rivista periodica a cura del museo storico in trento,
w w w. m u s e o s t o r i c o. i t - i n f o @ m u s e o s t o r i c o. i t
anno ottavo
numero venti
agosto 2006
IN QUESTO NUMERO
Sette religiose e nuovi
movimenti magici in Italia
a cura di Rodolfo Taiani
Magia e spiritismo in
Trentino, interviste con don
Giuseppe Mihelcic e Luca
Defant
a cura di Paolo Piffer
Profilo di una
guaritrice
di Giorgia Monfasani,
e Michela Ballerini
Magnetizzatori
e sonnambule
Gli anni settanta e la nascita
dei Cineclub; ricordando
Riccardo Pegoretti
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- art. 1, comma 1, D.C.B. Trento - Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002,
n. 1132. Direttore responsabile: Sergio Benvenuti - Distribuzione gratuita - Taxe perçue - ISSN 1720 - 6812
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Quanti sono i nuovi
movimenti religiosi in
Italia? Quante persone
vi fanno parte? Come
si articola la parteciRodolfo Taiani pazione degli aderenti? A queste domande offrono una prima risposta
il rapporto compilato nel febbraio 1998 dal Dipartimento
di Pubblica Sicurezza su incarico del Ministero dell’interno, Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia,
e un testo intitolato La Chiesa di fronte alle sette, curato
dal Gruppo di ricerca italiano
sulle sette (GRIS). I dati offerti
nel giugno 1997 dal GRIS offrono probabilmente una fotografia più aderente alla realtà
di quella suggerita dal rapporto del Ministero dell’interno.
In entrambi i casi, peraltro, i
dati andrebbero aggiornati tenendo conto dell’evoluzione
dell’ultimo decennio.
Il rapporto del Dipartimento
di pubblica sicurezza
Il 29 Aprile 1998, dopo circa
due anni di indagine, il Ministro degli Interni Giorgio Napolitano inviò alla Commissione per gli Affari Costituzionali
della Camera dei Deputati del
Parlamento Italiano un voluminoso rapporto redatto dal
Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Il Rapporto di poco
più di 100 pagine, includeva:
1) un’introduzione di 20 pagine con:
• radici del fenomeno e preoccupazioni sociali corrispondenti;
• terminologia e tipologia;
• possibili pericoli e connessioni criminali;
• numero degli affiliati.
2) La descrizione di 34 “nuovi movimenti religiosi” e 36
“nuovi movimenti magici” nelle rimanenti 80 pagine.
L’esigenza del rapporto nasceva da preoccupazioni di ordine pubblico e sicurezza nazio-
Sette religiose e
nuovi movimenti
magici in Italia
a cura di
nale suscitate dall’eventualità
di episodi di terrorismo e manifestazioni di fanatismo religioso in occasione della festività del Giubileo 2000 e della
fine del millennio.
Il rapporto elenca 137 gruppi operanti, di cui 76 religiosi
(con circa 78.500 membri) e
61 magici (4.600 membri circa). La maggior parte innocui,
alcuni controversi. Secondo
i relatori, i culti più preoccupanti sono le cosiddette psicosette, 15 gruppi per un totale
di 8.500 aderenti. Tra questi
i relatori hanno indicato come
la più insidiosa Scientology
(cui sono dedicate 10 pagine,
il 10% dell’intero rapporto).
Secondo il Rapporto, le psicosette sono capaci di provocare
una “completa destrutturazione mentale negli adepti, conducendoli spesso alla follia e
alla rovina economica”, ed è
principalmente su di loro che
si accentrano accuse di “indebito arricchimento ai danni
degli affiliati”. I possibili problemi di rilevanza penale connessi a questa tipologia di
gruppi sono:
• “lavaggio del cervello” e
“controllo mentale”;
• frode;
• celare sotto la facciata della
religione “pratiche immorali
e attività illegali”;
• predicare dottrine a tal pun-
to “irrazionali” da poter condurre i membri ad attività
pericolose per la sicurezza
nazionale.
• piani di sovversione politica.
Tutto questo perché le psicosette: “utilizzano meccanismi
subliminali di fascinazione e il
cosiddetto ‘lavaggio del cervello’ o altri metodi atti a limitare la libertà di autodeterminazione del singolo”. “Nella fase
di proselitismo e in quella di
indottrinamento usano sistemi scientifici studiati per aggirare le difese psichiche delle
persone irretite, inducendole ad atteggiamenti acritici e
obbedienza cieca” (note tratte dal rapporto Sette religiose e nuovi movimenti magici
in Italia, in http://xenu.comit.net/rapporto/index.htm, ultima consultazione del 31 ottobre 2006).
Il lavoro del GRIS
Il testo del GRIS, La Chiesa di
fronte alle sette, fermo restando i motivi di grave preoccupazione nei confronti dei contenuti e delle finalità di azione
perseguite dai soggetti indagati, corregge considerevolmente i numeri del fenomeno
a livello nazionale rispetto al
rapporto del Ministero: la stima è di oltre 400 denominazioni o aggregazioni di diversa consistenza, accreditando
comunque il numero di 700
gruppi presenti in Italia. Gli
aderenti e i sostenitori sarebbero circa 600.000, ma con
i simpatizzanti supererebbero
la soglia del milione.
Secondo la classificazione
proposta da Battista Cadei nel
medesimo testo, esistono vari
gradi di adesione:
il primo è quello del cliente occasionale, cioè la persona che
si rivolge ad una setta in un
momento particolare della sua
vita, ad esempio durante una
malattia, in una crisi esisten-
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ziale, in un viaggio all’estero.
Normalmente il cliente occasionale non mette in discussione la sua precedente fede o
appartenenza religiosa, anche
se quell’esperienza è in contrasto con tale fede. Si pensi
ad esempio chi fa ricorso alla
magia o partecipa ad una seduta spiritica.
L’altro grado di
appartenenza è
quella del nomadismo religioso, il continuo
passaggio da
una setta all’altra, magari
per
curiosità o per fare esperienze forti. Succede spesso che
questi nomadi vengano prima
o poi “catturati” da una setta
che diventa la loro casa definitiva.
Ci sono poi i casi della doppia
appartenenza; si aderisce ad
un movimento religioso alternativo, senza abbandonare la
religione ereditata dai genitori, un’appartenenza che talvolta può essere tripla o plurima.
Alcune sette cioè instillano la
convinzione che le loro dottrine sono perfettamente compatibili, ad esempio con l’insegnamento della Chiesa
cattolica e non ostacolano mi-
nimamente quei cristiani che
pur frequentando le loro riunioni continuano a considerarsi inseriti nella Chiesa cattolica.
