della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXV - 7 aprile 2011 - € 1,20 ATTUALITà APPUNTAMENTO 3 Le dieci sorprese di Pasqua Il 15 aprile la festa diocesana delle famiglie na pagina di speU ranza che racconta storie di riscatto scovate Maccio, Colico e TiA rano le famiglie della diocesi vivranno la gioia nelle pieghe del mondo. dell’incontro. Editoriale Pasqua di vita nuova N on fu certo serena la Pasqua celebrata da Gesù e dai suoi discepoli quasi duemila anni fa. Quella Pasqua che fu consegnata alla memoria e alla riflessione dell’umanità intera dai testi evangelici, vivissimi nel loro racconto puntuale e drammatico. Non fu serena. Eppure c’erano tutte le premesse perché le cose potessero svolgersi in un clima di serenità, di pace e perfino di festa. Qualche giorno prima, Gesù aveva fatto il suo ingresso nella Città Santa accolto e scortato da una piccola folla, che gli tributava grandi onori e, con sincero entusiasmo, cantava «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». E poi, alla vigilia degli Azzimi, Gesù e i Dodici avevano preparato un luogo accogliente dove celebrare insieme la grande festa di Pasqua, nel rispetto della tradizione ebraica. Nonostante questo contesto, non fu serena quella Pasqua. Gesù avrebbe patito gli insulti, la persecuzione, la condanna, la flagellazione, la salita al Calvario, fino alla crocifissione. Le pene che gli venivano inflitte dai pagani, da chi non lo conosceva, da chi non aveva mai creduto in Lui non furono le più dolorose. Fu il comportamento dei “suoi” a ferirlo ben più nel profondo. Come saranno risuonate nel suo animo le parole del Salmo: “Se fosse stato un nemico l’avrei sopportato, ma sei tu, mio amico e mio confidente …!”. I “suoi”! Quelli che lo avevano seguito, lo avevano sentito annunciare parole di speranza, lo avevano visto guarire tante persone… Furono alcuni dei suoi a venderlo, tradirlo, abbandonarlo, rinnegarlo, metterlo in discussione. Ai piedi della Croce ritroviamo solo sua Madre, alcune altre donne e Giovanni, l’unico dei Dodici che ebbe il coraggio di non fuggire. Insieme a Gesù che consegna lo Spirito nelle mani del Padre troviamo qualcuno che non ci aspettiamo: il buon ladrone che ha una parola di compassione per il condannato innocente e a lui si affida; e il centurione, che, di fronte a quella dignitosa espressione di amore gratuito e liberante, si converte, e vedendo morire così quell’uomo, capisce che non poteva essere altri che il Figlio di Dio. La Pasqua, insomma, ci dice che la gioia dell’alleluja non si improvvisa. Ci chiede impegno costante, forza di volontà, capacità di vigilanza. Persino i “suoi” – che tante volte avevano udito dalla voce di Gesù la profezia della sua Passione, Morte e Risurrezione – di fronte alla pietra rotolata e al sepolcro vuoto, rimasero incerti, impauriti, indecisi. Vorrei che in questa Santa Pasqua vestissimo i panni dei discepoli di Emmaus. Anche quando ci sembra di aver perso tutto, di non avere più la forza di credere, di non sapere in chi riporre fiducia, ritroviamo il senso della vittoria dell’amore misericordioso, la fraternità che rinasce al di là di ogni peccato e di ogni egoismo, la bellezza dell’essere insieme! Lasciamoci accompagnare da Gesù, fondamento della nostra speranza, e ascoltiamolo mentre ci parla e ci spiega il vero senso della nostra tristezza e da essa ci libera! L’ascolto della sua Parola è quanto di più prezioso possiamo esercitare in questi giorni santi. Il dono che ci deriva dalla meditazione della Parola è sempre sovrabbondante. Gesù saprà spiegarci che da ogni Passione, a partire dalla sua, può emergere una vita nuova, purificata dal peccato e più profondamente radicata nell’amore. Buona Pasqua + Diego Coletti, vescovo 14-15 13 Buona Pasqua a tutti! Anche quest’anno un’immagine di Renato Frascoli accompagna il numero che introduce alla santa Pasqua. “Il Settimanale” rivolge ai suoi lettori i tradizionali auguri e si prepara ad un turno di riposo in occasione delle festività. Il prossimo numero porterà la data del 21 aprile 2012. Idee e opinioni 2 Sabato, 7 aprile 2012 A causa di un guasto, rilevato il 27 marzo, all’impianto di azoto liquido che alimenta il servizio di criobiologia per la crioconservazione di materiale biologico nel centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Filippo Neri di Roma sono andati distrutti 94 embrioni. La tragica notizia non riguarda un semplice incidente di laboratorio, come fossero andate perdute cellule umane o tessuti. È molto di più: sono morti un centinaio di essere umani nella fase iniziale del loro sviluppo, quella fase che, più precisamente, ciascuno di noi ha attraversato per giungere alla nascita. È bene dire questo affinché non si giunga a sottovalutare l’accaduto, come se si trattasse di qualcosa da poco. Gli attentati sempre più sofisticati alla vita umana nascente, spesso mascherati come diritti o presentati come semplificazioni di procedure – è il caso dei preparati abortivi venduti dal banco del farmacista – inducono taluni a credere che la vita nel grembo materno sarebbe cosa da poco. In realtà, dinnanzi a questi episodi occorre un sussulto di coscienza, la quale ✎ L’opinione | di Marco Doldi Embrioni distrutti: un sussulto di coscienza naturalmente conduce a reagire. Si tratta di distinguere la notizia tra le tante e dire: “è grave, quello che è successo!” Come è possibile tutelare ogni forma vivente, perché indifesa o perché potrebbe estinguersi e non impegnarsi, ugualmente, per la vita umana? La Chiesa in questi ultimi decenni non si è stancata di richiamare gli uomini e le donne di buona volontà a guardare con realismo in faccia all’embrione, perché è uno di noi. “Diventa perciò ineludibile – afferma la Pontificia Accademia per la Vita - affrontare un quesito di fondo: Chi o cosa è l’embrione umano?” Ora, la risposta adeguata, almeno in prima istanza, è quella che proviene dalla scienza, sempre più aggiornata, che ci consente di conoscere in gran dettaglio i diversi processi attraverso i quali un nuovo essere umano inizia la sua esistenza. Il momento che segna l’inizio della esistenza di un nuovo essere umano è rappresentato dalla penetrazione dello spermatozoo nell’ovocita. La fecondazione induce tutta una serie di eventi articolati e trasforma la cellula uovo in zigote, realtà assolutamente originale rispetto alla madre. L’embrione è intrinsecamente orientato a svilupparsi secondo la differenziazione delle cellule e verso un’acquisizione di complessità e non può regredire su stadi già percorsi. Tal progresso è continuo, graduale e coordinato da un preciso progetto interno. In conclusione, le più recenti osservazioni scientifiche attestano che l’embrione umano ancorché nella fase che precede l’impianto è: “un essere della specie umana; un essere individuale; un essere che possiede in sé la finalità di svilupparsi in quanto persona umana ed insieme la capacità intrinseca di operare tale sviluppo”. I dati della scienza permettono alla filosofia di affermare che l’embrione − quel minuscolo puntino − possiede già l’essere di persona, che è proprio di ogni appartenente alla natura umana. Naturalmente, l’essere-persona si manifesterà gradatamente e in diverso modo lungo tutto l’arco della vita. In tal senso, sembra non esserci alcun contrasto tra le conclusioni scientifiche e l’antica opinione dell’animazione immediata dell’essere umano che viene all’esistenza. La fecondazione non è solo un fatto biologico e neanche semplicemente un fatto umano: è evento religioso, perché continua la creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio. Non può essere trascurata la dimensione religiosa dell’essere umano, che lentamente prende forma. Parlando a studiosi, Benedetto XVI ricordava: “abbiamo enormemente migliorato le nostre conoscenze e identificato meglio i limiti della nostra ignoranza; ma per l’intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra con l’impronta del Creatore” (Discorso del 27/02/06). Queste ragioni insieme scientifiche, filosofiche, religiose e morali hanno condotto il nostro Paese ad una decisione di autentico progresso: nelle tecniche di fecondazione assistita gli embrioni devono essere rispettati. Nel concreto è stata vietata la crioconservazione. Ora, una domanda si impone con gravità: perché la legge, confermata dai cittadini con un referendum popolare, non è stata rispettata? Forse perché si continua a considerare l’embrione come oggetto senza diritti? Eppure i diritti dei deboli non sono deboli diritti. SPIGOLATURE | di Milly Gualteroni Donne e madri... E « ra la nostra ultima Il caso dei 94 embrioni speranza, avevamo coltivati in vitro perduti l’impianto programmato per per un guasto all’impianto aprile. Anni di attese, mesi di di azoto e la memoria sogni ad occhi aperti… Ma mentalità borghese corrente che in quegli di un ricordo lontano allora forse è destino, forse anni vedeva in una brillante professione è Dio che non vuole farci l’unica possibilità per un’autentica avere bambini? Perché? Perchè? Perché? Ora ci devono emancipazione della donna. Una vera e propria moda risarcire, devono pagare tutto». Con queste straziate intellettuale che nella “Milano da bere” negava per di più parole di una donna che aspirava a diventare madre, dignità alla figura della donna madre e casalinga, anche comincia l’articolo pubblicato, domenica scorsa, dal in veste alto borghese. La mia amica, inoltre, non era per quotidiano La Repubblica, a commento della tragica nulla tagliata per vivere in un ambiente professionale notizia di novantaquattro bambini-embrione coltivati particolarmente feroce nella competizione. Luoghi spesso in vitro, 130 ovociti e sei campioni di liquido seminale, di ampi sorrisi a viso aperto e di spietate lotte sotterranee distrutti a causa di un guasto all’impianto di azoto all’arma bianca, le stanze delle redazioni richiedono liquido per la crioconservazione di «materiale» biologico. nervi saldi e capacità di autodifesa. A 32 anni e dopo L’incidente è avvenuto nella clinica San Filippo Neri di otto di matrimonio, non era ancora riuscita ad avere Roma. E se, come sempre, m’impressiona sentir tirare figli, nonostante sia lei sia il marito fossero per la clinica in ballo Dio là dove è chiaramente e solamente l’uomo medica perfettamente in grado di procreare. Decise così che agisce, questa notizia è lo spunto per ricordare la di intraprendere la via dell’inseminazione artificiale vicenda di un’amica, una collega giornalista che, alla (non della procreazione in vitro, cui si riferisce l’articolo fine degli anni ’80, lavorava a Milano per una prestigiosa citato). Nel corso di un anno e mezzo fece tre tentativi rivista di arredamento. D’estrazione alto-borghese e in successione. Tutti e tre ugualmente fallirono. La mia moglie di un benestante professionista milanese, non amica uscì stremata da quest’esperienza di notevole aveva bisogno di lavorare per necessità economica e stress psico-fisico e, per di più, con un pesante senso la sua scelta professionale non era nemmeno stata il di colpa. Poiché il suo organismo era in piena salute frutto di una vocazione. Piuttosto, si era adeguata alla fisica, i medici non riuscivano a comprendere il perché dei suoi aborti spontanei. In quel periodo, mentre le stavo vicino, cominciai ad accorgermi di una sua sorta di dissociazione. La persona che io conoscevo nella vita privata, non corrispondeva alla persona che lavorava in redazione. Varcata la soglia della rivista patinata per cui lavorava, senza rendersene conto indossava una maschera di efficienza, imperturbabilità, perfezionismo e cinico distacco dalla vita. «Perché non smetti di fare la giornalista?», mi azzardai a chiederle un giorno. «Ma no!», mi rispose. «Però, potrei pensarci». Cominciammo a parlarne e a parlare della possibilità di trovare un suo ubi consistam anche fuori dall’apparente mondo dorato della sua prestigiosa professione. Coinvolgemmo anche suo marito nella riflessione e decise di dimettersi. Dopo quattro mesi (!) rimase incinta. Dopo il primo figlio, ne arrivarono altri due. Sono varie le considerazioni che si possono fare su questa storia vera. Per esempio, che la vita abbia potuto annidarsi in lei solo nel momento in cui decise risolutamente di fare la mamma, contro le convenzioni sociali del momento, seguendo la sua vocazione e rinunciando a quella che per lei era l’alienante maschera della professionista di successo. La Natura prontamente rispose… ◆ Stella Polaredi don angelo riva Morire di freddo... Anzi, a temperatura ambiente D iceva un vecchio padre spirituale: “Dio perdona sempre; gli uomini qualche volta; la natura mai!”. Forzatele la mano e pagherete dazio. Strapazzata dalle nostre azioni, la natura prima o poi si ribella, e presenta il conto. Saranno contenti verdi ed ecologisti, così solerti nel denunciare – talvolta con un pizzico di esagerazione – gli scempi orditi contro l’ecosistema e i suoi delicati equilibri (un po’ meno vigili nei confronti degli attentati alla natura dell’uomo). Ma il vecchio padre spirituale lo aveva già intuito in anticipo. C’è un ordine, un kosmos, impresso nella natura (che poi si riconosca o meno che l’abbia impresso Dio, poco cambia). Quando l’agire umano, uscito dallo stadio primitivo e armatosi della formidabile potenza tecnologica, non rispetta più, ma prevarica sull’ordine delle cose, queste riprecipitano dal kosmos al kaos da cui erano state tratte. Quella che suggerisco è evidentemente una lettura profonda del fatto di cronaca occorso al San Filippo Neri, dove un guasto al sistema di congelamento ha provocato la perdita di 94 embrioni umani. Certo, in superficie le cose si potrebbero accomodare senza alzare toni troppo catastrofici. Dopo tutto – si dice – si è trattato di un banale incidente, un’imperizia, una spiacevole disattenzione, e un “grumo di cellule” è andato in necrosi. Andando un po’ più a fondo, qualcuno arriverà ad aprire un fascicolo in procura, e si parlerà di diritti violati (quello delle coppie che hanno commissionato il concepimento; forse anche quello dei genitori “biologici” che hanno fornito il “materiale”). Sì, perché, in quell’improvviso arresto del sistema di congelamento, sono andati arrosto sogni, aspettative, frustrazioni, pacchi di soldi spesi per saldare onerose parcelle, attese snervanti per procedure e manovre altamente invasive, stimolazioni ovariche di dubbia pertinenza per la salute femminile etc.. Lecito attendersi pingui risarcimenti. Assai difficilmente, invece, qualcuno arriverà a preoccuparsi del diritto di quelle vite umane fabbricate in vitro e poi inopinatamente traslate dalla freddura dell’azoto liquido all’abbraccio gelido della morte. Anche se una legge (la 40/2004) stabilisce, all’art. 1, il principio costituzionale di uguaglianza fra tutti i soggetti umani concepiti, e vieta la crioconservazione. Ma si sa, nella nostra mentalità, la seccatura di adulti che hanno visto andare in fumo un bel gruzzolo di sforzi economici e psicologici è certamente meritevole di garanzia giuridica, non altrettanto la sorte di quelli che l’algido linguaggio clinico suole chiamare “embrioni”, ma che in verità dovremmo chiamare “figli”. Senza voce, senza volto, gelati e scongelati senza uno straccio di tutela, ma pur sempre “figli”. Ritorno però alla riflessione iniziale. Nel campo della generazione, la morale cattolica ardisce ancora parlare di una “natura” da rispettare e da non violare. Così si becca le accuse di biologismo, mentalità prescientifica, dogmatismo anti-tecnologico e via dicendo. Ogni tanto, però, qualche inghippo nell’artificio tecnologico ci conferma che davvero la natura non ci sta a lasciarsi sfigurare. Perché la natura non è un’invenzione di preti o filosofi smaniosi di disseminare trappole e divieti, tabù e sensi di colpa, lungo il tragitto della libertà individuale. La natura è semplicemente la realtà delle cose. La verità profonda di ciò che è umano. E fabbricare la vita – natura docet – è disumano. Attualità Sabato, 7 aprile 2012 Buone notizie. In occasione delle festività pasquali vogliamo regalarvi una pagina di speranza raccontandovi alcune storie di riscatto scovate nelle pieghe del mondo Le dieci sorprese di Pasqua G uerre, crisi politiche, calamità naturali, problemi e fenomeni globali. Spesso sono questi gli argomenti al centro di questa pagina. Storie e situazioni che vi continueremo a raccontare nel tentativo di aprire qualche breccia nel muro di indifferenza che spesso avvolge noi e le nostre comunità. Su questo numero che arriva nelle vostre case in occasione della Pasqua, vorremmo però proporvi qualcosa di diverso. Vorremmo provare a raccontare solo belle notizie. Dieci storie scovate, non senza difficoltà, nel mare della rete e dei giornali. Vogliono essere la nostra sorpresa di Pasqua. sostengono i militari – era tornato a riunirsi nel gennaio 2011 dopo oltre vent’anni di inattività. Era la prima volta che la leader dissidente, a capo del principale partito di opposizione, partecipava alle elezioni legislative dopo oltre vent’anni passati agli arresti, prima in carcere e poi nella sua casa. Nel 2011 si è registrato un 8 vero e proprio boom degli impianti da fonti rinnovabili in Italia: oltre 400.000 impianti in ben 7.986 località, con una diffusione che copre oltre il 95% dei Comuni italiani. E’ in forte e costante aumento la produzione di energia pulita, che nel 2011 ha coperto il 26,6% dei consumi elettrici nazionali. E’ questa la fotografia dell’energia verde in Italia, scattata dal Rapporto “Comuni Rinnovabili 2012” di Legambiente. Non possiamo che partire 1Benedetto dal recente viaggio di Papa XVI a Cuba e in Messico. Il suo incontro con Fidel Castro resterà nella storia, ma siamo certi che questo viaggio rimarrà nel cuore di milioni di cittadini Latino Americani che si sono accalcati per vedere e incontrare il Papa. Da questo viaggio ha spiegato padre Federico Lombardi, portavoce del Papa, “arriva un messaggio di incoraggiamento alla Chiesa nei due Paesi, un’esplicita richiesta di spazi più larghi di presenza e libertà religiosa, non come tutela di privilegi, ma come possibilità di servizio, di contributo efficace per il bene di tutti, per la costruzione di una società più fraterna, più giusta, riconciliata e pacifica”. Elezioni in Senegal: una 2 notizia che apparirà marginale ai più, ma di grande valore per il futuro dell’Africa. Il presidente del Senegal Abdoullaye Wade, in carica da 12 anni, ha, infatti, accettato, senza polemiche, di cedere il potere al suo sfidante, l’ ex alleato Macky Sall, vincitore del ballottaggio delle presidenziali lo scorso 25 marzo. A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi della Regione, come la Costa d’Avorio, il presidente uscente ha subito riconosciuto la sconfitta. Un passo in avanti autentico verso una democrazia matura. Diminuiscono i Paesi 3 nel mondo in cui la pena di morte è in uso. E’ quanto dichiara l’associazione Amnesty International nel suo rapporto del Guatemala 9Ilhatribunale emesso una condanna Il viaggio di Benedetto XVI a Cuba, la ricerca sul cancro, la biblioteca di Sarajevo annuale (2011) sulla pena di morte nel mondo. Nel 2011 20 paesi del mondo hanno eseguito condanne a morte, in calo rispetto ai 23 dell’anno precedente. In alcuni Paesi, il numero delle condanne sarebbe però in aumento. In particolare in Iraq, Arabia Saudita, Iran e Cina. Le condanne sono state almeno 1923 in 63 paesi. Nonostante questi numeri, l’organizzazione ha sottolineato una continua tendenza verso l’abolizione della pena in tutte le aree del mondo, con significativi passi avanti nei paesi africani (Ghana, Senegal, Nigeria, Sierra Leone), in Malesia e Marocco. Negli Stati Uniti, l’Illinois è diventato il sedicesimo stato ad abolire la pena di morte. L’unico stato europeo a eseguire condanne a morte è la Bielorussia, mentre in novembre il parlamento della Lettonia ha abolito la pena dal suo ordinamento. 4 è stato recentemente pubblicato il primo volume del “libro sulle conoscenze del cancro”: una sorta di enciclopedia che riporta la descrizione di centinaia di differenti cellule tumorali e del modo in cui rispondono ai diversi agenti utilizzati nelle terapie. Secondo la rivista “Nature” un passo importante per aiutare i ricercatori nel testare nuovi farmaci. Dopo due anni di silenzio 5 da parte delle autorità, la famiglia di Gao Zhisheng, uno dei dissidenti più famosi della Cina arrestato nel 2006, è riuscita a fargli visita nel carcere dove è recluso. La famiglia non aveva sue notizie dal 2010 tanto da temere per la sua vita. Il dissidente era un noto avvocato lodato dal Partito comunista al potere, che perse il sostegno del governo quando decise di difendere alcune delle persone più vulnerabili di tutta la Cina inclusi cristiani (religione a cui si è convertito), minatori e seguaci del movimento spirituale Falun 10 - Una vita che rinasce nello “slum” “Ruth (nome fittizio) venne da noi 10 l’antivigilia di Natale. Era già tardi, aveva aspettato a lungo di fronte alla nostra porta, incerta se bussare o scappare. Nella sera già buia guardo il suo volto bellissimo sul quale però non si fa fatica a scorgere anche una grande sofferenza. Inizia a raccontare la sua storia, lentamente, uno dopo l’altro tutti gli eventi che l’avevano portata sulla strada, ormai da tre anni. Non l’avevo mai vista prima, la guardo mentre l’ascolto, poi le chiedo il perché di questa decisione di venire “dai padri”, da noi, e Gong bandito dal governo. L’Unione europea finanzierà 6 con 5 milioni di euro il completamento dei lavori di ricostruzione della Biblioteca nazionale di Sarajevo. L’edificio, costruito nel 1896 sotto il dominio austroungarico, già municipio di Sarajevo, fu bombardato dagli assedianti serbi il 25 agosto 1992, all’inizio della guerra in Bosnia. “Verrà restituito alla città di Sarajevo una sua pietra preziosa e simbolo più caro. Sarà un evento storico che la farà tornare ad essere epicentro della vita sociale, culturale e artistica della città” ha spiegato il sindaco di Sarajevo Behmen. La dissidente birmana 7 Aung San Suu Kyi è stata eletta al parlamento nel voto domenica 1 aprile in Myanmar, l’ex Birmania. Le elezioni erano state annunciate a fine dicembre e sono uno dei segnali che indicano un tentativo di riforma “dall’interno” del regime militare che controlla il Paese dal 1962. Il parlamento birmano - composto per la maggioranza dai partiti che perché proprio ora. “Sono stanca, - dice sono svuotata, non ce la faccio più a fare questa vita, non ha senso”. Non chiede soldi, ma aiuto morale e spirituale per ricostruirsi una vita che sembra finita. È decisa a cambiarla, la sua vita, ma sa che da sola non ce la può fare. Le propongo di lasciare Korogocho per qualche giorno, di prendersi un po’ di tempo per sé, quindi la mando a Kibiko, il nostro centro residenziale per i ragazzi di strada. Al ritorno mi racconta la sua fatica a cambiare, a resistere alla tentazione del guadagno facile che la vita di strada può promettere. È rimasta sola. Prova la fatica di essere senza soldi, di vivere alla giornata. Poi un giorno mi porge una lettera scritta a mano. Senza soldi non ce la fa, è il succo della lettera; cambiare vita senza nessuno che abbia il coraggio di “investire” su di lei, di scommettere qualcosa di concreto che questa vita sarà davvero bella La democrazia in Africa e Asia, le energie rinnovabili, la lotta alla pena di morte, la giustizia per 7.710 anni di carcere nei confronti di quattro ex militari e para-militari riconosciuti colpevoli del massacro di 256 indios nel 1982 nel nord del paese durante la guerra civile. Il massacro aveva riguardato la minoranza etnica degli indiani Achi che erano stati sospettati di sostenere i guerriglieri. La violenza si verificò il 18 luglio nella città di Plan de Sanchez, nel dipartimento di Baja Verapaz sotto il governo dell’ex dittatore Efraine Rios Montt (1982-1983). Il totale della condanna ammonta così a 7.680 anni, più altri 30 per crimini contro l’umanità: una sentenza estremamente simbolica, sebbene la massima pena del Guatemala sia di 50 anni di carcere. pagina a cura di MICHELE LUPPI e di successo, è impossibile. Rischia – scrive – di ripiombare nel vortice della strada. Leggo, in silenzio, sorrido, la guardo, le do un bacio sulla fronte poi vado a prendere una busta e gliela consegno. Gli occhi le si illuminano, mi ringrazia, dicendomi: “E’ la prima volta che ricevo soldi gratis, senza dover fare nessuna prestazione...”. Però la ammonisco: “Senza questi soldi, è vero, è difficile andare avanti. Ma non dire mai, per favore, che senza questi la tua vita è inutile. Non dire mai che questi soldi sono il tuo cambiamento, perché il cambiamento è avvenuto molto prima, quando hai deciso di bussare alla nostra porta, quando hai deciso di uscire dalla strada. Tu vali molto, molto di più di questi soldi”. Padre Stefano Giudici, missionario comasco a Koroghoco, racconta una delle tante storie di rinascita che ogni giorno avvengono nel mondo. Storie che quasi mai diventano notizia. 3 Italia 4 Sabato, 7 aprile 2012 ■ Economia Fermo l’ascensore sociale: ricchi e poveri più lontani A margine di uno studio di Bankitalia, dove si evidenzia che il patrimonio dei dieci italiani più ricchi è pari a quello dei 3 milioni più poveri (serve a fare richiamo mediatico sullo studio, e infatti così è capitato), c’è un’altra riflessione che s’impone, meno d’impatto ma molto più profonda. L’Ufficio studi della Banca d’Italia – tra i più seri ed autorevoli in assoluto – ha evidenziato quale sia la reale composizione della ricchezza dell’italiano medio nel 2012. Essa è data soprattutto dal patrimonio familiare, cioè dalla trasmissione di beni mobili ed immobili da una generazione all’altra. Difficilmente ci si arricchisce grazie al proprio lavoro, quindi al reddito generato anno dopo anno. È una clamorosa inversione di tendenza rispetto alla seconda metà del Novecento, quando i nostri padri o nonni uscirono dalla guerra in braghe di tela – rattoppate e quelle sì trasmesse da fratello a fratello – e si rimboccarono le maniche costruendo il benessere di oggi. Perché – per quanto possiamo enfatizzare la difficoltà del vivere di questi anni – l’italiano medio vive in una condizione di invidiabile benessere. Basta attraversare a sud il Mediterraneo, per capirlo. Le generazioni precedenti non avevano niente. Fu quasi automatico ricostruire patrimoni familiari inesistenti, o azzerati dalla guerra. La propensione italica al risparmio – leggendaria – ha consentito l’accumulo di notevoli… scorte di grano che ora ci risultano assai comode in un’epoca in cui le possibilità di imitare i nostri padri sono quasi azzerate. Letteralmente, il nostro reddito ci serve per campare. Lo testimonia il crollo della nostra capacità di risparmio, dovuto non tanto ad una maggiore propensione a scialacquare (che comunque esiste), quanto al fatto che i nostri stipendi bastano. Ma non avanzano. I numeri di Bankitalia non dicono solo che il cosiddetto “ascensore sociale” s’è fermato; rivelano pure che si sta divaricando la forbice tra classi. Siccome non siamo più nell’Ottocento del proletariato e del padronato contrapposto, ma in una società ad amplissima diffusione della cosiddetta “classe media”, il tutto sta a significare che questa classe media si sta lentamente squagliando come il gelato sul cono. C’è uno scivolamento di classe media in condizioni di disagio economica, di difficoltà: soprattutto laddove non ci sia un rassicurante patrimonio alle spalle a fare da materasso. In verità c’è chi sta accumulando notevoli ricchezze pure in questi anni di magra: manager superpagati; industriali dal fatturato “gustoso” e dalla dichiarazione dei redditi striminzita (in media denunciano meno dei loro dipendenti…); liberi professionisti affermati e ben pagati… È il lavoratore “normale” che non potrà mai diventare ricco: stipendi inchiodati, carriere congelate, flessibilità in aumento ma malpagata, continua erosione dei posti di lavoro, tassazione ormai asfissiante, carichi familiari poco o nulla supportati dall’aiuto dello Stato. Quindi chi è ricco, è ricco. Chi non lo è, difficilmente lo diventerà. Sembra un ritorno al Medioevo, periodo in cui sono ambientate quelle favole di principi e belle fanciulle con la scarpetta di cristallo presa in prestito dalla fata. Se l’ascensore sociale torna ad essere il matrimonio “giusto”, è tempo che ripensiamo dalle fondamenta le basi della nostra società. La volevamo più giusta ed equa, e Bankitalia ammette che i cittadini interpellati chiedono oggi una maggiore redistribuzione della ricchezza tra tutti: segnale che queste dinamiche economiche non sono né nascoste né ignote ai più. Sperare in una nuova crescita economica impetuosa e generalizzata che livelli (in alto) la situazione, rischia di essere pia illusione. Si permetta maggiormente ai giovani, alle donne, agli immigrati – a chi cioè è oggi in una condizione di handicap di partenza – di avere più chance di farcela. Ma la politica, quella con la P maiuscola, ha il dovere di ripensare una società in cui le forbici si richiudano e gli ascensori non si arrugginiscano. Altrimenti sarà solo declino, e la denatalità ne è il segnale più evidente e inquietante. NICOLA SALVAGNIN A sette anni dalla scomparsa Sempre vivo il ricordo del beato Giovanni Paolo II B enedetto XVI lo ha più volte citato, nel corso del grande viaggio in Messico e a Cuba. Un viaggio importante, che ha rappresentato, non solo per quei Paesi, ma per tutta la Chiesa, in una porzione decisiva del cattolicesimo universale, una preziosa introduzione nell’Anno della fede. Lunedì 2 aprile è stato l’anniversario della morte di Giovanni Paolo II che, dopo la beatificazione, è ormai consegnato alla storia. Nella sua santità personale, prima di tutto. Ma certamente anche nella spinta, nel dinamismo che lo ha contraddistinto e che continua ad esercitarsi appunto su tutte le grandi frontiere della modernità. Possiamo indicare su questa linea tre temi d’ispirazione e di rilancio. Il primo è proprio questa spinta spirituale e, dunque, culturale, per l’assioma della circolarità fede-cultura. Ce n’è tanto più bisogno in questi anni di crisi. La risposta alla crisi, infatti, non può restringere gli orizzonti, abbassare il profilo, rassegnarsi o adattarsi al comodo dato acquisito, alla difesa dello statu quo. Serve proprio la forza e la capacità di guardare in profondità per guardare lontano e così dare risposte lungimiranti e vere. Quelle che tutti aspettiamo, anche se è difficile articolare le domande: per quella specie di narcosi, individuale o collettiva, che può apparire un rimedio, quando spesso è invece la causa del malessere, individuale e collettivo. Andare in profondità per guardare lontano e così saper dire qualcosa di autentico è in fin dei conti anche l’esercizio che ci viene proposto in vista dell’Anno della fede. Il secondo tema, allora, non può che essere il protagonismo dei giovani, quel modo autentico e non giovanilistico di rapportarsi che continua ad affascinare e a suscitare entusiasmo vero. “Siate sempre lieti nel Signore”: è l’esortazione di San Paolo che Benedetto XVI ha indicato come tema ai giovani per la Domenica delle Palme, celebrazione locale della Giornata mondiale della gioventù, in vista dell’appuntamento in Brasile del prossimo anno: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. Giovanni Paolo II aveva capito che i giovani non si possono interpellare se non sui grandi orizzonti, i grandi temi e i grandi obiettivi. L’Italia, che ha un grande bisogno di giovani protagonisti, sa che quello dei giovani è il tema cruciale: e la modalità più efficace per suscitare queste energie, senza fare retorica scontata, e dunque inutile, è proprio quello di Giovanni Paolo II. Siamo così al terzo tema d’ispirazione e di rilancio nell’anniversario di Giovanni Paolo II, apparentemente più specifico e interno: il Concilio, di cui si ricorda questo autunno il cinquantesimo. Cinquant’anni sono tanti e, nello stesso tempo, pochi. È certo che il dinamismo ecclesiale che i protagonisti del Concilio hanno inteso suscitare, passato attraverso diverse fasi, resta decisivo. Non è un caso che l’anniversario sia collegato con il tema della nuova evangelizzazione. Che è il tema del prossimo Sinodo, in ottobre, ma è anche in sintesi il nome di questo tempo. Ritorniamo a L’Aquila per capire cosa si è fatto e quanto ancora manca Il terremoto, tre anni fa “Q uest’anno sarà un anniversario meno mediatico, ma ugualmente molto intenso a livello emotivo e spirituale”. Ad affermarlo è don Claudio Tracanna, direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’arcidiocesi di L’Aquila e del quindicinale diocesano “Vola”. “Le celebrazioni per il terzo anniversario del terremoto – spiega -, il prossimo 6 aprile, cadranno nel cuore del Triduo Pasquale,Venerdì Santo, che oltre a una grande valenza religiosa, ha per L’Aquila una forte connotazione popolare: proprio in quell’occasione, tre anni fa, furono celebrati i funerali di Stato delle vittime del sisma”. Le celebrazioni si concentreranno nella notte tra il 5 e il 6 aprile. Si inizierà alle 21.30 nella basilica di Collemaggio con la Messa in Coena Domini celebrata dall’arcivescovo Giuseppe Molinari. A seguire la parte civile della commemorazione con la fiaccolata per le vie del centro storico, in gran parte ancora chiuso, fino a piazza Duomo dove la campana della chiesa di Santa Maria del Suffragio scandirà i 311 rintocchi (309 per le vittime del terremoto e due per le giovani che lo scorso anno morirono in un incidente proprio di ritorno dalla fiaccolata). “Nella giornata di venerdì – continua il direttore – ci sarà, invece, la tradizionale processione del Cristo morto per le strade del centro. Ogni anno vengono scelte alcune associazioni invitate ad accompagnare la statua: quest’anno è stato chiesto ai parenti delle vittime. Sarà un altro modo per ricordare, anche se è difficile dimenticare vivendo quotidianamente i disagi del post-sisma”. Qual è la “normalità” di L’Aquila? “Più che una riorganizzazione della vita, pianificata e studiata a tavolino dalle Istituzioni, quella in cui viviamo è una realtà nata spontaneamente dalla volontà della gente di non perdersi. Nonostante lo sradicamento di molti dalle proprie case e comunità, la mancanza di luoghi d’incontro e punti di riferimento, i cittadini hanno reagito trasformando quello che c’è, dai bar ai centri commerciali, dalle strade agli spazi pubblici fino alle parrocchie, in occasioni d’incontro. Fin dai primi mesi come Chiesa abbiamo sottolineato la necessità di dotare i nuovi centri, come i quartieri del progetto CASE o i MAP (Moduli Abitativi Provvisori), di spazi di aggregazione, ma è stato fatto poco. Una situazione in cui le persone rischiano di sentirsi sole, specialmente gli anziani”. Nonostante la recente ordinanza per la ricostruzione promossa dal ministro Barca la situazione nei centri storici è ancora difficile. Poco è stato fatto, soprattutto per la cosiddetta “ricostruzione pesante” e i tempi rischiano di allungarsi ancora? “Gli aquilani sanno che la ricostruzione sarà lenta e, quindi, pur continuando a lavorare, hanno ormai accettato la necessità di ricostruirsi un’altra vita. Questo non significa che siano rassegnati, ma che l’emotività e, per alcuni persino la rabbia, hanno lasciato il posto alla consapevolezza”. Quali i principali problemi del capoluogo e dei comuni del cosiddetto “cratere”? “è la mancanza di luoghi: non solo di ritrovo e socializzazione, ma anche di lavoro. La crisi economica e occupazionale de L’Aquila risale a prima del terremoto ma, in questi tre anni, non si è fatto nulla per invertire la tendenza. Ho il grande timore che la ricostruzione non sia per i giovani... L’Aquila è una città universitaria, ma sempre più spesso i nostri giovani decidono di andare via, pur con tristezza, perché non vedono un futuro qui. Abbiamo raccontato alcune di queste storie sul numero speciale di “Vola” in uscita per il l 6 aprile”. Riguardando a questi tre anni riesce a trovare qualcosa di positivo, una luce, pur tra i disagi e il dolore? “La cosa più bella è la tenacia della gente e, parlando da parroco, la loro fede. Hanno resistito, nonostante tutto, e continuano a resistere. Guardando all’esterno non posso che pensare ai tanti volontari. Non solo a quelli venuti nei primi mesi, ma a quanti continuano a svolgere campi di servizio nelle nostre comunità”. Tra i frutti nati dal terremoto c’è anche “Vola” nato in una tendopoli... “Per il 6 aprile abbiamo realizzato un numero che racconta storie legate al terremoto. Parleremo della vita delle parrocchie, faremo il punto sulla situazione dei beni culturali e racconteremo iniziative realizzate nel post-sisma. è il nostro servizio alla Chiesa: una voce che sa essere di denuncia, senza creare polemiche, cercando di servire la verità”. MICHELE LUPPI Europa Sabato, 7 aprile 2012 Eurobarometro. Una ricerca nei 27 Paesi I cittadini temono un’Europa a secco I cittadini europei “sono preoccupati per la quantità e la qualità dell’acqua” disponibile: lo afferma Eurobarometro con una indagine diffusa il 22 marzo, Giornata mondiale dell’acqua. “Nei Paesi del Mediterraneo uno dei problemi più sentiti è quello della siccità, menzionato dal 96% dei cittadini portoghesi, dal 95% degli spagnoli e dal 94% degli italiani intervistati”. La stragrande maggioranza degli europei (79%) considera “particolarmente grave il problema delle inondazioni”, citato “dalla quasi totalità degli intervistati in Romania (96%), in Bulgaria (94%) e in Polonia (94%)”. Per quanto riguarda la qualità dell’acqua in Europa (argomento sul quale si concentra il sondaggio A preoccupare non è solo la siccità, ma anche il rischio crescente di alluvioni che ha coinvolto 25mila cittadini Ue), il 23% degli intervistati ritiene che negli ultimi dieci anni “essa sia migliorata o sia rimasta uguale”, mentre il 44% pensa che si sia “deteriorata”. La “minaccia più grave” per le risorse idriche citata dalla maggioranza (84%) del campione intervistato “è l’inquinamento da agenti chimici, seguito dai cambiamenti climatici (55%) e dai cambiamenti negli ecosistemi idrici (49%)”. Eurobarometro sostiene inoltre che tre europei su quattro sono convinti che l’Ue “dovrebbe proporre ulteriori misure per affrontare i problemi connessi alle risorse idriche in Europa”. Guadagnano favore anche “le proposte di multe più severe per chi inquina” e una politica dei prezzi più equa. Il 61% degli intervistati “ritiene di non fare abbastanza per proteggere le risorse idriche” e cita la necessità di informare i cittadini sulle modalità e possibilità di comportamenti virtuosi in tal senso; al contempo si indicano come irrinunciabili maggiori sforzi per proteggere la risorsa-acqua da parte dell’industria, dell’agricoltura e a livello della produzione di energia. Questi temi, ha spiegato il commissario all’ambiente Janez Potocnik, saranno presi in considerazione nel “Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee” che l’Esecutivo dovrebbe presentare nel novembre 2012. Il Piano, che “si baserà su un’analisi comprensiva di una modellazione economica e climatica nel periodo da ora al 2050”, individuerà “le lacune attuali e le priorità future e proporrà misure per guidare i prossimi sviluppi della politica in materia di acque fino al 2020”. ✎ La riflessione Italia è a secco, e mentre i meteorologi L’ continuano a prevedere bel tempo e temperature sopra la media, già si comincia a temere che quest’estate si dovrà razionare l’acqua. Per questo l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, ha invitato i fedeli a pregare per il “dono della pioggia”, ribadendo la necessità di “un accesso equo, sicuro e adeguato all’acqua”. Secondo gli esperti le precipitazioni registrate da settembre in Italia sono pari al 30% dei valori normali. La siccità è stata particolarmente dura proprio in Toscana. Una difficoltà, sottolinea il cardinal Betori che “non riguarda soltanto i nostri fiumi, i nostri laghi e le nostre campagne o le nostre dispense, ma mette in discussione anche il nostro stile di vita. Il problema dell’acqua infatti è di vasta portata ma chiama comunque ciascuno di noi a maggior sobrietà nei consumi e a responsabilità nell’uso di questo bene prezioso e limitato”. La denuncia. I finanziamenti dell’Unione e gli aborti nei Paesi in via di sviluppo Non con i fondi dell’UE Secondo l’associazione EDW risorse europee sarebbero andate ad organizzazioni che promuovono l’aborto come strumento di regolamento delle nascite nei Paesi poveri “I l budget Ue per gli aiuti allo sviluppo e alla salute pubblica viene utilizzato per finanziare aborti nei Paesi in via di sviluppo? Ciò è imputabile a negligenza o viene fatto deliberatamente? Se fatto deliberatamente è legale?”