012
2
b.-Apr.
N. 1 Fe
Anno XLVI - Periodico trimestrale - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Parma
vivo
nella
Nella notte dei tempi, la
luce, come sole che sorge,
squarcia le tenebre e dà
nuovo respiro alla vita. La
salvezza, come seme, piantato in terra buona, germoglia e diventa albero che
genera buoni frutti.
Cristo, sole che sorge; Cristo,
seme che muore e genera
nuova vita; Cristo albero
della vita; Cristo dono del
Padre a tutta l’umanità; Cristo porta della fede.
fede
del
figlio
A tutti i nostri lettori e lettrici
auguriamo una serena Pasqua
nella novità del Risorto.
La fede in Cristo è il primo atto, il primo lavoro, la
prima pietra dell’essere in
Lui una nuova creatura.
Agostino Chieppi così si
esprimeva: ”Non si cammina verso il cielo senza la
via della fede, la fede è il
principio della santità, è la
radice su cui si costruisce
l’edificio della santità”.
La vita cristiana è un cammino di fede, di comunione
con Dio, facile da percorrere solo se si spalanca il cuore alla grazia e, docilmente,
ci si lascia trasformare e Foto Minni
plasmare.
Dunque una fede viva “informatrice della mente,
agitatrice del cuore, fattrice di buone opere”.
Una fede vivissima. Vissuta nella vita. Ricercata nello
studio. Chiesta nella preghiera.
dio
Domenica Guatteri pf
luce, la nostra via, la nostra
salvezza”.
L’interrogativo, ieri come oggi, è sempre lo stesso: ”Che
cosa dobbiamo fare per
compiere le opere di Dio?”
(Gv6,28). La risposta pure:
“Questa è l’opera di Dio, che
crediate in Colui che Egli ha
mandato!” (Gv 6,29).
Credere in Gesù, è l’unica
carta da poter giocare sempre, in ogni situazione, in
ogni tempo e luogo.
“Crediamo, crediamo, semplicemente crediamo, con
la semplicità del fanciullo.
Quanto è mai bella questa
semplicità! Quanto è tranquillo il cuore! Sì, beati
quelli che credono, così!”.
Sì, beati noi che siamo
in Cristo creature nuove.
Beati noi che abbiamo imparato a credere. Beati noi
che guardiamo il passato,
il presente e il futuro con
occhi di fede e vediamo
sgorgare la vita, nascere il
sole, e come il cieco guarito
vediamo anche gli uomini,
come alberi che camminano… è tutto un mistero!
“Crediamo, veneriamo, amiaSOMMA
mo questo mistero: per mezzo
RIO
di Gesù Cristo saliremo a Dio,
2 BLOC-NOT
ES
Il tesoro n
per mezzo di Gesù Cristo posascosto
3 SPIRITUAL
sederemo il regno che non ha
ITÀ
Credere all
fine”.
’Amore si
può
4-5 SPECIA
La nostra vita sia un inno di
LE HOSPIC
E
Testimonia
nze
fede, per sperare le realtà
6-7 BLOC N
OTES
che nutrono la vita ed amaEsperienze
re in pienezza con l’amore
8 PROFILI
di Cristo nostro Signore.
Alla sorgente del cuore trafitto di Gesù, zampilla
l’acqua della vita eterna.
Come nuovi samaritani, al pozzo di questa grazia,
fermiamoci in un dialogo sereno e accogliamo la
pienezza della sua conoscenza e del suo amore.
“Stringiamoci a Gesù Cristo, solo Gesù è la nostra
PICCOLE FIGLIE
di
1
FEB. - APR. 2012
il
L
tesoro nascosto
a telefonata di Giovanna
arrivò inaspettata il sabato pomeriggio mentre mi trovavo a fare
la spesa. Talmente inaspettata da
non lasciarmi il tempo di inventare
una scusa per declinare il suo invito. “Sei libero domani mattina?
Vorrei che tu venissi con me alla
messa delle 9 nella casa di riposo
delle Piccole figlie di via Navetta.
Mi piacerebbe farti conoscere
una mia amica di infanzia che ha
dedicato la sua esistenza alla vita
consacrata”. “Mah...veramente
io...domani avrei in programma
di...di...d’accordo vengo! Passa pure a
prendermi, sai dove abito”.
Giovanna è una signora di circa 70 anni,
cliente della Banca del Lavoro animata
da quella fede semplice e profonda che
anch’io vorrei tanto avere. Nel corso
degli anni il rapporto professionale si è
tramutato in amicizia. Quello di oggi è
per me un sabato un tantino anomalo.
Ieri sera, dopo tanti anni c’è stata una
rimpatriata tra amici di gioventù. Cena
in un noto ristorante cittadino e poi
balli in discoteca fino a notte fonda.
Risate, ricordi e tanto divertimento.
Il tempo non ha per nulla scalfito la
nostra vecchia amicizia. Sono rientrato
a casa tardi, ma veramente felice. Ma
oggi fin dal risveglio provo un senso di
vuoto, di tristezza e di malinconia che
non riesco a spiegarmi. Saranno le poche ore di sonno, mi giustifico, o il fatto
che incomincio ad invecchiare. Questa
sensazione di noia e di insoddisfazione
mi accompagna per tutto il giorno fino
al momento di coricarmi. Domenica
mattina sono svegliato dal suono di un
cellulare. “Sono Giovanna sei pronto?
Sono lì tra dieci minuti”. “Prontissimo!
...Cioè quasi...Il tempo di lavarmi e di
vestirmi in fretta e furia”.
Il grosso cancello automatico dell’edificio di via Navetta si apre e ci permette
di parcheggiare nel cortile interno. La
suora in portineria ci accoglie con un
grande sorriso e ci invita a raggiungere
le sorelle che stanno celebrando le Lodi
nella grande cappella. Prendiamo posto
nelle ultime file, vicino al sacerdote che
di lì a poco celebrerà la Messa. Le anziane sorelle ripetono insieme le formule
a me sconosciute, poi si fa silenzio e
il sacerdote si dirige verso l’altare per
dare inizio alla celebrazione domenicale. È una celebrazione molto semplice,
composta e partecipata. L’età media
delle presenti è molto elevata: senza
dubbio supera gli 80 anni. Molte delle
anziane sorelle sono sulla sedia a rotelle
impossibilitate ad alzarsi, ma accudite
con amore dalle altre suore. Dall’alto
del mio metro ed ottanta mi sembra di
dominare la situazione, ma in termini di
fede so benissimo di essere l’ultimo dei
presenti, fanalino di coda con distacco
irrecuperabile. Questa mia situazione
questo atto di umiltà mi donano lentamente una pace inaspettata e provo su
me stesso quanto siano vere le Parole di
Cristo: “beati gli ultimi...”.
