Massimo Bonifazi
La pubblica libreria
Quasi sconosciuta, nel panorama storico culturale fanese, è la figura di padre Bartolomeo
Cimarelli, il fondatore del primo istituto di pubblica lettura fiorito nella Fano barocca, ancor
prima che l’abate Domenico Federici trasferisse
presso il convento dei padri filippini di Fano la
sua preziosa e voluminosa biblioteca1. Certamente
anche prima di questo evento, a Fano, esistevano importanti biblioteche o collezioni librarie,
ma queste servivano privatamente ai principali
conventi o alle più importanti famiglie gentilizie
fanesi, come ha avuto modo di scrivere lo storico locale Masetti2. Lo stesso convento di Santa
Maria Nuova, prima ancora della venuta a Fano
di Bartolomeo Cimarelli, possedeva all’interno
delle sue mura una piccola biblioteca privata, il
cui accesso era consentito esclusivamente ai frati ivi dimoranti, come dimostra un documento
gentilmente suggeritomi da Giuseppina Boiani
Tombari ove si legge, in data 30 marzo 1540, che
“il guardiano del convento dei frati osservanti in
San Salvatore riceveva in elemosina richiesta dal
padre fra Francesco da Cartoceto ed elargita dal
consiglio generale del 7 dicembre 1539 quattordici scudi da spendere nell’acquisto di tanti libri
per la biblioteca da farsi in detto convento e da
non spendersi in altro uso”3.
Nato da una distinta famiglia di Corinaldo alla
fine del XVI secolo, Bartolomeo Cimarelli fin da
giovane abbracciò la regola di San Francesco, indossando l’abito dei minori osservanti. Eccellente
nelle scienze filosofiche e teologiche, tanto da essere definito dagli storici del tempo “uno de’ più
chiari teologi e profondi filosofi di questa nostra
età”4, ricoprì, con molta reputazione, la mansione di pubblico lettore in molte cattedre della sua
religione “con gran profitto et utilità de gli scolari per la profondità e chiarezza della sua dottrina”5. Quale valente storico ed erudito collaborò
col sommo annalista Wadding, al quale mandava i necessari documenti trovati negli archivi di
molte città d’Italia. Si cimentò nella stesura di
diversi scritti rimasti però, per lo più, inediti e
gelosamente conservati nelle mani dei suoi padri
A fronte
Mappa di Fano del Blavius
(1663), particolare. Il
convento di Santa Maria
Nuova (indicato in legenda
dal numero 7) è l’edificio
che si vede al di sopra del
numero 32 (Fano, Biblioteca Federiciana)
Bartolomeo Cimarelli, Delle Croniche dell’Ordine de
frati minori Istituito dal P.
S. Francesco, Venezia 1621,
frontespizio
superiori che si adoperarono per darli, almeno in
parte, alle stampe6. Tra queste sue fatiche, sicuramente, quella più prestigiosa fu la voluminosa
Croniche dell’Ordine di San Francesco in cinque
volumi, di cui solo tre “vennero alla luce”7, editi
a Venezia nel 1621 ed a Napoli nel 1680, che di
fatto costituivano la Quarta Parte delle Cronache
de’ Minori composte da fra’ Marco da Lisbona
(1511 - 1591) ed in seguito tradotte dal Diola8.
L’opera in questione si distinse non soltanto per
la profonda spiritualità profusa, ma anche per le
molteplici erudizioni in questa contenuta, trattandovi vita, morte e miracoli ed altri fatti egregi
di molti eccellenti ed illustri religiosi e religiose
che in vita ed in morte santamente splendettero nel serafico ordine9. Altri suoi scritti, rimasti
inediti, si reputano, purtroppo, andati definitivamente perduti.
Assiduo frequentatore di biblioteche, sviluppò
una forte passione per la bibliofilia e la ricerca
delle antiche opere rimaste manoscritte, tanto
che a lui si deve il fortunato ritrovamento del
219
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
codice De obitu patris Marci Bononiensis Ordinis
Minorum Observantiae regularis scoperto nel
convento di San Francesco del Monte, nei pressi
di Perugia. Forte di questo successo venne spedito dal padre generale Benigno da Genova per
tutta l’Italia a ricercare scritture e cose notabili,
degne di stampa, considerandolo persona dotta
nella storia e nell’antichità della sua religione.
Grazie alla fama raggiunta nel campo dell’insegnamento e della divulgazione, fu inviato dai
suoi superiori in Spagna, per disbrigare alcune
importanti questioni. In questo paese si trattenne per ben cinque anni, entrando nella stima di
quella corte “per gli suoi pronti e virtuosi discorsi ammirato veniva e per divino huomo tenuto” 10, tanto da essere, più volte, personalmente
introdotto in udienza al cospetto della maestà
cattolica, che gli assicurò affetto e protezione.
Rientrato, carico di meriti, in Italia venne nominato guardiano del convento di Santa Maria
Nuova di Fano. Apprezzato sempre più tra i suoi
contemporanei per il suo vasto sapere e per le
sue doti naturali, crebbe in animo al duca di
Urbino Francesco Maria II che “conoscendo gli
suoi gran meriti, honoravalo sopramodo e famigliarissime lettere piene d’affetto gli scriveva, le
qual fino a’ questo giorno in mano degli suoi
stretti parenti si servono”11. Intanto, in veste di
commissario apostolico della provincia dell’Umbria presso il convento di Santa Maria degli
Angeli di Assisi, diede gradita ospitalità al duca
di Mantova Vincenzo Secondo, “il quale per le
cortesi maniere del suo trattare e per la dolcezza de gli suoi ragionamenti affettionasseli tanto
che lo volle seco in Mantuva con amoroso sforzo
condurre, ove lo dichiarò suo teologo e consigliero di Stato”12. Dopo soli pochi giorni quel
principe, a riprova della sua cordiale beneficenza, fece personale istanza presso la Santa Sede
affinché si provvedesse di nominare il Cimarelli
al grado di vescovo, con procurargli una buona provvista ecclesiastica13. E mentre a Roma si
stava trattando la conclusione di questo negozio,
venne spedito dal duca di Mantova a Venezia,
220
per esporre, a proprio nome, al senato di quella
repubblica, alcune delicate ambascerie. Ma qui
la fortuna fece il suo amaro gioco; caduto infatti il Cimarelli in odio ed in gelosia di qualche
suo sconosciuto nemico, venne assassinato mediante la somministrazione di un potente veleno
nell’anno 1628. Il suo cadavere venne tumulato
nella chiesa veneziana di San Francesco delle
Vigne, accompagnato da solenni esequie funebri alle quali partecipò, contrita e mesta, tutta la
corte mantovana, con in testa il suo principe14.