. Questi gli interrogativi sollevati da Sophia Kuby, direttore esecutivo di European Dignity Watch, che il 27 marzo ha presentato a Bruxelles, nell’ambito della “Week for life”, il nuovo rapporto dell’Osservatorio sul finanziamento dell’aborto attraverso il denaro dei contribuenti Ue. Secondo il documento “Il finanziamento dell’aborto attraverso gli aiuti comunitari allo sviluppo. Un’analisi della politica Ue per la salute sessuale e riproduttiva”, pur non essendo di competenza dell’Ue né trattandosi di azioni previste dal diritto comunitario, la Commissione europea collabora strettamente attraverso numerosi progetti con i due maggiori “fornitori” mondiali di aborto: International Planned Parenthood Federation e Marie Stopes International. Entrambe le organizzazioni, ma non sono le uniche sostenute da Bruxelles, sono note per considerare l’aborto come servizio di base correlato al concetto di “salute sessuale e riproduttiva” (Srh), termine ambiguo e soggetto a diverse interpretazioni, e la loro missione consiste proprio nel rendere “l’aborto, sia medico sia chirurgico”, accessibile su larga scala in tutto il mondo. Obiettivo dell’indagine di European Dignity Watch è documentare come Ippf e Msi abbiano ricevuto e continuino a ricevere finanziamenti dal budget dell’Unione europea per gli aiuti allo sviluppo e alla sanità pubblica; fondi destinati a progetti in materia di “salute sessuale e riproduttiva” ancorché, precisano gli estensori della ricerca riportando come riprova diverse dichiarazioni/affermazioni della Commissione e del Consiglio Ue, “il termine salute sessuale e riproduttiva come definito dall’Unione europea escluda esplicitamente l’aborto”. “Secondo i principi di attribuzione e di sussidiarietà – si legge ancora nel report -, in base alle dichiarazioni rese più volte dalla Commissione europea e alla necessità del consenso in seno al Consiglio in materia di politica estera, il sostegno all’aborto come parte della politica estera e la definizione dell’inizio della vita non sono di competenza” della stessa Commissione. Eppure “le aggressive agende pro-aborto” di Ippf e Msi e “i progetti realizzati” sono finanziati dalla Commissione europea. Un esempio fra i tanti: secondo l’indagine, nel 2007 l’organizzazione Msi ha ricevuto circa 3,5 milioni di euro per i suoi progetti, e oltre 9 milioni per gli anni 2005 e 2009. “Una cifra minima – commentano i ricercatori -, in quanto tale importo è stato calcolato sulla base dei rapporti dell’organizzazione alla Commissione Ue”. Diversi i progetti finanziati dalle due principali organizzazioni pro-aborto con i fondi europei: in Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Kenya, Sudafrica, Papua Nuova Guinea; Bolivia, Guatemala, Perù. Con un’aggravante: in alcuni casi, per eludere le legislazioni nazionali anti-aborto (ad esempio in Bangladesh, Indonesia e in taluni Paesi sudamericani) viene impiegato il termine di procedura volta alla “regolazione mestruale”. Di fronte “agli interrogativi sollevati da Kuby al Parlamento europeo - informa una nota di European Dignity Watch - molti eurodeputati hanno offerto il proprio sostegno per ottenere risposte” dalla Commissione Ue e “interrompere questo finanziamento controverso e illegale in un settore su cui non c’è né competenza né consenso”. “Si tratta di un uso improprio dei soldi dei contribuenti e siamo determinati a ritenerne la Commissione europea responsabile”, ribadisce Kuby, secondo la quale la stessa Commissione “non può concedere sovvenzioni a organizzazioni che forniscono ‘servizi Srh se non è in grado di impedire che questi contributi servano a finanziare l’aborto”. Se questo è, “come sembra essere il caso, l’impiego dei finanziamenti Ue”, si legge ancora nel rapporto, la Commissione starebbe costringendo gli Stati membri a pagare per gli aborti”. Ma mentre vi è ampio consenso in tutta la società “sul dovere dell’Ue di fornire aiuti ai Paesi in via di sviluppo – chiarisce il direttore esecutivo di European Dignity Watch - non vi è consenso sul fatto che questo aiuto debba includere l’accesso e la fornitura dell’aborto”. Di qui la conclusione del report: “Si è tentati di chiedersi se nell’attuale situazione la politica di sviluppo dell’Unione europea sia ‘combattere i poveri’ piuttosto che “combattere la povertà”, o se gli aiuti allo sviluppo non debbano invece essere volti a garantire cibo, acqua potabile, salute e istruzione ai bambini in difficoltà, piuttosto che a ridurre il loro numero”. GIANNI BORSA Sir Europa - Bruxelles 5 6 Mondo Sabato, 7 aprile 2012 I giovani del Centro Missionario in visita al PIME di Milano Scheda ■ Filippine Un Paese formato da oltre 7 mila isole I N O M I TEST “I miei lunghi giorni nelle mani dei ribelli” P adre Luciano è alto e ha uno sguardo tranquillo, buono. È missionario del Pime, a Milano. Si occupa ora, in Italia, di comunicazione e informazione. Ma padre Luciano Benedetti è stato, prima di rientrare in Italia, missionario nelle Filippine. Partito insieme con padre Fausto Tentorio, ha lavorato con lui per alcuni anni. Poi le loro strade si sono separate. Padre Luciano è stato assegnato all’isola di Panay prima, un’isola con 62 villaggi tutti muniti di cappella, poi, su richiesta del vescovo locale, ha iniziato ad occuparsi alle popolazioni aborigene, i Negritos, popolazione nomade estremamente contadini avevano deciso di non pagare a rischio. Durante la sua presenza la tassa ai musulmani e avevano chiesto missionaria nelle Filippine, padre la protezione dei militari dell’esercito. Luciano ha vissuto anche la drammatica Una provocazione troppo forte per il esperienza del rapimento. Lui definisce gruppo armato dei musulmani locali quei due mesi nelle mani dei rapitori che hanno attaccato la cooperativa come un “incidente di percorso”. Era minacciando di darle fuoco. Poi hanno il 1998, la zona in cui lavorava era cambiato idea, hanno bloccato il a dominanza musulmana. Nessun padre, chiesto le armi contenute in problema se si pagavano regolarmente missione e deciso di saccheggiare la i tributi. Forse con l’ingenuità di chi cooperativa e rapire lo straniero per spera sempre nel dialogo e nella cui avrebbero richiesto un riscatto. collaborazione padre Luciano aveva Presto i rapitori avevano capito chi fosse sottovalutato alcune dinamiche l’uomo che avevano rapito, ma ormai nascoste. I responsabili della cooperativa la macchina era avviata. Sono iniziati che i missionari avevano aperto con così due mesi di prigionia. Di giorno si la scopo di incentivare l’agricoltura stava fermi, in rifugi nella foresta, e di locale e la cooperazione economica tra notte ci si spostava. L’esercito era sulle tracce del gruppo che era composto L Partito per le Filippine con padre Tentorio (il missionario ucciso lo scorso anno), padre Luciano Benedetti ha vissuto nel 1998 l’esperienza del rapimento. CMD: Il percorso di formazione per giovani Ormai è arrivato al terzo appuntamento il cammino di formazione per i giovani della diocesi interessati alla missione. Un gruppo numeroso e vivace quest’anno che sta lavorando con incontri mensili di un week end di studio, riflessione, preghiera e convivialità. Sabato 17 marzo scorso si è puntato il pomeriggio di incontro sulla riflessione sul “Dialogo” in generale e interreligioso in particolare. Domenica 18, invece, i giovani hanno avuto la possibilità di conoscere la realtà del Pime di Milano. Accompagnati per l’intera giornata da padre Giovanni De Maria, hanno anche incontrato padre Luciano Benedetti che ha dato la sua testimonianza di missione nelle Filippine, che ha raccontato la sua storia e insegnato che Missione è Testimonianza. Padre Tentorio prevalentemente di giovanissimi, tra i 15 e i 25 anni, e che dimostravano di avere comunque un certo rispetto per padre Luciano, che consideravano l’anziano. Le richieste dei rapitori erano tre: per prima cosa volevano che fossero scacciati i proprietari terrieri della compagnia delle piantagioni che sfruttavano la popolazione locale, chiedevano che fossero costruite delle strade e, infine, che avessero l’autorizzazione alla costruzione di nuove madrasse (scuole islamiche). Dopo due mesi nelle mani dei rapitori padre Luciano Benedetti è stato liberato, il riscatto è stato probabilmente pagato grazie all’intervento di una suora che ha smosso le acque con alcuni diplomatici. I problemi per padre Luciano forse non erano finiti lì: bisognava ancora affrontare l’interrogatorio della polizia e i mass media, ma bisognava stare attenti perché rivelare troppo avrebbe portato a gravi ripercussioni sui rapitori e innescato un meccanismo vizioso. Oggi padre Luciano parla dell’esperienza in modo sereno, ricordando anche con un sorriso l’accoglienza festosa della gente di un villaggio che lo aveva scambiato per un missionario pachistano islamico e non per un prigioniero. B.M. e Filippine sono una nazione multiforme. Sono composte da più di settemila isole. Accanto al gruppo etnico più diffuso, quello dei Bisaya con 20milioni di abitanti, ce ne sono una miriade di altri. A questi si aggiungono anche piccoli gruppi tribali, che vivono in aree più o meno isolate. Padre Tentorio ad esempio lavorava con i Manobo, popolazione indigena ormai relegata in un terzo del loro territorio nella Arakan Valley di Mindanao. Padre Luciano Benedetti invece lavorava con gli aborigeni dell’isola di Panay, i Negritos. Essi sono un gruppo itinerante nomade ormai molto ridotto. Sono a grave rischio di estinzione, hanno una speranza di vita media di 40/45 anni, spesso si ammalano di tubercolosi o di altre malattie che difficilmente riescono a guarire. Lo sforzo della diocesi e dei missionari è stato quello di proteggerli cercando di renderli stanziali, comprando la terra per loro e aiutandoli nella costruzione dei villaggi. Hanno trovato così un lavoro anche se questo consiste nella manovalanza nelle coltivazioni di riso che spesso si traduce in vero e proprio sfruttamento. Sono poverissimi e non percepiscono uno stipendio ma vengono pagati in natura. Pochissimi sono così i loro effettivi diritti: non possono mandare i loro figli a scuola, non si possono curare. Negli ultimi anni i missionari hanno tentato di lavorare nel coinvolgimento delle autorità locali perché se ne prendano carico, non attraverso l’assistenzialismo, ma tramite la garanzia dei diritti. Del resto i fondi per la cura di queste minoranze etniche ci sono ed è giusto che lo Stato li impieghi per i poveri cui sono destinati. Altra direzione in cui stanno lavorando è proprio il tentativo di ridurre la percezione della differenza etnica e di garantire l’integrazione di queste popolazioni minoritarie. Sempre al fianco delle popolazioni locali per difendere i più deboli contro i colossi dell’economia Quei missionari scomodi P adre Luciano Benedetti racconta anche di padre Fausto Tentorio con cui è partito per la sua missione nelle Filippine, con cui ha condiviso tanto, dalla formazione alle linee da seguire nella vita missionaria. “Eravamo diversi, profondamente diversi, ma in tante cose la pensavamo proprio nello stesso modo”, ricorda. A pochi mesi dalla morte di padre Fausto (ucciso nella sua parrocchia di Arakan lo scorso 17 ottobre 2011) padre Luciano ci racconta dell’impegno di questo missionario che sapeva di correre rischi gravi nella sua missione. Dal 1986 al 2011 ha lavorato con i tribali dell’isola di Mindanao, in una zona di montagna e di foresta che sta subendo una grave deforestazione e disboscamento ad opera di alcune compagnie multinazionali. Il desiderio di ottenere nuove terre per le coltivazioni ha attivato un meccanismo di nuovi interessi economici e di nuovi meccanismi di latifondo che hanno messo in serio pericolo la popolazione locale. I Manobo sono una popolazione indigena che vive da ottocento anni a Mindanao, sono animisti, e sono stati via via ricacciati in una terra di ventimila ettari. In questi anni il governo ha emanato una legge che li tuteli, ma i Manobo non hanno la forza di difendersi dai colossi dell’economia. Gli sforzi di padre Tentorio erano proprio in questa direzione: sensibilizzare la popolazione alla conoscenza e tutela dei propri diritti, permettendo loro un’istruzione e la creazione di uno spirito di ribellione ai soprusi. Padre Fausto sapeva che quando ti opponi ai potenti corri dei rischi. Già nel 2003 era stato minacciato e nel 2004 aveva deciso di fare testamento. “Non trasformatemi in un’immaginetta”, aveva detto scherzando, ma forse voleva far capire che non si sentiva votato al martirio, ma alla difesa dei poveri. Quando era giunto nelle Filippine padre Fausto aveva scelto di vivere in una famiglia locale per sette mesi per conoscere al meglio la realtà in cui si stava inserendo, per incontrare davvero la gente che gli era stata affidata, poi aveva scelto di usare la cultura locale per spiegare Dio credendo fermamente nell’importanza dell’integrazione. PAGINA A CURA di BENEDETTA MUSUMECI Pastorale e oggi r e d e r ri - c Sabato, 7 aprile 2012 Il linguaggio può nascondere il mistero Se la vita pone radicali interrogativi L G asciamo al racconto di una esperienza la provocazione: comprendere la necessità di un linguaggio religioso che sappia accogliere le domande radicali prima ancora di rispondere ad esse nel rispetto del mistero che interpella. li occhi fissi alla bara che veniva deposta nella tomba. Nel gelido silenzio di quel pomeriggio primaverile, la donna guardava impietrita la bara ormai nascosta ai suoi occhi: estremo tentativo di trattenere a sé il marito. Stava rientrando da una breve vacanza. Lungo il viaggio si era fermato per soccorrere altri passeggeri in difficoltà. Un’auto, colpevolmente veloce, lo aveva travolto. Così, improvvisamente, se ne andava un uomo di trentacinque anni, onesto, sempre disposto a dare una mano soprattutto a chi era nel dolore; un credente e un praticante autentico. Anche la moglie era credente e praticante. Aveva partecipato al rito funebre cercando ostinatamente di fare proprie le parole della liturgia. Ma le sue parole si trasformavano in un fioco lamento: «Dio, perché? Perché proprio lui? Che cosa abbiamo fatto di male? Perché?... Perché?...». L’enigma del dolore sembrava vanificare ogni parola e rendere improvvisamente tutti incapaci di dire quello che nel profondo si sentiva. QUANDO LE PAROLE… Ho seguito da vicino la vicenda di quella donna. Conoscevo molto bene il marito; la loro casa era per me esperienza di squisita ospitalità. Confuso tra la folla che gremiva la chiesa, ascoltavo con estrema attenzione quanto il sacerdote andava dicendo nella liturgia funebre. Le parole che udivo mi sembravano troppo distanti dalla realtà che si stava vivendo e mi proiettavano una strana immagine di Dio, unitamente a domande che mi turbavano profondamente. Il celebrante, dopo aver espresso alcune toccanti parole di profonda solidarietà umana per la grande sofferenza che aveva colpito la moglie e i suoi famigliari, ha tentato di comprendere quanto era accaduto in una prospettiva di fede, proponendo tre semplici indicazioni -come lui stesso aveva precisato- per rendere meno incomprensibili i giorni che si stavano vivendo e per dare a tutti, seppure nella sofferenza, un po’ di speranza. Dio - ha iniziato il celebrante- ama tutti gli uomini. Tutto quello che accade non può essere al di fuori del suo amore. Dobbiamo avere radicata in noi questa profonda certezza, altrimenti non possiamo più comprendere nulla. Ora, anche quello che la donna , i suoi parenti e amici vivono, rientra nel misterioso disegno dell’amore di Dio. Un amore che non è esente da prove. Sappiamo - infatti - che Dio mette alla prova le persone che Egli ama! E citava un testo dal libro dei Proverbi: «Figlio mio, non disprezzare l’istruzione del Signore e non aver a noia la sua esortazione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto». Dunque, se capivo bene, la sofferenza di quei giorni in un qualche modo era un segno di attenzione particolare dell’amore di Dio! Allora, l’interrogativo si faceva serio: più uno soffre e più è amato da Dio? Forse capivo male; tuttavia era un pensiero che avevo sentito molte volte, in simili circostanze, sulla bocca di tanti cristiani. QUALE DIO? Dio -ed era, questo, il secondo spunto di riflessione- chiede agli uomini di partecipare al suo progetto di redenzione. Allora, il cristiano che soffre partecipa al mistero della Croce, porta il suo contributo alla redenzione del mondo. E citava san Paolo: «Io completo nella mia carne quello che manca alle sofferenze di Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa». In me sorgevano ancora domande: allora, la sofferenza e il dolore, in quanto tali, “servirebbero” a qualcosa? Verrebbero ad assumere, in quanto tali, qualcosa di positivo? Come può essere che realtà negative -come la sofferenza e il doloreabbiano, in prospettiva cristiana, una valenza positiva? E se uno non accetta di partecipare a questa opera di redenzione, che senso ha la sua sofferenza? E il Dio buono, che ha creato il mondo per l’uomo e che vuole la vita dell’uomo? . La sofferenza -concludeva il celebrante- è un’offerta gradita a Dio. E per illustrare il suo pensiero citava Paolo: «Fatevi dunque imitatori di Dio.. e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore». Ero entrato in Chiesa con la speranza di sentire una parola che gettasse un po’ di luce sulla vicenda che ci coinvolgeva; in realtà uscivo di chiesa con tanti interrogativi e mi chiedevo, con una certa rabbia e inquietudine, se davvero di Dio, in riferimento al problema della sofferenza, si potesse dire tutto quello che avevo sentito. Davvero il cristianesimo afferma che Dio mette alla prova coloro che egli ama, che la sofferenza salva il mondo, che la sofferenza è un’offerta gradita a Dio? Mentre questi pensieri mi turbavano profondamente, guardavo il volto distrutto della donna, dei figli: come conciliare il Dio buono e misericordioso con il volto quasi non più umano della moglie e delle figlie improvvisamente diventate vedova e orfane? Quale Dio? Non potevo rinunciare al Dio di Gesù, ma -allo stesso tempo- non riuscivo ad accettare il tentativo di rendere ragionevole quanto ragionevole non poteva essere, quasi a voler togliere ciò che di scandaloso c’era in quegli avvenimenti. pagina a cura di Arcangelo Bagni Un buon uso della Parola di Dio Quando le domande mettono in discussione R itornato a casa, ripensai alle affermazioni udite sia durante la liturgia funebre sia nelle parole di tante persone cristiane che cercavano di “consolare” chi era nel pianto. Sentivo la necessità di “rendere ragione” a me stesso di tante “giustificazioni” che mi apparivano inaccettabili e che, in modo diverso, sembravano fare torto a Dio e all’uomo poiché scavalcavano -di fatto- il problema dell’uomo concreto che soffre. Così avevo sentito dire che “Dio mette alla prova coloro che egli ama”. Mi ribellavo: come conciliare questa prospettiva con le parole dell’apostolo Giacomo: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male» (Gc 1,13). Si può accettare un Dio che provoca il male o lo permette affinché l’uomo si avvicini a lui? Che Dio sarebbe? Ma se Dio non “provoca” la sofferenza, come collocare la sofferenza in riferimento a Dio? del Cristo. Egli, infatti, non ha cercato la sofferenza ma, imbattendosi in essa, ne ha fatto un “luogo” di obbedienza e di fedeltà al Padre e di amore ai fratelli. Allora, la prospettiva si fa diversa: è necessario pensare a un Dio che soffre o, in altre parole, dobbiamo pensare la sofferenza “in Dio”. Infine, la terza idea che mi aveva turbato e che non potevo accettare: la sofferenza è un’offerta gradita a Dio. Questa spiegazione affermerebbe, di fatto, che Dio non sarebbe solamente il “mittente” della sofferenza ma anche il “destinatario”: un “destinatario” che mostrerebbe il gradimento per questo dono! Mi ritornavano alla mente le parole di un ammalato che, a chi gli chiedeva che senso avesse offrire la propria sofferenza a Dio, affermava: «No! Non si offre a Dio qualcosa di cattivo. Il Cristo non ha offerto al Padre le sue sofferenze, ma quello che lui diveniva attraverso le sue sofferenze: un essere che andava, come dice san Giovanni, fino in fondo nell’amore, fino a quelle sommità di amore che ci salvano». QUALE SOFFERENZA? Non solo. Avevo sentito affermare anche che la sofferenza salva il mondo. Che è come dire: il male, la sofferenza non sono assurdi ma servono a qualcosa. Si cercherebbe, in qualche modo, di eludere lo scandalo della sofferenza finalizzandola a qualcosa di positivo. Anche questa prospettiva mi creava non pochi interrogativi perché «la sofferenza in quanto tale schiaccia, isola, deprime... disumanizza! Allora, come si può dire che ciò che disumanizza è liberatore per sé e per gli altri, è redentore, sta contribuendo a salvare il mondo?» (A. Bonora). Allora le parole di Paolo vanno forse lette in un’altra prospettiva: ciò che ha valore non è la sofferenza ma l’obbedienza QUALE DIO? Concludendo il suo commento a Giobbe, il biblista Bonora afferma: «Sì ci rendiamo ben conto che il dolore è una tenebra oscura che non riusciamo a illuminare e a comprendere. E sarà sempre così, perché il dolore è il lato oscuro dell’esistenza. Né Giobbe né Gesù hanno fatto diventare “luce” quelle “tenebre”, tracciando una teoria chiara e logica sul dolore. Ma il dolore va lasciato nella sua assurdità e insensatezza, non bisogna cercare di riscattarlo e di nobilitarlo come fosse qualcosa di ragionevole e buono. Ogni tentativo di “dare un nome” a quella “cosa oscura” che è il dolore potrebbe correre il rischio di “giustificare” quel che è ingiustificabile, irragionevole! Eppure possiamo e dobbiamo dare un senso all’esistenza umana e sofferente. Ebbene, è solo custodendo la verità sulla misteriosa e infinitamente buona volontà di Dio nei nostri confronti che riusciremo a vivere sensatamente nel dolore e nonostante il dolore». Uomo-dolore-Dio: un triangolo in cui nessun lato è separabile dall’altro, ma il cui collegamento sembra continuamente sfuggire o dare luogo a vicoli ciechi o far nascere contraddizioni profonde e laceranti. L’esperienza narrata può aiutarci a capire che il tempo in cui ci troviamo a vivere necessita di “parole altre” che nascono da una “lettura altra” della Bibbia. La sensazione che si ha, non raramente, è che tanto si parli di Parola di Dio e, allo stesso tempo, si preferisca continuare a dire parole di saggezza umana. Parole, spesso, pronte per ogni occasione. Parole dette, ma che non comunicano. Se le parole non comunicano più, viene meno la possibilità di una novità che solo le parole, veramente profonde perché nate dal silenzio e dall’Ascolto, sanno creare. I nostri giorni non sono più sfavorevoli all’annuncio del Vangelo di altri tempi che ci hanno preceduto. Sono tempi, invece, che chiamano in causa l’Ascolto e la creatività dei credenti. Ma per collocarsi in questa prospettiva occorre saper rileggere un passato che non chiuda ma che apra al domani. E riscoprire, nel presente, la necessità di un reale ascolto della Parola. Per non confondere le parole della nostra saggezza umana (frutto di pigrizia) con la Parola di Dio (che chiede un decentramento da se stessi e dalle proprie iniziative). E cogliere così la fecondità del tempo in cui ci troviamo. 7 Cultura 8 Sabato, 7 aprile 2012 Un testo ricco di sollecitazioni. L’apporto dei cattolici alla democrazia costituzionale. O gnuno di noi ha in casa un libro che, ogni volta che gli capita di prenderlo in mano, lo travolge di domande sulla propria vita e sul proprio operare quotidiano; sicuramente il Vangelo, Dostoevskij, Platone, Dante, Aristotele, Manzoni per citare i grandi pensatori del passato. C’è un testo invece, più vicino a noi nel tempo, che, quando viene citato, sento l’impulso di rileggerlo tutto d’un fiato. Ed è alquanto difficile, anche in questo caso, non porsi interrogativi su di sé e sulle cose intorno a sè. Così mi è capitato anche questa volta, quando, alla vigilia della festa di San Gregorio Magno, il 12 marzo, Benedetto XVI, affiancato dal primate anglicano Rowan Williams, lo ha menzionato nella chiesa camaldolese dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio nel ricordo del millenario della fondazione della casa madre dei Camaldolesi: “…negli anni drammatici della seconda guerra mondiale, gli stessi chiostri hanno propiziato la nascita del famoso Codice di Camaldoli, una delle fonti più significative della Costituzione della Repubblica Italiana”. Prendiamolo in mano questo Codice e proviamo velocemente a sfogliarlo insieme. Vi troviamo pagine su i “limiti dell’azione finanziaria” (quanto mai attuale), l’educazione, l’azionariato dei lavoratori, la giustizia sociale. Ma cos’è il Codice di Camaldoli? Un codice giuridico? Un testo filosofico? Tentiamo l’impresa di raccontarlo in breve: i testi, gli scritti, i codici vanno citati, non solo invocati. Bisogna immergersi nei loro meandri, gustarne a fondo tutta l’essenza con metodo e fantasia. Ma per carpirne i segreti, iniziamo facendo parlare la storia, “contestualizzandolo” come si è soliti affermare. Eccoci allora all’eremo di Camaldoli, nel Casentino, dal 18 al 24 luglio del 1943, agli sgoccioli dell’epoca fascista – il 9 luglio scatta l’operazione Husky guidata da sir Bernard Law Montgomery (sbarco delle truppe alleate in Sicilia); il 19 luglio Roma viene bombardata dagli Alleati; il 25 luglio dello stesso anno, infine, il Gran Consiglio del Fascismo mette in minoranza Mussolini L’attualità del «Codice di Camaldoli» Ogni cristiano deve mostrare con la sua condotta la convinzione che la cattolicità realizza la comunità del genere umano nella fraternità... votando l’ordine del giorno Grandi; poco dopo Mussolini viene arrestato ed il potere affidato al Maresciallo d’Italia, generale Pietro Badoglio. La Milizia non reagisce. La radio trasmette la notizia alle 22.45. È l’epilogo della dittatura fascista in Italia. Ed è proprio nella frenesia di quei giorni difficili ma carichi di grande speranza, che un gruppo di giovani (non quarantenni, giovani sul serio!) del Movimento dei Laureati Cattolici guidati da monsignor Bernareggi, vescovo di Bergamo, dà origine e prende parte ad una “settimana di cultura religiosa” durante la quale vengono formulati ben 76 enunciati sulla dottrina sociale cattolica, seguendo implicitamente il motto dei Camaldolesi Ego Vobis, Vos Mihi, sintesi perfetta della formula di alleanza tra Dio e il suo Popolo. Parte da qua e continua poi nello stesso anno a Roma, in riunioni clandestine, la stesura di quel documento dato alle stampe nell’aprile del 1945 e che oggi conosciamo come Codice di Camaldoli. La casa nella quale si tenevano le riunioni era quella di Sergio Paronetto e gli La Costituzione ospiti più assidui erano Pasquale Saraceno ed Ezio Vanoni, tre economisti cattolici, tutti e tre nati nella nostra Morbegno. Ma non mancarono studiosi ed esperti anche in altri campi: un giurista, Ludovico Montini (fratello del futuro papa Paolo VI); un filosofo del diritto, Giuseppe Capograssi; due teologi, Emilio Guano ed Ulpiano Lopez; un pedagogista, Gesualdo Nosengo, che curò il capitolo sull’educazione. Giovani, laici, cattolici. Mossi da obiettivi capaci di attualizzare e rafforzare l’idea democratica di una nuova Italia, renderla capace di confronto effettivo e alla pari con le “grandi potenze”, secondo una visione intimamente cristiana, davvero cattolica, universale, arricchita e confortata dai testi di Pio XI e dai celebri radiomessaggi di Pio XII citati nel Codice stesso. Bisognosi, allora come oggi d’altronde, di una classe politica formata dai “migliori”, in greco aristoi. Paradossale ma del tutto logico: democrazia esige aristocrazia. E noi, oggi, di fronte a questo pozzo stracolmo di idee come ci poniamo? Innanzitutto, sembra banale ma è doveroso chiedercelo, lo conosciamo? Domande retoriche le mie, ma dinanzi alle righe conclusive del Codice di Camaldoli che vi riporto, non si può restare indifferenti, si deve prendere una posizione chiara con se stessi; il rischio è quello di arrendersi all’opinione dominante, ai falsi maestri che hanno un’infarinatura di tutto e che non approfondiscono nulla con l’esperienza, al riflesso anziché alla riflessione, in definitiva alla negazione della libertà: “ogni cristiano deve sentirsi di fronte a quest’opera suprema di salvezza della civiltà un apostolo e un martire cioè un testimone, e quindi sentire in sé la responsabilità non solo della sua vita e di quella della sua famiglia o del suo gruppo, ma della salvezza della intera comunità umana. Ogni cristiano deve perciò mostrare con la sua condotta nella vita privata, professionale e pubblica la sua convinzione che l’idea evangelica può essere strumento di affermazione, liberazione e giustizia per i singoli come per i popoli e che la cattolicità al di sopra delle distinzioni di razza e di nazionalità, tende a realizzare concretamente la comunità del genere umano nella fraternità di tutti gli uomini.” STEFANO NOVATI Il baricentro dell’equilibrio resta il primato della persona umana, sia nelle libertà, sia nei doveri «I principi prima delle regole» Sul rapporto fra cattolici e politica e sul clima che si respirava nell’Italia del dopoguerra, lo stesso in cui maturò il Codice di Camaldoli, riproponiamo la riflessione del giudice Giuseppe Anzani, il quale il 2 giugno 2006, sessantesimo anniversario della Repubblica, firmò l’editoriale, che riportiamo integralmente, sulla prima pagina del quotidiano “Avvenire”. a Repubblica compie 60 anni. Festeggiare è giusto, ci conforta un poco nel clima politico stabilmente rannuvolato, la Repubblica siamo noi. Per le giovani generazioni, nate sotto la stella, quel che accadde 60 anni fa si apprende ormai più dai libri che dal racconto dei padri e dei nonni. La fine della guerra, la liberazione, il plebiscito aperto per la prima volta al voto delle donne, la nuova forma di Stato, la Costituzione; e insieme le speranze, le promesse, le attese e i propositi di un’epoca nuova, di una nuova Italia. Fu un crogiolo di contrasti ideologici aspri, ma anche una tensione comune di unità e di riconciliazione. La nuova legge fondamentale ebbe il consenso finale quasi unanime dell’Assemblea. Essa resta ancor oggi il punto di chiarimento della nostra identità, nei momenti L di confusione e di transizione. Prima delle regole, la Costituzione scrive i “principi fondamentali”; fu l’intuizione concorde di Dossetti e di Mortati a portare l’Assemblea ad un accordo cruciale sugli articoli 2 e 3, che sono i pilastri del nuovo modello di Stato. Il primo scolpisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua “personalità”, e postula i doveri della solidarietà; l’altro contiene l’enunciazione dell’uguaglianza in seno a un progetto, a un compito che la Repubblica assume, di rimuovere gli ostacoli che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana”: suona come una “rivoluzione promessa”. Di lì scaturiscono le libertà e i doveri, le regole sui rapporti civili, sui rapporti etico-sociali (famiglia, salute, educazione), sui rapporti economici (lavoro, proprietà, previdenza), sui rapporti politici. Di lì fanno luce su tutto il resto le ragioni ispiratrici dell’intero sistema, radicate in valori etici imprescindibili, concordemente abbracciati. Si suol dire che essi si collocano nel punto di incrocio fra liberalismo, socialismo e cattolicesimo, secondo un’approssimata divisione dell’Assemblea; c’è qualcosa di vero, ma di men grezzo, c’è an- che qualcosa di più provvidenziale e fecondo, e l’incrocio non è divenuto scontro, ma confluenza. A poco giova infatti il catalogo dei diritti individuali, se la condizione sociale esclude l’uomo dal loro esercizio; a poco giova l’organizzazione sociale, se confisca le libertà; il baricentro dell’equilibrio resta il primato della persona umana di cui è matrice la cultura cattolica. Ancor oggi, fra contrapposte derive, questa cultura personalistica che ha permeato con le altre la nostra Costituzione resta il volano che può tenere insieme una repubblica per altri versi spaccata in due. In questa visione l’architettura dello Stato, il disegno dei legami sociali, politici, economici, è la dilatazione verso l’alto della “piramide rovesciata” che ha per vertice basilare la persona umana. I diritti del singolo uomo si realizzano in concreto solo se altri vi si industriano, e reciprocamente i doveri non sono solo quelli di non ledere, ma di realizzare i diritti altrui (solidarietà, giustizia sociale). Un esempio? Primo fra tutti è il diritto alla vita; esso sta in cima al catalogo “aperto” dell’articolo 2, sta in cima alla promessa irretrattabile dell’art. 3. Non declini mai la difesa della vita; senza di essa, è la Repubblica che declina. Santa Pasqua Con gli occhi degli apostoli S i avvicina l’Anno della fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013), voluto da Papa Benedetto XVI per comprendere più profondamente che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte». Da questo invito nasce la proposta della mostra “Con gli occhi degli Apostoli. Una presenza che cambia la vita”, per iniziativa dell’Associazione G. G. Clerici, del Centro culturale Paolo VI, dell’Ordine Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, degli Amici del Seminario Bet-Jala, dell’Associazione Cometa e del Gruppo Turistico Rebbiese. Allestita presso la chiesa di San Giacomo in Como, da domenica 15 a domenica 22 aprile (orari: lunedìvenerdì, ore 9-13, 14-18; sabatodomenica, ore 9-19; ingresso libero), la mostra ricostruisce, attraverso 38 pannelli e alcuni video, il percorso che alcuni abitanti ebrei di Cafarnao hanno fatto dal primo incontro con Gesù fino al riconoscimento di fede che permise loro di arrivare a dare la vita per Lui. Avvalendosi delle fondamentali conoscenze scaturite dagli scavi archeologici realizzati nell’ultimo secolo dai Padri Francescani della Custodia di Terra Santa e dallo studio esegetico dei Vangeli, l’esposizione intende aiutare a vincere il dubbio sul cristianesimo: «Sì, questa storia è accaduta realmente. Gesù non è un mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia. Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che egli ha percorso. Possiamo, per il tramite dei testimoni, udire le Sue parole. Egli è morto ed è risorto... i miti ● Una lettera dalla missione diocesana per la Santa Pasqua. hanno aspettato Lui, in cui il desiderio è diventato realtà» (Benedetto XVI). Nella prima parte verrà descritta la localizzazione e una breve storia di Cafarnao. I visitatori saranno aiutati ad immedesimarsi con la vita quotidiana degli abitanti del villaggio: i lavori più comuni, i tipi di abitazione, la religione, le tradizioni, gli usi e i costumi, ecc. Nella seconda sezione, le testimonianze dei Vangeli aiuteranno a mostrare come la tranquilla vita di Cafarnao, attorno all’anno 30, venga profondamente sconvolta da un episodio apparentemente banale: l’incontro tra due degli abitanti del villaggio, Andrea e Giovanni, con un ebreo di Nazareth di nome Gesù, e la successiva decisione di quest’ultimo di trasferirsi proprio a Cafarnao. Nessun abitante di Cafarnao potrà evitare di avere a che fare con questo nuovo, inatteso ospite. Ma Gesù attrae anche gente da fuori, così che Cafarnao diventa un luogo a cui accorrono stranieri e sconosciuti, sconvolgendo la vita quotidiana del paese. In seguito si concentrerà l’attenzione sull’esperienza personale di quei pochi uomini che Gesù sceglie come suoi ● Il cammino pastorale prosegue con attenzione ai più giovani C ari amici della diocesi di Como, buona Pasqua! In questo momento non facile per la nostra diocesi, ci accompagna la certezza che il Risorto è oggi concretamente vicino a ciascuno di noi, conosce le nostre delusioni e la nostra tristezza; in modo discreto, ma vero, si fa presente e illumina gli occhi e il cuore, ci consola e ci dona speranza. Dio non si lascia vincere dal male, ma vince il male con il bene, e ci invita a fare lo stesso. discepoli. Stando con quella presenza eccezionale (che si manifestava tanto nei suoi miracoli quanto nel suo modo di insegnare ed agire), la loro vita diventerà più intensa e vera. Nasce il cristianesimo: una Presenza che compie la vita. La convivenza quotidiana, una corrispondenza sempre crescente genera in loro la certezza e l’attaccamento affettivo. Nell’ultima sezione le scoperte archeologiche trovate a Cafarnao mostreranno come la vita nella città continui a rimanere diversa e segnata da Gesù anche dopo la sua morte. I suoi discepoli continuano a vivere uniti dalla sua memoria e dalla sua continua, affermata e riconosciuta Presenza; la casa dove Gesù aveva vissuto diventa dapprima un luogo di venerazione e poi una chiesa; stranieri e sconosciuti continuano ad affluire verso la città come pellegrini per pregare in quei luoghi, come testimoniano i graffiti. Per gruppi, scuole di ogni ordine e grado e classi di catechismo si possono prenotare visite guidate gratuite (durata un’ora circa) ai seguenti recapiti: telefono 02-96370975, cellulare 338-9031126; mail [email protected]. ● Mentre procedono anche i progetti per la promozione umana Mogodé. Si cerca di lavorare perchè la scuola sia davvero una opportunità per tutti, anche per i bambini svantaggiati, come i bambini ciechi e sordi, quelli che hanno qualche handicap fisico o mentale, o gli orfani. Lo sforzo è quello di offrire una scuola di qualità, per permettere a ciascuno di tirar fuori le proprie capacità. E insieme agli auguri, il grazie per tutto quello che avete fatto in questa quaresima di fraternità per sostenere le missioni diocesane. Molti ragazzi frequentano la scuola, ma poi non hanno prospettive di lavoro, la disoccupazione è cronica, e i giovani non vogliono più lavorare la terra, che per il momento è ancora il solo mezzo che permette di vivere dignitosamente. ■ Terra Santa «Al masih qam... hakkan qam»: Cristo è risorto! Abbiamo chiesto alla comasca Myriam Bianchi, da alcuni mesi al lavoro presso il Centro Multimediale della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, di raccontarci cosa significa vivere la Settimana Santa e la Pasqua nei Luoghi dove tutto ha avuto inizio e dove ogni pietra racconta la passione, morte e risurrezione di Gesù. Gli auguri dal Cameroun Come ogni anno la diocesi di MarouaMokolo propone un tema-guida per il cammino pastorale che quest’anno ha come titolo: “Au nom de Jésus, je te le dis: Lève-toi! Envoyés pour conduire nos enfants vers la vie” (Nel nome di Gesù, io ti dico: Alzati! Inviati per condurre i nostri figli verso la vita). Nella nostra regione del nord Cameroun come in molti altri paesi dell’Africa, i giovani si trovano in mezzo a una società che sta vivendo un cambiamento molto grande e molto rapido, veloce. Escono dalle capanne di fango con il tetto in paglia, con in mano un cellulare (cinese!) di ultima generazione, sempre senza credito perchè non ci sono i soldi per la ricarica... Sabato, 7 aprile 2012 Anche il legame con i valori tradizionali è sempre più debole e l’educazione dei giovani è un vero problema per le famiglie, che si sentono impreparate ad affrontare questo cambiamento. La comunità cristiana cerca di riflettere insieme con i genitori, le famiglie e la scuola, consapevoli che nell’educazione si gioca il futuro delle nuove generazioni e della società. Molti dei progetti di promozione e di aiuto economico che la diocesi di Como porta avanti vanno in questa direzione di sostegno all’educazione, per la costruzione di nuove aule scolastiche, per completare il salario dei maestri, per la formazione professionale e con il grosso impegno per il liceo di Come Frédéric, per esempio. La settimana scorsa è finito il secondo trimestre e Frédéric è arrivato davanti alla mia porta saltellando tutto felice con in mano la pagella: “Guarda, sono il primo della classe!” Davvero un bel risultato per un bambino orfano, che non ha mai neanche i soldi per comperarsi i quaderni! “Il maestro ha detto che i genitori devono firmare, ma io non ho nessuno che firmi per me...” Frédéric ha forse 7 anni, non sa chi è suo padre, la mamma è morta di Aids; vive con una vecchia nonna un po’ pazzerella, che non sa una parola di francese... Firmando la sua pagella pensavo a quegli alberelli che in questo periodo di gran caldo sembrano rinsecchiti e senza nessuna speranza, ma se gli si zappa un po’ intorno e li si innaffia ogni giorno, si riprendono con grande vitalità. Pensavo a come il Vangelo puo’ davvero cambiare la vita, a quel “di più” che il Vangelo puo’ innestare in ogni cultura: il Signore amante della vita vuole che nulla vada perduto, Gesù è venuto a dirci questo con la sua stessa vita. La quaresima dura quaranta giorni, il tempo pasquale cinquanta: c’è più tempo per la gioia che per il pianto! Buona Pasqua! BRUNETTA CINCERA Ripercorrere questi “primi mesi” della mia vita nella “Città Santa” non è semplice: ogni cosa riflette il clima di “tensione” che questa Terra porta con sé. Vivere e lavorare nella “Città Santa” è un’esperienza unica: religione, politica, geografia si mischiano come i colori di un caleidoscopio e ti fanno vivere in quel “limbo” che solo chi conosce la Terra Santa può comprendere. La quotidianità, così, di chi vive qui si snoda tra la crescente preoccupazione per i venti di guerra che soffiano dalla Siria, i “controlli” che subiscono tutti coloro che attraversano i check point per recarsi al lavoro o chi semplicemente va a fare la spesa. Ma poi tutto diventa “normale”… così il lavoro per il “Franciscan Media Center” (il Centro multimedia della Custodia) e l’incontro con i pellegrini ti fanno vivere quella dimensione spirituale che respiri come cristiana per le vie della “Città Santa”. Perché a Gerusalemme, a seguire il calendario delle festività cristiane, …non si ha mai fine! Il 19 gennaio abbiamo festeggiato l’Epifania insieme alla Chiesa Ortodossa e, contemporaneamente, il Natale con gli armeni! Alla fine del mese di febbraio l’imposizione delle Ceneri segna, anche qui, per i cristiani locali e i numerosi pellegrini di passaggio, come per tutta la comunità dei cattolici di rito latino nel mondo, l’inizio del periodo che conduce alla Pasqua. Nel messaggio per la Quaresima, il Patriarca Latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, chiede di offrire digiuno e penitenza per la pace, perché «Nel suo corpo crocifisso Gesù ha abbattuto i muri di separazione tra i popoli». Pasqua a Gerusalemme è un’ esperienza altrettanto unica: per il fascino dei luoghi, per la varietà dei riti e delle celebrazioni, per l‘atmosfera caratteristica e per la presenza dei tanti pellegrini. Una la caratteristica principale: celebrazioni, processioni, canti, letture e preghiere si svolgono negli stessi luoghi che furono scena della vita, passione morte e resurrezione di Gesù. Durante tutta la Quaresima clero, fedeli locali e pellegrini formano un’unica assemblea. Questo il clima che si respirava la scorsa Domenica delle Palme: un corteo di 15mila cattolici ha preso parte alla processione che commemora l’entrata del Signore a Gerusalemme, tra l’acclamazione della folla che agita i rami di palma dal Monte degli Ulivi fino alla città vecchia: una sfilata di fervore, colori, calore umano e di sole. Quest’anno molti i cristiani palestinesi dei territori che hanno potuto gioire insieme ai loro fratelli di Gerusalemme e del mondo intero (i cristiani della Cisgiordania e di Gaza hanno bisogno di un permesso di entrata per la “Città Santa”). Dopo l’arrivo a Sant’Anna, il Patriarca ha ringraziato i fedeli e i pellegrini giunti in Terra Santa per aver partecipato alla lunga processione e ha invitato a rileggere la propria vita attraverso l’atteggiamento dei principali protagonisti della Passione. Alla fine ha chiesto «Benedici tutti noi e donaci la pace di cui abbiamo urgente bisogno nei nostri cuori e soprattutto in questa Terra». Adesso dalla Basilica della Resurrezione attendiamo l’annuncio «al masih qam… hakkan qam – Cristo è Risorto… è veramente Risorto!». 9 Vita diocesana 10 Sabato, 7 aprile 2012 Agenda del Vescovo 5 aprile - Giovedì Santo A Como, alle ore 10.00, in Cattedrale, Santa Messa del Crisma; a Como, in Cattedrale, alle ore 20.30, Santa Messa in Coena Domini. 6 aprile - Venerdì Santo A Como, alle ore 15.00, dalla basilica del SS. Crocifisso, processione per le vie della città (con la benedizione del lago); a Como, in Cattedrale, alle ore 20.30, celebrazione della Passione del Signore. 7 aprile - Sabato Santo A Como, alle ore 21.00, in Cattedrale, solenne Veglia Pasquale e riti dei catecumeni. 8 aprile - Santa Pasqua A Como, alle ore 10.30, in Cattedrale, solenne pontificale con benedizione papale. 14 aprile A Como, alle ore 11.00, presso la basilica di sant’Abbondio, professione solenne di suor Maria Adele (suore dell’Assunzione). 15 aprile - Domenica in Albis A Maccio, alle ore 16.30, Santa Messa a chiusura della Festa diocesana della Famiglia. 16 aprile A Como, al mattino, in Vescovado, udienze e colloqui personali; nel pomeriggio, incontri con i Seminaristi. 17 aprile A Como, in Seminario, giornata di aggiornamento del clero con don Alberto Cozzi. 18-22 aprile Visita pastorale al Vicariato di Mandello del Lario. ■ Venerdì Santo Ritorna la Colletta a sostegno della Terra Santa Ricordiamo che la diocesi di Como sostiene il progetto catechistico del Patriarcato di Gerusalemme. Il prossimo Venerdì Santo, come tradizione, in tutte le comunità parrocchiali verrà riproposta la giornata di sensibilizzazione e di raccolta fondi a sostegno delle attività della Terra Santa. U se in una lingua che non era la sua. Si interessarono perché potesse completare qui il tempo del catecumenato, e ricevere i primi sacramenti. Ed eccoci arrivati al momento decisivo, che fisserà la direzione definitiva all’esistenza di ÉtoileStella-Maria! Grazie a lei, anche quest’anno nella solenne veglia pasquale presieduta dal vescovo diventerà visibile il mistero che san Leone Magno (il papa di sant’Abbondio) così esprimeva: «Il battesimo e la fede hanno creato fra noi, o carissimi, una comunione indissolubile sulla base di una comune dignità. Lo afferma l’apostolo Pietro: “Quali pietre vive, siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo… Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,5.9). Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce; con l’unzione dello Spirito Santo poi sono consacrati sacerdoti…». La gioia e l’impegno di una quindicenne ci spronino a ritrovare il gusto della vita buona e bella che Gesù ci ha regalato! (padre Lino Maggioni) Nelle Messe della domenica di Risurrezione (8 aprile), e per tutta la settimana seguente, fino alla seconda domenica di Pasqua (15 aprile), la Chiesa cattolica prega per i neòfiti, le nuove pianticelle appena ‘spuntate dal terreno’. Nella nostra diocesi, il ricordo proprio nelle preghiere eucaristiche sarà il seguente: (P.E. II) «Ricordati anche della nostra sorella Maria Stella, che oggi, mediante il Battesimo e la Confermazione, è entrata a far parte della tua famiglia: fa’ che segua Cristo tuo Figlio con animo generoso e ardente»; (P.E. III) «Conferma nell’impegno cristiano la tua figlia Maria Stella, che oggi, mediante il Battesimo e il dono dello Spirito, hai chiamato a far parte del tuo popolo; e fa’ che cammini sempre in novità di vita». Il pellegrinaggio diocesano a Lourdes «Ritorniamo a Lourdes!». Questo l’invito rivolto dal vescovo Diego Coletti all’intera Chiesa locale, invitando tutti i fedeli a partecipare al pellegrinaggio diocesano presso la Grotta di Massabielle, in programma il prossimo mese di ottobre. La diocesi sarà a Lourdes insieme all’Unitalsi e alle congregazioni guanelliane. Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi al Segretariato Pellegrinaggi Diocesano che è aperto tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 031-3312232; [email protected]; o chiamare don Giovanni Illia allo 031-986225 o 349-3507156. Iscrizioni e informazioni anche presso la propria parrocchia; oppure presso le sedi Unitalsi di Como, in via Rodari 1, telefono 031/304430, 346/6345474. Oppure di Sondrio, in via Mazzini 69/B, telefono 0342/210284; oppure presso “I viaggi di Oscar”, telefono 031/304524. Il programma prevede differenti modalità di partecipazione. Con l’Unitalsi in treno, dall’8 al 14 ottobre (a seconda della struttura alberghiera prescelta, delle modalità di ospitalità, dell’età, se si è ammalati o accompagnatori, la spesa pro-capite varia da 365 a 820 euro). Con l’Unitalsi in aereo (partenza e arrivo alla Malpensa), dal 9 al 13 ottobre (a seconda della struttura alberghiera prescelta, delle modalità di ospitalità, dell’età, se si è ammalati o accompagnatori, la spesa pro-capite varia da 365 a 845 euro). Con “I viaggi di Oscar” in pullman: - per la provincia di Sondrio e l’Alto Lago, dall’8 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 415 euro; - per la provincia di Como, le Grigne e le Valli Varesine, dal 9 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 340 euro. Con “I viaggi di Oscar” in aereo (partenza e arrivo da Bergamo-Orio al Serio): dal 10 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 490 euro. ■ Il Vangelo della domenica: 8 aprile - Santa Pasqua «è risorto!» (Mc 16,1-7) «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». ■ 15 aprile La festa della Divina Misericordia a Como Domenica 15 aprile, alle ore 15.00, presso il santuario “Sacro Cuore - Opera san Luigi Guanella”, in via Tommaso Grossi 18, a Como, insieme al gruppo della “Divina Misericordia”, viene celebrata la festa della Divina Misericordia. Nel diario di santa Maria Faustina Kowalska leggiamo che Gesù stesso disse alla santa polacca: «la festa della Misericordia è uscita dalle mie viscere; desidero che venga celebrata solennemente la prima domenica dopo Pasqua. I sacerdoti in quel giorno debbono parlare delle anime della mia grande e insondabile Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione e dalla santa Comunione riceve il perdono delle colpe e delle pene». La storia di Stella Maria n’adolescente africana che nella cattedrale di Como, durante la veglia pasquale, viene battezzata dal vescovo non è ancora, per fortuna, un fatto abitudinario, tale da lasciarci indifferenti. Questa ragazza nacque in Togo, e adesso ha quindici anni; da cinque vive in Italia, da quando cioè suo padre, dopo aver trovato un lavoro dignitoso, è riuscito a far venire anche la moglie e i figli, a Nuova Olonio. Sulle rive dell’Oceano atlantico, Étoile era già in età “da marito”; sulle rive del lago di Como, Stella si è ritrovata addosso il grembiule delle elementari: un bel cambiamento! Ma ciò che la angustiava maggiormente era il fatto di aver lasciato, nel villaggio d’origine, il gruppo dei catecumeni di cui faceva parte. É difficile per noi, cristiani “al tramonto” (occidentali), comprendere che cosa il battesimo rappresenti per gli africani. Essi colgono subito la differenza del cristianesimo; la fede in Dio Padre e in Gesù Salvatore dona un senso di fiducia e di speranza che guarisce dalla paura degli spiriti e dell’ignoto; il legame che si instaura coi padrini e le madrine è garanzia di una presenza consapevole e perseverante nella ‘tribù di Dio’, di cui di cui fanno parte Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, tutto il popolo eletto, san Giuseppe e Maria Santissima... Sì, il battesimo trasforma i cuori ‘ribelli’ in cuori di figli e figlie! A Nuova Olonio, alcune persone notarono ben presto, in fondo alla chiesa, la presenza discreta di Stella. Colsero la sua gioia nel poter pregare insieme ad altri cristiani, anche Prima Lettura: At 10, 34a.37-43 Seconda Lettura: Col 3, 1-4 Questo è l’annuncio della Pasqua: Gesù di Nazareth, il Crocifisso è vivo! Abbiamo camminato in questi quaranta giorni, vivificati dal desiderio della conversione e sostenuti dalla Parola che ha illuminato i nostri passi, per essere pronti ad accogliere questo annuncio: Gesù è vivo, il Crocifisso è risorto! Nelle parola del giovane in bianche vesti, viene sintetizzato in tre espressioni tutta la verità di Gesù: nazareno, crocifisso e risorto. L’angelo avrebbe potuto dire “Gesù il messia”, “Gesù il Cristo”, “Gesù il Figlio di Dio”... e invece no: “Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto”. Questo è molto importante perchè ci ricorda lo stret- tissimo legame tra incarnazione, croce e resurrezione. Davanti al Risorto non dobbiamo perdere la memoria dell’Incarnazione e della Croce, perché sono proprio esse a dirci lo specifico dell’annuncio della Pasqua. La “buona notizia” non è che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio - che si è fatto uomo tra gli uomini e che ha donato tutta la sua vita per amore - ha sconfitto la morte! Croce e resurrezione vanno sempre tenute insieme, perché l’una dice la fecondità e la verità dell’ altra. La Pasqua di Gesù annuncia che solo la vita donata per amore è più forte della morte, che solo la vita riconsegnata nella mani di Dio è sottratta alla morte. Solo l’amore che accogliamo e che doniamo sarà forza di resurrezione. Solo l’amore che ci fa spogliare di tutto per farci rivestire dell’abito del Figlio sarà germoglio di vita nuova. . don ROBERTO SEREGNI Vita diocesana Sabato, 7 aprile 2012 11 ■ La Via Crucis con il Vescovo Diego il Lunedì Santo «Restate qui... e vegliate con me» I l gesto d’amore profumato della donna di Betania, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la (non) scelta di Pilato e la donazione di Cristo: sono i cinque momenti che hanno accompagnato la preghiera e la riflessione delle quasi 1000 persone presenti lunedì scorso alla tradizionale Via Crucis dei giovani. Nel confronto con queste cinque figure significative sono emerse domande importanti, spunti di riflessione, domande che ciascuno nel cuore porterà nel Triduo pasquale ormai alle porte. Il percorso della Via Crucis ha avuto il suo inizio dalla nostra Chiesa Cattedrale ed è terminato nella chiesa di san Bartolomeo, toccando luoghi caritativi presenti nella nostra città: la chiesa del Gesù (con le annesse opere dei Vincen- ziani e la sede di Porta Aperta), quella di san Donnino (dove si trovano i locali del centro diurno gestito dalla Caritas diocesana) e – infine quella di santa Cecilia (da cui partono molti giovani – un sabato sera al mese – per portare amicizia e conforto ai senza fissa dimora). Il vescovo ha presieduto la celebrazione, invitando fin dall’inizio i giovani a riflettere su alcuni spunti tratti dal messaggio di Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Giunti poi in san Bartolomeo, ha invitato a porsi con attenzione e disponibilità di fronte alla parola della Croce: solo nella dimensione dell’amore e della donazione incondizionata di sé – sull’esempio di Cristo -, la libertà conduce alla ricerca della verità sulla vita e, perciò alla gioia vera. La Croce al centro. Dalla Passione di Gesù tutto acquista nuovo significato. R imettere al centro la lettura e la conoscenza della Scrittura e considerare il Calvario, la Croce, l’irrinunciabile punto di partenza del nostro intero cammino di fede: «perché tutto si comprende, anche l’Antico Testamento, solo se si ha come riferimento il momento ultimo e definitivo della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù». Queste le sollecitazioni giunte da monsignor Diego Coletti nell’omelia della Domenica delle Palme. Il Vescovo ha raccomandato una frequentazione assidua della Parola: «Nulla può sostituire la lettura liturgica – ha detto – ma se la si accompagna dalla lettura personale, l’ascolto durante le celebrazioni, insieme all’incontro con il Signore, non potranno che essere più attenti, approfonditi, fraterni». Da monsignor Coletti è giunta anche un’altra raccomandazione: vivere pienamente il Triduo Pasquale. «In questa settimana – ha incalzato – tutta l’organizzazione delle nostre giornate ■ Ecumenismo A Como tre incontri sul tema della Parola di Dio Nell’anno che la nostra Diocesi dedica alla Parola di Dio, una significativa occasione di approfondimento è offerta dalle iniziative ecumeniche: le diverse comunità cristiane, condividendo la ricchezza della propria esperienza e sensibilità, si aiutano a vicenda a cogliere la pienezza del lieto annuncio con cui il Signore ci interpella. Per continuare ad approfondire la lettura biblica di “1Corinzi 15” viene ora proposto un ciclo di 3 incontri a Como presso il Centro pastorale Cardinal Ferrari (a partire dalle ore 20.45): • giovedì 12 aprile, con il pastore valdese Andreas Köhn; • giovedì 17 maggio, con il padre ortodosso romeno Cristian Prilipceanu: • giovedì 7 giugno, con don Battista Rinaldi, direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo. sia fatta a partire dalla partecipazione alle funzioni liturgiche del Triduo e, naturalmente, della Santa Pasqua. Sia questa la nostra priorità, vissuta in atteggiamento di partecipazione del cuore, dello spirito, dell’anima». Dopo questa introduzione il Vescovo ha articolato la sua riflessione sulle privazioni subite da Gesù nella Passione. «Tante le cose di cui è stato privato – ha osservato monsignor Coletti –: sicuramente della libertà, della salute del corpo, della dignità personale (lo vediamo, infatti, deriso, insultato, ricoperto di sputi lungo la strada che lo conduce al Golgota). Ma vorrei soffermare la vostra attenzione su tre particolari aspetti». Il primo. «Gesù si è ritrovato da solo. È soprattutto il Vangelo di Marco a mettere in evidenza il peso della solitudine da lui patita. Gesù, che ha vissuto ogni istante della sua vita terrena alla ricerca di relazioni vere. E che, anche quando si ritirava per la preghiera, era in relazione con il Padre suo. Sulla Croce è radicalmente solo: i suoi discepoli sono dispersi, la folla che lo osannava quando moltiplicava i pani e i pesci ora urla “crocifiggilo”». Il secondo aspetto è la «privazione di futuro. Gesù, avendo scelto di farsi uomo, ha sperimentato il dramma della finitudine. Sulla Croce sperimenta l’ora definitiva. Il calice va bevuto Domenica delle Palme fino in fondo per donarci la salvezza eterna». Infine la fiducia. «Forse la privazione più grande da sopportare – ha concluso il Vescovo –. Pensiamo anche alle situazioni della nostra vita quotidiana. Se non potessimo fidarci di nessuno, la nostra sarebbe un’esistenza vuota, finita. Abbiamo la certezza della fiducia sconfinata che possiamo riporre in Dio, al quale possiamo affidarci anche nelle situazioni più difficili, certi che siamo custoditi da Qualcuno che ci ama davvero». Prima della benedizione finale monsignor Coletti ha augurato a tutti di «entrare nella gioia della Pasqua scoprendo la forza liberante dei suoi doni, gratuiti, di gioia, misericordia, fraternità, pace». ❚❚ Nel Giovedì Santo Il Vescovo Diego e il clero diocesano P rima della celebrazione in Cattedrale della Messa crismale, il Vescovo, nell’attigua chiesa di san Giacomo, ha incontrato tutti i sacerdoti del presbiterio e i diaconi, convenuti da ogni angolo della Diocesi. Un momento toccante, fortemente voluto da mons. Coletti, desideroso di rivolgere ai suoi preti, ancora scossi per le vicende che hanno coinvolto il confratello don Marco Mangiacasale, una parola franca e accorata, di pastore e di padre, di ammonimento ma soprattutto di consolazione. Diversi e preziosi i punti toccati dal Vescovo, frutto di un intenso lavoro di preghiera, di riflessione e di confronto con i suoi più diretti collaboratori. Mons. Coletti ha richiamato anzitutto al fatto che le attuali difficoltà possono e devono condurci, come preti ma più in generale come popolo di Dio, a un serio e impegnativo esame di coscienza e ad un rinnovato impegno di conversione personale. In particolare il frutto dei tempi difficili può e deve essere una rinnovata capacità di unità e di comunione. È proprio in momenti come questo – ha aggiunto mons. Coletti – che la fraternità sacerdotale, alla quale ci chiama il sacramento ricevuto, va intensificata e resa sempre più vera, come elemento decisivo della serenità e dell’efficacia stessa della testimonianza sacerdotale. Occorre allora riprendere con grande coraggio, con intelligenza di fede e con prudenza evangelica, tutte le attività educative e le proposte di vita buona rivolte ai ragazzi e ai giovani, senza lasciarsi intimidire da un clima di sfiducia. Stiamo vivendo un passaggio difficile e complesso – ha concluso il Vescovo –, che mette alla prova ma anche affina la qualità della nostra fede, il coraggio della speranza, la forza di un amore che supera ogni cosa. Occorre perciò tenere insieme la giusta indignazione per il male che si presenta in mezzo a noi, il doveroso desiderio di riparazione e di penitenza, e il costante sforzo di far prevalere la misericordia sul giudizio e sulla condanna. Family 2012 12 Sabato, 7 aprile 2012 Verso il Family 2012. Si conclude il nostro cammino di avvicinamento. C per la comunità oncludiamo con questa terza tappa il percorso di preparazione al VII Incontro Mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012) con gli spunti di riflessione ripresi dal sussidio ufficiale del Pontificio Consiglio per la Famiglia: “La famiglia: il lavoro e la festa”. Il giorno del Signore è giorno della comunione, della carità e della missione. Il corpo di Gesù è donato a noi perché sia donato a tutti. Il primo frutto dell’eucaristia è quello di costruire la comunione tra i credenti: a questo scopo la comunità parrocchiale e In questo numero presentiamo le famiglie si arricchiscono alcuni spunti dalle catechesi reciprocamente. La 8,9,10 che riguardano il famiglia si apre alla rapporto tra famiglia e comunità e la comunità festa: si approfondisce in assume lo stile della vita particolare il tema del giorno familiare. Le famiglie del Signore, delle esperienze cristiane permettono che lo caratterizzano e che alla parrocchia di vivere alimentano la vita familiare. tra le case della gente; la La festa tempo comunità parrocchiale per la famiglia aiuta le famiglie ad aprirsi La domenica cristiana porta ai cammini di fede e alla a compimento il significato comunione con altri. del “sabato” dell’Antico Dall’eucaristia nasce il Testamento, giorno festivo servizio della carità, che settimanale da santificare le famiglie vivono prima come tempo riservato a Dio di tutto come esperienza e all’uomo. La Parola di Dio quotidiana di aiuto (Genesi, Esodo) ci ricorda reciproco, di cura, di gesti Cosa significa vivere oggi la “festa”: ha ancora un forte legame come che il riposo festivo è il concreti: sono esperienze culmine dell’opera creatrice per crescere tempo per il Signore, o è solo affannosa ricerca di svago e divertimento? fondamentali di Dio e ne svela il senso: la nella capacità di amare, comunione tra l’uomo e Dio, per poi aprirsi al servizio le relazioni gratuite tra gli verso le altre persone della uomini. Oggi la festa rischia di essere questo per la famiglia è indispensabile unità questo giorno e a prepararlo nella comunità. Nell’eucaristia domenicale sostituita dal “tempo libero”: il weekend, partecipare alla S. Messa della domenica. preghiera quotidiana. tutta la comunità diventa missionaria: da vivere affannosamente all’insegna del Fin da piccoli i figli devono essere educati la famiglia è chiamata a vivere questa La festa tempo divertimento e dell’evasione; oppure, per a vivere la domenica come “giorno del missione con il suo ministero specifico, per il Signore le esigenze del lavoro, un giorno libero Signore”: dando alla Messa la priorità al suo interno, tra parenti, vicini, amici, La Domenica è la memoria della Pasqua diverso dalla domenica, in cui non ci su ogni altro impegno; riprendendo in conoscenti, colleghi di lavoro, per di Gesù, giorno in cui incontrare il si ritrova più con gli altri; scompare il casa, nel dialogo tra i familiari, la Parola condurre tutti a Cristo. Nella famiglia si Signore Risorto e lasciarci trasformare tempo in cui vivere la vicinanza nelle ascoltata nella comunità perché dia luce respira anche lo stile di accoglienza che da Lui. L’incontro con il Signore è ciò che relazioni, specialmente per la famiglia. alla vita quotidiana. Per la riflessione: i si apre anche a chi viene da altre culture, dà senso alla festa e la rende diversa dal Il giorno festivo nella Bibbia ha anche il gesti e la ritualità in casa e nella comunità si intuisce il valore del servizio che fa semplice “tempo libero”. senso della liberazione dalla schiavitù consentono di percepire la vita nuova nascere vocazioni all’impegno nella Nell’eucaristia domenicale, (Dt 5); per i cristiani il lavoro e gli del Risorto, la gioia della sua presenza? società, nel volontariato, nelle missioni in alimentandosi della Parola di Dio e impegni della settimana diventano nella L’esperienza della gratuità delle cose e del altri paesi. Emergono alcune domande: la del Pane eucaristico, la famiglia può Domenica un’offerta a Dio, animata dalla tempo, l’ascolto della Parola in casa e in nostra casa ha la porta aperta sul mondo, ricevere la vita nuova che si irradia a gratitudine per i doni che Lui ci ha dato. chiesa, la mensa eucaristica condivisa, ci ai suoi problemi e ai suoi bisogni? Quali Il giorno del Signore è il giorno della gioia tutti i giorni della settimana. Tutta la vita fanno vivere la domenica come pasqua suggerimenti possiamo dare per vivere per l’incontro con Dio, nella celebrazione della famiglia è trasformata dalla carità settimanale? di più la dimensione comunitaria della del Crocifisso Risorto, sorgente che fa eucaristica, e con l’altro, nella carità e nel domenica? servizio: la famiglia è chiamata a vivere in crescere relazioni d’amore autentiche. Per La festa tempo ANTONELLO SIRACUSA La festa per la famiglia La testimonianza. Una famiglia racconta il suo rapporto con la «Festa» N el nostro cammino di avvicinamento all’ Incontro Mondiale delle Famiglie abbiamo incontrato una coppia di sposi con 3 figli (due ragazze di 10 e 15 anni e un ragazzo di 12 anni) ai quali abbiamo chiesto quale sia il rapporto della loro Famiglia con la Festa. Come vivete lo stile della domenica: è un giorno di “riposo nel Signore”? «La libertà da impegni di lavoro e scolastici ci permette di vivere la domenica come vera giornata di festa; la famiglia si trova finalmente riunita al completo con la possibilità di trascorrere piacevolmente e liberamente il tempo insieme. Cerchiamo di “sfruttare” al massimo questa opportunità anche perché i figli stanno crescendo e ci accorgiamo a malincuore che presto arriverà il momento in cui vorranno vivere questa giornata con le loro amicizie e non con i genitori. Per la nostra famiglia l’appuntamento con la Santa Messa domenicale è sempre presente, spesso è inserita anche nel percorso di formazione cristiana dei figli; talvolta ripieghiamo sulla Messa del sabato sera nel caso fosse programmata per la domenica una giornata sugli sci o una gita in montagna. Per noi genitori è una festa partecipare alla S. Messa con i nostri figli anche se crescendo incominciano i primi problemi e tentativi di rifiuto da parte loro». Per la Bibbia la festa è tempo di libertà interiore, di ascolto reciproco, di prossimità famigliare e di incontro con Dio; com’è per voi l’atmosfera Con lo sguardo aperto sul mondo domestica in questa giornata? La parrocchia vi aiuta a “ fare la domenica”? «Sicuramente il fatto di non avere impegni pressanti ci permette di avere più disponibilità mentale a rapportarci con gli altri, soprattutto con i familiari. Si pranza tutti assieme, e questo sottolinea la diversità con la giornata feriale; a tavola con i figli, con tranquillità, si commenta e si approfondisce quanto ascoltato in chiesa e quanto vissuto durante la settimana. L’adesione a iniziative parrocchiali (ritiri e pranzi in parrocchia, attività dei Gruppi Famiglia, etc...) ci permette di vivere il senso di Comunità cristiana e di dialogare con altre famiglie. Questa disponibilità della Comunità però rischia di diventare un problema, a nostro avviso si corre il rischio di avere troppe proposte: si tenta di accentrare nella giornata della domenica quanto più possibile (incontri per giovani e per famiglie, percorsi di iniziazione e di crescita cristiana, attività oratoriali) e di perdere così il senso della festa e del riposo alla rincorsa di queste attività. Nelle domeniche libere da iniziative parrocchiali generalmente organizziamo gite o attività con altre famiglie…». Quali sono nella società attuale gli stili di vita della festa e del tempo libero? «Ricordiamo che quando eravamo bambini la domenica come giorno “speciale” veniva caratterizzato da tanti segni esteriori: l’abito della festa, la tovaglia bella sulla tavola, nei piatti il cibo della festa. Adesso invece alla domenica si dimettono gli abiti formali per sentirsi più liberi e si ricercano relazioni più vere nella tranquillità della giornata. L’impressione è che gli stili di vita che ci propone la società odierna siano molto lontani dalla nostra visione: “divertimento – eccessi – sballo” non rientrano nei nostri modelli, anche se non dedichiamo la domenica solo alla meditazione e contemplazione; non trascorriamo neanche la giornata al Centro Commerciale, come sta diventando abitudine di tante famiglie; quando è possibile ci organizziamo per una sana attività di svago all’aria aperta ricordandoci di ringraziare Lui per ciò che ci dona». Quali gesti di servizio e di carità vivete dentro la vostra casa durante la settimana? La vostra casa ha la porta aperta sul mondo, ai suoi problemi ed ai suoi bisogni? «L’impegno come catechista, la presenza nel Consiglio Pastorale Parrocchiale e la partecipazione al gruppi famiglia ci ha aiutato a creare una rete di relazioni che ci permette di essere prossimo verso gli altri, con particolare attenzione ai momenti di difficoltà o malattia. Questa rete sostituisce la vecchia relazione di buon vicinato o del cortile della nostra infanzia; le amicizie dei nostri figli con i loro coetanei contribuiscono a rafforzare ulteriormente i legami tra famiglie». MAGDA ed ENZO GUSMEROLI Family 2012 Sabato, 7 aprile 2012 13 A Maccio, Colico e Tirano. Un appuntamento in preparazione all’Incontro di Milano. Il 15 aprile la «Festa diocesana delle Famiglie» V ivere lo spirito del Family2012 in una dimensione diocesana: è questo lo scopo della Festa della Famiglia che si terrà il 15 aprile in 3 punti della Diocesi: Maccio, Colico e Tirano. L’iniziativa è parte della serie di proposte con cui la Diocesi ha voluto fare dell’Incontro mondiale delle famiglie qualcosa di più di un evento bello ma circoscritto: un’opportunità per un vero cammino di crescita delle nostre comunità sul tema della famiglia che vive il lavoro e la festa. L’appuntamento del 15 aprile sarà un momento speciale di condivisione per le famiglie della nostra Diocesi iscritte al Family2012 e per tutte le altre famiglie che non potranno recarsi a Milano ma si sentono ugualmente coinvolte in questo cammino. sulla comunicazione di esperienze personali. Il programma (con alcune varianti di orario nei 3 luoghi) prevede il pranzo al sacco, un momento di gioco in famiglia, testimonianze per gli adulti e animazione per i bambini, la partecipazione alla Santa Messa. I punti di incontro, lo ricordiamo, sono: Maccio, presso l’Istituto santa Maria Assunta dei Padri Somaschi, con la partecipazione del Vescovo Diego; Colico, presso la parrocchia di San Giorgio, con monsignor Giuliano Zanotta; Tirano, presso la parrocchia san Martino, con monsignor Italo Mazzoni. La giornata sarà caratterizzata dal clima di festa, dalla semplicità e dalla gioia dell’incontro; la riflessione sarà basata In occasione della Festa la Diocesi invita le parrocchie ad accogliere almeno una delle seguenti proposte (o meglio ancora tutte): Per informazioni e per chi volesse ancora iscriversi: [email protected] . segnalare alla Santa Messa, nella monizione iniziale di accoglienza, la festa diocesana delle famiglie in preparazione all’Incontro mondiale delle Famiglie Milano 2012; coinvolgere una famiglia alla processione per la presentazione dei doni; leggere la seguente intenzione per la preghiera dei fedeli o formularne una simile: “Per le famiglie cristiane, tesoro prezioso per la Chiesa e per la società: cresca la consapevolezza del dono della presenza del Signore in esse custodito e possano vivere con pienezza e a armonia il tempo del lavoro e della festa”; al termine della Santa Messa proporre a una famiglia di leggere la preghiera del card. Tettamanzi in vista del Family 2012 e se possibile di testimoniare brevemente la propria esperienza nell’ambito del lavoro o della festa, secondo le indicazioni delle catechesi preparatorie. Info: http://www. family2012.it/it/catechesi.php. A.S. Pastorale Sociale. Sono moltissime le sfide aperte per l’oggi: conciliare gli impegni non può ridursi a questione di genere, mentre la famiglia è un bene per tutta la società. Festa, lavoro e nuovo welfare I n merito alla cultura organizzativa e alle condizioni di lavoro oggi in Italia, non possiamo non ricordare il tema della conciliazione famiglialavoro. Le famiglie fanno sempre più fatica ad avere tempo per sé e per svolgere i propri compiti di cura, intendendo la cura come una dimensione fondamentale della famiglia nella quale è incluso anche il tempo di stare insieme, il tempo di fare festa. La questione della conciliazione famiglia-lavoro finora è stata trattata come una questione di pari opportunità di genere. Dato che all’interno della famiglia i compiti di cura sono specificamente a