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Caritas Bresciana
Quaderni n?7
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Veni Sancte Spiritus...
Veni, pater pauperum
Veni, dator munerum
Veni, lumen cordium
Vieni Santo Spirito...
Vieni padre dei poveri
Vieni, datore dei doni
Vieni, luce dei cuor
La Caritas dedica
questo libro ai pastori
della Chiesa di Brescia
mons. Giulio Sanguineti
mons. Francesco Beschi
mons. Bruno Foresti
mons. Vigilio Mario Olmi
mons. Luigi Morstabilini
mons. Pietro Gazzoli
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Caritas diocesana
piazza Martiri di Belfiore 4 ? 25121 Brescia
Editrice La Voce del Popolo srl
via Tosio 1 ? 25121 Brescia
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Caritas diocesana
Per i Trent?Anni
della Caritas Bresciana
A cura di Pierluigi Ferrari e Giorgio Grazioli
Brescia, 2004
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INDICE
Introduzione..............................................................pag. 9
di mons. Giulio Sanguineti
Presentazione ...........................................................?
11
di don Pier Antonio Bodini
Prima Parte - Gli anni 1942-1998..............................?
13
a cura di Pierluigi Ferrari
1. Dalla Charitas vescovile all'Opera Diocesana di
Assistenza (1942-1968) - 2. Dalla Commissione Diocesana di Assistenza alla Caritas diocesana (1969-1974) 3. L?avvio della Caritas diocesana (1974-1980) - 4.
Verso un approfondimento dell?identit? e del ruolo
della Caritas (1980-1983) - 5. Una nuova dimensione
organizzativa (1983-1989) - 6. Gli anni '90: Evangelizzazione e testimonianza della carit? - 7. Il direttorio
Per una pastorale genuinamente ecclesiale delle opere
di carit? - 8. La Carta pastorale della Caritas italiana
(1995-1998).
Seconda Parte - Gli anni 1999-2004..........................?
45
a cura di Giorgio Grazioli
1. Premessa ? 2. Il settore promozione ? 3. Il settore
emergenze e mondialit? ? 4. Obiezione di coscienza e
servizio civile ? 5. L?Osservatorio permanente delle
povert? e delle risorse e le ?quipes sulle aree di bisogno ? 6. Volontariato e terzo settore ? 7. Le opere
segno ? 8. Il Centro di Ascolto Porta Aperta.
Appendice..................................................................?
1. Gli aiuti erogati negli anni 1999 - 2003 - 2. Le pubblicazioni della Caritas diocesana - 3. Album fotografico
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INTRODUZIONE
M
adre Teresa di Calcutta, oltre al suo mirabile
esempio di vita e di spiritualit?, ci ha lasciato
queste parole su cui meditare: ?I poveri sono
Cristo stesso. Quando un povero muore di
fame, non ? perch? Dio si sia dimenticato di lui. Accade perch?n? io n?
voi ci siamo preoccupati di offrirgli quello di cui aveva bisogno. Perch? io
e voi ci siamo rifiutati di agire come strumenti di amore nelle mani di
Dio?.
Le grandi anime non hanno bisogno di mezzi complicati. Il pensiero ?
chiaro: due sono le responsabilit? che vengono qui richiamate, quella personale (io) e quella comunitaria (voi). Ma l?amore ? tutta la vicenda
umana della stessa Madre Teresa lo dimostra ? va ben al di l? della
responsabilit?, ? forza creatrice in grado di trasformare il mondo, ? azione
che sa dire di una fede adulta e piena.
In questi anni, la nostra Diocesi si interroga fortemente sul versante
della nuova evangelizzazione ed ? impegnata a reimpostare l?itinerario
dell?iniziazione cristiana dei fanciulli. Per diventare cristiani ? necessario
passare attraverso la testimonianza della Chiesa, solo intravedendo in
essa il riflesso della pi? grande Carit? si fa esperienza della vita cristiana.
Dio ? amore: questo ? il messaggio affidato ad ogni cristiano e in particolare alla Caritas, che dentro la comunit? ecclesiale ha il compito di far
crescere e sviluppare il Vangelo della carit?. Servizio, annuncio e liturgia
sono le dimensioni attraverso le quali la Chiesa continuamente rinnova il
proprio dialogo con il mondo e con Colui che le d? vita.
Per questo nel ricevere il testo che ripercorre il cammino di trent?anni
della Caritas diocesana, esprimiamo gratitudine innanzitutto per la missione ecclesiale svolta dai sacerdoti responsabili, da tanti operatori e
volontari impegnati sui pi? svariati ambiti delle povert? e dei bisogni. La
loro opera possa continuare nel segno di una rinnovata fedelt? alla Chiesa
che l?ha generata e nella capacit? di rispondere dinamicamente ai segni
dei tempi.
+ Giulio Sanguineti
Vescovo di Brescia
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PRESENTAZIONE
C
on queste poche pagine che un po? seguono lo stile
asciutto degli annali abbiamo voluto offrire uno strumento della memoria, un contributo semplice ma
sentito alla legittima celebrazione di una ricorrenza
che in parte commuove e in parte impressiona: trent?anni di Caritas!
1974-2004: dietro le cifre un cammino frutto di incontri, dell?impegno e
della generosit? di tante persone ma soprattutto un evento ecclesiale, una
storia di fede vissuta che, proprio per essere espressione di tante comunit?, ancora stupisce. In questi trent?anni la Caritas ha cercatodi servire la
Chiesa e la societ? bresciana, con la presunzione e lo specifico mandato di
educare alla fraternit?, perch? attraverso le opere sia testimoniata nel
mondo la carit? di Ges? Cristo.
Tutto ci? ha significato progetti di solidariet?, appelli, iniziative di studio
e formazione, proposte di volontariato e spiritualit?, percorsi pastorali e
distribuzione di aiuti, animazione dei giovani e delle parrocchie in una
rete pazientemente tessuta sul territorio diocesano. Questo quaderno
assolve in minima parte alla funzione di documentare la mole del lavoro e
non rende di certo giustizia a tutti coloro verso i quali dobbiamo essere
grati per ci? che sin qui ? stato realizzato n? pu? ritrovarsiin esso, se non
indirettamente, un altro aspetto fondamentale per l?azione e la vita della
Caritas: i volti dei poveri. Una traccia pi? puntuale ?delle opere e dei
giorni? ? ricavabile anche dalla raccolta delle due riviste edite dall?Ufficio
(Brescia Caritas e Collegamento).
Guardare a ritroso ci carica di una responsabilit?. In questi trent?anni, la
gente ha imparato a pensare alla Caritas riconoscendole un ruolo, un?identit? e uno stile. Molto ancora rimane da compiere, ma nella consapevolezza che ormai il nome stesso della Caritas evoca fiducia e aspettative.
Il compito quotidiano e l?augurio che accompagna questa pubblicazione
stanno insieme nella scelta di essere ancora la Caritas ad multos annos!
don Pier Antonio Bodini
direttore Caritas diocesana
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Prima Parte
Gli Anni 1942-1998
a cura di Pierluigi Ferrari
con aggiornamenti di don Pier Antonio Lanzoni
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1. DALLA CHARITAS VESCOVILE
DI ASSISTENZA (1942-1968)
ALLO
? PERA
DIOCESANA
La storia della carit? nel bresciano ? lunga e varia, come testimoniano le pagine scritte da mons. Balestrini e mons. Fappani1. ? una
storia che segue le pieghe di una societ? dinamica e pienamente
inserita nel flusso degli avvenimenti italiani e internazionali.
Per rintracciare le origini dell?esperienza della Caritas, oltre che
sulle vicende degli anni del Concilio Vaticano II, ? utile soffermarsi sul ruolo svolto dalla Chiesa bresciana durante la guerra e
soprattutto negli anni che vanno dal 1943 al 1948. Verso la fine del
1942, voluta da mons. Tredici e dal suo segretario don Pietrobelli,
nasce la Charitas vescovile (il nome con il Ch- ? desunto dalla lingua tedesca) per aiutare i militari che tornavano sbandati dal fronte e soccorrere la popolazione vittima dei bombardamenti.
Negli anni seguenti, per far fronte alle nuove necessit? di assistenza e promozione di una popolazione gravemente colpita dalla
guerra e alle prese con una difficile ricostruzione, le iniziative si
moltiplicano.
? da ricordare, fra tutte, l?attivit? della Pontificia Opera Assistenza
(P.O.A.)2, dalla cui esperienza nel 1948 sorge, quale espressione a
livello diocesano, l?Opera Diocesana Assistenza (O.D.A.), a cura di
mons. Luigi Daffini3, prevosto della parrocchia dei SS. Faustino e
Giovita e direttore dell?Ufficio catechistico diocesano. L?O.D.A.,
1 F. BALESTRINI ? A. FAPPANI, La carit? nel bresciano, Brescia 1986.
2 Costituita nel 1944 per volont? di Pio XII come Commissione di assistenza ai profughi,
divenne poi, sul finire della guerra, Pontificia Commissione Assistenza, allargando la sua
azione ad una pi? vasta area di bisognosi. Gi? il 7 luglio 1945 la ?Pontificia? allineava in
piazza Duomo a Brescia un parco di settanta automezzi, destinati al soccorso degli internati. Nel gennaio 1946 gestiva trenta ?refettori del Papa?, che distribuivano ogni giorno
6.000 minestre. A partire dal 1953, la Pontificia Commissione Assistenza si chiam? Pontificia Opera Assistenza, articolandosi in molteplici attivit? dirette alla giovent? (colonie,
campeggi, ecc.), ai profughi, ai carcerati.
3 A mons. Luigi Daffini (1900-1969) il Vescovo affid? nel giugno del 1945 l?Ufficio catechistico diocesano e la Commissione degli Oratori maschili e femminili e, verso la fine del
1947, la Pontificia Opera Assistenza - sezione di Brescia - O.D.A. Fu direttore del Segretariato cinema, presidente della Commissione diocesana dello spettacolo e fond? nel 1952
il Centro di studi cinematografici.
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approvata dal vescovo mons. Tredici, ha sede in via Santa Chiara4,
ospite dell?O.D.A.L (Opera Diocesana Alessandro Luzzago)5 in
quella che era stata la sede della Federazione giovanile Leone XIII,
costituita nel 1902 da mons. Pavanelli.
In quegli anni mons. Daffini d? un impulso notevole alle opere
caritative nel bresciano: da una sua nota apprendiamo che nel
periodo compreso tra il 1948 e il 1956 sono stati ospitati, in collaborazione con le parrocchie, 37.000 bambini in colonie marittime o
montane e 18.000 in colonie diurne. Completano il bilancio dell?Opera l?assistenza invernale alle parrocchie di citt?; le refezioni scolastiche; i generi per l?assistenza ai seminari, agli asili, agli istituti
e ai nuclei familiari; la gestione della Casa del fanciullo a Bogliaco
(chiusa nel 1976).
Mons. Daffini si distingue anche nei momenti di emergenza, come
nelle alluvioni del Polesine e della Valcamonica, per una grandiosa opera di assistenza. A Monte Velo, in Trentino, era attiva una
casa per la formazione dei catechisti della diocesi di Brescia (in
seguito passata all?Associazione Nazionale San Paolo Italia ?
A.N.S.P.I.). A Breno e Capodiponte esistevano inoltre convitti per
l?istruzione professionale dei giovani.
L?O.D.A. allarga gradualmente il campo delle sue attivit?. Dopo la
morte di mons. Daffini (1969), la crescita e la variet? delle iniziative di assistenza e carit? spinge la Chiesa bresciana a dotarsi di uno
strumento diocesano di coordinamento: la Commissione Diocesana di Assistenza.
4 L?Opera si prefisse di inquadrare e coordinare gli istituti ed i mezzi a disposizione della
diocesi in ambito caritativo. Svolse una vasta opera di assistenza, specialmente a favore
della fanciullezza, con l?organizzazione di una settantina di refettori scolastici parrocchiali, con circa 2.000 assistiti, ricreatori, dopo-scuola e nella stagione estiva colonie marine, montane e diurne. L?O.D.A. fu inoltre presente in particolari momenti di calamit? nel
bresciano, come a Levrange nel 1959, per il crollo del paese, in Val Camonica nel 1961 per
lo straripamento dell?Oglio, a Marone e Pisogne nel 1962 per le alluvioni, a Faverzano e
Barbariga nel 1963 per i danni della tromba d?aria.
5 Eretta canonicamente da mons. Tredici il 12 giugno 1942, l?O.D.A.L intitolata al venerabile Alessandro Luzzago ottenne il riconoscimento della personalit? giuridica con decreto
governativo n. 137 del 27 settembre del 1944. L?Opera si prefiggeva due scopi: assistere
ed indirizzare le scuole catechistiche della citt? e della diocesi; provvedere al funzionamento dell?Ufficio catechistico diocesano. L?Opera raccolse l?e
redit? dell?attivit? di mons.
Lorenzo Pavanelli, con la Federazione Giovanile Leone XIII e della beneficenza soprattutto di Francesco Perlasca. Ebbe sede prima in via Trieste 17 e attualmente si trova in via
Galilei 65. Ne sono stati Presidenti: mons. Luigi Daffini, mons. Carlo Montini, mons.
Giuseppe Cavalleri, don Giovanni Lazzaroni.
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La Charitas vescovile termina le sue attivit? originarie nel 1951.
Rimane in vita solo per l?aiuto a quei poveri che ricorrevano alla
segreteria del vescovo6.
17
6 Questa Charitas che ebbe sempre un?attenzione particolare da parte dei segretari dei
vescovi Tredici e Morstabilini (don Angelo Pietrobelli e don Luciano Baronio) ebbe sede
in via F.lli Lombardi n. 2 in un ambiente concesso dalla Congrega della Carit? Apostolica
e gestito da alcune volontarie che aiutavano in danaro e vestiti. Nel 1983 la Charitas del
vescovo diventer? Centro di Ascolto ?Porta Aperta? con sede in via Solone Reccagni 1.
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2. DALLA COMMISSIONE DIOCESANA DI ASSISTENZA
ALLA CARITAS DIOCESANA (1969-1974)
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La Commissione Diocesana di Assistenza (C.D.A.) ? costituita dal
vescovo Morstabilini in data 23 marzo 1971. Presidente ? don
Luigi Bonometti, che dal 1969 guida l?Opera Diocesana di Assistenza. La C.D.A. ha sede in via Galilei e decide di riunirsi il
primo marted? di ogni mese. In realt? tale periodicit? verr? rispettata solo per i primi sei mesi di vita. Successivamente si terranno
mediamente 5-6 incontri nel corso dell?anno.
Nella prima riunione, tenutasi il 4 maggio 1971, si discute dei
principali settori di interesse e dei criteri d?azione. La C.D.A. si
occuper? dell?aggiornamento dei religiosi e dei laici attivi nel settore dell?assistenza, con particolare attenzione agli aspetti giuridici
e amministrativi, terr? i rapporti con i vari enti, curer? stat istiche
nei settori di sua competenza.
Il campo privilegiato ? quello dei minori e in particolare ? fortemente sentita la questione delle colonie estive. Si parla anche di
criteri e di orientamenti: le opere assistenziali promosse dalla
Chiesa devono avere come scopo primario l?animazione della
comunit? cristiana. Non essendoci scopo di lucro, si decide che
eventuali utili vengano impiegati per migliorare le strutture e formare il personale.
Le riunioni che si tengono nella seconda met? del 1971 riguardano
ancora le colonie estive. In quegli anni, infatti, il fenomeno dei
soggiorni per minori, organizzati dalle parrocchie al mare o in
montagna, ha assunto dimensioni notevoli e molte parrocchie posseggono o prendono in affitto case per il periodo estivo. Spesso
per? le condizioni di soggiorno sono carenti dal punto di vista
igienico e del personale. Le istituzioni pubbliche iniziano a interessarsi a questa situazione e il vescovo d? mandato alla C.D.A. di
vigilare sulle colonie e di stendere una bozza di regolamento per
definire standard comuni e minimi di comportamento7. Il vescovo
7 La C.D.A. visiter? nel corso dell?estate del 1971 e degli anni successivi diverse colonie.
Alcuni parroci si mostrano molto riottosi alle attenzioni della C.D.A. per cui si formula
l?ipotesi, nei casi pi? gravi, di dissociare la responsabilit? della diocesi da quella della
parrocchia.
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approva il regolamento alla fine del 1971 e stabilisce che l?attivit?
delle colonie sia subordinata al rilascio di un nullaosta da parte
della C.D.A. Sul piano della formazione, si decide di dare il via a
due corsi per dirigenti e operatori dei servizi assistenziali per i
minori e per gli anziani, mentre in periodo estivo si tiene un corso
residenziale. I corsi si svolgono presso l?Istituto Palazzolo delle
Suore delle Poverelle. L?impressione ? che l?iniziativa sia ben
riuscita e si nota una richiesta di momenti formativi, di incontro e
di dibattito tra gli operatori del campo dell?assistenza8.
In occasione di una riunione del Consiglio Presbiterale che tratter?
la questione dell?assistenza, la C.D.A. prepara una mozione che
suscita una discussione in seno alla stessa commissione circa la
natura della carit? e le implicazioni pastorali della stessa. Il Consiglio Presbiterale non mette in votazione la mozione: la considera
interessante, ma bisognosa di ulteriori approfondimenti. Dalla discussione della C.D.A. emergono le linee portanti del rapporto tra
Chiesa, enti pubblici e societ? e soprattutto si profila sempre pi?
chiaramente la dimensione specifica della pastorale caritativa.
Nella seduta del 13 giugno 1972 si comincia a parlare della costituzione della Caritas gi? proposta dalla Conferenza Episcopale Italiana il 2 luglio del 1971 come ?organo pastorale per la promozione dello spirito di carit? e per l?organizzazione e il coordinamento
ecclesiale delle iniziative di carit??.
Nell?ottobre del 1972 ? nominato presidente della C.D.A. don Giuseppe Tognali9 e l?anno seguente sar? caratterizzato dalla definizione dell?identit? e del ruolo rispettivamente della Caritas e della
C.D.A10. Si richiamano alcuni convegni che trattano proprio di
questi temi: in particolare si sottolinea la relazione, tenuta a Mila8 Partecipano in media 50 persone. Le lezioni sono registrate e ciclostilate. L?80% dei partecipanti ? costituito da personale religioso, il 20% da laici.
9 Don Giuseppe Tognali (1922-1988) sar? il primo Direttore della Caritas bresciana dal
1974 al 1980. Nel periodo precedente al suo incarico nella Caritas si dedic? a molte opere
assistenziali, in particolare a favore dei giovani disadattati. Fappani e Balestrini, nel loro
La carit? nel bresciano, ricordano in particolare il Pensionato Paolo VI, di cui don Tognali
fu direttore dal 1956 al 1972. Si tratt? di un?esperienza di frontiera, che radunava ragazzi
in fase di recupero sotto la tutela del Ministero di Grazia e Giustizia. Durante l?impegno
nella Caritas continu? ad interessarsi dei problemi del carcere , che dal 1980 al 1986 lo
assorbirono a tempo pieno come cappellano. Nel 1986 si manifest? la malattia che lo
port? alla morte. Per un profilo pi? completo di questo sacerdo te Si veda Ricordando don
Giuseppe Tognali, Comunit? parrocchiale di Vione, 1989.
10 Nella riunione del 6 febbraio 1973 don Tognali descrive i compiti della Caritas e definisce
la C.D.A. come una branca della stessa.
