01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 1
bollettino bimestrale
RIVISTA BIMESTRALE DI INFORMAZIONE MEDICA
anno XXVI
numero 1
gennaio-febbraio
2011
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in Abbonamento
Postale D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n. 46)
art. 1 co. 1, DCB Trieste
Ordine
dei Medici Chirurghi
e degli Odontoiatri
della Provincia di Trieste
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 2
GLI EVENTI PATROCINATI DALL’ORDINE
IL PRONTUARIO TERAPEUTICO DI AREA VASTA:
STRUMENTO PER LA GESTIONE DI UNA TERAPIA OTTIMALE
DEL DIABETE MELLITO
M.I.B. Palazzo “Ferdinandeo”, Largo “Caduti di Nassirja”, Trieste – 26 gennaio 2011
Responsabili scientifici: Fabio Samani e Riccardo Candido
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: [email protected]
ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: alla data dell’evento
IV CONGRESSO DI PATOLOGIA E CHIRURGIA ORO-MAXILLO-FACCIALE
LE MALATTIE DEL CAVO ORALE NELL’ETA’ EVOLUTIVA
Centro Congressi Stazione Marittima, Trieste – 18-19 febbraio 2011
Responsabili scientifici: Roberto Di Lenarda e Matteo Biasotto
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: KEY CONGRESSI SrL, piazza della Borsa 7, 34121 Trieste
Tel. O40-660352/362727; Fax 040-66035; [email protected]
ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: ad esaurimento posti
IL MEDICO DI MEDICINA GENERALE E I PROBLEMI QUOTIDIANI IN ORL
Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste
piazza Goldoni 10, Trieste – 4 marzo 2011
Responsabili scientifici: Alberto Giammarini Barsanti e Giancarlo Tirelli
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: The Office SrL, via San Nicolò, 34121 Trieste
Tel. 040-368343 + 1 int. 10; Fax 040-368808; [email protected]
ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: 1 marzo 2011
LA TERAPIA IMPLANTARE NEI PAZIENTI PARODONTALI
Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste
piazza Goldoni 10, Trieste – 19 marzo 2011
Responsabile scientifico: Antonella Primosi
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: Antonella Primosi c/o Studio Isabella Mayer, via San Francesco 4,
34100 Trieste Telefono 040-370456
ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: alla data dell’evento
GLI EVENTI FORMATIVI ORGANIZZATI DALL’ORDINE
I VENERDI’ DI AGGIORNAMENTO DELL’ORDINE DEI MEDICI
PRIMA DI TUTTO LE LDL… E POI?
LE NUOVE FRONTIERE NELLA PREVENZIONE DEL RISCHIO
CARDIOVASCOLARE
Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste, piazza Goldoni 10, Trieste
25 febbraio 2011, ore 16.30
Responsabile scientifico: Claudio Pandullo
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: [email protected]
Termine iscrizione: alla data dell’evento
PER INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI A TUTTI I CORSI RIVOLGERSI
ALLA SEGRETERIA DELL’ORDINE (040-636856)
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 3
bollettino bimestrale
anno XXVI
numero 1
gennaio - febbraio 2011
in questo numero...
Consiglio Direttivo
Presidente Claudio Pandullo
Vicepresidente Dino Trento
Segretario Ronald Tramarin
Tesoriere Andrea Vuga
Consiglieri Roberto Adovasio, Mario Balestra,
Biagio Borea, Fabrizio Briganti Piccoli, Gaetano
Castronovo (Odont.), Gabriella Clarich, Paolo
Gustini, Giorgio Longo, Mauro Melato, Euro
Ponte, Denis Pregarc (Odont.), Cosimo Quaranta,
Maurizio Spedicati
Revisori dei Conti Tiziana Cimolino (Presidente), Rinaldo Rolli. Fabio Ranieri, Laura Ukovich
(Supplente)
Commissione Odontoiatri Diego Paschina
(Presidente), Gaetano Castronovo, Antonella
Bonivento, Claudia Busecchian, Denis Pregarc
6
L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE
9
ARTICOLO DEL PRESIDENTE CAO
10
LA VOCE DEI CONSIGLIERI
12
NOTIZIE DALLA FACOLTÀ MEDICA
14
... E DAGLI SPECIALIZZANDI
16
ASSOCIAZIONE ITALIANA DONNE MEDICO
(AIDM)
18
DALL’IRCCS “BURLO GAROFOLO”
19
DALLA STAMPA INTERNAZIONALE
20
RUBRICA DI BIOETICA
21
ED INFINE UN PO’ DELLA NOSTRA STORIA
22
RUBRICA SINDACALE
26
DALLA ASSOCIAZIONE MOGLI MEDICI
ITALIANI (AMMI)
28
COMUNICATI
32
LA SITUAZIONE REGIONALE “AMIANTO”
34
PROGETTO: REPORTAGE AMIANTO FVG
2010-2011
Direttore Responsabile Mauro Melato
Videoimpaginazione e Pubblicità
Quickline sas
Via S. Caterina da Siena 3, 34122 Trieste
Autorizzazione del Tribunale
di Trieste n. 675
Registrazione del 24/07/1985
Stampa a cura di F&G Prontostampa - Trieste
Finito di stampare il 25/02/2011
Pubblicità inferiore
Direzione e Redazione del Bollettino
Piazza Goldoni, 10 - 34122 Trieste
tel 040636856 fax 040368998
e-mail: [email protected]
REGIONALE “AMIANTO”
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 4
COMUNICAZIONE IMPORTANTE
Prot.: 343
Trieste, 1 febbraio 2011
Carissime Colleghe,
Carissimi Colleghi,
In relazione alla procedura di trasmissione per via telematica dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati in seguito ad incontri tenuti con i referenti dell’Assessorato presso l’Ordine
sono stati concordati i seguenti punti:
persiste la possibilità di utilizzare i certificati di malattia INPS cartacei nel caso di evidente impossibilità di trasmissione per via telematica: indisponibilità del sistema per problemi di rete e server,
indisponibilità del terminale (cfr visite domiciliari).
Secondo una interpretazione della Federazione Nazionale questi certificati cartacei rientrano nel
20% fissato dal Ministero quale quota di invio non telematico tollerabile e tollerata.
Nella Regione Autonoma FVG l’accesso al sistema di invio dei certificati avviene attraverso il Portale della Continuità della Cura e l’impiego di una Carta operatore o, in
alternativa, di una Carta dei Servizi attivata.
L’Ordine, al fine di agevolare il rilascio delle Carte Operatorie Regionali ai medici libero
professionisti e ai sostituti dei medici di medicina generale, raccoglie i nominativi degli
iscritti interessati e li comunica ad INSIEL; sarà possibile pertanto contattare la segreteria 040 636 856 nei seguenti giorni e orari:
lun. mar. giov. dalle 10.00 alle 14.00
merc. dalle 10.00 alle 17.00
venerdì dalle 10.00 alle 13.00
o inviare una mail all’indirizzo [email protected].
Vi ricordo che il rilascio delle Carte Operatore Regionali avverrà tramite la segreteria del Sistema
Informativo dell'ASS 1 Triestina ai seguenti recapiti:
dott. Italo Miglionico
sig. Enrico Era
tel. 040.399.5145 - 5199
da lunedì a venerdì dalle ore 8.00 alle ore 13.00
Buon lavoro a tutti
Claudio Pandullo
Presidente OMCeO Trieste
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 5
PRESENTAZIONE
Il primo numero dell’anno è particolarmente
ricco di notizie ed eventi e, siccome sarà seguito a breve dal secondo numero, chiedo a
tutti i colleghi che volessero intervenire con
lettere, commenti, segnalazioni sul prossimo
di inviarmeli subito. Con questo numero, infatti, è stato recuperato del tutto l’arretrato e
la cadenza delle uscite, d’ora in poi, si preannuncia regolare garantendo la pubblicazione in
tempo utile di avvisi con scadenza quali quelli
relativi ai congressi..
Il numero è stato arricchito dalle immagini e
da alcune informazioni ricavate dal volume
ASBESTOS reportage amianto fvg appena
edito dall’Associazione culturale “Metarte”, materiale che ha il fine di tener viva anche nella
nostra categoria l’attenzione riguardo le drammatiche problematiche di salute ed ambientali
che a distanza di un ventennio dal divieto di
utilizzo dell’amianto non risultano ancora risolte, specie nella nostra Provincia dove, è
utile ricordare, la mortalità per neoplasie
amianto-correlate detiene un tragico record.
Buona lettura a tutti!
Mauro Melato
5
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 6
L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE ...
Carissime Amiche
Carissimi Amici,
queste mie riflessioni si pongono a cavallo fra la fine del
2010 e l’inizio dell’anno nuovo, periodi di bilanci e di previsioni per quanto possibile.
Le certificazioni on line
Il 2010 appena trascorso verrà sicuramente ricordato
come l’anno della informatizzazione “forzata” e della
“smaterializzazione” dei certificati. Abbiamo iniziato questo tormentato percorso con le certificazioni di invalidità
civile inserita a tappe forzate a cavallo fra Natale e Capodanno del 2009. L’Ordine si è attivato nell’ informare e
formare i colleghi interessati a questa procedura.
Il sistema di certificazione di invalidità on line è ormai
a regime anche se secondo gli utilizzatori della procedura
la centralizzazione sta determinando un prolungamento
nei tempi di erogazione dei benefici economici.
A questa procedura on line è seguita la certificazione di
malattia che oltre a coinvolgere i medici di medicina generale interessa tutti i professionisti. Anche in questo caso
sono emerse importanti difficoltà legate soprattutto e
come sempre alla lentezza della rete informatica, inoltre
la Federazione Nazionale ha preso posizione invitando il
Ministero ad una proroga nelle sanzioni per permettere
agli interessati di adeguarsi alla procedura.
I rapporti con le altre Professioni sanitarie
Nel 2010 abbiamo assistito alla presa di posizione dell’Ordine di Bologna nei confronti del protocollo di intervento denominato “See and treat” dalla Regione Toscana.
In buona sintesi i protocolli prevedono per alcuni accessi
al Pronto Soccorso una valutazione e trattamento da
parte del personale infermieristico in autonomia ed indipendenza del medico fino all’invio a consulenza specialistica e successiva dimissione del paziente.
L’adozione di questo protocollo ha indotto, come era
prevedibile, un incremento di accesso dei codici bianchi ai
Pronti Soccorso non risolvendo il problema dei codici
bianchi ma semplicemente delegando ad altre figure professionali la loro gestione. Infatti se si vogliono ridurre gli
accessi impropri alle strutture d’emergenza il filtro deve
essere posto sul territorio e non alle porte del Pronto Soccorso inventando soluzioni tampone. Oltre all’incremento
dei codici bianchi l’adozione di questo protocollo non ha
permesso di ridurre una riduzione sensibile dei tempi di
attesa si attesta in media sulle 4 ore e ½.
La posizione ordinistica è molto chiara, riconoscendo la
professionalità raggiunta dalle altre figure sanitarie, in primis quella infermieristica tuttavia è mia opinione che pur
nello spirito di massima collaborazione, sempre nell’interesse del bene del paziente, vi debba essere un “case manager”, se volete un direttore d’orchestra che coordini e
supervisioni gli interventi.
6
Al momento attuale la legislatura identifica il medico
quale responsabile e referente di ogni atto sanitario. E’
anche da dire per completezza che manca una definizione
della legislatura su cosa sia un atto sanitario, definizione
effettivamente complessa e pertanto mal definibile in
pochi paragrafi. Se altre figure sanitarie vogliono diventare case manager devono anche affrontare oltre gli onori
anche gli oneri che questo ruolo porta con sé.
L’Ordine di Bologna si è sentito in dovere di denunziare
il protocollo “See and Treat” alla Procura ravvisando il
reato di abuso di professione medica. Come Ordine di
Trieste abbiamo preferito cercare di avviare un dibattito
con le altre professioni sanitarie, dibattito che si svolgerà
nei prossimi mesi.
Come ho più volte avuto modo di evidenziare iniziative
del genere devono essere viste con attenzione in quanto
non vorrei che fosse una soluzione tampone alla futura ed
inevitabile carenza di medici che dovremmo affrontare a
breve anche nel nostro Paese.
Più volte a livello nazionale è emerso il problema della
erosione della professione medica da parte delle altre
professioni sanitarie. I numeri sono chiari e più volte
avete avuto modo di valutarli dalle pagine di questo giornale: si prevede che nel decennio 2015-2025 circa
130.000 professionisti raggiungeranno i 65 anni di età
ossia l’età del pensionamento. Di questi circa l’85%
svolge attività in conto e per conto dei servizi sanitari regionali per i quali la normativa vigente prevede il possesso della specialità (quinquennale) o il corso di
formazione specialistica in medicina generale (triennale).
Considerando che mediamente uno studente arriva alla
laurea in 7.2 anni risulta evidente che qualsiasi decisione
venga presa adesso sarà spendibile fra 10-12 anni! E nel
frattempo…..
Il futuro della Professione
Per rispondere a questa ed altre domande il Congresso
Nazionale degli Ordini tenutosi a Roma il 2-4 dicembre
2010 ha dedicato una intera sessione alla valutazione
della qualità professionale del medico. Ritengo possa essere di interesse comune riportare i principali temi trattati
in tale occasione.
Dai vari interventi è emersa la necessità di garantire un
“medico di qualità” che deve innanzitutto essere formato
e poi protetto dalla obsolescenza delle conoscenze e competenze, garantendo nel tempo della sua vita professionale, un sistema accessibile ed efficace di costante
aggiornamento. Sono anche emerse le criticità e le relative proposte fra le principali:
Ammissione a medicina:
risulta necessario modificare la modalità di accesso per
rendere più trasparente, equo ed accettabile la selezione
e soprattutto garantire che la selezione determini l’accesso ai corsi di laurea ai soggetti dotati delle migliori at-
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 7
titudini sia agli studi che alla attività professionale.
Dovrebbero venire inseriti nel processo selettivo delle
valutazioni di profitto negli studi di scuola media superiore normalizzate a livello nazionale, attività di counselling, gestite dagli ordini, con medici esperti sui significati
tecnici, relazionali ed etici dell’esercizio professionale con
l’eventuale attribuzione di crediti formativi da valorizzare
nei punteggi selettivi finali.
Secondo alcuni relatori l’introduzione di graduatorie divise per il 70% su base locale e il 30% su base nazionale
per ripescare i candidati esclusi dalla graduatorie locali
consentirebbe un accesso numericamente più ampio con
una certa mobilità territoriale degli studenti.
Contenuti formativi del corso di laurea:
il mondo accademico e quello degli studenti ritiene auspicabile la revisione dei curricula formativi, con una riduzione degli esame e la valorizzazione piuttosto delle
prove multidisciplinari, l’utilizzo di progress test e la valutazione sul campo.
Si dovrebbe prevedere un ampliamento delle attività
professionalizzanti con l’ausilio formativo di un tutor che
consenta il contatto già durante la formazione con i servizi di prevenzione, diagnosi e cura sia ospedalieri sia territoriali; questi ultimi dovrebbero essere integrati nei
processi di formazione pratica coinvolgendo nel percorso
formativo sia gli ospedali pubblici che i privati accreditati,
i distretti, i presidi territoriali, gli ambulatori di medicina
generale e dei pediatri di libera scelta.
La formazione prelaurea deve prevedere anche la costruzione i competenze in altre discipline quali le tecniche di comunicazione, di gestione, la deotologia, la
bioetica.
Scuole di Specializzazione:
al momento attuale la programmazione dell’accesso alla
specialità resta nella pratica condizionata alle risorse formative della Facoltà di Medicina.
Lo stato attuale evidenzia le criticità del momento formativo specialistico fino ad ora seguito che con difficoltà
rende conto di alcuni delicati aspetti del mercato del lavoro professionali. Fra le variabili da considerare vi è la rivoluzione demografica ed epidemiologica conseguente e
l’ingresso nel mondo del lavoro molto più in ritardo rispetto agli altri colleghi europei.
