DELLA
ANNO XXXV
27 MARZO 2010
E 1,20
N
elle diverse età della
vita nessuno dei viventi è scampato a
qualche momento di
sconfitta, magari di
insignificante scacco agli occhi
altrui oppure di uno scacco matto da farci tremare dinanzi a noi
stessi e a tutti quelli che conosciamo. Spesso ne consegue un
irrigidimento e un voluto abbandono di ogni iniziativa, proprio
per tutelarci da ogni disavventura possibile o immaginabile.
La fanciulla di Nazaret, che
si era fatta “docile vela al soffio
dello Spirito”, come canta la liturgia, mentre il Figlio fiorito
in modo così misterioso nel suo
grembo veniva massacrato lungo quella salita che porta al
Calvario, non stava subendo lo
scacco degli scacchi? Non aveva riposto tutta e intera la sua
fiducia in quel Padre che si era
rivelato a Israele nel Roveto
Ardente? Il suo procedere a fianco del Figlio lungo tutto il percorso, ce la rende sorella e dilata il suo grembo a tutti i cammini della storia e del mondo.
Quanti oggi sono ancora torturati? Quanti oggi cedono alla
vita e muoiono perché nemmeno il cibo che noi incoscienti occidentali gettiamo in spazzatura non può giungere alla loro
mensa? Quanti uomini e donne
vivono in condizioni precarie
sotto tetti di lamiera o senza
tetto stesi sui marciapiedi?
Quanti piccoli indifesi sono vittime del turismo sessuale proprio nei Paesi più colpiti dal sisma? Quante famiglie vivono
sull’orlo della miseria per la carenza del lavoro? Quanti i vili
tradimenti di chi è stato unto
sacerdote e abusa dei piccoli?
Quanti anziani languono e viene loro sottratto il respiro in
nome di “una vita che non è
vita”? Quanti diversi vengono
oltraggiati perché si ritrovano
diversi? Gli interrogativi che si
sono susseguiti non sono retorici o pie invenzioni commoventi, sono strade umane, vie sulle
quali, passo dopo passo, l’umanità procede nel tempo e nella
storia.
Il Figlio, salendo lungo la sua
via, stava raccogliendo tutte
queste vie e ne accusava il colpo, lo stordimento, proprio perché echeggiavano in un animo
puro, innocente, ma le faceva
sue per purificarle, per perdonare, per trasfigurare.
Si faceva bersaglio perché il
rimbalzo sgorgasse come acqua
fresca che ristora nella salita,
come certezza che ognuno/a non
è solo ma la sua pena, il suo
dolore, è già stato portato, ha
trovato il suo significato.
Ed ancora lei, sfatta quanto
il Figlio era sfatto, non lasciava che il cumulo angustiante
coprisse ed annullasse il grido
di speranza che accompagnava
ogni caduta, ogni colpo di martello, ogni dileggio.
La storia e le storie si radunavano, percorrevano e solcavano i secoli, ritornavano tutte
a Gerusalemme e vi portavano
tutti i volti, tutti i dolori, tutti i
desideri, si stava compiendo, e
solo lei lo credeva, la grande
speranza: il Crocifisso stava
donando salvezza eterna.
CRISTIANA DOBNER
12
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
Cari amici, questa è la vera
SETTIMANA SANTA
ragione di speranza dell’umanità:
L’umanità
sulle strade
di ieri
e di oggi
la storia ha un senso, perché è
“abitata” dalla Sapienza di Dio.
E tuttavia, il disegno divino non si
compie automaticamente, perché
è un progetto d’amore, e l’amore
genera liber
tà e chiede liber
tà.
libertà
libertà.
Il Regno di Dio viene cer
tamente,
certamente,
anzi, è già presente nella storia
e, grazie alla venuta di Cristo,
ha già vinto la forza negativa del
maligno. Ma ogni uomo e donna
è responsabile di accoglierlo
nella pr
opria vita, gior
no per
propria
giorno
gior
no. Per
ciò, anche il 2010
giorno.
Perciò,
sarà più o meno “buono” nella
misura in cui ciascuno, secondo
le proprie responsabilità, saprà
collaborare con la grazia di Dio.
(Benedetto XVI, Angelus, 3 gennaio 2010)
Caravaggio, Deposizione
disegno di LETIZIA TRUPO
ABRUZZO
A UN ANNO
DAL SISMA
ALLE PAGINE 19,20,21,22
SCUOLE
CATTOLICHE
ISTITUTO PIO XII
A PAGINA 32
COMO
GIOVANI
REGIONALI: PRIORITÀ LA XXV GIORNATA
MONDIALE
l Forum delle Associazioni
Familiari, la Cisl di Como DELLA GIOVENTÙ
I
e il mondo della cooperazione invitano i candidati
alle prossime regionali a
prestare attenzione ad alcune
tematiche “chiave”.
A PAGINA 15
Il messaggio di Benedetto XVI e gli appuntamenti per i giovani:
“Via Crucis” e pellegrinaggio al Soccorso.
ALLE PAGINE 8-9-10
LIBRETTO
PER LA
BENEDIZIONE
DELLE FAMIGLIE
SONO DISPONIBILI
ANCORA COPIE
Prenotazioni:
031-263533
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
UN SAGGIO DI ÉTIENNE GILSON
LA CITTÀ DI DIO E LE
SUE METAMORFOSI
S
e qualcuno ama una lettura diacronica capace di fargli percorrere secoli di storia, inseguendo l’evoluzione - o l’involuzione - di una idea geniale, ebbene, non ha che da prendere tra le mani questo bellissimo saggio
del filosofo francese Étienne Gilson (18841978), ringranziando l’editore Cantagalli
per averlo tolto dal silenzio in cui era caduto ed avercelo riproposto (un’edizione
italiana venne già stampata da Vita e Pensiero nel 1958) nella collana de “I classici
cristiani”. Étienne Gilson pronunciò queste parole nel 1952 come lezioni del corso
inaugurale della cattedra Cardinal Mercier presso l’università di Lovanio. La preziosa introduzione di Massimo Borghesi ci
permette di ripercorrere il clima di quegli ÉTIENNE
anni postbellici, quando sulla macerie dei GILSON,
nazionalismi si faceva strada l’idea del- Le metamorfosi
l’Europa. Lo stesso Gilson fu coinvolto in della città di
un affaire con tanto di accusa di favorire il Dio, Cantagalli,
disfattismo ed il neutralismo francese. pagine 308,
Ebbene, alcune espressioni di quelle lezio- euro 19,00
ni di Lovanio avrebbero ancora qualcosa di
importante da dire al cammino europeista che, quasi sessant’anni
dopo, annaspa ancora in perigliose traversate concettuali.
Venendo al tema di quel corso inaugurale, riproposto fedelmente
e integralmente nelle pagine del volume, scopriamo un problema
ermeneutico che impegnò gli studiosi in un dibattito animato (e di cui
troviamo traccia in un articolo di Yves Congar apparso nel 1957 sulla Revue des études augustiniennes): che relazione intercorre tra
civitas Dei e ecclesia? Identità, distinzione o non coestensività? Il
problema non è di poco conto per la formulazione di una corretta
ecclesiologia, ma soprattutto permette di comprendere meglio la rivoluzione operata da sant’Agostino, all’indomani del sacco di Roma
per mano di Alarico, nell’agosto del 410. Il Gilson segue il vescovo di
Ippona, inquadrando storicamente il problema, a partire dalle obiezioni del pagano Volusiano che il cristiano Marcellino si affrettò a girare ad Agostino: era il nascente cristianesimo come religione dell’impero ad essere responsabile della caduta di Roma, in balia per tre
giorni delle razzie vandaliche? Il dottore africano rispose subito con
una lettera, ma si convinse presto a stendere un opus magnum di bene
ventidue libri, coniando quella dottrina delle due città, la città di Dio
e la città terrena, che costituisce il primo tentativo di teologia della
storia. Le «metamorfosi» che il Gilson ripercorre in questo saggio in
Ruggero Bacone (repubblica cristiana), Dante (impero universale),
Niccolò Cusano (pace della fede), Tommaso Campanella (Città del
sole), Charles-Francois Castel (nascita dell’Europa), Leibniz (città dei
filosofi) e Comte (città degli scienziati), in realtà riducono la civitas
Dei alla Chiesa terrena e confondono la civitas terrena con le città temporali e politiche. Sant’Agostino aveva scritto un’altra cosa.
CAMPANE
LETTURE VERSO LA PASQUA A FESTA!
NOVITÀ IN LIBRERIA
Ecco tre consigli di lettura - oltre a quanto
già abbiamo presentato nelle scorse settimane - per affrontare, spiritualmente preparati la grande Settimana.
C’è una bellezza nel Crocifisso? Come si può
conciliare il segno scandaloso di un orribile
supplizio con la figura salvifica del Cristo? E
ancora, come si deve guardare lo «spettacolo
della Croce»? Queste sono le domande di fondo che ci accompagnano attraverso la lettura e la comprensione di sedici opere, che rappresentano la Crocifissione e che coprono un
arco di tempo lunghissimo che va dall’VIII
al XX secolo. Si potrà notare come nella raffigurazione dei Crocifissi gli artisti riflettano l’evolversi della teologia della Croce lungo i secoli. Contemplare la Croce significa
sentire la forza della grazia e cercare la «bellezza del Crocifisso»;
significa fare esperienza dell’oscillazione fra un segno storico
scandaloso, eccessivo, drammatico e un simbolo salvifico efficace, ricco di significati e speranza. RITA CAPURRO - ENRICA
FASANO, La bellezza del Crocifisso, Ancora, pagine 176,
euro 28,00.
Paolo Curtaz - sempre fecondo scrittore - dopo
essersi confrontato con il Natale, opera una
profonda riflessione sui testi della passione e
morte di Gesù che conduce il lettore di fronte
allo scandalo della fede. Con la consueta verve
e il suo stile diretto e attuale il Curtaz affronta il mistero della morte di Cristo, prendendo
le mosse dal Vangelo, dalle pagine che più hanno turbato, straziato, scosso l’anima del mondo. Tutto è compiuto, il «sì» è stato detto, Dio
ha dato tutto. Il velo del tempio è squarciato:
questo è il volto del Dio cercato dall’uomo. A
noi, ora, di schierarci. Di cadere in ginocchio,
sbigottiti, o, ancora, di versargli addosso
l’amaro aceto dell’incredulità. PAOLO
CURTAZ, L’ultimo sì. Un Dio che muore solo come un cane,
San Paolo, pagine 376, euro 16,00.
Le meditazioni offerte da questo terzo volume sono nate in ambito liturgico, all’interno
della liturgia del Venerdì Santo, quale frutto
della parola rivolta dall’abate di Noci alla
propria comunità monastica. Sono suddivise
in riflessioni ed elevazioni, presentate all’Ora
liturgica di Terza e nella liturgia della Passione, e si concludono con un commento all’articolo del Credo «Fu crocifisso, morì e fu
sepolto». In appendice si offre breve riflessione sul segno della croce. Le riflessioni hanno
un carattere teologico-spirituale e sono proposte entro un quadro di contemplazione, inteso a toccare il cuore. Nel presentare la Passione del Signore, l’autore ha sempre la preoccupazione di leggere, quasi in filigrana, la realtà e i problemi dell’oggi, e di rispondere quindi agli interrogativi, spesso assillanti, che angustiano
l’uomo contemporaneo. DONATO OGLIARI, Crux. Meditazioni sul Venerdì Santo, EDB, pagine 120, euro 9,90.
AGO. CLE.
DOMENICA DELLE PALME - ANNO C
PREGARE PER NON SOCCOMBERE
Parola
FRA
noi
IS 50,4-7
SAL 21
FIL 2,6-11
LC 22,14-23,56
Più forti sono la fatica
e la lotta, più vigorosa
si fa la preghiera
di ANGELO SCEPPACERCA
PROPRIO della
Settimana Santa
C
a cura di AGOSTINO CLERICI
hi oggi va a messa, vedrà che si inizia fuori dalla chiesa, con
la processione delle palme, segno liturgico del trionfo del Signore e introduzione al racconto della sua passione. Tutti
a chiedere spiegazioni sul dolore e sulla sofferenza, dimenticando che “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza” (Paul Claudel). Si esce dall’agonia e dall’angoscia solo alla condizione di trovarvi Dio. I cristiani,
allora, non sono inviati nel mondo come ambasciatori della croce,
ma come testimoni della sua resurrezione, di un amore così grande da superare ogni dolore e attraversare ogni morte. Un amore
“fino alla fine”.
Istruzioni per l’uso e la lettura sono quelle riportate dall’evangelista Luca: pregare per non soccombere nella prova. Un imperativo messo all’inizio e alla fine del racconto evangelico.
Più forti sono la fatica e la lotta, l’agonia e l’angoscia, più vigorosa si fa la preghiera. Gesù si aggrappa al Padre per vincere la gara
decisiva. Agonia non è solo angoscia, è la tensione dell’atleta prima della gara e del soldato che combatte per la vita contro la morte. Una lotta che ha nel Getsemani il luogo del massimo spasimo,
quello degli ultimi metri nella corsa. E Gesù è colto così, teso fino
allo spasimo.
Sant’Ambrogio coglie nel segno e dice che Gesù “non ha preso l’apparenza dell’incarnazione, ma la realtà: doveva quindi prendere anche il dolore, per trionfare sulla tristezza, non per sfuggirla” al punto
tale che “la Passione del Signore ha degli imitatori, non degli uguali”. Un particolare fra i molti. Quanta dolcezza mostra Gesù verso
lo stesso Giuda: “Con un bacio tu tradisci il Figlio dell’Uomo”, come
a dire “mi tradisci con un segno dell’amore?”.
Anche la debolezza di Pietro è un insegnamento per tutti. La sua
fragilità mostra l’impossibilità di resistere contando solo sulle nostre forze. Le lacrime di pentimento di Pietro lo trasformeranno e
ad uno che sembra di non saper condurre neppure se stesso, verrà
affidato il compito di guidare gli altri fratelli. Le lacrime di Pietro
solo quelle di chi, nella Chiesa, arriva a pentirsi dei peccati. Ha
iniziato il ladrone santificato sul palo e ancora inchiodato al legno.
Gode della promessa del Signore in modo immediato, “oggi stesso”.
LA PASQUA
PRESENTATA
AI PIÙ PICCOLI
La Collana Primi Passi propone
libri dal formato innovativo (un
quarto di cerchio) in cui il bambino è aiutato a scorrere le pagine da bottoni segna-pagina posti
sul bordo e raffiguranti il soggetto di ogni episodio narrato. Le immagini sono molto colorate, con
tratti morbidi e rotondi e colori
delicati. I testi naturalmente a
misura di bambino.
Attraverso questo libro i più piccoli si accostano alla Passione,
morte e resurrezione di Gesù, ed
imparano a conoscere gli ultimi
giorni della sua vita terrena, i
gesti da lui compiuti e il loro significato: l’entrata solenne a
Gerusalemme, la lavanda dei piedi, l’istituzione dell’eucaristia, la
morte in croce, la risurrezione,
l’incontro con i due discepoli di
Emmaus.
Nella stessa collana anche un libro per raccontare ai piccoli le
vite dei santi (Chicchi di luce …
i santi miei amici) ed uno per insegnare loro le preghiere cristiane (Parole con le ali … le mie preghiere sanno volare molto in alto).
ELENA CLERICI
MARIA GIANOLA, Campane
a festa… è risorto Gesù, Paoline, euro 11,00.
VERSO
L’OSTENSIONE
DELLA
SINDONE
STORIA
DI UNA
IMMAGINE
A fronte di trattazioni apologetiche o critiche della storia
della Sindone, questo libro ripercorre e rilegge le vicende
storiche della Sindone inserendole nel contesto delle varie epoche, con particolare attenzione all’evoluzione delle
GIAN MARIA
forme di pietà ad essa collegaZACCONE,
te. Così, lo studio del contesto
La Sindone. Storia
religioso del basso medioevo
di una immagine,
consentirà di inserire correttaPaoline, pagine 220, mente la Sindone nel suo ambiente al momento della comeuro 16,00
parsa nella chiesa di Lirey.
Alla luce di tale contesto potranno trovare nuova spiegazione i
documenti che tra Trecento e Quattrocento testimoniano dell’entusiasmo ma anche del disagio che questo insolito oggetto
suscita tra la gente e nella gerarchia ecclesiastica. Tappe fondamentali di questa vicenda storica saranno ancora l’enorme
successo della Sindone quale reliquia dinastica di Casa
Savoia in ascesa e il 1898, anno della celebre foto di Secondo Pia. Mentre il XX secolo sarà il secolo delle ricerche scientifiche, con l’ossessione dell’autenticità... Le ostensioni del 1998
e del 2000, invece, ne recupereranno il significato pastorale.
L’autore, Gian Maria Zaccone, è attualmente Direttore scientifico del Museo Diocesano della Sindone, Vice-direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino e membro della Commissione Diocesana per la Sindone dell’Archidiocesi di Torino.
P A G I N A
CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
UNA SINTESI DELLA LETTERA
IL PAPA SCRIVE ALLA
CHIESA D’IRLANDA
Foto Sir
3
L’INTERVISTA DI MONSIGNOR DIEGO COLETTI A RADIO VATICANA A
COMMENTO DELLA LETTERA DI BENEDETTO XVI ALLA CHIESA D’IRLANDA
Qual è la sua valutazione generale sulla lettera del Santo Padre. C’è un’assunzione diretta di responsabilità…
«Il tono della lettera è certamente molto forte in riferimento alla gravità di tante situazioni, che non
devono farci dimenticare, però, che lo sfondo generale delle nostre comunità cristiane e dei nostri
preti è molto sano. È chiaro, però, che si deve prendere con molto coraggio la posizione giusta, che
trovi lo spazio – come mi pare di avere intuito nelle parole del Santo Padre – da un lato del non
dimenticare mai lo sfondo di misericordia, e dall’altro si deve anche fare in mondo che tale orizzonte
di misericordia non tolga minimamente il dovere né della penitenza né della riparazione. Qui si
tratta di delitti gravissimi e particolarmente odiosi, soprattutto a livello di vittime innocenti, per le
quali Gesù ha usato toni fortissimi anche nel Vangelo contro chi poteva portare scandalo ai piccoli.
Quindi credo che facendo riferimento a questo, che fa parte dell’insegnamento fondamentale della
dottrina cattolica, il Papa abbia scritto tale Lettera - che è certamente nei contenuti e anche un po’
nei toni una certa novità - che però è giustificata dalla situazione difficile che la Chiesa irlandese ha
dovuto registrare in questi ultimi tempi».
Il Papa rivolgendosi ai sacerdoti colpevoli di questi crimini, li esorta a riconoscere apertamente la loro colpa e di sottomettersi alle esigenze della giustizia. Questa, forse, è la
risposta che in tanti si aspettavano anche sul piano più umano, più concreto…
«Senza dimenticare lo sfondo dell’infinita misericordia di Dio, dobbiamo ricordare che chi si ritrova
colpevole di azioni particolarmente odiose ed efferate, deve assumersi la responsabilità di un riconoscimento sincero, di una richiesta di perdono in tutte le direzioni, di risarcimento del male che si è
fatto e di personale penitenza, anche in riferimento alle leggi dello Stato che prevedono conseguenze
penali rispetto a determinati comportamenti. Non si può evocare una propria situazione di privilegio o una propria nicchia di impunità quando si tratta di assumersi delle responsabilità così gravi di
fronte ad atti assolutamente ingiustificabili».
Il Papa si rivolge anche ai vescovi irlandesi: il tono è abbastanza severo, quando dice che
hanno sbagliato gravemente nell’applicazione delle norme del diritto canonico e seri errori sono stati commessi nel trattare le accuse. Viene fuori il ruolo di voi vescovi di fronte a queste realtà…
«Certo, un ruolo che non è del tutto semplice o di immediata applicazione di procedure… Perché si
tratta, anzitutto, di prevedere un’indagine previa, per una verifica della serietà e della consistenza
delle accuse, che in più di un caso si sono rivelate anche false o pretestuose o “gonfiate”, quindi c’è un
minimo di attenzione anche a tale indagine previa. E poi, fatta l’indagine previa, occorre procedere,
secondo quanto previsto dal codice, con un vero e proprio processo canonico, che non interferisca in
nessun modo con analoghe procedure a livello civile e penale, ma che si affianchi, anche dal punto di
vista della disciplina interna alla Chiesa, per riconoscere e far riconoscere anche al colpevole la
propria colpevolezza, in modo che si assuma le responsabilità della penitenza e della riparazione».
l Papa ha indirizzato una
Lettera Pastorale a tutti i
Cattolici dell’Irlanda per
esprimere lo sgomento per
gli abusi sessuali commessi
sui giovani da parte di esponenti
della Chiesa e per il modo in cui
essi furono affrontati dai vescovi
irlandesi e dai superiori religiosi. Egli chiede che la Lettera sia
letta con attenzione nella sua interezza. Il Santo Padre parla della sua vicinanza nella preghiera
a tutta la comunità cattolica irlandese in questo tempo pieno di
amarezza e propone un cammino di risanamento, di rinnovamento e di riparazione.
Chiede loro di ricordarsi della
roccia da cui sono stati tagliati
(cfr Is 51, 1), e in particolare del
bel contributo che i missionari
irlandesi apportarono alla civilizzazione dell’Europa e alla diffusione del cristianesimo in ogni
continente. Negli ultimi anni si
sono verificate molte sfide alla
fede in Irlanda, al sopraggiungere di un rapido cambiamento sociale e di un declino nell’attaccamento a tradizionali pratiche
devozionali e sacramentali. Questo è il contesto all’interno del
quale si deve comprendere il
modo con cui la Chiesa ha affrontato il problema dell’abuso sessuale dei ragazzi.
Molti sono i fattori che hanno originato il problema: una insufficiente formazione morale e spirituale nei seminari e nei noviziati, una tendenza nella società
a favorire il clero e altre figure
in autorità, una preoccupazione
fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali hanno portato alla mancata
applicazione, quando necessarie,
delle pene canoniche che erano
in vigore. Solo esaminando con attenzione i molti elementi che diedero origine alla crisi è possibile
identificarne con precisione le
cause e trovare rimedi efficaci.
Durante la loro visita ad limina
a Roma nel 2006 il Papa ha esortato i vescovi irlandesi a “stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le
misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i
princìpi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi”. Da quel momento egli ha voluto incontrare vittime in più di una occasione, ascoltando le loro vicende, pregando
con loro e per loro, ed è pronto a
farlo di nuovo in futuro. Nel feb-
I
braio 2010 ha chiamato a Roma
i vescovi irlandesi per esaminare con loro le misure che stanno
prendendo per porre rimedio al
problema, con particolare riferimento alle procedure e ai protocolli ora in vigore per assicurare
la tutela dei ragazzi negli ambienti ecclesiali e per rispondere
con prontezza e con giustizia alle
denunce di abusi. In questa Lettera Pastorale egli parla direttamente a una serie di gruppi all’interno della comunità cattolica irlandese, alla luce della situazione che si è creata.
Rivolgendosi in primo luogo alle
vittime di abuso, egli prende atto
del tremendo tradimento del
quale hanno sofferto e dice loro
quanto egli è dispiaciuto per ciò
che hanno sopportato. Riconosce
come in molti casi nessuno era
disposto ad ascoltarli quando trovavano il coraggio di parlare di
quanto era accaduto. Si rende
conto di come coloro che dimoravano in convitti dovevano essersi sentiti, perchè non avevano
modo di sfuggire alle loro sofferenze. Pur riconoscendo quanto
deve risultare difficile per molti
di loro perdonare o riconciliarsi
con la Chiesa, li esorta a non perdere la speranza. Gesù Cristo, lui
stesso vittima di ingiuste sofferenze, comprende gli abissi della
loro pena e il perdurare del suo
effetto sulle loro vite e sulle loro
relazioni. Ciononostante proprio
le sue ferite, trasformate dalle
sue sofferenze redentrici, sono i
mezzi attraverso i quali il potere
del male viene infranto e noi
rinasciamo alla vita e alla speranza. Il Papa esorta le vittime a
cercare nella Chiesa l’opportunità di incontrare Gesù Cristo e di
trovare risa- namento e riconciliazione risco- prendo l’infinito
amore che Cristo ha per ciascuno di essi.
Nelle sue parole ai sacerdoti e ai
religiosi che hanno commesso
abusi sui giovani, il Papa ricorda loro che devono rispondere davanti a Dio e a tribunali debitamente costituiti, per le azioni
peccaminose e criminali che hanno commesso. Hanno tradito una
fiducia sacra e rovesciato vergogna e disonore sui loro confratelli. Un grande danno è stato arrecato, non soltanto alle vittime,
ma anche alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa in Irlanda. Mentre esige
da loro che si sottomettano alle
esigenze della giustizia, ricorda
loro che non devono disperare
della misericordia di Dio, che egli
Grande è la sua esperienza quale rettore del Seminario della diocesi di Milano e del
Lombardo a Roma prima di diventare vescovo a Livorno, poi a Como. L’attenzione del
dibattito pubblico, nei giorni scorsi, si è concentrata sull’ingresso dei giovani all’interno
dei seminari. Si possono evitare casi di questo tipo a partire da una scelta precisa di
ingresso in seminario? È un tema che papa Benedetto stesso tratta in questa Lettera…
«Ho trovato una tradizione nei Seminari milanesi - perché il Seminario di Roma è un Collegio universitario per giovani sacerdoti, quindi la questione del discernimento previo, in entrata, non c’era ma nei Seminari milanesi, nei quali ho fatto prima l’insegnante, poi il rettore per undici anni, ho
trovato una tradizione molto seria, molto rigorosa. Si chiedeva un pieno rispetto della intimità delle
persone, che venivano guidate dalla direzione spirituale, dalla confessione, dalla predicazione in
generale… però si proponeva agli alunni una verifica, un controllo molto serio e molto responsabilizzato della loro maturità affettiva, della loro capacità di resistere a pressioni e a situazioni chepotevano
aggravarsi... Il Papa, nella Lettera, penso che si riferisca anche a questo quando dice che si tratta di
un ambiente degradato in maniera generale… quindi, a maggior ragione, i seminari devono alzare
le difese e creare percorsi educativi adatti alla situazione di oggi, per formare uomini sereni e liberi
nella gestione della loro affettività e capaci di evitare in maniera assoluta queste involuzioni, deviazioni che non è sempre possibile prevedere, ma che in tanti casi vanno almeno intraviste dal punto
di vista della fragilità o della minore consistenza della persona. La mia esperienza mi dice che nei
nostri seminari questa attenzione è stata molto alta, molto rigorosa… Bisognerebbe, forse, ancora
oggi, richiamare questa necessità di vigilanza - senza farla diventare un’ossessione evidentemente
- ma è una necessità di vigilanza alta, sulla maturità, la serenità e la libertà della castità personale
dei candidati al sacerdozio».
Come unire, nei seminari, educazione cristiana ed educazione di oggi, la modernità. È
possibile una sintesi, un dialogo? Come tradurli in un giusto equilibrio nella formazione
del sacerdote?
«Credo che il dialogo sia sempre possibile, addirittura doveroso. Ma deve essere un dialogo reale.
Deve percepire le differenze, deve rendersi conto che siamo in un mondo sempre più pagano, sempre
più privo di valori, nel quale anche la sessualità da un lato è dichiarata come un semplice gioco e
dall’altro viene considerata con scandali sopra scandali… Quindi credo che la situazione culturale
dalla quale provengono anche i nostri adolescenti e i nostri giovani richieda una forte capacità
critica da parte della comunità cristiana, da parte di loro stessi e da parte dei candidati al sacerdozio. E solo di fronte alla presa di coscienza di quella che, anche il Papa, più volte chiama una situazione di nichilismo, di relativismo, di degrado dei valori bisogna che ancora più forti siano le condizioni interiorizzate, le capacità di reazione da parte dei cristiani in genere e da parte dei preti e dei
vescovi in particolare».
ha liberamente offerto anche ai
peccatori più grandi, se si pentono delle loro azioni, fanno penitenza e con umiltà implorano
perdono.
Il Papa incoraggia i genitori a
perseverare nel difficile compito
di educare i figli a riconoscere che
sono amati e desiderati e a sviluppare una sana stima di sé. I
genitori hanno la responsabilità
primaria di educare le nuove generazioni ai princìpi morali che
sono essenziali per una civiltà
civile. Il Papa invita i ragazzi e i
giovani a trovare nella Chiesa
un’opportunità per un incontro
vivificante con Cristo, e a non lasciarsi frenare dalle mancanze di
alcuni sacerdoti e religiosi. Egli
guarda al contributo dei giovani
per il rinnovamento della Chiesa. Esorta anche i sacerdoti e i
religiosi a non scoraggiarsi, ma
al contrario a rinnovare la loro
dedizione ai rispettivi apostolati,
operando in armonia con i loro
superiori in modo da offerire nuova vita e dinamicità alla Chiesa
in Irlanda attraverso la loro vivente testimonianza all’opera
redentrice del Signore.
Rivolgendosi ai vescovi irlandesi, il Papa rileva i gravi errori di
giudizio e il fallimento della
leadership di molti di loro, perché non applicarono in modo corretto le procedure canoniche nel
rispondere alle denunce di abusi. Sebbene risultasse spesso difficile sapere come affrontare situazioni complesse, rimane il fatto che furono commessi seri errori e che di conseguenza essi
hanno perso credibilità. Il Papa
li incoraggia a continuare a sforzarsi con determinazione per porre rimedio agli errori del passato e per prevenire ogni loro ripetersi, applicando in modo pieno
il diritto canonico e cooperando
con le autorità civili nelle aree di
loro competenza. Invita inoltre i
vescovi ad impegnarsi a diventare santi, a presentarsi come
esempi, ad incoraggiare i sacerdoti e i fedeli a fare la loro parte
nella vita e nella missione della
Chiesa.
Infine, il Papa propone alcuni
passi specifici per stimolare il
rinnovamento della Chiesa in
Irlanda. Chiede a tutti di offrire
le loro penitenze del venerdì, per
il periodo di un anno, in riparazione dei peccati di abuso che si
sono verificati. Raccomanda di
ricorrere con frequenza al sacramento della riconciliazione e alla
pratica dell’adorazione eucaristica. Annuncia l’intenzione di indire una Visita Apostolica di alcune diocesi, congregazioni religiose e seminari, con il coinvolgimento della Curia Romana, e
propone una Missione a livello
nazionale per i vescovi, i sacerdoti e i religiosi in Irlanda. In
questo Anno dedicato in tutto il
mondo ai Sacerdoti, presenta la
persona di San Giovanni Maria
Vianney come modello e intercessore per un rivivificato ministero sacerdotale in Irlanda. Dopo
aver ringraziato tutti coloro che
si sono impegnati con alacrità per
affrontare con decisione il problema, conclude proponendo una
Preghiera per la Chiesa in Irlanda, da usare da tutti i fedeli per
invocare la grazia del risanamento e del rinnovamento in questo
tempo di difficoltà.
pagina a cura di
ENRICA LATTANZI
P A G I N A
4
OBAMA
APPROVATA LA
RIFORMA SANITARIA
N
ella notte del 21 marzo la Camera dei rappresentanti ha approvato la riforma sanitaria fortemente
voluta dal presidente Barack
Obama. Dopo mesi di dibattiti
e polemiche (con l’accusa all’amministrazione di voler introdurre il socialismo negli Stati Uniti), il Congresso ha approvato una legge storica.
Il voto della Camera dei rappresentanti sul testo già approvato dal Senato - 219 voti a favore, 3 più del necessario, e 212
contrari - è giunto grazie al sostegno di un gruppo di deputati democratici, contrari all’aborto, che hanno strappato in
extremis alla Casa Bianca un
decreto per ribadire il bando
all’uso di fondi federali per finanziare polizze a copertura
delle interruzioni di gravidanza.
La svolta è arrivata nel pomeriggio e il voto sul testo del
Senato - che entra nei codici
come Law of the Land - è seguito poche ore più tardi. La
vittoria ha chiuso una maratona politica durata oltre un anno
e costellata da scontri e faticose mediazioni. Dopo il voto sul
testo del Senato, la Camera ha
approvato un pacchetto di
emendamenti che armonizzano
la riforma dei senatori con quella che i deputati avevano approvato in novembre. Nessuno dei
178 congressisti repubblicani
ha votato a favore e più di 30
deputati democratici hanno votato no.
La riforma estenderà i servizi sanitari a 32 milioni di statunitensi grazie all’allargamento del raggio di azione dei programmi di salute pubblica e
grazie ai sussidi alle famiglie
che non possono acquistare polizze assicurative private; vieterà anche alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze a bambini o adulti con malattie congenite e impedirà di
revocare le polizze ai già assicurati. Con la riforma, il 95 per
cento dei quasi 300 milioni di
cittadini americani disporrà di
una copertura sanitaria.
Il presidente Obama - che ha
ringraziato lo speaker della
Camera Nancy Pelosi per l’impegno profuso in questi mesi ha sottolineato, rivolgendosi ai
parlamentari, come la nuova
legge non sia una panacea per
il sistema sanitario, pur muovendosi nella direzione giusta.
“Il voto di oggi - ha detto - risponde agli americani che speravano profondamente che fosse fatto qualcosa per un sistema che lavorava per le compagnie assicurative e non per la
gente comune”. A detta di
Obama la riforma sanitaria
avrà effetti diretti e positivi
sulla vita di ogni famiglia americana.
SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
ITALIA ALLE AMMINISTRATIVE IL DISCERNIMENTO CRISTIANO È UN DOVERE
Elezioni: no all’astensione
L
a tentazione di disertare le urne morde le coscienze degli italiani,
giustamente sdegnati
dinnanzi ad una politica ridotta talora a teatrino, la
quale sembra disertare i problemi, tanti e gravi, che toccano la
vita quotidiana dei più. La tentazione si coglie forte soprattutto in quell’elettorato cattolico
che appare disgustato dalla volgarità in cui sono cadute la vita
e la discussione politica, dal declino degli ideali grandi, dall’attenuarsi dell’impegno per le
cose concrete, dall’affievolirsi
del senso della buona amministrazione nella casa comune.
Ma il disertare le urne sarebbe un male, e non solo perché
l’esercizio del diritto di voto è
un “dovere civico”, come dispone l’art. 48 della Costituzione;
cioè non solo perché integra uno
di quei “doveri inderogabili di
solidarietà”, di cui l’art. 2 della
stessa Carta fondamentale richiede perentoriamente l’adempimento.
Il cristiano, infatti, è tenuto
a partecipare alle urne per
un’altra, e più alta, ragione.
Perché egli è chiamato a “dare
a Cesare quel che è di Cesare”:
ciò significa che a lui è richiesto, non per solo dovere giuridico ma pure per dovere di coscienza, di dare il proprio contributo alla vita della società.
Un contributo originale, nel
concerto della pluralità di proposte politiche che qualificano
una società democratica qual è
la nostra; un apporto di idee, di
proposte, di esperienze, di impegno fattivo, fuori di ogni impoverente omologazione.
L’impegno del cristiano nella
società non può non esprimere
un progetto politico fondato sulla dignità della persona umana. Come è stato ricordato in
una recente nota del Vicariato
di Roma, ciò significa considerare “irrinunciabili” - sia quanto a riconoscimento, che ad effettivo esercizio - la libertà religiosa, la difesa della sacralità
della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, le libertà fondamentali del-
la persona, la famiglia fondata
sul matrimonio fra un uomo e
una donna, aperta alla maternità e paternità responsabile, la
libertà educativa e di istruzione, il lavoro retribuito secondo
giustizia, la cura della salute,
l’apertura agli immigrati in un
sistema di leggi che coniughi
insieme accoglienza, legalità e
sicurezza, la casa, la salvaguardia del creato. Si tratta di un
progetto politico teso al perseguimento del bene comune, vale
a dire dell’insieme delle condizioni di vita sociale grazie alle
quali si può conseguire il perfezionamento integrale della
persona, in tutte le sue dimensioni, anche quella più propriamente spirituale.
L’attuale configurazione della rappresentanza politica, modellata da sistemi elettorali caratterizzati in senso maggioritario, offre senza dubbio ai
cattolici inedite e ampie possibilità di contribuire in vario
modo, e da diverse parti, ad una
vita politica rinnovata, animata da ideali forti ma al tempo
stesso segnata da concreti impegni di buona amministrazione. Domani, a urne chiuse, i
cattolici eletti saranno chiamati a una testimonianza di vita
riflessa in un’esperienza politica coerente ed in una azione
concreta, qualificata dal senso
dello Stato e fondata su sentimenti di solidarietà.
Ma ora, alla vigilia di una
consultazione di cui è innegabile una valenza che va oltre la
dimensione locale, il cattolico
elettore non può disertare la
necessaria opera di discernimento nella pluralità di progetti politici; non può esonerarsi
dal compito di cogliere dove i
valori in cui crede sono accolti
e sostenuti, e dove invece vengono ignorati o addirittura contrastati.
È un problema di coscienza.
Ma è anche il modo reale per
contribuire effettivamente, e
laicamente, alla garanzia di un
sano pluralismo.
GIUSEPPE DALLA TORRE
rettore della Lumsa
LA NUOVA “BATTAGLIA” DELL’EUROPA
A 10 anni dalla Strategia di Lisbona
S
ono trascorsi precisamente dieci anni dal
battesimo della Strategia di Lisbona, definita
per fare dell’Europa comunitaria “l’economia più
competitiva al mondo basata
sulla conoscenza e la piena occupazione”. Gli allora capi di
Stato e di governo dei 15 Stati
aderenti si riunirono il 23-24
marzo 2000 per un summit
straordinario che avrebbe dovuto correggere, se non reimpostare, le politiche economiche e
sociali dei firmatari per raggiungere obiettivi “alti” eppure
ritenuti “possibili”. Preso atto
del mancato raggiungimento di
quelle stesse mete, la Commissione guidata da José Manuel
Barroso (nella foto), assieme al
presidente stabile dell’Ue
Herman van Rompuy, ha deciso di riprovarci, ponendo sul
tavolo del vertice del 25-26
marzo tre “motori di crescita”
per una Ue compe-titiva,
innovativa, verde e socialmente più giusta. Nella comunicazione del 3 marzo scorso
Barroso ha infatti parlato di
“crescita intelligente” (promuovendo conoscenza, ricerca,
istruzione e società digitale),
“crescita sostenibile” (rendendo
la produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse) e “cre-
scita inclusiva” (incentivando la
partecipazione al mercato del
lavoro e la lotta alla povertà).
La nuova “battaglia” - termine utilizzato dal capo dell’Esecutivo - “richiede un coinvolgimento al massimo livello po-
litico” e la “mobilitazione di tutte le parti interessate”. Non
mancano specifici “obiettivi”
concreti (occupazione, ricerca,
energia pulita, lotta all’abbandono scolastico e all’indigenza)
da cui si può rilevare “quali
sono i traguardi che l’Ue dovrebbe raggiungere entro il
2020 e in base ai quali saranno
valutati i progressi compiuti”.
La crisi, ha specificato Barroso,
“ha messo in luce questioni fondamentali e tendenze non
sostenibili che non possiamo
più ignorare. Il disavanzo di
crescita dell’Europa sta compromettendo il nostro futuro.
Dobbiamo agire con decisione”.
Fin qui i progetti, che, una
volta ottenuto lo scontato via li
bera da parte dei 27 governi,
dovrebbero cominciare a prender forma mediante azioni specifiche e qualche investimento
finanziario. Ma i dubbi non
mancano. Un decennio fa, infatti, il quadro macroeconomico
era favorevole, non in stato di
recessione come quello attuale.
L’Ue contava solo 15 Stati, relativamente simili tra loro e,
complessivamente, più forti e
competitivi, se si considera che
il “valore aggiunto” apportato
dai nuovi Stati dell’est non è
certo entusiasmante. La concorrenza esterna era obiettiva-
mente meno agguerrita di oggi.
Nel frattempo non si può certo
ritenere che siano lievitati
l’europeismo e la voglia di assegnare maggiori compiti di coordinamento alle istituzioni Ue,
aspetti necessari per perseguire traguardi così ambiziosi. Da
questo punto di vista, prima di
riporre in soffitta tanto velocemente la Strategia di Lisbona
per varare quella targata Europa 2020 sarebbe stato utile un
esame di coscienza collettivo:
perché Lisbona ha fallito? Si
tratta solo di cause esterne (ad
esempio la crisi, la globalizzazione accentuata, le strutturali
debolezze demografiche europee…) oppure ci sono freni all’intero dell’Ue che hanno sgambettato Lisbona così come potrebbero ostacolare Europa 2020?
Ma l’Ue ha già tolto il freno a
mano e, più o meno consapevolmente, si sta tuffando in questa nuova “strategia”. La quale
per funzionare, per non restare
sulla carta come la precedente,
avrà bisogno di volontà politica, di un fortunato e lungo trend
favorevole, di un sistema di sanzioni e di incentivi con cui ottenere azioni coerenti da parte
dei governi. E, non da ultimo,
di obiettivi alla portata dei contraenti.
GIANNI BORSA
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
GALLI DELLA LOGGIA E IL MALE NON OSCURO DELL’INDIVIDUALISMO
La deriva anticristiana
È
impietosa la disanima
della società italiana fatta da Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere
della Sera” di domenica
21 marzo, una disanima che
descrive l’Italia “anticristiana”
di oggi. Ingenuità modernista,
sostanziale rifiuto delle tradizioni, un cinismo di fondo che
“ha sempre il bisogno di abbassare tutto alla sua bassezza”:
sono i tre motivi che il commentatore ricorda per spiegare le
trasformazioni dello “spirito
pubblico” del Paese e la deriva
anticristiana che si traduce in
una lunga serie di “capi d’accusa” verso il cristianesimo e, in
particolare, verso la Chiesa cattolica.
La lettura è impietosa, ma
sostanzialmente tocca nel segno. La nostra società e la cultura dominante hanno probabilmente molti problemi con il
cristianesimo. Il Sinodo dei vescovi europei alla vigilia del
grande Giubileo aveva parlato,
non senza suscitare scalpore, di
una grave secolarizzazione nel
Continente e addirittura di
“scristianizzazione”. Guardavano in profondità, allora, i vescovi europei, cogliendo una serie
di segnali rispetto all’allontanamento degli uomini e delle donne d’Europa dai
valori e dal messaggio di Gesù.
