PARTE SECONDA IL XXVII CONGRESSO DISTRETTUALE 13 Il Congresso distrettuale è per il Distretto 2050 il momento conclusivo dell’anno rotariano, nel quale si riassumono le iniziative intraprese, i risultati ottenuti e si presenta il piano di attività per l’anno successivo. In questo contesto si ricorda anzitutto il piano triennale del Distretto come strumento di raccordo tra i Governatori e di programmazione pluriennale: l’auspicio è che esso continui ad essere il punto di riferimento sia per il Distretto sia per i nostri Club, aggiornato di anno in anno per adeguarlo alle nuove esigenze.Si richiama inoltre il nuovo sito distrettuale come strumento di informazione e di guida sull’organizzazione del Distretto e dei Club e sulle loro attività, rivolto sia ai soci sia al territorio di cui il Distretto è l’espressione. Si ricordano i premi ETIC, Etica e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, banditi in collaborazione con AICA, Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, e sostenuti dai Distretti italiani del Rotary: essi richiamano anche il titolo di questo nostro congresso. Le tecnologie della comunicazione e dell’informazione sono talmente pervasive di ogni attività dell’uomo da incidervi profondamente e con notevoli implicazioni sociali ed etiche: il Rotary non può non occuparsi di questi aspetti del problema. Infine si ricordano le molteplici iniziative del Distretto e dei Club con notevoli risultati e un significativo impatto sul territorio: la sessione poster è dedicata alla loro illustrazione e invito i partecipanti al Congresso ad una sua visita accurata. È stato un anno impegnativo, ma ricco di soddisfazioni: di ciò ringrazio tutta la mia squadra e tutti i Club del Distretto perché il merito per quanto fatto è soprattutto loro. Auguro al Governatore Armando Angeli pieno successo per le iniziative che ha in programma, certo che il Distretto nel suo insieme ha la capacità e la disponibilità per attuarle ed arricchirle nel modo migliore Ivo De Lotto L’Aula Magna dell’Università degli Studi di Pavia, sede dei lavori del XXVII Congresso del Distretto 2050 14 RELAZIONI 2.1 Saluto del PDG Decano Enzo Cossu, RC Brescia Franciacorta Oglio Gentili Signore e Signori, Autorità Rotariane Rappresentante del Presidente Internazionale Francesco Arezzo, Governatore uscente Ivo de Lotto, Governatore entrante Armando Angeli Duodo, Past Governatori del Distretto, Governatore Eletto Anna Spalla, Governatore designato Fabio Zanetti, Presidente del RC Pavia Andrea Paganelli, Autorità che hanno appena indirizzato a questa splendida platea il loro saluto: Magnifico Rettore Angiolino Stella e Rappresentante del Sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, buongiorno a tutti, amiche ed amici. Sono onorato di godere dell'opportunità di porgervi questo mio affettuoso intervento inaugurale. L'occasione che ci accingiamo a celebrare, il Congresso del nostro amato Distretto 2050, è il momento conclusivo dell'anno rotariano 2011‐2012. Occasione nella quale ci riuniamo in amicizia per raccogliere le esperienze dell'anno trascorso ed affidarci al futuro sotto la guida di un nuovo Governatore. Vedete, il Rotary rappresenta da sempre il cerchio della vita, il susseguirsi degli anni, delle guide. Proprio oggi abbiamo l'opportunità di vivere uno dei giri di svolta. L'emozione è simile a quella di quando prendiamo, veloci in auto, un salto che conosciamo bene: manca il fiato. Per un piacevole, interminabile istante ci sentiamo sospesi, col cuore in gola. Le idee che ci passano per la mente in quello stato di grazia sono le più vive, le più vere. E quando si ritrova il suolo si affronta la strada con rinnovato entusiasmo. Cosi sarà questo Congresso: un momento di emozione viva che ci porterà con entusiasmo verso la nuova strada da percorrere assieme. Questi splendidi ambienti universitari nei quali ci troviamo, rievocano in me alcuni dei ricordi più belli della mia gioventù, quando, studente della facoltà di giurisprudenza, proprio in queste stanze studiavo da giovane L'aria è frizzante, la stessa che ricordo, e mi sento investito dall'energia e dall'entusiasmo di quegli anni di rigoroso studio si, ma anche di fresca spensieratezza. Il ricordo di quella vita bene si collega per contrasto alle tematiche che saranno protagoniste di questo nostro Congresso. I competenti relatori ci accompagneranno infatti in percorsi di approfondimento relativi ai nuovi strumenti di lavoro e comunicazione, le applicazioni dell'informatica nel nostro vivere quotidiano e le implicazioni che esse hanno su tematiche etiche, sociali ed economiche. Fa sorridere pensare a quel mondo di carte e calamai, di pallottolieri e tagliacarte e poi al telefonino intelligente che oggi porto in tasca, custode di un mondo brillante e illimitato che spesso, ve lo confesso, mi spaventa perché ancora troppo poco conosco del suo disinvolto funzionamento. Gli ultimi decenni hanno trasformato radicalmente la nostra società: informazione e conoscenza sono diventate risorse indispensabili per un suo governo armonico ed efficace, motore primario di sviluppo sociale e crescita economica. Un ingrediente essenziale di questo processo è costituito dalla tumultuosa avanzata delle scienze e delle tecnologie per la rappresentazione e l'elaborazione digitale dell'informazione e della conoscenza. In tale quadro, per un paese che voglia produrre ricchezza, buon lavoro e coesione sociale, il nuovo paradigma culturale e tecnologico offerto dall'informatica assume un ruolo strategico, in tutti i suoi variegati aspetti: formazione di base ed alta formazione, ricerca scientifica ed industriale, capacità produttiva di beni e servizi innovativi, linguaggio e strumento per il dialogo inter‐settoriale e multi‐ disciplinare. Vi è però stata spesso in Italia la tendenza a vedere nell'informatica solo un settore di servizio, da abbandonare a politiche di pura importazione e privo di natura e ruolo distintivi. Tutto è in netta contro‐ tendenza con quanto è accaduto e accade nei paesi più avanzati del mondo, dove le tecnologie 15 dell'informazione e della comunicazione costituiscono, da tempo, specifico e primario settore di sviluppo ed investimento. E evidente che il divario fra le esigenze reali del paese e questa visione sbagliata dell’informatica può essere superato solo attraverso una reale comprensione della sua natura e delle sue caratteristiche distintive. Senza questa consapevolezza, è ben difficile che la riflessione sugli effetti della scelta di questa o quella tecnologia informatica e la conseguente progettazione di azioni di governo possano condurre a interventi efficaci. Tante saranno le tematiche di scottante attualità che verranno trattate in questa sala. Consiglio a tutti voi di prestare il più vivo interesse perché molte delle parole che vivranno fra queste mura potranno divenire in mano a ciascuno di voi strumenti necessari e fondamentali per affrontare questo difficile momento. Un esempio su tutti, ribadisco, di grande attualità, inquadra l'anomalia registrata dalle ultime elezioni amministrative: il rischio concreto è che individui scaltri, ma bravi ad utilizzare le tecnologie riescano a prevaricare uomini giusti, competenti e formati, riuscendo, a veicolare contenuti che nulla hanno a che fare con il bene stabile della nostra società. Si rende necessario quindi creare ponti e punti di contatto perchè le nostre esperienze ed ideali possano essere recepiti e trovare applicazione in nuovi uomini, in un nuovo mondo, in un nuovo Rotary. Non da ultima sarà toccata anche la questione dei costi della mancata applicazione delle tecnologie, il cosiddetto "costo dell'ignoranza informatica". In uno Stato come il nostro questo elemento potrebbe rivelarsi uno dei più efficaci strumenti di rinascita, velocizzando le burocrazie, riducendo i costi degli uffici, rendendo efficienti i servizi verso i cittadini. Se non ora amici, quando? Il Rotary, e ve lo dico col cuore, può e deve essere testimonianza di una soggettività allargata, cioè "soggetto sociale" vigile e impegnato nel concorrere alla realizzazione di un vero sviluppo che sia riassuntivo della condizione dell'uomo e delle sue esigenze profonde, nella coscienza del valore dei diritti di tutti e di ciascuno e della necessità che ognuno possa utilizzare i benefici offerti da questa società tecnologica perche siano strumenti di riscatto da condizioni di subordinazione, di miseria materiale e morale, e quindi di crescita spirituale. E' con rinnovata e commossa gratitudine verso l'amico Ivo, il quale ha creduto ancora una volta che i1 mio modesto intervento potesse introdurre questa occasione di lavoro e di incontro, che voglio lasciarvi, con una preziosa citazione di Maria Teresa di Calcutta. Una frase che ben descrive quello che ci accingiamo a costruire in questo Congresso che si appresta ad iniziare. "Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe." Grazie a tutti e viva il Rotary! 16 1.2 Apertura del Congresso Ciro Rampulla, RC Oltrepò, PDG, Presidente del Congresso E’ con particolare piacere che mi accingo ad aprire i lavori del XXVII Congresso del Distretto 2050 del Rotary International in quanto ritengo questo Congresso di straordinario interesse per il tema svolto e di particolare importanza per le risoluzioni assembleari a conclusione dei lavori. Desidero innanzi tutto sottolineare l’importanza della cornice in cui il Congresso si svolge a Pavia: una città in cui la cultura rotariana è stata davvero sempre molto presente e che è molto rappresentativa più in generale della cultura italiana per la presenza di una delle Università più antiche e prestigiose d’ Italia. In particolare l’Aula Magna dell’Università è una solenne ed appropriata sede per tutte le attività congressuali perché si svolgano in modo ordinato, con viva partecipazione da parte dei presenti. La cultura genera modernità nella impostazione dei problemi: non sorprende pertanto che il tema del Congresso affronti, in termini assolutamente attuali, uno degli argomenti più cari alla tradizione rotariana, rappresentato dall’etica nello stile di vita di ognuno di noi sviluppando in modo particolare l’aspetto molto delicato dell’etica nella Società della informazione. L’ informazione e la comunicazione sono oggi alla base della nostra vita quotidiana e spesso indirizzano i nostri comportamenti con notevoli e immediate ripercussioni sociali. Basta infatti pensare a come ormai da tempo si conosca l’effetto dei messaggi pubblicitari sulle modificazioni dei comportamenti soprattutto dei più giovani nella loro ricerca di modelli di vita a cui ispirarsi. Più recentemente si pone sempre di più l’attenzione sui new‐media che da un lato sono in grado di diffondere quasi istantaneamente e positivamente le informazioni, ma dall’altro possono avere effetti negativi non sempre facilmente valutabili. Il richiamo forte all’attenzione all’etica della informazione e della comunicazione costituisce pertanto una degli argomenti più importanti e forse sottovalutati della nostra attuale società. Dobbiamo ringraziare il Governatore Ivo De Lotto di aver posto al centro del Congresso questa tema che viene trattato magistralmente sia dal Rappresentate del Presidente Internazionale PDG Francesco Arezzo, sia dal nostro Decano PDG Enzo Cossu e da tutti i relatori. La rilettura dei loro interventi sarà sicuramente spunto di riflessione per ognuno di noi. Il XXVII Congresso segna anche un importante svolta per il Distretto 2050. La Costituzione dell’Associazione del Distretto 2050 è un punto di partenza per una organizzazione amministrativa del Distretto che ne permetterà sicuramente una più efficace gestione. Soprattutto perché è accompagnata dal piano strategico triennale voluto dal Governatore e condiviso dal Governatore Designato Armando Angeli Duodo e dal Governatore Nominato Anna Spalla. Questo documento rappresenta con chiarezza gli obiettivi di gestione del nostro Distretto e costituisce un esempio per i Club che si trovano enormemente facilitati nella elaborazione del proprio Piano Strategico. Infine l’attività di Servizio del Distretto 2050 nell’anno rotariano 2011‐2012 è ben testimoniata ed anche i singoli Club nell’ambito del Congresso hanno potuto presentare una efficace sintesi dei più significativi Service svolti. Per concludere un sentito ringraziamento a Ivo e tanti complimenti per il suo anno di Governatore del Distretto 2050 coronato dal successo del XXVII Congresso Distrettuale. 17 1.3 Etica rotariana e società dell’informazione Ivo De Lotto, Rc Pavia, Governatore del Distretto 2050 Desidero anzitutto dare il benvenuto a Elio Cerini, Board Director Zona 12 e a Kenneth W. Grabeau, Board Director Zona 29; il Distretto è molto onorato della loro presenza a questo Congresso. Se non vado errato, è la prima volta nella storia del nostro Congresso distrettuale che partecipano due Board Director, di cui Elio Cerini anche Tesoriere del Rotary International: il mio auspicio è che questo incontro e il tema che lo ispira siano da loro apprezzati. Saluto quindi Francesco Arezzo, rappresentante del Presidente Internazionale Kalyan Banerjee: sono particolarmente lieto della scelta fatta dal Rotary International conoscendo la preparazione rotariana e la profonda cultura di Arezzo. Un saluto deferente al decano dei nostri PDG, Enzo Cossu, che ringrazio per l'attenzione con cui guarda sempre alle iniziative distrettuali e alla loro gestione. Un saluto e un ringraziamento al Presidente di questo Congresso, il PDG Ciro Rampulla, per l'aiuto e gli innumerevoli e preziosi consigli dati perché l'organizzazione di questo incontro avesse successo. Saluto cordialmente il PDG Gianni Jandolo, coordinatore regionale per la Fondazione Rotary, zone 12, 13 e 19. Un particolare saluto a tutti i PDG del nostro Distretto che hanno voluto onorare questo incontro con la loro presenza. Un affettuoso saluto al Presidente del mio Club, Andrea Paganelli. Un saluto deferente e grato al Magnifico Rettore Angiolino Stella, che ci ospita in questa storica Università e in questa stupenda Aula Magna, e alla Municipalità di Pavia, qui presente con l'Assessore al Commercio Sandro Bruni: molti dei nostri soci qui presenti sono stati studenti di questa Università e ricordano con grande nostalgia i tempi felici e spensierati della loro giovinezza trascorsa in questi bei cortili ed aule, in questa città accogliente e nei preziosi ambienti dei Collegi pavesi. Un saluto a tutte le Autorità civili e militari presenti ringraziandole per l'attenzione. E infine un caro saluto a voi tutti, amiche e amici rotariani, che avete accolto l'invito a questo evento così numerosi: l'auspicio è che il Congresso sia di vostro interesse e gradimento. Il Congresso è il momento conclusivo dell'anno rotariano; oltre che un'occasione per incontrarci, esso ci consente di riassumere quanto si è fatto, di raffrontarlo con le previsioni illustrate all'Assemblea Distrettuale, di fare una pittura del Distretto con i suoi molti punti di forza,ma anche con i suoi punti deboli. All'Assemblea distrettuale avevo ricordato il messaggio del Presidente Internazionale Kalyan Banerjee: "Conosci te stesso per abbracciare l'umanità", non quindi solo uno strumento conoscitivo come è soprattutto nei maestri della nostra cultura classica, da Socrate a Sant'Agostino, ma anche come modo per comprendere le aspirazioni, i bisogni, le potenzialità di chi ci sta accanto e in genere della nostra società. E ne avevo riportato i principali suggerimenti: ‐attenzione alla famiglia e più in generale alla famiglia rotariana: è la famiglia l'ambiente dove si realizzano le nostre prime aspirazioni, dove vengono formati i caratteri dei figli, dove in fattiva collaborazione con le strutture pubbliche (scuola, ambienti ricreativi,...) vengono formate le nuove generazioni; ma anche la famiglia allargata del Rotary, dove l'amicizia e la disponibilità rinforzano i legami che la tengono unita e motivano i soci ad una fattiva e disinteressata partecipazione; ‐fai quello che sai fare, con riferimento ai grandi settori d'intervento cui il Rotary ci richiama: l'eradicazione della poliomielite, l'operare per garantire l'accesso ad acqua pulita e sicura, il promuovere l'alfabetizzazione, il ridurre l'impatto di malattie ampiamente diffuse e la mortalità infantile, l'aiutare le neomamme e le famiglie giovani. Ma soprattutto ricorda che il Club Rotary 18 raccoglie il fior fiore delle competenze che il territorio esprime; è questo il suo carattere distintivo e questa sia anche la forza delle sue iniziative: esse si distinguano da tutte le altre perché coinvolgono competenze che solo il Rotary sa esprimere. Naturalmente non si possono sprecare risorse così pregiate: gli interventi che vengono decisi devono esser adeguatamente progettati: a) conoscendo le esigenze del territorio sul quale si vuoi intervenire, valutando la visibilità, la dimensione e la possibile efficacia dell'intervento e la capacità dell'ambiente cui ci si rivolge di partecipare alla realizzazione dell'intervento, di valorizzarne i risultati e di autosostenerli; b) progettando l'intervento definendone in modo adeguato obiettivi, attività, risorse economiche e umane necessarie, tempistica, responsabili delle attività, criteri di valutazione del successo; c) eseguendo un puntuale follow‐up e verifiche continue dello stato di avanzamento, per definire per tempo eventuali interventi correttori se necessari e per garantire il raggiungimento degli obiettivi e il rispetto dei tempi. ‐attenzione al cambiamento della società in cui viviamo e adeguamento dei modi di operare e delle strutture del Rotary: attenzione ai giovani, accoglimento dei giovani nei Club, indipendentemente dal genere, cura della loro formazione rotariana e del loro coinvolgimento,attenzione all'accoglienza affinchè i nuovi soci si sentano a loro agio e apprezzati per il contributo che sanno e possono dare, conoscenza dei problemi della società di oggi per i quali le nostre competenze possano esser di aiuto. In questo contesto avevo suggerito una particolare attenzione alla società dell'informazione e della conoscenza e all'impatto delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. L'ambiente non è oggi solo quello fisico, ma soprattutto quello dell'informazione; la pervasività delle nuove tecnologie dell'informazione e il loro impatto sull'ambiente dell'informazione pongono notevoli problemi sociali ed etici. E' sempre più importante che gli operatori del settore, progettisti ed utenti, abbiano piena coscienza delle implicazioni etiche delle loro scelte e decisioni e che la scuola e le organizzazioni professionali si occupino di questi problemi. Ed è proprio a questo tema che si è voluto orientare la nostra attenzione e dare il titolo anche a questo congresso. Oltre alle tradizionali attività proprie del nostro congresso si è quindi voluto dedicare uno spazio ai problemi etici della società dell'informazione, con la presenza di relatori di grande esperienza e prestigio che offrono una descrizione di dove stanno andando le nuove tecnologie e le loro applicazioni ( prof. Bruno Lamborghini di AICA e EITO e dell’Università Cattolica), delle loro implicazioni filosofiche e sociali (prof. Gianpaolo Azzoni dell’Università di Pavia), dei problemi posti dalle nuove tecnologie in ambito medico (prof.ssa Maria Giovanna Ruberto dell’Università di Pavia), e infine della responsabilità sociale, educativa ed etica nella nuova società dell'informazione (mons.Vincenzo Rini, Presidente SIR). Queste relazioni tracceranno anche lo spazio entro il quale possono esser svolte le attività che il Rotary, con i suoi Distretti della zona 12, intende percorrere con l’iniziativa dei premi ETIC. Nella prima edizione del premio dei 16 concorrenti ne sono stati premiati 4; per ETIC 2012 ci sono 38 concorrenti e 6 premi. L'iniziativa, cominciata l'anno scorso, sta lentamente decollando, richiamando l'attenzione degli ambienti accademici che operano nel settore e, si spera, interessando il mondo della ricerca e della didattica per questo ampio settore d'indagine di crescente attualità e importanza. L'auspicio è che l'iniziativa dei premi ETIC continui e diventi un impegno permanente dei nostri Distretti. Ritornando al programma presentato all'Assemblea distrettuale, gli obiettivi prioritari erano stati indicati come: continuità con il passato, per valorizzare le scelte fatte e i progetti avviati, oltre la breve durata dell'incarico annuale del Governatore. Al riguardo si è formulato, dopo ampie discussioni, un