Viene quindi proposto un modello di formazione specialistica che estenda, pur nel rispetto dei ruoli e delle
competenze, le attività professionalizzanti a tutte le attività del sistema sanitario. Scuole regionali di formazione
specifica in medicina generale e le scuole di specializzazione possono, attraverso opportuni accordi e convenzioni, individuare attività integrate di reciproco
insegnamento ed apprendimento di docenti e discenti, di
strutture, di metodologie e obiettivi formativi comuni.
La realtà locale: Trieste e oltre….
Vorrei ora esaminare brevemente alcuni eventi che
hanno caratterizzato la sanità della nostra Provincia.
Il 2010 ha visto il cambio al vertice delle 3 realtà aziendali triestine con la nomina ai prestigiosi vertici di due stimati colleghi: il prof Mauro Melato alla direzione
dell’IRCSS ed il dr. Fabio Samani alla direzione dell’ ASS1.
Le Aziende hanno avuto immediatamente l’incarico di razionalizzare le rispettive strutture nell’ambito di una generale ridefinizione dei fondi regionali destinati alla sanità.
Un ulteriore compito importante che hanno ricevuto è
quello di declinare la sanità nell’ottica dell’area vasta giuliano-isontina costituendo una rete con l’azienda goriziana
che “porta in dote” anche due ospedali quello di Gorizia
e Monfalcone realtà storiche importanti.
Il compito è difficile ed importante anche perché le decisioni che verranno prese condizioneranno il futuro della
sanità triestina ed isontina per i prossimi decenni.
E’ stata degli ultimi giorni del 2010 la discussione dei
nuovi atti aziendali o piani operativi che dir si voglia e
mentre scrivo queste righe non sono ancora note le osservazioni della Regione, se non per le solite indiscrezioni
della stampa. Ci auguriamo che questa revisione dell’ assetto della sanità locale non pregiudichi e non crei difficoltà operative ai medici e di conseguenza agli utenti.
Sempre nell’ambito di importanti incarichi che hanno
visto protagonisti nostri colleghi voglio ricordare la nomina del dr. Alberto Giammarini Barsani alla direzione del
CEFORMED, importante ente di formazione regionale.
L’immediato futuro
Il 2011 si annuncia con importanti novità.
Sta avviandosi alla fase attuativa la nuova procedura di
accreditamento per gli eventi ECM, che prevedono l’accreditamento dei provides e non dei singoli eventi, questi saranno accreditati dai providers stessi. Il ruolo degli
Ordini in questo proposito sarà importante in quanto dovrebbero raccogliere e valutare il percorso formativo ECM
degli iscritti.
Questo coinvolgimento ordinistico presuppone un sistema informatico che automaticamente riversi i dati anagrafici degli ECM dei medici nel così detto fascicolo
formativo. Il problema al momento attuale è dato dalla
essenziale incompletezza del sistema informatico e della
difficoltà di trasferimento dei crediti riscossi con ECM regionale nel data base nazionale. Si crea tuttavia il paradosso per cui le regioni che non sono dotate di un sistema
ECM regionale, trasferiscono i dati nel sistema nazionale,
e quindi sono facilmente recuperabili dalle segreterie degli
ordini.
Al contrario le regioni più virtuose, come la nostra e
quelle in genere, dotate di un sistema ECM regionale, fra
l’altro più agile e meno oneroso di quello nazionale, trovano difficoltà a trasferire gli eventi sul database nazionale e pertanto gli ordini hanno la possibilità di recuperare
solo i crediti relativi ad eventi nazionali, in genere pari al
30% circa del debito formativo del professionista!
Da qui il rischio che gli Ordini debbano fare da verificatori di un numero considerevole di eventi (50 per anno
per ogni iscritto!), attività che richiederebbe un aumento
del personale o l’esternalizzazione tutto ciò con un aumento di costi di gestione dell’Ente. L’Ordine di Milano ha
calcolato, ad esempio, che per questo tipo si attività sarebbero necessari circa 14 impiegati, per Trieste, che ovviamente ha un numero di iscritti inferiore è ipotizzabile
la necessità dell’incremento di 1 persona lo staff segretariale o in alternativa esternalizzare la procedure con altri
7
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 8
oneri economici.
Al momento attendiamo ancora delle direttive precise e
puntuali che calendarizzino in maniera reale e sostenibile
la messa a regime di questa nuovo procedura individuando anche le eventuali risorse.
Un’ altra innovazione incombente è la Camera di Conciliazione. Funzione prevista per legge, e che dovrebbe
divenire operativa dal marzo 2011, anche se è nell’aria
una proroga.
La legge prevede che in seno agli Ordini professionali
venga creata una Camera di Conciliazione dove in caso di
un contenzioso il cittadino/utente debba obbligatoriamente rivolgersi in prima istanza. In tale sede un conciliatore, appositamente formato in corsi ad hoc (ancora da
organizzare!) tenta una accordo fra le parti. Questa procedura permetterebbe di alleggerire la magistratura di
tutte quei procedimenti di natura civile che si protraggono
per anni. Tuttavia se si ridurrà il lavoro per la magistratura, e forse i tempi di attesa per i cittadini, aumenterà il
lavoro ordinistico.
A Trieste la Camera di Commercio ha già attivato questa funzione conciliatoria, tuttavia come Ordine abbiamo
preferito attendere le direttive delle Federazione Nazionale.
Queste quindi alcune riflessioni ed alcuni scenari che ci
accompagneranno nel 2011 e anche negli anni successivi. Sono certo che avremmo modo di approfondire queste ed altre tematiche nei prossimi mesi, non mi resta che
augurare a tutti voi buon lavoro.
Claudio Pandullo
Avviso...
Nuova banca dell’Ordine
A partire dal 1° gennaio 2011 la banca di riferimento
dell’Ordine è Banca Antonveneta S.p.A. Gruppo Montepaschi
sede di Trieste Piazza della Borsa,11.
Le modalità di pagamento della quota di iscrizione sono
rimaste invariate oltre che per coloro che adempiono a
mezzo MAV anche per coloro che adempiono a mezzo RID
grazie all’allineamento automatico degli accrediti tra
Istituti bancari.
8
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 9
... E L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE CAO
Dal Consiglio Nazionale dei Presidenti delle
Commissioni per gli Iscritti all'Albo degli
Odontoiatri svoltosi a Roma il 3 e 4 dicembre
Nel corso del Consiglio Nazionale dei Presidenti delle
Commissioni per gli Iscritti all'Albo degli Odontoiatri svoltosi a Roma, si sono riuniti quattro gruppi di lavoro per
trattare:
- Pubblicità dell'informazione sanitaria;
- Formazione pre e post lauream: ECM- Cernobbio;
- Applicazione del Regolamento FNOMCEO all'Albo degli
Odontoiatri;
- Regime autorizzatorio apertura studi odontoiatrici.
Sono stato chiamato a dare il mio contributo all'ultima
delle quattro che è stata l'unica a non riuscire a licenziare
un documento condiviso per la presenza di problematiche particolarmente complesse presenti nelle varie regioni italiane. In attesa che ulteriori incontri permettano
di individuare una linea condivisibile dalle varie realtà regionali, vi esporrò quanto elaborato dal primo gruppo in
quanto importante per le implicazioni non solo disciplinari, ma etiche e di immagine: la pubblicità dell'informazione sanitaria.
L'approvazione del D.L, 223/2006 altrimenti noto come
Legge Bersani, ha posto in grave difficoltà gli Ordini, che
si sono trovati di fronte al rischio di veder liberalizzata
ogni più squallida forma di pubblicità che rischiava di cadere sulla testa di una popolazione forse non preparata a
questo impatto, non dimentichiamo che sino a quel momento la normativa era piuttosto severa, ma anche di
veder scadere la stima sociale e la considerazione che il
medico e l'odontoiatra avevano presso la comunità, nel
momento che si creasse una prevaricazione dell'aspetto
imprenditoriale rispetto a quello medico.
È sotto gli occhi di tutti che questi dubbi erano fondati.
Vi ho già espresso la perplessità della Commissione che
presiedo sulla opportunità di pagare somme anche ingenti per far circolare il proprio nome con articoli palesemente pubblicitari, magliette, siti web. Questo stesso
pensiero è risultato essere condiviso da tutte le altre CAO
che hanno quindi ritenuto importate fare il punto della situazione.
Un esame della normativa in vigore ha evidenziato
come ad un certo punto si parlasse di pubblicità informativa riguardante titoli, specializzazioni professionali,
caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo ed i
costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è
verificato dall'ordine. Si richiedeva quindi una serie di
variazioni del Codice Deontologico entro il gennaio 2007.
Il gruppo di studio ha quindi evidenziato come in realtà
non si parli semplicemente di pubblicità, ma di pubblicità
informativa, tradotto nel nostro Codice Deontologico con
il termine certamente più chiaro di pubblicità di informazione. Il che vuol dire che non è vero che si può liberamente farsi pubblicità commerciale (che potrà essere
promozionale e/o comparativa) ma semplicemente si
potrà fare informazione e pubblicizzarla.
Tutto chiaro? Non proprio in quanto occorre ben delineare il confine tra pubblicità ed informazione. Da un
punto di vista pratico la pubblicità altro non è che una informazione parziale in cui si sottolineano degli aspetti,
magari secondari ma di maggior impatto, e se ne tralasciano altri, magari più importanti ma di difficile apprezzamento per l'utenza.
Molto correttamente la Commissione incaricata di esaminare questa problematica ha sottolineato come il legislatore ha in realtà dato un elenco di quello che era
oggetto della liberalizzazione: titoli e specializzazioni professionali, caratteristiche del servizio offerto, prezzo e
costi complessivi delle prestazioni. Va da se che questi
elementi nel loro insieme sono informazione, singolarmente sono pubblicità. Inoltre oltre gli art. 55/56/57 del
C.D. si dovrebbe far riferimento anche a quegli articoli
che si riferiscono al decoro e dignità del sanitario vedi art
4 e 30, seppure quest'ottica, per noi importante, sia sottovalutata dall' Antitrust.
La Commissione ha poi ricordato come sia prevista la
verifica dell'Ordine sulla trasparenza e veridicità della comunicazione e che questa in qualche modo debba trovare una sua collocazione temporale. Potrebbe essere
una verifica preventiva, che in qualche modo meglio tutela la comunità ed il collega, impedendo che comunicazioni fallaci girino creando confusione nella gente ed
impongano alla CAO di pertinenza di istituire un procedimento disciplinare a cose fatte.
In vero la situazione è assai complessa, in quanto sino
ad ora è mancato un coordinamento tra le varie CAO che
si sono alle volte trovate di fronte a difficoltà oggettive,
quali avvocati agguerriti, linee guida misconosciute, pareri
legali contrastanti.
Molto interessante è infine un parere del Ministero della
salute in cui la liberalizzazione viene imputata solo alle
attività libero professionali ed intellettuali, escludendo di
fatto le società.
Per concludere, forse qualcosa si sta muovendo, ed era
ora. Non per fare il bacchettone moralista ma semplicemente per svolgere un compito di tutela della popolazione
e dell'immagine della professione, libera o meno che sia.
Ma soprattutto per ristabilire quel poco di credibilità che
il medico e l'odontoiatra deve avere nell'interesse di tutti,
e che i pieghevoli sui tergicristalli, gli articoli a pagamento
(sono quelli non firmati), gli adesivi sugli autobus non
hanno certo alimentato.
Diego Paschina
9
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 10
LA VOCE DEI CONSIGLIERI
Il collega Castronovo, odontoiatra
Nato a Udine il 22 febbraio 1956 ho svolto nella mia
città gli studi elementari e medi per iscrivermi, nel 1974,
alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste. All’inizio l’entusiasmo era grande, ma le idee poco
chiare tanto che il mio primo interresse è stata la Psichiatria. Verso la fine del corso di laurea mi sono invece
appassionato alle branche chirurgiche ed in particolare
alla chirurgia maxillo-facciale. Ho cominciato al 5° anno
del corso di laurea in medicina e Chirurgia a frequentare
la Clinica Stomatologica terminando il corso di laurea con
una tesi specialistica ed entrando in scuola di specialità di
Odontostomatologia. Nel 1983 è iniziata la mia carriera
ospedaliera con l’incarico di Assistente, sempre presso la
Clinica Odontoiatrica e Stomatologica, ed è arrivata anche
la prima esperienza di insegnamento presso la scuola per
Infermieri Professionali Giulio Ascoli.
Ma ormai stava per iniziare quella che è stata la grande
rivoluzione per l’odontoiatria: l’istituzione del Corso di
Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria che, imposto
dalla Comunità Europea, ha cambiato le modalità di accesso alla professione che entro breve sarà riservata ai
solo laureati in Odontoiatria.
Ho avuto la fortuna di partecipare a questo epocale
cambiamento ottenendo, nel 1985, l’incarico di insegnamento di Odontoiatria Conservativa.
Ma in questi anni mi sono avvicinato a quella che sarà
Opuscolo informativo reperibile sul sito www.aots.sanita.fvg.it
10
dott. GAETANO CASTRONOVO
nato a Udine nel 1956, laureato a Trieste il 15 luglio 1980,
dal 1 gennaio 2006 fa parte della Commissione per gli iscritti all’Albo
degli Odontoiatri e dal 1 gennaio 2009 fa parte del Consiglio Direttivo
negli anni successivi la mia vera passione professionale:
la Parodontologia. E’ la branca dell’odontoiatria che si occupa delle patologie delle gengive e dell’apparato di sostegno dei denti. E’ sicuramente una specialità di grande
importanza in quanto la parodontite, forse più nota tra i
non addetti ai lavori come Piorrea, rappresenta la maggior causa di perdita degli elementi dentari nei pazienti di
età superire ai 40 anni ed è spesso collegata ad importanti patologie sistemiche quali diabete, vasculopatie e
nascita di neonati pretermine. La malattia parodontale,
per anni poco conosciuta e diagnosticata tardivamente,
può essere trattata ed arrestata con successo nella gran
parte dei pazienti.
Da ormai 20 sono socio della Società Italiana di Parodontologia (SIdP) partecipando attivamente a 2 importanti progetti quali il progetto Diagnosi e, quest’anno, Il
Progetto Stili di Vita che si propone di suggerire l’eliminazione di abitudini viziate e comportamenti errati e di
adottare stili di vita sani al fine di prevenire ed arrestare
anche la progressione della Malattia Parodontale.
Ho sviluppato in questi anni anche un’attività di ricerca
clinica in particolare sulla valutazione del rischio della malattia parodontale, sul mantenimento degli elementi dentari con compromissione delle forcazione e sulla
valutazione del trattamento implantare con la pubblicazione di numerosi articoli su riviste nazionali ed internazionale e la partecipazione come oratore a numerosi
congressi e corsi.
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 11
Attualmente sono Dirigente medico di primo livello
presso la Clinica Odontoiatrica e Stomatologica dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria “Ospedali Riuniti di
Trieste” diretta dal prof. Roberto Di Lenarda e titolare di
Insegnamenti riguardanti le problematiche Parodontali ed
Implantari presso il corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentale, il corso di Laurea in Igiene Dentale e la
scuola di specialità in Chirurgia Orale della nostra Università. Dopo aver collaborato nei primi anni nello studio
dentistico di mio padre svolgo ora attività libero professionale presso il mio studio in Trieste.
Mi piace ricordare l’attività di prevenzione e cura delle
malattie del cavo orale, che svolgo assieme a numerosi
colleghi ed in collaborazione con i centri trapianti della regione e con le più importanti associazioni di pazienti trapiantati d’organo, nei soggetti sottoposti a trapianto
d’organo. Sono pazienti in terapia immunosoppressiva
che, oltre ad avere possibili azioni dirette sulle gengive, li
espongono ad un calo di difese immunitarie e quindi frequentemente ad infezioni di origine batteriche, fungine o
virali. Tale attività si è concretizzata anche in un’opera divulgativa di istruzioni pubblicata in collaborazione con
l’Azienda Ospedaliera ed in numerose pubblicazioni scientifiche e corsi tenuti in ambito regionale ed extraregionale.
