DELLA ANNO XXXV 27 MARZO 2010 E 1,20 N elle diverse età della vita nessuno dei viventi è scampato a qualche momento di sconfitta, magari di insignificante scacco agli occhi altrui oppure di uno scacco matto da farci tremare dinanzi a noi stessi e a tutti quelli che conosciamo. Spesso ne consegue un irrigidimento e un voluto abbandono di ogni iniziativa, proprio per tutelarci da ogni disavventura possibile o immaginabile. La fanciulla di Nazaret, che si era fatta “docile vela al soffio dello Spirito”, come canta la liturgia, mentre il Figlio fiorito in modo così misterioso nel suo grembo veniva massacrato lungo quella salita che porta al Calvario, non stava subendo lo scacco degli scacchi? Non aveva riposto tutta e intera la sua fiducia in quel Padre che si era rivelato a Israele nel Roveto Ardente? Il suo procedere a fianco del Figlio lungo tutto il percorso, ce la rende sorella e dilata il suo grembo a tutti i cammini della storia e del mondo. Quanti oggi sono ancora torturati? Quanti oggi cedono alla vita e muoiono perché nemmeno il cibo che noi incoscienti occidentali gettiamo in spazzatura non può giungere alla loro mensa? Quanti uomini e donne vivono in condizioni precarie sotto tetti di lamiera o senza tetto stesi sui marciapiedi? Quanti piccoli indifesi sono vittime del turismo sessuale proprio nei Paesi più colpiti dal sisma? Quante famiglie vivono sull’orlo della miseria per la carenza del lavoro? Quanti i vili tradimenti di chi è stato unto sacerdote e abusa dei piccoli? Quanti anziani languono e viene loro sottratto il respiro in nome di “una vita che non è vita”? Quanti diversi vengono oltraggiati perché si ritrovano diversi? Gli interrogativi che si sono susseguiti non sono retorici o pie invenzioni commoventi, sono strade umane, vie sulle quali, passo dopo passo, l’umanità procede nel tempo e nella storia. Il Figlio, salendo lungo la sua via, stava raccogliendo tutte queste vie e ne accusava il colpo, lo stordimento, proprio perché echeggiavano in un animo puro, innocente, ma le faceva sue per purificarle, per perdonare, per trasfigurare. Si faceva bersaglio perché il rimbalzo sgorgasse come acqua fresca che ristora nella salita, come certezza che ognuno/a non è solo ma la sua pena, il suo dolore, è già stato portato, ha trovato il suo significato. Ed ancora lei, sfatta quanto il Figlio era sfatto, non lasciava che il cumulo angustiante coprisse ed annullasse il grido di speranza che accompagnava ogni caduta, ogni colpo di martello, ogni dileggio. La storia e le storie si radunavano, percorrevano e solcavano i secoli, ritornavano tutte a Gerusalemme e vi portavano tutti i volti, tutti i dolori, tutti i desideri, si stava compiendo, e solo lei lo credeva, la grande speranza: il Crocifisso stava donando salvezza eterna. CRISTIANA DOBNER 12 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO Cari amici, questa è la vera SETTIMANA SANTA ragione di speranza dell’umanità: L’umanità sulle strade di ieri e di oggi la storia ha un senso, perché è “abitata” dalla Sapienza di Dio. E tuttavia, il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d’amore, e l’amore genera liber tà e chiede liber tà. libertà libertà. Il Regno di Dio viene cer tamente, certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella pr opria vita, gior no per propria giorno gior no. Per ciò, anche il 2010 giorno. Perciò, sarà più o meno “buono” nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio. (Benedetto XVI, Angelus, 3 gennaio 2010) Caravaggio, Deposizione disegno di LETIZIA TRUPO ABRUZZO A UN ANNO DAL SISMA ALLE PAGINE 19,20,21,22 SCUOLE CATTOLICHE ISTITUTO PIO XII A PAGINA 32 COMO GIOVANI REGIONALI: PRIORITÀ LA XXV GIORNATA MONDIALE l Forum delle Associazioni Familiari, la Cisl di Como DELLA GIOVENTÙ I e il mondo della cooperazione invitano i candidati alle prossime regionali a prestare attenzione ad alcune tematiche “chiave”. A PAGINA 15 Il messaggio di Benedetto XVI e gli appuntamenti per i giovani: “Via Crucis” e pellegrinaggio al Soccorso. ALLE PAGINE 8-9-10 LIBRETTO PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE SONO DISPONIBILI ANCORA COPIE Prenotazioni: 031-263533 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 UN SAGGIO DI ÉTIENNE GILSON LA CITTÀ DI DIO E LE SUE METAMORFOSI S e qualcuno ama una lettura diacronica capace di fargli percorrere secoli di storia, inseguendo l’evoluzione - o l’involuzione - di una idea geniale, ebbene, non ha che da prendere tra le mani questo bellissimo saggio del filosofo francese Étienne Gilson (18841978), ringranziando l’editore Cantagalli per averlo tolto dal silenzio in cui era caduto ed avercelo riproposto (un’edizione italiana venne già stampata da Vita e Pensiero nel 1958) nella collana de “I classici cristiani”. Étienne Gilson pronunciò queste parole nel 1952 come lezioni del corso inaugurale della cattedra Cardinal Mercier presso l’università di Lovanio. La preziosa introduzione di Massimo Borghesi ci permette di ripercorrere il clima di quegli ÉTIENNE anni postbellici, quando sulla macerie dei GILSON, nazionalismi si faceva strada l’idea del- Le metamorfosi l’Europa. Lo stesso Gilson fu coinvolto in della città di un affaire con tanto di accusa di favorire il Dio, Cantagalli, disfattismo ed il neutralismo francese. pagine 308, Ebbene, alcune espressioni di quelle lezio- euro 19,00 ni di Lovanio avrebbero ancora qualcosa di importante da dire al cammino europeista che, quasi sessant’anni dopo, annaspa ancora in perigliose traversate concettuali. Venendo al tema di quel corso inaugurale, riproposto fedelmente e integralmente nelle pagine del volume, scopriamo un problema ermeneutico che impegnò gli studiosi in un dibattito animato (e di cui troviamo traccia in un articolo di Yves Congar apparso nel 1957 sulla Revue des études augustiniennes): che relazione intercorre tra civitas Dei e ecclesia? Identità, distinzione o non coestensività? Il problema non è di poco conto per la formulazione di una corretta ecclesiologia, ma soprattutto permette di comprendere meglio la rivoluzione operata da sant’Agostino, all’indomani del sacco di Roma per mano di Alarico, nell’agosto del 410. Il Gilson segue il vescovo di Ippona, inquadrando storicamente il problema, a partire dalle obiezioni del pagano Volusiano che il cristiano Marcellino si affrettò a girare ad Agostino: era il nascente cristianesimo come religione dell’impero ad essere responsabile della caduta di Roma, in balia per tre giorni delle razzie vandaliche? Il dottore africano rispose subito con una lettera, ma si convinse presto a stendere un opus magnum di bene ventidue libri, coniando quella dottrina delle due città, la città di Dio e la città terrena, che costituisce il primo tentativo di teologia della storia. Le «metamorfosi» che il Gilson ripercorre in questo saggio in Ruggero Bacone (repubblica cristiana), Dante (impero universale), Niccolò Cusano (pace della fede), Tommaso Campanella (Città del sole), Charles-Francois Castel (nascita dell’Europa), Leibniz (città dei filosofi) e Comte (città degli scienziati), in realtà riducono la civitas Dei alla Chiesa terrena e confondono la civitas terrena con le città temporali e politiche. Sant’Agostino aveva scritto un’altra cosa. CAMPANE LETTURE VERSO LA PASQUA A FESTA! NOVITÀ IN LIBRERIA Ecco tre consigli di lettura - oltre a quanto già abbiamo presentato nelle scorse settimane - per affrontare, spiritualmente preparati la grande Settimana. C’è una bellezza nel Crocifisso? Come si può conciliare il segno scandaloso di un orribile supplizio con la figura salvifica del Cristo? E ancora, come si deve guardare lo «spettacolo della Croce»? Queste sono le domande di fondo che ci accompagnano attraverso la lettura e la comprensione di sedici opere, che rappresentano la Crocifissione e che coprono un arco di tempo lunghissimo che va dall’VIII al XX secolo. Si potrà notare come nella raffigurazione dei Crocifissi gli artisti riflettano l’evolversi della teologia della Croce lungo i secoli. Contemplare la Croce significa sentire la forza della grazia e cercare la «bellezza del Crocifisso»; significa fare esperienza dell’oscillazione fra un segno storico scandaloso, eccessivo, drammatico e un simbolo salvifico efficace, ricco di significati e speranza. RITA CAPURRO - ENRICA FASANO, La bellezza del Crocifisso, Ancora, pagine 176, euro 28,00. Paolo Curtaz - sempre fecondo scrittore - dopo essersi confrontato con il Natale, opera una profonda riflessione sui testi della passione e morte di Gesù che conduce il lettore di fronte allo scandalo della fede. Con la consueta verve e il suo stile diretto e attuale il Curtaz affronta il mistero della morte di Cristo, prendendo le mosse dal Vangelo, dalle pagine che più hanno turbato, straziato, scosso l’anima del mondo. Tutto è compiuto, il «sì» è stato detto, Dio ha dato tutto. Il velo del tempio è squarciato: questo è il volto del Dio cercato dall’uomo. A noi, ora, di schierarci. Di cadere in ginocchio, sbigottiti, o, ancora, di versargli addosso l’amaro aceto dell’incredulità. PAOLO CURTAZ, L’ultimo sì. Un Dio che muore solo come un cane, San Paolo, pagine 376, euro 16,00. Le meditazioni offerte da questo terzo volume sono nate in ambito liturgico, all’interno della liturgia del Venerdì Santo, quale frutto della parola rivolta dall’abate di Noci alla propria comunità monastica. Sono suddivise in riflessioni ed elevazioni, presentate all’Ora liturgica di Terza e nella liturgia della Passione, e si concludono con un commento all’articolo del Credo «Fu crocifisso, morì e fu sepolto». In appendice si offre breve riflessione sul segno della croce. Le riflessioni hanno un carattere teologico-spirituale e sono proposte entro un quadro di contemplazione, inteso a toccare il cuore. Nel presentare la Passione del Signore, l’autore ha sempre la preoccupazione di leggere, quasi in filigrana, la realtà e i problemi dell’oggi, e di rispondere quindi agli interrogativi, spesso assillanti, che angustiano l’uomo contemporaneo. DONATO OGLIARI, Crux. Meditazioni sul Venerdì Santo, EDB, pagine 120, euro 9,90. AGO. CLE. DOMENICA DELLE PALME - ANNO C PREGARE PER NON SOCCOMBERE Parola FRA noi IS 50,4-7 SAL 21 FIL 2,6-11 LC 22,14-23,56 Più forti sono la fatica e la lotta, più vigorosa si fa la preghiera di ANGELO SCEPPACERCA PROPRIO della Settimana Santa C a cura di AGOSTINO CLERICI hi oggi va a messa, vedrà che si inizia fuori dalla chiesa, con la processione delle palme, segno liturgico del trionfo del Signore e introduzione al racconto della sua passione. Tutti a chiedere spiegazioni sul dolore e sulla sofferenza, dimenticando che “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza” (Paul Claudel). Si esce dall’agonia e dall’angoscia solo alla condizione di trovarvi Dio. I cristiani, allora, non sono inviati nel mondo come ambasciatori della croce, ma come testimoni della sua resurrezione, di un amore così grande da superare ogni dolore e attraversare ogni morte. Un amore “fino alla fine”. Istruzioni per l’uso e la lettura sono quelle riportate dall’evangelista Luca: pregare per non soccombere nella prova. Un imperativo messo all’inizio e alla fine del racconto evangelico. Più forti sono la fatica e la lotta, l’agonia e l’angoscia, più vigorosa si fa la preghiera. Gesù si aggrappa al Padre per vincere la gara decisiva. Agonia non è solo angoscia, è la tensione dell’atleta prima della gara e del soldato che combatte per la vita contro la morte. Una lotta che ha nel Getsemani il luogo del massimo spasimo, quello degli ultimi metri nella corsa. E Gesù è colto così, teso fino allo spasimo. Sant’Ambrogio coglie nel segno e dice che Gesù “non ha preso l’apparenza dell’incarnazione, ma la realtà: doveva quindi prendere anche il dolore, per trionfare sulla tristezza, non per sfuggirla” al punto tale che “la Passione del Signore ha degli imitatori, non degli uguali”. Un particolare fra i molti. Quanta dolcezza mostra Gesù verso lo stesso Giuda: “Con un bacio tu tradisci il Figlio dell’Uomo”, come a dire “mi tradisci con un segno dell’amore?”. Anche la debolezza di Pietro è un insegnamento per tutti. La sua fragilità mostra l’impossibilità di resistere contando solo sulle nostre forze. Le lacrime di pentimento di Pietro lo trasformeranno e ad uno che sembra di non saper condurre neppure se stesso, verrà affidato il compito di guidare gli altri fratelli. Le lacrime di Pietro solo quelle di chi, nella Chiesa, arriva a pentirsi dei peccati. Ha iniziato il ladrone santificato sul palo e ancora inchiodato al legno. Gode della promessa del Signore in modo immediato, “oggi stesso”. LA PASQUA PRESENTATA AI PIÙ PICCOLI La Collana Primi Passi propone libri dal formato innovativo (un quarto di cerchio) in cui il bambino è aiutato a scorrere le pagine da bottoni segna-pagina posti sul bordo e raffiguranti il soggetto di ogni episodio narrato. Le immagini sono molto colorate, con tratti morbidi e rotondi e colori delicati. I testi naturalmente a misura di bambino. Attraverso questo libro i più piccoli si accostano alla Passione, morte e resurrezione di Gesù, ed imparano a conoscere gli ultimi giorni della sua vita terrena, i gesti da lui compiuti e il loro significato: l’entrata solenne a Gerusalemme, la lavanda dei piedi, l’istituzione dell’eucaristia, la morte in croce, la risurrezione, l’incontro con i due discepoli di Emmaus. Nella stessa collana anche un libro per raccontare ai piccoli le vite dei santi (Chicchi di luce … i santi miei amici) ed uno per insegnare loro le preghiere cristiane (Parole con le ali … le mie preghiere sanno volare molto in alto). ELENA CLERICI MARIA GIANOLA, Campane a festa… è risorto Gesù, Paoline, euro 11,00. VERSO L’OSTENSIONE DELLA SINDONE STORIA DI UNA IMMAGINE A fronte di trattazioni apologetiche o critiche della storia della Sindone, questo libro ripercorre e rilegge le vicende storiche della Sindone inserendole nel contesto delle varie epoche, con particolare attenzione all’evoluzione delle GIAN MARIA forme di pietà ad essa collegaZACCONE, te. Così, lo studio del contesto La Sindone. Storia religioso del basso medioevo di una immagine, consentirà di inserire correttaPaoline, pagine 220, mente la Sindone nel suo ambiente al momento della comeuro 16,00 parsa nella chiesa di Lirey. Alla luce di tale contesto potranno trovare nuova spiegazione i documenti che tra Trecento e Quattrocento testimoniano dell’entusiasmo ma anche del disagio che questo insolito oggetto suscita tra la gente e nella gerarchia ecclesiastica. Tappe fondamentali di questa vicenda storica saranno ancora l’enorme successo della Sindone quale reliquia dinastica di Casa Savoia in ascesa e il 1898, anno della celebre foto di Secondo Pia. Mentre il XX secolo sarà il secolo delle ricerche scientifiche, con l’ossessione dell’autenticità... Le ostensioni del 1998 e del 2000, invece, ne recupereranno il significato pastorale. L’autore, Gian Maria Zaccone, è attualmente Direttore scientifico del Museo Diocesano della Sindone, Vice-direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino e membro della Commissione Diocesana per la Sindone dell’Archidiocesi di Torino. P A G I N A CHIESA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 UNA SINTESI DELLA LETTERA IL PAPA SCRIVE ALLA CHIESA D’IRLANDA Foto Sir 3 L’INTERVISTA DI MONSIGNOR DIEGO COLETTI A RADIO VATICANA A COMMENTO DELLA LETTERA DI BENEDETTO XVI ALLA CHIESA D’IRLANDA Qual è la sua valutazione generale sulla lettera del Santo Padre. C’è un’assunzione diretta di responsabilità… «Il tono della lettera è certamente molto forte in riferimento alla gravità di tante situazioni, che non devono farci dimenticare, però, che lo sfondo generale delle nostre comunità cristiane e dei nostri preti è molto sano. È chiaro, però, che si deve prendere con molto coraggio la posizione giusta, che trovi lo spazio – come mi pare di avere intuito nelle parole del Santo Padre – da un lato del non dimenticare mai lo sfondo di misericordia, e dall’altro si deve anche fare in mondo che tale orizzonte di misericordia non tolga minimamente il dovere né della penitenza né della riparazione. Qui si tratta di delitti gravissimi e particolarmente odiosi, soprattutto a livello di vittime innocenti, per le quali Gesù ha usato toni fortissimi anche nel Vangelo contro chi poteva portare scandalo ai piccoli. Quindi credo che facendo riferimento a questo, che fa parte dell’insegnamento fondamentale della dottrina cattolica, il Papa abbia scritto tale Lettera - che è certamente nei contenuti e anche un po’ nei toni una certa novità - che però è giustificata dalla situazione difficile che la Chiesa irlandese ha dovuto registrare in questi ultimi tempi». Il Papa rivolgendosi ai sacerdoti colpevoli di questi crimini, li esorta a riconoscere apertamente la loro colpa e di sottomettersi alle esigenze della giustizia. Questa, forse, è la risposta che in tanti si aspettavano anche sul piano più umano, più concreto… «Senza dimenticare lo sfondo dell’infinita misericordia di Dio, dobbiamo ricordare che chi si ritrova colpevole di azioni particolarmente odiose ed efferate, deve assumersi la responsabilità di un riconoscimento sincero, di una richiesta di perdono in tutte le direzioni, di risarcimento del male che si è fatto e di personale penitenza, anche in riferimento alle leggi dello Stato che prevedono conseguenze penali rispetto a determinati comportamenti. Non si può evocare una propria situazione di privilegio o una propria nicchia di impunità quando si tratta di assumersi delle responsabilità così gravi di fronte ad atti assolutamente ingiustificabili». Il Papa si rivolge anche ai vescovi irlandesi: il tono è abbastanza severo, quando dice che hanno sbagliato gravemente nell’applicazione delle norme del diritto canonico e seri errori sono stati commessi nel trattare le accuse. Viene fuori il ruolo di voi vescovi di fronte a queste realtà… «Certo, un ruolo che non è del tutto semplice o di immediata applicazione di procedure… Perché si tratta, anzitutto, di prevedere un’indagine previa, per una verifica della serietà e della consistenza delle accuse, che in più di un caso si sono rivelate anche false o pretestuose o “gonfiate”, quindi c’è un minimo di attenzione anche a tale indagine previa. E poi, fatta l’indagine previa, occorre procedere, secondo quanto previsto dal codice, con un vero e proprio processo canonico, che non interferisca in nessun modo con analoghe procedure a livello civile e penale, ma che si affianchi, anche dal punto di vista della disciplina interna alla Chiesa, per riconoscere e far riconoscere anche al colpevole la propria colpevolezza, in modo che si assuma le responsabilità della penitenza e della riparazione». l Papa ha indirizzato una Lettera Pastorale a tutti i Cattolici dell’Irlanda per esprimere lo sgomento per gli abusi sessuali commessi sui giovani da parte di esponenti della Chiesa e per il modo in cui essi furono affrontati dai vescovi irlandesi e dai superiori religiosi. Egli chiede che la Lettera sia letta con attenzione nella sua interezza. Il Santo Padre parla della sua vicinanza nella preghiera a tutta la comunità cattolica irlandese in questo tempo pieno di amarezza e propone un cammino di risanamento, di rinnovamento e di riparazione. Chiede loro di ricordarsi della roccia da cui sono stati tagliati (cfr Is 51, 1), e in particolare del bel contributo che i missionari irlandesi apportarono alla civilizzazione dell’Europa e alla diffusione del cristianesimo in ogni continente. Negli ultimi anni si sono verificate molte sfide alla fede in Irlanda, al sopraggiungere di un rapido cambiamento sociale e di un declino nell’attaccamento a tradizionali pratiche devozionali e sacramentali. Questo è il contesto all’interno del quale si deve comprendere il modo con cui la Chiesa ha affrontato il problema dell’abuso sessuale dei ragazzi. Molti sono i fattori che hanno originato il problema: una insufficiente formazione morale e spirituale nei seminari e nei noviziati, una tendenza nella società a favorire il clero e altre figure in autorità, una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali hanno portato alla mancata applicazione, quando necessarie, delle pene canoniche che erano in vigore. Solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla crisi è possibile identificarne con precisione le cause e trovare rimedi efficaci. Durante la loro visita ad limina a Roma nel 2006 il Papa ha esortato i vescovi irlandesi a “stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i princìpi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi”. Da quel momento egli ha voluto incontrare vittime in più di una occasione, ascoltando le loro vicende, pregando con loro e per loro, ed è pronto a farlo di nuovo in futuro. Nel feb- I braio 2010 ha chiamato a Roma i vescovi irlandesi per esaminare con loro le misure che stanno prendendo per porre rimedio al problema, con particolare riferimento alle procedure e ai protocolli ora in vigore per assicurare la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali e per rispondere con prontezza e con giustizia alle denunce di abusi. In questa Lettera Pastorale egli parla direttamente a una serie di gruppi all’interno della comunità cattolica irlandese, alla luce della situazione che si è creata. Rivolgendosi in primo luogo alle vittime di abuso, egli prende atto del tremendo tradimento del quale hanno sofferto e dice loro quanto egli è dispiaciuto per ciò che hanno sopportato. Riconosce come in molti casi nessuno era disposto ad ascoltarli quando trovavano il coraggio di parlare di quanto era accaduto. Si rende conto di come coloro che dimoravano in convitti dovevano essersi sentiti, perchè non avevano modo di sfuggire alle loro sofferenze. Pur riconoscendo quanto deve risultare difficile per molti di loro perdonare o riconciliarsi con la Chiesa, li esorta a non perdere la speranza. Gesù Cristo, lui stesso vittima di ingiuste sofferenze, comprende gli abissi della loro pena e il perdurare del suo effetto sulle loro vite e sulle loro relazioni. Ciononostante proprio le sue ferite, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono i mezzi attraverso i quali il potere del male viene infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Il Papa esorta le vittime a cercare nella Chiesa l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e di trovare risa- namento e riconciliazione risco- prendo l’infinito amore che Cristo ha per ciascuno di essi. Nelle sue parole ai sacerdoti e ai religiosi che hanno commesso abusi sui giovani, il Papa ricorda loro che devono rispondere davanti a Dio e a tribunali debitamente costituiti, per le azioni peccaminose e criminali che hanno commesso. Hanno tradito una fiducia sacra e rovesciato vergogna e disonore sui loro confratelli. Un grande danno è stato arrecato, non soltanto alle vittime, ma anche alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa in Irlanda. Mentre esige da loro che si sottomettano alle esigenze della giustizia, ricorda loro che non devono disperare della misericordia di Dio, che egli Grande è la sua esperienza quale rettore del Seminario della diocesi di Milano e del Lombardo a Roma prima di diventare vescovo a Livorno, poi a Como. L’attenzione del dibattito pubblico, nei giorni scorsi, si è concentrata sull’ingresso dei giovani all’interno dei seminari. Si possono evitare casi di questo tipo a partire da una scelta precisa di ingresso in seminario? È un tema che papa Benedetto stesso tratta in questa Lettera… «Ho trovato una tradizione nei Seminari milanesi - perché il Seminario di Roma è un Collegio universitario per giovani sacerdoti, quindi la questione del discernimento previo, in entrata, non c’era ma nei Seminari milanesi, nei quali ho fatto prima l’insegnante, poi il rettore per undici anni, ho trovato una tradizione molto seria, molto rigorosa. Si chiedeva un pieno rispetto della intimità delle persone, che venivano guidate dalla direzione spirituale, dalla confessione, dalla predicazione in generale… però si proponeva agli alunni una verifica, un controllo molto serio e molto responsabilizzato della loro maturità affettiva, della loro capacità di resistere a pressioni e a situazioni chepotevano aggravarsi... Il Papa, nella Lettera, penso che si riferisca anche a questo quando dice che si tratta di un ambiente degradato in maniera generale… quindi, a maggior ragione, i seminari devono alzare le difese e creare percorsi educativi adatti alla situazione di oggi, per formare uomini sereni e liberi nella gestione della loro affettività e capaci di evitare in maniera assoluta queste involuzioni, deviazioni che non è sempre possibile prevedere, ma che in tanti casi vanno almeno intraviste dal punto di vista della fragilità o della minore consistenza della persona. La mia esperienza mi dice che nei nostri seminari questa attenzione è stata molto alta, molto rigorosa… Bisognerebbe, forse, ancora oggi, richiamare questa necessità di vigilanza - senza farla diventare un’ossessione evidentemente - ma è una necessità di vigilanza alta, sulla maturità, la serenità e la libertà della castità personale dei candidati al sacerdozio». Come unire, nei seminari, educazione cristiana ed educazione di oggi, la modernità. È possibile una sintesi, un dialogo? Come tradurli in un giusto equilibrio nella formazione del sacerdote? «Credo che il dialogo sia sempre possibile, addirittura doveroso. Ma deve essere un dialogo reale. Deve percepire le differenze, deve rendersi conto che siamo in un mondo sempre più pagano, sempre più privo di valori, nel quale anche la sessualità da un lato è dichiarata come un semplice gioco e dall’altro viene considerata con scandali sopra scandali… Quindi credo che la situazione culturale dalla quale provengono anche i nostri adolescenti e i nostri giovani richieda una forte capacità critica da parte della comunità cristiana, da parte di loro stessi e da parte dei candidati al sacerdozio. E solo di fronte alla presa di coscienza di quella che, anche il Papa, più volte chiama una situazione di nichilismo, di relativismo, di degrado dei valori bisogna che ancora più forti siano le condizioni interiorizzate, le capacità di reazione da parte dei cristiani in genere e da parte dei preti e dei vescovi in particolare». ha liberamente offerto anche ai peccatori più grandi, se si pentono delle loro azioni, fanno penitenza e con umiltà implorano perdono. Il Papa incoraggia i genitori a perseverare nel difficile compito di educare i figli a riconoscere che sono amati e desiderati e a sviluppare una sana stima di sé. I genitori hanno la responsabilità primaria di educare le nuove generazioni ai princìpi morali che sono essenziali per una civiltà civile. Il Papa invita i ragazzi e i giovani a trovare nella Chiesa un’opportunità per un incontro vivificante con Cristo, e a non lasciarsi frenare dalle mancanze di alcuni sacerdoti e religiosi. Egli guarda al contributo dei giovani per il rinnovamento della Chiesa. Esorta anche i sacerdoti e i religiosi a non scoraggiarsi, ma al contrario a rinnovare la loro dedizione ai rispettivi apostolati, operando in armonia con i loro superiori in modo da offerire nuova vita e dinamicità alla Chiesa in Irlanda attraverso la loro vivente testimonianza all’opera redentrice del Signore. Rivolgendosi ai vescovi irlandesi, il Papa rileva i gravi errori di giudizio e il fallimento della leadership di molti di loro, perché non applicarono in modo corretto le procedure canoniche nel rispondere alle denunce di abusi. Sebbene risultasse spesso difficile sapere come affrontare situazioni complesse, rimane il fatto che furono commessi seri errori e che di conseguenza essi hanno perso credibilità. Il Papa li incoraggia a continuare a sforzarsi con determinazione per porre rimedio agli errori del passato e per prevenire ogni loro ripetersi, applicando in modo pieno il diritto canonico e cooperando con le autorità civili nelle aree di loro competenza. Invita inoltre i vescovi ad impegnarsi a diventare santi, a presentarsi come esempi, ad incoraggiare i sacerdoti e i fedeli a fare la loro parte nella vita e nella missione della Chiesa. Infine, il Papa propone alcuni passi specifici per stimolare il rinnovamento della Chiesa in Irlanda. Chiede a tutti di offrire le loro penitenze del venerdì, per il periodo di un anno, in riparazione dei peccati di abuso che si sono verificati. Raccomanda di ricorrere con frequenza al sacramento della riconciliazione e alla pratica dell’adorazione eucaristica. Annuncia l’intenzione di indire una Visita Apostolica di alcune diocesi, congregazioni religiose e seminari, con il coinvolgimento della Curia Romana, e propone una Missione a livello nazionale per i vescovi, i sacerdoti e i religiosi in Irlanda. In questo Anno dedicato in tutto il mondo ai Sacerdoti, presenta la persona di San Giovanni Maria Vianney come modello e intercessore per un rivivificato ministero sacerdotale in Irlanda. Dopo aver ringraziato tutti coloro che si sono impegnati con alacrità per affrontare con decisione il problema, conclude proponendo una Preghiera per la Chiesa in Irlanda, da usare da tutti i fedeli per invocare la grazia del risanamento e del rinnovamento in questo tempo di difficoltà. pagina a cura di ENRICA LATTANZI P A G I N A 4 OBAMA APPROVATA LA RIFORMA SANITARIA N ella notte del 21 marzo la Camera dei rappresentanti ha approvato la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama. Dopo mesi di dibattiti e polemiche (con l’accusa all’amministrazione di voler introdurre il socialismo negli Stati Uniti), il Congresso ha approvato una legge storica. Il voto della Camera dei rappresentanti sul testo già approvato dal Senato - 219 voti a favore, 3 più del necessario, e 212 contrari - è giunto grazie al sostegno di un gruppo di deputati democratici, contrari all’aborto, che hanno strappato in extremis alla Casa Bianca un decreto per ribadire il bando all’uso di fondi federali per finanziare polizze a copertura delle interruzioni di gravidanza. La svolta è arrivata nel pomeriggio e il voto sul testo del Senato - che entra nei codici come Law of the Land - è seguito poche ore più tardi. La vittoria ha chiuso una maratona politica durata oltre un anno e costellata da scontri e faticose mediazioni. Dopo il voto sul testo del Senato, la Camera ha approvato un pacchetto di emendamenti che armonizzano la riforma dei senatori con quella che i deputati avevano approvato in novembre. Nessuno dei 178 congressisti repubblicani ha votato a favore e più di 30 deputati democratici hanno votato no. La riforma estenderà i servizi sanitari a 32 milioni di statunitensi grazie all’allargamento del raggio di azione dei programmi di salute pubblica e grazie ai sussidi alle famiglie che non possono acquistare polizze assicurative private; vieterà anche alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze a bambini o adulti con malattie congenite e impedirà di revocare le polizze ai già assicurati. Con la riforma, il 95 per cento dei quasi 300 milioni di cittadini americani disporrà di una copertura sanitaria. Il presidente Obama - che ha ringraziato lo speaker della Camera Nancy Pelosi per l’impegno profuso in questi mesi ha sottolineato, rivolgendosi ai parlamentari, come la nuova legge non sia una panacea per il sistema sanitario, pur muovendosi nella direzione giusta. “Il voto di oggi - ha detto - risponde agli americani che speravano profondamente che fosse fatto qualcosa per un sistema che lavorava per le compagnie assicurative e non per la gente comune”. A detta di Obama la riforma sanitaria avrà effetti diretti e positivi sulla vita di ogni famiglia americana. SOCIETÀ INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 ITALIA ALLE AMMINISTRATIVE IL DISCERNIMENTO CRISTIANO È UN DOVERE Elezioni: no all’astensione L a tentazione di disertare le urne morde le coscienze degli italiani, giustamente sdegnati dinnanzi ad una politica ridotta talora a teatrino, la quale sembra disertare i problemi, tanti e gravi, che toccano la vita quotidiana dei più. La tentazione si coglie forte soprattutto in quell’elettorato cattolico che appare disgustato dalla volgarità in cui sono cadute la vita e la discussione politica, dal declino degli ideali grandi, dall’attenuarsi dell’impegno per le cose concrete, dall’affievolirsi del senso della buona amministrazione nella casa comune. Ma il disertare le urne sarebbe un male, e non solo perché l’esercizio del diritto di voto è un “dovere civico”, come dispone l’art. 48 della Costituzione; cioè non solo perché integra uno di quei “doveri inderogabili di solidarietà”, di cui l’art. 2 della stessa Carta fondamentale richiede perentoriamente l’adempimento. Il cristiano, infatti, è tenuto a partecipare alle urne per un’altra, e più alta, ragione. Perché egli è chiamato a “dare a Cesare quel che è di Cesare”: ciò significa che a lui è richiesto, non per solo dovere giuridico ma pure per dovere di coscienza, di dare il proprio contributo alla vita della società. Un contributo originale, nel concerto della pluralità di proposte politiche che qualificano una società democratica qual è la nostra; un apporto di idee, di proposte, di esperienze, di impegno fattivo, fuori di ogni impoverente omologazione. L’impegno del cristiano nella società non può non esprimere un progetto politico fondato sulla dignità della persona umana. Come è stato ricordato in una recente nota del Vicariato di Roma, ciò significa considerare “irrinunciabili” - sia quanto a riconoscimento, che ad effettivo esercizio - la libertà religiosa, la difesa della sacralità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, le libertà fondamentali del- la persona, la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, aperta alla maternità e paternità responsabile, la libertà educativa e di istruzione, il lavoro retribuito secondo giustizia, la cura della salute, l’apertura agli immigrati in un sistema di leggi che coniughi insieme accoglienza, legalità e sicurezza, la casa, la salvaguardia del creato. Si tratta di un progetto politico teso al perseguimento del bene comune, vale a dire dell’insieme delle condizioni di vita sociale grazie alle quali si può conseguire il perfezionamento integrale della persona, in tutte le sue dimensioni, anche quella più propriamente spirituale. L’attuale configurazione della rappresentanza politica, modellata da sistemi elettorali caratterizzati in senso maggioritario, offre senza dubbio ai cattolici inedite e ampie possibilità di contribuire in vario modo, e da diverse parti, ad una vita politica rinnovata, animata da ideali forti ma al tempo stesso segnata da concreti impegni di buona amministrazione. Domani, a urne chiuse, i cattolici eletti saranno chiamati a una testimonianza di vita riflessa in un’esperienza politica coerente ed in una azione concreta, qualificata dal senso dello Stato e fondata su sentimenti di solidarietà. Ma ora, alla vigilia di una consultazione di cui è innegabile una valenza che va oltre la dimensione locale, il cattolico elettore non può disertare la necessaria opera di discernimento nella pluralità di progetti politici; non può esonerarsi dal compito di cogliere dove i valori in cui crede sono accolti e sostenuti, e dove invece vengono ignorati o addirittura contrastati. È un problema di coscienza. Ma è anche il modo reale per contribuire effettivamente, e laicamente, alla garanzia di un sano pluralismo. GIUSEPPE DALLA TORRE rettore della Lumsa LA NUOVA “BATTAGLIA” DELL’EUROPA A 10 anni dalla Strategia di Lisbona S ono trascorsi precisamente dieci anni dal battesimo della Strategia di Lisbona, definita per fare dell’Europa comunitaria “l’economia più competitiva al mondo basata sulla conoscenza e la piena occupazione”. Gli allora capi di Stato e di governo dei 15 Stati aderenti si riunirono il 23-24 marzo 2000 per un summit straordinario che avrebbe dovuto correggere, se non reimpostare, le politiche economiche e sociali dei firmatari per raggiungere obiettivi “alti” eppure ritenuti “possibili”. Preso atto del mancato raggiungimento di quelle stesse mete, la Commissione guidata da José Manuel Barroso (nella foto), assieme al presidente stabile dell’Ue Herman van Rompuy, ha deciso di riprovarci, ponendo sul tavolo del vertice del 25-26 marzo tre “motori di crescita” per una Ue compe-titiva, innovativa, verde e socialmente più giusta. Nella comunicazione del 3 marzo scorso Barroso ha infatti parlato di “crescita intelligente” (promuovendo conoscenza, ricerca, istruzione e società digitale), “crescita sostenibile” (rendendo la produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse) e “cre- scita inclusiva” (incentivando la partecipazione al mercato del lavoro e la lotta alla povertà). La nuova “battaglia” - termine utilizzato dal capo dell’Esecutivo - “richiede un coinvolgimento al massimo livello po- litico” e la “mobilitazione di tutte le parti interessate”. Non mancano specifici “obiettivi” concreti (occupazione, ricerca, energia pulita, lotta all’abbandono scolastico e all’indigenza) da cui si può rilevare “quali sono i traguardi che l’Ue dovrebbe raggiungere entro il 2020 e in base ai quali saranno valutati i progressi compiuti”. La crisi, ha specificato Barroso, “ha messo in luce questioni fondamentali e tendenze non sostenibili che non possiamo più ignorare. Il disavanzo di crescita dell’Europa sta compromettendo il nostro futuro. Dobbiamo agire con decisione”. Fin qui i progetti, che, una volta ottenuto lo scontato via li bera da parte dei 27 governi, dovrebbero cominciare a prender forma mediante azioni specifiche e qualche investimento finanziario. Ma i dubbi non mancano. Un decennio fa, infatti, il quadro macroeconomico era favorevole, non in stato di recessione come quello attuale. L’Ue contava solo 15 Stati, relativamente simili tra loro e, complessivamente, più forti e competitivi, se si considera che il “valore aggiunto” apportato dai nuovi Stati dell’est non è certo entusiasmante. La concorrenza esterna era obiettiva- mente meno agguerrita di oggi. Nel frattempo non si può certo ritenere che siano lievitati l’europeismo e la voglia di assegnare maggiori compiti di coordinamento alle istituzioni Ue, aspetti necessari per perseguire traguardi così ambiziosi. Da questo punto di vista, prima di riporre in soffitta tanto velocemente la Strategia di Lisbona per varare quella targata Europa 2020 sarebbe stato utile un esame di coscienza collettivo: perché Lisbona ha fallito? Si tratta solo di cause esterne (ad esempio la crisi, la globalizzazione accentuata, le strutturali debolezze demografiche europee…) oppure ci sono freni all’intero dell’Ue che hanno sgambettato Lisbona così come potrebbero ostacolare Europa 2020? Ma l’Ue ha già tolto il freno a mano e, più o meno consapevolmente, si sta tuffando in questa nuova “strategia”. La quale per funzionare, per non restare sulla carta come la precedente, avrà bisogno di volontà politica, di un fortunato e lungo trend favorevole, di un sistema di sanzioni e di incentivi con cui ottenere azioni coerenti da parte dei governi. E, non da ultimo, di obiettivi alla portata dei contraenti. GIANNI BORSA SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 GALLI DELLA LOGGIA E IL MALE NON OSCURO DELL’INDIVIDUALISMO La deriva anticristiana È impietosa la disanima della società italiana fatta da Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera” di domenica 21 marzo, una disanima che descrive l’Italia “anticristiana” di oggi. Ingenuità modernista, sostanziale rifiuto delle tradizioni, un cinismo di fondo che “ha sempre il bisogno di abbassare tutto alla sua bassezza”: sono i tre motivi che il commentatore ricorda per spiegare le trasformazioni dello “spirito pubblico” del Paese e la deriva anticristiana che si traduce in una lunga serie di “capi d’accusa” verso il cristianesimo e, in particolare, verso la Chiesa cattolica. La lettura è impietosa, ma sostanzialmente tocca nel segno. La nostra società e la cultura dominante hanno probabilmente molti problemi con il cristianesimo. Il Sinodo dei vescovi europei alla vigilia del grande Giubileo aveva parlato, non senza suscitare scalpore, di una grave secolarizzazione nel Continente e addirittura di “scristianizzazione”. Guardavano in profondità, allora, i vescovi europei, cogliendo una serie di segnali rispetto all’allontanamento degli uomini e delle donne d’Europa dai valori e dal messaggio di Gesù. Sembrava un’esagerazione, soprattutto pensando all’Italia. Ma dov’è la scristianizzazione? Nei motivi ricordati da Galli Della Loggia corre come un filo rosso il tema di fondo dell’individualismo che è, ad esempio, da tempo “nel mirino” delle riflessioni della Chiesa italiana e alla radice della cosiddetta questione educativa. Qui è il problema: la concezione dell’uomo proposta oggigiorno, veicolata dai media, “vincente” e dominante è radicalmente anticristiana. L’individuo che basta a se stesso, norma prevalente per le proprie azioni, sostanzialmente solo e chiuso nel proprio orizzonte non è la “persona” dell’antropologia cristiana, che può dialogare e incontrare l’Altro. Questo individuo, unica autorità, è il soggetto dell’ingenuità modernista di cui parla Galli Della Loggia, è colui al quale il passato non serve più perché il presente è il suo cortile, è il cinico disincantato che non può alzare lo sguardo oltre il proprio naso. È, questo individuo, il sostenitore, tutt’al più, di un cristianesimo uma- nitario, confuso con l’etica buonista spesso di moda. Ma c’entra poco con un Vangelo che chiede di ascoltare, di aprire le orecchie e gli occhi, di fare spazio a un compagno di strada, di mettersi in dialogo. Sta qui l’insistenza della Chiesa italiana sulla questione educativa che, come ha detto in più occasioni il cardinale Camillo Ruini, ha come posta in gioco il senso stesso che attribuiamo all’uomo e alla nostra civiltà. Abbiamo bisogno di educazione – si ricorda tra l’altro nel recente testo su “La sfida educativa”, preparato dal Comitato per il progetto culturale della Cei – non tanto per essere cittadini o buoni cattolici, ma semplicemente per essere uomini. Non è cosa da poco e da qui riparte la possibilità per il cristianesimo di essere significativo ancora una volta per le persone del nostro secolo. In Italia e in Europa. Contrastando alla radice quella deriva anticristiana che tenta il senso comune. ALBERTO CAMPOLEONI CORSIVO di AGOSTINO CLERICI LA NAUSEA SI VINCE... VOTANDO Si torna a votare. So che a qualcuno la voglia di farlo è passata, e si è tramutata in nausea. Ma è un malessere che si sconfigge votando. Senza l’illusione che tutto cambi in meglio. Ma anche senza lasciare che siano gli altri a decidere per me, per noi cattolici italiani e cattolici lombardi. I nostri vescovi ci hanno invitato a votare in questa tornata elettorale con un occhio attento ai programmi e alle persone. Non con gli schematismi ideologici a cui ci siamo assuefatti, succubi di quelle ataviche «simpatie» politiche che scartano a priori un candidato - solo perché è di destra, di sinistra o di centro - e ne sposano entusiasticamente un altro - solo perché è di destra, di sinistra o di centro - . No, è sbagliato, e ce lo ha ricordato anche il card. Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana: dobbiamo puntare su quei «valori non negoziobili», su cui invece tanti politici mercan- teggiano ogni giorno, e su cui, purtroppo, troppi cattolici chiudono gli occhi e le orecchie. A Roma e nel Lazio, tanto per fare un esempio di evidenza inattaccabile, c’è una candidata - Emma Bonino - che ha costruito tutta la sua fortuna politica su una ostentata militanza abortista. Purtroppo, ecco uno dei «valori non negoziabili», su cui alcuni cattolici sono invece disposti allegramente a negoziare e a farlo passare in secondo piano rispetto alla fedeltà ottusa alla propria militanza partitica. Naturalmente tra i valori cardini non c’è solo la vita umana, dal concepimento sino alla morte naturale, ma anche la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, la libertà religiosa ed educativa, la giustizia e la solidarietà nella lotta alla malavita organizzata e nella difesa del lavoro. Ho ascoltato la solita obiezione: ma queste sono elezioni amministrative, si votano candidati che devono aggiustare le strade, far funzionare gli ospedali, regolare il trasporto pubblico, ecc. Insomma, cose concrete che riguardano la vita di tutti i giorni, non i... valori nella loro astrattezza. È una obiezione becera, questa! E dice tutto lo smarrimento in cui siamo caduti da quando la politica ci ha abituati ad una polarizzazione vuota. Ovviamente, le capacità amministrative dei candidati vanno valutate insieme alla loro trasparenza ed onestà, ma è necessario tener conto che dalla Regione oggi passano anche linee guida importanti in settori sensibili ai valori quali, ad esempio, la sanità. E poi, la verità non entra in gioco solo a livello dei massimi sistemi, e purtroppo è assente ormai anche dai livelli più alti della vita politica... La verità c’entra con la vita concreta di tutti i giorni, ed è lì che dobbiamo «riconciliarci con la verità», andando oltre l’odioso e diffuso relativismo delle opinioni e riconoscendo dei punti fermi su cui non negoziare mai. Lo so, in queste elezioni, tanto tempo è andato perduto in beghe da cortile. Recarsi a deporre la scheda nell’urna è un modo per recuperare un diritto che, forse, qualcuno voleva toglierci. Il mistero, la parola, il silenzio L ’ uomo moderno sembra diventato un’appendice del rumore, un mero spazio di esso. La perdita del silenzio si trasforma in incapacità di ascoltare. Ogni parola, anche la più banale, ha bisogno, per essere percepita, del silenzio. Nel frastuono, invece, essa muore tra mille inutili rumori. Da quando il linguaggio è diventato un mezzo in cui siamo immersi totalmente, non c’è più bisogno di dire qualcosa. Il «dire» dice se stesso e nessuno sente la necessità di prestare attenzione. Ascoltare è fuori moda. E’ come se avessimo perso la misura delle cose. Tutto è di uguale importanza e di nessuna importanza. Non abbiamo più il dono del discernimento e della discrezione. Nessuno ascolta nessuno. Infatti, perché ascoltare e chi? Nel traffico dei discorsi quotidiani, ci imbattiamo continuamente in parole senza peso, in messaggi che smussano il pensiero, provocando una narcosi intellettuale. Allora siamo spinti ad un silenzio che diventa difesa. Ma una difesa che ci potrebbe portare all’incapacità di ascoltare. Chi si apre all’ascolto non può essere né arrogante né tracotante. Chi si dichiara disposto ad ascoltare riconosce che l’altro ha qualcosa da comunicare. È nel silenzio che si acquista quella capacità di raccoglimento vigile che apre all’accoglienza. Il silenzio può essere segno di piena comprensione reciproca. È significativa - per il credente - la pedagogia del silenzio adottata da Gesù. Ci sono diversi silenzi nel silenzio di Gesù. C’è un silenzio durante il quale egli ascolta l’accusa contro l’adultera e chinato scrive per terra. È un silenzio che poi, rialzandosi, si condensa nella parola di giudizio: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei». Un silenzio che poi sprofonda in un mutismo che non è altro se non l’eco della potente parola degli accusatori, come mostra il loro allontanarsi furtivo (Gv 8,1-11). E c’è poi il silenzio dell’adolescente che non rivela ai suoi genitori che rimarrà nella casa del Padre. Silenzio che causa la loro angosciosa ricerca e che di nuovo sfocia nella sua parola autorevole che riecheggia per lunghi anni nella loro incomprensione. Oppure c’è un tacere per gli uni, mentre agli altri parla: «Chi sono mia madre e i miei fratelli?» (Mc 3,33): coloro che chiedono accesso e risposta non ottengono più di questo. O, in modo diverso, nelle rivelazioni, eccezionali senza una parola di Gesù, come nella Trasfigurazione, dove a coloro che la esperimentano è negato paradossalmente un discorso chiarificatore. L’ a v v e n i mento resta nel mistero e solo dall’alto la Parola può illuminare. Le parole di Gesù restano circondate da una zona di silenzio, che però non è limitazione della parola, ma al contrario rappresenta lo spazio nella quale essa può realmente diventare provocante per l’uomo. Tutte le volte che Gesù viene frainteso, si ritira nel silenzio. Un silenzio che è difesa dell’autenticità della parola. E la miglior risposta che può ricevere la parola che viene da Dio è: «Ecco, sono la serva del Signore». Non si sa dove possono portare le conseguenze del «Mi avvenga secondo la tua parola». Le nostre comunità hanno spesso privilegiato un moltiplicarsi di parole che hanno formato generazioni di parlanti, non sempre generazioni di uditori. Non uditori della Parola, ma ripetitori di rumorose e ingombranti sillabe che non creano parole significanti e che ancor meno invitano all’ascolto. Le comunità dei credenti si apprestano a vivere il mistero della Pasqua, centro e cuore della proposta cristiana. Un centro - il mistero del Crocifisso - che creò scandalo e abbandono anche nei discepoli. Di fronte alla piena rivelazione del volto del Dio di Gesù - il Crocifisso - la parola dell’uomo viene meno. Restano il mistero da contemplare e la provocazione da accogliere. Troppo spesso le nostre parole lo hanno reso talmente ragionevole da non essere più provocante perché catturato dalla retorica di parole che non parlano più. Il Crocifisso interpella nel profondo il mistero dell’esistenza umana e il suo rapportarsi al Dio di Gesù. Una settimana quella che sta per iniziare nella quale riscoprire il silenzio affinché il mistero penetri nella quotidianità dell’esistenza e la riscatti dalla sua apparente banalità. FUORI dal CORO ARCANGELO BAGNI POLONIA: UNA MASSICCIA MOBILITAZIONE A FAVORE DELLA VITA Massiccia mobilitazione in Polonia dei movimenti pro-life a favore del diritto alla vita con una serie di iniziative che si stanno promuovendo dal 17 al 25 marzo, giorno in cui la Chiesa cattolica polacca celebra nella solennità dell’Annunciazione la “Giornata della Santità della Vita”. Slogan scelto per le manifestazioni e gli incontri di preghiera: “La luce per la vita”. Intanto sabato scorso è terminato nel santuario mariano di Jasna Gora l’annuale pellegrinaggio pro vita, organizzato per la trentesima volta dalle associazioni pro life e al quale quest’anno hanno partecipato oltre mille persone. In un messaggio, i partecipanti hanno inviato la loro solidarietà a quanti in Spagna sostengono il diritto alla vita e che “con il loro impegno e la loro determinazione testimoniano all’Europa e al mondo come opporsi alla civiltà della morte”. In occasione della Giornata del 25 marzo in alcune città polacche vengono aperte nuove “finestre della vita” dove le madri, in modo del tutto anonimo, possono lasciare i loro figli senza privare i neonati di cure adeguate. Negli ultimi 4 anni in Polonia, grazie soprattutto alla Caritas, sono state aperte 37 “finestre”, nella maggior parte presso le case di varie congregazioni religiose ma anche presso alcuni centri ospedalieri. P A G I N A 6 SOCIETÀ EUROP A EUROPA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 CONVEGNO A PIACENZA SETTIMANALI CATTOLICI FARE L'EUROPA LE RADICI E IL FUTURO « L Europa è la nostra casa comune”, “una casa da costruire insieme”. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, ha aperto il convegno nazionale della Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici, intitolato “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” (1820 marzo). L’appuntamento è stato ospitato nella città emiliana per celebrare i 100 anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, “Il Nuovo Giornale”. “Per una buona costruzione dell’Europa - ha spiegato il vescovo Ambrosio - occorre non solo un progetto, ma anche un rinnovamento culturale e spirituale dell’Europa, un rinnovamento capace di dare un’anima all’idea di Europa, alle istituzioni europee, alla cultura europea”. L’impegno per “costruire una migliore casa europea deve coinvolgere tutti, al di là di ogni scetticismo e di ogni idealizzazione. E deve coinvolgere in particolare le comunità ecclesiali e i cattolici e dunque anche i settimanali cattolici”. Mons. Ambrosio ha quindi ricordato la figura di san Colombano, il missionario irlandese definito da Benedetto XVI “santo europeo”, morto a Bobbio nel 615: “In san Colombano possiamo trovare le radici dell’unità culturale e spirituale dell’Europa. In lui possiamo inoltre scorgere la direzione di marcia del nostro futuro europeo”. Sulla figura del santo ricordato come uno degli ispiratori del cammino culturale e spirituale verso l’Europa unita, don Giorgio Zucchelli, presiden- ' te della Fisc, ha affermato: “San Colombano ebbe a scrivere che gli europei devono essere un unico popolo, un corpo solo, unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate. Frase ancora oggi di grande attualità”. Per ricordare san Colombano il convegno ha previsto un’intera mat- tinata (20 marzo) a Bobbio. “L’Europa c’è, ma ho l’impressione che non ci siano gli europei”. Dino Rinoldi, docente di diritto dell’Unione europea all’Università Cattolica di Piacenza, ha iniziato così il suo intervento al convegno Fisc. Ripercorrendo la storia recente dell’integrazione europea, il docente ha ricordato come “sia sbagliato parlare di una Costituzione europea”, che non esiste, mentre vi è “una serie di Trattati costitutivi”. Ad oggi le basi giuridiche dell’Unione europea si ritrovano in “tre Trattati e una Carta”: il Trattato sull’Unione europea (meglio co-nosciuto come trattato di Maastricht), il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Trattato istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica e, infine, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nella sua riflessione il giurista ha sottolineato alcune parole chiave nella giurisdizione europea. “La prima – ha spiegato Rinoldi – è sussidiarietà. Il primo attore a dover agire è lo Stato, a partire dalle sue istituzioni locali. Vi sono anche materie come la famiglia e la tutela della vita in cui l’Ue lascia piena autonomia recependo le legislazioni nazionali”. Per quanto riguarda la questione delle radici cristiane, il giurista ha precisato come “seppur non venga utilizzata la parola ‘cristiane’” il Trattato sull’Ue faccia riferimento “all’eredità culturale, religiosa, umanistica dell’Europa da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona. Valori e principi che non possono non essere cristiani”. LA RELAZIONE DI MONS. JOZEF ZYCINSKI IL CRISTIANESIMO CHIAMATO A RIPORTARE UMANITÀ E DIGNITÀ « ono ben lontano dall’aspettarmi che il futuro sviluppo della cultura europea possa continuare la tradizione dei santi, dei martiri o dei costruttori delle cattedrali”; tuttavia l’attuale “dialogo interconfessionale fa sperare che i valori religiosi universali possano svolgere un ruolo importante nella trasformazione creativa” di questa cultura. Lo ha detto mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio Consiglio della cultura, intervenendo giovedì 18 marzo al convegno nazionale “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” che la Fisc (Federazione che raggruppa 186 testate cattoliche locali per un milione di copie settimanali) ha promosso a Piacenza. Interrogandosi sul futuro della cultura europea, segnata da un crescente “processo di laicizzazione”, mons. Zycinski osserva che “l’apertura alla realtà trascendente di Dio” può inve- S ce costituire “un fondamento al senso, alla bellezza e alla sensibilità delle coscienze, senza le quali non è possibile lo sviluppo della cultura”. In tale prospettiva, “il Vangelo della vita diventa un’ispirazione alla cultura della vita, capace di essere più forte delle crisi temporanee”. “Ciò esige però – è il monito del presule - una cura costante per ‘l’ecologia umana’”, creata “dai valori che hanno fondato la cultura dell’Europa”. Nel cercare “un’alternativa pragmatica alla tradizione cristiana”, che cioè eviti “il radicalismo ideologico”, è necessaria, avverte mons. Zycinski, “la domanda sulla gerarchia dei valori e delle norme etiche che potrebbero svolgere un ruolo importante nella vita sociale”. Ma qui sorge una prima difficoltà: “Nella concezione giudeo-cristiana dei valori viene accentuata la libertà e la dignità della persona umana creata a immagine di Dio. Nella prospettiva del neo- pragmatismo” invece, “non si parla né di umanità né di dignità”. Ulteriore problema, “quello dei criteri sui quali dovrebbe essere costruito il sistema morale del pragmatismo, e dei principali valori al suo interno”. Al riguardo, osserva l’arcivescovo di Lublino, “viene spesso proposto il criterio del consenso e della maggioranza”, e proprio in questo “il pragmatismo è diverso dal modo cristiano di affrontare la questione”, che invece riconosce “il carattere obiettivo e universale dei valori e delle regole morali”. Tracciando un parallelismo fra “le costanti di cui si interessano i fisici”, ossia “le leggi della natura”, e “le costanti che intrigano i filosofi”, ossia “il mondo dei valori assoluti e delle regole universali”, il presule sottolinea che “la costante teologica è Dio”. “La convinzione del Suo ruolo ispiratore nella cultura del XX secolo – prosegue mons. Zycinski - costituisce la base per la difesa Colombano Un patrono per L'Europa? « U n continente di Chiese e non un dato geografico”: questa “è l’Europa per san Colombano”, il monaco irlandese definito da Benedetto XVI “santo europeo” e considerato come uno degli ispiratori del cammino culturale e spirituale verso l’Europa unita. A tratteggiare un profilo biografico del Santo è don Pietro Pratolongo, docente di liturgia allo Studio teologico interdiocesano di Camaiore, intervenuto sabato 20 marzo al convegno Fisc su “Fare l’Europa. Le radici e il futuro”. Nella sua relazione dal titolo “Colombano uomo europeo”, don Pratolongo ricorda che il monaco irlandese, nato a Navan nel 542 circa, è morto nel 615 a Bobbio (diocesi oggi unita a Piacenza) dove è conservato il suo corpo. Per questo, la sessione di sabato 20 marzo del convegno si è tenuta a Bobbio. Negli anni in cui visse Colombano, sottolinea don Pratolongo, “l’Europa era vista come unità ‘cristiana’. Il Vangelo era il centro di civiltà e di fede, la Chiesa (il Papa di Roma) svolgeva il servizio di ‘faro di luce’ mentre i monaci erano la manovalanza missionaria. Il sogno di Carlo Magno di un’unità romana e cristiana di popoli fu anticipato nella ‘peregrinatio’ di Colombano”. “Monaco, penitente, evangelizzatore; “uomo di ‘preghiera’ – spiega il docente – Colombano identifica il ‘rapporto orante con Dio’ come l’espressione migliore e autentica della vita”. “Il termine ‘Europa’– precisa don Pratolongo – viene utilizzato da san Colombano nelle lettere riferite al Papa”. Per il monaco irlandese “è il vescovo di Roma, la sede di Pietro e Paolo, di cui gli irlandesi sono discepoli, che garantisce, nella trasparenza, l’unità della fede e dei popoli. È la visione europeistica e religiosa di Colombano che si esprime nelle sue parole” a papa Gregorio Magno: “Al Signore Santo e Padre in Cristo, al magnifico splendore della Chiesa romana, a colui che è come un fiore luminosissimo di un’Europa tutta in decadenza”. E a papa Bonifacio IV nel 613 scrive: “All’illustrissimo capo di tutte le Chiese dell’intera Europa”. Per Colombano, afferma don Pratolongo, “l’Europa è un continente di Chiese e non un dato geografico, compito del Papa di Roma è l’unità nella diversità, Cristo è il centro della fede e della società europea, Lui è l’unità dei popoli”. Il Santo, aggiunge il docente, “può essere una luce, una lampada, per un’Europa in cerca di un ‘supplemento d’anima’”. Don Pratolongo conclude ricordando che “la madre di Colombano, quando lo portava in grembo, sognò un ‘sole’ uscire da lei, quel sole che ha riscaldato l’Europa travolta dai barbari, quel sole che ancora oggi splende nella sua eredità spirituale, quel sole che merita insieme a Benedetto e ai santi Cirillo e Metodio, di essere riconosciuto come ‘luce europea’ e insignito del giusto titolo di patrono d’Europa”. L'arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio Consiglio della cultura è intervenuto giovedì 18 marzo al convegno nazionale “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” organizzato dalla Federazione dei Settimanali Cattolici Italiani (Fisc) a Piacenza della posizione secondo cui il futuro sviluppo della cultura potrà salvare i valori umanistici fondamentali per la tradizione europea”. Quei valori, precisa, “hanno un ruolo importante anche nell’attuale epoca di mutamenti profondi che accompagnano la rivoluzione tecnico-scientifica; essi costituiscono delle costanti antropologiche che attestano l’esistenza di un’identità spirituale dell’uomo”. Di qui la domanda: “Si può immaginare una fase successiva dello sviluppo culturale in cui la caccia al consumismo e al piacere sostituisca gli scru- poli di coscienza, l’imperativo etico, il senso di fedeltà verso il prossimo e verso se stessi?”. “Il futuro della nostra cultura non dipende da cause determinanti esplicite, ma dall’impegno dell’uomo e dall’apertura ai valori che determinano l’orizzonte specifico” della sua esistenza. “A noi è stato affidato l’ambiente naturale” e “l’insieme dei valori essenziali, definiti da Giovanni Paolo II ‘ecologia umana’”. “Lo sviluppo futuro dell’umanità – conclude mons. Zycinski dipende soprattutto dalla nostra responsabilità per la cultura, il nostro valore comune”. CHIESA P A G I N A 7 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 ASSEMBLEA DEL CENTRO AIUTO ALLA VITA DI COMO Il Consiglio direttivo dell’associazione ha convocato l’assemblea annuale dei soci per sabato 27 marzo, alle ore 18.00, presso il Centro Pastorale, in viale Battisti, 8 a Como. GIOVEDÌ SANTO: I SACERDOTI CON IL VESCOVO Giovedì Santo, 1° aprile, il Vescovo Diego invita tutti i sacerdoti a partecipare al tradizionale pranzo in Seminario al termine della Santa Messa Crismale (intorno alle ore 12.30), un momento conviviale per condividere insieme il giorno dedicato alla festa dei presbiteri e che per questo 2010 vede l’importante ricorrenza dell’Anno Sacerdotale. Chi desidera accogliere l’invito può prenotarsi telefonando in Seminario allo 031.338 8111 (costo 10 euro). INIZIAZIONE CRISTIANA PER I CATECUMENI DURANTE LA VEGLIA PASQUALE IN CATTEDRALE Sabato prossimo, partecipando alla solenne veglia presieduta dal Vescovo in cattedrale, le otto persone che già sono state presentate su queste pagine (cf n. 8 del 27 febbraio u.s., pag. 10) verranno battezzate e cresimate, e riceveranno per la prima volta il Corpo e il Sangue di Gesù. Ancora una volta, la chiesa madre della nostra diocesi sarà pienamente valorizzata nella sua funzione simbolica: esprimendo l’accoglienza di un’intera Chiesa particolare – e non solo delle singole parrocchie in cui i catecumeni si sono preparati – e l’inserimento nella comunione dell’unica assemblea salvata e radunata da Cristo, diffusa su tutta la terra. Non tutti, certo, potremo partecipare fisicamente a questo importante evento; ma nel corso della veglia questi nostri nuovi fratelli e sorelle saranno esplicitamente ricordati (e tutti i momenti della celebrazione portano l’impronta di questa origine catecumenale). Nel corso dell’azione liturgica del Venerdì Santo, la Chiesa prega così: «Dio onnipotente ed eterno, che rendi la tua Chiesa sempre feconda di nuovi figli, aumenta nei catecumeni l’intelligenza della fede, perché, nati a nuova vita nel fonte battesimale, siano accolti tra i tuoi figli di adozione». È quello che desideriamo per i “nostri” catecumeni: Marialba, Valentina, Maria Aurora, Anna, Francesco, Giovanni, Beniamina, ed Elisabetta. Grazie anche alla loro fede, la Santa Chiesa di Dio che è in Como è ancora viva, e feconda. Il Consiglio pastorale diocesano T occa a me questa volta condividere mediante le parole quanto si è vissuto nel secondo incontro del rinnovato Consiglio Pastorale Diocesano (CPD). Per cominciare, un pensiero riconoscente va a Cia Marazzi che questo servizio ha svolto con sensibilità e competenza per molti anni. C’eravamo quasi tutti, una quarantina di persone, a Nuova Olonio nella Casa “Madonna del lavoro” dei Guanelliani nel pomeriggio di sabato 20 marzo, per definire insieme il nostro nuovo Statuto ed essere informati sulle prospettive di un nuovo assetto territoriale della Diocesi. La maggior parte del lavoro è stata dedicata alla definizione dello Statuto, sulla traccia di una bozza preventivamente predisposta da un piccolo gruppo di lavoro. Il primo problema che ci si è posti è stato quello del linguaggio: “ecclesialese” o “burocratese”? L’orientamento condiviso è stato quello di formulare articoli brevi con indicazioni chiare e uniformemente interpretabili, sottintendendo le motivazioni di fondo che possono essere rintracciate nei Documenti ecclesiali. La composizione del CPD, voluto dal Vescovo, che lo presiede, come struttura agile e al contempo rappresentativa, coinvolge i diversi ambiti della vita diocesana: dai Vicari del Vescovo (che lui chiama simpaticamente “califfi”), alla rappresentanza territoriale delle Zone della Diocesi, dai delegati delle Consulte (che sono gli organismi che affiancano i diversi Uffici di Pastorale, che a loro volta si occupano degli svariati campi di azione, dalla Caritas alle vocazioni, dalla famiglia alle missioni) ai membri di diritto e a quelli (fino a sette) che il Vescovo si riserva di nominare personalmente qualora sia necessario coinvolgere persone o settori dell’attività pastorale rimasti per qualche motivo esclusi e utili per un buon equilibrio complessivo della struttura. Prevale il valore della responsabilità personale su quello della rappresentanza, quindi non si può essere sostituiti e, nel caso di assenze ripetute, ma soprattutto ingiustificate, si decade dall’incarico. La durata del mandato è a termine (cinque anni) e può essere rinnovata solo per due volte consecutive, per favorire il ricambio, anche generazionale. I lavori del CPD saranno preparati e coordinati da una segreteria composta da cinque membri, all’interno della quale il Vescovo sceglierà un/a segretario/a con compiti di coordinamento. Organismo consultivo, il CPD è chiamato ad offrire il proprio parere sui temi proposti dal Vescovo e, in particolare, a collaborare nella elaborazione, applicazione e verifica dell’attuazione del Piano pastorale diocesano e ad esprimere valutazioni e orientamenti pastorali sui problemi più urgenti della Diocesi, presentando proposte concrete per la loro soluzione. I membri si impegnano a giungere a proposte largamente condivise attraverso l’esercizio del discernimento comunitario, di cui si è data buona prova anche durante questo incontro: più di due ore di lavoro intenso in cui ciascuno si è sapientemente esercitato nella pratica dell’ascolto per comprendere e accogliere i diversi pareri, prima ancora che per far prevalere il proprio. Così la maggior parte degli articoli che compongono lo Statuto sono stati approvati all’unanimità e i rari e pacati “dissensi” e qualche astensione non hanno fatto che confermare che questo è un organismo “vivo”, “una piramide – capovolta, si intende – e non un obelisco”, come ben sintetizza l’immagine che il Vescovo ci ha suggerito a mo’ di conclusione. Don Italo Mazzoni ha quindi messo al corrente l’Assemblea di quanto si va delineando riguardo a una nuova articolazione territoriale della Diocesi, pensata non semplicemente come risposta funzionale al ridotto numero del clero, ma come conseguenza dell’attenzione a cambiamenti sociali e trasformazioni storiche. Tenendo conto anche di quanto già elaborato durante il Sinodo, poi rimasto incompiuto, il problema viene affrontato in una triplice prospettiva: quella legata al territorio, visto non solo come entità geografica, ma anche sociale, culturale, storica, economi○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ TUTTI I MOMENTI DELLA SETTIMANA SANTA CON LA PRESIDENZA DEL VESCOVO A PAGINA 18 DI QUESTO NUMERO DEL SETTIMANALE A NUOVA OLONIO IL 20 MARZO ca ecc.; quella legata alla persona, diretta interlocutrice dell’azione pastorale in ogni sua dimensione di vita, non sempre riferibile ad un unico ambito territoriale, e quella che vuole valorizzare il principio di sussidiarietà che mira a non caricare l’impegno pastorale di inutili ripetizioni e sovrapposizioni. Si avverte l’esigenza di mantenere l’identità delle singole parrocchie, per quanto piccole, ma al contempo si sperimentano occasioni di collaborazione nella progettazione e nell’attuazione di varie attività con l’obiettivo di realizzare la cosiddetta “pastorale integrata”. L’occasione della Visita pastorale si rivela propizia per diffondere e promuovere questi nuovi orientamenti, verificandone la fattibilità e soprattutto valorizzandone l’opportunità nel confronto aperto con la gente. Molte di queste prospettive abbozzate risultano nuove nell’esperienza diocesana e richiederanno il necessario approfondimento anche nei prossimi incontri del CPD. Ci aspetta anche l’elaborazione del progetto pastorale per i prossimi anni: in particolare non si prevede per il prossimo 2010/2011 un tema specifico, ma una verifica e un consolidamento delle scelte operate in questo biennio sul tema dell’educare. In seguito l’attenzione sarà focalizzata – nel 2011/2012 – sul rapporto tra educazione e Parola di Dio (con riferimento alla ormai prossima Esortazione Apostolica post-sinodale) e quindi – nel 2012/2013 – sul rapporto tra educazione ed Eucaristia (con riferimento al Congresso Eucaristico che si celebrerà nel 2011 ad Ancona). Il tutto sarà pienamente armonizzato con le indicazioni pastorali per il prossimo decennio, che i Vescovi italiani ci consegneranno a breve, incentrate appunto sull’ampio tema dell’educare. Prima di continuare nell’approfondimento di queste tematiche, che hanno visto finora lavorare in parallelo i diversi organismi diocesani di partecipazione, sembra opportuna una verifica condivisa di quanto fin qui fatto in un’Assemblea diocesana prevista per il 25 settembre, alla quale parteciperanno, oltre ai membri del CPD, anche i Vicari foranei, i responsabili degli Uffici di pastorale e le tre segreterie degli Istituti Religiosi e Secolari. Non è escluso, come ha fatto balenare il Vescovo, che al termine di questo itinerario si possa riaprire la prospettiva di una nuova esperienza sinodale. Il prossimo dei tre (il numero minimo previsto per ogni anno pastorale) nostri incontri è fissato per sabato 29 maggio. LAURA CASARTELLI BERNASCONI ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ In cammino negli anni del triennio di don IV IVAN AN MANZONI Vicerettore del Seminario diocesano IL SEMINARIO SI RACCONTA I l cammino di formazione del triennio teologico mira ad armonizzare le diverse componenti della persona: dimensione umana, spirituale culturale e pastorale. Il triennio viene scandito da un percorso che trova nei ministeri istituiti (lettorato e accolitato) e l’ordinazione diaconale a conclusione della quinta teologia la sua forma più espressiva. La proposta così si articola su livelli diversi: la formazione spirituale che ha come riferimento il confronto costante con il Padre spirituale che prepara singolarmente e l’intero gruppo; la formazione liturgico-ministeriale seguita dall’insegnante di liturgia, la formazione pastorale accompagnata e verificata dai parroci. La sintesi la fa il Rettore nei colloqui regolari. Questo richiede alcune attenzioni formative. Una formazione nella direzione della gradualità di assunzione di compiti, scelte, indicazioni, responsabilità. La mancanza di “personale” non deve affrettare la consegna di incarichi e di ministeri di fatto che fanno del giovane un “prete non ordinato”. Questo vale anche per coloro che hanno già un’età matura. Una formazione nell’ordine della relazione fraterna. Questo vale per ogni educatore che entra in rapporto con i seminaristi. Agli alunni deve arrivare un messaggio trasparente da parte dei docenti: che il professore non è solo esperto nelle sue discipline da proporre e da difendere gelosamente da possibili interferenze, ma è un testimone della fede, sapientemente attento alla persona dell’alunno, capace di vivere una «fraternità educante» in vera sintonia con gli altri colleghi, con il Rettore e il Vescovo. Una formazione nell’ordine della chiarezza degli obiettivi. È importante che nei diversi ruoli educativi il giovane percepisca con chiarezza quale sia il percorso e quali i criteri di verifica su cui si deve misurare. Da qui la necessità di un rapporto che si misura sulla verità e la lealtà reciproca. Anche nei colloqui con gli educatori è richiesta maggior libertà e capacità dialogica: sono lasciati perciò liberi. Da qui si può vedere la crescita umanarelazionale. Una formazione nell’ordine della dinamicità e della interdisciplinarietà. Non è più possibile pensare di agire a strattoni o da improvvise sollecitazioni emotive perdendo la visione dell’insieme. L’orizzonte della fede ecclesiale e i più attendibili risultati dell’elaborazione teologica circa la figura del presbitero e il suo ministero sono l’imprescindibile riferimento per la formazione. P A G I N A 8 GIOVANI SENTINELLEDELMA TTINO SENTINELLEDELMATTINO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 IN CAMMINO VERSO LA FELICITÀ «Quest’anno viviamo un anniversario importante: la celebrazione della XXV Giornata Mondiale della Gioventù. Benedetto XVI ha scelto il tema riprendendo la frase del Vangelo di Marco al capitolo 10, versetto 17 che il suo predecessore scelse proprio per quell’occasione». Così don Emanuele Corti, responsabile della Pastorale dei Giovani della diocesi di Como. Con quali chiavi di lettura guardare al Messaggio del papa che riportiamo in queste pagine? «Il taglio è senza dubbio vocazionale - ci risponde -, c’è una sottolineatura forte alla vocazione sacerdotale, visto che stiamo vivendo l’Anno sacerdotale, ma c’è un deciso riferimento alla scelta del matrimonio come vocazione all’interno della Chiesa. La cosa più importante, però, è il richiamo alla nostra vocazione alla felicità, che possiamo raggiungere soltanto scoprendo la strada della nostra vita». Una frase che ti colpisce? «Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza». Come si inserisce questo messaggio nel cammino della pastorale giovanile della nostra diocesi? «Non ci trova sprovvisti – conclude don Emanuele –. L’orizzonte vocazionale e l’assunzione delle proprie responsabilità di vita è sempre stato il nostro punto di riferimento. Cito il progetto GRosso: “Aiutare il giovane a scoprire il proprio posto, la propria vocazione nella Chiesa, come realtà di comunicazione, di missione e di conseguente impegno nel mondo”. Queste sono le mete della nostra pastorale dei giovani». LA XXV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ «MAESTRO BUONO, CHE COSA DEVO FARE PER AVERE IN EREDITÀ LA VITA ETERNA?» pagine a cura di ENRICA LATTANZI « C ari amici, ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario di istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù, voluta dal Venerabile Giovanni Paolo II come appuntamento annuale dei giovani credenti del mondo intero. Fu una iniziativa profetica che ha portato frutti abbondanti, permettendo alle nuove generazioni cristiane di incontrarsi, di mettersi in ascolto della Parola di Dio, di scoprire la bellezza della Chiesa e di vivere esperienze forti di fede che hanno portato molti alla decisione di donarsi totalmente a Cristo. La presente XXV Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell’agosto 2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere questo evento di grazia. Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest’anno: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17), tratto dall’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni Paolo II in una bellissima Lettera, diretta per la prima volta ai giovani. 1. GESÙ INCONTRA UN GIOVANE “Mentre [Gesù] andava per la strada, – racconta il Vangelo di San Marco - un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni” (Mc 10, 17-22). Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, verso di voi, verso le vostre attese, le vostre speranze, e mostra quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di voi. Cristo, infatti, interrompe il suo cammino per rispondere alla domanda del suo interlocutore, manifestando piena disponibilità verso quel giovane, che è mosso da un ardente desiderio di parlare con il «Maestro buono», per imparare da Lui a percorrere la strada della vita. Con questo brano evangelico, il mio Predecessore voleva esortare ciascuno di voi a “sviluppare il proprio colloquio con Cristo - un colloquio che è d’importanza fondamentale ed essenziale per un giovane” (Lettera ai giovani, n. 2). 