piano triennale delle attività che funga da strumento di lavoro e di discussione per il Distretto, condiviso da me, dal Governatore entrante Armando Angeli e dal DGE Anna Spalla, come metodo di programmazione delle attività a livello distrettuale, ma con ricadute anche sulla programmazione delle attività dei Club. Il piano è stato presentato durante le visite ufficiali del Governatore, quindi distribuito formalmente a tutti i Club e portato per la presentazione ufficiale in questa sede. Il Distretto è chiamato a deliberare che vuole avere un piano triennale e a prender atto di quello formulato per il 19 triennio 2012‐2014. Questo piano è anche presente nella chiavetta che vi è stata data con il materiale congressuale; ad esso attribuisco un particolare significato nelle azioni intraprese per migliorare l'efficienza gestionale del Distretto; consolidamento dei Club con valutazione dell'efficacia della loro gestione, attenzione agli indirizzi dati dal Rotary, particolare cura per l'effettivo. Nelle visite si sono esaminati i problemi gestionali dei singoli Club e le modalità per risolverli. Si è in particolare insistito sul fatto che i rotariani sono dei volontari, che i volontari non si comandano, ma si convincono, si fanno partecipare alle decisioni, si coinvolgono nella definizione delle iniziative da intraprendere e nella loro esecuzione. Nel guidare un Club ci vuole quindi una particolare attenzione a questi aspetti, la leadership non si manifesta con l'autoritarismo, ma con la capacità di convincere e di coinvolgere. A questi principi sono state improntate le attività di formazione distrettuale per quanti devono assumere ruoli di responsabilità nel Rotary: SIPE e RELA. In particolare si è preparato un piano di formazione per i nuovi e i vecchi soci (Renato Rizzini, responsabile distrettuale della formazione), anche con un'attenta sua distribuzione sul territorio con la collaborazione dei Gruppi, con l'obiettivo di una formazione continua indispensabile per garantire una leadership consapevole. Si è chiesto che i Club, con la guida degli Assistenti, provvedano a redigere piani triennali per l'effettivo e piani strategici di attività, da un lato seguendo la traccia del documento appositamente preparato da Giuseppe Scarpitta, dall'altro prendendo spunto dal piano triennale del Distretto. Questo obiettivo è stato raggiunto solo da alcuni Club; l'auspicio è che l'iniziativa, tuttavia, continui anche con il mio successore e giunga rapidamente a conclusione, perché questi due strumenti sono sicuramente efficaci per migliorare l'efficienza della gestione dei Club. Va ricordato che il nostro Distretto, assieme al 2030, avrà un risultato positivo alla fine di questo anno rotariano per quanto riguarda l'effettivo; il che rappresenta un'eccezione a livello nazionale e anche intemazionale. Questo risultato è frutto di una gestione positiva dei Club, di iniziative distrettuali efficaci per mantenere e accrescere l'effettivo, del fatto che anche quest'anno si è creato un nuovo Club (Brescia Mille Miglia), la cui carta è stata consegnata il 13 giugno u.s., dell'invito che si è diffusamente ripetuto di guardare ai giovani nel cercare nuovi soci e di perseguire una equilibrata distribuzione tra i generi e le professioni, ma soprattutto che i nuovi soci siano ben accolti nel Club, rendendo loro facile lo stabilire relazioni amichevoli con tutti i soci, coinvolgendoli nelle decisioni e nelle iniziative. devono esser i Club a promuovere le iniziative e non restare in attesa che il Distretto dica quali sono gli obiettivi progettuali da perseguire e in quale forma. I Club rappresentano l'insieme dei rotariani, con le loro competenze e professionalità, e sono quindi la sede dove essi le possono meglio esprimere. Questo invito è stato ripetutamente ribadito in ogni occasione; il che non significa che non ci possano essere iniziative distrettuali che coinvolgano più Club, ma se possibile queste nascano da proposte e scelte fatte dai Club. In questo contesto rientrano la maggior parte delle iniziative sostenute anche dal Distretto; tra queste ricordo: 1. Alfabetizzare per accogliere, promosso e condotto sotto la guida di Elisabetta Conti, che ha visto il sostegno di tutti i nostri Club attraverso il contributo dato al "progetto della moglie del Governatore" in occasione della visita al Club e il coinvolgimento di tutti i Prefetti delle Province del nostro territorio; 2. Amico Campus, promosso e condotto dall'apposita Commissione Rotary per l'Handicap, con la guida illuminata ed entusiasta di Angelo Fiorentini e Aldo Adami, con gli incontri di Lazise e Salice Terme che hanno riguardato oltre duecento persone tra diversamente abili e familiari e che hanno coinvolto la maggioranza dei nostri Club; 3. Cremona per Archi, organizzato dai Club Cremona e Cremona Po, un campus biennale dedicato a giovani musicisti stranieri, opportunamente selezionati, che si perfezionano a Cremona nelle esecuzioni in trio o quartetto d'archi, in presenza di maestri di fama internazionale; 4. Alfabetizzazione informatica nelle carceri, promosso dal Club Certosa di Pavia, che intende offrire ai carcerati una formazione nell'uso degli strumenti informatici utile per trovare un lavoro come termina il periodo di detenzione; 5. Stop all'ictus, promosso dai Club dei Gruppi Ticino e Lomellina, che intende informare la popolazione sull'importanza della prevenzione anche in questo specifico settore; 20 6. Partecipazione come struttura che opera sul territorio alle Olimpiadi internazionali d'Informatica di Sirmione (settembre 2012) con la stampa di un disco di musiche del '700 suonate su violini Amati, con la collaborazione dei Club del Gruppo Po; 7. Premio Cardano del Club Pavia, che quest'anno premia il regista Pupi Avati inserendo il suo nome nel lungo elenco di personalità di prestigio internazionale che il premio ha onorato nella sua più che ventennale attività; 8. Droga stanne fuori, progetto della Prefettura di Cremona, con la partecipazione delle autorità scolastiche e la ASL della provincia e dei Club del cremonese, che ha portato alla distribuzione nelle scuole di 5000 opuscoli realizzati dagli studenti dell'Istituto Sraffa di Crema; 9. Proteggi tuo figlio prima che nasca, promosso dai Club del Gruppo Po, cui ora partecipano anche Club del mantovano, progetto di prevenzione ed informazione sanitaria sulle malformazioni congenite quali spina bifida ed anencefalia, rivolto principalmente alle giovani donne in età fertile; 10. Un violino per il futuro, iniziativa coordinata dalla Commissione Nuove Generazioni, che intende aiutare il Rotary Club Moscou‐Pokrovka nella sua attività di sostegno a giovani musicisti. 11. L’emergenza terremoto ha chiamato anche il nostro Distretto ad esser presente e a partecipare alla iniziativa congiunta a livello nazionale per i terremotati dell’Emilia e soprattutto alla nostra iniziativa per i terremotati del basso Mantovano: tutti i rotariani del nostro Distretto sono invitati a parteciparvi, facendo riferimento al conto apposito aperto presso la nostra Prometeo Onlus; una apposita commissione composta da Armando Angeli, Anna Spalla e Fabio Zanetti ne deciderà l’utilizzo a favore dei terremotati del basso Mantovano, rendendolo noto a tutti i nostri Club. Potrei continuare a lungo (Progetto "Diversamente uguali", azioni a favore degli ipovedenti, attenzione alle iniziative di Abbeyfield per l'assistenza agli anziani del nostro territorio, progetti interclub di Distretti diversi rivolti a paesi con grande bisogno di un aiuto e di una guida, progetti promossi sotto l'egida Rotary Net, progetti interclub all'interno dei vari Gruppi del Distretto particolarmente attenti alle realtà locali, ecc.), ma manca il tempo e sarebbe comunque un'elencazione di iniziative parziale, probabilmente con molte lacune, anche gravi. Proprio per evitare questi problemi in questo Congresso si è organizzata la sessione Poster, che vedete esposta ai lati di questa aula, cui tutte le Commissioni distrettuali e soprattutto tutti i Club sono stati invitati a partecipare fornendo informazioni sulle proprie attività e sui risultati ottenuti. Vi invito quindi a prenderne visione. I poster, graficamente piacevoli, redatti dal DGD Anna Spalla sulle informazioni fornite dalle Commissioni e Club interessati (purtroppo non tutti si sono mostrati solerti nell’assolvere a questo compito), saranno parte degli atti di questo Congresso e comunque sono inseriti nella chiavetta con il materiale congressuale che vi è stato distribuito con la vostra iscrizione. attenzione alle nuove generazioni , con le iniziative avviate dalla Commissione Nuove Generazioni, guidata da Eugenio Bettinelli, anzitutto con il RYLA, il Rotary Youth Leadership Awards, una scuola alla leadership che negli ultimi anni ha avuto un grande successo, soprattutto molto apprezzata dai ragazzi che l'hanno seguita, come documentano le molte lettere di ringraziamento ricevute e le interviste fatte agli allievi durante e dopo la permanenza a Sirmione. Quest'anno ci ha lasciato Wladimiro Valeri, che per anni ha guidato il Ryla con intelligenza e grande impegno: i suoi successi sono in massima parte dovuti alla sua instancabile e illuminata dedizione a questa iniziativa e ai giovani che vi hanno partecipato. Il Distretto lo ricorda con ammirazione e affetto e gli è grato per quanto ha fatto, con vero spirito rotariano. Porgo ai familiari le più sentite ed affettuose condoglianze. L'attenzione alle nuove generazioni il Distretto la implementa anche con la promozione e la continua e fattiva collaborazione con il Rotaract, particolarmente attivo e presente nel nostro territorio. Ricordo soprattutto il progetto MapAbility, lanciato dal Rotaract Pavia nel 2009, ora progetto nazionale, già premiato a livello europeo; esso intende offrire una mappa dei percorsi e dei servizi pubblici utilizzabili da persone con disabilità: anziani, ipovedenti, persone con disabilità motorie: dal proprio cellulare o sistema GPS è possibile consultare i percorsi agibili, con l'indicazione dei punti con particolari ostacoli ed esservi guidati durante il loro utilizzo. Il Rotaract è un efficace strumento per avvicinare i giovani al Rotary e per formare validi candidati giovani per i nostri Club. L'invito ripetutamente fatto è di guardare e 21 seguire con grande attenzione le iniziative del Rotaract, stimolo costante per innovare la presenza del Rotary sul territorio e finestra per cogliere rapidamente attraverso i giovani i nuovi segnali che la società in continua e rapida evoluzione ci invia. Altra iniziativa di successo è quella promossa e coltivata dalla Commissione scambio giovani, che con l'aiuto responsabile dei nostri Club e delle famiglie dei rotariani permette a gruppi di giovani di trascorrere lunghi periodi di permanenza all'estero, anche frequentando le scuole locali, familiarizzando con la lingua e gli usi del paese ospitante e stringendo rapporti di amicizia con membri di famiglie rotariane che danno garanzia di qualità. E ancora lo scambio di amicizia rotariana con visite a rotariani di altri paesi e lo scambio di gruppi di studio tra paesi anche molto lontani: quest’anno abbiamo ospiti del Distretto un gruppo di brasiliani, dopo che il nostro gruppo aveva visitato il Brasile l’anno scorso. Infine potenzialmente molto efficaci potrebbero essere le attività connesse con il RYLA Junior e con i Club Interact: le difficoltà connesse con il coinvolgimento di giovani non maggiorenni e non facilmente motivabili e la necessità di una impegnativa collaborazione delle famiglie rende queste attività più difficoltose, ma non per questo non si devono perseguire con attenzione e il massimo impegno. valutare i punti di forza e di debolezza del Distretto per trovare le soluzioni più adeguate; il Distretto è distribuito su un territorio abbastanza ampio, coprendo province con tradizioni culturali, imprenditoriali e storiche assai diverse e queste caratteristiche si riflettono nel modo di operare e di intraprendere dei Club che sono radicati sul territorio. Questa diversità è tuttavia una ricchezza e una più articolata opportunità di intervento per il Rotary, come si può vedere da quanto hanno fatto i Club nella sessione poster. C'è tuttavia la tendenza, soprattutto per i Club storici, a guardare con diffidenza se non a rifiutare le innovazioni suggerite dalla società in cui si vive e dal Rotary International, e a prediligere le abitudini dei Club di un tempo, elitari e sedi di incontro, non curando in modo adeguato l'invito del Rotary a considerare oltre alla presenza del socio indicata dalla firma della ruota, anche, se non soprattutto, la sua partecipazione a iniziative sociali oltre che culturali che il Club è invitato a promuovere. I modi per ottimizzare la presenza del Rotary sul nostro territorio e aumentarne l'efficacia e l'efficienza sono stati già indicati nelle sezioni precedenti: continuità con il passato e relativo piano triennale del distretto, consolidamento dei Club, in particolare con la riduzione dell'età media dei soci, una più equilibrata distribuzione tra i generi, una più completa presenza delle professioni, la redazione di piani triennali per l'effettivo e di piani strategici, siano i Club a promuovere le iniziative mettendo a frutto le competenze che i loro soci esprimono. Un aiuto notevole nel perseguire questo obiettivo è stato dato dagli Assistenti del Governatore, con il loro impegno nel coordinare e promuovere le iniziative e il loro aiuto nel risolvere gli eventuali problemi relazionali tra i Club o all'interno dei Club. La presenza, la professionalità e l'efficacia degli Assistenti del Governatore sono indispensabili per ottimizzare la gestione del Distretto e soprattutto i rapporti con e tra i Club: sono molto grato verso gli Assistenti del mio anno per il prezioso e competente aiuto che mi hanno sempre dato, sia pure nella diversità d'impegno e di disponibilità che ne ha caratterizzato la loro azione. La capacità del Governatore nella gestione del Distretto si vede anche nella coesione, partecipazione e coinvolgimento che egli è riuscito a creare nella squadra degli Assistenti. Un altro contributo indispensabile è stato quello della squadra distrettuale, in particolare dei Segretari, del Tesoriere e del Prefetto, che sono stati il prezioso supporto, intelligente e inesauribile, in tutte le iniziative avviate e nei continui rapporti con i Club, e delle Commissioni e dei loro Presidenti, fucina infaticabile di proposte e di attività. attenzione alle iniziative interdistrettuali , in particolare nel mio anno l'associazione AERA, che dopo l'impegno per l'incontro di Assisi ha richiesto un'azione di rilancio: allo scopo il Distretto ha inserito nel direttivo Fabrizio Longa, del Club Voghera, che come imprenditore ha una particolare esperienza nel settore dell'ambiente; la Fondazione Galileo, nella quale si è cercato di render più efficace la partecipazione dei Distretti e nell'ambito della quale è stato indetto il premio Galilei giovani, gestito a livello distrettuale (per il 2012 nel nostro Distretto esso è stato assegnato da apposita commissione distrettuale al Dr Alessandro Borghesi e sarà consegnato a Pisa durante la cerimonia di premiazione generale il prossimo 6/10/12); Premi ETIC (Etica e Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) che hanno visto la partecipazione di 4 Distretti e 16 concorrenti nell'edizione 2011, 6 Distretti e 38 concorrenti nell'edizione 2012 e che ci si augura che nell'edizione 2013 possa avere una 22 partecipazione più ampia dei nostri Distretti e incontri una attenzione diffusa da parte di tutti i nostri Atenei; curare l'immagine pubblica del Rotary: è un compito sempre presente al Distretto e alla sua Commissione Relazione Pubbliche e Comunicazione, guidata da Patrizia Zanotti. Nelle nostre visite ai Club si è ovviamente sostenuto che prima di comunicare bisogna fare: le iniziative intraprese e portate a termine con successo vanno però adeguatamente rese note all'ambiente presso cui operiamo. Allo scopo servono i bollettini dei Club, alcuni veramente molto belli, pronti, ricchi e curati nelle informazioni che danno, il tabloid distrettuale, curato con diligenza e competenza da Marino Casella, e la rivista di zona Rotary dell'editore Pernice, ma soprattutto i rapporti con la stampa locale (particolarmente significativa l'iniziativa del Gruppo Lomellina per garantire una facciata quindicinale sui giornali locali con notizie sulle iniziative del Rotary International, del Distretto e dei Club del Gruppo, apprezzata dai lettori e dagli stessi editori dei giornali) e nazionale; servono inoltre stretti rapporti di collaborazione con le strutture pubbliche e di volontariato locali in modo che la popolazione sappia che il Rotary esiste e non è unicamente un gruppo di amici che si ritrovano piacevolmente a cena, ma una associazione attenta ai bisogni del territorio, disponibile a metter in atto soprattutto le competenze di cui dispone, e non solamente a dare un contributo finanziario. Limitarsi a valutare l'impegno del Rotary per la società solo attraverso i contributi economici che riesce ad erogare, compresi quelli per la End Polio Now, fornisce una immagine molto parziale di quello che il Rotary fa; per lo stesso progetto End Polio Now, il contributo del Rotary in termini di tempo‐persona dei suoi volontari è di gran lunga superiore al contributo finanziario, ma di questo non si parla; anche a livello locale si predilige l'immagine delle donazioni in denaro rispetto alla descrizione dell'impegno personale in tempo‐persona di rotariani di elevata competenza e professionalità. E' difficile documentare in maniera credibile e verificabile l'impegno in tempo‐persona, ma ciò non deve significare che non se ne parli nelle sedi opportune, affinché il territorio lo sappia e lo apprezzi. E' questo un indirizzo che si è sempre seguito in questo anno e che si raccomanda di seguire anche per il futuro per valorizzare a pieno il ruolo della nostra Associazione. Un ruolo particolare per l'immagine pubblica del Rotary e del Distretto e dei suoi Club è stato affidato al nuovo sito del Distretto, realizzato da Mauro Mosconi, che utilizzando le più moderne tecnologie di rete offre ai rotariani e a tutto il territorio del Distretto informazioni su quanto hanno fatto e quanto stanno facendo i Club e il Distretto, integrando così le informazioni date dai bollettini e dal tabloid e realizzando la memoria storica delle iniziative portate a termine. Dotato di una interfaccia utente compatibile con quella del sito del Rotary International e di uso particolarmente facile, può servire anche come riferimento per iniziative dei Club e può anche ospitare il sito del Club liberandolo dal compito della gestione tecnica. Come ogni altra iniziativa distrettuale che coinvolga i Club, anche il sito richiede la piena e pronta collaborazione di tutti i Club e in particolare dei loro Segretari per fornire tempestivamente le informazioni richieste e mantenere aggiornato l'archivio sui progetti, il cui valore sta proprio nel fatto che esso sia sempre prontamente aggiornato. Ogni dettaglio su questa importante realizzazione distrettuale sarà data da Mosconi nel suo intervento di oggi pomeriggio. L'auspicio è che l'attenzione per questo strumento operativo del Distretto e di documentazione delle sue attività si mantenga viva anche con i Governatori che mi seguiranno. Da ultimo, ma sempre come uno degli obiettivi principali perseguiti e raggiunti dal Distretto, va ricordato l'impegno dell'apposita commissione per la Rotary Foundation guidata da Fabio Pedretti perché il Distretto mantenesse elevati gli standard di contribuzione alla Fondazione e ai suoi progetti e partecipasse attivamente alle opportunità da essa offerte, in particolare sovvenzioni a progetti, borse di studio degli Ambasciatori e della Pace, scambio gruppi di studio. E' stata svolta una attenta e capillare azione per informare i Club e i rotariani sul ruolo determinante giocato dalla Fondazione e sulla necessità che le sue iniziative siano seguite e sostenute: è infatti determinante che i soci siano convinti della validità di quanto viene fatto dalla Fondazione affinché i contributi versati siano giudicati oltre che necessari anche profittevoli per le iniziative internazionali del Rotary, ma in particolar modo per il Distretto e i Club stessi. L'auspicio è che questa attenzione alla Rotary Foundation e alle sue iniziative rimanga alta nel nostro Distretto anche nel prossimo