Nathalie Caldonazzo ed il teatro Civita Castellana set del film “Rossella” “Il Marchese del Grillo”, tutti gli scenari Lino Fumagalli, neovescovo di Viterbo Arrivederci a don Domencio Anselmi 2 Campo de’ fiori SOMMARIO Editoriale: Libertà.....................................................3 L’intervista: Nathalie Caldonazzo...............................4-5 Civita Castellana set cinematografico.6 Curriculum vitae: Loredana Costrovilli..................................7 Alessandra Aulicino...................................7 Le storie di Max: Gianna Nannini.........................................8 Acqua e olio? Tutto a posto?.............11 Roma che se n’è andata: Il Marchese del grillo..........................12-13 Cinema News: Il cinema della contestazione..................14 Apertura anno giudiziario 2011.........15 Suonare Suonare: Robert Fripp e Theo Trevis.................16-17 Ecologia e ambiente: L’acqua è vita.........................................18 Realizzazione accurata di un plantare Cad-cam...............................................21 Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo...22 Se non è su Google non esiste...........23 Le guide di Campo de’ fiori: San Gemini.............................................24 Come eravamo: Alla ricerca del dialetto perduto...............25 Una “Fabrica” di ricordi: Lamberto Alessandrini...’a guardia...........26 Ass. Artistica IVNA: Alessio Leoniddi......................................28 La strana storia dei Capati.................29 Rugantino Dance Opera.................30-31 La società umana................................32 Il Mattatoio di Civita Castellana........33 Il muro di Via del Forte.......................34 Vorrei incontrarti fra 100 anni: Franco Latini..........................................35 Il mondo del Jazz: King Oliver.............................................36 L’angolo Bon Ton I “gioielli della vita”.................................37 La contrattura muscolare...................38 La storia della previdenza sociale in Italia ...................................................39 Numero Unico.....................................40 Il Fumetto: Fullmetal Alchemist.................................41 L’angolo del poeta...............................42 Da Fabrica di Roma con amore..........43 Arrivederci don Dome’..............44-45-46 Oroscopo..............................................47 Agenda ...........................................48-49 Messaggi.........................................50-51 I nostri amici ......................................52 Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59 Annunci gratuiti ............................60-61 Selezione Offerte Immobiliari.......62-63 ERRATA CORRIGE: la foto di copertina dello scorso numero ci è stata gentilmente inviata dal sig. Paolo Antonini Foto di copertina: concessa da “Antica Fattoria La Parrina”, Albinia di Grosseto VISITATE LA NOSTRA PAGINA DI FACEBOOK E RICHIEDETECI L’AMICIZIA!!!! VI TERREMO AGGIORNATI SULLE NOVITA’ DI CAMPO DE’ FIORI! LA RIVISTA CHE AMATE DI PIU’ Campo de’ fiori 3 Libert di Sandro Anselmi C onfusione e oblio hanno tarato questi ultimi tempi, dove fatti di cronaca sono stati enfatizzati con processi mediatici infiniti e capziosi, senza neanche più il rispetto della morte, e vengono montati artatamente da riempire tutti i talk show! Politici di ogni colore messi alla gogna, aguzzini che diventano martiri, donne di malaffare trattate come star… E’ inevitabile, ora, che nei milioni di cervelli, assaliti dai bisogni sempre più crescenti, disperati per la coscienza di un non futuro, si faccia avanti sempre più la voglia di cambiamento, di libertà dall’imposizione di regole inique, vessatorie, amorali, inumane, libertà di pensare, di sognare un mondo diverso in cui l’onestà, il rispetto e l’amore siano le regole di un nuovo vivere! Mi rivolgo ancor più ai giovani che meriano nell’indifferenza, che non pesano il loro domani e che invece debbono subito prendere coscienza, forzare la loro schiavitù psicologica e rompere! Devono salire sul palco più alto e sventolare la bandiera dell’alleanza per avanzare nella ragione e gridare il desiderio, il bisogno di libertà! La fiducia prevarrà sullo sconforto e così la misura delle conquiste della mente, si appaleserà nel vigore potente ed esplodente di una trasformazione sociale tanto auspicata, quanto necessaria! Mi piacerà allora constatare che una forza pacifica non avrà disatteso la fiducia di chi anela un improcastinabile cambiamento, e la vittoria dei giovani sul futuro costruirà il progresso civile! Eugéne Delacroix. La Libertà che guida il popolo. 1830. Olio su tela. cm. 260X325. Parigi, Louvre. Campo de’ fiori 4 Nathalie Caldonazzo Ora al Teatro Golden con la commedia “Finchè il giudice non ci separi” poi al Metropolitan di Catania in “Fiori di cactus” Nathalie Caldonazzo e Sandro Alessi Nathalie Caldonazzo inizia giovanissima a recitare, tanto era l’amore per l’arte teatrale che, come spesso sottolinea, “ti segue per tutta la vita”, interpretando diversi ruoli. La incontriamo a Roma, al Teatro Golden, una delle migliori sale all’insegna della comicità e della musica, dove sta terminando le repliche della commedia brillante “Finchè giudice non ci separi”, con la regia di Augusto Fornari, insieme a Roberto Brunetti, er patata, Salvatore Marino, Giancarlo Ratti e Paolo Ricca. Bellezza e bravura si coniugano in lei, tant’è che passa agevolmente da interpretazioni drammatiche a parti brillanti. E’ proprio in quest’ultime che la vediamo nel personaggio di Silvie, giovane giudice che si occupa di separazioni, problematiche in cui vivono i quattro amici di cui lei è la nuova vicina… “Sono quattro amici, tutti separati. Tutto è incentrato nel contesto di una serata, in cui si cerca di aiutare uno dei quattro, il quale ha appena avuto una sentenza di separazione, cosa che gli ha sconvolto la vita. Tutta la sentenza è andata a favore della moglie e lui, a seguito delle richieste della ex moglie, ha dovuto abbandonare l’alto tenore di vita. Io sono il giudice che Campo de’ fiori abita nell’appartamento di sopra, e sono to, ed è stato proprio quella che ha emesso quella senmolto interestenza. All’inizio mi accolgono malissimo ma sante. Tra tutte poi, piano piano, grazie al mio arrivo nella le forme d’arte casa, riescono a conoscersi meglio anche penso sia la più tra loro, perché ognuno tira fuori quello pulita, quella che ha dentro. Anch’ io lo faccio, tanto dove esiste più che, alla fine, tutto prende una piega meritocrazia, molto simpatica.” non ci sono racFratelli d’Italia (1989, Neri Parenti), comandazioni Abbronzatissimi (1991), Paparazzi (1998), come accade Le faremo tanto male (1998, Pino spesso in televiQuartullo), Passioni (1993, serie tv), sione. In teatro Positano (1996, serie tv), Anni 60 (1999, se vali vai avanserie tv), Cento Vetrine (2007-2008, ficti, altrimenti…” Da come ne tion), Il Ribaldone (Bagaglino con parli sei più Pingitore), Saloon (Canale 5) sono solo affezionata al alcuni dei film e delle serie televisive interTeatro piuttopretate da Nathalie, ma come è arrivato sto che al il Teatro ? “Al teatro mi ha condotto Pino Quartullo. Cinema… “Per la verità il Cinema non è mai venuto Avevo appena finito il Bagaglino e Pino mi a me come io avrei voluto veramente. Ho ha assolutamente convinto a percorrere avuto delle parti qua e là, ma ancora spero questa strada. Con lui ho interpretato “Il in una grande opportunità e, nel Vantone” di Tra tutte le forme frattempo, faccio teatro che, fra le Pier Paolo Padue cose, è quella che ti fa crescere solini, insieme d’arte, il teatro di più. La televisione è diventata un ad Arnoldo penso sia la più po’ per tutti…… ti ritrovi immischiaFoà, “Deus ex pulita, quella dove ta coi grandi fratelli, coi reality e la Machina” di gente, da casa, ti accomuna con gli Woody Allen esiste più altri e pertanto non hai più una tua e “Gli Innameritocrazia, identità.” morati” di non ci sono Terminate le repliche di questo Goldoni. spettacolo cosa farai ? Mi ha convinraccomandazioni “ 5 “Sarò al Metropolitan di Catania con “Fiori di Cactus”, bellissimo spettacolo, pieno di ironia, ed il personaggio che andrò ad interpretare, ha mille sfaccettature; è un ruolo molto importante per chi lo deve interpretare ed io non vedo l’ora di farlo!” Nel frattempo ci gustiamo Nathalie giudice-ballerina in questo spettacolo divertentissimo e la salutiamo a nome di tutti i nostri lettori. Sandro Alessi “ Campo de’ fiori 6 Civita Castellana, set cinemato Il Duomo dei Cosmati ospita la fiction Rai Rossella , segu telespettatori E’ andata in onda proprio in questi giorni la fiction televisiva Rai “Rossella”, che ha visto come protagonista l’attrice Gabriella Pession. E’ la storia di una giovane donna che, per amore, abbandona la propria famiglia, ma di lì a breve la sua scelta si rivelerà sbagliata e dovrà lottare anche con il proprio uomo per portare avanti le sue scelte. L’emancipazione femminile è il tema centrale della fiction, ambientata nella Genova di fine Ottocento, ma che, in realtà, è stata girata tra Roma, Tivoli ed alcuni paesi della Tuscia, tra cui Civita Castellana. Più volte, infatti, il Duomo dei Cosmati, protagonista, lo ricordiamo, del 2010, per la ricorrenza dell’ottocentenario dell’intervento dei marmorari romani Jacopo di Lorenzo e Cosma sulla sua facciata, ha fatto da sfondo ad alcuni dei momenti più belli della storia. Il set è stato allestito nel Febbraio dello scorso anno e le riprese si sono svolte sotto gli occhi dei curiosi durante i due giorni di lavoro necessari. I costumi d’epoca e le carrozze che transitavano per la piazza, libera di tutto ciò che poteva richiamare al moderno, si sposavano molto bene con l’invantevole scenario naturale: un vero e proprio tuffo nel passato! Del resto, qui non siamo a Cinecittà e non capita tutti i giorni di assistere alle riprese di un film, soprattutto con queste caratteristiche. La fiction, in sette puntate, trasmessa in prima serata su Rai Uno, romantica e commovente, ricca di colpi di scena drammatici, ha riscosso un grande successo di spettatori, oltre sei milioni per ciascuna messa in onda. E, vista la moda televisiva degli ultimi anni, chissà che per la prossima stagione non assisteremo a “Rossella 2”, girato, magari, ancora una volta, tra le vie dei nostri paesi! Ermelinda Benedetti Grazie a Emanuele Topino per averci segnalato queste foto, già pubblicate dal quotidiano on line “On Tuscia”. Campo de’ fiori 7 Curriculum vitae LOREDANA CASTROVILLI Loredana Castrovilli, giovane e bella attrice pugliese, dimostra subito il suo amore per il teatro diplomandosi molto presto presso la Libera Accademia dello Spettacolo “Teatro del Sogno” ed iniziando ad interpretare con grande bravura alcuni spettacoli. E’ del 2000 la parodia dei Promessi Sposi messa in scena da Fernando Forino, seguita dalla partecipazione al Musical Forza Venite Gente (2004, regia Michele Paulicelli), Sogno di una notte di mezza estate (2005, regia Nicasio Anzelmo), Partitella (2006, regia Ennio Coltorti), Specchio delle mia brame (2007, regia Roberto Leone), Les femmes savantes (2008, regia Oreste Lionello), Camere da Letto (2009, regia Pino Smiraglia), Legata (cortometraggio con la regia di Elena Quarta), Se il maniaco viene a cena (2010, con Enio Drovandi per la regia di Salvatore Scirè). Contemporaneamente, per arrivare a raggiungere il successo, Loredana si affida all’insegnamento di grandi personaggi che hanno fatto la storia del teatro tra cui Anna Mazzamauro, Ennio Coltorti, Oreste Lionello (recitazione comica), Paola Gassman (recitazione in versi e testi classici), Gianfranco D’Angelo, Mario Scaletta, Isa Danieli (dialetto napoletano), Paolo Ferrari e dai quali attinge gran parte dell’esperienza di ognuno trasportandola in scena, interpretando ora ruoli comici, ora drammatici con la medesima disinvoltura. Insomma, dopo averla vista interpretare il ruolo della poliziotta al Teatro Testaccio di Roma, siamo sicuri che la bella pugliese raggiungerà il grande successo quanto prima. Sandro Alessi ALESSANDRA AULICINO Alessandra Aulicino, giovane e bravissima attrice calabrese, nel recitare dimostra l’arte caliente della sua terra, e la sua bellezza ne è la celebrazione. Diplomatasi attrice nell’ anno 2002/2003 presso l’Accademia di Arte Drammatica della Calabria, ben presto decide di seguire alcuni corsi specializzati di canto, danza , mimo, portamento teatrale per incrementare la sua esperienza. I risultati non si fanno attendere, infatti, nel 2002 viene scelta per interpretare “Orestea” con Edoardo Siravo e Vanessa Gravina a cui seguono “Elettra” (2004 con Paola Quattrini per la regia di Walter Manfrè), “Ma non è una cosa seria” (2005/2006, regia Walter Manfrè), “Shakespeare in 90 Minuti” (2008, regia di Isadora Pacelli), “Anime game over” (2009, regia di Michele Lastella), “E dopo la violazione ?” (2010, regia di Renato Capitani), “Se il Maniaco viene a cena” (2010, regia di Salvatore Scirè). Per il cinema Alessandra interpreta “Il Ritorno” (2002, regia di Claudio Bondì), “La clau- sola del caffè” (2008, corto di Davide Petrucci), “3 Trios” (Spagna 2009, regia di Marisa Perèz) e “Bloodlines” (2010, Horror per la regia di Edo Tagliavini). Insomma dopo averla vista sul palco in azione, ci aspettiamo quanto prima di seguirla in spettacoli di grande successo. In bocca al lupo, Alessandra. Sandro Alessi Campo de’ fiori 8 orie t s e L Max di Gianna Nannini Dalle melodie del pianoforte al rock più gridato Sin dai suoi esordi si è dimostrata stravagante, fuori le righe, e lo è ancor oggi, anche nella sua vita privata, tanto da aver suscitato stupore in tutti, per aver voluto avere un di Sandro Anselmi figlio all’età di cinquant’anni e per di più da sola. Avrete sicuramente capito di chi si tratta, poiché, per questa vicenda, ha riempito le pagine e le copertine dei rotocalchi negli ultimi mesi: lei è Gianni Nannini, che con il suo ultimo album, uscito subito dopo la nascita della piccola Penelope, ha già scalato le classifiche. La cantante, di origine senese, esordisce negli anni ’70, inserendosi in un nuovo filone di voci femminili, nascente in quel periodo: Roberta D’Angelo, Donatella Bardi, Nicoletta Bauce, Grazia Di Michele, Donatella Rettore, Anna Melato, più o meno famose. Ma tra tutte, lei è sicuramente quella che è riuscita ad avere il maggior successo. Il suo primo album, edito dalla Ricordi, nel 1976, porta proprio il suo nome e, alla sua uscita, Gianna è contemporaneamente sul mercato con il singolo Ti avevo chiesto solo di toccarmi. Tra quei primi dieci brani in esso contenuti, vi è anche Morte per Ieri auto procurato aborto . Rabbia e aggressività, associate a temi fortemente femminili, hanno caratterizzato subito i suoi testi. In realtà, però, la Nanni, già nel ’74, aveva esordito con il gruppo Flora, Fauna e Cemento (etichetta Numero Uno), dove è voce e cantautrice, insieme a Brunello Tavernese, del brano Stereotipati noi, che non avrà nessun riscontro commerciale. Al gruppo era arrivata dopo l’uscita di Mara Cubbeddu, ma le divergenze con il direttore artistico, Mogol, la portarono ben presto a distaccarsi. Abbandona, così, anche il suo amore iniziale, il pianoforte, con il quale amava accompagnarsi, per cambiare completamente rotta e tuffarsi nel rock, trovandolo un linguaggio decisamente più comunicativo. Incide, poi, il suo secondo album da cantautrice in senso stretto, Una raduna…, da cui viene estratto il singolo Dialogo/Siamo Vivi, in collaborazione con la Premiata Forneria Marconi. Ma la svolta vera e propria arriva quando decide di partire per gli Stati Uniti. Al suo ritorno, nel 1979, infatti, riappare sul mercato italiano con California, sulla cui copertina, non a caso, è raffigurata la statua della libertà, simbolo dell’America. Il disco è prodotto da Michelangelo Romano, mentre Roberto Vecchioni collabora ai testi, e gli arrangiamenti dei brani sono curati da Mauro Paoluzzi. Sarà molto amata in Germania, prima di essere apprezzata, in questa nuova veste, in Italia, dove verrà rivalutata solo nell’ ’84, con Fotoromanza, il cui video è curato dal regista Antonioni. La nuova Nannini spazza via, allora, completamente l’originaria immagine di semplice ragazza di provincia, dai lunghi capelli, seduta al suo pianoforte, per lasciare il posto alla Gianna grintosa che conosciamo oggi. Oggi Campo de’ fiori entra davvero in tutte le case, per questo è il mezzo migliore per far conoscere a tutti la tua attività! Contattaci gratuitamente 0761.513117 - [email protected] Campo de’ fiori 11 Acqua e olio? Tutto a pos Un controllo peridico dell’efficienza visiva, come avviene per le nostre auto, può prevenire ogni malattia Non sono un maniaco delle automobili. Anzi. La mia macchina ricorda molto quella del tenente Colombo: cammina, si, ma non indaghiamo troppo sul resto...altri invece sono attenti al cambio periodico di gomme, olio e filtri, ai Paolo Balzamo livelli, alle luci ecc. responsabile In una parola sono formazione e quelli che eseguono informazione Centri Ottici Lisi puntualmente i tagliandi, e che “guai ad ogni e Bartolomei www.lisi-bartolo- rumorino!”. Questi fortunati mortali mei.com hanno sempre macchine in ordine e che vivono molto più a lungo di quelle, meschine, che entrano in mio possesso ed uso. Chi fa bene? Certo, se il metro fosse lo star bene e l’efficienza dell’auto i meticolosi avrebbero partita vinta ad occhi chiusi: le loro vetture, più comode ed efficienti di quelle cadute in mano dei trasandati come me, durano di più e non rischiano di fermarsi per guasto in mezzo alla strada. Se andiamo a vedere i costi, le due categorie probabilmente spendono la stessa cifra: quello che si risparmia sui tagliandi lo si spende tutto insieme in carro attrezzi e motore da rifare. Nel caso dei tagliandi programmati però bisogna, appunto, programmarsi, e questo richiede un certo impegno ed attenzione, di cui i sostanzialmente pigri (accidiosi, si sarebbe detto un tempo...) come me difettano. Quando il benzinaio mi chiede: “Acqua ed olio, tutto a posto?” non mi accontento di rispondere “Si, grazie” ma di solito aggiungo “li ho controllati da poco...” mentre il naso mi si allunga un pochino. Cosa mi trattiene dal fare un controllo? Chissà! Fretta? (adesso ho poco tempo, magari la prossima volta...) Sfiducia? (questo benzinaio è la prima volta che lo vedo. Chissà che ne capisce...)Spesa non programmata? (questo è capace di chiedermi 22 euro per un litro d’olio. Al supermercato lo pago certamente di meno...). Forse un po’ di tutto questo, sta di fatto che la risposta è una rapida accelerata e via. Tutto bene, ognuno ha il suo stile: c’è chi porta l’auto dal meccanico per sentirsi dire “tutto a posto, può viaggiare tranquillo e chi invece si sente dire: “Mi dispiace, c’è da cambiare il pezzo. Se me la avesse portata prima....” Poco male, ormai ci ho fatto il callo, ma tanto so bene che non appena la mia macchina dovrà cessare dal servizio sarà prontamente sotituita da un’altra in migliori condizioni. Questioni di stile, appunto. Il guaio è che le persone si comportano così anche per gli occhi: un controllo dell’efficienza visiva e della salute oculare periodico può prevenire strabismi, ambliopie, miopie, glaucomi, degenerazioni maculari, retinopatie. Soprattutto dopo i quarant’anni questo dovrebbe essere effettuato ogni due anni per prevenire guai seri. Ma così non è. Le stesse motivazioni che non mi fanno far fare il controllo dei livelli alla macchina impediscono a molti di andare dall’optometrista e dall’oculista per sentirsi dire “va tutto bene”, con il risultato che glaucoma, degenerazione maculare e retiniti siano al primo posto nelle cause di cecità. E tutte e tre sarebbero di solito facilmente curabili, se prese in tempo. I Centri Ottici Lisi & Bartolomei hanno attrezzato un camper/ambulatorio in cui personale specializzato esegue gratuitamente, nei comuni del Viterbese, gli esami, totalmente non invasivi, per prevenire queste insidiose e pericolose malattie. I risultati saranno valutati da oculisti di zona ed inviati a casa, sempre gratuitamente. Ancora una volta i Centri Ottici Lisi e Bartolomei, consulenti del tuo benessre visivo, stanno dalla parte dei tuoi occhi. Non ci sono più scuse per evitare un controllo oculare rapido, efficiente, gratuito. Prepariamoci a dire:”Acqua ed olio? Grazie, si!”