012 2 b.-Apr. N. 1 Fe Anno XLVI - Periodico trimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Parma vivo nella Nella notte dei tempi, la luce, come sole che sorge, squarcia le tenebre e dà nuovo respiro alla vita. La salvezza, come seme, piantato in terra buona, germoglia e diventa albero che genera buoni frutti. Cristo, sole che sorge; Cristo, seme che muore e genera nuova vita; Cristo albero della vita; Cristo dono del Padre a tutta l’umanità; Cristo porta della fede. fede del figlio A tutti i nostri lettori e lettrici auguriamo una serena Pasqua nella novità del Risorto. La fede in Cristo è il primo atto, il primo lavoro, la prima pietra dell’essere in Lui una nuova creatura. Agostino Chieppi così si esprimeva: ”Non si cammina verso il cielo senza la via della fede, la fede è il principio della santità, è la radice su cui si costruisce l’edificio della santità”. La vita cristiana è un cammino di fede, di comunione con Dio, facile da percorrere solo se si spalanca il cuore alla grazia e, docilmente, ci si lascia trasformare e Foto Minni plasmare. Dunque una fede viva “informatrice della mente, agitatrice del cuore, fattrice di buone opere”. Una fede vivissima. Vissuta nella vita. Ricercata nello studio. Chiesta nella preghiera. dio Domenica Guatteri pf luce, la nostra via, la nostra salvezza”. L’interrogativo, ieri come oggi, è sempre lo stesso: ”Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” (Gv6,28). La risposta pure: “Questa è l’opera di Dio, che crediate in Colui che Egli ha mandato!” (Gv 6,29). Credere in Gesù, è l’unica carta da poter giocare sempre, in ogni situazione, in ogni tempo e luogo. “Crediamo, crediamo, semplicemente crediamo, con la semplicità del fanciullo. Quanto è mai bella questa semplicità! Quanto è tranquillo il cuore! Sì, beati quelli che credono, così!”. Sì, beati noi che siamo in Cristo creature nuove. Beati noi che abbiamo imparato a credere. Beati noi che guardiamo il passato, il presente e il futuro con occhi di fede e vediamo sgorgare la vita, nascere il sole, e come il cieco guarito vediamo anche gli uomini, come alberi che camminano… è tutto un mistero! “Crediamo, veneriamo, amiaSOMMA mo questo mistero: per mezzo RIO di Gesù Cristo saliremo a Dio, 2 BLOC-NOT ES Il tesoro n per mezzo di Gesù Cristo posascosto 3 SPIRITUAL sederemo il regno che non ha ITÀ Credere all fine”. ’Amore si può 4-5 SPECIA La nostra vita sia un inno di LE HOSPIC E Testimonia nze fede, per sperare le realtà 6-7 BLOC N OTES che nutrono la vita ed amaEsperienze re in pienezza con l’amore 8 PROFILI di Cristo nostro Signore. Alla sorgente del cuore trafitto di Gesù, zampilla l’acqua della vita eterna. Come nuovi samaritani, al pozzo di questa grazia, fermiamoci in un dialogo sereno e accogliamo la pienezza della sua conoscenza e del suo amore. “Stringiamoci a Gesù Cristo, solo Gesù è la nostra PICCOLE FIGLIE di 1 FEB. - APR. 2012 il L tesoro nascosto a telefonata di Giovanna arrivò inaspettata il sabato pomeriggio mentre mi trovavo a fare la spesa. Talmente inaspettata da non lasciarmi il tempo di inventare una scusa per declinare il suo invito. “Sei libero domani mattina? Vorrei che tu venissi con me alla messa delle 9 nella casa di riposo delle Piccole figlie di via Navetta. Mi piacerebbe farti conoscere una mia amica di infanzia che ha dedicato la sua esistenza alla vita consacrata”. “Mah...veramente io...domani avrei in programma di...di...d’accordo vengo! Passa pure a prendermi, sai dove abito”. Giovanna è una signora di circa 70 anni, cliente della Banca del Lavoro animata da quella fede semplice e profonda che anch’io vorrei tanto avere. Nel corso degli anni il rapporto professionale si è tramutato in amicizia. Quello di oggi è per me un sabato un tantino anomalo. Ieri sera, dopo tanti anni c’è stata una rimpatriata tra amici di gioventù. Cena in un noto ristorante cittadino e poi balli in discoteca fino a notte fonda. Risate, ricordi e tanto divertimento. Il tempo non ha per nulla scalfito la nostra vecchia amicizia. Sono rientrato a casa tardi, ma veramente felice. Ma oggi fin dal risveglio provo un senso di vuoto, di tristezza e di malinconia che non riesco a spiegarmi. Saranno le poche ore di sonno, mi giustifico, o il fatto che incomincio ad invecchiare. Questa sensazione di noia e di insoddisfazione mi accompagna per tutto il giorno fino al momento di coricarmi. Domenica mattina sono svegliato dal suono di un cellulare. “Sono Giovanna sei pronto? Sono lì tra dieci minuti”. “Prontissimo! ...Cioè quasi...Il tempo di lavarmi e di vestirmi in fretta e furia”. Il grosso cancello automatico dell’edificio di via Navetta si apre e ci permette di parcheggiare nel cortile interno. La suora in portineria ci accoglie con un grande sorriso e ci invita a raggiungere le sorelle che stanno celebrando le Lodi nella grande cappella. Prendiamo posto nelle ultime file, vicino al sacerdote che di lì a poco celebrerà la Messa. Le anziane sorelle ripetono insieme le formule a me sconosciute, poi si fa silenzio e il sacerdote si dirige verso l’altare per dare inizio alla celebrazione domenicale. È una celebrazione molto semplice, composta e partecipata. L’età media delle presenti è molto elevata: senza dubbio supera gli 80 anni. Molte delle anziane sorelle sono sulla sedia a rotelle impossibilitate ad alzarsi, ma accudite con amore dalle altre suore. Dall’alto del mio metro ed ottanta mi sembra di dominare la situazione, ma in termini di fede so benissimo di essere l’ultimo dei presenti, fanalino di coda con distacco irrecuperabile. Questa mia situazione questo atto di umiltà mi donano lentamente una pace inaspettata e provo su me stesso quanto siano vere le Parole di Cristo: “beati gli ultimi...”