RASSEGNA STAMPA Aggiornamento: 28 novembre 2012 Rassegna stampa SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SUL DIABETE – “L’INDAGINE CONOSCITIVA DEL SENATO SUL DIABETE” Roma , 6 novembre 2012 – Senato della Repubblica Testata Lettori Visitatori Ascoltatori Titolo Data Agenzie stampa Ansa Diabete: balduzzi, piano malattia a conferenza stato-regioni. 6 novembre 2012 Ansa Diabete:bassa istruzionereddito e del sud, identikit malati. 6 novembre 2012 Ansa Sanita':schifani, cure antidiabete siano accessibili a tutti. 6 novembre 2012 Ansa Ansa/ diabete:100mila nuovi casi e 9,2mld spesa ogni anno italia 6 novembre 2012 Adnkronos general Diabete: balduzzi, piano su diabete inviato a conferenza stato-regioni. 6 novembre 2012 Adnkronos general Medicina: Schifani, mezzi controllo e cura diabete siano accessibili a tutti 6 novembre 2012 Giornalista Adnkronos general Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo 6 novembre 2012 Adnkronos salute Medicina: diabete piu' diffuso al Sud e tra poveri 6 novembre 2012 Adnkronos salute Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 6 novembre 2012 Adnkronos salute Sanita': nuovi lea e registro nazionale diabete, le richieste a governo 6 novembre 2012 Asca Salute: Schifani, cure contro diabete siano accessibili a tutti 6 novembre 2012 TM news Salute/ Schifani: Sempre più diabetici, cure accessibili a tutti; Presidente Senato pone accento su importanza prevenzione 6 novembre 2012 Agi Salute: schifani, cure contro diabete siano accessibili a tutti 6 novembre 2012 Ilvelino.it Salute: schifani, cure contro diabete siano accessibili a tutti 6 novembre 2012 Italpress Indagine sul diabete in italia, 9 novembre 2012 in otto anni +33% Quotidiani Avvenire 435.108 Diabete, 3 milioni di malati 7 novembre 2012 L.Galliani Il Giornale 905.388 Presto un piano italiano per i pazienti con diabete 11 novembre 2012 L.Cucchi Sedentario, del sud e poco istruito. Ecco l’identikit del paziente italiano 13 novembre 2012 G. Del Bello Salute - Diabete emergenza nazionale in Italia Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa Diabete, 100mila nuovi casi all’anno e oltre 9 miliardi di spesa La spesa sanitaria per il diabete cresce del 3% l'anno, l'indagine del Senato Diabete, quanto mi costi! Sedentario, del Sud e poco istruito ecco l' identikit del paziente italiano 6 novembre 2012 La Repubblica 1.784.481 Totale lettori 3.124.977 Quotidiani online Oggi notizie 470.000 Iltempo.it Online-news Lagazzettadelmezzogiorno.it Liberoquotidiano.it Repubblica.it 0 6 novembre 2012 6 novembre 2012 7 novembre 2012 8 novembre 2012 S.Belli 13 novembre 2012 G.Del Bello Periodici Sole24ore sanità Diabete, serve una governance. 13-19 novembre 2012 Sole24ore sanità Spending review e riforma balduzzi: le ricadute sulla rete di diabetologia 13-19 novembre 2012 Sole24ore sanità Terapie su misura migliorano “compliance” ed efficacia 13-19 novembre 2012 Sole24ore sanità “Il piano nazionale non resti pura teoria: ecco la ricetta per un’assistenza efficace” 13-19 novembre 2012 Salute/ Da oggi a Roma seconda conferenza nazionale sul diabete 6 novembre 2012 Periodici online Ilmondo.it TV – video-Radio Diabete, il ministro Balduzzi firma il Piano Nazionale Rai- Giornale radio ore 11.30 100 mila nuovi casi di diabete l'anno in italia Youtube-Adnkronos salute 6 novembre 2012 6 novembre 2012 Newsletter / E-zine Italia-news 0 Diabete: fermiamo una corsa 6 novembre 2012 inarrestabile Rss notizie 0 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Flashnews.it 0 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Regioni.it Sanita': balduzzi, piano su diabete inviato a conferenza stato regioni 6 novembre 2012 Julie-news Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Notizie feed Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Sassari notizie Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 6 novembre 2012 Healthdesk Diabete: una corsa da fermare 6 novembre 2012 M.Musso Pharmastar Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 D.Magliano Yahoo notizie Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 6 novembre 2012 Intrage Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 6 novembre 2012 Lambertini.net Roma 6 novembre 2012 Benessere.com PATOLOGIE: La corsa inarrestabile del diabete 6 novembre 2012 Doctor’s life Centomila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 6 novembre 2012 Affaritaliani.it 0 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Libero 24x7 0 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Liquida 0 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 6 novembre 2012 Virgilio notizie Salute/ Da oggi a Roma seconda conferenza nazionale sul diabete 6 novembre 2012 Unavitasumisura Diabete: 6 novembre 2012 fermiamo una corsa inarrestabile Renalgate Diabete: fermiamo una corsa inarrestabil e 6 novembre 2012 Pic community Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo 6 novembre 2012 Diabetologia33 Cocci: dopo indagine Senato su diabete tenere viva attenzione 7 novembre 2012 politica Ansa.it Piano diabete a Conferenza StatoRegioni 7 novembre 2012 Salute domani Diabete: tasso di crescita vicino al 4% l' anno, spesa sfiora i 10 miliardi di euro 7 novembre 2012 Info salute Conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete 7 novembre 2012 Look for diagnosis Conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete 7 novembre 2012 Ipavsi Diabete: un'epidemia da arrestare 8 novembre 2012 Farmacia.it In otto anni in Italia il diabete è aumentato del 33% 8 novembre 2012 Team salute Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo 8 novembre 2012 Diabete Brescia Fermiamo una corsa inarrestabile 8 novembre 2012 Tntnews.altervista Indagine sul diabete in Italia: in otto anni + 33% 9 novembre 2012 Kurtis.it Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 12 novembre 2012 Donnainsalute.it 14 novembre: giornata mondiale 14 novembre 2012 P.Trombetta del diabete AGENZIE DI STAMPA 6 novembre 2012 DIABETE: BALDUZZI, PIANO MALATTIA A CONFERENZA STATO-REGIONI. 259 words 6 November 2012 09:34 ANSA - Health Service ANSAHE Italian © 2012 ANSA. (ANSA) - ROMA, 6 NOV - La proposta di Piano sulla malattia diabetica e' stata firmata dal ministro della Salute e trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni. Stato Regioni. Lo ha annunciato lo stesso Renato Balduzzi in un messaggio in occasione della seconda Conferenza nazionale sul diabete, diabete promossa oggi a Roma da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del ministero della Salute. Sa L'Italia, ha sottolineato Balduzzi, ''e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge nel 1987 che, insieme al protocollo di intesa tra ministro della Sanita' e presidente del Consiglio del 1991, ha definito le azioni piu' idonee ad ad individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e ad organizzare l'assistenza prevedendo l'istituzione di servizi di diabetologia su tutto il territorio nazionale''. Ildiabete, Il , ha inoltre osservato il ministro, ''e' una malattia cronica che ha un forte impatto sociale che incide significativamente sula spesa sanitaria: migliorando la prevenzione e l'assistenza ai diabetici - ha sottolineato - si possono ridurre concretamente l'incidenza della malattia e delle sue complicanze complicanze e determinare un aumento dell'aspettativa di vita e della sua qualita'''. Balduzzi ha quindi rilevato la necessita' di ''ripensare culturalmente l'approccio alla persona con diabete'': '': cio', ha spiegato, ''puo' partire dalla individuazione di alcune criticita' iticita' prioritarie quali la continuita' assistenziale tra territorio e ospedale, un corretto targeting del paziente, integrazione delle politiche sociosanitarie e l'integrazione operativa tra servizi''. (ANSA). 6 novembre 2012 DIABETE:BASSA ISTRUZIONE-REDDITO REDDITO E DEL SUD, IDENTIKIT MALATI. 381 words 6 November 2012 13:58 ANSA - Health Service ANSAHE Italian © 2012 ANSA. PESANO CATTIVA ALIMENTAZIONE E SCARSO MOVIMENTO (ANSA) - ROMA, 6 NOV - Titolo di studio basso, problemi economici e residenza in una regione del Sud Italia. E' questo l'identikit del malato di diabete 'tipo' secondo gli ultimi dati statistici disponibili. A sottolinearlo gli esperti in occasione della II Conferenza nazionale sul diabete. Insomma, il diabete - smentendo il luogo comune che la vuole come una malattia legata al benessere - si conferma sempre di piu' una patologia legata invece alla poverta'. I dati Istat lo indicano chiaramente: nella fascia di popolazione tra 45 e 64 anni, si registra il 2,3% di diabetici tra i laureati e il 9,8% tra coloro che hanno solo la licenza elementare; Tra gli over-65, over tali percentuali salgono rispettivamente all'11,3% e al 19,2%. Inoltre, a causa della crisi, rileva il direttore Welfare del Censis Ketty Vaccaro, ''il 20% della popolazione ha ridotto l'acquisto di farmaci e il 18,2% ha ridotto l'accesso a visite specialistiche e diagnostiche, ma quest'ultima percentuale sale al 39% tra le fasce con reddito piu' basso''. Quindi, proprio le fasce piu' a rischio anche per malattie croniche come il diabete,, son quelle con minore accesso ai controlli e alle terapie. Tra le cause dell'aumento del diabete tra le categorie meno abbienti, la cattiva alimentazione ed il poco movimento. Forti anche le differenze Nord-Sud: Sud: in termini termin numerici, se nel Nord-est est risiedono 450mila malati di diabete e nel Nord-ovest ovest 650mila, nel Centro ne risiedono 600mila, nelle isole 350mila