G R I D O d i B AT T A G L I A - P E R I O D I C O M I S S I O N A R I O d i C R I S T O È L A R I S P O S T A - A N N O X I X N . 7 0 , Giugno 2009 Dir. Resp. Tina Della Cananea Aut. Trib. di Cosenza N.462/88 Il Combattimento nostro non è contro sangue e carne. Efes.6:12 Poste Italiane SPA-Spedizione in Abbonamento Postale-D.L. 353/2003 (CONV.INL. 27/02/2004 N°46) Art.1 1comma 2 DCB N on ha un’altra religione da presentare, né un’altra dottrina da insegnare. Noi predichiamo Cristo crocifisso, e il nostro obiettivo è quello di raggiungere più persone possibili, in ogni luogo, prima che il nostro Signore ritorni. Noi vogliamo trasmettere una visione per l’evangelizzazione del mondo alla Chiesa e stimolare le comunità locali a mandare più operai in missione; una visione che farà crescere un desiderio ardente nel cuore di ogni credente per conquistare anime dovunque si trovi! Abbiamo visto per esperienza che l’opera di evangelizzazione può progredire dando l’opportunità a persone senza alcuna esperienza, e senza avanzare alcuna richiesta economica. L’unico requisito è un cuore fervente e pieno d’amore. Questo giornale vuole essere un incoraggiamento ad alimentare questa visione a tutta la Chiesa Italiana, attraverso notizie di vari gruppi nel mondo, testimonianze e traduzioni di articoli che trattano vari aspetti della vita cristiana. Il giornale è sostenuto dalle libere offerte dei credenti e viene inviato gratuitamente, senza abbonamento, a chiunque ne farà richiesta, scrivendoci o telefonandoci al nostro recapito. questi ultimi mesi sono stati provvidi di attività evangelistiche e di eventi speciali. Jesse, mio figlio, si è sposato con Lucia Carlomagno il giorno 11 Aprile; tutta l’occasione è stata abbondantemente benedetta dal Signore e ci ha dato l’opportunità di fare ascoltare il Vangelo a diversi non credenti. Ringraziamo insieme Gesù per come ha provveduto copiosamente per noi e per i nostri ospiti, e per la gioia della Sua presenza, che ci ha infuso la forza di fare ogni cosa nel miglior modo possibile. Jesse e Lucia ora sono ritornati dal viaggio di nozze e sono pienamente impegnati qui con noi. Dopo il tragico terremoto del 6 Aprile abbiamo mandato alcuni gruppi per visitare i campi di sfollati, per distribuire Bibbie e per impartire con canti gospel e testimonianze la speranza del Vangelo che dà nuova vita ora, anche in mezzo alla distruzione, e la promessa di una vita eternamente migliore nel Regno eterno del nostro Signore Gesù. Clark Slone e Jared Worby (responsabile per l’opera nostra in Romania) si trovano in Israele per 2 settimane. È un viaggio intrapreso con lo scopo di cercare di comprendere quello che il Signore vuole darci da compiere insieme ai fratelli delle chiese e delle missioni per annunciare l’Evangelo a tutti; giudei e palestinesi, arabi e cristiani “nominali”, ecc. che vivono o visitano Israele. Ci stiamo inoltre preparando a lasciare la città di Roma, verso gli ultimi giorni del mese di Giugno, per raggiungere o Civitavecchia o Grosseto. Giungendo alla conclusione del periodo di tempo trascorso q u i a Ro m a s i a m o c o n s a p e vo l i d i n o n a ve r e s o d d i s f a t t o esaustivamente i molteplici bisogni di questa enorme città. Perciò vi chiediamo di continuare a pregare per tutti i credenti, italiani e stranieri, che il Signore li fortifichi e crei in loro uno spirito di passione per propagare la Sua opera. Il passaggio da Roma verso la Toscana è un grande passo di fede per noi. Ci andiamo perché siamo consapevoli e convinti del bisogno di quella regione. Unitevi a noi in preghiera affinchè il Signore ci apra una larga porta per un’opera efficace. Ricevete i saluti sinceri e fraterni di ogni membro della missione. Paul Schafer per “Cristo è la risposta” C r i s t o è l a R i s p o s t a , C . P. 1 6 3 - 8 2 1 0 0 B e n e v e n t o Pagina web: www.citaitaly.com www. cristoe larisp o s t a .i t E-mail: c i t a i t a l y @ g m a i l . i t [email protected] Te l . 3 2 8 / 4 8 6 1 5 3 6 Dat i Ban cari: Banca di Na po li S.p.A. via Pomerio 3/5 - B N IB AN : IT14 D0 10 10 1501001 598 1530195 BIC: IBSP ITNA0 04 D a t i p o s t a l i : C . C . P. 1 0 5 1 8 8 2 7 2 3 Creatore. Negli anni dell’adolescenza, scienza a fede regnavano comodamente l’una affiancata all’altra e ambedue mi davano una tale certezza nelle mie scelte, che qualcuno mi accusava di arroganza: per parte mia avevo sempre o ragionamenti o versetti biblici per appoggiare i miei pensieri – insomma avevo sempre ragione…! “Scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri Armato del mio insegnamento religioso e di questa fede padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nella ragione pura, lasciai casa per intraprendere gli studi nel paese dei quali abitate…” universitari all’estero, ma con il nuovo ambiente sono arrivate nuove battaglie. Iniziai ad affrontare domande complesse per le quali la scienza e la Bibbia sembravano dare risposte contrarie. Forse riconoscerete qualcuna di queste: “Ho la possibilità di una carriera comoda e lucrativa: posso accettare o devo pensare al bene sociale?” “Un mio amico vive una vita immorale: devo contrastarlo o accettare le sue scelte?” “Un’amica giovane è incinta e pensa di abortire: cosa dovrei dirgli?” “Un conoscente caro sta invecchiando e si crede pronto a morire: è lecito appoggiarlo?” Se a queste domande la Bibbia dava risposte semplici e chiare, la conoscenza del momento mi diceva di diffidare di una moralità tanto arcaica. Infatti, per l’insegnamento biblico dovevo pensare prima al bene degli altri, sfidare il mio amico a fuggire l’immoralità, incoraggiare la mia amica ad apprezzare il dono di un figlio se pure inatteso e restare vicino all’anziano mentre affrontava i dolori e le ricchezze della vecchiaia. Ma la scienza mi sconsigliava severamente di badare a questi precetti, dopo tutto il Darwinismo sociale consigliava di pensare sempre prima a se stessi, la psicologia suggeriva di non reprimere gli impulsi sessuali, la biologia insegnava che un embrione non è altro che un ammasso di cellule, e la medicina preannunciava solo dolore e disabilità per un’ultrasettantenne. Come conciliare questi fatti con l’insegnamento biblico? Per chi non mi conosce mi chiamo Caleb, sono il figlio di Keith e Ginger che servono da oltre trenta anni nella missione “Cristo è la risposta” e vorrei prendere un attimo del vostro tempo per raccontare una parte del mio cammino con Gesù. Poiché Dio ha avuto la bontà di risparmiarmi dai più eclatanti errori di vita, la mia non è un emozionante storia di improvvisa trasformazione da malvivente a cristiano, piuttosto ho sempre conosciuto Dio e la sua parola, ma negli anni ho dovuto più volte scegliere se dare a l’insegnamento biblico una reale precedenza nei mie ragionamenti e nelle mie azioni: dovevo scegliere se il Dio della Bibbia potesse veramente regnare quale unico vero Dio della mia vita. Essendo nato in una famiglia evangelica, si potrebbe dire che la mia scelta fosse già fatta: avevo ricevuto il Dio dei miei padri come, per altro, ogni figlio d’ateo o d’agnostico o di mussulmano o di cattolico riceve nell’infanzia gli dèi di suo padre. Ciò nonostante, arrivato all’età maggiore dovetti decidere se continuare ad accettare questi insegnamenti. La scelta non è stata facile ne improvvisa ma si è maturata nel tempo da un insieme di pensieri e avvenimenti, i quali mi hanno portato a comprendere, che senza la guida ferma del Dio vivente i ragionamenti e le filosofie della mia società, non potevano liberarmi dalla condizione di peccatore impegnato a ferire me stesso ed altri. Arrivai al bivio esistenziale molto informato sulle grandi religioni ma diffidavo di tutte: l’induismo conservava la segregazione sociale dell’India, l’islam schiavizzava le donne del medio oriente e bagnava di sangue le sue frontiere, il buddismo dirigeva le menti più illuminate d’oriente alla ricerca del nulla, lo spiritismo aggravava le superstizioni e la povertà dell’Africa e il cristianesimo istituzionale con mille e passa anni di crociate, pulizie etniche, inquisizioni e guerre non si poteva definire un bene per l’Europa. Nella storia delle religioni incontravo troppo spesso figure false, avare e assetate di potere nulla cui paragonare al messaggio d’amore e perdono che conoscevo in Gesù. C’era, in ogni modo, una figura che riusciva a trasmettermi fiducia tanto da mettere in discussione la mia fede infantile, questa era la figura dello scienziato. Se non vedevo che falsità e manipolazione nelle grandi religioni, la scienza, che prometteva un’assoluta integrità razionale, appariva suprema, inattaccabile: quanto più, la scienza si occupava della bellezza e complessità del creato appoggiando così la mia giovane fede nel Mentre mi preparavo ad una laurea da scienziato, discutevo con i miei colleghi di questi dilemmi e, a mio malgrado, sembrava sempre più difficile dare una giustificazione razionale alle mie prese di posizione. Mi riconobbi diviso tra due modi di pensare diversi ma volevo conservare entrambi. Possibile che avevo fondato la mia etica morale in un modello sociale inculcato e non in una verità intrinseca, dimostrabile a rigore scientifico? 4 Ho parlato di moralità, forse avrei dovuto parlare di moralismo: infatti, mentre la mia battaglia intellettuale si discuteva all’aperto, vivevo segretamente una seconda battaglia questa contro la concupiscenza, l’invidia, l’arroganza e l’egoismo. Con il passare degli anni di studio questi conflitti scienza e fede, ma ora le proposte di scienziati rinomati toccavano su scelte morali, politiche e religiose. Se dal principio avevo escluso le grandi religioni perché queste non fornivano un reale standard di vita ma si piegavano al volere delle filosofie più gettonate del momento, ora trovavo la stessa realtà nell’ambiente scientifico e questo mi sconcertava. Come gl’idoli muti, sordi e ciechi delle religioni pagane, il dio della scienza non vedeva, non sentiva e non sapeva parlarmi – questo non perché il metodo scientifico fosse invalido o la ragione inutile, ma perché i ‘fatti’ del giorno erano prodotti da ricercatori che mettevano i propri interessi al di sopra della verità. Rammentavo il caso dell’azienda Snickers che commissionò una ricerca sui benefici delle caramelle con le noccioline con la sola condizione che, se i ricercatori trovassero degli effetti negativi dal consumo degli Snickers avrebbero dovuto tenerselo per sè. Questa storia mi scosse profondamente: e se qualcuno aveva trovato degli effetti negativi risultati dal comportamento deviante del mio amico e non me l’avesse detto? Io, intimidito dalle eclatanti scoperte della psicologia non volevo spingerlo a ‘reprimere la sua sessualità.’ Lo stesso valeva per l’amica che voleva abortire o l’anziano che non aveva più la forza di vivere e lo stesso valeva per i miei stessi comportamenti peccaminosi – queste erano (e sono tutt’ora) reali battaglie nella mia vita e io mi ero affidato alle mani sicure dello scienziato, ma ora mi chiedevo se forse non avevo dato troppo spazio al dio scienza nella mia vita. Dopo tutto, la scienza non aveva liberato i grandi scienziati dai loro fallimenti morali e io combattevo ancora con i miei peccati senza grandi vittorie, dovevo trovare un Dio in grado di vedere i miei peccati, e i peccati dei miei amici, e disposto a intervenire per estinguerli prima che ci distruggessero del tutto. mi logoravano. Ero divenuto ormai incapace di conservare quei precetti morali che predicavo così facilmente ad altri, tanto più la gaia scienza sembrava dirmi che essi erano ormai concetti superati, non applicabili al mondo moderno: forse era il caso di arrendermi… Nell’ultimo anno di studi cominciai a riconoscere una differenza fondamentale tra la fede in Gesù e i dogmi della scienza: infatti, come prendevo atto delle mie debolezze e ipocrisie scorgevo debolezze e ipocrisie anche in quell’austera religione che chiamavo scienza. In quel periodo leggevo un libro “La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche” con un’ipotesi intrigante. L’autore, Thomas Kuhn, illustrava come ogni generazione di scienziati era stata schiava di un paradigma (un modo di vedere le cose) al quale la maggioranza credeva senza il bisogno di reali prove. Questo paradigma poteva dominare per anni o anche per secoli ma eventualmente gli stessi scienziati che s’impegnavano a giustificarlo erano costretti a rigettare i loro dogmi e cercare un nuovo credo, più coerente con le ricerche del momento ma anch’esso destinato ad essere superato. Quindi la scienza stessa era una specie di religione popolare. Per di più, era una religione instabile, un giorno l’atomo poteva essere indivisibile, il giorno dopo sarebbe esistita la bomba atomica, ma ancora qualche giorno e si sarebbe messo in discussione l’intero concetto di materia, atomi ecc. Completai gli studi da biologo mentre ancora meditavo le implicazioni di questa ipotesi. Negli anni che seguirono sentii parlare di diversi scandali nel mondo scientifico come il caso del Dr. Hwang, biologo coreano che falsificava dati sulla clonazione embrionale, o il premio nobel Dr. Watson con le sue assurde dichiarazioni, sulla presunta inferiorità genetica dei popoli africani e ancora i numerosi casi di falso rinvenuti tra reperti fossili e ritrovamenti archeologici. Volevo forse affidare le mie scelte morali a uomini simili? Certo, non tutti gli scienziati erano bugiardi, ma se si fossero tutti autoingannati – come quel folle scienziato che nel tardo 1800 inghiottiva un’intera fiala di Vibrio cholerae per mostrare ‘scientificamente’ che germi invisibili non potevano provocare malattie? Per quanto poteva essere valida la scienza, l’avevo scoperta fragile, schiava delle ideologie del momento. Essa palesava di fronte alla stabilità millenaria dell’insegnamento biblico. Tanto più, confrontando questa divinità effimera con il Dio servito dai miei genitori notai che il loro Dio non si piegava ai loro vizi, anzi li spingeva a crescere e cambiare ed ero testimone di come questa crescita avesse maturato il loro carattere. Se bene l’insegnamento l’avevo sin dall’infanzia, riconobbi solo allora che il Dio della Bibbia era l’unico che poteva promettere di liberarmi dalle conseguenze distruttive del peccato. Così, in un mondo dove ognuno sceglie il dio che gli fa comodo, scelsi l’unico Dio capace di scomodarmi pur di rendermi più simile a quel Gesù che tanto ammiravo. Fin quando si parlava d’atomi, flora e fauna, o asteroidi riuscivo a conciliare “…quanto a me e alla mia casa noi serviremo l’eterno.” – Giosuè 24:15 5 CENTRO-AMERICA Il gruppo sta svolgendo la seconda crociata nella regione di Azacuapa. Durante la nostra assenza per il viaggio in Svezia e Germania, i fratelli Sergio Cabrera e Carlos A. Marquez, che godono della nostra piena fiducia, sono rimasti a guidare il gruppo. Sono entrambi da più di 25 anni in Cristo é la Risposta, e siamo grati al Signore per le loro vite e le loro famiglie, e perché così abbiamo l’opportunità di poter visitare altre chiese, e passare alcuni giorni con i figli e i nipotini. Siamo rimasti in contatto, e ci hanno detto che il problema maggiore che hanno é dovuto alla condizione dei mezzi, che sono molto vecchi, e alcuni forse non più riparabili. Certamente viviamo in una società estremamente consumista, il che va a grande svantaggio delle nazioni del terzo mondo, come l’Honduras. Appena Laila ed io torneremo, cercheremo di comprare un veicolo semi-nuovo 4x4, da usare soprattutto per l’evangelizzazione. Il gruppo ha anche sentito la mancanza di Guido e Betty, che si trovano in Italia. Nonostante le difficoltà, il Vangelo é predicato e si fanno discepoli. Per qualche ragione incomprensibile e misteriosa, sembra che più mancano le risorse materiali, più spirituali si diventa; é come se la fede crescesse di più. La Sua potenza si perfeziona nelle nostre debolezze. Pedro e Laila Viaud MESSICO 1 Cari fratelli, il ministero di Cristo é la Risposta in Messico sta avendo grandi opportunità di predicare la Parola di Dio. Il Signore ci ha aperto porte come mai aveva fatto prima: carceri, ospedali, piazze, parchi e auditori sono stati posti a nostra disposizione per poter diffondere il Vangelo, e data questa opportunità c’é molto lavoro. Il gruppo é composto da 29 giovani che lavorano di giorno, e in molte occasioni anche di notte, per far fronte ai bisogni dei vari luoghi. In questa zona del nord del Messico la chiesa manca in un certo senso di una visione per l’evangelizzazione, pero é aperta a farsi ammaestrare sulle “strategie” per svolgerla. Così abbiamo avuto la possibilità di dare insegnamenti su quel soggetto, e metterli poi in pratica nelle loro comunità; Dio ha dispensato la Sua grazia, e noi vogliamo sfruttare il momento quando il Signore si muove con lo Spirito Santo. Chiediamo le vostre preghiere; come sempre ci sono ostacoli e bisogni da fronteggiare per poter realizzare il nostro lavoro. Il Signore ha detto “Pregate il signore della messe che spinga operai nella sua messe”; la sfida ci sta davanti, e col Suo aiuto la affrontiamo. Dio vi benedica. Una delle testimonianze che vorremmo condividere riguarda quello che é successo nell’ultima campagna, svolta nella cittadina chiamata Nuevo Padilla. Al nostro arrivo abbiamo cercato di contattare i pastori locali e regionali, dal momento che per motivi personali ognuno di loro lavorava per conto suo, ed era una situazione molto difficile da cambiare. Per tre settimane abbiamo predicato sotto la tenda e per le strade; poca gente partecipava alle riunioni, ma seguendo la guida di Dio abbiamo continuato. Durante la quarta settimana di attività, Dio ha usato un uomo incredulo per parlare al cuore di un particolare pastore, che aveva la capacità di chiamare altri. Questi, vergognato per la parola di un incredulo, ha cercato gli altri conduttori e li ha convocati ad un incontro, per accordarsi a lavorare insieme. Cosi si é arrivati ad organizzare una marcia per la città, cui hanno partecipato molti pastori, e questa é stata una testimonianza pubblica del popolo di Dio. Hanno continuato poi ad organizzarsi per lavorare insieme in varie attività, alla gloria di Dio. Possiamo dire che Lui ha i Suoi piani e propositi ben chiari e, anche quando noi non comprendiamo le cose, continua ad operare, e ringraziamo Dio perchè usa le nostre vite per i Suoi piani. Dio vi benedica. Frat. David Mata MESSICO 2 Dio vi benedica tutti carissimi fratelli nella bella e cara Patria. Eccoci nel bel mezzo di un Messico martoriato da mille problemi. Violenza senza fine, sequestri all’ordine del giorno, dioccupazione galoppante, corruzione spaventosa, poverta’ crescente, e ...ironicamente sede dell’uomo piu’ ricco del mondo. Mancava solo la febbre suina, come per mettere la candelina sulla torta. E’ commovente la volonta’ ferrea del popolo di Dio ad andare avanti. E noi , lavorando a stretto contatto con i servi del Signore cerchiamo di dare il nostro modesto contributo in questa marea di cuori vuoti, feriti e devastati. Da queste parti essere vivi e liberi un altro giorno e’ un grande regalo molto apprezzato. Moltissimi aprono il cuore al Vangelo e il terreno spirituale e’ fertilissimo, crediamo in Dio per una grande raccolta di anime. Già da Marzo, Wendy ha ricevuto la cittadinanza Italiana, gli ho voluto dare questo 6 “grande privilegio”. Ah!Ah! Per favore pregate per noi, da queste parti e’ veramente difficile. Grazie. Pace , e che Dio continui a benedire e proteggere le vostre vite e le vostre famiglie, mentre il mondo si avvicina al suo tramonto. “Signore rimani con noi perche’ si fa sera e il giorno e gia’ declinato”. Amen! Nel Suo immenso amore, Renato e Wendy UCRAINA Cari fratelli e sorelle, per la grazia di Dio mi sento molto meglio fisicamente, e approfitto di questa opportunità per ringraziare tutti voi che avete pregato per la mia salute. Dio vi benedica! Credetemi, é una grande benedizione poter camminare quasi normalmente, e gioisco del semplice fatto di poter “mettere un piede davanti all’altro”. Certamente la mia vita cambierà un po’ a motivo del ginocchio artificiale che ho adesso, ma sono anche certo che la Sua grazia sarà sufficiente finché Egli venga. Possa Dio concederci una buona salute, poiché é così preziosa! Siamo stati 10 mesi in Europa, ma ora é venuto il tempo di ritornare nei paesi dell’est, dove vogliamo continuare a servire il Signore. Quindi dovremmo lasciare la Francia il 17 di aprile e andare prima a Xherson, dove faremo visita al gruppo di Cristo é la Risposta. La fermata suc- cessiva sarà Mariupol, dove i fratelli ci stanno aspettando per organizzare le campagne evangelistiche estive. (Vi invio anche una foto del camion che useremo per quelle campagne). Quindi, dopo un’altra sosta a Dnipropetrovsk, dovremmo guidare fino al Kazakistan. Dio é stato molto fedele, ed ha guardato le nostre care sorelle durante tutto questo tempo. Gloria al Suo nome!!! Alcune parole sul Kazakistan: si trova attualmente nella lista dei 50 paesi con più forte persecuzione al mondo (secondo il ministero di Porte Aperte), e il presidente Nazarbaev ha la facoltà di decidere sulla libertà religiosa in quella nazione. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle in Kazakistan! Voglio anche ringraziare tutti coloro che hanno pregato per mia madre. E’ tornata a casa, dopo 7 mesi trascorsi in ospedale. Giordana ed io siamo molto felici che, in tutto questo tempo, abbiamo potuto aiutare e servire la nostra famiglia nel bisogno. Infatti mio fratello Patrice é quasi cieco, e mia madre ancora paralizzata su una sedia a rotelle, e non é facile doverli lasciare. Sono entrambi nella fede, e confidiamo che Dio si prenderà cura di loro, ma nel futuro vogliamo trascorrere più tempo in Francia, in modo da poterli assistere. Per il momento, come Paolo lasciò Trofimo infermo a Mileto, dobbiamo lasciarli e proseguire. Cari, raccomandiamo noi stessi e i nostri familiari a Dio, e anche alle vostre preghiere. Che Egli sia glorificato attraverso le nostre vite. Vi mandiamo il nostro amore, Thierry & Giordana SPAGNA Cari fratelli, Stiamo ancora combattendo nella provincia di Huelva. Forse siamo pochi, forse possiamo fare poco, ma comunque ci stiamo provando. Il fatto é che il Padrone sta mantenendo i nostri cuori infuocati, e per questo Gli siamo immensamente grati. Al momento ci troviamo in Moguer, una città brulicante di decine di migliaia di stranieri, che ogni anno arrivano qui per raccogliere le fragole. “Così tante fragole?” direte voi. Proprio così! Come diceva una canzone (dei Beatles )... “Campi di fragole per sempre”. Come potete immaginare, questa invasione multiculturale crea un’atmosfera unica. La maggior parte di loro sono Musulmani provenienti dal Marocco, ma ce ne sono anche parecchie migliaia che vengono da altri paesi dell’Africa. Molti sono venuti qui rischiando le loro vite, alcuni sono morti nel tentativo. Ci sono anche molte persone che arrivano dall’Est Europa, come Rumeni, Ungheresi, Ucraini, e di parecchie altre nazionalità. Una percentuale consistente di questi stranieri vengono lasciati senza lavoro, e in profonda disperazione. Si ritrovano a vivere nei boschi in condizioni estreme, mangiando qualsiasi cosa commestibile che trovino. Tutto questo ci presenta infinite opportunità. Cosi dividiamo con loro, secondo le nostre modeste possibilità, ciò che il Signore provvede per noi; e mentre condividiamo il cibo, condividiamo anche il Vangelo. E cosa dire degli Spagnoli duri di cuore che tanto amiamo? Al contrario di quegli stranieri, si presentano freddi e per la maggior parte indifferenti al Messaggio della salvezza. Simon Desjardins ROMANIA Se guardo indietro agli ultimi mesi, posso dire una volta di più che tutto quello che la Bibbia dice, é verità. “Gettando su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” ( I Pietro 5:7 ). Perché dico questo? Perché dal novembre scorso mi sono trovato ad affrontare la più seria sfida alla salute della mia vita – una prostata in- grossata. Ma ora, guardandomi indietro, posso lodare il Signore, perché riconosco chiaramente che Lui é stato con me attraverso tutta quella prova. Adesso, per così dire, sto di nuovo in piedi , pronto per continuare a servire il mio Signore, che diede la Sua vita per la nostra redenzione. Ringrazio Dio per tutti i fratelli e sorelle in Cristo che hanno pregato per me, e mi sono stati vicini in questa prova della mia fede. Sono così grato che non ho dovuto attraversarla da solo! Com’é meraviglioso far parte della famiglia di Dio! Una delle discepole più fedeli del gruppo ha sofferto di raffreddori ed influenze ricorrenti, al punto che abbiamo deciso di farle fare vari accertamenti in una clinica privata. Dopo un esame TAC, ultrasuoni, una biopsia, ed esami del sangue per verificare dei sospetti problemi alla tiroide, i dottori hanno stabilito che aveva una ghiandola salivare gonfia. Da un lato possiamo ringraziare Dio che non ci sia alcun tumore maligno, infezione, o problema alla tiroide, ma dall’altro, a questo punto, non si sa bene quale trattamento seguire in futuro. Questo perché si sospetta che abbia la cosiddetta Sindrome di Sjogren, una malattia auto-immune che prende il nome dal dottore che l’ha scoperta. Non é mortale, ma può seriamente intaccare la qualità della vita, benché per il momento Lidia non stia sperimentando molti dei suoi effetti. Fondamentalmente si tratta di una malattia ancora non curabile; si possono solo trattare i sintomi, che nella fase iniziale sono bocca, occhi e naso secchi. Ovviamente il quadro può peggiorare, se la malattia si aggrava. Lidia soffre quei disturbi, ma solo periodicamente. Quindi il bisogno che abbiamo é trovare in questa parte del mondo un dottore scrupoloso che abbia quella specializzazione. Vorrei però chiedervi di pregare che Lidia venga completamente liberata da questo male, qualunque ne sia la causa. E’ dedicata a servire il Signore, e non vorrebbe essere ostacolata in alcun modo. Dio vi benedica. Vi chiedo anche di continuare a pregare per la nostra opera in Romania, dal momento che spe- riamo di poter montare la tenda prossimamente. Quando leggerete queste note, avrò già fatto insieme a Clark Slone un viaggio in Israele, per vedere la possibilità di iniziare qualcosa la’ in futuro, se Dio ci guida. Per favore, continuate a tenerci nelle vostre preghiere. Ci sono così tante opportunità di servire il Signore, e di certo abbiamo bisogno della guida di Dio per i luoghi e le occasioni in cui predicare il Vangelo eterno. Dio benedica voi tutti. Jared Worby 7 INDIA Saluti nel nome di Gesù. Stiamo tutti bene, per la grazia di Dio e per le vostre sincere preghiere, cercando di fare del nostro meglio per vedere anime venire a Cristo. Stiamo lavorando fra i poveri delle “baraccopoli”, che hanno bisogno di cibo materiale per il loro corpo, ma soprattutto di quello Spirituale. Le persone povere sono più affamate per la Parola di Dio, e stiamo lavorando sodo per raggiungerle per Cristo. Una donna non credente é venuta in chiesa, e ha sentito da noi che c’é potenza nel nome di Gesù. Alcuni giorni dopo un suo nipote é rimasto morto per 3 ore. Lei ha raccontato che in quei momenti non ha pensato a nessuno, suo marito, la figlia o i parenti, ma che l’unica cosa che ha detto é stata: “Gesù, Tu hai la potenza; ti prego, riporta mio nipote”. Ha invocato più volte il nome di Gesù con lacrime. Dopo 3 ore il bambino é ritornato alla vita, ha parlato e chiamato sua madre. Lo ha portato nella nostra chiesa “Gesù é la Risposta”, testimoniando in lacrime che veramente Gesù é vivente. Gloria a Dio! Fa’ molto caldo qui, poiché sta iniziando l’estate, ma Dio é buono. Egli é stato buono verso di noi, provvedendo miracolosamente a tutti i nostri bisogni. Viviamo completamente per fede, e Dio é il nostro Jehova Jirah. I 4 bambini che ho adottato stanno bene; i loro esami sono finiti, e ora mi chiedono di portarli un po’ in vacanza. Vi ringraziamo per il vostro amore e per il vostro sostegno economico; é per noi un grande incoraggiamento a continuare l’opera di Dio. Possa Dio benedire tutti coloro che ci stanno sostenendo e che stanno pregando fedelmente per noi, dando con sacrificio. Vi onoriamo. Per favore, dedicate alcuni minuti al giorno a pregare per me e per il gruppo, per la chiesa e per le baraccopoli dove stiamo andando. Un grosso “ grazie”. Stiamo pregando per voi; continuate a pregare per noi e a sostenerci. Vi siamo grati, vi apprezziamo e vi amiamo. Dio vi benedica grandemente in ogni area della vostra vita. Abbiamo bisogno di voi. Vi amiamo in Gesù. Chitra “Io sono debitore ai Greci e ai barbari, ai savi e agli ignoranti. Così, quanto a me, sono pronto a predicare l’evangelo anche a voi che siete in Roma. Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.” Romani 1:14-16. Queste parole ci fanno capire quanta passione Paolo mettesse nel predicare il Vangelo a tutti in qualunque parte del mondo. Egli credeva nella potenza dell’evangelo di poter salvare ed era abbastanza preoccupato dei perduti da portar loro il messaggio del Vangelo. Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare molto del risveglio e di come Dio avrebbe riempito le chiese, dandoci l’impressione che avremmo dovuto solo aspettare che il Signore salvasse moltitudini di persone. Potrebbe mai essere che mentre noi aspettiamo Dio, Lui aspetta che noi portiamo il nome di Gesù agli angoli delle strade a coloro che ne hanno bisogno? Uno dei segni della fine dei tempi per la Chiesa è che il Vangelo sarà predicato in tutto il mondo e Gesù non ritornerà finché ciò non sarà fatto. Se avessi chiesto a qualcuno che conosco già da parecchio tempo se fosse sposato, e mi avesse risposto che certo lo era, avrei considerato strano il fatto che non me lo avesse mai detto. Infatti, sarei stato tentato di pensare che avesse una moglie molto brutta e non volesse che nessuno lo sapesse, oppure che non l’amasse. Perché? Perché è strano non parlare mai di qualcuno che ami, infatti parliamo sempre delle persone che amiamo. Le coppie appena fidanzate, ad esempio, non smettono mai di parlare del loro fidanzato perché sono molto innamorate. Siamo ugualmente innamorati di Gesù da volerne parlare in pubblico ovunque siamo? La chiesa sta esprimendo il proprio amore fervente e sincero per il suo Salvatore pubblicamente e in modo sistematico? C’è potenza per la chiesa di oggi nello svolgere con dinamismo la missione affidataci. Sin dall’inizio del Suo ministerio, Gesù ha portato il Vangelo alla gente ovunque la incontrasse, predicava pubblicamente e insegnava riguardo al Regno di Dio. I discepoli, poi portarono la loro fede in mezzo alle strade, non per obbligo, ma a causa della passione per Cristo che bruciava nei loro cuori. La stessa passione dovrebbe bruciare nei nostri cuori oggi. Spesso ci lamentiamo di dover andare alle riunioni di culto per ascoltare un’altra predicazione o un altro messaggio in aggiunta a tutti gli altri, ma qual’è l’alternativa? Conferenze, rappresentazioni teatrali cristiane, ritiri, concerti rock cristiani e films, tutti hanno buoni obiettivi, ma fondamentalmente hanno lo scopo di intrattenere piacevolmente i credenti e alla fine sono solo una forma diversa di riunioni. Paolo diceva che se un “non-credente” fosse venuto in una delle loro riunioni avrebbe avuto bisogno di vedere ordine. Sarebbe stato un evento eccezionale 8 per essere un predicatore? Questo non è ciò che ha fatto Gesù. Egli piuttosto andò dalle prostitute, dai ladri e dai bisognosi di questo mondo. Lì è il posto in cui anche noi possiamo e dobbiamo compiere il lavoro per il Signore. Quando andiamo fuori a raggiungere i cuori rotti e soli, i malati e i feriti, i giovani e i vecchi, quando imitiamo Gesù, allora siamo benedetti. Personalmente mi sento “al meglio” quando predico per la strada con un gruppo della nostra missione che non quando sto predicando nelle riunioni sotto la tenda o insegnando da qualche parte. È un’esperienza grandiosa poter proclamare la verità ad un mondo che crede nella menzogna. ai giorni di Paolo come ai nostri, avere dei “non credenti” alle riunioni di culto. Ma allora se questi non venivano spontaneamente, come potremmo spiegare il grande movimento prodotto dal Vangelo in quel tempo di grande risveglio? Era grazie ai credenti che parlavano con franchezza a tutti, portando fuori, ai perduti, ciò che avevano ricevuto nelle loro riunioni e che Dio benediceva, mandando molti nella chiesa. Nel corso degli anni, un rinnovato interesse nel portare il messaggio del Vangelo per le strade e nei luoghi pubblici è sempre stato contrassegnato da una entrata fresca dello Spirito nella Chiesa. I credenti desideravano incontrarsi e ricevere forza ed