Dove i libri
nascono
Per una geografia
della scrittura
in Emilia e Romagna
Dove i libri nascono
Per una geografia della scrittura
in Emilia e Romagna
In occasione di
Artelibro 2012
2012
ARTELIBRO
FESTIVAL DEL LIBRO D’ARTE
A cura di
Micaela Guarino e Orlando Piraccini
I testi sono stati redatti da Micaela
Guarino ad eccezione delle schede su
Ludovico Ariosto e Giorgio Bassani
(Giuseppe Muscardini), Cesare Zavattini
(Giorgio Boccolari), Olindo Guerrini
(Eloisa Gennaro), Grazia Deledda e
Tolmino Baldassari (Orlando Piraccini)
I testi delle schede su Vincenzo Monti,
Alfredo Oriani, Aurelio Saffi, Renato
Serra, Marino Moretti, Giovanni Pascoli,
Alfredo Panzini sono tratti da Ibc/Dossier,
Le case delle parole, a cura di Orlando
Piraccini, estratto dalla rivista Ibc
(anno XX, n. 2, aprile/giugno 2012)
Ufficio stampa Ibc
Valeria Cicala, Isabella Fabbri,
Carlo Tovoli
Hanno in vario modo collaborato:
Agnese Alteri, Casa Monti, Alfonsine;
Angelo Andreotti, Musei Civici di Arte
Antica, Ferrara; Barbara Bandini, Casa
Artusi, Forlimpopoli; Egidio Bandini,
Club dei Ventitrè, Roncole Verdi; Angela
Barbarini, Museo “Il Mondo Piccolo”,
Comune di Roccabianca; Caterina e
Cesare Bertozzi, Centro del Boscaccio
– Museo Giovannino Guareschi, Diolo di
Soragna; Giordano Bertuzzi, Deputazione
di Storia Patria per le Antiche Provincie
Modenesi, Modena; Giorgio Boccolari,
Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia; Dante
Bolognesi, Casa Oriani, Casola Valsenio;
Rosita Boschetti, Casa Pascoli, San
Mauro Pascoli; Carla Brigliadori, Casa
Artusi, Forlimpopoli; Natalino Cappelli,
Comune di Santarcangelo; Carolina Di
Maria, Comune di Reggio Emilia; Andrea
Donati, Casa Serra, Cesena; Michelle
Dufour, Castell’Arquato; Roberta Ferri,
Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia; Eloisa
Gennaro, Provincia di Ravenna; Gualtiero
Gori, Casa Panzini, Bellaria; Alberto e
Carlotta Guareschi, Roncole Verdi; Lora
Guerra, Casa Tonino Guerra, Pennabilli;
Laura Laghi, Comune di Forlimpopoli;
Martina Lorenzi, Associazione Tonino
Guerra, Pennabilli; Gigi Mattei,
Associazione Tonino Guerra, Pennabilli;
Giuseppe Muscardini, Biblioteca Musei
Civici di Arte Antica, Ferrara; Francesca
Pisati, Comune di Castell’Arquato;
Luciana Prati, Villa Saffi, Forlì; Stefano
Ranieri, Castell’Arquato; Manuela Ricci,
Casa Moretti, Cesenatico; Stefano Roffi,
Fondazione Magnani Rocca, Mamiano
di Traversetolo; Simonetta Santucci,
Casa Carducci, Bologna; Andrea Setti,
Vice Sindaco di Brescello; Laila Tentoni,
Casa Artusi, Comune di Forlimpopoli;
Simone Terzi, Fondazione Un Paese,
Luzzara; Mario Turci, Museo degli Usi
e Costumi della Gente di Romagna,
Santarcangelo; Gianni Venturi, Istituto
Studi Rinascimentali, Ferrara; Bianca
Verri, Biblioteca Comunale, Cervia; Sergio
Vezzali, Roma; Centro Muratoriano,
Modena; Tennis Club Marfisa di Ferrara;
Ufficio Turismo, Comune di Brescello
Le immagini sono prevalentemente tratte
dalla campagna fotografica dell’Ibc sulle
case museo in Emilia-Romagna:
Costantino Ferlauto (foto di copertina e
pp. 6-9; 12-13 foto 1-4; 16-29; 30-31
foto 1, 2, 4; 34-35; 36 foto 1; 40-41
foto 1, 3; 42-43); Andrea Scardova
(pp.10-11, 14-15, 31 foto 3)
Referenze fotografiche:
Archivio Viganò: pp. 36-37, foto 1,4;
Biblioteca Comunale, Cervia: pp. 38-39;
p. 41, foto 2; Biblioteca Panizzi, Archivio
Zavattini, Reggio Emilia: pp.32-33.
foto 1, 2, 4, 5, 6; Comune di Brescello:
p. 31, foto 5; Daniele Castagnetti e
Roberta Pavarini, Fondo Centro di
Documentazione Storica Circoscrizione
Nordest – Comune di Reggio Emilia:
p. 13, foto 5;
© Fondazione Un Paese - Museo
Nazionale delle Arti Naïves “Cesare
Zavattini” - Luzzara: p. 33, foto 3;
Fototeca Casa Artusi: pp. 46-47;
Provincia di Ravenna e Biblioteca di
Sant’Alberto: pp. 44-45; Sergio Vezzali,
p. 37, foto 3
In copertina:
Il giardino di Tonino Guerra, Pennabilli
Centro Stampa Regionale
Impaginazione: Monica Chili
Finito di stampare in settembre 2012
presentazione
D
ove nascono i libri? La geografia letteraria della nostra
regione è ricca e densa di suggestioni e prospettive.
Sono numerose e preziose le “stanze tutte per sé” in cui hanno
pensato e lavorato scrittori che amiamo non solo per prossimità
geografica, quasi tutti uomini a dire la verità e questo rende i
consigli di Virginia Woolf rivolti alle donne ancora validi e utili.
Sono numerosi anche i paesaggi e gli ambienti che recano come
cera molle l’impronta di autori che nel tempo li hanno scelti
come luoghi di elezione, donando loro, in un proficuo scambio,
dignità metaforica e spessore letterario.
Così la ricerca del luogo di nascita di un’opera unisce
agevolmente, per fare solo alcuni esempi, la casa ferrarese
di Ludovico Ariosto all’alta Val Marecchia, segnata e quasi
modellata dall’inesauribile entusiasmo verbale e creativo di
Tonino Guerra; i luoghi di Guareschi, in cui l’autentico si intreccia
abilmente con la potente invenzione cinematografica, alla casa di
Giovanni Pascoli, tanto segnata da citazioni e targhe da apparire
ormai quasi un libro fatto di terra e mattoni.
Al tema delle case e dei luoghi degli scrittori, l’Istituto Beni
Culturali ha da sempre dedicato un’attenzione affettuosa
e particolare che si aggiunge a quella profusa dalle
amministrazioni locali che hanno saputo spesso, come nel caso
della rete romagnola, costruire percorsi e visioni di insieme. La
guida che presentiamo è un passo avanti in questa direzione
e nello stesso tempo un utile vademecum per tutti coloro che
vorranno esercitarsi in un confronto libero e serrato con opere e
autori.
Laura Carlini
Responsabile Servizio Musei e Beni Culturali
Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna
Dove i libri
nascono
premessa
A
ll’invito per noi sempre magistrale di Ezio Raimondi, di
provare a “recuperare la vita della letteratura alla storia
dei luoghi” prova a corrispondere questa nostra guida, che
s’aggiunge a quella da poco pubblicata dalla rivista IBC con il
titolo “Le case delle parole”.
Qui, dunque, alla domanda “dove nascono i libri?” si ritorna a
visitare certi luoghi così speciali come solitamente sono le ‘case
per scrivere’, ed altre se ne aggiungono a quelle del circuito
romagnolo già illustrato dal ‘dossier’ di IBC. Ma ciò che ora si
tenta di delineare, tutt’attorno alle dimore di poeti e letterati,
è anche una mappa esemplare di luoghi, di paesaggi della
scrittura, siano essi fonti per l’ispirazione oppure da vedere come
fondali animati di questa o quella narrazione.
