PALERMO ITINERARIO CAPO CATTEDRALE DIRETTO DA MARIO SCOTTO CITTA’ DI PALERMO Assessorato al Turismo Servizio Turismo e Promozione Turistica Servizi territoriali per il turista PALERMO ACCESSIBILE Loggia-Castellammare, Tribunali-Kalsa, Palazzo Reale - Albergheria e Monte di Pietà-Capo. Questi quattro mandamenti nascono dalla intersezione delle due principali arterie storiche Palermo, una città in cui ogni via, ogni vicolo o cortile è una della città: il Cassaro (corso Vittorio Emanuele), arteria principale scoperta, in cui ogni momento è una sorpresa, uno stupore. di origine araba che collega il mare alle colline; e la seicentesca Sfortunatamente si presenta ai nostri occhi piena di tanti via Maqueda, che diede alla topografia della città arabo-fenicia il piccoli ostacoli che la rendono difficilmente accessibile. Per suo tipico aspetto cruciforme. Nel centro storico sono censiti 343 questa ragione l’Assessorato al Turismo ha redatto la Guida palazzi, 156 chiese ed oratori, 66 tra conventi e monasteri e 63 “Palermo Accessibile” come strumento prezioso per lasciarsi edifici specialistici civili. accompagnare alla scoperta della città. La guida rientra in un ampio progetto incentrato sull'accoglienza della città di Palermo, e si propone l'intento specifico di rimuovere gli ostacoli fisici e culturali che si oppongono alla fruizione delle opere d’arte, incontrando le esigenze di clienti fruitori caratterizzati spesso da una particolare sensibilità e capacità di attenzione. PRINCIPI GUIDA: Di seguito riportiamo i criteri principali utilizzati, secondo un filo conduttore, in ogni itinerario turistico: ciascun percorso presenta le migliori condizioni possibili di accessibilità, comunicazione e sicurezza d’uso che ne rendono facilitato il collegamento con i monumenti presenti nell’itinerario; tutti i percorsi toccano almeno uno degli assi storici che dividono in mandamenti il centro storico, corso Vittorio Emanuele e via Maqueda. Il centro storico di Palermo si estende per circa 240 ettari, è diviso in quattro mandamenti denominati: La guida descrive otto itinerari turistici che, muovendosi lungo gli assi principali, collegano episodi monumentali di rilevante interesse storico-culturale: 1) Itinerario Kalsa 2) Itinerario Teatro Massimo 3) Itinerario Vucciria-Castellammare 4) Itinerario Quattro Canti 5) Itinerario Ballarò 6) Itinerario Palazzo Reale 7) Itinerario Capo-Cattedrale 8) Itinerario Fiera Vecchia La descrizione di ogni itinerario è suddivisa in quattro sezioni informative: una scheda sintetica, contenente informazioni relative al percorso, al livello della fruibilità (in particolare per le persone diversamente abili), ed al tempo di percorrenza dell’itinerario; un sistema di icone, che è stato utilizzato per evidenziare l'accessibilità o la presenza di servizi; un dettaglio cartografico; ed informazioni storico-artistico-culturali, seguono il percorso. ITINERARIO CAPO CATTEDRALE che ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Percorribile senza assistenza da persone non vedenti Accompagnatore consigliato per disabili su ruote Scheda sintetica Attenzione! Monumento non accessibile Percorso: Porta Carini > via Porta Carini > Non accessibile piazza Porta Carini > piazza Capo > via Beati Paoli > piazza Beati Paoli > via Beati Paoli > Possibilità di parcheggiare via s.s. 40 Martiri > via San Agata alla Guilla > via Del Celso > via Montevergini > piazza Montevergini > corso Vittorio Emanuele > via Matteo Bonello > via Papireto > Porta Guccia > via Mura di Porta Carini > via G. Battista Si consiglia la visita a piedi Si consiglia la visita in bicicletta Accessibile Pagano Farmacia Posteggio Taxi Giudizio relativo al livello di fruibilità ASL Polizia - Carabinieri zona urbana: Aperta al traffico e pedonale distanza da percorrere: 2,30 km tempo di percorrenza: 200 minuti visita museo Diocesano: 60 minuti CIT Centro di informazione turistica Fermata Bus turistico Sosta carrozze Lavori di restauro Proprietà privata ITINERARIO CAPO CATTEDRALE ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Descrizione Storico Storico--artistica Porta Carini P orta è una delle più antiche porte della città e deve il nome al paese di Carini: anticamente la strada che ha inizio dalla porta, attraversava la campagna e conduceva direttamente all’omonimo paese. Fu edificata una prima volta intorno al 1310, con un aspetto probabilmente ad arco centrico in pietra da taglio, decorato con doppia ghiera di archi, nella seconda metà del Settecento appartenne alle monache della Concezione, che la usarono come belvedere e luogo di