L’ultimo grado è quello dell’adepto vero e proprio, colui
che decide di abbandonare la
propria religione precedente e
aderisce pienamente ad una
setta (note tratte dalla dispensa, I nuovi movimenti religiosi
la new age, lo spiritismo, alcune terapie alternative, i culti ufologici, elaborata da don
Giuseppe Mihelcic nell’anno
accademico 2001-2002 per
il corso superiore di scienze
religiose).
SCIENTOLOGIA
Nome ufficiale: Chiesa di Scientologia - Dianetica.
Fondatore L. Ron Hubbard (19111986). La Chiesa è guidata attualmente da un gruppo ristretto di ex
collaboratori di Hubbard.
Insegnamento: Psicanalisi semplificata, esposta con terminologia
spesso oscura per i non iniziati. Si
mescolano concetti presi dall’induismo, dal buddismo, e dalle tradizioni cabalistiche. L’anima (thetan)
è immortale e si reincarna. La scientologia vuol migliorare
l’attitudine a comunicare, dar sollievo alle sofferenze e insegna anche a manipolare le persone.
Finalità: Aiutare l’adepto a raggiungere la “chiarificazione”,
cioè a divenire un soggetto attivo per la costruzione di un
mondo migliore vincendo la congiura galattica contro la
Terra.
Organizzazione: La Chiesa è organizzata come
società per azioni a carattere commerciale e ha
una disciplina interna molto severa; nonostante
gli impedimenti frapposti dalle molte condanne
riportate in diversi paesi, “Scientologiy” vanta
un bilancio di miliardi di dollari.
Testo base: “Dianetica, la scienza della salute mentale”, venduto a milioni di copie.
Pubblicazioni: “Advance”, rivista in
inglese con un inserto in italiano.
Centinaia gli opuscoli pubblicitari.
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“Anche in Trentino
magia e spiritismo sono diffusi” (don Giuseppe Mihelcic)
Secondo un’indagine
di qualche anno fa il
Trentino-Alto Adige risulta all’ultimo posto
Piffer
tra le regioni italiane
per numero di maghi
in attività. Ciò non vuol dire
che il ricorso alla magia ma
anche ad altre pratiche esoteriche, quali quelle new age o
lo spiritismo o i culti ufologici non sia presente, anzi. Studioso di queste manifestazioni, spesso sotterranee, e quindi difficilmente quantificabili,
è don Giuseppe Mihelcic, 42
anni, origini slovene, chiamato anche don Josko. Parroco
di Meano, frazione del Comune di Trento, è docente di storia delle religioni alla scuola
diocesana di formazione teologica al Seminario del capoluogo e componente del consiglio nazionale del Gruppo di ricerca e informazione socio religiosa (GRIS) di Bologna che
si occupa di sette. “Ho iniziato ad interessarmi di tutto ciò
circa 10 anni fa, quando ero
parroco di tre paesi vicino a
Tione”. Don Mihelcic ha scritto, per un corso seminariale di
scienze religiose, svoltosi tra il
2001 e il 2002, una dispensa di circa 70 pagine proprio
su questi aspetti: “I nuovi movimenti religiosi. La new age,
lo spiritismo, alcune terapie
alternative, i culti ufologici”.
“Spesso questi gruppi affrontano anche la fede cristiana
stravolgendone i termini e i significati. Da una parte, quindi, sono una sfida alla Chiesa
perché molti cristiani, a causa
della diffusione di queste idee,
abbandonano la Chiesa e accolgono proposte incompatibili con la fede cristiana”.
Quali sono le basi sulle quali si fondano queste sette? “Le
sette, di solito, nascono nell’ambito delle grandi religioni.
Magia e spiritismo
in Trentino
interviste con don
Giuseppe Mihelcic
e Luca Defant
a cura di Paolo
Il percorso parte da un piccolo gruppo che si mette in polemica con la religione di provenienza e afferma di esserne il vero seguace, autentico
ed originario. Questo vale per
il cristianesimo ma anche per
l’islam”.
Possiamo tracciarne un quadro complessivo? “E’ difficile perché sono fenomeni variegati e complessi. Andiamo
dalle pratiche magiche ad altre di autoguarigione, dai culti
esoterici alla ricerca del santo graal, dall’alchimia alla pietra filosofale. E’ anche difficile trovare un termine che possa andare bene per tutti. Ad
esempio, ciò che si pensa possa essere un nuovo movimento religioso potrebbe invece
definirsi un circolo filosofico
oppure che pratica tecniche
di rilassamento”. Un minimo
comun denominatore non c’è
proprio? “Diciamo così. In generale l’atteggiamento settario
è caratterizzato dalla chiusura
e dal tentativo di isolarsi. Non
c’è quindi solo una contrapposizione con la Chiesa di provenienza ma anche un distacco
dalla società. Tipici sono i fenomeni di millenarismo, di attesa della fine del mondo con
la convinzione, magari, di essere i soli che godranno del-
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la felicità eterna a fronte di
un’umanità che, per loro, è solo una massa dannata”.
E l’atteggiamento della Chiesa cattolica qual è? “Non vuole essere polemico, a difesa
delle proprie posizioni. Semmai si ricerca il dialogo con gli
appartenenti alle sette. Certo, deve essere un dialogo rispettoso delle persone ma anche capace di evidenziare con
chiarezza gli aspetti dottrinali
inaccettabili dal punto di vista
cristiano. Anche per evitare
confusione. C’è poi il desiderio di aiutare le persone a non
incappare in gente senza scrupoli che ne approfitta per motivi economici od altro sfruttando momenti di debolezza
e crisi”.
Le sette, in Trentino, quanto
sono diffuse? “C’è una certa
diffusione, specialmente per
quanto riguarda il ricorso ai
maghi. La mentalità corrente
porta molti ad affidarsi a chi,
a pagamento, prevede il futuro o dà consigli su decisioni
importanti da prendere. Complessivamente, questi fenomeni sono comunque difficilmente quantificabili”.
Lei come entra in contatto, se
le è capitato, con individui che
fanno parte di qualche setta? “Più che con componenti
di qualche setta mi capita di
avere contatti con i lori famigliari che mi chiedono consigli
a causa della dipendenza del
loro congiunto da un mago o
da un medium. Però, io lavoro
soprattutto nel campo dell’informazione, della conoscenza
di questi gruppi. Tra poco terrò, ad esempio, una serie di
conferenze sull’esoterismo”.
Insomma, in Trentino è un fenomeno rilevante o marginale? “Il ricorso ai maghi e alla
magia è piuttosto rilevante. E’
una mentalità consumistica
che si esprime anche attraverso questa pseudo religiosità. E
poi c’è una certa pratica del-
lo spiritismo con medium che
hanno centinaia di clienti che
vanno da loro per poi giocarsi dei numeri al lotto o sapere la condizione dell’anima di
un loro caro defunto. In quanto alle sette vere e proprie faccio l’esempio del testimoni di
Geova, fenomeno piuttosto
diffuso anche qui da noi. Direi
che c’è un po’ di tutto, come a
livello nazionale”.