Si parte dalla considerazione che non esiste ancor oggi uno
strumento conoscitivo adeguato per apprezzare un panorama
così largo e diversificato, dal piacentino al confine con l’area
montefeltresca. Poi, certo, vi sono realtà più note, come le case
di scrittori che son diventate musei, normalmente accessibili ai
visitatori. Ma non esiste ancora una carta virtuosa che contempli
ad esempio dimore nelle quali scrittori son nati o hanno abitato
e lavorato, e son poi passate ad altre proprietà e ad altri usi
destinate; eppure, in molti casi, esse si presentano ancor sature
di memorie, tanto più se scrutate nel loro contesto paesaggistico.
A volte le case, con i loro spazi interni e con gli arredi ancora
intatti, ci parlano direttamente della vita quotidiana dei loro
illustri abitanti; altre volte ci sono da cogliere atmosfere e più
minute testimonianze per rivivere certi passati legami fra il luogo
e l’autore.
La casa sa ch’io sono uno scrittore,
sa come scrivo, conosce il mio stile:
come lettrice è fin troppo gentile
e, direi quasi, tenera di cuore.
(Marino Moretti)
A volte sono le opere, quando proprio delle dimore si son
perse purtroppo le tracce, che ci introducono nei luoghi di
contatto con la scrittura, città, paesi, aperte campagne, scorci
collinari, spiagge marine: pensiamo a Giorgio Bassani e alla
Ferrara della sua produzione letteraria o ai territori descritti nei
romanzi di Giovannino Guareschi o a quanto di zavattiniano è
indissolubilmente legato a Luzzara, avvalorato dalla presenza del
suo archivio nella biblioteca reggiana.
Ci sono infine attivi centri culturali intitolati proprio agli artisti
della parola, a volte collocati nelle loro case, che costituiscono
begli e interessanti esempi di una memoria attiva.
Di queste realtà così diverse fra loro la presente guida offre una
sequenza di casi esemplari, con una particolare attenzione alle
situazioni più marginali rispetto all’esistente sistema museale
e bibliotecario della nostra regione. Ventuno sono i ‘luoghi’
dell’Emilia e della Romagna qui considerati e riferiti ad altrettanti
scrittori, per un itinerario che non manca di sorprese e scoperte,
come nella Pennabilli di Tonino Guerra dove ancòra per noi recita
il poeta: “la mia casa è un continente. Ed è un viaggio stupendo
passare da una stanza all’altra o anche restare fermo nello studio.
E’ un bastimento pieno di cose che mi fanno muovere con la
memoria e la fantasia.”
Micaela Guarino e Orlando Piraccini
Dove i libri
nascono
Castell’Arquato
Tra i libri dell’armonia
1
L
uigi Illica, notissimo soprattutto come librettista, fu anche
commediografo, giornalista, scrittore e poeta (risale al 1882 la
prima raccolta di poesie e prose Farfalle, effetti di luce). La sua
bella casa è diventata una residenza alberghiera, ma la contiguità
con la sede del museo a lui dedicato rende unitaria la percezione di questi luoghi. Situata sulla strada che sale verso la piazza
del borgo piacentino, la casa si affaccia sul retro su un piccolo
giardino e sulla vallata e le colline
circostanti.
La vicenda privata, pubblica e artistica di Illica è narrata nelle sale
del museo dove sono tra l’altro
raccolti scritti teatrali con sue annotazioni, libretti per la maggior
parte in edizioni dell’epoca con i
relativi spartiti, lettere, fotografie,
costumi di scena, il pianoforte e
la macchina da scrivere e dove è
possibile consultare libri, spartiti,
audiovisivi, incisioni e cd.
Intollerante a ogni disciplina Illica
ebbe una giovinezza ricca di viag2
gi e avventure. Si trasferì quindi a
luigi illica
Castell’Arquato 1857–1919
Milano e vi tornò dopo una parentesi a Bologna, dove entrò in
contatto con Carducci e fondò
una rivista letteraria di tendenze repubblicane. A Milano fece
parte del cenacolo di Arrigo Boito e frequentò i protagonisti del
mondo letterario e teatrale. Dal
1892 si dedicò prevalentemente
all’attività di librettista d’opera
nella quale riunì e armonizzò,
in maniera innovativa e con un
forte senso della teatralità, componenti diverse della cultura
3
letteraria dell’epoca. Tra i principali librettisti della stagione
post-verdiana, scrisse testi per alcuni tra i più noti compositori
tra Otto e Novecento come Mascagni, Giordano, Alfano e Puccini, per i libretti del quale collaborò con il drammaturgo Giuseppe
Giacosa.
5
1.
2.
3.
4-5.
4
Il retro della casa
Casa Illica
Luigi Illica
Materiali del museo
Dove i libri
nascono
Mamiano di Traversetolo
La pittura, la musica, la poesia
1
“I
l gusto per la pittura, per la musica, per la poesia nacque in
me non disgiunto. Questo giustifica anche la varietà nei miei
interessi culturali e del mio lavoro”, confidava Luigi Magnani allo
storico dell’arte Carlo Bertelli.
Villa Magnani Rocca, con i suoi arredi di gusto impero, le opere e
gli strumenti musicali che racchiude, è specchio fedele di queste
parole. Situata nella campagna parmense, fu acquistata nel 1941
dal padre Giuseppe, facoltoso imprenditore nel settore lattierocaseario, appassionato di musica, e dalla madre Eugenia Rocca,
donna colta che gli trasmise
l’amore per la letteratura e per
l’arte. Magnani vi abitò stabilmente dal 1977, decidendone
la trasformazione in fondazione per perpetuare la memoria
degli amati genitori e attuarne
la volontà di rendere fruibile
la collezione da loro stessi avviata e da lui proseguita con
tanta sapienza e sensibilità.
Negli anni, alla Sacra Famiglia
con quattro Angeli di Pietro di
2
Francesco Orioli acquistata da
luigi magnani
Reggio Emilia 1906 – Mamiano di Traversetolo 1984
Magnani nel 1943, si aggiunsero molti dipinti, sculture e incisioni
di autori come Gentile, il Ghirlandaio, Dürer, il Mazzolino, Tiziano,
Rubens, Tiepolo, Füssli, Goya, Canova e, ancora, Monet e Nicolas
de Staël, i nuclei di Cézanne e dell’amico Morandi.
All’arte, alla musica, alla letteratura Magnani dedicò tutta la vita,
integrandole attraverso l’insegnamento universitario, la composizione – fu allievo di Alfredo Casella - le conferenze, gli scritti, come
quelli su Mozart e Goethe, Schoenberg e Mallarmé, Beethoven,
Stendhal, Proust, Mann, Morandi, Dallapiccola. Nonostante i notevoli cambiamenti avvenuti nella trasformazione museale, quella
che fu la “Corte di Mamiano”, conserva ancora il ricordo del raffinato studioso e collezionista
che “amava spostare le opere
per creare dialoghi inediti tra
artisti e forme, luce e materia,
spazio e idee” e ospitare amici e conoscenti come Eugenio
Montale, Cesare Brandi, Carlo
Zecchi, Leoncillo, Carlo Emilio
Gadda.
1.Villa Magnani Rocca
2.Lászlo Vinkler, Luigi Magnani, 1936
3.L’ingresso con la Coppa di Thomire
4.Sala con la Tersicore di Canova
3
4
Dove i libri
nascono
Modena
Qui la storia è di casa
1
L
udovico Antonio Muratori visse dal 1716 fino alla morte a Modena, in una casa accanto alla chiesa di Santa Maria Pomposa
di cui fu parroco e fautore della ricostruzione e all’interno della quale fu eretta nel 1931 la sua tomba monumentale, opera di
Lodovico Pogliaghi. Nella “Aedes Muratoriana” è oggi situato il
Museo Muratoriano, sede anche del “Centro di studi muratoriani
e dell’alta cultura del primo Settecento” e della “Deputazione di
Storia patria per le antiche Provincie modenesi”. La casa-museo,
che comprende un giardino, si trova al primo piano e conserva arredi originari e oggetti che rimandano agli incarichi e agli studi di
Muratori, la serie completa delle sue opere, suoi ritratti, medaglie
coniate in suo onore, dipinti e incisioni riferiti ai luoghi muratoriani, un patrimonio arricchitosi nel tempo grazie ad acquisizioni
e donazioni.