ricreazione, e che nel 1782 la fecero demolire e interamente riedificare. Da qui l’attuale aspetto senza arco, con ornamenti di pietre d’intaglio, colonne e vasi in cima alle piramidi. Restaurata tra marzo e ottobre 2003 l’antica Porta Carini rappresenta il monumentale varco d’accesso al DEL CAPO, MERCATO fino ad arrivare in corso Vittorio Emanuele. Porta Carini Il Capo arabi di schiavi. Per definizione è il mercato del popolo di Palermo, che ha saputo mantenere con il suo intricato labirinto viario l’aspetto proprio di un “SOUK” orientale, dove trasuda Il mercato del Capo costituisce la parte più alta del popoloso quartiere Seralcadio, (dall'arabo "Hascia al Bacar" rupe di mare), opulenza e magnificenza e, nel contempo, scadimento e limitatezza. sviluppatosi durante la dominazione musulmana fuori dall'antico quartiere del Cassaro. Il suo nome proviene dalla dizione “caput Seralcadii”, per la sua posizione nella parte superiore del quartiere. Qui si era stabilita la schiera degli Schiavoni, mercanti ITINERARIO CAPO CATTEDRALE nel periodo bellico sino ai giorni d’oggi, a magazzino per il baccalà. La chiesa ha origini molto antiche, addirittura risalenti ad una preesistenza. Subito dopo, sulla destra, emerge dai banchi di vendita la facciata barocca della CHIESA DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE. Guardandola dall’ esterno non si immaginano le magnificenze conservate all’interno: un vero trionfo del barocco fiorito palermitano. La chiesa, costruita nei primi anni del Seicento, era adiacente ad un grande convento benedettino distrutto purtroppo nel Novecento, per lasciare spazio all'edificazione del Palazzo di Giustizia. Con una facciata esterna molto severa secondo i canoni del primo barocco romano, è costituita da una sola navata con un’impostazione spaziale ancora rinascimentale. Le pareti sono del tutto ricoperte, fino alla cornice, da una preziosa decorazione a marmi policromi. Da notare sono i preziosissimi paliotti, unici nella decorazione e nei colori eseguiti da artigiani siciliani, che rappresentano architetture trompe-l’oeil alla maniera barocca. Il soffitto a botte è decorato da stucchi dorati. Particolare su ogni lato della navata si aprono due cappelle; sul lato sinistro troviamo la cappella della Madonna Libera dagli Inferni, opera di Vincenzo Guercio del 1635-, e quella del Crocifisso, con una grande "cornice reliquiaria"; sulla destra troviamo le cappelle di Santa Rosalia e di San Benedetto tardo settecentesche. La zona dell’abside si apre con un grande arco: qui, sul soffitto, si trova l'Immacolata Concezione dipinta da Pietro Novelli. Una bella Chiesa dell’Immacolata Concezione cupola ottagonale, sfarzosamente decorata, sovrasta l'area sacra. Immettendoci nel mercato, subito a sinistra troviamo la seicentesca CHIESA DI SAN GREGORIO, fondata Nella chiesa si venera Maria SS. delle Grazie alla quale è riservata una grande festa che si svolge in maggio per i vicoli del quartiere dallo stesso San Gregorio, sebbene la facciata sia stata con una processione gestita dall'omonima storica confraternita completata solo nel 1740. Viene anche chiamata fondata nel 1887. "a chiesa rù baccalà”, perché uno degli accessi, quello di sinistra, fu adibito ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Chiesa di S. Ippolito Altra chiesa con origini antichissime (esisteva già dal 1200) è quella di SAN IPPOLITO. Anticamente dava il nome alla contrada, risalente al XIV secolo;la chiesa conserva di questo periodo soltanto un piccolo affresco bizantineggiante che raffigura la Madonna con il Bambino. La facciata fu rifatta nel 1728 dall’architetto Andrea Palma in stile Panificio Morello barocco. L’interno è costituito da tre navate e nell’altare maggiore è esposta la tela raffigurante “Il martirio di San Ippolito” del vicina chiesa omonima, portate in processione con gran seguito di 1728, opera di Filippo Randazzo. In sagrestia si trovano altre fedeli. importanti opere del XVII e XVIII secolo, tra le quali una tela di Proseguendo, arriviamo a Guglielmo Borremans. Pregevole anche il grande crocifisso ligneo Cappuccinelle, al piano terra del settecentesco palazzo Semeraris, sospeso dal soffitto del presbiterio e risalente al XV secolo. Esso spicca il raffigura il Cristo con ai lati (rappresentati nei capicroce) la "mostra" (facciata) di mosaico in stile Liberty. La "mostra" del Madonna e San Giovanni Evangelista, e ai piedi della Croce la panificio consta di una fascia orizzontale superiore con la scritta testa di Adamo, secondo una tipica iconografia che caratterizza le "Panificio S. Morello", e