Nel corso della sua prestigiosa esistenza, costellata da onorificenze e mansioni pubbliche, il
Cimarelli seppe dare prova della sua vasta prodigalità e del suo profondo amore per lo scibile
umano provvedendo, personalmente, all’istituzione di una pubblica libreria, illuminante e
tangibile testimonianza di una vita spesa per la
conoscenza e la sua pubblica diffusione. Il luogo
da lui scelto per dar vita a questa sua generosa
volontà fu la città di Fano, nel periodo a cavallo
tra il suo rientro dalla Spagna e la sua nomina a
commissario apostolico ad Assisi, quando venne nominato guardiano del convento di Santa
Maria Nuova, al tempo in pieno sviluppo culturale e materiale15.
A tale riguardo, risultano fondamentali le due
fonti poc’anzi consultate per la ricostruzione
della sua biografia, che relativamente a questo
evento affermano, la prima: “tornato in Italia,
essendo guardiano del convento di Fano, fatta
una gran raccolta di libri, à spese del suo patrimonio, una ricca e sontuosa Libreria v’eresse, si
come una Speciaria v’apre à beneficio publico”16.
La seconda, similmente racconta: “tornato in
Italia, fu fatto guardiano del convento di Fano,
pel quale raccolse una copiosa libreria, accresciuta poi notabilmente per opera di altri dotti religiosi”17. Sembrerebbe dunque che il Cimarelli,
come del resto anche l’abate Domenico Federici,
altro personaggio di spicco nel campo della pubblica lettura nella città di Fano, in quanto uomo
dotto ed erudito, nonché autore di diversi studi
rivolti a più disparati campi dello scibile umano,
LA PUBBLICA LIBRERIA
Verbale del Consiglio del
16 febbraio 1622 (ASPSASF, ASC, Consigli,
Libro dei Consigli n.
139, nn.)
avesse messo in piedi, nel corso di più anni, una
cospicua collezione libraria (“fatta una gran raccolta di libri”), magari, per l’occasione, accresciuta durante il suo soggiorno fanese, la quale volle
sistemare e rendere fruibile “à beneficio pubblico” proprio dentro i muri del convento fanese,
di cui fu nominato guardiano e dove esisteva già
una biblioteca ad uso interno. Altra importante
informazione, specialmente in riferimento alla
storia ed allo sviluppo di questo nuovo pubblico istituto culturale, è il riferimento al fatto che
l’originaria raccolta libraria del Cimarelli venisse
nel tempo accresciuta grazie al lavoro “di altri religiosi”, magari gli stessi padri guardiani che gli
succedettero, nel tempo, nel suo stesso ufficio.
Tuttavia notizie ancora più precise circa la data
e le modalità della fondazione della “civica” biblioteca si possono estrapolare dalla celebre fatica dello storico locale Pier Maria Amiani ove,
in riferimento all’anno 1621, si legge: “Nel me-
desimo Consiglio delli 13 di Febbrajo diede il
Pubblico tutta la mano all’erezione della libreria destinata in servigio comune della Città nel
convento di Santa Maria Nuova col pagare cinquanta scudi al padre Bartolomeo Cimarelli, che
di sì utile provvedimento fu l’autore”.18 Quindi
una data: l’anno 1621, e una somma: cinquanta
scudi equivalente all’adeguato sostegno profuso
dalle autorità comunali in ausilio a quello già generosamente offerto dal suo fondatore.
Ciò nonostante pare che la fondazione di detta libreria debba essere posticipata almeno di
un anno, ossia al 1622, da quanto si deduce da
un altro manoscritto federiciano, ove nell’indice, sotto la lettera “M”, alla voce “Minori
Osservanti”, tra i molteplici avvenimenti descritti in rigoroso ordine cronologico, compare
la seguente voce d’indice: “1622, scudi 50 per
la libraria per accomodarsi pieno utile publico
c. 169”; dal raffronto della citata carta si è poi
221
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
Planimetria del convento
(XIX secolo).
Le due frecce indicano le
probabili posizioni della
biblioteca all’interno del
convento
222
evinto che: “1622, 16 febraro: scudi 50 dati alli
Padri di Santa Maria Nova per la libreria da accomodarsi per utile publico”19.
Piena conferma a questa cronologia viene proprio dall’originale libro delle adunanze del civico consiglio, quando in data 16 febbraio 1622
venne verbalizzato: “et posito partito: a chi pare
et piace che, si come saria di molto utile et riputazione insieme a questa città l’essecutione
dell’amorevole offerta del R. P. fr. Bartolomeo
Cimarelli di condurre in questo Convento di S.
Maria Nuova una piena libraria di diverse sorti
di libri a comune utilità; così per non mancare di
coadiuvar quanto si può questa buona e lodevole
opera, in virtù del presente partito sia data facoltà al magnifico magistrato di supplicare i signori
padroni di Roma per la licenza d’impiegare in
tal opera la somma di 50 scudi dell’entrate publiche et ottenendosi si facciano porre in tabella et si convertano effettualmente per mano di
doi gentil huomini da deputarsi da’ detti signori
Priori in detta opera, con procurare dai medesimi signori padroni opportuno che detti libri non
possano mai sotto qualsivoglia pretesto o colore
LA PUBBLICA LIBRERIA
levar di detta città conforme alle constitutioni
apostoliche et sotto le pene et censure che in esse
si contengono. Obtenunt fabis 10 nigris non abstantibus”20.