. Presso i nostri centri ti puoi informare del calendario del camper/ambulatorio. Hasta la vista! P.S. A proposito: fra un paio di mesi mi arriverà la nuova macchina. I nuovi occhi, ahimé, no! 12 Campo de’ fiori Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi Il Marchese del Grillo la Storia, i Luoghi, i Personaggi Nella Roma papalina Alberto Sordi, uno dei suoi to: “ … perché io sono io, e voi dei primi anni del XIX attori preferiti, ha attuato la non siete un c … “. Resta incerta la figura storica secolo, il Marchese trasposizione cinematograOnofrio del Grillo, del Marchese del Grillo, alcuni fica di questo particolare Duca di Bracciano, racconti popolari romani narpersonaggio della Roma Guardia Nobile e rano di un importante aristopapalina, un personaggio Cameriere Segreto cratico, amante dello scherzo interamente costruito attoralla Corte di Sua e della burla, appartenuto alla no alla grande capacità delPio VII, Santità nobile Casata del Grillo, una l’attore romano che meglio Barnaba Chiaramonti, delle famiglie più in vista della di ogni altro riesce a interdi Riccardo Consoli 1800 - 1823, trascorcittà, ma è difficile raffrontare pretare, caratterizzandole, re le sue giornate questi racconti con la realtà le maschere popolari. nell‘ozio più completo, frequenta bettole e storica; di certo esiste il Nell’idea del regista il Marchese Onofrio è un Alberto Sordi nei panni del Palazzo nobiliare appartenuto osterie, coltiva relazioni amorose clandepersonaggio satirico, una stine con donne del popolo e tiene un alla Casata che insiste sulla Marchese del Grillo, per maschera aristocratica e l’omonimo film di Monicelli strada che da quella famiglia atteggiamento ribelle, sia agli occhi della reazionaria che dileggia e madre e di una nutrita parentela conserha preso il nome, ossia la Salita del Grillo, compresa tra il Colle del ridicolizza il sistema dal suo interno senza vatrice e autoritaria. Quirinale e Via Cavour, alla spalle dei Fori però mai metterlo in discussione o in periIl Marchese Onofrio ha come suo principale passatempo, che lo rende famoso in Traianei. colo neanche quando si mette in viaggio, Va ricordato come la trasposizione cinetutta la città, quello di organizzare innuaccompagnato dal fido servitore Ricciotto (Giorgio Gobbi) per accogliere le truppe matografica sia arricchita dalle musiche merevoli scherzi di cui molto sovente è vitnapoleoniche. composte dal maestro compositore romatima la sua stessa aristocratica famiglia, a no Nicola Piovani che, rievocando alcune Il film, visto innumerevoli volte da chi scrisua volta composta da personaggi a dir famose ouverture di Gioacchino Rossini, ve, e credo di non essere il solo, è una poco stravaganti e del tutto isolati dal riesce a sottolineare l’atmosfera buffa e autentica commedia popolare, mondo esterno. scherzosa del film dando al protagonista un’opera nella quale i giochi L’audace e brillanAlberto Sordi la possibilità di esibirsi in delle battute in dialetto te Marchese, ricco proprietario terrieromanesco, le molte situazioni qualche passaggio canoro con la sua voce paradossali, lo scambio di perro senza alcun da basso. sone, le stravaganti burle in problema di caratnome di una giustizia da rintere economico, novare, determinano la sua con le sue beffe, comicità. Ne è prova l’episodio si diverte a sconriguardante il povero falegnavolgere il quieto me ebreo Aronne Piperno vivere di Roma, (Riccardo Billi), nel quale il creando innumeMarchese, prendendosene revoli situazioni gioco, vuole dimostrare l’asumoristiche dalle senza di giustizia. Eesemplare quali riesce semla scena del tribunale con la pre a venirne fuori condanna dell’ebanista, quinin maniera, a di, il suo arresto e la successivolte, rocamboleIl Tempio di Ercole Vincitore va scarcerazione che, per puro sca. Sue vittime Palazzo del Marchese del Grillo capriccio del Marchese, divenpredestinate “ … Ma soffermiamoci adesso sui luoghi che li Giudei … “, ma ta un pretesto per denunciare hanno caratterizzato e valorizzato questo la latitanza della giustizia a Roma. anche la gente potente, superba e privilemagnifico film a cominciare dalla suggestiIl Marchese Onofrio è una persona che giata e, come se ciò non bastasse, la sua va piazza immaginaria dove hanno luogo soffre i numerosi vincoli derivanti dalla sua stessa famiglia; sfruttando poi le sue le esecuzioni, allestita negli studi di Cinecittà, con visibile il Tempio di Ercole posizione e dalla sua Casata, delle conmolte conoscenze nell’ambito della comVincitore e sullo sfondo la Cupola della venzioni, dei dogmi e della libertà comunpiacente alta borghesia romana, in qualBasilica di San Pietro. que limitata che combatte con i metodi che caso, arriva a coinvolgere persino il Sempre a Cinecittà è stato ricostruito il che gli sono più congeniali, pur non collopontefice Pio VII (Paolo Stoppa). Sul Marchese Onofrio del Grillo si è già vicolo dove risiede e lavora Gasperino, un candosi su posizioni rivoluzionarie, infatti, parlato in altra occasione citando anche povero carbonaio alcolizzato, sosia perfeta un gruppo di popolani che vengono arreMario Monicelli tragicamente scomparso di to del Marchese il quale, avendolo inconstati dopo essere stati coinvolti con lui in recente, infatti, è stato questo grande trato casualmente, sfrutta la straordinaria una rissa scoppiata in una taverna, spiega regista che, con la partecipazione di somiglianza per combinarne di tutti i coloperché non subirà il loro stesso trattamen- Campo de’ fiori ri arrivando persino a sostituirlo alla sua persona facendolo risvegliare nel proprio letto dopo una terribile sbronza: “ … aho ma chi so io, ando sto, so tutto profumato … “. Il Castello di Monterano, ossia il covo di Don Bastiano Il covo di Don Bastiano (Flavio Bucci), ridotto allo stato di brigante a seguito della scomunica del Papa per essersi macchiato dell’omicidio di un congiunto, è collocato fra le rovine di Monterano, un antico Borgo agricolo che nel XIV secolo fu feudo degli Anguillara per poi diventare un Ducato detenuto da alcune famiglie vicine al Papato fra le quali quelle degli Altieri e degli Orsini. Il Castello, che rappresenta l’edificio più importante di Monterano, risale probabilmente all’VIII secolo, epoca vescovile; questa roccaforte, che porta i segni delle numerose modifiche architettoniche succedutesi nel tempo, subì una notevole trasformazione in epoca barocca quando, nel 1679, Gian Lorenzo Bernini, per volere del Principe Altieri, riprogettò la fortezza trasformandola nel Palazzo Ducale di cui innanzi. Della stessa epoca è il Convento di San Bonaventura, un’altra notevole architettura ubicata in una zona pianeggiante al di fuori dal Borgo diroccato; nella navata centrale della chiesa, oggi occupata da un gigantesco albero di fico, è stata 13 girata la scena dell’incontro tra il brigante e il Marchese del Grillo che si accompagna a un ufficiale francese; Don Bastiano non riconosce la scomunica per cui, egli sostiene: “ … io continuo a celebrare la Santa Messa, battesimo, confesso e comunico … “, e aggiunge: “ … Sor Marchese, quando vedete il Papa ditegli che se mi gira me faccio pure Vescovo, me faccio … “. “ … glielo dirò Bastiano, non ti preoccupare, glielo dirò … “ La scena dell’arrivo in carrozza del Marchese e dell’ufficiale francese nel casolare di campagna è stata girata nei terreni adiacenti Tarquinia, mentre, all’inizio del viaggio, i due percorrono un viottolo adiacente ai resti dell’Acquedotto Claudio, alla periferia di Roma. L’Acquedotto Claudio La dimora del Marchese del Grillo è Palazzo Pfanner o Controni Phanner, un edificio che insiste sul bordo delle Mura di Lucca; la struttura, risalente alla seconda metà del XVII secolo, appartenne alla famiglia Moriconi per passare, verso la fine del secolo, alla famiglia Controni, per essere acquistato nel 1860 da Felice Pfanner che lo adibì a fabbrica di birra. Per consentire le riprese del film i celebri giardini e la vista sulle Mura di Lucca sono stati nascosti per mezzo di un’altissima quinta. La scena nella quale il Marchese lancia dapprima delle pigne e poi le monete roventi ai mendicanti, è stata girata nella Galleria Pannini di Villa Grazioli a Il Teatro di Amelia Grottaferrata, mentre la scena della rappresentazione teatrale è stata girata nel teatro settecentesco di Amelia, in Umbria, città di antichissime origini che può vantare la presenza di numerosi Palazzi rinascimentali come: Petrignani, Nacci, Cansacchi, Venturelli, Boccarini, Clementini e Farrattini, quest’ultimo opera giovanile di Antonio da Sangallo oltre che di importanti chiese. Ma veniamo adesso all’esecuzione del brigante Don Bastiano, una delle scene più importanti del film girata a Piazza del Velabro a Roma, nei pressi della chiesa San Giorgio al Velabro; ebbene, nel momento in cui deve infilare la testa nel foro della ghigliottina Don Bastiano si rifiuta di abbandonare il cappello da prete: “ … il cappello deve cadere assieme alla mia testa, perchè prete sono e prete rimango … “ il tutto , preceduto dall’immancabile cristiano perdono: “ … perdono il Papa che si crede il padrone del cielo; perdono Napolione che si crede il padrone della terra; perdono il boia che si crede il padrone della morte; ma soprattutto perdono voi tutti, figli miei, perche non siete padroni di un c … “. 14 Campo de’ fiori CINEMA NEWS IL CINEMA DELLA CONTESTAZIONE Durante gli anni della contestazione, il medium cinematografico impiega la metafora, allo scopo di colmare lo iato insuperabile tra ciò che il film aspira a comunicare e l’idea stessa di condurre di un’esistenza esplosivo / Maria Cristina radicale. Rivedere oggi Caponi questi lungometraggi potrebbe voler dire lavorare sul tipo d’ideologia dominante in certi ambiti cinematografici italiani, proprio durante gli anni in cui simili film sono stati prodotti. Il cinema di questo periodo è da intendersi allora come un contributo all’attivazione della coscienza, un’esperienza di riflessione mediata però dalla continua ricerca estetica. Artisti come Pasolini, Cavani, Taviani e Pontecorvo avvertono la necessità di dar adito a una vera e propria assunzione di responsabilità, che si tramuti sul grande schermo in impegno ideologico. La strategia messa in campo consiste in una programmatica sfida contro una narrazione oggettiva, a favore dell’assunzione di un punto di vista soggettivo, sebbene a volte fin troppo astratto. Parzialmente occultata sembra essere la costruzione psicologica dei protagonisti, una scelta accentuata da un tipo di recitazione straniante e, al contempo, meccanica. Tale progettualità investe suggestioni che spaziano dalle tragedie greche (I cannibali di Cavani) a dimensio- ni metastoriche, per approdare infine anche alla condivisione di un territorio storico autentico o soltanto veritiero. Lo scopo, quindi, è sostanzialmente quello di utilizzare il passato per parlare della situazione presente. In televisione Francesco d’Assisi della Cavani trova una sua speciale proiezione alla luce della contemporanea contestazione, come vero e proprio emblema della rivolta giovanile contemporanea. Un altro parallelo storico si può intravedere in Queimada di Pontecorvo. L’opera dovrebbe essere la cronaca della guerriglia di liberazione in un’isola delle Piccole Antille nella prima metà dell’Ottocento e, invece, rimanda alla contemporanea guerra del Vietnam. Pure il cinema alimentare o di consumo che dir si voglia si appropria di questa pratica militante. A tal proposito, si veda lo spaghetti western Quien Sabe? di Damiani, che darà adito a tutto il successivo filone rivoluzionario-messicano. La trasmissione d’idee che accompagna questi lavori si basa sul racconto di singole e collettive prese di coscienza, il tutto veicolato da urgenze populiste connesse ai prodromi di un certo tipo di epica. In questa dialettica si scontrano e risolvono in modo del tutto caotico i paradossi scaturiti da una generazione che ha sperato nel sogno rivoluzionario dell’immaginazione al potere. Pertanto, sarà sufficiente un brevissimo lasso temporale a scardinare quel labile principio di speranza, contenuto nella produzione filmica a cavallo della “rivoluzione del ‘68” e a destituire di senso ogni funzione catartica contenuta nel finale. Ciò lo si vede tanto in Pasolini quanto nei fratelli Taviani. Infatti, in Porcile il momento di presenza contestatrice viene incanalato un’esplicita parabola sulla società che divora i figli ribelli. Anche Sotto il segno dello scorpione e San Michele aveva un gallo dei Taviani sviscerano una gran dose di pessimismo, seppur mitigata in parte dal successivo Allosanfan, giacché nelle sequenze finali di questo film l’unico a sopravvivere è - per l’appunto - il giovane Allosanfan che ancora crede nel persistere della rivoluzione come unica fede. Se da un lato abbiamo problematiche legate al ruolo sociale dell’arte, per cui accade che i registi vogliaAgosto 1968, Pier Paolo Pasolini, con Citto Maselli e no incidere nei rivolgimenti storici Ugo Gregoretti, a Venezia per la contestazione alla impadronendosi in senso attivo Mostra del Cinema della macchina da presa, dall’altro lato vi sono quelle opere pronte a mostrare una classe - quella degli intellettuali/politici italiani - incapace di prendere le decisioni e di tenere alti gli ideali nati dopo la fine del fascismo. Infatti, è proprio l’intellighenzia la prima a rifiutare il sistema sociale per quello che è, evitando di combatterlo oppure lo combatte solo a parole, come si evince chiaramente in Lettera aperta a un giornale della sera di Maselli. Questo film possiede una qualità fondamentale: sottoporre a verifica un dato modello di militanza politica, senza esentarsi dall’essere un lampante esercizio di autocritica. Ne La Cina è vicina, invece, l’inconfondibile humour nero di Bellocchio arriva al punto estremo di una pulsione polemica nel momento in cui tratteggia il trasformismo politico di un professore della piccola provincia italiana. Oltre a ciò, la seconda opera di Bellocchio prova a tirare le fila del discorso sul falso riformismo del centro sinistra. D’altronde, qualcosa di simile si era già visto in Prima della rivoluzione di Bertolucci, laddove il matrimonio d’interesse di Fabrizio toglie qualsiasi valore alla tessera del partito comunista da lui posseduta. Neppure le posizioni velleitarie del piccolo gruppo extraparlamentare marxista-leninista presente ne La Cina è vicina sono, in fondo, da prendere in considerazione come scelta verso l’unico rifiuto possibile. Allo stesso modo, l’episodio Discutiamo, discutiamo del film collettivo Amore e rabbia viene sottoposto da Bellocchio alla logica del grottesco e dei toni caricaturali. Infatti, il discorso delle frange studentesche filocinesi della Sapienza è da intendersi come un contributo in tal senso. Più radicale sembra essere Partner di Bertolucci, che si fonda su quella che Micciché ha definito “l’alternativa per l’intellettuale europeo tra integrazione e rivoluzione, passivo consenso ed eversivo rifiuto, eteronomia e autonomia, accettazione del dominio esistente e ribellione”. Tuttavia, mentre la sollecitazione ideologica promossa dal doppio di Giacobbe non viene ascoltata dagli studenti del Centro Sperimentale a cui è indirizzata, ne Il gatto selvaggio di Frezza il giovane assistente di architettura anticipa la logica degli anni di piombo. Il suo agire passa così attraverso operazioni destabilizzanti, da leggersi nell’ottica di una trasformazione radicale e “superoministica” tesa a denunciare l’atteggiamento ipocrita del tradizionale uomo di sinistra. Campo de’ fiori 15 INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2011: Fotografia di una giustizia in grave difficoltà “ “ Ernesto Lupo, Presidente della Corte di Cassazione dell’Italia, appunto per i ritardi nei pagamenti degli indennizzi. Cosa poco consona, fa notare la Corte, per un paese che fa parte dell’elitaria cerchia del G20. Una riforma della giustizia è ormai imprescindibile, poiché lo stato in cui essa attualmente si trova non si adatta certamente ad un paese che fa dello stato di diritto il caposaldo di ogni principio. “ Nel 2008 l’Italia è stata condannata a risarcire 81 milioni di euro ai cittadini vittime dei processi lumaca, di cui ben 36,5 milioni ancora non sono stati pagati. “ Il problema centrale ta media dei giudizi di cognizione ordinadella giustizia italiana: ria, che nel triennio 2007-2009 ha oscillal’abnorme durata dei to tra i 1.509 giorni del 2007 e i 1.576 processi. giorni del 2009, con un aumento percenCosì si è espresso tuale del 4,4%”. Ernesto Lupo all’inauPiù grave ancora lo stato dei giudizi davangurazione dell’anno ti al Giudice di Pace, la cui durata media giudiziario da primo nel triennio 2007-2009 ha segnato una Presidente della Corte costante crescita. di Cassazione. L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 dell’Avv. Ilaria “La soluzione di tale diventa così l’occasione per fotografare la Becchetti problema costituisce situazione della giustizia nel nostro paese, un’assoluta priorità”, ha detto Lupo, e situazione che il Procuratore Generale “pensare ad altri obiettidella Cassazione vi di riforma o d’impeEsposito non stenta a Lo Stato preferisce definire “fallimentare”, gno prima di aver risolpagare per i ritardi, facendo riferimento to questo problema è un non senso”. piuttosto che risolvere anch’esso all’annoso Parla con i numeri in problema dei lunghi il problema della mano Lupo, precisa che tempi della giustizia. l’arretrato è in solo in Ricorda, il PG, che lo giustizia lumaca lieve calo - 0,8 % - (il Stato preferisce pagare Ministro Alfano parla del per i ritardi, piuttosto 4 %) e che la durata media dei proche risolvere il problema della giustizia cessi in Italia supera di gran lunga lumaca. E anzi non è più neanche in grado quella ritenuta ragionevole dalla di pagare gli indennizzi dovuti in forza Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. della Legge Pinto. Il Presidente evidenzia con preoccupazioLe cifre sono tutt’altro che esigue: nel ne la durata media dei giudizi definibili con 2008 l’Italia è stata condannata a sentenza, “la quale nel triennio 2007-2009 risarcire 81 milioni di euro ai cittadisi è attestata su livelli sensibilmente magni vittime dei processi lumaca, di cui giori, oscillando tra i 1.138 giorni del 2007 ben 36,5 milioni ancora non sono e i 1.163 nel 2009, con un picco di 1.210 stati pagati. nel 2008 e con un incremento percentuale Questo ha comportato anche una bella nel triennio del 2,2%”. tirata d’orecchie dalla Corte di Strasburgo, “Tale dato trova allarmante conferma che ha constatato ben 475 casi di violaziocontinua Lupo - in quello relativo alla durane della Convenzione Europea da parte Campo de’ fiori 16 Ro b ert F ip p T eoT & r h di Carlo Cattani ra vis In concerto < Senza parole > Ehilà “Campofioristi”, lunedi 15 novembre 2010, sono salito al “Colle” ..…ma, si badi, non per consultazioni politiche con il nostro amato Presidente, bensì per assistere alla performance di due referenziatissimi musicisti inglesi: Mr. Robert Fripp e Mr. Theo Travis. START La notte è scesa da poco sulla città, gli odori, i rumori e gli intrighi del traffico del centro si stanno dissolvendo, i commerci delle vicina via Nazionale contano i loro utili di fine giornata ed io, a passo svelto, da Piazza Venezia e su per via IV Novembre-via 24 maggio, raggiungo l’ampio piazzale del Quirinale, dove la luminescenza diffusa color arancio che tien desta la piazza di notte, unita al tepore dell’aria, insolito per la stagione, compongono, con lo scroscio delle acque della fontana di “Montecavallo” e le sue incastonate imponenti nudità di Castore e Polluce, una bella cartolina in 6D! Scarpino fiancheggiando il palazzo presidenziale, lungo la via del Quirinale sbirciando le entrate laterali del “Palazzo” presidiate da corazzieri che, son circa le 21, hanno (anch’essi!!) allentato il classico rigore di ordinanza. Arrivo al crocevia delle “4 fontane” e davanti a me via XX Settembre …uhf..uhf... diritta e lunga …uhf…..e ciò mi porta ad incrementare la falcata del passo perché è quasi l’ora “X”: un appunto (davvero) geroglifico sul mio inseparabile taccuino mi ricorda: “concerto ore 21 - Chiesa Evangelica Metodista- Via XX Settembre-angolo via Firenze “…beh, ho ancora “due pugni di minuti” dalla mia I King Crimson nel 69 parte! Proseguendo, poco più avanti, sulla destra, un capannello di persone sosta ad un angolo e ..…sono sicuro…é lì la “festa”! Foglietto stropicciato alla mano, controllo “le coordinate” di via e civico: ci sono! Un alto portale ligneo su via XX Settembre, poco dopo l’angolo con Via Firenze, introduce al salone a pianta semplice rettangolare che caratterizza il Tempio dei Metodisti all’interno di un palazzo di fine ‘800 ,edificato tutto per loro, vicino al colle del Quirinale. All’esterno nessuna indicazione su cosa si svolgerà a breve all’interno di questo luogo ….ma poco importa perché chi lo doveva sapere è già stato qui o lo sarà stasera per quella che rappresenta l’ ultima delle cinque esibizioni romane che Fripp & Travis hanno previsto, dal 12 al 15 novembre, nella loro folta agenda di impegni musicali in giro per l’Europa. Con molta delicatezza (siamo in una chiesa del resto) tiro il battente di un controportone interno ed accedo nella sala: davanti a me la vista dei banchi già affollati come nelle occasioni di culto più importanti. I presenti aspettano silenziosamente gli speciali officianti di questa sera e nel salone aleggia un suono ripetivo (anche un po’ inquietante) e senza picchi di cui francamente non riesco a riconoscerne lo strumento sorgente …..la gente continua ad entrare e faccio fatica a trovarmi un posticino da cui poter godere di un bell’affaccio sui musici ….i miei occhi “scannerizzano” l’ambiente e rimandano al cervello diverse ipotesi di visuale nell’eventualità di sedersi da una parte o dall’altra .All’improvviso, colgo un potenziale spazio tra i deretani di due tipi in IV fila sulla destra …evvai … con gentilezza mi avvicino …. please, i cappotti ragazzi…. che uno in più “ci sta di lusso” ....grazie …la pace sia con voi! Ed ora, con la tranquillità del “posto fisso” acquisito a non più di tre metri dalla scena, allestita di fronte all’altare, posso spaziare con la vista tutt’intorno nei pochi minuti che restano all’inizio della performance. La considerazione che sono portato a farmi è che, visto il personaggio di spicco della serata, Robert Fripp, classe 1946, chitarrista/compositore/produttore, ritenuto unanimemente un musicista Campo de’ fiori “miliare – angolare -seminale-sperimentatore”, nel 1969 fondatore e, da allora, leader indiscusso del magnifico gruppo Inglese di rock progressivo dei King Crimson, ancora oggi in circolazione ma con risorse umane diverse (Fripp è l’unico membro delle origini) e un’attività concertistica - discografica molto diradata (ahi noi), dovrei incrociare i volti di un pubblico attempato; ma con mia notevole (e piacevole) sorpresa, ci sono molti ragazzi,forse anche figli di qualcuno tra gli “anzianotti”…e ..uh che vedo al III banco… un adolescente (i brufoletti rubizzi e purulenti sparsi sulle guance testimoniano il suo periodo di sviluppo) impugna la mitica copertina del primo e superlativo lp dei King Crimson, ”In the Court of Crimson King” (1969) …. evvai … 40 anni non sono trascorsi invano! Mancano ormai 5 minuti e sulla scena compaiono 4 persone dello staff che, a turno, in lingue diverse, ci informano gentilmente ma con fermezza che non è consentito fotografare, riprendere, registrare con qualsiasi apparecchiatura e che si dovranno evitare movimenti e chiacchiericci per non intaccare la forte concentrazione dei musicisti e quella del pubblico che l’evento richiede per la sua perfetta riuscita .I quattro intonano un coretto in Inglese e ordinatamente spariscono dalla nostra vista . Ci siamo , sono le 21 spaccate e dalla porticina della sacrestia sulla destra della parete di fondo accede in sala Robert Fripp, giaccone di pelle nera, pantaloni e maglietta neri, occhiali da vista, capelli corti bianchi, andatura molto tranquilla, non un gesto o uno sguardo che incontri il pubblico …...eppure saremo in 150! Parte l’applauso dell’audience. Fripp raggiunge la zona degli strumenti al centro della scena ( ho scattato una foto per darvi l’idea della “location”) si gira in direzione dell’altare dove sulla grande parete di fondo si staglia un rappresentazione della crocifissione: si raccoglie per qualche secondo e poi prende una delle due chitarre che sono poggiate di fronte a lui, per la precisione una “Fernandes”, marca Giapponese, ad imitazione Gibson ,dalla cassa color caramello. Indossa ed aggancia la tracolla allo strumento, lo bacia sul bordo laterale e procede con borotalco Roberts a lisciarne il Robert Fripp durante una performance di Frippertronics in Canada nel 79 Fripp in concerto negli anni '70 manico….tutto intorno il silenzio più assolui con un curriculum artistico di grande luto, neanche le attrezzature ronzano (!!) prestigio. Travis, mentre Fripp è già nel ….l’ammonimento dello staff funziona per suo “trip”, resta in piedi e controlla la tutti ….Robert si siede sullo sgabello collopostazione, quindi impugna il flauto tracato di fronte ad un rack di effetti ,alle verso iniziando a soffiarvi per brevi e velcasse monitor e ad una serie di pedaliere lutate sovrapposizioni sulla composizione disposte a semicerchio,smanetta su alcuni in corso,The apparent chaos of stone” un brano di oltre 9 minuti tratto da Thread pulsanti e manopole del rack, gli da di cd pubblicato dai due nel 2008. Segue “tacco e di punta” su qualche bottone ,dopo un breve applauso (ma forse disturdelle tante pedaliera e …… accennando biamo?) “Pastorale” altro brano di 10 un sorrisetto ad occhi bassi si dispone minuti con un Fripp che è lì davanti a noi quasi di profilo alla platea a beneficio della chino sulla sua chitarra intento ad intrecperfetta visione frontale di un gruppetto ciare delicati fili sonori che davvero non che siede su di una tribunetta addossata diresti provenire da quello strumento; e alla parete di sinistra (..azz....) ….Robert poi “Moonchild”, titolo di un brano dal 1^ è pronto e presente da solo sulla scena! album dei King Crimson, qui appena Nella sala si spande lo stesso motivo che ci accennato nella sua malinconica melodia. aveva fino a poco fa accolti ed intratteGiro lo sguardo e vedo