2. GESÙ LO GUARDÒ E LO AMÒ Nel racconto evangelico, San UN MESSAGGIO DI SPERANZA PER I GIOVANI CHE INTERROGA ANCHE GLI ADULTI... La parabola del giovane ricco (Marco, 10,21) - che esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani - per ribadire come solo in Dio è possibile progettare in modo pieno e definitivo la propria vita e come non basti limitarsi alla sola e semplice soddisfazione delle proprie aspirazioni e progetti personali per giungere alla felicità. Il Messaggio di Benedetto XVI per la XXV Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata, a livello diocesano, il 28 marzo, domenica delle Palme, esorta e incoraggia i giovani a non aver paura di confidare in Dio, nell’affidarsi a Lui per progettare la propria vita, ma è anche una provocazione al mondo degli adulti a guardare alle nuove generazioni con fiducia. Confidare in Dio. Secondo padre Eric Jaquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici (Pcl), i principali significati che emergono dal messaggio di Benedetto XVI ai giovani e alle giovani del mondo sono “una grande esortazione a non aver paura nel confidare in Dio nel progettare la propria vita ed aspirare così alla perfezione, e una grande fiducia nelle giovani generazioni”. Nel testo “il Papa mostra tutta la sua pedagogia centrata sull’invito rivolto ai giovani a dialogare con Cristo, al di fuori del quale nulla è possibile. La scoperta del proprio progetto di vita è possibile all’interno dell’amicizia con Dio che permette di dare risposte vere alle domande sulla propria vita, sul proprio futuro”. Benedetto XVI non si nasconde le difficoltà dei tempi presenti e i problemi che i giovani devono affrontare, come “la disoccupazione e la mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro”. Nonostante ciò “arriva a dire ai giovani “abbiamo bisogno di voi”, e questo è un grande segno della fiducia che il Pontefice nutre verso di loro. Una provocazione anche per gli adulti. “Un testo concreto in cui emerge un invito quasi mistico a cercare il volto di Cristo per poterlo poi riproporre nella vita di tutti i giorni”. Così don Nicolò Anselmi, direttore del Servizio nazionale della Cei per la pastorale giovanile (Snpg), commenta il messaggio di Benedetto XVI. “La mistica - afferma don Anselmi - non è staccata dalla concretezza. Il Papa ci insegna che vivere in Cristo orienta la nostra vita quotidiana. Una persona che prega, che opera alla luce di Dio non è fuori dal mondo, tutt’altro”. A colpire il responsabile del Snpg è anche il riferimento ai dieci comandamenti: “non sono prescrizioni ossessive ma strumenti per ordinare ed orientare la propria vita verso la libertà, la felicità, l’eternità. Colpisce molto l’esortazione ai giovani a tenere presente la propria vita nel più ampio progetto della vita eterna”. Benedetto XVI, aggiunge don Anselmi, “mostra di ben conoscere le difficoltà in cui versano le nuove generazioni in questi tempi, come la disoccupazione, la mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. Ma nonostante ciò ha fiducia in loro”. Il Messaggio rappresenta uno stimolo anche per il mondo adulto e degli educatori: “come pastorale giovanile sottolinea don Nicolò - dobbiamo interrogarci e farci interpellare dalle situazioni concrete in cui versano i nostri giovani, che vanno dallo studio, al lavoro, alla vita familiare, affettiva ed aiutarli a guardare il mondo con occhi di Dio. L’esempio dei santi proposto da Benedetto XVI, in questo senso, è un grande aiuto. Essi affascinano i giovani, le loro storie sono vere, rappresentano luoghi in cui i ragazzi possono vedere come il Vangelo vissuto possa cambiare le persone e il mondo”. Un’ultima battuta don Anselmi la riserva alla Gmg di Madrid del 2011, dove il Pontefice spera che siano in tanti “a vivere questo evento di grazia”. “Nella capitale spagnola, dove mi sono recato recentemente per organizzare la trasferta del contingente italiano, si respira un grandissimo entusiasmo e il Paese iberico è consapevole dell’importanza che questo evento ricoprirà per molti giovani spagnoli e del mondo intero”. Marco sottolinea come “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (cfr Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c’è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l’esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle. Commentando la scena, papa Giovanni Paolo II aggiungeva, rivolto a voi giovani: “Vi auguro di sperimentare uno sguardo così! Vi auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con amore!” (Lettera ai giovani, n. 7). Un amore, manifestatosi sulla Croce in maniera così piena e totale, che fa scrivere a san Paolo, con stupore: “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). “La consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre – scrive ancora il papa Giovanni Paolo II -, diventa un fermo punto di sostegno per tutta la nostra esistenza umana” (Lettera ai giovani, n. 7), e ci permette di superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la sofferenza, lo scoraggiamento. In questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell’evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo! 3. LA SCOPERTA DEL PROGETTO DI VITA Nel giovane del Vangelo, possiamo scorgere una condizione molto simile a quella di ciascuno di voi. Anche voi siete ricchi di qualità, di energie, di sogni, di speranze: risorse che possedete in abbondanza! La stessa vostra età costituisce una grande ricchezza non soltanto per voi, ma anche per gli altri, per la Chiesa e per il mondo. Il giovane ricco chiede a Gesù: “Che cosa devo fare?”. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. È, altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. È il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell’esistenza e di domandarvi: “Sono soddisfatto della mia vita? C’è qualcosa che manca?”. Come il giovane del Vangelo, forse anche voi vivete situazioni di instabilità, di turbamento o di sofferenza, che vi portano ad aspirare ad una vita non mediocre e a chiedervi: in che consiste una vita riuscita? Che cosa devo fare? Quale potrebbe essere il mio progetto di vita? “Che cosa devo fare, affinché la mia vita abbia pieno valore e pieno sen- so?” (Ibid., n. 3). Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità. Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi. Con fiducia, chiedetegli: “Signore, qual è il tuo disegno di Creatore e Padre sulla mia vita? Qual è la tua volontà? Io desidero compierla”. Siate certi che vi risponderà. Non abbiate paura della sua risposta! “Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,20)! 4. VIENI E SEGUIMI! Gesù, invita il giovane ricco ad andare ben al di là della soddisfazione delle sue aspirazioni e dei suoi progetti personali, gli dice: “Vieni e seguimi!”. La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d’amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d’amore: “Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio. I santi accolgono quest’invito esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella logica della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo” (Benedetto XVI, Omelia in occasione delle Canonizzazioni: L’Osservatore Romano, 12-13 ottobre 2009, p. 6). Sull’esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l’invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo. Con il Battesimo, infatti, egli chiama ciascuno a seguirlo con azioni concrete, ad amarlo sopra ogni cosa e a servirlo nei fratelli. Il giovane ricco, purtroppo, non accolse l’invito di Gesù e se ne andò rattristato. Non aveva trovato il coraggio di distaccarsi dai beni materiali per trovare il bene più grande proposto da Gesù. La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli! Gesù non si stanca mai di volgere il suo sguardo di amore e chiamare ad essere suoi discepoli, ma Egli propone ad alcuni una scelta più radicale. In quest’Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio! Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa. P A G I N A GIOVANI SENTINELLEDELMA TTINO SENTINELLEDELMATTINO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 5. ORIENTATI VERSO LA VITA ETERNA “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Questa domanda del giovane del Vangelo appare lontana dalle preoccupazioni di molti giovani contemporanei, poiché, come osservava il mio Predecessore, “non siamo noi la generazione, alla quale il mondo e il progresso temporale riempiono completamente l’orizzonte dell’esistenza?” (Lettera ai giovani, n. 5). Ma la domanda sulla “vita eterna” affiora in particolari momenti dolorosi dell’esistenza, quando subiamo la perdita di una persona vicina o quando viviamo l’esperienza dell’insuccesso. Ma cos’è la “vita eterna” cui si riferisce il giovane ricco? Ce lo illustra Gesù, quando, rivolto ai suoi discepoli, afferma: “Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22). Sono parole che indicano una proposta esaltante di felicità senza fine, della gioia di essere colmati dall’amore divino per sempre. Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all’esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande, e a ripetere con Sant’Agostino: “Desideriamo insieme la patria celeste, sospiriamo verso la patria celeste, sentiamoci pellegrini quaggiù” (Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 35, 9). Tenendo fisso lo sguardo alla vita eterna, il Beato Pier Giorgio Frassati, morto nel 1925 all’età di 24 anni, diceva: “Voglio vivere e non vivacchiare!” e sulla foto di una scalata, inviata ad un amico, scriveva: “Verso l’alto”, alludendo alla perfezione cristiana, ma anche alla vita eterna. Cari giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva nel vostro progetto di vita: sia- 9 La Via Crucis dei giovani nelle Zone Pastorali Grigne 26 marzo Olcio ore 20.45 Alta Valtellina 26 marzo Teglio ore 20.45 Valli Varesine 27 marzo Cassano Valcuvia ore 20.45 Bassa Valtellina Media Valtellina 27 marzo Berbenno, chiesa di San Pietro ore 20.30 Como Centro, Como Sud, Prealpi, Tremezzina, Bisbino, Bassa Comasca, Valle Intelvi 29 marzo Dall'Hospice San Martino alla Cattedrale (sarà presente il Vescovo) ore 20.45 Valchiavenna 29 marzo Chiavenna ore 20.45 Tre Pievi 29 marzo Da Brenzio a Stazzona ore 20.30 mo chiamati all’eternità. Dio ci ha creati per stare con Lui, per sempre. Essa vi aiuterà a dare un senso pieno alle vostre scelte e a dare qualità alla vostra esistenza. 6. I COMANDAMENTI, VIA DELL’AMORE AUTENTICO Gesù ricorda al giovane ricco i dieci comandamenti, come condizioni necessarie per “avere in eredità la vita eterna”. Essi sono punti di riferimento essenziali per vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene dal male e costruire un progetto di vita solido e duraturo. Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra coscienza secondo la legge divina e se li mettete in pratica. Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento. Ma questo tipo di proposta invece di condurre alla vera libertà, porta l’uomo a diventare schiavo di se stesso, dei suoi desideri immediati, degli idoli come il potere, il denaro, il piacere sfrenato e le seduzioni del mondo, rendendolo incapace di seguire la sua nativa vocazione all’amore. Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell’amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla. Gesù all’inizio del dialogo con il giovane ricco, ricorda che la legge data da Dio è buona, perché “Dio è buono”. 7. ABBIAMO BISOGNO DI VOI Chi vive oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. Talora si può avere l’impressione di essere impotenti di fronte alle crisi e alle derive attuali. Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza. Se vorrete, il futuro è nelle vostre mani, perché i doni e le ricchezze che il Signore ha rinchiuso nel cuore di ciascuno di voi, plasmati dall’incontro con Cristo, possono recare autentica speranza al mondo! È la fede nel suo amore che, rendendovi forti e generosi, vi darà il coraggio di affrontare con serenità il cammino della vita ed assumere responsabilità familiari e professionali. Impegnatevi a costruire il vostro futuro attraverso percorsi seri di formazione personale e di studio, per servire in maniera competente e generosa il bene comune. Nella mia recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas in veritate, ho elencato alcune grandi sfide attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l’uso delle risorse della terra e il rispetto dell’ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell’ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale. Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente e appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi. Non si tratta di compiere gesti eroici né straordinari, ma di agire mettendo a frutto i propri talenti e le proprie possibilità, impegnandosi a progredire costantemente nella fede e nell’amore. In quest’Anno Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi, in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e nell’amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per costruire la civiltà dell’amore. Se seguirete la sua Parola, anche la vostra strada si illuminerà e vi condurrà a traguardi alti, che danno gioia e senso pieno alla vita. Che la Vergine Maria, Madre della Chiesa, vi accompagni con la sua protezione. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e con grande affetto vi benedico». P A G I N A 10 GIOVANI SENTINELLEDELMA TTINO SENTINELLEDELMATTINO IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 27 MARZO 2010 P A G I N A CHIESA SANT ATERESINA SANTA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 L’OMELIA DEL VESCOVO NEL PONTIFICALE A CHIUSURA DELLA PEREGRINATIO NELLA VITA, QUELLO CHE CONTA, È AMARE GESÙ... Foto William ui, davanti a questa rinnovata presenza delle reliquie della piccola Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, vorrei brevemente ripercorrere con voi le Letture, cercando - il Signore me lo conceda - di riascoltarle così come ha fatto certamente lei tante volte, così come farebbe lei questa sera. Q Il profeta Isaia ci ha parlato di un deserto. Di un deserto fatto di nostalgie per le cose passate, di rimpianto per le cose antiche, di vita ridotta alla steppa, al deserto, alla penuria di valori e di significati belli, grandi, positivi… Quante volte, ciascuno di noi, si è trovato in una condizione di questo genere. Quante volte la lunga storia della Chiesa, la lunga storia della comunità dei discepoli di Gesù si è trovata in queste condizioni, date nell’oggi dal deserto e dalla steppa, e nel cuore dal rammarico e dal rimpianto. E per bocca del profeta Isaia il Signore dice: “Non ricordate più le cose passate, ecco io faccio una cosa nuova”. Siamo alla fine del 1800... Milleottocento anni dopo la nascita e la morte di Gesù… si potrebbe dire: cosa potremmo aspettarci ancora di nuovo? “Ecco io faccio una cosa nuova”. Talmente nuova e talmente profonda nella sua novità che la Chiesa la riconoscerà come una dottrina importantissima. Tanto che nelle poche decine di santi dichiarati “dottori della Chiesa”, questa piccola, apparentemente ignorante figlia della terra normanna, sarà dichiarata “dottore”, talmente la cosa nuova è importante, talmente è capace di scavare nel più arido dei deserti e farlo diventare un giardino. “Faccio una cosa nuova: ecco, ora germoglia… Ma come mai non ve ne accorgete?”, dice il profeta Isaia. Il Signore ci dà i suoi figli, da dove meno ce li aspetteremmo. I normanni sono un popolo duro, austero, essenziale. E Teresa è ancora una ragazzina. È entrata nel Carmelo ancora minorenne, perchè con la sua forza normanna è andata dal Papa a chiedergli la dispensa per poter entrare nel Carmelo, dove aveva deciso di entrare per amore… Questa è la cosa nuova: la santità della Chiesa è la cosa nuova che il Signore continua a operare nonostante tutte le nostre infedeltà e i nostri peccati. “Ecco, io faccio una cosa nuova”. Domandiamo al Signore, per intercessione della piccola Teresa, che ancora oggi Dio riesca a trovare cuori disponibili per fare questa cosa nuova, capace di mettere la Santa Chiesa nel cammino rinnovato di una testimonianza credibile del Vangelo e di una illuminazione del mondo intero, perché la Chiesa è oggi incaricata di essere luce del mondo e sale della terra. Una seconda osservazione. Se noi dovessimo riassumere l’esperienza spirituale di questa piccola, giovane, donna normanna, non troveremmo di un’espressione migliore di quella del terzo capitolo della Lettera di Paolo ai Filippesi, dal quale abbiamo ascoltato la seconda lettura. “Tutto è una perdita, in confronto alla conoscenza di Cristo Gesù mio Signore”. Dai suoi santi genitori, questa piccola normanna, insieme alle sue sorelle - tre delle quali, prima di lei, sono entrate nel Carmelo e una quarta è entrata in un’altra congregazione religiosa - questa piccola normanna dai suoi genitori ha imparato una cosa sola: che nella vita quello che conta è amare Gesù. E correre verso di Lui. Non soltanto avere una dimensione genericamente religiosa della vita, aspettando che Dio sia un galantuomo che alla fine mi paghi per tutti i meriti che mi sono guadagnato obbedendo alla sua Legge… Anche se l’educazione dei coniugi Martin era certamente un’educazione molto rigorosa, molto seria, molto devota, molto volontaristica - diremmo oggi - secondo l’abitudine della Chiesa francese del tempo. Teresa ha capito che tutto questo era in funzione della crescita dell’amore per Gesù. E non ha voluto sapere altro… E il suo desiderio di entrare nel Carmelo, dove c’è una vita molto seria, impegnativa, rigorosa, questo suo desiderio era sostenuto, fondamental- mente, dal desiderio di poter dedicare tutta se stessa all’amore di Gesù. Tutto il resto non conta. Tutto il resto - dice san Paolo - lo considero spazzatura… Se non mi porta a Gesù, la ferrea regola carmelitana, le sue austere penitenze, l’impegno continuo di preghiera, di conversione, di obbedienza, di umiliazione… Tutto questo sarebbe apparso chiarissimamente al cuore semplice di questa piccola normanna come spazzatura se non fosse stato da lei vissuto come il modo di correre verso Gesù. La sua vita è stata riassunta, concentrata, verificata dentro a questa prospettiva. Questo è il grande segno che Teresa di Lisieux continua a donare alla Chiesa: una vita unificata dall’amore. E infine, abbiamo ascoltato il Vangelo di oggi, una Vangelo così impegnativo in questa quinta domenica di Quaresima che, dicono gli esperti, pur essendo di tradizione lucana - cioè appartenente al Vangelo di Luca - è stato assorbito nel testo di Giovanni. Questo piccolo gioiello è stato accolto dalla comunità dei discepoli di Giovanni e inserito nella tradizione evangelica del discepolo che Gesù amava. Mi immagino come Teresa abbia potuto leggere - lei, che gli esperti dicono non aveva mai sperimentato un peccato mortale in tutta la sua vita - questo Vangelo… Scoprendovi con la sensibilità acutissima del suo cuore la profondità dell’annuncio di un Dio di misericordia. L’amore misericordioso. “Donna, nessuno ti ha condannato?”. “Nessuno, Signore”. “Neanche io ti condanno. Non sono venuto per giudicare, non sono venuto per condannare… Sono venuto per sanare, per guarire, per liberare”. E qui, la scoperta della spiritualità di Teresa di Lisieux attinge al suo strato più profondo. Questa ragazza si è dedicata in pieno, senza bisogno di fare grandi discorsi - sebbene sia stata designata vice-maestra delle novizie - senza mettersi su grandi cattedre, si è però dedicata alla espansione dell’amore misericordioso. Ricordiamoci sempre il suo nome completo: la co- 11 «HA INCONTRATO FEDELI DEVOTI E SINCERI» «Una partecipazione corale, diligente, sincera, ovunque, in tutte le comunità della vostra diocesi». Si accende lo sguardo di padre Antonio Sangalli, il carmelitano scalzo che accompagna le reliquie di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, quando gli chiediamo un bilancio della peregrinatio appena conclusa nella Chiesa di Como. «Ho incontrato fedeli devoti, attenti, preparati e interessati alle predicazioni e alle meditazioni, senza distrazioni, ma concentrati nell’ascolto e nella preghiera. E poi mi ha colpito la sensibilità a non lasciare mai da sola la santa, persino durante le veglie notturne, compresi gli orari “più impegnativi”». Padre Antonio snocciola i nomi, uno ad uno, delle comunità visitate: Tirano, Sondrio, Regoledo, Chiavenna, Dongo, Maslianico, Grandate, Cermenate… e infine Como con la sua Cattedrale. Perché Santa Teresina di Lisieux riesce a mobilitare tante persone? «Perché è vicina a tutti – ci risponde risoluto il carmelitano –, soprattutto ai piccoli. Il suo linguaggio è attuale e immediato, rivestito di Vangelo, la sua testimonianza di vita è molto concreta. Senza contare l’affetto sincero che anche i suoi genitori sanno suscitare: davvero una famiglia di santi». Le reliquie, partite alle prime ore del mattino di lunedì 22 marzo da Como, dopo una brevissima sosta a Lisieux affronteranno un altro viaggio, verso le Chiese dell’Est Europa, in Ucraina. «Queste reliquie sono ininterrottamente in viaggio dal 1996», ci informa padre Antonio. La prossima estate, dal 3 al 9 luglio, la nostra diocesi sarà pellegrina a Lisieux, accompagnata dal vescovo Diego. «Siamo molto contenti di questo “reciproco scambio” di visite. Il vostro pastore ha voluto con entusiasmo tale peregrinatio e so che attende con gioia il pellegrinaggio. Teresa è una santa da conoscere: è dottore della Chiesa e ci fa avvicinare al Signore con la saggezza dei semplici». «L’incontro con santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo ci fa riscoprire nuove le sorgenti della nostra fede – ha detto monsignor Coletti congedandosi dalle reliquie della carmelitana –. C’è tanta gente che le vuole bene e lei è sempre presente in mezzo a noi. Non muoio, entro nella vita. Queste le sue ultime parole. Cui aggiunse: Passerò l’eternità del mio cielo a fare del bene sulla terra. E il Signore Gesù le dà il permesso di fare questo bene… Vi invito a leggere i suoi scritti, i suoi quaderni, perché non basta essere devoti, ma si deve conoscere il suo pensiero, che la Chiesa ha riconosciuto come Dottrina. Solo così potrà realizzarsi la nostra personale conversione, che ci consola e libera». L’immagine che più di tutti ci resta impressa al termine della peregrinato è quella teca: il vetro trasparente rivela le impronte delle molte mani che l’hanno accarezzata e delle tante labbra che hanno voluto imprimere l’affetto di un bacio. Teresa ha fatto ritorno a casa accompagnata da una sincera espressione di fede, pronta a portare la forza del Vangelo con la sua sola presenza. E.L. nosciamo come Teresa di Gesù Bambino, ma manca un’aggiunta, scelta da lei stessa, e del Volto Santo. Qual è il Santo Volto di Dio, se non il volto dell’uomo della sofferenza, dell’uomo della Croce, dell’uomo che ha donato se stesso con una misericordia infinita e incondizionata per i peccatori? Ecco, allora, la grande scoperta di Teresa: Dio è amore misericordioso. E questo non contraddice la sua giustizia. Non diminuisce, da parte nostra, l’impegno di una coerenza coraggiosa e fedele di risposta alla sua volontà, ma pone tutta la nostra vita nell’orizzonte di un abbraccio misericordioso e gratuito. Qui, davanti alle reliquie di Teresa di Lisieux, possiamo domandarci se è così che noi pensiamo a Dio. Se è questa, dell’amore misericordioso, l’atmosfera normale della nostra relazione con Lui. E allora, cari fratelli e sorelle, è il caso che io la smetta di parlare e dia voce alla piccola Teresa. Ho qui il testo della sua offerta - è scritta nei suoi quaderni autobiografici -, “L’offerta di me stessa come vittima di olocausto all’amore misericordioso del buon Dio”. Quell’amore misericordioso che Teresa ha imparato dalla Scrittura, dalla sua meditazione del Vangelo, illuminando con la prospettiva del Vangelo anche la parola del profeta Isaia, il Libro di Proverbi e ritrovandoci la verità di Dio. Ebbene, a questo amore misericordioso, Teresa offre se stessa con queste parole. Lasciamo a lei la conclusione di questa nostra meditazione. O mio Dio, Trinità beata, io desidero amarti e farti amare. Lavorare alla glorificazione della Santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla Chiesa e liberando quelle che soffrono nel Purgatorio. Desidero compiere perfettamente la tua volontà e arrivare a quel grado di gloria che mi hai preparato nel tuo Regno. In una parola: desidero essere santa. Ma sento la mia impotenza e ti domando, o mio Dio, di essere tu stesso la mia santità. Qui c’è un’allusione alla “piccola via”. Teresa diceva: “io non devo diventare grande. Devo restare piccola, perché i piccoli se cadono non si fanno male, i grandi, invece, sì. Secondo perché i piccoli sono facilmente presi dalle mani materne di Dio e portati alla guancia… devo rimanere piccola. Poiché mi hai amato, fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia il mio salvatore e il mio sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti sono miei. E io te li offro con gioia, supplicandoti di guardarmi se non attraverso il volto di Gesù. E nel suo cuore ardente di amore. Dopo l’esilio della terra - attenti bene a questa espressione che sta per arrivare, perché è uno dei pensieri che più chiaramente ci dicono che Teresa era una cristiana - spero di venire a goderti nel Paradiso. Ma non voglio ammassare meriti per il Cielo. Voglio lavorare per il tuo solo amore. Con l’unico scopo di far piacere a te e di consolare il tuo cuore. Alla sera di questa vita comparirò davanti a Te a mani vuote. Perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Voglio rivestirmi della tua giustizia e ricevere dal tuo amore il possesso eterno di te stesso. Non voglio altro trono, né altra corona, che Te, o mio amato. Questo martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a Te, mi faccia infine morire. La mia anima si slanci, senza ritardo, nell’eterno abbraccio del tuo amore misericordioso. Voglio, o mio amato, a ogni battito del cuore, rinnovarti questa offerta un numero infinito di volte. Fino a che, svanire le ombre, possa ridirti il mio amore in un faccia a faccia eterno. Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, religiosa carmelitana scalza. CHIESA MONDO P A G I N A 12 MISSIONE CAMEROUN IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 VOCE DEL VERBO “GESÙ” 6° Tappa (18 gennaio 2010) I l nostro viaggio in terra africana è quasi giunto al termine. Ci sono ancora molti verbi amici della missione. Per esempio il missionario coniuga quotidianamente il verbo rispondere perché nessuno parte di sua iniziativa e perché una vocazione la si costruisce ogni giorno, oppure il verbo amare parola che dà senso alla vita, oppure il verbo…Sì, il “ Verbo” Gesù. E’ Lui l’azione del Padre, la “sua autorivelazione definitiva, motivo per cui la Chiesa è per sua natura missionaria” (Redemptoris Missio 5). E’ Lui il Verbo che permette di annunciare, partire, educare, scegliere, rispondere, amare. E’ Lui la Voce che la sua comunità non può tacere. E’ Lui la Parola che dà Voce alla missione. La voce del Verbo Gesù riecheggia quasi sottovoce all’alba nella liturgia delle Ore: è canto che accompagna la giornata del missionario. La voce del Verbo Gesù si propaga solenne, ogni domenica, nella celebrazione della Messa: i villaggi che compongono le parrocchie di Nguétchéwé, Mokolo, Rhumzu, Mogodè sono raggruppati in settori e quando ogni settore, a I PROGETTI Settembre 2009. Ha aperto i battenti a Mogodé il nuovo Liceo. Due classi da sessanta alunni, duecentoquaranta i giovani che si sono presentati ai test d’ingresso, nuovi insegnanti selezionati da una commissione istituita ad hoc. La struttura costruita è stata sufficiente per il primo anno, ma il secondo si preannuncia altrettanto partecipato e dovranno essere costruite nuove aule. Perché un Liceo? In tutto il comune di Mogodè esiste attualmente una sola scuola superiore (le altre più vicine si trovano nella cittadina di Mokolo, a 40 km, o a Bourha, a 50 km). In essa, pur prevedendo la legge un massimo di 50/60 alunni per classe, con un po’ di corruzione (si può ad esempio “pagare il banco” al direttore didattico), si arriva ad avere classi anche di 100/110 alunni. Dei 570 ragazzi che ogni anno arrivano alla licenza media, alcuni cercano il posto – e se è il caso lo pagano – a Mokolo; altri rimangono a casa, interrompendo così la loro vita scolastica; altri infine – e sono molti – preferiscono frequentare ancora la terza media per riprovare l’anno successivo. Il bisogno di un’altra scuola superiore è quindi reale. In un Paese come il Cameroun dove la popolazione aumenta sempre più (nella regione Nord si stima che raddoppia ogni 20/25 anni) e dove il numero dei giovani è sempre di conseguenza più elevato, offrire la possibilità di una formazione più avanzata è da considerarsi una priorità. B.M. turno, accoglie il banchetto dell’Eucaristia è una grande festa. La lingua francese, mafà, kapsiki dà voce al Vangelo perché ognuno ritorni a casa capace di coniugare i verbi della vita quotidiana secondo i tempi e i modi del Verbo. La voce del Verbo Gesù ritma i passi di 287 catecumeni, che si stanno preparando al Battesimo, scelta di vita fondamentale mai scontata o fatta per tradizione. Nella notte di Pasqua quando l’acqua sarà versata sul loro capo il Verbo coniugherà per sempre il loro essere figli e fratelli nella Chiesa. La voce del Verbo Gesù è sussurro che di comunità in comunità porta il messaggio del Sinodo africano celebrato nell’ottobre scorso: “Alzati, Africa!” Una maglietta indossata dai ragazzi del Cop Monde (Acr) ci riporta a questo grande evento. E’ l’ invito perché l’Africa trovi, al suo interno, il coraggio e la forza della fede e della lot- ta per il bene comune. La voce del Verbo Gesù è il grido dei bambini orfani, dei malati di Aids, dei poveri, delle donne sfruttate, di chi non ha diritti, degli analfabeti, di chi è privo di acqua e di cibo. Alcune domande nascono nel cuore: Perché? Cosa possiamo fare? Da dove iniziare? La risposta del Verbo è solo la croce, cioè una vita che ha condiviso tutto, compreso la sofferenza e la morte. La voce del Verbo Gesù risuona nell’incontro con il Vescovo Philippe. E’ trasparenza di semplicità e povertà di spirito segni di una comunione profonda e continua con la Parola; è misurata preoccupazione per la “salute” dei Fidei Donum e di tutte le comunità; è lungimiranza nella progettazione pastorale della sua diocesi di MarouaMokolo; è dialogo che costruisce ponti tra religioni ed etnie. La voce del Verbo Gesù si diffonde nel modo di essere di don Giusto, don Felice, don Corrado, don Angelo, Laura, Alda e Brunetta. Capaci di vedere i segni dello Spirito che li ha preceduti e di scoprire i germi di bene già presenti negli spazi geografici e umani dove sono arrivati, certi di essere amati e perdonati e quindi consapevoli dei propri limiti e dei propri sbagli, prestano la loro voce al Verbo “perché accogliendo Lui, tutti i popoli si aprano alla Parola definitiva di Dio, a colui nel quale Dio si è fatto pienamente conoscere e ci ha indicato la via per arrivare a Lui” (RM 3). Grazie amici perché ci avete dato modo di poter udire così la voce del Verbo Gesù. Continuate ad essere voce perché la Pasqua del Verbo sia rivelazione del vero volto di Dio: un Dio che sulla croce ama e dona la Sua vita per tutti. GABRIELLA RONCORONI PER RIFLETTERE... Quanto tempo dedichiamo l nelle nostre giornate all’ascolto del Verbo Gesù, cioè all’ascolto, all’approfondimento e alla meditazione della Parola di Dio? Quanto tempo dedichiamo nelle nostre giornate all’ascolto del Verbo Gesù, cioè all’ascolto, all’approfondimento e alla meditazione della Parola di Dio? I NOSTRI MISSIONARI/6 LAURA PELLIZZARI Nasce a Sondrio il 5 dicembre 1984. Dopo la laurea in Scienze dell’educazione e un’esperienza lavorativa nella scuola dell’Infanzia parte per la missione diocesana. Dal settembre 2008 nella parrocchia St. Pierre di Mogodé è segretaria e insegnante di informatica nel Liceo Saint Charles Lwuanga, collabora nei progetti di evangelizzazione, di formazione, di salute e di promozione umana. Descrizione di alcuni particolari. Le viene tutto facile: parlare francese, cucinare, usare il computer, scrivere sms con due telefoni contemporaneamente nella stessa mano, fare i conti come segretaria della scuola, organizzare le attività giovanili, guidare sulle strade africane, suonare la chitarra… In tre cose è un autentico disastro: essere severa, avere pazienza, parlare di se stessa. In tre cose è speciale: la tenerezza con i bambini, l’amicizia con i giovani, la cura della dignità della donna. Vista nel cuore è grande. Vista allo specchio è un po’ smorfiosetta. Vista in moto è pericolosa. Ama le sgommate, il sorpasso, la scia della polvere dietro la moto. I giovani la cercano per un aiuto a studiare. Qualcuno offrirebbe volentieri capre e buoi per averla in moglie. Dalla Valtellina le ricordano: moglie e buoi dei paesi tuoi. Il sì, che dice bene e volentieri, in lingua kapsiki lo pronuncia alzando il mento, socchiudendo gli occhi, modulando con la lingua sul palato un suono, quasi siculo, tipo: “zzt”. Il vero sì è quotidiano, alle tante fatiche che la vita in missione le riserva. Ha una responsabilità precisa: riaprire la strada della missione per i giovani. Forse un domani non ci sarà più una sola ragazza, ma alcuni giovani insieme. La sua impronta non è a forma di piede o di sandalo, ma a forma di sorriso. Laura, custodiscilo. Grazie! DON ITALO “Entra nel web!” mi ha detto Laura, lasciandomi solo davanti ad una scatola grigia e ad un monitor acceso. Con qualche timore sono entrato. Doveva esserci tutto là dentro: fiumi, laghi, animali… Invece, le mie zampette di lucertolo Margujà hanno toccato piccole punte che fan solletico e tanti fili. Poi una ventola mi ha scaraventato un flusso d’aria sotto la coda e io… fuori di lì con un balzo. Il Margujà nel computer non ci sta! Laura ha riso divertita. Insegna informatica al liceo. I ragazzi imparano a digitare sulla tastiera. Io mi trovo più a mio agio vicino al pozzo, a pochi metri da dove i muratori stanno costruendo il secondo lotto del Liceo. Don Angelo si è appassionato a questo progetto: centinaia di ragazzi non dovranno più rinunciare a studiare o andare a scuola lontano. Il lavoro è impegnativo e ogni progetto viene condiviso con gli altri missionari. Proprio oggi è giornata di dialogo fraterno. Tutti i missionari “fidei donum” di Como sono radunati a Mogodé. Si riflette sull’arrivo di un nuovo missionario, don Alessandro, e sul futuro delle attività: c’è un progetto missionario da concordare e un responsabile da nominare. Don Italo racconta della visita pastorale del Vescovo Diego e delle scelte diocesane. Servirà per tenersi in contatto e preparare il ritorno. Gabriella tesse la trama dei rapporti con l’Ufficio missionario, di cui don Stefano è la memoria presente e storica. I missionari, ad uno ad uno, raccontano del proprio lavoro. Don Giuliano ascolta, sintetizza, propone e definisce. C’è una profonda condivisione, eppure non mancano le opinioni diverse. Si chiede di accelerare i lavori del liceo. Don Giusto suggerisce, invece, di aspettare i tempi della gente africana. Brunetta e Alda pensano a Mokolò, dove arriverà un nuovo parroco africano. Don Corrado insiste sulla comunione, don Angelo sulla comunicazione, don Felice sulla missione. Laura si preoccupa per i giovani comaschi che dovrebbero visitare la missione. Mi stavo appisolando sopra il notebook spento (!), quando un “chicchiricchhiii!!!!” mi ha fatto sobbalzare: il gallo, donato ieri dal villaggio, canta anche a mezzogiorno. Domani gli sarà più difficile. Non avrà più le piume, ma in compenso avrà un buon profumo d’arrosto. Gnam gnam! Il mio naso filosofico mi fa riflettere: in verità, noi lucertoli, con la bocca, sappiamo solo mangiare. Gli uomini e le donne, invece, con la bocca mangiano, bevono, baciano, parlano, pregano, cantano. E anche il cibo, per loro, prende il sapore dell’amore, della condivisione e della festa. Buon appetito, missionari! Quando scende la sera si rimane in pochi. C’è serenità. Don Angelo si gratta la barba sempre più lunga e argentata. Se a primavera la taglierà, farò un cuscino per il Margujà! D.I.M CHIESA FAMIGLIA LA VORO AMIGLIALA LAVORO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 P A G I N A 13 UNA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO PER LA RISPOSTA GENEROSA E L’IMPEGNO CONCRETO UN ANNO DI “FAMIGLIA-LAVORO”: LA SOLIDARIETÀ COME STILE DI VITA È una soddisfazione poter inviare a tutti i sacerdoti della nostra diocesi una parola di ringraziamento. E il motivo è molto semplice: si tratta di prendere atto che l’iniziativa diocesana riguardante il sostegno alle persone e alle famiglie, che hanno perso il lavoro in coincidenza con la grave e persistente crisi economica, ha avuto una risposta generosa e tempestiva da parte delle comunità cristiane e dai nostri Sacerdoti. Lo posso dire perché, insieme agli amici che costantemente collaborano nell’organizzazione, ho potuto seguire tutto il percorso in atto, e rendermi conto che un certo modo di lavorare funziona. Si sapeva in partenza che con questa iniziativa non avremmo risolto i problemi, ma solo avremmo contribuito a renderli meno pesanti , e soprattutto avremmo offerto una possibilità concreta a tante persone e parrocchie di educarci ad una solidarietà concreta e urgente. Per la verità proprio i Sacerdoti hanno dato l’esempio: su suggerimento del Vescovo numerosissimi hanno versato il proprio contributo personale: ed è di questo che ora mi sento in dovere di ringraziare tutti: fino ad oggi ottantatre parrocchie hanno contribuito al progetto, sia raccogliendo e vagliando le persone e le famiglie in necessità, sia gestendo il modesto aiuto di cui siamo riusciti a disporre fino ad oggi. Grazie dunque, di cuore, soprattutto a quei sacerdoti che personalmente si sono impegnati ad aggiungere que- alcune parrocchie, dove si stanno sostenendo situazioni segnalate dai parroci, già invitano a collaborare e in Caritas giungono i contributi: continuiamo a farlo, perché molte situazioni stanno anche aggravandosi per l’esaurirsi degli ammortizzatori sociali. Ringrazio anche i cosiddetti “referenti zonali”, le Caritas parrocchiali, i Centri di Ascolto, gli Sportelli delle Acli e tutti coloro che hanno affiancato i sacerdoti nell’iniziativa. Certo la Caritas si è sobbarcata il lavoro più complesso e delicato, ma… è il suo mestiere, lo fa con grande competenza e le sto lavoro a quanto già fanno: accogliere le informazioni, incontrare le persone, ascoltare con cuore la loro situazione di bisogno – sapendo che ognuno di noi ha tanta dignità da riservare per sè gli aspetti tristi e quasi umilianti della vita – e così valutare la situazione compilando una scheda che può avere qualche aspetto sgradito, trasmetterla agli incaricati e infine impegnarsi mensilmente ad incontrare di nuovo le persone per condividere, per sostenere, per ridare fiducia con un piccolo gesto che ridà fiato alle spese quotidiane…: grazie dunque a tutti, davvero! Con l’invito a continuare: certo, dobbiamo continuare con i nostri mezzi modesti a sostenere situazioni che per ora promettono poco di buono: forse è il caso che nelle no stre parrocchie rinnoviamo, in coincidenza con il periodo quaresimale e pasquale, una occasione di “offerta straordinaria” di tutta la comunità per alimentare il fondo diocesano. Come pure sarebbe bene approfittare della “Benedizione delle famiglie” per venire a conoscenza di situazioni che, per motivi diversi, rischiano di rimanere sconosciute. È vero ed è bello che alcuni sacerdoti, alcuni gruppi e anche DUECENTO LE FAMIGLIE SOSTENUTE È Ecco, è tutto quanto ho il piacere di comunicare, interpretando anche l’animo del Gruppo diocesano, responsabile del Progetto. E naturalmente approfitto dell’occasione per augurare a tutti una Pasqua di speranza e di pace, che magari facciamo bene a comunicare anche a quelle famiglie alle quali si cerca di stare vicini con questa iniziativa. don BATTISTA GALLI ccordinatore del Fondo diocesano Famiglia-Lavoro COME COLLABORARE PER ALIMENTARE IL FONDO? RACCOLTI POCO MENO DI 530MILA EURO tempo di bilanci per il fondo diocesano di solidarietà “Famiglia-Lavoro”, presentato ufficialmente il 30 aprile dello scorso anno – alla vigilia della festa dei lavoratori – ed entrato in funzione a partire dal 1° luglio 2009… Ma, di fatto, le basi della sua nascita affondano le radici nel Sol.Sacer.: il fondo dove il vescovo monsignor Diego Coletti chiese ai sacerdoti di far confluire un mese della propria remunerazione. «Speriamo di trasformare la crisi economica – esortava il Vescovo il 9 aprile di un anno fa – in un’occasione per rinnovare il sistema dei nostri stili di vita, per dar luogo a un’umanità meno consumistica, arrivista e conflittuale, nella prospettiva di un’umanità più felice proprio perché più sobria, solidale e fraterna». «Sono stati dodici mesi di raccolta fondi, ma, soprattutto, di crescita, nella consapevolezza delle fatiche con cui la crisi economica chiede di confrontarci». Così riflette il direttore della Caritas diocesana Roberto Bernasconi. «Perché non è vero che la crisi sta finendo – aggiunge –: anzi, in questo periodo sta esprimendo i suoi effetti più duri. Le parrocchie, attraverso il fondo diocesano, stanno riscoprendo il siamo