2
10
ludovico antonio muratori
Vignola 1672 – Modena 1750
Muratori studiò a Modena
dai gesuiti, si laureò in filosofia e diritto canonico e
nel 1695 divenne sacerdote.
Per cinque anni fu dottore
alla Biblioteca Ambrosiana
di Milano, frequentandone
l’ambiente culturale, per poi
tornare nella città emiliana
con l’incarico di archivista
e bibliotecario dei duchi
d’Este. Studioso e scrittore
infaticabile è autore degli
Annali della storia d’Italia,
la cui realizzazione gli valse
3
l’appellativo di “padre della
storiografia italiana”. Il suo
metodo di lavoro basato sulle fonti documentarie fa di lui il fondatore della moderna metodologia di ricerca storica. Ma le sue
qualità di studioso, scrittore e innovatore riguardano un orizzonte
ben più vasto, al quale appartengono l’epigrafia, la religione e il
diritto, la letteratura e la poesia, la politica e che gli valse contatti
e riconoscimenti europei rintracciabili anche nel suo ampio epistolario.
1.Una sala del
museo
2.Il giardino
3.La tomba
monumentale
4.Scorcio delle sale
del museo
4
11
Dove i libri
nascono
Ferrara
Le Architetture del Furioso
1
D
a Reggio Emilia, dove nacque nel 1474, Ludovico Ariosto si
trasferì giovanissimo a Ferrara, stabilendosi con la famiglia
d’origine nella grande casa di Santa Maria di Bocche, meglio nota
come magna domus.
Entrato al servizio del cardinale Ippolito, nel 1516 pubblicò la prima edizione dell’Orlando Furioso. Beneficiario già dal 1518 di un
mensile di sette scudi assegnatogli
dal Duca Alfonso, oltre al vitto per
tre persone e due cavalli, acquistò
da Bartolomeo Cavalieri la casa di
Contrada del Mirasole, e poco più
tardi anche l’area cortiliva attigua
alla proprietà. Attribuito a Girolamo da Carpi, l’edificio subì su
indicazione dello stesso Ariosto le
necessarie trasformazioni atte a
configurarlo come luogo del ritiro
famigliare, appartato e discreto.
Ben più modesta del prestigioso
complesso del Mauriziano sulla
Via Emilia, dove aveva soggiornato
in gioventù, e della stessa magna
2
domus paterna, la casa è caratte-
12
ludovico ariosto
Reggio Emilia 1474 – Ferrara 1533
rizzata da un modulo quadrato, nel rispetto di puntuali proporzioni matematiche tra spazi interni ed esterni. Ma si discosta dai
parametri tradizionali delle case ferraresi dell’epoca: innovative le
disposizioni dei camini (piano superiore) sul lato opposto al fronte
strada; innovativo lo spazio riservato alla sala, a cui si accede mediante la scala di collegamento. Sulla facciata il poeta mantenne
l’iscrizione preesistente, il distico dettato da Dionigi dell’Aquila per
Bartolomeo Cavalieri: Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed
non / sordida, parta meo, sed tamen aere domus (La casa è piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata
solo con il mio denaro). Con il
figlio Virginio vi si trasferì nel
1529, mentre la moglie Alessandra Benucci rimase nella casa
di Contrada del Vado per non
perdere i diritti testamentari del
precedente marito. La terza e
definitiva edizione del Furioso,
ultimata in questi ambienti, uscì
nel 1532. L’anno seguente, il 6
luglio 1533, Ariosto si spense
all’età di 58 anni.
3
4
5
1.Casa Ariosto
2.Facciata sul cortile interno
3.Una sala del museo
4.Edizioni ariostesche e altre opere nel museo
5.L’Arco Mauriziano dalla via Emilia
13
Dove i libri
nascono
Bologna
Domestica eloquenza
1
A
Bologna, la casa dove Carducci abitò dal 1890 rappresenta oggi
uno dei punti più qualificanti del sistema museale cittadino.
Acquistata dai proprietari Levi nel 1906 da Margherita di Savoia
per garantire la conservazione del patrimonio librario e documentario del poeta, la casa fu donata dalla stessa regina al Comune di
Bologna poco dopo la morte di Carducci. Trasformato in museo nel
1921, l’edificio conserva l’impianto originario e, all’interno, l’atmosfera dell’epoca, con le stanze del poeta e della moglie Elvira, il salottino, la sala da pranzo e lo studio, la ricca biblioteca e l’archivio.
Vi si conservano gli arredi ottocenteschi, i ritratti del padrone di
casa e di illustri personaggi come Francesco Crispi, Quintino Sella,
Muratori, Leopardi, le foto di familiari e amici, medaglie e pergamene, attestati, cimeli
e moltissimi oggetti.
Il giardino è dominato
dal suggestivo monumento di Leonardo
Bistolfi terminato nel
1927. La casa museo
ospita inoltre la “Commissione per i Testi di
Lingua”, della quale
2
Carducci fu Presidente,
14
giosue carducci
Valdicastello di Pietrasanta 1835 – Bologna 1907
e al pianterreno il Museo Civico del Risorgimento.
A Bologna altri luoghi ricordano il poeta, come l’Aula Carducciana
in Palazzo Poggi dove insegnò, la Biblioteca dell’Archiginnasio, che
frequentò assiduamente, e la saletta interna della Libreria Coop
ex Zanichelli sotto il Pavaglione, dove trascorreva molte ore. Non
mancano le memorie legate ai soggiorni romagnoli. A Villa Silvia
a Lizzano presso Cesena, dove Carducci fu spesso ospite della famiglia Pasolini Zanelli, si conserva intatto l’arredo della camera da
letto da lui occupata.
Poeta, storico della letteratura italiana, filologo, editore, critico militante, Giosue Carducci trascorse la giovinezza in Toscana dove si
laureò in filosofia e filologia presso la Scuola Normale Superiore di
Pisa e dove pubblicò nel 1857 il primo libro di poesie, le Rime. Nel
1860 fu chiamato dal Ministro alla Pubblica Istruzione a ricoprire la cattedra di eloquenza presso
l’Università di Bologna, dove insegnò per quarantaquattro anni.
Nel 1890 divenne senatore. La sua
produzione poetica e letteraria,
che ne fa uno dei grandi protagonisti del secondo Ottocento, gli
3
valse nel 1906 il conferimento del
Premio Nobel.
4
1.Casa Carducci
2.Il salottino
3.Lo studio
4.Il giardino e il monumento di Bistolfi
5.Paolo Testi, Giosue Carducci, 1899
5
15
Dove i libri
nascono
Alfonsine
Museo delle belle lettere
1
L
a casa natale del poeta Vincenzo Monti è un edificio completamente ristrutturato nel rispetto delle caratteristiche architettoniche settecentesche. In questa casa, sita nel podere dell’Ortazzo,
nacque il poeta nel 1754. Il padre Fedele Monti, agrimensore dei
marchesi Calcagnini, aveva personalmente costruito l’abitazione
dove nacquero i suoi undici figli, tra cui appunto Vincenzo.
Al piano superiore è ospitato il Museo Montiano, articolato in tre
sale, dove sono esposte numerose editio princeps, alcune delle
quali di notevole rarità, alcuni autografi e altri oggetti e cimeli
che aiutano a ricostruire la vita del poeta, Principe del Neoclassicismo.
Al piano terra, inoltre, la casa museo ospita il Centro di Educazione
Ambientale e il Centro Visite della Riserva Naturale di Alfonsine.
Questo museo fa parte
del Sistema Museale della
Provincia di Ravenna ed
è stato aperto al pubblico nel maggio del 1998
dopo un ultimo rigoroso
restauro conservativo.