di uno splendido pannello verticale in Croci lignee mosaico con una figura femminile che allude alla fertilità della quattrocentesche – seicentesche, che venivano appese nelle absidi delle chiese o portate in processione. Oggi si PIAZZA CAPO, PANIFICIO MORELLO, con e, immettendoci in via la terra. posta a sinistra della vetrina. venerano le statue lignee dei Santi Cosma e Damiano, provenienti ITINERARIO CAPO CATTEDRALE sua straordinaria subì nei secoli passati diverse modifiche e ristrutturazioni, si presenta ad aula unica; all’ingresso, due colonne in marmo grigio sostengono un coro ligneo di fattura neobarocca, che nel 1910 si arricchisce di un organo a canne. L’altare principale possiede un bellissimo paliotto in marmi mischi e lapislazzuli proveniente dalla distrutta chiesa del Gran Cancelliere. Qui vi si venerano alcuni simulacri lignei, come quello della santa titolare, attribuito a Girolamo Bagnasco nel 1813. Ritornando sui nostri passi, ci immettiamo in via Beati Paoli. Percorrendola verso la depressione del letto del fiume Papireto, che oggi scorre canalizzato ad otto metri sotto il suolo, si apre PIAZZA BEATI PAOLI, dove sono state costruite le CHIESE DEI SS. COSMA E DAMIANO e quella di S. MARIA DEL GESÙ. Nella piazza confluisce il vicolo degli Orfani da cui si accede ad una GROTTA, sede del tribunale della famigerata setta dei "BEATI PAOLI". Nel 1576, a valle della Guilla, era stata costruita la chiesa dedicata a S. Rocco che aveva liberato il quartiere dalla peste. Questa chiesa, fu assegnata nel 1620 alla confraternita dei Chiesa della Madonna della Mercede COSMA E DAMIANO Ogni 27 di settembre SS. veniva celebrata la festa delle genti marinare, dedicata ai santi Cosma Sempre in via Cappuccinelle di fronte al panificio, alla nostra e Damiano che erano fratelli e medici, capaci di guarire affezioni sinistra troviamo, sollevato sul piano stradale, un pianoro e malanni d’ogni tipo, per questo eletti come protettori.. Si CHIESA DELLA MADONNA DELLA MERCEDE. racconta che la solenne processione dei Santi Cosma e Damiano dominato dalla Sede di un’attiva confraternita, fu fondata nel 1482 dai Padri era esclusivamente gestita dai marinai e pescatori della Kalsa Mercedari in sostituzione di un’altra chiesa dedicata a vestiti di bianco, con fascia rossa attorno alla vita e fazzoletto Sant’Anna. Il prospetto della chiesa in pietra da taglio è stato giallo in testa annodato alla procidana. L’impianto planimetrico rifatto in un secondo tempo (l’ultimo rimaneggiamento della della chiesa è tradizionale, a tre navate, con archi a pieno facciata risale al 1931). Il portone d’accesso fu sostituito nel centro su colonne che sostengono crociere, mentre l’esterno ha 1885 con l’attuale, proveniente dalla chiesa dei Settangeli e una impostazione volumetrica molto semplice. completato da una cancellata di ferro battuto. L’interno, che ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Vicino alla chiesa dei SS. Cosma e Damiano sorge MARIA DI GESÙ, Continuando la nostra passeggiata su S. via Beati Paoli, ci immettiamo in il cui impianto risale QUARANTA MARTIRI ALLA GUILLA, la CHIESA DI PIAZZA CHIESA. alla metà del Seicento; è detta anche S. dove risiede l’OMONIMA Maruzza o dei "Canceddi", come venivano La chiesa, intitolata a S. Ranieri ed ai chiamati i conduttori di bestie da soma (in Santi Quaranta Martiri, fu edificata agli verità "i canceddi" erano le grandi ceste, inizi del XVII secolo dai pisani residenti a una per lato, che venivano caricate sugli Palermo. Nel 1725 si effettuarono alcuni animali). Particolare è il portale barocco lavori con colonne a spirale in marmo e la loggia Borremans serliana affreschi sulle pareti, pervenuti però in ( di Sebastiano Serlo), di di rifacimento e Guglielmo la con splendidi decorò consuetudine seicentesca. pessimo stato di conservazione. In prossimità della chiesa di S. Maruzza, La facciata, serrata tra due lesene, è all'interno di palazzo Baldi - Blandano, con sovrastata da un timpano triangolare. Il portale è classico ed è sormontato da uno ingresso su vicolo degli Orfani, è stata stemma in cui campeggia la croce di Pisa. ritrovata, come indicavano i documenti e le testimonianze, la GROTTA In dove la presunta setta degli incappucciati neri, Chiesa di S. Maria del Gesù detta dei Beati Paoli, aveva stabilito uno alto si rettangolari. aprono A cinquecentesco, due sinistra un finestroni porticato testimonianza dei proprio luoghi di riunione. La storia edifici dei Beati Paoli si basa su una tradizione all'edificazione della chiesa, collega il lato orale raccolta dal marchese