Dal medesimo verbale emerge poi un’altra importante notizia, che di fatto tende a suffragare
l’ipotesi dell’esistenza di una ricca raccolta libraria, se non già un primo embrione di biblioteca vera e propria, di proprietà del Cimarelli,
anche prima dell’esperienza fanese, trovandosi riportata, in preludio all’atto decisionale del
pubblico consiglio, la volontà espressa da padre
Bartolomeo Cimarelli di voler trasferire nella
città di Fano, presso il convento di Santa Maria
Nuova, una “bibliotecha” piena di libri. Quindi,
forse, non soltanto libri e manoscritti, ma anche
scansie e scaffalature potevano essere i generosi
oggetti della donazione del nuovo padre guardiano. Un altro interessante dato su cui vale la
pena soffermarsi, emerso nella parte finale del
verbale, è quello riguardante il divieto assoluto
di portare fuori dalla città di Fano i libri conservati nella biblioteca. Il fatto che la restrizione
contempli espressamente “levar di detta città”,
fa sorgere spontaneo l’interrogativo se il prestito, così detto esterno, fosse invece concesso
entro le mura della città di Fano e se quindi lo
statuto interno della biblioteca contemplasse la
possibilità per i cittadini fanesi non soltanto di
consultare i testi desiderati in loco, ma anche,
eventualmente, di poterli prendere in prestito
per un determinato periodo di tempo, proprio
come suole farsi oggi nelle nostre moderne biblioteche. Altro dubbio, per nulla sciolto nelle
fonti archivistiche conservate, riguarda la modalità e la tempistica dell’orario di apertura al pubblico, ossia lo stabilire chi poteva aver accesso o
meno in biblioteca e in quali giorni della settimana ed ore del giorno. Il fatto che ad oggi non
si conservi più alcun regolamento, o qualsivoglia
altro documento originale relativo alla gestione
ed all’organizzazione di questa pubblica libreria,
rende questi interrogativi irrisolvibili. Tuttavia,
seppur indirettamente, un’ipotesi di risposta ad
almeno uno di questi quesiti potrebbe arrivare
dalla consultazione dalle prime norme stilate per
l’altra grande biblioteca, semi - pubblica, istituita nella Fano seicentesca dall’abate Federici; in
queste infatti veniva stabilita l’apertura al pubblico della libreria, a quanti ne facevano regolare
richiesta (seppure dietro scrupoloso vaglio del
suo fondatore), almeno un’ora al giorno21.
Riguardo invece alla sua localizzazione all’interno del convento, risultano valide alcune fonti archivistiche. La prima è una planimetria del convento risalente al XIX secolo, la quale mostra sul
versante settentrionale del complesso una grossa
stanza all’interno della quale vengono disegnate,
parallele ed in senso perpendicolare alle pareti,
una serie di linee interpretabili, ipoteticamente,
con le scansie lignee di una biblioteca. Collegata
a questa particolare ubicazione della libreria,
distante dalla porta di accesso al convento, potrebbe essere la supplica mossa al Pubblico fanese dai frati minori, magari per risolvere proprio
questo inconveniente; infatti dall’analisi dalla
citata pianta risulta del tutto evidente che chi
voleva accedere alla biblioteca doveva per forza
attraversare, non senza disagio per i frati, l’intera
casa. Risultava, pertanto quanto mai utile dare
soluzione a questo problema, cercando di ottenere dal civico municipio il possesso di un piccolo
vicolo presso le mura, attiguo al convento lungo
il lato su cui poggiava il locale adibito a libreria.
E se anche non specificamente segnalato, si potrebbe interpretare la deliberazione del consiglio
speciale del 20 agosto del 1642, in risposta alla
supplica (purtroppo oggi non più conservata in
archivio) mossa dai minori osservanti “petens
sibi comodi viculum qui adest prope muros coram hortus […] et non est in comodi alicui […]
ut concedat mittere in Clausura et specialiter in
Casa”, probabilmente come l’esigenza di usufruire di un nuovo passaggio più discreto e diretto
alla biblioteca 22. Pur tuttavia, al riguardo, bisogna formulare due ulteriori e necessarie considerazioni: la prima tenendo presente, come si vedrà
in seguito, che nell’anno 1845, la biblioteca del
223
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
Verbale del Consiglio del
20 agosto 1642 (ASPSASF, ASC, Consigli, Libro dei Consigli n. 158, cc.
145 - 146)
convento potrebbe essere stata trasferita rispetto
al sito originario e quindi l’immagine presente
nella pianta potrebbe rappresentare sì la libreria,
ma quella ottocentesca e non quella seicentesca
fondata dal Cimarelli. Altra considerazione riguarda invece l’aspetto estrinseco del locale; infatti nel XVII secolo la tipologia delle biblioteche, anche quelle più consistenti, prevedeva la
presenze di scaffalature o scansie addossate alle
pareti; la modalità di adoperare scaffalature a
spina o disposte parallelamente nel centro della
stanza è una prerogativa della storia recente della biblioteconomia, in conformità e risposta al
numero sempre più consistente di libri e volumi
in queste ospitati. E pur sempre vero comunque
che quei segni presenti nella citata planimetria
potrebbero rappresentare, se non le scansie della
libreria, i banchi di lettura sull’esempio della ce-
224
lebre biblioteca malatestiana di Cesena realizzata nel 1450 dal valente architetto fanese Matteo
Nuti, ben nota anche in città.
Due testimonianze documentarie, suggeritami
dall’archivista Giuseppina Boiani Tombari, precedenti al secolo XIX e quindi sicuramente relative alla biblioteca originaria, tendono invece
a suggerire una diversa localizzazione, compresa tra il chiostro maggiore e quello minore della
casa dei frati minori; si tratta per l’esattezza di
una breve memoria relativa ad un affresco dipinto nella lunetta sopra la porta che dava accesso
alla libreria, la quale dava direttamente sul chiostro maggiore23 e di una scrittura nella quale viene asserita, appunto, l’esistenza della libreria tra i
due chiostri, posizione eccellente ove ubicare una
biblioteca, che poteva ricavare luce da entrambi i
versanti lungo cui correvano i lati dei chiostri.
LA PUBBLICA LIBRERIA
Altra data fondamentale per la storia culturale
del convento di Santa Maria Nuova e per tutta
la città di Fano è l’anno 1661, quando fu fatta
richiesta di introdurre presso di loro lo Studio
generale; ed è ancora lo storico fanese Pier Maria
Amiani a raccontare come: “furono similmente accresciute le limosine dal nostro Consiglio
alli Frati Minori Osservanti di S. Maria Nuova,
perché s’introducesse in quel Convento lo studio
generale, che il Magistrato con premurosi uffizi
l’aveva ricercato al P. Lanci Fanese, Procuratore
Generale di quella Religione coll’interporvi la
mediazione del cardinal Cibo, stato in quest’anno eletto Protettore della Città”.24
Notizie ancora più esaustive si evincono nel capitolo L’osservanza a Fano di padre Salvatore Tosti
contenuto nelle Memorie Francescane Fanesi, il
quale celebra così questo importante evento:
“Nel 1661 il Consiglio accolse la supplica dei
frati d’interporsi presso il Procuratore generale dell’Ordine Padre Nicolò Lanci, fanese, per
introdurre nel convento di Santa Maria Nuova
lo Studio generale, onore che allora era tanto
ambito dalle province e giustamente, perché in
questi studi insegnavano i migliori lettori e accedevano i migliori studenti. Il convento soltanto nel 1662 venne dichiarato Studio generale di
teologia ed ebbe una storia abbastanza gloriosa.