Da circa 25 anni sono socio della Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) svolgendo il ruolo di segretario culturale nello scorso triennio e quello di revisore
dei conti nell’attuale consiglio.
Nel 2005 ho avuto la possibilità di essere eletto consigliere della Commissione Odontoiatri dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste
presieduta dal dott.Adriano Celato. E’ stata occasione per
apprendere numerosi e diversi aspetti della professione
che spero di incrementare nel l’attuale triennio nel quale
oltre che consigliere della CAO, presieduta dal dott.Diego
Paschina, sono anche consigliere dell’Ordine diretto dal
dott.Claudio Pandullo. Svolgo la mia attività all’interno
della Commissione Pubblicità Medica e della Commissione
Paritetica Ordine dei Medici - Corso di Laurea in Odontoiatria.
Mi piacerebbe concludere sperando di aver fatto trasparire come nonostante siano passati ormai più di 30
anni da quando mi sono avvicinato alla professione è ancora tanto l’entusiasmo nei confronti di tutti gli aspetti di
questa ”lavoro” e che mi piacerebbe essere capace di trasmettere questo entusiasmo agli studenti ed i colleghi con
i quali quotidianamente collaboro.
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Piscina Terapeutica “aCquamaRina”
Molo Fratelli Bandiera, 1 Tel.+39 040 3224092 - 34123 Trieste
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
SERVIZI AMBULATORIALI
AREA DELLA RIABILITAZIONE NEUROMOTORIA
Idrokinesiterapia, Fisiokinesiterapia, Tecar Therapy
Dott.ssa T.Galante spec. in Fisioterapia
Dott.N.Masè spec. in Fisioterapia, Medicina dello Sport
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
ATTIVITÀ DI RICOVERO E AMBULATORIALE
AREA BRONCOPNEUMOLOGICA
Dott. F.Crismancich spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio
Dott. B.Spacal spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio
Dott.F.Toneatti spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio
Dott.R.Ukmar spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
ATTIVITÀ DI RICOVERO E AMBULATORIALE
AREA DELLA RIABILITAZIONE CARDIO-RESPIRATORIA
Dott. P.Gori spec. in Cardiologia
Dott. F.Crismancich spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio
Dott.F.Toneatti spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
SERVIZI AMBULATORIALI
AMBULATORIO PER LA TERAPIA AD ONDE D’URTO EXTRACORPOREE
Dott. M.Ghasem Pour spec. in Medicina Fisica e Riabilitazione
Dott. T.de Nicola spec. in Radiodiagnostica, medicina dello Sport
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
SERVIZI AMBULATORIALI
LABORATORIO ANALISI CHIMICO-CLINICHE E BATTERIOLOGICHE
Dott.ssa F.Bearzi Biologa
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
SERVIZI AMBULATORIALI
ALLERGOLOGIA RESPIRATORIA
Dott. B.Spacal spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
PINETA DEL CARSO
CASA DI CURA
Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS)
Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170
Sito Internet: www.pinetadelcarso.it
Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva
ATTIVITÀ DI RICOVERO
AREA DELLA RIABILITAZIONE NEUROMOTORIA
con Piscina Riabilitativa
Dott.N.Masè spec. in Fisioterapia, Medicina dello Sport
AREA DELLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA
Dott. G.Borotto Medico Chirurgo
PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 12
NOTIZIE DALLA FACOLTÀ MEDICA
Per noi un’intervista al Presidente del CNU sul
tema della riforma dell’Università
Il Senato ha, da qualche giorno, approvato, in via definitiva, la riforma dell’Università, voluta con estrema determinazione dal Governo, e che ha suscitato e suscita
ancora molte proteste e profonda preoccupazione, tra i
Docenti, oltre che fra una parte dei Rettori. Sui principi
che l’hanno ispirata, i contenuti, le ricadute, i retroscena
che hanno accompagnato il varo ed il travagliato iter parlamentare della legge, abbiamo sentito il Prof. Franco Indiveri, Docente di Medicina Interna della Facoltà di
Medicina e Chirurgia dell’Università di Genova, Presidente
Nazionale del CNU, una Associazione Autonoma di Docenti e Ricercatori Universitari, che da anni si batte per
una Università Autonoma, Meritocratica, Pubblica.
Quali sono stati i principi ispiratori di questa
riforma?
L'Università Italiana è, certamente, afflitta da molti problemi che risalgono al fatto che dal 1980 non è stata adeguata alle esigenze emerse nella Società che
richiederebbero un sistema di istruzione superiore basato
sulla capacità di produrre ricerca, innovazione e cultura
per formare generazioni capaci di rendere competitiva la
Società. Purtroppo la legge testé approvata dal Parlamento è stata ispirata da una visione “aziendalistica” e
“verticistica “ che immagina di poter rendere efficiente il
sistema promulgando regole che danno tutto il potere ad
un unico soggetto,il rettore, senza fornire risorse per promuovere la ricerca e senza predisporre meccanismi seri
per valutare l'efficienza della utilizzazione di tali risorse.
A chi può essere attribuita la paternità visto che la
maternità sembrerebbe accertata?
La paternità è da ricercare in ambienti politico-industriali che interpretano la ricerca come un orpello poco
funzionale e/o come una opportunità per drenare risorse
dallo stato.
Quali soni i contenuti più qualificanti?
Il progetto di riforma è partito da premesse accettabili,
la necessità di rendere più efficace la gestione degli atenei; di rendere più trasparenti i processi di selezione del
personale docente; di rendere più razionale e aderente
alle esigenze della società la scelta e l'organizzazione dei
corsi di laurea, dei poli didattici e degli stessi atenei. In realtà tutto ciò è rimasto nelle intenzioni, le modifiche del
sistema di governo si sono fermate al potenziamento dei
poteri del rettore e all'enunciazione dell'ingresso di soggetti esterni nei consigli di amministrazione. In realtà già
prima in quasi tutti i consigli di amministrazione sedevano
rappresentanti delle istituzioni, la nuova normativa non
definisce i criteri con cui i soggetti esterni debbano essere selezionati e lascia ampia discrezionalità nella loro
12
scelta.
Le novità in tema di selezione dei docenti definiscono
un meccanismo basato su due processi: idoneità nazionale aperta a tutti e scelta dei dipartimenti dal pool degli
idonei. E' facile immaginare che il processo idoneativo
non sia molto selettivo (i medici hanno sperimentato il
meccanismo nei concorsi per primario ospedaliero) e che
la selezione da parte dei dipartimenti non sarà sottratta
alle influenze delle lobbies accademiche che in teoria si
volevano sterilizzare, infatti manca qualsiasi riferimento
ad una valutazione ex post dell'efficacia delle scelte fatte
dal singolo dipartimento ed alle conseguenze che scelte
non produttive potessero avere sulla erogazione delle risorse allo stesso dipartimento. A livello parlamentare è
stato introdotto il divieto di assumere parenti dei componenti del governo di ateneo o di dipartimento, anche questa sembra una grida manzoniana dal momento che è
ampiamente sperimentato che le lobbies accademiche
sono molto abili nell'aggirare questi divieti con accordi
trasversali.
Accanto alla modifica dei meccanismi di accesso è stato
introdotto il concetto che la progressione del trattamento
economico sia legato alla valutazione della produttività
scientifica e didattica, questa innovazione sembra logica
e condivisibile e lo sarebbe se fosse stato definito il meccanismo della valutazione che invece pur molto enfatizzata è demandata ad un organismo, l'agenzia nazionale
per la valutazione dell'università e della ricerca, che è ancora da organizzare e rendere operativo, inoltre per imporre una carriera articolata in funzione della valutazione
del prodotto professionale sembrerebbe necessario fornire al soggetto in carriera gli strumenti necessari al suo
lavoro, la legge di riforma al contrario non prevede alcun
supporto economico alla ricerca scientifica e alcuna correzione dei tagli che le ultime finanziarie hanno imposto
al finanziamento ordinario delle università.
Un'altra innovazione è quella relativa alla messa in
esaurimento del ruolo dei ricercatori e alla creazione della
figura del ricercatore a tempo definito che nell'arco di sei
anni dovrebbe maturare la capacità scientifica necessaria
ad intraprendere il “mestiere” del professore universitario. Anche in questo caso una buona intenzione viene interpretata in maniera discutibile, infatti il numero dei
ricercatori a tempo definito non è programmato in funzione del turnover dei professori, per il loro lavoro di ricerca non è previsto alcun supporto economico, la nuova
figura non sostituisce ma si aggiunge alle numerose figure di precari che lavorano nelle università (assegnisti,
borsisti, contrattisti etc.). Non è difficile immaginare che
così organizzata la innovazione porterà alla creazione di
un nuovo pool di precari che dopo aver sperimentato il
percorso accidentato fra borsa-assegno- contratto- ricercatorato a termine, sull'orlo della maturità, premeranno
disordinatamente alle porte delle università per accedere
ad un ruolo.
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 13
Il problema della razionalizzazione degli atenei, poli didattici etc. è solo enunciato, la legge non stabilisce alcunché sulla valutazione né sulle conseguenze che questa
potrebbe avere .
Quanto ha pesato, nel definirli, l’esigenza economica e quanto un cambiamento ideologico (dal
pubblico al privato)?
Il primo movente è stato certamente quello economico,
cioè l'esigenza di comprimere la spesa in un settore in cui
il finanziamento ordinario (FFO) non era più sufficiente
per mantenere la spesa corrente, infatti è stato creato un
sistema di valutazione basato sul rapporto fra finanziamento ordinario e costo del personale che ha distinto le
università in “virtuose” e non a seconda che la spesa corrente per il personale superasse il 90% del FFO. Naturalmente questa classificazione non ha tenuto conto del
prodotto e della qualificazione scientifica. Contemporaneamente le finanziarie degli ultimi tre anni hanno tagliato l' FFO e costretto le università a ridurre il turnover
del personale in modo da rientrare nei limiti della virtuosità. Questo processo mira, evidentemente a restringere
il raggio di azione dell'università pubblica e lasciare spazi
a quella privata alla quale viene lasciato un ampio margine di discrezionalità organizzativa.
In che misura si è fatto ricorso all’uso mediatico
distorto per informare l’opinione pubblica (tenure
track ad es.)?
L'opinione pubblica in generale ha scarsa conoscenza
del sistema universitario e, spesso, cavalca episodi scandalistici senza mai considerare che il sistema, nonostante
le difficoltà finanziarie e normative, produce buona ricerca
tanto da collocarsi fra i primi dieci del mondo. Alcuni degli
scandali che vengono enfatizzati nei confronti dell'università rappresentano, in realtà, difetti della società italiana, vedasi il familismo che ha interessato alcuni atenei
ma che è fiorente in molti altri settori. Per quanto riguarda la legge in questione si è fatta molta propaganda
sul fatto che essa avrebbe ridotto il potere dei “baroni”
mentre, come ho detto prima, le lobbies accademiche risultano oggettivamente rafforzate, si è detto che con
l'istituzione della figura del ricercatore a tempo definito
si sarebbe razionalizzato il percorso di accesso alla docenza mentre non sono state previste risorse per permettere a queste figure di sviluppare un percorso di
ricerca né è stato programmato il loro numero in funzione
del turnover.
Quante false informazioni sono state fornite?
Molte, dall'analisi del sistema universitario che è stato
descritto come un coacervo di infingardaggine trascurando e offendendo la maggior parte degli operatori che
con sacrificio e dedizione mantengono a galla il sistema,
alla prospettiva che modificando qualche regola si possa
incidere sulla struttura e funzione del sistema che invece
richiederebbe una iniezione di rigore e fiducia.
Quali sono le ricadute attese?
Se la legge rimane come è le ricadute saranno negative,
la carenza di risorse non permetterà lo sviluppo della ri-
cerca, costringerà gli atenei a ridurre l'offerta formativa e
a restringere le offerte per gli studenti, la messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo ridurrà (di circa 20.000) il
numero dei docenti di ruolo facendo lievitare il rapporto
docenti/studenti a livelli poco funzionali, la istituzione non
programmata dei ricercatori a tempo definito allargherà la
palude del precariato, la mancanza di norme precise che
definiscano i criteri per la creazione di nuove università
non porrà freno ai desideri dei politici locali di inventarsi
atenei “sotto casa” privi delle qualificazioni necessarie.
Sarà applicabile?
La legge licenziata dal Senato è un grosso contenitore
di buone intenzioni e rimanda ad una pletora di decreti attuativi la sua applicazione. Questo aspetto e l'esperienza
della legge di riforma promulgata dal Ministro Moratti due
legislature fa ci suggerisce l'idea che la sua realizzazione
sarà difficile o addirittura impossibile con il rischio di aver
messo in moto qualcosa che non sarà in grado di generare propulsione.
Si può ancora fare qualcosa per migliorarla o si
aspetta il persistere del rifiuto al dialogo del Ministro?
Forse si potrebbe apportare qualche miglioramento, ma
è difficile intervenire su una costruzione che ha difetti
strutturali. Il CNU ha,invano, chiesto che:
a) si definiscano i canali di finanziamento della ricerca;
b) si riconosca lo status di professore ai ricercatori di
ruolo dopo una attenta valutazione del loro lavoro;
c) si definisca una unica figura di professore universitario
che possa progredire attraverso fasce (due o tre) sulla
base di una valutazione periodica e obbligatoria della produttività scientifica e didattica;
d) che si definisca un meccanismo di valutazione ex post
delle chiamate in ruolo dei professori da parete dei dipartimenti e che questa valutazione sia connessa con il
flusso delle risorse;
e) che si definisca una unica figura “pre-ruolo” che abbia
un percorso chiaro e che possa acquisire titoli professionali da utilizzare fuori dall'università se l'accesso alla docenza fallisse;
f) che il potere del rettore sia bilanciato da organi di controllo democratici.
Il fatto che non ci sia stata opposizione in Parlamento (a parte alcune prese di posizione opportunistiche)cosa le fa pensare (ci sono speranze di
trovare sostegno alle proposte CNU)?
L'opposizione in Parlamento ha avuto due fasi, nella
prima discussione al Senato essa è stata piuttosto flebile
anche in considerazione del fatto che il partito di opposizione maggiore (PD) aveva elaborato un progetto di legge
che in qualche modo risulta parallelo a quello governativo. Di fronte al testo inviato alla camera l'opposizione
ha messo a fuoco i difetti della legge ed ha cercato di migliorarla senza riuscirci. La legge di riforma dell'università
è diventata un problema politico che prescinde dai contenuti e dall'efficienza del sistema universitario italiano.
La presidenza del CNU ha poche speranze che si possa
aprire un dialogo con il Ministro che non ha voluto, pervicacemente, avere alcun contatto con il mondo universitario (fatta eccezione della CRUI e di alcuni rettori)
13
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 14
rinunciando a qualsiasi contributo di coloro che l'università vivono.
E per la Facoltà di Medicina e Chirurgia? C’è il rischio che venga scorporata dall’università tenuto
conto del ridimensionamento del Corpo Docente?
La facoltà di medicina è appena sfiorata dalla legge che
rimanda tutta la problematica ai rapporti con la sanità. Il
futuro della facoltà deve essere inquadrato nella applicazione integrale della legge Bindi e nella precisa definizione
del ruolo della medicina universitaria nelle aziende miste.
Purtroppo ancora oggi alcuni universitari continuano a
considerarsi in concorrenza con i corrispettivi ospedalieri
invece che complementari ad essi. Se questo nodo non
venisse sciolto il futuro sarebbe incerto.
A cura di
Renzo Carretta
... E DAGLI SPECIALIZZANDI
Stabilizzazione finanziaria e competitività
economica in sanità
Vogliamo esprimere la nostra seria preoccupazione per
i contenuti riguardanti la sanità presenti nella legge numero 122, approvata dal governo il 30 luglio 2010, recante “misure urgenti in materia di stabilizzazione
finanziaria e di competitivita' economica”.
