D ialogo | Document� 21-22/2015 ebraismo Nostra aetate, cinquant’anni dopo Piero Stefani alla Conferenza della Commissione europea luterana per la Chiesa e l’ebraismo (LKKJ) C Ospite della Chiesa luterana di Venezia, si è tenuta dal 14 al 17 maggio la Conferenza della Commissione europea luterana per la Chiesa e l’ebraismo (LKKJ), che aveva per tema «La raffigurazione dell’ebraismo nell’educazione ecclesiastica». In quella sede, a Piero Stefani è stata chiesta una riflessione sulla Nostra aetate, la dichiarazione conciliare dedicata alle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane, e in particolare con l’ebraismo, nel 50° anniversario della sua approvazione (28.10.1965). L’intervento evidenzia e percorre gli snodi e le questioni di un testo che è stato definito «modesto» (perché «non riesce ad argomentare in modo adeguato quanto afferma»), ma «decisivo» («una vera e propria svolta dotata di grandi e tutt’altro che esaurite conseguenze»): l’elezione di Israele, l’asimmetria del dialogo teologico, il «rifiuto del Vangelo», la «responsabilità ebraica» nella morte di Gesù e la questione dell’antisemitismo. Originale digitale in nostro possesso. Documenti 21-22/2015 ominciamo con una nota sorprendente. Nella Nostra aetate, la dichiarazione del concilio Vaticano II dedicata alle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane e in particolare con l’ebraismo, non si troverà mai la parola «Israele». Perché? La parola «Israele» ha più significati. Se si incontra una persona per strada e le si chiede cosa le viene in mente di fronte a questo termine, è probabile che la prima risposta sia «lo Stato d’Israele». Questo significato non era estraneo ai padri conciliari, in particolare a quelli provenienti dalle Chiese cattoliche orientali. Furono soprattutto loro a opporsi all’introduzione di questo termine. La sua comparsa sembrava potesse legittimare Israele inteso come stato e ciò avrebbe comportato pesanti ripercussioni sulle comunità cristiane dei paesi arabi. Questa giustificazione storico-politica è teologicamente debole. 1 I rapporti tra Chiesa e Israele Piero Stefani, a un convegno alla Chiesa luterana di Venezia, traccia un quadro delle questioni a 50 anni dall’approvazione della dichiarazione Nostra aetate. 6 Sinodo sulla famiglia: risposte/2 Tre Chiese europee – Germania, Lussemburgo e Svizzera – pubblicano le loro risposte alle domande dei Lineamenta in vista del Sinodo ordinario di ottobre 2015. Direttore responsabile: Gianfranco Brunelli Caporedattore per Documenti: p. Marco Bernardoni Segretaria di redazione: Valeria Roncarati Redazione: p. Marco Bernardoni, Gianfranco Brunelli, Alessandra Deoriti, p. Alfio Filippi, Maria Elisabetta Gandolfi, p. Marcello Matté, Guido Mocellin, Marcello Neri, p. Lorenzo Prezzi, Daniela Sala, Paolo Segatti, Piero Stefani, Francesco Strazzari, Antonio Torresin, Mariapia Veladiano Editore: Centro Editoriale Dehoniano, spa Progetto Grafico: Scoutdesign Srl Impaginazione: Omega Graphics Snc - Bologna Stampa: italia tipolitografia s.r.l. - Ferrara Registrazione del Tribunale di Bologna N. 2237 del 24.10.1957. 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Dal punto di vista esegetico è certo che l’espressione si riferisce al popolo d’Israele. Tuttavia quando recita il Benedictus, la Chiesa cattolica crede che l’espressione Dio d’Israele la riguardi in prima persona. La scelta di non nominare Israele nel documento conciliare indica perciò che agli inizi degli anni Sessanta la riflessione teologica sull’elezione del popolo ebraico era ancora incerta. La dichiarazione Nostra aetate è stata, giustamente, definita un documento nel contempo modesto e decisivo. «Modesto» innanzitutto perché non riesce ad argomentare in modo adeguato quanto afferma. «Decisivo» perché la dichiarazione rappresenta una vera e propria svolta dotata di grandi e tutt’altro che esaurite conseguenze. Riguardo alla Nostra aetate, la prima indicazione da porre in evidenza è il suo genere letterario. I documenti fondamentali del Vaticano II sono le quattro costituzioni: sulla Chiesa (Lumen gentium), sulla divina rivelazione (Dei Verbum), sulla liturgia (Sacrosanctum concilium) e sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes). Vi è poi una serie numerosa di «decreti» relativi ad aspetti specifici della vita interna della Chiesa: i vescovi, il clero, i laici, l’attività missionaria. Vi sono poi tre «dichiarazioni»: una sull’educazione, e due, molto più importanti, dedicate rispettivamente alla libertà religiosa (Dignitatis humanae) e alle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (Nostra aetate). Il termine «dichiarazione» identifica perciò un testo di argomento particolare, come il decreto, ma, a differenza di quest’ultimo, non all’interno ma all’esterno. Si tratta quindi di documenti volti a indicare l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti di realtà diverse da se stessa. Il testo è molto breve, cinque numeri in tutto, il quarto da solo occupa però più della metà del documento. Il paragrafo in questione è dedicato ai rapporti con la religione ebraica. In effetti anche nella sua recezione la Nostra aetate è stata valutata come incentrata sui rapporti con gli ebrei. Si tratta di un punto teologicamente cruciale: in che senso la Chiesa può guardare al popolo ebraico come a una realtà esterna paragonabile ad altre religioni? Lo snodo dell’elezione Se prendiamo un documento qualsiasi della Chiesa cattolica troviamo che in esso si fa un costante ricorso a citazioni di concili, encicliche, insegnamenti dei padri Il Regno - documenti 21-22/2015 della Chiesa e così via. Naturalmente tra le fonti c’è sempre anche la Scrittura. Ma appunto «etiam Scriptura» e non già «solo Scriptura», fatto che suonerebbe troppo protestante. Non è così la Nostra aetate, in essa infatti le citazioni sono tutte e solo bibliche. I testi della tradizione non possono essere chiamati a sostegno della svolta compiuta dal Vaticano II. Il fatto diventa ancora più rilevante se esaminiamo l’incipit del n. 4: «Scrutando il mistero della Chiesa, questo sacro concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo» (EV 1/861). La tradizione non è citata neppure là dove si parla del mistero della Chiesa. L’argomento è ripreso nelle righe successive con un linguaggio impregnato ancora dell’antica visione tipologica stando alla quale il popolo ebraico è la «chiesa» nell’Antico Testamento. Si ricorre a un linguaggio tradizionale per dire però qualcosa di nuovo: «La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti» (EV 1/862). Qui ripropone un linguaggio prefigurativo, tuttavia si nota una rilevante differenza di registro rispetto all’uso consueto. Infatti ora questa prefigurazione non suppone il fatto che, al giungere della realizzazione, la figura debba scolorire fino a estinguersi. Al contrario essa resta come «testimone vivente» della fede biblica. «Per questo la Chiesa non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell’Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l’antica alleanza, e che essa si nutre dalla radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i popoli pagani» (EV 1/862). Questo passaggio è teologicamente rilevante e nel contempo alquanto equivoco. Attraverso l’immagine paolina della radice (cf. Rm 11,16-23), la Nostra aetate afferma che la Chiesa non dimentica di aver ricevuto la rivelazione dal popolo dell’Antico Testamento e aggiunge che essa si nutre della radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i gentili. La Chiesa, perciò, si definisce come una realtà originariamente estranea a Israele: ha ricevuto da altri ed è stata innestata su altro. Il Concilio perciò pensa ancora a una Ecclesia gentium (vale a dire composta esclusivamente da non ebrei), ma lo fa non per sottolineare il fatto di aver sostituito Israele, bensì di essere stata innestata sul suo tronco. Il rifiuto del Vangelo Il secondo aspetto da affrontare è relativo alla tradizionale convinzione cristiana della reiezione di Israele. L’ortodossia cristiana non ha mai negato che 2 D ialogo Israele sia stato eletto. Il problema è sapere se lo è tuttora. Per vasti settori della tradizione cristiana il popolo ebraico avrebbe infatti perduto l’elezione a causa del suo «no» a Gesù Cristo. Il Concilio invece afferma: «La Chiesa inoltre ha sempre davanti agli occhi le parole dell’apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: “I quali possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne” (Rm 9,4-5)» (EV 1/863). Paolo afferma che le promesse, i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili, tuttavia «come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata (cf. Lc 19,44); e inoltre gli ebrei, in gran parte, non hanno accolto il Vangelo, e anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Ciò nonostante, secondo l’apostolo, gli ebrei, in grazia dei Padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui chiamata sono senza pentimento (cf. Rm 11,28)» (EV 1/864). Il «no» di Israele a Gesù Cristo pronunciato da buona parte del popolo ebraico, non comporta la perdita dell’elezione. Vi è quindi un’«elezione» sia per Israele sia per la Chiesa. In tal modo si nega qualsiasi forma di sostituzione del primo termine da parte del secondo. La grammatica di base della «teologia della sostituzione» sta invece nell’affermare che là dove c’era Israele ora sarebbe subentrata la Chiesa. Tuttavia resta ancora irrisolto il problema di come poter affermare contemporaneamente l’elezione tanto del popolo ebraico quanto della Chiesa. Asimmetria del dialogo Passiamo al punto relativo alla rivelazione che Israele e Chiesa hanno in comune. Questa componente dovrebbe rappresentare la base più solida per l’incontro e il dialogo: «Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune ai cristiani e agli ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto dagli studi biblici e teologici e da un fraterno dialogo» (EV 1/865). Sembra un argomento semplice e invece è molto complesso; vi è infatti una radicale diversità tra la lettura ebraica della Scrittura e quella cristiana dell’Antico Testamento. Gettando uno sguardo ai successivi sviluppi delle relazioni cristiano-ebraiche, bisogna prendere atto che proprio qui si è avuta la più netta esemplificazione di quanto si è soliti chiamare l’asimmetria del dialogo. Con questa espresIl Regno - documenti 21-22/2015 sione ci si riferisce al fatto che l’interesse cristiano per discutere di argomenti teologici trova di solito, una scarsa corrispondenza da parte ebraica. Responsabilità ebraica nella morte di Gesù Un’ampia sezione della Nostra aetate riguarda la responsabilità ebraica per la morte di Gesù. Si tratta di un problema diverso da quello del «rifiuto ebraico del Vangelo». Infatti, quest’ultimo argomento va confrontato con la predicazione apostolica, mentre l’altro riguarda il coinvolgimento ebraico nel processo a Gesù. L’argomento è compendiato da una parola, «deicidio», a suo modo «classica». A un certo punto essa fu addirittura inserita in una stesura del testo, ma nella versione definitiva la si lasciò cadere. Il Concilio afferma che non si può imputare agli ebrei la colpa di aver ucciso Gesù. La dichiarazione non cita i romani, non entra in questioni storiche, compie invece una considerazione giuridica di tipo quasi penale: i responsabili di un delitto devono avere avuto parte attiva in esso. Per la morte di Gesù ci furono delle responsabilità di alcuni capi giudaici, ma esse non sono estensibili a tutti i giudei allora viventi a Gerusalemme, e ancor meno a quelli che abitavano nella diaspora, per non parlare di quelli che sono nati dopo i fatti. In altri termini, la morte di Gesù è imputabile solo a quanti hanno avuto parte attiva nella sua condanna. L’affermazione serve soprattutto a confutare l’ipotesi che il popolo ebraico abbia perso la propria elezione e sia diventato un «reietto». L’importanza di smentire questa accusa non va sottovalutata: verso la fase finale dell’elaborazione del documento, p. Congar raccolse una confidenza di un suo giovane collega, Joseph Ratzinger, stando alla quale la sorte della dichiarazione era di nuovo incerta in quanto Paolo VI «sarebbe convinto della responsabilità collettiva del popolo ebraico nella morte del Cristo». Il testo della dichiarazione prosegue dicendo: «E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio» – si noti il permanere del linguaggio sostitutivo – «gli ebrei tuttavia non devono essere presentati né come rigettati da Dio né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Pertanto tutti nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio facciano attenzione a non insegnar alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello spirito di Cristo» (EV 1/866). 3 D ialogo Si deve concludere dunque che, in base alla verità del Vangelo e allo spirito di Cristo, il popolo ebraico non è rigettato da Dio: esso rimane eletto. In precedenza si era escluso che il rifiuto del Vangelo facesse decadere dall’elezione Israele; adesso si ribadisce lo stesso concetto in relazione alla responsabilità ebraica nei confronti della morte di Gesù. In conclusione, nessuno dei due consueti argomenti per attestare la reiezione del popolo ebraico è considerato valido. La questione dell’antisemitismo Le righe successive costituiscono un «intermezzo» che sembra interrompere il discorso sulla responsabilità ebraica. In esse ci si confronta con la visione stando alla quale il popolo ebraico, in quanto reietto, era stimato degno di ricevere una punizione collettiva. Perciò, dopo aver solennemente affermato che tale pretesa colpa non sussiste, era opportuno mettere in chiaro che le persecuzioni nei confronti degli ebrei non hanno alcuna giustificazione teologica: «La Chiesa inoltre che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli ebrei, e spinta non da motivi politici ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque» (EV 1/867). Nell’elaborazione di questo passaggio è avvenuta un’«attenuazione», spesso fatta rilevare, da parte ebraica, in chiave polemica. Nella redazione iniziale si leggeva che la Chiesa «condanna» (damnat) gli odi e le persecuzioni, mentre nella redazione finale c’è scritto un più debole «deplora» (deplorat). La questione più seria è però un’altra. Chi è quel «chiunque» di cui si deplora l’antisemitismo? La frase è stata ripetuta da Giovanni Paolo II nella sua storica visita alla sinagoga di Roma (13.4.1986). Nel suo discorso papa Wojtyla ha largamente citato la dichiarazione conciliare, su questo punto ha detto: «Ancora una volta, per mezzo mio, la Chiesa, con le parole del ben noto decreto Nostra aetate (n. 4), “deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”; ripeto: “Da chiunque”» (Regno-doc. 9,1986,279). Ora con quella ripetizione il papa voleva certamente affermare: anche da parte cristiana. Si può dire della Chiesa? I decenni successivi hanno messo all’ordine del giorno la necessità di espliciIl Regno - documenti 21-22/2015 tare meglio quel «chiunque». Allo scadere del XX secolo vi vengono compresi «i figli e le figlie della Chiesa» (cf. Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, Noi ricordiamo: riflessione sulla Shoah, 16.3.1998; Regno-doc. 7,1998,204). Pensare Israele accanto alla Chiesa Infine, a conclusione del paragrafo 4, la dichiarazione riprende l’idea della responsabilità ebraica in relazione alla morte di Gesù. Con il primo argomento essa era stata ristretta a chi fu personalmente coinvolto nella crocifissione, con il secondo invece la si allarga teologicamente all’umanità intera: i responsabili della morte di Gesù sono tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. «Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini, perché tutti conseguano la salvezza» (EV 1/868). All’estensione universale del peccato fa riscontro quella della misericordia. «Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia» (ivi). Se è universale l’azione di salvezza di Cristo si estende anche verso Israele. La conseguenza non è tratta in maniera esplicita, pare tuttavia difficile pervenire ad altre conclusioni. Si tratta di un punto ancora irrisolto. Sono temi cari a Benedetto XVI, ma che sembrano essere però trascurabili per l’attuale pontificato. In un suo intervento del 1994, l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini si è domandato: «Può ancora oggi il popolo ebraico essere posto sotto la categoria teologica di “popolo di Dio”, cioè ricevere lo stesso appellativo che la Chiesa dà a se stessa?». Più avanti nello stesso discorso, egli citava un brano di un documento della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo noto come Sussidi (III, 10). È un passo incentrato sulla complessa possibilità di pensare a un unico popolo di Dio sia pure diviso in due distinte comunità di fede: l’ebraica e la cristiana. Per questa via è però inevitabile rendere tra loro omogenee e paragonabili due realtà, Chiesa e Israele, che, in effetti, non lo sono. In Martini sorge allora una domanda: «Cosa dobbiamo pensare del popolo ebraico attuale, accanto alla Chiesa?». L’insieme dei riferimenti proposto dal cardinale rende chiaro come egli abbia avuto difficoltà a 4 D ialogo percepire la diversità radicale presente nel modo di concepirsi comunità proprio, da un lato, del popolo ebraico e, dall’altro, della Chiesa. Per essere consapevoli di ciò, è sufficiente pensare che nessuno è cristiano in virtù della nascita; al contrario gli ebrei sono tali a motivo della loro nascita, essi sono realmente un popolo. In realtà, l’autentico compito della Chiesa è di pensarsi come una comunità sia diversa da Israele 5IB'XPRXOLQ/D\RXW3DJLQD sia ad esso collegata. Solo tenendo ferme entrambe le componenti la Chiesa è nelle condizioni di vincere davvero la tentazione di sostituire Israele. Questa sfida teologica è ancora in gran parte aperta davanti a noi. Venezia, 16 maggio 2015. Piero Stefani 5IB0D]]LQJKL/D\RXW3DJLQD PIERRE DUMOULIN LUCA MAZZINGHI Luca Il vangelo della gioia Come nasce un idolo Ricchezza, potere e dolore nella riflessione dei saggi di Israele I l libro della Sapienza si interroga sulla nascita dell’idolatria con il più lungo e circostanziato passo dell’Antico Testamento sul tema. Interpretata come tradimento da parte d’Israele dell’amore di Dio per il suo popolo, l’idolatria stravolge il senso della creazione e si regge sull’illusione di poter dominare la realtà e trasformare le creature in proprietà personali. PREFAZIONE DEL CARD. ALBERT VANHOYE N el libro «ci viene offerta una meravigliosa introduzione al Vangelo secondo san Luca», scrive nella prefazione il card. Vanhoye. Non si tratta di un commento del testo frase per frase, ma di uno studio approfondito di temi trattati soltanto dall’autore del terzo vangelo: Maria modello di fede, Gesù e le Scritture, la gioia, la misericordia. «LETTURA PASTORALE DELLA BIBBIA» «SGUARDI» DELLO STESSO AUTORE L’INDAGINE E L’ASCOLTO METODO E SGUARDO DEI SAGGI DI ISRAELE pp. 128 - € 15,00 Edizioni Dehoniane Bologna Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 Edizioni Dehoniane Bologna www.dehoniane.it Il Regno - pp. 88 - € 8,50 documenti 21-22/2015 5 pp. 120 - € 10,00 Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 www.dehoniane.it C hiese nel mondo | germania Una risposta alle domande dei Lineamenta La Conferenza episcopale tedesca in preparazione al Sinodo di ottobre 2015 N La seconda consultazione, un anno dopo quella in vista del Sinodo straordinario, sebbene meno partecipata, ha tuttavia «risvegliato in molti fedeli grandi attese dal Sinodo dei vescovi, da cui sperano un ulteriore sviluppo della dottrina della Chiesa e della sua pastorale del matrimonio e della famiglia». Lo scrivono i vescovi tedeschi pubblicando (20 aprile), per il secondo anno consecutivo, sul loro sito web – anche in lingua italiana –, una sintesi delle risposte alle domande per l’approfondimento della Relatio Synodi contenute nei Lineamenta (cf. Regno-doc. 5,2015,8ss). Terminata la consultazione, che ha tenuto conto anche «delle opinioni dei responsabili diocesani della pastorale del matrimonio e della famiglia, dei centri di educazione familiare e in diverse diocesi anche dei voti delle commissioni di consulenza diocesana», la Conferenza episcopale tedesca ha formulato le sue risposte, «che trattano alcuni temi fondamentali in modo particolare», nelle quali si è lasciata guidare dalla «svolta pastorale che il Sinodo straordinario ha iniziato a delineare, radicandosi nel Vaticano II e nel magistero di papa Francesco», e sostiene «espressamente una “pastorale capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dagli schemi consueti”». Stampa (5.5.2015) da sito web www.dbk.de. Il Regno - documenti 21-22/2015 ella seduta del 26-27 gennaio 2015 del suo Consiglio permanente e nell’assemblea plenaria primaverile tenutasi a Hildesheim, il 23-26 febbraio 2015, la Conferenza episcopale tedesca si è occupata in modo esauriente dei Lineamenta della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (4-25 ottobre 2015). Sia la Relatio che le domande sono state pubblicate sulle pagine Internet delle diocesi, per dare ai fedeli e alle parrocchie la possibilità di esprimersi dentro la propria diocesi. Anche il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), la Conferenza dei superiori degli ordini tedeschi (DOK) e il Convegno delle Facoltà di Teologia cattolica sono stati pregati di esprimere la propria opinione. Il fatto che il popolo di Dio sia stato consultato anche per la preparazione del Sinodo dei vescovi ordinario del 2015 è stato recepito molto positivamente nelle diocesi e nelle associazioni. I fedeli sono riconoscenti di essere stati interpellati e vedono in questo fatto un’intensificazione del dialogo all’interno della Chiesa. Tuttavia, in molte risposte vengono criticate le formulazioni delle domande, contrassegnate dall’uso di termini teologici, da ridondanze e da espressioni lontane dalla vita reale: molti fedeli non riescono a riconoscervi le esperienze che hanno fatto nel matrimonio e nella famiglia. Per questo motivo spesso non è stato possibile rispondere a tutte le domande e nel complesso la partecipazione dei fedeli è stata minore di quella relativa al questionario per la preparazione del Sinodo dei vescovi straordinario dell’anno scorso. Tuttavia occorre tener conto, oltre che della scarsità del tempo a disposizione, anche del fatto che le nuove domande non vogliono descrivere l’attuale situazione del matrimonio e della famiglia ci si occupa, bensì maturare nuove risposte pastorali. La ripetizione del questionario ha risvegliato in molti fedeli grandi attese dal Sinodo dei vescovi, da cui sperano un ulteriore sviluppo della dottrina della Chiesa e della sua pastorale del matrimonio e della famiglia. 6 C hiese nel mondo Nella loro consultazione i vescovi hanno tenuto conto anche delle opinioni dei responsabili diocesani della pastorale del matrimonio e della famiglia, dei centri di educazione familiare e in diverse diocesi anche dei voti delle commissioni di consulenza diocesana (consiglio dei sacerdoti, consiglio pastorale diocesano, consiglio religioso). Inoltre, da quando è stato dato l’annuncio del Sinodo dei vescovi, nella stampa cattolica e nelle riviste di teologia vengono intensamente discussi i problemi della pastorale matrimoniale e familiare. Terminata la consultazione del popolo di Dio la Conferenza episcopale tedesca formula nelle pagine seguenti le sue risposte, che trattano alcuni temi fondamentali in modo particolare. In questo si lascia guidare dalla «svolta pastorale che il Sinodo straordinario ha iniziato a delineare, radicandosi nel Vaticano II e nel magistero di papa Francesco» (Lineamenta; Regno-doc. 5,2015,22), e sostiene espressamente una «pastorale capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere senza impaccio, quella condizione di “ospedale da campo” che tanto giova all’annuncio della misericordia di Dio» (Lineamenta; Regno-doc. 5,2015,20). Domanda introduttiva concernente tutte le parti della Relatio Synodi Contrariamente alla richiesta formulata all’inizio del questionario, partendo dal concetto delle «periferie esistenziali» per sviluppare la dottrina del matrimonio e della famiglia, nella Relatio Synodi e nelle formulazioni del questionario si considera ancora troppo un’immagine ideale della famiglia, che non tiene conto delle realtà esistenti nella società tedesca. Si deplora ad esempio il fatto che a molte persone questa idealizzazione del matrimonio e della famiglia non sia di giovamento, ma che al contrario contribuisca a far sì che molti rinuncino a contrarre un matrimonio sacramentale. Di conseguenza molti fedeli desiderano passi più concreti, che superino la «grande discrepanza nella vita quotidiana tra la realtà della vita vissuta dalle famiglie nelle nostre parrocchie e associazioni e l’insegnamento della Chiesa», discrepanza già descritta prima del Sinodo straordinario dei vescovi (2014). Viene anche criticato e lamentato il fatto che nella realtà di una società sempre più multireligiosa e multiculturale, in cui aumenta anche il numero di persone prive di riferimenti religiosi, lo sguardo della Chiesa sia troppo concentrato Il Regno - documenti 21-22/2015 sull’ambiente cattolico, come pure la mancanza di un linguaggio veramente rispettoso per forme di rapporto che non corrispondono né all’ideale della Chiesa né si orientano in ogni caso al matrimonio e alla famiglia. Da diversi anni aumenta il numero dei matrimoni contratti tra un partner cattolico e uno senza confessione, che spesso ha una posizione distante dalla fede. Qui si pone la difficile domanda di come la Chiesa possa supportare il coniuge cattolico nel suo sforzo di vivere la fede e di trasmetterla ai figli senza indebolire la convivenza e il rapporto d’amore. Viene inoltre constatato e deprecato il fatto che non venga tematizzata la vita di persone di orientamento omosessuale, quando l’omosessualità viene vissuta in una convivenza e – rispetto al questionario spedito prima del Sinodo straordinario – che venga evitato anche il problema dei metodi anticoncezionali, che a sua volta viene indicato come una delle cause principali della discrepanza con l’insegnamento della Chiesa. Le risposte delle associazioni rammentano inoltre la grande importanza del matrimonio e della famiglia per l’umana convivenza nella società, tema che nella Relatio Synodi non viene trattato a sufficienza. Ci si augura che il Sinodo ordinario dei vescovi dedichi maggiore attenzione a questi temi, oltre che al sicuramente necessario, incoraggiamento delle famiglie cristiane. I. L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia Il contesto socio-culturale Sulle domande da 1 a 6 In Germania, per quanto riguarda i singoli servizi, la pastorale ha a disposizione numerosi strumenti analitici e diagnostici basati su scienze sociali e umane: essi spaziano da analisi demografiche a indagini demoscopiche, studi ambientali e psicologici, oltre a studi di valutazione sociologica su singoli servizi pastorali. Come hanno dimostrato le risposte del questionario di preparazione alla III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi del 2014, la situazione socioculturale in cui si trova attualmente la pastorale familiare della Chiesa è contrassegnata da un conflitto chiaramente percepibile. In molti settori 7 C hiese nel mondo della società si riscontra, da una parte, un desiderio di rapporti riusciti e concetti come convivenza, genitorialità e famiglia sono tenuti in grande considerazione mentre, dall’altra parte, si può osservare che negli anni scorsi il numero dei matrimoni civili e religiosi è fortemente diminuito, che il numero dei divorzi civili rimane fermo a un livello elevato e che molti aspetti della dottrina della Chiesa relativi a sessualità, convivenza e matrimonio vengono compresi a mala pena anche da cattolici praticanti e che non vengono neppure praticati. Anche nella società civile si nota una simile situazione conflittuale dentro il matrimonio e la famiglia. Se da una parte concetti come convivenza, matrimonio e famiglia godono di un apprezzamento che talvolta sembra eccessivo, dall’altra parte il mondo economico e lavorativo esercita una forte tendenza alla marginalizzazione della vita familiare, cui vengono lasciati solo ritagli di tempo e le cui difficoltà devono essere affrontate solo privatamente. In questo conflitto tra grandi attese riposte nella vita di famiglia da una parte e sfavorevoli condizioni quando dall’altra si può constatare che i giovani incontrano forti ostacoli ad affrontare il matrimonio e la famiglia. Ciò si rispetta anche nella situazione demografica. La Germania registra uno dei tassi di natalità più bassi del mondo. Questa divergenza ci sprona a ritornare ad annunciare di nuovo il Vangelo della famiglia e a tener conto, in questo contesto, delle esperienze e delle convinzioni etiche delle famiglie e delle guide spirituali. È anche importante che le guide spirituali controllino con occhio critico la propria predicazione e pratica pastorale, lasciando da parte ogni atteggiamento di superiorità e trovando un linguaggio sensibile e semplice che aiuti le persone, soprattutto quelle che si trovano in situazioni difficili. II. Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia Lo sguardo su Cristo e la pedagogia divina nella storia della salvezza Sulle domande da 7 a 10 Una predicazione del Vangelo della famiglia «con rinnovata freschezza ed entusiasmo» (Relatio Synodi, n. 4; Regno-doc. 5,2015,9) parte da un’attenta conoscenza della persona nella sua situazione Il Regno - documenti 21-22/2015 individuale. La realtà della sua vita, le sue gioie e difficoltà, ma anche i suoi valori e i suoi desideri devono essere accolti con un atteggiamento benevolo. Nella nostra società la famiglia è considerata di per sé uno dei valori più alti. E c’è anche un denominatore comune, un consenso che lega tra di loro i valori vissuti nel matrimonio e nella famiglia: amore, fedeltà, fiducia, l’aiuto reciproco e il sostegno, anche nei periodi di lunga malattia e di bisogno – sicurezza e affidabilità, la stima e l’atteggiamento benevolo sono sempre elencati come valori centrali del matrimonio e della famiglia. Quasi tutti i giovani desiderano in futuro avere figli e vivere in una famiglia stabile. Esprimono infatti il desiderio di essere fedeli per tutta la vita, di vivere un amore senza condizioni, un’amicizia vera e un legame personale. I desideri e i valori delle persone sono ostacolati da svariate esperienze di pericolo e debolezza, come pure dai timori e dalle paure a esse legate, che una predicazione del Vangelo deve prendere sul serio. Una pastorale religiosa e una catechesi matrimoniale saranno bene accolte se, partendo dalla situazione esistenziale delle coppie e delle famiglie, dai loro desideri e dalle rispettive quotidiane difficoltà, riusciranno a offrire loro aiuto e sostegno. In questo senso offrono un buon esempio i programmi concepiti per migliorare la comunicazione della coppia «Ein partnerschaftliches Lernprogramm» (EPL) e «Konstruktive Ehe und Komunikation» (KEK), che insegnano la comunicazione costruttiva nel matrimonio. La pastorale del matrimonio e della famiglia può iniziare già molto prima del matrimonio come pastorale della coppia, per accompagnare il processo di maturazione e anche contribuire a chiarire se un’amicizia e una convivenza possono sfociare nel matrimonio. Si dovrebbe vedere come una guida che accompagna le persone nel loro percorso attraverso le diverse fasi della vita, offrendo un’interpretazione religiosa, ma dando anche forza e sostegno se desiderano confrontare la loro vita con il messaggio di Gesù. Le scene bibliche e le immagini e di un Dio che ama l’uomo, del pastore, di un padre amorevole e misericordioso, che prova un affetto incondizionato per gli uomini indipendentemente dai loro meriti, libera le coppie da ogni eccessivo ideale di perfezione, sia per quanto riguarda il loro rapporto che nei confronti del partner. Questa misericordia divina nel matrimonio si può vivere come una benedizione. I coniugi possono ad esempio provare a confessarsi reciprocamente i propri errori, a perdonarsi l’un 8 C hiese nel mondo l’altro, e quindi crescere misurandosi con le proprie debolezze e con quelle dell’altro. Un’importanza fondamentale nell’ambito della catechesi del matrimonio assume l’esempio di coppie di coniugi: si tratta innanzitutto di portare la propria vita come esempio. Il cammino comune degli sposi attraverso alti e bassi e il reciproco rapporto dei membri della famiglia improntato al rispetto possono essere spesso molto influenti e persuasivi, ad esempio, quando si cerca risposta alla domanda che cosa mantenga e renda forti i rapporti per la durata di tutta la vita. Su questo punto possono essere molto convincenti soprattutto le coppie anziane sposate già da molti anni che vivono nella comunità. Ma oltre a offrire la testimonianza della propria vita i coniugi dovrebbero essere spinti a raccontare le proprie esperienze. Compito della pastorale è quindi quello di aiutare coppie di coniugi a parlare per raccontare le proprie esperienze e testimoniare l’esperienza della pienezza della vita nel matrimonio e nella famiglia. Per sviluppare ulteriormente la pastorale del matrimonio religioso e della famiglia esiste la proposta di qualificare sempre più coppie di coniugi come protagonisti e moltiplicatori nella pastorale familiare, cosicché a lungo termine non solo singoli individui ma anche coniugi potranno assumere la responsabilità della guida pastorale e della catechesi di coniugi e famiglie. Per il reciproco accompagnamento, aiuto, ispirazione e sostegno di coniugi e famiglie si raccomanda di creare e potenziare reti. Un utile strumento si sono dimostrati idonei gruppi di famiglie o di persone del vicinato, ad esempio a livello parrocchiale, che però difficilmente raggiungono le giovani coppie. Sulla domanda 11 Dovranno essere riscoperti e approfonditi il significato del sacramento del matrimonio e la sua importanza per la vita quotidiana nella pastorale matrimoniale e familiare. A questo proposito è fondamentale l’esperienza, innata nell’essere umano, della vita matrimoniale e dei rapporti d’amore come forma più intima e intensa di un’unione interpersonale. I coniugi vivono il loro rapporto matrimoniale come il legame più prezioso e importante della loro vita, anche e soprattutto quando le crisi e i conflitti del matrimonio non vengono evitati, bensì vissuti con consapevolezza e superati. Il rapporto matrimoniale viene vissuto come un dono che non ci si può «fare» da soli. Contemporaneamente i coniugi vedono che la riuscita del loro matrimonio non è Il Regno - documenti 21-22/2015 certa, bensì a potenziale rischio. Confidare nella benedizione e nella guida di Dio può dare serenità, credere alla sua presenza nel matrimonio e alla sua fedeltà può donare speranza e fiducia. L’esperienza che la convivenza e il rapporto d’amore sono fatti contemporaneamente di alti e bassi, di armonia e conflitti e che solo qui vi trovano tutta la loro intensità e pienezza, rende sensibili al messaggio della rivelazione, dato che nel matrimonio si manifesta in particolar modo anche il rapporto tra Dio e l’uomo: il matrimonio cristiano è quindi un luogo di vero incontro con Gesù Cristo. Da questo esempio le coppie possono imparare che l’amore cristiano comporta anche rinuncia e sacrificio. L’amore coniugale esige una scelta quotidiana e un permanente approfondimento del rapporto. I coniugi possono accorgersi che il sacramento del matrimonio è una fonte di forza per la quotidiana scelta d’amore e una sfida a proseguire il cammino. Il significato del sacramento del matrimonio si rivela solo nella fede. La catechesi del matrimonio deve essere sempre inglobata in una generale catechesi cristiana che rende più intenso il rapporto con Gesù Cristo e con Dio, Padre amoroso e misericordioso. La famiglia nel piano di salvezza di Dio Sulla domanda 12 Vedi la domanda n. 11 di cui sopra. Sulle domande 13-14 Il sacramento del matrimonio è strettamente legato alla sacramentalità della Chiesa, della cui comunità fa parte. Nella comunità religiosa la famiglia dovrà essere in futuro sempre più percepita come una Chiesa in piccolo e soggetto di evangelizzazione. Essendo la più piccola forma della communio religiosa, la famiglia può diventare il luogo dell’annuncio della parola di Dio, del servizio al prossimo e della celebrazione della fede. Le coppie e le famiglie cristiane hanno la responsabilità di trasmettere la fede ai propri figli e nipoti. Contemporaneamente esse sono importanti fonti di vita e di forza nelle comunità e portano la presenza della Chiesa nella società. Proprio nella diaspora le famiglie cristiane diventano testimoni di fede vissuta e sono viste come il luogo in cui si può fare conoscenza della Chiesa. Decisiva per l’efficacia della funzione missionaria e evangelizzante della famiglia è la testimonianza della vita dei coniugi e dei genitori, e ciò avviene in modo molto naturale nella quotidianità. 9 C hiese nel mondo Occorre comunicare alle famiglie che esse esercitano un servizio missionario anche solo attraverso il loro modo di vivere. Quando i genitori consolano i propri figli, quando le diverse generazioni si occupano l’una dell’altra, le famiglie frequentano la messa e nel corso dell’anno liturgico coltivano rituali cristiani nell’ambiente domestico, attestano reciprocamente la loro fede e attraverso il loro amore fanno conoscere Gesù Cristo come amore di Dio diventato uomo. La vita nel matrimonio e nella famiglia è un atto di responsabilità verso il mondo. Per questo motivo le famiglie cristiane sono di per sé missionarie. Il matrimonio stesso ha una funzione di testimone, infatti rappresenta il legame di Cristo con la sua Chiesa (cf. Ef 5,35). Quando si riesce a percepire la testimonianza di vita delle famiglie cristiane si parlerà automaticamente di fede. In Germania il concetto di famiglia vista come «Chiesa domestica» non è molto forte. Il Sinodo dovrebbe perciò proseguire nella riflessione teologica del concetto di «Chiesa domestica» nel senso di Lumen gentium n. 11. È necessaria una pastorale che vede nelle famiglie importanti risorse della fede vissuta, che irradia nelle comunità e nel rispettivo ambiente sociale. Naturalmente le famiglie non devono essere lasciate sole e hanno bisogno di sostegno affinché non si sentano inadeguate per questo ruolo. Dato che una gran parte dei fedeli che vive nelle parrocchie sono coppie di coniugi, bisogna sostenere le famiglie e soprattutto la pastorale del matrimonio. Nella catechesi parrocchiale dovrebbe essere maggiormente tematizzata la questione in che misura la fede sia importante non solo per il singolo, bensì anche per la riuscita di rapporti di coppia, matrimoni e famiglie. Nel complesso il matrimonio dovrebbe essere più presente come tema nelle parrocchie, ad esempio nelle prediche, nei testi delle orazioni e nelle preghiere dei fedeli, ma anche in speciali funzioni religiose, ad esempio per coppie che festeggiano un anniversario di nozze, in benedizioni di coniugi e famiglie, come ormai in molte località è d’uso nel giorno di San Valentino, o attraverso la speciale celebrazione di giornate di festa di coniugi santi. Non per ultimo anche la percezione della Chiesa come istituzione ha influenza sulle famiglie e sulla società. Proprio nel settore socio-economico, ad esempio, il comportamento della Chiesa come datore di lavoro, il suo atteggiamento missionario e a misura di famiglia sono il banco di prova della credibilità del suo messaggio. Il Regno - documenti 21-22/2015 La famiglia nei documenti della Chiesa Sulle domande 15-16 Persone chiamate a vivere nel matrimonio e nella famiglia devono essere incoraggiate a riconoscere e seguire la propria vocazione. In questo contesto sarebbe necessario sottoporre a una riflessione autocritica la dottrina e la guida spirituale per controllare che sia stata superata la sottovalutazione della vita matrimoniale rispetto alla vita nel celibato risalente ai secoli passati e che queste idee non esercitino ancora una forte influenza. Poiché la vita matrimoniale è una forma particolare dell’imitazione di Cristo essa ha bisogno anche del sostegno, dello stimolo e dell’approfondimento di una spiritualità matrimoniale e familiare specifica, che aiuti i coniugi ad adempiere la loro missione nella Chiesa e nel mondo attingendo alla fonte della grazia del sacramento del matrimonio. Occorre innanzitutto percepire con attenzione quanta spiritualità venga già vissuta nel matrimonio e nella famiglia. Deve essere destata e approfondita la consapevolezza che anche il servizio diaconico nella famiglia (aiuto e sostegno reciproco, educazione dei figli, presenza e premura l’uno per l’altro, assistenza di famigliari anziani, ammalati o disabili, ecc.….) nasconde una profonda dimensione spirituale: Gesù Cristo ha infatti dichiarato che il servizio a favore del prossimo è il principale luogo d’incontro con lui (cf. Mt 25). Interpretare l’amore tra i coniugi e quello tra genitori e figli come copia dell’amore di Dio verso gli uomini potrebbe essere una possibilità per le famiglie di scoprire e approfondire la propria, già presente, spiritualità. Nella nostra società secolare non è semplice vivere la fede nella quotidianità. Inoltre normali rituali con cui la fede entra nella vita quotidiana sono resi più difficili dalle condizioni quadro dettate dalla politica sociale: infatti spesso non si riesce più a consumare pasti in comune ed è raro vivere momenti di comunità familiare. Le famiglie hanno bisogno di stimoli e aiuti per poter organizzare la loro quotidianità domestica all’insegna della religione: provare diversi modi di vivere in comunità, leggere la parola di Dio, avere momenti di preghiera e celebrare funzioni religiose in forma adeguata. Molti aiuti sono messi a disposizione da istituti cattolici e centri di educazione familiare, che offrono, ad esempio, esercizi spirituali, pellegrinaggi, fine settimana spirituali o altre manifestazioni speciali per famiglie. Utili spunti per una spiritualità 10 C hiese nel mondo praticata nella famiglia offre anche la collana di pubblicazioni «Hot Spots des Lebens – spiritualità nella famiglia», edita dalla Arbeitsgemeinschaft für katholische Familienbildung (AKF). L’indissolubilità del matrimonio e la gioia della convivenza Sulle domande 17-19 Vedi le sopraccitate domande 7-10. Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e deboli Sulle domande 20-22 In linea di massima nella pastorale si dovrebbe agire con un atteggiamento rispettoso anche nei confronti di coloro il cui modo di vivere non corrisponde o non corrisponde ancora agli insegnamenti del Vangelo. Occorre sviluppare una pastorale che sottolinei soprattutto il carattere di una situazione di cammino nel matrimonio e nella famiglia. Bisogna valutare se si può applicare la legge della gradualità o la dottrina della Chiesa antica dei logoi spermatikoi sul rapporto tra il matrimonio sacramentale e gli altri modi di vivere. Per la pastorale destinata a coloro che convivono in un matrimonio civile o senza certificato e per credenti omosessuali rimandiamo ai capitolo relativi alle domande 32-39. III. Il confronto: prospettive pastorali Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti Sulle domande 23-27 In ogni momento, e viste le condizioni esterne, la pastorale della Chiesa rivendica il diritto di tener conto del proprium del messaggio cristiano: la buona novella di Gesù Cristo del nascente regno di Dio che è già tra gli uomini, testimoniato in modo definitivo e ineguagliabile con la sua morte e risurrezione dai morti. La Chiesa deve annunciare questo Vangelo come un messaggio di salvezza. Il Regno - documenti 21-22/2015 La pastorale ha il compito di incoraggiare gli uomini a vedersi come collaboratori alla costruzione del regno di Dio, a lavorare attivamente e con sempre rinnovato coraggio per attingere alle fonti della comunità dei fedeli, a conoscere concretamente nella loro quotidianità il dono della salvezza e della libertà e a trasmettere questa esperienza. In questo generale contesto si trova anche la pastorale del matrimonio e della famiglia. Nella moderna società tedesca la sfera privata delle convivenze, del matrimonio e della famiglia è molto importante, per alcuni aspetti la sua importanza è perfino aumentata. Anche e soprattutto in queste situazioni esistenziali i fedeli sono invitati e incoraggiati a collaborare alla costruzione del regno di Dio. In primo luogo ciò significa cercare sempre il bene degli altri attingendo alle fonti della fede, prendersi cura delle persone che ci sono state affidate e realizzare insieme a loro una parte della «famiglia di Dio» dentro l’emancipata complessità dei rapporti postmoderni. Con questa forza si può riuscire a non chiudersi nel narcisismo e nell’egocentrismo ma a superare sempre il proprio egoismo grazie a un atteggiamento benevolo verso gli altri esseri umani. La pastorale del matrimonio e della famiglia deve ribadire sempre questo invito ed essere a disposizione per sostenerlo. Ciò può riuscire solo in una comunicazione aperta e «alla pari», che sia contemporaneamente sincera e invitante. Nel complesso la pastorale matrimoniale e familiare ha bisogno di un orientamento fondamentale basato sulla stima, che partendo dai desideri delle persone esamini dapprima quali passi esse abbiano già intrapreso sul cammino verso una vita consapevole e responsabile nell’amore e nella fedeltà, e dia quindi possibilità di orientamento e sostegno radicati nel Vangelo. Ciò vale anche per famiglie monoparentali, coppie di fatto, famiglie allargate e matrimoni in crisi: in particolare la pastorale deve tenere in considerazione che una comunicazione aperta, senza pregiudizi e non moraleggiante è necessaria anche nei confronti di coloro che si considerano cristiani e cattolici, ma in materia di matrimonio e famiglia non vivono, o non possono vivere, in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Si tratta di permettere, con affetto e sensibilità, che ogni individuo percorra il suo cammino individuale (anche nella ricerca di Dio) e che venga seguito con consigli, ma senza atteggiamenti paternalistici. Come testimoniano all’unanimità le risposte pervenute i cattolici delle diocesi tedesche chiedono, in parte con insistenza, alla pastorale della loro Chiesa questo modo di avvicinarsi alle persone, ispirato dal 11 C hiese nel mondo Seminario CCEE-SECAM: La gioia della famiglia C ome pastori «ci impegniamo a essere più presenti con tutte le famiglie in qualsiasi situazione si trovino». È uno dei passaggi del messaggio finale del seminario su «La gioia della famiglia» organizzato in collaborazione tra il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE) e il Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) a Mumemo, in Mozambico, dal 29 al 31 maggio. Conclusi i lavori, i vescovi europei e africani hanno diffuso un testo in cui riepilogano i temi trattati nel corso dell’evento, promosso anche in vista del Sinodo ordinario di ottobre (www.ccee.eu). 1. Introduzione Noi vescovi provenienti dall’Europa e dall’Africa, delegati del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE) e del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) ci siamo incontrati qui a Mumemo, Mozambico, insieme a una coppia di coniugi, alcuni religiosi e alcuni laici e alcune laiche. Siamo giunti alla fine del nostro seminario del 29-31 maggio 2015 (il quarto seminario nel nostro cammino di comunione, solidarietà e collaborazione che era iniziato a Roma nel 2004). Il tema del seminario era: «La gioia della famiglia». Abbiamo dedicato il nostro tempo ad ascoltare le gioie e le sfide delle famiglie, le testimonianze dei delegati e degli altri partecipanti; abbiamo riflettuto, pregando e cercando di discernere ciò che lo Spirito Santo ci dice oggi come pastori della Chiesa in Africa e in Europa, mentre ci prepariamo per la XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Al termine di questo seminario, in questa domenica, solennità della santissima Trinità, festa della divina famiglia di unità e comunione, di fronte alle gioie, alle sfide di oggi e anche alle crisi che i matrimoni e le famiglie stanno attraversando, vorremmo condividere un messaggio di gioia e di speranza con tutti i figli e le figlie della Chiesa in Africa, in Europa e altrove, e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. 2. Le gioie e le sfide della famiglia Con cuore riconoscente, ricordiamo le nostre famiglie, nostro padre e nostra madre, i fratelli e le sorelle, i nostri nonni e gli altri parenti, la casa in cui ci siamo sentiti amati e abbiamo ricevuto un’educazione ai valori e a un comportamento umano, la nostra prima iniziazione alla fede e alla vita di preghiera che ci sostengono ancora oggi come vescovi. Naturalmente, non tutto è stato perfetto. Anche alcuni di noi provenivano da famiglie con problemi. Tutti Il Regno - documenti 21-22/2015 quanti, però, abbiamo celebrato questo dono di Dio della famiglia: padre, madre e figli come cellula umana naturale fondamentale, indispensabile per ogni persona. Oggi vediamo intorno a noi tante famiglie felici. Luoghi in cui gli sposi si amano l’un l’altro con un amore che cresce con il numero degli anni di matrimonio; vediamo case in cui i bambini si sentono amati, dove la fede in Dio e i valori della famiglia sono vissuti e trasmessi; dove ci sono un’accettazione incondizionata e una cooperazione reciproca, libertà di sbagliare, correzione fraterna e spazio al perdono e alla riconciliazione; dove ogni bambino è accolto, con qualunque caratteristica o disabilità. Noi lodiamo queste famiglie, e siamo grati a Dio per loro! Allo stesso tempo, come pastori, siamo vicini alle persone sposate che stanno vivendo una crisi coniugale. Soffriamo molto insieme alle famiglie divise, e alle famiglie povere che fanno fatica ad arrivare alla fine della giornata. Siamo colpiti dalle persone affette da malattie e che non possono essere curate per mancanza di mezzi finanziari, o per mancanza di personale sanitario professionale. Conosciamo anche molte persone che sono coinvolte nell’abuso di sostanze, una fonte di grande sofferenza per la loro famiglia; persone che lavorano all’estero, lontano dalle loro famiglie in condizioni di semi-schiavitù; molte famiglie lacerate dall’odio o dalla guerra, dalla migrazione o dalla tratta di esseri umani. Siamo preoccupati per alcune influenze negative all’interno dei media. Ci si spezza il cuore quando vediamo i bambini orfani, vittime di abusi, senza istruzione, molti dei quali vivono da soli per le strade, e gli adolescenti inghiottiti dalla violenza, dalla criminalità, dalla prostituzione ecc. Abbiamo sentito di tante madri disperate che non vedono alcun futuro per il loro nascituro, per questo ricorrono all’aborto. Che dolore dev’essere per loro! Con gioia, tuttavia, vediamo anche lo Spirito Santo all’opera in tante famiglie che vivono una vita di abnegazione e sacrificio, generosamente aperte a una nuova vita, donandosi senza condizioni ad altri membri della famiglia, e trovando in tal modo un’autentica autorealizzazione. Ecco ciò che Gesù dice a queste persone: chiunque perde la sua vita per causa mia, la troverà (cf. Mt 10,39). E ancora: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Sentiamo parlare di tante belle iniziative che sostengono le famiglie nei loro fardelli quotidiani e nelle varie circostanze. In Africa, soprattutto, i legami familiari sono molto forti. Ammiriamo la vitalità delle comunità che vivono la fede, e la presenza segue a pag. 13 > 12 C hiese nel mondo > continua da pag. 12 di tanti giovani. In Europa, ci rallegriamo per i molti nuovi movimenti religiosi che sono sorti in questi ultimi anni, che abbracciano in modo esplicito la vita familiare, e stanno portando una nuova primavera e nuovo slancio a questa meravigliosa creazione di Dio, la famiglia umana. Non possiamo che gioire per questi bei segni. 3. Vocazione, spiritualità e missione della famiglia L’Africa è considerata dagli scienziati come la culla del genere umano. È qui che osiamo sfidare l’attuale stato della famiglia e cerchiamo di trovare soluzioni in proposito. Incoraggiamo quindi le famiglie a pregare regolarmente insieme, dal momento che questo è il cuore della vita di amore e di fede a cui tutti i membri della famiglia sono chiamati. Come la beata madre Teresa di Calcutta diceva spesso, «una famiglia che prega unita, resta unita». Esortiamo le famiglie e ognuno dei suoi membri a pregare soprattutto il santo rosario. Anche la partecipazione regolare alla santa eucaristia porta la pace del cuore e della mente, e rafforza le famiglie. Dal momento che tutti sono chiamati a una vita di santità, che i membri delle famiglie si sforzino di raggiungere la santità! I gruppi di preghiera delle madri e dei padri per i loro figli, ad esempio, possono soddisfare la necessità di un sostegno reciproco. L’educazione ai valori umani e a un comportamento virtuoso è anch’essa indispensabile, una grave responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli. Una comunicazione aperta tra genitori e figli, al fine di affrontare le sfide della nostra cultura, e nella loro formazione, è oggi più che mai necessaria. Cogliamo quindi l’occasione per chiedere ai leader politici e alle autorità civili di garantire che le famiglie siano dotate dei mezzi necessari per adempiere alle loro responsabilità genitoriali nei confronti dei figli, per il bene della società. I bambini e i giovani di oggi hanno bisogno di essere aiutati anche ad acquisire la capacità di discernere, la volontà di scegliere ciò che è retto, giusto e virtuoso, e di evitare il male. Così, possa la famiglia cristiana anche assumere la propria vocazione missionaria a essere un luogo di accoglienza per coloro che sono desolati ed emarginati, un luogo sicuro di dialogo, in cui le culture s’incontrano e sono purificate dal Vangelo; il luogo in cui nascono e crescono i bambini che diventeranno i nostri futuri politici, artisti, scienziati, ingegneri, medici, artigiani, funzionari civili e pubblici, i nostri padri e madri futuri, sacerdoti e religiosi, tutti calorosamente incoraggiati e accompagnati nella loro ricerca e perseguimento della vocazione nella vita che hanno ricevuto da Dio. Il Regno - documenti 21-22/2015 4. La nostra missione di vescovi In comunione con il nostro santo padre, papa Francesco, come pastori, ci impegniamo a essere più presenti con tutte le famiglie in qualsiasi situazione si trovino. Presentiamo loro Cristo l’Emmanuele (Diocon-noi), che non cessa di rivolgere il proprio sguardo misericordioso e ricco di grazia a ogni persona vedendola come un figlio o una figlia di Dio, in qualsiasi situazione; è lui che ci libera dal peccato. Egli, il Verbo di Dio, nato dalla vergine Maria, aiuterà le famiglie a continuare a crescere nell’amore e nella fede; rafforzerà i legami tra l’uomo e la donna, tra i figli e i loro genitori. La sua presenza consolerà coloro che si sentono oppressi e soli, malati e abbandonati (cf. Mt 11,28). Egli è colui che dà senso anche alla sofferenza, in qualunque condizione ci troviamo. Inoltre, preghiamo affinché lo Spirito Santo guidi i pensieri e le decisioni dei padri dell’imminente Sinodo. Possa l’immagine della famiglia irradiare il suo calore come il sole che, anche se molte volte è oscurato dalle nubi, scalda comunque il cuore e la vita di tutti gli esseri umani! Che la famiglia ideale non sia mai totalmente eclissata dalla nostra debolezza umana e dal peccato! Come vescovi, raddoppieremo i nostri sforzi perché questa luce di Cristo risplenda, incrementando la nostra cura pastorale della famiglia, preparando i nostri giovani al santo matrimonio, accompagnando le famiglie con o senza figli, prendendosi cura degli anziani e dei divorziati in qualunque circostanza vivano, e altro ancora. 5. Esortazione conclusiva Permetteteci di concludere questo messaggio con queste incoraggianti parole di san Paolo ai Filippesi (4,4-9): «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!». Che la santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe sia il modello per tutte le famiglie! Che Maria, Regina delle famiglie, porti avanti per voi una costante intercessione! Mumemo, Mozambico, 31 maggio 2015, festa della santissima Trinità. 13 C hiese nel mondo messaggio positivo del Vangelo. Si spera in particolare che i rappresentanti della Chiesa adottino una comunicazione che punti più sull’atteggiamento invitante e meno sulla definizione di chiari confini. Solo una piccola minoranza chiede con insistenza che si traccino dei confini da mantenere senza compromessi, perché teme che vada perduta la chiarezza della dottrina. In realtà una comunicazione che sia aperta, che non moralizzi, giudichi e controlli, non è sinonimo di abbandono dei principi. In un primo momento si può pensare che l’individualizzazione dei modi di vivere, da cui è caratterizzata l’epoca moderna, sia innanzitutto legata alla problematica del relativismo e alla crescente pluralizzazione. In questa individualizzazione le persone vedono in primo luogo la possibilità di progettare la propria vita secondo le proprie idee e i propri desideri più di quanto fosse stato possibile nei tempi passati. Naturalmente ciò porta spesso anche a situazioni difficili o troppo impegnative. Tanto più importanti sono corsi che aiutino a orientarsi e a trovare un nuovo indirizzo. In questi sviluppi la Chiesa si trova di fronte alla sfida di chiarire il rapporto tra norme oggettive sostenute dalla comunità dei fedeli e dal magistero della Chiesa da una parte e le convinzioni soggettive della coscienza dei fedeli dall’altra. Ma non si deve relativizzare l’importanza e il potere di orientamento della dottrina della Chiesa né deve essere oscurato, o addirittura eluso, il significato della coscienza individuale quale ultima soggettiva istanza di decisione del singolo. In questo conflitto è decisamente necessario richiamare, ma anche rendere comprensibile, la dottrina della Chiesa nel senso di una responsabile educazione della coscienza. Il magistero si trova qui di fronte al compito di riesaminare sempre con sincerità e autocritica se la dottrina sia davvero comunicabile agli uomini in tutti i suoi aspetti e sotto ogni prospettiva. Su questo punto, come già nel questionario spedito prima del Sinodo straordinario del 2014, le risposte pervenute dalle diocesi ribadiscono nuovamente il fatto che su molti temi di etica sessuale l’insegnamento della Chiesa non viene (più) né compreso né accettato. Dall’altra parte, viene contemporaneamente sottolineato che alcuni aspetti centrali della dottrina della Chiesa riguardanti il matrimonio e la famiglia sono tuttora molto importanti. A questo proposito viene esplicitamente segnalato il fatto che gran parte della popolazione accetta la monogamia, ha un’alta stima del matrimonio come comunità d’amore, riconosce la fedeltà come valore nel rapporto e il legame esiIl Regno - documenti 21-22/2015 stente tra matrimonio e desiderio di avere figli. Infine anche questo è vero: i cattolici praticanti sono uniti nel rifiuto dell’aborto. Dal momento che qui la pastorale si trova inevitabilmente in un conflitto e in questo conflitto deve assolvere il suo compito, deve sempre ricollegarsi al suo mandato originario: invitare i fedeli a leggere la propria vita alla luce della fede, orientare a essa le proprie azioni e muoversi insieme come popolo di Dio in pellegrinaggio. Per quanto riguarda la pastorale del matrimonio e della famiglia in Germania si può notare che, sotto questo aspetto, da un lato molto è già stato fatto, che molte persone, iniziative e istituzioni sono al lavoro, ma che d’altra parte resta ancora molto da fare, molte cose non hanno ancora raggiunto il grado di efficacia che si potrebbe raggiungere. Proprio nella formazione del personale che si occupa della pastorale, e specialmente dei sacerdoti, dovrebbe essere incentivata la sensibilità per la vita familiare. Periodi di praticantato in attività legate alla famiglia sono a questo proposito un metodo che promette bene. Un confronto rispettoso con le realtà della vita permette ai candidati sacerdoti di imparare dalle famiglie e di crescere con loro. Accompagnare i promessi sposi nel cammino di preparazione al matrimonio e i primi anni della vita matrimoniale Sulle domande 28-31 In Germania la Chiesa è impegnata a diversi livelli e in molteplici modi nella pastorale della preparazione al matrimonio, dell’accompagnamento al matrimonio, dell’incoraggiamento alla trasmissione della vita, del sostegno alle famiglie e del miglioramento di competenze genitoriali, spesso però più in modo puntuale che distribuito su tutto il territorio. E si può affermare con chiarezza che laddove le istituzioni religiose offrono servizi a persone che hanno una relazione sentimentale, o vivono nel matrimonio, o hanno problemi familiari, esse sono apprezzate quando questi sono servizi palesemente seri e professionalmente qualificati, hanno lo scopo di aiutare le persone nella loro situazione sentimentale, matrimoniale e familiare e offrono loro orientamento per raggiungere gli obiettivi di cui sopra. In questo senso godono di stima la consulenza matrimoniale, familiare e esistenziale, che in molte diocesi tedesche ha raggiunto un livello professionale, e i corsi di educazione KESS, offerti in molte località («cooperativi, incoraggianti, sociali e orien- 14 C hiese nel mondo tati alla situazione») dalla Arbeitsgemeinschaft Katholische Familienbildung (Associazione per l’educazione familiare cattolica; AKF), come pure numerose altre offerte dell’educazione familiare cattolica e della pastorale familiare. Ciononostante l’attuale situazione del matrimonio e della famiglia richiede un nuovo inizio per un impegno pastorale più concertato in questi settori. Proprio nei corsi di preparazione al matrimonio e nell’accompagnamento di giovani coppie di coniugi si nota che da una parte ci sono corsi e seminari in cui il numero dei partecipanti diminuisce, ma dall’altra parte che ci sono coppie interessate che non trovano offerte appropriate. Ma è un vero problema se le coppie che si preparano al matrimonio e si rivolgono a enti religiosi non vi trovano alcun aiuto utile e nessuna risposta alle loro domande sulla fede. Nelle diocesi tedesche la preparazione al matrimonio, ma anche i corsi di accompagnamento del matrimonio, meritano nel complesso maggiore attenzione. Considerando le risposte pervenute dalle diocesi si può concludere che esistono diversi elementi e modelli attuali di una pastorale matrimoniale e familiare al passo coi tempi e che bisogna vagliare a quali condizioni possano essere utilizzati di più e su un’area più estesa. È importante comunicare le possibilità e i metodi della pastorale matrimoniale e familiare così come la disponibilità di imparare gli uni dagli altri nelle diocesi, in associazioni e movimenti. Possono essere utili allo sviluppo della pastorale del matrimonio e della famiglia le conoscenze scientifiche sul potenziale di sviluppo e i rischi dei rapporti di coppia cosi come delle relazioni tra genitori e figli. A questo proposito in futuro sarà sempre più importante che le diocesi tedesche agiscano in pieno reciproco accordo, giacché non ha senso che ogni diocesi sviluppi in proprio progetti e organizzi corsi di aggiornamento e di specializzazione per il personale pastorale. Ma è altrettanto evidente che le diocesi devono avvertire la propria responsabilità e che non ci può essere un solo modello per i corsi di preparazione al matrimonio e l’accompagnamento di coppie e famiglie. In una società caratterizzata dalla enorme pluralità dei modi di vivere i metodi, l’approccio e le offerte della pastorale del matrimonio e della famiglia devono offrire una certa molteplicità per la soluzione di un problema centrale comune. Una pastorale che per sviluppare e promuovere le risorse umane parte dalla luce della fede, nonostante la sua presenza, nei periodi di crisi esistenziale terrà sempre in considerazione anche l’aspetto del sostegno preventivo delle competenze indiviIl Regno - documenti 21-22/2015 duali. Questa è una cosa naturale nella pastorale del matrimonio e della famiglia. Corsi di promozione della comunicazione della coppia, la disponibilità a impegnarsi nel rapporto (commitment), così come la consulenza individuale di coniugi e famiglie sono più produttivi se vengono impiegati in funzione preventiva e di sostegno del rapporto, piuttosto che quando agiscono come forza d’intervento in caso di crisi. Proprio nella consulenza matrimoniale, familiare ed esistenziale cattolica viene spesso sottolineato che consulenze, se richieste per tempo, possono spesso avere molta efficacia nel sostenere il matrimonio e il rapporto. Lo stesso si può dire anche del training di comunicazione e commitment: entrambi possono contribuire a migliorare sensibilmente la qualità del rapporto. Per quanto riguarda l’accompagnamento di giovani famiglie attraverso i primi anni di matrimonio si nota la crescente importanza degli asili infantili per bambini fino all’età scolare: circa 9.200 di questi sono gestiti in Germania dalla Chiesa cattolica. Ciò vale specialmente laddove sorgono con impegno centri familiari e vi si inseriscono anche programmi di assistenza, formazione e consulenza per genitori. Qui vi si possono insediare servizi cosiddetti a bassa soglia, che possono cioè essere utilizzati anche da famiglie di basso livello culturale. A questo proposito segnaliamo anche i centri di educazione familiare, che offrono soprattutto corsi di questo tipo. La pastorale per coloro che convivono in un matrimonio civile o senza certificato di matrimonio Sulle domande 32-34 Prima del matrimonio civile o religioso la maggior parte delle coppie convive già da molti anni e vede la celebrazione del matrimonio come una nuova, indubbiamente importante, tappa della vita comune. Spesso ci si sposa perché si vogliono avere dei bambini. Ci sono però anche molte coppie cattoliche che si sposano solo con matrimonio civile, mentre molte non possono sposarsi in Chiesa, ad esempio perché un partner è divorziato civilmente. Perciò il problema di un’adeguata pastorale nei confronti di questi modelli di vita si riflette nelle risposte. Una pastorale che in questi legami vede solo un peccato e che di conseguenza esorta a cambiare vita è controproducente e si trova già in contraddizione con le esperienze positive che queste coppie fanno in questo tipo di convivenze. Anche in rapporti senza certificato di matrimonio e in matrimoni civili ven- 15 C hiese nel mondo gono vissuti valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e verso i figli, affidabilità e disponibilità alla riconciliazione, tutti valori che dal punto di vista cristiano meritano riconoscimento. Proprio i giovani hanno bisogno di una pastorale che sostenga e accompagni con apprezzamento i loro svariati tentativi di stringere rapporti e di viverli. Le positive esperienze sentimentali e il desiderio di molte coppie di avere un legame duraturo e affidabile possono essere la base su cui si potrebbe spiegare il valore aggiunto del matrimonio sacramentale. A questo scopo ci vuole una teologia del matrimonio che riprenda le esperienze e i desideri delle persone e una pastorale che tenga in grande considerazione le esperienze delle persone nei rapporti sentimentali e riesca a risvegliare un desiderio di spiritualità. Il sacramento del matrimonio deve essere annunciato innanzitutto come un dono che arricchisce e fortifica la vita matrimoniale e familiare piuttosto che come un ideale da realizzare. Per questo motivo non si può rinunciare all’esempio e alla testimonianza di coniugi cristiani. Bisogna sviluppare una pastorale che sottolinei innanzitutto che, a proposito di matrimonio e famiglia, essere cristiano vuol dire essere in cammino. Una tale pastorale richiede una valutazione differenziata dei diversi modelli di vita e non per ultimo un’evoluzione della morale sessuale della Chiesa nel quadro della teologia dell’amore. In questo processo devono essere considerate più di prima la capacità del singolo di vivere responsabilmente la sua vita nell’imitazione di Cristo e la sua coscienza personale. Di fronte a una situazione sociale in cui l’aspetto istituzionale del rapporto di coppia viene spesso trascurato, bisogna riflettere sul giudizio della Chiesa sul matrimonio civile, in cui i partner assumono responsabilità in modo giuridicamente vincolante l’uno per l’altro e per i loro figli. Bisogna quindi studiare con maggiore attenzione il fenomeno del «matrimonio civile» nella teologia, nel diritto ecclesiastico e anche nella pastorale. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati, famiglie monoparentali) Sulla domanda 35 Anziani, ammalati e disabili dipendono in modo particolare dal sostegno della famiglia. Nella convivenza di disabili con persone sane, di ammalati e sani, giovani e anziani tutti i membri della famiglia Il Regno - documenti 21-22/2015 possono provare amore, riconoscimento, coraggio e gioia di vivere. Un compito sempre più importante della pastorale familiare sarà quello di aiutare le famiglie in modo che riescano ad assumersi le proprie responsabilità. Infatti spesso le famiglie si sentono impegnate oltre le proprie forze nell’assistenza pluriennale di persone ammalate o disabili. Hanno perciò bisogno sia di un sostegno economico sia di un aiuto psicosociale e spirituale da parte di altre famiglie e della comunità. Bisogna quindi rafforzare, anche nell’opinione pubblica, la consapevolezza dell’importanza di stabili strutture familiari per persone in fasi difficili e in crisi esistenziali. In tempi in cui i rapporti sociali diventano sempre più deboli, non si può sopravvalutare troppo l’importanza dei legami delle strutture familiari. È importante arginare l’influenza della «logica del mercato» sulle famiglie e sulla politica familiare. Numerose risposte richiamano l’attenzione sulle sfide economiche, sociali e pedagogiche che le famiglie monoparentali devono affrontare. Spesso esse necessitano di un maggiore sostegno pratico e spirituale da parte della comunità e dovrebbero essere naturalmente integrate nella vita parrocchiale. Anche in un paese così ricco come la Germania una parte delle famiglie è minacciata dalla povertà. Ciò vale specialmente per famiglie monoparentali, famiglie numerose e famiglie di migranti, ma anche per famiglie in cui i genitori sono disoccupati da molto tempo. Sulla domanda 36 È indiscutibile il fatto che le Chiese particolari si trovano d’accordo cum Petro et sub Petro sulla dottrina relativa al matrimonio e alla famiglia. Una parte delle risposte, rimandando a differenze sociali e culturali, approverebbe accordi regionali sulle direttive pastorali al livello delle Chiese particolari. Si potrebbe anche partire da processi di dialogo diocesani sul tema matrimonio e famiglia i cui risultati verrebbero poi discussi con altre Chiese particolari. Si presuppone la capacità di dialogo di tutti gli interessati. Sulle domande 37-38 La domanda relativa alla pastorale per cattolici divorziati e risposati è stata risposta da tutti e per lo più anche molto dettagliatamente. Essa preoccupa molti fedeli anche oltre la cerchia di coloro che hanno alle spalle un matrimonio naufragato. Indubbiamente questa rimane una posizione chiave per la credibilità della Chiesa. L’attesa che il Sinodo 16 C hiese nel mondo dei vescovi apra nuove strade su questo punto è molto elevata tra i fedeli. A questo proposito salta agli occhi che il popolo di Dio non esprime un invito indifferenziato ad avere misericordia, ma che argomenta con distinzioni teologiche. Il fallimento di un matrimonio è un processo doloroso, accompagnato da sensi di colpa. I fedeli si aspettano che la Chiesa accompagni con sostegno e comprensione persone il cui matrimonio è fallito e non che le spinga ai margini della comunità. Dovrebbero piuttosto essere incoraggiate a collaborare attivamente nella comunità (cf. Familiaris consortio, n. 84). Da questa prospettiva viene anche dibattuta la questione della possibilità dell’ammissione al sacramento della riconciliazione e alla comunione sacramentale di cattolici divorziati e risposati. I sacramenti vengono considerati innanzitutto un mezzo di salvezza: in essi Cristo viene in aiuto alle persone deboli e colpevoli. Per la gran parte dei cattolici l’esclusione dai sacramenti, soprattutto se è permanente, come nel caso dei divorziati risposati, è in contraddizione con la loro convinzione che Dio perdoni ogni peccato, dia la possibilità di cambiare direzione e consenta un nuovo inizio. Quanto all’ammissione ai sacramenti la maggior parte dei fedeli si aspetta soluzioni strutturali invece che eccezioni pastorali compiute di nascosto. Questa non sarebbe un’ammissione indifferenziata ai sacramenti, sarebbe bensì vincolata a dei criteri. Solo pochi fedeli rifiutano per principio l’ammissione alla comunione di divorziati risposati, perché temono che così potrebbe venir indebolita la testimonianza della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La grande maggioranza dei fedeli non condivide questo timore. Per questo motivo incontra molta approvazione la delibera del Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca del 24 giugno 2014 sulle «Vie teologicamente sostenibili e pastoralmente adeguate per l’accompagnamento dei divorziati risposati», aggiunte in allegato (qui non riportato – ndr). Nella loro delibera i vescovi tedeschi propongono di ammettere al sacramento della riconciliazione e alla comunione i fedeli divorziati e risposati se è definitivamente fallita la vita comune nel matrimonio canonicamente valido, se i doveri risultanti dal primo matrimonio sono chiaramente definiti, se si pentono del fallimento del primo matrimonio e con tutte le loro forze s’impegnano a vivere il secondo matrimonio nella fede e a educare i figli nella fede. È stata avanzata anche la proposta di riconsiderare il fallimento del matrimonio sotto il profilo del diritto canonico, della dogmatica e della pastorale Il Regno - documenti 21-22/2015 creando delle forme liturgiche in cui trovano espressione davanti a Dio il dolore sulla separazione e le recriminazioni su ferite o umiliazioni, ma anche la speranza di un nuovo inizio. Dal punto di vista della teologia sacramentale bisogna chiarire il rapporto tra fede e sacramento del matrimonio. Diverse diocesi e associazioni ritengono che sia saggio riflettere sulla prassi delle Chiese ortodosse, non per adottarla, bensì per aprire vie analoghe nella Chiesa cattolica. A questo proposito bisognerebbe fornire un’interpretazione teologica. In questo contesto si consiglia di riflettere sulla benedizione di un secondo matrimonio (civile), che però si dovrebbe chiaramente distinguere dal matrimonio religioso. Sono sicuramente benvenute delle facilitazioni nei processi di annullamento del matrimonio e una riduzione dei costi (innanzitutto per le perizie). Alcuni esperti propongono di rinunciare al generale trattamento di una seconda istanza, dato che di regola questa conferma il giudizio della prima istanza, e di far emettere il verdetto della prima istanza da un collegio invece che da un singolo giudice. Si potrebbe anche riflettere se non richiedano un controllo le presunzioni legali nel diritto matrimoniale. Tuttavia un’agevolazione del processo non costituisce una generale soluzione del problema. Se paragonato con l’elevato numero di persone interessate quello di coloro che battono la strada di tale procedimento è molto modesto e probabilmente aumenterebbe di poco anche se questo processo venisse semplificato. Non si dovrebbe perciò dare troppa importanza a queste misure. Sulla domanda 39 In oltre il 40% dei matrimoni in cui uno dei partner è cattolico l’altro appartiene a un’altra confessione cristiana, in genere a quella evangelica. Cresce inoltre il numero dei matrimoni tra un partner cattolico e uno senza confessione. Per questo motivo la domanda sull’accompagnamento pastorale è molto trattata nelle risposte. I fedeli si aspettano che anche la vita matrimoniale e familiare di partner di diversa confessione sia aiutata dalla Chiesa (secondo il CIC can. 1128) e che il coniuge non cattolico venga invitato a partecipare alla vita della comunità, anche se l’organizzazione della vita religiosa nella famiglia deve essere lasciata ai due partner. Un ampio spazio nelle risposte occupa la domanda su una possibile ammissione del coniuge non cattolico, specialmente se evangelico, alla comunione sacramentale. L’esclusione dalla comunione del partner di un’altra confessione viene 17 C hiese nel mondo considerata un ostacolo, in particolare per l’educazione cristiana dei figli. Dal punto di vista teologico si sottolinea che l’esortazione apostolica Familiaris consortio (1981) esprime chiaramente l’apprezzamento dei matrimoni misti, mettendo in rilievo il significato dell’eucarestia come «fonte del matrimonio cristiano» (n. 57; EV ). Per quanto riguarda il sostegno del matrimonio sacramentale e tenendo conto dell’educazione religiosa dei figli, ci si deve perciò chiedere come il coniuge non cattolico possa partecipare alla vita della comunità e a quali condizioni possa essere ammesso anche alla comunione. Non hanno forse i matrimoni misti, tenuti insieme dal doppio vincolo del battesimo e del matrimonio, un grande bisogno spirituale, che nel caso singolo permetterebbe l’ammissione all’eucarestia del partner non cattolico (cf. CIC can. 844 §4; Giovanni Paolo II, lett. enc. Ut unum sint, n. 46; Id., lett. enc. Ecclesia de eucharistia, nn. 45 e 46)? L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale Sulla domanda 40 In Germania le convivenze omosessuali hanno uno status diverso da quello del matrimonio («unioni civili»). Il loro riconoscimento si basa su un largo consenso sociale che viene sostenuto anche dalla maggioranza dei cattolici, come hanno dimostrato tra l’altro anche le risposte al primo questionario per la preparazione del Sinodo straordinario. I fedeli si aspettano che ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, venga accettata dalla Chiesa come dalla società e che nelle parrocchie venga creato un clima di stima nei confronti di ogni persona. Quasi tutte le risposte concordano con il giudizio provato dalle scienze umane (medicina, psicologia) che l’orientamento sessuale è una diposizione immutabile e non scelta dal singolo. Per questo motivo irrita il discorso delle «tendenze omosessuali» citate nel questionario e viene percepito come discriminante. Solo singoli interpellati rifiutano in linea di principio rapporti omosessuali, perché gravemente peccaminosi. La maggioranza si aspetta dalla Chiesa una valutazione più differenziata basata sulla teologia morale, che tenga conto delle esperienze pastorali e delle conoscenze scientifiche. Quasi tutti i cattolici accettano rapporti omosessuali se i partner vivono valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e affidabilità, senza Il Regno - documenti 21-22/2015 per questo mettere le convivenze omosessuali sullo stesso piano del matrimonio. Si tratta di accettarle pur affermandone contemporaneamente la diversità. Alcune posizioni si pronunciano anche a favore di una benedizione di queste convivenze, differente rispetto al matrimonio. Una pastorale che accetta persone omosessuali esige una maturazione della morale sessuale religiosa, che tenga conto delle più avanzate conoscenze scientifiche, antropologiche, esegetiche e teologiche. La trasmissione della vita e la sfida della denatalità Sulle domande 41-44 Da molti anni in Germania il calo delle nascite è un tema che è spesso all’ordine del giorno. Il centro del problema è il fatto che i giovani desiderano formare una famiglia e avere dei figli molto più di quanto negli anni successivi riescano a realizzare questo desiderio. I motivi di questa discrepanza sono numerosi e vanno dal problema del trovare il coniuge giusto, ai lunghi tempi necessari prima di raggiungere l’indipendenza economica fino alla rassegnazione di fronte a un esagerato desiderio di ideale genitorialità. In questa situazione non serve fare appello tramite un’esortazione morale alla responsabilità di trasmettere la vita. Il desiderio di avere un figlio è una questione personalissima tra due persone che si vogliono bene. Questa decisione non può essere presa né dallo stato e neppure dalla Chiesa. Anche accenni alle gravi conseguenze del cambiamento demografico non influenzano la reale vita dei singoli individui. È invece necessario riprendere e potenziare il desiderio dei giovani di avere una famiglia propria e dei figli propri e impegnarsi innanzitutto a ridurre le difficoltà della politica sociale che ostacolano un tale progetto di vita. In Germania, grazie alle numerose iniziative e istituzioni a sostegno delle famiglie che lavorano nella Chiesa, ma anche all’impegno politico a favore della famiglia di associazioni cattoliche, quali innanzitutto il Familienbund der Katholiken (FdK), i cattolici contribuiscono a creare un clima di maggiore attenzione verso i bambini e le famiglie. La Conferenza episcopale tedesca s’impegna incessantemente e con fermezza nella politica e nella società a favore della tutela della vita, ad esempio attraverso dichiarazioni e prese di posizione o tramite la Settimana per la vita, che si celebra una volta all’anno. Per quanto riguarda il rifiuto dell’aborto 18 C hiese nel mondo in Germania esiste anche una grande concordanza tra cattolici praticanti. A livello puramente pratico in molte diocesi, oltre alla consulenza per gestanti, messa a disposizione da istituzioni e associazioni cattoliche specializzate, specialmente dalla Caritas e dal Sozialdienst Katholischer Frauen (Assistenza sociale delle donne cattoliche; SKF), diverse altre iniziative e fondazioni offrono aiuto a gestanti in difficoltà. La sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’evangelizzazione Sulle domande 45-46 Vedi anche alle domande 28-34. Nel suo ruolo di istituzione che aiuta le famiglie nel loro compito educativo, la Chiesa cattolica in Germania gode di molta stima. Gruppi di bambini nella prima infanzia, asili infantili, scuole, istituti 5IB&HQFLQL/D\RXW3DJLQD professionali e istituti universitari di pedagogia, centri di educazione familiare, corsi di educazione, lettere ai genitori, aiuti vari e molto altro sono da ritenere elementi di un’importante campo di attività della Chiesa. L’insegnamento della religione, la catechesi familiare nella preparazione alla prima comunione e numerose possibilità di insegnamento della religione aiutano le famiglie a trasmettere la fede. Però questo sostegno deve avvenire in forme adeguate ai tempi e all’età. Progetti che si sono rivelati utili in passato non sono illimitatamente validi in futuro. È chiaramente percepibile il desiderio delle famiglie di dare orientamento ai figli quando affrontano la vita, spesso però è accompagnato da un’insicurezza su come questo desiderio possa essere realizzato. 20 aprile 2015. 5IB$SSHO/D\RXW3DJLQD AMEDEO CENCINI KURT APPEL Apprezzare la morte È cambiato qualcosa? La Chiesa dopo gli scandali sessuali PREFAZIONE DI HANS ZOLLNER L a crisi delle narrazioni tradizionali, le visioni apocalittiche nella letteratura e nel cinema, la moda di cyborg, zombie o vampiri: quanto e come le teologie cristiane accettano di confrontarsi con la cultura mondana? Il cristianesimo può contribuire a un nuovo umanesimo recuperando la comprensione della mortalità e rivolgendosi alla fragilità e alla vulnerabilità. G li scandali sessuali rappresentano per la Chiesa una storia tristissima e una ferita ancora aperta. Ma davvero ora molto è cambiato, come alcuni pensano? Il testo si propone di analizzare il senso delle violenze al fine di comprenderne le cause e la dinamica nel contesto di un vissuto celibatario a rischio di mediocrità. «PSICOLOGIA E FORMAZIONE» pp. 280 - € 22,50 Edizioni Dehoniane Bologna Cristianesimo e nuovo umanesimo «PERCONOSCENZA» Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 Edizioni Dehoniane Bologna www.dehoniane.it Il Regno - documenti 21-22/2015 pp. 144 - € 13,00 19 Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 www.dehoniane.it C hiese nel mondo | lussemburgo Sinodo sulla famiglia: risposte La Chiesa cattolica in Lussemburgo in preparazione al Sinodo di ottobre 2015 Partendo da un’analisi della Relatio Synodi, «questi tre argomenti: i divorziati risposati, la vita di coppia fuori del matrimonio e le coppie omosessuali appaiono come i “punti caldi” del Sinodo. Ciò non sminuisce l’importanza degli altri temi, specialmente quello del linguaggio utilizzato. In questa prospettiva, è importante avanzare fin dall’inizio la questione preliminare relativa al “principio di realtà” che deve sempre orientare la prassi cristiana». Lo scorso 25 marzo, un gruppo di lavoro ad hoc della Chiesa cattolica in Lussemburgo ha pubblicato una sintesi delle risposte alle domande contenute nei Lineamenta in vista del Sinodo di ottobre, «frutto dei lavori di gruppo organizzati dal Servizio della pastorale con la partecipazione di volontari attivi nei cammini di preparazione al matrimonio e in vari movimenti cattolici». Un discernimento posto, nel solco aperto da papa Francesco, in «prospettiva pastorale, ove la morale cattolica è compresa come un insieme di criteri che si adattano alle diverse situazioni umane, specialmente a situazioni tormentate. (...) Lungi dal discernere a partire da norme inflessibili o dottrine immutabili, siamo invitati a coltivare uno spirito di apertura e di accoglienza». Stampa (8.5.2015) da sito web www.cathol.lu. Nostra traduzione dal francese. Sottotitolazione redazionale. Il Regno - documenti 21-22/2015 I ntroduzione Papa Francesco ha voluto che la Relatio Synodi del Sinodo straordinario dell’ottobre 2014 divenisse il documento preparatorio (Lineamenta) della XIV Assemblea ordinaria del Sinodo convocata per l’ottobre 2015. Come per il Sinodo precedente, tali Lineamenta sono accompagnati da domande rivolte a tutto il popolo di Dio per dialogare e discernere in maniera comunitaria. Questo fatto non è senza importanza. Si tratta di ascoltare allo stesso tempo l’esperienza del popolo credente (sensus fidelium) e lo Spirito che parla alle Chiese oggi (cf. Ap 2,7), ovvero «scrutare i segni dei tempi» (Gaudium et spes, n. 4; EV 1/1324; cf. Gaudium et spes, n. 11); ascoltare la vox populi e la vox Dei sulla linea dell’Evangelii gaudium. Siamo dinanzi a una potente ripresa dell’ecclesiologia conciliare della Chiesa «popolo di Dio», aspetto spesso trascurato al momento di proporre la fede il quale invece ci pone in un atteggiamento di discernimento che prende sul serio il vissuto di tutti i battezzati, nella loro diversità culturale e vocazionale. È la valorizzazione della corresponsabilità dei cristiani laici – il «popolo» – che hanno un «istinto della fede, il sensus fidei, che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio. La presenza dello Spirito concede ai cristiani una certa connaturalità con le realtà divine e una saggezza che permette loro di coglierle intuitivamente, benché non dispongano degli strumenti adeguati per esprimerle con precisione» (Evangelii gaudium, n. 119; Regno-doc. 21,2013,664). Nel rispondere al presente questionario pare utile tenere presente l’esito della Relatio Synodi. Non è infatti privo di interesse ricordare che tutti gli articoli sono stati votati quasi all’unanimità; solo i numeri 52 e 53, che riguardano i divorziati risposati, e il numero 55, relativo alle coppie omosessuali, non hanno avuto la maggioranza dei due terzi. Altri due, 20 C hiese nel mondo i numeri 41 e 42 che si riferiscono alla «vita di coppia» fuori del matrimonio cattolico, hanno avuto la maggioranza dei due terzi ma con un buon numero di voti contrari (54 e 37 rispettivamente). Questi tre argomenti: i divorziati risposati, la vita di coppia fuori del matrimonio e le coppie omosessuali appaiono dunque come i «punti caldi» del Sinodo. Ciò non sminuisce l’importanza degli altri temi, specialmente quello del linguaggio utilizzato. In questa prospettiva, è importante avanzare fin dall’inizio la questione preliminare relativa al «principio di realtà» che deve sempre orientare la prassi cristiana. Circa la domanda previa A guisa di introduzione alla materia poniamo dunque la domanda previa, che si riferisce a tutte le sezioni della Relatio Synodi. La descrizione della realtà della famiglia presentata nella Relatio Synodi corrisponde a quella che è possibile osservare oggi nella Chiesa e nella società? Quali sono gli aspetti assenti che vi possono essere integrati? Tale questione, preliminare a tutte le sezioni, è di capitale importanza poiché orienta tutto il discernimento richiesto. Stabilisce infatti che è il «principio di realtà» che deve prevalere per evitare risposte «fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato» (Lineamenta; Regno-doc. 5,2015,20). Questo cammino tracciato dal Sinodo straordinario «è inserito nel più ampio contesto ecclesiale indicato dall’esortazione Evangelii gaudium di papa Francesco, partendo cioè dalle «periferie esistenziali», con una pastorale contraddistinta dalla «cultura dell’incontro», capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere, senza impaccio, quella condizione di “ospedale da campo” che tanto giova all’annuncio della misericordia di Dio» (ivi). Concretamente, questa domanda-quadro pone il discernimento in una prospettiva pastorale ove la morale cattolica è compresa come un insieme di criteri che si adattano alle diverse situazioni umane, specialmente a situazioni tormentate. Lungi dal discernere a partire da norme inflessibili o dottrine immutabili, siamo invitati a coltivare uno spirito di apertura e di accoglienza che permetta l’«incremenIl Regno - documenti 21-22/2015 to» della fede (cf. Dei Verbum, n. 8), una morale di responsabilità e di atteggiamenti evangelici anziché ricette universali e omogenee, nella linea del riconoscimento del valore sacro della coscienza (cf. Gaudium et spes, nn. 16-17). Il presente rapporto è frutto dei lavori di gruppo organizzati dal Servizio della pastorale con la partecipazione di volontari attivi nei cammini di preparazione al matrimonio e in vari movimenti cattolici, e di un piccolo numero di risposte individuali ricevute a seguito dell’appello lanciato attraverso le vie di comunicazione interne della Chiesa in Lussemburgo, come pure il suo sito Internet. Per assicurare la continuazione del percorso e la compilazione dei risultati, l’arcivescovo del Lussemburgo aveva designato un gruppo di lavoro ad hoc, composto dai seguenti membri: Milly Hellers, referente per la pastorale familiare del Servizio della pastorale; Patrick de Rond, responsabile della sezione «Annuncio della fede e catechesi» del Servizio della pastorale; Elisabeth Werner, coordinatrice del Servizio della pastorale; prof. Daniel Laliberté, docente di Teologia catechetica e pastorale del Centro Giovanni XXIII; Paul Estgen, collaboratore scientifico presso l’unità di formazione e ricerca in Teologia catechetica e pastorale del Centro Giovanni XXIII. Hanno inoltre contribuito: i membri dell’Officialité [in Lussemburgo, Tribunale diocesano di prima istanza – ndt]: abbé Patrick Hubert, Elena Schmit e Jean-Louis Hencks; Luis Martinez, referente per la pastorale biblica del Servizio della pastorale; abbé Patrick Muller, preside del Seminario maggiore del Lussemburgo. Una consultazione poco sentita Mentre il primo questionario (ottobre 2013) aveva raccolto oltre un centinaio di risposte, bisogna ammettere che in questo caso l’appello, comunque rinnovato a più riprese, non ha suscitato alcun interesse presso i fedeli. Sembra che il numero, la densità, lo stile e la complessità delle domande poste abbia scoraggiato più di una persona di buona volontà. Consideriamo significativo il fatto che alcune domande pare non abbiamo interessato i nostri interlocutori: sia che non ne sia stato compreso il senso, sia che il contenuto non abbia loro «parlato». Un’attenzione speciale è stata data alla dimensione catechetica, poiché la situazione attuale della Chiesa in Lussemburgo conferisce un certo carattere d’urgenza alla questione. Infatti, la rimozione, decisa dal governo, dell’insegnamento religioso confes- 21 C hiese nel mondo sionale dal sistema scolastico ci obbliga a prendere seriamente in esame la nostra capacità di trasmettere la fede in Gesù Cristo alle generazioni a venire. Siamo ben consapevoli che non si tratta di sostituire quell’insegnamento religioso scolastico con un equivalente parrocchiale. È tutta l’organizzazione ecclesiale, tanto nelle proprie strutture parrocchiali e comunitarie quanto nelle relazioni con i giovani e le famiglie, che viene direttamente interpellata. Ecco dunque perché, al momento di una riflessione sulla famiglia, ci è parso imperativo proporre degli elementi di riflessione sul modo in cui tutta la comunità cristiana debba ormai considerarsi luogo privilegiato di apprendimento della fede e della vita cristiana e, di conseguenza, possa immaginare di offrire alle famiglie non soltanto delle attività a loro destinate, ma anche, e soprattutto, un ambiente fraterno ove ogni generazione possa crescere e svilupparsi. Lussemburgo, 25 marzo 2015. I. L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia a. Il contesto socioculturale (nn. 5-8)1 1. Quali sono le iniziative in corso e quelle in programma rispetto alle sfide che pongono alla famiglia le contraddizioni culturali (cf. nn. 6-7): quelle orientate al risveglio della presenza di Dio nella vita delle famiglie; quelle volte a educare e stabilire solide relazioni interpersonali; quelle tese a favorire politiche sociali ed economiche utili alla famiglia; quelle per alleviare le difficoltà annesse all’attenzione dei bambini, anziani e familiari ammalati; quelle per affrontare il contesto culturale più specifico in cui è coinvolta la Chiesa locale? 2. Quali strumenti di analisi si stanno impiegando, e quali i risultati più rilevanti circa gli aspetti (positivi e non) del cambiamento antropologico culturale? (cf. n.5). Tra i risultati si percepisce la possibilità di trovare elementi comuni nel pluralismo culturale? 