Ferrara 06/12/2000 Al Direttore generale dell’Az. Osp. S.Anna Al Direttore generale dell’Azienda USL Al Sindaco del comune di Ferrara All’Assessore regionale alla Sanità Oggetto: Lettera del segretario regionale (signora Adriana Gelmini) In relazione alla lettera che la signora Gelmini, segretaria regionale di Cittadinanzattiva, ha inviato, in data 27 novembre, dando informazioni sbagliate e adottando provvedimenti del tutto ingiustificati nei confronti del sottoscritto, senza nemmeno sentire il dovere “elementare” di darmene comunicazione (e mi sento quindi autorizzato a ricambiare la cortesia), devo riferire di aver già avanzato ricorso al Collegio nazionale di garanzia, perché non solo ritengo il provvedimento ingiusto e immotivato, per l’impegno che da molti anni dedico all’attività di tutela dei diritti dei cittadini, ma anche offensivo per la mia dignità personale e rischioso per l’attività di tutela svolta dal Centro di Ferrara. Dopo tanti anni di impegno e di lavoro volontario non credevo proprio di “meritare” una tale “ricompensa”. Nella lettera della signora Gelmini si motiva il provvedimento con il fatto che io non avrei aderito al movimento. Una motivazione assai strana per uno che, in questo movimento per la tutela dei diritti, milita da quasi 20 anni e che ha anche ricoperto l’incarico di segretario regionale prima di lei! Ma, forse, la signora Gelmini avrebbe voluto o dovuto dire che non avevo adeguato lo statuto del nostro Centro al nuovo statuto nazionale di Cittadinanzattiva! Ma, anche in questo secondo caso, la signora Gelmini, che è da anni segretaria regionale e che ha partecipato al congresso nazionale, nel corso del quale è stato adottato il nuovo statuto, si è ben guardata dall’informarmi che un breve comma, inserito nelle norme transitorie, prevedeva che i gruppi locali dotati di statuto autonomo dovevano adeguare il loro statuto a quello nazionale entro sessanta giorni. La segretaria regionale non avrebbe dovuto sentire il dovere di informare il sottoscritto, e gli altri gruppi che si trovano nelle stesse condizioni, mettendosi magari a disposizione per contribuire alla soluzione dei problemi? E, invece, senza tener in dovuto conto le conseguenze che ne potevano derivare, non solo per la mia persona, ma anche per l’attività di tutela svolta dal Centro, essa ha ritenuto di prendere un provvedimento di vera e propria “esclusione”, senza garantire un diritto alla difesa che, in un qualsiasi paese democratico, è garantito anche ai criminali più incalliti. E che questo possa avvenire, in un “movimento per la tutela dei diritti” (e purtroppo non è la prima volta, e io non sono il solo), è cosa che provoca non poco stupore e tanta amarezza, specie in chi, alla tutela dei diritti, dedica gran parte del suo tempo e della sua fatica. Pur essendo consapevole che i problemi interni al movimento Cittadinanzattiva, non sono questioni sulle quali si possano pronunciare le istituzioni in indirizzo, mi sento tuttavia in dovere, a causa della decisione della segretaria regionale, di fornire ai rappresentanti di queste istituzioni, con le quali ho dovuto più frequentemente confrontarmi nel corso di questi anni, copia di altra documentazione che consenta una più adeguata valutazione della situazione che si è creata. In ogni caso, al di là della decisione della segretaria regionale (se verrà confermata dal Collegio di garanzia) su chi sarà il referente di Cittadinanzattiva, spetta solo ai volontari del Centro per i diritti del malato di Ferrara, organismo con statuto autonomo, decidere chi deve essere il loro rappresentante. E a decidere, anche, se stare in un movimento dove i diritti degli aderenti vengono negati o se rompere ogni rapporto con Cittadinanzattiva. Nell’uno o nell’altro caso, se si ritiene che l’attività di tutela dei diritti dei malati, svolta da oltre 15 anni a questa parte dal centro di Ferrara, sia stata utile e debba poter continuare, si chiede che venga garantita, al gruppo dei volontari del Centro, l’utilizzazione della sede che è diventata un punto di riferimento sicuro per molte persone della nostra città e della provincia. Il coordinatore del centro Prof. Crociani Giancarlo Ferrara. 26/12/2000 e p.c. Al Direttore Generale del S.Anna Ai membri del Comitato consultivo Oggetto: Diffida ad inviare ad altre persone la documentazione del centro di Ferrara. Egregio Direttore, ho saputo, per caso, leggendo una risposta che una persona seguita dal nostro Centro ci ha portato, che una lettera indirizzata al “Centro per i diritti del malato” non era pervenuta al nostro centro, ma era stata inviata alla signora Gelmini di Parma. E di ciò ho avuto conferma con una telefonata all’URP, in data 23.12.00. Non so quante altre lettere abbiano seguito lo stesso percorso, ma ho l’impressione che siano già diverse, visto che, da qualche tempo, non ci giungono più risposte. Io non sono un legale, tuttavia ritengo che l’azienda non avrebbe potuto prendere tale decisione senza prima chiederne l’autorizzazione alle persone interessate. Ed avrebbe dovuto indicare chiaramente, nella intestazione, chi era il nuovo destinatario. E’ forse cosa lecita intestare una lettera al nostro Centro e poi inviarla ad altri? Devo constatare, inoltre, con una certa delusione, che anche Lei, come aveva fatto la signora Gelmini, si è sentito autorizzato ad adottare provvedimenti che riguardano il centro di Ferrara, e la mia persona, senza nemmeno sentire la necessità di darne una preventiva e doverosa comunicazione. A meno che (ma la cosa sarebbe comunque molto grave) la decisione non sia stata presa autonomamente dall’URP o da altri uffici senza la Sua autorizzazione. Mi sembra che le parole di stima e di apprezzamento da Lei espresse, nei miei confronti e nei confronti dell’attività del Centro, nel corso della recente riunione del Comitato consultivo misto, avrebbero dovuto far pensare ad un atteggiamento assai diverso da quello che si è verificato. Lei è ovviamente libero di comunicare con la signora Gelmini su tutte le questioni di carattere generale che riguardano i suoi rapporti con Cittadinanzattiva. E la signora Gelmini, se ne ha il potere, è libera di indicare chi vuole come rappresentante di Cittadinanzattiva a Ferrara. Ma le segnalazioni dei cittadini, e le lettere del sottoscritto, non possono costituire documentazione che l’azienda ospedaliera può decidere di inviare alla signora Gelmini di Parma o a chiunque altro, anche se la richiesta viene formulata da chi ricopre l’incarico di segretario regionale o nazionale di Cittadinanzattiva! Devo pertanto ancora una volta rammentare, a Lei e ad altri interlocutori eventualmente interessati, che il Centro per i diritti del malato di Ferrara è una associazione, con statuto autonomo, regolarmente iscritta al registro regionale del volontariato. E finché rimane tale, la nostra associazione è libera di scegliere autonomamente i suoi rappresentanti. E nessuno che non sia eletto dai volontari del Centro può sentirsi autorizzato a rappresentarli. Inoltre, finché io non riceverò una comunicazione ufficiale, non dalla Gelmini, ma dal Collegio nazionale di garanzia, al quale mi sono rivolto, a tutela dell’azione del Centro, ma anche a tutela della mia dignità personale, mi sento del tutto autorizzato a continuare l’attività di responsabile del Centro di Ferrara, come se nulla fosse finora accaduto. Sono quindi costretto a diffidarLa, a tutela della privacy delle persone che si rivolgono al nostro Centro (e che delegano questo Centro, e non altri, a trattare i loro problemi con l’azienda S.Anna), dall’inviare documentazione personale riservata a persone o a Centri che non siano stati espressamente delegati dai cittadini interessati. Le chiedo, infine, di conoscere quante e quali lettere sono state inviate alla signora Gelmini, con la richiesta di ottenerne immediata restituzione e di farle sollecitamente pervenire al nostro Centro che è l’unico ad essere stato legittimamente delegato dai cittadini. Distinti saluti Il coordinatore del centro prof. Giancarlo Crociani. Ferrara 30/12/2000 Al Direttore Generale del S.Anna Al Direttore Generale della USL Al Sindaco del Comune di Ferrara All’Assessore Regionale alla Sanità Ai Sindaci dei Comuni della provincia di Fe. Oggetto: Cambio di denominazione e di statuto A causa del deteriorarsi delle relazioni tra il nostro Centro di Ferrara e gli organismi regionali e nazionali del movimento al quale il Centro aderiva, e per evitare che, a causa di ciò, i problemi che il nostro Centro segnala all’Azienda ospedaliera S.Anna, sulla base delle testimonianze dei malati o dei loro familiari, vengano impropriamente sottoposti al parere di altri organismi che non sono stati espressamente delegati dai cittadini interessati, l’assemblea del Centro per i diritti del malato di Ferrara ha deciso di modificare la propria denominazione in “Centro per la tutela dei diritti dei malati” e di dotarsi di un nuovo statuto nel quale è stato tolto qualsiasi riferimento al Tribunale per i diritti del malato e al movimento Cittadinanzattiva. Tutti i volontari del Centro continueranno a svolgere la stessa attività degli anni scorsi, negli stessi giorni e nelle stesse ore, e con il medesimo impegno e la medesima disponibilità nei confronti di qualsiasi persona che ritenga di aver bisogno del nostro intervento. Si chiede, pertanto, ai rappresentanti degli enti ai quali ci rivolgiamo, di voler prendere atto della nostra nuova realtà e di voler giudicare il nostro Centro, non in base all’appartenenza o meno ad un movimento nazionale, ma sulla base della qualità del lavoro che viene svolto a tutela dei diritti dei malati o di altri cittadini in condizione di bisogno. Il coordinatore del Centro. prof. Crociani Giancarlo. Ferrara 12/01/2001 e p.c. Al Direttore Generale del S.Anna All’Assessore Regionale alla Sanità Egregio Dott. Montaguti, con riferimento al colloquio telefonico che abbiamo avuto, in data 11.1.01, prendo volentieri atto delle attestazioni di stima nei miei confronti e degli apprezzamenti per l’attività da anni svolta dal Centro. Prendo inoltre atto, con soddisfazione, che non c’è nessuna intenzione, da parte dell’azienda, di impedire la continuazione della nostra attività attraverso la chiusura della sede o con altre “spiacevoli iniziative”. Confermo l’impegno, da parte del nostro Centro, di fornire ai cittadini che vengono a contatto con noi l’informazione sul cambio della denominazione. Del resto, a partire dal primo di gennaio, abbiamo subito adottato la nuova denominazione anche nella testata delle nostre lettere e nei moduli con i quali raccogliamo le testimonianze dei cittadini. Per le segnalazioni inviate con la nuova denominazione, dunque, non vi è dubbio che la risposta va data al nostro centro. Per le segnalazioni precedenti, accetto la Sua proposta di chiedere ai cittadini che attendono riscontro alle loro segnalazioni, se preferiscono che la risposta venga inviata al Centro per la tutela dei diritti del malato di Ferrara o alla Segreteria regionale del Tribunale per i diritti del malato a Bologna. Credo, però, che sarebbe opportuno ci venisse data notizia dell’invio della risposta ad altra sede, per evitare solleciti inutili. La lettera di diffida era stata da me inviata proprio per evitare che qualsiasi documentazione personale venisse inviata ad altri centri senza il preventivo consenso degli interessati. Qualora il consenso vi sia: nessuna obiezione! Confermo l’impegno del nostro Centro di completare, nei tempi più rapidi possibili, il percorso necessario per giungere al formale riconoscimento della nuova organizzazione. Per quanto però concerne il contenuto della lettera che mi è stata consegnata nella mattinata del 11.1.01, poche ore prima del nostro colloquio telefonico, ma che portava la data del 9.1.01,ed era stata preventivamente “anticipata via fax” alla sede regionale e nazionale di Cittadinanzattiva, devo dire che la cosa mi ha sorpreso e mi ha fatto ovviamente pensare ad un preciso accordo per estromettere il nostro centro dalla sede. Mi fa piacere sapere, da Lei, che non c’è nessun accordo del genere e che non viene messa in discussione la nostra presenza in ospedale. Resta inspiegabile, tuttavia, il motivo per cui si è proceduto ad inviare la lettera con queste strane modalità. Per quanto riguarda il riferimento al “protocollo di intesa”, firmato alcuni anni or sono dall’allora Direttore Generale, dott. Balicchi, e dal sottoscritto, in qualità di coordinatore del TDM di Ferrara (protocollo assai scarsamente applicato), devo ricordare che, già nei primi tempi del Suo mandato, mi è stata consegnata una nota con la quale si affermava che il protocollo era “superato” in seguito alla istituzione dei comitati consultivi misti. E, da allora, i tentativi per addivenire ad un nuovo accordo o protocollo, tra azienda S.Anna e il Centro per i diritti del malato, non sono mai andati a buon fine. Quel protocollo, quindi, non mi sembra possa essere preso, oggi, a pretesto per giustificare le pretese della signora Gelmini o le scelte adottate dall’azienda. Come Le ho comunicato a voce, lo statuto della nostra nuova organizzazione era allegato alla lettera che, in data 30.12.00, ho inviato a Lei e agli altri rappresentanti delle istituzioni pubbliche interessate. In ogni caso ne allego nuova copia che sarà presto sostituita da quella che recherà anche il timbro dell’Ufficio del registro di Ferrara. Anche facendo tutto il possibile per informare i cittadini sulla nuova situazione, non potrò evitare che un certo numero di persone indirizzino la loro corrispondenza al nostro Centro, forse facendo ancora riferimento, per qualche tempo, alla vecchia denominazione. Per quanto concerne la concessione e l’uso di spazi per il volontariato e i movimenti per la tutela dei diritti, le norme vigenti non fanno riferimento a: “una sede per le attività delle associazioni appartenenti alla consulta del volontariato”. Oltre a quanto previsto dalle norme nazionali e regionali sul volontariato, la normativa nazionale e regionale riguardante la sanità stabilisce quanto segue: *) art. 14 del decreto legislativo 512/92 e 517/93 “Al fine di favorire la presenza e l’attività. all’interno delle strutture sanitarie, degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti, le USL e le A.O. stipulano con tali organismi di volontariato e di tutela dei diritti, senza oneri a carico del fondo sanitario regionale, accordi o protocolli che stabiliscano gli ambiti e le modalità della collaborazione, fermo restando il diritto alla riservatezza dei cittadini e la non interferenza nelle scelte professionali degli operatori sanitari”. *) art. 