La legge prevede il blocco del turn-over fino al 2014 e
il razionamento del personale sanitario. Essa infatti decreta che fino a dicembre 2011 solo un medico ogni cinque, di quanti cesseranno l’attività assistenziale per
anzianità, potrà essere sostituito. E fino a dicembre 2014
potrà subentrare solamente un medico per ogni due medici andati in pensione. Infine dal primo gennaio 2015 il
numero delle assunzioni non potrà superare quello delle
unità cessate nell’anno precedente.
Sono previste inoltre la riduzione del 50% dei medici a
tempo determinato con convenzione e con contratto di
collaborazione, e la riduzione del 80% delle consulenze.
A decorrere dal primo gennaio 2011 le amministrazioni
potranno quindi avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni o con contratti di collaborazione
coordinata e continuativa nel limite del 50% della spesa
sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009.
14
Tutto ciò in totale contrasto con quello che sta succedendo invece per l’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, dove si è visto un aumento
complessivo nazionale dei posti a numero chiuso.
In un prossimo futuro assisteremo a una sovra-saturazione del sistema sanitario, ci saranno infatti molti più
neo-laureati e neo-specializzati di quelli che il Sistema Sanitario Nazionale potrà assorbire nelle proprie strutture.
Molti dei nostri giovani medici saranno quindi costretti ad
emigrare all’estero per poter trovare lavoro, regalando ad
altri Stati le loro capacità professionali e i milioni di euro
che l’Italia ha investito nella loro formazione specialistica.
Sono queste la competitività e la stabilizzazione economica di cui tanto si parla?
Laura Ukovich
Federspecializzandi Trieste
Specializzandi:
finalmente un controllo di qualità!
Dal 22 novembre 2010 al 10 gennaio 2011, tutti i medici specializzandi iscritti con il Nuovo Ordinamento hanno
la possibilità di compilare on-line (andando sul sito del
CINECA) un questionario di valutazione della propria
Scuola di Specializzazione.
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 15
Nei mesi scorsi già era stato fatto un tentativo in tal
senso da parte dell’associazione di categoria Federspecializzandi che “in proprio” aveva preparato un questionario e l’aveva diffuso in tutta Italia con lo scopo di
valutare con diversi parametri l’effettivo funzionamento
delle scuole . I risultati in quella circostanza non furono
estremamente confortanti.
Questa volta invece l’iniziativa è “centralizzata” e parte
per così dire dall’alto, ma con il medesimo scopo di valutare cosa si faccia realmente nelle scuole per preparare gli
specialisti di domani. Il questionario è rivolto ai medici
iscritti con il nuovo ordinamento, in pratica al I e al II
anno di scuola.
La compilazione del questionario è anonima. Le domande spaziano in ogni campo: dalle ore di servizio settimanali, alla possibilità di fare ricerca, dalla possibilità di
seguire delle lezioni frontali al diritto di usufruire di “servizi aziendali” come parcheggio e mensa agevolata (tasto
dolente a Trieste, città nella quale attualmente gli specializzandi non hanno diritto di parcheggiare la propria
auto nel parcheggio aziendale e, se vogliono, possono andare in mensa pagando circa tre volte quello che paga il
personale assunto dall’ospedale).
Importante è che tutti gli specializzandi ne capiscano
l’importanza e compilino con onestà il questionario. In
particolare, questo riveste importanza per i medici iscritti
alle scuole “accorpate” e “aggregate” nelle quali, alla necessità evidente di risparmiare facendo confluire più
scuole (spesso materialmente distanti fra loro) in una
sola, si contrappone la necessità di una vera possibilità di
organizzare un percorso formativo, cosa che attualmente
sembra più teorica che pratica. In alcune scuole, infatti,
da due anni gli specializzandi non hanno un piano di
studi, non seguono lezioni frontali e non sembra realmente partito il cosiddetto “tronco comune” ossia quell’organizzazione che dovrebbe prevedere un periodo di
formazione generale e comune tra scuole attinenti fra
loro; cosa che, funzionando a dovere, dovrebbe ampliare
la formazione dello specialista.
L’associazione Specializzandi Medici di Trieste (AsMeTs)
esprime grande entusiasmo nei confronti di questo importante strumento volto (speriamo) a migliorare la qualità della formazione e invita caldamente tutti i colleghi a
trovare reale motivazione e interesse nel compilarlo!
Giovanna Servillo
Stato dell’arte: bando per l’accesso alle scuole
di specializzazione di area medica
Come avvenuto negli ultimi anni anche quest’anno si
stanno verificando alcuni ritardi nell’emanazione del
bando per l’accesso alle scuole di specializzazione in area
medica.
L’iter che porta all’emanazione del bando è lungo ed è
reso più complesso dalla nuova normativa del riordino
(D.M. 1 agosto 2005) che ha però finalmente imposto una
valutazione della capacità formativa delle scuole di specializzazione.
Il primo “scoglio” di questo iter, la definizione del fabbisogno di futuri specialisti, definito nel 2008 dalla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano, essendo di
durata triennale in base all’ ART. 35 comma 1 del D.Lgs.
368/99, non necessita di modifiche da parte delle Regioni
o della conferenza stessa, come per altro è avvenuto lo
scorso anno. Il punto nodale che giustifica i ritardi che si
stanno accumulando è invece la valutazione della capacità formativa delle scuole e la conseguente definizione di
accorpamenti e scuole capofila, ed è reso ancora più problematico dal ritardo nella nomina del nuovo Osservatorio Nazionale, dopo che quest’ultimo è decaduto nel
marzo u.s.
Attualmente grazie anche all’impegno a livello nazionale
di Federspecializzandi si è deciso di chiedere l’attivazione
da parte di tutte le istituzioni coinvolte (Atenei, Facoltà,
Ministeri e Regioni) per una valutazione delle scuole seria,
condivisa, e rapida che porti in tempi brevi all’emanazione
del bando per l’ammissione alle scuole stesse, al fine da
evitare gli ormai consueti ritardi che si ripercuotono su
tutto il sistema formativo e sanitario italiano.
A tal fine qui a Trieste si è costituito un gruppo di aspiranti specializzandi per chiedere un confronto con le istituzioni sia universitarie che governative locali.
Stefano Restaino
Lettere...
Lettere e brevi articoli di interesse
ordinistico provinciale vanno inviati
in formato cartaceo a
OMCeO-TS,
piazza Goldoni 10, 34122 Trieste,
all’attenzione del
Direttore Mauro Melato o,
preferibilmente,
in formato elettronico a
[email protected]
15
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 16
ASSOCIAZIONE ITALIANA DONNE MEDICO (AIDM)
Costituita la sezione di Trieste della
Associazione Italiana Donne Medico (AIDM)
Da qualche tempo alcune di noi donne medico iscritte
all’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Trieste siamo state
sollecitate dalla direzione nazionale a ricostituire una sezione di Trieste dell’AIDM.
Si è tenuto a Bari il 12-13 marzo 2010 il Congresso Nazionale AIDM che ha visto un nuovo grande interesse
delle donne medico a partecipare all’assise visti gli argomenti di attualità. I temi trattati sono stati centrati sulla
salute della donna in generale, gravidanza e parto visto
come completamento della donna, ma talvolta considerato un ostacolo per l’attività lavorativa, problemi correlati alla menopausa, aumento del rischio cardiovascolare
nelle professioniste, depressione per citare alcune delle
problematiche svolte. Ci sembra utile fornire alcune informazioni sulla storia dell’Associazione.
Il 14 ottobre 1921 fu fondata a Salsomaggiore Terme
con il nome di Associazione Italiana Dottoresse in Medicina e Chirurgia due anni dopo la nascita a New York della
Medical Woman International Association. In quegli anni
le donne medico in Italia erano circa 200 viste piuttosto
con diffidenza dai pazienti ed anche dai propri colleghi
uomini. Gli scopi dell’associazione erano e tuttora sono:
-valorizzare il lavoro della donna medico nel campo sanitario
-promuovere la collaborazione fra le donne medico
-collaborare con le altre Associazioni Italiane ed Internazionali per lo studio delle problematiche sanitarie e
socio-sanitarie che coinvolgono la collettività ed in particolare le donne
-promuovere la formazione scientifico culturale in campo
sanitario.
16
Obbiettivo importante per l’AIDM è acquisire spazi per
le donne medico che, seppur oggi sono così numerose da
eguagliare la componente maschile, trovano ancora difficoltà, nonostante l’impegno e la rigorosa preparazione,
ad affermarsi ai massimi livelli, specialmente in alcune discipline considerare tradizionalmente prerogativa maschile. Attualmente in Italia ci sono una trentina di sezioni
dell’AIDM, pensiamo sia utile anche per Trieste la presenza di una sede, perché con la collaborazione di tante
di noi potremmo portare molti argomenti importanti sia a
livello locale che nazionale.
Dalle pagine del nostro bollettino desideriamo stimolare le donne medico ad attivarsi e partecipare all’attività
della rinata sezione di Trieste dell’AIDM ed avere l’occasione di trattare argomenti, criticità, bisogni, risorse che
le donne nella professione possano condividere ed assieme se possibile risolvere.
Le colleghe interessate sono invitate a contattare la segreteria dell’Ordine dei Medici e lasciare il proprio nominativo per partecipare in modo attivo a questa iniziativa
Past presidente
Eva Grimaldi
Presidente
Gabriella Vaglieri
Vice presidente
Gabriella Clarich
Tesoriera
Tiziana Cimolino
Consigliere
Vincenza Russo
Antonella Detoni
Roberta Situlin
Gabriella Clarich
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 17
E da ultimo un comunicato:
è nato anche a Trieste il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM)
Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), nato dalle robuste radici del Segretariato Italiano Medici
e Specializzandi (S.I.M.S.), realtà che negli ultimi anni si è affermata sul territorio nazionale quale associazione di riferimento per i medici in formazione specialistica, si propone all’attenzione della comunità medica
Italiana in qualità di realtà associazionistica che si prefigge di portare a sintesi le istanze dei Giovani Medici
Chirurghi Italiani. Il S.I.G.M., associazione no profit, persegue il fine di dare un contributo qualificante alla
formazione dei giovani medici, ai profili etici e sociali della professione medica, alla crescita intellettuale,
professionale, deontologica delle nuove classi mediche; il tutto promuovendo relazioni operose fra le professionalità mediche Italiane e di ogni nazionalità, fra i medici e la società civile; svolge inoltre attività nei
settori dell’istruzione medica generale e specifica, della formazione sociale e medica, della ricerca scientifica
di particolare interesse.
Affermare un modello di medico che abbia padronanza della propria professione in ogni condizione, oltre
i confini geografici e culturali, aprendosi al confronto con le realtà assistenziali internazionali senza trascurare di contribuire al miglioramento del complicato contesto nel quale opera, è il sogno della Dirigenza del
SIGM. L’impegno affinchè non vengano disperse le motivazioni iniziali che hanno indotto i giovani ad intraprendere il lungo percorso formativo della medicina, salvaguardando l’attenzione alla cura della persona globalmente intesa, prima ancora che al paziente-utente, sintetizza lo spirito dell’Associazione.
In tale ottica il S.I.G.M. offre servizi, in termini di formazione, occasioni di lavoro e perfezionamento in Italia ed all’Estero, di accesso alla ricerca scientifica, senza mancare di curare una corretta informazione e formazione sugli aspetti tecnico legislativi e di intervenire attivamente e criticamente sulle Politiche sanitarie,
professionali e previdenziali. Il S.I.G.M. ha prodotto, inoltre, il primo “Manuale del Giovane Medico”, nel quale
sono reperibili tutte le informazioni di riferimento per quanti si affacciano alla professione medica, e la rivista sul web, “Capsula Eburnea”, che pubblica articoli scientifici originali su argomenti di medicina, biomedicina, biotecnologie mediche, scienze motorie e psicologia medica. Capsula Eburnea (ISSN 1970-5492) è una
rivista scientifica, ma anche uno strumento di formazione per giovani ricercatori. Tutte le produzioni edite
dal S.I.G.M. sono disponibili on line sul sito web dell’associazione: www.giovanemedico.it.
L’assetto organizzativo del Segretariato, ramificato sul territorio in Sedi Locali e Provinciali, prevede un’articolazione in Dipartimenti, autonomi, ma coordinati da un direttivo parimenti rappresentativo delle differenti
specificità. Attualmente il S.I.G.M. è presente in ben 25 sedi distribuite sul territorio nazionale. L’Associazione
vuole creare i presupposti per favorire il dialogo tra medicina universitaria, ospedaliera e territoriale, superando gli steccati posti in essere dalla ultraspecializzazione e dalla mancanza di una cultura di Sistema e di
rete che quotidianamente produce carenze, disservizi e spreco di risorse. In altre parole, il SIGM vuole rappresentare un movimento di pensiero, ma anche culturale, che rinnovi nello spirito la medicina Italiana.
Il SIGM, da Statuto, ha individuato la FNOMCeO e gli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri quali riferimenti Istituzionali e modelli organizzativi ai quali ispirarsi. Il S.I.G.M ha avviato da tempo una
partnership con futurimedici.com, il portale degli studenti in medicina Italiani. Attualmente il rappresentante
di tutti gli specializzandi Italiani al CNSU è un membro del SIGM.
Il SIGM a Trieste intende essere un riferimento per medici specializzandi ma anche per i colleghi del corso
di formazione Ceformed in Medicina Generale, della Continuità Assistenziale e per giovani specialisti liberi professionisti. Ai colleghi il SIGM offre servizi di consulenza legale e fiscale a condizioni agevolate presso professionisti locali convenzionati. Infine il SIGM a Trieste non vuole essere in contrapposizione con le altre
realtà rappresentative in particolare dei medici specializzandi, ma, possibilmente, collaborare per il bene comune, ovvero la dignità e la tutela dei giovani professionisti. Il SIGM a Trieste intende inoltre dialogare con
le realtà sindacali disposte ad ascoltare le istanze dei giovani colleghi.
Giuliano PESEL
incaricato locale SIGM ad interim ([email protected])
17
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 18
DALL’IRCCS “BURLO GAROFOLO”
La protezione dal dolore
Garantire la protezione dal dolore, fare in modo che i
piccoli pazienti sottoposti ad intervento chirurgico al Burlo
possano sentirsi più sereni, sapendo che tra gli obiettivi
della struttura sanitaria c'è anche quello di limitare e tenere sotto controllo il dolore stesso. Era questo l'obiettivo del grande progetto “Ospedale senza dolore”, che
coinvolgeva tutti gli ospedali regionali, e che in un luogo
come il Burlo, dove i pazienti sono soprattutto bambini,
ha un valore speciale.
“Il gruppo di lavoro medico-infermieristico per il controllo del dolore” - dice la dott.ssa Patrizia Vallon, già referente per il Burlo del progetto - è una iniziativa dove
questo e’un aspetto che potremmo definire normale, che
fa parte del piano stesso delle cure, dove il sintomo viene
individuato, misurato, ridotto o eliminato attraverso delle
terapie che possono prevedere sia l'utilizzo di medicinali
sia di tecniche per rendere gli interventi meno invasivi, o
ancora azioni che migliorino la condizione del paziente
nella struttura”. L'obiettivo del gruppo è che il concetto di
ospedale non sia più automaticamente associato al concetto di dolore e paura, come spesso accade per i pazienti, piccoli o adulti che siano: “Un bambino che viene
ricoverato per un intervento accetta il periodo di degenza
con più serenità sapendo che è a lui garantita la protezione dal dolore.
“E' provato scientificamente inoltre, che se non trattato,
il dolore scatena un circolo vizioso di ansia e stress che a
loro volta aumentano l’intensità del dolore stesso”, dice
ancora Patrizia Vallon.
Esistono due tipi di dolore contro cui combattere in
ospedale: quello acuto, momentaneo, collegato a una
particolare e puntuale causa, e quello cronico, che nei
bambini è spesso legato a patologie di carattere medicooncologico. “Ci sono evidenze - spiega ancora Patrizia Vallon - che dimostrano come il trattamento del dolore
acuto, oltre a garantire un miglioramento delle condizioni
del paziente, permette una diminuzione delle complicanze
e dei tempi di degenza. Per quanto riguarda invece il dolore cronico, il Burlo ha messo in atto protocolli e procedure coordinate tra oncoematologi, pediatri, psicologi ed
anestesisti per attivare una strategia comune contro il dolore dei bambini.