1 I numeri tra parentesi tonda fanno riferimento ai corrispondenti paragrafi della Relatio Synodi (cf. Regno-doc. 5,2015,9ss). Il Regno - documenti 21-22/2015 (1-2) Partendo dal principio di realtà citato nell’Introduzione, si desidera innanzitutto sottolineare che le trasformazioni socioculturali che riguardano la famiglia variano a seconda dei grandi ambiti culturali; infatti l’evoluzione della famiglia dal punto di vista sociologico e i cambiamenti antropologici sopravvenuti in Europa occidentale sono molto diversi da quelli di altre aree, come Africa o Asia. Le principali trasformazioni che toccano la famiglia descritte di seguito sono prese nel contesto del Lussemburgo, che ha visto un’evoluzione simile a quella dei paesi vicini. Fino alla fine del XIX secolo il Lussemburgo è stato un paese rurale ove numerose generazioni coabitavano nelle case in campagna. Nel passato, in uno spazio culturale quasi esclusivamente cattolico e auspicante una discendenza numerosa, la povertà e la mancanza di un sistema sanitario facevano sì che la speranza di vita fosse ridotta e la mortalità infantile elevata. Con il sorgere della società industriale, basata sull’innovazione tecnica e sociale, sono sopravvenuti grandi cambiamenti antropologici. L’evoluzione delle tecniche mediche legate alla contraccezione ha avuto un forte impatto, comportando una certa dissociazione fra sessualità e procreazione, il che ha profondamente modificato il ruolo della donna e della madre. Questo è stato all’origine di una liberazione della donna in diversi ambiti di vita, di una maggiore uguaglianza fra uomini e donne, ma anche di un’individualizzazione crescente, che incontra l’aspirazione cristiana alla dignità individuale che Dio dona a ogni essere umano. Il cristianesimo infatti non si oppone alla nozione di individualità poiché la chiamata di Gesù conferisce a ognuno la propria dignità individuale. Un nuovo modello familiare Questa evoluzione ha avuto rilevanti conseguenze per il modello familiare. L’unione coniugale non è più frutto dell’alleanza fra due famiglie, ma il risultato di una decisione individuale. Al centro di questo nuovo modello si trova l’amore, quel sentimento individuale che crea la coppia e che diviene il valore centrale alla base delle famiglie. Il nuovo modello dopo la seconda guerra mondiale diventa la norma. Il modo di vedere la procreazione cambia radicalmente: essa non è più una finalità inscritta in un progetto generazionale familiare, ma un progetto personale della coppia che celebra il proprio amore. Quando la famiglia si riassume nella coppia, la coabitazione intergenerazionale non ha più molto senso poiché essa si configura come un insieme di coppie diverse, ognuna con un autonomo 22 C hiese nel mondo progetto di vita. L’organizzazione sociale ha dunque accompagnato questa evoluzione adattando i sistemi assistenziali a questa nuova concezione della famiglia. L’importanza accordata al valore dell’amore di coppia in parte spiega il riconoscimento del matrimonio delle coppie omosessuali in Lussemburgo. L’amore non può essere invalidato dall’esterno; esso è inerente alla sfera privata e intima. Se il matrimonio è la consacrazione dell’amore, la società ha così riconosciuto la verità di questo amore fra persone dello stesso sesso. Oggi una larga parte dell’opinione pubblica rifiuta che un’autorità civile o religiosa si arroghi il diritto di dare un giudizio morale su tale scelta individuale. L’importanza dei sentimenti nella vita della coppia diviene la misura della sua praticabilità nel tempo. Il divorzio è vissuto come il fallimento di una storia d’amore, e quando non vi è più amore ci si dovrebbe lasciare, pena la condanna a vivere nella non-verità. Le questioni materiali e genitoriali sono affrontate in funzione di tale verità dell’amore. I figli e la loro educazione Questo cambiamento di prospettiva sulla coppia e sulla famiglia ha avuto ripercussioni importanti sul ruolo dei figli. Frutto dell’amore dei suoi genitori, il figlio acquisisce nella coppia una importanza simbolica. Un tempo erede e depositario di una storia di famiglia, è divenuto un individuo amato e sacralizzato dalla coppia. Il legame fra il figlio e i suoi genitori è meno un legame di famiglia e più un legame d’amore, il che lo rende sempre meno portatore della storia e della cultura dei suoi genitori. Più libero, egli è al contempo più solo quando si tratta di costruire la propria vita e la propria coscienza. Questa nuova relazione fra genitori e figli ha anche la conseguenza di facilitare l’esternalizzazione della funzione «educativa» delle famiglie. I genitori ritengono che un’istituzione professionale possa trasmettere non soltanto le conoscenze intellettuali e pratiche, ma anche l’educazione alla vita necessaria al figlio. In seno alla società lussemburghese si crede generalmente che tale trasmissione debba essere neutra e universale, fornendo così ai giovani adulti il bagaglio culturale di base necessario per costruire il proprio progetto di vita in tutta libertà. Questo approccio è in parte dettato da necessità economiche, con l’esigenza di avere in famiglia due stipendi da impieghi a tempo pieno che consentano il livello di vita su cui normalmente si conta. Inoltre, a livello valoriale un certo orientamento richiede che l’istituzione che si assume il compito Il Regno - documenti 21-22/2015 della cura dei minori ponga in primo piano l’uguaglianza sociale: gli asili e le scuole materne pubblici assicurano a tutti i bambini il medesimo tipo di accompagnamento, cosa che non potrebbe avvenire educando i figli a casa. Infine, va citata la necessità di offrire a donne e uomini le medesime opportunità di esercitare una professione, come valore di uguaglianza fra i sessi. Questo punto di vista sulla custodia dei figli da parte delle istituzioni non è da tutti condiviso. Vi è chi afferma che non poter scegliere di occuparsi dei propri figli è il risultato di una politica familiare ed economica che si ispira a un’ideologia liberale e anti-familiare. Verso una pastorale dell’amore I cambiamenti antropologici descritti hanno avuto considerevoli ripercussioni sulla recezione del magistero della Chiesa in campo familiare. Il progetto personale dei singoli non è innanzitutto fondare una famiglia, ma piuttosto trovare la felicità in una relazione d’amore. Il matrimonio è considerato la consacrazione dell’amore fra due persone, inscritta in una storia. E dunque non si celebrerà all’inizio di una relazione, ma al momento in cui i suoi protagonisti maturano la convinzione che la loro relazione è fatta per durare. Di conseguenza oggi tante coppie si sposano dopo l’arrivo del primo figlio. Questa evoluzione sociologica spinge la Chiesa ad affrontare le questioni relative alla famiglia a partire da questa opzione radicale per l’amore. Accettando questo punto di partenza e sottolineando il disegno di Dio nella formazione delle coppie, diventa possibile la transizione di una pastorale delle famiglie verso una pastorale dell’amore. Più che mai il ruolo della Chiesa sarà di accompagnare le coppie nel proprio progetto d’amore, di essere presente e di sostenere i cristiani e le cristiane nel loro cammino con il passaggio obbligato da un amore-passione, il «colpo di fulmine», a un amore di relazione duratura. L’attenzione pastorale dovrà allo stesso tempo fissarsi su quanti hanno visto infrangersi il proprio sogno di felicità. Ogni relazione basata sull’amore è una relazione fragile in essenza; lo testimonia il crescente numero dei divorzi nelle nostre società. La separazione è vissuta come un fallimento e numerose sono le persone che ne soffrono profondamente. La comunità cristiana ha il dovere del sostegno, dell’accompagnamento e della compassione. Sono rari i cattolici che ancora accettano che le persone divorziate siano escluse dalla piena comunione a livello dell’eucaristia. La realtà pasto- 23 C hiese nel mondo rale è molto spesso tale che i ministri del culto non danno più giudizi sulle persone a partire dal fatto che il loro matrimonio si sia spezzato. La varietà degli universi culturali in cui vivono le comunità cristiane pone il problema di conciliare il nucleo dei criteri morali con la diversità delle situazioni. Questo problema è antico quanto la missione; al tempo del Concilio, furono i vescovi provenienti dal di fuori dell’Europa a sollevare la questione. La diversità culturale si riferisce anche agli sviluppi diacronici – nella durata – di ogni cultura: un ragazzo o una ragazza di oggi difficilmente accetteranno di vivere come i propri nonni. 3. Oltre all’annuncio e alla denuncia, quali sono le modalità scelte per essere presenti come Chiesa accanto alle famiglie nelle situazioni estreme? (cf. n. 8). Quali le strategie educative per prevenirle? Che cosa si può fare per sostenere e rafforzare le famiglie credenti, fedeli al vincolo? (3) Restare attaccati a una concezione morale fissa e dottrinaria, ancorata in un universo culturale specifico, rifiuta qualunque possibilità di diversità nel vivere le norme; mentre una morale fondata sulla persona è più adatta ad accettare un «denominatore comune», che attraversa le diverse pratiche culturali dei popoli. I denominatori comuni potrebbero essere nell’ordine del rispetto della dignità delle persone, della reciprocità dei diritti e dei doveri nella vita comune, dello sviluppo personale ecc. In questa ricerca di un denominatore comune, è opportuno il discernimento fra l’essenziale e il secondario nella dottrina e nella disciplina ecclesiastica. L’Evangelii gaudium ci sembra di grande pertinenza. «Alcune questioni che fanno parte dell’insegnamento morale della Chiesa rimangono fuori del contesto che dà loro senso. Il problema maggiore si verifica quando il messaggio che annunciamo sembra allora identificato con tali aspetti secondari che, pur essendo rilevanti, per sé soli non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo» (Evangelii gaudium, n. 34; Regno-doc. 21,2013,647). «Nel suo costante discernimento, la Chiesa può anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia, che oggi ormai non sono più interpretate allo stesso modo e il cui messaggio non è di solito percepito adeguatamente. Possono essere belle, però ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura di rivederle. Allo stesso modo, ci sono norme o precetti ecclesiali che posIl Regno - documenti 21-22/2015 sono essere stati molto efficaci in altre epoche, ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita. San Tommaso d’Aquino sottolineava che i precetti dati da Cristo e dagli Apostoli al popolo di Dio “sono pochissimi”. Citando sant’Agostino, notava che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione “per non appesantire la vita ai fedeli” e trasformare la nostra religione in una schiavitù, quando “la misericordia di Dio ha voluto che fosse libera”. Questo avvertimento, fatto diversi secoli fa, ha una tremenda attualità. Dovrebbe essere uno dei criteri da considerare al momento di pensare una riforma della Chiesa e della sua predicazione che permetta realmente di giungere a tutti» (Evangelii gaudium, n. 43; Regno-doc. 21,2013,649). Nel solco aperto da papa Francesco Di fronte alla realtà dolorosa delle famiglie in «situazioni estreme», la Chiesa è chiamata a superare le facili risposte pastorali fondate sull’annuncio dell’ideale proposto dalla dottrina cattolica e sulla denuncia delle situazioni che non si conformano a tale ideale. Nel solco aperto da papa Francesco, occorrerebbe andare verso una prassi pastorale orientata al «principio di misericordia» – «la più grande di tutte le virtù» (Evangelii gaudium, n. 37; Regno-doc. 21,2013,648) – per l’accoglienza e l’accompagnamento di quanti vivono circostanze difficili, spesso non volute (come, ad esempio, le rotture matrimoniali), sostenendole nella ricerca di una vita pienamente realizzata. Si tratta di un atteggiamento più evangelico il quale, sull’esempio di Gesù davanti alla donna adultera, anziché condannare si fa solidale con chi è nella sofferenza e cerca di rialzarsi (cf. Gv 8,11). Sul piano sociale, strutture vicine alla Chiesa in Lussemburgo – sia associazioni laiche come Vie naissante o Caritas, sia strutture rette da comunità religiose – offrono un aiuto alle famiglie in difficoltà o nella sofferenza. Alcune iniziative nate da movimenti di laici presenti in diocesi offrono a coppie, giovani famiglie o giovani genitori spazi di ascolto, di condivisione, di celebrazione e di convivialità. Si avviano nuovi progetti, come la realizzazione dei «Percorsi Alfa per coppie e famiglie». 4. Come l’azione pastorale della Chiesa reagisce alla diffusione del relativismo culturale nella società secolarizzata e al conseguente rigetto da parte di molti del modello di famiglia formato dall’uomo e dalla donna uniti nel vincolo matrimoniale e aperto alla procreazione? 24 C hiese nel mondo (4) I principali mutamenti antropologici della famiglia in Lussemburgo (descritti nelle risposte alle domande 1 e 2) sono accolti dalla vasta maggioranza dei cattolici praticanti. L’omosessualità è considerata una condizione individuale che occorre rispettare in ragione della libertà di ognuno di trovare la propria strada verso la felicità. Allo stesso modo la popolazione del Lussemburgo ritiene che la scelta di procreare sia di ordine personale. La Chiesa accoglie questa posizione della paternità responsabile, ove l’individuo deve operare una scelta che si fonda sulla libertà di coscienza di ognuno. Non vi è percezione che la società si trovi in situazione di denatalità, e gli esperti segnalano piuttosto un problema di invecchiamento della società. In Lussemburgo, nonostante un tasso di fecondità di 1,57 (nel 2012), la popolazione aumenta continuamente sotto la spinta di una massiccia immigrazione. Esiste un’inquietudine largamente diffusa riguardo all’affidamento dei figli a istituzioni di custodia ed educazione, in quanto la maggior parte dei genitori ha un’occupazione retribuita. A livello pastorale, si evita di affrontare le questioni legate alla sessualità e quelle relative alla vita della coppia e alla vita familiare. Questa posizione è dovuta al fatto che la dottrina della Chiesa è troppo lontana dalla realtà che vivono le persone. Negli anni Settanta la Chiesa in Lussemburgo ha molto investito sull’accompagnamento delle coppie e delle famiglie creando una struttura professionale, il Centro di pastorale familiare (CPF). Tale struttura è stata ripresa qualche anno fa dallo stato. b. La rilevanza della vita affettiva (nn. 9-10) 5. In che modo, con quali attività sono coinvolte le famiglie cristiane nel testimoniare alle nuove generazioni il progresso nella maturazione affettiva? (cf. nn. 9-10). Come si potrebbe aiutare la formazione dei ministri ordinati rispetto a questi temi? Quali figure di agenti di pastorale specificamente qualificati si sentono come più urgenti? (5) Il concetto di «famiglia cristiana» non è presente nella realtà sociale lussemburghese. Non vi sono specifiche attività portate avanti su vasta scala a questo titolo. Vi sono certamente attività di promozione della famiglia cristiana da parte di alcuni movimenti e comunità laiche, ma senza che se ne Il Regno - documenti 21-22/2015 possa constatare un effetto percepibile sulle giovani generazioni. Nelle parrocchie si affronta di rado la questione della famiglia poiché esiste uno scarto enorme fra ciò che i credenti pensano e ciò che il magistero propone. Le giovani generazioni, anche quando sono a contatto con la cultura cristiana, non scorgono nella Chiesa un interlocutore con cui trattare argomenti legati all’amore, alla sessualità, alla coppia o alla famiglia. Oggi in Lussemburgo pare illusorio sperare di poter trasmettere alle prossime generazioni, con adattamenti di metodo o di pedagogia, la dottrina della famiglia nel quadro di formazioni permanenti o introduttive. Il contesto antropologico è mutato in modo tanto sostanziale che l’attuale discorso della Chiesa appare totalmente incomprensibile nella cultura lussemburghese. Con ciò non s’intende che i valori soggiacenti, i grandi principi, o l’essenza della parola di Dio non sarebbero più comprensibili e necessiterebbero di spiegazione. Oggi occorre riformulare l’insegnamento, accettando di confrontarsi di nuovo con il compito di «interpretare autenticamente la parola di Dio scritta». c. La sfida per la pastorale (n. 11) 6. In quale proporzione, e attraverso quali mezzi, la pastorale familiare ordinaria è rivolta ai lontani? (cf. n. 11). Quali le linee operative predisposte per suscitare e valorizzare il «desiderio di famiglia» seminato dal Creatore nel cuore di ogni persona, e presente specialmente nei giovani, anche di chi è coinvolto in situazioni di famiglie non corrispondenti alla visione cristiana? Quale l’effettivo riscontro tra di essi della missione loro rivolta? Tra i non battezzati quanto è forte la presenza di matrimoni naturali, anche in relazione al desiderio di famiglia dei giovani? (6) Un momento ricorrente di contatto con le persone lontane dalla Chiesa sono i funerali, che spesso per l’occasione riuniscono famiglie disperse o ricomposte, talvolta riaprono ferite o ravvivano sofferenze, attirando l’attenzione sulla «famiglia» come luogo di lutto, di conflitto o di riconforto, di un ritrovarsi attorno alla sofferenza e alla morte. Nel quadro della pastorale delle esequie, la Chiesa ha l’opportunità e il dovere di farsi vicina alle persone e alle famiglie con uno sguardo di empatia e di incoraggiamento. 25 C hiese nel mondo Attualmente non si può parlare esattamente di una pastorale familiare organizzata rivolta ai lontani. Le idee non mancano, ma realizzare quei progetti richiede un forte investimento di tempo e di creatività. In considerazione dei mutamenti strutturali all’interno dell’arcidiocesi del Lussemburgo, portarli a compimento è possibile soltanto con la collaborazione di volontari a contatto con i destinatari, che siano disposti a farsene carico. II. Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia a. Lo sguardo su Gesù e la pedagogia divina nella storia della salvezza (nn. 12-14) 7. Lo sguardo rivolto a Cristo apre nuove possibilità. «Infatti, ogni volta che torniamo alla fonte dell’esperienza cristiana si aprono strade nuove e possibilità impensate» (n. 12). Come è utilizzato l’insegnamento della Sacra Scrittura nell’azione pastorale verso le famiglie? In quale misura tale sguardo alimenta una pastorale familiare coraggiosa e fedele? (7) Desiderare una pastorale della famiglia più evangelica, incoraggiante per le coppie cristiane di oggi, significa ricorrere alla parola di Dio secondo lo stile di Gesù: egli ricorda all’uomo e alla donna che sono chiamati all’infinito, conosce i loro limiti e si mostra sempre pronto al perdono. Papa Francesco ci ha appena consegnato pagine molto belle nella sua recente esortazione Evangelii gaudium sull’importanza di rivisitare la dottrina e i precetti legati all’amore umano e alla famiglia in accordo con il Vangelo e con le nuove circostanze. Citiamo per esteso, ad esempio, il numero 43. «Nel suo costante discernimento, la Chiesa può anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia, che oggi ormai non sono più interpretate allo stesso modo e il cui messaggio non è di solito percepito adeguatamente. Possono essere belle, però ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura di rivederle. Allo stesso modo, ci sono norme Il Regno - documenti 21-22/2015 o precetti ecclesiali che possono essere stati molto efficaci in altre epoche, ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita. San Tommaso d’Aquino sottolineava che i precetti dati da Cristo e dagli Apostoli al popolo di Dio “sono pochissimi”. Citando sant’Agostino, notava che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione “per non appesantire la vita ai fedeli” e trasformare la nostra religione in una schiavitù, quando “la misericordia di Dio ha voluto che fosse libera”. Questo avvertimento, fatto diversi secoli fa, ha una tremenda attualità. Dovrebbe essere uno dei criteri da considerare al momento di pensare una riforma della Chiesa e della sua predicazione che permetta realmente di giungere a tutti» (Evangelii gaudium, n. 43; Regno-doc. 21,2013,649). Così, una pastorale familiare che si nutre della parola di Dio deve riscoprire la Scrittura come parola non soltanto «ispirata», ma «di ispirazione» per la vita quotidiana e che va «riscritta» nell’oggi di ogni coppia. Questa recezione della Parola al centro della coppia e della famiglia è il fondamento di una spiritualità dagli occhi aperti, capace di dialogare con la nuova società e non rivolta a un passato che non c’è più; una spiritualità che sa leggere i segni di Dio nella storia umana e si impegna nel mondo alla costruzione del Regno della giustizia e della pace, specialmente annunciate ai poveri (cf. Lc 4,14ss; Mt 25,31ss). Occorre dunque deplorare, nell’accompagnamento alle famiglie, una presenza delle Scritture davvero troppo spesso ridotta al rammentare alcuni testi che sono la base di una lettura riduttiva e legalista della morale per le coppie (cf. Mt 5,31s; Mt 19,4-9; Ef 5,31-32 e 1Cor 7,10-11). Testi che sono raramente posti in contesto: né nel grande contesto di un Dio che si rivela come Dio di misericordia né in quello della cultura e della situazione ecclesiale che ne sono all’origine. Il risultato è un’utilizzazione dottrinale della parola di Dio, la quale dimentica che sia le parole sia le azioni di Gesù sono assai sobrie su questo argomento. La parola di Dio non deve essere «sollecitata» per giustificare una dottrina, ma ricevuta e attualizzata a partire dalle nuove acquisizioni delle scienze – sociali e non solo – e degli studi biblici contemporanei. Un tale approccio potrebbe meglio valorizzare la relazione fra due persone che si amano e che progettano questo amore nella durata, senza opprimerli di norme e di precetti sempre situati in un tempo e in uno spazio determinati (cf. Mc 7,1-13). 26 C hiese nel mondo 8. Quali valori del matrimonio e della famiglia vedono realizzati nella loro vita i giovani e i coniugi? E in quale forma? Ci sono valori che possono essere messi in luce? (cf. n. 13). Quali le dimensioni di peccato da evitare e superare? 9. Quale pedagogia umana occorre considerare – in sintonia con la pedagogia divina – per comprendere meglio ciò che è richiesto alla pastorale della Chiesa di fronte alla maturazione della vita di coppia, verso il futuro matrimonio? (cf. n. 13). 10. Che cosa fare per mostrare la grandezza e bellezza del dono dell’indissolubilità, in modo da suscitare il desiderio di viverla e di costruirla sempre di più? (cf. n. 14). 11. In che modo si potrebbe aiutare a capire che la relazione con Dio permette di vincere le fragilità che sono inscritte anche nelle relazioni coniugali? (cf. n. 14). Come testimoniare che la benedizione di Dio accompagna ogni vero matrimonio? Come manifestare che la grazia del sacramento sostiene gli sposi in tutto il cammino della loro vita? (8-11) Illuminare i valori del matrimonio e della famiglia diventa efficace e contagioso attraverso la testimonianza vissuta, come l’esempio citato di coppie che si dedicano a preparare i fidanzati al sacramento, le quali irradiano tali valori verso quanti si stanno impegnando sulla via del matrimonio. In seguito, l’accoglienza delle coppie e delle famiglie, e il contatto delle famiglie fra di loro in seno alle comunità parrocchiali, ad esempio in occasione del sacramento del battesimo, deve essere tale da incoraggiare a vivere e approfondire questi valori e darne testimonianza. La dimensione intergenerazionale può avere un ruolo nella misura in cui delle coppie più giovani si sentiranno sostenute da quelle mature, o dei giovani potranno contare sui nonni per ascoltarli e farsi guidare in relazione ai valori. La comunicazione, o meglio la pedagogia, riguardo ai valori forti di un matrimonio inscritto nella durata, che attraversa le crisi e le supera, richiede in primissimo luogo un ascolto di ciò che si vive nello spessore del quotidiano, piuttosto che un insegnamento. b. La famiglia nel disegno salvifico di Dio (nn. 15-16) 12. Come si potrebbe far comprendere che il matrimonio cristiano corrisponde alla disposizione originaria di Dio e quindi è un’esperienza di pienezza, tutt’altro che di limite? (cf. n. 13). Il Regno - documenti 21-22/2015 13. Come concepire la famiglia quale «Chiesa domestica» (cf. Lumen gentium, n. 11), soggetto e oggetto dell’azione evangelizzatrice al servizio del regno di Dio? 14. Come promuovere la coscienza dell’impegno missionario della famiglia? (12-14) Affinché la famiglia, prima cellula di evangelizzazione, possa vivere e svilupparsi in quanto tale, occorre superare la tendenza alla chiusura su di sé, sia come famiglia in riferimento all’esterno sia come individuo all’interno della famiglia. A questo riguardo, il senso della festa e dell’incontro intergenerazionale è portatore di una dinamica particolare contro la chiusura. Alcuni progetti esistenti meriterebbero di essere più conosciuti e divulgati a livello diocesano e parrocchiale: weekend per famiglie; incontri organizzati a seguire la celebrazione dei sacramenti (battesimo, prima comunione, matrimonio… ); progetti di movimenti cattolici laicali presenti in diocesi, che hanno un’esperienza e una pedagogia da proporre. Questo indica un cammino che occorrerà seguire con sempre maggiore frequenza negli anni a venire, ossia la necessaria trasformazione del funzionamento delle nostre comunità cristiane, affinché in esse trovino spazio con regolarità tutti gli aspetti della vita cristiana e divengano così l’ambito naturale ove tale vita cristiana si apprende, sia per coloro che vi si iniziano – piccoli o adulti che siano – sia per coloro che, quale che sia la loro età, riconoscono l’importanza di crescere continuamente nella fede. Occorrerebbe proporre alle famiglie una cultura di momenti rituali per pregare e per dare espressione al vissuto della fede, permettendo loro di respirare, nel mezzo dello stress organizzato della vita quotidiana. Avviene che giovani genitori non catechizzati richiedono idee, saperi e strumenti per sviluppare la propria vita di fede in famiglia: occorre saperli accogliere e offrire alle loro domande risposte di qualità, integrate alla vita delle comunità cristiane, che consentano loro di procedere nel cammino. c. La famiglia nei documenti della Chiesa (nn. 17-20) 15. La famiglia cristiana vive dinanzi allo sguardo amante del Signore e nel rapporto con lui cresce come vera comunità di vita e di amore. Come sviluppare la spiritualità della famiglia, e come aiutare le famiglie ad essere luogo di vita nuova in Cristo? (cf. n. 21). 27 C hiese nel mondo (15) Tante persone, anche credenti e motivate – per non parlare dei lontani dalla Chiesa – fanno notare che il linguaggio utilizzato nei documenti del magistero relativi alla coppia e alla famiglia è percepito come ermetico e lontano dal vissuto. 16. Come sviluppare e promuovere iniziative di catechesi che facciano conoscere e aiutino a vivere l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia, favorendo il superamento della distanza possibile fra ciò che è vissuto e ciò che è professato e promuovendo cammini di conversione? (16) La formulazione della domanda, che vuole sapere come «sviluppare e promuovere iniziative di catechesi che facciano conoscere e aiutino a vivere l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia, favorendo il superamento della distanza possibile fra ciò che è vissuto e ciò che è professato» è stata oggetto di obiezione. In un certo modo essa già fornisce la risposta. Non apre delle porte ma ne chiude. Gli «altri» debbono cambiare. Sembra che qui si chieda come fare affinché i «membri del gregge» agiscano in modo più conforme all’insegnamento della Chiesa, il che comporta che lo capiscano meglio. E per migliorare questa comprensione si pensa che occorra della «catechesi». Ora, questo modo di considerare la catechesi non ha molto a che vedere con lo scopo definitivo della catechesi proposto dal Direttorio generale per la catechesi: «Mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo» (n. 80; EV 16/842). È questo il modo migliore di considerare il problema? Costruire percorsi catechetici per promuovere un «insegnamento», che sarebbe l’insegnamento ufficiale della Chiesa, non è forse ingannarsi sulla natura profonda della catechesi, che è essenzialmente uno «spazio di scoperta di Cristo e del Vangelo»? D’altronde, «l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia» non è un «a sé». La spiritualità coniugale non deve prima di tutto tendere verso la fedeltà all’insegnamento della Chiesa, ma verso un modo di vivere la coppia e la famiglia che sia fedele al Vangelo. Non si tratta qui di mettere in opposizione «Vangelo» e «magistero». Si tratta più globalmente di considerare la mentalità che presiede alla costruzione di percorsi catechetici. Infatti, occorrerebbe forse immaginare le cose in modo più globale, puntando sul fatto che una frequentazione di Cristo e del Vangelo possa contribuire a impregnare progressivamente un modello d’amore-dono, che finirà per «palesarsi» in atteggiamenti coerenti in tutti gli ambiti della vita e dunque anche nella vita coniugale e familiare. Di conseIl Regno - documenti 21-22/2015 guenza, non si tratta di creare attività catechetiche per apprendere «l’insegnamento della Chiesa sulla coppia e la famiglia», ma di proporre un percorso di frequentazione del Vangelo che, poco a poco, susciti una dinamica di conversione, d’amore. Imparare il Vangelo In considerazione della recente firma di nuove convenzioni «Chiesa-stato» che impongono un cambiamento di paradigma per la Chiesa in Lussemburgo, adesso si tratta innanzitutto di far nascere la catechesi in senso generale. In questo contesto non si ha l’agio di creare attività catechetiche per trattare l’uno accanto all’altro tutti i temi. Occorre pensare in modo trasversale, il che significa proporre a tutti, in maniera intergenerazionale, delle dinamiche di scoperta della fede cristiana che non siano in primo luogo catechesi di «insegnamento». Il Testo nazionale per l’orientamento della catechesi in Francia parla di un «bagno di vita ecclesiale» per sottolineare che ciò di cui qui si tratta è imparare il Vangelo per mezzo della frequentazione dei fratelli e delle sorelle, il coinvolgimento nella carità, la condivisione della Parola e così via. È questo che occorre far nascere, con grande urgenza, con la convinzione che ciò avrà anche ripercussioni dirette sulla vita coniugale e familiare di quanti se ne interesseranno. Questa conclusione, «quanti se ne interesseranno», non è casuale. Significa ammettere che ormai non ci si può più immaginare di persuadere tutti riguardo a norme emanate da un’autorità magisteriale, ma si deve andare avanti con coloro nei quali la frequentazione di Cristo, del Vangelo, dei fratelli e delle sorelle ha potuto suscitare interesse. d. L’indissolubilità del matrimonio e la gioia del vivere insieme (nn. 21-22) 17. Quali sono le iniziative per far comprendere il valore del matrimonio indissolubile e fecondo come cammino di piena realizzazione personale? (cf. n. 21). 18. Come proporre la famiglia come luogo per molti aspetti unico per realizzare la gioia degli esseri umani? 19. Il concilio Vaticano II ha espresso l’apprezzamento per il matrimonio naturale, rinnovando una antica tradizione ecclesiale. In quale misura le pastorali diocesane sanno valorizzare anche questa sapienza dei popoli, come fondamentale per la cultura e la società comune? (cf. n. 22). 28 C hiese nel mondo (17) La società europea è mutata, come pure la cultura, e in questa nuova cultura non tutto è cattivo. Nel corso degli ultimi decenni è molto cambiato il modo di avviarsi verso l’impegno del matrimonio. Occorre innanzitutto tenere presente questo tipo di cambiamento. Le giovani coppie e i giovani genitori hanno poche occasioni di riflessione e di scambio sulle questioni fondamentali della vita e della fede, come pure riguardo all’impegno matrimoniale. Le persone che si sentono interessate si rivolgono (ancora) alla Chiesa nei momenti forti della vita (matrimonio, nascita, morte). Ecco perché questi incontri (di preparazione al matrimonio o al battesimo, alla prima comunione, nel momento di un lutto), caratterizzati da una calda accoglienza, preparati e animati nella misura del possibile in collaborazione con persone sposate, costituiscono un luogo di visibilità ecclesiale che esce dagli schemi liturgici, come pure un’occasione di testimonianza e di riflessione vitale e incoraggiante. Sarebbe importante proporre innanzitutto spazi di riflessione, di testimonianza e di condivisione per adolescenti e giovani adulti (preparazione alla confermazione, Giornata mondiale della gioventù e così via) ove la bellezza della relazione amorosa responsabile, della sessualità, della vita affettiva come pure del matrimonio sia trattata e sviluppata da/in collaborazione con persone che sappiano di cosa stanno parlando! La Chiesa dovrebbe sostenere maggiormente le coppie e i genitori di confessioni o di religioni miste e aiutarli a fare in modo che la diversità delle credenze sia percepita come un arricchimento importante e un aiuto per la vita di famiglia e di coppia. I gruppi consultati non hanno espresso opinioni riguardo a «come proporre la famiglia come luogo per molti aspetti unico per realizzare la gioia degli esseri umani» (18) né a proposito della domanda (19): «Il concilio Vaticano II ha espresso l’apprezzamento per il matrimonio naturale, rinnovando una antica tradizione ecclesiale. In quale misura le pastorali diocesane sanno valorizzare anche questa sapienza dei popoli, come fondamentale per la cultura e la società comune?». e. Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e fragili (nn. 23-28) 20. Come aiutare a capire che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio e come esprimere questa verità nell’azione pastorale della Chiesa verso le famiglie, in particolare quelle ferite e fragili? (cf. n. 28). Il Regno - documenti 21-22/2015 (20) L’impressione è ancora una volta che l’ottica utilizzata parta dall’idea che la posizione della Chiesa è ferma e immutabile e che si tratta solamente di immaginare i mezzi «pedagogici» che permettano di far meglio recepire tale posizione, affinché non sia compresa come un atteggiamento di esclusione. In realtà, come suggerito nella domanda, la misericordia di Dio non esclude nessuno. Dunque, appunto, non è forse la Chiesa che, nei fatti e nonostante tutto ciò che essa afferma, si trova a escludere? Essa prende alla lettera certi passaggi biblici che si riferiscono alle persone sposate, mentre altri che riguardano le persone ordinate non sono affatto tenuti in considerazione (cf. 1Tm 3,1-7). Dispiace e viene giudicato ingiusto l’atteggiamento della Chiesa verso persone alle quali essa non offre alcuna seconda occasione. Ai preti che lasciano il sacerdozio (anch’esso un sacramento!) la Chiesa propone una procedura che, se necessario, permette un secondo progetto di vita che comprende l’accesso ai sacramenti. Non dovrebbe la Chiesa rinunciare a questo atteggiamento, percepito come ingiusto, e rivedere la propria teologia del matrimonio basandosi sulla misericordia evangelica? Nell’attesa di un tale mutamento di posizione, sarebbe opportuna una maggiore creatività riguardo alla proposta di spazi di condivisione, di tempi di incontro, di letture bibliche per permettere a persone divorziate o divorziate risposate di incontrarsi al di là dei momenti della celebrazione liturgica. Viene sottolineato quanto è importante che il linguaggio dei rappresentanti della Chiesa verso le persone in questa condizione sia improntato a misericordia e rispetto. 