incoraggiamento per testimoniare ai perduti. Così fu nel risveglio di Wesley, per gli anabattisti, i puritani, i Jesus People e anche per gli italiani emigrati in America negli anni ’30 e ritornati poi con una nuova fede; tutti costoro crearono un impatto importante nella loro società. Tutti ne ammiriamo il coraggio, ma riusciremmo ad imitarlo? Pochi escono regolarmente per predicare il Vangelo pubblicamente perché satana non vuole che si esca dalle quattro mura della chiesa e perciò fa tutto il possibile per Molti dei canti che cantiamo in chiesa innalzano il nome di Gesù e danno il messaggio evangelistico della salvezza, della redenzione, e della guarigione. A chi sono diretti i messaggi di questi meravigliosi canti? Questi messaggi dovrebbero essere cantati “fuori” ai perduti, a coloro che ne hanno maggiormente bisogno, ma invece li cantiamo volta dopo volta l’uno all’altro, non solo, ma quante volte, proprio a causa di questi bellissimi canti i fratelli si sono scandalizzati e offesi per questa o l’altra imprecisione del testo, proprio all’interno della chiesa. Questi sono credenti che hanno ascoltato il Vangelo volta dopo volta, per anni! Quando appena fuori dalla porta della chiesa, ci sono coloro che non hanno mai sentito le buone novella che Gesù può salvare e liberare dal peccato; ma è molto facile dimenticarsi di loro, quando siamo presi dai nostri conflitti. impedirlo. Come ministerio evangelistico combattiamo una guerra mondiale. Ci sono sempre nuove idee che vorrebbero prendere la priorità sulla semplice predicazione del Vangelo nelle strade. Ci sono sempre delle scuse per cui dovremmo cambiare il nostro percorso, e questa è la strada che il diavolo intraprende perché odia l’evangelizzazione pubblica e farà qualunque cosa per scoraggiare coloro che hanno aderito a questo importante mandato. L’evangelizzazione pubblica è il lavoro più duro al mondo ed è per questo che pochi scelgono di svolgerlo. Costoro sono costantemente tentati ad abbandonarlo, ma posso assicurare che se non ci vergogneremo d’innalzare il nome di Gesù, la fede crescerà e saremo ripieni di uno spirito di franchezza. Un esercito unito di predicatori per la strada dedicati farà tremare il diavolo di paura. Poi ci sono coloro che chiedono:“Perché non vediamo più tante persone salvate? Dove sono i miracoli, le guarigioni, i segni e i prodigi che ci dovrebbero accompagnare?” Quando è stata l’ultima volta che hai pregato per un’anima perduta affinché fosse salvata o per la guarigione di un peccatore? La promessa di Dio è lì e tu vedrai questi segni quando andrai per la strada ad incontrare l’uomo con amore,con fede e con la preghiera. Se ci renderemo disponibili non ci sarà mancanza o persone disperate bisognose della Parola di Dio e della preghiera. L’evangelizzazione sulla strada opera per Gesù, ma anche per noi. Richiede sforzi e sacrificio e non solo parole, ma Gesù continua a chiedere: “Chi andrà, chi mi amerà abbastanza da essere il Mio rappresentante ai perduti?” Dio cambiò la mia vita all’inizio degli anni ’70 quando vidi delle persone testimoniare sulla strada vicino al mio ufficio nella banca per cui lavoravo. Mi fu dato un opuscolo che mi sfidò in modo semplice a seguire Gesù. Fu contagioso. Fui “catturato” dai “ Jesus Revolution” ( movimento cristiano degli anni ’70) e Dio lo usò per portarmi in Italia dove condivido il Suo meraviglioso nome nello stesso semplice modo e incoraggio altri ad essere franchi e a parlare pubblicamente di Gesù a coloro che hanno bisogno. Ogni persona diventa un predicatore con un pulpito quando va fuori a testimoniare della propria fede in mezzo a un mondo peccaminoso. Pensi di dover essere in un edificio a condividere il messaggio cristiano con i salvati 9 Fratello Andrea ha detto che se la Chiesa non porta il Vangelo al mondo, allora il mondo porterà il suo vangelo nella chiesa. Sta avvenendo e potremo arrestare la marea solo rimettendo al loro posto le giuste priorità riguardo all’evangelizzazione. Una moda moderna nelle chiese evangeliche è di considerare con un certo riguardo la grandezza della congregazione. Gesù certamente non contava le moltitudini che lo seguivano né a quanti eventualmente lo abbandonavano quando le Sue parole diventavano troppo dure per loro. In un’occasione Egli si voltò verso i dodici e chiese se anche loro volevano andarsene. Gesù non identificava il successo con il numero più o meno grande dei seguaci, ma con il numero di coloro che volevano seguirlo e fare la Sua volontà. Il Regno di Dio sarà predicato dalle parole di pari passo con l’esempio. I nostri giovani e i nuovi convertiti stanno cercando questi esempi perché vogliono seguirli. Nel 1736, John Wesley si trovava su una nave diretta in America, quando una terribile tempesta si abbatté sull’imbarcazione minacciando di far annegare tutti. I passeggeri erano terrorizzati e anche lui, ma un gruppo di fratelli Moraviani che anche era a bordo della nave, cantava e glorificava Dio con una grande pace che traspariva dai loro volti. Wesley non capiva come potessero essere così tranquilli, mentre lui era spaventato all’idea di dover morire. Quando la tempesta cessò, nonostante egli fosse un ministro di Stato della Chiesa riformata e un uomo molto istruito, domandò loro quale fosse il segreto della fede che li sosteneva e fu così gli venne parlato del ravvedimento dalle opere morte e del vivere una vita di fede in Cristo; una fede così forte che permetteva loro di confidare in Dio nonostante tutto, consapevoli che Lui possedeva il controllo su ogni circostanza. Wesley desiderò una tale fede e pregò Dio di dargliela e quando ricevette la certezza della salvezza, la sua vita fu completamente cambiata. Di ritorno, egli portò questo messaggio nella propria chiesa, predicando come Dio avesse cambiato la sua vita attraverso il ravvedimento e come avesse conosciuto Gesù in un modo personale e potente. Perse il suo lavoro di pastore e non gli fu più permesso di predicare nelle chiese in Inghilterra. Si chiese come avrebbe potuto servire Dio senza un pulpito o una congregazione; ma un giorno mentre camminava tra le strade della città mineraria, arrivò in un punto dove si trovava un gruppo di minatori ubriachi, violenti e che bestemmiavano Dio. Vedendo il bisogno di queste persone di udire il Vangelo, salì su un tronco d’albero tagliato e cominciò a predicare dell’amore di Dio e della gioia del ravvedimento. Giorno dopo giorno Wesley continuò a recarsi lì e a predicare; con sua sorpresa folle cominciarono a radunarsi e fu lì che cominciò il più grande risveglio che l’Europa abbia mai visto. Dio usò il movimento metodista per arrestare la marea degli insegnamenti popolari ateistici e immorali di Voltaire che proprio in quell’epoca stavano riempiendo le menti della gente. Anche tu sei intimidito e imbarazzato nell’avvicinare la gente con il messaggio della Buona Novella? Predicare il Vangelo agli sconosciuti non è mai stato un compito facile, ma sappiamo che è il Signore ad averci commissionato di andare in tutto il mondo a predicare, sulle autostrade e lungo la strada, in stagione e fuori stagione. Il diavolo fa qualunque cosa gli riesca per scoraggiarci ,ma Gesù ha promesso di darci potenza e di aiutarci ad adempiere la Sua volontà. La Sua presenza sarà con noi. La nostra società è in una crisi di paura e di confusione e le persone semplicemente non sanno dove andare e come andrà a finire la loro vita. Tutto ciò per cui hanno sempre vissuto rischia di collasssare, vedono tutto ciò per cui hanno vissuto per tutti questi anni vanificarsi in un momento. Hanno bisogno di risposte e stanno cercando aiuto. Possiamo usare questo momento come un’opportunità per il Regno di Dio. Noi abbiamo la risposta, Cristo è la risposta ancora oggi. Nel Amore di Gesù, 10 Fratello Clark ( 1 Corinzi 9:26; 10:13 – 2 Timoteo 2: 15 ) Credo che la maggioranza di noi sia consapevole del fatto che in questo tempo, in un modo particolare, il popolo di Dio è messo alla prova. Ovviamente c’è un aspetto puramente umano della cosa. Ci troviamo in vari paesi della terra come uomini e donne visti e conosciuti da altri uomini e donne, e in questo senso del tutto terreno la chiesa di Dio è esaminata. Provati al cospetto di Dio Ma non sto pensando a questo; ciò che ho in mente non ha nulla a che vedere con l’approvazione o disapprovazione degli uomini, siano di Dio o del mondo. Esiste anche quella realtà, ma la cosa per noi più importante è che oggi, e in verità ogni giorno, siamo provati dal Signore. Scorrendo l’intera Bibbia possiamo vedere che Dio mette alla prova il Suo popolo, e da questo scaturisce uno solo di due possibili esiti. Da un lato troviamo una parola, strettamente associata a questa situazione, che parla di “passare l’esame”, uscendone senza aver fallito, e questa è “approvato”. Un esito della prova può essere “approvato”. D’altro canto troviamo la parola di significato opposto, che benchè non venga sempre tradotta in quel modo, ha come significato “riprovato”. Vorrei, con l’aiuto di Dio, attirare la vostra attenzione su questo soggetto. Volta dopo volta, in vari modi, Dio ci fa passare attraverso esperienze che hanno lo scopo di metterci alla prova, e sono intese proprio a questo fine. E’ Dio stesso che lo sta facendo. C’è un passo nella prima lettera ai Tessalonicesi in cui Paolo parla di Dio come di “Colui che prova i cuori”, e queste poche parole spiegano bene ciò che Egli sta facendo: sta provando i cuori. Ci sta “saggiando”, esaminando, e sta scrutando proprio il centro e la sorgente del nostro essere, per vedere come reagiamo alla prova. Comprendo che, in un certo senso, può suonare piuttosto severo; come minimo sembra un po’ di respirare l’aria di uno scolaro agli esami, il che non da’ molto motivo di entusiasmo – almeno ai tempi miei! Ma con il Signore ritroviamo lo stesso proposito, che suppongo dovrebbe governare anche gli esami scolastici: non il desiderio di vederci castigati, ma approvati. Ovviamente con Dio c’è in vista molto di più, e tutte le volte è una questione di cuore: “Dio che prova i cuori”. Credo ci sarebbe di aiuto questa “chiave” in molte circostanze ed esperienze che viviamo, per interpretarle alla luce di questa parola. Dio ci sta osservando e provando proprio attraverso quella circostanza. E’ possibile, felicemente possibile ed inoltre desiderio di Dio, uscirne approvato; ma è anche possibile, tristemente possibile, che dalla prova il popolo di Dio esca riprovato. Prove nel regno spirituale Ora consideriamo innanzitutto in che modo il Signore ci mette alla prova. Forse che non lo fa? Non è proprio questa “l’atmosfera” della vita che viviamo? C’è ovviamente la prova, il test, l’esame, la tentazione puramente spirituali, solo esclusivamente fra noi e il Signore, o meglio solo nella sfera spirituale, senza alcun collegamento apparente con cose viste o con esperienze vissute sul piano fisico o mentale. Credo