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no, da mons. Giovanni Nervo, nuovo direttore della Caritas italiana. Nella riunione del 23 ottobre 1973 la distinzione tra la Caritas e
la C.D.A. ? ormai chiara e pacifica: la Caritas promuove e coordina
le attivit? caritative, mentre la Commissione svolge un ruolo di
sorveglianza sugli istituti di assistenza dipendenti dalla Chiesa.
Pur non essendo ancora formalmente costituita, la Caritas inizia
ad operare in diocesi. Nel corso del 1973 si tengono tre serate sulla
droga11. Inoltre si decide di promuovere per l?anno 1973-74 una
campagna sugli anziani. Inizia la preparazione di un convegno di
approfondimento sull?identit? e sui compiti della Caritas, in particolare: l?attivit? assistenziale della Chiesa, i rapporti tra la Chiesa e
gli Enti civili, tra la Caritas e le opere benefiche locali. Si decide di
invitare mons. Giovanni Nervo. Il convegno, dal titolo Proposta
aggiornata alla Chiesa bresciana sul servizio da prestare oggi nel campo
dell?assistenza, si terr? il 2 febbraio 1974 e riscuoter? un buon successo di pubblico12.
Nella seduta del 14 gennaio 1974 della C.D.A. viene data lettura
dello Statuto della Caritas bresciana, che mons. Luigi Morstabilini
avrebbe formalmente costituito il 29 aprile dello stesso anno, e si
propone che la Commissione entri a far parte della Caritas. La
novit? di questo statuto ? confermata da una lettera di mons.
Nervo a don Tognali con la richiesta di trecento copie del documento da inviare a tutti i presidenti delle Caritas diocesane. Intanto ? stato nominato presidente della C.D.A. il prof. Mario Cattaneo. Nel corso del 1974 e del 1975 nelle riunioni della C.D.A. i termini C.D.A. e Caritas divengono sempre pi? intercambiabili. La
C.D.A. si avvia a diventare la Commissione diocesana della Caritas,
nominata dal vescovo su indicazione del direttore della Caritas.
11 27 febbraio: Storia e farmacologia della droga (Prof. E. Menegatti); 5 marzo: Legislazione
attuale sulla droga e situazione bresciana (Dott. G. F. Casciano); 12 marzo: Aspetti individuali
e sociali della tossicofilia (Dott. C. Kreiner).
12 La locandina del convegno indica i promotori nella C.D.A. e nella Caritas. I due organismi operano oramai di concerto ed ? gi? chiara la tendenza della C.D.A. ad essere assorbita dalla Caritas. Il convegno dell?anno successivo Legislazione civile e prassi pastorale nei
servizi sociali oggi, pur trattando di un tema tipico per la C.D.A., ? organizzato dalla Caritas bresciana.
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3. L? AVVIO DELLA CARITAS DIOCESANA (1974-1980)
Il bilancio degli anni dal 1974 al 1980 ? contenuto in un libretto dal
titolo Costruiamo la civilt? dell?amore, preparato nel 1980 allo scopo
di ?far conoscere che cos?? la Caritas?, come scriveva il vescovo
Morstabilini nella sua presentazione. Dopo aver ampiamente illustrato attraverso le parole di Paolo VI la prevalente funzione pedagogica di questo organismo pastorale, viene presentata la Caritas
bresciana. Dalla lettura emerge chiaramente l?attenzione dedicata
a far conoscere lo spirito e le caratteristiche della Caritas parrocchiale.
Ogni anno, a partire dal 1974, si tiene l?Avvento di fraternit?,
un?occasione di riflessione e di condivisione di situazioni di bisogno. Nel corso del 1977 e dell?anno successivo sono visitate tutte le
zone pastorali della diocesi.
L?attivit? della Caritas ? notevole anche sul piano delle iniziative
di solidariet?. Nel 1973 sono raccolti fondi per gli alluvionati della
Calabria e della Sicilia. Nel maggio 1976 la Caritas mobilita la
generosit? delle parrocchie per i terremotati del Friuli: si interviene con un aiuto di trecento milioni e con la presenza di generosi
volontari grazie alla collaborazione attiva degli scouts dell?AGESCI. L?apposito Comitato di Udine assegna alla diocesi di Brescia
una parrocchia: ? la frazione di Madonna di Buia, che nell?aiuto
fraterno dei bresciani trova un motivo di speranza e di pronta
ripresa nel riattamento della chiesa e nella prima ricostruzione.
Dal 1979 la Caritas bresciana si impegna nell?aiuto ai profughi
cambogiani e vietnamiti attraverso raccolte di fondi e l?accoglienza di singoli e famiglie. Tra il 1979 e il 1980 vengono raccolti circa
250 milioni. Sono sistemati grazie all?aiuto di parrocchie, famiglie
e Comuni 130 profughi, appartenenti a una trentina di nuclei
familiari. La Caritas si preoccupa, attraverso l?opera di don Tognali e don Balestrini, di dare un decoroso alloggio a tutti, di provvedere al mantenimento nei primi mesi e trovare una sistemazione
di lavoro. Si distinse la signora Fi Veronesi, cittadina bresciana di
origine vietnamita. A distanza di alcuni anni, in molti Comuni
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della nostra provincia, gli ex profughi si sono perfettamente integrati e conducono una vita dignitosa dopo i terribili avvenimenti
che li avevano coinvolti in patria.
Si tratta di anni molto intensi per la vita della Caritas e della Chiesa italiana e bresciana, impegnate nell?attuazione del Concilio
Vaticano II. Nel 1975 la C.E.I. consegna alla Caritas italiana lo statuto definitivo, mentre la Caritas bresciana ? come si ? detto ? si ?
dotata di un proprio statuto fin dall?anno precedente.
Nel 1976 si tiene il convegno ecclesiale Evangelizzazione e promozione umana e nel 1979 la prima ricerca sulle opere assistenziali in Italia. Nel 1978 viene indetto il Sinodo della Chiesa bresciana. Don
Tognali entra a far parte della apposita Commissione Assistenza e
Carit? 13.
Questi fatti avranno un?eco intensa nelle discussioni della Commissione Caritas. Evangelizzazione e promozione umana aveva lanciato la proposta dell?obiezione di coscienza e dell?anno di volontariato sociale14. Il primo obiettore della Caritas bresciana prende
servizio nel 1979 e in breve tempo sono una decina gli obiettori
presso enti convenzionati con la Caritas. Nel 1977, a seguito della
legge 772 del 1972, la Caritas italiana aveva stipulato una convenzione con il Ministero della Difesa per il distacco di obiettori di
coscienza presso le singole Caritas diocesane15. L?esperienza dell?anno di volontariato sociale avr? inizio qualche anno pi? tardi,
nel 1982.
Una forte attenzione ? rivolta anche a capire quali debbano essere
le modalit? di un corretto rapporto con le istituzioni civili. La questione ? ineludibile, dal momento che i contatti con tali istituzioni
si sono fatti sempre pi? frequenti e nella drammaticit? di alcu ne
situazioni di emergenza si ? sviluppata una proficua collaborazione. Negli ultimi anni passati da don Tognali alla Caritas si intensi13 Il libro del Sinodo dedica il cap. III della seconda parte alla Corresponsabilit? nella carit?.
Particolarmente significative le pagine della sezione V di questo capitolo, Carit? e promozione umana (nn. 623-689).
14 Il Convegno del 1976 chiede espressamente alla Chiesa di ?farsi carico della promozione
del servizio sostitutivo di quello militare nella comunit? italiana, come scelta esemplare e
preferenziale dei cristiani?.
15 Il numero degli obiettori crescer? progressivamente sino ad arrivare alla completa copertura dei 180 posti assegnati alla Caritas bresciana dentro la convenzione nazionale. I settori interessati da tale servizio interessano tutte le aree del disagio e comprendono anche
gli oratori di numerose parrocchie e molte realt? culturali e di cooperazione internazionale presenti in diocesi.
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ficarono i rapporti con vari Ministeri per via dell?obiezione di
coscienza (Ministero della Difesa e distretti militari), in occasione
del terremoto dell?Irpinia (Ministero dell?Interno e della Protezione civile) e dei soccorsi ai profughi vietnamiti (Ministero degli
Esteri). In proposito, la Commissione Caritas si trov? spesso a discutere non tanto circa l?opportunit? di intrattenere questi rapporti,
quanto invece sul rischio di reciproche invasioni di campo e strumentalizzazioni.
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4. VERSO
UN APPROFONDIMENTO DELL? IDENTIT? E DEL
RUOLO DELLA CARITAS
24
(1980-1983)
Dal 1980 al 1983 la carica di direttore-segretario della Caritas bresciana ? affidata a mons. Fausto Balestrini 16.
L?impegno prioritario dal punto di vista dell?attivit? di aiuto ?
quello per le popolazioni dell?Irpinia colpite dal disastroso terremoto del 1980. Vengono raccolti fondi e si interviene direttamente
per un anno intero nell?opera di rimozione delle macerie e di ricostruzione. L?azione si concentra in modo particolare verso gli abitanti di due centri: Sant?Angelo dei Lombardi e Solofra17. Il vescovo Morstabilini segue molto da vicino le operazioni, preoccupandosi che l?intera diocesi partecipi a questa generosa iniziativa18.
L?esperienza del terremoto dell?Irpinia porta alla costituzionedella
Cooperativa bresciana di protezione civile, oltre che di un gruppo
di Volontari Caritas per gli Interventi Straordinari (VO.C.I.S.)19.
Sul piano formativo iniziano gli incontri per gli aspiranti obiettori
16 Mons. Fausto Balestrini ? nato a Sale Marasino nel 1921, segretario della Caritas dal 1980
al 1983, ha svolto numerosi incarichi pastorali in diocesi e a livello nazionale; direttore
spirituale in Seminario e presso l?Istituto Arici in citt?, a Roma ha ricoperto il ruolo di
segretario generale del Centro internazionale Pio XII (1958-1963) e di viceassistente
nazionale dell?Azione Cattolica (1963-1970); tornato a Brescia, oltre alla cura di alcune
parrocchie, dal 1988 per quattro anni ? stato Presidente del Museo diocesano di arte
sacra ed attualmente ha responsabilit? della casa natale di Paolo VI a Concesio.
17 Si veda per maggiori dettagli La carit? nel bresciano, cit., pp. 218-220. Negli archivi della
Caritas bresciana ? conservata una lettera del Ministro Zamberletti, del 23 agosto 1982,
con la quale si esprimeva ?ringraziamento e compiacimento? per l?opera svolta a Solofra,
Sant?Angelo dei Lombardi, Sant?Angelo all?Esca e Monte CorvinoPetrella.
18 Nei verbali della Commissione Caritas, si riporta la presenza del vescovo a due consecutive riunioni nelle quali si parlava degli aiuti all?Irpinia. In particolare, nella riunione del
9 gennaio 1981, mons. Morstabilini interviene e si informa sul numero di parrocchie che
fino a quel momento non avevano partecipato alle spedizioni di aiuto o erano andate per
conto proprio.
19 Leggiamo dallo statuto della societ? cooperativa: ?La societ ? intende promuovere e sviluppare attivit? di volontariato ... promuovere una cultura per la difesa dell?ambiente e
la salvaguardia della salute, lo spirito di servizio per situazioni di urgenti necessit? e, in
modo specifico, in caso di calamit? naturali e catastrofi ecologiche, facendo riferimento ai
principi evangelici?. Presidente del consiglio di amministrazione ? il dott. Carmelo Scarcella, mentre mons. Balestrini ? segretario. Il VO.C.I.S. ? costituito allo scopo ?di riunire
volontari disposti a intervenire tempestivamente, per un tempo determinato e continuativo, a soccorsi di urgenti necessit? di una popolazione? (art. 2 dello statuto). Presidente
? il prof. Vincenzo Ferraresi, mentre il dott. Scarcella e mons. Balestrini rivestono rispettivamente la carica di incaricato alla formazione e di tesoriere. I legami tra la cooperativa e
il VO.C.I.S. sono evidenti, oltre che dall?ispirazione e dall?organigramma, dalle attivit? di
formazione svolte dalla cooperativa negli anni successivi al terremoto alle quali partecipano assiduamente i soci del VO.C.I.S.
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di coscienza che nei primi anni ?80 crescono di numero. A fronte
del ?problema droga? che si manifesta con devastante incidenza
anche nella realt? bresciana, la Commissione Caritas organizza
alcune conferenze e inizia una consuetudine di promozione e
sostegno alle prime comunit? per il recupero dei tossicodipendenti, che stanno sorgendo sul territorio della diocesi20.
Da un punto di vista istituzionale, con la riforma della Curia diocesana, realizzata nel 1981 a seguito del Sinodo, la Caritas diventa un
segretariato del Vicariato per la pastorale. La stessa riforma prevede l?introduzione di un Segretariato Migranti, autonomo rispetto
alla Caritas diocesana.
Sempre nel 1981 la Conferenza Episcopale Italiana produce un
documento La Chiesa italiana e le prospettive del Paese che trover?
ampia eco negli ambienti delle Caritas che cercano di darsi una
fisionomia propria, proponendo una visione nuova del ruolo della
Chiesa anche nel campo delle opere di assistenza. Sono gli anni in
cui si inizia a parlare di Centri di ascolto e accoglienza.
Si prestano le prime attenzioni a un fenomeno che in seguito verr?
riconosciuto come una delle novit? pi? interessanti della stagi one
postconciliare, quello del volontariato, che richiede una attenta
opera di formazione quanto alle motivazioni e agli strumenti.
La Chiesa bresciana viene tempestivamente incontro a queste
nuove esigenze con la fondazione Domus Caritatis Paolo VI21,
sorta nel 1980 per operare in stretto collegamento con la Caritas e
svolgere funzioni di ricerca, documentazione, promozione, comunicazione e formazione. La Domus Caritatis viene strutturata in
varie aree di intervento: anziani, handicappati, minori, tossicodipendenti, malati psichici e mondo del carcere. Ogni settore ? coor20 Nella riunione del 21 ottobre 1982 viene analizzato il problema con riferimento ai vari
metodi utilizzati per il recupero. Il 2 dicembre dello stesso anno, presso il Centro Paolo
VI, don Giorgio Busini del Ceis di Piacenza tiene una conferenza sul tema Area dei tossicodipendenti: possibilit? di intervento con riferimento al metodo don Picchi.
21 Le origini della Domus Caritatis si rinvengono nelle ultime volont? di Paolo VI. Alla morte
del pontefice, il suo segretario mons. Pasquale Macchi, quale esecutore testamentario,
rende noto al vescovo Morstabilini che il Papa aveva deciso di devolvere una somma
cospicua alla diocesi di Brescia per la creazione di una Casa della Carit? sul modello di
quella di Chicago. La fondazione, studiata da mons. Balestrini e mons. Cavalleri, ebbe sede
inizialmente presso le suore del Sacro Cuore in via Martinengo da Barco, poi presso la
curia vescovile e infine in piazza Martiri di Belfiore. Lo statuto ? approvato dal vescovo
Foresti il 6 aprile 1984. In sei anni di attivit?, dal 1986 al 1992 la Domus Caritatis ha organizzato 47 corsi e 10 convegni sui seguenti settori: volontariato, anziani, handicap, malati
di mente, tossicodipendenze, carcere, nomadi, minori, AIDS. Inoltre ha offerto la collaborazione di docenti ed esperti a 83 convegni, incontri, corsi di formazione organizzati da altri
enti.
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dinato da esperti volontari con competenze professionali specifiche.
Compiti della fondazione sono ?la rilevazione e l?analisi delle vecchie e nuove forme di povert? e il censimento delle risposte offerte
dalla societ? civile ed ecclesiale?. La Domus Caritatis, inoltr e,
?cerca di incoraggiare nuove risposte, tempestive e concrete, alle
necessit? emergenti e promuovere la formazione di operatori e di
volontari nel campo delle povert??.
Fin dall?inizio e con sempre maggior frequenza, la Domus Caritatis organizza un fitto calendario di incontri di formazione per il
volontariato e su specifici settori di intervento. In tre occasioni
(1986, 1991, 1993) la fondazione realizza un censimento dei gruppi
di volontariato operanti nella diocesi. La vasta partecipazione consente la nascita e la crescita di numerosi gruppi, associazioni e
cooperative nei vari settori, in cui nel corso degli anni si ? manifestato pi? acuto il bisogno 22.
Nella riunione della Commissione diocesana della Caritas del 10
febbraio 1983 si parla per la prima volta dell?esperienza dell?Anno
di Volontariato Sociale (A.V.S.). Gi? dall?anno precedente, presso la
parrocchia di San Faustino esiste una comunit? di ragazze che,
seconde in Italia dopo Vicenza, sperimenta questa proposta. Mons.
Renato Monolo, parroco di San Faustino, promuove l?iniziativa
impegnando le ragazze dell?A.V.S. nel servizio a un gruppo di
minori in situazione familiare precaria23. Negli anni successivi la
Caritas segue con attenzione il cammino delle volontarie, attingendo all?esperienza maturata con gli obiettori di coscienza.
Nel 1983 don Armando Nolli24 succede a mons. Fausto Balestrini
22 La struttura organizzativa e le attivit? della Domus Caritatis si sono notevolmente rafforzate a partire dalla met? degli anni ?80, anche grazie all?opera del dott. Edoardo Serra,
instancabile animatore della fondazione.
23 L?iniziativa fu rilanciata con un convegno, organizzato dal Gruppo promozione donna presieduto da Tina Leonzi, che si tenne il 5 febbraio del 1983 presso il Centro Paolo VI, al
quale erano presenti Maria Teresa Tavassi, della Caritas italiana e Maria Paola Colombo
Svevo, Assessore ai Servizi Sociali della Regione Lombardia. Dal 1982 al 1994 circa una
settantina di ragazze hanno accolto la proposta dell?A.V.S.. Coordinatrici dell?esperienza
furono prima Carla Cerri e poi suor Tecla Foschini delle Suore di Maria Bambina e suor
Maria Roversi, dorotea di Cemmo. Oltre alla formazione, una delle caratteristiche principali dell?A.V.S. ? la vita di comunit?. La parrocchia di San Faustino ha offerto una prima
sede. Successivamente, le volontarie si sono trasferite a Sant?Alessandro (in via Moretto),
dalle suore di Maria Bambina (via Mantova), dalle suore Dorotee di Brescia (via Santa
Chiara), in piazza Martiri di Belfiore, in via Gioberti e dal 1995 di nuovo in piazza Martiri di Belfiore.
24 Don Armando Nolli ? nato a Gavardo nel 1940, dopo le esperienze pastorali nelle parrocchie di Bagnolo Mella e di Chiari, ? stato segretario della Caritas dal 1983 al 1996. Attualmente ? parroco della parrocchia cittadina dei Ss. Faustino e Giovita, patroni di Brescia, e
presidente dell?Associazione Cuore Amico Onlus.
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come segretario della Caritas bresciana; in ottobre, preparato da
mons. Balestrini, inizia il graduale passaggio dalla Charitas vescovile al Centro di Ascolto Porta Aperta con la presenza dell?assistente sociale suor Maria Letizia Magoni, delle Figlie del Sacro
Cuore. I membri della Commissione Caritas vengono coinvolti
nella realizzazione di questa iniziativa che si vuole intendere come
un servizio alla promozione della persona in stretta collaborazione
con le istituzioni pubbliche, attraverso l?accoglienza, il dialogo e
l?orientamento delle persone in difficolt? verso la rete dei servizi,
civili e religiosi, pi? opportuni. Da un punto di vista metodol ogico, gli aiuti in denaro sono perci? relegati in secondo piano 25.
