Roma
cade
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O!
Milano esulta e già si spera
nella “fuga” dei tedeschi
È
il periodo più critico della Repubblica Socia- le distanze dal giogo onnipresente dei repubblichini, ed anzi assume spesso toni critici, stigmatizzati
le Italiana.
Le relazioni riservate spedite a Salò, che pub- dai gerarchi fascisti.
A tutti è ormai chiaro che la partita sta finendo.
blichiamo in questa puntata, rivelano chiaramente, seppure in controluce, i segni di un profondo Non si può più far finta di niente. Il cerchio si
malessere e il palese disagio per un disastro che stringe.
Il 4 giugno gli Alleati entrano a Roma. Il 6 giuormai appare inevitabile.
Milano è il centro nevralgico della Repubblica gno avviene lo sbarco alleato in Normandia. Il 16
Sociale. È l’epicentro della vita politica e militare. giugno i Tedeschi ripiegano sulla Linea Gotica.
Tutto quello che arriva da fuori Milano è come L’offensiva russa si fa sempre più pressante in Finuna risonanza lontana, come un’eco attutita. Su landia, nella Russia Bianca. Il 5 luglio viene riconquesto palcoscenico, che non esclude tante altre quistata Minsk, il 16 Vilna, il 29 Leopoli e Brest-Lisanguinose realtà, dalla Toscana all’Emilia, alla tovsk. Il I° agosto: insurrezione di Varsavia. A una
Liguria, al Piemonte, al Veneto, si stanno consu- a una cadono le città francesi in mano dei Tedemando gli episodi definitivi di una tragedia che schi. Il 15 agosto gli Alleati sbarcano in Provenza.
travolge pubblico e privato. Attentati, rappresa- Il 20 agosto si conclude la liberazione di Firenze. Il
glie, sangue, sevizie, intimidazioni, pubbliche ese- 25 agosto anche Parigi è libera. I Russi entrano a
cuzioni avvengono quotidianamente in un gioco Bucarest. E il CLN Alta Italia comincia a preparamortale e crudele tra fascisti della RSI, nazisti del- re i piani di insurrezione di Milano... In questo trala Wehrmacht, da una parte, e antifascisti e “ban- gico quadro, il popolo milanese, sempre incredibilmente sobrio, misurato, controllato, subisce gli
de” partigiane dall’altra.
La popolazione, sempre più sconcertata, è tut- eventi, in dignitosa disperazione, ancora una volta
tavia ancora capace di “episodi di pietismo” nei a testa alta, ma sempre più lucido e disincantato.
Come sarà dato
confronti delle vittia vedere dalla lettume (v. la relazione
Roma liberata. Un soldato americano alla guida di una jeep
attorniato dalla folla
ra che segue, queAgosto 1944). Ma i
st’altra puntata delmilanesi, vittime inle relazioni che la
nocenti di una stoPrefettura di Milaria non voluta, ne
no inviava a Mussopagano anche pelini, vista in questa
santemente le spese:
angosciante ottica
arruolamenti coatti,
di morte e di spearresti spesso imranza, assume l’avmotivati di figli e
vincente e palpitanmariti, fame, bomte testimonianza di
bardamenti, pesanti
una tragica cronalimitazioni delle lica. Che i giovani
bertà. Anche il Cledevono conoscere.
ro milanese, dissoE gli anziani non
ciandosi da antiche
devono dimenticare.
forme di conniventi
Paolo A. Paganini
benedizioni, prende
III parte - (Dal 1° giugno al 31 agosto 1944)
————————————
Milano, 22 giugno 1944 XXII
Riservata
RELAZIONE SULL’OPINIONE PUBBLICA
IN ORDINE AI PROBLEMI DEL MOMENTO,
ALLA VITA DI OGNI GIORNO E AGLI AVVENIMENTI NELLA PROVINCIA DI MILANO
1-21 giugno 1944-XXII
L
a caduta di Roma1 non ha vivamente impressionato la popolazione né è valsa a destare gli
animi al sentimento della Patria. Si è sparsa, invece, una strana euforia sull’imminente fine della
guerra, per noi italiani, giacché specialmente nel
ceto operaio si sono fatte discussioni anche ad alta
voce sulla “fuga” dei tedeschi dall’Italia, non senza punte ironiche e propositi di vendette contro
questo o quel fascista per i soliti fatti personali.
L’inizio dell’invasione subito dopo non ha migliorato i sentimenti di questa popolazione che è
molto scettica sulla vittoria definitiva dei tedeschi ed
ha ritenuto come favorevole ai piani “alleati” l’apertura del secondo fronte. Giorno per giorno i progressi dell’invasione angloamericana sono sottolineati in
discussioni e in discorsi con la solita malignità nei
riguardi dell’Esercito Germanico, ormai considerato
in liquidazione. Hanno reagito vivamente, sia pure
indirettamente, a questo atteggiamento del popolo i
giornali, presentando il fatto dell’invasione come
lungamente atteso in Germania, ma evitando inutili
sbandieramenti propagandistici.
Anche gli avvenimenti sul fronte italiano sono
stati presentati con accortezza e con obiettività da
questa stampa, e a tale proposito deve essere particolarmente sottolineato l’articolo di Corrado Zoli2
pubblicato il 20 corrente, che contiene argomenti
molto convincenti e suasivi. Tuttavia l’articolo è
stato commentato da questa popolazione col solito
scetticismo.
La rapida invasione angloamericana nell’Italia
centrale è motivo di lugubri profezie da parte del
dilagante disfattismo.
Restano assenti dalla vita pubblica, ma certamente in attesa degli angloamericani, taluni settori, come quello delle banche, sorde ormai ad ogni
richiamo fatto in nome della Patria. È particolarmente indicativa la minima partecipazione da parte delle Banche di Milano alle sottoscrizioni per
nuove armi all’esercito e per i profughi. Si rileva la
stranezza dell’atteggiamento tenuto dalla borsa di
Milano che, all’indomani della caduta di Roma, ha
visto elevarsi notevolmente le quotazioni.
