università degli studi di firenze
facoltà di architettura
Disegno Industriale e Laboratorio II
Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti
Angelo Butti, Ilaria Bedeschi
prima parte
corso di laurea in
disegno industriale
Corso di Laurea in Disegno Industriale
Percorso formativo
anno
IIIIIIanno
APPLICARE
APPLICARE
II anno
COSTRUIRE
I anno
CONOSCERE
Obiettivi
Fornire gli strumenti di metodo per lo sviluppo e
l’elaborazione del progetto di un prodotto di design nel
settore dell’arredo mediante:
-Analisi realtà produttiva
-Individuazione strategie di intervento
-Lettura morfologica, funzionale, socio-simbolica
-Definizione requisiti
-Verifica ipotesi
-Valutazione, scelta, progetto.
Settori di intervento
Spazi per la
degustazione
(coordinato tavolo e
sedia)
• Spazio per la
preparazione dei cibi
• Spazi di riposo
• Spazi interni di
interazione
• Spazi esterni di
interazione
• Spazi di
concentrazione
• Spazi bagno
•
AMBIENTE
PUBBLICO
AMBIENTE
DI LAVORO
AMBIENTE
DOMESTICO
•
Spazi per il lavoro
intellettuale
• Spazi per le attività
di scambio
• Spazi per le
professioni
specialistiche
• Spazi per l’attesa
• Spazi per la pausa
• Spazi per l’igiene
•
Spazi per
l’istruzione
• Spazi per il
divertimento
• Spazi per
l’assistenza
• Spazi per la
rappresentanza
• Spazi per la
comunicazione
• Spazi per la
temporaneità
• Spazi per la
riflessione
Units
1a
mattina
Obiettivi
Contenuti
Elaborati
degli studenti
1. Presentazione corso
2. Definizione settori di
progetto
3. Illustrazione
bibliografia
4. Raccolta schede
iscrizione
Presentazione docenti.
Introduzione agli
obiettivi, modalità,
tempistica, risultati
attesi.
Scheda iscrizione
5. L’impresa come
luogo dell’innovazione:
contributi per una
definizione
pomeriggi
o
1. Presentazione tesi:
- Artarredi
- Rinaldi cucine
- Travertino Giganti
Sistema Italia: piccola
impresa e grande
impresa, il modello dei
distretti
la globalizzazione
dei mercati.
Le imprese del settore
del mobile in Italia e in
Toscana
Riferimenti
bibliografici
Colombo /
Becattini / Gallino
/
Units
2a
mattina
Obiettivi
Contenuti
1. Definizione delle
figure del processo
dell’innovazione
industriale
L’imprenditore, il
consumatore (il
mercato), strategic
design, concept
design, product
design;
l’ingegnerizzazione del
prodotto, la
comunicazione e il
marketing
2. Spiegazione
prima
esercitazione:
Costruzione dello
scenario di
riferimento (reale o
virtuale) definizione della
committenza
pomeriggi
o
1. Ricostruzione
del processo
produttivo di
un’impresa del
settore del mobile
(Halto), del suo
ruolo distrettuale,
del suo rapporto
con la filiera
attraverso le parole
dell’imprenditore e
del designer
Elaborati degli
studenti
Riferimenti
bibliografici
Sottsass / Manà /
AA. VV. / Casati /
Canneri / Doveil
Scheda aperta caratteristiche
strutturali, (addetti,
organigramma, fatturato,
tipologia prodotto, mercato ...)
strategiche (mission aziendale,
target di riferimento, presenza
su riviste e partecipazione a
fiere ...) e congiunturali (attuale
posizionamento di mercato,
elementi di forza edi debolezza
...) dell’impresa di riferimento
del progetto
Units
3a
Obiettivi
mattina
1. Verifica prima
esercitazione:
Costruzione proprio
scenario di riferimento
/ comunicazione
diretta degli studenti
pomeriggi
o
1. Individuazione delle
cause
dell’innovazione e dei
vincoli all’innovazione
2. Spiegazione
seconda
esercitazione:
Ricognizione e
conoscenza relativa
alla tipologia di
prodotto identificata
Contenuti
Elaborati degli Riferimenti
studenti
bibliografici
Innovazione come
variabile competitiva rischi dell’attuale
congiuntura,
le oscillazioni del gusto,
l’evoluzione della
normativa,
l’innovazione nei
materiali e nei processi
Definizione di momenti
chiave nella storia
dell’innovazione
Kubler / Maffei
Simonelli
Formazione di un
fascicolo contenente
indicazioni relative
alla tipologia di
prodotto identificata
per il progetto (storia,
produzione attuale casi emergenti,
normativa ...)