futuro. In questo Congresso, oltre alla discussione e all'approvazione del bilancio 2010‐2011 e del fatto che il Distretto si da’ un Piano Triennale delle attività cui abbiamo già fatto cenno, porteremo all'approvazione 23 lo Statuto dell'Associazione Distretto 2050 del Rotary International: nato per iniziativa congiunta dei Governatori dei Distretti della zona 12, sottoposto alla valutazione degli organi centrali del Rotary International, è stato trasmesso a noi formalmente con lettera del Segretario Generale del Rotary John Hewko con richiesta di approvazione senza modifiche, onde avere certezza che gli organi centrali del Rotary lo approvino; trasmesso a tutti i Club in tempo utile, sarà oggetto di valutazione e di approvazione nell'apposita sessione di questo Congresso. Analogamente il Congresso sarà chiamato ad esaminare ed approvare il nuovo Regolamento per la scelta dei futuri Governatori: esso è il Regolamento finora in uso con correzioni e precisazioni apportate dalla Consulta dei Past Governor che lo correggono e lo completano alla luce delle osservazioni maturate nel suo utilizzo negli ultimi anni. E' giunto il momento di dare la parola agli altri relatori di questo congresso. Prima di chiudere questa breve rassegna del mio anno di Governatorato, desidero ringraziare lo staff distrettuale che mi ha aiutato e assistito con disponibilità e competenza, i Segretari Paolo Sarchi e in particolare Anna Spalla, il Tesoriere Lina Panasia, il Prefetto Carlo Silva, il responsabile della formazione Renato Rizzini, il coordinatore della commissione per il Congresso internazionale Ambrogio Locatelli, i Responsabili dell'organizzazione di questo Congresso Maurizio De Blasi e Ferdinando Riccardi, l'autore del sito del Distretto Mauro Mosconi, gli Assistenti del Governatore, i Responsabili e i Membri di tutte le Commissioni distrettuali, i Presidenti e i Segretari dei nostri Club e tutti i soci del nostro Distretto che hanno messo a disposizione delle nostre iniziative il loro tempo e le loro competenze, a tutti loro va il merito dei risultati ottenuti, senza la loro collaborazione ogni mia proposta o fatica sarebbe stata vana. 24 1.4 Intervento del Rappresentante del Presidente Internazionale Francesco Arezzo, RC Ragusa, PDG del Distretto 2110 L’ ultima volta che ho visitato Pavia, ed anche l’ unica in verità, ero ancora un giovane studente universitario , in visita ad alcuni amici ospitati nel Collegio Ghislieri, uno dei più antichi e prestigiosi della città. E mi portarono, allora, a visitare la città e la sede universitaria, fra cui anche questa magnifica sala. Mai avrei pensato, allora, che avrei avuto l’opportunità di prendere la parola in questo posto carico di storia e di cultura, e il fatto francamente mi intimidisce non poco. Ma mi sorregge, questo sì, la consapevolezza di trovarmi fra amici: alcuni di vecchia data, come Carlo Giorgio Pedercini e Fernanda, il Director Elio Cerini, il PDG Gianni Jandolo, altri di più recente incontro, come Ivo, Armando Angeli, Anna Spalla, con i quali ho condiviso la bellissima avventura di S. Diego o del Seminario di istruzione a Milano, e come tutti gli altri che incontro adesso per la prima volta, ma che per la speciale magia che sa offrire il Rotary sento vicini come se li conoscessi da sempre. So di visitare un Distretto piccolo, ma molto attivo, che ha nella formazione e nei progetti locali ed internazionali i suoi punti di forza. Un Distretto che vive una fase particolare della sua vita, coinvolto nel cosiddetto “redistricting” , nel ridisegno dei confini dei Distretti italiani che hanno raggiunto una dimensione tale da consigliare la loro divisione in distretti più piccoli e più funzionali. Alcuni possono vedere questa fase come una difficoltà, io penso invece che vada vissuta come un’ opportunità di crescita e di consapevolezza. Il Rotary Internazionale annette grande importanza alla Membership. L’ organico internazionale è stabile da parecchi anni, nonostante sia aumentato il numero dei Club. Negli ultimi 7‐10 anni sono stati cooptati circa un milione di nuovi Soci; ed è una bella notizia. Ma nello stesso periodo di tempo sono stati persi un milione di Soci. Ciò indica in maniera chiara che c’è una difficoltà non solo a crescere, ma soprattutto a trattenere i Soci all’ interno dei Club. In Italia il problema forse non è tanto la ritenzione, quanto il fatto che abbiamo perso forza di attrazione, specialmente verso i giovani. Dobbiamo sentirci tutti, come rotariani, investiti di questo problema. E’ compito di ogni rotariano, di ognuno di noi, propagandare i nostri ideali, farli conoscere o farli conoscere meglio a chi ci sta attorno, individuare i Leader che possiamo avvicinare e coinvolgere nei nostri progetti. Ma per fare questo abbiamo bisogno di dimostrare loro che il Rotary è un’ organizzazione forte e vitale che ha bisogno di loro; ma dobbiamo rendere evidente che anche loro hanno bisogno del Rotary per realizzare i loro ideali e i loro sogni, che individualmente non potrebbero mai trasformare in realtà. E siamo chiamati a fare proselitismo specialmente fra i giovani: l’ effettivo rotariano sta invecchiando lentamente ma inesorabilmente. Abbiamo bisogno di linfa nuova, dei giovani e del loro entusiasmo, del loro ottimismo, della loro giovanile audacia. Cito Einstein:”Tutti noi sappiamo che una data cosa è impossibile da fare, finchè non arriva uno sprovveduto che non lo sa e inventa la maniera per farla”. I giovani hanno la fantasia, il coraggio e la spavalderia che farà loro superare quegli ostacoli che a noi sembrano insormontabili. Per attirarli abbiamo bisogno di far sentire loro che il Rotary è sì un’ organizzazione storica e carica di gloria, ma al contempo moderna. Ma che significa, oggi, essere moderni? La modernità , o l’ era moderna, si fa artificialmente cominciare nel 1492 con la scoperta dell’ America. In realtà la modernità era già scoppiata nell’ Arte con il Rinascimento italiano. L’ arte bizantina , fatta di fondi oro e di figure legnose e ieratiche, esprimeva una visione antica del mondo, squisitamente Teocentrica. Nei quadri del Rinascimento invece i personaggi sono reali e ritratti in pose quotidiane, il fondo oro viene sostituito dal paesaggio dolce delle nostre colline, anche la Madonna assume i tratti di una fanciulla che possiamo incontrare per strada. E’ la rivoluzione dell’ Umanesimo e la comparsa sul palcoscenico della storia dell’ Homo Faber, che viene posizionato al centro della ricerca e della storia, scalzando Dio dal posto principale che aveva sempre occupato. Cambia anche l’ Universo: si passa dall’ Universo Tolemaico, geocentrico e finito all’ Universo Copernicano e Galileiano che introduce la rivoluzione dell’ eliocentrismo. Ma le stelle rimangono ancora fisse nei loro cieli, l’ Universo è ancora finito, limitato. Sarà Giordano Bruno a rompere l’ ultimo tabù, ad introdurre il concetto ancora più rivoluzionario di Universo infinito e di altri mondi abitati. 25 In filosofia la modernità porta al razionalismo, all’ empirismo inglese, ai lumi e alla incrollabile fede nella forza dell’ intelletto umano. Tutto ciò porta facilmente all’ utopia, e la prima modernità è lentamente scivolata verso due forme diverse, ma fondamentalmente simili di utopia. La rivoluzione francese e la rivoluzione russa. Esito tragico che ha condotto allo “Scisma antropologico della prima modernità”, all’ esorbitanza dell’ individuo, all’ oscuramento spirituale, all’ impoverimento dello sguardo di luce e del cammino di comunione, fino alla successiva drammatica vicenda storica del “secolo breve”. Nel campo artistico la modernità ci ha accompagnato attraverso il Rinascimento, il barocco, il neo‐classico, fino al romanticismo e alla sua esaltazione del sentimento , della nostalgia dell’ età dell’oro, del titanismo, del sogno. Non il raziocinio, non il ragionamento, ma il sogno e la magia dell’ attimo che fugge dominano il periodo romantico. Citiamo Holderlin: “Un Dio è l’ uomo quando sogna, un mendicante quando pensa”. Il Romanticismo attraversa tutto l’ ottocento, in fondo anche l’ Impressionismo, col suo cogliere l’ attimo di rifrazione della luce, si inquadra nella temperie romantica. Verso la fine della parabola illuminista gli sguardi dei personaggi si fanno pensosi e preoccupati, come se qualcosa di terribile si addensasse all’ orizzonte. E questo addensarsi si fa palpabile nelle vorticose “Notti stellate” di Van Gogh e si trasformano in oscuri presagi nel “Volo di corvi su campo di grano”. Cosa sta accadendo? Cosa vedono in controluce gli artisti del tempo? Vedono qualcosa che poi viene gridato dall’ “Urlo” di Munch, il più disperato e famoso della storia dell’ Arte. Annunciano l’ arrivo della morte di Dio e l’ avvento della seconda modernità o post‐modernità. Nietzsche annuncia ciò che covava da tempo: Dio è morto e con lui il concetto stesso di autorità. Muore la Chiesa, muore lo Stato, la famiglia, muoiono quelli che in futuro Ardigò chiamerà“mondi vitali”. Muore la Storia intesa come progredire faticoso, difficile, ma continuo verso un futuro migliore e un progresso inarrestabile. E’ la fine delle grandi narrazioni storiche laiche, religiose, razionaliste. E’ il trionfo del Caos, non c’è scopo o meta da raggiungere, il nuovo Superuomo affronta la vita e le occasioni che questa gli presenta con energia e fatalismo, senza cercare di opporsi al suo fluire disordinato, ma semplicemente assecondandolo, cercando di trarne tutti i vantaggi che gli sono concessi. La Scienza a sua volta scopre la relatività, la fisica quantistica e il principio di indeterminatezza, che mettono in dubbio perfino la geometria e curvano e distorcono i riferimenti spazio‐temporali. Zigmunt Baumann descrive il nostro tempo come quello della modernità liquida, dove i valori sono rimossi e sostituiti con una velocità tale che perdono la loro solidità e si confondono in un magma liquido che li annulla in pratica nella loro significatività. Il cambiamento continuo diviene il simbolo stesso della seconda modernità. Spengler, profetizzando il Tramonto dell’ Occidente, parla delle Culture come onde in un grande oceano, che passano senza lasciare traccia, indipendentemente dalla loro dimensione. L’ oceano rimane comunque uguale a se stesso, sostanzialmente immobile, incurante ed immemore. Nel mondo nuovo e vorticoso della moderna società liquida si pone con forza il problema della comunicazione e della tecnica di comunicazione. Le diverse forme dell’ etica tradizionale, cioè le varie culture, ridotte allo stato liquido si confrontano per occupare quanto più spazio possibile. Si servono della tecnica per realizzare questa occupazione e difendersi dalle forme antagoniste. Quindi si servono della tecnica di comunicazione per prevalere sulle altre forme o etiche e rendere pubblica la loro potenza. La tecnica della comunicazione diviene più importante della comunicazione stessa: è essenziale occupare e dominare lo spazio liquido, al di là del messaggio da comunicare, che diventa secondario. Cambiando l’ ambito di applicazione si arriva al moderno dominio della scienza sulle scelte morali, non è più l’ etica a guidare la ricerca, ma è la ricerca stessa a spostare sempre più in avanti i confini etici che la limitano: se qualcosa è fattibile, diviene automaticamente giusto e necessario farne esperienza, al di là di ogni giudizio etico o morale. Avvertiamo, senza forse comprenderlo fino in fondo, che il potere (ossia la capacità di fare) è stato separato dalla politica (ossia dalla capacità decisionale) , per cui oltre a non sapere cosa fare, non abbiamo neanche chiaro chi lo farà. In questa situazione di liquidità dei valori e di dominio tecnicistico, ambedue espressioni della post‐ modernità, essere “moderni” significa modernizzare, cambiare compulsivamente ed ossessivamente, col 26 risultato di non riuscire a mantenere la propria identità, ma “divenire”, restando perennemente incompiuti e indefiniti. Tutto ciò ha portato ad un individualismo esasperato, all’ isolamento della persona e ad un sostanziale blocco della comunicazione interpersonale. L’ uomo moderno vive in enormi e popolatissime metropoli che costringono l’ individuo a condividere spazi pubblici sempre più angusti ed affollati. Ma l’ uomo non è mai stato così solo come nell’ era che stiamo vivendo. Siamo delle monadi solitarie condannate all’ incomunicabilità nella moderna “folla solitaria”. Se dovessi scegliere un’ opera contemporanea che descrive la nostra situazione attuale indicherei l’ opera di Cattelan: Papa Giovanni Paolo colpito da un meteorite. Il Papa polacco per decenni ha rappresentato insieme l’ autorità suprema del papato e la volontà indefessa di dialogo con tutti i popoli della terra. Per decenni il suo pellegrinare per tutti i continenti è stato visto come il simbolo stesso del dialogo. In questa opera Cattelan non solo mostra l’ abbattimento dell’ autorità, ma anche la moderna avversità per il simbolo stesso del dialogo interreligioso e interculturale. Serve una nuova modernità, una post‐post‐modernità che superi questo stallo. Jurgen Habermas afferma che è necessario un nuovo Umanesimo o Rinascimento Comunitario, che sappia ricreare le condizioni minime di solidità per permettere alle monadi sperdute nelle folle solitarie di trasformarsi in “Uomini Dialoganti”, in grado di sfuggire al nichilismo distruttivo che minaccia le nostre moderne società. Cosa può fare il Rotary per contribuire a questo cambiamento? Il Presidente Kaljan Banerjee ci invita, come prima cosa, a guardare dentro noi stessi per trovare la risposta ai nostri dubbi. Reach Within, cerca dentro te stesso, conosci te stesso, conosciti veramente, fino in fondo, al di là delle convenzionali apparenze che ognuno di noi si costruisce per affrontare la realtà. Superiamo quella che Pirandello chiamerebbe la Maschera e Levinas invece chiamerebbe Simulacro. Solo da un onesto esame interiore, che ci permetta di trovare dentro di noi quella che Raja Saboo ha chiamato la scintilla della leadership, potrà scaturire quella pace interiore e quella serenità che ci permetteranno di superare la barriera di incomunicabilità che ci separa dalla folla solitaria che ci circonda. Dobbiamo trovare dentro di noi quella scintilla che permise ad una piccola suora missionaria di diventare Madre Teresa, ad un oscuro attivista della parità razziale di diventare Martin Luther King, ad un anonimo avvocato di diventare il Mahatma Gandhi. Loro hanno saputo trasformare quella piccola scintilla in un grande incendio che ha coinvolto e trascinato milioni di persone. Non a tutti, ovviamente, è richiesto di raggiungere gli stessi risultati. Ma il primo passo è uguale per tutti: cercare dentro se stessi, trovare le motivazioni ed essere così pronti ad abbracciare l’ Umanità. Per superare la crisi delle relazioni inter‐individuali tipica della post‐modernità dobbiamo ricoagulare dei valori solidi che ci salvino dalla liquidità e dalla continua fusione dei valori della società attuale. Per ritornare ad abbracciare l’ Umanità il Rotary ci sprona a ritornare ai nostri valori fondamentali. Ci sprona a coltivare l’ Amicizia e non solo la convivialità amicale; la Diversità come valore e non una tolleranza che sa di paternalismo; la Leadership autorevole e non un protervo autoritarismo. Il Servizio al di là del nostro interesse personale. E infine l’ Integrità, ossia l’ Etica rotariana. Parafrasando San Paolo, se anche potessimo realizzare i progetti più audaci e raccogliere fondi smisurati per sostenerli, ma lo facessimo senza etica rotariana, cioè senza amore e senza carità profonda, direi senza “pietas”, saremmo come bronzi che risuonano o cembali che tintinnano. Sarebbe tutto vano. L’ etica rotariana è qualcosa che deve vivere dentro di noi e deve parlare per noi. Dobbiamo incarnare con la nostra vita il cambiamento che proponiamo alla società. Non è sufficiente parlare di etica, dobbiamo essere esempio vivente dell’ etica che predichiamo, dobbiamo esserlo nella nostra famiglia, nel lavoro, nell’ amicizia, nella società. Non ci giudicheranno dalle nostre parole, ma dalle nostre azioni. Ritroviamo la nostra pace interiore, viviamo la pace nelle nostre famiglie, che il Presidente Kalyan ci indica come mattone primo e fondamentale di ogni costruzione, e saremo pronti ad abbracciare il mondo. L’ etica vissuta giorno per giorno ha portato il Rotary a risultati straordinari: la quasi completa eradicazione della Polio nel mondo. Centinaia di progetti in tutto il mondo nel campo della prevenzione delle malattie, della lotta all’ analfabetismo, della salute materna ed infantile, della comprensione fra i popoli. L’ etica e l’ impegno quotidiano hanno portato il Distretto 2050 a realizzare ETIC, come sostegno alle Nuove Generazioni e al loro talento. A concretizzare “Amico Campus” per più di trecento ragazzi, di cui 42 27 portatori di handicap, coinvolgendo circa 44 Club. A portare avanti il progetto “Diversamente Uguali”. A diventare capofila in Italia per azioni in favore degli ipovedenti, ad essere fra i fondatori di Abbeyfield in Italia, ad impegnarsi per la ricerca di un sito nel territorio per l’ assistenza agli anziani: speriamo presto di vedere la realizzazione di una struttura dedicata a questo problema tipico della nostra moderna società. E consentitemi di plaudire al piano triennale per l’ aumento e la diversificazione dell’ effettivo, problema quanto mai attuale in un Rotary italiano ed internazionale che soffre di un invecchiamento della sua membership e di una diffusa difficoltà nella ritenzione dei vecchi soci e nella capacità di attrarne di nuovi. Sicuramente apprezzabile in questo senso appare il piano di formazione per i nuovi e vecchi soci che il Distretto ha adottato: piano ben articolato, affidato al socio Rizzini, e in grado di rispondere con successo ai bisogni di formazione continua oggi indispensabili per mantenere una leadership consapevole. Queste e altre preziose informazioni ho tratto da uno strumento di grande valenza di cui il Distretto si è dotato: il Piano Strategico Distrettuale. Non è più possibile che i Governatori programmino il loro anno in splendida solitudine, dando vita a progetti che nascono e muoiono nel breve volgere di un solo anno. Ne risultano progetti troppo puntuali nel tempo e nello spazio, asfittici, di poco impatto sulla comunità e di nessuna visibilità. Per essere visibili nel territorio, ma soprattutto per essere utili, abbiamo bisogno di mettere in campo progettazioni di ampio respiro, che affrontino problemi complessi con soluzioni efficaci e sostenibili nel tempo. In altre parole abbiamo bisogno di una strategia per il medio e lungo periodo. Come quella che hanno messo in campo i Governatori De Lotto, Angeli e Spalla, che molto opportunamente hanno progettato insieme il futuro del Distretto. Perché non dobbiamo procedere come Alice nel Paese delle Meraviglie, che non ha meta, non sa dove andare; per cui lo Stregatto le risponde che se non hai meta, non hai obiettivi, tutto ciò che fai, il cammino che scegli, è tutto nello stesso tempo giusto e sbagliato. Se non hai obiettivi, non hai scelte giuste da fare: sei inevitabilmente condannato a vagare senza meta. La nostra azione invece deve svolgersi come una staffetta, dove tutti i partecipanti hanno un solo e comune traguardo, dove il passaggio del testimone avviene in corsa, senza rallentamenti, perché tutto è già stato deciso e discusso in precedenza. E dove la vittoria finale non è la vittoria dell’ ultimo staffettista, ma dell’ intera squadra. Dobbiamo essere un’ unica, lunga, enorme ed infinita staffetta, con traguardi chiari, comuni, condivisi. Perché solo così potremo uscire dalle secche della nostra ossessiva, frenetica, liquida, solitaria, disperante modernità e potremo andare incontro all’ abbraccio con l’ Umanità che da sempre sta scritto nel nostro futuro . 