RASSEGNA STAMPA
Aggiornamento: 28 novembre 2012
Rassegna stampa
SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SUL DIABETE –
“L’INDAGINE CONOSCITIVA DEL SENATO SUL DIABETE”
Roma , 6 novembre 2012 – Senato della Repubblica
Testata
Lettori
Visitatori
Ascoltatori
Titolo
Data
Agenzie stampa
Ansa
Diabete:
balduzzi, piano
malattia a
conferenza
stato-regioni.
6 novembre 2012
Ansa
Diabete:bassa
istruzionereddito e del
sud, identikit
malati.
6 novembre 2012
Ansa
Sanita':schifani,
cure antidiabete
siano accessibili
a tutti.
6 novembre 2012
Ansa
Ansa/
diabete:100mila
nuovi casi e
9,2mld spesa
ogni anno italia
6 novembre 2012
Adnkronos general
Diabete:
balduzzi, piano
su diabete
inviato a
conferenza
stato-regioni.
6 novembre 2012
Adnkronos general
Medicina:
Schifani, mezzi
controllo e cura
diabete siano
accessibili a tutti
6 novembre 2012
Giornalista
Adnkronos general
Sanita': nuovi
Lea e Registro
nazionale
diabete, le
richieste a
Governo
6 novembre 2012
Adnkronos salute
Medicina:
diabete piu'
diffuso al Sud e
tra poveri
6 novembre 2012
Adnkronos salute
Sanita': 100 mila
nuovi diabetici
l'anno in Italia,
+300 mln la
spesa
6 novembre 2012
Adnkronos salute
Sanita': nuovi lea
e registro
nazionale
diabete, le
richieste a
governo
6 novembre 2012
Asca
Salute: Schifani,
cure contro
diabete siano
accessibili a tutti
6 novembre 2012
TM news
Salute/ Schifani:
Sempre più
diabetici, cure
accessibili a
tutti; Presidente
Senato pone
accento su
importanza
prevenzione
6 novembre 2012
Agi
Salute: schifani,
cure contro
diabete siano
accessibili a tutti
6 novembre 2012
Ilvelino.it
Salute: schifani,
cure contro
diabete siano
accessibili a tutti
6 novembre 2012
Italpress
Indagine sul
diabete in italia,
9 novembre 2012
in otto anni
+33%
Quotidiani
Avvenire
435.108
Diabete, 3 milioni
di malati
7 novembre 2012
L.Galliani
Il Giornale
905.388
Presto un piano
italiano per i
pazienti con
diabete
11 novembre 2012
L.Cucchi
Sedentario, del
sud
e
poco
istruito.
Ecco
l’identikit
del
paziente italiano
13 novembre 2012
G. Del Bello
Salute - Diabete
emergenza
nazionale in Italia
Sanita': 100 mila
nuovi diabetici
l'anno in Italia,
+300 mln la spesa
Diabete, 100mila
nuovi casi
all’anno e oltre 9
miliardi di spesa
La spesa
sanitaria per il
diabete cresce del
3% l'anno,
l'indagine del
Senato
Diabete, quanto
mi costi!
Sedentario, del
Sud e poco
istruito ecco l'
identikit del
paziente italiano
6 novembre 2012
La Repubblica
1.784.481
Totale lettori
3.124.977
Quotidiani online
Oggi notizie
470.000
Iltempo.it
Online-news
Lagazzettadelmezzogiorno.it
Liberoquotidiano.it
Repubblica.it
0
6 novembre 2012
6 novembre 2012
7 novembre 2012
8 novembre 2012
S.Belli
13 novembre 2012
G.Del Bello
Periodici
Sole24ore sanità
Diabete, serve
una governance.
13-19 novembre
2012
Sole24ore sanità
Spending review
e riforma
balduzzi: le
ricadute sulla
rete di
diabetologia
13-19 novembre
2012
Sole24ore sanità
Terapie su misura
migliorano
“compliance” ed
efficacia
13-19 novembre
2012
Sole24ore sanità
“Il piano
nazionale non
resti pura teoria:
ecco la ricetta per
un’assistenza
efficace”
13-19 novembre
2012
Salute/ Da oggi a
Roma seconda
conferenza
nazionale sul
diabete
6 novembre 2012
Periodici online
Ilmondo.it
TV – video-Radio
Diabete, il
ministro Balduzzi
firma il Piano
Nazionale
Rai- Giornale radio ore 11.30
100 mila nuovi
casi di diabete
l'anno in italia
Youtube-Adnkronos salute
6 novembre 2012
6 novembre 2012
Newsletter / E-zine
Italia-news
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
6 novembre 2012
inarrestabile
Rss notizie
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Flashnews.it
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Regioni.it
Sanita': balduzzi,
piano su diabete
inviato a
conferenza stato
regioni
6 novembre 2012
Julie-news
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Notizie feed
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Sassari notizie
Sanita': 100 mila
nuovi diabetici
l'anno in Italia,
+300 mln la spesa
6 novembre 2012
Healthdesk
Diabete: una
corsa da fermare
6 novembre 2012
M.Musso
Pharmastar
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
D.Magliano
Yahoo notizie
Sanita': 100 mila
nuovi diabetici
l'anno in Italia,
+300 mln la spesa
6 novembre 2012
Intrage
Sanita': 100 mila
nuovi diabetici
l'anno in Italia,
+300 mln la spesa
6 novembre 2012
Lambertini.net
Roma
6 novembre 2012
Benessere.com
PATOLOGIE: La
corsa
inarrestabile del
diabete
6 novembre 2012
Doctor’s life
Centomila nuovi
diabetici l'anno in
Italia, +300 mln la
spesa
6 novembre 2012
Affaritaliani.it
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Libero 24x7
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Liquida
0
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
6 novembre 2012
Virgilio notizie
Salute/ Da oggi a
Roma seconda
conferenza
nazionale sul
diabete
6 novembre 2012
Unavitasumisura
Diabete:
6 novembre 2012
fermiamo
una
corsa
inarrestabile
Renalgate
Diabete:
fermiamo una
corsa inarrestabil
e
6 novembre 2012
Pic community
Sanita': nuovi Lea
e Registro
nazionale diabete,
le richieste a
Governo
6 novembre 2012
Diabetologia33
Cocci: dopo
indagine Senato
su diabete tenere
viva attenzione
7 novembre 2012
politica
Ansa.it
Piano diabete a
Conferenza StatoRegioni
7 novembre 2012
Salute domani
Diabete: tasso di
crescita vicino al
4% l' anno, spesa
sfiora i 10 miliardi
di euro
7 novembre 2012
Info salute
Conferenza
nazionale su
diagnosi e cura
del diabete
7 novembre 2012
Look for diagnosis
Conferenza
nazionale su
diagnosi e cura
del diabete
7 novembre 2012
Ipavsi
Diabete:
un'epidemia da
arrestare
8 novembre 2012
Farmacia.it
In otto anni in
Italia il diabete è
aumentato del
33%
8 novembre 2012
Team salute
Sanita': nuovi Lea
e Registro
nazionale diabete,
le richieste a
Governo
8 novembre 2012
Diabete Brescia
Fermiamo una
corsa
inarrestabile
8 novembre 2012
Tntnews.altervista
Indagine sul
diabete in Italia:
in otto anni + 33%
9 novembre 2012
Kurtis.it
Diabete:
fermiamo una
corsa
inarrestabile
12 novembre 2012
Donnainsalute.it
14 novembre:
giornata mondiale
14 novembre 2012
P.Trombetta
del diabete
AGENZIE DI STAMPA
6 novembre 2012
DIABETE: BALDUZZI, PIANO MALATTIA A CONFERENZA STATO-REGIONI.
259 words
6 November 2012
09:34
ANSA - Health Service
ANSAHE
Italian
© 2012 ANSA.
(ANSA) - ROMA, 6 NOV - La proposta di Piano sulla malattia diabetica e' stata firmata dal ministro
della Salute e trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni.
Stato Regioni. Lo ha annunciato lo stesso Renato Balduzzi
in un messaggio in occasione della seconda Conferenza nazionale sul diabete,
diabete promossa oggi a
Roma da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona
con diabete e con il patrocinio del Senato e del ministero della Salute.
Sa
L'Italia, ha sottolineato Balduzzi, ''e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge
nel 1987 che, insieme al protocollo di intesa tra ministro della Sanita' e presidente del Consiglio
del 1991, ha definito le azioni piu' idonee ad
ad individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico,
a programmare interventi e ad organizzare l'assistenza prevedendo l'istituzione di servizi di
diabetologia su tutto il territorio nazionale''. Ildiabete,
Il
, ha inoltre osservato il ministro, ''e' una
malattia cronica che ha un forte impatto sociale che incide significativamente sula spesa sanitaria:
migliorando la prevenzione e l'assistenza ai diabetici - ha sottolineato - si possono ridurre
concretamente l'incidenza della malattia e delle sue complicanze
complicanze e determinare un aumento
dell'aspettativa di vita e della sua qualita'''. Balduzzi ha quindi rilevato la necessita' di ''ripensare
culturalmente l'approccio alla persona con diabete'':
'': cio', ha spiegato, ''puo' partire dalla
individuazione di alcune criticita'
iticita' prioritarie quali la continuita' assistenziale tra territorio e
ospedale, un corretto targeting del paziente, integrazione delle politiche sociosanitarie e
l'integrazione operativa tra servizi''. (ANSA).
