01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 1 bollettino bimestrale RIVISTA BIMESTRALE DI INFORMAZIONE MEDICA anno XXVI numero 1 gennaio-febbraio 2011 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 co. 1, DCB Trieste Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 2 GLI EVENTI PATROCINATI DALL’ORDINE IL PRONTUARIO TERAPEUTICO DI AREA VASTA: STRUMENTO PER LA GESTIONE DI UNA TERAPIA OTTIMALE DEL DIABETE MELLITO M.I.B. Palazzo “Ferdinandeo”, Largo “Caduti di Nassirja”, Trieste – 26 gennaio 2011 Responsabili scientifici: Fabio Samani e Riccardo Candido SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: [email protected] ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: alla data dell’evento IV CONGRESSO DI PATOLOGIA E CHIRURGIA ORO-MAXILLO-FACCIALE LE MALATTIE DEL CAVO ORALE NELL’ETA’ EVOLUTIVA Centro Congressi Stazione Marittima, Trieste – 18-19 febbraio 2011 Responsabili scientifici: Roberto Di Lenarda e Matteo Biasotto SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: KEY CONGRESSI SrL, piazza della Borsa 7, 34121 Trieste Tel. O40-660352/362727; Fax 040-66035; [email protected] ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: ad esaurimento posti IL MEDICO DI MEDICINA GENERALE E I PROBLEMI QUOTIDIANI IN ORL Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste piazza Goldoni 10, Trieste – 4 marzo 2011 Responsabili scientifici: Alberto Giammarini Barsanti e Giancarlo Tirelli SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: The Office SrL, via San Nicolò, 34121 Trieste Tel. 040-368343 + 1 int. 10; Fax 040-368808; [email protected] ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: 1 marzo 2011 LA TERAPIA IMPLANTARE NEI PAZIENTI PARODONTALI Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste piazza Goldoni 10, Trieste – 19 marzo 2011 Responsabile scientifico: Antonella Primosi SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: Antonella Primosi c/o Studio Isabella Mayer, via San Francesco 4, 34100 Trieste Telefono 040-370456 ECM: punteggio richiesto Termine iscrizione: alla data dell’evento GLI EVENTI FORMATIVI ORGANIZZATI DALL’ORDINE I VENERDI’ DI AGGIORNAMENTO DELL’ORDINE DEI MEDICI PRIMA DI TUTTO LE LDL… E POI? LE NUOVE FRONTIERE NELLA PREVENZIONE DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE Sala Riunioni dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Trieste, piazza Goldoni 10, Trieste 25 febbraio 2011, ore 16.30 Responsabile scientifico: Claudio Pandullo SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: [email protected] Termine iscrizione: alla data dell’evento PER INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI A TUTTI I CORSI RIVOLGERSI ALLA SEGRETERIA DELL’ORDINE (040-636856) 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 3 bollettino bimestrale anno XXVI numero 1 gennaio - febbraio 2011 in questo numero... Consiglio Direttivo Presidente Claudio Pandullo Vicepresidente Dino Trento Segretario Ronald Tramarin Tesoriere Andrea Vuga Consiglieri Roberto Adovasio, Mario Balestra, Biagio Borea, Fabrizio Briganti Piccoli, Gaetano Castronovo (Odont.), Gabriella Clarich, Paolo Gustini, Giorgio Longo, Mauro Melato, Euro Ponte, Denis Pregarc (Odont.), Cosimo Quaranta, Maurizio Spedicati Revisori dei Conti Tiziana Cimolino (Presidente), Rinaldo Rolli. Fabio Ranieri, Laura Ukovich (Supplente) Commissione Odontoiatri Diego Paschina (Presidente), Gaetano Castronovo, Antonella Bonivento, Claudia Busecchian, Denis Pregarc 6 L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE 9 ARTICOLO DEL PRESIDENTE CAO 10 LA VOCE DEI CONSIGLIERI 12 NOTIZIE DALLA FACOLTÀ MEDICA 14 ... E DAGLI SPECIALIZZANDI 16 ASSOCIAZIONE ITALIANA DONNE MEDICO (AIDM) 18 DALL’IRCCS “BURLO GAROFOLO” 19 DALLA STAMPA INTERNAZIONALE 20 RUBRICA DI BIOETICA 21 ED INFINE UN PO’ DELLA NOSTRA STORIA 22 RUBRICA SINDACALE 26 DALLA ASSOCIAZIONE MOGLI MEDICI ITALIANI (AMMI) 28 COMUNICATI 32 LA SITUAZIONE REGIONALE “AMIANTO” 34 PROGETTO: REPORTAGE AMIANTO FVG 2010-2011 Direttore Responsabile Mauro Melato Videoimpaginazione e Pubblicità Quickline sas Via S. Caterina da Siena 3, 34122 Trieste Autorizzazione del Tribunale di Trieste n. 675 Registrazione del 24/07/1985 Stampa a cura di F&G Prontostampa - Trieste Finito di stampare il 25/02/2011 Pubblicità inferiore Direzione e Redazione del Bollettino Piazza Goldoni, 10 - 34122 Trieste tel 040636856 fax 040368998 e-mail: [email protected] REGIONALE “AMIANTO” 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 4 COMUNICAZIONE IMPORTANTE Prot.: 343 Trieste, 1 febbraio 2011 Carissime Colleghe, Carissimi Colleghi, In relazione alla procedura di trasmissione per via telematica dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati in seguito ad incontri tenuti con i referenti dell’Assessorato presso l’Ordine sono stati concordati i seguenti punti: persiste la possibilità di utilizzare i certificati di malattia INPS cartacei nel caso di evidente impossibilità di trasmissione per via telematica: indisponibilità del sistema per problemi di rete e server, indisponibilità del terminale (cfr visite domiciliari). Secondo una interpretazione della Federazione Nazionale questi certificati cartacei rientrano nel 20% fissato dal Ministero quale quota di invio non telematico tollerabile e tollerata. Nella Regione Autonoma FVG l’accesso al sistema di invio dei certificati avviene attraverso il Portale della Continuità della Cura e l’impiego di una Carta operatore o, in alternativa, di una Carta dei Servizi attivata. L’Ordine, al fine di agevolare il rilascio delle Carte Operatorie Regionali ai medici libero professionisti e ai sostituti dei medici di medicina generale, raccoglie i nominativi degli iscritti interessati e li comunica ad INSIEL; sarà possibile pertanto contattare la segreteria 040 636 856 nei seguenti giorni e orari: lun. mar. giov. dalle 10.00 alle 14.00 merc. dalle 10.00 alle 17.00 venerdì dalle 10.00 alle 13.00 o inviare una mail all’indirizzo [email protected]. Vi ricordo che il rilascio delle Carte Operatore Regionali avverrà tramite la segreteria del Sistema Informativo dell'ASS 1 Triestina ai seguenti recapiti: dott. Italo Miglionico sig. Enrico Era tel. 040.399.5145 - 5199 da lunedì a venerdì dalle ore 8.00 alle ore 13.00 Buon lavoro a tutti Claudio Pandullo Presidente OMCeO Trieste 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 5 PRESENTAZIONE Il primo numero dell’anno è particolarmente ricco di notizie ed eventi e, siccome sarà seguito a breve dal secondo numero, chiedo a tutti i colleghi che volessero intervenire con lettere, commenti, segnalazioni sul prossimo di inviarmeli subito. Con questo numero, infatti, è stato recuperato del tutto l’arretrato e la cadenza delle uscite, d’ora in poi, si preannuncia regolare garantendo la pubblicazione in tempo utile di avvisi con scadenza quali quelli relativi ai congressi.. Il numero è stato arricchito dalle immagini e da alcune informazioni ricavate dal volume ASBESTOS reportage amianto fvg appena edito dall’Associazione culturale “Metarte”, materiale che ha il fine di tener viva anche nella nostra categoria l’attenzione riguardo le drammatiche problematiche di salute ed ambientali che a distanza di un ventennio dal divieto di utilizzo dell’amianto non risultano ancora risolte, specie nella nostra Provincia dove, è utile ricordare, la mortalità per neoplasie amianto-correlate detiene un tragico record. Buona lettura a tutti! Mauro Melato 5 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 6 L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE ... Carissime Amiche Carissimi Amici, queste mie riflessioni si pongono a cavallo fra la fine del 2010 e l’inizio dell’anno nuovo, periodi di bilanci e di previsioni per quanto possibile. Le certificazioni on line Il 2010 appena trascorso verrà sicuramente ricordato come l’anno della informatizzazione “forzata” e della “smaterializzazione” dei certificati. Abbiamo iniziato questo tormentato percorso con le certificazioni di invalidità civile inserita a tappe forzate a cavallo fra Natale e Capodanno del 2009. L’Ordine si è attivato nell’ informare e formare i colleghi interessati a questa procedura. Il sistema di certificazione di invalidità on line è ormai a regime anche se secondo gli utilizzatori della procedura la centralizzazione sta determinando un prolungamento nei tempi di erogazione dei benefici economici. A questa procedura on line è seguita la certificazione di malattia che oltre a coinvolgere i medici di medicina generale interessa tutti i professionisti. Anche in questo caso sono emerse importanti difficoltà legate soprattutto e come sempre alla lentezza della rete informatica, inoltre la Federazione Nazionale ha preso posizione invitando il Ministero ad una proroga nelle sanzioni per permettere agli interessati di adeguarsi alla procedura. I rapporti con le altre Professioni sanitarie Nel 2010 abbiamo assistito alla presa di posizione dell’Ordine di Bologna nei confronti del protocollo di intervento denominato “See and treat” dalla Regione Toscana. In buona sintesi i protocolli prevedono per alcuni accessi al Pronto Soccorso una valutazione e trattamento da parte del personale infermieristico in autonomia ed indipendenza del medico fino all’invio a consulenza specialistica e successiva dimissione del paziente. L’adozione di questo protocollo ha indotto, come era prevedibile, un incremento di accesso dei codici bianchi ai Pronti Soccorso non risolvendo il problema dei codici bianchi ma semplicemente delegando ad altre figure professionali la loro gestione. Infatti se si vogliono ridurre gli accessi impropri alle strutture d’emergenza il filtro deve essere posto sul territorio e non alle porte del Pronto Soccorso inventando soluzioni tampone. Oltre all’incremento dei codici bianchi l’adozione di questo protocollo non ha permesso di ridurre una riduzione sensibile dei tempi di attesa si attesta in media sulle 4 ore e ½. La posizione ordinistica è molto chiara, riconoscendo la professionalità raggiunta dalle altre figure sanitarie, in primis quella infermieristica tuttavia è mia opinione che pur nello spirito di massima collaborazione, sempre nell’interesse del bene del paziente, vi debba essere un “case manager”, se volete un direttore d’orchestra che coordini e supervisioni gli interventi. 6 Al momento attuale la legislatura identifica il medico quale responsabile e referente di ogni atto sanitario. E’ anche da dire per completezza che manca una definizione della legislatura su cosa sia un atto sanitario, definizione effettivamente complessa e pertanto mal definibile in pochi paragrafi. Se altre figure sanitarie vogliono diventare case manager devono anche affrontare oltre gli onori anche gli oneri che questo ruolo porta con sé. L’Ordine di Bologna si è sentito in dovere di denunziare il protocollo “See and Treat” alla Procura ravvisando il reato di abuso di professione medica. Come Ordine di Trieste abbiamo preferito cercare di avviare un dibattito con le altre professioni sanitarie, dibattito che si svolgerà nei prossimi mesi. Come ho più volte avuto modo di evidenziare iniziative del genere devono essere viste con attenzione in quanto non vorrei che fosse una soluzione tampone alla futura ed inevitabile carenza di medici che dovremmo affrontare a breve anche nel nostro Paese. Più volte a livello nazionale è emerso il problema della erosione della professione medica da parte delle altre professioni sanitarie. I numeri sono chiari e più volte avete avuto modo di valutarli dalle pagine di questo giornale: si prevede che nel decennio 2015-2025 circa 130.000 professionisti raggiungeranno i 65 anni di età ossia l’età del pensionamento. Di questi circa l’85% svolge attività in conto e per conto dei servizi sanitari regionali per i quali la normativa vigente prevede il possesso della specialità (quinquennale) o il corso di formazione specialistica in medicina generale (triennale). Considerando che mediamente uno studente arriva alla laurea in 7.2 anni risulta evidente che qualsiasi decisione venga presa adesso sarà spendibile fra 10-12 anni! E nel frattempo….. Il futuro della Professione Per rispondere a questa ed altre domande il Congresso Nazionale degli Ordini tenutosi a Roma il 2-4 dicembre 2010 ha dedicato una intera sessione alla valutazione della qualità professionale del medico. Ritengo possa essere di interesse comune riportare i principali temi trattati in tale occasione. Dai vari interventi è emersa la necessità di garantire un “medico di qualità” che deve innanzitutto essere formato e poi protetto dalla obsolescenza delle conoscenze e competenze, garantendo nel tempo della sua vita professionale, un sistema accessibile ed efficace di costante aggiornamento. Sono anche emerse le criticità e le relative proposte fra le principali: Ammissione a medicina: risulta necessario modificare la modalità di accesso per rendere più trasparente, equo ed accettabile la selezione e soprattutto garantire che la selezione determini l’accesso ai corsi di laurea ai soggetti dotati delle migliori at- 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 7 titudini sia agli studi che alla attività professionale. Dovrebbero venire inseriti nel processo selettivo delle valutazioni di profitto negli studi di scuola media superiore normalizzate a livello nazionale, attività di counselling, gestite dagli ordini, con medici esperti sui significati tecnici, relazionali ed etici dell’esercizio professionale con l’eventuale attribuzione di crediti formativi da valorizzare nei punteggi selettivi finali. Secondo alcuni relatori l’introduzione di graduatorie divise per il 70% su base locale e il 30% su base nazionale per ripescare i candidati esclusi dalla graduatorie locali consentirebbe un accesso numericamente più ampio con una certa mobilità territoriale degli studenti. Contenuti formativi del corso di laurea: il mondo accademico e quello degli studenti ritiene auspicabile la revisione dei curricula formativi, con una riduzione degli esame e la valorizzazione piuttosto delle prove multidisciplinari, l’utilizzo di progress test e la valutazione sul campo. Si dovrebbe prevedere un ampliamento delle attività professionalizzanti con l’ausilio formativo di un tutor che consenta il contatto già durante la formazione con i servizi di prevenzione, diagnosi e cura sia ospedalieri sia territoriali; questi ultimi dovrebbero essere integrati nei processi di formazione pratica coinvolgendo nel percorso formativo sia gli ospedali pubblici che i privati accreditati, i distretti, i presidi territoriali, gli ambulatori di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. La formazione prelaurea deve prevedere anche la costruzione i competenze in altre discipline quali le tecniche di comunicazione, di gestione, la deotologia, la bioetica. Scuole di Specializzazione: al momento attuale la programmazione dell’accesso alla specialità resta nella pratica condizionata alle risorse formative della Facoltà di Medicina. Lo stato attuale evidenzia le criticità del momento formativo specialistico fino ad ora seguito che con difficoltà rende conto di alcuni delicati aspetti del mercato del lavoro professionali. Fra le variabili da considerare vi è la rivoluzione demografica ed epidemiologica conseguente e l’ingresso nel mondo del lavoro molto più in ritardo rispetto agli altri colleghi europei. Viene quindi proposto un modello di formazione specialistica che estenda, pur nel rispetto dei ruoli e delle competenze, le attività professionalizzanti a tutte le attività del sistema sanitario. Scuole regionali di formazione specifica in medicina generale e le scuole di specializzazione possono, attraverso opportuni accordi e convenzioni, individuare attività integrate di reciproco insegnamento ed apprendimento di docenti e discenti, di strutture, di metodologie e obiettivi formativi comuni. La realtà locale: Trieste e oltre…. Vorrei ora esaminare brevemente alcuni eventi che hanno caratterizzato la sanità della nostra Provincia. Il 2010 ha visto il cambio al vertice delle 3 realtà aziendali triestine con la nomina ai prestigiosi