REGIONE BASILICATA
PROVINCIA DI POTENZA
Comune di Latronico
PIANO COMUNALE
DI
PROTEZIONE CIVILE
ANNO 2013
Redattori del Piano
Arch. Adriana BIANCHINI
Arch. Giuseppe BRUNO
Collaboratore
Ing. Mariano VACCARO
In collaborazione
con l’UTC del Comune di Latronico – Ing. Prosperino SUANNO
1
Indice
PRESENTAZIONE
6
Capitolo I - Il territorio comunale
11
1.1 DATI STATISTICI
12
1.2 LIMITI AMMINISTRATIVI
13
1.3 CENNI SULLE CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO DI LATRONICO 13
1.3.1 L’AMBIENTE FISICO ED IL SISTEMA INSEDIATIVO STRUTTURATO
13
1.3.2 LA MORFOLOGIA ED I CARATTERI GEOLOGICI
22
23
1.3.3 L’IDROGRAFIA
1.3.4 CLIMA
26
1.4 INFRASTRUTTURE INERENTI IL SISTEMA DELLA VIABILITA’
34
Capitolo II - Scenari di rischio da causa naturale od antropica
36
2.1 ANALISI DEI RISCHI: ASPETTI GENERALI
2.2 IL RISCHIO SISMICO
2.2.1. ASPETTI GENERALI
2.2.2. PERICOLOSITÀ DEL TERRITORIO
2.2.2.1 Dati storici di pericolosità nel territorio comunale
2.2.2.2 Aree sismogenetiche
2.2.3 VULNERABILITÀ DEL COSTRUITO
2.2.4 STIMA DELL’ESPOSIZIONE
2.2.5 RISCHIO SISMICO: SCENARI DI EVENTO E DI DANNO
37
38
2.3 RISCHIO IDROGEOLOGICO
55
2.3.1
2.3.2
47
47
50
51
55
RISCHIO IDRAULICO
55
53
RISCHIO FRANA
2.3.3.1 Generalità e definizioni
2.3.3.2 Eventi calamitosi del passato
2.3.3.3 Definizione della pericolosità delle frane e della
vulnerabilità del territorio
2.3.3.4 Rischio idrogeologico: scenari di evento e di danno
2.4 RISCHIO LEGATO A FENOMENI METEOROLOGICI
2.5 RISCHIO LEGATO AD INCENDI BOSCHIVI
2.5.1
46
ASPETTI GENERALI
2.3.2.1 Generalità
2.3.2.2 Definizioni
2.3.2.3 Obiettivi e finalità
2.3.2.4 Eventi storici estremi nella Provincia di Potenza
2.3.2.5 Valutazione della pericolosità idraulica del fiume Sinni
2.3.2.6 Il rischio connesso con la presenza di dighe sul territorio
2.3.3
38
38
PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DA RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
56
58
59
61
65
70
74
74
74
76
80
80
80
2
2.6 RISCHIO CHIMICO – INDUSTRIALE
2.7 RISCHIO LEGATO AI TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
2.8 EMERGENZE SANITARIE
2.9 INQUINAMENTO ATMOSFERICO
2.10 BLACK-OUT ELETTRICO
2.11 INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
81
Capitolo III - Sistema comunale di protezione civile
84
3.1 LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
85
85
85
3.1.1. COORDINAMENTO OPERATIVO COMUNALE
3.1.2. SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE
3.1.3. RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI LOCALI PER LA CONTINUITÀ
AMMINISTRATIVA E SUPPORTO ALL’ATTIVITÀ DI EMERGENZA
3.1.4. INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
3.1.5. SALVAGUARDIA DEL SISTEMA PRODUTTIVO LOCALE
3.1.6 RIPRISTINO DELLA VIABILITÀ E DEI TRASPORTI
3.1.7 FUNZIONALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI
3.1.8. FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI ESSENZIALI
3.1.9 CENSIMENTO E SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI
3.1.10 MODULISTICA PER IL CENSIMENTO DEI DANNI A PERSONE E COSE
3.1.11 RELAZIONE GIORNALIERA DELL’INTERVENTO
3.1.12 STRUTTURA DINAMICA DEL PIANO: AGGIORNAMENTO DELLO SCENARIO,
81
82
82
83
83
85
85
85
86
86
86
86
86
86
3.2.1 IL SINDACO E L'ASSESSORE DELEGATO
3.2.2 UNITÀ INTERMEDIA PROTEZIONE CIVILE
3.2.3 CENTRO OPERATIVO COMUNALE - C.O.C.
3.2.3.1 Gruppo ristretto decisionale
3.2.3.2 Funzioni di supporto in relazione al Metodo Augustus
3.2.4 CENTRO OPERATIVO MISTO - C.O.M.
86
87
88
90
91
92
93
100
Capitolo IV - La popolazione
102
4.1 INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
103
103
DELLE PROCEDURE ED ESERCITAZIONI
3.2 IL MODELLO DI INTERVENTO COMUNALE
4.1.1 INFORMAZIONE PREVENTIVA
4.1.2 INFORMAZIONE IN EMERGENZA
4.2 COMPORTAMENTI DA TENERSI IN CASO DI EMERGENZA
4.2.1 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDROGEOLOGICO (FRANA)
4.2.2 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDRAULICO (ALLUVIONE)
4.2.3 COMPORTAMENTI IN CASO DI FENOMENI METEOROLOGICI AVVERSI
4.2.4 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO SISMICO (TERREMOTO)
4.2.5 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO INCENDI
4.2.6 COMPORTAMENTI IN CASO DI PERICOLO DI CROLLO O CROLLO DI EDIFICI
4.2.7 COMPORTAMENTI IN CASO DI INCIDENTE PER TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
4.2.8 COMPORTAMENTI IN CASO DI DISASTRO STRADALE, AEREO
4.2.9 COMPORTAMENTI IN CASO DI BLACK-OUT ELETTRICO
4.2.10 COMPORTAMENTI IN CASO DI INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
4.2.11 COMPORTAMENTI IN CASO DI EMERGENZE SANITARIE
104
105
106
107
110
112
115
115
115
116
116
116
3
Capitolo V - Procedure e modelli operativi - in caso di evento
118
5.1 PROCEDURE OPERATIVE
119
120
121
122
123
124
125
126
126
5.1.1 LA SEGNALAZIONE DI EVENTO
5.1.2 FASE DI ATTENZIONE
5.1.3 FASE DI PREALLARME
5.1.4 FASE DI ALLARME E STATO DI EMERGENZA
5.1.4.1 Stato di emergenza
5.1.4.1.1 L'evacuazione
5.1.5 STATO DI POST-EMERGENZA IN GENERE
5.1.6 ARTICOLAZIONE DELLE FASI IN CASO DI EVENTO NON PREVEDIBILE
5.2 MODELLO DI INTERVENTO IN CASO DI INCENDI DI INTERFACCIA
127
Capitolo VI - Le risorse
128
6.1 NOZIONE
6.2 RISORSE UMANE
6.3 RISORSE MATERIALI
129
6.3.1 STRUTTURE DI EMERGENZA IN PARTICOLARE
129
131
6.4 LOCALIZZAZIONE DELLE AREE DI AREE DI ATTESA,
DI RICOVERO E DEL C.O.C
132
Allegati
135
A) ELENCO NUMERI TELEFONICI UTILI
136
B) ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI INTERESSE PUBBLICO
ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO (PAI aggiornamento 2011)
138
C) SCHEDE SPEDITIVE DEL MODELLO DI INTERVENTO
144
ELENCO TAVOLE
Tavole di Analisi:
Tav. A.1
Tav. A.2
Tav. A.2a
Tav. A.2b
Tav. A.2c
Tav. A.2d
Tav. A.3
Tav. A.4
1
Densità territoriale1 e viabilità principale
Scala 1:20.000
Beni esposti al rischio idrogeologico
Scala 1:20.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Latronico Centro
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Calda
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
RISCHIO SISMICO - Scenario di Evento e di Danno
RISCHIO FRANA - Scenari relativi al territorio comunale coinvolto da
rischio frana
Gli areali territoriali di riferimento coincidono con quelli delle sezioni del Censimento ISTAT 2001
4
Tav. A.5
RISCHIO IDRAULICO Scenari relativi al territorio comunale coinvolto da
rischio idraulico
Scala 1:20.000
Tavole di Progetto:
Tav. P.1
Tav. P.1a
Tav. P.1b
Tav. P.1c
Tav. P.1d
I)
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Latronico Centro
Scala 1:20.000
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Calda
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DAL RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
Elaborati:
Elab. I.A
Relazione
Tav. I.B
Carta della pericolosità – insediamenti
Scala 1:15.000
Tav. I.B1
Carta della pericolosità – viabilità
Scala 1:15.000
Tav. I.C
Carta della vulnerabilità – territorio comunale
Scala 1:15.000
Tav. I.C1
Carta della vulnerabilità - Latronico centro
Scala 1:5.000
Tav. I.C2
Carta della vulnerabilità - Calda
Scala 1:5.000
Tav. I.C3
Carta della vulnerabilità - Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Tav. I.C4
Carta della vulnerabilità - Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
Tav. I.D
Carta del rischio – territorio comunale
Scala 1:15.000
Tav. I.D1
Carta del rischio - Latronico centro
Scala 1:5.000
Tav. I.D2
Carta del rischio - Calda
Scala 1:5.000
Tav. I.D3
Carta del rischio - Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Tav. I.D4
Carta del rischio - Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
5
PRESENTAZIONE
La Protezione Civile, come attualmente considerata, risponde ad un concetto e ad una esigenza
moderna il cui obiettivo è quello di assistere, in modo dinamico, la popolazione, per aiutarla nel
superamento di un evento, correlato ad un rischio naturale od antropico, nel quale è rimasta
coinvolta.
Attualmente l'attività di Protezione Civile non è più considerata, come nel passato, un mero
"censimento" di risorse mantenute inattive fino al momento dell'accadimento di un dato evento,
bensì un'azione dinamica che attraversa e gestisce le tre fasi in cui si concretizza ed evolve il
rischio: prima, durante e dopo l'evento.
La normativa vigente, in specie la legge 24/02/1992 nr. 225, istitutiva del "Servizio Nazionale di
Protezione Civile", ha statuito che l'operato della protezione civile deve tendere ai seguenti
obiettivi:
- la "previsione", consistente in attività dirette allo studio del territorio e delle cause dei fenomeni
calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette
agli stessi;
- la "prevenzione", che, tenuto conto dei dati e delle conoscenze acquisite in sede di previsione,
consiste in attività tese ad evitare il rischio o comunque a ridurre al minimo i danni conseguenti agli
eventi sopra citati;
- il "soccorso", consistente nel fornire la "prima assistenza" alle popolazioni colpite, al fine di
alleviare i disagi e comunque gli inconvenienti insorti;
- la "post-emergenza" ovvero il "superamento dell'emergenza", consistente in attività ed iniziative,
necessarie ed indilazionabili, coordinate dagli organi istituzionali competenti, e tese a rimuovere gli
ostacoli al fine di ripristinare le normali condizioni di vita.
La normativa citata ha creato il "sistema della protezione civile" nel quale nulla è lasciato al caso, al
singolo ed alla sua buona volontà: "sistematicità ed organizzazione" sono i principi posti alla base
dell'attività di protezione civile.
Tale assunto ha riguardato, in primo luogo, lo Stato, la cui struttura doveva pertanto essere
articolata secondo un ordine funzionale e non gerarchico, per "indirizzare" e non "imporre"
determinate scelte operative in armonia con quella autonomia normativamente riconosciuta - anche
successivamente alla legge nr. 225/1992 - alle varie strutture operanti in tale settore. In tale sistema,
all'apice è posta l'Amministrazione centrale e periferica dello Stato, quindi, a seguire, la Regione, la
Provincia, il Comune ed ogni altra istituzione ed organizzazione operante in attività di protezione
civile.
Tale previsione ha permesso di garantire l'immutabilità e la cogenza della legge nr. 225/1992 con
quanto in esso contenuto, nonostante le modifiche rilevanti, anche costituzionali ed amministrative,
intervenute in epoca recente.
Fatta questa premessa, si rende necessario sottolineare che il Comune è, tra gli enti pubblici
territoriali, il primo che dovrà affrontare l'emergenza e per tale motivo sarà pertanto tenuto a dotarsi
di un efficace "Piano Comunale", in cui dettagliare le emergenze conoscibili e comunque
prevedibili in un dato territorio e quindi tutte le risorse impiegabili.
6
I. Il "Piano Comunale di Protezione Civile", anche alla luce delle indicazioni fornite dal
Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, dalla Regione Basilicata2 e dalla Provincia di
Potenza3, ha la finalità:
- di rappresentare ed analizzare il territorio comunale in relazione ai rischi;
- di prevedere una struttura adeguata, funzionale ed agile per contrastare l'emergenza,
aggiornandola periodicamente in relazione agli indici di rischio individuati sul proprio territorio;
- di costituire altresì uno strumento per l’informazione alla popolazione e per la sua assistenza in
caso di emergenza.
Il Piano pertanto non dovrà essere soltanto un riepilogo di mezzi utili da impiegarsi in emergenza,
ma un’analisi delle disponibilità interne ed esterne all'ente, che vengono poste nella gestione di
responsabili incaricati ovvero dei responsabili delle c.d. "funzioni di supporto" - come si vedrà più
avanti -, che costituiscono il fondamento di strutture operative e di supporto al Sindaco, quali il
Centro Operativo Comunale ed il Centro Operativo Misto.
E' infatti a questi responsabili che viene delegato il compito di mantenere vivo il Piano,
aggiornandolo periodicamente e possibilmente testandolo attraverso esercitazioni.
Il Piano Comunale diventa pertanto uno strumento strategico destinato a contrastare qualsiasi
emergenza, naturale ed antropica. Esso risponde all'esigenza di conoscere e gestire il territorio,
progettando tutte quelle attività e procedure consequenziali atte a fronteggiare in qualsiasi momento
un determinato evento, prevedibile o non prevedibile, che possa verificarsi in un dato territorio,
favorendo l'insorgenza della cultura della sicurezza nella popolazione.
La conoscenza dei rischi e delle modalità di comportamento nella denegata ipotesi di loro
accadimento permette alla popolazione di vivere con maggiore sicurezza, conscia di sapersi
autoproteggere, controllando il naturale ed automatico panico nascente dall'esposizione al rischio.
Nel contempo, ogni individuo, sicuro per sé, potrà essere di aiuto anche per gli altri, agevolando la
macchina dei soccorsi.
Il Comune di Latronico, già in possesso di un “Piano Comunale di Protezione Civile ” mai
approvato (risalente all’ottobre 20044) ma, proprio per questo, abbisognevole di integrazioni e
rivisitazione, anche alla luce di tutte le normative intervenute, prima fra tutte le disposizioni
contente dal Piano di Emergenza Provinciale (Approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n°
29 del 22/04/2004) e la stessa legge n° 225/1992 sopra citata, che prevede, ad esempio, l’istituzione
dei Centri Operativi Comunali - C.O.C. - e dei Centri Operativi Misti - C.O.M. - mutuati sul c.d.
"metodo Augustus"5.
Inoltre, rispetto agli studi contenuti del Piano del 2004, alcuni scenari di rischio si sono modificati
e ciò indica come un piano debba essere mantenuto vivo ed attuale tramite un costante
aggiornamento.
Tali elementi innovativi pertanto impongono e comportano un intervento integrativo, di
aggiornamento e di assoluta rivisitazione dei contenuti de Piano del 2004 (redatto in una forma
2
Legge Regionale n° 25 del 17-08-1998 “Disciplina delle attività e degli interventi regionali in materia di protezione
civile abrogazione L.R. n° 46 del 19-12-1994 (Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n° 46 del 21 agosto 1998)
3
“Programma provinciale di previsione e prevenzione dei rischi” (volume 1) e Piano Provinciale di Emergenza (volume
II) redatto nell’ambito della pianificazione di protezione civile della provincia di potenza – approvati con Delibera del
Consiglio Provinciale n° 29 del 22/04/2004.
4
Si tratta di una documentazione del tutto testuale di tipo compilativa che risulta particolarmente carente nella proposta
progettuale e nell’analisi conoscitiva dei rischi.
5
In base alle indicazioni fornite dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e dal Piano di Emergenza Provinciale,
il Metodo Augustus deve essere considerato una linea guida a cui uniformare le strutture operative e decisionali degli
enti operanti nel campo della protezione civile. Anticipando quanto verrà detto in proseguo, il Metodo Augustus
prevede l'istituzione, nelle sale operative, delle funzioni di supporto che permettono, per ogni funzione, di conoscere in
via preventiva le risorse, pubbliche o private, da impiegarsi, l'individuazione di un responsabile che risponda
dell'acquisizione ed aggiornamento dei dati e dell’attivazione di quanto necessita.
Contestualmente, poiché anche in tempo di non emergenza ovvero tempo di pace, codesti responsabili devono
rapportarsi tra loro, l'obiettivo di tale metodo è quello di un miglioramento della loro collaborazione per permettere una
più facile interazione durante le fasi dell'emergenza.
7
assolutamente compilativa ma mai approvato), allo scopo di incidere sulla ratio dello stesso che può
riassumersi nel seguente inciso testuale:
“Il Piano Comunale di Protezione Civile, redatto sulla base di una analisi del territorio locale e della
possibile ricaduta di eventi esterni”, individua una mappa dei possibili rischi:
- terremoti, movimenti franosi, incendi boschivi, alluvioni,ecc;
e indica:
- specifici e mirati piani di intervento;
- strutture e risorse pubbliche, private e del volontariato da attivare;
- sistemi e procedure di allarme ed emergenza;
- organi comunali responsabili".
II. In considerazione di quanto precede, è necessario introdurre una definizione concettuale
concernente il momento di applicabilità del Piano in relazione ai rischi.
Il Piano si riferisce a tutte quelle situazioni in cui l'emergenza assurge ad una intensità tale da
richiedere l'intervento dell'Amministrazione nella persona del Sindaco e/o dell’Assessore delegato
alla Protezione Civile, che coordinerà - o coordineranno -, come sanciscono le normative vigenti,
l'azione dei vari Settori e soggetti esterni, finalizzandola al soccorso ed alla salvaguardia della
popolazione, alla sua informazione ed a garanzia del mantenimento in essere dell'attività
amministrativa e comunque della vita cittadina in tutti i suoi aspetti.
Pertanto, da quanto precede, per esclusione, il Piano non si riferisce a quei rischi il cui disagio e
consequenziale pericolo sono minimi e comunque affrontabili con la normale ed ordinaria attività
dei vari Settori dell'Amministrazione.
In base a ciò, il Sindaco o l’eventuale Assessore delegato assumono la direzione ed il
coordinamento dei soccorsi e quindi di tutti gli aspetti decisionali con le consequenziali
responsabilità; per svolgere tale compito si avvarranno6:
- del Responsabile dell'Unità Intermedia Protezione Civile del Corpo di Polizia Locale, avente
competenza in materia di protezione civile, e di tutta l'organizzazione comunale. Sotto tale profilo,
tale responsabile potrà richiedere la collaborazione ed essere coadiuvato dal personale appartenente
a qualsiasi Settore, Servizio od Ufficio, previa concertazione con il Dirigente da cui tale personale
dipende, in quanto l'efficacia dell'intervento è proporzionale all’azione sinergica tra tutte le strutture
interessate.
Quanto precede varrà anche per esigenze di protezione civile che potranno nascere in "tempo di
pace", quali ad esempio una esercitazione tesa a verificare il grado di addestramento o, comunque,
le conoscenze in merito a tematiche di protezione civile;
- del Centro Operativo Comunale - C.O.C. - e Centro Operativo Misto - C.O.M. – che costituiscono
due strutture la cui azione è costante, in quanto operanti anche in "tempo di pace" grazie alle
funzioni di supporto che presidiano tutti gli aspetti concernenti le tematiche di protezione civile e
garantiscono in emergenza le risorse atte a contrastare la stessa.
Il sistema previsto nella struttura del presente Piano raggiungerà il proprio obiettivo di salvaguardia
della popolazione e dell'apparato “cittadino” attraverso la "formazione" e l'"informazione" di cui il
Piano costituisce la fonte primaria.
In conclusione, può affermarsi che anche per il Comune esiste un "sistema comunale di protezione
civile” che può rappresentarsi:
- nella individuazione e conoscenza dei rischi;
- nella conoscenza della vulnerabilità del territorio a cui la città e la popolazione sono esposte;
- nella previsione di modalità operative, possibilmente standardizzate, con individuazione
delle responsabilità;
- nella conoscenza delle risorse comunali, eventualmente integrate con altre forze tra le quali
il Volontariato;
6
Vedi Capitolo IV
8
-
nella programmazione e realizzazione di interventi preventivi a tutela del territorio e dei
beni artistici, storici e monumentali ivi esistenti;
nella formazione della cultura di protezione civile, eventualmente realizzata con opportune
esercitazioni;
nella informazione alla popolazione con distribuzione, mediante i mezzi ritenuti più idonei,
di notizie ed opuscoli indicanti le modalità di autoprotezione da adottarsi in caso di
emergenza;
nell'aggiornamento periodico del piano in relazione all'evoluzione della vita cittadina e
quindi alla variazione degli scenari di rischio.
III. La struttura del presente Piano, anche in relazione a quello esistente del 2004, si articola, per
cercare di renderlo facilmente comprensibile e pratico, nel modo che segue.
Nel Capitolo I, alla luce della necessità di prevedere il rischio analizzando il territorio, si riportano i
dati concernenti il territorio nella sua complessità, la popolazione, il patrimonio ambientale e
naturale, il sistema insediativo strutturato, la rappresentazione dei fenomeni climatici, la rete viaria
esistente, dati che, nel loro insieme, tenuto conto delle modifiche ambientali intervenute,
costituiscono fonti di studio di potenziali pericoli per la città e per le persone che si trovano in essa.
Nel Capitolo II si individuano gli scenari di rischio, naturali od antropici, a cui, ragionevolmente, il
territorio è esposto e che, in base alle attuali conoscenze ed esperienze, potrebbero eventualmente
accadere.
Si sottolinea l'importanza di quanto precede in quanto è con esso che l'apparato del Sistema
Comunale di Protezione Civile si confronta costantemente.
Nel Capitolo III si riporta il Sistema Comunale di Protezione Civile ovvero la potenzialità di
risposta dell'Amministrazione nei confronti dell'emergenza.
Si tratta di fatto della struttura organizzata, denominata "sistema di comando e controllo": con tale
sistema, l'Amministrazione - o meglio il Sindaco -, in relazione all'apparato comunale predisposto
già in tempo di pace mediante le c.d. "funzioni di supporto" e tenendo conto delle potenzialità dei
rischi nell'area territoriale urbanizzata, agisce, in caso di evento calamitoso, per contenerne le
conseguenze dannose, adoperandosi per il ritorno alla normalità, ed a tutela della popolazione,
fornendole la prima assistenza.
In particolare vengono individuate e precisate le strutture operative con particolare riferimento alle
c.d. "Funzioni di supporto" del C.O.C. e C.O.M. che agevoleranno il Sindaco od il suo eventuale
Assessore delegato ad assumere le decisioni ed i provvedimenti del caso di natura contingibile ed
urgente.
Nel Capitolo IV si considera la popolazione a cui, in ultima analisi, il piano è destinato poiché
mirante alla sua salvaguardia, anche attraverso il mezzo dell'informazione, sia in via preventiva sia
durante l'emergenza. A tal fine si suggeriscono i modelli comportamentali da attuarsi in fase
preventiva e quelli di "autoprotezione" relativi alle varie situazioni di rischio a cui la popolazione è
esposta.
Nel Capitolo V, di natura tecnica, vengono individuati i vari livelli di criticità e le articolazioni delle
c.d. "fasi di allerta" in base all'evoluzione del fenomeno.
Si anticipa che alle tre fasi di allerta: attenzione, preallarme ed allarme, si è ritenuto opportuno
evidenziare, all'interno della fase di allarme, lo stato di emergenza. Tale stato è una condizione di
massimo pericolo, consistente, a differenza delle “fasi”, in una "stagnazione" dell'evoluzione
negativa, ai massimi livelli, della fase di allarme: è una situazione che impone provvedimenti
drastici, quali ad esempio l'evacuazione, che rimarranno in vigore fino alla cessazione
dell'emergenza.
In merito a quanto precede, anche al fine di riportarlo a livello pratico in relazione al territorio, si è
ritenuto opportuno raccogliere, in relazione ai rischi potenzialmente esistenti nel territorio, modelli
procedurali da adottarsi in caso di evento e secondo l'evoluzione dello stesso.
9
Nel Capitolo VI si raffigurano le risorse che allo stato attuale, in virtù dell'organizzazione esistente,
possono essere impiegate nel contrasto delle emergenze, con particolare riferimento alle aree di
emergenza.
Per quanto concerne la cartografia tematica allegata, è stata predisposta in mappe con scala in scala
1:20.000 (per il territorio nel suo complesso) ed in scala 1:5000 (per gli ambiti territoriali dei 4
centri urbani principali7), riproducenti vari aspetti del territorio comunale, per quanto concerne i
rischi in esso esistenti, le infrastrutture e le aree da destinarsi a fini di protezione civile in caso di
emergenza.
Dall'entrata in vigore del presente Piano è da ritenersi abrogato tutto quanto risulti in contrasto con
lo stesso8.
7
8
Latronico Centro, Calda, Agromonte Magnano e Agromonte Mileo.
Esso è coerente con i contenuti del redigendo RU (L.R. 23/99)
10
CAPITOLO I
IL TERRITORIO COMUNALE
11
1.1 DATI STATISTICI
Posizione geografica:
latitudine
40° 5’17.55”N
longitudine 16° 0’36.54”E
(riferimento: centro di Latronico – Municipio)
Altitudine Max
Altitudine Min.
Altitudine (Municipio)
1.900
462
838
m.s.l.m.
m.s.l.m.
m.s.l.m.
Superficie Territoriale
75,98
Kmq
Popolazione residente al 20119
4799
Abitanti
Densità Territoriale
63,16
abitanti/Kmq
Popolazione residente, famiglie e abitazioni distinti per centri abitati –c , nuclei urbani –n, e case
sparse – s (censimento Istat 2001):
1.c – CALDA
Pop. Res.
Famiglie
Abitazioni
434
154
238
2.c – LATRONICO CENTRO
2.374
911
1.338
3.c – AGROMONTE MAGNANO
1.067
387
502
4.c – AGROMONTE MILEO
524
206
255
1.n - Cerri
82
35
37
2.n - Cimitero
72
36
45
3.n - Fraccia
16
7
7
4.n - Iannazzo
76
30
31
5.n - Ischitelli
7
5
6
6.n - Lucarelli
44
18
26
7.n - Masullo
9
6
6
8.n - Perosa
22
8
8
9.n - Perricchio
23
9
12
10.n - Preti
140
49
65
11.n - Procoio
132
53
67
12.n - Serrone
35
13
21
13.n - Varrazzo
103
41
41
s. -
119
47
47
9
Case sparse
Mese di aprile – fonte Istat: http://demo.istat.it/bilmens2011gen/index.html
12
Popolazione residente distinta per frazioni, latitudine e longitudine, altitudine e distanza dal centro
capoluogo (Anagrafe comunale - 2001):
Latitudine e
Distanza dal centro
Altitudine
Pop. Res.
m.s.l.m.
longitudine
capoluogo - Km
BATTISTA
75
CALDA
252
CERRI
88
FRACCIA/LAGHI
20
IANNAZZO
73
ISCHITELLI
18
LUCARELLI
41
MASTROLUCA
52
MASULLO
11
PANTONI
13
PAPALEO
23
PARGO
34
PEROSA
24
PERRICCHIO
21
PRETI
136
PROCOIO
137
SERRONE
125
VARRAZZO
101
AGROMONTE MAGNANO
891
AGROMONTE MILEO
473
40° 03' 28" N
16° 02' 38" E
40° 05' 19" N
15° 58' 50" E
40° 04' 12" N
15° 58' 49" E
40° 05' 47" N
15° 59' 05" E
40° 05' 17" N
15° 58' 11" E
40° 05' 52" N
16° 02' 31" E
40° 03' 24" N
16° 01' 24" E
40° 05' 54" N
15° 57' 30" E
40° 04' 28" N
15° 59' 59" E
40° 04' 12" N
16° 00' 30" E
40° 03' 15" N
16° 03' 42" E
40° 06' 16" N
16° 00' 41" E
40° 04' 34" N
16° 04' 8.6" E
40° 02' 30" N
16° 02' 9.0" E
40° 02' 51" N
16° 01' 42" E
40° 03' 45" N
16° 01' 18" E
40° 04' 54" N
15° 58' 45" E
40° 04' 23" N
15° 59' 29" E
40° 03' 20" N
16° 03' 20" E
40° 03' 30" N
16° 01' 49" E
705
13
725
3
703
6
893
3
860
5
784
8
733
16
925
12
605
8,5
768
10
750
16
840
2,5
580
14
886
27
789
18
705
14
640
4
610
8
688
15,2
655
12
1.2 LIMITI AMMINISTRATIVI
Il territorio del Comune di Latronico confina con i Comuni di: Lauria, Castelsaraceno, Carbone,
Episcopia, Fardella (isola), Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore .
1.3 CENNI SULLE CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO DI LATRONICO
1.3.1 L’AMBIENTE FISICO ED IL SISTEMA INSEDIATIVO STRUTTURATO
Il territorio comunale di Latronico, come si evince dai dati statistici si estende, per circa 75,98 Kmq.
L’altitudine minima è pari a 462 m.s.l.m. (quota altimetrica rilevata dalla CTR 2004 nell’alveo
fluviale del fiume Sinni al limite col confine del Comune di Episcopia), mentre quella massima di
1.900 corrisponde a quella rilevata sulla cima del Monte Alpi (CTR 2004).
I centri principali (Latronico, Calda, Agromonte Magnano e Mileo) non superano mai i 900 m.s.l.m.
(Latronico centro si sviluppa tra gli 800 e i 900 m.s.l.m.; Calda, Agromonte Magnano e Agromonte
Mileo tra i 600 e i 750 m.s.l.m.)
13
Tutti i nuclei urbani sparsi, che si sviluppano lungo la valle sinistra e destra del fiume Sinni sono
situati tra i 580 e i 900 m.s.l.m.
Il confine settentrionale del territorio è dominato dal Massiccio del Monte Alpi che interessa e
caratterizza, con il suo variegato versante, tutta la valle occidentale e settentrionale di sinistra del
fiume Sinni.
Sul versante occidentale destro del fiume Sinni emerge un rilievo montuoso che, costituito dai
monti Castello di Seluci (976 m.s.l.m.), Monte Pelato (1.109 m.s.l.m) e Monte Favoritieri (962
m.s.l.m.), fa da coronamento all’arco costituito dai M. Zaccana, M. La Facosa e la catena del
Massiccio del Pollino.
Il fiume Sinni
Il fiume Sinni ha origine dal Monte Sirino da cui prende il nome ed attraversa il territorio comunale
di Latronico da ovest verso est per circa 12 Km.
Il bacino del Sinni è quello che raccoglie aree a più elevata precipitazione atmosferica per cui
presenta delle portate notevoli (malgrado abbia uno sviluppo lineare inferiore ai fiumi più
importanti della Basilicata (Bradano, Basento, Ofanto, Agri), è il fiume della Basilicata che
rappresenta il più grosso serbatoio naturale di risorse idriche.
Nel territorio di Latronico ha una portata di circa 7 mc/sec (Stazione di Pizzutello); Tale portata è
sensibilmente inferiore a quella che si sarebbe potuta riscontrare prima della costruzione della
diga10 sorta in località Masseria Nicodemo nel Territorio del comune di Lauria (l’acqua di tale diga
è utilizzata a scopi idroelettrici dall’Enel). Affluenti del Sinni particolarmente significativi – quelli
ricadenti nel territorio comunale di Latronico - risultano essere il “Fosso Zappitella”, il “Fosso
Sorgiva Calda”, il “Fosso Caldanella”, il “Torrente Fiumicello” il “Fosso Pargo” sul versante
sinistro, e il “Fosso Mole”, il Torrente Peschiera” sul versante destro.
Tutti gli affluenti mostrano pendenze elevate, sicchè il loro carattere torrentizio11 ne è esaltato
soprattutto nei periodi di maggiore piovosità (da novembre a marzo).
Il monte Alpi
L’Alpi, che rappresenta una delle più spettacolari montagne lucane, fa parte dei contrafforti
sud/occidentali dell’Appennino lucano comprendenti anche i vicini gruppi di Sirino-Papa ad ovest,
del Monte La Spina a sud/ovest e del Raparo a nord.
Il monte Alpi, o più comunemente definita dai Latronichesi come la “montagna dell’Alpe”, è un
massiccio comprendente località particolarmente suggestive dal punto di vista del valore naturale e
paesaggistico. Sono particolarmente suggestive le seguenti: Fontanelle, Gavitoni, Niviere, Cave di
Alabastro, Caccavo, Caccavello, Toduri, Piano di Milordo, Costa di Zia Santa, Piana Fiorita, Acqua
Segreta, Piano dei Provini, Pizzo Falcone (mt. 1980), S.Croce (mt. 1996), Punta del Corvo
(mt.1880).
Il Massiccio possiede qualità potenziali turistiche di indubbia importanza, alla pari del Monte Sirino
(turisticamente molto più valorizzato) e si presta specie sulle pendici nord e nord/ovest per
attrezzature alpine e sport invernali.
Le falde inferiori, con i vari pianori che vi si sviluppano, sono sempre state sedi di iniziative
agricole-zootecniche oltre che di sfruttamento della pietra locale12 (attualmente è attiva una Cava
per la lavorazione della pietra grigia)13
10
Un invaso di circa 10 milioni di mc di acqua che è immessa, soprattutto nel periodo invernale, nella condotta forzata
della centrale idroelettrica di Castrocucco (CS); l’acqua viene successivamente scaricata nel Fiume Noce. Tale invaso
nei periodi estivi funge anche da serbatoio per le operazioni di spegnimento degli incendi.
11
Tale carattere non vale per il fosso “Sorgiva e Calda” e il fosso “Caldanella” che invece mostrano una portata più o
meno permanente durante le varie stagioni dell’anno.
12
In passato sono stati estratti e lavorati banchi di alabastro che caratterizzato ancora oggi i portali dei più importanti
palazzi signorili di Latronico (Palazzo Gioia, Palazzo Arcieri, Palazzo Maturi)
13
Altre cave sono dismesse e/o in corso di apertura
14
I tessuti urbani più importanti del territorio comunale
Latronico centro
Il nucleo abitato principale di Latronico centro, si sviluppa lungo il crinale dell’estrema propagine
della collina del Monte Alpe in posizione baricentrica rispetto all’intero territorio. La pineta della
“Difesella e la cresta dell’area calanchiva rappresentano la cornice a nord/ovest e a nord/est
dell’abitato. Cinque sono i rioni più importanti che caratterizzano l’intero impianto urbano: Centro
storico, “Monastero”, “Visciglio” (via Roma e Via Zanardelli) “Fontana Villa” (C.so Vittorio
Emanuele II) e “Codda” (Piazza Umberto I, Cimarotto, Via Pietro La Cava).
Il centro storico, pur con le notevoli modifiche e interventi di ristrutturazione edilizia che ha subito
nel tempo il suo tessuto edilizio, ha conservato l’impianto urbanistico originario che costituisce nei
fatti un elemento di elevato valore storico, architettonico e testimoniale. Esso costituisce il primo
nucleo più antico di Latronico e risulta articolato a ventaglio degradante14 intorno al centro
generatore costituito dalla Chiesa medievale di San Nicola e dall’area15 una volta occupata dal
“Castello Baronale” di cui oggi non rimane, che una parete muraria. Le strade sono quelle
caratteristiche di un impianto medieoevale, sono tortuose e strette e solo una, Via Dante Alighieri
che attraversa internamente in senso ovest/est l’intero centro storico (piazza Umberto I / Chiesa
Madre), è accessibile agli autoveicoli. Particolarmente importante per il centro storico è la presenza
della Chiesa Madre, la Basilica Pontificia Minore di S.Egidio, alla quale si giunge attraverso tre assi
stradali, Via Dante, Via Monte Grappa (che parte da Piazza Umberto I e delimita tangenzialmente
la parte settentrionale del centro antico) e Via Calvario (a ovest del centro antico). Quest’ultima
giunge a Largo Calvario che rappresenta uno degli altri punti panoramici più importanti del centro
di Latronico. Da esso è possibile ammirare, con un angolo panoramico di quasi a 270°, la vallata del
fiume Sinni, le frazioni di Agromonte Magnano e di Mileo, l’orizzonte della barriera del Massiccio
del Pollino, il versante del bacino idrografico del Torrente Fiumicello, l’area calanchiva, e
l’orizzonte del versante del Monte Alpi che confina con il comune di Carbone.
I tessuti urbani sorti a valle del centro storico tra la metà dell’800 e inizio del 1900, caratterizzano
invece i rioni di Monastero16, Visciglio (si sviluppa linearmente lungo via Roma e via Zanardelli)
parte del rione Fontana Villa (lungo C.so Vittorio Emanuele), la cortina edilizia di coronamento a
Piazza Umberto I e buona parte dell’edilizia prospiciente Via Pietro la Cava. Buona parte di essi
sorgono nell’area pianeggiante ad ovest del nucleo antico, conseguentemente all’incremento
demografico. La struttura edilizia continua risulta essere abbastanza omogenea sia per ordine che
per simmetria ed altezze dei fabbricati; le strade, quasi tutte munite di marciapiedi, sono
sensibilmente più adatte all’accessibilità veicolare. E’ in questa parte del tessuto urbano che sono
dislocate la maggiori funzioni pubbliche e la maggior parte delle attività commerciali presenti ai
piani terra.
14
Le case sono addossate le une alle altre a guisa di anfiteatro attraverso un equilibrio misurato di altezze, di ordine e di
simmetria
15
Essa che attualmente porta il nome di Largo Eleonora Pimentel (zona comunemente chiamata anche “Castello”), con
una quota di 888 m.s.l.m., costituisce il punto più alto dell’abitato. Da questo punto è possibile apprezzare un
suggestivo panorama che consente di ammirare nei fatti il meraviglio patrimonio paesaggistico di questo territorio. E’
visibile l’intero arco del versante del massiccio del Monte Alpi: a ovest il bosco di Latronico denominato
“Malboschetto”; a nord la spettacolare struttura montuosa del Monte con la sottostante frazione del Pargo; in basso a
nord/est l’impianto urbano di recente formazione di C.so Vittorio Emanuele (tessuto edilizio con sviluppo lineare), a
nord l’impianto urbano di fine ottocento del rione Monastero (tessuto edilizio con sviluppo compatto) e la sovrastante
Pineta della Difesella, a nord/ovest lo l’impianto urbano di inizio ‘900 del Visciglio (tessuto edilizio con sviluppo
lineare); a est gli orizzonti della propagine collinare del Monte Alpi – zona denominata Malpantano - che confina con il
Comune di Carbone.
16
Tale tessuto urbano – impianto urbanistico compatto -costituisce il secondo nucleo più antico dell’intero abitato:
anche in questo caso la struttura edilizia urbana conserva similitudini analoghe a quelle riscontrate per il centro storico.
Il fulcro generatore di questo tessuto è rappresentato dalla Chiesa della Madonna delle Grazie risalente al XVI e XVII
sec.
15
I tessuti urbani invece sorti dagli anni 60 in poi caratterizzano le espansioni edilizie di buona parte
degli aggregati che sono sorti a nord, a monte ed a valle, di Corso Vittorio Emanulele II , a est tra
via Zanardelli e la SS 104, e a ovest lungo la SS104 e via Garammone. In questo caso si assiste ad
una edilizia costituita sia da case unifamiliari che da case tipo condominiale con struttura tipologica
prevalente a blocco. Sono queste le aree dove oggi manca sia un vero e proprio disegno urbano che
un’offerta di veri e propri spazi pubblici oltre che di funzioni commerciali.
Calda
Comunemente chiamata anche “Bagni” di Latronico, tale centro abitato ha una sua definitiva
configurazione già dalla fine del XIX secolo. L’intera cortina (non continua) degli edifici che
caratterizzano il suo nucleo più antico sorge nei pressi delle sorgenti termominerali (a quota di 730
m.s.l.m.) in una posizione paesaggistica di eccezionale bellezza. Tale nucleo è caratterizzato da
edifici di interesse storico testimoniale e dallo stesso ex stabilimento termale (oggi ristrutturato,
ospita il Museo del Termalismo) che sorge proprio nei pressi del contiguo “Parco delle sorgenti”.
L’edilizia più recente (soprattutto ville mono e bifamiliari) risulta connotata da un disegno
architettonico (caratteristiche estetiche e costruttive) di buon livello.
La moderna stazione termale- alberghiera “Terme lucane” con gli annessi centro sportivo e Parco
verde attrezzato, sorti dopo il 1993 a valle del nucleo più antico in una zona particolarmente
pianeggiante, rappresentano un elemento significativo del contesto economico ed
ecologico/ambientale non solo per il comune di Latronico ma dell’intero territorio dell’area sud
della Basilicata, tant’è che l’intera area viene identificata, nei documenti programmatici di sviluppo
regionale, “Comprensorio Ecologico Termale: Pollino – Sirino – Maratea – Terme la Calda di
Latronico”. In questo centro urbano il sistema dell’accessibilità è particolarmente efficiente.
Agromonte Magnano ed Agromonte Mileo
Sulla riva destra del Sinni ad un altitudine di circa 650 m.s.l.m. si sviluppa Agromonte frazione del
comune di Latronico divisa in due centri urbani: Magnano e Mileo. Il suo territorio si estende fino
ai confini dei comuni di Castelluccio Inferiore e di Castelluccio Superiore.
Il suo territorio ha conosciuto un sensibile incremento demografico soprattutto dopo gli anni 50.
Sono evidenti di fatto l’enorme consumo di suolo che ha cancellato, attraverso la costruzione di una
struttura urbana ed edilizia particolarmente disarticolata e priva di un vero e proprio disegno urbano
organico17, le connotazioni di questo territorio che fino agli anni 40 basava la sua economia
unicamente nella capacità reddituale del settore agricolo.
Il nucleo più antico di Agromonte Magnano è quello che sorge intorno alla chiesa si Sant’Antonio
di Padova. Esso conserva ancora adesso i caratteri - in quelle parti dove non sono intervenuti
interventi di trasformazione edilizia – rurali del tessuto edilizio che caratterizzava l’intera area.
Sono numerosi ancora oggi alcuni aggregati edilizi (una sorta di nuclei urbano/rurale dove la vita
contadina si svolgeva senza particolari relazioni con il territorio esterno) disseminati in più punti del
tessuto urbano con caratteristiche di un passato presidio agricolo e che attualmente risultano
inglobati e/o comunque saldati all’aggregato urbano principale (Tufo, Papaleo, Graffia, Pomagresta,
Battista18, Rione Titti, ecc.)
Il nucleo più antico di Agromonte Mileo sorge intorno alla Chiesa della Madonna del Perpetuo
Soccorso, e si estende fino al nucleo rurale di Mingarelli (abbandonato da tempo). Diversamente da
Agromonte Magnano l’edilizia sorta dagli anni 40 in poi è qui caratterizzata da un maggiore
equilibrio e soprattutto da una maggiore attenzione al disegno architettonico dei volumi che ha
prodotto una forma omogenea (di stile, di altezze, e di tecniche costruttive) all’intero aggregato
edilizio ed urbano. Poco distante al tessuto urbano di Mileo sono situati i nuclei urbani di Procoio
17
Tale dinamica è particolarmente presente nel tessuto urbano di Magnano dove si risconta nello specifico un tessuto
edilizio particolarmente disomogeneo sia nei caratteri architettonici che nelle simmetrie e nell’altezze. La stessa
struttura riservata all’armatura urbana (strade, marciapiedi, spazi pubblici, ecc) risulta alquanto scadente.
18
Nel censimento Istat 2001 esso rientra nel nucleo urbano di Cimitero che contempla fra l’altro anche rione Titti)
16
(contiguo al rione “Piscia l’acqua”) e di Lucarelli che conservano pressoché la natura di presidio
agricolo dell’originario tipo di insediamento.
Altri nuclei urbani19
Tra questi sono da ricordare “Perosa”, “Perricchio”, “Pantoni”, “Masullo”, Serrone”, “Mastroluca”,
Fraccia, Lucarelli e “Ischitelli” che nel tempo hanno conservato una struttura edilizia di tipo rurale e
che non hanno conosciuto particolari dinamismi di crescita edilizia (tale fenomeno risulta
strettamente legato allo spopolamento che in questi nuclei, dagli anni 80 in poi, non si è più mai
arrestato). Essi risultano tra l’altro troppo lontano dalle funzioni pubbliche del Comune e soprattutto
dal punto di vista paesaggistico non tutti particolarmente attraenti20.
Altri nuclei che invece hanno mostrato timidi segni di crescita edilizia e/o trasformazione edilizia
(interventi di recupero del patrimonio esistente, di ristrutturazione edilizia ed urbanistica, nuova
edilizia) e crescita demografica stabile, sono quelli di Cerri, Varrazzo, Iannazzo e Preti. Per i primi
tre tale timida crescita è legata sostanzialmente al fatto che essi gravitando sull’area di Calda (i
fenomeni di opportunità di fruizione delle strutture termali hanno in un certo senso alimentato l’idea
comune che il patrimonio preesistente in questi aggregati urbani possa svolgere concretamente un
importante ruolo nella ricettività diffusa – borghi alberghi diffusi).
Diversamente invece il caso di Preti dove la struttura edilizia presenta una connotazione più
propriamente urbana. Tale nucleo a differenza degli altri nuclei qui elencati, presenta ai piani terra
alcune funzioni commerciali che per questo motivo lo rendono meno dipendente dagli aggregati
urbani principali.
Lo stock abitativo ed edilizio
Dai dati dell’ultimo censimento del 2001 risulta che, nel territorio del Comune di Latronico, il n°
delle stanze in abitazioni è pari a 10.213; di queste, 7.768 (76%) si riferiscono a abitazioni occupate
e 2.445 (24%) a abitazioni non occupate.
La dinamica edilizia ha avuto negli ultimo decennio una andamento praticamente simile a quello
osservato per la popolazione ma opposto a quello registrato nel decennio precedente.
In particolare, ad un significativo incremento verificatosi nel periodo tra il 1981 ed il 1991, pari a
circa l’27% delle abitazioni e al 40,6% delle stanze, ha fatto seguito nel decennio successivo
(1991/2001) un palese calo dell’attività edilizia, espresso dal valore negativo dell’andamento che
vede registrare un valore di –3,3% per le abitazioni ed un – 12% per le stanze21.
Questo processo di trasformazione si è accompagnato ad un aumento del grado di utilizzazione del
patrimonio edilizio: la quota di stanze non occupate si è ridotta nell’ultimo decennio dal 7,93% del
1991 al 7,21% del 200122.
Nello specifico i valori dell’inoccupato sono, nei tre censimenti intercensuari, i seguenti:
Nel 1981 il 20,5% del totale delle abitazioni e il 5,58% del totale delle stanze;
Nel 1991 il 32,3% del totale delle abitazioni e il 7,93% del totale delle stanze;
Nel 2001 il 26,8% del totale delle abitazioni e il 7,21% del totale delle stanze.
19
Tutti questi nuclei sono sorti prevalentemente come presidi agricoli. L’edilizia prevalente, costituita da case basse
(massimo 2 piani) presenta ancora i caratteri rurali delle sue funzioni.
20
Questo non vale in particolare per il nucleo di Masullo che tra l’altro potrebbe beneficiare maggiormente, in un futuro
prossimo, della risorsa Fiume Sinni – immaginata come infrastruttura verde a supporto del parco termale e il nucleo di
Perosa che gode di un panorama di notevole pregio paesaggistico .
21
La causa di tale decremento sembrerebbe essere individuata in due fenomeni essenziali che hanno caratterizzato nell’ultimo
decennio l’andamento negativo dello stock edilizio del territorio comunale. Il primo fenomeno riguarda il processo di trasformazione
che riguarda l’aumento della dimensione media delle abitazioni che inevitabilmente in alcuni casi è il risultato dell’aggregazione
(fusione) di unità abitative di piccole dimensioni. Tale processo, in un certo senso naturale, risponde alle nuove esigenze della
famiglia che richiede case sempre più grandi e sempre più adatte ad essere anche luogo di lavoro. Si assiste difatti all’aumento delle
case con 3 e 4 stanze che presentano variazioni significative dell’ordine rispettivo del 20 e dell’11%.
Il secondo è senza dubbio quello legato al saldo negativo della popolazione residente che insieme ad un economia di tipo
assistenziale ha rallentato in maniera eloquente il mercato della nuova edilizia da anni oramai al collasso.
22
Nel 1981 la quota di stanze non occupate era del 5,58%.
17
Quello delle abitazioni non occupate non è il solo indicatore che ci permette di definire la reale
situazione del patrimonio abitativo. Sono da considerarsi a questo proposito due aspetti principali:
la densità media di abitanti/stanza e il regime proprietario.
Cominciamo dal primo e più significativo aspetto, la densità media di abitanti per stanza23. Questo
rapporto nel 2001 è pari a 0,68 valore questo che produce considerazioni di assoluto benessere delle
condizioni di affollamento dell’attuale patrimonio abitativo. L’evoluzione positiva registrata da tale
rapporto (si è passati da un valore di 0,87 del 1981, di 0, 71 del 1991) è la conferma che vede la
popolazione abitare sempre più case grandi e sempre più confortevoli. I dati osservati rimandano a
loro volta ad altri più significativi: l’indice di affollamento, infatti, è un valore meramente statistico
che poco spiega se non è accompagnato da una lettura degli aspetti strutturali che direttamente lo
determinano, e cioè la struttura delle abitazioni occupate e quella delle famiglie residenti.
Per quanto riguarda la struttura della famiglia si assiste nell’ultimo decennio a un processo
caratterizzato dai seguenti aspetti:
Incremento delle famiglie di piccola dimensione (famiglie monocomponente e famiglie di 2
componenti), passate dal 38,4% del 1981 al 51,0% nel 2001;
Conferma del peso delle famiglie composto da due componenti che si attesta nei censimenti
intercensuari intorno al 26%;
Riduzione contenuta del peso delle famiglie di medie dimensioni (3, 4 e 5 componenti) - si passa
dal 55,2% del 1981 al 48,0% del 2001;
Riduzione drastica del peso delle famiglie numerose (6 e più componenti) - si passa dal 6,40% del
1981 (116 famiglie) al 0,9% (18 famiglie) del 2001;
Per quanto riguarda invece la struttura della abitazioni occupate, per gli aspetti dimensionali, anche
in questo caso è possibile condurre un’analisi statistica che evidenzia i seguenti fenomeni evolutivi:
Riduzione contenuta del taglio piccolo (1-2) stanze, che dal 19,14% del totale al 1981 è sceso al
13,15% del 2001;
Conferma del forte peso del taglio medio-piccolo (3-4 stanze) che raggiunge il 61% del totale nel
2001 (nel 1981 tale valore è del 58%);
Leggero aumento nel 2001 rispetto al 1981del peso della quota di abitazioni grandi (5 e più stanze)
ma una riduzione significativa rispetto al 199124.
Tutto ciò ha prodotto, nel caso particolare, un positivo, anche se esiguo, adeguamento del rapporto
famiglie/abitazioni occupate, nel senso che la dimensione media degli alloggi occupati, pari a circa
3,7 stanze per famiglia al 1981, ha subito un leggero incremento che porta a registrare nel 2001 un
valore di 3,9 stanze per abitazione, valore questo, che sembra soddisfare le esigenze della domanda
delle famiglie composte mediamente da 2,6 componenti (nel 1981 la famiglia media era composta
da 3,2 componenti).
23
In tale rapporto, denominato anche indice di affollamento (rapporto famiglie/abitazioni, rapporto abitanti/stanze), vengono
considerati ovviamente le stanze appartenenti al patrimonio delle abitazioni occupate.
Il rapporto abitanti/stanze occupati si dice indice di affollamento reale; il rapporto abitanti/stanze totali (occupate e non occupate) si
dice indice di affollamento virtuale e indica il valore – invero poco significativo – che raggiungerebbe l’affollamento se venissero
abitate dai residenti le abitazioni abbandonate e quelle di proprietà dei non residenti. In realtà il recupero delle stanze abbandonate,
degradate o malsane deve essere previsto (quanto ci sono ovviamente i dati ufficiali messi a disposizione dall’Ente comunale) in un
Piano correttamente impostato, ma gli interventi sulle abitazioni dei non residenti non potranno concorrere alla soluzione dei bisogni
abitativi. Il rapporto complessivo tra numero di occupanti e numero di stanze (indice di affollamento medio) è nei censimenti
intercensuari il seguente:
•
nel 1981 è pari a 0,87 ab/stanze;
•
nel 1991 è pari a 0,71 ab/stanze;
•
nel 2001 è pari a 0,68 ab/stanze.
Poiché il valore-obiettivo dell’indice di affollamento, solitamente a base dei piani e obbligatorio secondo le legislazioni di numerose
regioni, è di 1 ab/stanza (ma è frequente anche lo 0,8 ab/stanza), il graduale abbassamento del valore dell’indice di affollamento
registrato nei tre censimenti ci fornisce una chiara indicazione del sensibile miglioramento del livello di benessere abitativo,
benessere che in realtà nel caso della situazione latronichese, per i valori su riportati, si è sempre manifestato (solo nel 1981 se
consideriamo come valore di riferimento un indice pari 0,8 ab/stanza si riscontra un leggero disagio abitativo) .
24
Secondo i dati Istat si registrano i seguenti valori: nel 1981 il peso è pari a 22,90%, nel 1991 il peso è pari a 32,04%, nell’ultimo
censimento del 2001 si registra un valore pari a 25,86%.
18
Per quanto riguarda il dato relativo all’epoca di costruzione desumibile dai censimenti va
specificato che esso viene generalmente utilizzato come indicatore della qualità delle condizioni
degli alloggi stessi.
Va detto preliminarmente che nel comune di Latronico ben il 38,33% delle abitazioni, in edifici ad
uso abitativo, risulta costruito prima del 194525 (22,27% prima del 1919 e 16,06% tra il 1919 ed il
1945), che il 19,01% risulta realizzato nel periodo tra il 1946 ed il 1961 (periodo del dopoguerra),
che il 19,14% risulta costruito nel periodo tra il 1962 ed il 1971 (boom edilizio), che il 12,06%
risulta tra il 1972 ed 1981, e che solo il 11,46% risulta realizzato nel ventennio che va dal 1982 al
2001 (nell’ultimo decennio – 1992/2001- quello della crisi del mercato edilizio si registra un esiguo
2,53% pari a circa 55 abitazioni)26. L’associazione edifici antichi ad uso abitativo/condizioni
manutentive scadenti risulta ancora forte nonostante questo rapporto si accompagni a una struttura
proprietaria particolarmente forte, molto omogenea e pertanto potenzialmente interessata a
operazioni di rinnovamento.
A Latronico, la percentuale di abitazioni in proprietà, l’ultimo dei tre aspetti che prendiamo in
considerazione, pur essendo diminuita nell’ultimo intervallo intercensuario, rappresenta nel 2001
ancora l’ 83,5% del totale (nel 1981 l’incidenza era pari al 90,3%)27 sottolineando in questo senso
un’emergenza abitativa inesistente. Palesi restano comunque le ragioni del mancato processo di
ristrutturazione dell’aliquota abitativa più antica non legata ovviamente in questo caso alla bassa
percentuale delle abitazioni occupate in affitto28. Una delle ragioni essenziali è senza dubbio legata
al fenomeno dello spopolamento che vede sempre di più allontanare i giovani dai luoghi di origine
per motivi di lavoro; un’altra, in realtà strettamente legata a quella precedente, è da ricercare nella
inesistente domanda del mercato immobiliare che riguarda in particolare quello delle abitazioni non
occupate preesistenti da ristrutturare29. Questo mercato, nonostante sia caratterizzato da costi di
acquisto palesemente irrisori (negli ultimi anni si è assistito ad un vertiginoso abbassamento del
costo di acquisto degli edifici vecchi), non coincide, nell’ambidi quindi di una reale offerta di
abitazioni non occupate a costi modestissimi, ad una opportunità di investimento economica, di
sviluppo e di attrazione. In verità negli ultimissimi tempi buona parte del patrimonio abitativo non
occupato del centro storico del Comune di Latronico sembra essere diventato appetibile – sia per i
richiamati bassi costi di acquisto, sia per la salubrità e la tranquillità dei luoghi, - per quelle famiglie
emigrate negli anni passati che tendono a rientrare per ritornare a vivere nel comune di origine dopo
aver trascorso gli anni lavorativi nelle grandi città sedi appunto -soprattutto per certe fasce di etàdi stress, di insicurezza sociale e di insalubrità.
25
Generalmente il dato relativo alla quota di abitazioni risalenti a prima del 1945 viene utilizzato come indicatore di bassa qualità
delle condizioni degli alloggi stessi.
26
È da sottolineare che il metodo di rilevazione censuaria consente di modificare la data di costruzione anche di abitazioni antiche,
riportandola all’anno in cui è avvenuta la ristrutturazione dell’alloggio.
27
Si evidenziano, in verità, solo incrementi relativi ad abitazioni occupate come altro titolo che passano da un’incidenza del 2,8% del
1981 ad una del 9,7% del 2001. L’incidenza della case in affitto rimane sostanzialmente stabile tanto che si passa da un valore di
6,9% ne 1981 ad una valore di 6,8% nel 2001.
28
Generalmente sono quelle occupate o da coppie giovani o da famiglie a basso reddito che non sono ovviamente disposte ad
eseguire lavori di ristrutturazioni e di adeguamento.
29
Locati solitamente durante il mese di agosto a prezzi particolarmente favorevoli per l’utenza. Tale offerta latente è oggi sotto
l’attenzione dell’amministrazione comunale che, attraverso il progetto del borgo albergo, dovrebbe realizzare, di concerto con i
privati, la tanto auspicata ricettività turistica alberghiera diffusa.
19
Si riportano a titolo esclusivamente informativo una tabella in cui vengono riportati i sistemi costruttivi
degli edifici ad uso abitativo e un’altra in cui vengono riportati gli stessi edifici per epoca di costruzione
(fonte: elaborazione dati Istat 2001)
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
muratura portante
n° edifici
%
50
60,98
244
73,27
275
73,53
25930
100,00
828
79,01
102
64,15
151
69,27
221
59,89
16
51,61
12
66,67
6
16,22
23
57,50
4
100,00
43
70,49
38
73,08
30
81,08
10
83,33
4
66,67
14
63,64
1
12,50
0
0,00
13
38,24
1
33,33
0
0,00
4
100,00
1521
70,00
Calcestruzzo armato
n° edifici
%
2
2,44
35
10,51
99
26,47
0
0,00
136
12,98
47
29,56
55
25,23
139
37,67
15
48,39
5
27,78
31
83,78
17
42,50
0
0,00
15
24,59
13
25,00
7
18,92
2
16,67
2
33,33
5
22,73
7
87,50
5
100,00
21
61,76
2
66,67
5
100,00
0
0,00
529
24,34
Struttura mista
n° edifici
%
30
36,59
54
16,22
0
0,00
0
0,00
84
8,02
10
6,29
12
5,50
9
2,44
0
0,00
1
5,56
0
0,00
0
0,00
0
0,00
3
4,92
1
1,92
0
0,00
0
0,00
0
0,00
3
13,64
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
123
5,66
Tab. Sistemi costruttivi degli edifici ad uso abitativo
30
Tale sezione nella sua delimitazione territoriale appartiene al tessuto insediativo del Centro Storico
20
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
Prima del
1919
0
66
124
251
441
14
11
2
0
0
0
0
0
3
2
8
1
0
2
0
0
0
0
0
0
484
Tra il
Tra il
Tra il
Tra il
1919 1946 e il 1962 e il 1972 e il
e il 1945 1961
1971
1981
19
4
19
27
32
130
41
37
22
73
78
48
0
8
0
0
215
138
112
73
24
37
27
23
52
57
26
25
95
5
80
138
1
1
4
23
2
2
9
0
6
2
12
9
5
1
12
19
0
1
3
0
9
12
21
7
13
14
7
8
2
13
6
4
2
1
4
2
0
0
1
5
3
7
3
2
0
0
4
4
1
0
3
1
6
0
4
24
0
0
0
0
1
0
0
3
0
0
1
3
349
413
416
262
Tra il
1982 e il
1991
5
21
20
0
46
21
45
39
2
3
6
3
0
9
8
4
0
0
5
0
0
0
3
0
0
194
Dopo il
1991
8
6
9
0
23
13
2
10
0
2
2
0
0
0
0
0
2
0
0
0
0
0
0
1
0
55
Tab. Edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione (valori assoluti)
21
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
Prima del
1919
0,00
19,82
33,16
96,91
42,08
8,81
5,05
0,54
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
4,92
3,85
21,62
8,33
0,00
9,09
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0
22,27
Tra il
Tra il
Tra il
Tra il
1919 1946 e il 1962 e il 1972 e il
e il 1945 1961
1971
1981
4,88
23,17
32,93
23,17
39,04
12,31
11,11
9,61
19,52
20,86
12,83
5,88
3,09
0,00
0,00
0,00
20,52
13,17
10,69
6,97
15,09
23,27
16,98
14,47
26,15
11,93
11,47
23,85
37,40
25,75
1,36
21,68
3,23
12,90
74,19
3,23
11,11
50,00
0,00
11,11
5,41
32,43
24,32
16,22
2,50
30,00
47,50
12,50
25,00
75,00
0,00
0,00
19,67
34,43
11,48
14,75
26,92
13,46
15,38
25,00
35,14
16,22
10,81
5,41
8,33
33,33
16,67
16,67
0,00
16,67
83,33
0,00
31,82
13,64
9,09
13,64
50,00
50,00
0,00
0,00
0,00
60,00
20,00
20,00
0,00
11,76
70,59
17,65
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
60,00
20,00
0
25,00
75,00
0,00
16,06
19,01
19,14
12,06
Tra il
1982 e il
1991
6,10
6,31
5,35
0,00
4,39
13,21
20,64
10,57
6,45
16,67
16,22
7,50
0,00
14,75
15,38
10,81
0
0,00
22,73
0,00
0,00
0,00
100,00
0,00
0,00
8,93
Dopo il
1991
9,76
1,80
2,41
0,00
2,19
8,18
0,92
2,71
0,00
11,11
5,41
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
16,67
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
20,00
0,00
2,53
31
Tab. Edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione (valori in %)
1.3.2 LA MORFOLOGIA ED I CARATTERI GEOLOGICI 32
Morfologicamente il territorio di Latronico risulta particolarmente variegato. La zona centro
orientale, caratterizzata da una sequenza monotona di dossi, colline e pianori è particolarmente
influenzata dai solchi torrentizi che affluiscono al fiume Sinni che scorre a circa 600 m.s.l.m.
La zona occidentale invece si presenta assai tormentata per la presenza del Monte Alpi che si
innalza isolato fino ai 1900 mt di altezza.
Geologicamente, nel territorio comunale di Latronico affiorano terreni appartenenti ad unità
stratigrafico-strutturali molto differenti tra di loro sia per condizioni paleogeografiche che per il
periodo geologico in cui si sono formate.
Le unità presenti si possono suddividere in due gruppi principali: il primo comprende i terrenti più
antichi che si individuano a seguito della fase tettonica retico-liassica e che conservano la loro
individualità fino al Miocene inferiore; il secondo gruppo comprende terreni ascrivibili a cicli
sedimentari diversi che si sono succeduti a partire dal pliocene in un dominio paleogeografico
individuatosi a seguito della fasi tettoniche mioceniche.
I territori del secondo gruppo sono rappresentati prevalentemente dai conglomerati pliocenici.
31
32
I dati in rosso esprimono il valore che prevale all’interno di tutte le fasce di epoca considerate.
Fonte: Studi geologici allegati al PRG approvato il 18/12/2003 con D.P.G.R. 438.
22
Dalle unità appartenenti al primo gruppo, nel territorio comunale di Latronico, affiorano l’unità del
Flysc del Cilento, l’unità del Frido e l’unità di M.Alpi.
Più specificatamente, il territorio è composto essenzialmente da una coltre in facis di flysh e di
molassa, di età compresa tra il Cretaceo inferiore e il Tortoriano inferiore, dalla quale emerge la
“finestra tettonica” del Monte Alpi. Questo costituisce una unità geotettonica ben definita e formata
da una successione di calcilutiti, calcareniti e calcarei olitici del Giurassico e da una coltre
miocenica di conglomerati poligenici, marne e calcareniti.
La zona nord/est del territorio è costituita da un complesso di rocce a prevalente componente
argillosa (formazione delle argille variegate-cretacico Eocene).
Nella zona meridionale del territorio, a partire dal centro abitato, oltre il torrente Fiumicello (zone
Calcinara e Torre) e poi a sud di Agromonte, i territori sono costituiti da formazioni arenacee,
conglomerati in banchi ad elementi prevalentemente calcarei a matrice sabbiosa (conglomerati di
Castronuovo – Pleistocene).
Il resto del territorio, a nor-ovest ed a sud del Sinni, è formato da calcari arenaci e formazioni di
argille.
Fenomeni di erosione e di dissesto sono presenti soprattutto nelle zone a est del torrente Fiumicello
(a nord -nord/ovest del centro capoluogo) ed a sud di Agromonte.
Nella zona meridionale di pianura (quella che si sviluppa lungo intorno al fiume Sinni) si trovano
formazioni miste di argille, conglomerati e sabbie plioceniche dell’era cenozoica.
Nel territorio si trovano giacimenti di quarzo, pirite, talco, marmo statuario e cipollino, alabastro.
Quest’ultimo caratterizzato da un bianco con venature a fasce grigio-azzurrognolo, è stato estratto
in passato ed usato soprattutto nella realizzazione dei portali degli edifici più importanti; con questo
pregevole materiale è stata realizzata la statua del S. Patrono di epoca risalente al XVI secolo.
Gran parte del territorio, ed in particolare le aree limitrofe e le stesse aree urbanizzate (soprattutto
Latronico Centro, Agomonte Magnao e Agromonte Mileo) è costituito da terreni rappresentati
prevalentemente da litotipi pelitici e quindi caratterizzati da scadenti caratteristiche tecniche; tali
areali sono infatti interessati da vasti e profondi dissesti quiescenti e recenti. Il tessuto edilizio tra
l’altro è caratterizzato da un quadro lesionativo diffuso causato probabilmente dalle combinazioni
dei fattori citati oltre che dalla fatiscenza delle costruzioni stesse e dall’assenza o inadeguata
strutturazione delle fondazioni.
Da qui nascono l’esigenze di una corretta prevenzione e di una adeguata e necessaria gestione del
territorio che attraverso le stesse possono consentire si l’utilizzazione, ma, nello stesso tempo,
rappresentare l’occasione per migliorare la sicurezza territoriale dei cittadini e il miglioramento
dell’aspetto generale. Tale politica di governo del territorio dovrà costituire uno degli obiettivi
fondamentali per implementare un programma e/o una pianificazione di interventi che non
dovranno limitarsi all’utilizzo immediato per l’utilizzo e/o la messa in sicurezza del singolo
immobile, ma permettere di migliorare globalmente nel tempo le zone in cui essi dovranno essere
eseguiti. In quest’ultimo caso, si tratta di interventi che certamente richiedono un certo onere
economico e tecnico, ma nel tempo si dimostreranno utili per la stabilità ed integrità dei manufatti,
per la sicurezza degli occupati e vantaggiosi per l’economia duratura del territorio.
Ed in questa ottica, gli enti pubblici come la Regione Basilicata, l’Autorità di Bacino, la stesso
settore della Protezione Civile della Regione, Provincia e Comune, possono svolgere un ruolo
determinante predisponendo piani di intervento di consolidamento delle aree in dissesto che
eviteranno sia che la loro evoluzione vada a coinvolgere aree limitrofe ancora non direttamente
interessate che il recupero e la messa in sicurezza delle stesse aree dissestate.
1.3.3 L’IDROGRAFIA
Il territorio di Latronico è caratterizzato da numerosi bacini idrografici. Il più importante (quello
principale) è senza dubbio rappresentato dall’incisione idrografica del fiume Sinni che, come
23
abbiamo già accennato, attraversa l’intero territorio – dividendolo in due parti – da ovest ed Est per
circa 12 Km ad una altitudine che passa di 606 m.s.l.m. nel suo punto più alto (ad ovest, al confine
con il comune di Lauria) a 462 m.s.l.m. nel suo punto più basso (ad est, al confine con il comune di
Episcopia).
Gli altri bacini (quelli secondari) sono caratterizzati da aste idrografiche, per lo più con caratteri
torrentizi. Tra questi il più rilevante è quello del torrente di Fiumitello che raccoglie tutte acque
provenienti dal versante orientale del Monte Alpi.
Il patrimonio idrologico dei corpi idrici risulta particolarmente rilevante. Di seguito sono riportate le
sorgenti individuate nell’analisi conoscitiva effettuata nell’ambito del PRG approvato il 18/12/2003
con D.P.G.R. n° 438
Nella Zona Calda e del meridionale di Monte Alpi si rinvengono più punti di acqua sorgiva:
La sorgente “la Calda” 33
43,20 l/s34;
Una sorgente di acque ferruginose;
Sorgente di acque sulfuree;
La sorgente “Caldanella”;
Sorgente “Battista”;
0,72 l/s
Sorgente “Osteria”;
Sorgente Fontanelle;
2,88 l/s
Sorgente Armizzone;
Sorgente Vena Nera;
Sorgente Case Barone;
Sorgente Fontana Latronico;
Sorgente Mastroluca
1,8
l/s
Nella zona orientale (da Monte Alpi al torrente Fiumitello):
Sorgente Schiattafiaschi;
Sorgente Bombrei;
1,2
l/s
Sorgente Novelle;
Sorgente Pargo;
1,8
l/s
Sorgente Cilento;
Sorgente Cimaglioli;
Sorgente Vernete;
Sorgente Gioia;
Sorgente Colle dei Greci;
Sorgente Ischitelli.
Sorgente Torre
0,30 l/s
Nella zona meridionale da Seluci ( comune di Lauria) ad Agromonte si rilevano:
Sorgente Tampone;
Sorgente Manca;
Sorgente Cerri;
Sorgente Varrazzo;
3,6
l/s
Sorgente Masullo;
Sorgente Peschiera;
Sorgente Tufo;
Sorgente Pomagresti;
5,4
l/s
33
34
Sorgente principale caratterizzata da acque solfato-magnesiache
I dati delle portate sono state fornite dall’UTC in sede di compilazione della proposta di Piano di Protezione Civile
del 24 ottobre 2001
24
Sorgente Demanio.
Nel piano Regionale di Tutela delle Acque della Basilicata sono state censite35 per il comune di
Latronico le seguenti sorgenti con le rispettive portate (l/s):
Sorg. Procoio
4 l/s
Sorg. Tufo Papaleo
4
l/s
Sorg. Iazzolimite
4
l/s
Sorg. Ischitelli di Sopra
5
l/s
Sorg. Ischitelli di Sotto
0
l/s
Sorg. Calcinara Torre
2
l/s
Sorg. Calcinara di Sopra
1
l/s
Sorg. Perosa
1
l/s
Sorg. Mastroluca
2
l/s
Sorg. Piedalpi
0
l/s
Sorg. Bomprei 3
15
l/s
Sorg. Bomprei 2
15
l/s
Sorg. Bomprei 1
15
l/s
Sorg. Sambuco
1
l/s
Sorg. Fosse 1
7
l/s
Sorg. Fosse 2
8
l/s
Sorgente Cerri
5
l/s
Sorg. Ciavarro
5
l/s
Sorg. Bellarosa di Sopra
8
l/s
Sorg. Bellarosa di Sotto
3
l/s
Sorg. Graffia 1
5
l/s
L’ufficio tecnico dell’amministrazione comunale ha fornito i dati relativi ai serbatoi della rete idrica
36
comunale presenti nel territorio :
Denominazione
Serbatoio Difesella 1
Serbatoio Difesella 2
Serbatoio Calda 1
Serbatoio Calda 2
Serbatoio Varrazzo
Serbatoio Cerri
Serbatoio Ischitelli
Serbatoio Torre
Serbatoio Perosa
Serbatoio Tufo
Serbatoio Pomagresti
Serbatoio Graffia
Serbatoio Mileo 1
Serbatoio Mileo 2
Serbatoio Iannazzo
Portata
(quantità totale - mc)
300
700
70
1200
25
30
25
15
20
30
50
250
80
300
40
Altitudine
(m.s.l.m.)
930
950
850
800
730
750
800
520
600
790
765
840
685
870
905
Distanza dal centro
capoluogo (Km)
1
1,2
3
3,5
3
3,7
4.1
3
5
5,5
5
5,9
5
6
4
35
Censimento sorgenti: centro operativo Pollino-Lagonegrese (pag. 87 del PRTA)
Tali dati sono stati trascritti dall’UTC in sede di compilazione della proposta di Piano di Protezione Civile del 24
ottobre 2001
36
25
1.3.4 CLIMA 37
Il clima di Latronico, per le caratteristiche altimetriche del suo territorio e per la sua posizione
geografica è quello caratteristico della montagna interna (MI): freddo secco d’inverno, con
sporadici fenomeni nevosi, e fresco e mite nei mesi estivi.
Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio,
si attesta a +3,9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +20,3 °C. Nel medesimo
trentennio, la temperatura minima assoluta ha toccato i -10,8 °C nel gennaio 1968 (media delle
minime assolute annue di -6,4 °C), mentre la massima assoluta ha fatto registrare i +34,6 °C nel
luglio 1988 (media delle massime assolute annue di +31,3 °C).
La nuvolosità media annua si attesta a 4 okta, con minimi di 2,1 okta a luglio e ad agosto e massimo
di 5,1 okta a febbraio.
Le precipitazioni medie annue superano i 950 mm, distribuite mediamente in 95 giorni, con un
picco tra l'autunno e l'inverno ed un minimo estivo.
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 71,6 % con minimo di 64 % a luglio e
massimo di 79 % a novembre.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti
registrati nel trentennio 1971-1990 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio
Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio
37
Fonte dati climatici: Stazione meteorologica di Latronico (la stazione meteorologica di riferimento per il servizio
meteorologico dell'Aeronautica Militare e per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, relativa alla località di
Latronico e alla corrispondente area dell'Appennino meridionale) e Annuari statici di meteorologia. La stazione
meteorologica è situata, nel comune di Latronico, a 896 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 40°05′N 16°01′E. Per
l'altitudine a cui è ubicata, la stazione è annoverata tra i teleposti di montagna.
26
Mesi
LATRONICO
(1961-1990)
Stagioni
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Inv
Pri
Est
Aut
T. max. media (°C)
6,0
6,3
8,5
11,8
16,9
20,6
24,0
24,1
20,8
15,7
10,9
7,4
6,6
12,4
22,9
15,8
T. min. media (°C)
1,7
1,6
2,9
5,5
9,9
13,3
16,1
16,4
13,9
10,0
6,0
3,0
2,1
6,1
15,3
10
19,8 28,6
34,6
31,4
4
-4
2,5
3,8
T. max. assoluta (°C)
T. min. assoluta (°C)
19,0
19,8
20,4
22,0
28,6
31,4
34,6
33,4
31,4
27,2
21,6
19,2
(1962)
(1977)
(1970)
(1977)
(1969)
(1982)
(1988)
(1965)
(1975)
(1981)
(1963)
(1989)
-10,8
-8,2
-8,6
-5,0
0,0
4,0
8,4
8,2
4,4
0,6
-4,0
-7,4
-10,8 -8,6
(1968) (1967) (1963) (1973) (1967) (1975) (1978) (1978) (1971) (1978) (1973) (1967)
Nuvolosità (okta al
giorno)
5,0
5,1
5,0
5,0
4,1
3,2
2,1
2,1
3,1
Precipitazioni (mm)
108,6
98,9
83,5
79,6
53,6
42,4
22,4
45,7
60,4
10
10
10
10
7
5
3
5
6
8
10
11
77
75
72
70
70
69
64
65
66
74
79
78
Giorni di pioggia
(≥ 1 mm)
Umidità relativa (%)
3,8
4,5
5,0
5
4,7
101,5 132,0 145,5 353 216,7 110,5 293,9
31
27
76,7 70,7
13
24
66
73
Dati climatologici 1961-1990
27
In base, invece, alle medie climatiche del periodo 1971-2000, la temperatura media del mese più
freddo, febbraio, è di +4,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +20,8 °C; mediamente
si contano 30 giorni di gelo all'anno e 4 giorni con temperatura massima uguale o superiore ai +30
°C. I valori estremi di temperatura registrati nel medesimo trentennio sono i -9,4 °C del gennaio
1979 e i +34,8 °C dell'agosto 2000. Le precipitazioni medie annue superano i 981 mm, mediamente
distribuite in 91 giorni di pioggia, con minimo in estate, picco massimo in inverno e massimo
secondario in autunno.
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 73 % con minimo di 65 % a luglio e
massimi di 80 % a novembre e a dicembre; mediamente si contano 12 giorni di nebbia all'anno.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti
registrati nel trentennio 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio
Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio.
29
LATRONICO
(1971-2000)
Mesi
Stagioni
Anno
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Inv
Pri
Est Aut
T. max. media (°C)
6,4
6,7
9,0
11,8
17,1
21,2
24,5
24,6
20,9
15,9
10,8
7,6
6,9
12,6 23,4 15,9 14,7
T. min. media (°C)
2,0
1,6
3,1
5,3
10,1
13,7
16,4
16,9
13,9
10,2
5,9
3,1
2,2
6,2 15,7 10
8,5
T. max. assoluta (°C)
15,2 19,8 21,4 25,2 28,4 31,4 34,6 34,8 31,4 28,0 21,6 19,2
19,8 28,4 34,8 31,4 34,8
(1991) (1977) (1991) (1999) (1973) (1982) (1988) (2000) (1975) (1991) (1996) (1989)
T. min. assoluta (°C)
-9,4
-6,6
-7,6
-5,0
1,8
4,0
8,4
8,2
4,4
0,2
-4,0
-6,8
-9,4
(1979) (1983) (1971) (1973) (1974) (1975) (1978) (1978) (1971) (1997) (1973) (1991)
-7,6
4
-4
-9,4
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C)
0
0
0
0
0
0
2
2
0
0
0
0
0
0
4
0
4
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C)
7
9
5
1
0
0
0
0
0
0
2
6
22
6
0
2
30
Precipitazioni (mm)
92,7
105,9
84,3
94,4
57,7
35,4
23,1
37,6
64,6
Giorni di pioggia (≥ 1 mm)
9
9
9
10
7
4
3
5
6
8
10
11
29
26
12
24
91
Giorni di nebbia
2
2
2
1
1
0
0
0
0
1
1
2
6
4
0
2
12
Umidità relativa (%)
79
76
73
72
72
69
65
66
69
75
80
80
113,5 140,9 130,5 329,1 236,4 96,1 319 980,6
78,3 72,3 66,7 74,7
73
Dati climatologici 1971-2000
30
Nella tabella sottostante sono riportate invece le temperature massime e minime assolute mensili, stagionali ed annuali dal 1951 al 2010, con il
relativo anno in cui queste si sono registrate. La massima assoluta del periodo esaminato è di +35,0 °C registrata nel giugno 2006, nel luglio 2007 e
nell'agosto 2007, mentre la minima assoluta di -10,8 °C registrata nel mese di gennaio del 1968.
Mesi
LATRONICO
(1951-2010)
Stagioni
Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
19,0 19,8 24,8 27,6 31,6 35,0 35,0 35,0 31,4 28,0 23,0 19,2 19,8 31,6 35 31,4 35
T. max. assoluta (°C) (1962)
(1977) (2001) (2003) (2006) (2006) (2007) (2007) (1975) (1991) (2004) (1989)
−9,0 −8,6 −5,4 0,0 4,0 8,4 8,2 4,4 0,2 −4,0 −8,2 -10,8 -8,6 4
T. min. assoluta (°C) −10,8
(1968) (1956) (1963) (2003) (1967) (1975) (1978) (1978) (1971) (1997) (1973) (1957)
-4 -10,8
Temperature estreme mensili dal 1951 ad oggi
31
In generale si rileva una piovosità abbastanza irregolare nel corso degli anni e si sottolinea una
variabilità da zona a zona a causa della presenza di rilievi. In estate si hanno sempre periodi più o
meno lunghi di siccità. Nelle altre stagioni le precipitazioni hanno spesso carattere torrenziale e
amplificano vistosi fenomeni erosivi.
Le nebbie sono praticamente nulle nel periodo estivo e sporadiche nelle altre stagioni.
In base ai dati forniti dalle Statistiche meteorologiche – Annuario statistico 2005 relativo agli Anni
2000-2002 (Sistema statistico nazionale - Istituto Nazionale di Statistica - Ministero delle politiche
agricole e forestali – ambiente e territorio), è possibile individuare il dato delle escursioni termiche.
Le escursioni termiche minime delle temperature giornaliere per mese raggiungono il valore più
alto nel mese di agosto (5° C) e sono praticamente nulle nel mese di dicembre (0,6° C).
Le escursione termiche massime delle temperature giornaliere per mese raggiungono il valore più
alto nel mese di giugno (13° C) e il valore più basso nel mese di dicembre (8° C).
In base sempre ai dati contenuti nel rapporto statistico 2005, la temperatura media del mese più
freddo del 2002, gennaio, è stata di +0,94 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è stata di
+24,5 °C.
Le precipitazioni registrate nel 2002 si attestano a 952 mm, mediamente distribuite in 108 giorni di
pioggia, con minimo nel mese di giugno (28,2 mm), e un picco massimo in inverno (dicembre –
136,4 mm) e un massimo secondario in autunno (Ottobre – 97,4 mm). Nell’anno 2002 sono stati
rilevati 19 giorni con fenomeni temporali, 2 giorni con fenomeni nevosi e 9 giorni con fenomeni di
nebbia
Venti
Il vento è un fattore meteorologico molto importante per studiare le caratteristiche territoriali e
ambientali di un luogo. Esso, considerato come è l'esito di moti convettivi (verticali) ed advettivi
(orizzontali) di masse d'aria in atmosfera, partecipa con la temperatura e la pressione atmosferica
all’evaporazione del terreno oltre che all’erosione delle pendici più alte dove la vegetazione che
resiste conserva inconfondibili e profondi segni della sua azione.
Si sono considerati i dati dell’osservatorio di Latronico che forniscono le frequenze medie per il
decennio 1971/1980 (3 rilevamenti giornalieri - complessivamente 1095 rilevamenti nel periodo
considerato).
Nell’intero periodo considerato predomina la direttrice Sud/Ovest – Nord/est ed in particolare i
venti del 3° quadrante con una prevalenza notevole del libeccio rispetto al ponente: la stagione più
ventosa è l’inverno, seguita dall’autunno, dalla primavera e dall’estate. Notevoli sono anche le
calme che occupano un terzo dei rilevamenti effettuati.
Frequenze medie per il decennio 1971/1980
Rilevamenti
1095
N
NE
E
SE
S
SO
O
Tramontana
Grecale
Levante
Scirocco
Meridione
Libeccio
Ponente
Maestrale Calma
NO
340° - 30°
30° - 70°
70° - 110°
110° - 160°
160° - 200°
200° - 250°
250° - 290°
290° - 340°
32
145
24
58
97
247
115
35
324
Fonte: Osservatorio di Latronico (PZ)
32
Grafico della frequenza del vento nel periodo 1971/1980
La distanza tra i cerchi corrisponde a 50 rilevamenti/anno
33
1.4 INFRASTRUTTURE INERENTI IL SISTEMA DELLA VIABILITA’
Il territorio comunale di Latronico è caratterizzato da un’importante reticolo viario principale38 che
garantisce collegamenti efficienti sia agli assi stradali di importanza nazionale che ai numerosi
centri e nuclei urbani che caratterizzano il sistema insediativo di questo territorio.
Strade statali
- SS 653 39
- SS 10441
(Sinnica) 40
(Sapri – Ionio)
Strade provinciali
- S.P. 4642
- S.P. 101
- S.P. 57
- S.P. Raccordo
(della Peschiera: SS 104 – Castelluccio Inferiore)
(Calda - Seluci)
(SS 104 – Calda)
(svincolo Calda – svincolo Centro di Latronico)
Strade comunali principali43
- S.C. “Cerri – Procoio”
- S.C. “Mastroluca”
- S.C. “Del Pargo”
- S.C. “Latronico – Calda”
- S.C. “di Ischitelli”
- S.C. “ Perosa”
(SP 101 – SP 46)
(SS 104 – Località “Mastocola”)
(SS 104 – Latronico Centro)
(SS 104 – SP 101)
(SS 104 – Ischitelli)
(SS 104 – Perosa)
Rete stradale principale al Novembre 201144
Nome Strada (Sigla)
SS 653
SS 104
S.P. 46
S.P. 101
S.P. 57
S.P. Raccordo
S.C. “Cerri – Procoio”
S.C. “Mastroluca”
S.C. “Del Pargo”
S.C. “Latronico – Calda”
S.C. “di Ischitelli”
S.C. “ Perosa”
Larghezza
min. (m)
Lunghezza
di una sola
semicarreggiata
10,00
6,00
5,00
5,00
5,00
10,00
4,00
3,50
4,00
5,00
3,00
4,00
9951 mt
20247 mt
11343 mt
3202 mt
1526 mt
2700 mt
7891 mt
4205 mt
2848 mt
2960 mt
3196 mt
1616 mt
Pendenza
Max (%)
4%
9%
9%
12%
11%
7%
10%
12%
10%
9%
11%
12%
Manufatti
45
presenti
P=0; V=13; G=4
P=7; V=1; G=0
P=7; V=0; G=0
P=1; V=1; G=0
P=0; V=0; G=0
P=0; V=5; G=1
P=7; V=0; G=0
P=1; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
P=2; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
note
Strada dissestata
38
Vedi anche Tavola AA3 del Regolamento Urbanistico che classifica ai sensi del Codice della Strada (D.Lgs 285/92)
il sistema della viabilità.
39
La strada statale 653 della Valle del Sinni (SS 653), è una strada statale che costeggia, per tutto il suo corso, il fiume
Sinni. Taglia orizzontalmente la Basilicata collegando l'Autostrada A3, nei pressi dello svincolo di Lauria Nord, alla
strada statale 106 Jonica, nei pressi dello svincolo di Policoro Sud. La lunghezza totale è di 83,950 km.
40
Tale asse stradale permette di raggiungere lo svincolo dell’Autostrada A3 che si trova a 11 km da Latronico, 8 km da
Calda e 18,5 km dallo svincolo di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo.
41
La strada statale 104 di Sapri è stata una strada statale italiana che collegava il mar Tirreno (località Sapri) con il Mar
Ionio (località Nova Siri Scalo). Dopo essere stata declassata, le competenze sono state date alla Campania e alla
Basilicata che a loro volta hanno devoluto le competenze alle province di Salerno, Potenza e Matera.
42
Denominata anche SP 19
43
Sono state prese in considerazione gli assi stradali di collegamento tra i centri e i nuclei urbani
44
Fonte: Parte delle informazioni sono state acquisite dall’Ufficio Tecnico Comunale, altre sono state elaborate
45
Ponti (P), Viadotti (V), Gallerie (G)
34
Schema del sistema della viabilità principale
35
CAPITOLO II
SCENARI DI RISCHIO DA CAUSA NATURALE OD ANTROPICA
36
2.1 ANALISI DEI RISCHI: ASPETTI GENERALI
Date le specificità naturali ed antropiche del territorio di Latronico, particolare attenzione meritano
tra i possibili eventi calamitosi naturali quelli di tipo sismico e di tipo idrogeologico, comprendendo
in quest’ultima tipologia sia eventi alluvionali che franosi, ai quali sono associate una serie di
complesse fenomenologie di coinvolgimento del territorio.
Relativamente al rischio sismico, queste possono essere riassunte nelle seguenti tipologie:
danneggiamenti diretti per il verificarsi di un sisma;
danneggiamenti dovuti a frane sismo-indotte;
allagamenti dovuti al danneggiamento, anche parziale, di dighe.
Mentre i danneggiamenti diretti sono un effetto ben noto, gli altri due aspetti possono essere assai
più rilevanti.
Ad esempio il disastroso terremoto del 1857 in Val d’Agri innescò una gigantesca frana a
Montemurro che portò alla cancellazione dell’abitato e causò circa 5.000 vittime, pari a un terzo del
totale ascritto a quell’evento.
In modo similare non va sottovalutato il problema dell’esistenza di numerosi invasi, progettati e in
gran parte realizzati negli anni settanta, quando l’evento sismico non era ancora ben compreso. Per
sua stessa natura, quella di essere costruita per contenere una massa d’acqua e di resistere quindi
alle sue spinte, la diga è adatta a resistere agli effetti diretti di un evento. Tuttavia il territorio di
Latronico è interessato dalla presenza, nel contiguo territorio di Lauria, della Diga “Serbatoio
Nicodemo, dove si potrebbero verificare effetti di tipo diverso, ovvero deformazioni statiche del
manufatto. Questo è dovuto al fatto che numerosi sbarramenti sono stati progettati su faglie
presumibilmente attive che possono provocare rigetti anche notevoli. Tuttavia in situazioni di
precarietà del manufatto per una cattiva scelta geologica del sito, un cedimento progressivo nei
giorni successivi al sisma va tenuto in attenta considerazione.
Per quanto riguarda il rischio idrogeologico le fenomenologie di coinvolgimento del territorio
possono essere riassunte in:
frane attivate da precipitazioni intense;
inondazioni.
Il problema della franosità dell’area è ben noto: coinvolge sia l’edificato che le infrastrutture e le vie
di comunicazione e rappresenta un tipo di problema che richiede un approccio sostanzialmente
diverso da quello sismico. Il danneggiamento da sisma può essere molto severo ma si verifica ad
intervalli di tempo normalmente lunghi. La franosità è un fenomeno che coinvolge aree limitate ma
è continuo nel tempo. Il rischio da inondazione da cause meteorologiche, nel comune di Latronico,
è invece più limitato. Esso non andrebbe tuttavia sottovalutato. Si rileva infatti che il territorio
montano è costellato da opere di difesa idraulica risalenti alla prima metà del 20° secolo, ormai
abbandonate ma testimoni di una memoria storica che attesta la presenza di un rischio idraulico di
una certa entità. Questo andrebbe considerato in maniera attenta soprattutto in aree rilevantemente
cementificate.
In coerenza con quanto proposto nel Piano di Emergenza Provinciale si è scelto di trattare
principalmente queste due tipologie di rischi naturali in quanto, generalmente, comportano due
metodologie di approccio nell’organizzazione dell’intervento di Protezione Civile, differenti per la
tempistica: nel caso di evento idrogeologico prevedibile è ipotizzabile un periodo di preparazione
dell’ordine di alcune ore che permette di organizzare un’evacuazione ed un contenimento dei danni
e delle perdite, nel caso di evento sismico non c’è alcun tipo di preavviso.
Infatti, ai fini della gestione dell’emergenza, si possono individuare due categorie di eventi
calamitosi: quelli prevedibili e quelli non prevedibili. Nel caso di eventi prevedibili si possono
stabilire, a seguito di adeguati studi del territorio, delle soglie (strumentali o fenomenologiche) che
segnino il passaggio da una data fase a quella successiva, di attenzione maggiore: tipicamente per le
attività di protezione civile vengono individuate una prima fase di attenzione, una successiva fase di
preallarme e quindi la fase di allarme. Nel caso, invece, di eventi non prevedibili, quando si agisce
37
direttamente in emergenza, si comprende la grande importanza della capacità di costruire scenari di
evento e di danno in tempo reale e quindi la necessità di un efficace e costante collegamento tra il
territorio e la cabina di regia. Nel presente studio si è scelto di trattare il rischio di inondazioni a
seguito di crollo o di svuotamento rapido di dighe come un rischio idraulico al pari delle piene
fluviali in quanto, a prescindere dalle cause che li abbiano generati, per entrambi, tralasciati gli
effetti dell’onda di piena generata dal crollo improvviso dello sbarramento, l’effetto è l’allagamento
di parti di aree di pertinenza fluviali.
2.2 IL RISCHIO SISMICO
2.2.1. ASPETTI GENERALI
Con il termine rischio sismico si indica una stima delle perdite complessive causate dai terremoti
che potranno interessare in un determinato periodo una data area. Questa stima può essere espressa
in diversi modi, per esempio attraverso il costo dei danni subiti dagli edifici, il costo complessivo in
termini economici e sociali subito dalla popolazione dell'intero paese, oppure attraverso il numero
prevedibile di morti e feriti.
Il rischio sismico è definibile come prodotto di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed
esposizione, che possono essere a loro volta così definiti:
pericolosità: è espressa generalmente come la probabilità che si verifichi un evento sismico
di intensità determinata in un prefissato intervello temporale, o come il periodo di ritorno di
un evento sismico di prefissata intensità;
vulnerabilità: propensione di un oggetto (edificio, viadotto, manufatto in genere) o di un
sistema complesso (centro abitato, rete viaria, etc) a subire danni dalle caratteristiche
intrinseche, sia fisiche che funzionali;
esposizione: è legata alla popolazione, ai beni ed alle attività presenti nell’area di interesse,
che possono essere influenzate direttamente o indirettamente dall’evento sismico.
La metodologia seguita per la determinazione del rischio, pertanto, parte dalla stima della
pericolosità sismica relativa al territorio interessato, per passare poi alla stima della vulnerabilità
degli edifici e dei sistemi complessi, arrivando, infine, alla stima dell’esposizione. Sulla base di
questi dati vengono poi predisposti uno o più scenari di danno, relativi ad eventi sismici di
riferimento, aventi caratteristiche determinate.
Nelle aree con elevata pericolosità sismica ma disabitate, il rischio sismico è nullo. Nelle aree
densamente popolate e con molte costruzioni poco resistenti, vi può essere un rischio sismico
elevato anche in presenza di bassa pericolosità.
2.2.2. PERICOLOSITÀ DEL TERRITORIO
La pericolosità può essere stimata sulla base di metodi deterministici, quali ad esempio la
modellazione numerica dei meccanismi di rottura delle sorgenti sismogenetiche, o probabilistici,
che associano una probabilità di evento ad un fenomeno fortemente aleatorio, quale un terremoto.
Il territorio italiano è stato suddiviso in un certo numero di sorgenti sismogenetiche, ciascuna delle
quali rappresenta la proiezione superficiale di un sistema di faglie attive capaci di generare dei
terremoti. La mappa qui di seguito riportata rappresenta le sorgenti sismogenetiche (ZS) dell’area
italiana (fonte: GNDT) e delle aree limitrofe, in cui è indicata anche la localizzazione dei maggiori
eventi sismici avvenuti storicamente, con le rispettive magnitudo, evidenziando come la maggior
parte dei forti terremoti avvenuti in Italia sia concentrata in alcune zone a più elevata attività, in
particolare nell’Appennino centro-meridionale.
38
Zonazione sismogenetica del territorio italiano e delle aree limitrofe (Fonte: GNDT)
In termini probabilistici la pericolosità è calcolata stimando, per un determinato valore del
parametro di riferimento (magnitudo M, intensità macrosismica I, accelerazione di picco del terreno
PGA, ecc.) un corrispondente periodo di ritorno o la corrispondente frequenza annua di eccedenza.
La magnitudo è legata all’energia liberata all’ipocentro da un terremoto, e viene misurata
utilizzando la Scala Richter, introdotta nel 1935 dal sismologo C. Richter.
La magnitudo è il logaritmo in base 10 dell'ampiezza massima, misurata in micron, della
registrazione, ottenuta con un sismografo standard, di un terremoto avvenuto ad una distanza
epicentrale di 100 Km dalla stazione.
39
La magnitudo di terremoti che avvengono a distanze epicentrali diverse dai 100 Km può essere
calcolata se si conosce la legge di attenuazione dell'ampiezza delle diverse onde sismiche con la
distanza epicentrale.
L’intensità macrosismica misura gli effetti prodotti dal terremoto su persone, edifici e terreno; il
vantaggio nel suo utilizzo è che sono disponibili moltissimi dati sulla sismicità storica, già
catalogati e classificati, che permettono studi statistici su diverse tipologie edilizie.
Esistono diverse scale di intensità macrosismica: la scala MCS (Mercalli – Cancani – Sieberg)
suddivide i terremoti in dodici gradi di intensità, in funzione dei danni osservati, ed è riportata, nella
sua originaria formulazione, nella tabella seguente:
GRADO
I grado
II grado
III grado
IV grado
V grado
VI grado
DESCRIZIONE
Impercettibile: rilevato soltanto da sismografi.
Molto leggero: sentito soltanto da persone estremamente sensibili o nervose, in perfetta
quiete e quasi sempre nei piani superiori dei caseggiati.
Leggero: anche in zone densamente abitate viene percepito come terremoto, soltanto da
una piccola parte degli abitanti nell'interno delle case, come nel caso del passaggio di un
pesante mezzo. Da alcuni viene riconosciuto come terremoto soltanto dopo averne
parlato con altri.
Moderato: all'aperto il terremoto e percepito da pochi. Nelle case è notato da numerose
persone ma non da tutti, a seguito del tremolio o di oscillazioni leggere di mobili.
Cristalleria e vasellame, posti a breve distanza, urtano come al passaggio di un pesante
autocarro su strada dissestata. Finestre tintinnano; porte, travi e assi in legno
scricchiolano; cricchiano i soffitti. In recipienti aperti, i liquidi vengono leggermente
mossi. Si ha la sensazione che in casa si sia rovesciato un oggetto pesante; si oscilla con
tutta la sedia o il letto come su una barca. In generale questi movimenti non provocano
paura a meno che le persone non si siano innervosite o spaventate a causa di terremoti
precedenti. In rari casi i dormienti si svegliano.
Abbastanza forte: nel pieno delle attività giornaliere, il sisma viene percepito da
numerose persone nelle strade e se sensibili anche in campo aperto. In casa si avverte in
seguito allo scuotere dell'intero edificio. Piante e piccoli rami di cespugli ed alberi si
muovono con evidenza, come se ci fosse un vento moderato. Oggetti pendenti come
lampade, tendaggi, lampadari non troppo pesanti entrano in oscillazione, campanelle
suonano. Gli orologi a pendolo si fermano od oscillano con maggior periodo, a seconda
della direzione della scossa se perpendicolare o normale al moto di oscillazione. A volte
orologi a pendolo fermi riprendono il movimento. La luce elettrica guizza o viene a
mancare in seguito a movimenti della linea. I quadri urtano, battono contro le pareti
oppure si spostano; da recipienti colmi e aperti vengono versate piccole quantità di
liquido; ninnoli ed oggetti del genere possono cadere come pure gli oggetti addossati
alle pareti; arredi leggeri possono essere spostati di poco; mobili rintronano; porte ed
imposte sbattono; vetri delle finestre si infrangono. Quasi tutti i dormienti si svegliano.