gente a bocca nuti. Già dai primi secondi Robert Fripp, aperta o con la testa tra le mani e i si intuisce che l’evento sarà davvero particolare: non il fondatore del gomiti poggiati sulle ginocchia con magnifico espressioni da trance. I brani si susseclassico concerto di un solista virtuoso di chitarra gruppo inglese guono quasi in un unicum sonoro,ne pronto a stupirci con King Crimson conto 8, e ho la sensazione di essere sospeso nello spazio tanto le atmosfere arpeggi intriganti e trilli sonore create sono dilatate: chiudo gli perforanti, piuttosto di un musicista che, occhi e l’immagine che mi sovviene è anche per questa sera come da molti e quella di un astronauta che osserva la molti anni ormai, con la sua chitarra straterra distante migliaia di km. Butto uno manipolata e dal suono irriconoscibile sguardo all’orologio e sono le 21,55 quanper l’uso di una varietà di effetti , “dipindo Travis, mentre Fripp ancora sostiene il ge” per le nostre orecchie cosiddetti suono, esce dalla sua postazione, inchina “soundscapes” (letteralmente paesaggi il capo rivolto all’altare e imbracciando il sonori) cioè dei tappeti musicali particosax si dirige verso il corridoio centrale tra larmente suggestivi ed evocativi che raple due ali di banchi e tutti lo accompagniapresentano l’evoluzione digitale degli anamo con lo sguardo nel suo cammino diretlogici “Frippertronics” degli anni ’70, comto ad una porta a lato dell’uscita principaposizioni create impiegando una tecnica di le della sala. Pochi attimi dopo è Fripp ad incisione sviluppata dallo stesso Fripp con alzarsi dallo sgabello, depone la chitarra l’utilizzo di due registratori del tipo “a bobisul piedistallo, si raccoglie verso la croce e ne” (Revox) collegati in maniera tale da quindi, con la musica ancora in esecuzioottenere,partendo da una sola chitarra, ne percorre a sua volta il corridoio tra i delle basi musicali riprodotte ripetitivabanchi e senza un saluto, uno sguardo, un mente (cosiddetti loops) sulle quali ammiccamento, lascia anche lui la sala: sovrapporre ulteriori interventi musicali a sono le 21.59. Invano tentiamo la richiesta creare, così, strato su strato, composizioni di un bis ma “non è cosa” per Fripp e, armonicamente complesse. Trascorrono quindi, non ci rimane che convergere tutti alcuni secondi dall’inizio della performandavanti all’altare per curiosare intorno ai ce e alle nostre spalle, in corrispondenza tanti effetti disseminati sul pavimento e del corridoio centrale tra le due ali di banammirare il poderoso rack con il quale chi, avanza lentamente e completamente Fripp ha “filato” i tappeti sonori di questa vestito di nero, alto ,faccione dalle gote memorabile serata. rosse e occhiali dalle lenti ovali, l’altro proSTOP - C.C. © febbraio 2011. tagonista dell’evento, Theo Travis, quarantasettenne flautista e sassofonista , anche “ “ La scena prima del concerto 17 Campo de’ fiori 18 Ecologia e Ambiente L acqua Ł vita Sfruttare le risorse fondamentali dell umanit Credo che il mondo perdita di sovranità dello Stato occidentale dopo nazionale dei popoli, ponendo ineaver esportato vitabilmente la sopravvivenza di modelli e sistemi molti in mano di pochi. consumistici, deve Potrà mai accettare l’umanità tutto iniziare a produrre e questo? quindi esportare Un altro aspetto importante da non modelli scientifici, sottovalutare, a mio avviso, è il tecnici e politici fatto che spesso i problemi legati di Giovanni totalmente nuovi. all’acqua e i problemi alimentari Francola Solo così si potrà vengono trattati separatamente, è iniziare un vero cambiamento. invece evidente che questi due Spesso e volentieri dietro a risorse fondaproblemi sono legati tra loro, dato mentali per la nostra vita, come aria e il ruolo fondamentale dell’acqua acqua c’è una sorta di volontà a trasfornella produzione alimentare, quindi marle in un qualcosa da consumare al fine è presumibile che una scarsità di ottenere profitti. E’ abbastanza evidente idrica si ridurrà in scarsità di come il controllo delle cibo. Ogni giorno Secondo una indagine risorse idriche, significhi il controllo dei della World Bank, 80 muoiono circa popoli. C’è già chi propaesi con il 40% della 6.000 bambini per popolazione mondiale, spetta una borsa internazionale dell’achanno difficoltà di approvvigiol’assunzione di qua che regoli da un namento e le loro risorse idrilato tutte le risorse, e acqua contaminata che non hanno quei requisiti dall’altro gli scambi. di qualità che dovrebbero In questo modo si eviterebbero gli scontri tutelare la salute delle persone, infatti per tra gli Stati, già ampiamente annunciati in l’assunzione di acqua contaminata si stima un prossimo futuro. che al mondo ogni giorno muoiano circa La tendenza a considerare la risorsa acqua 6000 bambini . come un bene economico e quindi il pasSe è vero che l’acqua è simbolo di vita e di saggio ad un sistema di mercato mondiale purezza, è altrettanto vero che occorre dell’acqua, comporterebbe una ulteriore ridisegnare i nostri stili di vita, partendo “ “ proprio dai più semplici gesti quotidiani rispetto all’uso di questa immensa e insostituibile risorsa. per ottenere Campo de’ fiori 21 REALIZZAZIONE ACCURATA DI UN PLANTARE CAD-CAM L’ortesi plantare ha subito negli ultimi anni una notevole evoluzione. Oggi, per la sua realizzazione, sono infatti disponibili materiali diversificati in relazione alle esigenze del singolo, alle utilizzazioni specialistiche ed alle caratteristiche correttive. Tuttavia, grandi passi sono stati compiuti anche dai sistemi di valutazione attraverso i quali, da una quantificazione statica delle forze di carico sulla superficie di appoggio, si è passati ad una valutazione dinamica, con l’ausilio di programmi computerizzati. In questo modo si è arrivati ad una migliore interpretazione dei difetti biomeccanici e, di conseguenza, alla realizzazione di un’ortesi maggiormente adeguata alle esigenze del singolo. L’interpretazione dei difetti sopra citati rimane tuttavia il momento più delicato, in quanto il risultato non è dato da una semplice equazione matematica di univoco significato interpretativo. Al di là del responso della macchina, occorre infatti saper individuare gli eventuali compensi dovuti ad anomalie presenti a livello di schiena, anca, ginocchio. Per questo motivo la lettura di un esame computerizzato e l’estrapolazione delle conclusioni devono essere sempre effettuate da un medico specialista preparato. Soltanto grazie ad una visione a 360 gradi del problema è possibile realizzare un plantare che non porti ad effetti collaterali indesiderati. Parliamo ora della realizzazione accurata di un plantare moderno. Il CENTRO ORTOPEDICO FLAMINIO, nei suoi venticinque anni di attività, ha sempre cercato di ottimizzare la qualità dei suoi prodotti con materiali e macchinari di ultima generazione, fino a presentarare a tutt’oggi anche il sistema CAD-CAM per la realizzazione della suddetta ortesi. Da una rappresentazione tridimensionale dell’anatomia del piede, che considera anche la deformazione delle parti molli sotto carico per mezzo di una pedana digitalizzatrice(fig.1), troviamo il punto di par- tenza per poter esaminare il progetto del correttivo. Con il computer e il programma CAD-CAM possiamo dunque intervenire e inserire nel progetto le modifiche adatte per poter compensare la patologia in questione. Attraverso questa rappresentazione tridimensionale CAD (fig 2) si può effettuare un’esecuzione la quale si realizza per mezzo di una fresa computerizzata CAM (fig 3). Il grande vantaggio di questa tecnica, a parte la precisione dell’intervento correttivo, è la possibilità di mantenere in memoria il progetto e quindi ottenere, in qualsiasi momento, copie delle ortesi assolutamente fedeli. Il plantare è realizzato in ÈVA, un materiale di ottima resistenza e anallergico. Inoltre possono essere scelte densità diverse di tali materiali in relazione all’utilizzo specifico. Per usi particolari sono adottabili anche altri materiali a duplice (fig4) o triplice densità (fig5) che garantiscono la massima tenuta in condizioni di estrema sollecitazione. livello metatarsale (gialla), un’ area anteriore a bassa portanza per un miglior effetto antitraumatico al livello delle articolazioni metatarso falangee (verde). Con l’ occasione il CENTRO ORTOPEDICO FLAMINIO vuole ringraziare tutti coloro che hanno creduto in noi in questi 25 anni di attività e ci hanno consentito di affinare le nostre conoscenze nel settore della tecnica ortopedica. Il plantare a 2 densità è caratterizzato da un’ aria interna ad elevata portanza studiata per sostenere al meglio la volta longitudinale mediale e, controllare il movimento di pronazione del piede ed eventuali effetti correlati, come un’eccessiva intrarotazione della tibia. L’area centrale ha lo scopo di ammortizzare l’ impatto con il terreno e favorire un effetto antitraumatico anteriormente in corrispondenza delle teste metatarsali. Il plantare a 3 densità nasce essenzialmente per lo sportivo dove il carico applicato al piede è spesso esasperato. Il plantare è costituito da un’ area posteriore a media portanza allo scopo di assorbire al meglio l’ impatto con il terreno (blu) , un’area con portanza elevata per contrastare al meglio gli effetti del movimento di pronazione, e fornire un valido sostegno al Fig. 1 Dott. Daniele Cervoni Laureato in Tecniche Ortopediche Per maggiori informazioni o appuntamenti: Centro Ortopedico Flaminio Tel. 0761.517744 Cell. 339.1816523 Fig. 3 Fig. 2 Fig. 4 Fig. 5 Campo de’ fiori 22 L’ingresso canonico fissato per il 27 Febbraio Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo Il Vescovo Lino Fumagalli, nominato l’11 Dicembre 2010, nuovo Vescovo di Viterbo, entrerà ufficialmente in pieno possesso delle sue funzioni, domenica 27 Febbraio 2011, di Secondiano Zeroli con una solenne celebrazione, che si terrà presso la cattedrale di Viterbo. Il nuovo Vescovo uscente, Mons. Lorenzo Chiarinelli, gli ha immediatamente rivolto un affettuoso augurio di fecondo lavoro, con una lettera che, volentieri, pubblichiamo per intero. “il nuovo Vescovo della Diocesi di Viterbo è S. E. Mons. Lino Fumagalli, finora Vescovo di Sabina e Poggio Mirteto. Ho subito espresso gratitudine vivissima al S. Padre Benedetto XVI per averlo donato a questa Chiesa che amo e che ho servito per tredici anni. Al nuovo Vescovo Lino ho detto la gioia, la comunione fraterna, i sentimenti della amicizia sincera, antica e ora singolarmente rinnovata. Alla Diocesi di Viterbo ho voluto presentarlo con un “Saluto ed augurio” particolare ed intenso. Ora in questo incontro di comunicazione ufficiale, mi è caro dirgli con voi, Benvenuto! Chi è il Vescovo Lino? Nei dati biografici, che vengono diffusi, troverete le tappe principali del suo cammino fino a questo momento. Quanto alla figura di Vescovo, con la sua missione e i suoi compiti, desidero ricordare appena alcuni tratti. 1.Il Vescovo è “successore degli Apostoli”, è cioè un “inviato”: - come dono del Signore Gesù e della Chiesa e come dono viene e come dono è accolto. E il dono è grazia, è gratuita, è consegna libera. - Egli è “nel collegio apostolico”, cioè vive nella comunione che lo Spirito Santo realizza nella Chiesa. - E ciò, “cum Petro e sub Petro”, cioè in vincolo essenziale con il Successore Pietro. Il Vescovo Lino viene, poi, da una diocesi “suburbicaria” (sub Urbe) che storicamente ha un legame singolare con la Sede di Pietro, con Benedetto XVI, che – ha tutti è noto – ama questa Chiesa di Viterbo. Nell’ultimo suo libro-intervista (Luce del mondo) rivela che i suoi Santi di riferimento spirituale sono: Agostino, Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d’Aquino. 2. Il Vescovo è “pastore”, secondo una metafora evangelica: a lui è affidata la “cura pastorale” di una Chiesa. La “cura pastorale” – scrive Gregorio Magno proprio nella Regola Pastorale – è un’arte, richiede perizia, esperienza, dedizione, responsabilità. E il Vescovo Lino, nel suo stemma episcopale, tra l’altro, ha un’ancora, segno di Dio che è appoggio, approdo, rifugio e ha la scritta “In Verbo Tuo” per indicare la sorgente e la energia della missione: la Parola del Signore. 3. Il Vescovo è un “formatore”, un “educatore” chiamato a generare – come afferma S. Paolo – la comunità dei credenti. Il Vescovo Lino, con la sua esperienza e attraverso i compiti in campo vocazionale e per nove anni Rettore del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, ha il carisma dell’opera formativa. Ed è bello che all’inizio di un decennio (2010 – 2020), dedicato dalla Chiesa italiana all’Educare alla vita buona del Vangelo, egli assuma il ruolo di Vescovo di questa comunità viterbese. Il compito educativo è universale, coinvolge tutti, persone – famiglie – istituzioni. Questa Chiesa, accanto alle scuole, fino all’alto e apprezzato livello universitario (Università della Tuscia), ha il suo prezioso Seminario, coltiva un ammirato Istituto “S. Pietro” per gli studi filosofici e teologici (in ulteriore estensione) fino al grado accademico della licenza. Caro Vescovo Lino, Benvenuto! In questo vasto campo di lavoro, troverai a fecondarlo la preghiera, la collaborazione, l’affetto di tutte le componenti della Chiesa locale e delle istituzioni del territorio. E – ancor più intensa – la mia fraternità, la mia amicizia e l’affettuoso augurio.” Lo stemma episcopale La blasonatura di S. E. Mons. Fumagalli si compone dei seguenti elementi: sullo scudo azzurro si stagliano tre stelle d’oro, una rosa a cinque petali, e ancora di color argento. L’azzurro dello scudo richiama la Chiesa e la Vergine Maria, Madre della Chiesa; le tre stelle d’oro simboleggiano la Trinità ed insieme le tre virtù teologali: fede, speranza e carità; la rosa a cinque petali simboleggia il mondo e l’ancora è segno dell’incarnazione. Compito della Chiesa, sull’esempio della Vergine Maria, e del Vescovo, è annunciare al mondo l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, rendendo sempre vivo ed attuale il mistero dell’incarnazione. Nel suo ministero il Vescovo è chiamato a gettare sempre le reti confidando nella presenza del Signore: “In Verbo Tuo laxabo rete”, è il motto riportato nel cartiglio. Campo de’ fiori 23 Se non è su Google non esiste! E’ un dato di fatto che il 90 % degli studenti del XXI sec. cerca il materiale per le proprie ricerche con l’uso dei motori di ricerca. E’ finita l’epoca dei volumoni di enciclopedie, dei pomeriggi tradi Patrizia scorsi a parlare con il Caprioli bibliotecario, ora c’è solo il loro stile di apprendimento che corrisponde alle parole di Impazienza, Velocità, Schermo, Rapidità, Digitale, Internet. Oggi l’informazione è spicciola ed istantanea, ma come si può aiutare chi sta dietro ai giovani studenti per controllare che le loro ricerche portino a risultati concreti e non si perdano nel mare magnum della massa di dati che ogni frazione di secondo vomita un motore di ricerca? Magari all’insegnante o al genitore o a chiunque sta dietro al giovane studente, una mano concreta possono darla ancora quei bibliotecari che scagliati lontano dal loro abituale posto di intermediari tra i libri e i cittadini, oggi devono cambiare ruolo e dare “dati” non più libri o riviste, ma “informazioni”: precise, veloci, corrette, essenziali, quanto più pertinenti a ciò che la persona sta cercando. Non dimentichiamo che “attingere l’informazione da Internet è come prendere un drink da un idrante!” ( Fonte: Will Lion). Ed è per questo che essendo la sottoscritta una rappresentante del mondo bibliotecario, voglia dare il suo piccolo contributo su come fare una iniziale ed corretta ricerca su uno dei motori più in voga del nostro secolo: Google. Anche se la frase che inizia quest’articolo”Se non è su Google non esiste!” ce la siamo sentita dire migliaia di volte da giovani studenti in cerca di facili risposte alle loro ricerche, non è poi tanto vero che tutto è su Google, meglio ancora, c’è tutto ma come tirarlo fuori dalle migliaia di informazioni che si presentano al primo click sul nostro schermo? Esistono delle parole che per così dire possono accompagnare altre parole, tipo per fare un esempio, voglio cercare Mela e Pera, quella e messa tra le due parole che voglio ricercare mi darà la possibilità di avere tra i miei primi risultati le informazioni che riguardano sia la mela che la pera. Queste paroline vengono definite operatori booleani, ma a parte il parolone, sono di facile utilizzo e qui di seguito illustrò l’uso di quelle più importanti. Naturalmente le parole devono essere digitate in lingua inglese, la lingua ufficiale della Rete! Incominciamo subito con la parola AND e con il dire che anche se tra due parole non la mettete Google la riconosce implicitamente. Quindi se scrivete Mela Pera, il motore di ricerca vi legge Mela AND Pera. Se invece volete utilizzare la parola OR che sta ad indicare il fatto che vi occorre un’informazione oppure un’altra, tipo Mela OR Pera, ricordatevi di metterlo sempre in maiuscolo! Mettendo il segno + davanti ad una parola il motore di ricerca ricercherà quella parola da voi immessa, escludendo in automatico tutti i possibili sinonimi che si possano legare ad essa. Se volete ricercare una parola esatta o una frase esatta basta metterla tra due virgolette, per esempio “I have a dream”. Per usare Google come un vero e proprio vocabolario basta l’uso della parola “define:“, per esempio define: patria. Se ricercate due parole che voi ritenete debbano essere considerate complemen- tari tra di loro, basta aggiungere il segno ~ davanti alla prima parola, per esempio ~droga narrativa, il motore di ricerca vi restituirà tutte le informazioni sulla narrativa che tratta dell’argomento droga. Ancora, per evidenziare un lasso di tempo che vi occorre per restringere la vostra ricerca potete scrivere così “politica italiana”1990..2000 Per trovare informazioni di prima acchito su un sito potete scrivere, per esempio, Info:www.facebook.com Inoltre se ponete il segno * davanti o alla fine di una parola non completata il motore di ricerca vi tirerà fuori tutte le assonanze con quella semi parola, tipo biblio*, il sistema vi darà come risultato tutte le informazioni su biblioteca, bibliografia, bibliofilia etc.etc. Se invece utilizzate il ? nel mezzo di una parola il risultato sarà che vi ritroverete tutte parole di senso compiuto che sostituiscono quel punto interrogativo, per esempio to?o rintraccia topo, tomo ma non tonno! Ce ne sono ancora tanti altri di operatori booleani, ma quelli più sbrigativi e intuitivi per i giovani studenti sono questi sopra descritti. Naturalmente vi suggeriamo di rivolgervi ad un buon bibliotecario se volete arrivare ad una ricerca più approfondita e mirata. La prossima volta ci occuperemo dei motori di ricerca diversi da Google, perché in realtà non è che davvero c’è tutto su Google! Per chiarimenti ed informazioni: [email protected] L’ANGOLO DEL PROF.A cura di Patrizia Caprioli Mini-spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!) da poter usufruire come supporto didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli studenti. Impariamo a scrivere: http://www.impariamoascrivere.it Un itinerario di lavoro rivolto ad insegnanti della scuola di base che, percorrendo la struttura della lingua, aiuti a capire le varie tecniche che ci permettono di scrivere testi di vario genere e nel quale si evidenzi come, in molti casi, la multimedialità diventi un supporto utilissimo alla realizzazione delle attività, riportando anche esempi concreti di unità didattiche realizzate nelle classi. Campo de’ fiori 24 i emin G n a S Le guide di Campo de’ fiori Torniamo nel centro Italia, soffermandoci precisamente in Umbria, nella provincia di Terni, in uno di quelli che, non a caso, è stato inserito nell’albo dei borghi più belli della nostra amata penisola. Si tratta di di Ermelinda San Gemini, forse più Benedetti conosciuto per la famosa omonima marca l’elevazione a ducato da di acqua minerale che per primo seicento: Martirio di San parte di Urbano VII, a favore la sua caratteristica belSebastiano, Madonna con bambino e degli Orsini. Circa due secoli lezza medievale, rimasta Santo Vescovo, San Matteo Evangelista e dopo, nel 1722, gli Orsini magicamente intatta. la tela del XVIII sec. Estasi di Santa Rita. cedono San Gemini ai Piazze, palazzi e chiese Tornando sulla via principale si prosegue Santacroce, famiglia della caratterizzano il cuore del sempre dritti fino ad arrivare al cuore del nobiltà romana, per 13.500 borgo, dove si intrecciano paese, Piazza San Francesco, che può scudi, sotto la quale rimane vicoli più o meno stretti, anche essere considerata il limite tra la fino al 1781, quando Pio VI scalinate ed arcate che parte rinascimentale e quella medievale conferisce a San Gemini il dividono ed uniscono vecdel borgo stesso. Su di essa si affacciano titolo di città. chie case, e dove regna l’omonima chiesa, dedicata al Santo ITINERARIO TURISTICO pulito e silenzio, come è d’Assisi che proprio qui a San Gemini, E’ un vero piacere passeggiararo trovare. effettuò un esorcismo nel 1213, epoca alla re per il centro di San STORIA Il centro abitato quale risale l’edificio, in stile gotico sia Gemini, non una ma più e di San Gemini sorge sui all’interno che all’esterno e fatta costruire più volte, immergendosi nel resti di un piccolo insediadalla nobile famiglia Capitoni; e il palazzo silenzio e nei ricordi di un mento di epoca romana, comunale. Sul lato sinistro della piazza, tempo ormai lontano e che ricordiamo, infatti, che anche la Fontana Gemine Astolfi, non c’è più. Si accede al non lontano da lì sorgeva costruita nel 1884 ad opera dello scalpelliSopra: Porta Roma. l’antica città di Carsulae, Sotto: la chiesa di Santo Gemine borgo tramite Porta Romano ed intagliatore Orazio Armili di Narni. na, fatta erigere nel 1723 oggi un autentico museo continua sul prossimo numero...... dal duca Scipione Publicola a cielo aperto. L’antico vildi Santacroce. A pochi laggio romano, denomimetri sulla destra il natao all’epoca CasvenPalazzo ducale tum, costruito proprio Santacroce, costruito lungo la via Flaminia e di tra il 1729 e il 1730 a cui sono ancora visibili le seguito dell’acquisto del rovine di una villa e la feudo di San Gemini “Grotta degli Zingari”, che avvenne nel 1722 venne distrutto nell’882 ad opera di Agostino dai Saraceni. Fu proprio Lega procuratore del nel IX secolo che il suo principe Scipione originario nome venne Publicola Santacroce. tramutato in quello odierSullo stesso lato, una no, quando un monaco di breve viuzza porta dritti nome Gemine, provenienalla chiesa di Santo te dalla Siria, vi cominciò Piazza San Francesco, sopra con la vista Gemine, risalente al periodo tardo dell’omonima chiesa, sotto con la vista del Palazzo a predicare, istruendo e beneficando a tal gotico, che ha subito vari rimaneggiapunto da far designare la cittadina come la comunale e della fontana Gemine Astolfi. menti. Fu, infatti, completacittà di “Santo Gemine”. La prima notizia mente ricostruita tra il 1817 ed certa di un ripopolamento del borgo si ha il 1847 ad opera dell’Ingegnenel 1036,quando fu fondata l’Abbazia di re Livoni, avvalendosi sembra, San Nicolò. Nel 1119, San Gemini risulta anche dei consigli dello scultoessere gastaldato del Comune di Narni, del re Antonio Canova, in soggiorquale è soggetto e segue le sorti. no a San gemini nei primi anni Successivamente