Giornata di studio Arti decorative e musei L’Italia e l’Europa Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO PALAZZO MADAMA –MUSEO CIVICO DI ARTE ANTICA LA STORIA Il Museo Civico venne inaugurato il 4 giugno 18631 . Durante la direzione di Pio Agodino, fino al 1875, comprendeva materiali eterogenei: “oggetti di antichità patria”, cioè vetrate, mobili, ferri e porcellane di provenienza regionale, reperti archeologici rinvenuti nel territorio cittadino, raccolte preistoriche ed etnologiche entrate per donazione, e diversi dipinti dell' Ottocento; cui si aggiunsero, negli anni successivi, anche alcuni cimeli legati alla storia recente di Torino, memorie del Risorgimento (armi di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi) e memorie della dinastia sabauda, soprattutto monete. Va sottolineato che tra il 1863 e il 1865, il Museo Civico condivise la propria sede in via Gaudenzio Ferrari con il Regio Museo Industriale: quest’ultimo, fondato nel 1862 su modello del Science and Art Department del Kensington Museum di Londra, era ospitato al primo piano dello stabile di via Gaudenzio, dove venne esposta una galleria di macchine industriali e moderni utensili da lavoro acquistati all'Esposizione Universale di Londra del 1862. La fisionomia del museo andò assestandosi per gradi e tappe successive, all’incirca entro il 1895: nel 1871 venne attuata una permuta con il Regio Museo di Antichità, cui si cedettero gli oggetti archeologici in cambio di opere d’arte applicata di Medioevo e Rinascimento, transitati nel Museo di Antichità ma provenienti dalle raccolte d’arte di Palazzo Reale: bronzetti, cammei, smalti dipinti, avori, peltri e strumenti scientifici, riconducibili, per buona parte, al collezionismo di primo Seicento di Carlo Emanuele I duca di Savoia. Durante la direzione di Bartolomeo Gastaldi, archeologo appassionato dell’età preistorica, le acquisizioni riguardarono soprattutto l’etnografia, le arti applicate (ferri e mobili di età gotica) e la scultura medievale del territorio, certo anche per influsso di Vittorio Avondo, pittore, membro del comitato direttivo del museo e grande conoscitore e collezionista di manufatti valdostani del XV secolo. Tra il 1874 e il 1877, entrarono nel museo torinese due collezioni fondamentali, che contribuirono a caratterizzare ulteriormente il Museo Civico come museo d’arte e industria di livello europeo: la raccolta di maioliche e porcellane e quella di vetri a oro graffiti e dipinti del marchese Emanuele Taparelli d’Azeglio, già ministro plenipotenziario di Vittorio Emanuele II a Londra – dove visse per quasi vent’anni e formò le sue raccolte – , quindi direttore del Muso Civico dal 1879 al 1890. D’Azeglio era legato al modello del South VI INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Kensington Museum, che aveva potuto conoscere in modo approfondito negli anni londinesi, e portò a Torino (donandola poi al museo) anche la sua preziosa biblioteca, ricca di volumi sulla ceramica, cataloghi d’asta, repertori di arti applicate, poi ampliata da Avondo fino a contare un migliaio di testi2 . A fronte di questi assestamenti, nel 1878 una delibera del consiglio comunale stabilì di ridurre a tre le raccolte del Museo Civico: la collezione preistorica ed etnologica la collezione di “storia del lavoro dal periodo bizantino sino al principio del XIX secolo” la collezione d’opere d’arte italiana moderna; L’allestimento delle raccolte di “storia del lavoro”, documentato nella Guida del museo edita nel 1884 e dalle tavole del 19053 , seguiva due criteri differenti: da una parte, l’ordinamento classificatorio, per tipologie e tecniche artistiche derivato dal modello anglosassone, con sale gremite di oggetti conservati in grandi vetrine ad armadio (sale specifiche per le ceramiche, le stoffe, i ferri battuti e bronzi, i manoscritti miniati, i vetri dorati e dipinti, gli intagli in legno e in avorio); ed è certo significativo trovare nella Sala degli Avori (Fig.1 ) i frammenti del monumento funerario di Gaston de Foix del Bambaia (1515-1523), a fianco degli avori medievali degli Embriachi, dei mobili intarsiati dell’ebanista Piffetti attivo a metà Settecento e dei lavori in microintaglio già di gusto neoclassico dei piemontesi Bonzanigo e Tanadei, tutte opere presentate