Strategie di cura, attenzione e rispetto: sono questi i
punti cardine che stanno alla base dell'ospedale senza
dolore. Sul fronte del rispetto, i bambini e le loro famiglie
sono tutelati partendo dal presupposto che il dolore del
paziente è sempre tenuto in considerazione, e misurato,
in tutte le sue espressioni: “Facciamo attenzione all'aspetto psicologico, alla paura indotta dal luogo in se
stesso, e dalla presenza di materiali e tecnologie che possono impaurire il bambino. Teniamo conto di tutte le manifestazioni del dolore, e lo misuriamo parlando ai
bambini con un linguaggio adatto alla loro età”. In questo contesto, la presenza dei genitori è fondamentale:
18
“Questo ospedale è sempre stato all'avanguardia relativamente alla presenza dei familiari in reparto, oggi questo è ancor più vero, perché i genitori possono entrare
anche in sala pre operatoria e nella sala del risveglio, e il
distacco dai propri bambini avviene all'ultimo momento
possibile”.
Il Burlo senza dolore:
i principali protocolli per il dolore acuto
Misurazione e registrazione del dolore: la cartella
clinica dei piccoli pazienti riporta dati relativi al dolore.
L'intensità del dolore si misura con diversi tipi di “scala”,
a seconda della capacità dei bambini di esprimersi. Può
essere una misurazione attraverso l'osservazione esperta
di infermieri e medici, oppure la valutazione del paziente
attraverso simboli o una scala da 1 a 10.
Protocolli farmacologici. Per ogni patologia è definita
a priori una “cura del dolore”, ogni intervento presuppone
la possibilità di curare il dolore molte volte in via preventiva, ovvero somministrando gli analgesici prima che il dolore appaia e in maniera costante, per evitare che il
dolore riemerga.
Un ambiente sorridente. La cura dell'ambiente, la possibilità per i genitori di restare con i figli, la specifica preparazione delle infermiere nella realizzazione di manovre
dolorose (come eseguire una puntura)I: si tratta di strategie che fanno parte del prendersi cura dei pazienti adottato al Burlo. Si tratta di una gestione che permette al
bambino di limitare le sensazioni negative, e “inquadrare”
il dolore come sintomo fisico, e non ingrandirlo come disagio psicologico. Oggi in sala operatoria si può entrare
con il proprio pupazzo preferito.
Il dolore grave. Ci sono situazioni nelle quali gli effetti
di un ambiente positivo non sono sufficienti ad arginare
il dolore dei pazienti. In questi casi, le terapie antalgiche
si avvalgono di metodiche più invasive e di dispositivi di
infusione continua denominate “elastomeri” che erogano
in maniera costante per 24/48 ore il farmaco o la miscela
di farmaci previsti. E’ in fase di studio l’autocontrollo della
terapia con dispositivi di erogazione “ a richiesta” da parte
del paziente o dei genitori e infermieri che lo accudiscono.
La verifica audio-visiva. Il percorso del paziente dal
suo arrivo in sala operatoria, fino al rientro in reparto è
auto valutato continuamente dagli stessi operatori sanitari, con l’aiuto di filmati realizzati nella quotidianità delle
attività chirurgiche e nella gestione dei pazienti in Rianimazione nella pretesa di un continuo miglioramento delle
performance individuali.
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 19
DALLA STAMPA INTERNAZIONALE
Ancora grandi cambiamenti
nella sanità inglese
Il Servizio Sanitario Inglese (NHS), dopo la vittoria dei
conservatori, si rinnova ancora, non ritenendo sufficiente
la riforma Darzi del precedente governo laburista1. L’Inghilterra è sempre più alla ricerca di un sistema che possa
autoregolarsi e migliorarsi, in base ai suoi principi storici,
gratuità e accessibilità a tutti sulla base del bisogno e non
sulla capacità di pagare, senza le rigidità che derivano
dalla gestione centrale, che spesso non consente i miglioramenti necessari che potrebbero partire dalla base,
da parte degli operatori sanitari. Recentemente il Ministero della sanità inglese (ne restano esclusi il Galles, l’Irlanda del Nord e la Scozia) del governo conservatore
presieduto da David Cameron ha pubblicato il Libro
bianco Equity and excellence: Liberating the NHS2, che
annuncia novità consistenti: la reale centralità del paziente nel SSN, il continuo miglioramento di ciò che conta
per il paziente, e cioè il risultato delle loro cure sanitarie;
la delega ai medici per innovare e migliorare i servizi sanitari, liberati così dalla burocrazia e dall’obbligo di raggiungere
obiettivi
prefissati
dal
vertice
dell’organizzazione. Resta sempre valido l’obbligo di intervenire nell’ambito della disponibilità delle risorse economiche messe a loro disposizione.
Gli aspetti principali della riforma sono costituiti dall’abolizione delle Strategic Health Authorities e dei
Primary Care Trusts (PCTs) (equivalenti, grosso
modo, alle funzioni amministrative degli assessorati della
sanità e le aziende sanitarie). Il punto centrale gestionale
sarà costituito dai vari Consorzi dei medici di famiglia, che
avranno a disposizione l’80% delle risorse del servizio sanitario inglese. Vi sarà un sistema d’acquisto di prestazioni tipo libero mercato tra le varie strutture sanitarie
pubbliche, in un sistema di concorrenza in semimercato,
condizionato dalle scelte (si spera responsabili) dei pazienti, piuttosto che dal raggiungimento di obiettivi di salute (target) previsti. Il controllo pubblico avverrà da
parte di nuove strutture - NHS Commissioning Board - e
dei comuni.
Questi ultimi riprenderebbero, grosso modo, il ruolo del
vecchio “ufficio d’igiene” (vaccinazioni, controllo delle malattie infettive…) e degli assessorati dei servizi sociali,
mentre i primi riprenderebbero i compiti delle Agenzie sanitarie regionali e degli uffici di Programmazione e controllo. Per quanto riguarda gli ospedali, continuerebbe la
strada verso le Fondazioni semiprivate (più che semipubbliche).Un altro punto realmente innovativo dovrebbe essere la reale centralità del paziente, attraverso le garanzie
di maggiori informazioni sul versante delle sue condizioni
cliniche e della possibilità di essere curato nelle strutture
più convenienti, sia dal lato dei risultati clinici sia da quello
della tempestività degli interventi. Questo dovrebbe stimolare le strutture sanitarie a lavorare meglio, in quanto
quelle meno efficienti potranno trovarsi con meno pazienti e quindi con meno fondi a disposizione.
Fin qua, il tutto potrebbe essere giudicato, da parte di
alcuni addetti ai lavori, in particolare di quelli fautori dell’intervento privato, interessante e proponibile anche in
molte regioni italiane. Quello che invece appare più difficile da trasferire in Italia è la parte riguardante la responsabilità che dovrebbero assumersi i cittadini riguardo
alle scelte inerenti quanto sopra esposto, in particolare
l’aderenza ai regimi terapeutici, alle scelte e ai consigli
medici e soprattutto ai migliori stili di vita. Infatti in Inghilterra vi è da tempo l’abitudine, da parte dei pazienti,
di accettare le scelte mediche, soprattutto quelle riguardanti aspetti etici, che in Italia rappresentano un aspetto
ancora nebuloso, sia sul piano legislativo sia su quelle
delle consuetudini.
Le prime valutazioni da parte dei medici inglesi sono
abbastanza positive3. I medici di famiglia inglesi (General
Practitioner, GP) accentuano il fatto che vi dovrà essere
un’attenzione maggiore ai bisogni dei pazienti piuttosto
che ai target imposti dal governo, mentre i medici ospedalieri4 si rendono conto che potranno avere una grande
influenza sul sistema, ma anche una grande responsabilità, in quanto non verrà valutata l’efficienza, ma l’efficacia, cioè i risultati, sia di salute sia economici, il che non
appare semplice, per vari motivi. Chris Ham, l’autorevole
direttore del King’s Fund, importante fondazione inglese
che si occupa del miglioramento del NHS, è scettico5 sul
fatto che questo innovativo piano sanitario possa dare risultati certi, in quanto una grande parte di questa riforma
è già stato sperimentata 20 anni fa, dal governo conservatore della Thatcher, con scarsi risultati positivi. Non è
detto poi che i GP vogliano assumersi la responsabilità di
essere il perno del sistema. Ham si pone alcune domande: sarà permesso di fallire, come previsto dal piano
governativo, alle strutture non efficienti, comunque pubbliche, che servono aree nelle quali, magari, sono le uniche presenti? Inoltre, sarà possibile recuperare risorse
attraverso l’appropriatezza, come necessario e come ipotizzato? Sarà possibile coniugare competizione e collaborazione, quest’ultima sempre più importante della prima
in campo sanitario? Insomma, secondo Ham, è tutto da
dimostrare che queste notevoli innovazioni possano produrre risultati.
Vi sarà comunque una grande attenzione, a livello internazionale, a questa ulteriore innovazione del sistema
sanitario inglese, vero capostipite del nostro sistema sanitario, che comunque, nonostante la necessità di ulteriori miglioramenti, risulta offrire prestazioni di buon
livello soprattutto nel Nord e in alcune regioni del Centro.
Infatti, la recente crisi finanziaria globale ci ha avvisato,
se proprio ce n’era bisogno, che le risorse finanziarie non
sono infinite e che bisogna trovare un modo di coniugare
qualità, universalità e controllo della spesa se si vuole
avere un sistema sanitario efficace che garantisca salute,
pace e giustizia sociale nel miglior modo possibile.
Aureo Muzzi
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 20
Bibliografia
1. Bollettino dell’Ordine dei Medici di Trieste anno XXV;
numero 1-2, gennaio - aprile 2010
2. Department of Health.
Equity and excellence: Liberating the NHS.
Presented to Parliament by the Secretary of State of Health by
Command of Her Majesty. July 2010.
http://www.dh.gov.uk/en/Publicationsandstatistics/Publications/Public
ationsPolicyAndGuidance/DH_117353 Ultimo accesso 11 ottobre 2010
3. Roland M. What will the white paper mean for GPs?
BMJ 2010; 341:c3985.
4. Walshe K. Reorganization of the NHS in England.
BMG 2010; 341:c3843.
5. Ham C. The coalition government’s plan for the NHS in England.
BMJ 2010; 341:c3790.
RUBRICA DI BIOETICA
La persona, l’inizio della vita
La vita di ciascun individuo è qualcosa che inizia e finisce. Verrebbe da dire che l'inizio e la fine della vita durino
un attimo, un attimo prima non si è, poi si è vivi ed infine
un attimo dopo non lo si è più. Di fatto non è così nel momento in cui si considera il nascere ed il morire come
qualcosa intimamente legato non solo alla biologia ma ad
altri valori, come l'anima, la persona, la dignità della persona, ecc.
L'inizio della vita pone al legislatore, al credente, all'agnostico, un problema che non è sempre foriero di soluzioni univoche e ciò in rapporto anche a momenti storici
e culturali diversi. Nelle civiltà più evolute riconoscere la
vita vuol dire preservarla, come imperativo etico, a meno
che non si rispettino altri valori che reputiamo abbiano,
momento per momento e caso per caso, la precedenza.
Problemi fondamentali sono la determinazione dell'inizio
della vita intesa non solo come fatto biologico ma anche
in rapporto a ciò che riconosciamo come diritto di colui
che inizia a vivere, diritto che identifica la nuova persona.
L'embrione come tale vive, prima in sé, dal momento dell'impianto nel corpo materno, poi, evolvendo a quello che
definiamo feto, collegato al vivere dell'organismo che lo
ospita, la madre, e poi autonomo, come neonato, dopo
l'uscita dal corpo materno.
Ma vediamo per prima cosa quanto su di ciò dicono su
questo argomento le religioni “del libro” Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Tutte e tre le religioni privilegiano la
vita come valore in sé, da cui consegue che la vita va protetta: anche la vita autonoma del soggetto che nasce tra
la ventiduesima e la venticinquesima settimana va salvaguardata e su ciò ritorneremo; per la normativa ebraica
il concepito acquisisce stato giuridico completo solo alla
nascita, mentre prima della nascita va privilegiata, in primis, l'integrità della madre, di cui il feto è parte organica.
Se vi è opposizione, nell'interesse della madre, il feto può
essere soppresso in un atto che, secondo la legislazione
20
ebraica, non è desiderabile ma che non va comunque
equiparato ad un omicidio. Il cristiano non vede singoli
stadi nello sviluppo endouterino, essendovi sempre sì una
differenziazione progressiva ma in una continuità biologica e genetica, sin dal momento del concepimento.
Per l'Islam, coerentemente ai precetti del Profeta, lo sviluppo dall'embrione al feto passa attraverso tre volte quaranta giorni. Un angelo alla fine dei centoventi giorni
insuffla l'anima e da quel momento l'aborto è interdetto;
non che prima debba essere agevole dato che è norma
fondamentale comunque proteggere la vita.
Come si comporta la legislazione in Italia? Al partire dal
concepimento vi è diritto alla vita, a meno che non esista
un conflitto del diritto alla vita del concepito con il diritto
alla vita ed alla salute della madre. Per quanto attiene
l'interruzione di gravidanza in Italia ricordiamo la legge
194; legge importante che riconosce la potestà della
madre. E' stata, nel 1978, una legge importante, discussa
e sottoposta a referendum abrogativo, peraltro contestata
dal mondo cattolico che vede in essa la giustificazione legale dell'aborto come omicidio. La legge appare essere
lo strumento giuridico che riconosce l'autonomia decisionale della donna sul processo biologico che si svolge nel
suo corpo. Ne è derivata la figura dell'obiettore di coscienza che per quanto attiene il medico richiede una affermazione di principio a priori. Neanche lui però è
esentato dall'intervenire in caso di stato di necessità.
Particolare importanza assume il parto prematuro:
come tale può essere definito un parto che sia avvenuto
tra la ventesima e la trentasettesima settimana. Ma il periodo critico è quello tra la ventunesima e la venticinquesima settimana quando la sopravvivenza del nato non è
affatto sicura, o, comunque. non è esentata da complicazioni; la prognosi quoad vitam in genere è buona dopo
la ventiseiesima settimana.
Per quanto attiene l'assistenza ai prematuri un punto
certo è il rifiutare l'accanimento terapeutico; il coinvolgimento dei genitori è fondamentale. Il legislatore afferma
che la valutazione dell'assistenza ai prematuri va fatta
caso per caso, sempre in riferimento al fatto che il medico, dove non c'è certezza, debba far sempre riferimento
al criterio di presunzione. Tra i nati alla ventiquattresima
e venticinquesima settimana l'80-90 % dei nati muore in
sala parto, il 5-10 % nelle terapie intensive e il 95 % dei
sopravvissuti è affetto da gravi disabilità. Altre fonti ci dicono che il 35 % dei nati alla ventitreesima settimana sopravvivono. Il documento finale del Consiglio Nazionale
della Federazione degli Ordini dei Medici-chirughi e degli
Odontoiatri stabilisce che “ quando sussiste la possibilità
di vita autonoma del feto … il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare
la vita del feto. Ma gli interventi di rianimazione fetale,
ove l'età gestazionale riporti tassi di mortalità elevatissimi
o gravi ed irrecuperabili lesioni di organi ed apparati si
deve considerare l'accanimento terapeutico come limite
deontologico all'intervento medico; i genitori vanno informati o per acquisire il consenso o per registrarne il dissenso, secondo l'articolo 37 del Codice di Deontologia
Medica.
Euro Ponte
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 21
ED INFINE UN PO’ DELLA NOSTRA STORIA
In ricordo di... Mario BISIANI (1921-1974)
con l’08.02.1971, quando Giorgio Sternini assumerà la sovrintendenza sanitaria, rinunciando al posto di direttore
sanitario di ruolo.
Conobbi Mario Bisiani nel gennaio del 1974, essendo io
venuto a Trieste, previo concorso pubblico, come direttore sanitario dell’Ospedale di S. Maria Maddalena.
