INDICE
4 novembre 2012
IL BALLETTO DELLE PROVINCE DISORIENTA VIVI E MORTI
Avvenire
Il pasticcio delle buone intenzioni
2
3
Corriere della Sera
Sentimenti splendori e miserie
5
Corriere della Sera
Parlamento, via alla lunga corsa. Ecco chi è in pole
Corriere di Bologna
Transizione e rischio caos
7
12
Corriere di Bologna
Parma-Piacenza, tutti i numeri
13
Gazzetta di Parma
Romagna, la super provincia fa già paura a mezza Emilia
Il Resto del Carlino
Province, Ferrara resta a galla per spettacoli e disoccupati
La Nuova Ferrara
Province, Regioni e Comuni Ecco cosa vorrebbero tagliare i politici
La Voce di Romagna Cesena
E’ nata la Romagna E non tutti se ne sono accorti
La Voce di Romagna Rimini
15
17
18
19
5 novembre 2012
Le nozze Reggio-Modena ci fanno diventare 11esimi per il numero di abitanti
Il Resto del Carlino Reggio
Provincia di Romagna ed ‘eetti collaterali’
20
21
La Voce di Romagna forlì
6 novembre 2012
Le nozze Reggio-Modena ci fanno diventare 11esimi per il numero di abitanti
Il Resto del Carlino Modena
Provincia unificata: Simonetta Salieri domani alla facoltà di Giurisprudenza
Il Resto del Carlino Modena
Per sette assessori il futuro è un rebus
22
24
25
Il Resto del Carlino Ravenna
Caccia al ‘triumvirato’ per la Provincia
28
Il Resto del Carlino Rimini
Oggi l’udienza della Corte sui ricorsi
29
Libertà
Provincia, consiglieri con Draghetti «No all’azzeramento della giunta»
Unità edizione Bologna
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IL BALLE O DELLE PROVINCE DISORIENTA VIVI E MORTI
n paio di estati fa, mentre
ero in vacanza in Basilicata,
vennero a trovarmi alcuni
amici da Monaco di Baviera.
Volevano visitare la terra dove sono
nato. Salivamo in auto,
programmavamo il navigatore e
partivamo. Ogni mattina,
sistematicamente, entravamo in un
bosco di faggi che culminava sulla
cresta di una collina, dove
trovavamo la solita masseria
desolata e il solito proprietario, una
specie di dio barbaro che stava
all'aria aperta, a torso nudo, e ci
chiedeva strafottente: «Avete
seguito il navigatore, non è vero?».
Era vero, dovevamo ammetterlo:
gira e gira,
ogni giorno,
quel sofisticato strumento, volta a
destra, incrocio a sinistra, ci
portava mano per mano sempre da
lui, nonostante la meta delle nostre
escursioni fosse da tutt'altra parte.
Dal tono divertito con cui ci
accoglieva, capivamo che non
eravamo gli unici a fargli visita, il
mattino, e che altri erano stati
indirizzati fin lassù, guidati dal
satellite.
«Che razza di miracolo è questo?»,
domandava l'amica abituata alla
precisione tedesca. Il problema è
che i navigatori ti portano con
precisione filologica dentro Parigi o
Amsterdam, sarebbero capaci di
farti sbarcare sulla Luna, ma in
Basilicata si incantano, fanno
cilecca. Meglio non fidarsi.
Oltretutto adesso, con il decreto
che riassetta la mappa delle
province, la situazione si complica
perché emergono gli antichi rancori,
le vecchie rivalità, i comuni
suonano la tromba e si preparano a
cambiare bandiera, a fuggire con gli
stendardi chi di qua, chi di là, dove
credono di sentirsi meglio
valorizzati. E infatti le notizie che
arrivano da quei luoghi sono
inquietanti: la città di Matera
vorrebbe unirsi alla provincia di
Bari, la città di Melfi a quella di
Brindisi, la città di Venosa bussa
alla Puglia per chiedere di essere
aggregata, non importa con quale
sigla sulle targhe.
percorso dove andrà a nascondersi,
lo mostra agli avversari, poi lo
distrugge. Se gli avversari sono
stati bravi a capire, li scoveranno e
vinceranno la sfida, altrimenti
continueranno a cercare tutta la
notte, pur di non rassegnarsi alla
sconfitta. Il discorso non cambia se
si guarda altrove: i quotidiani
registrano casi di insofferenza in
Lombardia, in Toscana, in Calabria.
Riaffiora l'Italia dei mille municipi,
croce e delizia della storia, e che
appare l'esatto rovescio della
nazione che appena un anno fa ha
celebrato la sua unità.
Un pisano può appartenere allo
stesso comprensorio di un
livornese? Mai sia detto. Mi viene in
mente un rito che si tramanda dalle
mie parti. Il 2 novembre, quando si
fa visita ai cimiteri, si lasciano le
porte delle cappelle aperte: è per
fare uscire i morti, lasciarli liberi di
venire in mezzo a noi durante il
periodo dell'avvento, trascorrere
Natale nella casa dove sono vissuti
e poi tornarsene nel loro regno
appena dopo Capodanno, la notte
della Pasqua Epifania. È un mito
che esprime pietà e terrore, che
ammalia e spaventa.
Quest'anno ho l'impressione che
andrà diversamente. Se è vero che il
1° gennaio, in base al decreto
legge, le prime a sparire saranno le
giunte provinciali, che ne sarà dei
morti? Non si confonderanno anche
loro, rientrando nei cimiteri?
Questo per quanto riguarda i vivi,
non parliamo dei morti. Anche loro
saranno costretti a cambiare
provincia: un lucano che diventa
barese o brindisino o foggiano!
Migrano da un mondo di sonno a un
altro e non sappiamo cosa
sogneranno. Non è solo
campanilismo. Sotto sotto c'è
l'antico tarlo che ossessiona i
lucani: il gusto di confondere i
cartelli stradali, mescolare le carte
della geografia, escogitare un
sistema per smarrire la strada,
perdersi dentro un fazzoletto di orti
e di frutteti come l'ago in un
pagliaio.
Si comincia da bambini a imparare
quest'arte con il gioco della mappa:
una squadra disegna per terra il
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«Déjà-vu»
Oliando
il presente
è un souvenir
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in timbria, Basilicata e Mouse la sovrapposizione tra i nuovi enti accorpati e le rispettive Regioni
Quelle Pro ce tagliate (un pochino
Dietro le proteste di campanile il gioco dei partiti, per salvare gli «orti elettorali»
zia, sarà prossimamente eseguita alla presenza di una distratta.
Sappiamo benissimo che so- e miope classe politica e di quei
no passati sette secoli e mezzo cittadini rassegnati a subire l'indalla battaglia di Montaperti
degna spoliazione delle identità
grande scempio che fece l'Arbia storica, culturale ed umana delcolorata in rosso», scrisse Dan- la provincia di Matera. Si dispente) e da quando un cronista se-- sano postume e ipocrite espresnese raccontò la ferocia con cui sioni di solidarietà».
i concittadini affrontarono i fioChe basti sopprimere l'ente
rentini: «Invano invocavano es- provinciale per «condannare a
si san Zanobi in loro aiuto. Noi li morte» un territorio è ridicolo.
macellammo come un beccaio Le province hanno di fatto tre
macella le bestie nel venerdì San- competenze vere: le strade proto». Ma se ancora oggi i tifosi vinciali, gli edifici degli istituti
del Siena, al derby con la Fioren- superiori (a volte in coabitaziotina, stendono striscioni con ne con le medie di competenza.
scritto «a Montaperti c'eravamo comunale: e i conflitti non si
anche noi», vale la pena di sorri- contano), la scelta dei siti per le
derne però anche di tenerne con- discariche, e si è visto in Campato.
nia come ognuna badi al proTanto più in temprio esclusivo intepi come questi in
resse. E come spiecui i cittadini fatica- Selezione
ga Gianfranco Eabi
no a riconoscersi Per imporre
nella prefazione a
nelle istituzioni co- un taglio selettivo
«L'abolizione delle
me «loro». E questo
Province», a cura di
non ovunque è sta- occorrerebbe
Silvio Boccalatte,
to fatto. Sollevando un consenso ampio «abolire il livello poinutili tensioni alle
litico elettivo della
quali sono saltati in.
Provincia non vorgroppa questo o quel satrapo di rebbe certo dire che dal giorno
periferia, decisi a cavalcare il te- successivo nessuno si occupi
più di scuole, strade, tutela delma non tanto in difesa dell'«en
te provinciale» in quanto tale l'ambiente, promozione del turi(fosse stato salvato il loro e non smo e ripopolamento dei laghi
l'altrui potete scommettere che di montagna». Le competenze
se ne sarebbero stati zitti e quie- verrebbero spartite un po' alle
ti) quanto il loro orti elettorali.
Regioni e un po' ai Comuni. FiA Matera, il giorno dei morti, ne. E strillare come fa il sindaco
hanno affisso un manifesto lista- di Andria Nicola Giorgino che
to a lutto: «Condanna a morte l'abolizione della «Bat», la prodel territorio della provincia di vincia di Barletta, Andria e Trarli
Matera. Ne danno il triste annun.- danneggerà «le fasce più deboli
cio i suoi figli e nipoti e i cittadi- della popolazione, cui devono
ni attivi, i sindaci, i presidenti essere garantiti i servizi essenprovinciali tutti che nel corso ziali» è propaganda per la bottedella sua onorata esistenza in vi- ga elettorale.
ta hanno ricoperto tale ruolo. La
L'estendersi delle proteste, desoppressione fisica, salvo gra-- stinate a ripercuotersi alle CarneSEGUE DALLA PRIMA
IL PASTICCIO
DELLE BUONE
INTENZIONI
di GIAN ANTomo
STELLA
' tessi confini, stessi
abitanti, stesse
montagne, stessi problemi:
che senso ha sovrapporre
col copia-incolla la Regione
Mouse e la neoprovincia
i Campobasso-Isernia?