vertici di due stimati colleghi: il prof Mauro Melato alla direzione dell’IRCSS ed il dr. Fabio Samani alla direzione dell’ ASS1. Le Aziende hanno avuto immediatamente l’incarico di razionalizzare le rispettive strutture nell’ambito di una generale ridefinizione dei fondi regionali destinati alla sanità. Un ulteriore compito importante che hanno ricevuto è quello di declinare la sanità nell’ottica dell’area vasta giuliano-isontina costituendo una rete con l’azienda goriziana che “porta in dote” anche due ospedali quello di Gorizia e Monfalcone realtà storiche importanti. Il compito è difficile ed importante anche perché le decisioni che verranno prese condizioneranno il futuro della sanità triestina ed isontina per i prossimi decenni. E’ stata degli ultimi giorni del 2010 la discussione dei nuovi atti aziendali o piani operativi che dir si voglia e mentre scrivo queste righe non sono ancora note le osservazioni della Regione, se non per le solite indiscrezioni della stampa. Ci auguriamo che questa revisione dell’ assetto della sanità locale non pregiudichi e non crei difficoltà operative ai medici e di conseguenza agli utenti. Sempre nell’ambito di importanti incarichi che hanno visto protagonisti nostri colleghi voglio ricordare la nomina del dr. Alberto Giammarini Barsani alla direzione del CEFORMED, importante ente di formazione regionale. L’immediato futuro Il 2011 si annuncia con importanti novità. Sta avviandosi alla fase attuativa la nuova procedura di accreditamento per gli eventi ECM, che prevedono l’accreditamento dei provides e non dei singoli eventi, questi saranno accreditati dai providers stessi. Il ruolo degli Ordini in questo proposito sarà importante in quanto dovrebbero raccogliere e valutare il percorso formativo ECM degli iscritti. Questo coinvolgimento ordinistico presuppone un sistema informatico che automaticamente riversi i dati anagrafici degli ECM dei medici nel così detto fascicolo formativo. Il problema al momento attuale è dato dalla essenziale incompletezza del sistema informatico e della difficoltà di trasferimento dei crediti riscossi con ECM regionale nel data base nazionale. Si crea tuttavia il paradosso per cui le regioni che non sono dotate di un sistema ECM regionale, trasferiscono i dati nel sistema nazionale, e quindi sono facilmente recuperabili dalle segreterie degli ordini. Al contrario le regioni più virtuose, come la nostra e quelle in genere, dotate di un sistema ECM regionale, fra l’altro più agile e meno oneroso di quello nazionale, trovano difficoltà a trasferire gli eventi sul database nazionale e pertanto gli ordini hanno la possibilità di recuperare solo i crediti relativi ad eventi nazionali, in genere pari al 30% circa del debito formativo del professionista! Da qui il rischio che gli Ordini debbano fare da verificatori di un numero considerevole di eventi (50 per anno per ogni iscritto!), attività che richiederebbe un aumento del personale o l’esternalizzazione tutto ciò con un aumento di costi di gestione dell’Ente. L’Ordine di Milano ha calcolato, ad esempio, che per questo tipo si attività sarebbero necessari circa 14 impiegati, per Trieste, che ovviamente ha un numero di iscritti inferiore è ipotizzabile la necessità dell’incremento di 1 persona lo staff segretariale o in alternativa esternalizzare la procedure con altri 7 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 8 oneri economici. Al momento attendiamo ancora delle direttive precise e puntuali che calendarizzino in maniera reale e sostenibile la messa a regime di questa nuovo procedura individuando anche le eventuali risorse. Un’ altra innovazione incombente è la Camera di Conciliazione. Funzione prevista per legge, e che dovrebbe divenire operativa dal marzo 2011, anche se è nell’aria una proroga. La legge prevede che in seno agli Ordini professionali venga creata una Camera di Conciliazione dove in caso di un contenzioso il cittadino/utente debba obbligatoriamente rivolgersi in prima istanza. In tale sede un conciliatore, appositamente formato in corsi ad hoc (ancora da organizzare!) tenta una accordo fra le parti. Questa procedura permetterebbe di alleggerire la magistratura di tutte quei procedimenti di natura civile che si protraggono per anni. Tuttavia se si ridurrà il lavoro per la magistratura, e forse i tempi di attesa per i cittadini, aumenterà il lavoro ordinistico. A Trieste la Camera di Commercio ha già attivato questa funzione conciliatoria, tuttavia come Ordine abbiamo preferito attendere le direttive delle Federazione Nazionale. Queste quindi alcune riflessioni ed alcuni scenari che ci accompagneranno nel 2011 e anche negli anni successivi. Sono certo che avremmo modo di approfondire queste ed altre tematiche nei prossimi mesi, non mi resta che augurare a tutti voi buon lavoro. Claudio Pandullo Avviso... Nuova banca dell’Ordine A partire dal 1° gennaio 2011 la banca di riferimento dell’Ordine è Banca Antonveneta S.p.A. Gruppo Montepaschi sede di Trieste Piazza della Borsa,11. Le modalità di pagamento della quota di iscrizione sono rimaste invariate oltre che per coloro che adempiono a mezzo MAV anche per coloro che adempiono a mezzo RID grazie all’allineamento automatico degli accrediti tra Istituti bancari. 8 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 9 ... E L’ARTICOLO DEL PRESIDENTE CAO Dal Consiglio Nazionale dei Presidenti delle Commissioni per gli Iscritti all'Albo degli Odontoiatri svoltosi a Roma il 3 e 4 dicembre Nel corso del Consiglio Nazionale dei Presidenti delle Commissioni per gli Iscritti all'Albo degli Odontoiatri svoltosi a Roma, si sono riuniti quattro gruppi di lavoro per trattare: - Pubblicità dell'informazione sanitaria; - Formazione pre e post lauream: ECM- Cernobbio; - Applicazione del Regolamento FNOMCEO all'Albo degli Odontoiatri; - Regime autorizzatorio apertura studi odontoiatrici. Sono stato chiamato a dare il mio contributo all'ultima delle quattro che è stata l'unica a non riuscire a licenziare un documento condiviso per la presenza di problematiche particolarmente complesse presenti nelle varie regioni italiane. In attesa che ulteriori incontri permettano di individuare una linea condivisibile dalle varie realtà regionali, vi esporrò quanto elaborato dal primo gruppo in quanto importante per le implicazioni non solo disciplinari, ma etiche e di immagine: la pubblicità dell'informazione sanitaria. L'approvazione del D.L, 223/2006 altrimenti noto come Legge Bersani, ha posto in grave difficoltà gli Ordini, che si sono trovati di fronte al rischio di veder liberalizzata ogni più squallida forma di pubblicità che rischiava di cadere sulla testa di una popolazione forse non preparata a questo impatto, non dimentichiamo che sino a quel momento la normativa era piuttosto severa, ma anche di veder scadere la stima sociale e la considerazione che il medico e l'odontoiatra avevano presso la comunità, nel momento che si creasse una prevaricazione dell'aspetto imprenditoriale rispetto a quello medico. È sotto gli occhi di tutti che questi dubbi erano fondati. Vi ho già espresso la perplessità della Commissione che presiedo sulla opportunità di pagare somme anche ingenti per far circolare il proprio nome con articoli palesemente pubblicitari, magliette, siti web. Questo stesso pensiero è risultato essere condiviso da tutte le altre CAO che hanno quindi ritenuto importate fare il punto della situazione. Un esame della normativa in vigore ha evidenziato come ad un certo punto si parlasse di pubblicità informativa riguardante titoli, specializzazioni professionali, caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo ed i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'ordine. Si richiedeva quindi una serie di variazioni del Codice Deontologico entro il gennaio 2007. Il gruppo di studio ha quindi evidenziato come in realtà non si parli semplicemente di pubblicità, ma di pubblicità informativa, tradotto nel nostro Codice Deontologico con il termine certamente più chiaro di pubblicità di informazione. Il che vuol dire che non è vero che si può liberamente farsi pubblicità commerciale (che potrà essere promozionale e/o comparativa) ma semplicemente si potrà fare informazione e pubblicizzarla. Tutto chiaro? Non proprio in quanto occorre ben delineare il confine tra pubblicità ed informazione. Da un punto di vista pratico la pubblicità altro non è che una informazione parziale in cui si sottolineano degli aspetti, magari secondari ma di maggior impatto, e se ne tralasciano altri, magari più importanti ma di difficile apprezzamento per l'utenza. Molto correttamente la Commissione incaricata di esaminare questa problematica ha sottolineato come il legislatore ha in realtà dato un elenco di quello che era oggetto della liberalizzazione: titoli e specializzazioni professionali, caratteristiche del servizio offerto, prezzo e costi complessivi delle prestazioni. Va da se che questi elementi nel loro insieme sono informazione, singolarmente sono pubblicità. Inoltre oltre gli art. 55/56/57 del C.D. si dovrebbe far riferimento anche a quegli articoli che si riferiscono al decoro e dignità del sanitario vedi art 4 e 30, seppure quest'ottica, per noi importante, sia sottovalutata dall' Antitrust. La Commissione ha poi ricordato come sia prevista la verifica dell'Ordine sulla trasparenza e veridicità della comunicazione e che questa in qualche modo debba trovare una sua collocazione temporale. Potrebbe essere una verifica preventiva, che in qualche modo meglio tutela la comunità ed il collega, impedendo che comunicazioni fallaci girino creando confusione nella gente ed impongano alla CAO di pertinenza di istituire un procedimento disciplinare a cose fatte. In vero la situazione è assai complessa, in quanto sino ad ora è mancato un coordinamento tra le varie CAO che si sono alle volte trovate di fronte a difficoltà oggettive, quali avvocati agguerriti, linee guida misconosciute, pareri legali contrastanti. Molto interessante è infine un parere del Ministero della salute in cui la liberalizzazione viene imputata solo alle attività libero professionali ed intellettuali, escludendo di fatto le società. Per concludere, forse qualcosa si sta muovendo, ed era ora. Non per fare il bacchettone moralista ma semplicemente per svolgere un compito di tutela della popolazione e dell'immagine della professione, libera o meno che sia. Ma soprattutto per ristabilire quel poco di credibilità che il medico e l'odontoiatra deve avere nell'interesse di tutti, e che i pieghevoli sui tergicristalli, gli articoli a pagamento (sono quelli non firmati), gli adesivi sugli autobus non hanno certo alimentato. Diego Paschina 9 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 10 LA VOCE DEI CONSIGLIERI Il collega Castronovo, odontoiatra Nato a Udine il 22 febbraio 1956 ho svolto nella mia città gli studi elementari e medi per iscrivermi, nel 1974, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste. All’inizio l’entusiasmo era grande, ma le idee poco chiare tanto che il mio primo interresse è stata la Psichiatria. Verso la fine del corso di laurea mi sono invece appassionato alle branche chirurgiche ed in particolare alla chirurgia maxillo-facciale. Ho cominciato al 5° anno del corso di laurea in medicina e Chirurgia a frequentare la Clinica Stomatologica terminando il corso di laurea con una tesi specialistica ed entrando in scuola di specialità di Odontostomatologia. Nel 1983 è iniziata la mia carriera ospedaliera con l’incarico di Assistente, sempre presso la Clinica Odontoiatrica e Stomatologica, ed è arrivata anche la prima esperienza di insegnamento presso la scuola per Infermieri Professionali Giulio Ascoli. Ma ormai stava per iniziare quella che è stata la grande rivoluzione per l’odontoiatria: l’istituzione del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria che, imposto dalla Comunità Europea, ha cambiato le modalità di accesso alla professione che entro breve sarà riservata ai solo laureati in Odontoiatria. Ho avuto la fortuna di partecipare a questo epocale cambiamento ottenendo, nel 1985, l’incarico di insegnamento di Odontoiatria Conservativa. Ma in questi anni mi sono avvicinato a quella che sarà Opuscolo informativo reperibile sul sito www.aots.sanita.fvg.it 10 dott. GAETANO CASTRONOVO nato a Udine nel 1956, laureato a Trieste il 15 luglio 1980, dal 1 gennaio 2006 fa parte della Commissione per gli iscritti all’Albo degli Odontoiatri e dal 1 gennaio 2009 fa parte del Consiglio Direttivo negli anni successivi la mia vera passione professionale: la Parodontologia. E’ la branca dell’odontoiatria che si occupa delle patologie delle gengive e dell’apparato di sostegno dei denti. E’ sicuramente una specialità di grande importanza in quanto la parodontite, forse più nota tra i non addetti ai lavori come Piorrea, rappresenta la maggior causa di perdita degli elementi dentari nei pazienti di età superire ai 40 anni ed è spesso collegata ad importanti patologie sistemiche quali diabete, vasculopatie e nascita di neonati pretermine. La malattia parodontale, per anni poco conosciuta e diagnosticata tardivamente, può essere trattata ed arrestata con successo nella gran parte dei pazienti. Da ormai 20 sono socio della Società Italiana di Parodontologia (SIdP) partecipando attivamente a 2 importanti progetti quali il progetto Diagnosi e, quest’anno, Il Progetto Stili di Vita che si propone di suggerire l’eliminazione di abitudini viziate e comportamenti errati e di adottare stili di vita sani al fine di prevenire ed arrestare anche la progressione della Malattia Parodontale. Ho sviluppato in questi anni anche un’attività di ricerca clinica in particolare sulla valutazione del rischio della malattia parodontale, sul mantenimento degli elementi dentari con compromissione delle forcazione e sulla valutazione del trattamento implantare con la pubblicazione di numerosi articoli su riviste nazionali ed internazionale e la partecipazione come oratore a numerosi congressi e corsi. 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 11 Attualmente sono Dirigente medico di primo livello presso la Clinica Odontoiatrica e Stomatologica dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria “Ospedali Riuniti di Trieste” diretta dal prof. Roberto Di Lenarda e titolare di Insegnamenti riguardanti le problematiche Parodontali ed Implantari presso il corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentale, il corso di Laurea in Igiene Dentale e la scuola di specialità in Chirurgia Orale della nostra Università. Dopo aver collaborato nei primi anni nello studio dentistico di mio padre svolgo ora attività libero professionale presso il mio studio in Trieste. Mi piace ricordare l’attività di prevenzione e cura delle malattie del cavo orale, che svolgo assieme a numerosi colleghi ed in collaborazione con i centri trapianti della regione e con le più importanti associazioni di pazienti trapiantati d’organo, nei soggetti sottoposti a trapianto d’organo. Sono pazienti in terapia immunosoppressiva che, oltre ad avere possibili azioni dirette sulle gengive, li espongono ad un calo di difese immunitarie e quindi frequentemente ad infezioni di origine batteriche, fungine o virali. Tale attività si è concretizzata anche in un’opera divulgativa di istruzioni pubblicata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera ed in numerose pubblicazioni scientifiche e corsi tenuti in ambito regionale ed extraregionale. Da circa 25 anni sono socio della Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) svolgendo il ruolo di segretario culturale nello scorso triennio e quello di revisore dei conti nell’attuale consiglio. Nel 2005 ho avuto la possibilità di essere eletto consigliere della Commissione Odontoiatri dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste presieduta dal dott.Adriano Celato. E’ stata occasione per apprendere numerosi e diversi aspetti della professione che spero di incrementare nel l’attuale triennio nel quale oltre che consigliere della CAO, presieduta dal dott.Diego Paschina, sono anche consigliere dell’Ordine diretto dal dott.Claudio Pandullo. Svolgo la mia attività all’interno della Commissione Pubblicità Medica e della Commissione Paritetica Ordine dei Medici - Corso di Laurea in Odontoiatria. Mi piacerebbe concludere sperando di aver fatto trasparire come nonostante siano passati ormai più di 30 anni da quando mi sono avvicinato alla professione è ancora tanto l’entusiasmo nei confronti di tutti gli aspetti di questa ”lavoro” e che mi piacerebbe essere capace di trasmettere questo entusiasmo agli studenti ed i colleghi con i quali quotidianamente collaboro. PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Piscina Terapeutica “aCquamaRina” Molo Fratelli Bandiera, 1 Tel.