La partecipazione alla messa assieme
alle sorelle Piccole figlie, mi dona una
serenità interiore sorprendente e il senso di vuoto, di noia e di malinconia che
mi attanagliava da sabato lentamente
svanisce, evapora e si scioglie come neve
al sole.
Dopo aver fatto la comunione mi soffermo a meditare l’esortazione di Gesù:
“Sforzatevi di entrare per la porta picPICCOLE FIGLIE
2
FEB. - APR. 2012
cola....” parole già ascoltate mille
volte, ma di cui solo ora comprendo la verità e la profondità. La porta grande (nel mio caso di venerdì
sera, la porta di una discoteca) mi
aveva dato una gioia temporanea
presto trasformatasi in delusione
e aridità. Una porta grande che
restringendosi si era trasformata in
una sorta di imbuto.
Terminata la messa, sr Delfina, l’amica di cui Giovanna mi aveva parlato,
ci viene incontro, con un grande sorriso, mi stringe la mano e ci conduce
in una stanza laterale vicino alla
portineria, arredata con mobili antichi
e con un gran tavolo al centro. Ci accomodiamo e cominciamo a parlare e a
raccontarci le nostre vite, le nostre esperienze, le ragioni della nostra fede. Tra
di noi si crea una confidenza immediata.
Mi sembra subito di sentirmi a casa. Di sr
Delfina mi colpiscono la cultura, il senso
dell’umorismo e la sua informazione sui
fatti di attualità. Ma in modo particolare
mi colpisce la sua serenità e la pace interiore che traspare da ogni sua parola e
dal suo sorriso. Sì, mi sento di affermare
che sr Delfina e Giovanna, pur essendo
anagraficamente avanti negli anni, sono
giovani spiritualmente, animate da una
freschezza d’animo che io ammiro con
una puntina di invidia.
Il tempo passa velocemente quando ci
si trova bene in compagnia e le ore 11
arrivano velocemente. Tempo scaduto.
Giovanna deve andare ad assistere un
suo parente invalido. Ci alziamo dalle sedie non prima di esserci ripromessi di rivederci presto. Sr Delfina ci accompagna
al parcheggio. “So che ti piace scrivere”,
mi dice stringendomi la mano quando
siamo arrivati all’automobile, ”mi fai
un articolo dove racconti la tua visita di
questa mattina? Vorrei pubblicarlo sul
nostro giornalino trimestrale”. “D’accordo ci proverò”, le rispondo salutandola.
L’articolo è questo, sr Delfina, spero di
non averla delusa, ma soprattutto spero
di trasmettere a chi lo leggerà la mia
convinzione che il tesoro nascosto di cui
parla Gesù nel Vangelo, voi consacrate
delle Piccole figlie lo avete trovato davvero.
Filippo
Nella quarta Domenica di Pasqua, 29 Aprile 2012, domenica del Buon Pastore, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il tema che il
S. Padre Benedetto XVI propone in questa quarantanovesima Giornata mondiale per
la riflessione e la preghiera delle comunità cristiane è: “Le vocazioni dono della
carità di Dio” (Deus caritas est, n.17). Lo slogan scelto dal Centro Nazionale
Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana è: “Rispondere all’ Amore... si
può”. Esso si propone come invito a vivere con creatività, responsabilità e fedeltà
la propria vocazione.
rispondere
DAL MESSAGGIO DEL PAPA
[…] Noi siamo amati da Dio “prima” ancora di venire all’esistenza!
Mosso esclusivamente dal suo amore
incondizionato, Egli ci ha “creati dal
nulla” (cfr 2Mac 7,28) per condurci
alla piena comunione con Sé. Preso da
grande stupore davanti all’opera della
provvidenza di Dio, il Salmista
esclama: “Quando vedo i tuoi
cieli, opera delle tue dita, la
luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di
lui ti ricordi, il figlio dell’uomo,
perché te ne curi?” (Sal 8,4-5).
La verità profonda della nostra
esistenza è, dunque, racchiusa
in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare
ogni persona umana, è frutto
di un pensiero e di un atto di
amore di Dio, amore immenso,
fedele, eterno (cfr Ger 31,3). La
scoperta di questa realtà è ciò
che cambia veramente la nostra
vita nel profondo. […] Si tratta
di un amore senza riserve che ci
precede, ci sostiene e ci chiama
lungo il cammino della vita e
ha la sua radice nell’assoluta
gratuità di Dio… Ogni specifica
vocazione nasce, infatti, dall’iniziativa di Dio, è dono della
Carità di Dio! È Lui a compiere
il “primo passo” e non a motivo
di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della
presenza del suo stesso amore
«riversato nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito Santo» (Rm
5,5). […]
L’amore di Dio rimane per sempre,
è fedele a se stesso, alla «parola data
per mille generazioni» (Sal 105,8). Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino,
che precede e accompagna: esso è la
molla segreta, è la motivazione che non
viene meno, anche nelle circostanze più
difficili. Cari fratelli e sorelle, è a questo
amore che dobbiamo aprire la nostra
vita, ed è alla perfezione dell’amore del
all’
amore si può
Padre (cfr Mt 5,48) che ci chiama Gesù
Cristo ogni giorno!
[…] L’amore per Dio, di cui i presbiteri
e i religiosi diventano immagini visibili
- seppure sempre imperfette - è la motivazione della risposta alla chiamata
di speciale consacrazione al Signore
attraverso l’Ordinazione presbiterale
o la professione dei consigli evangelici.
Il vigore della risposta di san Pietro al
divino Maestro: «Tu lo sai che ti voglio
bene» (Gv 21,15), è il segreto di una
esistenza donata e vissuta in pienezza,
e per questo ricolma di profonda gioia.