carico femminile, a livello europeo l’approccio alla conciliazione si è sviluppato dal punto di vista del welfare come creazione di agenzie di cura: dal punto di vista delle organizzazioni lavorative come introduzione della flessibilità oraria, dal punto di vista delle famiglie come contrattazione dei ruoli di genere sottoposta, però, a regole di razionalità economica. Tale approccio, che in Italia non è mai decollato efficacemente, ci ricorda come nella questione conciliazione famiglialavoro gli attori in scena siano tre, e la mancanza o l’inefficacia di uno solo di don Giuseppe Corti di questi attori faccia cadere tutto il processo di conciliazione. i genitori possano lavorare di più, non è Come già accennato, gli aspetti da una ricetta funzionale al benessere delle affrontare sono due: il tema del genere e famiglie e delle persone. della cura e il tema della flessibilità. Il secondo punto riguarda la flessibilità Il primo punto riguarda la delle organizzazioni lavorative e il considerazione della gestione familiare riconoscimento della famiglia come come contrattazione dei ruoli di stakeholder, ossia come portatore di genere all’interno della coppia. Pensare interesse anche per le aziende. Uno però che una relazione di coppia sia dei grandi nodi irrisolti, nella realtà unicamente basata sulla parità di genere italiana, riguarda il tema della flessibilità e sulla contrattazione dei ruoli secondo che è stato per lo più declinato come una razionalità economica è un mito precarietà. In realtà la flessibilità, oraria e della nostra epoca che deve essere organizzativa, è un tema di grandissimo sfatato. Il matrimonio vive sicuramente interesse per quanto riguarda la di economia, ma vive ampiamente di conciliazione famiglia-lavoro. Nel nostro codici che vanno al di là della razionalità paese vige una cultura lavorativa della economica: vive di fiducia, vive di dono, presenza in ufficio ben oltre l’orario vive di fedeltà, vive anche di sacrificio canonico di lavoro, della mancanza di e di cura reciproca e cura degli altri che part-time, dell’ostracismo nei confronti stanno intorno, dai figli ai parenti, alla del telelavoro in una visione di controllo comunità intera. E vive di codici di cura della presenza. Si tratta certo di un differenti tra uomini e donne. Espropriare discorso molto complesso in cui entra la famiglia dai compiti di cura affinché in gioco anche il tema della produttività, Si affaccia una nuova idea di “welfare”, fondato sulla comunità e sulle relazioni di convivenza. sta lasciando il posto a nuove forme di welfare, più attento ai bisogni delle persone e delle famiglie perché organizzato da soggetti che vivono sul territorio e sono in diretto contatto con i vari bisogni familiari e sociali da annullare. I bisogni oggi sono più complessi, si profila la necessità di interventi che vanno al di là della sensibilità e impegno della singola persona. Nel corso del seminario più di una volta si è fatto riferimento agli interventi di mutualità organizzata all’inizio del secolo scorso, che vedevano le parrocchie attrici principali. La logica era quella di un servizio di mutualità che mettesse in relazione attiva sia gli attori della mutualità che i soggetti fruitori del servizio. della formazione, del mercato del lavoro. Pensare a strumenti di conciliazione, pensare a percorsi lavorativi che non siano necessariamente lineari ma che seguano i cicli di vita delle persone e delle famiglie sarebbe un’innovazione non di poco conto. Questa presa in carico dei cambiamenti organizzativi significa anche riconoscere che il benessere della famiglia è funzionale al benessere del lavoratore e quindi al benessere dell’intera organizzazione aziendale. Questa forma di responsabilità sociale è finora stata declinata nell’ambito del rispetto dell’ambiente, della promozione di realtà svantaggiate, della creazione di benessere nelle comunità delle quali le imprese sfruttano le risorse. Non è ancora entrata in gioco la famiglia, ma c’è ancora ampio spazio di manovra affinché la famiglia sia riconosciuta come soggetto portatore di interessi specifici da parte delle imprese. Il seminario di studio di sabato 17 marzo “Verso un nuovo welfare locale e plurale: una risposta alla crisi dello stato sociale” ha messo a fuoco la pietra fondante il “secondo welfare”, come è stato chiamato nel corso del seminario: la dimensione comunitaria. Il vecchio welfare, ovvero lo stato sociale, Oggi il nuovo welfare è denominato da molti welfare comunitario; in tal modo si vuole evidenziare un “tu” che sta “dentro agli altri”: “dentro” non “accanto”, “dentro” perché gli “altri” non sono percepiti come soggetti estranei, ma come un “tu” che è in relazione forte con “me”. Il nuovo welfare apre innanzitutto a relazioni di convivenza. Si può schematizzare la logica del nuovo welfare come un fare qualcosa non “per” gli altri, ma “con” gli altri. È dentro questo logica di fraternità che oggi si è chiamati ad intervenire per mordere i bisogni sociali che attanagliano le famiglie. Il welfare comunitario è un banco di prova per le comunità parrocchiali circa la loro capacità di soccorrere chi è ferito dalle distorsioni, dalle ingiustizie prodotte da una logica di mercato, che ha anteposto il profitto a tutto e non si è posto a servizio della persona. Il fondo diocesano “Famiglia e lavoro” si prefigge di creare reti che sostengano e accompagnino le famiglie in difficoltà. I molteplici spunti offerti dal seminario di studio organizzato lo scorso 17 marzo dagli Uffici di pastorale Sociale e del Lavoro, in collaborazione con quello della Famiglia, possono aiutare sicuramente le comunità e, in modo specifico i gruppi familiari, ad essere animatori e soggetti attivi di un welfare comunitario locale capace di esprime nel quotidiano quella virtù della carità di cui parla papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus Caritas est”. Visita Pastorale 14 Sabato, 7 aprile 2012 ✎ Il programma MANDELLO DEL LARIO Il Vescovo incontrerà la comunità domenica 22 aprile, a pochi giorni dal 70° anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale I La visita alla parrocchia del S. Cuore L a parrocchia di Mandello Sacro Cuore è pronta ad accogliere il suo Vescovo, a pochissime settimane dal 70mo anniversario della consacrazione della chiesa e della sua “promozione” a prepositura. La parrocchia era nata otto anni prima, il 16 novembre 1934, grazie al Vescovo Alessandro Macchi, a fronte della richiesta di numerosi fedeli dell’arcipretura di San Lorenzo che abitavano lontano dalla chiesa e che vedevano nella chiesa di Molina un riferimento spirituale più vicino. Essendo quella di Molina troppo piccola, venne scelta come prima chiesa parrocchiale (fino al 1942) quella di San Zenone. Con la Seconda Guerra Mondiale alle porte, le cronache di allora ci parlano di decine di volontari – molti dei quali operai turnisti alla già gloriosa Moto Guzzi – intenti a costruire la nuova chiesa parrocchiale, su progetto del capomastro Aristide Tagliaferri. Ma, causa gli esigui ● Sabato 21 aprile l’incontro con la comunità e le cresime fondi a disposizione, mancò un campanile. La chiesa si compone di tre navate, una centrale e due laterali, coronate da un’abside dominante. Accanto alla sagrestia la canonica e l’oratorio maschile (con annessa l’abitazione del vicario, oltre che la sede del Centro d’Aiuto alla Vita) sul lato sinistro, mentre sul lato opposto alla strada l’oratorio – la cui costruzione risale al 1968 – e contigui ad esso l’abitazione dell’altro vicario e il bar gestito dal patronato Acli. La parrocchia annovera tra le succursali la centralissima San Zenone (con annessa la nuovissima Casa della Carità, sede del lodevole Centro d’Ascolto Caritas), vicina al cimitero, alla sede del benemerito Soccorso degli Alpini “Ten. Gildo Molteni” e alla casa di riposo; San Rocco, che è nel cuore di Molina; e infine, San Giacomo (già coparrocchiale di San Lorenzo, fino al 1934) e Sant’Antonio, nella frazione di Rongio. Sul territorio parrocchiale è presente una comunità de “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lecco), che ha celebrato pochi mesi fa i primi 25 anni di attività. Ben presenti il Gruppo missionario Grigne (attivo su tutto il Vicariato), il gruppo liturgico, l’Azione Cattolica, Rinnovamento ● Il Vescovo visiterà anche i due santuari presenti in paese nello Spirito e i gruppi famigliari, in forte crescita e preziosi per l’opera svolta in oratorio. Attivi in parrocchia una Schola cantorum, nata una decina d’anni fa grazie al maestro Massimo Gilardoni, e un Coro giovanile parrocchiale. Preziosa l’opera svolta dai volenterosi sacrestani Antonio Morganti, Battista Poletti e Claudia Tarenzi, oltre che dal gruppo Scopine, che tiene pulite le chiese della parrocchia. Non avendo un santo patrono “fisso” (il Sacro Cuore è festa “mobile”), in occasione dell’annuale ricorrenza si celebrano le Quarantore eucaristiche, al posto di una vera e propria festa patronale. Nei suoi oltre settant’anni di storia la parrocchia, che oggi conta circa 6500 persone, ha visto la presenza di quattro prevosti: don Giacomo Sosio (parroco 1934-1942; 1942-1961); don Erio Bertoletti (1962-1985); monsignor Gian Luigi – meglio noto come don Gianni – Gatti (1986-2008), che è riuscito a star lontano solo un anno dalle Grigne, dove è tornato nel 2009 come collaboratore a Rongio, e oggi, all’alba degli 86 anni, è ancora più in forma che mai; infine, l’attuale, don Pietro Mitta, che è arrivato il 6 settembre 2008 e sarà l’ultimo. Nascerà, a breve, la comunità pastorale di Mandello. l Vescovo Diego soggiornerà per tutti i cinque giorni mandellesi nella canonica del prevosto, e qui visiterà la comunità apostolica nella giornata di domenica 22 aprile. Il Vescovo celebrerà la Messa alle 9.00 alla Casa di riposo per gli anziani ospiti e i loro parenti. Poi si trasferirà nella chiesa prepositurale, dove alle 10.30 concelebrerà l’Eucaristia. Al termine della concelebrazione, incontrerà i chierichetti. Alle 12.30 il grande pranzo comunitario, insieme alla parrocchia di San Lorenzo, nel campo dietro l’abside. Alle 15.00 farà una visita al cimitero maggiore, dove sono sepolti alcuni sacerdoti di origine mandellese. Alle 16.00 l’incontro in oratorio con tutta la comunità apostolica. Infine, concluderà la visita alle 17.30 con una visita speciale ad alcuni malati. A Mandello Sacro Cuore il Vescovo farà gradito ritorno, ma non nell’ambito della Visita, lunedì 30 aprile, dove alle 20.30 presiederà la Veglia del Lavoro. Parecchi i vicari che sono passati qui: per alcuni di essi è stata una vera palestra di vita, visti i prestigiosi incarichi diocesani ricoperti dopo gli anni mandellesi. Attualmente sono qui in servizio pastorale don Filippo Macchi, dal 2006, e don Andrea Del Giorgio, dal 2010. GIOVANNI ZUCCHI ● In serata l’incontro con le suore di Santa Giovanna Antida La comunità di San Lorenzo e i santuari mariani I l cuore ricolmo di trepidante attesa e la salda consapevolezza di chi sta per compiere un fondamentale passo nel proprio percorso di fede. Con questi stati d’animo i ragazzi della prima media della Parrocchia di San Lorenzo si apprestano a salutare sabato 21 aprile la visita pastorale del Vescovo Coletti, in occasione della quale sarà loro impartito il Sacramento della Cresima. Attorno a loro il caloroso abbraccio della comunità dei fedeli, nel solco di una tradizione che fa della condivisione e dell’accoglienza i caratteri distintivi della vita parrocchiale della pieve dedicata a San Lorenzo, patrono di Mandello del Lario. Proprio attorno alla figura del Santo Martire, il cui emblema è una graticola infuocata, ogni agosto, in concomitanza con la sua celebrazione liturgica, prende vita la tradizionale festa patronale che si snoda in più giornate attraverso momenti di preghiera e occasioni di conviviale intrattenimento, a base di buona cucina, musica e tanta allegria. I festeggiamenti culminano in riva al lago la notte del 10 con la suggestiva sfilata delle Lucie, tipica imbarcazione del lago di Como, e la benedizione dei natanti che affollano le acque antistanti l’imbarcadero. Una kermesse la cui eco ha da tempo travalicato i confini mandellesi e che ogni anno richiama sulle locali sponde del Lario centinaia di visitatori. Fiore all’occhiello della parrocchia di San Lorenzo e fulcro della vita liturgica è la chiesa arcipretale ubicata a un centinaio di metri dalle sponde del lago. L’edificio attuale del XVII secolo è sorto in sostituzione di un preesistente tempio a tre navate risalente all’età paleocristiana. Di chiara impronta romanica è il campanile del XII secolo decorato da archetti pensili e da due piani di bifore mentre al visitatore più attento non sfuggirà come gli interni si rifacciano ad un gusto decorativo tipicamente barocco con stucchi, grandi quadri e l’uso di marmi di differenti cromie. Da segnalare il prezioso ciborio intagliato e l’altare a baldacchino in legno policromo. Chi desidera trovare luoghi dove pace e spiritualità si fondono in un’atmosfera che favorisce la preghiera, non può fare a meno di visitare il Santuario della Beata Vergine del Fiume e il Santuario della Beata Vergine di Debbio. Il primo, eretto nel 1624, trova la sua origine in un fatto da molti giudicato miracoloso. Nei primi anni del 1.600 le acque del torrente Meria, a seguito di persistenti piogge, esondarono e travolsero una cappelletta dedicata a Maria. In prossimità della foce alcuni abitanti ritrovarono il muro di sfondo del tempietto con l’immagine della Vergine con il bambino Gesù ancora intatta. Il sentimento popolare di devozione e la volontà di dare al dipinto degna dimora portarono alla costruzione sul luogo del rinvenimento dell’attuale struttura a pianta ottagonale sormontata da una volta con lanterna. Il secondo, ubicato su un colle all’ingresso di Mandello, in una splendida cornice paesaggistica, è caratterizzato da una facciata a capanna con distribuzione simmetrica delle aperture ed è famoso perché al suo interno si trova l’affresco della Madonna del latte, venerata e festeggiata l’8 settembre. Questo il programma della giornata di sabato 21 aprile: alle ore 7.30 presso il nella foto il campanile della chiesa dedicata a san lorenzo, patrono di mandello del lario. Santuario della Madonna del Fiume si svolgerà una preghiera per le Vocazioni. Alle ore 10.00, nella sala del teatro di San Lorenzo, l’incontro con i membri della comunità apostolica. A seguire il Vescovo, verso le 11.30, si intratterrà con i rappresentanti delle associazioni mandellesi. Nel pomeriggio, dopo una visita ad alcuni ammalati della zona, alle 17 sarà celebrata la Santa Messa con conferimento del Sacramento della Cresima. In serata l’alto prelato sarà ospite della comunità delle suore di Santa Giovanna Antida. FABIANO DE CAPITANI Visita Pastorale I l Vicariato di Mandello si appresta a vivere la visita pastorale. A pochissime settimane dall’inizio, ne è stato reso ufficiale il programma ufficiale. Le comunità del Vicariato si preparano, dunque, ad accogliere il proprio Pastore a distanza di quasi una ventina d’anni dall’ultima visita pastorale, che venne effettuata dal compianto e indimenticato mons. Alessandro Maggiolini. Don Pietro Mitta, vicario foraneo del Vicariato di Mandello, avverte l’emozione di tutto il Vicariato: «Da tempo ci si sta preparando all’arrivo del Vescovo per la visita pastorale, soprattutto nella preghiera. Va detto onestamente che le parrocchie del Vicariato di Mandello fanno una certa fatica a sentire un legame profondo con la Diocesi. Mi sembra che la visita pastorale imminente si stia rivelando un’occasione preziosa e un aiuto per superare questa difficoltà, rafforzando la comunione di fede con il Vescovo e con tutta la Diocesi». La visita nel Vicariato, che comprende sette parrocchie ✎ le tappe nel vicariato | Sabato, 7 aprile 2012 di Giovanni Zucchi “Per rafforzare il legame con la Diocesi” distinte nei tre comuni di Mandello del Lario, Abbadia Lariana e Lierna, si dividerà in tre momenti. Il Vescovo Diego sarà nelle quattro parrocchie del Comune di Mandello del Lario da mercoledì 18 a domenica 22 aprile. Vi farà ritorno lunedì 30 aprile per la Veglia del Lavoro, che è non rientra tra gli appuntamenti della visita pastorale. Poi, da venerdì 4 a domenica 6 maggio visiterà le due parrocchie di Abbadia Lariana (il Comune più a sud), mentre concluderà venerdì 11 e sabato 12 sempre del mese mariano, per visitare la parrocchia di Lierna. Mercoledì 18 aprile il Vescovo incontrerà i dieci sacerdoti del Vicariato e, nel pomeriggio, farà omaggio al decano del Vicariato, mons. Gianluigi Gatti, prevosto emerito del Sacro Cuore e oggi collaboratore a Rongio. Giovedì 19 aprile sarà a Somana, venerd’ 20 a Olcio, sabato 21 a San Lorenzo e domenica 22 aprile al Sacro Cuore. Saranno giorni importanti per Mandello, perché il Vescovo incontrerà i bambini delle elementari, i ragazzi delle medie, gli adolescenti e i giovani, ma anche i malati, gli anziani della casa di riposo, i diversamente abili de “La Nostra Famiglia” e della “Cooperativa Incontro”. Momenti attesi saranno l’incontro con il mondo delle Associazioni (che a Mandello sono oltre un’ottantina) e le visite ad alcune importanti aziende, come la storica Moto Guzzi, la Carcano, la CEMB, la Gilardoni Cilindri. Ma anche il pellegrinaggio vocazionale, che solo per questa occasione avrà un percorso totalmente cittadino da San Lorenzo fino al santuario della Madonna del Fiume. Poi, alla vigilia della Festa del Lavoro del 1° maggio, il Vescovo presiederà la Veglia del Lavoro: anche il Vicariato mandellese sta vivendo un momento pessimo dovuto alla crisi economica. Alcune aziende hanno vissuto o stanno vivendo periodi alterni di cassa integrazione, alcuni operai si sono ritrovati l’assegno di mobilità oppure sono stati licenziati. Mons. Coletti tornerà a maggio. Prima tappa, la tre giorni ad Abbadia Lariana, dove visiterà anche la chiesa abbaziale sconsacrata di San Bartolomeo e l’ex convento benedettino. Sabato 5 maggio l’incontro, nella 15 sala consigliare di Abbadia, con i sindaci (Riccardo Mariani di Mandello, Cristina Bartesaghi di Abbadia e Vito Zotti di Lierna), le amministrazioni comunali, il Presidente della Provincia di Lecco Daniele Nava, il Prefetto di Lecco Marco Valentini, il Questore Fabrizio Bocci, il Comandante provinciale dei Carabinieri tenente colonnello Marco Riscaldati. A conclusione, il Vescovo salirà domenica pomeriggio ai Piani Resinelli per celebrare la Messa. Infine, la due giorni a Lierna. Nella parrocchia più a nord del Vicariato, monsignor Coletti farà tappa presso le realtà più importanti della parrocchia, soprattutto con una visita nelle numerose chiese delle frazioni. Il momento clou a Lierna sarà l’inaugurazione dei campi dell’oratorio, appena rinnovati, e del nuovo tetto e del campanile della parrocchiale, freschi di un restyling atteso da tempo. Sabato 12 maggio, dunque, Coletti concluderà la sua visita al Vicariato mandellese. La comunità di Somana attende il Vescovo Su quel ramo del lago... “Q uel ramo del lago di Como, fertile. Ricordiamo innanzitutto la Il 19 aprile la Visita alla che volge a mezzogiorno, tra figura di mons. Clemente Gaddi, parrocchia culla di molte scomparso nel 1993 dopo essere due catene non interrotte di monti, tutte a seni e a golfi, a stato vescovo di Bergamo per molti vocazioni. Alle 20.30 la seconda dello sporgere e del rientrare di anni e presenza ed esempio costante S. Messa e l’incontro con nel paese natio. Dopo di lui fu la quelli, ha proprio nel bel mezzo della sua sponda sinistra sopra Mandello Lario volta di Padre Ambrogio Poletti, la comunità in oratorio e tra questo ed Olcio il vago paesello leggendario missionario del Pime di Somana. Esso, a 360 metri metri per anni impegnato nella difficile sul livello del mare, mollemente s’adagia sull’orlo di una evangelizzazione del Cina. E a riprova di una fede ancora conca formata dal magnifico anfiteatro delle Grigne, così viva, la comunità attende con gioia il sacerdozio di don che mentre si specchia nelle onde del lago, gode anche il Tommaso Frigerio, che verrà ordinato il prossimo maggio panorama dei monti e ne sente tutta la frescura”. per il clero della diocesi di Bergamo. Oltre a queste figure, ci sono le tantissime vocazioni religiose femminili, tanto Con queste parole il parroco don Giuseppe Peduzzi numerose da essere impossibile citarle tutte. descriveva nel 1931 la parrocchia di Sant’Abbondio in Somana conta circa 1000 abitanti, pochi ma molto attivi Somana che, giovedì 19 aprile, verrà visitata dal vescovo nel portare avanti la vita parrocchiale. Infatti, sotto la di Como mons. Diego Coletti, in occasione della visita guida e lo stimolo del parroco don Massimo, negli ultimi pastorale nel vicariato di Mandello. anni sono state completate importanti opere parrocchiali: Il “vago paesello” non è forse troppo conosciuto ai più, ma nel 2003 è stato rifatto l’interno della chiesetta di Era, è certamente una realtà vivace e dinamica, che in queste un alpeggio sui monti sovrastanti la frazione, nel 2004 è settimane si sta preparando con fervore alla visita del suo stato inaugurato il nuovo oratorio, impresa avviata già Pastore. La parrocchia venne fondata il 13 agosto del 1858: dal precedente parroco don Ferruccio Ortelli; nel 2010 suo primo parroco fu il sacerdote Giuseppe Balbiani di è stato ristrutturato l’esterno della chiesa parrocchiale, Lierna, che lì vi restò per trentuno anni. Dopo di lui, da compresi tetto e campanile; infine, nel 2012 verrà ultimato allora, si sono succeduti altri sette sacerdoti, che hanno il rifacimento dell’interno della stessa chiesa, impianto guidato con zelo la comunità, arricchendo ulteriormente elettrico, superfici pittoriche e pavimenti. Queste opere, e la fede dei suoi membri. L’ultimo in ordine di tempo è la stessa fede che ne ha alimentato l’edificazione, potranno l’attuale parroco don Massimo Rossi, nativo di Griante e essere osservate dal nostro vescovo il prossimo 19 aprile. giunto a Somana nel 2002. Negli oltre 150 anni di storia In quella data mons. Coletti giungerà in parrocchia alle della parrocchia molte sono state le vocazioni maturate 9,30, accolto dalla comunità. Seguirà una visita al cimitero a Somana, segno di una fede radicata, fruttifera e ancora e, alle 10.00, un momento di incontro e di preghiera con Olcio gli anziani e gli ammalati della parrocchia. In seguito il Vescovo visiterà due realtà locali molto attive: alle 10.30 la scuola materna della frazione e alle 11.30 l’azienda “Carcano Antonio Spa” che dà lavoro a tanti parrocchiani e tanto sostiene le opere parrocchiali. Dopo il pranzo con il parroco, mons. Coletti incontrerà i bambini delle scuole elementari e delle scuole medie dell’intero vicariato, rispettivamente presso le parrocchie del Sacro Cuore e di San Lorenzo in Mandello. Infine, alle 20.30 il momento più importante della visita: la Santa Messa e l’incontro con la popolazione in oratorio. Il vescovo potrà allora scorgere, per dirla con le parole del parroco don Massimo, “l’eccezionalità e la preziosità della vita quotidiana di una Comunità non grandissima, ma vivace”. PAOLO GADDI Nella piccola frazione di Mandello troviamo la parrocchia di S. Eufemia che comprende 200 famiglie Una comunità tra Grigna e Lago L a parrocchia di S. Eufemia ubicata in Olcio, frazione di Mandello del Lario, è composta da circa 700 abitanti, famiglie circa 200. E’ adagiata su una graziosa collinetta di campi e prati, va dalla sponda orientale baciata dalle onde ritmiche del lago di Como alle falde della maestosa Grigna che si erge alle sue spalle ad anfiteatro, rendendo Olcio una piacevole insenatura indicata anche come luogo di villeggiatura sia d’estate che d’inverno. La chiesa la troviamo sulla destra percorrendo la provinciale direzione nord, all’interno, oltre l’organo di fattura pregiata risalente all’anno 1853 collocato sopra il portale d’ingresso, possiamo ammirare dipinti raffiguranti episodi della vita di Gesù e della patrona S. Eufemia, pregevoli due affreschi nel coro lavorati dal noto Tagliaferri; da menzionare la tela di S. Giovanni Bosco e quella della Natività opere dipinte e donate da Ezio Moioli da Olcio. Numerose le statue tra cui quella di S. Eufemia scolpita in legno speciale. Oltre alla chiesa parrocchiale dedicata a S. Eufemia, fondata nel 1491 (tra le piu’ antiche parrocchie del ns. vicariato) , esistono altre quattro chiese: S. Giuliano sorta nei primi anni del 1600 ubicata nel vecchio nucleo; S. Rocco sorta nel 1629 ubicata nella parte alta del vecchio nucleo; S. Francesco inaugurata nel 1981 in località Saioli a 480 m di altitudine; Santuario di S. Maria risalente al XI secolo, ubicata alle falde della Grigna a 700 m. di altitudine. Una piccola comunità consapevole della fortuna di avere ancora un parroco residente affiancato da un piccolo gruppo di persone adulte volonterose e disponibili, con le quali si riesce a realizzare un progetto pastorale annuale riferito a ragazzi, adulti e anziani, con attività liturgiche, di catechesi, caritative, di svago e ludiche; mantenendo sempre il contatto e la collaborazione con le altre parrocchie del vicariato. Nella frazione esiste una Scuola dell’Infanzia fondata nel lontano 1912, di ispirazione cattolica che si contraddistingue per il suo spirito missionario. Quest’anno si ricordano i suoi 100 anni di attività e impegno verso i più piccoli. A Olcio è presente anche un’associazione, la Olciosportiva, che promuove iniziative sportive per il tempo libero soprattutto per i giovani, con lo scopo di sviluppare e mantenere relazioni e rapporti sociali tra la popolazione del territorio. Diversi i momenti di aggregazione tra cui di rilevante importanza la festa della patrona S. Eufemia, il 16 settembre, e i pellegrinaggi al Santuario di S. Maria, alla quale la comunità di Olcio è molto devota. LOREDANA MOIOLI Como Cronaca 16 Sabato, 7 aprile 2012 Rotary Club Baradello. La promozione di alcuni progetti dentro la struttura “ C arcere e legalità”: continua e si rafforza il progetto lanciato nel 2010 dal Rotary Club Baradello allo scopo di promuovere spazi di incontro e di relazione all’interno della Casa Circondariale del Bassone. Una sfida raccolta per abbattere il muro di isolamento che ancora oggi circonda il mondo carcerario. «Il progetto ha preso l’avvio nel novembre di due anni fa – ci spiega la coordinatrice Patrizia Dugoni, psicologa e psicoterapeuta – con un momento conviviale del Rotary Baradello, allora sotto la presidenza dell’avvocato Roberto Dotti, all’interno della struttura penitenziaria. Appuntamento cui è seguita una serie di incontri tenuti da Nicolò Mannino del Parlamento della Legalità con gruppi di detenuti. Al termine di quel percorso la riflessione si è concentrata sull’individuazione di strumenti e modalità possibili per implementare e potenziare progetti e attività culturali già in essere dentro il carcere, mettendo a disposizione tempo e professionalità di alcuni protagonisti del mondo cittadino comasco che fanno anche parte del Rotary Club Como Baradello. L’occasione è arrivata attraverso la possibilità di sostenere e organizzare, in collaborazione con la stessa casa Circondariale e Spazio Carcere (lo spazio rivolto a detenuti tossicodipendenti, gestito dall’Asl, dentro il Bassone) iniziative formative, educative e culturali legate al tema della musica e della comunicazione. Ciò in virtù del fatto che dentro “Spazio Carcere” già è attivo un laboratorio di coro e uno di chitarra». Che cosa si è andati a realizzare, dunque? «L’impegno che il Rotary Club Baradello ha inteso assumere in questo ambito, coinvolgendo in particolar modo le sue “quote rosa” – prosegue Patrizia Dugoni – è stato quello di assicurare continuità, garantendone il sostegno economico, ai progetti musicali già in atto in Spazio Carcere, prendendosi l’impegno di accompagnarli anche negli anni a venire. A tale Carcere e legalità: sfida possibile Abbattere un muro tra mondi ancora troppo lontani. Un obiettivo ambizioso con progetti di lungo periodo proposito il coro dei detenuti e la classe di chitarra, seguiti dall’Accademia “Giuditta Pasta”, continueranno la loro attività con lo studio di arie del Flauto Magico per la preparazione di uno spettacolo promosso e organizzato dal Teatro Sociale di Como, in cui detenuti del Coro si esibiranno accanto a coristi del Sociale. Appuntamento che si terrà all’interno del Bassone il 26 aprile prossimo». Perché la scelta del Rotary di concentrare l’attenzione sui laboratori di musica? «Da un lato perché si trattava di un progetto già avviato, dall’altro perché l’incontro con l’arte rappresenta una preziosa occasione di conoscenza e di cambiamento della mentalità. Il nostro intervento ha permesso di dare a questo percorso artistico una struttura più articolata e professionale, grazie all’inserimento di Roberta Di Febo, nostra socia. La nostra idea è, attraverso questo strumento e iniziative come quella del 26 aprile, di mantenere vivo e costante il contatto tra dentro e fuori le mura. Due mondi che non si toccano mai. Ma non ci fermeremo qui». In che senso? «Il progetto al quale abbiamo lavorato ha caratteristiche multifattoriali. Come già accennato, in linea con le finalità del Rotary abbiamo pensato di operare su fronti differenti, mettendo in campo le diverse professionalità di cui i nostri soci sono portatori. Tra gli obiettivi del progetto c’è, pertanto, anche la produzione e la distribuzione di un opuscolo divulgativo per le misure alternative, rivolto a soggetti detenuti italiani e stranieri. Opuscolo che sarà realizzato attraverso la collaborazione fra gruppi di lavoro interni al carcere e i soci del Rotary Club Como Baradello che sostengono il progetto, in prima persona l’attuale presidente Camillo Vittani, esperto in tipografia. L’opuscolo sarà stampato in più lingue e conterrà le normative più recenti legate alla possibilità di misure alternative al carcere, nella fattispecie per soggetti tossicodipendenti. La distribuzione dovrebbe avvenire entro fine giugno». «Tra le altre iniziative previste da segnalare anche l’organizzazione di gruppi di lavoro formati da detenuti per sviluppare il tema della legalità. Sarà presente tra loro, sulla scorta di un modello già sperimentato in passato, il prof. Nicolò Mannino, già collaboratore del magistrato Paolo Borsellino, ucciso in via D’Amelio, oggi presidente e fondatore, con Antonino Caponnetto, del Centro Studi Parlamento della Legalità creato allo scopo di spronare le giovani generazioni verso una cultura della legalità, solidarietà ed etica morale. Mannino ha, tra l’altro, insegnato anche all’interno del carcere Pagliarelli di Palermo e sta girando le scuole d’Italia per sensibilizzare rispetto ad una cultura della legalità. Il 21 di aprile sarà a Como, la mattina incontrerà le scuole della città e il pomeriggio sarà in carcere per un evento che riguarderà tutti i detenuti, con particolare attenzione a coloro che afferiscono alle attività culturali e scolastiche». «In parallelo un altro evento che riguarderà tutto il carcere, con il coinvolgimento di gruppi di detenute e detenuti, sarà l’organizzazione di conferenze formative di primo soccorso tenute da operatori della Croce Azzurra. Nello specifico verranno organizzate sul tema due mattinate per i detenuti e due per le detenute della durata di 2/3 ore ciascuna. Al termine sarà rilasciato un attestato di frequenza». Evento clou di questo progetto, come detto, sarà la messa in scena del “Flauto magico”, opera tedesca in due atti con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e libretto di Emanuel Schikaneder in scena al Bassone il prossimo 26 aprile. Lo spettacolo è estratto da “Opera domani – XVI edizione”. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Teatro va in carcere” che prevede, tra l’altro, l’incontro tra detenuti e artisti che saranno a Como nell’ambito della stagione teatrale del Teatro Sociale, figure professionali del teatro e piccoli eventi che una volta al mese incontreranno i detenuti e le detenute. Piccoli grandi tasselli per la costruzione di una società senza barriere e pregiudizi. «Offrire spunti di crescita formativa, culturale, lavorativa, o anche, laddove possibile, percorsi alternativi alla detenzione riduce in maniera significativa i rischi di reiterazione del reato. Anche questo è un modo – conclude Patrizia Dugoni – per educare alla diffusione di una cultura della legalità». MARCO GATTI ❚❚ Il rapporto di Cittadinanzattiva sui dati di Legambiente Produciamo mezza tonnellata di rifiuti l’anno O ltre mezza tonnellata di rifiuti prodotti ogni anno. Per la precisione 502,5 kg. È la quantità di rifiuti urbani prodotti da un abitante della provincia di Como secondo l’ultimo report realizzato da Cittadinanzattiva su dati Legambiente (Ecosistema Urbano, 2011 e 2010). Il dato, relativo al 2010, registra un lieve incremento (+0,6%) rispetto al 2009. Confrontando i numeri con il resto delle province lombarde la prima cosa che balza all’occhio è che soltanto Lecco risulta avere una produzione pro capite più bassa, pari a 470,1 kg/anno (con un calo del 2,5% rispetto all’anno precedente). Su tutti, in Lombardia, svetta Brescia con 732,8 kg. A fronte di una, pur modesta, quantità inferiore di rifiuti prodotti dai comaschi rispetto alla media lombarda meno confortanti appaiono invece i dati sul differenziato dove Como è posizionata, sì al terzo posto, ma tra le province con la percentuale più bassa. Al primo posto c’è Pavia, con il 31,4% di differenziato per Como si segnala invece un modesto 37,7%. Prima, in Lombardia, su questo fronte è la provincia di Sondrio con un ragguardevole 57,8% (+7,9% rispetto all’anno precedente). Il dossier di Cittadinanza attiva si sofferma anche sulla spesa media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La spesa media in Lombardia nel 2011 è risultata pari a 202 euro, con un più 1,3% rispetto all’anno precedente, ma pur sempre al di sotto della media nazionale. In media, in un anno una famiglia-tipo ha sostenuto nel 2011 una spesa di 246 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (+2,1% rispetto al 2010 e +14% rispetto al 2007), con Napoli quale città più cara per le tariffe rifiuti (508 euro) e Isernia la più economica (122 euro). In assoluto, in Italia la spesa media annua più alta si registra in Campania con 378 euro, la più bassa in Molise (146,5 euro), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all’interno di una stessa Regione. In Lombardia, a Milano la Tarsu arriva a costare 262 euro, 5 euro in più rispetto alla Tia che si paga a Varese, ma anche 86 euro in più rispetto alla Tarsu di Como (la cui spesa media nel 2011 è stata di 176 euro ) e 89 euro in più rispetto alla Tarsu di Sondrio. Va detto che a più di dieci anni dal Decreto Ronchi del 1997, solo 5 capoluoghi lombardi su 11 (Varese, Bergamo, Mantova, Brescia, Lodi), sono passati dalla Tarsu alla Tia. Inoltre, rispetto al 2010, tra i capoluoghi di regione lombardi, Mantova ha fatto registrare il più alto incremento tariffario (+10,6%). Nessun incremento si è registrato in 8 capoluoghi. Rispetto al 2007, invece, è Lecco a registrare il maggior aumento tariffario, ben il +29%, seguito da Cremona (+26,5%) e Varese (+21,8%). Italia che vai, rifiuti che trovi: Il Sud ne produce di meno ma gli costano di più: in media, per pagare la bolletta dei rifiuti si spende di più nelle regioni del meridione (264 euro), dove l’aumento rispetto al 2010 è stato dell’1,5% (+15% rispetto al 2007); seguono le regioni centrali (252 euro), +2% rispetto al 2010 (+14,5% rispetto al 2007) e il Nord Italia (228 euro) con un +2,2% rispetto al 2010 (+12% rispetto al 2007). Di contro, è il Centro che registra la media più elevata in quanto a produzione pro capite di rifiuti: (604 kg), seguito da Nord (530kg) e Sud (493 kg). I virtuosi della raccolta differenziata, invece, sono le regioni del Nord, nettamente avanti (48%, sostanzialmente in linea con quanto stabilisce la legge) rispetto a Centro (25%) e Sud (19%). L’indagine ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia nel 2011, ed è disponibile on line con il prospetto per ciascun capoluogo e la composizione delle voci di costo. Como Cronaca Sabato, 7 aprile 2012 17 Carceri: una commissione regionale ne analizzerà le criticità Sotto i riflettori anche la casa circondariale del Bassone di Como, da tempo alle prese con importanti problemi legati all’eccessivo numero di reclusi foto william U n’attenta analisi del sistema carcerario in Lombardia, con un occhio di riguardo anche alla casa circondariale del Bassone di Como. E’ con questa finalità che il Consiglio Regionale lombardo ha istituito la Commissione speciale sul sistema carcerario regionale i cui membri dovranno sottoporre nei prossimi 24 mesi tutte le strutture carcerarie del territorio ad un’attenta analisi. La decisione di istituire tale organismo è stata determinata dalla consapevolezza delle condizioni di sovraffollamento delle carceri, del degrado degli edifici penitenziari, dell’emergenza di tipo sanitario, della carenza di personale di polizia carceraria ed alla luce della scarsità attuale delle risorse economiche, in particolare quelle da destinare agli inserimenti lavorativi previsti dalla Legge. All’11 gennaio scorso le persone detenute negli istituti penitenziari della Lombardia risultano essere 9.242 unità a fronte di una capienza regolamentare di 5.398 e il personale di polizia penitenziario effettivo risulta essere fortemente sotto-organico, con sole 4mila e 189 unità effettive a fronte delle 5mila e 353 previste. La situazione relativa al carcere del Bassone di Como parla di una capienza effettiva di 462 unità ma al 30 giugno scorso il loro numero era pari a 551 detenuti, dei quali 52 donne e 247 stranieri. Una situazione di sovraffollamento che solo nell’estate 2006, grazie al provvedimento di indulto, ha vissuto per qualche mese nei limiti indicati dalla legge. Nel corso del 2007, infatti, la popolazione carceraria è rapidamente aumentata ripresentando la situazione