Circa il 1764 v’insegnava il dotto e formidabile
polemista, padre Flaminio Annibali da Latere;
nel gennaio 1772 a Santa Maria Nuova si tennero i concorsi provinciali di filosofia e teologia; nel febbraio del 1773 i concorsi di teologia
e similmente nel febbraio del 1789 quelli di filosofia e teologia. Lo Studio generale di Santa
Maria Nuova dette in ogni tempo professori al
Collegio Università Nolfi di Fano.”25 Dalla lettura del brano appena riportato si evince come
il neonato Studio generale eccellesse soprattutto nel campo degli studi teologici e filosofici,
ossia nelle discipline particolarmente amate da
fra’ Bartolomeo Cimarelli, delle quali scienze è
possibile presupporre la presenza in biblioteca
di una cospicua e preziosa raccolta libraria. E’
quindi del tutto lecito immaginare l’esistenza di
un forte legame che univa saldamente la gloriosa
vita dello Studio generale con la ricchezza della
biblioteca a questo connessa 26.
A riprova di questo importante evento storico si
conserva, ancora oggi, la supplica originale inviata dai frati di Santa Maria Nuova al civico
fanese, nella quale si invitano i signori consiglieri a contattare il reverendissimo padre Lanci,
loro procuratore generale a Roma, affinché si
adoperasse per creare presso di loro lo Studio di
Giubilazione27. Il fatto che nella supplica, non
datata, si esplichi: “manutenenza di reputazione
di questa illustrissima città come dello Studio
che sino ad hora ha goduto simile privilegio”,
lascia intendere che anche prima dell’anno 1661
esisteva nel convento fanese uno Studio, che
però desiderava essere promosso ad un livello
“più cospicuo”, ossia di “Giubilazione”.
Piena conferma di quanto richiesto nella supplica viene poi dal verbale di consiglio speciale
redatto in data 10 settembre 1661 che recita:
“Convocato Consilio Generale de mores cum
assistentia Domini Nicolai a’ Lancis Officialis
Maior Guardiae et nondum adunato Generale
et Convocato Speciale in numero 13 cum assitentia Magistrati D. Praetoris qui postea accessit. Lecta supplicatione fratruum Sanctae
Mariae Novae petentium litteras favorabiles
Reverendissimo Patri Procuratori Generali a’
Lancis, ut faveat ipsis Patribus ad obtinendum
studium huius Civitatis sit in honore Jubilationis
[…] et posito partito obtinuit […] aliquam eleemosinam pro subsidio suae familiae”28. Dalla
lettura di entrambe queste fonti documentarie si
è portati a escludere qualsiasi legame di parentela tra il procuratore generale Padre Nicolò Lanci
e la famiglia nobile fanese dei Lanci29.
Purtroppo neanche nelle pagine degli importantissimi Annali dell’Ordine dei Frati Minori si
sono potute ricavare notizie biografiche o storiche relative al “nostro” procuratore generale, del
quale oltre al nome, conosciamo solamente la
sua origine o cittadinanza fanese, come ha sug-
225
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
gerito lo storico locale Pier Maria Amiani, e la
sua permanenza romana.
In merito all’evoluzione storica della biblioteca
ed alla storia delle collezioni librarie in questa
contenuta poche sono le informazioni a nostra
disposizione a causa della mancanza di fonti archivistiche. Riguardo la sua ubicazione un’importante notizia viene ancora dedotta tra le
righe del brano del Tosti30; questi trattando a
proposito del rifiorire della vita e delle attività
religiose ed intellettuali nel convento di Santa
Maria Nuova dopo la triste esperienza delle
soppressioni napoleoniche, mise in evidenza il
ritorno all’originario splendore ed il rifiorire degli studi, tanto che nell’anno 1851 il convento
venne dichiarato Studio generale di Filosofia e
Teologia, trovandosi presenti eccellenti lettori e
professori del calibro di padre Luigi Flamini e
padre Antonio Maria Pettinari. In questi stessi tempi, continua il Tosti, vennero fatte anche
nuove costruzioni, tra cui, si legge: “nel 1845
dal padre Flamini, allora generale dell’Ordine,
venne costruita la Biblioteca”31. Purtroppo non è
dato sapere se si trattasse di un rifacimento degli
arredi o di una ristrutturazione od ampliamento
dei locali adibiti a libreria fin dal tempo della
sua erezione, nel lontano XVII secolo, e neppure
se questa fosse stata completamente trasferita in
nuovi locali del convento, magari giudicati più
idonei a tal uso.
Relativamente invece alla storia delle collezioni
librarie successivamente confluite per arricchire il nucleo originario donato dal Cimarelli, si
è già visto come queste, nel corso dei secoli, si
ampliarono grazie allo sforzo profuso da diversi
padri guardiani in servizio nel convento fanese.
Tuttavia informazioni più puntuali e dettagliate vengono ancora dal Tosti, che informa: “alla
morte di Latino Negusanti, poeta e giurista insigne, le sue opere manoscritte furono date a ‘quei
sapientissimi Padri’ di Santa Maria Nuova; parimenti andarono ad arricchire la Biblioteca le
opere di Pietro Negusanti, altro poeta e autore
della Faneide, che morì nel 1662 e volle essere
226
sepolto coll’abito francescano in Santa Maria
Nuova”32. Di altre donazioni non si hanno notizia, tuttavia sono facilmente ipotizzabili considerando l’importanza del convento fanese e, di
riflesso, della sua libreria.
Per le vicissitudini delle collezioni librarie e dei
singoli volumi in questa contenuta e per poter
esattamente quantificare e qualificare l’intera
libreria, sarebbe stato fondamentale conservare,
ancora oggi, il catalogo dei manoscritti e dei volumi, come felicemente accade per altri importantissimi fondi librari, come ad esempio, per
Fano, quello della libreria del Federici, oppure,
restando in tema di ordine francescano, quello che si conserva ancora nell’archivio storico
Diocesano di Ancona, appartenuto alla biblioteca dei canonici regolari della chiesa di San
Giovanni Battista in Pannocchiara, alla quale si
aggiunse, in maniera preponderante, la collezione libraria dei frati minori succeduti ai primi33.