Sporadici gruppi di persone fuggono all'aperto.
Forte: il terremoto viene notato da tutti con paura, molti fuggono all'aperto, alcuni
hanno la sensazione d'instabilità. Liquidi si muovono fortemente; quadri, libri e cose
simili cadono dalle pareti e dagli scaffali; porcellane si frantumano; suppellettili assai
stabili, e perfino pezzi d'arredo vengono spostati se non rovesciati; piccole campane in
cappelle e chiese, e orologi di campanili battono. Case isolate, solidamente costruite
subiscono danni leggeri; spaccature all'intonaco, caduta del rinzaffo di soffitti e di
pareti. Danni più forti, ma non ancora pericolosi, si hanno sugli edifici mal costruiti.
Qualche tegola e pietra di camino cade.
40
VII
grado
VIII
grado
IX grado
X grado
XI grado
XII
grado
Molto forte: notevoli danni vengono provocati ad oggetti di arredamento anche di
grande peso. Grandi campane rintoccano. Corsi d'acqua, stagni e laghi si agitano e
s'intorbidiscono a causa della melma mossa. Qua e là, parte delle sponde di sabbia e
ghiaia scivolano via. Varia la portata delle sorgenti. Danni moderati a numerosi edifici
costruiti solidamente: piccole spaccature nei muri; caduta di toppe piuttosto grandi
dell'incalcinatura e dello stucco, a volte anche di mattoni. Caduta generale di tegole.
Molti fumaioli vengono lesi da incrinature. Camini già danneggiati si rovesciano sopra
il tetto danneggiandolo. Da torri e costruzioni alte cadono decorazioni mal fissate.
Quando la casa è a pareti intelaiate, i danni all'incalcinatura e all'intelaiatura sono più
gravi. In casi isolati distruzione di case mal costruite oppure riattate.
Rovinoso: interi rami d'albero pendono rotti e perfino si staccano.Anche i mobili più
pesanti vengono spostati lontano e a volte rovesciati. Statue, monumenti in chiese, in
cimiteri e parchi pubblici, ruotano sul proprio piedistallo oppure si rovesciano. Solidi
muri di cinta in pietra si rompono e crollano. Circa un quarto delle case è gravemente
leso, alcune crollano, molte diventano inabitabili; gran parte di queste cadono. Negli
edifici intelaiati cade gran parte della tamponatura. Case in legno vengono schiacciate o
rovesciate. Spesso campanili di chiese e di fabbriche con la loro caduta causano danni
agli edifici vicini più di quanto non avrebbe fatto da solo il terremoto. In pendii e terreni
acquitrinosi si formano crepe. In terreni bagnati si ha l'espulsione di sabbia e di melma.
Distruttivo: circa la metà di case in pietra sono distrutte; molte crollano; la maggior
parte diviene inabitabile. Case ad intelaiature sono divelte dalle proprie fondamenta e
crollano; travi strappate a seconda delle circostanze contribuiscono alla rovina.
Completamente distruttivo: gravissima distruzione di circa 3/4 degli edifici, la
maggior parte crolla. Perfino costruzioni solide di legno e ponti subiscono gravi lesioni,
alcuni vengono distrutti. Argini e dighe ecc., chi pù, chi meno, sono danneggiati
notevolmente, binari leggermente piegati e tubature (gas, acqua e scarichi) vengono
troncate, rotte e schiacciate. Nelle strade lastricate e asfaltate si formano crepe e per
pressione sporgono larghe pieghe ondose. In terreni meno densi e più umidi si creano
spaccature fino alla larghezza di più decimetri; si notano parallelamente ai corsi d'acqua
spaccature che raggiungono larghezze fino a un metro. Non solo pezzi di terreno
scivolano dai pendii, ma interi macigni rotolano a valle. Grossi massi si staccano dagli
argini dei fiumi e da coste scoscese; riviere basse subiscono spostamenti di masse
sabbiose e fangose, per cui il livello del terreno viene notevolmente variato. Le sorgenti
subiscono frequenti cambiamenti di livello dell'acqua. Da fiumi, canali e laghi ecc. le
acque vengono gettate contro le sponde.
Catastrofico: crollo di tutti gli edifici in muratura, resistono soltanto le capanne di
legno e le costruzioni ad incastro di grande elasticità. Anche i ponti più sicuri crollano a
causa della caduta di pilastri in pietra o del cedimento di quelli in ferro. Binari si
piegano fortemente e si spezzano. Tubature interrate vengono spaccate e rese
irreparabili. Nel terreno si manifestano vari mutamenti di notevole estensione, a seconda
della natura del suolo, si aprono grandi crepe e spaccature; sopratutto in terreni morbidi
e acquitrinosi il dissesto è considerevole sia orizzontalmente che verticalmente. Ne
segue il trabocco di sabbia e melma con diverse manifestazioni. Sono frequenti lo
sfaldamento di terreni e la caduta di massi.
Grandemente catastrofico: non regge alcuna opera dell'uomo. Lo sconvolgimento del
paesaggio assume aspetti grandiosi. Corsi d'acqua sia superficiali che sotterranei
subiscono mutamenti vari, si formano cascate, scompaiono laghi, fiumi deviano.
Scala MCS (Mercalli – Cancani – Sieberg)
41
Uno degli svantaggi della scala MCS è che fornisce valori di intensità differenti a seconda delle
specifiche tipologie strutturali prevalentemente presenti in un dato contesto territoriale.
Tra le altre scale macrosismiche, la scala MSK-76 fornisce invece la frequenza dei diversi livelli di
danno in funzione della tipologia delle costruzioni e dell'intensità. L'impiego della suddetta scala
presenta il vantaggio di non essere legato ad una specifica realtà territoriale, tuttavia la sua
descrizione non è completa, in quanto non articolata su tutti i livelli di danno per tutte le intensità.
In particolare la scala MSK definisce tre diverse classi (A, B, C) di vulnerabilità degli edifici (vedi
tab. 1) e sei livelli di danno (vedi tab.2): incrociando i primi con i secondi si ricava il valore di
intensità macrosismica MSK (Tab.3).
Tab. 1- Identificazione di tre classi di vulnerabilità corrispondenti alla scala MSK-76 (Braga et al., 1985)
LIVELLO
DANNO
0
1
2
3
4
5
DESCRIZIONE
nessun danno
danno lieve: sottili fessure e caduta di piccole parti dell'intonaco
danno medio : piccole fessure nelle pareti, caduta di porzioni consistenti di
intonaco, fessure nei camini parte dei quali cadono
danno forte: formazione di ampie fessure nei muri, caduta dei camini
distruzione: distacchi fra le pareti, possibile collasso di porzioni di edifici, parti di
edificio separate si sconnettono, collasso di pareti interne
danno totale: collasso totale dell'edificio
Tab. 2 - Definizione dei livelli di danno secondo la scala MSK-76 (Medvedev, 1977)
INTENSITA’
V
VI
VII
VIII
IX
X
CLASSE DI VULNERABILITA’ DELLE ABITAZIONI
A
B
C
5% danno 1
5% danno 2
5% danno 1
50% danno 1
5% danno 4
50% danno 2
50% danno 1
50% danno 3
5% danno 3
5 % danno 2
5% danno 5
5% danno 4
5% danno 3
50% danno 4
50% danno 3
50% danno 2
5% danno 5
5% danno 4
50% danno 5
50% danno 4
50% danno 3
5% danno 5
75% danno 5
50% danno 5
50% danno 4
- Percentuale di danneggiamento degli edifici, in funzione dell'intensità, della tipologia e del livello di
danno, secondo la scala MSK 76 (Medvedev, 1977)
Tab. 3.4
42
Esistono delle formule che permettono di correlare fra loro le diverse scale di intensità
macrosismica, ma presentano ancora delle incertezze e non sono da ritenersi affidabili al 100%.
Oltre all’intensità macrosismica, espressa nelle diverse scale disponibili, un altro parametro molto
utilizzato per definire la pericolosità di un determinato territorio è la massima accelerazione al suolo
(PGA – Peak Ground Acceleration), cioè il valore di picco raggiunto dall’accelerazione del terreno
durante un terremoto. Lo svantaggio nell’utilizzo di questo parametro è che esistono pochi dati,
relativi solamente ai terremoti più recenti, per i quali sono disponibili registrazioni strumentali.
Tuttavia la PGA ha un significato meccanico sicuramente maggiore dell’intensità macrosismica, e
quindi è utilizzabile per comprendere il comportamento sismico degli edifici. Esistono, comunque,
delle relazioni che legano la PGA all’intensità macrosismica I, per cui anche per i terremoti meno
recenti è possibile effettuare una stima di questo parametro. Una delle relazioni è la seguente:
ln(PGA) = aI – b
In definitiva, qualunque sia il parametro di riferimento, la valutazione della pericolosità su base
probabilistica consiste nel calcolo della frequenza annua di eccedenza λ o del periodo di ritorno T =
1/λ di un determinato valore del parametro scelto. Pertanto, la probabilità che si verifichi,
nell’intervallo di tempo t, un evento con periodo di ritorno T è data dalla seguente relazione:
p(1, t) = 1 – e-t/T
La figura seguente riporta le carte di pericolosità di tutto il territorio italiano, rispettivamente in termini
di PGA e di intensità macrosismica MCS con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, ovvero
con periodo di ritorno pari a 475 anni, predisposte dal Servizio Sismico Nazionale e dal GNDT (Gruppo
Nazionale per la Difesa dai Terremoti) nel 1999.
Mappe di pericolosità sismica del territorio italiano (Servizio Sismico Nazionale – GNDT 1999)
43
Per quanto riguarda il territorio comunale di Latronico, vengono riportate qui di seguito le mappe di
pericolosità, sia in termini di intensità MCS che di PGA, per diversi periodi di ritorno46.
Mappe di pericolosità sismica del territorio provinciale in termini di intensità MCS per periodi di ritorno di 95 e
475 anni (Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
Mappe di pericolosità sismica del territorio provinciale in termini di PGA per periodi di ritorno di 95 e 475 anni
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
46
Tali mappe – redatte attraverso l’implementazione dei dati estratti dallo studio svolto nel 2001 dal Servizio Sismico Nazionale (A.
Lucantoni, V. Bosi, F. Bramerini, R. De Marco, T. Lo Presti, G. Naso e F. Sabetta., IL RISCHIO SISMICO IN ITALIA, 2001) – sono
state estratte dal Volume I del Piano di Emergenza Provinciale.
44
COMUNE
LATRONICO
PGA (a/g) per diversi periodi di ritorno
(Valori medi + dev. std.)
Tr = 95 Tr = 475 Tr = 975 Tr = 2475
0.115
0.247
0.338
0.492
Intensità MCS per diversi periodi di ritorno Valori medi
Tr = 95
Tr = 475 Tr = 975 Tr = 2475
6.9
8.6
9.2
9.8
Valori della PGA e dell’intensità MCS nel comune di Latronico, per diversi periodi di ritorno
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
La stessa classificazione sismica definita dall’Ord.P.C.M. 3274/2003 rappresenta una carta di
pericolosità, laddove definisce ciascuna zona sismica secondo valori di accelerazione di picco
orizzontale del suolo (ag/g), con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, secondo lo schema
seguente:
zona
1
2
3
4
accelerazione orizzontale con probabilità
superamento pari al 10 % in 50 anni [ag/g]
>0,25
0,15-0,25
0,05-015
<0,05
di
accelerazione orizzontale di ancoraggio dello
spettro di risposta elastico (Norme Tecniche) [ag/g]
0,35
0,25
0,15
0,05
Criteri per l’individuazione delle zone sismiche ai sensi dell’Ord. P.C.M. 3274/2003
Di seguito sono confrontate la mappa della classificazione sismica della provincia di Potenza ai
sensi della suddetta ordinanza, con quella relativa alla previgente classificazione. Si noti come
buona parte del territorio provinciale, tra cui lo stesso capoluogo di Provincia è passata dalla
seconda categoria all’attuale zona 1 (corrispondente alla vecchia prima categoria): Per il territorio
comunale di Latronico non si assistono variazioni (passaggi di categorie).
Vecchia e nuova classificazione sismica del territorio provinciale
45
2.2.2.1 Dati storici di pericolosità nel territorio comunale
L’informazione sugli effetti dei sismi del passato è cruciale nel costruire uno scenario di
pericolosità. In primo luogo bisogna considerare il fatto che la pericolosità sismica intesa come
calcolo della probabilità di superamento di una certa PGA in un certo intervallo di tempo è
essenziale nella pianificazione degli interventi preventivi di mitigazione del rischio ma non è lo
strumento principale nella costruzione di uno scenario di intervento a seguito di un sisma. Lo
strumento essenziale invece è la creazione dello scenario di pericolosità per il singolo evento.
Questo si ottiene sulla base di dati diretti (ad es. dati accelerometrici o informazioni provenienti
direttamente dalle aree colpite dal sisma) o sulla base di modellazioni. In questo secondo caso, la
procedura tipicamente seguita consiste nel calcolare la localizzazione e la magnitudo dell’evento,
nel modellarne gli effetti sulla base di leggi di attenuazione note, e nell’integrare le informazioni
riportate nel piano quotato modellato tramite le informazioni provenienti dai piani quotati storici.
In un futuro prossimo la necessità di confrontare lo scenario modellato con il piano quotato di un
evento storico diminuirà in quanto si renderanno disponibili i dati di microzonazione attualmente in
corso di realizzazione da parte della Regione Basilicata. Non appena tali informazioni, infatti,
saranno disponibili si modificherà la procedura del calcolo dello scenario: il dato dell’intensità
modellata (scala EMS 98) secondo la legge di attenuazione regionale verrà pesato secondo i
coefficienti ottenuti dagli studi di microzonazione.
Il dato storico tuttavia trova la sua principale applicazione nella pianificazione preventiva del pronto
intervento. È noto infatti che i terremoti tendono a ripetersi con caratteristiche analoghe nelle
medesime zone sismogenetiche. Da questo ne consegue che una conoscenza preventiva degli eventi
che si sono succeduti in una data area permette una pianificazione anticipata di scenari realistici.
Il territorio della Provincia di Potenza è soggetto ad eventi sismici originati sia all’interno dell’area
provinciale sia nei territori limitrofi. Pur essendo la conoscenza della sismicità storica italiana la più
completa al mondo, vi è il fondato sospetto nel mondo sismologico che le conoscenze relative al
territorio lucano siano inferiori a quelle che si hanno in altre aree.
Questo è dovuto a oggettivi fattori storici e alla modalità con cui sono stati raccolti i dati. Da un lato
infatti è evidente che le condizioni di isolamento che le aree in questione hanno subito nel corso dei
secoli non ha favorito la generazione di notizie relative agli effetti dei sismi sul territorio, dall’altro
lato tuttavia va precisato che la maggior parte delle notizie raccolte nel corso degli anni settanta ed
ottanta sono relative ad aree diverse dalla Basilicata in quanto all’epoca tale raccolta di dati era
finalizzata all’individuazione di siti per la costruzione di centrali nucleari.
Non è quindi da escludersi che molte notizie siano tuttora racchiuse negli archivi, soprattutto
parrocchiali e notarili. Bisogna inoltre tenere presente che i dati disponibili sono sostanzialmente
valutati in termini di scala MCS e quindi contengono al loro interno informazioni sulla
vulnerabilità. A tale proposito si deve anche sottolineare che la vulnerabilità del costruito del
passato era certamente superiore a quella attuale, pertanto si può ritenere che effetti ad esempio del
VI grado a San Severino dovuti al disastroso evento calabrese del 1905, potrebbero essere non
superiori ad un V grado qualora vi fosse una ripetizione dell’evento.
Nel valutare la pericolosità del territorio lucano si è tenuto conto essenzialmente di quanto
implementato dal Piano di Emergenza Provinciale (Volume I) che riporta i dati del Catalogo
Parametrico dei Terremoti Italiani (217 A.C.- 1992; abbr. in CPTI) integrati con i piani quotati
provenienti dal Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (461 A.C. – 1997; abbr. in CFTI 3) e dalla
Banca Dati delle Osservazioni Macrosisimiche Italiane (1000 - 1992; abbr. in DOM 4.1).
Da questa analisi, che come ricordato è stata prodotta nell’ambito del Piano di Emergenza
Provinciale, risultano presenti 53 piani quotati associabili a 35 eventi - di cui 2 repliche - che hanno
generato effetti superiori al V grado MCS sul territorio della Provincia. Nelle tabelle che seguono,
si riportano gli eventi estratti dal CPTI, suddivisi per aree sismogenetiche. Per una facile lettura si
riporta il solo valore di Intensità massima (Intensità Max) osservata - pur sapendo che tale
informazione può essere affetta da sopravvalutazione per effetti locali - e quello dell’intensità
massima osservata sul territorio della Provincia (I max risentita in prov. PZ). Per questo
46
parametro sono riportati, nei casi in cui fossero disponibili piani quotati di entrambi i cataloghi, il
valore massimo assoluto.
Nella Tabella sottostante sono riportati 5 eventi accaduti dopo il 1982. I primi quattro sono derivati
dal CPTI, l’ultimo è basato su dati di fonte SSN. Per questi non si riporta alcun piano quotato.
Anno
Mese
Giorno
Ora
Minuto
Area
Lat.
Long.
1986
1988
1990
1991
1998
7
1
5
5
9
23
8
5
26
9
8
13
7
12
11
20
5
21
26
28
Potentino
Pollino
Vaglio
Vaglio
Pollino
40,625
40,130
40,711
40,668
40,040
15,671
15,988
15,799
15,803
15,920
Magnitudo
macrosismica
Intensità
Max
I
max
risentita in
prov. PZ
4,3
4,8
4,8
4,6
VI
VII
VII-VIII
VII
VII
VI
VII
VII-VIII
VII
VII
Eventi sismici accaduti dopo il 1982 (Catalogo Totale)
2.2.2.2 Aree sismogenetiche
Le aree sismogenetiche in cui si è suddivisa la Provincia di Potenza sono 6 e sono le seguenti:
Potentino
Vulture.
Irpinia – Basilicata
Meandro
Val d’Agri
Basilicata meridionale.
Il territorio di Latronico ricade nell’area sismogenetica denominata “Basilicata meridionale”. In
questa area sono raggruppati numerosi eventi alquanto diversi fra loro. Questo raggruppamento
tuttavia ha una sua ragion d’essere in quanto l’area rappresenta l’area di svincolo fra l’Appennino
meridionale e l’Arco calabro. In particolare tale area di svincolo in cui si verifica un trasferimento
di deformazione è compreso fra la Linea Sapri-Nocara, prolungabile a mare fino al vulcano
Palinuro e la Linea Palinuro-Cetraro-Rossano. La sismicità in questa area è piuttosto frequente ma
di solito non caratterizzata da intensità rilevanti.
Anno
Mese
Giorno
Ora
Minuto
1708
1831
1
1
26
2
14
7
1836
11
20
7
30
1894
5
28
20
15
1982
3
21
9
44
Area
Pollino
Lagonegro
Basilicata
merid.
Pollino
Golfo di
Policastro
Lat.
Long.
Magnitudo
macrosismica
Intensità
Max
I max risentita
in prov. PZ
40
40
16
16
5
5
VII-VIII
VIII
VII-VIII
VIII
40
16
5
IX
IX
40
16
5
VII
VII
40
16
5
VII-VIII
VII
Eventi sismici storici accaduti nell’area sismogenetica della Basilicata Meridionale (Catalogo Totale)
2.2.3 VULNERABILITÀ DEL COSTRUITO
La vulnerabilità di un edificio (o di un manufatto in genere) può essere stimata attraverso analisi
speditive che, utilizzando informazioni riguardanti i dati progettuali, il tipo di struttura, le caratteristiche
tipologiche e formali, le caratteristiche meccaniche dei materiali impiegati, lo stato di conservazione e la
presenza di elementi o sistemi critici dal punto di vista del comportamento sismico, porta ad assegnare
all’edificio la più appropriata classe di vulnerabilità.
47
Per quanto riguarda la vulnerabilità degli edifici, si è preso come riferimento lo studio pubblicato
nel 2001 dal Servizio Sismico Nazionale (A. Lucantoni, V. Bosi, F. Bramerini, R. De Marco, T. Lo
Presti, G. Naso e F. Sabetta., IL RISCHIO SISMICO IN ITALIA, 2001).
In tale studio, la metodologia di valutazione della vulnerabilità del patrimonio abitativo presente sul
territorio nazionale, utilizzando un approccio tipologico – statistico, ripartisce il patrimonio stesso nelle
tra classi di vulnerabilità A, B e C previste dalla scala macrosismica MSK, dove la classe A è quella a
maggiore vulnerabilità e la classe C quella a minore. La ripartizione utilizza i dati del censimento ISTAT
del 1991 per tutti gli 8100 comuni italiani.
La distribuzione nelle tre classi di vulnerabilità A, B, e C, degli edifici, per tutti i comuni del territorio
della Provincia di Potenza, così come riportato nel Piano di Emergenza Provinciale (Volume I) è
sintetizzata nella figura sottostante, dove sono riportate, sotto forma di istogrammi, le distribuzioni
percentuali delle tre classi di vulnerabilità in tutti i comuni del territorio provinciale.
Vulnerabilità delle abitazioni
48
Per il comune di Latronico tale vulnerabilità è all’incirca cosi ripartita: che significa
Abitazione tipo A
Abitazione tipo B
Abitazione tipo C
26%
24 %
50%
Per quanto riguarda gli edifici pubblici, si riporta lo studio condotto dalla Provincia di Potenza 47 che ha
preso come riferimento il database della vulnerabilità prodotto dal GNDT (Gruppo Nazionale per la
Difesa dai Terremoti) nel 1996, in cui è stato effettuato un rilievo a tappeto di tutti gli edifici pubblici
delle regioni del sud. In questo database, gli edifici sono classificati secondo cinque classi di
vulnerabilità, A (alta), MA, (medio-alta), M (media), MB (medio-bassa), B (bassa) che, anche se
differenti rispetto alle classi di vulnerabilità utilizzate per gli altri edifici, ci danno un’idea della loro
distribuzione.
Nella Tab. sottostante si riportano, i valori relativi al comune di Latronico
Comune
Tipologia
Civile
Istruzione
Latronico Militare
Sanità
Tecnologia a rete
Totale
47
A
MA
M
MB
3
1
1
1
9
1
2
3
1
2
11
B
1
4
1
4
6
5
Non
Totale
classificato complessivo
0
5
0
16
0
5
0
1
0
1
0
28
Nell’ambito della redazione del Piano di Emergenza Provinciale di Potenza
49
2.2.4 STIMA DELL’ESPOSIZIONE
Per ogni comune del territorio provinciale si conoscono i dati ISTAT relativi alla popolazione
residente, alla densità abitativa, alle infrastrutture presenti, alle scuole, edifici pubblici, ecc., che
rappresentano proprio l’esposizione. In particolare, nello studio del Servizio Sismico Nazionale del
2001 già richiamato sono presenti anche dei dati sull’esposizione, costituiti dalla popolazione
residente nelle abitazioni di classe A, B e C, elaborata sempre sulla base dei dati del censimento
ISTAT del 1991. La distribuzione della popolazione nelle abitazioni delle tre classi di vulnerabilità
su tutto il territorio provinciale è riportata nelle sottostante figura e nella tabella che mostrano
rispettivamente sia la distribuzione di vulnerabilità per tutti i comuni della Provincia che
l’esposizione del comune in esame.
Distribuzione della popolazione residente in abitazioni delle tre classi di vulnerabilità nel territorio provinciale
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
50
Comune
Abitazioni
(ISTAT'91)
LATRONICO
2847
Abitazioni
classe A
780
Abitazioni
classe B
749
Abitazioni
classe C
1318
Popolazione Popolazione Popolazione Popolazione
(ISTAT'91)
classe A
classe B
classe C
5507
1272
1250
2985
Vulnerabilità ed esposizione nel territorio comunale (Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
2.2.5 RISCHIO SISMICO: SCENARI DI EVENTO E DI DANNO
Nella stima dei danni causati da eventi sismici, alle tradizionali analisi di rischio si è andato man
mano affiancando lo studio di scenari, attraverso i quali vengono simulate le conseguenze di un
evento sismico di caratteristiche prefissate, che si verifichi su un dato territorio. Sulla base dei
risultati degli studi di scenari possono essere quindi predisposti adeguati programmi di previsione e
prevenzione.
I dati macrosismici utilizzati per costruire gli scenari sono stati ricavati dal catalogo DOM 4.1,
pubblicato dal GNDT e disponibili on line sul sito internet http://gndt.ingv.it.
Gli scenari sono stati costruiti sulla base dei dati di vulnerabilità dell’edificato ed esposizione della
popolazione contenuti nello studio sul rischio sismico pubblicato dal Servizio Sismico Nazionale
nel 2001. Come già ricordato nei paragrafi precedenti, i dati sono stati ricavati sulla base del
censimento ISTAT del 1991.
Disponendo delle mappe di intensità dei diversi eventi sismici considerati, mediante le matrici di
probabilità di danno (DPM) riportate di seguito in forma di grafici (vedi fig. sottostante), è
possibile ricavare i dati relativi al danneggiamento degli edifici, per i comuni dove l’intensità
sismica risentita è maggiore della soglia di danno (Is ≥ VI MCS).
Matrici di probabilità di danno (Braga et. al., 1982, 1985)
51
Le matrici di probabilità di danno utilizzate (Braga et. al., 1982, 1985) definiscono su basi
probabilistiche, per ogni classe di vulnerabilità e per ogni intensità sismica, le percentuali dei
diversi livelli di danneggiamento subite dagli edifici presenti sul territorio.
Mediante l’utilizzo delle DPM è possibile ottenere una stima del numero degli edifici crollati,
inagibili o danneggiati, nel modo seguente:
abitazioni crollate: tutte quelle con livello di danno 5;
abitazioni inagibili: quelle con livello di danno 4 più una frazione (40%) di quelle con livello
di danno 3;
abitazioni danneggiate: quelle con livello di danno 2 più quelle con livello di danno 3 non
considerate fra le inagibili (60%).
Per quanto riguarda gli effetti sulla popolazione, conoscendo il numero di residenti nelle abitazioni
appartenenti alle varie classi di vulnerabilità e le percentuali dei vari livelli di danno da esse subiti,
si può facilmente risalire ad una stima della popolazione coinvolta in crolli e del numero dei senza
tetto.
Di più difficile previsione è il numero di vittime provocate dall’evento sismico: alcuni valori,
largamente approssimativi, presenti in letteratura parlano di un numero di vittime pari all’incirca al
30% della popolazione coinvolta in crolli.
In ogni caso, poiché il numero di vittime dipende fortemente da una serie di fattori, quali ad
esempio l’ora in cui avviene l’evento, l’attività prevalente degli abitanti, la rapidità dei soccorsi, le
percentuali di sopravvivenza, ecc., quando si costruisce uno scenario di evento è molto difficile
ipotizzare un numero attendibile, a meno che non si facciano studi di una certa affidabilità sulle
dinamiche della popolazione nell’arco della giornata.
Per poter giungere alla costruzione dello scenario di danno è necessario procedere prima alla
costruzione dello scenario di evento.
Come già detto, i dati macrosismici (scenario di evento) necessari per la costruzione degli scenari di
danno sono stati ricavati dal catalogo DOM 4.1.
Gli scenari di danno costruiti, per il comune di Latronico sono relativi agli eventi sismici di riferimento
riportati nella sottostante, che qui si riporta per comodità:
Osservazioni sismiche disponibili per LATRONICO (PZ) [40.087, 16.011]
Data
Effetti
Ye Mo Da Ho Mi Is (MCS)
1857 12 16
80
1836 11 20 07 27 70
1831 01 02 14 07 50
1910 06 07 02 04 35
1905 09 08 01 43 30
1913 06 28 08 53 30
1917 10 13 16 04 25
1915 01 13 06 52 NF
1966 07 06 04 24 NF
in occasione del terremoto di:
Area epicentrale
Ix Ms
BASILICATA
110 70
LAGONEGRO
80 55
LAGONEGRO
80 55
CALITRI
90 59
GOLFO DI S.EUFEMIA 105 75
ROGGIANO
85 55
CASTELSARACENO 60 44
AVEZZANO
110 70
LUCANIA
40 45
Dati macrosismici per la costruzione degli scenari di danno48
48
http://emidius.mi.ingv.it/DOM/consult_loc.html
52
Lo scenario di danno che sarò costruito per il comune di Latronico prende in considerazione l’evento
sismico cha ha interessato la Basilicata il 16/12/1857.
EVENTOSISMICO: BASILICATA 16.12.1857 – M = 6.8 Questo evento, con una magnitudo di 6.8
gradi Richter, è probabilmente uno dei più forti terremoti che in epoca relativamente recente abbiano
riguardato la Basilicata, ed inoltre ha interessato la quasi totalità dei comuni della Provincia di Potenza,
con un’intensità massima risentita, in due comuni situati in prossimità dell’epicentro, pari al XI grado
MCS. In altri 13 comuni l’intensità risentita è stata pari al X grado MCS, in altri sette al IX grado. In
totale, i comuni della provincia di Potenza in cui si è risentita un’intensità superiore alla soglia di danno
(VI MCS) sono circa 90. Se un evento come questo si ripetesse oggi, riguarderebbe una popolazione di
circa 380.000 persone, con oltre 100.000 senzatetto e circa 30.000 persone coinvolte in crolli, con
conseguenze che sarebbero disastrose. La figura seguente riporta le intensità macrosismiche risentite sul
territorio interessato da quest’evento, mentre la tabella successiva mostra lo scenario di danno per il
comune di Latronico.
40,7
26,0
6,6
% opolazione
Coinvolta in
crolli
2.847
%
Abit. crollate
Popolazione
coinvolta
in crolli
8,0
%
Abit.
inagibili
% Senzatetto
Latronico
%
Abitazioni
danneggiate
N° Senzatetto
I
MCS
Popolazione
Comune
Abitazioni
Evento sismico che ha interessato la Basilicata il 16.12.1857: Mappa delle intensità risentite
5.507
1.612
29,3
309
5,6
Basilicata 16.12.1857: Scenario di danno
53
N°
Abit. crollate
29,3
296
5,6
% popolazione
Coinvolta in
crolli
1547
Popolazione
coinvolta
in crolli
5279
% Senzatetto
% opolazione
Coinvolta in
crolli
N°
Abit.
inagibili
Popolazione
coinvolta
in crolli
181
% Senzatetto
715
N° Senzatetto
1120
N° Senzatetto
Calda
Agromonte
Magnano
Agromonte
Mileo
Cerri
Cimitero
Fraccia
Iannazzo
Ischitelli
Lucarelli
Masullo
Perosa
Perricchio
Preti
Procoio
Serrone
Varrazzo
Case
sparse
2752
N°
Abitazioni
danneggiate
8,0
1338
544
348
88
2374
695
29,3
133
5,6
8,0
238
97
63
16
434
127
29,3
24
5,6
8,0
502
204
131
33
1067
313
29,3
60
5,6
8,0
255
104
66
17
524
154
29,3
29
5,6
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
37
45
7
31
6
26
6
8
12
65
67
21
41
15
18
3
13
2
10
2
3
5
26
27
9
17
10
12
1
8
2
7
2
2
3
17
17
5
10
3
3
1
2
0
2
0
1
1
4
4
1
3
82
72
16
76
7
44
9
22
23
149
132
35
103
24
21
5
22
2
13
3
6
7
44
39
10
30
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
5
4
1
4
0
2
0
1
1
8
7
2
6
5,6
5,6
5,6
5,6
5.6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
8,0
47
19
12
3
132
39
29,3
7
5,6
Ambiti di
censimento
I
al 2001
MCS
Latronico
centro
N°
Abit. crollate
Popolazione
8,0
N°
Abit.
inagibili
Abitazioni
Latronico
N°
Abitazioni
danneggiate
Abitazioni
Il comune
I
nel suo
MCS
complesso
Popolazione
In analogia a quanto su riportato nella tabella (essa si riferisce ai dati ISTAT 1991 aggregati per
comune che riguardano quindi il territorio nel suo complesso), nella tabella successiva invece si
riporta la situazione dello scenario di danno al 2001 (questo scenario ipotizzato ha utilizzato le
stesse percentuali di danno stimato al 1991 ed il dato è disaggregato, in questo caso, per centri
urbani, nuclei urbani e case sparse – Censimento Istat 2001)
Basilicata 16.12.1857: Scenario di danno (simulazione dati ISTAT 2001)
54
2.3 RISCHIO IDROGEOLOGICO
2.3.1 ASPETTI GENERALI
Il rischio idrogeologico rappresenta una delle principali fonti di rischio nell’ambito del territorio
comunale
Tra le varie tipologie di rischio idrogeologico si affrontano prevalentemente le seguenti:
- rischio idraulico;
- rischio dighe;
- rischio frana;
- rischio di depauperamento delle risorse idriche sotterranee;
- rischio di deficienza idrica49.
E’ utile precisare che per ognuna delle tipologie di rischio sopra descritte, bisogna procedere ad una
valutazione specifica delle cause e dei meccanismi dei relativi eventi scatenanti, per poterli
prevedere e quindi prevenire, adottando interventi che ne mitighino gli effetti sul territorio
antropizzato. In questa prima fase di lavoro è stato approfondito lo studio sulla valutazione della
pericolosità dei fenomeni e vulnerabilità del costruito in relazione al rischio idraulico, rischio dighe
e rischio frana. Giova in questa sede ribadire che si è scelto di trattare il rischio di inondazioni a
seguito di crollo o di svuotamento rapido di dighe come un rischio idraulico al pari delle piene
fluviali in quanto, a prescindere dalle cause che li abbiano generati, per entrambi, tralasciati gli
effetti dell’onda di piena generata dal crollo improvviso dello sbarramento, l’effetto è l’allagamento
di parti di aree di pertinenza fluviali.
A livello provinciale i programmi di previsione e prevenzione del rischio idrogeologico, che sono
alla base del presente piano di protezione civile, sono essere basati sulla capacità di acquisire ed
integrare i risultati dei vari piani che, a diversi livelli, possono interagire con le azioni di protezione
civile. Ci si riferisce, in particolare, per il rischio idrogeologico, ai piani di bacino previsti dalla
legge 183/89, ai piani di coordinamento provinciali ed alle attività dei Servizi tecnici nazionali e
regionali e in particolare al Piano di Emergenza Provinciale di Potenza. In particolare, lo studio
svolto nei piani di bacino sul rischio idraulico e geologico, anche se finalizzato ad interventi di
sistemazione o alla imposizione di limitazioni d’uso del territorio, potrebbe essere assunto come
punto di partenza per una prima analisi conoscitiva dei rischi presenti sul territorio.
In base a quanto detto sopra la determinazione del rischio idrogeologico sul territorio di Latronico si
è basata essenzialmente sui dati relativi ai seguenti studi:
- studio della pericolosità connessa con il rischio di allagamento delle pertinenze fluviali e di
dissesto geologico, previsto nel PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DAL RISCHIO
IDROGEOLOGICO dell’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata;
- Studi condotti nell’ambito del PIANO DI EMERGENZA PROVINCIALE DI POTENZA.
2.3.2 RISCHIO IDRAULICO
2.3.2.1 Generalità
L’ambito fisico del rischio idraulico è individuato dai corsi d’acqua naturali o dai canali artificiali
ed il fenomeno che causa tale rischio è la piena. La cosiddetta piena consiste in un più o meno
rapido innalzamento dei livelli idrici della superficie libera del corso d’acqua a causa dell’aumento
della portata a seguito di eventi meteorici di forte intensità o, più raramente, dovuto allo
scioglimento delle nevi; la piena causa la fuoriuscita dell’acqua dall’alveo del fiume e quindi
l’allagamento delle aree limitrofe. Per meglio evidenziare il rischio di alluvione a seguito di
fenomeni di piena è necessario richiamare alcuni concetti di idrologia. Alla formazione della piena,
come sopra definita, concorrono diversi contributi:
49
Per quest’ultime due categorie non ci sono al momento dati documentali a disposizione
55
a) afflusso diretto alla rete idrografica, derivante dalla pioggia che investe direttamente il
reticolo idrografico;
b) deflusso superficiale, per effetto delle acque che affluiscono alla rete idrografica scorrendo
sempre in superficie;
c) deflusso ipodermico, dovuto alle acque che, infiltratesi, affluiscono alla rete per moto
ipodermico;
d) deflusso profondo, dovuto alle acque che, penetrate in profondità, raggiungono il reticolo
idrografico attraverso le vie sotterranee.
Il maggior contributo alla formazione della piena deriva dai deflussi superficiali ed ipodermici. In
una sezione di un corso d’acqua l’incremento di portata e quindi l’innalzamento dei livelli della
superficie libera del fiume, non segue immediatamente l’inizio della pioggia, ma avviene con un
certo ritardo che prende il nome di tempo di corrivazione. Tale parametro dipende dalle
caratteristiche geomorfologiche del bacino idrografico (natura geologica dei terreni, uso del suolo,
estensione e struttura del reticolo idrografico, pendenza dei versanti), dall’area del bacino e dallo
stato iniziale di imbibizione del terreno. La conoscenza dei fenomeni di piena dei corsi d’acqua ed il
conseguente rischio di inondazione ad esso associato, assume un’importanza notevole soprattutto
nell’ambito della pianificazione territoriale e nelle attività di difesa del suolo. In questi campi
diventa necessario valutare il rischio connesso con un fenomeno di piena. Per questa valutazione la
portata di piena viene associata ad una stima della probabilità del suo superamento comunemente
espressa mediante il cosiddetto periodo di ritorno. Il periodo di ritorno T rappresenta il numero
medio di anni che intercorrono tra due superamenti successivi della portata di piena fissata.
Lo studio che porta a determinare il periodo di ritorno per una data portata di piena in una sezione
di interesse del corso d’acqua può essere condotto sulla base delle informazioni storiche di tipo
puntuale; attraverso, cioè, la conoscenza dei massimi annui delle portate al colmo di piena nella
sezione indagata. In assenza di tali informazioni si ricorre all’analisi regionale. Tale procedura
consiste nel mettere a punto un modello che permette il trasferimento dell’informazione idrologica,
ottenuto nei punti di misurazione della portata, ad altri siti non strumentati. In realtà, poiché gli
strumenti di misura delle portate sui corsi d’acqua sono sempre molto scarsi, spesso è necessario
mettere in atto un’analisi dei processi di trasformazione degli afflussi meteorici in deflussi fluviali
attraverso modelli matematici fisicamente basati che simulano i fenomeni che danno luogo alla
formazione dei deflussi.
2.3.2.2 Definizioni
Generalmente l’evento è inteso come singola manifestazione del fenomeno temuto. In questo caso
l’evento è il fenomeno di piena. Le parti di territorio soggette ad inondazione a seguito del suddetto
fenomeno, costituiscono le aree vulnerabili. Le persone ed i beni che insistono su queste aree e che
potrebbero subire dei danni quando si verifica un evento sono gli elementi a rischio. Secondo
quanto prevede l’Atto di indirizzo e Coordinamento per l’individuazione dei criteri relativi agli
adempimenti di cui all’art. 1 del decreto legge 11 giugno 1998, n 180 (D.P.C.M. 29/9/1998), l’entità
degli elementi a rischio è definita dalla grandezza E che rappresenta, quindi, il danno potenziale.
Gli elementi a rischio da considerarsi possono essere, così come definito dal D.PC.M. 29/9/1998:
l’incolumità delle persone;
gli agglomerati urbani, comprese le zone di espansione urbanistica;
le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a livello
locale;
il patrimonio ambientale ed i beni culturali d’interesse rilevante;
le aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture ricettive ed
infrastrutture primarie.
56
Durante un evento, in questo caso un evento di piena, ciascun elemento a rischio può riportare un
danno maggiore o minore, in base alla propria capacità di sopportare le pressioni indotte dall’evento
stesso.
La vulnerabilità V esprime, quindi, l’attitudine dell’elemento a rischio a subire danni per effetto
dell’evento e quindi, più specificatamente, indica la percentuale dell’elemento a rischio che
verrebbe danneggiata. E’ chiaro come ad ogni elemento a rischio competano, in funzione delle
caratteristiche dell’evento, valori diversi di E e di V. Infatti, per esempio durante un’inondazione,
secondo l’evento può variare la superficie inondata e, quindi, l’effetto sulle persone e sui beni
presenti. Bisogna inoltre considerare che i valori di E e di V per ogni elemento, oltre che
dall’evento possono essere influenzati anche da altri fattori puramente casuali, quali ad esempio il
periodo dell’anno in cui l’evento si verifica. Si definisce danno effettivo D il prodotto E·V. Il
danno D esprime, quindi, l’entità delle perdite per un determinato elemento o bene (persone, cose,
attività economiche, infrastrutture) nel caso del verificarsi dell’evento temuto.
Riassumendo, in corrispondenza di ciascun evento per il singolo elemento a rischio si pone:
D=VxE
ove:
la vulnerabilità “V”, è il grado di perdita (espresso in una scala da zero = “nessun danno” a
uno = “perdita totale”) prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi esposti a rischio,
risultante dal verificarsi dell’evento calamitoso temuto;
“E” è il valore dell’elemento a rischio, ovvero il valore (che può essere espresso in termini
monetari o di numero di unità esposte) di persone, proprietà, attività economiche, beni
ambientali e culturali.
In un periodo di t anni possono verificarsi un numero Nt di eventi e quindi il danno totale relativo a
tale periodo è:
Dt = ΣDi = ΣEi Vi (i= 1,……..Nt)
Indicando con R il rischio si pone, in definitiva
R=PxVxE=PxD
ove P è la pericolosità ovvero la probabilità di occorrenza dell’evento calamitoso entro un
intervallo di tempo t.
Nel caso specifico del rischio idraulico la pericolosità P dipende dal periodo di ritorno T tramite
la seguente relazione:
P = (1-1/T)t
La mappatura del rischio di cui all’Atto di indirizzo sopra citato, prevede la seguente
classificazione:
Moderato R1: per il quale i danni sociali, economici ed al patrimonio ambientale sono
marginali;
Medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture e al
patrimonio ambientale che non pregiudichino l’incolumità delle persone, l’agibilità degli
edifici e la funzionalità delle attività economiche;
Elevato R3: per il quale sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni
funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la
interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio
ambientale;
Molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle
persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione
di attività socio-economiche.
57
2.3.2.3 Obiettivi e finalità
Il presente lavoro ha, ovviamente, l’obiettivo principale di costituire la base per affrontare, in caso
di rischio idraulico o rischio dighe, l’emergenza in ambito comunale. La provincia di Potenza
attraverso il Piano di Emergenza Provinciale ha messo a disposizione dei comuni che appartengono
sul suo territorio una prima definizione generale delle tipologie di rischio idraulico che
caratterizzano i territori di loro competenza. I tal senso è stato possibile acquisire una serie di
elaborati descrittivi del rischio e le probabili modalità di evoluzione spazio-temporale dello stesso.
IL SISTEMA IDROGRAFICO
Nell’ambito del Sistema idrografico della Provincia di Potenza il comune di Latronico fa parte del
Bacino del fiume Sinni
Il fiume Sinni percorre da ovest ad est la parte più meridionale della provincia di Potenza. Il bacino
imbrifero si estende per una superficie complessiva di 1.427 km2, di cui 1.366 ricadenti in Basilicata
e 61 in Calabria e risulta caratterizzato da deflussi estivi cospicui grazie alla presenza delle sorgenti
di Latronico, del Frido e della valle del Sarmento. Come già precedentemente ricordato, lungo il suo
corso sono stati realizzati i laghi artificiali di Masseria Nicodemo e Monte Cotugno. Grazie al
rilevante afflusso meteorico, è caratterizzato dalla maggiore portata media annua. Questo bacino ha
una forma pressochè triangolare, il cui lato posto più a nord e costituito dalle propaggini
dell’Appennino Lucano, rappresenta lo spartiacque con il bacino dell’Agri, il lato sud-occidentale la
cui direzione si può considerare come la congiungente del Pollino con il monte Sirino, rappresenta
lo spartiacque con i bacini tirrenici del Lao e del Noce, mentre quello sud-orientale la cui direzione
si può considerare come la congiungente del Pollino con il monte Rotondella in prossimità della
foce, rappresenta lo spartiacque con il Crati e con i bacini jonici compresi tra Sinni e Crati. Il bacino
presenta caratteristiche montuose essendo caratterizzato da molte cime che superano i 1.000 m
s.l.m.. Quelle più alte appartengono ai sistemi montuosi che vanno dal monte Sirino al Monte
Pollino e che si trovano sul confine sud-occidentale. Le cime più alte sono: Monte Papa (2.005 m
s.l.m.), Madonna di Sirino (1.906 m s.l.m.), Monte Alpi (1.900 m s.l.m.), Monte La Spina (1.649 m
s.l.m.), Monte Zaccana (1.579 m s.l.m.), Monte Grattacielo (1.895 m s.l.m.), Serra del Prete (2.186
m.s.l.m.), Monte Pollino (2.278 m s.l.m.), Serra Dolcedorme (2.271 m s.l.m.), Serra di Crispo
(2.052 m s.l.m.), Timpone Rotondella (1.609 m s.l.m.), Timpone Neviera (1.993 m s.l.m.). Tra
Monte Zaccana e Monte Grattacielo, per circa 25 km, il crinale appenninico attenua il suo carattere
costituito da ripidissime pendici, presentando valichi al di sopra di quota 900 m più facilmente
accessibili. Procedendo verso est, il Timpone Neviera è l’ultima significativa asperità che si
incontra e, avvicinandosi alla foce, il crinale si abbassa gradualmente fino ai colli di Rotondella. Le
zone pianeggianti sono limitate alla Valsinni e si sviluppano poi in modo progressivo fino al litorale
jonico. La quota media del bacino risulta di 687 m s.l.m.ed in particolare il 16,8% del territorio si
trova a quota compresa tra 900 m s.l.m. e 1.200 m s.l.m., il 54% si trova ad una quota superiore a
600 m s.l.m., mentre solo il 16% risulta al di sotto dei 300 m s.l.m. Nella parte alta del bacino sono
presenti formazioni permeabili quali i calcari del mesozoico, del trias, calcari dolomitici del trias e
formazioni eoceniche, molto importanti per l’alimentazione delle sorgenti ricadenti nel bacino. Il
medio Sinni è caratterizzato da rocce semipermeabili che comprendono formazioni sabbiose,
conglomerati del pliocene e depositi del quaternario, mentre nel basso Sinni si ritrovano terreni
impermeabili, argille scagliose, argille azzurre, scisti argillosi, sabbie argillose del pliocene. Il
fiume Sinni ha origine alla quota di circa 1.300 m s.l.m., tra il monte Sirino e la Serra Giumenta.
Dopo un primo tratto in direzione nord-ovest sud-est, il corso d’acqua procede per circa 7 km in
direzione sud per poi ruotare verso est-nord est fino alla confluenza con il torrente Cogliandrino. In
questo primo tratto la valle è stretta e il fiume mantiene un andamento unicursale. Nel tratto
successivo, fino alla confluenza con il torrente Serrapotamo, il fiume devia verso nord-nord est fino
alla confluenza con la Fiumarella di S. Arcangelo. Tale zona corrisponde all’invaso del bacino
artificiale creato con lo sbarramento all’altezza di Monte Cotugno. Dopo Monte Cotugno il fiume
scorre in direzione sud est in una valle stretta e profonda fino alla confluenza con il fiume
58
Sarmento. Successivamente riprende la direzione verso nord est e l’alveo si allarga nuovamente,
fino alla stretta di Valsinni. Superata la stretta l’alveo si allarga di nuovo e dopo un’ampia
conversione a nord di Rotondella si dirige verso sud est fino alla foce. I maggiori affluenti del
Fiume Sinni, che sono numerosi e spesso caratterizzati da portate considerevoli, contribuendo
notevolmente alla sua portata idrica, sono il Cogliandrino in riva sinistra e il Frido in riva destra,
nell’alto Sinni, il Rubbio, il Serrapotamo e il Sarmento nel medio Sinni. Lungo il corso del Torrente
Cogliandrino è stato realizzato l’invaso di Masseria Nicodemo, mentre sul Sinni, nel comune di
Senise, è stato realizzato l’invaso di Monte Cotugno.
Bacino del fiume Sinni
2.3.2.4 Eventi storici estremi nella Provincia di Potenza
L'individuazione di aree vulnerabili rispetto al rischio idrogeologico è un problema tecnicamente
complesso che richiede non solo una conoscenza molto approfondita del territorio da indagare, ma
anche la conoscenza della pericolosità degli eventi che vi possono accadere. In via preliminare
risulta di grande utilità l’individuazione delle aree storicamente colpite da eventi calamitosi estremi,
soprattutto per le elevate caratteristiche di ripetitività dei fenomeni idrogeologici (inondazioni e
frane), cosa che fa ritenere che la maggior parte degli eventi dannosi si potrà verificare nel futuro
con caratteristiche in parte analoghe ai fenomeni verificatisi nel passato. Per questo motivo
59
l'indagine storica degli eventi di piena e di frane costituisce sicuramente la base sulla quale
sviluppare indagini più specifiche e puntuali per la definizione e la mappatura del rischio di
inondazione.
Per l’indagine storica dei fenomeni calamitosi che hanno colpito il territorio della provincia di
Potenza, si è fatto riferimento al Progetto Aree Vulnerate Italiane (AVI)50 realizzato dal Gruppo
Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (CNR-GNDCI) con lo scopo di fornire un
censimento delle inondazioni e delle frane verificatisi nel 20° secolo in Italia. L'archivio contiene
fra l’altro oltre 22.000 informazioni sulle frane ed oltre 7.500 informazioni relative alle inondazioni.
Le informazioni si riferiscano ad oltre 18.500 località colpite da frane e ad oltre 12.000 località
colpite da inondazioni.
Descrizione degli eventi alluvionali storici sul territorio lucano
Dall’analisi dei fenomeni calamitosi è emerso che nel secolo 20° la regione Basilicata è stata interessata
da circa 347 eventi di piena che hanno coinvolto 227 località. In particolare sono stati colpiti 27 comuni
nella provincia di Matera e 39 nella provincia di Potenza che insieme rappresentano più del 50% di tutti
i comuni della regione.
In particolare il territorio del comune di Latronico, cosi come riportato nella figura sottostante che
raffigura le aree alluvionate nel periodo 1920-1950, è stato interessato da un evento alluvionale nel
192551
Aree colpite dalle alluvioni. Periodo 1920 – 1950 – (Progetto AVI)
Per il comune di Latronico, secondo il Progetto AVI, non si rilevano negli altri periodi considerati (fino
al 2001) altri eventi alluvionali
Eventi di piena nel territorio di Latronico
50
II progetto AVI (Aree Vulnerate Italiane) è stato commissionato dal Ministro per il Coordinamento della Protezione
Civile al Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (G.N.D.C.I.), al fine di censire quelle aree del
territorio nazionale storicamente vulnerate da calamità geologiche ed idrauliche, intendendo per calamità geologiche i
fenomeni di franamento che abbiano arrecato danni misurabili a persone e/o cose e per calamità idrauliche quegli eventi
di piena dei corsi d'acqua che abbiano prodotto inondazioni delle aree circostanti con conseguenti danni a persone e/o
cose. Nell'ambito del suddetto progetto, che ha visto l'impegno di oltre 300 persone suddivise in 15 unità operative,
sono stati analizzati 22 quotidiani nazionali e regionali, sono stati intervistati 150 referenti privilegiati (tecnici,
ricercatori, studiosi, conoscitori delle realtà territoriali e degli eventi in esse verificatisi) e sono stati consultati circa
1.500 documenti tecnico - scientifici editi ed inediti. Inoltre, sulla base di documenti storici, libri e monografie si è
pervenuti ad una catalogazione di 1.316 ulteriori eventi verificatisi in anni antecedenti al 1918.
51
In tale epoca non era ancora presente al Diga di Cogliandrino (Lauria) che sbarra il Fiume Sinni a ovest del territorio
di Latronico.
60
Per quanto riguarda prettamente il territorio comunale di Latronico, si desume sempre dall’archivio del
Progetto AVI l’assoluta assenza di eventi di piena.
2.3.2.5 Valutazione della pericolosità idraulica del fiume Sinni
Per quanto riguarda lo studio della valutazione della pericolosità idraulica connessa con l’individuazione
delle aree di pertinenza fluviale a rischio di inondazione, si è fatto prevalentemente riferimento agli
studi effettuati dall’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata nell’ambito del Piano Stralcio per
la difesa dal Rischio Idrogeologico.
Le elaborazioni fin ad ora effettuate dall’Autorità di Bacino hanno permesso di determinare le aree
inondabili per tre diversi periodi di ritorno (Tr = 30, Tr =200, Tr =500) delle aste principali del Fiume
Sinni.
Territorio interessato dalla pericolosità idraulica del fiume Sinni
Tr = 30 anni (mq)
Tr = 200 anni (mq)
1.047.785
1.952.558
Tr = 500 anni (mq)
2.429.308
Nelle figure seguenti vengono rappresentate le aree di pertinenza fluviale con tempo di ritorno pari a 30,
200, 500 anni
SCENARI RELATIVI AL COMUNE COINVOLTO DA RISCHIO IDRAULICO – Vedi Tav. A5
In particolare le aree inondabili sono state classificate in funzione della densità demografica relativa
alla sezione censuaria coinvolta. Risulta evidente come questa prima gerarchizzazione tiene conto
del danno possibile che si può verificare in termini di coinvolgimento di abitanti.
Per ognuna delle aree inondabili, come sopra classificate, è stato valutato un indice relativo sia alla
densità demografica dell’area considerata, sia alla percentuale di area sommersa rispetto al totale
della sezione censuaria. In questo modo si è ottenuto, per ogni sezione censuaria, il numero
presumibile di abitanti coinvolti dall’evento calamitoso
Tale parametro non intende fornire il numero preciso di persone alle quali bisognerà prestare
soccorso in caso di emergenza, ma indica esclusivamente il grado di esposizione delle singole aree
censuarie coinvolte dall’allagamento. Infatti, in funzione dei dati ottenuti per tutti gli scenari
prodotti relativamente alle pertinenze fluviali delle aste principali con diverso periodo di ritorno (T=
200, 30) e per le aree sommergibili a causa di un eventuale crollo delle dighe, si è stabilita la
seguente classe di esposizione per ogni parte del comune coinvolta.
Abitanti coinvolti (Densità X Area inondata)
0 ÷ 10
11 ÷ 50
> 50
LIVELLO DI ESPOSIZIONE
BASSO
MEDIO
ALTO
61
Il livello di esposizione indica una prima classificazione della zona territoriale coinvolta dall’evento
calamitoso esaminato ed utile per stabilire l’entità dell’evento.
Accanto alle informazioni sopra citate per ognuno degli scenari prodotti, vengono riportate le vie di
comunicazione che potranno essere interessate da questi fenomeni. In tal caso si è fatto riferimento
alle strade provinciali, alle strade statali e alle strade a scorrimento veloce.
Scenario di rischio per le aree di pertinenza del fiume Sinni
Accanto alle aree inondate, sono stati considerati i dati ISTAT sulla popolazione relativi al censimento
del 2001. Quest’ultimi, sono disponibili per ciascuna sezione di censimento. Si è proceduto, per questo,
a stimare la popolazione all’anno 2001 per ciascuna sezione di censimento, a partire dal dato relativo
alla popolazione ad essa riferita. Nota la popolazione per sezione di censimento, la fase successiva ha
riguardato l’identificazione delle sezioni di censimento nelle quali ricadono le pertinenze fluviali con
rischio di alluvione. Tali sezioni sono state poi classificate in funzione della loro densità di popolazione
ed è stata determinata la porzione di aree sommersa.
La fase conclusiva è consistita nel mero prodotto della densità di popolazione di ogni sezione censuaria
per la relativa area inondata, il che ha consentito di determinare gli abitanti teorici coinvolti da
un’eventuale calamità, distinti per sezione di censimento. La somma dei risultati relativi a tutte le
sezioni di censimento del comune in esame coinvolto nell’evento, rappresenta l’indice relativo
all’esposizione rispetto al rischio di allagamento.
Di seguito si riportano le rappresentazioni grafiche degli scenari ricavati per le aree di pertinenza
dell’asta fluviale del fiume Sinni con riferimento ad eventi con periodo di ritorno T=500, T=200 e
T=3052. Nelle corrispondenti tabelle sono rappresentati per ogni singola sezione di censimento coinvolta
i seguenti dati:
codice ISTAT della sezione di censimento;
area della sezione di censimento;
densità di popolazione all’anno 2001;
numero delle case isolate;
area inondata;
numero di abitanti coinvolti (stimati);
livello di esposizione
Negli schemi grafici sono riportati gli scenari suddetti con l’individuazione delle aree inondate e delle
sezioni di censimento del Comune di Latronico classificate in funzione del livello di esposizione.
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000027
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
62.837
16.309.520
10.737.343
1.24
1,36
0
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
0
3
0
1.408.041
526.089
23.225
456.599
15.354
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
1,75
0,71
0
0,11
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
2.429.308
2,57
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 500 anni)
52
PAI Basilicata 2011
62
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 500 anni) - Fascia arancione
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000027
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
62.837,5
16.309.520
10.737.343,5
1.24
1,36
0
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
0
3
0
1.149.478
406.342
15.545
372.525
8.668
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
1,43
0,55
0
0,09
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
1.952.558
2,07
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 200 anni)
63
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 200 anni) - Fascia gialla
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
16.309.520
10.737.343
1.24
1,36
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
3
0
657.143
176.556
207.207
6.879
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
0,81
0,24
0,05
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
1.047.785
1,1
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 30 anni
64
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 30 anni) - Fascia rossa
2.3.2.6 Il rischio connesso con la presenza di dighe sul territorio
Nell’ambito del rischio idraulico, assume rilevanza la presenza sul territorio circostante di Latronico di
uno sbarramento fluviale (Diga di Cogliandrino in territorio di Lauria) a valle del quale si potrebbero
determinare condizioni di rischio. Tale rischio è connesso principalmente con la possibilità che dallo
sbarramento vengano rilasciate portate in condizioni di emergenza o, nel caso più remoto, con un
eventuale crollo della struttura della diga. In entrambi i casi si genera a valle un onda di sommersione
che coinvolge una porzione più o meno grande di territorio in funzione dell’entità dell’evento.
In materia di sicurezza e progettazione degli sbarramenti fluviali esiste una estesa normativa di cui si
riportano gli estremi:
D.P.R. n. 1363 del 1 novembre 1959;
D.M. LL.PP. del 24.03.1982;
Circolare del Ministero LL.PP. n. 1125 del 28 agosto 1986;
Circolare del Ministero LL.PP. n. 352 del 4 dicembre 1987;
D.P.R. n. 85 del 24 gennaio 1991;
D.P.R. n. 85 del 18 marzo 1991;
Legge n. 584 del 21 ottobre 1994;
65
Circ. PCM /DSTN n. 22806 del 13.12.1995;
Circ. PCM /DSTN n. 7019 del 19.03.1996.
Con i suddetti documenti legislativi sono stati introdotti modalità e procedure di controllo, sia da
parte degli Enti Gestori sia, per quanto riguarda la vigilanza, da parte del Servizio Nazionale Dighe
(SND). Alla base delle procedure strettamente collegate alla protezione civile e quindi alla gestione
di eventuali emergenze, ci sono i seguenti documenti che dovranno essere redatti dall’ente gestore e
controllati dal SND:
Foglio di condizioni per l’esercizio e la manutenzione;
Documento di Protezione Civile.
Il primo documento deve consentire la conoscenza completa dello sbarramento, sia dal punto di vista
tecnico che amministrativo. In particolare, oltre alla descrizione dettagliata dell’opera, esso deve
riportare tutti i provvedimenti autorizzativi previsti dalla normativa in materia di dighe e deve contenere
le prescrizioni impartite sulla periodicità delle misure da eseguirsi sulla struttura. Il Documento di
Protezione Civile, introdotto dalla Circolare n. 352, sopra citata, e modificato poi dall’ultima Circolare
del 1996, codifica tutti i comportamenti da tenersi e le procedure da seguire rispetto alle condizioni
meteo e quindi al livello della quota di invaso. In funzione di quest’ultimo parametro sono previsti 4
livelli di allarme:
vigilanza ordinaria;
vigilanza rinforzata;
Allarme 1;
Allarme 2.
La fase di vigilanza ordinaria si attiva allorquando si notano apporti idrici che fanno temere il
superamento della quota di esercizio autorizzata. Scatta la fase di vigilanza rinforzata quando o si
rilevano dei comportamenti anomali della struttura e delle sponde, o in caso gli apporti idrici facciano
temere il superamento della quota massima ammissibile per eventi eccezionali.
Dopo queste fasi può scattare l’Allarme 1 o l’Allarme 2. L’allarme di tipo 1 si attiva quando si supera la
quota citata nel caso di vigilanza rinforzata o si teme che si possa generare un’onda nell’invaso in grado
di tracimare la diga senza nessun controllo. L’allarme di tipo 2 scatta quando si avvistano fenomeni che
fanno pensare al collasso parziale o totale dello sbarramento.
Individuazione delle aree sommerse: definizioni
Il Foglio di condizioni e di manutenzione, deve contenere, fra l’altro, ed in base alle circolari
ministeriali riportate in precedenza, lo studio della individuazione delle aree sommergibili a valle dello
sbarramento. In particolare è fatto obbligo ai concessionari delle dighe di ritenuta di effettuare gli studi
tesi a valutare le caratteristiche dell’onda di sommersione conseguente:
ad un ipotetico collasso dell’opera;
a manovre contemporanee agli organi di scarico superficiali e profondi;
a manovre ai soli organi di scarico di fondo.
I suddetti studi vanno trasmessi al Servizio Nazionale Dighe che ha il compito di acquisire tali studi e di
redigere gli scenari degli incidenti probabili, sulla base dei quali si dovranno elaborare i piani di
emergenza.
Questi studi devono contenere le elaborazioni matematiche ed idrauliche mediante le quali, a partire
dall’istante in cui viene eseguita la manovra sugli scarichi ovvero dall’istante in cui si manifesta il dambreak, si determinano le caratteristiche dell’onda di piena, il tempo impiegato per raggiungere
determinate sezioni e i livelli idrici raggiunti. A tale riguardo il G.N.D.C.I. (Gruppo Nazionale per la
Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche) ha proposto una metodologia operativa per lo studio delle
conseguenze di una ipotetica rottura delle dighe di ritenuta italiane. Tale metodologia è stata recepita
dalla Circolare n. DSTN/2/22806 della Presidenza del Consiglio dei Ministri datata 13 dicembre 1995.
Nella stessa circolare è previsto, tra l’altro, che lo studio dell’ipotetica rottura di una diga posta a valle
di un altro sbarramento artificiale, si identifichi con l’onda generata dal collasso dello sbarramento
artificiale di monte.
66
Dighe presenti nel territorio circostante di Latronico
Nelle Tabelle sottostanti è riportata le diga presente sul territorio circostante di Latronico di competenza
del Servizio Nazionale Dighe con le informazioni salienti e le caratteristiche tecniche. Per i dettagli
relativi alle caratteristiche degli sbarramenti, opere di scarico, scale di deflusso, notizie geologiche,
documentazione fotografica e di progetto si rimanda al SIDiL (Sistema Informativo Dighe Lucane),
contenuto nel Programma Pilota di Previsione e Prevenzione del Rischio Idrogeologico della Provincia
di Potenza. Tutte le informazioni contenute nel SIDiL sono georeferenziate e per questo motivo è
possibile sovrapporre strati informativi al fine di ottenere informazioni composte.
INVASO
Masseria Nicodemo
COMUNE
Lauria
CORSO D’ACQUA
Fiume Sinni
ENTE GESTORE
E.N.E.L. – Unità di Rossano Calabro (CS)
Informazioni sulla diga presente sul territorio circostante al comune di Latronico
NOME
INVASO
Quota
coronamento
[m s.l.m.]
Quota
regolazione
[m s.l.m.]
Quota invaso
[m s.l.m.]
TIPOLOGIA
Tipo di utenza
Capacità di
serbatoio
[milioni mc]
Masseria
Zonata con
Idroelettrico
12.40
674.10
670.00
672.00
Nicodemo
nucleo centrale
Caratteristiche tecniche della diga presenti sul territorio circostante al comune di Latronico
Invaso del Cogliandrino: aree inondabili conseguenti a crollo e/o collasso.
67
Determinazione delle aree sommergibili per ipotetico collasso dello sbarramento e per onde
artificiali dovute a manovre sugli organi di scarico53
Il presente lavoro ha l’obiettivo di individuare le aree inondabili a valle delle diga “Masseria
Nicodemo” presente a Ovest, in agro di Lauria, del comune di Latronico, a seguito di collasso o
crollo dello sbarramento o di eventuali onde di piena artificiali dovute a manovre sugli scarichi. Gli
anzidetti studi sono prescritti dalla Circolare Ministeriale del 04.12.1987 n. 352, dalla Circolare
P.C.M. DSTN/2/22806 del 13.12.1995 e Circolare P.C.M. DSTN/2/2019 del 19.03.1996. Il Piano di
Emergenza Provinciale di Potenza
Nell’ambito dell’approfondimento di questi studi prodotti dal Provincia di Potenza nell’ambito del
Piano di emergenza provinciale, la metodologia seguita ha previsto le seguenti attività:
1. acquisizione degli studi idrologici per l’individuazione delle aree coinvolte dall’onda di
piena relative alle dighe sopra citate, presso la Prefettura e presso gli enti gestori, sia
nell’ipotesi del collasso che in quella di onde di piena per effetto di manovre sugli organi di
scarico;
2. digitalizzazione delle aree inondabili, trasformazione in dati vettoriali e georeferenziazione
degli stessi;
3. posizionamento delle aree inondabili sulla cartografia di base in scala 1:50.000 IGM
4. controllo delle perimetrazioni sulle ortofotocarte AIMA (scala 1:5.000)
Le elaborazioni effettuate hanno permesso di acquisire le aree inondabili per ipotetico collasso e le
aree sommergibili a seguito di onde di piena artificiale conseguenti a manovre degli organi di scarico
Negli elaborati grafici sottostanti sono riportate le aree sommerse a seguito di collasso o manovre sugli
organi di scarico per tutti gli sbarramenti considerati.
Scenario Invaso del Cogliandrino – Inondazione a seguito di crolli del Corpo Diga54
53
54
Per tali informazione si è fatto riferimento a quanto approfondito dal Piano di Emergenza di Potenza.
Fonte: Tav. 5.3a del Piano di Emergenza Provinciale
68
L’invaso è rappresentato dal retino pieno, mentre l’area inondata con un retino quadrettato
(entrambi con il colore celeste).
I livelli di esposizioni, quelli desunti dalla tabella riportata dalla tav. 5.3a del Piano di Emergenza
Provinciale e che qui viene richiamata, sono stati ulteriormente approfonditi (tra l’altro è stato
ricalcolato il livello di esposizione e la popolazione coinvolta nell’evento) attraverso
l’implementazione grafica in cui sono state sovrapposte le sezioni di censimento al 2001 sull’area
inondata conseguente al collasso/crollo della diga (vedi Tav. A.5):
Comune
Altitudine Altitudine Altitudine Superficie
Densità
Numero
centro
minima
minima territoriale demografica
case
abitato
sparse
(mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.)
(kmq)
(ab/kmq)
Latronico
888
472
1.900
75,98
70
21
Estratto della tab. riportata nella Tav. 3a del Piano di Emergenza Provinciale
Area
Abitanti Livello di
inondata (densità x esposizione
area
(Kmq) inondata)
2,104
4,91
Basso
Scenario Invaso del Cogliandrino – Inondazione conseguente a scarico Diga55
L’invaso è rappresentato dal retino pieno, mentre l’area inondata con un retino quadrettato
(entrambi con il colore celeste).
Anche in questo caso i livelli di esposizioni, quelli desunti dalla tabella riportata dalla tav. 5.3b del
Piano di Emergenza Provinciale e che qui viene richiamata, sono stati ulteriormente approfonditi
(tra l’altro è stato ricalcolato il livello di esposizione e la popolazione coinvolta nell’evento)
attraverso l’implementazione grafica in cui sono state sovrapposte le sezioni di censimento al 2001
sull’area inondata conseguente al collasso/crollo della diga (vedi tav. A5):
55
Fonte: Tav. 5.3b del Piano di Emergenza Provinciale
69
Comune
Altitudine Altitudine Altitudine Superficie
Densità
Numero
centro
minima
minima territoriale demografica
case
abitato
sparse
(kmq)
(ab/kmq)
(mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.)
Latronico
888
472
1.900
75,98
70
21
Estratto della tab. riportata nella Tav. 3a del Piano di Emergenza Provinciale
Area
Abitanti Livello di
inondata (densità x esposizione
area
(Kmq) inondata)
1,535
7,01
Basso
2.3.3 RISCHIO FRANA
2.3.3.1 Generalità e definizioni
Il termine “frana” si riferisce al distacco di un corpo di terreno o di un blocco di roccia che si risolve
quasi sempre con la discesa più o meno repentina lungo un versante, sotto l’effetto della gravità. Per
questo le frane rivestono un ruolo non trascurabile nell’ambito dell’evoluzione geomorfologica dei
rilievi e sono i fenomeni più appariscenti per le modificazioni che apportano sui versanti. Le frane
possono avvenire nelle condizioni più disparate. Esse si verificano in ambienti geografici diversi,
interessando tanto i pendii di regioni con piovosità intensissima quanto quelli delle regioni più
aride, in situazioni geologiche e morfologiche semplici ed in quelle complesse. I tipi di terreno
coinvolti vanno dalle rocce di elevata resistenza meccanica alle terre molli. Una frana può
verificarsi gradualmente oppure all’improvviso. Le velocità di spostamento possono essere
dell’ordine dei cm/anno o delle decine di metri al secondo. Anche le dimensioni possono essere
diverse: esse, sia longitudinalmente che trasversalmente al versante, possono variare da alcuni metri
a diversi chilometri. I volumi dei corpi franati variano tra qualche migliaio di metri cubi e le
centinaia di milioni di metri cubi.
E’ perciò difficile trattare unitariamente i problemi di stabilità dei pendii con un modello meccanico che
rappresenti tutte le situazioni possibili. Gli studi che negli ultimi anni hanno cercato di caratterizzare il
fenomeno delle frane dal punto di vista della loro previsione e quindi della prevenzione dei danni
connessi al loro accadimento, si sono inevitabilmente scontrati con la intrinseca complessità di tali
fenomeni, derivante dal fatto che esse dipendono da innumerevoli parametri, spesso interdipendenti fra
loro.
Per riuscire a ridurre gli effetti che un determinato evento di frana può provocare, sarebbe necessario,
quindi, riuscire a determinarne la pericolosità. La pericolosità di un determinato fenomeno di instabilità
è definita come la probabilità che tale evento si verifichi in un certo intervallo di tempo, in una data area
e con una certa magnitudo. Una volta valutata la pericolosità di un dato evento, occorrerebbe
programmare e mettere in atto una serie di misure di mitigazione degli effetti connessi all’accadimento
dell’evento, attraverso, ad esempio, un razionale utilizzo del suolo ed una oculata pianificazione
urbanistica.
Il problema della mitigazione degli effetti di un evento franoso, è ricondotto, quindi, ad una valutazione
della pericolosità di quell’evento. Tale valutazione è a sua volta processo di non facile soluzione. Le
difficoltà risiedono principalmente nella quantificazione della probabilità che il fenomeno si verifichi,
sia in termini spaziali che temporali. Inoltre la valutazione della pericolosità, contempla, non solo di
prevedere dove e quando un singolo fenomeno di frana potrà attivarsi, ma anche quale sarà la tipologia
di movimento, sia in termini di meccanismo che di cinematismo, le dimensioni e l’energia di frana, la
velocità degli spostamenti delle masse coinvolte, nonché l’evoluzione sia spaziale che temporale del
fenomeno medesimo. In definitiva la valutazione della probabilità di accadimento di un dato fenomeno
risulta di estrema difficoltà perché connessa a molteplici fattori predisponenti e scatenanti, spesso
variamente interagenti e, comunque, fortemente variabili e non sempre direttamente ed univocamente
stimabili.
Ad esempio la probabilità temporale che si verifichi un dato evento franoso è sovente legata
all’interazione fra la distribuzione delle precipitazioni, la loro intensità e la conseguente risposta, dal
punto di vista geomeccanico, dell’area analizzata. Anche la sismicità della zona è un fattore di una certa
rilevanza in tale valutazione. Se risulta di una certa facilità prevedere, almeno statisticamente,
l’andamento e l’intensità delle precipitazioni in una determinata area, non altrettanto semplice risulta la
determinazione di altri parametri che influiscono sul comportamento dell’area in dissesto e che sono
70
detti fattori passivi quali la litologia, l’acclività, l’assetto strutturale, le caratteristiche geomeccaniche, lo
spessore della coltre sciolta, la profondità della superficie di scivolamento, la permeabilità. A questi
elementi vanno inoltre aggiunti altri fattori di origine antropica (scavi, scarichi, disboscamenti) e non
(sismi, azioni erosive).
Nonostante le difficoltà l’approccio metodologico per la previsione spaziale e temporale della
pericolosità del rischio frana è quello di seguito descritto56. In particolare la previsione spaziale è
solitamente basata sulla rilettura dei fenomeni passati e presenti e consente di esprimere la pericolosità
soltanto in termini relativi, ovvero di una maggiore o minore propensione di un versante rispetto ad altri
a fenomeni di instabilità. In questo campo si procede attraverso metodi empirici o attraverso analisi di
tipo deterministico, affrontando il problema dal punto di vista della stabilità del versante all’equilibrio
limite. Questa metodologia prevede, quindi, la determinazione del fattore di sicurezza del pendio
considerato e di seguito un raffronto fra le condizioni di equilibrio dei diversi versanti.
Per ciò che riguarda la previsione temporale della pericolosità del rischio frana, essa è basata
essenzialmente sulla frequenza degli eventi in un determinato intervallo di tempo e, dunque, sul loro
tempo di ritorno.
Anche l’intensità attesa di un evento franoso è elemento di determinazione estremamente difficile
perché difficoltoso risulta già fornirne una definizione in termini quantitativi. Infatti mentre per altri tipi
di catastrofi naturali, quali eventi meteorologici estremi o terremoti, la definizione della intensità può
essere più o meno immediata, in quanto facilmente correlabile a parametri quantitativamente definibili,
per i fenomeni di frana la definizione dell’intensità risulta meno immediata dal momento che essa
dipende da variabili di non facile determinazione.
Fattori e cause dei fenomeni franosi
L'azione morfogenetica delle frane si attua tramite lo spostamento lento o improvviso di una massa di
roccia e/o terra sotto l’effetto della gravità.
Le condizioni di stabilità di un pendio, così come, una volta verificatosi l’evento franoso, l'entità dello
spostamento e le dimensioni della massa in movimento, sono controllate da elementi diversi ed
interdipendenti, che incidono in misura variabile.
Nella maggior parte dei casi risulta complesso individuare l'importanza assunta da ciascuno elemento
nell'alterazione dell'equilibrio del pendio. Si può affermare che la predisposizione al dissesto di un
versante è collegata direttamente al sovrapporsi casuale di alcuni fattori che interagiscono sulla stessa
area, mentre la realizzazione del singolo fenomeno franoso è legata al verificarsi di più eventi
occasionali e concomitanti. Poiché, inoltre, tali fattori variano nel tempo, lo stato di un pendio muta
tendendo, a seconda dei casi, verso condizioni di instabilità o di stabilità.
Un primo gruppo di elementi sono i “fattori passivi” che generalmente non subiscono improvvise
variazioni nel tempo e che risultano predisponenti per la franosità.
Tra essi si possono distinguere:
a)
fattori litotecnici: litologia, proprietà meccaniche dei terreni, stato di tensione naturale
del terreno, caratteri strutturali dei terreni interessati dal movimento (giacitura degli
strati o della scistosità, faglie e strutture) in relazione all'andamento morfologico del
versante;
b)
fattori morfologici: configurazione geometrica, acclività, rotture di pendenza,
caratteristiche della rete drenante;
c)
fattori idrogeologici: tipo e grado di permeabilità, distribuzione delle falde.
Un secondo gruppo è invece rappresentato da elementi esterni al versante di origine naturale ed
antropica, che possono subire variazioni sensibili anche in tempi brevi; questi elementi (fattori attivi del
rilievo) che possono intervenire a causare variazioni dello stato tensionale nel terreno, e per questo
generalmente sono ritenuti determinanti nei confronti della franosità, possono innescare fenomeni di
rottura e quindi agire come cause scatenanti delle frane.
Tali fattori si possono suddividere in :
a) fattori climatici: piovosità, esposizione del versante;
56
Approccio metodologico proposto dagli studi contenuti nel Piano di Emergenza Provinciale
71
b) fattori vegetazionali: tipo di vegetazione;
c) interventi antropici.
Ciascuno dei fattori considerati, predisponente o determinante, influisce sulla stabilità di un versante ma
è connesso all'insieme dei parametri. Si riscontra, quindi, una estrema variabilità di combinazioni che
consente la localizzazione di aree definite in cui è possibile valutare la franosità potenziale. Il complesso
sistema di equilibrio tra sforzi e resistenza che regola l’eventuale movimento franoso, varia a seguito di
fenomeni occasionali, ascrivibili a:
deterioramento delle caratteristiche tecniche di insieme della roccia;
variazione di contenuto d'acqua;
aumento del carico sul versante;
incremento della pendenza del versante;
scosse e vibrazioni;
azioni antropiche.
Fattori e cause della franosità costituiscono, quindi, gli elementi di analisi a cui far riferimento per la
comprensione della distribuzione e della densità dei fenomeni franosi in una certa area.
Tipologie dei movimenti franosi presenti nel territorio di Latronico
Come già ricordato sopra il modo secondo cui si verifica il fenomeno di rottura di un versante dipende
da una molteplicità di fattori tra i quali rivestono un ruolo determinante la geologia, la idrologia, la
topografia, il clima. La combinazione di tali fattori, dà luogo a tipi di franamento di una tale varietà da
rendere estremamente difficile una schematizzazione rigorosa. Numerosi sono gli esempi di
classificazioni dei fenomeni franosi e tutti si propongono di isolare e definire quei tipi di movimento che
in base alla frequenza con cui si verificano possono essere considerati “caratteristici”. Questi
movimenti, contraddistinti dal fatto di essere abbastanza chiaramente distinguibili, di geometria
relativamente semplice e di una certa unitarietà ed individuati attraverso la definizione di alcune loro
evidenze genetiche, quali il tipo e la velocità del movimento, la forma della superficie di scorrimento ed
il tipo di materiale franato, possono essere considerati come tipi “base”. Altri tipi di frane possono, in
generale, essere considerati come combinazioni di alcuni di questi tipi “base”.
In base a quanto approfondito dagli studi dell’Autorità di Bacino della Basilicata il territorio di
Latronico è caratterizzato prevalentemente dalle seguenti tipologie di movimenti franosi:
SCORRIMENTI O SCIVOLAMENTI - Tali movimenti comportano uno spostamento per taglio
lungo una o più superfici. Queste superfici di scorrimento sono visibili o possono essere
ragionevolmente ricostruite. Questi movimenti in particolare per il territorio di latronico sono del
tipo rotazionale: Movimento dovuto a forze che producono un momento di rotazione attorno ad
un punto posto al di sopra del centro di gravità della massa. La forma della superficie di rottura è
di solito concava verso l’alto, per questo motivo la massa in movimento si solleva al piede e
sprofonda in sommità. La superficie di scorrimento è tanto più vicina alla forma circolare quanto
maggiore è l’omogeneità del terreno interessato.
COLAMENTI - Queste frane, per il volume a volte notevole delle masse in movimento, creano
problemi a volte insolubili per la difesa del territorio e per la stabilità e la funzionalità delle opere
di ingegneria. Una “colata” consiste essenzialmente in un movimento, entro alvei più o meno ben
definiti che possono essere solchi vallivi ovvero incisioni di vario altro tipo, di materiali smossi
dalla loro sede originaria ad opera di una frana o anche di un fenomeno erosivo. Una colata
comporta l’alimentazione del materiale a monte, lo scorrimento di questo lungo un “canale di
frana” ed il suo accumulo a valle. I colamenti possono verificarsi sia negli ammassi rocciosi che
nei terreni sciolti, con le seguenti modalità:
In ammassi rocciosi. Il fenomeno comprende deformazioni spaziali continue e creep, sia
superficiale che profondo. Esso comporta movimenti differenziali, che sono estremamente
lenti e generalmente non accelerati, tra unità che rimangono relativamente intatte. I
movimenti possono:
72
- avvenire lungo più superfici di taglio che apparentemente non sono collegate;
- provocare piegamenti o rigonfiamenti;
- apparire approssimativamente simili, nella distribuzione delle velocità, ai
movimenti tipici dei fluidi viscosi.
In terreni sciolti. Il fenomeno si esplica con movimenti entro la massa spostata con la
distribuzione apparente delle velocità e degli spostamenti simile a quella dei fluidi viscosi.
Le superfici di scorrimento nella massa che si muove sono generalmente visibili, oppure
hanno breve durata. Il limite tra la massa in movimento e il materiale in posto può essere
una superficie netta di movimento differenziale, oppure una zona di scorrimenti distribuiti.
Il movimento varia da estremamente rapido a estremamente lento.
Carta dell’inventario delle Frane – Comune di Latronico57
57
Nella figura viene rappresentata la perimetrazione delle aree in frana presenti sul territorio comunale, elaborata
attraverso le informazioni contenute nelle Carte A2 e A3 (Carte dell’inventario delle Frane) del Piano Stralcio per la
Difesa dal Rischio Idrogeologico dell’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata
73
2.3.3.2 Eventi calamitosi del passato
Per quanto attiene alle informazioni relative alle zone colpite in passato da eventi di calamità idraulica e
geologica, risulta di utile riferimento la consultazione delle risultanze del progetto Aree Vulnerate
Italiane, realizzato dal Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (CNR-GNDCI )
di cui si è già riferito nel sezione relativa al rischio idraulico.
Il PROGETTO AVI, ha realizzato anche un censimento della aree storicamente colpite da frane in Italia.
A partire da tale iniziale progetto, il GNDCI ha successivamente sviluppato e realizzato un sistema
informativo capace di essere costantemente aggiornato.
Nella Tabella sottostante viene riportato il numero degli eventi di frana verificatisi per il territorio di
Latronico nel periodo 1900 – 1999.
Comune
N° eventi franosi
Latronico
15
2.3.3.3 Definizione della pericolosità delle frane e della vulnerabilità del territorio
Come già accennato nei paragrafi introduttivi del rischio idrogeologico e così come per la
perimetrazione delle aree di pertinenza fluviale, per quanto riguarda la pericolosità e la determinazione
del rischio frana sul territorio del Comune di Latronico si è fatto riferimento agli studi condotti
dall’Autorità di Bacino Interregionale della Basilicata per la predisposizione del PIANO STRALCIO
PER LA DIFESA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO nel cui territorio di competenza ricade quasi
interamente la provincia di Potenza (fatta eccezione per una piccola zona a Nord di competenza
dell’Autorità di Bacino dell’Ofanto – Regione Puglia, e per una zona a Nord-Ovest che ricade nel
bacino del Sele – Regione Campania).
Tali studi hanno condotto alla stesura della “Carta inventario dei movimenti franosi” presenti sul
territorio di competenza dell’Autorità di Bacino58 (vedi figura precedente).
Ogni frana censita ed appartenente alla Carta dell’Inventario delle Frane è stata classificata in termini di
intensità del fenomeno. Sono state quindi determinate cinque classi a pericolosità crescente da P1 a P5, in
relazione alla tipologia del movimento, alle dimensioni ed ai volumi interessati, alla velocità del
movimento ed allo stato di attività.
A valle di tutte queste procedure è stato determinato il rischio che rappresenta l’elaborazione di sintesi
tra la pericolosità stimata del fenomeno e l’elemento vulnerabile sottoposto a rischio.
Le classi di rischio considerate sono:
R4 =
Rischio idrogeologico molto elevato;
R3 =
Rischio idrogeologico elevato;
R2 =
Rischio idrogeologico medio;
R1 =
Rischio idrogeologico moderato.
ASV59 = Aree assoggettate a verifica Idrogeologica
Le aree classificate con rischio R4 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni tali da
provocare la perdita di vite umane e/o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle
infrastrutture, danni al patrimonio ambientale e culturale, la distruzione di attività socioeconomiche;
Le aree classificate con rischio R3 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
rischi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente
inagibilità degli stessi, la interruzione delle attività socio-economiche;
Le aree classificate con rischio R2 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
danni minori agli edifici ed alle infrastrutture che non pregiudicano le attività economiche;
58
La perimetrazione e la classificazione delle aree in frana censite è stata aggiornata poi nel 2003 con riferimento alla
più recente letteratura specializzata, ed in particolare alle linee guida redatte dal Servizio Geologico Nazionale ai fini
della redazione dell’inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI).
59
Aree assoggettate a verifica idrogeologica. Prescrizioni: in attesa che gli areali individuati come aree soggette a
verifica idrogeologica vengano definitivamente classificati in base al rischio idrogeologico accertato, valgono per esse
le misure di salvaguardia riportate all’art. 16 comma 3 delle NTA del PAI (aggiornamento 2009)
74
Le aree classificate con rischio R1 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
danni sociali ed economici marginali al patrimonio ambientale e culturale.
Le aree classificate con rischio ASV sono quelle aree nelle quali sono presenti fenomeni di dissesto e
instabilità, attivi o quiescenti, cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni tali da provocare la perdita di vite
umane e/o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture, danni al patrimonio
ambientale e culturale, la distruzione di attività socioeconomiche;
La classificazione delle aree dissestate nelle diverse classi di rischio è avvenuta attraverso due fasi
distinte:
1.
attribuzione di una classe di rischio attraverso un algoritmo di calcolo sulla base delle
informazioni sulla pericolosità e vulnerabilità;
2.
verifica puntuale della corrispondenza tra il rischio attribuito ed il contesto
morfologico ed insediativi all’interno del quale il fenomeno franoso risulta inserito.
Si riporta di seguito la figura sottostante che rappresenta la situazione del rischio frane per il territorio
con le aree classificate a rischio ASV, R4, R3, R2 dall’Autorità di Bacino Interregionale della Basilicata
(aggiornamento 2011).
75
2.3.3.4 Rischio idrogeologico: scenari di evento e di danno – Vedi Tav. A4 e Tav. A5
Riguardo al Rischio Idrogeologico, per il comune di Latronico , così come per la Provincia di Potenza,
non sembra ancora realizzabile l’elaborazione di un’analisi dettagliata di vulnerabilità del costruito e
quindi di definizione dello scenario di danno, conseguente ad un dato evento calamitoso di tipo
idrogeologico. E’ invece possibile, oggi, produrre l’analisi del territorio sottoposto alla pressione
dell’evento calamitoso e catalogare gli elementi esposti al rischio, creando banche dati territoriali
generali e definendo precise regole di censimento, di georeferenziazione e di descrizione alfanumerica.
E’ questa la strada che si è voluta perseguire con questo lavoro.
In particolare, nel Piano di Emergenza Provinciale, sono stati prodotti degli scenari di rischio al fine di
determinare una prima classificazione dei comuni più esposti agli eventi calamitosi di tipo
idrogeologico. Per quanto riguarda il rischio idraulico, sono stati valutati i livelli di esposizione al
rischio dei comuni le cui aree possono essere coinvolte da allagamenti a causa di eventi di piena dei
fiumi principali presenti sul territorio provinciale o a causa di eventuali crolli e/o collassi degli
sbarramenti fluviali (tale disamina è già stata affrontata nei paragrafi precedenti). Nell’ambito del
rischio frana, invece, sono stati definiti alcuni indici su base comunale che indicano gli effetti che può
produrre un eventuale dissesto geologico e la probabile frequenza di eventi di questo tipo.
Anche in questo caso, in analogia a quanto proposto dal Piano di Emergenza Provinciale, si è giunti alla
definizione di livelli di esposizione per le aree del comune di Latronico coinvolto.
Tutte le analisi qui prodotte hanno lo scopo principale di fornire un quadro generale sull’impatto che un
evento calamitoso idrogeologico può avere sul territorio comunale. Nello specifico è necessario
individuare le parti del territorio comunale che possono subire le pressioni dell’evento e classificarli in
funzione della probabile entità dei danni subiti.
In particolare si è fatto riferimento alle perimetrazioni degli areali di frana classificati a rischio R3
ed R4 dalla stessa Autorità (PAI aggiornamento 2011). Questi dati, riferiti ad aree in cui è possibile
l’instaurarsi di fenomeni tali da provocare la perdita di vite umane, danni gravi agli edifici ed alle
infrastrutture, danni al patrimonio ambientale e culturale, (rischio R4) e aree in cui è possibile
l’instaurarsi di fenomeni comportanti rischi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli
edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi (rischio R3), sono stati
sovrapposti ai dati ISTAT sulla popolazione per ogni sezione di censimento (dati ISTAT del 2001,).
Per ognuna di esse si è valutata la porzione di area sottoposta a rischio R3 e R4 e, in base alla
densità demografica, sono stati calcolati gli abitanti teorici coinvolti da ogni singolo evento. La
percentuale di abitanti coinvolti su quelli totali della singola sezione di censimento ha permesso di
definire un primo indice di esposizione della stessa sezione di censimento al rischio frana. Tale
indice viene indicato con l’abbreviazione N.abc (Numero di abitanti Coinvolti). Dopo aver
definito un primo parametro che descrive l’impatto che può avere il fenomeno franoso sull’area
territorio comunale esaminata (sezione di censimento), si introduce un ulteriore parametro
direttamente collegato alla percentuale di area sottoposta a rischio frana sulla superficie totale della
sezione. Tale parametro, che è senza dubbio collegato alla probabile frequenza con la quale la
singola sezione di censimento può essere vulnerata da eventi calamitosi legati a dissesti geologici,
viene indicato con l’abbreviazione AF (Area in Frana). Viene proposta, quindi, la definizione di
un indice caratteristico della sezione di censimento relativa all’esposizione a cui esso è sottoposta
rispetto al rischio frana, attraverso una relazione di tipo lineare tra i parametri sopra definiti (N.abc,
AF), assegnando ad ognuno di questi un peso commisurato alla importanza che ciascuno esprime
nella definizione dell’esposizione dell’area interessata. In particolare, in coerenza con quanto
stabilito dagli studi operati nell’ambito del Piano di Emergenza Provinciale, si è stabilito di
assegnare un coefficiente pari a “0,6” per il parametro N.abc e conseguentemente un coefficiente
pari a “0,4” per il parametro AF. Pertanto la formula che esprime l’indice caratteristico di
esposizione comunale della sezione di censimento analizzata (IRF) è la seguente:
N. IRF= N.abc x (0,6) x AF x (0,4)
Come si può notare si è assegnato un peso maggiore al parametro che indica i probabili abitanti
coinvolti (N.abc) rispetto al parametro che esprime invece la percentuale di area in frana della sezione
76
di censimento (AF). Questa scelta scaturisce dalla considerazione che spesso si possono manifestare
situazioni di areole in frana molto contenute rispetto alla superficie totale dell’area della sezione di
censimento interessata, ma posizionate in zone densamente popolate che espongono i relativi abitanti a
rischi sicuramente maggiori delle zone in cui, al contrario, si manifestano aree in frana di grandi
dimensioni, ma scarsamente popolate. Infine si propongono, anche sulla base delle risultanze ottenute, i
seguenti livelli di esposizione, espressi in termini del parametro IRF sopra definito rappresentato in
termini percentuali.
IRF (%)
0 ÷ 10
10 ÷ 25
> 25
LIVELLO DI ESPOSIZIONE
BASSO
MEDIO
ALTO
Nella figura sottostante viene rappresentato graficamente il livello di esposizione calcolato per ogni
sezione di censimento in base al rischio di evento “frana”. Nella tabella successiva sono analogamente
riportati i parametri N.abc, AF, IRF per ogni sezione di censimento del comune di Latronico.
Livello di esposizione al Rischio Frane per sezioni di censimento
77
CENTRI
Nuclei
Rischio
R3
(mq)
Abitanti
coinvolti
in aree a
rischio R4
1,2,3,4
106.944
458,23
88.548
387,7
542.223
2.374
5
1.400
1,5
49.656
51,6
417.923
6
11.267
15,5
64.089
88
7
39.471
110
45.234
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
27
31
32
33
34
35
36
41
0
5.590
0
0
0
0
35.116
0
0
0
8.069
0
0
0
73.210
433.233
191.959
449.400
14.497
1.045.919
0
0
7,5
0
0
0
0
140
0
0
0
8
0
0
0
0,31
0,11
0,24
0
0,02
0
0
0
0
0
26.103
1.406
17.571
0
31.510
0
0
0
0
0
0
71.516
272.696
385.622
5.362
233.305
6.260
0
Sezioni
di
Censimento
Case sparse
LATRONICO
CENTRO
CALDA
AGROMONTE
MILEO
AGROMONTE
MAGNANO
Iannazzo
Serrone
Cerri
Varrazzo
Masullo
Procoio
Preti
Cimitero
Perricchio
Ischitelli
Lucarelli
Perosa
Fraccia
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Rischio
R4
(mq)
Densità
Abitanti
Superficie
territoriale
coinvolti Territoriale
Popolazione
in aree a
(mq)
(Pop/Kmq)
rischio R3
AF x 0,4
N.abc x 0,6
IRF
Livello di
esposizione
(%)
(%)
(%)
4.378,27
14
22
36
ALTO
434
1.038,47
5
7
12
MEDIO
229.990
524
1.374,21
13
12
25
MEDIO
127
381.310
1.067
2.798,25
9
13
22
MEDIO
0
0
0
76,3
0,36
66
0
65
0
0
0
0
0
0
0,30
0,07
0,46
0
0,32
0
0
35.905
26,126
128.809
78254
13.367
111.197
35.116
61.583
10.466
2.815
42.997
6.413
5.023
62.837
22.072.272
16.309.520
10.432.827
10.737.343
6.573.131
7.328.658
333.894,5
76
35
82
103
9
132
140
72
23
7
44
22
16
0
93
4
13
0
9
0
0
2.116,69
1.339,66
2.335,12
2.933,13
256,29
3.758,97
3986,78
2.050,35
2.197,60
668,83
1.023,32
3.430,53
2.494,93
0
4,21
0,245
1,25
0
1,37
0
0
0
9
0
13,3
4,2
6
40
20
0
0
8
0
0
0
0,26
1,7
2
0
1,5
0
0
0
13
0
44,4
2,4
30
60
54
0
0
11
0
0
0
0,39
2,6
3
0
2,3
0
0
0
22
0
57,7
6,6
36
100
74
0
0
19
0
0
0
0,65
4,3
5
0
3,8
0
0
BASSO
MEDIO
BASSO
ALTO
BASSO
ALTO
ALTO
ALTO
BASSO
BASSO
MEDIO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Parametri caratteristici del Rischio Frane (per sezioni di censimento – elaborazione dati ISTAT 2001 e carta del Rischio PAI 2011)
78
2.4 RISCHIO LEGATO A FENOMENI METEOROLOGICI
Questo rischio, è costituito dalla possibilità che nel territorio possano verificarsi eventi naturali
quali:
- intense precipitazioni piovose o nevose
- grandinate
- forti raffiche di vento
- formazione di nebbie e foschie causate anche dalla forte umidità dell’aria e dalla ventosità
modesta che caratterizzano il territorio
- periodi di caldo eccessivo con ondate di calore
- periodi di siccità.
Per tale paragrafo, relativamente ai dati raccolti si potrà fare riferimento a quanto già approfondito
nel capitolo precedente (Clima) e, specificatamente per l’emergenza neve, soprattutto al “PIANO
PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA DOVUTA A PRECIPITAZIONI NEVOSE redatto
dall’Amministrazione Comunale il 11.11.201260.
2.5 RISCHIO LEGATO AD INCENDI BOSCHIVI
2.5.1 PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DA RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
In ottemperanza a quanto previsto dalla normativa vigente, le condizioni di rischio derivante dagli
incendi boschivi di interfaccia e le misure da adottare in relazione agli scenari rilevati sono
contenute nel Piano Stralcio per la Difesa da Rischio Incendi di Interfaccia - parte integrante
del presente Piano di Protezione Civile - redatto nel rispetto di quanto previsto nell’Ordinanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2007, n. 3624, nel Manuale Operativo per la
Predisposizione di un Piano Comunale o Intercomunale di Protezione Civile - 2007 e nel Piano
Antincendio Regionale (P.A.R.) 2011-2014.
Il Piano Stralcio allegato al Pano di Protezione civile, cui si rimanda per le opportune consultazioni,
consta dei seguenti elaborati:
• I.A – Relazione
•
•
I.B- Carta della pericolosità – insediamenti
I.B1 – Carta della pericolosità – viabilità
•
•
•
•
•
I.C – Carta della vulnerabilità – territorio comunale
I.C1 – Carta della vulnerabilità – Latronico Centro
I.C2 – Carta della vulnerabilità – Calda
I.C3 – Carta della vulnerabilità – Latronico Centro
I.C4 – Carta della vulnerabilità – Mileo
•
•
•
•
•
I.D – Carta del rischio – territorio comunale
I.D1 – Carta del rischio – Latronico Centro
I.D2 – Carta del rischio – Calda
I.D3 – Carta del rischio – Latronico Centro
I.D4 – Carta del rischio – Mileo
60
Allegato “A” PIANO PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA DOVUTA A PRECIPITAZIONI NEVOSE STAGIONE INVERNALE 2011/2012 – redatto dall’Ing. Prosperino SUANNO (RESPONSABILE DEL SETTORE
URBANISTICA E PATRIMONIO) in collaborazione con Cap. Egidio GIORDANO (RESPONSABILE DEL
SETTORE VIGILANZA)
80
2.6 RISCHIO CHIMICO – INDUSTRIALE
Non sono presenti sul territorio comunale di Latronico attività e/o aziende produttive legate al
rischio chimico e/o industriale e comunque non sono presenti Stabilimenti a Rischio di Incidente
Rilevante
61
2.7 RISCHIO LEGATO AI TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
Questo rischio può definirsi come il rischio chimico dovuto al trasporto di sostanze pericolose.
Si identifica pertanto nella possibilità che durante il trasporto stradale, di una sostanza pericolosa si
verifichi un incidente con conseguente rilascio di sostanze in grado di provocare danni alle persone,
alle cose ed all’ambiente.
