitazioni odontoprotesiche a mezzo di protesi amovibili per protesi parziali e totali, non solo in funzione della crisi economica che sfavorisce riabilitazioni implantoprotesiche molto più onerose ma anche, con il progressivo allungamento della vita media riabilitazioni di più facile esecuzione e con una tempistica di realizzazione più confa- cente ai bisogni pazienti”. Secondo la ricerca presentata dal Servizio Studi ANDI, intervistando 1002 dentisti italiani rappresentativi della professione, si evidenza che 39% dei professionisti ha registrato un andamento costante rispetto agli altri anni nella prescrizione di protesi rimovibile (dentiere e protesi parziali), mentre il 27% ha registrato un incremento, in ultimo il 19% ha registrato un calo di realizzazione negli ultimi 5 anni. Un altro problema sono gli abusivi, un numero che varia tra i 10.000 e i 15.000. Secondo uno studio il 75% di un campione rappresentativo di italiani pensa di saper riconoscere un dentista abusivo, mentre il 55,8% pensa che chi va dai dentisti abusivi lo faccia per risparmiare. Insomma, nonostante tutti i contro, nove italiani su dieci continuano ad avere fiducia nel loro dentista: nel 2012 l’ANDI ha commissionato all'Ispo un sondaggio di opinione da cui si evince un quadro positivo, anche se parzialmente. Il 2012 è stato un anno di crisi e, in linea teorica, l'opinione dei pazienti avrebbe potuto risentirne: i dati invece mostrano il contrario, con il 96 per cento del campione che ha dichiarato di rivolgersi sempre allo stesso dentista, non esiste cioè quella rotazione, ovvero il cambio di dentista, che avrebbe potuto celare insoddisfazione. L'89 per cento del campione preferisce inoltre dentisti che operano in uno studio privato piuttosto che nella sanità pubblica. E’questo forse uno dei dati più sconcertanti. DRAMMAT ICA ANAL IS I DE L L A CGIA DI ME S T RE . PE R UN OPE RAIO S PE CIAL IZ Z AT O UN S OL O E URO IN PIÙ L’ultimo regalo della crisi: niente tredicesime SEMPRE PIU’ DIFFUSO L’ORTO “IN CASA” di Giorgio Musumeci entre governo e Commissione Ue litigano sulla Legge di stabilità, il potere d’acquisto degli italiani, vero motore dell’economia, resta invariato. Una nuova doccia fredda arriva dalla Cgia di Mestre, che rivela come, a Natale di quest’anno, le tredicesime non avranno alcuno scatto in avanti rispetto all’anno scorso. Tra pensionati e lavoratori dipendenti, saranno poco più di 33 milioni gli italiani che percepiranno quest'anno la tredicesima, per una cifra complessiva che si aggira attorno ai 37 miliardi di euro. Chi rischia davvero sono i lavoratori dipendenti delle piccole imprese. I dati pubblicati sono sconcertanti. Un operaio specializzato con un reddito lordo annuo di poco superiore ai 21.000 euro (pari a uno stipendio mensile di 1.255 euro) riceverà una tredicesima più “pesante” di appena un euro rispetto a quella dell’anno scorso. Chi può certamente considerarsi fortunato, invece, è un impiegato con una busta paga mensile netta di 1.419 euro, che vedrà incrementarsi la tredicesima di ben 2 euro in più rispetto al 2012. Infine, i capo ufficio con un reddito lordo annuo di quasi 50.000 euro (che corrisponde a uno stipendio mensile netto di 2.545 euro), non beneficeranno di alcun aumento. Il motivo per cui tutto rimane sostanzialmente invariato, è semplice. Nei primi nove mesi dell’anno, inflazione e adeguamenti retributivi dei lavoratori dipendenti sono aumentati in egual misura. Come spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della Sugli alimenti nessuno spende più come prima M a crisi dilaga, e gli italiani cambiano le loro abitudini alimentari. Emblematici, in tal senso, i dati pubblicati dall’Osservatorio “Prezzi e mercati” dell’Indis, Istituto della Unioncamere specializzato nella distribuzione dei servizi, secondo cui la spesa alimentare toccherà quest’anno i livelli degli anni '60, quando gli italiani acquistavano pochi, essenziali alimenti. Scende notevolmente, ad esempio, la vendita di dolci e merendine; si risparmia anche sulle bevande gassate e si fa a meno del piacere di un bicchiere di vino la sera. Dunque dalla ricerca emerge come, con il dilagarsi della crisi, le famiglie si siano organizzate ai fini del risparmio: prima con i pellegrinaggi dei supermercati alla ricerca delle promozioni, poi con la tendenza a scegliere il prodotto a marchio del distributore rispetto a quello di marca. In più, nel frigo sono sempre più assenti i cibi non strettamente necessari al fabbisogno alimentare. Da qui, appunto, il crollo nella vendita di dolci e cole. L’in- L Cgia, “se il costo della vita è cresciuto dell’1,3 per cento, l’indice di rivalutazione contrattuale Istat è salito dell’1,4 per cento. Pertanto, rispetto allo stesso periodo del 2012, il potere d’acquisto dei lavoratori è rimasto pressoché invariato”. Per Bortolussi la speranza è che buona parte dei 37 miliardi destinata alle tasche dei lavoratori, possa essere spesa per rilanciare i consumi interni. “Mai come in questo momento – spiega il segretario della Cgia- gli artigiani e i commercianti hanno bisogno di veder ripartire la domanda interna”. Tuttavia, visto il basso potere d’acquisto, il timore che gli italiani rinuncino ai loro acquisti, è forte. Una prospettiva ancor più drammatica se si considera che, come ricorda Bortolussi, “per molte attività le vendite nel periodo natalizio incidono fino al 30/40 per cento del fatturato annuale”. Una guerra tra poveri, dunque. Intanto, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, vede vicinissima la ripresa. Beato lui. sieme di queste strategie di risparmio permette alle famiglie di ridurre la spesa sul cibo di oltre 2 miliardi all’anno, in pratica di sterilizzare completamente l’aumento dei prezzi alimentari. Tra le rinunce, c’è anche il pasto fuori casa. Nell’ultimo anno, infatti, i pasti extra-domestici sono diminuiti di circa il 2,5%. Crescono sempre più, invece, gli italiani impegnati nella coltivazione agricola, che si attestano intorno ai 7,4 milioni (circa il 14,6% della popolazione maggiorenne). Oltre il 17% del totale degli italiani che hanno intrapreso attività amatoriali nella cura del verde e nella coltivazione agricola hanno iniziato negli ultimi cinque anni, proprio in coincidenza con l’avvio della crisi economica. Per 26 milioni di italiani, un ruolo fondamentale nella scelta del prodotto a basso costo, è internet. Sul network, infatti, si cercano le promozioni, si confrontano i prezzi e si acquisiscono tutte le informazioni necessarie, come le opinioni di altri consumatori e gli ingredienti dei prodotti. G.M. 4 Domenica 17 novembre 2013 Storia Terzo appuntamento con le curatrici del sito www.cartolinedalventennio.it Viaggio nel Ventennio, la comunicazione fascista/3 Prima del Fascismo: la propaganda durante il Primo conflitto mondiale Eccoci al terzo appuntamento con le nostre Stefania Calella e Gianna Giannini per questo appassionante e inedito viaggio nella comunicazione durante il Ventennio. In questa puntata le autrici ci raccontano il periodo della Grande Guerra, analizzandone - come sempre - i dettagli e le sfumature. Ecco che anche la pubblicità “scende in guerra”, divenendo di propaganda. Questo fa sorgere spontanea una piccola riflessione: quando si parla di “propaganda”, quasi istintivamente si pensa al Fascismo, perché il Regime di essa fece molto uso. Ebbene, questo piccolo ma interessante “speciale” di oggi dimostra come la propaganda non sia una prerogativa solo ed esclusivamente fascista ma, al contrario, viaggi di pari passo con l’umanità, a tutti i livelli e in qualsiasi periodo storico. Fatta questa semplice osservazione, c’è da dire che la puntata odierna è particolarmente appassionante e coinvolgente. Un consiglio ai nostri affezionati lettori: stampate ogni domenica la pagina dedicata al nostro viaggio nel Ventennio e raccogliete ogni puntata. Quando uscirà l’ultima, avrete in mano un piccolo tesoro intellettuale e culturale. E, contemporaneamente, date un’occhiata al sito www.cartolinedalventennio.it: vi troverete moltissimo materiale di grande interesse storico e sociale relativo al periodo fascista, immagini e foto difficilmente rinvenibili altrove in un contesto ordinato e organizzato come quello messo on line dalle nostre collaboratrici. E se avete in casa del materiale che ritenete di voler mettere a disposizione, non esitate a mandare una mail all’indirizzo [email protected]. Potrete contribuire a questo prezioso lavoro. Buon viaggio, dunque, per oggi, nell’Italia di un secolo fa, in questo appassionante tuffo in un passato che ci appartiene, che fa parte della nostra storia, che è necessario conoscere e comprendere per meglio capire l’Italia di oggi. Emma Moriconi La pubblicità scende in guerra di Stefania Calella e Gianna Giannini ll’inizio del Novecento, il bere era un forte catalizzatore sociale. Ma