L’altra espressione concreta dell’amore,
quello verso il prossimo, soprattutto
verso i più bisognosi e sofferenti, è la
spinta decisiva che fa del sacerdote e
della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un
PICCOLE FIGLIE
3
FEB. - APR. 2012
seminatore di speranza. Il rapporto dei
consacrati, specialmente del sacerdote,
con la comunità cristiana è vitale e
diventa anche parte fondamentale del
loro orizzonte affettivo. […]
È importante che nella Chiesa si
creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, quali
generose risposte alla chiamata
di amore di Dio. Sarà compito
della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per
un fruttuoso percorso. Elemento
centrale sarà l’amore alla Parola
di Dio, coltivando una familiarità
crescente con la Sacra Scrittura e
una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata
divina in mezzo a tante voci che
riempiono la vita quotidiana.
Ma soprattutto l’Eucaristia sia il
“centro vitale” di ogni cammino
vocazionale: è qui che l’amore
di Dio ci tocca nel sacrificio di
Cristo, espressione perfetta di
amore, ed è qui che impariamo
sempre di nuovo a vivere la
“misura alta” dell’amore di Dio.
Parola, preghiera ed Eucaristia
sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita
totalmente spesa per il Regno.
Nelle famiglie, «comunità di vita
e di amore» (Gaudium et spes,
48), le nuove generazioni possono
fare mirabile esperienza di questo
amore oblativo. Esse, infatti, non
solo sono il luogo privilegiato
della formazione umana e cristiana, ma possono rappresentare
«il primo e il miglior seminario della
vocazione alla vita di consacrazione al
Regno di Dio» facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia, la bellezza
e l’importanza del sacerdozio e della vita
consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici
sappiano sempre collaborare affinché
nella Chiesa si moltiplichino queste «case
e scuole di comunione» sul modello
della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della
Santissima Trinità.
l’Hospice:
un luogo pieno di vita
Visita guidata all’interno dell’Hospice delle
Piccole Figlie...
Il 2 ottobre 2007, l’Hospice “Piccole Figlie”
apre le porte a Parma e accoglie il primo
paziente inguaribile ma bisognoso di cure
che sappiano avvolgerlo ed aiutarlo a vivere nel miglior modo possibile ogni giorno
di vita. Il 17 gennaio 2012, con il sostegno
di tante mani e cuori generosi, l’Hospice
raddoppia la sua capacità di accoglienza
per poter ricevere adesso 16 pazienti. Entriamo nell’Hospice, un luogo pieno di vita.
Un luogo dove non si va a morire, ma dove
tutto e tutti ti aiutano a vivere fino in fondo la vita. Incontriamo coloro che in coro
creano il mantello in cui ospiti e famigliari
trovano rifugio per “Il saluto”, un saluto
pieno di Pace e Speranza; e persone che in
circostanze diverse hanno vissuto o vivono
questo momento unico della vita.
Cuore a cuore con una infermiera...
Per me, l’Hospice è un nido che accoglie e
prepara per un altro volo. Riceviamo tanto
sia dei pazienti che dai famigliari. Quando
sono qui e quando se ne sono andati perché
sempre lasciano qualcosa di bello nei nostri
cuori. Diamo e riceviamo qualcosa di vero,
sincero. Non è certo una fabbrica di miracoli
ma davanti all’impotenza alla quale certe
volte siamo confrontati, ci sono altri mezzi
che passano attraverso il cuore per superare
insieme i momenti difficili. Non è una fine è
un inizio.
Barbara
Cuore a cuore con una operatrice socio
sanitaria...
Ho dubitato due mesi prima di accettare di
venire a lavorare in Hospice. Mi spaventava
l’idea di non poter dare risposta di fronte a
un “guarirò?”. E da 20 giorni che sono qui
e sono felice della mia scelta. È da oltre 20
anni che faccio questo bellissimo mestiere e
che ricevo tanto dai miei pazienti. Qui però
posso dedicare più tempo ad ogni persona.
Qui anche i rapporti con i colleghi sono più
sereni. Mi commuovo quando ricordo con
ammirazione chi se ne stava andando e
chiedeva a me come stavo.
Francesca
Cuore a cuore con la figlia di una
ospite...
La nostra profonda gratitudine per il grande
aiuto ricevuto durante la degenza di mia
madre Ivetta, deceduta il 9 gennaio 2012.
La mamma è stata accolta e curata con una
straordinaria umanità e grande competenza. Qui abbiamo sentito che il malato è al
centro di tutto e intorno gli gravitano le
persone di buona volontà e capacità professionale, sempre pronte ad aiutarlo. Qui anche i parenti sono accolti e guidati in nome
dell’umana solidarietà e di quella “empatia”
che ci fa entrare in contatto col dolore degli
altri, con l’impegno di concorrere ad alle-
viarlo. Non potrò mai dimenticare il senso
di pace, la serenità, il balsamo di amore che
allevia il dolore e le ferite del corpo.
Federica
Cuore a cuore con la nipote di una
ospite...
Mi chiamo Luisa e sono nipote di Lina. Lina
era mia zia, una sorella di papà, molto
anziana, sola, mai sposata, ma previdente;
a suo tempo infatti, mi aveva espresso il desiderio che fossi io a starle vicina negli ultimi
anni della sua vita. Le avevo detto di sì, mi
sarei occupata di lei, dei suoi bisogni e delle
sue necessità, ma sentivo dentro di me che
c’era dell’altro…come un progetto più
grande e più importante, divino, che
come credente mi impegnava attraverso la preghiera affinché il suo cuore
si aprisse alla grazia e fosse pronta
per l’incontro col Signore (“Credi nel
signore Gesù e sarai salvato tu e la tua
famiglia” Atti 16,31).
È iniziata così questa avventura, una
esperienza totalmente nuova, era la
prima persona anziana che accudivo,
non avendo avuto né nonni né genitori
anziani prima di lei, ma certo un arricchimento sia dal punto di vista umano,
che da quello della fede in un Dio che
è davvero presente nella storia di ogni
uomo, un Padre paziente e misericordioso che attende e rispetta i nostri tempi
ma persevera perché si realizzi nella vita di
ciascuno, il Suo piano di salvezza per la vita
eterna. Lode a Dio!