Come mai ha deciso di conoscere meglio questi fenomeni?
“E’ stato uno stimolo a curare
ancor di più la mia formazione
teologica e culturale. E poi mi
ha aiutato a conoscere e ascoltare con maggiore attenzione
persone che avevano bisogno
di un consiglio o solo di essere comprese. Mi ha messo in
contatto con la realtà di molte famiglie dove, purtroppo,
un componente è coinvolto in
attività e pratiche magiche. A
volte si verifica un totale estraneamento dalla famiglia, in-
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differenza nei confronti degli
altri oppure si spendono cifre
esorbitanti. Tutto ciò ha poi ricadute pesanti sulla famiglia”.
Ha mai avuto paura? “No, perché penso di fare un servizio.
Qualche volta sono stato attaccato da chi non condivideva le mie spiegazioni e le mie
attenzioni verso queste manifestazioni. La mia, con termine ecclesiastico, altro non
è che una diaconia della verità. Sono sempre disponibile a confrontarmi, anche con
chi non la pensa come me”.
Le sette, il ricorso alla magia,
allo spiritismo, sono pratiche
in crescita, stabili o in diminuzione? “Sono tra le tante proposte del supermercato delle
religioni. L’importante è aiutare chi ne ha bisogno ad andare in profondità, al di là del discorso di fede. Aiutare a non
farsi prendere da promesse a
buon mercato. E lo si fa solo
con un percorso di formazione a lungo termine e la Chiesa, in questo senso, può essere d’aiuto per capire meglio fenomeni così complessi”.
“Sulle sette sataniche è difficile intervenire: c’è riservatezza e omertà” (Luca Defant)
“Il fenomeno delle sette esiste
anche in Trentino, sulla falsa
riga di quanto accade nel resto d’Italia, e si può classificare in due grandi filoni. Da una
parte il satanismo e, dall’altra, i fenomeni new age”. Lo
afferma Luca Defant, ispettore
capo della sezione antiterrorismo della Digos di Trento (divisione investigazioni generali
e operazioni speciali della polizia di Stato).
Approfondiamo il nodo delle
sette sataniche. “Sovente accade che gli adepti delle sette sataniche siano soggetti a
condizioni psicologiche, ma
anche fisiche, costrittive. Ri-
7
servatezza e omertà ne sono
le basi ma anche riti di natura
sessuale e assunzione di droghe. Ci sono casi in cui alcuni aderenti abbandonano la
famiglia e sborsano talmente
tanti soldi da mettere in crisi economica il nucleo familiare. Parecchie famiglie sono
state rovinate economicamente e, soprattutto, psicologicamente”.
Come forze di polizia che provvedimenti adottate di “presidio” del territorio? “Interveniamo, ovviamente, sul caso
specifico, in caso di notizie di
reato. Però svolgiamo anche
un’attività autonoma, di carattere informativo. Dagli elementi che si acquisiscono ne
può derivare pure un’attività
di indagine che si caratterizza
per l’esistenza di determinati
reati. Non è certo facile anche
perché i reati che si possono
ipotizzare, ad esempio quello
di truffa, sono perseguibili solo su querela di parte. Cioè se
c’è una denuncia. Ma anche
perché l’intervento delle forze
di polizia è visto come un fattore “disgregante”. In passato siamo riusciti in pochi casi
ad intervenire positivamente,
ad aiutare le famiglie. C’è una
forma di chiusura che rende
difficile l’intervento”.
Dalla sua esperienza, questi fenomeni sono in crescita,
in diminuzione o stazionari?
“Facciamo una precisazione.
Fino a qualche anno fa erano fenomeni tabù sociali, sui
quali stendere un velo pietoso.
Adesso, invece, per una maggiore sensibilità collettiva sono
considerati con più attenzione. E, quindi, emergono maggiormente, sono più studiati.
E’ per questo che ritengo siano 'espressioni' non in crescita
ma che mantengono un trend
costante”.
Ricorda alcuni casi specifici,
ad esempio riguardanti sette
sataniche? “Mi sono occupato, nel 1995, del ritrovamento
di resti di riti satanici al parco delle Coste a Cognola. Fu il
primo atto che determinò l’interesse della polizia per questo tipo di manifestazioni. Da
lì ci sono state delle conferme
sull’esistenza del fenomeno,
anche in Trentino. E poi è maturata un’altra convinzione.
Che i pochi adepti che si 'staccano' vengono messi nelle
condizioni di non parlarne, attraverso il ricatto.
La vittima viene 'isolata', sottoposta a condizionamenti
psicologi fortissimi. Ovvero, se
l’esistenza di una determinata
setta satanica diventasse pubblica, non si celasse più dietro la riservatezza e l’omertà,
chi si 'stacca' sarebbe messo
in piazza, la storia diventerebbe di pubblico dominio, tutti ne parlerebbero. Ci sarebbe
una sorta di isolamento sociale, che peraltro la 'vittima' già
subisce, e di perdita di 'posizione' nella società che possono risultare insopportabili.
Ecco perché è molto difficile intervenire. Mi auguro che
ci siano persone 'catturate' da
queste sette sataniche che abbiano la forza di parlare con
noi affinché si possa intervenire in maniera efficace. Con
tutto il tatto possibile perché
aspetti come questi rivestono
una forte connotazione sociale
e investono situazioni di disagio da affrontare con particolare attenzione”.
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Profilo di una
guaritrice
Giorgia Monfasani,
Michela Ballerini
Prima delle trasformazioni sociali degli anni sessanta non
era difficile imbattersi in guaritori, aggiustaossa o erboristi empirici, che “segnavano” determinati mali, consigliavano tisane e
decotti, purghe e diete, sistemavano slogature e fratture di
arti sia di uomini sia di animali, prendendosi così cura
del benessere della comunità
e assumendo proprio per questa loro funzione un ruolo di
prestigio. La loro era una medicina, che scaturiva da una
mescolanza di sapere empirico, elementi magici e pratiche
religiose.
Emma B., classe 1920, figura sottile, sguardo allegro e
penetrante, vive in un piccolo paese della provincia di Pavia. Nonostante l’età è ancora molto in gamba ed energica
ed è una cosiddetta guaritrice.