Le cause o concause di incidenti possono essere originate da:
- fattori meteorologici
- fattori antropici
- avarie tecniche o di manutenzione dei veicoli o delle strade.
Per il trasporto stradale è in vigore l’Accordo europeo sul trasporto internazionale di merci
pericolose su strade (A.D.R. - Accord europeen relatif au transport international des merchandises
Dangereuses par Route)62 e per quello ferroviario il R.I.D.63(Reglement concernant le transport
International ferroviaire des merchandises Dangereuses).
E’ previsto un metodo codificato di identificazione delle sostanze pericolose viaggianti su strada o
ferrovia - c.d. Codice Kemler - mediante l’apposizione sui veicoli di pannelli di colore arancio,
suddivisi in due riquadri: il superiore riporta il c.d. N.I.P. (Numero Identificazione Pericolo) o
KEMLER, identificante, con la prima cifra, il tipo di pericolosità principale della sostanza
contenuta (così come indicato nell’A.D.R.), e con la seconda cifra l’eventuale pericolosità
"secondaria" ("0" nel caso non esista un pericolo secondario); nel riquadro inferiore è riportato il
c.d. N.I.M., il numero O.N.U., che identifica la sostanza trasportata64
61
Il D.Lgs. 334/99 individua le attività a rischio di incidente rilevante attraverso un meccanismo che tiene conto della
pericolosità intrinseca delle sostanze e dei preparati prodotti, utilizzati, manipolati o depositati nello stabilimento, ivi
compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso d’incidente, e delle quantità degli stessi.
62
L’Accordo A.D.R. concerne le merci pericolose quali gli esplosivi, gli infiammabili, i gas, le ripugnanti come parti
anatomiche, statuendo quelle che non possono essere trasportate a livello internazionale e quelle che lo possono a
determinate condizioni. Tale Accordo è stato siglato a Ginevra il 30/09/1957, quindi sottoscritto dagli Stati membri
della C.E., eccetto l’Irlanda. Vista l’importanza del contenuto, venne applicato anche al trasporto interno nazionale per
uniformare le modalità operative. L’accordo del 1957 fu ratificato dall’Italia con L. 12/08/1962 n. 1839, in G.U. n. 20
S.O. del 23/01/1963. Il testo venne aggiornato periodicamente ogni due anni, recependo le Direttive della C.E. di
adattabilità del contenuto dell’A.D.R. al progresso tecnico.
La Direttiva 94/55/CE del 21/11/1994, pubb. in G.U.C.E. 12/12/1994 n. L 319, entrata in vigore il 01/01/1995, ha
incorporato l’A.D.R., intervenendo sullo stesso. Sono poi subentrate altre direttive, come la 2006/89/CE del 03/11/2006
che, per la sesta volta, ha adattato al progresso tecnico la Direttiva del 1994, venendo recepita a livello nazionale con
D.M. 03/01/2007 in G.U. n. 66 del 20/03/2007. Ancora più recentemente è intervenuta la direttiva 2008/68/CE 2008
“Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa al trasporto interno di merci pericolose”, pubb. in G.U.C.E.
30/09/2008, n. L 260, entrata in vigore il 20/10/2008 e termine di recepimento per gli Stati membri al 30 giugno 2009.
L’ambito di applicazione è il trasporto di merci pericolose effettuato su strada, per ferrovia o per via navigabile interna
all’interno degli Stati membri o tra gli stessi.
63
La regolamentazione di tale trasporto è avvenuta con la Dir. 23-7-1996 n. 96/49/CE “Direttiva del Consiglio per il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia”, pubb. In
G.U.C.E. 17/09/1996, n. L 235 ed entrata in vigore il 17/09/1996.
Più recentemente è intervenuta la Dir. n. 2008/68/CE del 24/09/2008, pubb. in G.U.U.E. 30/09/2008, n. L 260, citata
nella precedente nota.
64
Il numero di identificazione del pericolo (anche noto come codice Kemler) consiste di due o tre cifre, rappresentanti
nove tipologie di pericolo (così come indicato nell’A.D.R.), ad esempio: 1 = rischio di esplosione della sostanza; 2 =
emanazione di gas risultanti da una pressione o da una reazione chimica; ecc. Con la prima cifra viene indicato il tipo di
pericolosità principale della sostanza contenuta, e con la seconda quella "secondaria" ("0" nel caso non esista una
pericolo secondario); può essere eventualmente presente una pericolosità terziaria. L’eventuale raddoppio della prima
cifra indica un’intensificazione del rischio principale, mentre il raddoppio della seconda indica un accresciuto rischio
secondario. Inoltre, qualora ad esempio il numero di identificazione del pericolo sia preceduto dalla lettera "X", questa
81
In merito al trasporto di materie radioattive, con D.P.C.M. 10/02/200665 sono state emanate le
"Linee guida per la pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili", che
prevedono due livelli di pianificazione di emergenza, nazionale (Dipartimento P.C.) e provinciale
(Prefettura), da applicarsi al trasporto di materie fissili in qualsiasi quantità ed al trasporto di
materiali radioattivi contenenti radionuclidi con attività superiore a livelli soglia.
2.8 EMERGENZE SANITARIE
In campo sanitario possono considerarsi alcune tipologie di rischio:
- rischio derivante dall’insorgenza di epidemie;
- rischi legati ad avvelenamento ed inquinamento delle acque e dell’aria;
- rischio legato a tossinfezioni alimentari;
- rischi rientranti nella competenza della medicina delle catastrofi.
L’emergenza sanitaria può coinvolgere gli esseri umani e/o gli animali.
2.9 INQUINAMENTO ATMOSFERICO
E’ un grave fattore di rischio, per le persone e per l’ambiente, che caratterizza normalmente le città
densamente abitate ed industrializzate e che può causare, oltre ai danni a lungo termine, anche gravi
ed acute patologie in soggetti vulnerabili. In ogni caso pur se questo tipo di rischio non interessa
minimamente il comune in questione (l’elevata salubrità dell’aria che caratterizza la stragrande
maggioranza dei comuni lucani – come lo è Latronico - rappresenta uno dei fattori ambientali più
importanti per la vivibilità di tali territori che insieme alla bassa densità territoriale non hanno mai
conosciuto un vero e proprio sviluppo industriale oltre che infrastrutturale ed insediativo) si riporta
a titolo puramente informativo in questa disamina i principali agenti inquinanti rilevabili nell’aria
che sono:
PM10: frazione delle polveri sottili di diametro inferiore a 10 µm (millimicron). La loro
pericolosità deriva proprio dalla dimensione minuta, infatti particelle così piccole sono
capaci di penetrare nell'apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese.
Le sorgenti del materiale particolato possono essere antropiche e naturali:
a) le fonti antropiche sono riconducibili principalmente ai processi di combustione,
quali emissioni da traffico veicolare, utilizzo di combustibili (carbone, oli, legno,
rifiuti, rifiuti agricoli), emissioni industriali (cementifici, fonderie, miniere);
b) le fonti naturali sono sostanzialmente aerosol marino, suolo risollevato e
trasportato dal vento, aerosol biogenico, incendi boschivi, emissioni vulcaniche, ecc.
Pertanto le cause principali delle alte concentrazioni di polveri in ambito cittadino sono
dovute in gran parte alla crescente intensità di traffico veicolare, e in particolare alle
emissioni dei motori diesel e dei ciclomotori. Una percentuale minore è legata all'usura degli
pneumatici e dei corpi frenanti delle auto. Il periodo dell'anno compreso tra ottobre e marzo
risulta essere il più critico in quanto le condizioni climatiche avverse alla pulizia dell'aria
vanno a sommarsi ai fattori umani, responsabili dell'inquinamento atmosferico.
ossidi di azoto: sono prodotti da tutti i processi di combustione, indipendentemente dal tipo
di combustibile utilizzato. La principale sorgente è il traffico autoveicolare; altre fonti
importanti sono: gli impianti di riscaldamento civile e industriale, le centrali di produzione di
energia e diversi processi industriali (produzione di vetro, cemento, calce, ecc.). Gli ossidi di
sta a significare che la sostanza reagisce pericolosamente con l’acqua e pertanto non deve usarsi acqua per spegnere
incendi o per diluire la sostanza ed utilizzarla solo con l'approvazione di esperti.
Il NIM (Numero ONU di Identificazione della Materia pericolosa) identifica, con un numero di 4 cifre, univocamente in
tutto il mondo, la sostanza trasportata.
65
D.P.C.M. 10/02/2006 “Linee guida per la pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili,
in attuazione dell’articolo 125 del D.Lgs. 17/03/1995, n. 230 e successive modifiche ed integrazioni”, pubb. in G.U.
22/02/2006, n. 44.
82
azoto contribuiscono ai fenomeni di eutrofizzazione, allo smog fotochimico66 e alle piogge
acide. Gli inquinanti secondari costituenti lo smog fotochimico (vedi più sotto ozono) si
originano infatti aseguito di reazioni chimiche, catalizzate dalla luce solare (raggi
ultravioletti), di varie sostanze inquinanti.
ozono: è un inquinante secondario, che, se in elevate concentrazioni, va a costituire lo “smog
fotochimico”. Si produce per effetto della radiazione solare in presenza di inquinanti primari
quali gli ossidi d'azoto e i composti organici volatili (C.O.V.).
monossido di carbonio: la principale sorgente di CO è rappresentata dai gas di scarico dei
veicoli a benzina, soprattutto funzionanti a bassi regimi, come nelle situazioni di traffico
urbano intenso e rallentato. Altre sorgenti sono la combustione in impianti di riscaldamento
alimentati con combustibili solidi, liquidi e gassosi ed i processi industriali. Il monossido di
carbonio, sostituendosi all'ossigeno nei processi della respirazione, può provocare
insufficienza respiratoria. I soggetti più a rischio sono i bambini perché il CO tende a
depositarsi a livello del terreno.
benzene: è un idrocarburo aromatico ed un composto organico volatile le cui emissioni
derivano principalmente dall'uso della benzina nei trasporti, ed in secondo luogo da
emissioni industriali legate alcuni processi produttivi, dai sistemi di stoccaggio e
distribuzione dei carburanti (stazioni di servizio, depositi) e, fattore molto rilevante, dal fumo
di sigaretta.
Nel Comune di Latronico non sono presenti allo stato attuale sistemi automatizzati di rilevamento
ambientale67.
2.10 BLACK-OUT ELETTRICO
Tale situazione di interruzione dell’energia elettrica può verificarsi:
- a causa di incidente alle centrali di distribuzione od alla rete di trasporto
- per consumi elevatissimi di energia
- per distacchi programmati ad opera del gestore
- a seguito di eventi calamitosi
Le problematiche che tale rischio comporta interessano in particolare centri di vulnerabilità,
come, ad esempio, la Struttura termale.
Può incidere negativamente su strumenti elettromedicali ed altri analoghi, illuminazione pubblica,
sistemi di sicurezza, impianti di pompaggio di acqua e carbolubrificanti.
La mancanza di energia altera i sistemi di comunicazioni (es. sale radio, centrali telefoniche ed
informatiche, ecc.), le attività produttive caratterizzate da stivaggi di merci facilmente deperibili e
comunque tutto ciò che direttamente od indirettamente utilizzi l’energia elettrica per il suo
funzionamento.
2.11 INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
Problematiche possono insorgere tra l’altro per:
- contaminazione dell’acqua alla sorgente e lungo i vari sistemi e la rete distributiva
- riduzione della portata per abbassamento della falda a seguito di periodi di siccità
- rotture di tubazioni.
66
Lo smog fotochimico è un particolare inquinamento dovuto alla concomitanza di condizioni meteorologiche stabili
con forte insolazione e reazioni chimiche dovute alla luce ultravioletta presente nei raggi del sole, coinvolgenti gli
ossidi di azoto e composti organici volatili presenti in atmosfera. Ne deriva la formazione di ozono e di altre sostanze.
E’ individuabile visivamente dal particolare colore che assume, dal giallo-arancio al marrone chiaro.
67
Le finalità di tutti i sistemi sono pertanto quelle di individuare nell’aria e dosare determinate sostanze che, sulla base
di precisi parametri qualitativi e quantitativi, rapportati anche a specifiche condizioni climatiche e meteorologiche,
possono costituire, se superati i livelli soglia prefissati, un pericolo per l’ambiente e la salute della popolazione.
83
CAPITOLO III
SISTEMA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
84
3.1 LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
I lineamenti sono gli obiettivi che il Sindaco, in qualità di Autorità di protezione civile, deve
conseguire per garantire la prima risposta ordinata degli interventi (art.15 L.225/92).
3.1.1. COORDINAMENTO OPERATIVO COMUNALE
Il Sindaco è Autorità comunale di protezione civile (art. 15, comma 3, L. 225/92).
Al verificarsi dell’emergenza assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso in
ambito comunale e ne dà comunicazione al Prefetto, al Presidente della Giunta Regionale e al
Presidente della Provincia.
Il Sindaco per l’espletamento delle proprie funzioni deve avvalersi di un Centro Operativo
Comunale (COC).
3.1.2. SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE
Il Sindaco quale Autorità di protezione civile è Ente esponenziale degli interessi della collettività
che rappresenta. Di conseguenza ha il compito prioritario della salvaguardia della popolazione e
della tutela del proprio territorio.
Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate
all’allontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato
alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini).
Dovranno essere attuati piani particolareggiati per l’assistenza alla popolazione (aree di
accoglienza, etc.)
Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il
primo soccorso sanitario entro poche ore dall’evento.
3.1.3. RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI LOCALI PER LA CONTINUITÀ AMMINISTRATIVA E SUPPORTO
ALL’ATTIVITÀ DI EMERGENZA
Uno dei compiti prioritari del Sindaco è quello di mantenere la continuità amministrativa del
proprio Comune (anagrafe, ufficio tecnico, etc.) provvedendo, con immediatezza, ad assicurare i
collegamenti con la Regione, la Prefettura, la Provincia, la Comunità Montana.
Ogni Amministrazione, nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla Legge, dovrà
supportare il Sindaco nell’attività di emergenza.
3.1.4. INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
E’ fondamentale che il cittadino delle zone direttamente o indirettamente interessate all’evento
conosca preventivamente:
• caratteristiche scientifiche essenziali di base del rischio che insiste sul proprio territorio;
• le predisposizioni del piano di emergenza nell’area in cui risiede;
• come comportarsi, prima, durante e dopo l’evento;
• con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.
3.1.5. SALVAGUARDIA DEL SISTEMA PRODUTTIVO LOCALE
Questo intervento di protezione civile si può effettuare o nel periodo immediatamente precedente al
manifestarsi dell’evento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di
produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che l’evento abbia
provocato danni (eventi imprevedibili) alle persone e alle cose; in questo caso si dovrà prevedere il
ripristino dell’attività produttiva e commerciale nell’area colpita attuando interventi mirati per
raggiungere tale obiettivo nel più breve tempo possibile.
85
3.1.6 RIPRISTINO DELLA VIABILITÀ E DEI TRASPORTI
Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione
dei trasporti terrestri; l’ottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e l’accesso dei mezzi
di soccorso nell’area colpita.
3.1.7 FUNZIONALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI
La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gli uffici
pubblici e per i centri operativi dislocati nell’area colpita attraverso l’impiego necessario di ogni
mezzo o sistema TLC.
Si dovrà mantenere la funzionalità delle reti radio delle varie strutture operative per garantire i
collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi, etc.
In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto la quale
garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi mirati per ridare piena funzionalità alle
telecomunicazioni.
3.1.8. FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI ESSENZIALI
La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi
di eventi prevedibili, mediante l’utilizzo di personale addetto secondo specifici piani
particolareggiati elaborati da ciascun ente competente.
La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti, dovrà prevedere l’impiego degli addetti agli
impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato, prevedendo per tale
settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.
3.1.9 CENSIMENTO E SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI
Nel confermare che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la
popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile”, messo in crisi
da una situazione di grandi disagi fisici e psicologici, è comunque da considerare fondamentale la
salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio.
Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali,
predisponendo specifiche squadre di tecnici per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni
artistici, in aree sicure.
3.1.10 MODULISTICA PER IL CENSIMENTO DEI DANNI A PERSONE E COSE
La modulistica allegata al piano è funzionale al ruolo di coordinamento e indirizzo che il Sindaco è
chiamato a svolgere in caso di emergenza.
La raccolta dei dati, prevista da tale modulistica, è suddivisa secondo le funzioni comunali previste
per la costituzione di un Centro Operativo Comunale.
Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati che risultano
omogenei e di facile interpretazione.
3.1.11 RELAZIONE GIORNALIERA DELL’INTERVENTO.
La relazione sarà compilata dal Sindaco e dovrà contenere le sintesi delle attività giornaliere,
ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente.
Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno anche, attraverso i mass
media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovrà adottare.
I giornalisti verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana.
Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare, per i giornalisti, supporti logistici per la
realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione.
3.1.12 STRUTTURA
DINAMICA
PROCEDURE ED ESERCITAZIONI
DEL
PIANO:
AGGIORNAMENTO
DELLO
SCENARIO,
DELLE
86
Il continuo mutamento dell’assetto urbanistico del territorio, la crescita delle organizzazioni di
volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni
amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano, sia per lo scenario dell’evento
atteso che per le procedure.
Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del
piano di emergenza.
Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle
singole strutture operative previste dal piano di emergenza; sarà quindi necessario ottimizzare
linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza comunale, redatto su uno specifico scenario di
un evento atteso, in una determinata porzione di territorio.
Per far assumere al piano stesso sempre più le caratteristiche di un documento vissuto e
continuamente aggiornato, sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie:
•
esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano;
•
esercitazioni congiunte tra le strutture operative e la popolazione interessata
dall’evento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le
esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamità);
•
esercitazione periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza
preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle
funzioni di supporto e dell’efficienza dei collegamenti. Ad una esercitazione a livello
comunale devono partecipare tutte le strutture operanti sul territorio coordinate dal
Sindaco. La popolazione, qualora non coinvolta direttamente, deve essere informata
dello svolgimento dell’esercitazione.
3.2 IL MODELLO DI INTERVENTO COMUNALE
Il Sistema Comunale di Protezione Civile è la prima struttura organizzativa che entra in contatto
con una emergenza, di qualsiasi natura essa sia.
Si tratta di un momento cruciale, di notevole importanza anche per il successivo impiego delle
risorse facenti parte dell'intero sistema di protezione civile a livello nazionale.
Ai sensi dell'art. 2 della L. 24/02/1992 nr. 225, già citata, le calamità naturali od antropiche vengono
classificate di tipo A, B e C e così definite:
A) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante
interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria;
B) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano
l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria;
C) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere
fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
Il discrimine è basato perciò sull'estensione territoriale ed intensità del fenomeno tale da poter
essere contrastato con la normale attività degli Enti, in modo singolo ed autonomo, oppure in
concorso tra gli stessi, purché rientrante nella loro competenza territoriale; per gli altri avvenimenti
invece interverrà lo Stato.
Compete pertanto al Sindaco l’intervento per gli eventi di tipo A che, per loro natura ed estensione,
sono affrontabili dagli Enti ed Amministrazioni competenti in via ordinaria e relativamente al
proprio territorio comunale.
Per gli eventi di tipo B che, per loro natura ed estensione, coinvolgono più Enti od Amministrazioni
competenti in via ordinaria l'intervento spetterà al Prefetto, alla Provincia od alla Regione.
Per gli eventi residuali di tipo C, ovvero eventi, calamità e catastrofi che per loro natura ed
estensione richiedono mezzi e poteri straordinari, la competenza è ascrivibile al Dipartimento
Nazionale di Protezione Civile ed alle Regioni.
Ciò non toglie che un evento non sempre ed immediatamente possa essere classificato, per cui il
sistema comunale di fatto è sempre coinvolto ed in base alle informazioni che trasmette alle altre
87
istituzioni, in primo luogo alla Prefettura ed alla Regione, può meglio definirsi lo scenario di
pericolo in atto ed imporsi l'attivazione, a livello degli organi centrali e periferici dello Stato, di
particolari strutture68 e l'impiego di ulteriori risorse.
Al Comune, ovvero al Sindaco, pertanto spetta la prima azione di contrasto per tutti gli eventi di
interesse della protezione civile e per tale motivo al Sindaco viene riconosciuta la qualifica di
"Autorità comunale di protezione civile".
Qualora, in base alle informazioni acquisite, il Sindaco valuti che la natura e la dimensione
dell'evento siano tali da non poter essere affrontate con il sistema di protezione civile comunale69,
richiederà l'intervento del Prefetto, del Presidente della Giunta Regionale e del Presidente della
Giunta Provinciale che lo supporteranno nelle forme e nei modi secondo quando previsto dalla
norma.
Successivamente, il Prefetto, la Regione e la Provincia, esaminando la situazione segnalata,
nell'eventualità ravvisino l'insufficienza delle risorse da loro gestite, richiederanno l'intervento dello
Stato ovvero del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.
La L. nr. 225/1992 all'art. 15 recita che ogni Comune può dotarsi di una propria struttura di
protezione civile e che la Regione ne favorisce l’organizzazione.
Il Comune di Latronico ha pertanto creato un proprio sistema - come verrà rappresentato nel
presente Piano -, completando ed aggiornando la propria struttura e conformandola ai principi
normativi vigenti.
Si tratta di un sistema dinamico, attivo costantemente e non solo in caso di emergenza, così come
evidenziato dalla individuazione di una Unità Intermedia di Protezione Civile, struttura operante
costantemente h24, e la costituzione del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), descritti più avanti,
nei quali le funzioni di supporto sono attive sia in emergenza sia in tempo di pace.
Può pertanto affermarsi che il piano è il riferimento operativo per eccellenza per il Sindaco.
IL SISTEMA ORGANIZZATIVO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
L'organizzazione del sistema comunale di protezione civile del Comune di Latronico si articola
come segue:
- Sindaco ed Assessore qualora delegato in materia di protezione civile
- U.I. Protezione Civile
- Sala Radio di Protezione Civile
- C.O.C.
Con tale sistema, mantenuto costantemente in essere e comunque in grado di attivarsi in ogni
momento in relazione all'evoluzione del fenomeno, è stata creata una forza composita di risorse atte
a contrastare l'emergenza e contestualmente ad assistere la popolazione70.
3.2.1 IL SINDACO E L'ASSESSORE DELEGATO
Il Sindaco, in materia di protezione civile, è "Autorità comunale di protezione civile", dotato di un
proprio ed autonomo potere decisionale locale da esplicarsi in caso di situazione di allerta di
protezione civile, durante tutta la fase di emergenza ed in quella successiva di post-emergenza71 .
Tale statuizione circa l'autorità del Sindaco risponde al dettato dell'art. 15 L. 24/02/1992 nr. 225 e
alla nuova concezione che si era venuta affermando, dalla L. 08/06/1990 nr. 142 (Ordinamento
68
Ad esempio l'attivazione del Centro Coordinamento Soccorsi presso la Prefettura o del Centro Operativo Misto.
Il sistema comunale è costituito da strutture interne all'apparato comunale e da enti ed organismi esterni come ad
esempio il Volontariato, ditte convenzionate, ecc..
70
Tale sistema, in capo al Sindaco, è finalizzato, in via prioritaria, alla salvaguardia della popolazione, ma anche a
garantire la continuità amministrativa ed i rapporti istituzionali (es. Prefettura, Dipartimento Nazionale di Protezione
Civile, ecc.), la salvaguardia del sistema produttivo, il funzionamento dei trasporti, delle telecomunicazioni, dei servizi
essenziali, la tutela dei beni culturali e dell'urbanistica in genere.
71
Ai sensi degli artt. 2, comma 1 lett. A), e 15 della L. nr. 225/1992 ovvero nel caso di calamità limitate al territorio
comunale, il Sindaco assume la direzione dell'organizzazione dei soccorsi.
69
88
delle autonomie locali) e successive analoghe, concernenti l'apparato amministrativo pubblico. In
tal modo, si spostava in capo al Sindaco l'assunzione della responsabilità diretta circa le azioni ed i
provvedimenti presi72.
In considerazione di ciò, al Sindaco ed alla Amministrazione posta alle sue dipendenze, ai sensi
dell'art. 108 del D. Lgs. 31/03/1998 nr. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali)73, competono:
l'attuazione, in ambito comunale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione
dei rischi;
l'adozione dei provvedimenti e di quanto necessita per assicurare i primi soccorsi;
la predisposizione di piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme
associative e di cooperazione;
l'attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi necessari ed urgenti;
la vigilanza sull'attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi
urgenti;
l'utilizzo del Volontariato di protezione civile, a livello comunale e/o intercomunale, nel
rispetto degli indirizzi operativi ed organizzativi emanati a livello nazionale e regionale.
Il Sindaco o per esso, qualora delegato, un Assessore in materia di protezione civile, ha i seguenti
compiti e funzioni:
a) in situazione ordinaria:
- coordina i vari settori dell'Amministrazione al fine di presidiare e stimolare le attività di
previsione e prevenzione e quindi pianificare e prevedere gli interventi nella denegata
ipotesi di accadimento;
b) in situazione di emergenza deve intervenire e garantire:
- la direzione ed il coordinamento delle attività necessarie per il contrasto dell'emergenza e
l'assistenza alla popolazione;
- il salvataggio ed il soccorso delle persone;
- l'informazione costante della popolazione circa l'evolversi della situazione e le misure di
autoprotezione da adottare;
- l'impiego del Volontariato;
- l'allestimento di aree di ricovero per le persone coinvolte;
- l'assistenza ai minori, orfani ed, ai diversamente abili, agli anziani e comunque a tutte quelle
persone da ritenersi "fragili" sotto il profilo fisico e/o psichico;
- il vettovagliamento della popolazione colpita e dei soccorritori;
- la tutela igienica della popolazione e dei soccorritori;
- il censimento della popolazione;
- la ricerca dei dispersi;
- l'identificazione e la tumulazione dei deceduti;
- il recupero, la custodia ed il governo degli animali;
- il reperimento e il seppellimento degli animali deceduti e la bonifica sanitaria della zona
colpita;
- la salvaguardia dei beni culturali;
- la salvaguardia del patrimonio pubblico e privato in genere;
- il ripristino della viabilità e dei trasporti;
72
L’art. 15 della L. nr. 225/1992 non solo rafforzò quanto già recitava l'art. 16 del D.P.R. 06/02/1981 nr. 66
(“Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l'assistenza alle
popolazioni colpite da calamità - Protezione civile”) nel quale il Sindaco, nella sua qualità di "Ufficiale di Governo",
costituiva un organo dello Stato e come tale era contemplato "organo locale di protezione civile", ma riconobbe
pienamente la sua veste giuridica di Capo dell'Amministrazione Comunale, per cui, dopo l'entrata in vigore della L. nr.
225/1992, i provvedimenti emanati sono ascrivibili al Sindaco ed in ultima analisi al Comune e non più allo Stato.
73
Pubb. G.U. 21/04/1998 n. 92 S.O.
89
-
la conservazione dei valori e delle cose;
la demolizione ed il puntellamento dei fabbricati giudicati pericolosi per l'incolumità delle
persone e delle cose;
l'allestimento di provvisorie installazioni per gli uffici pubblici, al fine di garantire la
continuità delle attività e l'espletamento della giustizia e dei culti;
il riassetto degli organi locali per preparare il ritorno alle condizioni normali di vita;
la salvaguardia del sistema produttivo locale;
la ricognizione dei danni;
ogni altro servizio tecnico urgente quale ad esempio il ripristino, anche parziale, delle
telecomunicazioni e dei servizi essenziali in genere.
Gli strumenti posti a disposizione del Sindaco e dell’Assessore sono:
- sotto un profilo giuridico: l'emanazione di proprie ordinanze contingibili ed urgenti.
Con tale strumento potrà, ad esempio, ordinare l'evacuazione delle aree interessate
all'accadimento, l'occupazione e la requisizione di beni immobili e mobili, particolari misure
igienico-sanitarie atte a bonificare gli ambienti colpiti, impedendo la diffusione di malattie
infettive, e l'abbattimento di quanto è ritenuto pericoloso per la pubblica incolumità, sia esso
materiale che animale;
- sotto un profilo sostanziale: l'impiego di tutti i mezzi e strutture permanenti a disposizione
ed indicati nel presente Piano, interni, quale ad esempio l'Unità Interna (U.I.) di Protezione
Civile ed il C.O.C., ed esterni, quale il Volontariato che rappresenta uno dei bracci operativi
ed integrativi del proprio sistema.
In materia di apporti esterni, il Sindaco o l’Assessore delegato potrà richiedere alla Prefettura
l'intervento delle Forze dell'Ordine, per la tutela dell'ordine pubblico, impedendo episodi di
sciacallaggio, e dei Vigili del Fuoco o delle Forze Armate per quanto concerne il soccorso alla
popolazione.
Ai sensi dell'art. 15 della L. nr. 225/1992, il Sindaco - o l’Assessore delegato - darà notizia al
Prefetto ed al Presidente della Giunta Regionale, dei provvedimenti assunti e di quanto posto in
essere per il contrasto del fenomeno. In caso di impossibilità e difficoltà di intervento, il Sindaco o
l'Assessore delegato potrà richiedere alle Autorità precedentemente indicate il concorso di altre
forze e strutture.
3.2.2 UNITÀ INTERMEDIA PROTEZIONE CIVILE
L'U.I. Protezione Civile è organicamente inserita nell’ambito delle funzioni attribuite all’UTC del
Comune di Latronico e la sua struttura ha sede nel palazzo del Municipio in Largo Marconi n.3.
L'U.I. Protezione Civile rappresenta una struttura tecnico-operativa permanente le cui finalità sono
quelle di realizzare gli obiettivi del Sindaco e dell'Amministrazione Comunale in materia di
protezione civile.
Nell'ambito comunale, l'Unità collabora pertanto con il Sindaco/Assessore delegato, rappresentando
anche il nesso di collegamento con tutti gli Uffici, i Settori, gli Enti, il Volontariato e comunque con
tutte le risorse, interne od esterne all'Amministrazione, agenti nell'ambito della protezione civile, sia
in tempo di "pace" sia durante le emergenze.
A tal fine tutti gli uffici e settori dell'Amministrazione sono tenuti, nello spirito di collaborazione e
a garanzia di una efficace azione sinergica, a cooperare, fornendo quanto necessita per permettere al
Sindaco od Assessore delegato, di assumere i provvedimenti di competenza.
Riassumendo, l'U.I. Protezione Civile dovrà:
a) in situazione ordinaria:
- costituire il supporto tecnico-logistico del Sindaco ed Assessore delegato;
- espletare ogni attività che il Sindaco od Assessore delegato demandi;
90
-
sovrintendere e collaborare con i Settori/Uffici del Comune di Latronico e con quanto di
esterno, per l'attività di programmazione e previsione in relazione ai rischi individuati od
individuabili, acquisendo tutti i dati e le informazioni necessarie;
sovrintendere e collaborare alla gestione delle risorse interne od esterne
all'Amministrazione, per predisporle all'intervento in caso di emergenza;
promuovere e stimolare l'aggiornamento dei dati e delle informazioni in materia di
protezione civile circa le risorse da impiegare, le aree a rischio, la popolazione, le aree di
ricovero, le strutture di accoglienza sanitaria, assistenziale ed altre analoghe;
proporre l'acquisizione di quanto necessita (attrezzature, mezzi di soccorso, ecc.), da
utilizzarsi nell'ambito delle emergenze;
fungere da nesso di collegamento con le forze del Volontariato
promuovere e/o sovrintendere alle operazioni di addestramento ed alle esercitazioni in
materia di protezione civile effettuate nel territorio comunale;
promuovere, specie nelle scuole, la formazione e l'informazione per favorire la creazione e
lo sviluppo di una cultura di protezione civile, divulgandone le misure di prevenzione, di
autoprotezione e di soccorso;
promuovere l'informazione alla popolazione sui rischi esistenti nel territorio ed in particolare
su quelli legati ad attività la cui tipologia venga individuata, dalle normative in vigore, come
pericolosa;
b) in situazione di emergenza:
- coadiuvare il Sindaco e l’Assessore delegato nella direzione e nel coordinamento dei
soccorsi;
- attivare la Sala Radio di Protezione Civile con impiego degli operatori del Volontariato;
- mantenere uno stretto contatto con la Centrale Radio Operativa del Corpo di Polizia Locale
e con altre Centrali radio operanti in tali situazioni (ad esempio quella del Centro Operativo
Regionale dell'Agenzia Regionale di Protezione Civile);
- convocare, su disposizione del Sindaco o dell'Assessore delegato, i componenti del C.O.C.
ed in particolare i responsabili delle funzioni di supporto del C.O.C.
- mantenere i rapporti con le altre istituzioni, in particolare con la Prefettura, La Protezione
Civile della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza;
- trasmettere le segnalazioni, previa acquisizione delle opportune e dettagliate notizie
sull'evento, necessarie per individuare le tipologie dell'emergenza e la sua evoluzione,
aggiornando in tempo reale lo scenario dell'avvenimento. In particolare si dovrà dare
- comunicazione, senza ritardo, alla Prefettura, alla Protezione Civile regionale e provinciale
(Servizio di Protezione Civile), mantenendo costantemente informati i rispettivi responsabili
circa l'evolversi della situazione;
- sovrintendere alle varie attività che in base all'evolversi della situazione si rendano
necessarie per determinare il superamento dell'emergenza, assicurando la riattivazione di
tutti gli uffici istituzionali o meno e comunque dei servizi essenziali, affidando quanto
necessita ai responsabili delle funzioni di supporto individuate nel C.O.C. di cui al
sottoparagrafo 3.2.3.
3.2.3 CENTRO OPERATIVO COMUNALE - C.O.C.
Il Centro Operativo Comunale - C.O.C. - è ubicato presso il Municipio, ubicato in Largo Marconi 3
– Latronico Centro.
L'immobile predetto, data l’ottimale ubicazione geografica, può oggettivamente ritenersi in grado di
garantire un rapido e funzionale svolgimento delle attività di intervento di pre-emergenza e di
soccorso.
L’ubicazione di tale immobile non presenta criticità di accessibilità viaria , anzi è facilmente
raggiungibile sia a piedi che con automezzi che trovano possibilità di sosta lungo via Roma – strada
91
adiacente e contigua all’immobile in esame. L'edificio non è vulnerabile (è adeguato sismicamente)
e, nei locali posti a piano terra, quindi facilmente accessibili, potrà essere situata la sala radio
operativa74.
Nell’ambito della redazione di questo Piano, è stato individuato anche la sede alternativa del COC
(Autorimessa comunale presente in Località S.Antonio che risulta essere una struttura adeguata
sismicamente e idonea a svolgere le medesime funzioni previste dalla sede principale) qualora
quella principale fosse inagibile o non raggiungibile per effetto dell’evento calamitoso verificatosi.
Il C.O.C. è presieduto dal Sindaco o dall’Assessore delegato, in quanto, in materia di protezione
civile pertinente al sistema comunale, rappresenta la struttura operativa per eccellenza.
Pertanto, in caso di emergenza, il Sindaco, in qualità di Autorità comunale di protezione civile, si
avvale del C.O.C. per intervenire con tutte le risorse disponibili, pubbliche e private, in particolare il
Volontariato, per l'espletamento delle proprie funzioni nella direzione e nel coordinamento, anche
sotto il profilo tecnico-amministrativo, delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione in
ambito comunale.
Il C.O.C. si costituisce sia in forma ristretta, costituita dai soli membri fissi e permanenti, sia in
forma allargata, caratterizzata dalla attivazione delle funzioni di supporto create secondo le
previsioni del Metodo Augustus.
Il C.O.C. può definirsi come una struttura complessa, di conoscenza e di operatività, in grado di
rispondere alle emergenze, contrastando gli effetti dannosi delle stesse.
Come sopra accennato, il C.O.C. si caratterizza per essere suddivisibile sulla base del
dimensionamento del fenomeno e dell’evolversi della situazione, pertanto potrà essere convocato
nelle seguenti articolazioni:
- gruppo ristretto decisionale, a composizione limitata e permanente, costituente di fatto una Unità
di crisi ed una sala decisionale costantemente attive;
- collegialità completa, con l’attivazione e l’apporto dei responsabili delle Funzioni di supporto,
mutuate sul Metodo Augustus.
In tal modo si garantisce al Sindaco una costante funzione di supporto, immediatamente attivabile
in ogni momento.
L'attivazione del C.O.C. nelle sue componenti dovrà avvenire a seguito di decisione del
Sindaco/Assessore delegato, sentita od acquisita la proposta del Responsabile dell'U.I. Protezione
Civile, ma comunque, opportunamente, sarà sempre convocato nel caso della fase di "Allarme",
anche solo limitatamente al Gruppo ristretto decisionale.
Si analizzano ora in dettaglio le due articolazioni del C.O.C..
3.2.3.1 Gruppo ristretto decisionale
Tale Gruppo ovvero il C.O.C. riunito in forma ristretta, è formato da funzionari direttivi del
Comune di Latronico che vengono convocati ogni qualvolta l'emergenza preventivata od in atto è
tale, per intensità e dimensione, da non essere fronteggiabile solo dall'U.I. Protezione Civile o
comunque con la normale ed ordinaria attività dei Settori.
Il Gruppo può definirsi come una Unità di crisi permanente ed è costituito da membri fissi che
determinano l’azione consultiva e propositiva del C.O.C., caratterizzata da una spiccata finalità di
impulso decisionale ed operativo, tecnico-amministrativo, nei confronti del Sindaco od Assessore
delegato.
Il Gruppo rappresenta anche una "sala decisionale" poiché in situazione di emergenza di protezione
civile, per fatti naturali od antropici, costituisce il punto di riferimento attrattivo di tutte le
informazioni concernenti l'evoluzione dell'evento ed i danni consequenziali75, proponendo al
Sindaco/Assessore delegato l'adozione dei successivi provvedimenti.
74
La Sala Radio è la struttura che si attiva in ogni caso di emergenza e pre-emergenza, venendo chiusa nel momento di
cessato allarme.
75
Vi rientra anche la c.d. "difesa civile", pur essendo questa diretta e coordinata dallo Stato ovvero dalla Prefettura
92
Ciò non toglie che già in tempo "di pace" abbia funzioni propulsive e di coordinamento nell'attività
di previsione e prevenzione e di sovrintendenza di tutto quanto necessiti per mantenere "vivo" il
sistema comunale di protezione civile, compreso l'aggiornamento del presente piano.
Il Gruppo deve - ed è permanente anche per questo motivo - agevolare il Sindaco o l’Assessore
delegato nell'assunzione di tutti quei provvedimenti necessari ed indifferibili per la protezione
civile, primi fra i quali quelli atti all'assistenza della popolazione ed al superamento della fase di
emergenza.
I suoi membri fissi sono:
- Sindaco od Assessore delegato alla Protezione Civile in qualità di Presidente e Coordinatore
- Dirigente Settore Lavori Pubblici
- Comandante Corpo di Polizia Locale
Il Gruppo dovrà contattare il rappresentante coordinatore del Volontariato, facendolo intervenire
per il tramite dell'U.I. Protezione Civile, ed altri consulenti esterni ritenuti del caso in
considerazione della tipologia dell'emergenza.
In caso di convocazione, i membri dovranno riunirsi presso la Sala operativa del C.O.C usufruendo
pertanto della Sala Radio che, in tempo reale, permette di conoscere l'evoluzione dell'evento e le
conseguenze dello stesso.
Sempre in tale sede si attiveranno le funzioni di supporto e quindi il C.O.C. nella sua complessità
allargata.
Riassumendo, il Gruppo ha il compito di supportare il Sindaco/Assessore delegato, anche in virtù di
quanto sarà posto a disposizione dall'attività pianificata in tempo di "pace" dalle c.d. "funzioni di
supporto":
a) proponendo al Sindaco o all'Assessore delegato di:
- attivare le funzioni di supporto convocando i Responsabili;
- convocare consulenti ed esperti esterni, aventi competenze qualificate e già maturate
nell'ambito della protezione civile;
- adottare provvedimenti previa acquisizione e valutazione dei dati forniti dalla Centrale Radio
Operativa della Polizia Locale e dalla Sala Radio di Protezione Civile;
b) fornendo pareri, indicazioni ed indirizzi operativi al Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
c) predisponendo i comunicati stampa e comunque le varie comunicazioni al fine di adempiere
all'onere dell'informazione della popolazione.
3.2.3.2 Funzioni di supporto in relazione al Metodo Augustus
La struttura del C.O.C. si articola, secondo gli indirizzi riportati nel c.d. "Metodo Augustus", in
undici funzioni di supporto e più in particolare:
1. Funzione Tecnica e di Pianificazione;
2. Funzione Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria;
3. Funzione Volontariato;
4. Funzione Materiali e mezzi;
5. Funzione Servizi essenziali e attività scolastica;
6. Funzione Censimento danni a persone e cose;
7. Funzione Strutture operative locali – viabilità;
8. Funzione Telecomunicazioni;
9. Funzione Assistenza alla popolazione;
93
Il C.O.C., in costanza di emergenza, agirà e sarà in grado di supportare le decisioni del Sindaco,
rielaborando tutte le informazioni provenienti dall'esterno tramite le funzioni di supporto e, più in
particolare, dalla funzione di supporto corrispondente per la materia.
Per tale motivo, ogni singola funzione di supporto ha un proprio Responsabile - ed un sostituto - che
manterrà vivo il proprio apporto sia in tempo di pace che in situazione di emergenza.
In tempo di normalità, il titolare della funzione di supporto dovrà tenere aggiornati tutti i dati e le
risorse dipendenti, compiendo una rielaborazione almeno biennale, al fine di poter fornire, in ogni
momento, in caso di emergenza, quanto necessita al Sindaco per contrastarla e contestualmente
assistere la popolazione; dovrà inoltre collaborare con l'U.I. Protezione Civile per gli aggiornamenti
del piano e per le soluzioni tecniche preventive.
In tempo di emergenza, il titolare dovrà coordinare le risorse della propria struttura, supportando il
Sindaco e collaborando con l'U.I. Protezione Civile.
Pertanto, in base alla configurazione delle funzioni di supporto, si riportano di seguito i responsabili
da individuare ed i compiti loro assegnati. Si aggiunge che tutti i Responsabili delle 9 Funzioni si
avvarranno di un proprio delegato dotato di poteri decisionali che potrà, oltre che affiancarli, anche
sostituirli nel C.O.C.
1) FUNZIONE 1 - TECNICA E DI PIANIFICAZIONE
Tale funzione, che è stata assegnata al Dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale e che assume
anche quella di Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, oltre ad avvalersi della propria struttura e
di tecnici professionisti anche esterni dotati di particolari esperienze dovrà:
a) in tempo di pace:
intrattenere rapporti con gli altri settori, enti, uffici, comunità scientifiche, attività produttive
ed industriali espletanti attività da giudicarsi a rischio e pericolose, al fine di individuare le
procedure funzionali e celeri da adottarsi in situazioni di emergenza,
compiere studi sul territorio tesi ad evidenziare le criticità con particolare riferimento alla
situazione sismica, idrogeologica e meteorologica;
creare un patrimonio cartografico del territorio comunale;
concorrere con l'U.I. Protezione Civile all'aggiornamento del presente Piano;.
individuare, all'interno del territorio comunale, le aree di attesa, di ricovero, di atterraggio
elicotteri, compiendo i relativi interventi per predisporre a tal fine spazi già esistenti, come,
ad esempio, giardini, parcheggi, campi sportivi, ecc.;
eventualmente convenzionare la propria struttura con Istituti, Università, Associazioni di
liberi professionisti per creare opere di difesa, analizzando i vari scenari di rischio;
predisporre ed aggiornare piani di evacuazione della popolazione avvalendosi anche
dell'apporto del Responsabile della funzione nr. 7;
creare un elenco di reperibilità dei referenti delle aziende erogatrici di servizi (energia
elettrica, acqua, gas, telefonia, ecc.) per essere in grado di prendere gli opportuni contatti
tecnici fin dal momento di previsione di una situazione di emergenza;
interessarsi della pianificazione territoriale in genere;
creare eventuali reti di monitoraggio del territorio;
b) in situazione di emergenza:
di concerto con i Responsabili delle Funzioni nrr. 4 ed 6, avrà in particolare, all'interno del
territorio comunale, i compiti di:
proporre le varie soluzioni tecniche atte ad impedire l’evoluzione negativa dell'accadimento;
aggiornare costantemente lo scenario di rischio in base ai dati derivanti dalla rete di
monitoraggio predisposta in via preventiva;
individuare l'ampiezza delle zone a rischio in relazione alla graduazione del rischio;
coordinare le squadre di tecnici inviati sul territorio in qualità di osservatori dell'evoluzione
dell'evento e per la messa in sicurezza delle reti dei servizi coinvolte nell'evento;
94
organizzare i controlli per verificare l'agibilità degli edifici, pubblici e privati, monumenti,
ecc.;
ripristinare le reti dei servizi e predisporre quelle destinate alle zone di emergenza;
rimuovere macerie e puntellare le strutture pericolanti.
2) FUNZIONE 2 – SANITÀ, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA
Tale funzione sarà assegnata ad un coordinatore unico afferente ai medici ed ai veterinari che
operano nel territorio del Comune di Latronico.
Per l'espletamento di tale funzione, il Responsabile sarà coadiuvato da rappresentanti del "118", del
Volontariato sanitario, dell'A.S.L, dei Servizi Sociali in genere e dei Servizi Veterinari.
L'operatività richiede anche uno stretto raccordo con la funzione nr. 9 (Assistenza alla popolazione).
Le attività prevedono:
a) in tempo di pace:
creazione di stretti rapporti con l'A.S.L. per il censimento e la gestione dei posti letti e
ricoveri in strutture sanitarie;
predisposizione di elenchi riguardanti le persone più fragili (anziani, minori, persone non
autosufficienti, persone diversamente abili, persone sottoposte a specifiche terapie mediche
specialistiche, persone con problemi psichici e di disagio sociale);
predisposizione procedurale per interventi sanitari;
predisposizione del servizio farmaceutico d’emergenza;
predisposizione ed organizzazione di luoghi in cui ricoverare temporaneamente gli animali e
procedure di profilassi;
b) in situazione di emergenza:
coordinamento del personale sanitario per l’assistenza ai feriti e per il loro trasporto presso le
strutture sanitarie pubbliche e/o private;
coordinamento delle attività per il recupero dei deceduti;
coordinamento delle attività per la ricerca dei dispersi;
coordinamento dell'assistenza psicologica ai superstiti ed ai familiari delle vittime;
coordinamento delle attività di assistenza delle persone fragili e relazionali con le stesse;
concorso con le Funzioni nrr. 1 e 9 per la creazione di aree di accoglienza, anche temporanee,
al fine di garantire l'osservanza delle normative sulla sicurezza ed igienicità;
concorso con la funzione nr. 9 circa la distribuzione degli alimenti per garantirne la salubrità
ed igienicità nello stoccaggio nei luoghi di accoglienza e nell’erogazione diretta alle persone
per il consumo;
attività di assistenza sociale in genere, in stretto raccordo con la funzione nr. 9, in favore
della popolazione colpita dall'evento, concorrendo alla sua evacuazione, con particolare
riferimento alle persone fragili;
organizzazione dei posti medici avanzati - P.M.A. - di primo soccorso nelle aree colpite
dall'evento e nei campi di ricovero temporaneo, nelle aree attrezzate, nelle strutture ricettive
in cui vengono ospitati gli sfollati;
invio di personale medico e paramedico nei luoghi interessati e nelle strutture di accoglienza
per rafforzare quello già presente;
invio di attrezzature medicali e medicinali necessari per le cure immediate;
verifiche sulle condizioni degli animali, con previsione dell'abbattimento di quelli da ritenersi
pericolosi per la popolazione o per gli animali, in quanto portatori di infezioni incurabili e
trasmissibili, o fortemente aggressivi;
coordinamento delle attività di bonifica sanitaria dei luoghi (acque, terreni, ecc.), con
disinfezione, disinfestazione e derattizzazione degli stessi e delle strutture in cui vengono
alloggiate o ricoverate le persone colpite dall'evento.
95
3) FUNZIONE 3 - VOLONTARIATO
La funzione, al fine di razionalizzare l'attività sia a livello preventivo che di contrasto
dell'emergenza, sarà assegnata al Responsabile del Volontariato della Protezione Civile di Latronico
Il compito principale è quello di gestire unitariamente le forze del Volontariato, suddividendo i
Volontari per specialità e professionalità operativa, e le risorse strumentali, ivi comprese quelle
fornite dalla U.I. Protezione Civile.
In particolare dovrà:
a) in tempo di pace:
mantenere in costante addestramento le forze del volontariato;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per la sensibilizzazione della popolazione in materia
di rischi e dei comportamenti di autoprotezione da adottare;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per la creazione di corsi di formazione ed
informazione;
creare rapporti e procedure operative, in stretto raccordo con l'U.I. Protezione Civile e
congiuntamente con le funzioni nrr. 1, 2 e 9;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per il compimento di esercitazioni;
b) in situazione di emergenza:
mettersi immediatamente in contatto con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
comunicare immediatamente le squadre formate e pronte ad essere impiegate sul territorio,
anche in rafforzamento alle pattuglie della Polizia Locale operanti.
attivare immediatamente la Sala Radio e tutte le strumentazioni ivi esistenti (sistemi
cartografici, di localizzazione, video, ecc.) per fornire tutti i dati del territorio necessari al
personale volontario ed a tutte le altre funzioni di supporto. Si ricorda che tale sala radio
costituisce anche la base operativa del sistema decisionale del C.O.C.;
mantenere un costante collegamento radio, fino a cessate esigenze, con il Comando Radio
della Polizia Locale o con le Centrali delle altre forze operative (VV.F., Polizia, Carabinieri,
Corpo Forestale dello Stato, ecc.).
4) FUNZIONE 4 - MATERIALI E MEZZI
Il responsabile di questa funzione sarà individuato nell’ambito dei dipendenti che afferiscono al
settore manutenzione del Comune che opererà in stretto raccordo con il Dirigente dell’UTC, già
assegnatario della funzione nr. 1.
I compiti principali sono quelli di predisporre l'elenco dei mezzi e dei materiali disponibili del
Comune e delle attività private in genere e di costituire un quadro generale sul tipo di trasporti e sui
tempi necessari al loro impiego nella zona colpita.
Vista l'organizzazione strutturale dell'Amministrazione e delle attività operative ascrivibili alla
funzione nr. 1, sarà opportuno tenere in considerazione il reperimento di mezzi ed imprese ed il
prevedibile impiego di questi pianificati dal Responsabile della funzione nr. 1, per evitare duplicità
e sovrapposizioni di attività ed impiego oppure previsioni tempistiche diverse e non coordinate.
Qualora non sia possibile l’intervento di mezzi e materiali in relazione all'emergenza in atto, il
Sindaco potrà e dovrà richiedere alla locale Prefettura - di intervenire, rafforzando con altre risorse
quelle esistenti a livello locale76.
Riassumendo, il Responsabile di tale funzione dovrà:
a) in tempo di pace:
censire i mezzi e materiali in possesso all'Amministrazione ed i luoghi di stoccaggio;
censire i mezzi ed i materiali reperibili sul territorio, attivando convenzioni per garantire
l'impiego in caso di emergenza;
76
Il Sindaco rivolgerà richiesta al Prefetto competente per il tramite del COM.
96
predisporre un elenco di reperibilità degli operatori comunali e non comunali;
aggiornare periodicamente gli elenchi;
organizzare e verificare periodicamente la manutenzione delle aree di accoglienza e delle reti
energetiche in esse presenti;
acquisire prezzi e preventivi per conoscere il costo di acquisto o noleggio di mezzi,
attrezzature, materiali utili all'allestimento dei luoghi di accoglienza;
mantenere il magazzino di stoccaggio dei materiali di interesse per il contrasto
dell'emergenza;
b) in situazione di emergenza:
attivarsi immediatamente per far intervenire senza ritardo, e comunque nei tempi concordati
e sanciti nelle convenzioni, gli operatori comunali e non comunali;
provvedere alla raccolta ed alla distribuzione del materiale necessario per intervenire nei
luoghi in assistenza della popolazione concorrendo con il responsabile della funzione nr. 2;
gestire i mezzi impiegati e l'equipaggiamento dei dispositivi di protezione individuale degli
operatori comunali e non comunali.
5) FUNZIONE - SERVIZI ESSENZIALI E ATTIVITA’ SCOLASTICA
Responsabile di questa funzione è il Dirigente dell’UTC, già assegnatario delle Funzioni nr. 1.
L'attività richiesta, coadiuvata da quelle della funzione nr.8, è quella di coordinare gli interventi per
il ripristino dei servizi essenziali (energia elettrica, acqua, gas, telefonia, ecc.) erogati sul territorio e
della funzionalità delle strutture pubbliche, quali centro termale, scuole, strutture amministrative, di
culto, ecc..
Il Responsabile si avvarrà della propria struttura e dei rappresentanti di ditte esterne convenzionate
per attività manutentive o comunque gestori di servizi essenziali (Enel, Telecom, società fornitrice
delle refezioni, ecc.).
In particolare dovrà:
a) in tempo di pace:
monitorare i piani di emergenza delle varie strutture e la dotazione di sicurezza in possesso
dei lavoratori e degli utenti delle stesse;
predisporre periodicamente prove di evacuazione;
individuare, strutture alternative,
predisponendole eventualmente per permettere, in via alternativa, la continuazione delle
attività pur in presenza di comprensibili disagi;
b) in situazione di emergenza:
a mezzo di propri esperti, anche esterni, o del Volontariato, di intesa con il Responsabile
della Funzione nr. 3, procedere a compiere verifiche delle strutture, con priorità per quelle da
giudicarsi vulnerabili come scuole, attrezzature amministrative pubbliche, ecc;
in merito ai dati che perverranno, informare il la Sala Radio e il C.O.C..;
attivarsi compiendo i primi interventi cautelativi atti a mantenere in attività le strutture
interessate;
rendere operative le strutture alternative che sostituiranno quelle danneggiate, attivando
quanto necessita per i trasferimenti del caso.
6) FUNZIONE - CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE
Responsabile della funzione, tenuto conto della attuale struttura organizzativa del Comune di
Latronico, è il Dirigente del UTC, già assegnatario delle funzioni nrr. 1 e 5, che si avvarrà di un
proprio esperto in materia, appartenente alla struttura del Settore, e/o di rappresentanti di ordini
professionali. Sarà cura del predetto Responsabile in sinergia con i Funzionari degli altri settori
dell’UTC (Lavori pubblici, Urbanistica, ecc), per le comprensibili implicazioni che sorgono.
97
Tale responsabile, potrà anche richiedere la collaborazione dei Responsabili della Funzione nr. 3 per coinvolgere associazioni di volontariato professionalmente competenti in materia - e nr. 2,
qualora i danni interessino persone fragili.
E' opportuno interfacciarsi anche con le squadre di tecnici dei VV.F. operanti sul territorio al fine di
verificare le staticità post-evento degli immobili.
L'attività di tale funzione è quella di verificare la situazione derivata dall'evento dannoso con
riferimento ai danni accaduti e a quelli che potrebbero accadere, al fine di individuare i necessari
interventi di emergenza concernenti le persone, gli edifici pubblici e privati, gli immobili storicomonumentali, le infrastrutture produttive, agricole, industriali, ricettive, ecc..
In particolare il Responsabile dovrà:
a) in tempo di pace:
studiare e prevedere la costituzione di squadre miste, anche con appartenenti ad associazioni
di volontariato;
individuare procedure da attivare con previsione di opportune verbalizzazioni o schede di
rilevazione riportanti quanto constatato nel territorio;
contattare i VV.F. per stabilire rapporti o sopralluoghi misti;
aggiornare periodicamente i dati inerenti le varianti territoriali, la presenza di persone fragili,
sentito anche il Responsabile della Funzione nr. 2;
b) in situazione di emergenza:
informare la Sala Radio circa le verifiche effettuate;
verificare e redigere atti di censimento dei danni subiti da persone, edifici pubblici e privati,
impianti industriali, attività produttive, agricoltura e zootecnica, opere di interesse culturale o
riguardanti servizi essenziali.
7) FUNZIONE - STRUTTURE OPERATIVE LOCALI E VIABILITÀ
Tale funzione sarà assegnata al Comandante della Polizia Locale.
Il Responsabile di tale funzione ha il compito principale di coordinare le varie componenti locali
competenti in materia di viabilità, individuando le soluzioni più idonee per ripristinare la
circolazione veicolare e pedonale, in particolare dei mezzi pubblici, e per facilitare l'accesso ai
mezzi di soccorso, inibendo il traffico non necessario nelle aree a rischio.
Per l'espletamento di tale compito si avvarrà ed agirà in stretto raccordo con il Comandante del
Corpo di Polizia Locale e con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, anche al fine di ottenere la
collaborazione del Responsabile della Funzione nr. 3.
In particolare il Responsabile di tale funzione avrà compiti di:
a) in tempo di pace:
individuazione di scenari di rischio con contestuale studio di percorsi attivabili per la
movimentazione dei soccorsi o per eventuale evacuazione della popolazione dalla città;
collaborazione con le funzioni nrr. 1, 2 e 4;
studio ed emanazione preventiva di provvedimenti concernenti le aree da giudicarsi a rischio
(ad esempio per la presenza di edifici a rischio crollo);
previsione dei punti di controllo per afflusso dei mezzi di soccorso (c.d. cancelli);
organizzazione con i gestori del trasporto pubblico delle modalità operative per l'impiego di
autobus per i soccorsi e per l'evacuazione delle persone da destinarsi nei luoghi e strutture di
accoglienza predisposti;
b) in situazione di emergenza:
98
in raccordo con il Comandante del Corpo di Polizia Locale, con il Responsabile dell'U.I.
Protezione Civile e con i Responsabili delle Funzioni predette, individuazione dei flussi di
traffico ed emanazione delle relative ordinanze concernenti la regolamentazione della
circolazione veicolare e pedonale;
richiesta ai Responsabili reperibili per il trasporto pubblico e/o privato circa l'intervento dei
mezzi;
intese con la Prefettura e la Questura circa gli interventi di controllo delle strade e della
viabilità nella sua complessità e per problematiche di ordine pubblico;
acquisizione di dati ricognitivi per concordare interventi con le funzioni nrr. 1 e 4 in merito a
danni a carico della struttura viaria locale.
8) FUNZIONE - TELECOMUNICAZIONI
La funzione sarà assegnata al Responsabile del Servizio Informativo comunale che opererà in
stretto raccordo con il Dirigente dell’U.T.C, già assegnatario della Funzione nr. 1.
Il Responsabile nominato, ha il compito di mantenere in funzione i sistemi delle reti di
telecomunicazioni ed informatici, permettendo pertanto che tali reti si mantengano attive anche in
caso di accadimento di un evento emergenziale.
In particolare tale Responsabile:
a) in tempo di pace:
studia la conformazione territoriale per impedire l’esistenza di zone prive di copertura delle
reti di telecomunicazione analogica e digitale;
partecipa ad esercitazioni di protezione civile per testare efficienza e funzionalità delle reti e
dei vari collegamenti nazionali;
organizza e predispone tutti i collegamenti videotelevisivi per permettere la verifica delle
condizioni ambientali e meteorologiche in particolare e quindi l’evoluzione dell'accadimento
organizza contatti, redigendo relative ed idonee schede, con i rappresentanti dei gestori di
rete fissa e mobile e con coloro che operano comunque nel campo delle telecomunicazioni e
pertanto potenzialmente utili in caso di emergenza;
b) in situazione di emergenza:
controlla l'affidabilità della rete di telecomunicazioni esistente e della rete alternativa
eventualmente predisposta in tempo di pace;
collabora con il Responsabile delle Funzioni nrr. 1 e 4 per attivare presso i vari luoghi di
accoglienza ponti radio e di comunicazione, testando quelli già esistenti;
collabora con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile per l'attivazione della Sala Radio di
Protezione Civile connessa con il C.O.C. per permettere, con gli opportuni collegamenti
telematici, la visualizzazione dell'impatto dell'evento e la sua evoluzione.
9) FUNZIONE - ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE
Incaricato di tale funzione sarà assegnato al responsabile dei servizi sociali comunali del Comune di
Latronico.
Per l’assolvimento dei compiti, il Responsabile si avvarrà di funzionari della propria struttura e di
personale esterno, tra i quali anche appartenenti al Volontariato operante sia in tematiche di
protezione civile che in altre.
Compito principale è quello di garantire l'approvvigionamento di beni di prima necessità e conforto,
l’acquartieramento della popolazione, il reperimento di zone in cui installare i "campi base" e di
soccorso, ecc..
Per tale motivo il Responsabile dovrà:
a) in tempo di pace:
99
organizzare e tenere aggiornato, al fine di una immediata ed efficace consultazione, un
elenco di strutture recettive (alberghi, agriturismi, aree di ricovero della popolazione colpita
dalla calamità), sentito anche il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
verificare periodicamente lo stato in cui versano tali strutture, con particolare riferimento ai
luoghi di accoglienza, segnalando i disservizi al Responsabile della Funzione nr. 4;
b) in situazione di emergenza:
fornire, a mezzo della propria struttura, tutti i dati necessari per organizzare l'accoglienza e
l'assistenza alla popolazione, con particolare riferimento alle persone fragili, secondo le
intese intervenute con i Responsabili della Funzione nr. 2 e dell'U.I. Protezione Civile;
censire gli sfollati;
favorire ed agevolare, in raccordo anche con le funzioni nrr. 2 e 3, il ritrovamento dei
dispersi ed il ricongiungimento familiare;
disporre il trasporto degli sfollati presso le aree predisposte per l'accoglienza;
provvedere alla registrazione anagrafica dei ricoverati e di quelli accolti presso i luoghi
predisposti, gestendo le assegnazioni dei posti letto, container, ecc.;
compiere attività di assistenza sociale a favore delle persone coinvolte nell'accadimento, con
particolare riferimento alla popolazione fragile, come anziani, minori, persone diversamente
abili, con disturbi psichici, non autosufficienti, aiutandoli nel soddisfacimento dei bisogni
primari (alimenti, vestiti, prodotti per l'igiene e pulizia personale). A tal fine potrà avvalersi
dell'apporto del Volontariato, previo contatto con il Responsabile della Funzione nr. 3.
3.2.4 CENTRO OPERATIVO MISTO - C.O.M.
Il C.O.M. è la struttura decentrata del Centro di Coordinamento Soccorsi (CCS)77 che opera per
svolgere la direzione unitaria dei servizi di emergenza coordinandoli a livello provinciale con gli
interventi dei Sindaci dei comuni afferenti al COM stesso.
Il COM dipende dalla Prefettura ed i suoi compiti sono quelli di favorire il coordinamento dei
servizi di emergenza organizzati dal Prefetto con l’intervento dei Sindaci dei comuni appartenenti al
COM stesso.
La sede del C.O.M. è ubicata nel Comune di Senise presso il Polifunzionale localizzato nell’area
PIP.
A tal riguardo si riportano integralmente i riferimenti del COM acquisiti dal Piano di Emergenza
Provinciale (Volume II):
COM n. 9 – SENISE
Ubicazione:
Senise c/o Polifunzionale –Area P.I.P.
Telefono:
0973- 686200 Fax 0973 - 686393
Coordinate UTM:
N 4443696 E 611210
Comuni Afferenti:
77
E’ il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. Individua le strategie
di intervento per il superamento dell’emergenza razionalizzando le risorse disponibili nella Provincia e al tempo stesso
garantendo il coordinamento degli interventi del governo regionale o del governo nazionale a seconda della natura
dell’evento calamitoso.
100
CALVERA, CARBONE, CASTRONUOVO DI SANT’ANDREA, CERSOSIMO,
CHIAROMENTE,
EPISCOPIA,
FARDELLA,
FRANCAVILLA
IN
SINNI,
LATRONICO, MISSANELLO, NOEPILI, ROCCANOVA, SAN COSTANTINO AL
BANESE, SAN PAOLO ALBANESE, SAN SEVERINO LUCANO, SENISE, TEANA,
TERRANOVA DI POLLINO.
Popolazione Afferente:
40.785 (Fonte: ISTAT 2001)
Anche in questo caso, l'articolazione del C.O.M, si basa sulla individuazione di funzioni di supporto
in relazione alla schematizzazione del noto Metodo Augustus che sinteticamente sono di seguito
elencate:
1. Funzione TECNICA E DI PIANIFICAZIONE;
2. Funzione SANITÀ, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA;
3. Funzione MASS MEDIA ED INFORMAZIONE
4. Funzione VOLONTARIATO;
5. Funzione MATERIALI E MEZZI;
6. Funzione TRASPORTO, CIRCOLAZIONE E VIABILITÀ;
7. Funzione TELECOMUNICAZIONi;
8. Funzione SERVIZI ESSENZIALI;
9. Funzione CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE;
10. Funzione STRUTTURE OPERATIVE;
11. Funzione ENTI LOCALI;
12. Funzione MATERIALI PERICOLOSI;
13. Funzione ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE;
14. Funzione COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI;
Il C.O.M. è uno strumento di protezione civile di natura collegiale, la cui finalità è quella di
integrare la risposta di un Comune che si trovi in difficoltà nell'azione di contrasto.
Il suo compito è quello di:
supportare il Sindaco od Assessore delegato nei provvedimenti da assumere, fornendo un
parere tecnico operativo;
integrare ed allargare la Sala Radio di Protezione Civile determinando una "centrale
interforze di protezione civile", anche mediante l'utilizzo, per ovviare all’impossibilità di
raggiungimento della sede, di un sistema di webcam;
integrare la composizione del C.C.S. della Prefettura, esprimendo propri pareri ed indicazioni
operative;
coordinare l'impiego delle risorse operative, sia personali che tecniche, superando le
limitazioni imposte dai confini territoriali.
101
CAPITOLO IV
LA POPOLAZIONE
102
4.1 INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
Il Piano Comunale di protezione civile ha l'obiettivo principale di contrastare l'emergenza mediante
il raggiungimento di tre presupposti principali:
analisi del territorio e dei rischi di cui ai Capitoli I e II;
organizzazione di un sistema comunale atto ad operare prima, durante e dopo l'emergenza di
cui al Capitolo III;
assistenza della popolazione che non comprende soltanto il mero aiuto materiale, ma anche,
ed in via preventiva, l'informazione.
Nel concetto moderno e dinamico della "protezione civile", l'informazione assurge a presupposto
essenziale ovvero ad elemento fondamentale che permette di poter superare l'emergenza nelle sue
varie fasi (si veda il Capitolo V).
In base alle normative vigenti78, il Sindaco ha il compito, sia in fase preventiva che di emergenza, di
rendere edotta la popolazione in merito a:
esistenza di situazioni di pericolo dovute a calamità naturali o comunque connesse ad
esigenze di protezione civile;
pericoli connessi con i rischi esistenti nel territorio comunale;
esistenza di piani o comunque di indicazioni comportamentali da porre in essere, a fronte di
particolari segnalazioni o suggerite dall'Autorità, prima, durante e dopo l'accadimento
dell'evento temuto.
Sinteticamente, può pertanto individuarsi:
un’informazione preventiva, tesa ad informare la popolazione sui rischi naturali od antropici
presenti e sulle modalità di coesistenza con questi, nella convinzione che la conoscenza
permetta una migliore convivenza con i pericoli, consentendo di apprendere come
autoproteggersi e, al contempo, proteggere;
un’informazione in emergenza il cui obiettivo è quello di rendere edotta la popolazione
sull’evento in atto, sui pericoli ai quali è esposta e sulle modalità di comportamento,
seguendo le indicazioni dell'Autorità, senza incidere negativamente sull'opera dei soccorsi.
4.1.1 INFORMAZIONE PREVENTIVA
E' la prima informazione rivolta alla popolazione per renderla edotta circa i rischi a cui è esposta nel
momento in cui si trova in un dato territorio.
La stessa redazione del presente Piano e la sua divulgazione presso la popolazione attraverso i
mezzi ritenuti più idonei, come la pubblicazione all'Albo Pretorio, la creazione di opuscoli inviati
alle famiglie, l'inserimento nel sito web del Comune, costituisce un’informazione preventiva
rispondente ai principi della protezione civile in merito alla tutela delle persone e cose.
L'attività divulgativa da compiere presso le scuole (iniziando da quelle elementari), costituirebbe
un presupposto inconfutabile di formazione a mezzo dell’informazione relativa alla cultura di
protezione civile, che permetterebbe pertanto alla popolazione di entrare nel concetto di protezione
civile, imparando a riconoscere i segnali dell'incombenza del rischio, segnalandolo alle Autorità
competenti, e comportandosi in modo consequenziale.
La divulgazione raggiunge al meglio il suo scopo se opportunamente coniugata con una efficace
attività addestrativa ed esercitativa, legata ai temi della protezione civile in relazione al territorio
interessato.
4.1.2 INFORMAZIONE IN EMERGENZA
78
V. art. 12 L. 03/08/99 nr. 265.
103
In caso di accadimento, il Sindaco renderà edotta la popolazione di quanto avvenuto, delle
contromisure assunte e dei comportamenti da adottare al fine di ridurre, se non evitare totalmente,
l'esposizione delle persone e cose al pericolo.
A tal fine si avvarrà dei propri canali di diffusione per acquisire la collaborazione dei mass media,
oppure di altri sistemi, quali, ad esempio, l'uso di altoparlanti da parte della Polizia Locale e dei
Volontari di protezione civile, ovvero di tutti gli strumenti e mezzi di comunicazione che comunque
potranno ritenersi utilizzabili per informare e rendere partecipe la popolazione all'emergenza in
essere.
La popolazione verrà pertanto invitata a mantenersi costantemente informata sull'evolversi del
fenomeno e del passaggio da una fase all'altra delle allerte di protezione civile (si veda Capitolo V).
Quanto precede vale anche per diramare la cessazione dell’emergenza e quindi il ritorno alla
normalità.
In conclusione, è attraverso l'informazione che anche la popolazione viene fatta accedere all'interno
del "sistema" della protezione civile costituendone uno dei pilastri fondamentali.
L’informazione, nella sua necessaria essenzialità, dovrà pertanto
illustrare il rischio o l'evento;
illustrare le misure di sicurezza e le cautele assunte, le attività in essere per fronteggiarlo, i
possibili sviluppi;
comunicare la struttura operativa di soccorso e di immediato riferimento;
sollecitare nella popolazione l'adozione dei comportamenti di autoprotezione.
Acquisire in tal modo la collaborazione della popolazione, prima e durante l'emergenza, significa
infatti garantire il buon esito dell'attività di intervento, diminuendo la percentuale di danni
connaturati al rischio.
4.2 COMPORTAMENTI DA TENERSI IN CASO DI EMERGENZA
In questo paragrafo verranno sinteticamente descritti i comportamenti da adottarsi da parte della
popolazione a fronte delle varie tipologie di emergenze che possono verificarsi nel territorio
comunale.
Le regole che si suggeriscono in questo Piano sono importanti in quanto vogliono trasmettere
modalità comportamentali in presenza del pericolo, vero o presunto, o dell’evento, basate: sulla
consapevolezza e sulle conoscenze e quindi sull’idoneità delle azioni da compiersi o non compiersi;
sulla razionalità; sull’atteggiamento improntato alla calma da mantenersi e quindi sulla capacità di
affrontare le situazioni senza consentire al panico di dominare le reazioni proprie e degli altri. E
naturalmente l’acquisizione di tali regole generali consentirà di essere sempre in grado di affrontare
ogni tipo di situazione emergenziale, in qualsiasi luogo si verifichi.
Per quanto concerne i comportamenti relativi alle misure preventive, alcuni di questi sono comuni
a tutte le varie tipologie di rischio:
nell’ambito familiare, pianificare i comportamenti da adottarsi in caso di emergenza,
coinvolgendo anche i bambini (telefonata ai numeri di soccorso, chiusura del gas, ecc.): tutti
devono essere a conoscenza del posizionamento e delle modalità di chiusura dei rubinetti del
gas ed acqua e degli interruttori dell’energia elettrica;
preparare e tenere sempre pronta all’uso una "borsa dell’emergenza", riposta in luogo
facilmente accessibile e noto a tutti i componenti familiari, che possibilmente deve
contenere:
- una torcia elettrica;
- candele, fiammiferi e accendini;
- radio portatile con scorta di pile;
- telefonino;
- dinamo per consentire ricarica manuale di batterie;
- fornellino a gas da campeggio;
104
cartella personale del tipo impermeabile contenente documenti, ricette, valori
personali, ecc.;
set di pronto soccorso;
medicinali indispensabili;
vestiti impermeabili;
biancheria intima;
coperte o sacco a pelo;
scarpe possibilmente alte;
posate, stoviglie, borracce, apriscatole, coltellino multiuso;
cibi in scatola o non deperibili ed acqua potabile
ascoltare la radio o guardare la televisione o comunque mezzi di informazione in genere per
apprendere, ad esempio, dell’emissione di eventuali avvisi di condizioni meteorologiche
avverse e relativi rischi connessi. L’utilizzo dei mezzi di informazione è importante anche
durante e dopo l’evento per conoscere la sua evoluzione.
In caso di allarme e quindi durante la fase di emergenza in atto, in via generale, è fondamentale:
mantenere la calma e non lasciarsi prendere dal panico
cercare di tranquillizzare le altre persone;
comportarsi in modo composto ed ordinato, osservando attentamente le indicazioni impartite
dall'Autorità;
nel caso in cui venga ordinata l'evacuazione:
- abbandonare in modo ordinato e veloce la propria abitazione, chiudendola;
- portare con sé solo lo stretto indispensabile;
- distaccare qualsiasi fonte energetica (energia elettrica, gas, ecc.)
- spegnere qualsiasi fuoco o possibile innesco
- portarsi, seguendo i percorsi consigliati, verso il luogo indicato dalle Autorità
- nel caso di perdita di gas da un palazzo, non entrare nel palazzo per chiudere
il rubinetto del gas, ma verificare se vi sia un interruttore generale del gas
fuori dall’abitazione ed in questo caso chiuderlo. Riferire tale notizia ai
VV.F. od altro personale specializzato
verificare se vi siano persone che necessitano di assistenza (bambini, anziani, persone
diversamente abili, ecc.).
4.2.1 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDROGEOLOGICO (FRANA)
Prima
Informarsi sulla presenza di aree a rischio di frana nel territorio comunale;
Stando in condizioni di sicurezza, osservare il terreno nelle vicinanze per rilevare l’eventuale
presenza di piccole frane o di piccole variazioni nella morfologia del terreno: in alcuni casi,
queste modifiche possono essere considerate precursori di venti franosi;
Porre attenzione ad alcune lesioni e fratturazioni che possono essere visibili sui manufatti, in
alcuni casi, prima delle frane.
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Durante
Se la frana si avvicina o è al di sotto della persona, allontanarsi il più velocemente possibile,
cercando di raggiungere una posizione più elevata o stabile
Se non è possibile scappare, rannicchiarsi il più possibile su se stessi, proteggendo la testa
Guardare sempre verso la frana facendo attenzione a pietre o ad altri oggetti che,
rimbalzando, potrebbero colpire
105
Allontanarsi dai corsi d’acqua o dalle incisioni torrentizie nelle quali vi può essere la
possibilità di scorrimento di colate rapide di fango
Non soffermarsi sotto pali o tralicci in quanto potrebbero crollare o cadere
Non avvicinarsi al ciglio di una frana perché è instabile
Se si sta percorrendo una strada e ci si imbatte in una frana appena caduta, cercare di
segnalare il pericolo ai conducenti degli altri veicoli che sopraggiungono.
Dopo
Allontanarsi dall’area in frana in quanto può esservi il rischio di ulteriori frane
Controllare se vi sono feriti o persone intrappolate nell’area in frana, senza entrarvi
direttamente. In questo caso, segnalare la presenza di queste persone ai soccorritori
Le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche e tubature del gas e
dell’acqua, unitamente all’interruzione di strade: riferire tali notizie alle Autorità.
4.2.2 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDRAULICO (ALLUVIONE)
Prima
Salvaguardare i beni collocati in locali allagabili, solo se si è in condizioni di massima
sicurezza
Porre delle paratie a protezione dei locali situati al piano strada e chiudere o bloccare le porte
di cantine o seminterrati
Se non si corre il rischio di allagamento, rimanere preferibilmente in casa.
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Durante
In casa
Staccare la corrente elettrica e chiudere il gas ed impianto di riscaldamento nei locali
minacciati dall'acqua, sempre che l'interruttore non si trovi già in locali sommersi. Porre
attenzione a non venire a contatto con la corrente elettrica con mani e piedi bagnati
Sigillare, se possibile, l'impianto di riscaldamento per impedire pericolose fuoriuscite di
combustibile
Salire ai piani superiori.
Se si abita ad un piano alto, offrire ospitalità a chi abita ai piani sottostanti; viceversa, se si
risiede in piani bassi, chiedere ospitalità
Non scendere nelle cantine e nei garage per salvare oggetti o scorte
Non fumare (potrebbero esserci fughe di gas)
Non utilizzare l'acqua dei rubinetti (per pericolo di contaminazione) prima del consenso delle
Autorità
Non mangiare cibi già a contatto con l’acqua
Solo se ancora possibile e senza pericolo (blocco per detriti o travolti dalle correnti), porre i
mezzi di trasporto al chiuso e con i finestrini chiusi
Non tentare di chiudere le piccole falle, in quanto masse di acqua maggiori potrebbero
sopraggiungere all'improvviso
Nel caso di montagne o colline vicine e se la via è ancora libera dall'acqua, raggiungerle; se
non esiste la possibilità, salire ai piani superiori della casa o sul tetto portando il necessario
(borsa dell’emergenza)
Non rimettere in funzione le apparecchiature elettriche bagnate subito dopo un'inondazione.
All'aperto
Cercare di raggiungere l’abitazione solo se non c'è pericolo o se in casa ci sono persone
incapaci di autogestirsi
106
Se si sta viaggiando su un autoveicolo e l'acqua inizia a invadere la strada, non accelerare e
non fermarsi ma avanzare lentamente
Non fermarsi dove si vede l'acqua crescere in quanto esiste il rischio di non poter più far
ripartire l'autoveicolo
Non attraversare o sostare su ponti o passerelle e lungo argini dei corsi d’acqua
Fare attenzione ai sottopassi che si possono allagare con facilità
Nel caso di caduta in acqua con l'autoveicolo:
- con finestrini a chiusura elettrica, lasciarli aperti, in quanto potrebbero
bloccarsi
- con finestrini manuali, chiuderli ed aspettare che il veicolo venga tutto
sommerso; quando lo è completamente, non tentare di aprire le portiere, ma
abbassare pian piano i finestrini per riempire gradualmente l'abitacolo
- uscire solo quando l'acqua ha invaso quasi del tutto il veicolo e nuotare fino
ad una zona di terra ritenuta sicura
- tale operazione - meno difficile in pratica di quanto possa apparire - sarà resa
più semplice mantenendo la calma.
Dopo
Evitare il contatto con le acque che può essere inquinata da vari materiali e sostanze (acque
di scarico, ecc.) e carica elettricamente per la presenza di linee elettriche interrate
Evitare le zone in cui vi sono ancora correnti in movimento
Fare attenzione alle zone in cui l’acqua si è ritirata, il fondo stradale può essere indebolito e
potrebbe collassare sotto il peso, ad esempio, di un veicolo
Non fumare (potrebbero esserci fughe di gas)
Non utilizzare l'acqua dei rubinetti (per pericolo di contaminazione) prima del consenso delle
Autorità
Gettare i cibi venuti a contatto con le acque dell’alluvione
Porre attenzione ai servizi, alle fosse settiche, ai pozzi danneggiati, in quanto i sistemi di
scarico danneggiati sono fonte di rischio sanitario.
4.2.3 COMPORTAMENTI IN CASO DI FENOMENI METEOROLOGICI AVVERSI
Si ricordano alcuni comportamenti da adottarsi, in via generale, nel caso che, in presenza di
condizioni meteorologiche avverse, si debba porsi o ci si trovi già alla guida di veicoli.
E’ pertanto necessario:
informarsi in via preventiva delle condizioni meteorologiche (radio, siti Internet, numeri
verdi telefonici, Centrali Radio Operative Polizia Stradale, Polizie Locali, ecc.)
rispettare sempre le norme di comportamento previste dal Codice della Strada, rispondenti ai
principi di prudenza e buon senso per viaggiare sempre sicuri in ogni condizione
se non assolutamente necessario, non mettersi in viaggio fino al miglioramento delle
condizioni
verificare l’adeguatezza della quantità di carburante al fine di poter fronteggiare eventuali
soste prolungate per evitare ulteriori situazioni di pericolo
se a bordo del veicolo sono presenti bambini, anziani, persone ammalate o con particolari
esigenze, portare quanto può servire a rendere meno disagevole l’eventuale prolungata sosta
(bevande, alimenti, ecc.)
prestare particolare attenzione alla corretta collocazione dei bambini negli appositi sistemi di
ritenuta.
A) In caso di temporali, piogge molto intense, grandinate, forti raffiche di vento
In casa
Ritirare dai balconi o comunque da elementi strutturali sporgenti tutti gli oggetti che cadendo
possono provocare incidenti
107
Chiudere bene finestre ed imposte
Fissare saldamente ciò che all’esterno dell’edificio si può staccare (tende, vasi, ecc.) o, se
possibile, ritirarlo
Staccare le prese d’antenna dei televisori
Nei casi più gravi, staccare anche l’energia elettrica
All’aperto
Allontanarsi da cornicioni, tetti, impalcature ed in genere da tutto ciò che sporge
Fare attenzione agli oggetti e a tutto quanto possa cadere dall’alto
Evitare ponti di ferro, cabine elettriche, serbatoi metallici, cartelloni pubblicitari, pali e
tralicci dell’energia elettrica, reti metalliche
Non sostare sotto alberi e nei pressi di corsi d’acqua
Non ripararsi in zone sopraelevate o sotto speroni di roccia (il fulmine segue il profilo delle
pareti)
Se ci si trova all’interno di autoveicoli, fermarsi in un luogo aperto o vicini ad edifici sicuri
sino al termine del fenomeno.
B) In caso di precipitazioni nevose e ghiaccio sulle strade
Le condizioni della circolazione stradale possono diventare rapidamente difficili, potendo
raggiungere anche l’impraticabilità, pertanto limitare al minimo indispensabile gli
spostamenti
con veicoli privati e se necessari farli solo con l'equipaggiamento invernale a bordo od
installato
Con il peggioramento dell’innevamento, evitare ogni spostamento non strettamente
necessario, anche al fine di lasciare libere le strade ai mezzi operativi; se assolutamente
necessario, installare le catene o i pneumatici da neve
Anche in caso di ghiaccio sulle strade, porre estrema attenzione durante la circolazione,
procedere a bassa velocità e limitare comunque allo stretto necessario l’uso dei veicoli.
La distribuzione di energia elettrica e le comunicazioni telefoniche possono subire importanti
interruzioni, pertanto limitare i consumi di elettricità ed evitare telefonate non necessarie
Non toccare, in nessun caso, i fili elettrici caduti al suolo
Allontanare tutti i veicoli che possono ostacolare l’azione dei mezzi di pronto intervento
Per il pericolo di caduta della neve dai tetti, non camminare o sostare sotto od in prossimità
di tetti, cornicioni e pensiline
Non sostare e circolare sotto alberi, ponendo attenzione alla rottura di rami od alla caduta di
alberi a seguito del peso della neve.
I proprietari di piante devono asportare la neve dai rami che aggettano direttamente su aree di
pubblico passaggio.
Per la sicurezza delle persone, debbono essere sgomberati dalla neve e dal ghiaccio, a cura
dei frontisti, i marciapiedi ed i passaggi pedonali prospicienti l'ingresso degli edifici e dei
negozi.
La neve deve essere ammassata ai margini dei marciapiedi, mentre è vietato ammassarla sul
verde pubblico a ridosso di siepi o piante, o a ridosso dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti.
E' fatto divieto di scaricare la neve nelle fogne, nei canali e nei corsi d'acqua.”
C) In caso di nebbia
Prima di partire
Informarsi sulle condizioni ed in caso di nebbia sull’itinerario, mettersi in viaggio solo se
assolutamente indispensabile
Controllare accuratamente l'efficienza dell'impianto di fanaleria, i tergicristalli e il lunotto
termico
Durante il viaggio
108
Rispettare rigorosamente il limite di velocità previsto ed anche ove consentito non procedere
a velocità superiore a 50 km/h
Evitare di accodarsi ai veicoli che precedono a maggiore velocità di quella ritenuta adeguata
e sostenibile in quelle condizioni
Aumentare la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, adeguandola alle possibilità
visive ed alle condizioni del fondo stradale. Con la nebbia diventa anche più difficile la
valutazione della differenza di velocità con il veicolo che precede
Fare particolare attenzione alla segnaletica sia orizzontale che verticale sulla strada, per avere
un sicuro riferimento nella guida
Evitare i sorpassi per quanto è possibile e se siete costretti ad eseguirli, segnalateli sempre
con tempestività, rientrando successivamente sulla corsia di marcia
Non lasciarsi distrarre da ciò che accade sulla carreggiata opposta in quanto c’è il rischio di
non vedere in tempo cosa accade davanti
Tenere sempre il volante con entrambe le mani per rispondere adeguatamente alle eventuali
manovre di emergenza
Accendere i fari anabbaglianti, i fari antinebbia, se in dotazione, ed il faro rosso posteriore
antinebbia per essere visti meglio. E’ bene precisare che nello strato d'aria di circa 20 cm
immediatamente sopra il suolo la nebbia è molto più rada o scompare; in questo strato si
insinua il raggio luminoso dei proiettori fendinebbia, che per questo motivo devono essere
montati in basso ed avere un'emissione molto contenuta verso l'alto. La nebbia ha la
caratteristica di assorbire e disperdere la luce - per cui l’accensione dei proiettori di
profondità (abbaglianti) crea solo un pericoloso “muro luminoso” - e di diminuire il contrasto
e la differenza dei colori e quindi la visibilità degli oggetti. Pertanto, i fendinebbia anteriori,
per quanto concerne la loro efficacia, migliorano la visibilità delle strisce di margine o di
corsia, ma potrebbero essere insufficienti per la percezione degli ostacoli
Non affrontare un percorso sul quale è segnalata nebbia se si è stanchi o affaticati
D) In caso di periodi di caldo eccessivo con ondate di calore
Le persone maggiormente a rischio in queste situazioni sono i neonati ed i bambini, le persone di
età superiore a 65 anni, in particolare se vivono da sole, le persone non autosufficienti ed i soggetti
affetti da patologie cardiocircolatorie e/o respiratorie, da ipertensione, da diabete, da patologie
tiroidee; inoltre, le persone che lavorano all’aperto o in ambienti in cui c’è produzione di calore.
L’ondata di calore provoca vari disturbi, tra i quali ipotensione (diminuzione della pressione del
sangue), dando luogo ad un senso di debolezza, vertigini, annebbiamento della vista. E’ utile in
questi casi sdraiarsi con le gambe sollevate.
Precauzioni per affrontare le ondate di calore:
Bere molto e spesso anche quando non si ha sete, evitando bibite gassate o contenenti
zuccheri ed in generale le bevande ghiacciate o fredde
Evitare alcol e caffeina
Mangiare abbondante frutta e verdura fresche e consumare pasti leggeri
Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea
Utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non
più di 6/7 gradi rispetto alla temperatura esterna
Usare ventilatori per far circolare l’aria, ma non rivolti direttamente sul corpo
Schermare i vetri delle finestre con strutture come tapparelle, persiane, veneziane od almeno
tende, in modo da limitare il riscaldamento eccessivo dell’ambiente
Non uscire nelle ore più calde della giornata, tra le 12 e le 18, se non è strettamente
necessario
Indossare abiti leggeri, di colore chiaro e comodi, in fibre naturali
Per coloro che per motivi di lavoro sono esposti al sole, cautelarsi con idonei mezzi di
protezione.
109
E) In caso di periodi di siccità
Per risparmiare acqua:
Munire i rubinetti di dispositivi frangigetto che consentano di risparmiare l'acqua
Verificare che non ci siano perdite. Se, con tutti i rubinetti chiusi, il contatore gira, è
opportuno contattare personale specializzato per il controllo di eventuali guasti o perdite
nella tubatura e nei sanitari
Evitare di lasciar scorrere inutilmente l’acqua dai rubinetti, aprirli solo quando necessario
Utilizzare l’acqua solo per scopi essenziali evitando ad es. di innaffiare il giardino o lavare
l’autovettura
Non utilizzare l’acqua corrente per lavare frutta e verdura: è sufficiente lasciarle a bagno con
un poco di bicarbonato e poi sciacquare
Dove possibile, riutilizzare l’acqua usata: l’acqua di cottura della pasta, ad es., per sgrassare
le stoviglie; quella utilizzata per lavare frutta e verdura per innaffiare piante e fiori
Utilizzare lavatrici o lavastoviglie possibilmente nelle ore notturne, solo a pieno carico, e
inserendo il programma economizzatore se a carico ridotto
Utilizzare i serbatoi a due portate nei servizi igienici
L’utilizzo della doccia riduce i consumi rispetto al bagno nella vasca
Chiudere il rubinetto centrale dell’acqua quando ci si assenta per lunghi periodi da casa.
In caso di sospensione dell’erogazione dell’acqua:
Prima della sospensione, fare una scorta minima di acqua per bagno e cucina
Rifornirsi di piatti, posate, bicchieri di plastica, disinfettanti, ovatta
Spegnere lo scaldabagno elettrico e riattivarlo dopo che è tornata l’erogazione per evitare
danni alle resistenze del riscaldamento
Al momento del ripristino dell’erogazione dell’acqua, evitare l’utilizzo di lavatrice,
lavastoviglie e scaldabagno fino al ritorno della normalità perché potrebbero verificarsi
fenomeni di acqua scura
Per tale motivo, evitare l’utilizzo a scopo potabile dell’acqua fino al ritorno della normalità.
4.2.4 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO SISMICO (TERREMOTO)
Misure preventive
Informarsi sulla classificazione sismica del Comune in cui si risiede per conoscere quali
norme adottare per le costruzioni, a chi fare riferimento e quali misure sono previste in caso
di emergenza. Il territorio di Latronico è stato classificato in zona 279 (si veda il Capitolo II –
paragrafo Rischio Sismico)
È importante preparare un piano di emergenza familiare, con individuazione dei luoghi più
sicuri in cui ripararsi (architravi, stipiti delle porte, mobili robusti come tavoli e letti, oppure
contro il muro in un angolo).
Per evitare situazioni pericolose, è necessario, ad esempio, fissare bene i mobili, gli oggetti
pesanti, quelli in vetro
Evitare che i letti siano vicini a vetrate, specchi, mensole con oggetti pesanti, ecc.
Durante
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
79
Nei Comuni classificati sismici, chiunque costruisca una nuova abitazione o intervenga su una già esistente, è
obbligato a rispettare la normativa antisismica, cioè criteri particolari di progettazione e realizzazione degli edifici. In
materia è stato emanato il Decreto Ministero delle Infrastrutture 14/01/2008 “Approvazione delle nuove norme tecniche
per le costruzioni”, pubb. in G.U. 04/02/2008 nr. 29, S.O., che prevede l’Allegato A “Norme tecniche per le costruzioni:
pericolosita' sismica” e l’Allegato B “Norme tecniche per le costruzioni: tabelle dei parametri che definiscono l’azione
sismica”.
110
Cercare inoltre di tranquillizzare le altre persone.
Durante la scossa può essere molto difficile, se non impossibile, spostarsi da una camera
all'altra. Il pericolo maggiore durante un terremoto è quello di essere colpiti da oggetti che
cadono.
Si sottolinea una regola fondamentale:
- se ci si trova all’interno di un’abitazione o locali in genere, rimanervi;
- se ci si trova all'aperto, restarvi.
In casa
Non cercare di abbandonare la casa, ripararsi in uno dei posti sicuri individuati dal piano di
emergenza familiare
Ripararsi comunque nel vano di una porta, inserita in un muro portante o sotto una trave,
oppure sotto un tavolo
Non muoversi fino a quando la scossa non è terminata
Non cercare assolutamente di uscire durante la scossa: talvolta le scale sono una delle parti
più deboli e quindi pericolose della casa
Per i palazzi che ne risultano forniti non usare gli ascensori (se si viene sorpresi dalla scossa
all’interno di un ascensore, fermarsi al primo piano possibile e uscire immediatamente).
In un luogo pubblico
Rimanere nel luogo ed allontanarsi solo da oggetti sospesi che possono cadere
Non cercare di raggiungere l'uscita, in considerazione che anche altre persone avranno la
medesima idea e quindi, in caso di affollamento, l’uscita sarebbe impossibile ed anzi si
potrebbero provocare ulteriori danni alle persone.
All'aperto
Stare lontano dalle pareti delle case
Portarsi in luoghi aperti, lontano dalle costruzioni, da alberi, muri, linee elettriche
Se ci si trova su un marciapiede, cercare riparo sotto un portone
Se ci si trova su un veicolo, non fermarsi in prossimità di ponti, di terreni franosi
Fermare il veicolo in un luogo aperto lontano da alberi, muri e linee elettriche
Aspettare in auto che la scossa finisca
Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.
A scuola:
Mantenere la calma
Ricordarsi che la scuola ha un piano di emergenza
Seguire le istruzioni dell'insegnante
Dopo
Aspettarsi scosse secondarie di assestamento. È molto probabile che la scossa principale sia
seguita da repliche, di intensità inferiore, ma tuttavia ancora in grado di provocare danni
Usare una radio a batterie per avere eventuali informazioni
Verificare che non vi siano feriti
Verificare che non vi siano fughe di gas o rotture dell'impianto idrico
Non accendere la luce, usare una lampada a batterie
Nel caso si abbandoni la casa, chiudere gli erogatori di gas, acqua, energia elettrica
Non cercare di raggiungere l’area colpita ed evitare di muoversi per curiosità
Raggiungere le aree di raccolta predisposte ed indicate nel Piano Comunale di Protezione
Civile
Verificare che la costruzione dove si abita non abbia subito danni: se si sono avute lesioni,
richiedere il parere di un tecnico e nel dubbio abbandonare la casa
111
Non usare il telefono, se non per reali esigenze di soccorso
Non usare autoveicoli per lasciare le strade libere per i soccorsi
Non avvicinarsi ad animali in quanto spaventati e imprevedibili, e se possibile, rinchiuderli in
luoghi sicuri
Raggiungere con calma la scuola per prelevare i bambini, senza fretta, in quanto la scuola è
un edificio strategico
Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.
In laboratori, in officina, in ufficio, in aziende produttive:
Spegnere i motori e togliere l'energia;
Chiudere tutti gli impianti, le apparecchiature e tutte le alimentazioni.
A scuola:
Mantenere la calma
Ricordare sempre che la scuola ha un piano di emergenza
Seguire le istruzioni dell'insegnante
Se viene deciso di uscire:
- percorrere in ordine e senza correre il percorso di esodo assegnato
- raggiungere il punto di raccolta esterno.
4.2.5 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO INCENDI
Misure generali comuni
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Contattare immediatamente i numeri di emergenza dei VV.F. - 115 - od anche delle forze di
polizia (112 e 113)
Nel caso i vestiti indossati prendano fuoco, NON si deve correre in quanto l’aria alimenta il
fuoco, ma si deve cercare di spogliarsi o di soffocare le fiamme rotolandosi per terra o
coprendosi con una coperta
In presenza di fumo, camminare abbassati in quanto il fumo tende verso l’alto e proteggere le
vie respiratorie con un fazzoletto o stoffa possibilmente bagnati.
In caso di ustioni
Se i vestiti sono in fiamme, avvolgere la persona in una coperta o farla rotolare per terra
Rimuovere gli indumenti ma non quelli adesi all’ustione
Posizionare l'ustionato disteso in un luogo ombroso e fresco, coprendolo per evitare
ipotermia
NON applicare ghiaccio sulle ustioni, o anche pomate, unguenti, sostanze disinfettanti
E’ possibile immergere la zona ustionata in acqua fredda; si precisa che in caso di ustioni da
contatto con sostanze chimiche (ad es. calce secca) è assolutamente da evitare tale contatto
Rimuovere collane, braccialetti ed altri elementi metallici
Se possibile, coprire la zona ustionata con tessuti in cotone, ben puliti, o, meglio, sterili o
garze specifiche per le ustioni
NON somministrare bevande e farmaci, consentita solo acqua
NON far bere alcolici.
Incendi boschivi
Misure preventive
Non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche abusive
Non bruciare senza le dovute misure di sicurezza le stoppie, la paglia e altri residui agricoli
Nel bosco non accendere fuochi: è vietato e può essere fonte di conseguenze dannose
disastrose
In aree attrezzate per picnic spegnere sempre accuratamente i fuochi
112
Non fumare nei boschi
Viaggiando in macchina o passeggiando non buttare mai mozziconi accesi
Non parcheggiare la macchina vicino ai boschi, lasciando la marmitta a contatto con l'erba
secca: il calore la incendia facilmente.
In caso di un piccolo focolaio d'incendio, si può tentare di spegnerlo, ma solo se si è certi della via
di fuga (una strada o un corso d'acqua):
mettendosi con le spalle al vento, battere con una frasca o un ramo verde la piccola zona
incendiata fino a soffocare il fuoco.
Nel caso ciò non sia possibile ed in caso di avvistamento di incendio di più vaste dimensioni,
contattare immediatamente i numeri di emergenza:
115 (VV.F)
1515 (Corpo Forestale dello Stato)
112 - 113 (forze di polizia),
fornendo tutte le indicazioni necessarie per localizzare l'incendio, indicando il paese più vicino o la
strada in cui ci si trova.
In caso di incendio esteso
All’aperto
Cercare una via di fuga sicura: una strada o un corso d'acqua
Correre contro vento e coprendosi naso e bocca con stoffa bagnata
Attraversare il fronte del fuoco dove è meno intenso (incendio di piccoli arbusti, rovi,
sterpaglie), per passare dalla parte già bruciata
Stendersi a terra dove non c'è vegetazione incendiabile
Cospargersi di acqua o coprirsi di terra
Prepararsi all'arrivo del fumo respirando con un panno bagnato sulla bocca
In abitazione in mezzo a un bosco in fiamme
Non abbandonare la casa se non si è certi che la via di fuga sia aperta: nel caso di fuga,
bagnarsi ed avvolgersi in una coperta bagnata
Segnalare la propria presenza
Mettere in azione, se esiste, l'impianto automatico di irrigazione, bagnare con un tubo
l'esterno dell'abitazione e in particolare le parti in legno
Sigillare (con carta adesiva e panni bagnati) porte e finestre, in modo da evitare che entri il
fumo e per permettere che la porta contenga il più a lungo possibile l’incendio.