21. Come possono i fedeli mostrare nei confronti delle persone non ancora giunte alla piena comprensione del dono di amore di Cristo, una attitudine di accoglienza e accompagnamento fiducioso, senza mai rinunciare all’annuncio delle esigenze del Vangelo? (cf. n. 24). (21) Nell’episodio dell’incontro con la samaritana al pozzo di Giacobbe, Gesù stesso ci mostra come «aiutare a capire che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio». È importante sensibilizzare e formare maggiormente tutta la comunità ecclesiale all’accoglienza e all’incontro di ogni persona, che è responsabilità di tutti – a cominciare dal prete che, dopo le celebrazioni, troppo spesso si ritira in sacrestia invece di salutare le persone all’uscita della Chiesa, manifestando così la propria disponibilità. 29 C hiese nel mondo 22. Che cosa è possibile fare perché nelle varie forme di unione – in cui si possono riscontrare valori umani – l’uomo e la donna avvertano il rispetto, la fiducia e l’incoraggiamento a crescere nel bene da parte della Chiesa e siano aiutate a giungere alla pienezza del matrimonio cristiano? (cf. n. 25). (22) È importante incontrare le persone senza giudicarle. Ogni forma di vita è anche frutto di una storia, di un percorso, di esperienze gioiose e dolorose. «Chi siamo noi per giudicare gli altri?» (papa Francesco). Come Gesù da bravo pedagogo ha raggiunto i discepoli di Emmaus, ha camminato con loro e ha posto loro le giuste domande, la Chiesa è chiamata a raggiungere le persone là dove esse sono e ad accompagnarle secondo il loro ritmo nel rispetto della realtà della loro vita personale, familiare e professionale. La testimonianza dei discepoli di Gesù è altrettanto o forse ancora più importante di una moltitudine di bei discorsi sulla misericordia. III. Il confronto: prospettive pastorali a. Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti (nn. 29-28) 23. Nella formazione dei presbiteri e degli altri operatori pastorali come viene coltivata la dimensione familiare? Vengono coinvolte le stesse famiglie? (23) Nel corso della formazione dei presbiteri, la dimensione familiare è coltivata sotto due aspetti. La famiglia d’origine del seminarista continua a svolgere un ruolo importante dopo la sua entrata in seminario. I seminaristi della nostra diocesi trascorrono all’estero la maggior parte del percorso formativo del seminario. Durante le vacanze e in alcuni weekend dai luoghi di formazione all’estero essi rientrano nella famiglia d’origine; restano dunque in stretto contatto con i parenti nel corso degli anni di formazione. D’altronde, generalmente, la famiglia d’origine da noi si fa carico di una parte delle spese e dei costi degli studi del figlio seminarista, il quale dunque gode di una maggiore libertà nei confronti della Il Regno - documenti 21-22/2015 diocesi potendo contare sul sostegno finanziario (e morale) della propria famiglia. Infine, la famiglia del seminarista è invitata a partecipare alla celebrazione delle principali tappe nel suo cammino verso il sacerdozio: ammissione, lettorato, accolitato, ordinazioni diaconale e sacerdotale. Generalmente tali celebrazioni e feste sono buone occasioni per il seminario e le famiglie dei seminaristi di conoscersi meglio a vicenda. Resta vero che, salvo se al momento dell’entrata in seminario il preside del Seminario maggiore del Lussemburgo ha l’opportunità di incontrare il futuro seminarista a casa sua, la famiglia d’origine di questi ha poca visibilità nella formazione al sacerdozio. Capita che siano pochissime le altre famiglie con le quali il seminarista entra in contatto nel corso della propria formazione: una famiglia che lavora e/o alloggia nello stabile del seminario, alcune famiglie incontrate nel corso dei tirocini (in parrocchia, in ospedale, in una istituzione caritativa o sociale). Se il seminario evidentemente non prepara alla vita matrimoniale e familiare ma al celibato consacrato promesso fin dall’ordinazione diaconale, pare tuttavia importante non creare una bolla che terrebbe i seminaristi all’interno di un mondo chiuso ed essenzialmente maschile. Intrattenere sane relazioni con donne, coppie e famiglie sembra un elemento importante da non perdere di vista in una equilibrata formazione dei candidati al sacerdozio ministeriale. Ciò richiederebbe regolari incontri con famiglie, per condividere problemi e difficoltà quotidiane come pure gioie e piaceri. Una formazione particolare a questo riguardo, o uno stage in collaborazione con il servizio diocesano di pastorale, potrebbe contribuire a coltivare meglio la dimensione familiare nella formazione dei futuri presbiteri. Per una migliore inculturazione e incarnazione del ministero sacerdotale nella nostra realtà culturale ed ecclesiale, si propone che le coppie siano coinvolte nella preparazione dei candidati al sacerdozio. E a monte di tutto ciò, occorre sottoporre l’accettazione dei seminaristi a criteri stringenti a proposito dello stato di vita e della maturità affettiva, umana e spirituale. Più in generale si ritiene che sarebbe importante prevedere nel quadro della formazione dei futuri presbiteri una migliore preparazione in materia di comunicazione. Il modello stesso di prete ad alcuni fa problema. Altri sottolineano il punto delicato di presbiteri venuti da fuori, che devono familiarizzarsi con la cultura e la realtà delle famiglie della nostra diocesi. Al di là della formazione che è loro destina- 30 C hiese nel mondo ta, occorrerebbe prevedere in anticipo contatti con gruppi di fedeli (famiglie, coppie...) per facilitare l’inserimento nella realtà locale. 24. Si è consapevoli che il rapido evolversi della nostra società esige una costante attenzione al linguaggio nella comunicazione pastorale? Come testimoniare efficacemente la priorità della grazia, in maniera che la vita familiare venga progettata e vissuta quale accoglienza dello Spirito Santo? (24) Nei secoli (e talvolta fino ai nostri giorni) quando la Chiesa parla di vocazione ha in mente solo il sacerdozio ministeriale e la vita religiosa. Sarebbe auspicabile che la vocazione al matrimonio venisse riconosciuta come vocazione, come chiamata di Dio e carisma insostituibile nella missione della Chiesa. Con tale valorizzazione, la vita familiare potrà essere maggiormente «progettata e vissuta quale accoglienza dello Spirito Santo». Se consideriamo l’annuncio del Vangelo della famiglia nei diversi contesti, l’altissima percentuale di coppie divorziate e divorziate risposate è un dato di fatto; ora, l’annuncio del Vangelo in questi specifici contesti non deve forse significare prima e sopra tutto accoglienza misericordiosa senza equivoci e sostegno, anziché dito puntato moralizzatore? Per le persone che vi sono coinvolte il divorzio costituisce generalmente un fallimento e una ferita, ma il messaggio che viene loro trasmesso è equivoco: voi siete pienamente membri della comunità ecclesiale, tuttavia non potete ricevere i sacramenti dell’eucaristia e del perdono. Non occorrerebbe forse sviluppare una teologia pastorale che tenga maggior conto della realtà delle coppie divorziate-risposate, come pure delle famiglie ricomposte che ne risultano? 25. Nell’annunciare il Vangelo della famiglia come si possono creare le condizioni perché ogni famiglia sia come Dio la vuole e venga socialmente riconosciuta nella sua dignità e missione? Quale «conversione pastorale» e quali ulteriori approfondimenti vanno attuati in tale direzione? 26. La collaborazione al servizio della famiglia con le istituzioni sociali e politiche è vista in tutta la sua importanza? Come viene di fatto attuata? Quali i criteri a cui ispirarsi? Quale ruolo possono svolgere in tal senso le associazioni familiari? Come tale collaborazione può essere sostenuta anche dalla denunzia franca dei processi culturali, economici e politici che minano la realtà familiare? Il Regno - documenti 21-22/2015 (25-26) In Lussemburgo, come in altri paesi, attualmente non vi sono movimenti che in modo specifico si dedicano alla famiglia come tematica fondamentale, né all’interno della Chiesa cattolica né in altre sfere sociali. Alcune iniziative di ispirazione cristiana lanciate all’inizio degli anni Ottanta su impulso del sinodo diocesano, come l’Azione familiare e popolare (AFP) o il Centro di pastorale familiare, oggi non esistono più. All’interno della Chiesa lussemburghese esistono il movimento delle donne cattoliche (ACFL) e il movimento degli uomini cattolici (KMA), due movimenti dell’Azione cattolica che intervengono di tanto in tanto su questo o quell’argomento legato alla famiglia, ma senza tuttavia essere interlocutori strutturali dello stato lussemburghese in materia di questioni familiari. Per contro la Confederazione Caritas Lussemburgo riveste un ruolo importante nell’ambito dell’assistenza sociale alle famiglie. Strutturalmente essa è molto presente a livello sociopolitico e gode di riconoscimento in questo campo da parte delle pubbliche autorità. È una voce ascoltata quando si tratta di definire le politiche sociali in Lussemburgo. La politica sociale dei vari governi, di primo acchito, non può essere giudicata «contro la famiglia». Come le si può rimproverare di investire molto sulla custodia dell’infanzia, quando è noto che la maggior parte dei genitori deve oggi lavorare fuori casa? Tale politica si basa inoltre su valori di eguaglianza delle opportunità. Si osserva che il sistema pubblico che si fa carico dell’infanzia permette la mescolanza sociale e l’apprendimento delle lingue in un paese che conosce un forte tasso d’immigrazione. I sussidi familiari, i congedi speciali per motivi familiari testimoniano un sistema sociale generoso, anche se perfettibile. La critica della Chiesa lussemburghese non potrà dunque vertere sul sistema assistenziale ma piuttosto sul sistema in generale, che è fondato su di una fede fondamentale nel sistema economico capitalista della crescita infinita, il quale relega la questione familiare in secondo piano. Fare posto alla famiglia richiede una riflessione su un altro modello di società, un modello duraturo che ricollochi al centro l’umano. In futuro la Chiesa in Lussemburgo dovrà trovare alleanze fra i movimenti che desiderano uscire dalla logica del «tutto economico». La Chiesa sostiene una visione che vuole dare spazio alle famiglie, spazi di incontro, sia a livello privato (la famiglia che ha tempo per sé), sia a livello sociale (le famiglie si incontrano per uno scambio reciproco). Un’esigenza che avrà conseguenze su tanti ambiti della società. 31 C hiese nel mondo 27. Come favorire una relazione fra famiglia, società e politica a vantaggio della famiglia? Come promuovere il sostegno della comunità internazionale e degli stati alla famiglia? (27) La Chiesa deve accompagnare le famiglie, sostenerle a livello spirituale e materiale quando richiesto. Questo comporta un quotidiano lavoro di base che può dare legittimità alla Chiesa allorquando prende la parola sulle tematiche relative alla famiglia. A livello degli stati e a livello delle istanze internazionali tale parola ecclesiale fatica a essere intesa. È il momento di aprirsi alla loro critica, di accettare la riflessione sulle materie che sono oggi considerate l’ostacolo principale al dialogo. Cosa si rimprovera alla Chiesa? La visione della natalità, l’opposizione all’uso del preservativo di fronte all’epidemia di AIDS, il rifiuto di accettare l’omosessualità e una certa ambiguità in relazione alla questione del «genere» sono argomenti che devono essere ridiscussi alla luce delle scienze umane e della teologia. Una posizione più essenzialmente ispirata alla parola di Dio permetterà di rinsaldare la visione cattolica sulla famiglia su basi più largamente condivise dai fedeli. Ciò avrà come conseguenza che la parola della Chiesa troverà anche un altro tipo di accoglienza a livello di istanze internazionali. b. Guidare i nubendi nel cammino di preparazione al matrimonio (nn. 39-40) 28. Come i percorsi di preparazione al matrimonio vanno proposti in maniera da evidenziare la vocazione e missione della famiglia secondo la fede in Cristo? Sono attuati come offerta di un’autentica esperienza ecclesiale? Come rinnovarli e migliorarli? (28) In questo nostro tempo è importante proporre un percorso di preparazione al matrimonio che formi e sostenga la maturazione spirituale e umana. Già molti giovani ricevono la confermazione a un’età più matura; occorre a questo punto proseguire con una visione dell’iniziazione cristiana che vada al di là della preparazione ai sacramenti, che sia una vera proposta di costruzione della propria identità alla luce del Vangelo e che integri i progetti personali in una prospettiva globale di vita alla sequela di Cristo. Il Regno - documenti 21-22/2015 29. Come la catechesi di iniziazione cristiana presenta l’apertura alla vocazione e missione della famiglia? Quali passi vengono visti come più urgenti? Come proporre il rapporto tra battesimo, eucaristia e matrimonio? In che modo evidenziare il carattere di catecumenato e di mistagogia che i percorsi di preparazione al matrimonio vengono spesso ad assumere? Come coinvolgere la comunità in questa preparazione? (29) La domanda 29 chiede quanto segue: «In che modo evidenziare il carattere di catecumenato e di mistagogia che i percorsi di preparazione al matrimonio vengono spesso ad assumere? Come coinvolgere la comunità in questa preparazione?». Ora, cosa s’intende con «evidenziare il carattere di catecumenato e di mistagogia dei percorsi di preparazione al matrimonio»? «Evidenziare» agli occhi di chi? Dei beneficiari stessi? È inutile! Non è necessario dire ai destinatari che l’itinerario ha un carattere catecumenale, si tratta piuttosto di proporre loro un percorso in cui la preparazione al matrimonio sia l’occasione di entrare in contatto in modo significativo con il kerigma. Allora, agli occhi di chi va evidenziato questo carattere catecumenale? Agli occhi di qualche responsabile che avrebbe bisogno di sapere che la preparazione al matrimonio ha un carattere catecumenale e mistagogico? In tal caso, saranno i frutti a mettere in evidenza che gli sposi hanno vissuto un reale cammino di iniziazione. Trattandosi del carattere catecumenale della preparazione al matrimonio, non si può forse affermare che, se la Chiesa giudica positivo proporre un tale cammino, esso è in funzione della specificità del matrimonio cristiano? Ora, questa specificità sta essenzialmente nel fatto che i nubendi, impegnandosi l’uno nei confronti dell’altro, riconoscono e accettano di divenire per mezzo del proprio amore l’immagine stessa dell’amore di Dio per l’umanità. Essi assumono dunque la veste di testimoni dell’amore di Cristo nel mondo d’oggi. Di conseguenza, non sarebbe meglio evitare di fare di questo percorso un tempo di apprendimento della vita di coppia? Essi la conoscono già, quasi tutti vivono insieme da tempo e molti hanno già dei figli. Ugualmente occorrerebbe evitare assolutamente di fare di questi incontri un’occasione intempestiva di insegnamento riguardo al magistero della Chiesa sulla coppia, sulla famiglia e sul matrimonio. Piuttosto, nella logica di offrire una preparazione al matrimonio – più oltre si vedrà che sarebbe prefe- 32 C hiese nel mondo ribile uscire da questa logica «di offerta di servizio» – non sarebbe meglio approfittare della presenza e disponibilità dei nubendi per aiutarli prima di tutto a scoprire la fonte divina del loro amore (poiché Dio è l’Amore, ogni amore viene da Dio), poi a scoprire che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici», e così via. In breve, che questo tempo di preparazione al matrimonio sia un cammino di avvicinamento esperienziale al Vangelo, senza cui è illegittimo pretendere di essere testimoni dell’amore di Cristo... Sta qui l’essenza della catechesi... Come coinvolgere la comunità? La parte finale della domanda è probabilmente più importante di tutto il resto: come coinvolgere la comunità in questa preparazione? Abbiamo già cominciato a rispondere parlando di una comunità cristiana che sia luogo di costruzione dell’identità cristiana. Ciò non vale soltanto per i genitori e la loro responsabilità nell’educare alla fede. Ogni volta che si ha una richiesta di sacramenti, sempre dovrebbe esservi un legame con la comunità cristiana. Infatti, forse la domanda andrebbe formulata in questo modo: «Come rendere membri della comunità cristiana le persone che chiedono di sposarsi in Chiesa?». E se questa riformulazione può apparire troppo radicale, tentiamo una formulazione più morbida: «Come fare affinché la vita della comunità cristiana sia tale che quanti chiedono di sposarsi in Chiesa possano trovare gusto a parteciparvi?». È in questo dunque che la comunità cristiana viene direttamente interpellata, non per un coinvolgimento particolare in uno specifico percorso di preparazione al matrimonio (ad esempio, il contatto con la comunità nel quadro di una serie di incontri di fine settimana), ma in un senso molto più fondamentale: che la maniera in cui la comunità cristiana vive e si sviluppa permetta di scoprire la specificità del matrimonio cristiano attraverso un’esperienza di vita comunitaria. In questo modo la domanda è sostanzialmente reinquadrata: non si tratta più di «incontri di preparazione al matrimonio», ma di un progetto d’amore portato avanti da una comunità di cui si è membri o si auspica di diventarlo... è tutta un’altra cosa! Questo fondamentale cambiamento di prospettiva, in cui la parrocchia non è più «dispensatrice di servizi» – in questo caso un servizio di preparazione al matrimonio –, ma è il luogo di scoperta della propria specifica vocazione alla vita coniugale, potrà essere percepito da molti come un’utopia. Tuttavia, Il Regno - documenti 21-22/2015 non è forse questa l’unica direzione possibile, per la pastorale del matrimonio come per tutto il resto? Non ci è forse richiesto, e a brevissimo termine, di uscire da percorsi focalizzati su di un singolo tema, per comprendere invece ogni forma di scoperta in un progetto globale e organico? Nella situazione attuale, qualunque altra strada sembra non portare ad alcun risultato. c. Accompagnare i primi anni della vita matrimoniale (n. 40) 30. Sia nella preparazione che nell’accompagnamento dei primi anni di vita matrimoniale viene adeguatamente valorizzato l’importante contributo di testimonianza e di sostegno che possono dare famiglie, associazioni e movimenti familiari? Quali esperienze positive possono essere riportate in questo campo? 31. La pastorale di accompagnamento delle coppie nei primi anni di vita familiare – è stato osservato nel dibattito sinodale – ha bisogno di ulteriore sviluppo. Quali le iniziative più significative già realizzate? Quali gli aspetti da incrementare a livello parrocchiale, a livello diocesano o nell’ambito di associazioni e movimenti? (30-31) Per l’accompagnamento delle coppie durante i primi anni di vita familiare sono da sviluppare specifici incontri e attività, nel rispetto dei ritmi della vita familiare e professionale. Molte coppie riprendono contatto con la Chiesa al momento dell’arrivo dei figli. Si presenta così l’occasione per ritrovare un rapporto regolare con queste famiglie al fine di accompagnarle al meglio sul loro cammino. 32. Quali criteri per un corretto discernimento pastorale delle singole situazioni vanno considerati alla luce dell’insegnamento della Chiesa, per cui gli elementi costitutivi del matrimonio sono unità, indissolubilità e apertura alla procreazione? 33. La comunità cristiana è in grado di essere pastoralmente coinvolta in queste situazioni? Come aiuta a discernere questi elementi positivi e quelli negativi della vita di persone unite in matrimoni civili in maniera da orientarle e sostenerle nel cammino di crescita e di conversione verso il sacramento del matrimonio? Come aiutare chi vive in concubinaggio* a decidersi per il matrimonio? 33 C hiese nel mondo [ * La versione italiana dei Lineamenta riporta: «Come aiutare chi vive nelle convivenze a decidersi per il matrimonio?» (Regno-doc. 5,2015,23). Nella versione francese compare invece la parola concubinage (concubinaggio), che si è scelto di mantenere, poiché la risposta fa riferimento a quel termine – ndt ]. 34. In maniera particolare, quali risposte dare alle problematiche poste dal permanere delle forme tradizionali di matrimonio a tappe o combinato tra famiglie? (32-34) La società contemporanea, compresa la maggior parte dei cristiani, accetta senza problemi che un uomo e una donna possano vivere come coppia prima del matrimonio, o ancora che scelgano di vivere insieme senza tuttavia pensare al matrimonio civile o religioso. Può trattarsi di coppie all’inizio di un impegno per la vita, o di coppie che di nuovo assumono un impegno dopo un precedente fallimento. Questa situazione si può spiegare con motivazioni diverse: mancanza di una certa stabilità economica, disoccupazione, desiderio che la coppia sia più consolidata per assicurarne la durata. Spesso si tratta di coppie credenti, anche vicine alla comunità cristiana, e che non hanno un atteggiamento di rifiuto della fede. Il fatto di vivere insieme è spesso considerato una garanzia di maturazione prima di impegnarsi definitivamente per la vita. In questo senso, la parola concubinage (concubinaggio), anche se giuridicamente corretta, è rivoltante; esprime una sorta di giudizio di valore inaccettabile per i nostri contemporanei. Una pastorale d’accompagnamento delle coppie che vivono insieme al di fuori del matrimonio si fa allora sempre più necessaria. Situazioni come un battesimo, una prima comunione, un lutto e così via sono altrettante occasioni per accogliere queste persone e farsi prossimo di chi molto spesso si sente ignorato dalla Chiesa. Tenendo conto che il «vero amore tra marito e moglie (...) si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi» (Gaudium et spes, n. 49; EV 1/1475; cf. Gaudium et spes, n. 52,3), l’accompagnamento pastorale di queste coppie deve assumere come criteri di base una comprensione del matrimonio in quanto processo, come pure una concezione della sessualità come azione umana per mezzo della quale le coppie, «prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono» (Gaudium et spes, n. 48; Il Regno - documenti 21-22/2015 EV 1/1471). Inoltre, la questione delle relazioni prematrimoniali merita un nuovo approccio più adatto a questa nuova realtà. Potrebbe anche rivelarsi fruttuosa una valorizzazione delle tappe precedenti la celebrazione del matrimonio, specialmente, ad esempio, la benedizione del fidanzamento, in vista di un cammino che conduca al matrimonio canonico. L’impegno del fidanzamento in quanto promessa di un impegno definitivo è previsto dalla liturgia; non necessita di passi burocratici, né parrocchiali né civili. È una benedizione sacramentale (cf. Sacrosanctum Concilium, nn. 60 e 79), non un sacramento. La vita in comune si svolge con le scelte consapevoli della coppia in cammino verso il matrimonio. Nel quadro della pastorale giovanile, come nel quadro delle catechesi familiari e intergenerazionali, occorrerà promuovere maggiormente la vocazione al matrimonio. d. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati, famiglie monoparentali) (nn. 44-54) 35. La comunità cristiana è pronta a prendersi cura delle famiglie ferite per far sperimentare loro la misericordia del Padre? Come impegnarsi per rimuovere i fattori sociali ed economici che spesso le determinano? Quali passi compiuti e quali da fare per la crescita di questa azione e della consapevolezza missionaria che la sostiene? (35) Sì, la Chiesa deve prendersi cura delle famiglie ferite seguendo tuttavia il criterio del «non giudicare». L’opera pastorale dovrà essere condotta con l’arte dell’accompagnamento che si nutre della misericordia sull’esempio di Gesù Cristo. Purtroppo la pratica della misericordia da parte della Chiesa sembra in tanti casi limitata, addirittura manchevole. Qui si dovrebbero trovare strade per proseguire una vita cristiana. I membri delle comunità sono chiamati non a giudicare ma ad adempiere al proprio ruolo in questo accompagnamento. 36. Come promuovere l’individuazione di linee pastorali condivise a livello di Chiesa particolare? Come sviluppare al riguardo il dialogo tra le diverse Chiese particolari cum Petro e sub Petro? (36) È evidente che entrare nel campo della famiglia significa addentrarsi in un ambiente pro- 34 C hiese nel mondo fondamente segnato dalla cultura e dalla storia. La comprensione antropologica del concetto di famiglia non è la stessa in Lussemburgo, in Giappone o in Benin – esempi presi a caso, per segnalare la diversità delle esperienze umane. La Chiesa particolare deve essere attenta alla recezione dei testi del magistero, vegliando affinché ne sia compreso e ricevuto lo spirito da parte dei fedeli. Di conseguenza appare utile che i testi del magistero siano testi che propongono una riflessione sull’essenza della parola di Dio in uno spirito di universalità, invitando tuttavia le Chiese particolari a svolgere un’opera di inculturazione. Le linee pastorali devono farsi carico delle esigenze e dei problemi della Chiesa locale, rimanendo comunque fedeli alla parola di Dio. È in questo senso che la Chiesa in Lussemburgo, nel contesto della recezione della Humanae vitae, aveva sottolineato l’importanza per i credenti di fare affidamento sulla propria coscienza come riferimento morale ultimo: «Le spiegazioni dottrinali sul modo di vivere la vita coniugale non possono essere che sostegno alla decisione o agli orientamenti per la coscienza dei coniugi».2 Questa proposta di approccio al testo del magistero permetteva, nel 1969, alla Chiesa in Lussemburgo, di ricevere bene il testo dell’enciclica. Tale aiuto alla lettura, che metteva in primo piano la coscienza dei battezzati dinanzi alle esigenze della vita coniugale, rispettava la fedeltà al magistero della Chiesa universale, e tuttavia proponeva un approccio che facilitava la recezione presso i fedeli. Le Chiese locali hanno bisogno di libertà per scegliere i mezzi migliori per far fruttificare il portato della Chiesa universale presso i propri fedeli. Queste esperienze delle Chiese locali permettono a loro volta, attraverso una dinamica di scambio e di dialogo, di affinare la comprensione della parola di Dio nella sua dimensione universale. 37. Come rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità? (n. 48). (37) La seguente risposta è stata stilata dall’Officialité del Lussemburgo [Tribunale diocesano di prima istanza – ndt] in riferimento alle procedure di riconoscimento dei casi di nullità. 2 (72) «Abgesehen davon gilt: Lehramtliche Erklärungen zu der ganz konkreten Gestaltung des ehelichen Lebens können immer nur Unterscheidungs-und Entscheidungshilfen bei der Gewissensbildung der Eheleute sein»; in IV. Luxemburger Diözesansynode «Offizieller Text der Beschlüsse», Sankt-Paulus Druckerei, Luxemburg 1984, 215. Il Regno - documenti 21-22/2015 A proposito dell’accessibilità (a) Occorre migliorare l’informazione per quanto riguarda la procedura e la sua esistenza. A tale scopo possono essere utili il sito Internet della diocesi come pure un opuscolo esplicativo per le parrocchie. (b) Occorre migliorare allo stesso tempo la formazione dei presbiteri e delle persone di riferimento nelle parrocchie sulle materie fondamentali, affinché questi possano utilmente orientare i fedeli che chiedono consiglio. In questo senso, l’Official [il vicario giudiziale – ndt] ha formato quanti si dedicano a preparare al sacramento del matrimonio. Vediamo tuttavia la necessità che la conoscenza del diritto matrimoniale sia maggiormente approfondita presso coloro che si impegnano nella pastorale familiare. A proposito della celerità (a) La celerità delle cause non dipende tanto dalla procedura, quanto dalla disponibilità di personale formato. Occorre dunque incoraggiare tutti i vescovi moderatori di tribunale a formare e mettere a disposizione del proprio tribunale un numero sufficiente di presbiteri e di laici. A nostro avviso, non è possibile da un lato lamentarsi per lo status quo riguardo alla dolorosa questione delle persone divorziate-risposate, e dall’altro lato non operare la scelta di destinare personale sufficiente al tribunale. (b) In secondo luogo, si constata che uno dei motivi principali per la durata eccessiva di alcune cause sta nel fatto che un certo numero delle parti convocate, come pure molti testimoni nominati dalle parti, non sono disposti a collaborare con l’Officialité. Ciò è sicuramente dovuto alla secolarizzazione a causa della quale tanti non vedono l’importanza di un processo di nullità di matrimonio. (c) La rapidità delle procedure potrebbe essere migliorata abrogando la seconda istanza automatica in caso di sentenza pro nullitate. Sussisterebbe una possibilità d’appello per la parte che si sente lesa e per il difensore del vincolo. Il risultato sarebbe l’eliminazione del secondo grado di giurisdizione per la maggior parte delle cause tranne le più problematiche. (d) Quanto al «processo semplificato in caso di nullità notoria», occorre opporvi che innanzitutto non si vede quale potrebbe essere una nullità «notoria». L’esperienza mostra che spesso delle cause che all’inizio (al momento del colloquio previo con la parte richiedente) s’annunciano chiare, poi in fase d’istruzione si rivelano molto più complicate. Inoltre, nel caso di cause più evidenti di altre, l’espe- 35 C hiese nel mondo rienza del tribunale è che queste si concludono più rapidamente comunque. (e) Uno sveltimento effettivo della procedura potrebbe aversi responsabilizzando maggiormente le parti fin dall’apertura del procedimento quanto al loro dovere di assicurarsi della disponibilità dei testimoni che propongono. A proposito dell’agilità È difficile cogliere il senso di questo termine quanto al procedimento canonico. (a) Possiamo constatare che il nostro tribunale è assai agile quanto alla pratica delle audizioni: – il personale del tribunale comprende cinque lingue diverse e inoltre i testimoni che non padroneggiano nessuna di queste lingue possono essere ascoltati da un officiante o un’assistente pastorale della loro comunità linguistica; – vengono offerti orari oltre a quelli d’ufficio regolari per quanti non possono liberarsi in altri momenti; – alcune audizioni si tengono anche nel presbiterio o al domicilio delle persone che hanno difficoltà a spostarsi. (b) Si deve altresì osservare che il diritto canonico è lungi dall’essere «rigido»: si nota infatti che la giurisprudenza è in costante evoluzione e che nuovi capi di nullità trovano regolarmente espressione nei canoni del CIC o sono precisati dalla dottrina canonica. (c) Quanto all’apertura di una «via amministrativa», va evidenziato il dilemma: che essa si faccia più rapida sacrificando dunque necessariamente le garanzie di rispetto della verità che offre la procedura più strutturata ma anche più completa della via giudiziaria, oppure che mantenga tali garanzie e in tal caso non si vede come potrebbe essere più rapida poiché dovrà necessariamente basarsi sulla medesima istruttoria, la tappa che richiede il tempo più lungo. D’altronde il carattere «amministrativo» non cambierà nulla poiché il vescovo diocesano non potrà comunque esercitare personalmente la propria responsabilità, come non esercita personalmente il proprio potere giudiziario. La rapidità di una eventuale via amministrativa dipenderà dunque, in ultima analisi, di nuovo dalla quantità di personale destinato a questi compiti, esattamente come è attualmente per i processi matrimoniali. A proposito del costo Va sottolineato che la procedura non può essere considerata dispendiosa e che il contributo richiesto è d’altronde lungi dal coprire i costi effettivi del proIl Regno - documenti 21-22/2015 cesso. In particolare non è possibile alcun confronto con un divorzio, molto più costoso. Riteniamo che la legislazione attuale, specialmente CIC can. 1649 e l’art. 305 del Codice civile regolino la questione in modo agile e molto soddisfacente. 