28 1.5 Le prospettive di Internet e delle tecnologie digitali: aspetti economici e sociali Bruno Lamborghini, AICA ed EITO, Università Cattolica, Milano Ringrazio i promotori di questo convegno su Etica e Società dell’Informazione organizzato nell’ambito del 27 esimo Congresso Distrettuale del Rotary ed in particolare il Governatore Ivo De Lotto a cui mi lega lunga amicizia ed impegno professionale essendo stato il mio predecessore alla Presidenza di AICA Assieme abbiamo creato in AICA un Comitato di Computer Ethics che grazie al contributo di alcuni Rotary ha potuto sostenere alcuni premi per tesi di laurea sulla Computer Ethics. Computer Ethics, l’etica nell’informatica significa un impegno volto ad affrontare una esigenza ormai irrinunciabile di applicare comportamenti etici nella programmazione del software e nelle applicazioni dell’informatica nelle reti, una esigenza che è molto sentita in diversi paesi anche in ambito universitario. Si tratta di un tema che assume crescente rilevanza in conseguenza della necessità di tutela dei contenuti dei programmi di software e delle applicazioni della rete con particolare riferimento ai giovani, ai cosiddetti nativi digitali, sin dai primi anni di vita. Non vi è dubbio che la crescita esponenziale di internet , dell’accesso alla rete nel mondo rappresenta uno straordinario fenomeno economico sociale con aspetti positivi, ma anche con gravi rischi per le società e per i singoli, se non si interviene nella preparazione e nella formazione culturale di tutte le persone, ma in particolare dei giovani che per ora sono i maggiori utilizzatori dei nuovi servizi in rete. Siamo di fronte ad una grande trasformazione guidata dalle tecnologie digitali, trasformazione che non è solo tecnologica, ma soprattutto sociale, il web è oggi realtà sociale che utilizza un potenziale tecnologico straordinario. Non è più l’informatica, l’elaborazione dati, l’ICT tradizionale, ma sono forme nuove di cui riusciamo a vedere solo alcune manifestazioni, la punta dell’iceberg. In realtà, non sappiamo che cosa porterà la tecnologia nei prossimi anni. Gli accessi a internet a livello mondiale hanno superato i due miliardi di persone coinvolte, un numero che si raddoppierà in pochi anni. Infatti, con lo sviluppo della telefonia cellulare a banda larga e gli smart phone questi numeri sono destinati a crescere rapidamente: nel mondo di sono più di 5 miliardi di linee mobili attive che in breve tempo consentiranno attraverso gli smart phones miliardi di applicazioni di accesso a internet, alla posta elettronica, ai blog e ai social networks. Facebook sta rapidamente raggiungendo il miliardo di utenti, Twitter 500 milioni, Google plus in pochi mesi 200 milioni. In Italia vi sono oltre 45 milioni di utenti attivi di cellulare e di questi oltre 20 milioni sono smart phones. L’Italia è uno dei maggiori paesi utilizzatori di Facebook e di Google. La rete si sta riempiendo anche di comunicazioni tra oggetti, sensori, elettrodomestici, autovetture, l’internet delle cose che dialogano tra loro e con noi umani, ormai 1 miliardo e mezzo nel mondo ,a presto dieci, venti miliardi di oggetti che in qualche modo interferiranno con la nostra vita, spesso aiutandoci, ma anche con rischi di delegare ad essi decisioni come già in parte avviene nella finanza. Le reti sociali stanno producendo profonde trasformazioni a livello mondiale: basti ricordare la primavera araba che è nata grazie all’utilizzo esteso di internet , di facebook. Vi è il risveglio economico di alcune delle aree più povere del mondo grazie ai telefonini e a internet, il Bangladesh e ora l’Africa subsahariana. L’Africa ha superato ormai il mezzo miliardo di telefoni cellulari e si avvia rapidamente al miliardo con effetti straordinari che potranno auspicabilmente consentire l’uscita di quel continente dalla emarginazione e dalla miseria. 29 Vi sono indubbi effetti positivi da questa rivoluzione, in particolare nella possibilità di accedere da parte delle persone abitanti nelle aree più diseredate al patrimonio delle conoscenze di tutto il mondo: le edizioni di Wikipedia sono disponibili in oltre 280 lingue diverse; Harvard e MIT mettono a disposizione gratis i propri corsi sulla rete e chiunque può frequentare on line da casa. Una opportunità che il genere umano non ha mai avuto nella sua storia in dimensione così vasta. Si sviluppano in rete collaborazioni di open innovation che consentono di creare nuove attività di ricerca e nuove imprese innovative. Basti ricordare lo sviluppo di software open source che sta generando infinite nuove opportunità d’impresa e di lavoro, così come lo straordinario sviluppo di apps, cioè di software per nuove applicazioni destinate agli smart phones ed ai tablets. Le applicazioni di egovernment consentono di creare rapporti interattivi tra cittadini ed istituzioni favorendo la partecipazione di cittadinanza attiva alle scelte di governo. Nel passaggio dall’era gutemberghiana (la stampa) all’era digitale in cui tutto si può tradurre, memorizzare e trasmettere attraverso bits e bytes assistiamo ad una vera mutazione, non solo tecnologica, ma soprattutto sociale. E’ una mutazione molto più profonda e radicale di quanto avvenuto con l’avvento dell’era industriale. Certamente, questa mutazione può spaventare soprattutto a causa della velocità di innovazione delle tecnologie e delle applicazioni, una velocità che facciamo fatica a seguire. La velocità del cambiamento è trainata dalla diffusione dei canali di comunicazione a banda larga via fibra ottica e dai supporti di memoria: sono in commercio chiavette non più solo con capacità di memoria di vari gigabytes, ma di terabytes, cioè di mille miliardi di caratteri, una intera biblioteca. Le tavolette touch screens, i vari pad stanno rivoluzionando gli accessi mobili e si sostituiscono ai computer ed alla TV favorendo la mobilità di accesso che ormai sta superando gli accessi fissi. Questa mutazione digitale sta già sconvolgendo diversi settori industriali, l’informatica, le telecomunicazioni, la televisione, l’editoria che con grande fatica cercano di adattarsi al cambiamento strutturale, da cui emergono nuovi protagonisti, i cosiddetti Over the Top, Apple, Google, Facebook, Twitter, Amazon, ecc. Occorre considerare con attenzione i cambiamenti economico‐ sociali indotti o determinanti questa mutazione. Questa rivoluzione sembra aprire la strada ad un nuovo ciclo economico che viene chiamato Società della Conoscenza in cui il motore e l’asset centrale è rappresentato dalla crescita della conoscenza delle persone, dalla intelligenza collettiva, dalle competenze, favorite dalle tecnologie digitali Si prospetta una differenza radicale rispetto al ciclo industriale in cui sinora siamo vissuti dove i principali asset sono rappresentati dalle infrastrutture fisiche, dai prodotti fisici , dalle tecnologie in sé stesse, piuttosto che dalle persone, il cosiddetto capitale umano, che invece rappresentano il motore centrale del nuovo ciclo. La Società della Conoscenza è ancora un oggetto misterioso, complesso, anche se appare la strada del cambiamento, in grado di consentire di affrontare il succedersi crescente di crisi determinate dall’abuso indiscriminato di risorse fisiche, non riproducibili e non sostenibili, come energia, acqua, ambiente, ma anche risorse umane e professionali non valorizzate, frustrate, lasciate degradare, spesso considerate un costo e non una opportunità. E’ da considerare inoltre che la crescita demografica mondiale orientata in qualche decina di anni dai 7 miliardi attuali verso i 10 miliardi pone drammatici interrogativi sul futuro dell’umanità se non si modificano radicalmente gli attuali modelli produttivi e di consumo. Noi siamo oggi preoccupati dal fenomeno della globalizzazione delle economie, con effetti sul lavoro, sulle imprese con spostamento del baricentro economico da Ovest a Est. In realtà, ci aspetta qualcosa di più complesso: la diffusione esponenziale degli accessi alla rete , soprattutto attraverso apparati mobili, destinati nell’arco dei prossimi dieci anni a raggiungere tutta la popolazione del globo sta determinando 30 una universalizzazione del pianeta in termini culturali, sociali, economici e politici di cui possiamo ora con grande difficoltà cercare di individuare gli effetti, i cambiamenti comportamentali, gli effetti sulle economie, sul lavoro, sui consumi, ma certamente in contesti di grande imprevedibilità ed incertezza. Vi sono alcune variabili tradizionali su cui si è costruita tutta la nostra esperienza di società e di contesto economico che stanno modificandosi: pensate solo ai due concetti fondamentali del nostro essere, il concetto di spazio ed il concetto di tempo. Questi concetti di spazio e tempo stanno cambiando, spesso non sono più percepibili, quando ci moviamo in rete nel cyberspace o anche con voli rapidissimi da una parte all’altra del globo, Il tempo rischia di perdere significato nella realtà virtuale, ma anche nei rapporti quotidiani. L’antropologo Marc Augè ha trovato che i giovanissimi, i nativi digitali vivono in un eterno presente, in una ipertrofia del presente, non hanno riferimenti precisi del passato e quindi del futuro, di ieri e di domani. Ma non solo i nativi digitali, è tutta la società che si sta muovendo in questa direzione con effetti e danni imprevedibili. La grande crisi economica in cui siamo avvolti, soprattutto noi europei, ormai da un quinquennio e di cui non vediamo la fine è in qualche modo figlia di questa stazionarietà del presente che non vede futuro e che non riesce a trovare le strade per uscire e guardare avanti. Si rischia di essere prigionieri del tempo che non è più tempo, ma solo oggi. Lo vediamo nella finanza e nella politica di questi mesi che si attorcigliano su sé stessi pur sapendo che solo un cambiamento radicale può far uscire dal tunnel, ma non avendo la forza per cambiare. Le tecnologie digitali hanno indubbie colpe in questa stagnazione della crisi. Abbiamo già sperimentato quanto è avvenuto nei programmi delle transazioni finanziarie basati su algoritmi human free, con i drammatici effetti speculativi senza controllo, come nel caso dei derivati, una causa della grande crisi che stiamo ancora soffrendo. Ma vi è un rischio più grave: l’universalizzazione delle reti non ha regole condivise a livello mondiale. In assenza di regole condivise a livello mondiale la mutazione digitale presenta crescenti rischi, come dimostra del resto quanto sta avvenendo in assenza di regole e di controlli con le crisi della finanza mondiale e con l’aggravarsi delle emergenze ambientali, due grandi temi a dimensione mondiale di fronte a cui le timide politiche nazionali, americane od europee rischiano di produrre più danni che soluzioni. Peraltro ho forti dubbi che si possano definire regole a livello mondiale e la possibilità di farle rispettare. Ho avuto modo di intervenire recentemente ad un panel sull’educazione alla legalità nelle reti digitali per i giovani e ho detto che educazione e tutela della legalità nelle reti si devono accoppiare sempre di più a educazione e diffusione di etica comportamentale di tutti a cominciare dai giovani. Non bastano più le leggi o i regolamenti, occorre che ciascuno contribuisca con il suo comportamento basato sulla riscoperta dei valori fondamentali dell’etica e del rispetto vero i beni comuni. E quanto produce la rete riguarda principalmente beni comuni. Ritengo che occorra ripensare l’esigenza di sviluppare contemporaneamente regole ed etiche comportamentali sia per coloro che producono e gestiscono, sia per chi utilizza le reti sociali e le applicazioni del web in particolare dei giochi elettronici, video game che hanno una pervasività molto più pesante di quanto non sia avvenuto sinora con il mezzo televisivo. Non solo per quanto riguarda l’assoluta necessità di tutela e controllo di contenuti esplicitamente pericolosi (dalla pornografia alla pedofilia e la nostra polizia Postale ne sa qualcosa ed anche i furti di identità, l’hacheraggio, ecc.) ma anche le forme di relazione anomala che si possono creano in rete e la dipendenza da giochi e forme ripetitive, così come gli effetti sui comportamenti, sull’apprendimento, sul rapporto realtà fisica e realtà virtuale. 31 Le nuove generazioni digitali usano le nuove tecnologie con grande disinvoltura e con sovrano opportunismo e indifferenza per i loro meccanismi profondi, interagendo in modo nuovo con le strutture tradizionali ed in particolare con la scuola con cambiamenti epistemologici radicali e sviluppando connessioni cerebrali diverse da quelle che si sono utilizzate per la lettura di libri con un indebolimento e riduzione dei filtri che in passato limitavano la diffusione dell’informazione, ovvero il ruolo di controllo della famiglia, della scuola così come in precedenza la lentezza degli scambi comunicativi. Uno dei rischi oggi più evidenti è rappresentato dal problema della tutela della privacy, la riservatezza dei dati personali per la quale non sembra esservi sufficiente attenzione, ad esempio su quanto viene quotidianamente immesso su Facebook, sui Youtube,, ma anche sui siti di posta elettronica. Anzi, sui social networks, gli utenti cercano di dare la massima pubblicità a qualsiasi aspetto della propria vita, delle proprie relazioni, dei propri pensieri. Senza considerare che quanto viene immesso nei data base dei social networks rimarrà forse per sempre, salvo riuscire a cancellare in parte quanto registrato. Ormai gli uffici del personale della aziende e delle amministrazioni utilizzano i dati ricavati dai social networks per qualificare le persone da assumere o per valutare i dipendenti. Anche per i paesi dove vi sono in attività autorità regolatorie per la tutela della privacy come l’Italia appare difficile se non impossibile una efficace tutela della privacy, essendo le reti ed i relativi server collocati nel cyberspace e quindi non localizzabili entro singoli confini nazionali e quindi governabili da leggi nazionali. L’evoluzione delle reti informatiche verso il cosiddetto cloud computing dove i data base sono collocati in diversi luoghi del mondo renderà ancora più complessa e difficile la tutela della privacy ed anche la tutela della proprietà intellettuale,il copyright delle conoscenze. E’ uscito un interessante libro sui rischi della googlizzazione del mondo, cioè sul fatto che i servizi di Google spesso determinano i comportamenti di centinaia di milioni di persone, ad esempio attraverso le risposte dei motori di ricerca in funzione degli interessi dei pubblicitari che orientano le scelte ed i comportamenti non solo commerciali, ma anche con effetti culturali. Appare sempre più importante che nei nuovi processi di scambio comunicativo e cognitivo nella scuola si trasformi il rapporto tra docente e discente in forma dialogica aiutando a costruire quella che viene chiamata una intelligenza collettiva e connettiva di gruppo, peraltro con grandi difficoltà a contemperare modelli formativi tradizionali con nuovi modelli interattivi, così come appare complessa l’ibridazione tra strumenti cartacei e strumenti virtuali in rete. Vi è il rischio di non consentire un apprendimento strutturato e rigoroso e ed è per questo che come AICA si sta cercando di introdurre nei processi formativi assistiti da computer metodologie orientate non solo all’utilizzo delle macchine, ma ad obiettivi di problem solving in tutte le discipline, sia scientifiche che umanistiche, con l’uso di approcci logico‐matematici per la soluzione di problemi, approcci consentiti e favoriti dalla tecnologia, ma determinati solo dalle capacità critiche e dalle scelte individuali. L’obiettivo è di consentire di sfruttare le straordinarie opportunità offerte dalla tecnologia per un apprendimento permanente, per accrescere la conoscenza di tutti, per rafforzare la capacità di gestione della conoscenza, che diviene il reale elemento di crescita qualitativa delle persone e delle nazioni, potenziando la capacità di educare con regole chiare e basate sulla condivisione di valori ed una solida etica dei comportamenti. Vi sono nella rete parole chiave molto significative: free che significa libero non solo gratis, open che ricerca una apertura contro i sistemi chiusi, community ovvero il bisogno di partecipare, di sentirsi non un numero, ma una persona che partecipa ed è accettato da una comunità, peer che si pone il sentirsi pari tra tutti i partecipanti, uno scambio paritario P2P, peer to peer tra computer, ma soprattutto tra persone. In qualche modo le reti web rappresentano il bisogno di uscire da un mondo chiuso, da un consumismo imposto dal marketing e dalla pubblicità tradizionale one to many, che vuole il consumatore oggetto passivo, il cittadino oggetto di un sistema politico che non ascolta e cerca di condizionare le scelte, da un 32 modello di comunicazione ad una sola via quale è stata ed è la televisione che impedisce una reale interazione con l’utente e impone modelli di comportamento. Non a caso oggi le reti sociali, i blog chiedono di aprire la strada verso forme di e‐democracy tutte da inventare. Non è a caso che oggi vediamo la nascita di movimenti politici dal basso che si basano sul web come i Pirati in Germania e Svezia ed i Grillini in Italia. Di fronte a questa mutazione antropologica solo una scuola profondamente rinnovata e nuovi processi formativi di apprendimento permanente possono consentire a tutte le generazioni coinvolte, di gestire e non essere gestiti dalle trasformazioni tecnologiche in atto. Concludo, ripetendo che , al di là dei rischi e delle minacce che abbiamo elencato, le straordinarie opportunità offerte dalle tecnologie digitali consentono in positivo di rafforzare la capacità di gestione della conoscenza, che diviene il reale elemento di crescita qualitativa delle persone, dando spazio alle naturali doti di creatività connaturate alla natura umana, evitando l’impoverimento e la omologazione attraverso una delega totale alle macchine. E contemporaneamente ridando il senso del tempo e dello spazio, della realtà fisica, della crescita della persona, dei caratteri di umanità ed assieme di spiritualità di cui l’uomo ha fondamentale esigenza, pena l’angoscia della solitudine e dell’inutilità. E’ possibile costruire una Società della Conoscenza basata sulla condivisione di valori, sull’etica dei comportamenti, sulla ricerca e difesa di beni comuni condivisi, sulla diffusione della cultura aperta a tutti, la qualità della vita e la ricerca della bellezza. E’ forse un sogno, ma oggi ci sono offerte nuove opportunità per cercare di realizzarlo, non sprechiamole. 33 1.6 La società dell’informazione: opportunità e implicazioni etiche Giampaolo Azzoni, Docente di Giurisprudenza– Università degli Studi ‐ Pavia 1.6.1 Deinós Per caratterizzare l’attuale società dell’informazione gli antichi greci avrebbero usato l’aggettivo ‘deinós’ che significa al tempo stesso meraviglioso e tremendo, cioè un fenomeno straordinario con aspetti molto positivi e insieme, almeno potenzialmente, molto negativi. Lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione è infatti una sicura meraviglia. In questi termini si esprimeva già nel 1963 il Concilio Vaticano II con il decreto che si intitolava proprio Inter mirifica, cioè “Tra le cose meravigliose”, ricomprendendo tra esse i mass‐media (stampa, radio, cinema, TV,...). Ma la società dell’informazione presenta anche rischi rilevanti che possono incidere su tutti gli ambiti della società: dalla politica all’economia fino alla nostra vita privata, come da decenni è stato messo in rilievo con gli esempi vividi del ruolo della comunicazione nel condizionare le decisioni pubbliche o l’andamento dei mercati. Da qui la nascita di un’etica della comunicazione che fa riferimento alle responsabilità degli operatori professionali della comunicazione (giornalisti, pubblicitari, relatori pubblici,...), ma anche a quelle dei cosiddetti recettori, cioè di tutti coloro che decidono di vedere un certo programma televisivo o di leggere determinati articoli di giornale con ciò implicitamente avvalorandoli. 