16 della legge regionale 19/94 “La regione favorisce, presso le aziende-unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere, l’azione delle organizzazioni di cui all’art. 15 (organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti dei cittadini) all’interno dei propri presidi mettendo loro a disposizione sedi adeguate ed accreditando le medesime presso gli utenti. A tal fine, tra gli organi di gestione delle aziende e le organizzazioni interessate, vengono concordati specifici protocolli operativi.” L’uso che il Centro per la tutela dei diritti dei malati farà della sede sarà esattamente quello di prima. La sede è sempre stata, per noi, unicamente un luogo di incontro con i cittadini e di attività di tutela dei loro diritti, nonché sede delle riunioni dei volontari del centro o delle riunioni con rappresentanti di altre organizzazioni di volontariato. Non penso che lo svolgimento di queste attività possa essere considerato una “utilizzazione impropria del locale”. Per quanto concerne la “legittimazione a rappresentare i diritti dei cittadini”, sono del parere che la vera legittimazione di una organizzazione di volontariato, più di quella che deriva dall’appartenenza o meno ad un movimento nazionale o regionale, per quanto conosciuto, oppure da quella che può essere assicurata dai timbri di qualche ufficio, dipende soprattutto dal grado di fiducia che i cittadini ripongono nella attività svolta e nelle iniziative promosse dai volontari dell’organizzazione. E questa fiducia, da quando, nel 1988, abbiamo finalmente avuto una sede al S.Anna, mi sembra che molti cittadini l’abbiano manifestata, in questi anni, e che il Centro l’abbia meritata, anche se spesso non è riuscito a far ottenere risposte soddisfacenti ai loro problemi. Sono infine convinto che l’attività di tutela dei diritti dei cittadini, svolta dal nostro centro, oltre che essere uno stimolo al miglioramento della qualità dei servizi, può essere anche un contributo al buon nome e al prestigio dell’azienda. Cordiali saluti Il coordinatore del centro prof. Giancarlo Crociani. Ferrara 28/01/2001 Al Direttore Generale del S.Anna Oggetto: Sulla proposta di una nuova “carta dei diritti e dei doveri” Egregio Dott. Montaguti, devo dire che trovo abbastanza strano, e piuttosto contraddittorio, l’atteggiamento che Lei assume con me nei colloqui diretti e il tono che, invece, viene non di rado assume nelle lettere che mi scrive, come, ad esempio, nella breve e sprezzante nota che mi ha inviato, in data 25 gennaio, in risposta alla proposta di una nuova “carta dei diritti e dei doveri dei malati”. Non so se è una scelta tutta Sua o se vi è il responsabile di qualche ufficio che contribuisce a rendere più difficili i rapporti. In ogni caso, Lei firma le lettere e, quindi, se ne assume tutte le responsabilità. Nel merito della lettera sul tema indicato in oggetto, mi sento costretto ad esprimere una serie di considerazioni, a partire dalle modalità di trasmissione che sono state utilizzate. La busta, infatti, era indirizzata “Al prof. Crociani c/o ex C.D.M.. *) Le avevo già comunicato, da qualche tempo, a voce e per iscritto, la nostra decisione, presa alla unanimità, di procedere al cambio della denominazione della nostra associazione: che non è “ex C.D.M.”, ma: “C.T.D.M.” e io non sono una persona che va al centro a ritirare la posta, ma sono il coordinatore del centro. Non è certo un fatto grave e non credo sia stato Lei a dare una disposizione in tal senso, ma è comunque la dimostrazione dell’atteggiamento che qualche ufficio ha nei nostri confronti e che, però, mi sembra in linea con il tono da Lei usato nella lettera. Le chiedo, comunque, di voler invitare i Suoi uffici ad indirizzare correttamente la posta destinata alla nostra organizzazione. *) Anche la “cortesia” di volermi inviare la copia di un opuscolo, che è stato curato dal sottoscritto e stampato e distribuito in parecchie migliaia di copie dal nostro Centro, non può certamente essere interpretata in modo particolarmente positivo. Si vuole insinuare che non conosco nemmeno i documenti da me curati e prodotti dal nostro Centro? Non si stupirà, quindi, se sono costretto a fare alcune precisazioni. E il tono non potrà che essere polemico. *) Lei fa riferimento alla lettera che Le ho inviato in data 5.01.2001 (ma che non portava il n. di protocollo da lei citato). Tuttavia, essa era stata preceduta da altra lettera, datata 18.11.00 (che Le allego in copia, nel caso non l’avesse vista), indirizzata a Lei e al Direttore generale della USL, avente per oggetto l’aggiornamento della “carta dei diritti e dei doveri dei malati”. Quella lettera era ancora intestata “Centro per i diritti del malato” – “Cittadinanzattiva”. Mi viene abbastanza spontaneo chiederLe se ci sarebbe stata la stessa reazione negativa nel caso in cui non si fossero verificati i fatti che sono seguiti al gentile intervento della signora Adriana Gelmini. *) Lei afferma, poi, di non comprendere lo scopo della mia proposta, dal momento che Le sembra che essa sia: “né più né meno, il risultato di una operazione di maquillage di quella esistente”. E per dimostrarmelo, allega, appunto, copia del nostro opuscolo. Nel quale, però, se lo si guarda, con un minimo di attenzione, ci si può accorgere che è stata riprodotta , da pagina 10 a pagina 14, la carta dei diritti “esistente”, che è piuttosto diversa, nel suo insieme, da quella che le è stata proposta. E subito dopo, da pagina 15 a pagina 24, è stata aggiunta una”proposta di una nuova “Carta” che non assomiglia certamente alle carte esposte nei reparti dell’ospedale che Lei dirige. *) Quella proposta porta la data del marzo 1997, ed è stata il frutto di un lavoro del sottoscritto, quando era coordinatore delle sezioni del T.D.M. della regione. Partendo da una analisi delle carte dei diritti approvate nelle varie province della regione, e facendo riferimento alla proposta avanzata dalla segreteria nazionale del TDM, nel 1995, su “I 14 diritti dei cittadini”, che sono stati in parte ripresi nella elencazione dei diritti presentati nella proposta del 1997, ho promosso una serie di incontri con le sezioni TDM dell’EmiliaRomagna e, con qualche modifica, è poi stata approvata, a livello regionale, alla presenza anche della signora Gelmini, e inviata alle varie istituzioni pubbliche e private interessate. Devo ammettere che la proposta non ha avuto molto successo. Poche sono state infatti le risposte, e alcune del tutto negative, anche se con motivazioni, secondo me, assai poco convincenti. *) La carta attualmente “esistente”, dunque, in provincia di Ferrara, è ancora quella approvata nel giugno del 1984, nella sala del consiglio comunale di Ferrara, quando il sottoscritto era ancora assessore alla sanità e ai servizi sociali di questa città. L’operazione di maquillage, come Lei la giudica, non può dunque essere riferita alla carta ancora “esistente” (quella del 1984), ma alla proposta presentata nel 1997. E’ certamente vero che (facendo ricorso a termini che mi sembrerebbero più adeguati rispetto a quello da Lei utilizzato), la proposta attuale è una “riscrittura” o una “revisione” di quella proposta del 1997. Non per darle del “belletto” o per “farle il trucco”, ma solo per adeguarla a quelle che mi sono sembrate le esigenze attuali! E può darsi che il risultato non sia completamente soddisfacente. Per questo l’ho inviata a tutte le istituzioni pubbliche e private interessate ai problemi della sanità e ho coinvolto circa 70 organizzazioni di volontariato, con la richiesta di voler esprimere un parere. Risulta invece abbastanza ovvio che l’uso che Lei fa della parola “maquillage” esprime un giudizio particolarmente negativo, che viene rafforzato dalla considerazione che conclude la Sua lettera. *) Nella parte finale della sua breve, ma sprezzante nota, infatti, Lei dichiara che la proposta da me avanzata non è soltanto una operazione di maquillage, ma che si tratta di un lavoro che Le sembra “addirittura riduttivo rispetto alle necessità legittime dei nostri utenti”. *) Poiché, dunque, lei si pone come miglior conoscitore ed interprete delle legittime necessità degli utenti dell’azienda ospedaliera, voglio sperare che, in tempi possibilmente solleciti, Lei voglia produrre e farmi cortesemente pervenire una Sua proposta per una nuova “Carta dei diritti e dei doveri dei malati” che, Le assicuro, sarà presa nella dovuta considerazione, senza valutarla con quell’atteggiamento, piuttosto altezzoso, che Lei ha mostrato nei confronti della nostra proposta. *) In ogni caso, ritengo che da parte Sua, e dei Suoi uffici, sarebbe opportuno garantire una maggiore attenzione e un maggior rispetto per chi, volontariamente e gratuitamente, senza aspettare le norme della legge nazionale sul volontariato, svolge una attività di tutela dei diritti, a esclusivo favore di chiunque esprima una situazione di bisogno, e a soli fini di solidarietà umana. ******** Resto comunque disponibile ad incontrarLa per vedere se è possibile costruire rapporti che evitino situazioni che possono essere di danno agli utenti. E questo, nell’interesse di quegli utenti che, con ruoli, funzioni e modalità assai diverse dalle Sue, io cerco di perseguire. Spero, quindi, che i problemi di salute che Le hanno impedito di partecipare all’incontro che era stato fissato per il giorno 22 c. m., si siano positivamente risolti. Nel frattempo, Le invio nuova copia dello statuto che, oltre riportare la nostra nuova denominazione, ora porta anche il timbro dell’ufficio del registro, ed è dunque diventato un atto ufficiale. Le devo ricordare, tuttavia, che continuiamo a registrare il mancato invio di risposte alle segnalazioni dei cittadini che si rivolgono al nostro Centro. Spero che la documentazione che riguarda il nostro centro non venga più inviata a chi non ha ricevuto delega e che Lei abbia mantenuto quanto aveva dichiarato nel nostro colloquio telefonico. Ma l’assenza delle risposte non appare giustificata e ciò non può che contribuire a peggiorare i rapporti tra il nostro centro e l’azienda, oltre che costituire un’azione ingiusta e del tutto ingiustificata nei confronti dei cittadini interessati. Rimanendo pertanto in attesa di una eventuale proposta di incontro, e di una proposta per una “carta dei diritti e dei doveri” più attenta alle “legittime necessità dei cittadini” rispetto a quella da me presentata, e sollecitando nuovamente risposta alle segnalazioni dei cittadini, si inviano Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani Ferrara 09/02/2001 e p.c. e.p.c. e p.c. Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia All’Assessore Regionale alla Sanità Al Direttore Generale del S.Anna Al Direttore Generale della USL Agli Organi di informazione locali Il S.Anna non risponde. Dalla fine dello scorso dicembre, e quindi da circa sei settimane, il Direttore generale del S.Anna non risponde alle lettere del nostro Centro che accompagnano le segnalazioni dei cittadini. La motivazione? Non siamo più una sezione autonoma del Tribunale per i diritti del malato. Le cause che hanno convinto tutti i volontari del Centro a rompere i rapporti con gli organi regionali e nazionali del movimento sono state discusse in una apposita assemblea dei volontari e la decisione è stata unanime. Il “Tribunale per i diritti del malato, sezione autonoma di Ferrara”, non esiste più. E’ nato il “Centro per la tutela dei diritti dei malati”, con un nuovo statuto, ufficialmente registrato, nel quale si confermano le finalità, i principi e gli obiettivi di prima, ma senza alcun riferimento ad un movimento nel quale i volontari del Centro non si riconoscono più: per la scarsa democrazia nei rapporti interni e per la tendenza, a livello regionale e nazionale, a privilegiare i rapporti con le aziende sanitarie e con i sindacati medici rispetto ai rapporti con i volontari che svolgono la loro attività di tutela dei diritti dei cittadini. E che vi sia un rapporto privilegiato tra l’azienda ospedaliera S.Anna e la segreteria nazionale del T.D.M., a scapito del Centro di Ferrara, oltre a qualche iniziativa presa in passato, lo dimostra il fatto che, per qualche tempo, le risposte che avrebbero dovuto essere date al nostro Centro sono state invece inviate alla segretaria regionale del TDM, senza nessuna informazione a noi e, soprattutto, senza chiedere la necessaria autorizzazione dei cittadini interessati. A seguito di una nostra diffida, per questa questione, e a chiarimento di una lettera, non troppo amichevole, da parte dell’azienda, c’era poi stato un colloquio telefonico, in data 20 gennaio, tra il sottoscritto e il dott. Montaguti, nel corso del quale il direttore generale si impegnava a chiedere direttamente ai cittadini, che si erano rivolti a noi quando ancora eravamo collegati al TDM, se volevano essere seguiti dal nostro nuovo Centro o se preferivano essere seguiti dal TDM regionale, mentre per le segnalazioni raccolte dopo la costituzione della nuova associazione, le risposte avrebbero dovuto essere date al nostro Centro. Questo impegno non è stato finora mantenuto. Nonostante gli sia stata data immediata comunicazione, già a fine dicembre, della decisione dell’assemblea di costituire una nuova associazione autonoma, e benché sia stato successivamente consegnato il nuovo statuto dell’associazione, il dott. Montaguti non ha ancora fornito nessuna risposta alle decine di lettere che gli sono state inviate, a partire dal primo gennaio 2001. E’ probabile che l’azienda abbia fornito risposte direttamente ai cittadini. E di una parte di queste risposte siamo venuti a conoscenza solo perché le persone interessate ce ne hanno fornito copia. Ma è anche vero che i cittadini avevano delegato il nostro Centro a rappresentarli nei loro rapporti con l’azienda. Il dott. Montaguti, invece, forse mal consigliato, sembra voler ignorare la nostra esistenza. Qualcuno pensa, forse, che se gli organi nazionali del TDM designano un nuovo rappresentante a Ferrara, questi possa venire a dirigere il nostro nuovo centro? Si vuole ostacolare il nostro lavoro? Quali sono le intenzioni dell’azienda? Dovevo avere un incontro, il 22 gennaio, con il dott. Montaguti, con il quale speravo di giungere ad un accordo ragionevole. Ma, poco prima dell’incontro, mi ha fatto telefonare per informarmi che non poteva essere presente per motivi di salute. Sono trascorse due settimane, ma non ho più avuto notizie. Penso sia giusto, comunque, ricordare al direttore generale del S.Anna che, a norma di legge, le aziende sanitarie sono tenute non solo a fornire sedi, ma anche a stabilire accordi e protocolli di intesa con le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti che operano nel settore. E tra queste, ora c’è anche il “Centro per la tutela dei diritti dei malati” Si può comprendere, forse, che questa presenza possa dare fastidio a qualcuno. Non ritengo, tuttavia, che possa essere giustificato l’atteggiamento assunto dal S.Anna contro la nostra associazione e, di conseguenza, contro i cittadini che si rivolgono al nostro Centro con la richiesta di essere rappresentati e tutelati. Va sottolineato il fatto che l’azienda USL, il comune di Ferrara e l’assessorato regionale alla sanità hanno mantenuto rapporti normali con noi. Giancarlo Crociani coordinatore del C.T.D.M. Ferrara 14/02/2001 e p.c. Al Direttore de la Nuova Ferrara Al Direttore Generale del S.Anna Oggetto: Il S.Anna e il volontariato. Egregio Direttore, nel merito della lettera che Le ha inviato il dott Montaguti, direttore generale del S.Anna, e che è stata pubblicata con il titolo “Il S.Anna e il volontariato”, gradirei poter esprimere le seguenti considerazioni. *) E’ piuttosto strano che le stesse norme di legge che vengono da me citate per chiedere il rispetto dei diritti delle organizzazioni che rappresentano i cittadini, vengano invece citate, a sproposito, dal dott. Montaguti, per negarli. *) Io avevo denunciato il fatto che, da parecchie settimane, il S.Anna non risponnde più alle lettere inviate dal nostro centro, ma scrive direttamente ai cittadini e manda (o mandava) copia delle risposte ad altro centro senza l’autorizzazione degli interessati. *) In tutte le norme di legge che il dott. Montaguti ha voluto rammentarmi, dove sta scritto che le aziende sanitarie devono fornire risposta soltanto alle organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale? E, soprattutto, dove sta scritto che devono mandare copia delle risposte a organizzazioni non delegate dai cittadini? *) Se un’associazione non iscritta nel registro regionale, dovesse trasmettere il reclamo di un suo iscritto o di una persona qualsiasi, il S.Anna si sentirebbe in dovere (per legge!) di ignorare l’associazione e di rispondere soltanto alla persona interessata? Penso proprio di no! Perché, allora, questo trattamento discriminante nei nostri confronti? *) Ma, al di là delle norme di legge, il dott. Montaguti aveva preso un preciso impegno (anche se solo verbale) con il sottoscritto: e cioè di fornire risposta al nostro Centro, dal 1° di gennaio, e cioè da quando gli avevo comunicato che era nata la nuova associazione. E proprio per richiamare questo impegno verbale, gli avevo scritto una lettera, subito dopo, nella quale gli ricordavo l’impegno che egli aveva preso, mentre gli confermavo l’impegno mio per accelerare i tempi per le pratiche necessarie al riconoscimento formale della nuova associazione. Anche se, per ottenere risposta alle segnalazioni dei cittadini, non è obbligatorio, per nessuna associazione, presentare copia dello statuto, con il timbro dell’ufficio del registro o del notaio e dimostrare di essere iscritta all’albo regionale del volontariato. *) Comunque, nella lettera che ho mandato ai giornali, ma che ho inviato nella stessa giornata, tra gli altri, anche al dott. Montaguti, e come si può notare anche in questa, sotto la nostra nuova denominazione, oltre all’indirizzo, al numero di telefono, al codice fiscale, al conto corrente bancario, vi è anche l’indicazione della nostra iscrizione all’albo regionale: una iscrizione che risale al maggio del 1995. Iscrizione che è rimasta invariata perché la nostra associazione, già iscritta, ha semplicemente cambiato denominazione, mentre le finalità e gli scopi sono rimasti i medesimi. E sono rimaste esattamente le stesse le persone che svolgono l’attività volontaria nel Centro. *) E, quindi, anche l’ultima scusante che il dott. Montaguti poteva presentare, per giustificare il mancato invio delle risposte, è venuta a mancare. Ma lui, o chi per lui, non se n’è nemmeno accorto. Distinti saluti Giancarlo Crociani Ferrara 15/02/2001 e p.c. e p.c. Al Direttore Generale del S.Anna Al Comitato consultivo del S.Anna Al Coordinamento del volontariato Oggetto: locali ex TDM Egregio Dott. Montaguti, ho appena ricevuto la nota datata 13 febbraio e sono nuovamente costretto a rispondere in modo polemico sia per i modi sia per i contenuti della Sua comunicazione. Per quanto riguarda i modi. La lettera, anziché essermi consegnata nella sede del Centro (due piani sotto il Suo ufficio), mi è stata inviata al domicilio privato. Ho già segnalato un altro modo improprio di farmi pervenire la Sua corrispondenza. In relazione, però, al contenuto della Sua lettera, può essere giustificato chiedersi se questo è un modo, anche se piuttosto discutibile, per ricordarmi che non è stato ancora riconosciuto il diritto del CTDM ad utilizzare i locali dell’ex TDM. Poiché, comunque, voglio pensare che non sia Lei a dare disposizioni di questo tipo agli uffici, Le rinnovo la richiesta di invitare le persone incaricate all’invio della corrispondenza al sottoscritto ad atteggiamenti più adeguati al loro ruolo e più rispettosi nei miei confronti. Per quanto concerne il contenuto. Mi sembra opportuno precisare che l’azienda ha concesso un locale (al singolare e non al plurale) in uso al TDM (sezione di Ferrara) e non al TDM nazionale o regionale. E Le ho già più volte ricordato che la sezione autonoma del TDM di Ferrara ha, prima, cambiato la sua denominazione in CDM e, poi, a seguito dell’interruzione dei rapporti con la segreteria regionale e nazionale del movimento, si è trasformata in CTDM (Centro per la tutela dei diritti dei malati). Per cui, il CTDM è il naturale erede di quello che era il TDM di Ferrara. E, quindi, il TDM di Ferrara ora non esiste più, come sezione autonoma, perché il nuovo statuto di Cittadinanzattiva, tra l’altro, non lo consente. E non è più iscritto al registro regionale del volontariato perché, ovviamente, è stato sostituito dal CTDM. Poiché, inoltre, Lei continua a fare riferimento alla necessità del “completamento dell’iter per il riconoscimento formale della nostra nuova associazione”, Le comunico, “ufficialmente”, che il nostro iter si è felicemente concluso e che, per l’iscrizione al registro regionale, vale quella del maggio 1995, come si poteva già notare nella nostra carta intestata. Ma giacché a noi si chiedono tutte le garanzie per dare risposta alle nostre lettere e alle segnalazioni dei cittadini che si rivolgono al nostro Centro, Le chiedo se le stesse garanzie sono state chieste (ed ottenute), non “al nuovo rappresentante del TDM di Ferrara”, ma al “rappresentante del nuovo TDM di Ferrara”. E se le stesse garanzie sono state chieste (ed ottenute) ad altre organizzazioni che operano in ospedale o che hanno sede in locali del S.Anna. Si ha infatti l’impressione, più che motivata, che mentre si sono posti ostacoli al funzionamento del nostro Centro, vi è stata una particolare attenzione, e una piena e totale disponibilità, verso il “nuovo” TDM. Ci sarà pure qualche motivo, non crede? Per quanto concerne gli spazi per le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti, Le rammento nuovamente che la legge regionale n.19/94, anche da Lei recentemente citata, in modo improprio, non parla di un’unica sede, all’interno della quale ricavare spazi differenziati da destinare, come Lei scrive: “in modo equo a tutto il volontariato” (?!?), ma stabilisce, al comma 1 dell’art. 16, che le aziende sanitarie, all’interno dei loro presidi, “mettono a loro disposizione sedi adeguate”. Nella legge, dunque, viene usata la parola “sede” al plurale e non al singolare. E l’art. 14, del DL 517/93, facendo riferimento alla legge quadro nazionale 266/91, sul volontariato, e alle leggi regionali attuative, per quanto riguarda i rapporti tra aziende e gli organismi di volontariato, non considera “tutto il volontariato”, ma soltanto quegli “organismi di volontariato che esplicano funzioni di servizio e di assistenza gratuita all’interno delle strutture”. Non si può dunque pensare a una sede unica per tutto il volontariato (sono circa 170 le sole organizzazioni iscritte all’albo regionale nella nostra provincia); né è possibile pensare a sedi per tutte le organizzazioni di volontariato. Si possono tuttavia individuare alcune sedi che possano soddisfare le esigenze di quelle organizzazioni che, come previsto dalla legge, “esplicano funzioni di servizio e di assistenza gratuita all’interno delle strutture”. Sarebbe comunque opportuno, in ogni caso, verificare quante sono le reali richieste delle associazioni che possono rivendicare l’uso di una sede al S.Anna, e accertare quanti spazi possono essere resi disponibili da parte dell’azienda, e poi riunirsi intorno ad un tavolo per valutare, in base alla qualità e alla quantità dell’attività che deve essere svolta, quali spazi e per quale tempo possono essere attribuiti alle diverse organizzazioni. Il CTDM non vuole godere di privilegi rispetto alle altre associazioni, ma chiede di avere uno spazio adeguato rispetto alla necessità della tutela della privacy per i cittadini e alle esigenze di lavoro dei volontari. Esigenze determinate dall’affluenza di persone, di tutta la provincia, che chiedono informazioni, consulenza e tutela, rispetto a situazioni, comportamenti e fatti che riguardano non solo l’azienda ospedaliera, ma anche l’azienda USL e diverse altre strutture o enti, sia pubblici sia privati, come risulta dalle relazioni che il nostro Centro pubblicamente presenta ogni anno. Il Comitato consultivo misto può certamente essere l’organismo in grado di valutare e consigliare le possibili soluzioni, tenendo conto delle reali esigenze delle singole organizzazioni. Per quanto riguarda i rapporti tra Azienda S.Anna e CTDM, mi auguro che si ponga fine all’invio di lettere che mi costringono alla polemica continua. Preferirei dedicare il mio tempo a questioni più utili, e ritengo che anche il Suo tempo, e quello di qualche ufficio aziendale potrebbe essere assai meglio utilizzato. Infine, nel merito delle Sue dichiarazioni sulla mia proposta di una nuova “carta dei diritti e dei doveri dei malati”, rimango sempre in attesa di una Sua proposta, particolarmente attenta alle “legittime necessità degli utenti”. Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Crociani Giancarlo Ferrara 20/02/01 e p.c. e p.c. e p.c. Al Direttore Generale del S.Anna Al Presidente della Conferenza dei Sindaci All’Assessore Regionale alla Sanità Al Comitato Consultivo Misto del S.Anna Oggetto: Si chiedono risposte e non elenchi. Egregio Dott. Montaguti, con riferimento alla nota (ancora una volta inviata al mio domicilio privato) con la quale la responsabile dell’URP, anziché fornire risposta alle segnalazioni dei cittadini, mi ha fornito un elenco di persone alle quali l’azienda avrebbe fornito una risposta diretta, Le devo ricordare che gli impegni che Lei aveva preso con il sottoscritto erano di altra natura e mi meraviglia molto il fatto che Lei non abbia mantenuto la parola data. Nella lettera che Le ho inviato, in data 12 gennaio, avevo messo, nero su bianco, gli accordi che erano tra noi intercorsi, a conclusione del colloquio telefonico di due giorni prima, proprio per evitare che venissero “dimenticati”. Lei, infatti, si era impegnato: *) a chiedere ai cittadini che si erano rivolti al nostro centro, prima della rottura con il TDM, se preferivano essere seguiti dal nuovo Centro o dalla segreteria regionale del TDM; *) a dare diretta risposta al nostro Centro, a partire dalle segnalazioni raccolte dal 1° di gennaio in poi, e cioè da quando si era costituita la nostra nuova associazione. Per converso, io mi ero impegnato ad accelerare i tempi per la convalida dello statuto presso l’Ufficio del registro e per la iscrizione al registro regionale del volontariato. A quali impegni si riferisce, dunque, la responsabile dell’URP? Non certo a quelli che Lei aveva preso con me! Non ho conoscenza della comunicazione che Lei avrebbe dovuto inviare alle persone che si erano rivolte al nostro Centro fino al 31 dicembre scorso. E ho conferma, del tutto negativa, per quanto riguarda il secondo degli impegni da lei presi. Da quasi due mesi, infatti, non riceviamo risposta alle segnalazioni dei cittadini che si sono rivolti al nostro Centro dall’inizio di quest’anno. E ciò, senza alcuna giustificazione plausibile, se non la volontà di ostacolare la nostra attività per favorire l’insediamento e la presenza di un nuovo gruppo (TDM-Cittadinanzattiva), del quale, se non erro, fanno parte alcuni dipendenti dell’azienda ospedaliera, compresa la responsabile dell’URP. Come Le ho già comunicato, la nostra associazione ha positivamente concluso il percorso necessario al cambio della sua denominazione ed è perfettamente in regola con tutte le norme di legge che regolano i rapporti tra volontariato e aziende sanitarie pubbliche. E da tempo Le ho inviato copia del nostro statuto già registrato. Mentre, da circa un mese (dal 22 gennaio quando avremmo dovuto incontrarci e Lei ha disdetto l’appuntamento), sono in attesa di una proposta per un nuovo incontro. Poiché dunque ritengo che il comportamento assunto nei nostri confronti, oltre che essere piuttosto discutibile sul piano dei rapporti personali, sia illegittimo sul piano dei rapporti tra azienda ospedaliera e una organizzazione di volontariato legalmente costituita, e volontariamente delegata dai cittadini ai rapporti con l’azienda, e in assenza di comunicazioni da parte dei cittadini con ritiro della delega nei nostri confronti, La diffido dal continuare in un comportamento che è lesivo nei confronti del nostro Centro e può essere in grave contrasto con l’interesse dei cittadini. Si chiede, al Presidente della Conferenza dei sindaci per la sanità e all’Assessore Regionale alla Sanità, di intervenire al fine di richiamare l’Azienda S.Anna a rapporti corretti con il Centro per la tutela dei diritti dei malati. Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani Ferrara. 