Nella sua famiglia la trasmissione del potere curativo è
sempre stata da donna a donna, di madre in figlia. Emma
ha raccontato di aver ricevuto
il “dono” dalla mamma, Emilia, Miglièn. Costei negli ultimi anni di vita, ormai molto
anziana, non riusciva pressoché a muoversi ed Emma aveva iniziato ad assisterla nel
segnare. Mai però la madre
le aveva espresso il desiderio
di trasmetterle i suoi «segreti». Quando poi Miglièn morì
il parroco di allora, Don Carlo, consegnò ad Emma, per
espressa volontà della madre, un piccolo libretto di preghiere con la copertina marrone. Quando Emma lo ebbe
in mano e lo sfogliò si accorse che nelle pagine bianche vi
erano riportate delle annotazioni manoscritte: erano le formule per segnare. Emma racconta di essere stata colta inizialmente da molti dubbi e timori, poiché non era mai stata
preparata ad un simile compito. Ma il “dono” non si poteva
rifiutare e ben presto le si presentò l’occasione per esercitarlo: un bambino di un paese
vicino si era ustionato pancia
e braccia a causa della rottura di una boulle d'acqua bollente. Fu chiesto ad Emma di
intervenire: per tre mattine lei
andò a casa del bambino per
segnarlo. Lui guarì e da allora
lei accettò consapevolmente il
suo “dono” e curò molte altre
persone, con grande gioia personale e infinita gratitudine di
coloro che poté assistere.
Emma descrive le pratiche ma
non vuole svelare le formule,
perché, afferma, rivelarle significherebbe vanificare il loro
potere curativo. Lei segna il
fuoco di Sant’Antonio, le scottature, i vermi intestinali e le
slogature. I segni sono semplici e nella loro applicazione risulta basilare il simbolismo le-
gato al numero 3: si segna per
tre giorni di seguito, nel caso
della cura dei vermi si usano
nove fili di cotone (multiplo di
tre) e le slogature, unico malanno curato al pomeriggio,
si segnano alle tre (forse l’ora
della morte di Cristo). Il fuoco di Sant’Antonio e le scottature vengono segnati la mattina, appunto per tre mattine di
seguito; sia paziente sia guaritore devono essere entrambi a
digiuno e lo strumento utilizzato è cotone imbevuto di acqua santa; anche i vermi si segnano sempre la mattina, per
tre mattine successive, a digiuno, utilizzando nove fili di
cotone e un bicchiere d’acqua:
i fili vengono fatti passare uno
per uno intorno al collo, tracciando il segno di croce all’altezza della gola mentre si ripetono le formule di rito; poi
da ciascun filo viene tagliato
un pezzetto e messo nel bicchiere d’acqua, di cui un sorso viene fatto bere al malato:
fino a quando i fili si muovono
significa che la malattia è ancora in corso, quando si fermano indica che i vermi se
ne sono andati. Le slogature
si segnano, invece, al pomeriggio con la sugna vecchia di
maiale; la parte dolorante ne
viene cosparsa mentre si recitano le formule di rito, poi la si
avvolge in un panno e la si tiene così per tre giorni. In ultimo
gli oggetti usati per eseguire il
"rituale" vengono gettati nel
fuoco, perché siano purificati
e trasformati in altro. Emma,
alla domanda se guarire una
persona costituisca uno sforzo, risponde che, al contrario,
questa pratica fa rifiorire in lei
sempre nuove energie, infondendole forza e benessere, oltre ad una grande felicità per
aver fatto del bene.
Emma offre i suoi servigi di
guaritrice a chiunque glielo
chieda con grande senso di responsabilità, fede e impegno e
senza finalità di lucro. Non ha
ancora deciso se e a chi trasmetterà il suo "dono" poiché
non ha figlie femmine. L'augurio è che la "poesia" dei suoi
antichi gesti non vada persa.
9
Magnetizzatori
e sonnambule
All’interno dell’eterogeneo gruppo di ciarlatani, che da secoli
popolavano le piazze
in occasione di feste,
fiere e mercati, fanno la loro
comparsa, anche in Trentino,
nella seconda metà dell’Ottocento, nuove figure di girovaghi che occupano uno spazio
considerato spesso come copertura di comportamenti immorali e, tuttavia, al limite della sfera sanitaria. Si tratta delle sonnambule le quali, sotto
la direzione di un magnetizzatore, cadono nel cosiddetto
sonno magnetico e acquistano capacità straordinarie. Nella condizione di chiarovisione esse posssono, fra l’altro,
diagnosticare le malattie altrui. La coppia magnetizzatore
sonnambula, una volta che la
medicina sonnambolica ebbe
trovato sbocchi istituzionali,
non operò, come dice Clara
Gallini nel suo volume La sonnambula meravigliosa: magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano, solo per l’alta
borghesia e l’aristocrazia, ma
estese le sue prestazioni a un
pubblico estremamente vasto
e variegato, né restò confinata entro l’ambito strettamente
scientifico. Un apposito regolamento asburgico del 1845
definendo il divieto per qualsiasi individuo non abilitato,
stabilisce che «l’applicazione del magnetismo animale a
persone non è permessa che
ai dottori di medicina e chirurgia graduati in un’ I.R. Univer-
sità austriaca ed autorizzati al
libero esercizio della medicina
e chirurgia» e in un articolo recita che esso va applicato solo
a soggetti malati: «È severissimamente proibito il procurare
il sogno magnetico in persone
sane e senza voler in tal modo
conseguire la guarigione» (Archivio di stato di Trento, Capitanato distrettuale di Tione, Sanità, 1854-1857, cart.
n.n.).
Tuttavia, a quanto risulta, l’attrazione suscitata dal fenomeno induce spesso chiunque a
sottoporsi al trattamento che
si trasforma da fatto strettamente terapeutico in fenomeno dalle ampie diramazioni.
Ciò genera proteste soprattutto da parte del clero che non
solo non vede di buon occhio
e sospetta di amoralità i praticanti, ma teme che fomentino
un ritorno alla superstizione.
Angela Ferrari di Fondo «conosciuta come appartenente ad
una di quelle tante famiglie girovaghe di zingari, che tanto
dalla Annaunia come dalla val
di Sole, s’aggirano nei paesi di
campagna ingannando i creduli contadini predicendo loro
l’avvenire, fingendo il magnetismo, ed il sonnambulismo»,
chiede nel 1873 il permesso
di prodursi nel corso dell’imminente Fiera di San Vigilio»
(Archivio di stato di Trento,
Consigliere Aulico, Culto-Industria-Polizia, 1873, cart. 59).
La concessione le viene negata poiché esiste un precedente
sgradito.
Solo l’anno prima, in analoga
circostanza, la moglie di certo Giuseppe Dubois «fingendosi sonambula e coll’applicazione di magnetismo animale prediceva il futuro, e varie persone, far i cittadini ed
anche del clero, reclamarono
presso [il Consigliere Aulico]
perché questa donna attirava
nel proprio carrettone contadini e persone del basso popolo
ad una ad una e sospettavasi
si commettesse dell’immoralità» (Archivio di stato di Trento,
Consigliere Aulico, Culto-Industria-Polizia, 1873, cart. 59).