È necessario che parli di Dio e desidero che
tutta la mia vita sia una testimonianza a Lui
perché Egli un giorno si è chinato sulle mie
miserie, l’ho incontrato e mi ha ridato vita,
Egli è il senso della mia vita oggi e devo alla
Sua Provvidenza, ora lo so, l’approdo a questa struttura, all’Hospice delle Piccole Figlie.
Venivamo da una estate difficile, io sentivo
che fisicamente non ce la facevo più, la
zia aveva avuto un crollo generale e tutti i
giorni si aggiungeva un problema alla sua
salute. Proprio come il popolo Israele liberato dalla schiavitù del Faraone, il Signore
mi aveva sempre guidata e protetta (“Il Signore marciava alla loro testa di giorno con
una colonna di nube, per guidarli sulla via
da percorrere, e di notte con una colonna
di fuoco per far loro luce, così che potes-
PICCOLE FIGLIE
4
FEB. - APR. 2012
sero viaggiare giorno e notte. Di giorno la
colonna di nube non si ritirava mai dalla
vista del popolo, né la colonna di fuoco
durante la notte” Esodo 13,21-22) ma ora
ero arrivata anche io davanti al Mar Rosso
e non vedevo una via d’uscita….. così ho
gridato a Dio nell’angoscia, ed Egli, la Via,
ci ha aperto questa strada, che però subito
non ho capito.
Appena arrivate infatti, mi sono sentita in
colpa, sembrava che estranei mi privassero
dell’impegno personale preso con la zia, ma
dopo qualche giorno, potendomi finalmente rilassare ho potuto (“gustate e vedete
quanto è buono il Signore; beato l’uomo
che in Lui si rifugia” salmo 33,9) gustare e
vedere che questa era la risposta del Signore, un luogo dove prima di tutto si è accolti
con amore, non solo i malati ma anche noi
famigliari, e da parte di tutti, da chi vi lavora a chi per sua libera scelta vi dedica ore di
volontariato! Abbiamo, la zia e io, ricevuto
tanto bene, circondate dall’affetto di tanti
“nuovi” amici interessati a noi, al nostro
bene, già, una cosa che oggi purtroppo
non ti aspetti più … ci vorrebbero pagine e
pagine per scrivere tutto. Aldilà delle cure
mediche che se vogliamo sono scontate, ma
sempre prodigate con lo stesso ingrediente,
l’amore e il rispetto della persona, con particolare riguardo ad ogni tipo di sofferenza,
ciò che più mi ha colpito perché non credevo potessero esistere luoghi così, è stato il
sentirsi come in famiglia. È in famiglia che
fai festa per il tuo compleanno o per l’anniversario di matrimonio, ebbene l’Hospice
è una grande famiglia che partecipa e che
ti permette tutto questo e di più … sino a
celebrare un battesimo nella camera del
malato che è impossibilitato ad allontanarsi
dal letto … Oggi posso dire con certezza che
neanche a casa sua la zia si sarebbe sentita
così protetta, amata e curata. Dal profondo
del cuore GRAZIE a quanti rendono possibile
tutto questo. E lode e gloria a Dio!
Luisa
Cuore a cuore con una volontaria...
Si pensa, erroneamente, che essere volontario significhi sempre e soltanto donare qualcosa di sé agli altri (concetto di
gratuità): tempo, ascolto, attenzione ai bisogni dell’ammalato e spesso dei famigliari,
conforto.
Credo invece che noi volontari riceviamo
spesso molto più di quanto diamo.
Il semplice stare accanto alla sofferenza di
altri esseri umani, inevitabilmente suscita
pensieri, riflessioni, domande; interroga la
parte più profonda di noi su temi che oggi
non osiamo più affrontare (il senso della
vita, del dolore, della morte).
Qui, in Hospice, tutto ci conduce a ritrovare
la nostra interiorità, ad incamminarci verso
la profondità dell’anima; si ritrovano i ritmi
lenti e misurati di una volta, quando l’incontro con la morte era un fatto “naturale” e i
gesti della pietas ben conosciuti.
Il dono quindi che ci viene fatto, consiste
nell’aver tempi e modi per poter riacquisire
la capacità di introspezione e ritrovare il
senso delle nostre esistenze.
Manu
Cuore a cuore con un volontario...
L’amore vero è sentire come proprio il dolore dell’altro, partecipare alle sue ansie,
condividere le sue speranze. È questo lo
spirito che caratterizza questo centro di
cure palliative, che sostiene il nostro servizio
di volontari vicino agli ammalati e ai loro
famigliari.
Franco
Cuore a cuore con una volontaria...
Sono tante le cose che ho imparato da
quando ho iniziato questa esperienza di
volontariato in Hospice e altrettante sono
quelle che hanno arricchito il mio patrimonio personale e professionale: una delle
cose che ho imparato e mi ritrovo nella routine quotidiana è proprio quella del sapersi
fermare. Ovvero meditare, prendere e dare
valore al tempo, “saper stare”, ascoltare,
stare in silenzio perché l’altro possa parlare,
aprirsi, gioire, piangere, scaricare la propria
rabbia, amarezza e angoscia, accogliere,
dare significato e valore alle persone con
cui ti relazioni, dare il giusto peso alle cose
e agli eventi, non lasciarsi sfuggire le opportunità, cogliere l’attimo, aspettare.
Daniela R.
Cuore a cuore con una amica o come
fare amicizia con la morte...
de Maestro in grado di suggerirti sempre la
strada migliore, la più giusta per te.”
Cara Amica,
Cara Sorella Morte, a pensarci bene, da
quando sono entrata in Hospice, la tua vicinanza forse mi spaventa un po’ meno. Ora
che frequento i silenziosi corridoi di questo
luogo, così sacrale, mi sembri meno terribile.
E d’ora in poi quando, camminando e sostando, mi capiterà di incrociare i miei occhi
con i tuoi, cercherò di guardare meglio per
cogliere la profondità e l’intensità del tuo
sguardo. Sono certa che lì, proprio lì, troverò tesori inaspettati e forse potrò anche
riconoscere frammenti luminosi della mia
anima, cristalli preziosi mai visti prima. Non
posso sbagliare, i tuoi occhi li riconoscerò
senz’altro: negli occhi sgranati, profondi,
toccanti, luminosi, sgomenti, perduti, impauriti, lontani … di tutti gli ospiti cui andrò
incontro.