tutti grati! significato dello “stare sul territorio”. Un impegno che richiede sicuramente la fatica dell’accollarsi le difficoltà delle famiglie, ma sa anche diventare momento di condivisione fraterna e comunitaria». Grazie all’adesione al Sol.Sacer., alla colletta promossa nelle diverse parrocchie e alle donazioni private (da sottolineare la generosità delle parrocchie in occasione della visita pastorale del Vescovo), il fondo è arrivato a raccogliere poco meno di 530mila euro. A gestire e animare il “Famiglia-Lavoro” un’equipe composta da rappresentanti della Pastorale del Lavoro, della Caritas diocesana, dell’Azione cattolica diocesana, delle Acli di Co-mo e di Sondrio e dell’associazione exallievi salesiani di Sondrio, di altri movimenti e associazioni coordinati dal vicario episcopale monsignor Battista Galli. I finanziamenti erogati superano i 233mila euro, che hanno permesso, e stanno permettendo, di sostenere 194 famiglie in un’ottantina di realtà: per 149 di esse si tratta di contributi mensili (erogati per almeno un trimestre, in misura variabile fra i 500 e gli 800 euro), per altre 45 il contributo è una tantum. In totale sono state presentate 226 domande: solo 19 quelle negative e 11 quelle interlocutorie, per le quali, cioè, è necessario procedere con ulteriori approfondimenti. Anche chi non ha visto accolta la propria domanda non è stato lasciato da solo. Il fondo diocesano è nato appositamente per aiutare le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. I «no», spesso, arrivano perché non si rientra nella tipologia prevista, quindi si viene dirottati e indirizzati agli altri servizi di sostegno e orientamento messi in campo da Caritas e Acli. Una tabella statistica ci aiuta a capire meglio la distribuzione degli aiuti. Non vi è Zona Pastorale della diocesi che non abbia presentato almeno una domanda. Le richieste più numerose arrivano da Como Centro, Como Sud, Bassa Comasca, Valchiavenna, Bassa e Media Valtellina. Il saldo ancora a disposizione è di quasi 246mila euro. «Al di là delle erogazioni – riprende Bernasconi – siamo soddisfatti del nuovo stile che si sta affermando. Si tratta ancora di iniziative “embrionali”, ma ci sono parrocchie e gruppi che hanno deciso di integrare il fondo con attività di accoglienza e accom- Il Fondo è aperto a continue donazioni da parte di privati, enti, associazioni, ecc. Chiunque volesse può contribuire con la sua offerta direttamente presso la sede della Caritas diocesana in piazza Grimoldi 5, a Como, oppure con bonifico bancario sul conto n. 7875 presso il credito Valtellinese, sede di Como, intestato a Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio Onlus - Fondo di solidarietà FAMIGLIA LAVORO”. IBAN: IT98 M 05216 10900 0000 0000 7875 pagnamento. Altro aspetto positivo è stato l’affermarsi di un metodo di lavoro condiviso, nel rispetto delle competenze e delle capacita di ognuno, ma insieme, avendo a cuore un’unica meta: il servizio a un bene comune più grande». I parroci, insieme ai referenti zonali e ai loro collaboratori, stanno facendo un lavoro splendido. Dopo il necessario periodo di rodaggio, per comprendere i meccanismi, sono riusciti a “intercettare” i bisogni veri – ma spesso per pudore nascosti – di chi si trova in momentanea difficoltà. Umanamente si tratta di un impegno significativo, perché richiede ascolto, sensibilità, capacità di suscitare fiducia. Le domande arrivano soprattutto da chi si è ritrovato senza lavoro: in molti casi sono stranieri, regolari e perfettamente inseriti nel tessuto sociale (ricordiamo, infatti, che le richieste vengono sempre presentate attraverso la parrocchia), monoreddito, con pochi aiuti parentali, contratti di lavoro a tempo determinato e impegni finanziari importanti per la casa, con affitti o mutui gravosi. A essere in difficoltà, sempre più spesso, sono i lavoratori qualificati, con alte professionalità, improvvisamente espulsi dal sistema produttivo e difficilmente riassorbiti dal mercato perché adulti e troppo specializzati. È una nuova forma di povertà molto subdola, per la quale non ci sono anticorpi ma solo disorientamen- to: il nemico peggiore è il senso di sconfitta e fallimento che travolge le persone. In un attimo si vedono scomparire le proprie certezze e si sente il peso, la responsabilità, per la propria famiglia. «Queste situazioni – riflette il direttore della Caritas – dovrebbero interrogarci e portarci, da cristiani, a una seria analisi della società in cui viviamo. Perché evangelizzazione e applicazione della Dottrina Sociale della Chiesa richiedono l’assicurare il cibo a chi ha fame, combattere il lavoro nero e l’evasione, favorire l’affermarsi di politiche economiche e sociali rispettose delle persone, della loro dignità, delle loro aspirazioni». Il cammino, insomma, è tracciato ma resta serio e delicato. Perché i bisogni non si esauriscono. Accanto al sostegno meramente economico, ci sono i percorsi per la riqualificazione professionale o per la ricerca di una nuova occupazione. Sta, invece, prendendo forma l’idea delle borse lavoro, che potrebbero nell’immediato assicurare “linfa” finanziaria e favorire il reinserimento lavorativo. Alcune cooperative hanno espresso la propria disponibilità. «Si stanno facendo le dovute valutazioni – chiude Bernasconi – ma il tessuto economico è comunque degradato per tutti. Se il bene lavoro diventa sempre più raro, bisognerà trovare il modo per imparare a condividerlo». ENRICA LATTANZI CHIESA CHIESAIT ALIA CHIESAITALIA P A G I N A 14 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 LA PROLUSIONE DEL CARD. BAGNASCO AL CONSIGLIO PERMANENTE CEI IMMAGINARE IL NUOVO « V i supplico in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”: questo versetto della seconda Lettera di san Paolo ai Corinti fa da pensiero unificante della prolusione che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha presentato il 22 marzo al Consiglio episcopale permanente dei vescovi, che si è radunato a Roma fino al 25 marzo. Tutto il testo è segnato dalla “consapevolezza di una conversione necessaria e irrevocabile”, in riferimento a molteplici fattori ed eventi che segnano la vita della Chiesa come quella della società nel suo complesso. Il cardinale fa riferimento anzitutto agli attacchi a quel “mistagogo formidabile del nostro tempo che è Benedetto XVI”, notando come “quanto più, da qualche parte, si tenta inutilmente di sfiorare la sua limpida e amabile persona, tanto più il popolo di Dio a lui guarda commosso e fiero”. Circa il ruolo e il comportamento di vescovi e preti, aggiunge, “non ci sono incarichi o ruoli da interpretare come ‘un privilegio personale’, o da trasformare in occasioni per ‘una brillante carriera’, quando c’è solo ‘un servizio da rendere con dedizione e umiltà’”. UN PECCATO “SCANDALOSAMENTE GRAVE” Nei passaggi iniziali della sua prolusione, il card. Bagnasco dedica ampio spazio alla lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda scritta dal Papa nei giorni scorsi, dopo l’esplodere dello scandalo della pedofilia, notando come questi fatti rappresentino un “crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente grave che tradisce il patto di fiducia iscritto nel rapporto educativo”. “Senza dubbio la pedofilia è sempre qualcosa di aberrante – prosegue – e, se commessa da una persona consacrata, acquista una gravità morale ancora maggiore. Per questo, insieme al profondo dolore e ad un insopprimibile senso di vergogna, noi vescovi ci uniamo al Pastore universale nell’esprimere tutto il nostro rammarico e la nostra vicinanza a chi ha subìto il tradimento di un’infanzia violata”. STRATEGIE DI DISCREDITO Dopo aver notato come “non da ora il fenomeno della pedofilia appaia tragicamente diffuso in diversi ambienti e in varie categorie di persone”, il cardinale afferma che “questo, però, non significa subire – qualora ci fossero – strategie di discredito generalizzato. Dobbiamo in realtà tutti interrogarci, senza più alibi, a proposito di una cultura che ai nostri giorni impera incontrastata e vezzeggiata, e che tende progressivamente a sfrangiare il tessuto connettivo dell’intera società, irridendo magari chi resiste e tenta di opporsi”. Secondo il presidente della Cei, “l’esasperazione della sessualità sganciata dal suo significato antropologico, l’edonismo a tutto campo e il relativismo che non ammette né argini né sussulti fanno un gran male perché capziosi e talora insospettabil- mente pervasivi”. “Conviene allora – afferma il card. Bagnasco – che torniamo tutti a chiamare le cose con il loro nome sempre e ovunque, a identificare il male nella sua progressiva gravità”. LIBERTÀ RELIGIOSA, ANCORA ATTACCHI “Sacerdoti di convinzione, capaci di autonomia pensante”: è quanto il presidente dei vescovi chiede al clero per essere all’altezza dei tempi, senza “indulgere in ingenua condiscendenza allo spirito del tempo”, rilevando tra l’altro un crescente interesse religioso nella popolazione, come ad esempio nel caso delle “ostensioni” (quella di sant’Antonio, a Padova, e presto quella della Sindone a Torino). Rilancia quindi l’esigenza dell’”educazione”, che sarà oggetto degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Il cardinale passa poi a trattare i temi internazionali, a partire dai due recenti terremoti di Haiti e del Cile, notando l’esigenza di “attrezzarsi per rispondere in modo non improvvisato né episodico alle tragedie che si presentano” e anche la generosità della risposta della popolazione italiana. Un altro tema all’attenzione è quello degli attacchi alla “libertà religiosa” e, in particolare, “la recrudescenza degli attacchi ai cattolici” in vari Paesi del mondo. RIMESTARE NEL FANGO Passando a riflettere sulla situazione italiana, il card. Bagnasco sottolinea che “la nostra è una società vivace, che in vari campi ha delle punte di eccellenza” anche se con venature di pessimismo. Pone quindi le domande: “Si tratta di irriducibile pessimismo o di cronico snobismo? Rimestare sistematicamente nel fango, fino a far apparire l’insieme opaco, se non addirittura sporco, a cosa serve? E a sospingere verso analisi fin troppo crudeli, è l’amore per la verità o qualcos’altro di meno confessabile?”. Di fronte a questi fatti, il presidente dei vescovi afferma che “la crisi la si supera sforzandosi di immaginare il nuovo”. VALORI NON NEGOZIABILI Gli ultimi argomenti affrontati nella prolusione riguardano i temi della difesa della vita, della riaffermazione dei “valori non negoziabili” in politica e della esigenza che a rappresentare i cittadini ci siano cittadini onesti e possibilmente pervasi dei valori cristiani. Circa il primo aspetto rileva che in Europa nel solo 2008 “quasi tre milioni di bambini non sono nati” a causa dell’aborto, “ossia uno ogni undici secondi”. Quanto alle imminenti elezioni ricorda valori quali “dignità della persona umana”, “indisponibilità della vita dal concepimento alla morte naturale”, “libertà educativa e scolastica”, “famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”, come anche “accoglienza verso gli immigrati”, “libertà dalla malavita”. “Si tratta – conclude – di un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della vita e della solidarietà”. a cura di M. MICHELA NICOLAIS Elezioni: puntare in alto È un discorso sereno, ma pressante e accorato, quello con cui il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei, sancito com’è da un’invocazione di San Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Vale anche per i temi più politici affrontati nella prolusione. Si applica all’agenda politica. Si parla della crisi, che continua a tenere in ansia le famiglie, delle questioni relative all’immigrazione, dell’aborto, alla luce delle nuove “pillole” in commercio. Questo sguardo esigente e sereno si applica anche alle imminenti scadenze elettorali, alle regionali, accompagnate anche da un turno di elezioni comunali e provinciali. Sul voto il cardinale Bagnasco esprime tre considerazioni intrecciate. La prima è l’importanza del voto, “che in nessun caso converrà trascurare”. Bisogna votare e bisogna farlo con grande consapevolezza, sui programmi e sulle persone. Ecco il secondo punto: i programmi vanno giudicati sulla base di parametri chiari ed esigenti. Il cardinale rifiuta la segmentazione e spiega che esiste una piattaforma di “valori non negoziabili”, su cui si impiantano “altri indispensabili valori”. In breve rifiuta la segmentazione (che non poca propaganda interessata corrivamente riprende) tra i valori “della vita e dell’identità” e quelli della “giustizia e della solidarietà”. Si tratta al contrario di “un complesso indivisibile di beni”. Il catalogo che ne consegue, dall’affermazione della dignità della persona alla libertà dalla malavita organizzata, è ben noto, chiaro a tutti e disegna il perimetro di una politica per il bene comune che da sempre caratterizza la dottrina sociale, le scelte elettorali e l’impegno politico. La grande scommessa è infatti proprio la capacità di fare sintesi, di tenere insieme. È questo di cui c’è grande bisogno oggi, di un “orizzonte stabile del giudizio e dell’impegno nella società”. Eppure mai come di questi tempi si misura quanto sia obiettivo difficile ed arduo. D’altra parte, non possiamo non misurarci con parametri esigenti. Lo aveva detto il Papa e il cardinale lo ripete: non esistono alibi nei comportamenti scorretti degli altri per non tenere una via retta. Ecco, allora, il terzo punto, il terzo criterio per scegliere e partecipare attivamente alle elezioni: le persone. Non possiamo transigere sulla qualità dei candidati. È lecito, è necessario, è il momento “di dover chiedere a tutti, con umiltà, di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera”. Non è volere troppo, né aspettarsi troppo. Non è una visione troppo alta. Per riprendere fiducia e dunque slancio, per fare fino in fondo i conti con i cambiamenti strutturali cui necessariamente andremo incontro nell’arco di questa complessa crisi mondiale, dobbiamo puntare in alto, puntare al meglio, ed attrezzarci convenientemente. FRANCESCO BONINI P A G I N A 15 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 ALCUNE PRIORITÀ PER I CANDIDATI Le sollecitazioni della Cisl Regionali: per un’agenda A di sostanza N on solo slogan ma sostanza. È forte il richiamo del Forum Regionale delle associazioni familiari ai candidati alle prossime elezioni regionali affinché nell’agenda politica venga messa a tema la famiglia. Presentato alla Camera qualche giorno fa è stato immediatamente inviato ai candidati in lizza nelle 13 regioni nelle quali si voterà il 28 e 29 marzo. I nomi dei candidati firmatari verranno resi noti prima del voto affinché gli elettori possano tenerne conto e avere uno strumento in più per orientare la propria scelta. Ma attenzione, non dovrà trattarsi di dichiarazioni di circostanza. Quello che il Forum chiede è «un impegno personale ed azioni concrete che - spiega il presidente nazionale del Forum, Francesco Belletti - in caso di elezione, verificheremo nei mesi successivi». «Chiediamo - continua Belletti - che la “partita famiglia” sia partita di sistema per l’Italia. La famiglia è luogo di solidarietà sociali e di decisioni economiche e per questo merita politiche promozionali e non assistenziali, politiche strutturali e non una tantum. Chiediamo una legge per la famiglia alle Regioni che non ce l’hanno. Chiediamo che il federalismo fiscale veda la famiglia come priorità». Il documento, presentato come “Manifesto elettorale delle famiglie italiane” si caratterizza in Le indicazioni del Forum delle Associazioni Familiari, del mondo della cooperazione e della Cisl lariana a cura di MARCO GATTI una parte nazionale e in una parte più prettamente regionale, alla definizione della quale hanno contribuito anche i singoli Forum provinciali, compreso quello comasco per quanto riguarda il manifesto lombardo. «In questi anni - ci spiega Giovanni Giambattista, presidente del Forum Comasco - non sono stati pochi i passi compiuti per assicurare alla famiglia adeguate forme di tutela e di sostegno. Penso, in particolar modo, alla Legge sulle politiche sociali per la famiglia (la Legge 23/99 ndr) della Lombardia. Una legge che ha introdotto un concetto orizzontale di sussidiarietà, stimolando la progettualità e il protagonismo del privato sociale e delle stesse famiglie e permettendo, sin dall’anno 2000, l’attivazione di bandi specifici. È stato lo stesso Forum regionale, costituitosi nel 1997, a fornire un contributo fattivo, in termini di stimoli e contenuti, alla costruzione di questa legge. Grazie agli stimoli del Forum regionale, anche attraverso le sue articolazioni provinciali, molti passi, dunque sono stati compiuti in questi anni. Ma ancora non basta. Ed eccoci qui, dunque, con un nuovo pacchetto di proposte, con l’intenzione chiara di dettare le priorità, in tema di famiglia, per la prossima legislatura». Quattro i punti sui quali il Forum lombardo chiede attenzione e impegno concreto ai futuri amministratori: 1. Interventi specifici mirati a favorire la ripresa della natalità, la piena realizzazione delle legittime aspirazioni di paternità e maternità dell’uomo e della donna, la salvaguardia del diritto di ogni uomo a nascere e a crescere con un padre e una madre legati da una unione stabile, ad arrestare l’invecchiamento della popolazione. 2. Approvazione di specifici provvedimenti per promuovere il valore del matrimonio, sostenere la stabilità e arginare la crisi della famiglia, tra cui percorsi di formazione, affidati all’associazionismo familiare, per fidanzati e giovani coppie, corsi di supporto alla genitorialità e orientamento nella vita familiare, servizi di consulenza e conciliazione coniugale e mediazione familiare, sostegno all’adozione e all’affido. 3. Valutazione del nuovo regime di federalismo fiscale e delle sue ricadute sulla famiglia, cogliendo l’opportunità per giungere ad un fisco regionale a misura di famiglia (un’Irpef regionale che tenga conto dei carichi familiari). 4. Istituzione della V. nche la Cisl di Como ha deciso di rivolgersi direttamente ai candidati comaschi in vista delle prossime elezioni con la richiesta di specifiche attenzioni per il territorio lariano. “Occorre fare un salto di qualità - si legge, tra l’altro, nel documento redatto dal sindacato - passare da una cabina di regia sulla crisi ad una sullo sviluppo economico e sociale. Una cabina nella quale le associazioni sindacali e datoriali abbiano un ruolo chiave nel mettere a punto le strategie non solo per rispondere alle emergenze ma anche per il rilancio economico e sociale”. “Per la CISL – continua il sindacato - la priorità è sicuramente sui temi sociali: sostegno alle famiglie ed ai monoreddito, fondo per la non autosufficienza, politiche per la casa, centralità del lavoro, sviluppo del welfare comunitario, sostegno alla contrattazione integrativa ed al welfare integrativo”. “Rispetto alle strategie per lo sviluppo del territorio comasco riteniamo prioritario difendere e sostenere il settore manifatturiero, dal quale dipende oggi circa il 40% dell’occupazione comasca, sostenendo gli sforzi che la Camera di Commercio di Como ed il “Tavolo per la Competitività” hanno messo in campo in questa direzione con la nascita del Polo Tecnologico di Lomazzo, e la creazione dell’incubatore di nuove imprese, con la difesa ed il rafforzamento della presenza a Como delle Facoltà scientifiche dell’Insubria e del Politecnico, con il sostegno del credito alle imprese”. “La recente firma dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale e la prossima approvazione del “Piano per la competitività e lo sviluppo economico della Provincia di Como” ci danno gli strumenti per delineare lo sviluppo del nostro territorio per i prossimi 10 anni e per indicare le priorità sulle quali far convergere gli sforzi, anche alla luce dell’EXPO 2015 (Metrotramvia Grandate – Como; Campus Universitario a San Martino; Tangenziale di Como)”. “E’ necessario creare una alternativa occupazionale alla riduzione del peso del manifatturiero nel territorio comasco. Gli spazi maggiori li possiamo creare, seguendo le naturali opportunità del territorio, nell’ulteriore sviluppo del turismo e del commercio, attuando un progetto condiviso che presenti Como ed il territorio provinciale come un luogo attento all’accoglienza, alla qualità della vita, alla cultura ed al benessere. Infine dobbiamo valorizzare di più la nostra collocazione geografica, il nostro essere territorio di frontiera. Va individuata un’area idonea nella quale realizzare un Polo logistico di secondo livello, a supporto delle attività economiche e che dia razionalità e spazi di sviluppo a quanto già esistente”. “Sull’Università occorre a breve definire un nostro progetto e trattare con i due rettori una intesa che rappresenti un punto di equilibrio tra le esigenze del territorio e quelle delle due università. E’ importante, anche, dedicare una attenzione particolare al miglioramento dell’offerta formativa delle scuole tecniche e professionali, studiando, magari assieme alla Fondazione della Comunità Comasca, un progetto ad hoc”. “Rispetto all’EXPO occorre definire, oltre ad una serie di eventi e manifestazioni, un’opera che resti nel tempo a memoria dell’evento; a nostro avviso punteremmo sulla realizzazione del raddoppio delle FNM nella tratta da Grandate a Como”. “Sulla questione sociale, una attenzione particolare va posta alla situazione delle persone diversamente abili. La non autosufficienza degli anziani mette a dura prova la capacità di una famiglia di farvi fronte, sia in termini economici sia in termini di lavoro di cura”. “Da ultimo riteniamo utile approfondire la riflessione sulle tematiche relative alla coesione sociale, all’inclusione dei lavoratori stranieri, al contrasto della povertà e delle fragilità sociali, cercando di costruire una rete di welfare comunitario che integri le risorse pubbliche con quelle private, a partire dalla Fondazione della Comunità Comasca”. I.F. (Valutazione di Impatto Familiare): ogni decisione che possa riguardare anche indirettamente la famiglia deve essere preceduta e corredata da una valutazione in grado - se negativa - di imporre la riprogram-mazione del provvedimento ovvero la sua decadenza. Per questo scopo è necessario riqualifi-care ruolo e componenti della Consulta Regionale per la Famiglia, oppure creare un’Agenzia per la famiglia. Dal mondo della cooperazione La tornata elettorale del prossimo 28 e 29 marzo presenta molti motivi di interesse per i cittadini e per le forze economiche e sociali della nostra Regione. Confcooperative Lombardia è direttamente interessata a tali questioni. Siamo, infatti un’organizzazione di rappresentanza che aggrega circa 3.000 imprese cooperative, che abitano questa Regione e operano per il suo sviluppo economico e sociale, aggregando circa 500.000 soci e dando lavoro a quasi 75.000 occupati. IL PUNTO DI VISTA DI CONFCOOPERATIVE 500.000 cooperatori che il 28 e 29 marzo sceglieranno il Presidente della Regione Lombardia in Consiglio Regionale non a partire da un’opzione politica pre-definita, ma valutando la capacità di candidati e partiti di interpretare le domande e le istanze di cui ciascuno di noi e le imprese cooperative sono portatori. Confcooperative non può dimenticare che gli ultimi 5 anni hanno rappresentato il riconoscimento del ruolo e della funzione sociale della cooperazione all’interno dello Statuto Regionale e, anche, gli anni di alcune importanti politiche di sviluppo cooperativo: il sostegno alla capitalizzazione delle imprese cooperative e l’impulso all’attività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo. In secondo luogo, le nostre scelte si misureranno con l’idea e la visione di sviluppo economico e sociale che i singoli candidati esprimeranno. Per noi, infatti, sviluppo significa la capacità di coniugare un’economia in grado di rimanere competitiva sui mercati locali e globali con una forte coesione interna. (Coltiviamo) Un’idea di sviluppo capace di offrire una risposta ad una domanda sociale crescente e diffusa di servizi di prossimità, volti al rafforzamento della dimensione comunitaria, capaci di abbassare l’incertezza che attraversa la vita delle persone, di contribuire alla realizzazione e alla diffusione di un nuovo “welfare”, autenticamente plurale e partecipato. E, infine, la scelta dei cooperatori andrà nella direzione di valorizzare e premiare quei candidati che più si mostreranno sensibili alle proposte che riguardano tutti gli ambiti che vedono le imprese cooperative impegnate per contribuire allo sviluppo economico e sociale del proprio territorio: dalla casa all’energia, dal lavoro al welfare, dall’agro-alimentare al credito. LE PROPOSTE DI CONFCOOPERATIVE LOMBARDIA Il documento che abbiamo elaborato contiene le proposte di sui singoli aspetti che, qualificheranno il programma della futura amministrazione regionale. Sono contributi allo sviluppo della nostra Regione. Sono contributi che vengono direttamente dall’operato di 3.000 imprese cooperative lombarde e che offriamo alla considerazione di tutti i candidati, pronti ad impegnarci in un confronto senza prevenzioni, ma attento a valutare le proposte, le risposte ed i comportamenti dei singoli candidati e di tutte le rappresentanze politiche. CRONACA P A G I N A 16 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 L’INTERVENTO DI LUCIO STANCA Expo 2015, il tempo della concretezza VILLA OLMO APRE LE PORTE A RUBENS Il tavolo è al lavoro. Ora è il momento delle proposte operative di MICHELE LUPPI hiariamolo una volta per tutte, non siamo in ritardo”. E’ questo il messaggio che l’ex ministro Lucio Stanca, amministratore delegato di So.ge, la società incaricata di organizzare l’Expo 2015 a Milano, ha lanciato al termine dell’incontro con il tavolo di coordinamento provinciale costituito a Como in vista della rassegna internazionale. Un messaggio che lo stesso Stanca ha voluto rivolgere in particolare a tutti i “gufi” che sperano in ritardi e problemi. L’incontro, avvenuto a Villa Saporiti, martedì 22 marzo, rappresenta la prima occasione in cui Stanca e i rappresentati comaschi hanno potuto parlare, faccia a faccia, di quale ruolo potrà avere Como all’interno dei sei mesi in cui Milano ospiterà l’’Expo. Il tavolo è composto dal presidente della Provincia, dai sindaci di Como, Erba, Cantù e Mariano, e dai presidenti di Camera di Commercio, Lariofiere e del centro “Alessandro Volta”. “L’ Expo - ha spiegato Stanca - non è una manifestazione solo milanese, ma per le sue dimensioni interesserà tutta Italia e, a maggior ragione, non può non interessare una realtà così vicina come Como. Per questo è importante lavorare in rete per rendere il territorio comasco appetibile per le manife- C “ Foto William stazioni e gli eventi che verranno organizzati in vista e durante la rassegna”. E’ sufficiente guardare i numeri dell’Esposizione Universale, intitolata “Nutrire il pianeta”, per capire come la posta in gioco sia alta. “Un’indagine condotta tre anni fa - ha dichiarato il responsabile - stimava in 21 milioni i visitatori attesi. Oggi a causa della crisi abbiamo ritoccato il numero a 20 milioni di visitatori, una cifra importante, di cui 30-35% stranieri”. Questo significa all’incirca 170 mila visitatori al giorno, a cui si devono aggiungere i rappresentanti delle 175 delegazioni dei Paesi espositori. Persone che avranno bisogno di dormire, mangiare e spostarsi. Secondo alcune ricerche attorno all’Expo, in questi cinque anni, nasceranno circa 70 mila posti di la- voro e verranno spesi 20 miliardi di euro in infrastrutture. Cifre che fanno ben capire come la manifestazione possa essere realmente una benedizione per un territorio come quello di Como, provato oggi dalla crisi. “E’ chiaro - ha continuato Stanca che un territorio come quello lariano debba lavorare sull’accoglienza, sull’organizzazione di eventi e manifestazioni collaterali, con un occhio particolare all’enogastronomia e all’identità del territorio, temi che saranno al centro dell’esposizione”. Nell’organizzazione verranno coinvolti anche l’Università e il centro “Alessandro Volta” che realizzerà una propria ricerca sul tema dell’acqua. Parlando di ricettività, eventi e capacità di attrarre i visitatori, la questione delle infrastrutture, in particolare per quanto riguarda i collegamenti con Milano, appare non rinviabile. Rispondendo a una domanda precisa sulla questione, Lucio Stanca, si è smarcato precisando come “la progettazione e realizzazione delle infrastrutture non rientri negli ambiti della gestione dell’Expo ma debbano essere approvate e finanziate tramite i normali canali regionali o nazionali”. Rispondendo alla stessa domanda il sindaco di Como, Stefano Bruni, ha ammesso come “al momento non è possibile dire cosà sarà fatto” ma si prospettano interventi su Villa Olmo, l’Arena del Teatro Sociale e il Politeama. “Questo evento - ha concluso Bruni - avrà successo solo se non ci saranno spettatori e tutti faranno la propria parte”. Ai posteri l’ardua sentenza. Sabato 27 marzo s’inaugura “Rubens e i fiamminghi” la settima grande mostra di Villa Olmo. Nelle sale della villa i visitatori potranno ammirare, fino al 25 luglio, 25 capolavori del maestro fiammingo provenienti dalle collezioni della Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Como, la mostra presenta uno dei nuclei di Rubens numericamente più importanti finora mai esposti in Italia, oltre a 40 opere di artisti della sua cerchia, tra i quali il grande Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor Thulden. Tra le novità che attendono il pubblico, figurano le nuove audio-guide per i bambini che con speciali effetti sonori racconteranno ai più piccoli la storia del pittore fiammingo e le audioguide per adulti che quest’anno raddoppiano. Alla tradizionale audio-guida il cui filo narrativo illustra la mostra (con spiegazioni anche del curatore, Sergio Gaddi), si affianca quest’anno l’audioguida che, con la voce di Alberto Longatti, descrive i monumenti e le architetture affacciate sul lago che si possono ammirare da Villa Olmo. Da qualche giorno ulteriori informazioni sono scaricabili anche dal sito www.grandimostre como.it. Il portale completamente ridisegnato dal punto di vista dell’immagine e ricostruito continua ad rappresentare uno strumento di comunicazione cruciale per la promozione delle grandi mostre di Villa Olmo. La nuova architettura può inoltre consentire l’iscrizione ad un’apposita newsletter per ricevere informazioni inerenti le grandi mostre comasche. LA BELLA ADDORMENTATA IN MUSEO I Musei Civici di Como, in occasione della XII Settimana della Cultura, propongono per venerdì 16 aprile, presso il Museo Archeologico “Paolo Giovio”, dalle ore 9.30 alle 12.30 l’attività per bambini “La bella addormentata in Museo”. Dopo quasi tremila anni dalla sua realizzazione e a più di un secolo dalla sua apertura, il sarcofago egiziano della sacerdotessa Isiuret è stato sottoposto ad un intervento di restauro che ha interessato anche la mummia contenuta al suo interno. Durante l’attività sarà spiegato ai bambini come vengono conservate e studiate le testimonianze dell’antica civiltà egiziana giunte fino a noi, con l’obiettivo di rendere più vicina a loro una realtà lontana nel tempo, ma ancora presente grazie ai reperti archeologici. L’iniziativa è gratuita e aperta a sei classi di Scuola Primaria, sorteggiate tra tutte quelle che ne faranno richiesta. Le prenotazioni dovranno essere effettuate entro venerdì 9 aprile presso il Museo Archeologico “Paolo Giovio”, Piazza Medaglie d’Oro 1, Como, tel. 031-252550, da martedì a sabato. FINESTRA SUL CAMPIONATO: PAREGGIO DEL COMO Doveva essere un importante passo in avanti verso la salvezza ed è invece è arrivata una nuova delusione per il Como che è stato costretto al pareggio per 2-2 nei minuti finali lunedì sera dal Foligno, allenato dall’ex centrocampista degli anni d’oro della società azzurra, Luca Fusi. Un pareggio che non cambia sostanzialmente la situazione degli azzurri, ora a quota 29 e sempre ben invischiati nella lotta per evitare i play-out. E il match con il Foligno era iniziato ancora peggio, come del resto la settimana prima ad Arezzo. Infatti, esattamente in una fotocopia dell’avvio dell’incontro in terra toscana, il Como ha subito il gol degli avversari dopo soli 2 minuti di gioco. La difesa lariana si fa trovare impreparata su una prima azione penetrante degli avversari ed è 0-1. Ancora una volta, però, i giocatori azzurri non si scompongono ed, anzi, iniziano proprio in questo momento a giocare la loro partita. Al 14° potrebbe già arrivare il pareggio ma il colpo di testa di Conti, in seguito ad un calcio d’angolo, si infrange sul palo a portiere battuto. Il gol dell’1-1 è solo rimandato di poco. Al 21° il Foligno si fa cogliere a sua volta impreparato su una veloce ripartenza azzurra che, grazie ad un cross sulla fascia, trova nel franco-algerino Zerzouri l’autore della rete del pareggio. Nemmeno il tempo di esultare che il Como, invece, si ritrova in vantaggio. In un’azione simile a quella dell’1-1, infatti, i difensori umbri atterrano chiaramente un attaccante comasco. Rigo- re netto (cosa testimoniata dal fatto che nessuno giocatore del Foligno si azzarda a protestare) e perfetta realizzazione di Cozzolino che mette così a segno il suo ottavo gol personale della stagione, rete che porta a quota 18 i gol realizzati dal Como che, comunque, resta il peggior attacco del girone A. Nella ripresa gli avversari hanno preso in mano il pallino del gioco senza peraltro rendersi mai pericolosi ed, addirittura, a metà tempo si sono ritrovati in dieci per un’espulsione decretata in seguito ad una doppia ammonizione. Per i lariani ci sarebbe stata anche l’opportunità, in seguito a diversi contropiedi, di arrotondare il risultato in loro favore ma proprio quando ormai si dava per scontato il successo ecco il gol del pareggio che fissa il risultato sul 2-2 finale. “E’ la prima volta che gioco dall’inizio col Como e mi ha fatto molto piacere aver realizzato il gol del pareggio – ha affermato l’attaccante franco-algerino Zerzouri – Ho sperato in una vittoria che avrebbe certamente reso la salvezza più vicina”. Salvezza che passa domenica da quel di Benevento con una squadra che, pur essendo in posizione di decisa tranquillità in classifica, potrebbe risentire di alcune vicissitudini che hanno riguardato il suo presidente, prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine, per questioni che ben poco hanno a che fare con il gioco del calcio. L’obiettivo del Como deve essere quello di muovere almeno la classifica. (l.cl.) CRONACA P A G I N A Como&territorio 17 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 L’AUSER, LA SCUOLA E IL VOLONTARIATO “Ci stai cercando... e noi cerchiamo te Un progetto con un obiettivo importante: avvicinare il mondo dei giovani, ma non solo, alla magia del dono, gratuito, del proprio tempo di MARCO GATTI C “ i stai cercando… e noi cerchiamo te”. L’Auser, l’associazione di volontariato e promozione sociale legata alla Cgil, entra in punta di piedi nelle scuole comasche. Un “viaggio” iniziato qualche settimana fa allo scopo di avvicinare il mondo dei giovani, ma non solo, alla magia del dono, gratuito, del proprio tempo. Un progetto finanziato nell’ambito del Bando Volontariato 2008 (COGE - Csv della Lombardia Fondazione Cariplo) per la costruzione di percorsi di coesione sociale di cui è la stessa vice presidente Auser Como, Biancamaria Sesana, a illustrarci i contenuti. «Abbiamo deciso di elaborare un progetto - ci spiega la sig.ra Sesana che sposasse la nostra fisionomia. Si legasse cioè a quegli aspetti che sono propri di Auser. Mi riferisco all’offerta di aiuto agli anziani, all’impegno costante nel favorire la costruzione di una rete di solidarietà ed alla promozione di rapporti intergenerazionali. Iniziative come questa hanno lo scopo di dare la possibilità, in special modo ai ragazzi, di conoscere direttamente le persone anziane e di comprenderne le esigenze. Ricordo di un’indagine effettuata nel 2002 in Provincia di Como da cui emerse, da parte dei ragazzi, una visione della popolazione anziana non più diretta, personale. Una fotografia figlia della frammentarietà e polverizzazione del nostro tempo». «Pensiamo - continua la sig. ra Sesana - a quanti sono gli anziani soli oggi presenti nelle nostre città. Persone che vanno aiutate a restare, il più possibile, nella propria abitazione, affinché ne vengano mantenuti vivi i legami e le abitudini. Ecco allora l’importanza del mondo giovanile, una prezioso risorsa in grado di andare incontro al forte bisogno di relazione espresso dal mondo della terza età». Proviamo a soffermarci meglio sulle caratteristiche del progetto. «Le modalità sono molto semplici e non coinvolgono solo ragazzi. Il progetto prevede infatti di offrire a studenti, ma anche a lavoratori ormai prossimi alla pensione e a cassaintegrati, l’opportunità di un’esperienza di volontariato. Nostri volontari appositamente formati, dopo aver illustrato l’attività di Auser, hanno chiesto e chiederanno la disponibilità di qualche ora del loro tempo. Così abbiamo fatto e stiamo facendo in alcune scuole superiori della provincia. Sulla base delle risposte ottenute affianchiamo i ragazzi resisi disponibili con dei tutor, volontari “senior” dell’ Auser, e predisponiamo dei momenti di contatto con gli anziani cui prestare aiuto. Lo scopo è quello di suscitare nei più giovani la voglia e la curiosità di fare volontariato ». Quale risposta avete ottenuto, ad oggi, nel vostro tentativo di coinvolgere il mondo giovanile? «Lo scorso febbraio si è svolta al Centro Anziani di Lurago d’Erba la consueta festa di Carnevale: organizzata da Auser Amicizia e Solidarietà. Ad arricchire l’esperienza di quest’anno c’erano alcuni ragazzi dell’Istituto Jean Monnet di Mariano Comense. È la conferma di come il “sentire” sia comune e, con esso, il desiderio di mettersi in gioco. Oltre a Mariano Comense sia- L’AUSER: COS’È L’Auser è una associazione di volontariato e di promozione sociale, impegnata a promuovere l’invecchiamento attivo degli anziani e a far crescere il loro ruolo nella società. Nata nel 1989 per iniziativa della Cgil e del Sindacato dei pensionati Spi-Cgil, si propone di contrastare ogni forma di esclusione sociale, migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura e la pratica della solidarietà perché ogni età abbia un valore e ogni persona un suo progetto di vita attraverso cui diventare una risorsa per sé e per gli altri. L’Auser lavora affinché ognuno possa dare e trovare aiuto, incontrare gli altri, arricchire le proprie competenze, contribuire alla crescita della comunità in cui vive. Attualmente conta 300.000 iscritti, 40.000 volontari attivi e oltre 1500 sedi in tutta Italia. mo già entratianche anche nella “Scuola per Comunità” di Como e negli Istituti d’Arte di Cantù e Lomazzo. È dei giorni scorsi la nostra presenza al liceo Fermi di Cantù e al liceo Giovio di Como. Prossimamente faremo tappa all’Istituto Caio Plinio di Como (il 16 aprile). Altre scuole sono state interpellate e si aspetta con fiducia che quelle che ancora non ci hanno dato una risposta esprimano il loro assenso». In che misura pensate di coinvolgere anche lavoratori in età da pensione e cassa integrati? «Il progetto prevede il coinvolgimento di una serie di partner. Nel nostro caso, a sostenerci, sono state numerose associazioni del territorio, già legate ad Auser. Al progetto ha aderito anche la Cgil. Sarà cura delle associazioni sostenitrici, forti della loro autonomia, coinvolgere nel progetto anche lavoratori vicini alla pensione e cassaintegrati chiedendo loro disponibilità ad offrire alcune ore del proprio tempo. La modalità utilizzata è la stessa messa in atto con le scuole: l’inserimento in un gruppo (per le scuole si tratta del gruppo classe) e l’illustrazione delle finalità del progetto». In che cosa possono consistere le esperienze di volontariato proposte con la popolazione anziana? «Alcuni esempi delle attività proposte: accompagnare un anziano ad una visita medica, fare la spesa per chi è in difficoltà, recuperare farmaci necessari, fare una chiacchierata con un anziano, aiutare ad organizzare un pomeriggio ricreativo e di socializzazione, organizzare una gita, una passeggiata, una giornata in battello... Dunque una risposta pratica e immediata. Sempre di più emerge, però, anche la semplice richiesta di compagnia. Una presenza accanto a persone spesso sole. Se la solitudine si manifesta come un problema sociale in costante espansione ecco che “Ci stai cercando...” iniziativa intende inserirsi in questo quadro per rispondere al meglio ad bisogno emergente che la nostra società esprime». INFORMAZIONI Per informazioni: Progetto “Ci stai cercando”, Auser Volontariato Como Onlus, via Vigano 4, Como. Tel 031-275038; www. auser.lombardia.it/ como; info.como@auser. lombardia.it 26, 27 E 28 MARZO ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI L’Ana e la pulizia dei corsi d’acqua comaschi D ue appuntamenti importanti per l’Associazione Nazionale Alpini di Como in questo fine settimana (il 26, 27 e 28 marzo), nell’ambito delle celebrazioni per il 90° di fondazione della sezione. La prima riguarda un’esercitazione operativa di carattere ambientale, concordata con l’Assessorato provinciale competente, che sarà effettuata dai volontari di Protezione Civile ANA appartenenti alle 20 Sezioni A.N.A. di Lombardia ed Emilia Romagna, impegnati in opere di bonifica e salvaguardia di tipo ecologico in dieci località della nostra provincia, con base logistica/operativa centrale nella caserma De Cristoforis, concessa in uso dal Comandante Colonnello Sergio Lepore. L’attività di bonifica, che consisterà nella pulizia di corsi d’acqua in stato d’abbandono e perciò potenziali pericoli in caso di particolari precipitazioni, sarà effettuata prevalentemente il giorno 27 e in parte il 28 (mattino) essendo il 26 dedicato interamente all’allestimento dei campi e cantieri. I cantieri sono dislocati a Como, Albate/Lipomo, Camnago Volta, Monteolimpino e, nei seguenti comuni, Bellagio, Brunate, Cabiate, Canzo, Carlazzo, Cavallasca, Lurate Caccivio, Menaggio, Porlezza, San Bartolomeo Val Cavargna, San Siro, tutti per interventi e lavori concordati con le Amministrazioni locali e sostenuti dall’Assessorato Ecologia e Ambiente della Provincia di Como. Contemporaneamente a ciò, il giorno 27 marzo (sabato) anche a sostegno dell’attività svolta dai volontari, alle ore 21 presso l’auditorium del Collegio Gallio (ingresso via Barelli), si svolgerà il secondo concerto della tradizione ad opera del gruppo musicale di cornamuse venete “Le Baghe de la Zosagna” di Preganziol di Treviso, sostenitori della tipica tradizione medievale veneta. CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 I PRINCIPALI APPUNTAMENTI IN CATTEDRALE E PRESSO LA BASILICA DEL CROCIFISSO La Settimana Santa SETTIMANA SANTA 2010 IN CATTEDRALE CON LA PRESIDENZA DEL VESCOVO SETTIMANA SANTA 2010 NEL SANTUARIO DEL CROCIFISSO 28 MARZO DOMENICA DELLE PALME ore 9.45 Benedizione dell’ulivo nel cortile dell’oratorio - S. Messa S. Messe ore 8.00 - 9.00 - 10.00 - 11.30 - 18.30 Confessioni ore 8.00 -12.00 16.00 -19.00 30 MARZO MARTEDÌ SANTO ore 15.00 Esposizione del SS. Crocifisso Via Crucis - S. Messa Ore 18.00 S. Messa Ore 20.45 “Davanti al SS. Crocifisso”: la nostra parrocchia in preghiera Confessioni ore 7.00 - 11.30 15.00 -20.00 31 MARZO MERCOLEDÌ SANTO ore 6.30 Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso Ore 7.00, 8.00, 9.00, 10.00, 11.00, 17.00, 18.00 SS. Messe Ore 15.00 Via Crucis - S. Messa Ore 20.45 Incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE 28 MARZO ore 10.00 da S.Giacomo Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme. S. Messa; GIOVEDÌ SANTO 1 APRILE ore 10.00 S. Messa del Crisma ore 20.30 Cena del Signore TRIDUO PASQUALE VENERDÌ 2 APRILE ore 9.00 Liturgia delle Ore ore 20.30 Celebrazione della Passione del Signore (Liturgia della Parola - Adorazione della santa Croce Santa Comunione SABATO SANTO 3 APRILE ore 9.00 Liturgia delle Ore DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE 3-4 APRILE ore 21.00 (del Sabato santo) Veglia pasquale nella Notte santa (Lucernario - Liturgia della Parola - Liturgia battesimale: Iniziazione cristiana degli adulti Liturgia eucaristica) ore 7-8-9- 12- 17- 18.30 - 20.30 S. Messe ore 10.30 S. Messa pontificale con benedizione papale ore 17.45 Vespri LUNEDÌ DELL’ANGELO 5 APRILE ore 8 - 9 -10.30 - 17 - 18.30 S.Messe DISTRIBUZIONE DEI SANTI OLI NELLA CHIESA DI SAN GIACOMO GIOVEDÌ SANTO: dalle ore 11.45 alle ore 17 VENERDÌ SANTO: dalle 10 alle 12 N.B. Si raccomanda che le parrocchie di Como e delle zone circostanti favoriscano i più lontani nei ricevere i santi Oli subito dopo la S.Messa del Crisma Confessioni ore 7.00 -20.00 1 APRILE GIOVEDÌ SANTO Ore 6.30 Apertura della Basilica. Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso Ore 16.30 S. Messa Ore 20.45 S. Messa “In Coena Domini” Confessioni ore 7.00 -20.00 2 APRILE VENERDÌ SANTO Ore 6.30 Apertura della Basilica. Bacio al SS. Crocifisso fino alle ore 13.15 Ore 13.15 Chiusura della Basilica Ore 15.00 Solenne Processione con il SS. Crocifisso per le vie della Città: viale Varese, viale Cattaneo, piazza Vittoria, via Cesare Cantù, via Giovio, piazza Medaglie d’oro, via Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Plinio, piazza Cavour (benedizione del lago), via Fontana, piazza Volta, via Garibaldi, piazza Cacciatori delle Alpi, viale Varese Ore 20.45 Reposizione del SS. Crocifisso. Resta esposta alla devozione dei fedeli la Croce del Miracolo Confessioni ore 7.00 -13.00 16.30 - 20.00 3 APRILE SABATO SANTO Ore 20.45 Veglia Pasquale Confessioni ore 7.00-11.30 14.30-18.30 4 APRILE PASQUA DI RISURREZIONe SS. Messe ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 17.00, 18.30 Confessioni ore 7.30-12.00 16.00-19.00 LE CELEBRAZIONI DEL CROCIFISSO SUL WEB Le celebrazioni dal Santuario del Ss. Crocifisso di Como saranno trasmesse anche via webtv al fine di condividere con coloro che sono impossibilitati a essere fisicamente presenti questo importante momento di fede e devozione. È sufficiente collegarsi al sito internet www.livestream.com/crocifisso Questo il palinsesto delle trasmissioni: MARTEDÌ SANTO 30 MARZO: - collegamento a partire dalle 15.00 con l’esposizione del Crocifisso, la Via Crucis solenne e la S. Messa. - alle 20.45 incontro di preghiera; i canti saranno guidati dalla corale Ss. Annunciata MERCOLEDÌ SANTO 31 MARZO: - collegamento dalle 9.00 con le S. Messe 9.00-10.00-11.00 - al pomeriggio ore 15.00 Via Crucis solenne e a seguire S. Messa - ore 20.45 incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina - collegamento audio-video alle 15.00 per l’avvio della processione; la processione verrà trasmessa solo in audio; ripresa del collegamento audio-video al rientro della processione (ore 16.30 circa) omelia e benedizione del Vescovo - ore 20.45: incontro di preghiera e reposizione del SS. Crocifisso SABATO SANTO 3 APRILE: - ore 20.45 Solenne Veglia di Pasqua GIOVEDÌ SANTO 1 APRILE: -collegamento dalle ore 9.00: a tutte le ore celebrazione della Via Crucis o recita del S. Rosario - ore 20.45 S. Messa “In Coena Domini” DOMENICA DI PASQUA 4 APRILE: - ore 10.00 S. Messa solenne; i canti sono guidati dalla corale SS. Annunciata VENERDÌ SANTO 2 APRILE: - collegamento dalle 9.00 alle 12.30: a tutte le ore Via Crucis Per verificare la programmazione giornaliera consultare il sito: www.diocesidicomo.it/comoannunciata nella Home page della parrocchia, sezione News. PAGINA 1 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SpecialeAbruzzo 6 APRILE 2010 UN ANNO FA IL SISMA Ricostruire il futuro n anno è già passato, ma sembra ieri. Quella scossa, alle 3.32, più forte delle altre che da mesi agitavano l’Aquila. Poi furono solo corse e mani che cercavano tra le macerie fratelli, sorelle, madri, amici. Si contarono 308 morti e diverse migliaia di feriti. Avrebbero potuto essere molti di più, se una scossa poche ore prima delle fatidiche 3.32 non avesse spinto molti a rimanere fuori dalle case o sdraiati sul letto con le scarpe ai piedi e la torcia sul comodino. Furono quasi 70 mila le persone sfollate nelle prime settimane: alcune migliaia attendono ancora di rientrare in una casa. Lentamente la situazione è andata stabilizzandosi anche se non possiamo usare la parola “normalità”. Nulla è normale perché profonde sono le ferite non solo negli edifici ma nel tessuto umano, sociale, religioso ed economico della città. In questi mesi ho avuto l’opportunità di rimanere a lungo in Abruzzo per raccontare quello che stava succedendo. A un anno di distanza, credo sia arrivato il momento di fare un bilancio per capire quanto ha funzionato e quanto, invece, poteva e può essere migliorato. In attesa che la giustizia stabilisca le responsabilità per i troppi morti che potevano essere evitati. Guardando a L’Aquila l’errore più grande che si possa fare è quello di voler dipingere la realtà utilizzando un colore solo, scegliendo il bianco o il nero a seconda dei punti di vista o, peggio, di interessi personali e corporativi. Così come non si può confondere il termine “costruzione” con “ricostruzione”. Molto è stato fatto per la “costruzione” di nuovi insediamenti e scuole prefabbricate, ma poco o niente è stato fatto per la “ricostruzione” della città e dei borghi. Ammetterlo non significa puntare il dito contro le istituzioni ma semplicemente constatare un dato di fatto. Come è un dato, riconosciuto da tutti, che l’assistenza alla popolazione nell’emergenza sia stata, grazie allo sforzo di migliaia di volontari, una risposta di cui tutti dovrebbero andare fieri. Sforzi andati in scena davanti alle telecamere come in un grande reality show. L’Aquila è diventata un grande palcoscenico dove è andato in scena lo spettacolo della politica e della solidarietà. E’ così che acquista ancor più valore il lavoro di chi nel silenzio ha saputo mettersi al fianco della popolazione senza marchi o pettorine da mostrare, ma semplicemente con la voglia di condividere un cammino. A un anno dal terremoto ci sono tre immagini che ci raccontano come, nonostante tutto, L’Aquila sia pronta a ricostruire il proprio futuro. L’Aquila è viva perché sono vivi i cittadini che ogni domenica vanno nelle piazze a raccogliere le macerie, vivi sono gli aquilani, laici e religiosi, che pur non avendo una casa, fin dal primo giorno, si sono messi al servizio dei fratelli, vivi sono i fiori che lentamente spuntano sui prati d’Abruzzo con l’arrivo della primavera. U MICHELE LUPPI LE PAROLE DI MONS. DIEGO COLETTI EMERGENZA La mano tesa dalla diocesi I di figli di Dio e di fratelli e sorelle è capace di reagire e di cavare dal male e dalla sofferenza occasioni di rinnovata solidarietà e di slancio di prossimità disinteressata e di servizio donato senza condizioni. Questo – disse ancora il vescovo – abbiamo visto e stiamo vedendo in Abruzzo. Penso alle splendide figure di uomini e donne delle forze dell’ordine, dei volontari e degli stessi cittadini che con ammirevole dignità e grande generosità stanno dando a tutti noi e al mondo una testimonianza commovente di condivisione e di prossimità». La diocesi di Como rispose, e continua a rispondere, con generosità alle richieste di chi soffre. Proprio in occasione delle necessità contingenti del terremoto in Abruzzo – e della crisi economica in atto a livello mondiale – monsignor Coletti propose la nascita del “Fondo Sol. Sacer.”: chiese ai sacerdoti di mettere a disposizione una remunerazione mensile da destinare parte ai bisogni dei terremotati, parte alle famiglie colpite dalla crisi finanziaria ed occupazionale. Le parrocchie parteciparono generose alle raccolte promosse da Caritas nazionale, diocesana e Chiesa italiana, senza contare le offerte dei singoli. In sintesi: sono stati donati 500mila euro per la ricostruzione abruzzese. Agli aiuti economici si aggiungono gli aiuti concreti: le centinaia di volontari che sono arrivati in territorio aquilano per aiutare nell’emergenza e, ora, nella ricostruzione. «Non posso che esprimere un profondo e sincero sentimento di gratitudine alla Chiesa che ho la gioia di guidare – afferma oggi il vescovo Diego –. Sono state davvero grandi le risorse umane ed economiche elargite con vero altruismo. Risorse, è il mio convincimento, che sono frutto di sensibilità, rinunce, sacrifici e utilizzo consapevole dei propri beni. Insomma, più “l’obolo della vedova” che il superfluo. Tante volte ho esortato a modificare i nostri stili di vita affinché, senza lasciarci trasportare dalle emozioni del momento, sappiamo aiutare chi si trova in condizioni di necessità. È un atteggiamento di fraterna condivisione – conclude il vescovo Diego – che vorrei diventasse quotidianità e non solo reazione all’emergenza. È la speranza di vederci tutti capaci di ascolto e attenzione alle persone». 308 MORTI CIRCA 70 MILA SFOLLATI NELLE PRIME SETTIMANE 17 MILA PERSONE OGGI OSPITATE NELLE NUOVE CASE 7 MILA IN CASERME E ALBERGHI ALCUNI NUMERI l 6 aprile dello scorso anno l’Italia intera si svegliava stordita, colpita, ammutolita al cospetto delle scosse di terremoto che, nella notte, avevano devastato L’Aquila. Un sisma che aveva raso al suolo case e monumenti, calpestando millenni di storia e arte… Ma, soprattutto, aveva irrimediabilmente e ingiustamente spazzato via senza rispetto tante, troppe, vite e sfilacciato il tessuto umano, affettivo e dei rapporti che in una comunità si vivono e che ne sono l’elemento qualificante e identificante. La mobilitazione fu immediata. «Il drammatico terremoto in Abruzzo ci ha sconvolto con le sue immagini di dolore e di desolazione», disse il nostro vescovo Diego durante la Messa Crismale del 9 aprile 2009. Ci sono «responsabilità complesse e difficili da indicare – aggiunse – tuttavia resta l’impressione che antiche inadempienze e recenti distrazioni abbiano quanto meno contribuito a rendere gli effetti della catastrofe ancora più terribili e devastanti. Ma vorrei fermare la nostra attenzione ed esercitare la nostra speranza soprattutto in un’ altra direzione: quella che nasce dalla convinzione che un’umanità fatta ABRUZZO 500 MILA EURO RACCOLTI DA CARITAS COMO 35 MILIONI DI EURO RACCOLTI DALLA RETE CARITAS ITALIANA Inserto a cura di Enrica Lattanzi e Michele Luppi PAGINA 2 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SpecialeAbruzzo QUANTO È STATO FATTO E QUANTO È ANCORA DA FARE T Viaggio a L’Aquila Un anno dopo i sono tre elementi che colpiscono arrivando a L’Aquila lungo l’autostrada che dalla costa adriatica sale fino a trafiggere il Gran Sasso. La prima immagine è quella delle palazzine costruite dalla Protezione Civile per dare un tetto agli sfollati. La seconda è quella dei tanti spiazzi bianchi dove per lunghi mesi erano allestite le tendopoli: le ultime chiuse il novembre scorso. L’ultima immagine è il panorama del centro storico con le cupole ferite, la zona rossa ancora disabitata che la sera resta avvolta dal buio come se stesse ancora dormendo. Lasciata l’autostrada ci dirigiamo verso la cosiddetta “zona rossa”, ancora interdetta ai cittadini per i molti edifici pericolanti. E’ da qui che inizia il nostro viaggio in Abruzzo a un anno dal terremoto del 6 aprile scorso. Tra ali di transenne camminiamo lungo corso Federcio II fino a piazza Duomo. Seguiamo con lo sguardo la linea dei palazzi: la chiesa della Anime Sante con la cupola crollata e il cappuccio costruito ad arte dai Vigili del Fuoco, il duomo e la curia di cui rimane in piedi quasi solo la facciata e gli edifici tutt’intorno più o meno segnati dal terremoto. Non è cambiato molto dalle settimane successive al sisma quando vidi la piazza per la prima volta, anzi, la pioggia e la neve hanno contribuito ad aggravare i danni. C MACERIE E CARRIOLE Qui nel centro storico la ricostruzione di fatto non è ancora partita. Uno dei principali ostacoli rimane quello delle macerie. Secondo le stime sono tra i 4 e i 5 milioni le tonnellate di materiali da rimuovere. E’ per spingere l’opinione pubblica a prendere coscienza di questa situazione che da settimane i cittadini aquilani si ritrovano con carriole e secchi nel centro storico per aiutare l’avvio della ricostruzione. Un gesto simbolico che ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione della città. Domenica 20 marzo con loro, armato di pala, c’era anche mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare di L’Aquila. Un gesto che ha attirato l’attenzione sulla città e convinto le autorità a coinvolgere l’esercito nei lavori di sgombero per cui, saranno comunque necessari almeno due anni. Le difficoltà in cui versa il centro storico non sono casuali: in questi mesi l’attenzione della Protezione Civile e delle Istituzioni si è concentrata principalmente sugli sfollati. All’inizio di marzo, erano 17 mila le persone senza casa che hanno trovato un tetto grazie agli appar- tamenti del Piano Case (circa 4500) in 189 palazzine antisismiche realizzate nel Comune di L’Aquila, e ai Map, le casette di legno realizzate in 28 Comuni della provincia. Vi sono però oltre 7 mila persone che vivono ancora in alberghi (2 mila e 500 sulla costa abruzzese), caserme e appartamenti messi a disposizione della Protezione Civile. Senza dimenticare le 27 mila persone senza casa che hanno preferito scegliere l’autonoma sistemazione, ovvero, scegliendo di trovare da soli una sistemazione ricevendo un contribuito mensile dallo Stato tra i quattrocento e gli ottocento euro a nucleo familiare. A subire dei rallentamenti è anche la cosidetta “ricostruzione leggera” ovvero la ristrutturazione degli edifici classificati come “parzialmente inagibili”. Le ordinanze del governo prevedono in questi casi la copertura da parte dello Stato di tutti i costi necessari alla ristruttura-zione della prima casa mentre per la seconda o terza abitazione sono previsti contributi minori. Per poter accedere a questi finanziamenti è però necessario seguire un iter burocratico che, a causa della mole di domande ma anche della complessità del meccanismo, si è più volte inceppato rallentando l’avvio della ricostruzione. Girando per la periferia di L’Aquila colpisce come vi siano ancora interi quartieri residenziali in cui la maggior parte dei palazzi sono disabitati. Ad oggi sono circa 9 mila le domande consegnate agli uffici del Comune di L’Aquila per richiedere il contributo, ma la maggior parte delle pratiche attendono ancora il via libera definitivo. Qualcosa, nelle ultime settimane sembra muoversi ed è ipotizzabile che l’arrivo della primavera possa dare un ulteriore impulso. La croce costruita dai VdF nella tendopoli di Campotosto Piazza Duomo a L’Aquila L’IMPEGNO DELLA CHIESA TRA COMUNITA’ E CHIESE DA RICOSTRUIRE Il terremoto non ha cambiato solo la vita di migliaia di famiglie ma anche intere comunità che si sono ritrovate da un giorno all’altro smembrate, senza più luoghi di riferimento. E’ così che parrocchie tra le più grandi come Pettino, Torrione e la Torretta, nell’immediata periferia della città, sono oggi fortemente ridimensionate ed è possibile che rimarranno così per alcuni anni, mentre borghi come Cese di Preturo e Bazzano, dove sono ospitati alcuni dei nuovi insediamenti, vedono quintuplicati gli abitanti, senza avere le strutture adeguate per far fronte a questa crescita. E’ per questo che l’arcidiocesi sta pensando a una riorganizzazione pastorale per far fronte a questi grandi cambiamenti. Un altro problema è rappresentato dalle chiese da ricostruire: circa il 70% delle chiese dell’arcidiocesi è, ancora oggi, inagibile e, quindi, chiuse. Per il solo centro storico della città la curia aquilana stima in 3,5 miliardi di euro i fondi necessari alla ricostruzione del proprio patrimonio edilizio formato da decine di chiese, centri pastorali, dalla stessa curia, dall’Istituto di scienze religiose e altri palazzi. A cui vanno aggiunti altri 800 milioni se consideriamo anche gli istituti religiosi e di ispirazione cattolica. Lunedì 15 marzo sono partiti i primi lavori nel complesso di San Biagio finanziati dalla Fondazione Roma e dal Kazachistan. Male sono andati fin ora i gemellaggi promossi durante il G8 per l’adozione dei monumenti. Ad oggi solo Francia, Russia e Germania hanno preso impegni formali per la ricostruzione. A questi si aggiunge la Regione Veneto che contribuirà al recupero della chiesa di San Marco e il Giappone che realizzerà un nuovo auditorium. VERSO PAGANICA Lasciamo la città e ci dirigiamo verso Paganica, dove l’estate scorsa sono stati ospitati i gruppi di comaschi nel campo di Caritas Lombardia. Lungo la strada attraversiamo il quartiere di Bazzano, uno dei nuovi 19 insediamenti nati con il progetto Case. Di fronte alla costruzione dei nuovi villaggi appare sempre più come una priorità la creazione di servizi, spazi di aggregazione che possano trasformare queste diciannove aree in veri e propri quartieri. Una preoccupazione più volte sottolineata dalla Caritas e dall’ arcidiocesi. “Nei nuovi villaggi per gli sfollati – ha ricordato don Dionisio Humberto Rodriguez, direttore di Caritas L’Aquila - c’è carenza di spazi di aggregazione, luoghi in cui le persone si pos- sano ritrovare, come le chiese o le sale per la comunità”. Secondo quanto stabilito dai progetti della Protezione Civile, il 30- 40 per cento della superficie di ogni villaggio dovrà essere destinato a servizi: uffici pubblici, bar, negozi ma anche chiese, aree gioco e centri di aggregazione. Caritas italiana ha presentato alcuni progetti per la realizzazione di spazi per la comunità ma ad oggi in nessuna area è ancora stato costruito nulla, perché il consiglio comunale cittadino deve approvare l’eventuale nuova destina- zione dei terreni. Eppure alcuni progetti sarebbero già pronti e anche i finanziamenti per realizzarli disponibili. Dei 35 milioni di euro raccolti da Caritas Italiana, grazie alla colletta nelle diocesi e dei 5 milioni di euro donati dalla Cei, ne sono stati utilizzati, ad oggi, solo 3 milioni. Almeno altri dieci milioni sono già stati destinati alla costruzione di centri per la comunità, residenze per anziani, e strutture di ascolto e accoglienza. Emblematico è il caso proprio di Paganica dove dovrebbe sorgere un centro di riabilitazione per portatori di handicap e, accanto, la nuova sede dell’Aism che avrà in gestione la struttura. Il progetto, proposto e finanziato interamente da Caritas Lombardia, è fermo perché i tecnici stanno aspettando la delibera del consiglio comunale che deve modificare la destinazione d’uso dell’area da attività tecnologiche a finalità sociali. PENSARE AL LAVORO “Molto è stato fatto in questi mesi per dare un tetto agli sfollati e la popolazione ha dato PAGINA 3 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SpecialeAbruzzo SONO CENTINAIA LE PERSONE DELLA NOSTRA DIOCESI PARTITE PER L’AQUILA Storie di quotidiana solidarietà CONTRIBUTO ALLA RI-COSTRUZIONE LA PARROCCHIA DI SAGNINO Ovunque, dalla nostra diocesi, dalle Valli Varesine alla Valtellina Superiore, sono partiti uomini, donne, ragazzi, ragazze, pronti a rimboccarsi le maniche per dare una mano, essere di sostegno, anche solo con la presenza, evitare che, una volta indebolito l’interesse mediatico, ci si dimenticasse del terremoto e delle sue conseguenze. Prezioso il lavoro dell’Unitalsi – sottosezioni di Como e di Sondrio – con la specifica sensibilità alle esigenze dei disabili e l’attenzione ai momenti di preghiera, che, specie nella prima emergenza, nelle tendopoli, è stato un sostegno umanissimo (come la preghiera mariana che ha creato un ponte ideale con Lourdes). Non sono mancate le iniziative culturali, come i progetti con il Conservatorio de L’Aquila, solo per citarne uno. A Sondrio, per esempio, la Civica Scuola di Musica ha organizzato concerti per sostenere la ricostruzione, dando anche la possibilità ad alcuni studenti di proseguire il proprio percorso musicale in Valtellina. Importante anche l’impegno “tecnico”. Significativa l’esperienza di una quindicina di esperti del settore edile – la maggior parte del bormiese, ma anche del sondriese – impegnati nella costruzione delle nuove “Case” progetto “Case”, 184 edifici per un totale di 4.449 appartamenti. «È una vera e propria sfida – commentano i protagonisti – perché ci viene chiesto di costruire una città come Sondrio in meno di un anno. È un’esperienza unica, soprattutto dal punto di vista umano, pensando alle finalità del nostro impegno. Lo stiamo affrontando con la caparbietà e la forza che contraddistingue noi “montanari”». “Ci sono due cose che più di tutte mi hanno colpito in Abruzzo. Da un lato la dignità degli aquilani, nonostante le difficoltà di vivere in una tendopoli, dall’altro lo stile sobrio e semplice della Caritas: un modo di aiutare le persone standogli accanto, in silenzio, senza volersi mostrare o apparire”. Sono questi i primi ricordi di don Alessandro Zubiani, vicario di Sagnino, che nel mese di agosto ha accompagnato un gruppo di giovani della sua parrocchia a L’Aquila, dove hanno prestato per una settimana servizio nelle tendopoli della zona riservata alla delegazione Lombardia e Sicilia. Sono stati circa settanta i comaschi accolti nel campo Caritas di Paganica l’estate scorsa. “Riguardando alla nostra, seppur breve, esperienza in Abruzzo – continua don Alessandro – più che portare aiuto alla popolazione questa è stata un’opportunità di crescita e maturazione per i nostri giovani. Un’esperienza che ha avuto una ricaduta sull’intera realtà parrocchiale. Al nostro ritorno molti erano interessati a capire quale fosse la situazione e quello che eravamo andati a fare. Di quei giorni oggi rimane il ricordo e una rete di legami e relazioni, soprattutto con i volontari conosciuti al campo Caritas, che continuano”. Significativa è stata anche l’esperienza vissuta al campo Caritas di Paganica da parte dei seminaristi di Como, arrivati a L’Aquila accompagnati dal rettore, mons. Andrea Caelli, e dal vice-rettore, don Ivan Manzoni. Anche per loro una settimane di servizio in cui, al lavoro nelle tendopoli, hanno affiancato l’animazione liturgia la vicinanza e il supporto al clero locale. prova di forza di volontà nel voler rimanere a L’Aquila nonostante tutto. Ora, però, è necessario pensare al lavoro”, ci confida Don Juan de Dios Vanegas, responsabile della pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di L’Aquila. Il sisma non ha danneggiato solo le abitazioni ma anche diversi impianti industriali, aggravando una situazione di crisi, in particolare delle industrie manifatturiere, precedente al terremoto. Oggi nell’aquilano ci sono circa 8 mila lavoratori dipendenti in cassa integrazione e 8 mila autonomi che ricevono il contributo di 800 euro mensili destinato dallo Stato a chi ha perso il lavoro per il sisma. Oltre alle imprese manifatturiere, è stato colpito quel tessuto di commercianti e botteghe artigiane, fondamentali, insieme all’indotto creato dall’Università e dal turismo, per l’economia del territorio. Si stima che nel solo centro storico della città siano circa 1.200 le attività ferme. Non mancano però storie di speranza: ditte che hanno riaperto, investendo capitali per costruire nuovi Sono centinaia i volontari membri di associazioni, parrocchie e singoli cittadini partiti da ogni angolo della nostra diocesi per prestare servizio nei Comuni colpiti dal sisma. Abbiamo scelto di raccogliere alcune esperienze in questa pagina, con la consapevolezza di non poter essere esaustivi, ma con la volontà di mostrare come, anche un tragedia, possa essere occasione di speranza e servizio. A tutti i volontari, soprattutto a quelli che per motivi di spazio non trovano posto in queso speciale, va il nostro grazie e quello delle popolazioni d’Abruzzo. L’IMPEGNO DELLA PROTEZIONE CIVILE «Non appena abbiamo saputo del terremoto, l’impulso, è stato quello di mettersi in viaggio il prima possibile. La voglia di aiutare era tanta, ma c’era anche la consapevolezza che occorreva attendere indicazioni precise, per evitare che la disponibilità a dare una mano si trasformasse in ulteriore intralcio in una situazione già al collasso». La testimonianza è di Simone, valtellinese, trent’anni, volontario della Protezione Civile. «Diverse squadre – prosegue – si sono alternate a L’Aquila: turni di una settimana. Durante il viaggio si pensava a quello che avremmo fatto. Poi, una volta sul posto, ci siamo resi conto che la situazione era ancora più grave di quanto apparisse dalle immagini dei telegiornali: è proprio vero che per renderti conto della realtà, la devi vivere in prima persona… C’era bisogno di tutto. Quasi non si sapeva da che parte cominciare. Il tempo, poi, era stato inclemente: prima la pioggia e il freddo anche a primavera inoltrata, poi il caldo… Al di là delle necessità materiali, mi sono rimasti impressi gli sguardi della gente. I bambini sono eccezionali, hanno un’incredibile capacità di adattamento. Ma gli adulti, specie gli anziani, li ho visti spenti, abbattuti, arresi… D’altra parte la devastazione era sotto gli occhi di tutti. Per chi, poi, aveva perso un familiare, un amico, un conoscente il lutto e il dolore erano e sono indescrivibili. Poi, la burocrazia, l’organizzazione, impediva loro di potersi attivare: penso che abbiano provato un senso di frustrazione e impotenza difficile da “digerire”… Come sempre accade in queste esperienze, penso di aver ricevuto di più di quanto abbia dato: in fondo il mio aiuto, per quanto utile, era una goccia nell’oceano. Ma l’essermi confrontato con quelle difficoltà, l’aver conosciuto l’umanità e la dignità di tante persone mi ha fatto capire cosa conta nella vita… Anche noi valtellinesi, storicamente e periodicamente, ci siamo confrontati e ci confrontiamo con le “forze della natura”, che in un attimo possono portarti via tutto, le fatiche di una vita, gli affetti… Ogni tanto dovremmo fermarci a riflettere su cosa e per cosa vale la pena investire i nostri sforzi. Mi hanno addolorato le inchieste delle ultime settimane, perché c’è tanta gente onesta che potrebbe fare veramente del bene. Ho visto, però, la reazione orgogliosa delle persone e spero sinceramente che gli amici de L’Aquila riescano a riappropriarsi del proprio futuro». alloggi per i dipendenti, o botteghe artigiane che hanno voluto riaprire nonostante le difficoltà. Senza dimenticare il grande impegno da parte delle Istituzioni e della Protezione Civile che ha permesso la riapertura di tutte le scuole, seppur in moduli prefabbricati, e dell’Università. Anche per l’Ateneo nonostante il problema ancora irrisolto della mancanza di letti per gli studenti fuorisede (circa 13 mila dei 27 mila iscritti prima al 6 aprile) le lezioni sono riprese e l’inevitabile calo delle iscrizioni è stato contenuto al 20%. A confermare le difficoltà crescenti di sempre più famiglie di fronte alle conseguenze del terremoto è Angelo Bianchi, vice direttore di Caritas L’Aquila e responsabile del centro di ascolto: “Dalla riapertura dei nostri sportelli l’estate scorsa – racconta - stiamo assistendo ad un costante aumento di richieste di aiuto soprattutto da parte di famiglie che sono in difficoltà economiche a causa del terremoto. Ai nostri utenti abituali, che già seguivamo prima del 6 aprile si sono ag- giunte una serie di famiglie delle classi medie entrate in crisi per la perdita del lavoro conseguente al sisma”. Per cercare di aiutare l’economia aquilana a risollevarsi nei mesi prossimi partirà un progetto di microcredito realizzato dal Consorzio finanziario Etimos, grazie ad un contributo di oltre 5 milioni di euro messo a disposizione della Protezione Civile. Un progetto a cui hanno collaborato anche realtà locali come la Caritas diocesana, le associazioni di categoria e la stessa arcidiocesi. NUOVI BISOGNI E’ da poco iniziato a nevicare quando arriviamo al campo Caritas di Paganica. Qui, nei container ospitavano la delegazione Lombardia e Sicilia, da alcuni mesi è nato un campo di prima accoglienza per dare ospitalità ai migranti che iniziano ad arrivare a L’Aquila con la speranza di trovare lavoro nei cantieri della ricostruzione. Un piccolo spazio, cinque container in tutto per venti posti, in cui la permanenza non può durare più di tre settima- ne. “Tutte le persone che arrivano qui - racconta Valeria Lucconi, operatrice Caritas sono passate dal nostro Centro di ascolto. Si tratta nella quasi totalità di immigrati con regolare permesso di soggiorno provenienti dal Centro-Nord d’Italia. Alcuni di loro hanno raccontato di aver perso il lavoro a causa della crisi e sono partiti con la speranza di lavorare nei cantieri della ricostruzione”. Per molti di loro il miraggio di un futuro migliore si scontra con la dura realtà. “Il problema - spiega Giuseppe Russo, responsabile del campo - è che ad oggi la vera ricostruzione non è ancora partita e, quindi, le opportunità di lavoro sono poche. Le grandi imprese, impegnate nella costruzione dei nuovi insediamenti, hanno la loro manodopera specializzata che viene da fuori, mentre le piccole imprese spesso fanno contratti di dieci, venti giorni, non dando la possibilità a questi lavoratori di sistemarsi. Senza dimenticare il problema di reperire appartamenti in una realtà in cui tutte le strutture ricettive sono occupate dagli sfollati”. I due operatori ci accompagnano nel container cucina dove poco alla volta arrivano tutti, chi dal lavoro, chi dalla ricerca di un lavoro. Uno di loro, Fait, ci offre un caffè. Quando gli chiediamo come vanno le cose, risponde che da lunedì inizierà a lavorare ma purtroppo non ha ancora trovato un posto in cui poter dormire e tra quindici giorni dovrà lasciare il campo. Altri continueranno, invece, a passare le giornate tra i cantieri nella speranza di un’opportunità. “Cerchiamo di aiutarli a trovare un lavoro e un alloggio - conclude Russo - ma quando non ci riusciamo proviamo a spiegare che la vera ricostruzione non è ancora partita e che il lavoro, per ora, non c’è. Per questo cerchiamo di farli tornare a casa dicendo di venire, se vogliono, tra alcuni mesi quando le imprese avranno bisogno di manodopera”. Ma non è facile convincere a ripartire chi vede in questa città ferita da ricostruire la speranza di un futuro migliore. PA G I N A 4 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SpecialeAbruzzo PARLA IL DIRETTORE DI CARITAS COMO “Continuiamo a camminare con la gente” inquecentomila euro. A tanto ammontano le offerte raccolte nella Chiesa di Como dalla Caritas diocesana per affrontare le spese della ricostruzione dopo il devastante terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. In totale le dieci Caritas della Lombardia hanno a disposizione oltre 4 milioni e 700mila euro per aiutare le popolazioni terremotate dell’aquilano. Come verranno impiegate cifre così importanti? «Poiché l’unione fa la forza – spiega il direttore della nostra Caritas diocesana Roberto Bernasconi – progetti e gemellaggi saranno gestiti in ambito regionale. Le comunità dove sosterremo il “ritorno alla normalità” saranno quelle di Onna-Paganica (cinque iniziative) e Altipiano delle Rocche (tre proposte). Tutte le realizzazioni sono state individuate grazie alla stretta collaborazione e in accordo con la Caritas de L’Aquila. Abbiamo “estrapolato” i bisogni reali, come scuole, centri di accoglienza e comunitari, strutture per anziani e disabili». Alcuni progetti sono già stati approvati, per altri sono in corso le verifiche tecniche, mentre è stata accantonata una somma significativa – quasi 350mila euro – da utiliz- C zare nel prossimo biennio 2010-2011. «Il terremoto è una calamità naturale che richiede interventi immediati per la messa in sicurezza – riprende Bernasconi –, ma la necessità di fornire in tempi brevi, a un numero molto elevato di persone, servizi e risorse, non deve limitare la progettualità per il futuro. Il rischio di interventi impropri, calati dall’alto, è sempre dietro l’angolo. È per questo che il criterio principale della Caritas è quello di mettersi “a servizio” della gente, per investire soprattutto sul recupero e sulla ricostruzione dell’essere e fare comunità». Di fatto i riflettori dei “media” non si sono mai spenti su L’Aquila: dopo l’emergenza, i grandi eventi mondiali e, negli ultimi mesi, vicende tutt’altro che edificanti… «La Caritas segue il proprio cammino in coordinamento con le altre realtà presenti sul territorio ma in autonomia – sottolinea il direttore –. Per quanto ci riguarda, accanto al necessario intervento concreto, è l’accompagnamento l’altra emergenza. I soldi sono importanti, ma la gente ha bisogno di recuperare e riallacciare i rapporti. Un’equipe operativa regionale seguirà da vicino l’evolversi delle situazioni e lo sviluppar- Il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, in visita al cantiere della scuola di Ocre, costruita da Caritas Italiana si dei progetti. Saremo in Abruzzo, anche la prossima estate, con un numero considerevole di volontari, perché quello che si andrà a realizzare dovrà essere veramente “per” la comunità. Quindi sarà importante valorizzare le professionalità locali, mettendosi in ascolto delle loro esigenze». Effettivamente la più grande delle difficoltà da affrontare – accanto al dolore per le perdite umane e materiali – è il senso di sradicamento, di “sfilacciamento” della rete affettiva e amicale. «La comunità – è la conclusione di Bernasconi – non deve perdere la propria identità e dignità. L’Aquila “tornerà a volare” solo se sarà capace di riappropriarsi del territorio, diventandone protagonista. La Caritas sarà uno strumento a servizio degli aquilani per questo fondamentale e irrinunciabile obiettivo». L’IMPEGNO DI CARITAS ITALIANA Una nuova fase a seconda fase d’intervento della rete Caritas in Abruzzo è iniziata. “Nella prima fase – spiega Danilo Feliciangeli, responsabile del Centro di coordinamento di Caritas Italiana a Coppito – le delegazioni Caritas regionali concentravano la propria azione in una delle nove aree omogenee in cui, nell’ambito dei gemellaggi, era stato diviso il territorio così da poter meglio rispondere alle esigenze della popolazione in una situazione di emergenza. In questa seconda fase (da gennaio a ottobre 2010) abbiamo pensato, invece, in accordo con l’arcidiocesi di L’Aquila, di creare cinque équipe che si concentreranno, non più su una zona, ma su altrettanti ambiti d’intervento ritenuti prioritari. Un modo per fare tesoro delle esperienze di tutte le delegazioni proponendo iniziative di respiro più ampio”. Le équipe saranno miste, ovvero formate da operatori di Caritas italia- L na, delle delegazioni regionali e di operatori e volontari della Caritas diocesana. “La presenza degli operatori locali in ogni settore – continua