e ben 900mila risiedono al Sud. La prevalenza di casi in Basilicata, ad esempio, e' superiore del 300% rispetto a quella del Trentino. A fronte di tale quadro, sottolinea il presidente della Societa' italiana di diabetologia (Sid) Stefano Del Prato, ''emergono tre preoccupazioni principali: una di ordine politico poiche', visto che il governo e' in scadenza, e' necessario necessario che la questione dell'emergenzadell'emergenza diabete rientri nell'agenda del prossimo esecutivo; la seconda e' di tipo economico, e' cioe' urgente trovare sostegni per la fasce piu' povere che sono anche le piu' colpite dalla malattia; la terza e' legata al federalismo alismo regionale, visto che - conclude Del Prato - poche sono le regioni virtuose che hanno adottato dei piani anti-diabete''. anti 6 novembre 2012 SANITA':SCHIFANI, CURE ANTIDIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI. 237 words 6 November 2012 11:30 ANSA - Politics News Service ANSAPO Italian © 2012 ANSA. (ANSA) - ROMA, 6 NOV - ''Ogni piano anti-diabete anti deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini''. Lo dice il presidente del Senato Renato Schifani intervenendo o a Palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete organizzata in occasione della Giornata mondiale del diabete istituita nel 1991. ''Informazione e prevenzione - osserva Schifani - svolgono da sempre un ruolo vitale'' nella lotta al diabete.. Oggi in Italia a soffrire di questa malattia, ricorda Schifani, sono quattro milioni di persone: una percentuale del 9,2 per cento degli italiani con previsioni non ottimiste, perche' nel 2030 e' stimato in cinque milioni l'aumento dei diabetici''. diabetici'' Per il presidente del Senato ''occorre assicurare l'educazione dei pazienti sopratutto per mezzo dell'autocontrollo e programmi sanitari intelligenti ed efficaci, che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', e ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica medico diabetologica preparata, su una unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete''. ''Il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale - sostiene Schifani - e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno''. ''In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita''', utilita''', conclude il presidente del Senato. (ANSA). 6 novembre 2012 ANSA/ DIABETE:100MILA NUOVI CASI E 9,2MLD SPESA OGNI ANNO ITALIA INDAGINE SENATO, URGE PIANO; SCHIFANI, ACCESSO A CURE PER TUTTI ROMA (ANSA) - ROMA, 6 NOV - La 'corsa' del diabete non si arresta: gli italiani colpiti sono circa 3 mln e la malattia ha un tasso di crescita annuo del 4%, il che si traduce in oltre 100mila nuovi casi l'anno. La spesa sanitaria per il trattamento di tale patologia patologia è pari a 9,2 mld ed aumenta del 3% annualmente, circa 300 mln di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 mld. E' il quadro che emerge dall'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla Commissione Sanità nità di Palazzo Madama, presentata oggi in occasione della II Conferenza nazionale sul diabete, nell'ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete che si celebra il 14 novembre, promossa da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato Comitat nazionale per i diritti della persona con diabete. L'indagine sottolinea innanzitutto l'urgenza di approvare un Piano nazionale sul diabete, perché "una corretta programmazione consente di garantire che la governance del sistema diabete sia sostenibile in in termini economici". In tal senso, una rassicurazione è giunta dal ministro della Salute Renato Balduzzi che, in un messaggio, ha annunciato di aver firmato e inviato il Piano nazionale alla Conferenza Stato-Regioni. Stato Ma se l'epidemia di diabete nel mondo non si arresta, a preoccupare, in Italia, sono anche le differenze tra Nord e Sud del Paese, con le regioni meridionali che registrano la maggiore incidenza della malattia ma anche una minore disponibilità di servizi. Un problema al quale ha fatto riferimento riferime il presidente del Senato, Renato Schifani: "Ogni piano anti-diabete anti - ha affermato - deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Informazione e prevenzione, ha avvertito, "svolgono da sempre un ruolo vitale" nella lotta al diabete. In particolare, dal documento del Senato emerge una realtà in 'chiaro-scuro': 'chiaro scuro': la cura e l'assistenza ai diabetici in Italia, si rileva, "pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontanee dal potersi definire ottimali e ideali". Partendo da tale premessa, sono tre i punti cardine suggeriti dal documento: creare un registro nazionale delle persone con diabete; intensificare la prevenzione per favorire stili di vita salutari "con politiche di favore, per promuovere qualsiasi forma di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione"; ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia con l'obiettivo di "eliminare le differenze fra le regioni". Sapendo, inoltre, che "una persona con diabete senza complicanze costa al Servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare attraverso la prevenzione", ha rilevato il presidente di Diabete Italia Umberto Valentini. Ma l'indagine, ha sottolineato Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità, richiama anche a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino da un lato a contrastare l'aumento dell'obesità nella popolazione, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata". (ANSA). 6 novembre 2012 Cronaca Sanita': Balduzzi, piano su diabete inviato a Conferenza Stato Regioni 224 words 6 November 2012 10:40 Adnkronos - General GENNEW Italian Copyright 2012 Adnkronos Roma, 6 nov. - (Adnkronos Salute) - Il piano sulla malattia diabetica e' stato firmato e trasmesso alla Conferenza Stato Regioni. Ad annunciarlo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, in una nota inviata alla seconda conferenza nazionale sul diabete, in corso al Senato. "L'Italia - continua il ministro - e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge, la n. 115 del 15 marzo 1987, la quale, insieme al protocollo d'intesa tra il ministro della Sanita' e il presidente del Consiglio dei ministri del 30 luglio 1991, ha definito le azioni piu' idonee a individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e a organizzare l'assistenza diabetologica. Sicuramente l'indagine conoscitiva del Senato che viene oggi presentata costituisce uno strumento di ulteriore conoscenza sulle capacita' delle strutture sanitarie a livello locale di garantire la centralita' e l'empowerment della persona con diabete in un percorso integrato tra i diversi livelli assistenziali". "In questa ottica - aggiunge Balduzzi - la necessita' di ripensare culturalmente l'approccio alla persona con diabete puo' partire dalla individuazione di alcune criticita' prioritarie, quali la continuita' assistenziale tra territorio e ospedale, un corretto targeting del paziente nei vari setting assistenziali, l'integrazione dell politiche socio-sanitarie e l'integrazione operativa tra servizi". (San/Zn/Adnkronos) 6 novembre 2012 Politica Medicina: Schifani, mezzi controllo e cura diabete siano accessibili a tutti 230 words 6 November 2012 12:17 Adnkronos - General GENNEW Italian Copyright 2012 Adnkronos Roma, 6 nov. (Adnkronos) - "Chiarissimi e preoccupanti" i dati sulla diffusione del diabete in Italia, che colpisce quattro milioni di persone, una percentuale pari al 9,2%. Lo ha rilevato il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete. La seconda carica dello Stato ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. "Ogni piano anti-diabete -ha sottolineato- deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini. Occorre poi assicurare l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci -ha proseguito Schifani- che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l''invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'". (Fan/Zn/Adnkronos) 6 novembre 2012 Cronaca Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo 352 words 6 November 2012 13:54 Adnkronos - General GENNEW Italian Copyright 2012 Adnkronos Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale suldiabete' durante la quale si e' discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia. "L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con diabete - e' un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticita'. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune gia' recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessita', il diabete e' un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce puo' fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanita': quella della cura e dell'assistenza della cronicita'". "La cronicita' della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perche' una corretta programmazione consente di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici". Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attivita' sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione si sposta sulla necessita' di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. "E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata". "Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il piu' rilevante dalla legge quadro suldiabete del 1987. Ora e' fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che gia' e' efficiente, ma potrebbe esserlo di piu'". E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e che si puo' riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, e' facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini. Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinche' si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l'aumento dell'obesita' nella popolazione, particolarmente in eta' infantile e giovanile, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata". (Sav/Col/Adnkronos) 6 novembre 2012 Sanita Medicina: diabete piu' diffuso al Sud e tra poveri 244 words 6 November 2012 14:44 Adnkronos - Salute HEANEW Italian Copyright 2012 Adnkronos Salute. Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Il diabete è più diffuso al Sud e tra i più poveri. Tra le cause una minore attenzione all'alimentazione e dunque un maggior tasso di obesità, ma anche poco movimento e più tempo passato davanti alla televisione. A scattare la fotografia degli italiani alle prese con questa patologia sono Stefano Del Prato, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), e Ketty Vaccaro, direttore Welfare Censis, questa mattina a Roma durante la 'Seconda conferenza nazionale sul diabete'. "La prevalenza di diabete - spiega Vaccaro - può essere considerata inversamente proporzionale all'istruzione. Tra gli over 65, infatti, la prevalenza di diabetici è pari all'11,3% tra i laureati con un aumento fino al 19,2% tra le persone con licenza elementare. Per quanto riguarda invece la fascia d'età 45-64 anni, il 2,3% dei diabetici ha la laurea, mentre il 9,8% ha la licenza elementare". "La difformità tra il Nord e il Sud del Paese - aggiunge Del Prato - non riguarda solo la prevalenza del diabete, che ad esempio fa registrare un +300% di casi in Basilicata rispetto al Trentino, ma si registra anche nel trattamento della malattia. Il disegno presentato oggi è condivisibile e auspicabile, ma bisogna affrontare tre problemi: quello politico, ovvero cosa accadrà con il nuovo Governo; quello economico e infine quello del federalismo italiano. Noi siamo disponibili a collaborare", conclude. (Sav/Adnkronos Salute) 6 novembre 2012 Sanita Sanita': 100 mila nuovi diabetici l'anno in Italia, +300 mln la spesa 225 words 6 November 2012 13:16 Adnkronos - Salute HEANEW Italian Copyright 2012 Adnkronos Salute. Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - L'epidemia di diabete non si arresta, e con un tasso di crescita annuo vicino al 4%, con oltre 100 mila nuovi malati l'anno, spaventa sempre di più anche il nostro Paese. E la spesa sanitaria per curare la patologia aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. A scattare la fotografia l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavoro dalla Commissione Sanità di Palazzo Madama e presentata questa mattina durante la 'Seconda conferenza nazionale sul diabete', organizzata da Diabete Italia, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio di Senato e ministero della Salute. Invecchiamento, emigrazione e obesità sono le cause maggiori dell'aumento del diabete, che nei prossimi 10 anni dovrebbe vedere circa 800 mila nuovi casi. L'indagine mette in evidenza che 5 malati su 10 non arrivano dallo specialista e 1 su 5 si ricovera, nonostante il tasso di ospedalizzazione sia in diminuzione. Altro dato che fa riflettere e' che 1 diabetico su 4 non ha esenzione, perché non la richiede o perché non e' a conoscenza della possibilità di beneficiarne. (Sav/Adnkronos Salute) 6 novembre 2012 SANITA': NUOVI LEA E REGISTRO NAZIONALE DIABETE, LE RICHIESTE A GOVERNO = 'DIABETE ITALIA', URGENTE PIANO NAZIONALE SU PATOLOGIA Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale sul diabete' durante la quale si e' discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia. "L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con diabete - e' un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticita'. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune gia' recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessita', il diabete e' un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce puo' fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanita': quella della cura e dell'assistenza della cronicita'". "La cronicita' della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perche' una corretta programmazione consente di garantire chela governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”. - Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui qualifondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attivita' sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione si sposta sulla necessita' di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. "E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata". "Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il piu' rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora e' fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che gia' e' efficiente,ma potrebbe esserlo di piu'". E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e che si puo' riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, e' facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini. Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinche' si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l'aumento dell'obesita' nella popolazione, particolarmente in eta' infantile e giovanile, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata". (Sav/Opr/Adnkronos) 06-NOV-12 13:42 6 novembre 2012 Salute: Schifani, cure contro diabete siano accessibili a tutti 272 words 6 November 2012 12:18 ASCA - Notiziario Generale ASCANG Italian Copyright 2012. ASCA S.p.A (ASCA) - Roma, 6 nov - Davanti ai ''dati chiarissimi e preoccupanti'' sulla diffusione del diabete nel nostro Paese, occorre puntare sulla prevenzione, assicurando l'accesso alle cure a tutti i cittadini, con programmi sanitari di educazione, e con un ''coordinamento tra livello nazionale, regionale e locale'' dei presidi medici specializzati, ''perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno''. Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani intervenendo alla Conferenza nazionale sul diabete in corso a Palazzo Giustiniani. ''Il diabete e' la quarta causa di morte nel mondo, riduce le aspettative d ivita e determina malattie al sistema cardiovascolare, al rene, alla vista, al sistema nervoso - ha ricordato Schifani -. Oggi nel nostro Paese circa 4 milioni di persone soffrono di diabete, una percentuale del 9,2% degli italiani, con previsioni non ottimiste, perche' nel Ecco perche', ha proseguito Schifani ''occorre assicurare l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo, con programmi sanitari intelligenti e efficaci, che riguardano ogni livello di assistenza, che sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita'. Ogni paziente deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica preparata e su una unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete'' ha continuato la seconda carica dello Stato. In questo quadro ''il testo firmato a saint Vincent nell'ottobre Schifani -, dai rappresentanti dei governi, da ministri della salute e associazioni di pazienti di tutt' Europa, resta una pietra miliare della lotta al diabete''. njb 6 novembre 2012 Salute/ Schifani: Sempre più diabetici, cure accessibili a tutti; Presidente Senato pone accento su importanza prevenzione 152 words 6 November 2012 TM News - Political News APPOL Italian Copyright TM News Roma, 6 nov. (TMNews) - "Si mangia di più ma si mangia peggio", si diffondo i "cibi spazzatura" e comportamenti poco sani come "la sempre maggiore sedentarietà, l'utilizzo perenne dell'automobile, la mancanza di attività fisica, il tempo trascorso davanti al computer e alla televisione, in sintesi uno stile di vita sbagliato e dannoso". Tutto questo ha prodotto un aumento delle persone che soffrono di diabete per cui "informazione e prevenzione svolgono da sempre un ruolo vitale". A dirlo il presidente del Senato Renato Schifani che stamani è intervenuto a Palazzo Giustiniani alla conferenza nazionale sul diabete. Schifani ha sottolineato l'importanza della prevenzione e di cure assicurate a tutti: "Ogni piano antidiabete deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". 6 novembre 2012 SALUTE: SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI (AGI) - Roma, 6 nov. - "Ogni piano anti-diabete, anti diabete, inoltre, deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza Conferenza nazionale sul diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. Per Schifani "occorre poi assicurare l'educazione l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medico-diabetologica medico diabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'". (AGI) Ted 6 novembre 2012 9 novembre 2012 INDAGINE SUL DIABETE IN ITALIA, IN OTTO ANNI +33% 9 novembre 2012 Notiziario Salute ROMA (ITALPRESS) – Nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra ogni anno il 14 novembre, Diabete Italia, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, ha organizzato martedì scorso a Roma la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”. Al centro dell’incontro l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Nel nostro Paese la malattia sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del Pil nazionale. “L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Salvatore Caputo, direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo, “la cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo”. Caputo ha sottolineato i tre punti cardine suggeriti dall’indagine conoscitiva del Senato sul diabete: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. “Per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento varato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. (ITALPRESS). QUOTIDIANI 7 novembre 2012 11 novembre 2012 13 novembre 2012 QUOTIDIANI ONLINE 6 novembre 2012 Salute - Diabete emergenza nazionale in Italia pazienti in aumento del 3% annuo e spesa sanitaria che cresce di 300 milioni di euro ogni anno. L'accorato appello dei malati e delle associazioni che chiedono più attenzione da parte del Governo. Roma - Diabete in continua crescita tra gli italiani e una spesa sanitaria in costante aumento. Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% ed ogni anno 100.000 persone si ammalano della malattia debilitante. La spesa sanitaria per curare i pazienti aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno e si appresta a sfondare il tetto dei 10 miliardi di euro. Se ne parla nella Capitale nel corso della conferenza nazionale sul diabete, organizzata dalle associazioni dei malati e dall'associazione Diabete Italia che riunisce pazienti e medici specializzati. Durante l'evento verrà chiesto al Governo un concreto passo avanti per arrivare a riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete, includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’ ma anche definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica. Diabete Italia chiede anche di costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete e di istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E', quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 6 novembre 2012 DIABETE, 100MILA NUOVI CASI ALL’ANNO E OLTRE 9 MILIARDI DI SPESA La ‘corsa’ del diabete non si arresta: gli italiani colpiti sono circa 3 mln e la malattia ha un tasso di crescita annuo del 4%, il che si traduce in oltre 100mila nuovi casi l’anno. La spesa sanitaria per il trattamento di tale patologia e’ pari a 9,2 mld ed aumenta del 3% annualmente, circa 300 mln di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 mld. E’ il quadro che emerge dall’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimita’ dopo 6 mesi di lavori dalla Commissione Sanita’ di Palazzo Madama, presentata oggi in occasione della II Conferenza nazionale sul diabete, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete che si celebra il 14 novembre, promossa da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete. L’indagine sottolinea innanzitutto l’urgenza di approvare un Piano nazionale sul diabete, perche’ ”una corretta programmazione consente di garantire che la governance del sistema diabete sia sostenibile in termini economici”. In tal senso, una rassicurazione e’ giunta dal ministro della Salute Renato Balduzzi che, in un messaggio, ha annunciato di aver firmato e inviato il Piano nazionale alla Conferenza Stato-Regioni. Ma se l’epidemia di diabete nel mondo non si arresta, a preoccupare, in Italia, sono anche le differenze tra Nord e Sud del Paese, con le regioni meridionali che registrano la maggiore incidenza della malattia ma anche una minore disponibilita’ di servizi. Un problema al quale ha fatto riferimento il presidente del Senato, Renato Schifani: ”Ogni piano anti-diabete – ha affermato – deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini”. Informazione e prevenzione, ha avvertito, ”svolgono da sempre un ruolo vitale” nella lotta al diabete. In particolare, dal documento del Senato emerge una realta’ in ‘chiaro-scuro’: la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, si rileva, ”pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali”. Partendo da tale premessa, sono tre i punti cardine suggeriti dal documento: creare un registro nazionale delle persone con diabete; intensificare la prevenzione per favorire stili di vita salutari ”con politiche di favore, per promuovere qualsiasi forma di attivita’ sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”; ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia con l’obiettivo di ”eliminare le differenze fra le regioni”. Sapendo, inoltre, che ”una persona con diabete senza complicanze costa al Servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, e’ facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare attraverso la prevenzione”, ha rilevato il presidente di Diabete Italia Umberto Valentini. Ma l’indagine, ha sottolineato Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanita’, richiama anche a ”un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinche’ si adoperino da un lato a contrastare l’aumento dell’obesita’ nella popolazione, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 7 novembre 2012 Dailies on the Internet 8 novembre 2012 14 NOVEMBRE, GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE DIABETE, QUANTO MI COSTI! Il diabete assorbe ogni anno il 9% della spesa sanitaria, facendo uscire dalle casse dello Stato oltre 1 milione di euro l’ora Presentati in questi giorni il Barometer Report 2012 e l’Indagine conoscitiva del Senato sul diabete E’ sempre più la malattia dei sedentari, dei cicciottelli, delle persone con un basso livello di educazione e interessa quasi 3 milioni di italiani, ovvero il 4,9% della popolazione. Questa la fotografia del diabete nel nostro Paese contenuta nel Barometer Report 2012, realizzato dall'Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) (un progetto nato dall'impegno congiunto dell'Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, dell’Università ‘Tor Vergata’ di Roma e di Diabete Italia, con il supporto non condizionato di Novo Nordisk) e presentato in Senato. Il paziente ‘tipo’ risiede soprattutto nelle regioni del Meridione (il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti e il 3,6% dei lombardi), è in sovrappeso (un grande obeso presenta un rischio di sviluppare il diabete 60 volte maggiore rispetto ad un normopeso), non fa esercizio fisico (ad essere interessato dal diabete è l’8% di chi non pratica alcuna attività, contro appena l’1% degli sportivi); e anche un titolo di studio basso sembra avere un effetto negativo nei confronti di questa patologia (tra i laureati il diabete è diffuso 5 volte meno che tra le persone con la sola licenza media). E naturalmente, a fronte di numeri tanto elevati, non mancano ripercussioni economiche di tutto rilievo. “Il diabete – spiega il professor Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) e Rettore dell’Università di ‘Tor Vergata’ di Roma – assorbe ogni anno circa il 9% della spesa sanitaria, pari a 9,22 miliardi di euro. Spesa in gran parte legata ai ricoveri causati dalle complicanze del diabete. Eppure, nonostante l’enormità di questa cifra, secondo un’analisi della London School of Economics, siamo uno dei Paesi con la spesa più bassa d’Europa. Ma non c’è da cullarsi sugli allori. Entro il 2030, si prevede che i malati di diabete aumenteranno del 23%”. Per arginare questa epidemia, non resta dunque che potenziare la prevenzione. “Dieta bilanciata, esercizio fisico e controllo del peso corporeo – ricorda il Senatore Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato – riducono del 50% il rischio di essere colpiti da questa condizione, che ‘scippa’ in media 5-10 anni di vita a chi ne è affetto”. Fondamentale naturalmente è anche il ruolo della terapia, mirata non solo al buon controllo della glicemia, ma anche a quello degli altri fattori di rischio cardiovascolari. “Il trattamento precoce ed intensivo di glicemia, ipertensione e colesterolo alto – spiega il professor Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Chieti – riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di mortalità a 13 anni”. E’ dimostrato infatti che una buona assistenza alla persona con diabete riduce del 15% ictus e infarti e del 47% le insufficienze renali gravi in un arco temporale di 15 anni. Una persona con diabete senza complicanze costa allo Stato 800 euro l’anno, mentre in presenza di una complicanza si balza subito a 3.000 l’anno. Una persona in dialisi infine (il diabete è la principale causa di insufficienza renale terminale e dunque di ricorso alla terapia emodialitica) costa in media 40.000 euro l’anno. Secondo i dati contenuti nell’indagine conoscitiva sul diabete realizzata dal Senato e presentati nell’ambito della “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, il tasso di crescita di questa malattia nel nostro Paese è prossimo al 4% l’anno e questo comporta costi aggiuntivi per il SSN, pari a circa 300 milioni di euro l’anno. “L’indagine conoscitiva – spiega la Senatrice Emanuela Baio, Presidente del Comitato Nazionale per i diritti della persona con diabete, è un lavoro approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. La situazione del nostro Paese è stata fotografata in maniera meticolosa, Regione per Regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Sulla base di questa analisi, abbiamo inoltre formulato una serie di proposte concrete, alcune delle quali, sono state già recepite dal Piano Nazionale Diabete, di prossima presentazione da parte del Ministero della Salute”. Proposte che hanno la potenzialità di promuovere un profondo cambiamento culturale nell’organizzazione sanitaria del nostro Paese “visto che – sostiene il professor Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia – il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e può dunque fungere da modello per affrontare la sfida più attuale per la sanità, quella della cura e dell’assistenza della