E lì che vedi i limiti della.
riduzione delle Province.
Che rischia di essere un
pasticcio mancando
l'obiettivo primo: il taglio
degli enti intermedi che
rendono obesa e lentissima
la nostra burocrazia.
Sbuffare contro le «rivolte
campanilistiche» non porta
da nessuna parte. Tutto
si può dire tranne che
siano una sorpresa.
Li
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E quanti puntano a far saltare
tutto possono trovare appigli in
un mucchio di contraddizioni.
Cosa significa, come ha spiegato
Anna Maria Cancellieri, che Sondrio e Belluno sono state salvate
anche se fuori dai parametri perché «per quelle due popolazioni, scendere ogni volta a valle
per recarsi in un ufficio pubblico sarebbe stato un problema»
soprattutto con la neve? Se quello fosse il criterio, cosa dovrebbe dire la gente di Santa Teresa
di Gallura che per raggiungere
Sassari impiega in condizioni
normali un paio d'ore?
La contraddizione più accecante, però, è quella sulla sovrapposizione tra le province accorpate di Perugia e di Terni, di
Potenza e di Matera, di Campobasso e di Isernia che si adageranno nelle rispettive regioni
dell'Umbria, della Basilicata e
del Molise come un fagiolo nel
baccello. Cosa succederà, ad.
esempio, nelle conferenze dei
servizi che dovrebbero servire a
sveltire gli iter burocratici? Ci saranno sia la regione sia la provincia pur rappresentando lo
stesso territorio, la stessa popolazione, le stesse problemati che? E daranno un parere a testa? Coincidenti o diversi? Quando nacque la regione autonoma.
della Vai d'Aosta la provincia
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re appena il progetto arriverà in
Parlamento, rischia però di mettere a rischio non solo questo o
quell'accorpamento ma lo stesso riordino complessivo. A dispetto del fatto che, sulla carta,
abbiano via via detto di essere
d'accordo (tranne la Lega) un.
po' tutti. Compresi storici avversari come Antonio Di Pietro o Silvio Berlusconi, Anna Einocchiaro o Fabrizio Cicchitto.
Il guaio è che per imporre un.
taglio selettivo, «tu sì e tu no»,
occorrerebbe un consenso forte
e largo che il governo Monti, coi
partiti sempre più in fibrillazione come si è visto dai rovesci di
venerdì, probabilmente non ha.
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preesistente venne soppressa e
non passò per la testa a nessuno
di tenersi tutte e due gli enti: perché dovrebbero ora sopravvivere quei doppioni?
Una delle due: o le province
sono indispensabili e allora chi
lo pensa deve avere il coraggio
di lasciarle dove stanno oppure
(come noi crediamo) sono inutili e allora vanno soppresse tutte,
con la creazione dove servono
delle città metropolitane, il subentro di uffici decentrati regionali e lo smistamento delle competenze. Una scelta difficile? Sicuramente meno che spiegare ai
pisani e ai Ilivornesi perché una
delle due città deve essere preferita all'altra.
«Così com'è è una cosa da pazzi. Un mostriciattolo», sospira
Augusto Barbera, il costituzionalista che da anni denuncia l'inutilità di tanti enti soprapposti.,
«Era meglio la prima idea di
Monti, quella di abolirle tutte
senza andarsi a impantanare nelle beghe delle gelosie locali. A
questo punto, comunque, c'è da
sperare che il progetto vada in.
porto perché rischiamo davvero
che salti tutto un'altra volta. Col
risultato che ne riparleremmo
chissà quando». Cose già viste.
Basti ricordare quando lo stesso
Burbera venne invitato a ritirare
la proposta di abolire le province presentata alla commissione
bicamerale presieduta da NiMe
jotti. L'argomento, gli spiegarono, «è di grande interesse ma
merita una riflessione ulteriore». Era il 19 ottobre 1993. Rifletti oggi e rifletti domani, son passati due decenni...
Gian Antonio Stella
RII,RODUZIONE RSERVA -!1,
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PARABOLE
Splendori e miserie delle Pro
Province
i,e idealità che hanno fallo l'Italia
IMENT SPLENDORI
E MISERIE
di GIAN ARTURO
FI RRARI
T I no dei libri più belli
%J di Giorgio Bocca, una
vasta ricognizione tra.
autobiografia e storia, porta
il titolo, da lui trovato e
voluto, Il provinciale. Un
titolo fortunato e felice,
perché sotto una superficie
diminutiva. l'essere a lato,
il non pretendere la ribalta
— nasconde la profondità di
una appartenenza, la
consapevolezza delle proprie
radici, Questo sentimento
duplice costituisce l'essenza
della provincialità, cosa ben
diversa dall'orgoglio di
campanile, attitudine
rurale e propria dì villici
non ancora dirozzati.
CONTINUA A PAGINA 26
di GIAN ARTURO l'I^ RR RI
SEGUE DALLA PRIMA
La provincialità è invece una dimensione
sofisticata e complessa, riferita, a differenza
del villaggio o del paese, a un microcosmo
compiuto e articolato e, a differenza della
grande città, a una fisionomia
marcatamente individuale e non a una
aggregazione informe. Derivano da qui la
Vicenza di Piovene, la Ferrara di Bassani, lai
Rimini di Ielliai. Soprattutto è proprio dei
provinciali lasciare con dolore e rimpianto
la propria città subendo l'irresistibile
attrazione del centro. O, meglio ., dei centri:
la Roma antica, dove i flavi, provinciali di
Spagna, diventarono imperatori, la Parigi
da cui il provinciale Pascal (era di
Clemont-Ferranti) mandava a un
immaginario provinciale le lettere note
appunto come provinciali, o, più
modestamente, la Roma di Bassani e
Felini, la Milano di Piovene e Bocca.
La provincialità è dunque un orizzonte
culturale, quasi sempre quello di chi la
provincia l'ha già abbandonata, una
dimensione della memoria e della ricerca
di se stessi più che una realtà fattuale. Per
questo non va confusa con il
provincialismo, la timida bandiera di chi
nella provincia resta più o meno
comodamente annidato, un atteggiamento
difensivo pronto a tramutarsi in aggressivo
quando si senta per qualche verso chiamato
in causa, Sia provincialità sia
provincialismo appartengono all'ordine
della mentalità e hanno dunque un legame
assai debole con la concretezza delle
Province, con la loro configurazione, con la
loro funzione, con la loro storia. Le
Province italiane furono costituite dopo
l'unità alla confluenza di origini e di
intenzioni diverse. Seguendo in parte i
confini degli Stati minori preunitari
(Lucca); in parte tagliandoli a metà (Parma
e Piacenza, Modena e Reggio); in parte
riproducendo l'articolazione
amministrativa dei maggiori Stati
preunitari (Regno di Sardegna, Stato della
Chiesa e Regno delle due Sicilie); in parte
accorpando territori di diversa provenienza
(la Lomellina piemontese aggiunta alla
lombarda Pavia). Ma quel che sonrattutto
contò fu il modello dei dipartimenti
francesi. l neonato Stato nazionale, in
un'epoca di comunicazioni lente e
difficoltose, con un'economia contadina,
aveva assoluta necessità di rendersi
presente, di farsi vedere
su territori tra
loro diversissimi e non intenzionati a una
volenterosa convivenza
co n. una
struttura omogenea, stabile e chiara. La
Provincia rappresentò la soluzione a questo
problema, riproducendo in scala ridotta la
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struttura dello Stato nazionale. Circondato
dal contado, il capoluogo (usualmente il
centro dei commerci e la residenza sia
dell'aristocrazia locale sia della borghesia
professionale) divenne una capitale in
miniatura. La sede delle forze di polizia (la
questura), del tribunale, del carcere,
dell'ospedale, della tesoreria, del distretto
militare, del provveditorato agli studi, del
liceo. E soprattutto, a rappresentare il
governo, della prefettura e del prefetto, di
fatto un governatore. Ampiamente usato, il
prefetto-governatore, soprattutto nell'Italia
giolittiana, per governare nel senso più lato
e meno ortodosso del termine. Ciò
nonostante, l'istituzione Provincia
funzionò, non solo nei suo darle sfide, ma
anche nel consenso e nell'affezione
popolare. Per generazioni di italiani l'unica
città conosciuta e verso la quale di fatto
gravitavano fu il capoluogo della propria
provincia. Per molto tempo si pensarono (e
forse continuano a pensarsi) come
bresciani o reggiani o senesi più che come
lombardi, emiliani o toscani. Forse persino
più che come italiani, (pando, con grande
ritardo, si diede attuazione alla
Costituzione istituendo le Regioni, questo
mondo era del tutto tramontato. L'Italia era
un Paese industriale, le comunicazioni
erano facili, la televisione aveva dato agli
italiani comunità di lingua, di costumi e di
consumi. Le Province andavano abolite
allora, quando avevano già perduto il
proprio senso. Anche se bisogna
riconoscere che le Regioni non sono mai
state amate dal sentimento popolare e che
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la recente e immotivata sottrazione
dell'articolo determinativo (perché
«regione Lombardia», presidente
Foruigoni, e non il rionale «la regione
Lombardia»?) non ha loro giovato. Per
quale ragione le Province non siano state
all'epoca abolite, lo capiscono anche i
bambini piccoli, Così come i medesimi
bambini capiscono bene perché in tempi
recenti e recentissimi si sia anzi provveduto
a moltiplicarle, in un grottesco processo di
scissione privo di fondamento storico e di
ragioni :funzionati. Non è quindi il caso di
parlarne. Mentre si deve sottolineare,
ahimè, l'occasione oggi perduta con la
riformetta degli accorpamenti. Era forse il
momento di riconoscere due dati di fatto. Il
primo: le Province (quelle antiche)
mantengono una loro realtà e vitalità
essenzialmente culturale. Va riconosciuta e,
se possibile, promossa. Il secondo: it Paese
ha bisogno di un ridisegno completo della
propria architettura amministrativa e
funzionale. Va fatto, prima progettato e poi
attuato, prescindendo completamente dalle
Province. Discorsi, c'è da temere, inutili in.
un Paese che ci si aspetterebbe angosciato
dai proprio futuro produttivo, intento a
proporre, a criticare, a riflettere sulle
rifo,me necessarie alla propria fisica
sopravvivenza. E che invece si infiamma,
con spirito tra il calcistico e il contradaiolo,
al sospetto che venga trasferita nella città
vicina l'amministrazione degli edifici
scolastici (non delle scuole) o della
biblioteca provinciale.