Tuttavia importanti notizie trapelano tra le righe
di alcuni documenti risalenti al periodo dell’incameramento dei beni religiosi da parte del neonato Stato italiano a seguito dei provvedimenti
comunemente appellati “leggi eversive dell’asse
ecclesiastico”, emanati tra il 1866 e il 1867. Nella
lettera circolare n. 2079 spedita dal sindaco di
Fano Pasqualucci al prefetto di Pesaro in data 22
agosto 1868 con oggetto “Libri e oggetti d’arte
degli enti morali religiosi aboliti dalla legge 15
agosto 1867” si dichiara che dagli enti morali
minori osservanti (zoccolanti), cappuccini e camaldolesi di Montegiove pervennero al municipio, a seguito di regolare cessione fatta dal governo, i libri lasciati da dette corporazioni dei quali
si era già provveduto a mandare un dettagliato
catalogo al ministero della Pubblica Istruzione.
In queste righe si evince il seguente numero dei
volumi: minori osservanti n. 992, cappuccini n.
652 e camaldolesi di Montegiove n. 73034.
Anche la circolare n. 218, spedita dall’Amministrazione delle Tasse e del Demanio - Ufficio del
Registro in Fano - al prefetto Petrucci, in data
31 maggio 1867, avente come oggetto “Fondo
LA PUBBLICA LIBRERIA
Culto. MM. Osservanti e Cappuccini di Fano
e Camaldolesi di Montegiove. Libri ed oggetti
d’arte”, torna a trattare sull’argomento in questione35. Tuttavia notizie ancora più esaustive e
precise inerenti al patrimonio librario della biblioteca francescana si celano in una lettera datata 11 settembre 1867, a firma dell’allora custode
e bibliotecario comunale Luigi Masetti, avente
per oggetto la “Biblioteca dei M.M. O.O.” nella
quale, oltre ad essere ribadita l’importanza della
raccolta libraria in questione, vengono elencate
alcune opere andate disperse in occasione della consegna del materiale librario al municipio
fanese36. Una successiva nota del bibliotecario
Masetti, indirizzata sempre al sindaco di Fano
in data del 10 dicembre 1867, avverte ancora
come i libri del convento di Santa Maria Nuova
fossero stati trasportati nei locali della biblioteca
già dei cappuccini37.
Altre fondamentali informazioni storiche, seppur indirette, sono state evinte nel sesto volume
delle Cronache del convento del Beato Sante di
Montebaroccio ove, in merito alla biblioteca istituita in questo prestigioso santuario, viene riportato: “1949 Relazione del lavoro compiuto nella
Biblioteca del Convento del Beato Sante dal 25
ottobre al 22 dicembre 1949: la Biblioteca del
convento all’inizio del lavoro era praticamente
inesistente, poichè ben pochi erano i libri conservati nel suo locale e quelli raccolti nel locale
antistante non le appartenevano; negli scaffali
sconnessi, inoltre, erano evidenti i segni della
presenza dei topi. Considerata la importanza
del convento e santuario di Montebaroccio, al
Bibliotecario Padre Previtera è sembrato opportuno fondere i libri provenienti dalla Biblioteca
di Fano con quelli pochi, ma buoni, rimasti nella
Biblioteca di Montebaroccio. Dalla fusione sono
stati avvertiti i Padri di Fano che si sono espressi consenzienti e il Superiore Provinciale. Sono
occorse 7 giornate di falegname per riparare gli
scaffali e la porta d’ingresso e collocare altri palchetti nella credenza dell’archivio. Dallo spoglio
della Biblioteca è risultato un certo numero di
volumi deteriorati e inservibili i quali sono stati alienati per la copertura di spese incorse dal
Convento. La Biblioteca possiede una importante raccolta di cinquecentine, oltre a buone opere
dei secoli posteriori quali: opere di S. Agostino,
S. Bonaventura, S. Tommaso, S. Alberto
Magno, ecc. La Storia del Concilio di Trento
del Pallavicino; il Vocabolario Italiano della lingua Universale [...] in 7 volumi; il “Glossarium
infime latinitatis” del Du Cange in 6 volumi.
Il corso Teologico e Scritturistico (quest’ultimo
completo) del Migne e la collezione completa
della “Civiltà Cattolica” ... Nell’Archivio conservati tre incunaboli. Opuscoli di Hieronimo da
Ferrara (Savonarola) spaginato ed incompleto;
importante per le xilografie. Il “Mariale” di Fra’
Giacomo da Varagine unito ad una altra opera
“Sermoni” dello stesso Fra’ Giacomo, cui mancano fogli iniziali. Vi si conservano pure, oltre
al proprio materiale già ordinato dal P. Antonio
Talamonti ofm, alcune copertine di vecchie
salmiste, le borchie di stile sono originali.
Annotazione del Bibliotecario Padre Previtera.
La Biblioteca è stata formata in gran parte con
libri provenienti dalla ex Biblioteca di Fano i cui
locali sono stati adibiti per altri scopi. Alcuni
libri di carattere strettamente scolastico e francescano sono stati trasportati a Falconara per la
Biblioteca francescana e a Sassoferrato.” 38
Conferma di quanto appena riportato ci viene
anche da un appunto manoscritto, in brutta
copia, gentilmente passatomi da padre Silvano
Bracci, conservato all’interno di un fascicolo
intitolato Appunti di Cronaca del Convento di
Santa Maria Nuova, ove si legge: “1946: volendo
iniziare una Schola Cantorum con intendimenti
artistici è stata liberata la sala adibita a libreria a
pian terreno per le prove di musica e raduno dei
giovani. I libri più importanti furono portati a
Montebaroccio (Beato Sante) altri a Falconara,
parte venduti per carta”.
I brani appena proposti risultano di estrema
importanza, non solo per la ricostruzione delle vicende storiche della biblioteca fanese, ma
227
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
Frontespizio del libro Teologia Moralis di Anacleti
Reifntuel, con ex libris
(Biblioteca Santuario Beato Sante R V 1)
anche perché potrebbero fornire indirettamente un sommario elenco dei principali volumi,
oggi confluiti a Mombaroccio, ma che in origine
potevano appartenere alla soppressa biblioteca
del convento di Santa Maria Nuova di Fano.