3 marzo 2001 Agli Organi di informazione locali e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. Al Direttore Generale del S.Anna Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia All’Assessore Regionale alla Sanità Il S.Anna continua a non rispondere. In data 9 febbraio, avevo inviato agli organi di informazione locali (e agli altri interlocutori indicati in indirizzo), una comunicazione nella quale mettevo in evidenza l’atteggiamento del direttore generale dell’azienda ospedaliera S.Anna che, dal dicembre dello scorso anno, non risponde più alle lettere che il nostro Centro gli invia accompagnando le segnalazioni dei cittadini. Poiché il nostro nuovo Centro (come si dimostra nella lettera allegata, alla quale si è in attesa risposta) ha tutte le carte in regola per poter rappresentare i cittadini nei confronti dell’azienda, non si può giustificare un atteggiamento che è in contrasto con le norme di legge che regolano i rapporti tra le aziende sanitarie e le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti, e che si può comprendere soltanto con la volontà del S.Anna di delegittimare la nostra associazione e di favorire la costituzione di un nuovo Tribunale del malato che, da quello che si è letto sul settimanale “Ferrara Ferrara” sarà probabilmente assai più “morbido” nei confronti delle aziende sanitarie della nostra provincia. Allego copia della lettera, inviata in data 21 febbraio, con la richiesta non solo del riconoscimento del nuovo Centro, come erede naturale e legittimo del precedente “Centro per i diritti del malato”, ma anche con la richiesta di reintegrazione del sottoscritto all’interno del Comitato consultivo misto del S.Anna, dal quale ero stato in qualche modo costretto a dimettermi. Cordiali saluti Giancarlo Crociani coordinatore del CTDM Ferrara 07/03/01 e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. All’Assessore Regionale alle Politiche Sociali (all’attenzione del dr. Ansaloni) All’Assessore Regionale alla Sanità Al Presidente della Giunta Provinciale Al Direttore Generale dell’A. O. S.Anna Al Comitato consultivo misto del S.Anna Al Coordinamento dei CCM di Ferrara Oggetto: Richiesta di parere. Poiché il Direttore Generale del S.Anna, nel tentativo di ostacolare l’attività del nostro Centro, ha messo persino in dubbio la decisione della Amministrazione provinciale di Ferrara (che ha preso atto del cambio della nostra denominazione, da T.D.M. a C.T.D.M., lasciando invariato il numero di iscrizione al registro regionale del volontariato), e ha ritenuto necessario rivolgersi all’assessorato regionale alla Politiche sociali per chiedere un parere; e poiché il direttore Generale del S.Anna (con la scusante di non avere adeguate garanzie sulla legittimità del nostro nuovo Centro, benché gli sia stata fornita copia dello statuto regolarmente registrato e copia della lettera dell’Amministrazione provinciale con la conferma della iscrizione al registro regionale) continua imperterrito, da oltre due mesi, a non rispondere alle nostre lettere che accompagnano i reclami e le segnalazioni dei cittadini; si chiede se tale comportamento possa essere in qualche modo giustificato da qualche norma di legge che regola il rapporto tra volontariato e istituzioni pubbliche o che riguarda il rapporto tra aziende sanitarie e movimenti per la tutela dei diritti, o se non si tratti, invece, di un abuso di potere, in contrasto con i doveri di un direttore generale di una azienda sanitaria, e che non trova giustificazione alcuna nelle leggi dello Stato e della Regione, ma che può comprendersi soltanto con l’intento di porre ostacoli all’attività di un Centro che svolge una azione, che riteniamo efficace, a tutela dei diritti dei malati. Confidando in un sollecito riscontro, si inviano Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani Ferrara 12/03/2001 e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. Al Dott. Ubaldo Montaguti Al Comitato Consultivo Misto del S.Anna All’Assessore Regionale alle Politiche Sociali All’Assessore Regionale alla Sanità Al Coord. provinciale dei CCM Al Sindaco Di Ferrara Al Presidente della Provincia Egregio dott. Montaguti, con riferimento alla Sua del 1.3.01, e dovendo constatare che Lei continua ad inviare lettere al mio domicilio privato, mi vedo costretto, anch’io, a comportarmi allo stesso modo e ad inviare questa lettera al Suo domicilio privato. Nel merito del contenuto della sua secca e sbrigativa comunicazione, datata 1 marzo 2001, con affermazioni non sostenute da nessuna concreta dimostrazione, mi trovo costretto a riprendere alcuni temi e ad aggiungere qualche considerazione sulle due questioni che Lei ha affrontato. 1) Chi è che manca di rispetto? Mi era sembrato di essere stato piuttosto chiaro, nelle lettere precedentemente inviate. Visto, però, che Lei mostra di non voler capire, cercherò di essere ancora più chiaro ed esplicito: a)Lei, o chi per lei, mi manca di rispetto ogni volta che, rispondendo a lettere che io Le invio come “coordinatore del CTDM, “, mi risponde come singola persona, ignorando questo mio ruolo. b) Lei, o chi per Lei, mi manca di rispetto ogni volta che, rispondendo alle lettere che io Le consegno tramite la posta interna, mi risponde inviando la posta al mio domicilio privato invece di farla pervenire alla nostra sede (soluzione che dovrebbe essere più comoda e meno costosa per l’azienda!). c)Lei, o chi per Lei, manca di rispetto a me e a tutti i volontari del Centro, che da anni svolgono un’azione di solidarietà senza fini di lucro, ogni volta che ignora, o finge di ignorare, la presenza, la funzione e l’attività svolta dal nostro Centro. d) Lei, o chi per Lei, manca di rispetto a me e a tutti i volontari del Centro, perché, inviando la posta al mio domicilio privato, vuole dimostrare che non abbiamo diritto ad usare la sede nella quale operiamo, con continuità, da vari anni a questa parte. Ma se Lei ritiene che, davvero, non abbiamo il diritto all’uso di questa sede, perché non ha avuto il coraggio di darci subito lo sfratto? e)Lei ha mancato di rispetto nei miei confronti quando non ha mantenuto gli impegni che, verbalmente, aveva preso con me per quanto riguarda le modalità di risposta alle segnalazioni e ai reclami dei cittadini. f) Lei ha mancato di rispetto nei miei confronti quando, dopo aver disdettato un incontro che era stato da Lei fissato per il 22 gennaio, non ha più sentito il dovere di proporne un altro, contribuendo in questo modo a far peggiorare la situazione e a rendere più difficili i rapporti con il CTDM. g) Lei ha mancato di rispetto nei confronti di quei cittadini che si erano rivolti al nostro Centro, quando ha deciso, senza la loro autorizzazione, di inviare documentazione con notizie personali riservate, ad una persona che non era stata da loro delegata e, quindi, che non aveva titolo per riceverle. h) Lei ha mancato e continua a mancare di rispetto a quelle decine di cittadini che, a partire dal 1° gennaio di quest’anno, si sono rivolti al nostro nuovo Centro, e ai quali Lei invia risposte, ignorando le nostre lettere, costringendo noi a mandare solleciti e obbligando in questo modo i cittadini a venire al nostro Centro per portarcene copia o ad inviarcela per posta. i) Lei, o chi per Lei, manca di rispetto per il lavoro svolto dal nostro Centro quando, nell’intento, ormai molto chiaro, di porre ostacoli alla nostra attività, si offrono a tutte le associazioni che lo vogliano, anche a quelle che già hanno una sede e che non svolgono attività di servizio e di tutela all’interno del S.Anna, copia delle chiavi di accesso alla nostra sede. j) Lei ha mancato di rispetto nei confronti del Comitato consultivo misto, quando, senza darne comunicazione a me, ma, soprattutto, senza nemmeno consultare ed informare il Comitato, ha sostituito il sottoscritto nel CCRQ (Comitato consultivo regionale per la qualità dei servizi dal lato dei cittadini). Ma la scelta del proprio rappresentante, non è questa una scelta che spetta al Comitato? k) Lei sta mancando di rispetto nei miei confronti e nei confronti del Coordinamento provinciale dei rappresentanti del volontariato nei Comitati consultivi misti, poiché nega il mio diritto alla reintegrazione nel Comitato misto del S.Anna e ignora le richieste avanzate in tal senso dal Coordinamento. l) Lei ha mancato e continua a mancare di rispetto nei confronti delle leggi nazionali e regionali che regolano i rapporti tra aziende sanitarie e organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti, negando alla nostra associazione, regolarmente costituita e liberamente delegata dai cittadini, il diritto di ricevere le risposte che Lei ha il dovere di dare. 2) Chi è il naturale e erede della sezione autonoma del TDM di Ferrara? Lei sostiene che è solo un mio punto di vista ritenere che il nostro Centro sia il naturale erede di quella che era la sezione autonoma del TDM di Ferrara: Ma chi altri potrebbe essere l’erede? *) Che non sia soltanto un mio punto di vista, lo dimostra il fatto che questa opinione è condivisa da tutti i volontari del Centro. E, forse, lo dimostra anche il fatto che, almeno finora, abbiamo mantenuto la stessa sede, lo steso indirizzo e lo stesso numero del telefono. Forse lo dimostra inoltre il fatto che l’ufficio del registro ha approvato lo statuto con il cambio della denominazione; che il Centro ha mantenuto lo stesso codice fiscale e, infine, benché a Lei dispiaccia, ha mantenuto lo stesso numero di iscrizione al registro regionale del volontariato. *) Si potrebbe chiedere, a Lei, quali siano i motivi per cui l’azienda ospedaliera S.Anna, anziché prendere atto della nostra nuova realtà, è tanto interessata a cercare di dimostrare che il CTDM non è il naturale erede del TDM di Ferrara. Se questo fatto avesse riguardato un’altra organizzazione di volontariato, Lei, dott. Montaguti, si sarebbe comportato allo stesso modo? Penso proprio di poterne dubitare. Perché, dunque, questo impegno che l’azienda esprime nell’aiutare la costituzione e l’insediamento di una nuova sezione del TDM, ponendo nel contempo ostacoli per il riconoscimento del CTDM? *) Può forse essere l’erede del TDM (sezione autonoma di Ferrara) una persona che viene nominata dalla segreteria nazionale (e questo non è un bell’esempio di partecipazione dal basso, di democrazia interna e di autonomia delle sezioni!), che non ha mai fatto attività di volontariato nel TDM? O non è erede legittimo chi, invece, il TDM di Ferrara lo ha fatto nascere e ha svolto attività di tutela volontaria in tutti questi ultimi 15 anni? *) Da una parte ci può essere soltanto una continuità nel nome (TDM), senza nemmeno più la possibilità di costituirsi in sezione autonoma. Dall’altra c’è una totale continuità di sostanza: lo stesso gruppo di volontari, le stesse finalità, la stessa garanzia di impegno nella tutela dei diritti. Ma forse è questo che dà fastidio al S.Anna! *) Potrà forse, il presidente del nuovo TDM, presentare una relazione sull’attività svolta dal Centro, nello scorso anno? E che cosa ne sa dell’attività svolta dal 1984 ad oggi? Quale continuità può dare chi giunge ora, con una decisione presa dall’alto, senza aver mai parlato con i cittadini che hanno presentato i loro reclami e senza aver mai letto le loro testimonianze? Non pensa che potrà farlo solo chi ha vissuto, giorno per giorno, questa esperienza? *) Potrà davvero rappresentare i cittadini e tutelare i loro diritti (e i loro interessi), anche quando essi siano in conflitto con gli interessi delle aziende sanitarie, un presidente del TDM che è dipendente dell’azienda sanitaria territoriale e che si avvarrà del contributo di volontari che dipendono dall’azienda ospedaliera? Da notare, tra l’altro, la contraddizione tra l’indirizzo che viene dato, dalla segreteria nazionale del TDM; e cioè di evitare che sia un dipendente di azienda sanitaria a presiedere le sezioni territoriali e, invece, la nomina, da parte della stessa segreteria nazionale, di un medico dipendente dalla USL quale presidente del nuovo TDM. *) In ogni caso, se il nuovo TDM di Ferrara funzionerà bene, sarà uno strumento di tutela in più per i cittadini. E noi non saremo affatto dispiaciuti. In caso contrario, saranno gli stessi cittadini a fare la loro scelta sull’organizzazione che meglio sarà in grado di rappresentarli e di tutelare i loro diritti. ****** Sapremo, nei prossimi giorni, quale sarà il parere dell’assessorato regionale alle politiche sociali, al quale Lei si è rivolto, sulla questione dell’iscrizione al registro regionale. Da tutto ciò che Lei fa e scrive, emerge chiaramente la speranza, da Lei nutrita, che non venga riconosciuta al nostro Centro la vecchia iscrizione. Ma perché, poi, questo fatto Le interessa tanto? E che cosa può cambiare nei rapporti che l’azienda deve comunque avere con il nostro Centro, in base a precise norme di legge dello Stato e della Regione? Nella speranza, anche se molto scarsa, che Lei voglia fornire adeguate risposte, Le invio Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani Ferrara 16/03/2001 Al Direttore Generale del S.Anna e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. All’Assessore Regionale alla Sanità All’Assessore Regionale alle Pol. Sociali Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia Oggetto: Richiesta di rinnovo del “protocollo di intesa”. Con riferimento a quanto previsto dal comma 7 dell’art. 14 del Dlgs 502/92, con le modifiche apportate dal Dlgs 517/93, che recita: “ E’ favorita la presenza e l’attività, all’interno delle strutture sanitarie, degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti. A tal fine le unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere stipulano con tali organismi, senza oneri a carico del Fondo sanitario regionale, accordi o protocolli che stabiliscano gli ambiti e le modalità della collaborazione, fermo restando il diritto alla riservatezza comunque garantito al cittadino e la non interferenza nelle scelte professionali degli operatori sanitari; le aziende e gli organismi di volontariato e di tutela dei diritti concordano programmi comuni per favorire l’adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie alle esigenze dei cittadini. I rapporti tra aziende ed organismi di volontariato che esplicano funzioni di servizio e di assistenza gratuita all’interno delle strutture sono regolati sulla base di quanto previsto dalla legge n.266/91 e dalle leggi regionali attuative.”, Con riferimento alla legge regionale 19/94, nella quale si legge: *) art. 15, comma 2: “La regione promuove la consultazione dei cittadini e delle loro libere associazioni, ed in particolare delle organizzazioni di volontariato e di quelle per la tutela dei diritti dei cittadini, sugli schemi dei provvedimenti regionali di carattere generale concernenti il riordino e la programmazione dei servizi, nonché le modalità di verifica dei risultati conseguiti.”; *) art. 16, comma 1: “La regione favorisce presso le aziende-unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere, l’azione delle organizzazioni di cui all’art. 15 all’interno dei propri presidi mettendo loro a disposizione sedi adeguate ed accreditando le medesime presso gli utenti. A tal fine, tra gli organi di gestione delle aziende e le organizzazioni interessate vengono concordati specifici protocolli operativi.” Con riferimento alla legge 266/1991 (legge quadro sul volontariato), dove si legge: art.10 (Norme regionali e delle province autonome) 1) Le leggi regionali e provinciali devono salvaguardare l’autonomia di organizzazione e di iniziativa del volontariato e favorirne lo sviluppo. 