L’impiego della nuova arma da parte della Germania3 è valsa a riaccendere nell’opinione pubblica il pietismo per la “povera popolazione” londinese soggetta alla pioggia di fuoco da parte dei
“barbari” tedeschi. Si è rilevato che non si tratta di
una vera e propria arma, ma solo di un mezzo di
rappresaglia, nonostante che i giornali abbiano
evitato accortamente di accennare alla rappresaglia. Sugli effetti dell’arma ai fini bellici si ha da
parte di questa popolazione il più largo scetticismo.
Tentativi di sciopero all’indomani della caduta
di Roma sono stati sventati. Il cosiddetto Comitato
Milanese del Partito socialista italiano aveva diffuso nelle principali fabbriche un manifestino bordato di tricolore per esaltare l’occupazione di Roma
da parte delle truppe angloamericane e per invitare
i “compagni” a sabotare i tedeschi e ad astenersi
dal lavoro, manifestando con atti di ribellione il
loro odio verso i nazifascisti.
Se a Milano e in provincia non si sono avute
clamorose manifestazioni di scioperi o di insurrezioni, tuttavia non bisogna fidarsi dell’apparente
tranquillità. Si respira, specialmente in questi ultimi giorni, in una atmosfera di pioggia imminente e
le autorità fanno buona guardia.
La mancata repressione in grande stile contro i
fuori-legge, dopo il 25 maggio, ha provocato la più
penosa impressione fra i fascisti e ha dato adito al
rifiorire delle prodezze dei banditi della montagna
e della città, che sotto la maschera del falso patriottismo si sono dati a nuove ruberie e a nuovi
delitti. A Lissone due fascisti sono caduti sotto il
piombo di sicari e anche a Milano si sono deplorate vittime e rapine da parte dei fuori-legge. La sensazione diffusa per la mancata repressione è quella
di una debolezza “colpevole” che potrà dare amarissime sorprese. Altro segno indicativo della mancata repressione è dato anche dalla ripresa delle
fughe dalle rispettive caserme di soldati e soprattutto di carabinieri4, perché si era diffusa la voce,
Le truppe angloamericane entrarono a Roma il 4 giugno
1944.
2 Corrado Zoli (1877-1951), storico, geografo, pubblicista,
governatore dell’Eritrea nel 1928/1930, presidente della Società Geografica Italiana dal 1933 al 1944.
3 Il 12 giugno vengono lanciate le prime bombe volanti (V1)
sull’Inghilterra. Sono ancora rudimentali. I successivi missili
V2 potevano però raggiungere Londra in meno di cinque minuti, senza essere intercettati dalla contraerea, colpendo in tal
modo di sorpresa la popolazione. Secondo la mente del dittatore tedesco avrebbero dovuto rovesciare le sorti della guerra.
4 Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, dalla Toscana aveva mandato al Duce un rapporto disastroso: “Dappertutto si è verificato lo squagliamento dei
carabinieri. Anche una parte della Guardia Nazionale è stata
contagiata dal loro esempio. Per non parlare dell’esercito...”
1
confermata anche in ambienti ufficiali, dell’invio
forzato dei carabinieri in Francia e in Germania.
Tale voce ha alimentato un senso di sfiducia nelle
possibilità tanto dell’Esercito quanto delle nostre
forze di polizia.
Il contagio della fuga per tema della deportazione in Germania, sia come civili che come militari, si fa ogni giorno più larga. Chiunque si consideri “prelevabile” si tiene pronto a sottrarsi all’eventuale “prelevamento”. In tal senso ha fatto un
effetto negativo il manifesto di chiamata alle armi
del primo semestre della classe 1926 e delle classi
20 e 21 nel quale si comunicava ufficialmente che
gli appartenenti alle classi ’26 e ’21 dovevano essere avviate senz’altro in Germania per lavori agricoli. A questo proposito si è fatta dell’ironia sulla
frase “lavori agricoli leggeri”. Alla fuga dei soldati
si è ovviato da parte del Comando Regionale della
Lombardia con una intensa azione svolta da ufficiali e sottufficiali recatisi personalmente a fermare nelle abitazioni di residenza i genitori, i fratelli
o i parenti più vicini ai soldati in modo da indurre i
transfughi a ritornare sui loro passi.
In questi giorni si sono verificate piccole azioni
di sorpresa da parte di “banditi” in una caserma di
Monza dove, disarmata la guardia e messi nell’impossibilità di muoversi gli ufficiali (attualmente
sotto processo), si asportarono armi, coperte e materiale di casermaggio. All’Ospedale Militare di
Baggio si tentò pure il prelevamento dal proprio
letto di un degente e, pare, un ex ribelle. Ma il colpo non è riuscito grazie all’intervento di alcuni militi italiani e tedeschi. A Mombello i banditi hanno
saccheggiato la casa di qualche autorità locale.
Questi fatti sono stati poi ingranditi dalla fantasia
popolare e le versioni più strane dei fatti stessi
sono state oggetto dei più vari commenti.
In tutta la Lombardia, ma specialmente a Milano, hanno avuto larga diffusione le leggende sorte
in dipendenza delle visioni della bambina Roncalli
di Ghiaie delle Bonate nel Bergamasco. La bambina, che avrebbe visto più volte la Madonna, avrebbe avuto notizie che la guerra finirebbe giovedì 13
luglio. Come se ciò non bastasse nei primi giorni
di giugno si era pure diffusa la voce che un’altra
persona non nota avrebbe avuto una visione di S.
Antonio il quale avrebbe comunicato come data
della fine della guerra il 17 u.s. Queste predizioni
circolano di bocca in bocca e sono frutto del senso
di attesa della fine del conflitto alla quale è rivolta
l’anima popolare.
Negli ambienti fascisti non è scalfita la sicurezza della vittoria definitiva della Germania e si ha
fiducia nelle nuove armi che la Germania metterà
in azione. Qualcuno però ritiene che vere e proprie
armi segrete non ce ne siano e si fanno sempre più
insistenti le voci di una soluzione del conflitto con
un compromesso tra la Germania e la Russia.
La settimana del profugo non ha destato un
grande interesse nella popolazione: il senso di patriottismo e il senso di umanità sono più che sopiti
nel cuore di tutti e i risultati degli spettacoli come
delle pubbliche raccolte e delle altre manifestazioni sono stati più che modesti. La stessa iniziativa
del nastrino tricolore è, si può dire, fallita perché
se qualcuno ha versato il meno che poteva per il
nastrino, ha curato poi di farlo scomparire subito
in una tasca, come se si vergognasse di portare il
segno della patria.