Sembrava un’esagerazione, soprattutto pensando all’Italia.
Ma dov’è la scristianizzazione? Nei motivi ricordati da
Galli Della Loggia corre come
un filo rosso il tema di fondo
dell’individualismo che è, ad
esempio, da tempo “nel mirino”
delle riflessioni della Chiesa
italiana e alla radice della cosiddetta questione educativa.
Qui è il problema: la concezione dell’uomo proposta oggigiorno, veicolata dai media, “vincente” e dominante è radicalmente anticristiana. L’individuo che
basta a se stesso, norma prevalente per le proprie azioni, sostanzialmente solo e chiuso nel
proprio orizzonte non è la “persona” dell’antropologia cristiana, che può dialogare e incontrare l’Altro. Questo individuo,
unica autorità, è il soggetto dell’ingenuità modernista di cui
parla Galli Della Loggia, è colui al quale il passato non serve più perché il presente è il suo
cortile, è il cinico disincantato
che non può alzare lo sguardo
oltre il proprio naso. È, questo
individuo, il sostenitore, tutt’al
più, di un cristianesimo uma-
nitario, confuso con l’etica
buonista spesso di moda. Ma
c’entra poco con un Vangelo che
chiede di ascoltare, di aprire le
orecchie e gli occhi, di fare spazio a un compagno di strada, di
mettersi in dialogo.
Sta qui l’insistenza della
Chiesa italiana sulla questione
educativa che, come ha detto in
più occasioni il cardinale
Camillo Ruini, ha come posta
in gioco il senso stesso che attribuiamo all’uomo e alla nostra civiltà. Abbiamo bisogno di
educazione – si ricorda tra l’altro nel recente testo su “La sfida educativa”, preparato dal
Comitato per il progetto culturale della Cei – non tanto per
essere cittadini o buoni cattolici, ma semplicemente per essere uomini. Non è cosa da poco e
da qui riparte la possibilità per
il cristianesimo di essere significativo ancora una volta per le
persone del nostro secolo. In
Italia e in Europa. Contrastando alla radice quella deriva
anticristiana che tenta il senso
comune.
ALBERTO CAMPOLEONI
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
LA NAUSEA
SI VINCE...
VOTANDO
Si torna a votare. So che a
qualcuno la voglia di farlo è
passata, e si è tramutata in
nausea. Ma è un malessere
che si sconfigge votando.
Senza l’illusione che tutto
cambi in meglio. Ma anche
senza lasciare che siano gli
altri a decidere per me, per
noi cattolici italiani e cattolici lombardi. I nostri vescovi ci hanno invitato a votare in questa tornata elettorale con un occhio attento ai
programmi e alle persone.
Non con gli schematismi
ideologici a cui ci siamo assuefatti, succubi di quelle
ataviche «simpatie» politiche che scartano a priori un
candidato - solo perché è di
destra, di sinistra o di centro - e ne sposano entusiasticamente un altro - solo
perché è di destra, di sinistra o di centro - . No, è sbagliato, e ce lo ha ricordato
anche il card. Bagnasco, presidente della Conferenza
Episcopale Italiana: dobbiamo puntare su quei «valori
non negoziobili», su cui invece tanti politici mercan-
teggiano ogni giorno, e su
cui, purtroppo, troppi cattolici chiudono gli occhi e le
orecchie. A Roma e nel Lazio, tanto per fare un esempio di evidenza inattaccabile, c’è una candidata - Emma Bonino - che ha costruito tutta la sua fortuna politica su una ostentata militanza abortista. Purtroppo,
ecco uno dei «valori non negoziabili», su cui alcuni cattolici sono invece disposti
allegramente a negoziare e
a farlo passare in secondo
piano rispetto alla fedeltà
ottusa alla propria militanza partitica. Naturalmente
tra i valori cardini non c’è
solo la vita umana, dal concepimento sino alla morte
naturale, ma anche la famiglia fondata sul matrimonio
tra un uomo e una donna,
la libertà religiosa ed educativa, la giustizia e la solidarietà nella lotta alla malavita organizzata e nella
difesa del lavoro.
Ho ascoltato la solita obiezione: ma queste sono elezioni amministrative, si votano candidati che devono aggiustare le strade, far funzionare gli ospedali, regolare il trasporto pubblico, ecc.
Insomma, cose concrete che
riguardano la vita di tutti i
giorni, non i... valori nella
loro astrattezza. È una obiezione becera, questa! E dice
tutto lo smarrimento in cui
siamo caduti da quando la
politica ci ha abituati ad
una polarizzazione vuota.
Ovviamente, le capacità amministrative dei candidati
vanno valutate insieme alla
loro trasparenza ed onestà,
ma è necessario tener conto
che dalla Regione oggi passano anche linee guida importanti in settori sensibili
ai valori quali, ad esempio,
la sanità. E poi, la verità
non entra in gioco solo a livello dei massimi sistemi, e
purtroppo è assente ormai
anche dai livelli più alti della vita politica... La verità
c’entra con la vita concreta
di tutti i giorni, ed è lì che
dobbiamo «riconciliarci con
la verità», andando oltre l’odioso e diffuso relativismo
delle opinioni e riconoscendo dei punti fermi su cui
non negoziare mai.
Lo so, in queste elezioni,
tanto tempo è andato perduto in beghe da cortile. Recarsi a deporre la scheda nell’urna è un modo per recuperare un diritto che, forse,
qualcuno voleva toglierci.
Il mistero,
la parola, il silenzio
L
’
uomo moderno sembra
diventato un’appendice
del rumore, un mero
spazio di esso. La perdita del silenzio si trasforma in incapacità di ascoltare.
Ogni parola, anche la più banale, ha bisogno, per essere
percepita, del silenzio. Nel frastuono, invece, essa muore tra
mille inutili rumori. Da quando il linguaggio è diventato un
mezzo in cui siamo immersi
totalmente, non c’è più bisogno
di dire qualcosa. Il «dire» dice
se stesso e nessuno sente la
necessità di prestare attenzione. Ascoltare è fuori moda. E’
come se avessimo perso la misura delle cose. Tutto è di uguale importanza e di nessuna importanza. Non abbiamo
più il dono del discernimento e
della discrezione. Nessuno
ascolta nessuno. Infatti, perché
ascoltare e chi? Nel traffico dei
discorsi quotidiani, ci imbattiamo continuamente in parole
senza peso, in messaggi che
smussano il pensiero, provocando una narcosi intellettuale. Allora siamo spinti ad un
silenzio che diventa difesa. Ma
una difesa che ci potrebbe portare all’incapacità di ascoltare.
Chi si apre all’ascolto non può
essere né arrogante né tracotante. Chi si dichiara disposto
ad ascoltare riconosce che l’altro ha qualcosa da comunicare. È nel silenzio che si acquista quella capacità di raccoglimento vigile che apre all’accoglienza. Il silenzio può essere
segno di piena comprensione
reciproca. È significativa - per
il credente - la pedagogia del
silenzio adottata da Gesù. Ci
sono diversi silenzi nel silenzio di Gesù. C’è un silenzio
durante il quale egli ascolta
l’accusa contro l’adultera e
chinato scrive per terra. È un
silenzio che poi, rialzandosi, si
condensa nella parola di giudizio: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei». Un silenzio che poi
sprofonda in un mutismo che
non è altro se non l’eco della
potente parola degli accusatori, come mostra il loro allontanarsi furtivo (Gv 8,1-11). E
c’è poi il silenzio dell’adolescente che non rivela ai suoi
genitori che rimarrà nella
casa del Padre. Silenzio che
causa la loro angosciosa ricerca e che di nuovo sfocia nella
sua parola autorevole che riecheggia per lunghi anni nella
loro incomprensione. Oppure
c’è un tacere per gli uni, mentre agli altri parla: «Chi sono
mia madre e i miei fratelli?»
(Mc 3,33): coloro che chiedono
accesso e risposta non ottengono più di questo. O, in modo
diverso, nelle rivelazioni, eccezionali senza
una parola
di Gesù, come nella
Trasfigurazione, dove a
coloro che la
esperimentano è negato paradossalmente un
discorso
chiarificatore.
L’ a v v e n i mento resta
nel mistero
e solo dall’alto la Parola può
illuminare.
Le parole di Gesù restano circondate da una zona di silenzio, che però non è limitazione della parola, ma al contrario rappresenta lo spazio nella quale essa può realmente
diventare provocante per l’uomo. Tutte le volte che Gesù
viene frainteso, si ritira nel
silenzio. Un silenzio che è difesa dell’autenticità della parola. E la miglior risposta che
può ricevere la parola che viene da Dio è: «Ecco, sono la serva del Signore». Non si sa dove
possono portare le conseguenze del «Mi avvenga secondo la
tua parola». Le nostre comunità hanno spesso privilegiato un moltiplicarsi di parole
che hanno formato generazioni di parlanti, non sempre generazioni di uditori. Non uditori della Parola, ma ripetitori di rumorose e ingombranti
sillabe che non creano parole
significanti e che ancor meno
invitano all’ascolto. Le comunità dei credenti si apprestano a vivere il mistero della
Pasqua, centro e cuore della
proposta cristiana. Un centro
- il mistero del Crocifisso - che
creò scandalo e abbandono
anche nei discepoli. Di fronte
alla piena rivelazione del volto del Dio di Gesù - il Crocifisso - la parola dell’uomo viene
meno. Restano il mistero da
contemplare e la provocazione da accogliere. Troppo spesso le nostre parole lo hanno
reso talmente ragionevole da
non essere più provocante perché catturato dalla retorica di
parole che non parlano più. Il
Crocifisso interpella nel profondo il mistero dell’esistenza
umana e il suo rapportarsi al
Dio di Gesù. Una settimana quella che sta per iniziare nella quale riscoprire il silenzio affinché il mistero penetri
nella quotidianità dell’esistenza e la riscatti dalla sua apparente banalità.
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
POLONIA: UNA MASSICCIA MOBILITAZIONE
A FAVORE DELLA VITA
Massiccia mobilitazione in Polonia dei movimenti pro-life a favore
del diritto alla vita con una serie di iniziative che si stanno promuovendo dal 17 al 25 marzo, giorno in cui la Chiesa cattolica
polacca celebra nella solennità dell’Annunciazione la “Giornata
della Santità della Vita”. Slogan scelto per le manifestazioni e gli
incontri di preghiera: “La luce per la vita”. Intanto sabato scorso è
terminato nel santuario mariano di Jasna Gora l’annuale pellegrinaggio pro vita, organizzato per la trentesima volta dalle associazioni pro life e al quale quest’anno hanno partecipato oltre mille persone. In un messaggio, i partecipanti hanno inviato la loro
solidarietà a quanti in Spagna sostengono il diritto alla vita e che
“con il loro impegno e la loro determinazione testimoniano all’Europa e al mondo come opporsi alla civiltà della morte”. In occasione della Giornata del 25 marzo in alcune città polacche vengono
aperte nuove “finestre della vita” dove le madri, in modo del tutto
anonimo, possono lasciare i loro figli senza privare i neonati di
cure adeguate. Negli ultimi 4 anni in Polonia, grazie soprattutto
alla Caritas, sono state aperte 37 “finestre”, nella maggior parte
presso le case di varie congregazioni religiose ma anche presso
alcuni centri ospedalieri.
P A G I N A
6
SOCIETÀ
EUROP
A
EUROPA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
CONVEGNO A PIACENZA SETTIMANALI CATTOLICI
FARE L'EUROPA
LE RADICI E IL FUTURO
«
L
Europa è la nostra
casa comune”, “una
casa da costruire insieme”.
Mons.
Gianni Ambrosio,
vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, ha aperto il convegno nazionale della Fisc, Federazione italiana settimanali
cattolici, intitolato “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” (1820 marzo). L’appuntamento è
stato ospitato nella città
emiliana per celebrare i 100
anni del settimanale della diocesi di Piacenza-Bobbio, “Il
Nuovo Giornale”.
“Per una buona costruzione
dell’Europa - ha spiegato il vescovo Ambrosio - occorre non
solo un progetto, ma anche un
rinnovamento culturale e spirituale dell’Europa, un rinnovamento capace di dare un’anima
all’idea di Europa, alle istituzioni europee, alla cultura europea”. L’impegno per “costruire
una migliore casa europea deve
coinvolgere tutti, al di là di ogni
scetticismo e di ogni idealizzazione. E deve coinvolgere in
particolare le comunità ecclesiali e i cattolici e dunque anche i settimanali cattolici”.
Mons. Ambrosio ha quindi ricordato la figura di san Colombano, il missionario irlandese
definito da Benedetto XVI “santo europeo”, morto a Bobbio nel
615: “In san Colombano possiamo trovare le radici dell’unità
culturale e spirituale dell’Europa. In lui possiamo inoltre scorgere la direzione di marcia del
nostro futuro europeo”.
Sulla figura del santo ricordato come uno degli ispiratori
del cammino culturale e spirituale verso l’Europa unita, don
Giorgio Zucchelli, presiden-
'
te della Fisc, ha affermato: “San
Colombano ebbe a scrivere che
gli europei devono essere un
unico popolo, un corpo solo, unito da radici cristiane in cui le
barriere etniche e culturali vanno superate. Frase ancora oggi
di grande attualità”. Per ricordare san Colombano il convegno ha previsto un’intera mat-
tinata (20 marzo) a Bobbio.
“L’Europa c’è, ma ho l’impressione che non ci siano gli europei”. Dino Rinoldi, docente di
diritto dell’Unione europea all’Università Cattolica di Piacenza, ha iniziato così il suo intervento al convegno Fisc. Ripercorrendo la storia recente
dell’integrazione europea, il docente ha ricordato come “sia sbagliato parlare di una Costituzione europea”, che non esiste, mentre vi è “una serie di Trattati
costitutivi”. Ad oggi le basi giuridiche dell’Unione europea si
ritrovano in “tre Trattati e una
Carta”: il Trattato sull’Unione
europea (meglio co-nosciuto
come trattato di Maastricht), il
Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Trattato
istitutivo della Comunità europea dell’energia atomica e, infine, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nella
sua riflessione il giurista ha sottolineato alcune parole chiave
nella giurisdizione europea. “La
prima – ha spiegato Rinoldi – è
sussidiarietà. Il primo attore a
dover agire è lo Stato, a partire
dalle sue istituzioni locali. Vi
sono anche materie come la famiglia e la tutela della vita in
cui l’Ue lascia piena autonomia
recependo le legislazioni nazionali”. Per quanto riguarda la
questione delle radici cristiane,
il giurista ha precisato come
“seppur non venga utilizzata la
parola ‘cristiane’” il Trattato
sull’Ue faccia riferimento “all’eredità culturale, religiosa,
umanistica dell’Europa da cui si
sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e
inalienabili della persona. Valori e principi che non possono non
essere cristiani”.
LA RELAZIONE DI MONS. JOZEF ZYCINSKI
IL CRISTIANESIMO CHIAMATO
A RIPORTARE UMANITÀ E DIGNITÀ
«
ono ben lontano dall’aspettarmi che il
futuro sviluppo della cultura europea
possa continuare la
tradizione dei santi, dei martiri o dei costruttori delle cattedrali”; tuttavia l’attuale “dialogo interconfessionale fa sperare che i valori religiosi universali possano svolgere un ruolo
importante nella trasformazione creativa” di questa cultura.
Lo ha detto mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio
Consiglio della cultura, intervenendo giovedì 18 marzo al convegno nazionale “Fare l’Europa.
Le radici e il futuro” che la Fisc
(Federazione che raggruppa
186 testate cattoliche locali per
un milione di copie settimanali) ha promosso a Piacenza. Interrogandosi sul futuro della
cultura europea, segnata da un
crescente “processo di laicizzazione”, mons. Zycinski osserva che “l’apertura alla realtà
trascendente di Dio” può inve-
S
ce costituire “un fondamento al
senso, alla bellezza e alla sensibilità delle coscienze, senza le quali non è possibile lo
sviluppo della cultura”. In tale
prospettiva, “il Vangelo della
vita diventa un’ispirazione alla
cultura della vita, capace di essere più forte delle crisi temporanee”.
“Ciò esige però – è il monito
del presule - una cura costante
per ‘l’ecologia umana’”, creata
“dai valori che hanno fondato la
cultura dell’Europa”. Nel cercare “un’alternativa pragmatica
alla tradizione cristiana”, che
cioè eviti “il radicalismo ideologico”, è necessaria, avverte
mons. Zycinski, “la domanda
sulla gerarchia dei valori e delle norme etiche che potrebbero
svolgere un ruolo importante
nella vita sociale”. Ma qui sorge una prima difficoltà: “Nella
concezione giudeo-cristiana dei
valori viene accentuata la libertà e la dignità della persona
umana creata a immagine di
Dio. Nella prospettiva del neo-
pragmatismo” invece, “non si
parla né di umanità né di dignità”.
Ulteriore problema, “quello
dei criteri sui quali dovrebbe
essere costruito il sistema morale del pragmatismo, e dei
principali valori al suo interno”.
Al riguardo, osserva l’arcivescovo di Lublino, “viene spesso proposto il criterio del consenso e
della maggioranza”, e proprio in
questo “il pragmatismo è diverso dal modo cristiano di affrontare la questione”, che invece riconosce “il carattere obiettivo e
universale dei valori e delle regole morali”. Tracciando un parallelismo fra “le costanti di cui
si interessano i fisici”, ossia “le
leggi della natura”, e “le costanti che intrigano i filosofi”, ossia
“il mondo dei valori assoluti e
delle regole universali”, il
presule sottolinea che “la costante teologica è Dio”.
“La convinzione del Suo ruolo
ispiratore nella cultura del XX
secolo – prosegue mons. Zycinski
- costituisce la base per la difesa
Colombano
Un patrono per L'Europa?
«
U
n continente di
Chiese e non un
dato geografico”:
questa “è l’Europa
per san Colombano”, il monaco irlandese definito da Benedetto XVI “santo
europeo” e considerato come
uno degli ispiratori del cammino culturale e spirituale
verso l’Europa unita. A tratteggiare un profilo biografico
del Santo è don Pietro
Pratolongo, docente di liturgia
allo Studio teologico interdiocesano di Camaiore, intervenuto sabato 20 marzo al convegno Fisc su “Fare l’Europa.
Le radici e il futuro”. Nella sua
relazione dal titolo “Colombano uomo europeo”, don Pratolongo ricorda che il monaco
irlandese, nato a Navan nel
542 circa, è morto nel 615 a
Bobbio (diocesi oggi unita a
Piacenza) dove è conservato il
suo corpo. Per questo, la sessione di sabato 20 marzo del
convegno si è tenuta a Bobbio.
Negli anni in cui visse Colombano, sottolinea don Pratolongo, “l’Europa era vista come
unità ‘cristiana’. Il Vangelo era
il centro di civiltà e di fede, la
Chiesa (il Papa di Roma) svolgeva il servizio di ‘faro di luce’
mentre i monaci erano la manovalanza missionaria. Il sogno di Carlo Magno di un’unità romana e cristiana di popoli
fu anticipato nella ‘peregrinatio’ di Colombano”.
“Monaco, penitente, evangelizzatore; “uomo di ‘preghiera’ –
spiega il docente – Colombano
identifica il ‘rapporto orante
con Dio’ come l’espressione
migliore e autentica della
vita”. “Il termine ‘Europa’–
precisa don Pratolongo – viene utilizzato da san Colombano nelle lettere riferite al Papa”. Per il monaco irlandese “è
il vescovo di Roma, la sede di
Pietro e
Paolo, di
cui gli
irlandesi sono
discepoli, che
garantisce, nella trasparenza, l’unità della
fede e
dei popoli.
È la visione europeistica e religiosa di Colombano che si
esprime nelle sue parole” a
papa Gregorio Magno: “Al Signore Santo e Padre in Cristo,
al magnifico splendore della
Chiesa romana, a colui che è
come un fiore luminosissimo
di un’Europa tutta in decadenza”. E a papa Bonifacio IV nel
613 scrive: “All’illustrissimo
capo di tutte le Chiese dell’intera Europa”. Per Colombano,
afferma don Pratolongo, “l’Europa è un continente di Chiese e non un dato geografico,
compito del Papa di Roma è
l’unità nella diversità, Cristo
è il centro della fede e della
società europea, Lui è l’unità
dei popoli”. Il Santo, aggiunge
il docente, “può essere una
luce, una lampada, per un’Europa in cerca di un ‘supplemento d’anima’”.
Don Pratolongo conclude ricordando che “la madre di
Colombano, quando lo portava in grembo, sognò un ‘sole’
uscire da lei, quel sole che ha
riscaldato l’Europa travolta dai
barbari, quel sole che ancora
oggi splende nella sua eredità
spirituale, quel sole che merita insieme a Benedetto e ai
santi Cirillo e Metodio, di essere riconosciuto come ‘luce
europea’ e insignito del giusto
titolo di patrono d’Europa”.
L'arcivescovo di
Lublino (Polonia) e
membro del Pontificio
Consiglio della
cultura è intervenuto
giovedì 18 marzo
al convegno
nazionale “Fare
l’Europa. Le radici e il
futuro” organizzato
dalla Federazione
dei Settimanali
Cattolici Italiani
(Fisc) a Piacenza
della posizione secondo cui il futuro sviluppo della cultura potrà salvare i valori umanistici
fondamentali per la tradizione
europea”. Quei valori, precisa,
“hanno un ruolo importante anche nell’attuale epoca di mutamenti profondi che accompagnano la rivoluzione tecnico-scientifica; essi costituiscono delle
costanti antropologiche che
attestano l’esistenza di un’identità spirituale dell’uomo”.
Di qui la domanda: “Si può
immaginare una fase successiva dello sviluppo culturale in
cui la caccia al consumismo e
al piacere sostituisca gli scru-
poli di coscienza, l’imperativo
etico, il senso di fedeltà verso il
prossimo e verso se stessi?”. “Il
futuro della nostra cultura non
dipende da cause determinanti
esplicite, ma dall’impegno dell’uomo e dall’apertura ai valori
che determinano l’orizzonte
specifico” della sua esistenza. “A
noi è stato affidato l’ambiente
naturale” e “l’insieme dei valori essenziali, definiti da Giovanni Paolo II ‘ecologia umana’”.
“Lo sviluppo futuro dell’umanità – conclude mons. Zycinski dipende soprattutto dalla nostra responsabilità per la cultura, il nostro valore comune”.
CHIESA
P A G I N A
7
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
ASSEMBLEA
DEL CENTRO AIUTO
ALLA VITA DI COMO
Il Consiglio direttivo dell’associazione ha convocato l’assemblea annuale dei
soci per sabato 27 marzo,
alle ore 18.00, presso il
Centro Pastorale, in viale
Battisti, 8 a Como.
GIOVEDÌ SANTO:
I SACERDOTI
CON IL VESCOVO
Giovedì Santo, 1° aprile, il Vescovo Diego invita tutti i sacerdoti a partecipare al tradizionale pranzo in Seminario
al termine della Santa Messa
Crismale (intorno alle ore
12.30), un momento conviviale per condividere insieme il
giorno dedicato alla festa dei
presbiteri e che per questo
2010 vede l’importante ricorrenza dell’Anno Sacerdotale.
Chi desidera accogliere l’invito può prenotarsi telefonando in Seminario allo 031.338
8111 (costo 10 euro).
INIZIAZIONE
CRISTIANA
PER I CATECUMENI
DURANTE LA VEGLIA
PASQUALE
IN CATTEDRALE
Sabato prossimo, partecipando alla solenne veglia presieduta dal Vescovo in cattedrale, le otto persone che già sono
state presentate su queste
pagine (cf n. 8 del 27 febbraio
u.s., pag. 10) verranno battezzate e cresimate, e riceveranno per la prima volta il Corpo
e il Sangue di Gesù. Ancora una volta, la chiesa madre della nostra diocesi sarà pienamente valorizzata nella sua
funzione simbolica: esprimendo l’accoglienza di un’intera Chiesa particolare – e
non solo delle singole parrocchie in cui i catecumeni si sono
preparati – e l’inserimento
nella comunione dell’unica
assemblea salvata e radunata da Cristo, diffusa su tutta
la terra. Non tutti, certo, potremo partecipare fisicamente a questo importante evento; ma nel corso della veglia
questi nostri nuovi fratelli e
sorelle saranno esplicitamente ricordati (e tutti i momenti
della celebrazione portano
l’impronta di questa origine
catecumenale). Nel corso dell’azione liturgica del Venerdì
Santo, la Chiesa prega così:
«Dio onnipotente ed eterno,
che rendi la tua Chiesa sempre feconda di nuovi figli, aumenta nei catecumeni l’intelligenza della fede, perché, nati
a nuova vita nel fonte battesimale, siano accolti tra i tuoi
figli di adozione». È quello che
desideriamo per i “nostri” catecumeni: Marialba, Valentina, Maria Aurora, Anna, Francesco, Giovanni, Beniamina,
ed Elisabetta. Grazie anche
alla loro fede, la Santa Chiesa di Dio che è in Como è ancora viva, e feconda.
Il Consiglio
pastorale diocesano
T
occa a me questa volta
condividere mediante le
parole quanto si è vissuto nel secondo incontro
del rinnovato Consiglio
Pastorale Diocesano (CPD). Per
cominciare, un pensiero riconoscente va a Cia Marazzi che questo servizio ha svolto con sensibilità e competenza per molti
anni. C’eravamo quasi tutti, una
quarantina di persone, a Nuova
Olonio nella Casa “Madonna del
lavoro” dei Guanelliani nel pomeriggio di sabato 20 marzo, per definire insieme il nostro nuovo Statuto ed essere informati sulle
prospettive di un nuovo assetto
territoriale della Diocesi.
La maggior parte del lavoro è stata dedicata alla definizione dello Statuto, sulla traccia di una
bozza preventivamente predisposta da un piccolo gruppo di
lavoro. Il primo problema che ci
si è posti è stato quello del linguaggio: “ecclesialese” o “burocratese”? L’orientamento condiviso è stato quello di formulare articoli brevi con indicazioni chiare
e uniformemente interpretabili,
sottintendendo le motivazioni di
fondo che possono essere rintracciate nei Documenti ecclesiali.
La composizione del CPD, voluto
dal Vescovo, che lo presiede,
come struttura agile e al contempo rappresentativa, coinvolge i
diversi ambiti della vita diocesana: dai Vicari del Vescovo (che
lui chiama simpaticamente “califfi”), alla rappresentanza territoriale delle Zone della Diocesi,
dai delegati delle Consulte (che
sono gli organismi che affiancano i diversi Uffici di Pastorale,
che a loro volta si occupano degli
svariati campi di azione, dalla
Caritas alle vocazioni, dalla famiglia alle missioni) ai membri
di diritto e a quelli (fino a sette)
che il Vescovo si riserva di nominare personalmente qualora sia
necessario coinvolgere persone o
settori dell’attività pastorale rimasti per qualche motivo esclusi e utili per un buon equilibrio
complessivo della struttura. Prevale il valore della responsabilità personale su quello della rappresentanza, quindi non si può
essere sostituiti e, nel caso di
assenze ripetute, ma soprattutto ingiustificate, si decade dall’incarico. La durata del mandato è a termine (cinque anni) e può
essere rinnovata solo per due volte consecutive, per favorire il ricambio, anche generazionale.
I lavori del CPD saranno preparati e coordinati da una segreteria composta da cinque membri,
all’interno della quale il Vescovo
sceglierà un/a segretario/a con
compiti di coordinamento. Organismo consultivo, il CPD è chiamato ad offrire il proprio parere
sui temi proposti dal Vescovo e,
in particolare, a collaborare nella elaborazione, applicazione e
verifica dell’attuazione del Piano pastorale diocesano e ad esprimere valutazioni e orientamenti
pastorali sui problemi più urgenti della Diocesi, presentando proposte concrete per la loro soluzione. I membri si impegnano a
giungere a proposte largamente
condivise attraverso l’esercizio
del discernimento comunitario, di
cui si è data buona prova anche
durante questo incontro: più di
due ore di lavoro intenso in cui
ciascuno si è sapientemente esercitato nella pratica dell’ascolto
per comprendere e accogliere i
diversi pareri, prima ancora che
per far prevalere il proprio. Così
la maggior parte degli articoli che
compongono lo Statuto sono stati approvati all’unanimità e i rari
e pacati “dissensi” e qualche astensione non hanno fatto che
confermare che questo è un organismo “vivo”, “una piramide –
capovolta, si intende – e non un obelisco”, come ben sintetizza
l’immagine che il Vescovo ci ha
suggerito a mo’ di conclusione.
Don Italo Mazzoni ha quindi messo al corrente l’Assemblea di
quanto si va delineando riguardo a una nuova articolazione territoriale della Diocesi, pensata
non semplicemente come risposta funzionale al ridotto numero
del clero, ma come conseguenza
dell’attenzione a cambiamenti
sociali e trasformazioni storiche.
Tenendo conto anche di quanto
già elaborato durante il Sinodo,
poi rimasto incompiuto, il problema viene affrontato in una triplice prospettiva: quella legata
al territorio, visto non solo come
entità geografica, ma anche sociale, culturale, storica, economi○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
TUTTI
I MOMENTI DELLA
SETTIMANA SANTA
CON LA
PRESIDENZA
DEL VESCOVO
A PAGINA 18
DI QUESTO
NUMERO
DEL SETTIMANALE
A NUOVA OLONIO IL 20 MARZO
ca ecc.; quella legata alla persona, diretta interlocutrice dell’azione pastorale in ogni sua dimensione di vita, non sempre
riferibile ad un unico ambito territoriale, e quella che vuole valorizzare il principio di sussidiarietà che mira a non caricare l’impegno pastorale di inutili ripetizioni e sovrapposizioni. Si avverte l’esigenza di mantenere l’identità delle singole parrocchie, per
quanto piccole, ma al contempo
si sperimentano occasioni di collaborazione nella progettazione
e nell’attuazione di varie attività con l’obiettivo di realizzare la
cosiddetta “pastorale integrata”.
L’occasione della Visita pastorale si rivela propizia per diffondere e promuovere questi nuovi
orientamenti, verificandone la
fattibilità e soprattutto valorizzandone l’opportunità nel confronto aperto con la gente.
Molte di queste prospettive abbozzate risultano nuove nell’esperienza diocesana e richiederanno il necessario approfondimento anche nei prossimi incontri del CPD. Ci aspetta anche
l’elaborazione del progetto pastorale per i prossimi anni: in particolare non si prevede per il prossimo 2010/2011 un tema specifico, ma una verifica e un consolidamento delle scelte operate in
questo biennio sul tema dell’educare. In seguito l’attenzione sarà
focalizzata – nel 2011/2012 – sul
rapporto tra educazione e Parola
di Dio (con riferimento alla ormai
prossima Esortazione Apostolica post-sinodale) e quindi – nel
2012/2013 – sul rapporto tra
educazione ed Eucaristia (con riferimento al Congresso Eucaristico che si celebrerà nel 2011 ad
Ancona). Il tutto sarà pienamente armonizzato con le indicazioni pastorali per il prossimo decennio, che i Vescovi italiani ci
consegneranno a breve, incentrate appunto sull’ampio tema dell’educare. Prima di continuare
nell’approfondimento di queste
tematiche, che hanno visto finora lavorare in parallelo i diversi
organismi diocesani di partecipazione, sembra opportuna una
verifica condivisa di quanto fin
qui fatto in un’Assemblea diocesana prevista per il 25 settembre, alla quale parteciperanno,
oltre ai membri del CPD, anche i
Vicari foranei, i responsabili degli Uffici di pastorale e le tre segreterie degli Istituti Religiosi e Secolari. Non è escluso, come
ha fatto balenare il Vescovo, che
al termine di questo itinerario si
possa riaprire la prospettiva di
una nuova esperienza sinodale.
Il prossimo dei tre (il numero
minimo previsto per ogni anno
pastorale) nostri incontri è fissato per sabato 29 maggio.
LAURA CASARTELLI BERNASCONI
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In cammino negli
anni del triennio
di don IV
IVAN
AN MANZONI
Vicerettore del Seminario diocesano
IL
SEMINARIO
SI
RACCONTA
I
l cammino di formazione del triennio teologico mira ad armonizzare le diverse componenti della persona: dimensione umana, spirituale culturale e pastorale. Il triennio viene scandito da un percorso che trova nei ministeri istituiti
(lettorato e accolitato) e l’ordinazione diaconale a
conclusione della quinta teologia la sua forma più
espressiva. La proposta così si articola su livelli
diversi: la formazione spirituale che ha come riferimento il confronto costante con il Padre spirituale che prepara singolarmente e l’intero gruppo;
la formazione liturgico-ministeriale seguita dall’insegnante di liturgia, la formazione pastorale accompagnata e verificata dai parroci. La sintesi la
fa il Rettore nei colloqui regolari. Questo richiede
alcune attenzioni formative.
Una formazione nella direzione della gradualità di assunzione di compiti, scelte, indicazioni, responsabilità. La mancanza di “personale” non deve affrettare la consegna di incarichi e di ministeri di
fatto che fanno del giovane un “prete non ordinato”. Questo vale anche per coloro che hanno già
un’età matura.
Una formazione nell’ordine della relazione fraterna.
Questo vale per ogni educatore che entra in rapporto con i seminaristi. Agli alunni deve arrivare
un messaggio trasparente da parte dei docenti: che
il professore non è solo esperto nelle sue discipline da proporre e da difendere gelosamente da
possibili interferenze, ma è un testimone della fede,
sapientemente attento alla persona dell’alunno, capace di vivere una «fraternità educante» in vera
sintonia con gli altri colleghi, con il Rettore e il
Vescovo.
Una formazione nell’ordine della chiarezza degli obiettivi. È importante che nei diversi ruoli educativi il
giovane percepisca con chiarezza quale sia il percorso e quali i criteri di verifica su cui si deve misurare. Da qui la necessità di un rapporto che si
misura sulla verità e la lealtà reciproca. Anche nei
colloqui con gli educatori è richiesta maggior libertà e capacità dialogica: sono lasciati perciò liberi. Da qui si può vedere la crescita umanarelazionale.
Una formazione nell’ordine della dinamicità e della
interdisciplinarietà. Non è più possibile pensare di
agire a strattoni o da improvvise sollecitazioni
emotive perdendo la visione dell’insieme. L’orizzonte della fede ecclesiale e i più attendibili risultati dell’elaborazione teologica circa la figura del
presbitero e il suo ministero sono l’imprescindibile riferimento per la formazione.
P A G I N A
8
GIOVANI
SENTINELLEDELMA
TTINO
SENTINELLEDELMATTINO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
IN CAMMINO VERSO LA FELICITÀ
«Quest’anno viviamo un anniversario importante: la celebrazione della XXV Giornata Mondiale della Gioventù. Benedetto XVI
ha scelto il tema riprendendo la frase del Vangelo di Marco al
capitolo 10, versetto 17 che il suo predecessore scelse proprio
per quell’occasione». Così don Emanuele Corti, responsabile
della Pastorale dei Giovani della diocesi di Como. Con quali chiavi
di lettura guardare al Messaggio del papa che riportiamo in queste pagine? «Il taglio è senza dubbio vocazionale - ci risponde -,
c’è una sottolineatura forte alla vocazione sacerdotale, visto che
stiamo vivendo l’Anno sacerdotale, ma c’è un deciso riferimento
alla scelta del matrimonio come vocazione all’interno della Chiesa. La cosa più importante, però, è il richiamo alla nostra vocazione alla felicità, che possiamo raggiungere soltanto scoprendo
la strada della nostra vita». Una frase che ti colpisce? «Il futuro
è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di
speranza». Come si inserisce questo messaggio nel cammino della
pastorale giovanile della nostra diocesi? «Non ci trova sprovvisti – conclude don Emanuele –. L’orizzonte vocazionale e l’assunzione delle proprie responsabilità di vita è sempre stato il
nostro punto di riferimento. Cito il progetto GRosso: “Aiutare il
giovane a scoprire il proprio posto, la propria vocazione nella
Chiesa, come realtà di comunicazione, di missione e di conseguente impegno nel mondo”. Queste sono le mete della nostra
pastorale dei giovani».
LA XXV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
«MAESTRO BUONO,
CHE COSA DEVO FARE PER AVERE
IN EREDITÀ LA VITA ETERNA?»
pagine a cura di ENRICA LATTANZI
«
C
ari amici, ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario
di istituzione della
Giornata Mondiale
della Gioventù, voluta dal Venerabile Giovanni Paolo II come appuntamento annuale dei giovani credenti del mondo intero. Fu
una iniziativa profetica che ha
portato frutti abbondanti, permettendo alle nuove generazioni cristiane di incontrarsi, di mettersi in ascolto della Parola di
Dio, di scoprire la bellezza della
Chiesa e di vivere esperienze forti di fede che hanno portato molti alla decisione di donarsi totalmente a Cristo. La presente XXV
Giornata rappresenta una tappa
verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo
nell’agosto 2011 a Madrid, dove
spero sarete numerosi a vivere
questo evento di grazia.
Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest’anno:
“Maestro buono, che cosa devo
fare per avere in eredità la vita
eterna?” (Mc 10,17), tratto dall’episodio evangelico dell’incontro
di Gesù con il giovane ricco; un
tema già affrontato, nel 1985, dal
Papa Giovanni Paolo II in una
bellissima Lettera, diretta per la
prima volta ai giovani.
1. GESÙ INCONTRA
UN GIOVANE
“Mentre [Gesù] andava per la
strada, – racconta il Vangelo di
San Marco - un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio
davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare
per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi
chiami buono? Nessuno è buono,
se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non
commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non
frodare, onora tuo padre e tua
madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù fissò lo sguardo su
di lui, lo amò e gli disse: «Una
cosa sola ti manca: va’, vendi
quello che hai e dallo ai poveri, e
avrai un tesoro in cielo; e vieni!
Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne
andò rattristato; possedeva infatti molti beni” (Mc 10, 17-22).
Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, verso
di voi, verso le vostre attese, le
vostre speranze, e mostra quanto sia grande il suo desiderio di
incontrarvi personalmente e di
aprire un dialogo con ciascuno di
voi. Cristo, infatti, interrompe il
suo cammino per rispondere alla
domanda del suo interlocutore,
manifestando piena disponibilità verso quel giovane, che è mosso da un ardente desiderio di
parlare con il «Maestro buono»,
per imparare da Lui a percorrere la strada della vita. Con questo brano evangelico, il mio Predecessore voleva esortare ciascuno di voi a “sviluppare il proprio
colloquio con Cristo - un colloquio
che è d’importanza fondamentale ed essenziale per un giovane”
(Lettera ai giovani, n. 2).
2. GESÙ LO GUARDÒ
E LO AMÒ
Nel racconto evangelico, San
UN MESSAGGIO DI SPERANZA PER I GIOVANI
CHE INTERROGA ANCHE GLI ADULTI...
La parabola del giovane ricco (Marco, 10,21) - che esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani - per ribadire come solo in Dio è possibile progettare in modo pieno e
definitivo la propria vita e come non basti limitarsi alla sola e semplice soddisfazione delle proprie aspirazioni e progetti personali per giungere alla felicità. Il Messaggio di Benedetto XVI per
la XXV Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata, a livello diocesano, il 28 marzo,
domenica delle Palme, esorta e incoraggia i giovani a non aver paura di confidare in Dio, nell’affidarsi a Lui per progettare la propria vita, ma è anche una provocazione al mondo degli adulti a
guardare alle nuove generazioni con fiducia.
Confidare in Dio. Secondo padre Eric Jaquinet, responsabile della sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i laici (Pcl), i principali significati che emergono dal messaggio di Benedetto XVI
ai giovani e alle giovani del mondo sono “una grande esortazione a non aver paura nel confidare
in Dio nel progettare la propria vita ed aspirare così alla perfezione, e una grande fiducia nelle
giovani generazioni”. Nel testo “il Papa mostra tutta la sua pedagogia centrata sull’invito rivolto
ai giovani a dialogare con Cristo, al di fuori del quale nulla è possibile. La scoperta del proprio
progetto di vita è possibile all’interno dell’amicizia con Dio che permette di dare risposte vere alle
domande sulla propria vita, sul proprio futuro”. Benedetto XVI non si nasconde le difficoltà dei
tempi presenti e i problemi che i giovani devono affrontare, come “la disoccupazione e la mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro”. Nonostante ciò “arriva a dire
ai giovani “abbiamo bisogno di voi”, e questo è un grande segno della fiducia che il Pontefice nutre
verso di loro.
Una provocazione anche per gli adulti. “Un testo concreto in cui emerge un invito quasi mistico a
cercare il volto di Cristo per poterlo poi riproporre nella vita di tutti i giorni”. Così don Nicolò
Anselmi, direttore del Servizio nazionale della Cei per la pastorale giovanile (Snpg), commenta
il messaggio di Benedetto XVI. “La mistica - afferma don Anselmi - non è staccata dalla concretezza. Il Papa ci insegna che vivere in Cristo orienta la nostra vita quotidiana. Una persona che
prega, che opera alla luce di Dio non è fuori dal mondo, tutt’altro”. A colpire il responsabile del
Snpg è anche il riferimento ai dieci comandamenti: “non sono prescrizioni ossessive ma strumenti per ordinare ed orientare la propria vita verso la libertà, la felicità, l’eternità. Colpisce molto
l’esortazione ai giovani a tenere presente la propria vita nel più ampio progetto della vita eterna”.
Benedetto XVI, aggiunge don Anselmi, “mostra di ben conoscere le difficoltà in cui versano le
nuove generazioni in questi tempi, come la disoccupazione, la mancanza di riferimenti ideali
certi e di prospettive concrete per il futuro. Ma nonostante ciò ha fiducia in loro”. Il Messaggio
rappresenta uno stimolo anche per il mondo adulto e degli educatori: “come pastorale giovanile sottolinea don Nicolò - dobbiamo interrogarci e farci interpellare dalle situazioni concrete in cui
versano i nostri giovani, che vanno dallo studio, al lavoro, alla vita familiare, affettiva ed aiutarli
a guardare il mondo con occhi di Dio. L’esempio dei santi proposto da Benedetto XVI, in questo
senso, è un grande aiuto. Essi affascinano i giovani, le loro storie sono vere, rappresentano luoghi
in cui i ragazzi possono vedere come il Vangelo vissuto possa cambiare le persone e il mondo”.
