della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXV - 7 aprile 2011 - € 1,20
ATTUALITà
APPUNTAMENTO 3
Le dieci
sorprese
di Pasqua
Il 15 aprile
la festa diocesana
delle famiglie
na pagina di speU
ranza che racconta
storie di riscatto scovate
Maccio, Colico e TiA
rano le famiglie della
diocesi vivranno la gioia
nelle pieghe del mondo.
dell’incontro.
Editoriale
Pasqua di vita nuova
N
on fu certo serena la Pasqua
celebrata da Gesù e dai suoi
discepoli quasi duemila anni fa.
Quella Pasqua che fu consegnata
alla memoria e alla riflessione dell’umanità
intera dai testi evangelici, vivissimi nel loro
racconto puntuale e drammatico.
Non fu serena.
Eppure c’erano tutte le premesse perché
le cose potessero svolgersi in un clima di
serenità, di pace e perfino di festa. Qualche
giorno prima, Gesù aveva fatto il suo ingresso
nella Città Santa accolto e scortato da una
piccola folla, che gli tributava grandi onori e,
con sincero entusiasmo, cantava «Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del
Signore!». E poi, alla vigilia degli Azzimi,
Gesù e i Dodici avevano preparato un luogo
accogliente dove celebrare insieme la grande
festa di Pasqua, nel rispetto della tradizione
ebraica.
Nonostante questo contesto, non fu serena
quella Pasqua. Gesù avrebbe patito gli insulti,
la persecuzione, la condanna, la flagellazione,
la salita al Calvario, fino alla crocifissione. Le
pene che gli venivano inflitte dai pagani, da
chi non lo conosceva, da chi non aveva mai
creduto in Lui non furono le più dolorose. Fu
il comportamento dei “suoi” a ferirlo ben più
nel profondo. Come saranno risuonate nel
suo animo le parole del Salmo: “Se fosse stato
un nemico l’avrei sopportato, ma sei tu, mio
amico e mio confidente …!”. I “suoi”! Quelli
che lo avevano seguito, lo avevano sentito
annunciare parole di speranza, lo avevano
visto guarire tante persone… Furono alcuni
dei suoi a venderlo, tradirlo, abbandonarlo,
rinnegarlo, metterlo in discussione. Ai piedi
della Croce ritroviamo solo sua Madre, alcune
altre donne e Giovanni, l’unico dei Dodici
che ebbe il coraggio di non fuggire. Insieme
a Gesù che consegna lo Spirito nelle mani
del Padre troviamo qualcuno che non ci
aspettiamo: il buon ladrone che ha una parola
di compassione per il condannato innocente
e a lui si affida; e il centurione, che, di fronte a
quella dignitosa espressione di amore gratuito
e liberante, si converte, e vedendo morire così
quell’uomo, capisce che non poteva essere
altri che il Figlio di Dio.
La Pasqua, insomma, ci dice che la gioia
dell’alleluja non si improvvisa. Ci chiede
impegno costante, forza di volontà, capacità
di vigilanza. Persino i “suoi” – che tante volte
avevano udito dalla voce di Gesù la profezia
della sua Passione, Morte e Risurrezione – di
fronte alla pietra rotolata e al sepolcro vuoto,
rimasero incerti, impauriti, indecisi.
Vorrei che in questa Santa Pasqua vestissimo
i panni dei discepoli di Emmaus. Anche
quando ci sembra di aver perso tutto, di non
avere più la forza di credere, di non sapere
in chi riporre fiducia, ritroviamo il senso
della vittoria dell’amore misericordioso, la
fraternità che rinasce al di là di ogni peccato
e di ogni egoismo, la bellezza dell’essere
insieme! Lasciamoci accompagnare da
Gesù, fondamento della nostra speranza, e
ascoltiamolo mentre ci parla e ci spiega il
vero senso della nostra tristezza e da essa ci
libera!