Un’altra sgradevole impressione molto diffusa
è originata dall’idea ormai invalsa che in alto qualcosa non funzioni come dovrebbe: ordini e contrordini; provvedimenti più o meno sballati, ecc. Si
citano esempi ricavati da comunicati contrastanti,
da varie disposizioni prese senza molta ponderazione ecc.
“Radio Tevere” ha destato in principio una certa curiosità nel pubblico; ma tutti hanno capito il
trucco e criticano il tono operettistico delle trasmissioni.
Ha contribuito ad aumentare lo smarrimento
delle anime la notificazione dell’Episcopato Lombardo che è stata letta nelle Chiese della Diocesi
della Lombardia. A Milano in qualche Chiesa si
sono avuti dei battibecchi e dei tafferugli subito
composti. Devo dire che quasi tutto il pubblico dei
fedeli si è manifestato col Clero contro coloro che
erano insorti in nome della patria e del senso di carità che dovrebbe animare i sacerdoti. L’atteggiamento del Clero in questo momento è, pur velatamente, ostile alla Repubblica e al Fascismo. Le
norme dell’Episcopato Lombardo sono valse per
autorizzare un tale atteggiamento da parte dei molti sacerdoti che non sentono la patria. Si è reagito
contro questa deplorevole tendenza con due manifesti a firma “Italia e Civiltà” dal titolo “Chiesa e
Patria” e “La Responsabilità del Clero”. Quest’ultimo specialmente ha destato una viva preoccupazione negli ambienti clericali che hanno protestato
per il pericolo della minacciata scissione. Capannelli di persone hanno letto e discusso il manifesto. Ragazzi dell’Azione Cattolica sono stati incaricati di deturpare il manifesto stesso.
In genere lo spirito del pubblico non è buono. I
sentimenti di patriottismo, di onore e di umanità
restano latenti nel fondo del cuore di tutti. Il senso
di solidarietà, caratteristica tradizionale del grande
cuore di Milano, pare anch’esso scomparso.
Ognuno pensa per sé auspicando solo la fine della
guerra che, per altro, ritiene sicura a breve scadenza con una vittoria degli “alleati”. Anche il morale
di molti che fino ai giorni di Cassino pareva fidu-
cioso nella riscossa tende ad abbassarsi sotto l’influsso dello sconforto conseguente alla caduta di
Roma e all’avanzata delle truppe anglo-americane
in Italia. Persone che sino a ieri si dicevano certe,
sia pure per opportunismo, della riscossa italiana,
oggi cominciano a farsi più prudenti e tendono a
mimetizzarsi o a prepararsi degli alibi per il giorno
dell’arrivo degli “alleati”.
La situazione annonaria non desta troppe
preoccupazioni in questi momenti anche per effetto delle drastiche misure prese dal Capo della Provincia che ha realizzato l’iniziativa delle mense
comunali, dei ristoranti tipo e ha imposto una certa
disciplina agli esercenti. Tuttavia questi provvedimenti presi nell’interesse della popolazione non
hanno avuto la ripercussione cordiale che era lecito attendersi.
(Franco Fuscà)
Milano, 7 luglio 1944 XXII
RELAZIONE SULL’OPINIONE PUBBLICA
IN ORDINE AI PROBLEMI DEL MOMENTO, ALLA VITA DI OGNI GIORNO E AGLI
AVVENIMENTI NELLA PROVINCIA DI MILANO
20 giugno - 5 luglio 1944 XXII
D
al 20 giugno al 5 luglio la situazione non è
migliorata. C’è nell’aria un senso di crisi
alimentato probabilmente anche dalla ripresa dell’avanzata dei sovietici sul fronte orientale, dall’avanzata degli “alleati” in Italia, dal fatto che anche
in Francia le truppe nemiche non perdono terreno,
anzi, sia pure faticosamente, si consolidano. Ma, a
parte queste considerazioni di carattere esterno
che inducono gli attendisti e gli antifascisti a
scioccamente sperare nella disfatta dei tedeschi e
la fine della guerra e del fascismo, altri motivi di
carattere interno contribuiscono al suaccennato
senso di scoramento. L’articolo di Pettinato e gli
altri seguitisi sui giornali di punta, come il commento politico fatto alla radio domenica 2 luglio
sono stati oggetto di vive discussioni nei più disparati ambienti. Nel cosiddetto ambiente intellettuale
sono stati interpretati come inviti a una più decisa
azione governativa e molti di coloro che lavorano
e che operano per lo Stato Repubblicano hanno in
questo senso ben accolto gli scritti, pur rilevando
la inopportunità di certe affermazioni che prestano
facilmente il fianco ad essere sfruttate dalla propaganda nemica. Negli ambienti operai e piccolo
borghesi, l’articolo di Pettinato e gli altri sono stati invece intesi come una critica spietata, ma giusta, alla cosiddetta debolezza e deficienza del Governo di fronte alla situazione. Devo aggiungere
che in tali ambienti – tendenzialmente antifascisti
o afascisti – questi articoli sono stati accolti con un
certo senso di compiacimento. “Anche Pettinato –
si diceva – riconosce le malefatte dei tedeschi e
l’insipienza del Governo e non può negare, insomma, che ci sia del marcio”. L’articolo pubblicato
Un ipocrita manifesto per mitigare la tragica situazione
delle deportazioni in Germania
sulla “Sera” dal titolo “Coraggio e demagogia”,
successivamente a quelli di Pettinato e di De Agazio, ha pure destato una certa impressione. Il richiamo al conformismo è stato in certi ambienti
interpretato come un ritorno ai vecchi sistemi e taluno ha fatto dell’ironia circa la funzione che è
esercitata dalla stampa.