però che questo sia più raro. Forse ricordate alcuni conflitti avuti da John Bunyan (autore de “Il pellegrinaggio del cristiano”), che sembravano svolgersi su un piano puramente spirituale, indipendentemente da qualsiasi circostanza. Si, c’è una sfera spirituale. Ad esempio può calare su di noi una sorta di oscurità, di apatia o, peggio, un senso di pesantezza, di disperazione, come di irrealtà delle cose, che diventa per noi un campo spirituale di prova, ossia se lo accettiamo o se prendiamo posizione contro, rifiutandoci di vivere in quell’atmosfera. Prove nelle cose pratiche Penso che l’esame si presenti a noi più spesso nelle cose pratiche, anche se dobbiamo sempre ricordare che l’essenza della prova è spirituale. Il “test” avviene attraverso le cose semplici e pratiche della vita quotidiana, a volte in modo intenso, prove molto profonde. Pietro, a riguardo, parla di “fornace accesa” o “incendio”. “La prova della vostra fede, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato col fuoco…”, ed è certamente nelle avversità, nella tribolazione, nelle dolorose esperienze della vita che il Signore mette alla prova i nostri cuori. La Bibbia abbonda di esempi al riguardo. Dio mise alla prova Giuseppe in questo modo. Lo stesso Egli fece con il Suo popolo nel deserto, facendogli soffrire la fame, per provarli e far loro conoscere quel che era nei loro cuori. In tutta la Bibbia è così, finchè in Apocalisse troviamo la chiesa di Smirne nelle mani del diavolo. Questo può sembrare assurdo. Noi credevamo che, una volta salvati, saremmo stati liberati dalle mani del nemico, e in un senso, per la grazia di Dio, è così. Ma la Parola dice, “Satana sta per cacciare alcuni di voi in prigione”, dopodichè il proposito viene espresso in modo perfettamente chiaro – “per mettervi alla prova”. Volta dopo volta il Signore permette certe esperienze per scoprire, o dovremmo meglio dire, per portare alla luce quel che è nel cuore. Io non so in cosa consista la tua prova, dal momento che ce ne sono di tanti tipi. Possono toccare la nostra posizione quali servi di Dio; potremmo sentirci come “allo sfascio”. Possono toccare la nostra vita quotidiana, qualcosa di esclusivamente personale, oppure il rapporto con gli altri. Ma in un modo o in un altro per il popolo di Dio arriva la “prova del fuoco”. A che scopo? Beh, la nostra prima reazione è di gridare finchè non ne veniamo liberati. Non riusciamo a pensare ad altro, a quale potrebbe essere la volontà di Dio, ma solo a come poter essere fuori da quella situazione. Certo anche questo è importante, ma non è quello che sta a cuore a Dio. Egli liberò gli 11 israeliti dalla fame, soddisfò le loro richieste quando chiesero carne, ma non li approvò. “Della maggior parte di loro Dio non si compiacque”. Questo ci riporta a quel che Paolo dice di se stesso: “perché non sia io stesso squalificato”, che traduce la parola “riprovato”. Benchè nei due casi non venga usato esattamente lo stesso termine, si tratta di parole collegate, aventi lo stesso significato. Dio disapprovò la maggioranza del Suo popolo, pur liberandolo dalle sue angustie. No, dovremmo per prima cosa realizzare, che proprio dove ci troviamo, in quelle situazioni particolari che sono solo nostre, probabilmente conosciute solo dal Signore e da noi, Egli ha un proposito. Ci sta esaminando, e l’esito è molto importante per Lui e per noi – non tanto nel senso della nostra liberazione, quanto della nostra attitudine di cuore nella prova. Bene, questa è l’avversità. Ovviamente alcuni sono tentati dalla prosperità; è bene che non lo dimentichi quando senti di altri provati dalle difficoltà finanziarie e tu pensi di non esserlo, e ti chiedi il perché. Anche tu lo sei. Non credi che la chiesa di Laodicea fosse esaminata quanto quella di Smirne? La prima aveva tutto, e quella era la sua rovina. Dio può permettere che le cose vadano in modo liscio e comodo, ma anche in quello siamo esaminati per vedere cosa c’è nel nostro cuore. Oppure il Signore ci può offrire una via piacevole. Oh, quante volte arriva quel tipo di prova! L’offerta della prosperità. Ricorderete come Abraamo la ricevette varie volte nella sua vita: ad esempio quando poteva seguire la via scelta da Lot, o accettare i doni offerti dal re di Sodoma. Potevano apparirgli come la “via del Signore”, e ci sono tempi nella nostra vita quando una via si apre davanti a noi, o un’occasione gradita si presenta, che potrebbe perfino sembrare la risposta alle nostre preghiere. Questo potrebbe accadere come “per miracolo”, attraverso coincidenze straordinarie, o supposte “conferme” che la cosa venga dal Signore. Egli permette questo per un motivo: provare ciò che è nel nostro cuore. Riceviamo tutto, e ci afferriamo a tutte le possibili “conferme” poiché già vogliamo andare in quella direzione, o piuttosto restiamo prudenti più ancora che se fosse una via difficile? In tutto questo Dio ci mette alla prova; oppure può essere nella nostra vita quotidiana e nel nostro lavoro. Parlando di cose pratiche, l’apostolo Paolo divideva chi lavorava in due categorie. C’erano quelli che avevano attività o padroni sgradevoli. Bene, il Signore li aveva posti là per provarli attraverso le avversità del lavoro giornaliero, per vedere se lo facevano per Lui. Altri avevano padroni più “facili” e amabili, ma anche questa era una prova, per vedere se avessero svolto il loro compito con diligenza e senza approfittare. Comprendiamo, cari nel Signore, che ogni giorno siamo sotto esame, non tanto agli occhi degli uomini, ma del Signore, e riguardo cose semplici e pratiche, nelle quali Egli scruta del continuo il nostro cuore. Lì è il punto cruciale di tutta la questione: il cuore. La prova del tempo Ovviamente possiamo essere provati in altri modi, ad esempio attraverso il “fattore tempo”. Non mi riferisco tanto al nostro invecchiamento, ma alla perseveranza. Quando tutto è nuovo ci sentiamo pieni di entusiasmo, ma il tempo rivelerà se continueremo con lo stesso zelo e freschezza. Quando per la prima volta, e con timore, abbiamo aperto la bocca in una riunione di pre- ghiera; quando abbiamo scoperto che potevamo pregare (benchè non con le nostre forze), è stata una gioia. Ma poi abbiamo continuato così, o col passare del tempo le cose si sono “ammuffite” ? Oh, la maledizione del divenire “ammuffito”, che è su ogni cosa di questo mondo, e che cerca di entrare nelle cose di Dio! Anche questa è una prova. Prove nella comunità C’è poi tutto un altro campo dove veniamo esaminati, al di là della sfera personale, vale a dire la fratellanza, o chiesa, o comunità. E’ una grandissima benedizione godere la comunione con altri figlioli di Dio, ma allo stesso tempo la nostra vita comunitaria è un “test” che il Signore fa continuamente su di noi, particolarmente riguardo l’amore. Capisco che la chiesa ideale sarebbe così ripiena e inondata dall’amore di Dio che uno, come membro, non avrebbe alcun problema o difficoltà. Ma dove ci sono problemi, sono intesi da Dio per metterci alla prova. Qual’è la nostra attitudine di cuore? Possiamo tenerci a distanza, cercare la nostra relazione personale con il Signore e pensare… peccato che le cose vadano così! E possiamo, facendo così, venir meno davanti a Lui. Dio non vuole lasciarci in quell’attitudine critica verso la situazione, come se non ne fossimo parte. E come la mettiamo con l’amore? Potremmo dire, “Beh, io ho cercato di avere comunione con gli altri”! Si, e con chi? Con le persone che ci piacciono per natura, con cui ci va di essere amici. Questo è naturale, non spirituale. Certamente ci sono persone che vorrebbero avere comunione, ma potrebbero non essere quelle che sceglieremmo. Questo è il punto. Magari sono quelle che guardiamo dall’alto in basso. Così, volta dopo volta, torna al nostro cuore il problema del vivere insieme nell’amore e nell’aiuto reciproco. Accade proprio così nella preghiera comune. Potremmo sentire che il nostro apporto non è richiesto; potrebbe essere la nostra immaginazione o una pura invenzione del nemico, ma ci potrebbero essere cose che giustificano in una certa misura quello che sentiamo. Comunque il Signore non ci permetterà mai di strarcene distanti e “tranquilli”, perché le cose non sono come dovrebbero essere. Siamo liberi di farlo, ma dobbiamo sapere questo: stiamo venendo meno davanti a Dio, stiamo fallendo la prova. Quella situazione, reale o immaginaria, non è un caso, né è oltre lo sguardo di Dio; è qualcosa che Egli sta applicando ai nostri cuori per provarci. Quando ci si riunisce, si possono passare prove di tutti i tipi. A volte sembra che una riunione di preghiera diventi piatta e pesante. Quale atteggiamento assumiamo in questo caso? Ce ne stiamo seduti indietro, aspettando che accada qualcosa? Non c’è riunione dove il Signore non provi il nostro cuore. Non voglio dire che in questi casi si debba necessariamente reagire “esplodendo” in preghiera a voce alta, ma Dio richiede da noi un’attitudine di spirito forte e positiva, mai critica, né solo passiva, ma sempre “viva” nei Suoi confronti. Può essere che, quando un fratello o sorella stanno avendo un tempo difficile che non riescono a superare, noi ce ne stiamo “sulle nostre”, lasciandoli in quella situazione anziché aiutarli. Sto dicendo questo semplicemente perché sento che il Signore vorrebbe fosse chiaro davanti a noi. Nella nostra vita, privata o in comune, e nel nostro cammino con Lui – ad ogni passo siamo esaminati dal Signore, che sta provando cosa c’è nel nostro cuore. 