6 novembre 2012
DIABETE:BASSA ISTRUZIONE-REDDITO
REDDITO E DEL SUD, IDENTIKIT MALATI.
381 words
6 November 2012
13:58
ANSA - Health Service
ANSAHE
Italian
© 2012 ANSA.
PESANO CATTIVA ALIMENTAZIONE E SCARSO MOVIMENTO
(ANSA) - ROMA, 6 NOV - Titolo di studio basso, problemi economici e residenza in una regione del
Sud Italia. E' questo l'identikit del malato di diabete 'tipo' secondo gli ultimi dati statistici
disponibili. A sottolinearlo gli esperti in occasione della II Conferenza nazionale sul diabete.
Insomma, il diabete - smentendo il luogo comune che la vuole come una malattia legata al
benessere - si conferma sempre di piu' una patologia legata invece alla poverta'.
I dati Istat lo indicano chiaramente: nella fascia di popolazione tra 45 e 64 anni, si registra il 2,3% di
diabetici tra i laureati e il 9,8% tra coloro che hanno solo la licenza elementare; Tra gli over-65,
over
tali
percentuali salgono rispettivamente all'11,3% e al 19,2%. Inoltre, a causa della crisi, rileva il
direttore Welfare del Censis Ketty Vaccaro, ''il 20% della popolazione ha ridotto l'acquisto di
farmaci e il 18,2% ha ridotto l'accesso a visite specialistiche e diagnostiche, ma quest'ultima
percentuale sale al 39% tra le fasce con reddito piu' basso''. Quindi, proprio le fasce piu' a rischio
anche per malattie croniche come il diabete,, son quelle con minore accesso ai controlli e alle
terapie. Tra le cause dell'aumento del diabete tra le categorie meno abbienti, la cattiva
alimentazione ed il poco movimento.
Forti anche le differenze Nord-Sud:
Sud: in termini
termin numerici, se nel Nord-est
est risiedono 450mila malati
di diabete e nel Nord-ovest
ovest 650mila, nel Centro ne risiedono 600mila, nelle isole 350mila e ben
900mila risiedono al Sud. La prevalenza di casi in Basilicata, ad esempio, e' superiore del 300%
rispetto a quella del Trentino. A fronte di tale quadro, sottolinea il presidente della Societa' italiana
di diabetologia (Sid) Stefano Del Prato, ''emergono tre preoccupazioni principali: una di ordine
politico poiche', visto che il governo e' in scadenza, e' necessario
necessario che la questione dell'emergenzadell'emergenza
diabete rientri nell'agenda del prossimo esecutivo; la seconda e' di tipo economico, e' cioe'
urgente trovare sostegni per la fasce piu' povere che sono anche le piu' colpite dalla malattia; la
terza e' legata al federalismo
alismo regionale, visto che - conclude Del Prato - poche sono le regioni
virtuose che hanno adottato dei piani anti-diabete''.
anti
6 novembre 2012
SANITA':SCHIFANI, CURE ANTIDIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI.
237 words
6 November 2012
11:30
ANSA - Politics News Service
ANSAPO
Italian
© 2012 ANSA.
(ANSA) - ROMA, 6 NOV - ''Ogni piano anti-diabete
anti
deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di
controllo e di cura per tutti i cittadini''. Lo dice il presidente del Senato Renato Schifani
intervenendo
o a Palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete organizzata in occasione
della Giornata mondiale del diabete istituita nel 1991.
''Informazione e prevenzione - osserva Schifani - svolgono da sempre un ruolo vitale'' nella lotta
al diabete.. Oggi in Italia a soffrire di questa malattia, ricorda Schifani, sono quattro milioni di
persone: una percentuale del 9,2 per cento degli italiani con previsioni non ottimiste, perche' nel
2030 e' stimato in cinque milioni l'aumento dei diabetici''.
diabetici''
Per il presidente del Senato ''occorre assicurare l'educazione dei pazienti sopratutto per mezzo
dell'autocontrollo e programmi sanitari intelligenti ed efficaci, che riguardano ogni livello di
assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', e ogni malato deve
poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica
medico diabetologica preparata, su una unita' operativa
di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete''.
''Il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale - sostiene Schifani - e'
indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente
quanto piu' e' capace di interagire al suo interno''.
''In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita''',
utilita''', conclude il presidente del
Senato. (ANSA).
6 novembre 2012
ANSA/ DIABETE:100MILA NUOVI CASI E 9,2MLD SPESA OGNI ANNO ITALIA
INDAGINE SENATO, URGE PIANO; SCHIFANI, ACCESSO A CURE PER TUTTI
ROMA
(ANSA) - ROMA, 6 NOV - La 'corsa' del diabete non si arresta: gli italiani colpiti sono circa 3 mln e la
malattia ha un tasso di crescita annuo del 4%, il che si traduce in oltre 100mila nuovi casi l'anno. La
spesa sanitaria per il trattamento di tale patologia
patologia è pari a 9,2 mld ed aumenta del 3%
annualmente, circa 300 mln di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 mld. E' il quadro che emerge
dall'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla
Commissione Sanità
nità di Palazzo Madama, presentata oggi in occasione della II Conferenza
nazionale sul diabete, nell'ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete che si
celebra il 14 novembre, promossa da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato
Comitat nazionale per
i diritti della persona con diabete. L'indagine sottolinea innanzitutto l'urgenza di approvare un
Piano nazionale sul diabete, perché "una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del sistema diabete sia sostenibile in
in termini economici". In tal senso, una
rassicurazione è giunta dal ministro della Salute Renato Balduzzi che, in un messaggio, ha
annunciato di aver firmato e inviato il Piano nazionale alla Conferenza Stato-Regioni.
Stato
Ma se
l'epidemia di diabete nel mondo non si arresta, a preoccupare, in Italia, sono anche le differenze
tra Nord e Sud del Paese, con le regioni meridionali che registrano la maggiore incidenza della
malattia ma anche una minore disponibilità di servizi. Un problema al quale ha fatto riferimento
riferime
il
presidente del Senato, Renato Schifani: "Ogni piano anti-diabete
anti
- ha affermato - deve rendere
accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Informazione e
prevenzione, ha avvertito, "svolgono da sempre un ruolo vitale" nella lotta al diabete. In
particolare, dal documento del Senato emerge una realtà in 'chiaro-scuro':
'chiaro scuro': la cura e l'assistenza ai
diabetici in Italia, si rileva, "pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non,
sono ben lontanee dal potersi definire ottimali e ideali". Partendo da tale premessa, sono tre i punti
cardine suggeriti dal documento: creare un registro nazionale delle persone con diabete;
intensificare la prevenzione per favorire stili di vita salutari "con politiche di favore, per
promuovere qualsiasi forma di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione";
ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia con l'obiettivo di "eliminare le
differenze fra le regioni". Sapendo, inoltre, che "una persona con diabete senza complicanze costa
al Servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000
euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare attraverso la prevenzione", ha rilevato il presidente di Diabete Italia
Umberto Valentini. Ma l'indagine, ha sottolineato Antonio Tomassini, presidente della
commissione Sanità, richiama anche a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni
affinché si adoperino da un lato a contrastare l'aumento dell'obesità nella popolazione, dall'altro a
porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei
farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, che non ha ancora ottenuto in Italia
soluzione adeguata". (ANSA).
6 novembre 2012
Cronaca
Sanita': Balduzzi, piano su diabete inviato a Conferenza Stato Regioni
224 words
6 November 2012
10:40
Adnkronos - General
GENNEW
Italian
Copyright 2012 Adnkronos
Roma, 6 nov. - (Adnkronos Salute) - Il piano sulla malattia diabetica e' stato firmato e trasmesso
alla Conferenza Stato Regioni. Ad annunciarlo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, in una nota
inviata alla seconda conferenza nazionale sul diabete, in corso al Senato.
"L'Italia - continua il ministro - e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge, la
n. 115 del 15 marzo 1987, la quale, insieme al protocollo d'intesa tra il ministro della Sanita' e il
presidente del Consiglio dei ministri del 30 luglio 1991, ha definito le azioni piu' idonee a
individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e a organizzare
l'assistenza diabetologica. Sicuramente l'indagine conoscitiva del Senato che viene oggi presentata
costituisce uno strumento di ulteriore conoscenza sulle capacita' delle strutture sanitarie a livello
locale di garantire la centralita' e l'empowerment della persona con diabete in un percorso
integrato tra i diversi livelli assistenziali".
"In questa ottica - aggiunge Balduzzi - la necessita' di ripensare culturalmente l'approccio alla
persona con diabete puo' partire dalla individuazione di alcune criticita' prioritarie, quali la
continuita' assistenziale tra territorio e ospedale, un corretto targeting del paziente nei vari setting
assistenziali, l'integrazione dell politiche socio-sanitarie e l'integrazione operativa tra servizi".
(San/Zn/Adnkronos)
6 novembre 2012
Politica
Medicina: Schifani, mezzi controllo e cura diabete siano accessibili a tutti
230 words
6 November 2012
12:17
Adnkronos - General
GENNEW
Italian
Copyright 2012 Adnkronos
Roma, 6 nov. (Adnkronos) - "Chiarissimi e preoccupanti" i dati sulla diffusione del diabete in Italia,
che colpisce quattro milioni di persone, una percentuale pari al 9,2%. Lo ha rilevato il presidente
del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale
sul diabete. La seconda carica dello Stato ha ricordato che "per favorire il miglior approccio
possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di
prevenzione.