Definizione prima
lista 10 requisiti
Units
4a
Obiettivi
mattina
1. Verifica seconda
esercitazione:
Ricognizione e
conoscenza relativa alla
tipologia di prodotto
identificata / incontri per
grandi gruppi di studenti
pomeriggi
o
1. Analisi morfologica del
prodotto
2. Spiegazione terza
esercitazione:
Scomposizione tipologica
Contenuti
Elaborati degli Riferimenti
studenti
bibliografici
Scomporre i prodotti
nelle loro parti
costituenti, inserire il
prodotto all’interno di
tipi e categorie,
distinguere i parametri
che differenziano i tipi.
Marmori / Joulian
/ D’Auria, De
Fusco
Scheda di sintesi
contenente un’analisi
di almeno 10 prodotti
appartenenti alla
categoria identificata
per il progetto con
definizione delle parti
costituenti /
inserimento nel
fascicolo formato A3
Ampliamento lista
requisiti
Units
5a
Obiettivi
mattina
1. Verifica terza
esercitazione:
Scomposizione
tipologica / revisione tra i
tavoli
pomeriggio
1. Analisi
multidisciplinare del
prodotto
2. Spiegazione quarta
esercitazione:
Valutazione criticità
Contenuti
Elaborati degli
studenti
Analizzare
l’oggetto da un
punto di vista:
- prestazionale
- socio-simbolico
Riferimenti
bibliografici
Tenner / Norman /
Carmagnola / Deni
/ Morace / Fabris /
La Cecla
Valutazione (le qualità da
salvare) di almeno 10
prodotti esistenti
appartenenti alla categoria
identificata da un punto di
vista:
- prestazionale
- socio-simbolico
/ inserimento nel
fascicolo.
Ampliamento lista requisiti
Units
6a
Obiettivi
mattina
1. Verifica quarta
esercitazione:
Valutazione criticità /
comunicazione
diretta degli studenti
pomeriggio
1. Definizione delle
diverse forme di
innovazione
2. Spiegazione
quinta esercitazione:
Fase creativa
Contenuti
Elaborati
Riferimenti
degli studenti bibliografici
Innovazione funzionale,
formale, tecnologica, di
processo, organizzativa,
comunicativa, di vendita
Ridefinizione totale a partire
dal bisogno, redesign
parziale o globale del
prodotto (attraverso
soluzioni tecniche, nuovi
materiali ...), riconversione
formale
Bianchi / Flichy
Zurlo, Cagliano,
Simonelli, Verganti
/
Individuazione
prime ipotesi
progettuali in
risposta ai requisiti disegno veloce,
ideogrammatico ...
(datare ogni pagina
ed inserire nel
fascicolo)
Units
7a
Obiettivi
mattina
Elaborati degli
studenti
1. I mondi possibili del
designer (la storia, la
natura, la letteratura, il
cinema, i fumetti, il
viaggio ...)