Sicuramente un numero consistente rispetto a
quelli che si trovavano in origine nel santuario
del Beato Sante stando alle testimonianze scritte
ed alle giornate spese dal falegname per dotare la
nuova biblioteca riunita, del numero sufficiente
di scansie. Una raccolta formata da manoscritti, incunaboli, cinquecentine ed altri numerosi
volumi editi nei secoli successivi. Di alcune di
queste opere viene fornito anche un sintetico
elenco, comunque illuminante per qualificare
ed individuare le materie raccolte: patristica,
teologia, filosofia, annalistica, storia e grammatica, tutte scienze fondamentali per dotare un
prestigioso “Studio generale” di un’altrettanta
ricca e prestigiosa biblioteca39. Nella speranza di
individuare con certezza i volumi provenienti da
Fano è stato dal sottoscritto effettuato, a cam-
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pione, un raffronto degli ex libris presenti nei volumi attualmente conservati presso la biblioteca
del santuario di Mombaroccio. Nonostante il
fatto che al momento la raccolta libraria si trovi
provvisoriamente poggiata in una nuova stanza
a causa dei lavori di restauro nei locali adibiti a
biblioteca e che la maggior parte dei volumi lì
conservati non presentino al loro interno alcun
“ex libris”, sono stati, al momento, individuati
due libri recanti, entrambe, la seguente dicitura, posta nella controrisguardia del piatto anteriore: “Ad uso dello Studio di S. Maria Nuova
di Fano”. Guarda caso si tratta di un volume di
carattere teologico ed un volume di carattere filosofico, fatto che mostra a chiare lettere sia l’originaria dedizione del Cimarelli per queste due
scienze, sia la specializzazione perpetuata dallo
Studio fanese. Per la precisione si tratta dell’opera di Anacleti Reifntuel Teologia Moralis edita
a Venezia nel 179040 e dell’opera di Ludovico
Antonio Muratori La Filosofia Morale stampata
a Venezia nel 1754 nella stamperia Remondini41.
LA PUBBLICA LIBRERIA
Altra opera conservata a Mombaroccio, senza
“ex libris”, ma facilmente riconducibile alla libreria fanese, è l’opera stampata a Fano nel 1802
dalla tipografia del Leonardi, che reca il seguente frontespizio: “Admodum Reverendo Patri /
Carolo Mariae Perusino / […] / P.F. Franciscus
A Granarola / Minorita / Almae Observantis
Picenae Provinciae Alumnus / et in Fanensi
Sanctae Mariae Novae Lyceo / Sacrae Theologiae
Studens Generalis […]”.
Meno fortunata è stata la ricerca, a campione,
degli ex libris compiuta nella biblioteca francescana di Falconara, dove al momento non è stata
trovata alcuna opera proveniente dall’antica biblioteca del convento di Santa Maria Nuova di
Fano, valente istituzione nata e sviluppatasi per
effondere l’amore per l’erudizione nelle menti e
nei cuori dei nostri predecessori.
Note
1. F. Battistelli (a cura di), Biblioteca Federiciana Fano, Fiesole,
1994.
2. La situazione della pubblica lettura a Fano, antecedente alla
fondazione della biblioteca del Federici, viene così sintetizzata
da Luigi Masetti: “Supplivano allora questa mancanza (quella di
una pubblica biblioteca) le biblioteche delle comunità religiose
aventi studio in questa città, a cui ricorrevano gli ecclesiastici
specialmente per le lettere sacre, mentre per le profane erano ricche quelle dei particolari, e sopra tutto dei Nolfi, dei Marcolini,
dei Montevecchio, dei Carrara, dei Castracane e degli Amiani.
Fra le comunità religiose quelle dei Canonici Lateranensi,
de’ Conventuali, de’ Minori Osservanti, de’ Cappuccini e
de’ Gesuiti […]”; vedi: L. Masetti, Memorie sulla Biblioteca
Comunale di Fano denominata Federiciana, Fano, 1873.
3. Archivio di Stato di Pesaro - Sezione Archivio di Stato
di Fano (ASP - SASF), Archivio Storico Comunale (ASC),
Referendaria, reg. 84, c. 227r.
4. P. V. Cimarelli, Istorie dello stato di Urbino, Brescia, 1642 1643, lib. III, p. 176.
5. Ibidem.
6. “Ha scritto vagamente sopra varie scienze, come io ne posso fare indubitata fede, havendo gli suoi scritti veduti e con
attentione benissimo di essi la dottrina compresa, i quali non
ancora dati alle stampe, furono alla sua morte dagli suoi Padri
à questo effetto pigliati”. P. V. Cimarelli, op. cit.
7. “Scrisse anco la quarta Parte delle Croniche di San Francesco,
divisa in cinque volumi, de’ quali tre solamente veggonsi alla
luce, sendo gli altri due rimasti alla sua morte in mano dello
stampatore in Venetia, il qual’essendo anco similmente il seguente anno mancato non hebbedè restituitli potere: onde si
stimano smariti”. P. V. Cimarelli, op. cit.
8. “Scrisse e pubblicò: Croniche dell’Ordine di San Francesco,
di Fra’ Bartolomeo Cimarelli in Venezia 1620 per Berezza
Berezzi, vol. 5 (3) in 4° e in Napoli per Novello de Bonis 1680
in 4°. Forma quest’opera la Parte Quarta delle Cronache de’
Minori, scritte già da fra’ Mauro da Lisbona ( e poscia tradotte
dal Diola) ed è molto pregiata non solo pel profitto spirituale, ma eziandio per la varia e molteplice erudizione. Più altri
manoscritti di materie scientifiche lasciò frà Bartolomeo nella
sua morte in mano de’ suoi religiosi, per quanto affermasi dal
detto Cimarelli, che niun cenno peraltro ci ha dato del luogo
ove furono collocati”. Biblioteca Picena, Osimo, 1793, t. III,
pp. 210 - 211.
9. Diede inoltre alle stampe: Chronicorum Ordinis partem quarta succedaneam tribus prioribus a Marco Ulyssiponensi compositis, anno 1621; Adnotationes in quatuor Lib. Sententiarum Scoti;
Commentaria in primum et quartum Scoti; Apologia di diverse
cose di filosofia o di teologia contro i detrattori dell’Ordine francescano; De forma et colore divi Francisci habitus; Controversiarum
Ioannis Radae quarta pars. in Venezia 1617.
10. “Fù da suoi superiori mandato, con carichi degni della sua
persona, nella Spagna, ondè dimorò cinque anni in stima tale
presso à quella Corte, che da tutti per gli suoi pronti e virtuosi
discorsi ammirato veniva e per divino huomo tenuto. Per questo
più volte introdotto fu all’udienza di quella Maestà Cattolica,
riportandone pretiosi doni e segnalate gratie; e quando da suoi
emoli stato impedito non fosse (troppe vivace tassandolo e nelle
Frontespizio del libro La
Filosofia Morale di Ludovico Antonio Muratori,
con ex libris (Biblioteca
Santuario Beato Sante R
IV 31)
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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO
sue risolutioni violento) senza fallo sarebbe stato co’l mezzo della detta Maestà, al Generalato della sua Religione promosso”. P.