insieme in quanto capolavori di maestria tecnica, esempi eccellenti della lavorazione di volta in volta del marmo, del legno e dell’avorio, indipendentemente dalla loro cronologia. Ma era presente anche un secondo criterio allestitivo, quello delle “sale ambientate”, in questo caso in stile gotico, già realizzate nel 1877 e quindi in notevole anticipo rispetto alla diffusione di questo tipo di allestimento nei musei civici italiani. Una di queste è la sala 23 (Fig. 2), in cui si volle ricreare la sala di un castello piemontese/valdostano del Quattrocento; un’ambientazione che certo condizionò – come concezione d’insieme e per i materiali in essa contenuti (le imposte di finestre, i mobili, le porte, la bussola, gli alari in ferro), l’operazione dell’arredo della Rocca nel Borgo Medievale, inaugurata nello stesso anno in occasione dell’Esposizione Nazionale di Torino. L’altra importante sala ambientata è quella con i frammenti del coro dell’abbazia di Staffarda (1530-1540). Negli anni della direzione Avondo (fino al 1910)4, vennero attuate alcune importanti risistemazioni delle collezioni: il trasferimento delle raccolte di pittura e scultura dell’Ottocento in una nuova sede (Sezione di Arte moderna del Museo Civico, embrione della Galleria d’Arte Moderna); la cessione a deposito al Regio Museo di Antichità degli oggetti preistorici ed etnografici, e la donazione dei cimeli di storia patria al nascente Museo del Risorgimento. In questi anni, come si rileva bene dai grafici (Figg. 3,4, 5 e 6 )5, le acquisizioni del museo riguardarono i seguenti settori: al primo posto i tessuti (136 ingressi, di cui 84 furono acquisti), quindi i mobili (142, spesso provenienti dalla Valle d’Aosta), l’oreficeria (93), i ferri (67), i cuoi (45), i codici miniati (23); significativo anche l’arrivo di 137 cammei e pietre incise (dono Ricardi di Netro, 1903), mentre l’ingresso di 133 dipinti (i primitivi piemontesi della collezione Fontana nel 1909 e i dipinti di Sei e Settecento del legato Sismonda nel 1895), non modificò in un primo momento la fisionomia del museo (la maggior parte delle opere Sismonda venne data a deposito fuori dal museo). Accanto alle arti applicate, è consistente il numero di scul- VII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO ture, soprattutto lapidee (76), tutte di provenienza locale (Piemonte, Valle d’Aosta, valle di Susa): acquisizioni che spesso significarono il recupero e la salvaguardia di sculture medievali e rinascimentali del territorio, messe in vendita da privati e religiosi, altrimenti a forte rischio di dispersione. Nel periodo considerato, il Museo Civico non aveva al suo interno né una scuola di disegno, né laboratori dedicati all’insegnamento delle tecniche, come in altri musei artistico-industriali in Italia (MAI di Roma, Filangeri a Napoli). Si tratta tuttavia di servizi – “biblioteca artistica, scuola di disegno e di plastica, sale per conferenze” – , che il direttore Taparelli d’Azeglia avrebbe voluto attivare anche a Torino, come emerge in una lettera al sindaco del 1882, in cui si insiste sulla necessità di trovare una nuova sede, più grande, per il Museo Civico, in grado di ospitare le accresciute collezioni civiche e le scuole in questione. C’era però a Torino, in quegli stessi anni, qualcosa di assai vicino al Department of Practical Art del Kensington Museum di Londra, e cioè il corso do “composizione ornamentale applicata alle opere decorative in disegno e in rilievo” (ornamentazione industriale), tenuto presso la scuola del Regio Museo Industriale dallo scultore Pietro Giusti (dal 1867 al 1881), peraltro affiancato da corsi pratici di intaglio del legno e dell’avorio. La scuola del Museo Industriale disponeva di una ricca collezione di modelli per gli allievi, costituita da oggetti artistici moderni : lavori in mosaico, intagli in legno, vetri, ferri, ceramiche, campioni di tessuti e merletti (1072 l), tutti acquistati alle Esposizioni nazionali e internazionali6. Per quanto riguarda il rapporto con le Esposizioni Universali, non risulta che il museo abbia mai acquistato direttamente alle Esposizioni opere moderne in ceramica, vetro, tessuto o mobilio per le proprie collezioni (che si fermavano – da Regolamento – al principio del XIX secolo). A Palazzo Madama si