Un’ultima battuta don Anselmi la riserva alla Gmg di Madrid del 2011, dove il Pontefice spera
che siano in tanti “a vivere questo evento di grazia”. “Nella capitale spagnola, dove mi sono recato
recentemente per organizzare la trasferta del contingente italiano, si respira un grandissimo
entusiasmo e il Paese iberico è consapevole dell’importanza che questo evento ricoprirà per molti
giovani spagnoli e del mondo intero”.
Marco sottolinea come “Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò”
(cfr Mc 10,21). Nello sguardo del
Signore c’è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta
l’esperienza cristiana. Infatti il
cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle. Commentando la scena, papa Giovanni Paolo II aggiungeva, rivolto a
voi giovani: “Vi auguro di sperimentare uno sguardo così! Vi
auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con
amore!” (Lettera ai giovani, n. 7).
Un amore, manifestatosi sulla
Croce in maniera così piena e totale, che fa scrivere a san Paolo,
con stupore: “Mi ha amato e ha
consegnato se stesso per me” (Gal
2,20). “La consapevolezza che il
Padre ci ha da sempre amati nel
suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre – scrive ancora
il papa Giovanni Paolo II -, diventa un fermo punto di sostegno per
tutta la nostra esistenza umana”
(Lettera ai giovani, n. 7), e ci permette di superare tutte le prove:
la scoperta dei nostri peccati, la
sofferenza, lo scoraggiamento. In
questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la
ragione fondamentale dell’evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno
ancora incrociato il suo sguardo!
3. LA SCOPERTA
DEL PROGETTO DI VITA
Nel giovane del Vangelo, possiamo scorgere una condizione molto simile a quella di ciascuno di
voi. Anche voi siete ricchi di qualità, di energie, di sogni, di speranze: risorse che possedete in
abbondanza! La stessa vostra età costituisce una grande ricchezza non soltanto per voi, ma anche per gli altri, per la Chiesa e
per il mondo. Il giovane ricco
chiede a Gesù: “Che cosa devo
fare?”. La stagione della vita in
cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha
elargito e delle vostre responsabilità. È, altresì, tempo di scelte
fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. È il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell’esistenza e di
domandarvi: “Sono soddisfatto
della mia vita? C’è qualcosa che
manca?”. Come il giovane del Vangelo, forse anche voi vivete situazioni di instabilità, di turbamento o di sofferenza, che vi portano
ad aspirare ad una vita non mediocre e a chiedervi: in che consiste una vita riuscita? Che cosa
devo fare? Quale potrebbe essere il mio progetto di vita? “Che
cosa devo fare, affinché la mia vita abbia pieno valore e pieno sen-
so?” (Ibid., n. 3). Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse
esprimono le grandi aspirazioni,
che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate.
Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di
vita e di felicità. Per scoprire il
progetto di vita che può rendervi
pienamente felici, mettetevi in
ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi.
Con fiducia, chiedetegli: “Signore, qual è il tuo disegno di Creatore e Padre sulla mia vita? Qual
è la tua volontà? Io desidero compierla”. Siate certi che vi risponderà. Non abbiate paura della
sua risposta! “Dio è più grande
del nostro cuore e conosce ogni
cosa” (1Gv 3,20)!
4. VIENI E SEGUIMI!
Gesù, invita il giovane ricco ad
andare ben al di là della soddisfazione delle sue aspirazioni e
dei suoi progetti personali, gli
dice: “Vieni e seguimi!”. La vocazione cristiana scaturisce da una
proposta d’amore del Signore e
può realizzarsi solo grazie a una
risposta d’amore: “Gesù invita i
suoi discepoli al dono totale della loro vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia
senza riserve in Dio. I santi accolgono quest’invito esigente, e si
mettono con umile docilità alla
sequela di Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella
logica della fede talora umanamente incomprensibile, consiste
nel non mettere più al centro se
stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo” (Benedetto XVI,
Omelia in occasione delle Canonizzazioni: L’Osservatore Romano, 12-13 ottobre 2009, p. 6).
Sull’esempio di tanti discepoli di
Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l’invito alla sequela, per vivere intensamente e
con frutto in questo mondo. Con
il Battesimo, infatti, egli chiama
ciascuno a seguirlo con azioni
concrete, ad amarlo sopra ogni
cosa e a servirlo nei fratelli. Il
giovane ricco, purtroppo, non accolse l’invito di Gesù e se ne andò
rattristato. Non aveva trovato il
coraggio di distaccarsi dai beni
materiali per trovare il bene più
grande proposto da Gesù. La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore
di ciascuno quando non si ha il
coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non
è mai troppo tardi per rispondergli! Gesù non si stanca mai di volgere il suo sguardo di amore e
chiamare ad essere suoi discepoli, ma Egli propone ad alcuni una
scelta più radicale. In quest’Anno Sacerdotale, vorrei esortare i
giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un
dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con
generosità ed entusiasmo questo
segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote,
con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi,
cari giovani e care giovani, se il
Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o
di speciale consacrazione: Egli sa
donare gioia profonda a chi risponde con coraggio! Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione
al matrimonio ad accoglierla con
fede, impegnandosi a porre basi
solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della
vita, che è ricchezza e grazia per
la società e per la Chiesa.
P A G I N A
GIOVANI
SENTINELLEDELMA
TTINO
SENTINELLEDELMATTINO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
5. ORIENTATI VERSO
LA VITA ETERNA
“Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.
Questa domanda del giovane
del Vangelo appare lontana dalle preoccupazioni di molti giovani contemporanei, poiché,
come osservava il mio Predecessore, “non siamo noi la generazione, alla quale il mondo e il
progresso temporale riempiono
completamente l’orizzonte dell’esistenza?” (Lettera ai giovani, n. 5). Ma la domanda sulla
“vita eterna” affiora in particolari momenti dolorosi dell’esistenza, quando subiamo la perdita di una persona vicina o
quando viviamo l’esperienza
dell’insuccesso.
Ma cos’è la “vita eterna” cui
si riferisce il giovane ricco? Ce
lo illustra Gesù, quando, rivolto ai suoi discepoli, afferma: “Vi
vedrò di nuovo e il vostro cuore
si rallegrerà e nessuno potrà
togliervi la vostra gioia” (Gv
16,22). Sono parole che indicano una proposta esaltante di
felicità senza fine, della gioia di
essere colmati dall’amore divino per sempre.
Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di
noi dà senso pieno all’esistenza, poiché orienta il progetto di
vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il
mondo, da Dio stesso tanto
amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e
la gioia che nascono dalla fede
e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande, e a ripetere con Sant’Agostino: “Desideriamo insieme la patria celeste,
sospiriamo verso la patria celeste, sentiamoci pellegrini
quaggiù” (Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 35,
9). Tenendo fisso lo sguardo alla
vita eterna, il Beato Pier Giorgio Frassati, morto nel 1925
all’età di 24 anni, diceva: “Voglio vivere e non vivacchiare!”
e sulla foto di una scalata, inviata ad un amico, scriveva:
“Verso l’alto”, alludendo alla
perfezione cristiana, ma anche
alla vita eterna.
Cari giovani, vi esorto a non
dimenticare questa prospettiva
nel vostro progetto di vita: sia-
9
La Via Crucis dei giovani
nelle Zone Pastorali
Grigne
26
marzo
Olcio
ore 20.45
Alta Valtellina
26
marzo
Teglio
ore 20.45
Valli Varesine
27
marzo
Cassano
Valcuvia
ore 20.45
Bassa Valtellina
Media Valtellina
27
marzo
Berbenno,
chiesa
di San Pietro
ore 20.30
Como Centro,
Como Sud,
Prealpi,
Tremezzina,
Bisbino,
Bassa Comasca,
Valle Intelvi
29
marzo
Dall'Hospice
San Martino
alla Cattedrale
(sarà presente
il Vescovo)
ore 20.45
Valchiavenna
29
marzo
Chiavenna
ore 20.45
Tre Pievi
29
marzo
Da Brenzio
a Stazzona
ore 20.30
mo chiamati all’eternità. Dio ci
ha creati per stare con Lui, per
sempre. Essa vi aiuterà a dare
un senso pieno alle vostre scelte e a dare qualità alla vostra
esistenza.
6. I COMANDAMENTI,
VIA DELL’AMORE
AUTENTICO
Gesù ricorda al giovane ricco
i dieci comandamenti, come
condizioni necessarie per “avere in eredità la vita eterna”.
Essi sono punti di riferimento
essenziali per vivere nell’amore, per distinguere chiaramente il bene dal male e costruire
un progetto di vita solido e duraturo. Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare
la vostra coscienza secondo la
legge divina e se li mettete in
pratica. Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto
alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da
valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni
limite ai desideri del momento.
Ma questo tipo di proposta invece di condurre alla vera libertà, porta l’uomo a diventare
schiavo di se stesso, dei suoi
desideri immediati, degli idoli
come il potere, il denaro, il piacere sfrenato e le seduzioni del
mondo, rendendolo incapace di
seguire la sua nativa vocazione all’amore. Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno
di amore, di giustizia e di pace.
Ascoltarli e metterli in pratica
non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e
dell’amore autentici, perché i
comandamenti non limitano la
felicità, ma indicano come trovarla. Gesù all’inizio del dialogo con il giovane ricco, ricorda
che la legge data da Dio è buona, perché “Dio è buono”.
7. ABBIAMO
BISOGNO DI VOI
Chi vive oggi la condizione
giovanile si trova ad affrontare
molti problemi derivanti dalla
disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e
di prospettive concrete per il
futuro. Talora si può avere l’impressione di essere impotenti di
fronte alle crisi e alle derive
attuali. Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e
non rinunciate ai vostri sogni!
Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle
mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza. Se vorrete, il futuro è nelle vostre mani, perché i doni e
le ricchezze che il Signore ha rinchiuso nel cuore di ciascuno di
voi, plasmati dall’incontro con
Cristo, possono recare autentica speranza al mondo! È la fede
nel suo amore che, rendendovi
forti e generosi, vi darà il coraggio di affrontare con serenità il
cammino della vita ed assumere responsabilità familiari e
professionali. Impegnatevi a
costruire il vostro futuro attraverso percorsi seri di formazione personale e di studio, per
servire in maniera competente
e generosa il bene comune.
Nella mia recente Lettera
enciclica sullo sviluppo umano
integrale, Caritas in veritate, ho
elencato alcune grandi sfide
attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo
mondo: l’uso delle risorse della
terra e il rispetto dell’ecologia,
la giusta divisione dei beni e il
controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi
poveri nell’ambito della famiglia umana, la lotta contro la
fame nel mondo, la promozione
della dignità del lavoro umano,
il servizio alla cultura della
vita, la costruzione della pace
tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di
comunicazione sociale.
Sono sfide alle quali siete
chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e
fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente
e appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza
secondo il disegno che Dio ha
su ciascuno di voi. Non si tratta di compiere gesti eroici né
straordinari, ma di agire mettendo a frutto i propri talenti e
le proprie possibilità, impegnandosi a progredire costantemente nella fede e nell’amore.
In quest’Anno Sacerdotale, vi
invito a conoscere la vita dei
santi, in particolare quella dei
santi sacerdoti. Vedrete che Dio
li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo
giorno, proprio nella fede, nella
speranza e nell’amore. Cristo
chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi
le proprie responsabilità per
costruire la civiltà dell’amore.
Se seguirete la sua Parola, anche la vostra strada si illuminerà e vi condurrà a traguardi
alti, che danno gioia e senso pieno alla vita.
Che la Vergine Maria, Madre
della Chiesa, vi accompagni con
la sua protezione. Vi assicuro il
mio ricordo nella preghiera e
con grande affetto vi benedico».
P A G I N A
10
GIOVANI
SENTINELLEDELMA
TTINO
SENTINELLEDELMATTINO
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 27 MARZO 2010
P A G I N A
CHIESA
SANT
ATERESINA
SANTA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
L’OMELIA DEL VESCOVO NEL PONTIFICALE
A CHIUSURA DELLA PEREGRINATIO
NELLA VITA, QUELLO CHE CONTA,
È AMARE GESÙ...
Foto William
ui, davanti a questa
rinnovata presenza
delle reliquie della
piccola Teresa di Gesù Bambino e del
Volto Santo, vorrei brevemente
ripercorrere con voi le Letture,
cercando - il Signore me lo conceda - di riascoltarle così come
ha fatto certamente lei tante
volte, così come farebbe lei questa sera.
Q
Il profeta Isaia ci ha parlato
di un deserto. Di un deserto fatto di nostalgie per le cose passate, di rimpianto per le cose
antiche, di vita ridotta alla
steppa, al deserto, alla penuria
di valori e di significati belli,
grandi, positivi… Quante volte,
ciascuno di noi, si è trovato in
una condizione di questo genere. Quante volte la lunga storia
della Chiesa, la lunga storia
della comunità dei discepoli di
Gesù si è trovata in queste condizioni, date nell’oggi dal deserto e dalla steppa, e nel cuore dal
rammarico e dal rimpianto. E
per bocca del profeta Isaia il
Signore dice: “Non ricordate più
le cose passate, ecco io faccio
una cosa nuova”. Siamo alla
fine del 1800... Milleottocento
anni dopo la nascita e la morte
di Gesù… si potrebbe dire: cosa
potremmo aspettarci ancora di
nuovo? “Ecco io faccio una cosa
nuova”. Talmente nuova e talmente profonda nella sua novità che la Chiesa la riconoscerà
come una dottrina importantissima. Tanto che nelle poche decine di santi dichiarati “dottori
della Chiesa”, questa piccola,
apparentemente ignorante figlia della terra normanna, sarà
dichiarata “dottore”, talmente
la cosa nuova è importante, talmente è capace di scavare nel
più arido dei deserti e farlo diventare un giardino. “Faccio
una cosa nuova: ecco, ora germoglia… Ma come mai non ve
ne accorgete?”, dice il profeta
Isaia. Il Signore ci dà i suoi figli, da dove meno ce li aspetteremmo. I normanni sono un
popolo duro, austero, essenziale. E Teresa è ancora una ragazzina. È entrata nel Carmelo
ancora minorenne, perchè con
la sua forza normanna è andata dal Papa a chiedergli la dispensa per poter entrare nel
Carmelo, dove aveva deciso di
entrare per amore… Questa è
la cosa nuova: la santità della
Chiesa è la cosa nuova che il
Signore continua a operare nonostante tutte le nostre infedeltà e i nostri peccati. “Ecco, io
faccio una cosa nuova”. Domandiamo al Signore, per intercessione della piccola Teresa, che
ancora oggi Dio riesca a trovare cuori disponibili per fare questa cosa nuova, capace di mettere la Santa Chiesa nel cammino rinnovato di una testimonianza credibile del Vangelo e
di una illuminazione del mondo intero, perché la Chiesa è
oggi incaricata di essere luce
del mondo e sale della terra.
Una seconda osservazione. Se
noi dovessimo riassumere
l’esperienza spirituale di questa piccola, giovane, donna
normanna, non troveremmo di
un’espressione migliore di quella del terzo capitolo della Lettera di Paolo ai Filippesi, dal
quale abbiamo ascoltato la seconda lettura. “Tutto è una perdita, in confronto alla conoscenza di Cristo Gesù mio Signore”.
Dai suoi santi genitori, questa
piccola normanna, insieme alle
sue sorelle - tre delle quali, prima di lei, sono entrate nel
Carmelo e una quarta è entrata in un’altra congregazione
religiosa - questa piccola normanna dai suoi genitori ha imparato una cosa sola: che nella vita quello che conta è amare Gesù. E correre verso di Lui.
Non soltanto avere una dimensione genericamente religiosa
della vita, aspettando che Dio
sia un galantuomo che alla fine
mi paghi per tutti i meriti che
mi sono guadagnato obbedendo alla sua Legge… Anche se
l’educazione dei coniugi Martin
era certamente un’educazione
molto rigorosa, molto seria,
molto devota, molto volontaristica - diremmo oggi - secondo
l’abitudine della Chiesa francese del tempo. Teresa ha capito
che tutto questo era in funzione della crescita dell’amore per
Gesù. E non ha voluto sapere
altro… E il suo desiderio di entrare nel Carmelo, dove c’è una
vita molto seria, impegnativa,
rigorosa, questo suo desiderio
era sostenuto, fondamental-
mente, dal desiderio di poter dedicare tutta se stessa all’amore di Gesù. Tutto il resto non
conta. Tutto il resto - dice san
Paolo - lo considero spazzatura… Se non mi porta a Gesù,
la ferrea regola carmelitana, le
sue austere penitenze, l’impegno continuo di preghiera, di
conversione, di obbedienza, di
umiliazione… Tutto questo
sarebbe apparso chiarissimamente al cuore semplice di questa piccola normanna come
spazzatura se non fosse stato
da lei vissuto come il modo di
correre verso Gesù. La sua vita
è stata riassunta, concentrata,
verificata dentro a questa prospettiva. Questo è il grande segno che Teresa di Lisieux continua a donare alla Chiesa: una
vita unificata dall’amore.
E infine, abbiamo ascoltato il
Vangelo di oggi, una Vangelo
così impegnativo in questa
quinta domenica di Quaresima
che, dicono gli esperti, pur essendo di tradizione lucana - cioè
appartenente al Vangelo di
Luca - è stato assorbito nel testo di Giovanni. Questo piccolo
gioiello è stato accolto dalla comunità dei discepoli di Giovanni e inserito nella tradizione
evangelica del discepolo che
Gesù amava. Mi immagino
come Teresa abbia potuto leggere - lei, che gli esperti dicono
non aveva mai sperimentato un
peccato mortale in tutta la sua
vita - questo Vangelo… Scoprendovi con la sensibilità acutissima del suo cuore la profondità dell’annuncio di un Dio di
misericordia. L’amore misericordioso. “Donna, nessuno ti ha
condannato?”. “Nessuno, Signore”. “Neanche io ti condanno.
Non sono venuto per giudicare,
non sono venuto per condannare… Sono venuto per sanare,
per guarire, per liberare”. E qui,
la scoperta della spiritualità di
Teresa di Lisieux attinge al suo
strato più profondo. Questa ragazza si è dedicata in pieno,
senza bisogno di fare grandi
discorsi - sebbene sia stata designata vice-maestra delle novizie - senza mettersi su grandi cattedre, si è però dedicata
alla espansione dell’amore misericordioso. Ricordiamoci sempre il suo nome completo: la co-
11
«HA INCONTRATO FEDELI DEVOTI E SINCERI»
«Una partecipazione corale, diligente, sincera, ovunque, in tutte
le comunità della vostra diocesi». Si accende lo sguardo di padre Antonio Sangalli, il carmelitano scalzo che accompagna le
reliquie di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo,
quando gli chiediamo un bilancio della peregrinatio appena conclusa nella Chiesa di Como. «Ho incontrato fedeli devoti, attenti,
preparati e interessati alle predicazioni e alle meditazioni, senza distrazioni, ma concentrati nell’ascolto e nella preghiera. E
poi mi ha colpito la sensibilità a non lasciare mai da sola la
santa, persino durante le veglie notturne, compresi gli orari “più
impegnativi”». Padre Antonio snocciola i nomi, uno ad uno, delle
comunità visitate: Tirano, Sondrio, Regoledo, Chiavenna, Dongo,
Maslianico, Grandate, Cermenate… e infine Como con la sua
Cattedrale. Perché Santa Teresina di Lisieux riesce a mobilitare
tante persone? «Perché è vicina a tutti – ci risponde risoluto il
carmelitano –, soprattutto ai piccoli. Il suo linguaggio è attuale
e immediato, rivestito di Vangelo, la sua testimonianza di vita è
molto concreta. Senza contare l’affetto sincero che anche i suoi
genitori sanno suscitare: davvero una famiglia di santi». Le reliquie, partite alle prime ore del mattino di lunedì 22 marzo da
Como, dopo una brevissima sosta a Lisieux affronteranno un
altro viaggio, verso le Chiese dell’Est Europa, in Ucraina. «Queste reliquie sono ininterrottamente in viaggio dal 1996», ci informa padre Antonio. La prossima estate, dal 3 al 9 luglio, la
nostra diocesi sarà pellegrina a Lisieux, accompagnata
dal vescovo Diego. «Siamo molto contenti di questo “reciproco
scambio” di visite. Il vostro pastore ha voluto con entusiasmo
tale peregrinatio e so che attende con gioia il pellegrinaggio. Teresa è una santa da conoscere: è dottore della Chiesa e ci fa
avvicinare al Signore con la saggezza dei semplici». «L’incontro
con santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo ci fa riscoprire nuove le sorgenti della nostra fede – ha detto monsignor
Coletti congedandosi dalle reliquie della carmelitana –. C’è tanta
gente che le vuole bene e lei è sempre presente in mezzo a noi.
Non muoio, entro nella vita. Queste le sue ultime parole. Cui aggiunse: Passerò l’eternità del mio cielo a fare del bene sulla terra.
E il Signore Gesù le dà il permesso di fare questo bene… Vi invito a leggere i suoi scritti, i suoi quaderni, perché non basta essere devoti, ma si deve conoscere il suo pensiero, che la Chiesa
ha riconosciuto come Dottrina. Solo così potrà realizzarsi la nostra personale conversione, che ci consola e libera». L’immagine
che più di tutti ci resta impressa al termine della peregrinato è
quella teca: il vetro trasparente rivela le impronte delle molte
mani che l’hanno accarezzata e delle tante labbra che hanno
voluto imprimere l’affetto di un bacio. Teresa ha fatto ritorno a
casa accompagnata da una sincera espressione di fede, pronta a
portare la forza del Vangelo con la sua sola presenza.
E.L.
nosciamo come Teresa di Gesù
Bambino, ma manca un’aggiunta, scelta da lei stessa, e del
Volto Santo. Qual è il Santo
Volto di Dio, se non il volto dell’uomo della sofferenza, dell’uomo della Croce, dell’uomo che
ha donato se stesso con una misericordia infinita e incondizionata per i peccatori? Ecco, allora, la grande scoperta di Teresa: Dio è amore misericordioso.
E questo non contraddice la sua
giustizia. Non diminuisce, da
parte nostra, l’impegno di una
coerenza coraggiosa e fedele di
risposta alla sua volontà, ma
pone tutta la nostra vita nell’orizzonte di un abbraccio misericordioso e gratuito. Qui,
davanti alle reliquie di Teresa
di Lisieux, possiamo domandarci se è così che noi pensiamo a
Dio. Se è questa, dell’amore misericordioso, l’atmosfera normale della nostra relazione con
Lui.
E allora, cari fratelli e sorelle, è il caso che io la smetta di
parlare e dia voce alla piccola
Teresa. Ho qui il testo della sua
offerta - è scritta nei suoi quaderni autobiografici -, “L’offerta di me stessa come vittima di
olocausto all’amore misericordioso del buon Dio”. Quell’amore misericordioso che Teresa ha
imparato dalla Scrittura, dalla
sua meditazione del Vangelo,
illuminando con la prospettiva
del Vangelo anche la parola del
profeta Isaia, il Libro di Proverbi e ritrovandoci la verità di Dio.
Ebbene, a questo amore misericordioso, Teresa offre se stessa con queste parole. Lasciamo
a lei la conclusione di questa
nostra meditazione.
O mio Dio, Trinità beata, io
desidero amarti e farti amare.
Lavorare alla glorificazione della Santa Chiesa, salvando le
anime che sono sulla Chiesa e
liberando quelle che soffrono nel
Purgatorio. Desidero compiere
perfettamente la tua volontà e
arrivare a quel grado di gloria
che mi hai preparato nel tuo
Regno. In una parola: desidero
essere santa. Ma sento la mia
impotenza e ti domando, o mio
Dio, di essere tu stesso la mia
santità. Qui c’è un’allusione alla
“piccola via”. Teresa diceva: “io
non devo diventare grande.
Devo restare piccola, perché i
piccoli se cadono non si fanno
male, i grandi, invece, sì. Secondo perché i piccoli sono facilmente presi dalle mani materne di Dio e portati alla guancia… devo rimanere piccola.
Poiché mi hai amato, fino a darmi il tuo unico Figlio perché sia
il mio salvatore e il mio sposo, i
tesori infiniti dei suoi meriti
sono miei. E io te li offro con gioia, supplicandoti di guardarmi
se non attraverso il volto di
Gesù. E nel suo cuore ardente
di amore. Dopo l’esilio della terra - attenti bene a questa
espressione che sta per arrivare, perché è uno dei pensieri che
più chiaramente ci dicono che
Teresa era una cristiana - spero di venire a goderti nel Paradiso. Ma non voglio ammassare meriti per il Cielo. Voglio lavorare per il tuo solo amore. Con
l’unico scopo di far piacere a te
e di consolare il tuo cuore. Alla
sera di questa vita comparirò
davanti a Te a mani vuote. Perché non ti chiedo, Signore, di
contare le mie opere. Voglio rivestirmi della tua giustizia e
ricevere dal tuo amore il possesso eterno di te stesso. Non voglio altro trono, né altra corona, che Te, o mio amato. Questo
martirio, dopo avermi preparata a comparire davanti a Te, mi
faccia infine morire. La mia
anima si slanci, senza ritardo,
nell’eterno abbraccio del tuo
amore misericordioso. Voglio, o
mio amato, a ogni battito del
cuore, rinnovarti questa offerta
un numero infinito di volte. Fino
a che, svanire le ombre, possa
ridirti il mio amore in un faccia a faccia eterno. Maria Francesca Teresa di Gesù Bambino
e del Volto Santo, religiosa
carmelitana scalza.
CHIESA MONDO
P A G I N A
12
MISSIONE CAMEROUN
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
VOCE DEL VERBO
“GESÙ”
6° Tappa
(18 gennaio 2010)
I
l nostro viaggio in terra
africana è quasi giunto al
termine. Ci sono ancora
molti verbi amici della
missione. Per esempio il
missionario coniuga quotidianamente il verbo rispondere
perché nessuno parte di sua
iniziativa e perché una vocazione la si costruisce ogni giorno, oppure il verbo amare parola che dà senso alla vita, oppure il verbo…Sì, il “ Verbo”
Gesù. E’ Lui l’azione del Padre,
la “sua autorivelazione definitiva, motivo per cui la Chiesa è
per sua natura missionaria”
(Redemptoris Missio 5). E’ Lui
il Verbo che permette di annunciare, partire, educare, scegliere, rispondere, amare. E’ Lui la
Voce che la sua comunità non
può tacere. E’ Lui la Parola che
dà Voce alla missione. La voce
del Verbo Gesù riecheggia quasi sottovoce all’alba nella liturgia delle Ore: è canto che accompagna la giornata del missionario. La voce del Verbo Gesù si
propaga solenne, ogni domenica, nella celebrazione della
Messa: i villaggi che compongono le parrocchie di
Nguétchéwé, Mokolo, Rhumzu,
Mogodè sono raggruppati in
settori e quando ogni settore, a
I PROGETTI
Settembre 2009. Ha aperto i battenti a Mogodé il nuovo Liceo. Due classi da sessanta alunni, duecentoquaranta i giovani che si sono
presentati ai test d’ingresso,
nuovi insegnanti selezionati da una commissione istituita ad hoc. La struttura
costruita è stata sufficiente
per il primo anno, ma il secondo si preannuncia altrettanto partecipato e dovranno essere costruite nuove
aule. Perché un Liceo?
In tutto il comune di
Mogodè esiste attualmente
una sola scuola superiore (le
altre più vicine si trovano
nella cittadina di Mokolo, a
40 km, o a Bourha, a 50 km).
In essa, pur prevedendo la
legge un massimo di 50/60
alunni per classe, con un po’
di corruzione (si può ad
esempio “pagare il banco” al
direttore didattico), si arriva ad avere classi anche di
100/110 alunni. Dei 570 ragazzi che ogni anno arrivano alla licenza media, alcuni cercano il posto – e se è il
caso lo pagano – a Mokolo;
altri rimangono a casa, interrompendo così la loro vita
scolastica; altri infine – e
sono molti – preferiscono frequentare ancora la terza
media per riprovare l’anno
successivo. Il bisogno di
un’altra scuola superiore è
quindi reale. In un Paese
come il Cameroun dove la
popolazione aumenta sempre più (nella regione Nord
si stima che raddoppia ogni
20/25 anni) e dove il numero
dei giovani è sempre di conseguenza più elevato, offrire
la possibilità di una formazione più avanzata è da considerarsi una priorità.
B.M.
turno, accoglie il banchetto dell’Eucaristia è una grande festa.
La lingua francese, mafà,
kapsiki dà voce al Vangelo perché ognuno ritorni a casa capace di coniugare i verbi della vita
quotidiana secondo i tempi e i
modi del Verbo. La voce del Verbo Gesù ritma i passi di 287
catecumeni, che si stanno preparando al Battesimo, scelta di
vita fondamentale mai scontata o fatta per tradizione. Nella
notte di Pasqua quando l’acqua
sarà versata sul loro capo il
Verbo coniugherà per sempre il
loro essere figli e fratelli nella
Chiesa. La voce del Verbo Gesù
è sussurro che di comunità in
comunità porta il messaggio del
Sinodo africano celebrato
nell’ottobre scorso: “Alzati, Africa!” Una maglietta indossata
dai ragazzi del Cop Monde (Acr)
ci riporta a questo grande evento. E’ l’ invito perché l’Africa
trovi, al suo interno, il coraggio
e la forza della fede e della lot-
ta per il bene comune. La voce
del Verbo Gesù è il grido dei
bambini orfani, dei malati di
Aids, dei poveri, delle donne
sfruttate, di chi non ha diritti,
degli analfabeti, di chi è privo
di acqua e di cibo. Alcune domande nascono nel cuore: Perché? Cosa possiamo fare? Da
dove iniziare? La risposta del
Verbo è solo la croce, cioè una
vita che ha condiviso tutto, compreso la sofferenza e la morte.
La voce del Verbo Gesù risuona nell’incontro con il Vescovo
Philippe. E’ trasparenza di
semplicità e povertà di spirito
segni di una comunione profonda e continua con la Parola; è
misurata preoccupazione per la
“salute” dei Fidei Donum e di
tutte le comunità; è lungimiranza nella progettazione pastorale della sua diocesi di MarouaMokolo; è dialogo che costruisce ponti tra religioni ed etnie.
La voce del Verbo Gesù si diffonde nel modo di essere di
don Giusto, don Felice, don
Corrado, don Angelo, Laura,
Alda e Brunetta. Capaci di
vedere i segni dello Spirito che
li ha preceduti e di scoprire i
germi di bene già presenti negli spazi geografici e umani
dove sono arrivati, certi di essere amati e perdonati e quindi consapevoli dei propri limiti
e dei propri sbagli, prestano la
loro voce al Verbo “perché accogliendo Lui, tutti i popoli si
aprano alla Parola definitiva di
Dio, a colui nel quale Dio si è
fatto pienamente conoscere e ci
ha indicato la via per arrivare
a Lui” (RM 3).
Grazie amici perché ci avete
dato modo di poter udire così la
voce del Verbo Gesù. Continuate ad essere voce perché la Pasqua del Verbo sia rivelazione
del vero volto di Dio: un Dio che
sulla croce ama e dona la Sua
vita per tutti.
GABRIELLA RONCORONI
PER RIFLETTERE...
Quanto tempo dedichiamo
l nelle nostre giornate all’ascolto del Verbo Gesù, cioè
all’ascolto, all’approfondimento e alla meditazione
della Parola di Dio?
Quanto tempo dedichiamo
nelle nostre giornate all’ascolto del Verbo Gesù, cioè
all’ascolto, all’approfondimento e alla meditazione
della Parola di Dio?
I NOSTRI MISSIONARI/6 LAURA PELLIZZARI
Nasce a Sondrio il 5 dicembre 1984.
Dopo la laurea in Scienze dell’educazione e
un’esperienza lavorativa nella scuola dell’Infanzia parte per la missione diocesana.
Dal settembre 2008 nella parrocchia St.
Pierre di Mogodé è segretaria e insegnante di informatica nel Liceo Saint Charles
Lwuanga, collabora nei progetti di
evangelizzazione, di formazione, di salute e
di promozione umana.
Descrizione di alcuni particolari.
Le viene tutto facile: parlare francese, cucinare, usare il computer, scrivere sms con due
telefoni contemporaneamente nella stessa
mano, fare i conti come segretaria della
scuola, organizzare le attività giovanili, guidare sulle strade africane, suonare la chitarra… In tre cose è un autentico disastro:
essere severa, avere pazienza, parlare di se
stessa. In tre cose è speciale: la tenerezza
con i bambini, l’amicizia con i giovani, la cura della dignità della donna. Vista nel cuore è grande.
Vista allo specchio è un po’ smorfiosetta. Vista in moto è pericolosa. Ama le sgommate, il sorpasso,
la scia della polvere dietro la moto. I giovani la cercano per un aiuto a studiare. Qualcuno offrirebbe volentieri capre e buoi per averla in moglie. Dalla Valtellina le ricordano: moglie e buoi dei paesi
tuoi. Il sì, che dice bene e volentieri, in lingua kapsiki lo pronuncia alzando il mento, socchiudendo
gli occhi, modulando con la lingua sul palato un suono, quasi siculo, tipo: “zzt”. Il vero sì è quotidiano, alle tante fatiche che la vita in missione le riserva. Ha una responsabilità precisa: riaprire la
strada della missione per i giovani. Forse un domani non ci sarà più una sola ragazza, ma alcuni
giovani insieme. La sua impronta non è a forma di piede o di sandalo, ma a forma di sorriso. Laura,
custodiscilo. Grazie!
DON ITALO
“Entra nel
web!” mi ha
detto Laura,
lasciandomi
solo davanti
ad una scatola grigia e ad
un monitor
acceso. Con
qualche timore sono
entrato. Doveva esserci
tutto là dentro: fiumi, laghi, animali… Invece, le
mie zampette di lucertolo Margujà hanno toccato piccole punte che fan solletico e
tanti fili. Poi una ventola mi ha
scaraventato un flusso d’aria
sotto la coda e io… fuori di lì
con un balzo. Il Margujà nel
computer non ci sta!
Laura ha riso divertita. Insegna informatica al liceo. I ragazzi imparano a digitare sulla tastiera. Io mi trovo più a
mio agio vicino al pozzo, a pochi metri da dove i muratori
stanno costruendo il secondo
lotto del Liceo. Don Angelo si è
appassionato a questo progetto: centinaia di ragazzi non dovranno più rinunciare a studiare o andare a scuola lontano. Il lavoro è impegnativo e
ogni progetto viene condiviso
con gli altri missionari. Proprio
oggi è giornata di dialogo fraterno. Tutti i missionari “fidei
donum” di Como sono radunati a Mogodé. Si riflette sull’arrivo di un nuovo missionario,
don Alessandro, e sul futuro
delle attività: c’è un progetto
missionario da concordare e
un responsabile da nominare.
Don Italo racconta della visita
pastorale del Vescovo Diego e
delle scelte diocesane. Servirà
per tenersi in contatto e preparare il ritorno. Gabriella tesse la trama dei rapporti con
l’Ufficio missionario, di cui don
Stefano è la memoria presente e storica. I missionari, ad
uno ad uno, raccontano del proprio lavoro. Don Giuliano
ascolta, sintetizza, propone e
definisce. C’è una profonda
condivisione, eppure non mancano le opinioni diverse. Si
chiede di accelerare i lavori del
liceo. Don Giusto suggerisce,
invece, di aspettare i tempi
della gente africana. Brunetta
e Alda pensano a Mokolò, dove
arriverà un nuovo parroco africano. Don Corrado insiste sulla comunione, don Angelo sulla comunicazione, don Felice
sulla missione. Laura si preoccupa per i giovani comaschi
che dovrebbero visitare la missione. Mi stavo appisolando
sopra il notebook spento (!),
quando un “chicchiricchhiii!!!!”
mi ha fatto sobbalzare: il gallo, donato ieri dal villaggio,
canta anche a mezzogiorno.
Domani gli sarà più difficile.
Non avrà più le piume, ma in
compenso avrà un buon profumo d’arrosto. Gnam gnam! Il
mio naso filosofico mi fa riflettere: in verità, noi lucertoli, con
la bocca, sappiamo solo mangiare. Gli uomini e le donne,
invece, con la bocca mangiano,
bevono, baciano, parlano, pregano, cantano. E anche il cibo,
per loro, prende il sapore dell’amore, della condivisione e
della festa. Buon appetito, missionari! Quando scende la sera
si rimane in pochi. C’è serenità. Don Angelo si gratta la barba sempre più lunga e argentata. Se a primavera la taglierà,
farò un cuscino per il Margujà!
D.I.M
CHIESA
FAMIGLIA
LA
VORO
AMIGLIALA
LAVORO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
P A G I N A
13
UNA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO PER LA RISPOSTA GENEROSA E L’IMPEGNO CONCRETO
UN ANNO DI “FAMIGLIA-LAVORO”:
LA SOLIDARIETÀ COME STILE DI VITA
È
una soddisfazione poter
inviare a tutti i sacerdoti della nostra diocesi una parola di ringraziamento. E il motivo è
molto semplice: si tratta di
prendere atto che l’iniziativa
diocesana riguardante il sostegno alle persone e alle famiglie, che hanno perso il lavoro in coincidenza con la grave
e persistente crisi economica,
ha avuto una risposta generosa e tempestiva da parte delle
comunità cristiane e dai nostri Sacerdoti. Lo posso dire
perché, insieme agli amici che
costantemente collaborano
nell’organizzazione, ho potuto seguire tutto il percorso in
atto, e rendermi conto che un
certo modo di lavorare funziona.
Si sapeva in partenza che
con questa iniziativa non
avremmo risolto i problemi,
ma solo avremmo contribuito
a renderli meno pesanti , e
soprattutto avremmo offerto
una possibilità concreta a tante persone e parrocchie di educarci ad una solidarietà concreta e urgente. Per la verità
proprio i Sacerdoti hanno dato
l’esempio: su suggerimento
del Vescovo numerosissimi
hanno versato il proprio contributo personale: ed è di questo che ora mi sento in dovere di ringraziare tutti: fino ad
oggi ottantatre parrocchie
hanno contribuito al progetto,
sia raccogliendo e vagliando le
persone e le famiglie in necessità, sia gestendo il modesto aiuto di cui siamo riusciti
a disporre fino ad oggi.
Grazie dunque, di cuore,
soprattutto a quei sacerdoti
che personalmente si sono
impegnati ad aggiungere que-
alcune parrocchie, dove si stanno sostenendo situazioni segnalate dai parroci, già invitano a collaborare e in Caritas
giungono i contributi: continuiamo a farlo, perché molte
situazioni stanno anche aggravandosi per l’esaurirsi degli
ammortizzatori sociali.
Ringrazio anche i cosiddetti
“referenti zonali”, le Caritas
parrocchiali, i Centri di Ascolto, gli Sportelli delle Acli e tutti coloro che hanno affiancato
i sacerdoti nell’iniziativa. Certo la Caritas si è sobbarcata il
lavoro più complesso e delicato, ma… è il suo mestiere, lo
fa con grande competenza e le
sto lavoro a quanto già fanno:
accogliere le informazioni, incontrare le persone, ascoltare con cuore la loro situazione di bisogno – sapendo che
ognuno di noi ha tanta dignità da riservare per sè gli
aspetti tristi e quasi umilianti della vita – e così valutare
la situazione compilando una
scheda che può avere qualche
aspetto sgradito, trasmetterla agli incaricati e infine impegnarsi mensilmente ad incontrare di nuovo le persone
per condividere, per sostenere, per ridare fiducia con un
piccolo gesto che ridà fiato alle
spese quotidiane…: grazie
dunque a tutti, davvero!
Con l’invito a continuare:
certo, dobbiamo continuare
con i nostri mezzi modesti a
sostenere situazioni che per
ora promettono poco di buono: forse è il caso che nelle no
stre parrocchie rinnoviamo,
in coincidenza con il periodo
quaresimale e pasquale, una
occasione di “offerta straordinaria” di tutta la comunità per
alimentare il fondo diocesano.
Come pure sarebbe bene approfittare della “Benedizione
delle famiglie” per venire a
conoscenza di situazioni che,
per motivi diversi, rischiano
di rimanere sconosciute. È
vero ed è bello che alcuni sacerdoti, alcuni gruppi e anche
DUECENTO LE FAMIGLIE SOSTENUTE
È
Ecco, è tutto quanto ho il
piacere di comunicare, interpretando anche l’animo del
Gruppo diocesano, responsabile del Progetto.
E naturalmente approfitto
dell’occasione per augurare a
tutti una Pasqua di speranza
e di pace, che magari facciamo bene a comunicare anche
a quelle famiglie alle quali si
cerca di stare vicini con questa iniziativa.
don BATTISTA GALLI
ccordinatore del Fondo
diocesano Famiglia-Lavoro
COME COLLABORARE
PER ALIMENTARE IL FONDO?
RACCOLTI POCO MENO DI 530MILA EURO
tempo di bilanci per il fondo diocesano di solidarietà “Famiglia-Lavoro”,
presentato ufficialmente
il 30 aprile dello scorso
anno – alla vigilia della festa dei
lavoratori – ed entrato in funzione a partire dal 1° luglio 2009…
Ma, di fatto, le basi della sua
nascita affondano le radici nel
Sol.Sacer.: il fondo dove il vescovo monsignor Diego Coletti
chiese ai sacerdoti di far confluire un mese della propria remunerazione. «Speriamo di trasformare la crisi economica – esortava
il Vescovo il 9 aprile di un anno
fa – in un’occasione per rinnovare il sistema dei nostri stili di
vita, per dar luogo a un’umanità
meno consumistica, arrivista e
conflittuale, nella prospettiva di
un’umanità più felice proprio perché più sobria, solidale e fraterna». «Sono stati dodici mesi di raccolta fondi, ma, soprattutto, di
crescita, nella consapevolezza
delle fatiche con cui la crisi economica chiede di confrontarci».