C M PRODUZ,), E RISERVA
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Pd e Pd, Lega e Sei: nei partiti locali, in attesa che si chiuda la partita sul Porceilum, partono le manovre
El ezioni: chi è in pista, chi lascia
Dai sindaci del terremoto agli assessori. È iniziato il totonoini
ti PIERPAOLO VEION À
„,
Ci sono anche il sindaco di
Crevalcore Claudio Broglia e
l'assessore al Welfare di Bologna Amelia Frascaroli tra i pos sibili futuri candidati al Parlamento. E per qualche volto
nuovo che arriva, tanti saranno i nomi noti per cui è giunta
l'ora del passo indietro.
Molto dipenderà dalla legge
elettorale (ora è quasi scontato
debba essere il Porcellum) ma
intanto i partiti locali hanno cominciato a fare qualche conto:
il Pd vuole le primarie anche
per Camera e Senato, nel 1Pdl si
tenta di arginare un dimezzamento delle poltrone (lasceranno Cazzola e Palmizio). set si
prepara a un paio di seggi e nella Lega si scalda Bernardini.
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CORRIERE DI BOLOGNA
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Parlamento,
via alla lunga corsa
Ecco chi è in pole
Molto dipenderà dalla legge elettorale,
ma i partiti fanno già i loro calcoli. E i nomi
servizi o cure di
PIERPAOLO VELONÀ
Su un punto, i partiti, sono
tutti d'accordo. Prima di definire le candidature per il Parlamento bisognerà capire con
quale legge sì andrà a votare
alle politiche del 2013. Sotto
questo attendismo si nasconde in realtà la consapevolezza
che le trattative romane per
cambiare la legge elettorale
potrebbero concludersi con
un nulla di fatto che — sotto
sotto metterebbe tutti d'accordo. E così è alta la possibilità che si ritorni al voto con il
Porcellum, modificato solo
nella parte relativa al premio
dì maggioranza. Se resta il Porcellum, il sistema che prevede
liste bloccate su base regionale senza preferenze, il Pd intende restituire la parola agli
elettori convocando le primarie per scegliere i parlamentari. Lo stesso vorrebbe fare
Diffusione: n.d.
qualcuno nel Pdl, ma è difficile che la proposta vada a buon
fine. Nel clima di incertezza
generale, i partiti sanno bene
che stavolta non possono sbagliare nella composizione delle liste.
L'avvento del governo tecnico ha ulteriormente minato la
credibilità della classe politica
e gli scandali giudiziari, anche
nella nostra regione, hanno
fatto il resto. Non si può sbagliare anche perché, stavolta,
il Movimento cinque stelle è
pronto a fare un solo boccone
di delusi e indecisi. E in questo clima che i partiti cercano
i candidati. Al quale si chiede
di essere «nuovo» (come suggeriscono gli spia doctor) e fedele ai vertici (che non guasta
mai). Requisiti che non sempre è facile trovare nella stessa persona. Questi sono i nomi che circolano nelle segreterie della politica bolognese.
A R, PRODUZCHE R, SEMTA
fl Pd Farà ancora la Dar e del leone. Spuntano Segrè e Venturi
Pronti alle primarie (se c'è il Porcellum
New entri? Claudio
Broglia (sindaco
di Crevalcore)
e Andrea Segrè
Il Pd ha attualmente in regione 2o deputati
e i i senatori e farà ancora la parte del leone.
Si tratta però di decidere come e a chi assegnare i seggi. Il segretario regionale Stefano
Bonaccini ha già detto di voler convocare le
primarie per scegliere i parlamentari anche
se Roma non si impegnerà in questa direzione. Il segretario provinciale Raffaele Donini
spiega che tutto dipende dalla legge elettorale. «Se rimane il Porcellum le primarie si faranno sicuramente e la regia su come artico-.
lafie spetterà a Bonaccini — dice Donini
Se ci saranno i collegi sarà il territorio a decid.ere con le primarie, ma se si torna alle preferenze le primarie non hanno senso, perché la
parola spetterebbe già agli elettori».
Alcuni nomi stanno già circolando. Tra le
new entry pronte per l'avventura romana, c'è
il sindaco di Crevalcore Claudio Broglia, che
ha gestito bene l'emergenza del terremoto e
si è fatto valere anche sul piano mediatico,
Poi Andrea Segrè, preside della Facoltà di
Agraria, già sul punto di candidarsi a sindaco
di Bologna: e l'amministrativista Luciano
Vaudelli. Tra chi aspira a un seggio ci sono
anche l'ex segretario provinciale del partito
Andrea De Maria e il capogruppo Pd in Comune, Sergio Lo Giudice.
Nuove nomination potrebbero arrivare sull'onda lunga della dismissione della Provincia. La giunta cesserà il mandato a fine anno.
Ma Donini mette subito in chiaro: «Non si va.
in Parlamento perché finisce la Provincia, però in giunta ci sono profili adeguati a quella
dimensione». Uno di questi è il vicepresidente Giacomo Venturi. Non la presidente Beatrice Draghetti che dovrà gestire la transizione verso la città metropolitana. Si ricandideranno anche Sandra Zampa, Donata Lenti,
Rita Gliedini, Salvatore Vassallo e Gianluea
Benamati. Se però i renziani otterranno un
buon risultato alle primari, la composizione
delle liste non potrà non tenerne conto.
RiPRWUZ:ONE RISERVA FA
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Sinistra ecologia e libertà Sull'assessore d sono anche molte riserve
Obiettivo due posti. Incognita Amelia
In Comune
L'assessore
Arnea Frascaroli
e Cathy La Torre
Per Sel si avvicina il momento della verità. Dopo l'azzeramento delle scorse politiche, quando la sinistra fu «espulsa» per la
prima volta dal Parlamento, la tornata elettorale del 2013 potrebbe essere l'occasione
dei riscatto. Il primo appuntamento per valutare l'appeal della proposta vendoliana sono le primarie per il candidato premier del
25 novembre. Sarà l'occasione per quantificare il «peso» di Nichi Vendola in regione.
Se si andrà alle urne con il Porceihim, le previsioni attuali assegnano a Sel non più di
due parlamentari in -Rompa. I margini si riducono ulteriormente se passerà
l'ipotesi in discussione di collocare in cima
al listone bloccato un nome di statura «nazionale», per aumentare il richiamo sugli
elettori.
Per intenderci uno come Gennaro Miglio-re o Nicola Fratoianni, fedelissimi del go-vernatore pugliese. A questo punto, gli spazi
per «gli autoctoni» si restringerebbe ulte-
riormente, almeno in termini di eleggibilità. La prassi vendoliana impone che se il numero uno in lista è un uomo, la seconda posizione spetti a una donna. A Bologna, i nomi più in vista sono quelli di Cathy La 'FOR7re, attuale capogruppo di Sel in Comune
che vedrebbe molto volentieri l'ipotesi di
una candidatura. li secondo alcuni ru mors di area — potrebbe tornare di moda
Amelia Frascaroli, assessore nella giunta
Merola e sfidante del sindaco alle primarie
per il Comune. Sulla Frascaroli però, all'interno di Sel, ci sono diverse riserve. L'idillio
della campagna elettorale sembra ormai definitivamente alle spalle. Frascaroli, prodiana della prima ora, non si è mai integrata
troppo bene con il partito. Un altro nome è
quello dì Milena Naldi, ora presidente del
quartiere San Vitale. Questo per restare a Bologna, ma non è detto che le altre province
vogliano fermarsi a guardare.
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Nella del Valor
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MUOIANO Antonio
Pdl
ORAMBILLA Michela
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BARBJERI Ernmemio
PIZZOLANTE Sgolo
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Lega Nord
Pd
BEFISANI Pier Luigi
FRANCESCHN1 Darlo
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MIGLIA:MEGA Maurizio
CASTAGNE I I i Piedulgi
MOTTA Cani
MIGLIOLI Nana
VASSALLO Sa:officge
MARCiii Meteo
ZAMPA 8.3"Edra
MARCHIONOLI Massimo
FCRUA
Di:IATI-i Alessandro
ALSONETTI Oal3riaie
BELTRANDI Mafto
MARCI-110Ni Elica
BGANDOUNI Sandro
OHJZZONI Manuale
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Popolo e Territorio
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04/11/2012
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CORRIERE DI BOLOGNA
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Armando Nanni
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Diffusione: n.d.
M i giovani chiedono a gran voce una consultazione con la base
Una pattuglia arso il dimezzamento
Volti nuovi
Galeazzo Bignarni
e Anna Maria
Bernini
Per il ?di questa tornata elettorale si annuncia tutta in salita L'altra volta andò di lusso:
21 seggi in regione tra Camera e Senato. Stavolta, le previsioni interne al partito parlano
di una vera e propria falcidia: se rimarrà il Porcellum, agli azzurri emiliano romagnoli dovrebbero restare appena una decina di seggi.
Presentimenti foschi, eppure giustificati dai
sondaggi che danno il ?di in caduta libera,
senza dimenticare le scissioni che hanno privato il partito di nomi di richiamo (qui furono
eletti, per esempio Gianfranco Fini ed Enzo
Raisi, fuoriusciti due anni fa con la diaspora
che diede vita a Eli). Se sarà confermata l'attuale legge elettorale, come appare probabile, è
prevedibile che un numero minore di posti a.
disposizione possa scatenare guerre ancora
più accese per essere inseriti nel listone regionale. E tutto questo difficilmente favorirà il ricambio.