conservano alcune opere di arte decorativa del secondo Ottocento, ma sono tutte entrate per vie indirette, mai frutto di acquisti deliberati da parte del comitato direttivo (che anzi, in una seduta del 1902, si espresse chiaramente per bocca di Avondo contro l’eventualità di acquisire oggetti contemporanei). Il nucleo di ceramiche ottocentesche, per esempio (tra cui il vaso Ginori in stile ispano-moresco e il Piatto con autoritratto in veste di pescatore della Fabbrica Achille Mollica Figg .7 e 8 ), arrivò come deposito da parte della città di Torino, cui gli artisti e le manifatture italiane che avevano partecipato all’Esposizione di Torino del 1884, avevano offerto in omaggio alcuni esemplari della loro produzione, tra quelli rimasti invenduti7. I vetri Salviati e Compagnia di Venezia-Murano (la coppa con il drago e la ciotola verde e viola, presentate rispettivamente all’Esposizione di Parigi del 1878 e a quella di Torino del 1884: Figg. 9 e 10 ), vennero acquistati dal Regio Museo Industriale per la scuola, e solo in un secondo tempo confluirono al Museo Civico – dopo la chiusura del Museo Industriale nel 1906 e la successiva dispersione delle sue collezioni –, probabilmente tramite Giovanni Vacchetta, già insegnante di Ornato al Museo Industriale, quindi direttore del Museo Civico dopo Avondo, dal 1913 al 1920. Un altro esempio da ricordare è quello degli argenti Tiffany (New York, 1873, Figg. 11 e 12 ), due candelieri e una coppa da punch assolutamente in sintonia con il gusto delle grandi Esposizioni, donati nel 1873 dal governo americano al conte Federico Sclopis di Salerano per il suo ammirevole arbitrato, in qualità di delegato nominato da Vittorio Emanuele II re d’Italia, nella questione dell’Alabama; e dieci anni più tardi offerti dalla vedova Sclopis al Museo Civico, che li espose per breve tempo nella sala dei cimeli risorgimentali in via Gaudenzio VIII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Ferrari, per poi lasciarli a deposito per più di cento anni8. Sempre a questo proposito, va ancora segnalato che la corrispondenza, conservata in archivio, tra il Museo Civico torinese e i comitati di alcune Esposizioni nel periodo 1860-1900, rivela che il museo torinese non partecipò mai a queste manifestazioni come acquirente, ma solo come prestatore per le sezioni cosiddette retrospettive: troviamo infatti diverse richieste di prestito rivolte al museo torinese per opere d’arte applicata antiche, come il clavicembalo di Maria Clotilde di Francia (ora a Lisbona, Museu de Música), richiesto e concesso per la sezione “Musica” dell’Esposizione Internazionale d’invenzioni di Londra del 18859; o la decina di oggetti in ferro battuto di età medievale richiesti per l’Esposizione nazionale di metalli artistici antichi e moderni, organizzata dal MAI nel 188610. La frattura, lo scarto rispetto alla fisionomia ottocentesca del museo fin qui descritta, si verificò nel 1909, dopo la donazione della collezione Fontana, che comprendeva molte e importanti tavole di primitivi piemontesi di Quattro e Cinquecento, da Defendente Ferrari a Gerolamo Giovenone, più la Trinità di Antoine de Lonhy11. A partire da questa data il museo divenne anche pinacoteca (ma rivolta solo alla pittura in Piemonte dal Medioevo al Settecento) e un po’ meno museo di arti applicate, e le acquisizioni di dipinti e di disegni, quasi inesistenti nel XIX secolo, proseguirono costanti lungo tutto il Novecento, durante la direzione di Viale e quelle successive. Per quanto riguarda il rapporto di questo direttore nei confronti delle arti decorative12, due sono i dati fondamentali da ricordare in questa sede. Prima di tutto il magnifico allestimento per le collezioni di ceramiche, tessuti, vetri, avori, oreficerie, armi, ferri e strumenti musicali progettato da Viale nel 1933-34 in occasione del trasferimento del museo a Palazzo Madama (Fig. 13 ): le vetrine furono realizzate dalla ditta Fontana Arte di Milano (i vetri curvi, i ripiani in cristallo, gli specchi interni), e da artigiani torinesi (per la parte lignea, in noce impiallacciato di radica, una soluzione che intenzionalmente richiamava le vetrine ottocentesche). E come in un museo d’arte e industria del XIX secolo, i materiali vennero disposti suddividendoli per tipologie e manifatture (anche se in un primo progetto, poi abbandonato, Viale aveva ipotizzato di disporre le ceramiche negli ambienti aulici del piano nobile di Palazzo Madama, ricchi di affreschi e di stucchi, creando delle sale “ambientate”, e destinando invece alle vetrine del secondo piano, le categorie più seriali dei ferri, cuoi, stoffe, ricami, più l’etnografia, rientrata nel 1932)13. In secondo luogo, se è vero, come evidenziato dai grafici (Fig. 14 e 15 ), che negli anni di Viale ci fu una forte crescita delle acquisizioni di arte figurativa (3976 disegni soprattutto architettonici, dei grandi maestri del barocco piemontese – , 1316 incisioni e 536 dipinti), è vero anche che non si verificò mai un calo negli acquisti di arte decorativa, che quantitativamente risultano alla pari con le cosiddette “arti maggiori” per il periodo 1931-1965: si pensi al numero altissimo di ceramiche (circa 3000), ai 1897 tessuti e ai 947 mobili (per queste categorie, molti pezzi provengono dalla donazione dell’antiquario Pozzi del 1932, ma gli istogrammi mostrano bene che la maggioranza degli ingressi si deve ad acquisti diretti del museo). Alcuni di questi, poi, furono particolarmente mirati e felici, e portarono al museo opere di eccezionale qualità, come le oreficerie ostrogote di Desana o il gruppo di animali di Meissen , capolavori spesso proposti o venduti al museo dall’antiquario Pietro Accorsi. Negli anni immediatamente successivi, tra il 1969 e il 1978, il museo pubblicò i suoi primi cataloghi sistematici, di cui la gran parte dedicata alle arti decorative: smalti e avori, vetri, vetrate e giade, maioliche, mobili e arazzi, tutti a cu- IX INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO ra di Luigi Mallé, prima conservatore con Viale, poi direttore del museo; volumi seguiti, nel 1978, dal catalogo dei vetri a oro graffiti e dipinti della preziosa raccolta d’Azeglio a cura di Silvana Pettenati, nuova dirigente del Museo Civico dal 1972. Si arriva così alla storia recente del museo, che nel 1987 venne chiuso per necessari lavori di impiantistica e messa a norma dell’edificio sotto il profilo della sicurezza; interventi seguiti, a partire dal 1997 (con il “Progetto Palazzo Madama” coordinato da Carlo Viano), dal restauro complessivo del palazzo, fino alla definitiva riapertura a dicembre del 2006. In questo lungo periodo, l’attività del museo non si è fermata, anche se le collezioni erano a deposito. Anzi, questa situazione ha permesso di affrontare un immane lavoro di revisione dell’intero patrimonio, attraverso la schedatura inventariale e la campagna fotografica documentaria di tutte le opere del museo. Per quanto riguarda le acquisizioni (Fig. 16 e 17 ), è cresciuta sensibilmente la raccolta di primitivi piemontesi (85 dipinti; acquisti e doni legati, in molti casi agli esiti dei nuovi studi, mostre e approfondimenti critici sulla pittura in Piemonte tra Tre e Cinquecento, condotti in questi ultimi venti anni da studiosi di Università e Soprintendenza). Sulle arti decorative si è lavorato in modo diverso: pochi gli acquisti (ripresi negli ultimissimi anni, dal 2004, con l’acquisto del cofano di Guala Bicchieri, capolavoro dell’oreficeria di Limoges del XIII secolo, seguito dall’acquisizione di importanti oreficerie mosane e parigine)), ma – approfittando del museo chiuso – moltissime le campagne di restauro e manutenzione su smalti, avori, opere in metallo e ceramiche; e molte le ricerche e ricognizioni su fondi specifici (dalla ceramica orientale, alla raccolta di pizzi e merletti), in parte approdate nella grande mostra del 1996 dedicata alle collezioni del Museo Civico, il Tesoro della Città. Alla vigilia della riapertura, nel definire i caratteri del nuovo allestimento per le arti decorative (Figg. 18,19 ), si è deciso di conservare l’allestimento del 1934, procedendo al restauro delle vetrine storiche e allo loro rifunzionalizzazione, soprattutto sotto il profilo luminotecnico. Attualmente, le raccolte di arte decorativa (tutte le tipologie, di tutte le epoche e tutte le provenienze) sono ospitate al secondo piano; sono invece presentate al piano terra nella sezione “Gotico e Rinascimento” del museo, dedicata alla produzione figurativa nel ducato di Savoia tra Due e Cinquecento, le oreficerie e gli oggetti preziosi