All’epoca, egli era, per temporaneo incarico, il sovrintendente sanitario degli Ospedali Riuniti di Trieste, dei
quali faceva parte anche l’Ospedale che io dovevo dirigere. I rapporti, pur formali, erano corretti e cortesi; del
resto egli era una persona chiusa, direi introversa, e di
poche parole. Ad aprile, a seguito di pubblico concorso,
al quale egli non poté partecipare per mancanza del titolo
richiesto, divenni io il sovrintendente sanitario, ovviamente di ruolo, ed egli riprese le funzioni di direttore sanitario dell’Ospedale Maggiore.
I nostri rapporti, essendo io il suo superiore, divennero,
per mia volontà, cordiali e di questo egli mi fu grato,
anche se non lo dava a vedere, ma in seguito me lo fece
comprendere, quando, per una grave malattia polmonare, io volli che si facesse ricoverare e lo andai più volte
a trovare, pur essendo egli in qualche modo contagioso.
Là, dopo qualche settimana di degenza, venne a morte,
nel settembre dell’anno che l’avevo conosciuto.
Mario Bisiani nacque a Trieste il 26.04.1921 da modestissima famiglia e nella sua città compì gli studi secondari, conseguendo nel 1941 la maturità scientifica. Orfano
giovanissimo di padre, si adattò a vari lavori per poter
studiare. Richiamato alle armi, prestò servizio di guerra
come sergente, per sbandarsi dopo l’8 settembre 1943.
Nel 1947 si laureò a Padova in medicina e chirurgia ed
entrò subito dopo all’Ospedale Maggiore di Trieste, dapprima come medico ospite, infine come assistente volontario nella III divisione medica, rimanendovi sino alla fine
del 1953, salvo un periodo di due anni, trascorso come
assistente incaricato del Centro Tumori di Pavia. Si era intanto specializzato in malattie polmonari (1949) ed in radiologia (1952). Dal 1953 al 1954 fu medico condotto ad
Opicina, mentre dal 1954 al 1963 lavorò a Monfalcone,
prima come funzionario medico dell’I.N.A.M., poi, per
quattro anni, come direttore sanitario del locale Ospedale
Civile. Nel 1958 si specializzò in igiene pubblica. Nel maggio del 1963 ritornò, su chiamata, all’Ospedale Maggiore
di Trieste, come vice direttore sanitario e successore, in
pectore, del titolare di quella direzione sanitaria, Ettore
Catolla Cavalcanti.
Svolse tale funzione, prima per incarico, poi, dalla fine
del 1963, in posizione di ruolo. Pensionato il titolare, Bisiani assunse l’incarico di direttore sanitario, che manterrà dal 18.03.1966 al 07.02.1971. Diverrà di ruolo, per
utilizzazione della graduatoria di un pubblico concorso,
Con il pensionamento di Sternini, Bisiani gli subentrerà
per incarico nel posto di sovrintendente sanitario, le cui
funzioni svolgerà dall’01.03.1972 all’01.04.1974, e cioè
sino alla mia nomina a titolare. Rientrato al suo posto di
direttore sanitario dell’Ospedale Maggiore, vi rimarrà sino
alla morte avvenuta l’01.09.1974 per un gravissimo fatto
specifico polmonare, che egli trascurerà, rimanendo al
suo posto di lavoro sino a qualche settimana dalla fine, indebolito da una febbricola persistente, con profuse sudorazioni, e dispnea al minimo sforzo.
Il periodo più difficile per lui fu quello che andò dal 1966
al 1971, quando, direttore sanitario incaricato dell’Ospedale Maggiore, vide allontanarsi la prospettiva di essere
incardinato in ruolo in quel posto per il quale pochi anni
prima era stato chiamato in veste di vice. Con non molti
titoli scientifici e breve carriera direzionale, Bisiani si sentiva scoperto per un concorso pubblico di direttore sanitario di un grosso ospedale qual era quello di Trieste.
Egli, però, cercò tuttavia di non scontentare mai la sua
Amministrazione, che, con assoluta disinvoltura, avrebbe
rullato personaggi ben più quadrati. Riuscì a conseguire
la libera docenza in igiene (1967), ma ormai era troppo
tardi per poter sperare di superare in un pubblico concorso quelli che all’epoca erano i mostri sacri della carriera
direzionale ospedaliera (Marass, Sternini, ecc.).
21
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:10
Pagina 22
L’ansia di sopravvivere professionalmente, la condiscendenza verso il potere ospedaliero, sia politico che medico, l’insicurezza e la conseguente diffidenza faranno di
Bisiani il colpevole predestinato di tutte le carenze ospedaliere, aggravando quella scontrosità, che una vita povera e sofferta aveva acuito, facendo di lui un isolato,
chiuso in se stesso, schivo e poco socievole. Bisiani, però,
nel suo intimo era persona buona, generosa e coerente,
anche se questa coerenza l’aveva dovuta spesso sacrificare sull’altare dell’altrui opportunismo.
Oggi, tra quanti lo hanno a suo tempo criticato, c’è
qualcuno che, onestamente, lo ricorda, sudato, dispnoico,
con le spalle curve e gli occhi abbassati a subire le critiche ingiuste e crudeli dei potenti dell’epoca, spesso mossegli per errori commessi da qualche suo sprovveduto
collaboratore o conseguenti agli arbitri di qualche collega,
esoso suo creditore per favori veri o presunti.
Io ebbi l’occasione di frequentarlo solo pochi mesi prima
della sua morte, ma dovendolo commemorare direi che
era un uomo fondamentalmente onesto, illuso dai potenti, deluso dai colleghi ed infelice per se stesso. È stato
un vinto nella società, ma ad essa ha dato l’unica risposta possibile: lasciarsi morire per una malattia che conosceva e che non l’ha tradito.
Oggi, dalla spumeggiante sovrintendenza sanitaria di
Giorgio Sternini e di quella sofferta e sfortunata di Mario
Bisiani, eredi delle gloriose direzioni di Ascoli, de Gattorno
e Gusina, non residua molto nei moderni apparati sanitari
aziendali. Se l’oggi fosse vissuto da Gorki, ancor chiuso
del suo “Albergo dei Poveri”, di certo egli avrebbe rassicurato Kafka, sempre più frastornato dal suo “Processo”,
dicendogli: “Vedi, esiste sempre un peggio”.
Claudio Bevilacqua
RUBRICA SINDACALE
Rubrica aperta ai contributi di tutte le organizzazioni sindacali mediche compatibilmente
con lo spazio disponibile
... DALLA CISL Medici
Alcune note relative alle “Linee di Gestione del
Servizio Sanitario 2011 del Friuli Venezia Giulia”.
Il 23 novembre 2010 sono state illustrate alle segreterie regionali delle OO.SS. della Dirigenza Medica e Veterinaria le Linee di Gestione relative all’anno 2011, come
descritte dalla Direzione Centrale Salute, Integrazione
Socio Sanitaria e Politiche Sociali dopo la definizione degli
obiettivi per il triennio 2010-12 (da cui dipendono le linee
programmatiche). Studi di fattibilità e atti aziendali lasciano sottintendere che per il 2011 si prevede una crescita della spesa sanitaria pari allo 0 (era di poco
superiore allo 1,3% nel 2010) ma che incide sul bilancio
regionale per circa il 53%. La tabella sottoelencata mostra l’incremento della spesa - salute negli ultimi anni
(Tab. 1). Riassumiamo le Linee come sono state presentate alle Organizzazioni Sindacali.
Vengono rafforzati i ruoli delle tre Aree Vaste (Pordenone, Udine, Trieste/Gorizia) favorendo processi di integrazione gestionale ed organizzativa fra le Aziende, e
questo era quanto ci si poteva attendere. La novità importante é invece relativa al finanziamento per il 2011,
che avverrà non più per Azienda bensì per Area Vasta,
alla ricerca di un riequilibrio “graduale” (e difficile, n.d.r.)
nelle aree che presentano maggiori bisogni. Il finanziamento per gli investimenti continuerà invece a rimanere
suddiviso per singola Azienda.
Spiccano nella “cornice” del Piano, alcuni aspetti che
hanno già suscitato polemiche e che vale così riassumere
22
per linee principali:
1. riordino dei punti nascita;
2. concentrazione delle attività cosiddette a non diretto
impatto suo cittadino, quali laboratorio, anatomia, trasfusionale, farmacia;
3. concentrazione delle attività amministrative;
4. riorientamento dei piccoli ospedali in “chiave” riabilitazione, RSA, hospice.
Sarà realizzato anche lo studio di fattibilità per la Centrale Unica Regionale dell’Emergenza (di cui si parla da
anni). La sede unica individuata sarà a Palmanova, già
sede della protezione civile, i cui lavori di ristrutturazione
saranno completati entro il 2011. E mentre si aspetta
dare attuazione operativa alla L.R. 7/2009 che anticipa i
contenuti del Piano Nazionale dei Tempi di Attesa, ogni
Area Vasta formulerà il proprio Piano di Produzione per il
contenimento dei tempi. Altre note di rilievo: le attività
inerenti la Prevenzione, lo sviluppo del Sistema Informativo che prevede la ricetta elettronica, la firma digitale, le
farmacie in rete, il portale per il cittadino. Continuano i
programmi relativi alle malattie professionali, agli incidenti
domestici, all’accreditamento. Per quanto riguarda invece
l’Integrazione Socio-sanitaria (che però meriterebbe un
discorso più ampio), si notano alcune novità importanti,
quali i fondi per l’abbattimento delle rette per anziani e i
Centri diurni (euro 2.000.000), l’autonomia possibile
(euro 18.00.000), il fondo di solidarietà (euro
10.500.000), il sostegno ai disabili (euro 27.500.000).
Sparisce invece il reddito di cittadinanza che nell’anno
2008 era arrivato a 23.200.000 euro.
Questo programma presentato nella sede della Giunta
Regionale, qui delineato brevemente nelle sue linee principali e per sommi capi, costituisce un documento importante e obbligatorio, secondo l’art. 12, comma 2 della L.R.
19.12.1996, n. 49. Delinea una “Sanità” in movimento
verso il potenziamento del territorio ed una prosecuzione
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 23
delle linee di riferimento per Aree Vaste, già dei precedenti Piani. Il proposito, condivisibile, rimane quello di appianare criticità e sperequazioni del servizio sanitario
regionale sul versante dell’offerta dei servizi, della qualità,
della sicurezza e dell’efficienza. Permangono e vengono
rafforzati i programmi relativi agli screening, alle politiche
vaccinali, all’obesità, alle malattie professionali e agli incidenti stradali. La Direzione della Salute si impegna altresì a sviluppare l’assistenza per le patologie
cronico-degenerative, la salute mentale, quella maternoinfantile, le dipendenze. E il sistema residenziale e semiresidenziale per anziani non autosufficienti.
La CISL Medici rileva che al di là degli obiettivi da raggiungere (condivisibili), e la scarsità delle risorse a disposizione (cui l’attuale congiuntura economica dà poche
possibilità di incremento, ma si poteva/doveva ottenere
qualcosa di più, n.d.r.), la gestione 2011 prevede che
l’adozione dei piani aziendali permetta formalmente di
sottrarre le aziende al vincolo dell’autorizzazione regionale per le assunzioni, in linea con programmi di autonomia e di responsabilizzazione, nonché di competitività,
temi tanto cari agli attuali principi di economia sanitaria.
Ma le carenze di organico non verranno colmate subito
né automaticamente, solamente dopo l’adozione dei piani
aziendali, per cui si prevede una situazione di “instabilità”
ancora per un periodo che speriamo sia breve. E le
Aziende non dovranno sostenere costi per i rinnovi contrattuali. Questo in applicazione al blocco dei contratti fino
al 2013, imposto dalla manovra finanziaria, per cui il salario potrà essere incrementato solo dalla libera professione o dall’assegnazione di nuove funzioni. Alle OO.SS.,
che sono state coinvolte solo marginalmente nell’elaborazione di queste linee, la CISL Medici augura un maggior coinvolgimento costruttivo, un maggior impegno e,
perché no, qualche volta anche un “farsi sentire di più”.
I propositi espressi dalle Linee sono chiari, ma l’applicazione non sarà tanto semplice né poco contrastata: il
coinvolgimento sindacale sarà d’obbligo e riguarderà
anche l’applicazione degli schemi relativi al decreto sulle
nuove prestazioni erogabili dalle farmacie territoriali (alias
prestazioni analitiche), la libera professione (prorogata),
il rapporto non chiaro tra le altre professioni sanitarie e la
specificità della funzione medica.
Sergio Parco
Tabella 1. Assestato bilancio spesa sanitaria anni 2001-2010 (dati forniti dall’Assessorato alla Salute ed estratti dai bilanci della Regione FVG).
Riferimenti
1. Direzione Centrale Salute, Integrazione Socio Sanitaria e Politiche Sociali del FVG. Linee per la gestione 2011.
2. D.lgs. n. 150/2009. Decreto “Brunetta”.
3. Legge n. 122/2010. “Manovra Estiva “.
4. PSSR 2010-12.
23
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 24
… DAI SINDACATI
DELLA DIRIGENZA MEDICA
Anche dalla cronaca degli ultimi mesi emerge la situazione gravemente critica della sanità pubblica a Trieste, con il sovraffollamento dei reparti di medicina e i
degenti “ospiti” (anche oltre 50!) fuori reparto, le interminabili liste d'attesa per gli interventi chirurgici,
la congestione del Pronto Soccorso con tempi di attesa di ore e ore, mentre i servizi del Territorio continuano a non essere in grado di fornire a tutti
l'assistenza di cui hanno bisogno, con gravi carenze
soprattutto nelle ore notturne e dal venerdì pomeriggio al
lunedì mattina: in tali periodi l'unica risposta possibile
rimane spesso ancora l'ospedale; ma non solo, perché anche di giorno e al di fuori del fine settimana i medici di base, i Distretti, le RSA, le case di riposo
continuano a riversare in Pronto Soccorso decine
e decine di anziani fragili per i quali il ricovero è
inutile e dannoso, persone con problemi più sociali che
assistenziali, pazienti terminali mandati a morire in ospedale.
E l'ospedale, già carente di risorse e di personale
per i tagli indiscriminati subiti, non può concentrare la
propria attività sui casi veramente “acuti”, i soli che trarrebbero beneficio dal ricovero nelle strutture dell'Azienda
ospedaliero-universitaria.
A fronte di questo, l'Assessore alla Salute Kosic continua
a dichiarare che nell'ultimo anno in sanità si è risparmiato
e i servizi sono aumentati, si è fatto meglio con meno.
Queste affermazioni lasciano almeno perplessi i cittadini
e gli operatori sanitari, che nell'esperienza quotidiana percepiscono una situazione completamente diversa.
Ma quali sono i progetti per la nostra sanità pubblica e
per i nostri ospedali?
La Regione ha richiesto a tutte le Aziende:
- di rivedere l'”Atto Aziendale” di organizzazione e funzionamento, in pratica con l'unica richiesta di ridurre il
numero delle strutture (reparti, dipartimenti o articolazioni di questi) esistenti, quindi “fare con meno” (ma si
tratterebbe solo di risparmiare piccola parte dello stipendio di qualche direttore);
- di rideterminare le dotazioni organiche, cioè la quantità
di personale dipendente, dichiaratamente al fine di ridurre
eventuali esuberi, quindi anche qui la Regione si preoccupa unicamente di “fare con meno”; ma il conteggio
del personale necessario, effettuato proprio in base ai parametri stabiliti dalla Regione, evidenzia che l'Azienda è
gravemente carente, soprattutto di operatori dedicati all'assistenza;
- di mettere in comune servizi anche con l'ASS2 (Monfalcone e Gorizia) al fine di realizzare dei risparmi, ma senza
che vi sia alcun riferimento da parte della Regione a progettualità volte a incrementare la qualità o quantità dell'assistenza: quindi, di nuovo, “fare con meno”.