"Ogni piano anti-diabete -ha sottolineato- deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di
controllo e di cura per tutti i cittadini. Occorre poi assicurare l'educazione dei pazienti affetti
da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci -ha
proseguito Schifani- che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali
l''invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro
antidiabete".
Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e'
indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu'
e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'".
(Fan/Zn/Adnkronos)
6 novembre 2012
Cronaca
Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo
352 words
6 November 2012
13:54
Adnkronos - General
GENNEW
Italian
Copyright 2012 Adnkronos
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella
realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa
mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale suldiabete' durante la quale si
e' discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia.
"L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale
diritti delle persone con diabete - e' un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo
messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese,
regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticita'. Avanza, inoltre, una serie di
proposte concrete, alcune gia' recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal
parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le
proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua
organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessita', il diabete e'
un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce puo' fungere
da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanita': quella della
cura e dell'assistenza della cronicita'".
"La cronicita' della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a
livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o
solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano
nazionale sul diabete, perche' una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici".
Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale
delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare
valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per
favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di
movimento e di attivita' sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione
si sposta sulla necessita' di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze
esistenti fra le diverse regioni.
"E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che
la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di
componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa
migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio
nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria
assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata".
"Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano
nazionale diabete - aggiunge Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il piu'
rilevante dalla legge quadro suldiabete del 1987. Ora e' fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che gia' e' efficiente,
ma potrebbe esserlo di piu'".
E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla
persona con diabete - e che si puo' riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta riduzione delle principali
complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un
arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al
servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000
euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, e' facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare", dice Valentini.
Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione
Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, che ha sottolineato
come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della
scuola e delle Regioni affinche' si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a
contrastare l'aumento dell'obesita' nella popolazione, particolarmente in eta' infantile e giovanile,
dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune
anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata".
(Sav/Col/Adnkronos)
6 novembre 2012
Sanita
Medicina: diabete piu' diffuso al Sud e tra poveri
244 words
6 November 2012
14:44
Adnkronos - Salute
HEANEW
Italian
Copyright 2012 Adnkronos Salute.
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Il diabete è più diffuso al Sud e tra i più poveri. Tra le cause una
minore attenzione all'alimentazione e dunque un maggior tasso di obesità, ma anche poco
movimento e più tempo passato davanti alla televisione. A scattare la fotografia degli italiani alle
prese con questa patologia sono Stefano Del Prato, presidente della Società italiana di
diabetologia (Sid), e Ketty Vaccaro, direttore Welfare Censis, questa mattina a Roma durante la
'Seconda conferenza nazionale sul diabete'.
"La prevalenza di diabete - spiega Vaccaro - può essere considerata inversamente proporzionale
all'istruzione. Tra gli over 65, infatti, la prevalenza di diabetici è pari all'11,3% tra i laureati con un
aumento fino al 19,2% tra le persone con licenza elementare. Per quanto riguarda invece la fascia
d'età 45-64 anni, il 2,3% dei diabetici ha la laurea, mentre il 9,8% ha la licenza elementare".
"La difformità tra il Nord e il Sud del Paese - aggiunge Del Prato - non riguarda solo la prevalenza
del diabete, che ad esempio fa registrare un +300% di casi in Basilicata rispetto al Trentino, ma si
registra anche nel trattamento della malattia. Il disegno presentato oggi è condivisibile e
auspicabile, ma bisogna affrontare tre problemi: quello politico, ovvero cosa accadrà con il nuovo
Governo; quello economico e infine quello del federalismo italiano. Noi siamo disponibili a
collaborare", conclude.
(Sav/Adnkronos Salute)
6 novembre 2012
Sanita
Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa
225 words
6 November 2012
13:16
Adnkronos - Salute
HEANEW
Italian
Copyright 2012 Adnkronos Salute.
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - L'epidemia di diabete non si arresta, e con un tasso di crescita
annuo vicino al 4%, con oltre 100 mila nuovi malati l'anno, spaventa sempre di più anche il nostro
Paese. E la spesa sanitaria per curare la patologia aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni
anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. A scattare la fotografia l'indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavoro dalla Commissione Sanità di
Palazzo Madama e presentata questa mattina durante la 'Seconda conferenza nazionale
sul diabete', organizzata da Diabete Italia, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio di Senato e ministero della Salute.
Invecchiamento, emigrazione e obesità sono le cause maggiori dell'aumento del diabete, che nei
prossimi 10 anni dovrebbe vedere circa 800 mila nuovi casi. L'indagine mette in evidenza che 5
malati su 10 non arrivano dallo specialista e 1 su 5 si ricovera, nonostante il tasso di
ospedalizzazione sia in diminuzione. Altro dato che fa riflettere e' che 1 diabetico su 4 non ha
esenzione, perché non la richiede o perché non e' a conoscenza della possibilità di beneficiarne.
(Sav/Adnkronos Salute)
6 novembre 2012
SANITA': NUOVI LEA E REGISTRO NAZIONALE DIABETE, LE RICHIESTE A GOVERNO =
'DIABETE ITALIA', URGENTE PIANO NAZIONALE SU PATOLOGIA
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato
nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come
l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle
strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla
popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di
maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da
Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale sul
diabete' durante la quale si e' discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia.
"L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale
diritti delle persone con diabete - e' un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo
messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese,
regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticita'. Avanza, inoltre, una serie di
proposte concrete, alcune gia' recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal
parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le
proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua
organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessita', il diabete e'
un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce puo' fungere
da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanita': quella della
cura e dell'assistenza della cronicita'".
"La cronicita' della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta,
affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente
un Piano nazionale sul diabete, perche' una corretta programmazione consente di garantire chela
governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”.
- Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro
nazionale delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui
qualifondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione
soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare
qualsiasi forma di movimento e di attivita' sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione.
Quindi l'attenzione si sposta sulla necessita' di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di
eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni.
"E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche
l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione
terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il
territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda
sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata".
"Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano
nazionale diabete - aggiunge Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il piu'
rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora e' fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che gia' e'
efficiente,ma potrebbe esserlo di piu'".
E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla
persona con diabete - e che si puo' riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta riduzione delle principali
complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un
arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al
servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000
euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, e' facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare", dice Valentini.
Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione
Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, che ha sottolineato
come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della
scuola e delle Regioni affinche' si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a
contrastare l'aumento dell'obesita' nella popolazione, particolarmente in eta' infantile e giovanile,
dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune
anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata".
(Sav/Opr/Adnkronos)
06-NOV-12 13:42
6 novembre 2012
Salute: Schifani, cure contro diabete siano accessibili a tutti
272 words
6 November 2012
12:18
ASCA - Notiziario Generale
ASCANG
Italian
Copyright 2012. ASCA S.p.A
(ASCA) - Roma, 6 nov - Davanti ai ''dati chiarissimi e preoccupanti'' sulla diffusione del diabete nel
nostro Paese, occorre puntare sulla prevenzione, assicurando l'accesso alle cure a tutti i cittadini,
con programmi sanitari di educazione, e con un ''coordinamento tra livello nazionale, regionale e
locale'' dei presidi medici specializzati, ''perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e'
tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno''. Lo ha detto il presidente
del Senato, Renato Schifani intervenendo alla Conferenza nazionale sul diabete in corso a Palazzo
Giustiniani.
''Il diabete e' la quarta causa di morte nel mondo, riduce le aspettative d ivita e determina malattie
al sistema cardiovascolare, al rene, alla vista, al sistema nervoso - ha ricordato Schifani -. Oggi nel
nostro Paese circa 4 milioni di persone soffrono di diabete, una percentuale del 9,2% degli italiani,
con previsioni non ottimiste, perche' nel
Ecco perche', ha proseguito Schifani ''occorre assicurare l'educazione dei pazienti affetti
da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo, con programmi sanitari intelligenti e efficaci,
che riguardano ogni livello di assistenza, che sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la
mortalita'. Ogni paziente deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica
preparata e su una unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete'' ha
continuato la seconda carica dello Stato. In questo quadro ''il testo firmato a saint Vincent
nell'ottobre Schifani -, dai rappresentanti dei governi, da ministri della salute e associazioni di
pazienti di tutt' Europa, resta una pietra miliare della lotta al diabete''. njb
6 novembre 2012
Salute/ Schifani: Sempre più diabetici, cure accessibili a tutti; Presidente Senato pone accento su
importanza prevenzione
152 words
6 November 2012
TM News - Political News
APPOL
Italian
Copyright TM News
Roma, 6 nov. (TMNews) - "Si mangia di più ma si mangia peggio", si diffondo i "cibi spazzatura" e
comportamenti poco sani come "la sempre maggiore sedentarietà, l'utilizzo perenne
dell'automobile, la mancanza di attività fisica, il tempo trascorso davanti al computer e alla
televisione, in sintesi uno stile di vita sbagliato e dannoso". Tutto questo ha prodotto un aumento
delle persone che soffrono di diabete per cui "informazione e prevenzione svolgono da sempre un
ruolo vitale". A dirlo il presidente del Senato Renato Schifani che stamani è intervenuto a Palazzo
Giustiniani alla conferenza nazionale sul diabete.
Schifani ha sottolineato l'importanza della prevenzione e di cure assicurate a tutti: "Ogni piano
antidiabete deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini".