. La partecipazione alla messa assieme alle sorelle Piccole figlie, mi dona una serenità interiore sorprendente e il senso di vuoto, di noia e di malinconia che mi attanagliava da sabato lentamente svanisce, evapora e si scioglie come neve al sole. Dopo aver fatto la comunione mi soffermo a meditare l’esortazione di Gesù: “Sforzatevi di entrare per la porta picPICCOLE FIGLIE 2 FEB. - APR. 2012 cola....” parole già ascoltate mille volte, ma di cui solo ora comprendo la verità e la profondità. La porta grande (nel mio caso di venerdì sera, la porta di una discoteca) mi aveva dato una gioia temporanea presto trasformatasi in delusione e aridità. Una porta grande che restringendosi si era trasformata in una sorta di imbuto. Terminata la messa, sr Delfina, l’amica di cui Giovanna mi aveva parlato, ci viene incontro, con un grande sorriso, mi stringe la mano e ci conduce in una stanza laterale vicino alla portineria, arredata con mobili antichi e con un gran tavolo al centro. Ci accomodiamo e cominciamo a parlare e a raccontarci le nostre vite, le nostre esperienze, le ragioni della nostra fede. Tra di noi si crea una confidenza immediata. Mi sembra subito di sentirmi a casa. Di sr Delfina mi colpiscono la cultura, il senso dell’umorismo e la sua informazione sui fatti di attualità. Ma in modo particolare mi colpisce la sua serenità e la pace interiore che traspare da ogni sua parola e dal suo sorriso. Sì, mi sento di affermare che sr Delfina e Giovanna, pur essendo anagraficamente avanti negli anni, sono giovani spiritualmente, animate da una freschezza d’animo che io ammiro con una puntina di invidia. Il tempo passa velocemente quando ci si trova bene in compagnia e le ore 11 arrivano velocemente. Tempo scaduto. Giovanna deve andare ad assistere un suo parente invalido. Ci alziamo dalle sedie non prima di esserci ripromessi di rivederci presto. Sr Delfina ci accompagna al parcheggio. “So che ti piace scrivere”, mi dice stringendomi la mano quando siamo arrivati all’automobile, ”mi fai un articolo dove racconti la tua visita di questa mattina? Vorrei pubblicarlo sul nostro giornalino trimestrale”. “D’accordo ci proverò”, le rispondo salutandola. L’articolo è questo, sr Delfina, spero di non averla delusa, ma soprattutto spero di trasmettere a chi lo leggerà la mia convinzione che il tesoro nascosto di cui parla Gesù nel Vangelo, voi consacrate delle Piccole figlie lo avete trovato davvero. Filippo Nella quarta Domenica di Pasqua, 29 Aprile 2012, domenica del Buon Pastore, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il tema che il S. Padre Benedetto XVI propone in questa quarantanovesima Giornata mondiale per la riflessione e la preghiera delle comunità cristiane è: “Le vocazioni dono della carità di Dio” (Deus caritas est, n.17). Lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana è: “Rispondere all’ Amore... si può”. Esso si propone come invito a vivere con creatività, responsabilità e fedeltà la propria vocazione. rispondere DAL MESSAGGIO DEL PAPA […] Noi siamo amati da Dio “prima” ancora di venire all’esistenza! Mosso esclusivamente dal suo amore incondizionato, Egli ci ha “creati dal nulla” (cfr 2Mac 7,28) per condurci alla piena comunione con Sé. Preso da grande stupore davanti all’opera della provvidenza di Dio, il Salmista esclama: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,4-5). La verità profonda della nostra esistenza è, dunque, racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno (cfr Ger 31,3). La scoperta di questa realtà è ciò che cambia veramente la nostra vita nel profondo. […] Si tratta di un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha la sua radice nell’assoluta gratuità di Dio… Ogni specifica vocazione nasce, infatti, dall’iniziativa di Dio, è dono della Carità di Dio! È Lui a compiere il “primo passo” e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5). […] L’amore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, alla «parola data per mille generazioni» (Sal 105,8). Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino, che precede e accompagna: esso è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili. Cari fratelli e sorelle, è a questo amore che dobbiamo aprire la nostra vita, ed è alla perfezione dell’amore del all’ amore si può Padre (cfr Mt 5,48) che ci chiama Gesù Cristo ogni giorno! […] L’amore per Dio, di cui i presbiteri e i religiosi diventano immagini visibili - seppure sempre imperfette - è la motivazione della risposta alla chiamata di speciale consacrazione al Signore attraverso l’Ordinazione presbiterale o la professione dei consigli evangelici. Il vigore della risposta di san Pietro al divino Maestro: «Tu lo sai che ti voglio bene» (Gv 21,15), è il segreto di una esistenza donata e vissuta in pienezza, e per questo ricolma di profonda gioia. L’altra espressione concreta dell’amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi e sofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote e della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un PICCOLE FIGLIE 3 FEB. - APR. 2012 seminatore di speranza. Il rapporto dei consacrati, specialmente del sacerdote, con