2). In particolare disciplinano: - a- le modalità cui dovranno attenersi le organizzazioni di volontariato per lo svolgimento delle prestazioni che formano oggetto dell’attività di volontariato, all’interno delle strutture pubbliche e di strutture convenzionate con le regioni e le province autonome; - b – le forme di partecipazione consultiva delle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’art. 6 alla programmazione degli interventi nei settori in cui esse operano; - c – i requisiti ed i criteri che danno titolo di priorità nella scelta delle organizzazioni per la stipulazione delle convenzioni, anche in relazione ai diversi settori di intervento; - d – gli organi e le forme di controllo, secondo quanto previsto dall’art. 6; - e – le condizioni e le forme di finanziamento e di sostegno delle attività di volontariato; - f – la partecipazione dei volontari aderenti alle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’art. 6 ai corsi di formazione, qualificazione e aggiornamento professionale svolti o promossi dalle regioni e dagli enti locali nei settori di diretto intervento delle organizzazioni stesse. art. 11 (Diritto all’informazione ed accesso ai documenti amministrativi) 1. Alle organizzazioni di volontariato, iscritte nei registri di cui all’art. 6, si applicano le disposizioni di cui al capo V della legge 241/1990; (*) 2. Ai fini di cui al comma 1 sono considerate situazioni giuridicamente rilevanti quelle attinenti al perseguimento degli scopi statutari delle organizzazioni. (*) Nota: Legge sul diritto di acceso agli atti amministrativi. Con riferimento alla legge regionale 37/1996 (attuativa della legge quadro nazionale sul volontariato: 266/1991) dove si legge: art. 7 (Accesso alle strutture e ai servizi pubblici o privati convenzionati) 1) Gli aderenti alle organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale hanno titolo ad accedere alle strutture e ai servizi pubblici o privati convenzionati con enti pubblici, operanti nei settori di loro interesse per lo svolgimento delle loro attività, purché queste siano compatibili con le disposizioni degli statuti e dei regolamenti degli enti stessi. L’eventuale diniego all’accesso deve essere motivato. 2) L’accesso è in ogni caso subordinato ad accordi tra la struttura o il servizio e l’organizzazione di volontariato, in ordine alle modalità di presenza del volontariato e alle modalità di rapporto tra i volontari e il personale della struttura o servizio. 3) Gli accordi devono prevedere, tra l’altro: a. la riconoscibilità del volontario e dell’organizzazione di appartenenza; b. il rispetto da parte del volontario della normativa specifica riguardante l’attività svolta e delle norme per l’utilizzo delle attrezzature della struttura o servizio; c. il rispetto della libertà, dignità personale, diritti, convinzioni e riservatezza degli utenti, compresa la libertà per questi ultimi di rifiutare l’attività del volontario. art. 8 (Diritto di partecipazione e di informazione) 1) Le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale: • a – partecipano alle fasi della programmazione pubblica nei settori cui si riferisce la loro attività; • b – possono proporre, ciascuna per il proprio ambito territoriale di attività, programmi e iniziative di intervento alla regione e agli enti locali nelle materie di loro interesse; • c – hanno diritto di ottenere, su richiesta, copia degli atti e delle ricerche elaborati nei settori di loro interesse. Con riferimento al protocollo di intesa, firmato dal Direttore generale dell’azienda S.Anna, G. Balicchi e dal sottoscritto, come coordinatore del TDM di Ferrara, e al relativo provvedimento adottato dal Direttore generale nella seduta del 24-3-1995, si ritiene sia necessario procedere al rinnovo del “protocollo di intesa” allora siglato, con le modifiche che si rendono necessarie, in quanto la sezione autonoma del TDM di Ferrara si è regolarmente trasformata in “Centro per la tutela dei diritti dei malati”, e sia necessario concordare il relativo “protocollo operativo”. Confidando in un sollecito riscontro, si inviano Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Crociani Giancarlo Ferrara 21/03/2001 Raccomandata R.R. Al Dott. Ubaldo Montaguti Oggetto: Sfratto entro tre giorni? Egregio dott. Montaguti, con riferimento alla Sua lettera datata 19 marzo (prot. 9286), con la quale mi invita: “a lasciare libero da persone e cose il locale occupato entro e non oltre il 24 marzo 2001”; rilevando come tale invito: a) risulta piuttosto scarsamente motivato; b) appare in contraddizione con la Sua precedente lettera del 13 febbraio (prot. 5115) con la quale mi invitava a: “concordare con le altre organizzazioni di volontariato le modalità di utilizzo di tale sede, predisponendo spazi differenziati all’interno della stessa, sia come luogo fisico, che come arredi, che come orari e giornate di attività”; non mettendo dunque in discussione il diritto del nostro Centro ad utilizzare la sede. Posizione, questa, che è stata ribadita con la Sua lettera del 5 marzo, nella quale Lei ha affermato: “in occasione del prossimo incontro del Comitato consultivo misto si ha intenzione di richiedere che venga affrontato il tema dell’uso della sede suddetta anche da parte di altre associazioni appartenenti alla Consulta del volontariato”; c) sembra in netto contrasto con le norme di legge nazionali e regionali (sulla sanità e sul volontariato) che regolano i rapporti tra aziende sanitarie e organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti, come ho sottolineato in lettere precedenti, e in particolare nella lettera datata 16/03/01 che, ad ogni buon conto, viene qui allegata; d) procurerebbe difficoltà e disagi ai numerosi cittadini che, dal 1988, sono abituati a trovare, nella sede del nostro Centro, un gruppo di volontari in grado di ascoltarli, di informarli e di agire in tutela dei loro diritti; devo informarla che l’assemblea dei volontari della nostra associazione, convocata in riunione straordinaria e urgente, nel pomeriggio del giorno 21 marzo, ha deciso alla unanimità di non accogliere il Suo invito a lasciare libera la sede, rinnovando la richiesta di prendere atto della realtà rappresentata dal CTDM, con i diritti e i doveri che derivano, per il Centro e per l’Azienda ospedaliera, sulla base delle vigenti disposizioni di legge. Vorrà infine perdonarmi se, di fronte ad un invito per uno sfratto, per di più considerato ingiusto e immotivato, non me la sento di ricambiare i Suoi “migliori saluti”. Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani Allego copia della lettera già inviata in data 16.03.01. Ferrara 21/03/2001 Agli Organi di informazione locali Oggetto: Conferenza stampa. Il dott. Montaguti, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Ferrara, mi ha inviato una lettera, che mi è stata consegnata a mano, in data 20 marzo, con la quale mi invita a lasciare libero, da persone e cose, entro il 24 marzo, il locale che il Centro, anche se con nomi diversi (TDM – CDM- CTDM) ha utilizzato a partire dal 1988. Poiché ritengo che si tratti di una decisione grave, che non trova nessuna giustificazione, visto che la nostra nuova associazione è regolarmente registrata ed iscritta all’albo regionale del volontariato, e visto soprattutto che, nel corso degli anni, il Centro è divenuto un punto di riferimento credibile per un numero consistente di cittadini, si invitano i rappresentanti degli organi di informazione locali alla conferenza stampa, presso la nostra sede del S.Anna, sabato 24 marzo, alle ore 11.00 Ferrara 22/03/2001 Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia Agli Organi di informazione locali Oggetto: Conferenza stampa. Si trasmette copia della lettera che il Direttore generale del S.Anna, con raccomandata R.R., ci ha fatto pervenire, in data 20 marzo, con l’invito a lasciare il locale nel quale il nostro Centro svolge da anni la sua attività, “entro e non oltre il 24 marzo”. Per illustrare la posizione del nostro Centro e le decisioni che sono state da noi adottate, si invitano gli Organi di informazione locali a partecipare alla conferenza stampa che viene convocata per il giorno di: sabato, 24 marzo, alle ore 11.00, presso la nostra sede al S.Anna. Confidando nella loro presenza e nell’attenzione che vorrà essere riservata a questa vicenda, si inviano Distinti saluti Il coordinatore del Centro prof. Giancarlo Crociani (Volantino distribuito davanti alla sede dell’Arcispedale S.Anna, dopo aver ricevuto la lettera di sfratto del Direttore Generale dr. Ubaldo Montaguti) IL DIRETTORE GENERALE DEL S.ANNA VUOLE DARE LO SFRATTO AL NOSTRO CENTRO E, INTANTO, CI HA DISATTIVATO IL TELEFONO. CONTRO IL TENTATIVO DI CHIUDERE IL CENTRO, CHIEDIAMO LA SOLIDARIETÀ DEI CITTADINI. LE PERSONE CHE SONO CONTRO LO SFRATTO SONO INVITATE A FAR SENTIRE LA LORO VOCE NELLE FORME CHE RITERRANNO PIU’ OPPORTUNE. PRESSO IL NOSTRO CENTRO SI RACCOLGONO FIRME C.T.D.M. – FERRARA Fe. 24/4/02 Sulla querela del dott. Montaguti e sulla condanna penale a una multa Premessa. L’assemblea dei volontari della sezione autonoma del TDM (Tribunale per i diritti del malato), in seguito a una spiacevole situazione che si era creata con la segreteria regionale e nazionale del Tribunale per i diritti del malato, con il concorso di alcuni rappresentanti dell’azienda ospedaliera, ha consapevolmente e liberamente deciso, alla unanimità, in data 20 dicembre 2000, di cambiare la propria denominazione in C.T.D.M. (Centro per la tutela dei diritti dei malati), senza più alcun riferimento al Tribunale per i diritto del malato. Il Centro, per l’attività svolta dal 1984 ad oggi, e soprattutto da quando, nel 1988 ha potuto avere una sede all’interno del S.Anna, è diventato un importante punto di raccolta del malcontento dei cittadini di tutta la provincia di Ferrara nei confronti dei servizi sanitari e sociali, pubblici e privati, della nostra e di altre province, con particolare riferimento, ovviamente, alle due aziende sanitarie territoriali: l’azienda USL e l’azienda ospedaliera S.Anna. (si veda la relazione annuale relativa all’anno 2000) (allegato 1) L’attività svolta dal Centro e gli interventi del sottoscritto, anche quando era coordinatore del TDM, a sostegno dei diritti dei malati, hanno comportato, a volte, frizioni e scontri soprattutto con l’azienda ospedaliera e con il personale e gli uffici maggiormente coinvolti. La situazione si è però notevolmente aggravata dopo la rottura dei rapporti tra il Centro di Ferrara e il TDM. Non so se la storia di questi rapporti possa interessare il tribunale, in ogni caso, allego documentazione al riguardo, facendo presente che ho potuto prendere visione di una lettera della signora Gelmini solo esaminando in questi giorni la documentazione allegata alla querela del dott. Montaguti. Esposizione dei fatti riguardanti il rapporto tra il sottoscritto e il dott. Montaguti. Il dott. Montaguti ha subito preso spunto dall’intervento della segretaria regionale TDM per chiedere le mie dimissioni da presidente del Comitato consultivo misto del S.Anna (in caso di un mio rifiuto, egli avrebbe sciolto il Comitato). Da sottolineare che la mia nomina nel Comitato era dovuta a una designazione da parte del coordinamento provinciale del volontariato ferrarese e la carica di presidente era dovuta a una libera votazione dei membri del Comitato (e non certo a una designazione del TDM). Da subito, inoltre, il dott. Montaguti ha deciso di inviare le risposte alle segnalazioni raccolte dal nostro Centro non più a chi era stato delegato dai cittadini, ma alla segreteria regionale del TDM. E tale pratica è stata interrotta solo a seguito di una lettera di diffida che gli ho inviato e che si allega in copia. (allegato 2) Da quel momento, però (e per tutto l’anno 2000), il dott. Montaguti ha continuato ad ignorare le lettere che il sottoscritto, in qualità di coordinatore del CTDM, gli ha scritto accompagnando le testimonianze dei cittadini, e ha stabilito un contatto diretto con loro, benché essi avessero sottoscritto una delega al nostro Centro per rappresentarli nei rapporti con le istituzioni interessate, compresa l’azienda ospedaliera. (Sono 329 le lettere inviate nel corso del 2001 che non hanno avuto risposta). Benché più volte ufficialmente informato che il CTDM aveva mantenuto l’iscrizione al registro regionale del volontariato, risalente al maggio 1995, il dott. Montaguti, ha concesso la sede a una nuova sezione TDM (più inventata che reale) e ha dato lo sfratto al CTDM. Rientrava tra i doveri del direttore generale del S.Anna sfrattare una organizzazione di volontariato regolarmente iscritta al registro regionale per concederla ad altra organizzazione non iscritta e, quindi, che non ne aveva diritto (come poi gli è stato comunicato dalla stessa regione?). Poiché il sottoscritto e gli altri volontari del Centro rifiutano di sgombrare il locale, il dott. Montaguti fa staccare il telefono per impedire la comunicazione interna e interrompere la comunicazione dall’esterno, creando ovvie difficoltà nel rapporto tra il Centro e i cittadini. Poiché era stata esposta in bacheca la copia della sua lettera di sfratto, con la risposta del Centro e qualche lettera di solidarietà nei nostri confronti, con un foglio in cui si diceva che “il direttore generale dice di non abusare del suo potere e, intanto ci dà lo sfratto e taglia il telefono”, il dott. Montaguti, un’ora prima che io ricevessi il suo telegramma con l’invito a togliere dalla bacheca quei documenti, ha fatto portare via la bacheca senza nemmeno restituire la documentazione di proprietà del Centro. Il dott. Montaguti, in conclusione, nonostante gli impegni presi verbalmente con il sottoscritto, e cioè di ristabilire rapporti normali, non appena la nuova associazione avesse completato il percorso per un pieno riconoscimento giuridico, ha via via posto continui ostacoli all’attività del Centro. In particolare: *) ha invitato il sottoscritto a non farsi inviare la posta presso la sede del S.Anna; *) ha cominciato ad inviare le sue lettere direttamente al mio domicilio privato; *) ha deciso di consegnare la sede al coordinatore della nuova sezione del TDM; *) ha inviato la lettera di sfratto per il nostro Centro; *) ha tagliato la linea telefonica per i contatti interni e per le telefonate dall’esterno; *) ha fatto portare via la bacheca con la nostra documentazione; *) non ha dato risposta