riesce, grazie al sostedell’800. La facciata, piuttosto gno della Chiesa, a staccarsi da essa ed a sobria, presenta un portale diventare libero Comune con magistrature quattrocentesco. L’interno in e istituzioni proprie. Si sa, poi, che nel stile neoclassico, riconducibile 1530, San Gemini venne ceduto in feudo all’architettura neo-barocca agli Orsini, da Papa Clemente VII; e risalconserva quattro tele del gono al 1568 gli antichi Statuti e al 1590 Campo de’ fiori Come eravamo 25 Alla ricerca del dialetto perduto Prendo spunto dalla fiera o durante le feste) “pa Madònna de pubblicazione del Piagge ae regazze jje se combrava a “Vocabolario del mmòrda lì e bbangarelle”. Come avrete dialetto di Civita notato, oltre al significato della parola o Castellana” scritto del verbo in italiano, ci sono le varie applidall’amico Prof. Luigi cazioni dialettali, che arricchiscono non Cimarra, per ribadire i poco la conoscenza del “civitonico”. miei concetti sull’imInoltre il Prof. Cimarra, riguardo a deterportanza e la valenza minati sostantivi o aggettivi non perde di Alessandro Soli del dialetto “civitonil’occasione di citare proverbi e filastrocco”. Premetto che l’opera di Cimarra è il che, ad esempio su: romano “ Prìngipi e frutto di trent’anni di ricerche, (di cui sono ccavallièri sò i romani, i circondari sò lli stato attento testimone), fatte sul nostro viterbési, i magnagatti che stanno a territorio, con quella certosina precisione e Ssuriano, i musi spòrchi stanno a oculatezza nei particolari, che Ccarbugnano, ladrongèlli sò Frutto di solo uno studioso glottologo e i vignanellési, ch’hanno rubdialettologo come lui, per di più bato la cròce a Ccrocchjano trent’anni di stimolato dall’immenso amore e ll’hanno vennuta alli basricerche, per Civita, poteva regalarci. sanellési (per um pignatto)”. il significato E’ sicuramente un’opera che Ancora: zzezzitòre (sedile resterà nel tempo, un libro che di pietra) “e mméttite llì o in italiano è testimonierà una lingua che non zzezzitòre”. arricchito sarà più parlata, ma che rimarrà Nnamorarèllo (facile ad intatta nei suoi suoni e nei suoi dalle applicazioni infatuarsi) “ si nnamorarèllo, significati. Ho voluto aprire a fijjo mmì,quello che védi o dialettali caso il vocabolario, e darvi qualvòi combrà, mango si fùssiche “pennellata” sul nostro meraviglioso mo Turlògna “. Mbottijjà dialetto: ndorcinà (avvolgere su se stes(imbottigliare,sconfiggere sonoramente) so, attorcigliare) “o findefèrro, pe portàs“l’avemo mbottijjati ò ò ò cor vino de solo via, tòcca ndorcinallo “, “ o sèrpe Frascati, òri òri v’avemo mbottijjati ! (al stava tutto ndorcinato”. Jjappà, (catturatermine di giochi di squadra). re) “pe jjappà o pesce còe mano, dèvi Cazzabbùbbolo (individuo di poca èsse svèrdo e bbravo. Mmòrda (cartoccio importanza) “ar mònno ce stanno: òmmipieno di frutta secca che si comprava alla ni, semiòmmini, bbùbboli, semibùbboli, “ cazzabbùbboli” . Potrei continuare ancora, perché quest’opera di 750 pagine merita ben altro rispetto che queste mie quattro righe. Tanto dovevo all’amico “Giggi”, civitonico doc, e sono sicuro che chi ama la nostra cittadina, conserverà tra le sue cose più care anche questa, il cui valore è difficilmente Quantificabile. “ Campo de’ fiori 26 Una “Fabrica” di ricordi Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma Lamberto Alessandrini… a guardia Nella fabbrica infinita dei ricordi del mio paese, ci sono tante storie da raccontare che hanno riempito i giorni della mia vita migliore, e s’affollano sempre più con il pasdi Sandro Anselmi sare degli anni. S’affacciano spesso di prepotenza in mezzo ai tanti pensieri della notte ed emergono, allora, per prendere vita nelle pagine della mia rivista. Volevo parlare, questa volta, dell’amico Lamberto Alessandrini e, così, insieme al figlio Gianluca, abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua vita. Lamberto nasce a Fabrica di Roma nel 1936 da Natalino e Gelsomina Riganelli. Sesto di otto fratelli, cresce in compagnia delle sorelle Francesca, Gina, Lorena, Rosalba e Rosanna e dei fratelli Pierino e Franco. Fin da ragazzo manifesta la passione per i motori, cosicché all’età di sedici anni inizia a lavorare come trattorista dai Mizzelli di Faleri, per passare poi a fare il ruspista con la ditta Travaglini di Caprarola, nelle cave di pozzolana sulla S.P. Massarella. Gli stessi Travaglini, sicuri di non fare brutta figura, lo presentano al MAGRA (magazzino militare di pezzi meccanici) che è a Roma in Via Guido Reni, e qui resta a lavorare fino alla metà degli anni ’70, quando viene assunto come autista dal Comune di Fabrica. E’ sindaco Nicola Capparucci al quale succede, poi, Renzo Morelli e, nel 1982, quand’è sindaco Caterina Martinozzi, entra, per concorso, nel corpo dei Vigili Urbani, al posto di Orlando Alessi che và in pensione. Ha come colleghi Vittorio Pacelli ed Edmondo Tranquilli. S’aggiungeranno poi Anna Rita Suadoni, Remo Cencelli e l’attuale comandate, Con la moglie Maria Capitano Stefano Pacelli. Uno dei compiti di Lamberto è quello di gestire il lavoro degli operai comunali coadiuvando l’ufficio tecnico e, così, ogni mattina attribuisce loro le rispettive mansioni e controlla, poi, il buon andamento dei lavori. Nel suo ruolo diviene talmente indispensabile Lamberto, secondo da sx, con i colleghi Cap. Stefano Pacelli (alla sua sx) e Remo Ferrelli (ultimo da sx), e due carabinieri che, anche dopo il congedo, avvenuto il nei primi anni ’50 nella squadra locale e 28 Dicembre 1998, il sindaco Giuseppe disputa i campionati Juniores. Anche Palmegiani, gli chiederà di restare a collaLamberto fa parte, oramai, di quella rosa borare. Lo farà di buon grado ed a titolo di personaggi che hanno popolato una gratuito. “Fabrica” che non c’è più. Ricopre l’onorevole incarico di custode dell’antica città di Falerii, cosa della quale andrà fortemente orgoglioso. Sposa Maria Pieri e forma, con essa, una coppia socievole e scherzosa, ben voluta da tutti. Lamberto viene a mancare il 16 Settembre 2010 a 74 anni. L’altra sua grande passione, oltre quella per i motori, è quella per il mondo del calcio. Tifoso attento e appassionato della sua Inter, milita Al MAGRA di Roma Con la sua Triumph, in via Iannoni- Sebastianini In tenuta da calciatore Campo de’ fiori 28 Associazione Artistica Ivna FERRO ED ACCIAIO COME INTERLOCUTORI DEMOCRATICI DEL PASSATO NELLA STRUTTURA ARTISTICA DI ALESSIO LEONIDDI Alessio Leoniddi, architetto pianificatore territoriale, giovanissimo collaboratore per i piani urbanistici, la formazione, la promozione, la valorizzazione del territorio della Prof.ssa Maria del viterbese e dell’area fiorentina, ha Cristina Bigarelli già al suo attivo alcune pubblicazioni tra le quali il GIS Day 2009 il cui scopo è di informatizzare per gestire gli elementi del patrimonio territoriale. A tale proposito facciamo riferimento al “geographical information system” per il governo e la gestione del territorio a cura di Salvatore Sessa del luglio 2010. Di recente realizzazione è “Identità territoriale”, un’opera, che ci piace chiamare scultorea, di progettazione del tutto personale sia per impostazione che per scelta dei materiali. Il nome “Identità territoriale”, con il quale l’opera è stata battezzata è ben identificato con l’asse centrale, il portante, adornato di lastre e fasce di ferro distaccate l’una dall’altra dando la particolarità visiva di una rotazione grazie anche alle aste che partono da un punto, si aprono tutte subendo così una torzione di 100 gradi. Partendo così da un unico punto comune arrivano, approdando, alla parte della base, che rimane dietro, non immediatamente visibile, se non seguendo il percorso delle aste nella stessa torzione. La stratificazione, ben costruita delle fasce, dà agio all’idea primaria del progettista, realizzatore e artefice di una ben più profonda sensazione della stratificazione del territorio: essa rappresenta dinamicamente e in modo del tutto originale tutte le epoche passate, tutte le persone che si sono succedute ed avvicendate sul territorio di Corchiano, del viterbese e della Tuscia. Una sorta di sedimentazione e stratificazione che, in particolare nel lato destro, ci parla della storia del territorio, del suo corso e del suo mutare. Nel contempo il lato sinistro, che riprende il suo percorso storico-sociale, si raffigura con la sagoma di una persona grazie a tre fasce che entrano una dentro l’altra. Ecco allora la significativa intersezione delle relazioni sociali, culturali, nello scambio delle medesime assumendo, per volontà del genio artistico, una forte e fedele identità locale del territorio. Osservandola frontalmente sembra una persona con la movenza di fare un passo. Il dinamismo si accomuna al trasformismo del colore che dall’ “ouverture” del nero, man mano con il sole e con la pioggia, per effetto dell’ossidazione, passa al rosso. Palo in ferro, fasce ed accessori in acciaio! Non necessariamente la misteriosa ed emergente Figura verrà verniciata: l’esclusiva volontà del giovane artista Alessio Leoniddi assicura così la splendida disquisizione, il contrasto, il contraddittorio che essa vuol rappresentare tra progresso socio-culturale e crescita umana territoriale. Un’immagine solida ad impatto ambientale positivo e positivista perché promuove la mentalità tecnico-industriale pianificata come il superamento del vecchio spontaneismo, perché immersa negli elementi naturali, perfettamente integrata in un ritmo estremamente vero e visivamente dinamico del giocare con il sole e con la pioggia e con essi rinascere da una archeologia del tessuto storico-sociale per dire “qui c’era…” e “qui c’è stato…” e quindi “qui c’è adesso…” o “qui c’è ancora…” Diciamo un’immagine del territorio che fa riecheggiare gli elementi cardini del sito: le tombe etrusche, il piccolo centro, il piccolo borgo, il centro storico dove è possibile mantenere la comunicazione. Tutto sembra essere diretto da impulsi immaginari distribuiti da quelle fasce che, partendo dall’alto quasi completano la sagoma, dando forma alla testa immaginaria…sì, la testa che riprende poi elegantemente la linea del corpo, garantendo la simmetria dell’intera scultura. Anche se non immediato, il messaggio della simmetria sembra essere fondamentale nella struttura perché paragonabile all’equilibrio della capacità relazionale degli esseri sul territorio. Il colpo d’occhio non ci aiuta a percepire la linea immaginaria che riprende la sagoma a causa della torzione che appare più evidente. Talvolta anche la comunicazione subisce lo stesso destino…sembra voler intendere una cosa invece che un’altra…il fatto di separare le fasce da una leggera fessura non ha un motivo puramente estetico-funzionale, ma anche dialettico-filosofico perché esso vuol permettere di intravedere qualcosa che è al di là della struttura stessa, del passato, del luogo, del locale… sì, attraverso tante Foto intera ed un particolare dell’opera IDENTITA' TERRITORIALE 2010 dell-artista Alessio Leoniddi piccole finestre con l’arguzia e il buon gusto di non opporre una parete chiusa, una barriera, ma di dare la “chance” della comunicazione sociale…sì, attraverso uno scorcio, una finestra, una rappresentazione del dietro, della via…no, non una barriera, ma una via, non una comunicazione interrotta, ma leggera e delicata quale è l’opera che non supera i 3 metri di altezza e i 20 cm delle fasce assemblate, posta come simbolo di partecipazione sociale plenaria all’inizio della strada che unisce ad angolo il Palazzo Comunale e il Borgo corchianese. “Identità Territoriale” rappresenta la Voce di tutti, anche coloro che non hanno consapevolezza della loro voce, una struttura di dignitosa arte democratica che dà forma e forza alla Voce di Tutti, nessuno escluso… Alessio Leoniddi, da sempre curioso ed appassionato d’arte e scultura, in particolare moderna ed astratta, realizza nel 2010 quest’opera che non vuol essere una descrizione stilizzata ma intrinseca del territorio nella sua identità anche locale, ampliando fin dove l’occhio e l’animo può percepire…tutta la realtà del passato e da essa presupporre la contemporaneità nella mutevolezza della stessa in una scelta opinata del materiale che non incorre in degrado come monito, ed anche come speranza per le generazioni future che possano conoscere il passato per riscoprire come interpretare e scolpire il prossimo futuro ! Campo de’ fiori 29 La strana storia dei Capati Dall’osteria del “Pallone”, alla “Tenuta di Falleri” Doveva essere certamente la classica osteria di campagna, coi suoi tavoli all’aperto, il suo pergolato, e soprattutto col suo vino genuino e la sua cucina “casareccia”. Località il “Pallone” comune di Vitorchiano, così la ricorda Mario Capati, quando da bambino con i suoi fratelli Felice e Francesco, scorrazzava in quei luoghi, dove appunto fin dal 1928, le sorelle Maddalena e Lucia Bendia,(mamma e zia) avevano aperto l’osteria del Pallone. Allora era aperta campagna, luogo di ristoro per i viandanti e i viaggiatori della mitica Roma Nord, che salivano dalla capitale verso Viterbo, e facevano appunto sosta in questo luogo così caratteristico ed invitante. Pian piano negli anni il Pallone divenne meta, specialmente durante la stagione estiva, di scampagnate e banchetti presso l’osteria delle “Faine” (così venivano chiamate le sorelle Bendia),che conquistarono grande notorietà. Ma se i “signorotti” di allora erano i frequentatori domenicali di quel posto, era durante la settimana che l’osteria del Pallone assumeva la sua vera identità , perché rappresentava l’unico punto di riferimento per gli operai cavatori delle numerose cave di peperino. Quanta sete dopo il duro lavoro, ecco allora che un buon bicchiere di vino e la classica merenduola, allietavano il corpo e lo Maddalena e Lucia Bendia, titolari della prima Osteria del Pallone spirito. Poi con l’avvento della guerra, quel posto isolato cominciò ad essere pericoloso, e nel 1942, le “Faine”, vendettero al conte Dandini l’intera proprietà, trasferendosi a Vitorchiano, dove aprirono una nuova locanda in via Arringa. Poi nel 1947 si trasferirono direttamente a Fabrica di Roma, e i loro discendenti appunto la Famiglia Capati hanno fondato l’omonima azienda agricola in località Faleri dove risiede Mario ultimo testimone di questa storia che parte da lontano. Alessandro Soli Lo spettacolo avrà luogo l’1 ed il 2 marzo a Firenze, unica tappa italiana, presso il Teatro del Maggio Fiorentino (Teatro Comunale), alle ore 20.30. Per maggiori informazioni http://shenyunperformingarts.org/ Sito principale - http://shenyunperformingarts.org/multimedia Video promozionali http://shenyunperformingarts.org/reviews Recensioni comunità artistica e VIP - https://www3.ribesticket.it/?language=3 Biglietteria Campo de’ fiori 30 RUGANTINO DANCE OPERA Sul palco gli studenti dell’IPSEOA “Alessandro Farnese” di Caprarola A cura degli studenti dell’IPSEOA “Alessandro Farnese” di Caprarola Maria Rosaria Borriello, Martina Reinkardt, Giorgia Alemanni, Francesca Carnicelli, Marta Lucci, Veronica Geri, Dario De Alessandris e Luca Lini. Tutor Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli OPERA TEATRALE MESSA IN SCENA DA GARINEI E GIOVANNINI NEL 1963 AL TEATRO SISTINA, VIENE RIPROPOSTA IN TRILOGIA TEMPORALE DAL 18 AL 20 FEBBRAIO NELL’AULA DELLE CONFERENZE DELLE EX-SCUDERIE DI PALAZZO FARNESE DAGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’ENOGASTRONOMIA E L’OSPITALITA’ ALBERGHIERA DI CAPRAROLA. CIO’ CHE CONTA NON E’ QUELLO CHE SIAMO, MA CIO’ CHE POSSIAMO DIVENTARE! Il vociare rimbombante negli ampi ambienti della struttura scolastica, il fluente e graduale diffondersi della possibilità di fare teatro nelle fila studentesche del giovane Istituto Alberghiero caprolatto fanno sì che l’idea, l’accattivante progetto del laboratorio teatrale possano essere ancora una volta lo sprone per uscire dall’aula didattica ed entrare in sordina, sì, ma con determinazione crescente sulla ribalta del palcoscenico. Non si tratta certo di ambizione strettamente connessa alla ricerca deterministica della gloria e della fama; essa sarà lo strumento che alla pari con l’impegno curriculare accompagnerà lo sviluppo creativo-organizzativo, socio-rela- zionale che, seppur vincolato dalla microarea scolastica, amalgama gli animi e gli intenti dei giovani “apprendisti attori”. L’accoglienza, come sempre di tradizione dell’Istituto, non poteva mancare: l’ouverture, infatti, ha avuto luogo con l’allestimento del Buffet e del Brindisi Rugantino offerti con creatività artistica, classe e buon gusto! Tutto ha avuto inizio a settembre, quando il Prof. Aldo Bellocchio, ha proposto, in parallelo all’apprendimento in aula, di cimentarci nella interpretazione dei personaggi dai risvolti sorprendentemente psicologici del famosissimo Rugantino del Sistina del 1963. Un po’ sbigottiti e perplessi, abbiamo accolto l’idea che, peraltro, fu proposta dal “tosto” professore con entusiasmo e grande “savoir fair” di classe e di professionalità. Subito siamo stati piacevolmente coinvolti in questa avventura che in breve ci ha appassionati con lo scopo di “provare a sorprendere un po’ tutti, a cominciare dal Dirigente Scolastico Prof.ssa Andreina Ottaviani, l’intero corpo docente, gli alunni stessi e gli affetti più cari” come dichiara il nostro Professore. Le affermazioni del docente si dirigono sulle emozioni…quelle più forti sono state per i ragazzi quelle legate al “riscoprire se stessi”, scoprire doti nasco- ste senza aver paura di salire sul palco, superando i propri limiti, scoprendo la bellezza e il gusto di lavorare insieme; la solidarietà con i più timidi, introversi ed anche la sorprendente rivelazione d’affetto rivelata dai docenti, che non soltanto a livello scolastico, ma anche a livello morale e affettivo li hanno spronati a dare il massimo di loro stessi, a “pescare nelle profondità dell’animo le qualità, i pregi e i doni celati o dormienti”. Lavorare per un progetto comune, alternando momenti positivi a negativi e viceversa, ottimizzando l’in- Campo de’ fiori tesa fatta di sguardi, movimenti di tutto il cast e …particolarmente stimolanti sono stati i momenti in cui i giovani sbagliavano e ridevano dei propri errori…momento fondamentale per riprendere e riprovare…non sono mancate le incomprensioni che attraverso lo stare insieme abbiamo superato fino ad arrivare ad annientare la noia e l’apatia che attanaglia alcuni ragazzi delle nuove generazioni…attraverso i balli, la musica, il divertimento e la crescita professionale scoperta grazie al “provare e riprovare” senza scoraggiarsi…la comunicazione del linguaggio del corpo che trasforma il Classico Rugantino in Rugantino New Generation…dove tutto si anima in una concatenazione di suoni, immagini, scene, battute, mimica… A tal proposito, continua il Prof. A. Bellocchio , sono stati fondamentali per l’ottimizzazione, l’assistenza e l’arrangiamento dei costumi le Prof.sse Alessandra Roscani, Luigina Santini e Maria Cristina Bigarelli, le quali, intervistate dallo staff operativo studentesco, hanno dichiarato che l’energia messa in opera ha fatto sviluppare nel numeroso gruppo del laboratorio di recitazione, una sinergia atta all’integrazione e far emergere il positivo in tutti, annientando l’incubo della ripetitività e della richiesta esigente della didattica d’Aula. Inoltre Le proffe si sono divertite tanto con noi e ci rivelano che i momenti più interessanti anche per loro sono stati quelli della condivisione durante la preparazione e la realizzazione dello spettacolo…in un mirabile inserimento di alcuni ragazzi che da sempre in questa scuola trovano amicizia e affetto.”Il successo è la capacità di passare da un errore all’altro senza perdere l’entusiasmo”. La sincronizzazione della musica è stata particolarmente curata dal Collaboratore Scolastico Roberto Carassai, che ha dichiarato di aver avuto l’opportunità di stare tra i giovani scoprendo in loro tanti aspetti belli che non emergono quan- do sono preda dell’apatia e della noia. La nostra Voce è qui a dire che noi studenti dell’IPSEOA “Alessandro Farnese” , pur essendo la prima volta che ci avventuriamo sul palco e ci mettiamo in gioco, abbiamo avuto l’onore di conoscere a fondo delle persone che non immaginavamo potessero darci tanta emozione e affetto, dandoci l’opportunità di scoprire pregi e difetti. Abbiamo avuto la chance di assumerci la responsabilità della riuscita e dell’impegno in un gioco di squadra formidabile, pronti ad aiutare il compagno, anche improvvisando, rimediando magari a qualche errore, creando aspettative non impossibili che ci indurrebbero a illusioni, ma confrontandoci con altre persone e rendendo la “vita scolastica” più stimolante, risvegliando in taluni casi la voglia di impegnarci ancora di più nello studio e nell’apprendimento, ritrovando quella fiducia di cui abbiamo bisogno. Per questo vogliamo ringraziare la nostra Dirigente Prof.ssa Andreina Ottaviani che ha sostenuto la proposta del Prof. A. Bellocchio e 31 dei docenti. Per questo ed a onor del vero Silvia Sorge (Rosetta), Luca Marcucci (Rugantino), Giorgia Alemanni (Coreografa), Francesco Spadoni (Scultore) e gli altri studenti attori hanno voluto condividere, durante la nostra intervista, un sentimento diffuso, sviluppatosi durante i freddi pomeriggi, quando ci si incontrava per provare: tutti hanno voluto esprimere un sentimento comune, quello di gratitudine verso questa équipe del Laboratorio Teatrale dell’IPSEOA di Caprarola,…grande l’intento espresso dai suoi componenti che hanno voluto affidarci il loro compenso per l’impegno profuso e così noi abbiamo sentito che la cosa migliore era devolvere la somma del lavoro dell’équipe per la realizzazione di un progetto di inserimento socio-terapeutico per alcuni nostri compagni…tutto questo ci ha dato l’oppurtunità di vivere e condividere una bella esperienza umana e professionale sul “palco” con RUGANTINO NEW GENERATION…dove appunto tutto diventa LIVE!!!!!!!!! PERCHE’ IL TEATRO A SCUOLA? LO CHIEDIAMO AL DIRIGENTE SCOLASTICO DELL’IPSEOA “ALESSANDRO FARNESE”, Prof.ssa A. OTTAVIANI Le motivazioni sono quelle di dirigere la scuola portando avanti il discorso culturale che non comprende soltanto quello della conoscenza delle tipiche materie curriculari, ma anche in senso ampio: cultura nella socializzazione, nella fase di progettazione che assume la connotazione di laboratorio, come quello teatrale che unisce cultura, divertimento, stare bene a scuola, socializzazione, integrazione…non ci dimentichiamo che all’interno di questi 35 alunni ci sono ragazzi stranieri, ragazzi diversamente abili. Possiamo avanzare l’idea, quindi, che l’ integrazione anche all’interno di quello che è la struttura scuola è già un eccellente training per la vita. Tutti i progetti hanno una loro identità culturale che affianca, approfondisce, rende piacevole l’apprendimento. E’ importante che ognuno di voi possa esprimersi all’interno della progettualità, “tirando fuori il proprio carattere, la voglia di impegnarsi, la determinazione a fare e la curiosità di vedere che cosa c’è dietro una presentazione teatrale. Ho visto e constatato che l’impegno è stato notevole e che il gruppo ha sviluppato una socializzazione tale, che è riuscito a superare le difficoltà che si sono presentate. Anche i docenti,oltre ad insegnare all’interno di quelle che sono le loro discipline, rispondendo alla specificità del loro