1.6.2 L’impatto dei new‐media sulla società dell’informazione Da poco più di un decennio, ai mass‐media tipici del XX secolo si sono affiancati i new‐media: telefoni cellulari, telecamere e macchine fotografiche digitali, tablet, e‐mail, siti web, social‐media, tv interattiva,… uniti dal grande collante di Internet. Ora con l’avvento dei new‐media l’ambivalenza strutturale della società dell’informazione, cioè il suo essere insieme positiva e potenzialmente negativa, s’è moltiplicata all’ennesima potenza. Quali sono le caratteristiche dei new media che più condizionano le problematiche etiche della società dell’informazione? Ne possiamo ricordare quattro mettendo in evidenza come ciascuna di esse sia funzionale al conseguimento di livelli più elevati di bene comune e, al tempo stesso, possa rappresentare una minaccia ai diritti e alla dignità della persona. La prima caratteristica dei new‐media è quella della convergenza: i contenuti elaborati su un medium (ad es. una fotografia scattata con un telefono cellulare) possono immediatamente transitare su un altro dei new‐media (ad es. un sito web, un allegato di mail,…) ma anche essere diffusi con grande facilità attraverso un medium più tradizionale come un giornale o la TV. La seconda caratteristica dei new‐media è quella del superamento della netta separazione tra emittenti e destinatari della comunicazione come avveniva nei media tradizionali: ora anche i destinatari possono interagire con grande facilità e diventare a loro volta emittenti; a tale riguardo, si pensi a come siano diversi i giornali on‐line da quelli tradizionali o ancora di più come nei social‐media tutti siamo al tempo stesso emittenti e destinatari. Una terza caratteristica – che rafforza la seconda – è la facilità d’accesso: non sono necessari lunghi apprendistati: in pochi minuti quasi chiunque è in grado di usare una video‐camera digitale o un lettore di e‐book. È significativo che siano scomparsi i libretti di istruzioni e tutti questi oggetti siano concepiti in modo che li si impari usandoli. Una quarta caratteristica, dirompente per l’intera industria culturale (dall’editoria alla discografia), è che il costo marginale di una copia dell’originale è vicino a zero, cioè tutti i prodotti dei new‐media possono essere duplicati all’infinito senza costi ulteriori rispetto all’originale, come se produrre e distribuire milioni di esemplari di un libro o di un disco fosse stato identico a produrre e distribuire un solo esemplare. È evidente che tutta la normativa del diritto d’autore è scossa nelle fondamenta. 34 1.6.3 L’accelerazione continua dell’innovazione Le caratteristiche rivoluzionarie dei new‐media sono state rese possibili da un vorticoso sviluppo tecnologico che ha portato dai grandi calcolatori (“mainframe”), al personal computer fino all’attuale “ubicomp”, ovvero “ubiquitous computing”, computer mobili e sempre più connessi a una molteplicità di strumenti di uso quotidiano, come ad es. l’automobile o gli elettrodomestici di casa, che costituiranno la cosiddetta “Internet delle cose”. Il carattere ambivalente dell’evoluzione tecnologica appare anche nella sua velocità. Secondo la cosiddetta “legge di Moore” la potenza dei processori raddoppia ogni 18 mesi. Questa è la ragione per cui il nostro telefono cellulare o il nostro computer molto presto ci appaiono superati. Ciò comporta prestazioni sempre superiori con materiali sempre più ridotti, ma anche impone alle persone un continuo sforzo per non essere emarginati, particolarmente gravoso per alcune persone anziane. Se penso alla società in cui viviamo, l’immagine che mi viene in mente è quella di un’attrazione super adrenalinica in un parco divertimenti. Un’attrazione che mette a dura prova il fisico e la psiche: sempre più veloce e con scenari sempre nuovi e sempre più spettacolari. Un’attrazione che non si ferma mai, che non si ripete mai, dove è difficile parlare, quasi impossibile pensare. Anche se qualcuno ogni tanto sta male perché il cuore non regge al ritmo o l’anima è sopraffatta dall’angoscia, è però chiaro che quelli che sono sulla giostra sono i fortunati. Infatti, attorno al parco divertimenti v’è una massa enorme di persone che preme e non può entrare perché non ha i soldi per il biglietto. E forse, in ogni caso, il parco divertimenti non riuscirebbe a contenere tutti. 1.6.4 Archivio e flusso È l’intera società dell’informazione così come è configurata dai new‐media che pone problemi etici. Due sono le dimensioni rilevanti: l’archivio e il flusso. La società dell’informazione contemporanea è innanzitutto uno straordinario archivio dell’umanità: basta digitare qualsiasi nome su Google ed otteniamo dati che fino ad ieri erano semplicemente impensabili: tutto può essere documentato (testi, foto, video,...) e nulla si cancella. Ciò pone il problema di una immodificabile presenza di informazioni anche veritiere, ma che possono danneggiare oltremodo le persone: si è perso il diritto all’oblio e così può capitare che una persona abbia difficoltà a trovare lavoro a causa di un video fatto da studente e che non si riesce ad eliminare dalle Rete. Ma la società attuale dell’informazione non è solo un archivio, bensì è anche un flusso, un flusso continuo 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno. Chi ha la mia età si ricorda un epoca in cui telegiornali e radiogiornali venivano trasmessi in pochi momenti tipici della giornata, e in cui vi erano i quotidiani del pomeriggio, a Milano il “Corriere di Informazione” e “La Notte”, che colmavano il lungo intervallo delle notizie. Oggi assistiamo ad un rullo delle notizie senza soste. Questo comporta una crescente spettacolarizzazione dell’informazione che deve cercare di catturare l’audience con forte pericolo per la sua qualità: la c.d. notiziabilità è spesso appiattita su elementi scandalistici che poco hanno a che fare con un’appassionata ricerca della verità dei fatti. Archivio e flusso sono poi sempre più alimentati da non professionisti, coerentemente con le quattro caratteristiche dei new‐media viste sopra. Se le immagini del secolo scorso sono state realizzate da grandi foto‐reporter, gli ultimi grandi eventi, dalle Torri gemelle alla Primavera araba, ci sono arrivate per la quasi totalità dagli scatti dei telefoni cellulari di qualche passante o comunque di un dilettante. Un social‐media come Twitter, alimentato da persone che ovviamente per la quasi totalità non sono operatori professionali, sta ormai diventando la più utilizzata agenzia di informazioni. Ciò è una grandissima ricchezza, però pone molto più che in passato il problema della qualità dei contenuti, ormai privi di ogni filtro di competenza. Così come flussi informativi continui possono favorire anche coloro che intendono danneggiare la nostra società: l’estate scorsa la città di Londra ha dovuto temporaneamente oscurare proprio Twitter per impedire che i rivoltosi sapessero in tempo reale i movimenti della polizia. 35 1.6.5 Una mutazione antropologica? Più in generale l’immersione in flussi informativi continui sta cambiando il modo in cui viviamo il presente: ovunque si sia, si ha spesso la sensazione che qualcosa di più importante stia accadendo altrove: un SMS o una mail suscitano la nostra curiosità più della persona alla quale stiamo parlando in presenza. Questo incide anche sul nostro modo di utilizzare la televisione (il 60% degli americani la guarda mentre usa il PC) o il modo di seguire una lezione (il 70% degli studenti universitari degli USA prende gli appunti sul PC tenendo nel frattempo aperte numerose applicazioni che nulla hanno a che vedere con lo studio). E anche sul lavoro gli impatti sono già molto significativi: secondo una ricerca recentissima di Gloria Mark dell’Università della California negli uffici americani il singolo lavoratore cambia in media ciò che sta facendo ogni 3 minuti e impiega 25 minuti per riprendere il compito interrotto. Secondo alcuni studiosi si sta formando una modalità multitasking di operare per cui si fanno più cose contemporaneamente. È sempre più importante fare parte di reti in cui circolino le informazioni utili ad operare. Credo che ormai la “timbratura del cartellino” appartenga agli strumenti anacronistici: per molti lavori l’orario inizia quando si accende il telefono cellulare e finisce quando lo si spegne. La persona umana appare dunque sempre più inserita in complesse strutture di relazione che però solo parzialmente sono in grado di sostituire l’esperienza nella sua integralità. Molto del disagio contemporaneo deriva dal fatto che dei tradizionali legami sociali sia rimasta la vincolatività, ma si sia persa la stabilità a favore di una diffusa precarizzazione. Come dice il sociologo Zygmunt Bauman, ovunque, anche sul lavoro, si è passati dal matrimonio alla coabitazione. 1.6.6 Responsabilità e partecipazione I new‐media hanno radicalmente cambiato la società dell’informazione e gli impegni etici ad essa relativi. Se nell’era dei mass‐media il dovere principale era di natura semantica (“non dire il falso”), oggi i doveri sono di natura essenzialmente pragmatica ed hanno a che fare con le relazioni nelle quali la persona è inserita. In questa congiuntura, credo che occorra passare da un paradigma essenzialmente kantiano ad uno aristotelico, da una dimensione soggettiva con al centro l’imperativo della coscienza morale ad una dimensione intersoggettiva in cui vi siano al centro le virtù del cittadino. Credo che le due parole‐chiave siano quelle di responsabilità e partecipazione. E in questo senso un’educazione alla società dell’informazione (c.d. “media education”) non può mai essere solo di natura tecnica, ma anche profondamente umanistica. 36 1.7 Umano e post umano, ovvero della prevalenza della tecnica Maria Giovanna Ruberto, RC Certosa di Pavia,Docente di Bioetica, Università degli Studi di Pavia Il progresso scientifico indiscriminato è davvero privo di rischi? La moderna rivoluzione tecnologica sta solo aiutando l’uomo a migliorare la sua vita, oppure nasconde anche qualche rischio di distruggere la sua identità? Questo interrogativo non sembra di facile soluzione, tanto da aver trovato spesso sia nella letteratura che nella filmografia una rappresentazione. Celebri i racconti di Isaac Asimov e tra essi in particolare “L’uomo bicentenario” (Bicentennial Man), che fu pubblicato per la prima volta nel 1976 e trasformato più tardi in un film. Protagonista della narrazione è un robot antropomorfo della serie NDR‐114, ribattezzato Andrew dalla famiglia che lo ha acquistato. Assunto con finalità di servizio domestico, il robot comincia a conquistare i componenti della famiglia con la sua personalità così simile a quella umana ed in modo particolare stringe una sincera amicizia con la Piccola Miss, la figlioletta dei coniugi Martin, che inizialmente lo aveva accolto con grande diffidenza. Sotto la guida del capofamiglia, che lo coinvolge in tutti i momenti più significativi della vita familiare, Andrew inizia a comportarsi da essere umano , a pensare da essere umano, si dimentica di essere un robot. Turbato e al tempo stesso desideroso di compiere la propria metamorfosi definitiva , Andrew prende parte ad un progetto di ricerca per lo sviluppo di parti di robot del tutto simili a organi umani. Nonostante questo, però, il Congresso Mondiale continua a rifiutargli la possibilità di definirsi in tutto e per tutto ‘essere umano’. Solo dopo aver vissuto duecento anni, riesce a convincere gli scienziati a sottoporlo ad un’ultima, definitiva miglioria: l’iniezione nei suoi circuiti di sangue umano. Ormai uomo a tutti gli effetti e come tale mortale, alla soglia del duecentesimo anno di età, poco prima di spegnersi, Andrew corona finalmente il suo sogno: viene dichiarato dal Congresso Mondiale ‘uomo bicentenario’, parte integrante del genere umano e di conseguenza “autorizzato” a morire. Siamo di fronte ad un racconto di fantascienza, partorito dalla immaginazione di un maestro indiscusso del genere, Isaac Asimov. Ciononostante, le tematiche sono di stringente attualità. Innegabile la meccanizzazione progressiva e dilagante della nostra società. I computer e l’automazione latu sensu si sono trasformate da semplice supporto a sostanziale pilastro del nostro vivere quotidiano. Non solo. La contemporanea rivoluzione tecnologica sta trasformando la nostra vita e la nostra identità. Accantoniamo per un attimo l’immagine avveniristica del “robot per amico”, che pure non è così lontana nel tempo come potremmo credere (è sufficiente leggere riviste come Scientific American per rendersi conto di quanto la robotica stia facendo passi in avanti talmente rapidi da superare anche le più ottimistiche previsioni). Pensiamo ad un fenomeno molto più attuale e già concreto: l’utilizzo del Web. Nel contesto delle numerose occasioni di interazione che internet mette a disposizione, ciascuno assume attraverso la macchina un’identità che può rispecchiare del tutto quella reale, oppure solamente in parte, oppure ancora discostarsene in modo sostanziale. L’essere umano, in altre parole, affida alla macchina il compito di rappresentare la propria identità, rinunciando, de facto, alla propria. È un po’ il percorso del robot Andrew di Isaac Asimov, ma al contrario: la macchina vuole diventare uomo, l’essere umano invece si confonde con la macchina. Tuttavia il robot immortale e senza invecchiamento o malattie ,non riesce più ad accettare la propria anonima serialità e vuole essere un individuo. Può sembrare, apparentemente, che l’argomento sia di stretta pertinenza di una dimensione filosofica speculativa e soltanto teorica, ma non è affatto così. Basti pensare alla sempre più ampia corrente del ‘Transumanesimo’. L’espressione fu coniata dallo scrittore Aldous Huxley, visionario autore del romanzo “The Brave New World”, dove si immaginava un’umanità totalmente emancipata dai propri limiti e del tutto padrona di sé . La definizione moderna, però, è stata suggerita da Max More, che intende il transumanesimo come una filosofia finalizzata a costituire una società post‐umana, dove l’essere umano è chiamato a superare i propri limiti attraverso la tecnologia e la razionalità, che devono essere messe al servizio della correzione di qualsiasi difetto possa interferire con l’elevazione dell’individuo al di sopra di sé stesso. 37 Come si traduce tutto ciò in termini pratici ? Eliminazione dell’invecchiamento, potenziamento delle capacità intellettuali, fisiche e fisiologiche dell’uomo. In altre parole, la medicina, la tecnologia, la scienza protesica, la farmacologia vengono tutte messe al servizio del solo, unico obiettivo di rendere l’uomo perfetto come una macchina. Ecco che ritorna, sotto spoglie più inquietanti, la visione del racconto di Asimov: la macchina diventa uomo e l’uomo perde la sua identità nella macchina, fino a che non esiste più differenza. I transumanisti, perseguendo questo credo, esaltano la possibilità di applicare l’ingegneria genetica all’embrione umano, sfruttare al massimo le nanotecnologie e le strategie di potenziamento cognitivo. Recentemente è stato definito un nuovo campo di applicazioni ,il NBIC – Nanotechnology, Biotechnology, Information technology, e Cognitive science – che comprende tutte quelle sezioni di ricerca e del sapere che convergono per costituire l’area della tecnologia di potenziamento . Del resto sono ormai nati, nel 2009, i primi “designed babies”, cioè bambini “creati” in vitro privi di quelle caratteristiche genetiche associabili per ora ad alcune malattie gravi ,quali il tumore al seno e quello del colon. E’ chiaro che siamo tuttavia in presenza di cambiamenti strutturali ,che verranno trasmessi alle future generazioni . Quindi una prima importante riflessione etica riguarda il fatto che stiamo “modificando” il patrimonio genetico dell’umanità, certo eliminando malattie che nessuno vorrebbe avere, ma senza sapere in quale modo ciò influirà ad esempio su una prevalenza futura di altri geni che oggi potrebbero essere tenuti “ fermi” da quelli che togliamo. Insomma potremmo avere sia una umanità priva di alcune malattie e di conseguenza complessivamente più “sana”, sia una umanità che tende a sviluppare malattie nuove. Occorre quindi, ripeto, ragionare su tutto questo, perché trasmettere caratteristiche particolari alle future generazioni implica il fatto che disegniamo l’umanità futura. Al contrario, e quindi potrebbe sembrare meno carico di rischi pur ipotetici, il potenziamento “muore “ con la persona che lo ha effettuato. La grande area del potenziamento comprende ormai possibilità che sembrano futuribili, ma appartengono già al presente. Molte delle tecniche che descriverò brevemente sono oggi utilizzate o in modo sperimentale o per curare i reduci dalle varie guerre in corso. Non a caso la grande spinta economica data alle Nano‐biotecnologie è partita dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti con la prima guerra in Iraq, sia per incrementare le potenzialità umane dei soldati e rendere in questo modo più forte l’esercito, sia per riparare al meglio i corpi dei reduci .La ricaduta ovviamente non è solo militare. Così la possibilità di sostituire la pelle delle persone gravemente ustionate si sta trasformando nella ricerca di una formula per ringiovanire la pelle delle persone anziane. E ciò apre ad un ulteriore questo, cioè se sia etico utilizzare a scopo estetico risorse economiche e professionali. Più recentemente La National Football League sta finanziando una ricerca che ha come oggetto l’utilizzo di plasma arricchito da piastrine per curare i giocatori che hanno subito infortuni ai legamenti crociati anteriori . Questo gel diminuisce i tempi di recupero e migliora nettamente la forza e la flessibilità dell’articolazione. L’idea è quella di sviluppare il sistema in modo che sia economicamente sostenibile e possa essere utilizzato dalle persone anziane per facilitare i movimenti. Le nanotecnologie stanno permettendo di sviluppare farmaci non solo mirati, ma anche veicolabili attraverso vettori particolari direttamente ad es. sul sito delle metastasi neoplastiche. E’ in corso un primo trial sperimentale con questi Nanofarmaci, che sembra dare qualche buon risultato, Tuttavia, proprio in merito alle nanotecnologie, va detto che sta crescendo la preoccupazione per gli effetti potenzialmente dannosi per la salute degli addetti alla loro produzione. Le Nanotec sono alla base degli attuali schermi televisivi, dei materiali leggeri, di gran parte della tecnologia che utilizziamo, dai cellulari ai computer. Un paio di anni fa una fabbrica in Cina è stata chiusa a seguito della morte di alcune lavoratrici correlata al ciclo produttivo. Non stiamo parlando di leggerezza nelle misure di precauzione, ma della impossibilità ,viste le dimensioni, di sviluppare efficaci strumenti di protezione. Alcuni hanno già definito le Nanoparticelle il nuovo Asbesto, con l’aggravante che ad oggi queste particelle, migliaia di volte più piccole delle polveri sottili, non sono in alcun modo “visibili” e calcolabili. Modificare le caratteristiche non solo somatiche fino a raggiungere la perfezione è diventato quello che potremmo definire un moderno imperativo morale. Così come sembra di essere entrati in un’epoca post‐ darwinista, in cui l’evoluzione non deve essere più contemplata come processo autonomo e naturale, bensì guidata dalla mano dell’uomo e dalla tecnologia. In altre parole, l’uomo dovrebbe aspirare a diventare 38 come una macchina, fondersi con essa e con la sua glaciale perfezione. E comunque , prima di tutto questo, dobbiamo considerare tutte le implicazioni derivanti dal fatto che l’asse della umanità si sposta dal connubio “natura‐società” a “natura verso know‐how”. E che, sotto il profilo dell’accesso, la distanza tra paesi sviluppati ed in via di sviluppo si sta ulteriormente allargando. Così come si allargherà progressivamente la frattura tra chi potrà permettersi di accedere a trattamenti di cura e/o di miglioramento e chi dovrà accontentarsi del minimo. Insomma una umanità a più velocità, come in fondo già esiste, in cui però il contenuto della velocità diventa sempre più rilevante. Potersi permettere di riacquistare un minimo di vista non è irrilevante per la qualità di vita di una persona, ma la procedura in sperimentazione, che sia a base di staminali o che si basi su microchip, non potrà mai essere compresa nelle prestazioni standard di un sistema sanitario e tantomeno nelle possibilità economiche dei più. I ricchi saranno quindi sempre più sani, più longevi e più “potenziati” ? parrebbe di sì, a meno che non si metta qualche limite e non si ridefiniscano le priorità di sistema. A pensarci bene, una deriva in tal senso è ravvisabile in molti dei miti di riferimento che la nostra società ci propone: la bellezza inalterabile, l’armonia del corpo, l’idea che la malattia e la morte siano estranee all’esperienza delle persone. Ed in fondo che cosa può esserci di sbagliato nel migliorare le persone, renderle più sane, più felici, più buone ed intelligenti ? Forse ,ancora una volta, la risposta ce la dà il racconto di Asimov. Il problema non è che cosa c’è di male, ma che cosa desideriamo davvero per la nostra vita e quanto siamo disposti a pagare per inseguire miti ed obiettivi che apparentemente ci regalano la felicità. Al prezzo di tutto ciò che ,quotidianamente, scandisce la nostra vita . Insomma perfetti e probabilmente più aridi, o imperfetti ma capaci di apprezzare ciò che abbiamo. 