Perché molti nomi storici del partito non.
hanno alcuna intenzione di mollare. Si rifalle-
no sotto i senatori Filippo Berseli' e Giampaolo Bcttamio, il deputato Fabio Capati" e la.
collega. Anna Mariaernini,
Bernini,
che fu
manche ministro negli ultimi scampoli del governo Berlusconi. Si ritireranno invece Giuliano Cazzola,
Massimo Paimizio.
Il grande tema, a questo punto, è capire come saranno assegnati i seggi. L'ala dei giovani
guidata dal consigliere regionale Galeazzo 131gnami chiede a gran voce le primarie, sull'esempio del Pd. Se ci saranno le primarie Bignami potrebbe anche partecipare. Ma sarà
Roma ad avere la parola definitiva anche su
questo. Il prossimo passaggio, a breve termine, sono le primarie ancora in forse per candidato premien, B termine per presentare le candidature è il 16 novembre e il lavoro è ancora
a zero. Se mai ci saranno, le primarie per il candidato premier saranno un momento decisivo
per valutare il peso delle cordate interne al partito.
a RIPRODUZIONE RISERVATA
La Lega Nord Senza alleanze, solo il roporzionale darebbe garanzie
Addio Alessandria avanti Bernardini
Leader
Il consigliere
Manes Bernardini
e Gianiuca
«Basta con le liturgie dei vecchi partiti, se
non sappiamo ancora quale sarà la legge elettorale noi di elezioni non parliamo». Parola
di Manes Berriardini, consigliere comunale
e regionale della Lega Nord, uno dei più stretti collaboratori del leader del Carroccio Roberto Maroni. Il successore di Umberto Bossi
ha detto in passato che Roma è un obiettivo
secondario, meglio puntare alle regioni del
Nord. E però, le prossime elezioni politiche
saranno decisive per valutare lo stato di salute del partito dopo lo scandalo di Belsito e il
repulisti che ha portato all'azzeramento della classe dirigente legata a Umberto Bossi. La
campagna d'autunno in vista delle elezioni è
già iniziata. E riparte proprio da BOlogna:
l'il novembre, con una manifestazione nazionale e comizio finale a porta Saragozza
con Maroni in persona.
Difficilmente alle prossime elezioni la Lega riproporrà l'alleanza con il Pdt. Ognuno
per conto suo. Nel Carroccio emiliano sanno
bene che correndo da soli l'unica speranza per confermare l'attuale numero di
parlamentari (sei: due senatori e quattro deputati) è che rimanga il Porcellum; o al massimo che si opti per un bel proporzionale.
«Se ci saranno i collegi uninominali per noi
è la fine, al massimo prendiamo un seggio a
Piacenza», sì mormora nel partito.
Visto che però il porcellum potrebbe alla
fine fare comodo a tutti, per adesso si ragiona come se le cose non dovessero cambiare.
L'intendimento del Carroccio è confermare
la nomenclatura attuale, con in testa la senatrice Angela Maravento e Gianittea Pini (n.Cambi leader del Carroccio in regione). Non
dovrebbe essere riproposto Angelo Alessignchi, troppo legato all'era-Bossi. Dopo l'escalation delle ultime comunali, ci vorrà però anche un bolognese. E Bernard:mi potrebbe essere la persona ideale. Dovrebbe però lasciare i seggi in Comune e Regione. Si può fare.
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CORRIERE DI BOLOGNA
Direttore Responsabile: Armando Nanni
Diffusione: n.d.
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Com'è ora: gli eletti in Emilia Ramagna
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Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
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04/11/2012
CORRIERE DI BOLOGNA
Direttore Responsabile: Armando Nanni
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Diffusione: n.d.
LINTRICATO ADDIO ALLA PROVINCIA
r.11.1UNSIZIONE
E RISCHIO CAOS
fif MASS I
J MARZO
I tema della chiusura
delle provincie e dei relativi malumori
però ancora le cronache dei prossimi giorni. Va
subito sottolineato che è
giusto e doveroso ridurre
gli enti di governo. Anzi, a
dire il vero, tutto ciò che è
«politica» andrebbe diviso
per due se non per tre (eliminandone i due terzi):
troppi parlamentari, consiglieri regionali, provinciali,
comunali. Conflitti di competenze tra enti che non
fanno altro che allungare i
tempi delle decisioni, ritar
dando l'attuazione di progetti essenziali. Da questo
punto di vista, l'eliminazione delle provincie, senza un
contestuale «dimagrimento» di tutto il resto configura l'operazione «tagli alla
politica» come non necessariamente equa e tutto sommato semplice da realizzare. Le province, seppur importanti, sono la cenerentola degli enti locali, non dovendo gestire gli stessi denari delle regioni e non
avendo le responsabilità dirette dei sindaci.
Nel caso di Bologna, poi,
siamo a un bivio importante. Da un lato ci sono ancora molte partite aperte dal
lato infrastrutturale (come
B Passante nord) e, dall'altro vi è il tema di passaggio
a Bologna metropolitana
che non pare semplice. Lo
spezzatino di competenze
che caratterizza la nostra
pubblica amministrazione
vede la provincia nei mezzo
di regioni e comuni e il passaggio a un nuovo regime
provocherà certamente lungaggini e ritardi. Forse, la
fretta con la quale il governo vuole chiudere il capitolo provincie rischierà di provocare lungaggini ulteriori
nel futuro, quando il passaggio delle consegne alla
città metropolitana creerà
non pochi intoppi. E ancora: è vero che i presidenti di
provincia devono curare la
tran sizione affiancati da
consulenti non meglio identificati. E se si fosse lasciato
terminare tutto alla scadenza naturale del mandato?
Forse la transizione sarebbe stata gestita con i pieni
poteri senza il caos che inevitabilmente si creerà..
Certo, si dirà, ci sono province e province: in alcune
aree del paese esse sono veramente inutili, e malgestite. A Bologna le cose sono
un po' diverse: la provincia
è sempre stata molto attiva
e ben gestita. È che non possiamo più permettercela. È
un po' come se il governo
se la fosse presa con i più
deboli, le province, appunto, lasciando i forti al loro
posto, ben pasciuti. Non si
vedono all'orizzonte riduzioni drastiche dei consigli
regionali, del Parlamento
(solo a partire dal 2018, pensate un po'), e di tutto quanto è politica.
Ma è tutta colpa del governo Monti? No. E la politiCa che ancora non capisce
nulla di ciò che sta accadendo: î ritardi al decreto sui tagli ai costi della politica, rivelano come la miopia sia
la malattia più grave che colpisce i nostri eletti, a tutti i
livelli, Il problema è che i
politici usano male i soldi
che loro affidiamo: cene false, case acquistate col denaro pubblico, e chi più ne ha
più ne metta. E allora, per
parafrasare Wittgenstein, il
denaro non va lasciato nelle mani di chi non sa spenderlo bene, nel senso di farlo fruttare, per il bene della
collettività. Forse, contestualmente ai tagli (sacrosanti) bisognerebbe studiare anche un meccanismo di
«merito» per le autonome
locali che meglio spendono
per le loro comunità, lasciando a bocca asciutta chi
butta via le risorse pubbliche in varie amenità.
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04/11/2012
GAZZETTA DI PARMA
Direttore Responsabile: Giuliano Molossi
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 45.153
Diffusione: 37.669
Parma Piacenza, tutti i numeri
Secondo il «Sole 24 Ore», la nuova «PiPa» farebbe crescere leggermente la percentuale
dei senza lavoro: da3,7 a4,2%. Restano buoni gli indicatori di reddito e offerta nel tempo libero
Le nuove province? Non solo
una questione geografica. Ma anche economica, al di là delle delle
«guerre» identitarie tra una città
e l'altra. C'è chi ci perde e chi ci
guadagna. E' lo spaccato che
emerge dalla classifica pubblicata
ieri sul «Sole 24 Ore», che prende
in considerazione vari indicatori.
Parma unita a Piacenza si colloca
ancora in buona posizione sui
fronti del reddito pro capite, i risparmi e il lavoro. Tuttavia, per
quanto riguarda in particolare
quest'ultimo aspetto, dovremmo
fare qualche passo indietro. La
nuova provincia, infatti, secondo
l'elaborazione del «Sole» su dati
Istat 2011, porterebbe a un leggero
aumento del tasso di disoccupazione: da sola, Parma guidava la
classifica delle province con il minor tasso di disoccupazione
(3,7%), ma l'unione con Piacenza
farebbe crescere leggermente la
percentuale (4,2%) de costerebbe
la «retrocessione» al terzo posto.
Una graduatoria generale che
non tiene conto delle province autonome, ma che fotografa una situazione di cambiamento soprattutto al Nord, mentre al Sud il
quadro appare pili omogeneo e
livellato. Piacenza-Parma avrebbe
un reddito pro capite di 29.995
curo, piazzandosi all'undicesimo
posto su 51 province. Quattordicesima posizione, invece, per
quanto riguarda i depositi bancari: 1257,2 euro per abitante.
Dai 440mila. circa abitanti attuali della provincia di Parma, si
passerà a 731.995, arrivando ai
28esimo posto per popolazione,
con 121,2 abitanti per lun.q. Per
quanto riguarda il numero di reati,
invece, Piacenza-Parma (questa la
denominazione ufficiale) si collocherebbe in 32esima posizione, ossia nella seconda metà delle zone
più virtuose: 1.395 tra denunce e
arresti/fermi ogni 100mila abitanti, contro i 2,008 della maglia nera
Reggo Calabria. Anche se, per
quanto riguarda questo aspetto, la
presenza della criminalità non può
certo essere misurato solo in base
al numero di denunce presentate.