Così riflette il direttore della Caritas diocesana Roberto Bernasconi. «Perché non è vero che la
crisi sta finendo – aggiunge –:
anzi, in questo periodo sta esprimendo i suoi effetti più duri. Le
parrocchie, attraverso il fondo
diocesano, stanno riscoprendo il
siamo tutti grati!
significato dello “stare sul territorio”. Un impegno che richiede
sicuramente la fatica dell’accollarsi le difficoltà delle famiglie,
ma sa anche diventare momento
di condivisione fraterna e comunitaria».
Grazie all’adesione al Sol.Sacer.,
alla colletta promossa nelle diverse parrocchie e alle donazioni
private (da sottolineare la generosità delle parrocchie in occasione della visita pastorale del Vescovo), il fondo è arrivato a raccogliere poco meno di 530mila
euro. A gestire e animare il “Famiglia-Lavoro” un’equipe composta da rappresentanti della Pastorale del Lavoro, della Caritas
diocesana, dell’Azione cattolica
diocesana, delle Acli di Co-mo e
di Sondrio e dell’associazione exallievi salesiani di Sondrio, di
altri movimenti e associazioni coordinati dal vicario episcopale
monsignor Battista Galli. I finanziamenti erogati superano
i 233mila euro, che hanno permesso, e stanno permettendo, di
sostenere 194 famiglie in un’ottantina di realtà: per 149 di esse
si tratta di contributi mensili
(erogati per almeno un trimestre,
in misura variabile fra i 500 e
gli 800 euro), per altre 45 il contributo è una tantum. In totale
sono state presentate 226 domande: solo 19 quelle negative e
11 quelle interlocutorie, per le
quali, cioè, è necessario procedere con ulteriori approfondimenti.
Anche chi non ha visto accolta la
propria domanda non è stato lasciato da solo. Il fondo diocesano è nato appositamente per aiutare le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. I «no»,
spesso, arrivano perché non si
rientra nella tipologia prevista,
quindi si viene dirottati e indirizzati agli altri servizi di sostegno e orientamento messi in campo da Caritas e Acli. Una tabella
statistica ci aiuta a capire meglio la distribuzione degli aiuti.
Non vi è Zona Pastorale della
diocesi che non abbia presentato almeno una domanda. Le
richieste più numerose arrivano
da Como Centro, Como Sud, Bassa Comasca, Valchiavenna, Bassa e Media Valtellina. Il saldo
ancora a disposizione è di quasi 246mila euro.
«Al di là delle erogazioni – riprende Bernasconi – siamo soddisfatti del nuovo stile che si sta
affermando. Si tratta ancora di
iniziative “embrionali”, ma ci
sono parrocchie e gruppi che hanno deciso di integrare il fondo con
attività di accoglienza e accom-
Il Fondo è aperto a continue donazioni da parte di privati, enti, associazioni, ecc. Chiunque volesse può contribuire con la sua offerta direttamente presso la sede della Caritas diocesana in piazza Grimoldi 5, a Como, oppure con bonifico bancario sul conto
n. 7875 presso il credito Valtellinese,
sede di Como, intestato a Fondazione
Caritas Solidarietà e Servizio Onlus
- Fondo di solidarietà FAMIGLIA LAVORO”.
IBAN:
IT98 M 05216 10900 0000 0000 7875
pagnamento. Altro aspetto positivo è stato l’affermarsi di un metodo di lavoro condiviso, nel rispetto delle competenze e delle
capacita di ognuno, ma insieme,
avendo a cuore un’unica meta: il
servizio a un bene comune più
grande».
I parroci, insieme ai referenti zonali e ai loro collaboratori, stanno facendo un lavoro splendido.
Dopo il necessario periodo di rodaggio, per comprendere i meccanismi, sono riusciti a “intercettare” i bisogni veri – ma spesso
per pudore nascosti – di chi si trova in momentanea difficoltà. Umanamente si tratta di un impegno significativo, perché richiede ascolto, sensibilità, capacità
di suscitare fiducia. Le domande
arrivano soprattutto da chi si è
ritrovato senza lavoro: in molti
casi sono stranieri, regolari e perfettamente inseriti nel tessuto
sociale (ricordiamo, infatti, che le
richieste vengono sempre presentate attraverso la parrocchia), monoreddito, con pochi aiuti parentali, contratti di lavoro a tempo
determinato e impegni finanziari importanti per la casa, con affitti o mutui gravosi. A essere in
difficoltà, sempre più spesso, sono i lavoratori qualificati, con alte
professionalità, improvvisamente espulsi dal sistema produttivo e difficilmente riassorbiti dal
mercato perché adulti e troppo
specializzati. È una nuova forma di povertà molto subdola,
per la quale non ci sono anticorpi ma solo disorientamen-
to: il nemico peggiore è il senso di sconfitta e fallimento che
travolge le persone. In un attimo si vedono scomparire le
proprie certezze e si sente il
peso, la responsabilità, per la
propria famiglia. «Queste situazioni – riflette il direttore della Caritas – dovrebbero interrogarci e portarci, da cristiani, a una
seria analisi della società in cui
viviamo. Perché evangelizzazione
e applicazione della Dottrina Sociale della Chiesa richiedono l’assicurare il cibo a chi ha fame,
combattere il lavoro nero e l’evasione, favorire l’affermarsi di politiche economiche e sociali rispettose delle persone, della loro
dignità, delle loro aspirazioni».
Il cammino, insomma, è tracciato ma resta serio e delicato. Perché i bisogni non si esauriscono.
Accanto al sostegno meramente
economico, ci sono i percorsi per
la riqualificazione professionale
o per la ricerca di una nuova occupazione. Sta, invece, prendendo forma l’idea delle borse lavoro, che potrebbero nell’immediato assicurare “linfa” finanziaria
e favorire il reinserimento lavorativo. Alcune cooperative hanno
espresso la propria disponibilità. «Si stanno facendo le dovute
valutazioni – chiude Bernasconi
– ma il tessuto economico è comunque degradato per tutti. Se
il bene lavoro diventa sempre più
raro, bisognerà trovare il modo
per imparare a condividerlo».
ENRICA LATTANZI
CHIESA
CHIESAIT
ALIA
CHIESAITALIA
P A G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
LA PROLUSIONE DEL CARD. BAGNASCO AL CONSIGLIO PERMANENTE CEI
IMMAGINARE IL NUOVO
«
V
i supplico in nome
di Cristo: lasciatevi riconciliare con
Dio”: questo versetto della seconda Lettera di san Paolo ai
Corinti fa da pensiero unificante della prolusione che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha presentato
il 22 marzo al Consiglio episcopale permanente dei vescovi,
che si è radunato a Roma fino
al 25 marzo. Tutto il testo è segnato dalla “consapevolezza di
una conversione necessaria e irrevocabile”, in riferimento a
molteplici fattori ed eventi che
segnano la vita della Chiesa
come quella della società nel
suo complesso. Il cardinale fa riferimento anzitutto agli attacchi a quel “mistagogo formidabile del nostro tempo che è Benedetto XVI”, notando come
“quanto più, da qualche parte,
si tenta inutilmente di sfiorare
la sua limpida e amabile persona, tanto più il popolo di Dio
a lui guarda commosso e fiero”.
Circa il ruolo e il comportamento di vescovi e preti, aggiunge,
“non ci sono incarichi o ruoli da
interpretare come ‘un privilegio
personale’, o da trasformare in
occasioni per ‘una brillante carriera’, quando c’è solo ‘un servizio da rendere con dedizione e
umiltà’”.
UN PECCATO
“SCANDALOSAMENTE
GRAVE”
Nei passaggi iniziali della sua
prolusione, il card. Bagnasco
dedica ampio spazio alla lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda scritta dal Papa nei giorni
scorsi, dopo l’esplodere dello
scandalo della pedofilia, notando come questi fatti rappresentino un “crimine odioso, ma anche peccato scandalosamente
grave che tradisce il patto di fiducia iscritto nel rapporto
educativo”. “Senza dubbio la
pedofilia è sempre qualcosa di
aberrante – prosegue – e, se
commessa da una persona consacrata, acquista una gravità
morale ancora maggiore. Per
questo, insieme al profondo dolore e ad un insopprimibile senso di vergogna, noi vescovi ci
uniamo al Pastore universale
nell’esprimere tutto il nostro
rammarico e la nostra vicinanza a chi ha subìto il tradimento
di un’infanzia violata”.
STRATEGIE
DI DISCREDITO
Dopo aver notato come “non
da ora il fenomeno della pedofilia appaia tragicamente diffuso in diversi ambienti e in
varie categorie di persone”, il
cardinale afferma che “questo,
però, non significa subire – qualora ci fossero – strategie di discredito generalizzato. Dobbiamo in realtà tutti interrogarci,
senza più alibi, a proposito di
una cultura che ai nostri giorni
impera incontrastata e vezzeggiata, e che tende progressivamente a sfrangiare il tessuto
connettivo dell’intera società,
irridendo magari chi resiste e
tenta di opporsi”. Secondo il
presidente della Cei, “l’esasperazione della sessualità sganciata dal suo significato antropologico, l’edonismo a tutto
campo e il relativismo che non
ammette né argini né sussulti
fanno un gran male perché
capziosi e talora insospettabil-
mente pervasivi”. “Conviene
allora – afferma il card.
Bagnasco – che torniamo tutti
a chiamare le cose con il loro
nome sempre e ovunque, a identificare il male nella sua progressiva gravità”.
LIBERTÀ RELIGIOSA,
ANCORA ATTACCHI
“Sacerdoti di convinzione, capaci di autonomia pensante”: è
quanto il presidente dei vescovi chiede al clero per essere all’altezza dei tempi, senza “indulgere in ingenua condiscendenza allo spirito del tempo”,
rilevando tra l’altro un crescente interesse religioso nella popolazione, come ad esempio nel
caso delle “ostensioni” (quella di
sant’Antonio, a Padova, e presto quella della Sindone a Torino). Rilancia quindi l’esigenza
dell’”educazione”, che sarà oggetto degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio. Il
cardinale passa poi a trattare i
temi internazionali, a partire
dai due recenti terremoti di
Haiti e del Cile, notando l’esigenza di “attrezzarsi per rispondere in modo non improvvisato né episodico alle tragedie che si presentano” e anche
la generosità della risposta della popolazione italiana. Un altro tema all’attenzione è quello
degli attacchi alla “libertà religiosa” e, in particolare, “la recrudescenza degli attacchi ai
cattolici” in vari Paesi del mondo.
RIMESTARE NEL FANGO
Passando a riflettere sulla situazione italiana, il card.
Bagnasco sottolinea che “la nostra è una società vivace, che
in vari campi ha delle punte di
eccellenza” anche se con
venature di pessimismo. Pone
quindi le domande: “Si tratta di
irriducibile pessimismo o di cronico snobismo? Rimestare sistematicamente nel fango, fino a
far apparire l’insieme opaco, se
non addirittura sporco, a cosa
serve? E a sospingere verso
analisi fin troppo crudeli, è l’amore per la verità o qualcos’altro di meno confessabile?”. Di
fronte a questi fatti, il presidente dei vescovi afferma che “la
crisi la si supera sforzandosi di
immaginare il nuovo”.
VALORI NON
NEGOZIABILI
Gli ultimi argomenti affrontati nella prolusione riguardano i temi della difesa della vita,
della riaffermazione dei “valori
non negoziabili” in politica e
della esigenza che a rappresentare i cittadini ci siano cittadini onesti e possibilmente pervasi dei valori cristiani. Circa
il primo aspetto rileva che in
Europa nel solo 2008 “quasi tre
milioni di bambini non sono
nati” a causa dell’aborto, “ossia
uno ogni undici secondi”. Quanto alle imminenti elezioni ricorda valori quali “dignità della
persona umana”, “indisponibilità della vita dal concepimento alla morte naturale”, “libertà educativa e scolastica”, “famiglia fondata sul matrimonio
fra un uomo e una donna”, come
anche “accoglienza verso gli
immigrati”, “libertà dalla malavita”. “Si tratta – conclude –
di un complesso indivisibile di
beni, dislocati sulla frontiera
della vita e della solidarietà”.
a cura di M. MICHELA NICOLAIS
Elezioni: puntare in alto
È un discorso sereno, ma pressante e accorato, quello con cui il presidente della Cei, cardinale
Angelo Bagnasco, ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio permanente della
Cei, sancito com’è da un’invocazione di San Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio”.
Vale anche per i temi più politici affrontati nella prolusione.
Si applica all’agenda politica. Si parla della crisi, che continua a tenere in ansia le famiglie,
delle questioni relative all’immigrazione, dell’aborto, alla luce delle nuove “pillole” in commercio. Questo sguardo esigente e sereno si applica anche alle imminenti scadenze elettorali, alle
regionali, accompagnate anche da un turno di elezioni comunali e provinciali.
Sul voto il cardinale Bagnasco esprime tre considerazioni intrecciate.
La prima è l’importanza del voto, “che in nessun caso converrà trascurare”. Bisogna votare e
bisogna farlo con grande consapevolezza, sui programmi e sulle persone.
Ecco il secondo punto: i programmi vanno giudicati sulla base di parametri chiari ed esigenti.
Il cardinale rifiuta la segmentazione e spiega che esiste una piattaforma di “valori non
negoziabili”, su cui si impiantano “altri indispensabili valori”. In breve rifiuta la segmentazione
(che non poca propaganda interessata corrivamente riprende) tra i valori “della vita e dell’identità” e quelli della “giustizia e della solidarietà”. Si tratta al contrario di “un complesso
indivisibile di beni”. Il catalogo che ne consegue, dall’affermazione della dignità della persona
alla libertà dalla malavita organizzata, è ben noto, chiaro a tutti e disegna il perimetro di una
politica per il bene comune che da sempre caratterizza la dottrina sociale, le scelte elettorali e
l’impegno politico. La grande scommessa è infatti proprio la capacità di fare sintesi, di tenere
insieme. È questo di cui c’è grande bisogno oggi, di un “orizzonte stabile del giudizio e dell’impegno nella società”. Eppure mai come di questi tempi si misura quanto sia obiettivo difficile
ed arduo. D’altra parte, non possiamo non misurarci con parametri esigenti. Lo aveva detto il
Papa e il cardinale lo ripete: non esistono alibi nei comportamenti scorretti degli altri per non
tenere una via retta.
Ecco, allora, il terzo punto, il terzo criterio per scegliere e partecipare attivamente alle elezioni:
le persone. Non possiamo transigere sulla qualità dei candidati. È lecito, è necessario, è il
momento “di dover chiedere a tutti, con umiltà, di uscire dagli incatenamenti prodotti dall’egoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e innalzarsi sul piano della politica vera”.
Non è volere troppo, né aspettarsi troppo. Non è una visione troppo alta. Per riprendere fiducia
e dunque slancio, per fare fino in fondo i conti con i cambiamenti strutturali cui necessariamente andremo incontro nell’arco di questa complessa crisi mondiale, dobbiamo puntare in
alto, puntare al meglio, ed attrezzarci convenientemente.
FRANCESCO BONINI
P A G I N A
15
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
ALCUNE PRIORITÀ PER I CANDIDATI
Le sollecitazioni
della Cisl
Regionali:
per un’agenda
A
di sostanza
N
on solo slogan
ma sostanza. È
forte il richiamo
del Forum Regionale delle
associazioni familiari
ai candidati alle prossime
elezioni regionali affinché
nell’agenda politica venga messa a tema la famiglia.
Presentato alla Camera qualche giorno fa è stato immediatamente inviato ai candidati in lizza
nelle 13 regioni nelle quali si voterà il 28 e 29 marzo. I nomi dei candidati
firmatari verranno resi
noti prima del voto affinché gli elettori possano
tenerne conto e avere uno
strumento in più per
orientare la propria scelta. Ma attenzione, non
dovrà trattarsi di dichiarazioni di circostanza.
Quello che il Forum chiede è «un impegno personale ed azioni concrete
che - spiega il presidente
nazionale del Forum,
Francesco Belletti - in
caso di elezione, verificheremo nei mesi successivi».
«Chiediamo - continua
Belletti - che la “partita
famiglia” sia partita di
sistema per l’Italia. La
famiglia è luogo di solidarietà sociali e di decisioni
economiche e per questo
merita politiche promozionali e non assistenziali, politiche strutturali e
non una tantum. Chiediamo una legge per la famiglia alle Regioni che non
ce l’hanno. Chiediamo che
il federalismo fiscale veda
la famiglia come priorità».
Il documento, presentato come “Manifesto elettorale delle famiglie italiane” si caratterizza in
Le indicazioni
del Forum delle
Associazioni
Familiari, del
mondo della
cooperazione e
della Cisl lariana
a cura di MARCO GATTI
una parte nazionale e in
una parte più prettamente regionale, alla definizione della quale hanno contribuito anche i singoli Forum provinciali,
compreso quello comasco
per quanto riguarda il
manifesto lombardo.
«In questi anni - ci spiega Giovanni Giambattista, presidente del
Forum Comasco - non
sono stati pochi i passi
compiuti per assicurare
alla famiglia adeguate
forme di tutela e di sostegno. Penso, in particolar
modo, alla Legge sulle
politiche sociali per la famiglia (la Legge 23/99
ndr) della Lombardia.
Una legge che ha introdotto un concetto orizzontale di sussidiarietà, stimolando la progettualità
e il protagonismo del privato sociale e delle stesse
famiglie e permettendo,
sin dall’anno 2000, l’attivazione di bandi specifici. È stato lo stesso Forum
regionale, costituitosi nel
1997, a fornire un contributo fattivo, in termini di
stimoli e contenuti, alla
costruzione di questa legge. Grazie agli stimoli del
Forum regionale, anche
attraverso le sue articolazioni provinciali, molti
passi, dunque sono stati
compiuti in questi anni.
Ma ancora non basta. Ed
eccoci qui, dunque, con un
nuovo pacchetto di proposte, con l’intenzione chiara di dettare le priorità,
in tema di famiglia, per la
prossima legislatura».
Quattro i punti sui quali il Forum lombardo chiede attenzione e impegno
concreto ai futuri amministratori:
1. Interventi specifici
mirati a favorire la ripresa della natalità, la piena realizzazione delle legittime aspirazioni di paternità e maternità dell’uomo e della donna, la
salvaguardia del diritto di
ogni uomo a nascere e a
crescere con un padre e
una madre legati da una
unione stabile, ad arrestare l’invecchiamento
della popolazione.
2. Approvazione di specifici provvedimenti per
promuovere il valore del
matrimonio, sostenere la
stabilità e arginare la crisi della famiglia, tra cui
percorsi di formazione,
affidati all’associazionismo familiare, per fidanzati e giovani coppie, corsi di supporto alla genitorialità e orientamento
nella vita familiare, servizi di consulenza e conciliazione coniugale e
mediazione familiare, sostegno all’adozione e all’affido.
3. Valutazione del nuovo regime di federalismo
fiscale e delle sue ricadute sulla famiglia, cogliendo l’opportunità per giungere ad un fisco regionale a misura di famiglia
(un’Irpef regionale che
tenga conto dei carichi
familiari).
4. Istituzione della V.
nche la Cisl di Como ha deciso di rivolgersi direttamente ai
candidati comaschi in vista delle prossime elezioni con la
richiesta di specifiche attenzioni per il territorio lariano.
“Occorre fare un salto di qualità - si legge, tra l’altro, nel documento redatto dal sindacato - passare da una cabina di regia
sulla crisi ad una sullo sviluppo economico e sociale. Una cabina nella
quale le associazioni sindacali e datoriali abbiano un ruolo chiave
nel mettere a punto le strategie non solo per rispondere alle emergenze
ma anche per il rilancio economico e sociale”.
“Per la CISL – continua il sindacato - la priorità è sicuramente sui temi
sociali: sostegno alle famiglie ed ai monoreddito, fondo per la non
autosufficienza, politiche per la casa, centralità del lavoro, sviluppo
del welfare comunitario, sostegno alla contrattazione integrativa
ed al welfare integrativo”.
“Rispetto alle strategie per lo sviluppo del territorio comasco riteniamo
prioritario difendere e sostenere il settore manifatturiero, dal quale
dipende oggi circa il 40% dell’occupazione comasca, sostenendo gli sforzi
che la Camera di Commercio di Como ed il “Tavolo per la Competitività”
hanno messo in campo in questa direzione con la nascita del Polo Tecnologico di Lomazzo, e la creazione dell’incubatore di nuove imprese, con la
difesa ed il rafforzamento della presenza a Como delle Facoltà scientifiche
dell’Insubria e del Politecnico, con il sostegno del credito alle imprese”.
“La recente firma dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale e la
prossima approvazione del “Piano per la competitività e lo sviluppo
economico della Provincia di Como” ci danno gli strumenti per delineare
lo sviluppo del nostro territorio per i prossimi 10 anni e per indicare
le priorità sulle quali far convergere gli sforzi, anche alla luce dell’EXPO
2015 (Metrotramvia Grandate – Como; Campus Universitario a San
Martino; Tangenziale di Como)”.
“E’ necessario creare una alternativa occupazionale alla riduzione
del peso del manifatturiero nel territorio comasco. Gli spazi maggiori
li possiamo creare, seguendo le naturali opportunità del territorio,
nell’ulteriore sviluppo del turismo e del commercio, attuando un progetto
condiviso che presenti Como ed il territorio provinciale come un luogo
attento all’accoglienza, alla qualità della vita, alla cultura ed al benessere.
Infine dobbiamo valorizzare di più la nostra collocazione geografica,
il nostro essere territorio di frontiera. Va individuata un’area idonea
nella quale realizzare un Polo logistico di secondo livello, a supporto delle
attività economiche e che dia razionalità e spazi di sviluppo a quanto già
esistente”. “Sull’Università occorre a breve definire un nostro progetto e
trattare con i due rettori una intesa che rappresenti un punto di equilibrio
tra le esigenze del territorio e quelle delle due università. E’ importante,
anche, dedicare una attenzione particolare al miglioramento dell’offerta
formativa delle scuole tecniche e professionali, studiando, magari assieme
alla Fondazione della Comunità Comasca, un progetto ad hoc”.
“Rispetto all’EXPO occorre definire, oltre ad una serie di eventi e manifestazioni, un’opera che resti nel tempo a memoria dell’evento; a nostro
avviso punteremmo sulla realizzazione del raddoppio delle FNM nella
tratta da Grandate a Como”. “Sulla questione sociale, una attenzione
particolare va posta alla situazione delle persone diversamente abili.
La non autosufficienza degli anziani mette a dura prova la capacità
di una famiglia di farvi fronte, sia in termini economici sia in termini
di lavoro di cura”. “Da ultimo riteniamo utile approfondire la riflessione
sulle tematiche relative alla coesione sociale, all’inclusione dei lavoratori
stranieri, al contrasto della povertà e delle fragilità sociali, cercando di
costruire una rete di welfare comunitario che integri le risorse pubbliche
con quelle private, a partire dalla Fondazione della Comunità Comasca”.
I.F. (Valutazione di Impatto Familiare): ogni decisione che possa riguardare anche indirettamente la famiglia deve essere
preceduta e corredata da
una valutazione in grado
- se negativa - di imporre
la riprogram-mazione del
provvedimento ovvero la
sua decadenza. Per questo scopo è necessario
riqualifi-care ruolo e componenti della Consulta
Regionale per la Famiglia, oppure creare
un’Agenzia per la famiglia.
Dal mondo della cooperazione
La tornata elettorale del prossimo 28 e 29 marzo presenta molti motivi di
interesse per i cittadini e per le forze economiche e sociali della nostra Regione.
Confcooperative Lombardia è direttamente interessata a tali questioni. Siamo,
infatti un’organizzazione di rappresentanza che aggrega circa 3.000 imprese
cooperative, che abitano questa Regione e operano per il suo sviluppo economico e sociale, aggregando circa 500.000 soci e dando lavoro a quasi 75.000 occupati.
IL PUNTO DI VISTA DI CONFCOOPERATIVE
500.000 cooperatori che il 28 e 29 marzo sceglieranno il Presidente della Regione Lombardia in Consiglio Regionale non a partire da un’opzione politica
pre-definita, ma valutando la capacità di candidati e partiti di interpretare le
domande e le istanze di cui ciascuno di noi e le imprese cooperative sono portatori. Confcooperative non può dimenticare che gli ultimi 5 anni hanno rappresentato il riconoscimento del ruolo e della funzione sociale della cooperazione
all’interno dello Statuto Regionale e, anche, gli anni di alcune importanti politiche di sviluppo cooperativo: il sostegno alla capitalizzazione delle imprese cooperative e l’impulso all’attività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo. In secondo luogo, le nostre scelte si misureranno con l’idea e la visione di
sviluppo economico e sociale che i singoli candidati esprimeranno.
Per noi, infatti, sviluppo significa la capacità di coniugare un’economia in
grado di rimanere competitiva sui mercati locali e globali con una forte coesione interna. (Coltiviamo) Un’idea di sviluppo capace di offrire una risposta ad
una domanda sociale crescente e diffusa di servizi di prossimità, volti al rafforzamento della dimensione comunitaria, capaci di abbassare l’incertezza che
attraversa la vita delle persone, di contribuire alla realizzazione e alla diffusione di un nuovo “welfare”, autenticamente plurale e partecipato.
E, infine, la scelta dei cooperatori andrà nella direzione di valorizzare e premiare quei candidati che più si mostreranno sensibili alle proposte che riguardano tutti gli ambiti che vedono le imprese cooperative impegnate per contribuire allo sviluppo economico e sociale del proprio territorio: dalla casa all’energia, dal lavoro al welfare, dall’agro-alimentare al credito.
LE PROPOSTE DI CONFCOOPERATIVE LOMBARDIA
Il documento che abbiamo elaborato contiene le proposte di sui singoli aspetti
che, qualificheranno il programma della futura amministrazione regionale.
Sono contributi allo sviluppo della nostra Regione.
Sono contributi che vengono direttamente dall’operato di 3.000 imprese cooperative lombarde e che offriamo alla considerazione di tutti i candidati, pronti
ad impegnarci in un confronto senza prevenzioni, ma attento a valutare le
proposte, le risposte ed i comportamenti dei singoli candidati e di tutte le rappresentanze politiche.
CRONACA
P A G I N A
16
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
L’INTERVENTO DI LUCIO STANCA
Expo 2015,
il tempo della
concretezza
VILLA OLMO APRE LE PORTE A RUBENS
Il tavolo è
al lavoro.
Ora è il momento
delle proposte
operative
di MICHELE LUPPI
hiariamolo
una volta per
tutte, non siamo in ritardo”.
E’ questo il
messaggio che l’ex ministro Lucio Stanca, amministratore delegato di
So.ge, la società incaricata di organizzare l’Expo
2015 a Milano, ha lanciato al termine dell’incontro
con il tavolo di coordinamento provinciale costituito a Como in vista della rassegna internazionale. Un messaggio che lo
stesso Stanca ha voluto
rivolgere in particolare a
tutti i “gufi” che sperano
in ritardi e problemi. L’incontro, avvenuto a Villa
Saporiti, martedì 22 marzo, rappresenta la prima
occasione in cui Stanca e
i rappresentati comaschi
hanno potuto parlare, faccia a faccia, di quale ruolo potrà avere Como all’interno dei sei mesi in
cui Milano ospiterà
l’’Expo. Il tavolo è composto dal presidente della
Provincia, dai sindaci di
Como, Erba, Cantù e
Mariano, e dai presidenti
di Camera di Commercio,
Lariofiere e del centro
“Alessandro Volta”. “L’
Expo - ha spiegato Stanca - non è una manifestazione solo milanese, ma
per le sue dimensioni interesserà tutta Italia e, a
maggior ragione, non può
non interessare una realtà così vicina come Como.
Per questo è importante
lavorare in rete per rendere il territorio comasco
appetibile per le manife-
C
“
Foto William
stazioni e gli eventi che
verranno organizzati in
vista e durante la rassegna”. E’ sufficiente guardare i numeri dell’Esposizione Universale, intitolata “Nutrire il pianeta”,
per capire come la posta
in gioco sia alta. “Un’indagine condotta tre anni
fa - ha dichiarato il responsabile - stimava in 21
milioni i visitatori attesi.
Oggi a causa della crisi
abbiamo ritoccato il numero a 20 milioni di visitatori, una cifra importante, di cui 30-35% stranieri”. Questo significa
all’incirca 170 mila visitatori al giorno, a cui si
devono aggiungere i rappresentanti delle 175 delegazioni dei Paesi espositori. Persone che avranno bisogno di dormire,
mangiare e spostarsi. Secondo alcune ricerche attorno all’Expo, in questi
cinque anni, nasceranno
circa 70 mila posti di la-
voro e verranno spesi 20
miliardi di euro in infrastrutture. Cifre che fanno
ben capire come la manifestazione possa essere
realmente una benedizione per un territorio come
quello di Como, provato
oggi dalla crisi. “E’ chiaro
- ha continuato Stanca che un territorio come
quello lariano debba lavorare sull’accoglienza, sull’organizzazione di eventi e manifestazioni collaterali, con un occhio particolare all’enogastronomia e all’identità del territorio, temi che saranno
al centro dell’esposizione”. Nell’organizzazione
verranno coinvolti anche
l’Università e il centro
“Alessandro Volta” che
realizzerà una propria ricerca sul tema dell’acqua.
Parlando di ricettività,
eventi e capacità di attrarre i visitatori, la questione delle infrastrutture, in particolare per
quanto riguarda i collegamenti con Milano, appare non rinviabile. Rispondendo a una domanda
precisa sulla questione,
Lucio Stanca, si è smarcato precisando come “la
progettazione e realizzazione delle infrastrutture
non rientri negli ambiti
della gestione dell’Expo
ma debbano essere approvate e finanziate tramite i normali canali regionali o nazionali”. Rispondendo alla stessa domanda il sindaco di
Como, Stefano Bruni, ha
ammesso come “al momento non è possibile dire
cosà sarà fatto” ma si prospettano interventi su
Villa Olmo, l’Arena del
Teatro Sociale e il Politeama. “Questo evento - ha
concluso Bruni - avrà successo solo se non ci saranno spettatori e tutti faranno la propria parte”.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Sabato 27 marzo s’inaugura “Rubens e i fiamminghi” la settima grande mostra di Villa Olmo.
Nelle sale della villa i visitatori potranno ammirare, fino al 25 luglio, 25 capolavori del maestro
fiammingo provenienti dalle collezioni della
Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal
Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches
Museum di Vienna. Promossa dall’assessorato
alla Cultura del Comune di Como, la mostra presenta uno dei nuclei di Rubens numericamente
più importanti finora mai esposti in Italia, oltre
a 40 opere di artisti della sua cerchia, tra i quali
il grande Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar
de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor
Thulden. Tra le novità che attendono il pubblico,
figurano le nuove audio-guide per i bambini che
con speciali effetti sonori racconteranno ai più
piccoli la storia del pittore fiammingo e le audioguide per adulti che quest’anno raddoppiano. Alla
tradizionale audio-guida il cui filo narrativo illustra la mostra (con spiegazioni anche del curatore, Sergio Gaddi), si affianca quest’anno l’audioguida che, con la voce di Alberto Longatti, descrive i monumenti e le architetture affacciate sul
lago che si possono ammirare da Villa Olmo. Da
qualche giorno ulteriori informazioni sono
scaricabili anche dal sito www.grandimostre
como.it. Il portale completamente ridisegnato dal
punto di vista dell’immagine e ricostruito continua ad rappresentare uno strumento di comunicazione cruciale per la promozione delle grandi
mostre di Villa Olmo. La nuova architettura può
inoltre consentire l’iscrizione ad un’apposita
newsletter per ricevere informazioni inerenti le
grandi mostre comasche.
LA BELLA ADDORMENTATA IN MUSEO
I Musei Civici di Como, in occasione della XII
Settimana della Cultura, propongono per venerdì 16 aprile, presso il Museo Archeologico “Paolo
Giovio”, dalle ore 9.30 alle 12.30 l’attività per
bambini “La bella addormentata in Museo”. Dopo
quasi tremila anni dalla sua realizzazione e a
più di un secolo dalla sua apertura, il sarcofago
egiziano della sacerdotessa Isiuret è stato sottoposto ad un intervento di restauro che ha interessato anche la mummia contenuta al suo interno. Durante l’attività sarà spiegato ai bambini come vengono conservate e studiate le testimonianze dell’antica civiltà egiziana giunte fino
a noi, con l’obiettivo di rendere più vicina a loro
una realtà lontana nel tempo, ma ancora presente grazie ai reperti archeologici. L’iniziativa
è gratuita e aperta a sei classi di Scuola Primaria, sorteggiate tra tutte quelle che ne faranno
richiesta.
Le prenotazioni dovranno essere effettuate
entro venerdì 9 aprile presso il Museo Archeologico “Paolo Giovio”, Piazza Medaglie d’Oro 1,
Como, tel. 031-252550, da martedì a sabato.
FINESTRA SUL CAMPIONATO: PAREGGIO DEL COMO
Doveva essere un importante passo in avanti verso la salvezza ed è invece è
arrivata una nuova delusione per il Como che è stato costretto al pareggio per
2-2 nei minuti finali lunedì sera dal Foligno, allenato dall’ex centrocampista
degli anni d’oro della società azzurra, Luca Fusi. Un pareggio che non cambia
sostanzialmente la situazione degli azzurri, ora a quota 29 e sempre ben
invischiati nella lotta per evitare i play-out. E il match con il Foligno era
iniziato ancora peggio, come del resto la settimana prima ad Arezzo. Infatti,
esattamente in una fotocopia dell’avvio dell’incontro in terra toscana, il Como
ha subito il gol degli avversari dopo soli 2 minuti di gioco. La difesa lariana si
fa trovare impreparata su una prima azione penetrante degli avversari ed è
0-1. Ancora una volta, però, i giocatori azzurri non si scompongono ed, anzi,
iniziano proprio in questo momento a giocare la loro partita. Al 14° potrebbe
già arrivare il pareggio ma il colpo di testa di Conti, in seguito ad un calcio
d’angolo, si infrange sul palo a portiere battuto. Il gol dell’1-1 è solo rimandato di poco. Al 21° il Foligno si fa cogliere a sua volta impreparato su una veloce
ripartenza azzurra che, grazie ad un cross sulla fascia, trova nel franco-algerino
Zerzouri l’autore della rete del pareggio. Nemmeno il tempo di esultare che il
Como, invece, si ritrova in vantaggio. In un’azione simile a quella dell’1-1,
infatti, i difensori umbri atterrano chiaramente un attaccante comasco. Rigo-
re netto (cosa testimoniata dal fatto che nessuno giocatore del Foligno si azzarda a protestare) e perfetta realizzazione di Cozzolino che mette così a segno il suo ottavo gol personale della stagione, rete che porta a quota 18 i gol
realizzati dal Como che, comunque, resta il peggior attacco del girone A. Nella
ripresa gli avversari hanno preso in mano il pallino del gioco senza peraltro
rendersi mai pericolosi ed, addirittura, a metà tempo si sono ritrovati in dieci
per un’espulsione decretata in seguito ad una doppia ammonizione. Per i lariani
ci sarebbe stata anche l’opportunità, in seguito a diversi contropiedi, di arrotondare il risultato in loro favore ma proprio quando ormai si dava per scontato il successo ecco il gol del pareggio che fissa il risultato sul 2-2 finale. “E’
la prima volta che gioco dall’inizio col Como e mi ha fatto molto piacere aver
realizzato il gol del pareggio – ha affermato l’attaccante franco-algerino
Zerzouri – Ho sperato in una vittoria che avrebbe certamente reso la salvezza
più vicina”. Salvezza che passa domenica da quel di Benevento con una squadra che, pur essendo in posizione di decisa tranquillità in classifica, potrebbe
risentire di alcune vicissitudini che hanno riguardato il suo presidente, prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine, per questioni che ben poco
hanno a che fare con il gioco del calcio. L’obiettivo del Como deve essere quello
di muovere almeno la classifica. (l.cl.)
CRONACA
P A G I N A
Como&territorio
17
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
L’AUSER, LA SCUOLA E IL VOLONTARIATO
“Ci stai cercando...
e noi cerchiamo te
Un progetto
con un obiettivo
importante:
avvicinare
il mondo dei
giovani, ma non
solo, alla magia
del dono,
gratuito,
del proprio tempo
di MARCO GATTI
C
“
i stai cercando… e noi cerchiamo te”.
L’Auser, l’associazione di
volontariato e promozione
sociale legata alla Cgil,
entra in punta di piedi
nelle scuole comasche. Un
“viaggio” iniziato qualche
settimana fa allo scopo di
avvicinare il mondo dei
giovani, ma non solo, alla
magia del dono, gratuito,
del proprio tempo.
Un progetto finanziato
nell’ambito del Bando
Volontariato 2008 (COGE
- Csv della Lombardia Fondazione Cariplo) per
la costruzione di percorsi
di coesione sociale di cui
è la stessa vice presidente Auser Como, Biancamaria Sesana, a illustrarci i contenuti.
«Abbiamo deciso di elaborare un progetto - ci
spiega la sig.ra Sesana che sposasse la nostra fisionomia. Si legasse cioè
a quegli aspetti che sono
propri di Auser. Mi riferisco all’offerta di aiuto agli
anziani, all’impegno costante nel favorire la costruzione di una rete di
solidarietà ed alla promozione di rapporti intergenerazionali. Iniziative
come questa hanno lo scopo di dare la possibilità,
in special modo ai ragazzi, di conoscere direttamente le persone anziane
e di comprenderne le esigenze. Ricordo di un’indagine effettuata nel 2002
in Provincia di Como da
cui emerse, da parte dei
ragazzi, una visione della popolazione anziana
non più diretta, personale. Una fotografia figlia
della frammentarietà e
polverizzazione del nostro
tempo».
«Pensiamo - continua la
sig. ra Sesana - a quanti
sono gli anziani soli oggi
presenti nelle nostre città. Persone che vanno aiutate a restare, il più possibile, nella propria abitazione, affinché ne vengano mantenuti vivi i legami e le abitudini. Ecco allora l’importanza del
mondo giovanile, una prezioso risorsa in grado di
andare incontro al forte
bisogno di relazione espresso dal mondo della
terza età».
Proviamo a soffermarci meglio sulle caratteristiche del progetto.
«Le modalità sono molto semplici e non coinvolgono solo ragazzi. Il progetto prevede infatti di
offrire a studenti, ma
anche a lavoratori ormai
prossimi alla pensione e
a cassaintegrati, l’opportunità di un’esperienza di
volontariato. Nostri volontari appositamente
formati, dopo aver illustrato l’attività di Auser,
hanno chiesto e chiederanno la disponibilità di
qualche ora del loro tempo. Così abbiamo fatto e
stiamo facendo in alcune
scuole superiori della provincia. Sulla base delle
risposte ottenute affianchiamo i ragazzi resisi
disponibili con dei tutor,
volontari “senior” dell’
Auser, e predisponiamo
dei momenti di contatto
con gli anziani cui prestare aiuto. Lo scopo è quello di suscitare nei più giovani la voglia e la curiosità di fare volontariato ».
Quale risposta avete
ottenuto, ad oggi, nel
vostro tentativo di
coinvolgere il mondo
giovanile?
«Lo scorso febbraio si è
svolta al Centro Anziani
di Lurago d’Erba la consueta festa di Carnevale:
organizzata da Auser
Amicizia e Solidarietà. Ad
arricchire l’esperienza di
quest’anno c’erano alcuni
ragazzi dell’Istituto Jean
Monnet di Mariano Comense. È la conferma di
come il “sentire” sia comune e, con esso, il desiderio
di mettersi in gioco. Oltre
a Mariano Comense sia-
L’AUSER: COS’È
L’Auser è una associazione di volontariato e
di promozione sociale, impegnata a promuovere
l’invecchiamento attivo degli anziani e a far crescere il loro ruolo nella società. Nata nel 1989
per iniziativa della Cgil e del Sindacato dei pensionati Spi-Cgil, si propone di contrastare ogni
forma di esclusione sociale, migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura e la pratica
della solidarietà perché ogni età abbia un valore e ogni persona un suo progetto di vita attraverso cui diventare una risorsa per sé e per gli
altri. L’Auser lavora affinché ognuno possa dare
e trovare aiuto, incontrare gli altri, arricchire le
proprie competenze, contribuire alla crescita
della comunità in cui vive. Attualmente conta
300.000 iscritti, 40.000 volontari attivi e oltre
1500 sedi in tutta Italia.
mo già entratianche anche nella “Scuola per Comunità” di Como e negli
Istituti d’Arte di Cantù e
Lomazzo. È dei giorni
scorsi la nostra presenza
al liceo Fermi di Cantù e
al liceo Giovio di Como.
Prossimamente faremo
tappa all’Istituto Caio
Plinio di Como (il 16 aprile). Altre scuole sono state interpellate e si aspetta con fiducia che quelle
che ancora non ci hanno
dato una risposta esprimano il loro assenso».
In che misura pensate di coinvolgere anche lavoratori in età
da pensione e cassa
integrati?
«Il progetto prevede il
coinvolgimento di una serie di partner. Nel nostro
caso, a sostenerci, sono
state numerose associazioni del territorio, già legate ad Auser. Al progetto ha aderito anche la
Cgil. Sarà cura delle associazioni sostenitrici, forti della loro autonomia,
coinvolgere nel progetto
anche lavoratori vicini
alla pensione e cassaintegrati chiedendo loro disponibilità ad offrire alcune ore del proprio tempo.
La modalità utilizzata è
la stessa messa in atto
con le scuole: l’inserimento in un gruppo (per le
scuole si tratta del gruppo classe) e l’illustrazione
delle finalità del progetto».
In che cosa possono
consistere le esperienze di volontariato proposte con la popolazione anziana?
«Alcuni esempi delle
attività proposte: accompagnare un anziano ad
una visita medica, fare la
spesa per chi è in difficoltà, recuperare farmaci necessari, fare una chiacchierata con un anziano,
aiutare ad organizzare un
pomeriggio ricreativo e di
socializzazione, organizzare una gita, una passeggiata, una giornata in
battello... Dunque una risposta pratica e immediata. Sempre di più emerge,
però, anche la semplice richiesta di compagnia.