Gli articoli di Farinacci5 in risposta a Pettina5 Roberto Farinacci (Isernia 1892 - Vimercate 1945), interventista, tra i fondatori dei Fasci di combattimento, guidò lo
squadrismo fascista nel cremonese. Deputato dal 1921, fu segretario del Partito nazionale fascista dal 1925 al 1926. Alla
caduta del regime, nel 1943, appoggiò Mussolini e si schierò
per l’alleanza con i tedeschi.
to e quelli contro il Ministro della giustizia Pisenti
hanno confermato la penosa impressione nei riguardi dell’indebolimento del Governo. Ancora
una volta si è detto che “Farinacci può fare il comodo suo” e si è rilevato che con tali articoli egli
preparerebbe la sua scalata a un posto di primo
piano nella compagine governativa.
Gli articoli “Storia di un anno” vengono letti
attentamente da ogni categoria di lettori e gli apprezzamenti, naturalmente, sono vari. In genere
però gli articoli sono considerati molto interessanti e valgono sicuramente a far cessare molte false
interpretazioni, anche per lo stile documentario
degli articoli stessi. L’articolo sulla cattura del
Duce6 e quello contenente la lettera di Ciano a Badoglio sono stati più degli altri oggetto di discussioni. Taluno ha sottolineato la generosa ingenuità
del Duce che era lungi dal pensare di poter essere
arrestato dal Re, e per l’altro articolo è stato notato
che la lettera di Ciano a Badoglio a proposito di illeciti arricchimenti è una memoria piuttosto infelice tanto della memoria del Padre, quanto del patrimonio denunciato. Negli ambienti del Consolato
la pubblicazione di questi articoli ha destato un
certo nervosismo. Essi sono stati giudicati per lo
meno intempestivi e, pertanto, poco opportuni.
Corrono sempre più insistenti le voci di uno
scioglimento del Partito e della formazione di un
Governo di concentrazione dittatoriale. Si parla di
un triumvirato Mussolini-Graziani-Pavolini, oppure di Mussolini Capo dello Stato e Farinacci Capo
del Governo; della costituzione militare del partito
e infine si fanno sempre più insistenti le voci di un
discorso del Duce per il 25 luglio. Corrono pure
voci di preparativi di Ministri per mandare all’estero le proprie famiglie. Si tratta, naturalmente, delle
solite vociferazioni frenetiche propalate ad arte dai
nemici interni e dalla propaganda nemica. Infine
corrono pure voci circa l’assunzione di tutti i poteri
governativi da parte dei Comandi germanici.
A Milano si fa sempre più pesante l’ingerenza
dei tedeschi nelle questioni interne della città e
della provincia. Il Capo della Provincia Parini non
ha mancato di mettere i puntini sull’i, e ciò ha causato un certo malumore da parte delle autorità germaniche. Il malumore è continuato anche per il
fatto che il Capo della Provincia ha dovuto procedere a una revisione delle cosiddette spese di guerra in base ai protocolli e ha dovuto rifiutare di assumersi o far assumere ai Comuni della Provincia
il carico di spese non giustificate dai protocolli
stessi. Negli ambienti del Consolato e del Comando militare si lamenta la resistenza passiva degli
uffici della provincia e del Comune, ritengo in relazione ai fatti suaccennati. L’ingerenza dei tedeschi ha dato adito anche a sciocche vociferazioni
fra le quali è quella di un calmiere per la frutta e la
verdura che dovrebbe essere stabilito dai Comandanti germanici.
I rastrellamenti di giovani compiuti all’Arena
e in altri luoghi hanno destato la più penosa impressione nei vari ambienti cittadini. Tali rastrellamenti sono stati compiuti d’iniziativa dei Comandi
germanici ed effettuati senza peraltro avvertire il
Capo della Provincia. Vi hanno partecipato 36
guardie repubblicane. Queste azioni hanno determinato un certo panico anche in coloro che hanno
le carte in regola.
L’attività dei “ribelli” desta seria preoccupazione anche per la provincia di Milano. Sono frequenti le “imprese” da essi compiute fino alle porte della città. Tuttavia la vita di Milano è abbastanza tranquilla. La tranquillità è stata turbata il 24
giugno da un attentato compiuto a Greco, con lo
scoppio di bombe ad orologeria fortunatamente
senza vittime, e da assassini isolati di fascisti e di
modesti cittadini.
È sempre più morbosa l’attesa da parte dei numerosi elementi antipatriottici dell’arrivo degli
inglesi. Qualcheduno fa addirittura i calcoli per
fissare il tempo del loro probabile arrivo a Milano
e già si fanno programmi piuttosto vendicativi
contro i fascisti repubblicani. Si segnala l’aumento
impressionante di lettere anonime contenenti minacce ai fascisti e ad ufficiali dell’Esercito. Talune
di queste lettere, certo con l’intento di far più colpo, sono firmate col nome del famigerato Moscatelli, oppure col nome della non meno famigerata
“Brigata Garibaldi”. Per quanto riguarda l’attività
dei ribelli si vocifera che il Generale Bergonzoli
(“Barba elettrica”) sarebbe al comando di quelli
che agiscono nel Varesotto. Come è noto, Bergonzoli venne fatto prigioniero nel ’40 dagli inglesi.
Si constata un’accresciuta circolazione di assegni circolari e nello stesso tempo si rileva l’aumentata diffidenza da parte degli esercizi pubblici
in genere nell’accettazione di detti assegni. Di
questo si sono occupate anche le cronache dei
giornali.
Sono avvenuti in questi ultimi tempi numerosi
arresti, specialmente da parte dell’Ufficio Politico
d’Investigazione, della G.N.R., della “Muti” e anche delle SS germaniche, di persone che hanno
partecipato a complotti o hanno esercitato attività
sovversiva. In relazione a tali arresti si è pure proceduto a numerosi fermi di elementi sospetti anche
nelle categorie intellettuali e medie, specialmente
6 Il 25 luglio 1943, dopo il voto del Gran Consiglio, il re aveva fatto arrestare Mussolini, nominando Pietro Badoglio capo
del Governo.
tonoma Muti7 e la Federazione dei Fasci Repubblicani, nonché contrasti e malumori fra la Muti e la
Guardia Nazionale Repubblicana. La Polizia ordinaria nutre verso tutte queste polizie speciali sentimenti di diffidenza alimentati non soltanto dalla gelosia di mestiere, ma anche da considerazioni circa
la competenza e la legalità delle azioni svolte dai su
menzionati organi di polizia politica.