la comunità cristiana è vitale e diventa anche parte fondamentale del loro orizzonte affettivo. […] È importante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio. Sarà compito della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per un fruttuoso percorso. Elemento centrale sarà l’amore alla Parola di Dio, coltivando una familiarità crescente con la Sacra Scrittura e una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divina in mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana. Ma soprattutto l’Eucaristia sia il “centro vitale” di ogni cammino vocazionale: è qui che l’amore di Dio ci tocca nel sacrificio di Cristo, espressione perfetta di amore, ed è qui che impariamo sempre di nuovo a vivere la “misura alta” dell’amore di Dio. Parola, preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno. Nelle famiglie, «comunità di vita e di amore» (Gaudium et spes, 48), le nuove generazioni possono fare mirabile esperienza di questo amore oblativo. Esse, infatti, non solo sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana, ma possono rappresentare «il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio» facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia, la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici sappiano sempre collaborare affinché nella Chiesa si moltiplichino queste «case e scuole di comunione» sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità. l’Hospice: un luogo pieno di vita Visita guidata all’interno dell’Hospice delle Piccole Figlie... Il 2 ottobre 2007, l’Hospice “Piccole Figlie” apre le porte a Parma e accoglie il primo paziente inguaribile ma bisognoso di cure che sappiano avvolgerlo ed aiutarlo a vivere nel miglior modo possibile ogni giorno di vita. Il 17 gennaio 2012, con il sostegno di tante mani e cuori generosi, l’Hospice raddoppia la sua capacità di accoglienza per poter ricevere adesso 16 pazienti. Entriamo nell’Hospice, un luogo pieno di vita. Un luogo dove non si va a morire, ma dove tutto e tutti ti aiutano a vivere fino in fondo la vita. Incontriamo coloro che in coro creano il mantello in cui ospiti e famigliari trovano rifugio per “Il saluto”, un saluto pieno di Pace e Speranza; e persone che in circostanze diverse hanno vissuto o vivono questo momento unico della vita. Cuore a cuore con una infermiera... Per me, l’Hospice è un nido che accoglie e prepara per un altro volo. Riceviamo tanto sia dei pazienti che dai famigliari. Quando sono qui e quando se ne sono andati perché sempre lasciano qualcosa di bello nei nostri cuori. Diamo e riceviamo qualcosa di vero, sincero. Non è certo una fabbrica di miracoli ma davanti all’impotenza alla quale certe volte siamo confrontati, ci sono altri mezzi che passano attraverso il cuore per superare insieme i momenti difficili. Non è una fine è un inizio. Barbara Cuore a cuore con una operatrice socio sanitaria... Ho dubitato due mesi prima di accettare di venire a lavorare in Hospice. Mi spaventava l’idea di non poter dare risposta di fronte a un “guarirò?”. E da 20 giorni che sono qui e sono felice della mia scelta. È da oltre 20 anni che faccio questo bellissimo mestiere e che ricevo tanto dai miei pazienti. Qui però posso dedicare più tempo ad ogni persona. Qui anche i rapporti con i colleghi sono più sereni. Mi commuovo quando ricordo con ammirazione chi se ne stava andando e chiedeva a me come stavo. Francesca Cuore a cuore con la figlia di una ospite... La nostra profonda gratitudine per il grande aiuto ricevuto durante la degenza di mia madre Ivetta, deceduta il 9 gennaio 2012. La mamma è stata accolta e curata con una straordinaria umanità e grande competenza. Qui abbiamo sentito che il malato è al centro di tutto e intorno gli gravitano le persone di buona volontà e capacità professionale, sempre pronte ad aiutarlo. Qui anche i parenti sono accolti e guidati in nome dell’umana solidarietà e di quella “empatia” che ci fa entrare in contatto col dolore degli altri, con l’impegno di concorrere ad alle- viarlo. Non potrò mai dimenticare il senso di pace, la serenità, il balsamo di amore che allevia il dolore e le ferite del corpo. Federica Cuore a cuore con la nipote di una ospite... Mi chiamo Luisa e sono nipote di Lina. Lina era mia zia, una sorella di papà, molto anziana, sola, mai sposata, ma previdente; a suo tempo infatti, mi aveva espresso il desiderio che fossi io a starle vicina negli ultimi anni della sua vita. Le avevo detto di sì, mi sarei occupata di lei, dei suoi bisogni e delle sue necessità, ma sentivo dentro di me che c’era dell’altro…come un progetto più grande e più importante, divino, che come credente mi impegnava attraverso la preghiera affinché il suo cuore si aprisse alla grazia e fosse pronta per l’incontro col Signore (“Credi nel signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia” Atti 16,31). È iniziata così questa avventura, una esperienza totalmente nuova, era la prima persona anziana che accudivo, non avendo avuto né nonni né genitori anziani prima di lei, ma certo un arricchimento sia dal punto di vista umano, che da quello della fede in un Dio che è davvero presente nella storia di ogni uomo, un Padre paziente e misericordioso che attende e rispetta i nostri tempi ma persevera perché si realizzi nella vita di ciascuno, il Suo piano di salvezza per la vita eterna. Lode a Dio! È necessario che parli di Dio e desidero che tutta la mia vita sia una testimonianza a Lui