nel 1913, quasi come un segno premonitore, Marcello Dudovich inserì un uomo vestito da ufficiale nel manifesto della Campari. Lo scoppio della Prima guerra mondiale, infatti, mise fine alla Belle Époque. Il mondo dorato di lussi e divertimenti lascia il posto alla tragicità della guerra. La pubblicità si mette al servizio della patria assumendo sempre più un carattere propagandistico, in quanto non più finalizzata soltanto alla vendita ma indirizzata alle più alte sorti della sopravvivenza nazionale. Le immagini si semplificano e di ventano più incisive e sono finalizzate alla sottoscrizione dei sette prestiti nazionali. Nel 1917, in occasione della cam- A pagna pubblicitaria finalizzata alla sottoscrizione del V Prestito Nazionale, vengono scartati ben ventinove bozzetti realizzati dagli artisti del momento. Gli organi di propaganda, incaricati della scelta, preferirono optare per opere di chiara e immediata impronta comunicativa, lasciando in secondo piano la validità artistica. Accanto ai manifesti propagandistici furono realizzati numerosi opuscoli, con lo scopo di favorire una maggiore penetrazione del messaggio anche nell’intimità delle abitazioni di tutti gli italiani. Il target di riferimento della propaganda è rappresentato dai familiari dei soldati: figli, mogli, madri. Famose, a tal proposito, due illustrazioni di Aldo Mazza. Nella prima è raffigurato un alpino mentre scrive ai genitori affinché impieghino i loro risparmi nel Prestito nazionale. La seconda ritrae gli stessi genitori chini a contemplare l’obbligazione appena sottoscritta. Il soldato della prima immagine è raffigurato con una pila sull’elmetto e una sciarpa al collo, a simboleggiare le condizioni difficili in cui combatte, mentre i genitori sono ritratti in una casa modesta ma ordinata. Il legame con il figlio, e quindi tra i due manifesti, è ben evidenziato dalla foto incorniciata del soldato e dalla penna d’oca del calamaio - esplicito richiamo al cappello dell’alpino - sulla scrivania dei genitori. Alcune opere, però, furono anche mal interpretate dal pubblico. È il caso di Giovanni Greppi, che cala i suoi manifesti nella realtà operaia. In particolare ci fu un manifesto, che finì nell’occhio del ciclone, in cui un soldato veniva raffigurato mentre mostra agli operai il dolore delle vedove di guerra. L’obiettivo comunicativo era quello di smuovere gli operai per la raccolta del Prestito nazionale, da molti invece fu interpretato come un atto d’accusa verso la classa operaia, rea di non partecipare alla guerra. Ci fu poi un manifesto che, come disse il celebre pubblicitario Dino Villani, divenne una “ossessione per il cittadino”. Si tratta dell’opera di Achille Luciano Mauzan in cui è raffigurato un soldato che, uscito dalla trincea, punta l’indice e con lo sguardo severo invita tutti a fare il proprio dovere. Questa immagine era esposta ovunque edaveva dimensioni gigantesche, ben 30 metri quadri. Dopo la disfatta di Caporetto, aumentarono gli sforzi propagandistici per sostenere non solo i soldati ma anche la popolazione. Fu in questa occasione che si fece notare uno dei primi tecnici pubblicitari italiani: il dottor Emilio Grego, al servizio dell’esercito come radiologo. Per motivi di salute, iniziò ad occuparsi di propaganda. La sua opera a favore delle campagna per il lancio di prestiti divenne famosa in quanto ca- pace di smuovere il sentimento delle persone. La pubblicità strettamente commerciale, però, non scomparve del tutto. Tutta la nazione, e quindi anche l’industria, era al servizio dell’Italia. La Campari, ad esempio, ambientò la sua réclame in una trincea, raffigurando dei soldati durante un turno di guardia. Accanto ai fucili compare, sulla sommità delle fortificazioni, una bottiglia di Campari oversize. Numerosi anche i manifesti dedicati ai mezzi di trasporto, ma anche ad oggetti di più semplice quotidianità. Singolare il caso delle penne Waterman, protagoniste di un vero e proprio lancio commerciale in pieno periodo bellico. La fine vittoriosa della guerra segnerà, per l’Italia, l’inizio di nuovi scenari. La pubblicità subirà una notevole evoluzione grafica grazie all’apporto dei futuristi e alla nascita delle prime agenzie pubblicitarie. 5 Domenica 17 novembre 2013 IL PAESE E’ PIOMBATO NEL CAOS DOPO IL ROVESCIAMENTO DI GHEDDAFI Scorribande dei miliziani: la Libia affoga nel sangue I “signori della guerra” sparano sulla folla che chiede la fine delle violenze: almeno 40 i morti, 400 feriti di Bruno Rossi n intervento militare che ha tolto un dittatore e gettato un paese nel caos più completo. A distanza di due anni, il giudizio sul rovesciamento di Gheddafi non può che esser questo. La Libia affoga ancora nel sangue e non c’è prospettiva sulla quale poggiare per immaginare un futuro di stabilizzazione. Di più: se la popolazione scende in strada per chiedere la fine di questa scia di violenze, esse si moltiplicano e gli stessi manifestanti vengono spietatamente trucidati in massa. Così, le cronache delle ultime ore che arrivano dalla ex “quarta sponda” ci dicono di orrendi bilanci di morte dopo una manifestazione pacifica contro le scorribande di gruppo di miliziani di Misurata, che negli ultimi mesi spadroneggiano nella zona. I miliziani, reduci della “primavera” sulla quale soffiarono americani, britannici e francesi con la colpevole condotta pilatesca dell’allora Governo italiano, hanno aperto il fuoco contro la popolazione che chiedeva la fine delle loro angherie e violenze: il ministero della sanità libico ha indicato in almeno 40 morti U e quasi 400 feriti il bilancio. Le violenze sono esplose a Tripoli nel quartiere di Ghargur, davanti alla sede della milizia di Misurata, dopo che un centinaio di persone si erano radunate pacificamente in un corteo di protesta davanti all’edificio. I miliziani hanno cominciato a sparare, dapprima in aria e poi sulla folla, facendo una vera e propria carneficina. Dopo aver inizialmente ripiegato, i manifestanti sono tornati alla carica, questa volta armati, tentando di assaltare la sede dei miliziani per dargli fuoco. Il caos che si è creato è stato totale: spari, urla, lanci di pietre, via vai di ambulanze ed ospedali pieni di feriti, le strade polverose a tingersi nuovamente di rosso. Testimoni raccontano di vere e proprie scene da guerriglia urbana. È l’ennesimo preoccupante episodio di una situazione sempre più incandescente. Già all’indomani del sequestro lampo del premier Ali Zeidan il governo libico aveva cercato di porre rimedio allo strapotere delle bande armate, dando ordine a tutti i gruppi di miliziani presenti a Tripoli di uscire dalla capitale. Nulla di più lontano dall’essere eseguito: secondo l’agenzia Reuters, anzi, in queste ore è stato visto persino un cannone anti-aereo sparare sulla folla. Dalla Farnesina intanto arriva l’appello a non recarsi in Libia, a testimonianza di una situazione che sta sfuggendo rapidamente di mano alle cosiddette autorità. “Si raccomanda, in particolare, di limitare allo stretto necessario gli spostamenti sul territorio, anche nelle aree urbane, soprattutto dopo il tramonto, e ad evitare, ove possibile, lo stazionamento incustodito delle vetture. Si raccomanda di adottare particolare attenzione e di evitare, nel limite del possibile gli assembramenti, specialmente durante i fine settimana e dopo la preghiera del venerdì e di tenersi costantemente aggiornati sulla situazione di sicurezza nel Paese”. Intanto crescono i timori anche per le riserve italiane di gas, prese di mira dagli stessi miliziani. A prescindere dalla simpatia che il personaggio potesse godere, ai tempi di Gheddafi dalla Libia arrivava gas ma non arrivavano barconi. Dal suo rovesciamento, accade il contrario. Probabilmente, anche per questi motivi, è tempo che l’Italia, in ambito internazionale, torni ad avere una voce a difesa dei suoi sacrosanti interessi. E a farla sentire. Esteri UNA “PENA DEL CONTRAPPASSO” PER IL BRASILE Caso Battisti al contrario: ricercato scappa in Italia Henrique Pizzolato, condannato per corruzione, ha fatto perdere le sue tracce un mese e mezzo fa R apporti Italia-Brasile? A chiunque verrebbe in mente, calcio a parte, l’infame storia su Cesare Battisti. Oggi però si aggiunge dell’altro: un caso Battisti “al contrario”, con un ricercato che finisce in Italia e che chiede, in Italia, di essere giudicato. Si tratta di Henrique Pizzolato, che era stato condannato a 12 anni e 7 mesi per corruzione nello scandalo del "Mensalao", la "Mani Pulite" brasiliana. Ex direttore marketing del Banco do Brasil, esponente del Partito dei lavoratori al quale fa capo la presidente Dilma Rousseff e figura chiave nella trama di versamenti illeciti a deputati per assicurarsi il loro voto a favore del governo, Pizzolato è fuggito in Italia, come ha annunciato il suo legale. I fatti per i quali Pizzolato è stato