38. La pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente «la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti» (n. 52). Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie? (38) La maggior parte dei casi di fallimento matrimoniale si verifica per coppie validamente sposate, quando le circostanze della vita sono talmente mutate che la vita in coppia è divenuta insostenibile. Li obbligheremo a continuare a vivere insieme con tutte le conseguenze nefaste per quanti sono coinvolti, specialmente i figli? Impediremo loro di rifasi una vita in una nuova relazione? Sono questi gli autentici problemi pastorali che richiedono una scelta pastorale al di là del semplice ammorbidimento delle procedure. Infatti, l’ammorbidimento delle procedure di dichiarazione di nullità è soltanto una soluzione a mezza via che non si fa carico del fatto che anche in caso di validità del matrimonio, la promessa matrimoniale può non reggere, a lungo andare. È lo stesso quando si parla di proporre un «cammino penitenziale» davanti a una caduta, senza ammettere la possibilità umana del fallimento dell’impegno preso al momento della celebrazione liturgica del matrimonio. Questa opzione non tiene conto a sufficienza delle nuove acquisizioni delle scienze umane e della teologia morale, che consentono di pensare a un vero «progresso» nella comprensione della fede e della tradizione cattolica, secondo la visione del Concilio: «Questa tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (cf. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio» (Dei Verbum, n. 8; EV 1/883). 36 C hiese nel mondo La pastorale sacramentale dei divorziati risposati pone numerose sfide. Tutto dipende dalla porta d’entrata che si utilizza per avanzare su questo terreno. Il card. Martini ha proposto un approccio basato sulla seguente domanda: «Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?». Potrebbe entrare nella riflessione anche il modello ortodosso, riconosciuto dalla Chiesa cattolica, come base per futuri orientamenti pastorali e teologici. I divorziati risposati hanno bisogno della comunità cristiana per rimettersi in piedi, per superare il difficile momento della separazione e del fallimento. Essi attendono che la comunità li sostenga anche quando ritrovano l’amore e, con esso, la voglia di continuare a vivere. Attualmente le porte restano penosamente chiuse. È dunque urgente rettificare questa pratica contraria al Vangelo e alla misericordia. Occorre ripensare la disciplina ecclesiastica verso i divorziati risposati, e permettere loro la comunione eucaristica come pure una seconda occasione nella vita di coppia. In questo, la Chiesa latina può imparare dalle altre Chiese cristiane, specialmente ortodosse, che sono molto meno rigoriste nei confronti dei cristiani risposati. pastorale avanzato alla Evangelii gaudium: «L’eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Evangelii gaudium, n. 47; Regno-doc. 21,2013,650). 39. La normativa attuale permette di dare risposte valide alle sfide poste dai matrimoni misti e da quelli interconfessionali? Occorre tenere conto di altri elementi? (39) Nessuna risposta. L’indissolubilità come «vocazione» Analogamente alla vocazione religiosa, l’indissolubilità è una «vocazione» che comprende tutta la vita ed essa non è esente dal rischio della frustrazione. Nella stessa logica, se al momento del fallimento di una vocazione sacerdotale o religiosa – ove si rinviene il carattere sacramentale –, la Chiesa ammette la cessazione dei voti religiosi o delle promesse sacerdotali, compreso il celibato, essa potrebbe anche, nel caso di fallimento irreparabile del matrimonio, ammettere il divorzio e riconoscere una nuova unione come canonica e sacramentale. Questo è il problema fondamentale espresso al momento della votazione dei numeri 52 e 53 della Relatio Synodi a proposito della comunione ai divorziati risposati. Papa Francesco invita a superare «i purismi angelicati», «i nominalismi dichiarazionisti», «i fondamentalismi antistorici», «gli eticismi senza bontà» e «gli intellettualismi senza saggezza», che finiscono per separare la dottrina dalla realtà (Evangelii gaudium, n. 231; Regno-doc. 21,2013,683) e sono alla base di un atteggiamento pastorale che, per timore del «totalitarismo del relativismo», non tiene conto né delle persone né dei processi reali e che rischia fortemente di diventare astorico e inumano. Infine, per dare risposta alla questione dell’opportunità dell’ammissione dei divorziati risposati alla comunione eucaristica, basti richiamare il principio Il Regno - documenti 21-22/2015 e. L’attenzione pastorale verso le persone con tendenza omosessuale (nn. 55-56) 40. Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione? (40) A differenza della società civile, l’omosessualità non è argomento di dibattito in seno alla Chiesa cattolica in Lussemburgo. Non esiste nel paese alcuna comunità cristiana di persone omosessuali. Di primo acchito, pare che gli omosessuali non siano esclusi dalle comunità locali. Si deve tuttavia ammettere che per molti omosessuali la Chiesa non gioca alcun ruolo nella propria vita. f. La trasmissione della vita e la sfida della denatalità (nn. 57-59) 41. Quali i passi più significativi che sono stati fatti per annunziare e promuovere efficacemente la apertura alla vita e la bellezza e la dignità umana del diventare madre o padre, alla luce ad esempio della Humanae vitae del beato Paolo VI? Come promuovere il dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche in maniera che venga rispettata l’ecologia umana del generare? 37 C hiese nel mondo (41) Va da sé che la sessualità umana, nella concezione contemporanea, implica il mutuo rispetto fra le persone, come pure la reciprocità nella relazione; è all’interno di questa relazione umanizzante che trova posto una procreazione responsabile, escludendo i due estremi: procreazione a ogni costo e rifiuto della procreazione. Lungi da un biologismo naturale, gli esseri umani sono chiamati a non comportarsi «come conigli» (papa Francesco). La procreazione responsabile è stata ben stabilita fin dal concilio Vaticano II (cf. Gaudium et spes, n. 50), ed è sotto questa luce magisteriale che «l’apertura alla vita» dell’amore coniugale deve essere rivisitata. Il riferimento all’Humanae vitae come base minima non può essere il criterio di discernimento; soprattutto se ci rammentiamo la «non recezione» che questa enciclica ha avuto presso il popolo credente. Infatti, in quel documento di papa Paolo VI sono presenti i criteri, già forniti dal Concilio, che sono stati recepiti: la dignità dell’atto della procreazione, la responsabilità degli sposi nell’accoglimento dei figli; mentre invece la comprensione ivi delineata della sessualità umana, così come dei mezzi di regolazione della natalità, è per contro ampiamente non recepita dal sensus fidei del popolo cristiano. Senza timore, occorre essere onesti davanti a questo fatto ecclesiale della non recezione del magistero papale da parte del popolo di Dio e riconoscere che l’insistenza su questo insegnamento fa più male che bene all’azione pastorale della Chiesa nei confronti delle coppie. Si tratta dunque di accrescere il rispetto reciproco all’interno della relazione matrimoniale, ove l’amore coniugale è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dalla sessualità (cf. Gaudium et spes, n. 49). È in questo contesto che trova posto l’apertura alla procreazione, ma come una decisione presa nell’armonia della coppia e nel rispetto della libertà di coscienza in vista di una paternità/maternità responsabile; ciò oltrepassa largamente il solo vissuto della biologia umana in quanto riproduzione. L’atto sessuale manifesta il «mutuo e pieno amore» degli sposi (ivi). Imporre l’apertura alla procreazione come norma di ogni intimo atto sessuale della coppia manifesta un’incomprensione per la vita intima di una coppia,3 vita che è «consacrata da un sacramento di Cristo» (ivi) e la cui liceità non dipende dalla sola procreazione come ricorda il Concilio stesso (cf. Gaudium et spes, n. 50,3). 3 Tale incomprensione non può essere legata al celibato di coloro che hanno fatto la legge? Il Regno - documenti 21-22/2015 Sui metodi di regolazione della natalità Inoltre, occorre superare l’insegnamento della Humanae vitae che vede l’artificiale come fondamentalmente antinaturale e non voluto da Dio. Infatti, più naturale all’uomo, per il fatto di essere stato creato creatore (cf. Gen 1,27s), è superare la natura e fare un ricorso responsabile all’opera delle sue mani (Tommaso d’Aquino). In questo senso, il rifiuto di ogni metodo di regolazione della natalità che abbia come unico argomento il fatto di essere non naturale o artificiale contraddice la natura stessa dell’uomo. Fondati spesso sull’astinenza e sulla meccanica, i metodi detti naturali sono lungi dal rispondere alla realtà delle coppie e divengono in tanti casi un ostacolo per una piena vita sessuale degli sposi. Questa è la causa fondamentale dell’abbandono di tali metodi da parte delle coppie cristiane. Restare attaccati a questi metodi che si sono spesso rivelati inefficaci e non profittare delle scoperte e del sapere delle scienze che l’uomo ha sviluppato è come voler rinunciare oggi ai vaccini o agli antibiotici poiché anch’essi sono artificiali! Ancora una volta s’impone il «principio di realtà»: l’utilizzazione dei mezzi contraccettivi è generalizzata nelle coppie cristiane, che vi vedono un aiuto allo sviluppo sessuale nella propria vita di coppia. Dare valore alla sessualità nella coppia come espressione dell’amore verso l’altro – come fa il Concilio (cf. Gaudium et spes, n. 51,3) – comporta offrire alle coppie i mezzi per vivere questa dimensione in modo non colpevolizzante. Perché continuare a privare le coppie di questo aiuto, fornito dall’intelligenza umana, che permette loro una migliore padronanza della procreazione in quanto genitori responsabili e di essere così liberati dall’angoscia e dalla frustrazione che spesso scaturisce dall’utilizzazione dei metodi «naturali»? Pastoralmente, occorrerebbe anche chiarire meglio la paternità responsabile secondo i criteri forniti dal Concilio (cf. Gaudium et spes, n. 50). Continuare a identificare la dottrina della «trasmissione responsabile della vita» con la proibizione dei metodi contraccettivi artificiali non farà altro che allargare lo scarto fra la morale sessuale dei manuali e il vissuto delle coppie cristiane e della società in generale. «Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite» (Intervista a papa Francesco a cura di A. Spadaro, in La Civiltà cattolica, Quaderno 3918, (2013)3, 449-552). 38 C hiese nel mondo 42. Una maternità/paternità generosa necessita di strutture e strumenti. La comunità cristiana vive un’effettiva solidarietà e sussidiarietà? Come? È coraggiosa nella proposta di soluzioni valide a livello anche socio-politico? Come incoraggiare all’adozione e all’affido quale segno altissimo di generosità feconda? Come promuovere la cura e il rispetto dei fanciulli? (42) Tutto ciò che è trasmesso dalla Chiesa riguardo alla sessualità viene oggi avvertito come un’intrusione nella vita privata delle persone. Un fatto che la maggioranza percepisce negativamente. Occorrerà tuttavia accompagnare le persone verso una responsabilità anche nel campo della sessualità e della vita affettiva. Temi come la pianificazione familiare, la genitorialità responsabile, il valore dell’uomo ecc. sono da promuovere da parte della Chiesa, per proteggere i valori umani. La solidarietà fra famiglie può essere un modo cristiano per dare valore alla famiglia. Le famiglie hanno oggi bisogno di un continuo sostegno per consentire loro di affrontare tante sfide. Ogni cristiano è chiamato a impegnarsi a esercitare la propria influenza per farsi meglio carico delle famiglie. Nella nostra società è difficile accorgersi delle miserie familiari, poiché spesso la facciata è bella e non vi sono molte possibilità di scorgere la realtà che vi sta dietro. La nostra società non è abbastanza aperta in relazione alle famiglie d’accoglienza – vi sono 200 bambini che ne stanno attendendo una. La promozione del matrimonio come vocazione è stata per lungo tempo in subordine rispetto a quella della vocazione presbiterale, e dunque occorrerà investire nella promozione della vocazione al matrimonio e alla famiglia. Nella società lussemburghese, il tasso di natalità è basso, il che riflette anche il ruolo delle famiglie e dei figli in Lussemburgo. Avere figli è una scelta personale. 43. Il cristiano vive la maternità/paternità come risposta a una vocazione. Nella catechesi è sufficientemente sottolineata questa vocazione? Quali percorsi formativi vengono proposti perché essa guidi effettivamente le coscienze degli sposi? Si è consapevoli delle gravi conseguenze dei mutamenti demografici? (43) Non è certo possibile negare i mutamenti demografici che investono il mondo occidentale. Il Lussemburgo vive anch’esso tali mutamenti, con Il Regno - documenti 21-22/2015 una natalità ben al di sotto del tasso minimo per il mantenimento della popolazione. Ma la domanda che si pone è: cosa può farci la Chiesa? In generale, le coppie impegnate in una vita di fede sono aperte alla vita, che trasmettono con generosità. Si desidera convincere dell’importanza di avere figli persone che hanno un legame solo molto tenue o addirittura nessun legame con la Chiesa? Nella domanda vi è già la risposta. In Occidente, e dunque in Lussemburgo, la Chiesa non ha più alcuna influenza significativa sulla popolazione in generale, e ancor meno per questioni tanto intime come la decisione di procreare. D’altronde, le coppie cristiane che hanno un numero di figli più elevato della media non lo fanno per rispettare l’insegnamento della Chiesa, ma per una pulsione interna, radicata nel Vangelo, che li spinge a dare la vita per amore. 44. Come la Chiesa combatte la piaga dell’aborto promuovendo un’efficace cultura della vita? (44) In Lussemburgo l’aborto è stato recentemente oggetto di una nuova legislazione, che in particolare accorda ai minori il diritto di abortire senza consenso dei genitori, sopprimendo l’obbligo di una seconda consultazione da parte della donna incinta e favorendo il fatto che l’aborto, così banalizzato, venga sempre più percepito in seno alla nostra società come un metodo di contraccezione fra gli altri. A più riprese la Chiesa in Lussemburgo ha alzato la voce nel corso di questo iter legislativo con prese di posizione pubbliche per difendere la dignità della vita umana fin dai suoi inizi e per sottolineare la necessità di una seconda consultazione obbligatoria che possa aiutare la donna a prendere la sua decisione in anima e coscienza. Vi sono organizzazioni vicine alla Chiesa che offrono diverse forme di sostegno alle donne incinte, giovani e meno giovani, per rendere loro più facile la scelta per la vita. Aggiungiamo a questo proposito che la questione dell’aborto appare spesso legata a evidenti deficienze in termini di educazione affettiva. 45. Svolgere la loro missione educativa non è sempre agevole per i genitori: trovano solidarietà e sostegno nella comunità cristiana? Quali percorsi formativi vanno suggeriti? Quali passi compiere perché il compito educativo dei genitori venga riconosciuto anche a livello socio-politico? (45) Nessuna risposta. 39 C hiese nel mondo 46. Come promuovere nei genitori e nella famiglia cristiana la coscienza del dovere della trasmissione della fede quale dimensione intrinseca alla stessa identità cristiana? (46) Ritorniamo ancora con queste domande particolari al medesimo tema: non si tratta del tentativo di inculcare un insegnamento particolare riguardo alla coppia e alla famiglia in persone che non hanno alcun legame specifico con Cristo, il Vangelo e la comunità cristiana. È un modo di vedere il problema che ha qualcosa di artificiale. Questo ambito dell’amore coniugale e dell’educazione dei figli è troppo intimamente esistenziale per impegnare decisioni sulla semplice base di un insegnamento ricevuto ex cathedra. Occorre dunque 5IB*DYHQGD/D\RXW3DJLQD capovolgere il paradigma, fare in modo che l’intimità con Cristo, che la Chiesa deve saper proporre, irrighi ogni dimensione della vita e si ripercuota così sul modo di vedere la relazione amorosa, coniugale, genitoriale. In questa prospettiva, tutte le domande qui avanzate si vedono rischiarate di una luce diversa: la Chiesa non agirà nei confronti di coppie che non conosce, ma al contrario la comunità cristiana guiderà verso e nella vita coniugale persone che avranno scoperto in seno a questa comunità la propria identità di discepoli di Cristo. Certo siamo ancora molto lontani da tutto ciò, ma se non ci si propone un simile orizzonte, e se non si prendono già ora delle decisioni che orientino in questo senso, si continuerà a perpetuare il modello che ci ha trascinato nella situazione pericolosa nella quale si trova oggi la Chiesa d’Occidente. 5IB&DQHYDUR/D\RXW3DJLQD MARIÁN GAVENDA ANDREA CANEVARO Il vescovo clandestino in tuta da operaio Nascere fragili La storia del gesuita Ján Korec nella Slovacchia comunista A CURA DI FRANCESCO STRAZZARI PREFAZIONE DEL CARD. GIOVANNI COPPA J án Korec (1924), giovanissimo vescovo slovacco, si ritrovò per 25 anni a fare l’operaio nelle fabbriche comuniste, dedicandosi alla Chiesa in incognito. Arrestato nel 1960, venne liberato 12 anni dopo. È cardinale dal 1991. Apertamente ostile all’Ostpolitik vaticana, ha tuttavia sempre perseguito la linea dell’unità nella Chiesa. «FEDE E STORIA» pp. 168 - € 15,00 NELLA STESSA COLLANA ANTON SRHOLEC UNA LUCE DAGLI ABISSI MEMORIE DI UN PRETE NEI LAGER CECOSLOVACCHI Edizioni Dehoniane Bologna pp. 136 - € 12,00 Processi educativi e pratiche di cura A nche se ci illudiamo che si tratti di una malattia soltanto infantile, oppure di qualcosa che appartiene agli altri, nessuno è al riparo dalla fragilità. Da essa cerchiamo comprensibilmente e invano di difenderci, ma è una dimensione che riguarda tutti e coinvolge pienamente i processi dell’educazione e le pratiche della cura di sé e degli altri. «LAPISLAZZULI» FERDINANDO MONTUSCHI GLI EQUILIBRI DELL’AMORE CURA DI SÉ E IDENTITÀ PERSONALE Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 Edizioni Dehoniane Bologna www.dehoniane.it Il Regno - documenti 21-22/2015 pp. 120 - € 12,00 NELLA STESSA COLLANA 40 pp. 144 - € 12,00 Via Scipione Dal Ferro, 4 - 40138 Bologna Tel. 051 3941511 - Fax 051 3941299 www.dehoniane.it C hiese nel mondo | svizzera Un rapporto in risposta ai Lineamenta La Conferenza dei vescovi svizzeri in preparazione al Sinodo di ottobre 2015 I In preparazione al Sinodo di ottobre, la Chiesa cattolica svizzera ha coinvolto i fedeli in dibattiti e consultazioni di gruppo, attraverso la mediazione della Segreteria della Commissione pastorale, a dimostrazione del profondo interesse che riscuotono i temi della coppia, del matrimonio e della famiglia. Nonostante non ci sia unanimità su tutti i punti, nel rapporto «emergono grandi affinità e tendenze generali», a partire da una costatazione previa: «Il Sinodo dei vescovi e i fedeli in Svizzera continuano a condurre un “dialogo tra sordi”». «Mentre i Lineamenta – continua il testo – muovendosi all’interno della dottrina della Chiesa, partono da un’ininterrotta continuità della tipologia e dell’ideale di famiglia, i fedeli partono nelle loro considerazioni dalle sfaccettate esperienze familiari che hanno vissuto». In tale prospettiva, il rapporto vuole descrivere nel modo più preciso possibile il punto di vista della maggioranza dei cattolici svizzeri, per i quali il cardine dal quale partire è «l’esperienza relazionale, sessuale, matrimoniale e familiare fatta nella propria vita o nella vita delle persone vicine». Stampa (27.5.2015) da sito web www.ivescovi.ch. Il Regno - documenti 21-22/2015 l percorso sinodale della Chiesa cattolica trova larga eco in Svizzera. In preparazione al Sinodo straordinario dei Vescovi, 25.000 persone hanno partecipato a un sondaggio della Chiesa cattolica. Anche i preparativi al Sinodo ordinario dei vescovi 2015 ottengono ampio sostegno. A fine dicembre la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha incaricato la Segreteria della sua Commissione pastorale, collegata all’Istituto svizzero di sociologia pastorale, di condurre dei sondaggi sulle tematiche del Sinodo dei vescovi e redigere una bozza di rapporto in risposta ai Lineamenta. A fine gennaio 2015, la Conferenza dei vescovi svizzeri ha invitato i fedeli a condurre dei dibattiti presinodali, che sono stati organizzati fino alla fine di marzo in diversi luoghi e in seno a numerosi gruppi della Chiesa cattolica in Svizzera. Per lo svolgimento dei dibattiti è stato messo a disposizione del materiale di riflessione, per accostarsi agli interrogativi centrali sollevati dal Sinodo e alle relative affermazioni riportate nei Lineamenta, permettendo ai gruppi di prendere posizione. La decisione su come organizzare e svolgere questi dialoghi sinodali è stata affidata agli agenti pastorali e a tutte le persone coinvolte. I partecipanti sono stati pregati di inviare alla Segreteria della Commissione pastorale gli esiti centrali delle discussioni, affinché potessero confluire nel presente rapporto destinato al Sinodo. Fin quando il rapporto non è stato ultimato, la Segreteria ha ricevuto circa 570 relazioni sugli esiti. Oltre 50 riscontri sono stati inviati da singole persone o da coppie. In questo modo, stando ai dati forniti relativamente al numero di partecipanti ai dibattiti, sono circa 6000 le persone coinvolte nel percorso sinodale – un buon successo, se si pensa anche al poco tempo a disposizione. Ciò dimostra come l’interesse dei cattolici per il Sinodo continui a essere grande in Svizzera. Per molti fedeli il tema della coppia, del matrimonio e della famiglia è molto importante. A completamento è stato chiesto a due ulteriori gruppi di persone di fornire delle risposte agli in- 41 C hiese nel mondo terrogativi sollevati nei Lineamenta: esperti in materia di pastorale di coppia, matrimonio e famiglia (in breve, di pastorale familiare), nonché teologhe e teologi delle facoltà di teologia in Svizzera, hanno fornito il proprio parere sui Lineamenta. Durante la Settimana santa è stata formulata la bozza del rapporto, redatto e ultimato nella settimana di Pasqua assieme ai vescovi responsabili – il vescovo per la famiglia e presidente della Commissione pastorale della CVS, mons. Pierre Farine (Ginevra), e il vescovo di Sion, mons. Jean-Marie Lovey (delegato della CVS al Sinodo 2015 a Roma) – per poter essere presentato a Roma entro il 15 aprile 2015. Grande consenso nella maggioranza delle risposte Nonostante i feedback della maggior parte dei fedeli, degli esperti e dei teologi non siano unanimi su tutti i punti, emergono grandi affinità e tendenze generali. Ciò potrebbe essere riconducibile al metodo sinodale scelto per il sondaggio (esiti delle discussioni di gruppo). Sono soprattutto i punti di grande consenso e le comuni richieste rispetto alla dottrina della Chiesa a essere state inoltrate come risultati del dibattito. La stragrande maggioranza dei gruppi è rappresentata dai collaboratori della Chiesa, dagli agenti pastorali e dai catechisti, ma soprattutto dai fedeli impegnati nelle parrocchie, nelle comunità e nelle associazioni ecclesiastiche (ad esempio, associazioni femminili e giovanili) o in altri gruppi e comunità. Questi gruppi riuniscono sicuramente la parte più grande dei partecipanti e rappresentano piuttosto bene il grosso dei cattolici, uomini e donne, che contribuiscono a far vivere la Chiesa in Svizzera. I loro riscontri esprimono, in larga parte, tendenze generali simili tra loro. Quando, dunque, nel seguente rapporto si parlerà «dei fedeli» o «della maggioranza dei fedeli», questa formulazione farà riferimento alla grande maggioranza dei pareri espressi sui relativi temi sinodali. Volontà e richieste espresse nella minoranza delle risposte Esistono tuttavia dei pareri che sostanzialmente divergono dai primi e che rappresentano una minoranza: questi sono stati espressi solo in minima parte dai gruppi parrocchiali e sempre solo in minima parte dalla cerchia degli agenti pastorali. A Il Regno - documenti 21-22/2015 prendere la parola sono stati, invece, dei raggruppamenti, il cui carisma va individuato proprio nella cura per preservare la vigente dottrina della Chiesa. Questi raggruppamenti non sono affatto omogenei, ma vanno dalle cerchie più tradizionaliste (Fraternità Sacerdotale San Pio X), passando per quelle che s’impegnano fortemente per una fedele applicazione della vigente dottrina della Chiesa (soprattutto in riferimento alla Humanae Vitae e all’atteggiamento nei confronti dei divorziati risposati), fino ad arrivare a gruppi, che si sentono particolarmente legati al e influenzati dal programma teologico di Giovanni Paolo II (teologia del corpo). A seconda dello specifico orientamento di questi gruppi, variano anche gli interventi, soprattutto in base alla tematica (immutabilità della dottrina e della legge divina, regolazione naturale della fertilità, teologia del corpo, più stretta osservanza del giudizio canonico prima del matrimonio e un maggior impegno nei percorsi di preparazione al matrimonio). La maggior parte delle voci appartenenti a questi gruppi comunica, inoltre, di non essere semplicemente d’accordo con la situazione attuale della dottrina cattolica, ma di cercare anche dei modi per radicare questa dottrina ancor più profondamente nella teologia e trasmetterla in maniera pastoralmente opportuna (con rispetto, amore, attraverso la testimonianza e senza giudicare). Rispetto alla società e alle tendenze culturali che caratterizzano il nostro tempo, questi gruppi si dichiarano spesso alquanto pessimisti. Secondo loro è sempre più difficile vivere la fede nella cultura dominante e auspicano che la Chiesa rafforzi proprio quelle strutture in cui poter, nonostante le numerose avversità esterne, vivere la fede (e l’ideale ecclesiale del matrimonio e della famiglia). L’orientamento dei contenuti espressi sulla pastorale punta soprattutto a un’applicazione della vigente dottrina. Accanto agli approcci spirituali (preghiera, messale), si trovano anche dei suggerimenti per sostenere le famiglie e le coppie sposate con esempi d’ispirazione e testimonianze (accompagnamento da parte di coppie di sposi con esperienza, creazione di gruppi di famiglie che vivono in conformità con la dottrina), con consigli per un percorso di preparazione più severo al matrimonio, con indicazioni sulla regolazione naturale della fertilità e con moniti che rimandano ai dati della fede, del diritto naturale, dell’immutabilità della dottrina di Gesù Cristo e della Chiesa. Sulla base del materiale ricevuto (comprensivo dei riscontri da parte degli esperti di pastorale e teologia) non è stato semplice rispondere alle domande facendo riferimento ai Lineamenta. Il moti- 42 C hiese nel mondo vo principale va riconosciuto nel fatto che rispetto alla concezione della coppia, del matrimonio e della famiglia, nonché all’accesso a queste realtà, il testo e gli interrogativi posti dai Lineamenta, da un lato, e i contributi dati dalla maggior parte dei fedeli, dall’altro, differiscono sostanzialmente fra di loro. Per questo il seguente rapporto cerca di illustrare in modo quanto più preciso «l’altro punto di vista» della maggioranza dei cattolici in Svizzera, che hanno partecipato ai dibattiti presinodali, partendo poi da qui per occuparsi delle singole questioni. Domanda introduttiva concernente tutte le parti della Relatio Synodi La descrizione della realtà della famiglia presente nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società di oggi? Quali aspetti mancanti si possono integrare? Un diverso approccio Il Sinodo dei vescovi e i fedeli in Svizzera continuano a condurre un «dialogo tra sordi». Si potrebbe riassumere così il messaggio emerso dai numerosi dibattiti presinodali condotti in seno alla Chiesa cattolica in Svizzera. Ciò risulta evidente se si guarda, per esempio, al modello della santa Famiglia. La proposta dei Lineamenta, di prendere la santa Famiglia a modello per le famiglie di oggi, è ampiamente dibattuta. La discussione mostra le notevoli difficoltà che, a detta dei fedeli, caratterizzano l’accesso alla realtà matrimoniale e familiare presentata dai Lineamenta. Mentre i Lineamenta, muovendosi all’interno della dottrina della Chiesa, partono da un’ininterrotta continuità della tipologia e dell’ideale di famiglia e individuano nella santa Famiglia un modello ideale (un approccio, dunque, top-down al matrimonio e alla famiglia), i fedeli partono nelle loro considerazioni dalle sfaccettate, contraddittorie, vivaci, interrotte, curate, gioiose e dolorose esperienze familiari che hanno vissuto. Sulla base di queste premesse, essi cercano e trovano un’altra posizione, un approccio bottom-up rispetto alla santa Famiglia, che non appare affatto come modello ideale, ma viene vista nella sua precarietà, così come descritta nella Bibbia. Agli occhi di molti fedeli essa si avvicina, così, alle diverse realtà della famiglia d’oggi, senza tuttavia poter essere considerata un modello. Proprio la santa Famiglia non corrisponde agli ideali familiari della dottrina della Chiesa, eppure va giudicata positivamente in quanto, nonostante tutta la Il Regno - documenti 21-22/2015 precarietà, gli evidenti problemi e le tensioni, indica i valori della vita, della comunione, della solidarietà e del reciproco sostegno. I fedeli fanno, dunque, proprio il modello della santa Famiglia, ma lo fanno in una maniera che è contraria alla posizione dei Lineamenta e alla loro rappresentazione ideale della famiglia. Questo diverso approccio all’ideale ecclesiale di famiglia, indicato dalla stragrande maggioranza dei cattolici svizzeri che hanno partecipato alla discussione presinodale, può essere utilizzato come chiave di lettura delle seguenti affermazioni relative alle diverse tematiche e questioni poste dai Lineamenta. Per la maggior parte dei fedeli, infatti, il punto di partenza e di riferimento non è l’ideale dottrinale, ovvero, non sono le indicazioni della dottrina rispetto a chiare normative matrimoniali, familiari e sessuali che si fondano, a loro volta, su indicazioni divine presumibilmente oggettive, bensì è il proprio ambito di esperienza e percezione soggettive. L’esperienza relazionale, sessuale, matrimoniale e familiare fatta nella propria vita o nella vita delle persone vicine è il cardine su cui poggiano i riscontri della maggior parte dei fedeli. Quest’esperienza viene dischiusa, interpretata e giudicata grazie a posizioni spirituali, religiose e morali, che ragguagliano sul distinto discernimento etico, spirituale e religioso dei fedeli. In questo si possono riconoscere i principi di una teologia matrimoniale e familiare che proviene «dal basso». I fedeli dibattono e criticano, dal loro punto di vista, le affermazioni sulla famiglia presentate nei Lineamenta. Ciononostante, si riscontra una certa sovrapposizione tra le esperienze e il vissuto dei fedeli, da un lato, e le affermazioni dottrinali della Chiesa dall’altro. Le affermazioni dottrinali non sono, tuttavia, (più) considerate degli orientamenti vincolanti né delle incontestate indicazioni normative. Le affermazioni dottrinali devono, piuttosto, sapersi affermare rispetto ai criteri sviluppati in virtù dell’esperienza di vita e di fede delle persone, cosa che riesce loro, evidentemente, solo in minima misura. Per questo sono chiare le critiche alle diverse posizioni dei Lineamenta. A ragione, dunque, tali critiche possono essere considerate fondamentali e pretendono che il Sinodo dei vescovi adotti un approccio sostanzialmente diverso rispetto alle tematiche inerenti la coppia, la sessualità, il matrimonio e la famiglia. In questo contesto si dice che l’allontanamento dei fedeli dalla dottrina della Chiesa possa essere visto come segno dei tempi e vada usato come punto di partenza per uno sviluppo e un rinnovamento della tradizione. 