Incendi urbani e domestici
Misure preventive:
non fumare a letto;
non lasciare incustodite pentole su fornelli accesi e tenere lontano il materiale combustibile
prevedere un controllo periodico da parte di un tecnico qualificato dell’impianto di
riscaldamento, della canna fumaria e della cucina. A tal proposito si ricorda la vigenza di
leggi statali e regionali in materia di certificazione e controllo della corretta gestione degli
impianti termici che prevedono l’obbligo di controlli periodici di tali impianti (caldaie)
non tenere fiammiferi e accendini alla portata di bambini
non tenere liquidi infiammabili vicino a fonti di calore
non impiegare apparecchi a gas o a fiamma libera (compresi i caminetti) in locali privi di
aerazione adeguata
prevedere l'installazione di opportune strumentazioni in grado di rilevare la presenza di fumo
e sviluppo delle fiamme.
113
In luoghi pubblici ed edifici in genere
Seguire le indicazioni generali relative agli incendi boschivi
Contattare immediatamente il numero di emergenza dei VV.F. - 115 - od anche delle forze di
polizia
Cercare, se possibile e senza rischio per la propria incolumità, di spegnere l’incendio usando
estintori od idranti, sempre corredati di istruzioni
Non usare acqua per spegnere incendi su apparecchiature in tensione
Allontanarsi dal luogo dell’incendio utilizzando le scale e le uscite di emergenza in modo
ordinato, senza farsi prendere dal panico, senza spingere, senza assembramenti
Attenersi alle disposizioni fornite dal personale responsabile presente
Aprendo porte, mettersi a lato per evitare di essere eventualmente investiti dalle fiamme
Uscendo, chiudere le porte per limitare la propagazione del fuoco
Non usare ascensori
Se l’incendio si è sviluppato a piani inferiori a quello in cui ci si trova, portarsi ai piani
superiori in attesa di soccorsi.
In casa
Seguire le indicazioni generali relative agli incendi boschivi ed in luoghi pubblici ed edifici
in genere
Nel caso prenda fuoco una pentola, per spegnere l’incendio è sufficiente porre sopra un
coperchio in modo da soffocare le fiamme
Chiudere tutti gli impianti elettrici ed a gas
Se l’incendio si sviluppa in un apparecchio elettrico o in una parte dell’impianto elettrico,
prima di tentare di spegnerlo bisogna staccare l’energia elettrica
Non utilizzare acqua per spegnere un incendio di origine elettrica
Non usare acqua per spegnere incendi che interessano combustibili liquidi (tali sostanze
galleggiano sull’acqua e possono diffondere l’incendio in altri luoghi)
Se il fuoco è fuori dalla porta, cercare di sigillare, possibilmente con stracci bagnati, ogni
fessura
Prendersi cura delle persone non autosufficienti aiutandole a porsi al sicuro
Prima di accedere ai locali interessati dall’incendio, consultarsi con i Vigili del Fuoco
Accedere ai locali interessati dall’incendio soltanto dopo che questi sono stati raffreddati e
ventilati per almeno alcune ore.
COMPORTAMENTI IN CASO DI FUGHE DI GAS
Misure preventive
E’ vietato installare e depositare le bombole di GPL, anche se vuote, all’interno di locali
interrati e seminterrati
Assicurarsi del buono stato di conservazione del tubo del gas e ricordarsi di sostituirlo entro
la data di scadenza impressa sul tubo di gomma
Tenere chiusi il rubinetto del gas durante la notte e quello del contatore quando ci si assenta
da casa
In casa:
In caso di odore persistente, avvertire immediatamente il 115 - Vigili del fuoco
Non accendere e non spegnere luci o apparecchi elettrici
Non suonare campanelli, non provocare fiamme e scintille (non usare telefoni fissi e
cellulari, torce e altri apparecchi elettrici e a batteria)
Aprire tutte le finestre ed allontanarsi dal locale chiudendo la porta
Chiudere il rubinetto del contatore e disattivare l’energia elettrica solo dall’esterno
dell’appartamento
114
Se si avverte odore di gas in strada o all’aperto:
contattare immediatamente i Vigili del Fuoco - 115
Se il gas fuoriesce da una bombola GPL:
chiudere il rubinetto posto sulla sommità della bombola
aprire tutte le finestre ed allontanarsi dal locale chiudendo la porta
disattivare l’energia elettrica solo dall’esterno dell’appartamento
se la fuoriuscita continua, porta la bombola all’esterno in luogo ventilato
se l’odore è forte e persistente, uscire e chiamare i Vigili del Fuoco - 115.
4.2.6 COMPORTAMENTI IN CASO DI PERICOLO DI CROLLO O CROLLO DI EDIFICI
Ripararsi nei luoghi sicuri della casa come architravi, muri portanti, angoli di pareti, lontano
da porte a vetri o finestre (pericolo di schegge e detriti)
Chiudere i rubinetti del gas, l’interruttore della corrente elettrica e qualsiasi fiamma libera
Uscire dall’edificio solo in caso di diretta minaccia di crollo all’interno del proprio
fabbricato, evitando l’uso degli ascensori e verificando attentamente la via di fuga
Se ci si trova coinvolti nel crollo, cercare di liberarsi con estrema calma e cautela: ogni
movimento potrebbe far cadere altre parti peggiorando la situazione
Se non è possibile liberarsi, cercare di ricavarsi una nicchia nella quale respirare, risparmiare
fiato ed eventualmente per chiamare i soccorsi
Chi non è coinvolto nel crollo e non può portare soccorso agli altri, deve abbandonare
l'edificio con calma, evitando i movimenti che potrebbero provocare vibrazioni e ulteriori
crolli
Nell'uscire, segnalare ai soccorritori le chiamate di soccorso di cui si sia a conoscenza
Allontanarsi dall'edificio e recarsi nei luoghi di raccolta.
4.2.7 COMPORTAMENTI IN CASO DI INCIDENTE PER TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
Nel caso l’incidente sia appena avvenuto:
Segnalare immediatamente l’evento alle Autorità (VV.F., forze di polizia, 118) fornendo il
maggior numero di informazioni utili, e se possibile, la serie di numeri riportati nel cartello
arancione esposto sul mezzo di trasporto
Non venire a contatto a contatto con il liquido che fuoriesce dal veicolo e se possibile riferire
alle squadre di soccorso il decorso del liquido (in terreni circostanti, in corsi d’acqua, defluiti
in caditoie)
Coprirsi la bocca ed il naso con tessuto bagnato, particolarmente in caso di fumo e cercare di
spostarsi dalla parte opposta a quella in cui si dirige il fumo o in cui spira il vento
Non fumare
Allontanarsi dal luogo dell’incidente
Mettersi a disposizione delle Autorità per riferire circostanze utili alla ricostruzione dei fatti.
4.2.8 COMPORTAMENTI IN CASO DI DISASTRO STRADALE, AEREO
Segnalare immediatamente l’evento alle Autorità (118, VV.F., forze di polizia) fornendo il
maggior numero di informazioni utili: luogo indicato con precisione, mezzi coinvolti,
persone coinvolte, condizioni dei feriti, e tutto quanto ritenuto utile per i soccorsi
Se non si è in possesso di specifica preparazione sanitaria di pronto soccorso, NON toccare e
spostare gli infortunati tranne che costoro corrano imminente pericolo di vita, ad es.
all’interno di veicolo in fiamme
Evitare che altri non in possesso di tali requisiti spostino gli infortunati
115
In tali casi, evitare movimenti di flessione e torsione dei vari segmenti del corpo; spostarlo
invece come fosse un blocco rigido
Cercare di segnalare, assieme ad altre persone presenti, la situazione ai conducenti dei veicoli
che sopraggiungono, particolarmente in caso di nebbia, ed usando la massima prudenza
Se l’incidente si è verificato in luogo isolato o difficilmente raggiungibile, organizzarsi per
aiutare i soccorsi a raggiungere il luogo, accompagnandoli
Giunti i soccorsi, porsi a loro disposizione e comportarsi in modo da non costituire loro
intralcio
Mettersi a disposizione delle Autorità per riferire circostanze utili alla ricostruzione dei fatti.
4.2.9 COMPORTAMENTI IN CASO DI BLACK-OUT ELETTRICO
Tenere sempre a portata di mano un kit contenente una torcia, pile di ricambio, una radio
portatile
Spegnere tutte le apparecchiature elettriche che si stanno utilizzando al momento del blackout (lavatrice, frigorifero, computer, ecc.)
Evitare, per quanto possibile, di aprire frigoriferi e congelatori
Evitare di utilizzare l’ascensore prima che sia diramata la comunicazione di ripristino delle
reti elettriche, in quanto momentanee erogazioni di energia possono essere dovute ad attività
necessarie a risolvere il problema
Se si possiede un generatore, non connetterlo direttamente all’impianto elettrico generale, ma
collegarlo alle apparecchiature che si vogliono in funzione direttamente al generatore. Non
avviare il generatore all’interno della casa o del garage
Usare il telefono solo per le emergenze
Al ritorno dell’energia elettrica, non riattivare contemporaneamente tutti gli apparecchi
elettrici presenti in casa per evitare sovraccarichi della linea elettrica.
In caso di presenza di persona che necessita ed utilizza apparecchi elettromedicali salvavita,
tenere sempre a disposizione in evidenza il numero telefonico del servizio sanitario d’emergenza.
4.2.10 COMPORTAMENTI IN CASO DI INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
Si rimanda al Paragrafo concernente i “Comportamenti in caso di fenomeni meteorologici
avversi” e, più in particolare, al sottoparagrafo “In caso di periodi di siccità” e, specificamente,
“In caso di sospensione dell’erogazione dell’acqua”
4.2.11 COMPORTAMENTI IN CASO DI EMERGENZE SANITARIE
Indicazioni generali in caso di epidemie o pandemie di varia natura
Seguire con attenzione e precisione tutte le indicazioni delle Autorità sanitarie, anche per
quanto riguarda la profilassi e vaccinazione, in quanto potrebbero essere necessarie misure
speciali per la sicurezza della popolazione
Consultare il medico di base o il Dipartimento di Sanità Pubblica della A.S.L. per avere
informazioni attendibili e aggiornate sulla malattia e sulla possibilità di vaccinazione
Seguire, se redatte, le apposite linee guida di comportamento per il controllo della diffusione
dell’epidemia nella comunità, intese a ridurre od eventualmente proibire affollamenti negli
ambienti chiusi per ridurre la carica batterica o virale, evitando pertanto luoghi pubblici;
Se la persona presenta sintomi, rivolgersi subito al medico: una pronta diagnosi aiuta la
guarigione e riduce il rischio di contagio per gli altri
Attenersi all’obbligo di indossare le mascherine (sia per i pazienti che per il personale
sanitario) anche negli ambulatori medici
Lavarsi frequentemente ed accuratamente le mani con acqua e sapone
Raccogliere in appositi contenitori tutti gli oggetti (mascherine, guanti, fazzoletti, tovaglioli
di carta, ecc.) che sono venuti a contatto con i casi sospetti
116
Usare guanti monouso per le pulizie e successivamente lavarsi le mani dopo aver buttato i
guanti
Lavare e disinfettare accuratamente, con i prodotti disinfettanti indicati dall’Autorità
sanitaria, qualsiasi superficie o stoviglie toccate dai pazienti
Evitare comunque la condivisione di oggetti personali con una persone malata
In caso di avvelenamento ed inquinamento delle acque e dell’aria
Seguire con attenzione e precisione tutte le indicazioni delle Autorità sanitarie
Non utilizzare acqua per scopi potabili
Non mangiare frutta, verdura ed in genere cibi rimasti a contatto con l’aria o l’acqua
contaminata
Non uscire all’aperto
Chiudere porte e finestre accuratamente, occludendo gli spiragli con tessuti bagnati
117
CAPITOLO V
PROCEDURE E MODELLI OPERATIVI IN CASO DI EVENTO
118
5.1 PROCEDURE OPERATIVE
Nel Capitolo III si è rappresentato il sistema di comando e controllo comunale previsto, tenendo
conto dell'attuale organizzazione comunale, ed in relazione a quanto necessita per pianificare il
contrasto dell'emergenza.
La procedura di contrasto può riassumersi:
A) nell'individuazione di una struttura permanente, quale l'U.I. Protezione Civile, a presidio delle
emergenze;
B) nella presenza della Sala Radio di protezione civile, operante autonomamente per la sua
specificità, ma comunque sempre in stretto collegamento con la C.R.O. (Centrale Radio Operativa
Polizia Locale), quale struttura costituita in modo permanente ed effettivo a disposizione del
territorio comunale.
Con il presente Capitolo si evidenzia la procedura operativa standardizzata, applicabile alle
emergenze dovute a fatti prevedibili e non prevedibili.
L’evento che porta all’emergenza può essere:
naturale, cioè dovuto a fattori ambientali e territoriali che insorgono spontaneamente nei
quali l'attività dell'uomo può ritenersi pressoché inesistente;
antropico, ovvero provocato dal fattore umano, in cui pertanto l'attività dell'uomo è la causa
scatenante e prioritaria.
Gli eventi derivanti dai rischi possono suddividersi in:
eventi prevedibili, per i quali, in base alle conoscenze e tecniche attuali, si è in grado di
prevedere e quindi di predisporre azioni di difesa e di autoprotezione della popolazione e
delle cose;
eventi non prevedibili per i quali la natura dello stesso accadimento o la mancanza di attività
di vigilanza, rendono impossibile avere un preavviso certo e tempestivo che consenta una
efficace assunzione di contromisure.
La prevedibilità consiste pertanto nell’individuazione dei c.d. "indicatori di criticità", che
rappresentano lo stadio del pericolo e quindi richiamano procedure di intervento diverse tra loro.
Di fatto si ha una articolazione delle fasi di allertamento, in relazione alla intensificazione o meno
del fenomeno minacciato od in atto con relativa corrispondenza di una precisa fase operativa.
Solitamente, l'allerta di protezione civile si suddivide in tre fasi:
fase di attenzione
fase di preallarme
fase di allarme
a cui si possono aggiungere:
stato di emergenza
stato post-emergenza
Nella pratica, in specie per le fasi di attenzione, preallarme ed allarme, è uso correlarle a determinati
colori per renderle immediatamente percepibili:
il colore verde per la fase di attenzione;
il colore giallo per la fase di preallarme;
il colore rosso per la fase di allarme.
Alla fase o stato di emergenza si collega solitamente il colore nero.
In caso di eventi non prevedibili, data la mancanza di previsione, si passa direttamente alla fase di
allarme, non esistendo la fase di attenzione.
Tutto quanto avviene in costanza della situazione di emergenza, dal momento iniziale coincidente
con la segnalazione dell'evento alla cessazione con passaggio alla c.d. post-emergenza, dovrà essere
riportato in un apposito "Diario degli avvenimenti", che potrà consistere anche in una raccolta
cronologica delle relazioni di servizio redatte da tutti coloro che hanno preso parte all'attività di
soccorso.
119
Tale Diario dovrà essere tenuto presso la Sala Operativa di Protezione Civile poiché, venendo
attivata immediatamente con l'inizio dell'emergenza e perdurando per tutta la sua durata, è l'unica
struttura in grado di riferire circa tutte le attività operative compiute.
Prima di esporre le diverse fasi dell'evento, è opportuno analizzare la fonte primaria delle stesse,
presupposto operativo del presente Piano e dell'intervento sul territorio, da individuarsi nella
segnalazione dell'evento.
5.1.1 LA SEGNALAZIONE DI EVENTO
E' l'atto iniziale che determina, a seconda del contenuto, l'attivazione delle allerte di protezione
civile.
La notizia può essere contenuta in atti che vengono definiti, in base alla tematica in argomento,
avvisi, bollettini, segnalazioni. Può essere scritta ed orale, qualificata o meno.
La notizia sarà qualificata se proveniente, così come solitamente accade, da:
enti istituzionali quali la Prefettura, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
Nazionale di Protezione Civile, l'Agenzia Regionale di Protezione Civile, la Provincia di
Potenza, l'Azienda Unità Sanitaria Locale - A.S.L -, l’Azienda Regionale Prevenzione e
Ambiente Basilicata - A.R.P.A.B. -;
forze istituzionali quali ad es. la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, i Vigili del Fuoco, il
Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Locale, ecc..
Non è da considerarsi qualificata:
la segnalazione proveniente dai privati cittadini.
Le segnalazioni hanno per destinatari:
il Sindaco o l'Assessore delegato;
il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
la C.R.O., a cui fanno riferimento sia i cittadini sia gli organismi istituzionali, in quanto unica
forza comunale operante h 24, quotidianamente e senza soluzione di continuità, ed alla quale
spetterà, acquisita la notizia, informare senza ritardo il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, il
Sindaco, i VV.F. ed il 118.
Acquisita la segnalazione, il compito, nell'immediato, del Responsabile dell'U.I. Protezione Civile è
di reperire senza ritardo tutte le informazioni possibili - specie se la notizia proviene da un privato per definire la tipologia, l'estensione territoriale, la popolazione e le attività produttive poste a
rischio.
Successivamente, informerà, sempre senza ritardo:
il Sindaco od Assessore delegato, affinché questi possa compiere gli atti del caso quali, ad
es., convocare il C.O.C, emettere ordinanza di evacuazione, ecc.;
il Volontariato perché si costituiscano, nei tempi concordati nelle convenzioni, le squadre di
soccorso, ivi compresa quella sanitaria, e venga presidiata la Sala Radio della Protezione
Civile;
i Responsabili dei Settori e strutture operative correlate con le funzioni di supporto, affinché
attivino le loro risorse;
il Responsabile del Corpo di Polizia Locale e quello della C.R.O. (se diverso) per far
convergere nel luogo gli equipaggi disponibili, al fine di approntare i primi soccorsi in favore
della popolazione e per il compimento di ricognizioni accurate nel luogo interessato
dall'accadimento;
Enti ed Uffici esterni al Comune interessati al fenomeno incombente, affinché si preparino ad
intervenire od intervengano, ed approntando le opportune contromisure.
120
Si deve sottolineare l'importanza di valutare attentamente la segnalazione, integrandola il più
possibile con tutti gli elementi che provengono dalle Forze di Polizia e dalle squadre del
Volontariato.
Sotto tale profilo, è opportuna e fondamentale la collaborazione della C.R.O. che tecnicamente è la
prima ad essere coinvolta e quindi in grado di fornire notizie qualificate per la conoscenza del
territorio che possiede.
Quanto precede è utile per delineare lo scenario dell'emergenza, dimensionandolo in modo da
potersi valutare la tipologia dell'evento e la competenza relativa.
Delle notizie acquisite, il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile darà informazione al Sindaco od
all'Assessore delegato per poi interessare la Prefettura, la Regione e la Provincia.
5.1.2 FASE DI ATTENZIONE
La fase di attenzione si attiva quando sussiste una segnalazione o comunque la possibilità di
prevedere che un determinato rischio possa accadere con conseguenze pericolose per la popolazione
e per i beni esistenti in un dato territorio.
E’ pertanto finalizzata a rendere la struttura di soccorso pronta ed efficiente qualora il fenomeno
previsto si manifesti.
Solitamente il flusso informativo ed il progressivo svolgimento di tale fase è il seguente:
a) la comunicazione della fase perviene al Sindaco ed al Responsabile dell'U.I. Protezione Civile:
dalla Prefettura a seguito di segnalazione dell'Agenzia Regionale di Protezione Civile che ha
emesso un proprio bollettino previsionale;
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Nazionale di Protezione Civile;
b) il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile verifica la segnalazione pervenuta, informando:
i Responsabili dei Settori competenti, nonché correlati con le funzioni di supporto del
C.O.C., affinché verifichino ed attivino le loro risorse personali e materiali, ivi compresa la
reperibilità delle ditte, persone e mezzi che dovrebbero intervenire in caso di evoluzione
negativa del fenomeno segnalato;
le Istituzioni ed Enti esterni come la Centrale Operativa 118 per l'emergenza sanitaria, le
società di gestione e di forniture energetiche ed idriche, ed altri che possono ritenersi
interessati o coinvolti nell'evento preannunciato;
il Volontariato, le associazioni operanti nel territorio nel Comune, per attività di
monitoraggio e vigilanza in aree da giudicarsi a rischio, anche per evitare che la popolazione,
incautamente o non osservando eventuali comunicati informativi, si ponga a rischio;
c) cessazione fase di attenzione.
Può dipendere:
dall'evoluzione in positivo di quanto previsto, senza che l’evento previsto abbia pregiudicato
l'incolumità e la sicurezza delle persone e cose, pertanto con il ritorno alla normalità;
dall'evoluzione in negativo del fenomeno previsto che presenta elementi tali da far ritenere il
peggioramento della situazione e quindi l'insorgenza di un probabile pericolo il comune. In
tale caso pervengono nuovi avvisi e notizie preoccupanti da parte degli operatori della Polizia
Locale, Volontariato, Vigili del Fuoco, forze dell'ordine in genere od anche cittadini circa
fatti accaduti che fanno propendere per un peggioramento. Di tale situazione, il Responsabile
dell'U.I. Protezione Civile o suo delegato informerà senza ritardo il Sindaco od Assessore
delegato, che provvederà alla comunicazione di cessazione della Fase di Attenzione e
passaggio alla Fase di Preallarme od Allarme. Tale declaratoria del Sindaco od Assessore
dovrà essere comunicata al Prefetto ed ai Presidenti della Giunta Regionale e Provinciale.
121
5.1.3 FASE DI PREALLARME
La fase di preallarme sussiste:
quando il fenomeno, già assoggettato alla fase di attenzione, è in atto e sta superando fattori
di soglia prefissati, facendo pertanto ritenere imminente l'insorgenza della situazione di
emergenza;
quando sia intervenuto un accadimento così improvviso da impedire la precedente fase di
attenzione o comunque legato a cause non prevedibili.
In generale tale fase, come meglio si vedrà oltre, comporta l'interessamento di tutti coloro che
concorrono nel sistema di protezione civile a livello locale, per procedere nell'immediato ai primi
sopralluoghi.
Il flusso informativo ed operativo in relazione all'evoluzione del fenomeno in atto è il seguente:
a) la fase inizia:
a seguito di comunicazione inviata dalla Prefettura, dall'Agenzia Regionale di Protezione
Civile, dalla Provincia di Potenza;
a seguito di comunicazione proveniente da altri soggetti, anche privati, che segnalano
conseguenze dannose prossime a verificarsi o verificatesi, oppure il loro aggravamento con
esposizione a pericolo di persone e cose;
ad iniziativa, qualora il responsabile dell'U.I. Protezione Civile, dai dati acquisiti dalla
C.R.O. e dalla Sala Radio di Protezione Civile ed in base alle informazioni assunte dalle
squadre operanti nel territorio, ritiene esistano elementi tali da far reputare come probabile
e/o certa la messa in pericolo della popolazione. Il Responsabile citato procederà pertanto ad
informare il Sindaco o l’Assessore delegato, proponendo la convocazione del C.O.C., quanto
meno nella sua formazione ristretta ovvero Gruppo ristretto decisionale;
b) la fase prosegue e la procedura operativa prevede che:
il Sindaco o l’Assessore delegato provveda:
- acquisita la comunicazione citata in precedenza, sentito il Responsabile dell'U.I.
Protezione Civile, a convocare il C.O.C. nella sua composizione ristretta;
- ad informare il Prefetto, il Presidente della Regione Basilicata e quello della
Provincia di Potenza;
- ad attivare il soccorso tecnico urgente a favore della popolazione colpita;
- a delegare il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile ad attivare il Volontariato,
organizzandolo in squadre operanti sul territorio in modo autonomo o
congiuntamente a pattuglie del Corpo Polizia Locale;
- ad attivare le verifiche circa le risorse disponibili presso le Funzioni C.O.C. nrr.
1 (Tecnica e pianificazione), 7 (Servizi essenziali) e 9 (Assistenza sociale alla
- popolazione);
- a richiedere alla Prefettura rinforzi ad integrazione delle forze impiegate;
il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile provveda:
- ad avviare i contatti con le unità del Volontariato;
- ad attivare la Sala Operativa della Protezione Civile;
- a far convergere sul territorio interessato squadre di tecnici, con la
collaborazione della Funzione C.O.C. nr. 1 (Tecnica e di pianificazione), e
pattuglie del Corpo Polizia Locale gestite dalla C.R.O., affinché intervengano
per i primi soccorsi e le prime osservazioni del territorio;
- ad acquisire tutte le informazioni assunte portandole a conoscenza del Sindaco
e/o dell'Assessore delegato;
- a predisporre, i contenuti dei messaggi diretti alla popolazione per il tramite dei
mass media e, per agevolare le attività, a mezzo di altoparlanti;
- a proporre, in considerazione dell'entità del fenomeno, di richiedere il rinforzo
delle forze impiegate;
122
c) la fase di preallarme cessa quando:
gli indici di criticità scemano a tal punto da far ritenere che il fenomeno sia in attenuazione o,
comunque, tendente ad esaurirsi;
gli indici di criticità, in base ai dati acquisiti, risultano essere costanti od in peggioramento
per cui può ritenersi l'evoluzione in negativo del fenomeno ed il passaggio alla fase
successiva di allarme. In tale ultima ipotesi, il Sindaco o l’Assessore delegato dichiarerà il
mantenimento dell'allerta di protezione civile e l'attivazione della fase di allarme con
contestuale cessazione della fase di preallarme. Di quanto precede si dovranno informare,
senza ritardo, la Prefettura , la Regione e la Provincia e tutti gli altri soggetti - enti,
istituzioni, uffici, ecc. - pubblici o privati, interessati e coinvolti dall'evoluzione in negativo
della situazione in atto.
5.1.4 FASE DI ALLARME E STATO DI EMERGENZA
Si è in presenza della fase di allarme o anche di massima emergenza quando si superano soglie
prefissate con conseguente probabile o certo, in quanto già in atto, pericolo per l'incolumità della
popolazione e danni alle cose.
In questa fase, tutti gli organismi di protezione civile sono indotti a fornire il massimo contributo,
così ad es. il C.O.C. è attivato nella sua completa collegialità fino a cessata emergenza.
Per quanto concerne il flusso informativo ed operativo, l'articolazione è la seguente:
a) inizio fase di allarme.
Può avvenire:
automaticamente, in caso di evento non prevedibile
a mezzo di comunicazione che può pervenire da:
Prefettura, Agenzia Regionale di Protezione Civile, Provincia di Potenza;
altre istituzioni o privati che rappresentano il verificarsi di una serie di elementi che,
nel loro insieme, determinano l'esistenza di uno stato di emergenza in atto;
Responsabile dell'U.I. Protezione Civile il quale, analizzate le criticità segnalate in
relazione a determinati fattori di soglia prefissati, proporrà al Sindaco od Assessore
delegato di decretare la fine della fase di preallarme ed il passaggio alla fase di
allarme o, meglio, di piena emergenza in atto.
Dei provvedimenti assunti si dovranno informare la Prefettura e la Regione;
b) proseguo operativo della fase di allarme.
Il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile sulla base delle notizie acquisite:
propone al Sindaco od Assessore delegato di attivare il C.O.C. nella sua massima
espressione;
circoscrive la zona colpita e gli obiettivi sensibili (fonti energetiche, luoghi di
concentrazione di pubblico, ecc.) da controllare o da evacuare;
attiva e mantiene in funzione, se già attivata, la Sala Radio della protezione civile;
attiva i collegamenti con le unità di Volontariato per attività di vigilanza nelle aree a
rischio con finalità preventive (ad es. attività antisciacallaggio);
dirama l'allarme alla popolazione interessata;
chiama in servizio tutti i soggetti pubblici e privati in rapporto con le Funzioni di
Supporto;
informa tutti i soggetti pubblici o privati che, attivamente o passivamente, vengono
coinvolti dal fenomeno.
Il Sindaco o suo delegato, anche con l'ausilio del Responsabile U.I. Protezione Civile:
decreta il passaggio alla fase di allarme;
convoca e presiede il C.O.C.;
attua ed emana tutti i provvedimenti ritenuti necessari per la riduzione e
l'eliminazione degli effetti connessi con l'accadimento;
123
-
decide l’eventuale sospensione dei servizi necessari (in primo luogo, le scuole);
revoca precedenti provvedimenti di autorizzazione allo svolgimento di
manifestazioni;
ordina la messa in sicurezza dei servizi essenziali;
provvede a limitare la circolazione stradale con l'ausilio delle Funzioni di supporto
interessate;
appronta, in collaborazione con la funzione di supporto corrispondente nr. 2, misure
sanitarie adeguate;
dispone l'attivazione delle aree di ricovero temporanee in cui ospitare la popolazione;
informa la popolazione sulla situazione in atto;
garantisce la continuità dell'azione amministrativa, come le attività anagrafiche, di
giustizia, ecc.;
chiede alla Prefettura un supporto logistico ed operativo ovvero l’intervento di altre
forze e strutture necessarie in quanto, data la situazione, l'amministrazione comunale
non è in grado di contrastare efficacemente il fenomeno con le proprie forze;
c) cessazione fase di allarme.
La fase cessa:
quando il fenomeno è scomparso e con esso anche i suoi effetti negativi, con ritorno pertanto
verso la normalità;
quando il fenomeno non è ancora scomparso ma comunque gli indici di criticità lo
rappresentano in attenuazione, con valori che ritornano alla fase di preallarme o di
attenzione; ciò comporta un allentamento della attivazione con ritorno a quanto previsto per
le fasi predette;
quando il fenomeno ha un ulteriore incremento in negativo, con blocco completo di tutta la
vita cittadina, comportando pertanto una comunicazione di "massima allerta" emessa dal
Sindaco od Assessore delegato, destinata alla Prefettura, alla Regione ed alla Provincia. A
questo punto inizia lo "stato di emergenza".
5.1.4.1 Stato di emergenza
Lo stato di emergenza riguarda non tanto un livello di criticità, quanto uno “stato di vita" in cui
versa il territorio e/o l’area urbanizzata interessata.
A causa del persistere od aggravarsi della fase di allarme, tutta la vita cittadina si paralizza, i servizi
non funzionano, esistono timori di crolli od altro nel patrimonio immobiliare pubblico o privato del
tessuto insediativo.
In tale ipotesi, tutti i servizi e le attività poste in essere con l'attivazione della fase di allarme
dovranno continuare e procedere a pieno regime, senza soluzione di continuità.
Il Sindaco o l'Assessore delegato, sentiti il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile ed il C.O.C.,
dovrà:
eventualmente richiedere l’intervento di altre forze e strutture alla Prefettura;
provvedere ad evacuare la popolazione, esposta a rischio probabile e/o certo per l'incolumità
fisica, trasferendola nelle aree di ricovero e nelle strutture ricettive previste e predisposte nel
presente piano o in quelle ritenute necessarie, acquisendole con opportuno provvedimento
d'urgenza.
Si dovranno organizzare i servizi sanitari e di assistenza alla popolazione con fornitura di quanto
necessita (alimenti, vestiti, ecc.).
In tale stato è importante una efficace informazione rivolta alla popolazione anche attraverso i mass
media per fornire notizie certe circa l'andamento previsionale del fenomeno e la riattivazione dei
servizi essenziali.
Da quanto precede, si può pertanto evincere come in “tempo di pace" la gestione dell'emergenza
abbia come presupposti la pianificazione, da parte delle funzioni di supporto, di tutte le necessità ed
124
esigenze che possano palesarsi al momento dell'accadimento e l’esatta conoscenza delle risorse
disponibili in ogni momento da impiegarsi nello scenario di rischio.
Così ad esempio è fondamentale la conoscenza dell'ubicazione e predisposizione delle aree di
soccorso in relazione alla loro facilità di raggiungimento, al trasporto dei materiali necessari ed alla
movimentazione dei mezzi.
E' importante anche la preparazione della "comunicazione" rivolta alla popolazione ed ai
soccorritori al fine di facilitare e rendere comprensibile l'azione di soccorso e gli interventi di
assistenza in relazione all'evoluzione del fenomeno.
A tal fine è necessario che tutta l’attività venga compiuta in modo da non ingenerare ulteriori
timori, riportando i dati reali acquisiti sul territorio dal personale operante ed addestrato, in grado di
riferire quindi, ad esempio, i danni in atto al patrimonio pubblico e privato, le interruzioni della
viabilità e delle attività amministrative, le tipologie di intervento necessarie per salvaguardare le
persone, gli animali e le cose.
5.1.4.1.1 L'evacuazione
L'evacuazione costituisce l'ultima ratio da adottarsi in caso di emergenza, quando non è possibile
adottare altra contromisura.
Si tratta di una decisione che dovrà essere assunta dal Sindaco od Assessore delegato, salvo il caso
di evento imprevedibile ed improvviso per il quale non sia possibile informarli nell’immediatezza, e
comunicata al Prefetto ed al Questore a cui spetta il compito di impiegare le forze dell'ordine per
dare esecuzione al provvedimento e per compiere attività di vigilanza nella zona.
Tale attività potrà essere compiuta dalla Polizia Locale unitamente al Volontariato di protezione
civile, coordinata dall'U.I. Protezione Civile, di concerto con le altre Forze di Polizia.
Si può distinguere l'evacuazione in due diverse tipologie:
una riguardante un numero limitato di persone ed attività interessate;
una di grande estensione per l’elevato numero di persone ed attività coinvolte od in relazione
a particolari azioni umane che costituiscono fonte di allarme sociale e di sicurezza pubblica.
A) Piccola evacuazione
Quando l'evacuazione riguarda un numero limitato di persone, la cessazione di poche attività e
manifestazioni, oppure non si prevedono particolari difficoltà, l'evacuazione potrà essere compiuta
dalla Polizia Locale e dal Volontariato, con un concorso minimale delle altre Forze dell'ordine.
L'attività potrà essere preceduta da una informazione, costituita dalla notifica del provvedimento
sindacale o, nel caso di evento non prevedibile, anche "verbalmente".
In caso di inottemperanza, il soggetto potrà essere denunciato per il suo comportamento alla
Autorità Giudiziaria ravvisando la fattispecie, penalmente rilevante, dell'inosservanza dell'ordine
dato dall'Autorità.
B) Evacuazione di notevole dimensione o con particolari difficoltà
È il caso di una evacuazione di notevole estensione, che può ricollegarsi a pericoli dovuti ad azioni
umane, fonti di notevole allarme sociale.
In tali casi è necessaria l'operatività concertata con le Forze dell'Ordine.
A volte, la situazione è talmente repentina che impone l'allontanamento dal luogo od abitazione
immediatamente, ottemperando all'invito verbale rivolto dalle Forze di Polizia, dai Vigili del Fuoco,
dall’Autorità Militare e dai Volontari, se operanti in ausilio alle forze citate.
Anche in tale ipotesi, in caso di inottemperanza, la persona, oltre a subire l'allontanamento coattivo,
verrà denunciata all'Autorità Giudiziaria.
Per garantire il buon esito dell'evacuazione, le Funzioni di supporto del C.O.C. dovranno far
intervenire mezzi e personale per agevolare il trasferimento delle persone e delle cose essenziali che
dovranno portare con sé, oltre a quanto necessita per le persone più fragili o diversamente abili
(anziani, malati, minori, donne gravide, persone con problematiche psichiche, ecc.).
125
Potrà consentirsi l'autotrasporto ad opera delle stesse persone purché controllato e coordinato per
evitare situazioni caotiche e di interferenza nell'azione di soccorso.
Tale autonomo allontanamento è una soluzione preferibile per due fattori: per motivazioni
psicologiche ed in quanto il numero dei mezzi necessari, specie in caso di evento non prevedibile,
non è facilmente ipotizzabile, per cui, in una corretta e logica evacuazione, l'integrazione con mezzi
privati, purché non lasciata al caso, non può che facilitare ed accelerare l'azione.
E' pertanto opportuno incolonnare i mezzi, facendoli circolare scortati dalle forze di polizia e/o dal
Volontariato, mantenendo un costante contatto radio con le pattuglie di scorta dirigendole verso le
mete, evitando eventuali ostacoli ed inconvenienti esistenti lungo il percorso.
Le destinazioni potranno essere quelle delle aree di soccorso riportate nel presente piano oppure
individuate al momento dal C.O.C. o C.O.M., in relazione all'evoluzione dell'evento.
La zona sgomberata dovrà essere ricontrollata al termine dell'operazione per accertare che
l’evacuazione sia stata interamente completata.
Per tale motivo è opportuno l'impiego di un elicottero per verificare che l'evacuazione sia terminata
e la zona sia libera, e nel contempo precedere le colonne costituite, informando le rispettive Sale
Radio circa la transitabilità del percorso.
Le zone evacuate dovranno essere sottoposte a pattugliamenti da parte delle forze di polizia, con il
concorso del Volontariato, per attività di sicurezza ed in particolare di "antisciacallaggio".
La popolazione evacuata verrà ospitata presso le aree di soccorso dove potrà trovare accoglienza,
fornitura di vestiario e vettovagliamento, e, possibilmente, anche supporto di natura psicologica.
5.1.5 STATO DI POST-EMERGENZA IN GENERE
Il post-emergenza inizia ad evento esauritosi nei suoi effetti, con gli indici di riconoscibilità dei
valori che permettevano il passaggio tra le varie fasi rientrati nella norma.
Inizia pertanto il ritorno verso la normalità con ripresa, in relazione ai danni intervenuti, dei vari
servizi.
In tale stato il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile richiederà ai responsabili di ogni funzione,
ed in particolare della funzione nr. 6 concernente il censimento danni a persone o cose, di compiere
idonei accertamenti atti a verificare e monitorare la situazione in cui versa il territorio e quindi volti
a stimare i danni derivati dall'evento cessato.
Per compiere questa attività, tenuto conto del dimensionamento di quanto accaduto in base alle
informazioni assunte, i responsabili delle funzioni potranno operare mediante personale interno,
oppure avvalendosi di professionalità esterne.
La verifica comprenderà i danni subiti da persone, animali e cose.
Contestualmente si chiuderà la Sala Radio di Protezione Civile e si scioglierà il C.O.C..
L'obiettivo è quello di acquisire tutti gli elementi utili per poter dare una efficace risposta alla
popolazione, impedendo anche possibili speculazioni durante la fase di ricostruzione della
situazione ante-evento.
Anche in questo stato è fondamentale l'informazione rivolta al cittadino.
5.1.6 ARTICOLAZIONE DELLE FASI IN CASO DI EVENTO NON PREVEDIBILE
In caso di evento non prevedibile, proprio per la sua peculiarità che non consente la previsione e
quindi la pianificazione di contromisure, si passerà immediatamente alla "Fase di allarme",
avviando le operazioni di soccorso della popolazione con immediata convocazione da parte del
Sindaco, od Assessore delegato, del C.O.C. nella composizione che riterrà opportuna in base alle
informazioni acquisite, trasmesse dal Responsabile dell'U.I. Protezione Civile.
Tale Responsabile dovrà infatti cercare, per quanto possibile, di acquisire tutte le notizie utili
sull'evento e sulla situazione territoriale, anche avvalendosi di pattuglie della Polizia Locale e delle
attività di squadre del Volontariato che dovranno essere dislocate sul territorio.
126
Infatti, nell'ipotesi di emergenza per evento imprevedibile, ancora di più assurge ad importanza la
gestione e la dislocazione sul territorio delle risorse impiegate in quanto rappresentano punti di
osservazione avanzati, oltre che di assistenza alla popolazione.
Sono questi “avamposti” che permetteranno di gestire la distribuzione dei beni, depositati
preventivamente nei magazzini, in modo razionale e mirato, in quanto il personale operante potrà,
visivamente, verificare i danni e la sistemazione delle persone.
Pertanto il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, in base alle comunicazioni che perverranno,
potrà circoscrivere l'area interessata e conoscere le conseguenze dell’evento sulla popolazione, i
danni al patrimonio pubblico (uffici pubblici, monumenti, chiese, scuole, ecc.) e privato, le
problematiche viarie ed inerenti ai servizi essenziali.
Di quanto precede, il predetto Responsabile dovrà dare comunicazione, con il mezzo comunicativo
ritenuto più celere, al Sindaco ed Assessore delegato; dovrà altresì predisporre un prospetto di
quanto necessita, avvalendosi della collaborazione dei titolari delle Funzioni di supporto.
Tale prospetto di attività dovrà essere trasmesso, senza ritardo, al Sindaco od Assessore delegato,
con proposta di convocazione del C.O.C. per assumere le decisioni del caso analogamente a quanto
già specificato in precedenza nell'ipotesi dell'emergenza dovuta ad evento prevedibile.
5.2 MODELLO DI INTERVENTO IN CASO DI INCENDI DI INTERFACCIA
In caso di incendi di interfaccia il modello operativo fa riferimento al Piano Antincendio Regionale
(P.A.R.) 2011-2014.
Il Piano Stralcio per la Difesa da Rischio Incendi di Interfaccia al Cap. 5 della Relazione riporta
dettagliatamente le modalità operative per la prevenzione e l’azione in caso di incendio,
individuando ruoli e competenze dell’Amministrazione Comunale e i livelli di interazione con le
strutture di livello superiore.
Le Carte del Rischio allegate allo stesso Piano Stralcio riportano altresì l’ubicazione delle aree di
attesa in rapporto alle aree a maggiore o minore rischio da incendi di interfaccia.
127
CAPITOLO VI
LE RISORSE
128
6.1 NOZIONE
Con il termine “risorse” si ricomprende l’insieme di personale, mezzi, materiali e strutture che
possono essere coinvolti ed impiegati nel contrasto delle emergenze.
Le risorse possono essere interne od esterne (extracomunali), e sono essenziali per garantire un
primo intervento di assistenza alla popolazione e per impedire che gli effetti dell'emergenza possano
aggravarsi.
6.2 RISORSE UMANE
La prima risorsa, coinvolta nel contrasto delle emergenze, è il personale dell'Amministrazione
Comunale e più in dettaglio, in base alla attuale e vigente organizzazione, quello appartenente
all'organico:
- del Corpo di Polizia Locale
- del Settore Lavori Pubblici (in particolare)
- L’Ufficio Tecnico Comunale
Trattandosi di emergenze di protezione civile, non risolvibili pertanto con gli interventi ordinari,
verrà allertato prioritariamente il personale appartenente all'U.I. Protezione Civile ed alla C.R.O.,
poiché per le loro competenza, funzionalità e modalità organizzative80 possono assumere i primi
provvedimenti e compiere i primi adempimenti necessari per il superamento dell'emergenza, come,
ad esempio, "preavvisare" tutti coloro che potranno essere coinvolti nell'avvenimento.
L'altra risorsa umana, componente fondamentale e concorrente con le forze precedentemente
indicate, è il Volontariato.
Il Comune di Latronico, e per esso l'U.I. Protezione Civile, al fine di consentire, in caso di
emergenza, interventi con impiego di un elevato numero di operatori in grado di garantire al
contempo competenza specialistica, ha ritenuto opportuno, razionale ed efficiente, valutare l’ipotesi
di convenzionarsi con alcune Associazioni di Volontariato che per vicinanza territoriale e/o per
specificità di competenza possono contribuire al supporto di risorse (umane e di mezzi) durante
un’eventuale fase di emergenza. A tal riguardo il Comune, in caso di emergenza, interesserà il
Dipartimento Regionale di Protezione Civile o quello Nazionale i quali a seconda della gravità potranno
decidere di attivare funzioni di volontariato e non legate a colonne mobili regionali81 o nazionali. Fermo
restando che Anpas Basilicata ed Anpas Nazionale possono valutare la possibilità di una collaborazione
diretta in fase di programmazione e mitigazione dei rischi
Altre Associazioni locali che, prevalentemente, hanno sede all'interno del territorio comunale, in
spazi comunali, ecclesiastici e/o privati potranno essere impegnate, previa convenzione da stipulare
con il comune, nel supporto all’attività di volontariato con finalità specifiche di protezione civile.
L'Amministrazione Comunale, sensibile all'apporto positivo del Volontariato, ha già comunque
insediato l’Associazione “Pubblica assistenza protezione civile Onlus Valle de Sinni nell’immobile
presso la sede del Municipio.
La forza del Volontariato può:
integrare le forze di polizia nelle attività di evacuazioni ordinate dal Sindaco o che esigenze
di urgenza impongano;
preparare e distribuire pasti durante le fasi di prima assistenza;
garantire un primo soccorso sanitario;
ricercare persone scomparse;
80
Si tratta di veicoli, pompe idrovore, motoseghe, binocoli, strumentazioni informatiche ed altro che il Comune - U.I.
Protezione Civile dovrà mettere a disposizione.
81
Attualmente è stata predisposta da Parte della Protezione Civile della Regione Basilicata - 29 novembre 2011-, una
bozza disciplinare di partecipazione denominata proprio” albo regionale organizzazioni di volontariato di protezione
civile.
129
partecipare ad azioni per la tutela e bonifica ambientale in genere.
Importante sono anche l’impegno per la realizzazione di campi per il primo soccorso e per il
ricovero di persone vittime dell'emergenza e/o di soccorritori, e la gestione della Sala Radio di
Protezione Civile, sia fissa che mobile, che, integrando l'apporto delle altre forze, permette di
garantire una efficiente ed efficace comunicazione radio con le forze di soccorso impiegate sul
territorio.
Nell'ambito della gestione risorse umane, spetta all'U.I. Protezione Civile intrattenere rapporti con il
Volontariato in generale, al fine di ottimizzare e funzionalizzare l'apporto dello stesso.
Ed è per tale motivo che, come detto poc'anzi, l'U.I. Protezione Civile supporta fattivamente il
sistema del volontariato in termini di dotazione strumentale e di formazione ed addestramento degli
stessi Volontari.
Contestualmente l’U.I. si pone la finalità di accrescere la cultura di protezione civile nella
popolazione, impiegando lo stesso Volontariato, anche prima delle emergenze, per offrire un
apporto formativo ed informativo sulle tematiche dei rischi di protezione civile82.
Sempre nell'ambito delle risorse umane, in merito alle forze di polizia ed altre forze istituzionali,
oltre alla già citata Polizia Locale che rappresenta la forza di intervento di polizia locale, il
territorio comunale il comune dovrà far riferimento alle sede dei vari Comandi delle forze di polizia
statali e delle istituzioni deputate al soccorso, tra cui Questura, Comando Compartimentale Polizia
Stradale, Comando comunale Carabinieri, Comando Regionale e Provinciale Vigili del Fuoco,
Comando del Corpo Forestale dello Stato.
Ne consegue che, in base alle esigenze territoriali da soddisfare in caso di calamità, tramite la locale
Prefettura intervengono contatti con le altre forze, tra cui anche le Forze Armate.
Si creano in tal modo tutti gli opportuni collegamenti e sinergie tra le componenti costituenti il
sistema della protezione civile in grado, qualora a livello locale sorgano difficoltà nel contrasto
dell'emergenza, di intervenire efficacemente a supporto dell'Autorità locale.
Questa interazione esiste altresì ogni qualvolta le altre Autorità pubbliche possano individuare nel
Comune il soggetto in grado di concorrere ed agevolare attività urgenti e di grave necessità
pubblica.
6.3 RISORSE MATERIALI
Per quanto concerne le risorse materiali, la situazione è analoga a quanto detto in precedenza: il
Settori Corpo di Polizia Locale, Lavori Pubblici, e l’U.T.C. saranno i primi ad essere coinvolti e
dovranno porre a disposizione dell'organizzazione del soccorso tutti i veicoli e le attrezzature in loro
possesso. Qualora questi siano insufficienti, dovranno impiegare quanto può essere a loro
disposizione in virtù delle convenzioni stipulate con Aziende esterne, con relativo impiego del
personale reperibile di queste.
Per non trovarsi impreparati al momento di una eventuale emergenza, il compito prioritario dei
Responsabili delle funzioni di supporto del C.O.C. in tempo di pace, è proprio quello di censire i
mezzi, le attrezzature e comunque tutte le strutture di supporto83, che, tenendo conto del loro stato
di agibilità, potranno e/o dovranno essere poste a disposizione per la prima assistenza alla
popolazione e per ammassare i soccorritori.
Tali dati dovranno essere aggiornati periodicamente e devono comprendere sia le risorse interne
all'Amministrazione sia quelle esterne, come le ditte convenzionate per interventi manuali e
meccanici, le strutture sanitarie pubbliche e private, ecc.
82
A tal fine viene effettuata l'attività diretta a far conoscere alla popolazione i rischi del territorio, le misure di
autoprotezione ed i comportamenti da adottarsi in stato di emergenza, al fine di agevolare le forze di soccorso e la
popolazione stessa per il superamento della fase critica dell'emergenza.
83
Si intendono ad esempio le strutture scolastiche ed alloggiative, i circoli sociali, i parchi urbani, gli impianti
sportivi, ecc..
130
Per quanto riguarda le zone di raccolta - a cui si rimanda al sottoparagrafo successivo - in tempo di
pace si dovrà compiere quanto necessita per garantire una costante agibilità delle stesse, scegliendo
edifici ed aree site in luoghi privi di rischio, verso cui destinare la popolazione in caso di
evacuazione o di ricovero temporaneo, quando, ad esempio, in caso di rigide temperature invernali,
sia necessario ricoverare i senza fissa dimora.
6.3.1 STRUTTURE DI EMERGENZA IN PARTICOLARE
Le strutture di emergenza costituiscono il supporto logistico ed organizzativo di base per il
contrasto delle emergenze, tese a consentire il ricovero o comunque la tutela di chi è stato
assoggettato ad evacuazione o comunque si trova esposto ad un rischio od anche per ricoverare
risorse umane e materiali di protezione civile.
Le strutture possono dividersi in due tipologie: coperte e scoperte.
Il denominatore comune di entrambe è la loro idoneità alla funzione, pertanto non dovranno essere
situate in luoghi esposti a rischi quali, ad esempio, frane, crolli, allagamenti, ecc.; dovranno essere
dotate di strutture conformi alle normative antisismiche e facilmente raggiungibili.
A) Le strutture coperte ovvero le strutture alloggiative possono, allo stato, individuarsi in quelle
pubbliche Gestite dalla Società Terme La Calda S.r.l.84 o private. Vi rientrano pertanto alberghi,
centri di prima assistenza o qualsiasi altra infrastruttura nella quale siano presenti, o ne sia
comunque dotabile, anche in via pertinenziale, posti letto, servizi igienici e mensa.
A queste si aggiungono, le scuole, i centri sportivi, le strutture termali, ecc..
B) Le strutture scoperte, di norma, coincidono con le c.d. aree di emergenza istituite in parchi,
giardini, campi sportivi, aree parcheggi ed altre aree assimilabili.
Le aree di emergenza, che, comunque, potrebbero anche essere coperte, assumono in protezione
civile notevole importanza. Sono aree che, in virtù di opportune opere di urbanizzazione
(allacciamenti alle reti idrica, elettrica e telefonica, dotazione di servizi igienici) e di
posizionamento di prefabbricati, roulottes e/o tende, permettono una efficace e pronta risposta nella
fase del "primo soccorso", rendendo possibile ospitare le persone colpite dalla calamità.
Sinteticamente, nell'ambito della protezione civile, tali aree, generalmente, si classificano in:
aree di ammassamento (prevista nel comune di Senise presso il COM) in cui vengono
concentrate le risorse destinate ad attività di soccorso di protezione civile destinate
prioritariamente al comune in cui essa è stata prevista (in questo senso nel Comune di Senise)
o per i Comuni facenti parte del C.O.M.. Di regola, in base alle indicazioni del D. P. C., sono
aree:
collocate geograficamente in porzioni di territorio sicure rispetto ad inondazioni,
dissesti idrogeologici, ecc.;
aventi una potenzialità di insediamento di una tendopoli in grado di ospitare 500
persone;
dotate di servizi igienico-sanitari;
site nei pressi di caselli autostradali o comunque di strade di agevole transitabilità per
mezzi di grossa dimensione, con scarsità di traffico, e lontane da agglomerati urbani;
collegate o comunque aventi nei pressi risorse idriche, cabine elettriche, ecc.;
84
A tal riguardo è importante sottolineare che allo stato attuale sono in corso da parte della Regione per le strutture
ricettive alberghiere procedure di evidenza pubblica che riguardano la cessione/vendita a privati di quest’ultime.
131
aree di attesa85 nelle quali si trasferiscono le persone in via temporanea, nell'immediatezza di
una evacuazione o sussistendo un pericolo immediato, contingibile ed urgente di esposizione
a rischio. Tali aree potranno individuarsi in piazze, parcheggi, slarghi stradali o comunque
anche in aree coperte (es. scuole, palestre, luoghi sociali, ecc.). In tali aree si prestano i primi
soccorsi, si forniscono i generi di primo conforto (alimentari o non) e si indicano le ulteriori
destinazioni a cui le persone vengono indirizzate qualora l'emergenza non cessi o comunque
sia impossibile rientrare nei luoghi di provenienza;
aree di ricovero della popolazione in cui, verosimilmente, a causa della peculiarità della
calamità, dovrà rimanere per un periodo di medio-lungo termine. Tali aree rappresentano i
primi insediamenti alloggiativi che perdureranno nella fase del post-emergenza e per tale
motivo potranno essere anche coperte, quali, ad esempio, ostelli, strutture ricettive in genere,
immobili privati.
Tali aree potranno avere un utilizzo in tempo di "pace" in quanto potranno essere sorte e
quindi utilizzate per le attività di sosta (parcheggi pubblici), di intrattenimento e svago
(eventi e manifestazioni all’aperto, manifestazioni sportive, ecc.). Esse dovranno contenere
quantomeno una tendopoli per 500 persone86 e servizi campali, non essere esposte ai rischi
citati in presenza ed essere dotate di tutti i servizi essenziali, o, comunque, ubicate nelle
immediate vicinanze di impianti elettrici, idrici, condutture per lo smaltimento di acque
reflue.
6.4
LOCALIZZAZIONE DEL C.O.C87, DELLE AREE DI AREE DI ATTESA, DI
RICOVERO E DELLE AREE DI SUPPORTO PER ATTERRAGIO
ELICOTTERO
Ambito territoriale di Latronico centro88
C.O.C sede principale
C.O.C. sostitutivo
– Municipio (Largo Marconi n°3)
– Autorimessa comunale (Località S’Antonio)
Aree di attesa (tutte raggiungibili con autoveicoli)
A1 A2 A3 A4 A5 A6 A7 A8 -
Area scoperta ( Parcheggio pubblico) - Località "S.Antonio;
Area scoperta attrezzata - Monumento ai Caduti di guerra;
Area scoperta libera - Parcheggi Case popolari (Fontana Villa);
Area scoperta - Piazza Fontana Villa
Area scoperta del complesso scolastico (scuola materna e scuola elementare) - Via
Bonifacio;
Area scoperta adiacente l'ex asilo nido e la Casa Canonica - Via Pietro La Cava;
Area scoperta - Largo Calvario;
Area scoperta libera (Parcheggio di progetto nel redigendo RU) - Via Garammone
85
Nella Tav. P1.a sono state individuate alcune aree definite di “primissima attesa”. Esse rappresentano alcune piazze
principali del centro urbano di Latronico dove solitamente la gente si raduna e che inconsapevolmente ritiene essere
spazi aperti sicuri. Esse, per effetto della delicata e particolare situazione idrogeologica dell’abitato di Latronico,
ricadono in aree idrogeologicamente pericolose (R3, R4 , soggette a trasferimento, ecc) e quindi non utili come aree di
attesa vere e proprie. Esse, per i motivi di cui sopra, possono considerarsi un punto di raccolta solo per una un’attesa
brevissima.
86
La capienza ed il dimensionamento di tali aree è stata verificata e definita attraverso il seguente parametro 14mq/ab.
In tal senso vedi Tavv. P1, P1.a, P1.b, P1.c, P1.d..
87
Vedi Tavole di progetto: P1, P1.a (Latronico centro), P1.b (Calda), P1.c (Agromonte Magnano), P1.d (Agromonte
Mileo.
88
Vedi dettagli nella tavola P1.a
132
Ambito territoriale di Calda89
Aree di attesa per la popolazione residente
A9 - Area scoperta pubblica - Piazza nelle vicinanze del Museo Termale;
A10 - Area scoperta pubblica - Verde attrezzato adiacente alla Chiesa Madonna
Assunta
Aree di attesa per la popolazione presente nelle strutture ricettive
A11.a Area scoperta verde esterna all'ingresso della struttura sanitaria termale;
A11.b Area scoperta asfaltata esterna - alle spalle della struttura sanitaria termale.
Area di ricovero per la popolazione senza tetto di Latronico Centro
R1 - Area scoperta del parcheggio pubblico a sud del Centro sportivo;
R2 - Area scoperta del parcheggio pubblico a sud-est del Centro sportivo;
R3 - Campetto scoperto - adiacenze piscina scoperta del Centro sportivo;
R4 - Area scoperta - Pista di pattinaggio interna al Centro sportivo;
R5 - Area scoperta - parcheggio a est del Centro sportivo;
R6 - Area scoperta - campi da tennis del Centro sportivo;
R7 - Area scoperta del parcheggio pubblico a ovest del Centro sportivo;
R8 - Area scoperta - area parcheggio del Centro termale;
R9 - Area scoperta - area parcheggio del Centro termale;
R10 - Area scoperta - spazio libero dell'area del verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico;
R11 - Area scoperta - spazio libero dell'area del verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico;
R12 - Area scoperta del parcheggio pubblico - adiacenze svincolo Calda;
Area di ricovero per la popolazione senza tetto di Calda
R13 - Area scoperta del Campo di tennis - adiacenze sede del Presidio dell' Acquedotto
Lucano;
R14 - Area scoperta del parcheggio pubblico - area di pertinenza della sede del Presidio
dell' Acquedotto Lucano
Attrezzature ricettive eventualmente ed attualmente utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
P1 - Hotel "Monte Alpi" - Ubicato nel complesso termale di Calda;
P2 - "Den Hotel" - Ubicato nel centro urbano di Calda
Area di supporto per atterraggio elicottero
1Ubicata in uno dei parcheggi pubblici del Parco Termale
Ambito territoriale di Agromonte Magnano90
Aree di attesa (tutte raggiungibili con autoveicoli)
A12 - Area scoperta del complesso scolastico (scuole materna ed elementare) - Vico VII
Provinciale;
A13 - Area scoperta esterna - Anfiteatro Piazza "Grande";
89
90
Vedi dettagli nella tavola P1.b
Vedi dettagli nella tavola P1.c
133
A14 - Area scoperta esterna - Parcheggio pubblico adiacente alla ex Delegazione
Comunale;
Area di ricovero per la popolazione senza tetto
R15 - Stadio di Calcio - ubicato tra il territorio di Magnano e il territorio di Mileo (località
Cimitero)
Area di supporto per atterraggio elicottero
2Ubicata nello stadio di calcio di Agromonte Magnano e di Mileo
Ambito territoriale di Agromonte Mileo91
Aree di attesa (raggiungibile con autoveicoli)
A15 - Area scoperta dell'edificio scolastico delle "Scuole medie inferiori" - Via Chiesa
n.10
Area di ricovero per la popolazione senza tetto
R16 - Area pubblica scoperta di tipo sportiva - Campetto di Calcio e di tennis;
91
Vedi dettagli nella tavola P1.d
134
ALLEGATI
135
A) ELENCO NUMERI TELEFONICI UTILI
NUMERO UNICO DI EMERGENZA EUROPEO
PREFETTURA – centralino tel.
PREFETTURA – centralino fax
PREFETTURA – Ufficio Protezione Civile - fax
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Presidio h 24
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Centralino
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Fax h 24
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Fax
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Dirigente del Servizio Ing. BASILE
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Geom. ALBANO
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Geom. CONTRISTANO
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Sala Operativa
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Sala Operativa - fax
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Dirigente Ing. ATTOLICO
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Dirigente Ing. ATTOLICO - fax
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Responsabile Geol. D’ONOFRIO
QUESTURA – Soccorso pubblico
QUESTURA – Soccorso pubblico
QUESTURA – Centralino
CARABINIERI - PRONTO INTERVENTO
CARABINIERI – COMANDO PROVINCIALE DI POTENZA
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI LATRONICO
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI LAGONEGRO
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI SENISE
POLIZIA DI STATO - PRONTO INTERVENTO
POLIZIA DI STATO - Centralino
POLIZIA DI STATO - Distaccamento di Lagonegro
POLIZIA DI STATO - Distaccamento di Moliterno
GUARDIA DI FINANZA – PRONTO INTERVENTO – Sala Operativa
GUARDIA DI FINANZA – Centralino
GUARDIA DI FINANZA – Comando Provinciale
GUARDIA DI FINANZA – Comando Compagnia Potenza
GUARDIA DI FINANZA – Tenenza di Lauria
VIGILI DEL FUOCO - PRONTO INTERVENTO
VIGILI DEL FUOCO - Centralino
VIGILI DEL FUOCO - Comandante
VIGILI DEL FUOCO – DISTACCAMENTO DI LAURIA
CORPO FORESTALE DELLO STATO - PRONTO INTERVENTO
CORPO FORESTALE DELLO STATO - Centro Operativo
CORPO FORESTALE DELLO STATO - Comando Regionale
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comandante Rrgionale – Dott. Fuschetti
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comando Provinciale
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comandante Provinciale – Dott. Cavaliere
CORPO FORESTALE DELLO STATO- COMANDO DI LATRONICO
COMANDO POLIZIA LOCALE
PUBBLICA ASSISTENZA PROTEZIONE CIVILE O.N.L.U.S. “Valle del Sinni”- ANPAS Latronico
Lagonegro – h 24
PRONTO SOCCORSO – INTERVENTO SANITARIO 118
AZIENDA SANITARIA USL N.3 LAGONEGRO
AZIENDA SANITARIA USL N.2 POTENZA
AZIENDA OSPEDALIERA S. CARLO
CROCE ROSSA ITALIANA – Ufficio – Sig. DI NUZZO
CROCE ROSSA ITALIANA – Ufficio – Sig. DI NUZZO - fax
CROCE ROSSA ITALIANA – 7° Centro Operativo Emergenza
CROCE ROSSA ITALIANA – 7° Centro Operativo Emergenza - fax
AMBULATORIO SANITARIO COMUNALE
112
0971.419111
0971.419315
0971.419286
0971/668400
0971/668111
0971/668517
0971/668519
0971/668523
0971/668515
0971/668534
0971.46569
0971.306961
0971.417290
0971.51677
0971.417489
113
0971.334778
0971.334111
112
0971.411222
0973.858101
0973.41291
0973.686201
113
0971.65411
0973.232011
0975.668211
117
0971.410119
0971.52925
0971.23919
0973.823134
115
0971.471500
0971.658103
0973.823079
1515
0971.472600
0971.470972
0971.470955
0971.410766
0971.411725
0973.858420
0973.853221
338/5630191
118
0973.48111
0971.310111
0971.611111
0971.411510
0971.27796
0971.485345
0971.485378
0973.858569
136
GUARDIA MEDICA
SERVIZIO VETERINARIO
FARMACIE – CANTISANI VITO
FARMACIE – CORRENTE MARIA
EMERGENZE AMBIENTALI
COMUNITÀ MONTANA “LAGONEGRESE” – LAURIA
TERME - DIREZIONE
CCISS VIAGGIARE INFORMATI
A.N.A.S. Centralino
A.N.A.S. Centralino- fax
A.N.A.S. Responsabile SOC - Dott. ZONNI
A.N.A.S. Numero Verde
ENEL - PRONTO INTERVENTO
ENEL- AGENZIA DI LAURIA
ENEL - C.O.E. ( ESERCIZIO ) DISPOSITIVO MULTIFUNZIONE
ENEL – Responsabile C.O.E. – Sig. NATALE
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Centralino
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Centralino - fax
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Numero Verde
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – CENTRO OPERATIVO di Latronico
TELECOM – AGENZIA DI POTENZA - Centralino
TELECOM – AGENZIA DI POTENZA - Responsabile Ing. GIOVINE
RETE GAS – ITALGAS - Numero verde guasti e dispersioni
RETE GAS – ITALGAS - Responsabile Gr.Es. Basilicata – Sig. FRISOLI
DIREZIONE UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE
SCUOLA ELEMENTARE- LATRONICO CENTRO
SCUOLA MEDIA – LATRONICO CENTRO
LICEO SCIENTIFICO – LATRONICO CENTRO
SCUOLA ELEMENTARE E MATERNA DI AGROMONTE MAGNANO
SCUOLA MEDIA DI AGROMONTE MILEO
0973.858569
0973.858569
0973.858208
0973.851685
1525
0973.822341
0973.859201
1518
0971.608111
0971. 56531
0971. 608295
800271172
803500
0973.823147
06.64448223
0971.1987078
0971.392111
0971.392103
800 992292
0973.859440
0971.490111
0971.490316
800900999
0835.271201
0971.449911
0973.858104
0973.858100
0973.858535
0973.851254
0973.851198
137
B) ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI INTERESSE PUBBLICO
ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO
L’insieme di attrezzature pubbliche e/o di interesse pubblico, di impianti e/o servizi
pubblici e di attività produttive92 esposte al rischio idrogeologico (PAI aggiornamento
2011) e contestuale ricognizione delle strutture adeguate sismicamente93.
Ambito “Latronico centro” – Vedi Tav. A2.a
ID
PB
1
Ris
1
VAU
5
VAU
6
VAU 8
VAU 6
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
Parco urbano della
“Pineta”
4.937,75
-
0
845
3.418
0
Ristorante
“Colle dei Greci”
401
0
0
401
Verde attrezzato
Commemorazione ai caduti
di guerra
Verde attrezzato
Adiacenze complesso
scolastico
Verde attrezzato Grotta
di S.Egidio
Verde attrezzato
Madonnina
AT
3
Stadio di calcio “località
7
Complesso scolastico
6
3
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Descrizione
S.Antonio”
Elementare e Materna
Complesso scolastico
Medie Inferiori e Liceo
Scientifico
Scuola Materna
(Ordine del Sacro
Cuore)Centro storico
Rischio
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
0
0
0
0
0
0
0
ASV idraulico94
912
-
0
912
0
0
0
0
0
1475
-
0
0
316
1.159
0
0
0
121
-
0
0
0
0
0
0
121
263
-
0
0
0
0
0
0
0
14.321
-
0
561
13.760
0
0
0
0
2.177
Inserire
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
5.369
Inserire
SI o NO
0
0
4.792
577
0
0
0
234
Inserire
SI o NO
0
0
0
0
0
0
234
0
0
0
0
Ex Scuola Elementare
17
Attualmente Deposito
Comunale
In disuso e inagibile
1372
Inserire
SI o NO
0
1372
0
8
5
556
1602
SI
SI o NO
0
0
0
0
0
0
37
1.565
0
0
0
0
0
0
812
SI o NO
0
812
0
0
0
0
0
11
Municipio
Carabinieri
Ambulatorio medico
comunale
Biblioteca comunale
1.020
SI
0
0
0
0
0
0
0
12
Mercato coperto
comunale
549
NO
0
0
0
0
0
0
174
2.800
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
15
Ex Asilo Nido
In disuso e inagibile
18
Autorimessa –
deposito comunale
92
Con destinazione d’uso produttivo prevalente.
Per quest’ultimo dato e specificamente per le attrezzature di proprietà comunale si è fatto riferimento ai dati verificati
e posseduti dall’ UTC Comunale. Per il principio di maggiore cautela, per i dati non disponibili (quelli che riguardano
in particolare le strutture che ospitano le attività prevalentemente produttive), relativamente alla verifica di presenza o
meno di strutture adeguate sismicamente, si è assunto la seguente dizione: NON disp. Per tutte le strutture, invece che
risultano effettivamente non adeguate sismicamente si è utilizzata la dizione NO.
94
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
93
138
Località “S.Antonio
19
Lavatoio comunale
2
Basilica di S.Egidio
46,64
NO
0
0
0
0
0
0
46,64
1.743
SI o NO
0
0
0
0
0
0
1.743
191
SI o NO
0
0
0
0
0
0
191
237
SI o NO
0
0
0
0
0
0
237
109
SI o NO
0
5,9
0
0
0
0
0
74
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
200
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
998
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
46
Si o No
0
0
0
0
0
0
46
85,37
NO
0
0
0
85,37
0
0
0
Ufficio Postale
Cinema
“Nuova Italia”
131
SI
0
0
0
0
0
0
0
549
SI
0
0
0
0
0
0
162
Pa1Pb1
Parcheggi pubblici
1.121
-
0
0
1.121
0
0
0
0
P2
Parcheggi pubblici
149
-
0
0
0
0
0
0
0
P3
Parcheggi pubblici
412
-
0
412
0
0
0
0
0
IT 1
Impianto Radiotelecomunicazione
252
-
0
0
0
0
0
0
0
437
-
0
0
0
0
0
0
0
6154
-
0
256
0
0
94
0
0
89.607
-
0
5409
22.832
755
8.921
0
0
2.163
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.994
SI o NO
0
0
1.994
0
0
0
0
1602
SI o NO
0
1.574
28
0
0
0
0
1.056
SI o NO
0
38,40
455
0
0
0
0
2.193,53
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
784,64
SI o NO
0
0
0
0
218
0
0
10.526,98
SI o No
0
220
0
0
0
0
0
2538
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
In disuso e inagibile
Centro storico
13
Chiesa di S.Nicola di
Mira Centro storico
Chiesa Madonna Delle
Grazie Largo Marconi
Cappella di S.Vito
16
Cappella di S.Antonio
23
Cappella di S.Cataldo
10
Casa Canonica
Stazione
Metereologica
Corpo forestale
1
9
AT 1
21
20
AT 2
Adiacenze parco la “Pineta”
Località “S.Antonio”
Località “S.Cataldo”
Via Zanardelli
Via Garammone
Località “S.Antonio”
“Località Pineta”
IT 2
IS 1
A-B
2
3
Cabina del Metano
Località “Croce di sotto”
Impianto Cimiteriale
Zona Pip Località
“S.Antonio”
Marmista
Concessionaria
“Vecchioni”Località
“S.Antonio”
4
5
7
Stazione servizio
Carburanti Località
“S.Antonio”
Fabbro Località
“S.Antonio”
Officina e rivendita
macchine per l'edilizia
Località “S.Antonio”
6
8
Ex Laboratorio di
serramenti
Attività dismessa Località
“S.Antonio”
Officina Meccanica
“Falabella”
Località S.Antonio
1
Mobilificio
(Antonio Maturo)
139
Ambito “Calda” - Vedi Tav. A2.b
ID
Descrizione
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
ASV
Rischio
idraulico
95
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
Pa
Sa
Parco delle sorgenti
3.145,18
-
0
0
3.319,94
0
0
0
0
Pa
Te
Parco delle Terme
52.696,00
-
0
284
0
0
0
0
0
Pa 1
Parcheggi interni
3.402
-
0
0
0
0
0
0
0
Ec
Edificio delle cure
8.855,00
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
U
Ufficio Amm.vo
255
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
02
Adiacenze Chiesa della
Madonna Assunta
1.641
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
4.036
-
0
0
0
0
0
0
0
2.647
SI
0
54
0
0
0
0
0
3.309
SI
0
0
0
0
0
0
0
716,71
SI
0
0
0
0
0
0
0
2.144
-
0
0
0
0
0
0
0
912
-
0
0
0
0
0
0
0
1259,3
-
0
0
0
0
0
0
0
1.187
-
0
0
90
0
0
0
0
14.050
-
0
0
0
0
0
0
0
1.204,82
SI
0
0
13,6
0
0
0
0
3.700
SI o NO
0
0
2.025
0
0
0
0
429
-
0
0
0
0
0
0
0
174
-
0
0
0
0
0
0
0
830,65
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
29
NO
0
0
0
0
0
0
0
01
Parco Termale
Parco Termale
Verde attrezzato
Verde attrezzato
Adiacenze incrocioingresso Calda
Ps
Parcheggi complessivi
1
Campi di tennis
2
Piscina Coperta
3
Piscina Scoperta
4
Pista di Pattinaggio
5
Locale discoteca
2
7
A
B
7
6
4
5
95
Parco Termale
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Campo di tennis
Adiacenze Presidio
Acquedotto Lucano
Pista Ciclabile
Adiacenze bivio per Seluci
Museo del
Termalismo
Presidio Acquedotto
Lucano + Museo
Ex Scuola Elementare
Parcheggio pubblico
Adiacenze incrocioingresso Calda
Parcheggio pubblico
Adiacenze
Chiesa Madonna Assunta
Chiesa “Madonna
Assunta”
Cappella di
S.Giacomo
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
140
Den Hotel
AL 4
Attrezzatura Alberghiera
Posti letto: circa 40
613
SI
0
0
0
0
0
0
0
6.012
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
3.428
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
16.128
SI o NO
0
432
0
0
0
0
0
674
-
0
0
674
0
0
0
0
906
-
0
0
0
0
0
0
0
960
NO
0
0
0
0
0
0
0
633
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
71
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
24
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
Hotel dei Congressi
AL 3
Complesso Alberghiero
delle Terme Posti letto:
70
Attualmente Inagibile
Hotel “Monte Alpi”
AL 2
Complesso Alberghiero
delle Terme
Posti letto: 60
Hotel “Sinni” e delle
“Querce”
AL 1
Complesso Alberghiero
delle Terme
Posti letto: 40 + 40 =80
Attualmente Inagibile
IT 3
Impianto di
sollevamento acque
Vasca di accumulo
IT 2
IT 1
Impianto dismesso (ENEL)
Centrale idroelettrica
Impianto dismesso (ENEL)
1
Bar, edicola, ecc
2
Tabaccaio
3
Punto Vendita (Pane)
Bivio Calda
Bivio Calda
Bivio Calda
Ambito “Agromonte Magnano” - Vedi Tav. A2.c
ID
Descrizione
VAU
Piazza con verde
attrezzato
Piazza Grande
1
VAU
Verde attrezzato
Adiacenze Ingresso nord/est
2
AT 1
Stadio di Calcio
2
Complesso scolastico
1
8
4
Località “Cimitero”
Elementari e Materna
Palestra
Elementari e Materna
Scuola Media
Inferiore
Località “Cimitero”
Inagibile
Autorimessa e
deposito comunale
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
3.800
-
0
3.800
0
0
188
-
0
0
188
10.316
-
0
0
2.082,59
SI
0
1.513,00
SI
2.053
Rischio
Vincolo di
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
SI o NO
0
54
0
0
0
0
0
1.353
SI o NO
0
1.291
0
0
0
0
0
690
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
475
-
0
0
0
0
0
0
0
491
-
0
491
0
0
0
0
0
105
SI o NO
0
0
105
0
0
0
0
R4
ASV idraulico96 trasferimento
R.D. del 1916
Località “Cimitero”
5
Delegazione comunale
Pa 1
Parcheggio pubblico
Pa 2
Parcheggio pubblico
9
Cappella
96
Località “Cimitero”
Località “Cimitero”
Adiacenze Piazza Grande
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
141
Immacolata
Concezione Località
“Cimitero”
3
6
7
1
2
Chiesa S.Antonio di
Padova
Ufficio Postale
Ex Chiesa provvisoria
Prefabbricato in
lamiera
Marmista Località
“Cimitero”
Fabbro Località “Battista
di Sopra”
3
Carrozziere/
autolavaggio e
deposito giudiziario
4
Deposito edile
IC 1
Impianto Cimiteriale
682
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
75
NO
0
75
0
0
0
0
0
258
NO
0
242,4
0
0
0
0
0
2.423
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.276
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
5..596
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.652
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
3.909
-
0
0
0
0
0
0
0
Via Provinciale 1
Ditta Campanella
Ambito “Agromonte Mileo” – Vedi Tav. A2.d
ID
Descrizione
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
4.456
-
0
0
3.511
0
841
-
0
0
0
138
-
-
-
2098
-
0
1.714
SI
246
Rischio
Vincolo di
0
0
0
536
0
0
0
138
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
51
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
82,41
SI o NO
0
0
82,41
0
0
0
0
ASV idraulico97 trasferimento
R.D. del 1916
Piazza con verde
VAU 3 attrezzato Via Provinciale
VAU 2
VAU 1
VAS 1
1
2
3
– Ingresso nord-ovest
Verde attrezzato Via
Provinciale - Adiacenze
Ingresso sud/est
Verde con funzione
religiosa
(Padre Pio)
Campetto di calcio Via
Provinciale
Scuola Media
Inferiore
Chiesa S.Maria del
Perpetuo Soccorso
Cappella Madonna del
Brigante Località
“Lucarelli”
4
Ufficio Postale
Pa 1
Parcheggio pubblico
247
-
0
247
0
0
0
0
0
5
Serramentista Località
654
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
6
Carpenteria metallica
343
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.741
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.071
SI o NO
0
0
929
0
0
0
0
641
-
0
0
0
0
0
0
0
“Procoio”
Località “Procoio”
4
Semilavorazione di
alluminio Via provinciale
Ferramentista Via
2
Area deposito
1
97
In sede impropria
Provinciale
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
142
Via Provinciale
3
Stazione carburante
Via Provinciale
-
293
0
0
0
0
0
0
0
Ambito “Territorio sparso”- Vedi Tav. A2
Descrizione
Zona PIP “Mulino”
Area ancora libera da manufatti
Aree industriali/artigianali
Attività produttive esistenti
Contrada “Torre”
Tessil Art
Attività artigianale
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
114.496
Superficie interessata dal rischio (mq)
P
R2
R3
R4
0
6.209
16.470
0
Rischio
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
0
79
0
ASV idraulico92
100.780
NO
0
0
0
0
0
0
0
682
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
12.031
SI
0
0
0
0
0
0
0
6454
SI o NO
0
0
0
0
0
3.793
0
3.023
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
40.050
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
145.954
0
C.da “Laghi”
Struttura alberghiera e
ristorativa
“Piccolo Paradiso” -Contrada Torre
Albergo attualmente ancora non attivo
Posti Letto circa 70
Pizzeria dal Fattore
Contrada Torre
Canile comunale
Contrada “Calcinara”
Azienda Agrituristica
“Basilicata” - C/da Trogliano
Posti letto: 13
Azienda Agrituristica
“Val Pollino”
C/da Cornaleta
Posti letto: 42
Attualmente il comparto ricettivo
risulta non attivo
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Torre”
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Trogliano”
186.522
SI o NO
2.351
-
0
0
0
0
0
0
0
3.398
-
0
0
0
0
0
0
0
2.527
-
0
0
0
0
0
0
0
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Calda”
nei pressi del Fiume Sinni
143
C) SCHEDE SPEDITIVE DEL MODELLO D’INTERVENTO (98)
COMUNE DI LATRONICO
1. Funzionalità del sistema di allertamento locale reperibilità h 24
Le informazioni necessarie e le modalità con cui la struttura comunale di protezione civile
garantisce:
A) I collegamenti telefonici e Fax, se se possibile e-mail, sia con la Regione che con la
Prefettura – UTG, per la ricezione e la tempestiva presa in visione dei bollettini/avvisi di
allertamento
sede
Municipio
telefono
0973/ 853111
Largo Marconi 10
85043 Latronico PZ
fax
email
0973/ 853232
[email protected]
[email protected]
[email protected]
B) Il sistema di reperibilità h 24 all’interno della struttura comunale che tiene conto delle
seguenti caratteristiche:
Ridondanza dei contatti
Possibilità per i reperibili di assumere alcune decisioni atte all’attivazione del sistema di
protezione civile
Ente/Struttura
telefono
Sindaco del Comune
0973.853201
3406637655
Ing. Fausto De Maria
Responsabile UTC del Comune
Ing. Prosperino Suanno
Resp. Polizia Municipale del
Comune
Com. Egidio Giordano
fax
email
0973 853232
0973.853206
3939715342
0973 853232
0973.853229
346.7241894
0973 853229
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
C) le comunicazioni con le strutture sovra comunali per la reciproca comunicazione di
situazioni di criticità e per le attività di monitoraggio
Ente/Struttura
UTG – Prefettura di
Potenza
Regione Basilicata Ufficio Protezione
Civile
98
Referente
Responsabile
d’Area V
Dott.ssa Fulvia
ZINNO
Dirigente
Ing. Giovanni
De Costanzo
Telefono
Fax
email
0971.419111
0971.419315
[email protected]
[email protected]
[email protected]
0971.668558
Contact
Center
0971 668400
[email protected]
0971668517/19 [email protected]
a.it
[email protected].
basilicata.it
Vedi paragrafo 3.2 della Relazione del Piano
144
Direzione Regionale
115
0971.609511
Vigili del Fuoco
Distaccamento
provinciale di Lauria
[email protected]
0973. 822409
0973. 823079
Vigili del Fuoco
Comando
Provinciale
Carabinieri
Comando dei
Carabinieri di
Latronico
112
0971.55155
0971-391000
[email protected]
[email protected]
0973858101
Comando regionale
Guardia di Finanza
Compagnia Lauria
Guardia di Finanza
Corpo Forestale
Provincia di Potenza
0971.609512
Primo Dir.
Angelo VITA
Corpo Forestale dello
Stato – Coordinamento
Distrettuale di
Lagonegro
Dirigente
Protezione Civile
Ing.Alessandro
Provincia di
ATTOLICO
Potenza
Protezione Civile
Dirigente
Provincia di
Ing.Alessandro
Potenza
ATTOLICO
Sala Operativa
Polizia di stato
Lagonegro
ASL di Lagonegro
Presidio
ospedaliero di
Lagonegro
Presidio
ospedaliero di
Chiaromonte
Presidio
ospedaliero di
Lauria
Comune di Lauria
Centralino
Comune di
Carbone
Comune di
Castelluccio
Superiore
Comune di
Castelluccio
117
0971-52925
117
0973823134
7733690
1515
0971.410787
0971.410766
097152925
097152899
[email protected]
0971 410274
0973 41517
0971 417290
0971 51677
[email protected]
0971.417488489
0971 306961
[email protected]
0973/232031
sottosezpolstrada.lagonegro.pz@pecps.
poliziadistato.it
113
0973/232011
0973/232323
0973/48547
118
0973 48111
0973 48251
848 821821
0973 48270
118
0973 641111
0973 641224
0973 641233
118
0973 621400
0973 621478
0973 627111
0973 823793
[email protected]
0973 578023
0973 573907
[email protected]
t
0973 662145
0973 662083
[email protected]
ilicata.it
0973 663994
0973 663994
[email protected]
145
Inferiore
Comune di Castel
Saraceno
Comune di
Episcopia
Comune di Fardella
0973 832013
0973 832573
[email protected]
licata.it
0973-655013
0973-655300
[email protected]
0973 572051
0973 572000
2. Struttura di coordinamento locale
Il numero minimo di responsabili comunali, Sindaco compreso, che costituiscono secondo il livello
di allerta e fasi descritti nel manuale operativo il Centro Operativo Comunale (COC)
A)
Attivazione del Centro Operativo Comunale
Il centro operativo si attiva in h 24 attraverso la convocazione delle diverse funzioni di supporto
individuate. Rispetta i criteri di seguito riportati:
organizzato per funzioni di supporto
ubicazione: esterna alle aree a rischio
assetto del centro:
sala operativa con le postazioni delle funzioni di supporto;
postazione radio
sala riunioni per gli incontri necessari al coordinamento;
segreteria per il raccordo tra le funzioni di supporto, attività amministrativa,
protocollo
Centro Operativo Comunale di Latronico
Sede: Largo Marconi 10 – Cap 85043 - tel. 0973/853111- 0973/853201 – 0973/853206
Referente
Funzioni di
Supporto99
Ing. SUANNO
1 - Tecnica
Prosperino
e di pianificazione
2 - Sanità,
Assistenza Sociale
e Veterinaria
3 - Volontariato
4 - Materiali e
mezzi
5 - Servizi
essenziali e attività
scolastica
6 - Censimento
danni a persone e
cose
7 -Strutture
operative locali –
viabilità
99
Sig.ra DEL
GAUDIO
Giuseppina
Telefono
email
0973/853206 0973/853232
393/9715342
[email protected]
[email protected]
[email protected]
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
Egidio DE MARIA
Resp.Tec."P.A.P.C.
Valle del Sinni"
320/0105792
Sig. CONTE
Giuseppe
346/7241865
Sig.ra DEL
GAUDIO
Giuseppina
Fax
[email protected]
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
geom. Antonio
Celano
0973/853212 0973/853232 [email protected]
393/2566100
Cap. GIORDANO
Egidio
Isp. Sup.
Raimondo
LOFRANO
0973/853202 0973/853232 [email protected]
346/7241894
346/7444328
Vedi le esplicitazione de compiti delle funzioni nel paragrafo 3.2.3.2 della relazione del Piano
146
Giuseppe Mileo
8Telecomunicazioni
9 - Assistenza alla Sig.ra Giuseppina
DEL GAUDIO
popolazione
338/5966890 0973/853232
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
3. Censimento delle risorse
Questa parte del piano di protezione civile contiene le schede di facile consultazione ed utilizzo al
fine di ottimizzare l’impiego e l’utilizzo di ogni genere di risorsa utile in caso di un eventuale
soccorso alla popolazione
A)
Censimento strutture sanitarie e limitrofe
Tipologia e sede
Ricettività
Posti letto
Ambulatorio Comunale
0
0973858569
0
0973851434
Via Zanardelli – Latronico centro
Ambulatorio Comunale
Via Chiesa – Agromonte Mileo
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
158
posti letto
85032
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
85032
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
85032
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
49
posti letto
4
posti letto
referente
telefono
fax
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
Centralino
Centralino
0973 - 48111
Pronto Soccorso
118
0973/48251 252
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
Centralino
0973 - 641111
Pronto Soccorso
118
0973/641224
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
0973/48271
Centralino
0973 48111
0973 621478
Pronto Soccorso
118
0973 621400
0973/48271
0973/48271
147
B)
Volontariato e professionalità
Sede
Risorse umane Risorse di mezzi
e
e tipologia
professionalità
Telefono e email
fax
referente
Ambulanza di tipo A
Ambulanza di tipo B
Pubblica
Assistenza
Protezione
civile
O.N.L.U.S
ANPAS
85043
Latronico (PZ)
C)
Automedica adibita
a taxi socio-sanitario
Auto servizi sociali
adibita a taxi sociale
Presidente
338/5630191
[email protected]
0973/859231
Unita' operativa WM
90 con modulo
antincendio adibita
all'attività di
antincendio
boschivo ed
emergenza neve
Egidio
Ciancio
339/7542158
Enti Gestori dei servizi essenziali
Al fine di garantire la piena operatività dei soccorritori e la funzionalità delle aree di emergenza
bisogna ridurre al minimo i disagi per la popolazione e stabilire le modalità più rapide ed efficaci
per provvedere alla verifica e alla messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali e al
successivo ripristino mantenendo uno stretto raccordo con le aziende e società erogatrici dei servizi.
Aziende/società
ENEL
ENEL
ENEL
ACQUEDOTTO
LUCANO
Centro Operativo
Pollino Lagonegrese
Sede di Latronico
C.da Calda
Referente
telefono
Enel Energia
Servizio elettrico
Distribuzione –
guasti
H 24
800900860
800900800
Geom.
Giampietro
Forastiere
3465045604
fax
email
0973.859863
[email protected]
803.500
800.99.22.92
0973.859440
148
Cnea Sud Srl
Festione E
Manutenzione Gas
E Metano
Corso Garibaldi
161 - 85048
Rotonda (PZ)
Paladino Angelo
0973667059
0973 667223
[email protected]
800.861.077
Control Run
Security
TELECOM
800.41.50.42
Numero Verde per
segnalazioni di
Pericoli pali, cavi
e infrastrutture di
Telecom Italia
[email protected]
4. Aree di protezione civile100
Per ciò che concerne le aree di protezione civile è stato necessario individuare le4 aree di protezione
civile distinte in aree di attesa e aree di ricovero.
AREE DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE
Luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l’evento calamitoso o
successivamente alla segnalazione della fase di preallarme. In tali aree la popolazione riceverà le
prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforto in attesa di essere sistemata in strutture
di accoglienza adeguate.
I requisiti che hanno permesso la loro individuazione:
posizionamento delle aree in zone sicure
facilità di raggiungimento attraverso percorsi sicuri
Latronico centro
Aree di attesa
A1
A2
A3
A4
A5
A6
A7
100
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta ( Parcheggio pubblico)
Località "S.Antonio
550 abitanti
Area scoperta attrezzata
Monumento ai Caduti di guerra
Area scoperta libera –
Parcheggi Case popolari
(Fontana Villa);
Area scoperta - parcheggi pubblici
Piazza Fontana Villa
Area scoperta del complesso scolastico scuola materna e scuola elementare) - Via
Bonifacio;
Area scoperta adiacente l'ex asilo nido e la
Casa Canonica –
Via Pietro La Cava;
Area scoperta –
Largo Calvario;
900 abitanti
300 abitanti
800 abitanti
700 abitanti
1500 abitanti
350 abitanti
Vedi Tavv. di supporto P1, P1.a, P1.b, P1.c, P1.d e contenuto del paragrafo 6.4 della relazione del Piano
149
A8
Area scoperta libera (Parcheggio di progetto
nel redigendo RU) –
Via Garammone
1400 abitanti
Centro urbano di Calda
Aree di attesa
A9
A10
A11.a
Aree di attesa per la
popolazione presente nelle
strutture ricettive
A11.b
Aree di attesa per la
popolazione presente nelle
strutture ricettive
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta pubblica - Piazza nelle
vicinanze del Museo Termale;
Area scoperta pubblica - Verde attrezzato
adiacente alla Chiesa Madonna Assunta
575 abitanti
1450 abitanti
Area scoperta verde esterna all'ingresso della
struttura sanitaria termale;
829 abitanti
Area scoperta asfaltata esterna - alle spalle
della struttura sanitaria termale.
500 abitanti
Centro urbano di Agromonte Magnano
Aree di attesa
Ubicazione
A12
A13
A14
Area scoperta del complesso scolastico
(scuole materna ed elementare)
Vico VII Provinciale
Area scoperta esterna
Anfiteatro Piazza "Grande"
Area scoperta esterna - Parcheggio pubblico
adiacente alla ex Delegazione Comunale;
Centro urbano di Agromonte Mileo
Aree di attesa
A15
Ricettività max
1749 abitanti
1965 abitanti
457 abitanti
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta dell'edificio scolastico delle
"Scuole medie inferiori" - Via Chiesa n.10
Villa Comunale
1250 abitanti
AREE DI RICOVERO DELLA POPOLAZIONE
Luoghi di in grado di accogliere ed assistere la popolazione allontanata dalle proprie abitazioni.
Tipologia delle aree:
- Strutture esistenti idonee ad accogliere la popolazione (alberghi, scuole);
- Tendopoli;
- Insediamenti abitativi di emergenza (casette prefabbricate);
I requisiti che hanno permesso la loro individuazione:
- Numero di persone potenzialmente a rischio;
- Posizionamento in zone sicure;
- Vicinanza ad una viabilità principale ed ai servizi essenziali (acqua, luce,
smaltimento acque reflue)
150
Centro urbano di Calda
Aree di ricovero
R1
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R2
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R3
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R4
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R5
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R6
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R7
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R8
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R9
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R10
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R11
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R12
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R13
Per la popolazione
senza tetto di Calda
R14
Per la popolazione
senza tetto di Calda
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta del parcheggio pubblico a
sud del Centro sportivo
73 abitanti
Area scoperta del parcheggio pubblico a
sud-est del Centro sportivo
72 abitanti
Campetto scoperto - adiacenze piscina
scoperta del Centro sportivo;
21 abitanti
Area scoperta - Pista di pattinaggio interna
al Centro sportivo;
65 abitanti
Area scoperta - parcheggio a est del Centro
sportivo;
48 abitanti
Area scoperta - campi da tennis
del Centro sportivo
105 abitanti
Area scoperta del parcheggio pubblico a
ovest del Centro sportivo
32 abitanti
Area scoperta - area parcheggio
del Centro termale;
32 abitanti
Area scoperta - area parcheggio
del Centro termale
32 abitanti
Area scoperta - spazio libero dell'area del
verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico
Area scoperta - spazio libero dell'area del
verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico
Area scoperta del parcheggio pubblico adiacenze svincolo Calda
Area scoperta del Campo di tennis adiacenze sede del
Presidio dell' Acquedotto Lucano
Area scoperta del parcheggio pubblico area di pertinenza della sede del Presidio dell'
Acquedotto Lucano
74 abitanti
154 abitanti
31 abitanti
46 abitanti
86 abitanti
P1
Attrezzature ricettive
eventualmente ed attualmente
utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
P2
Attrezzature ricettive
eventualmente ed attualmente
utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
Hotel "Monte Alpi" –
Ubicato nel complesso termale di Calda
60 posti letto
"Den Hotel"
Ubicato nel centro urbano di Calda
40 posti letto
151
Centro urbano di Agromonte Magnano
Aree di ricovero
Ubicazione
Ricettività max
Stadio di Calcio - ubicato tra il territorio di
Magnano e il territorio di Mileo
(località Cimitero)
R15
Centro urbano di Agromonte Mileo
Aree di ricovero
R16
496 abitanti
Ubicazione
Ricettività max
Area pubblica scoperta di tipo sportiva Campetto di Calcio e di tennis
278 abitanti
AREA DI SUPPORTO PER ATTERRAGGIO ELICOTTERO
Elisuperficie
Ubicazione
Ubicata in uno dei parcheggi pubblici del
Parco Termale
(Località Calda)
Ubicata nello stadio di calcio di
Agromonte
1
2
5. Viabilità, piano del traffico
Gli enti e le ditte private di pronto intervento che possono supportare l’attività di verifica e di
ripristino del sistema viario
Aziende/società
ANAS
Polizia di Stato
Lagonegro
referente
telefono
fax
email
Numero
Unico
di contatto
841148
[email protected]
[email protected]
841148
113
0973/232011 0973/232031 [email protected]
0973/232323
Ufficio
Giuseppe
Viabilità e
trasporti
PODANO 0971417266 0971417482
Della Provincia
di Potenza
[email protected]
6. Strutture a rischio
E’ di fondamentale importanza censire le strutture che per tipologia o posizione geografica nel
territorio comunale devono essere sottoposte inevitabilmente ad una maggiore attenzione in caso di
rischio.
Per tale aspetto si dovrà fare riferimento all’allegato B) “ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI
INTERESSE PUBBLICO ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO (PAI aggiornamento 2011)” della
relazione del Piano e alle tavole A2, A2a, A2b, A2c, A2d, che trattano l’argomento in questione.