di sovraffollamento. Allo stesso tempo, però, evidenti sono le carenze nell’organico di Polizia Penitenziaria. Alla data del 12 maggio 2010, a fronte L’obiettivo è di effettuare un’attenta analisi del sistema carcerario lombardo viste le condizioni di difficoltà in cui versa la maggior parte delle strutture, in particolar modo per problemi di sovraffollamento. Nel gennaio scorso i detenuti presso le strutture detentive della regione erano 9242, a fronte di una capienza regolamentare di 5398 di Luigi Clerici Rovello Porro: addio ai passaggi a livello Nel piatto oltre 3,6 milioni di euro. Intanto c’è chi “sogna” interventi in Como-Borghi L a Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, ha deliberato la scorsa settimana lo stanziamento di oltre 3,6 milioni di euro per la realizzazione di opere prioritarie e urgenti in vista della chiusura di tre passaggi a livello a Rovello Porro (Co). I lavori, consistenti in altrettanti sottopassaggi (uno veicolare, uno ciclopedonale e uno pedonale) del valore di 4,5 milioni di una previsione organica di 308 unità di polizia penitenziaria (di cui 34 unità femminili), sono risultati presenti in istituto 232 unità di personale (di cui 36 unità femminili), con una differenza, in negativo, di 76 unità. Il carcere del Bassone di Como ha aperto i battenti nel 1983 anche se il suo progetto e l’avvio dell’opera risalgono ai primi anni ’70. In precedenza i detenuti erano rinchiusi presso la struttura di San Donnino di Como, eretta durante la dominazione austriaca, tra il 1840 ed il 1850, nella vecchia contrada di San Leonardo della città murata, un luogo della convalle che comunque per secoli aveva accolto i carcerati nonché gli strati più poveri della società. L’istituto nella piana ad ovest di Albate avrebbe dovuto accogliere al massimo 175 persone ma i detenuti sono stati sempre più numerosi. La struttura detentiva è composta da 6 sezioni, di 25 celle ciascuna. Le celle, progettate come celle singole, sono di dimensioni molto contenute (circa 4 metri di lunghezza e 2,5-3 metri di larghezza) e ospitano due o tre letti (in questo caso un letto è a castello). Tutte le celle hanno un bagno separato dotato di turca, lavandino e bidet (in acciaio). Le docce sono comuni ed esterne alle celle, ma comunque disponibili in ciascuna sezione. In ciascuna sezione è disponibile uno spazio per la socialità e per lo svolgimento di di euro, verranno cofinanziati per i restanti 900.000 euro dal Comune comasco che metterà anche a disposizione gratuitamente le aree per i lavori. “Con questo intervento - commenta Cattaneo - il 60% della tratta Milano-Como sarà privo di passaggi a livello: la loro eliminazione è una delle nostre priorità nell’ottica dello sviluppo della rete ferroviaria regionale. L’eliminazione delle barriere infatti renderà ancora più sicura la tratta, migliorando la regolarità e la velocità del servizio ferroviario, di cui vengono limitate le potenzialità in particolare sulle linee a doppio binario”. La chiusura dei passaggi a livello prevede la realizzazione di un sottopasso veicolare con una rampa nell’attuale area ferroviaria di via Vittorio Veneto e l’altra nell’area comunale di via Dante, un sottopassaggio ciclopedonale lungo via Manzoni e un sottopassaggio pedonale lungo via Verdi. Il progetto definitivo ed esecutivo sarà realizzato da Ferrovienord, mentre la Provincia di Como agevolerà la realizzazione delle modifiche della viabilità provinciale (Sp 30), collaborerà nello sviluppo della parte progettuale di sua competenza e prenderà in carico la gestione della rotatoria che verrà realizzata in via Dante. La alcune attività comuni. C’è un cortile per ogni sezione con parziale copertura. I cortili della sezione dei protetti sono stati costruiti nel 2004. I cortili sono quelli tipici in tutti gli istituti costruiti nello stesso periodo (anni ’80). Non esistono spazi all’aperto per i colloqui. All’interno dell’istituto c’è un campo sportivo. Tra le altre criticità emerse nella struttura in questi ultimi anni i numerosi casi di decesso registrati tra il 2004 ed il 2005 (almeno 9 secondo il Dossier dell’associazione “Ristretti Orizzonti”), il poco invidiabile secondo posto nelle graduatorie delle carceri italiane, alle spalle del solo penitenziario di Santa Maria Maggiore di Venezia, per i tentativi di suicidio nel 2011 (7 nei mesi da gennaio a marzo nonostante l’istituto sia coinvolto nella sperimentazione regionale del progetto DARS - detenuti a rischio suicidale, un programma a carattere sperimentale per “la presa in carico dell’autolesionismo e la prevenzione dei suicidi in carcere”) come denunciato l’anno scorso da un’indagine del sindacato UIL ed il fatto che, al 1° gennaio 2012 è stato indicato come il quarto carcere più affollato d’Italia secondo invece il sindacato CISL. La Commissione speciale sul sistema carcerario avrà dunque una durata di 24 mesi. Sarà composta e svolgerà il proprio lavoro come una normale commissione consiliare. Tra i suoi compiti avrà inoltre quello di definire le linee strategiche per l’adozione di un piano d’azione regionale sulla condizione carceraria, accertare e conoscere le peculiarità della situazione generale nonché di quella minorile, e verificare l’esecuzione del protocollo d’intesa tra il ministero di Grazia e Giustizia e la Regione in materia di trattamento penitenziario. realizzazione delle opere sostitutive consentirà l’eliminazione di due dei tre semafori di via Dante (Sp 30) consentendo un ulteriore snellimento del traffico. Successivamente, dopo un periodo sperimentale, verrà valutata l’eliminazione del terzo impianto semaforico in corrispondenza di via Manzoni, direzione Saronno, in quanto la viabilità sarà convogliata sulla rotonda di via Dante. La decisione di avviare l’iter per l’eliminazione delle barriere ha fatto fa seguito a una richiesta del Comune di Rovello Porro che ne ha sottolineato la pericolosità oltre alle problematiche legate ai lunghi tempi di chiusura. In mancanza di vie alternative, infatti, il traffico anche pesante, si concentra sugli assi storici centrali ed esterni, ma è continuamente ostacolato dalla chiusura delle sbarre che, nell’arco della giornata, generano congestione e, nelle ore di punta, il blocco della circolazione. In attesa che qualcosa si muova anche per Como città dove sono note le problematicità di punti di transito come Como Borghi. Da tempo sono infatti stata avanzate sollecitazioni al Pirellone perchè si risolvano i problemi di viabilità causati dal passaggio a livello che, di fatto, taglia in due la città. Como Cronaca 18 Sabato, 7 aprile 2012 Grandate. L’abbraccio a don Andreani R accoglimento, commozione, preghiera. C’era tutta Grandate, lo scorso 25 marzo a salutare il suo parroco, don Daniele Andreani, destinato a guidare la comunità di Lomazzo, in cui farà il suo ingresso il prossimo 15 aprile. “Ho trascorso undici anni con voi e per voi – il saluto di don Daniele, rivolto ai suoi parrocchiani rendo grazie al Signore per questi anni. È stato per me un dono di Dio essere vostro parroco. Ho cercato di costruire e di vivere insieme a voi la comunità parrocchiale come famiglia. Vi ho amati e vi ringrazio per aver riempito di amore la mia vita: è stato il Signore che ci ha fatti incontrare e che ci ha permesso di trascorrere insieme questo tratto della nostra vita. Vi porto tutti nel mio cuore perché mi siete cari. Accogliete con disponibilità ed affetto il vostro nuovo parroco, don Omar. Ci accompagni sempre lo sguardo amorevole di Maria Bambina che porterò indelebilmente impresso nel mio cuore. Pregate per me”. “Undici anni fa - il “grazie della comunità di Grandate - don Daniele con un semplice “ciao” si è presentato alla nostra comunità. Undici anni sono pochi, ma quanto impegno da parte sua! Ben presto abbiamo saputo apprezzare l’umiltà, la disponibilità e la dedizione verso tutti. Ha seguito i nostri ragazzi, gli anziani, le famiglie. Ha accolto e accompagnato i giovani: a loro si è rivolto in modo diretto e semplice e li ha posti sempre al primo posto. Per i nostri anziani ha saputo mantenere le loro care tradizioni; molti di quelli che lo hanno accolto ci hanno «Grazie don Daniele» Il caldo saluto della comunità, domenica 25 marzo, dopo 11 anni alla guida della parrocchia. Domenica15 aprile l’ingresso a Lomazzo purtroppo già lasciato e don Daniele li ha accompagnati verso la casa del padre con la preghiera e l’affetto. Ha messo al centro le famiglie che ha voluto coinvolgere in molte attività educative e pastorali con momenti di ritrovo in oratorio e di aggregazione durante le vacanze estive; ha cercato di superare la diffidenza e l’indifferenza che caratterizzano ormai la nostra società, promuovendo, come forma di catechesi degli adulti, i centri di ascolto nella case. Ha sostenuto e incoraggiato i gruppi parrocchiali esistenti, ha avuto un particolare riguardo per la Caritas e ha creato il gruppo missionario, invitando tutti a collaborare e condividere la propria specificità per il bene della comunità intera. Ha saputo mantenere e accrescere il legame con il Monastero Benedettino, in particolare in occasione delle Giornate Eucaristiche. Con i viaggi religioso-culturali ci ha coinvolti in esperienze di gioia, svago, cultura e amicizia, stimolandoci a scoprire realtà e modi diversi di vivere la fede. Come ha ribadito in più circostanze il sindaco Monica Luraschi, don Daniele è stato anche per la comunità sociale e civile un interlocutore privilegiato, proponendo valori umani, sociali e cristiani e vivendo il proprio ministero sacerdotale con spirito di servizio e missionarietà. Tutto questo con amore, generosità e semplicità. Al suo arrivo a Grandate ha trovato anche un forte impegno economico da sostenere: la nuova casa parrocchiale; ma passo dopo passo lo ha assolto ed ora lascia a chi lo sostituirà un luogo accogliente in cui abitare. In questi ultimi anni ha iniziato la ristrutturazione del nostro Santuario della Madonna del Noce (ora quasi ultimata) coinvolgendoci tutti, visto anche il forte richiamo che il luogo da sempre esercita per i grandatesi. Ci lascia per un nuovo e impegnativo servizio: siamo sicuri che saprà affrontarlo con gioia, serenità e competenza. Caro don Daniele, ricordati che la nostra comunità e le persone che ti sono state vicine in questi anni non ti lasceranno solo: potrai sempre contare su di noi e sulla nostra sincera amicizia”. Solidarietà. L’intesa tra enti diversi, dalla Cri alla Caritas, ha dato positivi frutti I l primo aprile Como si all’Università dell’Insubria, è momentaneamente il cui Rettore Vicario congedata dal tendone di S. Giorgio Conetti, vinte Abbondio, la struttura della alcune perplessità iniziali, Croce Rossa Italiana che per ha appoggiato fino in tre mesi ha fornito ospitalità e fondo l’operazione perché protezione dalle intemperie a persuaso della bontà del una trentina di senza dimora, nostro lavoro. Ma occorre evitando loro la spiacevole ribadire il concetto che è esperienza di trascorrere stato il gioco di squadra all’aperto le ore notturne più alla fine a pagare, e tutti ci gelide dell’anno. Cala dunque auguriamo che così sarà il sipario sulla tendostruttura, anche in futuro, e non nell’attesa di una replica per il solo quando il prossimo prossimo anno, considerando anno dovremo ridiscutere il buon esito dell’iniziativa circa la nuova apertura e il plauso incondizionato del tendone invernale, il proveniente dal pubblico, cui funzionamento sarà sia da quello interno degli forse prolungato a cinque utenti e degli operatori, mesi. Quello che ci resta sia da quello esterno degli di questa bella storia osservatori comuni: questo del 2012 è che nessuna è quanto si sarebbe potuto delle persone che vi legittimamente affermare se si hanno preso parte sarà fosse trattato di uno spettacolo, abbandonata, né tra gli andato provvidenzialmente ospiti, che continueranno in scena nello spaccato di vita a ricevere la necessaria quotidiana di una città suo assistenza attraverso malgrado alle prese con una la rete della Caritas, né problematica tanto delicata tra i volontari che per Lo scorso 1° aprile, con l’arrivo della bella stagione, è stata chiusa e insieme imbarazzante la prima volta hanno come quella dell’emergenza vissuto la dimensione la struttura provvisoria di accoglienza nell’area di S. Abbondio invernale dei senza tetto, e del servizio, e che hanno di qualità tale da meritare manifestato l’esigenza di l’approvazione generale e proseguire anche in altri il consenso dei diretti interessati. Ma danneggiato più di un’ipotesi in cantiere. complesso, e sarebbe davvero auspicabile ambiti l’esperienza formativa. E per noi non di spettacolo si è trattato, quanto di Ma questo rappresenta solo il secondo che anche la politica ne facesse tesoro, è veramente essenziale, in tempi come un salutare e tutto sommato ordinario aspetto importante della vicenda, perché rivolgendo la propria attenzione ai questo in cui tutto sembra andare a rotoli, intervento a sostegno dei più deboli, il primo e più significativo è ovviamente bisogni tangibili dei cittadini più che a scoprire quanto i valori della coesione che di eccezionale ha presentato forse costituito dal fatto che quest’anno trenta personalismi e manovre caratterizzate e della partecipazione siano molto più solo lo spirito collaborativo dei soggetti persone sono state di notte al caldo in da angusti orizzonti ”. Tra i soggetti che vitali di quanto si potrebbe a prima vista aderenti, dalla stessa Croce Rossa alla una struttura predisposta allo scopo, hanno reso possibile l’allestimento supporre”. Si dice infatti che il bene non Caritas e alle numerose altre associazioni anziché ritrovarsi esposte sotto i porticati del tendone ci sono stati comunque i faccia notizia, così come la quotidianità che hanno partecipato all’esecuzione del al terribile gelo che si è abbattuto sulla servizi sociali del Comune, per cui non più elementare. Ma il male è ancor più progetto. “Per la prima volta una pluralità città soprattutto in febbraio. Detto così si può certo sostenere che il contributo inefficace nella comunicazione, oltre che di associazioni hanno avuto la capacità sembrerebbe quasi banale, ma non lo delle istituzioni sia venuto a mancare, eticamente diseducativo, quello sì caduco di lavorare assieme su un fronte comune è affatto, perché l’aiuto reale e concreto né sul piano progettuale nè sotto e primordiale, come scriveva Hannah - sottolinea il direttore della Caritas ai soggetti in stato di grave necessità l’aspetto dell’intervento amministrativo. Arendt in un saggio che si intitolava Roberto Bernasconi - superando quelle non può essere valutato in termini di “Indubbiamente”, prosegue Bernasconi, “e appunto “La banalità del male”. E allora tradizionali divisioni che sono il prodotto mediocre routine. Grande è stata dunque si è trattato di un contributo determinante sarà sempre meglio anteporre una nondi differenti orientamenti di pensiero e la lezione di civiltà che le associazioni non solo per il risvolto economico. notizia a un’infausta notizia. filosofie di vita che in passato avevano hanno impartito alla città nel suo Un ringraziamento particolare va poi SALVATORE COUCHOUD Tendone: buona la prima Como Cronaca Sabato, 7 aprile 2012 19 Taglio del nastro per Casa Lavinia Lipomo La nuova struttura, affidata in comodato d’uso al Centro di Aiuto alla Vita dalla Croce Rossa, accoglierà, tra alcune settimane ragazze madri e donne in gravidanza ospiti a Camerlata U “ na splendida giornata di primavera”. L’espressione del prefetto Michele Tortora riassume bene quanto vissuto dalle persone, quasi duecento, che sabato 31 gennaio, hanno partecipato all’inaugurazione di Casa Lavinia – Lipomo, la nuova struttura del Centro di Aiuto alla Vita. Nell’edificio su una lieve collina in via Rovascino, al confine tra i Comuni di Lipomo e Tavernerio, tra alcune settimane saranno ospitate le ragazze madri e le donne in gravidanza, attualmente ospitate nella comunità che il CAV di Como gestisce a Camerlata. Un trasloco che permetterà di allargare nella struttura di Camerlata l’asilo nido già esistente e di destinare alcuni spazi all’accoglienza di donne autosufficienti. “Negli ultimi anni – ha spiegato Pietro Tettamanti, presidente del CAV – ci siamo resi conto di come la tutela della vita e della maternità passasse anche dalla necessità di garantire ospitalità. Così di fronte alla possibilità offerta dal comitato provinciale della Croce Rossa Italiana di utilizzare questa casa, abbiamo accettato. E’ stato un cammino lungo ed impegnativo, ma finalmente siamo arrivati all’inaugurazione. Per questo devo dire grazie a quanti, a partire dalle operatrici e dalle volontarie del CAV, hanno lavorato per la ristrutturazione mettendo a disposizione non solo le loro professionalità, ma anche il loro tempo e la loro passione, ben oltre quanto avrebbero dovuto per contratto. Quanto fatto è la dimostrazione di quello che si può fare lavorando insieme con passione”. A rendere La villa fu costruita con i soldi del contrabbando e del traffico di droga e venne confiscata nel 1985 al suo proprietario, condannato per associazione mafiosa. Molto lungo l’iter seguito alla confisca con l’affidamento prima alla Guardia di Finanza, poi alla Cri e quindi al Cav che ha provveduto alla sua ristrutturazione di Michele Luppi la giornata ancora più bella, oltre ad un sole e a temperature quasi estive, è la storia della struttura: una villa di 500 metri quadri costruita con i soldi del contrabbando e del traffico di droga, sequestrata nel 1985 al proprietario condannato per mafia. “Questo - ha spiegato il prefetto Tortora - è uno di quei giorni in cui si impara come dal male possa nascere il bene. Per troppo tempo si è pensato che il nord d’Italia fosse al riparo dalla mafia. La mafia, invece, si è infiltrata anche nei nostri territori come dimostrano i mille immobili sequestrati in Lombardia, di cui 70 in provincia di Como. Numeri che dimostrano però come in questi anni siano stati raggiunti risultati straordinari nella lotta alla criminalità organizzata”. Quello seguito alla confisca, dettata dalla Cassazione nel 1993, è stato un iter molto lungo durato oltre vent’anni. Prima della destinazione al CAV, la struttura era stata affidata dall’Agenzia del Demanio, che resta la proprietaria come per tutti i beni confiscati, prima alla Guardia di Finanza e poi alla Croce Rossa. Nel 2009 il Comitato provinciale della CRI, non potendola utilizzare per le sue funzioni, ha deciso di darla in comodato d’uso al Centro di Aiuto alla Vita che ha iniziato i lavori di ristrutturazione durati poco più di un anno. “E’ stato necessario adattare quella che era una villa, per di più abbandonata da decenni – ha spiegato Tettamanti, accompagnando le autorità tra le stanze della casa – alle esigenze di una comunità di accoglienza, con tutte le cautele necessarie per l’ospitalità dei minori. Questo ha richiesto diverso tempo”. Al piano terreno, dove si trovava anche il bunker utilizzato dal proprietario per sfuggire ai controlli, sono stati ricavati spazi per le operatrici e per le attività di socializzazione delle ospiti. Al primo piano troviamo la cucina, il salone attrezzato per i giochi dei bambini, e tre camere da letto. Altrettante camere si trovano al secondo piano per un totale di sette posti letto a cui si aggiungono altrettanti letti per i bambini. Il costo totale della ristrutturazione e dei lavori esterni, come l’allacciamento alla rete fognaria, è stato di circa 250 mila euro. Un contribuito di 70 mila euro è arrivato dalla Provincia di Como, rappresentata all’inaugurazione dell’assessore ai servizi sociali, Simona Saladini, che ha siglato con l’associazione una convenzione per avere a disposizione alcuni letti per accoglienze d’emergenza. Dopo i discorsi e i saluti è toccato al Vescovo di Como, mons. Diego Coletti, benedire la casa e le persone che vi vivranno, invitando i presenti ad una speciale preghiera mariana. Tra loro, oltre alle autorità, numerosi responsabili e volontari di realtà del terzo settore comasco. “Una delle cose che più mi ha colpito del territorio comasco – ha affermato il prefetto nel suo intervento – è il fiorire di iniziative di associazioni che si occupano di sociale. Questo è un grande segno per il territorio, perché fino a quando ci saranno realtà come queste avremo motivi di speranza per il futuro”. ❚❚ Villa Olmo In scena per “La Dinastia Brueghel” V enerdì 13 aprile alle ore 21, in uno degli storici saloni di Villa Olmo a Como, in anteprima nazionale, va in scena lo spettacolo “Sette storie Sette peccati. I vizi capitali da Plauto a Pinocchio”, realizzato espressamente per la mostra “La Dinastia Brueghel” dalla Compagnia Teatro in Mostra. Regia e drammaturgia di Paolo Giorgio, progetto teatrale di Laura Negretti, scenografia di Armando Vairo con Marco Ballerini e Laura Negretti. Questa pièce teatrale è, in pratica, una straordinaria macchina delle visioni, che alterna momenti di spassoso divertimento a squarci di sogno e poesia. Con leggerezza e diletto gli attori incarnano una serie di personaggi irresistibili, ora sognanti ora grotteschi, trasformando lo spazio scenico in una camera delle meraviglie, che offre agli spettatori un viaggio attraverso secoli di letteratura in un’ora di spettacolo. Il rapporto di estrema vicinanza fra attori e spettatori fanno di questa rappresentazione un’esperienza unica e originale che reinventa il teatro da camera come teatro dei sogni. I sette racconti sono ispirati ai sette peccati capitali; peccati che, secondo la superstizione, sono la causa della peste. Per ciascun peccato viene evocato un personaggio, spaziando nella storia della letteratura come in una macchina del tempo. Si passa così dal superbo Miles Gloriosus di Plauto all’ignavo Pinocchio, dall’avaro Scrooge di Dickens alla Francesca di Dante, vittima della passione e della violenza, dall’ira di Riccardo III all’invidia di Iago per scendere nei deliziosi inferi della Gola mediante una spassosa reinterpretazione dello storico libro dell’Artusi. Qual è l’obiettivo finale? “Alla fine del viaggio – afferma l’attrice e progettista della pièce Laura Negretti – i due narratori si porranno la domanda se i peccati capitali siano veramente vizi o se non siano, invece, una delle inclinazioni delle passioni umane, che assurgono quasi a essere una sorta di simbolo delle nostre debolezze, ma anche della nostra vitalità ed esuberanza”. Ispirato al percorso espositivo su “La Dinastia di Brueghel” lo spettacolo “Sette storie Sette peccati” amplifica e completa le suggestioni della mostra. I sette peccati capitali sono infatti uno dei temi fondamentali della pittura fiamminga. Dipinti in un’originale versione da Pieter Brueghel il Vecchio sono presenti a Villa Olmo nell’interpretazione di Bosch. “Lo spettacolo ha origine da questa suggestione tematica – puntualizza Laura Negretti – e porta sul palco le caratteristiche tipiche dello stile dei due maestri fiamminghi. L’estrema libertà e fantasia nell’approfondire e sviluppare te- mi e sentimenti universali, le figure stravaganti e bizzarre in equilibrio fra una comicità senza freno e un immenso significato del limite e della morte, trovano qui un’affascinante trasposizione nel linguaggio scenico che conduce a un percorso inconsueto attraverso la risata, la commozione e il pensiero”. In definitiva attraverso la vita. Lo spettacolo (ingresso 5 euro – libero con il biglietto della mostra) è stato concepito in maniera tale da poter essere fruibile da una fascia di pubblico molto ampia. Sono previste, sempre a Villa Olmo, quattro repliche: 28 aprile, 19 maggio, 16 giugno e 7 luglio. Info e prenotazioni: 031/571979. Alberto Cima 20 Sabato, 7 aprile 2012 Como Cronaca Dallo Sri Lanka un messaggio di speranza U n messaggio di speranza dall’Asia, dalla casa della pace, o meglio dalla “Peace of Christ Home”. A portarlo è la signora Laura Baldassina, tornata nella sua residenza di Cadorago dopo aver trascorso alcuni mesi in Sri Lanka ed aver fatto tappa, nel suo peregrinare, anche a Hapugoda (Kandana), dove è presente la struttura di accoglienza per donne anziane sole realizzata grazie ai contributi della società comasca e guidata da suor Christine De Fonseka, su mandato del vescovo di Como mons. Diego Coletti. “Vi ho trovato una famiglia calda e accogliente - le parole della signora Laura -. L’impegno di suor Christine è encomiabile nel condurre da sola una struttura che, attualmente, offre ospitalità a una decina di persone. Gli spazi sono curati e ben puliti e la giornata è scandita da momenti di preghiera, riposo e di condivisione. Attualmente a supporto dell’attività della religiosa ci sono quattro ragazze che frequentano l’università di Colombo, distante una quindicina di km, che offrono alla casa e alle ospiti aiuto in cambio di vitto e alloggio; un sostegno prezioso per la “Peace of Christ Home” che, ci tengo a ricordarlo, non gode di alcun contributo statale». E come si sostiene economicamente? «Donazioni saltuarie dall’Italia, qualche offerta, il dono di cibo (in linea con la tradizione sri lankese) permettono di far fronte ai costi vivi della struttura. Suor Christine, da parte sua, si affida fiduciosa all’azione della Provvidenza, e fino ad oggi ne è sempre stata ripagata, anche se la fragilità economica limita le possibilità di dare corso a nuovi progetti». C’è qualche iniziativa allo studio? «La struttura è abbastanza capiente. Ha una disponibilità di una ventina di posti letto, vi è una cucina moderna, ma c’è anche un locale con i tradizionali fuochi del luogo ove le ospiti in salute possono cuocersi del cibo secondo gli usi locali. Il problema è che questo spazio è molto ridotto e quando il fuoco è acceso la temperatura interna, già elevata visto i 30 gradi presenti fuori, cresce a dismisura. Per tale ragione si vorrebbe ampliare questa cucina acquistando il terreno adiacente, attualmente coltivato a manioca, ricavandovi anche uno spazio per l’orto e permettendo alle ospiti di ritagliarsi uno spazio d’ombra. Il costo complessivo del terreno è di 4500 euro, diviso in 12 parti significherebbe 400 euro circa a porzione. potrebbe essere un buon regalo di Pasqua per rendere ancora più confortevole uno spazio che si configura come un prezioso punto di approdo per donne in difficoltà e che la popolazione locale ha imparato a conoscere e ad amare». La sig. Laura ci lascia con queste parole portandosi via anche la sua simpatia. «A metà novembre tornerò in Sri Lanka – ci dice – ho scoperto questo Paese da un paio d’anni e me ne sono innamorata. Vi rimarrò fino a metà marzo. Il clima che vi ho trovato restituisce vigore e salute al mio corpo e girando ho la possibilità anche di dare una mano a chi ha bisogno. Mi muovo senza appoggiarmi ad alcuna agenzia, se non per l’acquisto dei biglietti di volo. Una volta in loco qualche appoggio riesco a trovarlo sempre e le somme risparmiate, sono una pensionata e non navigo certo nell’oro, mi permettono di sostenere progetti che mi sembrano meritevoli, com’è stato il caso dalla “Peace of Christ Home”, dove conto di trascorrere una settimana in occasione del prossimo Natale». Forte anche l’appello di suor Christine alla comunità comasca: «Qui stiamo bene, ma da Como non dimenticatevi di noi». Per chi volesse offrire il proprio contributo a sostegno della struttura utilizzare i seguenti riferimenti: “Peace of Christ Home”, for Elders c/o 175100170001650, Peoples Bank, 175, Kandana, Sri- Lanka, Swift Code PSPKLKLXA 023, PB 7135, Branch 175. (m.ga.) La sig. ra Laura, seconda da destra 22 Sabato, 7 aprile 2012 Como Università Positiva la giornata di apertura della scorsa settimana ■ Intitolazione à t i s r e univ Insubria: vive la figura di Giorgio Luraschi Insubria: un “ricco” open day H Notizie flash Oltre 300 giovani, provenienti da circa un’ottantina di istituti superiori del territorio e fuori provincia hanno fatto tappa presso il Chiostro di Sant’Abbondio anno vissuto una giornata da universitari gli oltre 300 giovani provenienti da circa un’ottantina di istituti superiori anche da fuori provincia (Valtellina, Ticino, province di Milano, Lecco e Varese, Piemonte), che si sono recati venerdì 30 marzo a Como, nella sede dell’Università dell’Insubria del Chiostro di Sant’Abbondio per l’Open Day 2012. Nel corso della mattinata si è svolta la parte più “tradizionale” dell’Orientamento con la presentazione dell’offerta didattica e dei servizi a cura di docenti, studenti e laureati, la simulazione delle lezioni e lo svolgimento dei test d’ingresso. In 75 hanno sostenuto la prova di verifica della preparazione iniziale ob- di effettuare per tutta la mattinata esperibligatoria per l’iscrizione a tutti i Corsi di menti di laboratorio e di seguire un ciclo di Laurea della Facoltà di Giurisprudenza - mini-conferenze, e ha molto curato anche laurea magistrale in Giurisprudenza, corsi la parte più “spettacolare” andata in scena di laurea triennale in Discipline giuridiche, al pomeriggio. Infatti sono stati allestiti il Scienze della mediazione interlinguistica collegamento diretto con il Cern di Ginevra, e interculturale, Scienze del turismo. I ri- la conferenza sull’architettura delle lamine sultati saranno consultabili a breve sul sito di sapone e lo spettacolo di matemagia con dell’Ateneo: qualora lo studente abbia su- l’illusionista Bombassei. Sempre nel pomeperato la prova in occasione dell’Open Day riggio molto gettonata la simulazione di un potrà iscriversi a uno dei Corsi di Laurea processo penale a cura della Facoltà di Giusenza doverla ripetere, in caso di manca- risprudenza, partendo dalle inchieste del to superamento, la prova potrà essere so- Commissario Maigret. Il concorso “Scienza, stenuta nuovamente in autunno. Altri 75 Cultura e Futuro”, che ha coinvolto i ragazzi giovani si sono cimentati nella simulazione delle scuole superiori su un assunto di Eindei test d’ingresso alla Facoltà di Medicina e stein (“La preoccupazione dell’uomo e del Chirurgia. Notevoli le occasioni anche per suo destino devono sempre costituire l’ingli aspiranti scienziati: la Facoltà di Scienze teresse principale di tutti gli sforzi tecnici. Como ha dato l’opportunità agli interessati Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi e alle vostre equazioni”) ha visto trionfare al primo posto sia nella sezione scientifica, sia in quella umanistica, un elaborato scritto in forma di racconto. I primi premi del valore di mille euro ciascuno, infatti, sono andati, per la parte umanistica, al racconto “Due amici discutono di due sorelle”, realizzato da Riccardo Crippa e Samuele Conti del Liceo Volta di Como, e per l’ambito scientifico, al racconto “Pensare in piccolo” di Elisabetta Corti, del Liceo Giovio di Como. Il secondo premio per l’ambito classico è andato alle fotografie di Alina Khadarina del Liceo Volta, l’altro secondo premio, per l’ambito scientifico, se l’è aggiudicato l’elaborato “Il nostro amico Einstein” di Beatrice Cazzaniga, Linda Frisoni Bianchi, Alessandra Romeo, Francesca Peddone, sempre del Liceo Volta. Si è svolta giovedì 22 marzo, nel Chiostro di Sant’Abbondio, a Como, sede della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria, la cerimonia di intitolazione della Biblioteca di Diritto romano e Scienze dell’antichità dell’Università dell’Insubria, al professor Giorgio Luraschi. Il professor Luraschi, docente di Storia e di Istituzioni di Diritto romano, uno dei padri fondatori dell’Università dell’Insubria e una delle colonne portanti della Facoltà di Giurisprudenza, è scomparso il 6 luglio 2011 dopo una lunga malattia. La Biblioteca di Diritto romano e Scienze dell’antichità, alla cui realizzazione l’impegno e la perseveranza del professor Luraschi hanno contribuito in misura decisiva, comprende ventimila volumi, «circa un terzo del totale del patrimonio librario della Biblioteca della Facoltà di Giurisprudenza di via Oriani che ne conta 55mila - ha spiegato il professor Sergio Lazzarini, pure docente di Diritto romano all’Insubria– e questa proporzione dà un’idea della rilevanza che al diritto romano e all’antichistica si è data e si continua a dare nella Facoltà di Giurisprudenza e nel nuovo Dipartimento di Diritto, Economia e Culture». La figura e l’opera del professor Luraschi sono state ricordate dal Rettore vicario, professor Giorgio Conetti, dalle professoresse Maria Paola Viviani Schlein e Laura Castelvetri, rispettivamente Preside della Facoltà di Giurisprudenza, e Direttore del Dipartimento di Diritto, Economia e Culture e dal professor Sergio Lazzarini. In particolare, negli interventi è stata posta in risalto la pervicace dedizione del professor Luraschi alla realizzazione e costante implementazione della Biblioteca. Pastorale universitaria. Perché sempre meno persone sembrano lasciarsi affascinare dalla Divina Commedia Dante e Singleton, quando la filologia non basta “ L a passione di Dante: Singleton e dintorni” il titolo di un’interessante tesi di laurea in Lettere Moderne all’Università Cattolica di Milano partita da un interrogativo: come mai sono sempre meno gli studenti che si lasciano attrarre dal fascino della Divina Commedia? ufficiouniversita@ diocesidicomo.it, www.facebook.com/home.php Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria P erché sempre meno persone sembrano disposte a lasciarsi affascinare dalla bellezza della Divina Commedia? E perché questo accade - paradossalmente - soprattutto in ambito accademico? Sono queste le domande da cui ha preso vita la tesi di Andrea Nembrini, laureatosi in Lettere moderne a febbraio alla Cattolica di Milano, con un lavoro dal titolo “La passione di Dante: Singleton e dintorni”. «Ho deciso di dedicarmi ad uno studio su Dante - spiega Andrea - perché mi sono accorto che nessun altro scrittore ha saputo comunicare tanta bellezza alla mia vita come lui. Purtroppo mi rendo conto di un certo disinteressamento per questo autore: alcuni dicono che sia stato fin troppo studiato». Motivo? «Il dominio di una certa concezione della Filologia che, se da una parte ha saputo offrire una necessaria e scrupolosa analisi letterale, dall’altra ritiene spesso di poter esaurire l’intero significato del poema di Dante nella pura analisi testuale. Ci si è arenati così, specialmente in Italia, su pregevoli precisazioni testuali, dimenticando però il potenziale comunicativo della parola dantesca». Andrea segnala, invece, come esempio di un corretto studio della Commedia, la figura di Charles Singleton, studioso statunitense scomparso nel ’85, docente ad Harvard e alla Johns Hopkins University: «Non si è limitato alla semplice analisi dell’opera dantesca, ma ha fatto della sua professione una vera conversione personale, necessaria per misurarsi con un testo così distante dalla nostra mentalità». Analizzando alcuni suoi scritti, come La poesia nella Divina Commedia, Saggio sulla Vita Nuova e altri articoli, è evidente quale sia il punto di partenza di Singleton (e con lui di altri critici statunitensi, quali John Freccero, professore della NYU, e Teodolinda Barolini, docente alla Columbia University): il bisogno, del lettore e del critico, di accomodare “gli occhi ad un diverso modo di guardare alla realtà”, costantemente desideroso e impaziente di verità, senza fermarsi al semplice esame del testo e delle fonti, ma andando ad indagare l’effettivo “senso complessivo” dell’opera, e ciò che essa può comunicare ad ogni uomo. «Ho provato così a continuare il lavoro iniziato da Singleton con alcune mie riflessioni, individuando nel continuo dialogo tra l’autore e il lettore il punto sorgivo della letteratura e della sua stessa critica: solo tramite questa chiave, infatti, un testo può rimanere sempre vivo e nuovo». Così l’evento letterario diventa innanzitutto un incontro tra uomini che può portare a intuire, per la simpatia che nasce tra lettore e autore, come il significato di un testo, insieme infinito e preciso, provochi lo svelamento di una verità. Prosegue Andrea: «In questo modo si riesce a cogliere il vero senso di un poema come la Commedia, ed il suo studio, da semplice rilevazione letterale, diventa rivelazione di un significato e riconoscimento di un’esperienza». La tesi si conclude con una sottolineatura dell’importanza della lettura come “atto di amore”, da porre sempre alla base del lavoro di ogni studioso: impegnarsi col testo in maniera appassionata è l’unica disposizione generativa per una seria critica letteraria, tale da assicurare l’apertura mentale indispensabile alla scoperta della “sua” verità. In questo modo Singleton e la scuola americana, facendo dialogare tra loro filologia ed ermeneutica, costituiscono esempi da seguire. «Non si può fare a meno di guardare al “senso complessivo” di un’opera letteraria come la Commedia. In ciò ci aiutano studiosi come questi, che ci fanno riscoprire la missione dello studioso e del lettore: non uno studio di parole morte, ma l’incontro con un uomo vivo». Emmanuele Michela Como Cronaca Sabato, 7 aprile 2012 23 Appuntamenti. Ricco programma per bambini e adulti Notizie flash ■ Dal 20 aprile Settimana della Cultura e Mondo Turistico Dal 14 al 22 aprile torna l’appuntamento con la tradizionale Settimana. Le iniziative dei Musei Civici I n occasione della XIV Settimana della cultura (14-22 aprile 2012), promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale italiano, i Musei Civici di Como propongono un ricco ed articolato programma di eventi rivolti a bambini e adulti. Sabato 14 aprile, presso il Museo Archeologico, alle ore 17.00, conferenza “Il circolo litico presso l’Ospedale e la Porta Pretoria di Como in pre-visione”, a cura di Stefania Jorio e Isabella Nobile. Nell’incontro saranno presentati i progetti di valorizzazione, ormai quasi ultimati, del sito archeologico di età protostorica nel parco del nuovo ospedale S. Anna e dei monumentali resti della porta Pretoria di Como romana nel sotterraneo di un edificio scolastico. All’iniziativa si collega l’esposizione temporanea all’interno del Museo Archeologico dei reperti di alcune sepolture provenienti dall’area del circolo litico, al momento le uniche che è stato possibile sottoporre a restauro. L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” partecipa alla XIV Settimana della cultura (14-22 aprile 2012) con visite guidate gratuite in collaborazione agli enti culturali del territorio. Venerdì 20 aprile, ore 16.00, Museo Didattico della Seta di Como (incontro con la guida all’ingresso di via Castelnuovo 9). Sabato 21 aprile, ore 14.30, Sacro Monte di Ossuccio (incontro con la guida a Lenno, davanti alla prima cappella, dopo il ponte sul Perlana). Domenica 22 aprile, ore 14.30, Museo etnografico e Naturalistico della val Sanagra (incontro con la guida a Grandola ed Uniti, fraz. Codogna, davanti alla Villa Camozzi, sede comunale). Anche a Como spazio alla Cultura Sempre sabato 14 aprile, presso il Tempio Voltiano, dalle ore 15.00 alle 16.00, attività libera per famiglie “Caccia all’indizio”, che permetterà ai più piccoli di familiarizzare e individuare con facilità alcuni tra i principali strumenti esposti. Mercoledì 18 aprile, presso la Pinacoteca Civica, dalle ore 13.00 alle 13.30, una pausa pranzo un po’ diversa dal solito: “Altro che fast food!”, percorso guidato al dipinto “Concerto campestre” esposto nella sezione Rinascimento. L’opera fa parte di una serie di tavole uscite dalla bottega di Benson con diverse varianti dello stesso soggetto: quattro uomini e tre donne vestiti con ricercatezza e alla moda sono seduti attorno ad un tavolo rotondo con vivande e libri di musica aperti. Sabato 21 aprile, presso il Museo Archeologico, alle ore 17.00, presentazione del CD Rom “Ramponio Verna e gli scavi del Caslè”, prodotto multimediale che permette la navigazione interattiva e la visione di immagini e filmati sugli scavi Iniziative dal 15 di aprile archeologici sul Monte Caslè di Ramponio Verna, dove sono stati riportati alla luce i resti di un grande castelliere dell’Età del Bronzo Finale. La realizzazione di questo CD è stata l’occasione per allargare lo sguardo a tutta la Valle Intelvi, raccogliendo in schede le informazioni su archeologia e storia dell’arte di tutti i paesi della Valle. Sabato 21 aprile, presso la Pinacoteca Civica, dalle ore 15.00 alle 16.00, laboratorio creativo per bambini dai 4 ai 7 anni “Si può creare un’opera d’arte partendo da un forellino?”