Una presenza accanto a
persone spesso sole. Se la
solitudine si manifesta
come un problema sociale in costante espansione
ecco che “Ci stai cercando...” iniziativa intende
inserirsi in questo quadro
per rispondere al meglio
ad bisogno emergente che
la nostra società esprime».
INFORMAZIONI
Per informazioni:
Progetto “Ci stai cercando”, Auser Volontariato Como Onlus, via
Vigano 4, Como. Tel
031-275038; www.
auser.lombardia.it/
como; info.como@auser.
lombardia.it
26, 27 E 28 MARZO ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
L’Ana e la pulizia dei corsi d’acqua comaschi
D
ue appuntamenti importanti per l’Associazione Nazionale Alpini
di Como in questo fine
settimana (il 26, 27 e 28
marzo), nell’ambito delle
celebrazioni per il 90° di
fondazione della sezione.
La prima riguarda un’esercitazione operativa di
carattere ambientale,
concordata con l’Assessorato provinciale competente, che sarà effettuata
dai volontari di Protezione Civile ANA appartenenti alle 20 Sezioni
A.N.A. di Lombardia ed
Emilia Romagna, impegnati in opere di bonifica
e salvaguardia di tipo ecologico in dieci località della nostra provincia, con
base logistica/operativa
centrale nella caserma De
Cristoforis, concessa in
uso dal Comandante Colonnello Sergio Lepore.
L’attività di bonifica, che
consisterà nella pulizia di
corsi d’acqua in stato
d’abbandono e perciò potenziali pericoli in caso di
particolari precipitazioni,
sarà effettuata prevalentemente il giorno 27 e in
parte il 28 (mattino) essendo il 26 dedicato interamente all’allestimento
dei campi e cantieri.
I cantieri sono dislocati a
Como, Albate/Lipomo,
Camnago Volta, Monteolimpino e, nei seguenti
comuni, Bellagio, Brunate, Cabiate, Canzo, Carlazzo, Cavallasca, Lurate
Caccivio, Menaggio, Porlezza, San Bartolomeo Val
Cavargna, San Siro, tutti
per interventi e lavori
concordati con le Amministrazioni locali e sostenuti dall’Assessorato Ecologia e Ambiente della
Provincia di Como.
Contemporaneamente a
ciò, il giorno 27 marzo (sabato) anche a sostegno
dell’attività svolta dai volontari, alle ore 21 presso
l’auditorium del Collegio
Gallio (ingresso via Barelli), si svolgerà il secondo
concerto della tradizione
ad opera del gruppo musicale di cornamuse venete
“Le Baghe de la Zosagna”
di Preganziol di Treviso,
sostenitori della tipica
tradizione medievale
veneta.
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
I PRINCIPALI APPUNTAMENTI IN CATTEDRALE E PRESSO LA BASILICA DEL CROCIFISSO
La Settimana Santa
SETTIMANA SANTA 2010 IN CATTEDRALE
CON LA PRESIDENZA DEL
VESCOVO
SETTIMANA SANTA 2010
NEL SANTUARIO DEL CROCIFISSO
28 MARZO DOMENICA DELLE PALME
ore 9.45 Benedizione dell’ulivo nel cortile dell’oratorio - S. Messa
S. Messe ore 8.00 - 9.00 - 10.00 - 11.30 - 18.30
Confessioni ore 8.00 -12.00 16.00 -19.00
30 MARZO MARTEDÌ SANTO
ore 15.00
Esposizione del SS. Crocifisso
Via Crucis - S. Messa
Ore 18.00 S. Messa
Ore 20.45 “Davanti al SS. Crocifisso”: la nostra parrocchia
in preghiera
Confessioni ore 7.00 - 11.30 15.00 -20.00
31 MARZO MERCOLEDÌ SANTO
ore 6.30
Apertura della Basilica.
Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso
Ore 7.00, 8.00, 9.00, 10.00, 11.00, 17.00, 18.00 SS. Messe
Ore 15.00 Via Crucis - S. Messa
Ore 20.45 Incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina
DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
28 MARZO
ore 10.00 da S.Giacomo Commemorazione dell’ingresso del Signore
in Gerusalemme. S. Messa;
GIOVEDÌ SANTO 1 APRILE
ore 10.00
S. Messa del Crisma
ore 20.30
Cena del Signore
TRIDUO PASQUALE
VENERDÌ 2 APRILE
ore 9.00
Liturgia delle Ore
ore 20.30
Celebrazione della Passione del Signore
(Liturgia della Parola - Adorazione della santa Croce Santa Comunione
SABATO SANTO 3 APRILE
ore 9.00
Liturgia delle Ore
DOMENICA DI PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE 3-4 APRILE
ore 21.00
(del Sabato santo) Veglia pasquale nella Notte santa
(Lucernario - Liturgia della Parola - Liturgia
battesimale: Iniziazione cristiana degli adulti Liturgia eucaristica)
ore 7-8-9- 12- 17- 18.30 - 20.30 S. Messe
ore 10.30
S. Messa pontificale con benedizione papale
ore 17.45
Vespri
LUNEDÌ DELL’ANGELO 5 APRILE
ore 8 - 9 -10.30 - 17 - 18.30 S.Messe
DISTRIBUZIONE DEI SANTI OLI NELLA CHIESA DI SAN GIACOMO
GIOVEDÌ SANTO: dalle ore 11.45 alle ore 17
VENERDÌ SANTO: dalle 10 alle 12
N.B. Si raccomanda che le parrocchie di Como e delle zone circostanti favoriscano i più lontani nei ricevere i santi Oli subito dopo la S.Messa del Crisma
Confessioni
ore 7.00 -20.00
1 APRILE GIOVEDÌ SANTO
Ore 6.30
Apertura della Basilica.
Per tutto il giorno bacio al SS. Crocifisso
Ore 16.30 S. Messa
Ore 20.45 S. Messa “In Coena Domini”
Confessioni ore 7.00 -20.00
2 APRILE VENERDÌ SANTO
Ore 6.30
Apertura della Basilica.
Bacio al SS. Crocifisso fino alle ore 13.15
Ore 13.15 Chiusura della Basilica
Ore 15.00
Solenne Processione con il SS. Crocifisso per le vie
della Città: viale Varese, viale Cattaneo, piazza Vittoria,
via Cesare Cantù, via Giovio, piazza Medaglie d’oro, via
Vittorio Emanuele, piazza Duomo, via Plinio, piazza Cavour
(benedizione del lago), via Fontana, piazza Volta,
via Garibaldi, piazza Cacciatori delle Alpi, viale Varese
Ore 20.45
Reposizione del SS. Crocifisso.
Resta esposta alla devozione dei fedeli la Croce del Miracolo
Confessioni ore 7.00 -13.00 16.30 - 20.00
3 APRILE SABATO SANTO
Ore 20.45 Veglia Pasquale
Confessioni ore 7.00-11.30 14.30-18.30
4 APRILE PASQUA DI RISURREZIONe
SS. Messe ore 8.00, 9.00, 10.00, 11.30, 17.00, 18.30
Confessioni ore 7.30-12.00 16.00-19.00
LE CELEBRAZIONI DEL CROCIFISSO SUL WEB
Le celebrazioni dal Santuario del Ss. Crocifisso di Como saranno trasmesse anche via webtv al fine di condividere con coloro che sono impossibilitati a essere
fisicamente presenti questo importante momento di fede e devozione.
È sufficiente collegarsi al sito internet www.livestream.com/crocifisso
Questo il palinsesto delle trasmissioni:
MARTEDÌ SANTO 30 MARZO:
- collegamento a partire dalle 15.00 con l’esposizione del Crocifisso, la Via Crucis
solenne e la S. Messa.
- alle 20.45 incontro di preghiera; i canti saranno guidati dalla corale Ss. Annunciata
MERCOLEDÌ SANTO 31 MARZO:
- collegamento dalle 9.00 con le S. Messe 9.00-10.00-11.00
- al pomeriggio ore 15.00 Via Crucis solenne e a seguire S. Messa
- ore 20.45 incontro di preghiera guidato dall’Azione Cattolica cittadina
- collegamento audio-video alle 15.00 per l’avvio della processione; la processione verrà trasmessa solo in audio; ripresa del collegamento audio-video al rientro della processione (ore 16.30 circa) omelia e benedizione del Vescovo
- ore 20.45: incontro di preghiera e reposizione del SS. Crocifisso
SABATO SANTO 3 APRILE:
- ore 20.45 Solenne Veglia di Pasqua
GIOVEDÌ SANTO 1 APRILE:
-collegamento dalle ore 9.00: a tutte le ore celebrazione della Via Crucis o recita
del S. Rosario
- ore 20.45 S. Messa “In Coena Domini”
DOMENICA DI PASQUA 4 APRILE:
- ore 10.00 S. Messa solenne; i canti sono guidati dalla corale SS. Annunciata
VENERDÌ SANTO 2 APRILE:
- collegamento dalle 9.00 alle 12.30: a tutte le ore Via Crucis
Per verificare la programmazione giornaliera consultare il sito:
www.diocesidicomo.it/comoannunciata
nella Home page della parrocchia, sezione News.
PAGINA
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SpecialeAbruzzo
6 APRILE 2010 UN ANNO FA IL SISMA
Ricostruire il futuro
n anno è già passato, ma
sembra ieri. Quella scossa, alle 3.32, più forte
delle altre che da mesi
agitavano l’Aquila. Poi
furono solo corse e mani che cercavano tra le macerie fratelli,
sorelle, madri, amici. Si contarono 308 morti e diverse migliaia di feriti. Avrebbero potuto essere molti di più, se una scossa
poche ore prima delle fatidiche
3.32 non avesse spinto molti a rimanere fuori dalle case o sdraiati sul letto con le scarpe ai piedi e la torcia sul comodino. Furono quasi 70 mila le persone
sfollate nelle prime settimane:
alcune migliaia attendono ancora di rientrare in una casa. Lentamente la situazione è andata
stabilizzandosi anche se non
possiamo usare la parola “normalità”. Nulla è normale perché
profonde sono le ferite non solo
negli edifici ma nel tessuto umano, sociale, religioso ed economico della città. In questi mesi ho
avuto l’opportunità di rimanere
a lungo in Abruzzo per raccontare quello che stava succedendo.
A un anno di distanza, credo sia
arrivato il momento di fare un
bilancio per capire quanto ha
funzionato e quanto, invece, poteva e può essere migliorato. In
attesa che la giustizia stabilisca
le responsabilità per i troppi
morti che potevano essere evitati. Guardando a L’Aquila l’errore più grande che si possa fare è
quello di voler dipingere la realtà utilizzando un colore solo, scegliendo il bianco o il nero a seconda dei punti di vista o, peggio, di interessi personali e
corporativi. Così come non si può
confondere il termine “costruzione” con “ricostruzione”. Molto è
stato fatto per la “costruzione” di
nuovi insediamenti e scuole prefabbricate, ma poco o niente è
stato fatto per la “ricostruzione”
della città e dei borghi. Ammetterlo non significa puntare il dito
contro le istituzioni ma semplicemente constatare un dato di
fatto. Come è un dato, riconosciuto da tutti, che l’assistenza alla
popolazione nell’emergenza sia
stata, grazie allo sforzo di migliaia di volontari, una risposta di
cui tutti dovrebbero andare fieri. Sforzi andati in scena davanti alle telecamere come in un
grande reality show. L’Aquila è
diventata un grande palcoscenico dove è andato in scena lo spettacolo della politica e della solidarietà. E’ così che acquista
ancor più valore il lavoro di chi
nel silenzio ha saputo mettersi
al fianco della popolazione senza marchi o pettorine da mostrare, ma semplicemente con la voglia di condividere un cammino.
A un anno dal terremoto ci sono
tre immagini che ci raccontano
come, nonostante tutto, L’Aquila
sia pronta a ricostruire il proprio
futuro. L’Aquila è viva perché
sono vivi i cittadini che ogni domenica vanno nelle piazze a raccogliere le macerie, vivi sono gli
aquilani, laici e religiosi, che pur
non avendo una casa, fin dal primo giorno, si sono messi al servizio dei fratelli, vivi sono i fiori
che lentamente spuntano sui
prati d’Abruzzo con l’arrivo della primavera.
U
MICHELE LUPPI
LE PAROLE DI MONS. DIEGO COLETTI
EMERGENZA
La mano tesa dalla diocesi
I
di figli di Dio e di fratelli e sorelle è capace di reagire e di
cavare dal male e dalla sofferenza occasioni di rinnovata
solidarietà e di slancio di prossimità disinteressata e di servizio donato senza condizioni.
Questo – disse ancora il vescovo – abbiamo visto e stiamo
vedendo in Abruzzo. Penso alle
splendide figure di uomini e
donne delle forze dell’ordine,
dei volontari e degli stessi cittadini che con ammirevole dignità e grande generosità stanno dando a tutti noi e al mondo una testimonianza commovente di condivisione e di prossimità».
La diocesi di Como rispose, e
continua a rispondere, con generosità alle richieste di chi
soffre. Proprio in occasione delle necessità contingenti del terremoto in Abruzzo – e della crisi economica in atto a livello
mondiale – monsignor Coletti
propose la nascita del “Fondo
Sol. Sacer.”: chiese ai sacerdoti
di mettere a disposizione una
remunerazione mensile da destinare parte ai bisogni dei terremotati, parte alle famiglie
colpite dalla crisi finanziaria
ed occupazionale. Le parrocchie parteciparono generose
alle raccolte promosse da
Caritas nazionale, diocesana e
Chiesa italiana, senza contare
le offerte dei singoli. In sintesi: sono stati donati 500mila
euro per la ricostruzione
abruzzese. Agli aiuti economici si aggiungono gli aiuti concreti: le centinaia di
volontari che sono arrivati
in territorio aquilano per
aiutare nell’emergenza e,
ora, nella ricostruzione.
«Non posso che esprimere un
profondo e sincero sentimento
di gratitudine alla Chiesa che
ho la gioia di guidare – afferma oggi il vescovo Diego –.
Sono state davvero grandi le
risorse umane ed economiche
elargite con vero altruismo.
Risorse, è il mio convincimento, che sono frutto di sensibilità, rinunce, sacrifici e
utilizzo consapevole dei
propri beni. Insomma, più
“l’obolo della vedova” che il superfluo. Tante volte ho esortato a modificare i nostri stili di
vita affinché, senza lasciarci
trasportare dalle emozioni del
momento, sappiamo aiutare
chi si trova in condizioni di necessità.
È un atteggiamento di fraterna condivisione – conclude il
vescovo Diego – che vorrei diventasse quotidianità e non
solo reazione all’emergenza. È
la speranza di vederci tutti
capaci di ascolto e attenzione alle persone».
308
MORTI
CIRCA 70 MILA
SFOLLATI NELLE
PRIME SETTIMANE
17 MILA PERSONE
OGGI OSPITATE
NELLE NUOVE CASE
7 MILA
IN CASERME E ALBERGHI
ALCUNI NUMERI
l 6 aprile dello scorso
anno l’Italia intera si
svegliava stordita, colpita, ammutolita al cospetto delle scosse di terremoto che, nella notte, avevano devastato L’Aquila. Un sisma che
aveva raso al suolo case e monumenti, calpestando millenni
di storia e arte… Ma, soprattutto, aveva irrimediabilmente
e ingiustamente spazzato via
senza rispetto tante, troppe,
vite e sfilacciato il tessuto umano, affettivo e dei rapporti che
in una comunità si vivono e che
ne sono l’elemento qualificante e identificante. La mobilitazione fu immediata.
«Il drammatico terremoto in
Abruzzo ci ha sconvolto con le
sue immagini di dolore e di desolazione», disse il nostro vescovo Diego durante la Messa Crismale del 9 aprile 2009.
Ci sono «responsabilità complesse e difficili da indicare –
aggiunse – tuttavia resta l’impressione che antiche inadempienze e recenti distrazioni
abbiano quanto meno contribuito a rendere gli effetti della
catastrofe ancora più terribili
e devastanti. Ma vorrei fermare la nostra attenzione ed esercitare la nostra speranza soprattutto in un’ altra direzione: quella che nasce dalla convinzione che un’umanità fatta
ABRUZZO
500 MILA EURO
RACCOLTI DA
CARITAS COMO
35 MILIONI DI EURO
RACCOLTI DALLA RETE
CARITAS ITALIANA
Inserto a cura di
Enrica Lattanzi e Michele Luppi
PAGINA
2
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SpecialeAbruzzo
QUANTO È STATO FATTO E QUANTO È ANCORA DA FARE
T
Viaggio a L’Aquila
Un anno dopo
i sono tre elementi che
colpiscono arrivando a
L’Aquila lungo l’autostrada che dalla costa
adriatica sale fino a
trafiggere il Gran Sasso. La
prima immagine è quella delle
palazzine costruite dalla Protezione Civile per dare un tetto agli sfollati. La seconda è
quella dei tanti spiazzi bianchi
dove per lunghi mesi erano allestite le tendopoli: le ultime
chiuse il novembre scorso. L’ultima immagine è il panorama
del centro storico con le cupole
ferite, la zona rossa ancora disabitata che la sera resta avvolta dal buio come se stesse
ancora dormendo.
Lasciata l’autostrada ci dirigiamo verso la cosiddetta “zona
rossa”, ancora interdetta ai cittadini per i molti edifici pericolanti. E’ da qui che inizia il
nostro viaggio in Abruzzo a un
anno dal terremoto del 6 aprile scorso. Tra ali di transenne
camminiamo lungo corso
Federcio II fino a piazza Duomo. Seguiamo con lo sguardo
la linea dei palazzi: la chiesa
della Anime Sante con la cupola crollata e il cappuccio costruito ad arte dai Vigili del
Fuoco, il duomo e la curia di cui
rimane in piedi quasi solo la
facciata e gli edifici tutt’intorno più o meno segnati dal terremoto. Non è cambiato molto
dalle settimane successive al
sisma quando vidi la piazza per
la prima volta, anzi, la pioggia
e la neve hanno contribuito ad
aggravare i danni.
C
MACERIE E CARRIOLE
Qui nel centro storico la ricostruzione di fatto non è ancora partita. Uno dei principali ostacoli rimane quello delle
macerie. Secondo le stime sono
tra i 4 e i 5 milioni le tonnellate di materiali da rimuovere.
E’ per spingere l’opinione pubblica a prendere coscienza di
questa situazione che da settimane i cittadini aquilani si ritrovano con carriole e secchi
nel centro storico per aiutare
l’avvio della ricostruzione. Un
gesto simbolico che ha destato
l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione della città. Domenica 20 marzo con
loro, armato di pala, c’era anche mons. Giovanni D’Ercole,
vescovo ausiliare di L’Aquila.
Un gesto che ha attirato l’attenzione sulla città e convinto
le autorità a coinvolgere l’esercito nei lavori di sgombero per
cui, saranno comunque necessari almeno due anni. Le difficoltà in cui versa il centro storico non sono casuali: in questi
mesi l’attenzione della Protezione Civile e delle Istituzioni
si è concentrata principalmente sugli sfollati. All’inizio di
marzo, erano 17 mila le persone senza casa che hanno trovato un tetto grazie agli appar-
tamenti del Piano Case (circa
4500) in 189 palazzine
antisismiche realizzate nel
Comune di L’Aquila, e ai Map,
le casette di legno realizzate in
28 Comuni della provincia. Vi
sono però oltre 7 mila persone
che vivono ancora in alberghi
(2 mila e 500 sulla costa
abruzzese), caserme e appartamenti messi a disposizione della Protezione Civile. Senza dimenticare le 27 mila persone
senza casa che hanno preferito scegliere l’autonoma sistemazione, ovvero, scegliendo di
trovare da soli una sistemazione ricevendo un contribuito
mensile dallo Stato tra i quattrocento e gli ottocento euro a
nucleo familiare. A subire dei
rallentamenti è anche la
cosidetta “ricostruzione leggera” ovvero la ristrutturazione
degli edifici classificati come
“parzialmente inagibili”. Le
ordinanze del governo prevedono in questi casi la copertura
da parte dello Stato di tutti i
costi necessari alla ristruttura-zione della prima casa mentre per la seconda o terza abitazione sono previsti contributi minori. Per poter accedere a
questi finanziamenti è però necessario seguire un iter burocratico che, a causa della mole
di domande ma anche della
complessità del meccanismo, si
è più volte inceppato rallentando l’avvio della ricostruzione.
Girando per la periferia di
L’Aquila colpisce come vi siano ancora interi quartieri residenziali in cui la maggior parte dei palazzi sono disabitati.
Ad oggi sono circa 9 mila le domande consegnate agli uffici
del Comune di L’Aquila per richiedere il contributo, ma la
maggior parte delle pratiche
attendono ancora il via libera
definitivo. Qualcosa, nelle ultime settimane sembra muoversi ed è ipotizzabile che l’arrivo della primavera possa
dare un ulteriore impulso.
La croce costruita dai VdF
nella tendopoli di
Campotosto
Piazza Duomo a L’Aquila
L’IMPEGNO DELLA CHIESA
TRA COMUNITA’ E CHIESE DA RICOSTRUIRE
Il terremoto non ha cambiato solo la vita di migliaia di famiglie ma anche intere comunità che si
sono ritrovate da un giorno all’altro smembrate, senza più luoghi di riferimento. E’ così che parrocchie tra le più grandi come Pettino, Torrione e la Torretta, nell’immediata periferia della città, sono
oggi fortemente ridimensionate ed è possibile che rimarranno così per alcuni anni, mentre borghi
come Cese di Preturo e Bazzano, dove sono ospitati alcuni dei nuovi insediamenti, vedono quintuplicati
gli abitanti, senza avere le strutture adeguate per far fronte a questa crescita. E’ per questo che
l’arcidiocesi sta pensando a una riorganizzazione pastorale per far fronte a questi grandi cambiamenti. Un altro problema è rappresentato dalle chiese da ricostruire: circa il 70% delle chiese
dell’arcidiocesi è, ancora oggi, inagibile e, quindi, chiuse. Per il solo centro storico della città la curia
aquilana stima in 3,5 miliardi di euro i fondi necessari alla ricostruzione del proprio patrimonio
edilizio formato da decine di chiese, centri pastorali, dalla stessa curia, dall’Istituto di scienze religiose e altri palazzi. A cui vanno aggiunti altri 800 milioni se consideriamo anche gli istituti religiosi e di ispirazione cattolica. Lunedì 15 marzo sono partiti i primi lavori nel complesso di San Biagio
finanziati dalla Fondazione Roma e dal Kazachistan. Male sono andati fin ora i gemellaggi promossi durante il G8 per l’adozione dei monumenti. Ad oggi solo Francia, Russia e Germania hanno preso
impegni formali per la ricostruzione. A questi si aggiunge la Regione Veneto che contribuirà al
recupero della chiesa di San Marco e il Giappone che realizzerà un nuovo auditorium.
VERSO PAGANICA
Lasciamo la città e ci dirigiamo verso Paganica, dove l’estate scorsa sono stati ospitati i
gruppi di comaschi nel campo
di Caritas Lombardia. Lungo
la strada attraversiamo il
quartiere di Bazzano, uno dei
nuovi 19 insediamenti nati con
il progetto Case. Di fronte alla
costruzione dei nuovi villaggi
appare sempre più come una
priorità la creazione di servizi,
spazi di aggregazione che possano trasformare queste diciannove aree in veri e propri
quartieri. Una preoccupazione
più volte sottolineata dalla
Caritas e dall’ arcidiocesi. “Nei
nuovi villaggi per gli sfollati –
ha ricordato don Dionisio
Humberto Rodriguez, direttore di Caritas L’Aquila - c’è carenza di spazi di aggregazione,
luoghi in cui le persone si pos-
sano ritrovare, come le chiese
o le sale per la comunità”. Secondo quanto stabilito dai progetti della Protezione Civile, il
30- 40 per cento della superficie di ogni villaggio dovrà essere destinato a servizi: uffici
pubblici, bar, negozi ma anche
chiese, aree gioco e centri di
aggregazione. Caritas italiana
ha presentato alcuni progetti
per la realizzazione di spazi per
la comunità ma ad oggi in nessuna area è ancora stato costruito nulla, perché il consiglio
comunale cittadino deve approvare l’eventuale nuova destina-
zione dei terreni. Eppure alcuni progetti sarebbero già
pronti e anche i finanziamenti
per realizzarli disponibili. Dei
35 milioni di euro raccolti da
Caritas Italiana, grazie alla
colletta nelle diocesi e dei 5
milioni di euro donati dalla Cei,
ne sono stati utilizzati, ad oggi,
solo 3 milioni. Almeno altri dieci milioni sono già stati destinati alla costruzione di centri
per la comunità, residenze per
anziani, e strutture di ascolto
e accoglienza. Emblematico è
il caso proprio di Paganica dove
dovrebbe sorgere un centro di
riabilitazione per portatori di
handicap e, accanto, la nuova
sede dell’Aism che avrà in gestione la struttura. Il progetto,
proposto e finanziato interamente da Caritas Lombardia,
è fermo perché i tecnici stanno
aspettando la delibera del consiglio comunale che deve modificare la destinazione d’uso
dell’area da attività tecnologiche a finalità sociali.
PENSARE AL LAVORO
“Molto è stato fatto in questi mesi per dare un tetto agli
sfollati e la popolazione ha dato
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SpecialeAbruzzo
SONO CENTINAIA LE PERSONE DELLA NOSTRA DIOCESI PARTITE PER L’AQUILA
Storie di quotidiana solidarietà
CONTRIBUTO ALLA
RI-COSTRUZIONE
LA PARROCCHIA
DI SAGNINO
Ovunque, dalla nostra diocesi, dalle Valli Varesine alla
Valtellina Superiore, sono
partiti uomini, donne, ragazzi, ragazze, pronti a rimboccarsi le maniche per dare una
mano, essere di sostegno, anche solo con la presenza, evitare che, una volta indebolito l’interesse mediatico, ci si
dimenticasse del terremoto e
delle sue conseguenze. Prezioso il lavoro dell’Unitalsi –
sottosezioni di Como e di
Sondrio – con la specifica sensibilità alle esigenze dei
disabili e l’attenzione ai momenti di preghiera, che, specie nella prima emergenza,
nelle tendopoli, è stato un
sostegno umanissimo (come
la preghiera mariana che ha
creato un ponte ideale con
Lourdes). Non sono mancate
le iniziative culturali, come i
progetti con il Conservatorio
de L’Aquila, solo per citarne
uno. A Sondrio, per esempio,
la Civica Scuola di Musica ha
organizzato concerti per sostenere la ricostruzione, dando anche la possibilità ad alcuni studenti di proseguire il
proprio percorso musicale in
Valtellina. Importante anche
l’impegno “tecnico”. Significativa l’esperienza di una quindicina di esperti del settore
edile – la maggior parte del
bormiese, ma anche del
sondriese – impegnati nella
costruzione delle nuove
“Case” progetto “Case”, 184
edifici per un totale di 4.449
appartamenti. «È una vera e
propria sfida – commentano
i protagonisti – perché ci viene chiesto di costruire una
città come Sondrio in meno
di un anno. È un’esperienza
unica, soprattutto dal punto
di vista umano, pensando
alle finalità del nostro impegno. Lo stiamo affrontando
con la caparbietà e la forza
che contraddistingue noi
“montanari”».
“Ci sono due cose che più di
tutte mi hanno colpito in
Abruzzo. Da un lato la dignità degli aquilani, nonostante
le difficoltà di vivere in una
tendopoli, dall’altro lo stile
sobrio e semplice della
Caritas: un modo di aiutare
le persone standogli accanto,
in silenzio, senza volersi mostrare o apparire”. Sono questi i primi ricordi di don Alessandro Zubiani, vicario di
Sagnino, che nel mese di agosto ha accompagnato un
gruppo di giovani della sua
parrocchia a L’Aquila, dove
hanno prestato per una settimana servizio nelle tendopoli della zona riservata alla
delegazione Lombardia e Sicilia. Sono stati circa settanta i comaschi accolti nel campo Caritas di Paganica l’estate scorsa. “Riguardando alla
nostra, seppur breve, esperienza in Abruzzo – continua
don Alessandro – più che portare aiuto alla popolazione
questa è stata un’opportunità di crescita e maturazione
per i nostri giovani. Un’esperienza che ha avuto una ricaduta sull’intera realtà parrocchiale. Al nostro ritorno molti erano interessati a capire
quale fosse la situazione e
quello che eravamo andati a
fare. Di quei giorni oggi rimane il ricordo e una rete di legami e relazioni, soprattutto
con i volontari conosciuti al
campo Caritas, che continuano”. Significativa è stata anche l’esperienza vissuta al
campo Caritas di Paganica da
parte dei seminaristi di
Como, arrivati a L’Aquila accompagnati dal rettore, mons.
Andrea Caelli, e dal vice-rettore, don Ivan Manzoni. Anche per loro una settimane di
servizio in cui, al lavoro nelle
tendopoli, hanno affiancato
l’animazione liturgia la vicinanza e il supporto al clero locale.
prova di forza di volontà nel
voler rimanere a L’Aquila nonostante tutto. Ora, però, è necessario pensare al lavoro”, ci
confida Don Juan de Dios
Vanegas, responsabile della
pastorale sociale e del lavoro
dell’arcidiocesi di L’Aquila. Il
sisma non ha danneggiato solo
le abitazioni ma anche diversi
impianti industriali, aggravando una situazione di crisi, in
particolare delle industrie manifatturiere, precedente al terremoto. Oggi nell’aquilano ci
sono circa 8 mila lavoratori dipendenti in cassa integrazione
e 8 mila autonomi che ricevono il contributo di 800 euro
mensili destinato dallo Stato a
chi ha perso il lavoro per il sisma. Oltre alle imprese manifatturiere, è stato colpito quel
tessuto di commercianti e botteghe artigiane, fondamentali,
insieme all’indotto creato dall’Università e dal turismo, per
l’economia del territorio. Si stima che nel solo centro storico
della città siano circa 1.200 le
attività ferme. Non mancano
però storie di speranza: ditte
che hanno riaperto, investendo capitali per costruire nuovi
Sono centinaia i volontari membri di associazioni, parrocchie e singoli cittadini
partiti da ogni angolo della nostra diocesi per prestare servizio nei Comuni colpiti
dal sisma. Abbiamo scelto di raccogliere alcune esperienze in questa pagina, con la
consapevolezza di non poter essere esaustivi, ma con la volontà di mostrare come,
anche un tragedia, possa essere occasione di speranza e servizio. A tutti i volontari,
soprattutto a quelli che per motivi di spazio non trovano posto in queso speciale, va
il nostro grazie e quello delle popolazioni d’Abruzzo.
L’IMPEGNO DELLA PROTEZIONE CIVILE
«Non appena abbiamo saputo del terremoto, l’impulso, è stato quello di mettersi in viaggio il prima
possibile. La voglia di aiutare era tanta, ma c’era anche la consapevolezza che occorreva attendere
indicazioni precise, per evitare che la disponibilità a dare una mano si trasformasse in ulteriore
intralcio in una situazione già al collasso». La testimonianza è di Simone, valtellinese, trent’anni,
volontario della Protezione Civile. «Diverse squadre – prosegue – si sono alternate a L’Aquila: turni
di una settimana. Durante il viaggio si pensava a quello che avremmo fatto. Poi, una volta sul posto,
ci siamo resi conto che la situazione era ancora più grave di quanto apparisse dalle immagini dei
telegiornali: è proprio vero che per renderti conto della realtà, la devi vivere in prima persona… C’era
bisogno di tutto. Quasi non si sapeva da che parte cominciare. Il tempo, poi, era stato inclemente:
prima la pioggia e il freddo anche a primavera inoltrata, poi il caldo… Al di là delle necessità materiali, mi sono rimasti impressi gli sguardi della gente. I bambini sono eccezionali, hanno un’incredibile
capacità di adattamento. Ma gli adulti, specie gli anziani, li ho visti spenti, abbattuti, arresi… D’altra
parte la devastazione era sotto gli occhi di tutti. Per chi, poi, aveva perso un familiare, un amico, un
conoscente il lutto e il dolore erano e sono indescrivibili. Poi, la burocrazia, l’organizzazione, impediva
loro di potersi attivare: penso che abbiano provato un senso di frustrazione e impotenza difficile da
“digerire”… Come sempre accade in queste esperienze, penso di aver ricevuto di più di quanto abbia
dato: in fondo il mio aiuto, per quanto utile, era una goccia nell’oceano. Ma l’essermi confrontato con
quelle difficoltà, l’aver conosciuto l’umanità e la dignità di tante persone mi ha fatto capire cosa conta
nella vita… Anche noi valtellinesi, storicamente e periodicamente, ci siamo confrontati e ci confrontiamo con le “forze della natura”, che in un attimo possono portarti via tutto, le fatiche di una vita, gli
affetti… Ogni tanto dovremmo fermarci a riflettere su cosa e per cosa vale la pena investire i nostri
sforzi. Mi hanno addolorato le inchieste delle ultime settimane, perché c’è tanta gente onesta che
potrebbe fare veramente del bene. Ho visto, però, la reazione orgogliosa delle persone e spero sinceramente che gli amici de L’Aquila riescano a riappropriarsi del proprio futuro».
alloggi per i dipendenti, o botteghe artigiane che hanno voluto riaprire nonostante le difficoltà. Senza dimenticare il
grande impegno da parte delle Istituzioni e della Protezione Civile che ha permesso la
riapertura di tutte le scuole,
seppur in moduli prefabbricati, e dell’Università. Anche per
l’Ateneo nonostante il problema ancora irrisolto della mancanza di letti per gli studenti
fuorisede (circa 13 mila dei 27
mila iscritti prima al 6 aprile)
le lezioni sono riprese e l’inevitabile calo delle iscrizioni è
stato contenuto al 20%. A confermare le difficoltà crescenti
di sempre più famiglie di fronte alle conseguenze del terremoto è Angelo Bianchi, vice direttore di Caritas L’Aquila e responsabile del centro di ascolto: “Dalla riapertura dei nostri sportelli l’estate scorsa –
racconta - stiamo assistendo
ad un costante aumento di richieste di aiuto soprattutto da
parte di famiglie che sono in
difficoltà economiche a causa
del terremoto. Ai nostri utenti
abituali, che già seguivamo
prima del 6 aprile si sono ag-
giunte una serie di famiglie
delle classi medie entrate in
crisi per la perdita del lavoro
conseguente al sisma”. Per cercare di aiutare l’economia
aquilana a risollevarsi nei mesi
prossimi partirà un progetto di
microcredito realizzato dal
Consorzio finanziario Etimos,
grazie ad un contributo di oltre 5 milioni di euro messo a
disposizione della Protezione
Civile. Un progetto a cui hanno collaborato anche realtà locali come la Caritas diocesana,
le associazioni di categoria e la
stessa arcidiocesi.
NUOVI BISOGNI
E’ da poco iniziato a nevicare
quando arriviamo al campo
Caritas di Paganica. Qui, nei
container ospitavano la delegazione Lombardia e Sicilia, da
alcuni mesi è nato un campo di
prima accoglienza per dare
ospitalità ai migranti che iniziano ad arrivare a L’Aquila
con la speranza di trovare lavoro nei cantieri della ricostruzione. Un piccolo spazio, cinque
container in tutto per venti posti, in cui la permanenza non
può durare più di tre settima-
ne. “Tutte le persone che arrivano qui - racconta Valeria
Lucconi, operatrice Caritas sono passate dal nostro Centro
di ascolto. Si tratta nella quasi totalità di immigrati con regolare permesso di soggiorno
provenienti dal Centro-Nord
d’Italia. Alcuni di loro hanno
raccontato di aver perso il lavoro a causa della crisi e sono
partiti con la speranza di lavorare nei cantieri della ricostruzione”. Per molti di loro il miraggio di un futuro migliore si
scontra con la dura realtà. “Il
problema - spiega Giuseppe
Russo, responsabile del campo - è che ad oggi la vera ricostruzione non è ancora partita
e, quindi, le opportunità di lavoro sono poche. Le grandi imprese, impegnate nella costruzione dei nuovi insediamenti,
hanno la loro manodopera specializzata che viene da fuori,
mentre le piccole imprese spesso fanno contratti di dieci, venti
giorni, non dando la possibilità a questi lavoratori di sistemarsi. Senza dimenticare il
problema di reperire appartamenti in una realtà in cui tutte le strutture ricettive sono
occupate dagli sfollati”. I due
operatori ci accompagnano nel
container cucina dove poco alla
volta arrivano tutti, chi dal lavoro, chi dalla ricerca di un lavoro. Uno di loro, Fait, ci offre
un caffè. Quando gli chiediamo
come vanno le cose, risponde
che da lunedì inizierà a lavorare ma purtroppo non ha ancora trovato un posto in cui
poter dormire e tra quindici
giorni dovrà lasciare il campo.
Altri continueranno, invece, a
passare le giornate tra i cantieri nella speranza di un’opportunità. “Cerchiamo di aiutarli a trovare un lavoro e un
alloggio - conclude Russo - ma
quando non ci riusciamo proviamo a spiegare che la vera ricostruzione non è ancora partita e che il lavoro, per ora, non
c’è. Per questo cerchiamo di
farli tornare a casa dicendo di
venire, se vogliono, tra alcuni
mesi quando le imprese avranno bisogno di manodopera”. Ma
non è facile convincere a ripartire chi vede in questa città ferita da ricostruire la speranza
di un futuro migliore.
PA G I N A
4
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SpecialeAbruzzo
PARLA IL DIRETTORE DI CARITAS COMO
“Continuiamo
a camminare
con la gente”
inquecentomila euro.
A tanto ammontano
le offerte raccolte
nella Chiesa di Como
dalla Caritas diocesana per affrontare le spese
della ricostruzione dopo il devastante terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. In totale le
dieci Caritas della Lombardia
hanno a disposizione oltre 4
milioni e 700mila euro per aiutare le popolazioni terremotate dell’aquilano. Come verranno impiegate cifre così importanti? «Poiché l’unione fa la forza – spiega il direttore della nostra Caritas diocesana Roberto Bernasconi – progetti e
gemellaggi saranno gestiti in
ambito regionale. Le comunità
dove sosterremo il “ritorno alla
normalità” saranno quelle di
Onna-Paganica (cinque iniziative) e Altipiano delle Rocche
(tre proposte). Tutte le realizzazioni sono state individuate
grazie alla stretta collaborazione e in accordo con la Caritas
de L’Aquila. Abbiamo “estrapolato” i bisogni reali, come scuole, centri di accoglienza e comunitari, strutture per anziani e
disabili». Alcuni progetti sono
già stati approvati, per altri
sono in corso le verifiche tecniche, mentre è stata accantonata una somma significativa –
quasi 350mila euro – da utiliz-
C
zare nel prossimo biennio
2010-2011. «Il terremoto è una
calamità naturale che richiede
interventi immediati per la
messa in sicurezza – riprende
Bernasconi –, ma la necessità
di fornire in tempi brevi, a un
numero molto elevato di persone, servizi e risorse, non deve
limitare la progettualità per il
futuro. Il rischio di interventi
impropri, calati dall’alto, è
sempre dietro l’angolo. È per
questo che il criterio principale della Caritas è quello di mettersi “a servizio” della gente,
per investire soprattutto sul
recupero e sulla ricostruzione
dell’essere e fare comunità». Di
fatto i riflettori dei “media” non
si sono mai spenti su L’Aquila:
dopo l’emergenza, i grandi
eventi mondiali e, negli ultimi
mesi, vicende tutt’altro che edificanti… «La Caritas segue il
proprio cammino in coordinamento con le altre realtà presenti sul territorio ma in autonomia – sottolinea il direttore
–. Per quanto ci riguarda, accanto al necessario intervento
concreto, è l’accompagnamento l’altra emergenza. I soldi
sono importanti, ma la gente
ha bisogno di recuperare e
riallacciare i rapporti.
Un’equipe operativa regionale
seguirà da vicino l’evolversi
delle situazioni e lo sviluppar-
Il presidente della Cei,
cardinal Angelo
Bagnasco, in visita al
cantiere della scuola
di Ocre, costruita da
Caritas Italiana
si dei progetti. Saremo in
Abruzzo, anche la prossima
estate, con un numero considerevole di volontari, perché quello che si andrà a realizzare dovrà essere veramente “per” la
comunità. Quindi sarà importante valorizzare le professionalità locali, mettendosi in
ascolto delle loro esigenze».
Effettivamente la più grande
delle difficoltà da affrontare –
accanto al dolore per le perdite umane e materiali – è il senso di sradicamento, di “sfilacciamento” della rete affettiva e
amicale. «La comunità – è la
conclusione di Bernasconi –
non deve perdere la propria
identità e dignità. L’Aquila
“tornerà a volare” solo se sarà
capace di riappropriarsi del
territorio, diventandone protagonista. La Caritas sarà uno
strumento a servizio degli
aquilani per questo fondamentale e irrinunciabile obiettivo».
L’IMPEGNO DI CARITAS ITALIANA
Una nuova fase
a seconda fase d’intervento della rete
Caritas in Abruzzo è
iniziata. “Nella prima
fase – spiega Danilo Feliciangeli, responsabile del Centro di
coordinamento di Caritas Italiana a Coppito – le delegazioni Caritas regionali concentravano la propria azione in una
delle nove aree omogenee in
cui, nell’ambito dei gemellaggi,
era stato diviso il territorio così
da poter meglio rispondere alle
esigenze della popolazione in
una situazione di emergenza.
In questa seconda fase (da gennaio a ottobre 2010) abbiamo
pensato, invece, in accordo con
l’arcidiocesi di L’Aquila, di creare cinque équipe che si concentreranno, non più su una
zona, ma su altrettanti ambiti
d’intervento ritenuti prioritari.
Un modo per fare tesoro delle
esperienze di tutte le delegazioni proponendo iniziative di
respiro più ampio”. Le équipe
saranno miste, ovvero formate
da operatori di Caritas italia-
L
na, delle delegazioni regionali
e di operatori e volontari della
Caritas diocesana.