27
25 Le notizie sono tratte dal verbale della Commissione del 13 ottobre 1983. Suor Letizia ?
assistita nel lavoro da un obiettore di coscienza e aiutata da alcune signore per quanto
riguarda il guardaroba.
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5. U NA NUOVA
1989)
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DIMENSIONE ORGANIZZATIVA
(1983-
Con l?arrivo in diocesi del vescovo mons. Bruno Foresti la Caritas,
cresciuta fortemente nel corso dei primi dieci anni di vita, si preoccupa di approfondire ulteriormente la sua identit? e il suo ruolo in
varie riunioni della Commissione diocesana tra il 1983 e il 1984.
Sul piano organizzativo si avverte la necessit? di adeguare la
struttura. Nel 1983 viene assunto il primo impiegato, il dott. Aldo
Pisoni. Le istanze della Commissione diocesana trovano nel Centro di Ascolto Porta Aperta e nella Domus Caritatis Paolo VI i loro
canali naturali. La sede della Caritas diocesana, pur mantenendo
un riferimento nel palazzo vescovile, viene trasferita nel 1987 in
locali pi? spaziosi, presso l?A.L.P.A. (Associazione Laicale Piccole
Apostole) in piazza Martiri di Belfiore. Accanto trovano gradualmente sistemazione la Domus Caritatis e il Centro Porta Aperta.
Il bilancio delle attivit? di assistenza ? sempre pi? positivo. Le
risposte date alle nuove povert? sono anche frutto di un impegno
di stimolo e di collaborazione con gli enti pubblici. Ne deriva una
maggior efficienza ed equit? nell?erogazione dei servizi26.
Nel 1987 nasce il VOL.CA. (Volontariato del Carcere) per iniziativa
di alcuni volontari, sostenuti dalla Caritas bresciana, dal Cappellano del Carcere di Canton Mombello e dal Magistrato di sorveglianza dott. G. Carlo Zappa. L?associazione promuove corsi di formazione e aggiornamento per gli operatori del carcere, assiste gli ex
carcerati e cerca di favorire il loro reinserimento, si preoccupa delle
necessit? delle famiglie dei detenuti e degli stessi detenuti in semilibert? o agli arresti domiciliari.
Grazie a questo gruppo di volontari, all?interno del carcere sono
organizzate numerose iniziative di animazione religiosa, culturale e
ricreativa27. Sempre in questo ambito la Caritas si preoccupa della
26 La Commissione si sofferma pi? volte sulla legge della regio ne Lombardia n. 1 del 1986,
che disegna il quadro complessivo degli interventi in campo socio-assistenziale. ? oggetto di un incontro il piano socio-assistenziale della Regione (17 febbraio 1987, presente
l?Assessore regionale all?assistenza Mario Fappani).
27 L?atto costitutivo del VOL.CA. ? del 6 aprile 1987. L?associazione viene riconosciuta dalla
Regione Lombardia e iscritta all?apposito Albo regionale il 25 luglio 1987. A seguito della
legge 266 sul volontariato, lo statuto subisce modifiche nel 1993. Per ulteriori informazioni si veda Brescia Caritas 2 (1989) p. 22.
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nascita di cooperative di solidariet? sociale. Comunit? Nuova ed Exodus sono il risultato28.
Nella linea indicata dal settimanale diocesano Caritas italiana, guidata dal 1986 da mons. Giuseppe Pasini, non manca l?impegno per
le Caritas parrocchiali. Ci si rende conto che la prevalente funzione pedagogica della Caritas, cos? come emerge dagli intenti originari di Paolo VI e della Chiesa italiana, non pu? essere realiz zata
solo dal Segretariato della Curia, attraverso una pur meritoria
opera di informazione e sensibilizzazione. Occorre che le parrocchie si responsabilizzino. Continua quindi l?azione di coinvolgimento delle comunit? che porter? all?organizzazione dei convegni
delle Caritas parrocchiali.
Il primo convegno si tiene nel 1986 e ha per tema La carit? nella
pastorale della parrocchia. Vi partecipano circa trecento persone, in
rappresentanza di 85 parrocchie. Da allora il convegno diventa un
appuntamento costante nella vita della Chiesa bresciana. Per favorire la partecipazione, gli incontri vengono organizzati a distanza
di pochi giorni a Bienno, per le zone della Valle Camonica, a Sal?,
per le zone del Garda e limitrofe e a Brescia per tutte le altre zone
pastorali. I temi trattati, nel corso degli anni, rispecchiano il cammino della Caritas italiana e del Magistero e forniscono alla Caritas diocesana l?occasione per illustrare il proprio programma29.
Di particolare rilievo il convegno del 1987, dove si introduce la
28 La cooperativa Comunit? Nuova nasce nel 1986 grazie all?incontro e alla collaborazione
tra Caritas, Congregazione delle Ancelle della Carit? e il movimento Comunione e Liberazione. Lo scopo ? quello di favorire il reinserimento sociale dei carcerati. Comunit? Nuova
impegna i detenuti che possono usufruire delle misure previste dalla legge Gozzini
(misure alternative alla detenzione) in una attivit? orto-floro-vivaistica. La cooperativa di
solidariet? sociale Exodus ? costituita nel 1988 per iniziativa della Caritas e del SOL.CO.
(consorzio delle cooperative di solidariet? sociale di Brescia). La cooperativa ha sede a
Capriano del Colle e si occupa, tra le prime in Italia, esclusivamente di carcerati. Alcuni
detenuti in regime di arresti domiciliari, di semilibert? e di libert? vigilata, possono passare la giornata lavorando presso la falegnameria della cooperativa. I detenuti, a fronte
della prestazione lavorativa, vengono assicurati e lo stipendio ? passato alla direzione
del carcere che lo deposita sui loro libretti personali.
29 Riportiamo l?elenco dei convegni delle Caritas parrocchiali e dei relatori:
1986 - Bienno 4/10, Brescia 5/10 - La carit? nella pastorale della parrocchia (dott. Roberto
Rambaldi della Caritas Ambrosiana).
1987 - Brescia 11/10, Sal? 18/10, Bienno 24/10 - Liturgia, catechesi, carit? (don Renato
Tononi, don Bazzari, don G.Paolo Ferretti). Si tiene una tavola rotonda sul tema: Parrocchia e attese del mondo dell?handicap.
1988 - Bienno 22/10, Sal? 29/10, Brescia 30/10 - Comunit? cristiana e territorio (mons.
Gennaro Franceschetti), Istituzioni sul territorio e Caritas parrocchiale (dott. Aldo Pisoni).
1989 - Bienno 28/10, Sal? 4/11, Brescia 5/11 - Chiesa: luogo della carit?, casa dell?accoglienza
(mons. Luciano Baronio).
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riflessione sul rapporto tra liturgia, catechesi e carit?. L?anno dopo,
tempestiva e in anticipo rispetto alla legge n. 142 del 1990 sul riordino delle autonomia locali, giunge la riflessione sul rapporto
Chiesa-territorio. Nei quattro anni successivi il convegno ruota
attorno alle scelte pastorali del vescovo, mentre nel 1992 viene
ripreso e presentato il lavoro svolto per la preparazione del direttorio Per una pastorale genuinamente ecclesiale delle opere di carit?.
Nel 1993, centenario della fondazione della Voce del Popolo, ? il
tema della comunicazione a essere affrontato. Il 1994 ? l?anno della
famiglia e la Caritas invita a considerarla ?dono e impegno per la
comunit??. Nel 1995 si tratta della Carta Pastorale Lo riconobbero
nello spezzare il pane, mentre i due anni successivi sono dedicati
rispettivamente al tema ?? E la carit? si fa storia? e alla pro blematica del Welfare (?Lo Stato sociale cambia??). Infine il conveg no
del 1998, con un occhio al nuovo millennio, ? incentrato sul tema
?Riconciliarsi con i poveri verso il Giubileo del 2000?.
La C.E.I., nel 1990, invita ad attivare le Caritas parrocchiali in tutte
le comunit? entro la fine del decennio 30. Un ruolo non indifferente,
per realizzare tale obiettivo, ? affidato alla costituzione delle Cari1990 - Sal? 3/11, Brescia 4/11, Bienno 17/11 - Itinerari di catechesi parrocchiale ed educazione
alla carit?: per una capacit? di futuro (mons. Fortunato Spertini, mons. Giambattista Targhetti, don Franco Benedini)
1991 - Sal? 9/11, Brescia 10/11 - L?animatore parrocchiale della carit? alla luce della scelta
pastorale diocesana (don Franco Benedini).
1992 - Bienno 14/11, Brescia 15/11 - Esigenze di verifica e prospettive operative per una pastorale genuinamente ecclesiale delle opere di carit? (mons. Faustino Guerrini).
1993 - Sal? 30/10, Bienno 6/11, Brescia 7/11 - a Sal? e Bienno: Per una cultura della solidariet?: informarsi e informare (don Franco Benedini, don Gabriele Filippini, don Eridano
Torri, don Italo Uberti); a Brescia: Necessit? di acquisire informazioni per agire nel sociale con
competenza ed efficacia (dott. Paolo Garavaglia). Nel pomeriggio: tavola rotonda sul tema
Saper informare la comunit? cristiana e civile per prendere consapevolezza dei problemi sociali
emergenti nel territorio (Angelo Onger, don Eridano Torri, don Italo Uberti, coordinati da
mons. Fortunato Spertini).
1994 - Villanuova sul Clisi 5/11, Bienno 12/11, Brescia 13/11 - Famiglia: dono e impegno per
la comunit? (don Francesco Beschi).
1995 ? Villanuova sul Clisi 11/11, Bienno 18/11, Brescia 26/11 ? Lo riconobbero nello spezzare il pane (don Pier Antonio Bodini e don Umberto Dell?Aversana).
1996 ? Brescia 24/11 ? E la carit? si fa storia (mons. Antonio Cecconi).
1997 ? Brescia 23/11 ? Lo Stato sociale cambia? La riforma dello Stato sociale, prospettive e proposte con particolare attenzione alla dimensione locale del welfare (dott. Franco Gheza, mons.
Luciano Baronio, mons. Serafino Corti).
1998 ? Brescia 21/11 ? Riconciliarsi con i poveri verso il Giubileo del 2000 (Ernesto Olivero).
30 Si veda C.E.I., Evangelizzazione e testimonianza della carit?, n.48. Dai dati raccolti tra il 1991
e il 1995 nel corso della visita Pastorale del vescovo Foresti, relativi a 24 zone pastorali su
un totale di 32, emerge che la Caritas parrocchiale ? presente in 147 parrocchie (circa il
40%). Nella maggior parte dei casi la Caritas agisce come commissione del Consiglio
pastorale parrocchiale (76%), mentre circa un terzo si qualifica come ?gruppo caritativo
autonomo?.
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tas zonali, un punto di riferimento intermedio tra la Caritas diocesana e la Caritas parrocchiale con compiti di coordinamento e
promozione di attivit? e servizi sul territorio della zona 31.
31
31 La Commissione della Caritas discute della Caritas Zonale nel corso della riunione
del 21 gennaio 1988. Si sente l'esigenza di un raccordo per le Caritas parrocchiali,
soprattutto per quanto riguarda il percorso di formazione. Viene proposto un corso
base per operatori da realizzare in ogni zona, il cui programma ? esposto nel corso
della seduta successiva del 1 marzo. Si discute anche della possibilit? di far nascere al
termine del corso un Centro di Ascolto per ogni zona.
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6. GLI
ANNI
?90: E
VANGELIZZAZIONE E TESTIMO -
NIANZA DELLA CARIT?
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Gli anni ?90 si aprono all?insegna del documento della Conferenza
Episcopale Italiana Evangelizzazione e testimonianza della carit?
(ETC). Vi confluiscono molte delle intuizioni maturate dalla Chiesa negli anni precedenti e si prospettano gli orientamenti pastorali
per il decennio che chiude il secolo. Le comunit? parrocchiali sono
invitate a vivere il Vangelo della carit?, ad attuare la scelta preferenziale per i poveri, a favorire ?un?osmosi sempre pi? profonda?
fra le tre dimensioni essenziali del mistero e della missione della
Chiesa: liturgia, catechesi, carit? 32.
Alcune indicazioni trovano un loro diretto e immediato riscontro
nell?azione della Caritas diocesana, che istituisce una commissione
per esplorare le ?nuove frontiere della carit? e della giustizi a? 33. La
Commissione Carit? e Giustizia inizia subito le sue attivit?, a nimata da don Franco Benedini, giunto alla Caritas nel 1993 e scomparso improvvisamente il 29 gennaio 199434.
Pi? in generale, in questo settore, l?interesse della Caritas si rivolge all?attivazione di un circuito virtuoso tra le forze del volontariato, le istituzioni e i vari soggetti che operano nel campo del sociale. Lo scopo ? quello di animare la realt? ecclesiale alla luce di una
32 A tal proposito si deve notare che da tempo la Caritas diocesana aveva posto al centro
della propria riflessione il rapporto tra liturgia, catechesi e carit?. Nella programmazione
del 1984 si focalizzavano le tre dimensioni della pastorale: liturgica, catechetica e caritativa. La discussione si sviluppava attorno alla peculiarit? della Caritas. Iniziava allora la
riflessione che condurr? la Caritas a scegliere come filo conduttore degli anni successivi
l'inserimento della propria azione in una pastorale organica, che veda strettamente uniti
i momenti liturgico, catechetico e caritativo Il convegno delle Caritas parrocchiali del
1987 ? dedicato a "Liturgia, Catechesi, Carit?". Il tema ? cont inuamente ripreso dalle scelte pastorali del Vescovo negli anni tra il 1990 e il 1993. Si veda inoltre il direttorio Per una
pastorale genuinamente ecclesiale delle opere di carit?, pp.16-17.
33 Si vedano a tal proposito i punti 38 (L'impegno sociale deve coniugare carit? e giustizia)
e 40 (Il vangelo della carit? principio ispiratore di una nuova coscienza morale nell'impegno sociale e politico) di ETC.
34 Don Franco Benedini aveva fatto parte della Commissione Caritas dal 1990 al 1993. Nato
a Brescia nel 1932, era stato ordinato sacerdote nel 1965. Viceparroco a Lumezzane dal
1965, nel 1969 venne nominato vicerettore in Seminario. Fu membro del Consiglio nazionale F.O.C.S.I.V dal 1971 al 1976 e incaricato del corso di Servizio Volontario Internazionale dal 1971. Arrivato in Caritas aveva assunto il ruolo di responsabile del Centro Studi
e della formazione degli obiettori di coscienza Cfr. Brescia Caritas 1 (1994), Rivista della
diocesi di Brescia 1 (1994).
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situazione nuova, in presenza di strumenti inediti, in modo che
?anche la testimonianza della carit? sia pensata in grande e ar ticolata secondo le sue molteplici e correlate dimensioni? 35.
Le leggi 142/1990 e 241/1990, nel proporre una nuova visione
della vita degli enti locali, pi? aperta alla partecipazione e alla
valorizzazione dei soggetti che operano nella societ? civile, favoriscono l?istituzione di alcune consulte presso il Comune di Brescia
sollecitate anche dalla Caritas che vi prende parte attivamente.
Tali sono la Consulta per la pace, la Consulta per l?emarginazione
grave, la Consulta per l?handicap, la Consulta anziani e la Consulta nomadi. Le nuove leggi sul volontariato (legge quadro nazionale n. 266/91 e della regione Lombardia 22/93) e sulla cooperazione sociale (legge quadro nazionale n. 381/91 e della regione Lombardia n. 16/93) stimolano l?attenzione anche in questi settori. Due
iniziative di particolare importanza sono i convegni sul volontariato nel 199436 e sulle politiche comunali a favore dei poveri nel
199537.
33
35 ETC, punto 37.
36 Il convegno sul volontariato, organizzato dalla Caritas in collaborazione con la Domus
Caritatis, i segretariati Missioni, Pastorale giovanile, Pastorale della salute e lo SVI, si
tenne nei giorni 18 e 19 febbraio 1994 con il seguente programma:
- venerd? 18 febbraio: Introduzione (don Armando Nolli), Presentazione (dott. Giovanni Falsina), L?evoluzio del volontariato locale a Brescia (don Angelo Chiappa), L?evoluzione del volontariato internazionale a Brescia (prof. Aldo Ungari);
- sabato 19 febbraio: Introduzione (dott. Giuseppe Mari), Il volontariato fra gestione
dei servizi e proposta di nuova cultura (don Bruno Frediani), Quali prospettive per il
volontariato verso il 2000 (mons. Giovanni Nervo), Tavola rotonda e conclusioni
(mons. Vigilio Olmi, don Armando Nolli). Gli atti del convegno sono raccolti in Volontariato, Ed. Fatebenefratelli, Cernusco sul Naviglio (MI), 1994.
37 Il convegno su I poveri: l?impegno della comunit? e la risposta politicasi tenne il 25 febbraio
1995 presso il Centro Paolo VI di Brescia e venne organizzato dalla Caritas in collaborazione con Domus Caritatis e Segretariato pastorale sociale. Dopo il saluto di mons. Serafino Corti (delegato vescovile per la Pastorale sociale) venne presentata la ricerca effettuata da alcune Caritas parrocchiali sui bisogni del territorio e sulle relative risposte
ecclesiali e istituzionali. Successivamente tenne la sua relazione mons. Giovanni Nervo,
Presidente del Centro Studi sociali della Fondazione Zancan di Padova. L?intervento di
mons. Nervo ? pubblicato su Brescia Caritas 1 (1995). Gi? nel 1993 la Caritas aveva organizzato un convegno su Il posto dei poveri nei bilanci degli enti locali, con un intervento del
prof. Aldo Ungari (SVI).
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7. IL
DIRETTORIO
PER
UNA PASTORALE GENUINAMENTE
ECCLESIALE DELLE OPERE DI CARIT?
34
La Chiesa bresciana ha dedicato molte energie all?approfondimento dei vari aspetti del gi? citato documento C.E.I. Evangelizzazione e
testimonianza della carit?.
Le scelte pastorali del vescovo mons. Foresti ruotano attorno al
tema della carit? 38. Il vescovo stesso sollecita la preparazione di un
direttorio delle opere di carit? di cui si ?avvertiva da tempo il
bisogno? 39. Il direttorio Per una pastorale genuinamente ecclesiale delle
opere di carit? viene diffuso dalla Caritas diocesana nel giugno
1992. Si apre con l?esposizione dei principi relativi al rapporto tra
la natura della Chiesa e la carit?, la ricchezza e i rischi della nuova
situazione, alcune note per un?azione ecclesiale autentica e il
richiamo a un coordinamento delle iniziative. Una pastorale ecclesiale genuina e organica richiede una stretta collaborazione fra i
tre organismi diocesani preposti: la Caritas, il Segretariato dei
migranti e il Segretariato della pastorale della salute. Ciascun
organismo ha una propria fisionomia e compiti specifici. Il direttorio illustra i principali soggetti dell?azione caritativa, la parrocchia
anzitutto e i collaboratori attivi nella realt? cristiana, i diaconi permanenti, i religiosi, la famiglia e la scuola. Vi sono poi le espressioni di impegno caritativo ecclesiale: le associazioni, i gruppi e i
movimenti, il mondo del volontariato. Si tratta infine delle forme
di solidariet? cristiana giuridicamente organizzate e riconosciute,
in particolare delle modalit? di un corretto rapporto con l?ente
pubblico.