152
7. Sistemi di allarme
Per garantire l’immediata attivazione dell’allarme verso la popolazione in caso di pericolo e
dell’avvio della procedura di evacuazione ci si può dotare di dispositivi di allarme (sirene,
altoparlanti montati su autovetture, altri sistemi acustici) o comunicare per via telefonica e/o porta a
porta, mediante il Volontariato, la Polizia Municipale, in coordinamento con le altre Forze
dell’Ordine ed i Vigili del Fuoco
Comune
Comune di Latronico
Pubblica Assistenza Protezione civile
O.N.L.U.S
ANPAS
85043 Latronico (PZ)
Referente
Telefono
Modalità di
allertamento alla
popolazione
Egidio Giordano
346.7241894
Polizia Municipale
Altoparlanti autovetture
Egidio Ciancio
339/7542158
Altoparlanti autovetture
153
REGIONE BASILICATA
PROVINCIA DI POTENZA
Comune di Latronico
PIANO COMUNALE
DI
PROTEZIONE CIVILE
ANNO 2013
Redattori del Piano
Arch. Adriana BIANCHINI
Arch. Giuseppe BRUNO
Collaboratore
Ing. Mariano VACCARO
In collaborazione
con l’UTC del Comune di Latronico – Ing. Prosperino SUANNO
1
Indice
PRESENTAZIONE
6
Capitolo I - Il territorio comunale
11
1.1 DATI STATISTICI
12
1.2 LIMITI AMMINISTRATIVI
13
1.3 CENNI SULLE CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO DI LATRONICO 13
1.3.1 L’AMBIENTE FISICO ED IL SISTEMA INSEDIATIVO STRUTTURATO
13
1.3.2 LA MORFOLOGIA ED I CARATTERI GEOLOGICI
22
23
1.3.3 L’IDROGRAFIA
1.3.4 CLIMA
26
1.4 INFRASTRUTTURE INERENTI IL SISTEMA DELLA VIABILITA’
34
Capitolo II - Scenari di rischio da causa naturale od antropica
36
2.1 ANALISI DEI RISCHI: ASPETTI GENERALI
2.2 IL RISCHIO SISMICO
2.2.1. ASPETTI GENERALI
2.2.2. PERICOLOSITÀ DEL TERRITORIO
2.2.2.1 Dati storici di pericolosità nel territorio comunale
2.2.2.2 Aree sismogenetiche
2.2.3 VULNERABILITÀ DEL COSTRUITO
2.2.4 STIMA DELL’ESPOSIZIONE
2.2.5 RISCHIO SISMICO: SCENARI DI EVENTO E DI DANNO
37
38
2.3 RISCHIO IDROGEOLOGICO
55
2.3.1
2.3.2
47
47
50
51
55
RISCHIO IDRAULICO
55
53
RISCHIO FRANA
2.3.3.1 Generalità e definizioni
2.3.3.2 Eventi calamitosi del passato
2.3.3.3 Definizione della pericolosità delle frane e della
vulnerabilità del territorio
2.3.3.4 Rischio idrogeologico: scenari di evento e di danno
2.4 RISCHIO LEGATO A FENOMENI METEOROLOGICI
2.5 RISCHIO LEGATO AD INCENDI BOSCHIVI
2.5.1
46
ASPETTI GENERALI
2.3.2.1 Generalità
2.3.2.2 Definizioni
2.3.2.3 Obiettivi e finalità
2.3.2.4 Eventi storici estremi nella Provincia di Potenza
2.3.2.5 Valutazione della pericolosità idraulica del fiume Sinni
2.3.2.6 Il rischio connesso con la presenza di dighe sul territorio
2.3.3
38
38
PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DA RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
56
58
59
61
65
70
74
74
74
76
80
80
80
2
2.6 RISCHIO CHIMICO – INDUSTRIALE
2.7 RISCHIO LEGATO AI TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
2.8 EMERGENZE SANITARIE
2.9 INQUINAMENTO ATMOSFERICO
2.10 BLACK-OUT ELETTRICO
2.11 INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
81
Capitolo III - Sistema comunale di protezione civile
84
3.1 LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
85
85
85
3.1.1. COORDINAMENTO OPERATIVO COMUNALE
3.1.2. SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE
3.1.3. RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI LOCALI PER LA CONTINUITÀ
AMMINISTRATIVA E SUPPORTO ALL’ATTIVITÀ DI EMERGENZA
3.1.4. INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
3.1.5. SALVAGUARDIA DEL SISTEMA PRODUTTIVO LOCALE
3.1.6 RIPRISTINO DELLA VIABILITÀ E DEI TRASPORTI
3.1.7 FUNZIONALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI
3.1.8. FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI ESSENZIALI
3.1.9 CENSIMENTO E SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI
3.1.10 MODULISTICA PER IL CENSIMENTO DEI DANNI A PERSONE E COSE
3.1.11 RELAZIONE GIORNALIERA DELL’INTERVENTO
3.1.12 STRUTTURA DINAMICA DEL PIANO: AGGIORNAMENTO DELLO SCENARIO,
81
82
82
83
83
85
85
85
86
86
86
86
86
86
3.2.1 IL SINDACO E L'ASSESSORE DELEGATO
3.2.2 UNITÀ INTERMEDIA PROTEZIONE CIVILE
3.2.3 CENTRO OPERATIVO COMUNALE - C.O.C.
3.2.3.1 Gruppo ristretto decisionale
3.2.3.2 Funzioni di supporto in relazione al Metodo Augustus
3.2.4 CENTRO OPERATIVO MISTO - C.O.M.
86
87
88
90
91
92
93
100
Capitolo IV - La popolazione
102
4.1 INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
103
103
DELLE PROCEDURE ED ESERCITAZIONI
3.2 IL MODELLO DI INTERVENTO COMUNALE
4.1.1 INFORMAZIONE PREVENTIVA
4.1.2 INFORMAZIONE IN EMERGENZA
4.2 COMPORTAMENTI DA TENERSI IN CASO DI EMERGENZA
4.2.1 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDROGEOLOGICO (FRANA)
4.2.2 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDRAULICO (ALLUVIONE)
4.2.3 COMPORTAMENTI IN CASO DI FENOMENI METEOROLOGICI AVVERSI
4.2.4 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO SISMICO (TERREMOTO)
4.2.5 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO INCENDI
4.2.6 COMPORTAMENTI IN CASO DI PERICOLO DI CROLLO O CROLLO DI EDIFICI
4.2.7 COMPORTAMENTI IN CASO DI INCIDENTE PER TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
4.2.8 COMPORTAMENTI IN CASO DI DISASTRO STRADALE, AEREO
4.2.9 COMPORTAMENTI IN CASO DI BLACK-OUT ELETTRICO
4.2.10 COMPORTAMENTI IN CASO DI INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
4.2.11 COMPORTAMENTI IN CASO DI EMERGENZE SANITARIE
104
105
106
107
110
112
115
115
115
116
116
116
3
Capitolo V - Procedure e modelli operativi - in caso di evento
118
5.1 PROCEDURE OPERATIVE
119
120
121
122
123
124
125
126
126
5.1.1 LA SEGNALAZIONE DI EVENTO
5.1.2 FASE DI ATTENZIONE
5.1.3 FASE DI PREALLARME
5.1.4 FASE DI ALLARME E STATO DI EMERGENZA
5.1.4.1 Stato di emergenza
5.1.4.1.1 L'evacuazione
5.1.5 STATO DI POST-EMERGENZA IN GENERE
5.1.6 ARTICOLAZIONE DELLE FASI IN CASO DI EVENTO NON PREVEDIBILE
5.2 MODELLO DI INTERVENTO IN CASO DI INCENDI DI INTERFACCIA
127
Capitolo VI - Le risorse
128
6.1 NOZIONE
6.2 RISORSE UMANE
6.3 RISORSE MATERIALI
129
6.3.1 STRUTTURE DI EMERGENZA IN PARTICOLARE
129
131
6.4 LOCALIZZAZIONE DELLE AREE DI AREE DI ATTESA,
DI RICOVERO E DEL C.O.C
132
Allegati
135
A) ELENCO NUMERI TELEFONICI UTILI
136
B) ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI INTERESSE PUBBLICO
ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO (PAI aggiornamento 2011)
138
C) SCHEDE SPEDITIVE DEL MODELLO DI INTERVENTO
144
ELENCO TAVOLE
Tavole di Analisi:
Tav. A.1
Tav. A.2
Tav. A.2a
Tav. A.2b
Tav. A.2c
Tav. A.2d
Tav. A.3
Tav. A.4
1
Densità territoriale1 e viabilità principale
Scala 1:20.000
Beni esposti al rischio idrogeologico
Scala 1:20.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Latronico Centro
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Calda
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
I beni, i servizi e le attività produttive esposti in riferimento alla vulnerabilità
del territorio - Ambito territoriale di Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
RISCHIO SISMICO - Scenario di Evento e di Danno
RISCHIO FRANA - Scenari relativi al territorio comunale coinvolto da
rischio frana
Gli areali territoriali di riferimento coincidono con quelli delle sezioni del Censimento ISTAT 2001
4
Tav. A.5
RISCHIO IDRAULICO Scenari relativi al territorio comunale coinvolto da
rischio idraulico
Scala 1:20.000
Tavole di Progetto:
Tav. P.1
Tav. P.1a
Tav. P.1b
Tav. P.1c
Tav. P.1d
I)
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Latronico Centro
Scala 1:20.000
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Calda
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Aree da utilizzarsi nelle emergenze di Protezione Civile
Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DAL RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
Elaborati:
Elab. I.A
Relazione
Tav. I.B
Carta della pericolosità – insediamenti
Scala 1:15.000
Tav. I.B1
Carta della pericolosità – viabilità
Scala 1:15.000
Tav. I.C
Carta della vulnerabilità – territorio comunale
Scala 1:15.000
Tav. I.C1
Carta della vulnerabilità - Latronico centro
Scala 1:5.000
Tav. I.C2
Carta della vulnerabilità - Calda
Scala 1:5.000
Tav. I.C3
Carta della vulnerabilità - Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Tav. I.C4
Carta della vulnerabilità - Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
Tav. I.D
Carta del rischio – territorio comunale
Scala 1:15.000
Tav. I.D1
Carta del rischio - Latronico centro
Scala 1:5.000
Tav. I.D2
Carta del rischio - Calda
Scala 1:5.000
Tav. I.D3
Carta del rischio - Agromonte Magnano
Scala 1:5.000
Tav. I.D4
Carta del rischio - Agromonte Mileo
Scala 1:5.000
5
PRESENTAZIONE
La Protezione Civile, come attualmente considerata, risponde ad un concetto e ad una esigenza
moderna il cui obiettivo è quello di assistere, in modo dinamico, la popolazione, per aiutarla nel
superamento di un evento, correlato ad un rischio naturale od antropico, nel quale è rimasta
coinvolta.
Attualmente l'attività di Protezione Civile non è più considerata, come nel passato, un mero
"censimento" di risorse mantenute inattive fino al momento dell'accadimento di un dato evento,
bensì un'azione dinamica che attraversa e gestisce le tre fasi in cui si concretizza ed evolve il
rischio: prima, durante e dopo l'evento.
La normativa vigente, in specie la legge 24/02/1992 nr. 225, istitutiva del "Servizio Nazionale di
Protezione Civile", ha statuito che l'operato della protezione civile deve tendere ai seguenti
obiettivi:
- la "previsione", consistente in attività dirette allo studio del territorio e delle cause dei fenomeni
calamitosi, alla identificazione dei rischi ed alla individuazione delle zone del territorio soggette
agli stessi;
- la "prevenzione", che, tenuto conto dei dati e delle conoscenze acquisite in sede di previsione,
consiste in attività tese ad evitare il rischio o comunque a ridurre al minimo i danni conseguenti agli
eventi sopra citati;
- il "soccorso", consistente nel fornire la "prima assistenza" alle popolazioni colpite, al fine di
alleviare i disagi e comunque gli inconvenienti insorti;
- la "post-emergenza" ovvero il "superamento dell'emergenza", consistente in attività ed iniziative,
necessarie ed indilazionabili, coordinate dagli organi istituzionali competenti, e tese a rimuovere gli
ostacoli al fine di ripristinare le normali condizioni di vita.
La normativa citata ha creato il "sistema della protezione civile" nel quale nulla è lasciato al caso, al
singolo ed alla sua buona volontà: "sistematicità ed organizzazione" sono i principi posti alla base
dell'attività di protezione civile.
Tale assunto ha riguardato, in primo luogo, lo Stato, la cui struttura doveva pertanto essere
articolata secondo un ordine funzionale e non gerarchico, per "indirizzare" e non "imporre"
determinate scelte operative in armonia con quella autonomia normativamente riconosciuta - anche
successivamente alla legge nr. 225/1992 - alle varie strutture operanti in tale settore. In tale sistema,
all'apice è posta l'Amministrazione centrale e periferica dello Stato, quindi, a seguire, la Regione, la
Provincia, il Comune ed ogni altra istituzione ed organizzazione operante in attività di protezione
civile.
Tale previsione ha permesso di garantire l'immutabilità e la cogenza della legge nr. 225/1992 con
quanto in esso contenuto, nonostante le modifiche rilevanti, anche costituzionali ed amministrative,
intervenute in epoca recente.
Fatta questa premessa, si rende necessario sottolineare che il Comune è, tra gli enti pubblici
territoriali, il primo che dovrà affrontare l'emergenza e per tale motivo sarà pertanto tenuto a dotarsi
di un efficace "Piano Comunale", in cui dettagliare le emergenze conoscibili e comunque
prevedibili in un dato territorio e quindi tutte le risorse impiegabili.
6
I. Il "Piano Comunale di Protezione Civile", anche alla luce delle indicazioni fornite dal
Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, dalla Regione Basilicata2 e dalla Provincia di
Potenza3, ha la finalità:
- di rappresentare ed analizzare il territorio comunale in relazione ai rischi;
- di prevedere una struttura adeguata, funzionale ed agile per contrastare l'emergenza,
aggiornandola periodicamente in relazione agli indici di rischio individuati sul proprio territorio;
- di costituire altresì uno strumento per l’informazione alla popolazione e per la sua assistenza in
caso di emergenza.
Il Piano pertanto non dovrà essere soltanto un riepilogo di mezzi utili da impiegarsi in emergenza,
ma un’analisi delle disponibilità interne ed esterne all'ente, che vengono poste nella gestione di
responsabili incaricati ovvero dei responsabili delle c.d. "funzioni di supporto" - come si vedrà più
avanti -, che costituiscono il fondamento di strutture operative e di supporto al Sindaco, quali il
Centro Operativo Comunale ed il Centro Operativo Misto.
E' infatti a questi responsabili che viene delegato il compito di mantenere vivo il Piano,
aggiornandolo periodicamente e possibilmente testandolo attraverso esercitazioni.
Il Piano Comunale diventa pertanto uno strumento strategico destinato a contrastare qualsiasi
emergenza, naturale ed antropica. Esso risponde all'esigenza di conoscere e gestire il territorio,
progettando tutte quelle attività e procedure consequenziali atte a fronteggiare in qualsiasi momento
un determinato evento, prevedibile o non prevedibile, che possa verificarsi in un dato territorio,
favorendo l'insorgenza della cultura della sicurezza nella popolazione.
La conoscenza dei rischi e delle modalità di comportamento nella denegata ipotesi di loro
accadimento permette alla popolazione di vivere con maggiore sicurezza, conscia di sapersi
autoproteggere, controllando il naturale ed automatico panico nascente dall'esposizione al rischio.
Nel contempo, ogni individuo, sicuro per sé, potrà essere di aiuto anche per gli altri, agevolando la
macchina dei soccorsi.
Il Comune di Latronico, già in possesso di un “Piano Comunale di Protezione Civile ” mai
approvato (risalente all’ottobre 20044) ma, proprio per questo, abbisognevole di integrazioni e
rivisitazione, anche alla luce di tutte le normative intervenute, prima fra tutte le disposizioni
contente dal Piano di Emergenza Provinciale (Approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n°
29 del 22/04/2004) e la stessa legge n° 225/1992 sopra citata, che prevede, ad esempio, l’istituzione
dei Centri Operativi Comunali - C.O.C. - e dei Centri Operativi Misti - C.O.M. - mutuati sul c.d.
"metodo Augustus"5.
Inoltre, rispetto agli studi contenuti del Piano del 2004, alcuni scenari di rischio si sono modificati
e ciò indica come un piano debba essere mantenuto vivo ed attuale tramite un costante
aggiornamento.
Tali elementi innovativi pertanto impongono e comportano un intervento integrativo, di
aggiornamento e di assoluta rivisitazione dei contenuti de Piano del 2004 (redatto in una forma
2
Legge Regionale n° 25 del 17-08-1998 “Disciplina delle attività e degli interventi regionali in materia di protezione
civile abrogazione L.R. n° 46 del 19-12-1994 (Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n° 46 del 21 agosto 1998)
3
“Programma provinciale di previsione e prevenzione dei rischi” (volume 1) e Piano Provinciale di Emergenza (volume
II) redatto nell’ambito della pianificazione di protezione civile della provincia di potenza – approvati con Delibera del
Consiglio Provinciale n° 29 del 22/04/2004.
4
Si tratta di una documentazione del tutto testuale di tipo compilativa che risulta particolarmente carente nella proposta
progettuale e nell’analisi conoscitiva dei rischi.
5
In base alle indicazioni fornite dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e dal Piano di Emergenza Provinciale,
il Metodo Augustus deve essere considerato una linea guida a cui uniformare le strutture operative e decisionali degli
enti operanti nel campo della protezione civile. Anticipando quanto verrà detto in proseguo, il Metodo Augustus
prevede l'istituzione, nelle sale operative, delle funzioni di supporto che permettono, per ogni funzione, di conoscere in
via preventiva le risorse, pubbliche o private, da impiegarsi, l'individuazione di un responsabile che risponda
dell'acquisizione ed aggiornamento dei dati e dell’attivazione di quanto necessita.
Contestualmente, poiché anche in tempo di non emergenza ovvero tempo di pace, codesti responsabili devono
rapportarsi tra loro, l'obiettivo di tale metodo è quello di un miglioramento della loro collaborazione per permettere una
più facile interazione durante le fasi dell'emergenza.
7
assolutamente compilativa ma mai approvato), allo scopo di incidere sulla ratio dello stesso che può
riassumersi nel seguente inciso testuale:
“Il Piano Comunale di Protezione Civile, redatto sulla base di una analisi del territorio locale e della
possibile ricaduta di eventi esterni”, individua una mappa dei possibili rischi:
- terremoti, movimenti franosi, incendi boschivi, alluvioni,ecc;
e indica:
- specifici e mirati piani di intervento;
- strutture e risorse pubbliche, private e del volontariato da attivare;
- sistemi e procedure di allarme ed emergenza;
- organi comunali responsabili".
II. In considerazione di quanto precede, è necessario introdurre una definizione concettuale
concernente il momento di applicabilità del Piano in relazione ai rischi.
Il Piano si riferisce a tutte quelle situazioni in cui l'emergenza assurge ad una intensità tale da
richiedere l'intervento dell'Amministrazione nella persona del Sindaco e/o dell’Assessore delegato
alla Protezione Civile, che coordinerà - o coordineranno -, come sanciscono le normative vigenti,
l'azione dei vari Settori e soggetti esterni, finalizzandola al soccorso ed alla salvaguardia della
popolazione, alla sua informazione ed a garanzia del mantenimento in essere dell'attività
amministrativa e comunque della vita cittadina in tutti i suoi aspetti.
Pertanto, da quanto precede, per esclusione, il Piano non si riferisce a quei rischi il cui disagio e
consequenziale pericolo sono minimi e comunque affrontabili con la normale ed ordinaria attività
dei vari Settori dell'Amministrazione.
In base a ciò, il Sindaco o l’eventuale Assessore delegato assumono la direzione ed il
coordinamento dei soccorsi e quindi di tutti gli aspetti decisionali con le consequenziali
responsabilità; per svolgere tale compito si avvarranno6:
- del Responsabile dell'Unità Intermedia Protezione Civile del Corpo di Polizia Locale, avente
competenza in materia di protezione civile, e di tutta l'organizzazione comunale. Sotto tale profilo,
tale responsabile potrà richiedere la collaborazione ed essere coadiuvato dal personale appartenente
a qualsiasi Settore, Servizio od Ufficio, previa concertazione con il Dirigente da cui tale personale
dipende, in quanto l'efficacia dell'intervento è proporzionale all’azione sinergica tra tutte le strutture
interessate.
Quanto precede varrà anche per esigenze di protezione civile che potranno nascere in "tempo di
pace", quali ad esempio una esercitazione tesa a verificare il grado di addestramento o, comunque,
le conoscenze in merito a tematiche di protezione civile;
- del Centro Operativo Comunale - C.O.C. - e Centro Operativo Misto - C.O.M. – che costituiscono
due strutture la cui azione è costante, in quanto operanti anche in "tempo di pace" grazie alle
funzioni di supporto che presidiano tutti gli aspetti concernenti le tematiche di protezione civile e
garantiscono in emergenza le risorse atte a contrastare la stessa.
Il sistema previsto nella struttura del presente Piano raggiungerà il proprio obiettivo di salvaguardia
della popolazione e dell'apparato “cittadino” attraverso la "formazione" e l'"informazione" di cui il
Piano costituisce la fonte primaria.
In conclusione, può affermarsi che anche per il Comune esiste un "sistema comunale di protezione
civile” che può rappresentarsi:
- nella individuazione e conoscenza dei rischi;
- nella conoscenza della vulnerabilità del territorio a cui la città e la popolazione sono esposte;
- nella previsione di modalità operative, possibilmente standardizzate, con individuazione
delle responsabilità;
- nella conoscenza delle risorse comunali, eventualmente integrate con altre forze tra le quali
il Volontariato;
6
Vedi Capitolo IV
8
-
nella programmazione e realizzazione di interventi preventivi a tutela del territorio e dei
beni artistici, storici e monumentali ivi esistenti;
nella formazione della cultura di protezione civile, eventualmente realizzata con opportune
esercitazioni;
nella informazione alla popolazione con distribuzione, mediante i mezzi ritenuti più idonei,
di notizie ed opuscoli indicanti le modalità di autoprotezione da adottarsi in caso di
emergenza;
nell'aggiornamento periodico del piano in relazione all'evoluzione della vita cittadina e
quindi alla variazione degli scenari di rischio.
III. La struttura del presente Piano, anche in relazione a quello esistente del 2004, si articola, per
cercare di renderlo facilmente comprensibile e pratico, nel modo che segue.
Nel Capitolo I, alla luce della necessità di prevedere il rischio analizzando il territorio, si riportano i
dati concernenti il territorio nella sua complessità, la popolazione, il patrimonio ambientale e
naturale, il sistema insediativo strutturato, la rappresentazione dei fenomeni climatici, la rete viaria
esistente, dati che, nel loro insieme, tenuto conto delle modifiche ambientali intervenute,
costituiscono fonti di studio di potenziali pericoli per la città e per le persone che si trovano in essa.
Nel Capitolo II si individuano gli scenari di rischio, naturali od antropici, a cui, ragionevolmente, il
territorio è esposto e che, in base alle attuali conoscenze ed esperienze, potrebbero eventualmente
accadere.
Si sottolinea l'importanza di quanto precede in quanto è con esso che l'apparato del Sistema
Comunale di Protezione Civile si confronta costantemente.
Nel Capitolo III si riporta il Sistema Comunale di Protezione Civile ovvero la potenzialità di
risposta dell'Amministrazione nei confronti dell'emergenza.
Si tratta di fatto della struttura organizzata, denominata "sistema di comando e controllo": con tale
sistema, l'Amministrazione - o meglio il Sindaco -, in relazione all'apparato comunale predisposto
già in tempo di pace mediante le c.d. "funzioni di supporto" e tenendo conto delle potenzialità dei
rischi nell'area territoriale urbanizzata, agisce, in caso di evento calamitoso, per contenerne le
conseguenze dannose, adoperandosi per il ritorno alla normalità, ed a tutela della popolazione,
fornendole la prima assistenza.
In particolare vengono individuate e precisate le strutture operative con particolare riferimento alle
c.d. "Funzioni di supporto" del C.O.C. e C.O.M. che agevoleranno il Sindaco od il suo eventuale
Assessore delegato ad assumere le decisioni ed i provvedimenti del caso di natura contingibile ed
urgente.
Nel Capitolo IV si considera la popolazione a cui, in ultima analisi, il piano è destinato poiché
mirante alla sua salvaguardia, anche attraverso il mezzo dell'informazione, sia in via preventiva sia
durante l'emergenza. A tal fine si suggeriscono i modelli comportamentali da attuarsi in fase
preventiva e quelli di "autoprotezione" relativi alle varie situazioni di rischio a cui la popolazione è
esposta.
Nel Capitolo V, di natura tecnica, vengono individuati i vari livelli di criticità e le articolazioni delle
c.d. "fasi di allerta" in base all'evoluzione del fenomeno.
Si anticipa che alle tre fasi di allerta: attenzione, preallarme ed allarme, si è ritenuto opportuno
evidenziare, all'interno della fase di allarme, lo stato di emergenza. Tale stato è una condizione di
massimo pericolo, consistente, a differenza delle “fasi”, in una "stagnazione" dell'evoluzione
negativa, ai massimi livelli, della fase di allarme: è una situazione che impone provvedimenti
drastici, quali ad esempio l'evacuazione, che rimarranno in vigore fino alla cessazione
dell'emergenza.
In merito a quanto precede, anche al fine di riportarlo a livello pratico in relazione al territorio, si è
ritenuto opportuno raccogliere, in relazione ai rischi potenzialmente esistenti nel territorio, modelli
procedurali da adottarsi in caso di evento e secondo l'evoluzione dello stesso.
9
Nel Capitolo VI si raffigurano le risorse che allo stato attuale, in virtù dell'organizzazione esistente,
possono essere impiegate nel contrasto delle emergenze, con particolare riferimento alle aree di
emergenza.
Per quanto concerne la cartografia tematica allegata, è stata predisposta in mappe con scala in scala
1:20.000 (per il territorio nel suo complesso) ed in scala 1:5000 (per gli ambiti territoriali dei 4
centri urbani principali7), riproducenti vari aspetti del territorio comunale, per quanto concerne i
rischi in esso esistenti, le infrastrutture e le aree da destinarsi a fini di protezione civile in caso di
emergenza.
Dall'entrata in vigore del presente Piano è da ritenersi abrogato tutto quanto risulti in contrasto con
lo stesso8.
7
8
Latronico Centro, Calda, Agromonte Magnano e Agromonte Mileo.
Esso è coerente con i contenuti del redigendo RU (L.R. 23/99)
10
CAPITOLO I
IL TERRITORIO COMUNALE
11
1.1 DATI STATISTICI
Posizione geografica:
latitudine
40° 5’17.55”N
longitudine 16° 0’36.54”E
(riferimento: centro di Latronico – Municipio)
Altitudine Max
Altitudine Min.
Altitudine (Municipio)
1.900
462
838
m.s.l.m.
m.s.l.m.
m.s.l.m.
Superficie Territoriale
75,98
Kmq
Popolazione residente al 20119
4799
Abitanti
Densità Territoriale
63,16
abitanti/Kmq
Popolazione residente, famiglie e abitazioni distinti per centri abitati –c , nuclei urbani –n, e case
sparse – s (censimento Istat 2001):
1.c – CALDA
Pop. Res.
Famiglie
Abitazioni
434
154
238
2.c – LATRONICO CENTRO
2.374
911
1.338
3.c – AGROMONTE MAGNANO
1.067
387
502
4.c – AGROMONTE MILEO
524
206
255
1.n - Cerri
82
35
37
2.n - Cimitero
72
36
45
3.n - Fraccia
16
7
7
4.n - Iannazzo
76
30
31
5.n - Ischitelli
7
5
6
6.n - Lucarelli
44
18
26
7.n - Masullo
9
6
6
8.n - Perosa
22
8
8
9.n - Perricchio
23
9
12
10.n - Preti
140
49
65
11.n - Procoio
132
53
67
12.n - Serrone
35
13
21
13.n - Varrazzo
103
41
41
s. -
119
47
47
9
Case sparse
Mese di aprile – fonte Istat: http://demo.istat.it/bilmens2011gen/index.html
12
Popolazione residente distinta per frazioni, latitudine e longitudine, altitudine e distanza dal centro
capoluogo (Anagrafe comunale - 2001):
Latitudine e
Distanza dal centro
Altitudine
Pop. Res.
m.s.l.m.
longitudine
capoluogo - Km
BATTISTA
75
CALDA
252
CERRI
88
FRACCIA/LAGHI
20
IANNAZZO
73
ISCHITELLI
18
LUCARELLI
41
MASTROLUCA
52
MASULLO
11
PANTONI
13
PAPALEO
23
PARGO
34
PEROSA
24
PERRICCHIO
21
PRETI
136
PROCOIO
137
SERRONE
125
VARRAZZO
101
AGROMONTE MAGNANO
891
AGROMONTE MILEO
473
40° 03' 28" N
16° 02' 38" E
40° 05' 19" N
15° 58' 50" E
40° 04' 12" N
15° 58' 49" E
40° 05' 47" N
15° 59' 05" E
40° 05' 17" N
15° 58' 11" E
40° 05' 52" N
16° 02' 31" E
40° 03' 24" N
16° 01' 24" E
40° 05' 54" N
15° 57' 30" E
40° 04' 28" N
15° 59' 59" E
40° 04' 12" N
16° 00' 30" E
40° 03' 15" N
16° 03' 42" E
40° 06' 16" N
16° 00' 41" E
40° 04' 34" N
16° 04' 8.6" E
40° 02' 30" N
16° 02' 9.0" E
40° 02' 51" N
16° 01' 42" E
40° 03' 45" N
16° 01' 18" E
40° 04' 54" N
15° 58' 45" E
40° 04' 23" N
15° 59' 29" E
40° 03' 20" N
16° 03' 20" E
40° 03' 30" N
16° 01' 49" E
705
13
725
3
703
6
893
3
860
5
784
8
733
16
925
12
605
8,5
768
10
750
16
840
2,5
580
14
886
27
789
18
705
14
640
4
610
8
688
15,2
655
12
1.2 LIMITI AMMINISTRATIVI
Il territorio del Comune di Latronico confina con i Comuni di: Lauria, Castelsaraceno, Carbone,
Episcopia, Fardella (isola), Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore .
1.3 CENNI SULLE CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO DI LATRONICO
1.3.1 L’AMBIENTE FISICO ED IL SISTEMA INSEDIATIVO STRUTTURATO
Il territorio comunale di Latronico, come si evince dai dati statistici si estende, per circa 75,98 Kmq.
L’altitudine minima è pari a 462 m.s.l.m. (quota altimetrica rilevata dalla CTR 2004 nell’alveo
fluviale del fiume Sinni al limite col confine del Comune di Episcopia), mentre quella massima di
1.900 corrisponde a quella rilevata sulla cima del Monte Alpi (CTR 2004).
I centri principali (Latronico, Calda, Agromonte Magnano e Mileo) non superano mai i 900 m.s.l.m.
(Latronico centro si sviluppa tra gli 800 e i 900 m.s.l.m.; Calda, Agromonte Magnano e Agromonte
Mileo tra i 600 e i 750 m.s.l.m.)
13
Tutti i nuclei urbani sparsi, che si sviluppano lungo la valle sinistra e destra del fiume Sinni sono
situati tra i 580 e i 900 m.s.l.m.
Il confine settentrionale del territorio è dominato dal Massiccio del Monte Alpi che interessa e
caratterizza, con il suo variegato versante, tutta la valle occidentale e settentrionale di sinistra del
fiume Sinni.
Sul versante occidentale destro del fiume Sinni emerge un rilievo montuoso che, costituito dai
monti Castello di Seluci (976 m.s.l.m.), Monte Pelato (1.109 m.s.l.m) e Monte Favoritieri (962
m.s.l.m.), fa da coronamento all’arco costituito dai M. Zaccana, M. La Facosa e la catena del
Massiccio del Pollino.
Il fiume Sinni
Il fiume Sinni ha origine dal Monte Sirino da cui prende il nome ed attraversa il territorio comunale
di Latronico da ovest verso est per circa 12 Km.
Il bacino del Sinni è quello che raccoglie aree a più elevata precipitazione atmosferica per cui
presenta delle portate notevoli (malgrado abbia uno sviluppo lineare inferiore ai fiumi più
importanti della Basilicata (Bradano, Basento, Ofanto, Agri), è il fiume della Basilicata che
rappresenta il più grosso serbatoio naturale di risorse idriche.
Nel territorio di Latronico ha una portata di circa 7 mc/sec (Stazione di Pizzutello); Tale portata è
sensibilmente inferiore a quella che si sarebbe potuta riscontrare prima della costruzione della
diga10 sorta in località Masseria Nicodemo nel Territorio del comune di Lauria (l’acqua di tale diga
è utilizzata a scopi idroelettrici dall’Enel). Affluenti del Sinni particolarmente significativi – quelli
ricadenti nel territorio comunale di Latronico - risultano essere il “Fosso Zappitella”, il “Fosso
Sorgiva Calda”, il “Fosso Caldanella”, il “Torrente Fiumicello” il “Fosso Pargo” sul versante
sinistro, e il “Fosso Mole”, il Torrente Peschiera” sul versante destro.
Tutti gli affluenti mostrano pendenze elevate, sicchè il loro carattere torrentizio11 ne è esaltato
soprattutto nei periodi di maggiore piovosità (da novembre a marzo).
Il monte Alpi
L’Alpi, che rappresenta una delle più spettacolari montagne lucane, fa parte dei contrafforti
sud/occidentali dell’Appennino lucano comprendenti anche i vicini gruppi di Sirino-Papa ad ovest,
del Monte La Spina a sud/ovest e del Raparo a nord.
Il monte Alpi, o più comunemente definita dai Latronichesi come la “montagna dell’Alpe”, è un
massiccio comprendente località particolarmente suggestive dal punto di vista del valore naturale e
paesaggistico. Sono particolarmente suggestive le seguenti: Fontanelle, Gavitoni, Niviere, Cave di
Alabastro, Caccavo, Caccavello, Toduri, Piano di Milordo, Costa di Zia Santa, Piana Fiorita, Acqua
Segreta, Piano dei Provini, Pizzo Falcone (mt. 1980), S.Croce (mt. 1996), Punta del Corvo
(mt.1880).
Il Massiccio possiede qualità potenziali turistiche di indubbia importanza, alla pari del Monte Sirino
(turisticamente molto più valorizzato) e si presta specie sulle pendici nord e nord/ovest per
attrezzature alpine e sport invernali.
Le falde inferiori, con i vari pianori che vi si sviluppano, sono sempre state sedi di iniziative
agricole-zootecniche oltre che di sfruttamento della pietra locale12 (attualmente è attiva una Cava
per la lavorazione della pietra grigia)13
10
Un invaso di circa 10 milioni di mc di acqua che è immessa, soprattutto nel periodo invernale, nella condotta forzata
della centrale idroelettrica di Castrocucco (CS); l’acqua viene successivamente scaricata nel Fiume Noce. Tale invaso
nei periodi estivi funge anche da serbatoio per le operazioni di spegnimento degli incendi.
11
Tale carattere non vale per il fosso “Sorgiva e Calda” e il fosso “Caldanella” che invece mostrano una portata più o
meno permanente durante le varie stagioni dell’anno.
12
In passato sono stati estratti e lavorati banchi di alabastro che caratterizzato ancora oggi i portali dei più importanti
palazzi signorili di Latronico (Palazzo Gioia, Palazzo Arcieri, Palazzo Maturi)
13
Altre cave sono dismesse e/o in corso di apertura
14
I tessuti urbani più importanti del territorio comunale
Latronico centro
Il nucleo abitato principale di Latronico centro, si sviluppa lungo il crinale dell’estrema propagine
della collina del Monte Alpe in posizione baricentrica rispetto all’intero territorio. La pineta della
“Difesella e la cresta dell’area calanchiva rappresentano la cornice a nord/ovest e a nord/est
dell’abitato. Cinque sono i rioni più importanti che caratterizzano l’intero impianto urbano: Centro
storico, “Monastero”, “Visciglio” (via Roma e Via Zanardelli) “Fontana Villa” (C.so Vittorio
Emanuele II) e “Codda” (Piazza Umberto I, Cimarotto, Via Pietro La Cava).
Il centro storico, pur con le notevoli modifiche e interventi di ristrutturazione edilizia che ha subito
nel tempo il suo tessuto edilizio, ha conservato l’impianto urbanistico originario che costituisce nei
fatti un elemento di elevato valore storico, architettonico e testimoniale. Esso costituisce il primo
nucleo più antico di Latronico e risulta articolato a ventaglio degradante14 intorno al centro
generatore costituito dalla Chiesa medievale di San Nicola e dall’area15 una volta occupata dal
“Castello Baronale” di cui oggi non rimane, che una parete muraria. Le strade sono quelle
caratteristiche di un impianto medieoevale, sono tortuose e strette e solo una, Via Dante Alighieri
che attraversa internamente in senso ovest/est l’intero centro storico (piazza Umberto I / Chiesa
Madre), è accessibile agli autoveicoli. Particolarmente importante per il centro storico è la presenza
della Chiesa Madre, la Basilica Pontificia Minore di S.Egidio, alla quale si giunge attraverso tre assi
stradali, Via Dante, Via Monte Grappa (che parte da Piazza Umberto I e delimita tangenzialmente
la parte settentrionale del centro antico) e Via Calvario (a ovest del centro antico). Quest’ultima
giunge a Largo Calvario che rappresenta uno degli altri punti panoramici più importanti del centro
di Latronico. Da esso è possibile ammirare, con un angolo panoramico di quasi a 270°, la vallata del
fiume Sinni, le frazioni di Agromonte Magnano e di Mileo, l’orizzonte della barriera del Massiccio
del Pollino, il versante del bacino idrografico del Torrente Fiumicello, l’area calanchiva, e
l’orizzonte del versante del Monte Alpi che confina con il comune di Carbone.
I tessuti urbani sorti a valle del centro storico tra la metà dell’800 e inizio del 1900, caratterizzano
invece i rioni di Monastero16, Visciglio (si sviluppa linearmente lungo via Roma e via Zanardelli)
parte del rione Fontana Villa (lungo C.so Vittorio Emanuele), la cortina edilizia di coronamento a
Piazza Umberto I e buona parte dell’edilizia prospiciente Via Pietro la Cava. Buona parte di essi
sorgono nell’area pianeggiante ad ovest del nucleo antico, conseguentemente all’incremento
demografico. La struttura edilizia continua risulta essere abbastanza omogenea sia per ordine che
per simmetria ed altezze dei fabbricati; le strade, quasi tutte munite di marciapiedi, sono
sensibilmente più adatte all’accessibilità veicolare. E’ in questa parte del tessuto urbano che sono
dislocate la maggiori funzioni pubbliche e la maggior parte delle attività commerciali presenti ai
piani terra.
14
Le case sono addossate le une alle altre a guisa di anfiteatro attraverso un equilibrio misurato di altezze, di ordine e di
simmetria
15
Essa che attualmente porta il nome di Largo Eleonora Pimentel (zona comunemente chiamata anche “Castello”), con
una quota di 888 m.s.l.m., costituisce il punto più alto dell’abitato. Da questo punto è possibile apprezzare un
suggestivo panorama che consente di ammirare nei fatti il meraviglio patrimonio paesaggistico di questo territorio. E’
visibile l’intero arco del versante del massiccio del Monte Alpi: a ovest il bosco di Latronico denominato
“Malboschetto”; a nord la spettacolare struttura montuosa del Monte con la sottostante frazione del Pargo; in basso a
nord/est l’impianto urbano di recente formazione di C.so Vittorio Emanuele (tessuto edilizio con sviluppo lineare), a
nord l’impianto urbano di fine ottocento del rione Monastero (tessuto edilizio con sviluppo compatto) e la sovrastante
Pineta della Difesella, a nord/ovest lo l’impianto urbano di inizio ‘900 del Visciglio (tessuto edilizio con sviluppo
lineare); a est gli orizzonti della propagine collinare del Monte Alpi – zona denominata Malpantano - che confina con il
Comune di Carbone.
16
Tale tessuto urbano – impianto urbanistico compatto -costituisce il secondo nucleo più antico dell’intero abitato:
anche in questo caso la struttura edilizia urbana conserva similitudini analoghe a quelle riscontrate per il centro storico.
Il fulcro generatore di questo tessuto è rappresentato dalla Chiesa della Madonna delle Grazie risalente al XVI e XVII
sec.
15
I tessuti urbani invece sorti dagli anni 60 in poi caratterizzano le espansioni edilizie di buona parte
degli aggregati che sono sorti a nord, a monte ed a valle, di Corso Vittorio Emanulele II , a est tra
via Zanardelli e la SS 104, e a ovest lungo la SS104 e via Garammone. In questo caso si assiste ad
una edilizia costituita sia da case unifamiliari che da case tipo condominiale con struttura tipologica
prevalente a blocco. Sono queste le aree dove oggi manca sia un vero e proprio disegno urbano che
un’offerta di veri e propri spazi pubblici oltre che di funzioni commerciali.
Calda
Comunemente chiamata anche “Bagni” di Latronico, tale centro abitato ha una sua definitiva
configurazione già dalla fine del XIX secolo. L’intera cortina (non continua) degli edifici che
caratterizzano il suo nucleo più antico sorge nei pressi delle sorgenti termominerali (a quota di 730
m.s.l.m.) in una posizione paesaggistica di eccezionale bellezza. Tale nucleo è caratterizzato da
edifici di interesse storico testimoniale e dallo stesso ex stabilimento termale (oggi ristrutturato,
ospita il Museo del Termalismo) che sorge proprio nei pressi del contiguo “Parco delle sorgenti”.
L’edilizia più recente (soprattutto ville mono e bifamiliari) risulta connotata da un disegno
architettonico (caratteristiche estetiche e costruttive) di buon livello.
La moderna stazione termale- alberghiera “Terme lucane” con gli annessi centro sportivo e Parco
verde attrezzato, sorti dopo il 1993 a valle del nucleo più antico in una zona particolarmente
pianeggiante, rappresentano un elemento significativo del contesto economico ed
ecologico/ambientale non solo per il comune di Latronico ma dell’intero territorio dell’area sud
della Basilicata, tant’è che l’intera area viene identificata, nei documenti programmatici di sviluppo
regionale, “Comprensorio Ecologico Termale: Pollino – Sirino – Maratea – Terme la Calda di
Latronico”. In questo centro urbano il sistema dell’accessibilità è particolarmente efficiente.
Agromonte Magnano ed Agromonte Mileo
Sulla riva destra del Sinni ad un altitudine di circa 650 m.s.l.m. si sviluppa Agromonte frazione del
comune di Latronico divisa in due centri urbani: Magnano e Mileo. Il suo territorio si estende fino
ai confini dei comuni di Castelluccio Inferiore e di Castelluccio Superiore.
Il suo territorio ha conosciuto un sensibile incremento demografico soprattutto dopo gli anni 50.
Sono evidenti di fatto l’enorme consumo di suolo che ha cancellato, attraverso la costruzione di una
struttura urbana ed edilizia particolarmente disarticolata e priva di un vero e proprio disegno urbano
organico17, le connotazioni di questo territorio che fino agli anni 40 basava la sua economia
unicamente nella capacità reddituale del settore agricolo.
Il nucleo più antico di Agromonte Magnano è quello che sorge intorno alla chiesa si Sant’Antonio
di Padova. Esso conserva ancora adesso i caratteri - in quelle parti dove non sono intervenuti
interventi di trasformazione edilizia – rurali del tessuto edilizio che caratterizzava l’intera area.
Sono numerosi ancora oggi alcuni aggregati edilizi (una sorta di nuclei urbano/rurale dove la vita
contadina si svolgeva senza particolari relazioni con il territorio esterno) disseminati in più punti del
tessuto urbano con caratteristiche di un passato presidio agricolo e che attualmente risultano
inglobati e/o comunque saldati all’aggregato urbano principale (Tufo, Papaleo, Graffia, Pomagresta,
Battista18, Rione Titti, ecc.)
Il nucleo più antico di Agromonte Mileo sorge intorno alla Chiesa della Madonna del Perpetuo
Soccorso, e si estende fino al nucleo rurale di Mingarelli (abbandonato da tempo). Diversamente da
Agromonte Magnano l’edilizia sorta dagli anni 40 in poi è qui caratterizzata da un maggiore
equilibrio e soprattutto da una maggiore attenzione al disegno architettonico dei volumi che ha
prodotto una forma omogenea (di stile, di altezze, e di tecniche costruttive) all’intero aggregato
edilizio ed urbano. Poco distante al tessuto urbano di Mileo sono situati i nuclei urbani di Procoio
17
Tale dinamica è particolarmente presente nel tessuto urbano di Magnano dove si risconta nello specifico un tessuto
edilizio particolarmente disomogeneo sia nei caratteri architettonici che nelle simmetrie e nell’altezze. La stessa
struttura riservata all’armatura urbana (strade, marciapiedi, spazi pubblici, ecc) risulta alquanto scadente.
18
Nel censimento Istat 2001 esso rientra nel nucleo urbano di Cimitero che contempla fra l’altro anche rione Titti)
16
(contiguo al rione “Piscia l’acqua”) e di Lucarelli che conservano pressoché la natura di presidio
agricolo dell’originario tipo di insediamento.
Altri nuclei urbani19
Tra questi sono da ricordare “Perosa”, “Perricchio”, “Pantoni”, “Masullo”, Serrone”, “Mastroluca”,
Fraccia, Lucarelli e “Ischitelli” che nel tempo hanno conservato una struttura edilizia di tipo rurale e
che non hanno conosciuto particolari dinamismi di crescita edilizia (tale fenomeno risulta
strettamente legato allo spopolamento che in questi nuclei, dagli anni 80 in poi, non si è più mai
arrestato). Essi risultano tra l’altro troppo lontano dalle funzioni pubbliche del Comune e soprattutto
dal punto di vista paesaggistico non tutti particolarmente attraenti20.
Altri nuclei che invece hanno mostrato timidi segni di crescita edilizia e/o trasformazione edilizia
(interventi di recupero del patrimonio esistente, di ristrutturazione edilizia ed urbanistica, nuova
edilizia) e crescita demografica stabile, sono quelli di Cerri, Varrazzo, Iannazzo e Preti. Per i primi
tre tale timida crescita è legata sostanzialmente al fatto che essi gravitando sull’area di Calda (i
fenomeni di opportunità di fruizione delle strutture termali hanno in un certo senso alimentato l’idea
comune che il patrimonio preesistente in questi aggregati urbani possa svolgere concretamente un
importante ruolo nella ricettività diffusa – borghi alberghi diffusi).
Diversamente invece il caso di Preti dove la struttura edilizia presenta una connotazione più
propriamente urbana. Tale nucleo a differenza degli altri nuclei qui elencati, presenta ai piani terra
alcune funzioni commerciali che per questo motivo lo rendono meno dipendente dagli aggregati
urbani principali.
Lo stock abitativo ed edilizio
Dai dati dell’ultimo censimento del 2001 risulta che, nel territorio del Comune di Latronico, il n°
delle stanze in abitazioni è pari a 10.213; di queste, 7.768 (76%) si riferiscono a abitazioni occupate
e 2.445 (24%) a abitazioni non occupate.
La dinamica edilizia ha avuto negli ultimo decennio una andamento praticamente simile a quello
osservato per la popolazione ma opposto a quello registrato nel decennio precedente.
In particolare, ad un significativo incremento verificatosi nel periodo tra il 1981 ed il 1991, pari a
circa l’27% delle abitazioni e al 40,6% delle stanze, ha fatto seguito nel decennio successivo
(1991/2001) un palese calo dell’attività edilizia, espresso dal valore negativo dell’andamento che
vede registrare un valore di –3,3% per le abitazioni ed un – 12% per le stanze21.
Questo processo di trasformazione si è accompagnato ad un aumento del grado di utilizzazione del
patrimonio edilizio: la quota di stanze non occupate si è ridotta nell’ultimo decennio dal 7,93% del
1991 al 7,21% del 200122.
Nello specifico i valori dell’inoccupato sono, nei tre censimenti intercensuari, i seguenti:
Nel 1981 il 20,5% del totale delle abitazioni e il 5,58% del totale delle stanze;
Nel 1991 il 32,3% del totale delle abitazioni e il 7,93% del totale delle stanze;
Nel 2001 il 26,8% del totale delle abitazioni e il 7,21% del totale delle stanze.
19
Tutti questi nuclei sono sorti prevalentemente come presidi agricoli. L’edilizia prevalente, costituita da case basse
(massimo 2 piani) presenta ancora i caratteri rurali delle sue funzioni.
20
Questo non vale in particolare per il nucleo di Masullo che tra l’altro potrebbe beneficiare maggiormente, in un futuro
prossimo, della risorsa Fiume Sinni – immaginata come infrastruttura verde a supporto del parco termale e il nucleo di
Perosa che gode di un panorama di notevole pregio paesaggistico .
21
La causa di tale decremento sembrerebbe essere individuata in due fenomeni essenziali che hanno caratterizzato nell’ultimo
decennio l’andamento negativo dello stock edilizio del territorio comunale. Il primo fenomeno riguarda il processo di trasformazione
che riguarda l’aumento della dimensione media delle abitazioni che inevitabilmente in alcuni casi è il risultato dell’aggregazione
(fusione) di unità abitative di piccole dimensioni. Tale processo, in un certo senso naturale, risponde alle nuove esigenze della
famiglia che richiede case sempre più grandi e sempre più adatte ad essere anche luogo di lavoro. Si assiste difatti all’aumento delle
case con 3 e 4 stanze che presentano variazioni significative dell’ordine rispettivo del 20 e dell’11%.
Il secondo è senza dubbio quello legato al saldo negativo della popolazione residente che insieme ad un economia di tipo
assistenziale ha rallentato in maniera eloquente il mercato della nuova edilizia da anni oramai al collasso.
22
Nel 1981 la quota di stanze non occupate era del 5,58%.
17
Quello delle abitazioni non occupate non è il solo indicatore che ci permette di definire la reale
situazione del patrimonio abitativo. Sono da considerarsi a questo proposito due aspetti principali:
la densità media di abitanti/stanza e il regime proprietario.
Cominciamo dal primo e più significativo aspetto, la densità media di abitanti per stanza23. Questo
rapporto nel 2001 è pari a 0,68 valore questo che produce considerazioni di assoluto benessere delle
condizioni di affollamento dell’attuale patrimonio abitativo. L’evoluzione positiva registrata da tale
rapporto (si è passati da un valore di 0,87 del 1981, di 0, 71 del 1991) è la conferma che vede la
popolazione abitare sempre più case grandi e sempre più confortevoli. I dati osservati rimandano a
loro volta ad altri più significativi: l’indice di affollamento, infatti, è un valore meramente statistico
che poco spiega se non è accompagnato da una lettura degli aspetti strutturali che direttamente lo
determinano, e cioè la struttura delle abitazioni occupate e quella delle famiglie residenti.
Per quanto riguarda la struttura della famiglia si assiste nell’ultimo decennio a un processo
caratterizzato dai seguenti aspetti:
Incremento delle famiglie di piccola dimensione (famiglie monocomponente e famiglie di 2
componenti), passate dal 38,4% del 1981 al 51,0% nel 2001;
Conferma del peso delle famiglie composto da due componenti che si attesta nei censimenti
intercensuari intorno al 26%;
Riduzione contenuta del peso delle famiglie di medie dimensioni (3, 4 e 5 componenti) - si passa
dal 55,2% del 1981 al 48,0% del 2001;
Riduzione drastica del peso delle famiglie numerose (6 e più componenti) - si passa dal 6,40% del
1981 (116 famiglie) al 0,9% (18 famiglie) del 2001;
Per quanto riguarda invece la struttura della abitazioni occupate, per gli aspetti dimensionali, anche
in questo caso è possibile condurre un’analisi statistica che evidenzia i seguenti fenomeni evolutivi:
Riduzione contenuta del taglio piccolo (1-2) stanze, che dal 19,14% del totale al 1981 è sceso al
13,15% del 2001;
Conferma del forte peso del taglio medio-piccolo (3-4 stanze) che raggiunge il 61% del totale nel
2001 (nel 1981 tale valore è del 58%);
Leggero aumento nel 2001 rispetto al 1981del peso della quota di abitazioni grandi (5 e più stanze)
ma una riduzione significativa rispetto al 199124.
Tutto ciò ha prodotto, nel caso particolare, un positivo, anche se esiguo, adeguamento del rapporto
famiglie/abitazioni occupate, nel senso che la dimensione media degli alloggi occupati, pari a circa
3,7 stanze per famiglia al 1981, ha subito un leggero incremento che porta a registrare nel 2001 un
valore di 3,9 stanze per abitazione, valore questo, che sembra soddisfare le esigenze della domanda
delle famiglie composte mediamente da 2,6 componenti (nel 1981 la famiglia media era composta
da 3,2 componenti).
23
In tale rapporto, denominato anche indice di affollamento (rapporto famiglie/abitazioni, rapporto abitanti/stanze), vengono
considerati ovviamente le stanze appartenenti al patrimonio delle abitazioni occupate.
Il rapporto abitanti/stanze occupati si dice indice di affollamento reale; il rapporto abitanti/stanze totali (occupate e non occupate) si
dice indice di affollamento virtuale e indica il valore – invero poco significativo – che raggiungerebbe l’affollamento se venissero
abitate dai residenti le abitazioni abbandonate e quelle di proprietà dei non residenti. In realtà il recupero delle stanze abbandonate,
degradate o malsane deve essere previsto (quanto ci sono ovviamente i dati ufficiali messi a disposizione dall’Ente comunale) in un
Piano correttamente impostato, ma gli interventi sulle abitazioni dei non residenti non potranno concorrere alla soluzione dei bisogni
abitativi. Il rapporto complessivo tra numero di occupanti e numero di stanze (indice di affollamento medio) è nei censimenti
intercensuari il seguente:
•
nel 1981 è pari a 0,87 ab/stanze;
•
nel 1991 è pari a 0,71 ab/stanze;
•
nel 2001 è pari a 0,68 ab/stanze.
Poiché il valore-obiettivo dell’indice di affollamento, solitamente a base dei piani e obbligatorio secondo le legislazioni di numerose
regioni, è di 1 ab/stanza (ma è frequente anche lo 0,8 ab/stanza), il graduale abbassamento del valore dell’indice di affollamento
registrato nei tre censimenti ci fornisce una chiara indicazione del sensibile miglioramento del livello di benessere abitativo,
benessere che in realtà nel caso della situazione latronichese, per i valori su riportati, si è sempre manifestato (solo nel 1981 se
consideriamo come valore di riferimento un indice pari 0,8 ab/stanza si riscontra un leggero disagio abitativo) .
24
Secondo i dati Istat si registrano i seguenti valori: nel 1981 il peso è pari a 22,90%, nel 1991 il peso è pari a 32,04%, nell’ultimo
censimento del 2001 si registra un valore pari a 25,86%.
18
Per quanto riguarda il dato relativo all’epoca di costruzione desumibile dai censimenti va
specificato che esso viene generalmente utilizzato come indicatore della qualità delle condizioni
degli alloggi stessi.
Va detto preliminarmente che nel comune di Latronico ben il 38,33% delle abitazioni, in edifici ad
uso abitativo, risulta costruito prima del 194525 (22,27% prima del 1919 e 16,06% tra il 1919 ed il
1945), che il 19,01% risulta realizzato nel periodo tra il 1946 ed il 1961 (periodo del dopoguerra),
che il 19,14% risulta costruito nel periodo tra il 1962 ed il 1971 (boom edilizio), che il 12,06%
risulta tra il 1972 ed 1981, e che solo il 11,46% risulta realizzato nel ventennio che va dal 1982 al
2001 (nell’ultimo decennio – 1992/2001- quello della crisi del mercato edilizio si registra un esiguo
2,53% pari a circa 55 abitazioni)26. L’associazione edifici antichi ad uso abitativo/condizioni
manutentive scadenti risulta ancora forte nonostante questo rapporto si accompagni a una struttura
proprietaria particolarmente forte, molto omogenea e pertanto potenzialmente interessata a
operazioni di rinnovamento.
A Latronico, la percentuale di abitazioni in proprietà, l’ultimo dei tre aspetti che prendiamo in
considerazione, pur essendo diminuita nell’ultimo intervallo intercensuario, rappresenta nel 2001
ancora l’ 83,5% del totale (nel 1981 l’incidenza era pari al 90,3%)27 sottolineando in questo senso
un’emergenza abitativa inesistente. Palesi restano comunque le ragioni del mancato processo di
ristrutturazione dell’aliquota abitativa più antica non legata ovviamente in questo caso alla bassa
percentuale delle abitazioni occupate in affitto28. Una delle ragioni essenziali è senza dubbio legata
al fenomeno dello spopolamento che vede sempre di più allontanare i giovani dai luoghi di origine
per motivi di lavoro; un’altra, in realtà strettamente legata a quella precedente, è da ricercare nella
inesistente domanda del mercato immobiliare che riguarda in particolare quello delle abitazioni non
occupate preesistenti da ristrutturare29. Questo mercato, nonostante sia caratterizzato da costi di
acquisto palesemente irrisori (negli ultimi anni si è assistito ad un vertiginoso abbassamento del
costo di acquisto degli edifici vecchi), non coincide, nell’ambidi quindi di una reale offerta di
abitazioni non occupate a costi modestissimi, ad una opportunità di investimento economica, di
sviluppo e di attrazione. In verità negli ultimissimi tempi buona parte del patrimonio abitativo non
occupato del centro storico del Comune di Latronico sembra essere diventato appetibile – sia per i
richiamati bassi costi di acquisto, sia per la salubrità e la tranquillità dei luoghi, - per quelle famiglie
emigrate negli anni passati che tendono a rientrare per ritornare a vivere nel comune di origine dopo
aver trascorso gli anni lavorativi nelle grandi città sedi appunto -soprattutto per certe fasce di etàdi stress, di insicurezza sociale e di insalubrità.
25
Generalmente il dato relativo alla quota di abitazioni risalenti a prima del 1945 viene utilizzato come indicatore di bassa qualità
delle condizioni degli alloggi stessi.
26
È da sottolineare che il metodo di rilevazione censuaria consente di modificare la data di costruzione anche di abitazioni antiche,
riportandola all’anno in cui è avvenuta la ristrutturazione dell’alloggio.
27
Si evidenziano, in verità, solo incrementi relativi ad abitazioni occupate come altro titolo che passano da un’incidenza del 2,8% del
1981 ad una del 9,7% del 2001. L’incidenza della case in affitto rimane sostanzialmente stabile tanto che si passa da un valore di
6,9% ne 1981 ad una valore di 6,8% nel 2001.
28
Generalmente sono quelle occupate o da coppie giovani o da famiglie a basso reddito che non sono ovviamente disposte ad
eseguire lavori di ristrutturazioni e di adeguamento.
29
Locati solitamente durante il mese di agosto a prezzi particolarmente favorevoli per l’utenza. Tale offerta latente è oggi sotto
l’attenzione dell’amministrazione comunale che, attraverso il progetto del borgo albergo, dovrebbe realizzare, di concerto con i
privati, la tanto auspicata ricettività turistica alberghiera diffusa.
19
Si riportano a titolo esclusivamente informativo una tabella in cui vengono riportati i sistemi costruttivi
degli edifici ad uso abitativo e un’altra in cui vengono riportati gli stessi edifici per epoca di costruzione
(fonte: elaborazione dati Istat 2001)
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
muratura portante
n° edifici
%
50
60,98
244
73,27
275
73,53
25930
100,00
828
79,01
102
64,15
151
69,27
221
59,89
16
51,61
12
66,67
6
16,22
23
57,50
4
100,00
43
70,49
38
73,08
30
81,08
10
83,33
4
66,67
14
63,64
1
12,50
0
0,00
13
38,24
1
33,33
0
0,00
4
100,00
1521
70,00
Calcestruzzo armato
n° edifici
%
2
2,44
35
10,51
99
26,47
0
0,00
136
12,98
47
29,56
55
25,23
139
37,67
15
48,39
5
27,78
31
83,78
17
42,50
0
0,00
15
24,59
13
25,00
7
18,92
2
16,67
2
33,33
5
22,73
7
87,50
5
100,00
21
61,76
2
66,67
5
100,00
0
0,00
529
24,34
Struttura mista
n° edifici
%
30
36,59
54
16,22
0
0,00
0
0,00
84
8,02
10
6,29
12
5,50
9
2,44
0
0,00
1
5,56
0
0,00
0
0,00
0
0,00
3
4,92
1
1,92
0
0,00
0
0,00
0
0,00
3
13,64
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
0
0,00
123
5,66
Tab. Sistemi costruttivi degli edifici ad uso abitativo
30
Tale sezione nella sua delimitazione territoriale appartiene al tessuto insediativo del Centro Storico
20
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
Prima del
1919
0
66
124
251
441
14
11
2
0
0
0
0
0
3
2
8
1
0
2
0
0
0
0
0
0
484
Tra il
Tra il
Tra il
Tra il
1919 1946 e il 1962 e il 1972 e il
e il 1945 1961
1971
1981
19
4
19
27
32
130
41
37
22
73
78
48
0
8
0
0
215
138
112
73
24
37
27
23
52
57
26
25
95
5
80
138
1
1
4
23
2
2
9
0
6
2
12
9
5
1
12
19
0
1
3
0
9
12
21
7
13
14
7
8
2
13
6
4
2
1
4
2
0
0
1
5
3
7
3
2
0
0
4
4
1
0
3
1
6
0
4
24
0
0
0
0
1
0
0
3
0
0
1
3
349
413
416
262
Tra il
1982 e il
1991
5
21
20
0
46
21
45
39
2
3
6
3
0
9
8
4
0
0
5
0
0
0
3
0
0
194
Dopo il
1991
8
6
9
0
23
13
2
10
0
2
2
0
0
0
0
0
2
0
0
0
0
0
0
1
0
55
Tab. Edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione (valori assoluti)
21
Sez. di
censimento
0000001
0000002
0000003
0000004
Denominazione
Località
Latronico Centro
Totale Latronico centro
Calda
0000005
Mileo
0000006
Magnano
0000007
Iannazzo
0000008
Serrone
0000009
00000010 Cerri
00000011 Varrazzo
00000012 Masullo
00000013 Procoio
00000014 Preti
00000015 Cimitero
00000016 Perricchio
00000017 Ischitelli
00000018 Lucarelli
00000019 Perosa
00000020 Fraccia
00000031 Case sparse
00000032 Case sparse
00000033 Case sparse
00000035 Case sparse
Totale Comune
Prima del
1919
0,00
19,82
33,16
96,91
42,08
8,81
5,05
0,54
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
4,92
3,85
21,62
8,33
0,00
9,09
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0
22,27
Tra il
Tra il
Tra il
Tra il
1919 1946 e il 1962 e il 1972 e il
e il 1945 1961
1971
1981
4,88
23,17
32,93
23,17
39,04
12,31
11,11
9,61
19,52
20,86
12,83
5,88
3,09
0,00
0,00
0,00
20,52
13,17
10,69
6,97
15,09
23,27
16,98
14,47
26,15
11,93
11,47
23,85
37,40
25,75
1,36
21,68
3,23
12,90
74,19
3,23
11,11
50,00
0,00
11,11
5,41
32,43
24,32
16,22
2,50
30,00
47,50
12,50
25,00
75,00
0,00
0,00
19,67
34,43
11,48
14,75
26,92
13,46
15,38
25,00
35,14
16,22
10,81
5,41
8,33
33,33
16,67
16,67
0,00
16,67
83,33
0,00
31,82
13,64
9,09
13,64
50,00
50,00
0,00
0,00
0,00
60,00
20,00
20,00
0,00
11,76
70,59
17,65
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
60,00
20,00
0
25,00
75,00
0,00
16,06
19,01
19,14
12,06
Tra il
1982 e il
1991
6,10
6,31
5,35
0,00
4,39
13,21
20,64
10,57
6,45
16,67
16,22
7,50
0,00
14,75
15,38
10,81
0
0,00
22,73
0,00
0,00
0,00
100,00
0,00
0,00
8,93
Dopo il
1991
9,76
1,80
2,41
0,00
2,19
8,18
0,92
2,71
0,00
11,11
5,41
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
16,67
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
0,00
20,00
0,00
2,53
31
Tab. Edifici ad uso abitativo per epoca di costruzione (valori in %)
1.3.2 LA MORFOLOGIA ED I CARATTERI GEOLOGICI 32
Morfologicamente il territorio di Latronico risulta particolarmente variegato. La zona centro
orientale, caratterizzata da una sequenza monotona di dossi, colline e pianori è particolarmente
influenzata dai solchi torrentizi che affluiscono al fiume Sinni che scorre a circa 600 m.s.l.m.
La zona occidentale invece si presenta assai tormentata per la presenza del Monte Alpi che si
innalza isolato fino ai 1900 mt di altezza.
Geologicamente, nel territorio comunale di Latronico affiorano terreni appartenenti ad unità
stratigrafico-strutturali molto differenti tra di loro sia per condizioni paleogeografiche che per il
periodo geologico in cui si sono formate.
Le unità presenti si possono suddividere in due gruppi principali: il primo comprende i terrenti più
antichi che si individuano a seguito della fase tettonica retico-liassica e che conservano la loro
individualità fino al Miocene inferiore; il secondo gruppo comprende terreni ascrivibili a cicli
sedimentari diversi che si sono succeduti a partire dal pliocene in un dominio paleogeografico
individuatosi a seguito della fasi tettoniche mioceniche.
I territori del secondo gruppo sono rappresentati prevalentemente dai conglomerati pliocenici.
31
32
I dati in rosso esprimono il valore che prevale all’interno di tutte le fasce di epoca considerate.
Fonte: Studi geologici allegati al PRG approvato il 18/12/2003 con D.P.G.R. 438.
22
Dalle unità appartenenti al primo gruppo, nel territorio comunale di Latronico, affiorano l’unità del
Flysc del Cilento, l’unità del Frido e l’unità di M.Alpi.
Più specificatamente, il territorio è composto essenzialmente da una coltre in facis di flysh e di
molassa, di età compresa tra il Cretaceo inferiore e il Tortoriano inferiore, dalla quale emerge la
“finestra tettonica” del Monte Alpi. Questo costituisce una unità geotettonica ben definita e formata
da una successione di calcilutiti, calcareniti e calcarei olitici del Giurassico e da una coltre
miocenica di conglomerati poligenici, marne e calcareniti.
La zona nord/est del territorio è costituita da un complesso di rocce a prevalente componente
argillosa (formazione delle argille variegate-cretacico Eocene).
Nella zona meridionale del territorio, a partire dal centro abitato, oltre il torrente Fiumicello (zone
Calcinara e Torre) e poi a sud di Agromonte, i territori sono costituiti da formazioni arenacee,
conglomerati in banchi ad elementi prevalentemente calcarei a matrice sabbiosa (conglomerati di
Castronuovo – Pleistocene).
Il resto del territorio, a nor-ovest ed a sud del Sinni, è formato da calcari arenaci e formazioni di
argille.
Fenomeni di erosione e di dissesto sono presenti soprattutto nelle zone a est del torrente Fiumicello
(a nord -nord/ovest del centro capoluogo) ed a sud di Agromonte.
Nella zona meridionale di pianura (quella che si sviluppa lungo intorno al fiume Sinni) si trovano
formazioni miste di argille, conglomerati e sabbie plioceniche dell’era cenozoica.
Nel territorio si trovano giacimenti di quarzo, pirite, talco, marmo statuario e cipollino, alabastro.
Quest’ultimo caratterizzato da un bianco con venature a fasce grigio-azzurrognolo, è stato estratto
in passato ed usato soprattutto nella realizzazione dei portali degli edifici più importanti; con questo
pregevole materiale è stata realizzata la statua del S. Patrono di epoca risalente al XVI secolo.
Gran parte del territorio, ed in particolare le aree limitrofe e le stesse aree urbanizzate (soprattutto
Latronico Centro, Agomonte Magnao e Agromonte Mileo) è costituito da terreni rappresentati
prevalentemente da litotipi pelitici e quindi caratterizzati da scadenti caratteristiche tecniche; tali
areali sono infatti interessati da vasti e profondi dissesti quiescenti e recenti. Il tessuto edilizio tra
l’altro è caratterizzato da un quadro lesionativo diffuso causato probabilmente dalle combinazioni
dei fattori citati oltre che dalla fatiscenza delle costruzioni stesse e dall’assenza o inadeguata
strutturazione delle fondazioni.
Da qui nascono l’esigenze di una corretta prevenzione e di una adeguata e necessaria gestione del
territorio che attraverso le stesse possono consentire si l’utilizzazione, ma, nello stesso tempo,
rappresentare l’occasione per migliorare la sicurezza territoriale dei cittadini e il miglioramento
dell’aspetto generale. Tale politica di governo del territorio dovrà costituire uno degli obiettivi
fondamentali per implementare un programma e/o una pianificazione di interventi che non
dovranno limitarsi all’utilizzo immediato per l’utilizzo e/o la messa in sicurezza del singolo
immobile, ma permettere di migliorare globalmente nel tempo le zone in cui essi dovranno essere
eseguiti. In quest’ultimo caso, si tratta di interventi che certamente richiedono un certo onere
economico e tecnico, ma nel tempo si dimostreranno utili per la stabilità ed integrità dei manufatti,
per la sicurezza degli occupati e vantaggiosi per l’economia duratura del territorio.
Ed in questa ottica, gli enti pubblici come la Regione Basilicata, l’Autorità di Bacino, la stesso
settore della Protezione Civile della Regione, Provincia e Comune, possono svolgere un ruolo
determinante predisponendo piani di intervento di consolidamento delle aree in dissesto che
eviteranno sia che la loro evoluzione vada a coinvolgere aree limitrofe ancora non direttamente
interessate che il recupero e la messa in sicurezza delle stesse aree dissestate.
1.3.3 L’IDROGRAFIA
Il territorio di Latronico è caratterizzato da numerosi bacini idrografici. Il più importante (quello
principale) è senza dubbio rappresentato dall’incisione idrografica del fiume Sinni che, come
23
abbiamo già accennato, attraversa l’intero territorio – dividendolo in due parti – da ovest ed Est per
circa 12 Km ad una altitudine che passa di 606 m.s.l.m. nel suo punto più alto (ad ovest, al confine
con il comune di Lauria) a 462 m.s.l.m. nel suo punto più basso (ad est, al confine con il comune di
Episcopia).
Gli altri bacini (quelli secondari) sono caratterizzati da aste idrografiche, per lo più con caratteri
torrentizi. Tra questi il più rilevante è quello del torrente di Fiumitello che raccoglie tutte acque
provenienti dal versante orientale del Monte Alpi.
Il patrimonio idrologico dei corpi idrici risulta particolarmente rilevante. Di seguito sono riportate le
sorgenti individuate nell’analisi conoscitiva effettuata nell’ambito del PRG approvato il 18/12/2003
con D.P.G.R. n° 438
Nella Zona Calda e del meridionale di Monte Alpi si rinvengono più punti di acqua sorgiva:
La sorgente “la Calda” 33
43,20 l/s34;
Una sorgente di acque ferruginose;
Sorgente di acque sulfuree;
La sorgente “Caldanella”;
Sorgente “Battista”;
0,72 l/s
Sorgente “Osteria”;
Sorgente Fontanelle;
2,88 l/s
Sorgente Armizzone;
Sorgente Vena Nera;
Sorgente Case Barone;
Sorgente Fontana Latronico;
Sorgente Mastroluca
1,8
l/s
Nella zona orientale (da Monte Alpi al torrente Fiumitello):
Sorgente Schiattafiaschi;
Sorgente Bombrei;
1,2
l/s
Sorgente Novelle;
Sorgente Pargo;
1,8
l/s
Sorgente Cilento;
Sorgente Cimaglioli;
Sorgente Vernete;
Sorgente Gioia;
Sorgente Colle dei Greci;
Sorgente Ischitelli.
Sorgente Torre
0,30 l/s
Nella zona meridionale da Seluci ( comune di Lauria) ad Agromonte si rilevano:
Sorgente Tampone;
Sorgente Manca;
Sorgente Cerri;
Sorgente Varrazzo;
3,6
l/s
Sorgente Masullo;
Sorgente Peschiera;
Sorgente Tufo;
Sorgente Pomagresti;
5,4
l/s
33
34
Sorgente principale caratterizzata da acque solfato-magnesiache
I dati delle portate sono state fornite dall’UTC in sede di compilazione della proposta di Piano di Protezione Civile
del 24 ottobre 2001
24
Sorgente Demanio.
Nel piano Regionale di Tutela delle Acque della Basilicata sono state censite35 per il comune di
Latronico le seguenti sorgenti con le rispettive portate (l/s):
Sorg. Procoio
4 l/s
Sorg. Tufo Papaleo
4
l/s
Sorg. Iazzolimite
4
l/s
Sorg. Ischitelli di Sopra
5
l/s
Sorg. Ischitelli di Sotto
0
l/s
Sorg. Calcinara Torre
2
l/s
Sorg. Calcinara di Sopra
1
l/s
Sorg. Perosa
1
l/s
Sorg. Mastroluca
2
l/s
Sorg. Piedalpi
0
l/s
Sorg. Bomprei 3
15
l/s
Sorg. Bomprei 2
15
l/s
Sorg. Bomprei 1
15
l/s
Sorg. Sambuco
1
l/s
Sorg. Fosse 1
7
l/s
Sorg. Fosse 2
8
l/s
Sorgente Cerri
5
l/s
Sorg. Ciavarro
5
l/s
Sorg. Bellarosa di Sopra
8
l/s
Sorg. Bellarosa di Sotto
3
l/s
Sorg. Graffia 1
5
l/s
L’ufficio tecnico dell’amministrazione comunale ha fornito i dati relativi ai serbatoi della rete idrica
36
comunale presenti nel territorio :
Denominazione
Serbatoio Difesella 1
Serbatoio Difesella 2
Serbatoio Calda 1
Serbatoio Calda 2
Serbatoio Varrazzo
Serbatoio Cerri
Serbatoio Ischitelli
Serbatoio Torre
Serbatoio Perosa
Serbatoio Tufo
Serbatoio Pomagresti
Serbatoio Graffia
Serbatoio Mileo 1
Serbatoio Mileo 2
Serbatoio Iannazzo
Portata
(quantità totale - mc)
300
700
70
1200
25
30
25
15
20
30
50
250
80
300
40
Altitudine
(m.s.l.m.)
930
950
850
800
730
750
800
520
600
790
765
840
685
870
905
Distanza dal centro
capoluogo (Km)
1
1,2
3
3,5
3
3,7
4.1
3
5
5,5
5
5,9
5
6
4
35
Censimento sorgenti: centro operativo Pollino-Lagonegrese (pag. 87 del PRTA)
Tali dati sono stati trascritti dall’UTC in sede di compilazione della proposta di Piano di Protezione Civile del 24
ottobre 2001
36
25
1.3.4 CLIMA 37
Il clima di Latronico, per le caratteristiche altimetriche del suo territorio e per la sua posizione
geografica è quello caratteristico della montagna interna (MI): freddo secco d’inverno, con
sporadici fenomeni nevosi, e fresco e mite nei mesi estivi.
Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio,
si attesta a +3,9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +20,3 °C. Nel medesimo
trentennio, la temperatura minima assoluta ha toccato i -10,8 °C nel gennaio 1968 (media delle
minime assolute annue di -6,4 °C), mentre la massima assoluta ha fatto registrare i +34,6 °C nel
luglio 1988 (media delle massime assolute annue di +31,3 °C).
La nuvolosità media annua si attesta a 4 okta, con minimi di 2,1 okta a luglio e ad agosto e massimo
di 5,1 okta a febbraio.
Le precipitazioni medie annue superano i 950 mm, distribuite mediamente in 95 giorni, con un
picco tra l'autunno e l'inverno ed un minimo estivo.
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 71,6 % con minimo di 64 % a luglio e
massimo di 79 % a novembre.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti
registrati nel trentennio 1971-1990 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio
Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio
37
Fonte dati climatici: Stazione meteorologica di Latronico (la stazione meteorologica di riferimento per il servizio
meteorologico dell'Aeronautica Militare e per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, relativa alla località di
Latronico e alla corrispondente area dell'Appennino meridionale) e Annuari statici di meteorologia. La stazione
meteorologica è situata, nel comune di Latronico, a 896 metri s.l.m. e alle coordinate geografiche 40°05′N 16°01′E. Per
l'altitudine a cui è ubicata, la stazione è annoverata tra i teleposti di montagna.
26
Mesi
LATRONICO
(1961-1990)
Stagioni
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Inv
Pri
Est
Aut
T. max. media (°C)
6,0
6,3
8,5
11,8
16,9
20,6
24,0
24,1
20,8
15,7
10,9
7,4
6,6
12,4
22,9
15,8
T. min. media (°C)
1,7
1,6
2,9
5,5
9,9
13,3
16,1
16,4
13,9
10,0
6,0
3,0
2,1
6,1
15,3
10
19,8 28,6
34,6
31,4
4
-4
2,5
3,8
T. max. assoluta (°C)
T. min. assoluta (°C)
19,0
19,8
20,4
22,0
28,6
31,4
34,6
33,4
31,4
27,2
21,6
19,2
(1962)
(1977)
(1970)
(1977)
(1969)
(1982)
(1988)
(1965)
(1975)
(1981)
(1963)
(1989)
-10,8
-8,2
-8,6
-5,0
0,0
4,0
8,4
8,2
4,4
0,6
-4,0
-7,4
-10,8 -8,6
(1968) (1967) (1963) (1973) (1967) (1975) (1978) (1978) (1971) (1978) (1973) (1967)
Nuvolosità (okta al
giorno)
5,0
5,1
5,0
5,0
4,1
3,2
2,1
2,1
3,1
Precipitazioni (mm)
108,6
98,9
83,5
79,6
53,6
42,4
22,4
45,7
60,4
10
10
10
10
7
5
3
5
6
8
10
11
77
75
72
70
70
69
64
65
66
74
79
78
Giorni di pioggia
(≥ 1 mm)
Umidità relativa (%)
3,8
4,5
5,0
5
4,7
101,5 132,0 145,5 353 216,7 110,5 293,9
31
27
76,7 70,7
13
24
66
73
Dati climatologici 1961-1990
27
In base, invece, alle medie climatiche del periodo 1971-2000, la temperatura media del mese più
freddo, febbraio, è di +4,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +20,8 °C; mediamente
si contano 30 giorni di gelo all'anno e 4 giorni con temperatura massima uguale o superiore ai +30
°C. I valori estremi di temperatura registrati nel medesimo trentennio sono i -9,4 °C del gennaio
1979 e i +34,8 °C dell'agosto 2000. Le precipitazioni medie annue superano i 981 mm, mediamente
distribuite in 91 giorni di pioggia, con minimo in estate, picco massimo in inverno e massimo
secondario in autunno.
L'umidità relativa media annua fa registrare il valore di 73 % con minimo di 65 % a luglio e
massimi di 80 % a novembre e a dicembre; mediamente si contano 12 giorni di nebbia all'anno.
Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti
registrati nel trentennio 1971-2000 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio
Meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio.
29
LATRONICO
(1971-2000)
Mesi
Stagioni
Anno
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Inv
Pri
Est Aut
T. max. media (°C)
6,4
6,7
9,0
11,8
17,1
21,2
24,5
24,6
20,9
15,9
10,8
7,6
6,9
12,6 23,4 15,9 14,7
T. min. media (°C)
2,0
1,6
3,1
5,3
10,1
13,7
16,4
16,9
13,9
10,2
5,9
3,1
2,2
6,2 15,7 10
8,5
T. max. assoluta (°C)
15,2 19,8 21,4 25,2 28,4 31,4 34,6 34,8 31,4 28,0 21,6 19,2
19,8 28,4 34,8 31,4 34,8
(1991) (1977) (1991) (1999) (1973) (1982) (1988) (2000) (1975) (1991) (1996) (1989)
T. min. assoluta (°C)
-9,4
-6,6
-7,6
-5,0
1,8
4,0
8,4
8,2
4,4
0,2
-4,0
-6,8
-9,4
(1979) (1983) (1971) (1973) (1974) (1975) (1978) (1978) (1971) (1997) (1973) (1991)
-7,6
4
-4
-9,4
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C)
0
0
0
0
0
0
2
2
0
0
0
0
0
0
4
0
4
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C)
7
9
5
1
0
0
0
0
0
0
2
6
22
6
0
2
30
Precipitazioni (mm)
92,7
105,9
84,3
94,4
57,7
35,4
23,1
37,6
64,6
Giorni di pioggia (≥ 1 mm)
9
9
9
10
7
4
3
5
6
8
10
11
29
26
12
24
91
Giorni di nebbia
2
2
2
1
1
0
0
0
0
1
1
2
6
4
0
2
12
Umidità relativa (%)
79
76
73
72
72
69
65
66
69
75
80
80
113,5 140,9 130,5 329,1 236,4 96,1 319 980,6
78,3 72,3 66,7 74,7
73
Dati climatologici 1971-2000
30
Nella tabella sottostante sono riportate invece le temperature massime e minime assolute mensili, stagionali ed annuali dal 1951 al 2010, con il
relativo anno in cui queste si sono registrate. La massima assoluta del periodo esaminato è di +35,0 °C registrata nel giugno 2006, nel luglio 2007 e
nell'agosto 2007, mentre la minima assoluta di -10,8 °C registrata nel mese di gennaio del 1968.
Mesi
LATRONICO
(1951-2010)
Stagioni
Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
19,0 19,8 24,8 27,6 31,6 35,0 35,0 35,0 31,4 28,0 23,0 19,2 19,8 31,6 35 31,4 35
T. max. assoluta (°C) (1962)
(1977) (2001) (2003) (2006) (2006) (2007) (2007) (1975) (1991) (2004) (1989)
−9,0 −8,6 −5,4 0,0 4,0 8,4 8,2 4,4 0,2 −4,0 −8,2 -10,8 -8,6 4
T. min. assoluta (°C) −10,8
(1968) (1956) (1963) (2003) (1967) (1975) (1978) (1978) (1971) (1997) (1973) (1957)
-4 -10,8
Temperature estreme mensili dal 1951 ad oggi
31
In generale si rileva una piovosità abbastanza irregolare nel corso degli anni e si sottolinea una
variabilità da zona a zona a causa della presenza di rilievi. In estate si hanno sempre periodi più o
meno lunghi di siccità. Nelle altre stagioni le precipitazioni hanno spesso carattere torrenziale e
amplificano vistosi fenomeni erosivi.
Le nebbie sono praticamente nulle nel periodo estivo e sporadiche nelle altre stagioni.
In base ai dati forniti dalle Statistiche meteorologiche – Annuario statistico 2005 relativo agli Anni
2000-2002 (Sistema statistico nazionale - Istituto Nazionale di Statistica - Ministero delle politiche
agricole e forestali – ambiente e territorio), è possibile individuare il dato delle escursioni termiche.
Le escursioni termiche minime delle temperature giornaliere per mese raggiungono il valore più
alto nel mese di agosto (5° C) e sono praticamente nulle nel mese di dicembre (0,6° C).
Le escursione termiche massime delle temperature giornaliere per mese raggiungono il valore più
alto nel mese di giugno (13° C) e il valore più basso nel mese di dicembre (8° C).
In base sempre ai dati contenuti nel rapporto statistico 2005, la temperatura media del mese più
freddo del 2002, gennaio, è stata di +0,94 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è stata di
+24,5 °C.
Le precipitazioni registrate nel 2002 si attestano a 952 mm, mediamente distribuite in 108 giorni di
pioggia, con minimo nel mese di giugno (28,2 mm), e un picco massimo in inverno (dicembre –
136,4 mm) e un massimo secondario in autunno (Ottobre – 97,4 mm). Nell’anno 2002 sono stati
rilevati 19 giorni con fenomeni temporali, 2 giorni con fenomeni nevosi e 9 giorni con fenomeni di
nebbia
Venti
Il vento è un fattore meteorologico molto importante per studiare le caratteristiche territoriali e
ambientali di un luogo. Esso, considerato come è l'esito di moti convettivi (verticali) ed advettivi
(orizzontali) di masse d'aria in atmosfera, partecipa con la temperatura e la pressione atmosferica
all’evaporazione del terreno oltre che all’erosione delle pendici più alte dove la vegetazione che
resiste conserva inconfondibili e profondi segni della sua azione.
Si sono considerati i dati dell’osservatorio di Latronico che forniscono le frequenze medie per il
decennio 1971/1980 (3 rilevamenti giornalieri - complessivamente 1095 rilevamenti nel periodo
considerato).
Nell’intero periodo considerato predomina la direttrice Sud/Ovest – Nord/est ed in particolare i
venti del 3° quadrante con una prevalenza notevole del libeccio rispetto al ponente: la stagione più
ventosa è l’inverno, seguita dall’autunno, dalla primavera e dall’estate. Notevoli sono anche le
calme che occupano un terzo dei rilevamenti effettuati.
Frequenze medie per il decennio 1971/1980
Rilevamenti
1095
N
NE
E
SE
S
SO
O
Tramontana
Grecale
Levante
Scirocco
Meridione
Libeccio
Ponente
Maestrale Calma
NO
340° - 30°
30° - 70°
70° - 110°
110° - 160°
160° - 200°
200° - 250°
250° - 290°
290° - 340°
32
145
24
58
97
247
115
35
324
Fonte: Osservatorio di Latronico (PZ)
32
Grafico della frequenza del vento nel periodo 1971/1980
La distanza tra i cerchi corrisponde a 50 rilevamenti/anno
33
1.4 INFRASTRUTTURE INERENTI IL SISTEMA DELLA VIABILITA’
Il territorio comunale di Latronico è caratterizzato da un’importante reticolo viario principale38 che
garantisce collegamenti efficienti sia agli assi stradali di importanza nazionale che ai numerosi
centri e nuclei urbani che caratterizzano il sistema insediativo di questo territorio.
Strade statali
- SS 653 39
- SS 10441
(Sinnica) 40
(Sapri – Ionio)
Strade provinciali
- S.P. 4642
- S.P. 101
- S.P. 57
- S.P. Raccordo
(della Peschiera: SS 104 – Castelluccio Inferiore)
(Calda - Seluci)
(SS 104 – Calda)
(svincolo Calda – svincolo Centro di Latronico)
Strade comunali principali43
- S.C. “Cerri – Procoio”
- S.C. “Mastroluca”
- S.C. “Del Pargo”
- S.C. “Latronico – Calda”
- S.C. “di Ischitelli”
- S.C. “ Perosa”
(SP 101 – SP 46)
(SS 104 – Località “Mastocola”)
(SS 104 – Latronico Centro)
(SS 104 – SP 101)
(SS 104 – Ischitelli)
(SS 104 – Perosa)
Rete stradale principale al Novembre 201144
Nome Strada (Sigla)
SS 653
SS 104
S.P. 46
S.P. 101
S.P. 57
S.P. Raccordo
S.C. “Cerri – Procoio”
S.C. “Mastroluca”
S.C. “Del Pargo”
S.C. “Latronico – Calda”
S.C. “di Ischitelli”
S.C. “ Perosa”
Larghezza
min. (m)
Lunghezza
di una sola
semicarreggiata
10,00
6,00
5,00
5,00
5,00
10,00
4,00
3,50
4,00
5,00
3,00
4,00
9951 mt
20247 mt
11343 mt
3202 mt
1526 mt
2700 mt
7891 mt
4205 mt
2848 mt
2960 mt
3196 mt
1616 mt
Pendenza
Max (%)
4%
9%
9%
12%
11%
7%
10%
12%
10%
9%
11%
12%
Manufatti
45
presenti
P=0; V=13; G=4
P=7; V=1; G=0
P=7; V=0; G=0
P=1; V=1; G=0
P=0; V=0; G=0
P=0; V=5; G=1
P=7; V=0; G=0
P=1; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
P=2; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
P=0; V=0; G=0
note
Strada dissestata
38
Vedi anche Tavola AA3 del Regolamento Urbanistico che classifica ai sensi del Codice della Strada (D.Lgs 285/92)
il sistema della viabilità.
39
La strada statale 653 della Valle del Sinni (SS 653), è una strada statale che costeggia, per tutto il suo corso, il fiume
Sinni. Taglia orizzontalmente la Basilicata collegando l'Autostrada A3, nei pressi dello svincolo di Lauria Nord, alla
strada statale 106 Jonica, nei pressi dello svincolo di Policoro Sud. La lunghezza totale è di 83,950 km.
40
Tale asse stradale permette di raggiungere lo svincolo dell’Autostrada A3 che si trova a 11 km da Latronico, 8 km da
Calda e 18,5 km dallo svincolo di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo.
41
La strada statale 104 di Sapri è stata una strada statale italiana che collegava il mar Tirreno (località Sapri) con il Mar
Ionio (località Nova Siri Scalo). Dopo essere stata declassata, le competenze sono state date alla Campania e alla
Basilicata che a loro volta hanno devoluto le competenze alle province di Salerno, Potenza e Matera.
42
Denominata anche SP 19
43
Sono state prese in considerazione gli assi stradali di collegamento tra i centri e i nuclei urbani
44
Fonte: Parte delle informazioni sono state acquisite dall’Ufficio Tecnico Comunale, altre sono state elaborate
45
Ponti (P), Viadotti (V), Gallerie (G)
34
Schema del sistema della viabilità principale
35
CAPITOLO II
SCENARI DI RISCHIO DA CAUSA NATURALE OD ANTROPICA
36
2.1 ANALISI DEI RISCHI: ASPETTI GENERALI
Date le specificità naturali ed antropiche del territorio di Latronico, particolare attenzione meritano
tra i possibili eventi calamitosi naturali quelli di tipo sismico e di tipo idrogeologico, comprendendo
in quest’ultima tipologia sia eventi alluvionali che franosi, ai quali sono associate una serie di
complesse fenomenologie di coinvolgimento del territorio.
Relativamente al rischio sismico, queste possono essere riassunte nelle seguenti tipologie:
danneggiamenti diretti per il verificarsi di un sisma;
danneggiamenti dovuti a frane sismo-indotte;
allagamenti dovuti al danneggiamento, anche parziale, di dighe.
Mentre i danneggiamenti diretti sono un effetto ben noto, gli altri due aspetti possono essere assai
più rilevanti.
Ad esempio il disastroso terremoto del 1857 in Val d’Agri innescò una gigantesca frana a
Montemurro che portò alla cancellazione dell’abitato e causò circa 5.000 vittime, pari a un terzo del
totale ascritto a quell’evento.
In modo similare non va sottovalutato il problema dell’esistenza di numerosi invasi, progettati e in
gran parte realizzati negli anni settanta, quando l’evento sismico non era ancora ben compreso. Per
sua stessa natura, quella di essere costruita per contenere una massa d’acqua e di resistere quindi
alle sue spinte, la diga è adatta a resistere agli effetti diretti di un evento. Tuttavia il territorio di
Latronico è interessato dalla presenza, nel contiguo territorio di Lauria, della Diga “Serbatoio
Nicodemo, dove si potrebbero verificare effetti di tipo diverso, ovvero deformazioni statiche del
manufatto. Questo è dovuto al fatto che numerosi sbarramenti sono stati progettati su faglie
presumibilmente attive che possono provocare rigetti anche notevoli. Tuttavia in situazioni di
precarietà del manufatto per una cattiva scelta geologica del sito, un cedimento progressivo nei
giorni successivi al sisma va tenuto in attenta considerazione.
Per quanto riguarda il rischio idrogeologico le fenomenologie di coinvolgimento del territorio
possono essere riassunte in:
frane attivate da precipitazioni intense;
inondazioni.
Il problema della franosità dell’area è ben noto: coinvolge sia l’edificato che le infrastrutture e le vie
di comunicazione e rappresenta un tipo di problema che richiede un approccio sostanzialmente
diverso da quello sismico. Il danneggiamento da sisma può essere molto severo ma si verifica ad
intervalli di tempo normalmente lunghi. La franosità è un fenomeno che coinvolge aree limitate ma
è continuo nel tempo. Il rischio da inondazione da cause meteorologiche, nel comune di Latronico,
è invece più limitato. Esso non andrebbe tuttavia sottovalutato. Si rileva infatti che il territorio
montano è costellato da opere di difesa idraulica risalenti alla prima metà del 20° secolo, ormai
abbandonate ma testimoni di una memoria storica che attesta la presenza di un rischio idraulico di
una certa entità. Questo andrebbe considerato in maniera attenta soprattutto in aree rilevantemente
cementificate.
In coerenza con quanto proposto nel Piano di Emergenza Provinciale si è scelto di trattare
principalmente queste due tipologie di rischi naturali in quanto, generalmente, comportano due
metodologie di approccio nell’organizzazione dell’intervento di Protezione Civile, differenti per la
tempistica: nel caso di evento idrogeologico prevedibile è ipotizzabile un periodo di preparazione
dell’ordine di alcune ore che permette di organizzare un’evacuazione ed un contenimento dei danni
e delle perdite, nel caso di evento sismico non c’è alcun tipo di preavviso.
Infatti, ai fini della gestione dell’emergenza, si possono individuare due categorie di eventi
calamitosi: quelli prevedibili e quelli non prevedibili. Nel caso di eventi prevedibili si possono
stabilire, a seguito di adeguati studi del territorio, delle soglie (strumentali o fenomenologiche) che
segnino il passaggio da una data fase a quella successiva, di attenzione maggiore: tipicamente per le
attività di protezione civile vengono individuate una prima fase di attenzione, una successiva fase di
preallarme e quindi la fase di allarme. Nel caso, invece, di eventi non prevedibili, quando si agisce
37
direttamente in emergenza, si comprende la grande importanza della capacità di costruire scenari di
evento e di danno in tempo reale e quindi la necessità di un efficace e costante collegamento tra il
territorio e la cabina di regia. Nel presente studio si è scelto di trattare il rischio di inondazioni a
seguito di crollo o di svuotamento rapido di dighe come un rischio idraulico al pari delle piene
fluviali in quanto, a prescindere dalle cause che li abbiano generati, per entrambi, tralasciati gli
effetti dell’onda di piena generata dal crollo improvviso dello sbarramento, l’effetto è l’allagamento
di parti di aree di pertinenza fluviali.
2.2 IL RISCHIO SISMICO
2.2.1. ASPETTI GENERALI
Con il termine rischio sismico si indica una stima delle perdite complessive causate dai terremoti
che potranno interessare in un determinato periodo una data area. Questa stima può essere espressa
in diversi modi, per esempio attraverso il costo dei danni subiti dagli edifici, il costo complessivo in
termini economici e sociali subito dalla popolazione dell'intero paese, oppure attraverso il numero
prevedibile di morti e feriti.
Il rischio sismico è definibile come prodotto di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed
esposizione, che possono essere a loro volta così definiti:
pericolosità: è espressa generalmente come la probabilità che si verifichi un evento sismico
di intensità determinata in un prefissato intervello temporale, o come il periodo di ritorno di
un evento sismico di prefissata intensità;
vulnerabilità: propensione di un oggetto (edificio, viadotto, manufatto in genere) o di un
sistema complesso (centro abitato, rete viaria, etc) a subire danni dalle caratteristiche
intrinseche, sia fisiche che funzionali;
esposizione: è legata alla popolazione, ai beni ed alle attività presenti nell’area di interesse,
che possono essere influenzate direttamente o indirettamente dall’evento sismico.
La metodologia seguita per la determinazione del rischio, pertanto, parte dalla stima della
pericolosità sismica relativa al territorio interessato, per passare poi alla stima della vulnerabilità
degli edifici e dei sistemi complessi, arrivando, infine, alla stima dell’esposizione. Sulla base di
questi dati vengono poi predisposti uno o più scenari di danno, relativi ad eventi sismici di
riferimento, aventi caratteristiche determinate.
Nelle aree con elevata pericolosità sismica ma disabitate, il rischio sismico è nullo. Nelle aree
densamente popolate e con molte costruzioni poco resistenti, vi può essere un rischio sismico
elevato anche in presenza di bassa pericolosità.
2.2.2. PERICOLOSITÀ DEL TERRITORIO
La pericolosità può essere stimata sulla base di metodi deterministici, quali ad esempio la
modellazione numerica dei meccanismi di rottura delle sorgenti sismogenetiche, o probabilistici,
che associano una probabilità di evento ad un fenomeno fortemente aleatorio, quale un terremoto.
Il territorio italiano è stato suddiviso in un certo numero di sorgenti sismogenetiche, ciascuna delle
quali rappresenta la proiezione superficiale di un sistema di faglie attive capaci di generare dei
terremoti. La mappa qui di seguito riportata rappresenta le sorgenti sismogenetiche (ZS) dell’area
italiana (fonte: GNDT) e delle aree limitrofe, in cui è indicata anche la localizzazione dei maggiori
eventi sismici avvenuti storicamente, con le rispettive magnitudo, evidenziando come la maggior
parte dei forti terremoti avvenuti in Italia sia concentrata in alcune zone a più elevata attività, in
particolare nell’Appennino centro-meridionale.
38
Zonazione sismogenetica del territorio italiano e delle aree limitrofe (Fonte: GNDT)
In termini probabilistici la pericolosità è calcolata stimando, per un determinato valore del
parametro di riferimento (magnitudo M, intensità macrosismica I, accelerazione di picco del terreno
PGA, ecc.) un corrispondente periodo di ritorno o la corrispondente frequenza annua di eccedenza.
La magnitudo è legata all’energia liberata all’ipocentro da un terremoto, e viene misurata
utilizzando la Scala Richter, introdotta nel 1935 dal sismologo C. Richter.
La magnitudo è il logaritmo in base 10 dell'ampiezza massima, misurata in micron, della
registrazione, ottenuta con un sismografo standard, di un terremoto avvenuto ad una distanza
epicentrale di 100 Km dalla stazione.
39
La magnitudo di terremoti che avvengono a distanze epicentrali diverse dai 100 Km può essere
calcolata se si conosce la legge di attenuazione dell'ampiezza delle diverse onde sismiche con la
distanza epicentrale.
L’intensità macrosismica misura gli effetti prodotti dal terremoto su persone, edifici e terreno; il
vantaggio nel suo utilizzo è che sono disponibili moltissimi dati sulla sismicità storica, già
catalogati e classificati, che permettono studi statistici su diverse tipologie edilizie.
Esistono diverse scale di intensità macrosismica: la scala MCS (Mercalli – Cancani – Sieberg)
suddivide i terremoti in dodici gradi di intensità, in funzione dei danni osservati, ed è riportata, nella
sua originaria formulazione, nella tabella seguente:
GRADO
I grado
II grado
III grado
IV grado
V grado
VI grado
DESCRIZIONE
Impercettibile: rilevato soltanto da sismografi.
Molto leggero: sentito soltanto da persone estremamente sensibili o nervose, in perfetta
quiete e quasi sempre nei piani superiori dei caseggiati.
Leggero: anche in zone densamente abitate viene percepito come terremoto, soltanto da
una piccola parte degli abitanti nell'interno delle case, come nel caso del passaggio di un
pesante mezzo. Da alcuni viene riconosciuto come terremoto soltanto dopo averne
parlato con altri.
Moderato: all'aperto il terremoto e percepito da pochi. Nelle case è notato da numerose
persone ma non da tutti, a seguito del tremolio o di oscillazioni leggere di mobili.
Cristalleria e vasellame, posti a breve distanza, urtano come al passaggio di un pesante
autocarro su strada dissestata. Finestre tintinnano; porte, travi e assi in legno
scricchiolano; cricchiano i soffitti. In recipienti aperti, i liquidi vengono leggermente
mossi. Si ha la sensazione che in casa si sia rovesciato un oggetto pesante; si oscilla con
tutta la sedia o il letto come su una barca. In generale questi movimenti non provocano
paura a meno che le persone non si siano innervosite o spaventate a causa di terremoti
precedenti. In rari casi i dormienti si svegliano.
Abbastanza forte: nel pieno delle attività giornaliere, il sisma viene percepito da
numerose persone nelle strade e se sensibili anche in campo aperto. In casa si avverte in
seguito allo scuotere dell'intero edificio. Piante e piccoli rami di cespugli ed alberi si
muovono con evidenza, come se ci fosse un vento moderato. Oggetti pendenti come
lampade, tendaggi, lampadari non troppo pesanti entrano in oscillazione, campanelle
suonano. Gli orologi a pendolo si fermano od oscillano con maggior periodo, a seconda
della direzione della scossa se perpendicolare o normale al moto di oscillazione. A volte
orologi a pendolo fermi riprendono il movimento. La luce elettrica guizza o viene a
mancare in seguito a movimenti della linea. I quadri urtano, battono contro le pareti
oppure si spostano; da recipienti colmi e aperti vengono versate piccole quantità di
liquido; ninnoli ed oggetti del genere possono cadere come pure gli oggetti addossati
alle pareti; arredi leggeri possono essere spostati di poco; mobili rintronano; porte ed
imposte sbattono; vetri delle finestre si infrangono. Quasi tutti i dormienti si svegliano.
Sporadici gruppi di persone fuggono all'aperto.
Forte: il terremoto viene notato da tutti con paura, molti fuggono all'aperto, alcuni
hanno la sensazione d'instabilità. Liquidi si muovono fortemente; quadri, libri e cose
simili cadono dalle pareti e dagli scaffali; porcellane si frantumano; suppellettili assai
stabili, e perfino pezzi d'arredo vengono spostati se non rovesciati; piccole campane in
cappelle e chiese, e orologi di campanili battono. Case isolate, solidamente costruite
subiscono danni leggeri; spaccature all'intonaco, caduta del rinzaffo di soffitti e di
pareti. Danni più forti, ma non ancora pericolosi, si hanno sugli edifici mal costruiti.
Qualche tegola e pietra di camino cade.
40
VII
grado
VIII
grado
IX grado
X grado
XI grado
XII
grado
Molto forte: notevoli danni vengono provocati ad oggetti di arredamento anche di
grande peso. Grandi campane rintoccano. Corsi d'acqua, stagni e laghi si agitano e
s'intorbidiscono a causa della melma mossa. Qua e là, parte delle sponde di sabbia e
ghiaia scivolano via. Varia la portata delle sorgenti. Danni moderati a numerosi edifici
costruiti solidamente: piccole spaccature nei muri; caduta di toppe piuttosto grandi
dell'incalcinatura e dello stucco, a volte anche di mattoni. Caduta generale di tegole.
Molti fumaioli vengono lesi da incrinature. Camini già danneggiati si rovesciano sopra
il tetto danneggiandolo. Da torri e costruzioni alte cadono decorazioni mal fissate.
Quando la casa è a pareti intelaiate, i danni all'incalcinatura e all'intelaiatura sono più
gravi. In casi isolati distruzione di case mal costruite oppure riattate.