2. Spiegazione sesta
esercitazione: Ricerca
analogie
pomeriggi
o
Contenuti
Incontro con Flavia Alves
de Souza
Riferimenti
bibliografici
De Bono / Borsani
/ Manzini /
Goldenberg e
Mazurrsk /
Sottsass /
Annichiarico
Definizione analogie
mutuate dal mondo
animale o vegetale, dalla
storia, dal cinema, dai
fumetti
Individuazione di almeno 3
ipotesi progettuali da
queste mutuate
(inserimento nel fascicolo)
Units
8a
Obiettivi
mattina
1. Verifica quinta e sesta
esercitazione: Fase creativa e
ricerca analogie /
comunicazione diretta degli
studenti
pomeriggi
o
1. Preselezione intuitiva
alternative promettenti / con
guida docenti
Contenuti
Elaborati
Riferimenti
degli studenti bibliografici
Raccolta alternative
progettuali
promettenti
(inserimento nel
fascicolo)
Units
9a
Obiettivi
Contenuti
Elaborati
degli studenti
Riferimenti
bibliografici
Tabella di raffronto
alternative
progettuali / requisiti
(inserimento nel
fascicolo)
Burdek /
Bonsiepe /
Papanek
mattina
pomeriggi
o
1. Spiegazione settima
esercitazione: Verifica
analitica alternative / requisiti
Units
10a
Obiettivi
mattina e
pomeriggio
Verifica settima
esercitazione: Verifica
analitica alternative /
requisiti
Contenuti
Elaborati
degli studenti
Riferimenti
bibliografici
Units
11a
Obiettivi
Contenuti
Elaborati
Riferimenti
degli studenti bibliografici
mattina
1. Individuazione soluzione
progettuale definitiva / con
guida docenti
Disegni esecutivi
progetto definitivo
(tavola riassuntive
formato 100x70 e
tavola A4
orizzontale)
pomeriggi
o
1. Spiegazione ottava
esercitazione: Analisi
prefattibilità tecnica
Analisi costi-benefici
Effetti desiderati ed
indesiderati del
progetto
Fattori di vantaggio
e svantaggio
Interazioni con altri
sistemi
Durata prevedibile
(inserimento nel
fascicolo)
Sottsass /
Units
12a
Obiettivi
mattina
1. Verifica ottava
esercitazione: Analisi
prefattibilità tecnica
pomeriggio
1. Confezionamento
documentazione esame
Contenuti
Elaborati
degli studenti
Book esame e tavola
riassuntiva formato
100x70
Riferimenti
bibliografici
università degli studi di firenze
facoltà di architettura
Disegno Industriale e Laboratorio II
Vincenzo Legnante, Giuseppe Lotti
Angelo Butti, Ilaria Bedeschi
seconda parte
corso di laurea in
disegno industriale
Unit 1
L’impresa come luogo dell’innovazione:
contributi per una definizione
Il modello Italia:
piccole imprese, distretti, design
Impresa produttrice di imbottiture
Museo del cristallo
di Colle Valdelsa
M. Cananzi, R. Semprini, Tatlin, Edra
La piccola impresa: quale ruolo nel
panorama italiano
Frammentazione dell’apparato
produttivo italiano - oltre il 99 delle
imprese italiane sono di piccola
dimensione (< di 50 addetti) e molte
sono le piccolissime (< di 10
addetti).
L’area di maggiore diffusione delle
piccole imprese è il Nord-Est.
In Italia tale modello si identifica con
il sistema industriale stesso.
Nordica, Trevignano (TV), 1997
Il dibattito sulla natura delle piccole
imprese
La piccola impresa a lungo considerata
come simbolo di arretratezza in
contrapposizione alla produzione di
massa, alla organizzazione scientifica,
alle migliori condizioni lavorative delle
grandi aziende.
Tra gli economisti la prima voce
controcorrente è Marshall che, già
settanta anni fa, affermava che, almeno
in alcuni settori manifatturieri, i vantaggi
della produzione su larga scala possono
essere raggiunti anche da un gruppo di
piccole imprese raggruppate nello stesso
distretto.
Konsatantin Grcic, chair_one
DesignGroup Italia, Lyra Family
Micheal Young, Yogi
Magis
... ed ancora
Nel 1973 viene pubblicato Piccolo è bello di
Schumacher, allora non molto apprezzato, in
cui, per la prima volta, si contrastava
nettamente l’idea della perfezione della
grande azienda.
Dagli anni Settanta si moltiplicano gli studi
sul modello delle piccole imprese (vedi la
Scuola Fiorentina) ed oggi è universalmente
condiviso che, se le grandi imprese esistono
e hanno ed avranno in futuro un peso
crescente, permangono, in Italia e all’estero,
le piccole imprese ed il loro contributo alla
produzione è stato e sarà decisivo.