documentati nel territorio ab antiquo o legate a committenti locali (Fig. 20 ); mentre al piano nobile, che ospita le arti del Barocco, nella torre tesori, abbiamo raccolto ori, cammei, bronzetti e strumenti scientifici provenienti dalle collezioni sabaude seicentesche, nel tentativo di ricostruire un frammento della raccolta di meraviglie dei duchi di Savoia. (Fig. 21 ). In questi ultimi anni – conclusa l’impresa della riapertura del museo – , è ripresa la pubblicazione di cataloghi sistematici dedicati alle raccolte di arte decorativa del museo (Cammei, intagli e paste vitree nel 2009 e Legature nel 2011; in corso di pubblicazione il catalogo di Merletti) e appena sarà di nuovo possibile, il museo conta di proseguire la politica di acquisizioni rivolta alle arti preziose. L’ultimo istogramma, concentra tutte le acquisizioni di questi 150 anni, evidenziando in maniera netta l’importanza centrale di Viale nell’arricchimento delle raccolte di arte decorativa (Fig. 22 ). X INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO L’ATTUALITÀ Il convegno del 2008, di cui qui si presentano gli atti, è stato occasione per Palazzo Madama di una riflessione sulla mission del museo in rapporto alle arti decorative. Al di là del proposito, discusso e ratificato dal comitato scientifico della Fondazione Torino Musei, di continuare ad arricchire e valorizzare le raccolte di arte decorativa con acquisizioni mirate, campagne di schedatura e pubblicazione di cataloghi sistematici, si è fatto un passo in più, decidendo di aprire le collezioni anche ai manufatti del XIX e XX secolo. Una decisione che parte anche dalla constatazione che queste tipologie di oggetti non trovano al momento asilo in nessun museo torinese o piemontese. Dato che la Galleria d’Arte Moderna di Torino, deputata a raccogliere la produzione artistica di Otto e Novecento, acquisisce ed espone esclusivamente opere di pittura e di grafica, le arti applicate contemporanee sono di fatto prive a livello regionale di una sede espositiva. Di qui, la l’idea di documentare a Palazzo Madama, con particolare riferimento alla situazione piemontese, le arti minori del secolo scorso, sull’esempio di quanto già fanno in questo senso altri grandi musei di arti decorative in Italia, come il Castello Sforzesco a Milano e il Museo di Capodimonte a Napoli. In realtà la riappropriazione di questi materiali si ricollega a iniziative volte in questa stessa direzione, negli anni del dopoguerra, da parte dell’allora direttore del museo Vittorio Viale. Ci furono cioè tra il 1947 e il 1953 alcune piccole esposizioni e progetti di mostre che già coinvolgevano le arti applicate del XIX e XX secolo. Una linea nuova rispetto a quella ottocentesca (chiusa al contemporaneo), inaugurata da Viale e portata avanti per un decennio circa. Forse proprio la particolare posizione di questo direttore, che ricopriva il doppio incarico di dirigente di Palazzo Madama e della Galleria d’Arte Moderna – abituato cioè a lavorare sia sul fronte dell’arte antica che su quello dell’arte del Novecento (con le famose mostre su Marc Chagall, 1953; Robert e Sonia Delaunay, 1960; Nicolas de Stäel, 1960; Francis Bacon, 1962; Franz Kline, 1963; Barbara Hepworth. 1966) –, facilitò l’ideazione di iniziative espositive che riunivano insieme arti decorative del passato e del presente. È il caso della Mostra dell’Orafo. Oreficeria e argenteria antica e moderna (Fig. 23 ), organizzata dal 16 al 30 ottobre del 1947 in occasione della riapertura di Palazzo Madama dopo il periodo bellico14. Un’esposizione di 250 argenti circa, dal VI secolo a. C. ai giorni nostri, per raccontare l’evoluzione delle forme e delle tecniche. Comprendeva gli argenti di Riccardo Gualino della Galleria Sabauda, argenti barocchi di collezionisti privati torinesi e dell’antiquario Pietro Accorsi, servizi da tè e da caffé in argento cesellato appartenuti a Carlo Felice e a Carlo Alberto conservati a Palazzo Reale; per arrivare infine ai preziosi creati dai principali gioiellieri torinesi di quegli anni, come Astrua, Capello, Clapero e Fasano, coinvolti dall’Associazione Piemontese Orafi, Argentieri, Gioiellieri, Orologiai e affini, che collaborò all’organizzazione della mostra insieme a Viale. L’interesse del direttore per la produzione contemporanea