+39 040 3224092 - 34123 Trieste Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva SERVIZI AMBULATORIALI AREA DELLA RIABILITAZIONE NEUROMOTORIA Idrokinesiterapia, Fisiokinesiterapia, Tecar Therapy Dott.ssa T.Galante spec. in Fisioterapia Dott.N.Masè spec. in Fisioterapia, Medicina dello Sport PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva ATTIVITÀ DI RICOVERO E AMBULATORIALE AREA BRONCOPNEUMOLOGICA Dott. F.Crismancich spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio Dott. B.Spacal spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio Dott.F.Toneatti spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio Dott.R.Ukmar spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva ATTIVITÀ DI RICOVERO E AMBULATORIALE AREA DELLA RIABILITAZIONE CARDIO-RESPIRATORIA Dott. P.Gori spec. in Cardiologia Dott. F.Crismancich spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio Dott.F.Toneatti spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva SERVIZI AMBULATORIALI AMBULATORIO PER LA TERAPIA AD ONDE D’URTO EXTRACORPOREE Dott. M.Ghasem Pour spec. in Medicina Fisica e Riabilitazione Dott. T.de Nicola spec. in Radiodiagnostica, medicina dello Sport PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva SERVIZI AMBULATORIALI LABORATORIO ANALISI CHIMICO-CLINICHE E BATTERIOLOGICHE Dott.ssa F.Bearzi Biologa PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva SERVIZI AMBULATORIALI ALLERGOLOGIA RESPIRATORIA Dott. B.Spacal spec. in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 PINETA DEL CARSO CASA DI CURA Viale Stazione, 26 - 34011 Duino Aurisina (TS) Telefono: +39 040 3784.111 (centralino) - fax: +39 040 201170 Sito Internet: www.pinetadelcarso.it Dir. Sanitaria: dott. Lucio PETRONIO spec. in Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva ATTIVITÀ DI RICOVERO AREA DELLA RIABILITAZIONE NEUROMOTORIA con Piscina Riabilitativa Dott.N.Masè spec. in Fisioterapia, Medicina dello Sport AREA DELLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA Dott. G.Borotto Medico Chirurgo PROTOCOLLO 21759-08/GEN-IV-1-D-1 dd.16.05.08 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 12 NOTIZIE DALLA FACOLTÀ MEDICA Per noi un’intervista al Presidente del CNU sul tema della riforma dell’Università Il Senato ha, da qualche giorno, approvato, in via definitiva, la riforma dell’Università, voluta con estrema determinazione dal Governo, e che ha suscitato e suscita ancora molte proteste e profonda preoccupazione, tra i Docenti, oltre che fra una parte dei Rettori. Sui principi che l’hanno ispirata, i contenuti, le ricadute, i retroscena che hanno accompagnato il varo ed il travagliato iter parlamentare della legge, abbiamo sentito il Prof. Franco Indiveri, Docente di Medicina Interna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Genova, Presidente Nazionale del CNU, una Associazione Autonoma di Docenti e Ricercatori Universitari, che da anni si batte per una Università Autonoma, Meritocratica, Pubblica. Quali sono stati i principi ispiratori di questa riforma? L'Università Italiana è, certamente, afflitta da molti problemi che risalgono al fatto che dal 1980 non è stata adeguata alle esigenze emerse nella Società che richiederebbero un sistema di istruzione superiore basato sulla capacità di produrre ricerca, innovazione e cultura per formare generazioni capaci di rendere competitiva la Società. Purtroppo la legge testé approvata dal Parlamento è stata ispirata da una visione “aziendalistica” e “verticistica “ che immagina di poter rendere efficiente il sistema promulgando regole che danno tutto il potere ad un unico soggetto,il rettore, senza fornire risorse per promuovere la ricerca e senza predisporre meccanismi seri per valutare l'efficienza della utilizzazione di tali risorse. A chi può essere attribuita la paternità visto che la maternità sembrerebbe accertata? La paternità è da ricercare in ambienti politico-industriali che interpretano la ricerca come un orpello poco funzionale e/o come una opportunità per drenare risorse dallo stato. Quali soni i contenuti più qualificanti? Il progetto di riforma è partito da premesse accettabili, la necessità di rendere più efficace la gestione degli atenei; di rendere più trasparenti i processi di selezione del personale docente; di rendere più razionale e aderente alle esigenze della società la scelta e l'organizzazione dei corsi di laurea, dei poli didattici e degli stessi atenei. In realtà tutto ciò è rimasto nelle intenzioni, le modifiche del sistema di governo si sono fermate al potenziamento dei poteri del rettore e all'enunciazione dell'ingresso di soggetti esterni nei consigli di amministrazione. In realtà già prima in quasi tutti i consigli di amministrazione sedevano rappresentanti delle istituzioni, la nuova normativa non definisce i criteri con cui i soggetti esterni debbano essere selezionati e lascia ampia discrezionalità nella loro 12 scelta. Le novità in tema di selezione dei docenti definiscono un meccanismo basato su due processi: idoneità nazionale aperta a tutti e scelta dei dipartimenti dal pool degli idonei. E' facile immaginare che il processo idoneativo non sia molto selettivo (i medici hanno sperimentato il meccanismo nei concorsi per primario ospedaliero) e che la selezione da parte dei dipartimenti non sarà sottratta alle influenze delle lobbies accademiche che in teoria si volevano sterilizzare, infatti manca qualsiasi riferimento ad una valutazione ex post dell'efficacia delle scelte fatte dal singolo dipartimento ed alle conseguenze che scelte non produttive potessero avere sulla erogazione delle risorse allo stesso dipartimento. A livello parlamentare è stato introdotto il divieto di assumere parenti dei componenti del governo di ateneo o di dipartimento, anche questa sembra una grida manzoniana dal momento che è ampiamente sperimentato che le lobbies accademiche sono molto abili nell'aggirare questi divieti con accordi trasversali. Accanto alla modifica dei meccanismi di accesso è stato introdotto il concetto che la progressione del trattamento economico sia legato alla valutazione della produttività scientifica e didattica, questa innovazione sembra logica e condivisibile e lo sarebbe se fosse stato definito il meccanismo della valutazione che invece pur molto enfatizzata è demandata ad un organismo, l'agenzia nazionale per la valutazione dell'università e della ricerca, che è ancora da organizzare e rendere operativo, inoltre per imporre una carriera articolata in funzione della valutazione del prodotto professionale sembrerebbe necessario fornire al soggetto in carriera gli strumenti necessari al suo lavoro, la legge di riforma al contrario non prevede alcun supporto economico alla ricerca scientifica e alcuna correzione dei tagli che le ultime finanziarie hanno imposto al finanziamento ordinario delle università. Un'altra innovazione è quella relativa alla messa in esaurimento del ruolo dei ricercatori e alla creazione della figura del ricercatore a tempo definito che nell'arco di sei anni dovrebbe maturare la capacità scientifica necessaria ad intraprendere il “mestiere” del professore universitario. Anche in questo caso una buona intenzione viene interpretata in maniera discutibile, infatti il numero dei ricercatori a tempo definito non è programmato in funzione del turnover dei professori, per il loro lavoro di ricerca non è previsto alcun supporto economico, la nuova figura non sostituisce ma si aggiunge alle numerose figure di precari che lavorano nelle università (assegnisti, borsisti, contrattisti etc.). Non è difficile immaginare che così organizzata la innovazione porterà alla creazione di un nuovo pool di precari che dopo aver sperimentato il percorso accidentato fra borsa-assegno- contratto- ricercatorato a termine, sull'orlo della maturità, premeranno disordinatamente alle porte delle università per accedere ad un ruolo. 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 13 Il problema della razionalizzazione degli atenei, poli didattici etc. è solo enunciato, la legge non stabilisce alcunché sulla valutazione né sulle conseguenze che questa potrebbe avere . Quanto ha pesato, nel definirli, l’esigenza economica e quanto un cambiamento ideologico (dal pubblico al privato)? Il primo movente è stato certamente quello economico, cioè l'esigenza di comprimere la spesa in un settore in cui il finanziamento ordinario (FFO) non era più sufficiente per mantenere la spesa corrente, infatti è stato creato un sistema di valutazione basato sul rapporto fra finanziamento ordinario e costo del personale che ha distinto le università in “virtuose” e non a seconda che la spesa corrente per il personale superasse il 90% del FFO. Naturalmente questa classificazione non ha tenuto conto del prodotto e della qualificazione scientifica. Contemporaneamente le finanziarie degli ultimi tre anni hanno tagliato l' FFO e costretto le università a ridurre il turnover del personale in modo da rientrare nei limiti della virtuosità. Questo processo mira, evidentemente a restringere il raggio di azione dell'università pubblica e lasciare spazi a quella privata alla quale viene lasciato un ampio margine di discrezionalità organizzativa. In che misura si è fatto ricorso all’uso mediatico distorto per informare l’opinione pubblica (tenure track ad es.)? L'opinione pubblica in generale ha scarsa conoscenza del sistema universitario e, spesso, cavalca episodi scandalistici senza mai considerare che il sistema, nonostante le difficoltà finanziarie e normative, produce buona ricerca tanto da collocarsi fra i primi dieci del mondo. Alcuni degli scandali che vengono enfatizzati nei confronti dell'università rappresentano, in realtà, difetti della società italiana, vedasi il familismo che ha interessato alcuni atenei ma che è fiorente in molti altri settori. Per quanto riguarda la legge in questione si è fatta molta propaganda sul fatto che essa avrebbe ridotto il potere dei “baroni” mentre, come ho detto prima, le lobbies accademiche risultano oggettivamente rafforzate, si è detto che con l'istituzione della figura del ricercatore a tempo definito si sarebbe razionalizzato il percorso di accesso alla docenza mentre non sono state previste risorse per permettere a queste figure di sviluppare un percorso di ricerca né è stato programmato il loro numero in funzione del turnover. Quante false informazioni sono state fornite? Molte, dall'analisi del sistema universitario che è stato descritto come un coacervo di infingardaggine trascurando e offendendo la maggior parte degli operatori che con sacrificio e dedizione mantengono a galla il sistema, alla prospettiva che modificando qualche regola si possa incidere sulla struttura e funzione del sistema che invece richiederebbe una iniezione di rigore e fiducia. Quali sono le ricadute attese? Se la legge rimane come è le ricadute saranno negative, la carenza di risorse non permetterà lo sviluppo della ri- cerca, costringerà gli atenei a ridurre l'offerta formativa e a restringere le offerte per gli studenti, la messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo ridurrà (di circa 20.000) il numero dei docenti di ruolo facendo lievitare il rapporto docenti/studenti a livelli poco funzionali, la istituzione non programmata dei ricercatori a tempo definito allargherà la palude del precariato, la mancanza di norme precise che definiscano i criteri per la creazione di nuove università non porrà freno ai desideri dei politici locali di inventarsi atenei “sotto casa” privi delle qualificazioni necessarie. Sarà applicabile? La legge licenziata dal Senato è un grosso contenitore di buone intenzioni e rimanda ad una pletora di decreti attuativi la sua applicazione. Questo aspetto e l'esperienza della legge di riforma promulgata dal Ministro Moratti due legislature fa ci suggerisce l'idea che la sua realizzazione sarà difficile o addirittura impossibile con il rischio di aver messo in moto qualcosa che non sarà in grado di generare propulsione. Si può ancora fare qualcosa per migliorarla o si aspetta il persistere del rifiuto al dialogo del Ministro? Forse si potrebbe apportare qualche miglioramento, ma è difficile intervenire su una costruzione che ha difetti strutturali. Il CNU ha,invano, chiesto che: a) si definiscano i canali di finanziamento della ricerca; b) si riconosca lo status di professore ai ricercatori di ruolo dopo una attenta valutazione del loro lavoro; c) si definisca una unica figura di professore universitario che possa progredire attraverso fasce (due o tre) sulla base di una valutazione periodica e obbligatoria della produttività scientifica e didattica; d) che si definisca un meccanismo di valutazione ex post delle chiamate in ruolo dei professori da parete dei dipartimenti e che questa valutazione sia connessa con il flusso delle risorse; e) che si definisca una unica figura “pre-ruolo” che abbia un percorso chiaro e che possa acquisire titoli professionali da utilizzare fuori dall'università se l'accesso alla docenza fallisse; f) che il potere del rettore sia bilanciato da organi di controllo democratici. Il fatto che non ci sia stata opposizione in Parlamento (a parte alcune prese di posizione opportunistiche)cosa le fa pensare (ci sono speranze di trovare sostegno alle proposte CNU)? L'opposizione in Parlamento ha avuto due fasi, nella prima discussione al Senato essa è stata piuttosto flebile anche in considerazione del fatto che il partito di opposizione maggiore (PD) aveva elaborato un progetto di legge che in qualche modo risulta parallelo a quello governativo. Di fronte al testo inviato alla camera l'opposizione ha messo a fuoco i difetti della legge ed ha cercato di migliorarla senza riuscirci. La legge di riforma dell'università è diventata un problema politico che prescinde dai contenuti e dall'efficienza del sistema universitario italiano. La presidenza del CNU ha poche speranze che si possa aprire un dialogo con il Ministro che non ha voluto, pervicacemente, avere alcun contatto con il mondo universitario (fatta eccezione della CRUI e di alcuni rettori) 13 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 14 rinunciando a qualsiasi contributo di coloro che l'università vivono. E per la Facoltà di Medicina e Chirurgia? C’è il rischio che venga scorporata dall’università tenuto conto del ridimensionamento del Corpo Docente? La facoltà di medicina è appena sfiorata dalla legge che rimanda tutta la problematica ai rapporti con la sanità. Il futuro della facoltà deve essere inquadrato nella applicazione integrale della legge Bindi e nella precisa definizione del ruolo della medicina universitaria nelle aziende miste. Purtroppo ancora oggi alcuni universitari continuano a considerarsi in concorrenza con i corrispettivi ospedalieri invece che complementari ad essi. Se questo nodo non venisse sciolto il futuro sarebbe incerto. A cura di Renzo Carretta ... E DAGLI SPECIALIZZANDI Stabilizzazione finanziaria e competitività economica in sanità Vogliamo esprimere la nostra seria preoccupazione per i contenuti riguardanti la sanità presenti nella legge numero 122, approvata dal governo il 30 luglio 2010, recante “misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivita' economica”. La legge prevede il blocco del turn-over fino al 2014 e il razionamento del personale sanitario. Essa infatti decreta che fino a dicembre 2011 solo un medico ogni cinque, di quanti cesseranno l’attività assistenziale per anzianità, potrà essere sostituito. E fino a dicembre 2014 potrà subentrare solamente un medico per ogni due medici andati in pensione. Infine dal primo gennaio 2015 il numero delle assunzioni non potrà superare quello delle unità cessate nell’anno precedente. Sono previste inoltre la riduzione del 50% dei medici a tempo determinato con convenzione e con contratto di collaborazione, e la riduzione del 80% delle consulenze. A decorrere dal primo gennaio 2011 le amministrazioni potranno quindi avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009. 