cronicità”. “La cronicità di questa patologia e le previsioni sui futuri sviluppi – sostiene il professor Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la Commissione Parlamentare alla stesura del rapporto conclusivo – impongono a livello politico una programmazione di medio e lungo periodo che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E’ dunque urgente un Piano nazionale sul diabete poiché una corretta programmazione consentirà di garantire che la governance del ‘sistema diabete’ sia sostenibile in termini economici”. Tre i punti cardine suggeriti nell’indagine conoscitiva sul diabete: creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali; intensificare la prevenzione attraverso la promozione di stili di vita salutari; ridefinire i LEA in diabetologia, per eliminare le differenze tra le diverse regioni (anche per quanto riguarda l’erogazione dei materiali per l’autocontrollo della glicemia e l’educazione terapeutica) . "Questo documento – conclude il senatore Antonio Tomassini – richiama ad un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni, affinché si adoperino da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità, particolarmente quella in età infantile e tra i giovani, dall’altro a dare una soluzione adeguata al problema della somministrazione dei farmaci a scuola, che riguarda non solo il diabete ma anche altre patologie”. (STEFANIA BELLI) 13 novembre 2012 Sedentario, del Sud e poco istruito ecco l' identikit del paziente italiano Sedentario, sovrappeso e con licenza media. L' identikit del diabetico presentato al Senato, in coincidenza della II Conferenza nazionale sul diabete e in vista della Giornata mondiale che si celebra domani, offre un quadro sconfortante. Il Sud è più colpito (7,8% dei lucani e 7,6% dei calabresi contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% di valdostani e veneti, il 3,6% dei lombardi), ha un elevato tasso di obesità e una scarsa attitudine allo sport (la malattia riguarda l' 8% dei sedentari contro l' appena 1% della fascia dedita ad attività fisica). Altrettanto drammatica la situazione economica di un Paese che, con 2 milioni e 970mila diabetici (4,9% della popolazione), sborsa per la gestione della malattia circa nove miliardi l' anno. E che dire del titolo di studio? Tra i laureati la diffusione della malattia è di cinque volte inferiore, in confronto a chi ha solo la licenza media. Il profilo del paziente italiano è stato elaborato dall' Italian barometer diabetes observatory (Ibdo) di Villa Mondragone dell' università di Tor Vergata. «La lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria annuale», puntualizza Renato Lauro, rettore dell' ateneo romano, «e pesa sulle casse dello Stato per 9,22 miliardi, 2.660 euro per paziente. Anche se si tratta di uno dei dati più bassi d' Europa, rimane comunque una cifra importante. Soprattutto se consideriamo che entro il 2030 i malati aumenteranno del 23%». Ma a Palazzo Madama è stata anche presentata un' indagine conoscitiva sul diabete (promossa da Diabete Italia insieme al "Comitato per i diritti della persona con diabete"). Anche da questo report è emersa una situazione preoccupante: cinque malati su dieci non arrivano dallo specialista, uno su cinque viene ricoverato e un diabetico su quattro non può contare sull' esenzione, perché non la richiede o perché non sa neanche che ne avrebbe diritto. Ma l' indagine sottolinea pure l' urgenza di un "Piano nazionale diabete" utile a «garantire che la governance del diabete sia economicamente sostenibile». Un' urgenza che sembra rispettata dal ministro della Salute con la sua firma già opposta alla proposta del piano. «L' Italia è stata la prima nazione a dotarsi di una legge nell' 87», sottolinea Renato Balduzzi, «che ha definito le azioni più idonee a individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e a organizzare l' assistenza grazie ai servizi di diabetologia su tutto il territorio». Per Salvatore Caputo, direttore scientifico di Diabete Italia, tre sono i punti cardine del documento: la creazione di un registro nazionale dei diabetici basato su registri regionali, la ridefinizione dei Lea in diabetologia (per eliminare le differenze fra le regioni) e un ulteriore impulso da dare alla prevenzione e all' educazione terapeutica. (g. d. b.) PERIODICI 6 novembre 2012 PERIODICI ONLINE 6 novembre 2012 Diabete Italia: Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete 06/11/2012 Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. «L’indagine conoscitiva» ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale «è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute». Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a «promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità». Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. «Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo», dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. 6 novembre 2012 SALUTE/ DA OGGI A ROMA SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SUL DIABETE Tasso crescita annuo del 4%, oltre 100mila persone malati ad anno Roma, 6 nov. Il diabete ha un tasso di crescita annuo in Italia vicino al 4%, pari a oltre 100.000 persone che ogni anno si ammalano e di pari passo ogni anno la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3%, circa 300 milioni di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Per discutere dell'epidemia del secolo, Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la "Seconda conferenza nazionale sul diabete", nell'ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell'incontro l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Tra le specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia quelle di riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del piano nazionale diabete, di includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il 'piede diabetico', di definire, in accordo con le società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell'ambito di un'organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica. Ancora, Diabete Italia chiede di costituire nelle Asl un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell'ospedale per monitorare la qualità dell'assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete e infine di istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. TV / VIDEO/RADIO 6 novembre 2012 6 novembre 2012 Adnkronos salute http://www.youtube.com/watch?v=XWi0EAZ-DH0&noredirect=1 E-ZINE/NEWSLETTER 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE inserito da: dopstartpubblicato il: 06/11/2012 10:51 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 6 novembre 2012 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 06/11/2012, 15:59 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 06/11/2012, 15:59 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 06/11/2012, 15:59 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 6 novembre 2012 DIABETE: UNA CORSA DA FERMARE Ogni anno 100 mila italiani scoprono di avere il diabete, con un tasso di crescita vicino al 4%. E la spesa per curarlo aumenta del 3%, qualcosa come 300 milioni di euro ogni dodici mesi MICHELE MUSSO 6 novembre 2012 - 19:46 Creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni; intensificazione dell'impegno nella prevenzione, soprattutto per favorire stili di vita salutari; ridefinizione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti tra le diverse Regioni. Sono questi i tre punti cardine intorno ai quali ruota il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul diabete, approvata all’unanimità dopo sei mesi di lavori dalla Commissione Sanità e presentata oggi a Roma in un incontro promosso da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del ministero della salute, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra ogni anno il 14 novembre. «L’indagine conoscitiva - ha detto tra l'altro la relatrice in Commissione, Emanuela Baio, che è anche presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, Regione per Regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute». Una “fotografia” che mostra una malattia apparentemente inarrestabile, che ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% (+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3 milioni di persone con diabete) e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello oggi molto superiore alla crescita del nostro Prodotto interno lordo. «Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete - ha sottolineato Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più». È dimostrato, infatti, che una buona assistenza alla persona con diabete (che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa) può consentire una significativa riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. «Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare» conclude Valentini. Ecco allora le altre richieste di pazienti e operatori alla “politica”: riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il “piede diabetico”; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale; costituire nelle Asl un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; inserire la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Sul ruolo decisivo che la collaborazione tra Istituzioni ha nella lotta al diabete si è soffermato Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a «un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata». 