si fece ancora più forte nel 1953, in occasione della grande Mostra dell’arazzeria francese antica e moderna, un’esposizione prodotta in Francia, poi trasferitasi a Roma, e che Viale avrebbe voluto portare a Palazzo Madama nel maggio o nell’ottobre del 1953. Purtroppo problemi organizzativi impedirono la realizzazione del progetto, ma nell’Archivio Storico dei Musei Civici si conserva una ricca documentazione sulla mostra, con elenchi dei prestatori, tutta la corrispondenza con l’ambasciata francese a Roma e soprattutto le piante delle singole sale di Palazzo Madama in cui sono indicate con esattezza misure e posi- XI INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO zionamento delle opere da esporre (Fig.24 )15. Anche in questo caso si trattava di una rassegna che spaziava dal Medioevo al contemporaneo: dalla tappezzeria dell’Apocalisse della cattedrale di Angers commissionata a Nicolas Bataille da Luigi d’Angiò (destinata a Sala Staffarda), alle tappezzerie gotiche francesi e fiamminghe del XV e XVI secolo (in Sala Acaia); dagli arazzi su disegno di Vouet, Poussin e Le Brun (Sala Senato), alla produzione della manifattura dei Gobelins e di Beauvais del XVIII secolo (Camera delle Guardie, Sala Guidobono e Sala Feste); per arrivare infine al settore contemporaneo, con le tappezzerie dei surrealisti Jean Lurçat e Lucine Coutaud in sala Quattro Stagioni, quelle di Jean-Louis Cavailles, vicino ai fauves, in Camera di Madama Reale, e ancora le opere di Pierre Dubreuil, Maurice-Louis Savin, René Pierrot – tutti pittori/illustratori attivi tra le due guerre come “cartonniers” di tappezzerie – in Gabinetto Cinese, le creazioni dei postcubisti Marcel Gromaire e Louis Robert Latapie in Camera Nuova, e un gran finale con la tappezzeria Polynesie di Henri Matisse in Veranda sud. A due anni di distanza, nel 1955, sempre Viale organizzava in Sala Senato a Palazzo Madama, una grande mostra sul design contemporaneo (Fig. 25 ). Riprendendo quindi un discorso già avviato da Viale, Palazzo Madama ha imbastito in questi ultimi cinque anni diverse iniziative legate alle arti decorative del Novecento. In ordine cronologico, nel 2008 la mostra su Roberto Sambonet. Designer, Grafico, Artista (1924-1995), Fig 26 ; nel 2010, Arte e Industria a Torino. L’avventura Lenci. Ceramica d’arredo 1927-1937 (Fig. 27 ); e tra fine 2010 e inizio 2011, Preziosi non preziosi. Gioielli fantasia da una collezione torinese (Fig. 28 ). Una serie di mostre che ha consentito di valorizzare importanti patrimoni piemontesi (la ceramica Lenci), di raccontare storie del territorio (Roberto Sambonet disegnò diversi oggetti in acciaio per la ditta Sambonet di Vercelli); e di portare alla luce ricche collezioni torinesi, come quella di costume jewellery di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. In parallelo, ci sono stati singoli episodi di nuovi allestimenti che hanno portato a Palazzo Madama le creazioni di designers contemporanei. Nel 2010, in parallelo al riallestimento di sala Tessuti con una selezione di merletti antiche del museo dal XVI al XIX secolo, sono state inserite in vari ambienti del palazzo le opere di tre fiber artist, Wanda Casalis, Gina Morandini e Thessy Schoenholzer (Fig. 29 ). Nella stessa ottica sono stati esposti a varie riprese a Palazzo Madama i lavori degli studenti dell’Istituto Europeo di Design. Nel 2009 abiti e accessori di moda in velluto, elaborati dagli allievi del 3°anno di Fashion and Textile Design ispirandosi alla collezione di velluti del museo (Antiche Trame – Nuovi Progetti) ed esposti nella torre romana nord (Fig.30 ); e nel 2011 una serie di cammei contemporanei – nati dallo studio dei cammei di età romana, rinascimentale e neoclassica di Palazzo Madama –, realizzati con materiali alternativi, come il silicone, la carta, il plexiglas, la plastica, il rame, l’ottone e l’alpacca, dagli studenti del secondo e terzo anno del Corso triennale postdiploma in Design del Gioiello e dell’Accessorio; i nuovi gioielli sono rimasti esposti per tre mesi nelle vetrine negli ambienti barocchi di Piccola Guardaroba e Gabinetto Cinese (Cammei Contemporanei. Le creazioni IED per Palazzo Madama, Fig. 31 ). La collaborazione con l’Istituto Europeo di Design ha avuto anche un altro significato: la pratica