. Prenotazione obbligatoria. Tutte le iniziative sono ad ingresso libero; per tutta la settimana inoltre l’ingresso ai Musei Civici di Como (Museo Archeologico “Paolo Giovio”, Museo Storico “Giuseppe Garibaldi”, Pinacoteca Civica, Tempio Voltiano) sarà gratuito. Per informazioni e prenotazioni: Musei Civici di Como, Piazza Medaglie d’Oro 1, Como, tel. 031.252550 e-mail musei. [email protected], sito internet: http://museicivici.comune.como.it. (s.fa.) ■ Laglio Visita alla parrocchiale di S. Giorgio L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato 14 aprile una visita guidata alla parrocchiale di S. Giorgio a Laglio e alla chiesa di S. Bartolomeo a Torriggia. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Laglio sul sagrato della chiesa di S. Giorgio (lungo la vecchia Via Regina bassa). Un altro dei suggestivi paesini del lago aprirà le porte delle sue chiese. Una breve passeggiata permetterà anche di gustare il panorama e di raggiungere la frazione alta di Torriggia per la visita della chiesa di S. Bartolomeo, con la bella pala d’altare di Domenico Quaglio. La quota di partecipazione è di 7 euro per i soci, di 8 euro per i non soci. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108. fOTO d. mARUCCI Ossuccio prepara la “Settimana” A Al via la domenica dopo nche il Comune di Ossuccio partecipa alla XIV Settimana Pasqua con una visita della cultura (14-22 aprile guidata alla scoperta 2012), con una serie di dell’isola Comacina e del iniziative di grande interesse. Domenica 15 aprile, visita comune lacustre. Possibilità guidata gratuita (a pagamento il di visitare anche il biglietto d’ingresso e il trasporto per l’Isola) alla scoperta dei beni Santuario del Soccorso archeologici e architettonici una tipica chiesa del XVII secolo, dell’Isola Comacina e di Ossuccio. Il ritrovo è stabilito tre Case per Artisti in stile Razionalista, progettate da all’Antiquarium di Ossuccio alle ore 14.30; all’interno Pietro Lingeri. dell’antico Hospitalis di Ossuccio, si visiterà il Museo Sabato 21 aprile, visita guidata gratuita alla scoperta Archeologico Antiquarium dell’Isola Comacina, con i del Sacro Monte di Ossuccio e del Santuario della reperti archeologici e i manufatti artistici provenienti Beata Vergine del Soccorso. Il ritrovo è a Lenno, dai diversi siti dell’Isola Comacina e del territorio di davanti alla prima cappella, alle ore 14.30. Il Ossuccio. Seguirà la descrizione della chiesa romanica complesso monumentale del Sacro Monte e del di S. Maria Maddalena dal famoso campanile, simbolo Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio del lago di Como, quindi l’imbarco con taxi-boat per fu eretto nel XVII secolo e nel 2003 è stato iscritto l’Isola Comacina. Qui si visiterà il parco archeologico nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Durante la e naturalistico dell’Isola Comacina, con ingresso alle visita si seguirà il percorso devozionale del Sacro Case per Artisti di Pietro Lingeri, esempi di architettura Monte, articolato in quattordici cappelle dedicate funzionale razionalista. ai Misteri del Rosaio, esempi di sobria architettura Mercoledì 18 aprile, dalle ore 10.00 alle 17.00, ci barocca, costruite nel XVII secolo e ospitanti stucchi, sarà la possibilità di visita autonoma gratuita (senza affreschi e grandi statue in terracotta policroma, opera biglietto d’ingresso, a pagamento il trasporto per di artisti della scuola intelvese. Il percorso condurrà l’Isola) all’Isola Comacina, ricca di aree archeologiche quindi al cinquecentesco Santuario della Madonna datate fin dall’epoca romana, resti murari medievali, del Soccorso, costruito in onore di una statua della Vergine. La guida sarà effettuata dall’Associazione Culturale Mondo Turistico. Domenica 22 aprile, visita guidata gratuita (a pagamento il biglietto d’ingresso e il trasporto per l’Isola) alla scoperta dell’architettura razionalista di Pietro Lingeri. Il ritrovo è alle ore 14.30 presso l’Antiquarium di Ossuccio; dapprima si visiteranno sull’Isola Comacina le tre Case per Artisti (esterno delle Case B, C, A, gli interni delle Case B e C) in stile razionalista, progettate negli anni Trenta dall’architetto Pietro Lingeri come atelier per artisti su modello architettonico di Le Corbusier. Al termine, rientro a Ossuccio e visita di Villa Leoni (esterno e interno della villa), altro esempio straordinario di architettura razionalista di Lingeri. Per informazioni e prenotazioni: Antiquarium – Isola Comacina, via Somalvico, Ossuccio; tel. 0344.56369; e-mail [email protected]; sito internet www. isola-comacina.it. (s.fa.) Como Cronaca 24 Sabato, 7 aprile 2012 La costituzione. Lo scorso 25 marzo S ulla spinta della recente Visita Pastorale ed in base alle definizioni del successivo “Decreto Vescovile per la zona VII Valle Intelvi”, con particolare riferimento all’articolo 15 la stessa Zona è stata costituita in un unico vicariato. “Vicariato” è una parola nuova, ma importante, con la quale dobbiamo imparare a “convivere e vivere”. Infatti forte è l’esigenza di una pastorale interparrocchiale e di una pastorale specializzata che risponda efficacemente alle nuove urgenze legate al territorio. Il vicariato si può identificare come una struttura, pastoralmente funzionante, che sia intermedia tra la diocesi e le cinque comunità pastorali di cui esso si compone e ancor più con le 17 parrocchie, in modo da rendere i programmi diocesani più aderenti alle realtà locali, per stabilire un contatto ecclesiale più vivo e più ricco con il territorio. Domenica 25 marzo, giorno dell’Annunciazione del Signore, si è formalmente costituito il Consiglio del XIII Vicariato di Castiglione Intelvi (che già con il nome ritorna alle origini da dove era partita a fine 1400 la segmentazione del territorio vallintelvese con la separazione dalla chiesa Plebana di Santo Stefano in Montronio e laformazione delle singole parrocchie). Durante il primo incontro guidato dal Vicario Foraneo don Paolo Barocco, presenti i presbiteri operanti sul territorio e le persone individuate a farne parte, dopo un momento di preghiera e di canto, nonché di meditazione, si è preso atto dello “Statuto comune dei Vicariati Foranei” e si è approvato il regolamento Nella seconda metà del Duecento le case appartenenti all’ordine segnavano, in ritmo quasi regolare, la sponda occidentale del lago di Como Il Consiglio vicariale in Valle Intelvi attuativo interno. Oltre ai parroci vallintelvesi (don Remo, don Loris, don Giovanni, don Renzo, don Paolo e padre Simone) il Consiglio è formato da persone rappresentanti gli ordini di vita consacrata territoriali e da una persona in corso di formazione diaconale, da rappresentanti delle cinque Comunità Pastorali, e da altre persone individuate a livello territoriale che possono dare un ulteriore contributo alla attività pastorale della zona, ovvero a ricoprire l’importante ruolo di Moderatore/Segreteria. Sono state quindi individuate e costituite quattro Commissioni dedicate a Catechesi, Famiglia, Caritas e Azione Cattolica; nonchè un rappresentante delle numerose Confraternite attive in Valle. È stato quindi presentato il Logo del Vicariato N Notizie flash ■ Como Il capitello romanico di Bolvedro “Il Senso del tempo” in mostra dal 5 aprile Gli Umiliati e la realtà di Bolvedro di Tremezzo ella seconda metà del Duecento le case appartenenti all’Ordine degli Umiliati, ormai da tanti anni approvato dalla Chiesa e divenuto molto importante nell’Italia settentrionale, segnavano in ritmo quasi regolare la sponda occidentale del lago di Como, da Sorico scendendo a Domaso e poi a Gravedona, a Consiglio di Rumo, alla Calchera di Menaggio, a Bolvedro di Tremezzo, a Campo d’Isola. Tutte o quasi le comunità (tranne Gravedona e Campo) erano miste, composte cioè da frati, suore, fraticelli e oblati o serventi, e tutte erano sorte pressa a poco in uno stesso periodo, a metà del secolo, quando l’Ordine Umiliato non era stato ancora nettamente diviso in tre rami. Le case citate avevano delle proprietà, niente di paragonabile a quelle delle tre ricche Prepositure di Como (Rondineto, Vico e Geno), e poi religiosi e religiose erano tenuti al lavoro manuale, in comunità o (nel caso dei terziari) in proprio. Una di queste comunità sopravvisse sino al 1784, (vedi immagine) per il momento in bianco/nero: esso con pochi simboli richiama le origini cristiane della Valle e la sua attuale composizione. Sullo sfondo vi è una grande conchiglia simbolo del pellegrino che qui è identificato in San Zeno (la chiesa a lui dedicata è la infatti la più antica della Valle Intelvi eretta nel 1215), contornata da 17 croci che rappresentano le attuali 17 parrocchie del Vicariato, mentre nel centro è raffigurata la antichissima e preziosa Croce Antelamica di Scaria risalente all’età romana. Concludiamo con alcuni concetti significativi tratti dalla meditazione di padre Simone (unico presbitero valligiano non parroco, in quanto eremita diocesano e cappellano della Clinica), impostata su alcune frasi degli Atti degli Apostoli ed in particolare sui punti dove si sottolinea la crescita della Chiesa operata dallo Spirito Santo, dalla sua forza dinamica che è consegnata alla predicazione della Parola da parte degli apostoli ed ancora più specificatamente sulla frase: “ogni giorno (emeran) - dacci ogni giorno il pane quotidiano - erano perseveranti (medicina contro lo scoraggiamento) … chi persevererà sino alla fine… unanimemente (omotimadon). Questo unanimemente è un termine particolarmente caro all’autore e designa l’armonia dei credenti. Il suo significato esprime l’unità del cuore che sa armonizzare. In questo incontro siamo infatti chiamati a guardare, nonostante dubbi e perplessità , con sguardo di fiducia e speranza. E poiché lo statuto comune dei vicariati foranei esorta il consiglio pastorale vicariale allo studio e alla riflessione del rapporto di comunione tra tutti i soggetti ecclesiali del territorio (presbiteri, componenti ecclesiali, laicali e di vita consacrata), attraverso la conoscenza reciproca, la fraternità il dialogo e la corresponsabilità: questo brano tratto dagli atti sia per tutti noi motivo di serena ripresa e ottimistico slancio per cominciare un cammino unanime, pur nella consapevole e intuibile possibilità di un percorso non sempre facile ma certamente sempre sorretto dalla presenza del Risorto che “E’ qui e cammina con noi”. Costantino Canevali ma tutte le altre si estinsero o furono soppresse molto prima, e di alcune si era persa anche la traccia. E’ il caso della “domus” sita al “burgus vetus”, al borgo vecchio di Tremezzo. Il 30 marzo 1279 il suo superiore, sentito il parere dei fratelli, dava in affitto alcuni beni della casa. La stessa, in occasione della Decima straordinaria del 1293-95, era in grado di versare un contributo medio di 12 soldi. Verso il 1344 era la più popolata tra quelle del Lario occidentale: 6 frati(guidati da un Prelato) e 12 suore (con una Ministra). Ma poco dopo scoppiò quella grande epidemia che cambiò tante cose e in tanti campi in tutta l’Europa, e anche a Bolvedro decimò la comunità. Nel 1366 vi era rimasto un solo fraticello, e per giunta illetterato: perciò il 20 agosto di quell’anno il Maestro generale dell’Ordine univa la casa di Bolvedro alla Prepositura di Rondineto. Quasi novant’anni dopo (il 20 aprile 1453) anche il patrimonio fu incorporato e fuso in quello della Prepositura madre di Como. Il fabbricato della casa Umiliata di Bolvedro, che nel 1472 era già in cattive condizioni, comprendeva anche una chiesa, dedicata a S.Giuliano. Anche se il titolare farebbe pensare ad una sede ospitaliera, non si trova nessun dato probante in questo senso. Nel 1575 la chiesa già degli Umiliati a Bolvedro era praticamente tutta distrutta: allora il vescovo Giannantonio Volpi convocò gli uomini di Bolvedro e di Tremezzo e questi gli promisero che l’avrebbero ricostruita, con comodità di tempo. Il vescovo approvò e lodò il proposito, ma esso rimase sulla carta: della chiesa non si parlò più, almeno ufficialmente. Soltanto nel gennaio 1996, nel corso di scavi per la fognatura nella contrada al centro della frazione, si rinvennero in gran parte i muri perimetrali dell’edificio sacro, con aula unica rivolta a oriente: i resti furono studiati da Luigi Mario Belloni, che li datò al XII secolo e ne ipotizzò una funzione ospitaliera. Sicuramente da questa chiesa proviene un capitello romanico figurato, murato nell’angolo di una casa all’imbocco della contrada e che presenta sulla faccia rivolta verso il lago una sirena a due code o “melusina”, mostro che compare abbastanza spesso nella scultura medievale, e un profilo umano sulla parte visibile della faccia di sinistra. mario longatti “Il Senso del tempo” è il titolo della mostra del maestro Silvano Bulgari, in programma del 5 al 29 aprile presso l’ex chiesa S. Francesco di Como, promossa dall’assessorato alla Cultura. “Il Senso del tempo” è una mostra concepita come un percorso multisensoriale lungo il quale si snodano e si rivelano al visitatore una selezione delle opere del Bulgari che, esplorando tematiche inusuali e fortemente evocative, ripropongono al tempo stesso il fascino e la maestria delle botteghe rinascimentali, coniugando armonicamente classicità e modernità. Le sculture sono ispirate alla natura, alla mitologia e alle favole, con un’attenzione particolare alla dualità insita nell’uomo e al suo lato oscuro. Il concept dell’allestimento prevede un suggestivo utilizzo dell’illuminazione che porta le firme di Piero Castiglioni e di Antonio Macchi Cassia. I visitatori sono immersi in un connubio di suoni e immagini che fanno da esaltante ed esplicativo sfondo alle opere esposte. Fondamentale la collaborazione con l’Unione Ciechi e Ipovedenti di Como che ha concesso il Patrocinio: proprio dalle Istituzioni collegate ai non vedenti, infatti, arriva lo spunto di proporre al pubblico una mostra tattile, fruibile sia da chi può contare sul senso della vista che da chi, invece, deve usare gli altri sensi per compensarne la mancanza. Il pubblico potrà interagire con le opere toccandole, entrando in contatto con la loro materia e la loro forma attraverso un approccio diretto e personale. Un evento unico nel quale immergersi per apprezzarne ogni dettaglio, in un continuo equilibrio tra tradizione e innovazione, in ambienti coinvolgenti e senza tempo. L’inaugurazione della mostra avrà luogo giovedì 5 aprile 2012 alle ore 17.00.L’ingresso è gratuito. Orari di visita: martedì 10.30-13, giovedì 10.30-13, venerdì, sabato e domenica 10.30-13, 15-19. Como Cronaca Sabato, 7 aprile 2012 25 SS. Redentore. Appuntamento presso la parrocchiale sabato 14 aprile alle ore 21. Parcheggio in via Plinio. La Corale S. Nicola in concerto a Cernobbio L la corale in una foto d’archivio Il programma Questo il programma del concerto di sabato 14 aprile, alle ore 21, presso la chiesa parrocchiale: Louis Vierne 1870/1937 - Carillon de Longpont Cesar Franck 1822/1890 - Corale n. 2 in si minore Aloys Claussmann 1850/1926 - Minuetto Hans Uwe Hielscher 1945 - Fantasia sulla Sequenza pasquale: “Victimae Paschali Laudes” Percy Withlock 1903/1946 - Folk Tune (Cinque Pezzi brevi) Bryan Hesford 1930/1996 - Variazioni su un tema di Paganini Sverre Eftestol 1952 - The Yarmouth Belle Victor Togni 1935/1965 - Alleluia (Invenzioni Liturgiche) Johann Sebastian Bach 1685/1750 – Passacaglia et Thema Fugatum BWV 582. a Corale S. Nicola di Cernobbio ritorna con un grosso e importante evento musicale, voluto e promosso in collaborazione con la comunità pastorale della Madonna del Bisbino. L’appuntamento è per sabato 14 aprile, alle ore 21, presso la chiesa parrocchiale del SS. Redentore di Cernobbio per un concerto dell’organista Alessandro Bianchi, titolare dell’organo del Duomo di Cantù, nonché promotore ed esecutore del Festival Organistico della Città di Cantù ed organista della chiesa anglicana di Lugano, che ha tenuto oltre 1.600 concerti in tutte le più prestigiose città o cattedrali del mondo. Tra le sedi più significative dove si è esibito, si segnalano: Notre Dame-Parigi, Westminster Abbey, Westminster Cathedral e St. Paul’s Cathedral Londra, Hong Kong Cultural Center, Sala della Filarmonica di San Pietroburgo, le Cattedrali di Colonia, Amburgo, Messina, Zurigo, San Gallo, Avignone, Bruges, Varsavia, Siviglia, Palma de S. Guanella: l’urna arriva a Olgiate Il programma della “peregrinatio” dal 15 al 22 aprile presso la chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano T utto è pronto ad Olgiate Comasco per accogliere le spoglie del nuovo Santo don Luigi Guanella nel loro pellegrinaggio dopo la canonizzazione. Il programma prevede domenica 15 aprile, alle ore 20.30 la liturgia di accoglienza dell’urna presso la chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano di Rinnovamento dello Spirito N ell’ottava della Pasqua, la Chiesa per volontà di Gesù e per l’autorità del Beato Giovanni Paolo II celebra la festa della Divina Misericordia che non aggiunge nulla alla liturgia del giorno essendo per Divina Provvidenza già tutta impostata su questa tematica. “La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”(Sal. 117-118,22). Il versetto del salmo responsoriale dell’odierna liturgia aiuta a comprendere la verità sulla Risurrezione di Cristo. Esprime anche la verità sulla Divina Misericordia rivelatasi nella Risurrezione: l’amore ha riportato la vittoria sul peccato, e la vita sulla morte. Questa verità costituisce in un certo senso l’essenza della Buona Novella. Cristo pertanto può dire: “Non temere!” e ripete tali parole ad ogni uomo, specialmente a chi è sofferente nel fisico e nello spirito. Può ripeterle con tutta fondatezza. E l’uomo sta speciale, ospiti nel- munitaria carismatica; di ogni tempo è chiamato a vivere con la Parrocchia di Porti- ore 10.30 catechesi di fiducia e abbandono la sua vita in Cri- chetto. La giornata sarà Giovanna e Donatella; sto certo che Egli cammina con noi e ci animata da Giovanna ore 12 recita del Regina offre sempre l’opportunità di risorgere Lucca, Donatella Mar- Caeli e pausa pranzo; con Lui a vita nuova attraverso la sua in- cotti, don Enrico Brog- ore 14.30 in chiesa finita e insondabile misericordia. Con- gini membri dell’equi- esposizione del SS. templando il mistero della croce e della pe nazionale del pro- Sacramento; Risurrezione, ripetiamo insieme alla li- getto “Roveto Ardente” ore 15 Solenne ora delturgia dell’odierna domenica: “Celebra- del R.n.S. la misericordia e Roveto te il Signore, perché è buono!”. Celebra- Il programma prevede: Ardente; te il Signore, perché è misericordioso! ore 9/9.30: accoglienza ore 17 S. Messa solenne I Gruppi del Rinnovamento nello Spi- presso l’oratorio “Maria e bacio della reliquia di rito Santo di Como invitano chiunque Ausiliatrice”; S. Faustina Kowalska.s lo desideri a vivere insieme questa fe- ore 9.45 preghiera co- Info tel. 031-927208. Mallorca, Copenhagen, St. Andrew’s Cathedral Sydney, St. Patrick’s Cathedral-New York, “Groote Kerk”Città del Capo, Quincena Musical San Sebastian, Hull City Hall, Salisburgo, Berlino, Oxford, Cambridge, Budapest, Praga, Madrid, Dublino, Stoccolma, Helsinki, Chicago, Dallas, Washington, Buenos Aires, San Paolo del Brasile, Montevideo, Melbourne, Bangkok ecc. Bianchi suonerà il prestigioso organo Mascioni presente nella parrocchiale cernobbiese. Il concerto si svilupperà secondo un programma molto impegnativo e di tutto rispetto in cui verranno proposti brani importanti e di piacevole ascolto, come da programma presente in questa pagina, e si concluderà con la famosa “Passacaglia e thema fugatum BWV” di Johann Sebastian Bach. L’appuntamento è molto atteso e la Corale conta sulla numerosa presenza di pubblico (l’ingresso sarà libero). Sarà possibile parcheggiare presso la Coop. Sociale “Il Sorriso” in via Plinio 12 a Cernobbio. Olgiate Comasco. Lunedì 16 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30, 20.30; alle ore 21.00 presso il salone parrocchiale è previsto un incontro sulla dimensione missionaria del carisma guanelliano, con i gruppi di animazione missionaria delle parrocchie dei vicariati coinvolti. Martedì 17 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30, 18.15; alle ore 20.30 Liturgia della Parola in chiesa parrocchiale. A seguire, alle 21.00, nel salone parrocchiale, tavola rotonda su “Mondo del lavoro tra ‘800 e ‘900: uno sfondo per l’opera del Santo comasco”. Interverranno il dott. Giuseppe Livio e don Cesare Perego, modera mons. Marco Folladori. Mercoledì 18 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30 (presieduta da mons. Flavio Feroldi), 18.15. Nella mattinata saranno presenti dei sacerdoti per le confessioni. Alle 20.30 è prevista la Liturgia della Parola: sono invitati in modo particolare i catechisti dei vicariati coinvolti. Alle 21.00 si terrà un incontro di formazione con mons. Italo Mazzoni per i catechisti del Il ritorno rappresenta un evento particolarmente significativo anche in virtù dei problemi che negli ultimi mesi hanno accompagnato la Corale San Nicola. Ultima su tutti l’impossibilità, nel dicembre scorso, di dare continuità ad una tradizione ormai consolidata che la vedeva, con l’Orchestra Sinfonica del Lario diretta dal Maestro Gelimini, offrire al pubblico il consueto concerto di Natale. Rinuncia in parte determinata dalle cattive condizioni di salute del maestro della Corale Marco Monti e dalle ridotte condizioni finanziarie che in passato garantivano la gratuità dei concerti di Natale, sempre tenutisi nella prestigiosa sede di Villa Erba di Cernobbio alla presenza di oltre mille spettatori. “Concerti che faremo di tutto per riproporre – fanno sapere dalla direzione artistica e dalla presidenza della Corale – per restituire alla comunità cernobbiese, ma anche all’intero territorio provinciale, continuità ad una tradizione fortemente apprezzata”. vicariato di Olgiate. Giovedì 19 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30, 18.15; alle ore 20.45 Veglia Vocazionale per i giovani dei vicariati coinvolti, presieduta da don Michele Gianola, direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Venerdì 20 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30 e 20.30 per le parrocchie dei vicariati coinvolti, presieduta da mons. Giuliano Zanotta e animata dalla corale della comunità pastorale di Uggiate-Ronago. Sabato 21 aprile, Sante Messe alle ore 7.00, 9.30, 18.00. Dalle 15.30 saranno a disposizione sacerdoti per le confessioni; alle 17.15 Rosario animato dall’UNITALSI e alle ore 21.00 elevazione spirituale a cura del gruppo vocale Città di Erba, diretto dal maestro Paolo Baraldi, con lettura di testi del Santo. Domenica 22 aprile, ore 11.00 S. Messa solenne presieduta da mons. Marco Folladori e accompagnata dalla Corale di Olgiate Comasco; partenza dell’urna. Per informazioni: tel. 031.944384. (s.fa.) Cavargna: riapre il Museo della Valle D opo la chiusura invernale, domenica 8 aprile, giorno di Pasqua, il “Museo della Valle” riprende i consueti orari di apertura, fino al 1° novembre p.v.: sabato, domenica e giorni festivi dalle ore 14 alle ore 18, per gli altri giorni solo a richiesta, secondo le indicazioni in loco. L’ingresso è a libera offerta. L’Associazione “Amici di Cavargna” che gestisce il “Museo della Valle” ha migliorato l’accoglienza anche per i visitatori di lingua inglese e tedesca con una guidina del “Percorso di visita” in italiano, inglese e tedesco. Targhe in tre lingue introducono ai diversi settori espositivi e nuove didascalie, pure in tre lingue, presentano i diversi attrezzi da lavoro, gli oggetti ed i reperti esposti nelle vetrine e sugli espositori. Un nuovo sforzo da parte dell’Associazione “Amici di Cavargna”, che grazie alla collaborazione dei suoi volontari, continua a mantenere il “Museo della Valle” ad un livello sempre più interessante per i suoi visitatori, non solo italiani, ma anche di lingua inglese e tedesca. Il Museo della Valle presenta – dopo una sintetica introduzione relativa alla Val Cavargna e alla sua storia – i vari settori espositivi: il portico dei “magnani” con i loro attrezzi da lavoro, il fabbro con la sua fucina, la religiosità popolare con l’Oratorio di San Lucio, patrono degli alpigiani e dei formaggiai, l’allevamento del bestiame con la stalla e la lavorazione del latte, il bosco con la lavorazione del legno, la carbonaia, il contrabbando, il forno per il pane, il costume tradizionale, i lavori della donna, il settore delle miniere e della siderurgia, la fauna locale. Nella saletta proiezioni è possibile visionare alcuni filmati multimediali Per informazioni: - telefono 0344 63164 (giorni feriali 8.30 – 12.30) – 0344 66456 (altri orari) - e-mail: [email protected] - sito web: www.valacavargna.com. Sport 26 Sabato, 7 aprile 2012 e Struttur Prosegue il nostro viaggio nel mondo dell’impiantistica cittadina con qualche sgradita sorpresa Tennis: il degrado del centro sportivo Bel...vedere I l mese scorso abbiamo parlato del Tennis Club Como, il principale sodalizio cittadino di questo popolare sport e delle sue strutture. Questa volta ci occupiamo di tutto quello che ha che fare con il tennis nella nostra città al di fuori dagli spazi di Villa Olmo al fine di interessarci nel prossimo mese, proseguendo nella nostra inchiesta sugli impianti sportivi comaschi che dura ormai da un anno, di palestre. Secondo “Sport a Como”, la guida realizzata dal Comune di Como per presentare l’offerta sportiva in città nel 1981, quindi oltre trent’anni fa, oltre ai diversi campi di Villa Olmo Sono attualmente cinque i circoli attivi in città.Trent’anni fa si era arrivati a 11. Alcuni in pessimo stato erano dieci le strutture che consentivano di praticare questo sport nel territorio. Fino a qualche anno prima erano addirittura undici ma la copertura dello stadio del ghiaccio di Casate nel 1978 ebbe come conseguenza la fine dell’attività tennistica. Infatti nei mesi in cui non funzionava l’impianto di raffreddamento del ghiaccio la piastra veniva coperta con un apposito tappeto in materiale sintetico dove potevano essere allestiti fino a tre campi. Di queste dieci opportunità, sei delle quali indicate come proprietà del Comune di Como, oggi ne rimangono attive solo cinque. E’ vero che, nel frattempo, sono sorti altri campi e impianti privati ma la differenza numerica che abbiamo esposto rappresenta l’ennesimo dato su cui bisognerebbe riflettere quando si parla di politica sportiva in città dagli anni ‘70 ad oggi. In quest’elenco figurano alcune delle strutture che fanno attualmente rabbrividire chi si interessa di sport a Como, come il caso dei sei campi da tennis presso il centro sportivo Notizie flash ■ Uisp Sportiva... mente contro il disagio L’Uisp ha dedicato il 21 marzo scorso, primo giorno di primavera, al progetto “Sportiva…mente”, dove lo sport diventa una strategia contro il disagio mentale con iniziative che si sono svolte anche a Como per ribadire l’importanza dello sport come strumento di riabilitazione e palestra di autonomia per le persone con disagio mentale. Il comitato Uisp Como, ha presentato i benefici ottenuti dagli utenti che sul proprio territorio hanno partecipato a “Sportiva...mente”. ■ Moticiclismo Il campionato del mondo supermoto Belvedere di Camerlata. Ebbene, questi spazi, al giorno d’oggi, sono degni di essere presi come luogo di ambientazione per un film horror o se preferite di guerra, visto lo stato in cui si trovano, come testimoniamo dalle foto pubblicate in questa pagina. Quando vennero allestiti, nel 1976, i campi erano addirittura quattro e dotati di fondo sintetico. Successivamente il loro numero venne ridotto a due. Oggi non ne esiste nessuno. Questi spazi, come la vicina pista da pattinaggio ed il campo da hockey (ma anche i campi da calcio non è che godano di ottima salute) giacciono inutilizzati, macilenti, consumati dal tempo e dal disinteresse generale. Si sbriciola il selciato, si sbriciolano i muri degli spogliatoi, si sbriciolano i muretti di recinzione, si consuma il metallo dei pali per l’illuminazione, spenti chissà da quanto, mentre nei prati cresce la presenza di rifiuti abbandonati e vistosi buchi compaiono regolarmente nelle reti di recinzione. Tennis a Como: storie di degrado e di impegno privato... Sorte poco più che migliore spetta invece ai due campi allestiti presso il centro sportivo di Muggiò (da non confondersi badate bene con le strutture di due altri sodalizi attivi nel tennis in questa frazione della città) esempio, come il Belvedere, dell’incapacità di promuovere un’autentica politica di valorizzazione e di mantenimento dell’impiantistica a Como nel corso degli ultimi 7/8 lustri. Altri campi da tennis comunali venivano poi segnalati a Sagnino (realizzato nel 1976), presso la scuola media “U. Foscolo” di via Borgovico (dal 1980), a Tavernola (dal 1977) ed a Ponte Chiasso (1980). A queste infrastrutture comunali si aggiungevano gli impianti del Tennis Club “delle Vigne” a Tavernola, del Tennis Club “Robinie” a Muggiò, del Tennis Club Muggiò e del Circolo Ricreativo ENEL ancora a Tavernola. Veniamo ora allo stato attuale dell’impiantistica. Attualmente sono cinque i circoli di tennis attivi in città: l’ASD Tennis Center di Tavernola, che dispone di due campi in via Asiago del citato centro ricreativo ENEL; del già citato Tennis Club “delle Vigne” che ora dispone di due campi in terra battuta ed altrettanti in erba sintetica, più una palestra; dell’ETS, ovvero Europea Tennis School, società sportiva nata nel 1992 dalla collaborazione di un gruppo di maestri di tennis e di insegnanti di educazione fisica con la finalità di promuovere ed avvicinare i giovani a questo sport; e dei già ricordati Tennis Club Muggiò, che era attivo nel 1981, e del Tennis Club Como di cui ci siamo già occupati. A queste realtà vanno poi aggiunti il campo da tennis in erba sintetica di Sagnino attualmente funzionante e gestito, come gli impianti di Casate, da CSU. Sugli altri impianti che erano attivi nel 1981, buona parte dei quali ricordiamolo amministrati a livello pubblico, è calato un desolante silenzio, tanta tristezza ed un conseguente degrado. pagina a cura di luigi clerici È stato presentato a Como il Campionato del mondo Supermoto con ben 16 scuderie ai nastri di partenza in rappresentanza di 7 Case motociclistiche ed una quarantina di piloti provenienti da 10 diverse nazioni. 