6 novembre 2012 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 6 novembre 2012 6 novembre 2012 Lambertini.net Roma Published 06/11/2012 | By Roberto Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% – oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% – circa 300 milioni di euro – ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 – Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% – oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% – circa 300 milioni di euro – ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Roma, 6 novembre 2012 – Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.“L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”.Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”.Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 PATOLOGIE: La corsa inarrestabile del diabete Comunicato del 6/11/2012 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 6 novembre 2012 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00 Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre, deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'". 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00 Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre, deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'". 6 novembre 2012 DIABETE: FERMIAMO UNA CORSA INARRESTABILE Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Martedì, 6 novembre 2012 - 13:42:00 Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. SCHIFANI, CURE CONTRO DIABETE SIANO ACCESSIBILI A TUTTI - "Ogni piano anti-diabete, inoltre, deve rendere accessibili e condivisibili i mezzi di controllo e di cura per tutti i cittadini". Lo ha affermato il presidente del Senato Renato Schifani, intervenuto a palazzo Giustiniani alla Conferenza nazionale sul diabete. Il Presidente ha ricordato che "per favorire il miglior approccio possibile" l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha dettato le linee guida per i piani nazionali di prevenzione. r Schifani "occorre poi assicurare l'educazione dei pazienti affetti da diabete, soprattutto per mezzo dell'autocontrollo. Programmi sanitari intelligenti ed efficaci che riguardano ogni livello di assistenza, sono preziosi per ridurre fattori quali l'invalidita' e la mortalita', ed ogni malato deve poter contare sin dall'inizio su una equipe medicodiabetologica preparata, su un'unita' operativa di livello e nei casi piu' gravi sul centro antidiabete". Per Schifani, tuttavia, "il coordinamento fra il livello nazionale, quello regionale e quello locale e' indispensabile, perche' e' evidente che un sistema di prevenzione e cura e' tanto piu' efficiente quanto piu' e' capace di interagire al suo interno. In questo senso, l'informatica e Internet rivestono grande utilita'". 6 novembre 2012 Salute/ Da oggi a Roma seconda conferenza nazionale sul diabete Tasso crescita annuo del 4%, oltre 100mila persone malati ad anno Roma 6 nov. (TMNews) - Il diabete ha un tasso di crescita annuo in Italia vicino al 4%, pari a oltre 100.000 persone che ogni anno si ammalano e di pari passo ogni anno la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3%, circa 300 milioni di euro, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Per discutere dell'epidemia del secolo, Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la "Seconda conferenza nazionale sul diabete", nell'ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell'incontro l'indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all'unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. Tra le specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia quelle di riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del piano nazionale diabete, di includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il 'piede diabetico', di definire, in accordo con le società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell'ambito di un'organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica. Ancora, Diabete Italia chiede di costituire nelle Asl un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell'ospedale per monitorare la qualità dell'assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete e infine di istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Il diabete è una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Le conclusioni dell'indagine conoscitiva parte dal presupposto che la cura e l'assistenza ai diabetici in Italia, "pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d'altronde non si verifica per nessun Paese al mondo", spiega Salvatore Caputo, direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, "con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione". Quindi, l'attenzione si sposta sulla necessità "di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni". "E' ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione", dice. E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata". Ancora, è chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", conclude Valentini. "L'indagine conoscitiva - ha spiegato la relatrice, Emanuela Baio, presidente del comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell'assistenza della cronicità". 6 novembre 2012 6 novembre 2012 6 novembre 2012 SANITA': NUOVI LEA E REGISTRO NAZIONALE DIABETE, LE RICHIESTE A GOVERNO Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale sul diabete' durante la quale si è discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia. "L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con diabete - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell'assistenza della cronicità". "La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perché una corretta programmazione consente di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici". Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. "E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata". "Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge Valentini ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più". E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa - corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini. Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l'aumento dell'obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata". Adnkronos Salute 7 novembre 2012 7 novembre 2012 PIANO DIABETE A CONFERENZA STATO-REGIONI Balduzzi, migliorando prevenzione si puo' ridurre incidenza 07 novembre, 09:36 ROMA - La proposta di Piano sulla malattia diabetica e' stata firmata dal ministro della Salute e trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni. Lo ha annunciato lo stesso Renato Balduzzi in un messaggio in occasione della seconda Conferenza nazionale sul diabete, promossa a Roma da Diabete Italia in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del ministero della Salute. L'Italia, ha sottolineato Balduzzi, ''e' stata la prima nazione a livello europeo a dotarsi di una legge nel 1987 che, insieme al protocollo di intesa tra ministro della Sanita' e presidente del Consiglio del 1991, ha definito le azioni piu' idonee ad individuare le fasce di popolazione a rischio diabetico, a programmare interventi e ad organizzare l'assistenza prevedendo l'istituzione di servizi di diabetologia su tutto il territorio nazionale''. Il diabete, ha inoltre osservato il ministro, ''e' una malattia cronica che ha un forte impatto sociale che incide significativamente sula spesa sanitaria: migliorando la prevenzione e l'assistenza ai diabetici - ha sottolineato - si possono ridurre concretamente l'incidenza della malattia e delle sue complicanze e determinare un aumento dell'aspettativa di vita e della sua qualita'''. Balduzzi ha quindi rilevato la necessita' di ''ripensare culturalmente l'approccio alla persona con diabete'': cio', ha spiegato, ''puo' partire dalla individuazione di alcune criticita' prioritarie quali la continuita' assistenziale tra territorio e ospedale, un corretto targeting del paziente, integrazione delle politiche sociosanitarie e l'integrazione operativa tra servizi''. 7 novembre 2012 Diabete: tasso di crescita vicino al 4% l' anno, spesa sfiora i 10 miliardi di euro Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 7 novembre 2012 CONFERENZA NAZIONALE SU DIAGNOSI E CURA DEL DIABETE Gli specialisti in diabetologia hanno discusso a Roma dello stato dell'arte delle terapie in Italia 07.11.2012. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato ieri a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità”. Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo” dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. È quindi urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “È ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione”. E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto Valentini –. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più”. È chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. By Infosalute.info, conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete 7 novembre 2012 CONFERENZA NAZIONALE SU DIAGNOSI E CURA DEL DIABETE Gli specialisti in diabetologia hanno discusso a Roma dello stato dell'arte delle terapie in Italia 07.11.2012. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato ieri a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva – ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale – è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità”. Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo” dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. È quindi urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “È ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione”. E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 – ha aggiunto Valentini –. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più”. È chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. By Infosalute.info, conferenza nazionale su diagnosi e cura del diabete 8 novembre 2012 DIABETE: UN'EPIDEMIA DA ARRESTARE 08/11/2012 - Ogni anno 100 mila italiani scoprono di avere il diabete, con un tasso di crescita vicino al 4%. E la spesa per curarlo aumenta del 3%. La manifestazioni in vista della Giornata mondiale del 14 novembre. Sembra inarrestabile, con il suo tasso di crescita vicino al 4% l'anno (+33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3 milioni di persone con diabete) e un aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa destinata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi). È il diabete, una patologia della quale si celebrerà la Giornata mondiale il prossimo 14 novembre e che sta assumendo le dimensioni di una vera pandemia. Il diabete “preferisce” i sedentari: otto persone su cento che non praticano nessuna attività fisica sono colpite dalla patologia, contro l’1% soltanto degli sportivi; i grandi obesi presentano un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto a chi si mantiene in forma; tra i laureati la diffusione della malattia è cinque volte inferiore rispetto a chi ha solo la licenza media; il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi. Sono tutti dati circolati in questi giorni nelle diverse manifestazioni promosse in vista della Giornata mondiale. Al Senato, per esempio, la Commissione Sanità ha concluso la sua indagine conoscitiva sulla malattia, approvando all'unanimità un documento presentato in un incontro a Roma, con il quale si chiedono, tra l'altro, la creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni; l'intensificazione dell'impegno nella prevenzione, soprattutto per favorire stili di vita salutari; ridefinizione dei Lea in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti tra le diverse Regioni. Nell'incontro si è tra l'altro sottolineato come sia fondamentale attuare nuove misure per migliorare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più. È dimostrato, infatti, che una buona assistenza alla persona con diabete (con miglior controllo di glicemia, colesterolo e pressione arteriosa) può consentire una significativa riduzione delle principali complicanze: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. E sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3 mila euro e che un persona in dialisi costa oltre 40 mila euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare. L’arma migliore per combattere il diabete, che uccide ogni anno 27 mila italiani tra i 20 e i 79 anni, rimane la prevenzione. Seguire cioè stili di vita adeguati: dieta bilanciata, esercizio fisico e controllo del peso che – hanno sottolineato gli esperti nell'incontro organizzato a Roma per la presentazione dell’Italian Barometer Report 2012 – possono ridurre del 50% il rischio di essere colpiti dal disturbo. In questo modo si porebbero ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico, visto che l’80% delle persone con diabete muore a causa di problematiche cardiovascolari, da due a quattro volte più frequenti in chi soffre di questo disturbo metabolico. Inoltre, sono soprattutto le conseguenze più gravi come infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa a interessare con maggior frequenza i diabetici, che si vedono “derubati” in media di 5–10 anni di vita. 8 novembre 2012 • In otto anni in Italia il diabete è aumentato del 33% Quella del diabete sembra una piaga inarrestabile nel nostro Paese. Il dato emerge dall’indagine conoscitiva del Senato che, dopo sei mesi di lavoro della commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, ed è stato presentato a Roma nel corso della “Seconda conferenza nazionale sul diabete” e in vista della giornata mondiale del prossimo 14 novembre. Le cifre dell’indagine sulla malattia sono impressionanti: un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete. Numeri che rappresentano un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del Pil nazionale. Secondo la relatrice, la senatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale, l'indagine conoscitiva è “un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Dall’indagine è emersa la necessità della creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. La proposta di incrementare la prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, "con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione". Si è anche evidenziata l’urgenza di ridefinire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. 8 novembre 2012 Sanita': nuovi Lea e Registro nazionale diabete, le richieste a Governo 08 novembre 2012 Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi Lea interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, e definire i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia questa mattina a Roma, in occasione della 'Seconda conferenza nazionale sul diabete' durante la quale si è discussa l'indagine conoscitiva del Senato sulla patologia. "L'indagine conoscitiva - spiega la relatrice Emanuela Baio, presidente del Comitato nazionale diritti delle persone con diabete - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del ministero della Salute". Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell'indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a "promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell'assistenza della cronicità". "La cronicità della patologia e le previsioni sui futuri sviluppi - recita il documento - impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E' quindi urgente un Piano nazionale sul diabete, perché una corretta programmazione consente di garantire che la governance del 'sistema diabete' sia sostenibile in termini economici". Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento, a partire dalla creazione di un Registro nazionale delle persone con diabete, basato su Registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, con politiche volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione. Quindi l'attenzione si sposta sulla necessità di ridefinire i Lea in diabetologia, con l'obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni. "E' ragionevole pensare - sottolinea Salvatore Caputo, direttore scientidfico di Diabete Italia - che la definizione e la reale realizzazione di un Lea diabetologico che comprenda anche l'erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l'autocontrollo o l'educazione terapeutica possa migliorare l'attuale situazione". E infine, "per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il Lea diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell'assistenza integrata". "Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest'indagine e al Piano nazionale diabete - aggiunge Valentini - ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più". E' chiaramente dimostrato, ricordano infatti gli esperti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete - e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. "Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l'anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro, e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l'anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare", dice Valentini. Al ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha rivolto attenzione Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla Commissione richiami a "un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l'aumento dell'obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall'altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata". 8 novembre 2012 Fermiamo una corsa inarrestabile Data di pubblicazione: 08/11/2012 Il diabete ha un tasso di crescita annuo vicino al 4% - oltre 100.000 persone; la spesa sanitaria per curarlo aumenta del 3% - circa 300 milioni di euro - ogni anno, pronta a sfondare il tetto dei 10 miliardi. Varo del piano nazionale, nuovi Lea e registro nazionale, misure cardine per affrontare il diabete. Presentata alla “Seconda conferenza nazionale sul diabete” l’indagine conoscitiva realizzata dal Senato. Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. “L’indagine conoscitiva - ha detto la relatrice, Sen. Emanuela Baio, Presidente del Comitato nazionale - è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute”. Secondo Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia, le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a “promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità.” Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. “Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo”, dice Salvatore Caputo, Direttore scientifico di Diabete Italia, che ha collaborato con la commissione parlamentare nella stesura del rapporto conclusivo. “La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché “una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici”. Caputo sottolinea come siano tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. “Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 - ha aggiunto Valentini. Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più.” E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. “Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare”, conclude Valentini. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. Tratto da: julienews.it, 08 novembre 2012 9 novembre 2012 12 novembre 2012 Diabete: fermiamo una corsa inarrestabile 12/11/2012 Diabetologia Riconoscere e concretizzare il ruolo attivo del volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete; includere nei nuovi LEA interventi come l’educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il ‘piede diabetico’; definire, in accordo con le Società scientifiche e le istituzioni competenti, i requisiti e le caratteristiche delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio in proporzione alla popolazione di riferimento, garantendo adeguata assistenza da parte del medico di medicina generale nell’ambito di un’organizzazione rivolta alla cura e alla gestione della malattia cronica; costituire nelle ASL un dipartimento funzionale cui partecipino medici diabetologi e di medicina generale, associazioni di volontariato, direzioni sanitarie del territorio e dell’ospedale per monitorare la qualità dell’assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete; istituire un registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. Queste alcune delle specifiche richieste rivolte alla politica e al Governo da Diabete Italia, l’organizzazione che rappresenta gli interessi del mondo medico, del volontariato e degli operatori sanitari impegnati nel nostro Paese nella lotta a una malattia che sembra inarrestabile, con un tasso di crescita annuale vicino al 4%, +33% tra il 2002 e il 2010, da 2.250.000 a 3.000.000 di persone con diabete, e un conseguente aumento dei costi per il sistema sanitario di circa 300 milioni di euro ogni anno, cioè il 3% della spesa dedicata alla malattia (9,2 miliardi di euro complessivi), un livello ad oggi molto superiore alla crescita del PIL nazionale. Diabete Italia ha organizzato oggi a Roma, in collaborazione con il Comitato nazionale per i diritti della persona con diabete e con il patrocinio del Senato e del Ministero della salute, la “Seconda conferenza nazionale sul diabete”, nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata mondiale del diabete, che si celebra annualmente il 14 novembre. Tema dell’incontro: l’indagine conoscitiva del Senato sul diabete, approvata all’unanimità dopo 6 mesi di lavori dalla XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama. L’indagine conoscitiva è un lavoro importante, approfondito e prezioso che abbiamo messo a disposizione del Governo. Fotografa con chiarezza la situazione attuale del nostro Paese, regione per regione, mettendo in luce pregi, difetti e criticità. Avanza, inoltre, una serie di proposte concrete, alcune già recepite dal Piano nazionale diabete di prossima presentazione dal parte del Ministero della salute. Le proposte contenute nell’indagine del Senato, e soprattutto le richieste avanzate dalla sua organizzazione sono tese a promuovere un profondo cambiamento culturale in tema di organizzazione sanitaria del nostro Paese. Per le sue dimensioni e la sua complessità, il diabete è un vero e proprio paradigma delle malattie croniche e tutto quello che si suggerisce può fungere da modello per affrontare in maniera concreta la sfida ormai attuale per la sanità: quella della cura e dell’assistenza della cronicità. Ma vediamole, in sintesi, le conclusioni dell’indagine. Si parte dal presupposto che la cura e l’assistenza ai diabetici in Italia, pur presentando punti di forza rispetto ad altre nazioni europee e non, sono ben lontane dal potersi definire ottimali e ideali, come d’altronde non si verifica per nessun Paese al mondo. La cronicità della patologia, e le previsioni sui futuri sviluppi impongono, a livello politico, una programmazione di medio e lungo periodo, che, di volta in volta, affianchi o solleciti gli interventi sanitari adottati a livello regionale e territoriale. E`, quindi, urgente un Piano nazionale sul diabete”, recita il documento, perché una corretta programmazione consente di garantire che la governance del «sistema diabete» sia sostenibile in termini economici. Sono tre i punti cardine suggeriti dal documento: a partire dalla creazione di un registro nazionale delle persone con diabete, basato su registri regionali, per avere dati certi sui quali fondare valutazioni e previsioni. Si propone, poi, di intensificare lo sforzo della prevenzione soprattutto per favorire stili di vita salutari, “con politiche di favore, volte a promuovere e incentivare qualsiasi forma di movimento e di attività sportiva, anche valutando forme di defiscalizzazione”. Quindi, l’attenzione si sposta sulla necessità “di ridefinire i LEA in diabetologia, con l’obiettivo di eliminare le differenze esistenti fra le diverse regioni”. “E’ ragionevole pensare che la definizione e la reale realizzazione di un LEA diabetologico che comprenda anche l’erogazione di componenti non usuali quali il materiale per l’autocontrollo o l’educazione terapeutica possa migliorare l’attuale situazione.” E infine, “per una uniforme assistenza su tutto il territorio nazionale, il LEA diabetologico dovrebbe essere inteso come il servizio che ogni azienda sanitaria assicura ai diabetici, secondo il modello dell’assistenza integrata”. Il movimento che negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di quest’indagine e al Piano nazionale diabete ha ottenuto un primo significativo risultato, forse il più rilevante dalla legge quadro sul diabete del 1987 . Ora è fondamentale attuare nuove misure, ispirate da questo lavoro, per adeguare il nostro sistema di cura del diabete che già è efficiente, ma potrebbe esserlo di più. E’ chiaramente dimostrato, infatti, che a una buona assistenza prestata alla persona con diabete, e che si può riassumere nel miglioramento del controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione arteriosa, corrisponde una netta riduzione delle principali complicanze della malattia: dal 15% di infarti e ictus al 47% delle insufficienze renali gravi, in un arco di tempo di 15 anni. Sapendo che una persona con diabete senza complicanze costa al servizio sanitario circa 800 euro l’anno, ma che con una sola complicanza si balza a oltre 3.000 euro e che un persona in dialisi costa oltre 40.000 euro l’anno, è facile immaginare quanto si potrebbe risparmiare. All’importante ruolo che la collaborazione tra istituzioni riveste nella lotta al diabete ha infine rivolto particolare attenzione il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha sottolineato come il documento licenziato dalla commissione richiami a “un coinvolgimento diretto della scuola e delle Regioni affinché si adoperino, insieme alle altre parti in causa, da un lato a contrastare l’aumento dell’obesità nella popolazione, particolarmente in età infantile e giovanile, dall’altro a porre rimedio a un problema ancora troppo diffuso come quello della somministrazione dei farmaci a scuola, peraltro non limitato ai bambini con diabete, ma comune anche ad altre malattie, che non ha ancora ottenuto in Italia soluzione adeguata”. 14 novembre 2012 14 NOVEMBRE: GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE In Italia sono 3 milioni le persone con diabete tipo 2 (4,9% della popolazione); un altro milione è affetto da diabete tipo 2 senza saperlo. In più 400mila sono affetti da diabete tipo 1, di cui il 20% sono bambini. A tutti loro è dedicata la Giornata Mondiale del Diabete che si celebra il 14 novembre, data di nascita del ricercatore canadese Fredrick Banting che con Charles Best, nel 1923, scoprì l'insulina. Promossa dall'International Diabetes Federation (IDF) e dalla World Health Organization (WHO), la giornata coinvolgerà tutti i Paesi del mondo con appuntamenti, manifestazioni, distribuzione di opuscoli informativi. Per informazioni: www.giornatadeldiabete.it; www.worlddiabetesday.org; www.idf.org). La Giornata coinvolgerà direttamente i pazienti, ma anche i professionisti del mondo della salute e dell'alimentazione per aumentare la consapevolezza delle problematiche legate al diabete e diffondere le raccomandazioni dietetiche per prevenirlo. In quest'ottica si inserisce l'impegno del Nestlè Institute of Health Sciences (NIHS) che ha studiato una speciale gamma di prodotti nutritivi per aiutare i pazienti a gestire il diabete e ridurre gli effetti collaterali legati alla malattia, e che sarà tra i promotori della Giornata mondiale. Per quanto riguarda l'Italia, i giorni scorsi, è stata presentata in Senato la seconda Conferenza nazionale sul diabete. Questi i punti principali in discussione, sintetizzati dal dottor Umberto Valentini, presidente di Diabete Italia (www.diabeteitalia.it). <E' importante che venga riconosciuto un ruolo attivo al volontariato nella realizzazione del Piano nazionale diabete. Sono da definire i requisiti delle strutture specialistiche di diabetologia e il loro numero sul territorio. Si è anche auspicato che, nelle ASL, venga costituito un dipartimento funzionale, con la presenza di medici diabetologi, accanto ai medici di base, ma anche associazioni di volontariato per monitorare la qualità dell'assistenza e proporre interventi di miglioramento della qualità di vita della persona con diabete. Si è proposto, inoltre, di inserire, nei nuovi LEA, interventi come l'educazione terapeutica e la cura delle complicanze, incluso il "piede diabetico". Si è quindi proposto di istituire un Registro del diabete, inserendo la malattia tra quelle di maggiore interesse sanitario. (P.T.)