ruolo, sono anche tutti educatori e nell’educazione civile e culturale è compresa anche una parte di progettualità come questa, la cui realizzazione non è merito di un singolo, ma di tutto e di tutti. Progettare teatro a scuola o anche altro è un momento magico per voi studenti poiché esso può rappresentare il cammino dell’incontro, del confronto e del crescere stimolando così la mente, impegnandola alla realizzazione di qualcosa che è proprio vostro e che vi rende liberi, perché attivi, propositivi della vostra persona. Sostengo che la serenità con la quale avete lavorato e vi siete impegnati farà accrescere in voi la dedizione, l’interesse che vi permetterà di scoprire come migliorarvi e migliorare…questo augurio che vi faccio di certo non vuol essere un’ equazione matematica, perché non c’è, ma sicuramente quando siamo protesi a “creare” qualcosa di bello, divertente, ci sentiamo gratificati e quindi utili per noi e per gli altri , acquisendo dignità nell’inserimento sociale in qualsiasi ambito ci troviamo. Questo è il mio augurio per tutti voi! Campo de’ fiori 32 La società umana Il portatore di “comunicazione drogata” produce un danno che si ripercuote su tutti Ovunque sia premolteplici messaggi mediatici, si aggiunge sente e sussista poi quello proveniente dalla relazioni una comunità di umane reali, nelle quali non sempre è posesseri umani, ci sibile aiutarsi. Se si vuole sperare in un troviamo in prefuturo migliore, occorre rimodulare senza di una l’intero panorama dell’informazione. società. Ed occorre educare tutti alla corretta Una società umacomunicazione, sanzionando durana. Tutti i membri mente chi non si attiene alle regole. sono tra loro in Nella società relazionale, non ci debbono relazione per la essere quelli che si avvantaggiano a scapidel Prof. Massimo comunicazione. to di altri per la comunicazione, perché la Marsicola Nell’era della comulegge stessa della comunicazione non connicazione di massa e sopranazionale, la cepisce il concetto di “altri” se non in società umana è sinonimo di società monquanto “altri me stesso”. Perciò, considediale. Stabilire questo è preliminare se si rando che quello che dico ad un altro vuole comprendere quanto grave siano le indurrà nell’altro un certo comportamento, condizioni nelle quali ci troviamo, allorché e che prima o poi, il comportamento indotsoltanto pochi hanno consapevolezza dei to dalla mia comunicazione mi tornerà seri rischi a cui ci espone la comunicazioindietro, magari attraverso persone ne drogata. Per comunicazione drogaimpensate, debbo imparare a comunicare ta intendo una comunicazione che responsabilmente per il mio stesso bene. può essere parziale, tendenziosa, La comunicazione è paragonabile al guscio fuorviante, deformante, perturbante, relazionale all’interno del quale si svolgono irritante, ambigua, inconfutabile, in le diverse attività. Essa ne delinea e ne aggirabile, voluminosa, travolgente, descrive i tratti e i contenuti, ne propone stratificata, sovrabbondante, falsa… gli assetti, decide sulla vita e sulla morte. Tutti siamo esposti alle diverse Si è visto molte volte, modalità qui richiamate. E Occorre educare in passato, che folle soltanto coloro che hanno tutti alla corretta in delirio, soggiogate sviluppato una coscienza dalla comunicazione comunicazione, critica elevata, sono in del dittatore di turno, grado di riconoscere quesi lanciavano verso la sanzionando sto e di mettersi, sia pure guerra. Ecco a che duramente chi parzialmente, al riparo. Le cosa porta o può porconseguenze psicologiche non si attiene alle tare una comunicadi chi la subisce sono gravi, zione sbagliata. E regole. sia a livello individuale, sia quando non fosse rivolta a livello collettivo. Il comportamenesplicitamente contro qualcuno, è da to, tanto dei singoli quanto dei grupintendersi che è rivolta contro se stessi. pi, dipende dal tipo di comunicazione Anticamente, la comunicazione avveniva cui si è soggetti e che si è deciso di nell’ambito di una comunità chiamata accogliere e praticare. tribù. In quell’ambito ristretto si articolavaColoro che non riescono a decodificare i no tutte le comunicazioni possibili, ed i messaggi per quello che sono, costituiscomembri avevano in comune il medesimo no la maggior parte delle persone. Ed esse territorio, la medesima lingua e le stesse a loro volta, produrranno delle informazioesperienze. Adesso avviene, nelle diverse ni drogate. La conseguenza è che all’avvelingue, con tutti gli spessori logici ed i regilenamento psicologico che scaturisce dai stri linguistici, nell’ambito della comunità “ mondiale. Chiunque è esposto alla comunicazione. La più diversa. Non si può fare a meno di definire questa condizione una Babele. Ciò non toglie che la società, nel suo insieme, è formata da individui indipendenti e potenzialmente liberi. Essa è paragonabile in tutto e per tutto ad un organismo, rispetto al quale, la singola persona è una cellula. E’ interesse di tutti, ossia dell’intero corpo, sapere che ogni cellula del corpo è sana. Ne va della salute dell’organismo medesimo. E se una cellula non è sana, bisogna adoperarsi per sanarla. Ecco perché non si può essere egoisti. E’ giusto che ciascuno si preoccupi anche dell’altro: del benessere dell’altro. Se inducesse nell’altro il malessere, con comportamenti e con comunicazioni sbagliate, sarebbe esecrabile e sommamente da censurare perché si rende responsabile del male dell’altro e del male prodotto nella società stessa. Quando infatti una cellula si ammala, tutto l’organismo ne risente. Chi è veramente responsabile si adopera per il bene di tutti e di ciascuno, considerando gli altri come se stesso. “ Campo de’ fiori 33 Il Mattatoio di Civita Castellana Il lungo iter per la costruzione e le regole da rispettare per la macellazione Alla fine dell’ Ottocento fu approvato il regolamento e la tariffa per un pubblico mattatoio che doveva essere costruito con il denaro di un imprenditore che avrebbe goduto i diritti della tassa di mattazione per tutta la durata di Francesca del debito. Pelinga Il progetto fu presentato dal maestro muratore Domenico Paolelli che lo voleva costruire nel suo orto, ma poi ci ripensò. Nel 1877 il Consiglio Comunale aumentò la tariffa di mattazione e deliberò di costruire il mattatoio nella località Ponte di Terrano esattamente nell’orto del signor Gori, ma non si giunse a nessun risultato. Il Comune doveva quindi espropriare il terreno e costruire, ma ritenne superfluo per il momento assumersi quest’impresa. Dieci anni dopo nel 1887 iniziò l’asta per la costruzione, era sindaco Domenico Coluzzi, veniva accordata a chi offriva il maggior ribasso. Per partecipare si dovevano depositare L.150 che poi sarebbero servite per gli incartamenti in caso di vincita. L’appaltatore dopo il collaudo sarebbe stato pagato ogni anno ad ottobre con una rata di L.1.000 con gli interessi del 6 per cento. Parteciparono all’asta i mastri muratori Tarquini Apollonio e Paollelli Anacleto, si aggiudicò l’appalto il Tarquini per la somma di L.5.650. Il progetto era stato realizzato dall’ing. Adolfo Cozza nel 1886, per un preventivo di L.7.292.02 e fu realizzato nel 1889. Il terreno era di proprietà del Comune, lontano allora dagli abitati, ed era Piazza Fontana per Civita (vi era il lavatoio pubblico), trasformata in piazza della Benificenza, oggi piazza Marconi. Piazza Fontana per Civita era famosa poichè Giambattista Bugatti in arte Mastro Titta, boia dello Stato Pontificio dal 1796 al 1864 vi eseguiva le esecuzioni, le ultime in questa piazza furono di Germani Proietti decapitato il 18 Ottobre 1855 e Francesco Elisei, 23 anni di Velletri, accusato di omicidio volontario e giustiziato il 22 Dicembre 1857. Nella piazza vi era una fontana che venne tolta, e fu sostituita da due vasche con degli sfioratori affinche la gente se ne potesse servire e che furono collocate simmetricamente su i due lati della piazza. Il nuovo Mattatoio si componeva di una corsia per i bovini ed una per i suini,vi era un ambiente per la conservazione delle carni,due stallette e tre cortili per il deposito e osservazione degli animali prima di essere macellati, l’ufficio del veterinario e l’ufficio sanitario. I macellai per essere ammessi doveva- no fare richiesta al Comune. Il personale era composto dal veterinario che aveva la direzione e la sorveglianza ed un custode inserviente che aveva le chiavi, puliva assisteva alla macellazione. Gli animali, suini, bovini ed ovini venivano macellati con una mazza di ferro ed il dissanguamento, le carni dei bovini prima di essere ammesse al consumo venivano timbrate con un timbro circolare con la scritta Bue, Vacca, Vitello. Il Sindaco poteva permettere l’introduzione nel comune di carne macellata fresca, a pezzi non inferiori ad un quarto di animale e che avessero il certificato di sanità non piu di 24 ore dalla macellazione, e che l’animale fosse stato visitato ed accertato che fosse sano, la macellatura fatta in un pubblico mattatoio. Era vietato l’ingresso ai bambini e alle donne che erano ammesse soltanto nel periodo in cui si macellavano i maiali. Durante la macellazione i macellai che assistevano dovevano indossare un “Blouse”. Era vietato fumare, fare chiasso: pena una multa. Il mattatoio era aperto dal 1° ottobre al 1° marzo nei giorni lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, dalle ore 6 alle 12. Se uno dei giorni era festivo la macellazione veniva fatta il giorno prima. Il macello era aperto, eccezionalmente, nei giorni 15-16-17 settembre per preparare la “porchetta arrostita” per le feste patronali. Le tariffe erano L.5,00 per le vacche, vitelli e vitelle con meno di un anno; L.2,00, manzi e manze con due anni di età; L.2,50, castrati ed agnelli primarecci; L.0,50, pecore, capre e caproni; L.0.30, abacchi e capretti; L.0,15 maiali e troie; L.1,00, per la sosta di ogni capo, al giorno. Nel 1911 il geometra comunale Favalli Ugo presentò il progetto per la costruzione di tre nuovi camerini e il riadattamento di uno da adibire per la salazione delle carni, per la distruzione delle carni sequestrate, per il deposito di legna da ardere, per il deposito degli attrezzi, per la somma di L.11.000. Il nuovo fabbricato fu costruito dirimpetto all’ingresso del mattatoio, dalla parte dello Scasato, dove vi erano le stalle dei civitonici, e parte del cortile a contatto con il camerino già esistente. Nel 1921 venne fatto un nuovo regolamento che non differiva di molto dal primo, cambiavano i mesi di apertura: dal 12 settembre al 15 marzo e l’orario dalle 7 alle 12 a settembre, dalle 7 alle 13 nei mesi di ottobre e marzo, e veniva aggiunto al personale un inserviente che aveva il compito di tenere pulito il mattatoio. Cambiava anche la macellazione: gli animali venivano uccisi con la puntura del midollo ed il dissanguamento. Negli anni Cinquanta venne costruito il nuovo mattatoio comunale per cui fu prevista una spesa iniziale di 40 milioni: 24 milioni per le opere in muratura, e 16 per le attrezzature ed arredi. Il progetto fu redatto dall’ing. Francesco Meconi, la zona scelta fu la località Fabrece, su un area di 8.480 mq. Il complesso comprendeva la zona sanitaria ed amministrativa, la zona tecnica, la zona dei servizi generali, laboratorio per le analisi delle carni, l’ufficio imposte di consumo, tre stalle di sosta per il bestiame, un padiglione per i suini e ovini, uno per i bovini, e tutti gli impianti erano moderni. Si prevedeva inoltre in seguito di aumentare due posti di mattazione con l’impianto di frigorifero e la costruzione di un reparto per il bestiame sospetto, un forno per la carne che dopo gli esami fosse risultata infetta. L’opera doveva essere finanziata dal Comune attraverso un mutuo con il contributo dello Stato. Civita aveva circa dodicimila abitanti e si contava che entro vent’anni sarebbe arrivata a circa ventimila, prospettando l’esportazione di carne macellata verso la capitale. Il vecchio mattatoio quindi era divenuto piccolo, non c’era igiene ed era nel centro cittadino. Il nuovo aprì nel 1959. Era un piccolo gioiello e vi si recavano quasi tutti i propietari di macellerie della nostra provincia e della Sabina. Venne assunto come custode Mancini Giovanni, quale veterinario, prima il dottor. Simoni, poi il dottor Mecucci Umberto, che vi restò sino alla chiusura. I macellai adetti alla macellazione erano sei: Angelelli Milvio, Mancini Giuseppe, Angelozzi Irdo, Federici Bruno, Rompietti Mario, Falchi Domenico, che venivano pagati direttamente dai proprietari del bestiame macellato. All’inizio lavoravano soltanto in inverno poi con l’aumento del lavoro decisero di formare una squadra, si iscrissero all’artigianato, comperarono un furgone per trasportare e consegnare la carne macellata ai proprietari. Dopo la morte di Angelelli Milvio la squadra incominciò a disperdersi. Inoltre, in quasi trent’anni, non fu fatto alcun ammodernamento all’impianto e, così, il mattatoi verso la fine degli anni Ottanta fu chiuso. Ci fu, poi, la bellissima proposta della Lega ambiente per traformarlo in “Citta della Cultura” con spazi per attività come il teatro, concerti, esposizioni d’arte, convegni, sale prove e servizio ristoro, ma di fatto non se ne fece nulla. Campo de’ fiori 34 IL MURO DI VIA DEL FORTE del Prof. Architetto Enea Cisbani La Locanda della Croce Bianca oggi ...contina dal numero 77 (...quando il prefetto francese De Tournon, insieme agli artigiani civitonici, il capomastro Luigi Paolelli e il falegname Ermenegildo Pasquetti, si recano presso l’ex convento francescano di piazza Matteotti per...) compiere il sopralluogo dell’ex convento dei frati Conventuali in piazza di Prato, oggi piazza Giacomo Matteotti, soppresso e chiuso dall’Ordine Provinciale Francescano il 20 febbraio 1802 e oggi sede della Curia Vescovile della Diocesi di Civita Castellana. Come risulta da due lettere del 10 giugno 1801 e 8 febbraio 1802, agli inizi del XIX sec., la vita del convento stava attraversando un periodo di notevoli difficoltà a causa della dominazione Francese, che aveva requisito tutte le proprietà con le relative rendite e ridotto in maniera considerevole la vita religiosa tanto che nel 1802, anno della definitiva soppressione, nel convento erano presenti soltanto due religiosi. Abbandonato il convento dopo secoli di gloriosa storia, nel volgere di pochi anni l’intera struttura era ridotta in pessime condizioni, quando il governo francese in Roma, nella persona del prefetto De Tournon, decide di adibirlo a caserma della brigata di gendarmeria della piazza di Civita Castellana, come attesta una lettera dello stesso prefetto del 5 febbraio 1810 inviata alla consulta generale di Parigi per l’approvazione della delibera di spesa per le opere di restauro, allegando il preventivo approvato, redatto dagli artigiani locali, capomastro Luigi Paolelli e il falegname Ermenegildo Pasquetti: “………..noi sottoscritti Luigi Paolelli capomastro muratore ed Ermenegildo Pasquetti falegname, per ordine del sig. Tenente Bodesco, comandante la tenenza di gendarmeria di questa piazza, ci siamo portati sotto quest’oggi del corrente mese di novembre 1810 nel convento di San Francesco posto su la pubblica piazza ove è alloggiata la brigata di gendarmeria, per riconosciere e periziare i lavori dà farsi in detto luogo, abbiamo riconosciuto e perizia- to abbisogna delle seguenti restaurazioni con l’intelligenza del sudetto sig. tenente comandante quale era presente con noi….” Segue la descrizione dettagliata delle opere edili, in particolare gli interventi di apertura di nuove porte e finestre, le opere di consolidamento statico e di rifinitura generale: “……..per tre scale dà farsi nel corridore nel secondo arco del convento larghe palmi uno e longhe palmi sei con slargamento di una fenestra per commodità di tirarvi e mettervi il fieno e paglia trà robba e fattura, scudi 1,40………per murare l’antico ingresso allo scoperto, ove esiste la cisterna consistente in palmi sessanta di muro trà robba e fattura, scudi 0,75……..per apertura di due fenestre nella stalla della grossezza di muro palmi quattro incontro alle altre fenestre, arricciatura, incollatura con porre in opera due telari, scudi 2,40……” Segue una annotazione estremamente importante:”…per apertura di una porta nell’ultima stanza dell’appartamento dell’antico guardiano del convento alta palmi otto e larga palmi quattro con due canne di stabilitura, apertura di una fenestra, fattura del frontone avanti il camino con imbiancatura di due stanze à volta, scudi 7,00”. Considerando che la documentazione rinvenuta non presenta alcun elaborato grafico allegato, in base alla descrizione dovrebbe trattarsi dell’attuale sala riunioni posta al primo piano accanto alla cappellina interna della sede Vescovile. Continuando nella lettura del preciso e minuzioso computo metrico, ritroviamo elencate opere di tinteggiatura, di risanamento igienico come la pulitura di tetti e grondaie, nonché del cortile interno; infine, opere di ferramenta e falegnameria come la posa in opera di finestre, catenacci e serrature per le numerose porte interne.Una interessante annotazione: nel computo redatto dai due artigiani locali è ricorrente la dicitura “trà robba e fattura”, ad indicare l’attuale “fornitura e posa in opera dei materiali”, termine tecnico ricorrente nella redazione dei computi metrici estimativi. La spesa totale delle opere ammonta a scudi 141,00, sottoscritta da Luigi Paolelli, Ermenegildo Pasquetti e dal sindaco del tempo, il “Maire” Ugo Paglia. Allegato al preventivo troviamo la perizia per l’esecuzione delle opere in vetro per le finestre dell’ex convento, redatta dall’artigiano Vignanellese Bernardino Pacelli, in data 13 novembre 1810, per un importo di scudi 3,80. I lavori stimati iniziano nel dicembre del 1810 e si concludono nel mese di maggio del 1811. Come consuetudine e prassi abituale, i lavo- ri furono totalmente pagati dalla Comunità. Trascorrono pochi anni e a causa dei rivolgimenti politici del tempo, nonché la Restaurazione del 1815, i francesi lasciano Civita Castellana e l’ex convento viene nuovamente abbandonato e lasciato al suo destino. Mentre erano in corso i lavori di ristrutturazione dell’ex convento, nel 1810 viene definitivamente chiuso l’antico “Albergo dei Tre Re”, posto dirimpetto alla Porta Borgiana e i cui resti, seppur degradati, si possono ancora oggi ammirare in tutta la loro bellezza. I proprietari nel 1816 chiedono allora al Capitolo della Cattedrale di avere in affitto alcuni locali del piano terra e primo dell’ex convento di piazza Matteotti, prospettanti sull’attuale via XII Settembre, per adibirli a stazione di posta, ma questa volta con un titolo nuovo: la gloriosa locanda Civitonica della “Croce Bianca”. Per capire come nasce questa antica locanda fondamentale nella storia delle stazioni di posta dello Stato Pontificio e per capire il rapporto con la vicenda oggetto della nostra trattazione, bisogna ripercorrere alcune tappe fondamentali della storia dell’”Albergo dei Tre Re”. Nel Comune di Civita Castellana, l’Albergo dei Tre Re è posizionato nella zona Sud – Est del pianoro tufaceo su cui sorge l’antico abitato della Città Falisca. Il pianoro, di forma rettangolare e pianeggiante, è delimitato da profondi canaloni scavati nel corso dei secoli dal Rio Maggiore e dal Rio Filetto che confluiscono nel Fiume Treia. Lo stesso Albergo è posto alla confluenza tra il Rio Filetto e il Fiume Treia. Nel Vigente Catasto Edilizio ed Urbano della Provincia di Viterbo l’opera in esame, attualmente inglobata all’interno di strutture produttive è censita al Foglio 31 del Comune di Civita C., particelle n.59 e 19. Nel Catasto Gregoriano del 1819 non appare chiaramente individuato, ma risulta ugualmente censito nelle varie proprietà fondiarie. Le vicende storiche e costruttive dell’Albergo dei Tre Re, devono essere inquadrate nell’ambito dell’evoluzione urbanistica della via Flaminia e in generale nella creazione a partire dal XVI sec., sia a Civita Castellana che negli altri centri dello stato pontificio, di stazioni di posta moderne ed efficienti lungo le vie consolari per far fronte ad un traffico di merci sempre più frequente da e verso Roma. Tra XVII e XVIII secolo, infatti, l’antica strada consolare Romana Flaminia, quale via privilegiata per l’accesso a Roma, viene dotata di numerose stazioni di scambio e Posta e le principali strutture collocate tra Terni e Roma erano ubicate nei seguenti centri urbani……… continua sul prossimo numero... Campo de’ fiori 35 Vorrei incontrarti fra 100 anni Franco Latini Franco Latini e la moglie, Silvina Fragassi, da giovani Questa rubrica, purtroppo, non è molto frequente, perché quello dei cento anni è davvero un traguardo raro, quasi irraggiungibile, se non per pochi fortunati, che suscitano sempre meraviglia e curiosità! Uno di questi è il signor Franco Latini, nato nell’ormai lontano 22 Gennaio 1911, a Senarico, frazione di Crognaleto, in provincia di Teramo. Nasce in una tipica famiglia di pastori abruzzesi, penultimo di cinque figli, tre maschi e due femmine. Come succedeva consuetudinariamente e come avviene ancora anche oggi, anche se molto più raramente, durante il periodo invernale, a causa dell’alta neve che copriva i pascoli montani, scendevano in pianura, proprio nelle zone di Civita Castellana. Certo, in un secolo di cose ne succedono davvero tante. Vissuta la Prima Guerra Mondiale, ancora troppo piccolo per poterla ricordare, viene chiamato alle armi e nel ’36 parte per la campagna d’Africa. Qualche anno dopo, è costretto a combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Proprio nel ’43, durante la spe- stabilirsi definitivamente in quel di Civita Castellana e da questo matrimonio nascono tre figli maschi: Giuliano, Bruno e Giovanni. Ma nel 1967 è costretto ad interrompere la sua attività di pastore. Dopo essere investito da un’auto, infatti, perde la funzionalità di una gamba, rimanendo invalido. Inizia a trascorrere, così, le sue giornate dedicandosi alla cura dell’orto, lì nei dintorni della sua casa, mentre sua moglie lavora come aiuto cuoca nel ristorante “Le quattro ruote”, a Sassacci, ormai chiuso da anni. Oggi Franco, purtroppo, si sposta sulla sedia a rotelle ed ha pochi momenti di lucidità, ma ama molto mangiare, e di tutto, e si ricorda perfettamente tutte le tabelline a memoria. Nel 2007 ha festeggiato, insieme a sua moglie, anche un altro traguardo molto importante: cinquanta anni di matrimonio, cosa che, poiché non si era sposato giovanissimo, temeva di non riuscire mai a raggiungere. E quest’anno, insieme a Silvina, che continua ad accudirlo con tanto amore, ai figli ed ai suoi sei nipoti, Marco, Andrea, Benedetta, Francesca e Elisabetta, ha potuto spegnere queste cento candeline! Tanti auguri Franco! Ermelinda Benedetti dizione italiana in Grecia viene catturato e internato in un campo di concentramento in Germania, e obbligato a lavorare forzatamente in una fabbrica dove si producono eliche per elicotteri, destinati ai bombardamenti aerei. Degli ottocento prigionieri iniziali, alla liberazione, avvenuta per mano dei russi nel 1945, erano rimasti in soli centocinquanta, coloro che, grazie ad un fisico probabilmente più robusto, riuscirono a sopravvivere alla fatica del lavoro forzato ed allo scorso nutrimento. Finalmente di nuovo libero, torna a svolgere la sua originaria attività di pastore e al’età di quarantasei anni, nel 1957, si sposa