39 1.8 Responsabilità sociale, educativa ed etica nella società dell'informazione telematica Mons. Vincenzo Rini, Presidente SIR Premessa Non sono un superesperto nell'uso delle eccezionali possibilità offerte dai modernissimi strumenti di comunicazione telematica; per motivi di lavoro, però, ho avuto modo di conoscere le problematiche umane e sociali che l'abbondante uso di questi strumenti da parte di un grandissimo numero di persone nel nostro Paese e nel mondo pone in evidenza. Volentieri quindi affronto, seppure brevemente, con voi il tema che il nostro Governatore Ivo De Lotto – che ringrazio di cuore –, mi ha chiesto di trattare. 1.8.1 Il mondo Web: valori e rischi Nel giro di non molti anni, internet, con tutto ciò che ad esso è connesso, a partire dai grandi social network (Youtube, Twitter, Facebook...), è diventato realtà mondiale da cui non si può più fare a meno. La Grande Rete Mondiale permette di navigare senza confini e di usufruire di un insieme vastissimo di contenuti (multimediali e non) e di ulteriori servizi accessibili a tutti. I modernissimi strumenti di comunicazione che a internet fanno riferimento – computer, Ipod, Ipad, telefonini di ultimissima generazione... – sono ormai nelle mani di centinaia di milioni di persone nel mondo intero. Basti pensare che, nel 2011, circa tre quarti delle famiglie europee avevano accesso a Internet dalle loro abitazioni; e il tempo che soprattutto giovani, ma anche adulti, trascorrono in rete ogni giorno aumenta. L'80% dei giovani europei sono collegati attraverso le reti sociali online. Gli effetti positivi di questa grande diffusione si possono sintetizzare in quattro parole: a) Mondialità: internet fa diventare il mondo più piccolo; chi lo frequenta si può mettere in comunicazione diretta con persone e realtà di ogni angolo del mondo; internet non ha confini: tutto è comunicabile a tutti senza limiti e senza difficoltà. Chi usa internet si sente, o perlomeno si può sentire, cittadino del mondo intero, con il quale può interloquire in qualsiasi momento. b) Compresenza: su internet tutto è presente senza dilazioni di tempo; chi lo usa può sentirsi in ogni momento presente in tutti gli angoli del mondo, perché internet significa velocità. Basta guardare alla triste vicenda di questi giorni del terremoto in Emilia: senza soluzione di tempo abbiamo potuto sapere tutto, tutto vedere, partecipare in diretta all'apocalisse di quei paesi e di quella gente: fotografie, testimonianze, filmati, immagini che mostravano il disastro hanno inondato i mezzi di comunicazione globali con la stessa velocità con cui le scosse telluriche abbattevano case, chiese e capannoni. Insomma, ognuno è presente in contemporanea in ogni luogo, ad ogni evento. c) Mobilità: alcuni strumenti particolari – Ipad, Ipod, telefonini, ecc... – non hanno bisogno di essere collegati a rete fissa: si tratta di oggetti utili in mobilità. Il tablet può essere connesso senza problema in ogni momento, in ogni nostro spostamento; la connessione è sempre disponibile, dando possibilità di comunicazione e di lavoro a chi debba necessariamente spostarsi per lavoro o per altri motivi. d) Democrazia: la rete è difficilmente controllabile, attraverso essa passano notizie, appelli, chiamate a collaborazione, alla contestazione. Ci sono molti Paesi – Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Uzbekistan, Turkmenistan e Vietnam – nei quali il lume della democrazia resta acceso solo grazie a pochi attivisti che hanno fatto della Rete il luogo sicuro dove incontrasi e fare sentire la propria voce. Altri Paesi – Egitto, Libia, Iran, Tunisia nelle loro recenti situazioni... – sono l'esempio di come internet può non solo essere lo scantinato virtuale dove le sacche di democrazia trovano riparo, ma perfino il motore dei processi di democratizzazione. Grandi rivoluzioni sociali sono nate grazie ad internet. 40 Ma non mancano i rischi: se è vero che molti e grandi sono gli effetti positivi, non mancano possibilità gravi di abusi; ne sottolineo tre: a) pedopornografia: lo sappiamo tutti, pornografia estrema e, soprattutto, pedopornografia, in virtù della libertà di internet e della difficoltà di controllo su di esso, hanno invaso la rete. Chiunque, quindi anche i ragazzi minorenni, può averne accesso libero. È vero che queste immagini e relative proposte deleterie possono essere bloccate sul singolo computer, ma è altrettanto vero che non tutti i genitori (anzi, forse pochi) sono attenti a queste possibilità. Da questo diluvio di pornografia e, soprattutto dall'uso, attraverso i social network, di creare conoscenze, costruendosi anche false identità, nascono non troppo raramente anche reati contro le persone, come l'adescamento via internet di minori, la tratta di esseri umani, molestie varie e lo stalking; insomma delitti a sfondo sessuale, nei confronti di persone spesso conosciute proprio attaverso internet, ingannate e poi abusate... b) terrorismo: lo sappiamo benissimo che anche il terrorismo internazionale passa attraverso internet; Al Qaeda docet: la violenza mondiale del terrorismo di radice islamica, ma non solo questa, ha la possibilità di organizzare, attraverso la rete, attentati e massacri; anche la diffusione di una cultura della violenza e dell'odio razziale trovano nella rete una grande possibilità di diffusione e di organizzazione a livello nazionale e internazionale. c) il cybercrimine: certo, sono crimini anche quelli sopra nominati, ma ora mi soffermo in particolare, in questo momento, sui reati informatici di tipo economico, forse meno noti alla gran parte della popolazione. Si tratta di frodi finanziarie, utilizzo illecito di carte di credito, reati inerenti le operazioni di e‐banking e le prenotazioni online… Secondo la Commissione europea "ogni giorno nel mondo oltre un milione di persone è vittima della criminalità informatica" e "i profitti illeciti generati dal cybercrime potrebbero raggiungere i 388 miliardi di dollari". Nel 2010 oltre un terzo dei cittadini Ue ha effettuato operazioni bancarie online e ogni anno vengono scambiati a livello mondiale circa 8mila miliardi di dollari nel commercio elettronico. Così si spiega come mai i reati informatici siano in aumento. 1.8.2 La responsabilità Come bene indica il titolo dell'intervento affidatomi, il problema fondamenale per garantire che internet possa continuare ad esprimere le sue potenzialità, evitando, o perlomeno tenendo sotto controllo, i rischi connessi alle sue immense potenzialità, l'unica possibilità è quella di fare crescere la responsabilità, intesa come impegno sociale, educativo ed etico. Responsabilità sociale Tocca alla società, anzitutto, farsi carico di interventi a tutela delle persone che usufruiscono di internet; e si intende, in questo caso, la società a tutti i suoi livelli, locali, nazionali e internazionali. L'intervento a tutela dei cybernavigatori si gioca tutto su due parole: libertà e lotta; mi permetto di approfondirle brevemente, tenendo conto di due interventi a livello mondiale particolarmente significativi. a) Tutelare la libertà di internet: In tutti i Paesi democratici, è sentita come primaria. Negli Stati Uniti, ad esempio, Hillary Clinton, Segretario di Stato, ha difeso come necesità inderogabile, la libertà di internet. In un discorso alla George Washington University ha chiesto nuovi interventi tecnico‐regolamentari per fare in modo che il web possa essere ovunque il veicolo della libertà di espressione di un popolo. "Per gli USA – ha spiegato – la scelta è chiara; noi ci poniamo dalla parte dell'apertura. La libertà di internet causa delle tensioni, come tutte le libertà, ma i benefici superano i costi". E in un'intervista alla Abc ha spiegato: "L'amministrazione Usa intende usare i media sociali per comunicare con i milioni di persone che li usano nel mondo per fare arrivare direttamente le nostre proposte politiche". 41 b) Lotta al cybercrimine: é assolutamente necessaria. Nell'Unione Europea il tema è di grande attualità ed ha portato recentemente ad una seria decisione. L'Esecutivo Ue propone di istituire un "Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica" al fine di "proteggere i cittadini e le imprese da queste crescenti minacce". Esso sarà istituito presso Europol, l'Ufficio europeo di polizia con sede all'Aia, nei Paesi Bassi; entrerà in funzione dall'inizio del 2013 con una dotazione annuale di 3,6 milioni di euro, con una trentina di esperti, che potrebbero presto salire a 50. Costituirà, come ha spiegato la commissaria agli affari interni Cecilia Malmström, "il punto di riferimento comune per la lotta alla criminalità informatica". Il Centro "mirerà anche a proteggere i profili dei social network dalle infiltrazioni criminali e contribuirà a contrastare i furti di identità online". "Milioni di cittadini dell'Unione utilizzano internet per usufruire dei servizi di e‐banking, acquistare online, programmare una vacanza o rimanere in contatto con familiari e amici attraverso i social network. Il tempo che trascorriamo in rete ogni giorno aumenta e la criminalità si adegua: nessuno è al riparo dai reati informatici", ha spiegato la commissaria svedese il 28 marzo a Bruxelles. La commissaria per gli affari interni ha poi precisato: "Non possiamo consentire ai criminali informatici di interferire nel nostro uso quotidiano delle tecnologie digitali. Il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica diventerà un nodo di cooperazione per la difesa di uno spazio virtuale libero, aperto e sicuro". I dati presentati dalla commissaria spiegano meglio l'iniziativa assunta dall'Esecutivo, peraltro annunciata oltre un anno fa. "Nel 2011 quasi tre quarti delle famiglie europee aveva accesso a internet dalla propria abitazione e nel 2010 oltre un terzo dei cittadini Ue ha effettuato operazioni bancarie online". Inoltre l'80% dei giovani europei "sono collegati attraverso le reti sociali online e ogni anno vengono scambiati a livello mondiale circa 8mila miliardi di dollari nel commercio elettronico". Così si spiega come mai i reati informatici siano in aumento: "Questi criminali hanno creato un mercato redditizio che ruota attorno alle loro attività illegali, in cui i dati di una carta di credito possono essere acquistati per un solo euro, una carta di credito contraffatta per circa 140 euro e le coordinate bancarie per appena 60 euro". Secondo la Commissione circa 600mila account di Facebook sono "bloccati ogni giorno a seguito di vari tentativi di accesso abusivo" e nel 2009 (ultimi dati disponibili) quasi 7 milioni di computer sono stati infettati da virus informatici. Da qui si è giunti a delineare il profilo del Centro dell'Aia, cui sono per ora assegnati i seguenti compiti: segnalare agli Stati membri le principali minacce della criminalità informatica, "allertandoli sulle rispettive carenze di difesa online"; individuare "le reti organizzate dei criminali informatici e i più pericolosi autori di reati informatici"; fornire un sostegno operativo alle indagini, tramite assistenza ai magistrati. Non si esclude la creazione di "squadre investigative comuni" che tengano sotto controllo il web, pur nel rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di espressione e della privacy. Per avere il via libera, si attende ora l'approvazione dell'autorità di bilancio Europol per assicurare i finanziamenti necessari". Come si nota, il problema grave è quello di coniugare libertà e lotta al crimine. Un discorso molto difficile e delicato: senza libertà non si grantisce la democrazia, ma senza severo controllo e decisa lotta al crimine, non si salva la libertà. Responsabilità educativa Parlando di responsabilità si deve necessariamente parlare di educazione: senza impegno costante nell'educare, a partire dall'istituzione basilare che è la famiglia, fino alle istituzioni che guidano il Paese e il mondo, dalle più piccole a quelle più grandi, nessun impegno di contrasto al crimine, a nessun tipo di crimine, può risultare fruttuoso. Pertanto l'impegno non può essere soltanto in negativo, "lotta", bensì in positivo: "crescita". Crescita di uomini e donne degni di questo nome. Il problema è quindi culturale. Dare idee sane soprattutto nella educazione dei ragazzi e dei giovani: educarli a una visione dell'uomo come essere responsabile, come essere socievole, come vivente in una comunità di cui egli è parte in prima persona. Educare giovani e ragazzi (e anche tanti adulti) al "valore" di questi strumenti di comunicazione, che devono servire per vivere meglio nella comunità degli uomini; educarli al senso dello Stato, alla comprensione dei principi fondanti la vita personale e la convivenza, al valore delle leggi. Insomma, educarli alla libertà come 42 responsabilità, come socialità, come verità. In questo campo è fondamentale il ruolo dei genitori, che non possono demandare il loro compito educativo ad altri e che, a proposito specificamente dell'uso di internet, non possono rinunciare alla loro responsabilità di guida e di controllo nei confronti dei figli. Responsabilità etica E siamo qui al momento definitivo: questa educazione da diffondere è quindi fondamentalmente etica, cioè fondata sui principi assoluti dell'essere uomini e donne, che esprimano veri valori umani; fondata cioè su una visione dell'uomo come essere che sa vivere e amare, che sa distinguere il bene dal male, che sa che la libertà è un valore "per", non "da": si è liberi per costruire il bene, non soltanto e non prioritariamente da qualcosa. Essere liberi "da" qualcosa, senza un progetto "per" qualcosa, non costruisce nulla: sarebbe una libertà vuota, che non serve a nulla, o che, anzi, porterebbe alla distruzione della convivenza. Torna alla memoria una bella canzone di Giorgio Gaber, del 1972, che affermava: "La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione". Educare quindi le nuove generazioni alla consapevolezza che la libertà, come bene verace, non è mai assoluta; come si diceva un tempo: la mia libertà finisce dove incomincia la tua. Perché, prima delle leggi scritte dagli Stati e dai Parlamenti, ci sono quelle scritte nella coscienza: le leggi universali "naturali", che precedono ogni legislazione statuale e che nessuna legislazione, nessun ulteriore interesse di parte, nessuna concezione politica possono calpestare. Certo, il dibattito sui contenuti della legge naturale, in relazione principalmente ai contenuti delle leggi religiose (in particolare cristiane) può essere ampio e lungo. Non è qui il caso di affrontarle. Ma se è vero che chi crede in Gesù Cristo ha nella legge divina una guida alla verità, ai valori umani, alle leggi eterne insite nella natura dell'uomo, è altrettanto vero anche chi non è credente in Cristo, guardando dentro la propria coscienza e studiando la storia del pensiero umano, può scoprire i contenuti fondamentali di quella legge naturale che è in ogni uomo, ma che, per diventare efficace nel vivere quotidiano, a livello personale e sociale, hanno bisogno di essere fatti emergere attraverso una attenta e responsabile azione educatrice. Educare significa, secondo gli antichi "educere", trarre fuori dal profondo di se stessi quelle verità che ci sono innate, per farle emergere nella consapevolezza del pensiero e nella vita. La responsabilità etica, oggi più che mai, deve essere un imperativo a tutti i livelli della vita delle persone e della comunità. Come impegno a far sì che gli uomini e le donne possano scoprire, grazie alla ricerca interiore guidata da uomini e donne saggi, e, per chi crede, anche grazie alla fede, la verità di se stessi e la responsabilità di ognuno di fronte alla società. Questa educazione alla responsabilità etica è premessa indispensabile anche alla possibilità che i nuovi strumenti telematici siano davvero strumenti di bene, di crescita di una umanità degna di questo nome. L'umanesimo, nei nostri tempi, deve passare anche di qui. 43 1.10 Il sito Web del Distretto 2050 Mauro Mosconi. RC Soresina. Web Master Distrettuale. Docente d’Ingegneria, Università degli Studi ‐ Pavia Buongiorno a tutti. Sono Mauro Mosconi, del Rotary Club Soresina. Nei 20/25 minuti a mia disposizione vorrei fornire delle informazioni utili sul SITO DEL DISTRETTO che ho realizzato e di cui sto curando l'evoluzione. Anzitutto chiarendo perché si è deciso di creare questo nuovo sito. Quindi raccontando quali funzionalità sono già disponibili e come sfruttarle al meglio. Vi mostrerò quindi cosa c’è dietro al sito e come gli stessi club possano aggiornare i contenuti del sito attraverso un'apposita interfaccia amministrativa. Infine accennerò ai futuri sviluppi, mettendo bene in evidenza come il successo di tutti questi sforzi sia legato all'impegno delle commissioni e dei club, e in particolare dei loro segretari! Spendo qualche secondo anche per presentare me stesso.. giusto per spiegare il motivo per cui il governatore De Lotto si è rivolto a me quando l'ottimo Brunoldi ha deciso di passare la mano.. dopo aver svolto per anni questo incarico con impegno e competenza. Ivo De Lotto, infatti, mi conosce bene. Come studente di ingegneria sono stato suo allievo e in seguito sono diventato suo “collega” nel Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell'Università di Pavia. Il mio campo di interesse è proprio l'interazione uomo‐macchina (e quindi l'usabilità). Anche la mia attività professionale da 18 anni è incentrata sul web e sull'usabilità. Da parte mia, anche il lavoro è stato intenso, devo dire che ho accettato di buon grado l'occasione per mettere le mie competenze a disposizione del Distretto! Ma torniamo al sito.. Onestamente, non avevo grande familiarità con la piattaforma usata per gestire il vecchio sito (cioè FrontPage). Pertanto, se si voleva rinnovare il sito, questo era l'anno giusto per farlo, naturalmente senza sprecare tutto il lavoro prezioso già fatto in precedenza. La riprogettazione ha tenuto conto di diversi obiettivi, ai quali voglio accennare velocemente.. Il vecchio sito del Distretto si rifaceva, come aspetto, al vecchio sito del Rotary International. E' evidente che nel nuovo si è voluto richiamare la grafica, più sofisticata, del nuovo sito internazionale. Mantenendo però volutamente delle differenze: l'utente deve infatti riconoscere in quale sito si trova. Abbiamo ripreso la grafica del sito internazionale.. ma con un obiettivo più ambizioso! Infatti, a differenza del sito internazionale (come pure dei siti degli altri distretti italiani) il nostro sito è ottimizzato anche per la fruizione attraverso dispositivi mobili. Se ad esempio usiamo un iPhone per accedere a rotary.org, per riuscire a leggere qualcosa e a selezionare un link dovremo prima zoomare.. Nel nostro caso, invece, i testi non si rimpiccioliscono ma la pagina si ridisegna per consentirci una comoda lettura. In realtà il sito risulta ottimizzato anche per i tablet, grazie a un approccio chiamato responsive layout: le varie parti della pagina possono cambiare forma e posizione per adattarsi al dispositivo. Nel 2011 le vendita dei tablet e degli smartphone ha superato quelle dei PC e questo dato testimonia l'utilità di questa novità. Particolare attenzione è stata dedicata anche all'accessibilità del sito da parte di persone con disabilità visive e/o motorie. In genere questi utenti utilizzano degli strumenti appositi (dette “teconlogie assistive”), che tuttavia in un sito non accessibile possono risultare inefficaci, come una sedia a rotelle davanti a una scala. Naturalmente la parte più preziosa di un sito è costituita dai contenuti. Il vecchio sito era molto ricco di contenuti che in parte devono essere ancora importati nel nuovo. In questo caso si è fatto e si sta facendo uno sforzo per rendere queste informazioni più omogenee e facili da trovare. Come avrà notato chi ha “girato” un po' per il sito, la nuova versione contiene già anche delle significative novità. In generale, l'obiettivo delle principali novità è quello di “fare rete”, cioè di migliorare la sinergia tra i rotariani e tra i club. Un secondo obiettivo è quello di comunicare meglio le nostre attività verso l'esterno. La prima importante novità implementata è il database dei progetti del club, aggiornato dai segretari dei club. Nel sito c'è una sezione dedicata ai progetti. Queste pagine sono ancora piuttosto provvisorie e ben presto verranno migliorate con la possibilità di effettuare ricerche, filtraggi e riordinamenti.. 