Principalmente ricordato
per la sua traduzione del2
l’Iliade, Vincenzo Monti è
16
vincenzo monti
Alfonsine 1754 – Milano 1828
unanimemente considerato tra i maggiori esponenti del Neoclassicismo letterario italiano. Non si è mancato, tuttavia, di riconoscere al suo stile una qualche vicinanza alla poetica romantica.
Nel suo ampio repertorio di opere figurano raccolte liriche, poemetti, tragedie, narrazioni e traduzioni.
3
4
1.Casa Monti
2.Una edizione montiana
3.Una sala del museo
4.L’ingresso
5.L’antica stalla
5
17
Dove i libri
nascono
Casola Valsenio
Un cardello da romanzo
1
“I
l Cardello”, così è denominato il singolare edificio, presso Casola Valsenio, in cui Alfredo Oriani trascorse quasi intera la
vita e scrisse tutte le opere, costituisce un monumento di indubbio interesse, la cui austera suggestione è accentuata dalla stupenda cornice del parco.
L’interno del Cardello è un raro esempio di abitazione signorile romagnola ed è caratterizzato da una notevole coerenza fra
struttura architettonica ed arredamento. Nell’ampio sottotetto è
conservata la famosa bicicletta con cui Oriani compì nel 1897 il
viaggio solitario fra Romagna e Toscana che gli ispirò La bicicletta,
il libro più bello dedicato in Italia al ciclismo.
Attento e appassionato osservatore degli avvenimenti politici e
culturali del suo tempo che influenzarono
profondamente la sua
attività di romanziere,
scrittore teatrale, saggista, polemista, giornalista, Alfredo Oriani
è visto oggi come fondamentale testimone e
originale interprete di
2
una intera epoca della
18
alfredo oriani
Faenza 1852 - Casola Valsenio 1909
nostra storia che va dal decollo dello Stato unitario al fascismo.
“Il Cardello”, una delle sedi della Fondazione Casa di Oriani di Ravenna, è, oltre a istituzione museale, anche la sede di variegate
attività culturali (conferenze, convegni, mostre, concerti, ecc.).
3
1.Il Cardello
2.La loggia del
pianterreno
3.La camera da letto
4.La bicicletta di Oriani
5.Lo studiolo
4
5
19
Dove i libri
nascono
Forlì
Risorgimento in villa
1
L’
edificio, originariamente convento dei Gesuiti (all’esterno
della facciata sono ancora visibili tracce della loro cappella),
venne acquistato dal Conte Tommaso Saffi, nonno di Aurelio, ed
utilizzato in prevalenza come residenza estiva. Dal 1988 è di proprietà del Comune di Forlì.
Dal 1867, con la moglie Giorgina Craufurd (1827-1911), vi si stabilì Aurelio Saffi. Il suo ricordo e quello delle vicende storiche di
cui fu protagonista o partecipe sono assai presenti negli arredi,
in particolare nello studio, nei
materiali cartacei e decorativi
ivi conservati, senza dimenticare che, ancor prima, la villa
fu sede di riunioni carbonare
e, in quanto tale, indicata in
linguaggio cifrato come Vendita dell’Amaranto.
All’interno della villa va ricordata la testimonianza
lasciata dall’artista Amerigo
Bartoli Natinguerra (Terni,
1890-Roma, 1971), che nel
2
1937 dipinse a trompe-l’oeil
20
aurelio saffi
Forlì 1819 – 1890
la cosiddetta stanza del ping-pong. Attigui all’abitazione padronale sono l’abitazione del custode, un’ampia casa colonica e una
costruzione probabilmente utilizzata, in origine, come scuderia.
Circonda la villa un suggestivo parco, dominato da un secolare
cedro del Libano; nella parte retrostante un boschetto di querce
ombreggia una neviera (al momento non accessibile).
3
4
5
1.Villa Saffi
2.Lo studio
3.Una sala della villa
4.La stanza del ping-pong
5.La cucina
6.Uno scorcio della villa e
del parco
6
21
Dove i libri
nascono
Cesena
Libri con la divisa
1
L
a casa natale di Renato Serra è museo e sede operativa della
Fondazione a partire dal 2008, quando il Comune di Cesena
ha deciso di dedicare un luogo della memoria al suo illustre citta­
dino.
Cresciuto in Romagna, quando era ancora viva l’eco del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, e laureatosi nella Bologna classicistica di Carducci, Serra decise di tornare nella città natale, dove si
era alimentata la libertà del suo
spirito, e fu nominato giovanissimo direttore della Biblioteca
Malatestiana, dove oggi è custodito l’archivio delle sue carte.
Pur restando in provincia, Serra
divenne uno degli intellettuali
di punta dell’Italia di Croce e di
Giolitti. Egli fu una delle voci più
limpide della critica letteraria
del Novecento. La sua coscienza, il suo stile e la sua capacità di analisi ne hanno fatto un
modello assoluto di modernità.
2
Nel museo si dispiega una gal-
22
renato serra
Cesena 1884 – Monte Podgora 1915
leria di gessi, dipinti, disegni, incisioni, che offrono al visitatore
un percorso attraverso le memorie non solo della vita di Serra, ma
anche della vita artistica e culturale di Cesena a cavallo tra Otto
e Novecento.
Tra i ricordi e i cimeli si segnala la divisa militare con cui Serra
morì sul fronte del Podgora (Gorizia) nella Prima Guerra Mondiale.
Nel museo sono rievocati i luoghi e i volti di Serra e del suo tempo.
Inoltre sono esposte le opere di artisti coevi originari di Cesena o
attivi in Romagna.
1.Casa Serra
2.La galleria dei gessi
3.Una sala del museo
4.La divisa militare di Serra
5.La corte interna
3
4
5
23
Dove i libri
nascono
Cesenatico
Finestre sul Portocanale
1
P
er volontà dello stesso Marino Moretti, scrittore tra i più rappresentativi del nostro ‘900, la casa natale che si affaccia sul
porto canale di Cesenatico è divenuta, dagli anni Ottanta, una
casa-museo, ove si conservano la biblioteca e l’archivio dello
scrittore nel suo luogo originario al fine di garantirne lo studio, la
ricerca e quindi la valorizzazione.
L’edificio è divenuto così sede di un importante centro di studi sui
temi della letteratura contemporanea, non solo italiana. Fin dalla sua
istituzione, Casa Moretti, ospitando
i materiali originali dello scrittore,
promuove infatti attività culturali
e di ricerca, oltre che di conservazione, tutela e valorizzazione del
proprio patrimonio, con continue
acquisizioni di documenti morettiani o di interesse letterario affine,
con l’organizzazione di convegni,
seminari d’aggiornamento, mostre e incontri per la migliore conoscenza della figura e dell’opera
del padrone di casa ma anche del
2
contesto in cui egli visse e operò.
24
marino moretti
Cesenatico 1885–1979
Dal 1993 Casa Moretti ha istituito un Premio biennale riservato
a opere di critica e filologia nell’ambito della letteratura italiana
dell’Otto e Novecento. Nel 1997 si è avviata la pubblicazione della
rivista semestrale «Archivi del Nuovo».
3
5
4
1.Sala a pianterreno
2.Casa Moretti
3.Edizioni morettiane e opere di de Pisis
4.L’ingresso
5.Il tavolino dello scrittore
25
Dove i libri
nascono
San Mauro Pascoli
Nella Romagna solatia
1
I
l Museo Casa Pascoli, monumento nazionale dal 1924 ed oggi
gestito dal Comune di San Mauro Pascoli, rappresenta, insieme
alla Torre, il centro della memoria pascoliana: il ricordo della casa
natale e dei momenti trascorsi a San Mauro durante l’infanzia e la
giovinezza, rendono questo luogo carico di suggestioni e di poesia. La poesia di Giovanni Pascoli nasce proprio qui, nel ricordo di
un periodo felice che ritorna continuamente nella sua opera.
Il Museo, nonostante i danni subiti durante la seconda guerra,
conserva intatte alcune strutture: la cucina, dal soffitto a travi in
legno, con l’ampio focolare e l’antico acquaio in pietra, la camera dei genitori dove lo
stesso Giovanni nacque
il 31 dicembre 1855, con
la culla originale e il mobilio dello studio universitario di Bologna.