con Silvina Fragassi, di qualche anno più giovane di lui. Franco, per formare la sua Franco Latini oggi, all’età di 100 anni nuova famiglia, decide di 36 La figura di King Oliver, il più autentico dei vecchi re di New Orleans, esce dalla leggenda per inserirsi nel racconto mitologico di una piccola cerchia di numi del Jazz, c’è in lui la compassata dignità di un gentiluomo inglese, tanto più evidente se si pone in contrasto con musicisti come Jelly Roll Morton e Buddy Bolden. Eppure Joe Joseph Oliver nasce in quello stesso anno 1885 nel quale ha visto la luce Jelly Roll Morton e vive e suona nelle stesse case di piacere della vecchia città negra, salvo una breve parentesi costituita da un palazzo di bianchi dove lavora come maggiordomo cosa questa che, a ben vedere, non contrasta del tutto con la sua dignitosa fisionomia di musicista Jazz senza sorriso e con il volto reso più torvo da una coltellata all’orecchio sinistro ricevuta da un bandito nel corso di una banale rissa. Joe Oliver è un uomo corpulento dalla faccia triste, alla fine della sua carriera lavora come inserviente in una sala da biliardo a Savannah dove una sera, raccogliendo le biglie, canticchia un noto motivo; un bel Blues Joe, gli dice un giovane giocatore mentre è intento a ripassare la sua stecca con il gesso, l’ho scritto io risponde l’inserviente. Lo so e io sono Napoleone, aggiunge il giocatore, la prossima volta ci racconterai che la canzone che stiamo ascoltando da quel Juke-Box l’hai scritta pure tu; nella sala da biliardo si mettono tutti a ridere, il motivo che ascoltano è: Sugarfoot Stomp e suona l’orchestra di Benny Goodman; certamente risponde il vecchio Joe, il motivo è proprio mio, però l’avevo intitolato: Dippermouth Blues, ma altri gli hanno cambiato il titolo. Raccontaci qualcos’altro Papa Joe insiste il giovane avventore dando di gomito ad un amico, il vecchio musicista sussurra: Papa Joe, era proprio così che mi chiamava Louis. Louis chi? E’ la domanda che viene spontanea. Louis Armstrong naturalmente, era mio allievo; tutti si misero a ridere, ma Papa Joe diceva la verità, egli morirà in quella stessa Savannah pochi giorni dopo, al suo funerale partecipano moltissimi musicisti. Joe Oliver non fu soltanto il Maestro per Louis Armstrong, ma anche il suo migliore amico, si erano incontrati a New Orleans nel 1914 e quando Papa Joe fu chiamato a Chicago nel 1918, Louis Armstrong prese il suo posto e fu un successo immediato, egli mise in pratica quello Campo de’ fiori che Oliver gli aveva insegnato suonando esattamente come aveva sentito suonare il suo idolo. Per il suo pupillo Joe Oliver provava una affettuosa ammirazione e anche un pò d’invidia e, l’una e l’altra, furono la probabile causa delle lacrime che gli spuntarono fra le ciglia allorquando, una sera del 1928, vestito con eleganza per lui inconsueta e con aria apparentemente felice, andò ad ascoltarlo al Savoy di Chicago, come ebbe modo di ricordare lo stesso Louis Armstrong alcuni anni dopo. L’aspetto fisico di Joe King Oliver era davvero imponente e davanti alla sua orchestra faceva un figurone, sembrò sempre più vecchio di quanto non fosse, era già Papa Joe quando non aveva che quarant’anni, ma King Oliver non fu soltanto un personaggio, fu anche un eccellente musicista, fu il primo re del Jazz la cui fama resistette per vari anni, un cornettista il cui valore è documentato dalle sue molte incisioni. Cominciò la sua carriera suonando per le strade di New Orleans, nelle sale da ballo e, naturalmente nei locali di Storyville e, l’ultima orchestrina che lo ebbe fra i suoi ranghi, prima che emigrasse a Chicago, fu quella di Kid Ory. La Original Creole Jazz Band che King Oliver riunisce a Chicago nel 1920, è probabilmente la prima grossa orchestra Jazz che mette in evidenza chiari segni di maturità, infatti, la Original Dixieland Jazz Band formata da musicisti bianchi, nel 1917 ha già inciso i primi dischi di tutta la Storia del Jazz e Jelly Roll Morton batte la stessa strada, ma è senza dubbio King Oliver a dare il via con quel complesso che negli anni successivi ospiterà anche Louis Armstrong come seconda tromba, Lil Hardin Armstrong al pianoforte e Johnny Dodds al clarinetto. Il suono è quello autentico di New Orleans, tutti i musicisti improvvisano individualmente rimanendo, ciononostante legati salda- mente agli altri, una trovata questa che forse ha una sua precisa motivazione stante il fatto che Oliver soffre con i denti al punto che il solo spingere l’imboccatura della tromba contro le labbra gli procura dolori lancinanti e, da qui, la necessità di poter disporre di una seconda tromba capace di sostituirsi a lui quando necessita. Ma che King Oliver suonasse o no all’appassionato poco importa, quello che più conta è il suono della sua orchestra e la fitta trama del suo tessuto musicale che rimane ferma nel tempo; è questo il più compiuto esempio dello stile New Orleans. Tuttavia l’epoca d’oro di KIng Oliver durò poco e,dopo alcune brevi tournèe e l’incisione di alcuni importanti dischi, l’ormai famoso capo orchestra perdette alcuni dei suoi migliori solisti, prima i fratelli Johnny e Baby Dodds, subito dopo Louis Armstrong e la sua fresca sposa Lil Hardin. Dopo di allora, nonostante i molti sforzi compiuti, non riuscì più a riunire una formazione che potesse competere con quella che lo aveva fatto acclamare a Chicago; per alcuni anni dovette adattarsi a suonare alle altrui dipendenze e, segnatamente, nella formazione di Dave Peyton che nel corso di una serata al Plantation Cafè presentò Oliver come il più grande cornettista Jazz del mondo. La cronaca della vita errabonda che Oliver condusse negli anni successivi al 1931 è drammatica, attorniato da musicisti di quart’ordine girò per qualche anno per il Sud Ovest e il Sud degli Stati Uniti accettando qualunque scrittura gli venisse offerta; ma i veri irreparabili guai cominciarono quando Oliver, che era affetto da una grave forma di piorrea, perdette tutti i denti. Non potendo più suonare, dovette ingegnarsi in mille modo per sopravvivere, ormai abbandonato da tutti aprì, con poca fortuna, una rivendita di frutta e da ultimo trovò un posto come uomo di fatica nella già ricordata sala da biliardo; King Oliver morì il 10 aprile 1938 in seguito a una emorragia celebrale, la sorella utilizzò i soldi che aveva messo da parte per pagare l’affitto, per far trasportare la salma a New York e darle sepoltura nel Bronx, purtroppo però quei pochi dollari non furono sufficienti per mettere una lapide sulla sua tomba. Riccardo Consoli Campo de’ fiori 37 L’angolo del Bon Ton I gioielli “della vita” L anello di fidanzamento e la fede nunziale Parleremo in questo nuovo nostro incontro dei gioielli che accompagnano gli sposi per tutta la vita matrimoniale, mi riferisco ai doni di fidanzamento e alle fedi che indossate nel giorno del si sugdi Letizia Chilelli gelleranno il nuovo cammino religioso e civile della coppia. Ma qual è la storia dell’anello, gioiello così importante? Facciamo una piccola passeggiata attraverso le pagine della storia. Durante l’epoca del bronzo, l’anello era costituito da un semplicissimo cerchietto che a volte poteva essere ritorto o a spirale. Dobbiamo l’uso del castone alla civiltà cretese-micenea che adottò inizialmente castoni in pietra o mobili, poi interamente in metallo, a forma ellissoidale, con incisioni di particolare finezza rappresentanti scene di caccia e riti religiosi. Nella Grecia classica l’anello ritorna semplice, in oro, argento e bronzo, il castone è piccolo e porta incisa una piccola e solitaria figura; durante l’epoca ellenistica, invece, il castone acquista maggiore importanza, così come il cerchio che comincerà ad essere lavorato. Gli anelli Etruschi sono caratteristici per il castone mobile, generalmente in corniola, con la caratteristica forma a scarabeo. Nell’arte Romana, l’anello assume le forme e le decorazioni più varie: dalla gemma liscia o incisa incastonata nel cerchio, al castone lavorato in metallo fino alla moneta inserita al posto di quest’ultimo. Particolare attenzione, poi, venne rivolta al cerchio, anche privo di castone, sempre più massiccio, con torniture e trafori. Caratteristici gli anelli ritrovati (in gran quantità) a Pompei, con incastonata una piccola chiave. Durante il Medioevo, le forme degli anelli tendevano ad imitare le forme degli anelli antichi. Nel Rinascimento vennero prodotti tantissimi anelli con forme classiche, nel XVI secolo gli anelli vengono lavorati a cesello, con ornamenti di fiori, putti e foglie. Tipiche di questo periodo sono le incrostazioni d’oro su pietre preziose (tipiche quelle del Cellini). Nel XVII secolo compaiono i famosi anelli “a giardino”, simili a piccole aiuole di fiori e foglie, mentre nel XVIII secolo, l’anello assume una forma ovoidale, lunga come una falange di un dito. Dopo la Rivoluzione Francese gli anelli sono generalmente a soggetto patriottico, mentre in età Napoleonica raggiunge grande diffusione e finezza di incisione il cammeo. Nel secolo XIX, si ritorna agli anelli di imitazione degli stili antichi, dall’egizio al greco. In epoca moderna l’uso di nuovi materiali porta anche nell’oreficeria, almeno negli esempi migliori, a quella semplificazione formale e a quel rigore stilistico caratteristici dell’età contemporanea. Da ricordare poi che grazie al Concilio Vaticano II si è ottenuta la significazione mistica del rito dell’anello nuziale,benedetto dal celebrante, che viene scambiato fra gli sposi durante il matrimonio. Prima però dello scambio delle fedi, c’è un altro anello importantissimo nella vita della donna: L’anello di fidanzamento che è il primo vero pegno d’amore che sottolinea la promessa di matrimonio che il fidanzato fa alla propria donna. In genere, anzi sarebbe consigliabile, donare un gioiello di famiglia che simboleggia accoglienza e affetto. Spesso, però, è il fidanzato che recandosi in gioielleria, acquisterà appunto l’anello rigorosamente con diamanti in oro o in platino. Se si opta per questa scelta è però consigliabile scegliere più di un modello (la scelta spesso ricade sul solitario, un diamante con taglio brillante fermato da graffe che accendono ancora di più la luminosità della pietra), successivamente il futuro marito, porterà la sua futura sposa a scegliere l’anello che più le piace tra le scelte che lui ha fatto (purtroppo, parlo per i più romantici e attenti alle tradizioni, sono pochissimi gli uomini che ancora compiono il gesto del dono dell’anello durante la presentazione ai genitori!!). La fidanzata se vuole, ma non è obbligatorio potrà a sua volta regalare un oggetto prezioso al suo futuro sposo. Parliamo ora del simbolo per eccellenza dell’amore e dell’unione: Le fedi. La tradizione vuole che le fedi vengano scelte dai due sposi, anche se a pagarle sarà lo sposo. Si sceglieranno, sempre secondo la tradizione, lisce sottili ed in oro giallo, ma è sempre più usuale anche acquistarle in oro bianco o in platino, ultima moda di questi tempi, anche se risalente all’epoca medievale, è l’incastonatura di un diamante al centro della vera della sposa; la cosa che comunque non dovrà mai mancare quando si sceglieranno le fedi, sarà il nome degli sposi e la data delle nozze incisi all’interno, tradizione questa, risalente al Settecento. I modelli più classici e più venduti sono: -la francesina tonda e sottile -la fede tradizionale -la fede mantovana a fascia larga e ad arco ribassato -la fede piatta Le fedi verranno portate in Chiesa o in Comune dallo sposo. Ricordo poi che la fede va portata rigorosamente all’anulare sinistro, una vecchia tradizione narra infatti che proprio questo dito è “legato” direttamente al cuore tramite una arteria. Per concludere il nostro discorso credo sia opportuno parlare anche del cuscinetto porta fedi che verrà usato appunto nel fatidico momento dello scambio degli anelli.Il cuscinetto verrà confezionato con lo stesso tessuto usato per l’abito da sposa e verrà bordato con del pizzo, le forme potranno essere svariate: dal classico rettangolo, al quadrato, dalla figura tonda alla forma a cuore.. Per il matrimonio civile potranno anche essere “azzardati” cuscinetti in lana con gli stessi colori del bouquet della sposa o anche il classico cuscino in velluto. Il cuscino verrà affidato al testimone che poi lo darà al Sacerdote per la benedizione o se la sposa lo ha scelto, all’eventuale paggetto che la precederà nel corteo nuziale. (Bibliografia e fonti: Enciclopedia Universale Fabbri Editori, siti Internet). Campo de’ fiori 38 LA CONTRATTURA MUSCOLARE Un classico che si incontra quasi tutti i giorni a studio... La contrattura è la meno grave tra le lesioni muscolari acute, in quanto non si ha lesione delle fibre muscolari, consiste in una contrazione involontaria, insistente e dolorosa di uno o più del Dottor muscoli scheletrici. Il Patrizio Lazzarini muscolo coinvolto si fisioterapista presenta rigido e l’ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto. La contrattura è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico. L’eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Le cause predisponenti possono essere di natura meccanica e/o metabolica ma non sono state ancora definite con chiarezza. Ciò che si sa è che sono in qualche modo correlate ai seguenti fattori: mancanza di riscaldamento generale e specifico preparazione fisica non idonea sollecitazioni eccessive, movimenti bruschi e violenti problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione I sintomi Il soggetto colpito da una contrattura avverte un dolore modesto e diffuso lungo l’area muscolare interessata. L’ipertonia viene percepita piuttosto chiaramente e la persona lamenta una mancanza di elasticità del muscolo durante i movimenti. La palpazione consente di apprezzare la durezza del tono muscolare e di evocare dolore soprattutto in alcuni punti (trigger point attivi). Il dolore è tollerabile e non impedisce il proseguimento dell’attività sportiva. Tuttavia per allontanare il rischio di complicazioni è bene sospendere immediatamente l’allenamento o la competizione. Cosa fare: Anche in questo caso il riposo è la terapia più efficace. Per guarire da una contrattura normalmente sono sufficienti 3-7 giorni di stop, che potrebbero diventare molti di più se non si rispettano i giusti tempi di recupero. Inutile e controproducente continuare a svolgere le attività sportive che evocano fastidio o dolore alla zona interessata. Per accelerare il recupero sono utili tutte quelle attività che consentono di allungare la muscolatura e di favorire l’afflusso di sangue ai muscoli. L’ideale sarebbe associare anche un massaggio decontratturante al termine dell’attività in modo da allentare le tensioni muscolari ed ottenere benefici anche a livello antalgico Sicuramente utili, ma da utilizzare solo nei casi più gravi e sotto controllo medico, sono i farmaci antinfiammatori (FANS) e miorilassanti che con la loro azione contribuiscono a distendere la muscolatura. Tra le terapie fisiche utili per accelerare i tempi di recupero ricordiamo, l’elettroterapia, la ionoforesi e l’ipertermia. Se la sintomatologia non scompare dopo 10 giorni di trattamento conservativo (riposo), è bene sottoporsi ad ecografia per accertarsi che non vi siano lesioni muscolari ben più gravi o che il dolore non sia la conseguenza di un altro problema. Protegge i tuoi valori Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25 01033 Civita Castellana (VT) Tel.0761.599444 Fax 0761.599369 [email protected] Per la vostra PUBBLICITA’ [email protected] - 0761.513117 Campo de’ fiori 39 La storia della Previdenza Sociale in Italia quarta parte Prima di ritornare a parlare di previdenza voglio concludere e sintetizzare il discorso dell’assistenza sanitaria: l’INAM mentre assisteva solo i lavodi Arnaldo Ricci [email protected] ratori dipendenti del settore privato e le loro famiglie, l’SSN istituito con la legge 833 del 1978 ed ancora in essere, (Servizio Sanitario Nazionale) fornisce assistenza sanitaria a tutti i cittadini italiani, compresi anche quelli dell’ Unione Europea che si trovano in Italia, senza distinzione di categoria lavorativa, di sesso, di condizione economica, di religione, di opinione, di appartenenza politica, o quant’altro. L’SSN pone una sola condizione per fornire i suoi servizi di assistenza: essere cittadini dell’UE. Si potrebbe dire che in campo sanitario si è scelta la filosofia inglese di Lord Beveridge I politici del dopo guerra capirono con grande intelligenza e lungimiranza, probabilmente con accordo tacito fra maggioranza ed opposizione che le istituzioni previdenziali ed assistenziali, migliorate progressivamente durante il ventennio ( alcune create di sana pianta dal fascismo, altre migliorate ma non create ) non andavano tutte abolite. Infatti si decise di non smantellare: l’INPS, l’INAIL, l’INAM, l’ONMI ed ENAOLI, queste due ultime create nel ventennio.(ho citato solo le più significative dal punto di vista del welfare) Negli anni successivi la seconda guerra mondiale, l’INPS ha visto sempre, progressivamente aumentare le sue responsabilità e gestioni previdenziali ma quando nacque, gli fu data la responsabilità previdenziale, sempre per i lavoratori dipendenti del settore privato, solamente della vecchiaia, invalidità e maternità. E’ da sottolineare che per maternità si intendeva tutta quella procedura finalizzata al pagamento dell’indennità economica, alle donne che erano costrette a lasciare il lavoro per la nascita e lo svezzamento del nascituro. L’assistenza sanitaria e psicologica alle stesse, compresi i loro bambini in tenera età, era invece demandata ad un altro ente denominato ONMI (Opera Nazionale Maternità ed infanzia) creato 8 anni prima, con legge 10/12/1925 N° 2277 ); questo ente, restò in piedi fino al 1975, fino a quando la legge N° 698 del 23 /12 /1975 ne decretò inesorabilmente la fine; dopodiché rimase in piedi per ben altri due anni fino a quando sue le competenze vennero affidate a comuni e regioni. Se ricordo bene, un ambulatorio medico assistenziale dell’ONMI di Civita Castellana, era ubicato in via Vincenzo Ferretti, accanto al cinema Flaminio, esattamente nel palazzo dell’ ospedale vecchio dove attualmente si trova l’insegna dell’ AVIS. Come si evince dal titolo di questo articolo a puntate, avrei dovuto trattare solo la storia della previdenza del lavoro privato italiano; dopo però, effettuato le prime ricerche, mi sono reso conto che la previdenza e l’assistenza sono strettamente correlate. Non posso non citare un altro importante ente, creato per prestare la prima assistenza economica e sanitaria alle persone che si trovavano, per una ragione o per l’altra, in stato di indigenza; nonostante lo sforzo dei vari governi, volto a migliorare le condizioni dello stato sociale iniziato nel XIX° secolo, purtroppo allo scoppio della seconda guerra mondiale, gli indigenti erano ancora troppi in Italia. Verso la seconda metà degli anni trenta, si era creata una situazione paradossale; i lavoratori sia pubblici che privati avevano raggiunto un livello assistenziale e previdenziale abbastanza accettabile, tramite l’esercizio degli enti sopra citati; nessuno aveva però pensato ad assistere istituzionalmente quei cittadini che non avendo un lavoro o impediti ad averlo per motivi di salute, si trovavano nella condizione di indigenza.Questi cittadini erano completamente esclusi dal sistema previdenziale ed assistenziale il quale invece assicurava tutti i lavoratori. Fino al 1937, sia lo stato liberale che quello fascista non si erano impegnati molto per risolvere questo problema che attanagliava tante famiglie. Questo buco sociale, come qualcuno lo chiamò, fu colmato dalla legge 03/06/1937 N°847 che istituì ufficialmente un ente chiamato ECA (Ente Comunale di assistenza). Nel contempo la stessa legge abolì in modo perentorio, le congregazioni di carità di stampo ottocentesco, allora ancora operanti nei comuni. Queste organizzazioni, anche se potevano fare solo la carità, erano comunque, le uniche a dare sollievo, con carenza di regole scritte, ai poveri cittadini indigenti. Con l’istituzione dell’ ECA furono le ammi- nistrazioni comunali ad essere responsabili nell’alleviare le varie difficoltà di questi cittadini. Il segretario comunale, insieme ad altre persone facenti parte dell’amministrazione in carica e nominate dal sindaco ( o podestà fino al 25 luglio 1943 ) operavano istituzionalmente in tal senso. In termini generali, l’ ECA forniva assistenza in natura, con pacchi alimentari e vestiari nonché sussidi in denaro e pagamenti di rette ospedaliere. Ed infine debbo anche citare un altro importantissimo ente assistenziale che ha alleviato la fanciullezza e parte della gioventù di tanti orfani di lavoratori italiani: l’ ENAOLI (Ente Nazionale Assistenza Orfani Lavoratori Italiani). Questo ente nacque a seguito delle disposizioni dettate dalla legge N° 987 del 27/06/1941. Esso aveva la responsabilità verso tutti i figli dei lavoratori rimasti orfani, per i quali, doveva provvedere istituzionalmente alla educazione morale e civile nonché all’istruzione professionale. L’ ENAOLI come l’ INPS e l’ INAM, aveva la sua sede in tutte le provincie italiane. A Viterbo, questa sede era ubicata in via Marconi nel palazzo accanto quello della Banca d’Italia. L’ ENAOLI metteva a disposizione anche convitti, dove i ragazzi rimasti orfani, venivano educati, istruiti e forniti di vitto ed alloggio, in modo completamente gratuito. Questi convitti erano ubicati in tutte le provincie italiane; essi erano gestiti direttamente dall’ente; laddove non era presente un convitto di proprietà dell’ente, i ragazzi assistiti, venivano assegnati ad altri convitti che nella maggior parte erano gestiti da ordini religiosi, in questo caso era sempre l’ ENAOLI che pagava tutta la retta di vitto e alloggio nonché il materiale didattico, compresi i libri di testo necessari per gli studi fino al 18° anno di età. Il convitto della provincia di Viterbo dove l’ ENAOLI mandava i suoi ragazzi assistiti, era ubicato al quartiere Cappuccini gestito dai padri Giuseppini di San Leonardo Murialdo. La fine dell’ ENAOLI fu poi decretata dalla legge N° 641 del 20/10/1978 ; le sue competenze e funzioni vennero affidate e spalmate su tre enti differenti: i comuni per l’assistenza di prima necessità, l’ INPS per l’erogazione di assegni economici, l’ SSN per l’assistenza sanitaria. …..continua con la quinta parte …… 40 Campo de’ fiori 1954 Vi proponiamo anche questo mese una pagina tratta dal famoso informatore civitonico dell’epoca, precisamente la rubrica dal titolo “Strapaese”, con racconti molto sarcastici e divertenti di un tempo che non c’è più...non ce ne vogliano i nostri antenati! Buona lettura e buon divertimento! Campo de’ fiori 41 “Il Fumetto” LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA FULLMETAL ALCHEMIST di Hiromu Arakawa edito da Panini Comics – 24 volumi, in corso Appassionante e divernotevole connotazione psicologica. Lo svitente. Il fulcro della luppo narrativo è privo di incongruenze e storia è rappresentato riesce a mantenere alta l’attenzione del dalla morte della lettore, sciogliendo pian piano tutti i nodi o madre dei due protacambiando improvvisamente le carte in gonisti, Edward e tavola. La struttura delle tavole è ottimaAlphonse Elric, che tenmente realizzata, non essendo mai confutano invano di riportala sionaria, ma