12 Lo scopo della prova Il fine per cui Dio sta facendo questo è espresso da quella parola che dovremmo bramare sentirla pronunciare su di noi: “approvato”. Quel che conta più di tutto è che, di fronte ed attraverso il “cimento”, siamo in grado di sopportarlo e di uscirne approvati. L’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinzi, ha cura di far loro sapere che il punto in discussione è l’approvazione di Dio. “Perché non colui che si raccomanda da sé è approvato, ma colui che il Signore raccomanda” (Cor. 10:18). Questo è da realizzare: essere raccomandati da Dio! Colui che Egli raccomanda è approvato. Non è un obiettivo degno di essere ambito? Non è una stella che può guidare il tuo cammino? Non è l’adeguata ricompensa per tutte le prove della tua vita? Questo non ha nulla a che vedere col fatto che siamo accettati in Cristo, o col favore che Egli ci mostra. Ci ha amati quando eravamo lontani da Lui, ci ha amati in quel modo speciale quando siamo diventati di Cristo, e ci amerà per sempre. Non è un discorso dell’amore di Dio, è qualcosa di più. E’ il riconoscimento dei fatti da parte del Signore: la Sua approvazione delle cose che sono, e infelicemente la Sua disapprovazione di quelle che non sono. Questo è il fine di ogni Suo esame. Mi rendo conto che, quando incontriamo difficoltà nella vita, siamo portati a sentirci come il piccolo scolaro davanti al professore, come se questi fosse lì apposta per “incastrarlo”, per respingerlo. Si, siamo tentati a sentirci così davanti a Dio, ma dobbiamo ricordare che, se Egli avesse voluto, già avrebbe potuto “incastrarci” molto facilmente; non avrebbe avuto alcuna difficoltà a toglierci dalla corsa in meno di un minuto. Il Signore non vuole sconvolgere la nostra fede, distruggerci o portarci alla disperazione. No, provandoci ha un solo fine: farci uscire approvati. Questa è la benedizione riservata a chi sopporta la tentazione. Dio è continuamente all’opera in noi per produrre ciò che può incontrare la Sua approvazione. Così l’apostolo scrive a Timoteo di studiarsi di essere diligente, per essere approvato da Dio. Spero che tu non prenda quel verso nel senso di fare qualche studio biblico. “Studia per presentarti approvato davanti a Dio – sii uno studioso della Bibbia – che tagli rettamente la parola della verità”. Non è in quel senso che dobbiamo studiarci. In realtà la parola che Paolo usa, tradotta con “diligenza”, dà l’idea di essere pronto, lesto, in modo da essere trovato approvato da Dio, un operaio che non abbia da vergognarsi. E’ questo il proposito di Dio per noi, e pur non dovendo ripiegare o pensare a noi stessi in ogni momento della nostra esistenza, realizzare che Dio ci esamina, al fine di trovarci degni di fiducia e approvati, fornisce un terreno fermo sotto i nostri piedi. Può avvenire nel segreto del tuo cuore, a casa o quando ti raduni con i fratelli, oppure attraverso un’evidente “prodezza” che sembri meritare l’approvazione di Dio. E’ una questione di cuore. Non stiamo dicendo che, per essere raccomandati da Dio, sia necessario essere dei pionieri in qualche terra lontana, sopportando magari duri stenti. E’ semplicemente essere trovati capaci di sopportare la prova senza venire meno. Il nostro fallimento nelle prove Sono ora costretto a passare all’altro aspetto, quello triste, cioè la possibilità che i figlioli di Dio falliscano, e ci sono due passi solenni nella Bibbia che trattano questo. Uno lo abbiamo visto in I Cor. 10; l’altro lo troviamo in Ebrei 6, dove la stessa parola viene usata riferendola alla terra che, invece di produrre frutto, produce spine. Di essa viene detto che è rigettata, che sta per essere “riprovata”. In alcune Bibbie è tradotta con “maledetta”, che significa aver fallito l’esame; non aver superato la prova. Questa è la terra infruttuosa, prossima ad essere maledetta, “la cui fine è di essere bruciata”. Forse è buono che tratti prima questo soggetto. Quello citato è un passo “solenne”, e il discorso inizia con il bisogno di lasciare l’insegnamento elementare intorno a Cristo e tendere a quello superiore. Non so se sto facendo una completa esegesi di quella porzione di Scrittura, ma vorrei suggerire questo: ciò che interessa all’autore è il frutto, il dopo-esperienza di coloro che hanno conosciuto il Signore. Ora, egli sostiene, dovete essere stabiliti fermamente su quelle basi e aver avuto una vera esperienza di Cristo in quelle cose; e non possiamo enfatizzare abbastanza l’importanza di imprimerlo gli uni sugli altri. Dobbiamo avere una partenza buona, autentica, ed essere fondati saldamente. Poi continua, parlando di coloro che non hanno continuato alla luce di quel solido fondamento, e dice: “Voi non potete porre il fondamento di nuovo”. Una volta posto, non si può cominciare daccapo. Fino a quando siete divenuti di Cristo, c’è tutto un periodo della vostra vita, più o meno lungo, che davanti a Dio è come cancellato, finito per sempre. Una volta, però, che avete cominciato a edificare su quel fondamento ed è passato del tempo, questa parte non può essere cancellata per cominciare di nuovo. E’ un pensiero profondo, ma credo sia realmente implicito in quel passo della Bibbia. Una volta che siamo stati realmente posti sul fondamento della vera vita in Cristo e siamo andati avanti per un certo tempo se, anziché essere fruttuosi grazie alla “pioggia” divina ricevuta dall’alto, abbiamo prodotto solo spine e rovi, non possiamo spazzare tutto via e ricominciare. Quindi, dal momento che è posto il fondamento, ha inizio un tempo in cui il Signore ricerca del continuo il frutto. Sappiamo che in un certo senso le parti infruttuose vengono cancellate, ma rappresentano una perdita per il Signore e per quelli coinvolti. Inoltre, se persiste quella condizione, credo che qui l’apostolo dica che non viene perduta la salvezza eterna, ma che ci andiamo vicino. “La cui fine è di essere bruciata”. Tutte le spine e i rovi devono essere bruciati. Quella è la triste eventualità di coloro che sono stati rigettati, riprovati. Hanno fallito l’esame. Non sono gettati via, non si sono “giocata” la salvezza delle loro anime, ma non hanno superata la prova, e in quel senso non sono approvati dal Signore, benchè Siano accettati da Lui. La maledizione è la distruzione, e a questa vanno molto vicini. In quella distruzione perdono tutto, eccetto la salvezza della loro anima. Il fuoco arde poiché tutto è infruttuoso, e questo è detto di veri figlioli di Dio. Ma, passando all’apostolo Paolo, che non si reputa al di sopra di una tale eventualità , la frase che usa alla fine di I Cor. 9 riguarda la nostra parola “riprovato”. “Perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato” – trovato fallimentare nelle mie prove. Puoi essere un predicatore, e usato per giunta, e poi venir meno nelle tue prove; poiché, vedi, le prove 13 non sono nel predicare, sono nel cuore. L’apostolo prosegue citando qualcosa dall’Antico Testamento scritto per il nostro insegnamento, e di nuovo non credo che, dalla caduta della maggioranza degli Israeliti nel deserto, voglia concludere che la salvezza sia qualcosa di precario. Sta semplicemente estendendo questa possibilità, che divenne triste realtà nel caso degli Israeliti, alla nostra stessa vita. Non furono approvati, raccomandati. Fallirono la prova. La sorgente della vera speranza L’apostolo porta il discorso ad una conclusione con una frase molto confortante, che spesso è stata per noi fonte di gioia. Dio, quando applica le prove alla nostra vita, le misura. Per certo a volte crediamo che potrebbe farlo in un modo migliore! Questo accade nelle infermità, ma non dobbiamo dubitare che Dio sa misurare, e mai e poi mai permetterà ciò che è al di là della nostra capacità di sopportare. Il fatto che Egli ci presenti le prove è indice di fedeltà, ma Egli è anche fedele da darci una via per uscirne. Debbo confessare che ho sempre interpretato quella frase, “con la tentazione ci darà una via per uscirne”, come se potessimo fuggire! Ma non dice così! Non è per fuggirla, ma per sopportarla, e credo ci aiuterebbe grandemente tenerlo presente davanti a noi come obiettivo primario: non cercare il modo di evitarla, ma affrontare la prova. Questa dovrebbe essere ogni giorno la nostra aspirazione, concessaci divinamente dal Signore: non cercare la via facile, ma essere fedeli a Lui nella via dove ci conduce. Che ci piaccia o meno, saremo provati. Come sarebbe triste se finissimo riprovati, pur avendo trovato una via di fuga dalle nostre difficoltà! Sarebbe triste, soprattutto per Dio. è approvato – poiché ha amato il Signore. C’è una chiave preziosa che apre la “serratura”, proprio l’amore per Cristo. Pensiamo allo stesso Gesù: fu tentato e provato nel crogiuolo. Sappiamo che non fu mai trovato in Lui alcuna cosa che meritasse riprovazione. Non fu reprobo, rigettato da Dio o infruttuoso. Fu trovato fedele nelle innumerevoli prove che dovette affrontare. Ne uscì approvato; e qual’era il Suo “segreto”? Pensava forse, “Beh, se vengo meno, dovrò perdere qualcosa”? Non c’è alcun accenno di questo nei Vangeli, alcuna allusione che Gesù stesse pesando quel che avrebbe perso in caso di fallimento. Questo non può essere un motivo sufficiente; non basta per tenerci lontani dal peccato, e di certo per impedire che veniamo meno davanti a Dio in tutti i nostri conflitti segreti. Il Signore aveva qualcosa di meglio che Lo faceva restare saldo. Forse il pensiero di ciò che il genere umano avrebbe perduto a causa del Suo eventuale fallimento? Certo dobbiamo ricordardare che, quando noi falliamo, altri perdono. Ma, benché certamente anche questo fosse nella mente del Signore, e lo fortificasse nella Sua determinazione di camminare nella via della santità, sono certo che non fu la motivazione primaria. Questa fu l’amore per il Padre. Come avrebbe potuto mancare davanti al Padre? Non poteva! Come possiamo venir meno davanti a Dio se i nostri cuori sono mossi dall’amore per Lui? Che il Signore possa fortificare i nostri cuori in questo, affinché in ogni prova, fino a quella finale, in virtù della Sua grazia e fedeltà, possiamo essere in grado di sopportare la prova e conoscere la benedizione dell’uomo che riceve la corona della vita. Il quasi sconociuto, H. Foster La ragione suprema della costanza Ricorderete che, quando Pietro parla della “prova della vostra fede, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provata col fuoco”, menziona come obiettivo che “sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo”. La nostra fede, provata e purificata col fuoco, emersa dopo aver superato la prova, è per la lode. Lode di chi? Onore di chi? Gloria di chi? Dato che questo avviene alla Sua apparizione, assumo che sia a lode, onore e gloria del Signore. Ecco una fede per il conseguimento di “glorie fresche” per Cristo! Puoi considerare la tua vita sotto questa luce? I tuoi esami, le tue prove, i tuoi problemi nella comunità, le diverse maniere in cui Dio ti sta provando come intese al fine di acquistare più gloria per il Signore? Così che, quando i santi saranno manifestati, approvati, encomiati da Dio, la gloria andrà a Cristo? Oh, la meraviglia che questa o quella persona hanno sopportato la prova, la meraviglia che Cristo li ha sostenuti! Oh, il miracolo che quella persona così tranquilla, non appariscente, un “nessuno” nella comunità, abbia nel silenzio tanto contribuito alla vita spirituale! La lode andrà tutta al Signore. Sarà un giorno meraviglioso quello in cui Egli riceverà onore a motivo delle vittorie dei santi. Avete notato quel che dice Giacomo riguardo alla benedizione riservata all’uomo che sopporta la prova, - “perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”. Per questo ha resistito, per questo 14 15 G eorg Müller nacque in Prussia il 27 settembre 1805 e venne allevato nella cittadina di Heimersleben, dove suo padre era un esattore delle tasse. Benché questi provvedesse generosamente per lui, Georg rubava soldi in continuazione e ne spendeva la maggior parte in donne e birra. Può apparire strano il fatto che decidesse di studiare teologia all’università di Halle, conoscendo un pò il suo carattere irreligioso, ma a quel tempo la carriera ecclesiastica nella Chiesa di Stato Luterana era considerata una prospettiva sicura e piuttosto confortevole, con l’incentivo aggiunto di