Feliciangeli – è molto importante perché rientra nella prospettiva di un progressivo passaggio di competenze a Caritas L’Aquila con il progressivo disimpegno delle delegazioni regionali”. Ad oggi sul territorio aquilano sono ancora presenti tutte le delegazioni ad eccezione di Caritas Calabria. Il primo settore, in cui si concentra il lavoro dei gruppi , è la costruzione e la valorizzazione di spazi in cui la comunità possa ritrovarsi e stare insieme. Il secondo, collegato al primo, prevede il sostegno ai parroci nell’attività di animazione, per aiutare le parrocchie a riscoprire il senso della comunità. “Questo aspetto – spiega Feliciangeli – riguarda in particolare i nuovi insediamenti del Piano Case. Qui è impor- tante aiutare i parroci a incontrare i nuovi fedeli e conoscere le famiglie”. Il terzo ambito riguarda l’ascolto delle persone e dei loro bisogni. Un impegno in cui, fin dai primi mesi dopo il sisma, è attiva Caritas L’Aquila con i propri centri di ascolto. Il quarto ambito prevede la promozione di iniziative di sostegno all’impresa e al microcredito, in accordo con altri partner. Infine, il quinto settore si concentra sulla collaborazione alle iniziative pastorali dell’arcidiocesi aiutando soprattutto nella diffusione delle proposte sul territorio attraverso la rete dei volontari e operatori Caritas. Ad oggi Caritas italiana ha realizzato tre centri per la comunità a San Vito, Arischia e Bagno mentre uno è in via di ultimazione a San Giacomo. A questi si aggiungono altri interventi come la sede Caritas e tre scuole, in via di ultimazione, a Fossa, Ocre e Roio Poggio. L’opuscolo di Caritas Lombardia Dopo lo SpecialeAbruzzo di questa settimana con il numero Pasquale de “Il Settimanale” distribuiremo un ospucolo piegevole intitolato “L’Aquila torna a volare”, realizzato dalla delegazione Caritas della Lombardia. Nel pieghevole troverete il dettaglio dei fondi raccolti nelle singole diocesi e degli interventi realizzati o in programma nell’area assegnata alla regione Lombardia nell’ambito dei gemellaggi. La prima struttura ad essere realizzata, la scuola materna ed elementare di Ocre, è già in via di ultimazione. Tra i progetti in cantiere ci sono un centro Pastorale e un centro anziani a Monticchio; un centro di accoglienza e una struttura di riabilitazione a Paganica; due centri per la comunità a Ocre e Fontavinione. Complessivamente la regione Lombardia ha a disposizione 4 milioni e 734 mila di euro. Alcuni dei progetti attendono ancora le autorizzazioni da parte dei Comuni interessati. CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 VIA COSENZ 14. NOI ABITIAMO QUI... Ozanam: sguardo dentro la povertà V ia Cosenz civico 14, zona comunemente detta “delle caserme”. A molti comaschi questo sito potrebbe suggerire poco o nulla, ma se si conducesse un minisondaggio nell’area del disagio e della povertà si scoprirebbe che non c’è homeless o clochard lariano che non sappia di cosa si stia parlando. Sorge infatti in quella sede la “Piccola Casa Ozanam”, la struttura che dal 2003 affianca il vecchio e benemerito Ozanam di via Napoleona, sorto nel lontano 1932 per dare accoglienza a quanti, per un motivo o per l’altro, non avevano la possibilità di pagarsi un alloggio ed erano costretti a passare le notti sulle scomode panchine della città, proteggendosi dalle intemperie con improbabili lenzuola confezionate con giornali e pezzi di cartone. Una trentina di ospiti tra italiani e stranieri, quasi tutti ben oltre il cinquantesimo anno di età, pochi spiccioli in tasca e nessun sogno residuo nel cassetto, avendo accantonato da un pezzo anche le ultime illusioni e nulla più attendendosi o sperando dalla vita, che con loro non è stata tenera in passato e meno che mai potrà esserlo in futuro. Scetticismo ipertrofico? Eccesso di rassegnazione? Incapacità di progettare e re- Una trentina di ospiti tra italiani e stranieri, quasi tutti ben oltre il cinquantesimo anno di età, pochi spiccioli in tasca e nessun sogno residuo nel cassetto. Un piccolo mondo a ridosso del centro città di SALVATORE COUCHOUD alizzare il cambiamento? Ma queste sono le “balle” con cui si trastullano i cultori del politichese, i sociologi da salotto e gli opinionisti tuttologi che sproloquiano nei talk show televisivi, che devono a loro volta sbarcare il lunario e mantenere le rispettive famiglie smerciando quantitativi industriali di “aria fritta”. Meglio non azzardarsi a far circolare tali interrogativi tra gli ospiti dell’Ozanam: si rischierebbe, nella più educata delle ipotesi, una sonora risata in pieno volto. Tutti loro affermano infatti di credere in Gesù Cristo e di confidare nella sua misericordia (come attesta la loro assidua presenza alla messa del sabato sera nella cappella della strut- Foto William tura, con la sola eccezione di tre o quattro persone di religione islamica), ma alle “favole” dicono di avere smesso di dare ascolto da tempo. Eppure l’atmosfera che si respira tra quelle mura è distesa, cordiale, quasi sempre scherzosa e talvolta persino ilare. Marco scherza con Francesco, Carlo prende bonariamente in giro Gaetano (e questi lo ricambia con uguale moneta), Salvatore si diletta nel “provocare” Roberto e Roberto fa altrettanto con Salvatore, se per una sera questi ha trascurato di farlo. C’è amicizia e solidarietà all’Ozanam, ed è esattamente questo il “prodigio” più significativo che è stato realizzato in quel luogo, non si sa bene da chi. In barba a quanti sostengono che le disavventure e le asperità dell’esistenza incattiviscono, rendono gli animi esacerbati e poco propensi al confronto e al dialogo, tolgono la voglia di vivere, di sorridere e di tendere l’orecchio per POVER CRIST IN PARADIS A REBBIO PR L’AISM Venerdì 26 marzo 2010 alle ore 21.00 presso il Teatro Nuovo di Rebbio – Como il Gruppo Teatrale de La Martesana porterà in scena la commedia Pover Crist in Paradis. Promotori di questa nuova e divertente commedia sono le Classi del ‘49 e del ‘52 aderenti a La Stecca di Como che, in collaborazione con la Sezione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla di Como, proporranno al pubblico una serata esilarante all’insegna del divertimento. I biglietti possono essere acquistati in prevendita con un’offerta minima di dodici euro contattando l’AISM di Como allo 031/523358. L’intero incasso della manifestazione andrà a finanziare la ricerca scientifica e l’assistenza di persone con sclerosi multipla. Il gruppo teatrale de “La Martesana” non è nuovo a momenti di solidarietà come quello in programma. Da sempre, infatti, si presta per serate di beneficenza. ascoltare l’altro. Perchè l’Ozanam è molto più di un letto e di un pasto caldo serale: è un luogo di condivisione delle esperienze e uno stare insieme, un antidoto a quella solitudine che impietosamente ribadisce a ciascuno la propria condizione di “diversità” e “marginalità”. Tanti uomini diversi, tante nazionalità diverse, tante storie diverse, anche se tutte contrassegnate da un unico denominatore comune, un evento fatale, una disgrazia, un fattore di scatenamento di una crisi, che può essere stato una malattia, una rottura dell’equilibrio familiare e coniugale, o più semplicemente, perché a volte basta così poco per ritrovarsi sul lastrico, un licenziamento o la promessa disattesa di un’opportunità di lavoro. Per Salvatore Mela, cinquantenne ex carpentiere, l’arrivo nel 2003 all’Ozanam ha fatto seguito alla perdita dell’occupazione e all’immediato abbandono da par- te della convivente: “di notte sogno spesso di riavere un lavoro e una famiglia”, assicura con tono ieratico, come se confessasse chissà quale segreto. E’ lo stesso sogno ricorrente (in quanto a materia onirica all’Ozanam c’è scarsa originalità) di Taufik Ridene, tunisino 47enne che ha lavorato da muratore a Cantù per oltre un decennio e che si è poi trovato disoccupato perché colpito da un tumore all’intestino: “Ora la malattia sembra sotto controllo e mi è stata anche riconosciuta un’invalidità permanente al 100%, ma non mi danno la pensione perché sono sprovvisto della Carta di soggiorno (che è cosa diversa dal permesso di soggiorno). Però mi hanno dato l’abbonamento per l’autobus”, afferma tra il serio e il faceto, “ma avendo una moglie e quattro figli da mantenere nel mio paese non riesco a consolarmi più di tanto”. L’ironia e l’apparente distacco con cui frequente- mente gli ospiti dell’Ozanam trattano la loro vicenda personale, della quale discutono assai malvolentieri e sempre adornando il resoconto di divagazioni estemporanee e squarci improvvisi di cinismo, serve a stornare un senso di disagio che è forse giustificabile. Anche se qualcuno potrà averlo dimenticato, e se è vero che alla fine ci si abitua a tutto, il malessere più devastante che si avverte sperimentando quotidianamente tale realtà, è la vergogna, e su questo punto non c’è psicologia che possa valere. Storie diverse eppure così simili, l’una indipendente dall’altra e tutte convergenti in uno stesso paradosso, quello che considera la povertà come una “colpa” da espiare, anche se spesso, alla radice della “colpa”, vi è solo una greve e palese ingiustizia. Perché la povertà è sempre ingiusta, da qualunque angolo la si guardi, ed è la più innaturale e paralizzante delle condizioni. CONCERTO PER ORGANO IN S. FEDELE IL 5 APRILE Il prossimo 5 aprile la parrocchia di S. Fedele ospiterà un concerto per organo alle ore 21. All’organo Andrea Berti. Di seguito il programma del concerto Marcel Dupré (1886-1971): - Entrée op.62 Franco Vittadini (1884-1948): - Madonna Caritade; - L’Araldo del Gran Re Johann Sebastian Bach (1685-1750) - O Mensch, bewein’ dein’ Sünde groß BWV 622 - Pedalexercitium BWV 598 - Schmücke dich, o liebe Seele BWV 654 - Preludio e fuga in do min. BWV 549 Erik Satie (1886-1925) - Gnossienne n°1 Alexandre Guilmant (1837-1911) - Grand Chœur in sol min. op. 84 Andrea Berti due improvvisazioni - Finale CRONACA P A G I N A 25 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 RIPARTONO LE VISITE AI MONUMENTI Torna il razionalismo Si riprende con alcune interessanti novità D opo la pausa invernale tornano, da sabato 3 aprile, le visite ai monumenti del razionalismo comasco che hanno reso la città celebre in tutto il mondo. L’iniziativa promossa dall’Assessorato al Turismo del Comune di Como porta con sé, però, alcune novità la più significativa delle quali sarà la possibilità di visitare Palazzo Terragni, ovvero la Casa del Fascio, costruita nel 1936 e dal 1956 sede del comando provinciale della Guardia di Finanza. Ma le novità di quest’anno non sono circoscritte solo a questa opportunità. Per i turisti (ma anche per i residenti) infatti sarà possibile compiere un vero e proprio tour in autobus attraverso le varie testimonianze del Razionalismo, tra cui l’Asilo Sant’Elia di Terra- gni in via Alciato, la fontana di Cattaneo a Camerlata ed ancora salire sulla sommità del Monumento ai Caduti, che tanto successo ha riscosso lo scorso anno. “Dopo aver restituito alla città il Monumento ai Caduti, i percorsi alla scoperta del Razionalismo si arricchiscono ora con la visita di Palazzo Terragni e con la possibilità, attraverso un pullman, di scoprire anche quelle importanti testimonianze come la fontana di Cattaneo a Camerlata o l’asilo Sant’ Elia - ha affermato l’assessore al turismo, Francesco Scopelliti -. Tutte queste proposte saranno a disposizione dei turisti e dei residenti, a partire da sabato 3 aprile, il sabato e la domenica. Il nostro obiettivo è far sì che i turisti non si sentano appagati da una veloce visita della città, ridotta solo a qualche ora, ma che invece lascino Como con la voglia di ritornare per scoprire le sue bellezze legate oltre che al Razionalismo anche all’arte romanica, alla seta, ai cimeli e ricordi voltiani. Il turismo, non dobbiamo dimenticarlo, è infatti una voce che deve ricoprire un ruolo di sempre maggiore importanza nel tessuto economico locale”. Quattro sono le opportunità previste dalle visite predisposte dal Comune di Como: il quartiere a lago (un’ora), la salita al Monumento ai Caduti (30 minuti), il giro in pullman agli edifici razionalisti (Fontana di Cattaneo a Camerlata, Asilo Sant’ Elia, Casa del Fascio per 75 minuti di tour) e la visita della sola Casa del Fascio (durata 30 minuti). Previsti sconti per i residenti nel territorio comunale mentre l’accesso ai diversi tour sarà gratuito per chi possiede la WelComo Card i vendita ad un costo di 8 euro negli Infopoint del Comune in via Magistri Cumacini e piazza Sant’ Agostino. L.CL. CUCCIAGO LE PERGAMENE DI ARIALDO Una mostra di pergamene. Pergamene per raccontare, dal II secolo dopo il Mille, la storia di Sant’Arialdo da Cucciago; nella mostra che si svolge nella Sala consigliare del Comune di Cucciago dal 6 marzo al 5 aprile. Una di queste, la più antica, è copia unica: è cioè la sola versione copiata da un amanuense alla fine del XIII secolo di un’opera del secolo XII. Proviene dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano. Altre pergamene, presenti in copia digitale, provengono dall’Archivio di Stato di Torino e danno conto di tre secoli di storia della Canonica per la vita in comune del clero voluta da Arialdo a Cucciago – suo paese d’origine - nei pressi di una chiesa pure fatta edificare dal (futuro) santo. La mostra è uno degli appuntamenti maggiori di un anno di studio, celebrazioni ed eventi … Dalle pergamene emergono tratti e squarci della vita dei primi tre secoli dopo il Mille: la presenza di un castello con funzioni di difesa, il convivere di legge latino/romana e legge longobarda, le coltivazioni locali, i commerci, la cura per la propria anima di molti benefattori della canonica stessa, i rapporti con paesi vicini e i transiti di testimoni degli atti (da Cantù, da Casnate…) i rapporti con Fruttuaria, con la Diocesi ambrosiana, persino con Roma centro della cristianità. Testimonianza di vita economica, di rapporti sociali e della centralità dell’insediamento religioso a Cucciago è anche – esposto in mostra – un grande torchio da vino, databile ai secoli XII-XIV, proveniente dalla parte contadina dell’area canonicale. A questo strumento comune confluivano, per le spremiture successive alla pigiatura, vinacce e graspi residui provenienti da cascine dislocate intorno al paese e, probabilmente, anche da villaggi vicini. CRONACA P A G I N A 26 Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 DOMENICA 28 MARZO BASILICA S. FEDELE A COMO Parla al mondo della mia misericordia D omenica 28 marzo 2010 alle ore 21 presso la Basilica di San Fedele in Como si svolgerà l’ormai tradizionale elevazione spirituale in occasione della Settimana Santa proposta dal Centro Culturale Paolo VI. Parla al mondo della mia misericordia è il titolo dell’iniziativa, che si presenta quest’anno come occasione per ricordare il quinto anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Il tema della serata, infatti, prende spunto dal Diario di Faustina Kowalska, nota in tutto il mondo come apostola della Divina Misericordia, santa a cui il Papa polacco era particolarmente legato. Nata in Polonia nel 1905, entrata in convento a vent’anni e morta a soli trentatré, suor Faustina è annoverata tra i grandi mistici della Chiesa. Il destino di santa Faustina è misteriosamente legato a quello di Giovanni Paolo II. È lui, giovane studente operaio, che si ferma a pregare nella chiesa del convento di suor Faustina. È lui che Appuntamento con l’ormai tradizionale elevazione spirituale, in occasione della Settimana Santa, proposta dal Centro Culturale Paolo VI di ELENA GENTILI fa conoscere al mondo le straordinarie rivelazioni che la giovane suora riceve da Gesù per l’umanità intera. È lui che, vescovo di Cracovia, avvia la causa di beatificazione e la porta a compimento, come Papa, nel 1993. La canonizzazione segue nel 2000, anno del grande Giubileo. Ispirandosi chiaramente all’insegnamento della santa, Giovanni Paolo II, nella sua seconda enciclica, la Dives in misericordia, dimostra come la misericordia divina rappresenti il “cuore” stesso dell’annuncio cristiano. È ancora Karol Wojtyla ad istituire, la prima domenica dopo la Pasqua, quella festa della Divina Misericordia affidata, come missione, a 27 MARZO - 13 GIUGNO Mysterium Crucis. Croci del Canton Ticino Mysterium Crucis. Antiche sante croci del Canton Ticino in mostra al museo d’arte di Mendrisio, a cura di don Angelo Crivelli. La mostra, che pone al centro dell’attenzione la croce, intesa come uno dei maggiori simboli dell’umanità e della cristianità, viene inaugurata sabato 27 marzo e sarà visitabile fino al 13 giugno. Di seguito orari e costi: martedì-venerdì: 1012 e 14-17, sabato-domenica: 10-18,lunedì: chiuso (tranne i festivi). Entrata Fr 10 (7 euro), ridotto Fr 8 (6 euro). PORTICHETTO: RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO Sabato 27 marzo alle ore 20.45 presso la chiesa parrocchiale di Portichetto, si svolgerà il terzo appuntamento di adorazione eucaristica denominato " Roveto Ardente" promosso dai Gruppi Rinnovamento nello Spirito. Il modulo di questo mese sarà "Intercessione per il Corpo di Cristo". L'incontro è aperto a tutti. suor Faustina da Gesù. E proprio la sera dei Vespri della Divina Misericordia di cinque anni fa moriva il grande Papa. L’elevazione spirituale accosta la lettura di passi del Diario di suor Faustina a brani musicali della tradizione classica (Mozart), della liturgia orientale (il Padre Nostro ed il Credo in russo) e delle colonne sonore di alcuni films, per immergerci nel misterioso abisso della misericordia divina, che negli eventi pasquali si rivela e ci raggiunge abbracciandoci. «...Anche se umanamente non ci fosse più rimedio, non è così davanti a Dio - rivela suor Faustina -. Le fiamme della Misericordia mi consumano, desidero effonderle sulle anime degli uomini... L’anima che in Me confida è la più felice poiché Io stesso ho cura di lei...». «...Vedi bambina mia... la causa delle tue cadute dipende dal fatto che conti troppo su te stessa e ti appoggi troppo poco su di Me... dammi le tue pene… ed Io ti colmerò con i tesori delle mie grazie...». «...Ti rivelo un segreto del Mio cuore: la mancanza di fiducia nella mia bontà è quella che mi ferisce maggiormente. Se la Mia morte non vi ha convinti del Mio amore, che cosa vi convincerà?...». L’intensità della bellezza estetica fa vibrare il cuore, perché, commuovendosi, si muova, si converta. L’esecuzione è affidata al coro “Cantate Domino” di Abbiategrasso, diretto da Paolo Percivaldi, accompagnato da violino, violoncello, fagotto, flauto traverso, oboe, chitarra e organo. Il coro, nato nel 1986 da un’esperienza di fede e di amicizia, ha un repertorio che attinge alla tradizione della musica sacra: da quella medioevale a quella contemporanea, da quella ebraica a quella dell’Est europeo. Ha al suo attivo numerose rappresentazioni ispirate ai diversi tempi liturgici, alla Madonna, a Karol Wojtyla. L’ingresso è libero. UN PERCORSO RIVOLTO AI GIOVANI Pasqua con le Piccole Apostole della Carità L a comunità delle Piccole Apostole della Carità invita a vivere e condividere un per corso culturale/spirituale per celebrare i giorni del Triduo Pasquale. L’itinerario, dall’1 al 4 aprile, si snoderà tra incontri con persone, luoghi e opere d’arte significativi e capaci di suggerire il confronto, la riflessione e la condivisione. Tutto questo per tradurre, in stili di vita quotidiana, i valori cristiani riscoperti attraverso gli uomini e le realtà del nostro tempo. A conclusione dell’itinerario verrà proposto un momento di rielaborazione personale e di gruppo, perché i partecipanti possano fare tesoro di quanto sperimentato. Destinatari di questo percorso sono giovani dai 16 anni. Il programma prevede: Giovedì Santo 1 aprile Il tema: L’invito a cena - Visita al Cenacolo di Leonardo da Vinci - Condivisione con una realtà di servizio ai poveri - Celebrazione della Santa Messa in Coena Domini Venerdì Santo 2 aprile Il tema: La passione di Gesù e la passione dell’uomo - La via della croce in città - incontri con testimoni, luoghi ed eventi - Celebrazione della Morte del Signore - Ferite risanate - esperienze di vita - I linguaggi dell’arte narrano la passione di Gesù - laboratorio Sabato Santo 3 aprile Il tema: Il silenzio di Dio - Il popolo armeno e l’esperienza del genocidio - Incontro con padre Aren Shahinian, Archimandrita della Chiesa Apostolica Armena in Italia - Domande a Dio - tavola rotonda - Il silenzio, la musica, l’ineffabile - laboratorio musicale - Celebrazione della Santa Veglia Pasquale Domenica di Pasqua 4 aprile Il tema: E sarà sempre pasqua Rielaborazione personale e di gruppo. Campo base: Associazione La Nostra Famiglia, Sesto San Giovanni (MI), Via Rimembranze 10 20099 Milano tel. 02 2400406 Per informazioni: Luisa Minoli, luisa.minoli @pl.lnf.it - tel. 031-625.111 RITIRO QUARESIMALE PER MEIC E UCIIM Sabato 27 marzo, presso il Centro Pastorale, si terrà, a partire dalle ore 15, il ritiro quaresimale, promosso dal Meic e dall’Uciim, e proposto a chiunque desideri parteciparvi. La meditazione, dettata da don Ivan Salvadori, riguarderà il tema: “Passione di Cristo, prova del discepolo”. L’incontro si concluderà con la recita del “Vespro”. CRONACA P A G I N A Como 27 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/219 La Rugiada e la famiglia si allarga... PER SAPERNE DI PIÙ Cooperativa sociale La Rugiada Via C. Battisti 84 - Venegono Superiore (VA) Tel/Fax 0331-850480 [email protected] La realtà di una cooperativa nata dalla volontà di due coniugi per dare una risposta concreta a una serie di bisogni incontrati nella loro vita quotidiana. Ed ecco aprirsi le porte all’accoglienza pagina a cura del Consorzio Eureka Ser vizi alla Cooperazione e al Terzo Settore www.eurekacomo.it damentali dell’Unione Europea, si ispirino ai seguenti principi: - Uguaglianza: le prestazioni sono erogate nel rispetto dei diritti dei minori senza distinzioni di razza, etnia, religione, opinioni politiche e condizioni socio-economiche. - Trasparenza: le istituzioni e gli enti coinvolti ricevono un’informazione completa a trasparente circa il percorso personale del minore in rapporto al progetto educativo in atto. - Rispetto: gli operatori della cooperativa, volontari e non, si impegnano a tutelare la dignità dei minori accolti nel rispetto della loro privacy. G razie al desiderio di Elisabetta e Stefano, una coppia sposata e con figli, di dare una risposta concreta a una serie di bisogni incontrati nella loro vita quotidiana e dalla loro profonda generosità, nasce il progetto della cooperativa La Rugiada: i due coniugi si sono trovati spesso a confrontarsi con situazioni come, una ragazza da ospitare, una famiglia in difficoltà da sostenere, o un bambino da accogliere che hanno fatto sì che la casa di Elisabetta e Stefano si aprisse alle prime esperienze di accoglienza e la famiglia rapidamente si allargasse. Dapprima venne costituita, sotto lo stesso nome, l’associazione di volontariato, partita grazie ad una rete di amici e parenti che avevano necessità di avere a disposizione una forma giuridica per poter agire sul territorio e confrontarsi con le istituzioni e i servizi sociali. Dopo un paio di anni di lavoro, nella primavera del 2007, un gruppo ristretto di soci costituisce la cooperativa sociale “La Rugiada” ed è da questa realtà che prende vita il progetto di comunità familiare denominato “Goc- cia dopo Goccia”. La missione della cooperativa è quella di farsi attenta ai bisogni sociali e più specificatamente alle problematiche legate ai minori. Il valore principale che la cooperativa si assume è quello di promuovere l’essere umano e di educarlo al rispetto di sé e degli altri, in un’ottica di responsabilità e di partecipazione alla vita sociale. La cooperativa La Rugiada si impegna a garantire che le prestazioni offerte agli utenti, nel rispetto della convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dell’infanzia e della Carta dei diritti fon- LA COMUNITÀ FAMILIARE “GOCCIA DOPO GOCCIA” Situata nel verde di Venegono Superiore, in provincia di Varese, la comunità accoglie bambine e bambini, da zero a diciotto anni, provenienti da situazioni di abbandono o disagi familiare e sociale che vengono segnalati dai servizi sociali territorialmente competenti, con decreto del tribunale dei minori. Nello specifico parliamo di minori temporaneamente privi del necessario supporto familiare o per i quali la permanenza nel proprio nucleo familiare sia contrastante con un armonico evolversi della personalità e del processo di socializzazione. O, in alcuni casi, si tratta di minori in situazioni di disagio con necessità urgente di intervento di accoglienza al di fuori della famiglia di origine. I valori a cui si ispirano i gestori della comunità sono l’accoglienza, l’ascolto, la solidarietà al fine di riproporre un clima di famiglia di fiducia e di apertura al futuro. Le finalità che si vogliono perseguire sulla base dei valori e dei principi ispiratori sono l’accoglienza dei bambini in situazione di disagio, il supporto nell’avvicinamento del bambino alla famiglia di origine e il suo accompagnamento nella crescita verso l’autonomia. Tutto questo è possibile grazie al fatto che i bambini possono vivere in seno alla comunità esperienze arricchenti e stimolanti basate sulle relazioni e rapporti educativi affettivamente significativi. L’obiettivo di ogni inserimento nella comunità è elaborato con i servizi sociali di competenza attraverso un progetto globale volto a realizzare la soluzione che risponda meglio alle esigenze e al caso del minore (può essere il rientro nella famiglia di origine, l’affido, l’adozione o altro). Ogni minore ha un suo progetto educativo individuale che prevede strategie, percorsi educativi, terapeutici, scolastici al fine di realizzare obiettivi a breve e medio termine. La comunità “Goccia dopo Goccia” è in grado di accogliere fino a sei minori ed è fruibile anche da utenti con disabilità. Una caratteristica fondamentale della struttura di accoglienza è quella di avere una presenza continuativa e stabile del nucleo familiare residente, composto dai coniugi Cremona e dalle loro tre figlie che consente una disponibilità di 24 ore su 24 per 365 giorni, senza interruzioni. Un vero motore trainante, tanto che la comunità assume le sembianze di una vera e propria grande famiglia. Accanto alla coppia responsabile partecipano alla vita quotidiana gli educatori e altre figure con rapporti significativi di collaborazione. Insieme completano il team fornendo la propria professionalità e sostengono la coppia nel difficile e complesso compito educativo. Un buon numero di volontari si affianca inoltre all’organico della comunità fornendo un prezioso supporto nelle attività di animazione, nell’organizzazione delle vacanze e dei corsi di formazione, ma anche in compiti più semplici come fare la spesa e le commissioni necessarie al buon funzionamento della quotidianità. Nella quotidianità con i bambini gli operatori cercano di tradurre in azioni concrete le motivazioni e i valori a cui si ispirano. L’accoglienza globale si manifesta attraverso l’ascolto, l’empatia, la capacità dell’adulto di contenere e di aiutare a ricollocare i vissuti emotivi relativi alle storie personali, permettendo ai bambini di rafforzare e mantenere il senso della propria identità. La casa famiglia è disposta su due piani che dividono la zona giorno dalla zona notte ed è composta da una zona cucina - sala pranzo - soggiorno, sala giochi - studio, tre camere da letto per i minori, una camera matrimoniale, tre servizi igienici completi, una lavanderia e un giardino Vi è anche la possibilità per i piccoli ospiti di essere inseriti in realtà aggregative del territorio, in base ai loro bisogni e alle singole preferenze (gruppi sportivi, scout, oratorio, gruppi culturali, ricreativi, teatro, ecc…). CRONACA P A G I N A Como&territorio 28 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 UN’OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI Ho-Spes, la gioia dell’ospitalità U n momento privilegiato per riflettere sulla propria vita, per sperimentare la gioia del dono e della condivisione con chi è nel bisogno. Questo in sintesi è “Ho-Spes”, un’interessante proposta delle suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù di Albese con Cassano in collaborazione con l’associazione di volontariato ONG “Solidarietà e Servizio”, rivolta a ragazzi e giovani dai 15 ai 35 anni. Ci spiega suor Giovanna, referente della Pastorale Giovanile e Vocazionale e responsabile del progetto della Casa di Albese: «”Ho-Spes” è nato quattro anni fa da una riflessione sul mondo giovanile che abbiamo condotto a livello della nostra Congregazione. Ne è scaturita la certezza che proporre ai giovani un’esperienza di servizio verso chi è in difficoltà è fondamentale non solo per far sperimentare loro la ricchezza del dono, ma anche e soprattutto per permettere loro di conoscere meglio se stessi e di comprendere il progetto di Dio nella loro vita, ovvero la loro vocazione. Abbiamo scelto di offrire ai ragazzi l’opportunità di “entrare” non solo in un luogo fisico, la nostra Casa di Cura Villa San Benedetto di Albese con Cassano (che ospita persone con disagio psichico), ma anche in una storia di accoglienza e servizio, quella della nostra Congregazione. Uno spazio significativo che accoglie i ragazzi e chiede loro di essere accoglienti verso gli altri, il “prossimo”. Un tempo di convivenza, in cui si fondono la dimensione della vita comunitaria, del servizio, della preghiera e del discernimen- Un’interessante proposta delle suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù di Albese con Cassano in collaborazione con l’Associazione di Volontariato ONG “Solidarietà e Servizio”, rivolta a ragazzi e giovani dai 15 ai 35 anni di SILVIA FASANA LE SUORE OSPEDALIERE DEL SACRO CUORE DI GESÙ to, sostenuti ed accompagnati da una equipe di figure significative». Giancarlo Cursi, docente di pedagogia sociale all’Università Pontificia Salesiana, che con la moglie Maria Cristina è animatore del progetto per la provincia italiana della congregazione, sottolinea proprio questo valore: «Il gruppo di adulti che anima le attività comprende persone con diverse vocazioni: religiose, sacerdoti, sposi, volontari, operatori, per fare in modo che i ragazzi, attraverso il confronto, riescano a scoprire ciò per cui Dio li chiama e trovare così la propria strada nella vita. Presto entreranno a far parte della nostra equipe anche alcuni giovani della Diocesi di Como particolarmente sensibili a questi temi vocazionali». Dal 2007 ad oggi l’iniziativa ha coinvolto molti singoli e gruppi delle Diocesi di Como e Milano e si struttura su tre livelli, rivolti a fasce di età via via crescenti. Le giornate (una domenica tra Quaresima e Pentecoste) sono i momenti più semplici, rivolti ai ragazzi dai 15 ai 18 anni, sia singoli che in gruppi parrocchiali. La giornata inizia con l’accoglienza; quindi un pensiero sul valore del dono, seguito dalla S. Messa e da un giro nella struttura per conoscere il Centro e i suoi ospiti. Prima del pranzo comunitario, è previsto un momento di riflessione sulla mattinata; nel pomeriggio i ragazzi prepareranno e animeranno una grande festa con gli ospiti, per stare insieme e condividere dei momenti di gioia. La giornata si concluderà con un momento di confronto e considerazioni sull’esperienza vissuta. Ci sono poi i fine settimana residenziali, in aggiunta o in alternativa alla singola giornata, aperti anche a ragazzi un po’più grandi, fino ai 20 anni. Il venerdì pomeriggio, dopo l’accoglienza, sarà introdotta l’esperienza proposta anche con l’incontro con gli ospiti del centro; seguirà la cena ed un momento di riflessione. Il sabato, dopo la sveglia, la preghiera e la proposta di un tema di riflessione, continuerà il laboratorio di animazione per gli ospiti con l’organizzazione di una festa, intervallata dal pranzo di servizio; la giornata si chiuderà con la preghiera e la riflessione. Il momento centrale della domenica sarà la S. Messa, preceduta e seguita da momenti di animazione e condivisione tra i ragazzi e gli ospiti. Per giovani dai 18 ai 35 anni è invece proposta la settimana residenziale (dal 29 maggio al 6 giugno 2010), più strutturata, in cui si invita a coniugare quattro importanti dimensioni: la convivenza in autogestione; la conti- La Congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù è stata fondata nel 1880 da Padre Benedetto Menni. Nato a Milano nel 1841, rifiutando una brillante carriera bancaria, entrò nel 1860 nell’Ordine dei Fatebenefratelli e qualche anno dopo, venne inviato da Pio IX a restaurare l’Ordine in Spagna, dove era stato soppresso. Menni non solo compì efficacemente la missione affidatagli ma, con l’aiuto di due giovani donne di Granada, Maria Angustias Gimenéz e Giuseppina Recio, fondò una nuova congregazione di suore “ospitaliere”, affidando loro la missione di assistere e servire le malate mentali (a quei tempi non contemplate dalla missione dei Fatebenefratelli). Benedetto Menni morì a Dinan, in Francia nel 1914; Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato nel 1985 e Santo nel 1999. Oggi le Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù si occupano di assistere malati mentali, disabili fisici e psichici, anziani con problemi psichici e infermi in tutte le parti del mondo: dalla Spagna, al resto dell’Europa, all’America Latina, all’Africa, alle Filippine. La loro missione si basa su alcuni punti fermi: la persona che soffre è il centro dell’azione ospedaliera; l’attività assistenziale coniuga scienza e umanizzazione, tenendo conto della persona in tutte le sue dimensioni, ed è guidata dal rispetto e difesa della vita e dai principi dell’etica e della morale cattolica. La Casa di Albese con Cassano è stata aperta nel 1955 nella ex-villa Bassi-Roncaldier e successivamente ampliata con l’aggiunta del corpo principale a Y prospiciente via Roma. Attualmente ospita una RSA (residenza sanitaria assistenziale) Nucleo Alzheimer, Nucleo stati vegetativi persistenti e gravi disabilità, una Residenza Sanitaria Disabili (ex-centro Residenziale), un Centro Diurno, un Dipartimento di neuroscienze cliniche, l’Unità operativa di Riabilitazione specialistica psichiatrica, un Centro Prelievi aperto al pubblico. È sede di tirocinio per studenti di corsi di formazione professionale e di laurea in infermieristica delle Università dell’Insubria e di Milano Bicocca. nuazione quotidiana dei precedenti impegni personali di studio e lavoro; il servizio agli ospiti che porta alla costruzione di una significativa relazione di accoglienza e aiuto, la preghiera e il discerni- mento. È allo studio la possibilità di continuare gli incontri con i gruppi di giovani che hanno partecipato a questi momenti con appuntamenti mensili di mezza giornata di confronto, preghiera e ri- flessione. Per informazioni: suor Giovanna, telefono 3479088794, indirizzo mail [email protected]; Giancarlo e Maria Cristina tel. 347-6368575, email [email protected]. LOMAZZO SABATO 27 MARZO Festa dei compleanni in Casa di riposo S abato 27 marzo, nella Casa di via Del Laghetto 9, come tutti i sabati di fine mese, si festeggeranno gli ospiti che hanno compiuto gli anni nel mese di marzo. La festa, organizzata dal servizio di animazione della casa con la collaborazione dei volontari, avrà inizio alle ore 15.30. Il pomeriggio sarà allietato dalla musica e dalla simpatia del signor Michele Orizio di Cermenate. Vi potranno partecipare parenti, amici, volontari e chiunque altro vorrà intervenire. Gli ospiti festeggiati saranno: Vergani Giuseppe (70 anni), Mazzola Maria Bambina (72 anni), Farina Giuseppina (77 anni), Como Giuseppa (77 anni), Frangi Enzo (79 anni), Zanini Caterina (79 anni), Borghino Adelaide (82 anni), Moltrasio Cesare (82 anni), Pedrana Rosa (82 anni), Rampoldi Lucia (82 anni), Premoli Paolina (83 anni), Seminari Pasqualina (85 anni), Bottoli Piera (86 anni), Monti Bruna (89 anni), Tomei Giovanna (89 anni), Corengia Mariuccia (90 anni), Cattaneo Iolanda (90 anni), Pironato Clara (90 anni), Pinna Luigi (93 anni). ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al numero verde 800-087897 CRONACA P A G I N A 29 Lago&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 È DI CARLO INNOCENZO CARLONI (1686-1775) Zelbio, restaurata la pala dell’altare La pala altare inserita nella cornice dopo il restauro. In basso il particolare di uno stucco prima della pulitira ei giorni scorsi si sono conclusi i lavori di restauro della pala d’altare dedicata alla Conversione di San Paolo promossi da padre Armando Favero OMI amministratore parrocchiale e grazie alla generosità dalla comunità di Zelbio, piccola entità territoriale posta sulle alture del triangolo Lariano, lungo la via che da Nesso porta al Pian del Tivano. Zelbio (802 s.l.m.), in dialetto Gelbi, è oggi principalmente una meta turistica. N NOTIZIE STORICHE La Comunità parrocchiale di Zelbio fa parte della diocesi di Como e più precisamente della Pieve di Nesso. Fu eretta il 20 marzo 1617 smembrandola dalla Parrocchia di Nesso in concomitanza alla consacrazione della Chiesa dedicata alla Conversione di San Paolo. L’edificio Parrocchiale conserva una serie di elementi caratteristici del Seicento, rispondendo di nome e di fatto alla volontà di riaffermazione del culto Cattolico (Controriforma) e ponendosi ad argine della dilagante riforma proveniente dalle terre elvetiche e germane. L’edificio ha sicuramente una storia più antica, testimoniata nel 1593 dal Vescovo Ninguarda durante una Visita Pastorale, nella quale descrive la Pala d’Altare raffigurante una Deposizione con accanto i Le opere sono state promosse da padre Armando Favero, amministratore parrocchiale, e rese possibili grazie alla generosità della comunità locale di dott.Monica Capuano (di Carimate) e dott. Claudia Panzeri (di Montano Lucino) Santi Pietro e Paolo, oggi in parte trasferita sull’altare dell’antico Oratorio di SS. Primo e Feliciano in Zelbio. Nella Visita Pastorale del 1745 del Vescovo Cernuschi, viene descritta l’attuale Pala d’altare, un olio su tela raffigurante la Conversione di San Paolo, eseguito da Carlo Innocenzo Carloni (Scaria d’Intelvi 1686, muore nel 1775), appartenente ad una delle più prolifere famiglie d’artisti del territorio comasco. IL RESTAURO La pala d’Altare è oggi riportata al suo originale splendore dalle Restauratrici dott. Monica Capuano e dott. Claudia Panzeri, con la supervisione della Soprintendenza per i beni storico artistici ed etnoantropologici di Milano nella persona del Soprintendente dott. Daniele Pescarmona. L’opera di conservazione e restauro della pala è iniziata nel novembre del 2009 ed è terminata nel marzo 2010 ed ha riguardato la tela e gli stucchi della cornice. L’intero restauro è stato finalizzato al recupero degli aspetti cromatici dell’opera ed alla sua conservazione. Un attento studio preliminare e analisi chimiche condotte in laboratorio ci hanno permesso di valutare con precisione lo stato di conservazione dell’opera, determinando la tipologia d’intervento necessario al fine della tutela del bene. Il telaio era in pessimo stato, ormai inadeguato alla sua funzione di supporto, e si presentava fragile per una tarlatura diffusa e la presenza di marciscienze. La tela, al contrario, si presentava in discreto stato di conservazione, tanto che si è optato per non rifoderare il dipinto, sono state semplicemente applicate delle bande laterali di tensionamento, che hanno permesso e facilitato il tiraggio e l’applicazione della tela su un nuovo supporto adeguato. L’intervento più importante e significativo che ha caratterizzato il restauro del quadro è stato quello di pulitura della tela (film pittorico), che ha riportato alla luce i colori originali offuscati da uno spesso strato di polveri e nero fumo. Il ritocco è stato minimo. Concluso il restauro della tela, dopo un sopralluogo del dott. Pescarmona, è stata concordata la completa pulitura della cornice realizzata in stucco in opera. La cornice in stucco bianco, con modanatura semplice è arricchita con volute in foglie d’acanto e putti, ed al centro in un cartiglio posto sulla sommità del dipinto campeggia la scritta VAS ELECTIONIS EST MIHI ISTE ACT IX (colui che è stato da me eletto atto degli apostoli capitolo 9) che fa riferimento proprio a San Paolo e alla sua Conversione, si presentava ridipinta con un colore giallo che annullava il valore plastico delle modanature e dei putti dello stucco. Si è quindi operato con un lavoro di scialbo degli IL LARIO E LE SUE VALLI CON VALERY A MENAGGIO STAGIONI TERRESTRI E CELESTI A SOLZAGO CON IL GRUPPO ASTROFILI LARIANI “Il Lario e le sue valli” è il titolo della mostra delle miniature e degli acquerelli di Valery (Silvana Azimonti Valerio) che sarà aperta da mercoledì 31 marzo a domenica 11 aprile presso la Sala Mostre in piazza Garibaldi a Menaggio. Una rassegna di piccoli quadretti, grandi come il palmo di una mano, che catturano i colori, le atmosfere, le suggestioni dei panorami del lago di Como, accanto a delicati acquerelli raffiguranti sempre il Lario e la sua gente, colta nelle loro attività tipiche: il pescatore, l’impagliatore di sedie, le donne nei costumi tradizionali, regalano un affascinante viaggio pittorico alla scoperta degli angoli più suggestivi e talvolta meno conosciuti del nostro territorio. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni con i seguenti orari: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì, ore 10.00-12.00 e 15.0019.00; venerdì, sabato e domenica ore 10.00-12.00, 15.00-19.00 e 21.00-23.00. Venerdì 26 marzo, con inizio alle ore 21.15, presso il Centro Civico “Borella” di Solzago di Tavernerio, il Gruppo Astrofili Lariani, nell’ambito del corso introduttivo all’Astronomia 2010, propone “Stagioni terrestri e celesti”. In questa terza lezione si approfondirà la geografia comparata per comprendere le cause del moto apparente della volta celeste legato a quello reale del nostro pianeta e conoscere le variazioni del cielo con il cambio delle stagioni. Seguirà l’osservazione della Luna e di Saturno dal cortile del Centro Civico. L’ingresso è libero. Per informazioni, la sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova in via Risorgimento, 21 a Tavernerio, presso il Centro Civico “Rosario Livatino”; tel. 3280976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: astrofili_lariani@ virgilio.it; sito web: www.astrofililariani. org. stucchi che ha evidenziato come questi siano coevi al dipinto e realizzati probabilmente dallo stesso Carloni. La Comunità e Padre Armando Favero sono ora in attesa della visita pastorale in programma nei prossimi mesi. RONAGO IN PREGHIERA A 23 ANNI DALLA MORTE DI PADRE AMBROSOLI Nella chiesa parrocchiale di Ronago il 26 marzo si prega per il 23° anniversario della morte del Servo di Dio, padre Giuseppe Ambrosoli. Ventitre anni fa, il 27 marzo 1987, moriva in Uganda il missionario , sacerdote e medico, padre Giuseppe Ambrosoli. In questo mese, il 26 marzo alle ore 18, a Ronago, suo paese natale, verrà celebrata una Messa per ricordarlo e per ringraziare Dio che per mezzo suo ha compiuto meraviglie.. Tutta la popolazione assieme ai familiari , ai confratelli comboniani pregherà attorno alla mensa eucaristica per chiedere a Dio anche la grazia della sua beatificazione. La santa messa sarà presieduta da padre Egidio Tocalli che per 23 anni fino al 2008, ha continuato l’opera di padre Giuseppe presso l’ospedale ugandese di Kalongo. P A G I N A 30 CRONACA ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 STRADE SULLE PROVINCIALI E LE STATALI Cantieri per la viabilità locale L o scorso mese di luglio avevamo dato notizia dei lavori allora iniziati a Caravate per la costruzione della bretellina di collegamento tra la Strada provinciale 1 “del chiostro di Voltorre” e la Strada provinciale 32 Dir 1 “della Monvallina” (Sangiano – Gemonio). È un breve collegamento diretto tra le due strade lungo circa 500 m, costituente il IV lotto della prosecuzione della SP 1. La bretella che avrà origine dalla rotonda già oggi esistente all’altezza della cementeria Colacem, lungo la SP 1, scenderà sino a raccordarsi con la SP 32 Dir 1 sulla quale si innesterà con un’adeguata rotatoria. I lavori allora iniziati, finanziati ed eseguiti direttamente dalla ditta Colacem a seguito di un accordo sottoscritto col comune di Caravate, avevano permesso la predisposizione del tracciato e del sottofondo della strada e si erano, poi, subito conclusi. Solo nelle ultime settimane il cantiere ha ripreso vita e si sono rivisti all’opera mezzi ed uomini per proseguire l’opera. Lungo il lato nord della provinciale che collega Gemonio con Caravate, infatti, si sta realizzando il marciapiede a protezione dei pedoni, mentre nel punto di incrocio tra la bretellina e la Strada provinciale 32 Dir. 1, sta prendendo forma la prevista rotonda. L’intervento - commissionato dal comune di Caravate e progettato dallo studio tecni- co Ambrosetti di Varese dovrebbe terminare entro il prossimo 30 settembre e comporterà un investimento di oltre 133mila euro. L’impresa esecutrice è la Stievano Vittorio e figli snc di Varese. Circa 300 metri prima di questo cantiere, nel punto in cui la Strada provinciale n° 32 Dir. 1 si stacca dalla SS 394, in comune di Gemonio è attivo dallo scorso 15 febbraio un secondo cantiere, questa volta gestito dal settore viabilità e trasporti della Provincia di Varese ed appaltato all’impresa Bianchi di Aosta. Anche qui si sta realizzando una rotatoria che fluidificherà il traffico tra le due strade. L’importo totale dell’opera è di quasi 249mila euro, mentre il tempo utile per la sua realizzazio- ne è stimato in cinque mesi. In questi giorni le macchine operatrici, dopo lo sbancamento dell’area limitrofa all’incrocio, stanno sistemando il sottofondo della nuova rotatoria e posando i re- lativi sottoservizi, intanto i passanti possono avere la visione completa dell’intervento osservando la gigantografia dell’opera finita che la Provincia ha posizionato proprio a lato dell’area di cantiere. VARESE PRESENTATO UFFICIALMENTE ALL’INZIO DI QUESTA SETTIMANA Al via uno sportello anti-stalking el pomeriggio di martedì 23 marzo è stato ufficialmente presentato lo Sportello anti-stalking della provincia di Varese. L’assessorato alla Sicurezza e Protezione Civile di Villa Recalcati, in sintonia con il Comune di Varese e l’assessorato a Sicurezza e Polizia locale, anch’esso impegnato sul fronte sicurezza, hanno lavorato per concretizzare un progetto per contrastare lo stalking, un fenomeno in continua crescita negli ultimi anni e particolarmente pericoloso per le vittime di questo tipo di molestie. Lo sportello verrà attivato nelle prossime settimane, mentre a inizio settimana è stato organizzato anche un convegno dal titolo “Stalking: quando la relazione diventa violenta”. «È questo un problema molto più diffuso di quanto si possa pensare – ha dichiarato l’assessore provincia- N le a Sicurezza e Protezione civile Rienzo Azzi – Provincia e Comune di Varese hanno lavorato con grande impegno alla realizzazione di questo progetto, che prevede la creazione di un luogo fisico riservato dove le vittime di questa violenza possono esporre il problema e avere supporto legale e psicologico in massima sicurezza. Vorrei anche sottolineare l’aspetto culturale che ha portato a questa iniziative. Da un lato, infatti, è emerse la necessità di informare le vittime dell’esistenza di una legge e dall’altro c’è la volontà di far percepire loro la vicinanza concreta delle istituzioni». Al fianco degli Enti pubblici locali c’è un’organizzazione di specialisti, che opera su scala nazionale e che valuta i casi segnalati. Una volta appurato la presenza di stalking, le vittime vengono indirizzate allo sportello, dove po- tranno trovare l’adeguato supporto fornito da psicologi, avvocati e forze dell’ordine. L’assessore comunale di Varese a Sicurezza e Polizia locale Fabio D’Aula osserva che: «Lo sportello è il risultato di un grande lavoro di squadra tra Comune e Provincia di Varese. Crediamo che lo stalking sia una problematica da non sottovalutare e offrire l’opportunità alle vittime di porre fine a questo tipo violenza è un impegno che le istituzioni coinvolte si sono prese con piena consapevolezza». Lo sportello avrà una posizione logistica strate- gica, ovvero sarà aperto in una zona centrale della città e al contempo protetta, al fine di garantire la massima sicurezza e riservatezza alle vittime che vi si rivolgeranno. Nel percorso di progettazione, un’importante ruolo è stato ricoperto dalla Commissione Sicurezza della Provincia di Varese rappresentata in conferenza stampa dal presidente e consigliere provinciale Elena Sartorio: «Da tempo si parla di stalking, ma è il venuto il momento di fare qualcosa di concreto per contrastare la violenza e dare risposte efficaci alle vittime». VIA CRUCIS GIOVANI Organizzata dalla Commissione Giovanile di zona, si svolgerà sabato 27 marzo, a Cassano Valcuvia l’abituale Via Crucis zonale per i giovani che insieme saliranno sulla collina di San Giuseppe, meditando la Passione di Gesù. IL CAMMINO DELLA QUARESIMA LA DEVOZIONE AL SANTISSIMO CROCIFISSO DI COMO Passando in rassegna nell’archivio storico don Guanella di Como i primi anni della “Divina Provvidenza”, il bollettino informativo e formativo voluto dal nostro sacerdote, mi sono soffermato sulle cronache riguardanti l’apostolato del Cardinal Ferrari, vescovo di Como dal 1891 al 94, il quale fu amicissimo dell’Opera Guanelliana e confidente prezioso del prete valchiavennasco. Ebbene, ho letto con interesse dalle cronache riportate, quanto fosse viva in Lui anche la devozione verso il SS. Crocifisso; una devozione che egli aveva sin da piccolo e che aveva poi accompagnato il suo cammino verso il sacerdozio. Come vescovo di Como non poteva certo mancare quella verso il Santissimo Crocifisso, custodito nella bella Basilica Romana Minore dell’Annunciata in viale Varese. Nelle nostre zone pochi conoscono questo santuario e tanto meno il culto verso questa Santa Croce, che trova appunto massima espressione durante la Settimana Santa. Eppure questa devozione è antichissima e partecipata assai da tutta la cittadinanza e non solo. Val la pena di ricostruirne la storia miracolosa. Alla primitiva chiesa sorta fuori le mura cittadine, oltre il grande fossato difensivo, venne donato nel 1300 un Crocifisso ligneo, che aveva accompagnato dei pellegrini a Roma, quando a quei tempi quello del pellegrinaggio era un viaggio avventuroso e pieno di incognite. Il miracolo avvenne nel 1529 durante la processione del Venerdì Santo, voluta come consuetudine anche dai monaci Celestini ai quali venne affidata la chiesa nel 1400. Lungo il percorso devozionale la processione si fermò dinanzi ad una catena tesa su di un ponte, che era stata lì collocata per impedire le scorrerie nemiche, e che ora ostacolava il prosieguo dei fedeli. L’uomo che precedeva la processione toccò la catena colla croce e questa si ruppe. La voce dell’episodio così straordinario si propagò e il Crocifisso da allora in poi fu ritenuto dispensatore di miracoli e di grazie e la chiesa dell’Annunziata diventò per il popolo il Santuario del Santissimo Crocifisso. L’edificio ampliato in seguito nelle attuali forme neoclassiche, fu assegnato nel 1891 dal cardinal Ferrari ai Padri Somaschi. I quali rilanciarono il culto del Santissimo Crocifisso che si era in parte offuscato. Anche durante l’ultima guerra si invocò la protezione della santa Croce dalle bombe nemiche, e nessuna bomba cadde su Como e tanto meno sulla splendida sua cattedrale. L’interno della Basilica è ampio e armonioso. Vi sono opere di pittura di un certo valore, quali quelle del varesino Morazzone e del Carloni. Così come ogni anno anche quest’anno si ripetono le solenni funzioni della Settimana Santa con una partecipazione notevole di fedeli. Dalla Domenica delle Palme al Martedì Santo, giornata che vede l’esposizione dinanzi all’altare Maggiore del Santissimo Crocifisso, per poi giungere al Venerdì della Passione con la solenne processione, lungo alcune vie cittadine, del Crocifisso. Segue poi la veglia di preghiera che culminerà con la giornata della Resurrezione. All’esterno numerose bancarelle danno tono gioioso al periodo pasquale. SERGIO TODESCHINI ELEZIONI NELLE VALLI VARESINE Alla tornata elettorale del 28-29 marzo un solo comune della Valcuvia è chiamato ad eleggere anche il proprio sindaco: Gemonio. In questo comune sono quattro le liste presenti: Tradizione, Territorio, Cittadino che ripropone Fabio Felli, sindaco uscente, come primo cittadino; Proposte Nuove che vede capolista Antonio Franzetti, già sindaco del paese per quattro mandati; Uniti e Presenti che ha in Alberto Mailli il capofila; Gemonio 2010 - una lista di giovani - che sostengono la candidatura a primo cittadino di Adriano Carini. AIMC: GITA NEI GRIGIONI A completamento del corso di aggiornamento in “Storia e arte tra mondo antico e medioevo” promosso dall’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC), sez. di Besozzo, l’organizzazione propone per domenica 18 aprile una visita di studio in Svizzera, nel Canton Grigioni, guidata dalla docente del corso prof.ssa Paola Viotto, insegnante ed esperta d’arte. Il programma prevede la partenza da Besozzo alla ore 6.30 con rientro fra Varese e Besozzo alle ore 20.30-21.00. Mete dell’escursione, tra l’altro, Zillis, Thusis e altre mete di epoca medievale e carolingia. Quota di partecipazione, tutto compreso euro 60 o euro 65 per i non soci. Info: Laura Gavazzeni, telefono 0332-970.761; e-mail: [email protected]. Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A P A G I N A 31 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SONDRIO INCONTRO CON PIETRO SARUBBI, IL BARABBA DE «LA PASSIONE DI CRISTO» DI MEL GIBSON Una conversione inaspettata... La serata ha colpito non solo per i temi affrontati ma anche per l’estrema sincerità e familiarità dell’ospite SARUBBI, UNA TESTIMONIANZA VERA di PIERANGELO MELGARA incontro con Pietro Sarubbi, interprete di Barabba nel film La Passione di Cristo di Mel Gibson - proposto dal Centro culturale e sociale “Don Minzoni” di Sondrio in collaborazione con la parrocchia San Fedele di Poggiridenti - ha riscosso un grande successo di pubblico di tutte le età, che quella sera ha gremito la sala Vitali del Credito Valtellinese. A colpire è stato soprattutto il fatto che Sarubbi - presente con la moglie - con la libertà e la grandezza d’animo dei forti ha aperto il suo cuore come se si trovasse tra amici carissimi, rendendoli partecipi della sua vita e di ciò che gli era capitato girando quella scena. Ha raccontato la sua adolescenza difficile e ribelle, nonostante «la mia vita scorresse normale, con fratelli, sorelle e genitori normali, benché severi. Insomma, non c’era nulla di devastante o di particolarmente doloroso, però a me quella vita stava stretta». Così a tredici anni fuggì di casa, muovendo a compassione il padrone di un circo, recitando con intensa partecipazione una storia inventata sulla falsariga del personaggio David Copperfield. Ripreso e messo in collegio, ne fuggì due volte; messo in seminario nella speranza che si calmasse, fu rimandato a casa, perché allievo impossibile. A Napoli, lo ritroviamo coinvolto in una rissa, mentre sta mettendo in atto il suo tentativo di ritagliarsi un posto nella malavita. Qui, a salvarlo fisicamente e moralmente - fu l’incontro con un attore che, intuendone il talento, riuscì a far leva sul suo orgoglio e gli offrì la possibilità di recuperare gli anni perduti di studio e di frequentare l’Università popolare dello Spettacolo di Napoli, che preparava gli artisti alla recitazione, al teatro e alla regia. Divenuto attore, da quel momento la sua vita ebbe un indirizzo, ma nonostante il tempo passasse e ormai avesse quarant’anni, una compagna che amava e da cui era riamato, tre figli e un lavoro che gli piaceva, continuava a essere posseduto da una profonda inquietudine: era arrabbiato col mondo intero. L ’ Ma, ecco che nel 2003 Mel Gibson lo chiamò per un film e, in qualche modo, Sarubbi riuscì a sapere che avrebbe riguardato gli apostoli. Perciò prese il libro di catechismo del figlio maggiore, si rinfrescò la memoria sull’argomento e già s’immaginava di recitare nella parte di Pietro, «l’unico che sembrava avere le mie fattezze e, soprattutto, molto presente nel racconto evangelico, cosa che avrebbe fatto lievitare il mio cachet». Intuibile la delusione, quando seppe che avrebbe impersonato Barabba (patronimico aramaico che significa Figlio del Padre. Un indizio?, ndr.) e che, per di più, non avrebbe avuto neppure una battuta. Su questo Mel Gibson fu tassativo, «Perché - disse - non c’è nel Vangelo», affermazione che gli rivelò come il regista intendesse lavorare. «Esigeva da noi la più profonda e totale immedesimazione e, quando ci siamo arrivati, ci è scoppiato il cuore tanto profondo era il coinvolgimento: persone rotte a qualsiasi tipo di fantasia, persone che ne avevano viste di tutti i colori, ora, dopo la scena della flagellazione, erano incapaci di calpestare quel sangue finto; i tecnici, di solito grossolani negli atteggiamenti e nelle espressioni, di colpo avevano iniziato a parlare sottovoce, perché anch’essi, inconsciamente, erano rimasti colpiti da ciò che stava accadendo». Mel Gibson aveva chiesto che tutto il film passasse attraverso i loro occhi e, soprattutto, attraverso gli sguardi di Gesù come nel Vangelo. Così per girare la scena di Barabba appena liberato al posto di Gesù, chiese a Sarubbi che, mentre scendeva la scala del pretorio, fissasse su di Lui uno sguardo carico di stupore “vero”. Proprio a tale scopo quello era per tutti il primo incontro con GesùCaviezel, fino a quel momento impersonato dallo stesso Mel Gibson. «Tutto mi era venuto così bene, mi ero talmente immedesimato in quel pazzo scatenato, da dimenticarmi di guardare Gesù, quando avvertii un forte calore sulla spalla destra. Come attore mi girai pronto per la macchina da presa, che stava dietro Gesù, preparandomi a contrastare lo sguardo di chi mi avrebbe guardato come la causa della propria morte. Immaginavo che Gesù mi stesse guardando a quel modo; invece, nei suoi occhi scorsi una misericordia, una dolcezza, un’accoglienza che mi spiazzarono completamente. Per quella persona che ero, la cosa mi apparve innaturale e incomprensibile. Ne fui smarrito e rimasi per un minuto intero a fissare Lui che mi guardava a quel modo. Un minuto nella vita è niente, nel cinema un’enormità, ma nessuno aveva la forza di interrompere quella corrente che si era creata tra noi». Sarubbi non sarebbe più riuscito a scrollarsi di dosso quello sguardo di Gesù e la sua vita ne sarebbe stata cambiata. «Nonostante i tantissimi amici e conoscenti, non avevo nessuno cui raccontare quel fatto così grande. Non mi sentivo di dirlo neppure a mia moglie, né ai miei genitori che tanto avevano sofferto per i miei colpi di testa. Ma era anche straordinario che il mio personaggio, così secondario, continuasse ad interessare giornali e Tv». E fu proprio un articolo, in cui parlava di quello sguardo, a procurargli l’invito a cena da un sacerdote. In realtà, si ritrovò nel salone di un oratorio con trecento persone, prevalentemente giovani, e il sommo della meraviglia fu di vederle tutte felici e interessate alla sua storia e allo sguardo che gli aveva tolto il sonno. La meraviglia divenne sconvolgimento, quando gli spiegarono che a unirli era la consapevolezza che Cristo ci ama e l’amore per Cristo. «Quest’affermazione mi suonò assolutamente sconcertante e trasgressiva. Potevo ammetterla sulla bocca di un bambino che si prepara alla Prima Comunione, o di persone ormai di una certa età. Fui sconvolto che a pronunciarla fosse chi era nella pienezza del vigore e della consapevolezza di sé e così chiesi di capire». Era iniziata la seconda, straordinaria esperienza, in cui nelle circostanze quotidiane della vita avrebbe trovato risposta alle domande che da sempre aveva represso dentro di sé e a quelle suscitate da quell’incredibile esperienza vissuta sul set. La prima risposta la trovò aprendo a caso l’enciclica Deus caritas est (regalatagli da quel sacerdote): “Il Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso gli occhi di uomini in cui Egli traspare”. «Ecco la risposta alla domanda che mi faceva piangere da un anno. Non avevo mai pianto prima ed ora piangevo per ogni cosa: mi commuovevo ogni volta che rivedevo il film; piangevo perché non potevo ricevere l’Eucarestia, non essendo sposato; entravo in chiesa e mi fermavo all’ultimo posto, col cuore che scoppiava dal desiderio di avvicinarmi all’altare, ma non osavo, come quando non si sa come comportarsi in un luogo sconosciuto». Così decise di chiedere la cresima e di sposarsi in chiesa. «Oggi, la nostra vita è totalmente cambiata, viviamo nella fede, abbiamo battezzato il quarto figlio ed è arrivato anche il quinto. Litighiamo come prima, ma siamo felicissimi; a scuola i figli continuano ad andar male, però in casa c’è Una testimonianza vera, reale, intensa, quella di Pietro Sarubbi, nell’incontro organizzato venerdì 12 marzo dal Centro Culturale “Don Minzoni” di Sondrio rappresentato, da Aurelio Benetti, unitamente alla parrocchia di Poggiridenti di don Livio de Petri e con la mediazione di Ugo Colombo. L’attore, in arte Pedro, ha interpretato la figura di Barabba nel film capolavoro di Mel Gibson “The Passion”, sulla passione di Cristo, un film emozionante, così vero e drammatico, che non si lascia solo vedere, ma che nella sua forte tensione coinvolge l’animo di chi lo guarda, così come ha coinvolto e sconvolto l’animo di chi lo ha interpretato. E qui l’uomo-attore ha messo a nudo, di fronte a una platea gremita e con molti giovani seduti in terra ad ascoltare, la propria vita sbandata, spericolata, anche violenta, propria di un giovane che, come tanti oggi, purtroppo, cercano scorciatoie e credono nelle effimere chimere di un mondo sempre più ateo e che cercano risposte là dove non possono trovarle. L’attore, che sul set cinematografico pensava di recitare una finzione, improvvisamente si è ritrovato uomo di fronte a una realtà che inconsciamente cercava ma non riusciva a trovare. E, per quelle che sono le misteriose vie del Signore, tale verità gli si è dischiusa in quei pochi secondi di recitazione, in cui ha incrociato lo sguardo del collega attore che interpretava Gesù, uno sguardo che per lui in quel momento è apparso rivelatore, inquietante, che lo ha tormentato in notti insonni finché ha capito: le risposte che non trovava erano tutte lì nel Vangelo, il libro della vita e della verità. Ha incrociato lo sguardo di Cristo, quello sguardo tanto sottolineato nei Vangeli, specialmente dall’evangelista Marco che documenta come la fede non sia un salto nel buio, ma l’arrendersi a una evidenza che ci si presenta davanti agli occhi; lo sguardo che noi tutti siamo chiamati a ricercare soprattutto negli occhi del nostro prossimo. E da qui la riscoperta da parte dell’uomo-attore dei veri valori della vita, dal matrimonio, alla famiglia, ai figli, in una narrazione corredata anche da quel fine umorismo di origine napoletana, che ha suscitato nella platea sorrisi e risate, a dimostrazione che una vita vissuta nella ricerca e nel segno di Cristo non è necessariamente una vita da santi, ma può essere la vita di tutti i giorni, vissuta con la gioia e la pace nell’animo e soprattutto in quella libertà che il figliol prodigo della parabola ritrova solo nella casa del Padre. Sarubbi ha concluso la sua bella testimonianza sottolineando la serenità che vedeva negli occhi dei tanti presenti credenti, quella serenità da lui tanto cercata, e lasciando in noi il desiderio di vedere o rivedere “The Passion”, anzi, per meglio dire, di guardare quel film con gli occhi di chi cerca lo sguardo di Cristo. NORBERTO GUALTERONI una luce, un’armonia e una bellezza diverse. Certo, ho paura di abituarmi a tutto questo e la sera chiedo di risvegliarmi sempre con lo stesso entusiasmo e lo stesso desiderio. Eppure, sono sempre una “schifezza d’uomo” e non capisco come una tale fortuna possa essere capitata proprio a me. So di dover tutto a questo film e a chi, come voi, ha la pazienza di ascoltarmi in questi incontri, dove spesso le risposte non sono io a darle, ma mi sono suggerite da voi. Questa sera per me è stata una felicità enorme e il vero centuplo è che siete qui con questi vostri occhi così ricchi di fede e luminosi». Davvero il Regno dei Cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono! ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA MESSA CRISMALE A COMO GIOVEDÌ 1° APRILE Partenza col pullman da piazzale Bertacchi, a Sondrio, alle ore 7.30 (davanti alla stazione dei treni) e rientro alle ore 16.30 circa. Pranzo al sacco. Quota: 8 euro. Informazioni e iscrizioni fino ad e-saurimento posti telefonando a don Mariano (347-2989078). CRONACA P A G I N A Scuola Sondrio 32 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/9 Istituto Pio XII A lla fine dell’università, (circa 15 anni fa) sono stata catapultata per un breve periodo al doposcuola della “Pietro Imbasciati” (che è un asilo, ma offriva il servizio doposcuola ai bimbi delle elementari) di Sondrio. Fresca di una laurea in lettere mi sono trovata di fronte cinque ragazzini di 6-7 anni disposti a tutto pur di non affrontare i loro compiti di scuola! Forse è stato lì che ho deciso che non avrei mai insegnato…Per la prima volta ho percepito il dramma dell’educatore e dell’educazione: quale immane lavoro penetrare nella mente del giovane studente ed estrarre il suo desiderio di imparare, valorizzare i, talvolta tiepidi, segni dell’esistenza di un interesse!!! Qualche anno più tardi, dopo aver fatto tutt’altro lavoro, il dramma suddetto mi si è riproposto in termini meno eludibili: la nascita a raffica dei miei quattro figli. E, imponente, si è posta la domanda: “E adesso, come farò a tirarli grandi?”Certo si impara facendo, e i figli che crescono non lasciano tregua: devi dire loro perché stanno al mondo e qui casca l’asino. Prima devo dare io una risposta a tutte le domande che direttamente o indirettamente i figli fanno: Perché essere buoni? Perché fare fatica? Perché non essere prepotenti? Perché ubbidire? Perché perche? Bisogna ad un certo punto decidere se le risposte vuoi dargliele tu o farle dare da qualcun altro, semplice e terrorizzante. Insomma come e da chi far tirar grande i figli? Un ente nato dalla fusione di due realtà scolastiche: l’ala materna, storico asilo di Sondrio, e la scuola magistrale Pio XII DOVE Istituto Pio XII via Carducci, 12 Sondrio tel. 0342-200043 www.piododici.it [email protected] Visita del Vescovo, febbraio 2007 I ragazzi della media alle prese con l’Odissea Per fortuna avevo ed ho un marito e anche dei buoni amici che mi hanno impedito di comportarmi da struzzo. E cosi, sei anni dopo il fatidico doposcuola, mi sono ritrovata di nuovo alle soglie dell’ Imbasciati a iscrivere il mio primo bambino alla scuola dell’infanzia, non una qualsiasi, una che mi aiutasse a tirare su mio figlio come Dio comanda! Non mi sono mai pentita di avere scelto questo istituto che è cresciuto con il miei bambini, diventando “Il Pio XII” sempre con lo stesso obiettivo: educarli. non istruirli, farli crescere come persone dotandoli di criteri di scelta che fossero loro, di strumenti indistruttibili per costruire la loro personalità. Ora ho un bimbo in quasi ogni ordine di scuola: materna, elementare media, mi mancano nido e liceo, ma posso ancora riuscirci! Stimo molto chi ha la santa vocazione dell’educatore e ringrazio di cuore gli insegnanti che hanno accompagnato e accompagnano i miei ragazzi, perché mi impediscono di rimettere il problema dell’educazione nelle loro mani: non mi danno tregua nel confronto serrato che permette di far uscire il meglio da ciascuno. Talvolta siamo tutti presi dalle cose da fare, dalle corse di tutti i giorni per arrivare dappertutto, e ci dimentichiamo per chi le stiamo facendo; la nostra famiglia diventa L’ISTITUTO OGGI La Cooperativa Nicolò Rusca gestisce oggi, con il supporto di personale accuratamente selezionato e altamente qualificato cinque ordini di scuola: Asilo nido Ala Materna, Scuola dell’infanzia Pietro Imbasciati Scuola Primaria Don Primo Lucchinetti Scuola Secondaria di Primo Grado Maria Cecilia Turchi Liceo Scientifico Pio XII L’attenzione ad ogni esigenza delle famiglie ha portato a stabilire un orario ampio e flessibile. Nido e scuola dell’infanzia hanno orari fra i più estesi (7.30-17.30) nella realtà sondriese . La Primaria ha un offerta di flessibilità oraria con quattro diversi tipi di temposcuola su cinque giorni. La Secondaria di primo grado ha il tempo scuola su cinque giorni e offre la possibilità di refezione anche per i giorni senza rientri. L’anima dell’istituto è caratterizzata da una particolare sguardo alla singola persona in ogni aspetto del tempo che trascorre a scuola, che si declina, per esempio,in un momento per il sonno dei bambini alla scuola dell’infanzia, in due sportelli con psicologi, rivolto a genitori e alunni adolescenti (primo grado e liceo) e nello studio assistito: un gruppo di insegnanti del Liceo, in modo del tutto volontario, rientra un pomeriggio la settimana per seguire e aiutare gli studenti che lo desiderano. Sono previsti, inoltre, percorsi di recupero motivazionale e di approfondimento al Liceo e alla Media. E’ stabilito un rapporto molto trasparente e di collaborazione con le famiglie anche attraverso il Registro voti e assenze on-line per i genitori del Liceo. La politica tariffaria punta a premiare la fedeltà delle famiglie con sconti crescenti a chi riscrive i figli a ordini di scuola successivi e notevoli agevolazioni per il numero di fratelli iscritti contemporaneamente all’istituto. una nebulosa che offusca le giornate e paradossalmente è proprio questa scuola che mi ricorda quanto è importante l’attenzione per la singola persona la sua singola esigenza… con gli orari lunghi e flessibili, fino ad arrivare al portafoglio, con simpatiche riduzioni (apprezzatissime dalla sottoscritta) che crescono al crescere del numero di figli e della fedeltà ai diversi ordini di scuola. Quanti miei errori “educativi” sono venuti a galla da quando sono finita nell’orbita di questo istituto, quanti aggiustamenti nel modo di guardare i figli, quanta ricchezza nel farsi compagnia nell’avventura di crescerli. Altrimenti il sacrificio economico sarebbe ingiustificato!!! Al liceo vadano dove vogliono, ma pare che qui non sia malaccio… LA STORIA L’attuale Istituto Pio XII è costituito dalla fusione di due realtà scolastiche: l’ala materna, storico asilo di Sondrio e la Scuola magistrale Pio XII. La prima, nata agli inizi del ‘900 come orfanotrofio, grazie alla congregazione delle Pie Figlie della Sacra Famiglia, fu successivamente trasformata in scuola materna con annessa sezione di Nido. Nel 1991, a fronte dell’impossibilità delle suore di continuare l’opera educativa intrapresa, è stata rilevata in gestione dall’Associazione Educativa Pietro Imbasciati. La scuola materna ospitava allora 56 bambini più 31 al nido. La Scuola Magistrale Pio XII, istituita a partire dagli anni ’60 nello stabile di proprietà delle Suore della Santa Croce, è stata gestita da un’associazione romana (A. E. I.), titolare di gran parte delle “licenze” di scuola magistrale in Italia, fino al 1999. In quell’anno l’Associazione fallì improvvisamente e la scuola parve destinata a sicura chiusura, proprio quando si sarebbe attivato il Liceo della Comunicazione (creato dal Ministero allo scopo di sostituire, soprattutto col suo indirizzo sociale, la magistrale divenuta ormai obsoleta). Nel giro di poche settimane occorse costituire una Cooperativa che rilevasse, dopo un passaggio legale fra AEI e Provincia Italiana delle Suore della Santa Croce, la gestione della scuola. Nacque così nel luglio del 1999, per iniziativa di un gruppo formato da amici della scuola, docenti e genitori, la Cooperativa Rusca. Dall’anno scolastico 2003-2004 la Cooperativa ha rilevato la gestione dell’Ala Materna in quanto la vicinanza fisica, ma soprattutto ideale delle due realtà scolastiche sembrava promettere, come si sta verificando, un perfetta sintonia e sinergia. Questo passo ha dato vita ad un percorso educativo dalla tenera età al mondo dell’istruzione superiore senza uguali in Provincia di Sondrio. Fondamentale è stato ed è l’apporto delle famiglie: la primaria è nata infatti dall’esplicita richiesta delle famiglie della scuola dell’infanzia che hanno manifestato il desiderio di continuità educativa per i propri figli. La secondaria di primo grado (la “media”), ultima nata, è sorta in anticipo rispetto alle previsioni, anche in questo caso per esplicita richiesta di un congruo numero di genitori. Il nome Pio XII della Scuola Magistrale è passato così a indicare tutto l’Istituto nel suo complesso, anche se la primaria e la secondaria di primo grado sono intitolate rispettivamente a Don Primo Lucchinetti, fondatore delle Pie Figlie e a Maria Cecilia Turchi una docente, mamma di tre ragazzi, prematuramente scomparsa dopo una breve ma intensa vita, illuminata da una fede semplice e forte. Nel frattempo la Cooperativa si è trasformata in Cooperativa sociale onlus e ha acquisito, come ente di formazione, la certificazione di qualità ISO 9001:2008. Anche il Liceo, prima scuola superiore in provincia, ha acquisto tale certificazione per i servizi di istruzione e, in base alla riforma dei licei, si trasforma in Liceo Scientifico a partire dal prossimo anno scolastico. Una mamma IL LICEO PIO XII: SCIENTIFICO DI NOME E DI FATTO Il liceo della comunicazione, come tutte le sperimentazioni arriverà a conclusione del proprio ciclo, mentre dalla prima classe del prossimo anno scolastico prenderà avvio un nuovo liceo scientifico che intende salvare l’esperienza positiva della sperimentazione precedente con qualche elemento di novità. Il liceo avrà infatti sia l’opzione base (con latino) sia quella delle scienze applicate (più ore di scienze, senza latino). Le due opzioni saranno a loro volta articolate in due sotto-opzioni: la prima (quella che prevede lo studio del latino) sarà divisa fra sociale (con due ore di pedagogia e psicologia dalla prima alla quarta) e giuridico-economica (ore di diritto-economia dalla prima alla quarta); la seconda (quella di taglio ancora più scientifico) si strutturerà fra quella che prevede il semplice rafforzamento di materie come fisica e scienze e quella che aumenta le ore di educazione fisica e attività sportiva. Si tratta dell’opzione sportiva per la quale il “Pio” è stato meglio conosciuto in questi anni, anche per aver avuto fra i propri alunni campioni dello sci come la morbegnese Irene Curtoni. Tutte le quattro opzioni prevedono un’ora in più di inglese con docente madrelingua. L’intendimento è quello di arricchire il percorso liceale di ogni alunno per aiutarlo a trovare la propria strada. La caratteristica fondamentale del Pio XII è porre ciascun ragazzo al centro del progetto educativo. E’ uno stile che viene da lontano ed è legato alle scelte valoriali della scuola e alla la sua storia. CRONACA Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 P A G I N A 33 CHIAVENNA TANTI I MOMENTI IN CALENDARIO PER LA PEREGRINATIO DIOCESANA DELLA SANTA DI LISIEUX Una grande partecipazione di fede per Santa Teresina hiavenna e la Valchiavenna hanno accolto con viva partecipazione e sincera devozione le reliquie di santa Teresina di Gesù Bambino, giunte in città la sera del 16 marzo e rimaste fino al pomeriggio del giorno successivo. Una presenza speciale che ha suscitato non solo curiosità ma ha smosso la pietà di tanti fedeli che si sono raccolti attorno all’Urna delle Reliquie per esprimere la loro devozione verso la piccola-grande santa francese, ancora capace di parlare al cuore dell’uomo moderno, bisognoso di speranza e di una strada percorribile per incontrare il Signore Gesù. Quella, appunto, che santa Teresina ha sperimentato personalmente, la così detta “Piccola via”, praticata dopo aver scoperto che al centro del messaggio evangelico Gesù ha messo i “pic- C coli”, come bene sottolinea la famosa espressione: “se non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. Per non ridurre il passaggio delle reliquie a un semplice atto devozionale ma trasformarlo piuttosto in una preziosa occasione alla scoperta del valore e soprattutto della spiritualità di questa santa, le comunità cristiane della valle si sono preparate ascoltando una bella riflessione del prof. don Saverio Xeres che ha presentato, con il suo stile coinvolgente, il fascino dell’esperienza religiosa di santa Teresina. Inoltre, chi voleva saperne di più ha avuto a disposizione anche la proiezione del film “Therèse” del registra francese Cavalier. Per la Valchiavenna la straordinaria presenza delle Reliquie di Santa Teresina ha voluto essere anche un omaggio a suor Maria Laura, in questo anno del decennio della sua tragica morte. Al battesimo, infatti, aveva ricevuto i nomi di Elsa Teresina. E di quest’ultima la suora era diventata una fervente ammiratrice e soprattutto aveva cercato di imitarne la spiritualità. Chi conosce gli scritti di suor Laura ritrova facilmente in essi tanti richiami allo stile di santa Teresina. Per queste varie ragioni tanta gente ha voluto presenziare ai diversi momenti di preghiera previsti dal programma, a cominciare dalla solenne Concelebrazione del martedì sera in San Lorenzo, alla Messa del mattino dopo in San Fedele per gli anziani e gli ammalati, fino a quella di congedo del pomeriggio. Sorprendente è stata la partecipazione ad alcuni momenti specifici, come le adorazioni eucaristiche serali e diurne, e la veglia notturna curata da alcuni gruppi. Entusiasmante è stata poi la partecipazione dei bambini e dei ragazzi, provenienti da tutta la valle, che hanno riempito la chiesa di San Fedele nel pomeriggio di mercoledì per il loro momento di preghiera guidato da don Stefano. In conclusione si può giustamente dire che questa peregrinazione delle Reliquie di Santa Teresina sia stata per Chiavenna e la sua valle un evento di grazia di cui benedire il Signore. VILLA DI CHIAVENNA INTITOLATA A FRANCESCO LUCCHINETTI Inaugurata la nuova Caserma È toccato al figlio Daniele Lucchinetti e ai pronipoti Federico e Anita il compito di scoprire le targhe della caserma dei carabinieri di Villa di Chiavenna intitolata a “Francesco Lucchinetti, medaglia di bronzo al valore militare”. Nella mattinata di domenica scorsa, la caserma della località Dogana, recentemente ristrutturata, ha accolto una cerimonia dedicata alla memoria di un militare noto e apprezzato in tutta la Valchia- venna. La figura di Francesco Lucchinetti, carabiniere nato e vissuto a Piuro, comune che insieme a Villa costituisce la giurisdizione di competenza della stazione, raccoglie l’attenzione di moltissime persone e in particolare dei colleghi carabinieri, tanto che la sezione di Chiavenna dei carabinieri in congedo porta da tempo il suo nome. Dopo avere preso parte alla Grande Guerra, durante la guerra di Libia, nel febbraio del 1924, fu decorato dell’alta onorificenza per le sue eroiche gesta. Rientrato in patria partecipò anche alla Seconda guerra mondiale e alla Resistenza. Dopo la fine del conflitto ricoprì l’incarico di presidente della sezione locale dell’Associazione nazionale carabinieri. Pier Luigi Gabrielli, comandante provinciale dei carabinieri, si è soffermato sull’impor- tanza della figura di Lucchinetti, in particolare per i giovani. «Ricordiamo un esempio di attaccamento alla patria e alla propria comunità - ha detto -. Questa testimonianza di eroismo ci permette di imprimere nelle nuove generazioni il rispetto dei valori della patria e il senso del dovere. Attraverso la valorizzazione del ricordo si creano i presupposti per una società migliore, fondata su valori sani e pacifici». Luigi Boni, presidente della sezione di Chiavenna dei carabinieri in congedo, realtà che riunisce nella città del Mera cento persone, ha ricordato l’impegno profuso da Lucchinetti nell’Arma e nell’associazione. Giglio Maraffio, primo cittadino di Villa, ha proposto un intervento da sindaco e da ex-carabiniere. «Il nostro paese è un esempio di vita tranquilla e con dati sulla delinquenza confortanti a livello nazionale: merito della nostra gente onesta e lavoratrice, ma anche della presenza attiva dei nostri carabinieri e delle altre forze dell’ordine che fanno sentire tutelati i nostri cittadini». Paolo Lisignoli, sindaco di Piuro, ha espresso un ringraziamento a Lucchinetti e a tanti cittadini della valle che hanno combattuto su diversi fronti. «Onoriamo oggi un concittadino che è stato considerato un eroe, nel senso lato del termine, che va al di là di quanto dimostrato sul campo di battaglia - ha spiegato -. Eroe è per noi colui che fa fino in fondo il proprio dovere ed è pronto a sacrificarsi per un compagno o un’idea. Sono stati molti gli eroi della nostra valle, sia chi ha combattuto nelle guerre, sia chi ha affrontato per una vita in- tera le asperità del nostro territorio». Ma tra gli aspetti significativi della giornata non si può dimenticare la partecipazione delle autorità militari italiane - a cominciare dal prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari, dal capitano dei carabinieri di Chiavenna Salvatore Malvaso e dai marescialli Pietro Piccerillo e Danilo Acerra - e svizzere e da numerosi esponenti delle istituzioni e della politica locale, compresi alcuni candidati alle elezioni regionali, oltre a molti cittadini. «A nome della famiglia ringraziamo tutti i presenti e chi ha promosso questa manifestazione», ha spiegato Alessandra Lucchinetti, “madrina” dell’iniziativa. Anche la banda musicale di Villa ha preso parte all’iniziativa. S.BAR. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 SONDRIO AL POLICAMPUS IL CONVEGNO NAZIONALE DI GEDA «Intraprendenze» giovanili a confronto I l tema dei giovani ancora al centro del dibattito in Provincia di Sondrio. Immagino un’immediata reazione: ma che cosa si può dire di nuovo sui giovani, visto che a loro vengono dedicati ripetuti convegni, incontri, conferenze e discussioni? Eppure nel convegno nazionale che si è svolto presso il Policampus di Sondrio, nella giornata di venerdì 19 marzo, sia per l’autorevolezza dei relatori, sia per la partecipazione di alcuni tra gli esponenti più attivi (e riflessivi) della componente giovanile, sono emersi interessanti spunti, che meritano di essere segnalati. L’iniziativa, come ha illustrato il coordinatore dell’incontro Stefano Bertalli, è nata nell’ambito del progetto GEDA (Giovani Energie di Attivazione), in corso di attuazione da un paio d’anni e, in particolare, da un Laboratorio sociale che si è occupato di svolgere un’indagine approfondita sulla condizione giovanile. Il primo momento, quindi, ha voluto essere un confronto tra alcuni giovani e i rappresentanti delle istituzioni. Anche i successivi interventi non hanno avuto la consueta forma delle relazioni, ma si sono svolti sotto forma di interviste, sull’esempio dei talkshow televisivi. Una modalità certo più vivace nella forma, ma non diversa nella sostanza, perché, in pratica, chi si presenta ad un incontro ha già un suo discorso preparato ed è difficile che si inneschi un vero dibattito. Interessanti le riflessioni dei sindaci di Sondrio e di Morbegno. «Ogni volta che in Comune abbiamo preso delle iniziative a favore dei giovani – ha dichiarato Alcide Molteni – ho sempre avuto l’impressione di non centrare pienamente il bersaglio. Per questo si è voluto creare uno spazio come il Policampus, nel quale poi i giovani possono adottare le iniziative che L’INFELICITÀ DESIDERANTE DEI GIOVANI, L’INFELICITÀ SENZA DESIDERI DEGLI ANZIANI La frase tracciata dalla mano di un ragazzo sul muro di una casa a Roma: «Ridateci il futuro». Il romanzo di un autore tedesco, Peter Handke, scritto per ricordare la madre morta suicida. Un filo conduttore: l’infelicità, quella di un giovane romano che ha perso la speranza in un domani possibile, e quella, con esito tragico, di un’anziana signora che si è sentita privata di un futuro, a tal punto da decidere di negare se stessa. Da questi due ricordi ha preso l’avvio la conferenza del sociologo Aldo Bonomi, che si è svolta venerdì 19 marzo presso la sede dell’Unitre di Sondrio. Titolo: «L’infelicità desiderante dei giovani, l’infelicità senza desideri degli anziani». Giovani e anziani, dunque, con in comune il filo grigio di un’esistenza spenta. A dividerli mezzo secolo di storia che ha cambiato radicalmente il mondo. Un mutamento che il sociologo ha riassunto in un’ efficace immagine, quella dei «mezzi e dei fini». «Ricordiamo tutti come siamo usciti dalla guerra, tra le macerie e la penuria dei generi, alimentari e non. La nostra generazione, quella di noi che abbiamo superato i sessant’ anni, è, dunque cresciuta con “mezzi scarsi”. I “fini”, però, gli obiettivi, erano “certi” », ha detto Bonomi. «Nella penuria dei mezzi, noi giovani di allora avevamo un futuro da costruire basato su degli obiettivi sicuri, fonte di sicurezza e di appagamento: formare una famiglia, costruire una carriera professionale, far studiare i figli, conquistare la casa di proprietà. Sapevamo anche come si nasceva e come si moriva. Ora, invece, si può nascere in provetta e si discute dell’eutanasia». Trasformata dal mutare dei tempi, la realtà delle nuove generazioni si è addirittura capovolta. «Nella società della rivoluzione tecnologica», ha proseguito il relatore, «la generazione dei nostri ragazzi è cresciuta con mezzi abbondanti e fini incerti. Avvolti e forse ovattati dal benessere, non hanno, però, nessun obiettivo sicuro. I matrimoni falliscono, il lavoro non c’è o se c’è è precario, progettare un futuro è quasi impossibile. Ed ecco l’infelicità desiderante dei giovani: i desideri possono essere tanti, ma appaiono irraggiungibili. E a volte questi ragazzi che desiderano tutto, si alzano in volo, come Icaro, con le ali di cera verso il sole, per poi precipitare. E questo è il dramma dei tanti suicidi nella nostra valle». Chi, invece, è arrivato alla terza età della vita e pensa di aver esaurito tutte le sue possibilità, soffre di un’infelicità senza desideri. Non ha più un ruolo sociale, si trova spesso a vivere nella solitudine, non sa come raffigurarsi il domani. Di fronte a questo triste quadro, Bonomi propone una soluzione: un patto di solidarietà. «Giovani e anziani possono fare un’alleanza, costruire un’unione basata sul dialogo, sulla ricostruzione delle relazioni e sul reciproco ascolto, a partire proprio dai loro malesseri. Per gli anziani vuol dire darsi la possibilità di confrontarsi con l’ipermodernità, scoprire e inserirsi nel cambiamento, per viverlo. Per i giovani, recuperare le radici e la solidità di un passato, per far fronte al loro attuale spaesamento. Per tutti non avere paura del proprio disagio, ma avere il coraggio di dire che si soffre dentro ». Perché se i tempi sono particolarmente difficili, la comune sofferenza può trasformarsi in progetto. Insieme si può immaginare e costruire il futuro. MILLY GUALTERONI a loro sembrano più opportune». Ad Alba Rapella, invece, è stato chiesto quali siano gli ambiti nei quali i giovani possono svolgere compiti di responsabilità. Semplice, ha risposto: facendo parte delle varie associazioni, entrando a lavorare direttamente nella pubblica amministrazione e, naturalmente, diventando amministratori attraverso le competizioni elettorali. I progetti che vengono elaborati a favore dei giovani sono importanti, ha ricordato il responsabile regionale Antonio Fatigati, ma devono avere una continuità nel tempo e non essere dedicati solo alla soluzione di problemi temporanei. La Regione Lombardia cerca di promuovere i giovani talenti, premiando soprattutto l’imprenditorialità e sta sviluppando molto la rete degli ostelli. Stimolante, come sempre, l’intervento di Aldo Bonomi. Alcuni temi del suo discorso, però, sono stati da lui ripresi e ampliati nell’intervento tenuto lo stesso giorno presso l’Unitre di Sondrio e si possono quindi leggere nell’articolo dedicato a quell’incontro. Il sociologo si è rivolto in particolare a coloro che si occupano delle politiche giovanili. All’interno di questa componente so- ciale, ha affermato, si possono distinguere tre gruppi. Ci sono anzitutto i «talentuosi», che non hanno bisogno di aiuto, perché si arrangiano da soli a trovare la strada nel campo degli studi e poi dell’occupazione professionale. All’opposto ci sono coloro che Bonomi chiama pittorescamente «del giro dei camosci», presi cioè in un moto perpetuo tra bar, discoteche e anche mondo della droga. Costoro presentano già delle patologie, che richiedono l’intervento di specialisti. Il gruppo più numeroso è quello dei «silenti», che non parlano, non si esprimono. Sono i più difficili da contattare, ma anche i più bisognosi di aiuto ed è quindi su di loro che va concentrata la maggiore attenzione degli operatori. Piergiorgio Reggio, dell’Università Cattolica, si è trovato per molti aspetti in sintonia con l’analisi di Aldo Bonomi, ma ha saputo aggiungere alcuni interessanti approfondimenti di natura psicologica. I giovani, «fragili e spavaldi», che rappresentano «un’infelicità desiderante», oggi possiedono «un eccesso di possibilità, che però non si traducono in potere reale, in scelte per sé e per gli altri. Tutto ciò genera in loro una sofferenza più sottile e più frustrante, perché hanno la consapevolezza che l’insuccesso dipende solo da loro». Sono la «generazione del sentire», è vero, perché i giovani compiono un gran numero di esperienze, anche forti. Queste, però, sono di breve durata, come dei flash in rapida successione e possono anche non incidere sul loro processo formativo, come avviene invece con le esperienze più profonde. Il compito educativo appare quindi problematico. È importante, secondo il relatore, tenere presente che non c’è un solo modo per crescere, quello vissuto dalla nostra generazione, ma ce ne possono essere altri, che rappresentano comunque delle incognite. Dopo i due «relatori ufficiali», sono entrati nel salotto, per essere intervistati da Luca Verri, alcuni giovani impegnati in vario modo nelle amministrazioni, nel mondo del volontariato IL MINISTRO MARONI A DELEBIO La scorsa settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni era in Bassa Valtellina per consegnare al prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari un bene confiscato alla mafia nel comune di Delebio. Si tratta di una villetta confiscata dallo Stato a una banda di estorsori e truffatori che operava, in prevalenza, nel Lecchese e nel Comasco. L’abitazione sarà trasformata in un asilo nido. Grande la soddisfazione espressa dalle autorità locali per questo intervento. La presenza del Ministro è stata l’occasione per affrontare temi di ampio respiro. Maroni, particolare, ha parlato dell’Expo 2015 Per evitare possibili infiltrazioni mafiose verrà creata una “lista bianca” di aziende al di sopra di ogni sospetto verso la quali si cercherà di fare confluire i lavori, oltre all’istituzione di una commissione tecnica e di inchiesta che possa monitorare tutti gli appalti. Sarà anche istituita la tracciabilità di tutti i flussi di denaro, una vera e propria novità in ambito europeo. P A G I N A 35 o delle attività professionali: Enrico Bongiolatti, Matteo Oreggioni, Federico Marveggio, Adelina Colombo, Michela Grosina e Davide Fasolini. Com’era da aspettarsi in presenza di personalità così spiccate e già impegnate socialmente, al loro interno si è sviluppato subito un vivace confronto. «In Valtellina ci sono molte possibilità di lavoro: basta saperle cercare ed avere coraggio… È vero quello che si dice: non abbiamo una direzione comune che ci porti da qualche parte… Noi giovani amministratori veniamo arruolati, ma poi non ci vengono dati spazi di responsabilità… Abbiamo l’impressione che tante cose ci scorrano sopra, senza che noi abbiamo qualche potere decisionale al riguardo… Sarò felice quando mi sentirò pienamente inserita nella vita comune di tutti e non confinata in una specie di riserva indiana destinata ai giovani…». Peccato che un simile dibattito sia stato brutalmente interrotto perchè era stato superato abbondantemente l’orario per la pausa pranzo. Appare evidente che, in un convegno dedicato alle intraprendenze giovanili, questo momento doveva essere collocato al centro dei lavori, tagliando interventi meno significativi. Nel pomeriggio, i lavori del convegno si sono articolati in cinque workshop (gruppi di lavoro), in ciascuno dei quali l’attività locale si è confrontata con esperienze simili di altre zone sui seguenti temi: impegnarsi nel sociale; intraprendere nel lavoro; coltivare dialogo; sviluppare creatività; crescere sperimentando. Al termine, ogni gruppo ha indicato una serie di «buone prassi», molto concrete, individuate attraverso l’esperienza e da proporre a tutti gli operatori nel mondo giovanile. Una efficace sintesi è stata poi effettuata da Ennio Ripamonti, che ha ricordato come negli ultimi vent’anni «le politiche giovanili, partite da inizi incerti, siano diventate grandi, approdando all’istituzione di un Ministero della gioventù». Gli ingredienti principali di ogni politica giovanile sono: gli spazi, fisici e mentali, che spesso mancano; i ruoli, che segnano il passaggio all’età adulta; le risorse, economiche e umane; le esperienze, da fare e da fornire ai giovani. «I Paesi europei che hanno fatto le migliori politiche giovanili – ha concluso Ennio Ripamonti – sono poi quelli che hanno più facilità ad inserire i giovani in ruoli di grande responsabilità». Il convegno si è concluso con la simpatica cerimonia di premiazione del concorso «Vedo, sento, parlo», al quale hanno partecipato numerosi ragazzi. CIRILLO RUFFONI CRONACA P A G I N A 36 Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 PONTE IN VALTELLINA L’INCONTRO CON DON ANTONIO SELLA Imparare «nuovi stili di vita»... D me viene rispettato l’ambiente e così via. Oggi non è più sufficiente fare l’elemosina e mandare aiuti ai Paesi poveri: è come dare loro degli antidolorifici. Per guarire i loro mali dobbiamo cambiare i nostri stili di vita, ad esempio privilegiando il commercio equo-solidale, che cerca di dare una giusta retribuzione ai produttori, adottando una finanza etica e quindi togliendo i nostri soldi dalle ban- che coinvolte nel traffico mondiale di armi. Se manca un nostro atteggiamento critico, possiamo diventare complici delle ingiustizie e dei mali del mondo… Se invece stabiliamo un nuovo rapporto con le cose, possiamo recuperare anche le relazioni umane: e questo è un settore nel quale ci giochiamo la felicità». Quali sono i modi più semplici? «Salvando il saluto», che nelle città viene sempre più tra- MORBEGNO PER LA STRUTTURA SAN GIUSEPPE scurato (lo stesso don Adriano ne ha dato un esempio, all’inizio della serata, stringendo la mano a tutti i presenti, per la verità non molto numerosi), spegnendo il televisore durante i pasti, sviluppando la pedagogia del dialogo e la terapia dell’incontro. Per quanto riguarda il rapporto con la natura e con la mondialità, il relatore ha poi sviluppato una lunga serie di considerazioni sui temi dei ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ sta consiste nel distinguere ciò che è fondamentale nella vita da tutto il superfluo, generato dai bisogni indotti dalla pubblicità. Nelle nostre case abbiamo migliaia di oggetti che non sono strettamente necessari, ha affermato il relatore. Ebbene, dobbiamo compiere «l’operazione zaino», fare cioè esattamente come quando ci accingiamo ad affrontare un lungo e difficile cammino in montagna e allora cerchiamo di ridurre il peso liberando il nostro zaino da tutto ciò che non è indispensabile. «Sobrietà non è privazione, ma è liberazione dalle cose». Questo ci consente di recuperare più tempo da dedicare ai quattro nuovi rapporti che noi possiamo stabilire: con le cose, con le persone, con la natura e con la mondialità. «Dobbiamo trasformarci da consumisti in consumatori critici (consumattori) – ha affermato don Adriano -. Fare la spesa è un atto morale, perché richiede da noi delle scelte e delle conoscenze, ad esempio su come è stato ottenuto quel prodotto, come sono stati retribuiti i lavoratori, come vengono sfruttate le risorse, co- ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ on Adriano Sella, missionario saveriano che ha operato diversi anni in Brasile, ora titolare della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Padova, ha tenuto un incontro a Ponte in Valtellina, martedì 16 marzo, su iniziativa dell’Azione cattolica, della Caritas diocesana e dell’associazione Pax Christi. «Se diamo uno sguardo alla realtà – ha esordito il relatore – vediamo tante cose belle, che infondono speranza, ma vediamo anche molti problemi che affliggono la società e fanno soffrire». Anzitutto viviamo immersi in un «consumismo che ci consuma», perché fa girare intorno a sé tutta la nostra vita, con un ciclo perverso. Lavoriamo per guadagnare molto, poi a casa nostra siamo bombardati dai messaggi promozionali che inducono nuovi bisogni e, di conseguenza, passiamo il tempo libero nei centri commerciali per fare acquisti. In questo modo le cose non sono più al nostro servizio, ma siamo noi al servizio delle cose. «Ci stiamo riducendo sempre più a tubi digerenti che ingurgitano prodotti e scaricano rifiuti, dimenticando di essere persone umane con ben altre esigenze». Un secondo grande problema è costituito dalla «povertà relazionale», che ha come sue più gravi manifestazioni i bambini abbandonati davanti alla TV, i giovani in preda al disagio, gli adulti che vivono nel malessere e gli anziani lasciati soli. Vi sono poi i problemi oggi ripetutamente denunciati anche dai movimenti ambientalisti, come quelli causati da «una natura sempre più inquinata, impoverita e privatizzata»; vi è l’allarmata visione del mondo oppresso da guerre, discriminazioni ed esclusioni. «È necessario che noi operiamo un radicale cambiamento - ha affermato con forza don Adriano -. I nuovi stili di vita sono un’esigenza della nostra fede, come dimostrano i testi biblici, la dottrina sociale della Chiesa e gli interventi dei Pontefici. Per questo oggi viene introdotta anche nei seminari una teologia pastorale dei nuovi stili di vita». Ma in che cosa consistono esattamente? In semplicissime azioni quotidiane; in banali abitudini giornaliere che tutti possiamo acquisire. «Per questo non sono necessari eroi e neppure santi, ma solamente cittadini solidali e cristiani responsabili». I nuovi comportamenti possono svilupparsi su un binario fondamentale che è la sobrietà. Que- rifiuti, del risparmio energetico, delle fonti di energia alternative, dell’utilizzo dell’acqua, che ricalcano fedelmente le proposte avanzate, ad esempio, dal nostro Erik Ezechieli, con la teoria dello «sviluppo sostenibile» o dello stesso Beppe Grillo, quando denuncia in maniera sarcastica le bottiglie di acqua minerale, che vanno da un capo all’altro della penisola, con grande spreco di risorse e di energia. Sono temi di grande rilievo, sui quali è in corso un vivace dibattito ad ogni livello. I problemi, tuttavia, non sono così semplici come potrebbe apparire a prima vista, perché oggi l’economia è come un grande meccanismo, che interessa direttamente ogni aspetto sociale e ogni angolo del pianeta. Un comportamento virtuoso guidato dalla «sobrietà», come quello proposto, ad esempio, provocherebbe un vertiginoso calo dei consumi. Che cosa significherebbe questo, se non una immediata crisi dalle dimensioni spaventose, con chiusura di fabbriche, licenziamento di operai e famiglie ridotte alla disperazione? CIRILLO RUFFONI POGGIRIDENTI CATECHESI Taglio del nastro insieme Mostra su Giotto esta grande per l’inaugurazione del complesso di San Giuseppe venerdì 19 marzo a partire dalle ore 18.30 a Morbegno, alla presenza di oltre mille parrocchiani che hanno preso parte alla celebrazione della santa messa prima e del divertimento poi. Il vescovo monsignor Diego Coletti si è detto onorato di essere stato invitato e ha espresso ripetuti apprezzamenti per un’opera “orientata alla socializzazione, alla vita fraterna e all’impegno educativo”. Emozionato e determinato come sempre l’arciprete don Andrea Salandi ha ricordato ancora una volta i volontari che in due F anni di lavoro gratuito hanno permesso il restyling della struttura firmata Caccia Dominioni. “Come San Giuseppe (festeggiato proprio nella giornata) avete lavorato con amore e fiducia, anche nei momenti più critici”. A guidare i volontari riuniti nell’associazione S. Luigi, oltre all’arciprete, Marco Bongio e Beppe Maloberti. Al taglio del nastro anche il sindaco di Morbegno Alba Rapella. A bocca aperta la folla che si è precipitata a visitare la nuova struttura: 1400 metri quadrati suddivisi nei 600 metri della polivalente Sala Ipogea capace di ospitare oltre 300 persone per una conferenza - qui le sedie rosse spiccano su un bel parquet scuro - a teatro o a un banchetto, oltre ai 600 metri complessivi di un altro ampio spazio che, grazie a pareti scorrevoli, può diventare tre sale distinte. Il tutto corredato da impianto di riscaldamento e impianto elettrico domotico all’avanguardia. Oltre alla lavanderia, una attrezzatissima cucina che per l’inaugurazione, sotto l’attenta guida di Paolo Speziale, ha sfornato risotto giallo, gnocchetti chiavennaschi, bruschette, salumi, formaggi e dolci in quantità, oltre alle torte giunte da casa, il tutto gustato in un tendone montato ad hoc nei pressi della struttura. La festa si è conclusa con lo stupendo musical del Gruppo Teatro Oratorio Morbegno, per la regia di Daniela Scarinzi, dal titolo “Una storia d’amore”, con musiche di Fabio Baggio. La storia musicata della sacra famiglia è riuscita a coinvolgere tutti i presenti ed in particolare monsignor Coletti, che in chiusura di spettacolo ha ballato e cantato con i ragazzi dal palco. A questi ragazzi in particolare ha pensato la comunità nel realizzare questa struttura perché diventi luogo di festa, accoglienza, aggregazione, solidarietà e preghiera, a questo pensava il compianto arciprete don Antonio Marchesini, ricordato da don Andrea quando ha posato la prima pietra del complesso. n’interessante alternativa al catechismo della domenica l’ha offerta ai bambini del catechismo di Poggiridenti l’Istituto Pio XII che, fra le sue molteplici ed apprezzabili iniziative, ha promosso, presso il Palazzo della Provincia di Sondrio, una mostra dal titolo “Il Vangelo secondo Giotto”. L’oggetto dell’evento è la cappella degli Scrovegni, riprodotta per l’occasione su pannelli, che i nostri ragazzi hanno potuto ammirare domenica 21 marzo. Giotto la dipinse, dividendo il suo lavoro in 40 scene, tra il 1303 ed i primi mesi del 1305, trattando il tema della salvezza, su incarico di Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere di Padova, che fece costruire la cappella come oratorio privato e futuro mausoleo della famiglia, intitolandola a Santa Maria della Carità. Dio che avvia la riconciliazione con l’uomo, le storie di Gioacchino ed Anna, genitori di Maria, le storie di Maria, dalla nascita al matrimonio con Giuseppe, l’Annunciazione, la Visitazione, la vicenda terrena di Gesù, il tradimento di Giuda, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, i sette Vizi, le sette Virtù ed il Giudizio Universale sono le stupende rappresentazioni di Giotto che ci hanno rapito ed entusiasmato. U CAMILLA NOBILI P A G I N A 38 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 VERSO IL CONVEGNO “TESTIMONI DIGITALI” Una grande opportunità « U na grande opportunità”. Così Benedetto XVI definisce “il mondo digitale” nel messaggio per la 44° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. L’opportunità comporta che in particolare i presbiteri, destinatari principali ma non esclusivi del messaggio, si sentano interpellati “ad essere testimoni, nel mondo di oggi, della vita sempre nuova, generata dall’ascolto del Vangelo di Gesù” e”annunciatori appassionati della buona novella nella nuova “agorà” posta in essere dagli attuali mezzi di comunicazione”. Sono queste considerazioni ad aver spinto, Gabriella Collesei, direttore di “Comunicare la fede”, a dedicare l’ultimo numero della rivista di catechesi, pastorale e comunicazione, proprio al convegno “Testimoni digitali”. “Testimoni e annunciatori – scrive il direttore - perché di questo abbiamo bisogno tutti: di entrare in contatto con persone che abbiano qualcosa di importante da comunicare, un messaggio che forse non cambia la vita, ma può cambiare la prospettiva di vita. E’ l’opportunità di testimoniare la necessità di una presenza che salva, di un orizzonte di speranza che va oltre il contingente e che dà senso a ogni quotidiana fatica”. “Evangelizzare nella cultura digitale”, allora, è il frutto di quella passione che muove tante realtà ecclesiali “lanciate” nella sfida comunicativa innovativa, per far giungere il messaggio evangelico anche ai lontani”. Secondo la ricerca “parrocchie e internet”, commissionata al dipartimento Istituzioni e Società dell’Associazione web-master Cattolici Italiani - di cui la rivista anticipa i risultati - La diffusione di siti internet parrocchiali continua ad essere un fenomeno in rapida crescita, all’interno di quello che è definito come un “vero e proprio movimento spontaneo di siti parrocchiali”. Il computer e internet sono ampiamente diffusi tra i parroci italiani. L’85,7% della parrocchie italiane ha almeno un computer e nel 70% esiste una connessione a internet. Il 61,7% ha un indirizzo di posta elettronica. Tutto ciò avviene nonostante l’età avanzata della maggior parte dei parroci: quasi il 50% ha più di sessant’anni. “I siti web, i blog, i social network – scrivono Paolo Mancini e Rita Marchetti dell’Università di Perugia - si vanno affermando come occasioni comunicative per rafforzare le reti sociali preesistenti che non minacciano le interazioni faccia a faccia”. I ricercatori evidenziano anche le potenzialità della rete che “offre la chance di andare a scovare i più lontani”. “Alcuni operatori pastorali – concludono - stanno utlizzando il web per arrivare a coloro che diversamente non riuscirebbero a raggiungere. Spesso i lontani sono i giovani che, allo stesso tempo, sono anche i maggiori utilizzatori delle nuove tecnologie. Internet è, dunque, uno strumento e un ambiente delle attività pastorali, di evangelizzazione e di comunicazione dei sacerdoti, attraverso il quale sono in grado di rispondere adeguatamente, rinnovan-dosi,a un contesto di riferimento in cui la domanda di religione è sempre più individualizzata”. “La comunicazione di Gesù – conclude Gabriella Collesei - ha avuto nelle parabole un’espressione originale, che evidenzia la capacità di coinvolgere l’interlocutore e di far emergere la forza persuasiva dell’esperienza che apre al mistero di Dio e dell’uomo. Nella prassi concreta la Chiesa ha più che mai bisogno di comprendere le nuove strategie comunicative come espressioni culturali, sociologiche e antropologiche e come luogo teologico dove si concretizza l’annuncio e la testimonianza della fede”. Da qui nasce l’esigenza della catechesi di “ripensare le proprie finalità non soltanto a partire dall’oggetto del proporre, l’esperienza di fede, ma anche dalla realtà del destinatario, immerso nella cultura di comunicazione”. Tele IL comando Domenica 28. Le frontiere dello Spirito, C5,8,50. Riflessioni sull’anno sacerdotale. Messa delle palme, Rai1, 9,30. Il virginiano, R4, 13,50. Film tv western. Robots, It1, 16,45. Film d’animazione originale e ben fatto. Per un pugno di libri, Rai3, 18,00. Gioco sui libri tra scuole sul libro il mondo nuovo di Huxley. E.T. l’extraterrestre, It1, 19,00. Film cult di fantascienza di Spielberg. Per la famiglia. Tutti pazzi per amore 2, Rai1, 21,30. Fiction di successo . Fratelli Benvenuti, C5, 21,30. Fiction in 6 puntate con M.Boldi. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. NCIS, Rai2, 21,00. Telefilm. Report, Rai3, 21,30. Fecondazione assistita. Speciale Tg1, Rai1, 23,40. La gaia scienza, La7, 21,35. Doc. Lunedì 29. Speciale elezioni, Rai1, 21,10. Conduce B. Vespa. Minissima 2010, Rai2, 21,05. Varietà con Paolo Limiti. Speciale Tg La7, Regionando 2010, La7, 21,10. Attualità. Baciami piccina, Iris, 21,00 Commedia. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità. L’impero dei lupi, R4, 23,35. Film thriller con Jean Reno. Per adulti. La storia siamo noi, Rai2, 23,55. Nel 5° anniver- sario della morte di Giovanni Paolo II, uno speciale ripercorre il suo pontificato. Martedì 30. Capri 3, Rai1, 21,10. Fiction. Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. Zelig, C5, 21,10. Varietà. Dr. House, It1, 21,10. Telefilm. Senza traccia, Rai2, 21,05. Mission, La7, 21,10. Film sulle riduzioni del Paraguai dove i gesuiti avevano creato una società egualitaria e rispettosa dei valori degli indios. Con R. De Niro e J. Irons. Fronti di guerra, RaiStoria 21,00. Doc. Mercoledì 31. Mystic River, Rai3, 21,10. Ottimo film drammatico per adulti di C. Eastwood con Sean Penn. L’atra donna del re, C5, 21,10. Film in costume. E’ la storia delle sorelle Anna e Maria Bolena. Ritratto barocco dell’Inghilterra del XVI secolo Don Gnocchi l’angelo dei bambini, R4, 21,05. Film di C. Torrini. Le iene show, It1, 21,10. Programma pungente che fa le pulci ai grandi. Stregata dalla luna, Rai4, 21,00. Commedia divertente con Cher e N. Cage. Giovedì 1. Stasera è la tua sera, Rai1, 21,10. Spettacolo. Medium, Rai3, 21,10. Nuovi episodi. Ris – Roma, C5, 21,10. Fiction italiana. Dixit: In nome della razza, Rai Storia 21,00. Documentari. Little miss Sunshine, R4, 23,30. Commedia vincitrice di 2 oscar. TESTIMONIANZA CRISTIANA E CONTINENTE DIGITALE Sabato 27 marzo, dalle 9.30 alle 12.30, a Milano si terrà il convegno “Testimonianza cristiana e continente digitale” a cui interverranno tra gli altri il Vescovo di Como, mons. Diego Coletti, e l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi. L’appuntamento, organizzato al teato Gnomo dagli Uffici delle Comunicazioni Sociali delle diocesi lombarde, rientra nel calendario di appuntamento in vista del convegno “Testimoni digitali” che si terrà a Roma alla fine di aprile. All’incontro sono invitati tutti gli operatori della cultuira e della comunicazione con un particolare riferimento alle parrocchie. Tra gli altri relatori i docenti dell’Università Cattolica Ruggero Eugeni e Chiara Giaccardi, oltre al vice-direttore dell’Uffico Comunicazioni Sociali della Cei, don Ivan Maffeis. INFORMATIVA PER GLI ABBONATI Venerdì 2. Domande su Gesù, Rai1, 14,10. Per riflettere sul venerdì santo. Non abbiate paura, La vita di Giovanni Paolo II, La7, 14,05. Film sulla vita del papa GPII. Porta a porta, Rai1, 20,30. Speciale Venerdì santo. Via crucis, Rai1, 21,10. Mi manda Raitre, 21,10. Attualità. La bussola d’oro, Rai2, 21,05. Film fantastico per ragazzi. The terminal, R4, 21,10. Ispirato ad una storia vera, le disavventure di un passeggero intrappolato in un aeroporto. CSI, It1, 21,10. Poliziesco. Tv7, Rai1, 22,40. Attualità. Sabato 3. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,30. Rubrica religiosa. A sua immagine, Rai, 17,10. Casper, It1, 19,00 film d’avventura per famiglie. Ti lascio una canzone, Rai1, 21,10. Spettacolo con A. Clerici alla ricerca di nuovi talenti. Ulisse, Rai3, 21,30. Il coraggio. L’ispettore Barnaby, La7, 21,35. poliziesco inglese. Il Re dei Re, R4, 20,15. Film storico sulla vita di Gesù. Tg2 Dossier, Rai2, 0,50. Apokalypsis, Rai3, 23,25. Spettacolo. Interpretazione dell’ Apocalisse di S. Giovanni. La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. il settimanale il settimanale a cura di TIZIANO RAFFAINI DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. Registrazione TTribunale ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: La Pr ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 Provincia 22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50 tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2010: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Settimanali Cattolici) e all’USPI LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010 P A G I N A 39 LA VISITA DI BENEDETTO XVI AI LUTERANI DI ROMA UN SEMPLICE GRAZIE SANTA TERESA PELLEGRINA! «PER NOI È IL GIORNO DELLA GIOIA» « S anta Teresina del Bambin Gesù e del Volto Santo,per tutti Santa Teresina di Lisieux, è tornata nella nostra Diocesi e questa volta nella nostra Casa Madre la Cattedrale! Grazie Signore per questo grande dono, per questa visita che non avrei immaginato potesse rinnovarsi a così breve distanza. Mi sembra appena trascorso quell’8 novembre 2007 quando la santa reliquia passò di qui. Grazie per l’accoglienza che è stata data a questa “piccola Santa” che ci ha lasciato bellissimi scritti, che ci ha tracciato quel sentiero di “infanzia spirituale”. Grazie santa Teresina, dolcissima sorella, esempio di virtù che nel silenzio del Carmelo hai “visitato” il mondo ! Grazie per tutto quello che hai già fatto e per quello che continuerai a fare per tutti noi, per i petali di rose che lascerai cadere sulla nostra Diocesi, semi di vocazione sacerdotale e missionaria. Tu sola, e il Buon Dio, sapete quante e quali grazie sono state chieste, ma sappiamo che “ve ne saranno di più grandi”. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito, secondo le competenze, alla realizzazione di questo momento importante. Grazie per tutti coloro che hanno continuato a farti compagnia nelle ore di veglia, cullandoti e lasciandosi cullare dalle “note del cuore”. Grazie per “quel resto d’Israele” cui è stata concessa la grazia di salutarti alla partenza, avvenuta nell’ora del mattutino, in unità con quella parte silenziosa che nel Cuore della Chiesa opera e vive nel nascondimento. Grazie, Signore per questa unità di Chiesa, per questa docilità allo Spirito che vorremmo sempre più presente in noi e nel mondo. Ciao, santa Teresina, amica di tutti i giorni. Sì, di tutti i giorni perché tu sei nei nostri cuori, sei con noi, nella nostra preghiera quotidiana, abbiamo salutato quell’urna con le tue reliquie ma la tua visita resta nel nostro cuore, dolce e tenero ricordo, nella speranza di vederti quale tu sei , nella Gerusalemme Celeste, nella gloria dei Santi. Grazie , infinitamente grazie, Signore per questo dono del Tuo Immenso Amore. R. V. LETTERE AL DIRETTORE FAX: 031.3109325 E-MAIL: [email protected] P er noi è veramente il giorno della gioia”. Questa l’affermazione del giovane pastore Jens-Martin Kruse, responsabile della comunità evangelica luterana di Roma, che ha ricevuto in visita ufficiale il Pontefice Benedetto XVI nel pomeriggio di domenica 14 marzo. La visita, programmata pochi mesi prima dal Card. Kasper prefetto del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha come scopo la promozione dell’unità e del dialogo tra i cattolici ed i riformati in un clima di amicizia e rispetto delle reciproche tradizioni. Il culto domenicale si è svolto regolarmente accogliendo la predicazione del Vescovo di Roma sul testo di Giovanni 12, 20-26 nel quale si narra l’annuncio della passione da parte di Gesù che utilizza la metafora del seme che porta frutto soltanto morendo. Il Papa ha così sottolineato che il senso della vita è donarsi agli altri e così anche l’ecumenismo ha bisogno di questo atteggiamento per progredire. Il pastore Kruse ha invece tenuto una predicazione sul testo di 2 Cor 1,3-7 il cui tema è la speranza, una speranza che non può abbandonarci “perchè anche nel buio brilla la luce di Cristo”. Il Papa ha affermato che “cer- tamente non dobbiamo restare contenti dei successi dell’ecumenismo negli ultimi anni, perché non possiamo bere dallo stesso calice e non possiamo essere insieme intorno all’altare”, tuttavia egli ha dimostrato che è possibile quanto necessario porre solide basi sulle quali costruire l’unità visibile dei cristiani. Poco tempo prima, infatti, il 18 gennaio, lo stesso Benedetto XVI affermava che Il Concilio Vaticano II ha impegnato la Chiesa cattolica “in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica”, sottolineando come tutti gli sforzi possibili in vista del comune intento di unità siano necessari da parte di cristiani di tutte le confessioni. L’unità è infatti un dono che Dio ha concesso ai suoi figli, dono invocato da Cristo come testimonia il Vangelo di Giovanni (17,21) « che tutti siano una sola cosa, come tu, o Padre, sei in me ed io in te; anch’essi siano uno in noi, cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato ». Questa preghiera costituisce già la certezza che l’unità sia presente in mezzo a noi fin dalla fondazione della Chiesa. I cristiani sono nati uniti, la storia e il peccato degli uomini ha reso il corpo di Cristo diviso, ma nonostante gli errori compiuti abbiamo in Cristo la certezza che esiste una unità in atto che noi cristiani dobbiamo rendere visibile, onorando il corpo di Cristo. Quando tutti i cristiani potranno celebrare il sacramento dell’eucaristia insieme, quando non ci saranno più differenze dogmatiche e gli errori presenti nella storia saranno perdonati e così cancellati, allora l’unità in atto diventerà anche una unità visibile, ma fino a quel momento dovremo chiedere ogni giorno perdono a Dio per ciò che ancora divide i cristiani. Molti passi sono stati compiuti fino ad oggi, sia dal punto di vista spirituale che dottrinale, e questi passi compiuti costituiscono un inizio importante ed un gradino solido sul quale fondare i futuri sforzi verso l’unità. E’ necessario da parte di tutti i cristiani impegnarsi a pregare perchè l’unità visibile del Corpo di Cristo sia attuata il più presto possibile, invocando i doni dello Spirito Santo ed il perdono di Dio. Grazie alla visita di Benedetto XVI alla chiesa riformata di Roma possiamo oggi sperare che altri passi si compiano in nome della volontà di Cristo, che tutti siano una cosa sola per costruire il sogno di Dio dell’unità reale e visibile di tutti i cristiani. PAOLA ZANARDI