Rovinoso: interi rami d'albero pendono rotti e perfino si staccano.Anche i mobili più
pesanti vengono spostati lontano e a volte rovesciati. Statue, monumenti in chiese, in
cimiteri e parchi pubblici, ruotano sul proprio piedistallo oppure si rovesciano. Solidi
muri di cinta in pietra si rompono e crollano. Circa un quarto delle case è gravemente
leso, alcune crollano, molte diventano inabitabili; gran parte di queste cadono. Negli
edifici intelaiati cade gran parte della tamponatura. Case in legno vengono schiacciate o
rovesciate. Spesso campanili di chiese e di fabbriche con la loro caduta causano danni
agli edifici vicini più di quanto non avrebbe fatto da solo il terremoto. In pendii e terreni
acquitrinosi si formano crepe. In terreni bagnati si ha l'espulsione di sabbia e di melma.
Distruttivo: circa la metà di case in pietra sono distrutte; molte crollano; la maggior
parte diviene inabitabile. Case ad intelaiature sono divelte dalle proprie fondamenta e
crollano; travi strappate a seconda delle circostanze contribuiscono alla rovina.
Completamente distruttivo: gravissima distruzione di circa 3/4 degli edifici, la
maggior parte crolla. Perfino costruzioni solide di legno e ponti subiscono gravi lesioni,
alcuni vengono distrutti. Argini e dighe ecc., chi pù, chi meno, sono danneggiati
notevolmente, binari leggermente piegati e tubature (gas, acqua e scarichi) vengono
troncate, rotte e schiacciate. Nelle strade lastricate e asfaltate si formano crepe e per
pressione sporgono larghe pieghe ondose. In terreni meno densi e più umidi si creano
spaccature fino alla larghezza di più decimetri; si notano parallelamente ai corsi d'acqua
spaccature che raggiungono larghezze fino a un metro. Non solo pezzi di terreno
scivolano dai pendii, ma interi macigni rotolano a valle. Grossi massi si staccano dagli
argini dei fiumi e da coste scoscese; riviere basse subiscono spostamenti di masse
sabbiose e fangose, per cui il livello del terreno viene notevolmente variato. Le sorgenti
subiscono frequenti cambiamenti di livello dell'acqua. Da fiumi, canali e laghi ecc. le
acque vengono gettate contro le sponde.
Catastrofico: crollo di tutti gli edifici in muratura, resistono soltanto le capanne di
legno e le costruzioni ad incastro di grande elasticità. Anche i ponti più sicuri crollano a
causa della caduta di pilastri in pietra o del cedimento di quelli in ferro. Binari si
piegano fortemente e si spezzano. Tubature interrate vengono spaccate e rese
irreparabili. Nel terreno si manifestano vari mutamenti di notevole estensione, a seconda
della natura del suolo, si aprono grandi crepe e spaccature; sopratutto in terreni morbidi
e acquitrinosi il dissesto è considerevole sia orizzontalmente che verticalmente. Ne
segue il trabocco di sabbia e melma con diverse manifestazioni. Sono frequenti lo
sfaldamento di terreni e la caduta di massi.
Grandemente catastrofico: non regge alcuna opera dell'uomo. Lo sconvolgimento del
paesaggio assume aspetti grandiosi. Corsi d'acqua sia superficiali che sotterranei
subiscono mutamenti vari, si formano cascate, scompaiono laghi, fiumi deviano.
Scala MCS (Mercalli – Cancani – Sieberg)
41
Uno degli svantaggi della scala MCS è che fornisce valori di intensità differenti a seconda delle
specifiche tipologie strutturali prevalentemente presenti in un dato contesto territoriale.
Tra le altre scale macrosismiche, la scala MSK-76 fornisce invece la frequenza dei diversi livelli di
danno in funzione della tipologia delle costruzioni e dell'intensità. L'impiego della suddetta scala
presenta il vantaggio di non essere legato ad una specifica realtà territoriale, tuttavia la sua
descrizione non è completa, in quanto non articolata su tutti i livelli di danno per tutte le intensità.
In particolare la scala MSK definisce tre diverse classi (A, B, C) di vulnerabilità degli edifici (vedi
tab. 1) e sei livelli di danno (vedi tab.2): incrociando i primi con i secondi si ricava il valore di
intensità macrosismica MSK (Tab.3).
Tab. 1- Identificazione di tre classi di vulnerabilità corrispondenti alla scala MSK-76 (Braga et al., 1985)
LIVELLO
DANNO
0
1
2
3
4
5
DESCRIZIONE
nessun danno
danno lieve: sottili fessure e caduta di piccole parti dell'intonaco
danno medio : piccole fessure nelle pareti, caduta di porzioni consistenti di
intonaco, fessure nei camini parte dei quali cadono
danno forte: formazione di ampie fessure nei muri, caduta dei camini
distruzione: distacchi fra le pareti, possibile collasso di porzioni di edifici, parti di
edificio separate si sconnettono, collasso di pareti interne
danno totale: collasso totale dell'edificio
Tab. 2 - Definizione dei livelli di danno secondo la scala MSK-76 (Medvedev, 1977)
INTENSITA’
V
VI
VII
VIII
IX
X
CLASSE DI VULNERABILITA’ DELLE ABITAZIONI
A
B
C
5% danno 1
5% danno 2
5% danno 1
50% danno 1
5% danno 4
50% danno 2
50% danno 1
50% danno 3
5% danno 3
5 % danno 2
5% danno 5
5% danno 4
5% danno 3
50% danno 4
50% danno 3
50% danno 2
5% danno 5
5% danno 4
50% danno 5
50% danno 4
50% danno 3
5% danno 5
75% danno 5
50% danno 5
50% danno 4
- Percentuale di danneggiamento degli edifici, in funzione dell'intensità, della tipologia e del livello di
danno, secondo la scala MSK 76 (Medvedev, 1977)
Tab. 3.4
42
Esistono delle formule che permettono di correlare fra loro le diverse scale di intensità
macrosismica, ma presentano ancora delle incertezze e non sono da ritenersi affidabili al 100%.
Oltre all’intensità macrosismica, espressa nelle diverse scale disponibili, un altro parametro molto
utilizzato per definire la pericolosità di un determinato territorio è la massima accelerazione al suolo
(PGA – Peak Ground Acceleration), cioè il valore di picco raggiunto dall’accelerazione del terreno
durante un terremoto. Lo svantaggio nell’utilizzo di questo parametro è che esistono pochi dati,
relativi solamente ai terremoti più recenti, per i quali sono disponibili registrazioni strumentali.
Tuttavia la PGA ha un significato meccanico sicuramente maggiore dell’intensità macrosismica, e
quindi è utilizzabile per comprendere il comportamento sismico degli edifici. Esistono, comunque,
delle relazioni che legano la PGA all’intensità macrosismica I, per cui anche per i terremoti meno
recenti è possibile effettuare una stima di questo parametro. Una delle relazioni è la seguente:
ln(PGA) = aI – b
In definitiva, qualunque sia il parametro di riferimento, la valutazione della pericolosità su base
probabilistica consiste nel calcolo della frequenza annua di eccedenza λ o del periodo di ritorno T =
1/λ di un determinato valore del parametro scelto. Pertanto, la probabilità che si verifichi,
nell’intervallo di tempo t, un evento con periodo di ritorno T è data dalla seguente relazione:
p(1, t) = 1 – e-t/T
La figura seguente riporta le carte di pericolosità di tutto il territorio italiano, rispettivamente in termini
di PGA e di intensità macrosismica MCS con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, ovvero
con periodo di ritorno pari a 475 anni, predisposte dal Servizio Sismico Nazionale e dal GNDT (Gruppo
Nazionale per la Difesa dai Terremoti) nel 1999.
Mappe di pericolosità sismica del territorio italiano (Servizio Sismico Nazionale – GNDT 1999)
43
Per quanto riguarda il territorio comunale di Latronico, vengono riportate qui di seguito le mappe di
pericolosità, sia in termini di intensità MCS che di PGA, per diversi periodi di ritorno46.
Mappe di pericolosità sismica del territorio provinciale in termini di intensità MCS per periodi di ritorno di 95 e
475 anni (Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
Mappe di pericolosità sismica del territorio provinciale in termini di PGA per periodi di ritorno di 95 e 475 anni
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
46
Tali mappe – redatte attraverso l’implementazione dei dati estratti dallo studio svolto nel 2001 dal Servizio Sismico Nazionale (A.
Lucantoni, V. Bosi, F. Bramerini, R. De Marco, T. Lo Presti, G. Naso e F. Sabetta., IL RISCHIO SISMICO IN ITALIA, 2001) – sono
state estratte dal Volume I del Piano di Emergenza Provinciale.
44
COMUNE
LATRONICO
PGA (a/g) per diversi periodi di ritorno
(Valori medi + dev. std.)
Tr = 95 Tr = 475 Tr = 975 Tr = 2475
0.115
0.247
0.338
0.492
Intensità MCS per diversi periodi di ritorno Valori medi
Tr = 95
Tr = 475 Tr = 975 Tr = 2475
6.9
8.6
9.2
9.8
Valori della PGA e dell’intensità MCS nel comune di Latronico, per diversi periodi di ritorno
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
La stessa classificazione sismica definita dall’Ord.P.C.M. 3274/2003 rappresenta una carta di
pericolosità, laddove definisce ciascuna zona sismica secondo valori di accelerazione di picco
orizzontale del suolo (ag/g), con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, secondo lo schema
seguente:
zona
1
2
3
4
accelerazione orizzontale con probabilità
superamento pari al 10 % in 50 anni [ag/g]
>0,25
0,15-0,25
0,05-015
<0,05
di
accelerazione orizzontale di ancoraggio dello
spettro di risposta elastico (Norme Tecniche) [ag/g]
0,35
0,25
0,15
0,05
Criteri per l’individuazione delle zone sismiche ai sensi dell’Ord. P.C.M. 3274/2003
Di seguito sono confrontate la mappa della classificazione sismica della provincia di Potenza ai
sensi della suddetta ordinanza, con quella relativa alla previgente classificazione. Si noti come
buona parte del territorio provinciale, tra cui lo stesso capoluogo di Provincia è passata dalla
seconda categoria all’attuale zona 1 (corrispondente alla vecchia prima categoria): Per il territorio
comunale di Latronico non si assistono variazioni (passaggi di categorie).
Vecchia e nuova classificazione sismica del territorio provinciale
45
2.2.2.1 Dati storici di pericolosità nel territorio comunale
L’informazione sugli effetti dei sismi del passato è cruciale nel costruire uno scenario di
pericolosità. In primo luogo bisogna considerare il fatto che la pericolosità sismica intesa come
calcolo della probabilità di superamento di una certa PGA in un certo intervallo di tempo è
essenziale nella pianificazione degli interventi preventivi di mitigazione del rischio ma non è lo
strumento principale nella costruzione di uno scenario di intervento a seguito di un sisma. Lo
strumento essenziale invece è la creazione dello scenario di pericolosità per il singolo evento.
Questo si ottiene sulla base di dati diretti (ad es. dati accelerometrici o informazioni provenienti
direttamente dalle aree colpite dal sisma) o sulla base di modellazioni. In questo secondo caso, la
procedura tipicamente seguita consiste nel calcolare la localizzazione e la magnitudo dell’evento,
nel modellarne gli effetti sulla base di leggi di attenuazione note, e nell’integrare le informazioni
riportate nel piano quotato modellato tramite le informazioni provenienti dai piani quotati storici.
In un futuro prossimo la necessità di confrontare lo scenario modellato con il piano quotato di un
evento storico diminuirà in quanto si renderanno disponibili i dati di microzonazione attualmente in
corso di realizzazione da parte della Regione Basilicata. Non appena tali informazioni, infatti,
saranno disponibili si modificherà la procedura del calcolo dello scenario: il dato dell’intensità
modellata (scala EMS 98) secondo la legge di attenuazione regionale verrà pesato secondo i
coefficienti ottenuti dagli studi di microzonazione.
Il dato storico tuttavia trova la sua principale applicazione nella pianificazione preventiva del pronto
intervento. È noto infatti che i terremoti tendono a ripetersi con caratteristiche analoghe nelle
medesime zone sismogenetiche. Da questo ne consegue che una conoscenza preventiva degli eventi
che si sono succeduti in una data area permette una pianificazione anticipata di scenari realistici.
Il territorio della Provincia di Potenza è soggetto ad eventi sismici originati sia all’interno dell’area
provinciale sia nei territori limitrofi. Pur essendo la conoscenza della sismicità storica italiana la più
completa al mondo, vi è il fondato sospetto nel mondo sismologico che le conoscenze relative al
territorio lucano siano inferiori a quelle che si hanno in altre aree.
Questo è dovuto a oggettivi fattori storici e alla modalità con cui sono stati raccolti i dati. Da un lato
infatti è evidente che le condizioni di isolamento che le aree in questione hanno subito nel corso dei
secoli non ha favorito la generazione di notizie relative agli effetti dei sismi sul territorio, dall’altro
lato tuttavia va precisato che la maggior parte delle notizie raccolte nel corso degli anni settanta ed
ottanta sono relative ad aree diverse dalla Basilicata in quanto all’epoca tale raccolta di dati era
finalizzata all’individuazione di siti per la costruzione di centrali nucleari.
Non è quindi da escludersi che molte notizie siano tuttora racchiuse negli archivi, soprattutto
parrocchiali e notarili. Bisogna inoltre tenere presente che i dati disponibili sono sostanzialmente
valutati in termini di scala MCS e quindi contengono al loro interno informazioni sulla
vulnerabilità. A tale proposito si deve anche sottolineare che la vulnerabilità del costruito del
passato era certamente superiore a quella attuale, pertanto si può ritenere che effetti ad esempio del
VI grado a San Severino dovuti al disastroso evento calabrese del 1905, potrebbero essere non
superiori ad un V grado qualora vi fosse una ripetizione dell’evento.
Nel valutare la pericolosità del territorio lucano si è tenuto conto essenzialmente di quanto
implementato dal Piano di Emergenza Provinciale (Volume I) che riporta i dati del Catalogo
Parametrico dei Terremoti Italiani (217 A.C.- 1992; abbr. in CPTI) integrati con i piani quotati
provenienti dal Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (461 A.C. – 1997; abbr. in CFTI 3) e dalla
Banca Dati delle Osservazioni Macrosisimiche Italiane (1000 - 1992; abbr. in DOM 4.1).
Da questa analisi, che come ricordato è stata prodotta nell’ambito del Piano di Emergenza
Provinciale, risultano presenti 53 piani quotati associabili a 35 eventi - di cui 2 repliche - che hanno
generato effetti superiori al V grado MCS sul territorio della Provincia. Nelle tabelle che seguono,
si riportano gli eventi estratti dal CPTI, suddivisi per aree sismogenetiche. Per una facile lettura si
riporta il solo valore di Intensità massima (Intensità Max) osservata - pur sapendo che tale
informazione può essere affetta da sopravvalutazione per effetti locali - e quello dell’intensità
massima osservata sul territorio della Provincia (I max risentita in prov. PZ). Per questo
46
parametro sono riportati, nei casi in cui fossero disponibili piani quotati di entrambi i cataloghi, il
valore massimo assoluto.
Nella Tabella sottostante sono riportati 5 eventi accaduti dopo il 1982. I primi quattro sono derivati
dal CPTI, l’ultimo è basato su dati di fonte SSN. Per questi non si riporta alcun piano quotato.
Anno
Mese
Giorno
Ora
Minuto
Area
Lat.
Long.
1986
1988
1990
1991
1998
7
1
5
5
9
23
8
5
26
9
8
13
7
12
11
20
5
21
26
28
Potentino
Pollino
Vaglio
Vaglio
Pollino
40,625
40,130
40,711
40,668
40,040
15,671
15,988
15,799
15,803
15,920
Magnitudo
macrosismica
Intensità
Max
I
max
risentita in
prov. PZ
4,3
4,8
4,8
4,6
VI
VII
VII-VIII
VII
VII
VI
VII
VII-VIII
VII
VII
Eventi sismici accaduti dopo il 1982 (Catalogo Totale)
2.2.2.2 Aree sismogenetiche
Le aree sismogenetiche in cui si è suddivisa la Provincia di Potenza sono 6 e sono le seguenti:
Potentino
Vulture.
Irpinia – Basilicata
Meandro
Val d’Agri
Basilicata meridionale.
Il territorio di Latronico ricade nell’area sismogenetica denominata “Basilicata meridionale”. In
questa area sono raggruppati numerosi eventi alquanto diversi fra loro. Questo raggruppamento
tuttavia ha una sua ragion d’essere in quanto l’area rappresenta l’area di svincolo fra l’Appennino
meridionale e l’Arco calabro. In particolare tale area di svincolo in cui si verifica un trasferimento
di deformazione è compreso fra la Linea Sapri-Nocara, prolungabile a mare fino al vulcano
Palinuro e la Linea Palinuro-Cetraro-Rossano. La sismicità in questa area è piuttosto frequente ma
di solito non caratterizzata da intensità rilevanti.
Anno
Mese
Giorno
Ora
Minuto
1708
1831
1
1
26
2
14
7
1836
11
20
7
30
1894
5
28
20
15
1982
3
21
9
44
Area
Pollino
Lagonegro
Basilicata
merid.
Pollino
Golfo di
Policastro
Lat.
Long.
Magnitudo
macrosismica
Intensità
Max
I max risentita
in prov. PZ
40
40
16
16
5
5
VII-VIII
VIII
VII-VIII
VIII
40
16
5
IX
IX
40
16
5
VII
VII
40
16
5
VII-VIII
VII
Eventi sismici storici accaduti nell’area sismogenetica della Basilicata Meridionale (Catalogo Totale)
2.2.3 VULNERABILITÀ DEL COSTRUITO
La vulnerabilità di un edificio (o di un manufatto in genere) può essere stimata attraverso analisi
speditive che, utilizzando informazioni riguardanti i dati progettuali, il tipo di struttura, le caratteristiche
tipologiche e formali, le caratteristiche meccaniche dei materiali impiegati, lo stato di conservazione e la
presenza di elementi o sistemi critici dal punto di vista del comportamento sismico, porta ad assegnare
all’edificio la più appropriata classe di vulnerabilità.
47
Per quanto riguarda la vulnerabilità degli edifici, si è preso come riferimento lo studio pubblicato
nel 2001 dal Servizio Sismico Nazionale (A. Lucantoni, V. Bosi, F. Bramerini, R. De Marco, T. Lo
Presti, G. Naso e F. Sabetta., IL RISCHIO SISMICO IN ITALIA, 2001).
In tale studio, la metodologia di valutazione della vulnerabilità del patrimonio abitativo presente sul
territorio nazionale, utilizzando un approccio tipologico – statistico, ripartisce il patrimonio stesso nelle
tra classi di vulnerabilità A, B e C previste dalla scala macrosismica MSK, dove la classe A è quella a
maggiore vulnerabilità e la classe C quella a minore. La ripartizione utilizza i dati del censimento ISTAT
del 1991 per tutti gli 8100 comuni italiani.
La distribuzione nelle tre classi di vulnerabilità A, B, e C, degli edifici, per tutti i comuni del territorio
della Provincia di Potenza, così come riportato nel Piano di Emergenza Provinciale (Volume I) è
sintetizzata nella figura sottostante, dove sono riportate, sotto forma di istogrammi, le distribuzioni
percentuali delle tre classi di vulnerabilità in tutti i comuni del territorio provinciale.
Vulnerabilità delle abitazioni
48
Per il comune di Latronico tale vulnerabilità è all’incirca cosi ripartita: che significa
Abitazione tipo A
Abitazione tipo B
Abitazione tipo C
26%
24 %
50%
Per quanto riguarda gli edifici pubblici, si riporta lo studio condotto dalla Provincia di Potenza 47 che ha
preso come riferimento il database della vulnerabilità prodotto dal GNDT (Gruppo Nazionale per la
Difesa dai Terremoti) nel 1996, in cui è stato effettuato un rilievo a tappeto di tutti gli edifici pubblici
delle regioni del sud. In questo database, gli edifici sono classificati secondo cinque classi di
vulnerabilità, A (alta), MA, (medio-alta), M (media), MB (medio-bassa), B (bassa) che, anche se
differenti rispetto alle classi di vulnerabilità utilizzate per gli altri edifici, ci danno un’idea della loro
distribuzione.
Nella Tab. sottostante si riportano, i valori relativi al comune di Latronico
Comune
Tipologia
Civile
Istruzione
Latronico Militare
Sanità
Tecnologia a rete
Totale
47
A
MA
M
MB
3
1
1
1
9
1
2
3
1
2
11
B
1
4
1
4
6
5
Non
Totale
classificato complessivo
0
5
0
16
0
5
0
1
0
1
0
28
Nell’ambito della redazione del Piano di Emergenza Provinciale di Potenza
49
2.2.4 STIMA DELL’ESPOSIZIONE
Per ogni comune del territorio provinciale si conoscono i dati ISTAT relativi alla popolazione
residente, alla densità abitativa, alle infrastrutture presenti, alle scuole, edifici pubblici, ecc., che
rappresentano proprio l’esposizione. In particolare, nello studio del Servizio Sismico Nazionale del
2001 già richiamato sono presenti anche dei dati sull’esposizione, costituiti dalla popolazione
residente nelle abitazioni di classe A, B e C, elaborata sempre sulla base dei dati del censimento
ISTAT del 1991. La distribuzione della popolazione nelle abitazioni delle tre classi di vulnerabilità
su tutto il territorio provinciale è riportata nelle sottostante figura e nella tabella che mostrano
rispettivamente sia la distribuzione di vulnerabilità per tutti i comuni della Provincia che
l’esposizione del comune in esame.
Distribuzione della popolazione residente in abitazioni delle tre classi di vulnerabilità nel territorio provinciale
(Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
50
Comune
Abitazioni
(ISTAT'91)
LATRONICO
2847
Abitazioni
classe A
780
Abitazioni
classe B
749
Abitazioni
classe C
1318
Popolazione Popolazione Popolazione Popolazione
(ISTAT'91)
classe A
classe B
classe C
5507
1272
1250
2985
Vulnerabilità ed esposizione nel territorio comunale (Fonte: Servizio Sismico Nazionale 2001)
2.2.5 RISCHIO SISMICO: SCENARI DI EVENTO E DI DANNO
Nella stima dei danni causati da eventi sismici, alle tradizionali analisi di rischio si è andato man
mano affiancando lo studio di scenari, attraverso i quali vengono simulate le conseguenze di un
evento sismico di caratteristiche prefissate, che si verifichi su un dato territorio. Sulla base dei
risultati degli studi di scenari possono essere quindi predisposti adeguati programmi di previsione e
prevenzione.
I dati macrosismici utilizzati per costruire gli scenari sono stati ricavati dal catalogo DOM 4.1,
pubblicato dal GNDT e disponibili on line sul sito internet http://gndt.ingv.it.
Gli scenari sono stati costruiti sulla base dei dati di vulnerabilità dell’edificato ed esposizione della
popolazione contenuti nello studio sul rischio sismico pubblicato dal Servizio Sismico Nazionale
nel 2001. Come già ricordato nei paragrafi precedenti, i dati sono stati ricavati sulla base del
censimento ISTAT del 1991.
Disponendo delle mappe di intensità dei diversi eventi sismici considerati, mediante le matrici di
probabilità di danno (DPM) riportate di seguito in forma di grafici (vedi fig. sottostante), è
possibile ricavare i dati relativi al danneggiamento degli edifici, per i comuni dove l’intensità
sismica risentita è maggiore della soglia di danno (Is ≥ VI MCS).
Matrici di probabilità di danno (Braga et. al., 1982, 1985)
51
Le matrici di probabilità di danno utilizzate (Braga et. al., 1982, 1985) definiscono su basi
probabilistiche, per ogni classe di vulnerabilità e per ogni intensità sismica, le percentuali dei
diversi livelli di danneggiamento subite dagli edifici presenti sul territorio.
Mediante l’utilizzo delle DPM è possibile ottenere una stima del numero degli edifici crollati,
inagibili o danneggiati, nel modo seguente:
abitazioni crollate: tutte quelle con livello di danno 5;
abitazioni inagibili: quelle con livello di danno 4 più una frazione (40%) di quelle con livello
di danno 3;
abitazioni danneggiate: quelle con livello di danno 2 più quelle con livello di danno 3 non
considerate fra le inagibili (60%).
Per quanto riguarda gli effetti sulla popolazione, conoscendo il numero di residenti nelle abitazioni
appartenenti alle varie classi di vulnerabilità e le percentuali dei vari livelli di danno da esse subiti,
si può facilmente risalire ad una stima della popolazione coinvolta in crolli e del numero dei senza
tetto.
Di più difficile previsione è il numero di vittime provocate dall’evento sismico: alcuni valori,
largamente approssimativi, presenti in letteratura parlano di un numero di vittime pari all’incirca al
30% della popolazione coinvolta in crolli.
In ogni caso, poiché il numero di vittime dipende fortemente da una serie di fattori, quali ad
esempio l’ora in cui avviene l’evento, l’attività prevalente degli abitanti, la rapidità dei soccorsi, le
percentuali di sopravvivenza, ecc., quando si costruisce uno scenario di evento è molto difficile
ipotizzare un numero attendibile, a meno che non si facciano studi di una certa affidabilità sulle
dinamiche della popolazione nell’arco della giornata.
Per poter giungere alla costruzione dello scenario di danno è necessario procedere prima alla
costruzione dello scenario di evento.
Come già detto, i dati macrosismici (scenario di evento) necessari per la costruzione degli scenari di
danno sono stati ricavati dal catalogo DOM 4.1.
Gli scenari di danno costruiti, per il comune di Latronico sono relativi agli eventi sismici di riferimento
riportati nella sottostante, che qui si riporta per comodità:
Osservazioni sismiche disponibili per LATRONICO (PZ) [40.087, 16.011]
Data
Effetti
Ye Mo Da Ho Mi Is (MCS)
1857 12 16
80
1836 11 20 07 27 70
1831 01 02 14 07 50
1910 06 07 02 04 35
1905 09 08 01 43 30
1913 06 28 08 53 30
1917 10 13 16 04 25
1915 01 13 06 52 NF
1966 07 06 04 24 NF
in occasione del terremoto di:
Area epicentrale
Ix Ms
BASILICATA
110 70
LAGONEGRO
80 55
LAGONEGRO
80 55
CALITRI
90 59
GOLFO DI S.EUFEMIA 105 75
ROGGIANO
85 55
CASTELSARACENO 60 44
AVEZZANO
110 70
LUCANIA
40 45
Dati macrosismici per la costruzione degli scenari di danno48
48
http://emidius.mi.ingv.it/DOM/consult_loc.html
52
Lo scenario di danno che sarò costruito per il comune di Latronico prende in considerazione l’evento
sismico cha ha interessato la Basilicata il 16/12/1857.
EVENTOSISMICO: BASILICATA 16.12.1857 – M = 6.8 Questo evento, con una magnitudo di 6.8
gradi Richter, è probabilmente uno dei più forti terremoti che in epoca relativamente recente abbiano
riguardato la Basilicata, ed inoltre ha interessato la quasi totalità dei comuni della Provincia di Potenza,
con un’intensità massima risentita, in due comuni situati in prossimità dell’epicentro, pari al XI grado
MCS. In altri 13 comuni l’intensità risentita è stata pari al X grado MCS, in altri sette al IX grado. In
totale, i comuni della provincia di Potenza in cui si è risentita un’intensità superiore alla soglia di danno
(VI MCS) sono circa 90. Se un evento come questo si ripetesse oggi, riguarderebbe una popolazione di
circa 380.000 persone, con oltre 100.000 senzatetto e circa 30.000 persone coinvolte in crolli, con
conseguenze che sarebbero disastrose. La figura seguente riporta le intensità macrosismiche risentite sul
territorio interessato da quest’evento, mentre la tabella successiva mostra lo scenario di danno per il
comune di Latronico.
40,7
26,0
6,6
% opolazione
Coinvolta in
crolli
2.847
%
Abit. crollate
Popolazione
coinvolta
in crolli
8,0
%
Abit.
inagibili
% Senzatetto
Latronico
%
Abitazioni
danneggiate
N° Senzatetto
I
MCS
Popolazione
Comune
Abitazioni
Evento sismico che ha interessato la Basilicata il 16.12.1857: Mappa delle intensità risentite
5.507
1.612
29,3
309
5,6
Basilicata 16.12.1857: Scenario di danno
53
N°
Abit. crollate
29,3
296
5,6
% popolazione
Coinvolta in
crolli
1547
Popolazione
coinvolta
in crolli
5279
% Senzatetto
% opolazione
Coinvolta in
crolli
N°
Abit.
inagibili
Popolazione
coinvolta
in crolli
181
% Senzatetto
715
N° Senzatetto
1120
N° Senzatetto
Calda
Agromonte
Magnano
Agromonte
Mileo
Cerri
Cimitero
Fraccia
Iannazzo
Ischitelli
Lucarelli
Masullo
Perosa
Perricchio
Preti
Procoio
Serrone
Varrazzo
Case
sparse
2752
N°
Abitazioni
danneggiate
8,0
1338
544
348
88
2374
695
29,3
133
5,6
8,0
238
97
63
16
434
127
29,3
24
5,6
8,0
502
204
131
33
1067
313
29,3
60
5,6
8,0
255
104
66
17
524
154
29,3
29
5,6
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
8,0
37
45
7
31
6
26
6
8
12
65
67
21
41
15
18
3
13
2
10
2
3
5
26
27
9
17
10
12
1
8
2
7
2
2
3
17
17
5
10
3
3
1
2
0
2
0
1
1
4
4
1
3
82
72
16
76
7
44
9
22
23
149
132
35
103
24
21
5
22
2
13
3
6
7
44
39
10
30
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
29,3
5
4
1
4
0
2
0
1
1
8
7
2
6
5,6
5,6
5,6
5,6
5.6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
5,6
8,0
47
19
12
3
132
39
29,3
7
5,6
Ambiti di
censimento
I
al 2001
MCS
Latronico
centro
N°
Abit. crollate
Popolazione
8,0
N°
Abit.
inagibili
Abitazioni
Latronico
N°
Abitazioni
danneggiate
Abitazioni
Il comune
I
nel suo
MCS
complesso
Popolazione
In analogia a quanto su riportato nella tabella (essa si riferisce ai dati ISTAT 1991 aggregati per
comune che riguardano quindi il territorio nel suo complesso), nella tabella successiva invece si
riporta la situazione dello scenario di danno al 2001 (questo scenario ipotizzato ha utilizzato le
stesse percentuali di danno stimato al 1991 ed il dato è disaggregato, in questo caso, per centri
urbani, nuclei urbani e case sparse – Censimento Istat 2001)
Basilicata 16.12.1857: Scenario di danno (simulazione dati ISTAT 2001)
54
2.3 RISCHIO IDROGEOLOGICO
2.3.1 ASPETTI GENERALI
Il rischio idrogeologico rappresenta una delle principali fonti di rischio nell’ambito del territorio
comunale
Tra le varie tipologie di rischio idrogeologico si affrontano prevalentemente le seguenti:
- rischio idraulico;
- rischio dighe;
- rischio frana;
- rischio di depauperamento delle risorse idriche sotterranee;
- rischio di deficienza idrica49.
E’ utile precisare che per ognuna delle tipologie di rischio sopra descritte, bisogna procedere ad una
valutazione specifica delle cause e dei meccanismi dei relativi eventi scatenanti, per poterli
prevedere e quindi prevenire, adottando interventi che ne mitighino gli effetti sul territorio
antropizzato. In questa prima fase di lavoro è stato approfondito lo studio sulla valutazione della
pericolosità dei fenomeni e vulnerabilità del costruito in relazione al rischio idraulico, rischio dighe
e rischio frana. Giova in questa sede ribadire che si è scelto di trattare il rischio di inondazioni a
seguito di crollo o di svuotamento rapido di dighe come un rischio idraulico al pari delle piene
fluviali in quanto, a prescindere dalle cause che li abbiano generati, per entrambi, tralasciati gli
effetti dell’onda di piena generata dal crollo improvviso dello sbarramento, l’effetto è l’allagamento
di parti di aree di pertinenza fluviali.
A livello provinciale i programmi di previsione e prevenzione del rischio idrogeologico, che sono
alla base del presente piano di protezione civile, sono essere basati sulla capacità di acquisire ed
integrare i risultati dei vari piani che, a diversi livelli, possono interagire con le azioni di protezione
civile. Ci si riferisce, in particolare, per il rischio idrogeologico, ai piani di bacino previsti dalla
legge 183/89, ai piani di coordinamento provinciali ed alle attività dei Servizi tecnici nazionali e
regionali e in particolare al Piano di Emergenza Provinciale di Potenza. In particolare, lo studio
svolto nei piani di bacino sul rischio idraulico e geologico, anche se finalizzato ad interventi di
sistemazione o alla imposizione di limitazioni d’uso del territorio, potrebbe essere assunto come
punto di partenza per una prima analisi conoscitiva dei rischi presenti sul territorio.
In base a quanto detto sopra la determinazione del rischio idrogeologico sul territorio di Latronico si
è basata essenzialmente sui dati relativi ai seguenti studi:
- studio della pericolosità connessa con il rischio di allagamento delle pertinenze fluviali e di
dissesto geologico, previsto nel PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DAL RISCHIO
IDROGEOLOGICO dell’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata;
- Studi condotti nell’ambito del PIANO DI EMERGENZA PROVINCIALE DI POTENZA.
2.3.2 RISCHIO IDRAULICO
2.3.2.1 Generalità
L’ambito fisico del rischio idraulico è individuato dai corsi d’acqua naturali o dai canali artificiali
ed il fenomeno che causa tale rischio è la piena. La cosiddetta piena consiste in un più o meno
rapido innalzamento dei livelli idrici della superficie libera del corso d’acqua a causa dell’aumento
della portata a seguito di eventi meteorici di forte intensità o, più raramente, dovuto allo
scioglimento delle nevi; la piena causa la fuoriuscita dell’acqua dall’alveo del fiume e quindi
l’allagamento delle aree limitrofe. Per meglio evidenziare il rischio di alluvione a seguito di
fenomeni di piena è necessario richiamare alcuni concetti di idrologia. Alla formazione della piena,
come sopra definita, concorrono diversi contributi:
49
Per quest’ultime due categorie non ci sono al momento dati documentali a disposizione
55
a) afflusso diretto alla rete idrografica, derivante dalla pioggia che investe direttamente il
reticolo idrografico;
b) deflusso superficiale, per effetto delle acque che affluiscono alla rete idrografica scorrendo
sempre in superficie;
c) deflusso ipodermico, dovuto alle acque che, infiltratesi, affluiscono alla rete per moto
ipodermico;
d) deflusso profondo, dovuto alle acque che, penetrate in profondità, raggiungono il reticolo
idrografico attraverso le vie sotterranee.
Il maggior contributo alla formazione della piena deriva dai deflussi superficiali ed ipodermici. In
una sezione di un corso d’acqua l’incremento di portata e quindi l’innalzamento dei livelli della
superficie libera del fiume, non segue immediatamente l’inizio della pioggia, ma avviene con un
certo ritardo che prende il nome di tempo di corrivazione. Tale parametro dipende dalle
caratteristiche geomorfologiche del bacino idrografico (natura geologica dei terreni, uso del suolo,
estensione e struttura del reticolo idrografico, pendenza dei versanti), dall’area del bacino e dallo
stato iniziale di imbibizione del terreno. La conoscenza dei fenomeni di piena dei corsi d’acqua ed il
conseguente rischio di inondazione ad esso associato, assume un’importanza notevole soprattutto
nell’ambito della pianificazione territoriale e nelle attività di difesa del suolo. In questi campi
diventa necessario valutare il rischio connesso con un fenomeno di piena. Per questa valutazione la
portata di piena viene associata ad una stima della probabilità del suo superamento comunemente
espressa mediante il cosiddetto periodo di ritorno. Il periodo di ritorno T rappresenta il numero
medio di anni che intercorrono tra due superamenti successivi della portata di piena fissata.
Lo studio che porta a determinare il periodo di ritorno per una data portata di piena in una sezione
di interesse del corso d’acqua può essere condotto sulla base delle informazioni storiche di tipo
puntuale; attraverso, cioè, la conoscenza dei massimi annui delle portate al colmo di piena nella
sezione indagata. In assenza di tali informazioni si ricorre all’analisi regionale. Tale procedura
consiste nel mettere a punto un modello che permette il trasferimento dell’informazione idrologica,
ottenuto nei punti di misurazione della portata, ad altri siti non strumentati. In realtà, poiché gli
strumenti di misura delle portate sui corsi d’acqua sono sempre molto scarsi, spesso è necessario
mettere in atto un’analisi dei processi di trasformazione degli afflussi meteorici in deflussi fluviali
attraverso modelli matematici fisicamente basati che simulano i fenomeni che danno luogo alla
formazione dei deflussi.
2.3.2.2 Definizioni
Generalmente l’evento è inteso come singola manifestazione del fenomeno temuto. In questo caso
l’evento è il fenomeno di piena. Le parti di territorio soggette ad inondazione a seguito del suddetto
fenomeno, costituiscono le aree vulnerabili. Le persone ed i beni che insistono su queste aree e che
potrebbero subire dei danni quando si verifica un evento sono gli elementi a rischio. Secondo
quanto prevede l’Atto di indirizzo e Coordinamento per l’individuazione dei criteri relativi agli
adempimenti di cui all’art. 1 del decreto legge 11 giugno 1998, n 180 (D.P.C.M. 29/9/1998), l’entità
degli elementi a rischio è definita dalla grandezza E che rappresenta, quindi, il danno potenziale.
Gli elementi a rischio da considerarsi possono essere, così come definito dal D.PC.M. 29/9/1998:
l’incolumità delle persone;
gli agglomerati urbani, comprese le zone di espansione urbanistica;
le infrastrutture a rete e le vie di comunicazione di rilevanza strategica, anche a livello
locale;
il patrimonio ambientale ed i beni culturali d’interesse rilevante;
le aree sede di servizi pubblici e privati, di impianti sportivi e ricreativi, strutture ricettive ed
infrastrutture primarie.
56
Durante un evento, in questo caso un evento di piena, ciascun elemento a rischio può riportare un
danno maggiore o minore, in base alla propria capacità di sopportare le pressioni indotte dall’evento
stesso.
La vulnerabilità V esprime, quindi, l’attitudine dell’elemento a rischio a subire danni per effetto
dell’evento e quindi, più specificatamente, indica la percentuale dell’elemento a rischio che
verrebbe danneggiata. E’ chiaro come ad ogni elemento a rischio competano, in funzione delle
caratteristiche dell’evento, valori diversi di E e di V. Infatti, per esempio durante un’inondazione,
secondo l’evento può variare la superficie inondata e, quindi, l’effetto sulle persone e sui beni
presenti. Bisogna inoltre considerare che i valori di E e di V per ogni elemento, oltre che
dall’evento possono essere influenzati anche da altri fattori puramente casuali, quali ad esempio il
periodo dell’anno in cui l’evento si verifica. Si definisce danno effettivo D il prodotto E·V. Il
danno D esprime, quindi, l’entità delle perdite per un determinato elemento o bene (persone, cose,
attività economiche, infrastrutture) nel caso del verificarsi dell’evento temuto.
Riassumendo, in corrispondenza di ciascun evento per il singolo elemento a rischio si pone:
D=VxE
ove:
la vulnerabilità “V”, è il grado di perdita (espresso in una scala da zero = “nessun danno” a
uno = “perdita totale”) prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi esposti a rischio,
risultante dal verificarsi dell’evento calamitoso temuto;
“E” è il valore dell’elemento a rischio, ovvero il valore (che può essere espresso in termini
monetari o di numero di unità esposte) di persone, proprietà, attività economiche, beni
ambientali e culturali.
In un periodo di t anni possono verificarsi un numero Nt di eventi e quindi il danno totale relativo a
tale periodo è:
Dt = ΣDi = ΣEi Vi (i= 1,……..Nt)
Indicando con R il rischio si pone, in definitiva
R=PxVxE=PxD
ove P è la pericolosità ovvero la probabilità di occorrenza dell’evento calamitoso entro un
intervallo di tempo t.
Nel caso specifico del rischio idraulico la pericolosità P dipende dal periodo di ritorno T tramite
la seguente relazione:
P = (1-1/T)t
La mappatura del rischio di cui all’Atto di indirizzo sopra citato, prevede la seguente
classificazione:
Moderato R1: per il quale i danni sociali, economici ed al patrimonio ambientale sono
marginali;
Medio R2: per il quale sono possibili danni minori agli edifici, alle infrastrutture e al
patrimonio ambientale che non pregiudichino l’incolumità delle persone, l’agibilità degli
edifici e la funzionalità delle attività economiche;
Elevato R3: per il quale sono possibili problemi per l’incolumità delle persone, danni
funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la
interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni rilevanti al patrimonio
ambientale;
Molto elevato R4: per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle
persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione
di attività socio-economiche.
57
2.3.2.3 Obiettivi e finalità
Il presente lavoro ha, ovviamente, l’obiettivo principale di costituire la base per affrontare, in caso
di rischio idraulico o rischio dighe, l’emergenza in ambito comunale. La provincia di Potenza
attraverso il Piano di Emergenza Provinciale ha messo a disposizione dei comuni che appartengono
sul suo territorio una prima definizione generale delle tipologie di rischio idraulico che
caratterizzano i territori di loro competenza. I tal senso è stato possibile acquisire una serie di
elaborati descrittivi del rischio e le probabili modalità di evoluzione spazio-temporale dello stesso.
IL SISTEMA IDROGRAFICO
Nell’ambito del Sistema idrografico della Provincia di Potenza il comune di Latronico fa parte del
Bacino del fiume Sinni
Il fiume Sinni percorre da ovest ad est la parte più meridionale della provincia di Potenza. Il bacino
imbrifero si estende per una superficie complessiva di 1.427 km2, di cui 1.366 ricadenti in Basilicata
e 61 in Calabria e risulta caratterizzato da deflussi estivi cospicui grazie alla presenza delle sorgenti
di Latronico, del Frido e della valle del Sarmento. Come già precedentemente ricordato, lungo il suo
corso sono stati realizzati i laghi artificiali di Masseria Nicodemo e Monte Cotugno. Grazie al
rilevante afflusso meteorico, è caratterizzato dalla maggiore portata media annua. Questo bacino ha
una forma pressochè triangolare, il cui lato posto più a nord e costituito dalle propaggini
dell’Appennino Lucano, rappresenta lo spartiacque con il bacino dell’Agri, il lato sud-occidentale la
cui direzione si può considerare come la congiungente del Pollino con il monte Sirino, rappresenta
lo spartiacque con i bacini tirrenici del Lao e del Noce, mentre quello sud-orientale la cui direzione
si può considerare come la congiungente del Pollino con il monte Rotondella in prossimità della
foce, rappresenta lo spartiacque con il Crati e con i bacini jonici compresi tra Sinni e Crati. Il bacino
presenta caratteristiche montuose essendo caratterizzato da molte cime che superano i 1.000 m
s.l.m.. Quelle più alte appartengono ai sistemi montuosi che vanno dal monte Sirino al Monte
Pollino e che si trovano sul confine sud-occidentale. Le cime più alte sono: Monte Papa (2.005 m
s.l.m.), Madonna di Sirino (1.906 m s.l.m.), Monte Alpi (1.900 m s.l.m.), Monte La Spina (1.649 m
s.l.m.), Monte Zaccana (1.579 m s.l.m.), Monte Grattacielo (1.895 m s.l.m.), Serra del Prete (2.186
m.s.l.m.), Monte Pollino (2.278 m s.l.m.), Serra Dolcedorme (2.271 m s.l.m.), Serra di Crispo
(2.052 m s.l.m.), Timpone Rotondella (1.609 m s.l.m.), Timpone Neviera (1.993 m s.l.m.). Tra
Monte Zaccana e Monte Grattacielo, per circa 25 km, il crinale appenninico attenua il suo carattere
costituito da ripidissime pendici, presentando valichi al di sopra di quota 900 m più facilmente
accessibili. Procedendo verso est, il Timpone Neviera è l’ultima significativa asperità che si
incontra e, avvicinandosi alla foce, il crinale si abbassa gradualmente fino ai colli di Rotondella. Le
zone pianeggianti sono limitate alla Valsinni e si sviluppano poi in modo progressivo fino al litorale
jonico. La quota media del bacino risulta di 687 m s.l.m.ed in particolare il 16,8% del territorio si
trova a quota compresa tra 900 m s.l.m. e 1.200 m s.l.m., il 54% si trova ad una quota superiore a
600 m s.l.m., mentre solo il 16% risulta al di sotto dei 300 m s.l.m. Nella parte alta del bacino sono
presenti formazioni permeabili quali i calcari del mesozoico, del trias, calcari dolomitici del trias e
formazioni eoceniche, molto importanti per l’alimentazione delle sorgenti ricadenti nel bacino. Il
medio Sinni è caratterizzato da rocce semipermeabili che comprendono formazioni sabbiose,
conglomerati del pliocene e depositi del quaternario, mentre nel basso Sinni si ritrovano terreni
impermeabili, argille scagliose, argille azzurre, scisti argillosi, sabbie argillose del pliocene. Il
fiume Sinni ha origine alla quota di circa 1.300 m s.l.m., tra il monte Sirino e la Serra Giumenta.
Dopo un primo tratto in direzione nord-ovest sud-est, il corso d’acqua procede per circa 7 km in
direzione sud per poi ruotare verso est-nord est fino alla confluenza con il torrente Cogliandrino. In
questo primo tratto la valle è stretta e il fiume mantiene un andamento unicursale. Nel tratto
successivo, fino alla confluenza con il torrente Serrapotamo, il fiume devia verso nord-nord est fino
alla confluenza con la Fiumarella di S. Arcangelo. Tale zona corrisponde all’invaso del bacino
artificiale creato con lo sbarramento all’altezza di Monte Cotugno. Dopo Monte Cotugno il fiume
scorre in direzione sud est in una valle stretta e profonda fino alla confluenza con il fiume
58
Sarmento. Successivamente riprende la direzione verso nord est e l’alveo si allarga nuovamente,
fino alla stretta di Valsinni. Superata la stretta l’alveo si allarga di nuovo e dopo un’ampia
conversione a nord di Rotondella si dirige verso sud est fino alla foce. I maggiori affluenti del
Fiume Sinni, che sono numerosi e spesso caratterizzati da portate considerevoli, contribuendo
notevolmente alla sua portata idrica, sono il Cogliandrino in riva sinistra e il Frido in riva destra,
nell’alto Sinni, il Rubbio, il Serrapotamo e il Sarmento nel medio Sinni. Lungo il corso del Torrente
Cogliandrino è stato realizzato l’invaso di Masseria Nicodemo, mentre sul Sinni, nel comune di
Senise, è stato realizzato l’invaso di Monte Cotugno.
Bacino del fiume Sinni
2.3.2.4 Eventi storici estremi nella Provincia di Potenza
L'individuazione di aree vulnerabili rispetto al rischio idrogeologico è un problema tecnicamente
complesso che richiede non solo una conoscenza molto approfondita del territorio da indagare, ma
anche la conoscenza della pericolosità degli eventi che vi possono accadere. In via preliminare
risulta di grande utilità l’individuazione delle aree storicamente colpite da eventi calamitosi estremi,
soprattutto per le elevate caratteristiche di ripetitività dei fenomeni idrogeologici (inondazioni e
frane), cosa che fa ritenere che la maggior parte degli eventi dannosi si potrà verificare nel futuro
con caratteristiche in parte analoghe ai fenomeni verificatisi nel passato. Per questo motivo
59
l'indagine storica degli eventi di piena e di frane costituisce sicuramente la base sulla quale
sviluppare indagini più specifiche e puntuali per la definizione e la mappatura del rischio di
inondazione.
Per l’indagine storica dei fenomeni calamitosi che hanno colpito il territorio della provincia di
Potenza, si è fatto riferimento al Progetto Aree Vulnerate Italiane (AVI)50 realizzato dal Gruppo
Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (CNR-GNDCI) con lo scopo di fornire un
censimento delle inondazioni e delle frane verificatisi nel 20° secolo in Italia. L'archivio contiene
fra l’altro oltre 22.000 informazioni sulle frane ed oltre 7.500 informazioni relative alle inondazioni.
Le informazioni si riferiscano ad oltre 18.500 località colpite da frane e ad oltre 12.000 località
colpite da inondazioni.
Descrizione degli eventi alluvionali storici sul territorio lucano
Dall’analisi dei fenomeni calamitosi è emerso che nel secolo 20° la regione Basilicata è stata interessata
da circa 347 eventi di piena che hanno coinvolto 227 località. In particolare sono stati colpiti 27 comuni
nella provincia di Matera e 39 nella provincia di Potenza che insieme rappresentano più del 50% di tutti
i comuni della regione.
In particolare il territorio del comune di Latronico, cosi come riportato nella figura sottostante che
raffigura le aree alluvionate nel periodo 1920-1950, è stato interessato da un evento alluvionale nel
192551
Aree colpite dalle alluvioni. Periodo 1920 – 1950 – (Progetto AVI)
Per il comune di Latronico, secondo il Progetto AVI, non si rilevano negli altri periodi considerati (fino
al 2001) altri eventi alluvionali
Eventi di piena nel territorio di Latronico
50
II progetto AVI (Aree Vulnerate Italiane) è stato commissionato dal Ministro per il Coordinamento della Protezione
Civile al Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (G.N.D.C.I.), al fine di censire quelle aree del
territorio nazionale storicamente vulnerate da calamità geologiche ed idrauliche, intendendo per calamità geologiche i
fenomeni di franamento che abbiano arrecato danni misurabili a persone e/o cose e per calamità idrauliche quegli eventi
di piena dei corsi d'acqua che abbiano prodotto inondazioni delle aree circostanti con conseguenti danni a persone e/o
cose. Nell'ambito del suddetto progetto, che ha visto l'impegno di oltre 300 persone suddivise in 15 unità operative,
sono stati analizzati 22 quotidiani nazionali e regionali, sono stati intervistati 150 referenti privilegiati (tecnici,
ricercatori, studiosi, conoscitori delle realtà territoriali e degli eventi in esse verificatisi) e sono stati consultati circa
1.500 documenti tecnico - scientifici editi ed inediti. Inoltre, sulla base di documenti storici, libri e monografie si è
pervenuti ad una catalogazione di 1.316 ulteriori eventi verificatisi in anni antecedenti al 1918.
51
In tale epoca non era ancora presente al Diga di Cogliandrino (Lauria) che sbarra il Fiume Sinni a ovest del territorio
di Latronico.
60
Per quanto riguarda prettamente il territorio comunale di Latronico, si desume sempre dall’archivio del
Progetto AVI l’assoluta assenza di eventi di piena.
2.3.2.5 Valutazione della pericolosità idraulica del fiume Sinni
Per quanto riguarda lo studio della valutazione della pericolosità idraulica connessa con l’individuazione
delle aree di pertinenza fluviale a rischio di inondazione, si è fatto prevalentemente riferimento agli
studi effettuati dall’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata nell’ambito del Piano Stralcio per
la difesa dal Rischio Idrogeologico.
Le elaborazioni fin ad ora effettuate dall’Autorità di Bacino hanno permesso di determinare le aree
inondabili per tre diversi periodi di ritorno (Tr = 30, Tr =200, Tr =500) delle aste principali del Fiume
Sinni.
Territorio interessato dalla pericolosità idraulica del fiume Sinni
Tr = 30 anni (mq)
Tr = 200 anni (mq)
1.047.785
1.952.558
Tr = 500 anni (mq)
2.429.308
Nelle figure seguenti vengono rappresentate le aree di pertinenza fluviale con tempo di ritorno pari a 30,
200, 500 anni
SCENARI RELATIVI AL COMUNE COINVOLTO DA RISCHIO IDRAULICO – Vedi Tav. A5
In particolare le aree inondabili sono state classificate in funzione della densità demografica relativa
alla sezione censuaria coinvolta. Risulta evidente come questa prima gerarchizzazione tiene conto
del danno possibile che si può verificare in termini di coinvolgimento di abitanti.
Per ognuna delle aree inondabili, come sopra classificate, è stato valutato un indice relativo sia alla
densità demografica dell’area considerata, sia alla percentuale di area sommersa rispetto al totale
della sezione censuaria. In questo modo si è ottenuto, per ogni sezione censuaria, il numero
presumibile di abitanti coinvolti dall’evento calamitoso
Tale parametro non intende fornire il numero preciso di persone alle quali bisognerà prestare
soccorso in caso di emergenza, ma indica esclusivamente il grado di esposizione delle singole aree
censuarie coinvolte dall’allagamento. Infatti, in funzione dei dati ottenuti per tutti gli scenari
prodotti relativamente alle pertinenze fluviali delle aste principali con diverso periodo di ritorno (T=
200, 30) e per le aree sommergibili a causa di un eventuale crollo delle dighe, si è stabilita la
seguente classe di esposizione per ogni parte del comune coinvolta.
Abitanti coinvolti (Densità X Area inondata)
0 ÷ 10
11 ÷ 50
> 50
LIVELLO DI ESPOSIZIONE
BASSO
MEDIO
ALTO
61
Il livello di esposizione indica una prima classificazione della zona territoriale coinvolta dall’evento
calamitoso esaminato ed utile per stabilire l’entità dell’evento.
Accanto alle informazioni sopra citate per ognuno degli scenari prodotti, vengono riportate le vie di
comunicazione che potranno essere interessate da questi fenomeni. In tal caso si è fatto riferimento
alle strade provinciali, alle strade statali e alle strade a scorrimento veloce.
Scenario di rischio per le aree di pertinenza del fiume Sinni
Accanto alle aree inondate, sono stati considerati i dati ISTAT sulla popolazione relativi al censimento
del 2001. Quest’ultimi, sono disponibili per ciascuna sezione di censimento. Si è proceduto, per questo,
a stimare la popolazione all’anno 2001 per ciascuna sezione di censimento, a partire dal dato relativo
alla popolazione ad essa riferita. Nota la popolazione per sezione di censimento, la fase successiva ha
riguardato l’identificazione delle sezioni di censimento nelle quali ricadono le pertinenze fluviali con
rischio di alluvione. Tali sezioni sono state poi classificate in funzione della loro densità di popolazione
ed è stata determinata la porzione di aree sommersa.
La fase conclusiva è consistita nel mero prodotto della densità di popolazione di ogni sezione censuaria
per la relativa area inondata, il che ha consentito di determinare gli abitanti teorici coinvolti da
un’eventuale calamità, distinti per sezione di censimento. La somma dei risultati relativi a tutte le
sezioni di censimento del comune in esame coinvolto nell’evento, rappresenta l’indice relativo
all’esposizione rispetto al rischio di allagamento.
Di seguito si riportano le rappresentazioni grafiche degli scenari ricavati per le aree di pertinenza
dell’asta fluviale del fiume Sinni con riferimento ad eventi con periodo di ritorno T=500, T=200 e
T=3052. Nelle corrispondenti tabelle sono rappresentati per ogni singola sezione di censimento coinvolta
i seguenti dati:
codice ISTAT della sezione di censimento;
area della sezione di censimento;
densità di popolazione all’anno 2001;
numero delle case isolate;
area inondata;
numero di abitanti coinvolti (stimati);
livello di esposizione
Negli schemi grafici sono riportati gli scenari suddetti con l’individuazione delle aree inondate e delle
sezioni di censimento del Comune di Latronico classificate in funzione del livello di esposizione.
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000027
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
62.837
16.309.520
10.737.343
1.24
1,36
0
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
0
3
0
1.408.041
526.089
23.225
456.599
15.354
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
1,75
0,71
0
0,11
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
2.429.308
2,57
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 500 anni)
52
PAI Basilicata 2011
62
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 500 anni) - Fascia arancione
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000027
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
62.837,5
16.309.520
10.737.343,5
1.24
1,36
0
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
0
3
0
1.149.478
406.342
15.545
372.525
8.668
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
1,43
0,55
0
0,09
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
1.952.558
2,07
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 200 anni)
63
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 200 anni) - Fascia gialla
Sezione di
censimento
Area della
sezione di
censimento
(mq)
Densità
demografica
(Ab/Kmq)
00000033
00000035
00000032
00000034
10.432.827
6.573.131
16.309.520
10.737.343
1.24
1,36
0,24
0
N° case sparse Area Inondata
(mq)
5
4
3
0
657.143
176.556
207.207
6.879
Ab. Coinvolti
Livello
di
(Densità
x esposizione
Area Inondata)
0,81
0,24
0,05
0
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Totale
12
1.047.785
1,1
BASSO
superficie
area di pertinenza determinata con portata di piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 30 anni
64
Individuazione delle aree inondate per sezioni di censimento
(piena caratterizzata da periodi di ritorno T = 30 anni) - Fascia rossa
2.3.2.6 Il rischio connesso con la presenza di dighe sul territorio
Nell’ambito del rischio idraulico, assume rilevanza la presenza sul territorio circostante di Latronico di
uno sbarramento fluviale (Diga di Cogliandrino in territorio di Lauria) a valle del quale si potrebbero
determinare condizioni di rischio. Tale rischio è connesso principalmente con la possibilità che dallo
sbarramento vengano rilasciate portate in condizioni di emergenza o, nel caso più remoto, con un
eventuale crollo della struttura della diga. In entrambi i casi si genera a valle un onda di sommersione
che coinvolge una porzione più o meno grande di territorio in funzione dell’entità dell’evento.
In materia di sicurezza e progettazione degli sbarramenti fluviali esiste una estesa normativa di cui si
riportano gli estremi:
D.P.R. n. 1363 del 1 novembre 1959;
D.M. LL.PP. del 24.03.1982;
Circolare del Ministero LL.PP. n. 1125 del 28 agosto 1986;
Circolare del Ministero LL.PP. n. 352 del 4 dicembre 1987;
D.P.R. n. 85 del 24 gennaio 1991;
D.P.R. n. 85 del 18 marzo 1991;
Legge n. 584 del 21 ottobre 1994;
65
Circ. PCM /DSTN n. 22806 del 13.12.1995;
Circ. PCM /DSTN n. 7019 del 19.03.1996.
Con i suddetti documenti legislativi sono stati introdotti modalità e procedure di controllo, sia da
parte degli Enti Gestori sia, per quanto riguarda la vigilanza, da parte del Servizio Nazionale Dighe
(SND). Alla base delle procedure strettamente collegate alla protezione civile e quindi alla gestione
di eventuali emergenze, ci sono i seguenti documenti che dovranno essere redatti dall’ente gestore e
controllati dal SND:
Foglio di condizioni per l’esercizio e la manutenzione;
Documento di Protezione Civile.
Il primo documento deve consentire la conoscenza completa dello sbarramento, sia dal punto di vista
tecnico che amministrativo. In particolare, oltre alla descrizione dettagliata dell’opera, esso deve
riportare tutti i provvedimenti autorizzativi previsti dalla normativa in materia di dighe e deve contenere
le prescrizioni impartite sulla periodicità delle misure da eseguirsi sulla struttura. Il Documento di
Protezione Civile, introdotto dalla Circolare n. 352, sopra citata, e modificato poi dall’ultima Circolare
del 1996, codifica tutti i comportamenti da tenersi e le procedure da seguire rispetto alle condizioni
meteo e quindi al livello della quota di invaso. In funzione di quest’ultimo parametro sono previsti 4
livelli di allarme:
vigilanza ordinaria;
vigilanza rinforzata;
Allarme 1;
Allarme 2.
La fase di vigilanza ordinaria si attiva allorquando si notano apporti idrici che fanno temere il
superamento della quota di esercizio autorizzata. Scatta la fase di vigilanza rinforzata quando o si
rilevano dei comportamenti anomali della struttura e delle sponde, o in caso gli apporti idrici facciano
temere il superamento della quota massima ammissibile per eventi eccezionali.
Dopo queste fasi può scattare l’Allarme 1 o l’Allarme 2. L’allarme di tipo 1 si attiva quando si supera la
quota citata nel caso di vigilanza rinforzata o si teme che si possa generare un’onda nell’invaso in grado
di tracimare la diga senza nessun controllo. L’allarme di tipo 2 scatta quando si avvistano fenomeni che
fanno pensare al collasso parziale o totale dello sbarramento.
Individuazione delle aree sommerse: definizioni
Il Foglio di condizioni e di manutenzione, deve contenere, fra l’altro, ed in base alle circolari
ministeriali riportate in precedenza, lo studio della individuazione delle aree sommergibili a valle dello
sbarramento. In particolare è fatto obbligo ai concessionari delle dighe di ritenuta di effettuare gli studi
tesi a valutare le caratteristiche dell’onda di sommersione conseguente:
ad un ipotetico collasso dell’opera;
a manovre contemporanee agli organi di scarico superficiali e profondi;
a manovre ai soli organi di scarico di fondo.
I suddetti studi vanno trasmessi al Servizio Nazionale Dighe che ha il compito di acquisire tali studi e di
redigere gli scenari degli incidenti probabili, sulla base dei quali si dovranno elaborare i piani di
emergenza.
Questi studi devono contenere le elaborazioni matematiche ed idrauliche mediante le quali, a partire
dall’istante in cui viene eseguita la manovra sugli scarichi ovvero dall’istante in cui si manifesta il dambreak, si determinano le caratteristiche dell’onda di piena, il tempo impiegato per raggiungere
determinate sezioni e i livelli idrici raggiunti. A tale riguardo il G.N.D.C.I. (Gruppo Nazionale per la
Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche) ha proposto una metodologia operativa per lo studio delle
conseguenze di una ipotetica rottura delle dighe di ritenuta italiane. Tale metodologia è stata recepita
dalla Circolare n. DSTN/2/22806 della Presidenza del Consiglio dei Ministri datata 13 dicembre 1995.
Nella stessa circolare è previsto, tra l’altro, che lo studio dell’ipotetica rottura di una diga posta a valle
di un altro sbarramento artificiale, si identifichi con l’onda generata dal collasso dello sbarramento
artificiale di monte.
66
Dighe presenti nel territorio circostante di Latronico
Nelle Tabelle sottostanti è riportata le diga presente sul territorio circostante di Latronico di competenza
del Servizio Nazionale Dighe con le informazioni salienti e le caratteristiche tecniche. Per i dettagli
relativi alle caratteristiche degli sbarramenti, opere di scarico, scale di deflusso, notizie geologiche,
documentazione fotografica e di progetto si rimanda al SIDiL (Sistema Informativo Dighe Lucane),
contenuto nel Programma Pilota di Previsione e Prevenzione del Rischio Idrogeologico della Provincia
di Potenza. Tutte le informazioni contenute nel SIDiL sono georeferenziate e per questo motivo è
possibile sovrapporre strati informativi al fine di ottenere informazioni composte.
INVASO
Masseria Nicodemo
COMUNE
Lauria
CORSO D’ACQUA
Fiume Sinni
ENTE GESTORE
E.N.E.L. – Unità di Rossano Calabro (CS)
Informazioni sulla diga presente sul territorio circostante al comune di Latronico
NOME
INVASO
Quota
coronamento
[m s.l.m.]
Quota
regolazione
[m s.l.m.]
Quota invaso
[m s.l.m.]
TIPOLOGIA
Tipo di utenza
Capacità di
serbatoio
[milioni mc]
Masseria
Zonata con
Idroelettrico
12.40
674.10
670.00
672.00
Nicodemo
nucleo centrale
Caratteristiche tecniche della diga presenti sul territorio circostante al comune di Latronico
Invaso del Cogliandrino: aree inondabili conseguenti a crollo e/o collasso.
67
Determinazione delle aree sommergibili per ipotetico collasso dello sbarramento e per onde
artificiali dovute a manovre sugli organi di scarico53
Il presente lavoro ha l’obiettivo di individuare le aree inondabili a valle delle diga “Masseria
Nicodemo” presente a Ovest, in agro di Lauria, del comune di Latronico, a seguito di collasso o
crollo dello sbarramento o di eventuali onde di piena artificiali dovute a manovre sugli scarichi. Gli
anzidetti studi sono prescritti dalla Circolare Ministeriale del 04.12.1987 n. 352, dalla Circolare
P.C.M. DSTN/2/22806 del 13.12.1995 e Circolare P.C.M. DSTN/2/2019 del 19.03.1996. Il Piano di
Emergenza Provinciale di Potenza
Nell’ambito dell’approfondimento di questi studi prodotti dal Provincia di Potenza nell’ambito del
Piano di emergenza provinciale, la metodologia seguita ha previsto le seguenti attività:
1. acquisizione degli studi idrologici per l’individuazione delle aree coinvolte dall’onda di
piena relative alle dighe sopra citate, presso la Prefettura e presso gli enti gestori, sia
nell’ipotesi del collasso che in quella di onde di piena per effetto di manovre sugli organi di
scarico;
2. digitalizzazione delle aree inondabili, trasformazione in dati vettoriali e georeferenziazione
degli stessi;
3. posizionamento delle aree inondabili sulla cartografia di base in scala 1:50.000 IGM
4. controllo delle perimetrazioni sulle ortofotocarte AIMA (scala 1:5.000)
Le elaborazioni effettuate hanno permesso di acquisire le aree inondabili per ipotetico collasso e le
aree sommergibili a seguito di onde di piena artificiale conseguenti a manovre degli organi di scarico
Negli elaborati grafici sottostanti sono riportate le aree sommerse a seguito di collasso o manovre sugli
organi di scarico per tutti gli sbarramenti considerati.
Scenario Invaso del Cogliandrino – Inondazione a seguito di crolli del Corpo Diga54
53
54
Per tali informazione si è fatto riferimento a quanto approfondito dal Piano di Emergenza di Potenza.
Fonte: Tav. 5.3a del Piano di Emergenza Provinciale
68
L’invaso è rappresentato dal retino pieno, mentre l’area inondata con un retino quadrettato
(entrambi con il colore celeste).
I livelli di esposizioni, quelli desunti dalla tabella riportata dalla tav. 5.3a del Piano di Emergenza
Provinciale e che qui viene richiamata, sono stati ulteriormente approfonditi (tra l’altro è stato
ricalcolato il livello di esposizione e la popolazione coinvolta nell’evento) attraverso
l’implementazione grafica in cui sono state sovrapposte le sezioni di censimento al 2001 sull’area
inondata conseguente al collasso/crollo della diga (vedi Tav. A.5):
Comune
Altitudine Altitudine Altitudine Superficie
Densità
Numero
centro
minima
minima territoriale demografica
case
abitato
sparse
(mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.)
(kmq)
(ab/kmq)
Latronico
888
472
1.900
75,98
70
21
Estratto della tab. riportata nella Tav. 3a del Piano di Emergenza Provinciale
Area
Abitanti Livello di
inondata (densità x esposizione
area
(Kmq) inondata)
2,104
4,91
Basso
Scenario Invaso del Cogliandrino – Inondazione conseguente a scarico Diga55
L’invaso è rappresentato dal retino pieno, mentre l’area inondata con un retino quadrettato
(entrambi con il colore celeste).
Anche in questo caso i livelli di esposizioni, quelli desunti dalla tabella riportata dalla tav. 5.3b del
Piano di Emergenza Provinciale e che qui viene richiamata, sono stati ulteriormente approfonditi
(tra l’altro è stato ricalcolato il livello di esposizione e la popolazione coinvolta nell’evento)
attraverso l’implementazione grafica in cui sono state sovrapposte le sezioni di censimento al 2001
sull’area inondata conseguente al collasso/crollo della diga (vedi tav. A5):
55
Fonte: Tav. 5.3b del Piano di Emergenza Provinciale
69
Comune
Altitudine Altitudine Altitudine Superficie
Densità
Numero
centro
minima
minima territoriale demografica
case
abitato
sparse
(kmq)
(ab/kmq)
(mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.) (mt.s.l.m.)
Latronico
888
472
1.900
75,98
70
21
Estratto della tab. riportata nella Tav. 3a del Piano di Emergenza Provinciale
Area
Abitanti Livello di
inondata (densità x esposizione
area
(Kmq) inondata)
1,535
7,01
Basso
2.3.3 RISCHIO FRANA
2.3.3.1 Generalità e definizioni
Il termine “frana” si riferisce al distacco di un corpo di terreno o di un blocco di roccia che si risolve
quasi sempre con la discesa più o meno repentina lungo un versante, sotto l’effetto della gravità. Per
questo le frane rivestono un ruolo non trascurabile nell’ambito dell’evoluzione geomorfologica dei
rilievi e sono i fenomeni più appariscenti per le modificazioni che apportano sui versanti. Le frane
possono avvenire nelle condizioni più disparate. Esse si verificano in ambienti geografici diversi,
interessando tanto i pendii di regioni con piovosità intensissima quanto quelli delle regioni più
aride, in situazioni geologiche e morfologiche semplici ed in quelle complesse. I tipi di terreno
coinvolti vanno dalle rocce di elevata resistenza meccanica alle terre molli. Una frana può
verificarsi gradualmente oppure all’improvviso. Le velocità di spostamento possono essere
dell’ordine dei cm/anno o delle decine di metri al secondo. Anche le dimensioni possono essere
diverse: esse, sia longitudinalmente che trasversalmente al versante, possono variare da alcuni metri
a diversi chilometri. I volumi dei corpi franati variano tra qualche migliaio di metri cubi e le
centinaia di milioni di metri cubi.
E’ perciò difficile trattare unitariamente i problemi di stabilità dei pendii con un modello meccanico che
rappresenti tutte le situazioni possibili. Gli studi che negli ultimi anni hanno cercato di caratterizzare il
fenomeno delle frane dal punto di vista della loro previsione e quindi della prevenzione dei danni
connessi al loro accadimento, si sono inevitabilmente scontrati con la intrinseca complessità di tali
fenomeni, derivante dal fatto che esse dipendono da innumerevoli parametri, spesso interdipendenti fra
loro.
Per riuscire a ridurre gli effetti che un determinato evento di frana può provocare, sarebbe necessario,
quindi, riuscire a determinarne la pericolosità. La pericolosità di un determinato fenomeno di instabilità
è definita come la probabilità che tale evento si verifichi in un certo intervallo di tempo, in una data area
e con una certa magnitudo. Una volta valutata la pericolosità di un dato evento, occorrerebbe
programmare e mettere in atto una serie di misure di mitigazione degli effetti connessi all’accadimento
dell’evento, attraverso, ad esempio, un razionale utilizzo del suolo ed una oculata pianificazione
urbanistica.
Il problema della mitigazione degli effetti di un evento franoso, è ricondotto, quindi, ad una valutazione
della pericolosità di quell’evento. Tale valutazione è a sua volta processo di non facile soluzione. Le
difficoltà risiedono principalmente nella quantificazione della probabilità che il fenomeno si verifichi,
sia in termini spaziali che temporali. Inoltre la valutazione della pericolosità, contempla, non solo di
prevedere dove e quando un singolo fenomeno di frana potrà attivarsi, ma anche quale sarà la tipologia
di movimento, sia in termini di meccanismo che di cinematismo, le dimensioni e l’energia di frana, la
velocità degli spostamenti delle masse coinvolte, nonché l’evoluzione sia spaziale che temporale del
fenomeno medesimo. In definitiva la valutazione della probabilità di accadimento di un dato fenomeno
risulta di estrema difficoltà perché connessa a molteplici fattori predisponenti e scatenanti, spesso
variamente interagenti e, comunque, fortemente variabili e non sempre direttamente ed univocamente
stimabili.
Ad esempio la probabilità temporale che si verifichi un dato evento franoso è sovente legata
all’interazione fra la distribuzione delle precipitazioni, la loro intensità e la conseguente risposta, dal
punto di vista geomeccanico, dell’area analizzata. Anche la sismicità della zona è un fattore di una certa
rilevanza in tale valutazione. Se risulta di una certa facilità prevedere, almeno statisticamente,
l’andamento e l’intensità delle precipitazioni in una determinata area, non altrettanto semplice risulta la
determinazione di altri parametri che influiscono sul comportamento dell’area in dissesto e che sono
70
detti fattori passivi quali la litologia, l’acclività, l’assetto strutturale, le caratteristiche geomeccaniche, lo
spessore della coltre sciolta, la profondità della superficie di scivolamento, la permeabilità. A questi
elementi vanno inoltre aggiunti altri fattori di origine antropica (scavi, scarichi, disboscamenti) e non
(sismi, azioni erosive).
Nonostante le difficoltà l’approccio metodologico per la previsione spaziale e temporale della
pericolosità del rischio frana è quello di seguito descritto56. In particolare la previsione spaziale è
solitamente basata sulla rilettura dei fenomeni passati e presenti e consente di esprimere la pericolosità
soltanto in termini relativi, ovvero di una maggiore o minore propensione di un versante rispetto ad altri
a fenomeni di instabilità. In questo campo si procede attraverso metodi empirici o attraverso analisi di
tipo deterministico, affrontando il problema dal punto di vista della stabilità del versante all’equilibrio
limite. Questa metodologia prevede, quindi, la determinazione del fattore di sicurezza del pendio
considerato e di seguito un raffronto fra le condizioni di equilibrio dei diversi versanti.
Per ciò che riguarda la previsione temporale della pericolosità del rischio frana, essa è basata
essenzialmente sulla frequenza degli eventi in un determinato intervallo di tempo e, dunque, sul loro
tempo di ritorno.
Anche l’intensità attesa di un evento franoso è elemento di determinazione estremamente difficile
perché difficoltoso risulta già fornirne una definizione in termini quantitativi. Infatti mentre per altri tipi
di catastrofi naturali, quali eventi meteorologici estremi o terremoti, la definizione della intensità può
essere più o meno immediata, in quanto facilmente correlabile a parametri quantitativamente definibili,
per i fenomeni di frana la definizione dell’intensità risulta meno immediata dal momento che essa
dipende da variabili di non facile determinazione.
Fattori e cause dei fenomeni franosi
L'azione morfogenetica delle frane si attua tramite lo spostamento lento o improvviso di una massa di
roccia e/o terra sotto l’effetto della gravità.
Le condizioni di stabilità di un pendio, così come, una volta verificatosi l’evento franoso, l'entità dello
spostamento e le dimensioni della massa in movimento, sono controllate da elementi diversi ed
interdipendenti, che incidono in misura variabile.
Nella maggior parte dei casi risulta complesso individuare l'importanza assunta da ciascuno elemento
nell'alterazione dell'equilibrio del pendio. Si può affermare che la predisposizione al dissesto di un
versante è collegata direttamente al sovrapporsi casuale di alcuni fattori che interagiscono sulla stessa
area, mentre la realizzazione del singolo fenomeno franoso è legata al verificarsi di più eventi
occasionali e concomitanti. Poiché, inoltre, tali fattori variano nel tempo, lo stato di un pendio muta
tendendo, a seconda dei casi, verso condizioni di instabilità o di stabilità.
Un primo gruppo di elementi sono i “fattori passivi” che generalmente non subiscono improvvise
variazioni nel tempo e che risultano predisponenti per la franosità.
Tra essi si possono distinguere:
a)
fattori litotecnici: litologia, proprietà meccaniche dei terreni, stato di tensione naturale
del terreno, caratteri strutturali dei terreni interessati dal movimento (giacitura degli
strati o della scistosità, faglie e strutture) in relazione all'andamento morfologico del
versante;
b)
fattori morfologici: configurazione geometrica, acclività, rotture di pendenza,
caratteristiche della rete drenante;
c)
fattori idrogeologici: tipo e grado di permeabilità, distribuzione delle falde.
Un secondo gruppo è invece rappresentato da elementi esterni al versante di origine naturale ed
antropica, che possono subire variazioni sensibili anche in tempi brevi; questi elementi (fattori attivi del
rilievo) che possono intervenire a causare variazioni dello stato tensionale nel terreno, e per questo
generalmente sono ritenuti determinanti nei confronti della franosità, possono innescare fenomeni di
rottura e quindi agire come cause scatenanti delle frane.
Tali fattori si possono suddividere in :
a) fattori climatici: piovosità, esposizione del versante;
56
Approccio metodologico proposto dagli studi contenuti nel Piano di Emergenza Provinciale
71
b) fattori vegetazionali: tipo di vegetazione;
c) interventi antropici.
Ciascuno dei fattori considerati, predisponente o determinante, influisce sulla stabilità di un versante ma
è connesso all'insieme dei parametri. Si riscontra, quindi, una estrema variabilità di combinazioni che
consente la localizzazione di aree definite in cui è possibile valutare la franosità potenziale. Il complesso
sistema di equilibrio tra sforzi e resistenza che regola l’eventuale movimento franoso, varia a seguito di
fenomeni occasionali, ascrivibili a:
deterioramento delle caratteristiche tecniche di insieme della roccia;
variazione di contenuto d'acqua;
aumento del carico sul versante;
incremento della pendenza del versante;
scosse e vibrazioni;
azioni antropiche.
Fattori e cause della franosità costituiscono, quindi, gli elementi di analisi a cui far riferimento per la
comprensione della distribuzione e della densità dei fenomeni franosi in una certa area.
Tipologie dei movimenti franosi presenti nel territorio di Latronico
Come già ricordato sopra il modo secondo cui si verifica il fenomeno di rottura di un versante dipende
da una molteplicità di fattori tra i quali rivestono un ruolo determinante la geologia, la idrologia, la
topografia, il clima. La combinazione di tali fattori, dà luogo a tipi di franamento di una tale varietà da
rendere estremamente difficile una schematizzazione rigorosa. Numerosi sono gli esempi di
classificazioni dei fenomeni franosi e tutti si propongono di isolare e definire quei tipi di movimento che
in base alla frequenza con cui si verificano possono essere considerati “caratteristici”. Questi
movimenti, contraddistinti dal fatto di essere abbastanza chiaramente distinguibili, di geometria
relativamente semplice e di una certa unitarietà ed individuati attraverso la definizione di alcune loro
evidenze genetiche, quali il tipo e la velocità del movimento, la forma della superficie di scorrimento ed
il tipo di materiale franato, possono essere considerati come tipi “base”. Altri tipi di frane possono, in
generale, essere considerati come combinazioni di alcuni di questi tipi “base”.
In base a quanto approfondito dagli studi dell’Autorità di Bacino della Basilicata il territorio di
Latronico è caratterizzato prevalentemente dalle seguenti tipologie di movimenti franosi:
SCORRIMENTI O SCIVOLAMENTI - Tali movimenti comportano uno spostamento per taglio
lungo una o più superfici. Queste superfici di scorrimento sono visibili o possono essere
ragionevolmente ricostruite. Questi movimenti in particolare per il territorio di latronico sono del
tipo rotazionale: Movimento dovuto a forze che producono un momento di rotazione attorno ad
un punto posto al di sopra del centro di gravità della massa. La forma della superficie di rottura è
di solito concava verso l’alto, per questo motivo la massa in movimento si solleva al piede e
sprofonda in sommità. La superficie di scorrimento è tanto più vicina alla forma circolare quanto
maggiore è l’omogeneità del terreno interessato.
COLAMENTI - Queste frane, per il volume a volte notevole delle masse in movimento, creano
problemi a volte insolubili per la difesa del territorio e per la stabilità e la funzionalità delle opere
di ingegneria. Una “colata” consiste essenzialmente in un movimento, entro alvei più o meno ben
definiti che possono essere solchi vallivi ovvero incisioni di vario altro tipo, di materiali smossi
dalla loro sede originaria ad opera di una frana o anche di un fenomeno erosivo. Una colata
comporta l’alimentazione del materiale a monte, lo scorrimento di questo lungo un “canale di
frana” ed il suo accumulo a valle. I colamenti possono verificarsi sia negli ammassi rocciosi che
nei terreni sciolti, con le seguenti modalità:
In ammassi rocciosi. Il fenomeno comprende deformazioni spaziali continue e creep, sia
superficiale che profondo. Esso comporta movimenti differenziali, che sono estremamente
lenti e generalmente non accelerati, tra unità che rimangono relativamente intatte. I
movimenti possono:
72
- avvenire lungo più superfici di taglio che apparentemente non sono collegate;
- provocare piegamenti o rigonfiamenti;
- apparire approssimativamente simili, nella distribuzione delle velocità, ai
movimenti tipici dei fluidi viscosi.
In terreni sciolti. Il fenomeno si esplica con movimenti entro la massa spostata con la
distribuzione apparente delle velocità e degli spostamenti simile a quella dei fluidi viscosi.
Le superfici di scorrimento nella massa che si muove sono generalmente visibili, oppure
hanno breve durata. Il limite tra la massa in movimento e il materiale in posto può essere
una superficie netta di movimento differenziale, oppure una zona di scorrimenti distribuiti.
Il movimento varia da estremamente rapido a estremamente lento.
Carta dell’inventario delle Frane – Comune di Latronico57
57
Nella figura viene rappresentata la perimetrazione delle aree in frana presenti sul territorio comunale, elaborata
attraverso le informazioni contenute nelle Carte A2 e A3 (Carte dell’inventario delle Frane) del Piano Stralcio per la
Difesa dal Rischio Idrogeologico dell’Autorità Interregionale di Bacino della Basilicata
73
2.3.3.2 Eventi calamitosi del passato
Per quanto attiene alle informazioni relative alle zone colpite in passato da eventi di calamità idraulica e
geologica, risulta di utile riferimento la consultazione delle risultanze del progetto Aree Vulnerate
Italiane, realizzato dal Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (CNR-GNDCI )
di cui si è già riferito nel sezione relativa al rischio idraulico.
Il PROGETTO AVI, ha realizzato anche un censimento della aree storicamente colpite da frane in Italia.
A partire da tale iniziale progetto, il GNDCI ha successivamente sviluppato e realizzato un sistema
informativo capace di essere costantemente aggiornato.
Nella Tabella sottostante viene riportato il numero degli eventi di frana verificatisi per il territorio di
Latronico nel periodo 1900 – 1999.
Comune
N° eventi franosi
Latronico
15
2.3.3.3 Definizione della pericolosità delle frane e della vulnerabilità del territorio
Come già accennato nei paragrafi introduttivi del rischio idrogeologico e così come per la
perimetrazione delle aree di pertinenza fluviale, per quanto riguarda la pericolosità e la determinazione
del rischio frana sul territorio del Comune di Latronico si è fatto riferimento agli studi condotti
dall’Autorità di Bacino Interregionale della Basilicata per la predisposizione del PIANO STRALCIO
PER LA DIFESA DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO nel cui territorio di competenza ricade quasi
interamente la provincia di Potenza (fatta eccezione per una piccola zona a Nord di competenza
dell’Autorità di Bacino dell’Ofanto – Regione Puglia, e per una zona a Nord-Ovest che ricade nel
bacino del Sele – Regione Campania).
Tali studi hanno condotto alla stesura della “Carta inventario dei movimenti franosi” presenti sul
territorio di competenza dell’Autorità di Bacino58 (vedi figura precedente).
Ogni frana censita ed appartenente alla Carta dell’Inventario delle Frane è stata classificata in termini di
intensità del fenomeno. Sono state quindi determinate cinque classi a pericolosità crescente da P1 a P5, in
relazione alla tipologia del movimento, alle dimensioni ed ai volumi interessati, alla velocità del
movimento ed allo stato di attività.
A valle di tutte queste procedure è stato determinato il rischio che rappresenta l’elaborazione di sintesi
tra la pericolosità stimata del fenomeno e l’elemento vulnerabile sottoposto a rischio.
Le classi di rischio considerate sono:
R4 =
Rischio idrogeologico molto elevato;
R3 =
Rischio idrogeologico elevato;
R2 =
Rischio idrogeologico medio;
R1 =
Rischio idrogeologico moderato.
ASV59 = Aree assoggettate a verifica Idrogeologica
Le aree classificate con rischio R4 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni tali da
provocare la perdita di vite umane e/o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle
infrastrutture, danni al patrimonio ambientale e culturale, la distruzione di attività socioeconomiche;
Le aree classificate con rischio R3 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
rischi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente
inagibilità degli stessi, la interruzione delle attività socio-economiche;
Le aree classificate con rischio R2 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
danni minori agli edifici ed alle infrastrutture che non pregiudicano le attività economiche;
58
La perimetrazione e la classificazione delle aree in frana censite è stata aggiornata poi nel 2003 con riferimento alla
più recente letteratura specializzata, ed in particolare alle linee guida redatte dal Servizio Geologico Nazionale ai fini
della redazione dell’inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI).
59
Aree assoggettate a verifica idrogeologica. Prescrizioni: in attesa che gli areali individuati come aree soggette a
verifica idrogeologica vengano definitivamente classificati in base al rischio idrogeologico accertato, valgono per esse
le misure di salvaguardia riportate all’art. 16 comma 3 delle NTA del PAI (aggiornamento 2009)
74
Le aree classificate con rischio R1 sono quelle in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti
danni sociali ed economici marginali al patrimonio ambientale e culturale.
Le aree classificate con rischio ASV sono quelle aree nelle quali sono presenti fenomeni di dissesto e
instabilità, attivi o quiescenti, cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni tali da provocare la perdita di vite
umane e/o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture, danni al patrimonio
ambientale e culturale, la distruzione di attività socioeconomiche;
La classificazione delle aree dissestate nelle diverse classi di rischio è avvenuta attraverso due fasi
distinte:
1.
attribuzione di una classe di rischio attraverso un algoritmo di calcolo sulla base delle
informazioni sulla pericolosità e vulnerabilità;
2.
verifica puntuale della corrispondenza tra il rischio attribuito ed il contesto
morfologico ed insediativi all’interno del quale il fenomeno franoso risulta inserito.
Si riporta di seguito la figura sottostante che rappresenta la situazione del rischio frane per il territorio
con le aree classificate a rischio ASV, R4, R3, R2 dall’Autorità di Bacino Interregionale della Basilicata
(aggiornamento 2011).
75
2.3.3.4 Rischio idrogeologico: scenari di evento e di danno – Vedi Tav. A4 e Tav. A5
Riguardo al Rischio Idrogeologico, per il comune di Latronico , così come per la Provincia di Potenza,
non sembra ancora realizzabile l’elaborazione di un’analisi dettagliata di vulnerabilità del costruito e
quindi di definizione dello scenario di danno, conseguente ad un dato evento calamitoso di tipo
idrogeologico. E’ invece possibile, oggi, produrre l’analisi del territorio sottoposto alla pressione
dell’evento calamitoso e catalogare gli elementi esposti al rischio, creando banche dati territoriali
generali e definendo precise regole di censimento, di georeferenziazione e di descrizione alfanumerica.
E’ questa la strada che si è voluta perseguire con questo lavoro.
In particolare, nel Piano di Emergenza Provinciale, sono stati prodotti degli scenari di rischio al fine di
determinare una prima classificazione dei comuni più esposti agli eventi calamitosi di tipo
idrogeologico. Per quanto riguarda il rischio idraulico, sono stati valutati i livelli di esposizione al
rischio dei comuni le cui aree possono essere coinvolte da allagamenti a causa di eventi di piena dei
fiumi principali presenti sul territorio provinciale o a causa di eventuali crolli e/o collassi degli
sbarramenti fluviali (tale disamina è già stata affrontata nei paragrafi precedenti). Nell’ambito del
rischio frana, invece, sono stati definiti alcuni indici su base comunale che indicano gli effetti che può
produrre un eventuale dissesto geologico e la probabile frequenza di eventi di questo tipo.
Anche in questo caso, in analogia a quanto proposto dal Piano di Emergenza Provinciale, si è giunti alla
definizione di livelli di esposizione per le aree del comune di Latronico coinvolto.
Tutte le analisi qui prodotte hanno lo scopo principale di fornire un quadro generale sull’impatto che un
evento calamitoso idrogeologico può avere sul territorio comunale. Nello specifico è necessario
individuare le parti del territorio comunale che possono subire le pressioni dell’evento e classificarli in
funzione della probabile entità dei danni subiti.
In particolare si è fatto riferimento alle perimetrazioni degli areali di frana classificati a rischio R3
ed R4 dalla stessa Autorità (PAI aggiornamento 2011). Questi dati, riferiti ad aree in cui è possibile
l’instaurarsi di fenomeni tali da provocare la perdita di vite umane, danni gravi agli edifici ed alle
infrastrutture, danni al patrimonio ambientale e culturale, (rischio R4) e aree in cui è possibile
l’instaurarsi di fenomeni comportanti rischi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli
edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi (rischio R3), sono stati
sovrapposti ai dati ISTAT sulla popolazione per ogni sezione di censimento (dati ISTAT del 2001,).
Per ognuna di esse si è valutata la porzione di area sottoposta a rischio R3 e R4 e, in base alla
densità demografica, sono stati calcolati gli abitanti teorici coinvolti da ogni singolo evento. La
percentuale di abitanti coinvolti su quelli totali della singola sezione di censimento ha permesso di
definire un primo indice di esposizione della stessa sezione di censimento al rischio frana. Tale
indice viene indicato con l’abbreviazione N.abc (Numero di abitanti Coinvolti). Dopo aver
definito un primo parametro che descrive l’impatto che può avere il fenomeno franoso sull’area
territorio comunale esaminata (sezione di censimento), si introduce un ulteriore parametro
direttamente collegato alla percentuale di area sottoposta a rischio frana sulla superficie totale della
sezione. Tale parametro, che è senza dubbio collegato alla probabile frequenza con la quale la
singola sezione di censimento può essere vulnerata da eventi calamitosi legati a dissesti geologici,
viene indicato con l’abbreviazione AF (Area in Frana). Viene proposta, quindi, la definizione di
un indice caratteristico della sezione di censimento relativa all’esposizione a cui esso è sottoposta
rispetto al rischio frana, attraverso una relazione di tipo lineare tra i parametri sopra definiti (N.abc,
AF), assegnando ad ognuno di questi un peso commisurato alla importanza che ciascuno esprime
nella definizione dell’esposizione dell’area interessata. In particolare, in coerenza con quanto
stabilito dagli studi operati nell’ambito del Piano di Emergenza Provinciale, si è stabilito di
assegnare un coefficiente pari a “0,6” per il parametro N.abc e conseguentemente un coefficiente
pari a “0,4” per il parametro AF. Pertanto la formula che esprime l’indice caratteristico di
esposizione comunale della sezione di censimento analizzata (IRF) è la seguente:
N. IRF= N.abc x (0,6) x AF x (0,4)
Come si può notare si è assegnato un peso maggiore al parametro che indica i probabili abitanti
coinvolti (N.abc) rispetto al parametro che esprime invece la percentuale di area in frana della sezione
76
di censimento (AF). Questa scelta scaturisce dalla considerazione che spesso si possono manifestare
situazioni di areole in frana molto contenute rispetto alla superficie totale dell’area della sezione di
censimento interessata, ma posizionate in zone densamente popolate che espongono i relativi abitanti a
rischi sicuramente maggiori delle zone in cui, al contrario, si manifestano aree in frana di grandi
dimensioni, ma scarsamente popolate. Infine si propongono, anche sulla base delle risultanze ottenute, i
seguenti livelli di esposizione, espressi in termini del parametro IRF sopra definito rappresentato in
termini percentuali.
IRF (%)
0 ÷ 10
10 ÷ 25
> 25
LIVELLO DI ESPOSIZIONE
BASSO
MEDIO
ALTO
Nella figura sottostante viene rappresentato graficamente il livello di esposizione calcolato per ogni
sezione di censimento in base al rischio di evento “frana”. Nella tabella successiva sono analogamente
riportati i parametri N.abc, AF, IRF per ogni sezione di censimento del comune di Latronico.
Livello di esposizione al Rischio Frane per sezioni di censimento
77
CENTRI
Nuclei
Rischio
R3
(mq)
Abitanti
coinvolti
in aree a
rischio R4
1,2,3,4
106.944
458,23
88.548
387,7
542.223
2.374
5
1.400
1,5
49.656
51,6
417.923
6
11.267
15,5
64.089
88
7
39.471
110
45.234
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
27
31
32
33
34
35
36
41
0
5.590
0
0
0
0
35.116
0
0
0
8.069
0
0
0
73.210
433.233
191.959
449.400
14.497
1.045.919
0
0
7,5
0
0
0
0
140
0
0
0
8
0
0
0
0,31
0,11
0,24
0
0,02
0
0
0
0
0
26.103
1.406
17.571
0
31.510
0
0
0
0
0
0
71.516
272.696
385.622
5.362
233.305
6.260
0
Sezioni
di
Censimento
Case sparse
LATRONICO
CENTRO
CALDA
AGROMONTE
MILEO
AGROMONTE
MAGNANO
Iannazzo
Serrone
Cerri
Varrazzo
Masullo
Procoio
Preti
Cimitero
Perricchio
Ischitelli
Lucarelli
Perosa
Fraccia
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Case sparse
Rischio
R4
(mq)
Densità
Abitanti
Superficie
territoriale
coinvolti Territoriale
Popolazione
in aree a
(mq)
(Pop/Kmq)
rischio R3
AF x 0,4
N.abc x 0,6
IRF
Livello di
esposizione
(%)
(%)
(%)
4.378,27
14
22
36
ALTO
434
1.038,47
5
7
12
MEDIO
229.990
524
1.374,21
13
12
25
MEDIO
127
381.310
1.067
2.798,25
9
13
22
MEDIO
0
0
0
76,3
0,36
66
0
65
0
0
0
0
0
0
0,30
0,07
0,46
0
0,32
0
0
35.905
26,126
128.809
78254
13.367
111.197
35.116
61.583
10.466
2.815
42.997
6.413
5.023
62.837
22.072.272
16.309.520
10.432.827
10.737.343
6.573.131
7.328.658
333.894,5
76
35
82
103
9
132
140
72
23
7
44
22
16
0
93
4
13
0
9
0
0
2.116,69
1.339,66
2.335,12
2.933,13
256,29
3.758,97
3986,78
2.050,35
2.197,60
668,83
1.023,32
3.430,53
2.494,93
0
4,21
0,245
1,25
0
1,37
0
0
0
9
0
13,3
4,2
6
40
20
0
0
8
0
0
0
0,26
1,7
2
0
1,5
0
0
0
13
0
44,4
2,4
30
60
54
0
0
11
0
0
0
0,39
2,6
3
0
2,3
0
0
0
22
0
57,7
6,6
36
100
74
0
0
19
0
0
0
0,65
4,3
5
0
3,8
0
0
BASSO
MEDIO
BASSO
ALTO
BASSO
ALTO
ALTO
ALTO
BASSO
BASSO
MEDIO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
BASSO
Parametri caratteristici del Rischio Frane (per sezioni di censimento – elaborazione dati ISTAT 2001 e carta del Rischio PAI 2011)
78
2.4 RISCHIO LEGATO A FENOMENI METEOROLOGICI
Questo rischio, è costituito dalla possibilità che nel territorio possano verificarsi eventi naturali
quali:
- intense precipitazioni piovose o nevose
- grandinate
- forti raffiche di vento
- formazione di nebbie e foschie causate anche dalla forte umidità dell’aria e dalla ventosità
modesta che caratterizzano il territorio
- periodi di caldo eccessivo con ondate di calore
- periodi di siccità.
Per tale paragrafo, relativamente ai dati raccolti si potrà fare riferimento a quanto già approfondito
nel capitolo precedente (Clima) e, specificatamente per l’emergenza neve, soprattutto al “PIANO
PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA DOVUTA A PRECIPITAZIONI NEVOSE redatto
dall’Amministrazione Comunale il 11.11.201260.
2.5 RISCHIO LEGATO AD INCENDI BOSCHIVI
2.5.1 PIANO STRALCIO PER LA DIFESA DA RISCHIO INCENDI DI INTERFACCIA
In ottemperanza a quanto previsto dalla normativa vigente, le condizioni di rischio derivante dagli
incendi boschivi di interfaccia e le misure da adottare in relazione agli scenari rilevati sono
contenute nel Piano Stralcio per la Difesa da Rischio Incendi di Interfaccia - parte integrante
del presente Piano di Protezione Civile - redatto nel rispetto di quanto previsto nell’Ordinanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2007, n. 3624, nel Manuale Operativo per la
Predisposizione di un Piano Comunale o Intercomunale di Protezione Civile - 2007 e nel Piano
Antincendio Regionale (P.A.R.) 2011-2014.
Il Piano Stralcio allegato al Pano di Protezione civile, cui si rimanda per le opportune consultazioni,
consta dei seguenti elaborati:
• I.A – Relazione
•
•
I.B- Carta della pericolosità – insediamenti
I.B1 – Carta della pericolosità – viabilità
•
•
•
•
•
I.C – Carta della vulnerabilità – territorio comunale
I.C1 – Carta della vulnerabilità – Latronico Centro
I.C2 – Carta della vulnerabilità – Calda
I.C3 – Carta della vulnerabilità – Latronico Centro
I.C4 – Carta della vulnerabilità – Mileo
•
•
•
•
•
I.D – Carta del rischio – territorio comunale
I.D1 – Carta del rischio – Latronico Centro
I.D2 – Carta del rischio – Calda
I.D3 – Carta del rischio – Latronico Centro
I.D4 – Carta del rischio – Mileo
60
Allegato “A” PIANO PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA DOVUTA A PRECIPITAZIONI NEVOSE STAGIONE INVERNALE 2011/2012 – redatto dall’Ing. Prosperino SUANNO (RESPONSABILE DEL SETTORE
URBANISTICA E PATRIMONIO) in collaborazione con Cap. Egidio GIORDANO (RESPONSABILE DEL
SETTORE VIGILANZA)
80
2.6 RISCHIO CHIMICO – INDUSTRIALE
Non sono presenti sul territorio comunale di Latronico attività e/o aziende produttive legate al
rischio chimico e/o industriale e comunque non sono presenti Stabilimenti a Rischio di Incidente
Rilevante
61
2.7 RISCHIO LEGATO AI TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
Questo rischio può definirsi come il rischio chimico dovuto al trasporto di sostanze pericolose.
Si identifica pertanto nella possibilità che durante il trasporto stradale, di una sostanza pericolosa si
verifichi un incidente con conseguente rilascio di sostanze in grado di provocare danni alle persone,
alle cose ed all’ambiente.
Le cause o concause di incidenti possono essere originate da:
- fattori meteorologici
- fattori antropici
- avarie tecniche o di manutenzione dei veicoli o delle strade.
Per il trasporto stradale è in vigore l’Accordo europeo sul trasporto internazionale di merci
pericolose su strade (A.D.R. - Accord europeen relatif au transport international des merchandises
Dangereuses par Route)62 e per quello ferroviario il R.I.D.63(Reglement concernant le transport
International ferroviaire des merchandises Dangereuses).
E’ previsto un metodo codificato di identificazione delle sostanze pericolose viaggianti su strada o
ferrovia - c.d. Codice Kemler - mediante l’apposizione sui veicoli di pannelli di colore arancio,
suddivisi in due riquadri: il superiore riporta il c.d. N.I.P. (Numero Identificazione Pericolo) o
KEMLER, identificante, con la prima cifra, il tipo di pericolosità principale della sostanza
contenuta (così come indicato nell’A.D.R.), e con la seconda cifra l’eventuale pericolosità
"secondaria" ("0" nel caso non esista un pericolo secondario); nel riquadro inferiore è riportato il
c.d. N.I.M., il numero O.N.U., che identifica la sostanza trasportata64
61
Il D.Lgs. 334/99 individua le attività a rischio di incidente rilevante attraverso un meccanismo che tiene conto della
pericolosità intrinseca delle sostanze e dei preparati prodotti, utilizzati, manipolati o depositati nello stabilimento, ivi
compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso d’incidente, e delle quantità degli stessi.