Ritenendo che «le produzioni
di magnetismo» della Ferrari «non siano punto divergenti da quelle quelle che usava
dare la Dubois» si conviene
pertanto di non soddisfarne la
richiesta. La più stretta sorveglianza esercitata su tal genere di ciarlatani è peraltro confermata anche da episodi più
marginali.
Nel «Prospetto delle operazioni ufficiose» eseguite a Tezze, presso il posto di polizia di
confine dall’1 al 15 novembre
1872, risulta respinta all’estero Giovanna Novi, proveniente da Pordenone e di condizione sonnambula» (Archivio
di stato di Trento, Consigliere Aulico, Polizia, 1872, cart.
51) (Note tratte dal volume di
Emanuela Renzetti e Rodolfo
Taiani, Sulla pelle del villano:
profilo di terapeuti e metodi di
cura empirica nella tradizione
trentina, San Michele all’Adige: Museo degli usi e costumi della gente trentina, 1988,
pp. 116-117).
10
Gli anni settanta e la nascita dei Cineclub; ricordando Riccardo Pegoretti
S
ono passati oramai due
anni da quando Riccardo
Pegoretti ci ha lasciati.
Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo ne conserva
l'indelebile ricordo di persona
umanamente "speciale". Ma
Riccardo è stato anche personaggio pubblico, impegnato in
un’instancabile ed appassionata azione di programmazione cinematografica. Per ricordare questa sua attività e lo
spirito che la animava si ripropone un’intervista nella quale
Riccardo ripercorre la nascita dei cineclub a Trento negli
anni settanta del secolo scorso. L'intervento è stato pubblicato a cura di Enrico Spagna
sulla rivista “Foglie d'arte” dall'Associazione Laboratorio sul
moderno di Trento che ringraziamo. È un po' il ritratto della
Trento di quegli anni, ma soprattutto di quel sentimento di
Riccardo per il cinema che ha
trovato espressione, non ultimo, anche nelle numerose iniziative realizzate per e con il
Museo storico in Trento.
Riccardo, come e quando nasce l’idea di creare dei cineclub a Trento? “CINETRENTO” nasce nel 1976 al Cinema San Pietro di Trento (Vicolo Santa Maria Maddalena)
e continua fino al 1979. LO
SCHERMO BIANCO nel 1982
presso la sala del Cinema san
Marco, in via San Bernardino
e lavora fino al 1985. L’idea
nacque da un gruppo di amici,
nella biblioteca dell’Università
in Via Verdi mentre stavamo
studiando per qualche esame
universitario. Per LO SCHERMO BIANCO mi chiamò Maurizio Gretter (che purtroppo
scomparve giovanissimo poco
dopo) e che lavorava presso il
Circolo Rosselli di Trento: mi
chiese di organizzare qualcosa di cinematografico e nacque l’idea de LO SCHERMO
BIANCO (il nome era ispirato
alla sequenza finale del film di
Wim Wenders “Nel corso del
tempo”).
Quali erano le motivazioni
principali che vi hanno spinto ad intraprendere queste iniziative e quali strutture avete
utilizzato? Per quanto riguarda CINETRENTO semplicemente c’erano dei film che a
Trento non passavano affatto
o non erano riprogrammati in
seconda visione (praticamente
non esisteva più nessuna sala
di seconda dalla metà dei Settanta in poi).
La sala del San Pietro era disponibile (il parroco era l’illuminato, don Dante Clauser
che ci disse semplicemente
“Fate quello che volete, basta che nessuno venga a rompermi le scatole lamentandosi
delle vostre programmazioni”),
io ero capace di far funzionare
i proiettori e conoscevo per altre esperienze le distribuzioni
dei film in 35mm, i contratti
con la SIAE e quant’altro serviva. Per il San Marco e LO
SCHERMO BIANCO il discorso era analogo: il responsabile
della sala si chiamava Lucio e
ci diede carta bianca. Al San
Marco la programmazione era
più variegata: organizzavo lì
delle proiezioni il venerdì, il
sabato e la domenica ed in un
fine settimana proponevo anche sei o sette titoli differenti.
L’ultimo spettacolo del venerdì sera iniziava a mezzanotte
e mezzo.
C’erano dei motivi politici alla
base del vostro impegno, sull’onda degli eventi di quel periodo?
Quando aprimmo CINETRENTO un bel po’ di associazioni e/o cani sciolti venivano da
noi per domandare collaborazione. Ricordo una rassegna
sull’antimilitarismo organizzata assieme ad alcuni militari
che erano di stanza a Trento
(il conflitto vietnamita era terminato da poco), ancora una
programmazione sul cinema
femminile con un gruppo di
donne, una serie di proiezioni
per sostenere economicamente Radio Trento Alternativa (il
film era La Cinese, di Jean-Luc
Godard, vero film rivoluzionario che forse anticipava un po’
troppo i tempi per i rivoluzio-
11
nari locali), per cui curavamo
anche un programma sul cinema. Nel 1977, quando uccisero Lorusso a Bologna interrompemmo la programmazione del film (mi sembra che
fosse I compari, di Robert Altman). Era venuto Ale Pacher
(allora di Lotta Continua, ora
sindaco di Trento) per darne
comunicazione in sala un’ora
dopo che era successo il fatto. Stampavamo le schede dei
film con il ciclostile di Lotta
Continua e per questo lo conoscevamo. Eravamo comunque
schierati a sinistra, anche se
qualcuno pensava che ci fossimo arricchiti approfittando
degli spettatori (era il periodo
dell’autoriduzione e qualche
scoppiato pensava che fossimo i David Zard – che organizzava i concerti delle rockstar
in Italia in quel periodo – della
città). In realtà facevamo pagare dalle 500 alle 700 lire a
biglietto e qualche volta organizzavamo delle maratone cinematografiche (la domenica)
con 5, 6 o 7 film che iniziano
alle 14.00 e finivano all’una o
alle due di notte. Ingresso 700
lire. I soldi che guadagnavamo
li spendevamo o alla limitrofa
Scaletta, oppure per comprare
carta e inchiostro per le schede, per andare a Padova alle
case di distribuzione, per uscire qualche volta a cena, per le
sigarette e, naturalmente, per
autofinanziare altri cicli. La
sala era quasi sempre piena,
però l’affitto delle copie, quello del locale, della SIAE, dei
trasporti erano costi a carico
nostro. Non abbiamo mai né
chiesto né avuto alcun tipo di
contributo per CINETRENTO.
Per LO SCHERMO BIANCO
Maurizio ed io avevamo i contributi del Circolo Rosselli (che
era di area socialista).
Mi pare di capire quindi che
puntavate su di un circuito e
su di una programmazione alternativi, che uscissero dai
consueti schemi… Puoi farci
qualche esempio?