6 i Gran Premi in programma ai quali si aggiunge il Supermoto delle Nazioni fissato per il 7 ottobre a Portimao in Portogallo. Si parte tra meno di un mese il 15 aprile sul rinnovato Circuito Milano South di Ottobiano (Pavia), mentre il 27 maggio si correrà la seconda tappa italiana lungo l’inedito cittadino di Palermo porto. ■ Calcio Addio a Lamberti, già ds del Como È scomparso il 1° marzo scorso a Brescia all’età di 91 anni Francesco Lamberti, ex giocatore e allenatore, direttore sportivo del Calcio Como dal 1978 al 1982 negli anni del primo grande salto del Como, guidato da Pippo Marchioro, dalla serie C alla serie A, seguito poi da una salvezza in massima serie. Lamberti successe a Janich con il Como retrocesso in C1 e precedette Sandro Vitali. ■ MTB Bike: In Valle Intevi tre nuovi sentieri Le bellezze e luoghi storici della Valle d’Intelvi potranno essere esplorati in mountain bike attraverso tre nuovi itinerari. I percorsi sono stati realizzati dalla Comunità montana in collaborazione con il Consorzio Forestale Lario Intelvese, e la Provincia di Como, nell’ambito del Grande Progetto di Montagna finanziato dalla Regione Lombardia. Il primo anello è quello di Orimento m. 1275 slm con partenza da San Fedele. Il secondo anello è quello della Sighignola, molto vario e panoramico, caratterizzato da discese veloci e divertenti con partenza da Lanzo. L’ultimo anello è quello del monte Tellero m 1100 slm, con partenza da Ponna. Un percorso facile adatto ai bikers meno allenati attraversato dalle faggete. ■ Tiro a segno vela nuoto è nata la Quantum SDG Pro-Laghi Tre comaschi al Fisdir Lombardia L a Quantum si rafforza ulteriormente in Italia con la nascita della Quantum SDG Pro-Laghi, società formata da Manlio ‘Mallo’ Pozzoli e Carlo Fracassoli. Due inserimenti ‘pesanti’ in una squadra nata due anni fa, che ha dimostrato di saper competere a tutti i livelli della vela e del sailmaking, dalla crociera, alle derive, ai monotipi, ai cabinati, alla vela grand prix. La Quantum Pro-Laghi agirà come punto vendita e assistenza principalmente nella zona dei laghi del nord Italia (Maggiore, Como, Iseo, Garda). è nato da poco ma ha già ottimi numeri: il team Lombardia Fisdir è formato dai migliori nuotatori della regione e nel weekend del 1011 marzo si è messo alla prova in una competizione ufficiale. A rappresentare Briantea84 all’interno della selezione lombarda c’erano Gianluca Zoia, Sabrina De Dominicis e Davide Maniscalco. Oltre ad Alessandro Pezzani che, insieme al collega Paolo Gieri dell’Osha Como, dirige a livello tecnico il gruppo d’eccellenza della Lombardia. La rappresentativa lombarda - formata da 16 atleti provenienti da 9 club - ha preso parte al VI Trofeo Memorial Carlo Cavaliere. Corsa per Londra 2012 Como ha ospitato la Coppa d’Inverno di tiro a segno. In gara c’erano i tiratori provenienti da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, con molti appartenenti ai gruppi sportivi delle Forze armate. Un appuntamento importante in vista delle Olimpiadi di Londra 2012 che si terrà tra le fine di luglio e le prime settimane di agosto nella capitale britannica. Italia-Svizzera Sabato, 7 aprile 2012 27 Caso ristorni. Tra i Comuni di frontiera cresce la preoccupazione per il futuro dei contributi U na questione che assilla 2011. le nostre zone pastorali: Che cosa fare? Premesso a chi giova bloccare i che qualsiasi accordo può ristorni? essere soggetto a revisione, La cosa è nota perché tornata purchè lo si faccia secondo più volte sulla stampa locale e le norme che lo regolano, alla televisione. personalmente ritengo il Vige un accordo fra il Governo blocco illegittimo perché italiano e la Confederazione l’art.2-prot.del 28.4.78- dice svizzera firmato a Roma il testualmente che l’accordo 3.10.74 (entrato in vigore “resterà in vigore sino alla il 27.3.79) che, al fine denuncia di uno dei due di eliminare le doppie Stati contraenti”. L’azione imposizioni che possono di blocco non lo è. Né può gravare sui lavoratori frontalieri essere invocata la revisione dalle norme fiscali dei due in quanto una parte dei Paesi sul reddito da lavoro, ristorni viene utilizzata stabilisce ( art.1 ) che ogni per la manutenzione delle remunerazione ricevuta dal infrastrutture realizzate lavoratore frontaliere da lavoro con precedenti erogazioni, dipendente sia imponibile perché la Legge finanziaria solo nello Stato in cui svolge 2004-art.2 comma 14 L. tale attività. Contestualmente 24.12.2003- prevede di è previsto che i cantoni dei destinare a ciò il 30% dei Grigioni, del Ticino e del ristorni fiscali. Vallese restituiscano ogni anno, L’Associazione Comuni attraverso i canali normali, di frontiera della quale è ai comuni italiani di confine Presidente il Sindaco di quale compensazione, una Lavena Ponte Tresa deve parte ( oggi il 38,8 %) del fare presente al Ministro gettito fiscale proveniente delle Finanze che l’accordo Di fronte ai possibili blocchi anche dei ristorni del 2011 si avverte la necessità dall’imposizione federale, è una cosa e la questione cantonale, comunale sulle “banche svizzere” è di trovare un accordo tra Italia e Svizzera. A rischio decine di Comuni remunerazioni dei lavoratori un’altra; che la UE non frontalieri italiani. ( art.2 ) c’entra ma sono i due L’applicazione dell’accordo Stati che, attraverso i suoi è passata attraverso una serie di autonome di Bolzano e Valle d’Aosta, delle Due iniziative non accumunabili con rappresentanti, si devono mettere ad un determinazioni pratiche, merito Comunità montane- centi- naia di miliardi i principi dell’accordo ispirati ad uno tavolo di trattative se vogliono apportare soprattutto dei comuni di confine delle vecchie lire che hanno consentito spirito di collaborazione socio-economica eventuali modifiche alla convenzione. beneficiari costituitisi in Consorzio ( ora agli stessi di dotarsi di quelle strutture che considerato il rilevante contributo dei Finché ciò non sarà sancito i ristorni Associazione ) riconosciuto da apposito la massiccia immigrazione di quei tempi frontalieri italiani all’economia dei Cantoni devono seguire il loro iter. decreto ministeriale. L’adesione fu subito rendeva indispensabile per cancellare la dove lavorano. Naturalmente i primi a Roma si deve rendere conto quanto massiccia, in particolare di quelli facenti nomea loro data di” paesi dormitori”. farne le spese sono i Comuni beneficiari delicata sia la questione e quali parte delle province di Como e Varese Tutto tranquillo fino a qualche anno fa. che si vedono privati di un introito conseguenze graverebbero sui nostri paesi quindi di Novara ( ora Verbano-Ossola), L’ultimo ristorno incassato è del 2009 concordato fra due Stati. Indirettamente se la mano d’opera frontaliera subisse un anche perchè il suo Presidente presenziava ammontante a franchi 56.515.122,27. ed ingiustamente vengono tirati in ballo i blocco anche parziale. Valutare altresì con diritto di parola alle riunioni della Poi sono cominciate prese di posizione frontalieri che avendo raggiunto le 52.000 quale contenzioso fiscale potrebbe Commissione paritetica italo-svizzera ( di qualche pubblicazione svizzera sulla unità inducono a temere in Ticino una derivare, nel caso di una modifica della art. 5 ) che annualmente si riunisce per percentuale dell’accordo sino alla decisone perdita di occupazione degli indigeni in percentuale, per le imposte alla fonte già eventuali problemi inerenti all’applicazione presa dal Consiglio di Stato elvetico, su quanto molti settori del terziario vengono versate dai frontalieri. Da parte sua la dell’accordo e conoscere come vengono richiesta del Canton Ticino, di bloccare occupati da lavoratori d’oltre frontiera. E Svizzera ben sa quale sia l’apporto dato alla utilizzate le somme messe a disposizione del 50% i ristorni del 2010. La questione tutti dicono la loro sicuri di avere in mano sua economia da questi lavoratori. dei Comuni. In quasi quarant’anni era già affiorata con lo scudo fiscale, ma la soluzione: paghiamo i frontalieri in dall’entrata in vigore, l’accordo ha portato è andata via via accentuandosi con la euro, reintroduciamo il contingentamento, ANTONIO SANNA nelle casse dei Comuni- e in parte delle richiesta da parte italiana dello scambio abbassiamo la percentuale da ristornare. E già Sindaco di Lavena P.Tresa per 27 anni Regioni Lombardia e Piemonte, le di informazioni sui depositi bancari. si vorrebbero bloccare anche i ristorni del e Presidente Consorzio Comuni frontiera Riapriamo le trattative Valli Varesine 28 Sabato, 7 aprile 2012 A GEMONIO TORNANO GLI “INCONTRI DI PRIMAVERA” Il 26 aprile la presentazione del libro “Il prete giovane” di don Silvio Bernasconi Notizie flash ■ Cittiglio Nuovi orari per le Messe C on il 1° aprile 2012, è cambiato l’orario delle S. messe festive nella parrocchia di Cittiglio. Il giorno di festa, fino a quella data, si apriva, infatti, con la celebrazione di due S. Messe: una alle ore 7,30 celebrata nella chiesetta di San Carlo al pian terreno dell’ospedale e una seconda celebrata alle 8,30 in parrocchia. Constatato la riduzione dell’affluenza alla prima messa delle 7,30, il Consiglio Pastorale parrocchiale ha avvallato la proposta del parroco di sopprimere la Messa in ospedale e di anticipare l’altra di mezz’ora. Da aprile, quindi i giorni festivi si apriranno con la S. Messa in parrocchia alle ore 8,00. Rimarranno, invece invariati gli orari delle altre celebrazioni: ore 10.00 Vararo; ore 11.00 e 18.00 in parrocchia. Nella chiesa dell’ospedale si celebrerà una S. Messa feriale. L a biblioteca civica, la Pro loco e la Commissione Cultura del comune di Gemonio ripropongono anche per il 2012 la manifestazione “Incontri di Primavera”, che prevede serate di aggregazione – con inizio alle ore 21.00 – nei giovedì di fine aprile: Giovedì 19 aprile, nel salone teatro dell’Oratorio don Bosco sarà proiettato il film “Giuliana e il capitano” (ingresso libero), del regista Vanni Vallino. Saranno presenti alla serata il regista Vallino e Mauro Begozzi dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara e del VCO, Curatore della parte storica. Interverrà anche Giovanna Beltrami, figlia del Capitano Beltrami, con una sua testimonianza. Durante la serata e poi in settimana presso il Museo Bodini, mostra di libri di storia locale con tema la resistenza e quegli anni di San Guanella. Le spoglie del Santo in visita alle comunità La peregrinatio in diocesi incomincia da Canonica L’arrivo nelle Valli Varesine è previsto per martedì 10 aprile. Preghiere e celebrazioni coinvolgeranno i tre vicariati G ■ Verso il Molo 14 Il 21 aprile a Lavena P roseguono gli appuntamenti programmati dalla Commissione Giovanile di zona per i giovani. Il prossimo impegno riguarderà l’attività del MOLO 14, relativa al percorso formativo dei ragazzi/e che compiranno nel 2012 il 14° compleanno, per i quali da alcuni anni è stato predisposto un cammino specifico che inizia in parrocchia, ha alcuni momenti di confronto a livello zonale e si conclude con l’incontro diocesano col vescovo condiviso da tutti i quattordicenni della diocesi a Bellagio (CO). Dopo l’incontro formativo per i catechisti dello scorso 25 ottobre e il 1° incontro con i ragazzi di tutta la valle in oratorio di Cittiglio il 3 marzo, il calendario prevede per il 21 aprile il 2° incontro per ragazzi e catechisti che si ritroveranno alle 20.45 all’oratorio di Lavena per il “bazar del porto”, ultima tappa di preparazione prima di … salpare per Bellagio, domenica 6 maggio. guerra Giovedì 26 aprile: presso la sala conferenze del museo civico “Bodini” di via Marsala, presentazione del romanzo “Il Prete giovane” (Ediz. Albatros, 2011), di don Silvio Bernasconi, a cura di Annalisa Motta (giornalista di RMFOnline) e di Gianni Pozzi (presidente Biblioteca di Gemonio). Interverrà don Rodolfo Olgiati, sacerdote gemoniese ed autore di “Una storia tra le pietre: Loveno, la sua chiesa, la sua gente, i suoi parroci“, ediz. 2009. Canonica: ritiro per le coppie a Comunità pastorale di Canonica, Cavona, Rancio, LBrinzio Cassano, Ferrera e Duno, assieme alle parrocchie di e Cabiaglio e alla commissione famiglie, propongono per il prossimo 21 e 22 aprile un week-end di incontro, approfondimento, e condivisione presso la Casa Ospitaliera del Gran S. Bernardo a Sant’Oyen in Val d’Aosta, in una struttura trasformata in parte in casa d’accoglienza e in parte in monastero di benedettine di clausura. L’invito è esteso alle giovani coppie del vicariato di canonica, e ai fidanzati che stanno seguendo il corso di preparazione al matrimonio. La partenza è fissata sabato mattina alle 8.45, con mezzi propri da Cuveglio e il rientro nel pomeriggio di domenica. La quota è di 63 Euro a persona (Bambini 0-2: anni gratis; 2-8: 30 Euro; 8-12: 45 Euro), tutto compreso. Le prenotazioni entro l’8 aprile ad Alessia e Enrico (0332/435414). rande attesa a Canonica di Cuveglio per la prima tappa diocesana del grande pellegrinaggio che l’urna di don Luigi Guanella sta compiendo nel Nord Italia, proposto dalle Congregazioni guanelliane per favorire la conoscenza della figura e del messaggio del “nostro” nuovo Santo e promuovere una rinnovata animazione vocazionale. Il programma prevede martedì 10 aprile, alle ore 18.00 l’arrivo dell’ urna presso la chiesa prepositurale di Canonica e alle 20.30 la S. Messa del Vicariato di Canonica. Mercoledì 11 aprile, è prevista una S. Messa alle ore 9.00, seguita da un tempo per le confessioni (9.30 -12.00 e 15.00 – 18.00); alle 20.30 S. Messa del Vicariato di Cittiglio. Giovedì 12 aprile, S. Messa alle ore 9.00, seguita da un tempo per le confessioni (9.30 -12.00); alle ore 14.00 la Giornata dell’ammalato, con S. Messa alle ore 15.00. Chiuderà la giornata alle 20.30 un momento di preghiera comunitaria. Venerdì 13 aprile, dopo la S. Messa delle 9.00, è previsto un tempo per le confessioni (9.30 -12.00); alle ore 10.00 l’incontro per i bambini delle scuole materne; alle ore 15.00 l’incontro con i ragazzi del catechismo e alle ore 21.00 l’incontro con i giovani. Sabato 14 aprile, dopo le Lodi mattutine delle 9.00, ci sarà ancora un tempo per le confessioni (9.30 -12.00 e 15.00-18.00); alle ore 18.00 la S. Messa. Alle ore 20.30 è in programma un incontro di preghiera per il Vicariato di Marchirolo. Domenica 15 aprile, alle 8.30 lodi mattutine; alle ore 10.30 la S. Messa. Alle 15.30 è previsto un momento di preghiera, seguito dalla processione con l’urna verso la Casa femminile guanelliana “Santa Maria Annunciata”, dove si svolgerà la preghiera di saluto a San Luigi Guanella, prima della partenza dell’urna per Olgiate Comasco. Per informazioni: 0332.624080. ■ Cittiglio Musica e teatro A ppuntamento con il XV ciclo della rassegna musicale internazionale Barbara Klein che anche quest’anno – per la seconda volta - farà tappa a Cittiglio, nella chiesa parrocchiale di San Giulio alle ore 21.00 di Lunedì 9 aprile. L’organizzazione è dell’Associazione culturale “Il Bordone”. Sabato 21 aprile, alle ore 21.00 presso il salone teatro dell’oratorio di Cittiglio è programmato lo spettacolo dialettale “La man in dul foeugh”, proposto dalla Compagnia teatrale “La famiglia Bosina” di Varese. Lo spettacolo rientra tra quelli inseriti nella 10° rassegna di teatro dialettale “Ra Sciloria”, promossa dalla Provincia di Varese. ■ Cavona Pellegrinaggio vocazionale S abato 21 aprile, ritrovo al mattino, alle ore 7.00, presso la cappelletta di S. Teresa per la recita del S. Rosario. Alle 7.30 Messa in S. Casa a Cavona. Animerà l’incontro la parrocchia di Cunardo. ■ Il bando della Comunità Valli del Verbano scade il 15 aprile Contributi per l’agricoltura montana I l prossimo 15 aprile scadrà il tempo per la presentazione delle domande per aderire al bando proposto dalla Comunità montana Valli del Verbano riservato agli “Interventi a sostegno dell’agricoltura in aree montane”, che eroga contributi ai sensi dell’Art. 24 della Legge Regionale 31 del 2008. Le modalità operative di presentazione delle domande - che devono essere indirizzate al Settore Agricoltura della Comunità Montana Valli del Verbano tramite S.I.A.R.L. (Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia) - sono elencate e definite nel bando scaricabile dal sito www. vallidelverbano.va.it. Le tipologie di interventi ammissibili al finanziamento riguardano genericamente “Aiuti agli investimenti nelle aziende agricole”, ma nello specifico sono suddivise nella Misura 2.1: • 2.1.1: Realizzazione e adeguamento dei fabbricati rurali; • 2.1.2: Interventi strutturali, acquisto di impianti e attrezzature per le attività di trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; • 2.1.3: Acquisto di attrezzature per la modernizzazione delle stalle; • 2.1.4: Adeguamento e modernizzazione del parco macchine e delle attrezzature; • 2.1.5: Colture arbustive e arboree di particolare pregio; • 2.1.6: Opere di miglioramento fondiario; e nella Misura 2.2: • 2.2.5: Interventi strutturali, acquisto di impianti e attrezzature per la produzione, lavorazione e trasformazione del latte e per la conservazione dei prodotti derivati. Per informazioni contattare: Renato Cremonesi: 0332/991.001 – 133. E-mail: [email protected]. A.C. Sondrio Cronaca LANZADA. Durante la Messa della domenica di Pasqua Arriva una reliquia del beato Giovanni Paolo II S arà benedetta domenica, durante la Messa delle ore 10 a Lanzada, la nuova scultura in pietra ollare realizzata da Silvio Gaggi, artista di Chiesa in Valmalenco. L’opera, commissionata dal parroco di Lanzada, don Claudio Rossatti, è dedicata al beato papa Giovanni Paolo II e sarà arricchita da una sua reliquia che sarà incastonata ai piedi dell’opera. Non una reliquia di prima classe, «ex ossibus», ma una di seconda classe, pure importante, «ex habitu». Si tratta, infatti, di un pezzetto della prima veste talare bianca indossata da Giovanni Paolo II il giorno della sua elezione al soglio di Pietro, avvenuta il 16 ottobre 1978. La reliquia proviene dunque dall’abito indossato dal beato in occasione delle prime e famose parole rivolte al mondo dal loggione parrocchia di Lanzada stava preparando della Basilica di San Pietro («Se sbaglio, la scultura dedicata a Giovanni Paolo mi corrigerete». II, è scaturita l’idea di donare la reliquia Il frammento dell’abito è giunto nel perché fosse inserita nell’opera. paese malenco grazie all’interessamento Con quest’occasione si rinnova ancora del segretario particolare del novello una volta l’affetto e l’attaccamento della cardinale Francesco Coccopalmerio, Valmalenco alla figura del papa polacco don Angelo Colombo, il quale a sua cui, a pochi mesi di distanza dalla sua volta ricevette la reliquia in dono morte, fu già dedicata la cima Valfontana dal cardinale Stanisław Dziwisz, ora arcivescovo di Cravovia, che fu segretario – ora meta di un pellegrinaggio annuale organizzato dal parroco di Chiesa, don di Giovanni Paolo II per tutto il suo Alfonso Rossi – sulla quale fu pubblicata pontificato e prima ancora durante un’altra opera dell’artista Silvio Gaggi. l’episcopato in Polonia. Il passaggio a Dopo l’accoglienza e la benedizione di Lanzada è stato possibile in occasione domenica, l’opera rimarrà nella chiesa del concistoro dello scorso 18 febbraio, di Lanzada, in attesa di essere mostrata quando Coccopalmerio è stato creato anche al cardinale Coccopalmerio in cardinale, e a Roma era presente una occasione della sua prossima visita in delegazione valtellinese. Saputo che la Vinitaly 2012: un successo per i vini di Valtellina Sono stati 25 mila i visitatori allo stand Valtellina nei quattro giorni di fiera, da domenica 25 a mercoledì 28 marzo. S i è concluso all’insegna delle emozioni e dei successi il Vinitaly 2012 per il Consorzio Tutela Vini Valtellina, che nei quattro giorni di fiera – da domenica 25 a mercoledì 28 marzo – ha fatto registrare un’ottima affluenza di visitatori, degustatori e buyer nazionali e internazionali, confermandosi un importante punto di riferimento per tutti gli appassionati di vino e per gli addetti ai lavori. Il dato ufficiale di Vinitaly conferma che le visite al Padiglione Lombardia, da parte di un pubblico sempre più specializzato e di un settore italiano in grande crescita, sono state oltre 50 mila, su un totale di 140 mila presenze indicato da Verona Fiere. Per lo stand Valtellina sono 25 mila i visitatori stimati tra operatori, giornalisti e buyer, con grande affluenza di pubblico soprattutto nelle prime tre giornate di manifestazione. Espositori e operatori hanno promosso la nuova formula di Vinitaly su quattro giorni con apertura domenica, a dimostrazione della capacità del più importante salone dedicato al vino di innovarsi sempre più in chiave business. Sul totale dei contatti delle aziende valtellinesi si stimano un 75% di visite di clienti già consolidati e un 25% di nuovi contatti da ricercare soprattutto tra province e regioni del Centro-Nord Italia (es. Toscana, Emilia Romagna, Liguria, etc.) che iniziano ad apprezzare sempre di più i vini valtellinesi. Tocca ora ai produttori cogliere le opportunità che questa fiera ha dato. La Valtellina ha vinto la sua scommessa e registra dunque un Vinitaly dal bilancio decisamente positivo. La ricetta vincente di abbinare al vino la Valtellina prevista per il 9 e il 10 giugno prossimi. In quell’occasione il porporato sarà ospite del Lions di Sondrio, in quanto insignito del “Lions d’oro” e della parrocchia di Sernio, suo paese d’orgine, dove celebrerà la Cresima. Ma, se sarà possibile, il cardinale sarà invitato in Valmalenco perché possa nuovamente benedire la scultura ed essere personalmente ringraziato per il dono della reliquia in essa contenuto. gastronomia, il turismo, la cultura e la storia ha dato i suoi frutti con grande soddisfazione delle 18 cantine presenti a Verona. Un mix variegato con un unico collante d’eccezione: il territorio. Una formula ben assortita che ha visto tutta la filiera valtellinese nella vetrina internazionale di Verona per fare respirare la sinergia che insieme si rappresenta. Decisivo l’abbinamento dei prestigiosi rossi con i piatti del territorio in veste finger food curati da uno staff di chef valtellinesi coordinati da Stefano Masanti presidente del gruppo Ristoratori della provincia di Sondrio. La “piazza” è stata inoltre animata da Radio Number One che ha mandato in onda l’alta qualità minuto per minuto. Ogni giorno diretta con commenti, testimonianze, ospiti, produttori, autorità locali e giornalisti. «Un bilancio assolutamente positivo – ha affermato Mamete Prevostini, presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina –. Siamo entusiasti del successo ottenuto. La Valtellina ha dimostrato di essere un territorio importante e di forte attrazione. La gente inizia ad affezionarsi ai nostri vini, alla cultura enogastronomica, al nostro territorio. La scelta di presentarci con un sistema integrato si è rivelato essere la chiave vincente della manifestazione. Siamo sulla strada giusta. La formula studiata per Vinitaly funziona, sta dando i suoi risultati. Abbiamo presentato i nostri vini ottenendo ottimi riscontri, ma sono convinto che questa manifestazione sia stata un ottimo palcoscenico per tutto il territorio». I riconoscimenti ottenuti dalla Valtellina a Vinitaly si concretizzano anche con il premio “Benemerito della viticoltura italiana Medaglia Cangrande” – uno dei più prestigiosi riconoscimenti all’ interno del panorama vitivinicolo nazionale – consegnato all’azienda Ar.Pe.Pe. a dimostrazione che dai terrazzamenti della Valtellina provengono da sempre vini che sono testimonianza di un saper fare millenario. Va ricordato che Vinitaly è un progetto che è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Consorzio Tutela Vini di Valtellina, Provincia di Sondrio – Assessorato al Turismo, Camera di Commercio di Sondrio, Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina, Unione Commercianti della Provincia di Sondrio – Associazione Ristoratori e Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina. Sabato, 7 aprile 2012 29 Notizie flash ■ Ponte in V.na “Ponte in Fiore”: due mostre in programma Nell’ambito delle manifestazioni in programma per la rassegna Ponte in Fiore 2012, che si tiene a Ponte dal 7 aprile al 13 maggio, la Biblioteca comunale “Libero della Briotta” del vivace centro della Media Valle, in collaborazione con il proprio Comune e con il patrocinio di enti pubblici e privati, organizza due mostre. La prima, una mostra d’arte intitolata “Epifanie e tulipani eretiche policromie“ di Marilena Garavatti, sarà inaugurata sabato 7 alle ore 18 presso il Teatro Comunale Giuseppe Piazzi in Piazza Bernardino Luini e rispetterà i seguenti orari di apertura da domenica 8 aprile a martedì 1° maggio: domenica e festivi dalle ore 11 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 18; venerdì dalle ore 18 alle ore 20 e sabato dalle ore 15 alle ore 18. La seconda, organizzata anche con la collaborazione dell’Associazione Amici Anziani di Ponte, è una mostra fotografica intitolata “Sguardi di Fillide” di Hans-Jörg Victor Bannwart e sarà inaugurata domenica 8 alle ore 11 presso la sala dell’Associazione Amici Anziani in Piazza Luini e resterà aperta nello stesso periodo e rispettando gli stessi orari dell’altra. Pi. Me. ■ Sondrio Corso Maturandi con Gioventù Studentesca Anche quest’anno, come ormai da oltre vent’anni, Gioventù Studentesca di Sondrio organizza il Corso Maturandi, coinvolgendo insegnanti e studenti non solo per aiutare questi ultimi in vista degli Esami di Stato, ma anche per testimoniare una ragione possibile. Stavolta il tema, “Il Viaggio”, è suggerito da un pensiero tratto da “À la recherche du temps perdu” di Marcel Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi», è la sfida a «vedere con occhi nuovi una bellezza nella letteratura, nella storia, nella scienza...». Il primo dei quattro appuntamenti in programma è per giovedì 19 aprile alle ore 14.30 presso la sala del Credito Valtellinese in via Delle Pergole 10. Interverrà il prof. Andrea Caspani, docente di storia, su “Il Novecento, secolo di ideologie?”. Parallelamente vengono proposti “I martedì scientifici”, che si terranno dalle ore 14.30 alle ore 16.00 presso il liceo Pio XII a partire da martedì 8 maggio, quattro esercitazioni per prepararsi al questionario della prova d’esame del liceo scientifico. Le iscrizioni vanno presentate entro il 27 aprile in occasione del secondo incontro del Corso Maturandi. Entrambe le iniziative sono realizzate in collaborazione con il Centro culturale e sociale “Don Minzoni”, il Liceo scientifico Pio XII e la Consulta Scolastica Provinciale e hanno il contributo del Gruppo Credito Valtellinese. Per informazioni e dettagli rivolgersi a Gioventù Studentesca, via Cesare Battisti 18, 23100 Sondrio, tel. 0342.218369. Pi. Me. ■ Grosio Il nuovo Dizionario Etimologico Etnografico è in programma per sabato 14 aprile, alle ore 21 nella Sala della Comunità, la presentazione del Dizionario Etimologico Etnografico Grosino (DEEG). Grazie alla ricerca degli autori Gabriele Antonioli, Remo Bracchi e Giacomo Rinaldi, la pubblicazione è passata dalle 1100 pagine della prima edizione pubblicata nel 1995 alle attuali 1900 pagine. Sondrio Cronaca 30 Sabato, 7 aprile 2012 ■ Nuova Olonio Incontro sulla figura di san Luigi Guanella In occasione dell’arrivo dell’urna di San Luigi Guanella presso la parrocchia “SS. Salvatore” di Nuova Olonio è stato organizzato un incontro volto ad approfondire il contesto storico, culturale, ecclesiale e sociale in cui ha operato il Santo. La serata, avente come tema “Don Luigi Guanella: un santo a Nuova Olonio nella storia del suo tempo”, prevede l’intervento di monsignor Saverio Xeres e dello storico locale professor Guido Scaramellini. L’evento è uno degli appuntamenti proposti dal Comune di Dubino in collaborazione con la parrocchia guanelliana all’interno dell’Anno Culturale 2011/12 e si terrà presso la Sala Civica di Nuova Olonio giovedì 12 aprile alle ore 20.45. ELENA OREGGIONI ■ Sondrio Libri usati per i progetti solidali in Bangladesh Nell’ambito delle sue attività di promozione sociale, la “Bottega della Solidarietà” di Sondrio organizza per il pomeriggio di sabato 14 aprile, davanti alla sua sede in via Piazzi 18, un’iniziativa durante la quale sarà possibile scegliere tra un assortimento di libri usati di diversi tipi e tematiche, a fronte di un’offerta libera. È un primo esperimento che, qualora riscontrasse interesse e successo, potrebbe essere ripetuto periodicamente. I fondi raccolti saranno destinati ai progetti di scolarizzazione in Bangladesh, che l’associazione sostiene dal 1995 tramite una forma particolare di “adozione a distanza”: non sono i singoli studenti ad essere sostenuti/adottati, ma i singoli progetti; l’esperienza di chi gestisce in prima persona, in Bangladesh, i progetti educativi ha suggerito questa forma in quanto meno discriminatoria e maggiormente efficace. In Bottega si potrà trovare ampia e dettagliata documentazione su questa esperienza, che dà davvero grandi risultati coinvolgendo le fasce più marginali della popolazione bengalese (fuori casta, nomadi e tribali) che incontrano molte difficoltà ad accedere all’istruzione. ■ Chiavenna Sei laveggi in dono all’Istituto Alberghiero Significativa la cerimonia svoltasi nei giorni scorsi all’Istituto Alberghiero di Stato “Crotto Caurga” di Chiavenna. Alla presenza del presidente della Comunità montana della Valchiavenna Severino De Stefani, gli assessori comunali alla cultura Raffaella Palmi, Aldo De Pedrini e di Antonio Tonola, titolare del ristorante Lanterna Verde, il presidente dell’Associazione italo-svizzera per gli scavi di Piuro Gianni Lisignoli ha ufficialmente consegnato sei laveggi in pietra ollare al dirigente della scuola professor Giuseppe Guanella. Lo scopo è quello di diffondere l’uso di questa millenaria tradizione culinaria chiavennasca anche tra le nuove generazioni, che da decenni vengono formate all’Istituto alberghiero. Tanto più che lo stesso è intitolato, per iniziativa del suo fondatore professor Luigi Festorazzi, al crotto Caurga, dove una cava di pietra ollare era in funzione fin dall’epoca romana, come testimonia la scritta “Salvius” e come conferma lo scrittore romano Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis historia”. Questo con altre notizie storiche sulla diffusione e l’importanza dei laveggi è stato illustrato durante la cerimonia dal professor Guido Scaramellini, presidente del Centro di studi storici, che, insieme all’Associazione di Piuro, ha promosso l’iniziativa. Il dirigente scolastico ha assicurato l’utilizzo dei laveggi e dato appuntamento a una dimostrazione pratica. Da parte sua l’assessore Palmi ha sottolineato la necessità di tutelare questo prodotto. comunità di mello e civo La Sacra Rappresentazione il 14 aprile L’appuntamento è presso la chiesa parrocchiale di Mello, alle ore 21.00, avendo come riferimento il Piano pastorale “C aro salutis est cardo” – Il Corpo di Cristo cardine della salvezza”. La sapiente affermazione dell’autore cristiano Tertulliano ci introduce nello spirito della rappresentazione della Pasqua di quest’anno, che ci aiuterà a meditare sulla Parola di Dio attraverso le immagini. La Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi, e grazie al suo ingresso nella storia, possiamo vivere con la gioiosa speranza della salvezza, donataci attraverso il sacrificio d’amore. Il Verbo fatto carne, l’Uomo-Dio, nella pienezza della risurrezione, si manifesta corporalmente, come “segno efficace della grazia”, agli Apostoli e, in modo particolare, ai due discepoli in cammino verso Emmaus. Uomini in cammino, che molti artisti hanno tentato di rappresentare, in veri e propri capolavori d’arte per esprimere l’originale forza spirituale che si sprigiona dalla Sacra Scrittura: nei volti dei “due di Emmaus” ci sono i nostri, nei loro passi i nostri passi, nel loro cuore “ardente d’amore” i nostri cuori, nella loro casa e sulla loro mensa il Pane di vita ancora oggi spezzato per noi. Da queste parole del Vescovo, riprese dal Piano Pastorale “Il Maestro è qui e cammina con noi”, possiamo scoprire la logica del nostro riflettere sulla Parola di Dio, con la quale il Signore parla ai suoi amici, si intrattiene con essi e li invita alla piena comunione con sé. Possiamo comprendere che le diverse manifestazioni con cui Dio ci parla, dalla Sacra Scrittura alla Tradizione della Chiesa alle grandi opere d’arte, costituiscono una Parola unica, non una parola semplicemente scritta e muta, ma Verbo incarnato e vivo in mezzo a noi. Attingendo da questa sinfonia unica della Parola, mediteremo sulle manifestazioni artistiche proprie del periodo pasquale, collegate tra loro dalla Sindone, Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro (Benedetto XVI), per poter realizzare un parallelo tra la Parola e l’immagine. Il “Cenacolo” di Leonardo, rappresentazione viva del sacrificio eucaristico, ci invita a riconoscere il cardine attraverso il quale Gesù ci unisce intimamente a sé e fra noi, ci innesta e ci trasforma in Lui, ci fa partecipi della comunione di vita divina trinitaria e ci spinge ad amare come Lui ci ha amati. La “Pala di Isenheim” di Matthias Grünewald, icona della Passione, dell’ora di totale donazione di Gesù per l’umanità, ci mostra una scena di dolore molto forte, percepibile dal volto di ogni personaggio. Grünewald ci mostra gli orrori della crudele agonia: un Cristo deformato dalla tortura della croce, le spine penetrano nelle ferite che ricoprono l’intera figura. Il sangue rosso scuro contrasta nettamente con il verde smorto della carne. Cristo crocifisso esprime il significato della sua sofferenza attraverso le fattezze ed il gesto commovente delle mani.» (Ernst Gombrich). Ad un lato della croce vediamo Maria, con il velo e una bianca veste, sorretta pietosamente da San Giovanni vestito di rosso. Una piccola Maddalena si contorce nel cordoglio tendendo le mani giunte verso la croce. Sull’altro lato della croce, con insolita iconografia, troviamo la figura del Battista, che indica il Cristo. Ai suoi piedi l’Agnello di Dio, con il petto ferito ed una coppa che raccoglie il sangue che ne esce. Alle spalle del Battista leggiamo la scritta Illum oportet crescere, me autem minui (“Egli deve crescere e io invece diminuire”), tratta dal Vangelo secondo Giovanni. La Pietà di Michelangelo ci mostra Maria che abbraccia suo Figlio deposto dalla Croce; in quel gesto d’amore abbraccia ognuno di noi e lei, che seppe intonare il Magnificat, ci insegna a cantare la lode che vince il dolore, l’amore che vince ogni lacrima e ci contagia con la vera speranza. La rappresentazione pasquale si terrà sabato 14 aprile alle ore 21.00 nella chiesa parrocchiale di Mello, tenendo presente l’invito rivoltoci dal Vescovo a riscoprire la Parola di Dio. Come lui ci indica “Il Maestro è qui e cammina con noi”, noi possiamo aggiungere.. “anche il nostro Vescovo è qui; camminiamo con Lui”. (Davide Bonadeo) Prossima visita il 21 aprile Da Pianazzola a Sant’Andrea O ltre un centinaio di persone, tra soci e simpatizzanti del Centro di studi storici valchiavennaschi, ha partecipato alla prima visita guidata di quest’anno, alla frazione chiavennasca di Pianazzola. Nel primo pomeriggio di sabato 31 marzo il sagrato della chiesa del paese era già affollato di persone, pronte per iniziare il giro attraverso le antiche case della località. Come è consuetudine, ha fatto da guida il prof. Guido Scaramellini, presidente dell’associazione che da sette anni organizza queste uscite, rivolte a luoghi e a monumenti non facilmente accessibili. Dopo aver illustrato l’origine di Pianazzola, il cui toponimo è chiaro, significando pianoro, non diversamente da Pianazzo nel comune di Madesimo, il professore ha ricordato che l’abitato fu anticamente un maggengo, tappa intermedia prima di salire con il bestiame a Dalò e, soprattutto, a Lagùnc. A partire dal Quattrocento cominciò ad essere permanentemente abitato da un certo numero di persone e sorse la chiesa, dedicata a San Bernardino da Siena, come quella coeva a Savogno di Piuro. Dello stesso secolo rimane sull’esterno un grande affresco raffigurante san Cristoforo, probabilmente opera di Andrea de Passeris di Torno. La chiesa, restaurata nel 1985, conserva una pregevole tela del compatrono san Gottardo, opera dell’artista ticinese Francesco Guglielmetti, una statua di Madonna settecentesca in legno, proveniente dall’ex chiesa di San Pietro a Chiavenna, annessa all’ex convento delle Agostiniane, e un altare ligneo settecentesco in legno intagliato e dorato. Altri oggetti più preziosi, tra cui due statue lignee di un’ancona e una croce astìle, sono esposti nel Museo del Tesoro a Chiavenna, dove è pure una pianeta del Settecento. È il caso di ricordare che agli sposi di Pianazzola spettava il diritto di entrare dalla porta maggiore della collegiata di San Lorenzo a Chiavenna, come riconoscenza del fatto che nel 1537 quegli abitanti avevano segnalato per primi l’incendio scoppiato di notte nella stessa collegiata. La visita a Pianazzola è proseguita lungo il caratteristico lavatoio “a l’aqua” sulla val Viola, passando dal cimitero ottocentesco, sulla cui cappella sono murate alcune croci in ferro e lapidi, eseguite in loco con particolare buon gusto. Si è quindi passati alle case, a partire da quella datata 1585, e ai crotti “dént in la val”, una delle otto località di crotti sparse sui Ronchi di Pianazzola. Gli amici del Consorzio per la salvaguardia e la valorizzazione della frazione hanno offerto in chiusura a tutti i partecipanti un ricco rinfresco, dimostrando grande disponibilità e amore per il paese, giustamente definito nel pieghevole distribuito a tutti i presenti “il balcone di Chiavenna”. La prossima visita guidata, organizzata dal Centro di studi storici valchiavennaschi in collaborazione con l’Associazione culturale biblioteca di Samolaco, avrà come meta Sant’Andrea “al Mót” sopra Era, dove si potranno ammirare gli affreschi cinquecenteschi dell’ex abside dell’edificio, oggi una delle cappelle laterali, il cui restauro curato da Ornella Sterlocchi e promosso dallo stesso Centro di studi storici valchiavennaschi è ormai terminato. Nell’occasione si potranno vedere anche gli affreschi eseguiti nell’abside da Giovan Battista Macolino tra il 1631 e l’anno successivo. L’appuntamento è per sabato 21 aprile alle ore 14.30 sul sagrato della chiesa di Sant’Andrea “al Mót” dove recentemente sono emerse le mura di una fortificazione medioevale. (C.P.) Sondrio Cronaca Sabato, 7 aprile 2012 31 Provincia. A sostegno di quattro progetti Dalla Fondazione Cariplo 360mila euro A rrivano a Sondrio e provincia 360 mila euro per quattro nuovi contributi deliberati nei giorni scorsi dal Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cariplo. Progetti importanti con un’attenzione particolare ai bisogni sociali e alle esigenze delle persone come il centro di accoglienza diurno per le persone anziane autosufficienti a Ponte in Valtellina o come le opere di ammodernamento alla scuola primaria di Dubino, frazione di Nuova Olonio. Ma non solo. Due progetti riguardano invece il settore Arte e cultura. Il restauro conservativo del campanile della Chiesa di San Pietro a Morbegno e l’impiantistica al Centro Polifunzionale di Ardenno. «Quattro iniziative dedicate alla nostra comunità localedichiara Marco Dell’Acqua, membro della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo –. Progetti eterogenei che parlano di arte e tradizioni locali ma anche di servizi alla persona, con una particolare attenzione alle categorie più fragili come gli anziani e i bambini. Ancora una volta è stata dimostrata da parte di Fondazione Cariplo e, in particolare, del Presidente Guzzetti vicinanza e amicizia al territorio di Sondrio e provincia. Nello scorso anno, per citare qualche dato, Fondazione Cariplo ha deliberato per Sondrio ben 762 progetti per 53,2 milioni di euro». Un merito particolare alle associazioni del territorio, sempre più organizzate e propositive. «Abbiamo riscontrato nel corso degli anni – ha aggiunto Dell’Acqua – segnali di cambiamento, di evoluzione da parte delle organizzazioni del territorio. Questo ci ha permesso di sostenere più progetti e con risultati sempre migliori». Deliberati nei giorni scorsi quattro nuovi contributi per il territorio di Sondrio e provincia. Una particolare attenzione ai bisogni sociali, ma non solo. I PROGETTI autosufficienti. Contributo: 100mila euro Di seguito riportiamo i progetti sostenuti. Comune di Dubino per interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, adeguamento funzionale, realizzazione di nuovi impianti tecnici e messa in sicurezza dell’edificio ospitante la Scuola Primaria in Nuova Olonio. Contributo: 60mila euro Comune di Ardenno per la realizzazione di un impianto di riscaldamento e trattamento dell’aria presso il Centro Polifunzionale di Ardenno. Contributo: 100mila euro Casa di riposo “Costante Patrizi onlus” Ponte in Valtellina per la realizzazione di un Centro di Accoglienza diurno per persone anziane Nuovo sito web per l’azienda ospedaliera L’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna ha completato il restyling del portale internet aziendale www.aovv.it. Frutto di un lavoro interdisciplinare, il sito web, basato su un motore CMS evoluto (sistema per la gestione dei contenuti), è stato riprogettato per rispondere al meglio all’esigenza di informazione all’utenza. Il portale aderisce agli standard W3C in modo da garantire il rispetto di regole internazionali nell’ottica del miglioramento della fruibilità delle informazioni tramite i siti web. Il recente intervento è stato finalizzato da un lato a Parrocchia San Giovanni Battista di Morbegno per il restauro conservativo del campanile, della facciata principale e delle due facciate laterali della chiesa di San Pietro (nella foto). Contributo: 100mila euro. rendere le informazioni facilmente reperibili per i cittadini e, dall’altro, a permettere maggiore autonomia nell’aggiornamento dei contenuti agli amministratori della struttura. La nuova interfaccia, caratterizzata da una grafica gradevole in linea con il Portale di Regione Lombardia, dà una notevole rapidità e semplicità di accesso e da una nuova modalità comunicativa che presenta le notizie importanti in primo piano, rende la navigazione in internet più intuitiva, e maggiormente usabile da parte degli utenti. Il nuovo portale, insieme con l’edizione bimestrale dell’Aovv notizie rappresenta un lusinghiero traguardo raggiunto nell’ambito delle iniziative in materia di comunicazione per migliorare l’accesso alle prestazioni e informare sulle più importanti attività sanitarie erogate in tutte le strutture dell’Azienda Ospedaliera su tutto il territorio Provinciale. «Distretto Culturale della Valtellina» al via L unedì scorso, al termine della conferenza stampa di presentazione dell’azione 1 del Distretto Culturale, Sergio Schena, segretario generale della Fondazione di Sviluppo Locale e responsabile del Progetto Distretto Culturale della Valtellina, Costantino Tornadù, assessore provinciale alla Cultura, Augusta Corbellini, presidente della Società Storica Valtellinese e Rita Pezzola, in rappresentanza dell’Associazione culturale Ad Fontes di Morbegno, hanno sottoscritto il documento che definisce la Convenzione per la ricerca scientifica e la valorizzazione del versante retico della bassa e media Valtellina. Questa è la zona più tipica del nostro paesaggio