L’ascolto della sua Parola è quanto di più
prezioso possiamo esercitare in questi giorni
santi. Il dono che ci deriva dalla meditazione
della Parola è sempre sovrabbondante. Gesù
saprà spiegarci che da ogni Passione, a partire
dalla sua, può emergere una vita nuova,
purificata dal peccato e più profondamente
radicata nell’amore.
Buona Pasqua + Diego Coletti, vescovo
14-15
13
Buona Pasqua a tutti!
Anche quest’anno un’immagine di Renato Frascoli
accompagna il numero che introduce alla santa Pasqua.
“Il Settimanale” rivolge ai suoi lettori i tradizionali
auguri e si prepara ad un turno di riposo in occasione
delle festività. Il prossimo numero porterà la data
del 21 aprile 2012.
Idee e opinioni
2 Sabato, 7 aprile 2012
A
causa di un guasto,
rilevato il 27 marzo,
all’impianto di azoto
liquido che alimenta
il servizio di criobiologia
per la crioconservazione di
materiale biologico nel centro
di Procreazione medicalmente
assistita dell’ospedale San Filippo
Neri di Roma sono andati distrutti
94 embrioni.
La tragica notizia non riguarda
un semplice incidente di
laboratorio, come fossero andate
perdute cellule umane o tessuti.
È molto di più: sono morti un
centinaio di essere umani nella
fase iniziale del loro sviluppo,
quella fase che, più precisamente,
ciascuno di noi ha attraversato
per giungere alla nascita. È
bene dire questo affinché non si
giunga a sottovalutare l’accaduto,
come se si trattasse di qualcosa
da poco. Gli attentati sempre
più sofisticati alla vita umana
nascente, spesso mascherati
come diritti o presentati come
semplificazioni di procedure –
è il caso dei preparati abortivi
venduti dal banco del farmacista
– inducono taluni a credere
che la vita nel grembo materno
sarebbe cosa da poco. In realtà,
dinnanzi a questi episodi occorre
un sussulto di coscienza, la quale
✎ L’opinione |
di Marco Doldi
Embrioni distrutti:
un sussulto di coscienza
naturalmente conduce a reagire.
Si tratta di distinguere la notizia
tra le tante e dire: “è grave, quello
che è successo!”
Come è possibile tutelare ogni
forma vivente, perché indifesa o
perché potrebbe estinguersi e non
impegnarsi, ugualmente, per la
vita umana? La Chiesa in questi
ultimi decenni non si è stancata di
richiamare gli uomini e le donne
di buona volontà a guardare con
realismo in faccia all’embrione,
perché è uno di noi. “Diventa
perciò ineludibile – afferma la
Pontificia Accademia per la Vita
- affrontare un quesito di fondo:
Chi o cosa è l’embrione umano?”
Ora, la risposta adeguata, almeno
in prima istanza, è quella che
proviene dalla scienza, sempre
più aggiornata, che ci consente
di conoscere in gran dettaglio i
diversi processi attraverso i quali
un nuovo essere umano inizia la
sua esistenza.
Il momento che segna l’inizio
della esistenza di un nuovo
essere umano è rappresentato
dalla penetrazione dello
spermatozoo nell’ovocita. La
fecondazione induce tutta
una serie di eventi articolati
e trasforma la cellula uovo in
zigote, realtà assolutamente
originale rispetto alla madre.
L’embrione è intrinsecamente
orientato a svilupparsi secondo
la differenziazione delle cellule
e verso un’acquisizione di
complessità e non può regredire
su stadi già percorsi. Tal progresso
è continuo, graduale e coordinato
da un preciso progetto interno.
In conclusione, le più recenti
osservazioni scientifiche attestano
che l’embrione umano ancorché
nella fase che precede l’impianto
è: “un essere della specie
umana; un essere individuale;
un essere che possiede in sé la
finalità di svilupparsi in quanto
persona umana ed insieme la
capacità intrinseca di operare tale
sviluppo”.