Daniela V.
da tempo sto cercando di dare una risposta
ad un quesito molto importante: si può fare
amicizia con la Morte? Sono una Volontaria
di un Hospice e ti devo dire che questo interrogativo mi giunge molto spesso, più o
meno ogni volta che varco la soglia di quel
luogo che ormai mi è tanto caro e familiare.
Quando mi affaccio nella stanza di un ospite
molte domande mi ronzano nella testa…
cosa leggerò nel volto e negli occhi di chi sta
là dentro? Quali pensieri si starà ponendo?
E poi ancora: che differenza c’è tra me e lui?
Risposta: NESSUNA.
Per entrambi la morte sarà una sicura visitatrice ma l’unica differenza è che io non
coltivo il pensiero di una scadenza certa
mentre il paziente nel letto sa o sente che di
lì a breve arriverà concretamente il fatidico
momento. Allora mi vengono alla mente
le letture fatte, le riflessioni condivise che
ribadiscono che la Morte è compagna presente di ogni momento della nostra vita …
ma cosa significa?
Cerco di comprendere meglio questo concetto pur con qualche difficoltà: infatti,
quando la vita è nel pieno del suo manifestarsi, senza preoccupazioni palesi di malattie o sventure in atto, il rivolgere l’attenzione alla Morte compagna diventa quasi un
paradosso assoluto.
Eppure sento che questa è la strada giusta.
Provo a spostare il fulcro dell’attenzione dal
piano della mente ad uno più sottile, cerco
di comprendere col cuore questo pensiero,
cosa può significare.
La prima intuizione è che se davvero così
fosse, se potessi integrare con più consapevolezza questo pensiero, di sicuro, mi
risparmierei molte sofferenze: quelle che
derivano dalla convinzione di poter dominare ogni cosa, quelle di riuscire a controllare
ogni evento programmando, incasellando,
organizzando … Ahimè!… Se solo riuscissi
a lasciare le mie ataviche paure e abbandonarmi al naturale fluire della Vita forse
potrei entrare con passo deciso nella mia
dimensione spirituale e intuire quale senso
ha la mia Vita, la mia Presenza, il mio Dolore. Forse riuscirei anche ad accogliere il
principio che la Morte è parte indissolubile
della vita perché tutto è cambiamento e
trasformazione … mi perdo totalmente nella contemplazione di questo mistero e dal
profondo di me l’eco di un’antica sapienza
lievemente mi sussurra: “Non avere paura:
Sorella Morte ti è amica perché solo Lei è
davvero in grado di mostrarti quanto grande e meravigliosa è la Vita se solo saprai
aprire il tuo cuore per ascoltarla. In ogni
istante doloroso, in ogni scelta difficile, in
ogni crisi che affronterai lei ti sarà vicina:
vivi la Sua presenza come un dono, un gran-
PICCOLE FIGLIE
5
FEB. - APR. 2012
Cuore a cuore con una operatrice socio
sanitaria...
Oggi 26 novembre alle 17.00, in un pomeriggio buio e avvolto dalla nebbia, qui in
Hospice “Piccole Figlie”, in una stanza di
degenza vi sono una Luce ed un Calore che
riscalda tutti i presenti ci stimola ad andare
avanti in questo percorso faticoso ma ricco
di emozioni uniche. Emozioni pure che danno forza. Lì in un letto vi è una nonna con
lo sguardo ricco ed il corpo debilitato dalla
malattia. Con commozione ed orgoglio
segue la nipotina nel sacro Rito del Battesimo. Mentre si purifica la vita di un nuovo
Cristiano alla luce del Cero Battesimale, così
proprio come una candela, un altro Cristiano sta consumando la sua Vita.
Non c’è tristezza perché il passaggio di
testimone è stata quella Luce negli occhi
della nonna che ha acceso la candela della
nipotina: “È proprio vero che il mistero della
Vita è immenso e ovunque”.
Antonietta
Cuore a cuore con il dopo...
Io che ho avuto il privilegio, l’onore, di starti
vicino fino all’ultimo sospiro, ti ringrazio e
ringrazio la vita perché adesso più che la
tua assenza, sento la tua presenza nel mio
cuore.
Foto Minni
lettera aperta
Novi, 13 gennaio 2012. Come lettrici
novesi del giornalino “Piccole Figlie”,
sentiamo di condividere opinioni e
riflessioni sul periodico che promuove ad ogni livello la formazione e
la comunione attraverso articoli ed
interviste e soprattutto si trasforma
in testimonianza viva dell’amore
misericordioso di Dio attraverso l’informazione mediatica di esperienze
locali e missionarie. Riteniamo molto interessante l’introduzione del
giornale con il suo taglio formativo
oltre che informativo. Gli argomenti trattati ogni volta sono gocce di
catechesi, essenziali per la nostra
conoscenza e l’approfondimento
della fede vissuta e testimoniata.
Le cose che mi danno vera gioia
Non mi danno vera gioia
le cose materiali.
Mi danno gioia la musica, la poesia,
la bellezza e la semplicità,
la mia numerosa famiglia,
i miei pazzi e strani amici.
Mi danno gioia la luce del sole
nelle mattine d’estate,
i temporali d’autunno,
il chiarore del fuoco,
l’acqua che siamo fortunati ad avere.
Mi dà gioia il desiderio
di un viaggio,
di un concerto vero,
il desiderio di tentare,
di migliorare, di cambiare,
di fare nuove esperienze.
A questo non potrei mai rinunciare!
Marta Guerzoni
Foto Minni
Dalla comunità parrocchiale
di Novi
Concludiamo con un ringraziamento
di cuore a sr Angela, sr Giuseppina e
sr Anselmina, che con la loro preziosa presenza all’interno della Scuola
dell’infanzia parrocchiale di Novi,
collaborano umilmente alla formazione dei bambini e contribuiscono
alla loro crescita fisica e spirituale.