perché Egli un giorno si è chinato sulle mie miserie, l’ho incontrato e mi ha ridato vita, Egli è il senso della mia vita oggi e devo alla Sua Provvidenza, ora lo so, l’approdo a questa struttura, all’Hospice delle Piccole Figlie. Venivamo da una estate difficile, io sentivo che fisicamente non ce la facevo più, la zia aveva avuto un crollo generale e tutti i giorni si aggiungeva un problema alla sua salute. Proprio come il popolo Israele liberato dalla schiavitù del Faraone, il Signore mi aveva sempre guidata e protetta (“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potes- PICCOLE FIGLIE 4 FEB. - APR. 2012 sero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte” Esodo 13,21-22) ma ora ero arrivata anche io davanti al Mar Rosso e non vedevo una via d’uscita….. così ho gridato a Dio nell’angoscia, ed Egli, la Via, ci ha aperto questa strada, che però subito non ho capito. Appena arrivate infatti, mi sono sentita in colpa, sembrava che estranei mi privassero dell’impegno personale preso con la zia, ma dopo qualche giorno, potendomi finalmente rilassare ho potuto (“gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in Lui si rifugia” salmo 33,9) gustare e vedere che questa era la risposta del Signore, un luogo dove prima di tutto si è accolti con amore, non solo i malati ma anche noi famigliari, e da parte di tutti, da chi vi lavora a chi per sua libera scelta vi dedica ore di volontariato! Abbiamo, la zia e io, ricevuto tanto bene, circondate dall’affetto di tanti “nuovi” amici interessati a noi, al nostro bene, già, una cosa che oggi purtroppo non ti aspetti più … ci vorrebbero pagine e pagine per scrivere tutto. Aldilà delle cure mediche che se vogliamo sono scontate, ma sempre prodigate con lo stesso ingrediente, l’amore e il rispetto della persona, con particolare riguardo ad ogni tipo di sofferenza, ciò che più mi ha colpito perché non credevo potessero esistere luoghi così, è stato il sentirsi come in famiglia. È in famiglia che fai festa per il tuo compleanno o per l’anniversario di matrimonio, ebbene l’Hospice è una grande famiglia che partecipa e che ti permette tutto questo e di più … sino a celebrare un battesimo nella camera del malato che è impossibilitato ad allontanarsi dal letto … Oggi posso dire con certezza che neanche a casa sua la zia si sarebbe sentita così protetta, amata e curata. Dal profondo del cuore GRAZIE a quanti rendono possibile tutto questo. E lode e gloria a Dio! Luisa Cuore a cuore con una volontaria... Si pensa, erroneamente, che essere volontario significhi sempre e soltanto donare qualcosa di sé agli altri (concetto di gratuità): tempo, ascolto, attenzione ai bisogni dell’ammalato e spesso dei famigliari, conforto. Credo invece che noi volontari riceviamo spesso molto più di quanto diamo. Il semplice stare accanto alla sofferenza di altri esseri umani, inevitabilmente suscita pensieri, riflessioni, domande; interroga la parte più profonda di noi su temi che oggi non osiamo più affrontare (il senso della vita, del dolore, della morte). Qui, in Hospice, tutto ci conduce a ritrovare la nostra interiorità, ad incamminarci verso la profondità dell’anima; si ritrovano i ritmi lenti e misurati di una volta, quando l’incontro con la morte era un fatto “naturale” e i gesti della pietas ben conosciuti. Il dono quindi che ci viene fatto, consiste nell’aver tempi e modi per poter riacquisire la capacità di introspezione e ritrovare il senso delle nostre esistenze. Manu Cuore a cuore con un volontario... L’amore vero è sentire come proprio il dolore dell’altro, partecipare alle sue ansie, condividere le sue speranze. È questo lo spirito che caratterizza questo centro di cure palliative, che sostiene il nostro servizio di volontari vicino agli ammalati e ai loro famigliari. Franco Cuore a cuore con una volontaria... Sono tante le cose che ho imparato da quando ho iniziato questa esperienza di volontariato in Hospice e altrettante sono quelle che hanno arricchito il mio patrimonio personale e professionale: una delle cose che ho imparato e mi ritrovo nella routine quotidiana è proprio quella del sapersi fermare. Ovvero meditare, prendere e dare valore al tempo, “saper stare”, ascoltare, stare in silenzio perché l’altro possa parlare, aprirsi, gioire, piangere, scaricare la propria rabbia, amarezza e angoscia, accogliere, dare significato e valore alle persone con cui ti relazioni, dare il giusto peso alle cose e agli eventi, non lasciarsi sfuggire le opportunità, cogliere l’attimo, aspettare. Daniela R. Cuore a cuore con una amica o come fare amicizia con la morte... de Maestro in grado di suggerirti sempre la strada migliore, la più giusta per te.” Cara Amica, Cara Sorella Morte, a pensarci bene, da quando sono entrata in Hospice, la tua vicinanza forse mi spaventa un po’ meno. Ora che frequento i silenziosi corridoi di questo luogo, così sacrale, mi sembri meno terribile. E d’ora in poi quando, camminando e sostando, mi capiterà di incrociare i miei occhi con i tuoi, cercherò di guardare meglio per cogliere la profondità e l’intensità del tuo sguardo. Sono certa che lì, proprio lì, troverò tesori inaspettati e forse potrò anche riconoscere frammenti luminosi della mia anima, cristalli preziosi mai visti prima. Non posso sbagliare, i tuoi occhi li riconoscerò senz’altro: negli occhi sgranati, profondi, toccanti, luminosi, sgomenti, perduti, impauriti, lontani … di tutti gli ospiti cui andrò