In sostanza, tagli “lineari” che poco si conciliano con il
24
modello “hub and spoke”, il potenziamento dei grandi
ospedali dove avrebbero dovuto concentrarsi le funzioni
più complesse che la Regione aveva dichiarato di voler
perseguire. Tagli che invece sembrano abbattersi nello
stesso modo sulle grandi strutture ospedaliere di riferimento regionale e sui piccoli ospedali rurali. In sostanza, nessuna programmazione del “fare
meglio”, e risolvere i problemi che continuano ad aggravare la situazione dell'assistenza sanitaria pubblica.
Così sta alle aziende arrangiarsi per cercare di perseguire la qualità e far fronte ai disagi che quotidianamente
affliggono utenti del Servizio Sanitario Regionale e operatori sanitari, e nello stesso tempo rincorrere le scadenze
e gli adempimenti imposti dalla Regione.
La revisione dell'organizzazione dipartimentale
e dell'assetto logistico dell'Azienda ospedalierouniversitaria “Ospedali riuniti di Trieste” avrebbe
dovuto essere un passo fondamentale nello svecchiamento dell'ospedalità triestina, se fosse stata
condotta con i tempi, le consultazioni e la condivisione
necessari nei riguardi delle diverse componenti coinvolte,
e senza l'affannosa necessità di concludere nei tempi e
con i rigidi vincoli organizzativi imposti dalla Regione. In
questa situazione, a nostro avviso, ha trovato ampio
spazio una residua venatura retriva e conservatrice dell'Università che, in un contesto più disteso
e ragionevole, probabilmente non avrebbe avuto
successo, e sarebbe invece prevalso l'apporto collaborativo dei molti accademici aperti all'innovazione e al cambiamento.
Ne è risultato un progetto che appare illogico e
farraginoso, oltre che penalizzante, sia per chi lavora
a Trieste (ad eccezione di alcuni aspetti personali) sia per
chi dovrà usufruire del servizio.
Si sintetizzano di seguito i punti che sembrano più rilevanti, evitando di estendere l'elenco esaustivo degli elementi, grandi e piccoli, che nel progetto sembrano
irrazionali o incomprensibili.
L'organizzazione in sei dipartimenti al posto dei
dodici precedenti descrive un'Azienda di rilevanza e complessità minore rispetto all'attività realmente prevista.
Questo assume particolare importanza se si considera che
nell'Azienda ospedaliero-universitaria di Udine pare verranno mantenuti tutti i dodici dipartimenti esistenti.
Non si comprende la logica organizzativa dell'articolazione di quasi tutti i dipartimenti in più aree dipartimentali, soprattutto perché sembra di capire che saranno
queste aree ad assumere le funzioni proprie dei dipartimenti (infatti le aree sono dodici!), mentre restano non
ben definibili le funzioni di questi ultimi.
Vi sono dipartimenti che appaiono mastodontici,
quando è ormai ampiamente sperimentato che le grosse
aggregazioni hanno difficoltà a funzionare.
E' il caso del Dipartimento Cardio-toracovascolare e di Area critica: tale struttura verrebbe ad
essere composta da:
01) UCO di Anestesia Rianimazione e Terapia antalgica
02) SC Anestesia e Rianimazione
03)SC Medicina d'Urgenza
01 2011:Layout 1
04)
05)
06)
07)
08)
18-02-2011
14:11
Pagina 25
SC Cardiologia
SC Cardiochirurgia
UCO Chirurgia vascolare
SC Pneumologia
SC Chirurgia toracica
per un totale di
165 posti letto e di 131 dirigenti medici.
Un altro esempio è il Dipartimento Chirurgico (comprendente tra l’altro strutture collocate a Cattinara insieme ad altre dell'Ospedale Maggiore), che verrebbe ad
essere così costituito:
01) SC Chirurgia generale
02) SC Prima chirurgica
03) UCO Clinica chirurgica
04) SC Gastroenterologia
05) SC Ortopedia e Traumatologia
06) UCO Ortopedia e Traumatologia
07) UCO Chirurgia plastica
08) SC Neurochirurgia
09) UCO Clinica urologica
10) UCO Clinica odontostomatologica
11) UCO Clinica otorinolaringoiatrica
12) UCO Clinica oculistica
per un totale di
239 posti letto e 120 dirigenti medici.
Ancora, il Dipartimento di Medicina interna, formato da “solo” 7 strutture:
01) UCO Clinica medica
02) UCO Medicina clinica
03) SC Prima medica
04) SC Terza medica
05) SC Geriatria
06) UCO Clinica neurologica
07) SC Medicina riabilitativa
ma con
330 posti letto e 75 dirigenti medici.
Il Dipartimento di Medicina di Laboratorio è invece composto dalla SC Patologia Clinica (Laboratorio, 9
dirigenti medici), SC Microbiologia (nessun dirigente medico), UCO Anatomia e Istologia patologica (11 dirigenti
medici), UCO Medicina legale (1 dirigente medico), con
un totale di 21 dirigenti medici, 9 biologi e un chimico.
Sembrerebbe ispirato da un attacco di minimalismo compensatorio (cfr. il punto precedente) ed è pure suddiviso
in due aree dipartimentali.
Il Dipartimento medico Ospedale Maggiore comprende un'area composta dalle sole strutture Ematologia
e Oncologia (42 posti letto complessivi), e un'altra che
mette insieme UCO Medicina del Lavoro, SC Malattie Infettive, UCO Clinica dermatologica, SC Nefrologia e Dialisi. E' evidente che per creare questo agglomerato di
competenze eterogenee è stato prevalente il criterio della
collocazione logistica all'Ospedale Maggiore, ma sembrerebbe che un minimalismo residuo abbia determinato
l'istituzione di un'area dipartimentale emato-oncologica.
Il Dipartimento di Medicina Interna riguarda uno
degli aspetti più critici dell'attuale offerta ospedaliera, e il
progetto non sembra prefigurare uno svecchiamento per
arrivare a una medicina interna che sia veramente per
acuti. Il Dipartimento manca completamente di strutture
e tecnologia per il trattamento dei pazienti critici che necessitano di terapia sub intensiva. In un simile contesto il
progetto per la “medicina rapida”, che avrebbe anche
l’importante finalità di evitare la prolungata degenza degli
anziani, non sembra essere in grado di partire.
Nel Dipartimento di Chirurgia non si riconosce
un'organizzazione capace di produrre una maggiore efficienza delle attività chirurgiche; vengono inoltre messe
insieme in un'unica area dipartimentale le chirurgie specialistiche, che non sono omogenee né complementari,
né situate nello stesso presidio ospedaliero. Si separa
inoltre la Neurochirurgia dalla Neurologia, rinunciando a
un Dipartimento di Neuroscienze collegato all'attività di
neuroradiologia interventistica. E’ verosimile quindi che
continueremo a mandare i pazienti a Udine, dove si erogano prestazioni di eccellenza, ma apparentemente non
inserite in un'organizzazione in grado di far fronte alle necessità di ricovero di pazienti provenienti da altre sedi.
È stato ridotto il numero delle strutture semplici,
senza adeguato riconoscimento delle professionalità operanti nell'Azienda; ma pur con un tentativo di compensazione dal solo punto di vista economico non si riesce ad
evitare lo svilimento professionale dei dirigenti medici, soprattutto quelli ospedalieri.
Sembra esservi un evidente squilibrio fra Ospedale
e Università, infatti tra gli oltre 400 medici ospedalieri si
contano poco più di 20 direttori di struttura complessa,
mentre dei circa 60 medici universitari ben 22 sono direttori: in pratica 1 ospedaliero su 20 potrà, forse, diventare “primario”, mentre per gli universitari le chances
aumentano enormemente ed 1 medico universitario su 3
potrà emergere.
Un esempio eclatante è quello del Dipartimento Cardio toraco vascolare e di Area critica: su 131 dirigenti medici vi sono solo 4 universitari, tutti direttori di
Struttura complessa. Visto che la normativa prevede che
l'Università gestisca la quantità di assistenza necessaria
alla didattica e alla ricerca, non pare possibile che 4 soli
universitari, se si assume che siano privi del dono dell'ubiquità, riescano ad assicurare i bisogni della didattica
e ricerca su ben 165 pazienti complessivi.
E questo è un problema che da anni la Regione lascia
insoluto, con gravissimo pregiudizio per l’assistenza nei grandi ospedali.
Elena BERNOBICH ANAAO-AssoMed
Antonio CALGARO FASSID
Sandro CIAMPALINI CISL MEDICI
Bruno GAMBARDELLA ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI
Alessandro MELATINI CGIL MEDICI
Alberto PERATONER AAROI
Cosimo QUARANTA CIMO-ASMD
25
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 26
DALLA ASSOCIAZIONE MOGLI MEDICI ITALIANI
(AMMI)
In occasione della “Giornata Nazionale dell’AMMI”
anche la sezione di Trieste come tutte le sezioni italiane,
ha inaugurato l’anno sociale con una tavola rotonda dal
titolo “Curiamo l’ambiente per curare la salute”, relatori
Franco Panizon professore emerito di Scienze dello sviluppo dell’Università di Trieste e Cristina Serra, biologa
molecolare e giornalista scientifica.
Tema per tutti di grande interesse culturale, scientifico
e di attualità. (Il 2010 è l’anno internazionale della biodiversità). La dott.sssa Serra nel suo intervento ha enunciato una serie di dati allarmanti per quanto concerne il
rapporto tra salute e danni ambientali a cominciare dai
cambiamenti climatici, passando per l’inquinamento chimico e la manipolazione genetica, mettendo l’accento
sulle preoccupanti previsioni per il futuro. Ha parlato però
anche di chi si occupa di tutto ciò a livello mondiale (EPA
(Agenzia USA per la protezione ambientale) e UE-DG
(Commissione europea per l’ambiente) che hanno portato al protocollo di Kioto sottoscritto oggi da 141nazioni.
Ma è ancora troppo poco.
Allo stesso modo il prof. Panizon ha ribadito come l'inquinamento ci arriva dall'aria, dal mare e dalla terra. Dall'aria ci arriva prevalentemente con le polveri,
specialmente con le polveri sottili, PM10 con effetto dannoso specialmente sui bronchi e sul cuore. Dal mare specialmente attraverso i pesci che mangiamo, spesso
portatori di metalli pesanti come ad esempio il mercurio:
(a Vancouver si raccomanda alle donne gravide di non
mangiar pesce e i bambini (cinesi) che ne mangiano
molto hanno concentrazioni di mercurio nel sangue molto
alte); inoltre, sempre attraverso i pesci, introduciamo clorobenzeni e polifenili, sostanze indistruttibili, come il DDT
e alcune centinaia di migliaia di molecole dannose che
l'uomo disperde nell'acqua e che nel loro insieme danneggiano molto significativamente l'apparato riproduttivo
(vengono chiamate Endocrine Disrupting Substances) da
cui gravi problemi di infertilità sia maschile che femminile. Dalla terra, anzi dal cibo che nasce dalla terra, riceviamo altre porcherie che l'acqua trascina a valle dalle
discariche, tra cui specialmente nociva è la diossina e
l’elenco potrebbe continuare.
L'esposizione a queste sostanze fa molto più male al
bambino che all'adulto: per il buon motivo che il bambino
ha tutta la vita davanti, e che se noi siamo stati esposti
per pochi anni, decenni (il maggior inquinamento è un
fenomeno recente), il bambino è, e sarà esposto per due,
Società di servizi per
l’Agenzia Allianz
Bossi & Viatori
Assicurazioni
RESPONSABILITÀ CIVILE DEL MEDICO
Dipendente pubblico
Desideriamo ringraziare
tutti i Medici che
nell’anno 2010
hanno apprezzato le
soluzioni assicurative
da noi proposte.
Libero Professionista
CONSULENZA e PREVENTIVI
nei nostri uffici in via Locchi 19/A
al telefono allo 040 312401 o su
www.bossiviatori.it con un form dedicato
Copertura per tutte le specializzazioni
Attività della Libera Professione svolta in regime di Intramoenia
Retroattività automatica di 5 anni e nessuna franchigia
Nessun massimale aggregato, come invece previsto dalle coperture
offerte in ambito ospedaliero
Copertura postuma gratuita di 2 anni in caso di pensionamento,
cessazione dell’attività o decesso
Premi competitivi per tutte le specializzazioni
Estrema flessibilità ed elevata capacità assuntiva con Massimali
da € 250.000,00 fino a € 5.000.000,00
Retroattività fino a 5 anni
Copertura delle Perdite Patrimoniali per l’errato trattamento dei
dati personali (legge privacy)
Compresa l’attività accessoria di medico legale
BV Services Sas - Società di servizi per l’Agenzia Allianz Bossi & Viatori Assicurazioni Srl
p.i. 01172760322 - REA TS 130136 - RUI n.E000328187 34123 TRIESTE via Locchi, 19/A
tel. 040 312400 (r.a.) 040 312401 (Linea Aziende e professionisti) e-mail [email protected]
orario
da lunedì a giovedì 8.30/13.00 e 15.00/18.00 - VENERDI’ CONTINUATO 8.30/18.00
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 27
tre, quattro volte tanto.
L'altro motivo per cui il bambino (anche il feto, attraverso la madre) sente di più questi danni, é dovuto al
fatto che é in via di sviluppo e quindi assorbe di tutto di
più, e il danni riguarderanno persino il cervello.
Purtroppo, dell'inquinamento non basta parlare e purtroppo il problema é molto al di sopra delle nostre possibilità di intervento: é l'intera macchina della produzione,
spinta dai bisogni dell'economia che ci spinge ai consumi
di lusso, al soddisfacimento di bisogni indotti (pensate all'inquinamento da traffico, all'eccesso di strade, di trasporti, alla cementificazione selvaggia, ecc.). Causa la
produzione industriale e i nostri modelli di vita, l’uomo di
oggi chiede alla terra sempre più energia, con conseguente inquinamento dei mari da petrolio e inquinamento
del cielo da gas serra.
Solo con una maggiore consapevolezza condivisa e con
uno sforzo politico non indifferente si potrà correggere
questa deriva. Altrimenti, accumuleremo un debito con la
natura che toccherà di pagare ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Maria Cristina Longo
Ed ancora l’attività 2010-11
18 ottobre 2010
giorno di San Luca patrono dei medici GIORNATA NAZIONALE DELL’AMMI
Conferenza inaugurale dell’anno sociale
“CURIAMO L’AMBIENTE PER CURARE LA SALUTE” Riflessioni da portare a casa.
Relatori: Prof. Franco Panizon, professore emerito di Scienze dello Sviluppo, Università di Trieste e
la giornalista scientifica e biologa molecolare, Dott.ssa Cristina Serra
12-13 novembre 2010
In occasione delle LXIV Giornate Mediche Triestine sulla “Terapia antibiotica: uso ed abuso”
consegna dell’ormai consueto Premio di Studio dell’AMMI
ad un giovane medico particolarmente meritevole per un progetto dal titolo
”Fare meglio con meno: per un uso più razionale dell’antibiotico in età pediatrica”
25 novembre 2010
Conferenza dal titolo
“RISCHIO COLON: patologie neoplastiche e infiammatorie del colon, prevenzione e terapia”
Relatore: Dott. Fabrizio Briganti Piccoli (Resp. Chirurgia Generale SALUS TS)
14 dicembre 2010
appuntamento alla Ginnastica Triestina nella “Sala Teatro Primo Rovis”
per lo scambio di auguri di Natale con il CORO DEGLI ALPINI dell’ANA di Trieste.
La raccolta di beneficenza sarà devoluta alla Associazione S. Vincenzo de Paoli
17 dicembre 2010
presso il MIB, durante la Cerimonia dell’Assemblea Annuale dell’Ordine dei Medici
consegna di un premio di studio ad una giovane laureanda in medicina per lo studio
“La valutazione del dolore nel bambino con severo deficit cognitivo”
21 gennaio 2011
all’Ordine dei Medici “Incontro col pittore Livio Rosignano”
testimone e interprete della vita artistica triestina dal dopoguerra ad oggi.