Prato, Fabbrica Pecci, sala filatura, 1928
Vantaggi del modello PI
• la flessibilità, grazie alla quale riescono a mutare con efficacia ed
in tempi brevi la qualità e la quantità delle proprie produzioni,
rispondendo con facilità ai cambiamenti sempre più rapidi del
mercato;
• la minore difficoltà di gestire il processo decisionale e l’elevata
facilità di rapporti con il personale;
• l’uso più flessibile degli occupati e la possibilità di
adeguare l’organico alle reali necessità;
• la forte specializzazione delle singole unità, con positive
conseguenze sulla produttività.
Svantaggi del modello PI
• la minore disponibilità di risorse finanziarie soprattutto per le attività
di ricerca e sviluppo;
• la minore possibilità di ricorrere all’indebitamento, fondamentale per
operazioni strategiche di ampio respiro;
• l’effetto esperienza che, proporzionale al numero di unità prodotte,
avvantaggia le grandi aziende;
• il minor potere contrattuale nei confronti del potere politico (x es. a
livello salariale);
• la difficoltà nel disporre di informazioni di prima mano
sull’andamento del mercato;
• il mancato sviluppo di propri sistemi di distribuzione e vendita;
• la limitatezza delle risorse umane che porta all’assenza di funzioni
manageriali e strategiche.
Propensione all’innovazione
Il dibattito sulle capacità innovative delle piccole
imprese è aperto.
La piccola dimensione, seppur limiti la
possibilità di Ricerca e Sviluppo, non preclude
le possibilità delle aziende minori, in casi
particolari rappresenta un’interessante stimolo.
La storia sembra confermare questo assunto:
importanti innovazioni come la xerografia, le
applicazioni elettroniche dei semiconduttori, il
transistor, il world processor ed il personal
computer, sono state messe a punto da piccole
imprese e, solo successivamente, sviluppate e
commercializzate dalle grandi.
… limiti
Alcune piccole aziende si caratterizzano per
una straordinaria capacità di innovare e di
saper imporre il proprio prodotto con doti di
imprenditorialità, aggressività e scaltrezza.
Altre sono dipendenti dal mercato e dalla
clientela, chiuse nei confronti della
competitività, non posseggono informazioni
precise sulla concorrenza nazionale e
estera, hanno difficoltà nell’elaborare
strategie di ampio respiro.
Halto srl, Cantagrillo (Pt)
… il caso Italia
Anche nel nostro paese.
I sistemi di piccole imprese dimostrano spesso grandi
capacità innovative, ma la piccola impresa è mediamente
meno capace della grande, per limiti culturali (mentalità), di
affrontare piani di ricerca e d’innovazione per acquisire e
accrescere vantaggi competitivi.
Luciano Gallino, La scomparsa dell’Italia industriale, 2003
… il caso Italia
La piccola impresa sviluppa
innovazioni di tipo
incrementale.
Es. basso numero dei brevetti
presentati dal nostro paese
(nel 2001 l’Italia è al 12°
posto su 15 paesi europei per
numero di brevetti, solo il
10% di prodotti high-tech).
Numero di richieste di brevetto depositate all’Ufficiio Brevetti
Europeo nelle classi brevettuali ad alta tecnologia, per milioni
di abitanti (anno 2000)
Piccole imprese e distretti
La peculiarità e il successo del sistema industriale italiano
sono legati alla presenza diffusa di distretti di piccole
aziende intesi come agglomerazioni territoriali di produttori
specializzati e tra loro integrati lungo intere filiere
produttive.
I distretti in Italia sono circa un centinaio, la maggiore
concentrazione si raggiunge al Centro-Nord: Lombardia,
Veneto e al 3° posto la Toscana, più indietro le regioni del
Sud; più numerosi, circa 200, sono i sistemi territoriali
d’impresa che ai distretti possono essere assimilati.
Piccole imprese e distretti
Copertina di
Grafica design a Milano 1933-2000,
Abitare Segesta, 2001
L’intuizione di Marshall
In certi settori manifatturieri, i vantaggi della produzione su larga
scala possono essere conseguiti sia raggruppando in uno stesso
distretto un gran numero di piccoli produttori, sia costruendo poche
grandi officine. Per molti prodotti, infatti, è possibile suddividere il
processo in parecchie fasi, ciascuna delle quali può essere
eseguita con la massima economia in un piccolo stabilimento.