43 C hiese nel mondo Linguaggio Molti interventi criticano il linguaggio con cui i Lineamenta descrivono le realtà familiari. Nonostante i percettibili tentativi di aderire alla realtà, si vede una forte divergenza fra ideale e realtà e un allontanamento reciproco fra il punto di vista canonico e l’esperienza vissuta dalla maggior parte dei fedeli. Le critiche si riferiscono, non da ultimo, a passi del testo ritenuti incomprensibili, offensivi, arroganti e presuntuosi. Balza agli occhi come le citazioni di papa Francesco siano spesso giudicate positivamente. Da queste considerazioni traspaiono anche delle controversie all’interno dei Lineamenta. Rispetto alla qualità comunicativa del magistero della Chiesa, molti fedeli auspicano che lo stile della comunicazione possa esprime meglio la stima e il riconoscimento di tutte le persone, rinunciando a condanne o emarginazioni. Molti fedeli deplorano l’assenza di un linguaggio comprensibile, che sappia trasmettere la lieta novella della Chiesa in modo credibile. Teologia Molte delle argomentazioni fondamentali orientate alla teologia e al diritto naturale incontrano incomprensione. Spesso sono considerate complicate, incomprensibili, idealiste e senza alcun rapporto con le esperienze reali fatte dai fedeli. Per questo anche le affermazioni sulla vocazione e la missione della famiglia non vengono comprese, in quanto, spesso, non corrispondono alla percezione delle famiglie. Le dichiarazioni teologiche sono come macigni per i fedeli, che si aspettano del pane. Si deplora la mancanza di approcci alla spiritualità matrimoniale e familiare che siano aderenti alla vita e alle esperienze. Allo stesso modo si auspica che la pastorale abbia un’attitudine nei confronti delle coppie orientata a quell’atteggiamento amico delle persone che è proprio di Gesù. La selezione e limitazione dei riferimenti biblici per la teologia del matrimonio è oggetto di un giudizio critico. La formulazione «Vangelo della famiglia» è percepita come incomprensibile. Non è, infatti, chiaro, se si tratti del Vangelo per la famiglia oppure della dottrina sulla famiglia come Vangelo o, ancora, della testimonianza di vita delle famiglie quale espressione del Vangelo. Chiesa Netto è il rifiuto nei confronti di quelle affermazioni che la Chiesa fa su di sé, definendosi esperta in umanità o maestra e madre. Molti fedeli, al contrario, sono dell’avviso che la Chiesa e la sua dottrina non mostrino affatto la loro vicinanza alle persone. Il Regno - documenti 21-22/2015 Non si coglierebbe neanche questo ruolo di madre proprio della Chiesa, per colpa di una durezza profondamente percepita nei confronti delle persone, che non corrisponde certo alle caratteristiche proprie di una «madre». Si rifiuta anche il ruolo dei fedeli quali «figli», considerato, in questo contesto, un’infantilizzazione. Analizzando questa posizione alla luce del grande impegno dei partecipanti a favore della Chiesa e della loro identificazione con quest’ultima, le critiche alle affermazione che la Chiesa fa su di sé nei Lineamenta non vanno affatto intese come rifiuto della Chiesa. Benché la Chiesa venga vista come un luogo in cui comunicare attraverso il dialogo, ciò non la autorizza più a esercitare un potere autoritario sugli uomini rispetto alle questioni di fede e di vita. Società La visione prevalentemente negativa dei Lineamenta sul mondo non viene così nettamente condivisa dalla maggioranza dei fedeli. L’analisi della cultura è percepita come troppo parziale e imprecisa. L’implicita interpretazione, quasi esclusivamente negativa, degli sviluppi socio-culturali non corrisponde all’autopercezione degli uomini e, dal loro punto di vista, non corrisponde neanche alla memoria storica che, in passato, non ha conosciuto affatto solo tempi migliori. Al contempo, però, i fedeli conoscono le sfide date dalla società e dalla cultura e sono alla ricerca di risposte. Aspetti mancanti Sono soprattutto gli esperti di pastorale familiare ad auspicare un maggior coinvolgimento delle scienze sociali e umane, che permetterebbe di tracciare un’immagine realistica del matrimonio e delle sue mutate richieste al rapporto di coppia. La pressoché totale mancanza, nei Lineamenta, di una percezione della dimensione personale del matrimonio e della famiglia è motivo di forte irritazione. Manca, ugualmente, l’aspetto della coscienza e l’importanza delle decisioni prese con proprio discernimento. Inoltre si esprime l’opinione che i Lineamenta siano rimasti, nella loro comprensione del matrimonio, ben dietro al concilio Vaticano II. La definizione delle finalità del matrimonio, che all’epoca fu ampliata rafforzando la dimensione relazionale del matrimonio, passa nei Lineamenta nuovamente in secondo piano. Infine, si deplora la mancanza di un nuovo e appropriato esame da parte della Chiesa delle questioni inerenti la sessualità, che le permetterebbe di essere nuovamente considerata in Svizzera un’inter- 44 C hiese nel mondo locutrice per le questioni relative a questo ambito della vita. Una nuova e fondamentale analisi, come questa della sessualità, dovrebbe tuttavia astenersi dall’immischiarsi nella vita delle persone. I. L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia Il contesto socio-culturale (nn. 5-8) 1. Quali sono le iniziative in corso e quelle in programma rispetto alle sfide che pongono alla famiglia le contraddizioni culturali (cf. nn. 6-7): quelle orientate al risveglio della presenza di Dio nella vita delle famiglie; quelle volte a educare e stabilire solide relazioni interpersonali; quelle tese a favorire politiche sociali ed economiche utili alla famiglia; quelle per alleviare le difficoltà annesse all’attenzione dei bambini, anziani e familiari ammalati; quelle per affrontare il contesto culturale più specifico in cui è coinvolta la Chiesa locale? 2. Quali strumenti di analisi si stanno impiegando, e quali i risultati più rilevanti circa gli aspetti (positivi e non) del cambiamento antropologico culturale? (cf. n. 5). Tra i risultati si percepisce la possibilità di trovare elementi comuni nel pluralismo culturale? I Lineamenta dichiarano di voler «ascoltare» i contesti familiari. Tuttavia non si capisce chi siano gli «interlocutori», chi si ascolti. I Lineamenta si limitano soltanto a tratteggiare un’immagine largamente negativa dei contesti familiari. Un simile modo di vedere, prevalentemente negativo e semplificatorio, che tende a porre in antitesi realtà ecclesiali idealizzate e sviluppi sociali e culturali, si scontra, in Svizzera, con il rifiuto da parte dei fedeli. Questi ultimi scorgono senz’altro, nella realtà sociale della Svizzera, sfide difficili e complesse per le famiglie. Ma al tempo stesso vedono e apprezzano anche le libertà, i margini d’azione e le opportunità che la cultura odierna presenta per la vita e la riuscita delle famiglie. Non da ultimo, i fedeli formulano qui una critica nei confronti del magistero della Chiesa, accusata di avere prodotto, con le sue omissioni e per sua colpa, una visione dualistica del mondo. Così, l’ascolto dei contesti di ogni parte del mondo è ancora di là da venire, come anche l’apprenIl Regno - documenti 21-22/2015 dimento e l’esercizio di atteggiamenti comunicativi che rendano possibile un dialogo sincero con le persone, le società e le culture del presente. La critica sovente espressa nei confronti del linguaggio e dello stile comunicativo dei Lineamenta va vista in questo quadro. In molti suoi passi il testo è percepito come sdegnoso, arrogante e giudicante. Le risposte delle cattoliche e dei cattolici svizzeri disegnano, rispetto ai Lineamenta, un quadro differenziato del matrimonio e della famiglia. I Lineamenta traggono la loro visione della famiglia essenzialmente dal matrimonio canonico. Questo matrimonio è visto in modo quasi esclusivo come fondamento della famiglia. Di conseguenza la dimensione relazionale di un matrimonio, ad esempio, quasi non è percepita come valore in sé e come compito proprio. D’altra parte, i fedeli dicono chiaramente che matrimonio e famiglia vanno ben distinti per evitare riduzioni di tipo teologico e pastorale. All’interno della Chiesa cattolica svizzera, le realtà familiari sono molteplici e vanno al di là del modello di famiglia costruito sul matrimonio sacramentale (pensiamo alle famiglie patchwork, alle famiglie monoparentali, alle famiglie di divorziati risposati, alle famiglie arcobaleno, ai matrimoni non celebrati in chiesa…). Riconoscere questa realtà, e quindi apprezzarla e rispettarla senza definirla semplicemente deficitaria, irregolare, debole o ferita, è un desiderio fortemente nutrito dai fedeli nei confronti della Chiesa e del Sinodo. Le risposte dei fedeli mostrano che dalla Chiesa essi si aspettano che apprezzi le diverse forme di famiglia. Tale apprezzamento non può essere legato esclusivamente al criterio del matrimonio canonico come fondamento della famiglia. Per contro, i fedeli e anche gli esperti di pastorale familiare dicono chiaramente, nelle loro risposte, che nei Lineamenta vedono troppo poco apprezzato il matrimonio stesso. Il valore della relazione coniugale, sostengono, quasi non è considerato, e si ha l’impressione di una strumentalizzazione del matrimonio per gli scopi della procreazione e dell’educazione della prole. Considerando che non di rado, in Svizzera, i matrimoni che non vengono sciolti possono durare anche 40-50 anni e più, i fedeli sono ben consapevoli che una relazione coniugale viene vissuta nello stadio di famiglia soltanto per un tempo assai breve. Di fronte a questo moderno sviluppo della società si avverte la mancanza di un’adeguata teologia del matrimonio. Ciò vale dal punto di vista teologico anche per la famiglia. Lo sguardo ristretto dei Lineamenta sulla famiglia ha finora impedito di sviluppare una teologia indipendente della famiglia. Una siffatta teolo- 45 C hiese nel mondo gia della famiglia potrebbe, da una parte, schiudere opportunità di scoprire segni dei tempi nella vita delle famiglie, e d’altra parte, potrebbe offrire un consolidamento dell’essere soggettivo delle famiglie nel quadro della vocazione e della missione pastorale della Chiesa. Su questo sfondo sarebbe auspicabile che il Sinodo trovasse approcci nuovi e aderenti alla vita reale nei confronti di una teologia del matrimonio e di una teologia della famiglia corrispondenti alle esperienze odierne delle persone. Esperti di pastorale della famiglia e di teologia ammoniscono che nei Lineamenta manca un confronto con le conoscenze nell’ambito delle scienze umane (sociologia, psicologia, sessuologia…). Senza tale confronto, sostengono, il discorso della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia corre il pericolo del fideismo, il che nuocerebbe gravemente alla testimonianza della Chiesa. Non da ultimo, gli specialisti richiamano anche l’attenzione sul fatto che i contesti mondiali per lo sviluppo e la valorizzazione delle diverse relazioni di coppia, dei diversi matrimoni e delle diverse famiglie sono talmente differenziati che il magistero della Chiesa difficilmente può evitare una contestualizzazione nel momento in cui discerne i suoi compiti. Molti fedeli chiedono insistentemente che le condizioni politiche, giuridiche, sociali ed economiche delle famiglie siano riesaminate e migliorate. In Svizzera la povertà viene additata come fattore decisivo per il fallimento di matrimoni e famiglie. La Chiesa è poi particolarmente esortata a trovare percorsi pastorali per la difficile situazione delle persone prive di permesso di soggiorno e di status giuridico (i sans papiers). 3. Oltre all’annuncio e alla denuncia, quali sono le modalità scelte per essere presenti come Chiesa accanto alle famiglie nelle situazioni estreme? (cf. n. 8). Quali le strategie educative per prevenirle? Che cosa si può fare per sostenere e rafforzare le famiglie credenti, fedeli al vincolo? La domanda ben dimostra la problematicità della visione del matrimonio e della famiglia descritta sopra. Le situazioni familiari estreme sono viste soltanto sotto il profilo della fedeltà al vincolo matrimoniale. Ciò offusca la molteplicità delle situazioni problematiche nelle famiglie, in cui i fedeli si aspettano solidarietà dalla Chiesa. I fedeli dissentono molto esplicitamente anche dall’idea che siano soprattutto le crisi di fede a condurre alle crisi familiari. Essi rammentano ripetutamente alla Chiesa che le crisi matrimoniali e Il Regno - documenti 21-22/2015 familiari spesso precedono le crisi di fede, e ciò è tanto più vero quanto meno la Chiesa sta davvero vicina ai matrimoni e alle famiglie in crisi. Per quanto riguarda il matrimonio, per i cattolici (e non solo per loro) la fedeltà costituisce un grandissimo bene. Essi aderiscono saldamente nella stragrande maggioranza all’ideale dell’indissolubilità del matrimonio. Al tempo stesso, i cattolici mostrano assai chiaramente di essere consapevoli che la decisione personale di restare fedeli è preliminare e rappresenta una sfida permanente: la capacità di prendere decisioni di vita vincolanti non corrisponde automaticamente alla capacità di mantenerle. La fede cristiana viene sentita effettivamente come rinforzante, ma i cattolici sono ben consapevoli dei limiti entro i quali vivono la loro decisione di restare fedeli. Essi danno prova di grande sensibilità per questi limiti e analogamente mostrano anche molta comprensione per quelle situazioni in cui le persone non possono più tener fede alla loro promessa di fedeltà. Ma non solo: molti cattolici non considerano la fedeltà al vincolo matrimoniale come un valore assoluto, anzi, in determinate circostanze vi scorgono anche il pericolo della falsità, dell’ipocrisia o della permanenza in una situazione di vita indegna della persona umana. La rottura della fedeltà al vincolo matrimoniale è spesso considerata come un male minore. Al tempo stesso, quando si tratta di giudicare un ripensamento della propria decisione di vita, i cattolici si mostrano anche molto disposti a considerare attentamente le condizioni di vita personali degli interessati. Dal punto di vista dei fedeli e degli esperti di pastorale familiare, per portare aiuto la Chiesa dovrebbe interpretare il matrimonio come un cammino che necessita di un accompagnamento affidabile. Un simile accompagnamento delle coppie di sposi sarebbe il miglior modo per aiutarle a riscoprire e approfondire sempre di nuovo la decisione fondamentale di sposarsi. Sotto il profilo teologico, si consiglia di dare alle descrizioni sapienziali del matrimonio la priorità rispetto alle definizioni giuridiche. 4. Come la pastorale della Chiesa reagisce alla diffusione del relativismo culturale nella società secolarizzata e al conseguente rigetto da parte di molti del modello di famiglia formato dall’uomo e dalla donna uniti nel vincolo matrimoniale e aperto alla procreazione? Molti fedeli non condividono integralmente le affermazioni insite nella domanda. Nei Lineamenta manca un approccio diversificato nei confronti dei 46 C hiese nel mondo mutamenti subiti dalla società nei vari contesti del mondo. Dal punto di vista teologico, si esorta pertanto a riflettere sulla relatività contestuale delle immagini di famiglia proposte dalla Chiesa come anche sulle relatività contestuali di modelli di famiglia alternativi. In Svizzera, una visione cristiana della famiglia potrebbe ritrovare una rilevanza solo se non si negasse più indiscriminatamente ogni riconoscimento e rispetto ad altri modelli di famiglia e ad altre forme di relazione di coppia. La rilevanza della vita affettiva (nn. 9-10) 5. In che modo, con quali attività sono coinvolte le famiglie cristiane nel testimoniare alle nuove generazioni il progresso nella maturazione affettiva? (cf. nn. 9-10). Come si potrebbe aiutare la formazione dei ministri ordinati rispetto a questi temi? Quali figure di agenti di pastorale specificamente qualificati si sentono come più urgenti? In Svizzera gli agenti pastorali, i sacerdoti e le persone impegnate nel matrimonio e nella famiglia vivono nelle stesse condizioni sociali e sono di fronte alle stesse sfide culturali. Queste ultime determinano la configurazione dei matrimoni, delle relazioni di coppia, delle famiglie e degli stili di vita celibataria. Pertanto si suggerisce che le varie categorie di persone imparino insieme le une dalle altre, e con le altre, a vivere ciascuna la sua vocazione e il suo ruolo. In tal modo si possono evitare anche le comprensioni unilaterali delle diverse forme di vita, ad esempio l’errata concezione del matrimonio come simbiosi, oppure della vita celibataria come vita priva di relazioni. La sfida per la pastorale (n. 11) 6. In quale proporzione, e attraverso quali mezzi, la pastorale familiare ordinaria è rivolta ai lontani? (cf. n. 11). Quali le linee operative predisposte per suscitare e valorizzare il «desiderio di famiglia» seminato dal Creatore nel cuore di ogni persona, e presente specialmente nei giovani, anche di chi è coinvolto in situazioni di famiglie non corrispondenti alla visione cristiana? Quale l’effettivo riscontro tra di essi della missione loro rivolta? Tra i non battezzati quanto è forte la presenza di matrimoni naturali, anche in relazione al desiderio di famiglia dei giovani? Il Regno - documenti 21-22/2015 Nella pastorale della famiglia, la cura pastorale si trova dinanzi a grandi sfide. La visione del matrimonio, che nella dottrina della Chiesa è fortemente connotata in senso giuridico, tende a rendere più arduo mostrare le dimensioni teologiche, spirituali, personali e biograficamente significative della coppia, del matrimonio e della famiglia. Numerose iniziative nella pastorale familiare e la testimonianza di molti sposi e famiglie, si battono per una percezione positiva del concetto di matrimonio e di famiglia, e al tempo stesso si trovano di fronte all’eccessiva accentuazione di una visione prevalentemente giuridica del matrimonio da parte della Chiesa. II. Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia 7. Lo sguardo rivolto a Cristo apre nuove possibilità. «Infatti, ogni volta che torniamo alla fonte dell’esperienza cristiana si aprono strade nuove e possibilità impensate» (n. 12). Come è utilizzato l’insegnamento della Sacra Scrittura nell’azione pastorale verso le famiglie? In quale misura tale sguardo alimenta una pastorale familiare coraggiosa e fedele? Lo sguardo su Gesù Cristo, sulle narrazioni bibliche relative alla santa Famiglia e sulle numerose storie di famiglie con le quali Dio si è legato nella storia della salvezza è fortemente accentuato in una prospettiva teologica. Tale sguardo, che abbraccia anche le risultanze dei moderni studi biblici, può condurre a un autentico approfondimento della dottrina della Chiesa in materia di coppie, matrimonio e famiglia. I fedeli ne hanno dato testimonianza nel sondaggio, leggendo a loro modo le storie della santa Famiglia e di altre coppie e famiglie della Bibbia e stabilendo numerosi collegamenti con le molteplici realtà famigliari del nostro tempo. Secondo il parere di esperti di pastorale della famiglia, già le storie bibliche si prestano bene a risvegliare e a rafforzare la fede nella fedeltà di Dio nei confronti degli uomini. 8. Quali valori del matrimonio e della famiglia vedono realizzati nella loro vita i giovani e i coniugi? E in quale forma? Ci sono valori che possono essere messi in luce? (cf. n. 13). Quali le dimensioni di peccato da evitare e superare? 47 C hiese nel mondo Molti fedeli indicano che la famiglia è un luogo dove apprendere, fare pratica e vivere i valori e la fede. I valori citati sono l’amore, il rispetto per il prossimo, la solidarietà, la condivisione, la sollecitudine e il ringraziamento. 9. Quale pedagogia umana occorre considerare – in sintonia con la pedagogia divina – per comprendere meglio ciò che è richiesto alla pastorale della Chiesa di fronte alla maturazione della vita di coppia, verso il futuro matrimonio? (cf. n. 13). Il concetto di pedagogia divina, con la visione del suo sviluppo nella storia della salvezza, così come è espresso nei Lineamenta, è un esempio del rimprovero sovente espresso secondo cui il testo e la teologia dei Lineamenta sarebbero in larga misura lontani dal mondo e di scarso aiuto per la vita di coppia, matrimoniale e familiare. Su questo punto, molti fedeli, contrariamente a quanto si afferma nei testi ecclesiali-dottrinali, si sentono posti di fronte a una pedagogia interpretata in maniera autoritaria che essi stessi non praticano e non approvano. Nel contesto attuale della società svizzera, la pedagogia è concepita in modo fortemente critico di ogni autorità. Le famiglie di oggi vivono modelli educativi completamente diversi rispetto a non molti decenni orsono. Questo cambiamento culturale si rispecchia anche nelle aspettative dei fedeli riguardo al modo in cui la Chiesa intende l’autorità, come pure nella spiritualità e nell’immagine di Dio. Per la maggioranza delle cattoliche e dei cattolici, la pedagogia divina e i suoi contenuti non possono più essere comunicati come precetto incontestabile per la conduzione della propria vita. Il criterio decisivo per giudicare la giustezza del proprio modo di vivere e delle proprie decisioni diviene l’esperienza. Per la Chiesa, ciò significa la perdita di autorità e di potere nei confronti dei fedeli. La Chiesa non può più minacciare con Dio e con il riferimento alle sue leggi perché la fede in Dio come maestro severo è stata largamente superata. Di conseguenza, i tentativi della Chiesa di «immischiarsi» in questioni relative alla condotta di vita, che sono connesse con la minaccia di sanzioni, sono percepiti come una trasgressione dei limiti e come una violazione della sfera privata delle persone, quindi come un’infrazione e una messa in discussione della loro autonomia. Ormai la Chiesa può comunicare i suoi contenuti, il suo messaggio, soltanto in modo dialogico, orientato all’esperienza e con il riconoscimento della libertà personale/libertà di coscienza. I fedeli si attendono senz’altro dalla Chiesa un sostegno e un Il Regno - documenti 21-22/2015 accompagnamento, e anche degli interventi critici, ma non le consentono più alcun paternalismo. Il discorso della Chiesa come maestra che trasforma i fedeli in alunni e alunne è spesso respinto; così anche il discorso della Chiesa come madre, se legato all’impressione di un’infantilizzazione dei fedeli. Su questo punto, quindi, esiste un debito: il concetto di pedagogia è appropriato soltanto quando si può rendere credibile che la Chiesa è capace di una pedagogia/pastorale che fa affidamento sulle risorse delle persone e che pratica un autentico accompagnamento, ma non quando la Chiesa in cuor suo pensa di sapere già quale sia lo scopo di una tale pastorale. 10. Che cosa fare per mostrare la grandezza e bellezza del dono dell’indissolubilità, in modo da suscitare il desiderio di viverla e costruirla sempre di più? (cf. n. 14). La maggior parte dei fedeli aderisce saldamente al precetto dell’indissolubilità di principio del matrimonio. Al tempo stesso, però, il discorso sull’indissolubilità del matrimonio viene spesso inteso dai fedeli non come dono, bensì come problema. Essi ne apprezzano a fatica il nucleo positivo, mentre ben comprendono l’orizzonte del matrimonio come obbligo vincolante in modo definitivo. Su questo punto sarebbe importante sottolineare il senso positivo dell’impegno a un cammino comune per tutta la vita, accompagnato dal potenziale di apprendimento e di crescita per la vita. Nel contesto della Svizzera, questo andrebbe collegato con l’esigenza, avanzata dalla società, di configurare la propria biografia come progetto. Una teologia del matrimonio deve tenere conto di queste condizioni-quadro per formulare un concetto di matrimonio positivo, ma anche realistico, che ponga in evidenza che il matrimonio è inteso come processo e come cammino di sviluppo. È legata a questa impostazione la speranza di poter dare così anche un’informazione teologicamente appropriata circa l’effetto e la grazia del sacramento del matrimonio. 11. In che modo si potrebbe aiutare a capire che la relazione con Dio permette di vincere le fragilità che sono inscritte anche nelle relazioni coniugali? (cf. n. 14). Come testimoniare che la benedizione di Dio accompagna ogni vero matrimonio? Come manifestare che la grazia del sacramento sostiene gli sposi in tutto il cammino della loro vita? La stragrande maggioranza dei fedeli non riconosce sé e le proprie sfide familiari nelle affermazioni dei Lineamenta. Agli occhi dei fedeli, la loro situazione di 48 C hiese nel mondo vita resta slegata dalle affermazioni in materia di fede. Le prese di posizione proposte sul matrimonio e la famiglia e l’ideale di famiglia che vi sta dietro rimangono astratti e sono percepiti come idealistici e lontani dalla realtà. Qui si annida il pericolo di annunciare una dottrina della Chiesa che non raggiunge più le persone e la loro storia, e ciò in una sfera della vita che riveste la massima importanza per le persone. Una delle aspettative fondamentali dei fedeli nei confronti della Chiesa e del Sinodo è il reale riconoscimento delle loro esperienze e delle loro realtà di vita. Non si tratta di un «avallo» indiscriminato di tali realtà, ma dell’aspettativa che la Chiesa non formuli la sua dottrina e il suo annuncio al di là e al di sopra di tali esperienze e realtà di vita. Sotto il profilo teologico, pertanto, rispetto al matrimonio andrebbero visti, riconosciuti e considerati in modo teologicamente differenziato il carattere della vita di coppia e le rispettive sfide biografiche di entrambi i partner. Quest’aspirazione non è soddisfatta dalla visione semplificata e prevalentemente pessimistica che predomina nei Lineamenta circa le minacce che gli sviluppi culturali rappresentano per il matrimonio. Secondo i fedeli, la benedizione del matrimonio da parte di Dio deve essere più significativa di una protezione dagli influssi di un mondo percepito come minaccioso. In una società come quella svizzera, in cui l’individualizzazione rappresenta una condizione generale inevitabile della società stessa, anche la visione del matrimonio deve offrire risposte positive a tali condizioni generali. Anche in seno a un matrimonio i coniugi non smettono di essere individui dotati di biografia propria. Occorre dunque elaborare, anche a livello di teologia del matrimonio, il rapporto tra sviluppo della coppia e sviluppo degli individui. Gli appelli e le chiamate insistenti alla rinuncia, all’altruismo, ai doveri coniugali, all’osservanza di norme sessuali, all’apertura alla prole e all’orientamento all’educazione dei figli ecc., che sono prevalsi finora, non soddisfano più le attese dei fedeli per quanto riguarda la visione che la Chiesa ha del matrimonio. Sotto il profilo teologico, si propone di porre l’accento sulla residua libertà delle persone anche nel matrimonio, protetta da una visione positiva della relazione che ciascun partner ha con Dio e integrata nell’interpretazione religiosa della propria relazione di coppia. Una siffatta concezione della relazione la protegge dall’essere erroneamente considerata come rapporto simbiotico con l’altro, da una possessività sbagliata e dall’idea che ciascuno debba essere assolutamente trasparente per l’altro. Per giunta, una simile concezione suscita un timore reverenziale nei Il Regno - documenti 21-22/2015 confronti dell’altro, che viene visto nella sua inconfondibile e personale storia di vocazione. Tale timore reverenziale serve alla disponibilità a sopportare e rispettare l’estraneità dell’altro. Apprendere una tale condotta è un processo incessante, in cui si tratta di cogliere la vocazione di coppia propria e dell’altro. Entrambi i piani (la storia di vocazione individuale e quella comune) andrebbero considerati come storie di crescita e messi costantemente in rinnovato rapporto fra di loro. Il sacramento del matrimonio potrebbe essere presentato così: i coniugi dovrebbero essere l’uno per l’altro un segno di salvezza e anche, in concreto, un compagno nel cammino spirituale. La famiglia nel disegno salvifico di Dio (nn. 15-16) 12. Come si potrebbe far comprendere che il matrimonio cristiano corrisponde alla disposizione originaria di Dio e quindi è un’esperienza di pienezza, tutt’altro che di limite? (cf. n. 13). In Svizzera i fedeli, nonostante approvino il matrimonio e la promessa dell’indissolubilità del matrimonio stesso, sono piuttosto suscettibili e reticenti quando la Chiesa formula aspettative eccessive nei confronti delle prestazioni di un matrimonio. Essi respingono ogni eccesso di idealismo, sostenendo che ostacoli, anziché incoraggiare, la riuscita del matrimonio, e spesso disincentivi le persone dal contrarlo. 13. Come concepire la famiglia quale «Chiesa domestica» (cf. Lumen gentium, n. 11) soggetto e oggetto dell’azione evangelizzatrice al servizio del regno di Dio? 14. Come promuovere la coscienza dell’impegno missionario della famiglia? Coniugi e famiglie vogliono essere riconosciuti nella Chiesa come soggetti e anche come soggetti di evangelizzazione. Solo così possono, ad esempio, giungere a forme di espressione religiosa che gli corrispondano. Il rispetto della Chiesa verso le questioni di coscienza personali riguardanti la forma dell’unione e della famiglia è l’indispensabile requisito preliminare affinché le famiglie possano essere Chiesa domestica. L’evangelizzazione delle famiglie può riuscire soltanto se la loro soggettività è tenuta pienamente in considerazione, se la Chiesa si rapporta alle famiglie in modo dialogico e nel pieno riconoscimento e rispetto, e se si astiene dal dare giudizi. Nel contesto svizzero, questo atteggiamento della 49 C hiese nel mondo Chiesa deve valere anche nei confronti delle famiglie interconfessionali, ad esempio in merito al problema dell’autorizzazione ad accostarsi ai sacramenti. La famiglia nei documenti della Chiesa (nn. 17-20) 15. La famiglia cristiana vive dinanzi allo sguardo amante del Signore e nel rapporto con lui cresce come vera comunità di vita e di amore. Come sviluppare la spiritualità della famiglia, e come aiutare le famiglie a essere luogo di vita nuova in Cristo? (cf. n. 21). 16. Come sviluppare e promuovere iniziative di catechesi che facciano conoscere e aiutino a vivere l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia, favorendo il superamento della distanza possibile fra ciò che è vissuto e ciò che è professato e promuovendo cammini di conversione? Se la pastorale della Chiesa, anche nel senso indicato dai Lineamenta, dev’essere qualcosa di più di una pura e semplice applicazione della dottrina, il Sinodo deve trovare vie per considerare le realtà e le esperienze pastorali, che si configurano diversamente in diversi contesti, anche come luogo teologico. Ciò significa anche che la responsabilità pastorale delle Chiese locali deve essere sottolineata più chiaramente e il ruolo e la responsabilità dottrinali dei vescovi locali, il loro autentico magistero, devono essere rafforzati sotto questo profilo. Tale rafforzamento dovrebbe rispecchiarsi anche nel diritto canonico e in una nuova importanza del diritto ecclesiastico particolare. L’arte del discernimento, che è essenziale in vista delle situazioni e dei contesti di realtà familiare più vari, restringe inevitabilmente il raggio di validità delle affermazioni della Chiesa universale e richiede pertanto una saggia moderazione da parte della Chiesa universale e del diritto canonico. Il divario fra una visione giuridico-canonica del matrimonio e una visione pastorale rende spesso difficile lo sviluppo di una spiritualità coniugale e deve essere superato. Confronta la risposta alla domanda 11. 