44 Nel sito, che è accessibile a tutti, è visibile solo una breve descrizione dei progetti. Come vedremo in seguito, i club, sempre attraverso i loro segretari, hanno la possibilità di accedere a una descrizione completa dei progetti. Quali sono i vantaggi di questo database? Verso l'esterno: migliora sicuramente la visibilità delle iniziative dei nostri club e contribuisce a evidenziare la natura di servizio del Rotary e le competenze dei rotariani. Il Distretto, a sua volta, può sfruttare questo database per estrarre i dati sui progetti che gli vengono richiesti periodicamente dal Rotary International. Infine per i club il database costituisce uno strumento utile per attivare fruttuose sinergie e individuare utili competenze. Finora si è parlato della parte pubblica del sito.. Ma c'è anche una parte che pur non essendo visibile a tutti risulta cruciale per il sito. Qui opera una figura assolutamente fondamentale! Comincia per S ma non è Superman: S sta per segretario. Chi ha la responsabilità di aggiornare i dati e far funzionare tutto a dovere sono i segretari dei club! In effetti il segretario è l'unico che all'inizio dell'anno riceve la password per gestire i dati del club sul sito! Se un segretario ha poco tempo o poca dimestichezza con il computer non può permettersi di ignorare questo dovere, ma deve trovare qualcuno che lo affianchi! In ogni caso il webmaster deve avere i recapiti della persona che si occupa del sito. Il segretario si deve collegare con la password ricevuta all'indirizzo www.rotary2050.net/club. Per ora questa interfaccia non consente di aggiornare il database dei soci: la sua funzione è quella di consentire l’aggiornamento dei contenuti del sito (quindi ha un indirizzo diverso e una password diversa!). Indirizzi e password comunque verranno comunicati subito ai nuovi segretari! Se un segretario si dimentica la password ha la possibilità di farsela rispedire dal sistema. Una volta entrato, il segretario si trova a disposizione un menu da cui può accedere alla descrizione dei progetti, al profilo del proprio club, al database delle conviviali, ecc.. Tutto è in mano al segretario.. che se non ce la fa da solo deve farsi aiutare! Chi ha già dato un'occhiata al piano strategico, avrà anche potuto constatare l'importanza strategica che i governatori di questo triennio attribuiscono al sito web. Per i prossimi anni sono stati programmati degli sviluppi ulteriori ai quali voglio fare un breve accenno. Anzitutto si cercherà di completare il sito importando i contenuto del vecchio sito che ancora mancano. Si forniranno poi ai club e alle commissioni degli strumenti per editare direttamente i contenuti di loro pertinenza e per caricare dei documenti sul sito. Si cercherà inoltre di dare la possibilità ai club che non hanno un proprio sito di essere ospitati sul server del distretto, con un sito "standard". La novità più importante sarà l'integrazione nel sito del database dei soci, che attualmente è gestito da un'altra società. Come conseguenza cambierà l'interfaccia per l'aggiornamento.. che sarà simile a quella dei progetti. Cosa ancora più interessante.. le informazioni sui rotariani, ovviamente nel rispetto della privacy, potranno essere integrate nel sito e sfruttate per supportare delle attività di tipo “social” e istituire un database delle competenze. A tale proposito, nell'ambito di una tesi, con un mio studente abbiamo già realizzato il prototipo di un'applicazione per gli smartphone dedicata al Distretto. Qualcuno conosce forse già l'applicazione “Club Locator”; grazie ai database che sono e che saranno ospitati sul server, le possibilità della nostra applicazione sono molto più ampie. Un possibile scenario di utilizzo è quello in cui un rotariano, in trasferta qualche giorno per motivi lavorativi, decide di cercare se in zona sono programmati eventi a cui potrà partecipare. Con l’applicazione, sul suo smartphone, può trovare eventi (con date e relatore) e info sui club; può contattare direttamente i responsabili del club; quindi può usare mappe e navigatore per raggiungere il luogo della riunione. Inoltre può individuare soci nelle vicinanze e colloquiare con essi. Prima di congedarmi, permettetemi di fare una breve osservazione sull'impatto del sito. Certamente il Governatore ha ripetuto in molte occasioni a club e commissioni l'esortazione a impegnarsi per questo progetto. Quest'anno i club hanno fatto abbastanza fatica ad assorbire queste novità. La metà di questi sono stati in grado di aggiornare i database.. per fortuna, ma perché le cose vadano bene è necessario il contributo di tutti. Lo stesso discorso vale anche per le commissioni, che probabilmente hanno avuto poco tempo per riflettere sul modo di sfruttare efficacemente il sito per supportare le loro attività. Un buon esempio (non l'unico) per queste può essere l'approccio della commissione Scambi Gruppi di Studio che ha sfruttato il 45 carosello sulla homepage per richiamare l'attenzione sulla proprie iniziative, e la propria pagina per informare sulla programmazione e poi sull'andamento delle attività. Sono fiducioso che l'anno prossimo potremo constatare che col nostro impegno avremo ottenuto molto! 46 47 1.11 Le attività del Rotaract a livello distrettuale e nazionale. L’esperienza Mapability Alessandro Lonati, Rappresentante Distrettuale 2050 Buongiorno a tutti voi, un caro saluto al Governatore Ivo De Lotto, ai PDG e a tutti i Rotariani e i Rotaractiani presenti. Il mio intervento in questa sede sarà diretto al presentare a tutti voi l’operato e i traguardi raggiunti dal Distretto Rotaract 2050 in questa annata ricca di impegno e di soddisfazioni sia a livello distrettuale che nazionale. Per prima cosa tengo particolarmente a sottolineare l’ottimo rapporto di coesione, unità di intenti e collaborazione avuto durante tutto l’anno con il Distretto Rotary patrocinatore, tramite il fruttuoso e magnifico rapporto creatosi direttamente col Governatore Ivo De Lotto, che voglio ancora ringraziare per la sua presenza sempre pronta e per la sua grande disponibilità a partecipare a ogni nostro evento, dispensandoci consigli ed esperienze, sempre in un rapporto di collaborazione tra pari, ma impositivo, ma sempre propositivo. Per quanto riguarda l’operato del Distretto Rotaract quest’annata è stata contraddistinta da un’intensa attività a livello locale e da una profonda collaborazione a livello nazionale con gli altri Distretti nazionale, in particolare coi più vicini al fine di potenziare la possibilità di azione e collaborazione. A livello interno durante i 4 incontri assembleari tenutisi nel corso dell’anno è stato votato anche il service Distrettuale di quest’anno, As.SOS Africa, un service per il finanziamento dell’ampliamento di una scuola africana al fine di garantire la scolarizzazione ad un numero sempre maggiore di ragazzi e ragazze. Si è inoltre operato anche a livello di Azione Interna, soprattutto per garantire al meglio la formazione dei nuovi soci e aspiranti, visto il ricambio generazionale che a partire da quest’anno sociale e nel prossimo triennio porterà all’uscita di molti soci “storici” per raggiunti limiti di età. Si è così ideato un evento formativo appositamente creato e nominato RTD (Rotaract Training Day), sviluppato in 2 eventi nel corso dell’anno, uno a Chiavenna Landi (PC) in gennaio e l’altro a Cremona in aprile, entrambe con una buona partecipazione dalle varie zone del distretto, il cui obiettivo principale è stata la formazione rotaractiana, riservata ai nuovi soci e agli aspiranti, con eventi creati ad hoc con attività formativa in aula ed esercizi di team building e problem solving, al fine di permettere la conoscenza tra persone provenienti da Rotaract Club differenti e iniziare a lavorare sui concetti di proficua collaborazione e rispetto che sono tra i punti base della nostra vita associativa, in pieno spirito rotariano. A livello nazionale le soddisfazioni non sono state inferiori: oltre ai numeri record a livello partecipativo (più di 800 ragazzi delle classi quinte partecipanti) decima edizione del Premio Maturità, in collaborazione con il confinante Distretto Rotaract 2040, volto all’individuazione e alla premiazione delle migliori prime prove dell’esame di maturità svolte dai ragazzi e dalle ragazze di varie scuole della Lombardia e che abbiano conseguito i 15/15 come requisito base per la partecipazione, ci sono stati anche vari progetti di collaborazione e dimostrazione di amicizia con gli altri distretti italiani. A tal proposito vorrei menzionare quanto fatto in poco tempo, con grande spirito di collaborazione e coesione per far fronte alla triste emergenza dei terremotati della zona mantovana colpita pesantemente dal sisma che ha distrutto anche molte zone dell’Emilia, dal gemellato Distretto Rotaract 2060, che subito si è mosso per aiutare le nostre zone colpite tramite il progetto “Twins for Life”, un service d’emergenza nato dalla collaborazione tra i Distretti Rotaract 2050 e 2060 per aiutare la popolazione mantovana colpita dal sisma con l’invio di 150 brande consegnate presso il campo istituito dalla Protezione Civile e dalla Croce Rossa mantovane a Moglia (MN): tale intervento non preventivabile a inizio anno ha mostrato nei fatti quale debba essere lo spirito di amicizia e collaborazione che sta necessariamente alla base di un gemellaggio. Vi sono stati inoltre altri 2 gemellaggi oltre a quello già menzionato con Distretto Rotaract 2060: sono stati quelli portati a termine in contemporanea nell’inedita formula del “triplice gemellaggio” coi Distretti Rotaract 2040 e 2090, molto vicini da anni e in stretta collaborazione a livello locale e nazionale per comunione d’intenti e di visione nel “fare Rotaract”. 48 A livello nazionale mi preme particolarmente evidenziare il grande successo ottenuto dal Service nazionale proposto quest’anno dal nostro Distretto Rotaract 2050 e votato e appoggiato da tutti gli altri Distretti italiani, ossia il Service MapAbility, importante progetto di mappatura dell’accessibilità urbana dei centri cittadini per persone con disabilità o difficoltà motorie, service molto sentito e interessante dato che va a colmare con un progetto esportabile in modo standardizzato per tutte le città un vuoto molto grave, stimolando anche la Pubblica Amministrazione e gli enti e le associazioni locali a migliorare l’accessibilità delle proprie città. Carta vincente di questo progetto è stata non solo l’area di azione dello stesso, ma anche il fatto che il progetto sia nato come idea iniziale dalla collaborazione tra i soci Rotary e Rotaract di Pavia e l’Università degli Studi della città stessa, che risulta infatti la prima città mappata in questo ambizioso progetto. Altro dettaglio da non sottovalutare è stato il fatto che tutte le misurazioni e le fotografie raccolte per il progetto di mappatura delle città selezionate a livello nazionale sono state svolte direttamente sul campo dai soci dei Rotaract Clubs, tanto che questo Service va segnalato anche per essere il primo che a livello nazionale ha portato in piazza in varie città italiane nello stesso giorno soci Rotaract di tutti i Distretti per effettuare le rilevazioni e sensibilizzare la popolazione circa l’operato e la natura del Rotaract e del Service proposto. Da qui quindi in grande successo a livello nazionale sia del Mapability Day del 15 aprile 2012, sia del Service stesso. In conclusione è stato sicuramente un anno importante, intenso ma ricco di soddisfazioni, che penso e spero nell’ottica del mio motto distrettuale “Facta non Verba” abbia portato al raggiungimento effettivo di grandi traguardi, ottenibili solo grazie alla proficua collaborazione del Clubs alle attività Distrettuali, contribuendo a lanciare idee e proposte che possano essere utili anche negli anni a venire, in quell’ottica che porta ognuno di noi a cercare di aggiungere un piccolo mattone a quella che è la grande esperienza del Rotaract, nell’ottica di aiutare la realtà dei Clubs e del Distretto a crescere sempre più, migliorandosi con l’operato e la voglia di fare che ognuno di noi ha messo e metterà al meglio delle sue possibilità negli anni a venire, perché le cariche passano, i soci anche, ma ciò che il Rotaract, come il Rotary, è e rappresenta per ognuno di noi resisterà sempre e si migliorerà con continuità nel tempo grazie all’apporto di ogni socio e ogni socia. 49 1.12 Rotary e tecnologie dell’informazione Gianni Jandolo, RC San Donato Milanese, Rotary Foundation zone 12, 13 e 19 Questo che ho in mano è uno, quindi, dei 60 milioni di telefoni “intelligenti” di cui parlava il prof. Lamborghini progettati cioè per fare di tutto e di più. E forse anche nulla o solo telefonare se non ci fossero elementi preziosi che ne fanno un oggetto importante. Questi elementi sono le “apps” cioè le applicazioni che rendono possibili miriadi di operazioni diverse e rendono quell’apparecchio in qualche misura unico e sicuramente sintonizzato con le nostre abitudini, con i nostri tic, con nostri modelli di acquisto e di pagamento, con la nostra sensibilità musicale, con i giochi preferiti da alcuni, con vere o presunte necessità di essere e rimanere in contatto (e per far questo, paradossalmente, ci isoliamo da quanti ci sono intorno per avvicinarci a quelli che sono invece lontani) o di sapere dove sia un nostro amico, o di scambiare messaggi in un linguaggio che anch’esso cambia e diventa essenziale, scarno, focalizzato sull’azione, sul fatto. Ecco, in questo panorama, vale forse la pena di pensare che le “apps” del Rotary siamo noi, siamo cioè quelli che possono migliorare la qualità della vita delle comunità alle quali rivolgiamo la nostra attenzione, se ad esempio, invece di contrastarla nei fatti, scegliamo di servirci della tecnologia , se optiamo per essa come strumento più efficace, più efficiente, per agire, meno per dissertare, per intrattenere, per “consumare”. Questa mattina abbiamo sentito dalle relazioni le grandi potenzialità che la tecnologia ci offre ed io mi sono chiesto come il Rotary si relazioni con la tecnologia e mi sono chiesto come il Rotary usi la tecnologia per funzionare meglio, per comunicare meglio dentro e fuori dell’organizzazione e come l’associazione contribuisca a diffondere la conoscenza e l’utilizzo della tecnologia per una società migliore? E tutto questo senza perdere il valore della relazionalità, della socialità …. una tecnologia quindi al “servizio”, non sostituiva, delle relazioni che sono il pilastro di una organizzazione come la nostra …, una tecnologia che si proponga come un’altra possibile strategia, che si usi diventandone più padroni, per poter giocare meglio qualunque opportunità. Siamo passati da un Rotary in cui pochi comunicavano e molti ascoltavano lo stesso messaggio ad un’organizzazione in cui molti comunicano con tanti che iniziano a scegliere quale tipo di informazione ricevere, con che frequenza, a quali condizioni. Una gran mole di informazioni in cui districarsi e in cui operare delle scelte senza disconnettersi da una rete virtuale che può, io credo “debba”, integrarsi con quella reale. Credo si possa essere tutti d’accordo che noi esistiamo solo se e in quanto ci mettiamo in relazione con gli altri. Possiamo farlo in molti modi, ma difficilmente abbiamo successo se non ci poniamo l’obbiettivo di fare un passo in più, di essere un poco più competenti di ieri, un poco più preparati di ieri, perché essere Rotariani permette di pensare e sognare in grande e questo merita bene uno sforzo in più. Guardiamo con vero interesse a quanta strada sia stata fatta nel Rotary nell’utilizzo della tecnologia a tutti i livelli e nella sua integrazione nelle operazioni: pensiamo ad esempio al Sito web internazionale: molte le lingue disponibili, ad oggi più di 188.000 documenti disponibili e ricercabili, una completa e straordinaria messe di informazioni per ogni palato, per ogni curiosità, per ogni desiderio di apprendimento e per rendere disponibili risposte agli interrogativi su chi sia, cosa faccia l’associazione, su quali siano i suoi obiettivi, i suoi partner, le sue strategie operative, le donne e gli uomini che la compongono. Pensiamo alle reti sociali, Facebook, Twitter e Linkedin ad esempio, inserite ormai appieno nella realtà rotariana. Pensiamo all’apprendimento via web con le sessioni di E‐Learning, ai “webinar” cioè seminari in‐linea assai frequenti non solo nel mondo della comunicazione, dell’immagine e della Fondazione Rotary. Pensiamo agli E‐Club – formula discussa, ma nuova e intrigante per dare vita a speranze ed a sogni possibili anche per chi vive in Paesi dalle grandi estensioni dove l’aggregazione è resa difficile dalle distanze o per uomini e donne trovano un nuovo modo di contribuire alla grande causa del Rotary. Pensiamo alla facilità con cui si possono oggi versare contributi alla Fondazione via web, via SMS, via home banking .. Pensiamo a come sviluppare la nostra rete di relazioni facendo conoscere le nostre opinioni, ospitando quelle di altri che si aggregano a noi nelle centinaia di Blog Rotariani che nascono ogni giorno. 50 Una tecnologia al servizio dell’organizzazione che permette di trovare nuove vie con le quali comunicare, condividere, conoscere, capire e sviluppare l’azione Rotariana. Pensiamo a SKYPE, strumento che consente di realizzare riunioni a distanza e aggiunge tra l’altro il vantaggio del contatto visivo tra due o più persone. Pensiamo a Rotary Showcase: ogni giorno, i Rotariani provvedono a migliorare la vita delle comunità di tutto il mondo attraverso migliaia di progetti umanitari. Ora si può, dal 5 di maggio scorso, navigare tra i progetti per scoprire le opere che i Rotary club stanno svolgendo a livello locale e internazionale. Si può aggiungere il proprio nome ad un progetto esistente oppure condividere il proprio progetto con la comunità del Rotary e con gli amici su Facebook .................. Non è inoltre da dimenticare che la nostra associazione ha ”virtualizzato” il 90% della propria infrastruttura informatica gestendo una crescita dei dati del 400%, riducendo del 25% i tempi di “system management” e migliorando di ben 32 volte i tempi di backup. Va anche ricordato lo sforzo straordinario che l’associazione ha posto in essere per trasformare e standardizzare il proprio ambiente informatico, specialmente per quanto riguarda le sue tecnologie di archiviazione, di protezione/replicazione e recupero dei dati. Per quelli di voi che hanno una qualche dimestichezza con la terminologia informatica citerò alcuni delle applicazioni critiche per oramai per la missione dell’organizzazione e cioè Microsoft Exchange, Sql Server, SharePoint, Oracle PeopleSoft, SAP business intelligence ed il sistema di Crm Avectra net FORUM. Insieme con tecnologie di networking e Unified Computing System di CISCO. Quanto ai benefici derivanti dalla virtualizzazione degli asset, Rotary può esibire cifre alquanto significative: riduzione del 25% il tempo dedicato giornalmente alla gestione dei sistemi e miglioramento di 32 volte dei tempi di backup eliminando il nastro e ridotte le finestre necessarie per processi completi di backup da 72 e 2 ore. Dopo la trasformazione della propria infrastruttura IT, Rotary ha inoltre ridotto sensibilmente il tempo necessario alla realizzazione di nuovi progetti per i clienti interni, da giorni a ore. Ma pensiamo anche alle applicazioni nate nel mondo Android ed Apple: il Rotary Club Locator ad esempio per farci guidare nella ricerca del Club Rotary più vicino a noi in quel momento e dei suoi contatti, con la specifica del luogo e dell’ora dell’incontro. Alle applicazioni che si integrano con la gestione elettronica del nostro Club e permettono sempre in via elettronica di firmare la ruota, magari solo avvicinando il nostro onnipresente telefonino. Come importante è l’accesso via smartphone alle reti sociali dove condividere informazioni, commenti, veloci scambi di opinione, un posto dove costruire relazioni virtuali e non che favoriscano l’aggregazione non esclusiva di Rotariani, aumentando la platea di chi all’esterno dell’associazione possa contribuire al successo delle nostre iniziative. La tecnologia ci consente oggi di spedire via mail, delle newsletter mirate a gruppi possiamo chiamarli “di ascolto” focalizzati su un tema specifico. Ma la tecnologia consente anche fare le proprie ricerche, di fare le proprie domande e di mettere a disposizione degli altri piccoli documenti che accorcino ad esempio le distanze all’interno dell’organizzazione. Tecnologia sempre più a portata di tutti, sempre più liberi di optare delle scelte. Rotary non può solo “convivere” con le nuove tecnologie, ma deve vivere e progredire usando lo strumento delle tecnologie. Il Rotary può impegnarsi ad imparare le nuove tecnologie certo, ma si impegna anche ad avvicinare strategicamente le giovani generazioni utilizzando strumenti nuovi e nuovi linguaggi non solo verbali. Il rinnovamento dell’immagine dell’associazione è in questo senso cruciale Un vasto progetto di acculturamento che il Rotary attua per permettere a molti più Rotariani di fare meglio e più efficacemente “del bene nel mondo”, ma anche quello all’interno, di informare, di capire, di seguire l’andamento dei progetti, senza dimenticare che elettronicamente possiamo fare molto, quasi tutto, ma non bere un caffè insieme, non stringerci la mano, non incontrarci personalmente, fatto questo che permette di ampliare le opportunità. Perché aver obiettivi comuni non basta, abbiamo ancora necessità di contatto fisco, di vederci “di persona” e l’amicizia attraverso Facebook non sostituisce il grande valore dell’incontro personale e non è comparabile al buon cameratismo di cui parla il Rotary. Ognuno di noi ha una sua storia rotariana da raccontare, un’emozione non solo individuale da condividere, una vicenda che ha colpito, che ha contribuito a rendere speciale un certo giorno. Ognuno di noi può con la testimonianza dell’azione a favore della comunità, continuare a dare senso a quelle emozioni, a quelle storie, a quelle vicende e può muovere nuove forze per arricchire di energie positive questo nostro movimento, questa 51 nostra associazione. Relativamente alla tecnologia, la sfida che vedo, implica rischi ed opportunità: se non comprendiamo questa evoluzione e non ci accodiamo ad essa, rischiamo di allontanarci dalla nuova realtà, se invece riusciamo, possiamo far sì che il Rotary sia attuale e sia ponte tra diverse generazioni, tra diversi valori, tra noi ed il mondo . Un milione e duecentomila Rotariani possono ancora scegliere da che parte stare, quale tipo di Rotary costruire e mantenere, e, utilizzando la tecnologia, possono rendere più spedita e possibile la realizzazione di sogni e speranze, valori oggi poco presenti nella società, e possono davvero dare un contributo ancora più rilevante al miglioramento della qualità della vita delle comunità oltre a dare a sé stessi delle nuove ragioni di soddisfazione e di ben‐essere morale. 