“La presenza degli operatori
locali in ogni settore – continua
Feliciangeli – è molto importante perché rientra nella prospettiva di un progressivo passaggio di competenze a Caritas
L’Aquila con il progressivo disimpegno delle delegazioni regionali”. Ad oggi sul territorio
aquilano sono ancora presenti
tutte le delegazioni ad eccezione di Caritas Calabria. Il primo settore, in cui si concentra
il lavoro dei gruppi , è la costruzione e la valorizzazione di spazi in cui la comunità possa ritrovarsi e stare insieme. Il secondo, collegato al primo, prevede il sostegno ai parroci nell’attività di animazione, per
aiutare le parrocchie a
riscoprire il senso della comunità.
“Questo aspetto – spiega
Feliciangeli – riguarda in particolare i nuovi insediamenti
del Piano Case. Qui è impor-
tante aiutare i parroci a incontrare i nuovi fedeli e conoscere
le famiglie”. Il terzo ambito riguarda l’ascolto delle persone
e dei loro bisogni. Un impegno
in cui, fin dai primi mesi dopo
il sisma, è attiva Caritas
L’Aquila con i propri centri di
ascolto. Il quarto ambito prevede la promozione di iniziative di sostegno all’impresa e al
microcredito, in accordo con
altri partner. Infine, il quinto
settore si concentra sulla collaborazione alle iniziative pastorali dell’arcidiocesi aiutando soprattutto nella diffusione delle proposte sul territorio attraverso la rete dei volontari e operatori Caritas.
Ad oggi Caritas italiana ha realizzato tre centri per la comunità a San Vito, Arischia e Bagno mentre uno è in via di
ultimazione a San Giacomo.
A questi si aggiungono altri interventi come la sede Caritas
e tre scuole, in via di
ultimazione, a Fossa, Ocre e
Roio Poggio.
L’opuscolo di
Caritas Lombardia
Dopo lo SpecialeAbruzzo di questa settimana con il numero Pasquale de “Il Settimanale” distribuiremo un
ospucolo piegevole intitolato “L’Aquila torna a volare”, realizzato dalla delegazione Caritas della Lombardia.
Nel pieghevole troverete il dettaglio dei fondi raccolti nelle
singole diocesi e degli interventi realizzati o in programma
nell’area assegnata alla regione Lombardia nell’ambito dei
gemellaggi. La prima struttura ad essere realizzata, la scuola materna ed elementare di Ocre, è già in via di ultimazione. Tra i progetti in cantiere ci sono un centro Pastorale
e un centro anziani a Monticchio; un centro di accoglienza
e una struttura di riabilitazione a Paganica; due centri per
la comunità a Ocre e Fontavinione.
Complessivamente la regione Lombardia ha a disposizione 4 milioni e 734 mila di euro.
Alcuni dei progetti attendono ancora le autorizzazioni da
parte dei Comuni interessati.
CRONACA
P A G I N A
24
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
VIA COSENZ 14. NOI ABITIAMO QUI...
Ozanam:
sguardo
dentro
la povertà
V
ia Cosenz civico 14, zona comunemente
detta “delle caserme”. A molti comaschi questo sito
potrebbe suggerire poco o
nulla, ma se si conducesse un minisondaggio nell’area del disagio e della
povertà si scoprirebbe che
non c’è homeless o clochard lariano che non
sappia di cosa si stia parlando. Sorge infatti in
quella sede la “Piccola
Casa Ozanam”, la struttura che dal 2003 affianca il vecchio e benemerito Ozanam di via Napoleona, sorto nel lontano
1932 per dare accoglienza a quanti, per un motivo o per l’altro, non avevano la possibilità di pagarsi un alloggio ed erano costretti a passare le
notti sulle scomode panchine della città, proteggendosi dalle intemperie
con improbabili lenzuola
confezionate con giornali
e pezzi di cartone. Una
trentina di ospiti tra italiani e stranieri, quasi
tutti ben oltre il cinquantesimo anno di età, pochi
spiccioli in tasca e nessun
sogno residuo nel cassetto, avendo accantonato da
un pezzo anche le ultime
illusioni e nulla più attendendosi o sperando dalla
vita, che con loro non è
stata tenera in passato e
meno che mai potrà
esserlo in futuro. Scetticismo ipertrofico? Eccesso di rassegnazione? Incapacità di progettare e re-
Una trentina
di ospiti tra
italiani e
stranieri, quasi
tutti ben oltre
il cinquantesimo
anno di età, pochi
spiccioli in tasca
e nessun sogno
residuo
nel cassetto.
Un piccolo mondo
a ridosso del
centro città
di SALVATORE COUCHOUD
alizzare il cambiamento?
Ma queste sono le “balle”
con cui si trastullano i
cultori del politichese, i
sociologi da salotto e gli
opinionisti tuttologi che
sproloquiano nei talk
show televisivi, che devono a loro volta sbarcare il
lunario e mantenere le
rispettive famiglie smerciando quantitativi industriali di “aria fritta”. Meglio non azzardarsi a far
circolare tali interrogativi tra gli ospiti dell’Ozanam: si rischierebbe, nella più educata delle ipotesi, una sonora risata in
pieno volto. Tutti loro affermano infatti di credere in Gesù Cristo e di confidare nella sua misericordia (come attesta la
loro assidua presenza alla
messa del sabato sera
nella cappella della strut-
Foto William
tura, con la sola eccezione di tre o quattro persone di religione islamica),
ma alle “favole” dicono di
avere smesso di dare
ascolto da tempo. Eppure
l’atmosfera che si respira
tra quelle mura è distesa,
cordiale, quasi sempre
scherzosa e talvolta persino ilare. Marco scherza
con Francesco, Carlo
prende bonariamente in
giro Gaetano (e questi lo
ricambia con uguale moneta), Salvatore si diletta nel “provocare” Roberto e Roberto fa altrettanto con Salvatore, se per
una sera questi ha trascurato di farlo. C’è amicizia
e solidarietà all’Ozanam,
ed è esattamente questo
il “prodigio” più significativo che è stato realizzato
in quel luogo, non si sa
bene da chi. In barba a
quanti sostengono che le
disavventure e le asperità dell’esistenza incattiviscono, rendono gli animi esacerbati e poco propensi al confronto e al dialogo, tolgono la voglia di
vivere, di sorridere e di
tendere l’orecchio per
POVER CRIST IN PARADIS A REBBIO PR L’AISM
Venerdì 26 marzo 2010 alle ore
21.00 presso il Teatro Nuovo di Rebbio – Como il Gruppo Teatrale de La
Martesana porterà in scena la commedia Pover Crist in Paradis.
Promotori di questa nuova e divertente commedia sono le Classi del ‘49
e del ‘52 aderenti a La Stecca di Como
che, in collaborazione con la Sezione
dell’Associazione Italiana Sclerosi
Multipla di Como, proporranno al
pubblico una serata esilarante all’insegna del divertimento.
I biglietti possono essere acquistati in prevendita con un’offerta minima di dodici euro contattando
l’AISM di Como allo 031/523358.
L’intero incasso della manifestazione andrà a finanziare la ricerca
scientifica e l’assistenza di persone
con sclerosi multipla.
Il gruppo teatrale de “La
Martesana” non è nuovo a momenti
di solidarietà come quello in programma. Da sempre, infatti, si presta per serate di beneficenza.
ascoltare l’altro. Perchè
l’Ozanam è molto più di
un letto e di un pasto caldo serale: è un luogo di
condivisione delle esperienze e uno stare insieme, un antidoto a quella
solitudine che impietosamente ribadisce a ciascuno la propria condizione di “diversità” e “marginalità”. Tanti uomini diversi, tante nazionalità
diverse, tante storie diverse, anche se tutte contrassegnate da un unico
denominatore comune, un
evento fatale, una disgrazia, un fattore di scatenamento di una crisi, che
può essere stato una malattia, una rottura dell’equilibrio familiare e coniugale, o più semplicemente, perché a volte basta così poco per ritrovarsi sul lastrico, un licenziamento o la promessa disattesa di un’opportunità
di lavoro. Per Salvatore
Mela, cinquantenne ex
carpentiere, l’arrivo nel
2003 all’Ozanam ha fatto
seguito alla perdita dell’occupazione e all’immediato abbandono da par-
te della convivente: “di
notte sogno spesso di riavere un lavoro e una famiglia”, assicura con tono
ieratico, come se confessasse chissà quale segreto. E’ lo stesso sogno ricorrente (in quanto a materia onirica all’Ozanam c’è
scarsa originalità) di
Taufik Ridene, tunisino
47enne che ha lavorato da
muratore a Cantù per oltre un decennio e che si è
poi trovato disoccupato
perché colpito da un tumore all’intestino: “Ora la
malattia sembra sotto
controllo e mi è stata anche riconosciuta un’invalidità permanente al
100%, ma non mi danno
la pensione perché sono
sprovvisto della Carta di
soggiorno (che è cosa diversa dal permesso di soggiorno). Però mi hanno
dato l’abbonamento per
l’autobus”, afferma tra il
serio e il faceto, “ma avendo una moglie e quattro
figli da mantenere nel
mio paese non riesco a
consolarmi più di tanto”.
L’ironia e l’apparente distacco con cui frequente-
mente gli ospiti dell’Ozanam trattano la loro vicenda personale, della
quale discutono assai
malvolentieri e sempre
adornando il resoconto di
divagazioni estemporanee e squarci improvvisi di cinismo, serve a stornare un senso di disagio
che è forse giustificabile.
Anche se qualcuno potrà
averlo dimenticato, e se è
vero che alla fine ci si abitua a tutto, il malessere
più devastante che si avverte sperimentando quotidianamente tale realtà,
è la vergogna, e su questo
punto non c’è psicologia
che possa valere. Storie
diverse eppure così simili, l’una indipendente dall’altra e tutte convergenti in uno stesso paradosso, quello che considera la
povertà come una “colpa”
da espiare, anche se spesso, alla radice della “colpa”, vi è solo una greve e
palese ingiustizia. Perché
la povertà è sempre ingiusta, da qualunque angolo
la si guardi, ed è la più
innaturale e paralizzante
delle condizioni.
CONCERTO PER ORGANO IN S. FEDELE IL 5 APRILE
Il prossimo 5 aprile la parrocchia di S. Fedele ospiterà un concerto per
organo alle ore 21. All’organo Andrea Berti.
Di seguito il programma del concerto
Marcel Dupré (1886-1971):
- Entrée op.62
Franco Vittadini (1884-1948):
- Madonna Caritade;
- L’Araldo del Gran Re
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
- O Mensch, bewein’ dein’ Sünde groß BWV 622
- Pedalexercitium BWV 598
- Schmücke dich, o liebe Seele BWV 654
- Preludio e fuga in do min. BWV 549
Erik Satie (1886-1925)
- Gnossienne n°1
Alexandre Guilmant (1837-1911)
- Grand Chœur in sol min. op. 84
Andrea Berti
due improvvisazioni
- Finale
CRONACA
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
RIPARTONO LE VISITE AI MONUMENTI
Torna il razionalismo
Si riprende
con alcune
interessanti
novità
D
opo la pausa invernale tornano,
da sabato 3
aprile, le visite
ai monumenti
del razionalismo comasco
che hanno reso la città
celebre in tutto il mondo.
L’iniziativa promossa dall’Assessorato al Turismo
del Comune di Como porta con sé, però, alcune
novità la più significativa
delle quali sarà la possibilità di visitare Palazzo
Terragni, ovvero la Casa
del Fascio, costruita nel
1936 e dal 1956 sede del
comando provinciale della Guardia di Finanza.
Ma le novità di quest’anno non sono circoscritte
solo a questa opportunità. Per i turisti (ma anche
per i residenti) infatti
sarà possibile compiere
un vero e proprio tour in
autobus attraverso le varie testimonianze del
Razionalismo, tra cui
l’Asilo Sant’Elia di Terra-
gni in via Alciato, la fontana di Cattaneo a Camerlata ed ancora salire
sulla sommità del Monumento ai Caduti, che tanto successo ha riscosso lo
scorso anno.
“Dopo aver restituito alla
città il Monumento ai
Caduti, i percorsi alla scoperta del Razionalismo si
arricchiscono ora con la
visita di Palazzo Terragni
e con la possibilità, attraverso un pullman, di scoprire anche quelle importanti testimonianze come
la fontana di Cattaneo a
Camerlata o l’asilo Sant’
Elia - ha affermato l’assessore al turismo, Francesco Scopelliti -. Tutte
queste proposte saranno
a disposizione dei turisti
e dei residenti, a partire
da sabato 3 aprile, il sabato e la domenica. Il nostro obiettivo è far sì che
i turisti non si sentano
appagati da una veloce
visita della città, ridotta
solo a qualche ora, ma che
invece lascino Como con
la voglia di ritornare per
scoprire le sue bellezze legate oltre che al Razionalismo anche all’arte romanica, alla seta, ai cimeli e
ricordi voltiani. Il turismo, non dobbiamo dimenticarlo, è infatti una
voce che deve ricoprire un
ruolo di sempre maggiore importanza nel tessuto economico locale”.
Quattro sono le opportunità previste dalle visite
predisposte dal Comune
di Como: il quartiere a
lago (un’ora), la salita al
Monumento ai Caduti (30
minuti), il giro in pullman
agli edifici razionalisti
(Fontana di Cattaneo a
Camerlata, Asilo Sant’
Elia, Casa del Fascio per
75 minuti di tour) e la visita della sola Casa del
Fascio (durata 30 minuti). Previsti sconti per i
residenti nel territorio
comunale mentre l’accesso ai diversi tour sarà
gratuito per chi possiede
la WelComo Card i vendita ad un costo di 8 euro
negli Infopoint del Comune in via Magistri
Cumacini e piazza Sant’
Agostino.
L.CL.
CUCCIAGO
LE PERGAMENE DI ARIALDO
Una mostra di pergamene. Pergamene per raccontare, dal II secolo dopo il Mille, la storia di
Sant’Arialdo da Cucciago; nella mostra che si svolge nella Sala consigliare del Comune di Cucciago
dal 6 marzo al 5 aprile. Una di queste, la più antica, è copia unica: è cioè la sola versione copiata da
un amanuense alla fine del XIII secolo di un’opera del secolo XII. Proviene dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Altre pergamene, presenti in copia digitale, provengono dall’Archivio di Stato di Torino e danno
conto di tre secoli di storia della Canonica per la
vita in comune del clero voluta da Arialdo a
Cucciago – suo paese d’origine - nei pressi di una
chiesa pure fatta edificare dal (futuro) santo.
La mostra è uno degli appuntamenti maggiori
di un anno di studio, celebrazioni ed eventi …
Dalle pergamene emergono tratti e squarci della vita dei primi tre secoli dopo il Mille: la presenza di un castello con funzioni di difesa, il convivere di legge latino/romana e legge longobarda, le
coltivazioni locali, i commerci, la cura per la propria anima di molti benefattori della canonica
stessa, i rapporti con paesi vicini e i transiti di
testimoni degli atti (da Cantù, da Casnate…) i
rapporti con Fruttuaria, con la Diocesi
ambrosiana, persino con Roma centro della cristianità.
Testimonianza di vita economica, di rapporti sociali e della centralità dell’insediamento religioso
a Cucciago è anche – esposto in mostra – un grande torchio da vino, databile ai secoli XII-XIV, proveniente dalla parte contadina dell’area
canonicale. A questo strumento comune confluivano, per le spremiture successive alla pigiatura,
vinacce e graspi residui provenienti da cascine dislocate intorno al paese e, probabilmente, anche
da villaggi vicini.
CRONACA
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Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
DOMENICA 28 MARZO BASILICA S. FEDELE A COMO
Parla al mondo della
mia misericordia
D
omenica 28 marzo 2010 alle ore
21 presso la Basilica di San Fedele in Como si
svolgerà l’ormai tradizionale elevazione spirituale in occasione della Settimana Santa proposta
dal Centro Culturale Paolo VI. Parla al mondo
della mia misericordia è
il titolo dell’iniziativa, che
si presenta quest’anno
come occasione per ricordare il quinto anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Il tema della
serata, infatti, prende
spunto dal Diario di Faustina Kowalska, nota in
tutto il mondo come apostola della Divina Misericordia, santa a cui il
Papa polacco era particolarmente legato.
Nata in Polonia nel
1905, entrata in convento a vent’anni e morta a
soli trentatré, suor Faustina è annoverata tra i
grandi mistici della Chiesa. Il destino di santa
Faustina è misteriosamente legato a quello di
Giovanni Paolo II. È lui,
giovane studente operaio,
che si ferma a pregare
nella chiesa del convento
di suor Faustina. È lui che
Appuntamento
con l’ormai
tradizionale
elevazione
spirituale, in
occasione della
Settimana Santa,
proposta dal
Centro Culturale
Paolo VI
di ELENA GENTILI
fa conoscere al mondo le
straordinarie rivelazioni
che la giovane suora riceve da Gesù per l’umanità
intera. È lui che, vescovo
di Cracovia, avvia la causa di beatificazione e la
porta a compimento, come
Papa, nel 1993. La canonizzazione segue nel
2000, anno del grande
Giubileo. Ispirandosi
chiaramente all’insegnamento della santa, Giovanni Paolo II, nella sua
seconda enciclica, la Dives
in misericordia, dimostra
come la misericordia divina rappresenti il “cuore”
stesso dell’annuncio cristiano. È ancora Karol
Wojtyla ad istituire, la
prima domenica dopo la
Pasqua, quella festa della Divina Misericordia
affidata, come missione, a
27 MARZO - 13 GIUGNO
Mysterium
Crucis.
Croci del
Canton Ticino
Mysterium Crucis. Antiche sante croci del Canton
Ticino in mostra al museo
d’arte di Mendrisio, a cura
di don Angelo Crivelli.
La mostra, che pone al
centro dell’attenzione la
croce, intesa come uno dei
maggiori simboli dell’umanità e della cristianità, viene inaugurata sabato 27 marzo e sarà
visitabile fino al 13 giugno. Di seguito orari e costi: martedì-venerdì: 1012 e 14-17, sabato-domenica: 10-18,lunedì: chiuso
(tranne i festivi). Entrata
Fr 10 (7 euro), ridotto Fr
8 (6 euro).
PORTICHETTO: RINNOVAMENTO
NELLO SPIRITO SANTO
Sabato 27 marzo alle ore 20.45 presso la chiesa
parrocchiale di Portichetto, si svolgerà il terzo appuntamento di adorazione eucaristica denominato "
Roveto Ardente" promosso dai Gruppi Rinnovamento
nello Spirito. Il modulo di questo mese sarà "Intercessione per il Corpo di Cristo".
L'incontro è aperto a tutti.
suor Faustina da Gesù. E
proprio la sera dei Vespri
della Divina Misericordia
di cinque anni fa moriva
il grande Papa.
L’elevazione spirituale
accosta la lettura di passi del Diario di suor Faustina a brani musicali della tradizione classica
(Mozart), della liturgia
orientale (il Padre Nostro
ed il Credo in russo) e delle colonne sonore di alcuni films, per immergerci
nel misterioso abisso della misericordia divina,
che negli eventi pasquali
si rivela e ci raggiunge abbracciandoci. «...Anche se
umanamente non ci fosse
più rimedio, non è così davanti a Dio - rivela suor
Faustina -. Le fiamme
della Misericordia mi consumano, desidero effonderle sulle anime degli
uomini... L’anima che in
Me confida è la più felice
poiché Io stesso ho cura di
lei...». «...Vedi bambina
mia... la causa delle tue
cadute dipende dal fatto
che conti troppo su te
stessa e ti appoggi troppo
poco su di Me... dammi le
tue pene… ed Io ti colmerò con i tesori delle mie
grazie...». «...Ti rivelo un
segreto del Mio cuore: la
mancanza di fiducia nella mia bontà è quella che
mi ferisce maggiormente.
Se la Mia morte non vi ha
convinti del Mio amore,
che cosa vi convincerà?...». L’intensità della
bellezza estetica fa vibrare il cuore, perché, commuovendosi, si muova, si
converta.
L’esecuzione è affidata
al coro “Cantate Domino”
di Abbiategrasso, diretto
da Paolo Percivaldi, accompagnato da violino,
violoncello, fagotto, flauto
traverso, oboe, chitarra e
organo. Il coro, nato nel
1986 da un’esperienza di
fede e di amicizia, ha un
repertorio che attinge alla
tradizione della musica
sacra: da quella medioevale a quella contemporanea, da quella ebraica a
quella dell’Est europeo.
Ha al suo attivo numerose rappresentazioni ispirate ai diversi tempi liturgici, alla Madonna, a
Karol Wojtyla. L’ingresso
è libero.
UN PERCORSO RIVOLTO AI GIOVANI
Pasqua con le Piccole
Apostole della Carità
L
a comunità delle
Piccole Apostole
della Carità invita a vivere e condividere un per
corso culturale/spirituale
per celebrare i giorni del
Triduo Pasquale.
L’itinerario, dall’1 al 4
aprile, si snoderà tra incontri con persone, luoghi
e opere d’arte significativi e capaci di suggerire il
confronto, la riflessione e
la condivisione.
Tutto questo per tradurre, in stili di vita quotidiana, i valori cristiani riscoperti attraverso gli uomini e le realtà del nostro
tempo.
A conclusione dell’itinerario verrà proposto un momento di rielaborazione
personale e di gruppo,
perché i partecipanti possano fare tesoro di quanto sperimentato.
Destinatari di questo percorso sono giovani dai 16
anni.
Il programma prevede:
Giovedì Santo 1 aprile
Il tema: L’invito a cena
- Visita al Cenacolo di
Leonardo da Vinci
- Condivisione con una
realtà di servizio ai poveri
- Celebrazione della Santa Messa in Coena Domini
Venerdì Santo 2 aprile
Il tema: La passione di
Gesù e la passione dell’uomo
- La via della croce in città - incontri con testimoni, luoghi ed eventi
- Celebrazione della Morte del Signore
- Ferite risanate - esperienze di vita
- I linguaggi dell’arte narrano la passione di Gesù
- laboratorio
Sabato Santo 3 aprile
Il tema: Il silenzio di Dio
- Il popolo armeno e
l’esperienza del genocidio
- Incontro con padre Aren
Shahinian, Archimandrita della Chiesa Apostolica Armena in Italia
- Domande a Dio - tavola
rotonda
- Il silenzio, la musica,
l’ineffabile - laboratorio
musicale
- Celebrazione della Santa Veglia Pasquale
Domenica di Pasqua
4 aprile
Il tema: E sarà sempre
pasqua
Rielaborazione personale
e di gruppo.
Campo base: Associazione La
Nostra Famiglia, Sesto San
Giovanni (MI),
Via
Rimembranze 10 20099 Milano
tel. 02 2400406
Per informazioni: Luisa Minoli,
luisa.minoli
@pl.lnf.it - tel.
031-625.111
RITIRO QUARESIMALE
PER MEIC E UCIIM
Sabato 27 marzo, presso il Centro Pastorale,
si terrà, a partire dalle ore 15, il ritiro quaresimale, promosso dal Meic e dall’Uciim, e proposto a chiunque desideri parteciparvi. La meditazione, dettata da don Ivan Salvadori, riguarderà
il tema: “Passione di Cristo, prova del discepolo”.
L’incontro si concluderà con la recita del “Vespro”.
CRONACA
P A G I N A
Como
27
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/219
La Rugiada
e la famiglia
si allarga...
PER SAPERNE DI PIÙ
Cooperativa sociale La Rugiada
Via C. Battisti 84 - Venegono Superiore (VA)
Tel/Fax 0331-850480
[email protected]
La realtà di una
cooperativa nata
dalla volontà
di due coniugi
per dare una
risposta concreta
a una serie
di bisogni
incontrati
nella loro vita
quotidiana.
Ed ecco aprirsi
le porte
all’accoglienza
pagina a cura
del Consorzio Eureka
Ser vizi alla Cooperazione
e al Terzo Settore
www.eurekacomo.it
damentali dell’Unione
Europea, si ispirino ai seguenti principi:
- Uguaglianza: le prestazioni sono erogate nel rispetto dei diritti dei minori senza distinzioni di
razza, etnia, religione,
opinioni politiche e condizioni socio-economiche.
- Trasparenza: le istituzioni e gli enti coinvolti
ricevono un’informazione
completa a trasparente
circa il percorso personale del minore in rapporto
al progetto educativo in
atto.
- Rispetto: gli operatori
della cooperativa, volontari e non, si impegnano
a tutelare la dignità dei
minori accolti nel rispetto della loro privacy.
G
razie al desiderio di Elisabetta e Stefano,
una coppia sposata e con figli,
di dare una risposta concreta a una serie di bisogni incontrati nella loro
vita quotidiana e dalla
loro profonda generosità,
nasce il progetto della cooperativa La Rugiada: i
due coniugi si sono trovati spesso a confrontarsi
con situazioni come, una
ragazza da ospitare, una
famiglia in difficoltà da
sostenere, o un bambino
da accogliere che hanno
fatto sì che la casa di Elisabetta e Stefano si aprisse alle prime esperienze
di accoglienza e la famiglia rapidamente si allargasse.
Dapprima venne costituita, sotto lo stesso
nome, l’associazione di
volontariato, partita grazie ad una rete di amici e
parenti che avevano necessità di avere a disposizione una forma giuridica per poter agire sul
territorio e confrontarsi
con le istituzioni e i servizi sociali.
Dopo un paio di anni di
lavoro, nella primavera
del 2007, un gruppo ristretto di soci costituisce
la cooperativa sociale “La
Rugiada” ed è da questa
realtà che prende vita il
progetto di comunità familiare denominato “Goc-
cia dopo Goccia”.
La missione della cooperativa è quella di farsi
attenta ai bisogni sociali
e più specificatamente
alle problematiche legate
ai minori.
Il valore principale che
la cooperativa si assume
è quello di promuovere
l’essere umano e di educarlo al rispetto di sé e
degli altri, in un’ottica di
responsabilità e di partecipazione alla vita sociale.
La cooperativa La Rugiada si impegna a garantire che le prestazioni offerte agli utenti, nel rispetto della convenzione
internazionale dell’ONU
sui diritti dell’infanzia e
della Carta dei diritti fon-
LA COMUNITÀ FAMILIARE “GOCCIA DOPO GOCCIA”
Situata nel verde di Venegono Superiore, in provincia di Varese, la comunità accoglie bambine e
bambini, da zero a diciotto anni, provenienti da situazioni di abbandono o disagi familiare e sociale
che vengono segnalati dai servizi sociali territorialmente competenti, con decreto del tribunale
dei minori. Nello specifico parliamo di minori temporaneamente privi del necessario supporto familiare o per i quali la permanenza nel proprio nucleo familiare sia contrastante con un armonico
evolversi della personalità e del processo di socializzazione. O, in alcuni casi, si tratta di minori
in situazioni di disagio con necessità urgente di
intervento di accoglienza al di fuori della famiglia
di origine.
I valori a cui si ispirano i gestori della comunità
sono l’accoglienza, l’ascolto, la solidarietà al fine di
riproporre un clima di famiglia di fiducia e di apertura al futuro.
Le finalità che si vogliono perseguire sulla base
dei valori e dei principi ispiratori sono l’accoglienza dei bambini in situazione di disagio, il supporto
nell’avvicinamento del bambino alla famiglia di origine e il suo accompagnamento nella crescita verso l’autonomia. Tutto questo è possibile grazie al
fatto che i bambini possono vivere in seno alla comunità esperienze arricchenti e stimolanti basate
sulle relazioni e rapporti educativi affettivamente
significativi.
L’obiettivo di ogni inserimento nella comunità è
elaborato con i servizi sociali di competenza attraverso un progetto globale volto a realizzare la soluzione che risponda meglio alle esigenze e al caso
del minore (può essere il rientro nella famiglia di
origine, l’affido, l’adozione o altro).
Ogni minore ha un suo progetto educativo individuale che prevede strategie, percorsi educativi,
terapeutici, scolastici al fine di realizzare obiettivi
a breve e medio termine.
La comunità “Goccia dopo Goccia” è in grado di
accogliere fino a sei minori ed è fruibile anche da
utenti con disabilità.
Una caratteristica fondamentale della struttura
di accoglienza è quella di avere una presenza continuativa e stabile del nucleo familiare residente,
composto dai coniugi Cremona e dalle loro tre figlie che consente una disponibilità di 24 ore su 24
per 365 giorni, senza interruzioni. Un vero motore
trainante, tanto che la comunità assume le sembianze di una vera e propria grande famiglia.
Accanto alla coppia responsabile partecipano alla
vita quotidiana gli educatori e altre figure con rapporti significativi di collaborazione. Insieme completano il team fornendo la propria professionalità
e sostengono la coppia nel difficile e complesso compito educativo.
Un buon numero di volontari si affianca inoltre
all’organico della comunità fornendo un prezioso
supporto nelle attività di animazione, nell’organizzazione delle vacanze e dei corsi di formazione, ma
anche in compiti più semplici come fare la spesa e
le commissioni necessarie al buon funzionamento
della quotidianità.
Nella quotidianità con i bambini gli operatori
cercano di tradurre in azioni concrete le motivazioni e i valori a cui si ispirano. L’accoglienza globale si manifesta attraverso l’ascolto, l’empatia, la
capacità dell’adulto di contenere e di aiutare a ricollocare i vissuti emotivi relativi alle storie personali, permettendo ai bambini di rafforzare e mantenere il senso della propria identità.
La casa famiglia è disposta su due piani che dividono la zona giorno dalla zona notte ed è composta da una zona cucina - sala pranzo - soggiorno,
sala giochi - studio, tre camere da letto per i minori, una camera matrimoniale, tre servizi igienici
completi, una lavanderia e un giardino
Vi è anche la possibilità per i piccoli ospiti di essere inseriti in realtà aggregative del territorio, in
base ai loro bisogni e alle singole preferenze (gruppi sportivi, scout, oratorio, gruppi culturali, ricreativi, teatro, ecc…).
CRONACA
P A G I N A
Como&territorio
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
UN’OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI
Ho-Spes,
la gioia
dell’ospitalità
U
n momento privilegiato per riflettere sulla
propria vita, per
sperimentare la
gioia del dono e della
condivisione con chi è nel
bisogno. Questo in sintesi è “Ho-Spes”, un’interessante proposta delle suore Ospedaliere del Sacro
Cuore di Gesù di Albese
con Cassano in collaborazione con l’associazione di
volontariato ONG “Solidarietà e Servizio”, rivolta a ragazzi e giovani dai
15 ai 35 anni.
Ci spiega suor Giovanna, referente della Pastorale Giovanile e Vocazionale e responsabile del
progetto della Casa di
Albese: «”Ho-Spes” è nato
quattro anni fa da una
riflessione sul mondo giovanile che abbiamo condotto a livello della nostra
Congregazione. Ne è scaturita la certezza che proporre ai giovani un’esperienza di servizio verso
chi è in difficoltà è fondamentale non solo per far
sperimentare loro la ricchezza del dono, ma anche e soprattutto per permettere loro di conoscere
meglio se stessi e di comprendere il progetto di
Dio nella loro vita, ovvero la loro vocazione. Abbiamo scelto di offrire ai
ragazzi l’opportunità di
“entrare” non solo in un
luogo fisico, la nostra
Casa di Cura Villa San
Benedetto di Albese con
Cassano (che ospita persone con disagio psichico),
ma anche in una storia di
accoglienza e servizio,
quella della nostra Congregazione. Uno spazio significativo che accoglie i
ragazzi e chiede loro di
essere accoglienti verso
gli altri, il “prossimo”. Un
tempo di convivenza, in
cui si fondono la dimensione della vita comunitaria, del servizio, della preghiera e del discernimen-
Un’interessante proposta delle suore
Ospedaliere del Sacro Cuore
di Gesù di Albese con Cassano
in collaborazione con l’Associazione
di Volontariato ONG “Solidarietà
e Servizio”, rivolta a ragazzi
e giovani dai 15 ai 35 anni
di SILVIA FASANA
LE SUORE OSPEDALIERE DEL SACRO CUORE DI GESÙ
to, sostenuti ed accompagnati da una equipe di figure significative». Giancarlo Cursi, docente di
pedagogia sociale all’Università Pontificia Salesiana, che con la moglie
Maria Cristina è animatore del progetto per la
provincia italiana della
congregazione, sottolinea
proprio questo valore: «Il
gruppo di adulti che anima le attività comprende
persone con diverse vocazioni: religiose, sacerdoti,
sposi, volontari, operatori, per fare in modo che i
ragazzi, attraverso il confronto, riescano a scoprire ciò per cui Dio li chiama e trovare così la propria strada nella vita.
Presto entreranno a far
parte della nostra equipe
anche alcuni giovani della Diocesi di Como particolarmente sensibili a
questi temi vocazionali».
Dal 2007 ad oggi l’iniziativa ha coinvolto molti
singoli e gruppi delle Diocesi di Como e Milano e
si struttura su tre livelli,
rivolti a fasce di età via
via crescenti.
Le giornate (una domenica tra Quaresima e
Pentecoste) sono i momenti più semplici, rivolti ai ragazzi dai 15 ai 18
anni, sia singoli che in
gruppi parrocchiali. La
giornata inizia con l’accoglienza; quindi un pensiero sul valore del dono, seguito dalla S. Messa e da
un giro nella struttura
per conoscere il Centro e
i suoi ospiti. Prima del
pranzo comunitario, è
previsto un momento di
riflessione sulla mattinata; nel pomeriggio i ragazzi prepareranno e animeranno una grande festa
con gli ospiti, per stare
insieme e condividere dei
momenti di gioia. La giornata si concluderà con un
momento di confronto e
considerazioni sull’esperienza vissuta.
Ci sono poi i fine settimana residenziali, in aggiunta o in alternativa
alla singola giornata,
aperti anche a ragazzi un
po’più grandi, fino ai 20
anni. Il venerdì pomeriggio, dopo l’accoglienza,
sarà introdotta l’esperienza proposta anche con
l’incontro con gli ospiti del
centro; seguirà la cena ed
un momento di riflessione. Il sabato, dopo la sveglia, la preghiera e la proposta di un tema di riflessione, continuerà il laboratorio di animazione per
gli ospiti con l’organizzazione di una festa, intervallata dal pranzo di servizio; la giornata si chiuderà con la preghiera e la
riflessione.
Il momento centrale
della domenica sarà la S.
Messa, preceduta e seguita da momenti di animazione e condivisione tra i
ragazzi e gli ospiti.
Per giovani dai 18 ai 35
anni è invece proposta la
settimana residenziale
(dal 29 maggio al 6 giugno 2010), più strutturata, in cui si invita a coniugare quattro importanti
dimensioni: la convivenza
in autogestione; la conti-
La Congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù è
stata fondata nel 1880 da Padre Benedetto Menni. Nato a Milano nel 1841,
rifiutando una brillante carriera bancaria, entrò nel 1860 nell’Ordine dei
Fatebenefratelli e qualche anno dopo, venne inviato da Pio IX a restaurare
l’Ordine in Spagna, dove era stato soppresso. Menni non solo compì efficacemente la missione affidatagli ma, con l’aiuto di due giovani donne di
Granada, Maria Angustias Gimenéz e Giuseppina Recio, fondò una nuova
congregazione di suore “ospitaliere”, affidando loro la missione di assistere
e servire le malate mentali (a quei tempi non contemplate dalla missione
dei Fatebenefratelli). Benedetto Menni morì a Dinan, in Francia nel 1914;
Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato nel 1985 e Santo nel 1999. Oggi
le Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù si occupano di assistere malati mentali, disabili fisici e psichici, anziani con problemi psichici e infermi in tutte le parti del mondo: dalla Spagna, al resto dell’Europa, all’America Latina, all’Africa, alle Filippine. La loro missione si basa su alcuni
punti fermi: la persona che soffre è il centro dell’azione ospedaliera; l’attività assistenziale coniuga scienza e umanizzazione, tenendo conto della
persona in tutte le sue dimensioni, ed è guidata dal rispetto e difesa della
vita e dai principi dell’etica e della morale cattolica. La Casa di Albese con
Cassano è stata aperta nel 1955 nella ex-villa Bassi-Roncaldier e successivamente ampliata con l’aggiunta del corpo principale a Y prospiciente via
Roma. Attualmente ospita una RSA (residenza sanitaria assistenziale)
Nucleo Alzheimer, Nucleo stati vegetativi persistenti e gravi disabilità, una
Residenza Sanitaria Disabili (ex-centro Residenziale), un Centro Diurno,
un Dipartimento di neuroscienze cliniche, l’Unità operativa di Riabilitazione specialistica psichiatrica, un Centro Prelievi aperto al pubblico.
È sede di tirocinio per studenti di corsi di formazione professionale e di
laurea in infermieristica delle Università dell’Insubria e di Milano Bicocca.
nuazione quotidiana dei
precedenti impegni personali di studio e lavoro; il
servizio agli ospiti che
porta alla costruzione di
una significativa relazione di accoglienza e aiuto,
la preghiera e il discerni-
mento. È allo studio la
possibilità di continuare
gli incontri con i gruppi di
giovani che hanno partecipato a questi momenti
con appuntamenti mensili di mezza giornata di
confronto, preghiera e ri-
flessione.
Per informazioni: suor
Giovanna, telefono 3479088794, indirizzo mail
[email protected];
Giancarlo e Maria Cristina tel. 347-6368575, email [email protected].
LOMAZZO SABATO 27 MARZO
Festa dei compleanni
in Casa di riposo
S
abato 27 marzo, nella Casa di via Del Laghetto 9, come tutti i sabati di fine mese, si festeggeranno gli
ospiti che hanno compiuto gli anni nel mese di marzo.
La festa, organizzata dal servizio di animazione della casa con la collaborazione dei volontari, avrà
inizio alle ore 15.30.
Il pomeriggio sarà allietato dalla musica e dalla simpatia del signor Michele Orizio di Cermenate.
Vi potranno partecipare parenti, amici, volontari e chiunque altro vorrà intervenire.
Gli ospiti festeggiati saranno:
Vergani Giuseppe (70 anni), Mazzola Maria Bambina (72 anni), Farina Giuseppina (77 anni), Como Giuseppa
(77 anni), Frangi Enzo (79 anni), Zanini Caterina (79 anni), Borghino Adelaide (82 anni), Moltrasio Cesare (82
anni), Pedrana Rosa (82 anni), Rampoldi Lucia (82 anni), Premoli Paolina (83 anni), Seminari Pasqualina (85
anni), Bottoli Piera (86 anni), Monti Bruna (89 anni), Tomei Giovanna (89 anni), Corengia Mariuccia (90 anni),
Cattaneo Iolanda (90 anni), Pironato Clara (90 anni), Pinna Luigi (93 anni).
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CRONACA
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Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
È DI CARLO INNOCENZO CARLONI (1686-1775)
Zelbio, restaurata
la pala
dell’altare
La pala altare
inserita nella
cornice dopo
il restauro.
In basso
il particolare di
uno stucco prima
della pulitira
ei giorni scorsi
si sono conclusi
i lavori di restauro della
pala d’altare dedicata alla Conversione di
San Paolo promossi da
padre Armando Favero
OMI amministratore parrocchiale e grazie alla generosità dalla comunità
di Zelbio, piccola entità
territoriale posta sulle alture del triangolo Lariano, lungo la via che da
Nesso porta al Pian del
Tivano.
Zelbio (802 s.l.m.), in
dialetto Gelbi, è oggi principalmente una meta turistica.
N
NOTIZIE STORICHE
La Comunità parrocchiale di Zelbio fa parte
della diocesi di Como e
più precisamente della
Pieve di Nesso.
Fu eretta il 20 marzo
1617 smembrandola dalla Parrocchia di Nesso in
concomitanza alla consacrazione della Chiesa dedicata alla Conversione di
San Paolo. L’edificio Parrocchiale conserva una
serie di elementi caratteristici del Seicento, rispondendo di nome e di
fatto alla volontà di riaffermazione del culto Cattolico (Controriforma) e
ponendosi ad argine della dilagante riforma proveniente dalle terre elvetiche e germane. L’edificio ha sicuramente una
storia più antica, testimoniata nel 1593 dal Vescovo Ninguarda durante
una Visita Pastorale, nella quale descrive la Pala
d’Altare raffigurante una
Deposizione con accanto i
Le opere sono
state promosse
da padre Armando
Favero,
amministratore
parrocchiale,
e rese possibili
grazie alla
generosità della
comunità locale
di dott.Monica Capuano
(di Carimate) e dott. Claudia
Panzeri (di Montano Lucino)
Santi Pietro e Paolo, oggi
in parte trasferita sull’altare dell’antico Oratorio
di SS. Primo e Feliciano
in Zelbio.
Nella Visita Pastorale
del 1745 del Vescovo
Cernuschi, viene descritta l’attuale Pala d’altare,
un olio su tela raffigurante la Conversione di San
Paolo, eseguito da Carlo
Innocenzo Carloni (Scaria
d’Intelvi 1686, muore nel
1775), appartenente ad
una delle più prolifere famiglie d’artisti del territorio comasco.
IL RESTAURO
La pala d’Altare è oggi
riportata al suo originale
splendore dalle Restauratrici dott. Monica Capuano e dott. Claudia Panzeri, con la supervisione
della Soprintendenza per
i beni storico artistici ed
etnoantropologici di Milano nella persona del Soprintendente dott. Daniele Pescarmona. L’opera di
conservazione e restauro
della pala è iniziata nel
novembre del 2009 ed è
terminata nel marzo
2010 ed ha riguardato la
tela e gli stucchi della cornice. L’intero restauro è
stato finalizzato al recupero degli aspetti cromatici dell’opera ed alla sua
conservazione.
Un attento studio preliminare e analisi chimiche condotte in laboratorio ci hanno permesso di
valutare con precisione lo
stato di conservazione
dell’opera, determinando
la tipologia d’intervento
necessario al fine della
tutela del bene.
Il telaio era in pessimo
stato, ormai inadeguato
alla sua funzione di supporto, e si presentava fragile per una tarlatura diffusa e la presenza di
marciscienze.
La tela, al contrario, si
presentava in discreto
stato di conservazione,
tanto che si è optato per
non rifoderare il dipinto,
sono state semplicemente applicate delle bande
laterali di tensionamento,
che hanno permesso e facilitato il tiraggio e l’applicazione della tela su un
nuovo supporto adeguato.