V. Cimarelli, op. cit.
11. P. V. Cimarelli, op. cit.
12. P. V. Cimarelli, op. cit.
13. “[…] e dopo non molti giorni lo dimandò anco per Vescovo titolare alla Santa Sede, da cui ottenuta la gratia de’ beni Ecclesiastici
assai ricca entrata procurarli”. P. V. Cimarelli, op. cit.
14. “Poterono tanto gli accennati honori nel cuore de’ maligni,
ulcerati dalla cantaride dell’invidia e punti dal tarlo del livore
che co’l veleno si spinsero à procurarli la morte, la quale successe l’anno 1628. Il cui cadavero fu nella Chiesa di San Francesco
delle Vigne nella medesima città di Venetia, riposto. Di sommo dispiacere fu la morte di questo gran religioso all’Altezza di
Mantova et à tutta la sua Corte, come se ne videro con chiarezza i segni, honorando egli con la sua presenza e con l’assistenza
della medesima Corte gli offici funebri, che con solennità gli si
celebrarono da’ padri della sua Religione in San Francesco di
Mantova” P. V. Cimarelli, op. cit.
15. Aveva Bartolomeo un fratello pure lui frate dell’osservanza
francescana, padre Marco Cimarelli, morto nel 1631 (anche
questi ricordato da Vincenzo Maria Cimarelli nelle sue Istorie
dello Stato di Urbino, cit), che risulta Guardiano di Santa Maria
Nuova in un atto del 6 agosto 1569 (vedi sempre in questo volume G. Boiani Tombari, Regesti, alla data).
16. P. V. Cimarelli, op. cit.
17. Vedi: Biblioteca Picena, op. cit.
18. P. M. Amiani, Memorie Istoriche della città di Fano, Fano,
1751, vol. II, p. 264.
19. Biblioteca Federiciana di Fano (BFF), Sala Manoscritti,
Fondo Amiani, n 4.
20. ASC - SASF, ASC, Consigli, Libro dei Consigli n. 139, nn.
21. J. Ligi, Congregazione dell’Oratorio di Fano, BFF, Sala
Manoscritti, Fondo Federici, n. 76.
22. “Et posito partito a chi pare e piace … che la concessione
del Vicolo che dimandano li Padri Zoccolanti non è dannosa
ne’ al Publico, ne’ al Privato per non servire al comodo d’alcuno e per non haver il suo utile e vedendosi che più tosto come
per accomodamento et abbellimento della Città in vista del
presente partito si conceda detto sito alli sopradetti supplicanti
conforme alla dimanda loro per ovviare le Cause esposte nella
supplica et conseguire con l’accomodamento…”. ASP - SASF,
ASC, Consigli, Libro dei Consigli n. 158, cc. 145 - 146.
23. “Requisiti di Francesco Maria Polidori, dei suoi antenati
ed Anna Maria Durantini sua madre e parente della medesima. Carlo Polidori padre di Francesco Maria prese per moglie
l’anno 1665 Anna Maria figlia di Giovanni Andrea Durantini,
quale aveva per moglie una di casa Galletti che di questa casa
e sua famiglia vi sono stati molti virtuosi, uno fu monsignor
Flavio Galletti vescovo di Anglona come si può vedere da una
pittura nel claustro di Santa Maria Nuova sopra la porta della libreria, quale morì a Roma e fu sepolto alla Madonna del
Popolo ove si vede il suo deposito con una lapide e sua iscrizione ad perpetuam rei memoriam”. ASP - SASF, ASC, Famiglie
Fanesi, b. 7, fam. Polidori.
24. P. M. Amiani, op. cit., vol. II, p. 293.
25. S. Tosti, L’Osservanza a Fano, in Memorie Francescane
Fanesi, pp. 168 - 181, qui pp. 177-178.
26. “Una biblioteca e uno studio, dunque aperti all’intera città
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e che dovettero certo apparire come il logico coronamento di
un’attività tipografica e di studio in cui la città si era venuta da
tempo distinguendo fra le consorelle marchigiane, ospitando
gli stampatori Girolamo Soncino (1501 - 1508; 1515 - 1517),
Giacomo Moscardi (1562 - 1572) e Pietro Farri (1590 - 1593;
1596 - 1612), dando vita al Seminario dei chierici (1569) e successivamente all’Accademia degli Scomposti (1641), predisponendosi infine ad accogliere il Collegio dei padri gesuiti (1674)
e a rendere operante il testamento di Guido Nolfi con l’apertura
dell’omonimo Collegio degli studi (1680), destinato a diventare sede universitaria a partire dal 1729”. F. Battistelli (a cura di),
Biblioteca Federiciana, cit., p. 33.
27. “Lo Studio di Santa Maria Nova trovandosi escluso nel
prossimo passato Capitolo Generale della nota de Studii di
Giubilazione e conseguentemente da una si riguardevole prerogativa, che toglie a i Padri Lettori che vi esercitano la lettura in spazio di nove anni l’esser anoverati tra i Ministri
Provinciali; fa ricorso alle Illustrissime Vostre Signorie si per
la manutenenza di reputazione di questa Illustrissima Città,
come dello stesso Studio, che sino ad hora ha goduto simile
privilegio a’ fine vogliano compiacersi scrivere lettera favorevole
al Reverendissimo Padre Lanci Procuratore Generale in Roma,
acciò prenda la posizione di questo Studio con farlo dichiarare di Giubilazione in conformità di quello di Ancona, che
da Sua Beatitudine dieci mesi sono fu restituito in pristinum;
che il tutto saria cagione di destare i suggetti riguardevoli al
desiderio di questa stanza e quelli vi sono al non tentare la promozione a studio più cospicuo, ove possano godere il privilegio
delle fatiche. Saranno pero f. Bonaventura Ferrari Devotissimo
Servitore delle Signorie Vostre Illustrissime che informerà Sua
Reverendissima con addurli fondamenti co’ quali facilmente
né possa riportare facilmente l’effetto e le grazie delle Signorie
Vostre Illustrissime l’honore di tanto favore; che Deus.”. ASP
-SASF, ASC, Suppliche, vol. 1.
28. Vedi: ASP -SASF, ASC, Consigli, Libro dei Consigli n. 169,
c. 92r.