14 Tutto ciò in totale contrasto con quello che sta succedendo invece per l’ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, dove si è visto un aumento complessivo nazionale dei posti a numero chiuso. In un prossimo futuro assisteremo a una sovra-saturazione del sistema sanitario, ci saranno infatti molti più neo-laureati e neo-specializzati di quelli che il Sistema Sanitario Nazionale potrà assorbire nelle proprie strutture. Molti dei nostri giovani medici saranno quindi costretti ad emigrare all’estero per poter trovare lavoro, regalando ad altri Stati le loro capacità professionali e i milioni di euro che l’Italia ha investito nella loro formazione specialistica. Sono queste la competitività e la stabilizzazione economica di cui tanto si parla? Laura Ukovich Federspecializzandi Trieste Specializzandi: finalmente un controllo di qualità! Dal 22 novembre 2010 al 10 gennaio 2011, tutti i medici specializzandi iscritti con il Nuovo Ordinamento hanno la possibilità di compilare on-line (andando sul sito del CINECA) un questionario di valutazione della propria Scuola di Specializzazione. 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 15 Nei mesi scorsi già era stato fatto un tentativo in tal senso da parte dell’associazione di categoria Federspecializzandi che “in proprio” aveva preparato un questionario e l’aveva diffuso in tutta Italia con lo scopo di valutare con diversi parametri l’effettivo funzionamento delle scuole . I risultati in quella circostanza non furono estremamente confortanti. Questa volta invece l’iniziativa è “centralizzata” e parte per così dire dall’alto, ma con il medesimo scopo di valutare cosa si faccia realmente nelle scuole per preparare gli specialisti di domani. Il questionario è rivolto ai medici iscritti con il nuovo ordinamento, in pratica al I e al II anno di scuola. La compilazione del questionario è anonima. Le domande spaziano in ogni campo: dalle ore di servizio settimanali, alla possibilità di fare ricerca, dalla possibilità di seguire delle lezioni frontali al diritto di usufruire di “servizi aziendali” come parcheggio e mensa agevolata (tasto dolente a Trieste, città nella quale attualmente gli specializzandi non hanno diritto di parcheggiare la propria auto nel parcheggio aziendale e, se vogliono, possono andare in mensa pagando circa tre volte quello che paga il personale assunto dall’ospedale). Importante è che tutti gli specializzandi ne capiscano l’importanza e compilino con onestà il questionario. In particolare, questo riveste importanza per i medici iscritti alle scuole “accorpate” e “aggregate” nelle quali, alla necessità evidente di risparmiare facendo confluire più scuole (spesso materialmente distanti fra loro) in una sola, si contrappone la necessità di una vera possibilità di organizzare un percorso formativo, cosa che attualmente sembra più teorica che pratica. In alcune scuole, infatti, da due anni gli specializzandi non hanno un piano di studi, non seguono lezioni frontali e non sembra realmente partito il cosiddetto “tronco comune” ossia quell’organizzazione che dovrebbe prevedere un periodo di formazione generale e comune tra scuole attinenti fra loro; cosa che, funzionando a dovere, dovrebbe ampliare la formazione dello specialista. L’associazione Specializzandi Medici di Trieste (AsMeTs) esprime grande entusiasmo nei confronti di questo importante strumento volto (speriamo) a migliorare la qualità della formazione e invita caldamente tutti i colleghi a trovare reale motivazione e interesse nel compilarlo! Giovanna Servillo Stato dell’arte: bando per l’accesso alle scuole di specializzazione di area medica Come avvenuto negli ultimi anni anche quest’anno si stanno verificando alcuni ritardi nell’emanazione del bando per l’accesso alle scuole di specializzazione in area medica. L’iter che porta all’emanazione del bando è lungo ed è reso più complesso dalla nuova normativa del riordino (D.M. 1 agosto 2005) che ha però finalmente imposto una valutazione della capacità formativa delle scuole di specializzazione. Il primo “scoglio” di questo iter, la definizione del fabbisogno di futuri specialisti, definito nel 2008 dalla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, essendo di durata triennale in base all’ ART. 35 comma 1 del D.Lgs. 368/99, non necessita di modifiche da parte delle Regioni o della conferenza stessa, come per altro è avvenuto lo scorso anno. Il punto nodale che giustifica i ritardi che si stanno accumulando è invece la valutazione della capacità formativa delle scuole e la conseguente definizione di accorpamenti e scuole capofila, ed è reso ancora più problematico dal ritardo nella nomina del nuovo Osservatorio Nazionale, dopo che quest’ultimo è decaduto nel marzo u.s. Attualmente grazie anche all’impegno a livello nazionale di Federspecializzandi si è deciso di chiedere l’attivazione da parte di tutte le istituzioni coinvolte (Atenei, Facoltà, Ministeri e Regioni) per una valutazione delle scuole seria, condivisa, e rapida che porti in tempi brevi all’emanazione del bando per l’ammissione alle scuole stesse, al fine da evitare gli ormai consueti ritardi che si ripercuotono su tutto il sistema formativo e sanitario italiano. A tal fine qui a Trieste si è costituito un gruppo di aspiranti specializzandi per chiedere un confronto con le istituzioni sia universitarie che governative locali. Stefano Restaino Lettere... Lettere e brevi articoli di interesse ordinistico provinciale vanno inviati in formato cartaceo a OMCeO-TS, piazza Goldoni 10, 34122 Trieste, all’attenzione del Direttore Mauro Melato o, preferibilmente, in formato elettronico a [email protected] 15 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 16 ASSOCIAZIONE ITALIANA DONNE MEDICO (AIDM) Costituita la sezione di Trieste della Associazione Italiana Donne Medico (AIDM) Da qualche tempo alcune di noi donne medico iscritte all’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Trieste siamo state sollecitate dalla direzione nazionale a ricostituire una sezione di Trieste dell’AIDM. Si è tenuto a Bari il 12-13 marzo 2010 il Congresso Nazionale AIDM che ha visto un nuovo grande interesse delle donne medico a partecipare all’assise visti gli argomenti di attualità. I temi trattati sono stati centrati sulla salute della donna in generale, gravidanza e parto visto come completamento della donna, ma talvolta considerato un ostacolo per l’attività lavorativa, problemi correlati alla menopausa, aumento del rischio cardiovascolare nelle professioniste, depressione per citare alcune delle problematiche svolte. Ci sembra utile fornire alcune informazioni sulla storia dell’Associazione. Il 14 ottobre 1921 fu fondata a Salsomaggiore Terme con il nome di Associazione Italiana Dottoresse in Medicina e Chirurgia due anni dopo la nascita a New York della Medical Woman International Association. In quegli anni le donne medico in Italia erano circa 200 viste piuttosto con diffidenza dai pazienti ed anche dai propri colleghi uomini. Gli scopi dell’associazione erano e tuttora sono: -valorizzare il lavoro della donna medico nel campo sanitario -promuovere la collaborazione fra le donne medico -collaborare con le altre Associazioni Italiane ed Internazionali per lo studio delle problematiche sanitarie e socio-sanitarie che coinvolgono la collettività ed in particolare le donne -promuovere la formazione scientifico culturale in campo sanitario. 16 Obbiettivo importante per l’AIDM è acquisire spazi per le donne medico che, seppur oggi sono così numerose da eguagliare la componente maschile, trovano ancora difficoltà, nonostante l’impegno e la rigorosa preparazione, ad affermarsi ai massimi livelli, specialmente in alcune discipline considerare tradizionalmente prerogativa maschile. Attualmente in Italia ci sono una trentina di sezioni dell’AIDM, pensiamo sia utile anche per Trieste la presenza di una sede, perché con la collaborazione di tante di noi potremmo portare molti argomenti importanti sia a livello locale che nazionale. Dalle pagine del nostro bollettino desideriamo stimolare le donne medico ad attivarsi e partecipare all’attività della rinata sezione di Trieste dell’AIDM ed avere l’occasione di trattare argomenti, criticità, bisogni, risorse che le donne nella professione possano condividere ed assieme se possibile risolvere. Le colleghe interessate sono invitate a contattare la segreteria dell’Ordine dei Medici e lasciare il proprio nominativo per partecipare in modo attivo a questa iniziativa Past presidente Eva Grimaldi Presidente Gabriella Vaglieri Vice presidente Gabriella Clarich Tesoriera Tiziana Cimolino Consigliere Vincenza Russo Antonella Detoni Roberta Situlin Gabriella Clarich 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 17 E da ultimo un comunicato: è nato anche a Trieste il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) Il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), nato dalle robuste radici del Segretariato Italiano Medici e Specializzandi (S.I.M.S.), realtà che negli ultimi anni si è affermata sul territorio nazionale quale associazione di riferimento per i medici in formazione specialistica, si propone all’attenzione della comunità medica Italiana in qualità di realtà associazionistica che si prefigge di portare a sintesi le istanze dei Giovani Medici Chirurghi Italiani. Il S.I.G.M., associazione no profit, persegue il fine di dare un contributo qualificante alla formazione dei giovani medici, ai profili etici e sociali della professione medica, alla crescita intellettuale, professionale, deontologica delle nuove classi mediche; il tutto promuovendo relazioni operose fra le professionalità mediche Italiane e di ogni nazionalità, fra i medici e la società civile; svolge inoltre attività nei settori dell’istruzione medica generale e specifica, della formazione sociale e medica, della ricerca scientifica di particolare interesse. Affermare un modello di medico che abbia padronanza della propria professione in ogni condizione, oltre i confini geografici e culturali, aprendosi al confronto con le realtà assistenziali internazionali senza trascurare di contribuire al miglioramento del complicato contesto nel quale opera, è il sogno della Dirigenza del SIGM. L’impegno affinchè non vengano disperse le motivazioni iniziali che hanno indotto i giovani ad intraprendere il lungo percorso formativo della medicina, salvaguardando l’attenzione alla cura della persona globalmente intesa, prima ancora che al paziente-utente, sintetizza lo spirito dell’Associazione. In tale ottica il S.I.G.M. offre servizi, in termini di formazione, occasioni di lavoro e perfezionamento in Italia ed all’Estero, di accesso alla ricerca scientifica, senza mancare di curare una corretta informazione e formazione sugli aspetti tecnico legislativi e di intervenire attivamente e criticamente sulle Politiche sanitarie, professionali e previdenziali. Il S.I.G.M. ha prodotto, inoltre, il primo “Manuale del Giovane Medico”, nel quale sono reperibili tutte le informazioni di riferimento per quanti si affacciano alla professione medica, e la rivista sul web, “Capsula Eburnea”, che pubblica articoli scientifici originali su argomenti di medicina, biomedicina, biotecnologie mediche, scienze motorie e psicologia medica. Capsula Eburnea (ISSN 1970-5492) è una rivista scientifica, ma anche uno strumento di formazione per giovani ricercatori. Tutte le produzioni edite dal S.I.G.M. sono disponibili on line sul sito web dell’associazione: www.giovanemedico.it. L’assetto organizzativo del Segretariato, ramificato sul territorio in Sedi Locali e Provinciali, prevede un’articolazione in Dipartimenti, autonomi, ma coordinati da un direttivo parimenti rappresentativo delle differenti specificità. Attualmente il S.I.G.M. è presente in ben 25 sedi distribuite sul territorio nazionale. L’Associazione vuole creare i presupposti per favorire il dialogo tra medicina universitaria, ospedaliera e territoriale, superando gli steccati posti in essere dalla ultraspecializzazione e dalla mancanza di una cultura di Sistema e di rete che quotidianamente produce carenze, disservizi e spreco di risorse. In altre parole, il SIGM vuole rappresentare un movimento di pensiero, ma anche culturale, che rinnovi nello spirito la medicina Italiana. Il SIGM, da Statuto, ha individuato la FNOMCeO e gli Ordini Provinciali dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri quali riferimenti Istituzionali e modelli organizzativi ai quali ispirarsi. Il S.I.G.M ha avviato da tempo una partnership con futurimedici.com, il portale degli studenti in medicina Italiani. Attualmente il rappresentante di tutti gli specializzandi Italiani al CNSU è un membro del SIGM. Il SIGM a Trieste intende essere un riferimento per medici specializzandi ma anche per i colleghi del corso di formazione Ceformed in Medicina Generale, della Continuità Assistenziale e per giovani specialisti liberi professionisti. Ai colleghi il SIGM offre servizi di consulenza legale e fiscale a condizioni agevolate presso professionisti locali convenzionati. Infine il SIGM a Trieste non vuole essere in contrapposizione con le altre realtà rappresentative in particolare dei medici specializzandi, ma, possibilmente, collaborare per il bene comune, ovvero la dignità e la tutela dei giovani professionisti. Il SIGM a Trieste intende inoltre dialogare con le realtà sindacali disposte ad ascoltare le istanze dei giovani colleghi. Giuliano PESEL incaricato locale SIGM ad interim ([email protected]) 17 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 18 DALL’IRCCS “BURLO GAROFOLO” La protezione dal dolore Garantire la protezione dal dolore, fare in modo che i piccoli pazienti sottoposti ad intervento chirurgico al Burlo possano sentirsi più sereni, sapendo che tra gli obiettivi della struttura sanitaria c'è anche quello di limitare e tenere sotto controllo il dolore stesso. Era questo l'obiettivo del grande progetto “Ospedale senza dolore”, che coinvolgeva tutti gli ospedali regionali, e che in un luogo come il Burlo, dove i pazienti sono soprattutto bambini, ha un valore speciale. “Il gruppo di lavoro medico-infermieristico per il controllo del dolore” - dice la dott.ssa Patrizia Vallon, già referente per il Burlo del progetto - è una iniziativa dove questo e’un aspetto che potremmo definire normale, che fa parte del piano stesso delle cure, dove il sintomo viene individuato, misurato, ridotto o eliminato attraverso delle terapie che possono prevedere sia l'utilizzo di medicinali sia di tecniche per rendere gli interventi meno invasivi, o ancora azioni che migliorino la condizione del paziente nella struttura”. L'obiettivo del gruppo è che il concetto di ospedale non sia più automaticamente associato al concetto di dolore e paura, come spesso accade per i pazienti, piccoli o adulti che siano: “Un bambino che viene ricoverato per un intervento accetta il periodo di degenza con più serenità sapendo che è a lui garantita la protezione dal dolore. “E' provato scientificamente inoltre, che se non trattato, il dolore scatena un circolo vizioso di ansia e stress che a loro volta aumentano l’intensità del dolore stesso”, dice ancora Patrizia Vallon. Esistono due tipi di dolore contro cui combattere in ospedale: quello acuto, momentaneo, collegato a una particolare e puntuale causa, e quello cronico, che nei bambini è spesso legato a patologie di carattere medicooncologico. “Ci sono evidenze - spiega ancora Patrizia Vallon - che dimostrano come il trattamento del dolore acuto, oltre a garantire