Il direttorio ? il risultato di un attento lavoro di riflessione condotto a partire dal magistero della Chiesa e dall?esperienza concreta
di venti anni di Caritas. Si coglie la preoccupazione di rendere
esplicita un?identit? a forte rischio di fraintendimento.
38 Chiesa luogo della carit? (1990-91). Una Chiesa che cammina nella carit? (1991-92). Vocazione cristiana e carit? (1992-93).
39 Dall?introduzione del Vescovo al Direttorio, p. 6. Egli nota che di fronte al ?notevole sviluppo numerico e qualitativo del volontariato ecclesiale e sociale c?? veramente da compiacersi. La Chiesa, mentre per un verso, apprezza ogni fiamma d?amore accesa nel
mondo ... per un altro verso si premura di mantenere la genuinit? della sua azione?. Il
Vescovo aveva sollecitato la preparazione del Direttorio nella scelta pastorale 1990-91,
Chiesa luogo della carit?, p. 61.
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La Caritas bresciana, come del resto la Caritas italiana, viene infatti spesso percepita come una grande agenzia di assistenza. Agli
occhi dell?opinione pubblica il prevalente ruolo pedagogico ?
messo in ombra dall?esposizione massmediatica conseguente ad
alcune campagne riguardanti grosse emergenze organizzate dalla
Caritas e da grandi agenzie che operano nel campo degli aiuti
internazionali. Da qui la necessit? di strumenti di informazione e
di studio che abbiano una forte valenza formativa.
In proposito, la Caritas bresciana si ? dotata a partire dal 1989 di un
trimestrale proprio, Brescia Caritas40, a cui si affiancher? nel 1996 il
supplemento mensile Collegamento Caritas bresciana. La nuova pubblicazione ? promossa dalla Caritas, dal Segretariato migranti, dal
Segretariato della pastorale della salute e dalla Domus Caritatis.
L?intento, si legge nella presentazione del primo numero, ? quello di
diffondere ?con un linguaggio semplice e senza fronzoli ... documenti, problemi, riflessioni, proposte, iniziative, segnalazioni utili
alla promozione della carit? nella nostra comunit? ecclesiale?. Il
periodico viene stampato in cinquemila copie.
La Caritas bresciana cura una attenta e puntuale informazione
delle proprie iniziative attraverso i giornali, le radio e le televisioni
locali in collaborazione con il Segretariato delle comunicazioni
sociali. Al suo attivo ci sono alcune pubblicazioni, tra le quali La
carit? nel bresciano, di Fausto Balestrini e Antonio Fappani, uscito
nel 1986. Nel 1991 ? stata realizzata una videocassetta sul carcere e
nel 1994 un?altra sulla Caritas diocesana. Nel 1995 la Caritas ha
collaborato a un ciclo di trasmissioni sulle varie aree dell?emarginazione.
La Caritas si trova ad affrontare un problema generale di efficacia
e coerenza della propria azione. L?informazione ? una delle
dimensioni che devono essere esplicitate per continuare il cammino. Occorre anche avere capacit? progettuale, dedicare risorse allo
studio e alla documentazione, investire nella promozione e nella
formazione.
Per coordinare questi settori e svolgere al meglio il proprio compi40 Inizialmente la pubblicazione ? destinata agli operatori del settore anziani che ruota
attorno alla Caritas e alla Domus Caritatis. Dal marzo del 1988 al luglio 1989 escono
quattro numeri di Anziano Oggi. La pubblicazione confluisce successivamente in Brescia
Caritas sotto forma di inserto o rubrica.
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to pedagogico-formativo, la Caritas diocesana ha avviato la costituzione di un Ufficio Studi e Documentazione in collaborazione
con la Domus Caritatis. L?idea si ? in seguito precisata attorno alla
proposta della costituzione di un Osservatorio permanente delle
povert? e delle risorse 41.
Il 22 novembre 1992 prende avvio l?esperienza del Centro di accoglienza e del Centro diurno per malati di Alzheimer a Passirano.
La Caritas diocesana aveva lanciato l?idea di creare, in ogni zona
pastorale, una Casa della carit? che facesse da riferimento per le
Caritas parrocchiali. A Passirano, in Franciacorta, si era resa disponibile una casa padronale, con rustico annesso, di propriet? del
prof. Mario Bendiscioli, eminente figura di studioso e animatore
della realt? culturale bresciana. Dopo la morte della moglie Maria
Cavalli, colpita da un morbo cerebrale, il prof. Bendiscioli aveva
maturato la decisione di donare alla Caritas diocesana la sua casa,
allo scopo di aprire un centro diurno per malati di Alzheimer.
Vista l?ampiezza dell?ambiente, si decise di utilizzarne una parte
per un centro di accoglienza per persone in difficolt?, in attesa di
una sistemazione adeguata, iniziativa resa possibile dalla disponibilit? delle suore delle Poverelle di Bergamo. Il centro diurno per
malati di Alzheimer venne promosso con la collaborazione dell?istituto Sacro Cuore ? Fatebenefratelli di Brescia e del consorzio
Con.A.S.T.
41 L?Ufficio Studi e Documentazione, gi? avviato sotto differenti denominazioni da altre
Caritas diocesane, era in gestazione da molto tempo. Nella riunione della Commissione
del 2 marzo 1979, il Vescovo Morstabilini fa riferimento proprio a un ?Centro di Studi
Caritas? per significare la necessit? di approfondire le materi e oggetto della pastorale
della carit?. Successivamente il progetto sar? ripreso pi? volt e. Don Franco Benedini,
come pure don Pier Antonio Bodini, vengono indicati come responsabili del Centro
Studi. In effetti le funzioni dell?Ufficio Studi e Documentazione (progettazione, studio,
promozione, formazione, coordinamento, informazione) sono svolte nel corso del tempo
da diverse persone e uffici della Caritas senza per? giungere a una formalizzazione. La
questione ? stata affrontata per la prima volta in termini concreti nel corso di alcune
riunioni della Commissione diocesana nel 1995, arrivando alla formulazione di una proposta di statuto.
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8. LA CARTA PASTORALE DELLA CARITAS ITALIANA
(1995-1998)
Nel 1995, a conclusione di un ?anno sabbatico? voluto dalla Car itas italiana per un momento di revisione del proprio impegno nel
contesto attuale, per verificare la fedelt? allo statuto, la sua ricezione nella Chiesa e nella societ?, per riqualificarsi come strumento
di animazione della comunit? ed individuare nuovi orientamenti e
percorsi per la vita della Caritas stessa e della Chiesa, nasce Lo
riconobbero nello spezzare il pane, cio? la Carta Pastorale della Caritas italiana42.
Nel convegno di Palermo la Chiesa ha esplorato le dimensioni del
?Vangelo della carit? per una nuova societ? in Italia?. Nella t raccia
di preparazione si indicano alcune vie preferenziali: cultura e
comunicazione sociale, impegno sociale e politico, amore preferenziale per i poveri, famiglia e giovani43.
Significativamente, la Carta pastorale della Caritas italiana individua nella famiglia, nella politica e nei mass-media i soggetti del
cambiamento, cio? le dimensioni nelle quali sono pi? evidenti l e
linee di fondo e costanti delle trasformazioni culturali e sociopolitiche in atto44. ? naturale che siano questi gli ambiti sui quali riflettere e impegnare maggiormente le energie dell?azione promozionale ed educativa della Caritas.
La Carta pastorale e il convegno di Palermo costituiscono una
tappa del cammino della Caritas e della Chiesa e sono il risultato
di esperienze e riflessioni che ne hanno segnato profondamente il
volto.
Le linee guida che ne scaturiscono aiutano anche la Caritas bresciana a dare un strutturazione adeguata dei propri servizi; in tal
modo, si giunge alla riorganizzazione interna della Caritas in alcuni settori, dotati ciascuno di un responsabile.
42 Mons. Armando Franco, presidente della Caritas italiana, presenta la carta pastorale scrivendo: ?il vero servizio di carit? che nasce dalla fede in Ges? Cristo crocifisso e risorto
ha anche bisogno di un retroterra di riflessione e di studio; la Caritas italiana si ? ritagliata in questo decennio lo spazio per un ?Anno sabbatico? che le consentisse tempo adeguato per l?approfondimento e per la preghiera?.
43 Il Vangelo della carit? per una nuova societ? in Italia, n. 44, EDB, 1995, p. 24.
44 Lo riconobbero nello spezzare il pane, n. 47, EDB, 1995, p. 12.
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Accanto al settore per la promozione Caritas troviamo quello per
le emergenze e i servizi sperimentali. Il settore promozione promuove le linee principali che emergono dalle scelte pastorali del
vescovo, della C.E.I. e della Caritas italiana. Si realizza attraverso
attivit? di animazione e formazione organizzate dalle Caritas
zonali e dalla Caritas diocesana.
Il settore emergenze ha lo scopo di attivare processi di solidariet?
tra la Chiesa bresciana e le Chiese in cui si sono verificate situazioni di emergenza in seguito a calamit? naturali o a catastrofi causate dall?uomo. Il settore raccoglie le esperienze di due decenni di
interventi in Italia e varie parti del mondo45.
Nello stesso tempo, si avviano, da parte della Caritas diocesana,
alcuni ?servizi sperimentali? in cui si gestiscono in modo perm a-
38
45 Ricordiamo alcuni degli interventi pi? significativi attinge ndo dalle informazioni riportate da Brescia Caritas:
- terremoto in Armenia, dicembre 1988: raccolti 491 milioni di lire versati alla Caritas italiana e destinati a finanziare un programma di intervento concordato con il patriarca della
Chiesa Armena e le autorit? civili del luogo cfr. Brescia Caritas 1 (1989), 1 (1991);
- Mali, realizzazione di progetti in collaborazione con la parrocchia di Gavardo: il gruppo
volontari di Gavardo, in collaborazione con la Caritas diocesana di Brescia e lo SVI, ha realizzato nel 1988 la scuola di Massala e nel 1990 il Centro professionale P?re Michel a Niarela/Bamako. Gli interventi sono stati realizzati con l?attiva partecipazione della popolazione
locale, Brescia Caritas 2 (1990). Nel 1992 sono state inaugurate altre due scuole, a Sokoura e a
Dakar, Brescia Caritas 2 (1992);
- emergenza in Romania, 1989: la Caritas bresciana partecipa alle iniziative della Caritas italiana (raccolti 150 milioni) e organizza spedizioni di aiuto in collaborazione con la Caritas
parrocchiale di Chiari, Brescia Caritas 2 (1990), 1 (1991);
- da gennaio a ottobre 1991: profughi Curdi e guerra del Golfo (127 milioni), Albania (95
milioni), Bangladesh (817 milioni), Armenia, URSS, Somalia, Croazia (150 milioni). Si veda
per i dettagli l?articolo di Aldo Pisoni su Brescia Caritas 4 (1991). Per l?Albania si veda anche
la cronaca di un viaggio sostenuto dalle parrocchie del Garda su Brescia Caritas 1 (1993);
- aiuti a favore delle popolazioni della ex Jugoslavia: gli interventi, coordinati dalla Caritas
diocesana, hanno coinvolto varie Caritas parrocchiali e zonali, cfr. Brescia Caritas 2 (1992), 3
(1992). Il 29 maggio 1993 tre volontari bresciani hanno perso la vita in Bosnia, uccisi da una
banda di irregolari armati. Si tratta di Fabio Moreni (39 anni, cremonese, impegnato con la
Caritas di Ghedi), Guido Poletti (40 anni, giornalista noto per il suo impegno politico e
sociale) e Sergio Lana (21 anni, di Gussago, in procinto di iniziare il servizio civile con la
Caritas diocesana). Si veda Brescia Caritas 3 (1993). A seguito del tragico avvenimento nascer? il Gruppo 29 maggio intitolato alla memoria dei tre volontari attivo presso il Centro Caritas
di Ghedi, Brescia Caritas 3 (1994);
- da gennaio a ottobre 1992: ex-Jugoslavia e Somalia (1,5 miliardi). Si veda per i dettagli l?articolo di Aldo Pisoni su Brescia Caritas 4 (1992). Per la ex-Jugoslavia ? da segnalare l?iniziativa delle adozioni a distanza, Brescia Caritas 2 (1995);
- Rwanda 1994: Brescia Caritas 3 (1994), 1 (1997);
- alluvione del Piemonte, 1994: Brescia Caritas 1 (1995). La Caritas diocesana ha raccolto circa
1 miliardo di lire, Brescia Caritas 2 (1995);
- Lituania, 1995, adozioni a distanza: Brescia Caritas 1 (1995), 4 (1996), 3 (1998);
- Grandi Laghi: Brescia Caritas 1 (1997);
- Albania: Brescia Caritas 2 (1997);
- Libano, adozioni a distanza: Brescia Caritas 3 (1998).
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nente o temporaneo dei servizi assistenziali. La Caritas ? un organismo di animazione pastorale e, in quanto tale, non dovrebbe
gestire servizi permanenti tranne in situazioni di particolare
necessit?. In questi casi si preoccupa di farli diventare occasione di
animazione comunitaria e di stimolo per le istituzioni civili e le
forze sociali a farsene carico.
Per un certo periodo, si ebbe anche un settore con il compito di
sensibilizzare le comunit? cristiane a intervenire con proposte o
richieste in vista delle decisioni dei politici e amministratori, specialmente quando sono in questione i problemi, le attese e i diritti
dei pi? bisognosi 46.
Il settore obiezione di coscienza e servizio civile costituisce ormai
una realt? collaudata all?interno della Caritas diocesana e si avvale
di una stretta collaborazione con il Segretariato Oratori e il suo
responsabile don Amerigo Barbieri. L?obiezione di coscienza e il
servizio civile sono strumenti per valorizzare e diffondere le tematiche della pace e della solidariet? nel mondo giovanile.
L?azione di accoglienza, informazione e coordinamento nei confronti dei giovani interessati all?obiezione di coscienza si caratterizza per l?impostazione cristiana e pastorale che la Caritas ha
scelto e costituisce in questo senso uno dei servizi e delle presenze
pi? importanti e capillari in ambito provinciale. Sono infatti moltissimi i giovani che entrano in contatto con la Caritas attraverso
lo ?sportello? dell?ufficio obiettori; molti di loro si avvicinano per
la prima volta al mondo del volontariato cattolico e non ? raro che
alcuni proseguano l?esperienza anche dopo il termine del servizio
civile.
Un?impronta decisamente unica e pregnante viene data dal percorso di formazione che la Caritas propone ai propri obiettori. Con
un notevole impegno di persone e risorse, si offre ai giovani una
serie di incontri di riflessione e approfondimento su temi di inte46 Nel 1995 il settore Carit? e giustizia ha organizzato una serie di incontri di cultura sociale
e amministrativa dal titolo Comune, Comunit?, Comunit? cristiana in collaborazione con
Domus Caritatis, Segretariato per la Pastorale sociale e del lavoro, ACLI, Azione Cattolica, Scuola diocesana di formazione socio-politica, Forum delle associazioni familiari. Gli
incontri, ai quali hanno partecipato pi? di cento persone, si s ono tenuti tra settembre e
ottobre e hanno trattato i seguenti temi: Istituzioni amministrative, Comunit? cristiane, Consigli Pastorali Parrocchiali: quale rapporto d?intesa e di reciprocit?? (prof. Luigi Elisetti, don
Roberto Zanini); Le competenze socio-assistenziali del Comune e degli Enti Locali (A.S. Carla
Migliarini); Per una cittadinanza attiva: conoscere il bilancio comunale (dott. Franco Spoti).
Gli incontri sono stati riproposti nella zona pastorale di Chiari.
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resse generale e, parallelamente, su argomenti legati alla specifica
esperienza di servizio. Tale formazione inizia con la domanda di
servizio civile che precede di circa quindici mesi la partenza; si
articola in sei incontri che permettono di approfondire le motivazioni e i valori che nascono anche dalla fede, con attenzione ai problemi della pace e della solidariet?.
A partire dal 1998, l?incarico della gestione dell?ufficio obiettori,
prima ricoperto da don Pier Antonio Bodini, ? stato affidato a don
Arnaldo Morandi, parroco della parrocchia cittadina di S.Gottardo.
Nella V domenica di Quaresima del 1995 si ha la prima edizione
della Giornata del Pane, organizzata dalla Caritas diocesana d?intesa con l?Associazione Bresciana Panificatori. L?iniziativa ? promossa in accordo con il Segretariato liturgia ed il Segretariato catechesi
e vuole essere un segno visibile di testimonianza caritativa e solidariet? cristiana. Per l?occasione i panificatori bresciani, aderenti al
sindacato, hanno offerto alle parrocchie aderenti gratuitamente
pane fresco, benedetto durante la celebrazione delle messe, e distribuito in sacchetti ai fedeli47. La proposta in passato era gi? stata
collaudata nella zona pastorale di Montichiari con ottimi risultati.
La finalit? ? raccogliere fondi per la ricostruzione del panifi cio
?Klas? della citt? di Sarajevo, distrutto dalla guerra 48.
A partire dall?anno successivo, tale iniziativa sar? ripresentata in
occasione dell?annuale Avvento di Fraternit?.
La seconda edizione della Giornata del Pane dal titolo Un pane per
riprendere a sperare49 ha l?obiettivo di dare una possibilit? di ripresa
alla parrocchia di Gracanica, nella Bosnia martoriata dalla guerra,
secondo le indicazioni di mons. Bruno Foresti che, accogliendo le
richieste di mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo, ha
affidato alla diocesi di Brescia questa comunit?. L?aiuto alla parrocchia di Gracanica avverr? attraverso il sostegno al parroco e
47 All?iniziativa hanno aderito circa 70 parrocchie, la somma raccolta ? stata di lire
109.433.000.
48 Il 2 maggio 1996 il panificio viene inaugurato alla presenza del Cardinale di Sarajevo
Vinko Puljc, presente una delegazione della Caritas Bresciana guidata da don Bodini.
49 Hanno aderito all?iniziativa 30 parrocchie della citt? (il 50.8% del totale) e 112 parrocchie
della provincia (il 27%). La somma raccolta ? stata di lire 132.001.400 .
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alle famiglie e con successivi interventi sulla struttura di alcuni
ambienti ecclesiali e familiari50.
Il 1996 vede anche un rinnovamento dei vertici della Caritas diocesana. Mentre alla Caritas italiana giunge il nuovo direttore don
Elvio Damoli, nella Caritas bresciana si ha un passaggio di consegne tra don Armando Nolli e don PierAntonio Bodini e don
Umberto Dell?Aversana, incaricati rispettivamente, del compito di
segretario del segretariato Caritas e di direttore della Caritas diocesana.
L?8 marzo 1997, tradizionale festa della donna, viene organizzata
una manifestazione dal titolo Ricordando Violeta, per richiamare
l?attenzione sul problema della tratta e della prostituzione femminile; l?iniziativa ? dedicata ad una ragazza albanese, di nome Violeta Alla, costretta a prostituirsi e trovata uccisa nel bresciano.
Continua, nello stesso periodo, la promozione dei corsi base per il
volontariato e gli operatori Caritas. Vengono inoltre attivate iniziative di adozioni a distanza. Il tema della riforma dello Stato sociale
? da tempo oggetto di un vasto dibattito e una realt? come la Caritas non ne pu? rimanere estranea. In questo senso si colloca il convegno nazionale delle Caritas diocesane, tenuto a Paestum nel
giugno 1997 proprio su questo argomento.