52 1.13 Un Concerto per il Congresso. Alessandro Rolla: un musicista pavese Walter Casali, RC Pavia, Istituto Superiore di Studi Musicali “Franco Cittadini”, Pavia Alessandro Rolla (1757‐1841) è il più importante musicista pavese. Celebrato sia come virtuoso di violino e viola che come compositore, svolse per tutto l'arco della sua lunga vita un'attività intensissima. Assunto dapprima alla corte di Parma e quindi insegnante di violino e viola al Conservatorio di Milano (dal 1808, anno della fondazione), per trent'anni ricoprì anche il ruolo di primo violino e di direttore dell'orchestra del Teatro alla Scala. Maestro di Paganini, intrattenne rapporti col giovane Verdi, di cui diresse la prima esecuzione dell'Ernani e si dedicò alla composizione di più di cinquecento titoli. Tra questi molte sinfonie, numerosi concerti e pezzi virtuosistici per violino e per viola, alcuni balletti e una gran quantità di musica da camera: quartetti per archi, per flauto e archi, trii, duetti (per violino e viola, per due violini, per due viole). Di rilievo fu anche la produzione didattica per violino e viola, diffusa e apprezzatissima in tutta Europa. Trait d’union tra la declinante tradizione italiana e lo strumentalismo austro‐tedesco, Rolla appare personalità unica nel panorama della musica italiana a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Attento alle espressioni stilistiche e alle forme elaborate al di fuori dell’Italia, pioniere nell’esecuzione delle composizioni di Mozart e di Beethoven, autentico esponente del gusto neoclassico, nell’arco di una attività quasi cinquantennale ebbe infatti modo di studiare e di adattare le forme classiche alla realtà del suo tempo e di ‘inventare’ procedimenti tecnici molto mirati e originali dando vita a uno stile nobile, sempre elegante, meditato, riservato eppure libero da influssi scolastici e da «automatismi formali». Il suo catalogo comprende più di cinquecento titoli. Tra questi molte sinfonie, numerosi concerti e pezzi virtuosistici per violino e per viola, alcuni balletti e una gran quantità di musica da camera: quartetti per archi, per flauto e archi, trii, duetti (per violino e viola, per due violini, per due viole). Di rilievo fu anche la produzione didattica per violino e viola, diffusa e apprezzatissima in tutta Europa. Note al programma La Sinfonia in re maggiore (BI 533) è composta probabilmente nei primi anni del 1800. Se ne conservano soltanto due esemplari uno dei quali, copia del secolo scorso, in possesso della biblioteca dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Franco Vittadini” di Pavia. La struttura è tripartita all’italiana (Allegro – Andante – Presto), ma la natura e la qualità dei temi, oltre ad alcuni procedimenti armonici e a certe soluzioni strumentali, la impongono come frutto sicuro di approfonditi studi del repertorio classico austriaco e francese. Non mancano addirittura citazioni mozartiane e il tutto è organizzato secondo “un irresistibile carattere teatrale” (Martinotti). Nella sua Sinfonia per violino obbligato (BI 531) Rolla dipinge una figura del solista decisamente differente, ma non meno interessante. La composizione è articolata in un unico movimento: inizia con una breve sezione lenta, preludio ad un giocoso ed ironico Allegro in cui le abilità tecniche del solista vengono ampliamente messe in luce. Tuttavia in quest’occasione la dialettica tra primo violino e orchestra non si configura come semplice alternanza, appare piuttosto come sintesi e continua interazione. Il discorso musicale avanza così in maniera quasi necessaria ed ogni frase dell’orchestra o del solista scaturisce inevitabilmente da quella precedente, come un immaginario dialogo tra pari. Con estrema sapienza in questa Sinfonia Rolla salda il debito con la tradizione del tutto italiana delle prime forme solistiche (brevi ed in un movimento), compiendo nel contempo un passo in avanti verso la nuova concezione del Concerto ove le possibilità del confronto tra solo e tutti vanno oltre la semplice giustapposizione per una sinergia integrata. 53 Il concerto in fa maggiore per corno di bassetto (BI 528) probabilmente ascrivibile al 1829, conferma la struttura in tre movimenti. L’ Allegro iniziale presenta la tipica forma del concerto solistico con i primi due temi dapprima esposti dall’orchestra e quindi ripresi dal solista che li personalizza. L’alternanza tra solo e tutti prosegue anche nella sezione dello sviluppo che si conclude con la cadenza scritta per esteso dal compositore dopo la quale prende avvio il finale. Il Largo dalla struttura bipartita è dominato da un delicatissimo motivo in pianissimo perfettamente congeniale al timbro del solista che nel Rondò conclusivo ha modo di sfoggiare il suo virtuosismo grazie a numerosi momenti di cadenza e di sospensione. CONCERTO ALESSANDRO ROLLA: UN MUSICISTA PAVESE Aula Magna Università di Pavia 16 giugno 2012 PROGRAMMA Sinfonia in re maggiore BI533 Allegro ‐ Andante grazioso ‐ Presto Sinfonia in re maggiore per violino obbligato BI 531 Maestoso sostenuto ‐ Allegro Violino: Luca Torciani Orchestra Pavia Musica Violini: Luca Torciani, Donata Beggiora, Elena Zigliani, Maddalena Gallotti Viola: Adriana Tataru Violoncello: Contrabbasso: Flauti: Clarinetti: Direttore: Concerto in Fa Maggiore BI 528 per corno di bassetto e orchestra Allegro ‐ Largo sostenuto – Allegretto Rondò Corno di bassetto: Rosa Franciamore 54 Gabriele Montanari Paolo Cocchini Claudio Sutrini, Anna Vizziello Alessio Zanovello, Marcella Cambianica Walter Casali 2 2.1 INTERVENTI DI PRESENTAZIONE DEI FUTURI GOVERNATORI DEL DISTRETTO 2050 Armando Angeli Duodo. Governatore del Distretto 2050 nell’anno 2012‐2013 Care sorelle e fratelli rotariani e rotaractiani, benvenuti. Nello spirito del messaggio di pace trasmessoci dal nostro Presidente Internazionale incoming Sakuji Tanaka,”Peace Through Service”, mi rivolgo a voi in questo modo, perché dobbiamo sentirci accumunati in un’unica grande famiglia sparsa in tutto il mondo, con un milione e mezzo di donne, uomini, ragazze e ragazzi rotariani, rotaractiani e interactiani. Per questo grande abbraccio fraterno che ci unisce vi sarei grato se mi chiamaste da ora in poi, non governatore, ma solo con il mio nome, Armando. Nel nuovo anno che sta per iniziare sarò uno di voi e percorreremo insieme questo cammino. Dovrà essere un percorso fatto di amicizia, ma soprattutto di servizio, al di sopra di ogni nostro interesse personale. Il nostro fondatore Paul Harris ci ha detto: “L’unico modo per attuare l’amore verso gli altri è il servizio a loro dedicato”. Ma che tipo di servizio intendeva Paul Harris? L’attività diretta condotta da ciascuno di noi nei confronti degli altri; operando personalmente, intendo. Questo è il tipo di servizio che si identifica con i valori etici fondanti del Rotary. Come vi ho già detto al SIPE, le altre iniziative di servizio come la beneficenza o le elargizioni ad altri enti di volontariato, pur meritevoli, devono essere considerate complementari al “service” voluto da Paul Harris. E allora cosa dovremmo, cosa dobbiamo fare? È semplice, noi tutti in fondo in fondo lo sappiamo: scendendo per così dire in piazza, mettendoci le nostre facce per aiutare gli altri. Tutti, quanti siamo noi, oltre 3.500 rotariani e rotaractiani del Distretto 2050. Dobbiamo smetterla di lasciar fare alle solite nostre magnifiche squadre che lavorano sempre per tutti, in ogni service. Ma soprattutto dobbiamo smetterla di dichiararci rotariani solo perché partecipiamo alle conviviali e portiamo questo distintivo. Nel logo circolare del Piano strategico del R.I. avete certamente letto la scritta centrale: <Siamo una rete globale di persone “motivate” che si impegnano “con entusiasmo” nelle cause sociali al fine di migliorare la qualità della vita nelle comunità>. Siamo motivati? Ci impegniamo a migliorare la vita delle comunità sociali? Soprattutto le nostre? Soprattutto le nostre. I bisogni delle più povere popolazioni del mondo sono enormi in tutti i campi: la salute, le risorse alimentari, l’istruzione, lo sviluppo sociale. Ma purtroppo oggi questi bisogni non sono più una triste prerogativa dei paesi del Terzo mondo. Le nuove povertà sono anche qui da noi, sempre più drammatiche, sempre più esistenziali. E a queste si unisce la richiesta pressante di sostegno psicologico e umano. Allora è qui che dobbiamo prioritariamente esplicare la nostra azione umanitaria. Nel nostro nuovo anno quest’impegno sarà tanto più pressante perché dovremo confrontarci con il drammatico terremoto che ha investito non solo i territori emiliani, ma anche quelli dell’Oltrepò Mantovano posti nella porzione sud‐orientale del nostro Distretto. Ho constatato che, purtroppo, le nostre istituzioni regionali e nazionali si sono dimenticate o si sono ricordate tardivamente di informare i media che i territori della Bassa Mantovana confinano con quelli emiliani duramente colpiti dagli eventi sismici. Anche i Comuni della Bassa sono totalmente disastrati; le strutture civili private e pubbliche, quelle industriali, rurali, religiose e storiche sono per molta parte inagibili. Le ultime scosse hanno non solo aumentato ulteriormente i danni, ma hanno soprattutto ingigantito la paura e lo smarrimento delle popolazioni locali, e non è finita purtroppo. 55 Nei campi allestiti dalla Protezione Civile regna la disperazione pensando al futuro. Tutti si sentono abbandonati dallo Stato, come se fossero figli di un Dio minore. E in effetti sembra che sia così, forse perché, è amaro considerarlo, nella Bassa non ci sono stati fortunatamente morti sotto le macerie. Il nostro anno cadrà nel traumatico interregno della post‐emergenza, quando la Protezione Civile se ne sarà andata, lasciando i Comuni della Bassa abbandonati a sé stessi. Questo “dopo” dovrà essere il banco di prova della nostra missione umanitaria. Ma dovrà essere una missione sul campo, come vi dicevo prima. Vorrei vedere i 3.500 rotariani e rotaractiani con la stessa maglietta “Noi, per la Bassa Mantovana”. Io, che sono mantovano, ho vissuto e sto vivendo ancora con grande angoscia la terribile sciagura che ha colpito la mia terra. Ho letto negli occhi delle persone la disperazione di chi vede strappate le sue radici. Dalle mie parti non si era abituati a contrastare una natura così ostile. Qualche grandinata, la siccità, la paura per le piene del Po. Non eravamo preparati psicologicamente a quegli istanti infiniti in cui tutto ti si sconvolge intorno, accompagnati dal ruggito sordo della terra. Sono sensazioni che ti rimangono dentro indelebilmente, qui, nella parte più profonda del nostro cervello, nell’ippocampo, che registra tutte le nostre emozioni, per non cancellarle più. Angoscia, ma anche generosità, ecco quello che ho vissuto in quei luoghi. Aggirandomi per le tende ho assistito a una scena che mi ha commosso e che vi voglio raccontare. Un vecchio, seduto in disparte, fissava nel vuoto. Era l’ora di pranzo e tutti si erano già seduti sui tavoli allestiti dalla Protezione Civile, ma lui non si muoveva, sempre con gli occhi fissi. Nessuno badava a lui. D’un tratto un bambino, avrà avuto non più di 6 anni, si è alzato dalla tavolata per portare un piatto di spaghetti a quel vecchio. I genitori lo richiamavano, ma lui correva svelto con il piatto nelle manine. L’anziano, come se si fosse svegliato da un torpore, si è scosso, ha sorriso al bambino che gli protendeva quel pranzo, lo ha accarezzato e, prendendolo per mano, lo ha riaccompagnato dai genitori. E tutta la tavolata si è affrettata a stringersi per fargli posto, con parole di affetto, come se si accorgesse di lui per la prima volta. Uno della Protezione Civile vicino a me, mi ha sussurrato: “È un miracolo, ci voleva solo quel bambino. Giuseppe (il vecchio) ha perso il figlio sotto un capannone in Emilia mentre era al lavoro e da giorni non si voleva muovere né mangiare.” Già, ho pensato, ci voleva un bambino, ci voleva un atto di generosità spontaneo, ci voleva il candore e la purezza di un bimbo, che è stato l’unico ad accorgersi di quel vecchio. Ma è possibile, mi domando, che per accorgersi che esistono gli altri si debba passare per una catastrofe? Allora, care sorelle e fratelli, vi chiedo nell’anno che verrà di agire per gli altri come quel bambino, con spontaneità, con modestia, con dedizione. Dovrà essere come un volo d’ala nel cielo azzurro, per realizzare un sogno che penso non sia solo mio, ma anche quello di tutti voi. Un sogno che scaturisce da un nostro desiderio profondo di amicizia, di serenità, di pace e di amore. 56 2.2 Anna Spalla. Governatore del Distretto 2050 nell’anno 2013‐2014 Rappresentante del Presidente internazionale, caro Ivo, Governatore del presente, cari Governatori tutti del passato, caro Armando Governatore del futuro imminente e cari tutti Amici del Rotary, una grande emozione mi sta prendendo nell’essere nell’ Aula Magna della mia Università a ricevere questa importante investitura. Fra qualche giorno saranno passati trentatré anni da quando, in un’aula del Cortile Volta, mi laureavo e prima ancora studiavo seduta sui muretti del Cortile delle Magnolie dove eravamo ieri. Ho speso la mia vita e il mio tempo in questa università e proprio qui in questa giornata assumo un importante impegno in quello che è diventato un altro importante scopo della mia vita. Sono entrata in maniera un po’ inconsapevole nel Rotary solo nel 2003 conoscendo il Rotary praticamente soltanto nei suoi luoghi comuni. Ma già dopo qualche mese, partecipando al Seminario della Fondazione Rotary di quell’anno, sono rimasta incantata e trascinata dalla tensione ideale e dalla forza operativa del nostro sodalizio. Siamo persone di buona volontà e lavorando insieme riusciamo dar vita a grandi sogni. Siamo persone di rigore etico e non chiediamo agli altri niente più di quanto siamo disposti a dare in prima persona. Siamo persone che dal lavoro hanno avuto tanto e ci sforziamo di fare in modo che tutti, specialmente i giovani, abbiano le stesse possibilità e opportunità che abbiamo avuto noi. Siamo consapevoli di essere quello che siamo perché qualcuno ci ha indicato la via e ci sforziamo di essere noi ad indicare la via a chi la sta cercando. Essere governatore è un impegno molto importante. Mi avete concesso un grande credito, una grande fiducia, nel nominarmi prima e nel confermarmi ora. Vi assicuro che impegnerò tutte le mie capacità e la mia volontà per non deludere le aspettative che sono state riposte nella mia persona. Nel Rotary chi ha cariche di maggior responsabilità e prestigio non ha maggior potere; nel nostro sodalizio, che mette il servizio al di sopra di ogni interesse, essere governatore significa avere il dovere morale di servire molto di più di qualsiasi altro rotariano. E questo vi prometto: che sarò al servizio delle esigenze dei club e del distretto al mio meglio. L’attività di segretario distrettuale che ho svolto in questo anno è stata per me un osservatorio importantissimo da cui ho potuto prendere consapevolezza della potenzialità e delle specificità di ciascun club. Il lavoro di editing dei poster è stato faticoso ma veramente istruttivo. Ogni club ha la sua anima e io ho il desiderio di conoscere in prima persona tutti i club, non solo per portare quelli che saranno i pensieri del Presidente Internazionale, ma soprattutto per cogliere da ogni club la sua specificità e arricchire la mia idea del Rotary con gli ideali rotariani che ogni club concretizza nella propria specificità e con la forza progettuale e operativa dei suoi singoli soci. Viviamo un momento storico complesso, molti di noi risentono delle criticità economiche nazionali e internazionali. Le nostre terre sono state ferite dalla forza imperscrutabile della natura. Sapremo lavorare insieme, anche come rotariani, per superare questi frangenti. Si legge spesso che la crisi che attraversiamo è anche una crisi di valori: ecco, questa crisi non ci appartiene. Noi abbiamo, e sappiamo di avere, grandi valori professionali ed etici, grandi capacità organizzative e progettuali. I nostri valori e le nostre capacità possono essere il lievito per la possibile ricrescita che ci auguriamo avvenga presto. 57 Grandi cambiamenti sono annunciati nel Rotary nell’anno nel quale avrò responsabilità per il distretto. Partirà un nuovo modo di vedere , intendere e gestire la Fondazione Rotary. Partirà l’organizzazione del territorio della Lombardia e della provincia di Piacenza in tre distretti, anziché due. Saremo dunque chiamati a sperimentare nei fatti la capacità di continuare ad incidere come abbiamo sempre fatto sia a livello internazionale, sia capillarmente sui nostri territori; ma saremo anche chiamati a verificare l’effettiva potenzialità che, come distretti federati, potremo avere nell’essere partecipi sempre e in maniera sempre più determinante nei momenti decisionali regionali e nazionali per l’attuazione dei nostri scopi e dei nostri doveri istituzionali di servizio. Un futuro impegnativo ci aspetta. Faremo bene se sapremo essere sempre positivi. Per la società noi dobbiamo essere il riferimento, dobbiamo essere coloro che sanno individuare, affrontare e risolvere i problemi agendo in maniera illuminata e serena. Auguro ad Armando, a me e a voi che possa essere così per noi tutti, in tutti i nostri ambiti di azione. Grazie 58 2.3 Fabio Zanetti. Governatore del Distretto 2050 nell’anno 2014‐2015 Cari amici, care amiche, come previsto dalla “scaletta” degli interventi, vi ruberò solo qualche minuto per presentarmi e porgervi un cenno di saluto. Nonostante abbia percorso tutto il “cursus honorum” rotariano nella mia ormai quindicennale militanza nel nostro sodalizio, oggi sono qui come neofita; il mio compito nei prossimi due anni è quello di imparare a fare ed ad essere un Governatore. Questo può avvenire solo osservando e coadiuvando i miei predecessori Armando ed Anna. La sinergia tra di noi è oggi ancora più importante alla luce dei tragici fatti che hanno colpito il nostro territorio (terremoto), come bene ha illustrato l’ amico Armando. Oggi più che mai dobbiamo tutti quindi collaborare ad affrontare l’ emergenza sociale, economica ed umanitaria che non è in paesi lontani, come in passato, ma è a casa nostra, nel Distretto 2050. Oggi dobbiamo sentirci “tutti mantovani”. Grazie. 59