Ripeto, puntavamo sui film
che a Trento passavano in sordina o non passavano affatto:
ad esempio riprendemmo al
San Pietro con grande successo Il fantasma del palcoscenico, di De Palma, Il dottor Stranamore, di Kubrick, Pat Garret
e Billy the Kid, di Peckinpah
(fu una proiezione memorabile): sempre là programmammo una rassegna dedicata alla
fantascienza americana degli
anni cinquanta ed ancora una
sull’horror, con la visione di un
classico come Freaks, diretto
da Tod Browning nel 1932).
E poi Chaplin, Keaton, Totò,
Lewis, i Marx Brothers. Le maratone erano dedicate ai generi classici hollywoodiani, il western ad esempio, o a registi
(ricordo Bergman e Bunuel). A
LO SCHERMO BIANCO proponevo anche delle primissime:
ricordo I misteri del giardino
di Compton House, di Greenaway, La terza generazione,
di R. W. Fassbinder, The Rocky
Horror Picture Show, che di
fatto a Trento non era praticamente uscito. Sempre al San
Marco organizzammo una bellissima personale dedicata a
Norman McLaren, genio del
cinema d’animazione canadese, e riproposi Woodstock – la
copia era di un collezionista
romano – con la gente in sala
realmente commossa mentre
(ri)ascoltava Jimi Hendrix e
Carlos Santana. Ancora Truffaut, Pasolini, Ferreri, il primo
film di Jim Jarmush (Stranger
Than Paradise, dell’84). L’idea
era quella di programmare
sempre più film e di coinvolgere quanta più gente possibile con una programmazione
variegata, fuori dagli schermi
consueti dei cineforum o delle programmazioni d’essai che
abbiamo a Trento oggi. Di fare
del san Marco un punto di riferimento.
Poi la sala chiuse per essere ristrutturata (nel frattempo
un incendio al cinema Statuto di Torino aveva provocato la
morte di più di sessanta persone e le normative di sicurezza si fecero giustamente severissime) ed è stata riaperta
solo un paio d’anni fa…
12
Era previsto un dibattito alla
fine della proiezione?
Il dibattito non c’era e da noi
nessuno lo voleva. Le schede
(cast, credits, trama e critica e
interviste con regista) le battevamo su matrice (più tardi in
offset) e le prendevamo da varie riviste o libri, che a Trento non si trovavano. Andavo
spesso a Bologna alla biblioteca della Cineteca Comunale.
Bastavano: chi voleva discutere del film poteva andare a farlo alla Scaletta o nell’atrio del
cinema o dove voleva. Nessuno aveva intenzione di parlarne discutendone in pubblico.
Io ho sempre amato il cinema
perché la trovo una esperienza
singolare, da consumarsi nella
più totale solitudine senza nessuno che mi disturbi né prima,
né durante, né dopo (soprattutto dopo, quando esci dalla
sala e sei ancora un po’ ubriaco di quel buio, di quella storia, di quella regia). Anche le
schede tentavo di farle cercando le opinioni del regista o degli addetti ai lavori. Quelle dei
critici mi hanno sempre interessato molto relativamente.
Come e perché si concluse
quest’esperienza?
Il tutto finì perché, come recita
il titolo di un bel film di David
Mamet, le cose cambiano. Io
mi trasferii a Bologna, gli altri
amici di CINETRENTO presero altre strade. Per LO SCHER-
MO BIANCO, dopo la morte di
Maurizio che lasciò tutti ammutoliti, facemmo ancora un
paio di rassegna in Aula 1 a
Sociologia (Pasolini nel decennale della morte con tutti, ma
proprio tutti, i film da lui diretti, le sue interviste televisive, le collaborazioni alla sceneggiatura, i film che avevano
fatto su di lui ecc., ed ancora
il cinema giapponese, organizzato assieme al Centro di Cultura Giapponese di via Gramsci a Roma, dove - primi ed ultimi - proiettammo Ozu e Mizoguchi in 35mm).
Si può dire che un’epoca stava per finire mentre invece cominciava il cosiddetto “riflusso”? E come sono cambiate di
fatto le cose, arrivando fino ai
giorni nostri?
Non c’entra la fine di un’epoca: voi dimostrate che si può
fare un uso del cinema non
banale raffrontandolo alla realtà italiana d’allora con quello
che la storia ha tentato di insegnare fino ad oggi. Il cinema è
cambiato nella sua proposizione al pubblico sia tecnologicamente che socialmente. Il video ha vinto (il video della TV,
del VHS, del DVD, del computer, dei videogiochi) e le multinazionali hanno in mano i consigli d’amministrazione delle
maggiori case di produzione.
Non esiste più la figura di un
produttore come Selznick, del-
la M.G.M., o Rizzoli, della Cineriz, o il vecchio Cecchi Gori
del Sorpasso, ma esistono degli ottimizzatori che nulla sanno di cinema. La gente ha dimenticato l’incanto infantile
dell’immagine e sempre di più
viviamo succubi dello strapotere del più deteriore cinema
americano (come già nei Sessanta diceva Godard). Ma nonostante ciò il cinema vero esiste ancora, da Altman a Moretti, da Kaurismaki, a Olmi, a
Scorsese, a Spielberg ad Agosti – con il suo essere esterno
al gruppo e che inorridirebbe
se sapesse che lo cito subito
dopo Spielberg – a moltissimi
altri. E poi chi ha mai visto un
film di Dreyer, di Bresson, di
Murnau, di Browning o di Busby Berkeley? Quanti possono
dire d’aver visto almeno un film
di Billy Wilder? Chi conosce il
cinema muto? Insomma, materiale ce ne è abbastanza per
poter ricominciare ogni giorno di nuovo con proposte assolutamente differenti, vecchie
e nuove ma tutte strepitose. E
se la gente è meno curiosa e
più omologata, oggi, il cinema mi sembra ancora un’arma
potente per poterla fare uscire
dal proprio guscio, per poterla
stimolare a pensare, per poterla nuovamente riunire e condividere l’esperienza della sala
buia senza vedere Harry Potter
o Il signore degli anelli…
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INFOMUSEO
NOVITÀ EDITORIALI DEL MUSEO STORICO IN TRENTO
Quinto Antonelli e Mariano Longo (a cura di), Negli ultimi anni
del mio vivere: Primiero tra Sette e Ottocento nelle memorie
di Angelo Michele Negrelli, pp.
119, € 11,00 (Quaderni di Archivio trentino, 13).
Tra il 1844 e il 1851, «negli ultimi
anni del suo vivere», Angelo Michele scrisse e dettò le sue Memorie.
Si tratta di un voluminoso manoscritto conservato oggi presso la Biblioteca intercomunale di Primiero,
nel quale sono registrati con dovizia
di particolari quasi novant'anni di
un'esistenza spesa a cavallo dei secoli XVIII e XIX. Una vita
intensa quella di Angelo Michele Negrelli, che offre uno spaccato particolare della società e della cultura dell'epoca nella
quale visse.