Di buon livello resterebbe, invece, l'offerta per il tempo libero:
8.292,6 spettacoli ogni 1.00mila
abitanti in un anno e decimo posto
nella classifica generale. E il verde? Eaccorpamento con Piacenza
ci piazzerebbe in quattordicesima
posizione, con 168 metri quadrati
a disposizione per abitante.
E ora, referendum piacentino
pro Lombardia permettendo,
non ci resta che attendere la nuova mappa per verificare le previsioni. 4>
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04/11/2012
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GAZZETTA DI PARMA
Direttore Responsabile: Giuliano Molossi
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 45.153
Diffusione: 37.669
Il reddito pro capite annuo
Provincia
Alessandria - Asti
Bergamo
Sondrio
Irriperia - Savona
Reggio Eroina - rwioderia
Pavia
V: Cef ?A
30.412
Brescia
311,309
Rovigo - Verona
30.165
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Ravenna Farli Gesena - Rr 29.831
IL
29.771
ci
Frosinone - Latina
Eli Rieti - Viterbo
L'Aquila - lerarno
Chieti - Pescara
Carnpobasso - i S e rnia.
Potenza - Matera
Ascoli - Fermo Macerata
Crennona - Lodi - Mantova
li 148
Como - Lecco - Varese
Cosenza
Padova -Treviso
Catanzaro - CroIone Vibo Valentia 16.957
16377
16.527
44C
Genova
Brindisi - Taranto
Livorno - Lucca Massa -Pisa 27.7B4
Napoli
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il Resto del Carlino
04/11/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 183.714
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Diffusione: 137.247
Romagna, la super provincia
fa già paura a mezza Emilia
E parte la corsa per la presidenza: i primi nomi
N
GIovarall
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Akert
varlolì-
Ca:add
BOLOGNA
PRIMA bisognerà capire che funzioni avrà e con quale metodo sarà scelto il suo presidente. Di sicuro, però, la nuova Provincia unica di Romagna ha già tutte le carte in regola per
dettare legge nel E113.01,0 assetto istituzionale della via Emilia
e avere un ruolo molto più incisivo di quanto, fino ad oggi,
abbiano avuto le tre province separate di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. La popolazione (884mila abitanti) la pone al
terzo posto della classifica regionale, mentre il Pii 'aggregaIo' (33.896 milioni di curo) le fa superare la città metropolitana di Bologna e la pone nella seconda piazza dietro alla Provincia di Modena e Reggio Emilia.
Numeri che dovranno però accompagnarsi a un peso politico e a una capacità di governo e influenza da mettere tutta
alla prova. Le 'trattative' per assegnare sede principale e ser-
vizi tra i vari capoluoghi è stata segnata da polemiche e accuse reciproche. In attesa di capire, in base alla legge nazionale, quali saranno le reali In nzioni dei nuovi enti in tutta Italia, un accordo di massima in Romagna sembra essere stato
già raggiunto: la sede della Provincia unica sarà a Ravenna,
come tra l'altro prevede la legge, in quanto città più popolosa; la Prefettura dovrebbe accasarsi a Forlì; la sanità (con il
laboratorio di Pievesestina) a Cesena e la sicurezza, intesa
come questura, a Rimini.
ALTRO aspetto non di poco conto sarà la guida della nuova
Provincia. Il preside Elle sarà scelto direttamente dai cittadini, oppure dai consigli comunali? Potrà essere uno dei sindaci dei Comuni capoluogo?
Nel dubbio il 'toto nomi' è già partito: tra i papabili i forlive-
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il Resto del Carlino
04/11/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 183.714
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Diffusione: 137.247
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si Giancarlo Mazzuca, deputato Pdi, e il sindaco Roberto
Balzani, da sempre grandi promotori del progetto della Provincia unica. Cesena risponde con l'ex sindaco Giordano
Conti e l'ex assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni, mentre Rimini potrebbe puntare sull'ex sindaco Alberto
Ravaioli o l'ex presidente di Apt, Giuseppe Chicchi. Ravenna proporrebbe il senatore Pd ed ex primo cittadino, Vidmer Mercatali, o l'attuale questore della Camera (sempre
Pd), Gabriele Albonetti. Farli potrebbe puntare anche su
Roberto Pinza (ex parlamentare).
In questo mare di nomi e proposte una certezza, però, c'è: se
per la presidenza si proponesse il nome di Raoul Casadei,
meraviglioso interprete dì 'Romagna mia', di sicuro nessuno si scandalizzerebbe.
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la Nuova Ferrara
Direttore Responsabile: Paolo Boldrini
04/11/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 13.462
Diffusione: 9.640
LE CLASSIFICHE DOPO IL RIORDINO
Province, Ferrara resta a galla
per spettacoli e disoccupati
La vecchia Provincia di Ferrara
fa la figura della cenerentola a
confronto delle nuove super- Province uscite dal riordino
voluto dal governo. I dati messi
in :fila dal Sole 24 Ore fotografano una realtà lenito naie con più
fragilità che punti di forza, anche se bisogna tener conto degli
indubbi vantaggi dell'aver conservato l'autonomia: primo tra
tutti la possibilità di diventare
un polo di aggregazione per realtà confinanti, nel l\4antovano come nei Rodigino. momento,
però, Ferrara si piazza nelle prime venti province italiane solo
in due delle otto classifiche elaborate dal quotidiano. Una di
queste è, tra l'altro, il lavoro, nella quale risulta 18 ° su 51, con un
dato però tutto da verificare: un
tasso di disoccupazione del
5,9%. In testa a questa classifica
ci sono :non a caso Cuneo, Bergamo, Piacenza-panna, Belluno e
\licenza. L'altra graduatoria dove restiamo forti, all'il° posto, è
il divertimento, misurato in numero di spettacoli ogni 100mila
abitanti (In testa la Romagna).
Per il resto maluccio la ricchezza
(siamo al 28° posto con 26.961
euro pro capite) il verde (30°),
numero di abitanti (35°) e la criminalità (38°). Male a sorpresa
risparmi (43° con 1.124 curo a testa) e i residenti (46°).
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04/11/2012
ROMAGNA
FORLÌ &
CESENA
Direttore Responsabile: Franco Fregni
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Diffusione: n.d.
VOX POPULI CONFCOMMERCIO
Province, Regioni e Comuni Ecco
cosa vorrebbero tagliare i politici
CESENA II pretesto dialettico del
riordino istituzionale, tema del
Vox populi promosso da Confcommercio cesenate a Teleromagna, è sata l'occasione per
un dibattito ad ampio raggio su
questa stagione politica di
straordinaria precarietà a cui fa
da sfondo la terribile crisi economica e la necessità assoluta
di alimentare la crescita per i
cittadini e le imprese. A dibattere si sono ritrovati il presidente Confcommercio cesenate
Corrado Augusto Patrignani,
l'on. Sandro Brandolini (Pd); il
consigliere regionale Pd Damiano Zoffoli; il segretario provinciale Lega Nord lacopo Morrone; Gianfranco Miro Gori, sindaco di San Mauro Pascoli, Samuele Albonetti, del coordinamento regionale Mar, Alessandro Rondoni, capogruppo Pdl in Vox Populi negli studi di Teleromagna
consiglio comunale a Forlì. In
collegamento telefonico il sindaco di Piacenza Roberto Reggi.
Secondo Brandolini la riorganizzazione istituzionale dovrebbe partire dalle
regioni: ne basterebbeo 8-10 e anche i comuni dovrebbero essere più accorpati. No quindi alla Regione Romagna perché già ce ne sono troppe.
Per Damiano Zoffoli il prossimo Parlamento dovrà provvedere al dimezzamento dei parlamentari in Camera e Senato. Dovrà essere un governo
funzionale al cambiamento, cioè costituente. Zoffoli ha messo in luce che
da un sondaggio su Cesena e Forlì è risultato che ben il 40% dei cittadini
oggi non si riconosce più in uno schieramento preciso. Per Rondoni le province devono essere abolite tutte. "Occorre una Regione Romagna - ha
detto - con facoltà di interloquire con Stato e Bruxelles. La Provincia Romagna invece allontanerà di più la politica dal territorio senza risparmiare
sui costi. Serve dunque un referendum sulla Regione Romagna".
Referendum a cui si è detto favorevole il sindaco Miro Gori, che pure non
è d'accordo sulla Regione Romagna. "Sono a favore del referedum per la
Romagna che secondo me i cittadini valuterebbero positivamente, così come stiamo facendo per il Comune unico del Rubicone".
L'esponente del Mar ha ribadito la necessità della Regione Romagna per
far sì che il territorio romagnolo goda di più delle proprie risorse. Morrone
per la Lega ha proposto che il 70% delle risorse locali rimangano ai comuni.
Il sindaco di Piacenza ha detto che la riforma delle Province è stata fatta
troppo in fretta. Per il presidente Confcommercio Patrignani il vero problema non è il riordino istituzionale delle Province (Confcommercio è dal canto
suo favorevole al referendum sulla Regione Romagna), ma il riordino delle
tasse e della burocrazia per sostenere le imprese e favorire la crescita.
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CESENA .21mW
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costa5milaeuroal mese
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LAWOCE
04/11/2012
ROMAGNA
RIMINI &
SAN MARINO
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Franco Fregni
Diffusione: n.d.
RIORDINO DELLE PROVINCE
E' nata la Romagna
E non tutti se ne
sono accorti
di Paolo Gambi
'nata la Romagna. Magari non tutti se ne
sono accorti, ma il decreto taglia-provincie
del Governo Monti entrato in vigore pochi
giorni fa ha avuto anche questo effetto: la
Romagna, per la prima volta dai tempi di Napoleone
sta per tornare ad esistere anche per lo Stato italiano.