ne esalta sia per le scene d’ain vita zione che per i momenti di attraverso riflessione. Certo, non La storia di due siamo di fronte a un l’alchimia, di con conseche porta in alto Daniele Vessella giovani orfani fumetto guenze spunti filosofici né usa diadevastanti sui loro corpi. La che tentano di loghi sublimi… è però un d’azione che si trama è ben congegnata e ben riportare in vita manga discosta di molto dai canoequilibrata, mettendo nei punti ni tipici di un qualsiasi giusti siparietti comico-demenla propria clone di Dragon Ball, ziali al fine di sdrammatizzare madre lasciando perdere tornei e momenti di forte pathos, come mosse speciali a favore di da consuetudine nella “scuola” una trama appassionante, realizzata e porgiapponese. Tutti i personaggi sono carattata avanti con la giusta cura e dedizione. terizzati in maniera magistrale, anche quelli secondari hanno un ruolo ben preciLascio l’indirizzo del mio blog: so all’interno della trama, grazie anche http://danielevessella.blogspot.com/ all’uso del flashback che gli imprime una Maria Teresa Vanchieri Ottanta anni vissuti tra i più deboli e bisognosi Maria Teresa Vanchieri, chi non la ricorda? La conoscono in tanti, donne e uomini, perché Maria Teresa ha seguito molte giovani famiglie e dato consigli a molte mamme che frequentavano il consultorio famigliare dagli anni 60 sino alle soglie del 2000. M. Teresa ha vissuto per oltre 40 anni nella nostra cittadina, lavorando come assistente sociale con efficienza e professionalità, ma erano soprattutto le qualità umane che emergevano nel modo di lavorare e di rapportarsi con chiunque: ascoltava e accoglieva tutti, indistintamente, con spirito fraterno. Numerosi nostri concittadini, bisognosi di aiuto concreto, di sostegno morale, o semplicemente, di essere ascoltati e compresi, si rivolgevano a lei e si sentivano circondati di affetto e di rispetto; molti di essi venivano aiutati a recuperare la loro dignità. Si impegnava con tutti e per tutti, senza badare a differenze etniche, religiose e di estrazione sociale. In quanti l’hanno conosciuta e’ rimasto impresso, oltre ciò che ha fatto il “come” lo ha fatto: vivere come se l’umanità fosse una grande famiglia, dove capirsi ed aiutarsi reciprocamente, in modo semplice e riservato, solidale e fraterno. A questo proposito vorrei aggiungere delle testimonianze: “Sì la ricordo benissimo, dice Elsa. Quando doveva nascere mio figlio, nell’83, frequentavo il consultorio per le visite ginecologiche ed andavo sempre un po’ timorosa, ma la sua accoglienza cordiale e rassicurante riusciva a tranquillizzarmi. “Sì, davvero, per me è stato lo stesso, conferma Elvira, mi ha aiutato a crescere i miei tre figli. “L’assistente sanitaria dell’ONMI? Vuoi sapere se la conosco?, risponde Gianna. Tutti i giorni, a gruppetti, io ed altre mamme, giovani mogli, mie amiche, andavamo a parlare con lei, a chiedere consigli per i problemi adolescenziali dei nostri figli, per i rapporti di coppia: lei, né moglie, né madre, ci ascoltava con attenzione. Con cuore di madre. Ricordarla oggi nel suo ottantesimo compleanno, è testimoniare che e’ possibile vivere la fratellanza all’interno della famiglia umana. Per questo sabato 12 febbraio 2011 è stato organizzato dal Movimento Umanità Nuova con il Patrocinio del Comune di Civita Castellana, il Convegno: “LE RAGIONI DELL’AGIRE UMANO” Obiettivi di reciprocità, con la partecipazione di Maria Teresa Vanchieri. Il Convegno ha voluto offrire spunti di riflessione sulle ragioni più profonde dell’agire umano e sulle diverse problematiche legate all’immigrazione, guardando in particolare a quella parte di umanità che ha lasciato la propria terra per i motivi più vari, e che ha scelto la nostra cittadina per migliorare le proprie condizioni di vita. L’intento degli organizzatori è di cercare le strategie per instaurare rapporti positivi che favoriscano l’integrazione in un mondo che sempre più si colora di etnie diverse. Auguri Maria Teresa! I tuoi amici di Civita Castellana ti abbracciano con riconoscenza Campo de’ fiori 42 L angolo del Una deliziosa poesia, recapitataci in redazione dal nostro collaboratore Alessandro Soli, dedicata alla nostra splendida cittadina, dalla signora Maria Antoniet- ta Dobboloni. Dedicata a Civita Castellana A Civita la voglio dedicare per meglio farla conoscere ed amare. Se a volte la vedi grande e fredda è perché vanno tutti di fretta. Ma se la guardi con gli occhi da turista noti bellezze sfuggite alla tua vista. Vedi disegni, colori e sfumature e i monumenti in tutte le sue angolature. Un giorno io lo feci veramente e vedevo diversa anche la gente. Assaporavo il camminare nelle vie e scrutandole le sentivo più mie. Dinanzi al Forte mi trovai lo vidi poderoso più che mai. Poi mi chiesi: “Ma dentro come sarà?” Ed entrai presa da tanta curiosità. In un altro mondo mi trovai, tanta bellezza non pensavo mai! Ma quanti noi che siamo qua sanno di possedere tanta beltà? Al civitonico allora io dico: amiamola come fosse il miglior amico. Guardiamola con gli occhi dell’amore e teniamola stretta al nostro cuore. Curiamola con lealtà e tanto affetto dandogli cura, fedeltà e rispetto e lei di sicuro grata ci sarà donandoci i ricordi di tanto tempo fa. Vi riproponiamo qui di seguito, anche alcune poesie di una nostra vecchia conoscenza, Loreto Terra, pervenuteci in redazione grazie al figlio Mario. Loreto, abbruzzese, fortemente legato alla sua terra, è stato già recensito sulle pagine della nostra rivista da Barbara Pastorelli. Vita Vita!, mia speranza! Mia illusione! Mia gioia! Mio incanto! Mia lusinga! Amara catena di giorni! Monotono trascorrere d’ore! Oceano di sogni! Voglia immensa di vivere! 1961 Qui sotto, invece, le poesie di un altro nostro conoscente, già intervistato da Ermelinda Benedetti, il poeta dialettale di Orte, Ernesto Zuppante. RICETTA SALUTARE Lessi facioli dentr’a pignatello, ce metta a gallegia’ l’ojo de mola, cipolla fina fina ‘no gnummello, acete, pepe, sale. Ce se scola un litro rosso… mejo si è Brunello che quanno arriva giù t’ariconzola. A la fine farà, nun sarà bello, quattro scurregge e và come ‘na viola. La notte O silenziosa notte Il mondo stanco Culli Nella tua quiete, e ogni affanno! Sperdi Nell’infinita pace! 1966 Conquista della luna Muta luna, terrestri orme audaci han vinto il tuo mistero rompendo la tua pace siderale. Lento, con piede felpato Armstrong è allunato E Aldrin e Collins. Sei nostra! Ora il tuo chiarore È a noi familiare. DIFFERENZE - Chi, mi’ marito a letto? E’ un gran campione! La sera cena e va a dormi’ a le nove. Co’ la scusa che adesso sta in penzione pe’ dodici ore piene nun se move. Ricordo Checco, primo amante mio, che m’è morto cascanno in bicicletta… … eh che nottate, lo sa solo Dio! Nun c’era tempo pe’ ‘na pennichetta! - 1969 Maria Antonietta Dobboloni Loreto Terra Ernesto Zuppante 43 Campo de’ fiori . . . . e r o m a n o c a m o R i d a c i r b Da Fa Termina qui l’elenco dei soprannomi fabrichesi, e ringraziamo ancora il nostro lettore. Attendiamo altre curiosità locali... Q Quaiò R Ragnetto Recchia Roscietto Ruzzo Raggio Roscio S Spaccatroni Spano’ Scienza Smonicato Sartamacchio’ Sandala Spillo’ Stiraquatri’ Strascinatacchi Sartarello Segatore Sardo’ Strido’ Spadino Spazzina Sparapà Suterino Signorino T Tribuna Topo Topetta Turabuci Tacchio’ Tirasu’ Trotto’ Tarano Ticchetettocche Saggezza popolare by - Marito Caro, marito tristo, quando sei morto tu, sia lodato Gesù Cristo - Cassa e cantina, una sola manina - Ogni ombelico ha una panza, ogni paese ha un’usanza - Fa del male e pensaci, fa del bene e scordati - Chi non sa fa, non sa neanche comanda’ V Vipera - Chi ha le comodità e non se ne serve, non trova confessore che l’asolve Z Zampaletta - L’arancio, alla mattina è oro, a mezzogiorno argento, alla sera piombo Nel cuore Ad un anno dalla sua scomparsa, un pensiero in ricordo della cara Laura Sorge, deceduta il 6 Febbraio 2010, alla giovane età di 36 anni. I tuoi cari ti portano sempre nel cuore Campo de’ fiori 44 Arrivederci don Dome’... Note biografiche di Mons. Domenico Anselmi Monsignor Domenico Anselmi, parroco emerito del piccolo centro di Corchiano dove ha svolto il suo magistero per 57 anni, nasce nel vicino paese di Fabrica di Roma, il 24 Ottobre 1919, da Agostino Anselmi e D’Antonangelo Giuseppa. Ha due sorelle Barbara ed Agata, conosciuta da tutti col nome di Egea, ed un fratello, Giovanni. Lì frequenta la scuola elementare e trascorre i pomeriggi in chiesa, a fianco dell’allora parroco don Tancredi Mancinelli. È proprio al termine della scuola che inizia a maturare la sua vocazione. L’idea di farsi sacerdote si rafforzò quando un giorno, di passaggio a Civita Castellana con il padre, vide uno squadrone di seminaristi, con la caratteristica fascia rossa. Chiese curiosamente al padre chi mai fossero quei ragazzi e saputolo espresse il desiderio di studiare per diventare sacerdote anche lui. Di fronte a ciò i suoi genitori non poterono far altro che accompagnarlo dal Vescovo, Mons. Santino Margaria. Non avendo però la possibilità di pagare la retta mensile del seminario il piccolo Domenico, con gran rammarico anche dei genitori, dovette momentaneamente rinunciare ad entrare in seminario. Accantonato tristemente questo suo desiderio, iniziò a coltivare la terra insieme al padre. Nel periodo dell’adolescenza si diede allo sport e al sano divertimento. Divenne un ciclista dilettante, vincendo varie gare. Fu il capitano della squadra di calcio del suo paese e suonò la tromba nella banda. Nel 1933, il Vescovo durante la sua visita pastorale a Fabrica si ricordò di quel ragazzo e volle parlare ai suoi genitori. Constatando che permaneva l’ammirazione per il sacerdozio permise loro di mandarlo in Seminario accontentandosi di una retta pagata in beni in natura. Furono anni belli ma difficili soprattutto per gli studi. Grazie all’aiuto di validi e santi educatori però il giovane Domenico giunse all’ordinazione sacerdotale. Era il 29 giugno 1946. Fu consacrato insieme ad altri compagni nella cappella del Seminario pontificio a LA QUERCIA (VT). Mentre si trovava per qualche giorno in famiglia appena ordinato a motivo della cattiva salute di don Antonio Piergentili, allora Parroco di Corchiano, venne chiamato a celebrare un funerale a Corchiano. Chissà, forse la vista di quel giovane, simpatico e semplice prete catturò subito la simpatia del paese. Infatti il 15 agosto dello stesso anno venne mandato ad aiutare quel parroco malato e da quel giorno rimase tra i corchianesi. Infatti quando nel dicembre 1946 d. Antonio morì a causa di una brutta polmonite, d. Domenico venne preferito a furor di popolo dalla gente del posto al prete designato dal Vescovo. La nomina a parroco di Corchiano arrivò quindi nel 1947. Da quell’ano d. Domenico si buttò a capofitto ad affrontare i numerosi problemi che affliggevano la sua gente: quelli economici e quelli spirituali. Infaticabile nel cercare gli aiuti per i più poveri scomodò autorità religiose e politiche. Contribuì alla realizzazione del ponte di collegamento con la strada che portava direttamente a Civita favorendo ben presto lo sviluppo economico del paese. Costruì l’asilo parrocchiale per il quale non esitò a recarsi mendicante negli USA a bussare alla porta della generosità degli emigranti ormai sistemati. Si dedicò alla cura della gioventù con campeggi estivi e l’istituzione dell’ACLI ed altre associazioni. Si dedicò al restauro delle numerose Chiese quasi abbandonate… E tutto questo mentre svolgeva il ruolo di Cappellano dei pastori andandoli a trovare mensilmente e portando loro aiuti di ogni genere; in seguito si è occupato della Direzione delle Opere pontificie Missionarie della Diocesi di C.Castellana. Il suo straordinario impegno in tutto ciò in cui è stato chiamato a collaborare gli ha ben meritato il titolo di Monsignore. Durante gli anni del suo ministero ha visto maturare 4 vocazioni sacerdotali. Uno di quei Sacerdoti Vallini Don Agostino, è diventato prima Vescovo, ed oggi Cardinale Vicario di Roma. E pensare che era solo un suo chierichetto! Fino al 19 ottobre 2003 egli è stato parroco a Corchiano, e da quel giorno ha continuato come parroco emerito ad offrire il suo tempo e la sua esperienza all’opera pastorale del suo successore d. Claudio Monarca. Fino alla fine tutti lo hanno ammirato per la tenacia, l’umiltà e la generosità con cui ha condotto la sua opera sacerdotale. Aveva compiuto 60 anni di sacerdozio il 29 Giugno 2006. Viviamo distrattamente la vita di tutti i giorni e, spesso, tutto ciò che ci gira intorno ci sembra immutato, eterno. Il sole, la luna, il cielo, le stelle, i monti, il mare, gli alberi persino le case e le strade ci sembrano sempre li stessi e seppur ci fosse un minimo cambiamento, subito ci abituiamo. Solo ad un cambiamento non possiamo non far caso, solo ad un avvenimento, il più delle volte, non riusciamo ad abituarci: la scomparsa di una persona a noi la cara, quella con la quale condividevamo i nostri giorni, tutti o parte di essi, quella alla quale volevamo bene o ci eravamo tuttavia affezionati, inevitabilmente. Per noi della comunità di Corchiano, ma non solo, perché le persone che lo conoscevano erano davvero tante, questo momento di perdita e di vuoto è arrivato con la scomparsa di don Domenico Anselmi. Lo sapevamo tutti che prima o poi sarebbe successo, e lo sapeva anche lui, perché l’età c’era e gli acciacchi anche, ma lo spirito di voler far tutto, che lo ha accompagnato per tutta la vita, ancora c’era, non lo aveva di certo abbandonato. Era la mattina del 2 Febbraio e non abbiamo potuto fare a ameno di constatare questa strana coincidenza: il Signore ti ha chiamato a sé proprio nel giorno della festa del santo Patrono di Corchiano, che per ben sessantatrè anni hai onorato. La tua dipartita è stata “festeggiata” insieme a San Biagio, cosa che, chi ti ha conosciuto bene, sa ti avrebbe fatto sicuramente piacere. Hai fatto il tuo ultimo ingresso nella chiesa dietro la sua venerata statua, durante la processione del mattino, e sei rimasto lì fino alle ore 16.00, quando i tuoi confratelli sacerdoti della diocesi di Civita Castellana, guidati dal Cardinal Vallini, affiancato dai tuoi vescovi Divo Zadi e Romano Rossi, di fronte ad una chiesa gremita, hanno voluto darti l’estremo saluto. Il cardinale non si è risparmiato nella sua omelia nel dire, ancora una volta, che la sua vocazione è maturata proprio in quegli anni in cui svolgeva il servizio di chierichetto al tuo fianco, come è anche accaduto per un altro nostro sacerdote, Padre Tarquinio Battisti. La commozione è stata tanta perché tu, per chi più e per chi meno, hai fatto parte della vita di ognuno di noi. Se chiedessi a ciascuno “ a quando risale il tuo primo ricordo di don Domenico?”, sono certa che tutti mi risponderebbero “A sempre!”, perché tu ci Campo de’ fiori hai battezzati e poi comunicati, cresimati, alcuni sposati e altri, purtroppo, anche consegnati a Cristo. Molti hanno voluto lasciarti un ultimo pensiero, un saluto, rivolgerti una preghiera, ne sono stata testimone, insieme ad Alfio Ernoni, tuo collaboratore per anni, che non ti abbiamo voluto lasciar solo neanche durante il momento del pranzo: la recita del rosario, che tanto amavi, e la meditazione su alcune letture, in particolare “Se mi ami non piangere” di Sant’Agostino, hanno guidato il nostro esserti accanto in quegli istanti. Anche su face book, i più giovani ed informatizzati, hanno voluto condividere il dispiacere per questa grande perdita! E poi, che dire di te, dal quel lontano ’47, ne è passato di tempo e di progetti per tutti noi ne hai realizzati davvero tanti, grazie alla tua tenacia ed ai tuoi modi, che a volte potevano sembrare anche un po’ burberi, ma dietro i quali si nascondeva in realtà un cuore grande, che quando volevi, sapevi mostrare bene. L’aiuto che hai dato per la realizzazione del ponte, negli anni ’60, che ha tolto il nostro paese da quello storico isolamento, la costruzione dell’asilo parrocchiale e la ristrutturazione delle chiese, rimangono senz’altro il segno più tangibile del tuo operato, ma le gite in Italia e all’estero, i campeggi, il cinema 45 nella sala parrocchiale, le processioni per onorare tutti i santi della tradizione popolare del nostro paese, le innumerevoli foto che amavi scattare in ogni circostanza per immortalare momenti irripetibili, la tua camminata veloce, a piccoli passi e tanto, tanto altro, rimarranno nei nostri cuori e nelle nostri menti. Ti sono stata accanto per circa tre anni, quando, a seguito dell’arrivo del nuovo parroco, che ti ha accolto e curato come un padre ed al quale Don Claudio Monarca e don Domenico Anselmi hai espresso sempre la tua massima nel cuore dei miei due fratelli, Massimo e riconoscenza ed il tuo affetto, abbiamo Simone, che dall’età di cinque anni ti cercato di far ripartire l’oratorio parrochanno servito ogni giorno, e che tu hai chiale. E ti sento ancora mentre entrando voluto menzionare nel tuo testamento spidal portone principale mi chiamavi per rituale , con grande orgoglio da parte loro, accertarti che ci fossi e, salendo le scale, che non riuscivano a smettere di piangere, con un po’ d’affanno, mi chiedevi di legseguiti da me. Il mio sfogo era dovuto gerti ciò che la vista non ti permetteva più prima di tutto al sapere che ci hai voluto di vedere, o di scrivere per te sotto la tua bene! Grazie! dettatura. Insieme abbiamo realizzato un Ciascuna delle persone che ti ha conosciupiccolo opuscolo in onore dell’elezione a to, potrebbe aggiungere qualcosa ed io Cardinale di Mons. Vallini, tu ordinavi ed io stessa potrei star qui a ricordar ancora per eseguivo. Tante volte sei venuto a pranzo molto, ma è bene anche che i ricordi a casa nostra e quando te la sentivi ci racrimangano nel nostro intimo, dentro di contavi qualche aneddoto del tuo passato, noi. con quel tono di voce piuttosto alto che eri Arrivederci don Dome’… costretto ad usare per sentirti tu per Ermelinda Benedetti primo. Hai lasciato un grande vuoto anche Dopo 65 anni di sacerdozio Don Domenico Anselmi ci lascia: è stato Parroco di Corchiano dal 1947 al 2002. Con il solito sorriso sereno, tutte le volte che la salute tentennava e si affacciava qualche malanno era solito dire: caro Bengasi dimmi come stanno le cose tanto “le mie valigie sono pronte”. Mi sono sempre chiesto cosa potessero contenere e le ho sempre immaginate colme di storie, di passioni, di relazioni, di riflessioni e di preghiere. Nei suoi tanti racconti, nei numerosi incontri, nelle omelie sempre percepibile la passione civile, la speranza, la forza, la fede e l’ubbidienza. Don Domenico, giovane prete, giunge a Corchiano nel 1946, all’età di 27 anni e da allora inizia un rapporto intenso e proficuo con la nostra Comunità mai più interrotto. In tanti anni le energie spese da Don Domenico per la nostra Comunità sono incalcolabili, alla efficace missioDott. Bengasi Battisti ne pastorale si è aggiunto un serio impegno civile che ha enormemente contribuito alla crescita culturale e sindaco di Corchiano sociale di Corchiano. Per Don Domenico i giovani rappresentavano il futuro e con loro sarebbe stato possibile vincere la sfida per un Paese più progredito, moderno e culturalmente più elevato ma dove la fede, le tradizioni, la memoria rimanesse saldo fondamento. Produrre cambiamenti senza la necessità di forti tensioni anzi aumentando la coesione sociale e rafforzando il patto tra generazioni. Con questi sentimenti ha organizzato i campeggi, i viaggi, il teatro, il cinema , ha costruito l’oratorio e la scuola materna. Dentro queste straordinarie e per certi aspetti uniche esperienze sono cresciute e si sono formate le generazioni di Corchianesi che oggi sono i sapienti nonni della nostra Comunità. Straordinario percorso dove il bene comune, esaltato dall’essere Creato e gesto di amore assoluto di Dio verso i propri figli, è stato messo al centro di ogni progetto. In tanti anni ha sempre costruito rapporti positivi con le Amministrazioni Comunali, a prescindere dall’appartenenza, e con tutti è riuscito a contribuire anche alla realizzazione di importanti opere pubbliche. Il ponte che ruppe lo storico isolamento di Corchiano fu una sua intuizione per la cui realizzazione fu determinante. La sua creatura più amata: la scuola materna con la quale ha assicurato per quarant’anni la formazione dei nostri piccoli; un sogno che ha realizzato e mantenuto con sacrifici personali ed economici unici. Il campo di calcio per permettere la pratica dello sport e coltivare insieme al sano agonismo una forte e sana aggregazione tra giovani. Le Chiese, tutte restaurate, rese veri gioielli di storia e di arte. Caro Don Domenico hai accompagnato la nostra Comunità per decenni ed ogni uomo e donna, ragazzo o bambino ha potuto apprezzare la Tua generosità ed il Tuo amore per la nostra Terra. Una Comunità ed una Terra che ti riconosce “guida spirituale e morale”. In ognuno di noi la tua figura è costantemente presente in ogni particolare ricordo, nei momenti tristi ed in quelli più gioiosi hai sempre assicurato presenza e condivisione. Hai seminato e coltivato molto ed i frutti positivi sono dentro questa Comunità. La generosità, l’amore verso Dio ed i fratelli, la solidarietà, l’attenzione per i più deboli, per la vita e per la terra, la coesione sociale, la difesa del bene comune sono grandi cose che hai insegnato. Una vita coerente a questi principi è il dono che possiamo farti. Al Parroco Don Claudio voglio dire che abbiamo apprezzato e lo ringraziamo per aver permesso a Don Domenico di vivere insieme a noi fino al suo ultimo giorno. Di averlo fraternamente ed amorevolmente seguito. E’ il buon esempio di come ogni figlio dovrebbe accudire il proprio padre. La Comunità di Corchiano ti è veramente grata per questo. Ai famigliari la nostra riconoscenza per aver sempre sostenuto il nostro Parroco e non averlo mai scoraggiato. Caro Don Domenico nel dire che avevi le valigie pronte eri anche consapevole di affrontare un viaggio ed un viaggio si affronta con gioia e speranza e soprattutto salutando con un: Arrivederci. Campo de’ fiori 46 GRAZIE DON DOMENICO A volte la vita ci fa incontrare persone che caratterizzano l’esistenza di ciascuno di noi!!!Don Domenico, per me, è stata una di queste! Fin da bambino, all’età di 5 anni, mi ha accolto come un vero padre insegnandomi i precetti fondamentali che avrei dovuto metter in pratica nei diversi momenti della mia vita! Con il suo carattere tenace, ma istruttivo, pian piano mi ha coinvolto nella parrocchia e per ben 18 anni è riuscito a farmi sentire membro attivo nella comunità. Gli anni che hanno preceduto l’arrivo di Don Claudio sono stati quelli più intensi. A causa della sua malattia agli occhi sentiva la necessità di avere accanto una persona di cui fidarsi ed ogni minima cosa che mi chiedeva, mi sentivo in dovere di farla: il bollettino parrocchiale, gli inserti in occasione delle festività di San Biagio e della Madonna delle Grazie, e molte altre cose che non sto ad elencare… Per me era doveroso ricambiare quell’affetto che lui aveva nei miei confronti, standogli vicino e cercando, per quanto potevo, di dargli una piccola mano… Ultimamente con l’arrivo del nuovo parroco era diventato un nonno per tutti, e, libero da tutte le cariche, si limita a svolgere le cose più semplici ma ugualmente importanti. Come non ricordare le sue ultime benedizione delle case per la santa Pasqua, lo scorso anno. Quando mi chiedeva di accompagnarlo da qualche parte ero sempre disposto. Purtroppo il giorno 2 Febbraio, all‘età di 92 anni e senza dare alcun fastidio a nessuno, come lui ha sempre voluto, è tornato nella Casa del Padre, ed io insieme a tutta la comunità di Corchiano, abbiamo perso un pezzo della nostra storia, un padre e un nonno che ha vegliato su noi per ben 65 anni e il suo ricordo rimarrà sempre vivo nelle nostre menti. Ora non mi resta che mettere in pratica i suoi insegnamenti che anche ultimamente mi continuava a dare e, nonostante la chiesa sembri più vuota, ho la certezza che da lassù mi sta guardando e sta vegliando sul mio cammino. Ciao Dondo non dimenticherò mai ciò che mi hai dato e ciò che hai fatto per me. Massimo Benedetti QUESTO E’ IL MESSAGGIO PUBBLICATO SU FACEBOOK DA PAMELA E GRAZIANO, E COMMENTATO DA DECINE DI PERSONE, SUBITO DOPO LA SCOMPARSA DEL CARO DON DOMENICO “Stamattina ci ha lasciato Don Domenico, parroco da piu’ di 50 ann i di sacerdozio nel comune di Corchiano, una persona che era entrata comunque nel cuore di tutti e con le sue indiemnticabili gite ci ha fatto passare domeniche bellissime in giro per l’ Italia Riposa in pace lassù vicino finalmente al Signore che per tanti anni hai pregato giornalmente e proteggi dall’alto le nostre famiglie, porta la benedizione alle persone care che ci hanno lasciato e sono accanto a te, ciao.” VUOI NON PERDERE NEANCHE UN NUMERO DELLA RIVISTA CHE AMI DI PIU’? SEMPLICE: ABBONATI E RICEVEARI OGNI MESE COMODAMENTE A CASA TUA LA NOSTRA RIVISTA, CON TANTISSIMI ARTICOLI ESCLUSIVI!!! Solo 25,00 € per 12 numeri. Cosa Aspetti! SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTO CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 I miei dati Nome___ ____ __________________________________ Cognome______________________________________________ data di nascita_______________________Città________________________________________________________Prov._______ ______________________________________________________________Telefono____________________________________ Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 Il regalo è per: Nome_______________________________Cognome________________________________________________________________ _data di nascita_________________________Città____________________________________________________Prov.