29. Analizzando infatti la Genealogia delle Nobili Famiglie Fanesi
del Bertozzi (cfr: F. Bertozzi, Genealogia delle nobili famiglie
Fanesi, BFF, Sala Manoscritti, Fondo Bertozzi, prot. F.) e il Libro
D’oro della Nobiltà Fanese del Borgogelli (cfr: P.C. Borgogelli,
Libro D’oro della Nobiltà Fanese, BFF, Sala Manoscritti, Fondo
Federici, n. 310, vol. 10) si evince come Nicolò Lanci, nobile
fanese, vissuto anch’egli nelle metà del XVII secolo, non fu mai
un uomo di chiesa, svolgendo invece esclusivamente incarichi
pubblici e prendendo in sposa Giustina Giunti di Montenovo
(“Nicolaus Lancius filius quondam Johannis Nobilis Fanensis
[...] fu ammesso di Consiglio il 20 settembre 1650. Fu Priore
di novembre e dicembre 1650. Poi fu Gonfaloniere per breve di
Alessandro VII del 18 ottobre 1656 ed esercitò in luglio e agosto
1657 e gennaio e febbraio 1661 [...] Sposò Giustina del Cavalier
Antonio Giunti di Montenovo [...]”; P. C. Borgogelli, cit.”). Fu
invece il di lui fratello carnale Giovanni Maria Lanci ad intraprendere, con successo, la carriera ecclesiastica ricoprendo,
tra i tanti uffici, anche quello di procuratore generale, ma dei
canonici regolari di San Salvatore in San Paterniano (ossia i
canonici lateranensi) e non dei padri minori osservanti di Santa
Maria Nuova (“Lanci Gio. Maria da Fano, professando l’Ordine de’ canonici regolari di S. Salvatore, ne sostenne la carica di
Abate e quindi all’altra più onorevole fu promosso a Roma di
LA PUBBLICA LIBRERIA
procurator generale. Morì l’anno 1671 allorquando stava sotto i
torchi una sua opera, che di poi fu publicata dal fratello Nicolò
e presentata al ch. sig. card. Bona, di cui mentr’era in vita l’autore, goduto avea singolarmente la grazia […] Varie sue lettere
si pubblicarono fra quelle del detto sig. cardinale ed il ch. P.
ab. Trombelli nelle sue Memorie Istoriche di S. Maria del Reno
e S. Salvatore dopo averlo chiamato dottissimo uomo e molto
benemerito della sua congregazione […] L’Amiani nella Storia
di Fano accenna una di lui divota ed erudita orazione, recitata
in detta città nella chiesa di San Paterniano per la occasione
del flagello della peste, che nel 1656 andava desolando l’Italia”.
Biblioteca Picena, Osimo, 1796, t. V, pp. 220 - 221). Nessun altro membro di Casa Lanci, vissuto in quel determinato periodo
storico, può essere identificato con il citato procuratore.
30. L’informazione viene ripresa anche nel dattiloscritto intitolato Storia e vicende del convento francescano di S. Maria Nuova
in Fano (Pesaro) redatto da padre Cristoforo Fini nell’anno
1953, conservato presso l’archivio storico Diocesano di Fano,
Conventi e Monasteri Fanesi, vol. 15.
31. S. Tosti, L’Osservanza a Fano, cit., p. 180.
32. Ibidem, p. 177.
33. G. Pagnani, Un Archivio Ecclesiastico Anconetano dal 1051
al 1863, in “Studia Picena”, vol. XXVIII (1960), p. 81.
34. ASP -SASF, ASC, titolo IX, busta 506, 1868.
35. “E’ piacevole al sottoscritto porgere avviso all’Onorevole
Signor Sindaco di Fano che la Direzione Demaniale di Ancona
con Nota 14 Maggio ultimo scorso N. 4355 comunicava che il
Guardasigilli con Decreto in data 8 medesimo mese ha disposto che i libri e gli oggetti d’Arte dei tre Conventi a margine
indicati siano ceduti al Municipio di Fano con l’obbligo però
di provvedere per il locale, e di destinare una somma per la conservazione di essi e di farne a suo carico l’esatto catalogo in doppio nell’atto di consegna. Vorrà pertanto l’Onorevole Signor
Sindaco compiacersi fissare il giorno o i giorni per ricevere gli
oggetti, ed i libri in discorso. Quante le volte credesse di delegare Persona di sua fiducia per la consegna vorrà questa munirla
di apposita lettera di autorizzazione.”. ASP -SASF, ASC, titolo
IX, busta 506, 1868.
36. “All’Ill.mo Sig. Sindaco di Fano. Perché a molti era noto il
valore di alcuni grandi opere esistenti nella Biblioteca dei M.M.
O.O. e perché alcuni potrebbero rammentarle e ricercarle in
proprietà del Municipio, il sottoscritto che ha assunto oggi il
carico del nuovo inventario e della consegna, ama che il Sig.
Sindaco sappia, e ne resti memoria scritta a sua garanzia che
nella Biblioteca stessa mancano le seguenti Opere che ne formavano il pregio e che figurarono già descritte nell’inventario
redatto alla presa di possesso fatta dagli Agenti del Governo
nel mese di febbraio dell’anno 1861, trascurando alcuni libri di
minor conto i quali restano compensati da altri che non furono
descritti nel citato inventario. Trovandosi gl’indicati libri posti
in terra e nel massimo disordine, attenderà che gli venga indicato come e dove abbiano a riordinare a scopo di pubblica utilità. Luigi Masetti Custode Bibliot. (segue l’elenco) S. Thomae
Aquinatis Opuscula vol. 12 (due copie); Luca Wadding Annali
Francescani vol. 29; Dufresne Glossario vol. 6; Epigraphicum
Morcellianum vol. 4; Morcelli sud. de Stilo inscript. vol. 5;
Agatopisto - Storia ed indole di ogni filosofia vol. 12; Labbé
Collezione dei Concili, vol. 29; Amiani Storia di Fano, vol.
2; Muratori opere, vol. 24; Grisellin - Dizionario delle Arti e
Mestieri, vol. 18; Natali Alessandro - Storia Ecclesiastica, vol.
18; vedi: ASP -SASF, ASC, titolo IX, busta 506, 1868.
37. ASP -SASF, ASC, titolo IX, busta 506, 1868.
38. Mombaroccio, Archivio Beato Sante, Cronache, Sez. C, lib.
5, pp. 2809 - 2810.
39. Nella citata lettera circolare n. 2079, spedita dal sindaco
di Fano al prefetto di Pesaro, viene dichiarato come un elenco
completo dei libri della biblioteca in oggetto era stato trasmesso al ministero della Pubblica Istruzione; non è pertanto da
escludere l’esistenza di questo importante documento a Roma,
presso l’archivio Centrale dello Stato.
40. Mombaroccio, Biblioteca Beato Sante, R V 1.
41. Mombaroccio, Biblioteca Beato Sante, R IV 31.
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Massimo Bonifazi - La pubblica libreria