condannato sono relativi agli anni del primo mandato di Luiz Inacio Lula Da Silva. Gli agenti che si sono presentati a casa sua non lo hanno trovato e i suoi familiari hanno dichia- rato che l'uomo si trova già in Italia. Pizzolato, che ha la doppia cittadinanza brasiliana e italiana, oltre che di corruzione, è stato condannato anche per associazione per delinquere e riciclaggio. E sarebbe partito verso l'Italia già da 45 giorni. Secondo fonti della polizia, le autorità giudiziarie brasiliane avrebbero già preso contatto con l'Interpol per il suo caso. In una sua lettera, l'ex dirigente ha scritto: "Ho deciso di far valere il mio legittimo diritto di libertà per essere sottoposto a un nuovo giudizio in Italia, in un tribunale che non è sottoposto alle imposizioni dei media controllati dall'imprenditoria, come è previsto nel trattato di estradizione tra Brasile e Italia". Pizzolato ha lasciato il Brasile via terra verso il Paraguay e da lì si è imbarcato su un volo diretto in Italia, come ha rivelato l'avvocato Marthius Savio Lobato, che ha peraltro annunciato di aver rinunciato alla difesa. B.R. RICORDATI DI TE. PER UNA CORRETTA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO, PRENOTA UNA MAMMOGRAFIA. CAMPAGNA DI PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO. percorsi di screening gratuiti. 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Le buste erano quasi trasparenti: la commissione esaminatrice infatti, guardandole in controluce, poteva vedere a chi corrispondeva il foglio dell’esame. E dunque poteva fare superare il test a chi voleva, avendo voluto. A monte una segnalazione che riguarda una parte del concorso, quello per 300 vigili urbani, dove è intervenuta la magistratura che, aprendo un’indagine, ha bloccato tutto. Nel frattempo nel 2010 parte un’altra protesta che riguarda il concorsone per figure professionali di ogni tipo: dagli insegnanti della scuola per l’infanzia ai funzionari economici-finanziaria, dai funzionari delle biblioteche ai dietisti. Dopo un primo test, che screma I le 300 mila domande e che non avrebbe problemi, si passa alle prove scritte per un’ulteriore scrematura, per decidere chi potrà sostenere l’orale. Ecco dunque l’ostacolo contro l’affidamento della gestione della procedura a una società esterna, la Proxi, che subisce un ricorso di un’altra azienda del settore, la Formez. Si va comunque avanti con le prove scritte che si svolgono a dicembre 2012. A giugno s’insedia la giunta Marino ed ecco che piombano in Comune centinaia di segnalazioni tra lettere, mail, denunce sul social network da parte degli esclusi. Marino e il vice sindaco Nieri, preoccupati anche dall’inchiesta sul concorso dei vigili, iniziano subito l’attività di segugi e iniziano controlli a tappeto nel nome della legalità. Una pessima sorpresa per le centinaia di persone in attesa di riscontri dalle prove sostenute. Ma le buste in controluce sono trasparenti. Le vite dei cittadini sospese sul filo del rasoio non hanno importanza. Marino ha così disposto un ulteriore approfondimento che svolgeranno il direttore del Personale e l’avvocatura del Comune, mentre a lunedì le conclusioni della vicenda e soprattutto l’eventuale annullamento che sarebbe un vero ulteriori terremoto in Campidoglio. Intanto è già mobilitazione. Contro la possibilità che venga annullato il maxiconcorso del Comune, lunedì i candidati scenderanno in piazza sventolando migliaia di buste bianche. "È bufera tra i migliaia di candidati", scrivono e organizzano su Facebook. La protesta inizierà alle 9 del mattino, mentre una delegazione di candidati ha fatto richiesta per incontrare il sindaco di Roma Ignazio Marino alle 11. Che Marino resti “vigile”. Francesca Ceccarelli Metro C, il pasticciaccio peggiora di giorno in giorno arà che passerà anche sotto via Merulana, ma la Metro C somiglia sempre più ad un pasticciaccio. E certamente non sarà il defenestramento dell’assessore Morgante a salvare Ignazio Marino dall’ennesima figuraccia collezionata in pochi mesi. La questione del cantiere ormai affonda nelle urgenze. La prima, è quella relativa ai fondi: e le imprese affidatarie hanno di nuovo dovuto ricorrere ad un ultimatum per farsi ascoltare da un sindaco che le ha apertamente snobbate durante l’assedio al Campidoglio di qualche giorno fa. “Abbiamo la necessità di rappresentare la reale situazione economica e finanziaria dell’opera Metro C” hanno scritto in una lettera aperta. “La forte incertezza che grava da mesi sull’esistenza dei finanziamenti necessari alla prosecuzione dell’opera ha creato un clima di sfiducia da parte di fornitori, sub affidatari e di istituti di credito che in un particolare momento di congiuntura negativa, non consente alle imprese affidatarie di disporre delle risorse finanziarie necessarie agli approvvigionamenti, al pagamento degli stipendi, dei contributi e delle tasse, anche con l’approssimarsi delle scadenze di fine S ENNESIMO CASO Anche le linee telefoniche saccheggiate dai ladri di rame iange il telefono? Colpa dei ladri di rame… Una coppia di romeni, entrambi pregiudicati senza fissa dimora, sono stati sorpresi dai Carabinieri della Stazione Roma La Storta mentre nascondevano in una baracca nel cortile di casa circa 10 quintali di cavi di rame della rete telefonica fissa Telecom Italia. Negli ultimi giorni il Gruppo Carabinieri di Ostia ha disposto un incremento, in tutta la zona a nord del Grande Raccordo Anulare, dei controlli finalizzati al contrasto dei furti di rame a danno delle rete di illuminazione pubblica, telefoniche, elettriche e ferroviarie. Nella rete dei militari sono incappati i due cittadini stranieri, una 33enne P e un 24enne, arrestati poiché avevano nascosto l'ingente quantitativo di rame, circa 300 metri di cavi, in attesa verosimilmente di bruciare il materiale plastico dei cavi per poi estrarre ''l'oro rosso'' contenuto all'interno. I due sono stati associati alle case circondariali di Regina Coeli e Rebibbia, dove saranno interrogati dal magistrato innanzi a cui risponderanno dell'accusa di ricettazione aggravata. I danni arrecati all'azienda telefonica, sono consistenti, poiché oltre ai fili asportati, spesso vengono anche rotti i pali che li sostengono ed il ripristino delle linee richiede molti giorni di lavoro da parte di tecnici specializzati.. REGIONE LAZIO Figli e figliastri all’Astral? Interrogazione di Storace “I diritti sindacali in azienda vanno tutelati, bisogna evitare indebiti condizionamenti dei dipendenti” GIOVENTU’… RUBATA Furti, nomadi in azione: con loro anche una 12enne hissà, forse la crisi morde anche loro. E così le altre attività cui sono dediti (tra rivendita di quanto rovistato nei cassonetti e accattonaggio), evidentemente, non fruttano più quanto dovuto. Fatto sta che nei campi nomadi ormai non ci si fanno più tanti scrupoli nell’arruolare bambini per saccheggiare le case dei romani. I Carabinieri della Stazione Roma Viale Libia hanno arrestato due nomadi di 24 e 40 anni, già note alle forze dell'ordine e provenienti dall'insediamento di Borgata Finocchio, con l'accusa di tentato furto in appartamento. Le due donne venerdì sera, in via Ogaden, nei pressi di via Nomentana, armate di un paio di forbici, hanno tentato di C forzare il portone d'ingresso di un appartamento. Insieme a loro una terza persona: una dodicenne, che evidentemente non è stata ritenuta abbastanza giovane da essere tenuta al riparo da blitz notturni con intenzioni criminali. Una pattuglia dei militari dell'Arma, ha notate il gruppo ed è immediatamente intervenuta, bloccando le nomadi. Sul posto sono state rinvenute e sequestrate dai Carabinieri anche le forbici utilizzate dalle ladre. Dopo l'arresto, le due donne maggiorenni sono state accompagnate in caserma a disposizione dell'Autorità Giudiziaria in attesa del rito direttissimo mentre la 12enne è stata affidata ad un centro di prima accoglienza per minori. anno. Il risultato raggiunto con gli accordi di martedì scorso, che ha consentito di far percepire agli operai le mensilità arretrate, non risolve il problema più grave della liquidità necessaria al proseguimento dei lavori, con l’effetto della sostanziale chiusura di tutti i cantieri per indisponibilità di mezzi, materie prime e carburante. Il protrarsi di questa situazione porta all’inevitabile chiusura di molte imprese e alla perdita del lavoro degli operai impegnati. L’esaurimento delle scorte presenti in cantiere non consente di proseguire le attività in corso oltre il 30 novembre”. A ciò si aggiunga che la Corte dei Conti ha mandato a dire al Campidoglio che vuole tutta la documentazione sul tavolo del giudice istruttore Rosario Scalia entro poche ore. In tutto questo, Ignazio Marino brancola nel buio e comincia addirittura a pensare, secondo molti spifferi, di accorciare il tracciato della terza linea del metrò, facendola