Un gruppo di lettrici novesi
del giornalino “Piccole Figlie”
Il bloc-notes con le notizie dalle varie comunità rende pubblicamente
visibile e percepibile il dono della
fraternità e della vitalità ecclesiale
che si concretizza nelle varie esperienze di vita, stabilendo una continuità e un costante legame con chi
sente la necessità di coltivare le qualità richieste nelle relazioni umane:
educazione, gentilezza, sincerità e
spirito di condivisione. Condivisione da cui nasce comunione con la
Congregazione che con il suo essere
Amore, Misericordia e Tenerezza
del cuore di Dio e con il suo “stare
tra la gente”, umilmente e al servizio dei fratelli è la strada maestra
per portare a tutti il Signore Gesù.
Dal profilo delle suore defunte,
conosciute e non, traiamo invece
quell’energia che restituisce forza
e vigore alla nostra quotidianità,
perché conoscere la loro vita, vuol
dire comprendere l’importanza della
vita consacrata e la testimonianza
di una fede vissuta con amore e
dedizione, con semplicità e umiltà.
In ultimo ci sentiamo di suggerire
al giornale di affrontare attraverso
gli articoli delle tematiche che molti
hanno a cuore, cioè un’attenzione
specifica al campo educativo, perché
miri a promuovere lo sviluppo della
persona nella sua totalità. EDUCARE
ALLA VITA BUONA DEL VANGELO
è la sfida di questo decennio per
la crescita dei nostri figli secondo i
principi cristiani, oltre allo sviluppo e
alla stabilità delle nostre famiglie.
PICCOLE FIGLIE
6
FEB. - APR. 2012
Carissime lettrici, grazie per la partecipazione alla nostra piccola fatica
di mettere su carta la vita delle comunità e delle persone, la bellissima
avventura cristiana che ci accomuna.
Faremo tesoro dei vostri consigli.
La Redazione
catechesi
Domenica 18 dicembre, nella chiesa di Monchio delle Corti, i bambini
ed i ragazzi del catechismo, guidati da
sr Celina, ideatrice e coordinatrice, e
dalle catechiste Anna Maria ed Elisabetta con la fattiva collaborazione di
Maria Vittoria (una mamma), hanno
drammatizzato, cantato, fatto rivivere
la nascita di Gesù. Personalmente sono
uscita dalla chiesa con molta gioia nel
cuore, forse la stessa gioia di Michele
che alla fine della recita ha detto:
”Sono contento” o di Alessandro che
ha augurato a tutti un Buon Natale
gesù
è il
dal
vivo
Maria Vittoria
concludendo con “Vi voglio bene!”.
Se, come hanno cantato i bambini al
momento della nascita, Emmanuel,
Dio con noi, da cristiani, dovremmo
sempre essere gioiosi, non avere timore, non angustiarci con le nostre
preoccupazioni, ma fidarci un po’ di
più di quel Gesù che diciamo di voler
seguire, e vedere, cercare nel buio del
nostro tempo la Sua luce.
Feste come questa, con la “F” maiuscola, ci danno carica per non scoraggiarci
e sono ottimo combustibile per la lampada della nostra fede.
vero pane
L’ idea di un presepio fatto di
pane è nata con il progetto sull’I.R.C.
(Istruzione Religiosa Cattolica) che sto
portando avanti con i bimbi di 3-4-5
anni nella scuola dell’infanzia di san
Giuseppe (Scandiano): “Fame di pane,
fame di Dio.”
Dopo aver scoperto quanto sia importante il “pane per tutti i popoli e per
ciascuno di noi” facendo riferimento a:
“dacci oggi il nostro pane quotidiano”
sono arrivata rapidamente a parlare di
Betlemme “casa del pane” dove nasce
Gesù vero Pane disceso dal cielo: Egli
è un Dono speciale che porta pace,
amore e vita, a tutti coloro che Lo accoglieranno.
Per i bambini l’impegno più bello è
stato sicuramente la preparazione del
presepio di pane fatto tutto in modo
artigianale, con l’aiuto della nostra
cuoca Anna (Preparazione della pasta
e poi cottura al forno).
Il risultato è stato veramente meraviglioso e penso che i bambini lo ricorderanno sempre perché opera delle
loro mani.
A parte, poi i bambini hanno preparato una culla di pane, dove hanno
Giuliana Fanfoni pf
adagiato un Bambinello.
La storia del pane però non finisce perché continuerà nel periodo pasquale
parlando di Gesù “vero Pane Spezzato per tutti” per cercare di avvicinare
i bambini al mistero dell’Eucarestia,
Pane speciale, perché Corpo di Gesù
stesso che si rende presente in mezzo a
noi, entra nei nostri cuori per renderci
capaci di gesti d’amore.
Come Piccola Figlia dei Sacri Cuori di
Gesù e Maria mi è venuto spontaneo
anche presentare ai bambini la nostra Beata Eugenia Picco che diceva:
“Come Gesù ha scelto il Pane per stare
con tutti, così deve essere la mia vita:
comune, accessibile a tutti, umile e
nascosta”.
Credo, sia molto importante, oggi più
che mai, educare i bimbi al dono di sé
agli altri nell’umiltà e nella gioia.
PICCOLE FIGLIE
7
FEB. - APR. 2012
Sr M. ESTERINA COCCHETTI
Cremona 10.10.1921
Parma 28.11.2011
Mi è sembrata emblematica, per cogliere
la grandezza di questa umile Piccola Figlia
una paginetta in cui ha formulato propositi
che risultano la trama di una vita spesa tutta
nell’umiltà, nel servizio, nella fatica e nella
sofferenza per amore, e che ha raggiunto il
vertice nei circa dieci anni di graduale, ma
totale perdita di ogni facoltà.
Il foglio non ha data, ma deve essere stato
da lei letto e riletto per anni e letteralmente
attualizzato. In esso si legge:
1. Domandare spesso al Signore di sviluppare in me lo spirito di sacrificio.
2. Contemplare spesso Nostro Signore nella
Passione e comunicare alla Grazia nascosta nei misteri dolorosi.
3. Segnare diligentemente nel Nuovo Testamento tutti i testi che parlano di sacrificio, di rinuncia, di penitenza; segnare
nello stesso tempo che il sacrificio è sempre presentato come un mezzo di fedeltà
maggiore o di sequela più prossima del
Divino Maestro.