62
L’Accordo A.D.R. concerne le merci pericolose quali gli esplosivi, gli infiammabili, i gas, le ripugnanti come parti
anatomiche, statuendo quelle che non possono essere trasportate a livello internazionale e quelle che lo possono a
determinate condizioni. Tale Accordo è stato siglato a Ginevra il 30/09/1957, quindi sottoscritto dagli Stati membri
della C.E., eccetto l’Irlanda. Vista l’importanza del contenuto, venne applicato anche al trasporto interno nazionale per
uniformare le modalità operative. L’accordo del 1957 fu ratificato dall’Italia con L. 12/08/1962 n. 1839, in G.U. n. 20
S.O. del 23/01/1963. Il testo venne aggiornato periodicamente ogni due anni, recependo le Direttive della C.E. di
adattabilità del contenuto dell’A.D.R. al progresso tecnico.
La Direttiva 94/55/CE del 21/11/1994, pubb. in G.U.C.E. 12/12/1994 n. L 319, entrata in vigore il 01/01/1995, ha
incorporato l’A.D.R., intervenendo sullo stesso. Sono poi subentrate altre direttive, come la 2006/89/CE del 03/11/2006
che, per la sesta volta, ha adattato al progresso tecnico la Direttiva del 1994, venendo recepita a livello nazionale con
D.M. 03/01/2007 in G.U. n. 66 del 20/03/2007. Ancora più recentemente è intervenuta la direttiva 2008/68/CE 2008
“Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa al trasporto interno di merci pericolose”, pubb. in G.U.C.E.
30/09/2008, n. L 260, entrata in vigore il 20/10/2008 e termine di recepimento per gli Stati membri al 30 giugno 2009.
L’ambito di applicazione è il trasporto di merci pericolose effettuato su strada, per ferrovia o per via navigabile interna
all’interno degli Stati membri o tra gli stessi.
63
La regolamentazione di tale trasporto è avvenuta con la Dir. 23-7-1996 n. 96/49/CE “Direttiva del Consiglio per il
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia”, pubb. In
G.U.C.E. 17/09/1996, n. L 235 ed entrata in vigore il 17/09/1996.
Più recentemente è intervenuta la Dir. n. 2008/68/CE del 24/09/2008, pubb. in G.U.U.E. 30/09/2008, n. L 260, citata
nella precedente nota.
64
Il numero di identificazione del pericolo (anche noto come codice Kemler) consiste di due o tre cifre, rappresentanti
nove tipologie di pericolo (così come indicato nell’A.D.R.), ad esempio: 1 = rischio di esplosione della sostanza; 2 =
emanazione di gas risultanti da una pressione o da una reazione chimica; ecc. Con la prima cifra viene indicato il tipo di
pericolosità principale della sostanza contenuta, e con la seconda quella "secondaria" ("0" nel caso non esista una
pericolo secondario); può essere eventualmente presente una pericolosità terziaria. L’eventuale raddoppio della prima
cifra indica un’intensificazione del rischio principale, mentre il raddoppio della seconda indica un accresciuto rischio
secondario. Inoltre, qualora ad esempio il numero di identificazione del pericolo sia preceduto dalla lettera "X", questa
81
In merito al trasporto di materie radioattive, con D.P.C.M. 10/02/200665 sono state emanate le
"Linee guida per la pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili", che
prevedono due livelli di pianificazione di emergenza, nazionale (Dipartimento P.C.) e provinciale
(Prefettura), da applicarsi al trasporto di materie fissili in qualsiasi quantità ed al trasporto di
materiali radioattivi contenenti radionuclidi con attività superiore a livelli soglia.
2.8 EMERGENZE SANITARIE
In campo sanitario possono considerarsi alcune tipologie di rischio:
- rischio derivante dall’insorgenza di epidemie;
- rischi legati ad avvelenamento ed inquinamento delle acque e dell’aria;
- rischio legato a tossinfezioni alimentari;
- rischi rientranti nella competenza della medicina delle catastrofi.
L’emergenza sanitaria può coinvolgere gli esseri umani e/o gli animali.
2.9 INQUINAMENTO ATMOSFERICO
E’ un grave fattore di rischio, per le persone e per l’ambiente, che caratterizza normalmente le città
densamente abitate ed industrializzate e che può causare, oltre ai danni a lungo termine, anche gravi
ed acute patologie in soggetti vulnerabili. In ogni caso pur se questo tipo di rischio non interessa
minimamente il comune in questione (l’elevata salubrità dell’aria che caratterizza la stragrande
maggioranza dei comuni lucani – come lo è Latronico - rappresenta uno dei fattori ambientali più
importanti per la vivibilità di tali territori che insieme alla bassa densità territoriale non hanno mai
conosciuto un vero e proprio sviluppo industriale oltre che infrastrutturale ed insediativo) si riporta
a titolo puramente informativo in questa disamina i principali agenti inquinanti rilevabili nell’aria
che sono:
PM10: frazione delle polveri sottili di diametro inferiore a 10 µm (millimicron). La loro
pericolosità deriva proprio dalla dimensione minuta, infatti particelle così piccole sono
capaci di penetrare nell'apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese.
Le sorgenti del materiale particolato possono essere antropiche e naturali:
a) le fonti antropiche sono riconducibili principalmente ai processi di combustione,
quali emissioni da traffico veicolare, utilizzo di combustibili (carbone, oli, legno,
rifiuti, rifiuti agricoli), emissioni industriali (cementifici, fonderie, miniere);
b) le fonti naturali sono sostanzialmente aerosol marino, suolo risollevato e
trasportato dal vento, aerosol biogenico, incendi boschivi, emissioni vulcaniche, ecc.
Pertanto le cause principali delle alte concentrazioni di polveri in ambito cittadino sono
dovute in gran parte alla crescente intensità di traffico veicolare, e in particolare alle
emissioni dei motori diesel e dei ciclomotori. Una percentuale minore è legata all'usura degli
pneumatici e dei corpi frenanti delle auto. Il periodo dell'anno compreso tra ottobre e marzo
risulta essere il più critico in quanto le condizioni climatiche avverse alla pulizia dell'aria
vanno a sommarsi ai fattori umani, responsabili dell'inquinamento atmosferico.
ossidi di azoto: sono prodotti da tutti i processi di combustione, indipendentemente dal tipo
di combustibile utilizzato. La principale sorgente è il traffico autoveicolare; altre fonti
importanti sono: gli impianti di riscaldamento civile e industriale, le centrali di produzione di
energia e diversi processi industriali (produzione di vetro, cemento, calce, ecc.). Gli ossidi di
sta a significare che la sostanza reagisce pericolosamente con l’acqua e pertanto non deve usarsi acqua per spegnere
incendi o per diluire la sostanza ed utilizzarla solo con l'approvazione di esperti.
Il NIM (Numero ONU di Identificazione della Materia pericolosa) identifica, con un numero di 4 cifre, univocamente in
tutto il mondo, la sostanza trasportata.
65
D.P.C.M. 10/02/2006 “Linee guida per la pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili,
in attuazione dell’articolo 125 del D.Lgs. 17/03/1995, n. 230 e successive modifiche ed integrazioni”, pubb. in G.U.
22/02/2006, n. 44.
82
azoto contribuiscono ai fenomeni di eutrofizzazione, allo smog fotochimico66 e alle piogge
acide. Gli inquinanti secondari costituenti lo smog fotochimico (vedi più sotto ozono) si
originano infatti aseguito di reazioni chimiche, catalizzate dalla luce solare (raggi
ultravioletti), di varie sostanze inquinanti.
ozono: è un inquinante secondario, che, se in elevate concentrazioni, va a costituire lo “smog
fotochimico”. Si produce per effetto della radiazione solare in presenza di inquinanti primari
quali gli ossidi d'azoto e i composti organici volatili (C.O.V.).
monossido di carbonio: la principale sorgente di CO è rappresentata dai gas di scarico dei
veicoli a benzina, soprattutto funzionanti a bassi regimi, come nelle situazioni di traffico
urbano intenso e rallentato. Altre sorgenti sono la combustione in impianti di riscaldamento
alimentati con combustibili solidi, liquidi e gassosi ed i processi industriali. Il monossido di
carbonio, sostituendosi all'ossigeno nei processi della respirazione, può provocare
insufficienza respiratoria. I soggetti più a rischio sono i bambini perché il CO tende a
depositarsi a livello del terreno.
benzene: è un idrocarburo aromatico ed un composto organico volatile le cui emissioni
derivano principalmente dall'uso della benzina nei trasporti, ed in secondo luogo da
emissioni industriali legate alcuni processi produttivi, dai sistemi di stoccaggio e
distribuzione dei carburanti (stazioni di servizio, depositi) e, fattore molto rilevante, dal fumo
di sigaretta.
Nel Comune di Latronico non sono presenti allo stato attuale sistemi automatizzati di rilevamento
ambientale67.
2.10 BLACK-OUT ELETTRICO
Tale situazione di interruzione dell’energia elettrica può verificarsi:
- a causa di incidente alle centrali di distribuzione od alla rete di trasporto
- per consumi elevatissimi di energia
- per distacchi programmati ad opera del gestore
- a seguito di eventi calamitosi
Le problematiche che tale rischio comporta interessano in particolare centri di vulnerabilità,
come, ad esempio, la Struttura termale.
Può incidere negativamente su strumenti elettromedicali ed altri analoghi, illuminazione pubblica,
sistemi di sicurezza, impianti di pompaggio di acqua e carbolubrificanti.
La mancanza di energia altera i sistemi di comunicazioni (es. sale radio, centrali telefoniche ed
informatiche, ecc.), le attività produttive caratterizzate da stivaggi di merci facilmente deperibili e
comunque tutto ciò che direttamente od indirettamente utilizzi l’energia elettrica per il suo
funzionamento.
2.11 INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
Problematiche possono insorgere tra l’altro per:
- contaminazione dell’acqua alla sorgente e lungo i vari sistemi e la rete distributiva
- riduzione della portata per abbassamento della falda a seguito di periodi di siccità
- rotture di tubazioni.
66
Lo smog fotochimico è un particolare inquinamento dovuto alla concomitanza di condizioni meteorologiche stabili
con forte insolazione e reazioni chimiche dovute alla luce ultravioletta presente nei raggi del sole, coinvolgenti gli
ossidi di azoto e composti organici volatili presenti in atmosfera. Ne deriva la formazione di ozono e di altre sostanze.
E’ individuabile visivamente dal particolare colore che assume, dal giallo-arancio al marrone chiaro.
67
Le finalità di tutti i sistemi sono pertanto quelle di individuare nell’aria e dosare determinate sostanze che, sulla base
di precisi parametri qualitativi e quantitativi, rapportati anche a specifiche condizioni climatiche e meteorologiche,
possono costituire, se superati i livelli soglia prefissati, un pericolo per l’ambiente e la salute della popolazione.
83
CAPITOLO III
SISTEMA COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
84
3.1 LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE
I lineamenti sono gli obiettivi che il Sindaco, in qualità di Autorità di protezione civile, deve
conseguire per garantire la prima risposta ordinata degli interventi (art.15 L.225/92).
3.1.1. COORDINAMENTO OPERATIVO COMUNALE
Il Sindaco è Autorità comunale di protezione civile (art. 15, comma 3, L. 225/92).
Al verificarsi dell’emergenza assume la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso in
ambito comunale e ne dà comunicazione al Prefetto, al Presidente della Giunta Regionale e al
Presidente della Provincia.
Il Sindaco per l’espletamento delle proprie funzioni deve avvalersi di un Centro Operativo
Comunale (COC).
3.1.2. SALVAGUARDIA DELLA POPOLAZIONE
Il Sindaco quale Autorità di protezione civile è Ente esponenziale degli interessi della collettività
che rappresenta. Di conseguenza ha il compito prioritario della salvaguardia della popolazione e
della tutela del proprio territorio.
Le misure di salvaguardia alla popolazione per gli eventi prevedibili sono finalizzate
all’allontanamento della popolazione dalla zona di pericolo; particolare riguardo deve essere dato
alle persone con ridotta autonomia (anziani, disabili, bambini).
Dovranno essere attuati piani particolareggiati per l’assistenza alla popolazione (aree di
accoglienza, etc.)
Per gli eventi che non possono essere preannunciati sarà di fondamentale importanza organizzare il
primo soccorso sanitario entro poche ore dall’evento.
3.1.3. RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI LOCALI PER LA CONTINUITÀ AMMINISTRATIVA E SUPPORTO
ALL’ATTIVITÀ DI EMERGENZA
Uno dei compiti prioritari del Sindaco è quello di mantenere la continuità amministrativa del
proprio Comune (anagrafe, ufficio tecnico, etc.) provvedendo, con immediatezza, ad assicurare i
collegamenti con la Regione, la Prefettura, la Provincia, la Comunità Montana.
Ogni Amministrazione, nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla Legge, dovrà
supportare il Sindaco nell’attività di emergenza.
3.1.4. INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
E’ fondamentale che il cittadino delle zone direttamente o indirettamente interessate all’evento
conosca preventivamente:
• caratteristiche scientifiche essenziali di base del rischio che insiste sul proprio territorio;
• le predisposizioni del piano di emergenza nell’area in cui risiede;
• come comportarsi, prima, durante e dopo l’evento;
• con quale mezzo ed in quale modo verranno diffuse informazioni ed allarmi.
3.1.5. SALVAGUARDIA DEL SISTEMA PRODUTTIVO LOCALE
Questo intervento di protezione civile si può effettuare o nel periodo immediatamente precedente al
manifestarsi dell’evento (eventi prevedibili), attuando piani di messa in sicurezza dei mezzi di
produzione e dei relativi prodotti stoccati, oppure immediatamente dopo che l’evento abbia
provocato danni (eventi imprevedibili) alle persone e alle cose; in questo caso si dovrà prevedere il
ripristino dell’attività produttiva e commerciale nell’area colpita attuando interventi mirati per
raggiungere tale obiettivo nel più breve tempo possibile.
85
3.1.6 RIPRISTINO DELLA VIABILITÀ E DEI TRASPORTI
Durante il periodo della prima emergenza si dovranno già prevedere interventi per la riattivazione
dei trasporti terrestri; l’ottimizzazione dei flussi di traffico lungo le vie di fuga e l’accesso dei mezzi
di soccorso nell’area colpita.
3.1.7 FUNZIONALITÀ DELLE TELECOMUNICAZIONI
La riattivazione delle telecomunicazioni dovrà essere immediatamente garantita per gli uffici
pubblici e per i centri operativi dislocati nell’area colpita attraverso l’impiego necessario di ogni
mezzo o sistema TLC.
Si dovrà mantenere la funzionalità delle reti radio delle varie strutture operative per garantire i
collegamenti fra i vari centri operativi e al tempo stesso per diramare comunicati, allarmi, etc.
In ogni piano sarà prevista, per questo specifico settore, una singola funzione di supporto la quale
garantisce il coordinamento di tutte le risorse e gli interventi mirati per ridare piena funzionalità alle
telecomunicazioni.
3.1.8. FUNZIONALITÀ DEI SERVIZI ESSENZIALI
La messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali dovrà essere assicurata, al verificarsi
di eventi prevedibili, mediante l’utilizzo di personale addetto secondo specifici piani
particolareggiati elaborati da ciascun ente competente.
La verifica ed il ripristino della funzionalità delle reti, dovrà prevedere l’impiego degli addetti agli
impianti di erogazione ed alle linee e/o utenze in modo comunque coordinato, prevedendo per tale
settore una specifica funzione di supporto, al fine di garantire le massime condizioni di sicurezza.
3.1.9 CENSIMENTO E SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI
Nel confermare che il preminente scopo del piano di emergenza è quello di mettere in salvo la
popolazione e garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile”, messo in crisi
da una situazione di grandi disagi fisici e psicologici, è comunque da considerare fondamentale la
salvaguardia dei beni culturali ubicati nelle zone a rischio.
Si dovranno perciò organizzare specifici interventi per il censimento e la tutela dei beni culturali,
predisponendo specifiche squadre di tecnici per la messa in sicurezza dei reperti, o altri beni
artistici, in aree sicure.
3.1.10 MODULISTICA PER IL CENSIMENTO DEI DANNI A PERSONE E COSE
La modulistica allegata al piano è funzionale al ruolo di coordinamento e indirizzo che il Sindaco è
chiamato a svolgere in caso di emergenza.
La raccolta dei dati, prevista da tale modulistica, è suddivisa secondo le funzioni comunali previste
per la costituzione di un Centro Operativo Comunale.
Con questa modulistica unificata è possibile razionalizzare la raccolta dei dati che risultano
omogenei e di facile interpretazione.
3.1.11 RELAZIONE GIORNALIERA DELL’INTERVENTO.
La relazione sarà compilata dal Sindaco e dovrà contenere le sintesi delle attività giornaliere,
ricavando i dati dalla modulistica di cui al punto precedente.
Si dovranno anche riassumere i dati dei giorni precedenti e si indicheranno anche, attraverso i mass
media locali, tutte le disposizioni che la popolazione dovrà adottare.
I giornalisti verranno costantemente aggiornati con una conferenza stampa quotidiana.
Durante la giornata si dovranno inoltre organizzare, per i giornalisti, supporti logistici per la
realizzazione di servizi di informazione nelle zone di operazione.
3.1.12 STRUTTURA
DINAMICA
PROCEDURE ED ESERCITAZIONI
DEL
PIANO:
AGGIORNAMENTO
DELLO
SCENARIO,
DELLE
86
Il continuo mutamento dell’assetto urbanistico del territorio, la crescita delle organizzazioni di
volontariato, il rinnovamento tecnologico delle strutture operative e le nuove disposizioni
amministrative comportano un continuo aggiornamento del piano, sia per lo scenario dell’evento
atteso che per le procedure.
Le esercitazioni rivestono quindi un ruolo fondamentale al fine di verificare la reale efficacia del
piano di emergenza.
Esse devono essere svolte periodicamente a tutti i livelli secondo le competenze attribuite alle
singole strutture operative previste dal piano di emergenza; sarà quindi necessario ottimizzare
linguaggi e procedure e rodare il piano di emergenza comunale, redatto su uno specifico scenario di
un evento atteso, in una determinata porzione di territorio.
Per far assumere al piano stesso sempre più le caratteristiche di un documento vissuto e
continuamente aggiornato, sarà fondamentale organizzare le esercitazioni secondo diverse tipologie:
•
esercitazioni senza preavviso per le strutture operative previste nel piano;
•
esercitazioni congiunte tra le strutture operative e la popolazione interessata
dall’evento atteso (la popolazione deve conoscere e provare attraverso le
esercitazioni tutte le azioni da compiere in caso di calamità);
•
esercitazione periodiche del solo sistema di comando e controllo, anche queste senza
preavviso, per una puntuale verifica della reperibilità dei singoli responsabili delle
funzioni di supporto e dell’efficienza dei collegamenti. Ad una esercitazione a livello
comunale devono partecipare tutte le strutture operanti sul territorio coordinate dal
Sindaco. La popolazione, qualora non coinvolta direttamente, deve essere informata
dello svolgimento dell’esercitazione.
3.2 IL MODELLO DI INTERVENTO COMUNALE
Il Sistema Comunale di Protezione Civile è la prima struttura organizzativa che entra in contatto
con una emergenza, di qualsiasi natura essa sia.
Si tratta di un momento cruciale, di notevole importanza anche per il successivo impiego delle
risorse facenti parte dell'intero sistema di protezione civile a livello nazionale.
Ai sensi dell'art. 2 della L. 24/02/1992 nr. 225, già citata, le calamità naturali od antropiche vengono
classificate di tipo A, B e C e così definite:
A) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che possono essere fronteggiati mediante
interventi attuabili dai singoli enti e amministrazioni competenti in via ordinaria;
B) eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano
l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria;
C) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere
fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
Il discrimine è basato perciò sull'estensione territoriale ed intensità del fenomeno tale da poter
essere contrastato con la normale attività degli Enti, in modo singolo ed autonomo, oppure in
concorso tra gli stessi, purché rientrante nella loro competenza territoriale; per gli altri avvenimenti
invece interverrà lo Stato.
Compete pertanto al Sindaco l’intervento per gli eventi di tipo A che, per loro natura ed estensione,
sono affrontabili dagli Enti ed Amministrazioni competenti in via ordinaria e relativamente al
proprio territorio comunale.
Per gli eventi di tipo B che, per loro natura ed estensione, coinvolgono più Enti od Amministrazioni
competenti in via ordinaria l'intervento spetterà al Prefetto, alla Provincia od alla Regione.
Per gli eventi residuali di tipo C, ovvero eventi, calamità e catastrofi che per loro natura ed
estensione richiedono mezzi e poteri straordinari, la competenza è ascrivibile al Dipartimento
Nazionale di Protezione Civile ed alle Regioni.
Ciò non toglie che un evento non sempre ed immediatamente possa essere classificato, per cui il
sistema comunale di fatto è sempre coinvolto ed in base alle informazioni che trasmette alle altre
87
istituzioni, in primo luogo alla Prefettura ed alla Regione, può meglio definirsi lo scenario di
pericolo in atto ed imporsi l'attivazione, a livello degli organi centrali e periferici dello Stato, di
particolari strutture68 e l'impiego di ulteriori risorse.
Al Comune, ovvero al Sindaco, pertanto spetta la prima azione di contrasto per tutti gli eventi di
interesse della protezione civile e per tale motivo al Sindaco viene riconosciuta la qualifica di
"Autorità comunale di protezione civile".
Qualora, in base alle informazioni acquisite, il Sindaco valuti che la natura e la dimensione
dell'evento siano tali da non poter essere affrontate con il sistema di protezione civile comunale69,
richiederà l'intervento del Prefetto, del Presidente della Giunta Regionale e del Presidente della
Giunta Provinciale che lo supporteranno nelle forme e nei modi secondo quando previsto dalla
norma.
Successivamente, il Prefetto, la Regione e la Provincia, esaminando la situazione segnalata,
nell'eventualità ravvisino l'insufficienza delle risorse da loro gestite, richiederanno l'intervento dello
Stato ovvero del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.
La L. nr. 225/1992 all'art. 15 recita che ogni Comune può dotarsi di una propria struttura di
protezione civile e che la Regione ne favorisce l’organizzazione.
Il Comune di Latronico ha pertanto creato un proprio sistema - come verrà rappresentato nel
presente Piano -, completando ed aggiornando la propria struttura e conformandola ai principi
normativi vigenti.
Si tratta di un sistema dinamico, attivo costantemente e non solo in caso di emergenza, così come
evidenziato dalla individuazione di una Unità Intermedia di Protezione Civile, struttura operante
costantemente h24, e la costituzione del Centro Operativo Comunale (C.O.C.), descritti più avanti,
nei quali le funzioni di supporto sono attive sia in emergenza sia in tempo di pace.
Può pertanto affermarsi che il piano è il riferimento operativo per eccellenza per il Sindaco.
IL SISTEMA ORGANIZZATIVO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
L'organizzazione del sistema comunale di protezione civile del Comune di Latronico si articola
come segue:
- Sindaco ed Assessore qualora delegato in materia di protezione civile
- U.I. Protezione Civile
- Sala Radio di Protezione Civile
- C.O.C.
Con tale sistema, mantenuto costantemente in essere e comunque in grado di attivarsi in ogni
momento in relazione all'evoluzione del fenomeno, è stata creata una forza composita di risorse atte
a contrastare l'emergenza e contestualmente ad assistere la popolazione70.
3.2.1 IL SINDACO E L'ASSESSORE DELEGATO
Il Sindaco, in materia di protezione civile, è "Autorità comunale di protezione civile", dotato di un
proprio ed autonomo potere decisionale locale da esplicarsi in caso di situazione di allerta di
protezione civile, durante tutta la fase di emergenza ed in quella successiva di post-emergenza71 .
Tale statuizione circa l'autorità del Sindaco risponde al dettato dell'art. 15 L. 24/02/1992 nr. 225 e
alla nuova concezione che si era venuta affermando, dalla L. 08/06/1990 nr. 142 (Ordinamento
68
Ad esempio l'attivazione del Centro Coordinamento Soccorsi presso la Prefettura o del Centro Operativo Misto.
Il sistema comunale è costituito da strutture interne all'apparato comunale e da enti ed organismi esterni come ad
esempio il Volontariato, ditte convenzionate, ecc..
70
Tale sistema, in capo al Sindaco, è finalizzato, in via prioritaria, alla salvaguardia della popolazione, ma anche a
garantire la continuità amministrativa ed i rapporti istituzionali (es. Prefettura, Dipartimento Nazionale di Protezione
Civile, ecc.), la salvaguardia del sistema produttivo, il funzionamento dei trasporti, delle telecomunicazioni, dei servizi
essenziali, la tutela dei beni culturali e dell'urbanistica in genere.
71
Ai sensi degli artt. 2, comma 1 lett. A), e 15 della L. nr. 225/1992 ovvero nel caso di calamità limitate al territorio
comunale, il Sindaco assume la direzione dell'organizzazione dei soccorsi.
69
88
delle autonomie locali) e successive analoghe, concernenti l'apparato amministrativo pubblico. In
tal modo, si spostava in capo al Sindaco l'assunzione della responsabilità diretta circa le azioni ed i
provvedimenti presi72.
In considerazione di ciò, al Sindaco ed alla Amministrazione posta alle sue dipendenze, ai sensi
dell'art. 108 del D. Lgs. 31/03/1998 nr. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi
dello Stato alle regioni ed agli enti locali)73, competono:
l'attuazione, in ambito comunale, delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione
dei rischi;
l'adozione dei provvedimenti e di quanto necessita per assicurare i primi soccorsi;
la predisposizione di piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme
associative e di cooperazione;
l'attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi necessari ed urgenti;
la vigilanza sull'attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi
urgenti;
l'utilizzo del Volontariato di protezione civile, a livello comunale e/o intercomunale, nel
rispetto degli indirizzi operativi ed organizzativi emanati a livello nazionale e regionale.
Il Sindaco o per esso, qualora delegato, un Assessore in materia di protezione civile, ha i seguenti
compiti e funzioni:
a) in situazione ordinaria:
- coordina i vari settori dell'Amministrazione al fine di presidiare e stimolare le attività di
previsione e prevenzione e quindi pianificare e prevedere gli interventi nella denegata
ipotesi di accadimento;
b) in situazione di emergenza deve intervenire e garantire:
- la direzione ed il coordinamento delle attività necessarie per il contrasto dell'emergenza e
l'assistenza alla popolazione;
- il salvataggio ed il soccorso delle persone;
- l'informazione costante della popolazione circa l'evolversi della situazione e le misure di
autoprotezione da adottare;
- l'impiego del Volontariato;
- l'allestimento di aree di ricovero per le persone coinvolte;
- l'assistenza ai minori, orfani ed, ai diversamente abili, agli anziani e comunque a tutte quelle
persone da ritenersi "fragili" sotto il profilo fisico e/o psichico;
- il vettovagliamento della popolazione colpita e dei soccorritori;
- la tutela igienica della popolazione e dei soccorritori;
- il censimento della popolazione;
- la ricerca dei dispersi;
- l'identificazione e la tumulazione dei deceduti;
- il recupero, la custodia ed il governo degli animali;
- il reperimento e il seppellimento degli animali deceduti e la bonifica sanitaria della zona
colpita;
- la salvaguardia dei beni culturali;
- la salvaguardia del patrimonio pubblico e privato in genere;
- il ripristino della viabilità e dei trasporti;
72
L’art. 15 della L. nr. 225/1992 non solo rafforzò quanto già recitava l'art. 16 del D.P.R. 06/02/1981 nr. 66
(“Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l'assistenza alle
popolazioni colpite da calamità - Protezione civile”) nel quale il Sindaco, nella sua qualità di "Ufficiale di Governo",
costituiva un organo dello Stato e come tale era contemplato "organo locale di protezione civile", ma riconobbe
pienamente la sua veste giuridica di Capo dell'Amministrazione Comunale, per cui, dopo l'entrata in vigore della L. nr.
225/1992, i provvedimenti emanati sono ascrivibili al Sindaco ed in ultima analisi al Comune e non più allo Stato.
73
Pubb. G.U. 21/04/1998 n. 92 S.O.
89
-
la conservazione dei valori e delle cose;
la demolizione ed il puntellamento dei fabbricati giudicati pericolosi per l'incolumità delle
persone e delle cose;
l'allestimento di provvisorie installazioni per gli uffici pubblici, al fine di garantire la
continuità delle attività e l'espletamento della giustizia e dei culti;
il riassetto degli organi locali per preparare il ritorno alle condizioni normali di vita;
la salvaguardia del sistema produttivo locale;
la ricognizione dei danni;
ogni altro servizio tecnico urgente quale ad esempio il ripristino, anche parziale, delle
telecomunicazioni e dei servizi essenziali in genere.
Gli strumenti posti a disposizione del Sindaco e dell’Assessore sono:
- sotto un profilo giuridico: l'emanazione di proprie ordinanze contingibili ed urgenti.
Con tale strumento potrà, ad esempio, ordinare l'evacuazione delle aree interessate
all'accadimento, l'occupazione e la requisizione di beni immobili e mobili, particolari misure
igienico-sanitarie atte a bonificare gli ambienti colpiti, impedendo la diffusione di malattie
infettive, e l'abbattimento di quanto è ritenuto pericoloso per la pubblica incolumità, sia esso
materiale che animale;
- sotto un profilo sostanziale: l'impiego di tutti i mezzi e strutture permanenti a disposizione
ed indicati nel presente Piano, interni, quale ad esempio l'Unità Interna (U.I.) di Protezione
Civile ed il C.O.C., ed esterni, quale il Volontariato che rappresenta uno dei bracci operativi
ed integrativi del proprio sistema.
In materia di apporti esterni, il Sindaco o l’Assessore delegato potrà richiedere alla Prefettura
l'intervento delle Forze dell'Ordine, per la tutela dell'ordine pubblico, impedendo episodi di
sciacallaggio, e dei Vigili del Fuoco o delle Forze Armate per quanto concerne il soccorso alla
popolazione.
Ai sensi dell'art. 15 della L. nr. 225/1992, il Sindaco - o l’Assessore delegato - darà notizia al
Prefetto ed al Presidente della Giunta Regionale, dei provvedimenti assunti e di quanto posto in
essere per il contrasto del fenomeno. In caso di impossibilità e difficoltà di intervento, il Sindaco o
l'Assessore delegato potrà richiedere alle Autorità precedentemente indicate il concorso di altre
forze e strutture.
3.2.2 UNITÀ INTERMEDIA PROTEZIONE CIVILE
L'U.I. Protezione Civile è organicamente inserita nell’ambito delle funzioni attribuite all’UTC del
Comune di Latronico e la sua struttura ha sede nel palazzo del Municipio in Largo Marconi n.3.
L'U.I. Protezione Civile rappresenta una struttura tecnico-operativa permanente le cui finalità sono
quelle di realizzare gli obiettivi del Sindaco e dell'Amministrazione Comunale in materia di
protezione civile.
Nell'ambito comunale, l'Unità collabora pertanto con il Sindaco/Assessore delegato, rappresentando
anche il nesso di collegamento con tutti gli Uffici, i Settori, gli Enti, il Volontariato e comunque con
tutte le risorse, interne od esterne all'Amministrazione, agenti nell'ambito della protezione civile, sia
in tempo di "pace" sia durante le emergenze.
A tal fine tutti gli uffici e settori dell'Amministrazione sono tenuti, nello spirito di collaborazione e
a garanzia di una efficace azione sinergica, a cooperare, fornendo quanto necessita per permettere al
Sindaco od Assessore delegato, di assumere i provvedimenti di competenza.
Riassumendo, l'U.I. Protezione Civile dovrà:
a) in situazione ordinaria:
- costituire il supporto tecnico-logistico del Sindaco ed Assessore delegato;
- espletare ogni attività che il Sindaco od Assessore delegato demandi;
90
-
sovrintendere e collaborare con i Settori/Uffici del Comune di Latronico e con quanto di
esterno, per l'attività di programmazione e previsione in relazione ai rischi individuati od
individuabili, acquisendo tutti i dati e le informazioni necessarie;
sovrintendere e collaborare alla gestione delle risorse interne od esterne
all'Amministrazione, per predisporle all'intervento in caso di emergenza;
promuovere e stimolare l'aggiornamento dei dati e delle informazioni in materia di
protezione civile circa le risorse da impiegare, le aree a rischio, la popolazione, le aree di
ricovero, le strutture di accoglienza sanitaria, assistenziale ed altre analoghe;
proporre l'acquisizione di quanto necessita (attrezzature, mezzi di soccorso, ecc.), da
utilizzarsi nell'ambito delle emergenze;
fungere da nesso di collegamento con le forze del Volontariato
promuovere e/o sovrintendere alle operazioni di addestramento ed alle esercitazioni in
materia di protezione civile effettuate nel territorio comunale;
promuovere, specie nelle scuole, la formazione e l'informazione per favorire la creazione e
lo sviluppo di una cultura di protezione civile, divulgandone le misure di prevenzione, di
autoprotezione e di soccorso;
promuovere l'informazione alla popolazione sui rischi esistenti nel territorio ed in particolare
su quelli legati ad attività la cui tipologia venga individuata, dalle normative in vigore, come
pericolosa;
b) in situazione di emergenza:
- coadiuvare il Sindaco e l’Assessore delegato nella direzione e nel coordinamento dei
soccorsi;
- attivare la Sala Radio di Protezione Civile con impiego degli operatori del Volontariato;
- mantenere uno stretto contatto con la Centrale Radio Operativa del Corpo di Polizia Locale
e con altre Centrali radio operanti in tali situazioni (ad esempio quella del Centro Operativo
Regionale dell'Agenzia Regionale di Protezione Civile);
- convocare, su disposizione del Sindaco o dell'Assessore delegato, i componenti del C.O.C.
ed in particolare i responsabili delle funzioni di supporto del C.O.C.
- mantenere i rapporti con le altre istituzioni, in particolare con la Prefettura, La Protezione
Civile della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza;
- trasmettere le segnalazioni, previa acquisizione delle opportune e dettagliate notizie
sull'evento, necessarie per individuare le tipologie dell'emergenza e la sua evoluzione,
aggiornando in tempo reale lo scenario dell'avvenimento. In particolare si dovrà dare
- comunicazione, senza ritardo, alla Prefettura, alla Protezione Civile regionale e provinciale
(Servizio di Protezione Civile), mantenendo costantemente informati i rispettivi responsabili
circa l'evolversi della situazione;
- sovrintendere alle varie attività che in base all'evolversi della situazione si rendano
necessarie per determinare il superamento dell'emergenza, assicurando la riattivazione di
tutti gli uffici istituzionali o meno e comunque dei servizi essenziali, affidando quanto
necessita ai responsabili delle funzioni di supporto individuate nel C.O.C. di cui al
sottoparagrafo 3.2.3.
3.2.3 CENTRO OPERATIVO COMUNALE - C.O.C.
Il Centro Operativo Comunale - C.O.C. - è ubicato presso il Municipio, ubicato in Largo Marconi 3
– Latronico Centro.
L'immobile predetto, data l’ottimale ubicazione geografica, può oggettivamente ritenersi in grado di
garantire un rapido e funzionale svolgimento delle attività di intervento di pre-emergenza e di
soccorso.
L’ubicazione di tale immobile non presenta criticità di accessibilità viaria , anzi è facilmente
raggiungibile sia a piedi che con automezzi che trovano possibilità di sosta lungo via Roma – strada
91
adiacente e contigua all’immobile in esame. L'edificio non è vulnerabile (è adeguato sismicamente)
e, nei locali posti a piano terra, quindi facilmente accessibili, potrà essere situata la sala radio
operativa74.
Nell’ambito della redazione di questo Piano, è stato individuato anche la sede alternativa del COC
(Autorimessa comunale presente in Località S.Antonio che risulta essere una struttura adeguata
sismicamente e idonea a svolgere le medesime funzioni previste dalla sede principale) qualora
quella principale fosse inagibile o non raggiungibile per effetto dell’evento calamitoso verificatosi.
Il C.O.C. è presieduto dal Sindaco o dall’Assessore delegato, in quanto, in materia di protezione
civile pertinente al sistema comunale, rappresenta la struttura operativa per eccellenza.
Pertanto, in caso di emergenza, il Sindaco, in qualità di Autorità comunale di protezione civile, si
avvale del C.O.C. per intervenire con tutte le risorse disponibili, pubbliche e private, in particolare il
Volontariato, per l'espletamento delle proprie funzioni nella direzione e nel coordinamento, anche
sotto il profilo tecnico-amministrativo, delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione in
ambito comunale.
Il C.O.C. si costituisce sia in forma ristretta, costituita dai soli membri fissi e permanenti, sia in
forma allargata, caratterizzata dalla attivazione delle funzioni di supporto create secondo le
previsioni del Metodo Augustus.
Il C.O.C. può definirsi come una struttura complessa, di conoscenza e di operatività, in grado di
rispondere alle emergenze, contrastando gli effetti dannosi delle stesse.
Come sopra accennato, il C.O.C. si caratterizza per essere suddivisibile sulla base del
dimensionamento del fenomeno e dell’evolversi della situazione, pertanto potrà essere convocato
nelle seguenti articolazioni:
- gruppo ristretto decisionale, a composizione limitata e permanente, costituente di fatto una Unità
di crisi ed una sala decisionale costantemente attive;
- collegialità completa, con l’attivazione e l’apporto dei responsabili delle Funzioni di supporto,
mutuate sul Metodo Augustus.
In tal modo si garantisce al Sindaco una costante funzione di supporto, immediatamente attivabile
in ogni momento.
L'attivazione del C.O.C. nelle sue componenti dovrà avvenire a seguito di decisione del
Sindaco/Assessore delegato, sentita od acquisita la proposta del Responsabile dell'U.I. Protezione
Civile, ma comunque, opportunamente, sarà sempre convocato nel caso della fase di "Allarme",
anche solo limitatamente al Gruppo ristretto decisionale.
Si analizzano ora in dettaglio le due articolazioni del C.O.C..
3.2.3.1 Gruppo ristretto decisionale
Tale Gruppo ovvero il C.O.C. riunito in forma ristretta, è formato da funzionari direttivi del
Comune di Latronico che vengono convocati ogni qualvolta l'emergenza preventivata od in atto è
tale, per intensità e dimensione, da non essere fronteggiabile solo dall'U.I. Protezione Civile o
comunque con la normale ed ordinaria attività dei Settori.
Il Gruppo può definirsi come una Unità di crisi permanente ed è costituito da membri fissi che
determinano l’azione consultiva e propositiva del C.O.C., caratterizzata da una spiccata finalità di
impulso decisionale ed operativo, tecnico-amministrativo, nei confronti del Sindaco od Assessore
delegato.
Il Gruppo rappresenta anche una "sala decisionale" poiché in situazione di emergenza di protezione
civile, per fatti naturali od antropici, costituisce il punto di riferimento attrattivo di tutte le
informazioni concernenti l'evoluzione dell'evento ed i danni consequenziali75, proponendo al
Sindaco/Assessore delegato l'adozione dei successivi provvedimenti.
74
La Sala Radio è la struttura che si attiva in ogni caso di emergenza e pre-emergenza, venendo chiusa nel momento di
cessato allarme.
75
Vi rientra anche la c.d. "difesa civile", pur essendo questa diretta e coordinata dallo Stato ovvero dalla Prefettura
92
Ciò non toglie che già in tempo "di pace" abbia funzioni propulsive e di coordinamento nell'attività
di previsione e prevenzione e di sovrintendenza di tutto quanto necessiti per mantenere "vivo" il
sistema comunale di protezione civile, compreso l'aggiornamento del presente piano.
Il Gruppo deve - ed è permanente anche per questo motivo - agevolare il Sindaco o l’Assessore
delegato nell'assunzione di tutti quei provvedimenti necessari ed indifferibili per la protezione
civile, primi fra i quali quelli atti all'assistenza della popolazione ed al superamento della fase di
emergenza.
I suoi membri fissi sono:
- Sindaco od Assessore delegato alla Protezione Civile in qualità di Presidente e Coordinatore
- Dirigente Settore Lavori Pubblici
- Comandante Corpo di Polizia Locale
Il Gruppo dovrà contattare il rappresentante coordinatore del Volontariato, facendolo intervenire
per il tramite dell'U.I. Protezione Civile, ed altri consulenti esterni ritenuti del caso in
considerazione della tipologia dell'emergenza.
In caso di convocazione, i membri dovranno riunirsi presso la Sala operativa del C.O.C usufruendo
pertanto della Sala Radio che, in tempo reale, permette di conoscere l'evoluzione dell'evento e le
conseguenze dello stesso.
Sempre in tale sede si attiveranno le funzioni di supporto e quindi il C.O.C. nella sua complessità
allargata.
Riassumendo, il Gruppo ha il compito di supportare il Sindaco/Assessore delegato, anche in virtù di
quanto sarà posto a disposizione dall'attività pianificata in tempo di "pace" dalle c.d. "funzioni di
supporto":
a) proponendo al Sindaco o all'Assessore delegato di:
- attivare le funzioni di supporto convocando i Responsabili;
- convocare consulenti ed esperti esterni, aventi competenze qualificate e già maturate
nell'ambito della protezione civile;
- adottare provvedimenti previa acquisizione e valutazione dei dati forniti dalla Centrale Radio
Operativa della Polizia Locale e dalla Sala Radio di Protezione Civile;
b) fornendo pareri, indicazioni ed indirizzi operativi al Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
c) predisponendo i comunicati stampa e comunque le varie comunicazioni al fine di adempiere
all'onere dell'informazione della popolazione.
3.2.3.2 Funzioni di supporto in relazione al Metodo Augustus
La struttura del C.O.C. si articola, secondo gli indirizzi riportati nel c.d. "Metodo Augustus", in
undici funzioni di supporto e più in particolare:
1. Funzione Tecnica e di Pianificazione;
2. Funzione Sanità, Assistenza Sociale e Veterinaria;
3. Funzione Volontariato;
4. Funzione Materiali e mezzi;
5. Funzione Servizi essenziali e attività scolastica;
6. Funzione Censimento danni a persone e cose;
7. Funzione Strutture operative locali – viabilità;
8. Funzione Telecomunicazioni;
9. Funzione Assistenza alla popolazione;
93
Il C.O.C., in costanza di emergenza, agirà e sarà in grado di supportare le decisioni del Sindaco,
rielaborando tutte le informazioni provenienti dall'esterno tramite le funzioni di supporto e, più in
particolare, dalla funzione di supporto corrispondente per la materia.
Per tale motivo, ogni singola funzione di supporto ha un proprio Responsabile - ed un sostituto - che
manterrà vivo il proprio apporto sia in tempo di pace che in situazione di emergenza.
In tempo di normalità, il titolare della funzione di supporto dovrà tenere aggiornati tutti i dati e le
risorse dipendenti, compiendo una rielaborazione almeno biennale, al fine di poter fornire, in ogni
momento, in caso di emergenza, quanto necessita al Sindaco per contrastarla e contestualmente
assistere la popolazione; dovrà inoltre collaborare con l'U.I. Protezione Civile per gli aggiornamenti
del piano e per le soluzioni tecniche preventive.
In tempo di emergenza, il titolare dovrà coordinare le risorse della propria struttura, supportando il
Sindaco e collaborando con l'U.I. Protezione Civile.
Pertanto, in base alla configurazione delle funzioni di supporto, si riportano di seguito i responsabili
da individuare ed i compiti loro assegnati. Si aggiunge che tutti i Responsabili delle 9 Funzioni si
avvarranno di un proprio delegato dotato di poteri decisionali che potrà, oltre che affiancarli, anche
sostituirli nel C.O.C.
1) FUNZIONE 1 - TECNICA E DI PIANIFICAZIONE
Tale funzione, che è stata assegnata al Dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale e che assume
anche quella di Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, oltre ad avvalersi della propria struttura e
di tecnici professionisti anche esterni dotati di particolari esperienze dovrà:
a) in tempo di pace:
intrattenere rapporti con gli altri settori, enti, uffici, comunità scientifiche, attività produttive
ed industriali espletanti attività da giudicarsi a rischio e pericolose, al fine di individuare le
procedure funzionali e celeri da adottarsi in situazioni di emergenza,
compiere studi sul territorio tesi ad evidenziare le criticità con particolare riferimento alla
situazione sismica, idrogeologica e meteorologica;
creare un patrimonio cartografico del territorio comunale;
concorrere con l'U.I. Protezione Civile all'aggiornamento del presente Piano;.
individuare, all'interno del territorio comunale, le aree di attesa, di ricovero, di atterraggio
elicotteri, compiendo i relativi interventi per predisporre a tal fine spazi già esistenti, come,
ad esempio, giardini, parcheggi, campi sportivi, ecc.;
eventualmente convenzionare la propria struttura con Istituti, Università, Associazioni di
liberi professionisti per creare opere di difesa, analizzando i vari scenari di rischio;
predisporre ed aggiornare piani di evacuazione della popolazione avvalendosi anche
dell'apporto del Responsabile della funzione nr. 7;
creare un elenco di reperibilità dei referenti delle aziende erogatrici di servizi (energia
elettrica, acqua, gas, telefonia, ecc.) per essere in grado di prendere gli opportuni contatti
tecnici fin dal momento di previsione di una situazione di emergenza;
interessarsi della pianificazione territoriale in genere;
creare eventuali reti di monitoraggio del territorio;
b) in situazione di emergenza:
di concerto con i Responsabili delle Funzioni nrr. 4 ed 6, avrà in particolare, all'interno del
territorio comunale, i compiti di:
proporre le varie soluzioni tecniche atte ad impedire l’evoluzione negativa dell'accadimento;
aggiornare costantemente lo scenario di rischio in base ai dati derivanti dalla rete di
monitoraggio predisposta in via preventiva;
individuare l'ampiezza delle zone a rischio in relazione alla graduazione del rischio;
coordinare le squadre di tecnici inviati sul territorio in qualità di osservatori dell'evoluzione
dell'evento e per la messa in sicurezza delle reti dei servizi coinvolte nell'evento;
94
organizzare i controlli per verificare l'agibilità degli edifici, pubblici e privati, monumenti,
ecc.;
ripristinare le reti dei servizi e predisporre quelle destinate alle zone di emergenza;
rimuovere macerie e puntellare le strutture pericolanti.
2) FUNZIONE 2 – SANITÀ, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA
Tale funzione sarà assegnata ad un coordinatore unico afferente ai medici ed ai veterinari che
operano nel territorio del Comune di Latronico.
Per l'espletamento di tale funzione, il Responsabile sarà coadiuvato da rappresentanti del "118", del
Volontariato sanitario, dell'A.S.L, dei Servizi Sociali in genere e dei Servizi Veterinari.
L'operatività richiede anche uno stretto raccordo con la funzione nr. 9 (Assistenza alla popolazione).
Le attività prevedono:
a) in tempo di pace:
creazione di stretti rapporti con l'A.S.L. per il censimento e la gestione dei posti letti e
ricoveri in strutture sanitarie;
predisposizione di elenchi riguardanti le persone più fragili (anziani, minori, persone non
autosufficienti, persone diversamente abili, persone sottoposte a specifiche terapie mediche
specialistiche, persone con problemi psichici e di disagio sociale);
predisposizione procedurale per interventi sanitari;
predisposizione del servizio farmaceutico d’emergenza;
predisposizione ed organizzazione di luoghi in cui ricoverare temporaneamente gli animali e
procedure di profilassi;
b) in situazione di emergenza:
coordinamento del personale sanitario per l’assistenza ai feriti e per il loro trasporto presso le
strutture sanitarie pubbliche e/o private;
coordinamento delle attività per il recupero dei deceduti;
coordinamento delle attività per la ricerca dei dispersi;
coordinamento dell'assistenza psicologica ai superstiti ed ai familiari delle vittime;
coordinamento delle attività di assistenza delle persone fragili e relazionali con le stesse;
concorso con le Funzioni nrr. 1 e 9 per la creazione di aree di accoglienza, anche temporanee,
al fine di garantire l'osservanza delle normative sulla sicurezza ed igienicità;
concorso con la funzione nr. 9 circa la distribuzione degli alimenti per garantirne la salubrità
ed igienicità nello stoccaggio nei luoghi di accoglienza e nell’erogazione diretta alle persone
per il consumo;
attività di assistenza sociale in genere, in stretto raccordo con la funzione nr. 9, in favore
della popolazione colpita dall'evento, concorrendo alla sua evacuazione, con particolare
riferimento alle persone fragili;
organizzazione dei posti medici avanzati - P.M.A. - di primo soccorso nelle aree colpite
dall'evento e nei campi di ricovero temporaneo, nelle aree attrezzate, nelle strutture ricettive
in cui vengono ospitati gli sfollati;
invio di personale medico e paramedico nei luoghi interessati e nelle strutture di accoglienza
per rafforzare quello già presente;
invio di attrezzature medicali e medicinali necessari per le cure immediate;
verifiche sulle condizioni degli animali, con previsione dell'abbattimento di quelli da ritenersi
pericolosi per la popolazione o per gli animali, in quanto portatori di infezioni incurabili e
trasmissibili, o fortemente aggressivi;
coordinamento delle attività di bonifica sanitaria dei luoghi (acque, terreni, ecc.), con
disinfezione, disinfestazione e derattizzazione degli stessi e delle strutture in cui vengono
alloggiate o ricoverate le persone colpite dall'evento.
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3) FUNZIONE 3 - VOLONTARIATO
La funzione, al fine di razionalizzare l'attività sia a livello preventivo che di contrasto
dell'emergenza, sarà assegnata al Responsabile del Volontariato della Protezione Civile di Latronico
Il compito principale è quello di gestire unitariamente le forze del Volontariato, suddividendo i
Volontari per specialità e professionalità operativa, e le risorse strumentali, ivi comprese quelle
fornite dalla U.I. Protezione Civile.
In particolare dovrà:
a) in tempo di pace:
mantenere in costante addestramento le forze del volontariato;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per la sensibilizzazione della popolazione in materia
di rischi e dei comportamenti di autoprotezione da adottare;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per la creazione di corsi di formazione ed
informazione;
creare rapporti e procedure operative, in stretto raccordo con l'U.I. Protezione Civile e
congiuntamente con le funzioni nrr. 1, 2 e 9;
collaborare con l'U.I. Protezione Civile per il compimento di esercitazioni;
b) in situazione di emergenza:
mettersi immediatamente in contatto con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
comunicare immediatamente le squadre formate e pronte ad essere impiegate sul territorio,
anche in rafforzamento alle pattuglie della Polizia Locale operanti.
attivare immediatamente la Sala Radio e tutte le strumentazioni ivi esistenti (sistemi
cartografici, di localizzazione, video, ecc.) per fornire tutti i dati del territorio necessari al
personale volontario ed a tutte le altre funzioni di supporto. Si ricorda che tale sala radio
costituisce anche la base operativa del sistema decisionale del C.O.C.;
mantenere un costante collegamento radio, fino a cessate esigenze, con il Comando Radio
della Polizia Locale o con le Centrali delle altre forze operative (VV.F., Polizia, Carabinieri,
Corpo Forestale dello Stato, ecc.).
4) FUNZIONE 4 - MATERIALI E MEZZI
Il responsabile di questa funzione sarà individuato nell’ambito dei dipendenti che afferiscono al
settore manutenzione del Comune che opererà in stretto raccordo con il Dirigente dell’UTC, già
assegnatario della funzione nr. 1.
I compiti principali sono quelli di predisporre l'elenco dei mezzi e dei materiali disponibili del
Comune e delle attività private in genere e di costituire un quadro generale sul tipo di trasporti e sui
tempi necessari al loro impiego nella zona colpita.
Vista l'organizzazione strutturale dell'Amministrazione e delle attività operative ascrivibili alla
funzione nr. 1, sarà opportuno tenere in considerazione il reperimento di mezzi ed imprese ed il
prevedibile impiego di questi pianificati dal Responsabile della funzione nr. 1, per evitare duplicità
e sovrapposizioni di attività ed impiego oppure previsioni tempistiche diverse e non coordinate.
Qualora non sia possibile l’intervento di mezzi e materiali in relazione all'emergenza in atto, il
Sindaco potrà e dovrà richiedere alla locale Prefettura - di intervenire, rafforzando con altre risorse
quelle esistenti a livello locale76.
Riassumendo, il Responsabile di tale funzione dovrà:
a) in tempo di pace:
censire i mezzi e materiali in possesso all'Amministrazione ed i luoghi di stoccaggio;
censire i mezzi ed i materiali reperibili sul territorio, attivando convenzioni per garantire
l'impiego in caso di emergenza;
76
Il Sindaco rivolgerà richiesta al Prefetto competente per il tramite del COM.
96
predisporre un elenco di reperibilità degli operatori comunali e non comunali;
aggiornare periodicamente gli elenchi;
organizzare e verificare periodicamente la manutenzione delle aree di accoglienza e delle reti
energetiche in esse presenti;
acquisire prezzi e preventivi per conoscere il costo di acquisto o noleggio di mezzi,
attrezzature, materiali utili all'allestimento dei luoghi di accoglienza;
mantenere il magazzino di stoccaggio dei materiali di interesse per il contrasto
dell'emergenza;
b) in situazione di emergenza:
attivarsi immediatamente per far intervenire senza ritardo, e comunque nei tempi concordati
e sanciti nelle convenzioni, gli operatori comunali e non comunali;
provvedere alla raccolta ed alla distribuzione del materiale necessario per intervenire nei
luoghi in assistenza della popolazione concorrendo con il responsabile della funzione nr. 2;
gestire i mezzi impiegati e l'equipaggiamento dei dispositivi di protezione individuale degli
operatori comunali e non comunali.
5) FUNZIONE - SERVIZI ESSENZIALI E ATTIVITA’ SCOLASTICA
Responsabile di questa funzione è il Dirigente dell’UTC, già assegnatario delle Funzioni nr. 1.
L'attività richiesta, coadiuvata da quelle della funzione nr.8, è quella di coordinare gli interventi per
il ripristino dei servizi essenziali (energia elettrica, acqua, gas, telefonia, ecc.) erogati sul territorio e
della funzionalità delle strutture pubbliche, quali centro termale, scuole, strutture amministrative, di
culto, ecc..
Il Responsabile si avvarrà della propria struttura e dei rappresentanti di ditte esterne convenzionate
per attività manutentive o comunque gestori di servizi essenziali (Enel, Telecom, società fornitrice
delle refezioni, ecc.).
In particolare dovrà:
a) in tempo di pace:
monitorare i piani di emergenza delle varie strutture e la dotazione di sicurezza in possesso
dei lavoratori e degli utenti delle stesse;
predisporre periodicamente prove di evacuazione;
individuare, strutture alternative,
predisponendole eventualmente per permettere, in via alternativa, la continuazione delle
attività pur in presenza di comprensibili disagi;
b) in situazione di emergenza:
a mezzo di propri esperti, anche esterni, o del Volontariato, di intesa con il Responsabile
della Funzione nr. 3, procedere a compiere verifiche delle strutture, con priorità per quelle da
giudicarsi vulnerabili come scuole, attrezzature amministrative pubbliche, ecc;
in merito ai dati che perverranno, informare il la Sala Radio e il C.O.C..;
attivarsi compiendo i primi interventi cautelativi atti a mantenere in attività le strutture
interessate;
rendere operative le strutture alternative che sostituiranno quelle danneggiate, attivando
quanto necessita per i trasferimenti del caso.
6) FUNZIONE - CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE
Responsabile della funzione, tenuto conto della attuale struttura organizzativa del Comune di
Latronico, è il Dirigente del UTC, già assegnatario delle funzioni nrr. 1 e 5, che si avvarrà di un
proprio esperto in materia, appartenente alla struttura del Settore, e/o di rappresentanti di ordini
professionali. Sarà cura del predetto Responsabile in sinergia con i Funzionari degli altri settori
dell’UTC (Lavori pubblici, Urbanistica, ecc), per le comprensibili implicazioni che sorgono.
97
Tale responsabile, potrà anche richiedere la collaborazione dei Responsabili della Funzione nr. 3 per coinvolgere associazioni di volontariato professionalmente competenti in materia - e nr. 2,
qualora i danni interessino persone fragili.
E' opportuno interfacciarsi anche con le squadre di tecnici dei VV.F. operanti sul territorio al fine di
verificare le staticità post-evento degli immobili.
L'attività di tale funzione è quella di verificare la situazione derivata dall'evento dannoso con
riferimento ai danni accaduti e a quelli che potrebbero accadere, al fine di individuare i necessari
interventi di emergenza concernenti le persone, gli edifici pubblici e privati, gli immobili storicomonumentali, le infrastrutture produttive, agricole, industriali, ricettive, ecc..
In particolare il Responsabile dovrà:
a) in tempo di pace:
studiare e prevedere la costituzione di squadre miste, anche con appartenenti ad associazioni
di volontariato;
individuare procedure da attivare con previsione di opportune verbalizzazioni o schede di
rilevazione riportanti quanto constatato nel territorio;
contattare i VV.F. per stabilire rapporti o sopralluoghi misti;
aggiornare periodicamente i dati inerenti le varianti territoriali, la presenza di persone fragili,
sentito anche il Responsabile della Funzione nr. 2;
b) in situazione di emergenza:
informare la Sala Radio circa le verifiche effettuate;
verificare e redigere atti di censimento dei danni subiti da persone, edifici pubblici e privati,
impianti industriali, attività produttive, agricoltura e zootecnica, opere di interesse culturale o
riguardanti servizi essenziali.
7) FUNZIONE - STRUTTURE OPERATIVE LOCALI E VIABILITÀ
Tale funzione sarà assegnata al Comandante della Polizia Locale.
Il Responsabile di tale funzione ha il compito principale di coordinare le varie componenti locali
competenti in materia di viabilità, individuando le soluzioni più idonee per ripristinare la
circolazione veicolare e pedonale, in particolare dei mezzi pubblici, e per facilitare l'accesso ai
mezzi di soccorso, inibendo il traffico non necessario nelle aree a rischio.
Per l'espletamento di tale compito si avvarrà ed agirà in stretto raccordo con il Comandante del
Corpo di Polizia Locale e con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, anche al fine di ottenere la
collaborazione del Responsabile della Funzione nr. 3.
In particolare il Responsabile di tale funzione avrà compiti di:
a) in tempo di pace:
individuazione di scenari di rischio con contestuale studio di percorsi attivabili per la
movimentazione dei soccorsi o per eventuale evacuazione della popolazione dalla città;
collaborazione con le funzioni nrr. 1, 2 e 4;
studio ed emanazione preventiva di provvedimenti concernenti le aree da giudicarsi a rischio
(ad esempio per la presenza di edifici a rischio crollo);
previsione dei punti di controllo per afflusso dei mezzi di soccorso (c.d. cancelli);
organizzazione con i gestori del trasporto pubblico delle modalità operative per l'impiego di
autobus per i soccorsi e per l'evacuazione delle persone da destinarsi nei luoghi e strutture di
accoglienza predisposti;
b) in situazione di emergenza:
98
in raccordo con il Comandante del Corpo di Polizia Locale, con il Responsabile dell'U.I.
Protezione Civile e con i Responsabili delle Funzioni predette, individuazione dei flussi di
traffico ed emanazione delle relative ordinanze concernenti la regolamentazione della
circolazione veicolare e pedonale;
richiesta ai Responsabili reperibili per il trasporto pubblico e/o privato circa l'intervento dei
mezzi;
intese con la Prefettura e la Questura circa gli interventi di controllo delle strade e della
viabilità nella sua complessità e per problematiche di ordine pubblico;
acquisizione di dati ricognitivi per concordare interventi con le funzioni nrr. 1 e 4 in merito a
danni a carico della struttura viaria locale.
8) FUNZIONE - TELECOMUNICAZIONI
La funzione sarà assegnata al Responsabile del Servizio Informativo comunale che opererà in
stretto raccordo con il Dirigente dell’U.T.C, già assegnatario della Funzione nr. 1.
Il Responsabile nominato, ha il compito di mantenere in funzione i sistemi delle reti di
telecomunicazioni ed informatici, permettendo pertanto che tali reti si mantengano attive anche in
caso di accadimento di un evento emergenziale.
In particolare tale Responsabile:
a) in tempo di pace:
studia la conformazione territoriale per impedire l’esistenza di zone prive di copertura delle
reti di telecomunicazione analogica e digitale;
partecipa ad esercitazioni di protezione civile per testare efficienza e funzionalità delle reti e
dei vari collegamenti nazionali;
organizza e predispone tutti i collegamenti videotelevisivi per permettere la verifica delle
condizioni ambientali e meteorologiche in particolare e quindi l’evoluzione dell'accadimento
organizza contatti, redigendo relative ed idonee schede, con i rappresentanti dei gestori di
rete fissa e mobile e con coloro che operano comunque nel campo delle telecomunicazioni e
pertanto potenzialmente utili in caso di emergenza;
b) in situazione di emergenza:
controlla l'affidabilità della rete di telecomunicazioni esistente e della rete alternativa
eventualmente predisposta in tempo di pace;
collabora con il Responsabile delle Funzioni nrr. 1 e 4 per attivare presso i vari luoghi di
accoglienza ponti radio e di comunicazione, testando quelli già esistenti;
collabora con il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile per l'attivazione della Sala Radio di
Protezione Civile connessa con il C.O.C. per permettere, con gli opportuni collegamenti
telematici, la visualizzazione dell'impatto dell'evento e la sua evoluzione.
9) FUNZIONE - ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE
Incaricato di tale funzione sarà assegnato al responsabile dei servizi sociali comunali del Comune di
Latronico.
Per l’assolvimento dei compiti, il Responsabile si avvarrà di funzionari della propria struttura e di
personale esterno, tra i quali anche appartenenti al Volontariato operante sia in tematiche di
protezione civile che in altre.
Compito principale è quello di garantire l'approvvigionamento di beni di prima necessità e conforto,
l’acquartieramento della popolazione, il reperimento di zone in cui installare i "campi base" e di
soccorso, ecc..
Per tale motivo il Responsabile dovrà:
a) in tempo di pace:
99
organizzare e tenere aggiornato, al fine di una immediata ed efficace consultazione, un
elenco di strutture recettive (alberghi, agriturismi, aree di ricovero della popolazione colpita
dalla calamità), sentito anche il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
verificare periodicamente lo stato in cui versano tali strutture, con particolare riferimento ai
luoghi di accoglienza, segnalando i disservizi al Responsabile della Funzione nr. 4;
b) in situazione di emergenza:
fornire, a mezzo della propria struttura, tutti i dati necessari per organizzare l'accoglienza e
l'assistenza alla popolazione, con particolare riferimento alle persone fragili, secondo le
intese intervenute con i Responsabili della Funzione nr. 2 e dell'U.I. Protezione Civile;
censire gli sfollati;
favorire ed agevolare, in raccordo anche con le funzioni nrr. 2 e 3, il ritrovamento dei
dispersi ed il ricongiungimento familiare;
disporre il trasporto degli sfollati presso le aree predisposte per l'accoglienza;
provvedere alla registrazione anagrafica dei ricoverati e di quelli accolti presso i luoghi
predisposti, gestendo le assegnazioni dei posti letto, container, ecc.;
compiere attività di assistenza sociale a favore delle persone coinvolte nell'accadimento, con
particolare riferimento alla popolazione fragile, come anziani, minori, persone diversamente
abili, con disturbi psichici, non autosufficienti, aiutandoli nel soddisfacimento dei bisogni
primari (alimenti, vestiti, prodotti per l'igiene e pulizia personale). A tal fine potrà avvalersi
dell'apporto del Volontariato, previo contatto con il Responsabile della Funzione nr. 3.
3.2.4 CENTRO OPERATIVO MISTO - C.O.M.
Il C.O.M. è la struttura decentrata del Centro di Coordinamento Soccorsi (CCS)77 che opera per
svolgere la direzione unitaria dei servizi di emergenza coordinandoli a livello provinciale con gli
interventi dei Sindaci dei comuni afferenti al COM stesso.
Il COM dipende dalla Prefettura ed i suoi compiti sono quelli di favorire il coordinamento dei
servizi di emergenza organizzati dal Prefetto con l’intervento dei Sindaci dei comuni appartenenti al
COM stesso.
La sede del C.O.M. è ubicata nel Comune di Senise presso il Polifunzionale localizzato nell’area
PIP.
A tal riguardo si riportano integralmente i riferimenti del COM acquisiti dal Piano di Emergenza
Provinciale (Volume II):
COM n. 9 – SENISE
Ubicazione:
Senise c/o Polifunzionale –Area P.I.P.
Telefono:
0973- 686200 Fax 0973 - 686393
Coordinate UTM:
N 4443696 E 611210
Comuni Afferenti:
77
E’ il massimo organo di coordinamento delle attività di Protezione Civile a livello provinciale. Individua le strategie
di intervento per il superamento dell’emergenza razionalizzando le risorse disponibili nella Provincia e al tempo stesso
garantendo il coordinamento degli interventi del governo regionale o del governo nazionale a seconda della natura
dell’evento calamitoso.
100
CALVERA, CARBONE, CASTRONUOVO DI SANT’ANDREA, CERSOSIMO,
CHIAROMENTE,
EPISCOPIA,
FARDELLA,
FRANCAVILLA
IN
SINNI,
LATRONICO, MISSANELLO, NOEPILI, ROCCANOVA, SAN COSTANTINO AL
BANESE, SAN PAOLO ALBANESE, SAN SEVERINO LUCANO, SENISE, TEANA,
TERRANOVA DI POLLINO.
Popolazione Afferente:
40.785 (Fonte: ISTAT 2001)
Anche in questo caso, l'articolazione del C.O.M, si basa sulla individuazione di funzioni di supporto
in relazione alla schematizzazione del noto Metodo Augustus che sinteticamente sono di seguito
elencate:
1. Funzione TECNICA E DI PIANIFICAZIONE;
2. Funzione SANITÀ, ASSISTENZA SOCIALE E VETERINARIA;
3. Funzione MASS MEDIA ED INFORMAZIONE
4. Funzione VOLONTARIATO;
5. Funzione MATERIALI E MEZZI;
6. Funzione TRASPORTO, CIRCOLAZIONE E VIABILITÀ;
7. Funzione TELECOMUNICAZIONi;
8. Funzione SERVIZI ESSENZIALI;
9. Funzione CENSIMENTO DANNI A PERSONE E COSE;
10. Funzione STRUTTURE OPERATIVE;
11. Funzione ENTI LOCALI;
12. Funzione MATERIALI PERICOLOSI;
13. Funzione ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE;
14. Funzione COORDINAMENTO CENTRI OPERATIVI;
Il C.O.M. è uno strumento di protezione civile di natura collegiale, la cui finalità è quella di
integrare la risposta di un Comune che si trovi in difficoltà nell'azione di contrasto.
Il suo compito è quello di:
supportare il Sindaco od Assessore delegato nei provvedimenti da assumere, fornendo un
parere tecnico operativo;
integrare ed allargare la Sala Radio di Protezione Civile determinando una "centrale
interforze di protezione civile", anche mediante l'utilizzo, per ovviare all’impossibilità di
raggiungimento della sede, di un sistema di webcam;
integrare la composizione del C.C.S. della Prefettura, esprimendo propri pareri ed indicazioni
operative;
coordinare l'impiego delle risorse operative, sia personali che tecniche, superando le
limitazioni imposte dai confini territoriali.
101
CAPITOLO IV
LA POPOLAZIONE
102
4.1 INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE
Il Piano Comunale di protezione civile ha l'obiettivo principale di contrastare l'emergenza mediante
il raggiungimento di tre presupposti principali:
analisi del territorio e dei rischi di cui ai Capitoli I e II;
organizzazione di un sistema comunale atto ad operare prima, durante e dopo l'emergenza di
cui al Capitolo III;
assistenza della popolazione che non comprende soltanto il mero aiuto materiale, ma anche,
ed in via preventiva, l'informazione.
Nel concetto moderno e dinamico della "protezione civile", l'informazione assurge a presupposto
essenziale ovvero ad elemento fondamentale che permette di poter superare l'emergenza nelle sue
varie fasi (si veda il Capitolo V).
In base alle normative vigenti78, il Sindaco ha il compito, sia in fase preventiva che di emergenza, di
rendere edotta la popolazione in merito a:
esistenza di situazioni di pericolo dovute a calamità naturali o comunque connesse ad
esigenze di protezione civile;
pericoli connessi con i rischi esistenti nel territorio comunale;
esistenza di piani o comunque di indicazioni comportamentali da porre in essere, a fronte di
particolari segnalazioni o suggerite dall'Autorità, prima, durante e dopo l'accadimento
dell'evento temuto.
Sinteticamente, può pertanto individuarsi:
un’informazione preventiva, tesa ad informare la popolazione sui rischi naturali od antropici
presenti e sulle modalità di coesistenza con questi, nella convinzione che la conoscenza
permetta una migliore convivenza con i pericoli, consentendo di apprendere come
autoproteggersi e, al contempo, proteggere;
un’informazione in emergenza il cui obiettivo è quello di rendere edotta la popolazione
sull’evento in atto, sui pericoli ai quali è esposta e sulle modalità di comportamento,
seguendo le indicazioni dell'Autorità, senza incidere negativamente sull'opera dei soccorsi.
4.1.1 INFORMAZIONE PREVENTIVA
E' la prima informazione rivolta alla popolazione per renderla edotta circa i rischi a cui è esposta nel
momento in cui si trova in un dato territorio.
La stessa redazione del presente Piano e la sua divulgazione presso la popolazione attraverso i
mezzi ritenuti più idonei, come la pubblicazione all'Albo Pretorio, la creazione di opuscoli inviati
alle famiglie, l'inserimento nel sito web del Comune, costituisce un’informazione preventiva
rispondente ai principi della protezione civile in merito alla tutela delle persone e cose.
L'attività divulgativa da compiere presso le scuole (iniziando da quelle elementari), costituirebbe
un presupposto inconfutabile di formazione a mezzo dell’informazione relativa alla cultura di
protezione civile, che permetterebbe pertanto alla popolazione di entrare nel concetto di protezione
civile, imparando a riconoscere i segnali dell'incombenza del rischio, segnalandolo alle Autorità
competenti, e comportandosi in modo consequenziale.
La divulgazione raggiunge al meglio il suo scopo se opportunamente coniugata con una efficace
attività addestrativa ed esercitativa, legata ai temi della protezione civile in relazione al territorio
interessato.
4.1.2 INFORMAZIONE IN EMERGENZA
78
V. art. 12 L. 03/08/99 nr. 265.
103
In caso di accadimento, il Sindaco renderà edotta la popolazione di quanto avvenuto, delle
contromisure assunte e dei comportamenti da adottare al fine di ridurre, se non evitare totalmente,
l'esposizione delle persone e cose al pericolo.
A tal fine si avvarrà dei propri canali di diffusione per acquisire la collaborazione dei mass media,
oppure di altri sistemi, quali, ad esempio, l'uso di altoparlanti da parte della Polizia Locale e dei
Volontari di protezione civile, ovvero di tutti gli strumenti e mezzi di comunicazione che comunque
potranno ritenersi utilizzabili per informare e rendere partecipe la popolazione all'emergenza in
essere.
La popolazione verrà pertanto invitata a mantenersi costantemente informata sull'evolversi del
fenomeno e del passaggio da una fase all'altra delle allerte di protezione civile (si veda Capitolo V).
Quanto precede vale anche per diramare la cessazione dell’emergenza e quindi il ritorno alla
normalità.
In conclusione, è attraverso l'informazione che anche la popolazione viene fatta accedere all'interno
del "sistema" della protezione civile costituendone uno dei pilastri fondamentali.
L’informazione, nella sua necessaria essenzialità, dovrà pertanto
illustrare il rischio o l'evento;
illustrare le misure di sicurezza e le cautele assunte, le attività in essere per fronteggiarlo, i
possibili sviluppi;
comunicare la struttura operativa di soccorso e di immediato riferimento;
sollecitare nella popolazione l'adozione dei comportamenti di autoprotezione.
Acquisire in tal modo la collaborazione della popolazione, prima e durante l'emergenza, significa
infatti garantire il buon esito dell'attività di intervento, diminuendo la percentuale di danni
connaturati al rischio.
4.2 COMPORTAMENTI DA TENERSI IN CASO DI EMERGENZA
In questo paragrafo verranno sinteticamente descritti i comportamenti da adottarsi da parte della
popolazione a fronte delle varie tipologie di emergenze che possono verificarsi nel territorio
comunale.
Le regole che si suggeriscono in questo Piano sono importanti in quanto vogliono trasmettere
modalità comportamentali in presenza del pericolo, vero o presunto, o dell’evento, basate: sulla
consapevolezza e sulle conoscenze e quindi sull’idoneità delle azioni da compiersi o non compiersi;
sulla razionalità; sull’atteggiamento improntato alla calma da mantenersi e quindi sulla capacità di
affrontare le situazioni senza consentire al panico di dominare le reazioni proprie e degli altri. E
naturalmente l’acquisizione di tali regole generali consentirà di essere sempre in grado di affrontare
ogni tipo di situazione emergenziale, in qualsiasi luogo si verifichi.
Per quanto concerne i comportamenti relativi alle misure preventive, alcuni di questi sono comuni
a tutte le varie tipologie di rischio:
nell’ambito familiare, pianificare i comportamenti da adottarsi in caso di emergenza,
coinvolgendo anche i bambini (telefonata ai numeri di soccorso, chiusura del gas, ecc.): tutti
devono essere a conoscenza del posizionamento e delle modalità di chiusura dei rubinetti del
gas ed acqua e degli interruttori dell’energia elettrica;
preparare e tenere sempre pronta all’uso una "borsa dell’emergenza", riposta in luogo
facilmente accessibile e noto a tutti i componenti familiari, che possibilmente deve
contenere:
- una torcia elettrica;
- candele, fiammiferi e accendini;
- radio portatile con scorta di pile;
- telefonino;
- dinamo per consentire ricarica manuale di batterie;
- fornellino a gas da campeggio;
104
cartella personale del tipo impermeabile contenente documenti, ricette, valori
personali, ecc.;
set di pronto soccorso;
medicinali indispensabili;
vestiti impermeabili;
biancheria intima;
coperte o sacco a pelo;
scarpe possibilmente alte;
posate, stoviglie, borracce, apriscatole, coltellino multiuso;
cibi in scatola o non deperibili ed acqua potabile
ascoltare la radio o guardare la televisione o comunque mezzi di informazione in genere per
apprendere, ad esempio, dell’emissione di eventuali avvisi di condizioni meteorologiche
avverse e relativi rischi connessi. L’utilizzo dei mezzi di informazione è importante anche
durante e dopo l’evento per conoscere la sua evoluzione.
In caso di allarme e quindi durante la fase di emergenza in atto, in via generale, è fondamentale:
mantenere la calma e non lasciarsi prendere dal panico
cercare di tranquillizzare le altre persone;
comportarsi in modo composto ed ordinato, osservando attentamente le indicazioni impartite
dall'Autorità;
nel caso in cui venga ordinata l'evacuazione:
- abbandonare in modo ordinato e veloce la propria abitazione, chiudendola;
- portare con sé solo lo stretto indispensabile;
- distaccare qualsiasi fonte energetica (energia elettrica, gas, ecc.)
- spegnere qualsiasi fuoco o possibile innesco
- portarsi, seguendo i percorsi consigliati, verso il luogo indicato dalle Autorità
- nel caso di perdita di gas da un palazzo, non entrare nel palazzo per chiudere
il rubinetto del gas, ma verificare se vi sia un interruttore generale del gas
fuori dall’abitazione ed in questo caso chiuderlo. Riferire tale notizia ai
VV.F. od altro personale specializzato
verificare se vi siano persone che necessitano di assistenza (bambini, anziani, persone
diversamente abili, ecc.).
4.2.1 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDROGEOLOGICO (FRANA)
Prima
Informarsi sulla presenza di aree a rischio di frana nel territorio comunale;
Stando in condizioni di sicurezza, osservare il terreno nelle vicinanze per rilevare l’eventuale
presenza di piccole frane o di piccole variazioni nella morfologia del terreno: in alcuni casi,
queste modifiche possono essere considerate precursori di venti franosi;
Porre attenzione ad alcune lesioni e fratturazioni che possono essere visibili sui manufatti, in
alcuni casi, prima delle frane.
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Durante
Se la frana si avvicina o è al di sotto della persona, allontanarsi il più velocemente possibile,
cercando di raggiungere una posizione più elevata o stabile
Se non è possibile scappare, rannicchiarsi il più possibile su se stessi, proteggendo la testa
Guardare sempre verso la frana facendo attenzione a pietre o ad altri oggetti che,
rimbalzando, potrebbero colpire
105
Allontanarsi dai corsi d’acqua o dalle incisioni torrentizie nelle quali vi può essere la
possibilità di scorrimento di colate rapide di fango
Non soffermarsi sotto pali o tralicci in quanto potrebbero crollare o cadere
Non avvicinarsi al ciglio di una frana perché è instabile
Se si sta percorrendo una strada e ci si imbatte in una frana appena caduta, cercare di
segnalare il pericolo ai conducenti degli altri veicoli che sopraggiungono.
Dopo
Allontanarsi dall’area in frana in quanto può esservi il rischio di ulteriori frane
Controllare se vi sono feriti o persone intrappolate nell’area in frana, senza entrarvi
direttamente. In questo caso, segnalare la presenza di queste persone ai soccorritori
Le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche e tubature del gas e
dell’acqua, unitamente all’interruzione di strade: riferire tali notizie alle Autorità.
4.2.2 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO IDRAULICO (ALLUVIONE)
Prima
Salvaguardare i beni collocati in locali allagabili, solo se si è in condizioni di massima
sicurezza
Porre delle paratie a protezione dei locali situati al piano strada e chiudere o bloccare le porte
di cantine o seminterrati
Se non si corre il rischio di allagamento, rimanere preferibilmente in casa.
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Durante
In casa
Staccare la corrente elettrica e chiudere il gas ed impianto di riscaldamento nei locali
minacciati dall'acqua, sempre che l'interruttore non si trovi già in locali sommersi. Porre
attenzione a non venire a contatto con la corrente elettrica con mani e piedi bagnati
Sigillare, se possibile, l'impianto di riscaldamento per impedire pericolose fuoriuscite di
combustibile
Salire ai piani superiori.
Se si abita ad un piano alto, offrire ospitalità a chi abita ai piani sottostanti; viceversa, se si
risiede in piani bassi, chiedere ospitalità
Non scendere nelle cantine e nei garage per salvare oggetti o scorte
Non fumare (potrebbero esserci fughe di gas)
Non utilizzare l'acqua dei rubinetti (per pericolo di contaminazione) prima del consenso delle
Autorità
Non mangiare cibi già a contatto con l’acqua
Solo se ancora possibile e senza pericolo (blocco per detriti o travolti dalle correnti), porre i
mezzi di trasporto al chiuso e con i finestrini chiusi
Non tentare di chiudere le piccole falle, in quanto masse di acqua maggiori potrebbero
sopraggiungere all'improvviso
Nel caso di montagne o colline vicine e se la via è ancora libera dall'acqua, raggiungerle; se
non esiste la possibilità, salire ai piani superiori della casa o sul tetto portando il necessario
(borsa dell’emergenza)
Non rimettere in funzione le apparecchiature elettriche bagnate subito dopo un'inondazione.
All'aperto
Cercare di raggiungere l’abitazione solo se non c'è pericolo o se in casa ci sono persone
incapaci di autogestirsi
106
Se si sta viaggiando su un autoveicolo e l'acqua inizia a invadere la strada, non accelerare e
non fermarsi ma avanzare lentamente
Non fermarsi dove si vede l'acqua crescere in quanto esiste il rischio di non poter più far
ripartire l'autoveicolo
Non attraversare o sostare su ponti o passerelle e lungo argini dei corsi d’acqua
Fare attenzione ai sottopassi che si possono allagare con facilità
Nel caso di caduta in acqua con l'autoveicolo:
- con finestrini a chiusura elettrica, lasciarli aperti, in quanto potrebbero
bloccarsi
- con finestrini manuali, chiuderli ed aspettare che il veicolo venga tutto
sommerso; quando lo è completamente, non tentare di aprire le portiere, ma
abbassare pian piano i finestrini per riempire gradualmente l'abitacolo
- uscire solo quando l'acqua ha invaso quasi del tutto il veicolo e nuotare fino
ad una zona di terra ritenuta sicura
- tale operazione - meno difficile in pratica di quanto possa apparire - sarà resa
più semplice mantenendo la calma.
Dopo
Evitare il contatto con le acque che può essere inquinata da vari materiali e sostanze (acque
di scarico, ecc.) e carica elettricamente per la presenza di linee elettriche interrate
Evitare le zone in cui vi sono ancora correnti in movimento
Fare attenzione alle zone in cui l’acqua si è ritirata, il fondo stradale può essere indebolito e
potrebbe collassare sotto il peso, ad esempio, di un veicolo
Non fumare (potrebbero esserci fughe di gas)
Non utilizzare l'acqua dei rubinetti (per pericolo di contaminazione) prima del consenso delle
Autorità
Gettare i cibi venuti a contatto con le acque dell’alluvione
Porre attenzione ai servizi, alle fosse settiche, ai pozzi danneggiati, in quanto i sistemi di
scarico danneggiati sono fonte di rischio sanitario.
4.2.3 COMPORTAMENTI IN CASO DI FENOMENI METEOROLOGICI AVVERSI
Si ricordano alcuni comportamenti da adottarsi, in via generale, nel caso che, in presenza di
condizioni meteorologiche avverse, si debba porsi o ci si trovi già alla guida di veicoli.
E’ pertanto necessario:
informarsi in via preventiva delle condizioni meteorologiche (radio, siti Internet, numeri
verdi telefonici, Centrali Radio Operative Polizia Stradale, Polizie Locali, ecc.)
rispettare sempre le norme di comportamento previste dal Codice della Strada, rispondenti ai
principi di prudenza e buon senso per viaggiare sempre sicuri in ogni condizione
se non assolutamente necessario, non mettersi in viaggio fino al miglioramento delle
condizioni
verificare l’adeguatezza della quantità di carburante al fine di poter fronteggiare eventuali
soste prolungate per evitare ulteriori situazioni di pericolo
se a bordo del veicolo sono presenti bambini, anziani, persone ammalate o con particolari
esigenze, portare quanto può servire a rendere meno disagevole l’eventuale prolungata sosta
(bevande, alimenti, ecc.)
prestare particolare attenzione alla corretta collocazione dei bambini negli appositi sistemi di
ritenuta.
A) In caso di temporali, piogge molto intense, grandinate, forti raffiche di vento
In casa
Ritirare dai balconi o comunque da elementi strutturali sporgenti tutti gli oggetti che cadendo
possono provocare incidenti
107
Chiudere bene finestre ed imposte
Fissare saldamente ciò che all’esterno dell’edificio si può staccare (tende, vasi, ecc.) o, se
possibile, ritirarlo
Staccare le prese d’antenna dei televisori
Nei casi più gravi, staccare anche l’energia elettrica
All’aperto
Allontanarsi da cornicioni, tetti, impalcature ed in genere da tutto ciò che sporge
Fare attenzione agli oggetti e a tutto quanto possa cadere dall’alto
Evitare ponti di ferro, cabine elettriche, serbatoi metallici, cartelloni pubblicitari, pali e
tralicci dell’energia elettrica, reti metalliche
Non sostare sotto alberi e nei pressi di corsi d’acqua
Non ripararsi in zone sopraelevate o sotto speroni di roccia (il fulmine segue il profilo delle
pareti)
Se ci si trova all’interno di autoveicoli, fermarsi in un luogo aperto o vicini ad edifici sicuri
sino al termine del fenomeno.
B) In caso di precipitazioni nevose e ghiaccio sulle strade
Le condizioni della circolazione stradale possono diventare rapidamente difficili, potendo
raggiungere anche l’impraticabilità, pertanto limitare al minimo indispensabile gli
spostamenti
con veicoli privati e se necessari farli solo con l'equipaggiamento invernale a bordo od
installato
Con il peggioramento dell’innevamento, evitare ogni spostamento non strettamente
necessario, anche al fine di lasciare libere le strade ai mezzi operativi; se assolutamente
necessario, installare le catene o i pneumatici da neve
Anche in caso di ghiaccio sulle strade, porre estrema attenzione durante la circolazione,
procedere a bassa velocità e limitare comunque allo stretto necessario l’uso dei veicoli.
La distribuzione di energia elettrica e le comunicazioni telefoniche possono subire importanti
interruzioni, pertanto limitare i consumi di elettricità ed evitare telefonate non necessarie
Non toccare, in nessun caso, i fili elettrici caduti al suolo
Allontanare tutti i veicoli che possono ostacolare l’azione dei mezzi di pronto intervento
Per il pericolo di caduta della neve dai tetti, non camminare o sostare sotto od in prossimità
di tetti, cornicioni e pensiline
Non sostare e circolare sotto alberi, ponendo attenzione alla rottura di rami od alla caduta di
alberi a seguito del peso della neve.
I proprietari di piante devono asportare la neve dai rami che aggettano direttamente su aree di
pubblico passaggio.
Per la sicurezza delle persone, debbono essere sgomberati dalla neve e dal ghiaccio, a cura
dei frontisti, i marciapiedi ed i passaggi pedonali prospicienti l'ingresso degli edifici e dei
negozi.
La neve deve essere ammassata ai margini dei marciapiedi, mentre è vietato ammassarla sul
verde pubblico a ridosso di siepi o piante, o a ridosso dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti.
E' fatto divieto di scaricare la neve nelle fogne, nei canali e nei corsi d'acqua.”
C) In caso di nebbia
Prima di partire
Informarsi sulle condizioni ed in caso di nebbia sull’itinerario, mettersi in viaggio solo se
assolutamente indispensabile
Controllare accuratamente l'efficienza dell'impianto di fanaleria, i tergicristalli e il lunotto
termico
Durante il viaggio
108
Rispettare rigorosamente il limite di velocità previsto ed anche ove consentito non procedere
a velocità superiore a 50 km/h
Evitare di accodarsi ai veicoli che precedono a maggiore velocità di quella ritenuta adeguata
e sostenibile in quelle condizioni
Aumentare la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, adeguandola alle possibilità
visive ed alle condizioni del fondo stradale. Con la nebbia diventa anche più difficile la
valutazione della differenza di velocità con il veicolo che precede
Fare particolare attenzione alla segnaletica sia orizzontale che verticale sulla strada, per avere
un sicuro riferimento nella guida
Evitare i sorpassi per quanto è possibile e se siete costretti ad eseguirli, segnalateli sempre
con tempestività, rientrando successivamente sulla corsia di marcia
Non lasciarsi distrarre da ciò che accade sulla carreggiata opposta in quanto c’è il rischio di
non vedere in tempo cosa accade davanti
Tenere sempre il volante con entrambe le mani per rispondere adeguatamente alle eventuali
manovre di emergenza
Accendere i fari anabbaglianti, i fari antinebbia, se in dotazione, ed il faro rosso posteriore
antinebbia per essere visti meglio. E’ bene precisare che nello strato d'aria di circa 20 cm
immediatamente sopra il suolo la nebbia è molto più rada o scompare; in questo strato si
insinua il raggio luminoso dei proiettori fendinebbia, che per questo motivo devono essere
montati in basso ed avere un'emissione molto contenuta verso l'alto. La nebbia ha la
caratteristica di assorbire e disperdere la luce - per cui l’accensione dei proiettori di
profondità (abbaglianti) crea solo un pericoloso “muro luminoso” - e di diminuire il contrasto
e la differenza dei colori e quindi la visibilità degli oggetti. Pertanto, i fendinebbia anteriori,
per quanto concerne la loro efficacia, migliorano la visibilità delle strisce di margine o di
corsia, ma potrebbero essere insufficienti per la percezione degli ostacoli
Non affrontare un percorso sul quale è segnalata nebbia se si è stanchi o affaticati
D) In caso di periodi di caldo eccessivo con ondate di calore
Le persone maggiormente a rischio in queste situazioni sono i neonati ed i bambini, le persone di
età superiore a 65 anni, in particolare se vivono da sole, le persone non autosufficienti ed i soggetti
affetti da patologie cardiocircolatorie e/o respiratorie, da ipertensione, da diabete, da patologie
tiroidee; inoltre, le persone che lavorano all’aperto o in ambienti in cui c’è produzione di calore.
L’ondata di calore provoca vari disturbi, tra i quali ipotensione (diminuzione della pressione del
sangue), dando luogo ad un senso di debolezza, vertigini, annebbiamento della vista. E’ utile in
questi casi sdraiarsi con le gambe sollevate.
Precauzioni per affrontare le ondate di calore:
Bere molto e spesso anche quando non si ha sete, evitando bibite gassate o contenenti
zuccheri ed in generale le bevande ghiacciate o fredde
Evitare alcol e caffeina
Mangiare abbondante frutta e verdura fresche e consumare pasti leggeri
Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea
Utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non
più di 6/7 gradi rispetto alla temperatura esterna
Usare ventilatori per far circolare l’aria, ma non rivolti direttamente sul corpo
Schermare i vetri delle finestre con strutture come tapparelle, persiane, veneziane od almeno
tende, in modo da limitare il riscaldamento eccessivo dell’ambiente
Non uscire nelle ore più calde della giornata, tra le 12 e le 18, se non è strettamente
necessario
Indossare abiti leggeri, di colore chiaro e comodi, in fibre naturali
Per coloro che per motivi di lavoro sono esposti al sole, cautelarsi con idonei mezzi di
protezione.
109
E) In caso di periodi di siccità
Per risparmiare acqua:
Munire i rubinetti di dispositivi frangigetto che consentano di risparmiare l'acqua
Verificare che non ci siano perdite. Se, con tutti i rubinetti chiusi, il contatore gira, è
opportuno contattare personale specializzato per il controllo di eventuali guasti o perdite
nella tubatura e nei sanitari
Evitare di lasciar scorrere inutilmente l’acqua dai rubinetti, aprirli solo quando necessario
Utilizzare l’acqua solo per scopi essenziali evitando ad es. di innaffiare il giardino o lavare
l’autovettura
Non utilizzare l’acqua corrente per lavare frutta e verdura: è sufficiente lasciarle a bagno con
un poco di bicarbonato e poi sciacquare
Dove possibile, riutilizzare l’acqua usata: l’acqua di cottura della pasta, ad es., per sgrassare
le stoviglie; quella utilizzata per lavare frutta e verdura per innaffiare piante e fiori
Utilizzare lavatrici o lavastoviglie possibilmente nelle ore notturne, solo a pieno carico, e
inserendo il programma economizzatore se a carico ridotto
Utilizzare i serbatoi a due portate nei servizi igienici
L’utilizzo della doccia riduce i consumi rispetto al bagno nella vasca
Chiudere il rubinetto centrale dell’acqua quando ci si assenta per lunghi periodi da casa.
In caso di sospensione dell’erogazione dell’acqua:
Prima della sospensione, fare una scorta minima di acqua per bagno e cucina
Rifornirsi di piatti, posate, bicchieri di plastica, disinfettanti, ovatta
Spegnere lo scaldabagno elettrico e riattivarlo dopo che è tornata l’erogazione per evitare
danni alle resistenze del riscaldamento
Al momento del ripristino dell’erogazione dell’acqua, evitare l’utilizzo di lavatrice,
lavastoviglie e scaldabagno fino al ritorno della normalità perché potrebbero verificarsi
fenomeni di acqua scura
Per tale motivo, evitare l’utilizzo a scopo potabile dell’acqua fino al ritorno della normalità.
4.2.4 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO SISMICO (TERREMOTO)
Misure preventive
Informarsi sulla classificazione sismica del Comune in cui si risiede per conoscere quali
norme adottare per le costruzioni, a chi fare riferimento e quali misure sono previste in caso
di emergenza. Il territorio di Latronico è stato classificato in zona 279 (si veda il Capitolo II –
paragrafo Rischio Sismico)
È importante preparare un piano di emergenza familiare, con individuazione dei luoghi più
sicuri in cui ripararsi (architravi, stipiti delle porte, mobili robusti come tavoli e letti, oppure
contro il muro in un angolo).
Per evitare situazioni pericolose, è necessario, ad esempio, fissare bene i mobili, gli oggetti
pesanti, quelli in vetro
Evitare che i letti siano vicini a vetrate, specchi, mensole con oggetti pesanti, ecc.
Durante
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
79
Nei Comuni classificati sismici, chiunque costruisca una nuova abitazione o intervenga su una già esistente, è
obbligato a rispettare la normativa antisismica, cioè criteri particolari di progettazione e realizzazione degli edifici. In
materia è stato emanato il Decreto Ministero delle Infrastrutture 14/01/2008 “Approvazione delle nuove norme tecniche
per le costruzioni”, pubb. in G.U. 04/02/2008 nr. 29, S.O., che prevede l’Allegato A “Norme tecniche per le costruzioni:
pericolosita' sismica” e l’Allegato B “Norme tecniche per le costruzioni: tabelle dei parametri che definiscono l’azione
sismica”.
110
Cercare inoltre di tranquillizzare le altre persone.
Durante la scossa può essere molto difficile, se non impossibile, spostarsi da una camera
all'altra. Il pericolo maggiore durante un terremoto è quello di essere colpiti da oggetti che
cadono.
Si sottolinea una regola fondamentale:
- se ci si trova all’interno di un’abitazione o locali in genere, rimanervi;
- se ci si trova all'aperto, restarvi.
In casa
Non cercare di abbandonare la casa, ripararsi in uno dei posti sicuri individuati dal piano di
emergenza familiare
Ripararsi comunque nel vano di una porta, inserita in un muro portante o sotto una trave,
oppure sotto un tavolo
Non muoversi fino a quando la scossa non è terminata
Non cercare assolutamente di uscire durante la scossa: talvolta le scale sono una delle parti
più deboli e quindi pericolose della casa
Per i palazzi che ne risultano forniti non usare gli ascensori (se si viene sorpresi dalla scossa
all’interno di un ascensore, fermarsi al primo piano possibile e uscire immediatamente).
In un luogo pubblico
Rimanere nel luogo ed allontanarsi solo da oggetti sospesi che possono cadere
Non cercare di raggiungere l'uscita, in considerazione che anche altre persone avranno la
medesima idea e quindi, in caso di affollamento, l’uscita sarebbe impossibile ed anzi si
potrebbero provocare ulteriori danni alle persone.
All'aperto
Stare lontano dalle pareti delle case
Portarsi in luoghi aperti, lontano dalle costruzioni, da alberi, muri, linee elettriche
Se ci si trova su un marciapiede, cercare riparo sotto un portone
Se ci si trova su un veicolo, non fermarsi in prossimità di ponti, di terreni franosi
Fermare il veicolo in un luogo aperto lontano da alberi, muri e linee elettriche
Aspettare in auto che la scossa finisca
Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.
A scuola:
Mantenere la calma
Ricordarsi che la scuola ha un piano di emergenza
Seguire le istruzioni dell'insegnante
Dopo
Aspettarsi scosse secondarie di assestamento. È molto probabile che la scossa principale sia
seguita da repliche, di intensità inferiore, ma tuttavia ancora in grado di provocare danni
Usare una radio a batterie per avere eventuali informazioni
Verificare che non vi siano feriti
Verificare che non vi siano fughe di gas o rotture dell'impianto idrico
Non accendere la luce, usare una lampada a batterie
Nel caso si abbandoni la casa, chiudere gli erogatori di gas, acqua, energia elettrica
Non cercare di raggiungere l’area colpita ed evitare di muoversi per curiosità
Raggiungere le aree di raccolta predisposte ed indicate nel Piano Comunale di Protezione
Civile
Verificare che la costruzione dove si abita non abbia subito danni: se si sono avute lesioni,
richiedere il parere di un tecnico e nel dubbio abbandonare la casa
111
Non usare il telefono, se non per reali esigenze di soccorso
Non usare autoveicoli per lasciare le strade libere per i soccorsi
Non avvicinarsi ad animali in quanto spaventati e imprevedibili, e se possibile, rinchiuderli in
luoghi sicuri
Raggiungere con calma la scuola per prelevare i bambini, senza fretta, in quanto la scuola è
un edificio strategico
Collaborare a mantenere le strade sgombre per il passaggio dei vicoli d'emergenza.
In laboratori, in officina, in ufficio, in aziende produttive:
Spegnere i motori e togliere l'energia;
Chiudere tutti gli impianti, le apparecchiature e tutte le alimentazioni.
A scuola:
Mantenere la calma
Ricordare sempre che la scuola ha un piano di emergenza
Seguire le istruzioni dell'insegnante
Se viene deciso di uscire:
- percorrere in ordine e senza correre il percorso di esodo assegnato
- raggiungere il punto di raccolta esterno.
4.2.5 COMPORTAMENTI IN CASO DI RISCHIO INCENDI
Misure generali comuni
In caso di evento, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico.
Contattare immediatamente i numeri di emergenza dei VV.F. - 115 - od anche delle forze di
polizia (112 e 113)
Nel caso i vestiti indossati prendano fuoco, NON si deve correre in quanto l’aria alimenta il
fuoco, ma si deve cercare di spogliarsi o di soffocare le fiamme rotolandosi per terra o
coprendosi con una coperta
In presenza di fumo, camminare abbassati in quanto il fumo tende verso l’alto e proteggere le
vie respiratorie con un fazzoletto o stoffa possibilmente bagnati.
In caso di ustioni
Se i vestiti sono in fiamme, avvolgere la persona in una coperta o farla rotolare per terra
Rimuovere gli indumenti ma non quelli adesi all’ustione
Posizionare l'ustionato disteso in un luogo ombroso e fresco, coprendolo per evitare
ipotermia
NON applicare ghiaccio sulle ustioni, o anche pomate, unguenti, sostanze disinfettanti
E’ possibile immergere la zona ustionata in acqua fredda; si precisa che in caso di ustioni da
contatto con sostanze chimiche (ad es. calce secca) è assolutamente da evitare tale contatto
Rimuovere collane, braccialetti ed altri elementi metallici
Se possibile, coprire la zona ustionata con tessuti in cotone, ben puliti, o, meglio, sterili o
garze specifiche per le ustioni
NON somministrare bevande e farmaci, consentita solo acqua
NON far bere alcolici.
Incendi boschivi
Misure preventive
Non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche abusive
Non bruciare senza le dovute misure di sicurezza le stoppie, la paglia e altri residui agricoli
Nel bosco non accendere fuochi: è vietato e può essere fonte di conseguenze dannose
disastrose
In aree attrezzate per picnic spegnere sempre accuratamente i fuochi
112
Non fumare nei boschi
Viaggiando in macchina o passeggiando non buttare mai mozziconi accesi
Non parcheggiare la macchina vicino ai boschi, lasciando la marmitta a contatto con l'erba
secca: il calore la incendia facilmente.