18. Come proporre la famiglia come luogo per molti aspetti unico per realizzare la gioia degli esseri umani? L’indissolubilità del matrimonio e la gioia del vivere insieme (nn. 21-22) 17. Quali sono le iniziative per far comprendere il valore del matrimonio indissolubile e fecondo come cammino di piena realizzazione personale? (cf. n. 21). Il Regno - documenti 21-22/2015 19. Il concilio Vaticano II ha espresso l’apprezzamento per il matrimonio naturale, rinnovando un’antica tradizione ecclesiale. In quale misura le pastorali diocesane sanno valorizzare anche questa sapienza dei popoli, come fondamentale per la cultura e la società comune? (cf. n. 22). L’apprezzamento della saggezza dei popoli è salutato con favore. Al tempo stesso i risultati del sondaggio indicano una mancata comprensione del perché il Sinodo abbia una visione tanto negativa della cultura della società occidentale e delle forme di relazione che in essa si osservano. La coppia, il matrimonio e la famiglia sono realtà culturalmente determinate ovunque e caratterizzate dalle debolezze e dai punti di forza di tali culture. Il concetto di «matrimonio naturale» non dovrebbe indurre ingannevolmente a considerare unilateralmente i cammini di modernizzazione delle culture occidentali come rifiuto di una realtà naturale idealizzata. Una distanza diffusa e in via di accrescimento, in Svizzera, nei confronti delle visioni del matrimonio sostenute dalla Chiesa è stata incoraggiata anche dal fatto che spesso si ha l’impressione che la Chiesa manchi di comprensione nei confronti degli sviluppi della società occidentale. Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e fragili (nn. 23-28) 20. Come aiutare a capire che nessuno è escluso dalla misericordia di Dio e come esprimere questa verità nell’azione pastorale della Chiesa verso le famiglie, in particolare quelle ferite e fragili? (cf. n. 28). In Svizzera i fedeli danno prova, nelle loro risposte, di una grandissima fiducia nella misericordia di Dio. Spesso rimproverano la Chiesa di nuocere con la sua prassi ufficiale alla fede e alla fiducia nella misericordia di Dio, ad esempio quando esclude permanentemente alcune persone dall’accostarsi ai sacramenti e dalla piena unione con la Chiesa stessa. Pertanto i fedeli salutano con favore la prassi ben più aperta, propria delle parrocchie, della cura delle anime, che dà una testimonianza di fede più veritie- 50 C hiese nel mondo ra di quanto previsto dal diritto canonico. In particolare, molti fedeli pongono l’accento sul fatto che in base alla loro fede non riescono a immaginare che la fedeltà di Dio nei confronti degli uomini debba venir meno proprio in situazioni di crisi. Sotto il profilo teologico, vale la pena di chiarire come si possa comunicare la contraddizione fra «legge divina» e misericordia divina, dalla quale nessuno è escluso. 21. Come possono i fedeli mostrare nei confronti delle persone non ancora giunte alla piena comprensione del dono di amore di Cristo, un’attitudine di accoglienza e accompagnamento fiducioso, senza mai rinunciare all’annuncio delle esigenze del Vangelo? (cf. n. 24). L’aspettativa di giungere a una completa comprensione del dono d’amore di Cristo è una delle idealistiche richieste eccessive cui molti fedeli oppongono resistenza. Una simile prospettiva conduce a una visione sempre riduttiva di qualsiasi realtà di vita. Chi mai vorrebbe presumere di aver raggiunto una completa comprensione del dono d’amore di Cristo, e chi mai potrebbe verificarlo e magari emanare giudizi e sanzioni in base all’esito della verifica? Il rifiuto del sacramento del matrimonio diffuso fra i fedeli svizzeri va considerato anche come un segno della contraddizione fra le aspettative estreme a esso collegate. Per giunta i fedeli mostrano senz’altro un’adesione agli ideali, compreso quello dell’indissolubilità del matrimonio, ma sono anche consapevoli dei limiti realistici cui questo ideale è soggetto nella realtà di vita degli uomini. I fedeli mostrano molta comprensione per il matrimonio come processo, come incessante cammino di crescita e di conversione che non ha mai fine. Tuttavia, la pretesa eccessiva rappresentata da un ideale irraggiungibile, che espone chi non lo raggiunge a sanzioni da parte della Chiesa, è considerata controproducente e pertanto respinta. In questo contesto, inoltre, molti fedeli lamentano il fatto che a soccombere a queste aspettative eccessive e a queste radicali sanzioni da parte della Chiesa sia solo questa concezione ecclesiale del matrimonio. Rispetto alla crescita e alla maturazione dei rapporti e delle relazioni di coppia, i fedeli si esprimono in modo molto favorevole all’idea che vi siano delle tappe sul cammino verso il matrimonio. I rapporti prematrimoniali non sono soltanto tollerati, ma corrispondono alle normali concezioni della giusta preparazione all’impegno a vita del matrimonio. Il Regno - documenti 21-22/2015 Le posizioni dei fedeli sono anche espressione della necessità di non contemplare soltanto una gradualità nel raggiungimento dell’ideale del matrimonio, ma anche di sollevare la questione della gradualità dell’ideale. Molti fedeli si mostrano ben informati circa le dinamiche sociali che riconfigurano costantemente anche gli ideali della vita e della vita insieme, il che, non da ultimo, si ritrova già nelle testimonianze bibliche. Su questo sfondo emergono continuamente problemi di comprensione da parte dei fedeli nei confronti della dottrina della Chiesa, che suscita l’impressione di poter definire ancora ideali e norme immodificabili. In questo contesto vengono esplicitamente criticati, in particolare, i modelli argomentativi del diritto naturale. Pertanto, al Sinodo spetterebbe il compito di riflettere non soltanto sulle vie per raggiungere l’ideale, ma anche di concepire in modo nuovo l’ideale stesso e di riformularlo in vista delle situazioni di vita odierne. Soltanto così la Chiesa potrà evitare del tutto l’accusa di mantenersi ipocrita, cioè di perpetuare una frattura fra ideale e pastorale. 22. Che cosa è possibile fare perché nella varie forme di unione – in cui si possono riscontrare valori umani – l’uomo e la donna avvertano il rispetto, la fiducia e l’incoraggiamento a crescere nel bene da parte della Chiesa e siano aiutati a giungere alla pienezza del matrimonio cristiano? (cf. n. 25). Questo passo viene percepito come paternalistico. Si ha l’impressione che la Chiesa non riconosca appieno la profondità delle relazioni di coppia che non rientrano nel matrimonio cristiano. Un tale riconoscimento sarebbe però un prerequisito indispensabile per il dialogo con le persone che vivono in questi tipi di relazione e di matrimonio. III. Il confronto: prospettive pastorali Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti (nn. 29-38) 23. Nella formazione dei presbiteri e degli altri operatori pastorali come viene coltivata la dimensione familiare? Vengono coinvolte le stesse famiglie? 51 C hiese nel mondo 24. Si è consapevoli che il rapido evolversi della nostra società esige una costante attenzione al linguaggio nella comunicazione pastorale? Come testimoniare efficacemente la priorità della grazia, in maniera che la vita familiare venga protetta e vissuta quale accoglienza dello Spirito Santo? 25. Nell’annunciare il Vangelo della famiglia come si possono creare le condizioni perché ogni famiglia sia come Dio la vuole e venga socialmente riconosciuta nella sua dignità e missione? Quale «conversione pastorale» e quali ulteriori approfondimenti vanno attuati in tale direzione? Dai riscontri dai fedeli emerge chiaramente che, per permettere alla famiglia di svilupparsi conformemente alla propria vocazione, è necessario che la Chiesa garantisca il riconoscimento delle diverse forme di famiglia. Non si accettano quasi più norme o indicazioni esterne circa la sua struttura, quale espressioni della vocazione divina delle famiglie. Il rispetto per la varietà dei percorsi familiari e delle decisioni prese secondo coscienza dalle persone coinvolte deve essere un’irrinunciabile premessa all’azione ecclesiale nel campo della pastorale familiare. Solo così la Chiesa potrà essere considerata interlocutrice e fonte d’ispirazione per la formazione della coscienza delle persone e per lo sviluppo delle famiglie. 26. La collaborazione al servizio della famiglia con le istituzioni sociali e politiche è vista in tutta la sua importanza? Come viene di fatto attuata? Quali i criteri a cui ispirarsi? Quale ruolo possono svolgere in tal senso le associazioni familiari? Come tale collaborazione può essere sostenuta anche dalla denunzia franca dei processi culturali, economici e politici che minano la realtà familiare? 27. Come favorire una relazione fra famiglia, società e politica a vantaggio della famiglia? Come promuovere il sostegno della comunità internazionale e degli Stati alla famiglia? Guidare i nubendi nel cammino di preparazione al matrimonio (nn. 39-40) 28. Come i percorsi di preparazione al matrimonio vanno proposti in maniera da evidenziare la vocazione e missione della famiglia secondo la fede di Cristo? Sono attuati come offerta di un’autentica esperienza ecclesiale? Come rinnovarli e migliorali? Il Regno - documenti 21-22/2015 29. Come la catechesi di iniziazione cristiana presenta l’apertura alla vocazione e missione della famiglia? Quali passi vengono visti come più urgenti? Come proporre il rapporto tra battesimo, eucaristia e matrimonio? In che modo evidenziare il carattere di catecumenato e di mistagogia che i percorsi di preparazione al matrimonio vengono spesso ad assumere? Come coinvolgere la comunità in questa preparazione? Una pastorale matrimoniale e di preparazione al matrimonio che sia mistagogica viene accolta molto favorevolmente. Questo approccio si avvicina molto al modo in cui molte persone affrontano le questioni inerenti il matrimonio e la famiglia, in quanto prende spunto dall’esperienza e non da verità «oggettive» sul matrimonio. In generale si auspica che si riconoscano meglio le esigenze delle persone quando si preparano al matrimonio. Potrebbe avere senso offrire una benedizione al posto del matrimonio ecclesiale, se ciò corrisponde effettivamente di più alle aspettative dei coniugi. Da parte della Chiesa deve valere lo spirito di accoglienza nei confronti di tutte le persone che vogliono esprimere in modo ecclesiale o religioso la propria esperienza di coppia. Per quanto riguarda la preparazione matrimoniale, esperti e fedeli suggeriscono di adeguarla alle mutate condizioni sociali, tenendo particolarmente conto che il matrimonio canonico è oggi una scelta minoritaria, che non rientra ormai più nell’evidente tradizione del matrimonio. Questo comporta sia dare maggior peso alla dimensione religiosa del matrimonio quale vocazione, ma anche riconoscere l’opportunità di rimettere profondamente in relazione con la fede e con la Chiesa quelle persone che s’interessano al matrimonio canonico. Una rinnovata forma di preparazione al matrimonio dovrebbe, infine, includere la possibilità per una coppia di sfruttare per sé un lungo periodo per analizzare a fondo la propria decisione. Accompagnare i primi anni della vita matrimoniale (n. 40) 30. Sia nella preparazione che nell’accompagnamento dei primi anni di vita matrimoniale viene adeguatamente valorizzato l’importante contributo di testimonianza e di sostegno che possono dare famiglie, associazioni e movimenti familiari? Quali esperienze positive possono essere riportate in questo campo? 52 C hiese nel mondo 31. La pastorale di accompagnamento delle coppie nei primi anni di vita familiare – è stato osservato nel dibattito sinodale – ha bisogno di ulteriore sviluppo. Quali le iniziative più significative già realizzate? Quali gli aspetti da incrementare a livello pastorale, a livello diocesano o nell’ambito di associazioni e movimenti? La realtà delle coppie in Svizzera evidenzia come queste convivano spesso da diversi anni e abbiano, non di rado, già dei figli prima che si decidano a sposarsi in Chiesa. Per questo è problematico parlare di «giovani coppie» riferendosi al periodo subito dopo il matrimonio, in quanto hanno già fatto una profonda esperienza di convivenza e di organizzazione della coppia. Non di rado, poi, le giovani coppie hanno vissuto con precedenti relazioni l’esperienza della separazione e della fine di un rapporto. La Chiesa potrà aumentare la propria credibilità nei confronti delle persone se riuscirà ad affiancare benevolmente e senza giudicare quelle persone le cui relazioni sono fallite, o problematiche e conflittuali. Questo comporta anche porsi e parlare diversamente delle questioni inerenti la sessualità, non più relegata, ormai, al solo ambito matrimoniale in Svizzera. Quest’aspetto andrebbe promosso soprattutto nella pastorale dei ragazzi e dei giovani adulti. In Svizzera la pastorale di coppia e matrimoniale deve, per un verso, iniziare molto presto, accompagnando già i ragazzi e i giovani adulti nei loro tentativi di organizzare e vivere un rapporto di coppia. Anche in questo caso, proprio come nel modo di porsi in generale rispetto alla coppia, al matrimonio e alla famiglia, se si vuole accompagnarli, bisogna partire dal fondamentale riconoscimento dell’autonomia e della libertà dei giovani, assumendo un atteggiamento positivo rispetto alle loro speranze e ai loro ideali. Solo così la Chiesa potrà e le sarà concesso rivolgersi alle giovani coppie con degli spunti presi dal Vangelo. Nel periodo dopo il matrimonio canonico, ai sensi di una cura del sacramento del matrimonio intesa come percorso e comunità di cammino, è dunque possibile lasciar confluire diversi aspetti religiosi e spirituali nell’accompagnamento delle giovani coppie di coniugi, al fine di sostenere nel suo sviluppo il carattere religioso della comunità coniugale. A questo proposito si consiglia soprattutto l’aiuto delle comunità spirituali, dei gruppi di giovani coppie e dell’accompagnamento da parte di coppie di sposi con esperienza. Questo approccio potrebbe altresì servire a legare maggiormente le coppie alla comunità ecclesiale. Il Regno - documenti 21-22/2015 Cura pastorale di coloro che vivono nel matrimonio civile o in convivenza (nn. 41-43) 32. Quali criteri per un corretto discernimento pastorale delle singole situazioni vanno considerati alla luce dell’insegnamento della Chiesa, per cui gli elementi costitutivi del matrimonio sono unità, indissolubilità e apertura alla procreazione? Le diverse situazioni, assieme a un complesso quadro culturale e sociale, richiedono la costante disponibilità a fare delle distinzioni. Il discernimento attuato che influenza la pastorale, lo sviluppo della dottrina e del diritto canonico, deve essere contestualizzato. Per questo è urgente rafforzare una vera responsabilità a livello di Chiesa particolare nei confronti della pastorale, della dottrina e del diritto. 33. La comunità cristiana è in grado di essere pastoralmente coinvolta in queste situazioni? Come aiuta a discernere questi elementi positivi e quelli negativi della vita di persone unite in matrimoni civili in maniera da orientarle e sostenerle nel cammino di crescita e di conversione verso il sacramento del matrimonio? Come aiutare chi vive nelle convivenze a decidersi per il matrimonio? Nei loro numerosi interventi i fedeli mostrano di essere felici di rispondere dell’organizzazione della pastorale familiare, dando anche degli impulsi per lo sviluppo della comprensione teologica della coppia, del matrimonio e della famiglia. Sono i fedeli a essere gli esperti per quelle condizioni di vita in cui si vive la famiglia. Sono loro a conoscere i numerosi percorsi e le deviazioni che portano al successo della coppia, del matrimonio e della famiglia. In virtù delle proprie esperienze, poi, possono anche incoraggiare, rincuorare, rafforzare e sostenere gli altri. L’accompagnamento dei coniugi con l’aiuto di altri coniugi è considerato un buon percorso pastorale. Per fare ciò è necessario nutrire maggior fiducia nell’atteggiamento spirituale, pastorale ed ecclesiale dei fedeli ed essere disposti a incoraggiare i loro percorsi nell’ambito di un accompagnamento delle coppie. 34. In maniera particolare, quali risposte dare alle problematiche poste dal permanere delle forme tradizionali di matrimonio a tappe o combinato tra famiglie? 53 C hiese nel mondo Anche l’odierna concezione ecclesiale del matrimonio implica una distinzione per gradi (dal «matrimonium ratum» al «matrimonium consummatum»). Tale graduazione ha radici culturali e potrebbe essere posta anche diversamente, considerando che è comunque già in tensione con la concezione del matrimonio proposta nella Gaudium et spes. In questo senso, le forme culturali di distinzione per gradi dovrebbero essere analizzate con cautela e considerate, eventualmente, misure appropriate di autovalutazione. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati famiglie monoparentali) (nn. 44-54) 35. La comunità cristiana è pronta a prendersi cura delle famiglie ferite per far sperimentare loro la misericordia del Padre? Come impegnarsi per rimuovere i fattori sociali ed economici che spesso le determinano? Quali passi compiuti e quali da fare per la crescita di questa azione e della consapevolezza missionaria che la sostiene? 36. Come promuovere l’individuazione di linee pastorali condivise a livello di Chiesa particolare? Come sviluppare al riguardo il dialogo tra le diverse Chiese particolari cum Petro e sub Petro? Secondo molti fedeli sarebbe utile se il diritto canonico potesse essere rinnovato in modo tale da tener maggiormente conto delle esperienze pastorali e delle realtà vissute dalle persone. Per quanto riguarda il diritto canonico si propone di integrare il discorso canonico sull’indissolubilità del matrimonio con una visione pastorale del matrimonio, in cui si possa mostrare la sua inconfutabile distruzione (la sua fine). Questo metterebbe in primo piano non più la fine del matrimonio mediante un atto giuridico, bensì la constatazione della definitiva rottura del rapporto coniugale. In questo modo dovrebbe essere possibile che la Chiesa riconosca e apprezzi anche un nuovo rapporto. Molte affermazioni dei fedeli vanno in questa direzione, mostrando sensibilità diversa per i tanti modi in cui un rapporto coniugale può fallire, finire, terminare o rompersi definitivamente. Al contempo sono a conoscenza della problematica di una dichiarazione di nullità prevista dal diritto canonico, che «nega» l’esperienza positiva di un matrimonio successivamente finito e non rende così giustizia all’esperienza fatta dalle persone colpite. Il Regno - documenti 21-22/2015 37. Come rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità? (n. 48). La semplificazione delle procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale è generalmente accolta con favore, in quanto le questioni di tipo finanziario non possono ostacolare un chiarimento da parte del diritto canonico. Una maggior rapidità delle procedure e una generale gratuità è considerata ampiamente positiva. Al contempo, però, si è profondamente scettici rispetto al modo in cui viene riconosciuta la nullità, che non può essere generalmente vista come soluzione pastorale per risolvere la situazione dei divorziati. Anche da un punto di vista teologico sono ancora troppe le questioni che restano aperte quando ci si avvicina giuridicamente a un matrimonio fallito o finito. Lo stesso vale anche per le ripercussioni psicologiche legate a una tale procedura. In molte situazioni la gente, per onestà e per autotutela rispetto a passate decisioni e nei confronti di una parte della propria storia vissuta, rifiuta già questa strada, soprattutto quando, dal primo matrimonio, sono nati dei figli. Le procedure per il riconoscimento della nullità del matrimonio incontrano delle difficoltà soprattutto per quanto riguarda la dimostrabilità della nullità di un matrimonio. Questo porta ad alcune ingiustizie, quando un matrimonio non è valido, ma ciò non può essere dimostrato. In questi casi bisognerebbe lasciare maggior spazio alla capacità di giudizio secondo coscienza delle persone. 38. La pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente «la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti» (n. 52). Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie? Per quanto concerne concretamente la pastorale, la principale richiesta dei fedeli in Svizzera è quella di mettere fine all’esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti – una norma ufficiale che essi rifiutano e giudicano scandalosa. Unanime è invece l’accoglienza della prassi alternativa ampiamente diffusa nelle parrocchie. Al contempo anche l’ormai ampiamente consolidato allontanamento strutturale dalla dottrina ufficiale rappresenta un costante pro- 54 C hiese nel mondo blema. È motivo di disappunto il fatto che la dottrina ufficiale non sia in grado di calarsi nelle posizioni dettate dalla vita delle persone e di affrontare le inconsistenze della teologia matrimoniale e familiare. I fedeli esprimono chiaramente che bisogna approfondire la comprensione del divorzio, rispetto al quale urge assumere una posizione diversificata. Diverso, infatti, è se un matrimonio sia stato revocato unilateralmente, sia di fatto terminato, fallito o finito già da anni, oppure se, in virtù di una nuova relazione e famiglia, sia impossibile tornare al primo matrimonio. La distinzione fatta dal vescovo Jean-Paul Vesco fra «infraction instantanée» e «infraction continue» (cf. Regno-doc. 17,2014,569s) è accolta con favore in molti degli interventi presentati dagli esperti di teologia e pastorale. In questo senso l’affermazione con cui i padri sinodali avvertono «l’urgenza di cammini pastorali nuovi» va accolta favorevolmente. Ugualmente è arrivato anche il momento di affrontare gli interrogativi teologici circa la dottrina vigente. Esiste, infatti, una richiesta esegetica, storica e sistematica nei confronti della concezione che il magistero della Chiesa ha dell’indissolubilità del matrimonio e della prassi fissata canonicamente di escludere indistintamente dai sacramenti chi contrae un secondo matrimonio civile. Il pensiero di una «comunione spirituale» è per i fedeli spesso incomprensibile e in sé contraddittoria. Questa proposta, che cela anche il pericolo di mostrare a ogni celebrazione eucaristica, pubblicamente, l’inaccessibilità ai sacramenti, discriminando le persone colpite, viene unanimemente respinta. Per la Svizzera una tale proposta sarebbe improponibile e comporterebbe il rischio che le persone colpite si allontanino definitivamente dalle celebrazioni eucaristiche, a meno che i singoli non giudichino questo percorso giusto e agiscano in merito. Diversi sono i giudizi rispetto alle proposte forme di penitenza, di attesa, di chiarimento rispetto alla possibilità di consentire ai divorziati risposati di riaccedere ai sacramenti. Una parte dei fedeli tende a pensare che la decisione spetti alle persone direttamente colpite. Eventualmente si potrebbero definire dei criteri sulla base dei quali prendere una decisione, ad esempio chiarire positivamente la questione sulle restanti responsabilità derivanti dal primo matrimonio e dalla prima famiglia. Un’altra parte dei fedeli immagina anche che ci sia una determinata procedura per poter riaccedere ai sacramenti. Anche in questo caso bisognerebbe rinunciare a una pubblica denigrazione. Anziché chiamarlo un cammino di penitenza, si potrebbe parlare di un percorso di guarigione. Il Regno - documenti 21-22/2015 39. La normativa attuale permette di dare risposte valide alle sfide poste dai matrimoni misti e da quelli interconfessionali? Occorre tener conto di altri elementi? In Svizzera molti fedeli vivono in matrimoni e famiglie interconfessionali. Spesso, dunque, ci si pone la questione dell’accesso all’eucaristia. Come per altri interrogativi inerenti il matrimonio e la famiglia, sono i fedeli a decidere come strutturare la propria prassi e lo fanno in virtù della propria fede e coscienza. Le prescrizioni ecclesiali vengono spesso viste come forma di dominio e comportano facilmente una rottura dei rapporti con la Chiesa da parte di intere famiglie, anche dei membri cattolici. Un consolidamento della comprensione della «Chiesa domestica», costituita dai battezzati, potrebbe far rivalutare le coppie miste e le famiglie interconfessionali, riconoscendo che in queste famiglie il legame con Dio avviene attraverso le persone. In questo modo si potrebbe anche essere ben disposti rispetto alla prassi dell’accoglienza eucaristica. L’attenzione pastorale verso le persone con tendenza omosessuale (nn. 55-56) 40. Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione? I fedeli si mostrano in stragrande maggioranza contrariati rispetto alle affermazioni fatte nei Lineamenta sulle persone omosessuali. Spesso si afferma che il testo non prenda sul serio e sminuisca le persone omosessuali. La maggior parte dei fedeli considera legittimo il desiderio delle persone omossessuali di avere dei rapporti e delle relazioni di coppia e non capisce perché questo desiderio non possa essere vissuto in una coppia. La pretesa che le persone omosessuali vivano castamente viene respinta perché considerata ingiusta e inumana. Sulla base delle conoscenze nell’ambito delle scienze umane, il discorso sulle «persone con tendenze omosessuali» è giudicato insufficiente. Le affermazioni, che risultano in contrasto rispetto alle nozioni scientifiche, danno l’impressione di dover giustificare un’ingiusta condanna morale 55 C hiese nel mondo delle azioni omosessuali. Qui è in gioco la credibilità della Chiesa. La maggioranza dei fedeli non accetta che le persone omosessuali vengano esclusivamente viste come oggetti della pastorale, privandoli della dignità di soggetti della Chiesa. Gli omosessuali non dovrebbero essere considerati persone malate o particolarmente bisognose di aiuto. Si auspica, quindi, che la Chiesa porti rispetto agli omosessuali, apprezzando la loro partecipazione all’interno della Chiesa. Il discorso sull’impossibilità di ritrovare alcuna analogia fra il matrimonio e il rapporto di coppia fra persone dello stesso sesso innesca evidenti incomprensioni. Nonostante una parte dei fedeli sia scettica a garantire la piena parità tra il matrimonio e le relazioni omossessuali, una grande maggioranza auspica che la Chiesa le riconosca, apprezzi e benedica, in quanto anche all’interno di queste relazioni si vivono importanti valori che, stando ai fedeli, permetterebbero di ritrovare delle analogie con il matrimonio. Molte anche le questioni da un punto di vista teologico – ad esempio la questione circa la verifica della fondatezza biblica di un rifiuto dei rapporti omosessuali, la domanda rispetto al riconoscimento di valori nelle relazioni omosessuali, l’interrogativo sul significato antropologico della sessualità nella vita di ogni persona e la questione delle conseguenze per le persone omosessuali, che in virtù di quanto affermato dalla Chiesa hanno forti difficoltà ad accettarsi. La trasmissione della vita e la sfida della denatalità (nn. 57-59) 41. Quali i passi più significativi che sono stati fatti per annunziare e promuovere efficacemente l’apertura alla vita e la bellezza e la dignità umana del diventare madre o padre, alla luce ad esempio della Humanae Vitae del beato Paolo VI? Come promuovere il dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche in maniera che venga rispettata l’ecologia umana del generare? 42. Una maternità/paternità generosa necessita di strutture e strumenti. La comunità cristiana vive un’effettiva solidarietà e sussidiarietà? Come? È coraggiosa nella proposta di soluzioni valide a livello anche socio-politico? Come incoraggiare all’adozione e all’affido quale segno altissimo di generosità feconda? Come promuovere la cura e il rispetto dei fanciulli? Il Regno - documenti 21-22/2015 43. Il cristiano vive la maternità/paternità come risposta a una vocazione. Nella catechesi è sufficientemente sottolineata questa vocazione? Quali percorsi formativi vengono proposti perché essa guidi effettivamente le coscienze degli sposi? Si è consapevoli delle gravi conseguenze dei mutamenti demografici? Il modo in cui si guarda ai figli muta all’interno delle società e nella vita delle famiglie. Spesso i bambini vengono visti come «progetto» di una famiglia. Questo dà maggiore importanza agli aspetti relativi alla prevedibilità del modo in cui si fonda e si vive la famiglia. In questo contesto, con riferimento ai figli, è importante non dimenticare la dimensione del dono di Dio. Questo potrebbe servire anche da correttivo rispetto alle pretese troppo alte nei confronti della programmazione di una famiglia. La storia su come ci si è avvicinati alla Humanae Vitae ha lasciato profonde tracce sia nella Chiesa che nei fedeli. Si potrebbe parlare di un abuso di fiducia, che è andato sviluppandosi fra i fedeli e la Chiesa e che non è stato ancora superato. Partendo da qui, ogni riferimento a questa enciclica è come rigirare il dito nella piaga. Molte risposte indicano che sarebbe opportuno, da parte della Chiesa, esprimersi con maggiore discrezione rispetto alle questioni inerenti la sessualità, evitando norme o restrizioni concrete. L’intento dei contenuti dei Lineamenta viene tuttavia accolto prevalentemente con favore. In virtù delle numerose nuove sfide nell’ambito della medicina della riproduzione, optare per la dignità dell’uomo e non per la scelta dei mezzi come criterio determinante permetterebbe di ridare importanza alla voce della Chiesa. In questo contesto si considera come una grave mancanza dei Lineamenta il fatto che parli della coscienza solo alla domanda n. 43 e, per giunta, in relazione alla sfiducia, che richiede subito una corretta formazione della coscienza. A prescindere da ciò, manca del tutto un riconoscimento e apprezzamento della coscienza. Questo viene considerato un grave deficit del testo e della sua prospettiva. 44. Come la Chiesa combatte la piaga dell’aborto promuovendo un’efficace cultura della vita? I fedeli s’impegnano e contribuiscono sostanzialmente nelle relazioni di coppia, nei matrimoni e nelle famiglie a una cultura della vita. Al contempo riconoscono le situazioni estremamente difficili in cui si trovano le persone che devono prendere delle decisioni sulla vita. In virtù di questo vi è una gran- 56 C hiese nel mondo de disponibilità ad aiutare le persone a prendere delle decisioni per la vita. Al contempo, però, molti fedeli respingono forme d’impegno per una cultura della vita che opprimono, condannano o stigmatizzano le persone che comunque si trovano spesso in grandi difficoltà. La sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’evangelizzazione (nn. 60-61) 45. Svolgere la loro missione educatrice non è sempre agevole per i genitori: trovano solidarietà e sostegno nella comunità cristiana? Quali percorsi formativi vanno suggeriti? Quali passi compiere perché il compito educativo dei genitori venga riconosciuto anche a livello socio-politico? 46. Come promuovere nei genitori e nella famiglia cristiana la coscienza del dovere e della trasmissione della fede quale dimensione intrinseca alla stessa identità cristiana? L’insinuazione secondo cui la crisi di fede sarebbe la fonte della crisi delle famiglie viene unanimemente respinta. I fedeli e gli esperti in materia di pastorale familiare contestano che una fede profonda possa proteggere le famiglie dalle influenze di Il Regno - documenti 21-22/2015 cultura e società. Una simile prospettiva duale non corrisponde all’esperienza dei fedeli. Nella pastorale si fa piuttosto l’esperienza che le crisi familiari portino alle crisi di fede. La Chiesa dovrebbe, dunque, chiedersi se nell’affrontare le crisi o il fallimento dei matrimoni e delle famiglie veramente contribuisca a rafforzare e a promuovere la fede. In questo modo si noterebbe che è spesso una crisi della Chiesa e del suo modo di agire a contribuire alle crisi di fede, senza essere d’aiuto alle crisi familiari. Il sostegno ai genitori, ai padri e alle madri, nell’educazione (religiosa) dei figli è considerato un compito imprescindibile della Chiesa e della sua pastorale familiare. Le famiglie, tuttavia, non dovrebbero essere lasciate sole nel compito di trasmettere la fede. L’insegnamento della religione a scuola e la catechesi nelle parrocchie, proprio come le iniziative legate alla pastorale dei bambini e dei giovani, in particolar modo le iniziative delle associazioni giovanili, sono considerate un’integrazione essenziale per garantire che la fede sia trasmessa. Inoltre, si auspica un maggior impegno politico a favore delle famiglie, che tenga soprattutto conto delle condizioni di indigenza e della situazione delle famiglie monoparentali. 9 aprile 2015. 57