alle oltre 300 lettere che il CTDM gli ha inviato nel corso dell’anno. Per cercare di modificare tale atteggiamento, sono stato ovviamente costretto a rivolgermi a tutte le istituzioni pubbliche che potevano essere interessate. E, in particolare, agli assessori regionali alla sanità e alle politiche sociali, al sindaco di Ferrara e al presidente della provincia. Inoltre, in assenza di interventi risolutivi, sono anche stato costretto più volte ad inviare lettere agli organi di stampa locale. Si deve sottolineare il fatto che tutte le altre istituzioni pubbliche e private con le quali il CTDM ha avuto necessità di rapporti per le segnalazioni dei cittadini (Ministero della sanità, regione, azienda USL di Ferrara, aziende USL e Ospedaliere di altre province e regioni, cliniche private, comune di Ferrara e altri comuni, ecc…) hanno mantenuto regolari rapporti con il Centro, anche dopo la rottura dei rapporti del nostro Centro con il Tribunale del malato. Finalmente, a conclusione di un incontro a tre, promosso dall’assessore alla sanità del comune di Ferrara, e svoltosi in data 6 agosto, il direttore generale del S.Anna, come risulta dalla lettera dell’assessore Castagnotto che si allega, si era impegnato a: inviare la posta indirizzata al sottoscritto presso la sede del S.Anna; riattivare la linea telefonica; restituire la bacheca; confermare il diritto all’uso della sede; rispondere alle lettere del Centro; non era invece disponibile a sottoscrivere un nuovo protocollo di intesa con il CTDM. Anche se con qualche ritardo rispetto alla data dell’incontro, e solo dopo sollecitazione dell’assessore Castagnotto, il dott. Montaguti ha mantenuto gli impegni rispetto ai primi 4 punti punti, mentre ha continuato a non rispondere alle lettere del Centro durante tutto l’anno 2000 e non ha modificato il suo atteggiamento rispetto alla firma di un protocollo di intesa che pur è previsto dalla legislazione nazionale e regionale, per i rapporti tra le aziende sanitarie e le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti. Protocollo di intesa che, invece, è stato tranquillamente rinnovato, con le modifiche necessarie, tra il CTDM e l’azienda USL di Ferrara. Non so se il ricorso alla querela possa essere, per il dott. Montaguti, un modo per cercare di tacitare una voce critica. Non ho però nessuna intenzione di tacere rispetto ai diritti dei cittadini e, anche, nei confronti dei diritti che devono essere garantiti alla organizzazione di volontariato che io rappresento e che ha tutte le carte in regola per essere riconosciuta e rispettata da qualsiasi istituzione pubblica, compresa l’azienda ospedaliera S.Anna. In uno scritto apparso nel volume “Non eroi, ma cittadini”, Luciano Tavazza, allora presidente della FIVOL (Federazione Italiana per il Volontariato), sottolineava quali dovevano essere i “Sei ruoli del volontariato rispetto alle istituzioni”, e cioè: a. b. c. d. e. f. L’anticipazione sperimentale e pratica dell’intervento statuale; La collaborazione fra servizi pubblici e prestazioni volontarie, in un sistema integrato di interventi sociali di pari dignità, con compiti e funzioni differenziate; L’umanizzazione dell’intervento; Lo stimolo all’applicazione delle leggi vigenti, senza appiattirsi ed esaurirsi nella loro applicazione e senza rinchiudersi nelle leggi di settore; La promozione di strategie economiche di solidarietà, integrate con le iniziative delle componenti del “terzo settore”; La denuncia dell’ingiustizia. Ho ritenuto che il dott. Montaguti, nella sua veste di direttore generale del S.Anna, avesse commesso ingiustizia nei confronti del Centro per la tutela dei diritti dei malati e l’ho segnalato alle istituzioni pubbliche interessate, e anche alla stampa, perché potessero intervenire per contribuire a ripararla. E il cartello esposto in bacheca corrispondeva alla necessità di informare i cittadini che il Centro per i diritti correva il rischio di essere sfrattato. Si tratta di diffamazione o di interventi legittimi, da parte del sottoscritto, per rivendicare al C.T.D.M. il riconoscimento dovuto a una organizzazione di volontariato, con tutte le carte in regola per rappresentare i cittadini che la delegano per la tutela dei loro diritti? ********** Ritengo, quindi, che il Centro abbia subito un danno a causa dell’atteggiamento e delle scelte adottate dal dott. Montaguti, perché ha creato non poche difficoltà per le comunicazioni con i cittadini, con un aggravio di lavoro e di costi, per il Centro, e con un maggiore disagio per molti cittadini costretti ad inviarci o a portarci le risposte che avrebbero dovuto pervenire al CTDM. Chiedo, pertanto, non solo di essere assolto dal reato di diffamazione, ma avanzo richiesta che il tribunale valuti il danno che il dott. Montaguti ha arrecato al Centro, condannandolo ad un equo risarcimento che sarà destinato a sostenere l’attività di tutela dei diritti dei malati. Il coordinatore del C.T.D.M. prof. Giancarlo Crociani Qualche osservazione sul contenuto della querela del direttore generale del S.Anna. 1) Cosa c’è di diffamatorio nel chiedere alla regione E.R. un parere sul rifiuto del dott. Momtaguti di accettare la decisione dell’amministrazione provinciale di Ferrara (competente per legge a valutare i requisiti per le iscrizioni delle organizzazioni di volontariato nel registro regionale) di riconoscere la continuità tra l’ex sezione autonoma del TDM di Ferrara e la nuova associazione CTDM, confermando lo stesso numero di iscrizione all’albo regionale del volontariato? 2) Anche facendo soltanto riferimento alle norme di legge citate dal dott. Montaguti, come si può giustificare il suo atteggiamento di chiusura verso una organizzazione di volontariato, attiva da 15 anni, che liberamente e legittimamente decide di cambiare la sua denominazione? 3) Il protocollo di intesa tra TDM e azienda S.Anna è stato firmato dal sottoscritto non in qualità di delegato dal “movimento federativo democratico-tribunale per i diritti del malato”, ma come coordinatore della sezione “autonoma” del tribunale per i diritti del malato di Ferrara. Quello stesso protocollo, che l’azienda voleva considerare valido per la nuova sezione del TDM (sezione priva di uno statuto autonomo e non iscritta al registro regionale del volontariato), qualche tempo prima era stato considerato “superato”, e quindi non più valido, quando il sottoscritto ne aveva chiesto una reale attuazione. 4) Perché tanto interesse del dott. Montaguti nel sostenere le tesi della signora Gelmini, segretaria regionale del TDM, e nel voler dare ogni riconoscimento alla nuova sezione del TDM, mentre si negava ogni riconoscimento alla nuova associazione CTDM? E perché l’atteggiamento dell’azienda USL, del comune di Ferrara, della Regione E:R., del Ministero della sanità, e di tutti gli altri interlocutori, pubblici e privati, ai quali ci siamo rivolti non è cambiato anche dopo il passaggio da TDM a CTDM? 5) Non è stata violata la legge sulla privacy, quando il dott. Montaguti ha cominciato ad inviare, alla segreteria regionale del TDM, le risposte alle segnalazioni raccolte dal nostro Centro, senza la necessaria e preventiva autorizzazione delle persone direttamente interessate? 6) Nella querela del dott. Montaguti si parla di una “incontenibile” reazione” del sottoscritto che avrebbe espresso il suo “disappunto” in ogni sede pubblica. C’è forse qualche legge che lo vieta? Avrei forse dovuto subire il suo sfratto e chiudere l’esperienza del Centro per dare spazio a persone che, forse, potevano garantire maggiore comprensione e flessibilità nei confronti del S.Anna? 7) Si afferma, nella querela del dott. Montaguti, che il mio comportamento avrebbe “indotto” i pazienti a confidare nella mia posizione di legittimo interlocutore dell’azienda. Ma una organizzazione di volontariato, regolarmente costituita, e regolarmente iscritta all’albo regionale del volontariato, anche se sgradita al dott. Montaguti, ma delegata dai cittadini, non è forse legittimata ad interloquire con le istituzioni pubbliche, compresa l’azienda S.Anna? 8) Con riferimento alla documentazione affissa in bacheca, che il dott. Montaguti ha considerato “corpo del reato”, il dott. Montaguti ha affermato che “Erano esposti alcuni documenti personali (?) relativi alla corrispondenza avuta con il coordinatore del CTDM in merito alla vertenza sfratto”. Ma ciò non corrisponde al vero! Quali sarebbero stati i documenti personali esposti in bacheca? Dalla visione delle foto presentate dallo stesso dott. Montaguti risulta chiaramente che non era esposto nessun documento “personale” in bacheca. A meno che non si voglia considerare “documento personale” la lettera che il dott. Montaguti, in qualità di direttore generale del S.Anna, mi ha fatto pervenire con l’invito a lasciare liberi i locali entro pochi giorni! Tra l’altro, poteva il direttore generale fare portar via la bacheca, con i documenti di proprietà del Centro? Ed è reato di diffamazione scrivere, in bacheca, che “il direttore generale dice di non abusare del suo potere e, intanto, ci dà lo sfratto e ci taglia il telefono?” Giancarlo Crociani Ferrara 7/5/01 Al Direttore de La Nuova Ferrara Egregio direttore, nella lettera pubblicata il 4.5.01, sotto il titolo “La sede non è di Crociani, ma è stata data al TDM”, si esprimono considerazioni sul CTDM e sulla mia persona che richiederebbero una risposta. Ma poiché chi scrive si firma “ufficio stampa del TDM”, che non so dove andare a cercare (anche se potrei immaginarmelo), sono costretto a scrivere a Lei confidando che, nel caso non possa essere pubblicata, questa lettera possa comunque giungere a destinazione. E’ certamente vero, come sottolineato nel titolo, che la sede del S.Anna non è stata data a Crociani, come singola persona; e io non mi sono mai sognato di affermarlo. Ma è anche vero che la sede è stata data ad un TDM che, oggi, non esiste più perché, come ho già ricordato, quel TDM (sezione autonoma di Ferrara) si è democraticamente e legittimamente trasformato nel CTDM (Centro per la tutela dei diritti dei malati). Questa trasformazione è stata possibile perché la sezione coordinata dal sottoscritto, già nel giugno del 1994, si era dotata di uno statuto autonomo (cosa che allora era consentita alle sezioni territoriali), mentre il nuovo statuto, approvato dal congresso di Cittadinanzattiva, che si è tenuto nel giugno dello scorso anno, non lo consente più,. Forse perché così (penso io) gli organi nazionali e regionali possono avere maggiore possibilità di controllo sulle sezioni territoriali. E quando l’ufficio stampa del nuovo TDM, mi richiama ad una maggiore “coerenza”, parlando di queste questioni, dimostra soltanto di aver una assai scarsa conoscenza delle norme del vecchio e del nuovo statuto, nonché del nuovo regolamento del Tribunale del malato. Continua, inoltre, a farmi sorridere, questo “ufficio stampa”, quando afferma che “il TDM non ha escluso nessuno”. Ma allora, come mai “nessuno” dei volontari del Centro per i diritti del malato di Ferrara è stato informato di dove, quando e con chi si è tenuta l’assemblea congressuale di Ferrara? A questa domanda non è mai stata fornita risposta! Io non so chi sia la persona che continua a firmarsi “ufficio stampa” (anche se posso cercare di immaginarlo), ma ho l’impressione che si tratti di un/una dipendente dell’azienda ospedaliera che sa benissimo come sono andate le cose. Comunque, al di là delle polemiche che hanno finora caratterizzato il nostro rapporto, il CTDM rimane disponibile ad un confronto diretto, in qualunque sede, purché non vi sia la richiesta, da parte del TDM, che il nostro Centro debba abbandonare una sede, avuta dopo diversi anni di attività e con molta fatica. Se il TDM ritiene di avere diritto, per legge, ad una sede, deve presentare le sue giuste richieste al direttore generale dell’azienda ospedaliera o dell’azienda USL e non pretendere di toglierla ad un’altra organizzazione che ha tutto il diritto di mantenerla. Il coordinatore del CTDM Giancarlo Crociani Ferrara 9/7/01 e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. Alle redazioni dei giornali locali Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia All’Assessore Regionale alla Sanità All’Assessore Regionale alle Pol. Sociali Ringraziamento pubblico. Lo sfratto del C.T.D.M. non è stato reso esecutivo, ma molti problemi restano. I volontari del CTDM ringraziano pubblicamente le 2312 persone che, nel corso di alcune settimane, tra aprile e maggio di quest’anno, hanno manifestato la loro solidarietà, contro la lettera di sfratto che ci era stata inviata dal direttore generale del S.Anna, ponendo la loro firma sul modulo nel quale si chiedeva sostegno all’attività di tutela dei diritti dei malati svolta dal Centro. Abbiamo la convinzione che la solidarietà espressa da tanti cittadini abbia notevolmente contribuito ad evitare che il S.Anna perseverasse nel suo disegno di chiudere la nostra sede, ostacolando l’attività di una organizzazione di volontariato che, da oltre 15 anni, è presente all’interno del S.Anna, anche se con diversa denominazione, ed è impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini malati di tutta la provincia di Ferrara. 