fermare a San Giovanni. Escludendo così, va da sé, una larga fetta di cittadini. Ma questo, per il sindaco ciclista, pare essere l’ultimo dei problemi. Valter Brogino l capogruppo de La Destra verso Alleanza Nazionale, Francesco Storace, ha presentato una interrogazione per chiedere chiarimenti sull'accordo aziendale per il personale non dirigente in forza ad ASTRAL s.p.a. “Con nota dell’Amministratore unico, ing. Antonio Mallamo - si legge nell'interrogazione- l’Astral spa ha comunicato alle OO.SS. firmatarie del ccdi 2008-2011 disdetta dell’accordo del 15.03.2007, confermato dall’art. 15 del ccdi 2008-2011 relativo ai “Diritti Sindacali in Azienda” e contestualmente ha inoltrato alle organizzazioni sindacali una proposta di confronto sulla materia dei permessi”. “L'operazione - si legge ancora- avviata dalla Società risulta palesemente funzionale alla marginalizzazione di una organizzazione sindacale attraverso l’introduzione di un diverso I regime di fruizione dei permessi che, se approvato, pregiudicherebbe in particolare un funzionario dell’Astral spa. L’O.S. Diccap - continua ancora l'interrogazione di Storaceha contestato a mezzo del proprio legale sia la disdetta che la proposta di confronto perché intempestive e comunque illegittime”. “L'ipotesi di Accordo Aziendale per il personale non dirigente in forza all’Azienda Strade Lazio – ASTRAL s.p.a. presentata alle OO.SS., inoltre, all'art. 4 prevede: “Le Parti richiamano espressamente quanto previsto in materia di contrattazione aziendale dall’Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011”. Dall’ipotesi di Accordo Aziendale, dunque, sembrerebbe in atto la sostituzione, per il personale Astral, del contratto collettivo nazionale di riferimento pubblico con quello privato”. “L’eventuale sostituzione del contratto collettivo nazionale di riferimento pubblico (ccnl - comparto regioni) con quello privato entrerebbe in contrasto con il ruolo pubblicistico che l’Astral spa ha avuto sin dalla sua costituzione e che si è andato accentuando nel tempo. L’Astral spa, infatti, pur essendo formalmente una società per azioni di diritto privato, è organismo di diritto pubblico per le seguenti ragioni: è stata costituita con legge regionale; è partecipata soltanto dalla Regione Lazio che svolge sulla stessa il c.d. controllo analogo; la Regione Lazio, sulla scorta del controllo analogo, affida ad Astral spa gli appalti in assenza di gara in virtù dell’istituto del c.d. in house providing, quindi come fosse una sua articolazione; svolge istituzionalmente competenze di pubblico interesse e, pertanto, è stata ricompresa nel conto consolidato delle pp.aa”. “Il capogruppo Storace- conclude l'interrogazione -chiede al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e all’assessore alle Infrastrutture Fabio Refrigeri, di sapere se intendono sollecitare l’A.U. Antonio Mallamo di ripristinare l’accordo del 15/03/2007 sui “Diritti Sindacali in Azienda” e soprattutto per chiedere chiarezza ed avere rassicurazioni sul mantenimento del contratto collettivo nazionale di riferimento pubblico (ccnl comparto regioni). Questo per evitare un indebolimento della condizione del personale in favore del management di estrazione politica che, senza i vincoli del ccnl di tipo pubblico, può esercitare una gestione delle risorse umane che gli consente di avere un indebito condizionamento dei dipendenti Astral”. Chantal Capasso 7 Domenica 17 novembre 2013 Dal Lazio Allarme rifiuti: “Er trio” Sottile-Zingaretti-Marino non sa più che pesci prendere L’emergenza è dietro l’angolo Nessuna strategia sul nuovo sito Intanto uno studio dell’Eras evidenzia un anomalo incremento di tumori e altre malattie nelle popolazioni che vivono nel raggio di cinque chilometri da discariche e inceneritori di Giuseppe Sarra ove sarà trattata l’immondizia di Roma? Cupinoro, Falcognana, fuori regione o all’estero? Al momento non ci è dato sapere. Eppure sembra strano l’atteggiamento che sta assumendo “er trio monnezza”, Sottile-Marino-Zingaretti. Preferiscono il silenzio stampa. Intanto sale la tensione tra i cittadini. Molti i sit-in di protesta davanti la Regione Lazio e al Campidoglio. In ultimo quello organizzato in via Cavour a Roma pochi giorni fa, sotto gli uffici del commissario speciale Goffredo Sottile. Inequivocabile lo striscione dei manifestanti: “Gestione emergenziale? Ci rifiutiamo!”. Di tutt’altro avviso Sottile secondo cui “il commissariamento rappresenta un presidio di democrazia”. Ma come? “Gli enti preposti non funzionano – fa notare -, il commissario ripristina una situazione di normalità”. Mentre i cittadini manifestano le loro perplessità al riguardo, Sottile fa orecchie da mercante e gonfia il petto: “Io ho chiuso Malagrotta, dovreste ringraziarmi anziché essere ingrati perché sono una brava persona, oltre che un po’ ambientalista”. Poi, se le sue parole hanno un fondamento, dà la sua lettura sul sito che ‘ospiterà’ i rifiuti della capitale e dell’hinterland romano: “Prima che assumessi l’incarico a Roma i rifiuti venivano smaltiti tal quale, adesso invece vengono trattati. Ho D risolto il problema nell’unico modo possibile al momento: portare il rifiuto trattato fuori regione”. I cittadini che vivono nelle prossimità dei centri di Cupinoro e Falcognana possono dormire sonni tranquilli? IL CASO “Bracciano Ambiente”, tra licenziamenti e richieste er quale motivo la Regione Lazio avrebbe intenzione di autorizzare la volumetria della discarica di Cupinoro - su richiesta della “Bracciano Ambiente Spa”, società in house del comune di Bracciano che gestisce la discarica di Cupinoro - di altri 450 mila metri cubi? Un’indiscrezione che, se confermata, svelerebbe il mistero sulla destinazione delle 20 mila tonnellate ‘capitoline’ da smaltire. Ma i conti non tornano. La spa del comune lo scorso 3 settembre ha protocollato una dettagliatissima relazione sulla salute dell’azienda. Molte le perplessità al riguardo rispetto alle richieste della stessa nei confronti dell’ente regionale. Tra le tante criticità, nel documento la “Bracciano Ambiente” comunica al comune di aver “inviato 21 lettere di licenziamento visto il calo del fatturato dei servizi P di raccolta differenziata porta a porta con un decremento del costo del personale, atteso per il 2014, pari a circa un milione di euro”. Motivo? “Unità ritenute in esubero”. Con il fine di aumentare il fatturato, però, l’azienda comunica anche di aver aperto un’asta con importo a base di vendita pari a 60 euro oltre tasse e imposte: tali volumetrie sono state oggetto di requisizione dal commissario Sottile che le ha destinate al conferimento dei rifiuti trattati prodotti nel comune di Roma. Neanche per sogno. “Le ipotesi di stoccaggio di rifiuti a Cupinoro e a Falcognana – ha osservato Sottile - non sono archiate ma restano, come opzione emergenziale, qualora sorgessero problemi relativi al trasporto dei rifiuti del Lazio fuori regione”. Durante l’incontro con i manifestanti, che gli facevano notare tutte le loro perplessità sulla salute degli impianti di smaltimento - come documentato dall’Epidemiologia rifiuti ambiente e salute, Eras - e che tale soluzione equivale a “nascondere la polvere sotto il tappeto, il che è ben lungi da una risoluzione reale della problematica”, Sottile ha sostanzialmente preso le distanze sulla nocività dei termovalorizzatori. Nessuna chiarificazione, quindi. Quale sarà la strategia del commissario? Si sta lavorando ad una terza ipotesi? E qualora fosse davvero così, perché Zingaretti, Sottile e Marino non placano la rabbia dei manifestanti? Ad allarmare nuovamente i cittadini un altro studio dell’Eras della Regione Lazio che evidenzia un anomalo incremento di tumori ed altre malattie nelle popolazioni che vivono nel raggio di 5 km da discariche e inceneritori. Sipario. L’interrogazione di Storace Cupinoro: “Fare chiarezza subito” l vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Francesco Storace, ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, in merito alla discarica di Cerveteri. Ancora una volta l’ennesima discarica affligge la cittadinanza. L’ombra dei rifiuti e tutto ciò che di tossico ne deriva. Succede a Cerveteri nella discarica di Cupinoro. La questione è sorta in seguito ad un incontro fra Il coordinamento Rifiuti zero per il Lazio ed il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci sulle note problematiche della discarica di Cupinoro. Nonostante un’ampia discussione, i timori espressi non sono stati fugati, anzi, il sindaco ha confermato il suo parere favorevole sull’ampliamento della discarica di Cupinoro, contrariamente a quanto scritto nel programma elettorale. Considerato che – prosegue l’interrogazione - la valutazione riguardo le affermazioni del sindaco di Cerveteri non può che essere negativa pertanto il comitato ribadisce la propria assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di ampliamento della discarica ed alla realizzazione del ventilato polo industriale dei rifiuti a Cupinoro che prevede inoltre un impianto a biogas. Il sindaco tuttavia ha proposto di riaffrontare l’argomento con un nuovo incontro dichiarandosi disponibile ad esaminare ipotesi alternative. Ma questo non ha convinto i cittadini. Il malcontento si è riversato nelle piazze il 26 ottobre, circa un migliaio di cittadini del comprensorio Bracciano-Cerveteri ed oltre - si legge nell’interrogazione - hanno manifestato il loro netto “no” all’ampliamento della discarica di Cupinoro, che ha raggiunto già da tempo il massimo della sua capienza, in rapporto al già altissimo impatto ambientale. E’ un movimento in crescita, che non si fermerà facilmente e metterà in campo tutto ciò che si renderà necessario, per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Storace conclude, chiedendo al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti di sapere se intende dare chiarimenti sul drammatico problema della discarica di Cupinoro rispondendo alle necessità condivise da migliaia di famiglie. Chantal Capasso I IL 26 NOVEMBRE A BRUXELLES VERRÀ DISCUSSA LA PETIZIONE PRESENTATA DAI COMITATI Ampliamento: i dubbi dei cittadini… algono le quotazioni di Cupinoro, scendono quelle di Falcognana. Ad oggi sembrerebbe essere questa – non si esclude una terza ipotesi la direzione che stanno percorrendo Sottile e Zingaretti: 20 mila tonnellate di rifiuti, infatti, provenienti da Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano, oltre ai rifiuti già conferiti in discarica da 27 comuni limitrofi, dovranno essere ridistribuite e trattate per far fronte alla chiusura di Malagrotta. Eppure le istituzioni sembrerebbero “fregarsene” delle normative vigenti. Ma come? La Commissione europea più volte si è espressa a favore del superamento della logica emergenziale e contro la realizzazione di discariche temporanee e provvisorie. Insomma, agli antipodi con quanto sostenuto dal commissario Sottile. Non solo. Le autorità competenti, tuttavia, hanno individuato diversi siti provvisori (Tivoli, Pian dell’Olmo, Monti dell’Ortaccio, Falcognana e Cupinoro) che – secondo i comitati di zona – non sono adeguati e dotati delle autorizzazioni necessarie. Un altro aspetto S da non sottovalutare è che il sito di Cupinoro doveva essere dismesso ben due anni fa ed è attualmente aperto in regime di “prorogatio”. Eppure lo scorso 23 settembre il Consiglio regionale del Lazio si è espresso contro la delocalizzazione dei rifiuti romani fuori dai confini territori della capitale stessa. Una situazione che peggiora quotidianamente. Aumentano i dubbi, scarseggiano le risposte. Molte le preoccupazioni infatti degli abitanti della zona. Oltre alla viabilità e alla salute, a circa un kilometro dalla discarica sono presenti i pozzi dell’acquedotto “Spanora Casalone” di proprietà del comune di Cerveteri che risulterebbero già compromessi mentre su alcuni terreni gravano usi civici. Altre zone, invece, sono qualificate come “zone a protezione speciale” (Zps). La domanda sorge spontanea: è davvero possibile aumentare il raggio d’azione della discarica per far fronte all’emergenza della capitale? “In tutto questo contesto a Cerveteri la raccolta differenziata – spiegano i manifestanti – non decolla. Per giunta, l’amministrazione ha già annunciato multe salatissime fino a 600 euro per chi non rispetta le misure intraprese. Intanto – denunciano ancora i cittadini – la nettezza urbana è aumentata fino al 300%. Come facciamo ad andare avanti?”. Chiaro il messaggio degli abitanti della zona: “Non vogliamo che Cupinoro diventi Malagrotta 2.0. Oltre al grave impatto ambientale, stanno distruggendo la nostra economia basata sull’agricoltura, l’allevamento e il turismo”. Nel frattempo, il 26 novembre al parlamento europeo verrà discussa la petizione popolare presentata dai comitati della zona. G.S 8 Domenica 17 novembre 2013 Dall’Italia ALLA DETENUTA È STATO CONCESSO IL PERMESSO PREMIO DAL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA Delitto di Cogne, la Franzoni passa cinque giorni con la famiglia Da ottobre la donna, che deve scontare 16 anni di reclusione per l’uccisone del figlio, era stata ammessa al lavoro esterno dal carcere di Bologna di Carlotta Bravo a trascorso cinque giorni a casa Anna Maria Franzoni, condannata a 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi avvenuto nel 2002 a Cogne. La donna è stata vista nei giorni scorsi a Santa Cristina di Ripoli, paese sull’Appennino bolognese dove vive la famiglia, mentre faceva la spesa con il marito e uno dei due figli. Ciò grazie ad un permesso premio che è stato concesso dal magistrato di Sorveglianza: si tratta di quei permessi regolati dall’articolo 30 ter dell’ordinamento penitenziario, che consente ai detenuti di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro. La decisione è stata presa sulla base della relazione del Gruppo di osservazione e trattamento (Got) che fa una sorta di ‘diagnosi’ sul detenuto. A quanto si apprende, il caso specifico della Franzoni non è diverso da quello di altri detenuti. Il permesso premio, a quanto risulta il primo da quando la donna è stata arrestata, è arrivato a poco più di un H mese dalla decisione di ammetterla al lavoro esterno, in una coop della parrocchia di Sant’Antonio da Padova, dove dal 7 ottobre collabora al laboratorio di sartoria aperto nella sezione femminile del carcere bolognese. In più di una occasione, nel 2011 e nel 2012, la Franzoni aveva già chiesto permessi premio per stare vicina ai familiari, ma le richieste erano sempre state negate, come anche quella di poter scontare agli arresti domiciliari il residuo della pena, per assistere i figli. I rifiuti erano motivati dalla gravità del reato commesso e dalle regole dell’ordinamento penitenziario per i detenuti pe- ricolosi (come chi viene condannato per mafia e terrorismo), che devono aspettare di aver scontato in carcere almeno metà della pena prima di potere usufruire di permessi. Ad Anna Maria Franzoni era stato concesso in passato solo un permesso, il 31 agosto 2010, per consentirle di essere presente al funerale del suocero, Mario Lorenzi, che le era stato a lungo vicino nella sua battaglia giudiziaria, e a cui era particolarmente legata. E dopo il lavoro esterno e l’ultimo permesso chissà se la Franzoni riuscirà addirittura a scontare il resto della pena a casa? Nei prossimi mesi il tribunale di Sorveglianza di Bologna dovrà infatti nuovamente pronunciarsi sulla richiesta di detenzione domiciliare, per assistere uno dei figli, richiesta che la difesa aveva già avanzato l’anno scorso ma a cui la Sorveglianza bolognese aveva detto no. Poi, però, a giugno la Prima Sezione della Cassazione ha accolto per una questione procedurale il ricorso contro l’ordinanza del Presidente del Tribunale di Sorveglianza. LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE Strangola l’amica, attenuanti al killer Condannato in primo grado a 30 anni, pena ridotta a 16. La rabbia della madre a pena per il killer di Vanessa Simonini, la ventenne di Gallicano(Lucca) strangolata sul greto del fiume nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2009 dall’amico Simone Baroncini, era stata ridotta da 30 a 16 anni in Corte d’Appello di Firenze. Venerdì sera la Cassazione ha confermato la sentenza, respingendo il ricorso della famiglia della ragazza che chiedeva una pena più severa. “Ce lo aspettavamo – sostiene l’avvocato della famiglia, Tiziana Bertani, intervistata dal sito LuccainDiretta – già nel pomeriggio, viste le carte, ci siamo resi conto che non avremmo ottenuto molto. Siamo profondamente delusi dell’esito dell’udienza e della sentenza che ne è seguita”. Amareggiata e delusa, in particolare, la madre della giovane, Maria Grazia Forli: “Questa è la giustizia italiana. Vanessa è stata uccisa un’altra volta”, ha commentato. Baroncini, 38 anni, operaio, di Pisa, uccise Vanessa mentre erano in auto dopo che era an- L dato a prenderla per portarla a una festa con altri amici. Baroncini la aggredì e la strangolò di fronte all’ennesimo rifiuto di lei, che lo considerava solo un amico. Dopo l’omicidio l’operaio tentò di suicidarsi con i gas di scarico ma non ci riuscì, quindi nella notte chiamò i carabinieri inventando una falsa aggressione e poi confessando la verità alcune ore più tardi. Ora arriva la sentenza definitiva: sedici anni a quell’operaio, che Vanessa conosceva da anni, che considerava un amico e di cui si fidava. A quello stesso uomo che l’ha portata al fiume, dove fermato la macchina e allungato le mani su di lei. La ragazza ha reagito per l’approccio inaspettato e lui ha lottato contro di lei fino a strangolarla. C.B. 9 Domenica 17 novembre 2013 Dall’Italia CASERTA - L’OPERAZIONE DEI CARABINIERI