di studiare gli oggetti antichi dal vero, al fine di trarne ispirazione per nuove creazioni, permette di ricollegare il museo di oggi a quello di centocinquanta anni fa, quando gli artigiani e i giovani disegnatori venivano sollecitati ad andare nei musei d’arte e industria proprio per trovare modelli per i loro lavori, sia sotto il profilo delle tecniche che su XII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO quello formale. In linea con questo discorso, sono stati anche organizzati dei workshop, aperti a studenti e pubblico adulto, dedicati all’approfondimento di certe tecniche e materiali: corsi sulla ceramica graffita, sulle carte decorate, sui velluti, sui merletti e sul ricamo, tenuti rispettivamente da ceramisti professionisti legatori e fiber artist che hanno guidato il pubblico alla realizzazione di nuovi manufatti utilizzando le tecniche antiche, prima illustrate dai conservatori del museo (Fig. 32 ). NOTE 1 Per una storia delle origini del Museo Civico d’Arte Antica, si veda l’intervento di Castelnuovo 1996, pp. 4547; Astrua 1996, pp. 47-51; Di Macco 1996, pp. 51-54; e Spantigati 1996, pp. 33-34. Più recentemente: Pagella 2008, pp.415. 2 Su questa figura di collezionista:Maritano, in corso di stampa. Maritano 2011, pp. 37-117. 3 Il Museo Civico di Torino. Guida, 1884; Museo Civico di Torino, 1905. 4 Pettenati 1997, pp.95-105. 5 Tutti i grafici, torte e istogrammi, presentati in questo intervento, sono stati elaborati da Gianfranco Franceschi (Graffiti Multimedia) – che ringrazio – , acquisendo i dati contenuti nel catalogo informatizzato del museo e ordinati con programma Guarini. 6 Pagella 2009, pp. 115-127. 7 Pettenati 1984, pp.573-579. 8 Castronovo 2011, pp.6-19. 9 Torino, Archivio della Fondazione Torino Musei (Archivio Storico dei Musei Civici), CAA 12.6, 1885-pratica 3. 10 Torino, Archivio della Fondazione Torino Musei (Archivio Storico dei Musei Civici), CAA 17.1, 1886-pratica 3. 11 Baiocco 2009. 12 Pagella 2002, pp. 145-160. 13 Maritano 2010, pp.288-289. 14 Torino, Archivio della Fondazione Torino Musei (Archivio Storico dei Musei Civici), CAA 560, 1947 [IX-8Esposizioni 13]. 15 Torino, Archivio della Fondazione Torino Musei (Archivio Storico dei Musei Civici), SMO 489. XIII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO BIBLIOGRAFIA P. Astrua, Pio Agodino e il dibattito sui musei a Torino nel decennio postunitario, in Il Tesoro della città. Opere d’arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, a cura di S. Pettenati, G Romano, catalogo della mostra (Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 31 marzo-8 settembre 1996), Umberto Allemandi &C., Torino 1996, pp, 47-51; S. Baiocco (a cura di), Defendente Ferrari a Palazzo Madama. Studi e restauri per il centenario della donazione Fontana, Savigliano, L’Artistica Editrice, 2009. E. Castelnuovo, Le molte anime del museo, in Il Tesoro della città. Opere d’arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, a cura di S. Pettenati, G Romano, catalogo della mostra (Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 31 marzo-8 settembre 1996), Umberto Allemandi &C., Torino 1996, pp. 45-47; S. Castronovo, Gli argenti Tiffany e Garrard di Federico Sclopis ora al Museo di Palazzo Madama a Torino, in F. Simonetti (a cura di), Gli argenti Tiffany donati a Federico Sclopis, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, Genova, Sagep Editori, 2011, pp.6-19. M. Di Macco, Il “Museo Civico d’arte applicata alle industrie in Torino”, in Il Tesoro della città. Opere d’arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, a cura di S. Pettenati, G Romano, catalogo della mostra (Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 31 marzo-8 settembre 1996), Umberto Allemandi &C.,Torino 1996, pp. 51-54. Il Museo Civico di Torino. Guida, Tipografia Eredi Botta di Giovanni Bruneri, Torino 1884; C. Maritano, Il museo nel Museo: l’allestimento di Vittorio Viale, in E. Pagellae C. Viano (a cura di), Palazzo Madama a Torino. Dal restauro al nuovo museo, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2010, pp.288-289. C. Maritano, Emanuele d’Azeglio, collezionista a Londra, in G. 