incontro. Daniela V. da tempo sto cercando di dare una risposta ad un quesito molto importante: si può fare amicizia con la Morte? Sono una Volontaria di un Hospice e ti devo dire che questo interrogativo mi giunge molto spesso, più o meno ogni volta che varco la soglia di quel luogo che ormai mi è tanto caro e familiare. Quando mi affaccio nella stanza di un ospite molte domande mi ronzano nella testa… cosa leggerò nel volto e negli occhi di chi sta là dentro? Quali pensieri si starà ponendo? E poi ancora: che differenza c’è tra me e lui? Risposta: NESSUNA. Per entrambi la morte sarà una sicura visitatrice ma l’unica differenza è che io non coltivo il pensiero di una scadenza certa mentre il paziente nel letto sa o sente che di lì a breve arriverà concretamente il fatidico momento. Allora mi vengono alla mente le letture fatte, le riflessioni condivise che ribadiscono che la Morte è compagna presente di ogni momento della nostra vita … ma cosa significa? Cerco di comprendere meglio questo concetto pur con qualche difficoltà: infatti, quando la vita è nel pieno del suo manifestarsi, senza preoccupazioni palesi di malattie o sventure in atto, il rivolgere l’attenzione alla Morte compagna diventa quasi un paradosso assoluto. Eppure sento che questa è la strada giusta. Provo a spostare il fulcro dell’attenzione dal piano della mente ad uno più sottile, cerco di comprendere col cuore questo pensiero, cosa può significare. La prima intuizione è che se davvero così fosse, se potessi integrare con più consapevolezza questo pensiero, di sicuro, mi risparmierei molte sofferenze: quelle che derivano dalla convinzione di poter dominare ogni cosa, quelle di riuscire a controllare ogni evento programmando, incasellando, organizzando … Ahimè!… Se solo riuscissi a lasciare le mie ataviche paure e abbandonarmi al naturale fluire della Vita forse potrei entrare con passo deciso nella mia dimensione spirituale e intuire quale senso ha la mia Vita, la mia Presenza, il mio Dolore. Forse riuscirei anche ad accogliere il principio che la Morte è parte indissolubile della vita perché tutto è cambiamento e trasformazione … mi perdo totalmente nella contemplazione di questo mistero e dal profondo di me l’eco di un’antica sapienza lievemente mi sussurra: “Non avere paura: Sorella Morte ti è amica perché solo Lei è davvero in grado di mostrarti quanto grande e meravigliosa è la Vita se solo saprai aprire il tuo cuore per ascoltarla. In ogni istante doloroso, in ogni scelta difficile, in ogni crisi che affronterai lei ti sarà vicina: vivi la Sua presenza come un dono, un gran- PICCOLE FIGLIE 5 FEB. - APR. 2012 Cuore a cuore con una operatrice socio sanitaria... Oggi 26 novembre alle 17.00, in un pomeriggio buio e avvolto dalla nebbia, qui in Hospice “Piccole Figlie”, in una stanza di degenza vi sono una Luce ed un Calore che riscalda tutti i presenti ci stimola ad andare avanti in questo percorso faticoso ma ricco di emozioni uniche. Emozioni pure che danno forza. Lì in un letto vi è una nonna con lo sguardo ricco ed il corpo debilitato dalla malattia. Con commozione ed orgoglio segue la nipotina nel sacro Rito del Battesimo. Mentre si purifica la vita di un nuovo Cristiano alla luce del Cero Battesimale, così proprio come una candela, un altro Cristiano sta consumando la sua Vita. Non c’è tristezza perché il passaggio di testimone è stata quella Luce negli occhi della nonna che ha acceso la candela della nipotina: “È proprio vero che il mistero della Vita è immenso e ovunque”. Antonietta Cuore a cuore con il dopo... Io che ho avuto il privilegio, l’onore, di starti vicino fino all’ultimo sospiro, ti ringrazio e ringrazio la vita perché adesso più che la tua assenza, sento la tua presenza nel mio cuore. Foto Minni lettera aperta Novi, 13 gennaio 2012. Come lettrici novesi del giornalino “Piccole Figlie”, sentiamo di condividere opinioni e riflessioni sul periodico che promuove ad ogni livello la formazione e la comunione attraverso articoli ed interviste e soprattutto si trasforma in testimonianza viva dell’amore misericordioso di Dio attraverso l’informazione mediatica di esperienze locali e missionarie. Riteniamo molto interessante l’introduzione del giornale con il suo taglio formativo oltre che informativo. Gli argomenti trattati ogni volta sono gocce di catechesi, essenziali per la nostra conoscenza e l’approfondimento della fede vissuta e testimoniata. Le cose che mi danno vera gioia Non mi danno vera gioia le cose materiali. Mi danno gioia la musica, la poesia, la bellezza e la semplicità, la mia numerosa famiglia, i miei pazzi e strani amici. Mi danno gioia la luce del sole nelle mattine d’estate, i temporali d’autunno, il chiarore del fuoco, l’acqua che siamo fortunati ad avere. Mi dà gioia il desiderio di un viaggio, di un concerto vero, il desiderio di tentare, di migliorare, di cambiare, di fare nuove esperienze. A questo non potrei mai rinunciare! Marta Guerzoni Foto Minni Dalla comunità parrocchiale di Novi Concludiamo con un ringraziamento di cuore a sr Angela, sr Giuseppina e sr Anselmina, che con la loro preziosa presenza all’interno della Scuola dell’infanzia parrocchiale di Novi, collaborano umilmente alla formazione dei bambini e contribuiscono alla loro crescita fisica e spirituale. Un gruppo di lettrici novesi del giornalino “Piccole Figlie” Il bloc-notes con le notizie dalle varie comunità rende pubblicamente visibile e percepibile