di Villabianca occidentale della chiesa con il corpo di nei suoi “Opuscoli Palermitani”. preesistenti (ex degli corporibus) fabbrica a due piani, in cui ogg E’ sono ospitati gli uffici della Confraternita di credenza popolare quella che considera i Maria SS. dei Sette Dolori. suoi adepti difensori dei poveri contro i ricchi ed i potenti che servendosi degli “sgherri”, amministravano quella "giustizia criminale" a favore dei loro interessi. Grotta detta dei Beati Paoli ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Chiesa dei SS. Quaranta Martiri alla Guilla Chiesa di S. Giovanni alla Guilla La festa dedicata ai Santi Quaranta Martiri, che si svolge verso la La cappella, affidata alla Congregazione del venerdì Santo, fine di settembre, è caratterizzata da un bellissimo fercolo con la custodisce i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata, portati statua in legno dell’Addolorata trafitta nel cuore da sette pugnali in processione per le vie del quartiere il venerdì Santo. Si in argento. possono visitare la mostra dei riti del venerdì Santo, con i La chiesa dei SS. Quaranta Martiri alla Guilla attualmente è sede di concerti di Palermo Musica Antica, realizzati dall'associazione Orchestra Barocca Siciliana. nostro sguardo incrocia la Poco più avanti arriviamo alla Piazza Sant’Isidoro dove si erge il maestoso portare manierista in pietra e bugne del Vicino, tra la piazza SS. Quaranta Martiri e la piazza S. Isidoro alla Guilla, il preziosi fercoli della Addolorata e del Cristo morto. CHIESA DI SAN GIOVANNI ALLA GUILLA. SANT'ISIDORO che è di gran lunga la PALAZZO residenza monumentale più interessante del quartiere. Il completo recupero ha riguardato sia gli spazi esterni che le aree interne. La chiesa fu costruita nel 1165 e poi riedificata nel 1669. Nel Il Palazzo è caratterizzato da uno scalone di marmo di 1182 divenne sede della Commenda dei Cavalieri di Malta. Nel Castellammare e da numerosi e sontuosi saloni del piano nobile, giardino attiguo scorreva una copiosa fontana, che diede il nome adornati con pavimenti maiolicati ed affreschi ancora esistenti. a tutta la contrada. ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Chiesa e Convento di S. Agata alla Guilla Vicino al Palazzo Sant'Isidoro, si ergono la CHIESA ED IL CONVENTO DI SANT'AGATA ALLA GUILLA. La prima notizia del complesso risale al 1282, quando Ingresso di Palazzo S. Isidoro resi fruibili per spettacoli e convegni. Imboccando la strada sulla sinistra arriviamo nell’antica via Celso. anticamente esisteva un’altra chiesa nel punto in cui vi era una porta all’ ingresso della bassura del Papireto, l’impianto attuale è cinquecentesco anche se ha avuto molti rimaneggiamenti. L’involucro esterno in pietra risale agli inizi del XVI secolo, il portale a timpano triangolare è gaginesco e i due campanili con logge ed inferriate barocche sono tardo seicenteschi. Al momento sono in corso i lavori di messa in sicurezza e di Via del Celso La via del Celso, che, parallelamente al Cassaro, attraversa dall'interno il quartiere del "Capo", unendo la zona della Guilla alla via Maqueda, è un fiore all'occhiello nel processo di recupero del centro storico di Palermo. restauro architettonico – funzionale della chiesa, che tornerà alla fruizione dei cittadini, con la realizzazione di manifestazioni prettamente culturali. Infatti il convento è stato affidato al Teatro Stabile Biondo che al suo interno gestirà anche una biblioteca e la scuola di recitazione, mentre alcuni spazi saranno ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Continuando su via del Celso, fino all’incrocio con MONTEVERGINI, troviamo la VIA CHIESA DEI TRE RE. La chiesa, dedicata ai Re Magi, viene indicata da varie fonti come una delle chiese di rito greco presenti nella zona, insieme a quella di San Cristoforo in via del Giusino. La chiesa dei Tre Re, che all’epoca si chiamava San Giorgio tès placotès (in greco), de Balatis, come viene descritta in alcuni documenti latini del XIV secolo-, fu edificata al tempo di Ruggero II, periodo in cui a Palermo sono attestate una ventina di chiese e monasteri greci. In seguito, per rovina della fabbrica antica, fu ricostruita a partire dal 1545. Nel 1585 il pittore fiammingo Simone de Wobrek dipingeva l'Adorazione dei Magi (ceduta al Museo di Castello Ursino di Catania). Al suo posto venne poi collocata un'altra Adorazione di Gioacchino Martorana, opera oggi custodita al Museo Diocesano. Nel 1751-1752 Vito D'Anna eseguì gli affreschi nella volta della navata e nelle pareti dell'abside con il Trionfo dei Re Magi. Questa chiesa, ricca