L’intervento più importante e significativo che
ha caratterizzato il restauro del quadro è stato
quello di pulitura della
tela (film pittorico), che
ha riportato alla luce i
colori originali offuscati
da uno spesso strato di
polveri e nero fumo. Il ritocco è stato minimo.
Concluso il restauro
della tela, dopo un sopralluogo del dott. Pescarmona, è stata concordata
la completa pulitura della cornice realizzata in
stucco in opera. La cornice in stucco bianco, con
modanatura semplice è
arricchita con volute in
foglie d’acanto e putti, ed
al centro in un cartiglio
posto sulla sommità del
dipinto campeggia la
scritta VAS ELECTIONIS EST MIHI ISTE
ACT IX (colui che è stato
da me eletto atto degli
apostoli capitolo 9) che fa
riferimento proprio a San
Paolo e alla sua Conversione, si presentava ridipinta con un colore giallo
che annullava il valore
plastico delle modanature
e dei putti dello stucco.
Si è quindi operato con
un lavoro di scialbo degli
IL LARIO E LE SUE VALLI
CON VALERY A MENAGGIO
STAGIONI TERRESTRI E CELESTI
A SOLZAGO CON IL GRUPPO
ASTROFILI LARIANI
“Il Lario e le sue valli” è il titolo della
mostra delle miniature e degli acquerelli
di Valery (Silvana Azimonti Valerio) che
sarà aperta da mercoledì 31 marzo a domenica 11 aprile presso la Sala Mostre in
piazza Garibaldi a Menaggio. Una rassegna di piccoli quadretti, grandi come il palmo di una mano, che catturano i colori, le
atmosfere, le suggestioni dei panorami del
lago di Como, accanto a delicati acquerelli raffiguranti sempre il Lario e la sua
gente, colta nelle loro attività tipiche: il
pescatore, l’impagliatore di sedie, le donne nei costumi tradizionali, regalano un
affascinante viaggio pittorico alla scoperta degli angoli più suggestivi e talvolta
meno conosciuti del nostro territorio.
La mostra rimarrà aperta tutti i giorni
con i seguenti orari: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì, ore 10.00-12.00 e 15.0019.00; venerdì, sabato e domenica ore
10.00-12.00, 15.00-19.00 e 21.00-23.00.
Venerdì 26 marzo, con inizio alle ore
21.15, presso il Centro Civico “Borella”
di Solzago di Tavernerio, il Gruppo
Astrofili Lariani, nell’ambito del corso
introduttivo all’Astronomia 2010, propone “Stagioni terrestri e celesti”. In questa terza lezione si approfondirà la geografia comparata per comprendere le
cause del moto apparente della volta celeste legato a quello reale del nostro pianeta e conoscere le variazioni del cielo
con il cambio delle stagioni. Seguirà l’osservazione della Luna e di Saturno dal
cortile del Centro Civico. L’ingresso è libero.
Per informazioni, la sede del Gruppo
Astrofili Lariani si trova in via Risorgimento, 21 a Tavernerio, presso il Centro
Civico “Rosario Livatino”; tel. 3280976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9
alle 21); e-mail: astrofili_lariani@
virgilio.it; sito web: www.astrofililariani.
org.
stucchi che ha evidenziato come questi siano coevi
al dipinto e realizzati probabilmente dallo stesso
Carloni.
La Comunità e Padre
Armando Favero sono ora
in attesa della visita pastorale in programma nei
prossimi mesi.
RONAGO IN PREGHIERA A 23 ANNI
DALLA MORTE DI PADRE AMBROSOLI
Nella chiesa parrocchiale di Ronago il 26 marzo si
prega per il 23° anniversario della
morte del Servo di
Dio, padre Giuseppe Ambrosoli.
Ventitre anni fa,
il 27 marzo 1987,
moriva in Uganda
il missionario , sacerdote e medico,
padre Giuseppe
Ambrosoli.
In questo mese, il 26 marzo alle ore 18, a Ronago, suo paese
natale, verrà celebrata una Messa per ricordarlo e per ringraziare Dio che per mezzo suo ha compiuto meraviglie..
Tutta la popolazione assieme ai familiari , ai confratelli
comboniani pregherà attorno alla mensa eucaristica per chiedere a Dio anche la grazia della sua beatificazione. La santa
messa sarà presieduta da padre Egidio Tocalli che per 23 anni
fino al 2008, ha continuato l’opera di padre Giuseppe presso
l’ospedale ugandese di Kalongo.
P A G I N A
30
CRONACA
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
STRADE SULLE PROVINCIALI E LE STATALI
Cantieri per la
viabilità locale
L
o scorso mese di luglio avevamo dato
notizia dei lavori
allora iniziati a Caravate per la costruzione della bretellina
di collegamento tra la
Strada provinciale 1 “del
chiostro di Voltorre” e la
Strada provinciale 32 Dir
1 “della Monvallina”
(Sangiano – Gemonio). È
un breve collegamento
diretto tra le due strade
lungo circa 500 m, costituente il IV lotto della
prosecuzione della SP 1.
La bretella che avrà origine dalla rotonda già
oggi esistente all’altezza
della cementeria Colacem, lungo la SP 1, scenderà sino a raccordarsi
con la SP 32 Dir 1 sulla
quale si innesterà con
un’adeguata rotatoria. I
lavori allora iniziati, finanziati ed eseguiti direttamente dalla ditta Colacem a seguito di un accordo sottoscritto col comune di Caravate, avevano
permesso la predisposizione del tracciato e del
sottofondo della strada e
si erano, poi, subito conclusi. Solo nelle ultime
settimane il cantiere ha
ripreso vita e si sono rivisti all’opera mezzi ed uomini per proseguire l’opera. Lungo il lato nord della provinciale che collega
Gemonio con Caravate,
infatti, si sta realizzando
il marciapiede a protezione dei pedoni, mentre nel
punto di incrocio tra la
bretellina e la Strada provinciale 32 Dir. 1, sta
prendendo forma la prevista rotonda. L’intervento - commissionato dal comune di Caravate e progettato dallo studio tecni-
co Ambrosetti di Varese dovrebbe terminare entro
il prossimo 30 settembre
e comporterà un investimento di oltre 133mila
euro. L’impresa esecutrice è la Stievano Vittorio e
figli snc di Varese. Circa
300 metri prima di questo cantiere, nel punto in
cui la Strada provinciale
n° 32 Dir. 1 si stacca dalla SS 394, in comune di
Gemonio è attivo dallo
scorso 15 febbraio un secondo cantiere, questa
volta gestito dal settore
viabilità e trasporti della
Provincia di Varese ed
appaltato all’impresa
Bianchi di Aosta. Anche
qui si sta realizzando una
rotatoria che fluidificherà
il traffico tra le due strade. L’importo totale dell’opera è di quasi 249mila
euro, mentre il tempo utile per la sua realizzazio-
ne è stimato in cinque
mesi. In questi giorni le
macchine operatrici, dopo
lo sbancamento dell’area
limitrofa all’incrocio,
stanno sistemando il
sottofondo della nuova
rotatoria e posando i re-
lativi sottoservizi, intanto i passanti possono avere la visione completa dell’intervento osservando la
gigantografia dell’opera
finita che la Provincia ha
posizionato proprio a lato
dell’area di cantiere.
VARESE PRESENTATO UFFICIALMENTE ALL’INZIO DI QUESTA SETTIMANA
Al via uno sportello anti-stalking
el pomeriggio di
martedì 23 marzo è stato ufficialmente presentato lo Sportello anti-stalking della
provincia di Varese. L’assessorato alla Sicurezza e
Protezione Civile di Villa
Recalcati, in sintonia con
il Comune di Varese e l’assessorato a Sicurezza e Polizia locale, anch’esso impegnato sul fronte sicurezza, hanno lavorato per concretizzare un progetto per
contrastare lo stalking, un
fenomeno in continua crescita negli ultimi anni e
particolarmente pericoloso per le vittime di questo
tipo di molestie. Lo sportello verrà attivato nelle
prossime settimane, mentre a inizio settimana è
stato organizzato anche
un convegno dal titolo
“Stalking: quando la relazione diventa violenta”. «È
questo un problema molto più diffuso di quanto si
possa pensare – ha dichiarato l’assessore provincia-
N
le a Sicurezza e Protezione civile Rienzo Azzi –
Provincia e Comune di
Varese hanno lavorato con
grande impegno alla realizzazione di questo progetto, che prevede la creazione di un luogo fisico riservato dove le vittime di
questa violenza possono
esporre il problema e avere supporto legale e psicologico in massima sicurezza. Vorrei anche sottolineare l’aspetto culturale che
ha portato a questa iniziative. Da un lato, infatti, è
emerse la necessità di informare le vittime dell’esistenza di una legge e dall’altro c’è la volontà di far
percepire loro la vicinanza concreta delle istituzioni».
Al fianco degli Enti pubblici locali c’è un’organizzazione di specialisti, che
opera su scala nazionale e
che valuta i casi segnalati. Una volta appurato la
presenza di stalking, le
vittime vengono indirizzate allo sportello, dove po-
tranno trovare l’adeguato
supporto fornito da psicologi, avvocati e forze dell’ordine.
L’assessore comunale di
Varese a Sicurezza e Polizia locale Fabio D’Aula
osserva che: «Lo sportello
è il risultato di un grande
lavoro di squadra tra Comune e Provincia di Varese. Crediamo che lo stalking
sia una problematica da
non sottovalutare e offrire l’opportunità alle vittime di porre fine a questo
tipo violenza è un impegno
che le istituzioni coinvolte si sono prese con piena
consapevolezza».
Lo sportello avrà una
posizione logistica strate-
gica, ovvero sarà aperto in
una zona centrale della
città e al contempo protetta, al fine di garantire la
massima sicurezza e riservatezza alle vittime che vi
si rivolgeranno.
Nel percorso di progettazione, un’importante
ruolo è stato ricoperto dalla Commissione Sicurezza
della Provincia di Varese
rappresentata in conferenza stampa dal presidente e consigliere provinciale Elena Sartorio: «Da
tempo si parla di stalking,
ma è il venuto il momento
di fare qualcosa di concreto per contrastare la violenza e dare risposte efficaci alle vittime».
VIA CRUCIS GIOVANI
Organizzata dalla Commissione Giovanile di
zona, si svolgerà sabato 27 marzo, a Cassano
Valcuvia l’abituale Via Crucis zonale per i giovani che insieme saliranno sulla collina di San
Giuseppe, meditando la Passione di Gesù.
IL CAMMINO
DELLA QUARESIMA
LA DEVOZIONE AL SANTISSIMO
CROCIFISSO DI COMO
Passando in rassegna nell’archivio storico don
Guanella di Como i primi anni della “Divina Provvidenza”, il bollettino informativo e formativo voluto dal nostro sacerdote, mi sono soffermato sulle cronache riguardanti l’apostolato del Cardinal
Ferrari, vescovo di Como dal 1891 al 94, il quale
fu amicissimo dell’Opera Guanelliana e confidente prezioso del prete valchiavennasco. Ebbene, ho
letto con interesse dalle cronache riportate, quanto fosse viva in Lui anche la devozione verso il SS.
Crocifisso; una devozione che egli aveva sin da piccolo e che aveva poi accompagnato il suo cammino verso il sacerdozio. Come vescovo di Como non
poteva certo mancare quella verso il Santissimo
Crocifisso, custodito nella bella Basilica Romana
Minore dell’Annunciata in viale Varese. Nelle nostre zone pochi conoscono questo santuario e tanto meno il culto verso questa Santa Croce, che trova appunto massima espressione durante la Settimana Santa. Eppure questa devozione è antichissima e partecipata assai da tutta la cittadinanza e non solo. Val la pena di ricostruirne la
storia miracolosa. Alla primitiva chiesa sorta fuori le mura cittadine, oltre il grande fossato difensivo, venne donato nel 1300 un Crocifisso ligneo,
che aveva accompagnato dei pellegrini a Roma,
quando a quei tempi quello del pellegrinaggio era
un viaggio avventuroso e pieno di incognite. Il
miracolo avvenne nel 1529 durante la processione del Venerdì Santo, voluta come consuetudine
anche dai monaci Celestini ai quali venne affidata la chiesa nel 1400. Lungo il percorso devozionale
la processione si fermò dinanzi ad una catena tesa
su di un ponte, che era stata lì collocata per impedire le scorrerie nemiche, e che ora ostacolava il
prosieguo dei fedeli. L’uomo che precedeva la processione toccò la catena colla croce e questa si ruppe. La voce dell’episodio così straordinario si propagò e il Crocifisso da allora in poi fu ritenuto
dispensatore di miracoli e di grazie e la chiesa
dell’Annunziata diventò per il popolo il Santuario
del Santissimo Crocifisso.
L’edificio ampliato in seguito nelle attuali forme
neoclassiche, fu assegnato nel 1891 dal cardinal
Ferrari ai Padri Somaschi. I quali rilanciarono il
culto del Santissimo Crocifisso che si era in parte
offuscato. Anche durante l’ultima guerra si invocò la protezione della santa Croce dalle bombe
nemiche, e nessuna bomba cadde su Como e tanto
meno sulla splendida sua cattedrale. L’interno
della Basilica è ampio e armonioso. Vi sono opere
di pittura di un certo valore, quali quelle del varesino Morazzone e del Carloni. Così come ogni anno
anche quest’anno si ripetono le solenni funzioni
della Settimana Santa con una partecipazione
notevole di fedeli. Dalla Domenica delle Palme al
Martedì Santo, giornata che vede l’esposizione
dinanzi all’altare Maggiore del Santissimo Crocifisso, per poi giungere al Venerdì della Passione
con la solenne processione, lungo alcune vie cittadine, del Crocifisso. Segue poi la veglia di preghiera
che culminerà con la giornata della Resurrezione.
All’esterno numerose bancarelle danno tono gioioso al periodo pasquale.
SERGIO TODESCHINI
ELEZIONI NELLE VALLI VARESINE
Alla tornata elettorale del 28-29 marzo un solo comune della Valcuvia è chiamato ad eleggere anche
il proprio sindaco: Gemonio. In questo comune sono
quattro le liste presenti: Tradizione, Territorio, Cittadino che ripropone Fabio Felli, sindaco uscente,
come primo cittadino; Proposte Nuove che vede
capolista Antonio Franzetti, già sindaco del paese
per quattro mandati; Uniti e Presenti che ha in Alberto Mailli il capofila; Gemonio 2010 - una lista di
giovani - che sostengono la candidatura a primo cittadino di Adriano Carini.
AIMC: GITA NEI GRIGIONI
A completamento del corso di aggiornamento in “Storia e arte tra mondo antico e medioevo” promosso
dall’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC),
sez. di Besozzo, l’organizzazione propone per domenica 18 aprile una visita di studio in Svizzera, nel
Canton Grigioni, guidata dalla docente del corso
prof.ssa Paola Viotto, insegnante ed esperta d’arte.
Il programma prevede la partenza da Besozzo alla
ore 6.30 con rientro fra Varese e Besozzo alle ore
20.30-21.00. Mete dell’escursione, tra l’altro, Zillis,
Thusis e altre mete di epoca medievale e carolingia.
Quota di partecipazione, tutto compreso euro 60 o
euro 65 per i non soci. Info: Laura Gavazzeni, telefono 0332-970.761; e-mail: [email protected].
Sondrio
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SONDRIO INCONTRO CON PIETRO SARUBBI, IL BARABBA DE «LA PASSIONE DI CRISTO» DI MEL GIBSON
Una conversione inaspettata...
La serata
ha colpito
non solo per i temi
affrontati
ma anche per
l’estrema sincerità
e familiarità
dell’ospite
SARUBBI, UNA TESTIMONIANZA VERA
di PIERANGELO MELGARA
incontro con Pietro Sarubbi, interprete di Barabba nel film La
Passione di Cristo di Mel Gibson - proposto dal Centro culturale e
sociale “Don Minzoni” di
Sondrio in collaborazione
con la parrocchia San Fedele di Poggiridenti - ha riscosso un grande successo
di pubblico di tutte le età,
che quella sera ha gremito
la sala Vitali del Credito
Valtellinese. A colpire è
stato soprattutto il fatto
che Sarubbi - presente con
la moglie - con la libertà e
la grandezza d’animo dei
forti ha aperto il suo cuore
come se si trovasse tra
amici carissimi, rendendoli partecipi della sua vita e
di ciò che gli era capitato
girando quella scena. Ha
raccontato la sua adolescenza difficile e ribelle,
nonostante «la mia vita
scorresse normale, con fratelli, sorelle e genitori normali, benché severi. Insomma, non c’era nulla di devastante o di particolarmente doloroso, però a me
quella vita stava stretta».
Così a tredici anni fuggì di
casa, muovendo a compassione il padrone di un circo, recitando con intensa
partecipazione una storia
inventata sulla falsariga
del personaggio David
Copperfield. Ripreso e
messo in collegio, ne fuggì
due volte; messo in seminario nella speranza che si
calmasse, fu rimandato a
casa, perché allievo impossibile. A Napoli, lo ritroviamo coinvolto in una rissa,
mentre sta mettendo in
atto il suo tentativo di ritagliarsi un posto nella
malavita. Qui, a salvarlo fisicamente e moralmente
- fu l’incontro con un attore che, intuendone il talento, riuscì a far leva sul
suo orgoglio e gli offrì la
possibilità di recuperare
gli anni perduti di studio e
di frequentare l’Università
popolare dello Spettacolo
di Napoli, che preparava gli
artisti alla recitazione, al
teatro e alla regia. Divenuto attore, da quel momento la sua vita ebbe un indirizzo, ma nonostante il
tempo passasse e ormai avesse quarant’anni, una
compagna che amava e da
cui era riamato, tre figli e
un lavoro che gli piaceva,
continuava a essere posseduto da una profonda
inquietudine: era arrabbiato col mondo intero.
L
’
Ma, ecco che nel 2003 Mel
Gibson lo chiamò per un
film e, in qualche modo,
Sarubbi riuscì a sapere che
avrebbe riguardato gli apostoli. Perciò prese il libro
di catechismo del figlio
maggiore, si rinfrescò la
memoria sull’argomento e
già s’immaginava di recitare nella parte di Pietro,
«l’unico che sembrava avere le mie fattezze e, soprattutto, molto presente nel
racconto evangelico, cosa
che avrebbe fatto lievitare
il mio cachet». Intuibile la
delusione, quando seppe
che avrebbe impersonato
Barabba (patronimico aramaico che significa Figlio del Padre. Un indizio?, ndr.) e che, per di più,
non avrebbe avuto neppure una battuta. Su questo
Mel Gibson fu tassativo,
«Perché - disse - non c’è nel
Vangelo», affermazione che
gli rivelò come il regista
intendesse lavorare. «Esigeva da noi la più profonda e totale immedesimazione e, quando ci siamo
arrivati, ci è scoppiato il
cuore tanto profondo era il
coinvolgimento: persone
rotte a qualsiasi tipo di
fantasia, persone che ne
avevano viste di tutti i colori, ora, dopo la scena
della flagellazione, erano incapaci di calpestare quel sangue finto; i
tecnici, di solito grossolani
negli atteggiamenti e nelle espressioni, di colpo avevano iniziato a parlare sottovoce, perché anch’essi, inconsciamente, erano rimasti colpiti da ciò che stava
accadendo». Mel Gibson
aveva chiesto che tutto il
film passasse attraverso
i loro occhi e, soprattutto, attraverso gli sguardi di Gesù come nel Vangelo.
Così per girare la scena di
Barabba appena liberato
al posto di Gesù, chiese a
Sarubbi che, mentre scendeva la scala del pretorio,
fissasse su di Lui uno
sguardo carico di stupore
“vero”. Proprio a tale scopo
quello era per tutti il primo incontro con GesùCaviezel, fino a quel momento impersonato dallo
stesso Mel Gibson. «Tutto
mi era venuto così bene, mi
ero talmente immedesimato in quel pazzo scatenato, da dimenticarmi di
guardare Gesù, quando avvertii un forte calore sulla
spalla destra. Come attore mi girai pronto per la
macchina da presa, che
stava dietro Gesù, preparandomi a contrastare lo
sguardo di chi mi avrebbe
guardato come la causa
della propria morte. Immaginavo che Gesù mi stesse
guardando a quel modo;
invece, nei suoi occhi
scorsi una misericordia,
una dolcezza, un’accoglienza che mi spiazzarono completamente. Per
quella persona che ero, la
cosa mi apparve innaturale e incomprensibile. Ne fui
smarrito e rimasi per un
minuto intero a fissare Lui
che mi guardava a quel
modo. Un minuto nella vita
è niente, nel cinema un’enormità, ma nessuno aveva la forza di interrompere
quella corrente che si era
creata tra noi».
Sarubbi non sarebbe
più riuscito a scrollarsi
di dosso quello sguardo
di Gesù e la sua vita ne
sarebbe stata cambiata.
«Nonostante i tantissimi
amici e conoscenti, non
avevo nessuno cui raccontare quel fatto così grande.
Non mi sentivo di dirlo
neppure a mia moglie, né
ai miei genitori che tanto
avevano sofferto per i miei
colpi di testa. Ma era anche straordinario che il mio
personaggio, così secondario, continuasse ad interessare giornali e Tv». E fu proprio un articolo, in cui parlava di quello sguardo, a
procurargli l’invito a cena
da un sacerdote. In realtà,
si ritrovò nel salone di un
oratorio con trecento persone, prevalentemente giovani, e il sommo della meraviglia fu di vederle tutte felici e interessate alla
sua storia e allo sguardo
che gli aveva tolto il sonno.
La meraviglia divenne
sconvolgimento, quando gli
spiegarono che a unirli era
la consapevolezza che
Cristo ci ama e l’amore
per Cristo. «Quest’affermazione mi suonò assolutamente sconcertante e
trasgressiva. Potevo ammetterla sulla bocca di un
bambino che si prepara
alla Prima Comunione, o di
persone ormai di una certa
età. Fui sconvolto che a pronunciarla fosse chi era nella pienezza del vigore e della consapevolezza di sé e
così chiesi di capire». Era
iniziata la seconda, straordinaria esperienza, in cui
nelle circostanze quotidiane della vita avrebbe trovato risposta alle domande che da sempre aveva represso dentro di sé e a quelle suscitate da quell’incredibile esperienza vissuta
sul set.
La prima risposta la trovò
aprendo a caso l’enciclica
Deus caritas est (regalatagli da quel sacerdote): “Il
Signore sempre di nuovo ci viene incontro attraverso gli occhi di
uomini in cui Egli traspare”. «Ecco la risposta
alla domanda che mi faceva piangere da un anno.
Non avevo mai pianto prima ed ora piangevo per
ogni cosa: mi commuovevo
ogni volta che rivedevo il
film; piangevo perché non
potevo ricevere l’Eucarestia, non essendo sposato;
entravo in chiesa e mi fermavo all’ultimo posto, col
cuore che scoppiava dal
desiderio di avvicinarmi
all’altare, ma non osavo,
come quando non si sa
come comportarsi in un
luogo sconosciuto». Così
decise di chiedere la cresima e di sposarsi in chiesa.
«Oggi, la nostra vita è totalmente cambiata, viviamo nella fede, abbiamo
battezzato il quarto figlio
ed è arrivato anche il quinto. Litighiamo come prima,
ma siamo felicissimi; a
scuola i figli continuano ad
andar male, però in casa c’è
Una testimonianza vera, reale, intensa, quella
di Pietro Sarubbi, nell’incontro organizzato venerdì 12 marzo dal Centro Culturale “Don
Minzoni” di Sondrio rappresentato, da Aurelio
Benetti, unitamente alla parrocchia di Poggiridenti di don Livio de Petri e con la mediazione di
Ugo Colombo. L’attore, in arte Pedro, ha interpretato la figura di Barabba nel film capolavoro
di Mel Gibson “The Passion”, sulla passione di
Cristo, un film emozionante, così vero e drammatico, che non si lascia solo vedere, ma che nella
sua forte tensione coinvolge l’animo di chi lo
guarda, così come ha coinvolto e sconvolto l’animo di chi lo ha interpretato. E qui l’uomo-attore
ha messo a nudo, di fronte a una platea gremita
e con molti giovani seduti in terra ad ascoltare,
la propria vita sbandata, spericolata, anche violenta, propria di un giovane che, come tanti oggi,
purtroppo, cercano scorciatoie e credono nelle
effimere chimere di un mondo sempre più ateo e
che cercano risposte là dove non possono trovarle. L’attore, che sul set cinematografico pensava
di recitare una finzione, improvvisamente si è
ritrovato uomo di fronte a una realtà che inconsciamente cercava ma non riusciva a trovare. E,
per quelle che sono le misteriose vie del Signore, tale verità gli si è dischiusa in quei pochi secondi di recitazione, in cui ha incrociato lo sguardo del collega attore che interpretava Gesù, uno
sguardo che per lui in quel momento è apparso
rivelatore, inquietante, che lo ha tormentato in
notti insonni finché ha capito: le risposte che non
trovava erano tutte lì nel Vangelo, il libro della
vita e della verità. Ha incrociato lo sguardo di
Cristo, quello sguardo tanto sottolineato nei Vangeli, specialmente dall’evangelista Marco che documenta come la fede non sia un salto nel buio,
ma l’arrendersi a una evidenza che ci si presenta davanti agli occhi; lo sguardo che noi tutti siamo chiamati a ricercare soprattutto negli occhi
del nostro prossimo. E da qui la riscoperta da
parte dell’uomo-attore dei veri valori della vita,
dal matrimonio, alla famiglia, ai figli, in una narrazione corredata anche da quel fine umorismo
di origine napoletana, che ha suscitato nella platea sorrisi e risate, a dimostrazione che una vita
vissuta nella ricerca e nel segno di Cristo non è
necessariamente una vita da santi, ma può essere la vita di tutti i giorni, vissuta con la gioia e la
pace nell’animo e soprattutto in quella libertà
che il figliol prodigo della parabola ritrova solo
nella casa del Padre. Sarubbi ha concluso la sua
bella testimonianza sottolineando la serenità che
vedeva negli occhi dei tanti presenti credenti,
quella serenità da lui tanto cercata, e lasciando
in noi il desiderio di vedere o rivedere “The
Passion”, anzi, per meglio dire, di guardare quel
film con gli occhi di chi cerca lo sguardo di Cristo.
NORBERTO GUALTERONI
una luce, un’armonia e una
bellezza diverse. Certo, ho
paura di abituarmi a tutto
questo e la sera chiedo di
risvegliarmi sempre con lo
stesso entusiasmo e lo
stesso desiderio.
Eppure, sono sempre una
“schifezza d’uomo” e non
capisco come una tale fortuna possa essere capitata proprio a me. So di dover tutto a questo film e a
chi, come voi, ha la pazienza di ascoltarmi in questi
incontri, dove spesso le risposte non sono io a darle,
ma mi sono suggerite da
voi. Questa sera per me è
stata una felicità enorme
e il vero centuplo è che siete qui con questi vostri occhi così ricchi di fede e luminosi». Davvero il Regno
dei Cieli soffre violenza e i
violenti se ne impadroniscono!
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
MESSA CRISMALE A COMO
GIOVEDÌ 1° APRILE
Partenza col pullman da piazzale Bertacchi, a
Sondrio, alle ore 7.30 (davanti alla stazione dei
treni) e rientro alle ore 16.30 circa. Pranzo al
sacco. Quota: 8 euro. Informazioni e iscrizioni
fino ad e-saurimento posti telefonando a don
Mariano (347-2989078).
CRONACA
P A G I N A
Scuola
Sondrio
32
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/9
Istituto
Pio XII
A
lla fine dell’università, (circa
15 anni fa) sono
stata catapultata per un breve periodo al doposcuola
della “Pietro Imbasciati”
(che è un asilo, ma offriva
il servizio doposcuola ai
bimbi delle elementari) di
Sondrio. Fresca di una
laurea in lettere mi sono
trovata di fronte cinque
ragazzini di 6-7 anni disposti a tutto pur di non
affrontare i loro compiti
di scuola! Forse è stato lì
che ho deciso che non
avrei mai insegnato…Per
la prima volta ho percepito il dramma dell’educatore e dell’educazione:
quale immane lavoro penetrare nella mente del
giovane studente ed estrarre il suo desiderio di
imparare, valorizzare i,
talvolta tiepidi, segni dell’esistenza di un interesse!!!
Qualche anno più tardi,
dopo aver fatto tutt’altro
lavoro, il dramma suddetto mi si è riproposto in termini meno eludibili: la
nascita a raffica dei miei
quattro figli. E, imponente, si è posta la domanda:
“E adesso, come farò a tirarli grandi?”Certo si impara facendo, e i figli che
crescono non lasciano tregua: devi dire loro perché
stanno al mondo e qui casca l’asino. Prima devo
dare io una risposta a tutte le domande che direttamente o indirettamente i figli fanno: Perché essere buoni? Perché fare
fatica? Perché non essere
prepotenti? Perché ubbidire? Perché perche? Bisogna ad un certo punto
decidere se le risposte
vuoi dargliele tu o farle
dare da qualcun altro,
semplice e terrorizzante.
Insomma come e da chi
far tirar grande i figli?
Un ente nato dalla fusione
di due realtà scolastiche:
l’ala materna, storico
asilo di Sondrio,
e la scuola magistrale Pio XII
DOVE
Istituto Pio XII
via Carducci, 12
Sondrio
tel. 0342-200043
www.piododici.it
[email protected]
Visita del Vescovo,
febbraio 2007
I ragazzi
della media
alle prese
con l’Odissea
Per fortuna avevo ed
ho un marito e anche
dei buoni amici che mi
hanno impedito di
comportarmi da struzzo.
E cosi, sei anni dopo
il fatidico doposcuola,
mi sono ritrovata di
nuovo alle soglie dell’
Imbasciati a iscrivere
il mio primo bambino alla
scuola dell’infanzia, non
una qualsiasi, una che mi
aiutasse a tirare su mio
figlio come Dio comanda!
Non mi sono mai pentita di avere scelto questo
istituto che è cresciuto
con il miei bambini, diventando “Il Pio XII” sempre con lo stesso obiettivo: educarli. non istruirli, farli crescere come persone dotandoli di criteri di
scelta che fossero loro, di
strumenti indistruttibili
per costruire la loro personalità.
Ora ho un bimbo in
quasi ogni ordine di scuola: materna, elementare
media, mi mancano nido
e liceo, ma posso ancora
riuscirci!
Stimo molto chi ha la
santa vocazione dell’educatore e ringrazio di cuore gli insegnanti che hanno accompagnato e accompagnano i miei ragazzi, perché mi impediscono
di rimettere il problema
dell’educazione nelle loro
mani: non mi danno tregua nel confronto serrato
che permette di far uscire il meglio da ciascuno.
Talvolta siamo tutti
presi dalle cose da fare,
dalle corse di tutti i giorni per arrivare dappertutto, e ci dimentichiamo per
chi le stiamo facendo; la
nostra famiglia diventa
L’ISTITUTO OGGI
La Cooperativa Nicolò Rusca gestisce oggi, con il supporto di personale accuratamente selezionato e altamente qualificato cinque ordini di scuola:
Asilo nido Ala Materna,
Scuola dell’infanzia Pietro Imbasciati
Scuola Primaria Don Primo Lucchinetti
Scuola Secondaria di Primo Grado Maria Cecilia Turchi
Liceo Scientifico Pio XII
L’attenzione ad ogni esigenza delle famiglie ha portato a stabilire un orario
ampio e flessibile.
Nido e scuola dell’infanzia hanno orari fra i più estesi (7.30-17.30) nella realtà
sondriese .
La Primaria ha un offerta di flessibilità oraria con quattro diversi tipi di temposcuola su cinque giorni. La Secondaria di primo grado ha il tempo scuola su
cinque giorni e offre la possibilità di refezione anche per i giorni senza rientri.
L’anima dell’istituto è caratterizzata da una particolare sguardo alla singola
persona in ogni aspetto del tempo che trascorre a scuola, che si declina, per
esempio,in un momento per il sonno dei bambini alla scuola dell’infanzia, in
due sportelli con psicologi, rivolto a genitori e alunni adolescenti (primo grado e
liceo) e nello studio assistito: un gruppo di insegnanti del Liceo, in modo del
tutto volontario, rientra un pomeriggio la settimana per seguire e aiutare gli
studenti che lo desiderano.
Sono previsti, inoltre, percorsi di recupero motivazionale e di approfondimento
al Liceo e alla Media.
E’ stabilito un rapporto molto trasparente e di collaborazione con le famiglie
anche attraverso il Registro voti e assenze on-line per i genitori del Liceo.
La politica tariffaria punta a premiare la fedeltà delle famiglie con sconti crescenti a chi riscrive i figli a ordini di scuola successivi e notevoli agevolazioni
per il numero di fratelli iscritti contemporaneamente all’istituto.
una nebulosa che offusca le giornate e paradossalmente è proprio
questa scuola che mi ricorda quanto è importante l’attenzione per
la singola persona la
sua singola esigenza…
con gli orari lunghi e
flessibili, fino ad arrivare al portafoglio, con
simpatiche riduzioni
(apprezzatissime dalla
sottoscritta) che crescono
al crescere del numero di
figli e della fedeltà ai diversi ordini di scuola.
Quanti miei errori “educativi” sono venuti a galla da quando sono finita
nell’orbita di questo istituto, quanti aggiustamenti nel modo di guardare i figli, quanta ricchezza nel farsi compagnia nell’avventura di
crescerli. Altrimenti il sacrificio economico sarebbe ingiustificato!!!
Al liceo vadano dove
vogliono, ma pare che qui
non sia malaccio…
LA STORIA
L’attuale Istituto Pio XII è costituito dalla fusione di due realtà scolastiche: l’ala materna, storico asilo di Sondrio e la Scuola magistrale Pio
XII.
La prima, nata agli inizi del ‘900 come orfanotrofio, grazie alla congregazione delle Pie Figlie
della Sacra Famiglia, fu successivamente trasformata in scuola materna con annessa sezione di
Nido. Nel 1991, a fronte dell’impossibilità delle
suore di continuare l’opera educativa intrapresa,
è stata rilevata in gestione dall’Associazione
Educativa Pietro Imbasciati. La scuola materna
ospitava allora 56 bambini più 31 al nido.
La Scuola Magistrale Pio XII, istituita a partire dagli anni ’60 nello stabile di proprietà delle
Suore della Santa Croce, è stata gestita da un’associazione romana (A. E. I.), titolare di gran parte
delle “licenze” di scuola magistrale in Italia, fino
al 1999. In quell’anno l’Associazione fallì improvvisamente e la scuola parve destinata a sicura
chiusura, proprio quando si sarebbe attivato il
Liceo della Comunicazione (creato dal Ministero
allo scopo di sostituire, soprattutto col suo indirizzo sociale, la magistrale divenuta ormai
obsoleta). Nel giro di poche settimane occorse costituire una Cooperativa che rilevasse, dopo un
passaggio legale fra AEI e Provincia Italiana delle Suore della Santa Croce, la gestione della scuola. Nacque così nel luglio del 1999, per iniziativa
di un gruppo formato da amici della scuola, docenti e genitori, la Cooperativa Rusca.
Dall’anno scolastico 2003-2004 la Cooperativa
ha rilevato la gestione dell’Ala Materna in quanto la vicinanza fisica, ma soprattutto ideale delle
due realtà scolastiche sembrava promettere, come
si sta verificando, un perfetta sintonia e sinergia.
Questo passo ha dato vita ad un percorso
educativo dalla tenera età al mondo dell’istruzione superiore senza uguali in Provincia di Sondrio.
Fondamentale è stato ed è l’apporto delle famiglie: la primaria è nata infatti dall’esplicita richiesta delle famiglie della scuola dell’infanzia che
hanno manifestato il desiderio di continuità
educativa per i propri figli. La secondaria di primo grado (la “media”), ultima nata, è sorta in anticipo rispetto alle previsioni, anche in questo caso
per esplicita richiesta di un congruo numero di
genitori.
Il nome Pio XII della Scuola Magistrale è passato così a indicare tutto l’Istituto nel suo complesso, anche se la primaria e la secondaria di
primo grado sono intitolate rispettivamente a Don
Primo Lucchinetti, fondatore delle Pie Figlie e a
Maria Cecilia Turchi una docente, mamma di tre
ragazzi, prematuramente scomparsa dopo una
breve ma intensa vita, illuminata da una fede semplice e forte.
Nel frattempo la Cooperativa si è trasformata
in Cooperativa sociale onlus e ha acquisito, come
ente di formazione, la certificazione di qualità ISO
9001:2008. Anche il Liceo, prima scuola superiore in provincia, ha acquisto tale certificazione per
i servizi di istruzione e, in base alla riforma dei
licei, si trasforma in Liceo Scientifico a partire
dal prossimo anno scolastico.
Una mamma
IL LICEO PIO XII: SCIENTIFICO
DI NOME E DI FATTO
Il liceo della comunicazione, come tutte le sperimentazioni arriverà a conclusione del proprio ciclo, mentre dalla prima classe del
prossimo anno scolastico prenderà avvio un nuovo liceo scientifico che intende salvare l’esperienza positiva della sperimentazione
precedente con qualche elemento di novità.
Il liceo avrà infatti sia l’opzione base (con latino) sia quella delle scienze applicate (più ore di scienze, senza latino). Le due opzioni saranno a loro volta articolate in due sotto-opzioni:
la prima (quella che prevede lo studio del latino) sarà divisa fra
sociale (con due ore di pedagogia e psicologia dalla prima alla
quarta) e giuridico-economica (ore di diritto-economia dalla prima alla quarta); la seconda (quella di taglio ancora più scientifico) si strutturerà fra quella che prevede il semplice rafforzamento di materie come fisica e scienze e quella che aumenta le ore di
educazione fisica e attività sportiva. Si tratta dell’opzione sportiva per la quale il “Pio” è stato meglio conosciuto in questi anni,
anche per aver avuto fra i propri alunni campioni dello sci come la
morbegnese Irene Curtoni.
Tutte le quattro opzioni prevedono un’ora in più di inglese con
docente madrelingua.
L’intendimento è quello di arricchire il percorso liceale di ogni
alunno per aiutarlo a trovare la propria strada.
La caratteristica fondamentale del Pio XII è porre ciascun ragazzo al centro del progetto educativo. E’ uno stile che viene da
lontano ed è legato alle scelte valoriali della scuola e alla la sua
storia.
CRONACA
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
P A G I N A
33
CHIAVENNA TANTI I MOMENTI IN CALENDARIO PER LA PEREGRINATIO DIOCESANA DELLA SANTA DI LISIEUX
Una grande partecipazione
di fede per Santa Teresina
hiavenna e la Valchiavenna hanno accolto con viva partecipazione e sincera devozione le reliquie di
santa Teresina di Gesù
Bambino, giunte in città la sera del 16 marzo e
rimaste fino al pomeriggio del giorno successivo. Una presenza speciale che ha suscitato non
solo curiosità ma ha
smosso la pietà di tanti
fedeli che si sono raccolti attorno all’Urna delle
Reliquie per esprimere
la loro devozione verso
la piccola-grande santa
francese, ancora capace
di parlare al cuore dell’uomo moderno, bisognoso di speranza e di
una strada percorribile
per incontrare il Signore Gesù.
Quella, appunto, che
santa Teresina ha sperimentato personalmente, la così detta “Piccola
via”, praticata dopo aver
scoperto che al centro
del messaggio evangelico Gesù ha messo i “pic-
C
coli”, come bene sottolinea la famosa espressione: “se non diventerete
come i bambini non entrerete nel Regno dei
cieli”.
Per non ridurre il passaggio delle reliquie a un
semplice atto devozionale ma trasformarlo piuttosto in una preziosa occasione alla scoperta del
valore e soprattutto della spiritualità di questa
santa, le comunità cristiane della valle si sono
preparate ascoltando
una bella riflessione del
prof. don Saverio Xeres
che ha presentato, con il
suo stile coinvolgente, il
fascino dell’esperienza
religiosa di santa Teresina. Inoltre, chi voleva
saperne di più ha avuto
a disposizione anche la
proiezione del film “Therèse” del registra francese Cavalier.
Per la Valchiavenna la
straordinaria presenza
delle Reliquie di Santa
Teresina ha voluto essere anche un omaggio a
suor Maria Laura, in
questo anno del decennio della sua tragica
morte. Al battesimo, infatti, aveva ricevuto i
nomi di Elsa Teresina. E
di quest’ultima la suora
era diventata una fervente ammiratrice e soprattutto aveva cercato
di imitarne la spiritualità. Chi conosce gli scritti di suor Laura ritrova
facilmente in essi tanti
richiami allo stile di santa Teresina.
Per queste varie ragioni tanta gente ha voluto
presenziare ai diversi
momenti di preghiera
previsti dal programma,
a cominciare dalla solenne Concelebrazione del
martedì sera in San Lorenzo, alla Messa del
mattino dopo in San Fedele per gli anziani e gli
ammalati, fino a quella
di congedo del pomeriggio. Sorprendente è stata la partecipazione ad
alcuni momenti specifici, come le adorazioni
eucaristiche serali e
diurne, e la veglia notturna curata da alcuni
gruppi. Entusiasmante è
stata poi la partecipazione dei bambini e dei ragazzi, provenienti da tutta la valle, che hanno
riempito la chiesa di San
Fedele nel pomeriggio di
mercoledì per il loro
momento di preghiera
guidato da don Stefano.
In conclusione si può
giustamente dire che
questa peregrinazione
delle Reliquie di Santa
Teresina sia stata per
Chiavenna e la sua valle un evento di grazia di
cui benedire il Signore.
VILLA DI CHIAVENNA INTITOLATA A FRANCESCO LUCCHINETTI
Inaugurata la nuova Caserma
È
toccato al figlio Daniele Lucchinetti e
ai pronipoti Federico e Anita il compito di scoprire le targhe della caserma dei carabinieri di Villa di Chiavenna intitolata a “Francesco Lucchinetti, medaglia
di bronzo al valore militare”. Nella mattinata di domenica scorsa, la caserma
della località Dogana, recentemente ristrutturata,
ha accolto una cerimonia
dedicata alla memoria di
un militare noto e apprezzato in tutta la Valchia-
venna. La figura di Francesco Lucchinetti, carabiniere nato e vissuto a Piuro,
comune che insieme a Villa costituisce la giurisdizione di competenza della
stazione, raccoglie l’attenzione di moltissime persone e in particolare dei colleghi carabinieri, tanto che
la sezione di Chiavenna dei
carabinieri in congedo porta da tempo il suo nome.