Si sente vivo fra gli elementi fascisti repubblicani di Milano il desiderio dell’azione contro
l’ambiente sordo e sempre più grigio che da un
mese a questa parte si sta formando.
(Franco Fuscà)
Un ufficiale bastona un prigioniero alla “Muti”
studenti, professori, commercianti, ecc. Questo ha
causato una certa apprensione e ha dato luogo a
vociferazioni varie.
Infine si segnalano contrasti fra la Legione au-
Milano, 3 agosto 1944 XXII
RELAZIONE SULL’OPINIONE PUBBLICA
IN ORDINE AI PROBLEMI DEL MOMENTO,
ALLA VITA DI OGNI GIORNO E AGLI AVVENIMENTI NELLA PROVINCIA DI MILANO
6-31 luglio 1944-XXII
S
i può registrare nel mese testè decorso una
certa ripresa nei vari strati della popolazione: ripresa dovuta alla sensazione di un maggior
rafforzamento dei poteri dello Stato, dalla regolarizzazione dei Corpi Armati e dell’annuncio e poi
dell’arrivo delle Divisioni addestrate in Germania
e destinate al fronte di combattimento.
La prosecuzione della pubblicazione degli articoli “Storia di un anno” sul “Corriere della
Sera”, ha provocato un crescente interesse da parte
dei lettori. Questi articoli, di cui era stato individuato facilmente l’Autore, sono stati largamente
commentati in ogni ambiente e, quasi dovunque,
con un senso di simpatia nei riguardi del Duce. Si
è notata in alcuni una certa ingenuità “colpevole”
del Duce stesso, soprattutto nei confronti degli uomini che lo hanno tradito, e in altri il desiderio di
coprire, forse per la persistente generosità dell’Autore, manchevolezze e colpe di uomini che hanno
pagato con la morte il loro tradimento.
Dal 12 luglio c’è stata, come è noto, una notevole ripresa di allarmi, diurni e notturni, da un
minimo di due a un massimo finora raggiunto di
dodici. Poiché i bombardamenti che sono stati effettuati nella periferia di Milano non hanno colpito
7 La malfamata Legione Muti di Franco Colombo, costituita
ufficialmente nel marzo 1944, era una vera e propria banda
del terrore. La sede di via Rovello (proprio dove nel dopoguerra Grassi e Strehler daranno vita al Piccolo Teatro) era diventato un luogo di torture, di massacri e di sevizie.
che obbiettivi d’interesse bellico, si è radicata in
larghi strati della popolazione la convinzione che
Milano sarà risparmiata da bombardamenti terroristici e taluno intesse elogi alla correttezza angloamericana che eviterebbe il bombardamento per
rispetto... ai lavoratori, cui si attribuiscono tendenze e idee antitedesche e antifasciste.
Sono corse le più strane voci circa il bombardamento di Dalmine. La versione presentata ufficialmente della interruzione dei fili di segnalazione telefonica da parte dei “ribelli” ha trovato scarso credito. Specialmente negli ambienti operai, imbottiti
di propaganda sovversiva, si è propalata l’altra versione secondo cui i tedeschi avrebbero ordinato ai
lavoratori di Dalmine di continuare il loro lavoro
anche sotto il bombardamento. La cifra ufficiale dei
morti è giudicata irrisoria; secondo i “bene informati” i morti ascenderebbero a un migliaio. L’altra versione secondo cui il bombardamento di Dalmine sarebbe da attribuirsi a errate informazioni da Milano
circa la rotta degli apparecchi nemici – versione,
purtroppo, riportata dal settimanale “Avanguardia”
– è venuta a confermare in detti ambienti operai la
non veridicità di quella ufficiale.
Azioni di banditi e di ribelli hanno trovato
nella provincia l’immediata repressione da parte
delle forze armate, della polizia, della Legione
“Muti”, della Brigata Nera “Aldo Resega”. Tuttavia i fucilati di Greco e di Lissone sono stati largamente compianti da quelle popolazioni e dal popolo milanese che ha giudicato inumana la fucilazione di ostaggi non precisamente responsabili delle
stragi e delle uccisioni da altri commessi.
La costituzione della “Brigata Nera” è stata
favorevolmente accolta anche dai non fascisti. Si è
però notato nei commenti un certo disagio per il
moltiplicarsi di organismi con funzioni di polizia,
incontrollati e non sempre controllabili, e talora
capaci di abusi e di soprusi. Tra l’altro si devono
lamentare, da parte degli estremisti che vanno sotto il nome di “Squadre della vendetta” e di “Fascisti indipendenti”, taluni incresciosi episodi tali da
gettare il discredito sulla militarizzazione del Partito. Il 25 luglio frotte di ragazzi strappavano le
cravatte a fondo più o meno rosso e le borsette dello stesso colore alle signore e signorine nelle pubbliche vie di Milano. Sono stati presi d’assalto taluni locali pubblici per ragioni imprecisate. Infine
nella stessa giornata elementi armati si sono recati
nelle direzioni di alcuni stabilimenti (Montecatini,
Gomma, ecc.) in Milano e Provincia e di alcuni
Istituti e, dopo aver tacciato impiegati e dirigenti
di attendisti e traditori della Patria, li hanno percossi e minacciati di morte “prima che giungano
gli inglesi”. Hanno lasciato per talune personalità
industriali cartelli minatori scritti vistosamente in
rosso.
Il 23 scorso, domenica, è stata effettuata una
bellissima sfilata dalla G.N.R. Nonostante qualche incidente di scarso rilievo e gli allarmi frequenti nella giornata, la manifestazione è pienamente riuscita ed è certamente giovata a svegliare
un poco l’ambiente.
Anche il 25 luglio la sfilata della Brigata
Nera “Aldo Resega”, perfettamente inquadrata,
ha suscitato il consenso della popolazione che ha
applaudito numerosa lungo il percorso.