4. Essere felice di non aver sempre a disposizione tutto ciò che desidero o anche tutto
ciò che mi potrebbe essere utile.
5. Saper prendere in buona parte, col sorriso, le piccole privazioni, inseparabili da
ogni vita religiosa.
6. Non drammatizzare mai le difficoltà
normali della vita comune; attingervi
elementi di oblazione generosa per la mia
missione corredentrice.
7. Invece di impazientirmi davanti ai piccoli
o grandi sacrifici inerenti ad ogni vita
apostolica (delusioni, contrarietà, lentezze, malintesi involontari), ringraziare il
Signore che ha la bontà di associarmi a
Lui; unire immediatamente queste sofferenze alla sua Passione per applicare i
frutti della redenzione alle anime di cui
sono incaricata.
8. Per essere sempre in grado di approfittare
delle occasioni provvidenziali di sacrificio, impormene ogni giorno qualcuna
gratuitamente; vegliare tuttavia che non
nuociano né al dovere di stato, né alla
mia salute (che non mi appartiene), né
alla carità fraterna.
9. Orientare di preferenza i miei sacrifici verso la carità effettiva, con la dimenticanza
di me stessa e il servizio disinteressato e
sorridente a favore degli altri.
Probabilmente questo è un programma
dettatole dal suo direttore spirituale, ma
ripercorrendo la sua vita, possiamo dire
che è stato attuato in modo straordinario.
Nacque in una famiglia povera ma profondamente cristiana, come attesta la scelta
della vita religiosa da parte delle sorelle
Eugenia, Figlia della Carità di S. Vincenzo de Paoli, e Luciana delle suore di don
Orione.
Incontrò le Piccole Figlie a Cignone e maturò
con loro la chiarezza della sua vocazione. Un
segno della sua decisione nelle scelte che
contano, ce lo testimonia una consorella:
“Nel 2001, arrivata a Marola con le sorelle
anziane, già con i sintomi del suo progressivo degrado, chiese che le fosse dato un
tappetino da mettere ai piedi del letto. La
sorella le rispose che era pericoloso, che
avrebbe potuto scivolare. E lei decisa: Mi
serve per l’ora di adorazione notturna che
ho sempre fatto il giovedì e che non posso
tralasciare”. Era da questa sua unione col
Signore della sua vita che si spiega la sua disponibilità ad ogni genere di sacrificio senza
mai farlo pesare, col sorriso di chi è contento
di far contenti gli altri.
Non ebbe mai incarichi di particolare responsabilità personale: aiuto in cucina, in
guardaroba, nel riordino della casa o del
giardino, nelle attività varie della comunità.
Si rese preziosa al bisogno in diverse case
(Carignano, Palanzano, Casa Madre, Seminario minore…ecc), ma quella in cui ha lasciato
una stupenda indimenticabile testimonianza
della sua vita di religiosa veramente riuscita,
è stata Paderno del Grappa, dal 1973 al 1998
nell’opera di Monsignor Filippin.
Sempre attiva, sempre disponibile, e soprattutto sempre serena; un esempio indimenticabile per le consorelle e per la gente che
incontrandola le affidava i suoi problemi
con la certezza che la sua preghiera sarebbe
stata esaudita.
Altro segno di vita totalmente donata
nella disponibilità piena del Divino Volere,
è il dono che ha chiesto e ricevuto nella
ricorrenza del suo 25° di professione: la benedizione del Santo Padre con indulgenza
plenaria “in articulo mortis”, così che anche
quando non potesse confessarsi e ricevere
la Comunione avrebbe potuto invocare
con la bocca e con il cuore il santo nome di
Gesù. Leggiamo in questo dono un annuncio
premonitore del suo lungo calvario e una
certezza della pace di cui ora godrà nella
comunione dei santi. Ci aiuti dal cielo ad
imitarla.
Sr M. ZELINDA BOLLANI
Suzzara (MN) 25.09.1921
Parma 30.11.2011
Solo due giorni dopo
la partenza per il cielo di sr Esterina Cocchetti, un’altra grande “Piccola figlia”
l’ha seguita, quasi
fossero protagoniste
di una gara a chi sarebbe arrivata prima.
Anche sr Zelinda aveva compiuto da poco
i 90 anni, vissuti con generosa dedizione nel
servizio di giovani e anziani, senza mai perdere quella serenità che deriva da una vita
veramente riuscita. Anche negli anni del suo
progressivo declino, l’unica risposta a chi le
offriva un servizio o una parola di conforto
era il sorriso. Serena e aperta, sapeva creare
rapporti positivi con tutti. Era particolarmente esperta in cucito e ricamo, per cui, nelle
diverse case in cui fu inviata, ebbe sempre il
ruolo di guardarobiera o maestra di ricamo,
insieme alla catechesi, all’aiuto nella scuola
materna e alla visita agli anziani.
Le comunità in cui ha soggiornato più a
lungo sono: Brescello (RE), Villa Ospizio (RE),
Cesole (MN) e S. Leonardo (PR). Qui, in tappe diverse, ha trascorso una ventina d’anni.
Sono rimaste indimenticabili le mostre dei
ricami, fatti dalle bambine e messe in vendita a scopo benefico, con tanta soddisfazione
delle mamme. E che dire delle sue traversate
nelle vie della zona, non senza pericolo, per
andare a portare conforto agli anziani a
domicilio? Era decisa a mettercela tutta, fino
a che la salute glielo permise, ma intorno al
2000, ebbe un brusco arresto. Dopo ripetuti
ricoveri in ospedale, causati da fratture e
da problemi cardiaci, a motivo ormai anche
dell’età avanzata, passò a Villa Chieppi,
in questa casa di preghiera, in cui ha dato
compimento alla sua missione, trasformando
in preghiera e offerta il suo bisogno di donarsi agli altri. Siamo certi che ora continua
a pregare per noi in attesa di riabbracciarci
nella comunione dei santi.