Tra le peculiarità del distretto industriale marshalliano:
- la modesta dimensione unitaria delle imprese che lo compongono;
- la grande numerosità delle stesse;
- il fatto di essere raggruppate in uno stesso ambito geografico;
- la presenza di funzioni sussidiarie.
Il contributo della scuola fiorentina
Per Becattini
... il distretto: non solo apparato economico ma vero e proprio
ambiente sociale (“chimismo socio-culturale”) in cui le relazioni fra gli
uomini, dentro e fuori dai luoghi della produzione, presentano un loro
peculiare timbro e carattere.
... alla base del funzionamento è il suo essere luogo di continua e
proficua integrazione tra sapere contestuale (autoprodotto ed
endogeno) e sapere codificato (le conoscenze tecnico-scientifiche
ufficiali).
La conoscenza è progettuale, produttiva, distributiva, comunicativa e
si diffonde di generazione in generazione, tra azienda madre e
filiera, tra fornitori e subfornitori, tra imprenditori, artigiani, progettisti
...
Il contributo della scuola fiorentina
Carrara. Stabilimento Marmifera Ligure, lavorazione
del marmo, 1900
Carrara. Interno di una cava di marmo, 2002.
Il contributo della scuola fiorentina
… ancora Becattini
Nel distretto, ruolo fondamentale di altri attori a fianco delle imprese e
delle strutture di ricerca: la comunità politica (a tutti i livelli Comunale,
Provinciale e Regionale, i partiti con le loro rappresentanze sul
territorio, si pensi alle Casa del Popolo come luogo in cui si fa o forse
si faceva cultura ... ma anche l’oratorio come luogo di aggregazione), i
sindacati, le associazioni di categoria.
La continuità nel tempo del distretto è legata alla qualità della vita che
lo stesso esprime ed alla consapevolezza di tale qualità da parte di chi
vi abita. Il distretto come macchina sociale, vero e proprio collante
culturale ed istituzionale che si esprime attraverso una buona
protezione sociale, una formazione professionale appropriata, continua
diffusione delle informazioni, cooperazione e solidarietà ...
I vantaggi del sistema
a) la commistione tra stimolo
concorrenziale e cooperazione è impulso
per l’innovazione;
b) la convenienza economica di decentrare
le diverse fasi del processo in un’area
limitata;
c) la localizzazione dell’attività produttiva
diffonde l’abilità e la conoscenza tecnica;
d) la concentrazione di un vasto numero di
attività imprenditoriali è accompagnata
dallo sviluppo di particolari attività di
servizio - centri di ricerca ed assistenza,
scuole tecniche e di formazione, …
IMM – Internazionale Marmo e Macchine,
Carrara
Capacità innovativa
Tra i motivi alla base dello stimolo all’innovazione in settori di beni
durevoli a domanda frammentata:
- la spinta che deriva dal binomio insoddisfazione - speranza;
- l’operare all’interno di un’atmosfera industriale in cui gli stimoli
sono nell’aria;
- l’alto addestramento di manodopera specializzata;
- la veloce circolazione delle idee;
- la facilità di valutazione delle qualità personali (tutti si conoscono);
- il fatto che le opportunità si ripresentano più facilmente (chi ha
perso un round può rigiocare ...);
- il giusto mix tra concorrenza e cooperazione;
- il credito locale che dà fiducia al piccolo imprenditore.
Sistema Italia: ruolo del design
Il design ha da sempre esercitato un ruolo decisivo rappresentando
per l’azienda il punto di contatto tra le conoscenze codificate
(prodotte dai centri di ricerca e dalle università) e le conoscenze
contestuali (definite dalle imprese di filiera e dalle altre competenze
e specificità presenti sul territorio) che è alla base del successo del
Sistema Italia.
ricerca Sistema design Italia condotta dalle sedi universitarie
italiane ed in parte confluita nella pubblicazione I territori del design.