6 novembre 2012
SALUTE: SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI
(AGI) - Roma, 6 nov. - "Ogni piano anti-diabete,
anti diabete, inoltre, deve rendere accessibili e condivisibili i
mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il presidente del Senato Renato
Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza
Conferenza nazionale sul diabete. Il Presidente ha
ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita'
ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione.
Per Schifani "occorre poi assicurare l'educazione
l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per
mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di
assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve
poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica
medico diabetologica preparata, su un'unita' operativa
di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete".
Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e'
indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente
quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet
rivestono grande utilita'". (AGI) Ted
6 novembre 2012
9 novembre 2012
INDAGINE SUL DIABETE IN ITALIA, IN OTTO ANNI +33%
9 novembre 2012
Notiziario Salute
ROMA (ITALPRESS) – Nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che
si celebra ogni anno il 14 novembre, Diabete Italia, in collaborazione con il Comitato nazionale per
i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, ha
organizzato martedì scorso a Roma la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”. Al centro
dell’incontro l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di
lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Nel nostro Paese la malattia
sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da
2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema
sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2
miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del Pil nazionale.
“L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato
nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Salvatore Caputo, direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la
commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo, “la cronicità della patologia, e le
previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo
periodo”.
Caputo ha sottolineato i tre punti cardine suggeriti dall’indagine conoscitiva del Senato sul diabete:
a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri
regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di
intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche
di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva,
anche valutando forme di defiscalizzazione”.
Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in
diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. “Per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come
il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza
integrata”.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine
rivolto particolare attenzione il senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Igiene e
Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento varato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età
infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma
comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
(ITALPRESS).
QUOTIDIANI
7 novembre 2012
11 novembre 2012
13 novembre 2012
QUOTIDIANI ONLINE
6 novembre 2012
Salute - Diabete emergenza nazionale in Italia
pazienti in aumento del 3% annuo e spesa sanitaria che cresce di 300 milioni di euro
ogni anno. L'accorato appello dei malati e delle associazioni che chiedono più
attenzione da parte del Governo.
Roma - Diabete in continua crescita tra gli italiani e una spesa sanitaria in costante aumento.
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% ed ogni anno 100.000 persone si ammalano della malattia
debilitante.
La spesa sanitaria per curare i pazienti aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno e si appresta a sfondare il
tetto dei 10 miliardi di euro.
Se ne parla nella Capitale nel corso della conferenza nazionale sul diabete, organizzata dalle associazioni dei malati e
dall'associazione Diabete Italia che riunisce pazienti e medici specializzati.
Durante l'evento verrà chiesto al Governo un concreto passo avanti per arrivare a riconoscere e concretizzare il ruolo
attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete, includere nei nuovi LEA interventi come
l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’ ma anche definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia
e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte
del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica.
Diabete Italia chiede anche di costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di
medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete e di istituire un
registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un
lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la
situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una
serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le
richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera
concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in
Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire
ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore
scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di
medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e
territoriale. E', quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta
programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro
nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e
previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con
politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche
valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia,
con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la
reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il
materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che
ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha
ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto
Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del
diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo
e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di
infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con
diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a
oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe
risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare
attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato
come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni
affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione,
particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre
malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
6 novembre 2012
DIABETE, 100MILA NUOVI CASI ALL’ANNO E OLTRE 9 MILIARDI DI SPESA
La ‘corsa’ del diabete non si arresta: gli italiani colpiti sono circa 3 mln e la malattia ha un tasso di
crescita annuo del 4%, il che si traduce in oltre 100mila nuovi casi l’anno. La spesa sanitaria per il
trattamento di tale patologia e’ pari a 9,2 mld ed aumenta del 3% annualmente, circa 300 mln di
euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 mld. E’ il quadro che emerge dall’indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all’unanimita’ dopo 6 mesi di lavori dalla Commissione Sanita’ di
Palazzo Madama, presentata oggi in occasione della II Conferenza nazionale sul diabete,
nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete che si celebra il 14 novembre,
promossa da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona
con diabete. L’indagine sottolinea innanzitutto l’urgenza di approvare un Piano nazionale sul
diabete, perche’ ”una corretta programmazione consente di garantire che la governance del sistema
diabete sia sostenibile in termini economici”. In tal senso, una rassicurazione e’ giunta dal ministro
della Salute Renato Balduzzi che, in un messaggio, ha annunciato di aver firmato e inviato il Piano
nazionale alla Conferenza Stato-Regioni. Ma se l’epidemia di diabete nel mondo non si arresta, a
preoccupare, in Italia, sono anche le differenze tra Nord e Sud del Paese, con le regioni meridionali
che registrano la maggiore incidenza della malattia ma anche una minore disponibilita’ di servizi.
Un problema al quale ha fatto riferimento il presidente del Senato, Renato Schifani: ”Ogni piano
anti-diabete – ha affermato – deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura
per tutti i cittadini”. Informazione e prevenzione, ha avvertito, ”svolgono da sempre un ruolo vitale”
nella lotta al diabete. In particolare, dal documento del Senato emerge una realta’ in ‘chiaro-scuro’:
la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, si rileva, ”pur presentando punti di forza rispetto ad altre
nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali”. Partendo da tale
premessa, sono tre i punti cardine suggeriti dal documento: creare un registro nazionale delle
persone con diabete; intensificare la prevenzione per favorire stili di vita salutari ”con politiche di
favore, per promuovere qualsiasi forma di attivita’ sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”; ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia con l’obiettivo
di ”eliminare le differenze fra le regioni”. Sapendo, inoltre, che ”una persona con diabete senza
complicanze costa al Servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si
balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, e’ facile
immaginare quanto si potrebbe risparmiare attraverso la prevenzione”, ha rilevato il presidente di
Diabete Italia Umberto Valentini. Ma l’indagine, ha sottolineato Antonio Tomassini, presidente
della commissione Sanita’, richiama anche a ”un coinvolgimento diretto della scuola e delle
Regioni affinche’ si adoperino da un lato a contrastare l’aumento dell’obesita’ nella popolazione,
dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione
dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, che non ha ancora ottenuto in
Italia soluzione adeguata”.
7 novembre 2012
Dailies on the
Internet
8 novembre 2012
14 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE
DIABETE, QUANTO MI COSTI!
Il diabete assorbe ogni anno il 9% della spesa sanitaria, facendo uscire dalle casse dello
Stato oltre 1 milione di euro l’ora
Presentati in questi giorni il Barometer Report 2012 e l’Indagine conoscitiva del Senato sul diabete
E’ sempre più la malattia dei sedentari, dei cicciottelli, delle persone con un basso livello di educazione e interessa
quasi 3 milioni di italiani, ovvero il 4,9% della popolazione. Questa la fotografia del diabete nel nostro Paese
contenuta nel Barometer Report 2012, realizzato dall'Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) (un progetto
nato dall'impegno congiunto dell'Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla
prevenzione, dell’Università ‘Tor Vergata’ di Roma e di Diabete Italia, con il supporto non condizionato di Novo
Nordisk)
e presentato
in
Senato.
Il paziente ‘tipo’ risiede soprattutto nelle regioni del Meridione (il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono
diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti e il 3,6% dei lombardi), è in
sovrappeso (un grande obeso presenta un rischio di sviluppare il diabete 60 volte maggiore rispetto ad un
normopeso), non fa esercizio fisico (ad essere interessato dal diabete è l’8% di chi non pratica alcuna attività,
contro appena l’1% degli sportivi); e anche un titolo di studio basso sembra avere un effetto negativo nei confronti
di questa patologia (tra i laureati il diabete è diffuso 5 volte meno che tra le persone con la sola licenza media). E
naturalmente, a fronte di numeri tanto elevati, non mancano ripercussioni economiche di tutto rilievo. “Il diabete –
spiega il professor Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) e Rettore
dell’Università di ‘Tor Vergata’ di Roma – assorbe ogni anno circa il 9% della spesa sanitaria, pari a 9,22 miliardi
di euro. Spesa in gran parte legata ai ricoveri causati dalle complicanze del diabete. Eppure, nonostante l’enormità
di questa cifra, secondo un’analisi della London School of Economics, siamo uno dei Paesi con la spesa più bassa
d’Europa. Ma non c’è da cullarsi sugli allori. Entro il 2030, si prevede che i malati di diabete aumenteranno del
23%”.
Per arginare questa epidemia, non resta dunque che potenziare la prevenzione. “Dieta bilanciata, esercizio fisico e
controllo del peso corporeo – ricorda il Senatore Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e
Sanità del Senato – riducono del 50% il rischio di essere colpiti da questa condizione, che ‘scippa’ in media 5-10
anni di vita a chi ne è affetto”. Fondamentale naturalmente è anche il ruolo della terapia, mirata non solo al buon
controllo della glicemia, ma anche a quello degli altri fattori di rischio cardiovascolari. “Il trattamento precoce ed
intensivo di glicemia, ipertensione e colesterolo alto – spiega il professor Agostino Consoli, coordinatore del
Report 2012 e ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Chieti – riduce del 50% il rischio di gravi
complicanze e di mortalità a 13 anni”. E’ dimostrato infatti che una buona assistenza alla persona con diabete
riduce del 15% ictus e infarti e del 47% le insufficienze renali gravi in un arco temporale di 15 anni. Una persona
con diabete senza complicanze costa allo Stato 800 euro l’anno, mentre in presenza di una complicanza si balza
subito a 3.000 l’anno. Una persona in dialisi infine (il diabete è la principale causa di insufficienza renale
terminale e dunque di ricorso
alla
terapia emodialitica) costa
in
media 40.000
euro
l’anno.