I dati della scienza permettono
alla filosofia di affermare che
l’embrione − quel minuscolo
puntino − possiede già l’essere
di persona, che è proprio di ogni
appartenente alla natura umana.
Naturalmente, l’essere-persona
si manifesterà gradatamente e in
diverso modo lungo tutto l’arco
della vita. In tal senso, sembra
non esserci alcun contrasto tra
le conclusioni scientifiche e
l’antica opinione dell’animazione
immediata dell’essere umano
che viene all’esistenza. La
fecondazione non è solo un
fatto biologico e neanche
semplicemente un fatto umano: è
evento religioso, perché continua
la creazione dell’uomo ad
immagine e somiglianza di Dio.
Non può essere trascurata la
dimensione religiosa dell’essere
umano, che lentamente prende
forma. Parlando a studiosi,
Benedetto XVI ricordava:
“abbiamo enormemente
migliorato le nostre conoscenze
e identificato meglio i limiti
della nostra ignoranza; ma per
l’intelligenza umana sembra sia
diventato troppo arduo rendersi
conto che, guardando il creato,
ci si incontra con l’impronta
del Creatore” (Discorso del
27/02/06). Queste ragioni
insieme scientifiche, filosofiche,
religiose e morali hanno condotto
il nostro Paese ad una decisione
di autentico progresso: nelle
tecniche di fecondazione assistita
gli embrioni devono essere
rispettati. Nel concreto è stata
vietata la crioconservazione.
Ora, una domanda si impone
con gravità: perché la legge,
confermata dai cittadini con
un referendum popolare, non è
stata rispettata? Forse perché si
continua a considerare l’embrione
come oggetto senza diritti?
Eppure i diritti dei deboli non
sono deboli diritti.
SPIGOLATURE | di Milly Gualteroni
Donne e madri...
E
«
ra la nostra ultima
Il caso dei 94 embrioni
speranza, avevamo
coltivati in vitro perduti
l’impianto
programmato per
per un guasto all’impianto
aprile. Anni di attese, mesi di
di azoto e la memoria
sogni ad occhi aperti… Ma
mentalità borghese corrente che in quegli
di un ricordo lontano
allora forse è destino, forse
anni vedeva in una brillante professione
è Dio che non vuole farci
l’unica possibilità per un’autentica
avere bambini? Perché? Perchè? Perché? Ora ci devono
emancipazione della donna. Una vera e propria moda
risarcire, devono pagare tutto». Con queste straziate
intellettuale che nella “Milano da bere” negava per di più
parole di una donna che aspirava a diventare madre,
dignità alla figura della donna madre e casalinga, anche
comincia l’articolo pubblicato, domenica scorsa, dal
in veste alto borghese. La mia amica, inoltre, non era per
quotidiano La Repubblica, a commento della tragica
nulla tagliata per vivere in un ambiente professionale
notizia di novantaquattro bambini-embrione coltivati
particolarmente feroce nella competizione. Luoghi spesso
in vitro, 130 ovociti e sei campioni di liquido seminale,
di ampi sorrisi a viso aperto e di spietate lotte sotterranee
distrutti a causa di un guasto all’impianto di azoto
all’arma bianca, le stanze delle redazioni richiedono
liquido per la crioconservazione di «materiale» biologico.