il dono della fraternità e della vitalità ecclesiale che si concretizza nelle varie esperienze di vita, stabilendo una continuità e un costante legame con chi sente la necessità di coltivare le qualità richieste nelle relazioni umane: educazione, gentilezza, sincerità e spirito di condivisione. Condivisione da cui nasce comunione con la Congregazione che con il suo essere Amore, Misericordia e Tenerezza del cuore di Dio e con il suo “stare tra la gente”, umilmente e al servizio dei fratelli è la strada maestra per portare a tutti il Signore Gesù. Dal profilo delle suore defunte, conosciute e non, traiamo invece quell’energia che restituisce forza e vigore alla nostra quotidianità, perché conoscere la loro vita, vuol dire comprendere l’importanza della vita consacrata e la testimonianza di una fede vissuta con amore e dedizione, con semplicità e umiltà. In ultimo ci sentiamo di suggerire al giornale di affrontare attraverso gli articoli delle tematiche che molti hanno a cuore, cioè un’attenzione specifica al campo educativo, perché miri a promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità. EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO è la sfida di questo decennio per la crescita dei nostri figli secondo i principi cristiani, oltre allo sviluppo e alla stabilità delle nostre famiglie. PICCOLE FIGLIE 6 FEB. - APR. 2012 Carissime lettrici, grazie per la partecipazione alla nostra piccola fatica di mettere su carta la vita delle comunità e delle persone, la bellissima avventura cristiana che ci accomuna. Faremo tesoro dei vostri consigli. La Redazione catechesi Domenica 18 dicembre, nella chiesa di Monchio delle Corti, i bambini ed i ragazzi del catechismo, guidati da sr Celina, ideatrice e coordinatrice, e dalle catechiste Anna Maria ed Elisabetta con la fattiva collaborazione di Maria Vittoria (una mamma), hanno drammatizzato, cantato, fatto rivivere la nascita di Gesù. Personalmente sono uscita dalla chiesa con molta gioia nel cuore, forse la stessa gioia di Michele che alla fine della recita ha detto: ”Sono contento” o di Alessandro che ha augurato a tutti un Buon Natale gesù è il dal vivo Maria Vittoria concludendo con “Vi voglio bene!”. Se, come hanno cantato i bambini al momento della nascita, Emmanuel, Dio con noi, da cristiani, dovremmo sempre essere gioiosi, non avere timore, non angustiarci con le nostre preoccupazioni, ma fidarci un po’ di più di quel Gesù che diciamo di voler seguire, e vedere, cercare nel buio del nostro tempo la Sua luce. Feste come questa, con la “F” maiuscola, ci danno carica per non scoraggiarci e sono ottimo combustibile per la lampada della nostra fede. vero pane L’ idea di un presepio fatto di pane è nata con il progetto sull’I.R.C. (Istruzione Religiosa Cattolica) che sto portando avanti con i bimbi di 3-4-5 anni nella scuola dell’infanzia di san Giuseppe (Scandiano): “Fame di pane, fame di Dio.” Dopo aver scoperto quanto sia importante il “pane per tutti i popoli e per ciascuno di noi” facendo riferimento a: “dacci oggi il nostro pane quotidiano” sono arrivata rapidamente a parlare di Betlemme “casa del pane” dove nasce Gesù vero Pane disceso dal cielo: Egli è un Dono speciale che porta pace, amore e vita, a tutti coloro che Lo accoglieranno. Per i bambini l’impegno più bello è stato sicuramente la preparazione del presepio di pane fatto tutto in modo artigianale, con l’aiuto della nostra cuoca Anna (Preparazione della pasta e poi cottura al forno). Il risultato è stato veramente meraviglioso e penso che i bambini lo ricorderanno sempre perché opera delle loro mani. A parte, poi i bambini hanno preparato una culla di pane, dove hanno Giuliana Fanfoni pf adagiato un Bambinello. La storia del pane però non finisce perché continuerà nel periodo pasquale parlando di Gesù “vero Pane Spezzato per tutti” per cercare di avvicinare i bambini al mistero dell’Eucarestia, Pane speciale, perché Corpo di Gesù stesso che si rende presente in mezzo a noi, entra nei nostri cuori per renderci capaci di gesti d’amore. Come Piccola Figlia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria mi è venuto spontaneo anche presentare ai bambini la nostra Beata Eugenia Picco che diceva: “Come Gesù ha scelto il Pane per stare con tutti, così deve essere la mia vita: comune, accessibile a tutti, umile e nascosta”. Credo, sia molto importante, oggi più che mai, educare i bimbi al dono di sé agli altri nell’umiltà e nella gioia. PICCOLE FIGLIE 7 FEB. - APR. 2012 Sr M. ESTERINA COCCHETTI Cremona 10.10.1921 Parma 28.11.2011 Mi è sembrata emblematica, per cogliere la grandezza di questa umile Piccola Figlia una paginetta in cui ha formulato propositi che risultano la trama di una vita spesa tutta nell’umiltà, nel servizio, nella fatica e nella sofferenza per amore, e che ha raggiunto il vertice nei circa dieci anni di graduale, ma totale perdita di ogni facoltà. Il foglio non ha data, ma deve essere stato da lei letto e riletto per anni e letteralmente attualizzato. In esso si legge: 1. Domandare spesso al Signore di sviluppare in me lo spirito di sacrificio. 2. Contemplare spesso Nostro Signore nella Passione e comunicare alla Grazia nascosta nei misteri dolorosi. 3. Segnare diligentemente nel Nuovo Testamento tutti i testi che parlano di sacrificio, di rinuncia, di penitenza; segnare nello stesso tempo che il sacrificio è sempre presentato come un mezzo di fedeltà maggiore o di sequela più prossima del Divino Maestro. 