DELLA COMPAGNIA DI CASAL DI PRINCIPE PADOVA - LE SCHIAVE DELLE STRADE Estorsioni a imprenditori edili: tre arresti nel clan dei Casalesi Pizzo alle prostitute, in manette un rumeno Erano subentrati ai due finiti in carcere a luglio per lo stesso motivo: esigevano milioni per realizzare appartamenti nell’agro aversano storsioni ai danni di imprenditori edili impegnati in un progetto per lavori dell’importo di diversi milioni di euro per la realizzazione di appartamenti in un comune dell'agro aversano: è questo il motivo per cui i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Casal di Principe (Caserta) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre esponenti del clan dei Casalesi. Un risultato che viene all’indomani di un’indagine coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Già nel luglio scorso era stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altre due persone: arresti non risultati sufficienti a quanto pare visto che le richieste estorsive non sono cessate. Infatti E secondo le indagini, altri componenti del clan si sono sostituiti agli arrestati nelle suddette mansioni mafiose “mostrando così di voler a ogni costo portare a compimento le condotte criminose”. In particolare, stando al provvedimento eseguito ieri, i tre destinatari dell’ordinanza avrebbero avanzato richieste BARI - LA TRUFFA Opere d’arte false, quaranta indagati Sequestri per un valore di 400mila euro: tra i più copiati i capolavori di Nino Caffè a procura di Bari ha posto sotto indagine quaranta persone ritenute coinvolte nella falsificazione di opere pittoriche e della loro immissione sul mercato d’arte attraverso aste e fiere. Inoltre, sono state eseguite oltre 20 perquisizioni in tutto il territorio nazionale, attraverso le quali sono state sequestrati dipinti, tavole preparatorie della false opere, fotografie di opere, false autentiche, documenti, computer e supporti informatici. Secondo gli inquirenti, il valore delle opere requisite, se immesse sul mercato, avrebbero avuto un valore di 400 mila euro (foto La Presse). L’operazione, compiuta dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Bari in collaborazione con i reparti territoriali, è stata eseguita in case di collezio- L nisti e gallerie d’arte di Bari, Roma, Pescara, Ravenna, Ferrara, Forlì, Firenze, Lecco, Mantova, Novara, Torino, Savona e Ragusa. La falsificazione riguardava soprattutto i capolavori del pittore e incisore abruzzese Nino Caffè, nome d’arte di Giovannino Caffè (ventisette olii su tela e su tavola); a partire da questi hanno avuto inizio, alcuni mesi fa, le complesse indagini dei militari, concluse nei giorni scorsi con il sequestro di 20 dipinti olio su tela di vari artisti contemporanei quali Schifano, Borghese, Alinari, Sassu, Guidi, Dorazio, Scheggi e Vasarely, tutti ritenuti falsi; 243 fotografie di opere di Caffè; 3 autentiche false di opere di Caffè e Pistoletto; otto tavole preparatorie per la realizzazione di opere di Caffè. G.M. estorsive nei confronti degli stessi imprenditori edili della provincia di Caserta a partire dal marzo del 2013: minacciavano di interrompere i lavori grazie alla forza intimidatrice determinata sul territorio dal clan dei Casalesi. Contestati nel provvedimento cautelare, oltre alle tentate estorsioni commesse nei confronti di imprenditori edili, per due degli indagati, anche una tentata estorsione ai danni di un ipermercato dell’agro aversano, appartenente a una catena di distribuzione nazionale. Sottolineano gli investigatori che, nel corso dell’attività di indagine, si è registrata la piena collaborazione di diversi imprenditori della provincia di Caserta che hanno acquistato fiducia nelle Istituzioni, iniziando a denunciare gli episodi di cui erano stati vittime. F.Ce. L’indagine è partita dopo la denuncia di una delle ragazze a seguito dell’ennesimo sopruso fruttava decine di ragazze rumene costringendole a prostituirsi e a consegnargli gran parte dei proventi guadagnati. Con queste motivazioni la polizia di Padova, su provvedimento firmato dal gip Domenica Gambardella, ha arrestato un 27enne di origini rumene. L’uomo, operante nella zona industriale della città veneta, oltre che costringere le ragazze a vendere il proprio corpo, pretendeva da esse i ricavi delle prestazioni. Quando qualcuna delle giovani provava a rifiutarsi, il rumeno rispondeva picchiandole pesantemente. All’ennesimo sopruso, una delle vittime si è rivolta agli agenti della squadra mobile denunciando il suo sfruttatore. Grazie alla segnalazione, le forze dell’ordine hanno potuto effettuare i primi riscontri fino all’arresto del 27enne. Per una volta, si chiude bene una brutta faccenda di violenza. Giustizia è stata fatta grazie al coraggio di una delle centinaia di ragazze costrette a vivere sulla strada. Tuttavia, è evidente che bisogna seriamente riflettere sul tema della prostituzione e dello sfruttamento ad esso legato. È quantomeno assurdo che uno Stato che si dica moderno non ponga soluzione ad una piaga sempre più dila- S gante in tutto il territorio nazionale. È tanto difficile guardare ai modelli di Paesi come la Germania, la Svizzera o la Spagna? Mettere mani alla questione significherebbe sottrarre al potere malavitoso oltre che migliaia di giovani donne anche ingenti somme di denaro che, secondo recenti stime, ammonterebbero a 5 miliardi di euro. In paragone, basti pensare che la manovra sulla tassa della casa costa poco più di tre miliardi. Dunque, un bacino enorme che potrebbe essere controllato dallo Stato, garantendone ogni forma di regolarità e sottraendo, una volta per tutte, migliaia di giovani donne dalle violente che subiscono quotidianamente. Giorgio Musumeci 10 Domenica 17 novembre 2013 NAPOLI – QUASI 100MILA PERSONE ALLA MANIFESTAZIONE DI IERI Il fiume umano bagna la “terra dei fuochi”: si chiede la bonifica del territorio Dall’Italia SI VOTA PER ELEGGERE IL PRESIDENTE Regionali in Basilicata, seggi aperti oggi e domani Il grido d’allarme della popolazione che vive a cavallo tra il capoluogo partenopeo e Caserta per richiamare l’attenzione su quella zona di rifiuti tossici Chiamata alle urne dopo le dimissioni del Governatore di centrosinistra De Vito di Valter Brogino S ra le 70mila e le 100mila persone hanno preso parte nel pomeriggio di ieri a Napoli al corteo “Stop biocidio”. Un fiume umano bagnato dalla pioggia che ha voluto gridare il proprio dolore per chi non c’è più, ma anche la propria rabbia e la propria disperazione chiedendo che venga tutelato il futuro. Un grido d'allarme soprattutto per quelle popolazioni che vivono nei comuni a cavallo delle province di Napoli e di Caserta, nella ormai tristemente nota Terra dei fuochi, spesso teatro di roghi tossici, ma anche custode di veleni interrati dalla malavita e non solo. Oltre due ore di marcia, da piazza Mancini a piazza del Plebiscito, attraversando le principali strade del centro cittadino. Particolarmente toccante la sfilata delle foto dei bambini che, negli ultimi venti anni, hanno perso la loro battaglia con i tumori. Tanti i cori dei partecipanti contro il governo e le istituzioni locali, che “stanno ammazzando la Campania non facendo le bonifiche”. Frasi ripetute anche da alcuni ragazzi delle scuole del territorio, accompagnati dai genitori. Alla manifestazione hanno partecipato, tra i tanti, il segretario Fiom Maurizio Landini, il cantante Nino D’Angelo, don Maurizio Patriciello, noto per le battaglie sugli sversamenti illegali. E poi studenti, T comitati e associazioni cittadini. In coda al corteo i gonfaloni del Comune di Napoli, di Casoria, Caivano, Frattaminore, Agerola. A conclusione della manifestazione l’Unipan associazione panificatori della Campania ha fatto sfilare una mega pagnotta lunga 5 metri, distribuendo pane gratis ai manifestanti. “Si continuano a lanciare allarmi da parte dei mass media – ha spiegato il presidente dei panificatori Mimmo Filosa – ma nel concreto ogni giorno assistiamo a nuovi roghi di rifiuti speciali che le forze dell'ordine non riescono ad arginare. Se l’acqua è avvelenata, noi con che cosa dovremmo impastare il pane? Se le Asl e le polizie municipali non fanno i controlli come si potrà avere la certezza della tracciabilità di quello che mangiamo? Lo Stato – ha concluso – è assente da tempo dalla Campania e solo urlando la nostra rabbia in piazza potremo sperare che qualcosa cambi”. Cercateci e ci troverete ovunque. All’indirizzo www.ilgiornaleditalia.org , con un portale all news ed un giornale sfogliabile e scaricabile on-line. Siamo anche su Facebook all’indirizzo www.facebook.com/ilgiornaleditalia.portale. Siamo anche abili cinguettatori, su Twitter, @Giornaleditalia. Tutti i nostri video sul canale Youtube, Il giornale d’Italia. Se volete scriverci, potete farlo all’indirizzo e-mail: [email protected] eggi aperti in Basilicata: i lucani sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente della Regione e rinnovare il Consiglio regionale. Si voterà oggi, dalle otto alle ventidue, e domani, dalle sette alle quindici. I 575.160 elettori dovranno scegliere il Governatore tra otto candidati: Franco Grillo per la lista Regionali 2013, Salvatore Tito Di Maggio (Per la Basilicata, raggruppamento di centrodestra), Florenzo Doino (Partito Comunista dei Lavoratori), Piernicola Pedicini (Movimento 5 Stelle), Maria Murante (Basilicata 2.0, la lista regionale di Sel), Marcello Pittella (La Basilicata presente, il raggruppamento di centrosinistra), Doriano Manuello (Matera si muove) ed Elisabetta Zamparutti (Rosa nel Pugno). Si vota con la vecchia legge elettorale, su turno unico, non ci sarà quindi alcun ballottaggio. Al futuro governatore basterà la maggioranza semplice. I posti nell’assise regionale saranno assegnati su base proporzionale provinciale con un premio di maggioranza al partito o al raggruppamento vincente. Con la nuova legislatura, il numero dei consiglieri regionali scenderà invece da 30 a 20. Inoltre, con le modifiche allo Statuto, passerà da sei a quattro il numero degli assessori della giunta. Nella regione meridionale si torna alle urne dopo soli tre anni dalle scorse elezioni. Vito De Filippo, risultato vincitore nel 2010, si è infatti dimesso il 24 aprile scorso per un’inchiesta su presunti rimborsi elettorali illeciti attribuiti ai suoi assessori. De Filippo, pur non essendo direttamente coinvolto, si è dimesso e non ha riproposto la sua candidatura. Nel 2010 Vito De Filippo, a capo della coalizione del centrosinistra, fu eletto con il 60,81% dei voti. Il candidato del centrodestra, Nicola Pagliuca, ottenne il 27,92% delle preferenze. B.F. 11 Domenica 17 novembre 2013 Cucina I N V E N TA R S I U N L A V O R O A I T E M P I D E L L A C R I S I C O N I U G A N D O P A S S I O N E E C O M P E T E N Z E Professione “dogpasticcere” Una giovane italiana ha aperto la prima boulangerie per quattro zampe di Anna Grasso he il periodo sia di crisi, viene quotidianamente annunciato da giornali e programmi TV. I mestieri tradizionali stanno scomparendo ed i giovani, con una buona dose di fantasia e spirito d'intraprendenza, cercano di reinventarsi. È questo il caso di Chiara Cajelli, ragazza del varesotto, laureata in Scienze della Comunicazione, che pare sia riuscita a fare una professione della sua passione. "Oggi, riuscire a trovare un lavoro stabile, pare sia divenuto un'utopia" afferma Chiara "attualmente lavoro part-time come tutor per i giovani studenti liceali ed universitari, ma sto cercando di creare una mia attività" e pare ci stia riuscendo. Attualmente, la giovane lombarda ha combinato la passione per la cucina e il suo amore per i cani diventando una "dogsticcera". "Ho avuto sempre passione per la cucina in generale, ed in particolare per la pasticceria. Mi son sempre divertita ad organizzare cene alle quali invitavo i miei amici, ma ho iniziato a preparare prodotti C per cani per necessità, quando la mia cagnolina Billa, oramai molto anziana, ha smesso di mangiare il cibo tradizionale. Ho quindi deciso di provare a cucinare per lei e son nati i primi biscotti e bocconcini per cani. Non utilizzo zucchero, burro, sale, conservanti e coloranti ma solo ingredienti biologici. Billa ha apprezzato moltissimo i primi prodotti, tanto da spingermi ad inventarne sempre di nuovi." E ci son davvero biscotti per tutti i gusti: cannella e mele, miele e vaniglia, formaggio e miele ne sono solo alcuni esempi. Anche se pare il gusto piú apprezzato dai cani sia la banana. E le graziose forme che Chiara sceglie per i biscotti, li rendono ancor piú appetibili: piccoli cagnolini piuttosto che fiorellini o piccoli ossi o ancora alberelli natalizi.Inizialmente l'attività della dogsticcera era il semplice risultato del suo amore per i cani e dell'immensa passione per la pasticceria, l'idea di farne una vera e propria professione, è venuta in seguito, quando i suoi amici hanno iniziato a commissionarle dei prodotti anche per i loro cani.Le ricette sono state tutte ideate da Chiara ed approvate dal suo veterinario di fiducia, che si occupa dei suoi due cani da sempre. Oggi, lo stesso veterinario le ha rilasciato un attestato di garanzia, che ha spinto la ragazza ad intraprendere questa attività lavorativa.Attualmente i prodotti piú venduti sono i bocconcini "OH! tannenBAU", appositamente creati per Natale e già andati a ruba.Altro prodotto che ha trovato subito un ri- scontro positivo tra i clienti, è il biscotto per l'alito fresco. Per realizzarlo, la varesina, non ha utilizzato nessun farmaco e nessun prodotto chimico, ma si è semplicemente servita di prezzemolo, menta e farina integrale. Per il futuro, la Cajelli si sta ponendo dei nuovi obiettivi: "Vorrei trovare un metodo salutare e naturale per la conservazione dei bocconcini. Utilizzo solo alimenti biologici e genuini che non durano a sufficienza. Per questo vorrei cercare un metodo che mi permettesse di conservarli a lungo. Mentre, per la primavera del 2014, vorrei lanciare una nuova ricetta rivolta ai cani piú anziani: i bocconcini DOGmega3." Probabilmente Chiara sta ancora pensando alla sua Billa con quest'ultimo prodotto. Infine la ragazza dice "in tanti mi chiedono di dedicarmi anche ai gatti e di realizzare del cibo naturale per loro. Magari tra qualche tempo realizzeró anche i primi bocconcini felini, chissà!"Le difficoltà sono tante ed il mettersi in proprio richiede anche molto coraggio, ma Chiara sembra essere fornita delle giuste dosi di coraggio e determinazione. "Non molleró questa attività per nulla al mondo. La creatività muove costantemente la ruota come l'acqua fa con i mulini. Amo quello che faccio, mi diverto e sono soddisfatta quando i miei amici a quattro zampe si leccano i baffi".Chiara ha anche una pagina Facebook (Bocconcini Canini) sulla quale puó esser seguita nelle sue ultime creazioni, nei suoi eventi e negli aggiornamenti della sua attività. E per quanti avessero voglia e tempo di seguirla, la ragazza si sposta spesso tra i mercati della provincia. Anche alcuni bar iniziano ad interessarsi ai biscotti canini, ad esempio il bar "caffè la cupola" della città di Varese, che ha accettato l'idea di esporre i bocconcini canini. In fondo, perchè non entrare in un bar con il proprio amico a quattro zampe e far colazione insieme? F OCUS “Nonè_ cuisine”, l’ultima frontiera del cibo Dal web uno chef davvero curioso per rendere i piatti e gli scarti vere opere d’arte di Francesca Ceccarelli Q ualche volte social network come Facebook producono sorprese davvero interessanti. Capita così per la pagina “Nonè _cuisine”, curata da un geniale appassionato di cucina che preferisce restare anonimo. Ma la curiosità è troppa e allora ecco qualche domanda che tramite chat si riesce a fare. Chi sei? Cosa fai nella vita? Come ti è venuta l'idea di aprire questo sito...direi geniale? Quale è lo scopo? Si tratta di una vera presa in giro dell'ondata di foodies sparsi in giro per l'Italia? Come si sviluppa il processo creativo di queste che sono vere e proprie opere d'arte? “Io sono un gatto, nella vita guardo tanta televisione e gioco con la grafica. Nutro da sempre l'odio per le foto ai piatti di cibo che impazzano sul web, mi hanno sempre dato l'impressione di essere cose rigurgitate, non trovi? Quindi, si tutto nasce come dici tu, per prendere in giro i milioni di "chef" nati negli ultimi anni e gli altrettanti esperti culinari dei nostri tempi. L'idea di creare questa pagina mi è venuta un giorno seduto al tavolo di una mensa, guardavo un piatto di avanzi, c'erano delle farfalle (pasta) con in mezzo una scatoletta di tonno vuota. Era li davanti a me, stranamente mi piaceva, la composizione era affascinante. Così ho pensato, perchè non dare un ultima chance agli avanzi del cibo? Perchè buttarli e basta? Così li prendo e li ritrasformo in piatti di "gran classe" e quindi questo è un pò lo scopo della pagina di NONè_CUISINE, donare una degna sepoltura agli scarti del pranzo/cena/colazione. Il processo creativo, mi fa un po ridere che lo si definisca così, inizialmente nasceva in maniera molto semplice, nella mensa del posto in cui lavoro, il più delle volte avanzano molte cose dal pranzo perché, lo sai anche tu, le mense aziendali non sono il massimo, quindi avevo molto materiale su cui lavorare, la noia faceva il resto e mi spronava a divertirmi con poco. Ora, essendo i miei followers diventati più esigenti, mi diverto a giocare con i nomi di piatti della cucina italiana, mettendoli in scena sfruttando i doppi sensi e i fraintendimenti dei nomi stessi, guarda spaghetti alla piastra o pizze ripiene. Un affermato modus operandi basato su una sorta di commedia degli equivoci. E poi “tutti possono cucinare" per citare il famoso film Ratatouille, “l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale”. 