di stucchi e affreschi ancora inaccessibili, custodisce un pezzo della storia dei greci che abitarono Palermo nel Medioevo. Lasciamo la chiesa Dei Tre Re, e ci immettiamo in via Montevergini, fino ad arrivare in PIAZZA MONTEVERGINI. Qui si trova l’omonima chiesa, di Santa Maria delle Grazie di Montevergini . Le vicende della MONTEVERGINI CHIESA E DEL MONASTERO DI S. MARIA DI ebbero inizio con la fondazione, voluta dalla nobildonna Luisa Settimo alla fine del ’400, di una piccola chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie di Montevergini, con corpi annessi destinati al convento di suore dell’ordine francescano di Santa Chiara. Nel 1687 iniziò l’edificazione dell’attuale chiesa con i corpi annessi. L’architetto gesuita Lorenzo Ciprì progettò e diresse i lavori che alla sua morte furono continuati, nel 1703, da Andrea Chiesa e Monastero di S. Maria di Montevergini Palma. A lui si devono la concezione della decorazione scultorea della facciata e delle pareti interne della chiesa, e anche il disegno complessivo per i riquadri degli affreschi, eseguiti da Guglielmo Borremens nel 1716, mentre su progetto del padre crocifero Giuseppe Mariani venne realizzato il campanile a destra del prospetto, con cupoletta maiolicata. ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Festival. Lasciamo via Montevergini per immetterci in EMANUELE. CORSO VITTORIO Percorrendolo, sulla destra incontriamo l’EX COLLEGIO MASSIMO DEI GESUITI. Dall’attigua CHIESA barocca di S. MARIA DELLA GROTTA il 27 novembre 1586, alla presenza del Vicerè di Sicilia de Guzman, fu posta la prima pietra della Domus Studiorum, il Collegio della Compagnia di Gesù. Dopo oltre quattro secoli l'importante edificio, compreso tra la via Collegio del Giusino e corso Vittorio Emanuele, , è ancora presente e comprende anche parte del monastero di Sant'Agata alla Guilla, tranne la sua chiesa dedicata a Santa Maria della Grotta, volutamente sacrificata all'inizio del XX secolo per realizzare l'ingresso della Biblioteca. Dal 1860 sono ospitate nei suoi locali: la DELLA REGIONE SICILIANA, BIBLIOTECA CENTRALE erede della Regia Biblioteca, il Liceo Classico Statale Vittorio Emanuele II, il "primo" dell'Italia unita, il Convitto Nazionale Giovanni Falcone, già anch'esso dedicato al sovrano sabaudo. Durante la II Guerra mondiale la Biblioteca fu pesantemente bombardata, e temporaneamente trasferita al palazzo Mazzarino in via Maqueda. Conclusi i lavori di Biblioteca Centrale della Regione Siciliana ex chiesa di S. Maria della Grotta restauro del Collegio Massimo, nel 1948 la Biblioteca ritornò nella Altri interventi furono poi attuati tra la fine del Settecento e metà dell’Ottocento, come la decorazione della sacrestia e la ricostruzione in forme neoclassiche e di maggiore dimensione del cappellone, su progetto dell’ingegnere regio Luigi Del Frago. Per sua sede originaria, ed in quella occasione fu scoperta una lapide commemorativa. I lavori di adattamento continuarono anche dopo quella data, con la costruzione di una torre libraria, alta ben 26 metri, nell’antica chiesa sconsacrata di S. Maria della Grotta. decenni l’insieme delle strutture, di proprietà comunale, non sono state più utilizzate, rimanendo nel totale abbandono favorendo degrado e furti. Dopo un restauro conservativo, iniziato nel 1997 terminato nel 2002, il complesso di Montevergini è stato restituito alla Città nel Luglio 2005 come spazio dedicato al Palermo Teatro ITINERARIO CAPO CATTEDRALE A pochi passi dal dell’Incoronazione, corso attigua Vittorio alla Emanuele, piazza in via chiamata “Settangeli” (nome che deriva da un antico monastero oggi non più esistente), dove si ammirano le parti esterne delle absidi della Cattedrale, e dove è venuta alla luce una testimonianza di una casa romana, troviamo il SEMINARIO ARCIVESCOVILE con l’attigua CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTE OLIVETO. Costruito dall’Arcivescovo Simone Bologna, nel 1512 ospitò le monache professe del monastero di S. Chiara, che prendendo possesso del nuovo monastero, vi costruirono la chiesa dedicata a S. Maria di Monte Oliveto, che da allora cominciò a chiamarsi “Badia Nuova”. La cappella di S. Maria di Monte Oliveto, all’inizio molto piccola, tra il 1620 e il 1623 fu ampliata su progetto attribuito a Mariano Smiriglio. La chiesa ha la facciata orientata ad est e, sulla facciata, ornata con marmi bigi, spicca sopra il Chiesa di S. Maria di Monte Oliveto portale una statua di Maria Vergine. Le monache vi rimasero fino al 1860, quando, in seguito all’annessione della Sicilia all’Italia, tutti gli