In caso di un piccolo focolaio d'incendio, si può tentare di spegnerlo, ma solo se si è certi della via
di fuga (una strada o un corso d'acqua):
mettendosi con le spalle al vento, battere con una frasca o un ramo verde la piccola zona
incendiata fino a soffocare il fuoco.
Nel caso ciò non sia possibile ed in caso di avvistamento di incendio di più vaste dimensioni,
contattare immediatamente i numeri di emergenza:
115 (VV.F)
1515 (Corpo Forestale dello Stato)
112 - 113 (forze di polizia),
fornendo tutte le indicazioni necessarie per localizzare l'incendio, indicando il paese più vicino o la
strada in cui ci si trova.
In caso di incendio esteso
All’aperto
Cercare una via di fuga sicura: una strada o un corso d'acqua
Correre contro vento e coprendosi naso e bocca con stoffa bagnata
Attraversare il fronte del fuoco dove è meno intenso (incendio di piccoli arbusti, rovi,
sterpaglie), per passare dalla parte già bruciata
Stendersi a terra dove non c'è vegetazione incendiabile
Cospargersi di acqua o coprirsi di terra
Prepararsi all'arrivo del fumo respirando con un panno bagnato sulla bocca
In abitazione in mezzo a un bosco in fiamme
Non abbandonare la casa se non si è certi che la via di fuga sia aperta: nel caso di fuga,
bagnarsi ed avvolgersi in una coperta bagnata
Segnalare la propria presenza
Mettere in azione, se esiste, l'impianto automatico di irrigazione, bagnare con un tubo
l'esterno dell'abitazione e in particolare le parti in legno
Sigillare (con carta adesiva e panni bagnati) porte e finestre, in modo da evitare che entri il
fumo e per permettere che la porta contenga il più a lungo possibile l’incendio.
Incendi urbani e domestici
Misure preventive:
non fumare a letto;
non lasciare incustodite pentole su fornelli accesi e tenere lontano il materiale combustibile
prevedere un controllo periodico da parte di un tecnico qualificato dell’impianto di
riscaldamento, della canna fumaria e della cucina. A tal proposito si ricorda la vigenza di
leggi statali e regionali in materia di certificazione e controllo della corretta gestione degli
impianti termici che prevedono l’obbligo di controlli periodici di tali impianti (caldaie)
non tenere fiammiferi e accendini alla portata di bambini
non tenere liquidi infiammabili vicino a fonti di calore
non impiegare apparecchi a gas o a fiamma libera (compresi i caminetti) in locali privi di
aerazione adeguata
prevedere l'installazione di opportune strumentazioni in grado di rilevare la presenza di fumo
e sviluppo delle fiamme.
113
In luoghi pubblici ed edifici in genere
Seguire le indicazioni generali relative agli incendi boschivi
Contattare immediatamente il numero di emergenza dei VV.F. - 115 - od anche delle forze di
polizia
Cercare, se possibile e senza rischio per la propria incolumità, di spegnere l’incendio usando
estintori od idranti, sempre corredati di istruzioni
Non usare acqua per spegnere incendi su apparecchiature in tensione
Allontanarsi dal luogo dell’incendio utilizzando le scale e le uscite di emergenza in modo
ordinato, senza farsi prendere dal panico, senza spingere, senza assembramenti
Attenersi alle disposizioni fornite dal personale responsabile presente
Aprendo porte, mettersi a lato per evitare di essere eventualmente investiti dalle fiamme
Uscendo, chiudere le porte per limitare la propagazione del fuoco
Non usare ascensori
Se l’incendio si è sviluppato a piani inferiori a quello in cui ci si trova, portarsi ai piani
superiori in attesa di soccorsi.
In casa
Seguire le indicazioni generali relative agli incendi boschivi ed in luoghi pubblici ed edifici
in genere
Nel caso prenda fuoco una pentola, per spegnere l’incendio è sufficiente porre sopra un
coperchio in modo da soffocare le fiamme
Chiudere tutti gli impianti elettrici ed a gas
Se l’incendio si sviluppa in un apparecchio elettrico o in una parte dell’impianto elettrico,
prima di tentare di spegnerlo bisogna staccare l’energia elettrica
Non utilizzare acqua per spegnere un incendio di origine elettrica
Non usare acqua per spegnere incendi che interessano combustibili liquidi (tali sostanze
galleggiano sull’acqua e possono diffondere l’incendio in altri luoghi)
Se il fuoco è fuori dalla porta, cercare di sigillare, possibilmente con stracci bagnati, ogni
fessura
Prendersi cura delle persone non autosufficienti aiutandole a porsi al sicuro
Prima di accedere ai locali interessati dall’incendio, consultarsi con i Vigili del Fuoco
Accedere ai locali interessati dall’incendio soltanto dopo che questi sono stati raffreddati e
ventilati per almeno alcune ore.
COMPORTAMENTI IN CASO DI FUGHE DI GAS
Misure preventive
E’ vietato installare e depositare le bombole di GPL, anche se vuote, all’interno di locali
interrati e seminterrati
Assicurarsi del buono stato di conservazione del tubo del gas e ricordarsi di sostituirlo entro
la data di scadenza impressa sul tubo di gomma
Tenere chiusi il rubinetto del gas durante la notte e quello del contatore quando ci si assenta
da casa
In casa:
In caso di odore persistente, avvertire immediatamente il 115 - Vigili del fuoco
Non accendere e non spegnere luci o apparecchi elettrici
Non suonare campanelli, non provocare fiamme e scintille (non usare telefoni fissi e
cellulari, torce e altri apparecchi elettrici e a batteria)
Aprire tutte le finestre ed allontanarsi dal locale chiudendo la porta
Chiudere il rubinetto del contatore e disattivare l’energia elettrica solo dall’esterno
dell’appartamento
114
Se si avverte odore di gas in strada o all’aperto:
contattare immediatamente i Vigili del Fuoco - 115
Se il gas fuoriesce da una bombola GPL:
chiudere il rubinetto posto sulla sommità della bombola
aprire tutte le finestre ed allontanarsi dal locale chiudendo la porta
disattivare l’energia elettrica solo dall’esterno dell’appartamento
se la fuoriuscita continua, porta la bombola all’esterno in luogo ventilato
se l’odore è forte e persistente, uscire e chiamare i Vigili del Fuoco - 115.
4.2.6 COMPORTAMENTI IN CASO DI PERICOLO DI CROLLO O CROLLO DI EDIFICI
Ripararsi nei luoghi sicuri della casa come architravi, muri portanti, angoli di pareti, lontano
da porte a vetri o finestre (pericolo di schegge e detriti)
Chiudere i rubinetti del gas, l’interruttore della corrente elettrica e qualsiasi fiamma libera
Uscire dall’edificio solo in caso di diretta minaccia di crollo all’interno del proprio
fabbricato, evitando l’uso degli ascensori e verificando attentamente la via di fuga
Se ci si trova coinvolti nel crollo, cercare di liberarsi con estrema calma e cautela: ogni
movimento potrebbe far cadere altre parti peggiorando la situazione
Se non è possibile liberarsi, cercare di ricavarsi una nicchia nella quale respirare, risparmiare
fiato ed eventualmente per chiamare i soccorsi
Chi non è coinvolto nel crollo e non può portare soccorso agli altri, deve abbandonare
l'edificio con calma, evitando i movimenti che potrebbero provocare vibrazioni e ulteriori
crolli
Nell'uscire, segnalare ai soccorritori le chiamate di soccorso di cui si sia a conoscenza
Allontanarsi dall'edificio e recarsi nei luoghi di raccolta.
4.2.7 COMPORTAMENTI IN CASO DI INCIDENTE PER TRASPORTI DI MERCI PERICOLOSE
Nel caso l’incidente sia appena avvenuto:
Segnalare immediatamente l’evento alle Autorità (VV.F., forze di polizia, 118) fornendo il
maggior numero di informazioni utili, e se possibile, la serie di numeri riportati nel cartello
arancione esposto sul mezzo di trasporto
Non venire a contatto a contatto con il liquido che fuoriesce dal veicolo e se possibile riferire
alle squadre di soccorso il decorso del liquido (in terreni circostanti, in corsi d’acqua, defluiti
in caditoie)
Coprirsi la bocca ed il naso con tessuto bagnato, particolarmente in caso di fumo e cercare di
spostarsi dalla parte opposta a quella in cui si dirige il fumo o in cui spira il vento
Non fumare
Allontanarsi dal luogo dell’incidente
Mettersi a disposizione delle Autorità per riferire circostanze utili alla ricostruzione dei fatti.
4.2.8 COMPORTAMENTI IN CASO DI DISASTRO STRADALE, AEREO
Segnalare immediatamente l’evento alle Autorità (118, VV.F., forze di polizia) fornendo il
maggior numero di informazioni utili: luogo indicato con precisione, mezzi coinvolti,
persone coinvolte, condizioni dei feriti, e tutto quanto ritenuto utile per i soccorsi
Se non si è in possesso di specifica preparazione sanitaria di pronto soccorso, NON toccare e
spostare gli infortunati tranne che costoro corrano imminente pericolo di vita, ad es.
all’interno di veicolo in fiamme
Evitare che altri non in possesso di tali requisiti spostino gli infortunati
115
In tali casi, evitare movimenti di flessione e torsione dei vari segmenti del corpo; spostarlo
invece come fosse un blocco rigido
Cercare di segnalare, assieme ad altre persone presenti, la situazione ai conducenti dei veicoli
che sopraggiungono, particolarmente in caso di nebbia, ed usando la massima prudenza
Se l’incidente si è verificato in luogo isolato o difficilmente raggiungibile, organizzarsi per
aiutare i soccorsi a raggiungere il luogo, accompagnandoli
Giunti i soccorsi, porsi a loro disposizione e comportarsi in modo da non costituire loro
intralcio
Mettersi a disposizione delle Autorità per riferire circostanze utili alla ricostruzione dei fatti.
4.2.9 COMPORTAMENTI IN CASO DI BLACK-OUT ELETTRICO
Tenere sempre a portata di mano un kit contenente una torcia, pile di ricambio, una radio
portatile
Spegnere tutte le apparecchiature elettriche che si stanno utilizzando al momento del blackout (lavatrice, frigorifero, computer, ecc.)
Evitare, per quanto possibile, di aprire frigoriferi e congelatori
Evitare di utilizzare l’ascensore prima che sia diramata la comunicazione di ripristino delle
reti elettriche, in quanto momentanee erogazioni di energia possono essere dovute ad attività
necessarie a risolvere il problema
Se si possiede un generatore, non connetterlo direttamente all’impianto elettrico generale, ma
collegarlo alle apparecchiature che si vogliono in funzione direttamente al generatore. Non
avviare il generatore all’interno della casa o del garage
Usare il telefono solo per le emergenze
Al ritorno dell’energia elettrica, non riattivare contemporaneamente tutti gli apparecchi
elettrici presenti in casa per evitare sovraccarichi della linea elettrica.
In caso di presenza di persona che necessita ed utilizza apparecchi elettromedicali salvavita,
tenere sempre a disposizione in evidenza il numero telefonico del servizio sanitario d’emergenza.
4.2.10 COMPORTAMENTI IN CASO DI INTERRUZIONE RIFORNIMENTO IDRICO
Si rimanda al Paragrafo concernente i “Comportamenti in caso di fenomeni meteorologici
avversi” e, più in particolare, al sottoparagrafo “In caso di periodi di siccità” e, specificamente,
“In caso di sospensione dell’erogazione dell’acqua”
4.2.11 COMPORTAMENTI IN CASO DI EMERGENZE SANITARIE
Indicazioni generali in caso di epidemie o pandemie di varia natura
Seguire con attenzione e precisione tutte le indicazioni delle Autorità sanitarie, anche per
quanto riguarda la profilassi e vaccinazione, in quanto potrebbero essere necessarie misure
speciali per la sicurezza della popolazione
Consultare il medico di base o il Dipartimento di Sanità Pubblica della A.S.L. per avere
informazioni attendibili e aggiornate sulla malattia e sulla possibilità di vaccinazione
Seguire, se redatte, le apposite linee guida di comportamento per il controllo della diffusione
dell’epidemia nella comunità, intese a ridurre od eventualmente proibire affollamenti negli
ambienti chiusi per ridurre la carica batterica o virale, evitando pertanto luoghi pubblici;
Se la persona presenta sintomi, rivolgersi subito al medico: una pronta diagnosi aiuta la
guarigione e riduce il rischio di contagio per gli altri
Attenersi all’obbligo di indossare le mascherine (sia per i pazienti che per il personale
sanitario) anche negli ambulatori medici
Lavarsi frequentemente ed accuratamente le mani con acqua e sapone
Raccogliere in appositi contenitori tutti gli oggetti (mascherine, guanti, fazzoletti, tovaglioli
di carta, ecc.) che sono venuti a contatto con i casi sospetti
116
Usare guanti monouso per le pulizie e successivamente lavarsi le mani dopo aver buttato i
guanti
Lavare e disinfettare accuratamente, con i prodotti disinfettanti indicati dall’Autorità
sanitaria, qualsiasi superficie o stoviglie toccate dai pazienti
Evitare comunque la condivisione di oggetti personali con una persone malata
In caso di avvelenamento ed inquinamento delle acque e dell’aria
Seguire con attenzione e precisione tutte le indicazioni delle Autorità sanitarie
Non utilizzare acqua per scopi potabili
Non mangiare frutta, verdura ed in genere cibi rimasti a contatto con l’aria o l’acqua
contaminata
Non uscire all’aperto
Chiudere porte e finestre accuratamente, occludendo gli spiragli con tessuti bagnati
117
CAPITOLO V
PROCEDURE E MODELLI OPERATIVI IN CASO DI EVENTO
118
5.1 PROCEDURE OPERATIVE
Nel Capitolo III si è rappresentato il sistema di comando e controllo comunale previsto, tenendo
conto dell'attuale organizzazione comunale, ed in relazione a quanto necessita per pianificare il
contrasto dell'emergenza.
La procedura di contrasto può riassumersi:
A) nell'individuazione di una struttura permanente, quale l'U.I. Protezione Civile, a presidio delle
emergenze;
B) nella presenza della Sala Radio di protezione civile, operante autonomamente per la sua
specificità, ma comunque sempre in stretto collegamento con la C.R.O. (Centrale Radio Operativa
Polizia Locale), quale struttura costituita in modo permanente ed effettivo a disposizione del
territorio comunale.
Con il presente Capitolo si evidenzia la procedura operativa standardizzata, applicabile alle
emergenze dovute a fatti prevedibili e non prevedibili.
L’evento che porta all’emergenza può essere:
naturale, cioè dovuto a fattori ambientali e territoriali che insorgono spontaneamente nei
quali l'attività dell'uomo può ritenersi pressoché inesistente;
antropico, ovvero provocato dal fattore umano, in cui pertanto l'attività dell'uomo è la causa
scatenante e prioritaria.
Gli eventi derivanti dai rischi possono suddividersi in:
eventi prevedibili, per i quali, in base alle conoscenze e tecniche attuali, si è in grado di
prevedere e quindi di predisporre azioni di difesa e di autoprotezione della popolazione e
delle cose;
eventi non prevedibili per i quali la natura dello stesso accadimento o la mancanza di attività
di vigilanza, rendono impossibile avere un preavviso certo e tempestivo che consenta una
efficace assunzione di contromisure.
La prevedibilità consiste pertanto nell’individuazione dei c.d. "indicatori di criticità", che
rappresentano lo stadio del pericolo e quindi richiamano procedure di intervento diverse tra loro.
Di fatto si ha una articolazione delle fasi di allertamento, in relazione alla intensificazione o meno
del fenomeno minacciato od in atto con relativa corrispondenza di una precisa fase operativa.
Solitamente, l'allerta di protezione civile si suddivide in tre fasi:
fase di attenzione
fase di preallarme
fase di allarme
a cui si possono aggiungere:
stato di emergenza
stato post-emergenza
Nella pratica, in specie per le fasi di attenzione, preallarme ed allarme, è uso correlarle a determinati
colori per renderle immediatamente percepibili:
il colore verde per la fase di attenzione;
il colore giallo per la fase di preallarme;
il colore rosso per la fase di allarme.
Alla fase o stato di emergenza si collega solitamente il colore nero.
In caso di eventi non prevedibili, data la mancanza di previsione, si passa direttamente alla fase di
allarme, non esistendo la fase di attenzione.
Tutto quanto avviene in costanza della situazione di emergenza, dal momento iniziale coincidente
con la segnalazione dell'evento alla cessazione con passaggio alla c.d. post-emergenza, dovrà essere
riportato in un apposito "Diario degli avvenimenti", che potrà consistere anche in una raccolta
cronologica delle relazioni di servizio redatte da tutti coloro che hanno preso parte all'attività di
soccorso.
119
Tale Diario dovrà essere tenuto presso la Sala Operativa di Protezione Civile poiché, venendo
attivata immediatamente con l'inizio dell'emergenza e perdurando per tutta la sua durata, è l'unica
struttura in grado di riferire circa tutte le attività operative compiute.
Prima di esporre le diverse fasi dell'evento, è opportuno analizzare la fonte primaria delle stesse,
presupposto operativo del presente Piano e dell'intervento sul territorio, da individuarsi nella
segnalazione dell'evento.
5.1.1 LA SEGNALAZIONE DI EVENTO
E' l'atto iniziale che determina, a seconda del contenuto, l'attivazione delle allerte di protezione
civile.
La notizia può essere contenuta in atti che vengono definiti, in base alla tematica in argomento,
avvisi, bollettini, segnalazioni. Può essere scritta ed orale, qualificata o meno.
La notizia sarà qualificata se proveniente, così come solitamente accade, da:
enti istituzionali quali la Prefettura, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
Nazionale di Protezione Civile, l'Agenzia Regionale di Protezione Civile, la Provincia di
Potenza, l'Azienda Unità Sanitaria Locale - A.S.L -, l’Azienda Regionale Prevenzione e
Ambiente Basilicata - A.R.P.A.B. -;
forze istituzionali quali ad es. la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, i Vigili del Fuoco, il
Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Locale, ecc..
Non è da considerarsi qualificata:
la segnalazione proveniente dai privati cittadini.
Le segnalazioni hanno per destinatari:
il Sindaco o l'Assessore delegato;
il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile;
la C.R.O., a cui fanno riferimento sia i cittadini sia gli organismi istituzionali, in quanto unica
forza comunale operante h 24, quotidianamente e senza soluzione di continuità, ed alla quale
spetterà, acquisita la notizia, informare senza ritardo il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, il
Sindaco, i VV.F. ed il 118.
Acquisita la segnalazione, il compito, nell'immediato, del Responsabile dell'U.I. Protezione Civile è
di reperire senza ritardo tutte le informazioni possibili - specie se la notizia proviene da un privato per definire la tipologia, l'estensione territoriale, la popolazione e le attività produttive poste a
rischio.
Successivamente, informerà, sempre senza ritardo:
il Sindaco od Assessore delegato, affinché questi possa compiere gli atti del caso quali, ad
es., convocare il C.O.C, emettere ordinanza di evacuazione, ecc.;
il Volontariato perché si costituiscano, nei tempi concordati nelle convenzioni, le squadre di
soccorso, ivi compresa quella sanitaria, e venga presidiata la Sala Radio della Protezione
Civile;
i Responsabili dei Settori e strutture operative correlate con le funzioni di supporto, affinché
attivino le loro risorse;
il Responsabile del Corpo di Polizia Locale e quello della C.R.O. (se diverso) per far
convergere nel luogo gli equipaggi disponibili, al fine di approntare i primi soccorsi in favore
della popolazione e per il compimento di ricognizioni accurate nel luogo interessato
dall'accadimento;
Enti ed Uffici esterni al Comune interessati al fenomeno incombente, affinché si preparino ad
intervenire od intervengano, ed approntando le opportune contromisure.
120
Si deve sottolineare l'importanza di valutare attentamente la segnalazione, integrandola il più
possibile con tutti gli elementi che provengono dalle Forze di Polizia e dalle squadre del
Volontariato.
Sotto tale profilo, è opportuna e fondamentale la collaborazione della C.R.O. che tecnicamente è la
prima ad essere coinvolta e quindi in grado di fornire notizie qualificate per la conoscenza del
territorio che possiede.
Quanto precede è utile per delineare lo scenario dell'emergenza, dimensionandolo in modo da
potersi valutare la tipologia dell'evento e la competenza relativa.
Delle notizie acquisite, il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile darà informazione al Sindaco od
all'Assessore delegato per poi interessare la Prefettura, la Regione e la Provincia.
5.1.2 FASE DI ATTENZIONE
La fase di attenzione si attiva quando sussiste una segnalazione o comunque la possibilità di
prevedere che un determinato rischio possa accadere con conseguenze pericolose per la popolazione
e per i beni esistenti in un dato territorio.
E’ pertanto finalizzata a rendere la struttura di soccorso pronta ed efficiente qualora il fenomeno
previsto si manifesti.
Solitamente il flusso informativo ed il progressivo svolgimento di tale fase è il seguente:
a) la comunicazione della fase perviene al Sindaco ed al Responsabile dell'U.I. Protezione Civile:
dalla Prefettura a seguito di segnalazione dell'Agenzia Regionale di Protezione Civile che ha
emesso un proprio bollettino previsionale;
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Nazionale di Protezione Civile;
b) il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile verifica la segnalazione pervenuta, informando:
i Responsabili dei Settori competenti, nonché correlati con le funzioni di supporto del
C.O.C., affinché verifichino ed attivino le loro risorse personali e materiali, ivi compresa la
reperibilità delle ditte, persone e mezzi che dovrebbero intervenire in caso di evoluzione
negativa del fenomeno segnalato;
le Istituzioni ed Enti esterni come la Centrale Operativa 118 per l'emergenza sanitaria, le
società di gestione e di forniture energetiche ed idriche, ed altri che possono ritenersi
interessati o coinvolti nell'evento preannunciato;
il Volontariato, le associazioni operanti nel territorio nel Comune, per attività di
monitoraggio e vigilanza in aree da giudicarsi a rischio, anche per evitare che la popolazione,
incautamente o non osservando eventuali comunicati informativi, si ponga a rischio;
c) cessazione fase di attenzione.
Può dipendere:
dall'evoluzione in positivo di quanto previsto, senza che l’evento previsto abbia pregiudicato
l'incolumità e la sicurezza delle persone e cose, pertanto con il ritorno alla normalità;
dall'evoluzione in negativo del fenomeno previsto che presenta elementi tali da far ritenere il
peggioramento della situazione e quindi l'insorgenza di un probabile pericolo il comune. In
tale caso pervengono nuovi avvisi e notizie preoccupanti da parte degli operatori della Polizia
Locale, Volontariato, Vigili del Fuoco, forze dell'ordine in genere od anche cittadini circa
fatti accaduti che fanno propendere per un peggioramento. Di tale situazione, il Responsabile
dell'U.I. Protezione Civile o suo delegato informerà senza ritardo il Sindaco od Assessore
delegato, che provvederà alla comunicazione di cessazione della Fase di Attenzione e
passaggio alla Fase di Preallarme od Allarme. Tale declaratoria del Sindaco od Assessore
dovrà essere comunicata al Prefetto ed ai Presidenti della Giunta Regionale e Provinciale.
121
5.1.3 FASE DI PREALLARME
La fase di preallarme sussiste:
quando il fenomeno, già assoggettato alla fase di attenzione, è in atto e sta superando fattori
di soglia prefissati, facendo pertanto ritenere imminente l'insorgenza della situazione di
emergenza;
quando sia intervenuto un accadimento così improvviso da impedire la precedente fase di
attenzione o comunque legato a cause non prevedibili.
In generale tale fase, come meglio si vedrà oltre, comporta l'interessamento di tutti coloro che
concorrono nel sistema di protezione civile a livello locale, per procedere nell'immediato ai primi
sopralluoghi.
Il flusso informativo ed operativo in relazione all'evoluzione del fenomeno in atto è il seguente:
a) la fase inizia:
a seguito di comunicazione inviata dalla Prefettura, dall'Agenzia Regionale di Protezione
Civile, dalla Provincia di Potenza;
a seguito di comunicazione proveniente da altri soggetti, anche privati, che segnalano
conseguenze dannose prossime a verificarsi o verificatesi, oppure il loro aggravamento con
esposizione a pericolo di persone e cose;
ad iniziativa, qualora il responsabile dell'U.I. Protezione Civile, dai dati acquisiti dalla
C.R.O. e dalla Sala Radio di Protezione Civile ed in base alle informazioni assunte dalle
squadre operanti nel territorio, ritiene esistano elementi tali da far reputare come probabile
e/o certa la messa in pericolo della popolazione. Il Responsabile citato procederà pertanto ad
informare il Sindaco o l’Assessore delegato, proponendo la convocazione del C.O.C., quanto
meno nella sua formazione ristretta ovvero Gruppo ristretto decisionale;
b) la fase prosegue e la procedura operativa prevede che:
il Sindaco o l’Assessore delegato provveda:
- acquisita la comunicazione citata in precedenza, sentito il Responsabile dell'U.I.
Protezione Civile, a convocare il C.O.C. nella sua composizione ristretta;
- ad informare il Prefetto, il Presidente della Regione Basilicata e quello della
Provincia di Potenza;
- ad attivare il soccorso tecnico urgente a favore della popolazione colpita;
- a delegare il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile ad attivare il Volontariato,
organizzandolo in squadre operanti sul territorio in modo autonomo o
congiuntamente a pattuglie del Corpo Polizia Locale;
- ad attivare le verifiche circa le risorse disponibili presso le Funzioni C.O.C. nrr.
1 (Tecnica e pianificazione), 7 (Servizi essenziali) e 9 (Assistenza sociale alla
- popolazione);
- a richiedere alla Prefettura rinforzi ad integrazione delle forze impiegate;
il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile provveda:
- ad avviare i contatti con le unità del Volontariato;
- ad attivare la Sala Operativa della Protezione Civile;
- a far convergere sul territorio interessato squadre di tecnici, con la
collaborazione della Funzione C.O.C. nr. 1 (Tecnica e di pianificazione), e
pattuglie del Corpo Polizia Locale gestite dalla C.R.O., affinché intervengano
per i primi soccorsi e le prime osservazioni del territorio;
- ad acquisire tutte le informazioni assunte portandole a conoscenza del Sindaco
e/o dell'Assessore delegato;
- a predisporre, i contenuti dei messaggi diretti alla popolazione per il tramite dei
mass media e, per agevolare le attività, a mezzo di altoparlanti;
- a proporre, in considerazione dell'entità del fenomeno, di richiedere il rinforzo
delle forze impiegate;
122
c) la fase di preallarme cessa quando:
gli indici di criticità scemano a tal punto da far ritenere che il fenomeno sia in attenuazione o,
comunque, tendente ad esaurirsi;
gli indici di criticità, in base ai dati acquisiti, risultano essere costanti od in peggioramento
per cui può ritenersi l'evoluzione in negativo del fenomeno ed il passaggio alla fase
successiva di allarme. In tale ultima ipotesi, il Sindaco o l’Assessore delegato dichiarerà il
mantenimento dell'allerta di protezione civile e l'attivazione della fase di allarme con
contestuale cessazione della fase di preallarme. Di quanto precede si dovranno informare,
senza ritardo, la Prefettura , la Regione e la Provincia e tutti gli altri soggetti - enti,
istituzioni, uffici, ecc. - pubblici o privati, interessati e coinvolti dall'evoluzione in negativo
della situazione in atto.
5.1.4 FASE DI ALLARME E STATO DI EMERGENZA
Si è in presenza della fase di allarme o anche di massima emergenza quando si superano soglie
prefissate con conseguente probabile o certo, in quanto già in atto, pericolo per l'incolumità della
popolazione e danni alle cose.
In questa fase, tutti gli organismi di protezione civile sono indotti a fornire il massimo contributo,
così ad es. il C.O.C. è attivato nella sua completa collegialità fino a cessata emergenza.
Per quanto concerne il flusso informativo ed operativo, l'articolazione è la seguente:
a) inizio fase di allarme.
Può avvenire:
automaticamente, in caso di evento non prevedibile
a mezzo di comunicazione che può pervenire da:
Prefettura, Agenzia Regionale di Protezione Civile, Provincia di Potenza;
altre istituzioni o privati che rappresentano il verificarsi di una serie di elementi che,
nel loro insieme, determinano l'esistenza di uno stato di emergenza in atto;
Responsabile dell'U.I. Protezione Civile il quale, analizzate le criticità segnalate in
relazione a determinati fattori di soglia prefissati, proporrà al Sindaco od Assessore
delegato di decretare la fine della fase di preallarme ed il passaggio alla fase di
allarme o, meglio, di piena emergenza in atto.
Dei provvedimenti assunti si dovranno informare la Prefettura e la Regione;
b) proseguo operativo della fase di allarme.
Il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile sulla base delle notizie acquisite:
propone al Sindaco od Assessore delegato di attivare il C.O.C. nella sua massima
espressione;
circoscrive la zona colpita e gli obiettivi sensibili (fonti energetiche, luoghi di
concentrazione di pubblico, ecc.) da controllare o da evacuare;
attiva e mantiene in funzione, se già attivata, la Sala Radio della protezione civile;
attiva i collegamenti con le unità di Volontariato per attività di vigilanza nelle aree a
rischio con finalità preventive (ad es. attività antisciacallaggio);
dirama l'allarme alla popolazione interessata;
chiama in servizio tutti i soggetti pubblici e privati in rapporto con le Funzioni di
Supporto;
informa tutti i soggetti pubblici o privati che, attivamente o passivamente, vengono
coinvolti dal fenomeno.
Il Sindaco o suo delegato, anche con l'ausilio del Responsabile U.I. Protezione Civile:
decreta il passaggio alla fase di allarme;
convoca e presiede il C.O.C.;
attua ed emana tutti i provvedimenti ritenuti necessari per la riduzione e
l'eliminazione degli effetti connessi con l'accadimento;
123
-
decide l’eventuale sospensione dei servizi necessari (in primo luogo, le scuole);
revoca precedenti provvedimenti di autorizzazione allo svolgimento di
manifestazioni;
ordina la messa in sicurezza dei servizi essenziali;
provvede a limitare la circolazione stradale con l'ausilio delle Funzioni di supporto
interessate;
appronta, in collaborazione con la funzione di supporto corrispondente nr. 2, misure
sanitarie adeguate;
dispone l'attivazione delle aree di ricovero temporanee in cui ospitare la popolazione;
informa la popolazione sulla situazione in atto;
garantisce la continuità dell'azione amministrativa, come le attività anagrafiche, di
giustizia, ecc.;
chiede alla Prefettura un supporto logistico ed operativo ovvero l’intervento di altre
forze e strutture necessarie in quanto, data la situazione, l'amministrazione comunale
non è in grado di contrastare efficacemente il fenomeno con le proprie forze;
c) cessazione fase di allarme.
La fase cessa:
quando il fenomeno è scomparso e con esso anche i suoi effetti negativi, con ritorno pertanto
verso la normalità;
quando il fenomeno non è ancora scomparso ma comunque gli indici di criticità lo
rappresentano in attenuazione, con valori che ritornano alla fase di preallarme o di
attenzione; ciò comporta un allentamento della attivazione con ritorno a quanto previsto per
le fasi predette;
quando il fenomeno ha un ulteriore incremento in negativo, con blocco completo di tutta la
vita cittadina, comportando pertanto una comunicazione di "massima allerta" emessa dal
Sindaco od Assessore delegato, destinata alla Prefettura, alla Regione ed alla Provincia. A
questo punto inizia lo "stato di emergenza".
5.1.4.1 Stato di emergenza
Lo stato di emergenza riguarda non tanto un livello di criticità, quanto uno “stato di vita" in cui
versa il territorio e/o l’area urbanizzata interessata.
A causa del persistere od aggravarsi della fase di allarme, tutta la vita cittadina si paralizza, i servizi
non funzionano, esistono timori di crolli od altro nel patrimonio immobiliare pubblico o privato del
tessuto insediativo.
In tale ipotesi, tutti i servizi e le attività poste in essere con l'attivazione della fase di allarme
dovranno continuare e procedere a pieno regime, senza soluzione di continuità.
Il Sindaco o l'Assessore delegato, sentiti il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile ed il C.O.C.,
dovrà:
eventualmente richiedere l’intervento di altre forze e strutture alla Prefettura;
provvedere ad evacuare la popolazione, esposta a rischio probabile e/o certo per l'incolumità
fisica, trasferendola nelle aree di ricovero e nelle strutture ricettive previste e predisposte nel
presente piano o in quelle ritenute necessarie, acquisendole con opportuno provvedimento
d'urgenza.
Si dovranno organizzare i servizi sanitari e di assistenza alla popolazione con fornitura di quanto
necessita (alimenti, vestiti, ecc.).
In tale stato è importante una efficace informazione rivolta alla popolazione anche attraverso i mass
media per fornire notizie certe circa l'andamento previsionale del fenomeno e la riattivazione dei
servizi essenziali.
Da quanto precede, si può pertanto evincere come in “tempo di pace" la gestione dell'emergenza
abbia come presupposti la pianificazione, da parte delle funzioni di supporto, di tutte le necessità ed
124
esigenze che possano palesarsi al momento dell'accadimento e l’esatta conoscenza delle risorse
disponibili in ogni momento da impiegarsi nello scenario di rischio.
Così ad esempio è fondamentale la conoscenza dell'ubicazione e predisposizione delle aree di
soccorso in relazione alla loro facilità di raggiungimento, al trasporto dei materiali necessari ed alla
movimentazione dei mezzi.
E' importante anche la preparazione della "comunicazione" rivolta alla popolazione ed ai
soccorritori al fine di facilitare e rendere comprensibile l'azione di soccorso e gli interventi di
assistenza in relazione all'evoluzione del fenomeno.
A tal fine è necessario che tutta l’attività venga compiuta in modo da non ingenerare ulteriori
timori, riportando i dati reali acquisiti sul territorio dal personale operante ed addestrato, in grado di
riferire quindi, ad esempio, i danni in atto al patrimonio pubblico e privato, le interruzioni della
viabilità e delle attività amministrative, le tipologie di intervento necessarie per salvaguardare le
persone, gli animali e le cose.
5.1.4.1.1 L'evacuazione
L'evacuazione costituisce l'ultima ratio da adottarsi in caso di emergenza, quando non è possibile
adottare altra contromisura.
Si tratta di una decisione che dovrà essere assunta dal Sindaco od Assessore delegato, salvo il caso
di evento imprevedibile ed improvviso per il quale non sia possibile informarli nell’immediatezza, e
comunicata al Prefetto ed al Questore a cui spetta il compito di impiegare le forze dell'ordine per
dare esecuzione al provvedimento e per compiere attività di vigilanza nella zona.
Tale attività potrà essere compiuta dalla Polizia Locale unitamente al Volontariato di protezione
civile, coordinata dall'U.I. Protezione Civile, di concerto con le altre Forze di Polizia.
Si può distinguere l'evacuazione in due diverse tipologie:
una riguardante un numero limitato di persone ed attività interessate;
una di grande estensione per l’elevato numero di persone ed attività coinvolte od in relazione
a particolari azioni umane che costituiscono fonte di allarme sociale e di sicurezza pubblica.
A) Piccola evacuazione
Quando l'evacuazione riguarda un numero limitato di persone, la cessazione di poche attività e
manifestazioni, oppure non si prevedono particolari difficoltà, l'evacuazione potrà essere compiuta
dalla Polizia Locale e dal Volontariato, con un concorso minimale delle altre Forze dell'ordine.
L'attività potrà essere preceduta da una informazione, costituita dalla notifica del provvedimento
sindacale o, nel caso di evento non prevedibile, anche "verbalmente".
In caso di inottemperanza, il soggetto potrà essere denunciato per il suo comportamento alla
Autorità Giudiziaria ravvisando la fattispecie, penalmente rilevante, dell'inosservanza dell'ordine
dato dall'Autorità.
B) Evacuazione di notevole dimensione o con particolari difficoltà
È il caso di una evacuazione di notevole estensione, che può ricollegarsi a pericoli dovuti ad azioni
umane, fonti di notevole allarme sociale.
In tali casi è necessaria l'operatività concertata con le Forze dell'Ordine.
A volte, la situazione è talmente repentina che impone l'allontanamento dal luogo od abitazione
immediatamente, ottemperando all'invito verbale rivolto dalle Forze di Polizia, dai Vigili del Fuoco,
dall’Autorità Militare e dai Volontari, se operanti in ausilio alle forze citate.
Anche in tale ipotesi, in caso di inottemperanza, la persona, oltre a subire l'allontanamento coattivo,
verrà denunciata all'Autorità Giudiziaria.
Per garantire il buon esito dell'evacuazione, le Funzioni di supporto del C.O.C. dovranno far
intervenire mezzi e personale per agevolare il trasferimento delle persone e delle cose essenziali che
dovranno portare con sé, oltre a quanto necessita per le persone più fragili o diversamente abili
(anziani, malati, minori, donne gravide, persone con problematiche psichiche, ecc.).
125
Potrà consentirsi l'autotrasporto ad opera delle stesse persone purché controllato e coordinato per
evitare situazioni caotiche e di interferenza nell'azione di soccorso.
Tale autonomo allontanamento è una soluzione preferibile per due fattori: per motivazioni
psicologiche ed in quanto il numero dei mezzi necessari, specie in caso di evento non prevedibile,
non è facilmente ipotizzabile, per cui, in una corretta e logica evacuazione, l'integrazione con mezzi
privati, purché non lasciata al caso, non può che facilitare ed accelerare l'azione.
E' pertanto opportuno incolonnare i mezzi, facendoli circolare scortati dalle forze di polizia e/o dal
Volontariato, mantenendo un costante contatto radio con le pattuglie di scorta dirigendole verso le
mete, evitando eventuali ostacoli ed inconvenienti esistenti lungo il percorso.
Le destinazioni potranno essere quelle delle aree di soccorso riportate nel presente piano oppure
individuate al momento dal C.O.C. o C.O.M., in relazione all'evoluzione dell'evento.
La zona sgomberata dovrà essere ricontrollata al termine dell'operazione per accertare che
l’evacuazione sia stata interamente completata.
Per tale motivo è opportuno l'impiego di un elicottero per verificare che l'evacuazione sia terminata
e la zona sia libera, e nel contempo precedere le colonne costituite, informando le rispettive Sale
Radio circa la transitabilità del percorso.
Le zone evacuate dovranno essere sottoposte a pattugliamenti da parte delle forze di polizia, con il
concorso del Volontariato, per attività di sicurezza ed in particolare di "antisciacallaggio".
La popolazione evacuata verrà ospitata presso le aree di soccorso dove potrà trovare accoglienza,
fornitura di vestiario e vettovagliamento, e, possibilmente, anche supporto di natura psicologica.
5.1.5 STATO DI POST-EMERGENZA IN GENERE
Il post-emergenza inizia ad evento esauritosi nei suoi effetti, con gli indici di riconoscibilità dei
valori che permettevano il passaggio tra le varie fasi rientrati nella norma.
Inizia pertanto il ritorno verso la normalità con ripresa, in relazione ai danni intervenuti, dei vari
servizi.
In tale stato il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile richiederà ai responsabili di ogni funzione,
ed in particolare della funzione nr. 6 concernente il censimento danni a persone o cose, di compiere
idonei accertamenti atti a verificare e monitorare la situazione in cui versa il territorio e quindi volti
a stimare i danni derivati dall'evento cessato.
Per compiere questa attività, tenuto conto del dimensionamento di quanto accaduto in base alle
informazioni assunte, i responsabili delle funzioni potranno operare mediante personale interno,
oppure avvalendosi di professionalità esterne.
La verifica comprenderà i danni subiti da persone, animali e cose.
Contestualmente si chiuderà la Sala Radio di Protezione Civile e si scioglierà il C.O.C..
L'obiettivo è quello di acquisire tutti gli elementi utili per poter dare una efficace risposta alla
popolazione, impedendo anche possibili speculazioni durante la fase di ricostruzione della
situazione ante-evento.
Anche in questo stato è fondamentale l'informazione rivolta al cittadino.
5.1.6 ARTICOLAZIONE DELLE FASI IN CASO DI EVENTO NON PREVEDIBILE
In caso di evento non prevedibile, proprio per la sua peculiarità che non consente la previsione e
quindi la pianificazione di contromisure, si passerà immediatamente alla "Fase di allarme",
avviando le operazioni di soccorso della popolazione con immediata convocazione da parte del
Sindaco, od Assessore delegato, del C.O.C. nella composizione che riterrà opportuna in base alle
informazioni acquisite, trasmesse dal Responsabile dell'U.I. Protezione Civile.
Tale Responsabile dovrà infatti cercare, per quanto possibile, di acquisire tutte le notizie utili
sull'evento e sulla situazione territoriale, anche avvalendosi di pattuglie della Polizia Locale e delle
attività di squadre del Volontariato che dovranno essere dislocate sul territorio.
126
Infatti, nell'ipotesi di emergenza per evento imprevedibile, ancora di più assurge ad importanza la
gestione e la dislocazione sul territorio delle risorse impiegate in quanto rappresentano punti di
osservazione avanzati, oltre che di assistenza alla popolazione.
Sono questi “avamposti” che permetteranno di gestire la distribuzione dei beni, depositati
preventivamente nei magazzini, in modo razionale e mirato, in quanto il personale operante potrà,
visivamente, verificare i danni e la sistemazione delle persone.
Pertanto il Responsabile dell'U.I. Protezione Civile, in base alle comunicazioni che perverranno,
potrà circoscrivere l'area interessata e conoscere le conseguenze dell’evento sulla popolazione, i
danni al patrimonio pubblico (uffici pubblici, monumenti, chiese, scuole, ecc.) e privato, le
problematiche viarie ed inerenti ai servizi essenziali.
Di quanto precede, il predetto Responsabile dovrà dare comunicazione, con il mezzo comunicativo
ritenuto più celere, al Sindaco ed Assessore delegato; dovrà altresì predisporre un prospetto di
quanto necessita, avvalendosi della collaborazione dei titolari delle Funzioni di supporto.
Tale prospetto di attività dovrà essere trasmesso, senza ritardo, al Sindaco od Assessore delegato,
con proposta di convocazione del C.O.C. per assumere le decisioni del caso analogamente a quanto
già specificato in precedenza nell'ipotesi dell'emergenza dovuta ad evento prevedibile.
5.2 MODELLO DI INTERVENTO IN CASO DI INCENDI DI INTERFACCIA
In caso di incendi di interfaccia il modello operativo fa riferimento al Piano Antincendio Regionale
(P.A.R.) 2011-2014.
Il Piano Stralcio per la Difesa da Rischio Incendi di Interfaccia al Cap. 5 della Relazione riporta
dettagliatamente le modalità operative per la prevenzione e l’azione in caso di incendio,
individuando ruoli e competenze dell’Amministrazione Comunale e i livelli di interazione con le
strutture di livello superiore.
Le Carte del Rischio allegate allo stesso Piano Stralcio riportano altresì l’ubicazione delle aree di
attesa in rapporto alle aree a maggiore o minore rischio da incendi di interfaccia.
127
CAPITOLO VI
LE RISORSE
128
6.1 NOZIONE
Con il termine “risorse” si ricomprende l’insieme di personale, mezzi, materiali e strutture che
possono essere coinvolti ed impiegati nel contrasto delle emergenze.
Le risorse possono essere interne od esterne (extracomunali), e sono essenziali per garantire un
primo intervento di assistenza alla popolazione e per impedire che gli effetti dell'emergenza possano
aggravarsi.
6.2 RISORSE UMANE
La prima risorsa, coinvolta nel contrasto delle emergenze, è il personale dell'Amministrazione
Comunale e più in dettaglio, in base alla attuale e vigente organizzazione, quello appartenente
all'organico:
- del Corpo di Polizia Locale
- del Settore Lavori Pubblici (in particolare)
- L’Ufficio Tecnico Comunale
Trattandosi di emergenze di protezione civile, non risolvibili pertanto con gli interventi ordinari,
verrà allertato prioritariamente il personale appartenente all'U.I. Protezione Civile ed alla C.R.O.,
poiché per le loro competenza, funzionalità e modalità organizzative80 possono assumere i primi
provvedimenti e compiere i primi adempimenti necessari per il superamento dell'emergenza, come,
ad esempio, "preavvisare" tutti coloro che potranno essere coinvolti nell'avvenimento.
L'altra risorsa umana, componente fondamentale e concorrente con le forze precedentemente
indicate, è il Volontariato.
Il Comune di Latronico, e per esso l'U.I. Protezione Civile, al fine di consentire, in caso di
emergenza, interventi con impiego di un elevato numero di operatori in grado di garantire al
contempo competenza specialistica, ha ritenuto opportuno, razionale ed efficiente, valutare l’ipotesi
di convenzionarsi con alcune Associazioni di Volontariato che per vicinanza territoriale e/o per
specificità di competenza possono contribuire al supporto di risorse (umane e di mezzi) durante
un’eventuale fase di emergenza. A tal riguardo il Comune, in caso di emergenza, interesserà il
Dipartimento Regionale di Protezione Civile o quello Nazionale i quali a seconda della gravità potranno
decidere di attivare funzioni di volontariato e non legate a colonne mobili regionali81 o nazionali. Fermo
restando che Anpas Basilicata ed Anpas Nazionale possono valutare la possibilità di una collaborazione
diretta in fase di programmazione e mitigazione dei rischi
Altre Associazioni locali che, prevalentemente, hanno sede all'interno del territorio comunale, in
spazi comunali, ecclesiastici e/o privati potranno essere impegnate, previa convenzione da stipulare
con il comune, nel supporto all’attività di volontariato con finalità specifiche di protezione civile.
L'Amministrazione Comunale, sensibile all'apporto positivo del Volontariato, ha già comunque
insediato l’Associazione “Pubblica assistenza protezione civile Onlus Valle de Sinni nell’immobile
presso la sede del Municipio.
La forza del Volontariato può:
integrare le forze di polizia nelle attività di evacuazioni ordinate dal Sindaco o che esigenze
di urgenza impongano;
preparare e distribuire pasti durante le fasi di prima assistenza;
garantire un primo soccorso sanitario;
ricercare persone scomparse;
80
Si tratta di veicoli, pompe idrovore, motoseghe, binocoli, strumentazioni informatiche ed altro che il Comune - U.I.
Protezione Civile dovrà mettere a disposizione.
81
Attualmente è stata predisposta da Parte della Protezione Civile della Regione Basilicata - 29 novembre 2011-, una
bozza disciplinare di partecipazione denominata proprio” albo regionale organizzazioni di volontariato di protezione
civile.
129
partecipare ad azioni per la tutela e bonifica ambientale in genere.
Importante sono anche l’impegno per la realizzazione di campi per il primo soccorso e per il
ricovero di persone vittime dell'emergenza e/o di soccorritori, e la gestione della Sala Radio di
Protezione Civile, sia fissa che mobile, che, integrando l'apporto delle altre forze, permette di
garantire una efficiente ed efficace comunicazione radio con le forze di soccorso impiegate sul
territorio.
Nell'ambito della gestione risorse umane, spetta all'U.I. Protezione Civile intrattenere rapporti con il
Volontariato in generale, al fine di ottimizzare e funzionalizzare l'apporto dello stesso.
Ed è per tale motivo che, come detto poc'anzi, l'U.I. Protezione Civile supporta fattivamente il
sistema del volontariato in termini di dotazione strumentale e di formazione ed addestramento degli
stessi Volontari.
Contestualmente l’U.I. si pone la finalità di accrescere la cultura di protezione civile nella
popolazione, impiegando lo stesso Volontariato, anche prima delle emergenze, per offrire un
apporto formativo ed informativo sulle tematiche dei rischi di protezione civile82.
Sempre nell'ambito delle risorse umane, in merito alle forze di polizia ed altre forze istituzionali,
oltre alla già citata Polizia Locale che rappresenta la forza di intervento di polizia locale, il
territorio comunale il comune dovrà far riferimento alle sede dei vari Comandi delle forze di polizia
statali e delle istituzioni deputate al soccorso, tra cui Questura, Comando Compartimentale Polizia
Stradale, Comando comunale Carabinieri, Comando Regionale e Provinciale Vigili del Fuoco,
Comando del Corpo Forestale dello Stato.
Ne consegue che, in base alle esigenze territoriali da soddisfare in caso di calamità, tramite la locale
Prefettura intervengono contatti con le altre forze, tra cui anche le Forze Armate.
Si creano in tal modo tutti gli opportuni collegamenti e sinergie tra le componenti costituenti il
sistema della protezione civile in grado, qualora a livello locale sorgano difficoltà nel contrasto
dell'emergenza, di intervenire efficacemente a supporto dell'Autorità locale.
Questa interazione esiste altresì ogni qualvolta le altre Autorità pubbliche possano individuare nel
Comune il soggetto in grado di concorrere ed agevolare attività urgenti e di grave necessità
pubblica.
6.3 RISORSE MATERIALI
Per quanto concerne le risorse materiali, la situazione è analoga a quanto detto in precedenza: il
Settori Corpo di Polizia Locale, Lavori Pubblici, e l’U.T.C. saranno i primi ad essere coinvolti e
dovranno porre a disposizione dell'organizzazione del soccorso tutti i veicoli e le attrezzature in loro
possesso. Qualora questi siano insufficienti, dovranno impiegare quanto può essere a loro
disposizione in virtù delle convenzioni stipulate con Aziende esterne, con relativo impiego del
personale reperibile di queste.
Per non trovarsi impreparati al momento di una eventuale emergenza, il compito prioritario dei
Responsabili delle funzioni di supporto del C.O.C. in tempo di pace, è proprio quello di censire i
mezzi, le attrezzature e comunque tutte le strutture di supporto83, che, tenendo conto del loro stato
di agibilità, potranno e/o dovranno essere poste a disposizione per la prima assistenza alla
popolazione e per ammassare i soccorritori.
Tali dati dovranno essere aggiornati periodicamente e devono comprendere sia le risorse interne
all'Amministrazione sia quelle esterne, come le ditte convenzionate per interventi manuali e
meccanici, le strutture sanitarie pubbliche e private, ecc.
82
A tal fine viene effettuata l'attività diretta a far conoscere alla popolazione i rischi del territorio, le misure di
autoprotezione ed i comportamenti da adottarsi in stato di emergenza, al fine di agevolare le forze di soccorso e la
popolazione stessa per il superamento della fase critica dell'emergenza.
83
Si intendono ad esempio le strutture scolastiche ed alloggiative, i circoli sociali, i parchi urbani, gli impianti
sportivi, ecc..
130
Per quanto riguarda le zone di raccolta - a cui si rimanda al sottoparagrafo successivo - in tempo di
pace si dovrà compiere quanto necessita per garantire una costante agibilità delle stesse, scegliendo
edifici ed aree site in luoghi privi di rischio, verso cui destinare la popolazione in caso di
evacuazione o di ricovero temporaneo, quando, ad esempio, in caso di rigide temperature invernali,
sia necessario ricoverare i senza fissa dimora.
6.3.1 STRUTTURE DI EMERGENZA IN PARTICOLARE
Le strutture di emergenza costituiscono il supporto logistico ed organizzativo di base per il
contrasto delle emergenze, tese a consentire il ricovero o comunque la tutela di chi è stato
assoggettato ad evacuazione o comunque si trova esposto ad un rischio od anche per ricoverare
risorse umane e materiali di protezione civile.
Le strutture possono dividersi in due tipologie: coperte e scoperte.
Il denominatore comune di entrambe è la loro idoneità alla funzione, pertanto non dovranno essere
situate in luoghi esposti a rischi quali, ad esempio, frane, crolli, allagamenti, ecc.; dovranno essere
dotate di strutture conformi alle normative antisismiche e facilmente raggiungibili.
A) Le strutture coperte ovvero le strutture alloggiative possono, allo stato, individuarsi in quelle
pubbliche Gestite dalla Società Terme La Calda S.r.l.84 o private. Vi rientrano pertanto alberghi,
centri di prima assistenza o qualsiasi altra infrastruttura nella quale siano presenti, o ne sia
comunque dotabile, anche in via pertinenziale, posti letto, servizi igienici e mensa.
A queste si aggiungono, le scuole, i centri sportivi, le strutture termali, ecc..
B) Le strutture scoperte, di norma, coincidono con le c.d. aree di emergenza istituite in parchi,
giardini, campi sportivi, aree parcheggi ed altre aree assimilabili.
Le aree di emergenza, che, comunque, potrebbero anche essere coperte, assumono in protezione
civile notevole importanza. Sono aree che, in virtù di opportune opere di urbanizzazione
(allacciamenti alle reti idrica, elettrica e telefonica, dotazione di servizi igienici) e di
posizionamento di prefabbricati, roulottes e/o tende, permettono una efficace e pronta risposta nella
fase del "primo soccorso", rendendo possibile ospitare le persone colpite dalla calamità.
Sinteticamente, nell'ambito della protezione civile, tali aree, generalmente, si classificano in:
aree di ammassamento (prevista nel comune di Senise presso il COM) in cui vengono
concentrate le risorse destinate ad attività di soccorso di protezione civile destinate
prioritariamente al comune in cui essa è stata prevista (in questo senso nel Comune di Senise)
o per i Comuni facenti parte del C.O.M.. Di regola, in base alle indicazioni del D. P. C., sono
aree:
collocate geograficamente in porzioni di territorio sicure rispetto ad inondazioni,
dissesti idrogeologici, ecc.;
aventi una potenzialità di insediamento di una tendopoli in grado di ospitare 500
persone;
dotate di servizi igienico-sanitari;
site nei pressi di caselli autostradali o comunque di strade di agevole transitabilità per
mezzi di grossa dimensione, con scarsità di traffico, e lontane da agglomerati urbani;
collegate o comunque aventi nei pressi risorse idriche, cabine elettriche, ecc.;
84
A tal riguardo è importante sottolineare che allo stato attuale sono in corso da parte della Regione per le strutture
ricettive alberghiere procedure di evidenza pubblica che riguardano la cessione/vendita a privati di quest’ultime.
131
aree di attesa85 nelle quali si trasferiscono le persone in via temporanea, nell'immediatezza di
una evacuazione o sussistendo un pericolo immediato, contingibile ed urgente di esposizione
a rischio. Tali aree potranno individuarsi in piazze, parcheggi, slarghi stradali o comunque
anche in aree coperte (es. scuole, palestre, luoghi sociali, ecc.). In tali aree si prestano i primi
soccorsi, si forniscono i generi di primo conforto (alimentari o non) e si indicano le ulteriori
destinazioni a cui le persone vengono indirizzate qualora l'emergenza non cessi o comunque
sia impossibile rientrare nei luoghi di provenienza;
aree di ricovero della popolazione in cui, verosimilmente, a causa della peculiarità della
calamità, dovrà rimanere per un periodo di medio-lungo termine. Tali aree rappresentano i
primi insediamenti alloggiativi che perdureranno nella fase del post-emergenza e per tale
motivo potranno essere anche coperte, quali, ad esempio, ostelli, strutture ricettive in genere,
immobili privati.
Tali aree potranno avere un utilizzo in tempo di "pace" in quanto potranno essere sorte e
quindi utilizzate per le attività di sosta (parcheggi pubblici), di intrattenimento e svago
(eventi e manifestazioni all’aperto, manifestazioni sportive, ecc.). Esse dovranno contenere
quantomeno una tendopoli per 500 persone86 e servizi campali, non essere esposte ai rischi
citati in presenza ed essere dotate di tutti i servizi essenziali, o, comunque, ubicate nelle
immediate vicinanze di impianti elettrici, idrici, condutture per lo smaltimento di acque
reflue.
6.4
LOCALIZZAZIONE DEL C.O.C87, DELLE AREE DI AREE DI ATTESA, DI
RICOVERO E DELLE AREE DI SUPPORTO PER ATTERRAGIO
ELICOTTERO
Ambito territoriale di Latronico centro88
C.O.C sede principale
C.O.C. sostitutivo
– Municipio (Largo Marconi n°3)
– Autorimessa comunale (Località S’Antonio)
Aree di attesa (tutte raggiungibili con autoveicoli)
A1 A2 A3 A4 A5 A6 A7 A8 -
Area scoperta ( Parcheggio pubblico) - Località "S.Antonio;
Area scoperta attrezzata - Monumento ai Caduti di guerra;
Area scoperta libera - Parcheggi Case popolari (Fontana Villa);
Area scoperta - Piazza Fontana Villa
Area scoperta del complesso scolastico (scuola materna e scuola elementare) - Via
Bonifacio;
Area scoperta adiacente l'ex asilo nido e la Casa Canonica - Via Pietro La Cava;
Area scoperta - Largo Calvario;
Area scoperta libera (Parcheggio di progetto nel redigendo RU) - Via Garammone
85
Nella Tav. P1.a sono state individuate alcune aree definite di “primissima attesa”. Esse rappresentano alcune piazze
principali del centro urbano di Latronico dove solitamente la gente si raduna e che inconsapevolmente ritiene essere
spazi aperti sicuri. Esse, per effetto della delicata e particolare situazione idrogeologica dell’abitato di Latronico,
ricadono in aree idrogeologicamente pericolose (R3, R4 , soggette a trasferimento, ecc) e quindi non utili come aree di
attesa vere e proprie. Esse, per i motivi di cui sopra, possono considerarsi un punto di raccolta solo per una un’attesa
brevissima.
86
La capienza ed il dimensionamento di tali aree è stata verificata e definita attraverso il seguente parametro 14mq/ab.
In tal senso vedi Tavv. P1, P1.a, P1.b, P1.c, P1.d..
87
Vedi Tavole di progetto: P1, P1.a (Latronico centro), P1.b (Calda), P1.c (Agromonte Magnano), P1.d (Agromonte
Mileo.
88
Vedi dettagli nella tavola P1.a
132
Ambito territoriale di Calda89
Aree di attesa per la popolazione residente
A9 - Area scoperta pubblica - Piazza nelle vicinanze del Museo Termale;
A10 - Area scoperta pubblica - Verde attrezzato adiacente alla Chiesa Madonna
Assunta
Aree di attesa per la popolazione presente nelle strutture ricettive
A11.a Area scoperta verde esterna all'ingresso della struttura sanitaria termale;
A11.b Area scoperta asfaltata esterna - alle spalle della struttura sanitaria termale.
Area di ricovero per la popolazione senza tetto di Latronico Centro
R1 - Area scoperta del parcheggio pubblico a sud del Centro sportivo;
R2 - Area scoperta del parcheggio pubblico a sud-est del Centro sportivo;
R3 - Campetto scoperto - adiacenze piscina scoperta del Centro sportivo;
R4 - Area scoperta - Pista di pattinaggio interna al Centro sportivo;
R5 - Area scoperta - parcheggio a est del Centro sportivo;
R6 - Area scoperta - campi da tennis del Centro sportivo;
R7 - Area scoperta del parcheggio pubblico a ovest del Centro sportivo;
R8 - Area scoperta - area parcheggio del Centro termale;
R9 - Area scoperta - area parcheggio del Centro termale;
R10 - Area scoperta - spazio libero dell'area del verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico;
R11 - Area scoperta - spazio libero dell'area del verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico;
R12 - Area scoperta del parcheggio pubblico - adiacenze svincolo Calda;
Area di ricovero per la popolazione senza tetto di Calda
R13 - Area scoperta del Campo di tennis - adiacenze sede del Presidio dell' Acquedotto
Lucano;
R14 - Area scoperta del parcheggio pubblico - area di pertinenza della sede del Presidio
dell' Acquedotto Lucano
Attrezzature ricettive eventualmente ed attualmente utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
P1 - Hotel "Monte Alpi" - Ubicato nel complesso termale di Calda;
P2 - "Den Hotel" - Ubicato nel centro urbano di Calda
Area di supporto per atterraggio elicottero
1Ubicata in uno dei parcheggi pubblici del Parco Termale
Ambito territoriale di Agromonte Magnano90
Aree di attesa (tutte raggiungibili con autoveicoli)
A12 - Area scoperta del complesso scolastico (scuole materna ed elementare) - Vico VII
Provinciale;
A13 - Area scoperta esterna - Anfiteatro Piazza "Grande";
89
90
Vedi dettagli nella tavola P1.b
Vedi dettagli nella tavola P1.c
133
A14 - Area scoperta esterna - Parcheggio pubblico adiacente alla ex Delegazione
Comunale;
Area di ricovero per la popolazione senza tetto
R15 - Stadio di Calcio - ubicato tra il territorio di Magnano e il territorio di Mileo (località
Cimitero)
Area di supporto per atterraggio elicottero
2Ubicata nello stadio di calcio di Agromonte Magnano e di Mileo
Ambito territoriale di Agromonte Mileo91
Aree di attesa (raggiungibile con autoveicoli)
A15 - Area scoperta dell'edificio scolastico delle "Scuole medie inferiori" - Via Chiesa
n.10
Area di ricovero per la popolazione senza tetto
R16 - Area pubblica scoperta di tipo sportiva - Campetto di Calcio e di tennis;
91
Vedi dettagli nella tavola P1.d
134
ALLEGATI
135
A) ELENCO NUMERI TELEFONICI UTILI
NUMERO UNICO DI EMERGENZA EUROPEO
PREFETTURA – centralino tel.
PREFETTURA – centralino fax
PREFETTURA – Ufficio Protezione Civile - fax
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Presidio h 24
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Centralino
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Fax h 24
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Fax
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Dirigente del Servizio Ing. BASILE
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Geom. ALBANO
UFFICIO PROTEZIONE CIVILE – REGIONE BASILICATA – Geom. CONTRISTANO
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Sala Operativa
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Sala Operativa - fax
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Dirigente Ing. ATTOLICO
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Dirigente Ing. ATTOLICO - fax
COMANDO PROTEZIONE CIVILE – PROVINCIA DI POTENZA – Responsabile Geol. D’ONOFRIO
QUESTURA – Soccorso pubblico
QUESTURA – Soccorso pubblico
QUESTURA – Centralino
CARABINIERI - PRONTO INTERVENTO
CARABINIERI – COMANDO PROVINCIALE DI POTENZA
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI LATRONICO
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI LAGONEGRO
CARABINIERI – COMANDO COMPAGNIA DI SENISE
POLIZIA DI STATO - PRONTO INTERVENTO
POLIZIA DI STATO - Centralino
POLIZIA DI STATO - Distaccamento di Lagonegro
POLIZIA DI STATO - Distaccamento di Moliterno
GUARDIA DI FINANZA – PRONTO INTERVENTO – Sala Operativa
GUARDIA DI FINANZA – Centralino
GUARDIA DI FINANZA – Comando Provinciale
GUARDIA DI FINANZA – Comando Compagnia Potenza
GUARDIA DI FINANZA – Tenenza di Lauria
VIGILI DEL FUOCO - PRONTO INTERVENTO
VIGILI DEL FUOCO - Centralino
VIGILI DEL FUOCO - Comandante
VIGILI DEL FUOCO – DISTACCAMENTO DI LAURIA
CORPO FORESTALE DELLO STATO - PRONTO INTERVENTO
CORPO FORESTALE DELLO STATO - Centro Operativo
CORPO FORESTALE DELLO STATO - Comando Regionale
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comandante Rrgionale – Dott. Fuschetti
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comando Provinciale
CORPO FORESTALE DELLO STATO – Comandante Provinciale – Dott. Cavaliere
CORPO FORESTALE DELLO STATO- COMANDO DI LATRONICO
COMANDO POLIZIA LOCALE
PUBBLICA ASSISTENZA PROTEZIONE CIVILE O.N.L.U.S. “Valle del Sinni”- ANPAS Latronico
Lagonegro – h 24
PRONTO SOCCORSO – INTERVENTO SANITARIO 118
AZIENDA SANITARIA USL N.3 LAGONEGRO
AZIENDA SANITARIA USL N.2 POTENZA
AZIENDA OSPEDALIERA S. CARLO
CROCE ROSSA ITALIANA – Ufficio – Sig. DI NUZZO
CROCE ROSSA ITALIANA – Ufficio – Sig. DI NUZZO - fax
CROCE ROSSA ITALIANA – 7° Centro Operativo Emergenza
CROCE ROSSA ITALIANA – 7° Centro Operativo Emergenza - fax
AMBULATORIO SANITARIO COMUNALE
112
0971.419111
0971.419315
0971.419286
0971/668400
0971/668111
0971/668517
0971/668519
0971/668523
0971/668515
0971/668534
0971.46569
0971.306961
0971.417290
0971.51677
0971.417489
113
0971.334778
0971.334111
112
0971.411222
0973.858101
0973.41291
0973.686201
113
0971.65411
0973.232011
0975.668211
117
0971.410119
0971.52925
0971.23919
0973.823134
115
0971.471500
0971.658103
0973.823079
1515
0971.472600
0971.470972
0971.470955
0971.410766
0971.411725
0973.858420
0973.853221
338/5630191
118
0973.48111
0971.310111
0971.611111
0971.411510
0971.27796
0971.485345
0971.485378
0973.858569
136
GUARDIA MEDICA
SERVIZIO VETERINARIO
FARMACIE – CANTISANI VITO
FARMACIE – CORRENTE MARIA
EMERGENZE AMBIENTALI
COMUNITÀ MONTANA “LAGONEGRESE” – LAURIA
TERME - DIREZIONE
CCISS VIAGGIARE INFORMATI
A.N.A.S. Centralino
A.N.A.S. Centralino- fax
A.N.A.S. Responsabile SOC - Dott. ZONNI
A.N.A.S. Numero Verde
ENEL - PRONTO INTERVENTO
ENEL- AGENZIA DI LAURIA
ENEL - C.O.E. ( ESERCIZIO ) DISPOSITIVO MULTIFUNZIONE
ENEL – Responsabile C.O.E. – Sig. NATALE
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Centralino
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Centralino - fax
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – Numero Verde
AQUEDOTTO LUCANO S.p.A. – CENTRO OPERATIVO di Latronico
TELECOM – AGENZIA DI POTENZA - Centralino
TELECOM – AGENZIA DI POTENZA - Responsabile Ing. GIOVINE
RETE GAS – ITALGAS - Numero verde guasti e dispersioni
RETE GAS – ITALGAS - Responsabile Gr.Es. Basilicata – Sig. FRISOLI
DIREZIONE UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE
SCUOLA ELEMENTARE- LATRONICO CENTRO
SCUOLA MEDIA – LATRONICO CENTRO
LICEO SCIENTIFICO – LATRONICO CENTRO
SCUOLA ELEMENTARE E MATERNA DI AGROMONTE MAGNANO
SCUOLA MEDIA DI AGROMONTE MILEO
0973.858569
0973.858569
0973.858208
0973.851685
1525
0973.822341
0973.859201
1518
0971.608111
0971. 56531
0971. 608295
800271172
803500
0973.823147
06.64448223
0971.1987078
0971.392111
0971.392103
800 992292
0973.859440
0971.490111
0971.490316
800900999
0835.271201
0971.449911
0973.858104
0973.858100
0973.858535
0973.851254
0973.851198
137
B) ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI INTERESSE PUBBLICO
ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO
L’insieme di attrezzature pubbliche e/o di interesse pubblico, di impianti e/o servizi
pubblici e di attività produttive92 esposte al rischio idrogeologico (PAI aggiornamento
2011) e contestuale ricognizione delle strutture adeguate sismicamente93.
Ambito “Latronico centro” – Vedi Tav. A2.a
ID
PB
1
Ris
1
VAU
5
VAU
6
VAU 8
VAU 6
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
Parco urbano della
“Pineta”
4.937,75
-
0
845
3.418
0
Ristorante
“Colle dei Greci”
401
0
0
401
Verde attrezzato
Commemorazione ai caduti
di guerra
Verde attrezzato
Adiacenze complesso
scolastico
Verde attrezzato Grotta
di S.Egidio
Verde attrezzato
Madonnina
AT
3
Stadio di calcio “località
7
Complesso scolastico
6
3
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Descrizione
S.Antonio”
Elementare e Materna
Complesso scolastico
Medie Inferiori e Liceo
Scientifico
Scuola Materna
(Ordine del Sacro
Cuore)Centro storico
Rischio
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
0
0
0
0
0
0
0
ASV idraulico94
912
-
0
912
0
0
0
0
0
1475
-
0
0
316
1.159
0
0
0
121
-
0
0
0
0
0
0
121
263
-
0
0
0
0
0
0
0
14.321
-
0
561
13.760
0
0
0
0
2.177
Inserire
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
5.369
Inserire
SI o NO
0
0
4.792
577
0
0
0
234
Inserire
SI o NO
0
0
0
0
0
0
234
0
0
0
0
Ex Scuola Elementare
17
Attualmente Deposito
Comunale
In disuso e inagibile
1372
Inserire
SI o NO
0
1372
0
8
5
556
1602
SI
SI o NO
0
0
0
0
0
0
37
1.565
0
0
0
0
0
0
812
SI o NO
0
812
0
0
0
0
0
11
Municipio
Carabinieri
Ambulatorio medico
comunale
Biblioteca comunale
1.020
SI
0
0
0
0
0
0
0
12
Mercato coperto
comunale
549
NO
0
0
0
0
0
0
174
2.800
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
15
Ex Asilo Nido
In disuso e inagibile
18
Autorimessa –
deposito comunale
92
Con destinazione d’uso produttivo prevalente.
Per quest’ultimo dato e specificamente per le attrezzature di proprietà comunale si è fatto riferimento ai dati verificati
e posseduti dall’ UTC Comunale. Per il principio di maggiore cautela, per i dati non disponibili (quelli che riguardano
in particolare le strutture che ospitano le attività prevalentemente produttive), relativamente alla verifica di presenza o
meno di strutture adeguate sismicamente, si è assunto la seguente dizione: NON disp. Per tutte le strutture, invece che
risultano effettivamente non adeguate sismicamente si è utilizzata la dizione NO.
94
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
93
138
Località “S.Antonio
19
Lavatoio comunale
2
Basilica di S.Egidio
46,64
NO
0
0
0
0
0
0
46,64
1.743
SI o NO
0
0
0
0
0
0
1.743
191
SI o NO
0
0
0
0
0
0
191
237
SI o NO
0
0
0
0
0
0
237
109
SI o NO
0
5,9
0
0
0
0
0
74
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
200
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
998
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
46
Si o No
0
0
0
0
0
0
46
85,37
NO
0
0
0
85,37
0
0
0
Ufficio Postale
Cinema
“Nuova Italia”
131
SI
0
0
0
0
0
0
0
549
SI
0
0
0
0
0
0
162
Pa1Pb1
Parcheggi pubblici
1.121
-
0
0
1.121
0
0
0
0
P2
Parcheggi pubblici
149
-
0
0
0
0
0
0
0
P3
Parcheggi pubblici
412
-
0
412
0
0
0
0
0
IT 1
Impianto Radiotelecomunicazione
252
-
0
0
0
0
0
0
0
437
-
0
0
0
0
0
0
0
6154
-
0
256
0
0
94
0
0
89.607
-
0
5409
22.832
755
8.921
0
0
2.163
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.994
SI o NO
0
0
1.994
0
0
0
0
1602
SI o NO
0
1.574
28
0
0
0
0
1.056
SI o NO
0
38,40
455
0
0
0
0
2.193,53
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
784,64
SI o NO
0
0
0
0
218
0
0
10.526,98
SI o No
0
220
0
0
0
0
0
2538
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
In disuso e inagibile
Centro storico
13
Chiesa di S.Nicola di
Mira Centro storico
Chiesa Madonna Delle
Grazie Largo Marconi
Cappella di S.Vito
16
Cappella di S.Antonio
23
Cappella di S.Cataldo
10
Casa Canonica
Stazione
Metereologica
Corpo forestale
1
9
AT 1
21
20
AT 2
Adiacenze parco la “Pineta”
Località “S.Antonio”
Località “S.Cataldo”
Via Zanardelli
Via Garammone
Località “S.Antonio”
“Località Pineta”
IT 2
IS 1
A-B
2
3
Cabina del Metano
Località “Croce di sotto”
Impianto Cimiteriale
Zona Pip Località
“S.Antonio”
Marmista
Concessionaria
“Vecchioni”Località
“S.Antonio”
4
5
7
Stazione servizio
Carburanti Località
“S.Antonio”
Fabbro Località
“S.Antonio”
Officina e rivendita
macchine per l'edilizia
Località “S.Antonio”
6
8
Ex Laboratorio di
serramenti
Attività dismessa Località
“S.Antonio”
Officina Meccanica
“Falabella”
Località S.Antonio
1
Mobilificio
(Antonio Maturo)
139
Ambito “Calda” - Vedi Tav. A2.b
ID
Descrizione
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
ASV
Rischio
idraulico
95
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
Pa
Sa
Parco delle sorgenti
3.145,18
-
0
0
3.319,94
0
0
0
0
Pa
Te
Parco delle Terme
52.696,00
-
0
284
0
0
0
0
0
Pa 1
Parcheggi interni
3.402
-
0
0
0
0
0
0
0
Ec
Edificio delle cure
8.855,00
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
U
Ufficio Amm.vo
255
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
02
Adiacenze Chiesa della
Madonna Assunta
1.641
Si o No
0
0
0
0
0
0
0
4.036
-
0
0
0
0
0
0
0
2.647
SI
0
54
0
0
0
0
0
3.309
SI
0
0
0
0
0
0
0
716,71
SI
0
0
0
0
0
0
0
2.144
-
0
0
0
0
0
0
0
912
-
0
0
0
0
0
0
0
1259,3
-
0
0
0
0
0
0
0
1.187
-
0
0
90
0
0
0
0
14.050
-
0
0
0
0
0
0
0
1.204,82
SI
0
0
13,6
0
0
0
0
3.700
SI o NO
0
0
2.025
0
0
0
0
429
-
0
0
0
0
0
0
0
174
-
0
0
0
0
0
0
0
830,65
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
29
NO
0
0
0
0
0
0
0
01
Parco Termale
Parco Termale
Verde attrezzato
Verde attrezzato
Adiacenze incrocioingresso Calda
Ps
Parcheggi complessivi
1
Campi di tennis
2
Piscina Coperta
3
Piscina Scoperta
4
Pista di Pattinaggio
5
Locale discoteca
2
7
A
B
7
6
4
5
95
Parco Termale
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Centro Sportivo
Campo di tennis
Adiacenze Presidio
Acquedotto Lucano
Pista Ciclabile
Adiacenze bivio per Seluci
Museo del
Termalismo
Presidio Acquedotto
Lucano + Museo
Ex Scuola Elementare
Parcheggio pubblico
Adiacenze incrocioingresso Calda
Parcheggio pubblico
Adiacenze
Chiesa Madonna Assunta
Chiesa “Madonna
Assunta”
Cappella di
S.Giacomo
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
140
Den Hotel
AL 4
Attrezzatura Alberghiera
Posti letto: circa 40
613
SI
0
0
0
0
0
0
0
6.012
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
3.428
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
16.128
SI o NO
0
432
0
0
0
0
0
674
-
0
0
674
0
0
0
0
906
-
0
0
0
0
0
0
0
960
NO
0
0
0
0
0
0
0
633
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
71
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
24
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
Hotel dei Congressi
AL 3
Complesso Alberghiero
delle Terme Posti letto:
70
Attualmente Inagibile
Hotel “Monte Alpi”
AL 2
Complesso Alberghiero
delle Terme
Posti letto: 60
Hotel “Sinni” e delle
“Querce”
AL 1
Complesso Alberghiero
delle Terme
Posti letto: 40 + 40 =80
Attualmente Inagibile
IT 3
Impianto di
sollevamento acque
Vasca di accumulo
IT 2
IT 1
Impianto dismesso (ENEL)
Centrale idroelettrica
Impianto dismesso (ENEL)
1
Bar, edicola, ecc
2
Tabaccaio
3
Punto Vendita (Pane)
Bivio Calda
Bivio Calda
Bivio Calda
Ambito “Agromonte Magnano” - Vedi Tav. A2.c
ID
Descrizione
VAU
Piazza con verde
attrezzato
Piazza Grande
1
VAU
Verde attrezzato
Adiacenze Ingresso nord/est
2
AT 1
Stadio di Calcio
2
Complesso scolastico
1
8
4
Località “Cimitero”
Elementari e Materna
Palestra
Elementari e Materna
Scuola Media
Inferiore
Località “Cimitero”
Inagibile
Autorimessa e
deposito comunale
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
3.800
-
0
3.800
0
0
188
-
0
0
188
10.316
-
0
0
2.082,59
SI
0
1.513,00
SI
2.053
Rischio
Vincolo di
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
SI o NO
0
54
0
0
0
0
0
1.353
SI o NO
0
1.291
0
0
0
0
0
690
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
475
-
0
0
0
0
0
0
0
491
-
0
491
0
0
0
0
0
105
SI o NO
0
0
105
0
0
0
0
R4
ASV idraulico96 trasferimento
R.D. del 1916
Località “Cimitero”
5
Delegazione comunale
Pa 1
Parcheggio pubblico
Pa 2
Parcheggio pubblico
9
Cappella
96
Località “Cimitero”
Località “Cimitero”
Adiacenze Piazza Grande
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
141
Immacolata
Concezione Località
“Cimitero”
3
6
7
1
2
Chiesa S.Antonio di
Padova
Ufficio Postale
Ex Chiesa provvisoria
Prefabbricato in
lamiera
Marmista Località
“Cimitero”
Fabbro Località “Battista
di Sopra”
3
Carrozziere/
autolavaggio e
deposito giudiziario
4
Deposito edile
IC 1
Impianto Cimiteriale
682
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
75
NO
0
75
0
0
0
0
0
258
NO
0
242,4
0
0
0
0
0
2.423
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.276
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
5..596
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.652
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
3.909
-
0
0
0
0
0
0
0
Via Provinciale 1
Ditta Campanella
Ambito “Agromonte Mileo” – Vedi Tav. A2.d
ID
Descrizione
Superficie interessata dal rischio (mq)
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
P
R2
R3
R4
4.456
-
0
0
3.511
0
841
-
0
0
0
138
-
-
-
2098
-
0
1.714
SI
246
Rischio
Vincolo di
0
0
0
536
0
0
0
138
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
51
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
82,41
SI o NO
0
0
82,41
0
0
0
0
ASV idraulico97 trasferimento
R.D. del 1916
Piazza con verde
VAU 3 attrezzato Via Provinciale
VAU 2
VAU 1
VAS 1
1
2
3
– Ingresso nord-ovest
Verde attrezzato Via
Provinciale - Adiacenze
Ingresso sud/est
Verde con funzione
religiosa
(Padre Pio)
Campetto di calcio Via
Provinciale
Scuola Media
Inferiore
Chiesa S.Maria del
Perpetuo Soccorso
Cappella Madonna del
Brigante Località
“Lucarelli”
4
Ufficio Postale
Pa 1
Parcheggio pubblico
247
-
0
247
0
0
0
0
0
5
Serramentista Località
654
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
6
Carpenteria metallica
343
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.741
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
1.071
SI o NO
0
0
929
0
0
0
0
641
-
0
0
0
0
0
0
0
“Procoio”
Località “Procoio”
4
Semilavorazione di
alluminio Via provinciale
Ferramentista Via
2
Area deposito
1
97
In sede impropria
Provinciale
Tempi di Ritorno Tr = 200 anni
142
Via Provinciale
3
Stazione carburante
Via Provinciale
-
293
0
0
0
0
0
0
0
Ambito “Territorio sparso”- Vedi Tav. A2
Descrizione
Zona PIP “Mulino”
Area ancora libera da manufatti
Aree industriali/artigianali
Attività produttive esistenti
Contrada “Torre”
Tessil Art
Attività artigianale
Superficie
Complessiva
(mq)
Strutture
Adeguate
Sismicamente
114.496
Superficie interessata dal rischio (mq)
P
R2
R3
R4
0
6.209
16.470
0
Rischio
Vincolo di
trasferimento
R.D. del 1916
0
79
0
ASV idraulico92
100.780
NO
0
0
0
0
0
0
0
682
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
12.031
SI
0
0
0
0
0
0
0
6454
SI o NO
0
0
0
0
0
3.793
0
3.023
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
40.050
SI o NO
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
145.954
0
C.da “Laghi”
Struttura alberghiera e
ristorativa
“Piccolo Paradiso” -Contrada Torre
Albergo attualmente ancora non attivo
Posti Letto circa 70
Pizzeria dal Fattore
Contrada Torre
Canile comunale
Contrada “Calcinara”
Azienda Agrituristica
“Basilicata” - C/da Trogliano
Posti letto: 13
Azienda Agrituristica
“Val Pollino”
C/da Cornaleta
Posti letto: 42
Attualmente il comparto ricettivo
risulta non attivo
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Torre”
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Trogliano”
186.522
SI o NO
2.351
-
0
0
0
0
0
0
0
3.398
-
0
0
0
0
0
0
0
2.527
-
0
0
0
0
0
0
0
Impianto di depurazione
Impianto funzionale (Comunale)
C/da “Calda”
nei pressi del Fiume Sinni
143
C) SCHEDE SPEDITIVE DEL MODELLO D’INTERVENTO (98)
COMUNE DI LATRONICO
1. Funzionalità del sistema di allertamento locale reperibilità h 24
Le informazioni necessarie e le modalità con cui la struttura comunale di protezione civile
garantisce:
A) I collegamenti telefonici e Fax, se se possibile e-mail, sia con la Regione che con la
Prefettura – UTG, per la ricezione e la tempestiva presa in visione dei bollettini/avvisi di
allertamento
sede
Municipio
telefono
0973/ 853111
Largo Marconi 10
85043 Latronico PZ
fax
email
0973/ 853232
[email protected]
[email protected]
[email protected]
B) Il sistema di reperibilità h 24 all’interno della struttura comunale che tiene conto delle
seguenti caratteristiche:
Ridondanza dei contatti
Possibilità per i reperibili di assumere alcune decisioni atte all’attivazione del sistema di
protezione civile
Ente/Struttura
telefono
Sindaco del Comune
0973.853201
3406637655
Ing. Fausto De Maria
Responsabile UTC del Comune
Ing. Prosperino Suanno
Resp. Polizia Municipale del
Comune
Com. Egidio Giordano
fax
email
0973 853232
0973.853206
3939715342
0973 853232
0973.853229
346.7241894
0973 853229
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
C) le comunicazioni con le strutture sovra comunali per la reciproca comunicazione di
situazioni di criticità e per le attività di monitoraggio
Ente/Struttura
UTG – Prefettura di
Potenza
Regione Basilicata Ufficio Protezione
Civile
98
Referente
Responsabile
d’Area V
Dott.ssa Fulvia
ZINNO
Dirigente
Ing. Giovanni
De Costanzo
Telefono
Fax
email
0971.419111
0971.419315
[email protected]
[email protected]
[email protected]
0971.668558
Contact
Center
0971 668400
[email protected]
0971668517/19 [email protected]
a.it
[email protected].
basilicata.it
Vedi paragrafo 3.2 della Relazione del Piano
144
Direzione Regionale
115
0971.609511
Vigili del Fuoco
Distaccamento
provinciale di Lauria
[email protected]
0973. 822409
0973. 823079
Vigili del Fuoco
Comando
Provinciale
Carabinieri
Comando dei
Carabinieri di
Latronico
112
0971.55155
0971-391000
[email protected]
[email protected]
0973858101
Comando regionale
Guardia di Finanza
Compagnia Lauria
Guardia di Finanza
Corpo Forestale
Provincia di Potenza
0971.609512
Primo Dir.
Angelo VITA
Corpo Forestale dello
Stato – Coordinamento
Distrettuale di
Lagonegro
Dirigente
Protezione Civile
Ing.Alessandro
Provincia di
ATTOLICO
Potenza
Protezione Civile
Dirigente
Provincia di
Ing.Alessandro
Potenza
ATTOLICO
Sala Operativa
Polizia di stato
Lagonegro
ASL di Lagonegro
Presidio
ospedaliero di
Lagonegro
Presidio
ospedaliero di
Chiaromonte
Presidio
ospedaliero di
Lauria
Comune di Lauria
Centralino
Comune di
Carbone
Comune di
Castelluccio
Superiore
Comune di
Castelluccio
117
0971-52925
117
0973823134
7733690
1515
0971.410787
0971.410766
097152925
097152899
[email protected]
0971 410274
0973 41517
0971 417290
0971 51677
[email protected]
0971.417488489
0971 306961
[email protected]
0973/232031
sottosezpolstrada.lagonegro.pz@pecps.
poliziadistato.it
113
0973/232011
0973/232323
0973/48547
118
0973 48111
0973 48251
848 821821
0973 48270
118
0973 641111
0973 641224
0973 641233
118
0973 621400
0973 621478
0973 627111
0973 823793
[email protected]
0973 578023
0973 573907
[email protected]
t
0973 662145
0973 662083
[email protected]
ilicata.it
0973 663994
0973 663994
[email protected]
145
Inferiore
Comune di Castel
Saraceno
Comune di
Episcopia
Comune di Fardella
0973 832013
0973 832573
[email protected]
licata.it
0973-655013
0973-655300
[email protected]
0973 572051
0973 572000
2. Struttura di coordinamento locale
Il numero minimo di responsabili comunali, Sindaco compreso, che costituiscono secondo il livello
di allerta e fasi descritti nel manuale operativo il Centro Operativo Comunale (COC)
A)
Attivazione del Centro Operativo Comunale
Il centro operativo si attiva in h 24 attraverso la convocazione delle diverse funzioni di supporto
individuate. Rispetta i criteri di seguito riportati:
organizzato per funzioni di supporto
ubicazione: esterna alle aree a rischio
assetto del centro:
sala operativa con le postazioni delle funzioni di supporto;
postazione radio
sala riunioni per gli incontri necessari al coordinamento;
segreteria per il raccordo tra le funzioni di supporto, attività amministrativa,
protocollo
Centro Operativo Comunale di Latronico
Sede: Largo Marconi 10 – Cap 85043 - tel. 0973/853111- 0973/853201 – 0973/853206
Referente
Funzioni di
Supporto99
Ing. SUANNO
1 - Tecnica
Prosperino
e di pianificazione
2 - Sanità,
Assistenza Sociale
e Veterinaria
3 - Volontariato
4 - Materiali e
mezzi
5 - Servizi
essenziali e attività
scolastica
6 - Censimento
danni a persone e
cose
7 -Strutture
operative locali –
viabilità
99
Sig.ra DEL
GAUDIO
Giuseppina
Telefono
email
0973/853206 0973/853232
393/9715342
[email protected]
[email protected]
[email protected]
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
Egidio DE MARIA
Resp.Tec."P.A.P.C.
Valle del Sinni"
320/0105792
Sig. CONTE
Giuseppe
346/7241865
Sig.ra DEL
GAUDIO
Giuseppina
Fax
[email protected]
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
geom. Antonio
Celano
0973/853212 0973/853232 [email protected]
393/2566100
Cap. GIORDANO
Egidio
Isp. Sup.
Raimondo
LOFRANO
0973/853202 0973/853232 [email protected]
346/7241894
346/7444328
Vedi le esplicitazione de compiti delle funzioni nel paragrafo 3.2.3.2 della relazione del Piano
146
Giuseppe Mileo
8Telecomunicazioni
9 - Assistenza alla Sig.ra Giuseppina
DEL GAUDIO
popolazione
338/5966890 0973/853232
0973/853209 0973/853232 [email protected]
333/7924092
3. Censimento delle risorse
Questa parte del piano di protezione civile contiene le schede di facile consultazione ed utilizzo al
fine di ottimizzare l’impiego e l’utilizzo di ogni genere di risorsa utile in caso di un eventuale
soccorso alla popolazione
A)
Censimento strutture sanitarie e limitrofe
Tipologia e sede
Ricettività
Posti letto
Ambulatorio Comunale
0
0973858569
0
0973851434
Via Zanardelli – Latronico centro
Ambulatorio Comunale
Via Chiesa – Agromonte Mileo
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Viale Colombo – 85042
LAGONEGRO (PZ)
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
158
posti letto
85032
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
85032
OSPEDALE "SAN GIOVANNI"
Contrada Santa Lucia –
CHIAROMONTE (PZ)
85032
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
PRESIDIO OSPEDALIERO DI LAURIA
Via XXV Aprile
Lauria (PZ)
49
posti letto
4
posti letto
referente
telefono
fax
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
Centralino
Centralino
0973 - 48111
Pronto Soccorso
118
0973/48251 252
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
Centralino
0973 - 641111
Pronto Soccorso
118
0973/641224
Direttore
Dott.
Antonio
GAGLIARDI
0973/48269
0973/48271
Centralino
0973 48111
0973 621478
Pronto Soccorso
118
0973 621400
0973/48271
0973/48271
147
B)
Volontariato e professionalità
Sede
Risorse umane Risorse di mezzi
e
e tipologia
professionalità
Telefono e email
fax
referente
Ambulanza di tipo A
Ambulanza di tipo B
Pubblica
Assistenza
Protezione
civile
O.N.L.U.S
ANPAS
85043
Latronico (PZ)
C)
Automedica adibita
a taxi socio-sanitario
Auto servizi sociali
adibita a taxi sociale
Presidente
338/5630191
[email protected]
0973/859231
Unita' operativa WM
90 con modulo
antincendio adibita
all'attività di
antincendio
boschivo ed
emergenza neve
Egidio
Ciancio
339/7542158
Enti Gestori dei servizi essenziali
Al fine di garantire la piena operatività dei soccorritori e la funzionalità delle aree di emergenza
bisogna ridurre al minimo i disagi per la popolazione e stabilire le modalità più rapide ed efficaci
per provvedere alla verifica e alla messa in sicurezza delle reti erogatrici dei servizi essenziali e al
successivo ripristino mantenendo uno stretto raccordo con le aziende e società erogatrici dei servizi.
Aziende/società
ENEL
ENEL
ENEL
ACQUEDOTTO
LUCANO
Centro Operativo
Pollino Lagonegrese
Sede di Latronico
C.da Calda
Referente
telefono
Enel Energia
Servizio elettrico
Distribuzione –
guasti
H 24
800900860
800900800
Geom.
Giampietro
Forastiere
3465045604
fax
email
0973.859863
[email protected]
803.500
800.99.22.92
0973.859440
148
Cnea Sud Srl
Festione E
Manutenzione Gas
E Metano
Corso Garibaldi
161 - 85048
Rotonda (PZ)
Paladino Angelo
0973667059
0973 667223
[email protected]
800.861.077
Control Run
Security
TELECOM
800.41.50.42
Numero Verde per
segnalazioni di
Pericoli pali, cavi
e infrastrutture di
Telecom Italia
[email protected]
4. Aree di protezione civile100
Per ciò che concerne le aree di protezione civile è stato necessario individuare le4 aree di protezione
civile distinte in aree di attesa e aree di ricovero.
AREE DI ATTESA DELLA POPOLAZIONE
Luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l’evento calamitoso o
successivamente alla segnalazione della fase di preallarme. In tali aree la popolazione riceverà le
prime informazioni sull’evento e i primi generi di conforto in attesa di essere sistemata in strutture
di accoglienza adeguate.
I requisiti che hanno permesso la loro individuazione:
posizionamento delle aree in zone sicure
facilità di raggiungimento attraverso percorsi sicuri
Latronico centro
Aree di attesa
A1
A2
A3
A4
A5
A6
A7
100
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta ( Parcheggio pubblico)
Località "S.Antonio
550 abitanti
Area scoperta attrezzata
Monumento ai Caduti di guerra
Area scoperta libera –
Parcheggi Case popolari
(Fontana Villa);
Area scoperta - parcheggi pubblici
Piazza Fontana Villa
Area scoperta del complesso scolastico scuola materna e scuola elementare) - Via
Bonifacio;
Area scoperta adiacente l'ex asilo nido e la
Casa Canonica –
Via Pietro La Cava;
Area scoperta –
Largo Calvario;
900 abitanti
300 abitanti
800 abitanti
700 abitanti
1500 abitanti
350 abitanti
Vedi Tavv. di supporto P1, P1.a, P1.b, P1.c, P1.d e contenuto del paragrafo 6.4 della relazione del Piano
149
A8
Area scoperta libera (Parcheggio di progetto
nel redigendo RU) –
Via Garammone
1400 abitanti
Centro urbano di Calda
Aree di attesa
A9
A10
A11.a
Aree di attesa per la
popolazione presente nelle
strutture ricettive
A11.b
Aree di attesa per la
popolazione presente nelle
strutture ricettive
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta pubblica - Piazza nelle
vicinanze del Museo Termale;
Area scoperta pubblica - Verde attrezzato
adiacente alla Chiesa Madonna Assunta
575 abitanti
1450 abitanti
Area scoperta verde esterna all'ingresso della
struttura sanitaria termale;
829 abitanti
Area scoperta asfaltata esterna - alle spalle
della struttura sanitaria termale.
500 abitanti
Centro urbano di Agromonte Magnano
Aree di attesa
Ubicazione
A12
A13
A14
Area scoperta del complesso scolastico
(scuole materna ed elementare)
Vico VII Provinciale
Area scoperta esterna
Anfiteatro Piazza "Grande"
Area scoperta esterna - Parcheggio pubblico
adiacente alla ex Delegazione Comunale;
Centro urbano di Agromonte Mileo
Aree di attesa
A15
Ricettività max
1749 abitanti
1965 abitanti
457 abitanti
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta dell'edificio scolastico delle
"Scuole medie inferiori" - Via Chiesa n.10
Villa Comunale
1250 abitanti
AREE DI RICOVERO DELLA POPOLAZIONE
Luoghi di in grado di accogliere ed assistere la popolazione allontanata dalle proprie abitazioni.
Tipologia delle aree:
- Strutture esistenti idonee ad accogliere la popolazione (alberghi, scuole);
- Tendopoli;
- Insediamenti abitativi di emergenza (casette prefabbricate);
I requisiti che hanno permesso la loro individuazione:
- Numero di persone potenzialmente a rischio;
- Posizionamento in zone sicure;
- Vicinanza ad una viabilità principale ed ai servizi essenziali (acqua, luce,
smaltimento acque reflue)
150
Centro urbano di Calda
Aree di ricovero
R1
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R2
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R3
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R4
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R5
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R6
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R7
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R8
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R9
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R10
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R11
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R12
Per la popolazione senza tetto di
Latronico Centro
R13
Per la popolazione
senza tetto di Calda
R14
Per la popolazione
senza tetto di Calda
Ubicazione
Ricettività max
Area scoperta del parcheggio pubblico a
sud del Centro sportivo
73 abitanti
Area scoperta del parcheggio pubblico a
sud-est del Centro sportivo
72 abitanti
Campetto scoperto - adiacenze piscina
scoperta del Centro sportivo;
21 abitanti
Area scoperta - Pista di pattinaggio interna
al Centro sportivo;
65 abitanti
Area scoperta - parcheggio a est del Centro
sportivo;
48 abitanti
Area scoperta - campi da tennis
del Centro sportivo
105 abitanti
Area scoperta del parcheggio pubblico a
ovest del Centro sportivo
32 abitanti
Area scoperta - area parcheggio
del Centro termale;
32 abitanti
Area scoperta - area parcheggio
del Centro termale
32 abitanti
Area scoperta - spazio libero dell'area del
verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico
Area scoperta - spazio libero dell'area del
verde attrezzato- adiacenze svincolo di
Calda/Latronico
Area scoperta del parcheggio pubblico adiacenze svincolo Calda
Area scoperta del Campo di tennis adiacenze sede del
Presidio dell' Acquedotto Lucano
Area scoperta del parcheggio pubblico area di pertinenza della sede del Presidio dell'
Acquedotto Lucano
74 abitanti
154 abitanti
31 abitanti
46 abitanti
86 abitanti
P1
Attrezzature ricettive
eventualmente ed attualmente
utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
P2
Attrezzature ricettive
eventualmente ed attualmente
utilizzabili per il ricovero della
popolazione senza tetto
Hotel "Monte Alpi" –
Ubicato nel complesso termale di Calda
60 posti letto
"Den Hotel"
Ubicato nel centro urbano di Calda
40 posti letto
151
Centro urbano di Agromonte Magnano
Aree di ricovero
Ubicazione
Ricettività max
Stadio di Calcio - ubicato tra il territorio di
Magnano e il territorio di Mileo
(località Cimitero)
R15
Centro urbano di Agromonte Mileo
Aree di ricovero
R16
496 abitanti
Ubicazione
Ricettività max
Area pubblica scoperta di tipo sportiva Campetto di Calcio e di tennis
278 abitanti
AREA DI SUPPORTO PER ATTERRAGGIO ELICOTTERO
Elisuperficie
Ubicazione
Ubicata in uno dei parcheggi pubblici del
Parco Termale
(Località Calda)
Ubicata nello stadio di calcio di
Agromonte
1
2
5. Viabilità, piano del traffico
Gli enti e le ditte private di pronto intervento che possono supportare l’attività di verifica e di
ripristino del sistema viario
Aziende/società
ANAS
Polizia di Stato
Lagonegro
referente
telefono
fax
email
Numero
Unico
di contatto
841148
[email protected]
[email protected]
841148
113
0973/232011 0973/232031 [email protected]
0973/232323
Ufficio
Giuseppe
Viabilità e
trasporti
PODANO 0971417266 0971417482
Della Provincia
di Potenza
[email protected]
6. Strutture a rischio
E’ di fondamentale importanza censire le strutture che per tipologia o posizione geografica nel
territorio comunale devono essere sottoposte inevitabilmente ad una maggiore attenzione in caso di
rischio.
Per tale aspetto si dovrà fare riferimento all’allegato B) “ATTREZZATURE/SERVIZI PUBBLICI E/O DI
INTERESSE PUBBLICO ESPOSTI AL RISCHIO IDROGEOLOGICO (PAI aggiornamento 2011)” della
relazione del Piano e alle tavole A2, A2a, A2b, A2c, A2d, che trattano l’argomento in questione.
152
7. Sistemi di allarme
Per garantire l’immediata attivazione dell’allarme verso la popolazione in caso di pericolo e
dell’avvio della procedura di evacuazione ci si può dotare di dispositivi di allarme (sirene,
altoparlanti montati su autovetture, altri sistemi acustici) o comunicare per via telefonica e/o porta a
porta, mediante il Volontariato, la Polizia Municipale, in coordinamento con le altre Forze
dell’Ordine ed i Vigili del Fuoco
Comune
Comune di Latronico
Pubblica Assistenza Protezione civile
O.N.L.U.S
ANPAS
85043 Latronico (PZ)
Referente
Telefono
Modalità di
allertamento alla
popolazione
Egidio Giordano
346.7241894
Polizia Municipale
Altoparlanti autovetture
Egidio Ciancio
339/7542158
Altoparlanti autovetture
153