All’interno del percorso
museale, impreziosito
da una ricca documentazione fotografica, si
possono ammirare alcuni oggetti appartenu2
ti alla famiglia Pascoli,
26
giovanni pascoli
San Mauro Pascoli 1855 – Bologna 1912
autografi originali
come la prima stesura della celebre
Romagna, oltre a
rarissime prime edizioni delle opere pascoliane con dedica
del poeta. Il Museo
conserva inoltre due
3
importanti carteggi
acquisiti dal Comune di San Mauro Pascoli: la corrispondenza con il migliore amico
sammaurese, Pietro Guidi e quella con l’agente messinese Giuseppe Sala Contarini.
La visita si conclude con il giardino, arricchito da un percorso botanico-poetico in cui i versi pascoliani ricordano le piante presenti
anche all’epoca della fanciullezza del poeta.
Al fine di valorizzare la figura
e l’opera di Giovanni Pascoli
il Museo promuove, oltre a
visite guidate ai luoghi pascoliani, mostre documentarie, pubblicazioni, laboratori
didattici, convegni, svolgen4
do inoltre attività di ricerca,
recupero e conservazione
del patrimonio pascoliano.
5
27
1.Casa Pascoli
2.Il giardino
3.La cucina
4.Lo studio
5.La camera da letto
Dove i libri
nascono
Bellaria
Quella casa tutta rossa
1
L
a costruzione della Casa Rossa, così chiamata per via dell’intonaco esterno, risale al 1906, quando Alfredo Panzini, incoraggiato dai proventi delle prime opere letterarie, decise di fabbricarsi
un villino a Bellaria, dove da anni si recava in villeggiatura con la
famiglia, ospite di contadini e pescatori.
In estate la Casa Rossa diventava l’epicentro della vita culturale
del territorio, grazie alle visite di importanti letterati ed artisti ed
agli incontri organizzati dalla moglie Clelia Gabrielli, raffinata pittrice, di cui si possono ancora ammirare nelle stanze della Casa
alcuni dipinti. Fino all’autunno
del 1938, l’anno che precedette
la sua morte, Panzini trascorse
alla Casa Rossa i periodi più
lieti, ispirati e significativi della
sua vita di uomo e di scrittore.
Questa casa, prima in affitto
e poi acquistata, diventa per
Panzini un luogo di rifugio ma
anche un osservatorio privilegiato. Da qui egli segue le trasformazioni del mondo, da qui
egli osserva, irridendoli, i nuovi
2
riti della borghesia. Qui vengo-
28
alfredo panzini
Senigallia 1863 – Roma 1939
no scritte molte delle opere importanti, qui lo vengono a trovare
gli amici romagnoli, Marino Moretti, Antonio Baldini, Renato Serra, Alfredo Oriani. E questa casa, dopo anni di abbandono, dopo il
rischio della distruzione, oggi ritorna al pubblico con i suoi colori
originari, con i suoi muri e soffitti affrescati (significativo il motto
“STRACCI” che si trova nelle quattro pareti del salone d’ingresso),
con alcuni dei suoi mobili semplici ma pieni di grazia. Quello che
si ripropone al pubblico non è un monumento come gli altri ma
un luogo di meditazione, un luogo del pensiero e della scrittura,
una casa che va visitata per capire chi era Alfredo Panzini, quali
misteri si nascondono ancora dietro le lenti dei suoi occhiali e
al suo volto rubicondo un po’ da curato di campagna, un po’ da
fattore astuto.
Alfredo Panzini, un professore che conosceva bene i suoi
contemporanei e sapeva come
inchiodarli all’eternità con l’arma più innocente e terribile: la
penna.
3
1.La Casa Rossa
2.La camera da letto
3.Particolare decorativo di una parete
4.Uno scorcio del nuovo allestimento
4
29
Dove i libri
nascono
Da Fontanelle a Brescello
Le tappe di un racconto
1
S
ono numerosi i luoghi che ricordano Giovannino Guareschi: la
casa natale, edificio ora privato; il museo “Il Mondo Piccolo” a
Fontanelle, istituito dal Comune di Roccabianca nella scuola dove
insegnava la madre e che lui stesso frequentò, luogo che rievoca
le figure dello scrittore e di Giovanni Faraboli, fondatore del movimento cooperativo riformista, nonché le vicende storiche e sociali
della pianura parmense da fine Ottocento a metà Novecento; la
Casa Archivio a lui intitolata a Roncole Verdi, sede della mostra
antologica allestita dai figli e del Centro Studi, a poche centinaia
di metri dalla cosiddetta “Incompiuta”, casa che lo scrittore aveva
arredato anche con mobili di propria
invenzione; il Centro del Boscaccio
– Museo Giovannino Guareschi a
Diolo di Soragna, piccolissima sede
situata in un vecchio campanile
vicino al podere dei nonni di Guareschi e gestito da Cesare Bertozzi,
amico e appassionato ammiratore
dello scrittore; i musei di Brescello
che, individuato come set ideale per
i film di Don Camillo e Peppone, si
è pienamente identificato con le vi2
cende dei due protagonisti.
30
giovannino guareschi
Fontanelle di Roccabianca, 1908 – Cervia 1968
Giovannino Guareschi ebbe nella sua
formazione alcune importanti figure di riferimento; tra queste, l’amico
Cesare Zavattini, che ne riconosceva
le “irrefrenabili doti umoristiche”, e il
parroco Lamberto Torricelli, modello
3
per don Camillo. Trasferitosi a Milano
nel 1936, divenne redattore capo del
“Bertoldo” e collaboratore della “Stampa” e del “Corriere della Sera”.
Nel 1940 sposò Ennia Pallini, dalla quale ebbe i figli Alberto e Carlotta. Ai due anni successivi risalgono i primi romanzi. Tra il 1943 e
il 1945 fu internato in lager in Germania e Polonia. Tornato a Milano, vi fondò con Giovanni Mosca il “Candido”, che ospitò nel 1948
la sua campagna contro il Fronte popolare cui seguirono negli anni
critiche alla nuova classe dirigente e al costume politico e sociale
che Guareschi scontò con condanne e un anno di reclusione. Tra il
1948 e il 1966 si situano i romanzi dedicati a don Camillo e Peppone, protagonisti del “mondo piccolo” della bassa padana e delle
fortunate trasposizioni cinematografiche
interpretate da Gino Cervi e Fernandel. Nel
1952 Guareschi si trasferì a Roncole Verdi
dove, distaccandosi progressivamente dagli
altri impegni, gestì inizialmente un’azienda
agricola e quindi un caffè e un ristorante.
Nel luglio 1968 morì a Cervia per infarto.
4
5
1.La casa natale
2.Il museo “Il Mondo Piccolo”
3.Edizioni straniere dei libri di Guareschi
nella Casa Archivio
4.Il Boscaccio
5.Il museo “Peppone e Don Camillo”
31
Dove i libri
nascono
Luzzara e dintorni
Carte & Arte: un lascito diffuso
1
P
ersonaggio di spicco della cultura italiana del Novecento Cesare Zavattini, dopo un veloce apprendistato come giornalista,
critico e recensore, esordì come scrittore nel ‘31 col volume Parliamo tanto di me, primo di una lunga serie di opere letterarie.
Nel dopoguerra, collaborando come soggettista e sceneggiatore
con vari registi e soprattutto con Vittorio De Sica, partecipò alla
realizzazione di alcuni dei capolavori del Neorealismo. Genio versatile, si occupò anche di teatro, poesia, radio, televisione e, con
successo, di pittura. Zavattini era nato in una casa (ora demolita) in via Enzo Dalai. L’amore per la sua terra traspare nei volumi fotografici che realizzò su Luzzara: Un paese (1955), con Paul
Strand, e Un paese vent’anni dopo
(1976), con Gianni Berengo Gardin.