ordini furono aboliti e i loro beni confiscati dallo Stato. Adibito a diversi usi, divenne la nuova sede del Seminario nel 1946, ed intitolato a San Mamiliano per volere del cardinale Ernesto Ruffini. Ritornando sui nostri passi, si apre davanti a noi il Piano della Cattedrale, un vasto piano balaustrato, voluto dall'arcivescovo Simone di Bologna, nel 1452, teatro nei secoli passati di grandi eventi di carattere prettamente religioso. La nostra attenzione viene attratta dalla possente e scenografica mole della CATTEDRALE. La storia di questo magnifico edificio è lunga e complessa. Qui sorgeva una chiesa bizantina, trasformata dagli Arabi in moschea. Il Piano della Cattedrale ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Torre Campanaria della Cattedrale arcate, in stile gotico-catalano. Il portico è un’opera di rara bellezza, per la composizione architettonica, gli intagli e le decorazioni. Il prospetto a tre arcate con sesto acuto, arricchite da una cornice a spirale, è chiuso lateralmente da due pilastri e sormontato da un timpano triangolare meravigliosamente decorato. Il portale, splendidamente intagliato, è del l426, opera di Antonio Gambara. L’ interno della cattedrale è frutto dei rimaneggiamenti successivi, approntati tra il 1781 e il 1801 per il riadeguamento secondo il gusto dell’epoca, affidato all'architetto fiorentino Ferdinando Fuga, che conferirono all'interno della chiesa l'attuale aspetto Cattedrale neoclassico che ha deturpato l’antico assetto. Nello stesso tempo, L'arcivescovo Walter of the Mill detto Gualtiero Offamilio, ministro con la collaborazione dell'Attinelli e del Marvuglia, fu realizzata la di Guglielmo II, vi promosse la costruzione della Cattedrale tra grandiosa cupola che emerge prepotentemente dal corpo 1184 e il 1185; l'edificio subì numerose aggiunte e trasformazioni: dell'edificio. fra il Trecento e il Quattrocento furono costruiti gli ordini superiori Entrando dal portico, a sinistra, si trovano le tombe reali: i delle torri angolari (delle quali rimane oggi solo quella sinistra) e, sarcofagi di Federico II (esplorato di recente, con sonde ottiche), nel 1453, fu aggiunto il bellissimo portico meridionale, a tre Ruggero II, Enrico VI e Costanza d'Altavilla. ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Fra le sculture, primeggiano il fonte Nel XX secolo l’edificio è stato adibito battesimale dei fratelli Pennino e le anche a sede degli uffici della Curia e, statue del Laurana, quali la Madonna per disposizione arcivescovo Libera dagli Inferni, e quelle del Gagini. del cardinale Salvatore Pappalardo Molto interessanti sono gli oggetti in (1970-1996), la parte su via Matteo mostra nella sala del tesoro: calici, Bonello è stata destinata a sede del paramenti, Museo Diocesano, ricco di splendide ostensori, e la famosa opere che vanno dall’ età normanna e corona di Costanza. sveva al secolo XVIII, testimoni del Usciti dalla Cattedrale, sempre in via percorso Matteo Bonello troviamo il PALAZZO con ARCIVESCOVILE dell’arte sacra siciliana, pregna di influenze toscane e spagnole. annesso Tra MUSEO DIOCESANO. le opere, interesse, tutte spiccano di le particolare antichissime L’attuale palazzo Arcivescovile fu voluto tavolette dall’arcivescovo Simone da Bologna in della Perla” e della “Madonna della sostituzione dell’antico edificio, che era Spersa”, l’Epistolario, opere marmoree sito nell’attuale ex convento della Badia Palazzo Arcivescovile e Museo Diocesano medievali della “Madonna del Gagini, nonché molti ornamenti Nuova, alle spalle della Cattedrale. sacri in pietre preziose, maioliche ed un L’edificio, paliotto d’altare in argento del XVIII completato nel 1460, si addossa al torrione medievale della secolo. Cattedrale e si distingue per l’elegante Continuando su via Matteo Bonello, a ricamo della trifora gotico-flamboyant e per il portale “durazzesco” destra di DELL'INCORONAZIONE, ascendenza napoletana, ove è scolpito lo stemma del fondatore. Nel XVI secolo assume l’edificio forme incontriamo la e LOGGIA la CHIESA DELL’INCORONATA. più L’edificio è composto da una cappella e imponenti includendovi anche il da un portico che anticamente era Seminario Arcivescovile sull’attuale annessa all'antica cattedrale, prima che corso Vittorio Emanuele (oggi sede della Facoltà Teologica di Sicilia). Loggia dell’Incoronazione e Chiesa dell’Incoronata questa fosse riedificata dall'Arcivescovo Gualtiero Offamilio. ITINERARIO CAPO CATTEDRALE posò il capo di S. Cristina, quando da Castelsupino fu trasportato in Palermo”. L’edificio costruito in tufo è a pianta centrica, di forma