Bisogna dire grazie (senza però esagerare) à
Governo Monti, che dai palazzi del potere ha servito
il piatto dell'accorpamento delle province. Ma
bisogna anche dire che il dibattito sul territorio, per
quanto in alcuni momenti acceso, ha portato poi alla
scelta condivisa di rottamare le tre provincie di
Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e di crearne una
nuova: la provincia di Romagna. Nel 1845 d'Azeglio
attraversò la Romagna e si sentì ispirato a scrivere un
opuscolo che ebbe allora un gran successo, "Gli
Ultimi casi di Romagna", in cui criticava il metodo
delle congiure segrete, che in quei tempi
infiammavano la politica romagnola. Direttamente
dal Risorgimento qua sono spuntati come funghi
nuclei di repubblicani, nel 1881 il romagnolo Andrea
Costa aveva già fondato il Partito Socialista
Rivoluzionario di Romagna. Qua c'erano Arpinati,
Bendazzi, Ettore Muti. Qua c'era Mussolini. Più
avanti c'è stato anche Zaccagnini. Qua sono
prosperate le cooperative, i nuclei sindacali, e il Pci
ha mostrato il suo volto di governo in anni
impensabili. Qua la politica è sempre stata una cosa
seria, una cosa per cui si sacrificava anche la vita.
Però si vede che tutto il sangue versato dai romagnoli
per l'Unità d'Italia sapeva troppo di sangiovese per
prenderlo sul serio. Infatti lo Stato italiano non ha
mai riconosciuto neanche l'esistenza della Romagna.
Forse perché, all'inizio, quel sangue versato per il Re
F
piemontese era sangue repubblicano. Per questo
quando si fece l'Italia, questa "razza rozza e fiera,
adatta a rinsanguare l'Italia" finì per pigliarle dallo
Stato per cui aveva combattuto. E la Romagna venne
accorpata agli antichi ducati emiliani, "per
stemperare il rivoluzionarismo romagnolo nel
moderatismo dei ducati", come si ebbe a dire già
allora. E quando, decenni dopo, in sede di Assemblea
Costituente si discusse della regione romagnola,
l'argomento rimase in sospeso, in attesa di sviluppi
dell'impianto regionalistico. E tutto è rimasto nei
cassetti di qualche burocrate a Roma. Così la
Romagna si è ritrovata nell'Emilia-Romagna, l'unica
regione composita rimasta in Italia senza Statuto
speciale. Ma c'è di più. Perché in 40 anni di vita la
regione Emilia-Romagna non ha mai provveduto,
nonostante i molti tentativi e le molte proposte,
anche popolari, a delimitare quale fosse il territorio
romagnolo e quello emiliano. Risultato: dà punto di
vista giuridico, la Romagna sino ad oggi non è
neanche esistita. Era al massimo la terra di Raoul
Casadei, o il posto dove i turisti vengono a mangiare
la piadina in riva à mare. Spesso non è esistita
neppure per molti romagnoli, tutti intenti a guardare
al proprio piccolo campanile. O a Bologna. Per cui
non si può non definire storico il traguardo in cui lo
spezzettato territorio romagnolo, per la prima volta
dai tempi delle truppe napoleoniche, diventa un
ente autonomo, esiste anche per lo Stato. Non era
mai successo nell'Italia repubblicana, e neppure in
quella monarchica. Resta solo una situazione un po'
paradossale: se qualcuno avesse mai detto ai
rivoluzionari romagnoli ottocenteschi che avrebbero
dovuto dir grazie à governo dei banchieri,
probabilmente si sarebbe preso una bella
schioppettata.
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38 LETTERE & COMMENTI
Anche Di Pietro caduto
SII una casa
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05/11/2012
il Resto del Carlino
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REGGIO
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Davide Nitrosi
Diffusione: n.d.
Le nozze Reggio Modena
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per il numero di abitanti
Siamo ai vertici anche per reddito e risparmi
UNA CORAZZATA. E' questa l'immagine
che dà di sè la nuova superprovincia
Reggio-Modena voluta dalla «Orma degli enti
locali. Ci ritroviamo all'undicesimo posto in
Italia per numero di abitanti, al sesto posto per
la ricchezza, all'ottavo per i risparmi e al nono
per il lavoro. Siamo messi abbastanza bene
quanto a numeri di reato: 39esimi su 51
province. A centro classifica per il tempo libero
e il verde urbano, l'unico dei dati che è riferito
ai soli capoluoghi. Le nuove classifiche sono
state pubblicate dal Sole 24 Ore su dati Istat,
Istituto Tagliacarne, Bankitalia. Abi e Siae.
dato che più impressiona è quello della
popolazione, con un milione e 231mila
abitanti. Diventiamo la prima provincia
dell'Emilia-Romagna, con 114mila abitanti in
più della Romagna e 239mila più di Bologna.
In compenso, Bologna ha maggiore densità di
popolazione: in regione veniamo al secondo
posto, prima della Romagna.
ANCHE i numeri dell'economia ci mettono in
prima fila. Nel reddito pro capite, uniti con
Modena, siamo sesti, prima di noi solo
Milano-Monza, Bologna, Roma, Bergamo e
Sondrio. Piacenza-Parma e Romagna
viaggiano all'1 lesina° e l2esimo posto. In
rapporto al reddito, siamo meno risparmiatori
di altri: ottavi (comunque un ottimo
piazzamento), superati da quattro province
venete, da Roma, da Grosseto-Siena e Genova
che, salvo Roma, stanno tutte dietro
Reggio-Modena per la ricchezza. La classifica
del lavoro ci colloca al nono posto, battuti in
regione da Piacenza-Parma e da Bologna.
Interessante, per il lavoro, citare la posizione
della nuova provincia
Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, considerati
i tanti immigrati a Reggio: la nuova provincia
calabrese è quart'ultima, con un tasso del 13,1
di disoccupazione, al 43esimo posto per
ricchezza (16.957 euro il reddito pro capite) e
49esima per risparmi (1.095 euro in depositi
bancari/abitante). Il numero di reati del 2011
denunciati e di arresti ci pone all'ultimo posto
(il migliore) in regione, subito dopo Ferrara.
NON ECCELLIAMO in spettacoli. La
Romagna è seconda in Italia (dopo Roma).
Veniamo battuti da Piacenza-Parma, Ferrara
e Bologna. E il verde urbano? Niente di
entusiasmante: Reggio e Modena capoluoghi
hanno 120 metri quadrati per abitante, contro i
1.169 dei capoluoghi romagnoli (secondi. in
Italia), e 48 meno di Piacenza e Parma.
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IL CONFRONTO
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POPOLAZIONE
I residenti
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•
pressunE
I
ROMAGNA
FORLÌ &
CESENA
Direttore Responsabile: Franco Fregni
05/11/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Diffusione: n.d.
LETTERE AL DIRETTORE
Le lettere non devono superare le 30 righe di testo.
Non si accettanolettere anonime.
L'indirizzo di posta elettronica è [email protected]
Provincia
di Romagna
ed 'effetti
collaterali'
Caro Direttore,
ho letto l'articolo di Paolo
Gambi dal titolo: "E' nata la
Romagna e non tutti se ne
sono accorti". Virtualmente
dico io, in quanto la vera
Romagna nascerà quando
diventerà la 'Romagna
Autonoma' e cioè la
ventunesima Regione
italiana.
Gambi afferma che bisogna
dire grazie al governo Monti
per aver approvato questa
normativa, ma lui omette di
fare alcune considerazioni
che, invece, mi sembrano
inevitabili e doverose.
Certamente, lo Stato ha
ridotto le province per
risparmiare denaro pubblico
anche se il profitto reale si
vedrà nel tempo, poichè le
spese inziali per accorpare
tanti enti pubblici temo
saranno assai consistenti e
probabilmente anche i servizi
non saranno efficienti al
100% e, almeno inizialmente,
produrranno qualche disagio
ai cittadini.
Ma quando si interviene sulla
cartina occorre tener
presente un po' di tutto. Ad
esempio del campanilismo
che potrebbe nascere fra le
esistenti Province come
sappiamo già, ad esempio, fra
i livornesi e i pisani, come
dire, fra cane e gatto.
Inoltre, il disagio dei cittadini
che dimorano sul
Montefeltro e si devono
recare in un ufficio della
Provincia che - nel caso della
Romagna - sarà la capitale
Ravenna e dovranno
sobbarcarsi per una pratica
150 chilometri. Oppure, come
ignorare il flusso di persone
che verranno a perdere le
Città di Forlì o di Rimini con
conseguente mancanza di
introiti per i parcheggi, per
non parlare degli effetti
nefasti sugli esercizi pubblici.
Impossibile dimenticare
anche i disagi per i
dipendenti che si dovranno
spostare da una città all'altra
con le proprie auto dovendo
fare tanti chilometri su strade
molto frequentate per cui, nel
periodo estivo, si possono
perdere ore, oppure tanti
dovranno traslocare e pagare
poi le tasse in quella città. E
pure il disagio per la
Prefettura, per la Questura e
altri enti o anche gli stessi
Comuni che hanno in
dotazione terreni demaniali o
altri beni.
Per carità, il governo
qualcosa doveva fare per
ridurre i costi, ma avrebbe
dovuto tener conto anche
delle distanze fra grandi
Province come Forlì-Cesena e
ad esempio Rimini che, come
ben sappiamo, ora
comprende anche i sette
comuni del Montefeltro.
Vogliamo sperare che questa
unificazione porti ben presto
a quel sogno che tutti i
romagnoli (o quasi) anelano
e cioè veder nascere
finalmente la Romagna
Autonoma. Cordiali Saluti
Albino Orioli
(Santarcangelo di Romagna)
Pagina 6
6 COMMENTI
Fra medicine e placebo
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06/11/2012
il Resto del Carlino
MODENA
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Diffusione: n.d.