12 Domenica 17 novembre 2013 Società Aprono i battenti anche in Italia i famosi mercatini, nati in Germania nel XIV secolo Il Natale fra tradizioni culinarie e idee regalo Dalle più famose fiere di Bolzano, che riprendono lo stile tipico tedesco, a quelle di Gubbio con l’albero più grande del mondo, fino al Castello di Frontone, dove viene allestito il villaggio di Babbo Natale di Barbara Fruch on l’avvicinarsi dell’inverno, si respira aria di Natale. Luci, addobbi, decorazioni vestono a festa strade e piazze che si animano di piccole casette di legno e bancarelle dei tradizionali ‘Mercatini di Natale’. Queste ‘fiere caratteristiche’ nascono in Germania nel XIV secolo, periodo storico in era necessario aspettare le fiere per fare grossi acquisti, manifestazioni che avevano scadenze regolari durante l’anno, come ad esempio nel periodo di Avvento. In Italia il primo mercatino di Natale è nato a Bolzano, nel 1970, come ‘rassegna del mercato artistico’, solo dal 1990 in poi si è trasformato nel rinomato Mercatino di Natale di Bolzano che attira ogni anno sempre più persone. I mercatini alto-atesini hanno molte caratteristiche in comune con quelli austriaci e tedeschi, dai quali hanno preso soprattutto alcuni tratti folkloristici. Questi mercatini non sono solo quindi occasioni per comprare decorazioni natalizie o prodotti tipici dell’artigianato locale, ma anche per trascorrere un tranquillo fine settimana ‘fuori porta’ un po’ particolare: si può infatti dedicare del tempo per passeggiare per le vie di queste incantevoli cittadine gustando le specialità culinarie natalizie tipiche. Caratteristici sono i chioschi che vendono zuppe fumanti, wusterl, salsiccie arrostite, crauti accompagnati da un ingre- C diente indispensabile il ‘Gluhwein’, ovvero il vin brulè, vino caldo aromatizzato con chiodi di garofano, cannella, scorze di limone e arancio. I prodotti, in vendita nelle casette dei Mercatini, offrono una vasta scelta di idee regalo originali e anche utili e si possono dividere principalmente in due categorie: prodotti dell’artigianato locale e prodotti enogastronomici tipici. Tra i primi possiamo trovare le decorazioni natalizie come palline decorate a mano in vetro soffiato, o candele di ogni dimensione, oltre a decorazioni in legno per il presepe. Ma anche oggetti per la casa sempre utili come piatti decorati, tazze e biancheria lavorata a mano. Ci sono anche bancarelle con un ampia scelta di vestiario, soprattutto guanti, sciarpe e cappellini. I prodotti enogastronomici, sempre apprezzatissimi, variano da regione in regione: dolci come lo strudel o i biscotti speziati, formaggi, caldarroste. I mercatini di Natale più famosi e caratteristici, nonché con una tradizione più lunga, sono sicuramente quelli in Trentino Alto Adige: si parte dal più grande, il “Christkindlmarkt” di Bolzano dal 23 novembre al 6 gennaio, per poi pas- sare per quello di Bressanone, di Vipiteno, di Brunico e di Merano aperti dal 29 novembre al 6 gennaio (alcuni chiusi solamente il giorno di Natale e il primo giorno dell’anno). Negli ultimi anni è però possibile trovare le casette di Natale in molte altre città italiane, se ne contano in tutto il Paese all’incirca 800. Tanti, diversi e per tutti i gusti. Nella raccolta “1001 Mercatini in Italia da vedere almeno una volta nella vita” di Assunta Corbo, ne vengono citati 150, quelli più belli e caratteristici. Si trova così quello di Gubbio, dove è possibile vedere l’albero di Natale più grande del mondo; il Castello di Frontone, in provincia di Pesaro e Urbino, dove viene allestito un autentico villaggio di Babbo Natale; Montappone, in provincia di Fermo, dove le casette in legno propongono cappelli invernali, anticipazioni estive e tante altre originali idee regalo. Il Natale porta magiche atmosfere anche a Firenze, con il mercatino all’interno della stazione Leopolda e nello splendido borgo marchigiano di Gradara, nella cornice medievale il mercatino è allestito fra le mura del castello. Poi ancora a Lugo di Romagna le bancarelle sono sotto il loggiato-quadriportico del settecentesco edificio del Pavaglione e nella vicina Rimini dove oltre al mercatino natalizio troviamo il trenino di Santa Claus. In provincia di Benevento vale la pensa visitare il mercatino di Amorosi, paese che ispirò Roberto Rossellini nel film Viva l’Italia, o quello di Ceppaloni dedicato al tartufo bianco. Lo splendido borgo di Bari Vecchia accoglie artigiani e produttori locali in una vera festa natalizia mentre i Sassi di Matera avvolgono i banchi del mercatino e accolgono il presepe vivente passato alla storia come il più grande mai realizzato al mondo. In Sicilia si passa dalle atmosfere marinare del mercatino di Acitrezza (Catania) a quelle mediterranee di Camaro Superiore (Messina) mentre la Sardegna accoglie il Natale a Villa Muscas di Cagliari, edificio che risale al Trecento e che ogni anno si trasforma in un villaggio fatato. I NUOVI PERSONAGGI DEI TRADIZIONALI PRESEPI NAPOLETANI Quest’anno a San Gregorio Armeno spuntano gli chef Tra le statuine di Maradona e di Berlusconi le star culinarie: 27 statuine di terracotta raffigurate con divisa e piatto in mano an Gregorio Armeno è una via del centro di Napoli, conosciuta in tutto il mondo per le sue botteghe artigiane e, soprattutto, per i suoi presepi. Durante le festività, infatti, la zona si riempie di banchetti con le loro esposizioni di statuette, grotte, addobbi per l’albero e quant’altro. I presepi di San Gregorio hanno una storia secolare, legata a quella della Chiesa ma oggi sono noti, in Italia e nel Mondo, anche per un altro motivo: l’originalità delle statuette. Accanto ai classici presepiali, quali i Re Magi o il bambinello, vengono raffigurati anche i personaggi più in vista della politica e del mondo dello spettacolo. Fra tutti ricordiamo Diego Armando Maradona, un calciatore che a Napoli è stato quasi divinizzato, e Berlusconi, raffigurato principalmente come amante delle belle donne. Ma quest’anno le nuove star sono gli chef. Protagonisti di molti programmi televisivi, tra cui soprattutto reality, i grandi chef hanno oramai una grande popolarità e la loro presenza nei presepi napoletani non poteva mancare. Ventisette statuine di terracotta, alte 20 centimetri, raffigurate con divisa e piatto in mano, hanno ottenuto un presepe tutto loro. L’idea è dell’imprenditore Maurizio Cortese, S che ha presentato il cosiddetto “presepe degli Chef” lo scorso 19 ottobre presso l’Hotel Bellini, sito nella omonima piazza napoletana, insieme al lancio del “Corteseway”, portale di viaggi nell’ambito del food&wine, centrato soprattutto sulle eccellenze campane. I personaggi di terracotta son stati realizzati da Marco Ferrigno, un nome noto tra i bottegai di San Gregorio Armeno, che ha ereditato l’abilità di lavorare la terracotta dal padre e che ogni anno provvederà ad arricchire il presepe di nuovi volti. I volti raffigurati nella edizione del 2013, sono quelli più influenti della ristorazione italiana; Davide Scabin chef de il “Combal 0”, Massimo Bottura della modenese “Osteria Francescana”, il padre della cucina italiana Gualtiero Marchesi, Heinz Beck de “La Pergola” di Roma, Marco Ulissai di Senigallia, Massimo Crippa, il siciliano Ciccio Sultano, solo per citarne alcuni. Tra gli chef campani oltre ad Alfonso Iaccarino e suo figlio Ernesto e ad Antonino Cannavacciuolo, la cui fama è stata sancita dal programma “cucine da incubo”; si ritrovano anche Alfonso Caputo de “la taverna del capitano” e la signora Angelina di “E’ Curti”. E Ferrigno si è divertito a raffigurare l’onesta rivalità esistente da anni tra Vissani e Alfonso Iaccarino, rappresentando il cane di don Alfonso mentre fa pipì sulle scarpe dello chef umbro. L’artista è riuscito a fotografare perfettamente la situazione della ristorazione italiana e per questo immancabile è la presenza di due critici del settore: Enzo VIzzari e Stefano Bonilli. La cura dei dettagli, la simpatia di alcune espressioni, i colori usati per dipingere, le pose, fanno de “il presepe degli chef” un capolavoro dell’artigianato partenopeo. “La bellezza del presepe napoletano contemporaneo - dichiara Maurizio Cortese - è che dà la possibilità di fare della sana ironia su episodi realmente accaduti. San Gregorio Armeno, la via dei presepi di Napoli, è piena di statuette che rimandano alla più viva attualità. Ricordo quando Gianfranco Vissani dichiarò in televisione che si vergognava di cucinare con il pomodoro e la sdegnata reazione che ne seguì di Alfonso Iaccarino: non potevo non far rappresentare questa storia. Ognuno dei “miei” pastori è raffigurato secondo le sue peculiarità”. Il presepe sarà itinerante: chi vorrà farne uso dovrà semplicemente scrivere a [email protected] e, dopo il debutto di Napoli, sarà esposto anche a Roma e Milano.