Dal 27 luglio, ad opera della Guardia Nazionale Repubblicana e della Polizia, del Servizio della
Polizia tedesca e della Legione “Muti”, si è proceduto ad una sistematica azione di controllo di
elementi nei treni vicinali (Milano-Nord, Ferrovie
Varesine, Monza, ecc.), nei tranvai, nei campi
sportivi e nei ristoranti, per il rastrellamento di elementi antisociali, di disertori, di renitenti, di sospetti, ecc. Tali azioni hanno dato buoni frutti. Tuttavia deve deplorarsi, proprio in questi giorni, una
recrudescenza di assassinii “politici” in cui hanno perduto la vita fascisti e ufficiali della Guardia
Nazionale Repubblicana, dell’Esercito, donne e
bambini. Di tali notizie solo qualcuna è stata data
dai giornali giacché la polizia sta operando attive
indagini per l’individuazione degli assassini.
Il Capo della Provincia ha fatto pubblicare sui
giornali un monito germanico per i rastrellamenti
e altro monito sulla necessità da parte degli automobilisti di fermarsi alle barriere alle intimazioni
dell’«alt».
La notizia dell’attentato a Hitler8 ha provoca-
to vivo interesse in tutti gli ambienti. I commenti
sono vari: le voci della propaganda nemica non
hanno però trovato un largo credito. Non è notata
alcuna simpatia nei riguardi del Führer e di questo
si sono accorti anche i germanici, la cui diffidenza
è in questi ultimi giorni alquanto pronunciata.
La guerra sui fronti è oggetto di viva preoccupazione: l’avanzata anglo-americana in Italia, le
offensive in Russia e la penetrazione “alleata” in
Normandia sono avvenimenti che danno un sensibile imbarazzo a parecchia gente pur se non ha
manifestato sentimenti di tenerezza nei confronti
dello Stato Nazionale Repubblicano. In fondo si fa
sempre più netta la sensazione che bene o male gli
italiani di tutti i partiti e di tutte le tendenze hanno
potuto vivere, se non ben vivere, nella parte d’Italia “protetta” dall’Esercito germanico. La coscienza di ciò dà anche agli ambienti industriali, in origine filo-inglesi ma già adattatisi all’elemento germanico, qualche fosca preoccupazione per l’avvenire.
È da segnalarsi l’attività del Clero e dell’ambiente cattolico ufficiale: apparentemente riservato
e prudente, ma in sostanza tendente alla separazione sempre più decisa e precisa di “responsabilità”,
sia pure spirituale e di semplice contatto di convivenza con le autorità dello Stato Repubblicano.
Manca da parte del Clero – soprattutto dell’Autorità Ecclesiastica – ogni volontà di collaborazione
anche in nome della Patria; ma è viva la preoccupazione dei problemi sociali la cui trattazione occupa spesso le colonne del quotidiano ufficiale e
dei periodici, giacché tali problemi costituiscono il
fondamento della cosìddetta “democrazia cristiana”, il partito che ha trovato già numerosi aderenti
nell’Italia invasa e che è strumento di rivendicazioni, non soltanto teoriche, da parte dei responsabili del Vaticano.
Il viaggio del Duce e i discorsi alle divisioni
addestrate e pronte per il combattimento hanno destato il più largo interesse. Si è notato però il tono
piuttosto generico dei discorsi stessi, la mancanza
di ogni cenno all’unità della Patria, l’unità che secondo alcuni dovrebbe operarsi ancora con la conciliazione degli animi e con l’invito alla concordia
per il bene comune. Si tratta di impressioni evidentemente errate e dovute a una posizione preconcetta, giacché un invito alla conciliazione degli
animi non poteva trovare posto nei discorsi destinati ai combattenti, ai difensori dell’onore italiano
8 Il colonnello Klaus von Stauffenberg, ufficiale di carriera,
nato nel 1907, fallì clamorosamente un attentato contro Hitler. Il 20 luglio 1944, introdusse nel quartier generale di Hitler una bomba con detonatore a scoppio ritardato. L’esplosione avvenne a due metri dal führer, che rimase incolume.
sui fronti di battaglia, né poteva essere ammissibile dopo i reiterati inviti alla pacificazione e alla
conciliazione fatti dal Duce fino al 25 maggio.
Anzi la mancanza di una congrua azione di rappresaglia o repressione dopo il 25 maggio è stata tra i
motivi principali di una “crisi” denunciata dai
giornali e dall’opinione pubblica e ancora non del
tutto stroncata. Si può dire che i discorsi del Duce
e l’annuncio dell’arrivo delle Divisioni hanno validamente contribuito alla suaccennata ripresa confermata del resto dall’accoglienza vibrante e del
tutto spontanea dal popolo lombardo ai Reparti
delle Divisioni destinate alla zona d’impiego. Il
passaggio di tali Reparti dalla Stazione di Milano
ha dato luogo a sentite manifestazioni da parte della folla che si trovava alla Stazione Centrale, rimasta addirittura ammirata dal magnifico comportamento dei soldati il cui spirito è pervaso del più ardente entusiasmo.
Sono corse insistenti voci di sbarchi in Liguria, smentite poi dall’evidenza dei fatti.
L’attività clandestina dei partiti anti-fascisti
e del sovversivismo è in questi giorni più intensa.
Non si hanno a deplorare però, se non in minima
parte, azioni di sabotaggio e atti terroristici. Hanno
invece una larga diffusione i giornali e gli scritti
clandestini e pervengono agli iscritti al Partito minacce più o meno generiche di morte, talvolta anche a mezzo telefono. Dalla Polizia Repubblicana è
stata intrapresa una vasta azione moralizzatrice.
Sono state effettuate, pertanto, retate in alcuni alberghi, per esempio al Continentale, dove alcuni
ospiti che non tenevano un contegno consono al
momento attuale sono stati invitati ad allontanarsi.
Sono diffuse ad arte voci di arresti sensazionali
anche nell’ambiente fascista e si è fatta strada in
certi ambienti un certo “vittimismo” ispirato certamente da taluni allontanati di autorità da posti di
responsabilità e di comando. Si lamenta infine, anche da parte di elementi in buona fede, un ritorno
ad abitudini e a metodi ante 25 luglio, specie in taluni settori: lettere di raccomandazione, ordini perentori non giustificati, ingerenze non consentite,
retorica demagogica ecc.
Infine, la situazione alimentare non presenta
grave imbarazzo. La popolazione ha lamentato la
mancata distribuzione di alcuni generi per esempio la marmellata, dovuta soprattutto alla difficoltà
di trasporto.