26 gennaio 2011
in collaborazione con
la Consulta Femminile di Trieste e Provincia di Trieste - Commissione Pari Opportunità
l’AMMI dà l’avvio ad un ciclo di conferenze sulla Medicina di Genere
“La medicina si coniuga al femminile” “LA CURA BASATA SULLA DIFFERENZA”
Relatori: Dott.ssa Gabriella Vaglieri, medico di Medicina Generale e
Dott. Claudio Pandullo, specialista cardiolgo e presidente O.M.C.E.O
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 28
COMUNICATI
Elenchi dei “Medici competenti”
A seguito della comunicazione della FNOMCeO n. 83 avente per oggetto “Decreto Ministeriale 15 novembre 2010
– Master abilitante per le Funzioni di Medico Competente – elenchi provinciali dei medici competenti”, si vuole
rendere noto quali sono le modalità e i titoli/requisiti che i medici devono possedere, ai fini della relativa iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti e nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della Salute.
Per svolgere le funzioni di medico competente e' necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti (art. 38,
comma 1, D.Lgs n. 81/2008):
a) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica;
b) docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro;
c) autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277;
d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale, che abbiano svolto le attività di medico
competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo n.
81/2008.
I medici in possesso del titolo di cui alla lettera d), che non abbiano svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008, per essere abilitati, sono
tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari della durata di almeno un anno costituito da un numero di Crediti Formativi Universitari pari a 60; in alcuni casi le competenti autorità accademiche potranno autorizzare anche Crediti Formativi Universitari pari a 30.
I medici, in possesso dei requisiti succitati, che vogliono essere iscritti negli elenchi provinciali dei medici competenti debbono farne apposita domanda all’Ordine di appartenenza ai sensi dell’art. 46 del DPR 445/200 (dichiarazioni sostitutive di certificati), come da facs-simile allegato.
A decorrere dal programma triennale ECM 2011/2013, i medici competenti dovranno, inoltre, trasmettere agli Ordini provinciali di appartenenza, la certificazione o l’apposita autocertificazione atta a comprovare il rispetto dell’obbligo formativo di cui all’art. 38, comma 3, del D.lgs. n. 81/2008 -“Per lo svolgimento delle funzioni di medico
competente e' altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive modificazioni e integrazioni, a partire dal programma triennale successivo all'entrata in vigore del presente decreto legislativo. I crediti previsti dal programma triennale
dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro -“.
L’Ordine provinciale potrà procedere d’ufficio a verifiche in ordine alla veridicità delle dichiarazioni, chiedendo la
documentazione attestante il possesso dei titoli e requisiti richiesti per ciascuna delle fattispecie previste dall’art.
38, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.
L’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti comporta l’iscrizione anche nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della Salute.
28
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 29
Moduli per la domanda
Spett.le
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia di Trieste
Piazza Carlo Goldoni, n. 10
34122 TRIESTE
Il/la sottoscritto/a
nato/a il
a
Provincia di
Provincia di
residente a
via/piazza
n.
c.a.p.
iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali
previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione,
il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008;
DICHIARA
di possedere i requisiti previsti dall’art. 38 del d.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008 e i seguenti titoli professionali (barrare la voce specifica):
Specializzazione in:
Medicina del lavoro conseguita il
presso
Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica conseguita il
Docenza in :
presso
Medicina del lavoro
Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica
Tossicologia industriale
Igiene Industriale
Fisiologia e igiene del lavoro
Clinica del lavoro;
Autorizzazione ex art. 55 D.Lgs. 277/1991;
Specializzazione in:
Igiene e medicina preventiva conseguita il
Medicina legale conseguita il
presso
presso
che abbiano svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni antecedenti l’entrata in vigore del D. Lgs. N. 81/2008
dal
al
presso
con incarico specifico di servizio di
Attestazione di percorso formativo universitario conseguito il
presso
con numero di CFU pari a 60 o a 30, per coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione in Igiene e medicina preventiva
in Medicina legale, che non hanno svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti
l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008.
Il sottoscritto dichiara, altresì, di:
- essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con
strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché per
gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti;
- di essere a conoscenza che l’Ordine si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in ordine alla veridicità delle dichiarazioni;
- di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso l’Ordine.
Luogo e data
Firma
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 30
(Allegato n. 2)
RACCOMANDATA A/R
Spett.le
Ministero della Salute
Dipartimento Prevenzione e comunicazione
Direzione generale della Prevenzione sanitaria
Ufficio II
Viale Giorgio Ribotta, n. 5
00144 ROMA
Il/la sottoscritto/a
nato/a il
a
Provincia di
Provincia di
residente a
via/piazza
n.
c.a.p.
iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali
previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione,
il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008;
DICHIARA
di possedere i requisiti previsti dall’art. 38 del d.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008 e i seguenti titoli professionali (barrare la voce specifica):
Specializzazione in:
Medicina del lavoro conseguita il
presso
Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica conseguita il
Docenza in :
presso
Medicina del lavoro
Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica
Tossicologia industriale
Igiene Industriale
Fisiologia e igiene del lavoro
Clinica del lavoro;
Autorizzazione ex art. 55 D.Lgs. 277/1991;
Specializzazione in:
Igiene e medicina preventiva conseguita il
Medicina legale conseguita il
presso
presso
Il sottoscritto dichiara, altresì, di:
- essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche
con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché
per gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti;
- di essere a conoscenza che il Ministero della Salute si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in
ordine alla veridicità delle dichiarazioni;
- di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute.
Luogo e data
30
Firma
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 31
(Allegato n. 3)
RACCOMANDATA A/R
Spett.le
Ministero della Salute
Dipartimento Prevenzione e comunicazione
Direzione generale della Prevenzione sanitaria
Ufficio II
Viale Giorgio Ribotta, n. 5
00144 ROMA
Il/la sottoscritto/a
nato/a il
a
Provincia di
Provincia di
residente a
via/piazza
n.
c.a.p.
iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali
previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione,
il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008;
DICHIARA
di possedere il requisito previsto dall’art. 38 comma 1 d-bis del D.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008, di aver svolto l’attività di medico nel
settore del lavoro, per almeno quattro anni
dal
al
presso
con incarico specifico di servizio di
Il sottoscritto dichiara, altresì, di:
- essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche
con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché
per gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti;
- di essere a conoscenza che il Ministero della Salute si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in
ordine alla veridicità delle dichiarazioni;
di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute.
Luogo e data
Firma
31
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 32
LA SITUAZIONE
R E G I O N A L E
“AMIANTO”
Bonifica porta a porta
Edil Lanzutti
Foto Roberto Francomano
Nella Regione Friuli Venezia Giulia l’esposizione all’amianto è stata molto consistente, in particolare nei settori
cantieristico, portuale ed edile, oltre che in una serie di altre attività sia industriali (acciaierie, fabbriche di motori,
centrali elettriche, raffinerie, cartiere) che artigianali (idraulici). La distribuzione geografica delle attività che comportavano l’esposizione all’amianto e quindi delle malattie riconducibili all’inalazione delle fibre non è stata uniforme. Infatti, attualmente, in Regione ci sono circa sessanta casi di mesotelioma ogni anno, dei quali quasi una
trentina si concentrano tra i residenti della Provincia di Trieste (circa duecentoquarantamila abitanti) e quasi una
ventina tra quelli della Provincia di Gorizia (le neoplasie si riferiscono al Monfalconese, che ha un bacino di popolazione attorno alle settantamila unità). A Monfalcone le patologie riconducibili all’amianto sono in gran parte causate
dall’attività del cantiere navale, mentre a Trieste la situazione è più variegata, con principali fonti di esposizione le
attività portuali, la cantieristica e l’industria pesante in generale.
La Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata del Registro Regionale degli Esposti all’Amianto che conta più di ottomila iscritti, di cui oltre il 65% dell’Azienda Sanitaria che copre la Provincia di Trieste e circa il 20% di quella della
Provincia di Gorizia. Questo Registro è necessario al fine di riuscire a garantire la sorveglianza sanitaria gratuita almeno per gli esposti professionali all’amianto, che rappresentano quasi il 60% degli iscritti.
In molti tribunali italiani sono dunque stati aperti processi civili e penali per accertare se i datori di lavoro e i dirigenti aziendali non avessero rispettato le norme sulla sicurezza provocando un danno ai lavoratori che si sono ammalati o sono deceduti a causa dell’inalazione delle fibre di amianto. Il processo penale più seguito – anche dai
mass-media – si è aperto recentemente al Tribunale di Torino ai danni dei massimi vertici della multinazionale Eternit, che aveva cinque stabilimenti in Italia, di cui il principale a Casale Monferrato in Provincia di Alessandria.
Bonifica porta a porta Staranzano, Gorizia
Edil Lanzutti bonifica industriale
32
Località Quarantia Staranzano, Gorizia
Foto di Marco Citron
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 33
Discarica per amianto di Porcia, Pordenone
Nel “processo del secolo” sono coinvolte tremila vittime, di cui duemila decedute. Anche a Gorizia e a Trieste
sono stati accorpati i procedimenti che vedono imputati i vertici dell’allora Italcantieri con l’istruzione di una sorta di
maxi-processo e nuovi processi verranno estesi anche ad altre fabbriche del territorio, dove le accuse più frequenti
mosse nei confronti dei dirigenti aziendali sono quelle di omicidio colposo e omicidio colposo plurimo.
Ritornando al sopracitato Registro Regionale, ci sono circa tremila esposti “non professionali”, cioè “ambientali” o
“domestici”. In quest’ultimo caso il contatto con l’amianto avveniva attraverso gli indumenti da lavoro dei componenti del nucleo familiare, periodicamente portati a casa per poter essere lavati (fino al 2002 sono stati accertati
ventuno casi di mesotelioma tra i familiari nella sola Venezia Giulia italiana). Il rischio di esposizione ambientale può
avvenire invece a causa dell’inquinamento prodotto sia dagli insediamenti industriali nei quali si estraeva o impiegava l’amianto, sia dagli svariati utilizzi del minerale. Da qui deriva la necessità di bonificare tutto il territorio regionale al fine di evitare nuove esposizioni.
L’amianto è ancora molto presente nel paesaggio urbano, in particolare a causa dei suoi molteplici impieghi nell’edilizia. Infatti, nel Friuli Venezia Giulia si stimano circa un milione di metri quadrati di coperture in eternit, omogeneamente distribuiti sul territorio, che possono provocare esposizioni ambientali di bassa entità. Per agevolare le
bonifiche dei privati cittadini, le Province di Gorizia e di Trieste hanno attuato delle politiche di incentivazione allo
smaltimento con progetto di microraccolta del cemento-amianto. Le percentuali di contribuzione ai privati variano
dal 35 al 50% della spesa complessiva e questo ha permesso di soddisfare centinaia di richieste.
In regione, dal 2008, è operativa la discarica di Porcia (Provincia di Pordenone), specifica per lo smaltimento
dell’amianto compatto, che ha una capacità complessiva (volume netto di rifiuti) di 100.000 metri cubi.
Oltre al metodo tradizionale di smaltimento in discarica dei Rifiuti Contenenti Amianto, si sta studiando un procedimento innovativo che prevede un trattamento termico per questi Rifiuti (come previsto dal D.M. 248 del 2004) al
fine di trasformarli in materia prima secondaria, innocua e da riutilizzare. Tuttavia questa nuova possibilità è a uno
stadio embrionale di progetto pilota, che merita di essere approfondito ma non può ancora considerarsi come risolutore del problema.
Enrico Bullian
33
01 2011:Layout 1
P
18-02-2011
14:11
R
Pagina 34
O
G
E
T
T
O
Reportage amianto fvg 2010-2011
L’Associazione culturale Metarte nasce dall'incontro di persone con esperienze nello studio e nella valorizzazione dei
beni culturali e una predilezione per la fotografia e le arti visive in genere.
Metarte si propone di valorizzare beni d'interesse storico e artistico promuovendone la conservazione, lo studio, la
ricerca e la divulgazione; in particolare promuove ricerche in ambito sociale attraverso nuove forme di approccio al
territorio ed in tal contesto che ha preso forma l'idea di Reportage amianto fvg un’indagine sulla “questione amianto”
in Friuli Venezia Giulia.
Il problema, di estrema attualità, è ancora aperto nonostante la legge n. 257 del 1992 che ha bandito l’uso dell’amianto in Italia, e l'impatto dell'asbesto sulla salute è lontano dall’essere misurato.
Reportage amianto fvg mira a dare una maggiore visibilità a un tema di così elevato valore sociale. Con la forza evocativa dell'immagine ed il potere della parola scritta, Metarte intende sollevare non solamente il problema della malattia ma anche quello del rischio esposizione. Un’indagine, la nostra, che tocca anche i temi della dismissione, della
raccolta, dello smaltimento e dell'abbandono, non certamente per creare allarmismi ma per dare un seppur minimo
contributo alla formazione della coscienza dei rischi per la salute correlati all’amianto oltre che per rafforzare la responsabilità nei confronti dell'ambiente.
Per non dimenticare che prendersi cura della vita e dei luoghi è – e resta – un dovere di tutti.
Reportage Amianto FVG è un’indagine promossa e curata dall'Associazione Culturale Metarte sul problema dell'amianto in Friuli Venezia Giulia. Realizzata con il sostegno dell'Assessorato Regionale all'Ambiente FVG, di ARPA FVG
– LaRea Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale,, dell’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro ANMIL ONLUS in particolare delle sezioni di Gorizia e Pordenone, dell'Associazione Esposti Amianto di
Monfalcone e del Consorzio Culturale del Monfalconese, con il patrocinio di INAIL- Direzione Regionale per il FVG, delle
Province di Gorizia, Pordenone, Udine, Trieste e la collaborazione dell'Associazione Esposti Amianto FVG e Cinemazero - Pordenone, l’indagine nasce con la finalità di sensibilizzare e dare una maggiore visibilità al tema attraverso un
libro e una mostra itinerante.
Libro: ASBESTOS reportage amianto fvg (editore Consorzio Culturale del Monfalconese)
“Asbestos reportage amianto fvg” è un volume, composto da testi e immagini, che indaga i problemi correlati all’uso dell’amianto.
Nel raccogliere i vari contributi, i curatori, Chiara Aglialoro e Roberto Del Grande, rivelano la precisa volontà di affrontare il tema attraverso diversi linguaggi:
- i racconti di Pino Roveredo prendono ispirazione da alcuni incontri con gli esposti e le loro famiglie;
- le immagini di Marco Citron, Alessandro Ruzzier e Roberto Francomano, toccano luoghi, persone, situazioni e raccontano il rapporto quotidiano con l’amianto che è presente, ancora oggi, nel paesaggio della nostra regione. Attraverso gli obiettivi fotografici ci obbligano a non restare indifferenti di fronte a una problematica che ci riguarda tutti;
- infine, gli approfondimenti scientifici su aspetti storici, sanitari, ambientali a cura di esperti nei diversi ambiti come
Enrico Bullian, Mauro Melato, Renzo Simoni, Giuliano Zabucchi, suggeriscono al lettore agili percorsi di analisi.
Mostra: ASBESTOS.IMG
Un percorso espositivo itinerante progettato per essere ospitato nelle quattro province della nostra regione che
comprende una sezione fotografica e una sezione didattico-divulgativa.
Nella parte fotografica l’indagine è condotta con il duplice intento di raccontare l’amianto invisibile che fa parte della
nostra storia recente e di mettere in luce la realtà che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, l'amianto visibile, di fronte
alla quale evitiamo di soffermare lo sguardo. Una campagna fotografica che rende visibile l’amianto dove la superficie delle cose non ne ha trattenuto le tracce e si sofferma su quell’amianto tanto evidente da passare inosservato.
La sezione didattica composta da pannelli documentativi, suoni e immagini propone un percorso di accostamento
alle problematiche legate all’amianto in modo semplice, diretto e consapevole, offrendo un’informazione complessiva
sul tema e suggerendo diversi spunti di riflessione.
Associazione culturale Metarte
Gradisca d'Isonzo/Gorizia
www.metarte.org
[email protected]
34
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 35
01 2011:Layout 1
18-02-2011
14:11
Pagina 36
Scarica

bollettino 01 2011