Il 26 settembre 1997 un distruttivo terremoto colpisce le regioni
delle Marche e dell?Umbria. Vengono attivati da subito tutti i collegamenti necessari per far fronte alle prime emergenze e per
coordinare anche l?ondata di solidariet? di persone che intendono
dare il proprio aiuto.
Da parte della Caritas Italiana viene affidata ad ogni Caritas diocesana una realt? parrocchiale con la quale instaurare un rapporto di
solidariet? concreta. Tale iniziativa consiste nel garantire per un
anno la presenza di volontari come aiuto e sostegno alla gente del
posto. La nostra Caritas diocesana sar? presente nella parrocchia
di Casenove vicino a Foligno. Fino a dicembre 1998 si sono alter50 Nel giugno 1998 una delegazione della Caritas Bresciana composta da don Pier Antonio
Bodini, dal parroco di Bovezzo don Gabriele Facchi e dal parroco di Bovegno don Giuseppe Savio, si ? recata a Gracanica dove ha presenziato all?inaugurazione, presieduta
dal card. Puljc, della chiesa parrocchiale dedicata al Cuore di Maria, della canonica, di
una sala della comunit? dedicata a Paolo VI e di una decina di abitazioni edificate per
consentire il ritorno dei cattolici allontanati negli anni della guerra. Cfr. Brescia Caritas 2
(1998) pp. 40-41.
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nati a Casenove volontari provenienti dalle seguenti realt?: Azione
cattolica, Seminario diocesano, studenti dell?I.T.I.S Benedetto
Castelli, Caritas di Rovato, Caritas di Chiari, Caritas di Darfo,
Volontari del Sebino, Diaconi permanenti, Volontari Acos.
La somma raccolta dalle offerte dei bresciani per l?emergenza terremoto Umbria-Marche ? stata di lire 807.984.000 .
La Giornata del Pane 1997 ha come titolo Non di solo pane? 51. La
solidariet? concreta delle parrocchie e dei panificatori bresciani
sar? indirizzata all?acquisizione e ristrutturazione di un edificio
situato a Brescia nel quartiere del Carmine, al fine di ricavare otto
monolocali da destinarsi a persone con gravi problematiche di
natura sociale e relazionale.
Nello stesso anno, in occasione del centenario della nascita di
Paolo VI, la Caritas promuove la pubblicazione del testo Paolo VI e
la civilt? dell?amore(a cura di don Angelo Bonetti).
La scelta pastorale del vescovo Bruno Foresti All?ombra del Padre
verso il 2000 e la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II Tertio Millennio Adveniente fanno da sfondo all?annuale convegno diocesano
delle Caritas parrocchiali del 1998.
Inoltre per la prima volta, su indicazione del vescovo Foresti, le
parrocchie sono invitate a celebrare, il 22 novembre, la Giornata
diocesana della Caritas Parrocchiale. Scopo di questa giornata ? principalmente quello di aiutare tutta la comunit? cristiana a riscoprirsi protagonista nel vivere il comandamento dell?amore e, anche, di
far conoscere la Caritas, la sua identit?, il ruolo che la Chiesa le
affida ed i suoi progetti. Per tale giornata vengono messi a disposizione delle Caritas il messaggio del vescovo, il manifesto, una
scheda liturgica. Ciascuna Caritas viene invitata a predisporre
anche un proprio programma.
Ritorna anche nel 1998 la Giornata del Pane (I domenica di Avvento), grazie alla disponibilit? dell?Associazione Panificatori di Brescia52. Il denaro viene raccolto per finanziare sia le iniziative parrocchiali o zonali di carattere caritativo, sia per affrontare una
serie di microprogetti che hanno grande rilevanza sociale. Tali
51 Hanno aderito all?iniziativa 18 parrocchie della citt? (il 31% del totale) e 88 parrocchie
della provincia (il 21,2%). La somma raccolta ? stata di lire 88.291.700.
52 Hanno aderito all?iniziativa tutte le parrocchie della citt? e 97 della diocesi. La somma
raccolta ? stata di lire 99.391.850 .
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progetti sono Piccoli Passi (per attivare la formazione di un gruppo di auto mutuo aiuto tra famiglie del centro storico di Brescia
con bambini da 0 a 3 anni); Anziani in linea (telefono amico per gli
anziani); Libano (adozioni a distanza); Oituz (Asilo nido in Romania).
Nel 1998 mons. Bruno Foresti approva il nuovo Regolamento del
Segretariato Caritas, che determina in modo organico i compiti ed i
ruoli della Caritas diocesana. Si tratta di un Regolamento che sottolinea ulteriormente la prevalente funzione pedagogica della
Caritas attraverso la promozione, l?accompagnamento e il coordinamento. Vengono anche ridefinite le rispettive competenze, per
cui don Pier Antonio Bodini assume il ruolo di responsabile della
Caritas Bresciana (Direttore/Segretario)53, a cui si associa don
Umberto Dell?Aversana in qualit? di vice-Direttore (vice-Segretario) per la collaborazione in alcuni settori di specifica competenza.
Nello stesso anno don Pier Antonio Lanzoni subentra a mons.
Dino Foglio come direttore della Domus Caritatis Paolo VI.
43
53 L?uso del termine ?segretario? fa riferimento all?ordinamento del Vicariato per la Pastorale della Curia diocesana, strutturato in Segretariati. Il termine ?direttore? richiama
invece l?uso corrente utilizzato dalla Caritas nazionale.
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Seconda Parte
Gli Anni 1999 - 2004
a cura di Giorgio Grazioli
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1. PREMESSA
Nel redigere la cronistoria degli anni pi? recenti si seguir?, per
chiarezza, la ripartizione in settori usualmente adottata dalla Caritas diocesana nel Programma per l?anno pastorale, una pubblicazione
divenuta ormai felice consuetudine attraverso la quale, ogni anno,
insieme agli Uffici di pastorale per i migranti e di pastorale della
salute, si aggiornano e si condividono gli obiettivi e le aree di
impegno. Il Programma viene diffuso a settembre tra tutti i sacerdoti, le Caritas territoriali e le altre realt? caritative della diocesi.
Da questa autopresentazione della Caritas si ? preso dunque
spunto per riordinare i fatti che, nel quinquennio considerato,
sono davvero numerosi e significativi. A titolo di esempio, sul
puro versante operativo, basti pensare alle opere segno sorte nell?anno 2000, ai tre conflitti internazionali (Kosovo, Afghanistan,
Iraq) e ad altre calamit? che in Italia e all?estero hanno richiesto
interventi di solidariet?.
Sul versante ecclesiale, di assoluto rilievo sono la preparazione e
la celebrazione del grande Giubileo e, a livello diocesano, l?avvicendarsi nell?episcopato di mons. Giulio Sanguineti a mons. Bruno
Foresti come vescovo ordinario (1999) e di mons. Francesco Beschi
a mons. Vigilio Mario Olmi come vescovo ausiliare (2003).
La prospettiva della nuova evangelizzazione, indicata come priorit? pastorale dell?episcopato del vescovo Giulio1, indirizza il lavoro di questi anni, segnati anche dagli orientamenti della C.E.I. per
il decennio icasticamente intitolati Comunicare il Vangelo in un
mondo che cambia e da alcuni determinanti passaggi diocesani quali
la visita pastorale, il convegno ecclesiale Generazioni di fede. Trasmissione della fede e comunit? cristiana con particolare attenzione alle
giovani generazioni (2?4 maggio 2003) 2 e l?introduzione di un nuovo
modello per l?iniziazione cristiana dei fanciulli3.
1 Si veda la Scelta pastorale del 1999 Ges? Cristo ieri, oggi e sempre.
2 Ampia documentazione sul Convegno ? data nell?estratto del n.4/2003 della Rivista della
Diocesi di Brescia, mentre l?importante Instrumentum laboris ? Generazioni di Fede ?
pubblicato nella Rivista della Diocesi di Brescia, (2002) pp. 401-430.
3 Diocesi di Brescia, L?iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, 2003.
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Per quanto riguarda la vita istituzionale della Caritas, il 15 febbraio 2000 ? stata costituita la Fondazione Opera Caritas San Martino, un ente di religione e di culto che ha ottenuto il riconoscimento
agli effetti civili con decreto del Ministero dell?Interno datato 12
ottobre 2001. La fondazione ? sorta con lo scopo di affiancare l?operativit? della Caritas diocesana, attraverso la formazione del clero,
dei religiosi e dei laici della diocesi di Brescia con opportune iniziative di ricerca e di studio a sostegno della pastorale della carit?.
Il 25 novembre 2003, con l?inaugurazione del reparto per il clero
ammalato e anziano presso la casa di riposo ?Villa di salute? d i
Mompiano delle suore Ancelle della Carit?, si ? compiuta anche la
trasformazione della Domus Caritatis Paolo VI da fondazione con
finalit? di ricerca e promozione del volontariato, in stretto collegamento con la Caritas diocesana, a realt? caritativa di fatto.
Il mutamento, agevolato dalla costituzione della Fondazione
Opera Caritas San Martino, ? avvenuto per dare corso all?intenzione del Pontefice bresciano di promuovere nella diocesi natale un?istituzione di tipo caritativo in sua memoria. A tal fine, tramite
mons. Pasquale Macchi, segretario personale ed esecutore testamentario di Papa Paolo VI, era pervenuto un contributo finanziario. Questa intenzione si ? in seguito unita a quella della diocesi di
provvedere a strutture adeguate per il clero ammalato ed anziano.
Una riorganizzzazione delle attivit? della Caritas e il profilarsi di
questo urgente bisogno ha dato vita alla nuova Domus Caritatis
Paolo VI, in una struttura ? affidata alla gestione della Fondazione
?Paola di Rosa? Onlus 4.
Inoltre nel 2001 a livello nazionale, don Vittorio Nozza ha assunto
l?incarico di direttore della Caritas Italiana, subentrando a don
Elvio Damoli; mentre nel 2003 mons. Francesco Montenegro,
vescovo ausiliare di Messina, ha preso il posto di mons. Benito
Cocchi quale presidente di Caritas Italiana.
Nel novembre del 2003, infine, la Conferenza Episcopale Lombarda ha nominato il direttore della Caritas bresciana, don Pier Antonio Bodini, quale delegato regionale delle Caritas lombarde per
cinque anni.
4 P.A. LANZONI, La nuova Domus Caritatis Paolo VI, in Brescia Caritas 3 (2003) p.15: ?Il reparto, che avr? la capienza di 36 camere per un totale di 52 posti letto, ? aperto ad accogliere, oltre che i sacerdoti, anche i diaconi permanenti celibi in condizione di necessit?. Questo fatto risulta oltremodo significativo se si pensa che la struttura ? intitolata a Papa
Paolo VI e fu proprio lui a ripristinare il diaconato permanente nella Chiesa latina all?indomani del Concilio?.
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2. IL SETTORE PROMOZIONE
L?oggetto principale delle attivit? di questo Settore, affidato a don
Umberto Dell?Aversana, ? la cura e l?accompagnamento delle
Caritas parrocchiali e zonali. In proposito pare opportuno, innanzitutto, segnalare il lavoro svolto a livello nazionale che ha coinvolto ben 126 Caritas diocesane (oltre il 50%) ed ha portato nel
1999 alla stesura del documento sulla Caritas parrocchiale Da questo vi riconosceranno, accompagnato da una ricca sussidiazione e
dalla proposta in appendice di uno statuto tipo del gruppo
Caritas5.
Dal censimento effettuato nel 2000 nella diocesi di Brescia, il Settore promozione ha rilevato che, su 473 parrocchie, 222 pari al 46,9%
avevano costituito la Caritas parrocchiale, mentre nelle restanti
251 pari al 53,1% tale organismo non era presente; pi? alta, ne lla
misura dell?81,2% era la presenza delle Caritas zonali, riscontrate
in 26 zone pastorali. ? da osservare che la media nazionale ? i ntorno al 33%.
A partire da questi dati e da un contatto costante con i gruppi attivi sul territorio, nell?anno del Giubileo l??quipe che coadiuva il Settore promozione ha impostato una serie di azioni per la diffusione
del documento Da questo vi riconosceranno e per il rafforzamento
della tradizionale proposta della Caritas: l?Avvento di carit?, la
Giornata diocesana e il convegno delle Caritas parrocchiali, la
Giornata del Pane e i corsi di formazione per operatori e volontari.
Accanto a queste iniziative, per la stretta connessione esistente a
livello operativo, il Settore promozione cura anche i progetti per
l?accompagnamento dei Centri di Ascolto zonali e parrocchiali, di
cui si riferisce nel paragrafo dedicato al Centro di Ascolto Porta
Aperta.
5 ?Come contributo ad una rinnovata progettualit? pastorale ? s crive mons. Benito Cocchi
nella presentazione del documento ? la Caritas italiana ha sostenuto e supportato le
Caritas diocesane per la promozione della Caritas in ogni comunit? parrocchiale?. L?obiettivo ? dotare di ?uno strumento (o meglio: di un organismo pastorale caratterizzato
dalla prevalente funzione pedagogica) idoneo a rendere tutta la comunit? e ogni suo membro soggetto di testimonianza di carit? attenta e operosa?, in CARITAS ITALIANA, Da questo
vi riconosceranno, Bologna 1999.
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Una verifica del cammino in corso, condotta nel 2003 in seno alla
Commissione diocesana, ha ridefinito le tappe di un progetto sul
quale si sta lavorando e che prevede i seguenti punti:
1) aggiornamento della rilevazione statistica dei gruppi Caritas;
2) incontri periodici con i responsabili zonali e individuazione di
un sacerdote referente in ciascuna delle sei macrozone della diocesi;
3) presenza e animazione della Caritas negli incontri dei sacerdoti;
4) realizzazione e diffusione di sussidi sulla Caritas parrocchiale;
5) verifica degli indirizzari dei periodici Brescia Caritas e Collegamento Caritas quali utili strumenti di comunicazione con i gruppi e le parrocchie;
6) elaborazione di proposte formative decentrate in stretto contatto
con le esigenze manifestate dai gruppi stessi;
7) sperimentazione di un intervento ?intensivo? a livello pilota in
due macrozone pastorali.
Con la collaborazione del dott. Piergiorgio Guizzi, sono stati realizzati numerosi incontri con laici e sacerdoti per la preparazione e
la presentazione del progetto diocesano di promozione delle Caritas parrocchiali. Nell?ambito del progetto, hanno visto la pubblicazione nel 2003 il sussidio Facciamo la Caritas in parrocchia e nel 2004
una serie di schede di formazione sullo stesso tema abbinate mensilmente al periodico Collegamento Caritas.
Nel settembre 2003, il Programma per l?anno pastorale? stato presentato a Sarezzo, Cologne, Pavone Mella, Paitone, Brescia e Bienno.
Tra la fine del 2003 e i primi mesi del 2004 quattro corsi base per la
formazione delle Caritas parrocchiali e del volontariato sono stati
realizzati a livello di macrozona in Valcamonica, Valtrompia, a
Cologne e Vobarno. Le tematiche affrontate sono le seguenti: il servizio ai poveri e la relazione di aiuto, il ruolo della Caritas parrocchiale, la legge 328 sull?assistenza e i piani di zona, i Centri di
Ascolto e il nuovo servizio civile volontario.
?In totale ? conclude don Umberto Dell?Aversana sul n. 1/2004 di
BresciaCaritas ? diciotto incontri sul territorio, tenuti da una dozzina di formatori, che hanno visto mediamente la partecipazione di
una quarantina di persone per volta; anche cos? si affronta la sfida
di far crescere le Caritas impegnate nelle nostre comunit??.
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3. IL SETTORE EMERGENZE E MONDIALIT?
Molto spesso l?azione della Caritas viene identificata esclusivamente con gli interventi effettuati in occasione di calamit? naturali, crisi umanitarie o eventi bellici. Cos? anche la pastorale della
carit? rischia di venir reclusa negli stretti confini degli appelli e
delle collette per i terremotati, piuttosto che nella raccolta di vestiti e generi alimentari in una forma di elemosina priva di partecipazione personale o comunitaria6.
Contro questi rischi, nel 1995, metteva in guardia la carta pastorale
della Caritas italiana: ?Piccoli e grandi problemi, oltre ad interventi legislativi ed economici, chiedono a ciascuno di stare nella societ? con cuore rinnovato, con la voglia di spendersi per gli altri,
riuscendo a dire parole di speranza attraverso la quotidianit? di
una vita semplice, essenziale, coinvolta giorno per giorno nei problemi del quartiere e in quelli del mondo. E ogni iniziativa, ogni
proposta, ogni intervento della Caritas dovranno sempre pi? pro porre alla gente non di dare un?offerta, ma di donare se stessi; non
di stare a guardare, ma di coinvolgersi? 7.
Con questo spirito, la Caritas diocesana attraverso il Settore emergenze e mondialit? ha sempre cercato di abbinare la ricerca e la
distribuzione di aiuti al coinvolgimento personale con iniziative in
Italia e all?estero. Certo, vi ? in questo ambito una notevole parte
tecnica, che consiste nella elaborazione di progetti in grado di
sostenere davvero le necessit? delle persone e di far fronte a situazioni di emergenza, ma la Caritas opera con lo scopo non secondario di educare alla carit? e sono eloquenti, al riguardo, le testimonianze dei volontari che riportano nelle loro comunit? l?esperienza
della condivisione: ?? stato commovente entrare in classe dopo
qualche giorno e vedere i bambini che ti erano stati affidati correrti
incontro, chiamandoti per nome e mettendoti in mano una borsa
colma di fichi?; ?non si ? trattato di colmare bisogni material i o
ricostruire case ma di incontrare persone concrete e farsi compa6 CARITAS ITALIANA, Lo riconobbero nello spezzare il pane, Roma 1995, n. 40: ?La sfida di collegare emergenze e quotidianit? ? Abbiamo tutti presente come l?onda emotiva di una
catastrofe naturale o di una guerra, magari amplificata dai mass media, provoca sempre
una grande solidariet?; per? le difficolt? e i problemi che per durano, soprattutto se ci
toccano da vicino, fanno spesso emergere chiusure ed egoismi?.
7 Ibidem, n. 40.
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gni di strada di gente dapprima sconosciuta? l?animazione dei
ragazzi, la visita agli anziani a domicilio o presso la casa di riposo,
l?attivit? pomeridiana con un gruppo di disabili?8.
Naturalmente nei cinque anni che vanno dal 1999 al 2004 sono
numerose anche le realizzazioni concrete, le case ricostruite, i
pozzi scavati, le scuole aperte, ecc. Si tratta di interventi resi possibili dalla generosit? di tanti benefattori. Prima di illustrarne un
breve resoconto, che si intreccia fatalmente con importanti avvenimenti del nostro tempo, vorremmo proprio evidenziare questo
aspetto cos? spesso sottinteso: la Caritas non ha nulla di suo, opera
in virt? della carit? ecclesiale, delle assegnazioni dell?otto per
mille e delle offerte di singoli e di aziende in un flusso per tante
ragioni sorprendente, che ? argomento di speranza.
Non ? possibile dar conto di tutto e sarebbe forse opportuno
distinguere tra progetti pluriennali, interventi umanitari ed altre
tipologie di cooperazione, ma oltre a questo c?? pure una cronaca
fatta di richieste di aiuto e di microrealizzazioni che impegnano
buona parte della quotidianit? della Caritas diocesana, mettendola
in relazione con le Chiese di ogni angolo del mondo.