(Franco Fuscà)
RELAZIONE SULL’OPINIONE PUBBLICA
IN ORDINE AI PROBLEMI DEL MOMENTO, ALLA VITA DI OGNI GIORNO E AGLI
AVVENIMENTI DELLA PROVINCIA DI MILANO
Agosto 1944-XXII
L
a “ripresa”, registrata nello scorso mese nei
vari strati della popolazione, ha ceduto alla generale sensazione di una sconfitta germanica
che si presume sicura, per l’avanzata, creduta irresistibile, degli anglo-americani in Francia. Ha
molto agito a questo proposito la propaganda nemica che, con varie emissioni radio, ha cercato di
scalzare anche la fiducia nelle nostre divisioni.
Sono aumentati in questo mese i delitti contro
singoli (fascisti, ufficiali della G.N.R. e dell’Esercito Repubblicano, militari tedeschi e civili) taluni
compiuti in maniera efferata (come il caso dell’industriale milanese ucciso nel proprio letto, del farmacista di via Anfossi ammazzato al suo banco
ecc.). L’uccisione di due dipendenti di “Repubblica Fascista” ad opera dei banditi, sull’autostrada
per Torino, ha destato viva impressione. I funerali
sono riusciti imponenti anche per concorso di pubblico.
Si sono dovuti pure registrare due eccidi nefan-
10 agosto 1944: i fucilati di Piazzale Loreto
di a mezzo di bombe ad orologeria, uno compiuto
in Viale Abruzzi, l’altro nel posto di ristoro della
stazione. Il primo è stato seguito dalla fucilazione
di quindici elementi del G.A.P. in piazzale Loreto9.
Questa pubblica fucilazione ha avuto un effetto
assulutamente deprimente per la popolazione ed ha
avuto ripercussioni notevoli anche nel campo ope9 Il 10 agosto 1944, in seguito a un attentato contro un camion con rimorchio della Wehrmacht, quindici antifascisti,
prelevati dal carcere di San Vittore, vennero per rappresaglia
ferocemente uccisi dai nazifascisti, e lasciati per un giorno intero in piazzale Loreto a titolo di intimidazione.
raio. Si sono registrate astensioni dalle fabbriche di
lavoratori, aumentata diffusione della stampa clandestina, ecc. Si sono avute anche episodi di pietismo: si sono trovati fiori in piazza Loreto in memoria dei “martiri” fucilati e sono corse nel pubblico
le più strane dicerie in proposito, facendo di questi
elementi dei “puri” e degli innocenti dediti alle più
tranquille occupazioni e arrestati arbitrariamente
sulla strada o addirittura sul tram.
Ha causato del disagio nella popolazione anche
l’anticipo punitivo del coprifuoco dalle 23 alle
22, in periodo ancora estivo.
Dopo l’eccidio nel piazzale interno della stazione avrebbero dovuto essere fucilati altri venti
ostaggi e in tal senso era stato dato dal Comando
germanico un comunicato alla stampa. Per intercessione del Duce l’esecuzione è stata sospesa e
non ha avuto corso. Si è pure stabilito che in caso
di eccidî il giudizio per eventuali fucilazioni dovrebbe essere deferito al Tribunale militare, in
base a regolare processo. Per quanto riguarda la
mancata fucilazione degli ostaggi si è notata una
certa attività da parte della Curia Arcivescovile.
Da quegli ambienti è stata pure diffusa la voce che
il Cardinale avesse validamente agito per evitare
un nuovo massacro.
In questo mese si è constatata una certa reazione da parte delle forze fasciste contro i fuori-legge; squadre della “Brigata Nera” hanno, in scontri
con fuori-legge, eliminati alcuni banditi e proceduto a importanti arresti. Negli ambienti della
“Brigata Nera” è sempre viva la fiducia nelle forze
dell’Asse e, in ogni modo, è ferma la volontà di
non mollare comunque vadano gli eventi.
È trapelata la notizia dell’arresto, ad opera di
speciali organi della Polizia politica, di alcuni
Commissari della Questura di Milano e della
fuga di uno di costoro, il Mendia, già Commissario dirigente della Squadra mobile. Si è detto maliziosamente che tali Commissari facevano parte del
P.F.R. e che avevano approfittato della loro posizione di privilegio per commettere vari soprusi anche in materia amministrativa. La notizia è giunta
attraverso Ponte Chiasso nella stampa svizzera e
alcuni giornali dedicavano articoli sarcastici all’episodio, tra cui la “Libera Stampa” di Lugano nel
n. 190 del 19 agosto sotto il titolo “Quis custodierit custodes?”.
L’internamento dei carabinieri, deciso dal
Comando tedesco in seguito ai fatti di Aosta e di
Ivrea, ha avuto ripercussioni in senso antitedesco.
Causa di disparate voci sono stati pure alcuni
movimenti effettuati in seno alla Polizia repubblicana di Milano e in seno al Comando regionale della Lombardia.
Il 1° di agosto si è diffusa la voce del passag-
gio del Duce a Milano (di fatti si è recato a Monza
per salutare i reparti della contraerea in partenza
per l’addestramento) e per qualche giorno è stato
vivo l’interessamento da parte di larghi strati della
popolazione.
Ha fatto un’ottima impressione il discorso di
Padre Eusebio10 in Galleria, tenuto il 5 agosto
scorso.
La inaugurazione di lapidi su edifici e monumenti rovinati dalle incursioni nemiche non ha
destato alcun interesse; la cerimonia è stata molto
fredda per la mancanza di concorso della popolazione. Talune iscrizioni sono state criticate dai
giornali perché troppo letterarie e propagandisticamente non troppo efficaci.
Il ferimento del Ministro Pavolini e l’attività
della “Brigata nera mobile” in Piemonte è stato
oggetto di commenti particolarmente benevoli.
Non così la pubblicazione di una
fotografia sul
“Corriere della
sera” di Pavolini:
è sembrato un
esibizionismo
inutile ed è stato
criticato il Direttore del giornale
che ne avrebbe
consentita la pubblicazione per
pretesa piaggeria.