Le nozze Reggio Modena
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Siamo ai vertici anche per reddito e risparmi
UNA CORAZZATA. E' questa l'immagine
che dà di sè la nuova superprovincia
Reggio-Modena voluta dalla riforma degli enti
locali. Ci ritroviamo all'undicesimo posto in
Italia per numero di abitanti, al sesto posto per
la ricchezza, all'ottavo per i risparmi e al nono
per il lavoro. Siamo messi abbastanza bene
quanto a numeri di reato: 39esimi su 51
province. A centro classifica per il tempo libero
e il verde urbano, l'unico dei dati che è riferito
ai soli capoluoghi. Le nuove classifiche sono
state pubblicate dal Sole 24 Ore su dati Istat,
Istituto Tagliacarne, Bankitalia. Abi e Siae.
dato che più impressiona è quello della
popolazione, con un milione e 231mila abitanti.
Diventiamo la prima provincia
dell'Emilia-Romagna, con 114mila abitanti in
più della Romagna e 239mi1a più di Bologna.
In compenso, Bologna ha maggiore densità di
popolazione: in regione veniamo al secondo
posto, prima della Romagna.
ANCHE i numeri dell'economia ci mettono in
prima fila. Nel reddito pro capite, uniti con
Modena, siamo sesti. prima di noi solo
Milano-Monza, Bologna, Roma, Bergamo e
Sondrio. Piacenza-Parma e Romagna viaggiano
all'i lesimo e 12esimo posto. In rapporto al
reddito, siamo meno risparmiatori di altri:
ottavi (comunque un ottimo piazzamento),
superati da quattro province venete, da Roma,
da Grosseto-Siena e Genova che, salvo Roma,
stanno tutte dietro Reggio-Modena per la
ricchezza. La classifica del lavoro ci colloca al
nono posto, battuti in regione da
Piacenza-Parma e da Bologna. Interessante, per
il lavoro, citare la posizione della nuova
provincia Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia,
considerali i tanti immigrati a Reggio: la nuova
provincia calabrese è quart'ultima, con un tasso
del 13,1 di disoccupazione, al 43esimo posto
per ricchezza (16.957 euro il reddito pro capite)
e 49esima per risparmi (1.095 curo in depositi
bancari/abitante). Il numero di reati del 2011
denunciati e di arresti ci pone all'ultimo posto
(il migliore) in regione, subito dopo Ferrara.
NON ECCELLIAMO in spettacoli. La
Romagna è seconda in Italia (dopo Roma).
Veniamo battuti da Piacenza-Parma, Ferrara e
Bologna. E il verde urbano? Niente di
entusiasmante: Reggio e Modena capoluoghi
hanno 120 metri quadrati per abitante, contro
1.169 dei capoluoghi romagnoli (secondi in
Italia), e 48 meno di Piacenza e Parma.
Ora resta il nodo del nome. Secondo
l'onorevole Giovanardi del Pdl è tutto già
deciso: si segue l'ordine alfabetico, quindi sarà
Modena e Reggio Emilia.
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MODENA
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
06/11/2012
Periodicità: Quotidiano
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L CONFRONTO
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POPOLAZIONE
I residenti
nella nuova provincia
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MODENA
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▪ DENSITÀ
Abitanti x km/q nel 2011
• RICCHEZZA
Reddito
pro capite in euro
11
30.590
29.995
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1.257,2
33.118
• RISPARMI
Deposito bancari
in curo per abitanti
(2006/10)
Q. LAVORO
Tasso di disoccupazione
5
4,2
4,7
REATI
Denunce e arresti/fermi
ogni 100mila abitanti
•
1.264
1.395
1.55 5
• TEMPO LIBERO
Spettacoli ogni 100mila
abitanti nel 2010
• VERDE URBANO
-----------------Metri' quadri
a disposimne per a hitante
13
5.764,3
8292,6
7.896,8
120,4
68,0
37,0
POPOLAZIONE
Da notare che Modena era davanti a Reggio Emilia: uno dei
motivi per cui a Modena in tanti volevano che il nome della nostra
città precedesse quello di Reggio
Pagina 4
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press unE
il Resto del Carlino
MODENA
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Provincia unificata:
Simonetta Salieri
domani alla facoltà
di Giurisprudenza
DOMANI alle ore 17,30 nell'aula
B della facoltà di Giurisprudenza
• via San Geminian.o 3, avrà luogo un'iniziativa aperta al pubblico sul tema «La provincia di Modena e Reggio o di Reggio e Modena: una riforma in corso», con Simonetta Saliera, vice presidente
Regione Emilia Romagna e Graziano Pini, docente di Economia
Politica.
La riforma nazionale delle
zioni, così faticosamente avviata,
prevede anche la trasformazione
delle province in enti di secondo
livello, con funzioni riviste e meglio precisate. Essa dovrà riguardare tutte le istituzioni, dall'Ue fino alle circoscrizioni, semplificando, riducendo e precisando. Il territorio di Reggio e Modena sarà
quello più ampio e più forte della
regione, in grado di competere a
livello mondiale. Saranno forniti
dati e valutazioni su confini, peso
specifico, ruolo e funzioni, e vi sarà spazio per domande ai relatori.
Il terna è molto "caldo" sia dal
punto di vista economico-giuridico, sia da quello più squisitamente politico sia, infine, da quello
più modesto del campanilismo
dei territori interessati.
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06/11/2012
Periodicità: Quotidiano
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RAVENNA
Periodicità: Quotidiano
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Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
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Per sette assessori il futuro è un rebus
C'è chi si godrà la pensione. E chi si era dimesso proprio per entrare in giunta_
di FRANCESCO MONTI
UN MANDATO durato appena un anno e mezzo: e quello
dei sette assessori provinciali che salvo modifiche in Parlamento — dovranno fare le valigie entro il primo gennaio. Il
decreto legge varato dal governo prevede che le loro funzioni
vengano assunte da tre consiglieri provinciali scelt
dente dell'ente.
I componenti della giunta, quindi, usciranno (ahn no p
momento) dalla scena politico-ani min istrativa. Il viceprestdente Gianni Dessi, al centro delle polemiche che Rianno
compagnato la nascita della giunta nella primavera"
(l'Idv reclamava per se il ruolo di numero due d
un dipendente di Nera, attualmente in aspetti
condizione per Secondo Valgimigli, dipendert.
à autostrade, e Paolo Valenti, insegnante di 044
ria: quest'ultirno, già nel 2004, aveva assuntO'
assessore a Faenza (anche quella giunta, corné:
vinciate, era guidata da Claudio Casadio
)
IL SIPARIO sulla giunta provinciai
me una beffi per Eleonora Proni, che
sumere l'incarico in piazza dei Cadua
era dimessa da vicesindaco di Bagriaeà .vallo: faceva parte della giunta nella
tadina della Bassa Romagna fin
2004. «Quando decadrò dalla mia ca
rica, semplicemente non sarò più
un amministratore pubblico, e
prenderò le mie decisioni — taglia corto l'assessore all'istruzione.
Per il momento, l'impegno è indirizzato a far sì che il
passaggio al nuovo assetto
sia il meno traumatico possibile. Uno degli ultimi atti
che riguardano le mie deleghe sarà la del ibera sul nuovo assetto dell'offerta formativa».
Un altro caso curioso è
quello di Mara Roncuzzi,
che prima di entrare in carica ha lasciato la sua attività
di esperta di ambiente e sicurezza sul lavoro alla ditta Servim. Nessun problema, invece,
per Luciano Ronchini, che è
in pensione, mentre Francesco Rivola è un impiegato.
Ma chi, fra i consiglieri provinciali, dovrà accollarsi le
loro deleghe? Per ora il presidente Casadio non si sbilancia, in attesa di eventuali modifiche decise dal
Parlamento: «E troppo
presto per parlarne
dice — preferisco evitare fughe in avanti».
222:2122Zrni
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IL REBUS
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di Rave
en
461 dipendenti
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delle Province
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06/11/2012
il Resto del Carlino
RAVENNA
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Diffusione: n.d.
DE BIT! VERSOI FORNITORI OLTRE GLI 8 MIL IONI'DI URO
'
Ili de biga detta Provincia nei confronti dem" propri fernitéri haa,superatap pii 8 mition^ d"
LO Segnata IL consigliere Udc, Olantranco Spadonh *e$ a l t °
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a tei salde dette fatture genera contenziosi, azioni legati e prichieste
noa MMcliin e
r a rtelvs*s
.
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•
CLAUDIO CASADIO
GIANNI RESSI
ELEONORA PRONI
PRESIDENTE
VICEPRESIDENTE
POLITICHE SOCIALI
Faentino, già sindaco detta
sua città e vicepresidente
detta provincia. E
dipendente del Monte dei
Paschi in aspettativa
Ravennate, di 46 anni, è al
suo primo incarico di rilievo.
In precedenza è stato
consigliere comunale. E
dipendente di Hera
Ha 42 anni ed è ricercatrice
storica. Per entrare in
Provincia ha lasciato it posto
di assessore in Comune
a Bagnacavatlo
\*:
PAOLO VALENTI
LUCIANO RONCHINI
MARA RONCUZZI
AFFARI GENERALI
BILANCIO E PATRIMONIO
AMBIENTE
Faentino, 49 anni, è l'unico
confermato detta giunta
Giangrandi. Prima era
assessore a Faenza.
E insegnante
E l'unico pensionato
detta squadra di Claudio
Casadio. Viene da
Brisighella, classe '47,
ed è dell'Italia dei Valori
La titolare dell'Ambiente è
La più giovane. Ha 33 anni ed
è architetto. Lavora in
giunta a tempo pieno, era
Libera professionista
FRANCESCO RIVOLA
SECONDO VALGIMIGLI
IMMIGRAZIONE E LAVORO
VIABILITÀ E LAVORI PUBBLICI
Cinquantacinquenne, di
Rioto Terme rappresenta
Sinistra ecologia
e Ubertà.