Sr M. TERESA LORENZATO
Gambigliano (VI) 26.01.1918
Parma 05.12.2011
Per sr Teresa la promessa si è avverata,
dopo un lungo tempo di attesa, vissuto
consapevolmente fino
all’ultimo, anche se
l’unico segno di presenza, alla fine, era il
movimento delle labbra per accompagnare la preghiera delle
sorelle che andavano a visitarla. La notizia
della sua scomparsa era ormai attesa, ma è
commovente e unanime la reazione delle
sorelle che l’hanno conosciuta da vicino: “È
volata in cielo una santa!“. “Non ho mai
conosciuto una sorella così buona”. “Era
amata e stimata da tutti.”
Era entrata in Congregazione a 15 anni,
seguendo la sorella sr Ida, con il pieno consenso dei suoi genitori e del parroco, che
ne fece un’ottima presentazione. Ancora
giovanissima, nel 1939 iniziò la sua missione
nell’Ospedale-Ricovero di Suzzara come aiuto in Sanatorio e servizio di notte. Vi rimase
fino al 1951, anno in cui passò alla Casa di
Riposo di Novi dove rimase fino al 1975. Questi 24 anni di donazione silenziosa, generosa
e serena ai ricoverati, in un’opera gestita da
accaniti anticlericali, sono stati anni di luce
per quel paese. I responsabili dell’Opera non
avevano parole per esprimere la loro ammirazione e riconoscenza ed erano sempre
pronti ad aiutare lei e la consorella sr Angela
Zoni: “due donne intoccabili”.
Nel 1973 passò all’ospedale di Sissa, con
servizio agli anziani di notte, fino al 1993.
Infine a Villa Chieppi con le sorelle anziane
a cui offrì, fin che le fu possibile, il suo amoroso servizio di giorno e anche di notte. Per
capire che cosa muoveva tanta bontà basta
leggere alcuni pensieri, scritti in modestissime agendine, l’unica fonte documentata da
lei stessa, di quella forza che la muoveva nel
dono di sé, senza riserve, a Dio e ai fratelli.
Ne citiamo alcuni.
Signore, tu sei sempre con me. Tu hai detto
che sei sempre col Padre e il Padre è in Te.
Così pure so che Tu sei in me e vivo giorno
dopo giorno con la tua grazia. Ti porto ai
fratelli vicini e lontani testimoniando a tutti
che Tu sei l’Amore.
“La tua carità e bontà risplenda sulla tua
bocca, sulle tue mani, sul tuo sorriso. Amore,
gioia, garbo e carità è ciò che Gesù vuole.
Vivere la mia giornata fatta di amore, con
gioia e serenità.“
“La mia guida è Maria nell’ascolto della Parola di Gesù, per farla mia ed essere umile,
docile, serena, piena di bontà per ogni persona che incontro. Essere perseverante con
il suo aiuto. Lei mi insegna ad essere umile,
docile, serena, con viso aperto e pieno di
bontà con tutti“.
Queste non sono parole: è vita vissuta,
perciò non abbiamo dubbi che sia già nelPICCOLE FIGLIE
8
FEB. - APR. 2012
la gloria dei santi e che non potrà cessare
di implorare per noi ogni bene. Grazie, sr
Teresa!
Sr M. LETIZIA DE PELLEGRIN
Belluno 06.08.1927
Parma 23.02.2012
È emblematica, per capire la personalità di
sr Letizia, una foto di
famiglia risalente al
1918 (lei doveva ancora nascere), in cui accanto a sette giovani
donne (la mamma, in
alto a sinistra, e le sue
sorelle e cognate) c’è
la nonna con 7 nipotini e due soldati (ospiti
di passaggio). Solo
questo dice doversi trattare di una famiglia
di lavoratori che certamente basavano la
loro fraternità, il loro amore al lavoro, il
loro aiuto reciproco, nella fede e nell’accoglienza. La lunga vita di sr Letizia, trascorsa
nella fedeltà al Signore attraverso un servizio instancabile ai fratelli, non smentisce le
sue radici e rimane un segno inequivocabile
della sua ricchezza umana e spirituale.
Entrata a vent’anni, durante il tempo della
formazione si è cimentata nel lavoro di cucina presso i Padri Saveriani, a Scandiano (RE),
in Seminario a Carpi. Poi prese il volo verso
comunità fuori dell’Italia. Dal 1959 al 1970
fu a Carcassonne in Francia, dove al servizio
di cucina collegava anche l’assistenza agli
anziani della Clinica. Nel 1970 fino al 1983
passò a Manresa in Spagna, come responsabile della cucina, riscuotendo sinceri consensi
dagli ospiti dell’Ospedale, che tanto apprezzavano anche qualche menù all’italiana.
Dal 1984 al 1986 fu alla Clinica Santa Chiara
a Locarno (Svizzera) e dal 1986 al 1988 ad
Appenzell, dove la cucina non era più per i
malati, ma per i bambini con cui familiarizzò
senza problemi.
Infine, dal 1988 al 2010 tornò in Italia e si
dedicò con altrettanto amore agli ospiti di
Villa S. Bernardo e di Villa S. Ilario a Porporano (PR). Qui, a prova dell’indice di gradimento e della valorizzazione del suo servizio, nel
2010 il Centro Emmaus pubblicò un opuscolo
dal titolo: “I peccati di gola di sr Letizia” con
la dedica: “Per lunghi anni Suor Letizia ci ha
circondato delle sue premurose attenzioni e
con instancabile amore e tanta abnegazione
ha sempre preparato svariate prelibatezze
adatte ad ogni circostanza. Noi, che abbiamo sperimentato e gustato il frutto delle
sue fatiche tra i fornelli, abbiamo voluto
raccogliere queste preziose ricette, perché
altri le possano a loro volta tramandare. Ci
rimarrà così un ricordo concreto di tutto ciò
che sr Letizia è stata per noi: fermezza e determinazione in una salsa di delicato amore.
E come religiosa non è meno forte il segno
con cui sr Letizia ha dato testimonianza di
fedeltà alla sua consacrazione, di fermezza
nella scelta dei valori, quali l’amore alla
sua famiglia religiosa, la fedeltà alla preghiera, l’obbedienza, la povertà, la cordialità dell’accoglienza e della collaborazione.
Edificante è stato anche il lungo e pesante
tempo della malattia, che ha vissuto in piena
coerenza con se stessa.
ABITARE IL CIELO
Scarica

p.f. 1_2012 (5.3.12)