Notevole interessamento ha su- Alessandro Pavolini, già Ministro
Cultura popolare dal 1939 al
scitato la pubbli- della
1943, e segretario del partito fascicazione “25 Lu- sta repubblicano
glio” a cura del
Sindacato dei giornalisti e un autentico successo
editoriale ha avuto l’opuscolo pubblicato a cura
del “Corriere della sera” con la «Storia di un
anno» di Benito Mussolini, sotto il titolo “Il tempo del bastone e della carota”.
Gli articoli di Pezzato sul ribellismo sono stati seguiti con un vivo interesse dal pubblico di tutti
i ceti e hanno contribuito a modificare talune figurazioni romantiche dei fuori-legge.
L’improvvisa notizia del cambio della guardia
in Prefettura tra il dr. Piero Parini e il dr. Mario
Bassi è stata origine di varie voci e di una certa
scontentezza da parte della popolazione milanese la
quale ha notato che il dr. Parini si è reso benemerito
per varie iniziative intraprese a favore del popolo e
Il francescano Padre Eusebio, al secolo Sigfrido Zappaterreni, era capo Cappellano militare delle Brigate Nere.
10
soprattutto per l’istituzione delle mense e per l’azione moralizzatrice compiuta nel settore alimentare.
Tale mutamento è attribuito dalla popolazione a difficoltà sorte fra Parini e i Germanici che “avrebbero
voluto imporre la loro volontà su quella del Capo
della Provincia”. Taluno mette in rapporto le dimissioni di Parini con la fucilazione di quindici ostaggi
in piazzale Loreto. Tali voci sono state raccolte da
vari giornali svizzeri e soprattutto dalla “Neue
Zuercher Zeitung” del 20/21 agosto, la quale ha notato che le dimissioni di Parini da Capo della provincia sono state date in una forma non comune ed
ha insinuato che tali dimissioni siano state date per
protesta contro il massacro degli ostaggi: “l’attaccamento di Parini a Milano – nota il giornale – e la sua
profonda conoscenza della situazione della provincia cui era preposto l’avevano messo in grado di dominare le situazioni politiche più pericolose. Personalità politiche italiane, che io conosco personalmente, sono del parere che Parini abbia presentato
le sue dimissioni per togliersi ogni responsabilità
dell’avvenuta fucilazione degli ostaggi”. Si è anche
diffusa la voce che le dimissioni di Parini debbano
essere messe in rapporto col dissidio sorto col VicePodestà Bracco, il quale avrebbe denunciato superiormente quel Capo di Provincia per pretesi favoreggiamenti fatti nell’organizzazione delle mense.
Si è pure detto che le S.S. avrebbero fatto un’inchiesta. Il Vice Podestà Bracco, che è stato dimesso dalla carica, avrebbe propalato voci in tal senso.
Il nuovo Capo della Provincia è parso troppo
giovane e inesperto alla popolazione milanese. Ma
i suoi primi provvedimenti, specie in materia alimentare, per la quale gli si riconosce una specifica
competenza, hanno destato un certo interesse nella
popolazione.
In seguito allo sbarco nemico nella Francia
meridionale, all’avanzata angloamericana, specie
su questo fronte, si è diffuso il convincimento che
la partita sia ormai virtualmente liquidata. Si fa
sempre più vivo lo scettimismo per le nuove armi.
A tale proposito si diffondono barzellette nel popolo, che ritiene inesistenti, o almeno inefficaci, le
armi nuove.
L’operato del Governo repubblicano, tanto
nel campo politico quanto in quello militare, viene
considerato dal punto di vista più benevolo almeno
come uno sforzo inutile.
A dire il vero gli angloamericani non sono attesi con molto entusiasmo; specie tra l’umile
gente del popolo si rivela una tristezza talora
profonda per le sorti della Patria e per la sciagurata
condizione in cui l’Italia vinta e il suo popolo tradito verrebbero a trovarsi. Hanno fatto una certa
impressione le notizie circa l’inflazione monetaria
sempre più grave nell’Italia invasa. Queste notizie
hanno preoccupato taluni ambienti assai più delle
altre circa la situazione alimentare.
Si rileva in certe zone un senso di disordine e
di rilassatezza, alimentato talvolta dalla persistente cattiva volontà di funzionari, di addetti a servizi
pubblici, di impiegati in genere che si sentono
estranei alla vita dello Stato e manifestano la loro
diffidenza verso il Governo della Repubblica sociale in correlazione agli avvenimenti bellici e con
l’evidente preoccupazione di impegnarsi il meno
possibile per l’avvenire.
Non solo da parte dei fuori-legge, ma anche da
parte di certi settori del ribellismo annidato nelle
case della città si covano sogni di ribellioni, di rivolte da farsi al “tempo opportuno” e si manifestano speranze di poter giungere da un momento
all’altro a un regime di violenza e di disordini che
permetta loro il facile prepotere. I cosiddetti moderati (democratici, liberali, monarchici, ecc.), già
ambiziosi, ma stanchi e superati, si dimostrano inferiori agli altri per forza morale e devono presumersi facili succubi dei comunistoidi, dei socialistoidi e degli anarcoidi, più dinamici e più violenti.
Viva impressione ha destato il discorso del
Cardinale sia al momento in cui è stato pronunciato, sia quando è apparso integralmente sul quotidiano cattolico “L’Italia”. Tale discorso è stato
cagione di una certa ripresa del movimento democristiano e di una maggior propaganda fatta sia dai
pulpiti nelle Parrocchie, sia a mezzo di volantini,
in cui si condanna la nuova eresia dei repubblicani
nemici del Papa. Si sottolinea l’eternità della sovranità della Chiesa. Taluni di questi manifesti
sono apparsi con la falsa indicazione di “Autorizzato dalla Regia Prefettura di Milano”.
Il morale dei soldati di stanza a Milano non
manca di risentire della situazione descritta. Anche
fra gli ufficiali si nota una certa mancanza di vigore
e di calore che va sempre più espandendosi dai
vecchi ai giovani, dai “carrieristi” ai volontari. I
migliori tra i giovani sentono l’aria della città “irrespirabile” e aspirano a ritornare alla vita di reparto.
La situazione annonaria si può dire stazionaria: è mancata per qualche giorno la frutta che,
però, ora è tornata a prezzi maggiorati. Attualmente tale mancanza non è più da rilevarsi.
(Franco Fuscà)
(continua)
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