Secondo i dati contenuti nell’indagine conoscitiva sul diabete realizzata dal Senato e presentati nell’ambito della
“Seconda conferenza nazionale sul diabete”, il tasso di crescita di questa malattia nel nostro Paese è prossimo al
4% l’anno e questo comporta costi aggiuntivi per il SSN, pari a circa 300 milioni di euro l’anno. “L’indagine
conoscitiva – spiega la Senatrice Emanuela Baio, Presidente del Comitato Nazionale per i diritti della persona con
diabete, è un lavoro approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. La situazione del
nostro Paese è stata fotografata in maniera meticolosa, Regione per Regione, mettendo in luce pregi, difetti e
criticità. Sulla base di questa analisi, abbiamo inoltre formulato una serie di proposte concrete, alcune delle quali,
sono state già recepite dal Piano Nazionale Diabete, di prossima presentazione da parte del Ministero della
Salute”. Proposte che hanno la potenzialità di promuovere un profondo cambiamento culturale
nell’organizzazione sanitaria del nostro Paese “visto che – sostiene il professor Umberto Valentini, presidente di
Diabete Italia – il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e può dunque fungere da modello
per affrontare la sfida più attuale per la sanità, quella della cura e dell’assistenza della cronicità”.
“La cronicità di questa patologia e le previsioni sui futuri sviluppi – sostiene il professor Salvatore Caputo,
Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la Commissione Parlamentare alla stesura del
rapporto conclusivo – impongono a livello politico una programmazione di medio e lungo periodo che, di volta in
volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E’ dunque urgente un
Piano nazionale sul diabete poiché una corretta programmazione consentirà di garantire che la governance del
‘sistema diabete’ sia sostenibile in termini economici”. Tre i punti cardine suggeriti nell’indagine conoscitiva sul
diabete: creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali; intensificare la
prevenzione attraverso la promozione di stili di vita salutari; ridefinire i LEA in diabetologia, per eliminare le
differenze tra le diverse regioni (anche per quanto riguarda l’erogazione dei materiali per l’autocontrollo della
glicemia e l’educazione terapeutica) . "Questo documento – conclude il senatore Antonio Tomassini – richiama ad
un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni, affinché si adoperino da un lato a contrastare l’aumento
dell’obesità, particolarmente quella in età infantile e tra i giovani, dall’altro a dare una soluzione adeguata al
problema della somministrazione dei farmaci a scuola, che riguarda non solo il diabete ma anche altre patologie”.
(STEFANIA BELLI)
13 novembre 2012
Sedentario, del Sud e poco istruito ecco l'
identikit del paziente italiano
Sedentario, sovrappeso e con licenza media. L' identikit del diabetico presentato al Senato, in
coincidenza della II Conferenza nazionale sul diabete e in vista della Giornata mondiale che si celebra
domani, offre un quadro sconfortante. Il Sud è più colpito (7,8% dei lucani e 7,6% dei calabresi contro il
2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% di valdostani e veneti, il 3,6% dei lombardi), ha un elevato tasso
di obesità e una scarsa attitudine allo sport (la malattia riguarda l' 8% dei sedentari contro l' appena 1%
della fascia dedita ad attività fisica). Altrettanto drammatica la situazione economica di un Paese che,
con 2 milioni e 970mila diabetici (4,9% della popolazione), sborsa per la gestione della malattia circa
nove miliardi l' anno. E che dire del titolo di studio? Tra i laureati la diffusione della malattia è di cinque
volte inferiore, in confronto a chi ha solo la licenza media. Il profilo del paziente italiano è stato
elaborato dall' Italian barometer diabetes observatory (Ibdo) di Villa Mondragone dell' università di Tor
Vergata. «La lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria annuale», puntualizza Renato Lauro,
rettore dell' ateneo romano, «e pesa sulle casse dello Stato per 9,22 miliardi, 2.660 euro per paziente.
Anche se si tratta di uno dei dati più bassi d' Europa, rimane comunque una cifra importante.
Soprattutto se consideriamo che entro il 2030 i malati aumenteranno del 23%». Ma a Palazzo Madama
è stata anche presentata un' indagine conoscitiva sul diabete (promossa da Diabete Italia insieme al
"Comitato per i diritti della persona con diabete"). Anche da questo report è emersa una situazione
preoccupante: cinque malati su dieci non arrivano dallo specialista, uno su cinque viene ricoverato e un
diabetico su quattro non può contare sull' esenzione, perché non la richiede o perché non sa neanche
che ne avrebbe diritto. Ma l' indagine sottolinea pure l' urgenza di un "Piano nazionale diabete" utile a
«garantire che la governance del diabete sia economicamente sostenibile». Un' urgenza che sembra
rispettata dal ministro della Salute con la sua firma già opposta alla proposta del piano. «L' Italia è stata
la prima nazione a dotarsi di una legge nell' 87», sottolinea Renato Balduzzi, «che ha definito le azioni
più idonee a individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e a
organizzare l' assistenza grazie ai servizi di diabetologia su tutto il territorio». Per Salvatore Caputo,
direttore scientifico di Diabete Italia, tre sono i punti cardine del documento: la creazione di un registro
nazionale dei diabetici basato su registri regionali, la ridefinizione dei Lea in diabetologia (per eliminare
le differenze fra le regioni) e un ulteriore impulso da dare alla prevenzione e all' educazione terapeutica.
(g. d. b.)
PERIODICI
6 novembre 2012
PERIODICI ONLINE
6 novembre 2012
Diabete Italia: Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro
nazionale, misure cardine per affrontare il diabete
06/11/2012
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi Lea interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede
diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le
caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla
popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale
nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica;
costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di
miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di
maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro
Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il
2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa
300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi
molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato
nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra
annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6
mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. «L’indagine conoscitiva» ha detto la relatrice, Sen.
Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale «è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a
disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce
pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di
prossima presentazione dal parte del Ministero della salute». Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le
proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a
«promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e
la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere
da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della
cronicità». Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. «Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici
in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e
ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo», dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia,
che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le
previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta,
affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul
diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema
diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire
dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita
salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche
valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con
l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”.
6 novembre 2012
SALUTE/
DA
OGGI
A
ROMA
SECONDA
CONFERENZA
NAZIONALE SUL DIABETE
Tasso crescita annuo del 4%, oltre 100mila persone malati ad anno
Roma, 6 nov. Il diabete ha un tasso di crescita annuo
in Italia vicino al 4%, pari a oltre 100.000 persone che ogni
anno si ammalano e di pari passo ogni anno la spesa sanitaria per
curarlo aumenta del 3%, circa 300 milioni di euro, pronta a
sfondare il tetto dei 10 miliardi. Per discutere dell'epidemia
del secolo, Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in
collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della
persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del
Ministero della salute, la "Seconda conferenza nazionale sul
diabete", nell'ambito delle manifestazioni per la Giornata
mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre.
Tema dell'incontro l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete,
approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII
Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
Tra le specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo
da Diabete Italia quelle di riconoscere e concretizzare il ruolo
attivo del volontariato nella realizzazione del piano nazionale
diabete, di includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il 'piede
diabetico', di definire, in accordo con le società scientifiche e
le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle
strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul
territorio in proporzione alla popolazione di riferimento,
garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina
generale nell'ambito di un'organizzazione rivolta alla cura e
alla gestione della malattia cronica. Ancora, Diabete Italia
chiede di costituire nelle Asl un dipartimento funzionale cui
partecipino medici diabetologi e di medicina generale,
associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio
e dell'ospedale per monitorare la qualità dell'assistenza e
proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della
persona con diabete e infine di istituire un registro del
diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario.
TV / VIDEO/RADIO
6 novembre 2012
6 novembre 2012
Adnkronos salute
http://www.youtube.com/watch?v=XWi0EAZ-DH0&noredirect=1
E-ZINE/NEWSLETTER
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa
sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a
sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale,
misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul
diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato.
Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella
realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito
di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del
diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e
Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della
salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e
tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida
ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e
non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per
nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha
collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi
sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”,
recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance
del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione
di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi
sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere
e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia,
con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che
la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione
di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa
migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale,
il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età
infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma
comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha
organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di
Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente
del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a
disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione
per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte
concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte
contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione
sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria
del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per
affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e
dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal
presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto
ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come
d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico
di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto
conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello
politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli
interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul
diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come
siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale
delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare
valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per
favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi,
l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare
le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale
realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali
quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale
situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA
diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici,
secondo
il
modello
dell’assistenza
integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni
riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini,
Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento
licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni
affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento
dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola,
peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha
ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa
sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a
sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale,
misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul
diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato.
Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella
realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito
di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del
diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e
Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della
salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e
tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida
ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e
non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per
nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha
collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi
sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”,
recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance
del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione
di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi
sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere
e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia,
con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che
la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione
di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa
migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale,
il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età
infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma
comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha
organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di
Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente
del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a
disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione
per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte
concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte
contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione
sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria
del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per
affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e
dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal
presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto
ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come
d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico
di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto
conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello
politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli
interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul
diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come
siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale
delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare
valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per
favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi,
l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare
le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale
realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali
quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale
situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA
diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici,
secondo
il
modello
dell’assistenza
integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni
riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini,
Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento
licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni
affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento
dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola,
peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha
ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa
sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a
sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale,
misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul
diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato.
Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella
realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito
di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del
diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e
Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della
salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e
tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida
ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e
non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per
nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha
collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi
sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”,
recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance
del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione
di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi
sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere
e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia,
con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che
la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione
di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa
migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale,
il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età
infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma
comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha
organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di
Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente
del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a
disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione
per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte
concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte
contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione
sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria
del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per
affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e
dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal
presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto
ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come
d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico
di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto
conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello
politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli
interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul
diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come
siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale
delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare
valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per
favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi,
l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare
le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale
realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali
quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale
situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA
diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici,
secondo
il
modello
dell’assistenza
integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni
riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini,
Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento
licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni
affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento
dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola,
peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha
ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
6 novembre 2012
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile
06/11/2012, 15:59
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria
per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei
10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per
affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze,
incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i
requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in
proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di
medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia
cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina
generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la
qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con
diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni
anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi
molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della
persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete,
approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale
- è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce
pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto
quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai
attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non,
sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese
al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la
commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del
«sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto
per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma
di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze
esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un
LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il
servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale
diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete
del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro,
per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si
può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione
arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e
ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona
con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola
complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è
facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile
e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche
ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile
06/11/2012, 15:59
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria
per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei
10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per
affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze,
incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i
requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in
proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di
medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia
cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina
generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la
qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con
diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni
anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi
molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della
persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete,
approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale
- è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce
pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto
quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai
attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non,
sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese
al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la
commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del
«sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto
per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma
di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze
esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un
LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il
servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale
diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete
del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro,
per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si
può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione
arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e
ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona
con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola
complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è
facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile
e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche
ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile
06/11/2012, 15:59
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria
per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei
10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per
affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze,
incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i
requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in
proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di
medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia
cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina
generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la
qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con
diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con
diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni
anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi
molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della
persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si
celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete,
approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale
- è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce
pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto
quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai
attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non,
sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese
al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la
commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del
«sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto
per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma
di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze
esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un
LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il
servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale
diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete
del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro,
per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si
può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione
arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e
ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona
con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola
complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è
facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del
Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in
causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile
e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche
ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
6 novembre 2012
DIABETE: UNA CORSA DA FERMARE
Ogni anno 100 mila italiani scoprono di avere il diabete, con un tasso di crescita
vicino al 4%. E la spesa per curarlo aumenta del 3%, qualcosa come 300 milioni di
euro ogni dodici mesi
MICHELE MUSSO
6 novembre 2012 - 19:46
Creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni; intensificazione dell'impegno nella prevenzione, soprattutto per favorire stili di vita
salutari; ridefinizione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze
esistenti tra le diverse Regioni.
Sono questi i tre punti cardine intorno ai quali ruota il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul diabete,
approvata all’unanimità dopo sei mesi di lavori dalla Commissione Sanità e presentata oggi a Roma in un incontro
promosso da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il
patrocinio del Senato e del ministero della salute, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete,
che si celebra ogni anno il 14 novembre.
«L’indagine conoscitiva - ha detto tra l'altro la relatrice in Commissione, Emanuela Baio, che è anche presidente del
Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, Regione per Regione, mettendo in luce pregi, difetti e
criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima
presentazione dal parte del ministero della Salute».
Una “fotografia” che mostra una malattia apparentemente inarrestabile, che ha un tasso di crescita annuo vicino al 4%
(+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3 milioni di persone con diabete) e un conseguente aumento dei costi per il
sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello oggi molto superiore alla crescita del nostro Prodotto interno lordo.
«Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete - ha
sottolineato Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più
rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro,
per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più». È dimostrato, infatti,
che una buona assistenza alla persona con diabete (che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa) può consentire una significativa riduzione delle principali
complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni.
«Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con
una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile
immaginare quanto si potrebbe risparmiare» conclude Valentini.
Ecco allora le altre richieste di pazienti e operatori alla “politica”: riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del
volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l’educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il “piede diabetico”; definire, in accordo con le Società scientifiche e le
istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul
territorio, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale; costituire nelle Asl un dipartimento
funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del
territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di
vita della persona con diabete; inserire la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Sul ruolo decisivo che la collaborazione tra Istituzioni ha nella lotta al diabete si è soffermato Antonio Tomassini,
presidente della commissione Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione
richiami a «un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa,
da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a
porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione
adeguata».
6 novembre 2012
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo
aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del
piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla
“Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il
‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le
caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla
popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale
nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e
proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del
diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione
che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel
nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al
4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente
aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa
dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL
nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della
persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza
nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra
annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata
all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un
lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con
chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e
criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di
prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e
soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo
cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua
complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce
può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della
cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai
diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal
potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore
Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella
stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema
diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali
fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per
favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di
movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta
sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le
diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico
che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o
l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto
il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria
assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale
diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del
1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per
adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può
riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa,
corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47%
delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza
complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a
oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato,
che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto
della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia
soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
6 novembre 2012
6 novembre 2012
Lambertini.net
Roma
Published 06/11/2012 | By Roberto
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% – oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per
curarlo aumenta del 3% – circa 300 milioni di euro – ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10
miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il
diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva
realizzata dal Senato.
Roma, 6 novembre 2012 – Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella
realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di
un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di
volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete;
istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% –
oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% – circa 300 milioni di euro –
ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro
nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale
sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 – Riconoscere e
concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze,
incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni
competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro
numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza
da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla
gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino
medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del
territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di
miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete,
inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche
richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli
interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese
nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%,
+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente
aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della
spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore
alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il
Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del
Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle
manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre.
Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6
mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva
– ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro
importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con
chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e
criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale
diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini,
presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste
avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in
tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il
diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può
fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella
della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine.
“Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di
forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali,
come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore
scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del
rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a
livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o
solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano
nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di
garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo
sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui
quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione
soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e
incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia,
con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare
che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche
l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione
terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il
territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda
sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli
ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto
un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha
aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per
adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che
si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione
arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di
infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che
una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che
con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000
euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine
rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e
Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a
“un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre
parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in
età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma
comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Queste
alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione
che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati
nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale
vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un
conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il
3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto
superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in
collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio
del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito
delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14
novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata
all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.“L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del
Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a
disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione
per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte
concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte
contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono
tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del
nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma
delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in
maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della
cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la
cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni
europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si
verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia,
che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La
cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi
sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”,
recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance
del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come siano tre i punti
cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con
diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si
propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari,
“con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività
sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità
“di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse
regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA
diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso
come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza
integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma
potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla
persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze
della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo
di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario
circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona
in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”,
conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al
diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della
commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla
commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si
adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella
popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema
ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in
Italia soluzione adeguata”.
6 novembre 2012
PATOLOGIE: La corsa inarrestabile del diabete
Comunicato del 6/11/2012
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per
curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10
miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il
diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva
realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede
diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le
caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla
popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale
nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un
dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato,
direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di
miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la
malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che
rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro
Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33%
tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per
il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2
miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona
con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul
diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14
novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6
mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un
lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con
chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità.
Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima
presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e
soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento
culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il
diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da
modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e
dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai
diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal
potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore
Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura
del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione
di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello
regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una
corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in
termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un
registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare
valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili
di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di
attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di
ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’
ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche
l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa
migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA
diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il
modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete
ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha
aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro
sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti,
che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del
controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco
di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa
800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa
oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare
attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha
sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e
delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento
dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un
problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato
ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione
adeguata”.
6 novembre 2012
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone;
la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni
anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale,
nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete.
Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle
complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni
competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul
territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico
di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica;
costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale,
associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire
un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete,
e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3%
della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla
crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete,
che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in
luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato,
e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo
cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua
complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce
può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della
cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza
ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane
dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice
Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione
parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema
diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di
un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui
quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione
soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra
le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA
diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme
assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che
ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro
sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo
lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può
riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa,
corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47%
delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza
complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a
oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato,
che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto
della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia
soluzione adeguata”.
SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre,
deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il
presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul
diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale
della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare
l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari
intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali
l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per
Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile,
perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di
interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'".
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone;
la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni
anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale,
nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete.
Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle
complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni
competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul
territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico
di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica;
costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale,
associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire
un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete,
e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3%
della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla
crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete,
che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in
luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato,
e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo
cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua
complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce
può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della
cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza
ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane
dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice
Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione
parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema
diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di
un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui
quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione
soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra
le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA
diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme
assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che
ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro
sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo
lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può
riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa,
corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47%
delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza
complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a
oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato,
che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto
della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia
soluzione adeguata”.
SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre,
deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il
presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul
diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale
della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare
l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari
intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali
l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per
Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile,
perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di
interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'".
6 novembre 2012
DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone;
la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni
anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale,
nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete.
Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine
conoscitiva realizzata dal Senato.
Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle
complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni
competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul
territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico
di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica;
costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale,
associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire
un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di
crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete,
e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3%
della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla
crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete,
che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul
diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in
luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato,
e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo
cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua
complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce
può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della
cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza
ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane
dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice
Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione
parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari
adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il
documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema
diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di
un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui
quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione
soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi
forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si
sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra
le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA
diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme
assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che
ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro
sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo
lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può
riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa,
corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47%
delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza
complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a
oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto
particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato,
che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto
della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio
a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia
soluzione adeguata”.
SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre,
deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il
presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul
diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale
della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare
l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari
intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali
l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per
Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile,
perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di
interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'".
6 novembre 2012
Salute/ Da oggi a Roma seconda conferenza nazionale sul diabete
Tasso crescita annuo del 4%, oltre 100mila persone malati ad anno
Roma 6 nov. (TMNews) - Il diabete ha un tasso di crescita annuo in Italia vicino al 4%, pari a oltre
100.000 persone che ogni anno si ammalano e di pari passo ogni anno la spesa sanitaria per curarlo
aumenta del 3%, circa 300 milioni di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Per discutere
dell'epidemia del secolo, Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma in collaborazione con il
Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del
Ministero della salute, la "Seconda conferenza nazionale sul diabete", nell'ambito delle
manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre.
Tema dell'incontro l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6
mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
Tra le specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia quelle di riconoscere e
concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del piano nazionale diabete, di
includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze,
incluso il 'piede diabetico', di definire, in accordo con le società scientifiche e le istituzioni
competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro
numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza
da parte del medico di medicina generale nell'ambito di un'organizzazione rivolta alla cura e alla
gestione della malattia cronica. Ancora, Diabete Italia chiede di costituire nelle Asl un dipartimento
funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato,
direzioni sanitarie del territorio e dell'ospedale per monitorare la qualità dell'assistenza e proporre
interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete e infine di istituire un
registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Il diabete è una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%,
+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente
aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della
spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore
alla crescita del PIL nazionale.
Le conclusioni dell'indagine conoscitiva parte dal presupposto che la cura e l'assistenza ai diabetici
in Italia, "pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane
dal potersi definire ottimali e ideali, come d'altronde non si verifica per nessun Paese al mondo",
spiega Salvatore Caputo, direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la
commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione
di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi
sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, "con politiche di favore, volte a
promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando
forme di defiscalizzazione". Quindi, l'attenzione si sposta sulla necessità "di ridefinire i Lea in
diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni". "E'
ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che
comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o
l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione", dice. E infine, "per una uniforme
assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il
servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza
integrata".
Ancora, è chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con
diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e
della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della
malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15
anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800
euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi
costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", conclude
Valentini.
"L'indagine conoscitiva - ha spiegato la relatrice, Emanuela Baio, presidente del comitato nazionale
- è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce
pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano
nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute".
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e
tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida
ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell'assistenza della cronicità".
6 novembre 2012
6 novembre 2012
6 novembre 2012
SANITA': NUOVI LEA E REGISTRO NAZIONALE DIABETE, LE
RICHIESTE A GOVERNO
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano
nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e
le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di
riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle
richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale
sul diabete' durante la quale si è discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia.
"L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con diabete - è un
lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione
attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete,
alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Secondo Umberto
Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua
organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per
le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si
suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e
dell'assistenza della cronicità".
"La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale
e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perché una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici".
Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con diabete, basato
su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento
e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Lea in
diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni.
"E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che la definizione e la reale
realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il
territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici,
secondo il modello dell'assistenza integrata".
"Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge Valentini ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è fondamentale attuare
nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di
più".
E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e che si può
riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta
riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di
tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che
con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare
quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini.
Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente della
Commissione Igiene e sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un
coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l'aumento dell'obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora
troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune
anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata".
Adnkronos Salute
7 novembre 2012
7 novembre 2012
PIANO DIABETE A CONFERENZA STATO-REGIONI
Balduzzi, migliorando prevenzione si puo' ridurre incidenza
07 novembre, 09:36
ROMA - La proposta di Piano sulla malattia diabetica e' stata firmata dal ministro della Salute e
trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni. Lo ha annunciato lo stesso Renato Balduzzi in un
messaggio in occasione della seconda Conferenza nazionale sul diabete, promossa a Roma da
Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e
con il patrocinio del Senato e del ministero della Salute.
L'Italia, ha sottolineato Balduzzi, ''e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge
nel 1987 che, insieme al protocollo di intesa tra ministro della Sanita' e presidente del Consiglio del
1991, ha definito le azioni piu' idonee ad individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a
programmare interventi e ad organizzare l'assistenza prevedendo l'istituzione di servizi di
diabetologia su tutto il territorio nazionale''. Il diabete, ha inoltre osservato il ministro, ''e' una
malattia cronica che ha un forte impatto sociale che incide significativamente sula spesa sanitaria:
migliorando la prevenzione e l'assistenza ai diabetici - ha sottolineato - si possono ridurre
concretamente l'incidenza della malattia e delle sue complicanze e determinare un aumento
dell'aspettativa di vita e della sua qualita'''.
Balduzzi ha quindi rilevato la necessita' di ''ripensare culturalmente l'approccio alla persona con
diabete'': cio', ha spiegato, ''puo' partire dalla individuazione di alcune criticita' prioritarie quali la
continuita' assistenziale tra territorio e ospedale, un corretto targeting del paziente, integrazione
delle politiche sociosanitarie e l'integrazione operativa tra servizi''.
7 novembre 2012
Diabete: tasso di crescita vicino al 4% l' anno, spesa sfiora i 10 miliardi di euro
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano
nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e
la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le
Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle
strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla
popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di
medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione
della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino
medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni
sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e
proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete;
istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse
sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete
Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del
volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una
malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%,
+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un
conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni
anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi),
un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i
diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della
salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni
per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre.
Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata
all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del
Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo
messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del
nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza,
inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete
di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute
nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione
sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità,
il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si
suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai
attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che
la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad
altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali,
come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo,
Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione
parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello
politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi
o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi,
urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta
programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia
sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire
dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri
regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone,
poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita
salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di
movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi,
l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo
di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che
la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche
l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o
l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una
uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe
essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo
il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al
Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più
rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è
fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro
sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’
chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con
diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali
complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza
complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola
complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000
euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha
infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della
commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento
licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle
Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare
l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile,
dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della
somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete,
ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione
adeguata”.
7 novembre 2012
CONFERENZA NAZIONALE SU DIAGNOSI E CURA DEL DIABETE
Gli specialisti in diabetologia hanno discusso a Roma dello stato dell'arte delle terapie in Italia
07.11.2012. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’;
definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo
adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla
gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di
medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro
del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che
rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella
lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010,
da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa
300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad
oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato ieri a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”,
nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema
dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII
Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro
importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la
situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una
serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le
richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera
concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità”.
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in
Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali
e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo” dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di
Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio
e lungo periodo che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. È
quindi urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di
garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro
nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e
previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con
politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando
forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo
di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “È ragionevole pensare che la definizione e la reale
realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione”. E infine, “per una uniforme assistenza su
tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria
assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha
ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto
Valentini –. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura
del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più”. È chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona
assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal
15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona
con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si
balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione
il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il
documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si
adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione,
particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre
malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
By Infosalute.info, conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete
7 novembre 2012
CONFERENZA NAZIONALE SU DIAGNOSI E CURA DEL DIABETE
Gli specialisti in diabetologia hanno discusso a Roma dello stato dell'arte delle terapie in Italia
07.11.2012. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete;
includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’;
definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture
specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo
adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla
gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di
medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità
dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro
del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che
rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella
lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010,
da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa
300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad
oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato ieri a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”,
nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema
dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII
Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro
importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la
situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una
serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del
Ministero della salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le
richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di
organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio
paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera
concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità”.
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in
Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali
e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo” dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di
Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio
e lungo periodo che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. È
quindi urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di
garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro
nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e
previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con
politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando
forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo
di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “È ragionevole pensare che la definizione e la reale
realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione”. E infine, “per una uniforme assistenza su
tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria
assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha
ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto
Valentini –. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura
del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più”. È chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona
assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del
colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal
15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona
con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si
balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione
il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il
documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si
adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione,
particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre
malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
By Infosalute.info, conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete
8 novembre 2012
DIABETE: UN'EPIDEMIA DA ARRESTARE
08/11/2012 - Ogni anno 100 mila italiani scoprono di avere il diabete, con un tasso di
crescita vicino al 4%. E la spesa per curarlo aumenta del 3%. La manifestazioni in
vista della Giornata mondiale del 14 novembre.