Sul versante delle grandi emergenze internazionali, il 1999 ? stato
segnato dalla conclusione della guerra in Kosovo, dal terremoto in
Turchia e dalle devastazioni prodotte in America centrale dall?uragano Mitch.
Questi ultimi due avvenimenti sono stati accompagnati dalla
generosit? dei bresciani che, tramite singole offerte o collette promosse dalle parrocchie, ha consentito di inviare consistenti aiuti in
America. Analogamente nell?ottobre del 1999 ? avvenuto per i terremotati della Turchia9.
Un?eco del coinvolgimento creato dal conflitto nei Balcani si ritrova nel numero dei viaggi compiuti dai volontari bresciani; (questi
come gli altri dati sono desunti dalle riviste Caritas, ma c?? stato
sicuramente di pi?) tra aprile e giugno 1999 si contano quindic i
spedizioni tra consegna di viveri e pacchi famiglia con i TIR,
campi di assistenza ai profughi e campi di lavoro per la costruzio8 In Molise e in Albania, Brescia Caritas 2 (2003) pp. 31-32.
9 Il 5 maggio 2000 viene inaugurata ad Adapazari, in un campo per i terremotati a 120 km
da Istanbul, la scuola costruita con parte di questi fondi e con i contributi di altre Caritas
diocesane. La struttura consta di 8 aule e 3 laboratori per circa 650 bambini, che si alternano nelle lezioni la mattina e il pomeriggio.
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ne di strutture. Diverse sono le Caritas e i gruppi impegnati, in
collegamento con la Delegazione lombarda, ne citiamo alcuni a
titolo indicativo e con la volont? di ricordarli tutti: la Caritas di
Darfo Vallecamonica, la Caritas Brescia Sud, i Volontari del Sebino
e il Gruppo 29 maggio di Ghedi, la Caritas di Marcheno e quella di
Orzinuovi, la Caritas di Sal? e quella di Chiari.
Nella gravit? di una guerra cos? vicina alle nostre coste, la risposta
di Brescia ? veramente corale e commossa; essa ? un segno tangibile di pace. Dopo la fase dell?emergenza, secondo le indicazioni
del coordinamento diocesano presieduto dal vescovo ausiliare
mons. Vigilio Mario Olmi, l?impegno della Diocesi continuer? sfociando nella realizzazione di due progetti in Albania: il Villaggio
Brescia a Scutari, inaugurato il 22 settembre 200110, e la scuola agricola ?Padre Giovanni Fausti?, aperta a Krajen nel comune di Bli nisht il 10 ottobre 200111.
Nel 1999 viene avviato anche il lavoro del Comitato diocesano per
la riduzione del debito estero dei Paesi pi? poveri; si tratta di una
campagna indetta a livello nazionale dalla C.E.I. in occasione del
Giubileo, nel tentativo di rimuovere strutturalmente le cause della
povert? e delle catastrofi umanitarie del Sud del mondo. Nel corso
del 2000, accanto a una consistente raccolta di fondi, il Comitato
ha promosso numerosi incontri e dibattiti, anche attraverso la
stampa di un libro e di sussidi diffusi in diocesi12.
Il 2000 si apre con un?alluvione che colpisce gravemente la popolazione del Venezuela, alla quale la Caritas diocesana invia aiuti tramite la rete di Caritas Internationalis.
Un?altra alluvione interessa alla fine di gennaio il Mozambico, le
piogge torrenziali devastano migliaia di abitazioni causando enormi danni; la Caritas suddivide gli aiuti raccolti in parte per gli interventi di prima necessit? e in parte, tramite Cuore Amico e l?Ufficio
missionario diocesano, per le attivit? sociali della Chiesa locale.
10 L?idea era nata durante l?emergenza del 1999, quando migliaia di profughi si riversavano
dal Kosovo in Albania e servivano strutture di accoglienza. Il villaggio, realizzato grazie
all?impegno della Caritas zonale di Darfo con don Danilo Vezzoli e alla Missione Arcobaleno, consta di 40 prefabbricati e pu? assolvere a funzioni polivalenti.
11 La scuola professionale di indirizzo agrario accoglie 60 allievi ed ? dedicata alla memoria
del gesuita bresciano (di Marcheno) Giovanni Fausti, fucilato dal regime comunista a Blinisht nel 1946. All?opera, oltre alla Missione Arcobaleno, hanno contribuito la Caritas di
Marcheno con don Roberto Zanini e il Gruppo 29 maggio di Ghedi, presieduto da Giancarlo Rovati. L?attivit? didattica ? tuttora seguita dal dott. Piergiorgio Slompo.
12 M. SBERNA, Un debito senza fine, Brescia 2000.
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Lo stesso tipo di calamit? si abbatter? ad ottobre sulle region i del
nord ovest dell?Italia, principalmente Piemonte e Lombardia, a
causa dello straripamento del Po e dei suoi affluenti. In queste
situazioni alla Caritas tocca di coordinare le disponibilit? ma
anche di sollecitare le comunit? cristiane a condividere le difficolt?
vissute da altre comunit?; in tal modo la solidariet? diventa g esto
ecclesiale e si integra nella vita di fede. Su indicazione del coordinamento diretto da Caritas Italiana gli aiuti e i volontari bresciani
(oltre 300) vengono fatti confluire nel territorio della vicina Cremona, ove pi? di 15 comuni sono stati danneggiati. I fondi racc olti
sono accreditati dalla Caritas di Cremona alle famiglie pi? col pite:
quasi 350 case sono andate interamente distrutte.
Il 2 aprile una tragedia si verifica alle porte della citt? di Brescia;
uno scoppio, dovuto a una fuga di gas, provoca il crollo di una
palazzina; tra i morti ci sono anche dei bambini, la comunit? di
Bovezzo ? scossa dal lutto delle famiglie. A nome del vescovo, la
Caritas unendosi alla solidariet? di tanti fa pervenire al parroco un
aiuto in denaro per le famiglie colpite.
I bambini soldato della Sierra Leone, la guerra in Etiopia, i progetti in Albania e in Kosovo, le adozioni a distanza in Libano e Lituania sono altri fronti di intervento di questo Settore della Caritas
diocesana nel 2000.
Il 2001 ? contrassegnato da numerose iniziative tra loro assai eterogenee: una scuola per non vedenti nella diocesi di Latacunga in
Ecuador; un ambulatorio medico per indigenti e altre opere sociali, promosse in collaborazione con la Caritas di Chicago, a Bucarest in Romania; il sostegno a progetti in Burundi, Ciad, Ghana,
Uruguay; la dotazione di un laboratorio artigianale ad Aleppo in
Siria; le adozioni a distanza per il clero albanese anziano e ammalato; la collaborazione con la Caritas siberiana; gli aiuti per le
opere dei Salesiani a Betlemme; una scuola per tecnici di laboratorio presso il Consolata Ikonda Hospital in Tanzania.
Due terremoti anche nel 2001 mobilitano la generosit? dei bresciani: il 26 gennaio nello stato del Gujarat in India e il 13 gennaio (con
altre scosse il 13 e il 17 febbraio) in Salvador.
Sempre nel 2001, a seguito dell?attacco terroristico alle Twin
Towers di New York (11 settembre), si apre la guerra in Afghanistan, con le conseguenti crisi umanitarie per una popolazione gi?
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oppressa da anni di regime dei talebani, che al profilarsi del conflitto si sposta in grandi masse nei campi profughi al confine col
Pakistan13. La Caritas lancia un appello per raccogliere fondi e partecipa attraverso Caritas italiana alle attivit? in loco, per assicurare
cibo, vestiti, assistenza sanitaria ad ammalati e feriti. Oltre a questa grave emergenza, una necessit? di aiuti si manifesta a gennaio
2002 a seguito di una singolare e grandiosa eruzione vulcanica a
Goma in Congo, che ha diviso in due la citt? e provocato la fuga di
300mila persone.
Tra i progetti avviati nel 2002, si segnala la collaborazione con la
Chiesa di Tunisi ed il suo vescovo mons. Fouad Twad per l?originalit? di un intervento in un contesto a larga maggioranza mussulmana (sono 22 mila i cattolici in Tunisia e 13 le parrocchie). La
Caritas sostiene il funzionamento dell?ospedale della diocesi, altre
attivit? caritative e un centro per anziani emarginati, gestito dalle
suore di Madre Teresa di Calcutta, che Giovanni Paolo II proclamer? beata l?anno successivo.
Ad aprile, presso la parrocchia di San Giorgio a Beirut in Libano,
si inaugura la sala polivalente realizzata con il contributo della
Caritas bresciana. ? uno dei frutti del rapporto pluriennale in staurato con l?abate Marcel Abi Khalil, attraverso il quale la Caritas ha
elaborato il Progetto Libano, diretto a sostenere anche con le adozioni a distanza le istituzioni scolastiche dei Padri Maroniti, ove
studiano centinaia di giovani di religioni e di etnie diverse. Si tratta di una realt? molto significativa per il Medio Oriente, perch? ?
la prova della possibilit? di ricostruire una convivenza pacifica
dopo anni di devastante conflitto14.
Le alluvioni di agosto verificatesi nell?Europa centro orientale
sono la ragione di una serie di iniziative di solidariet? e di conoscenza, promosse dalla Caritas con la diocesi di Praga nella repubblica ceca. Sono ingenti le perdite umane, cospicui i danni materiali e centinaia di migliaia gli sfollati.
Meno grave per intensit? ma altrettanto doloroso ? il terremoto
che si abbatte in autunno sul Molise; crolla una scuola, 26 bambini
13 Mons. Giulio Sanguneti, vescovo di Brescia, invitava la Diocesi ad un cammino di riflessione e preghiera sulla pace ?come vera partecipazione al momento tragico nei fatti, ma
da leggere come segno di un tempo che doveva rinnovarsi?. Nomerosa e significative
sono state le iniziative di educazione alla pace.
14 Cfr. F. GALLINA, Viaggio tra la gente del Libano, in Collegamento Caritas 6 (2004) p. 3.
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muoiono sotto le macerie. Alle Caritas lombarde viene affidata la
zona di Larino, San Giuliano e Colletorto. Con le risorse raccolte si
realizzano parecchi interventi strutturali, soprattutto si edificano o
si ricostruiscono spazi ad uso comunitario e si imposta un progetto riabilitativo pluriennale per sostenere la popolazione15. Tale progetto vede, a tutt?oggi nel 2004, i giovani lombardi alternarsi nell?assistenza agli anziani e ai disabili e nell?animazione dei ragazzi.
Sul posto la Caritas garantisce la presenza fissa di tre operatori,
mentre i volontari si alternano a gruppi in svariati periodi dell?anno. A questa esperienza hanno partecipato, a pi? riprese, anche
dei seminaristi e gli studenti delle scuole bresciane, tramite il Centro culturale Piergiorgio Frassati.
Nel 2003 l?aggravarsi del clima politico internazionale fa aumentare anche la tensione in Israele, ove sempre pi? frequentemente si
susseguono gli atti terroristici e le rappresaglie armate. Il Progetto
di aiuto per i ragazzi in Terra Santa della Caritas diocesana ? rivolto
a due realt? nella citt? di Betlemme: l?orfanotrofio Sacra famiglia
gestito dalle suore Figlie della carit? e l?istituto professionale di
artigianato artistico dei Padri salesiani. Entrambe le opere sono
dirette ai pi? giovani, i bambini abbandonati dell?orfanotrofio e i
ragazzi della scuola, perch? da loro che sono i pi? indifesi ab bia
origine il riscatto di una terra tanto martoriata dalla violenza.
Gli insistenti e categorici appelli del Papa non impediscono la
guerra in Iraq; le azioni belliche iniziano il 20 marzo 2003; il conflitto terminer? ufficialmente con la cattura di Saddam Hussein il
14 dicembre 2003, ma la difficile ?pacificazione? dell?area ? ancora
in corso con scontri quotidiani. In questo contesto, Caritas Italiana
chiede la solidariet? delle Caritas diocesane per allestire ospedali
da campo e assicurare alla popolazione civile medicinali e generi
di prima necessit?.
Il mese di maggio ? funestato anche da due terremoti, rispettivamente in Turchia e in Algeria.
Nel periodo estivo si ripete, ormai per l?ottavo anno, l?accoglienza
dei bambini lituani da parte delle famiglie e degli oratori della
15 Il 14 maggio 2003 si inaugura il Centro parrocchiale di Larino, costruito con i fondi raccolti dalle Caritas lombarde. ? di questi anni l?instaurarsi della prassi di un intervento
congiunto da parte delle Caritas diocesane di Lombardia nelle grandi emergenze. Attraverso la delegazione regionale si concentrano e si coordinano cos? le risorse e gli sforzi
per una maggiore efficacia ma anche per una maggiore comunione ecclesiale.
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diocesi di Brescia. Accanto ai progetti di adozione a distanza e di
reinserimento scolastico che la Caritas sviluppa in collaborazione
con la Caritas di Kaunas, si fece strada l?idea di organizzare un
soggiorno con la possibilit? di frequentare le attivit? degli o ratori.
L?iniziativa ha la caratteristica di essere uno scambio ecclesiale e
culturale; oltre ai bambini, ci sono infatti come accompagnatori
dei seminaristi e dei giovani delle parrocchie di Kaunas che possono seguire i percorsi formativi proposti e venire a contatto con le
metodologie di pastorale giovanile in atto nelle strutture
bresciane16.
A dicembre un devastante terremoto rade quasi interamente al
suolo l?antica citt? di Bam in Iran (35mila morti e oltre 100mila
feriti); a febbraio 2004 sono stati raccolti e inviati gli aiuti raccolti
con sottoscrizione pubblica.
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16 Cfr. T. BOLDRINI, Progetto Lituania Estate 2003, in Brescia Caritas 2 (2003) p. 26.
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4. OBIEZIONE DI COSCIENZA E SERVIZIO CIVILE
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Il Settore ? affidato a don Arnaldo Morandi. La gestione degli
obiettori ha rappresentato per la Caritas una rilevante occasione di
incontro con il mondo giovanile; tuttavia le innovazioni legislative
in materia hanno via via innescato una profonda trasformazione
di questa esperienza, che ? come si ? detto ? la Caritas bresci ana
segue dal 1979, nell?ambito della convenzione nazionale con il
Ministero della Difesa.
Una breve panoramica della normativa aiuta a capire.
In merito all?obiezione di coscienza va segnalata innanzitutto la
smilitarizzazione di tutta la disciplina, attuata con la legge 8 luglio
1998 n.230 che riforma la precedente legge 15 dicembre 1972 n.772
con il trasferimento di tutte le competenze ? tranne la precettazione di leva ? dagli organi militari all?Ufficio nazionale per il servizio civile, istituito presso la Presidenza del Consiglio. Tale legge,
che ha recepito numerose pronunce della Corte Costituzionale, ha
fatto venir meno ogni approccio ?punitivo? nei confronti degli
obiettori17, riconoscendo anzi l?obiezione come diritto soggettivo
perfetto ed introducendo la possibilit? di prestare servizio all?estero e in missioni umanitarie.
L?approvazione di una disciplina che assegna pari dignit? al servizio civile rispetto a quello militare e il diffondersi di una positiva
percezione sociale del fenomeno consolidano anche a Brescia le
tendenze in atto negli anni ?90: una progressiva crescita numerica
dei giovani obiettori e un abbassamento della loro et? media.
Cambia la tipologia dell?obiettore, non solo studente attorno ai 25
anni nella maggior parte dei casi laureato ma anche lavoratore e
diplomato di 20?22 anni. In questo periodo i 180 posti assegnati
alla Caritas diocesana dalla convenzione nazionale non restano mai
scoperti; per il sovrapporsi degli scaglioni, il numero degli obiettori
in servizio nel corso dell?anno arriva a toccare punte di 25018.
17 V. NOZZA, L?obiezione di coscienza tra passato e futuro. 25 anni di convenzione della Caritas italiana, in AAVV, Obiezione alla violenza. Servizio all?uomo, Torino 2003.
18 A. MORANDI, In difesa del servizio civile, in Collegamento Caritas 10 (1999) p.5: ?Un giovane
su tre decide di servire la patria senza imbracciare il fucile e lo fa con il servizio civile.
Sono state 71.043 le domande per l?obiezione di coscienza presentate nel 1998, mentre i
giovani militari di leva sono arrivati a quota 144.708?.
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La situazione ? per? destinata a cambiare rapidamente.
La legge 6 marzo 2001 n.64 muta il quadro di riferimento, in quanto, a seguito della prospettata sospensione dell?obbligo di leva e
della creazione di un esercito professionale, istituisce un servizio
civile nazionale prestato su base volontaria19. Viene quindi segnato
un termine all?esperienza dell?obiezione, che per effetto di una
serie di fattori tra loro combinati, tra cui la diminuzione di fondi,
incomincia anche a ridursi numericamente20.
L?impegno della Caritas si orienta cos? a gestire la transizione e a
preparare l?avvio del nuovo modello, che prevede un servizio di
26/30 ore settimanali per 12 mesi a cui possono partecipare ragazzi e ragazze assegnati su bando nazionale agli enti convenzionati.
Ai volontari del servizio civile ? riconosciuto un trattamento economico mensile (circa 350 euro) coperte da tutele assicurative.
L?apertura alle donne ha comportato anche la trasformazione dell?A.V.S. (Anno di Volontariato Sociale) nel nuovo Servizio civile
volontario ed ? proprio con queste ragazze, coordinate da suor
Maria Roversi sino al 2002, che si sta sperimentando l?applicazione della nuova disciplina. L?esperienza ? gi? avviata ed ? seguita
dal responsabile del settore con la collaborazione di suor Francesca Beccattini.
Numerose sono le iniziative e gli interventi della Caritas diocesana
per seguire le evoluzioni della materia. Oltre agli articoli e alle pubblicazioni riportate in appendice, si realizzano incontri pubblici e
dibattiti in collaborazione con gli enti che impegnano gli obiettori. Il
6 dicembre 1999 al Museo di Scienze naturali di Brescia si tiene il
convegno Dal servizio militare all?impegno civile. La proposta di riforma e
il futuro dell?obiezione di coscienza21; il 12 marzo 2001, festa di san Massimiliano di Tebessa patrono degli obiettori, al Centro Paolo VI di
19 La legge 14 novembre 2000, n.331 ?Norme per l?istituzione del servizio militare professionale? stabiliva la fine della leva obbligatoria a partire dal 2007, ma pi? volte il Ministero della Difesa ha annunciato di voler anticipare tale scadenza che nel luglio 2004 ?
stata definitivamente fissata all?1.1.2005.
20 A. MORANDI, Cosa ? accaduto agli obiettori?, in Collegamento Caritas 6 (2002), p.1: ?Sino a
poco tempo fa la Caritas diocesana di Brescia aveva in servizio circa centottanta obiettori. Ora non ? pi? cos?, siamo scesi intorno ai trentacinque?.
21 La serata ? promossa da Caritas diocesana e Consulta della Pace del Comune di Brescia;
intervengono don Pier Antonio Bodini, la prof. Rosangela Comini (Assessore del Comune di Brescia), l?on. Piero Ruzzante (Commissione Difesa della Camera dei Deputati), la
dott.ssa Cristina Nespoli (Federsolidariet? nazionale), il dott. Giorgio Bonini (Ufficio
obiettori di Caritas Italiana) e il dott. Agostino Mantovani (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario).