nervi saldi e capacità di autodifesa. A 32 anni e dopo
L’incidente è avvenuto nella clinica San Filippo Neri di
otto di matrimonio, non era ancora riuscita ad avere
Roma. E se, come sempre, m’impressiona sentir tirare
figli, nonostante sia lei sia il marito fossero per la clinica
in ballo Dio là dove è chiaramente e solamente l’uomo
medica perfettamente in grado di procreare. Decise così
che agisce, questa notizia è lo spunto per ricordare la
di intraprendere la via dell’inseminazione artificiale
vicenda di un’amica, una collega giornalista che, alla
(non della procreazione in vitro, cui si riferisce l’articolo
fine degli anni ’80, lavorava a Milano per una prestigiosa
citato). Nel corso di un anno e mezzo fece tre tentativi
rivista di arredamento. D’estrazione alto-borghese e
in successione. Tutti e tre ugualmente fallirono. La mia
moglie di un benestante professionista milanese, non
amica uscì stremata da quest’esperienza di notevole
aveva bisogno di lavorare per necessità economica e
stress psico-fisico e, per di più, con un pesante senso
la sua scelta professionale non era nemmeno stata il
di colpa. Poiché il suo organismo era in piena salute
frutto di una vocazione. Piuttosto, si era adeguata alla
fisica, i medici non riuscivano a comprendere il perché
dei suoi aborti spontanei. In quel periodo, mentre le
stavo vicino, cominciai ad accorgermi di una sua sorta
di dissociazione. La persona che io conoscevo nella vita
privata, non corrispondeva alla persona che lavorava
in redazione. Varcata la soglia della rivista patinata per
cui lavorava, senza rendersene conto indossava una
maschera di efficienza, imperturbabilità, perfezionismo
e cinico distacco dalla vita. «Perché non smetti di fare
la giornalista?», mi azzardai a chiederle un giorno. «Ma
no!», mi rispose. «Però, potrei pensarci». Cominciammo
a parlarne e a parlare della possibilità di trovare un suo
ubi consistam anche fuori dall’apparente mondo dorato
della sua prestigiosa professione. Coinvolgemmo anche
suo marito nella riflessione e decise di dimettersi. Dopo
quattro mesi (!) rimase incinta. Dopo il primo figlio, ne
arrivarono altri due. Sono varie le considerazioni che
si possono fare su questa storia vera. Per esempio, che
la vita abbia potuto annidarsi in lei solo nel momento
in cui decise risolutamente di fare la mamma, contro
le convenzioni sociali del momento, seguendo la sua
vocazione e rinunciando a quella che per lei era l’alienante
maschera della professionista di successo. La Natura
prontamente rispose…
◆ Stella Polaredi don angelo riva
Morire di freddo... Anzi, a temperatura ambiente
D
iceva un vecchio padre spirituale: “Dio perdona sempre; gli uomini qualche volta; la
natura mai!”. Forzatele la mano e pagherete
dazio. Strapazzata dalle nostre azioni, la natura prima o poi si ribella, e presenta il conto. Saranno
contenti verdi ed ecologisti, così solerti nel denunciare – talvolta con un pizzico di esagerazione – gli scempi orditi contro l’ecosistema e i suoi delicati equilibri
(un po’ meno vigili nei confronti degli attentati alla
natura dell’uomo). Ma il vecchio padre spirituale lo
aveva già intuito in anticipo. C’è un ordine, un kosmos,
impresso nella natura (che poi si riconosca o meno
che l’abbia impresso Dio, poco cambia). Quando l’agire umano, uscito dallo stadio primitivo e armatosi
della formidabile potenza tecnologica, non rispetta
più, ma prevarica sull’ordine delle cose, queste riprecipitano dal kosmos al kaos da cui erano state tratte.