un miglioramento delle condizioni del paziente, permette una diminuzione delle complicanze e dei tempi di degenza. Per quanto riguarda invece il dolore cronico, il Burlo ha messo in atto protocolli e procedure coordinate tra oncoematologi, pediatri, psicologi ed anestesisti per attivare una strategia comune contro il dolore dei bambini. Strategie di cura, attenzione e rispetto: sono questi i punti cardine che stanno alla base dell'ospedale senza dolore. Sul fronte del rispetto, i bambini e le loro famiglie sono tutelati partendo dal presupposto che il dolore del paziente è sempre tenuto in considerazione, e misurato, in tutte le sue espressioni: “Facciamo attenzione all'aspetto psicologico, alla paura indotta dal luogo in se stesso, e dalla presenza di materiali e tecnologie che possono impaurire il bambino. Teniamo conto di tutte le manifestazioni del dolore, e lo misuriamo parlando ai bambini con un linguaggio adatto alla loro età”. In questo contesto, la presenza dei genitori è fondamentale: 18 “Questo ospedale è sempre stato all'avanguardia relativamente alla presenza dei familiari in reparto, oggi questo è ancor più vero, perché i genitori possono entrare anche in sala pre operatoria e nella sala del risveglio, e il distacco dai propri bambini avviene all'ultimo momento possibile”. Il Burlo senza dolore: i principali protocolli per il dolore acuto Misurazione e registrazione del dolore: la cartella clinica dei piccoli pazienti riporta dati relativi al dolore. L'intensità del dolore si misura con diversi tipi di “scala”, a seconda della capacità dei bambini di esprimersi. Può essere una misurazione attraverso l'osservazione esperta di infermieri e medici, oppure la valutazione del paziente attraverso simboli o una scala da 1 a 10. Protocolli farmacologici. Per ogni patologia è definita a priori una “cura del dolore”, ogni intervento presuppone la possibilità di curare il dolore molte volte in via preventiva, ovvero somministrando gli analgesici prima che il dolore appaia e in maniera costante, per evitare che il dolore riemerga. Un ambiente sorridente. La cura dell'ambiente, la possibilità per i genitori di restare con i figli, la specifica preparazione delle infermiere nella realizzazione di manovre dolorose (come eseguire una puntura)I: si tratta di strategie che fanno parte del prendersi cura dei pazienti adottato al Burlo. Si tratta di una gestione che permette al bambino di limitare le sensazioni negative, e “inquadrare” il dolore come sintomo fisico, e non ingrandirlo come disagio psicologico. Oggi in sala operatoria si può entrare con il proprio pupazzo preferito. Il dolore grave. Ci sono situazioni nelle quali gli effetti di un ambiente positivo non sono sufficienti ad arginare il dolore dei pazienti. In questi casi, le terapie antalgiche si avvalgono di metodiche più invasive e di dispositivi di infusione continua denominate “elastomeri” che erogano in maniera costante per 24/48 ore il farmaco o la miscela di farmaci previsti. E’ in fase di studio l’autocontrollo della terapia con dispositivi di erogazione “ a richiesta” da parte del paziente o dei genitori e infermieri che lo accudiscono. La verifica audio-visiva. Il percorso del paziente dal suo arrivo in sala operatoria, fino al rientro in reparto è auto valutato continuamente dagli stessi operatori sanitari, con l’aiuto di filmati realizzati nella quotidianità delle attività chirurgiche e nella gestione dei pazienti in Rianimazione nella pretesa di un continuo miglioramento delle performance individuali. 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 19 DALLA STAMPA INTERNAZIONALE Ancora grandi cambiamenti nella sanità inglese Il Servizio Sanitario Inglese (NHS), dopo la vittoria dei conservatori, si rinnova ancora, non ritenendo sufficiente la riforma Darzi del precedente governo laburista1. L’Inghilterra è sempre più alla ricerca di un sistema che possa autoregolarsi e migliorarsi, in base ai suoi principi storici, gratuità e accessibilità a tutti sulla base del bisogno e non sulla capacità di pagare, senza le rigidità che derivano dalla gestione centrale, che spesso non consente i miglioramenti necessari che potrebbero partire dalla base, da parte degli operatori sanitari. Recentemente il Ministero della sanità inglese (ne restano esclusi il Galles, l’Irlanda del Nord e la Scozia) del governo conservatore presieduto da David Cameron ha pubblicato il Libro bianco Equity and excellence: Liberating the NHS2, che annuncia novità consistenti: la reale centralità del paziente nel SSN, il continuo miglioramento di ciò che conta per il paziente, e cioè il risultato delle loro cure sanitarie; la delega ai medici per innovare e migliorare i servizi sanitari, liberati così dalla burocrazia e dall’obbligo di raggiungere obiettivi prefissati dal vertice dell’organizzazione. Resta sempre valido l’obbligo di intervenire nell’ambito della disponibilità delle risorse economiche messe a loro disposizione. Gli aspetti principali della riforma sono costituiti dall’abolizione delle Strategic Health Authorities e dei Primary Care Trusts (PCTs) (equivalenti, grosso modo, alle funzioni amministrative degli assessorati della sanità e le aziende sanitarie). Il punto centrale gestionale sarà costituito dai vari Consorzi dei medici di famiglia, che avranno a disposizione l’80% delle risorse del servizio sanitario inglese. Vi sarà un sistema d’acquisto di prestazioni tipo libero mercato tra le varie strutture sanitarie pubbliche, in un sistema di concorrenza in semimercato, condizionato dalle scelte (si spera responsabili) dei pazienti, piuttosto che dal raggiungimento di obiettivi di salute (target) previsti. Il controllo pubblico avverrà da parte di nuove strutture - NHS Commissioning Board - e dei comuni. Questi ultimi riprenderebbero, grosso modo, il ruolo del vecchio “ufficio d’igiene” (vaccinazioni, controllo delle malattie infettive…) e degli assessorati dei servizi sociali, mentre i primi riprenderebbero i compiti delle Agenzie sanitarie regionali e degli uffici di Programmazione e controllo. Per quanto riguarda gli ospedali, continuerebbe la strada verso le Fondazioni semiprivate (più che semipubbliche).Un altro punto realmente innovativo dovrebbe essere la reale centralità del paziente, attraverso le garanzie di maggiori informazioni sul versante delle sue condizioni cliniche e della possibilità di essere curato nelle strutture più convenienti, sia dal lato dei risultati clinici sia da quello della tempestività degli interventi. Questo dovrebbe stimolare le strutture sanitarie a lavorare meglio, in quanto quelle meno efficienti potranno trovarsi con meno pazienti e quindi con meno fondi a disposizione. Fin qua, il tutto potrebbe essere giudicato, da parte di alcuni addetti ai lavori, in particolare di quelli fautori dell’intervento privato, interessante e proponibile anche in molte regioni italiane. Quello che invece appare più difficile da trasferire in Italia è la parte riguardante la responsabilità che dovrebbero assumersi i cittadini riguardo alle scelte inerenti quanto sopra esposto, in particolare l’aderenza ai regimi terapeutici, alle scelte e ai consigli medici e soprattutto ai migliori stili di vita. Infatti in Inghilterra vi è da tempo l’abitudine, da parte dei pazienti, di accettare le scelte mediche, soprattutto quelle riguardanti aspetti etici, che in Italia rappresentano un aspetto ancora nebuloso, sia sul piano legislativo sia su quelle delle consuetudini. Le prime valutazioni da parte dei medici inglesi sono abbastanza positive3. I medici di famiglia inglesi (General Practitioner, GP) accentuano il fatto che vi dovrà essere un’attenzione maggiore ai bisogni dei pazienti piuttosto che ai target imposti dal governo, mentre i medici ospedalieri4 si rendono conto che potranno avere una grande influenza sul sistema, ma anche una grande responsabilità, in quanto non verrà valutata l’efficienza, ma l’efficacia, cioè i risultati, sia di salute sia economici, il che non appare semplice, per vari motivi. Chris Ham, l’autorevole direttore del King’s Fund, importante fondazione inglese che si occupa del miglioramento del NHS, è scettico5 sul fatto che questo innovativo piano sanitario possa dare risultati certi, in quanto una grande parte di questa riforma è già stato sperimentata 20 anni fa, dal governo conservatore della Thatcher, con scarsi risultati positivi. Non è detto poi che i GP vogliano assumersi la responsabilità di essere il perno del sistema. Ham si pone alcune domande: sarà permesso di fallire, come previsto dal piano governativo, alle strutture non efficienti, comunque pubbliche, che servono aree nelle quali, magari, sono le uniche presenti? Inoltre, sarà possibile recuperare risorse attraverso l’appropriatezza, come necessario e come ipotizzato? Sarà possibile coniugare competizione e collaborazione, quest’ultima sempre più importante della prima in campo sanitario? Insomma, secondo Ham, è tutto da dimostrare che queste notevoli innovazioni possano produrre risultati. Vi sarà comunque una grande attenzione, a livello internazionale, a questa ulteriore innovazione del sistema sanitario inglese, vero capostipite del nostro sistema sanitario, che comunque, nonostante la necessità di ulteriori miglioramenti, risulta offrire prestazioni di buon livello soprattutto nel Nord e in alcune regioni del Centro. Infatti, la recente crisi finanziaria globale ci ha avvisato, se proprio ce n’era bisogno, che le risorse finanziarie non sono infinite e che bisogna trovare un modo di coniugare qualità, universalità e controllo della spesa se si vuole avere un sistema sanitario efficace che garantisca salute, pace e giustizia sociale nel miglior modo possibile. Aureo Muzzi 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 20 Bibliografia 1. Bollettino dell’Ordine dei Medici di Trieste anno XXV; numero 1-2, gennaio - aprile 2010 2. Department of Health. Equity and excellence: Liberating the NHS. Presented to Parliament by the Secretary of State of Health by Command of Her Majesty. July 2010. http://www.dh.gov.uk/en/Publicationsandstatistics/Publications/Public ationsPolicyAndGuidance/DH_117353 Ultimo accesso 11 ottobre 2010 3. Roland M. What will the white paper mean for GPs? BMJ 2010; 341:c3985. 4. Walshe K. Reorganization of the NHS in England. BMG 2010; 341:c3843. 5. Ham C. The coalition government’s plan for the NHS in England. BMJ 2010; 341:c3790. RUBRICA DI BIOETICA La persona, l’inizio della vita La vita di ciascun individuo è qualcosa che inizia e finisce. Verrebbe da dire che l'inizio e la fine della vita durino un attimo, un attimo prima non si è, poi si è vivi ed infine un attimo dopo non lo si è più. Di fatto non è così nel momento in cui si considera il nascere ed il morire come qualcosa intimamente legato non solo alla biologia ma ad altri valori, come l'anima, la persona, la dignità della persona, ecc. L'inizio della vita pone al legislatore, al credente, all'agnostico, un problema che non è sempre foriero di soluzioni univoche e ciò in rapporto anche a momenti storici e culturali diversi. Nelle civiltà più evolute riconoscere la vita vuol dire preservarla, come imperativo etico, a meno che non si rispettino altri valori che reputiamo abbiano, momento per momento e caso per caso, la precedenza. Problemi fondamentali sono la determinazione dell'inizio della vita intesa non solo come fatto biologico ma anche in rapporto a ciò che riconosciamo come diritto di colui che inizia a vivere, diritto che identifica la nuova persona. L'embrione come tale vive, prima in sé, dal momento dell'impianto nel corpo materno, poi, evolvendo a quello che definiamo feto, collegato al vivere dell'organismo che lo ospita, la madre, e poi autonomo, come neonato, dopo l'uscita dal corpo materno. Ma vediamo per prima cosa quanto su di ciò dicono su questo argomento le religioni “del libro” Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Tutte e tre le religioni privilegiano la vita come valore in sé, da cui consegue che la vita va protetta: anche la vita autonoma del soggetto che nasce tra la ventiduesima e la venticinquesima settimana va salvaguardata e su ciò ritorneremo; per la normativa ebraica il concepito acquisisce stato giuridico completo solo alla nascita, mentre prima della nascita va privilegiata, in primis, l'integrità della madre, di cui il feto è parte organica. Se vi è opposizione, nell'interesse della madre, il feto può essere soppresso in un atto che, secondo la legislazione 20 ebraica, non è desiderabile ma che non va comunque equiparato ad un omicidio. Il cristiano non vede singoli stadi nello sviluppo endouterino, essendovi sempre sì una differenziazione progressiva ma in una continuità biologica e genetica, sin dal momento del concepimento. Per l'Islam, coerentemente ai precetti del Profeta, lo sviluppo dall'embrione al feto passa attraverso tre volte quaranta giorni. Un angelo alla fine dei centoventi giorni insuffla l'anima e da quel momento l'aborto è interdetto; non che prima debba essere agevole dato che è norma fondamentale comunque proteggere la vita. Come si comporta la legislazione in Italia? Al partire dal concepimento vi è diritto alla vita, a meno che non esista un conflitto del diritto alla vita del concepito con il diritto alla vita ed alla salute della madre. Per quanto attiene l'interruzione di gravidanza in Italia ricordiamo la legge 194; legge importante che riconosce la potestà della madre. E' stata, nel 1978, una legge importante, discussa e sottoposta a referendum abrogativo, peraltro contestata dal mondo cattolico che vede in essa la giustificazione legale dell'aborto come omicidio. La legge appare essere lo strumento giuridico che riconosce l'autonomia decisionale della donna sul processo biologico che si svolge nel suo corpo. Ne è derivata la figura dell'obiettore di coscienza che per quanto attiene il medico richiede una affermazione di principio a priori. Neanche lui però è esentato dall'intervenire in caso di stato di necessità. Particolare importanza assume il parto prematuro: come tale può essere definito un parto che sia avvenuto tra la ventesima e la trentasettesima settimana. Ma il periodo critico è quello tra la ventunesima e la venticinquesima settimana quando la sopravvivenza del nato non è affatto sicura, o, comunque. non è esentata da complicazioni; la prognosi quoad vitam in genere è buona dopo la ventiseiesima settimana. Per quanto attiene l'assistenza ai prematuri un punto certo è il rifiutare l'accanimento terapeutico; il coinvolgimento dei genitori è fondamentale. Il legislatore afferma che la valutazione dell'assistenza ai prematuri va fatta caso per caso, sempre in riferimento al fatto che il medico, dove non c'è certezza, debba far sempre riferimento al criterio di presunzione. Tra i nati alla ventiquattresima e venticinquesima settimana l'80-90 % dei nati muore in sala parto, il 5-10 % nelle terapie intensive e il 95 % dei sopravvissuti è affetto da gravi disabilità. Altre fonti ci dicono che il 35 % dei nati alla ventitreesima settimana sopravvivono. Il documento finale del Consiglio Nazionale della Federazione degli Ordini dei Medici-chirughi e degli Odontoiatri stabilisce che “ quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto … il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto. Ma gli interventi di rianimazione fetale, ove l'età gestazionale riporti tassi di mortalità elevatissimi o gravi ed irrecuperabili lesioni di organi ed apparati si deve considerare l'accanimento terapeutico come limite deontologico all'intervento medico; i genitori vanno informati o per acquisire il consenso o per registrarne il dissenso, secondo l'articolo 37 del Codice di Deontologia Medica. Euro Ponte 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 21 ED INFINE UN PO’ DELLA NOSTRA STORIA In ricordo di... Mario BISIANI (1921-1974) con l’08.02.1971, quando Giorgio Sternini assumerà la sovrintendenza sanitaria, rinunciando al posto di direttore sanitario di ruolo. Conobbi Mario Bisiani nel gennaio del 1974, essendo io venuto a Trieste, previo concorso pubblico, come