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Brescia ha luogo l?incontro su Servizio civile: futuro e prospettive22.
Per rimarcare l?ispirazione di pace, non violenza e solidariet? che
ha contrassegnato l?esperienza del servizio civile in Caritas, a
dicembre 2001 si pubblica il testo Nel segno di Massimiliano dedicato a tre figure emblematiche per gli obiettori di coscienza: Massimiliano di Tebessa, Massimiliano Kolbe e don Lorenzo Milani.
Una delegazione bresciana partecipa anche ai lavori del convegno
storico voluto da Caritas Italiana il 14 dicembre 2002 per il trentesimo anniversario dell?approvazione della prima legge sul servizio civile.
Oltre a queste attivit? di sensibilizzazione e allo svolgimento degli
aspetti burocratici, l?Ufficio diocesano cura la formazione degli
obiettori con un?articolata gamma di proposte e dal 2002 mette la
propria esperienza ed i propri formatori a disposizione di altri enti
del territorio bresciano non collegati alla Caritas diocesana, che
sono richiesti dalle nuove norme di dare una formazione agli
obiettori23.
Nel corso del 2003 e del 2004 non poche difficolt? ha creato la prospettiva di chiusura del servizio civile degli obiettori di coscienza,
difficolt? che sono state pi? volte stigmatizzate a livello naz ionale
da Caritas italiana. La recente approvazione della normativa sull?esercito professionale volontario fissa dall?1.1.2005 la finedell?obbligo di leva e con esso del servizio prestato dagli obiettori. Si apre
cos? la nuova stagione del servizio civile volontario tutta da interpretare da parte della Caritas valorizzando con adeguate proposte
la scelta di ?volontariet?? compiuta dai giovani e dalle giovan i
disponibili al servizio, per rispondere alla loro voglia di protagonismo e alle loro esigenze di maturazione personale.
22 Su iniziativa della Caritas e del Tavolo diocesano delle politiche di solidariet? sociale si trovano a dibattere della legge 64/2001 da pochi giorni approvata mons. Antonio Cecconi,
vice direttore di Caritas Italiana, e il parlamentare bresciano Emilio Del Bono, relatore della
legge in Parlamento.
23 A febbraio 2002 erano una cinquantina gli enti (Comuni, Case di riposo, ecc.) che hanno
aderito alla proposta, circa un sesto di tutte le realt? che a Brescia impiegano obiettori.
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5. L?O SSERVATORIO
PERMANENTE DELLE POVERT? E
DELLE RISORSE E LE Q
? UIPES SULLE AREE DI BISO GNO
Intervenendo ad un convegno svoltosi a Roma nel novembre 1999,
l?allora presidente di Caritas Italiana mons. Benito Cocchi proponeva come impegno caratterizzante degli Osservatori permanenti
delle povert? e delle risorse la stesura di ?una relazione annu ale al
vescovo sullo stato della povert? in diocesi, un rapporto aggiornato sul disagio locale per aggiustare il tiro della pastorale, per coinvolgere la comunit?, per pungolare le istituzioni pubbliche?. S i
delineava cos? l?identit? di uno strumento che ? sottolineava nella
stessa occasione mons. Cocchi - ?? della Chiesa e non della Caritas? e che pu? aiutare a compiere il passaggio da una carit? in tesa
solo come assistenza ad una pratica ecclesiale della carit? intesa
anche come condivisione, come ricerca e denuncia delle cause
della povert?.
In altre parole, distinguendosi da altri organismi con compiti pi?
operativi quali possono essere ad esempio i Centri di Ascolto,
l?Osservatorio vuole offrire i mezzi di conoscenza e documentazione che, rielaborando i dati raccolti da tali realt? operative, possono servire alla comunit? ecclesiale per verificare il proprio servizio e per leggere le situazioni sociali con intelligenza e profezia.
Nello stesso tempo l?Osservatorio procede ad individuare le risorse che il territorio offre in ordine alle povert? rilevate.
La Caritas diocesana ha avviato nel 1999 il primo gruppo di lavoro
composto da operatori sociali, psicologi, sociologi e sacerdoti con
la finalit? di dar vita all?Osservatorio permanente delle povert? e
delle risorse. Il confronto fra gli esperti coinvolti e le esperienze di
altre Caritas diocesane nonch? l?incontro con le realt? istituzionali
che gi? svolgevano rilevazioni e statistiche ha portato nel 2001 alla
pubblicazione, all?interno della collana dei Quaderni, del Primo rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia24.
Lo studio inizialmente condotto su un campione di due sole circo24 Il lavoro dell?Osservatorio pu? accrescere anche la coscienza che la Caritas ha di se stessa, in questo senso la presentazione del Primo rapporto: ?Abbiamo voluto ? scrivono i
curatori ? iniziare a descrivere la condizione dei poveri, degli ultimi, degli emarginati,
attraverso il racconto di chi, concretamente, li incontra, li accoglie, tenta in vario modo di
fornire loro risposte? (p. 6).
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scrizioni del Comune di Brescia, con il crescere delle collaborazioni e con l?affinarsi delle metodologie, ? giunto nel 2004 alla quarta
edizione e comprende l?intero ambito urbano, unendo le fonti dei
servizi pubblici a quelle dei servizi di ispirazione cristiana nello
sforzo di una lettura sempre pi? completa e capillare 25.
La presentazione compiuta attraverso incontri pubblici e i mezzi
di comunicazione ? un appuntamento per richiamare l?attenzione
dell?opinione pubblica, delle autorit? e degli operatori pastorali
sulle dinamiche dell?emarginazione e del disagio, anche perch? i
dati sono accompagnati da opportune riflessioni teologiche e
26
pastorali .
Nella funzione di studio e progettazione sono accomunabili
all?Osservatorio anche le ?quipes che, nel corso degli anni, la Caritas ha attivato su singole aree di bisogno come luoghi di riflessione e di approfondimento; esse funzionano nello stile dei gruppi di
lavoro, a cui sono invitati a intervenire esperti sulla tematica presa
in esame e soprattutto operatori ed esponenti delle pi? signifi cative realt? attive sul territorio.
In casi particolari le stesse ?quipes si impegnano nella promozione
di iniziative specifiche come corsi, convegni, pubblicazioni, sussidi e indagini sul campo. Questi gli argomenti che vengono affrontati con incontri periodici a seconda delle necessit? e sempre con
particolare riferimento alle ricadute sulla comunit? cristiana: salute mentale, minori, tossicodipendenza, aids, carcere, prostituzione
e tratta, anziani, handicap, nomadi, disagio giovanile, emarginazione grave.
25 Il Secondo rapporto, oltre a un indirizzario aggiornato delle realt? socio-assistenziali d?ispirazione cristiana operanti nella diocesi, riportava i dati elaborati dalla Amministrazione Comunale di Brescia incrociandoli con le rilevazioni compiute dal Centro di Ascolto
Porta Aperta e da altre realt? collegate alla Caritas (Dormitorio San Vincenzo de?Paoli,
Asilo notturno San Riccardo Pampuri, Centro diocesano Migranti, Centro di Ascolto Brescia Ovest, Mensa popolare Madre Eugenia Menni).
26 Il Terzo rapporto contiene come novit? otto storie di emarginazione raccolte sul campo con
interviste dirette a cura di Roberto Rossini. Ne riportiamo uno stralcio: ?Elena ha 68 anni
ed ? difficile dimenticarla dopo che l?hai incontrata... Soppesa le parole, a volte si ferma
per trovare l?aggettivo giusto... La [sua] storia non ? facilissima da ricostruire... a 40 anni
Elena ? sola perch? il marito la lascia... Elena non ha risorse economiche sufficienti, vive
al limite e soprattutto non sa cosa fare, dato che lavorare non l?ha mai fatto. Gli esperti
evidenziano in lei forme di disagio comportamentale? (p. 31).
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6. VOLONTARIATO E TERZO SETTORE
Il rapporto della Caritas diocesana nei confronti del volontariato ?
articolato e molteplice, nel senso che al volontariato di ispirazione
cristiana la Caritas si rivolge per organizzare iniziative e sviluppare progetti in collaborazione e dal volontariato la Caritas trae la
maggior parte delle proprie risorse operative sul territorio. A ci? si
aggiungano la consultazione periodica su singole problematiche e
i cammini di formazione specifica per orientare le persone disponibili ad un impegno o per qualificare ulteriormente le realt? gi?
operanti.
Ancor pi? complesso ? il tipo di relazione sviluppata con gli o rganismi del cosiddetto privato sociale o terzo settore (cooperative,
fondazioni, Ipab, associazioni, ecc); in termini generali possiamo
dire che la Caritas offre il proprio contributo perch? tutte le risorse
disponibili sul versante della solidariet? riescano a fare ?ret e?; per
esprimerci in termini pi? particolareggiati bisognerebbe passar e in
rassegna una per una, con le sue peculiarit?, tutte le iniziative, le
convenzioni e le intese realizzate negli anni per un approccio sempre pi? efficace alle problematiche delle povert? emergenti 27.
?Per quanto riguarda la situazione bresciana, va sottolineato che la
nostra provincia storicamente ? uno dei poli pi? attivi del vol ontariato e del non profit, avendo contribuito a creare dal nulla esperienze poi riprese a livello nazionale, esperienze che hanno contribuito a mutare profondamente il volto della societ? (ad esempio,
la prima cooperativa sociale italiana si ? costituita a Brescia).
Pur non essendovi cifre univoche e precise sul volontariato bresciano, ? possibile, sulla base di alcune statistiche, accreditare in
circa 15.000 le persone impegnate in opere di solidariet? sociale
come volontari delle organizzazioni di volontariato iscritte alla
Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni di
27 Citiamo, ad esempio, per il 2003: la convenzione con il CE.B.S (Centro bresciano di solidariet?) per l?inserimento in una struttura denominata ?Casa protetta? di persone con
problematiche legate a situazioni di dipendenza; la convenzione con l?Unione cooperative di Brescia e il consorzio Conast per l?inserimento lavorativo di persone in difficolt?;
l?intesa tra Caritas, Societ? San Vincenzo de? Paoli e Istituto Razzetti per il sostegno al
progetto minorile La tana dei cuccioli, ospitato nell?Istituto stesso.
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Volontariato. Tali organizzazioni sono ad oggi circa 400. Un numero simile di persone impegnate, se non pi? elevato, possiamo co ntarlo nelle organizzazioni non iscritte, anch?esse quantificabili in
circa 400. Si tratta tuttavia di calcoli per difetto.
Vanno aggiunti infatti, e solo come alcuni tra i molteplici esempi
possibili, gli iscritti alle associazioni sociali (al maggio 2003, ne
sono iscritte nel registro provinciale 84), i soci delle cooperative
sociali oppure gli amministratori delle scuole materne autonome:
pensiamo solo alle pi? di 1.500 associazioni sportive, che ragg ruppano pi? di 100.000 tesserati, o alle numerose associazioni soc ioassistenziali, educative, culturali (con stime che parlano di pi? di
mille volontari attivi).
Il settore della cooperazione sociale, nello specifico, conta 200
cooperative e un numero di soci superiore ai 5.000: tra di essi, i
soci lavoratori sono pi? di 1.500, mentre i lavoratori sono pi? di
3.000 e quelli svantaggiati superano le 500 unit?. Complessivamente, una sommaria ricognizione stima in pi? di 3.000 gli enti
non commerciali di una certa consistenza, con un ammontare di
3.000 addetti, pari a circa il 3% dei dipendenti bresciani? 28.
Le annotazioni sopra riportate aiutano ad inquadrare anche in un
contesto numerico l?attenzione dedicata dalla Caritas diocesana a
tali realt?. Tra le iniziative periodicamente attivate ricordiamo: nel
1999 il seminario di formazione La Caritas parrocchiale educa al
volontariato e l?esperienza della Universit? del volontariato, condotta in collaborazione con la sede bresciana dell?Universit? Cattolica del Sacro Cuore; nel 2000 il corso base ed i laboratori di
approfondimento per i volontari e gli operatori Caritas, articolati
in pi? di 20 incontri a cura di una ?quipe di formatori
specializzati29; nel 2001, dichiarato dall?Onu Anno internazionale
dei volontari, il convegno regionale Nuovi orizzonti di solidariet? per
il volontariato tenutosi a Brescia il 26 maggio.
Sempre nel 2001 si decide l?apertura di uno Sportello Volontariato
presso il Centro di Ascolto diocesano Porta Aperta, per istituzionalizzare l?attivit? di incontro con le persone che desiderano fare
28 J. MANIAZ, Volontariato e terzo settore per una nuova dimensione della cittadinanza, in AAVV,
Terzo rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia, Brescia 2003, pp. 71-72.
29 Incontri ed iniziative nelle zone pastorali e nelle parrocchie sono dedicati anche alla presentazione del documento a cura di CARITAS ITALIANA, Una carta d?identit? del volontariato.
Materiali e percorsi per la ricerca e la formazione, Roma 2000.
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volontariato, mentre vengono riproposti il corso base, gli incontri
di formazione permanente e i laboratori di approfondimento30. Un
corso specifico ? invece dedicato al tema Volontariato e Aids, promosso dalla Caritas assieme alle comunit? Nuova Genesi e Myosotis, alla associazione I care e all?A.C.O.S. (Associazione Cattolica Operatori Sanitari).
Nel 2002 la delegazione regionale delle Caritas diocesane di Lombardia pubblica il documento Volontariato e testimonianza della carit? che richiama fortemente il valore della gratuit?, quale caratteristica distintiva delle attivit? di volontariato. A novembre dello
stesso anno, la Caritas partecipa ai lavori della Prima conferenza
provinciale del volontariato e dell?associazionismo, promossa
dalla Provincia di Brescia. Con la stessa Provincia e in particolare
con l?Assessorato al Volontariato e Associazionismo, la Caritas ha
reiteratamente collaborato per iniziative formative e di solidariet?.
Anche nel 2003 e nel 2004 si rinnovano poi le proposte di formazione con diverso taglio, tra le quali ad esempio c?? anche un corso
sulle nozioni base di igiene e profilassi sanitaria implicate dalla
relazione di aiuto.
Sul fronte del coordinamento delle attivit? non profit e dello studio
della normativa sono da segnalare il lavoro della Consulta diocesana degli organismi socio-assistenziali, le iniziative dell?Uneba
soprattutto nel settore delle Ipab e le convocazioni e i convegni del
Tavolo diocesano delle politiche di solidariet? sociale, tutte realt?
alle quali la Caritas conferisce un apporto in termini progettuali e
anche organizzativi.
30 Metodologia, motivazioni e tematiche dell?offerta formativa sono illustrate da M. BOMBARDIERI, La formazione per i volontari in Collegamento Caritas 9 (2001) p. 3.
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7. LE OPERE SEGNO
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In qualit? di organismo pastorale, di norma la Caritas non svolge
direttamente la gestione di servizi caritativi e assistenziali. Tale
impegno viene tuttavia assunto in via provvisoria quando pu?
rivestire valenza promozionale, quando, cio?, pu? favorire una
crescita di consapevolezza da parte della comunit? cristiana e del
territorio in cui il servizio stesso va ad inserirsi.
Alla luce di questi orientamenti, autorevolmente ribaditi a livello
nazionale dal documento Lo riconobbero nello spezzare il pane (nn.3536)31, la Caritas diocesana promuove alcuni servizi in collaborazione con altre realt? che poi si impegnano nella gestione diretta
degli stessi. In questo caso, il ruolo dell?Ufficio diocesano si esplica
soprattutto in fase di progettazione, nell?accompagnamento della
fase di avvio e nella formazione degli operatori e volontari, nel
raccogliere e rileggere le attivit? e le esperienze.
Due iniziative, affidate alla gestione dell?associazione Casa Betel
2000, nascono in occasione del Grande Giubileo del 2000, che vede
nascere una felice sinergia tra molteplici realt? caritative di matrice ecclesiale.
Accanto alla campagna per la remissione del debito dei Paesi
poveri, il vescovo indica alla diocesi due opere di carit? che realizzino quella forma di ?pellegrinaggio a Cristo nei poveri? richi esto
dal Pontefice come segno giubilare.
Il 30 agosto 2000 viene costituita l?associazione Casa Betel 2000
onlus, voluta dalla diocesi attraverso la Caritas e dalle Congregazioni religiose femminili riunite nell?Usmi; l?ente gestisce operativamente due strutture.
La prima ? la comunit? di accoglienza Casa Betel 2000 per aiutare
ragazze ridotte in schiavit? al fine della prostituzione; nella casa,
31 ? proprio la carta pastorale di Caritas italiana a coniare pe r queste forme di intervento
l?espressione opere-segno, quando al n. 36 detta i canoni da seguire: ?Qualora la Caritas si
trovi a farsi carico direttamente e in via provvisoria di alcuni servizi da gestire, alcuni
criteri imprescindibili dovranno essere: un tipo di intervento non assistenziale ma promozionale, che cio? tende a far diventare le persone di cui si prende cura soggetti della
propria liberazione, che ricerca le cause dei problemi, che coinvolge le strutture pubbliche e chiama in causa politici, enti locali, forze sociali; servizi come opere-segno: segno per
i poveri d?un Dio che ? amore, accoglienza e perdono; segno per i cristiani di come esser
fedeli al Vangelo; segno per il mondo di che cosa sta a cuore alla Chiesa?.
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che dopo un lungo lavoro preparatorio ha preso avvio il 4 gennaio
2001, operano religiose, educatrici e assistenti sociali con l?obiettivo di reinserire nella societ? le giovani donne, per lo pi? str aniere,
sottratte allo sfruttamento della malavita32. La vita comunitaria,
l?esperienza del lavoro e le attivit? ricreative sono gli elementi di
un graduale cammino di recupero dalla prima accoglienza, nelle
situazioni di emergenza, alla progressiva ripresa di una vita autonoma al di fuori della comunit?. A marzo 2004, le ragazze presenti
in comunit? erano nove, soprattutto giovani dell?Europa dell?Est e
africane.
La seconda opera ? la mensa popolare per bisognosi Madre Eugenia Menni33, che ha sede in via Vittorio Emanuele II, 72 a Brescia in
uno stabile messo a disposizione dalle Suore Ancelle della Carit?.
Oltre alla Caritas, al servizio contribuiscono l?Ufficio migranti, le
rappresentanze della vita consacrata in tutte le sue espressioni e la
societ? San Vincenzo de? Paoli.
La mensa ? gestita da un responsabile e da pi? di ottanta volon tari
di parrocchie e realt? associative che, con la collaborazione delle
Acli di Brescia, rendono possibile un pasto caldo ogni giorno da
luned? a sabato a circa cento persone, per lo pi? emarginati gravi e
senza fissa dimora34. La struttura ? operativa dal 9 ottobre 2000 ed
? stata inaugurata dal vescovo mons. Giulio Sanguineti il 22
dicembre dello stesso anno.
Il Centro Piccoli Passi ? stato inserito dalla Caritas tra le operesegno per il suo carattere sperimentale, che valorizza la solidariet?
tra le mamme e le forme di condivisione e mutuo aiuto tra le famiglie, per le quali la gestione dei bambini ? sempre pi? complic ata e
32 La Caritas diocesana ha monitorato il problema attraverso il lavoro dell??quipe prostituzione e tratta, che riunisce le varie realt? operanti in diocesi su questo versante, offrendo
numerose occasioni di dibattito pubblico e di riflessione comunitaria. Tra queste segnaliamo per tutte, il convegno nazionale svoltosi a Brescia dall?8 all?11 marzo 2000 a cura
del Coordinamento per la lotta alla tratta di cui fanno parte Caritas Italiana, Fondazione
Migrantes, Usmi, Uisg e Gruppo Abele. Reiterate vicende processuali, inchieste giornalistiche e indagini statistiche segnalano il territorio bresciano come uno dei pi? colpiti da
questo fenomeno di sfruttamento criminale ai danni di donne e minori.