La memoria, proprio per le sue dimensioni, potrebbe apparire
a prima vista di difficile e fredda lettura, ma ad una successiva analisi, così come proposto e illustrato dagli autori dei
diversi saggi, rivela una sorprendente e insospettata carica
emotiva.
Lorenzo Gardumi (a cura di),
Vezzano, la guerra e il voto di
San Valentino del 14 febbraio
1944, pp. 87, € 6,00
La pubblicazione ripropone, accompagnati da alcune brevi note
d'inquadramento storico, i materiali esposti nel corso della mostra
fotografica tenutasi a Vezzano tra
l’agosto e il settembre 2005 relativa al periodo d’occupazione tedesca 1943-1945. Il nucleo principale poggia sul materiale raccolto
e conservato da soggetti pubblici
e privati all'interno della comunità di Vezzano. A commento
della maggior parte dei documenti fotografici riprodotti, sono
proposti alcuni passaggi attinti dalle interviste rilasciate da testimoni degli eventi documentati.
Rispetto all’esposizione, il volume è stato arricchito con immagini fotografiche relative alle celebrazioni religiose svoltesi al Santuario di Vezzano nei decenni successivi alla fine del
conflitto proprio per sottolineare come le manifestazioni legate al rinnovo del voto a San Valentino – ogni prima domenica
di settembre – facciano parte del riconoscersi di una comunità nella propria storia e della sua capacità di trasferire il proprio patrimonio d’esperienze alle generazioni più giovani.
Riconoscimenti
Il video «Volti di un esodo», prodotto dal Museo storico in Trento, è stato proiettato nell'ambito del San Giò Festival-edizione
2006, XII rassegna internazionale di video indipendente ed altro,
in programma a Verona dal 23 al
27 luglio 2006.
La Giuria del premio Gambrinus
"Giuseppe Mazzotti" ha assegnato il premio edizione 2006 per la
sezione "Finestra sulle Venezie"
al volume di Beatrice Carmellini, "Arco di storie: uno sguardo
ravvicinato sul tempo dei sanatori ad Arco (1945-1975)", edito dal Museo storico in Trento nel 2005. Il testo “colto
e appassionato” - si legge fra le motivazioni del premio
- parla di persone, di intrecci e di storie di vita nell'Italia
del secolo scorso, in una città e un paesaggio bellissimi, della orgogliosa anche se talvolta dolorosa, ricostruzione di una parte della identità della comunità e della
grande ricchezza delle esperienze che la rendono forte
e unica".
La rivista «Altrestorie» è stata premiata con il terzo posto all'ottava edizione del «Premio Cento alla stampa locale-sezione privati».
Il video "Era tutto Michelin: memoria di una fabbrica" ha
ottenuto la menzione speciale "per l'alta qualità narrativa, emotiva e tecnica" alla rassegna "Obiettivi sul lavoro"
in programma a Roma il 6 ottobre 2006.
Santa Massenza: un viaggio tra turbine e alambicchi
Ha esordito nel corso dell'estate 2006 un'interessante
proposta alla riscoperta delle specificità di Santa Massenza, giocata fra la grande centrale elettrica interamente scavata nella roccia e i laboratori artigianali dove da
secoli si esercita l'arte della distillazione. Grazie alla collaborazione attivata tra Museo
storico in Trento, Associazione
culturale di Santa Massenza "piccola Nizza de Trent", Enel, Provincia autonoma di Trento-Progetto memoria, Comune di Vezzano e Consorzio turistico Valle
dei laghi, è stato possibile offrire
ai visitatori, previa prenotazione,
la visita alla Centrale elettrica,
nonché ad alcune distillerie poste
all'interno dell'abitato, dove oltre
al racconto dei vari processi di lavorazione è stato possibile degustate le tipiche grappe locali.
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NOVITÀ EDITORIALI DEL MUSEO STORICO IN TRENTO
Luciana Palla, Tita Piaz a confronto con il suo mito,
pp. 288, € 18,00 (in coedizione con l'Istituto culturale
ladino)
Il volume è frutto di una collaborazione fra Istituto culturale ladino di Vigo di Fassa e Museo storico in Trento.
L'autrice inquadra la figura di Tita Piaz – famoso alpinista
noto come il diavolo delle Dolomiti – inserendola nell'ambiente fassano-trentino dell'epoca (fine Ottocento-secondo
dopoguerra), segue passo passo il suo percorso esistenziale, cerca di capire come si è costruito nel tempo il mito
intorno alla sua persona. Si
passa in sintesi dall'agiografia
alla storia: vengono ripercorsi
i successi alpinistici di Piaz,
ma soprattutto i rapporti
familiari, di paese, le amicizie
e inimicizie, gli affetti, la sua
passione per il teatro, l’impegno politico, con l'intenzione
di riportarlo da eroe a uomo
di tutti i giorni, senza togliere
nulla alla grandezza del personaggio.
Palma Clara Agostini: testimonianza sulla «città di
legno» (DVD, progetto memoria 4, regia: Lorenzo Pevarello; intervista di: Lorenzo Pevarello; consulenza storica: Giuseppe Ferrandi; ricerca materiali d’archivio:
Daniela Cecchin e Matteo Gentilini; segreteria di produzione: Matteo Gentilini; produttore esecutivo: Patrizia
Marchesoni; durata: 51')
Il filmato propone la testimonianza di Palma Clara Agostini, classe 1905, che ripercorre la sua esperienza di profuga a Mitterndorf a partire dal 1915. La storia narrata nel
video è quella comune a più di 70.000 trentini che, allo
scoppio della prima guerra mondiale, furono strappati alla
propria terra d’origine e costretti a lasciare le proprie case
per luoghi lontani e sconosciuti.
Qui li attendevano vere e proprie città prefabbricate, cui si
riferisce il termine «città di legno», nelle quali, a costo di
grandi sofferenze e sacrifici,
difesero, in parte ridefinendola, la propria identità.
È una storia, che Palma
Clara, ormai centenaria, rievoca con serenità e lucidità,
supportata da immagini di
repertorio e dalla riproposizione di testimonianze documentarie che contribuiscono
globalmente a far emergere
coralmente il vissuto dei
tanti protagonisti.
La battaglia di Bezzecca nel 140. anniversario (1866-2006)
Per ricordare il 140. anniversario della battaglia di Bezzecca, combattuta
fra austriaci e truppe garibaldine il 21
luglio 1866, il Comune di Bezzecca,
in collaborazione con il Museo storico
in Trento, ha organizzato alcuni eventi
pubblici. Accanto ai momenti di commemorazione ufficiale e di rievocazione storica, è stata allestita una speciale mostra su "Giuseppe Zecchini garibaldino di Ledro 1843-1866".