Nel 1967 inaugurò, sempre a Luzzara, il ‘Premio Naïf’ e nel ’68 il Museo
Nazionale delle Arti Naïves ospitato
nell’ex Convento degli Agostiniani.
Zavattini riposa nel cimitero di Luzzara. Un lascito culturale di grande
importanza è il suo immenso archivio composto da alcune centinaia di
migliaia di carte, donato dagli eredi
2
alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emi-
32
cesare zavattini
Luzzara 1902 – Roma 1989
lia. Esso comprende un fondo centrale,
con varie serie e sottoserie che danno
conto della sua multiforme attività, e
alcune sezioni autonome – la Raccolta
dei lavori cinematografici, l’Epistolario,
la Raccolta degli Echi della stampa, la
Sezione multimediale (foto, video, audio) – cui è aggregato un fornitissimo
centro di documentazione libraria sulla
sua opera. Collegata idealmente all’archivio ma depositata presso la Galleria
Parmeggiani di Reggio Emilia, è la sua
Collezione dei dipinti (1938-1988).
3
1.Zavattini e De Sica
2.Zavattini a Luzzara
3.Enrico Fereoli, Il gigante di Luzzara,
1971
4.Zavattini, Grande autoritratto, 1970
5.Zavattini nel suo studio
6.Zavattini alla finestra della sua casa
4
5
33
6
Dove i libri
nascono
Ferrara
Una casa, una citta’
1
F
errara è protagonista di tutta l’opera letteraria di Giorgio Bassani. Qui lo scrittore ha vissuto l’infanzia e la giovinezza nella
casa di Via Cisterna del Follo, con la grande magnolia nel giardino interno. Memorabili le riprese di Vittorio De Sica durante la
lavorazione, nel 1970, del film Il giardino dei Finzi Contini, con
Giorgio che rientra a casa e introduce la bicicletta nel portone,
abbandonando la strada deserta e
assolata. La lapide posta dal Comune nel 2009 è densa di giustificato
lirismo: In questa casa / tanto amata / Giorgio Bassani / 1916–2000 / si
aprì alla poesia / e all’alto impegno
civile. Luogo della memoria è anche
l’adiacente circolo del tennis “Marfisa d’Este”, frequentato dal giovane
Bassani fino a quando non fu espulso in ottemperanza al Regio Decreto
Legge 1779 del 15 novembre 1938
sulla difesa della razza. È la ragione
per cui l’esordio letterario con Una
città di pianura del 1940 avvenne
sotto lo pseudonimo di Giacomo
2
Marchi. La nascita a Bologna non gli
34
giorgio bassani
Bologna 1916 – Roma 2000
impedì di eleggere Ferrara come
cornice entro la
quale ambientare
i suoi capolavori.
In più occasioni
ammise di aver
sempre mantenuto con la città
un legame om3
belicale, che lo
obbligava a ritornare non solo con la fantasia ma anche fisicamente. L’intero ciclo
del Romanzo di Ferrara è costruito su spazi urbani che assumono
funzione simbolica, restituendo al lettore percorsi verosimili ed
emozionali. A riprova di tanta efficacia narrativa restano le belle
pagine delle Storie ferraresi, dove sono messe a nudo le vette e gli
abissi della vita di provincia. A Codigoro, dove si svolge la vicenda
narrata nell’Airone, nel Palazzo del Vescovo, hanno sede la Fondazione Giorgio Bassani e la Biblioteca Comunale intitolata allo
scrittore. A Ferrara un progetto pubblico prevede l’istituzione di
un Centro studi bassaniani all’interno di Casa Minerbi.
4
1.La casa
2.Il portone d’ingresso e la lapide
3.Il circolo del tennis
4.Corso Ercole I d’Este, set del film “Il giardino dei Finzi Contini”
35
Dove i libri
nascono
Bologna
Quella ‘prodigiosa casina’
1
L
a casa di Renata Viganò in via Mascarella 63/2 al primo piano
è ricordata con emozione da tante persone che l’hanno frequentata e le cui parole aiutano a ricostruire l’atmosfera che vi si
respirava. La casa, ora privata e non segnalata, era stata comprata
dalla famiglia con ciò che restava dopo il fallimento della ditta
paterna di trasporti, circostanza che
aveva costretto la Viganò a rinunciare
agli studi di medicina. Renata cercò da
subito lavoro e lo trovò come inserviente, poi infermiera e impiegata, al
Brefotrofio di via D’Azeglio dove rimase per vent’anni. Fin da giovane si appassionò alla scrittura, alla quale poté
dedicarsi solo più tardi ma con grande
successo, visto che con L’Agnese va a
morire vinse il premio Viareggio nel
1949 e Giuliano Montaldo ne trasse il
film con Ingrid Thulin. L’esperienza della scrittura univa la Viganò e il marito
Antonio Meluschi con il quale entrò
appieno nella politica condividendo i
duri anni della Resistenza e della lotta
2
partigiana. Sono proprio quelle vicen-
36
renata viganò
Bologna 1900 – 1976
de, in particolare il periodo della
lotta nelle Valli di Campotto e
Comacchio, che Renata racconta
con semplicità e aderenza ai fatti attraverso l’immagine potente
di Agnese che si identifica con
quella dell’autrice. Nei ricordi di
molti ospiti, la figura discreta
ma forte della Viganò, che scrisse anche altri libri e articoli per
diverse testate giornalistiche,
3
e quella del marito si sovrappongono a quella della casa, un
luogo dalle straordinarie capacità attrattive, dove si discuteva di
politica, letteratura e pittura e si beveva il vino clinto.
La “prodigiosa casina!” la definì
Marino Moretti, uno degli abituali
frequentatori tra i quali Pasolini,
Roberto Roversi, Romano Bilenchi, Carlo Levi, Sibilla Aleramo,
Ezio Raimondi, Franco Antonicelli
e Palmiro Togliatti.
1.La Viganò con il suo gatto
2.La casa con al centro la porta d’ingresso
3.Sergio Vezzali, immagine per la copertina del
catalogo Matrimonio in Brigata, 1995
4.La Viganò nella sua casa
4
37
Dove i libri
nascono
Cervia
Ricordando la Caravella
1
G
razia Deledda / rivide qui / i profili scarni dei suoi isolani / incisi
come acqueforti: con queste parole inizia la memoria scritta da
Aldo Spallicci, gran cantore della romagnolità, sulla lapide murata
all’esterno del villino, nella zona marittima di Cervia, abitato per
una decina di stagioni dalla scrittrice sarda fino alla scomparsa
avvenuta a Roma nel 1936.
A Cervia la Deledda era giunta per la prima
volta nel 1920, invitata dalla giovane amica
Lina Sacchetti. Qui aveva dapprima trovato alloggio a Villa Igea nel borgo dei pescatori sul
porto canale: un edificio con due torrette, due
grandi terrazze e, al piano terra, le colonne rivestite di rose rampicanti.
La caravella: così fu chiamata la casa acquistata
2
forse con i proventi del
Premio Nobel per la
letteratura (1927). Fu una vera casa per
scrivere, come attesta l’amico Antonio
Baldini (Nella sua piccola casa sul mare
per tre lustri ogni anno ritornando…)
nella sua epigrafe per la lapide posta nel
1938 lungo la galleria del Palazzo Comuna3
38
grazia deledda
Nuoro 1871 – Roma 1936
le. Subito dopo la morte della Deledda il villino
fu però alienato, ed è oggi di proprietà privata.
All’esterno conserva l’originario aspetto di residenza balneare e presenta ancora il caratteristico “color biscotto” sovente ricordato dalla
scrittrice nelle sue novelle.