33 L?opera ? stata intitolata alla memoria di Madre Eugenia Menni, superiora della Congregazione delle Suore Ancelle della Carit?, scomparsa il 31 marzo 2000.
34 Il servizio ? diurno e viene ad integrarsi con altre iniziative presenti sul territorio, quali
dormitori, centri di ascolto, servizi sociali, emergenza freddo, ecc. Oltre al pasto, agli
ospiti viene offerta anche una attivit? di ascolto e di orientamento. Nel 2003 sono stati
distribuiti 17.156 pasti, per la quasi totalit? a persone accolte dopo un colloquio e il rilascio di una tessera di ammissione (1.927 sono i pasti distribuiti a persone senza tessera
per fare fronte ad emergenze). Gli italiani rappresentano circa il 12% del totale, l?affluenza femminile supera quella maschile e la maggior parte degli ospiti (80%) viene dai Paesi
europei, soprattutto dell?Est (Moldavia, Ucraina e Romania).
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da conciliare con i ritmi del lavoro. Questo modello, che si fonda
sostanzialmente su un reciproco volontariato, ? stato attivato
anche in altre zone pastorali.
Il Centro ? nato nel 1998 per iniziativa degli enti che hanno dato
vita all?associazione Piccoli Passi: Caritas diocesana, Societ? San
Vincenzo de? Paoli, Adasm e Padri Maristi. Ha sede a Brescia nel
centro storico in via Pulusella 10 ed ? un luogo di incontro per
mamme e/o pap?, nonni e baby sitter con bambini da 0 a 3 anni,
non a caso collocato nel quartiere dove pi? alta ? la presenza di
famiglie immigrate, che per la loro condizione sono prive di relazioni parentali o di amicizie e spesso alloggiate in case piccole o
fatiscenti. Piccoli passi, per?, ? uno spazio aperto a tutti e non ?
riservato a particolari situazioni di disagio; un bagno ed un fasciatoio per cambiare i bambini, un angolo cucina per scaldare i biberon rendono l?ambiente pi? accogliente; la presenza di una coordinatrice aiuta i bambini nel gioco e favorisce l?incontro tra le persone in modo da rivolgere proposte e iniziative anche ai genitori per
un confronto e una prevenzione sui problemi e sulle gioie della
prima infanzia35.
Il Centro offre informazioni per i servizi all?infanzia (nidi, asili,
ecc.), lezioni di italiano per le mamme straniere, laboratori didattici e giochi per i bambini. Due sono le linee guida: la presenza
degli adulti insieme ai bambini (e per adulti si intendono soprattutto i genitori) e lo stare insieme.
Nel 2002 la sede ? stata ampliata e ristrutturata con l?aggiunta di
alcuni locali concessi in comodato gratuito dalla Congrega della
Carit? Apostolica.
Tra le opere segno si colloca anche il progetto Emergenza freddo, che
nei mesi invernali viene attivato dalla Caritas in collaborazione
con altre realt? per integrare i servizi assistenziali rivolti ai senza
fissa dimora sul territorio urbano36.
35 A. DE AGOSTINI, Tanti piccoli passi, in Collegamento Caritas 1 (2001) p. 2: ?Alcuni episodi ci
hanno fatto riflettere... Perch? bianchi e neri, poveri e ricchi, professionisti e casalinghe,
laureati e quasi analfabeti dovrebbero conoscersi e stare insieme se ognuno non ha particolare bisogno dell?altro? La risposta credo vada cercata nella quotidianit? di Piccoli
Passi dove ognuno pu? sentirsi a casa e dove sul terreno della relazione con l?altro si
riceve qualcosa di inaspettato... Personalmente non posso che confermare, come
mamma, l?effetto benefico di tutto ci? e, come coordinatrice, le mille potenzialit? di questo luogo in questo quartiere?.
36 P. TENGATTINI, Con l?inverno torna l?emergenza freddo, in Collegamento Caritas 12 (2003) p. 2. Lo
scorso inverno vi ? stata la seguente suddivisione di competenze: gli interventi per il settore maschile sono stati coordinati dal Comune di Brescia, mentre per il settore femminile
ente capofila ? stata la Caritas diocesana insieme a Centro Migranti, Usmi (religiose), Gis
(consacrati), Cism (religiosi), Istituto Razzetti, Asilo notturno san Riccardo Pampuri, Societ? San Vincenzo de? Paoli, Volontari del Sebino e gruppo Volontari Casa Gabriella.
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8. CENTRO DI ASCOLTO PORTA APERTA
Le attivit? del Centro di Ascolto diocesano sono puntualmente
documentate, ogni anno, sul numero che la rivista Brescia Caritas
dedica al bilancio delle iniziative della Caritas e i dati sul numero
e la tipologia degli utenti vengono riportati nel Rapporto dell?Osservatorio delle povert?, con un commento illustrativo a cura
degli operatori del Centro37.
Forse, in questa sede, conviene dedicare qualche riga al Centro di
Ascolto in s? per descrivere come ? organizzato e con quali finalit?
opera questo servizio attivo da oltre vent?anni, che per una ripartizione di competenze con l?Ufficio Migranti ha per destinatari in
via prioritaria i cittadini italiani, uomini e donne, singoli o nuclei
familiari, che vivono situazioni di difficolt? e necessitano di aiuto
di vario genere.
Le richieste e le casistiche sono tra le pi? diverse e gli oper atori
distinguono la propria attivit? in quattro settori, ciascuno con specifiche problematiche: l?emarginazione femminile, l?emarginazione
maschile, i nuclei familiari, le problematiche legate al carcere.
Con l?apporto di figure professionali, volontari e obiettori il Centro
offre innanzitutto uno spazio in cui ci si pone in ascolto di ogni persona e insieme a lei, attraverso il racconto della sua storia, delle crisi
che l?hanno attraversata, attraverso la ricerca delle risorse per farvi
fronte si individuano percorsi di aiuto ed accompagnamento.
Questo stile di lavoro centrato sugli interventi individuali, anche
attraverso aiuti concreti (aiuti economici straordinari, buoni pasto,
posti letto in dormitori maschili e femminili o altre strutture di accoglienza, ricerca di casa e lavoro, consulenza per persone detenute).
Nella quotidianit? degli incontri che ?ci riconducono inevitabi lmente a un fardello di situazioni cariche di problemi, disagi,
povert?, solitudini, abbandoni, violenze fisiche e psichiche, rapporti che si rompono e si deteriorano? 38, si realizzano gli obiettivi
37 A. DEL CALDO ? E. M ORETTI, Il servizio Porta Aperta, in Terzo rapporto sulle condizioni di
povert? a Brescia, cit. pp. 43-58.
38 E. MORETTI, Porta Aperta: il cammino di un anno, in Brescia Caritas 1 (2003) p. 28.
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del Centro di Ascolto perseguiti con la collaborazione in rete di
numerose realt?:
1. costruire uno spazio di ascolto, di dialogo e di orientamento per le persone in difficolt?;
2. rispondere a situazioni di emergenza, stimolando al tempo
stesso la comunit? di appartenenza del soggetto (nelle sue
espressioni civili e ecclesiali) a farsi carico in modo stabile
delle problematiche pi? complesse;
3. indirizzare e accompagnare le persone verso quei servizi
che possono contribuire al superamento del disagio;
4. essere attenti rilevatori dei bisogni espressi e latenti del territorio;
5. essere risorsa e strumento di crescita di una cultura di solidariet? e di attenzione ai valori dell?uomo.
Tra i progetti mirati nell?area di disagio e della prevenzione, seguiti dall??quipe di Porta Aperta ricordiamo gli inserimenti lavorativi
per il recupero di persone con problemi di alcoolismo, detenzione,
marginalit? attuati insieme alla cooperativa Cauto; la gestione di
alloggi per uomini in percorsi di riabilitazione con la Cooperativa
?la Rete?; il supporto al progetto per la costituzione di grupp i di
auto?mutuo aiuto per favorire il reinserimento sociale di persone
in stato di marginalit?; i percorsi di ripresa lavorativa e sistemazioni abitative comunitarie e/o autonome per donne sole senza
casa e lavoro in collaborazione con la Societ? San Vincenzo de?
Paoli; il costante sostegno dell?attivit? del Centro Piccoli Passi a
favore di famiglie con bambini piccoli.
Tramite una specifica ?quipe che si avvale dell?esperienza del Centro di Ascolto Porta Aperta, la Caritas ha promosso e sostenuto l?apertura di Centri di Ascolto zonali. Oltre alla formazione iniziale
dei volontari e alla consulenza per l?organizzazione del servizio, la
Caritas organizza periodicamente dei corsi di formazione per gli
operatori e garantisce interventi di supervisione ed aiuto. Quale
frutto di questa pluriennale attivit? nel novembre 2002 ? stato
pubblicato nella collana dei Quaderni il Manuale operativo dei Centri
di Ascolto, giunto alla seconda ristampa.
I Centri di Ascolto in Diocesi che hanno intrapreso un cammino di
stabile collaborazione e scambio con la Caritas sono dodici e rappresentano una rete di volontariato per una lettura attenta dei
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bisogni e una distribuzione mirata delle risorse che la comunit?
cristiana mette a disposizione delle persone pi? in difficolt?, uno
strumento aggiornato di carit? a servizio di questo tempo.
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APPENDICE
1. Gli aiuti erogati negli anni 1999-2003
2. Le pubblicazioni
3. Album fotografico
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In forma schematica e riassuntiva, le tabelle espongono l?utilizzo delle
risorse pervenute alla Caritas diocesana negli ultimi cinque anni. Tutte la
cifre sono indicate in euro. La tabella delle erogazioni riguarda le attivit? di carattere pi? istituzionale e dotate di una certa continuit?. Il prospetto degli interventi riguarda le emergenze umanitarie e i progetti di
solidariet? in Italia e all?estero.
EROGAZIONI
Erogazione tramite fondi 8 per mille
74
1999
2000
2001
2002
2003
Totali
Pastorale dei nomadi
10.329,14 10.329,14
7.746,85
5.164,57
Pastorale del carcere
43.898,94 41.316,55 41.316,55 51.645,69 10.000,00 188.177,63
5.000,00 38.569,70
Promozione Caritas zonali
206.582,76 51.645,69 72.303,97 100.703,91 113.000,00 544.236,32
Promozione Iniziative Diocesane
206.582,76 73.582,76 57.346,38 77.468,53 100.000,00 515.361,69
Serv. Civile e Anno Volont. Sociale
25.822,84 25.822,84 25.822,84 25.822,84 30.000,00 133.291,38
Centro Ascolto Porta Aperta
77.468,53 77.468,53 77.468,53 77.468,53 85.000,00 394.874,14
Attivit? istituzionali Caritas
30.987,41 25.822,84 25.822,84 51.645,69 50.000,00 184.278,79
Progetti Giubilari: Mensa Menni,
Casa Betel, Remissione debito Estero
TOTALE
Erogazione tramite fondi Caritas
154.937,07 129.114,22 77.468,53 50.000,00 411.519,83
601.672,29 461.306,69 436.942,20 467.388,31 443.000,00 2.410.309,49
1999
2000
2001
2002
2003
Totali
Contributi ad iniziative varie
in ambito Diocesano
Interventi urgenti ed elargizioni
Progetti Giubilari (offerte ricevute)
Giornata del pane
56.660,80 73.353,79 15.449,85 25.710,43 20.747,48 191.922,35
33.757,65 64.257,38 37.466,33 66.928,29 22.928,65 225.338,30
106.868,46 58.173,52
5.500,00 13.792,50 184.334,48
46.566,54 44.019,25 42.707,93 36.527,93 40.216,74 210.038,39
TOTALE
136.985,00 288.498,88 153,797,63 134.666,65 97.685,37 811.633,53
TOTALE GENERALE 1999-2003
738.657,28 749.805,57 590.739,84 602.054,96 540.685,37 3.221.943,02
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Per i Trent?Anni della Caritas Bresciana
INTERVENTI
All?estero
1999
2000
Albania
7.850,14
5.855,07
2001
2002
Algeria
4.552,20
Alluvione Centro Europa
Emergenza Centro America
17.892,46
12.975,98
187.628,22
128.592,94
209.530,38
2.430,25
11.000,00 29.930,50
1.500,00
130.092,94
Iraq
Kosovo
13.117,43 54.397,00
11.416,27 10.485,89
16.500,25
India
4.552,20
21.919,83
11.629,58 29.649,99
Etiopia
Totali
17.892,46
8.943,85
Emergenza Betlemme
Ex-Jugoslavia
2003
3.655,48 44.484,49 13.836,55 75.681,74
9.872,01
443.928,45 376.156,00 117.952,19
9.872,01
938.036,64
Libano
11.620,28 31.219,66 19.289,67 35.649,91 30.450,00 128.229,52
Lituania
93.898,53 109.040,51 107.818,66 89.165,60
Centro America
14.202,56
Mozambico
4.131,66
5.164,57
1.650,00
77.118,70 477.042,00
8.900,00 34.048,79
119.056,18 21.949,42
Romania
9.285,90 12.268,01
141.005,59
5.710,32
5.010,32 32.274,54
Salvador
83.676,35
83.676,35
Siberia
14.777,64
14.777,64
Siria
Terremoto Colombia
7.941,27 10.164,57
26.946,22
26.946,22
Terremoto Per?
Terremoto Turchia
12.250,36
140.134,52
25.822,84
25.822,84
Tunisia
17.267,70
Venezuela
TOTALE
In Italia
Terremoto Umbria - Marche
Alluvione Nord-Ovest
12.250,36
61.852,43 78.282,10
Timor Est
Terzo Mondo - Microprogetti
17.655,84
3.573,40 20.841,10
35.068,97
35.068,97
23.959,89 38.985,78 10.535,72 35.015,84 20.021,93 128.519,16
884.862,69 869.765,04 567.537,73 290.581,13 197.452,54 2.810.199,13
1999
2000
2001
377.553,17
2002
2003
Totali
377.553,17
14.493,71
8.669,09
TOTALE
377.553,17 15.493,71
8.669,09
TOTALE GENERALE 1999-2003
1.262.415,86 885.258,75 576.206,82 299.781,13 305.948,41 3.329.610,96
Terremoto Molise
24.162,80
9.200,00 108.495,87 117.695,87
9.200,00 108.495,87 519.411,84
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LE PUBBLICAZIONI
Oltre ai libri, vengono indicati anche gli opuscoli pubblicati e le schede di
formazione raccolte in fascicolo a cura della Caritas diocesana e della
Domus Caritas Paolo VI. Dal 1989 la Caritas pubblica il periodico trimestrale Brescia Caritas mentre, come supplemento alla rivista principale,
dal 1996 viene stampato il foglio mensile Collegamento Caritas. La
redazione dei periodici e dei sussidi, come pure l?aggiornamento del sito
www.brescia.caritas.it (attivato nel 1999), ? a cura del servizio stampa
e documentazione dell?Ufficio diocesano.
1980
AAVV, Costruiamo la civilt? dell?amore.
1986
BALESTRINI F. ? FAPPANI A., La carit? nel bresciano, Fondazione Civilt? Bresciana.
1988
AAVV, L?affido familiare dalle esperienze alle proposte operative, atti del
convegno tenutosi a Brescia il 16-17 ottobre 1987.
1990
AAVV, Volontariato e anziano non autosufficiente, atti del convegno
tenutosi a Brescia il 21 aprile 1990.
1991
AAVV, Corso di volontariato per l?anziano a domicilio, atti del corso
tenutosi a Brescia dal 6 al 30 maggio 1991.
AAVV, Atti del corso di sensibilizzazione sul problema Aids, Fatebenefratelli edizioni.
1992
Direttorio Per una pastorale genuinamente ecclesiale delle opere di carit?.
1994
AAVV, Volontariato, atti del convegno tenutosi a Brescia il 18-19
febbraio 1994, Fatebenefratelli edizioni.
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Per i Trent?Anni della Caritas Bresciana
1995
AAVV, Volontariato e Aids, atti del corso di sensibilizzazione e formazione per volontari tenutosi a Brescia da marzo a maggio 1995
a cura dell?associazione I care.
1996
TONONI R., La Caritas. Un corso per le Caritas parrocchiali, schede di
formazione in abbinamento al mensile Collegamento Caritas.
1997
BONETTI A., Paolo VI e la civilt? dell?amore. Pagine del magistero di
Paolo VI sulla carit?.
1998
ANTONIN G. ? F ERRARI A., L?educatore nella comunit? alloggio per
minori. Esperienza di un percorso formativo, collana Quaderni Caritas
n. 1.
78
AAVV, Anno del Padre e della carit?. Itinerario di spiritualit? per le
Caritas parrocchiali, schede di formazione in abbinamento al mensile Collegamento Caritas.
2000
OSSERVATORIO PERMANENTE DELLE POVERT? E DELLE RISORSE, I servizi
socio-assistenziali nella Diocesi di Brescia, Brescia.
MIGLIORATI R., Spiritualit? del servizio. Icona della Provvidenza, profezia di misericordia, schede di formazione in abbinamento al mensile
Collegamento Caritas.
2001
AAVV, Primo rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia, collana
Quaderni Caritas n. 2.
AAVV, Nuovi orizzonti per il volontariato. Interrogativi e provocazioni
per la comunit? cristiana e civile, atti del convegno tenutosi a Brescia
il 26 maggio 2001.
AAVV, La Caritas e il volontariato: sfide e ragioni di un impegno, schede di formazione in abbinamento al mensile Collegamento Caritas.
GRAZIOLI G., Nel segno di Massimiliano, Editrice La Voce del Popolo.
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Per i Trent?Anni della Caritas Bresciana
2002
AAVV, Secondo rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia, collana
Quaderni Caritas n. 3.
Leggere il Vangelo oggi, schede di formazione a cura degli Uffici
Caritas, Catechesi e Liturgia, in abbinamento al mensile Collegamento Caritas.
GRAZIOLI G. ? M ORETTI E. (a cura di), Manuale operativo per i Centri
di Ascolto, collana Quaderni Caritas n. 4.
2003
AAVV, Terzo rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia, collana
Quaderni Caritas n. 5.
AAVV, I percorsi del disagio, schede di formazione in abbinamento
al mensile Collegamento Caritas.
GRAZIOLI G., Dall?obiezione di coscienza al servizio civile. Inquadramento storico-normativo.
Facciamo? la Caritas in parrocchia , opuscolo per i gruppi Caritas.
2004
Facciamo? la Caritas in parrocchia , schede di formazione in abbinamento al mensile Collegamento Caritas.
AAVV, Quarto rapporto sulle condizioni di povert? a Brescia, collana
Quaderni Caritas n. 6.
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Con il contributo di:
Provincia di Brescia
Assessorato al Volontariato e all?Associazionismo
Comune di Brescia
Fondazione della Comunit? Bresciana
Fondazione ASM
Fondazione Banca San Paolo di Brescia
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Finito di stampare nel novembre 2004
dalla Tipolitografia S. EUSTACCHIO snc
Capriano del Colle - Tel. 0309747832
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