direttore sanitario dell’Ospedale di S. Maria Maddalena. All’epoca, egli era, per temporaneo incarico, il sovrintendente sanitario degli Ospedali Riuniti di Trieste, dei quali faceva parte anche l’Ospedale che io dovevo dirigere. I rapporti, pur formali, erano corretti e cortesi; del resto egli era una persona chiusa, direi introversa, e di poche parole. Ad aprile, a seguito di pubblico concorso, al quale egli non poté partecipare per mancanza del titolo richiesto, divenni io il sovrintendente sanitario, ovviamente di ruolo, ed egli riprese le funzioni di direttore sanitario dell’Ospedale Maggiore. I nostri rapporti, essendo io il suo superiore, divennero, per mia volontà, cordiali e di questo egli mi fu grato, anche se non lo dava a vedere, ma in seguito me lo fece comprendere, quando, per una grave malattia polmonare, io volli che si facesse ricoverare e lo andai più volte a trovare, pur essendo egli in qualche modo contagioso. Là, dopo qualche settimana di degenza, venne a morte, nel settembre dell’anno che l’avevo conosciuto. Mario Bisiani nacque a Trieste il 26.04.1921 da modestissima famiglia e nella sua città compì gli studi secondari, conseguendo nel 1941 la maturità scientifica. Orfano giovanissimo di padre, si adattò a vari lavori per poter studiare. Richiamato alle armi, prestò servizio di guerra come sergente, per sbandarsi dopo l’8 settembre 1943. Nel 1947 si laureò a Padova in medicina e chirurgia ed entrò subito dopo all’Ospedale Maggiore di Trieste, dapprima come medico ospite, infine come assistente volontario nella III divisione medica, rimanendovi sino alla fine del 1953, salvo un periodo di due anni, trascorso come assistente incaricato del Centro Tumori di Pavia. Si era intanto specializzato in malattie polmonari (1949) ed in radiologia (1952). Dal 1953 al 1954 fu medico condotto ad Opicina, mentre dal 1954 al 1963 lavorò a Monfalcone, prima come funzionario medico dell’I.N.A.M., poi, per quattro anni, come direttore sanitario del locale Ospedale Civile. Nel 1958 si specializzò in igiene pubblica. Nel maggio del 1963 ritornò, su chiamata, all’Ospedale Maggiore di Trieste, come vice direttore sanitario e successore, in pectore, del titolare di quella direzione sanitaria, Ettore Catolla Cavalcanti. Svolse tale funzione, prima per incarico, poi, dalla fine del 1963, in posizione di ruolo. Pensionato il titolare, Bisiani assunse l’incarico di direttore sanitario, che manterrà dal 18.03.1966 al 07.02.1971. Diverrà di ruolo, per utilizzazione della graduatoria di un pubblico concorso, Con il pensionamento di Sternini, Bisiani gli subentrerà per incarico nel posto di sovrintendente sanitario, le cui funzioni svolgerà dall’01.03.1972 all’01.04.1974, e cioè sino alla mia nomina a titolare. Rientrato al suo posto di direttore sanitario dell’Ospedale Maggiore, vi rimarrà sino alla morte avvenuta l’01.09.1974 per un gravissimo fatto specifico polmonare, che egli trascurerà, rimanendo al suo posto di lavoro sino a qualche settimana dalla fine, indebolito da una febbricola persistente, con profuse sudorazioni, e dispnea al minimo sforzo. Il periodo più difficile per lui fu quello che andò dal 1966 al 1971, quando, direttore sanitario incaricato dell’Ospedale Maggiore, vide allontanarsi la prospettiva di essere incardinato in ruolo in quel posto per il quale pochi anni prima era stato chiamato in veste di vice. Con non molti titoli scientifici e breve carriera direzionale, Bisiani si sentiva scoperto per un concorso pubblico di direttore sanitario di un grosso ospedale qual era quello di Trieste. Egli, però, cercò tuttavia di non scontentare mai la sua Amministrazione, che, con assoluta disinvoltura, avrebbe rullato personaggi ben più quadrati. Riuscì a conseguire la libera docenza in igiene (1967), ma ormai era troppo tardi per poter sperare di superare in un pubblico concorso quelli che all’epoca erano i mostri sacri della carriera direzionale ospedaliera (Marass, Sternini, ecc.). 21 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:10 Pagina 22 L’ansia di sopravvivere professionalmente, la condiscendenza verso il potere ospedaliero, sia politico che medico, l’insicurezza e la conseguente diffidenza faranno di Bisiani il colpevole predestinato di tutte le carenze ospedaliere, aggravando quella scontrosità, che una vita povera e sofferta aveva acuito, facendo di lui un isolato, chiuso in se stesso, schivo e poco socievole. Bisiani, però, nel suo intimo era persona buona, generosa e coerente, anche se questa coerenza l’aveva dovuta spesso sacrificare sull’altare dell’altrui opportunismo. Oggi, tra quanti lo hanno a suo tempo criticato, c’è qualcuno che, onestamente, lo ricorda, sudato, dispnoico, con le spalle curve e gli occhi abbassati a subire le critiche ingiuste e crudeli dei potenti dell’epoca, spesso mossegli per errori commessi da qualche suo sprovveduto collaboratore o conseguenti agli arbitri di qualche collega, esoso suo creditore per favori veri o presunti. Io ebbi l’occasione di frequentarlo solo pochi mesi prima della sua morte, ma dovendolo commemorare direi che era un uomo fondamentalmente onesto, illuso dai potenti, deluso dai colleghi ed infelice per se stesso. È stato un vinto nella società, ma ad essa ha dato l’unica risposta possibile: lasciarsi morire per una malattia che conosceva e che non l’ha tradito. Oggi, dalla spumeggiante sovrintendenza sanitaria di Giorgio Sternini e di quella sofferta e sfortunata di Mario Bisiani, eredi delle gloriose direzioni di Ascoli, de Gattorno e Gusina, non residua molto nei moderni apparati sanitari aziendali. Se l’oggi fosse vissuto da Gorki, ancor chiuso del suo “Albergo dei Poveri”, di certo egli avrebbe rassicurato Kafka, sempre più frastornato dal suo “Processo”, dicendogli: “Vedi, esiste sempre un peggio”. Claudio Bevilacqua RUBRICA SINDACALE Rubrica aperta ai contributi di tutte le organizzazioni sindacali mediche compatibilmente con lo spazio disponibile ... DALLA CISL Medici Alcune note relative alle “Linee di Gestione del Servizio Sanitario 2011 del Friuli Venezia Giulia”. Il 23 novembre 2010 sono state illustrate alle segreterie regionali delle OO.SS. della Dirigenza Medica e Veterinaria le Linee di Gestione relative all’anno 2011, come descritte dalla Direzione Centrale Salute, Integrazione Socio Sanitaria e Politiche Sociali dopo la definizione degli obiettivi per il triennio 2010-12 (da cui dipendono le linee programmatiche). Studi di fattibilità e atti aziendali lasciano sottintendere che per il 2011 si prevede una crescita della spesa sanitaria pari allo 0 (era di poco superiore allo 1,3% nel 2010) ma che incide sul bilancio regionale per circa il 53%. La tabella sottoelencata mostra l’incremento della spesa - salute negli ultimi anni (Tab. 1). Riassumiamo le Linee come sono state presentate alle Organizzazioni Sindacali. Vengono rafforzati i ruoli delle tre Aree Vaste (Pordenone, Udine, Trieste/Gorizia) favorendo processi di integrazione gestionale ed organizzativa fra le Aziende, e questo era quanto ci si poteva attendere. La novità importante é invece relativa al finanziamento per il 2011, che avverrà non più per Azienda bensì per Area Vasta, alla ricerca di un riequilibrio “graduale” (e difficile, n.d.r.) nelle aree che presentano maggiori bisogni. Il finanziamento per gli investimenti continuerà invece a rimanere suddiviso per singola Azienda. Spiccano nella “cornice” del Piano, alcuni aspetti che hanno già suscitato polemiche e che vale così riassumere 22 per linee principali: 1. riordino dei punti nascita; 2. concentrazione delle attività cosiddette a non diretto impatto suo cittadino, quali laboratorio, anatomia, trasfusionale, farmacia; 3. concentrazione delle attività amministrative; 4. riorientamento dei piccoli ospedali in “chiave” riabilitazione, RSA, hospice. Sarà realizzato anche lo studio di fattibilità per la Centrale Unica Regionale dell’Emergenza (di cui si parla da anni). La sede unica individuata sarà a Palmanova, già sede della protezione civile, i cui lavori di ristrutturazione saranno completati entro il 2011. E mentre si aspetta dare attuazione operativa alla L.R. 7/2009 che anticipa i contenuti del Piano Nazionale dei Tempi di Attesa, ogni Area Vasta formulerà il proprio Piano di Produzione per il contenimento dei tempi. Altre note di rilievo: le attività inerenti la Prevenzione, lo sviluppo del Sistema Informativo che prevede la ricetta elettronica, la firma digitale, le farmacie in rete, il portale per il cittadino. Continuano i programmi relativi alle malattie professionali, agli incidenti domestici, all’accreditamento. Per quanto riguarda invece l’Integrazione Socio-sanitaria (che però meriterebbe un discorso più ampio), si notano alcune novità importanti, quali i fondi per l’abbattimento delle rette per anziani e i Centri diurni (euro 2.000.000), l’autonomia possibile (euro 18.00.000), il fondo di solidarietà (euro 10.500.000), il sostegno ai disabili (euro 27.500.000). Sparisce invece il reddito di cittadinanza che nell’anno 2008 era arrivato a 23.200.000 euro. Questo programma presentato nella sede della Giunta Regionale, qui delineato brevemente nelle sue linee principali e per sommi capi, costituisce un documento importante e obbligatorio, secondo l’art. 12, comma 2 della L.R. 19.12.1996, n. 49. Delinea una “Sanità” in movimento verso il potenziamento del territorio ed una prosecuzione 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 23 delle linee di riferimento per Aree Vaste, già dei precedenti Piani. Il proposito, condivisibile, rimane quello di appianare criticità e sperequazioni del servizio sanitario regionale sul versante dell’offerta dei servizi, della qualità, della sicurezza e dell’efficienza. Permangono e vengono rafforzati i programmi relativi agli screening, alle politiche vaccinali, all’obesità, alle malattie professionali e agli incidenti stradali. La Direzione della Salute si impegna altresì a sviluppare l’assistenza per le patologie cronico-degenerative, la salute mentale, quella maternoinfantile, le dipendenze. E il sistema residenziale e semiresidenziale per anziani non autosufficienti. La CISL Medici rileva che al di là degli obiettivi da raggiungere (condivisibili), e la scarsità delle risorse a disposizione (cui l’attuale congiuntura economica dà poche possibilità di incremento, ma si poteva/doveva ottenere qualcosa di più, n.d.r.), la gestione 2011 prevede che l’adozione dei piani aziendali permetta formalmente di sottrarre le aziende al vincolo dell’autorizzazione regionale per le assunzioni, in linea con programmi di autonomia e di responsabilizzazione, nonché di competitività, temi tanto cari agli attuali principi di economia sanitaria. Ma le carenze di organico non verranno colmate subito né automaticamente, solamente dopo l’adozione dei piani aziendali, per cui si prevede una situazione di “instabilità” ancora per un periodo che speriamo sia breve. E le Aziende non dovranno sostenere costi per i rinnovi contrattuali. Questo in applicazione al blocco dei contratti fino al 2013, imposto dalla manovra finanziaria, per cui il salario potrà essere incrementato solo dalla libera professione o dall’assegnazione di nuove funzioni. Alle OO.SS., che sono state coinvolte solo marginalmente nell’elaborazione di queste linee, la CISL Medici augura un maggior coinvolgimento costruttivo, un maggior impegno e, perché no, qualche volta anche un “farsi sentire di più”. I propositi espressi dalle Linee sono chiari, ma l’applicazione non sarà tanto semplice né poco contrastata: il coinvolgimento sindacale sarà d’obbligo e riguarderà anche l’applicazione degli schemi relativi al decreto sulle nuove prestazioni erogabili dalle farmacie territoriali (alias prestazioni analitiche), la libera professione (prorogata), il rapporto non chiaro tra le altre professioni sanitarie e la specificità della funzione medica. Sergio Parco Tabella 1. Assestato bilancio spesa sanitaria anni 2001-2010 (dati forniti dall’Assessorato alla Salute ed estratti dai bilanci della Regione FVG). Riferimenti 1. Direzione Centrale Salute, Integrazione Socio Sanitaria e Politiche Sociali del FVG. Linee per la gestione 2011. 2. D.lgs. n. 150/2009. Decreto “Brunetta”. 3. Legge n. 122/2010. “Manovra Estiva “. 4. PSSR 2010-12. 23 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 24 … DAI SINDACATI DELLA DIRIGENZA MEDICA Anche dalla cronaca degli ultimi mesi emerge la situazione gravemente critica della sanità pubblica a Trieste, con il sovraffollamento dei reparti di medicina e i degenti “ospiti” (anche oltre 50!) fuori reparto, le interminabili liste d'attesa per gli interventi chirurgici, la congestione del Pronto Soccorso con tempi di attesa di ore e ore, mentre i servizi del Territorio continuano a non essere in grado di fornire a tutti l'assistenza di cui hanno bisogno, con gravi carenze soprattutto nelle ore notturne e dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina: in tali periodi l'unica risposta possibile rimane spesso ancora l'ospedale; ma non solo, perché anche di giorno e al di fuori del fine settimana i medici di base, i Distretti, le RSA, le case di riposo continuano a riversare in Pronto Soccorso decine e decine di anziani fragili per i quali il ricovero è inutile e dannoso, persone con problemi più sociali che assistenziali, pazienti terminali mandati a morire in ospedale. E l'ospedale, già carente di risorse e di personale per i tagli indiscriminati subiti, non può concentrare la propria attività sui casi veramente “acuti”, i soli che trarrebbero beneficio dal ricovero nelle strutture dell'Azienda ospedaliero-universitaria. A fronte di questo, l'Assessore alla Salute Kosic continua a dichiarare che nell'ultimo anno in sanità si è risparmiato e i servizi sono aumentati, si è fatto meglio con meno. Queste affermazioni lasciano almeno perplessi i cittadini e gli operatori sanitari, che nell'esperienza quotidiana percepiscono una situazione completamente diversa. Ma quali sono i progetti per la nostra sanità pubblica e per i nostri ospedali? La Regione ha richiesto a tutte le Aziende: - di rivedere l'”Atto Aziendale” di organizzazione e funzionamento, in pratica con l'unica richiesta di ridurre il numero delle strutture (reparti, dipartimenti o articolazioni di questi) esistenti, quindi “fare con meno” (ma si tratterebbe solo di risparmiare piccola parte dello stipendio di qualche direttore); - di rideterminare le dotazioni organiche, cioè la quantità di personale dipendente, dichiaratamente al fine di ridurre eventuali esuberi, quindi anche qui la Regione si preoccupa unicamente di “fare con meno”; ma il conteggio del personale necessario, effettuato proprio in base ai parametri stabiliti dalla Regione, evidenzia che l'Azienda è gravemente carente, soprattutto di operatori dedicati all'assistenza; - di mettere in comune servizi anche con l'ASS2 (Monfalcone e Gorizia) al fine di realizzare dei risparmi, ma senza che vi sia alcun riferimento da parte della Regione a progettualità volte a incrementare la qualità o quantità dell'assistenza: quindi, di nuovo, “fare con meno”. In sostanza, tagli “lineari” che poco si conciliano con il 24 modello “hub and spoke”, il potenziamento dei grandi ospedali dove avrebbero dovuto concentrarsi le funzioni più complesse che la Regione aveva dichiarato di voler perseguire. Tagli che invece sembrano abbattersi nello stesso modo sulle grandi strutture ospedaliere di riferimento regionale e sui piccoli ospedali rurali. In sostanza, nessuna programmazione del “fare meglio”, e risolvere i problemi che continuano ad aggravare la situazione dell'assistenza sanitaria pubblica. Così sta alle aziende arrangiarsi per cercare di perseguire la qualità e far fronte ai disagi che quotidianamente affliggono utenti del Servizio Sanitario Regionale e operatori sanitari, e nello stesso tempo rincorrere le scadenze e gli adempimenti imposti dalla Regione. La revisione dell'organizzazione dipartimentale e dell'assetto logistico dell'Azienda ospedalierouniversitaria “Ospedali riuniti di Trieste” avrebbe dovuto essere un passo fondamentale nello svecchiamento