1) 2) 3) 4) 5) 6) Diverse questioni rimangono tuttavia ancora aperte: la lettera di sfratto non è stata ancora revocata; è stata tagliata la linea telefonica; è stata portata via la bacheca del Centro e al suo posto è stato messo un contenitore di rifiuti; si continua a negare il riconoscimento della nuova realtà costituita dal CTDM; non è stata data risposta alla richiesta di rinnovo del protocollo di intesa; ma, soprattutto, da oltre sei mesi, non viene data risposta alle numerose lettere che il Centro invia al direttore generale del S.Anna accompagnando i reclami e le segnalazioni dei cittadini. I volontari del Centro per la tutela dei diritti dei malati ritengono che l’azienda ospedaliera S.Anna dovrebbe manifestare, nei confronti del C.T.D.M. il riconoscimento e il rispetto che ogni azienda sanitaria pubblica dovrebbe avere nei confronti di qualsiasi organizzazione di volontariato e di tutela dei diritti che venga liberamente e autonomamente delegata dai cittadini. Il coordinatore del C.T.D.M. Crociani Giancarlo Ferrara 25/08/2001 e p.c. e p.c. e p.c. e p.c. Alle redazioni dei giornali locali Al Sindaco di Ferrara Al Presidente della Provincia All’Assessore Regionale alla Sanità All’Assessore Regionale alle Pol. Sociali Ringraziamento pubblico a 2416 cittadine/i. I volontari del Centro per la tutela dei diritti dei malati sentono la necessità di ringraziare pubblicamente le 2416 persone che, nei mesi scorsi, hanno manifestato la loro solidarietà nei nostri confronti, contro la lettera di sfratto che ci era stata inviata dalla direzione generale del S.Anna, ponendo la loro firma su un modulo nel quale si chiedeva sostegno all’attività svolta dal Centro. E un particolare ringraziamento va rivolto alle persone che, volontariamente, si sono messe a disposizione per la raccolta delle firme. I volontari del Centro hanno la convinzione che la solidarietà espressa da tanti cittadini e il sostegno manifestato da parte di altre associazioni e organizzazioni di volontariato, da parte di alcuni gruppi e movimenti politici e da parte di alcune istituzioni pubbliche particolarmente interessate, abbiano notevolmente contribuito a far sì che l’azienda ospedaliera modificasse un discutibile atteggiamento assunto nei confronti del nostro Centro. Un atteggiamento che, oltre alla lettera di sfratto, si era manifestato con altre iniziative (taglio della linea telefonica, mancata risposta alle numerose lettere inviate, ecc.) che hanno posto seri ostacoli all’attività di una organizzazione di volontariato che, da oltre 15 anni, è presente all’interno del S.Anna (anche se con diversa denominazione) ed è impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini malati di tutta la provincia di Ferrara. A seguito di una iniziativa promossa dall’assessore alla sanità del comune di Ferrara, si è recentemente svolto un incontro a tre (Comune, S.Anna e Ctdm), a conclusione del quale il direttore generale del S.Anna si è impegnato a dare positiva soluzione alle questioni ancora aperte e a garantire le condizioni che consentano il ritorno ad un normale rapporto tra l’azienda ospedaliera e il centro per la tutela dei diritti dei malati. Nel corso di questi mesi abbiamo dovuto registrare anche non pochi silenzi, specie da parte dell’assessorato regionale alla sanità che avrebbe dovuto essere il primo ad intervenire. Ma siamo stati ripagati dalle attestazioni di stima che ci sono state espresse da tanti cittadini che hanno trovato nel nostro Centro un punto di riferimento considerato indispensabile. Si rinnova, quindi, il pubblico ringraziamento alle numerose persone che hanno manifestato solidarietà al nostro Centro (a voce e per iscritto) e a quanti hanno cercato di contribuire alla positiva soluzione del problema della sede e al ristabilirsi di corrette relazioni tra una azienda sanitaria pubblica e una organizzazione di volontariato e di tutela dei diritti. Per i volontari del Centro prof. Crociani Giancarlo Ferrara 30/10/2003 e p.c. e p.c. Al Ministro della Salute All’Assessore Regionale alla Sanità Al Sindaco di Ferrara Ai Direttori dei quotidiani locali Sui rapporti tra un Centro di tutela e un’Azienda Ospedaliera. Il direttore generale dell’arcispedale S.Anna di Ferrara ricorre in appello con la speranza di farmi condannare. Il direttore generale del S.Anna non ha accolto di buon grado la mia assoluzione nella causa che egli aveva intentato denunciandomi per il reato di diffamazione perché, come si leggeva nell’atto di accusa: “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, comunicando con più persone mediante missiva indirizzata a più soggetti pubblici e mediante affissione in bacheca esposta al pubblico, offendeva la reputazione di Montaguti Ubaldo accusandolo di agire nei confronti del Centro per la tutela dei diritti dei malati di Ferrara con abuso di potere, in contrasto con i suoi doveri di direttore generale dell’azienda sanitaria e con l’intento di porre ostacoli all’attività di suddetto Centro in Ferrara nel marzo e nell’aprile 2001.” L’accusa di offesa alla reputazione del dott. Montaguti si basava su una lettera che avevo indirizzato, in data 7.3.01, all’assessore regionale alle Politiche sociali (che ha la delega per i rapporti con il volontariato) e, per conoscenza, all’assessore regionale alla sanità, al presidente della giunta provinciale (in quanto spetta alla provincia decidere sulla iscrizione delle associazioni nel registro del volontariato), al comitato consultivo del S.Anna e al Coordinamento provinciale del volontariato, dando informazione del fatto che il direttore generale, da mesi, non rispondeva a nessuna delle lettere che il CTDM inviava all’azienda accompagnando le segnalazioni e i reclami dei cittadini (e per tutto il 2001, il dott. Montaguti ha continuato a non dare nessuna risposta alle oltre 300 lettere che gli sono state inviate!). In quella lettera, chiedevo all’assessore regionale se “tale comportamento” poteva essere giustificato o se, invece, non si trattava “di un abuso di potere, in contrasto con i doveri del direttore generale di un’azienda sanitaria, che non trova giustificazione alcuna nelle leggi dello Stato e della regione, ma che può comprendersi soltanto con l’intento di porre ostacoli all’attività di un Centro che svolge un’azione efficace di tutela dei diritti dei malati”. L’accusa di offesa alla reputazione del dott. Montaguti, che ha provocato una seconda querela, si basava invece su un foglio manoscritto, esposto nella bacheca accanto alla porta della sede del Centro, sul quale, dopo che avevamo ricevuto, in data 19 marzo 2001, una lettera con la quale egli ci invitava di “lasciare libero da persone e cose”, entro pochi giorni, la sede da noi utilizzata, avevamo scritto: “il dott. Montaguti dice di non abusare del suo potere e intanto ci dà lo sfratto”. E il dott. Montaguti, mentre dava lo sfratto ad una organizzazione che aveva avuto il riconoscimento della sua iscrizione al registro del volontariato a partire dal 1995, si attivava per dare quella stessa sede ad un’altra organizzazione (una nuova sezione del TDM) che era appena nata (e che poi risulta non abbia mai funzionato) che non era iscritta al registro e che, quindi, non aveva titolo per avere una sede all’interno della struttura ospedaliera. Dalle accuse di aver offeso la reputazione del dott. Montaguti, il sottoscritto è stato assolto dal Tribunale di Ferrara, con atto del 12.6.03. Il giudice ha motivato l’assoluzione sostenendo che: “Nel caso di specie, si rimase nell’ambito di una critica misurata ed obiettiva, senza alcuna aggressione alla sfera morale altrui, penalmente protetta. L’imputato va quindi assolto perché il fatto non sussiste…” Il dott. Montaguti, nella speranza di ribaltare la sentenza del giudice monocratico e di farmi condannare, ha richiesto impugnazione della sentenza motivandola per il fatto che, secondo lui, non solo non c’era stato nessun abuso di potere “ma che, al contrario quello che si era perseguito era il puntuale rispetto delle norme di rango nazionale che regolano il rapporto tra le strutture sanitarie e le associazioni di volontariato nonché il rispetto delle direttive dettate dagli organi regionali…” Sarà dunque la Corte d’appello di Bologna che dovrà pronunciarsi in merito al ricorso, valutando se le lettere e gli interventi del sottoscritto sono stati diffamatori nei confronti della persona del dott. Montaguti o se, come invece già sentenziato dal tribunale di Ferrara, erano l’esercizio di una critica, misurata ed obiettiva, nei confronti di atti e decisioni che ritenevo, e ritengo, in contrasto con le norme di legge nazionali e regionali. Come ho fatto per il primo grado di giudizio, aspetterò con molta tranquillità la sentenza della Corte d’appello, avendo la coscienza tranquilla rispetto alle cose dette e scritte al (e sul) dott. Montaguti, nella mia veste di responsabile di una organizzazione di volontariato e di tutela dei diritti (in particolare di quelli dei malati), e avendo come riferimento, da anni, alcune preziose indicazioni contenute in un saggio di L. Tavazza (allora segretario generale della Fondazione italiana per il volontariato), pubblicato nel 1993 nel volume “Non eroi, ma cittadini”. In quel testo, oltre ad elencare “quattro condizioni per una autentica testimonianza” da parte del volontariato, egli indicava sei diversi ruoli del volontariato rispetto alle istituzioni pubbliche. L’ultimo di questi ruoli (ultimo, ma non certo il meno importante), era definito: “La denuncia dell’ingiustizia”. Ed egli aggiungeva: “Il volontariato, attraverso tutte le vie costituzionalmente consentite (giudiziarie, amministrative, proprie dei mass media), allorché ha esaurito le possibilità di confronto consentite dalle precedenti funzioni, se riscontra un’evidente volontà di perseverare nella violazione delle norme che garantiscono giustizia, uguaglianza, libertà, dignità delle persone denuncia documentalmente con forza la patologia sociale”. E non era forse cosa ingiusta: * voler togliere una sede a chi ne aveva diritto per darla a chi non l’aveva? * rifiutarsi di rispondere a centinaia di lettere inviate dal Centro? * inviare parte delle risposte dovute al CTDM ad un centro che non era stato delegato dalle persone interessate? * continuare ancora oggi a non riconoscere la delega che i cittadini consegnano al nostro Centro? * prendere contatti diretti con cittadini che hanno presentato reclami al nostro Centro senza nemmeno informarci? * evitare di rispondere alle proposte di un nuovo protocollo di intesa tra S.Anna e CTDM? Il dott. Montaguti è sicuro di aver perseguito il puntuale rispetto delle leggi nazionali e regionali? Sarà la Corte d’appello a dare nuova risposta. Personalmente ritengo che vi siano stati atti e comportamenti in contrasto con le leggi nazionali e regionali che riguardano la sanità e il rapporto tra istituzioni pubbliche e volontariato. Il dott. Montaguti ha inoltre affermato, nell’intervista rilasciata a Carlino Ferrara, pubblicata in data 8.6.03, a commento delle notizie apparse sulla stampa locale sulla mia assoluzione, di aver sempre agito “in piena legittimità” ed ha aggiunto: “abbiamo solo applicato ciò che dice la legge. E cioè che un centro di volontariato, in pratica una associazione come quella di Crociani, non può svolgere attività all’interno dell’arcispedale se non ha l’iscrizione al registro del volontariato”. Sembra davvero incredibile che egli possa continuare a fare affermazioni del genere quando è stato nel gennaio del 2001 che l’Amministrazione provinciale, accogliendo la richiesta del Centro di un cambio di denominazione (da “Tribunale per i diritti del malato” a ”Centro per la tutela dei diritti dei malati”), ha riconosciuto la continuità tra le due organizzazioni e ha confermato l’iscrizione al registro del volontariato per il CTDM, che risulta quindi iscritto dal 1995, cancellando dal registro quella che era stata la sezione autonoma del TDM di Ferrara. Ed è stato proprio per aver finalmente preso atto di questa realtà che il dott. Montaguti, anche in seguito alle sollecitazione dell’assessora alla sanità del comune di Ferrara, è tornato sui propri passi riconoscendo, nell’ottobre del 2001, il diritto del Centro a continuare a svolgere l’attività di tutela all’interno dell’arcispedale. Risulta pertanto piuttosto strano che, ancora nel 2003, egli continui a ripetere affermazioni che non hanno alcun riscontro nella realtà. E forse anche per questo, i rapporti tra il Centro e il S.Anna non si sono ancora normalizzati. L’azienda continua ad assumere un atteggiamento quasi sempre negativo nei confronti del nostro Centro. Non risponde, infatti, quasi mai ai problemi o ai quesiti che vengono da noi sollevati sulla base di quello che ci viene riferito dai cittadini. L’azienda, inoltre, risponde ai cittadini con la voce dei sanitari o dei reparti coinvolti, accogliendo sempre, per buone, le ragioni dei dipendenti direttamente interessati (salvo rarissime occasioni). E nelle risposte che, tramite l’URP (ufficio relazioni con il pubblico), vengono date ai cittadini, l’azienda assume comportamenti assai differenziati, non si sa in base a quali criteri, per cui, in certi casi, viene trasmessa la relazione del medico o del reparto sia al CTDM che alla persona interessata; in altri casi, la relazione viene inviata solo alla persona con due righe di comunicazione al nostro Centro; in altri casi ancora, la relazione medica non viene trasmessa nemmeno alla persona interessata con la scusa che essa è un atto interno dell’azienda. In casi particolari, infine, il S.Anna, tramite l’URP o l’ufficio legale, chiama le persone a colloqui con medici e legali dell’azienda, senza dare nessuna informazione al nostro Centro (che pur era stato delegato per i rapporti con le istituzioni interessate), privandole in tal modo del sostegno e della tutela che la nostra organizzazione può garantire. Nessun’altra azienda sanitaria, pubblica o privata, della nostra o di altre regioni, con cui abbiamo dovuto stabilire rapporti, per le testimonianze che ci sono state consegnate dai diretti interessati o dai loro familiari, si è mai comportata in questo modo. Nemmeno il Ministero della Sanità (ora Ministero della Salute), al quale ogni anno, dal 1993 ad oggi, abbiamo inviato decine di lettere, in nome e per conto delle oltre 300 persone contagiate da trasfusione di sangue infetto che si sono rivolte al nostro Centro, ha mai assunto quel comportamento che il dott. Montaguti afferma essere ispirato al “puntuale rispetto” delle norme di legge di rango nazionale e regionale. Aspetterò dunque tranquillamente anche la sentenza della Corte d’appello nella convinzione che, in ogni caso, è meglio essere condannato piuttosto che tacere di fronte a comportamenti che ritengo profondamente ingiusti nei confronti dell’organizzazione che rappresento e, soprattutto, nei confronti di quei cittadini che si rivolgono al nostro Centro per essere difesi nei loro diritti. Il coordinatore del CTDM Giancarlo Crociani Ferrara 05/11/2003 Al Direttore de La Nuova Ferrara Caro Direttore, chi ha letto la replica che l’ufficio legale dell’Azienda ospedaliera ha dato alla mia lettera del 4 novembre, avrà notato che non è stata mossa nessuna contestazione alla serie di fatti che avevo elencato in merito al comportamento che il S.Anna ha assunto nei confronti del Centro per la tutela dei diritti dei malati nel corso degli ultimi tre anni. Penso che qualcuno avrà potuto trarre la conclusione che, allora, tutto quello da me riferito corrisponde al vero. Stupisce, però, che nessuna motivazione sia stata data, a giustificazione di un tale comportamento, né dal direttore generale del S.Anna né dalla responsabile dell’ufficio legale che ha parlato a nome suo. E’ vero, come è stato riferito nella replica, che il dott. Montaguti, attraverso il suo ufficio legale, si era offerto di rimettere la querela, ma questa disponibilità egli l’aveva manifestata molto tardi e soltanto dopo aver saputo di essere stato chiamato a deporre come “testimone a mia difesa”. a) b) c) d) e) Ed io gli avevo risposto di