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Romano, catalogo della mostra (Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi, 31 marzo-8 settembre 1996), Umberto Allemandi &C., Torino 1996, pp. 33-34. XIV INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Fig. 1 Museo Civico d’Arte Antica, sede di via Gaudenzio Ferrari. Sala degli Avori 1905. Fig. 2 Museo Civico d’Arte Antica, sede di via Gaudenzio Ferrari. Sala Aostana, 1905. 1 2 XV INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 3 4 Fig. 3 Palazzo Madama. Acquisizioni 1874-1890. Fig. 4 Palazzo Madama. Acquisizioni 1874-1890. XVI INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 5 6 Fig. 5 Palazzo Madama. Acquisizioni 1891-1910. Fig. 6 Palazzo Madama. Acquisizioni 1891-1910. XVII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Fig. 7 Doccia, manifattura Ginori. Vaso in stile ispano-moresco, decorato a lustro. 1884. Maiolica. Marca “Ginori” con corona, in blu. Torino, Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica. Fig. 8 Napoli, Fabbrica Achille Mollica. Piatto con autoritratto in veste di pescatore. 1882. Maiolica. Iscrizione: “A. Mollica 1882”. Torino, Palazzo Madama -Museo Civico d’Arte Antica. 7 8 XVIII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Fig. 9 Compagnia Venezia e Murano, Vaso in vetro bianco decorato a filigrana con nodo a dragone aggrovigliato, 1878. Torino, Palazzo Madama -Museo Civico d’Arte Antica. Fig. 10 Manifattura Salviati dott. Antonio, Ciotola murrina, circa 1880. Torino, Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica (già Regio Museo Industriale Italiano). 9 10 XIX INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 11 12 Fig. 11 Eugène J. Soligny (attribuito a), Tiffany & Co., New York, Coppa per punch, 1873. Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Fig. 12 Eugène J. Soligny (attribuito a), Tiffany & Co., New York, Candelabro a dodici lumi, 1873. Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Fig. 13 Palazzo Madama- Museo Civico d’Arte Antica. Sala Ceramiche. Allestimento 1934. 13 XX INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 14 15 Fig. 14 Palazzo Madama. Acquisizioni 1930-1965. Fig. 15 Palazzo Madama. Acquisizioni 1930-1965. XXI INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 16 17 Fig. 16 Palazzo Madama. Acquisizioni 1972-2007. Fig. 17 Palazzo Madama. Acquisizioni 1972-2007. XXII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 18 slide 8 di power point 19 Fig. 18 Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Sala Ceramiche. Allestimento 2006. Fig. 19 Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Sala Vetri e Avori. Allestimento 2006. XXIII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Fig. 20 Palazzo Madama- Museo Civico d’Arte Antica. Cofano di Guala Bicchieri. Sala Acaia (particolare). Allestimento 2006. Fig. 21 Palazzo MadamaMuseo Civico d’Arte Antica. Torre Tesori Piano Nobile (particolare). Allestimento 2006. 20 21 XXIV INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 22 23 Fig. 22 Palazzo Madama. Acquisizioni 1874-2007. Fig. 23 Mostra dell’orafo a Palazzo Madama, 1947, opuscolo informativo. XXV INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 24 Fig. 24 Progetto di allestimento delle tappezzerie di Jean Lurçat in Sala Quattro Stagioni a Palazzo Madama, 1953, disegno su cartolina. Fig. 25 Mostra del design contem- poraneo in Sala Senato, Palazzo Madama, 1955. Fig. 26 Roberto Sambonet. Designer, Grafico, Artista (19241995), Palazzo Madama, 2008. 25 26 XXVI INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 27 slide 8 di power point 28 Fig. 27 Arte e Industria a Torino. L’avventura Lenci. Ceramica d’arredo 1927-1937, Palazzo Madama, 2010. Fig. 28 Preziosi non preziosi. Gioielli fantasia da una collezione torinese. Palazzo Madama, 2010-2011. XXVII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO Fig. 29 Wanda Casaril, Gina Morandini e Thessy Schoenholzer, SimileDissimile. Palazzo Madama, Corte medievale, 2010. Fig. 30 Antiche Trame Nuovi Progetti. Palazzo Madama, Torre romana nord, 2008. 29 30 XXVIII INTRODUZIONE Il Museo Civico d’Arte Antica e le arti decorative SIMONETTA CASTRONOVO 31 slide 8 di power point 32 Fig. 31 Cammei contemporanei. Le creazioni IED per Palazzo Madama. Palazzo Madama, Gabinetto Cinese, 2011. Fig. 32 Conoscere è fare. Taglia e cuci, workshop sui velluti a Palazzo Madama, 2009. XXIX