Masanori Umeda, Ring Tawaraya bed, Memphis, 1981
Design come catalizzatore di conoscenze
Giovanni Sacchi e la sua bottega
Guida ai semilavoratisti del
senese e zone limitrofe
Material Connexion
Design come catalizzatore di conoscenze
Antonio Citterio, Lastra 8, Flos, 1998
Schizzo preliminare del concept di prodotto
Distretti e sistemi territoriali di impresa in
Toscana nel settore dei prodotti per la casa
Mobili ed arredamento: Poggibonsi e Valdichiana /
Quarratino / Cascina, Lari e Ponsacco
Vetro e cristallo: Colle Val D’Elsa / Empoli / Valdarno
Ceramica: Impruneta / Sesto fiorentino / Montelupo
Materiali lapidei: Massa Carrara e Versilia / Volterra /
Rapolano / Fiorenzuola
Distretti e sistemi territoriali di impresa in
Toscana nel settore dei prodotti per la casa
Joe Colombo, Smoke, Arnolfo di Cambio, 1964
Il sistema Italia nell’attuale congiuntura:
un momento difficile
Oggi di fronte alle sfide della globalizzazione il modello Italia appare
in un momento di stallo; l’Istat parla in tal senso di stagnazione,
mentre per alcuni economisti siamo di fronte ad una vera e propria
recessione.
Tutto ciò è dimostrato dal calo costante del PIL (-0,1% al secondo
trimestre 2003, le previsioni più rosee parlano di +0,4% a fine anno),
dal decremento della produzione industriale (-1,7% rispetto al 2002,
dati di giugno, a maggio si era ad -7%), dal netto calo dei consumi
interni e dall’export diminuito nel 2002 di 2,8%.
Quali cause
- la prolungata crisi della congiuntura economica internazionale;
- il tributo pagato a paesi in cui il costo del lavoro è decisamente
inferiore;
- l’economia italiana sviluppata prevalentemente sotto l’ombrello
della protezione svalutativa che oggi, con la moneta unica, non
esiste più (negli ultimi tempi anzi supervalutazione dell’euro);
- il carico fiscale alto e caratterizzato da un’alta incertezza che
frena le scelte di investimento;
- la crescente competitività delle grandi imprese che hanno
acquisito una maggiore flessibilità;
- un aumento della conflittualità sociale;
- una cronica difficoltà a fare innovazione, oggi ancora più marcata.
Pericoli e Pirella, Tutti da Fulvia sabato sera,
da Repubblica, 3 gennaio 2004
Crisi e capacità di risposta
… a livello d’impresa
Due direzioni di intervento:
- riduzione dei costi produttivi attraverso l’acquisizione di
macchinari maggiormente veloci, aumento degli orari di lavoro.
Strada soggetta a rischi in quanto progressivamente anche i
paesi in cui il costo del lavoro è inferiore acquistano macchinari
maggiormente veloci;
- sviluppo della capacità innovativa. Reale competitività non nel
ridurre i costi ma nell’offrire prodotti e servizi che gli altri non
possono offrire e che giustificano un premium price.
… a livello di distretto
Crisi superabile solo con una continua
innovazione, mirati investimenti strategici, una
più stretta collaborazione tra le aziende del
distretto stimolata da corrette politiche di
intervento da parte dell’Amministrazione
Pubblica ed esercitata attraverso lo sviluppo
di strutture di servizio in grado di svolgere il
ruolo di stimolo a tutti i livelli (dalla
internazionalizzazione all’innovazione).
Innovazione, informazione, cooperazione
diventano le parole d’ordine.
Il settore del mobile in Italia
... circa 50.000 imprese
con una media di 6 addetti
per impresa, dal ‘79 primo
paese esportatore al
mondo con principale
mercato di riferimento gli
Usa.
Gaetano Pesce, Up, C&B, 1971.
P. Gatti, C. Paolini, F. Teodoro,
Sacco, Poltronova, 1970.
L’attuale congiuntura
Il sistema sta attualmente attraversando un
momento difficile: contrazione della produzione
industriale pari a circa l’11%.
Alcuni mercati, come ad esempio quello tedesco,
sono praticamente fermi.
Tra gli ultimi dati: export – 21,4%.