quadrata a croce greca; nel complesso, ha una forma di un grande cubo. Oggi parte della chiesa è inglobata da costruzioni adiacenti e solo una delle aperture, ad arco acuto e doppia ghiera, che sorgeva sui quattro lati della Chiesa, è rimasta nella sua forma originaria, benché sia stata murata. Le altre aperture non sono più visibili. L’unico ingresso oggi fruibile è sul lato meridionale dell’edificio e fu ristrutturato con la facciata nel 1500. Particolare inedito di questa chiesa rispetto agli analoghi edifici coevi di Palermo, è la mancanza di una cupola soprastante, tipica dello stile arabo-normanno. Secondo il Bellafiore, ciò si spiega pensando che l’edificio fosse stato costruito inizialmente come primo ordine di una torre di avvistamento. La chiesa è visitabile su richiesta. Chiesa di S. Cristina la Vetere La La cappella ad unica navata monoabsidata costituì, insieme Sempre presso il cortile dei pellegrini, alla fine del XVI secolo fu con il portico, (trasformato in loggiato) nei secoli successivi, il edificato l’Oratorio dei Pellegrini, con annesso ospizio dei luogo dal quale i re si mostravano al popolo dopo l'incoronazione pellegrini, oggi non più esistente. I confrati, detti “i rossi” per via e per riceverne le ovazioni. E’ tutt’oggi visibile il Cinquecentesco dell’abito che indossavano, ospitavano i pellegrini per tre giorni, e loggiato e le finestre dell’adiacente cappella. curavano il seppellimento dei morti del quartiere. In fondo al cortile dei Pellegrini, presso la Loggia dell’Incoronazione, si trova una delle più antiche chiese di Palermo, la CHIESA DI S. CRISTINA LA VETERE, costruita sembra tra il 1171 e il 1174 per volere dell’Arcivescovo Gualtiero Offamilio, “in quel luogo appunto ove ITINERARIO CAPO CATTEDRALE Riprendendo la passeggiata, si può dare Venezia e piazza Caracciolo, dove fino al uno sguardo ai banchi fissi del XVI sec. penetrava il vecchio porto. DELLE PULCI, MERCATO noto mercatino della città. Ibn Hawqal, nell'anno 977, così ci Organizzato con baracche in lamiera, descrive il Papireto (che nelle attuali appare come una mostra permanente piazza Peranni e Papireto assumeva dell'antiquariato italiano e in particolare l’aspetto di un lago): “… fiancheggiato di di quello siciliano, dove si possono vasti terreni paludosi, i quali dove trovare oggetti antichi, mobili vecchi e producono canna persiana, dove fanno curiosità degli stagni, dove dan luogo a buone aie varie, fra cui sempre più frequenti oggetti di modernariato degli di zucche. anni sessanta e settanta. Le botteghe fondura tutta coperta di papiro, ch'è sono aperte i giorni feriali fino al proprio la pianta di cui si fabbricano i tramonto. Il mercato si apre di fronte la rotoli di foglio da scrivere. Io non so che piazza del Papireto, che anticamente il papiro d'Egitto abbia su la faccia della costituiva terra altro compagno che questo di uno dei laghetti con prospicienti dei papiri, che esistevano lungo il fiume Papireto Quivi stendesi anche una Sicilia ”. Mercato delle Pulci La strada che partendo dalla Via Matteo La legenda narra che il fiume fosse la Bonello giunge al Tribunale di Palermo è diretta prosecuzione del Nilo, ciò per la Via Papireto. argomentare la presenza di coccodrilli, di cui uno rinvenuto al mercato delle pulci Via Papireto e conservato all’ex Convento Artigianelle di piazza Kalsa. La via prende il nome dal fiume Papireto, che scorreva, alimentato dalla sorgente dei Danisinni e da numerose polle, lungo la depressione naturale estesa per tre chilometri dai Dainisinni a Piazza S. Onofrio, via Via Papireto ITINERARIO CAPO CATTEDRALE delle Accademia delle Belle Arti, Palazzo Molinelli di Santa Rosalia Accademia delle Belle Arti, Palazzo Fernandez Al civico 18 di via Papireto si trova la DELLE BELLE ARTI, PALAZZO FERNADEZ sede dell’ACCADEMIA . del Papireto, ricade su un’area inizialmente acquitrinosa (conosciuta anche come Palude “del buon riposo”) che fu L’imponente costruzione in poderosi conci di calcarenite, costruita definitivamente prosciugata ad opera del pretore Andrea Salazar alla fine del XIX secolo, mostra un prospetto serio e maestoso a negli anni 1590-91. Il palazzo, è conosciuto come Molinelli di tre piani, di cui l’ultimo evidenziato da un forte marcapiano e Santa Rosalia, poichè divenne nel 1788 di proprietà di Giulio tripartito da un corpo centrale aggettante. L’edificio si presenta Molinelli e Reggio, principe di Santa Rosalia. La facciata su piazza oggi rinnovato, a seguito di un accorto lavoro di restauro; il Papireto, di impianto simmetrico, è caratterizzata dall’ampio progetto di