una grande casa, provveduta ai pastori per poter sistemare la propria famiglia, e di un considerevole rispetto da parte dell’intera comunità. Non stupisce affatto, quindi, che la prevalente condizione spirituale della chiesa e dello stato fosse pessima. All’università Georg era conosciuto per la sua passione per il gioco d’azzardo, non certamente per la sua conoscenza Biblica, ed egli stesso ammise che passarono anni senza che mai aprisse la Bibbia, perché le materie principali del corso erano Dottrina, Teologia, Lingue Classiche, e gli scritti dei Padri della Chiesa. Tempo dopo poté stimare che tra più di 600 compagni di studi, la maggior parte dei quali con esperienza di predicazione, non più di una mezza dozzina avessero avuto una vera conoscenza o timore di Dio. Un giorno però un amico studente lo volle presentare ad un piccolo gruppo di credenti, ed egli andò per la curiosità di vedere quegli “anticonformisti”. Le riunioni pubbliche erano permesse solo sotto la direzione di predicatori istituiti dallo stato, ma c’era una certa libertà di incontrarsi in privato, fin tanto che non si parlava delle Scritture. Egli fu colpito dal calore e dalla sincerità di quei Cristiani, ma fu soprattutto impressionato da come si inginocchiavano davanti a Dio per pregare. Leggevano le Scritture, cantavano inni e pregavano, e in particolare lo colpì uno di loro, che aveva lasciato la sua famiglia benestante per servire come missionario verso la comunità ebraica della Polonia. Quale visione di un Dio Santo dovevano avere quegli uomini per sentirsi spinti ad umiliarsi sulle ginocchia davanti a Lui, e perfino a mettere a rischio le loro vite e comodità per servirLo? Tutti i suoi studi sembravano nulla a confronto della fede autentica di quegli uomini. G e o r g Müller aveva incontrato il vero Cristianesimo, e la sua vita non sarebbe più stata la stessa. Suo padre non fu per niente felice del nuovo zelo che Georg aveva trovato, realizzando che i suoi sogni di una tranquilla vecchiaia nella parrocchia si stavano dissolvendo davanti ai propri occhi. Se Georg si fosse deciso a perseverare nel suo “folle” proposito di servire Dio come un “povero” missionario, piuttosto che come un ecclesiastico di “buona fama”, allora non poteva più contare sul fatto che suo padre coprisse le spese dell’università. Georg doveva pensarci da solo. Egli mise la cosa davanti a Dio. Aveva bisogno di continuare i suoi studi di Greco ed Ebraico, se voleva testimoniare con efficacia ai Giudei d’Inghilterra, ed aveva anche fatto domanda alla Società Missionaria Ebraica di Londra, ma senza il sostegno economico di suo padre la cosa non sembrava possibile. Di li’ a poco, però, avrebbe ricevuto la prima lezione sull’impegno di Dio a provvedere fedelmente per tutti i bisogni materiali della sua vita. Poco prima che iniziasse il nuovo semestre scolastico, fu invitato a dare lezioni private di tedesco a quattro professori americani, un’entrata economica che avrebbe adeguatamente coperto tutte le spese. Questa lezione gli sarebbe stata di vantaggio negli anni successivi. L’impegno con la Società Missionaria Ebraica di Londra non era di quelli comodi. Doveva dedicare 12-14 ore al giorno allo studio dell’ Aramaico, Caldeo, della scrittura Rabbinica, a memorizzare pagine della Torah, ore infinite sui libri – tutto questo, quando il suo cuore bruciava per il desiderio di condividere la sua nuova fede per le strade di Londra. La sua salute, che non era mai stata forte (era stato esonerato dagli obblighi militari proprio per la sua salute cagionevole), lo costrinse a prendere una pausa dai suoi studi per spostarsi a Teignmouth, una cittadina di pescatori sulla costa occidentale dell’Inghilterra, per un tempo di recupero; il dottore infatti gli aveva raccomandato aria di campagna e riposo. Georg soggiornò presso una famiglia Cristiana, e colse ogni occasione per predicare nelle chiese locali. Il suo inglese era lontano dall’essere perfetto, ma la sua predicazione era senza compromessi e diretta; così che, mentre alcuni nelle chiese apprezzavano le sue franche esortazioni, altri si sentivano infastiditi da quel forestiero “troppo” zelante. Georg tornò a Londra, ma l’aria insalubre e satura di smog lo costrinse a “scappare” una seconda volta. Müller era ora deciso a liberarsi dalle costrizioni della società missionaria, benché fosse il suo unico mezzo di sostentamento in un paese straniero. Se Dio aveva provveduto per lui perché studiasse in Germania, sarebbe ben stato capace di provvedere se avesse predicato in Inghilterra. Aveva solo pochi scellini in tasca, quando scrisse una lettera spiegando che doveva seguire la guida di Dio e predicare a tutti secondo le opportunità, e che non poteva più dedicarsi completamente al popolo Giudeo. Poco tempo dopo, venne offerto a Georg l’incarico di pastore di una 16 piccola comunità, che egli accettò a condizione che sarebbe stato libero di partire in qualunque momento sentisse che il Signore lo guidava altrove. Durante i due anni successivi non solo incontrò e sposò Mary Groves, ma dovette anche affrontare un’importante prova nel suo cammino Cristiano. Il suo piccolo salario era finanziato con la tassa per affittare le panche della chiesa; una pratica diffusa, secondo la quale i membri della chiesa davano in affitto ogni anno i propri posti, i migliori riservati a coloro che pagavano di più. Georg sentì che questa pratica non era cristiana, e diametralmente opposta all’insegnamento scritturale, secondo cui il ricco non doveva essere privilegiato rispetto al povero. Con un coraggioso passo di fede, egli abolì la tassa delle panche, e di conseguenza il suo salario, ponendo invece una cassetta delle offerte per chiunque si sentisse guidato a sostenerlo. Molti dei fratelli la considerarono una presa di posizione incauta e non sostenibile, e creò non poca apprensione nella sua nuova moglie. Qualche volta erano ridotti a disporre di pochi spiccioli, con l’affitto settimanale da pagare e la dispensa vuota, ma in qualche modo riuscirono sempre a coprire tutte le spese. Georg rifiutava sia di chiedere aiuto a qualcuno, sia di fare debiti, ritenendo questo non scrittuale né saggio. Quindi giorno per giorno, uno scellino alla volta, un dono inaspettato, un pacchetto di cibo, poterono toccare con mano la fedele provvidenza del Signore. Ci furono momenti in cui la loro fede fu provata all’estremo, ma alla fine del loro primo anno il dettagliato diario di Georg rivelava che avevano ricevuto considerevolmente più denaro di quello che avrebbe procurato il loro salario. Georg era convinto: nessuno che mettesse la propria fiducia esclusivamente in Dio ci avrebbe perso. Nel corso dell’anno seguente, Georg ebbe varie occasioni di andare a predicare a Bristol, città industriale in pieno sviluppo, traboccante di famiglie disperatamente povere e bisognose. A quel tempo non era raro vedere bambini di sette anni lavorare nelle fabbriche dodici ore al giorno, di cinque anni lavorare dalle 06:00 alle 20:00 nell’industria della ceramica, mentre nelle miniere di carbone dovevano strisciare attraverso gallerie non più alte di mezzo metro, spingendo i loro carichi di carbone, spesso dovendo subire severe punizioni se venivano visti rallentare il lavoro. Per tali bambini le scuole non erano altro che un sogno lontano. Si sentì fortemente chiamato da Dio ad andare in quei luoghi di grande bisogno, dove poteva essere più utile, e quando fu invitato a pasturare una piccola chiesa nel cuore della città, accettò la sfida. Si trattava di un altro enorme passo di fede, tanto più che sua moglie era incinta, ma nel luglio 1832 la famiglia Müller si trasferì a Bristol. Una settimana dopo si registrarono in città i primi casi di colera; i Müller erano arrivati in un luogo colpito da epidemia, e ovunque attorno a loro il funereo rintocco delle campane delle chiese ne annunciava le vittime. Georg trascorse i mesi seguenti conducendo i fratelli in veglie di preghiera, condividendo le Scritture, e pregando con moltitudini di persone ammalate o in punto di morte, non esitando a condividere il dolore e i rischi – per certo Dio era in grado di proteggerlo, anche dal colera. L’epidemia passò, con un solo membro della chiesa arreso al terribile male, e a Georg fu possibile concentrare la propria attenzione su un’opera che era vicina al suo cuore: fondare scuole per l’enorme numero di bambini che vagavano per le strade, affamati e sporchi, con ben poche possibilità di cambiare il loro destino. Egli pensò l’Istituto per la Conoscenza delle Scritture, che avrebbe fornito un’educazione ai bambini che non potevano pagarsi una scuola regolare, che sarebbe stato fondato sulla Bibbia, dove sarebbero stati impiegati solo maestri Cristiani, e finanziato con qualsiasi risorsa il Signore avesse provveduto, purché non chiesta pubblicamente e di provenienza Cristiana. Sua moglie, Mary, non si lasciò convincere facilmente, “Quanti soldi abbiamo? Solo uno scellino per pagare l’affitto e comprarci da mangiare, e tu vuoi aprire una scuola? Con cosa?” Non passò molto e una donna bussò alla porta, porgendo a Georg una busta con dentro 20 sterline. “Per letteratura biblica” disse. Quella fu la prima di molte offerte simili. Il denaro arrivò, la scuola fu aperta, e presto dozzine di bambini poveri cominciarono a passare ogni giorno per le sue porte. A volte qualcuno di loro doveva lasciare la scuola a causa delle difficoltà della famiglia, soprattutto se i genitori finivano nei debiti, o se i figli rimanevano orfani. L’unica alternativa rimanevano allora i temuti ricoveri per poveri, dove criminali, pazzi e indigenti venivano alloggiati e ricevevano i pasti in comune. Georg era desolato; ci doveva essere un modo migliore per prendersi cura dei giovani, ma in Inghilterra non esistevano realtà come gli orfanotrofi. Georg decise di aprire una casa di accoglienza per orfani, per poter prender cura di tutti i loro bisogni, e Dio avrebbe provveduto i mezzi. Egli scrisse, “Certamente é desiderio del mio cuore essere uno strumento per aiutare le vite di bambini poveri, privi di entrambi i genitori; desidero anche fortemente vederli ammaestrati nelle vie di Dio, ma il fine primario dell’opera é che Dio possa essere esaltato dal fatto che gli orfani sotto la mia cura ricevano tutto ciò di cui hanno bisogno solo attraverso la preghiera e la fede, senza che nessuno sia spinto da me o dai miei compagni d’opera, 17 affinché si possa vedere che Dio é ancora fedele e ascolta le preghiere”. Georg aveva spesso ministrato a Cristiani sopraffatti dalla paura della vecchiaia, quando non sarebbero più stati in grado di lavorare e provvedere a se stessi, e sarebbero forse stati costretti dalla disperazione ad entrare in un ricovero per poveri. Aveva cercato di rassicurarli che Dio, come nostro Padre celeste, poteva e voleva prendersi cura di loro in modo reale e concreto, ma desiderava avere qualcosa da