L’industria del mobile in Toscana
Circa 2.000 imprese di prodotto finito.
Dema
Segis
Dimensioni, localizzazione
A fianco delle più conosciute: Pistoia,
Pisa, Siena, anche Firenze (numero
più alto di addetti) ed Arezzo.
Una sola impresa toscana supera i 100
addetti, Del Tongo di Tegoleto (Ar).
Gran parte delle imprese sono state
fondate durante gli anni ‘80 ed in
genere sono costituite da un unico
stabilimento.
Struttura societaria
Le aziende risultano fortemente focalizzate sulla figura del
titolare che svolge la funzioni di responsabile assoluto; in
particolare il titolare ha funzioni (per ordine di importanza)
di: marketing, acquisti, commerciale, produzione,
progettazione.
Solo la metà delle aziende afferma di ricorrere a designer e
talvolta questi sono interni e dunque in realtà praticamente
non sono presenti.
De Pas, d’Urbino, Lomazzi,
Joe, Poltonova, 1970
A. Becchi, Anfibio, Giovannetti, 1970
C. Bimbi e P. Romoli,
Blitz, Segis, 1998
Mercato
Le aziende:
- producono tutte su commessa, poche fanno
magazzino (spesso per la grande
distribuzione);
- affidano parte della loro produzione
all’esterno
La fascia di mercato è prevalentemente
media e Alta, con una concorrenza che viene
identificata nelle imprese italiane.
Scelte strategiche
Relativamente alle scelte stilistiche più del 50%
lavora in stile, circa il 20% afferma di lavorare sul
design contemporaneo.
L’85% delle aziende non ha nessuna certificazione
e molte si dichiarano anche non interessate ad
ottenerla.
Meno del 40 % delle aziende partecipano a fiere
(Milano, Mosca e forte calo di Colonia). I paesi
ritenuti più interessanti per il futuro sono gli Usa
seguiti a ruota dalla Russia con la Germania in forte
diminuzione.
Tra i fattori competitivi primo è la qualità del
prodotto (materiali e prestazioni) e poi la
competitività del prezzo, con design in quinta
posizione fortemente distaccato.
Propensione alla ricerca ed innovazione
Gli investimenti negli ultimi tempi sono stati finalizzati al
miglioramento dei prodotti, con scarso ricorso ad incentivi a tutti i
livelli.
Nel 40% delle aziende ci sono macchine a controllo numerico, CAD
CAM nel 25%, il 75% hanno Internet che serve quasi
esclusivamente come catalogo virtuale, il 10% per trarre
informazioni dai clienti e il 5% per gestire i rapporti con la rete di
vendita.
Buona è la propensione ad investire in futuro sul tema della
multimedialità.
L’attuale congiuntura
Radicale ridimensionamento dell’industria del mobile toscana: oggi
quinto posto su cinque regioni, dietro alla Puglia.
Le cause sono imputabili a:
- la difficoltà nel fare innovazione;
- la progressiva despecializzazione dei distretti;
- un difficile ricambio generazionale;
- una scarsa collaborazione tra le imprese.
Su tutto ciò si innesta l’attuale congiuntura di settore.
Anche in Toscana sia le vendite in Italia che l’export sono soggette ad
un ridimensionamento. Le aziende parlano di circa un 10 - 15 per cento
in meno nelle vendite.
Quale futuro: innovazione e formazione
come strumenti competitivi
La difficile congiuntura è contrastabile attraverso una maggiore
propensione all’innovazione sia essa di prodotto, formale,
tecnologica, organizzativa e gestionale.
Corrette politiche formative appaiono decisive: occorre una
formazione in grado di operare a più livelli agendo anche sulle
figure di natura strategica (spesso mancanti o insufficienti nelle
imprese di settore).
Un ruolo centrale deve essere svolto dal design nella sua eccezione
più ampia come strumento di accrescimento competitivo sui mercati
internazionali.
Quale futuro: innovazione e formazione
come strumenti competitivi
Tali considerazioni sono valide in generale per il sistema Italia, ma la
produzione toscana ha forse qualche carta in più da spendere.
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La piccola impresa - Dipartimento di Architettura