Del legame di Grazia Deledda con la “bella ventosa Cervia” non mancano importan4
ti memorie. E’ così possibile ‘riambientare’ i
soggiorni estivi della scrittrice sarda, che per
oltre una quindicina di anni, preferì il paesaggio incontaminato e
la tranquillità del litorale adriatico romagnolo alla più mondana
Viareggio. Attratta certamente anche dal buon nome di scrittori
residenti sulla costa adriatica (Marino Moretti a Cesenatico e Alfredo Panzini a Bellaria, abituali terminali delle scorrerie balneari
del giovane ed estroso de Pisis) a Cervia Grazia Deledda potè ben
presto scrivere che “sento di essere già la padrona del luogo: tutto
mi piace, le stanze non troppo grandi ma ariose e fresche, la cucina, il piccolo portico e sopra tutto la terrazza: sulla terrazza mi pare di riavermi dopo un
lungo svenimento: rivedo l’azzurro del cielo,
e nell’alto del mare sento l’alito stesso della
speranza.”
Una notevole opera d’arte si lega fin dal
1956 al ricordo della celebre scrittrice, sul
lungo mare, a pochi passi dalla Caravella: si
tratta del gruppo scultoreo del noto artista 5
romagnolo Angelo Biancini, con le figure di
una pastorella e di una pescivendola, donne
di terre lontane, ma simbolicamente vicine
nel nome di Grazia Deledda.
1.La casa
2.Il viale della stazione all’epoca della scrittrice
3.Grazia Deledda
4.Opuscolo inaugurale della scultura di Biancini
5.L’interno della casa
6.Il monumento di Biancini
39
6
Dove i libri
nascono
Cannuzzo di Cervia
Nel paesaggio del dialetto
1
N
elle note biografiche del poeta Tolmino Baldassari (1927–2010)
si insiste sull’appartenenza del suo dialetto al luogo natale,
Casti­glione di Cervia, quasi a rimarcare una diversità ed un’identità nella complessa geografia del vernacolare romagnolo. Ma certo
è stato fonte inesauribile d’ispirazione il luogo scelto da Baldassari
per vivere dal 1951 in avanti, a Cannuzzo, non molto distante dal
castiglionese, ma più verso la campagna cesenate, là dove il fiume
Savio s’incurva in una delle sue anse più estese.
La casa per scrivere di Tolmino Baldassari la si può vedere dal ciglio della strada provinciale, oltre la siepe, con la sua struttura
da villino tipicamente d’età postbellica, soprattutto funzionale al
vivere in ambiente agreste. Dopo la scomparsa del poeta, la casa
continua ad essere abitata dalla sua famiglia, ma è un tradizionale punto d’incontro per vecchi e nuovi amici ed estimatori di
Baldassari. Su iniziativa della Biblioteca Comunale di Cervia, alla
quale lo scrittore ha destinato la propria raccolta di libri, nella corte esterna si tengono spettacoli e recite, in un contatto diretto con
la natura, fonte costante d’ispirazione per il poeta. Innumerevoli
sono le sue liriche che rimandano allo spazio del suo vivere, fin dal
titolo, come nel caso della celebre Canutir (2006):
l’è pasê i canutir ch’i lanséva / a j en vest int la curva de’ fium / j è
sparì sânza vós. i d’intórna / j è pasé cvânt e’ mònd l’éra férum / un
s’avdéva un us. ël a vulê / l ’éra un dè cun e’ sól ch’e’ gvardéva / a j
40
tolmino baldassari
Cervia 1927 – 2010
ò vest a pasê a so sicur / e
j è fìrum j è fìrum cun me
(sono passati i canottieri
che ansimavano li abbiamo visti nella curva del
fiume sono spariti senza
voci d’intorno sono passati quando il mondo era
2
fermo non si vedeva un
uccello volare era un giorno con il sole che guardava li ho visti
passare sono sicuro e sono fermi sono fermi con me).
Durante gli incontri a Casa Baldassari viene aperto anche il salotto-studio di Tolmino fasciato dalla libreria con edizioni d’arte e di
letteratura, con il suo tavolino da lavoro, la macchina da scrivere
con i suoi indelebili segni di bianchetto.
Tolmino Baldassari è stato bracciante, meccanico, funzionario politico e sindacalista. Ha ricoperto la carica di consigliere comunale
di Cervia dal 1951 al 1956 e dal 1964 al 1989. Autodidatta, ha maturato col tempo una vasta cultura letteraria, coltivando anche un
certo interesse per le arti visive. Ha esordito come poeta in dialetto romagnolo nel 1975 con la raccolta Al progni sérbi, presentata
da Umberto Foschi. Numerose sono le edizioni di sue liriche (tra le
altre, La campâna, Forlì 1979; La néva, Forlì 1982; Ombra d’luna,
Udine 1993; I vìdar, Faenza 1995; L’éva, Villa Verucchio 2002) e le
collaborazioni con riviste di poesia e letteratura.
Da qualche tempo, l’opera poetica di Tolmino Baldassari è oggetto
di attenzioni particolari da parte di qualificati studiosi del dialetto romagnolo (Bellosi, Lauretano) e di giovani ricercatori
universitari. E’ annunciata la
pubblicazione di scritti inediti.
3
41
1.Il salotto-studio
2.Tolmino Baldassari
3.Il tavolino da lavoro di Baldassari
Dove i libri
nascono
Pennabilli
Un santuario dei pensieri
1
A
Pennabilli Tonino Guerra si è trasferito nel 1985, andando ad
abitare in quella che battezzò la “Casa dei mandorli” con il suo
giardino a terrazze pieno di piante, fiori, formelle e sculture, con
angoli zen e con poltroncine di vimini sulle quali lo scrittore amava sedersi. Nel punto più alto, nella parete rocciosa, c’è il luogo
che egli ha scelto come sepoltura: da lì può continuare a guardare
il suo panorama preferito, la valle verso la foce del Marecchia.
La casa, rallegrata dalle tende con farfalle colorate, racconta la
vita e gli incontri dello scrittore, come quello con la moglie moscovita Lora, che tuttora vi abita e che conobbe in Russia, paese al
quale era legatissimo e dal quale continuano a giungere numerosi
visitatori. Oggetti, opere, scritti, fotografie parlano di quei soggiorni, della guerra e della prigionia, delle persone che Guerra ha
conosciuto e con le quali ha lavorato nella sua lunga vita di poeta,
narratore, sceneggiatore e artista: le gabbie e i cavallini acquistati nei mercati, i doni ricevuti, come
quelli del regista Parazdanov, l’acquerello di Antonioni, le immagini
con Fellini, i ricordi di Rosi, Anghelopoulos, Tarkovsky e di altri registi
con i quali ha realizzato alcuni tra
i più bei film della storia del cine2
ma; e ancora, le “lanterne di Tolstoj”
42
tonino guerra
Santarcangelo di Romagna 1920 – 2012
sculture in ferro, e i cosiddetti “mobilacci”, mobili non utili, che
amava disegnare e far realizzare, così come faceva per la ceramica e le tele stampate, con l’intento di conferire nuova vitalità all’artigianato artistico. Della sua poetica visione del mondo Tonino
Guerra ha permeato tutta Pennabilli, creando all’aperto percorsi
e allestimenti che invitano a riflettere o creano momenti gioiosi,
come “Il Santuario dei pensieri” o “L’angelo coi baffi”, e dove ha
fondato con le istituzioni locali l’Associazione culturale che conserva e promuove il suo patrimonio artistico nella suggestiva sede
espositiva “Il Mondo di Tonino Guerra”, situata nei sotterranei dell’Oratorio della Misericordia.
3
4
5
1.La valle del Marecchia
2.Ritratto di Tonino Guerra e di sua moglie
3.La sala da pranzo
4.Uno dei “mobilacci”
5.Il “Santuario dei pensieri”
6.Una sala del “Mondo di Tonino Guerra”
6
43
Dove i libri
nascono
Sant’Alberto di Ravenna
Il ricordo e la lettura
1
L’
attuale sede della Biblioteca Comunale di Sant’Alberto è stata
la casa in cui trascorse l’infanzia il poeta Olindo Guerrini. Ricordato soprattutto come maestro di verismo con i versi pubblicati sotto lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, Guerrini fu anche un
erudito bibliotecario, per molti anni fu direttore della Biblioteca
Universitaria di Bologna, e un arguto critico letterario.