Sembra inarrestabile, con il suo tasso di crescita vicino al 4% l'anno (+33% tra il 2002
e il 2010, da 2.250.000 a 3 milioni di persone con diabete) e un aumento dei costi per il sistema
sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa destinata alla malattia (9,2
miliardi di euro complessivi).
È il diabete, una patologia della quale si celebrerà la Giornata mondiale il prossimo 14 novembre e che sta
assumendo le dimensioni di una vera pandemia.
Il diabete “preferisce” i sedentari: otto persone su cento che non praticano nessuna attività fisica sono
colpite dalla patologia, contro l’1% soltanto degli sportivi; i grandi obesi presentano un rischio di sviluppare
il diabete superiore di 60 volte rispetto a chi si mantiene in forma; tra i laureati la diffusione della malattia è
cinque volte inferiore rispetto a chi ha solo la licenza media; il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono
diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi.
Sono tutti dati circolati in questi giorni nelle diverse manifestazioni promosse in vista della Giornata
mondiale.
Al Senato, per esempio, la Commissione Sanità ha concluso la sua indagine conoscitiva sulla malattia,
approvando all'unanimità un documento presentato in un incontro a Roma, con il quale si chiedono, tra
l'altro, la creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere
dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni; l'intensificazione dell'impegno nella prevenzione,
soprattutto per favorire stili di vita salutari; ridefinizione dei Lea in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare
le differenze esistenti tra le diverse Regioni.
Nell'incontro si è tra l'altro sottolineato come sia fondamentale attuare nuove misure per migliorare il
nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più. È dimostrato, infatti, che
una buona assistenza alla persona con diabete (con miglior controllo di glicemia, colesterolo e pressione
arteriosa) può consentire una significativa riduzione delle principali complicanze: dal 15% di infarti e ictus al
47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. E sapendo che una persona con diabete
senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si
balza a oltre 3 mila euro e che un persona in dialisi costa oltre 40 mila euro l’anno, è facile immaginare
quanto si potrebbe risparmiare.
L’arma migliore per combattere il diabete, che uccide ogni anno 27 mila italiani tra i 20 e i 79 anni, rimane
la prevenzione. Seguire cioè stili di vita adeguati: dieta bilanciata, esercizio fisico e controllo del peso che –
hanno sottolineato gli esperti nell'incontro organizzato a Roma per la presentazione dell’Italian Barometer
Report 2012 – possono ridurre del 50% il rischio di essere colpiti dal disturbo. In questo modo si porebbero
ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico, visto che l’80% delle persone con diabete
muore a causa di problematiche cardiovascolari, da due a quattro volte più frequenti in chi soffre di questo
disturbo metabolico. Inoltre, sono soprattutto le conseguenze più gravi come infarto, ictus, scompenso
cardiaco e morte improvvisa a interessare con maggior frequenza i diabetici, che si vedono “derubati” in
media di 5–10 anni di vita.
8 novembre 2012
•
In otto anni in Italia il diabete è aumentato del 33%
Quella del diabete sembra una piaga inarrestabile nel nostro Paese. Il dato emerge dall’indagine
conoscitiva del Senato che, dopo sei mesi di lavoro della commissione Igiene e Sanità di Palazzo
Madama, ed è stato presentato a Roma nel corso della “Seconda conferenza nazionale sul diabete” e
in vista della giornata mondiale del prossimo 14 novembre.
Le cifre dell’indagine sulla malattia sono impressionanti: un tasso di crescita annuale vicino al 4%,
+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete. Numeri che
rappresentano un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro
ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad
oggi molto superiore alla crescita del Pil nazionale.
Secondo la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale, l'indagine
conoscitiva è “un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute".
Dall’indagine è emersa la necessità della creazione di un registro nazionale delle persone con diabete,
basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. La proposta di
incrementare la prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, "con politiche di favore, volte a
promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione".
Si è anche evidenziata l’urgenza di ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia, con
l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni.
8 novembre 2012
Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo
08 novembre 2012
Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del
Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e
definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in
proporzione alla popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore
interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a
Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale sul diabete' durante la quale si è discussa l'indagine
conoscitiva del Senato sulla patologia.
"L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con
diabete - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con
chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza,
inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal
parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute
nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua
complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere
da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell'assistenza della
cronicità".
"La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello
regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perché una corretta programmazione consente
di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici".
Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con
diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di
intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e
incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi
l'attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra
le diverse regioni.
"E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che la definizione e la reale
realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per
l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su
tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria
assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata".
"Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge
Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è
fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già
è efficiente, ma potrebbe esserlo di più".
E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e
che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle
insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un
persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini. Al
ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente
della Commissione Igiene e sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione
richiami a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa,
da un lato a contrastare l'aumento dell'obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall'altro a
porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non
limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione
adeguata".
8 novembre 2012
Fermiamo una corsa inarrestabile
Data di pubblicazione: 08/11/2012
Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per
curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10
miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il
diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva
realizzata dal Senato.
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale
diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle
complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le
istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e
il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata
assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla
cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui
partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni
sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre
interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del
diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia,
l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori
sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un
tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di
persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300
milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro
complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti
della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda
conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del
diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del
Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e
Sanità di Palazzo Madama.
“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato
nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del
Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione,
mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già
recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della
salute”.
Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del
Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un
profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e
tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida
ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.”
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e
l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e
non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per
nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha
collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo.
“La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una
programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi
sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul
diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la
governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.
Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione
di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi
sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della
prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a
promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando
forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in
diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’
ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che
comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o
l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme
assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il
servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza
integrata”.
“Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano
nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge
quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure,
ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente,
ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza
prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della
glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle
principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali
gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze
costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre
3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si
potrebbe risparmiare”, conclude Valentini.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine
rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e
Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a
“un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre
parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente
in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come
quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete,
ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
Tratto da: julienews.it, 08 novembre 2012
9 novembre 2012
12 novembre 2012
Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile
12/11/2012 Diabetologia
Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei
nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in
accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di
diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza
da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia
cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale,
associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e
proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete,
inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario.
Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che
rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella
lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010,
da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa
300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad
oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale.
Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con
diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”,
nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema
dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII
Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
L’indagine conoscitiva è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo.
Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e
criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima
presentazione dal parte del Ministero della salute.
Le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a
promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue
dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si
suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della
cura e dell’assistenza della cronicità.
Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in
Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire
ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo.
La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio
e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale.
E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché una corretta programmazione consente
di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici.
Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con
diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di
intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a
promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di
defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di
eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione
di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo
o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il
territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai
diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”.
Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto
un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 . Ora è fondamentale attuare
nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma
potrebbe esserlo di più. E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete,
e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa,
corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle
insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa
al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona
in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare.
All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare
attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come
il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si
adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione,
particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello
della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre
malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”.
14 novembre 2012
14 NOVEMBRE: GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE
In Italia sono 3 milioni le persone con diabete tipo 2 (4,9% della popolazione); un altro milione è
affetto da diabete tipo 2 senza saperlo. In più 400mila sono affetti da diabete tipo 1, di cui il 20%
sono bambini. A tutti loro è dedicata la Giornata Mondiale del Diabete che si celebra il 14
novembre, data di nascita del ricercatore canadese Fredrick Banting che con Charles Best, nel 1923,
scoprì l'insulina. Promossa dall'International Diabetes Federation (IDF) e dalla World Health
Organization (WHO), la giornata coinvolgerà tutti i Paesi del mondo con appuntamenti,
manifestazioni, distribuzione di opuscoli informativi. Per informazioni: www.giornatadeldiabete.it;
www.worlddiabetesday.org; www.idf.org).
La Giornata coinvolgerà direttamente i pazienti, ma anche i professionisti del mondo della salute e
dell'alimentazione per aumentare la consapevolezza delle problematiche legate al diabete e
diffondere le raccomandazioni dietetiche per prevenirlo. In quest'ottica si inserisce l'impegno del
Nestlè Institute of Health Sciences (NIHS) che ha studiato una speciale gamma di prodotti nutritivi
per aiutare i pazienti a gestire il diabete e ridurre gli effetti collaterali legati alla malattia, e che sarà
tra i promotori della Giornata mondiale.
Per quanto riguarda l'Italia, i giorni scorsi, è stata presentata in Senato la seconda Conferenza
nazionale sul diabete. Questi i punti principali in discussione, sintetizzati dal dottor Umberto
Valentini, presidente di Diabete Italia (www.diabeteitalia.it). <E' importante che venga
riconosciuto un ruolo attivo al volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete. Sono da
definire i requisiti delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio. Si è
anche auspicato che, nelle ASL, venga costituito un dipartimento funzionale, con la presenza di
medici diabetologi, accanto ai medici di base, ma anche associazioni di volontariato per monitorare
la qualità dell'assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona
con diabete. Si è proposto, inoltre, di inserire, nei nuovi LEA, interventi come l'educazione
terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il "piede diabetico". Si è quindi proposto di istituire
un Registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. (P.T.)
Scarica

RASSEGNA STAMPA - Diabete Italia