4. Essere felice di non aver sempre a disposizione tutto ciò che desidero o anche tutto ciò che mi potrebbe essere utile. 5. Saper prendere in buona parte, col sorriso, le piccole privazioni, inseparabili da ogni vita religiosa. 6. Non drammatizzare mai le difficoltà normali della vita comune; attingervi elementi di oblazione generosa per la mia missione corredentrice. 7. Invece di impazientirmi davanti ai piccoli o grandi sacrifici inerenti ad ogni vita apostolica (delusioni, contrarietà, lentezze, malintesi involontari), ringraziare il Signore che ha la bontà di associarmi a Lui; unire immediatamente queste sofferenze alla sua Passione per applicare i frutti della redenzione alle anime di cui sono incaricata. 8. Per essere sempre in grado di approfittare delle occasioni provvidenziali di sacrificio, impormene ogni giorno qualcuna gratuitamente; vegliare tuttavia che non nuociano né al dovere di stato, né alla mia salute (che non mi appartiene), né alla carità fraterna. 9. Orientare di preferenza i miei sacrifici verso la carità effettiva, con la dimenticanza di me stessa e il servizio disinteressato e sorridente a favore degli altri. Probabilmente questo è un programma dettatole dal suo direttore spirituale, ma ripercorrendo la sua vita, possiamo dire che è stato attuato in modo straordinario. Nacque in una famiglia povera ma profondamente cristiana, come attesta la scelta della vita religiosa da parte delle sorelle Eugenia, Figlia della Carità di S. Vincenzo de Paoli, e Luciana delle suore di don Orione. Incontrò le Piccole Figlie a Cignone e maturò con loro la chiarezza della sua vocazione. Un segno della sua decisione nelle scelte che contano, ce lo testimonia una consorella: “Nel 2001, arrivata a Marola con le sorelle anziane, già con i sintomi del suo progressivo degrado, chiese che le fosse dato un tappetino da mettere ai piedi del letto. La sorella le rispose che era pericoloso, che avrebbe potuto scivolare. E lei decisa: Mi serve per l’ora di adorazione notturna che ho sempre fatto il giovedì e che non posso tralasciare”. Era da questa sua unione col Signore della sua vita che si spiega la sua disponibilità ad ogni genere di sacrificio senza mai farlo pesare, col sorriso di chi è contento di far contenti gli altri. Non ebbe mai incarichi di particolare responsabilità personale: aiuto in cucina, in guardaroba, nel riordino della casa o del giardino, nelle attività varie della comunità. Si rese preziosa al bisogno in diverse case (Carignano, Palanzano, Casa Madre, Seminario minore…ecc), ma quella in cui ha lasciato una stupenda indimenticabile testimonianza della sua vita di religiosa veramente riuscita, è stata Paderno del Grappa, dal 1973 al 1998 nell’opera di Monsignor Filippin. Sempre attiva, sempre disponibile, e soprattutto sempre serena; un esempio indimenticabile per le consorelle e per la gente che incontrandola le affidava i suoi problemi con la certezza che la sua preghiera sarebbe stata esaudita. Altro segno di vita totalmente donata nella disponibilità piena del Divino Volere, è il dono che ha chiesto e ricevuto nella ricorrenza del suo 25° di professione: la benedizione del Santo Padre con indulgenza plenaria “in articulo mortis”, così che anche quando non potesse confessarsi e ricevere la Comunione avrebbe potuto invocare con la bocca e con il cuore il santo nome di Gesù. Leggiamo in questo dono un annuncio premonitore del suo lungo calvario e una certezza della pace di cui ora godrà nella comunione dei santi. Ci aiuti dal cielo ad imitarla. Sr M. ZELINDA BOLLANI Suzzara (MN) 25.09.1921 Parma 30.11.2011 Solo due giorni dopo la partenza per il cielo di sr Esterina Cocchetti, un’altra grande “Piccola figlia” l’ha seguita, quasi fossero protagoniste di una gara a chi sarebbe arrivata prima. Anche sr Zelinda aveva compiuto da poco i 90 anni, vissuti con generosa dedizione nel servizio di giovani e anziani, senza mai perdere quella serenità che deriva da una vita veramente riuscita. Anche negli anni del suo progressivo declino, l’unica risposta a chi le offriva un servizio o una parola di conforto era il sorriso. Serena e aperta, sapeva creare rapporti positivi con tutti. Era particolarmente esperta in cucito e ricamo, per cui, nelle diverse case in cui fu inviata, ebbe sempre il ruolo di guardarobiera o maestra di ricamo, insieme alla catechesi, all’aiuto nella scuola materna e alla visita agli anziani. Le comunità in cui ha soggiornato più a lungo sono: Brescello (RE), Villa Ospizio (RE), Cesole (MN) e S. Leonardo (PR). Qui, in tappe diverse, ha trascorso una ventina d’anni. Sono rimaste indimenticabili le mostre dei ricami, fatti dalle bambine e messe in vendita a scopo benefico, con tanta soddisfazione delle mamme. E che dire delle sue traversate nelle vie della zona, non senza pericolo, per andare a portare conforto agli anziani a domicilio? Era decisa a mettercela tutta, fino a che la salute glielo permise, ma intorno al 2000, ebbe un brusco arresto. Dopo ripetuti ricoveri in ospedale, causati da fratture e da problemi cardiaci, a motivo ormai anche dell’età avanzata, passò a Villa Chieppi, in questa casa di preghiera, in cui ha dato compimento alla sua missione, trasformando in preghiera e offerta il suo bisogno di donarsi agli altri. Siamo certi che ora continua a pregare per noi in attesa di riabbracciarci nella comunione dei santi. Sr M. TERESA LORENZATO Gambigliano (VI) 26.01.1918 Parma 05.12.2011 Per sr Teresa la promessa si è avverata, dopo un lungo tempo di attesa, vissuto consapevolmente fino all’ultimo, anche se l’unico segno di presenza, alla fine, era il movimento delle labbra per accompagnare la preghiera delle sorelle che andavano a visitarla. La notizia della sua scomparsa era ormai attesa, ma è commovente e unanime la reazione delle sorelle che l’hanno conosciuta da vicino: “È volata in cielo una santa!