riuso prevede la sede del Museo dell’Accademia, con portale manierista dal forte bugnato, sormontato dall’ordine di le collezioni permanenti della Gipsoteca e Pinacoteca e altre sale finestroni di stile plateresco incorniciati da eleganti lesene, con per esposizioni temporanee, biblioteca e sala multimediale, ed frontoni interrotti da volute sottilmente delineate. Nel XVIII un’ampia e attrezzata sala conferenze. Potrà diventare una secolo il palazzo viene rimodernato e ai poggioli dei balconi si struttura a servizio degli studenti dell’Accademia, aperta alla città sostituiscono parapetti in ferro e ai soffitti lignei cinquecenteschi ed al territorio. con le volte riccamente decorate dei saloni principali. La direzione, la presidenza e gli uffici amministrativi dell’Accademia si trovano presso SANTA ROSALIA. Edificato alla fine del XVI secolo nella Piana PALAZZO MOLINELLI DI ITINERARIO CAPO CATTEDRALE esistente bastione d’Aragona, del sistema Il cortile interno, a tre ordini di arcate murario cinquecentesco occidentale. ribassate, ha subito pesanti interventi di Il Bastione ha la forma pentagonale alto ristrutturazione. Attualmente nel palazzo tra i sei e gli otto metri. Sopra vi fu eretto, si svolgono gran parte delle lezioni dei appunto, il Palazzo del Marchese Guccia corsi dell’Accademia. con un giardino pensile della fine del XVIII Continuando sempre in via Papireto, su via Cappuccinelle troviamo il DI CLAUSURA DELLE secolo. Al palazzo si accede dal vicolo MONASTERO Guccia ad angolo della via Papireto a CAPPUCCINELLE confine col convento delle Cappuccinelle. con l’annessa chiesa, costruiti nel 1750. Durante i lavori di scavo per Lasciamo piazza Guccia e ci immettiamo le in via Mura di Porta Carini. Una breve fondamenta vennero alla luce un tratto delle gallerie dell’antica catacomba. digressione Bastione della Balata o del Papireto Spostandoci più avanti arriviamo in piazza Sul CORSO ALBERTO AMEDEO, ci PARROCCHIALE strada che via del Noviziato, costeggiando le costruzioni della nuova Procura, Guccia. per porterà DI S. alla CHIESA STANISLAO KOSTKA. riprende il tracciato dell’antico fossato Fu edificata nel 1607 come cappella delle mura cinquecentesche, è visibile il annessa alla casa conventuale per il BASTIONE DELLA BALATA O DEL PAPIRETO, noviziato dei gesuiti. Il convento andò realizzato nel 1536-37. Il toponimo nel distrutto durante i moti insurrezionali del corso dei secoli e cambiato numerose 1848. La chiesa, ad unica navata, è volte. Da una mappa del 1571 sappiamo decorata internamente a stucco con che fu chiamato di San Jacopo e dal bibliche figure allegoriche. Villabianca, porta d’Ossuna o della Balata. Dipinti del XVII e del XVIII secolo Il toponimo attuale di Guccia deriva ornano le cappelle. Di notevole interesse dall’omonimo palazzo ottocentesco che vi è la statua di S. Stanislao ed il Crocifisso è stato sopra edificato e che faceva parte ligneo. In questa Chiesa è nata la assieme al bastione di S. Giacomo, a devozione alla Madonna del Lume. quello del Palazzo Reale e al non più Monastero delle Cappuccinelle ITINERARIO CAPO CATTEDRALE si è tradotto nel 2002 in opera realizzata e funzionante. Il nuovo complesso architettonico sorge alle spalle del vecchio Palazzo di Giustizia, ai margini dell’antico quartiere del Capo, in un’area distrutta dalla guerra e dal terremoto, con una serie di corpi di fabbrica di contenute dimensioni che ripropongono l’antica morfologia del quartiere, con le sue strade e le sue piazze che la gente può percorrere senza interferire con le attività ospitate nei nuovi edifici. Si è in tal modo ricostituito un pezzo di città storica dando vita ad una vera e propria cittadella giudiziaria integrata con il quartiere circostante. Palazzo di Giustizia Attraverso un concorso sono state acquisite e installate all’esterno e all’interno degli edifici alcune opere d’arte che costituiscono una vera e propria collezione contemporanea aperta all’intera cittadinanza. Nuova Pretura Continuando in via Giovan Battista Pagano, sinistra troviamo il PALAZZO DI GIUSTIZIA, epoca fascista, e il palazzo della a destra ed a costruito in NUOVA PRETURA DI PALERMO che è uno dei rari casi in Italia in cui il concorso di progettazione ITINERARIO CAPO CATTEDRALE d’arte Bibliografia Bellafiore Giuseppe, Palermo. Guida della città e dei OPUSCOLI dintorni, Edizioni Bes, Palermo 1978. MEDOCC, Regione Siciliana, Città di Palermo, Itinerari Bellafiore Giuseppe, architettura in Sicilia nelle età islamica e normanna 827-1194, Arnaldo Lombardi, Milano 1990. 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