Di professione è impiegato
Lughese, classe 1956,
rappresenta FdS. Si è
dimesso dalla giunta detta
sua città. E in aspettativa
dalla Società autostrade
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06/11/2012
il Resto del Carlino
RAVENNA
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Diffusione: n.d.
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
LAURA MANETTA
LEONARDO ALLEGRI
SETTORE RAGIONERIA
SETTORE RAGIONERIA
Procedere ad una
razionalizzazione è giusto,
ma non capiscono che
creano un disagio specie
verso cittadini
Le mie preoccupazioni?
Essenzialmente sono due:
posto di lavoro e L luogo di
lavoro. in merito ci sono
ancora troppe incertezze
»`.
PAROLA
DI MINISTRO
ATTACCO Al CAMPANILI
Il ministro Patroni Griffi, fautore dell'unione delle Province
I dipendenti? A marzo
decideremo, motti
si sposteranno. IL tempo
deL negozio o dell'ufficio
sotto casa è ormai finito
Pagina 2
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il
Resto
del
06/11/2012
Carlino
RIMINI
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Giovanni Morandi
Diffusione: n.d.
Caccia al tnumvirato' per la Provincia
Tre consiglieri dovranno affiancare il presidente Vitali nel percorso verso l'unificazione
MENTRE fra oggi e domani la
Corte Costituzionale deciderà sui
ricorsi di varie province sulla nomina dei futuri presidenti dei
'provincioni' da parte dei consigli
comunali e non dal popolo, a Rimini scatta il totonomine. Non
quello sulle candidature a guidare
la maxi-provincia di Romagna
che decollerà dal 2014: qui al momento sono paradossalmente
esclusi tre presidenti uscenti - Vitali (Rimini), Casadio (Ravenna)
e Bulbi (Forlì-Cesena) - perché
non sono consiglieri comunali.
Mentre sono candidabili tutti i
sindaci, da quelli di Rimini e Riccione, a quelli di Cesena e... Brisighella. Ma il totonomine attuale
riguarda la triade che, dal primo
gennaio 2013 salvo sorprese, sostituirà i sette assessori che oggi lavorano a tempo pieno (e sono retri
buiti), affiancando il presidente
Stefitno Vitali nella fase di transizione. Attenzione: fase che vedrà,
per l'intero 2013, la Provincia di
Rimini (come tutte le altre) mantenere le competenze attuali. Edilizia scolastica, viabilità, formazione, turismo, cultura, università,
attività produttive, sport, lavori.
pubblici e quant'altro: circa 10 milioni di euro di investimenti su 80
milioni complessivi in bilancio
2013. Insomma, un compito pesantissimo, da Superman, che dovrà sobbarcarsi il terzetto (più Vi-
TOTONOM1NE
in pole position Gobbi
Nanni (Ude), Vitali ildV)
Per
Mulazzani o Ciotti
tali) da pescare tra i consiglieri (il
consiglio non decade, a differenza
della giunta). Le legge di riordino
al momento prevede che prestino
opera gratuitamente, di -volontariato. Ma un conto è fare gratis (o
quasi) il consigliere, con impegno
blando, un conto lavorare a tempo pieno gratis. Nonostante ciò, i
'papabili' non mancano. In primis il capogruppo di maggioran-
za (ex segretario Pd) Lino Gobbi,
veterano del consiglio. Poi Maurizio Na:n.:n.i (Ude), pure lui navigato. Possibili outsider potrebbero
essere Vittoria Vitale (IdV) e Maria Raffaella Guidetti (Pd). Lo
stesso Gobbi auspica che uno dei
membri della triade sia indicato
dall'opposizione, data la delicata
fase di transizione istituzionale
dell'ente provinciale. Qui in pole
position c'è Franca Mulazzani,
ma la capogruppo Pdl è oberata
dagli impegni lavorativi. In quel
caso potrebbe essere l'ex sindaco
di Morciano Giorgio Ciotti (Pdl)
a racccogliere il testimone.
Mario Gradara
•••••••••••••••••••••••••••••—.•••••
Dra il capogruppo in consiglio provinciale di maggioranza Lino Gobbi, il consigliere V& Maurialc Nanni, l'ex sindaco di Marciano Giorgio Giotti
DECIDE LA CONSULTA
DALLA CORTE COSTITUZIONALE
LA SENTENZA SULLE MODALITÀ DI ELEZIONE
DEI FUTURI PRESIDENTI PROVINCIALI
Caeia
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'Liumvisa:6 ner Frwircia
pressunE
06/11/2012
LIBERTÀ
Periodicità: Quotidiano
QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
Tiratura: 32.634
Diffusione: 26.480
Oggi udienza della Corte sui ricorsi
Ultima speranza per le Province. «Buio sul futuro dei 6Omila lavoratori e sui servizi»
P attesa per oggi l'udienza pubblica della Corte Costituzionale in merito agli otto
ricorsi presentati dalle Regioni contro l'articolo 23 della
Legge "Salva Italia", in particolare contro le norme che
svuotano di funzioni le Province e che prevedono il mutamento del sistema elettorale, con elezioni di secondo
grado (quindi non eletti direttamente dal popolo, ma rappresentate da un consiglio dì
sindaci). La sentenza è l'ultima speranza degli amministratori di corso Garibaldi che
vedono ormai le loro sorti appese a un filo: nel decreto approvato dal consiglio dei ministri nei giorni scorsi, infatti,
si parla dello scioglimento
delle giunte provinciali da
gennaio. II presidente della
Provincia, Massimo Trespidi,
traghetterà l'ente nella nuova
ma dimentica dì occuparsi delle funzioni di quegli
enti e di che fine faranno, dei
servizi che offrono e di come
e se saremo ancora in grado
di garantirli. Totalmente assente, anche nelle dichiarazioni del ministro Patroni
Grilli, è poi il futuro dei 60mila lavoratori delle Province»
ha detto ieri Federico Bozzanca, segretario nazionale
dell'Fp Cgil, lanciando l'allarme sul riordino delle Province che, a detta del sindacato dei lavoratori dei servizi
di pubblica utilità, «aprirebbe un percorso di mobilità e
potenziali esuberi che il Governo Monti starebbe volontariam ente sottacendo.
buio totale sotto ogni aspetto, soprattutto su politiche
attive del lavoro e formazione
professionale».
sione,
Malate
provincia di Piacenza e Parma
(il nome di "Piacenza e Parma" compare con quest'ordine nel decreto che è possibile
visionare sul sito del Ministero, salvo rivalse parmigiane).
Ma la battaglia prosegue,
«Il dibattito sul riordino delle
Province parla di un'Italia
campanilista e priva di coe-
Pagina 21
Diciotto milioni inmeno
porla sanità placatala
uciienza.delIafortesuir!cosi .,
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l'Unità Romagna
06/11/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: n.d.
Direttore Responsabile: Claudio Sardo
Diffusione: n.d.
Provincia, consiglieri con Draghetti
«No all'azzeramento della giunta»
BOLOGNA
SAMUELE LOMBARDO
[email protected]
O taglio dell'ente
L'azzeramento delle giunte provinciali
a partire dall'i gennaio 2013 rischia di
«produrre un vuoto amministrativo e
istituzionale sul governo dell'area bolognese nella delicata fase di transizione
verso la Città metropolitana». 2 il messaggio lanciato all'unanimità dal Consiglio provinciale che, ieri, ha approvato
un ordine del giorno promosso da tutti
i gruppi presenti a Palazzo Malvezzi,
Documento bkmrt.;n a
palazzo MMvezzt «Far
decadere g assessofl a
gennab creerà un vuo
ammlnktmtivo». Appeso
al wlamenteú
UN INVITO AI PARLAMENTARI
Il Consiglio provinciale, quindi, «invita
i parlamentari bolognesi a farsi interpreti della necessità di modificare il
provvedimento del Governo- si legge
nell'odg- al fine di assicurare la necessaria continuità amIlliniStrati.Va e istituzionale». La presidente Beatrice Draghetti, intanto, non si arrende all'idea
di ritrovarsi nel giro di poche settima-.
ne senza assessori. «Spero che questa
roba rientri», afferma Draghetti a margine del Consiglio. Ci sono i margini
perché ciò accada? «Basterebbe un pò
di buonsenso e sono cena che tutti ne
abbiano», dice la presidente. La partita, dunque, non è chiusa_ «Guai a pensarlo», chiosa Draghetti, «non deve essere chiusa». Forte di questo spirito, la
numero uno di Palazzo Malvezzi assicura che non sta neanche pensando a come mettere in pratica la possibilità,
prevista del decreto approvato dal Consiglio dei ministri, di delegare a massimo tre consigliere l'esercizio di funzioni: «Assolutamente», si limita a dire
Draghetti. Dai banchi della maggioranza, i bene informati confermano che il
tema non è all'ordine del giorno: per il
momento, infatti, l'obiettivo è ottenere
una modifica del provvedimento del
Governo. Nel frattempo, l'unanimità
ottenuta dall'ordine del giorno non basta a mascherare le divergenze che agitano il Consiglio provinciale anche su
questa partita. 11 testo è «completamente condivisibile», afferma Daniele Marchetti (Lega Nord), ma non si può dimenticare che il Governo che ha deciso
l'azzeramento delle Giunte «è appoggiato dalla maggioranza dei partiti che
siedono anche in questa sala». Anche
Giovanni Venturi (Fds) infila il coltello
nella piaga: bene auspicare una correzione del decreto sulle Province, ma bisogna anche sperare che «quanto prima si ritiri la fiducia a questo Governo
e si torni al più presto a votare». L'esecutivo guidato da Mario Monti «ha tutta la legittimità di essere all'opera», replica Emanuela Torchi (Pd), «ma la democrazia prevede che se ne possano
contestare i prowediEnenti». decreto
legge sulle Province «va corretto», aggiunge Giuseppe Sabbioni, ma quello
attuale «è un momento in cui bisogna
essere particolarmente solidali con il
Governo».
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6 novembre province