La montagna come ambiente scritto: esposizione sull'epigrafia popolare
Dalla collaborazione fra Parco Naturale di Paneveggio Pale
San Martino e il Museo storico in Trento è nata l'esposizione "Adi 6 novembrio Me F. B. scrise qui: la montagna
come ambiente scritto: vagabondaggi" allestita dal 16 luglio al 31 ottobre presso Villa Welsperg, casa del Parco, val
Canali, Tonadico. La mostra, curata da Quinto Antonelli e
Gianfranco Bettega e in programma anche a Trento nella
prima metà del 2007, ha nel proprio repertorio scritture
d’apparato (lapidi ed iscrizioni commemorative) e scritture comuni provenienti dalle valli trentine, a partire dalle
valli del Cismon e del Vanoi. Intende documentare il processo di diffusione della scrittura che ha trasformato, nel
tempo, anche il Trentino rurale ed alpino in un ambiente
scritto, segnato da un articolato sistema di segni di natura
assai varia (immagini, elementi simbolici e religiosi, marchi, cifre, iscrizioni epigrafiche e scritture esposte, dentro e
fuori l’abitazione). Sono nomi, date, acronimi, invocazioni
devote, memorie, frammenti di canzoni, insulti, messaggi
d’amore, note diaristiche, conteggi.
Giornata di studio in occasione del 90. anniversario dalla
morte di Cesare Battisti.
Il Museo storico in Trento in occasione del 90. anniversario della morte di Cesare Battisti ha promosso una giornata
di studio nel corso della quale sono state presentate sia le
principali ricerche in corso, sia gli interventi di riordino, inventariazione e catalogazione condotti sull'archivio e sulla
biblioteca Battisti, ai fini di una più agevole e approfondita consultazione. Sono intervenuti nell'incontro organizzato presso la Sala Falconetto di
Palazzo Geremia Quinto Antonelli, Marco Baliani, Stefano Biguzzi, col. Carlo Calanco, Vincenzo Calì, Nadia Dalceggio, Annalia Dongilli, Giuseppe Ferrandi, Christoph von
Hartungen, Patrizia Marchesoni, Fabrizio Rasera, Mirko
Saltori, Rodolfo Taiani, Mas90° ANNIVERSARIO
DELLA MORTE DI
simo Tiezzi, Caterina Tomasi,
CESARE BAT TISTI
Camillo Zadra.
12 luglio 1916 - 12 luglio 2006
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NOVITÀ EDITORIALI DEL MUSEO STORICO IN TRENTO
Patrizia Marchesoni e Rodolfo Taiani (a cura di), Trento
le sue forme, il suo ventre: la città nei secoli XVIII-XX:
catalogo della mostra, pp. 55, € 5,00
Le forme e il ventre cui si fa riferimento nel titolo intendono suggerire le trasformazioni e le permanenze stratificatesi nel corso del tempo e che la città contemporanea ancora custodisce e testimonia. Le forme, visibili in
superficie ad uno sguardo d'insieme, sono quelle dettate
dalla politica, dalle istituzioni, dal potere. Sono le forme
che ha assunto la città esteriormente, a partire dal suo
assetto urbano, dalle vie, dalle piazze, dai palazzi. Il
ventre, immagine presa a prestito dallo scrittore Emile
Zola, indica qualcosa di più profondo, ma anche di
meno rappresentabile (e quindi presentabile). Appartengono a questa dimensione «sotterranea» i molteplici
e contradditori aspetti della vita quotidiana, la storia
sociale e quella che una volta si definiva storia «dal
basso», tentando di rappresentare anche le mentalità
e l'immaginario di quelle donne e di quegli uomini che
hanno abitato nei secoli XVIII-XX i quartieri e i sobborghi di Trento. Il volume raccoglie materiale iconografico
presentato nell'omonima mostra, la trascrizione della
guida di Trento scritta nel 1836 da Nicolò Toneatti, con
commenti di autori coevi, e brevi note di approfondimento su alcuni degli aspetti trattati all'interno della
mostra stessa.
L'accordo De Gasperi-Gruber: un incontro-dibattito a sessant'anni dalla firma
Nell'ambito della sesta edizione 2006 del tradizionale appuntamento annuale "E… state con la storia" il Museo storico in Trento ha proposto un momento di riflessione sul
significato e sui contenuti di un passaggio fondamentale
nell'ambito della storia più recente del Trentino-Alto Adige. Sono intervenuti, animando un dibattito molto vivace e
partecipato, Renato Ballardini, Giorgio Grigolli, Iginio Rogger, Leopold Steurer e Karl Zeller. Ha introdotto e moderato Giuseppe Ferrandi. La tavola rotonda è stata preceduta
dall'inaugurazione di una mostra fotografica sul tema dell'accordo De Gasperi-Gruber e
della questione
altoatesina curata dall’Archivio provinciale di
Bolzano, rimasta
aperta dal 7 al
16 settembre.
Nuove acquisizioni
Le raccolte bibliografiche, iconografiche e archivistiche del
Museo storico in Trento si sono arricchite di nuove e preziose acquisizioni: la signora Anna Bezzi ha donato una
raccolta di volumi, fotografie, cartoline e il cappello da garibaldino di Ergisto Bezzi custoditi dal padre Quirino; l'Associazione nazionale ex combattenti, cui è stata riconosciuta l'associazione onoraria al Museo storico, ha offerto
documenti e volumi relativi alla propria attività; Raffaello
Cattani ha donato un'interessante collezione di francobolli
degli anni 1918-1919; infine in occasione della giornata
di studio dedicata a Cesare Battisti è stato donato un libro
dei ricordi nei quali è custodita una composizione poetica
giovanile di Battisti stesso.
Più libri più liberi: rassegna della piccola e media editoria
Il Museo storico in Trento parteciperà alla quinta edizione
della fiera della piccola e media editoria "Più libri più liberi" in programma a Roma dal 7 al 10 dicembre presso il
Palazzo dei congressi EUR (stand T36).
Via Torre d’Augusto, 35/41
38100 TRENTO
Tel. 0461.230482 Fax 0461.237418
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ALTRESTORIE - Periodico di informazione - Direttore responsabile: Sergio Benvenuti
Comitato di redazione: Giuseppe Ferrandi, Patrizia Marchesoni, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani
Hanno collaborato a questo numero: Michela Ballerini, Luca Defant, don Giuseppe Mihelcic, Giorgia
Monfasani, Emanuela Renzetti, Enrico Spagna.
Periodico quadrimestrale registrato dal Tribunale di Trento il 9.5.2002, n. 1.132 ISSN 1720-6812
Progetto grafico: Graficomp - Pergine (TN)
In copertina: Tarocchi “Il matto” (1987) di Ugo Pierri
Per ricevere la rivista o gli arretrati, fino ad esaurimento, inoltrare richiesta al Museo storico in Trento.
PER RICHIEDERE IL CATALOGO DELLA MOSTRA (€ 5,00)
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