antropizzato, caratterizzato da terrazzamenti vitati, ma anche da edifici storico artistici, civili e religiosi, di notevole pregio e valore simbolico, tra cui chiese anche di grandi dimensioni dotate di opere lignee e affreschi rinascimentali e barocchi. Si tratta del primo passo di attuazione del Progetto Distretto Culturale, nato da un’idea della Fondazione Cariplo, con il proposito di realizzare una campionatura organica, seppure non esaustiva, delle emergenze culturali, architettoniche, storiche, antropologiche e religiose che si incontrano lungo la linea già definita di un percorso escursionistico ciclopedonale. Lo scopo del progetto è di dimostrare che gli investimenti culturali rappresentano un valore aggiunto realmente in grado di rendere competitivo l’intero territorio valtellinese, divenendo volano di crescita individuale e collettiva. Va detto che vi è impegnata una parte molto contenuta dell’investimento – meno dell’1% del totale –, e tuttavia significativa, perché impegna le associazioni culturali del territorio in una collaborazione strutturata per «la ricerca scientifica finalizzata alla valorizzazione dei beni culturali» e «la realizzazione di ricerche storiche legate al territorio». «L’odierna sottoscrizione della convenzione – ha spiegato Schena – rappresenta un importante passo avanti verso la realizzazione del percorso ciclo-pedonale, poiché attesta la volontà del Distretto di accrescere le competenze attraverso collaborazioni di prestigio. I due organismi, la Società Storica e Ad Fontes, garantiranno un apporto di conoscenza e di esperienza che metteranno al servizio del progetto». L’assessore Tornadù, dopo aver ribadito che questo è solo l’inizio di un progetto che dovrà camminare per molti anni, ha concluso sottolineando che «Il coinvolgimento di risorse già presenti sul territorio, nel nostro caso di associazioni attivamente impegnate in ambito storico e artistico, realizza il nostro intento come Provincia di allargare sempre di più la partecipazione nella costruzione del Distretto Culturale della Valtellina. Ora sono state chiamate queste due associazioni, ma in seguito saranno interpellati anche altri, perché tutti devono sentirsi coinvolti». Infine hanno preso la parola la presidente Corbellini, che ha messo in evidenza che questa è un’occasione per mettere a frutto le conoscenze maturate da personalità da sempre impegnate nello studio dei vari aspetti ed emergenze che meglio esprimono il legame col passato storico e culturale del nostro territorio, mentre Pezzola ha osservato anzitutto che tutto il paesaggio è cultura, in quanto riflette un’antropizzazione millenaria Veduta aerea del convento di san lorenzo a sondrio e dei terrazzamenti retici della frazione di sant’anna perfettamente inserita nell’ambiente e quella attuale è sicuramente anche un’opportunità per tutta la Valle e per le associazioni, perché diventino capaci di catalizzare sul territorio quelle professionalità, soprattutto giovani, che in tal modo hanno un’occasione per mettere in gioco le loro competenze. PIERANGELO MELGARA Alta Valle 32 Sabato, 7 aprile 2012 Un nuovo opuscolo-guida Tirano, guida alla città militare E “Tirano, città militare” è un liana e Nemo Canetta, milanesi d’origine, valtellinesi opuscolo nato per portare la d’adozione e, tra l’altro, storia locale all’attenzione studiosi della Storia Militare del turista e della gente delle Retiche, nella serata dello scorso venerdì 30 marzo, presso del posto, che va spesso a la Sala Consiliare del Comune di dimenticare le ricchezze Tirano, hanno presentato Tirano, città militare. Si tratta di un delle proprie origini. opuscolo–guida da loro ideato con hanno fatto costruire le mura la partecipazione del Museo Etnografico Tiranese e poi difensive. In Provincia di Sondrio solo un’altra cittadina promosso dal Comune nell’ambito delle iniziative per il ne era fornita, Chiavenna. Ciò prova quanto fosse 150° dell’Unità d’Italia. Il Museo, peraltro, sarà sede del fondamentale per il possesso della Valle dell’Adda. Il neo costituito Centro studi storico-militari di Valtellina e suo ruolo di prim’ordine prosegue durante le Guerre Valchiavenna. di Indipendenza, come mostrano i diversi segni di L’opuscolo è un itinerario che unisce punti della passaggio di Garibaldi e la presenza di persone di un città di interesse militare, presentando Tirano da un certo spessore nel quadro politico e militare dell’Italia singolare punto di vista. La mini-guida riporta: «Otto risorgimentale: Venosta, Torelli, Merizzi. secoli di storia e vita di una città dalle vicende uniche Nell’800 fu voluto un arruolamento locale per difendere in Valtellina. Mura e caserme, battaglie, palazzi e strade i confini; nacque, così, il Battaglione di Alpini a uniti in un itinerario per comprendere meglio i fatti di Tirano. In questo modo, su una popolazione di seimila ieri e non dimenticare le nostre radici». Proprio così, abitanti, seicento erano alpini. Considerando, poi, la percorrendo le vie indicate si rivivono le origini della presenza di due caserme della Guardia di Finanza e dei città, l’intreccio tra le vicende della grande storia con Carabinieri, sull’intera cittadinanza un migliaio erano la vita umile del popolo tiranese. Si scopre una natura militari. Fino ad arrivare alla Prima Guerra Mondiale militare della città: nasce come punto di controllo quando Tirano, da capolinea della stazione ferroviaria, delle vie di comunicazione che facevano capo alla rappresentava un centro logistico fondamentale per Conca di Tirano. Nel Medioevo gli Sforza di Milano le retrovie del fronte Ortles - Cevedale. Affacciata sulla Valle di Poschiavo, la cittadina era pronta a difendere il territorio da temute invasioni dalla Svizzera. Per questo era stato organizzato un sistema difensivo costituito dal Forte Sertori, che custodiva quattro cannoni puntati sulla Confederazione Elvetica, e quattro Caserme della Finanza unite da trincee, ora visitabili percorrendo sulle Retiche il Sentiero della Memoria; trincee che, oltre al loro ordinario ruolo, fungevano da punto di appoggio in caso di invasione. Nella guida non vengono trattate zone legate alla Seconda Guerra Mondiale per la complessità e la delicatezza insite in queste vicende. Per questo periodo si dovrà attendere un nuovo lavoro, dedicato unicamente ad esso. Tirano, città militare è un opuscolo nato per portare la storia locale all’attenzione del turista e della gente del posto, che, sottoposta a stimoli di altro livello, va spesso a dimenticare le ricchezze delle proprie origini. pagina a cura di LUCIA SCALCO il mercato settimanale diventa luogo storico Il prestigioso riconoscimento è giunto la scorsa settimana dalla Regione. C on la pubblicazione del decreto sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia dello scorso giovedì 29 marzo (Serie ordinaria n. 13,pagina 27), il mercato settimanale di Tirano è stato riconosciuto di valenza storica ed iscritto, come mercato di particolare pregio, nel Registro Regionale dei Luoghi storici del commercio. Un riconoscimento davvero importante se si considera che tale Registo include poco più di un centinaio di luoghi simili in tutta la Lombardia. La domanda di riconoscimento è stata predisposta, in attuazione degli indirizzi dei competenti Assessori, dagli Uffici comunali che hanno dovuto produrre una serie di documenti d’archivio per provare l’esistenza del mercato settimanale fin dal 1834. E del solo mercato si parla, poiché le fiere sono molto più antiche. Il riconoscimento comporta l’inclusione nelle segnalazioni promozionali dei luoghi storici del commercio promossi dalla Regione a sostegno del commercio e del turismo. Tirano. L’iniziativa la scorsa domenica, in occasione della tradizionale fiera di primavera che attira molti visitatori. La biblioteca in fiera si apre a grandi e piccoli C ome ogni anno, la prima domenica di aprile, Tirano si veste a festa per la Fiera di Primavera, un importante momento di scambio e di incontro fra aspettative della gente e proposte di vario genere, al quale affluiscono persone dalla Svizzera e dall’Alta Valle. Dalle 9 alle 18, uno stand diverso quest’anno ha accolto in Piazza Marinoni i primi visitatori: la bancarella della Biblioteca Civica “Paolo e Paola Maria Arcari” di Tirano, con i suoi libri usati, venduti ad un prezzo simbolico, e uno spazio per far viaggiare i bambini nel mondo della lettura. Si tratta di uno spazio importante per portare il servizio al di fuori di sé, per andare oltre i suoi spazi consueti. I bibliotecari, e le volontarie che abitualmente collaborano con loro, hanno voluto vendere libri di seconda mano per sensibilizzare il loro riutilizzo, dare loro una seconda chance. Si tratta di quei libri, normalmente già esposti gratuitamente, ma scartati dal servizio in quanto, per diversi motivi, non sono inseribili nella raccolta della biblioteca: non più recenti, doppioni di volumi già esistenti, ma in condizioni tali da non essere indirizzati al macero. Il ricavato della vendita è destinato al sostegno dei vari progetti della Biblioteca. Accanto all’esposizione di libri è stato creato uno spazio apposito per l’intrattenimento di bambini: una cassettiera ospitava diversi pesciolini, ognuno associato ad un libro. Pescandoli, i bambini sceglievano quale storia farsi raccontare dalle volontarie sotto “l’ombrello delle storie”. Le sagome in cartone di Cappuccetto Rosso e di Pinocchio facevano compagnia ai piccoli ascoltatori. La giornata ha offerto alla Biblioteca un’opportunità di visibilità, di promozione e presentazione delle iniziative in programma per i prossimi mesi: la gita “futurista” a Rovereto prevista per il 29 aprile con visita al Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea e alla Casa Museo Depero; la Mostra “Segno + Ritmo + Scrittura. Da Marinetti a Boccioni, da Palazzeschi a Depero: carte e libri futuristi della Biblioteca”, aperta dal 5 maggio al 24 giugno presso il Palazzo Foppoli di Tirano; il nuovo servizio “Media Library On-Line” che riunisce i sistemi bibliotecari dell’Alta Valtellina, Valtellina e Valchiavenna. Grazie alla recente copertura wifi gratuita nel comune di Tirano, durante la fiera è stato possibile visitare questo portale on –line, al quale si accede per leggere quotidiani e periodici italiani ed internazionali, consultare banche dati ed enciclopedie, prendere in prestito e-book, guardare video ed ascoltare musica. Un’iniziativa simile a quella di quest’anno era stata proposta dalla Biblioteca durante la scorsa Fiera di Pentecoste. Domenica è stata offerta una novità, lo spazio di lettura per i piccoli visitatori: un’attenzione che con creatività ha saputo veicolare l’interesse dei bambini verso i libri. Alta Valle Sabato, 7 aprile 2012 33 Tirano. Dopo l’esperienza al Sermig Giovani: al via il Gruppo Caritativo I l Sermig (Servizio Missionario Giovani di Torino) ha colpito il cuore dei ragazzi e dei giovani universitari e lavoratori dei Vicariati di Grosio e Tirano, che vi hanno trascorso il capodanno appena passato. Il seme piantato ha iniziato a portare i suoi frutti e la Commissione Giovanile Intervicariale ha deciso di lanciare, nelle proprie realtà, ed in autonomia le une dalle altre, alcune attività di volontariato. L’oratorio di Tirano, fortemente spinto da alcuni studenti universitari, ha deciso di dare avvio all’iniziativa lo scorso sabato 31 marzo. Si è così creato il Gruppo Caritativo, composto da una decina di giovani universitari e lavoratori, riuniti nell’equipe organizzativa, e da una trentina di ragazzi delle superiori. C’è una motivazione di fondo a muovere questi ragazzi, espressa nel video di presentazione proiettato durante l’incontro: «Nella vita, qualsiasi strada si prenda, non è possibile cambiare alcune regole: per arrivare in cima si deve faticare e salire. Altre regole, invece, si possono cambiare: non vivere per accumulare, ma donare qualcosa di se stesso a chi ne ha bisogno. Ricordati, c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ora puoi correre: vivi davvero!». Così, gli obiettivi che il gruppo si pone sono duplici: fare del bene, donando del proprio tempo agli altri, e farlo bene, conoscendo chi già fa del bene nel territorio locale, aiutandoli e maturando una coscienza sociale. Concretamente, infatti, il gruppo non vuole sovrapporsi alle numerose attività presenti sul territorio, ma affiancare i servizi già impegnati, prestando loro il proprio tempo, le forze, l’entusiasmo. Il Gruppo Caritativo desidera capire le realtà di volontariato e Gli obiettivi che il gruppo si pone sono duplici: fare del bene, donando del proprio tempo agli altri, e farlo bene, conoscendo chi già fa del bene nel territorio locale. di associazioni di terzo settore presenti nel comune di Tirano, e dintorni, entrare in contatto con loro per comprenderne le esigenze e l’aiuto che si può loro portare, creare dei mini – percorsi con ciascun ente. In questo modo, oltre che rendersi utili, i ragazzi hanno l’opportunità di fare diverse esperienze, per arrivare a trovare il modo, a ciascuno più congeniale, di donarsi. Si tratta, dunque, di un percorso di dono e di maturazione allo stesso tempo. è un gruppo che nasce all’interno della realtà dell’Oratorio di Tirano, ma vuole uscire dai propri confini ed essere aperto a chiunque condivida i medesimi scopi ed ideali. Per iniziare, l’equipe ha steso un calendario che propone ai ragazzi di entrare in contatto con il mondo della Casa di Riposo. La scorsa domenica, i giovani hanno quindi accompagnato gli anziani alla Messa delle Palme, mentre domenica 22 aprile saranno coinvolti in prima persona nell’animazione della Messa. Nelle settimane successive, ai ragazzi del Gruppo Caritativo sarà chiesto di riordinare l’Oratorio in vista del Grest e di impegnarsi in tale attività con uno sguardo attento alle necessità che emergeranno. Altre proposte sono state loro fatte e aspettano di essere accolte dai ragazzi. LUCIA SCALCO Tirano. Nei giorni scorsi l’allestimento a Palazzo Foppoli Il Trenino del Bernina e il mondo di Segantini U n viaggio con il suggestivo Trenino del Bernina e la scoperta di Maloja e di Soglio in Val Bregaglia sono la culla, ed al contempo il tema, della Mostra d’Arte Tirano, il Trenino del Bernina e il Mondo di Giovanni Segantini, che è stata allestita presso il Palazzo Foppoli di Tirano dal 31 marzo al 5 aprile. A partire da questo viaggio, infatti, un gruppo di artisti di Cusano Milanino ha deciso di omaggiare Segantini ed il paesaggio mozzafiato offerto dal trenino rosso con una raccolta di pitture ad olio, acquerelli, opere a tecnica mista, fotografie e sculture. Da incontri di diversi generi, l’esposizione è diventata anche connubio di percorsi artistici differenti. Alcune opere, infatti, sono realizzate a quattro mani, descritte in questo modo dagli autori: «La realtà sociale oggi è basata su interazioni e su rapporti individuali. Qui con queste opere si vuole sperimentare un’interazione tra artisti che modifichi la visuale individuale per approdare oltre la realtà stessa». In queste “contaminazioni” si ritrova la novità proposta nella mostra. Gli artisti di Cusano Milanino – Anna Monti, Alessandra Ceraldi, Davide Espertini, Susanna Maccari, Francesco Orlandini, Roberto Prina e Francesco Sanguinetti – sono stati affiancati nell’esposizione dall’artista locale Michele Falciani. Per l’autunno prossimo è in programma una mostra sull’uva e le viti della Provincia di Sondrio, che verrà preparata con un viaggio tra i terrazzamenti della Valtellina. Lu. S. ◆ Passo dello Stelvio Le frese al lavoro per pulire la strada dove transiterà il prossimo Giro d’Italia L a fresa dell’Anas ha iniziato da qualche giorno ad affrontare i muri di neve presenti sui tornanti del versante lombardo della strada dello Stelvio. Nonostante le scarse precipitazioni invernali il lavoro di sgombero neve ha impegnato a fondo gli addetti, anche perché il vento che solitamente in inverno soffia forte alle quote elevate della IV Cantoniera, aveva riempito ancor di più la sede stradale. La scorsa settimana l’operazione di sgombero in vista del passaggio del Giro d’Italia è stata portata a compimento, con largo anticipo sui tempi previsti, permettendo così agli ispettori dei tracciati della RCS – Marco Della Vedova e Maurizio Molinari – di raggiungere con la loro autovettura il Passo nella giornata di venerdì 30 marzo (nella foto). Da qui al 26 di maggio i lavori di preparazione della sede di arrivo proseguiranno alacremente, così da permettere alle migliaia di appassionati di vedere i ciclisti su ai 2.757 metri del Passo Stelvio, Cima Coppi per antonomasia, arrivo di una tappa da leggenda. Sarà uno spettacolo unico, a cui crede l’amministrazione del Comune di Bormio, affiancata in questo ambizioso evento dagli esperti organizzatori dell’Unione Sportiva Bormiese e sostenuta da Regione Lombardia, Provincia di Sondrio, Bim Adda, Comunità Montana Alta Valtellina. Proviamo ad immaginare una tappa straordinaria, come quella che si annuncia il prossimo 26 maggio. Punto di partenza della 20a tappa sarà Caldes in Val di Sole e, dopo 218 km con un dislivello altimetrico di circa 5.900 metri, si raggiungerà quota 2.757 m., l’arrivo più alto nella storia del Giro: il Passo dello Stelvio. Ma prima di raggiungere l’ambita meta, i corridori dovranno scalare il Passo del Tonale (1.883 m.), il Passo Aprica (1173 m.), scendere fino a Bianzone per poi risalire fino a Teglio (851 m.) e da lì, prima in discesa e poi in leggera salita, portarsi fino a Tovo S. Agata, da dove inizierà la ripida ed inedita salita di questo versante del mitico Mortirolo (fino a 1718 m. di quota e con pendenze fino al 21%). Giusto il tempo per riprendere fiato e, da Grosio, attraversando i paesi più suggestivi dell’Alta Valtellina, raggiungere Bormio, da dove inizia l’ultima grande salita fino su al Passo dello Stelvio (a 2.757 m. e con pendenze fino al 12%). è la terza volta che il Giro ha un arrivo in cima allo Stelvio, come quella del 1965 quando, un’improvvisa nevicata sembrava mettere a repentaglio la tappa, poi salvata dall’intervento di centinaia di spalatori volontari. ARMANDO TRABUCCHI il sopralluogo dei tecnici di rcs, organizzatrice del giro d’italia che sarà sullo stelvio il 26 maggio Spettacoli 34 Sabato, 7 aprile 2012 PROPOSTE. Un invito a scoprire il canale cattolico (n. 28 del digitale terrestre) da circa un anno fortemente rinnovato nei contenuti. Programmi per tutti i gusti... TV2000, una tv che ti accende C on questo slogan Tv2000 (prima dell’avvento del digitale terrestre Sat2000) vuole indicare lo scopo del canale non rendere le persone passive ma coinvolgerle e appassionarle alla vita. Un po’ di storia. Tv2000 nacque nel 1998 come Sat200 per volontà della Cei per essere presente nel panorama televisivo con una emittente cattolica che trasmetteva via satellite e i cui programmi in parte erano ritrasmessi dalle tv locali affiliate, come per il versante radiofonico avveniva e avviene con Circuito In blu. Dal settembre 2009 con l’avvento del digitale terrestre cambia nome in Tv2000 e sarà con l’arrivo di Dino Boffo a direttore di rete nel 2011 che Tv2000 farà un salto di qualità. Nuovi studi, nuovo palinsesto, nuovo sito web, visione anche in diretta streaming sul sito, uso delle tecnologie più recenti per una informazione sempre più puntuale lungo la giornata e per collegarsi col mondo, specialmente i missionari tramite webcam. Da tv un po’ paludata che emergeva nei momenti forti come i viaggi del Papa e le GMG dove dava il meglio di se con cronache, reportage che facevano vivere l’evento, si è passati ad una tv fresca, giovane, varia nell’offerta che non ha rinunciato a seguire i grandi eventi ecclesiali ma che offre anche un informazione giornalistica di primo livello e rubriche di cultura che spaziano dal cinema al teatro, alla letteratura, alla musica. Le serate tematiche sono una scelta indovinata perché aiutano lo spettatore a fidelizzarsi. Lunedì teatro, martedì cinema, mercoledì letteratura e fiction, giovedì arte e musica, venerdì cultura popolare, sabato e domenica i cercatori di Dio. Tanti programmi, un solo scopo: rendere visibile la bellezza della fede. Il nuovo palinsesto è davvero ricco e articolato e merita un approfondimento. In primis le news non solo il notiziario delle 19,40 ma anche gli altri appuntamenti inseriti nel contenitore “Nel cuore dei giorni” che accompagna le varie fasi della giornata. Al mattino la rassegna Tv2000 è una tv che non si ferma all’immagine, che va oltre Una tv che ti accende. E’ una tv che non ha paura di avere un’identità Una tv che si fa riconoscere. TG2000, notiziario veloce e compatto che privilegia la società civile e la realtà internazionale Dal lunedì al sabato alle 19.40 L’unico programma interamente dedicato alla famiglia ‐ In onda dal lunedì al sabato alle ore 18:30 Il maxicontenitore per approfondire l’attualità lungo la giornata. I segreti del teatro, sul palco in platea e dietro le quinte. Il lunedì dopo lo spettacolo teatrale Una tv che attraversa a viso aperto i territori ampi della cultura, Una tv per l’uomo. Una tv che fa informa‐ zione senza temere di essere fuori dal coro Canale 28 Digitale Terrestre e 801 SKY Un viaggio settimanale nella storia, nell’arte e nelle tradizioni del “Bel Paese”. il lunedì alle 12.00 e la dom. alle 13.30 I Passi del Silenzio. Un itinerario tra monasteri di clausura italiani. La domenica 20,30 Cercatori di Dio. Una serata per ripercorrere le figure dei grandi santi raccontate dal cinema. il sabato dalle 21.20 In onda dal lunedì al sabato alle 20.55, TGtg mette a confronto i notiziari della sera. il cinema che ci parla" è il talk dedicato alla settima arte. il martedì dopo il film e ilmercoledì alle 16.00, il sabato alle 14.20 e la domenica alle 23.00. … e poi Film, Teatro, Sceneggiati, Concerti, la S. Messa quotidiana, il Rosario, meditazioni e grandi Eventi Ecclesiali….. E’ una tv per chi crede e per chi cerca. Una tv che offre ogni giorno la celebrazione dell’Eucaristia e la recita del Rosario. Una tv con l’anima Impariamo a conoscere e a far conoscere una emittente che dimostra come si possa fare buona televisione anche con mezzi ridotti. Perché oggi più che mai abbiamo tutti bisogno di una tv di qualità. stampa, alla sera “TgTg”, che scandisce lungo la giornata flesh di informazione e talk per approfondire l’attualità e mette a confronto i notiziari della sera. Obiettivo della trasmissione è riflettere sui meccanismi dell’informazione televisiva, per analizzare temi, criteri e stili narrativi dei telegiornali e stimolare così il senso critico dei telespettatori (dal lunedì al sabato alle 20.55). La cultura viene approfondita dalle seguenti rubriche: “Effeto Notte: il cinema che ci parla” è il talk dedicato alla settima arte: il martedì dopo il film e il mercoledì alle 16.00, il sabato alle 14.20 e la domenica alle 23.00. “Retroscena: I segreti del teatro”, sul palco in platea e dietro le quinte: il lunedì dopo lo spettacolo teatrale. “La compagnia del libro”, un programma che fa “compagnia” all’ascoltatore attraverso il libro: in onda il mercoledì subito dopo lo sceneggiato e, in replica, il giovedì e il sabato alle 16.00, la domenica alle 00.35. “Romanzo Familiare”, l’unico programma interamente dedicato alla famiglia: in onda dal lunedì al sabato alle ore 18.30 condotto da A. Ciampoli e A. Soviero. “I borghi d’Italia”, un viaggio settimanale nella storia, nell’arte e nelle tradizioni del “Bel Paese”: il lunedì alle 12.00 e la domenica alle 13.30. “Cercatori di Dio”, una serata per ripercorrere le figure dei grandi santi raccontate dal cinema: il sabato dalle 21.20. “I Passi del Silenzio”, un itinerario tra monasteri di clausura italiani: la domenica 20,30. E poi ancora: “Mapperò”, ogni lunedì’ alle 23.30 e in replica il martedì alle 13.00. La Santa Messa, dal lunedì al sabato alle ore 8.30, il Rosario da Lourdes, ogni giorno alle 18 e, in replica, alle 20. “Gocce di miele”, programma notturno di «preghiera laica» sul mondo. “Un salmo per te”, ogni giorno alle 8. “La domenica con Benedetto XVI”, ogni sabato alle 17.30 e, in replica, alle 23.55. “Un vescovo una città”, in onda la domenica alle 20.30. “Cultura popolare”, in onda il venerdì dalle 21.20. “Musica e arte”, in onda il giovedì dalle 21.20. Come si può vedere una bella offerta per tutti i gusti. Impariamo a conoscere e a far conoscere un emittente che non ha niente da invidiare ai grandi network, anzi spesso è decisamente superiore. Si può fare buona televisione anche con mezzi ridotti e tutti sappiamo quanto abbiamo bisogno di una tv di qualità. TIZIANO RAFFAINI A Sondrio il film sulla leader birmana A commedia commedia Quasi amici Posti in piedi in paradiso La vita derelitta di Driss, tra carcere, ricerca di sussidi statali e un rapporto non facile con la famiglia, subisce un’impennata quando, a sorpresa, il miliardario paraplegico Philippe lo sceglie come proprio aiutante personale Il film all’Astra di Como dal 5 al 9 aprile e l’11 e 12 aprile. A Chiavenna dal 7 al 10 aprile. A Menaggio dal 7 al 12 aprile. Ultimo film di Verdone racconta le vicende di tre padri separati che, per problemi economici, decidono di dividere un appartamento per far fronte insieme alle spese e all’affitto. Val. ACEC: complesso/brillante. Nella sala della comunità di Livigno l’8 e 9 aprile. ung San Suu Kyi è la donna del momento. Domenica 1 aprile, dopo un’intera vita spesa nella lotta per la democrazione in Myanmar, l’ex Birmania, è stata eletta al parlamento. E’ un piccolo passo perché la giunta militare e i partiti politici che a loro si riferiscono continuano a tenere salde le redini del potere, ma un passo storico per il Paese. Alla figura della leader Birmana, Premio Nobel per la pace nel 1991, è dedicato il film “The Lady”, in programmazione nelle prossime settimane in diverse sale della Comunità. A incominciare da Sondrio. TRAMA: Da Londra dove vive con il marito Michael e i due figli Kim e Alexander, torna nella natia Birmania dove il regime militare sta soffocando ogni anelito di vivere civile. Ben presto ridotta agli arresti domiciliari, Aung tuttavia non si arrende e intorno a lei nasce un movimento di opposizione alla dittatura che cresce sempre di più fino a mettere in difficoltà i generali al potere. Ben ferma sulle proprie posizioni pacifiste, Aung porta la Birmania all’attenzione internazionale, al punto che nel 1991 viene premiata con il Nobel per la Pace, ritirato a Stoccolma dal marito e dai figli. Messa di fronte alla consapevolezza che se decide di tornare a Londra dalla famiglia, non potrà più rientrare nel proprioPaese, Aung sceglie di restare e continuare la battaglia. Nella sala della comunità di Sondrio dal 7 al 12 aprile Lettere e Rubriche Sabato, 7 aprile 2012 35 ❚❚ Lettere al direttore Per Papa Pio IX un giudizio ragionato C aro direttore, non senza una certa sorpresa ho letto la sintesi di una conferenza di mons. Xeres, a pagina 29 del nostro Settimanale del 18 febbraio u.s. La conferenza, tenuta a Sondrio nella Biblioteca Civica, è stata presentata con estrema sintesi da Milly Gualteroni. Queste sono le mie valutazioni nel debito rispetto di quelle diverse. 1) Quando si riferisce che novemila sacerdoti avevano firmato un appello al Papa Pio IX, perché rinunciasse spontaneamente al potere temporale; secondo me, questi sacerdoti portavano acqua al mare. Lo sapeva benissimo anche il Papa che sarebbe stata cosa ottima. Ma, in non pochi casi, l’attimo è nemico del bene. E del resto, Pio VII, non aveva forse resistito a Napoleone niente meno? 2) Quando si riferisce che un tizio, anonimo cattolico, suggerisce al Papa Pio IX che Dio non ha bisogno di un palmo di terra per mantenere la sua Chiesa; faccio notare che Pio IX e in seguito Leone XIII, Pio X, Benedetto XV e Pio XI, quel palmo di terra (leggi Vaticano) lo hanno difeso e voluto e oggi è lo Stato della Città del Vaticano, dopo il Concordato con Mussolini dell’11 febbraio 1929. Caro direttore, dopo gli imponenti studi biografici su Pio IX, del padre gesuita Giacomo Martina (deceduto un mese fa), mi pare che del beato Papa Pio IX andrebbe migliorato molto e dato un giudizio più contestualizzato e ragionato. Non per nulla il beato Papa Giovanni XXIII aveva definito Pio IX “astro benefico”. padre Italo c.P, Morbegno, C aro p. Italo, mi sembra di capire che, nella mia relazione sul più vasto tema del rapporto tra P Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale stati emessi dall’Agenzia delle Entrate. Per calcolare il valore della controversia bisogna riferirsi all’ammontare del tributo richiesto con l’atto che si intende impugnare, al netto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni collegate al tributo, anche se irrogate con separato provvedimento; in caso di liti relative alla irrogazione di sanzioni non collegate al tributo, delle stesse si tiene conto ai fini del valore della lite. Per la presentazione del reclamo trova applicazione la stessa procedura utilizzata per la proposizione del ricorso; in particolare il reclamo deve essere sottoscritto da un difensore abilitato, salvo che per le controversie di valore inferiore ad € 2.582,28, per le quali può essere proposto direttamente dall’interessato, che può stare anche nell’eventuale successivo giudizio senza assistenza tecnica. Il reclamo del contribuente può contenere una motivata proposta di mediazione con la rideterminazione dell’ammontare della pretesa. L’Ufficio, che non intende accogliere il reclamo o la proposta di mediazione del contribuente, a sua volta formula una propria proposta di mediazione, tenendo ✎ parola di vita | enso che il cuore dei discepoli, sentendo questa decisa parola di incoraggiamento di Gesù, abbia sussultato. Come sarebbe meraviglioso se Gesù la potesse indirizzare anche a noi! Per esserne un po’ degni, vediamo di comprenderla. Gesù ha appena fatto il famoso paragone della vite e dei tralci. Egli è la vera vite, il Padre, il vignaiolo, che recide i tralci infruttiferi e pota ogni tralcio che porta frutto, perché ne porti di più. Spiegato questo, egli afferma: ”Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato”. “Siete già mondi…”.Di che purezza si tratta? Di quella disposizione d’animo necessaria per star dinanzi a Dio, di quell’assenza di ostacoli (come il peccato, ad esempio) che si oppongono al contatto col sacro, all’incontro col divino. Per avere questa purezza, fosse (sia) da ritenere necessario e opportuno. I dubbi già espressi al riguardo, fin dai tempi di Pio IX, da molti cattolici sinceri, sono oggi notevolmente rafforzati dal profondo cambiamento intervenuto nel mondo contemporaneo, dove la stessa idea di Stato, come autonoma entità territoriale, ha perso importanza di fronte alla crescente globalizzazione della politica e dell’economia. In ogni caso, quella forma di Stato (per quanto minuscolo) che la Chiesa ha ritenuto utile assumere (e mantenere fino ad oggi) per lo svolgimento del ministero della comunione universale potrà e dovrà essere sempre di nuovo ripensata, alla luce soprattutto della missione propria della Chiesa: l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini. Serve o nuoce un “lembo di terra”, anzi uno Stato (e tutto ciò che ne consegue), a tale compito essenziale? don Saverio Xeres a cura di VITTORIO RUSCONI Il reclamo e la mediazione L’ “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato” (Gv15,3) S cattolici e Risorgimento, l’abbia lasciato perplesso soprattutto il mio “giudizio” su Pio IX, papa nonché beato. Di lui avevo sottolineato, effettivamente, il tenace atteggiamento di difesa dello Stato pontificio di fronte alle pretese del giovane Stato italiano. La sintesi (necessariamente breve, benché precisa) offerta da “Il Settimanale” non ha potuto dare conto di altre sottolineature, da me pure fatte sul comportamento di Pio IX: non solo le ragioni – più che comprensibili – della sua resistenza di fronte a quella che fu, indubbiamente, una violazione del diritto internazionale, da parte dell’Italia, bensì anche lo spirito sinceramente evangelico con il quale il papa si disponeva a perdonare tale sopruso (una volta, naturalmente, che i loro autori avessero accettato di riconoscerlo come tale). Altra questione, poi, è dire se quel “lembo di terra” difeso da Pio IX (anche per le sue imprescindibili responsabilità di Capo di Stato) ❚❚ L’informatore giuridico / 129 art. 39, comma 9, del D.L. 6.7.2011, n. 98 (manovra correttiva), ha introdotto nel D.Lgs. 31.12.1992, n. 546, l’art. 17 bis, rubricato: “Il reclamo e la mediazione”. Tale norma, che trova la propria giustificazione nello scopo da parte del legislatore di ridurre le liti fiscali, entra in vigore nei confronti degli atti dell’Agenzia delle Entrate notificati a decorrere dall’1.4.2012. Secondo tale norma i contribuenti che intendono impugnare gli atti dell’Agenzia delle Entrate, di valore non superiore a 20.000 euro, devono preliminarmente proporre reclamo agli stessi Uffici della Direzione Regionale o Provinciale che hanno emanato l’atto; per gli atti reclamabili il legislatore ha disposto che non è ammessa la conciliazione giudiziale. La presentazione del reclamo è obbligatoria per contestare l’atto ed è condizione di ammissibilità dell’eventuale successivo ricorso, nel caso in cui il reclamo non venga accettato. L’inammissibilità del ricorso presentato senza il preventivo reclamo è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo. L’istituto del reclamo non si applica ai provvedimenti di recupero degli “aiuti di Stato”, che sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Europea, né agli atti che non siano Lettere [email protected] i ricorda ai gentili lettori che le lettere al direttore non dovranno superare le 2200 battute circa. In caso contrario la redazione si ritiene autorizzata a ridurne il contenuto. conto del grado di sostenibilità della pretesa e del principio di economicità dell’azione amministrativa. Il reclamo deve essere elaborato come un normale atto di impugnazione in quanto, nel caso in cui venga esplicitamente respinto o non venga accolto nel termine di 90 giorni, produce gli stessi effetti del ricorso. Per tale motivo deve contenere tutti i possibili motivi di impugnazione e di illegittimità dell’atto, che non potranno più essere presentati successivamente nel caso di mancato accoglimento del reclamo. Dalla data di notifica del provvedimento di rigetto, totale o parziale, o dalla scadenza dei 90 giorni dalla presentazione del reclamo, decorrono ulteriori 30 giorni per la costituzione in giudizio delle parti e la controversia procede davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente secondo le norme previste per il processo tributario. Il legislatore ha inoltre specificato che le spese di giudizio seguono la soccombenza e che la parte soccombente sia condannata a rimborsare oltre alle spese di giudizio una somma pari al 50% delle stesse a titolo di rimborso dei costi del procedimento del reclamo non andato a buon fine. di Chiara Lubich Aprile 2012: «Voi siete già mondi...» La Parola, messaggio di speranza è necessario un aiuto dall’Alto. Già nell’Antico Testamento, l’uomo aveva preso coscienza della sua incapacità di avvicinarsi a Dio con le su forze. Occorreva che Dio gli purificasse il cuore; gli desse un cuore nuovo. Un bellissimo Salmo dice: “…crea in me, o Dio, un cuore puro”. “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato”. Secondo Gesù vi è un mezzo per essere puri, ed è la sua Parola. Quella Parola che i discepoli hanno udito, cui hanno aderito, li ha purificati. La Parola di Gesù, infatti, non è come le parole umane. In essa è presente Cristo come, in altro modo, è presente nell’Eucarestia. Per essa Cristo n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: entra in noi. Accettandola, praticandola si fa in modo che Cristo nasca e cresca nel nostro cuore. Paolo VI diceva: “Come si fa presente Gesù nella anime? Attraverso la comunicazione della Parola passa il pensiero divino, passa il Verbo, il Figlio di Dio fatto uomo. Si potrebbe asserire che il Signore s’incarna dentro di noi quando accettiamo che la Parola venga a vivere dentro di noi”. “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato”. La Parola di Gesù viene paragonata anche a un seme gettato nell’intimo del credente. Accolta, penetra nell’uomo e, come un seme, si sviluppa, cresce, porta frutto, “cristifica”, rendendoci conformi a Cristo. Essa, così interiorizzata dallo Spirito, ha realmente la capacità e la forza di tenere il cristiano lontano dal male: finchè lascia agire in sé la Parola, egli sarà libero dal peccato, quindi puro. Peccherò soltanto se smetterà di obbedire alla verità. “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato”. Come vivere, allora, onde meritare anche noi l’elogio di Gesù? Mettendo in pratica ogni Parola di Dio, nutrendocene attimo per attimo, facendo della nostra esistenza un’opera di continua rievangelizzazione. Questo per arrivare ad avere gli stesi pensieri e sentimenti di Gesù, per riviverlo Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI nel mondo, per mostrare ad una società, spesso invischiata nel male e nel peccato, la divina purezza, la trasparenza che dona il Vangelo. Durante questo mese, poi, se è possibile (e cioè se anche altri condividono le nostre intenzioni), vediamo di mettere in pratica in modo particolare quella Parola che esprime il comandamento dell’amore reciproco. Per l’evangelista Giovanni, che riporta la frase di Gesù da noi oggi considerata, infatti c’è un legame tra la Parola di Cristo e il comandamento nuovo. Secondo lui, è nell’amore reciproco che si vive la Parola con i suoi effetti di purificazione, di santità di impeccabilità, di frutto, di vicinanza con Dio. L’individuo isolato è incapace di resistere a lungo alle sollecitazioni dal mondo, mentre nell’amore vicendevolmente trova l’ambiente sano, capace di proteggere la sua esistenza cristiana autentica. (pubblicata su Città Nuova n. 8/1982) (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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