essere disponibile ad accogliere l’offerta, ma ad alcune condizioni che, tramite avvocato, gli ho fatto pervenire e che, se non ricordo male, erano le seguenti: le scuse per il disagio arrecato all’attività del nostro Centro nella tutela dei malati; il versamento, da pare sua, di un milione da devolvere alla nostra associazione come risarcimento; le spese processuali a suo carico; l’impegno a rispondere alle lettere inviate dal Centro sulla base delle segnalazioni dei cittadini; la garanzia che il CTDM avrebbe mantenuto la sua sede al S.Anna. Il dott. Montaguti non ha accolto queste mie richieste, che ritengo fossero del tutto giustificate, e il processo si è celebrato con un risultato che, per ora, è a mio favore e che mi lascia comunque con la coscienza tranquilla anche per qualsiasi decisione venga dalla Corte d’appello. Quello che mi ha amareggiato, in questa vicenda, è stato il disinteresse dell’assessore regionale alla sanità e lo scarso interesse del sindaco di Ferrara ai quali mi sono rivolto in numerose occasioni perché intervenissero, per quanto di loro competenza, a garantire un corretto rapporto dell’azienda nei confronti dei cittadini e di una organizzazione di volontariato impegnata a tutelare i loro diritti. Una organizzazione che, per il ruolo che svolge, è certamente quella che incontra le maggiori difficoltà nei rapporti con le aziende sanitarie ed è la più esposta al rischio di querele e di denunce. Mi ha confortato, invece, il sostegno di alcuni rappresentanti di organizzazioni, di partiti e di istituzioni. Mi hanno infine incoraggiato e sostenuto le circa 2.500 forme raccolte in poche settimane, quando era in atto il tentativo di darci lo sfratto dal S.Anna, e le numerose attestazioni di stima e di gratitudine, nei confronti del Centro e della mia persona, che sono venute (e continuano a venire) da parte di tante persone che hanno avuto la necessità di ricorrere alla nostra associazione e anche di altre persone che considerano, in ogni caso, utile e necessaria la nostra presenza e la nostra attività. Cordiali saluti Giancarlo Crociani Ferrara - 15/11/03 Al Direttore de La Nuova Ferrara Caro Direttore, sono costretto a scriverLe per fare qualche precisazione rispetto alla nota pubblicata nella “pagina aperta”, in data 8.11.03, a firma della “Segreteria TDM”. In quella nota ci sono alcune affermazioni che non corrispondono al vero e altre che sono offensive nei confronti della mia persona, di mia moglie e del Centro che io rappresento. La trasformazione dell’ex sezione autonoma del TDM di Ferrara nel CTDM, con riconosciuta continuità tra l’una e l’altra, non è una opinione personale del sottoscritto, ma è questione sulla quale si sono pronunciate sia la Provincia di Ferrara che la Regione Emilia-Romagna, per la loro competenza in merito al riconoscimento delle organizzazioni di volontariato e la loro iscrizione al (o esclusione dal) registro regionale del volontariato. E chiunque, scorrendo l’elenco delle organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti, pubblicato nei bollettini della regione o inseriti nel sito internet dell’assessorato alle politiche sociali potrà trovare il CTDM e non il TDM di Ferrara. L’assemblea dei volontari che ha deliberato questa trasformazione da TDM a CTDM ha coinvolto tutti i circa 20 volontari che da anni, in modo diretto o indiretto partecipano all’attività del Centro. Non so chi siano i circa 100 cittadini (?) “contrari alla “dirigenza di Crociani”, perché nessuno di loro ha mai aderito all’ex TDM e nessuno è mai venuto al nostro Centro per manifestare contrarietà rispetto alle scelte da noi adottate e all’attività svolta. Un’attività che il sottoscritto ha documentato con relazioni annuali inviate a molti interlocutori, compresa la stampa locale. Un’attività che è stata anche documentata con la pubblicazione di due libri: “Da paziente a cittadino” (1992) e “Storie di sanità e di burocrazia” (1997). Il primo, con una presentazione dell’allora segretaria nazionale del TDM, Teresa Petrangolini. Il secondo, con una presentazione del prof. Giuseppe Cotturri, attuale presidente nazionale di Cittadinanzattiva, il quale ha giudicato il lavoro “utile e avvincente per ragioni che vanno aldilà della denuncia e della testimonianza” e concludeva con le seguenti parole: “E’ per questo, anche, che riterrei utile se materiali, come quelli contenuti in questo volume, fossero offerti come base informativa per una educazione civica di tipo nuovo nelle scuole”. Chissà perché, dunque, quando venne organizzata l’assemblea provinciale, in preparazione del congresso regionale e nazionale del 2000, nessuno dei volontari del nostro Centro è stato informato di dove e quando si sarebbe tenuta l’assemblea “pubblica” di Ferrara. Salvo poi a venire informati che, non avendo partecipato alla fase congressuale, ci eravamo posti al di fuori del movimento e, quindi, molto democraticamente, ne siamo stati esclusi. Questa è stata la causa della nostra decisione di cambiare denominazione e costituire una nuova associazione con tutti i volontari di prima, con gli stessi obiettivi (la tutela dei diritti dei malati) e con le stesse modalità operative. E per questo ci siamo battuti per mantenere la sede da anni utilizzata all’interno del S.Anna. Altre sezioni TDM, nella nostra regione, hanno deciso, per vari problemi, di rompere i rapporti con Cittadinanzattiva e di costituirsi in Centri per la tutela dei diritti dei malati. Insieme, abbiamo dato vita ad un coordinamento regionale composto da Bologna, Ferrara, Fidenza, Carpi e Ravenna. Esperienze simili si sono verificate, inoltre, anche in altre realtà regionali. Con molta “modestia”, chi Le ha scritto firmandosi “segreteria TDM” (ma non c’è nessuna persona fisica dietro questa segreteria?), ha dichiarato: “siamo stati come TDM il primo movimento presente al S.Anna”. Siamo stati, chi? Chi sono queste 100 persone che non si sono mai viste in tanti anni e che vorrebbero rivendicare e appropriarsi di una storia e di esperienze di cui non hanno mai fatto parte e che non appartengono loro? Questa “segreteria TDM” giunge all’assurdo di affermare che sono stati loro a “subire uno sfratto” (!?!), la cui responsabilità, è ovviamente mia. Per la verità, la lettera di sfratto era stata indirizzata al sottoscritto, ed è stato anche in relazione a questo fatto e alle posizioni da me assunte prima e in seguito, che il direttore generale del S.Anna ha pensato bene di querelarmi. Chissà se questa segreteria vuole rivendicare per sé anche la querela! Aggiunge, inoltre, questa segreteria, che: “è stato soprattutto per l’ostracismo di Crociani” che il TDM non ha potuto avere una sede al S.Anna. Anche questo non è vero. I volontari del Centro si sono battuti per mantenere la loro sede e non per impedire che venisse data una sede ad altri. Se la direzione del S.Anna non ha dato una sede al nuovo TDM forse è stato perché questo nuova sezione del TDM non è iscritta al registro regionale e non può iscriversi se prima non dimostra di essere dotata di autonomia giuridica. E il nuovo statuto di Cittadinanzattiva, da quel che mi risulta, non prevede la possibilità delle sezioni territoriali di costituirsi in sezioni autonome. L’ultima questione (ultima, ma non minima) sulla quale sono costretto ad intervenire, riguarda l’accusa di aver fatto dell’associazione “una sorta di lobby familiare”. Poiché questo vocabolo inglese può avere diversi significati, vorrei conoscere qual è il significato che gli estensori della lettera gli hanno voluto attribuire. Il senso della frase, comunque, è chiaramente negativo, e non solo per me e mia moglie, ma anche per gli altri volontari che risulterebbero succubi di questa lobby. Devo dire che mi stupisce che, pur di trovare motivi di critica, questa segreteria (che si nasconde nell’anonimato), senta la necessità di ricorrere anche alla maldicenza! Tra l’altro, da tre anni, mia moglie, per la nascita di due nipotini, può essere presente nel Centro solo il sabato mattina o in qualche pomeriggio per ordinare e spedire posta urgente. Ma in che cosa consisterebbe questa lobby? Forse nel fatto che due persone, che sono sposate da oltre 40 anni e che, per oltre 20 anni, hanno anche condiviso la loro esperienza, insieme ad altri volontari, in un Centro per la tutela dei diritti? Lo hanno fatto, forse, per guadagno o per ottenere qualche vantaggio personale? Lo hanno fatto per sollecitare favori per qualche potente o per qualche corporazione? Se le persone che si nascondono dietro la “segreteria TDM” sono in possesso di conoscenze che dimostrino un uso improprio o illecito dell’associazione o il perseguimento di finalità diverse da quelle pubblicamente manifestate, perché non dicono chiaramente quello che sanno o quello che hanno in testa e mostrano apertamente la loro faccia? Personalmente mi sento di affermare, forse con qualche presunzione, che sarebbe un fatto sicuramente positivo se di “lobby” come questa, composta da me e mia moglie, ce ne fossero tante e tutte impegnate nel settore della solidarietà e della tutela dei diritti. E magari anche in altri settori. Con la richiesta di voler cortesemente pubblicare queste considerazioni e precisazioni, Le chiedo, direttore, di invitare i membri della segreteria più volte citata a firmare le loro note, almeno con un nome e cognome, e anche, possibilmente, a fornire un indirizzo visto che, nell’ultima riunione del nostro coordinamento regionale, abbiamo valutato l’opportunità, nel comune interesse dei cittadini della nostra regione, di accantonare le cause che hanno provocato le divisioni, per promuovere incontri su temi e obiettivi che possano unire le forze delle diverse organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti. Mi rendo conto, però, date le premesse, che il compito sarà piuttosto difficile. Cordiali saluti Giancarlo Crociani Ferrara 04/07/2005 Il DOTT. MONTAGUTI SE NE VA? Alle Redazioni dei giornali locali NESSUN RIMPIANTO! Non ho la competenza per giudicare il direttore generale del S.Anna sul piano delle qualità professionali e dirigenziali e per quanto concerne le sue scelte programmatiche ed organizzative, specie con riferimento alle vicende relative all’ospedale di Cona. Posso però esprimere un giudizio motivato sul genere dei rapporti che egli ha avuto nei confronti del Centro per la tutela dei diritti dei malati di cui sono responsabile. Devo dire che, all’inizio, aveva mostrato una certa disponibilità verso quella che allora era la sezione autonoma del Tribunale del Malato di Ferrara. Poi, in breve tempo, di fronte alle segnalazioni e ai reclami dei cittadini e alle sollecitazioni e all’azione di tutela del nostro Centro, il suo atteggiamento (e quello dei suoi uffici: (specie l’ufficio per le relazioni con il pubblico e l’ufficio legale) è notevolmente mutato; specie dal momento in cui (22 dicembre 2000) l’assemblea dei volontari del Centro, per contrasti insanabili con la segreteria regionale e nazionale del Tribunale del Malato, ha deciso, alla unanimità, di dare vita ad una organizzazione del tutto autonoma (il ctdm) che ha continuato a svolgere la sua attività con le stesse finalità e le stesse modalità di prima. Ciò ha provocato una reazione spiegabile soltanto con l’intenzione del dott. Montaguti di conservare un buon rapporto con la segreteria nazionale del Tribunale del malato. Non posso, infatti, dimenticare la lettera di sfratto che il dott. Montaguti mi ha inviato nel tentativo di togliere la sede al nostro Centro, che era in regola con tutti i requisiti previsti per legge, per darla ad una nuova sezione del tdm, praticamente inventata, con la partecipazione di dipendenti dell’azienda ospedaliera. Un tentativo riuscito solo sulla carta, che ha trovato per qualche tempo un’eco sulla stampa, ma del quale, dopo pochi mesi, non si è più saputo nulla. Non posso dimenticare anche le altre iniziative, adottate dal dott. Montaguti, per ostacolare l’attività del Centro: il taglio della linea telefonica interna, la rimozione della bacheca, le risposte ai cittadini inviate a chi non era stato da essi delegato: Non posso certo dimenticare le due querele per “diffamazione” (per le quali sono stato pienamente assolto dal Tribunale di Ferrara) perché chiedevo a lui (e all’assessore regionale alla sanità) se non stesse abusando del suo potere, visto che voleva togliere la sede ad una associazione che ne aveva diritto per darla ad un’altra che quel diritto non aveva. Non posso dimenticare, inoltre, l’aperto ostruzionismo verso la nostra organizzazione (un ostruzionismo che continua ancora oggi), che si manifesta nelle modalità e nella qualità delle risposte che vengono date alla maggior parte delle persone che presentano segnalazioni e reclami tramite il nostro Centro. Non posso dimenticare, infine, l’opera di coinvolgimento che la direzione dell’azienda ha effettuato, nei confronti del Coordinamento provinciale del volontariato (purtroppo coadiuvata in questo da una significativa rappresentanza del volontariato presente nel comitato consultivo misto del S.Anna) con l’intento di costringere il sottoscritto e il Centro che io rappresento ad accettare condizioni che limiterebbero la nostra autonomia e la nostra attività di tutela dei diritti dei malati. Non nutro particolari illusioni rispetto all’atteggiamento che sarà assunto dal nuovo Direttore generale del S.Anna. So che il nostro Centro (essendo un punto di raccolta del malcontento dei cittadini, specie per le situazioni più gravi, e volendo esercitare una reale tutela dei loro diritti), non può che essere mal sopportato soprattutto da chi ha interesse a difendere se stesso o il reparto/servizio di cui è responsabile. Ho apprezzato, la presa di posizione del Rettore dell’università che ha chiesto che vengano resi noti non solo i nomi dei possibili “candidati”, ma vengano anche illustrati i loro programmi. E nei programmi ritengo che i candidati dovrebbero dare qualche indicazione sul tipo di rapporto che essi intendono avere con le organizzazioni di volontariato e, in particolare, con quelle che svolgono azioni di tutela dei diritti dei malati. Come coordinamento ERAS (Emilia Romagna Attiva e Solidale) abbiamo da tempo proposto l’elezione diretta, non solo dei Difensori civici (comunali, provinciali, regionale), ma anche l’elezione diretta dei direttori generali delle aziende usl e ospedaliere, su una lista composta da persone che, ovviamente, presentino adeguata preparazione e competenza professionale e organizzativa. Una proposta inviata a vari interlocutori che, finora, non ha ricevuto nessuna risposta. Distinti saluti Il Coordinatore del Ctdm Prof. Giancarlo Crociani