“. “Non ho mai conosciuto una sorella così buona”. “Era amata e stimata da tutti.” Era entrata in Congregazione a 15 anni, seguendo la sorella sr Ida, con il pieno consenso dei suoi genitori e del parroco, che ne fece un’ottima presentazione. Ancora giovanissima, nel 1939 iniziò la sua missione nell’Ospedale-Ricovero di Suzzara come aiuto in Sanatorio e servizio di notte. Vi rimase fino al 1951, anno in cui passò alla Casa di Riposo di Novi dove rimase fino al 1975. Questi 24 anni di donazione silenziosa, generosa e serena ai ricoverati, in un’opera gestita da accaniti anticlericali, sono stati anni di luce per quel paese. I responsabili dell’Opera non avevano parole per esprimere la loro ammirazione e riconoscenza ed erano sempre pronti ad aiutare lei e la consorella sr Angela Zoni: “due donne intoccabili”. Nel 1973 passò all’ospedale di Sissa, con servizio agli anziani di notte, fino al 1993. Infine a Villa Chieppi con le sorelle anziane a cui offrì, fin che le fu possibile, il suo amoroso servizio di giorno e anche di notte. Per capire che cosa muoveva tanta bontà basta leggere alcuni pensieri, scritti in modestissime agendine, l’unica fonte documentata da lei stessa, di quella forza che la muoveva nel dono di sé, senza riserve, a Dio e ai fratelli. Ne citiamo alcuni. Signore, tu sei sempre con me. Tu hai detto che sei sempre col Padre e il Padre è in Te. Così pure so che Tu sei in me e vivo giorno dopo giorno con la tua grazia. Ti porto ai fratelli vicini e lontani testimoniando a tutti che Tu sei l’Amore. “La tua carità e bontà risplenda sulla tua bocca, sulle tue mani, sul tuo sorriso. Amore, gioia, garbo e carità è ciò che Gesù vuole. Vivere la mia giornata fatta di amore, con gioia e serenità.“ “La mia guida è Maria nell’ascolto della Parola di Gesù, per farla mia ed essere umile, docile, serena, piena di bontà per ogni persona che incontro. Essere perseverante con il suo aiuto. Lei mi insegna ad essere umile, docile, serena, con viso aperto e pieno di bontà con tutti“. Queste non sono parole: è vita vissuta, perciò non abbiamo dubbi che sia già nelPICCOLE FIGLIE 8 FEB. - APR. 2012 la gloria dei santi e che non potrà cessare di implorare per noi ogni bene. Grazie, sr Teresa! Sr M. LETIZIA DE PELLEGRIN Belluno 06.08.1927 Parma 23.02.2012 È emblematica, per capire la personalità di sr Letizia, una foto di famiglia risalente al 1918 (lei doveva ancora nascere), in cui accanto a sette giovani donne (la mamma, in alto a sinistra, e le sue sorelle e cognate) c’è la nonna con 7 nipotini e due soldati (ospiti di passaggio). Solo questo dice doversi trattare di una famiglia di lavoratori che certamente basavano la loro fraternità, il loro amore al lavoro, il loro aiuto reciproco, nella fede e nell’accoglienza. La lunga vita di sr Letizia, trascorsa nella fedeltà al Signore attraverso un servizio instancabile ai fratelli, non smentisce le sue radici e rimane un segno inequivocabile della sua ricchezza umana e spirituale. Entrata a vent’anni, durante il tempo della formazione si è cimentata nel lavoro di cucina presso i Padri Saveriani, a Scandiano (RE), in Seminario a Carpi. Poi prese il volo verso comunità fuori dell’Italia. Dal 1959 al 1970 fu a Carcassonne in Francia, dove al servizio di cucina collegava anche l’assistenza agli anziani della Clinica. Nel 1970 fino al 1983 passò a Manresa in Spagna, come responsabile della cucina, riscuotendo sinceri consensi dagli ospiti dell’Ospedale, che tanto apprezzavano anche qualche menù all’italiana. Dal 1984 al 1986 fu alla Clinica Santa Chiara a Locarno (Svizzera) e dal 1986 al 1988 ad Appenzell, dove la cucina non era più per i malati, ma per i bambini con cui familiarizzò senza problemi. Infine, dal 1988 al 2010 tornò in Italia e si dedicò con altrettanto amore agli ospiti di Villa S. Bernardo e di Villa S. Ilario a Porporano (PR). Qui, a prova dell’indice di gradimento e della valorizzazione del suo servizio, nel 2010 il Centro Emmaus pubblicò un opuscolo dal titolo: “I peccati di gola di sr Letizia” con la dedica: “Per lunghi anni Suor Letizia ci ha circondato delle sue premurose attenzioni e con instancabile amore e tanta abnegazione ha sempre preparato svariate prelibatezze adatte ad ogni circostanza. Noi, che abbiamo sperimentato e gustato il frutto delle sue fatiche tra i fornelli, abbiamo voluto raccogliere queste preziose ricette, perché altri le possano a loro volta tramandare. Ci rimarrà così un ricordo concreto di tutto ciò che sr Letizia è stata per noi: fermezza e determinazione in una salsa di delicato amore. E come religiosa non è meno forte il segno con cui sr Letizia ha dato testimonianza di fedeltà alla sua consacrazione, di fermezza nella scelta dei valori, quali l’amore alla sua famiglia religiosa, la fedeltà alla preghiera, l’obbedienza, la povertà, la cordialità dell’accoglienza e della collaborazione. Edificante è stato anche il lungo e pesante tempo della malattia, che ha vissuto in piena coerenza con se stessa. ABITARE IL CIELO