dell'ospedalità triestina, se fosse stata condotta con i tempi, le consultazioni e la condivisione necessari nei riguardi delle diverse componenti coinvolte, e senza l'affannosa necessità di concludere nei tempi e con i rigidi vincoli organizzativi imposti dalla Regione. In questa situazione, a nostro avviso, ha trovato ampio spazio una residua venatura retriva e conservatrice dell'Università che, in un contesto più disteso e ragionevole, probabilmente non avrebbe avuto successo, e sarebbe invece prevalso l'apporto collaborativo dei molti accademici aperti all'innovazione e al cambiamento. Ne è risultato un progetto che appare illogico e farraginoso, oltre che penalizzante, sia per chi lavora a Trieste (ad eccezione di alcuni aspetti personali) sia per chi dovrà usufruire del servizio. Si sintetizzano di seguito i punti che sembrano più rilevanti, evitando di estendere l'elenco esaustivo degli elementi, grandi e piccoli, che nel progetto sembrano irrazionali o incomprensibili. L'organizzazione in sei dipartimenti al posto dei dodici precedenti descrive un'Azienda di rilevanza e complessità minore rispetto all'attività realmente prevista. Questo assume particolare importanza se si considera che nell'Azienda ospedaliero-universitaria di Udine pare verranno mantenuti tutti i dodici dipartimenti esistenti. Non si comprende la logica organizzativa dell'articolazione di quasi tutti i dipartimenti in più aree dipartimentali, soprattutto perché sembra di capire che saranno queste aree ad assumere le funzioni proprie dei dipartimenti (infatti le aree sono dodici!), mentre restano non ben definibili le funzioni di questi ultimi. Vi sono dipartimenti che appaiono mastodontici, quando è ormai ampiamente sperimentato che le grosse aggregazioni hanno difficoltà a funzionare. E' il caso del Dipartimento Cardio-toracovascolare e di Area critica: tale struttura verrebbe ad essere composta da: 01) UCO di Anestesia Rianimazione e Terapia antalgica 02) SC Anestesia e Rianimazione 03)SC Medicina d'Urgenza 01 2011:Layout 1 04) 05) 06) 07) 08) 18-02-2011 14:11 Pagina 25 SC Cardiologia SC Cardiochirurgia UCO Chirurgia vascolare SC Pneumologia SC Chirurgia toracica per un totale di 165 posti letto e di 131 dirigenti medici. Un altro esempio è il Dipartimento Chirurgico (comprendente tra l’altro strutture collocate a Cattinara insieme ad altre dell'Ospedale Maggiore), che verrebbe ad essere così costituito: 01) SC Chirurgia generale 02) SC Prima chirurgica 03) UCO Clinica chirurgica 04) SC Gastroenterologia 05) SC Ortopedia e Traumatologia 06) UCO Ortopedia e Traumatologia 07) UCO Chirurgia plastica 08) SC Neurochirurgia 09) UCO Clinica urologica 10) UCO Clinica odontostomatologica 11) UCO Clinica otorinolaringoiatrica 12) UCO Clinica oculistica per un totale di 239 posti letto e 120 dirigenti medici. Ancora, il Dipartimento di Medicina interna, formato da “solo” 7 strutture: 01) UCO Clinica medica 02) UCO Medicina clinica 03) SC Prima medica 04) SC Terza medica 05) SC Geriatria 06) UCO Clinica neurologica 07) SC Medicina riabilitativa ma con 330 posti letto e 75 dirigenti medici. Il Dipartimento di Medicina di Laboratorio è invece composto dalla SC Patologia Clinica (Laboratorio, 9 dirigenti medici), SC Microbiologia (nessun dirigente medico), UCO Anatomia e Istologia patologica (11 dirigenti medici), UCO Medicina legale (1 dirigente medico), con un totale di 21 dirigenti medici, 9 biologi e un chimico. Sembrerebbe ispirato da un attacco di minimalismo compensatorio (cfr. il punto precedente) ed è pure suddiviso in due aree dipartimentali. Il Dipartimento medico Ospedale Maggiore comprende un'area composta dalle sole strutture Ematologia e Oncologia (42 posti letto complessivi), e un'altra che mette insieme UCO Medicina del Lavoro, SC Malattie Infettive, UCO Clinica dermatologica, SC Nefrologia e Dialisi. E' evidente che per creare questo agglomerato di competenze eterogenee è stato prevalente il criterio della collocazione logistica all'Ospedale Maggiore, ma sembrerebbe che un minimalismo residuo abbia determinato l'istituzione di un'area dipartimentale emato-oncologica. Il Dipartimento di Medicina Interna riguarda uno degli aspetti più critici dell'attuale offerta ospedaliera, e il progetto non sembra prefigurare uno svecchiamento per arrivare a una medicina interna che sia veramente per acuti. Il Dipartimento manca completamente di strutture e tecnologia per il trattamento dei pazienti critici che necessitano di terapia sub intensiva. In un simile contesto il progetto per la “medicina rapida”, che avrebbe anche l’importante finalità di evitare la prolungata degenza degli anziani, non sembra essere in grado di partire. Nel Dipartimento di Chirurgia non si riconosce un'organizzazione capace di produrre una maggiore efficienza delle attività chirurgiche; vengono inoltre messe insieme in un'unica area dipartimentale le chirurgie specialistiche, che non sono omogenee né complementari, né situate nello stesso presidio ospedaliero. Si separa inoltre la Neurochirurgia dalla Neurologia, rinunciando a un Dipartimento di Neuroscienze collegato all'attività di neuroradiologia interventistica. E’ verosimile quindi che continueremo a mandare i pazienti a Udine, dove si erogano prestazioni di eccellenza, ma apparentemente non inserite in un'organizzazione in grado di far fronte alle necessità di ricovero di pazienti provenienti da altre sedi. È stato ridotto il numero delle strutture semplici, senza adeguato riconoscimento delle professionalità operanti nell'Azienda; ma pur con un tentativo di compensazione dal solo punto di vista economico non si riesce ad evitare lo svilimento professionale dei dirigenti medici, soprattutto quelli ospedalieri. Sembra esservi un evidente squilibrio fra Ospedale e Università, infatti tra gli oltre 400 medici ospedalieri si contano poco più di 20 direttori di struttura complessa, mentre dei circa 60 medici universitari ben 22 sono direttori: in pratica 1 ospedaliero su 20 potrà, forse, diventare “primario”, mentre per gli universitari le chances aumentano enormemente ed 1 medico universitario su 3 potrà emergere. Un esempio eclatante è quello del Dipartimento Cardio toraco vascolare e di Area critica: su 131 dirigenti medici vi sono solo 4 universitari, tutti direttori di Struttura complessa. Visto che la normativa prevede che l'Università gestisca la quantità di assistenza necessaria alla didattica e alla ricerca, non pare possibile che 4 soli universitari, se si assume che siano privi del dono dell'ubiquità, riescano ad assicurare i bisogni della didattica e ricerca su ben 165 pazienti complessivi. E questo è un problema che da anni la Regione lascia insoluto, con gravissimo pregiudizio per l’assistenza nei grandi ospedali. Elena BERNOBICH ANAAO-AssoMed Antonio CALGARO FASSID Sandro CIAMPALINI CISL MEDICI Bruno GAMBARDELLA ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI Alessandro MELATINI CGIL MEDICI Alberto PERATONER AAROI Cosimo QUARANTA CIMO-ASMD 25 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 26 DALLA ASSOCIAZIONE MOGLI MEDICI ITALIANI (AMMI) In occasione della “Giornata Nazionale dell’AMMI” anche la sezione di Trieste come tutte le sezioni italiane, ha inaugurato l’anno sociale con una tavola rotonda dal titolo “Curiamo l’ambiente per curare la salute”, relatori Franco Panizon professore emerito di Scienze dello sviluppo dell’Università di Trieste e Cristina Serra, biologa molecolare e giornalista scientifica. Tema per tutti di grande interesse culturale, scientifico e di attualità. (Il 2010 è l’anno internazionale della biodiversità). La dott.sssa Serra nel suo intervento ha enunciato una serie di dati allarmanti per quanto concerne il rapporto tra salute e danni ambientali a cominciare dai cambiamenti climatici, passando per l’inquinamento chimico e la manipolazione genetica, mettendo l’accento sulle preoccupanti previsioni per il futuro. Ha parlato però anche di chi si occupa di tutto ciò a livello mondiale (EPA (Agenzia USA per la protezione ambientale) e UE-DG (Commissione europea per l’ambiente) che hanno portato al protocollo di Kioto sottoscritto oggi da 141nazioni. Ma è ancora troppo poco. Allo stesso modo il prof. Panizon ha ribadito come l'inquinamento ci arriva dall'aria, dal mare e dalla terra. Dall'aria ci arriva prevalentemente con le polveri, specialmente con le polveri sottili, PM10 con effetto dannoso specialmente sui bronchi e sul cuore. Dal mare specialmente attraverso i pesci che mangiamo, spesso portatori di metalli pesanti come ad esempio il mercurio: (a Vancouver si raccomanda alle donne gravide di non mangiar pesce e i bambini (cinesi) che ne mangiano molto hanno concentrazioni di mercurio nel sangue molto alte); inoltre, sempre attraverso i pesci, introduciamo clorobenzeni e polifenili, sostanze indistruttibili, come il DDT e alcune centinaia di migliaia di molecole dannose che l'uomo disperde nell'acqua e che nel loro insieme danneggiano molto significativamente l'apparato riproduttivo (vengono chiamate Endocrine Disrupting Substances) da cui gravi problemi di infertilità sia maschile che femminile. Dalla terra, anzi dal cibo che nasce dalla terra, riceviamo altre porcherie che l'acqua trascina a valle dalle discariche, tra cui specialmente nociva è la diossina e l’elenco potrebbe continuare. L'esposizione a queste sostanze fa molto più male al bambino che all'adulto: per il buon motivo che il bambino ha tutta la vita davanti, e che se noi siamo stati esposti per pochi anni, decenni (il maggior inquinamento è un fenomeno recente), il bambino è, e sarà esposto per due, Società di servizi per l’Agenzia Allianz Bossi & Viatori Assicurazioni RESPONSABILITÀ CIVILE DEL MEDICO Dipendente pubblico Desideriamo ringraziare tutti i Medici che nell’anno 2010 hanno apprezzato le soluzioni assicurative da noi proposte. Libero Professionista CONSULENZA e PREVENTIVI nei nostri uffici in via Locchi 19/A al telefono allo 040 312401 o su www.bossiviatori.it con un form dedicato Copertura per tutte le specializzazioni Attività della Libera Professione svolta in regime di Intramoenia Retroattività automatica di 5 anni e nessuna franchigia Nessun massimale aggregato, come invece previsto dalle coperture offerte in ambito ospedaliero Copertura postuma gratuita di 2 anni in caso di pensionamento, cessazione dell’attività o decesso Premi competitivi per tutte le specializzazioni Estrema flessibilità ed elevata capacità assuntiva con Massimali da € 250.000,00 fino a € 5.000.000,00 Retroattività fino a 5 anni Copertura delle Perdite Patrimoniali per l’errato trattamento dei dati personali (legge privacy) Compresa l’attività accessoria di medico legale BV Services Sas - Società di servizi per l’Agenzia Allianz Bossi & Viatori Assicurazioni Srl p.i. 01172760322 - REA TS 130136 - RUI n.E000328187 34123 TRIESTE via Locchi, 19/A tel. 040 312400 (r.a.) 040 312401 (Linea Aziende e professionisti) e-mail [email protected] orario da lunedì a giovedì 8.30/13.00 e 15.00/18.00 - VENERDI’ CONTINUATO 8.30/18.00 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 27 tre, quattro volte tanto. L'altro motivo per cui il bambino (anche il feto, attraverso la madre) sente di più questi danni, é dovuto al fatto che é in via di sviluppo e quindi assorbe di tutto di più, e il danni riguarderanno persino il cervello. Purtroppo, dell'inquinamento non basta parlare e purtroppo il problema é molto al di sopra delle nostre possibilità di intervento: é l'intera macchina della produzione, spinta dai bisogni dell'economia che ci spinge ai consumi di lusso, al soddisfacimento di bisogni indotti (pensate all'inquinamento da traffico, all'eccesso di strade, di trasporti, alla cementificazione selvaggia, ecc.). Causa la produzione industriale e i nostri modelli di vita, l’uomo di oggi chiede alla terra sempre più energia, con conseguente inquinamento dei mari da petrolio e inquinamento del cielo da gas serra. Solo con una maggiore consapevolezza condivisa e con uno sforzo politico non indifferente si potrà correggere questa deriva. Altrimenti, accumuleremo un debito con la natura che toccherà di pagare ai nostri figli e ai nostri nipoti. Maria Cristina Longo Ed ancora l’attività 2010-11 18 ottobre 2010 giorno di San Luca patrono dei medici GIORNATA NAZIONALE DELL’AMMI Conferenza inaugurale dell’anno sociale “CURIAMO L’AMBIENTE PER CURARE LA SALUTE” Riflessioni da portare a casa. Relatori: Prof. Franco Panizon, professore emerito di Scienze dello Sviluppo, Università di Trieste e la giornalista scientifica e biologa molecolare, Dott.ssa Cristina Serra 12-13 novembre 2010 In occasione delle LXIV Giornate Mediche Triestine sulla “Terapia antibiotica: uso ed abuso” consegna dell’ormai consueto Premio di Studio dell’AMMI ad un giovane medico particolarmente meritevole per un progetto dal titolo ”Fare meglio con meno: per un uso più razionale dell’antibiotico in età pediatrica” 25 novembre 2010 Conferenza dal titolo “RISCHIO COLON: patologie neoplastiche e infiammatorie del colon, prevenzione e terapia” Relatore: Dott. Fabrizio Briganti Piccoli (Resp. Chirurgia Generale SALUS TS) 14 dicembre 2010 appuntamento alla Ginnastica Triestina nella “Sala Teatro Primo Rovis” per lo scambio di auguri di Natale con il CORO DEGLI ALPINI dell’ANA di Trieste. La raccolta di beneficenza sarà devoluta alla Associazione S. Vincenzo de Paoli 17 dicembre 2010 presso il MIB, durante la Cerimonia dell’Assemblea Annuale dell’Ordine dei Medici consegna di un premio di studio ad una giovane laureanda in medicina per lo studio “La valutazione del dolore nel bambino con severo deficit cognitivo” 21 gennaio 2011 all’Ordine dei Medici “Incontro col pittore Livio Rosignano” testimone e interprete della vita artistica triestina dal dopoguerra ad oggi. 26 gennaio 2011 in collaborazione con la Consulta Femminile di Trieste e Provincia di Trieste - Commissione Pari Opportunità l’AMMI dà l’avvio ad un ciclo di conferenze sulla Medicina di Genere “La medicina si coniuga al femminile” “LA CURA BASATA SULLA DIFFERENZA” Relatori: Dott.ssa Gabriella Vaglieri, medico di Medicina Generale e Dott. Claudio Pandullo, specialista cardiolgo e presidente O.M.C.E.O 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 28 COMUNICATI Elenchi dei “Medici competenti” A seguito della comunicazione della FNOMCeO n. 83 avente per oggetto “Decreto Ministeriale 15 novembre 2010 – Master abilitante per le Funzioni di Medico Competente – elenchi provinciali dei medici competenti”, si vuole rendere noto quali sono le modalità e i titoli/requisiti che i medici devono possedere, ai fini della relativa iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti e nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della Salute. Per svolgere le funzioni di medico competente e' necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti (art. 38, comma 1, D.Lgs n. 81/2008): a) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica; b) docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro; c) autorizzazione di cui all'articolo 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277; d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale, che abbiano svolto le attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 81/2008. I medici in possesso del titolo di cui alla lettera d), che non abbiano svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008, per essere abilitati, sono tenuti a frequentare appositi percorsi formativi universitari della durata di almeno un anno costituito da un numero di Crediti Formativi Universitari pari a 60; in alcuni casi le competenti autorità accademiche potranno autorizzare anche Crediti Formativi Universitari pari a 30. I medici, in possesso dei requisiti succitati, che vogliono essere iscritti negli elenchi provinciali dei medici competenti debbono farne apposita domanda all’Ordine di appartenenza ai sensi dell’art. 46 del DPR 445/200 (dichiarazioni sostitutive di certificati), come da facs-simile allegato. A decorrere dal programma triennale ECM 2011/2013, i medici competenti dovranno, inoltre, trasmettere agli Ordini provinciali di appartenenza, la certificazione o l’apposita autocertificazione atta a comprovare il rispetto dell’obbligo formativo di cui all’art. 38, comma 3, del D.lgs. n. 81/2008 -“Per lo svolgimento delle funzioni di medico competente e' altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive modificazioni e integrazioni, a partire dal programma triennale successivo all'entrata in vigore del presente decreto legislativo. I crediti previsti dal programma triennale dovranno essere conseguiti nella misura non inferiore al 70 per cento del totale nella disciplina medicina del lavoro e sicurezza degli ambienti di lavoro -“. L’Ordine provinciale potrà procedere d’ufficio a verifiche in ordine alla veridicità delle dichiarazioni, chiedendo la documentazione attestante il possesso dei titoli e requisiti richiesti per ciascuna delle fattispecie previste dall’art. 38, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. L’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti comporta l’iscrizione anche nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della Salute. 