mostrare come prova evidente del fedele provvedimento del Signore. Nel novembre del 1835 pose la richiesta davanti a Dio, e sentì la rassicurazione della Parola del Salmo 81:10, “Allarga la tua bocca, e io la riempirò”. Nei mesi seguenti cominciarono ad entrare finanze, insieme con una montagna di cose necessarie come piatti, lenzuola, tende, pentole e tegami, mobilio, nonché offerte di aiuto da parte di volontari a tempo pieno. Vennero presi in considerazione solo uomini e donne Cristiani. Fu presa in affitto per un anno una casa piuttosto grande al n. 6 di Wilson Street, e venne stabilita la data per ricevere le richieste per i 30 posti disponibili. L’11 aprile arrivarono i primi ragazzi, seguiti dalle cuoche e dalla governante, per cercare di tenere a bada gli energici giovanotti che ormai cominciavano ad aggirarsi per ogni stanza della casa. Le richieste continuavano ad affluire, e fu doloroso dover rifiutare altre persone bisognose che pietosamente si presentavano alla soglia; cosi venne aperta un’altra casa a fianco della prima, riservata alle ragazze, seguita da una terza per neonati. Ora Georg aveva bisogno di fede, non solo per se stesso e la sua famiglia, ma per il vestiario, i libri di scuola, cibo, dottore, carbone per il fuoco, ect… per un sempre crescente numero di bambini. Spesso spendevano l’ultimo spicciolo, ed avevano bisogno di denaro per il pasto successivo. Estratti dal suo diario danno un’indicazione del peso che Georg si trovava a portare in quei tempi: “Le prove continuano; oggi sono entrati solo nove scellini...non é ancora arrivato nessun aiuto; ci siamo riuniti per pregare; tra quattro giorni dobbiamo pagare gli affitti, e non abbiamo nulla, né ci sono provviste per le tre case. Che Dio abbia compassione di noi”. “Oggi siamo stati a terra piu che mai, con solo due scellini rimasti; eravamo in dubbio se spenderli in pane o in carne per la cena, poi é passato il fornaio e ci ha regalato tre pani”. Georg scrive, “Ora comincio a comprendere per esperienza il significato di quella parola – Signore, fino a quando?” – che si trova così spesso nelle preghiere dei Salmi. A volte esponeva davanti a Dio le sue ragioni: “E’ per la Tua gloria; sei il Padre dell’orfano; i bambini sono stati accolti nel nome di Gesù; non permettere che gli increduli abbiano motivo di schernire; ricordati che sono Tuo figliolo e che non sono in grado di provvedere per i bambini; nella Tua grazia abbi pietà di me, e non permettere che debba portare a lungo questo peso senza che tu manda il Tuo aiuto”. Ed Egli sempre lo fece. Nonostante l’orfanotrofio assorbisse la maggior parte del suo tempo e delle sue energie, Georg Müller continuò come co-pastore in una chiesa di Bristol, e vide molte anime salvate, crescendo il numero dei membri a parecchie centinaia. La Scuola Domenicale e le lezioni giornaliere continuarono ad essere una parte importante del suo ministero, e l’Istituto per la Conoscenza delle Scritture continuò a sostenere l’opera missionaria ed i programmi di evangelizzazione in tutto il mondo. Frammenti del suo diario di questo periodo rivelano la sua cura per i vari dettagli: “Due corsi di Scuola Domenicale interamente sostenuti dall’istituto; due scuole per adulti che forniscono libri e cancelleria per 110 persone; 6.842 copie della Bibbia messe in circolazione; 22.190 trattati distribuiti; 126 sterline per aiutare l’opera missionaria in Giamaica, Australia, Canada e Indie Orientali”. C’erano poi i bambini che, terminato il tempo in orfanotrofio, chiedevano l’aiuto di Georg per trovare un lavoro come apprendisti, così da imparare un mestiere con cui sostenersi. Il numero degli orfani continuava a crescere, e benché Georg fosse riuscito ad aprire una quarta casa in Wilson Street, lo addolorava doverne mandar via ancora tanti, ben sapendo che spesso l’unica alternativa eranono i ricoveri per poveri. Aveva anche cercato degli stabili in altre parti della città, ma quando si veniva a sapere il motivo dell’apertura di tali case, l’opposizione da parte degli altri residenti lo costringeva a rinunciare. Ora si ritrovava con 150 bambini sotto la sua cura, ed anche in Wilson Street i vicini erano lungi dall’essere entusiasti di come l’opera stava crescendo. Bambini chiassosi, la frequente consegna dei molti beni necessari, una continua fiumana di visitatori, la rete idrica sovraccarica, il sistema fognario che si ostruiva – un’area residenziale non era certo il luogo ideale per un orfanotrofio in espansione, così le lettere di reclamo lo costrinsero a rivedere le sue scelte. Certamente sarebbe stato vantaggioso costruire un orfanotrofio ex-novo, ma trovare un terreno abbastanza grande per soddisfare i loro bisogni implicava spostarsi fuori della città, sulle colline che dominano Bristol. Per un tale progetto c’era bisogno di almeno 10.000 sterline – una somma inimmaginabile – ma se era da parte del Signore ogni montagna sarebbe stata superata. Per 35 giorni Georg presentò la situazione davanti a Dio, senza ricevere il minimo 18 incoraggiamento, ma il trentaseiesimo giorno ricevette un’offerta di 1.000 sterline, la somma più alta mai ricevuta fin da allora. Poco tempo dopo, un architetto Cristiano si offrì di fare il progetto dell’edificio. Aveva visto un luogo idoneo nell’area di Ashley Downs, che offriva aria fresca per i bambini, ampio terreno che poteva essere coltivato per produrre le proprie verdure, e prati verdi tutto intorno; era il momento di parlare col proprietario. Il 5 febbraio 1846 si ritrovò così “tra le mani” 7 acri di buona terra, ed il lavoro poteva iniziare. Al tempo in cui si spostarono da Wilson Street avevano già ricevuto ben 15.784 sterline per il nuovo edificio. Georg scrive, “Oggi, come frutto di 3 anni e 7 mesi di preghiere, i bambini hanno cominciato ad essere trasferiti nella nuova casa per orfani”, e ancora, “Dopo molti e ininterrotti periodi di grandi prove di fede nell’arco di questi 13 anni e 2 mesi, durante i quali gli orfani sono stati a Wilson Street, il Signore ci fa uscire da quel luogo in una maggiore abbondanza”. “Allarga la tua bocca, e io la riempirò”. Ben presto 300 bambini finirono per essere in esubero nel nuovo edificio; per certo ne serviva un altro più grande a fianco del primo per altri 700 giovani; dopo tutto, lo spazio era sufficiente e i bisogni erano enormi. Georg fece una lista delle ragioni a favore, poi una di quelle contrarie, e presentò entrambe davanti al Signore. Sentì un forte incoraggiamento ad andare avanti per fede, nella convinzione che, come Dio si era fedelmente preso cura di loro fino a quel momento, così Egli avrebbe certamente continuato a fare. La seconda casa per orfani venne aperta nel 1857, la terza nel 1862, la quarta nel 1869, e la quinta nel 1870. “Allarga la tua bocca, e io la riempirò”. 2050 bambini potevano avere una casa ed un’educazione Cristiane, e tutto ciò a testimonianza che Dio é un padre per l’orfano, e che Egli é degno di fiducia per ogni aspetto della nostra vita. La moglie di Georg, Mary, morì poco dopo il completamento dell’ultima casa per orfani. Georg aveva 65 anni, ma non pensava ancora di mettersi a riposo. Presto si sposò nuovamente, e insieme alla nuova moglie partì per una serie di viaggi missionari in Europa, Asia e America. Percorse circa 300.000 chilometri, predicando in 42 paesi, fino all’eta di 88 anni; l’orfanotrofio fu affidato a sua figlia Lidia e a suo marito, Jim Wright. Georg conservò la sua forza fisica e la sua lucidità sino alla fine, predicando regolarmente intorno a Bristol, gestendo anche la corrispondenza dell’orfanotrofio. Morì nel sonno ad Ashley Down alla “veneranda” eta di 92 anni. Lidia morì prima del padre, ma suo marito continuò a Bristol l’opera per bambini che ancora oggi va avanti. Gli edifici di mattoni sono stati venduti, e i bambini sistemati in abitazioni più piccole, graziosamente ammobiliate e in un’atmosfera più familiare. L’opera, col suo quartier generale a “Casa Müller”, un grande e antico palazzo a Bristol, ancora confida in Dio per il suo sostegno, non svolgendo alcuna campagna finanziaria. Oggi, come al tempo di Georg Müller, più di cento anni fa, é ancora un monumento al Dio realmente fedele. Un estratto del Libro: Una mattina piatti, tazze e ciotole sul tavolo erano vuoti. Non c’era cibo nella dispensa, né soldi per comprarne. I bambini erano in piedi, aspettando la loro colazione, quando Müller annunciò, “Bambini, voi sapete che dobbiamo fare in tempo per la scuola”. Levando la sua mano disse, “Caro Padre, ti ringraziamo per il cibo che stai provvedendo per noi”. Qualcuno bussò alla porta. Era il fornaio, che disse,“Signor Müller, non ho potuto dormire la notte scorsa. In qualche modo ho sentito che non avevate pane per colazione, e il 19 Signore voleva che ve ne portassi un po’. Cosi mi sono alzato alle 2 di notte, ho fatto del pane fresco e ve l’ho portato”. M ü l l e r ringraziò l’uomo. Se ne era appena andato quando bussarono nuovamente alla porta. Era il lattaio. Raccontò che il suo carretto si era rotto proprio davanti all’orfanotrofio, e che voleva dare ai ragazzi i suoi contenitori pieni di latte fresco, così da svuotare il carro e ripararlo. Non stupisce che anni dopo, quando Müller si trovò a girare il mondo come evangelista, fosse annunciato come “l’uomo che riceve da Dio”. ° G R I D O D I B AT TA G L I A Settore audio: Semestrale Missionario di 338-9055570 “ C R I S T O E ʼ L A R I S P O S TA ” e-mail: Anno XIX n.70 - Giugno 2009 [email protected] S p e d . i n A . P. A r t . 2 C 2 0 / C Legge 662/96 Benevento CPO D i r. R e s p . Ti n a D e l l a C a n a n e a ° S TA M PA : T i p . G r a f i k a r t e Settore Video: via C. Rufo, 16 Roma 339-4633963 Te l . 0 6 7 6 9 0 8 0 0 9 e-mail: ° R E C A P I T O P O S TA L E [email protected] Ass. Miss. Crist. Evangelica C R I S T O E ʼ L A R I S P O S TA Cas.Post. 163, 82100 Settore libri: BENEVENTO 349-2210667 TEL. 328/4861536 e 349-3203201 E-mail: [email protected] e-mail: E-mail: c i t a i t a l y @ g m a i l . i t [email protected] w w w. c i t a i t a l y. c o m w w w. c r i s t o e l a r i s p o s t a . i t C.C.P. 10518827 Nella prossima dichiarazione dei redditi i cittadini potranno scegliere gli enti ai quali destinare il 5 per mille dell’IRPEF che lo Stato ha stanziato a favore del volontariato indicando il codice fiscale dell’ente beneficiario a cui si intende destinare il contributo. I contribuenti che vogliono destinare il 5 per mille all’Associazione Internazionale Cristo è la Risposta Onlus, dovranno apporre la propria firma in uno solo dei riquadri, quello corrispondente alla voce: “Sostegno delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art 10, c. 1 lett. A), del D. Lgs. n. 460 del 1997.” Indicando anche il nostro codice: 92012140627 In caso di mancato recapito inviare alle poste C.P.O. di Benevento per la restituzione al mittente previo pagamento della relativa tariffa resi