Dopo avere preso parte alla
Grande Guerra, durante la
guerra di Libia, nel febbraio del 1924, fu decorato dell’alta onorificenza per le
sue eroiche gesta. Rientrato in patria partecipò anche alla Seconda guerra
mondiale e alla Resistenza. Dopo la fine del conflitto ricoprì l’incarico di presidente della sezione locale dell’Associazione nazionale carabinieri. Pier Luigi Gabrielli, comandante
provinciale dei carabinieri,
si è soffermato sull’impor-
tanza della figura di Lucchinetti, in particolare per
i giovani. «Ricordiamo un
esempio di attaccamento
alla patria e alla propria
comunità - ha detto -. Questa testimonianza di eroismo ci permette di imprimere nelle nuove generazioni il rispetto dei valori
della patria e il senso del
dovere. Attraverso la valorizzazione del ricordo si
creano i presupposti per
una società migliore, fondata su valori sani e pacifici». Luigi Boni, presidente della sezione di Chiavenna dei carabinieri in
congedo, realtà che riunisce
nella città del Mera cento
persone, ha ricordato l’impegno profuso da Lucchinetti nell’Arma e nell’associazione. Giglio Maraffio,
primo cittadino di Villa, ha
proposto un intervento da
sindaco e da ex-carabiniere. «Il nostro paese è un esempio di vita tranquilla e
con dati sulla delinquenza
confortanti a livello nazionale: merito della nostra
gente onesta e lavoratrice,
ma anche della presenza
attiva dei nostri carabinieri
e delle altre forze dell’ordine che fanno sentire tutelati i nostri cittadini». Paolo Lisignoli, sindaco di
Piuro, ha espresso un ringraziamento a Lucchinetti
e a tanti cittadini della
valle che hanno combattuto su diversi fronti. «Onoriamo oggi un concittadino
che è stato considerato un
eroe, nel senso lato del termine, che va al di là di
quanto dimostrato sul
campo di battaglia - ha
spiegato -. Eroe è per noi
colui che fa fino in fondo il
proprio dovere ed è pronto
a sacrificarsi per un compagno o un’idea. Sono stati
molti gli eroi della nostra
valle, sia chi ha combattuto nelle guerre, sia chi ha
affrontato per una vita in-
tera le asperità del nostro
territorio». Ma tra gli aspetti significativi della
giornata non si può dimenticare la partecipazione
delle autorità militari italiane - a cominciare dal
prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari, dal capitano dei carabinieri di
Chiavenna Salvatore Malvaso e dai marescialli Pietro Piccerillo e Danilo Acerra - e svizzere e da numerosi esponenti delle istituzioni e della politica locale, compresi alcuni candidati alle elezioni regionali, oltre a molti cittadini. «A nome della famiglia
ringraziamo tutti i presenti e chi ha promosso questa manifestazione», ha
spiegato Alessandra Lucchinetti, “madrina” dell’iniziativa. Anche la banda musicale di Villa ha
preso parte all’iniziativa.
S.BAR.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
SONDRIO AL POLICAMPUS IL CONVEGNO NAZIONALE DI GEDA
«Intraprendenze»
giovanili a confronto
I
l tema dei giovani
ancora al centro del
dibattito in Provincia di Sondrio. Immagino un’immediata reazione: ma che cosa
si può dire di nuovo sui
giovani, visto che a loro
vengono dedicati ripetuti convegni, incontri,
conferenze e discussioni? Eppure nel convegno
nazionale che si è svolto
presso il Policampus di
Sondrio, nella giornata
di venerdì 19 marzo, sia
per l’autorevolezza dei
relatori, sia per la partecipazione di alcuni tra
gli esponenti più attivi (e
riflessivi) della componente giovanile, sono
emersi
interessanti
spunti, che meritano di
essere segnalati. L’iniziativa, come ha illustrato il coordinatore dell’incontro Stefano Bertalli, è nata nell’ambito del
progetto GEDA (Giovani
Energie di Attivazione),
in corso di attuazione da
un paio d’anni e, in particolare, da un Laboratorio sociale che si è occupato di svolgere un’indagine approfondita sulla condizione giovanile.
Il primo momento, quindi, ha voluto essere un
confronto tra alcuni giovani e i rappresentanti
delle istituzioni. Anche i
successivi interventi
non hanno avuto la consueta forma delle relazioni, ma si sono svolti
sotto forma di interviste,
sull’esempio dei talkshow televisivi. Una modalità certo più vivace
nella forma, ma non diversa nella sostanza,
perché, in pratica, chi si
presenta ad un incontro
ha già un suo discorso
preparato ed è difficile
che si inneschi un vero
dibattito. Interessanti le
riflessioni dei sindaci di
Sondrio e di Morbegno.
«Ogni volta che in Comune abbiamo preso delle
iniziative a favore dei
giovani – ha dichiarato
Alcide Molteni – ho
sempre avuto l’impressione di non centrare
pienamente il bersaglio.
Per questo si è voluto
creare uno spazio come
il Policampus, nel quale
poi i giovani possono
adottare le iniziative che
L’INFELICITÀ DESIDERANTE DEI GIOVANI,
L’INFELICITÀ SENZA DESIDERI DEGLI ANZIANI
La frase tracciata dalla mano di un ragazzo sul muro di una casa a
Roma: «Ridateci il futuro». Il romanzo di un autore tedesco, Peter Handke,
scritto per ricordare la madre morta suicida. Un filo conduttore: l’infelicità, quella di un giovane romano che ha perso la speranza in un domani
possibile, e quella, con esito tragico, di un’anziana signora che si è sentita
privata di un futuro, a tal punto da decidere di negare se stessa.
Da questi due ricordi ha preso l’avvio la conferenza del sociologo Aldo
Bonomi, che si è svolta venerdì 19 marzo presso la sede dell’Unitre di
Sondrio. Titolo: «L’infelicità desiderante dei giovani, l’infelicità senza desideri degli anziani». Giovani e anziani, dunque, con in comune il filo
grigio di un’esistenza spenta. A dividerli mezzo secolo di storia che ha
cambiato radicalmente il mondo. Un mutamento che il sociologo ha riassunto in un’ efficace immagine, quella dei «mezzi e dei fini». «Ricordiamo
tutti come siamo usciti dalla guerra, tra le macerie e la penuria dei generi, alimentari e non. La nostra generazione, quella di noi che abbiamo
superato i sessant’ anni, è, dunque cresciuta con “mezzi scarsi”. I “fini”,
però, gli obiettivi, erano “certi” », ha detto Bonomi. «Nella penuria dei
mezzi, noi giovani di allora avevamo un futuro da costruire basato su
degli obiettivi sicuri, fonte di sicurezza e di appagamento: formare una
famiglia, costruire una carriera professionale, far studiare i figli, conquistare la casa di proprietà. Sapevamo anche come si nasceva e come si
moriva. Ora, invece, si può nascere in provetta e si discute dell’eutanasia». Trasformata dal mutare dei tempi, la realtà delle nuove generazioni
si è addirittura capovolta. «Nella società della rivoluzione tecnologica»,
ha proseguito il relatore, «la generazione dei nostri ragazzi è cresciuta
con mezzi abbondanti e fini incerti. Avvolti e forse ovattati dal benessere,
non hanno, però, nessun obiettivo sicuro. I matrimoni falliscono, il lavoro
non c’è o se c’è è precario, progettare un futuro è quasi impossibile. Ed
ecco l’infelicità desiderante dei giovani: i desideri possono essere tanti,
ma appaiono irraggiungibili. E a volte questi ragazzi che desiderano tutto,
si alzano in volo, come Icaro, con le ali di cera verso il sole, per poi
precipitare. E questo è il dramma dei tanti suicidi nella nostra valle».
Chi, invece, è arrivato alla terza età della vita e pensa di aver esaurito
tutte le sue possibilità, soffre di un’infelicità senza desideri. Non ha più
un ruolo sociale, si trova spesso a vivere nella solitudine, non sa come
raffigurarsi il domani.
Di fronte a questo triste quadro, Bonomi propone una soluzione: un
patto di solidarietà. «Giovani e anziani possono fare un’alleanza, costruire
un’unione basata sul dialogo, sulla ricostruzione delle relazioni e sul reciproco ascolto, a partire proprio dai loro malesseri. Per gli anziani vuol
dire darsi la possibilità di confrontarsi con l’ipermodernità, scoprire e inserirsi nel cambiamento, per viverlo. Per i giovani, recuperare le radici e
la solidità di un passato, per far fronte al loro attuale spaesamento. Per
tutti non avere paura del proprio disagio, ma avere il coraggio di dire che
si soffre dentro ». Perché se i tempi sono particolarmente difficili, la comune sofferenza può trasformarsi in progetto. Insieme si può immaginare e costruire il futuro.
MILLY GUALTERONI
a loro sembrano più opportune». Ad Alba Rapella, invece, è stato
chiesto quali siano gli
ambiti nei quali i giovani possono svolgere compiti di responsabilità.
Semplice, ha risposto:
facendo parte delle varie
associazioni, entrando a
lavorare direttamente
nella pubblica amministrazione e, naturalmente, diventando amministratori attraverso
le competizioni elettorali. I progetti che vengono elaborati a favore dei
giovani sono importanti,
ha ricordato il responsabile regionale Antonio
Fatigati, ma devono avere una continuità nel
tempo e non essere dedicati solo alla soluzione
di problemi temporanei.
La Regione Lombardia
cerca di promuovere i
giovani talenti, premiando soprattutto l’imprenditorialità e sta sviluppando molto la rete
degli ostelli. Stimolante,
come sempre, l’intervento di Aldo Bonomi.
Alcuni temi del suo discorso, però, sono stati
da lui ripresi e ampliati
nell’intervento tenuto lo
stesso giorno presso
l’Unitre di Sondrio e si
possono quindi leggere
nell’articolo dedicato a
quell’incontro. Il sociologo si è rivolto in particolare a coloro che si occupano delle politiche
giovanili. All’interno di
questa componente so-
ciale, ha affermato, si
possono distinguere tre
gruppi. Ci sono anzitutto i «talentuosi», che
non hanno bisogno di
aiuto, perché si arrangiano da soli a trovare la
strada nel campo degli
studi e poi dell’occupazione professionale. All’opposto ci sono coloro
che Bonomi chiama pittorescamente «del giro
dei camosci», presi cioè
in un moto perpetuo tra
bar, discoteche e anche
mondo della droga. Costoro presentano già delle patologie, che richiedono l’intervento di specialisti. Il gruppo più numeroso è quello dei «silenti», che non parlano,
non si esprimono. Sono
i più difficili da contattare, ma anche i più bisognosi di aiuto ed è quindi su di loro che va concentrata la maggiore attenzione degli operatori.
Piergiorgio Reggio,
dell’Università Cattolica, si è trovato per molti aspetti in sintonia con
l’analisi di Aldo Bonomi,
ma ha saputo aggiungere alcuni interessanti
approfondimenti di natura psicologica. I giovani,
«fragili e spavaldi», che
rappresentano «un’infelicità desiderante», oggi
possiedono «un eccesso
di possibilità, che però
non si traducono in potere reale, in scelte per
sé e per gli altri. Tutto
ciò genera in loro una
sofferenza più sottile e
più frustrante, perché
hanno la consapevolezza
che l’insuccesso dipende
solo da loro». Sono la
«generazione del sentire», è vero, perché i giovani compiono un gran
numero di esperienze,
anche forti. Queste,
però, sono di breve durata, come dei flash in
rapida successione e possono anche non incidere sul loro processo formativo, come avviene
invece con le esperienze più profonde. Il compito educativo appare
quindi problematico. È
importante, secondo il
relatore, tenere presente che non c’è un solo
modo per crescere, quello vissuto dalla nostra
generazione, ma ce ne
possono essere altri, che
rappresentano comunque delle incognite.
Dopo i due «relatori ufficiali», sono entrati nel
salotto, per essere intervistati da Luca Verri,
alcuni giovani impegnati in vario modo nelle
amministrazioni, nel
mondo del volontariato
IL MINISTRO MARONI A DELEBIO
La scorsa settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni era in Bassa Valtellina per consegnare al
prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari un bene
confiscato alla mafia nel comune di Delebio. Si tratta di una villetta confiscata dallo Stato a una banda
di estorsori e truffatori che operava, in prevalenza,
nel Lecchese e nel Comasco. L’abitazione sarà trasformata in un asilo nido. Grande la soddisfazione
espressa dalle autorità locali per questo intervento.
La presenza del Ministro è stata l’occasione per affrontare temi di ampio respiro. Maroni, particolare,
ha parlato dell’Expo 2015 Per evitare possibili infiltrazioni mafiose verrà creata una “lista bianca” di
aziende al di sopra di ogni sospetto verso la quali si
cercherà di fare confluire i lavori, oltre all’istituzione
di una commissione tecnica e di inchiesta che possa
monitorare tutti gli appalti. Sarà anche istituita la
tracciabilità di tutti i flussi di denaro, una vera e
propria novità in ambito europeo.
P A G I N A
35
o delle attività professionali: Enrico Bongiolatti, Matteo Oreggioni,
Federico Marveggio,
Adelina Colombo, Michela Grosina e Davide Fasolini. Com’era
da aspettarsi in presenza di personalità così
spiccate e già impegnate socialmente, al loro
interno si è sviluppato
subito un vivace confronto. «In Valtellina ci
sono molte possibilità di
lavoro: basta saperle cercare ed avere coraggio…
È vero quello che si dice:
non abbiamo una direzione comune che ci porti da qualche parte… Noi
giovani amministratori
veniamo arruolati, ma
poi non ci vengono dati
spazi di responsabilità…
Abbiamo l’impressione
che tante cose ci scorrano sopra, senza che noi
abbiamo qualche potere
decisionale al riguardo…
Sarò felice quando mi
sentirò pienamente inserita nella vita comune
di tutti e non confinata
in una specie di riserva
indiana destinata ai giovani…». Peccato che un
simile dibattito sia stato
brutalmente interrotto
perchè era stato superato abbondantemente l’orario per la pausa pranzo. Appare evidente che,
in un convegno dedicato
alle intraprendenze giovanili, questo momento
doveva essere collocato
al centro dei lavori, tagliando interventi meno
significativi.
Nel pomeriggio, i lavori del convegno si sono
articolati in cinque workshop (gruppi di lavoro),
in ciascuno dei quali l’attività locale si è confrontata con esperienze simili di altre zone sui seguenti temi: impegnarsi nel sociale; intraprendere nel lavoro; coltivare dialogo; sviluppare
creatività; crescere sperimentando. Al termine,
ogni gruppo ha indicato
una serie di «buone prassi», molto concrete, individuate attraverso l’esperienza e da proporre
a tutti gli operatori nel
mondo giovanile. Una
efficace sintesi è stata poi
effettuata da Ennio Ripamonti, che ha ricordato come negli ultimi
vent’anni «le politiche
giovanili, partite da inizi incerti, siano diventate grandi, approdando
all’istituzione di un Ministero della gioventù».
Gli ingredienti principali di ogni politica giovanile sono: gli spazi, fisici
e mentali, che spesso
mancano; i ruoli, che segnano il passaggio all’età
adulta; le risorse, economiche e umane; le esperienze, da fare e da fornire ai giovani. «I Paesi
europei che hanno fatto
le migliori politiche giovanili – ha concluso Ennio Ripamonti – sono poi
quelli che hanno più facilità ad inserire i giovani in ruoli di grande responsabilità». Il convegno si è concluso con la
simpatica cerimonia di
premiazione del concorso «Vedo, sento, parlo»,
al quale hanno partecipato numerosi ragazzi.
CIRILLO RUFFONI
CRONACA
P A G I N A
36
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
PONTE IN VALTELLINA L’INCONTRO CON DON ANTONIO SELLA
Imparare «nuovi stili di vita»...
D
me viene rispettato l’ambiente e così via. Oggi
non è più sufficiente fare
l’elemosina e mandare
aiuti ai Paesi poveri: è
come dare loro degli
antidolorifici. Per guarire i loro mali dobbiamo
cambiare i nostri stili di
vita, ad esempio privilegiando il commercio
equo-solidale, che cerca
di dare una giusta retribuzione ai produttori,
adottando una finanza
etica e quindi togliendo
i nostri soldi dalle ban-
che coinvolte nel traffico mondiale di armi. Se
manca un nostro atteggiamento critico, possiamo diventare complici
delle ingiustizie e dei
mali del mondo… Se invece stabiliamo un nuovo rapporto con le cose,
possiamo recuperare anche le relazioni umane:
e questo è un settore nel
quale ci giochiamo la felicità». Quali sono i modi
più semplici? «Salvando
il saluto», che nelle città viene sempre più tra-
MORBEGNO PER LA STRUTTURA SAN GIUSEPPE
scurato (lo stesso don
Adriano ne ha dato un
esempio, all’inizio della
serata, stringendo la
mano a tutti i presenti,
per la verità non molto
numerosi), spegnendo il
televisore durante i pasti, sviluppando la pedagogia del dialogo e la terapia dell’incontro.
Per quanto riguarda il
rapporto con la natura e
con la mondialità, il relatore ha poi sviluppato
una lunga serie di considerazioni sui temi dei
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
sta consiste nel distinguere ciò che è fondamentale nella vita da
tutto il superfluo, generato dai bisogni indotti
dalla pubblicità. Nelle
nostre case abbiamo migliaia di oggetti che non
sono strettamente necessari, ha affermato il
relatore. Ebbene, dobbiamo compiere «l’operazione zaino», fare cioè
esattamente come quando ci accingiamo ad affrontare un lungo e difficile cammino in montagna e allora cerchiamo
di ridurre il peso liberando il nostro zaino da tutto ciò che non è indispensabile. «Sobrietà non è
privazione, ma è liberazione dalle cose». Questo
ci consente di recuperare più tempo da dedicare ai quattro nuovi rapporti che noi possiamo
stabilire: con le cose, con
le persone, con la natura e con la mondialità.
«Dobbiamo trasformarci
da consumisti in consumatori critici (consumattori) – ha affermato
don Adriano -. Fare la
spesa è un atto morale,
perché richiede da noi
delle scelte e delle conoscenze, ad esempio su
come è stato ottenuto
quel prodotto, come sono stati retribuiti i lavoratori, come vengono
sfruttate le risorse, co-
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
on Adriano
Sella, missionario saveriano
che ha operato
diversi anni in
Brasile, ora titolare della pastorale sociale e del
lavoro della diocesi di
Padova, ha tenuto un
incontro a Ponte in Valtellina, martedì 16 marzo, su iniziativa dell’Azione cattolica, della
Caritas diocesana e dell’associazione Pax Christi. «Se diamo uno sguardo alla realtà – ha esordito il relatore – vediamo tante cose belle, che
infondono speranza, ma
vediamo anche molti
problemi che affliggono
la società e fanno soffrire». Anzitutto viviamo
immersi in un «consumismo che ci consuma»,
perché fa girare intorno
a sé tutta la nostra vita,
con un ciclo perverso.
Lavoriamo per guadagnare molto, poi a casa
nostra siamo bombardati dai messaggi promozionali che inducono
nuovi bisogni e, di conseguenza, passiamo il
tempo libero nei centri
commerciali per fare acquisti. In questo modo
le cose non sono più al
nostro servizio, ma siamo noi al servizio delle
cose. «Ci stiamo riducendo sempre più a tubi
digerenti che ingurgitano prodotti e scaricano
rifiuti, dimenticando di
essere persone umane
con ben altre esigenze».
Un secondo grande problema è costituito dalla
«povertà relazionale»,
che ha come sue più gravi manifestazioni i bambini abbandonati davanti alla TV, i giovani in
preda al disagio, gli adulti che vivono nel malessere e gli anziani lasciati soli. Vi sono poi i problemi oggi ripetutamente denunciati anche dai
movimenti ambientalisti, come quelli causati
da «una natura sempre
più inquinata, impoverita e privatizzata»; vi è
l’allarmata visione del
mondo oppresso da guerre, discriminazioni ed
esclusioni. «È necessario
che noi operiamo un radicale cambiamento - ha
affermato con forza don
Adriano -. I nuovi stili di
vita sono un’esigenza
della nostra fede, come
dimostrano i testi biblici,
la dottrina sociale della
Chiesa e gli interventi
dei Pontefici. Per questo
oggi viene introdotta
anche nei seminari una
teologia pastorale dei
nuovi stili di vita».
Ma in che cosa consistono esattamente? In
semplicissime azioni
quotidiane; in banali abitudini giornaliere che
tutti possiamo acquisire.
«Per questo non sono
necessari eroi e neppure santi, ma solamente
cittadini solidali e cristiani responsabili». I
nuovi comportamenti
possono svilupparsi su
un binario fondamentale che è la sobrietà. Que-
rifiuti, del risparmio energetico, delle fonti di
energia alternative, dell’utilizzo dell’acqua, che
ricalcano fedelmente le
proposte avanzate, ad
esempio, dal nostro Erik
Ezechieli, con la teoria
dello «sviluppo sostenibile» o dello stesso Beppe
Grillo, quando denuncia
in maniera sarcastica le
bottiglie di acqua minerale, che vanno da un
capo all’altro della penisola, con grande spreco
di risorse e di energia.
Sono temi di grande rilievo, sui quali è in corso un vivace dibattito ad
ogni livello. I problemi,
tuttavia, non sono così
semplici come potrebbe
apparire a prima vista,
perché oggi l’economia è
come un grande meccanismo, che interessa direttamente ogni aspetto
sociale e ogni angolo del
pianeta. Un comportamento virtuoso guidato
dalla «sobrietà», come
quello proposto, ad esempio, provocherebbe
un vertiginoso calo dei
consumi. Che cosa significherebbe questo, se
non una immediata crisi dalle dimensioni spaventose, con chiusura di
fabbriche, licenziamento
di operai e famiglie ridotte alla disperazione?
CIRILLO RUFFONI
POGGIRIDENTI CATECHESI
Taglio del nastro insieme Mostra su Giotto
esta grande per l’inaugurazione del
complesso di San
Giuseppe venerdì
19 marzo a partire
dalle ore 18.30 a Morbegno,
alla presenza di oltre mille parrocchiani che hanno
preso parte alla celebrazione della santa messa prima e del divertimento poi.
Il vescovo monsignor
Diego Coletti si è detto
onorato di essere stato invitato e ha espresso ripetuti apprezzamenti per
un’opera “orientata alla socializzazione, alla vita fraterna e all’impegno educativo”. Emozionato e determinato come sempre l’arciprete don Andrea Salandi ha ricordato ancora una
volta i volontari che in due
F
anni di lavoro gratuito hanno permesso il restyling
della struttura firmata
Caccia Dominioni. “Come
San Giuseppe (festeggiato
proprio nella giornata)
avete lavorato con amore e
fiducia, anche nei momenti più critici”. A guidare i
volontari riuniti nell’associazione S. Luigi, oltre all’arciprete, Marco Bongio
e Beppe Maloberti. Al taglio del nastro anche il sindaco di Morbegno Alba
Rapella. A bocca aperta la
folla che si è precipitata a
visitare la nuova struttura: 1400 metri quadrati
suddivisi nei 600 metri
della polivalente Sala
Ipogea capace di ospitare
oltre 300 persone per una
conferenza - qui le sedie
rosse spiccano su un bel
parquet scuro - a teatro o a
un banchetto, oltre ai 600
metri complessivi di un altro ampio spazio che, grazie a pareti scorrevoli, può
diventare tre sale distinte.
Il tutto corredato da impianto di riscaldamento e
impianto elettrico domotico all’avanguardia. Oltre
alla lavanderia, una attrezzatissima cucina che
per l’inaugurazione, sotto
l’attenta guida di Paolo
Speziale, ha sfornato risotto giallo, gnocchetti
chiavennaschi, bruschette,
salumi, formaggi e dolci in
quantità, oltre alle torte
giunte da casa, il tutto gustato in un tendone montato ad hoc nei pressi della
struttura. La festa si è conclusa con lo stupendo musical del Gruppo Teatro
Oratorio Morbegno, per
la regia di Daniela Scarinzi, dal titolo “Una storia d’amore”, con musiche
di Fabio Baggio. La storia
musicata della sacra famiglia è riuscita a coinvolgere tutti i presenti ed in particolare monsignor Coletti,
che in chiusura di spettacolo ha ballato e cantato
con i ragazzi dal palco. A
questi ragazzi in particolare ha pensato la comunità nel realizzare questa
struttura perché diventi
luogo di festa, accoglienza,
aggregazione, solidarietà e
preghiera, a questo pensava il compianto arciprete
don Antonio Marchesini, ricordato da don Andrea
quando ha posato la prima
pietra del complesso.
n’interessante alternativa al catechismo
della domenica l’ha offerta ai bambini del
catechismo di Poggiridenti l’Istituto Pio XII
che, fra le sue molteplici ed apprezzabili
iniziative, ha promosso, presso il Palazzo
della Provincia di Sondrio, una mostra dal titolo “Il
Vangelo secondo Giotto”. L’oggetto dell’evento è la
cappella degli Scrovegni, riprodotta per l’occasione
su pannelli, che i nostri ragazzi hanno potuto ammirare domenica 21 marzo. Giotto la dipinse, dividendo il suo lavoro in 40 scene, tra il 1303 ed i primi
mesi del 1305, trattando il tema della salvezza, su
incarico di Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere
di Padova, che fece costruire la cappella come oratorio privato e futuro mausoleo della famiglia, intitolandola a Santa Maria della Carità. Dio che avvia
la riconciliazione con l’uomo, le storie di Gioacchino
ed Anna, genitori di Maria, le storie di Maria, dalla
nascita al matrimonio con Giuseppe, l’Annunciazione, la Visitazione, la vicenda terrena di Gesù, il tradimento di Giuda, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, i sette Vizi, le sette Virtù ed il Giudizio
Universale sono le stupende rappresentazioni di
Giotto che ci hanno rapito ed entusiasmato.
U
CAMILLA NOBILI
P A G I N A
38
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
VERSO IL CONVEGNO “TESTIMONI DIGITALI”
Una grande opportunità
«
U
na grande opportunità”. Così Benedetto XVI definisce “il mondo digitale” nel messaggio per la 44° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
L’opportunità comporta che in
particolare i presbiteri, destinatari principali ma non esclusivi
del messaggio, si sentano interpellati “ad essere testimoni, nel
mondo di oggi, della vita sempre
nuova, generata dall’ascolto del
Vangelo di Gesù” e”annunciatori
appassionati della buona novella nella nuova “agorà” posta in
essere dagli attuali mezzi di comunicazione”.
Sono queste considerazioni ad
aver spinto, Gabriella Collesei,
direttore di “Comunicare la
fede”, a dedicare l’ultimo numero della rivista di catechesi, pastorale e comunicazione, proprio
al convegno “Testimoni digitali”.
“Testimoni e annunciatori – scrive il direttore - perché di questo
abbiamo bisogno tutti: di entrare in contatto con persone che
abbiano qualcosa di importante
da comunicare, un messaggio
che forse non cambia la vita, ma
può cambiare la prospettiva di
vita. E’ l’opportunità di testimoniare la necessità di una presenza che salva, di un orizzonte di
speranza che va oltre il contingente e che dà senso a ogni quotidiana fatica”. “Evangelizzare
nella cultura digitale”, allora, è il
frutto di quella passione che
muove tante realtà ecclesiali
“lanciate” nella sfida comunicativa innovativa, per far giungere
il messaggio evangelico anche ai
lontani”.
Secondo la ricerca “parrocchie
e internet”, commissionata al dipartimento Istituzioni e Società
dell’Associazione web-master
Cattolici Italiani - di cui la rivista
anticipa i risultati - La diffusione di siti internet parrocchiali
continua ad essere un fenomeno
in rapida crescita, all’interno di
quello che è definito come un
“vero e proprio movimento spontaneo di siti parrocchiali”. Il computer e internet sono ampiamente diffusi tra i parroci italiani.
L’85,7% della parrocchie italiane
ha almeno un computer e nel
70% esiste una connessione a
internet. Il 61,7% ha un indirizzo di posta elettronica. Tutto ciò
avviene nonostante l’età avanzata della maggior parte dei parroci: quasi il 50% ha più di sessant’anni.
“I siti web, i blog, i social
network – scrivono Paolo Mancini e Rita Marchetti dell’Università di Perugia - si vanno affermando come occasioni comunicative per rafforzare le reti sociali
preesistenti che non minacciano
le interazioni faccia a faccia”. I
ricercatori evidenziano anche le
potenzialità della rete che “offre
la chance di andare a scovare i
più lontani”. “Alcuni operatori
pastorali – concludono - stanno
utlizzando il web per arrivare a
coloro che diversamente non riuscirebbero a raggiungere. Spesso
i lontani sono i giovani che, allo
stesso tempo, sono anche i maggiori utilizzatori delle nuove tecnologie. Internet è, dunque, uno
strumento e un ambiente delle
attività pastorali, di evangelizzazione e di comunicazione dei
sacerdoti, attraverso il quale
sono in grado di rispondere adeguatamente, rinnovan-dosi,a un
contesto di riferimento in cui la
domanda di religione è sempre
più individualizzata”.
“La comunicazione di Gesù –
conclude Gabriella Collesei - ha
avuto nelle parabole un’espressione originale, che evidenzia la
capacità di coinvolgere l’interlocutore e di far emergere la forza
persuasiva dell’esperienza che
apre al mistero di Dio e dell’uomo. Nella prassi concreta la
Chiesa ha più che mai bisogno di
comprendere le nuove strategie
comunicative come espressioni
culturali, sociologiche e antropologiche e come luogo teologico
dove si concretizza l’annuncio e
la testimonianza della fede”.
Da qui nasce l’esigenza della
catechesi di “ripensare le proprie
finalità non soltanto a partire
dall’oggetto del proporre, l’esperienza di fede, ma anche dalla
realtà del destinatario, immerso
nella cultura di comunicazione”.
Tele
IL
comando
Domenica 28.
Le
frontiere dello Spirito,
C5,8,50. Riflessioni sull’anno
sacerdotale. Messa delle
palme,
Rai1, 9,30. Il
virginiano, R4, 13,50. Film
tv western. Robots, It1,
16,45. Film d’animazione originale e ben fatto. Per un
pugno di libri, Rai3, 18,00.
Gioco sui libri tra scuole sul
libro il mondo nuovo di
Huxley. E.T. l’extraterrestre, It1, 19,00. Film cult
di fantascienza di Spielberg.
Per la famiglia. Tutti pazzi
per amore 2, Rai1, 21,30.
Fiction di successo . Fratelli
Benvenuti, C5, 21,30. Fiction in 6 puntate con M.Boldi.
Che tempo che fa, Rai3,
20,10. NCIS, Rai2, 21,00.
Telefilm.
Report, Rai3,
21,30. Fecondazione assistita. Speciale Tg1, Rai1,
23,40. La gaia scienza, La7,
21,35. Doc.
Lunedì 29. Speciale
elezioni, Rai1, 21,10. Conduce B. Vespa. Minissima
2010, Rai2, 21,05. Varietà
con Paolo Limiti. Speciale
Tg La7, Regionando 2010,
La7, 21,10. Attualità. Baciami piccina, Iris, 21,00 Commedia. Chi l’ha visto?, Rai3,
21,05. Attualità. L’impero
dei lupi, R4, 23,35. Film
thriller con Jean Reno. Per
adulti. La storia siamo noi,
Rai2, 23,55. Nel 5° anniver-
sario della morte di Giovanni
Paolo II, uno speciale ripercorre
il suo pontificato.
Martedì 30. Capri 3, Rai1,
21,10. Fiction. Ballarò, Rai3,
21.10. Attualità. Zelig, C5,
21,10. Varietà. Dr. House, It1,
21,10. Telefilm. Senza traccia,
Rai2, 21,05. Mission, La7,
21,10. Film sulle riduzioni del
Paraguai dove i gesuiti avevano
creato una società egualitaria e
rispettosa dei valori degli indios.
Con R. De Niro e J. Irons. Fronti di guerra, RaiStoria 21,00.
Doc.
Mercoledì 31. Mystic
River, Rai3, 21,10. Ottimo film
drammatico per adulti di C.
Eastwood con Sean Penn. L’atra
donna del re, C5, 21,10. Film in
costume. E’ la storia delle sorelle Anna e Maria Bolena. Ritratto barocco dell’Inghilterra del
XVI secolo Don Gnocchi l’angelo dei bambini, R4, 21,05.
Film di C. Torrini. Le iene
show, It1, 21,10. Programma
pungente che fa le pulci ai grandi. Stregata dalla luna, Rai4,
21,00. Commedia divertente con
Cher e N. Cage.
Giovedì 1. Stasera è la tua
sera, Rai1, 21,10. Spettacolo.
Medium, Rai3, 21,10. Nuovi
episodi. Ris – Roma, C5, 21,10.
Fiction italiana. Dixit: In nome
della razza, Rai Storia 21,00.
Documentari. Little miss Sunshine, R4, 23,30. Commedia
vincitrice di 2 oscar.
TESTIMONIANZA
CRISTIANA E CONTINENTE DIGITALE
Sabato 27 marzo, dalle 9.30 alle 12.30, a Milano si terrà il convegno “Testimonianza cristiana e continente digitale” a cui interverranno tra gli altri il Vescovo di Como, mons. Diego Coletti, e l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi. L’appuntamento,
organizzato al teato Gnomo dagli Uffici delle Comunicazioni Sociali delle diocesi lombarde, rientra nel calendario di appuntamento in vista del convegno “Testimoni digitali” che si terrà a Roma
alla fine di aprile. All’incontro sono invitati tutti gli operatori della
cultuira e della comunicazione con un particolare riferimento alle
parrocchie. Tra gli altri relatori i docenti dell’Università Cattolica Ruggero Eugeni e Chiara Giaccardi, oltre al vice-direttore
dell’Uffico Comunicazioni Sociali della Cei, don Ivan Maffeis.
INFORMATIVA PER GLI ABBONATI
Venerdì 2. Domande
su Gesù, Rai1, 14,10. Per riflettere sul venerdì santo.
Non abbiate paura, La
vita di Giovanni Paolo II,
La7, 14,05. Film sulla vita del
papa GPII. Porta a porta,
Rai1, 20,30. Speciale Venerdì
santo. Via crucis, Rai1,
21,10. Mi manda Raitre,
21,10. Attualità. La bussola
d’oro, Rai2, 21,05. Film fantastico per ragazzi. The
terminal, R4, 21,10. Ispirato ad una storia vera, le disavventure di un passeggero
intrappolato in un aeroporto.
CSI, It1, 21,10. Poliziesco.
Tv7, Rai1, 22,40. Attualità.
Sabato 3. Sulla via di
Damasco, Rai2, 10,30. Rubrica religiosa. A sua immagine, Rai, 17,10. Casper,
It1, 19,00 film d’avventura
per famiglie. Ti lascio una
canzone, Rai1, 21,10. Spettacolo con A. Clerici alla ricerca di nuovi talenti. Ulisse,
Rai3, 21,30. Il coraggio.
L’ispettore Barnaby, La7,
21,35. poliziesco inglese. Il
Re dei Re, R4, 20,15. Film
storico sulla vita di Gesù.
Tg2 Dossier, Rai2, 0,50.
Apokalypsis, Rai3, 23,25.
Spettacolo. Interpretazione
dell’ Apocalisse di S. Giovanni.
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LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 MARZO 2010
P A G I N A
39
LA VISITA DI BENEDETTO XVI AI LUTERANI DI ROMA
UN SEMPLICE GRAZIE
SANTA TERESA PELLEGRINA! «PER NOI È IL GIORNO DELLA GIOIA»
«
S
anta Teresina del Bambin Gesù e del Volto
Santo,per tutti Santa
Teresina di Lisieux, è
tornata nella nostra
Diocesi e questa volta nella nostra Casa Madre la Cattedrale!
Grazie Signore per questo
grande dono, per questa visita
che non avrei immaginato potesse rinnovarsi a così breve distanza. Mi sembra appena trascorso
quell’8 novembre 2007 quando la
santa reliquia passò di qui.
Grazie per l’accoglienza che è
stata data a questa “piccola Santa” che ci ha lasciato bellissimi
scritti, che ci ha tracciato quel
sentiero di “infanzia spirituale”.
Grazie santa Teresina, dolcissima sorella, esempio di virtù che
nel silenzio del Carmelo hai “visitato” il mondo !
Grazie per tutto quello che hai
già fatto e per quello che continuerai a fare per tutti noi, per i
petali di rose che lascerai cadere
sulla nostra Diocesi, semi di vocazione sacerdotale e missionaria. Tu sola, e il Buon Dio, sapete quante e quali grazie sono state chieste, ma sappiamo che “ve
ne saranno di più grandi”.
Grazie a tutti coloro che hanno
contribuito, secondo le competenze, alla realizzazione di questo momento importante.
Grazie per tutti coloro che hanno continuato a farti compagnia
nelle ore di veglia, cullandoti e
lasciandosi cullare dalle “note
del cuore”.
Grazie per “quel resto d’Israele” cui è stata concessa la grazia
di salutarti alla partenza, avvenuta nell’ora del mattutino, in
unità con quella parte silenziosa
che nel Cuore della Chiesa opera
e vive nel nascondimento.
Grazie, Signore per questa
unità di Chiesa, per questa docilità allo Spirito che vorremmo
sempre più presente in noi e nel
mondo. Ciao, santa Teresina,
amica di tutti i giorni. Sì, di tutti
i giorni perché tu sei nei nostri
cuori, sei con noi, nella nostra
preghiera quotidiana, abbiamo
salutato quell’urna con le tue reliquie ma la tua visita resta nel
nostro cuore, dolce e tenero ricordo, nella speranza di vederti quale tu sei , nella Gerusalemme Celeste, nella gloria dei Santi.
Grazie , infinitamente grazie,
Signore per questo dono del Tuo
Immenso Amore.
R. V.
LETTERE
AL DIRETTORE
FAX:
031.3109325
E-MAIL:
[email protected]
P
er noi è veramente il
giorno della gioia”.
Questa l’affermazione del giovane pastore Jens-Martin
Kruse, responsabile della comunità evangelica luterana di
Roma, che ha ricevuto in visita
ufficiale il Pontefice Benedetto
XVI nel pomeriggio di domenica
14 marzo. La visita, programmata pochi mesi prima dal Card.
Kasper prefetto del Pontificio
Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha come scopo la promozione
dell’unità e del dialogo tra i cattolici ed i riformati in un clima di
amicizia e rispetto delle reciproche tradizioni.
Il culto domenicale si è svolto
regolarmente accogliendo la
predicazione del Vescovo di
Roma sul testo di Giovanni 12,
20-26 nel quale si narra l’annuncio della passione da parte di
Gesù che utilizza la metafora del
seme che porta frutto soltanto
morendo. Il Papa ha così sottolineato che il senso della vita è
donarsi agli altri e così anche
l’ecumenismo ha bisogno di questo atteggiamento per progredire.
Il pastore Kruse ha invece tenuto una predicazione sul testo
di 2 Cor 1,3-7 il cui tema è la speranza, una speranza che non
può abbandonarci “perchè anche
nel buio brilla la luce di Cristo”.
Il Papa ha affermato che “cer-
tamente non dobbiamo restare
contenti dei successi dell’ecumenismo negli ultimi anni, perché non possiamo bere dallo
stesso calice e non possiamo essere insieme intorno all’altare”,
tuttavia egli ha dimostrato che è
possibile quanto necessario porre solide basi sulle quali costruire l’unità visibile dei cristiani.
Poco tempo prima, infatti, il 18
gennaio, lo stesso Benedetto XVI
affermava che Il Concilio Vaticano II ha impegnato la Chiesa
cattolica “in modo irreversibile a
percorrere la via della ricerca
ecumenica”, sottolineando come
tutti gli sforzi possibili in vista
del comune intento di unità siano necessari da parte di cristiani di tutte le confessioni.
L’unità è infatti un dono che
Dio ha concesso ai suoi figli, dono
invocato da Cristo come testimonia il Vangelo di Giovanni
(17,21) « che tutti siano una sola
cosa, come tu, o Padre, sei in me
ed io in te; anch’essi siano uno in
noi, cosicché il mondo creda che
tu mi hai mandato ». Questa preghiera costituisce già la certezza
che l’unità sia presente in mezzo a noi fin dalla fondazione della Chiesa.
I cristiani sono nati uniti, la
storia e il peccato degli uomini
ha reso il corpo di Cristo diviso,
ma nonostante gli errori compiuti abbiamo in Cristo la certezza che esiste una unità in atto
che noi cristiani dobbiamo rendere visibile, onorando il corpo di
Cristo.
Quando tutti i cristiani potranno celebrare il sacramento
dell’eucaristia insieme, quando
non ci saranno più differenze
dogmatiche e gli errori presenti
nella storia saranno perdonati e
così cancellati, allora l’unità in
atto diventerà anche una unità
visibile, ma fino a quel momento dovremo chiedere ogni giorno
perdono a Dio per ciò che ancora divide i cristiani.
Molti passi sono stati compiuti
fino ad oggi, sia dal punto di vista spirituale che dottrinale, e
questi passi compiuti costituiscono un inizio importante ed un
gradino solido sul quale fondare
i futuri sforzi verso l’unità.
E’ necessario da parte di tutti
i cristiani impegnarsi a pregare
perchè l’unità visibile del Corpo
di Cristo sia attuata il più presto
possibile, invocando i doni dello
Spirito Santo ed il perdono di
Dio.
Grazie alla visita di Benedetto XVI alla chiesa riformata di
Roma possiamo oggi sperare che
altri passi si compiano in nome
della volontà di Cristo, che tutti
siano una cosa sola per costruire il sogno di Dio dell’unità reale e visibile di tutti i cristiani.
PAOLA ZANARDI
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Numero Completo - Diocesi di Como