Il suo ricordo a Sant’Alberto è ancora vivissimo, così come è amata
la casa che suo figlio Guido ha voluto donare al Comune di Ravenna. Disposta su due piani, è composta da dieci stanze di cui
tre adibite a biblioteca, una a sala riunioni e le rimanenti destinate a iniziative e attività varie.
Casa Guerrini è oggi un centro
culturale molto attivo che ospita conferenze, mostre, corsi e
laboratori; il cortile interno diventa durante i periodi estivi
un luogo ideale per proiezioni,
recite e spettacoli.
Al piano terra è collocata la
Biblioteca comunale, con un
fondo aperto al prestito, prevalentemente di letteratura, e una
2
piccola emeroteca con riviste di
44
olindo guerrini
Forlì 1845 – Bologna 1916
argomento naturalistico-scientifico e di informazione locale. La casa
ospita anche la Sala di lettura della
Società Operaia di Mutuo Soccorso
di Sant’Alberto, nella quale si trova
il Fondo Guerrini, una raccolta di
oltre duemila volumi datati ai secoli XVIII-XX, catalogati in SBN. Il
Fondo, istituito nel 1872 come Biblioteca popolare circolante dallo
stesso Olindo Guerrini, è concesso
in uso alla Biblioteca. Si deve alla
Società Operaia l’arredo di alcuni
spazi della casa con pannelli il3
lustrativi del fondo librario e dei
personaggi che hanno contribuito ad animare la vita culturale di
Sant’Alberto. Casa Guerrini è anche sede di incontro per bambini e
ragazzi con una sala lettura e un laboratorio.
4
1.Casa Guerrini
2.Olindo Guerrini
3.Olindo Guerrini
4.Casa Guerrini
45
Dove i libri
nascono
Forlimpopoli
Tra i libri del mangiar bene
1
L
a casa natale di Pellegrino Artusi non esiste più, la si può vedere solo in riproduzioni fotografiche. Ma quella che oggi si
chiama Casa Artusi, ed è situata nell’antica struttura conventuale
che comprende la chiesa dei Servi, onora e conserva degnamente
la memoria dell’illustre personaggio. Di Casa Artusi fanno parte
spazi e strutture come la Biblioteca Civica a lui intitolata - che
ospita anche la Collezione Artusiana, con l’archivio e la libreria
dello scrittore, e la Raccolta di gastronomia italiana - il ristorante,
la scuola di cucina, lo spazio eventi. Dopo gli studi a Bertinoro e
Bologna dove si appassionò ai classici, Artusi tornò a Forlimpopoli
e seguì le attività commerciali della drogheria paterna fino all’età
di trent’anni.
Trasferitosi con la famiglia a Firenze a seguito del saccheggio e
delle violenze subite dalla banda del Passatore, lavorò a Livorno
prima di fondare un Banco di sconto nel capoluogo toscano, ritirandosi dall’attività nel 1870. Si rivolse quindi alla scrittura, occupandosi di Ugo Foscolo e Giuseppe Giusti, e si dedicò con particolare interesse alle ricette culinarie che riunì nel famosissimo
La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, edito nel 1891, che
dopo le iniziali difficoltà di pubblicazione diventò il bestseller della
gastronomia italiana e fu tradotto nelle principali lingue.
Costruito con la “partecipazione” di interlocutori e corrispondenti, sulla base delle tradizioni culinarie locali e con oltre 700 ricette,
46
pellegrino artusi
Forlimpopoli 1820 – Firenze 1911
il libro trasmette, in un linguaggio colto ma al tempo stesso di
semplice comprensione e di divertente lettura, la ricchezza di idee
e di prodotti della nostra cucina e rappresenta di fatto la prima
opera di cultura gastronomica nazionale.
2
3
1.La casa di Artusi, terza da sinistra con la
facciata bianca, in una foto d’epoca
2.La Biblioteca di Casa Artusi
3.Corte Casa Artusi
4.Mario Bertozzi, Monumento a Pellegrino
Artusi, 2007
4
47
Dove i libri
nascono
LUOGHI - CASE - MUSEI
Museo Illica - Via Sforza Caolzio - 29014 Castell’Arquato - Pc
www.comune.castellarquato.pc.it; www.castellarquatoturismo.it
Fondazione Magnani Rocca - 43029 Mamiano di Traversetolo - Pr www.magnanirocca.it
Museo Muratoriano - Via Pomposa, 1 - 41011 Modena www.turismo.comune.modena.it
Casa Ariosto - Via Ariosto, 67 - 44100 Ferrara www.artecultura.fe.it
Mauriziano - via Pasteur, 11 - 42100 Reggio Emilia www.comune.re.it
Casa Carducci - Piazza Carducci, 5 - 40125 Bologna www.casacarducci.it
Casa Monti - Via Passetto, 3 - 48011 Alfonsine - Ra www.casemuseoromagna.it
Il Cardello - Via Il Cardello, 9 - 48018 Casola Valsenio - Ra www.casemuseoromagna.it
Villa Saffi - Via Firenze, 164 - San Varano - 47100 Forlì - Fc www.casemuseoromagna.it
Casa Renato Serra - Via Carducci, 29 - 47521 Cesena - Fc www.casemuseoromagna.it
Archivio Renato Serra – Biblioteca Malatestiana – Piazza Bufalini – 47521 Cesena-Fc
www.malatestiana.it
Casa Moretti - Via M. Moretti, 1 - 47042 Cesenatico - Fc www.casemuseoromagna.it
Casa Pascoli - Via G. Pascoli, 46 - 47030 San Mauro Pascoli - Fc www.casemuseoromagna.it
Casa Panzini - Via Pisino, 1 - 47814 Bellaria - Rn www.casemuseoromagna.it
Casa natale Guareschi - Piazza “Grande” - Fontanelle - 43010 Roccabianca - Pr
Museo “Il Mondo Piccolo” - Strada Villa, 18 - Fontanelle - 43010 Roccabianca - Pr
www.mondopiccolo.it
Centro del Boscaccio - Museo Giovannino Guareschi - Diolo - 43019 Soragna - Pr
www.turismo.parma.it
Casa Museo “Giovannino Guareschi” - Via della Processione, 160 - 43010 Roncole Verdi - Pr
www.giovanninoguareschi.com
Museo di Peppone e Don Camillo - Apt - Pro Loco - Via De Amicis, 2 - 42041 Brescello - Re
www.comune.brescello.re.it
Museo Brescello e Guareschi, il territorio e il cinema - Via Cavallotti, 24 - 42041 Brescello - Re
www.comune.brescello.re.it
Archivio Cesare Zavattini - Biblioteca Panizzi - Via Farini, 3 - 42121 Reggio Emilia
www.cesarezavattini.it
Fondazione Un Paese - Museo Nazionale delle Arti Naïves “Cesare Zavattini”- 42045
Luzzara - Re www.fondazioneunpaese.org
Casa Giorgio Bassani - Via Cisterna del Follo, 1 - 44100 Ferrara
Fondazione Giorgio Bassani - Riviera Cavallotti, 27 – 44021 Codigoro - Fe
www.fondazionegiorgiobassani.it
Casa Renata Viganò - Via Mascarella, 63/2 - 40126 Bologna
Casa Grazia Deledda - Viale Cristoforo Colombo, 65 – 48015 Cervia - Ra
www.turismo.comunecervia.it
Lapide a Grazia Deledda - Piazza Giuseppe Garibaldi, 1 – 48015 Cervia - Ra
www.turismo.comunecervia.it
Casa Tolmino Baldassari - Via Salara Provinciale 151 - 48015 Cannuzzo di Cervia - Ra
www.biblioteca.comunecervia.it
Il Mondo di Tonino Guerra - Via dei Fossi, 4 – 47864 Pennabilli - Rn
www.associazionetoninoguerra.it
Casa Olindo Guerrini - Via Guerrini, 60 – 48020 Sant’Alberto – Ra www.sistemamusei.ra.it
Casa Artusi - Via Costa, 27 – 47034 Forlimpopoli – Fc www.casartusi.it
Per informazioni su luoghi, case e musei considerati in questa pubblicazione si veda
il sito web IBC: www.ibc.regione.emilia-romagna.it
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