________ Via_________________________________________________________________Telefono________________________________ effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana Data______________Firma__________________________________ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT) Data______________Firma__________________________________ Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117 Campo de’ fiori 47 Oroscopo di Marzo ARIETE La primavera sta arrivando e anche la stagione dell’amore e dei cinguettii, che vi spinge a nuove conquiste: non esitate ma buttatevi, è il momento giusto per fare scintille. Non siate troppo impazienti nel lavoro, i risultati tanto attesi stanno per arrivare. Fate attenzione ai malanni di stagione TORO Marzo inizia con una forte turbolenza. Armatevi della consueta pazienza e anche i problemi famigliari si risolveranno. Periodo non buono per i rapporti sentimentali. Durante il mese la forma fisica non è al top. Fate attenzione ai cibi troppo pesanti e ai dolci. GEMELLI In questo periodo siete un po’ sofferenti per l’opposizione di Marte, sopratutto in ambito lavorativo. Siete stanchi dell’inverno e il vostro spirito ne risente ancora. Serve una bella dieta disintossicante per riequilibrare le energie e portare un p0′ di calma e serenità anche in famiglia. CANCRO La primavera è un momento magico ricco di magia e desideri. Marzo con l’aiuto di Marte, vi porta incontri appassionati e notti sotto le stelle. Cercate di tenere a freno l’energia in eccesso e l’iperattività. Siate più concentrati. La forma fisica sembra buona, ma non ne approfittate. LEONE Il mese di marzo inizia con un po’ di burrasca che però passa subito. Per due mesi siete favoriti da Mercurio che si trova in Ariete che porta novità, viaggi, amori, poesia e molta intemperanza. Attenti però alle cene di lavoro e alle abbuffate. Non affaticate la vista. VERGINE Marzo porta un po’ di disordine e caos. Cercate di stare calmi e rilassati anche nelle giornate più buie, il nervosismo incontrollato potrebbe provocarvi non pochi problemi sia sul lavoro che nella vita affettiva. Attenti alla gola e agli sbalzi di temperatura, che potrebbero essere fatali. BILANCIA Risentite ancora della stanchezza invernale. Non isolatevi ma cercate il contatto con gli amici. Se potete, programmate un viaggio rilassante. Frutta e verdura di stagione non devono mai mancare nella vostra tavola per fare il pieno di vitamine e antiossidanti. Attenzione ai nuovi incontri! SCORPIONE Dovete stare attento alle finanze e calcolare bene le uscite. Nuovi progetti vi attendono ma dovete aspettare la fine del mese quando Marte nel segno dei Pesci finalmente vi appoggia donandovi grinta e tenacia. Dovrete prendere decisioni importanti, anche in amore. Non siate azzardati. by Cosmo SAGITTARIO Siete un po’ irrequieti. Attenti ai voli pindarici e alle fantasie, non è il momento! Ascoltate pure il consiglio di un saggio amico e preferite serate rilassanti alla discoteca o allo sport. E’ ora di uscire dal letargo invernale, ma senza grossi scossoni. CAPRICORNO Forma super, vi aspettano nuovi incontri e promozioni in campo lavorativo. Il vostro spirito e l’abnegazione sul lavoro vi premiano. Venere e Marte sono favorevoli, quindi cercate di trarre il massimo da ogni situazione. L’umore grigio dei mesi invernali sembra essere scomparso. Attenti però alla vostra testardaggine. ACQUARIO Mese favorevole a nuovi incontri e nuove amicizie. Venere e Mercurio sono in aspetto armonico e vi fanno brillare in tutti i campi. Il vostro fascino innato può attirare l’altro sesso o farvi primeggiare in qualche gara sportiva o concorso di poesia. Vincete la timidezza. PESCI Se cercate lavoro buttatevi e non rinunciate se si viene offerta un’occasione all’estero. Attente ai cioccolatini e alla panna, i dolci in questo periodo possono appesantirvi. Non esitate a tuffarvi in serate special, che possono regalarvi grandi e piacevoli sorprese. Il bullismo. Come riconoscerlo e combatterlo è un libro unico nel suo genere. Un manuale guida per cercare di arginare questo male dilagante! E’ possibile averne una copia acquistandolo nelle librerie della zona o presso la nostra redazione. Potete anche ordinarlo versando l’importo di € 10.00, sul c/c postale n. 42315580, intestato ad Associazione Accademia Internazionale d’Italia. E’ un’occasione da non perdere, soprattutto per gli insegnanti, che possono inserirlo nel proprio programma di studio annuale, ma anche per i genitori e per tutti gli educatori sociali. 48 Campo de’ fiori AGENDA Tutti gli appuntamenti più importanti SFILATA DEL 27 FEBBRAIO SFILATA DEL 6 MARZO BANDA Musicale folcloristica “LA RUSTICA” \ CARRI E MASCHERE FUORI CONCORSO 1. Carusielli: Sandokan 2. E Iene: I Primati civitonici 3. Biffe: Ti vuoi divertire? Con bamboccioni e burattini devi giocare 4. I Cugini Semo sempre una sorpresa 5. Forchettoni:Scendono gli angeli a sconfiggere il male, scappano i demoni … e fanno carnevale 6. Gazibo: Gazibo Winx 7. O Zucchero Filato:O' Ranocchio se l'è baciata … e principessa è diventata 8. Jamaicano: O Jamaicano contadino cò o' girasole fa casino 9. L'enigmista l'enigmista burattino 10. Scroccafusi:A Napoleone a guerra je piace, o scroccafuso cia' messo a pace 11. Egizia: Dopo la pioggia col ciel sereno … arriva il gruppo Egizia con l'Arcobaleno 12. Catarì: Pe Carnevale si te voi divertì viè in Brasile co’ Catari 13. Orto Funaro: a Ladispoli è ' nnato l'orto funaro a mette o' culo a mollo in mezzo o pipinaro 14. Blando Gli Indiani 15. Biacio: All'Africa ce semo ispirati e in madacascarre ce ne semo nati 16. Tucano: O dische jokey de colorado ar Tucano a lavorato 17. Indiani: Sapori d' Oriente 18. Playboy: Co pa - pa l'americano, se balla se canta, famo tutti un gran baccano 19. I figli do Barone Rosso:A o ciuccio nun je va ma a trotto deve na' 20. Gardens: Co Alice dentro a buca semo cascati e in mezzo a o cappellaio,brucaliffo e stregatto ce semo risvejati, gruppo Gardens presenta, Alice in wonderland \ MASCHERE LIBERE \ BANDA Musicale folcloristica “LA RUSTICA” \ CARRI E MASCHERE FUORI CONCORSO 1. Orto Funaro: a Ladispoli è ' nnato l'orto funaro a mette o' culo a mollo in mezzo o pipinaro 2. Tucano: O dische jokey de colorado ar Tucano a lavorato 3. Indiani Sapori d' Oriente 4. I figli do Barone Rosso: A o ciuccio nun je va ma a trotto deve na' 5. Biacio: All'Africa ce semo ispirati e in madacascarre ce ne semo nati 6. Playboy: Co pa - pa l'americano, se balla se canta, famo tutti un gran baccano 7. Gardens: Co Alice dentro a buca semo cascati e in mezzo a o cappellaio, brucaliffo e stregatto ce semo risvejati, gruppo Gardens presenta Alice in wonderland 8. Carusielli: Sandokan 9. I Cugini: Semo sempre una sorpresa 10. Forchettoni: Scendono gli angeli a sconfiggere il male, scappano i demoni … e fanno carnevale 11. E Iene: I Primati civitonici 12. Biffe: Ti vuoi divertire? Con bamboccioni e burattini devi giocare 13. Gazibo: Gazibo Winx 14. L'enigmista: l'enigmista burattino 15. Scroccafusi: A Napoleone a guerra je piace ,o scroccafuso cia' messo a pace 16. O Zucchero Filato: O' Ranocchio se l'è baciata … e principessa è diventata 17. Jamaicano: O Jamaicano contadino cò o' girasole fa casino 18. Egizia: Dopo la pioggia col ciel sereno … arriva il gruppo Egizia con l'Arcobaleno 19. Blando: Gli Indiani 20. Catarì: Pe Carnevale si te voi divertì viè in Brasile co Catari \ MASCHERE LIBERE SFILATA DELL’8 MARZO \ BANDA Musicale folcloristica “LA RUSTICA” \ CARRI E MASCHERE FUORI CONCORSO 1. Gazibo: Gazibo Winx 2. O Zucchero Filato: O' Ranocchio se l'è baciata … e principessa è diventata 3. Jamaicano: O Jamaicano contadino cò o' girasole fa casino 4. Blando: Gli Indiani 5. Scroccafusi: A Napoleone a guerra je piace ,o scroccafuso cia' messo a pace 6. Egizia: Dopo la pioggia col ciel sereno … arriva il gruppo Egizia con l'Arcobaleno 7. Catarì: Pe Carnevale si te voi divertì viè in Brasile co Catari 8. Orto Funaro: a Ladispoli è ' nnato l'orto funaro a mette o' culo a mollo in mezzo o pipinaro 9. I figli do Barone Rosso: A o ciuccio nun je va ma a trotto deve na' 10. Biacio: All'Africa ce semo ispirati e in madacascarre ce ne semo nati 11. Tucano: O dische jokey de colorado ar Tucano a lavorato 12. Indiani: Sapori d' Oriente 13. Playboy: Co pa - pa l'americano, se balla se canta, famo tutti un gran baccano 14. I Cugini: Semo sempre una sorpresa 15. Forchettoni: Scendono gli angeli a sconfiggere il male, scappano i demoni … e fanno carnevale 16. Gardens: Co Alice dentro a buca semo cascati e in mezzo a o cappellaio, brucaliffo e stregatto ce semo risvejati, gruppo Gardens presenta Alice in wonderland 17. Carusielli: Sandokan 18. E Iene: I Primati civitonici 19. L'enigmista: l'enigmista burattino 20. Biffe: ti vuoi divertire? Con bamboccioni e burattini devi giocare \ MASCHERE LIBERE Campo de’ fiori AGENDA 49 Tutti gli appuntamenti più importanti V° RASSEGNA NAZIONALE DI TEATRO “PREMIO ARCO D’ORO” A FABRICA DI ROMA Dal 20 Febbraio al 16 Aprile, al “Palarte”. Campo de’ fiori assegna il “Premio della Stampa” Prende il via Domenica 20 febbraio al teatro “Palarte” di Fabrica di Roma la V° Rassegna Nazionale di Teatro “Premio Arco d’Oro”. Sono sette le commedie selezionate, tra le oltre ottanta giunte da tutta Italia, dal direttore artistico, Carlo Ciaffardini, per la fase finale. Tutte opere molto conosciute da Pirandello, a De Filippo, a Neil Simon, a Tennessee Williams, a Nicolò Machiavelli. Gli spettacoli avranno inizio alle ore 17,30 di ogni domenica, con un prezzo d’ingresso veramente allettante, soli 5 euro. Con i suoi 420 posti il teatro Palarte regala ai bravissimi attori delle migliori compagnie italiane una calorosa accoglienza. Al termine della Rassegna, sabato 16 aprile alle 18,00 verranno assegnati i premi alla regia, ed agli attori. Anche quest’anno, la nostra rivista assegnerà il “Premio della Stampa” alla compagnia che riceverà i migliori commenti giornalistici. Il Sindaco Palmegiani consegnerà il prestigioso “Arco d’Oro” alla compagnia vincitrice per la migliore rappresentazione. Al termine della premiazione, Cena di Gala presso la sala ristorante dell’Hotel Aldero, aperta a tutti coloro che vorranno partecipare e complimentarsi con i protagonisti di questa eccezionale rassegna. Non mancate! RONCIGLIONE SCALDA I MOTORI PER IL CARNEVALE STORICO 2011 L’Associazione Pro Loco, di concerto con l’Amministrazione Comunale, da’ il via al tradizionale Carnevale ronciglionese 2011, manifestazione storica, le cui origini sono frutto di antiche tradizioni culturali, popolari e sociali fin dall’epoca romana rinascimentale. Un vivo ringraziamento va all’Assessore al Turismo della Provincia di Viterbo Andrea Danti e all’Assessore al Turismo del Comune di Ronciglione Giuseppe Duranti, autori della Promozione dei Carnevali Storici della Tuscia. Il presidente della Pro Loco, Luciano Camilli, sottolinea che il Carnevale di Ronciglione è ‘di tutti’, ed è pura megalomania cercare di scavalcare le istituzioni, e soltanto a parole cercare di far proprio un evento che appartiene alla città di Ronciglione, e che si realizza con il lavoro e la comune passione, siano essi Enti, Istituzioni, Organizzatori, partecipanti alle sfilate e semplici spettatori. Anteprima attesissima è la prova delle corse a vuoto giovedì 17 febbraio. Prima sfilata di carri allegorici e mascherate domenica 27 febbraio. Da giovedì 3 marzo le vie di Ronciglione, rallegrate da ben 18 gruppi mascherati, 5 carri allegorici, bande folcloristiche e tante altre attrazioni a sorpresa, saranno un tripudio di colori, musiche, balli, fino alla conclusione dell’8 marzo, martedì grasso. Pe r 7 giorni la città sarà invasa da maschere, carri allegorici, Ussari a cavallo, Nasi Rossi, scuderie, Polentari, Fagiolari, Tripparoli, Fregnacciari, Saracari, oltre che da gruppi spontanei e da visitatori provenienti da tutta italia e anche dall’estero. Venite a trovarci, buon divertimento e buon appetito. MOSTRA MERCATO presso l’Aldero Hotel, loc. Quartaccio - Fabrica di Roma dal 14 Febbraio al 30 Marzo 2011: “Le poetiche incisione” di Vincezno Balsamo e “Le astrazioni” di Ala, in collaborazione con la Galleria/laboratorio “Piccolo Angelo” di Ferruccio R. Nocente. Parte del ricavato verà donato alla Caritas di Corchiano Campo de’ fiori 50 La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri Tantissimi auguri a Veronica che il 5 Febbario ha compiuto 14 anni ed a Gaia che il 17 Febbraio ne ha compiuti 2!!! Da papà Stefano, mamma Cristina, i nonni, gli zii ed i cugini Congratulazioni a Valentina Spiriti e Giuliano Angeletti che il 13 Febbraio hanno coronato il loro sogno d’amore unendosi in matrimonio! Ecco il mio modo speciale per augurarvi una nuova vita insieme piena di amore, felicità, soddisfazioni e salute!!! Siete bellissimi!!! Un abbraccio grande da Ermelinda e da tutti i parenti e gli amici… Un pensiero a nonna Sonia, che il 26 Gennaio ha compiuto gli anni. Auguri dal marito Giovanni, i figli Salvatore e Simone, le nuore Elisa e Silvia e soprattutto dalla piccola Emma. Tanti auguri al piccolo Francesco Sbarra che l’8 Febbraio ha festeggiato il suo 1° compleanno insieme a mamma Jenny e papà Giantobia, i nonni, gli zii, le zie e la cuginetta Desirèe. Auguri amore ti vogliamo tanto bene. Tanti Auguri di Buon Compleanno a Daniele Agnelli che compie gli anni il 25 Febbraio, da Eleonora e Nazzareno Tanti auguri ad Elisa che compie gli anni l’ 11 Marzo, dalla sorellina Elena, i genitori ed i nonni Un mondo di auguri alla piccola Maria Grazia Ricci che il 27 febbraio compie 6 mesi da mamma Ilaria, papà Claudio, dai nonni Gianna, Luigi e Maria, i bisnonni e tutti gli zii... AUGURI STELLINA!!! Un benvenuto alla piccola Marta ed un augurio speciale alla mamma Federica ed papà Roberto di Roma, da Elisa, Elena e Tiziano Campo de’ fiori 51 Tanti auguri alla nostra piccola Emma Pisani che il 9 Gennaio ha ricevuto il sacramento del Battesimo, dalla mamma Elisa, il papà Salvatore, i nonni e gli zii… Che la vita possa sempre donarti sorrisi, gioia, dolcezza e felicità, quello che ogni giorno doni a tutti noi. Ti vogliamo un mondo di bene! Cara Brunina Costa che compi i famosi 30 anni il 10 febbraio.....gli auguri sono una formalità... ciò che io dovrei dare a te è un qualcosa di così immenso che Un mondo di auguri al picperò tu sai regalarmi con colo Francesco Palombo che il 27 febbraio compie 2 un tuo gesto... ed è per questo che anni, dai genitori, non c’è occasione più importante del dai nonni e tuo compleanno per ricordare quanto dalle zie... è speciale l’amicizia che ci lega! Ti faccio i miei più grandi, sinceri e Tanti auguri a Valentina affettuosi auguri di buon compleanIanni che il 20 Febbraio ha no!!! TI VOGLIO TANTO BENE! compiuto 22 anni, dai genitori e dai i fratelli Paolo ed Antonio 11 Febbraio 2011 Tantissimi auguri alla nostra piccola Giulia che a Febbraio compie 2 anni. Ti amiamo tanto, tutto il mondo, dai genitori zii e nonni Che traguardo eccezionale!!!! 66 anni matrimonio!!! Tantissimi auguri a Gatetano Coletta ed a Orsola Crestoni, di Civita Castellana, dai figli, le nuore, i nipoti ed i pronipoti!!! 11 Febbraio 1945 52 Campo de’ fiori 40 Kg di dolcezza. Aldo è stato letteralmente abbandonato da una famiglia che già aveva ma che al primo ostacolo ha pensato bene di portarlo in un canile....e che canile (non ne faremo il nome!) Ha 9 mesi, taglia grande ma saprà ripagarvi dell’amore che gli darete. Si trova a Corchiano. Tel. 3391123663 MI CHIAMANO DANDY PERCHÈ DOPO UN PRIMO ABBANDONO SONO DIVENTATO UN CANETTO PER BENE... PERÒ CERCO UNA CASA SENZA ALTRI CANI PERCHÈ NON SO COME POTREI REAGIRE...DA SOLO SONO BUONISSIMO: VADO A GUINZAGLIO E SONO UBBIDIENTE. MI PIACEREBBE RIMANERE NEL VITERBESE PERCHÈ LE MIE SALVATRICI POTESSERO VENIRMI A TROVARE....GRAZIE. Tel. 3391123663 RICEVO UNA TELEFONATA DAL CUSTODE DEL CIMITERO: ALL’INTERNO DI UN LOCULO CI SONO 2 CUCCIOLI TERRORIZZATI... ERANO AFFAMATI, SPORCHI, INFREDDOLITI. SONO 2 CUCCIOLI DI MAREMMANO, I MASCHIETTO, ROMEO, E UNA FEMMINUCCIA, GIULIETTA. INUTILE DIRE CHE SONO IN CERCA DI UNA FAMIGLIA AMOREVOLE. SI AFFIDANO SOLO SE DISPOSTI A COLLOQUI PRE AFFIDO,A FIRMARE MODULO, E A MANTENERE CONTATTI NEL TEMPO CON l’ASSOCIAZIONE. CHIAMARE SOLO SE REALMENTE INTERESSATI. RITA 339/1123663 Tel. 339.1123663 www.incrociamolezampe.org ELISABETTA , NOSTRA VOLONTARIA PERCORREVA LA VIA TIBERINA, DIREZIONE CAPENA. SUL CIGLIO DELLA STRADA, UN MAREMMANO FERITO.. HA SUBITO TELEFONATO A CHI SAREBBE DOVUTO INTERVENIRE....MA GLI HANNO RISO IN FACCIA!!! ELISABETTA,NN SI E’ PERSA D’ANIMO,HA CHIAMATO UN SERVIZIO PRIVATO AL COSTO DI 100 EURO... ERA L’UNICO MODO PER POTER SOCCORRERE IL CANE!!!! E’ STATO PORTATO E CURATO ALLLO ZOO OSPEDALE DI VIA FLAMINIA, ORA IL CANE, FUORI PERICOLO È IN PENSIONE A CORCHIANO, MA CERCA UNA FAMIGLIA CHE SAPPIA AMARLO E PROTEGGERLO. É GIOVANE... Non lasciare che il tuo cucciolo vaghi solo nella notte Rita STORRI-Presidente 3391123663 Campo de’ fiori 53 Roma com’era Roma. Primi anni del XX secolo. Scorcio di un’angolazione di Piazza Venezia. E’ visibile il percorso del filobus che, ancora, insieme con le carrozze (ne è ritratta una sulla sinistra), era il principale mezzo di locomozione usato per gli spostamenti urbani. Foto Alinari Visita il nostro sito www.campodefiori.biz e la nostra pagina di facebook Campo de’ fiori 54 Album d Campo de’ fiori Civita Castellana - Veglione di Carnevale 1957 In piedi da sx: Antonio Pesci, Francesco Barboni, Sandro Catinari, Siro Piunti, Omero Sacchetti, Giuseppe Tomei, Tommaso Gregori, Alfredo Lanzi, Arnaldo Mariottini. In basso da sx: Giuseppina Sansonetti, Franca Mancini, Mirella Catinari,Luciana Petroni, Adriana Tomei, Giuseppa Di Famiani, Anna Parretti, Angela Guarrera , ..... Lanzi Campo de’ fiori Campo de’ fiori Civita Castellana Anno 1957 Sulla mitica “lambretta” da sx: Vincenzo Frausilli, Agostino D’Abbondanza, Piero Imbrò, Gabriele Molinari Civita Castellana anni ‘50 - ballo di Carnevale Da sx: Gabriella Lanzi, Graziella e Adriana Tomei, con il piccolo Uccio. Campo de’ fiori 55 dei ricordi Campo de’ fiori Civita Castellan a fine anni ‘50 da sx Alberico Tomei, Libero Cicconi, Giovanni Stinchelli Civita Castellana fine anni ‘50 da sx Giovanni Marcucci, Libero Cicconi, Gianni Anzellini Campo de’ fiori Campo de’ fiori Civita Castellana 1972 Fusto Bei all’età di 5 anni davanti alla Fiat 500 di Arnaldo Ricci Campo de’ fiori Roma - 1950, Anno Santo. Da sx: Bianchina, Ileana e Anna Rosa, di Civita Castellana 56 Campo de’ fiori Album d Campo de’ fiori Fabrica di Roma - Torneo di calcio, 1969-70 . In piedi da sx: Luciano Anselmi, Maurizio Mattioli, Renzo Martinozzi, Remo Ferrelli, Armando Cerulli, Carlo Ciaffardini. In basso da sx: Mauro Francola, Piero Mecarelli, Eraldo Biondini, Franco Sciosci. Foto di Eraldo Biondini Campo de’ fiori Fabrica di Roma. Anni 1984-’85. In piedi da sx: Fabio Valentini, Ivano Cencelli, Massimo Francola, Maurizio Mozzicarelli, Franco Mattioli, ... Conti. In basso da sx: ..., Renato Surano, Mario Massaccesi, ..., Maurizio Randazzo. Foto AD Fabrica Calcio 2010. Campo de’ fiori 57 dei ricordi Campo de’ fiori Campo de’ fiori Fabrica di Roma. Anni ‘40. Dietro da sx: Pietro Alessandrini e Renato Potere. Davanti da sx: Sandro Baldassarre e Lamberto Alessandrini Fabrica di Roma. Fine anni ‘50. Da sx: Lamberto Alessandrini, Filiberto..., ..., Giuseppe Cecchetto e Vinicio Testa Campo de’ fiori Caprarola, Lago di Vico. 22 Luglio 1973. Matrimonio di Angelo Mecaroni e Simonetta Vittorini Campo de’ fiori 58 Album d Campo de’ fiori Calcata 1962. Cresima di Francesco e Teresa Arpini. Corchiano - anni ‘60. Da sx: Emilio e Sara Nardone con Tiziana e Elia, Maria Nardone, Francesco Ceccarelli, Luzio Marconi, Franco Narcise e Albino Cotronè 14 8 15 16 9 1 2 17 3 18 10 11 4 19 5 20 12 13 21 22 6 23 Corchiano - Prima Comunione - 1967. 1. Franco Ortenzi, 2. Carlo Ridolfi, 3. Tarquinio..., 4. Ivano Stentella, 5. Giorgio Ceccarelli, 6. Luciano D’Angelo, 7. Giuliana Crescenzi, 8. Cristina Nardi, 9. Alfio Ernoni, 10. Tarcisio Zannotti, 11. Enzo..., 12. Luigi Lucchesi, 13. Enzo..., 14. Germana Marconi, 15. Morena Mechelli, 16. Marfisa Fiorentini, 17. Carmelo D’Angelo, 18. ... Boria, 19. Giuseppe..., 20. Sandro Menicacci, 21. Antonio Nardone, 22. Marco Natili, 23. Marco... Il parroco don Domenico Anselmi. 7 Campo de’ fiori Campo de’ fiori 59 dei ricordi Campo de’ fiori 60 Annunci LAVORO CERCO - RAGAZZO DI 20 ANNI DIPLOMATO, cerco lavoro come apprendista meccanico, idraulico, magazziniere, barista. tEL. 0761.517882. - LAVORO GENERICO, pregressa esperienza come baby sitter, cameriera, barista, aiutocuoco. Laureata in scienze infermieristiche. Tel. 328.6565394. - LAVORO GENERICO, pregressa esperienza come cameriere, barista, bagnino, operaio pressa ditta edile e ferramenta. Tel. 334.1552916 - Autista 27enne ottima presenza disponibile per privati e ditte per viaggi in città, e fuori, collocabile anche in altre mansioni. 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