28 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 29 Moduli per la domanda Spett.le Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste Piazza Carlo Goldoni, n. 10 34122 TRIESTE Il/la sottoscritto/a nato/a il a Provincia di Provincia di residente a via/piazza n. c.a.p. iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008; DICHIARA di possedere i requisiti previsti dall’art. 38 del d.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008 e i seguenti titoli professionali (barrare la voce specifica): Specializzazione in: Medicina del lavoro conseguita il presso Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica conseguita il Docenza in : presso Medicina del lavoro Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica Tossicologia industriale Igiene Industriale Fisiologia e igiene del lavoro Clinica del lavoro; Autorizzazione ex art. 55 D.Lgs. 277/1991; Specializzazione in: Igiene e medicina preventiva conseguita il Medicina legale conseguita il presso presso che abbiano svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni antecedenti l’entrata in vigore del D. Lgs. N. 81/2008 dal al presso con incarico specifico di servizio di Attestazione di percorso formativo universitario conseguito il presso con numero di CFU pari a 60 o a 30, per coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione in Igiene e medicina preventiva in Medicina legale, che non hanno svolto l’attività di medico competente per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008. Il sottoscritto dichiara, altresì, di: - essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché per gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti; - di essere a conoscenza che l’Ordine si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in ordine alla veridicità delle dichiarazioni; - di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso l’Ordine. Luogo e data Firma 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 30 (Allegato n. 2) RACCOMANDATA A/R Spett.le Ministero della Salute Dipartimento Prevenzione e comunicazione Direzione generale della Prevenzione sanitaria Ufficio II Viale Giorgio Ribotta, n. 5 00144 ROMA Il/la sottoscritto/a nato/a il a Provincia di Provincia di residente a via/piazza n. c.a.p. iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008; DICHIARA di possedere i requisiti previsti dall’art. 38 del d.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008 e i seguenti titoli professionali (barrare la voce specifica): Specializzazione in: Medicina del lavoro conseguita il presso Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica conseguita il Docenza in : presso Medicina del lavoro Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica Tossicologia industriale Igiene Industriale Fisiologia e igiene del lavoro Clinica del lavoro; Autorizzazione ex art. 55 D.Lgs. 277/1991; Specializzazione in: Igiene e medicina preventiva conseguita il Medicina legale conseguita il presso presso Il sottoscritto dichiara, altresì, di: - essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché per gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti; - di essere a conoscenza che il Ministero della Salute si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in ordine alla veridicità delle dichiarazioni; - di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute. Luogo e data 30 Firma 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 31 (Allegato n. 3) RACCOMANDATA A/R Spett.le Ministero della Salute Dipartimento Prevenzione e comunicazione Direzione generale della Prevenzione sanitaria Ufficio II Viale Giorgio Ribotta, n. 5 00144 ROMA Il/la sottoscritto/a nato/a il a Provincia di Provincia di residente a via/piazza n. c.a.p. iscritto/a all’albo dei medici chirurghi della Provincia di Trieste consapevole della responsabilità e delle conseguenze civili e penali previste dall’art. 76 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti falsi e consapevole altresì che qualora emerga la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, il dichiarante decadrà dai benefici per i quali la stessa è rilasciata, ai fini dell’iscrizione nell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso quest’Ordine, ai sensi del D.l.g.s. n. 81 del 9 aprile 2008; DICHIARA di possedere il requisito previsto dall’art. 38 comma 1 d-bis del D.l.gs n. 81 del 9 aprile 2008, di aver svolto l’attività di medico nel settore del lavoro, per almeno quattro anni dal al presso con incarico specifico di servizio di Il sottoscritto dichiara, altresì, di: - essere informato ai sensi e per gli effetti dell’art. 13 della legge 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa, nonché per gli adempimenti amministrativi ad esso conseguenti; - di essere a conoscenza che il Ministero della Salute si riserva il diritto di procedere d’ufficio a verifiche, anche a campione, in ordine alla veridicità delle dichiarazioni; di essere consapevole che, qualora fosse accertata la non veridicità del contenuto della presente dichiarazione, decadrà dall’iscrizione dell’elenco provinciale dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute. Luogo e data Firma 31 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 32 LA SITUAZIONE R E G I O N A L E “AMIANTO” Bonifica porta a porta Edil Lanzutti Foto Roberto Francomano Nella Regione Friuli Venezia Giulia l’esposizione all’amianto è stata molto consistente, in particolare nei settori cantieristico, portuale ed edile, oltre che in una serie di altre attività sia industriali (acciaierie, fabbriche di motori, centrali elettriche, raffinerie, cartiere) che artigianali (idraulici). La distribuzione geografica delle attività che comportavano l’esposizione all’amianto e quindi delle malattie riconducibili all’inalazione delle fibre non è stata uniforme. Infatti, attualmente, in Regione ci sono circa sessanta casi di mesotelioma ogni anno, dei quali quasi una trentina si concentrano tra i residenti della Provincia di Trieste (circa duecentoquarantamila abitanti) e quasi una ventina tra quelli della Provincia di Gorizia (le neoplasie si riferiscono al Monfalconese, che ha un bacino di popolazione attorno alle settantamila unità). A Monfalcone le patologie riconducibili all’amianto sono in gran parte causate dall’attività del cantiere navale, mentre a Trieste la situazione è più variegata, con principali fonti di esposizione le attività portuali, la cantieristica e l’industria pesante in generale. La Regione Friuli Venezia Giulia si è dotata del Registro Regionale degli Esposti all’Amianto che conta più di ottomila iscritti, di cui oltre il 65% dell’Azienda Sanitaria che copre la Provincia di Trieste e circa il 20% di quella della Provincia di Gorizia. Questo Registro è necessario al fine di riuscire a garantire la sorveglianza sanitaria gratuita almeno per gli esposti professionali all’amianto, che rappresentano quasi il 60% degli iscritti. In molti tribunali italiani sono dunque stati aperti processi civili e penali per accertare se i datori di lavoro e i dirigenti aziendali non avessero rispettato le norme sulla sicurezza provocando un danno ai lavoratori che si sono ammalati o sono deceduti a causa dell’inalazione delle fibre di amianto. Il processo penale più seguito – anche dai mass-media – si è aperto recentemente al Tribunale di Torino ai danni dei massimi vertici della multinazionale Eternit, che aveva cinque stabilimenti in Italia, di cui il principale a Casale Monferrato in Provincia di Alessandria. Bonifica porta a porta Staranzano, Gorizia Edil Lanzutti bonifica industriale 32 Località Quarantia Staranzano, Gorizia Foto di Marco Citron 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 33 Discarica per amianto di Porcia, Pordenone Nel “processo del secolo” sono coinvolte tremila vittime, di cui duemila decedute. Anche a Gorizia e a Trieste sono stati accorpati i procedimenti che vedono imputati i vertici dell’allora Italcantieri con l’istruzione di una sorta di maxi-processo e nuovi processi verranno estesi anche ad altre fabbriche del territorio, dove le accuse più frequenti mosse nei confronti dei dirigenti aziendali sono quelle di omicidio colposo e omicidio colposo plurimo. Ritornando al sopracitato Registro Regionale, ci sono circa tremila esposti “non professionali”, cioè “ambientali” o “domestici”. In quest’ultimo caso il contatto con l’amianto avveniva attraverso gli indumenti da lavoro dei componenti del nucleo familiare, periodicamente portati a casa per poter essere lavati (fino al 2002 sono stati accertati ventuno casi di mesotelioma tra i familiari nella sola Venezia Giulia italiana). Il rischio di esposizione ambientale può avvenire invece a causa dell’inquinamento prodotto sia dagli insediamenti industriali nei quali si estraeva o impiegava l’amianto, sia dagli svariati utilizzi del minerale. Da qui deriva la necessità di bonificare tutto il territorio regionale al fine di evitare nuove esposizioni. L’amianto è ancora molto presente nel paesaggio urbano, in particolare a causa dei suoi molteplici impieghi nell’edilizia. Infatti, nel Friuli Venezia Giulia si stimano circa un milione di metri quadrati di coperture in eternit, omogeneamente distribuiti sul territorio, che possono provocare esposizioni ambientali di bassa entità. Per agevolare le bonifiche dei privati cittadini, le Province di Gorizia e di Trieste hanno attuato delle politiche di incentivazione allo smaltimento con progetto di microraccolta del cemento-amianto. Le percentuali di contribuzione ai privati variano dal 35 al 50% della spesa complessiva e questo ha permesso di soddisfare centinaia di richieste. In regione, dal 2008, è operativa la discarica di Porcia (Provincia di Pordenone), specifica per lo smaltimento dell’amianto compatto, che ha una capacità complessiva (volume netto di rifiuti) di 100.000 metri cubi. Oltre al metodo tradizionale di smaltimento in discarica dei Rifiuti Contenenti Amianto, si sta studiando un procedimento innovativo che prevede un trattamento termico per questi Rifiuti (come previsto dal D.M. 248 del 2004) al fine di trasformarli in materia prima secondaria, innocua e da riutilizzare. Tuttavia questa nuova possibilità è a uno stadio embrionale di progetto pilota, che merita di essere approfondito ma non può ancora considerarsi come risolutore del problema. Enrico Bullian 33 01 2011:Layout 1 P 18-02-2011 14:11 R Pagina 34 O G E T T O Reportage amianto fvg 2010-2011 L’Associazione culturale Metarte nasce dall'incontro di persone con esperienze nello studio e nella valorizzazione dei beni culturali e una predilezione per la fotografia e le arti visive in genere. Metarte si propone di valorizzare beni d'interesse storico e artistico promuovendone la conservazione, lo studio, la ricerca e la divulgazione; in particolare promuove ricerche in ambito sociale attraverso nuove forme di approccio al territorio ed in tal contesto che ha preso forma l'idea di Reportage amianto fvg un’indagine sulla “questione amianto” in Friuli Venezia Giulia. Il problema, di estrema attualità, è ancora aperto nonostante la legge n. 257 del 1992 che ha bandito l’uso dell’amianto in Italia, e l'impatto dell'asbesto sulla salute è lontano dall’essere misurato. Reportage amianto fvg mira a dare una maggiore visibilità a un tema di così elevato valore sociale. Con la forza evocativa dell'immagine ed il potere della parola scritta, Metarte intende sollevare non solamente il problema della malattia ma anche quello del rischio esposizione. Un’indagine, la nostra, che tocca anche i temi della dismissione, della raccolta, dello smaltimento e dell'abbandono, non certamente per creare allarmismi ma per dare un seppur minimo contributo alla formazione della coscienza dei rischi per la salute correlati all’amianto oltre che per rafforzare la responsabilità nei confronti dell'ambiente. Per non dimenticare che prendersi cura della vita e dei luoghi è – e resta – un dovere di tutti. Reportage Amianto FVG è un’indagine promossa e curata dall'Associazione Culturale Metarte sul problema dell'amianto in Friuli Venezia Giulia. Realizzata con il sostegno dell'Assessorato Regionale all'Ambiente FVG, di ARPA FVG – LaRea Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale,, dell’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro ANMIL ONLUS in particolare delle sezioni di Gorizia e Pordenone, dell'Associazione Esposti Amianto di Monfalcone e del Consorzio Culturale del Monfalconese, con il patrocinio di INAIL- Direzione Regionale per il FVG, delle Province di Gorizia, Pordenone, Udine, Trieste e la collaborazione dell'Associazione Esposti Amianto FVG e Cinemazero - Pordenone, l’indagine nasce con la finalità di sensibilizzare e dare una maggiore visibilità al tema attraverso un libro e una mostra itinerante. Libro: ASBESTOS reportage amianto fvg (editore Consorzio Culturale del Monfalconese) “Asbestos reportage amianto fvg” è un volume, composto da testi e immagini, che indaga i problemi correlati all’uso dell’amianto. Nel raccogliere i vari contributi, i curatori, Chiara Aglialoro e Roberto Del Grande, rivelano la precisa volontà di affrontare il tema attraverso diversi linguaggi: - i racconti di Pino Roveredo prendono ispirazione da alcuni incontri con gli esposti e le loro famiglie; - le immagini di Marco Citron, Alessandro Ruzzier e Roberto Francomano, toccano luoghi, persone, situazioni e raccontano il rapporto quotidiano con l’amianto che è presente, ancora oggi, nel paesaggio della nostra regione. Attraverso gli obiettivi fotografici ci obbligano a non restare indifferenti di fronte a una problematica che ci riguarda tutti; - infine, gli approfondimenti scientifici su aspetti storici, sanitari, ambientali a cura di esperti nei diversi ambiti come Enrico Bullian, Mauro Melato, Renzo Simoni, Giuliano Zabucchi, suggeriscono al lettore agili percorsi di analisi. Mostra: ASBESTOS.IMG Un percorso espositivo itinerante progettato per essere ospitato nelle quattro province della nostra regione che comprende una sezione fotografica e una sezione didattico-divulgativa. Nella parte fotografica l’indagine è condotta con il duplice intento di raccontare l’amianto invisibile che fa parte della nostra storia recente e di mettere in luce la realtà che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, l'amianto visibile, di fronte alla quale evitiamo di soffermare lo sguardo. Una campagna fotografica che rende visibile l’amianto dove la superficie delle cose non ne ha trattenuto le tracce e si sofferma su quell’amianto tanto evidente da passare inosservato. La sezione didattica composta da pannelli documentativi, suoni e immagini propone un percorso di accostamento alle problematiche legate all’amianto in modo semplice, diretto e consapevole, offrendo un’informazione complessiva sul tema e suggerendo diversi spunti di riflessione. Associazione culturale Metarte Gradisca d'Isonzo/Gorizia www.metarte.org [email protected] 34 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 35 01 2011:Layout 1 18-02-2011 14:11 Pagina 36