Quella che suggerisco è evidentemente una lettura
profonda del fatto di cronaca occorso al San Filippo
Neri, dove un guasto al sistema di congelamento ha
provocato la perdita di 94 embrioni umani. Certo, in
superficie le cose si potrebbero accomodare senza
alzare toni troppo catastrofici. Dopo tutto – si dice
– si è trattato di un banale incidente, un’imperizia,
una spiacevole disattenzione, e un “grumo di cellule” è andato in necrosi. Andando un po’ più a fondo,
qualcuno arriverà ad aprire un fascicolo in procura,
e si parlerà di diritti violati (quello delle coppie che
hanno commissionato il concepimento; forse anche
quello dei genitori “biologici” che hanno fornito il
“materiale”). Sì, perché, in quell’improvviso arresto
del sistema di congelamento, sono andati arrosto sogni, aspettative, frustrazioni, pacchi di soldi spesi per
saldare onerose parcelle, attese snervanti per procedure e manovre altamente invasive, stimolazioni ovariche di dubbia pertinenza per la salute femminile
etc.. Lecito attendersi pingui risarcimenti. Assai difficilmente, invece, qualcuno arriverà a preoccuparsi
del diritto di quelle vite umane fabbricate in vitro e
poi inopinatamente traslate dalla freddura dell’azoto liquido all’abbraccio gelido della morte. Anche se
una legge (la 40/2004) stabilisce, all’art. 1, il principio costituzionale di uguaglianza fra tutti i soggetti
umani concepiti, e vieta la crioconservazione. Ma si
sa, nella nostra mentalità, la seccatura di adulti che
hanno visto andare in fumo un bel gruzzolo di sforzi
economici e psicologici è certamente meritevole di
garanzia giuridica, non altrettanto la sorte di quelli
che l’algido linguaggio clinico suole chiamare “embrioni”, ma che in verità dovremmo chiamare “figli”.
Senza voce, senza volto, gelati e scongelati senza uno
straccio di tutela, ma pur sempre “figli”.
Ritorno però alla riflessione iniziale. Nel campo della
generazione, la morale cattolica ardisce ancora parlare di una “natura” da rispettare e da non violare.
Così si becca le accuse di biologismo, mentalità prescientifica, dogmatismo anti-tecnologico e via dicendo. Ogni tanto, però, qualche inghippo nell’artificio
tecnologico ci conferma che davvero la natura non ci
sta a lasciarsi sfigurare. Perché la natura non è un’invenzione di preti o filosofi smaniosi di disseminare
trappole e divieti, tabù e sensi di colpa, lungo il tragitto della libertà individuale. La natura è semplicemente la realtà delle cose. La verità profonda di ciò
che è umano. E fabbricare la vita – natura docet – è
disumano.
Attualità
Sabato, 7 aprile 2012
Buone notizie. In occasione delle festività pasquali vogliamo regalarvi una pagina
di speranza raccontandovi alcune storie di riscatto scovate nelle pieghe del mondo
Le dieci sorprese di Pasqua
G
uerre, crisi politiche,
calamità naturali,
problemi e fenomeni
globali. Spesso sono
questi gli argomenti al centro
di questa pagina. Storie e
situazioni che vi continueremo a
raccontare nel tentativo di aprire
qualche breccia nel muro di
indifferenza che spesso avvolge
noi e le nostre comunità. Su
questo numero che arriva nelle
vostre case in occasione della
Pasqua, vorremmo però proporvi
qualcosa di diverso. Vorremmo
provare a raccontare solo belle
notizie. Dieci storie scovate, non
senza difficoltà, nel mare della
rete e dei giornali. Vogliono essere
la nostra sorpresa di Pasqua.
sostengono i militari – era
tornato a riunirsi nel gennaio
2011 dopo oltre vent’anni di
inattività. Era la prima volta
che la leader dissidente, a
capo del principale partito di
opposizione, partecipava alle
elezioni legislative dopo oltre
vent’anni passati agli arresti,
prima in carcere e poi nella sua
casa.
Nel 2011 si è registrato un
8
vero e proprio boom degli
impianti da fonti rinnovabili
in Italia: oltre 400.000 impianti
in ben 7.986 località, con una
diffusione che copre oltre il 95%
dei Comuni italiani. E’ in forte e
costante aumento la produzione
di energia pulita, che nel 2011
ha coperto il 26,6% dei consumi
elettrici nazionali. E’ questa la
fotografia dell’energia verde
in Italia, scattata dal Rapporto
“Comuni Rinnovabili 2012” di
Legambiente.
Non possiamo che partire
1Benedetto
dal recente viaggio di Papa
XVI a Cuba e in
Messico. Il suo incontro con Fidel
Castro resterà nella storia, ma
siamo certi che questo viaggio
rimarrà nel cuore di milioni di
cittadini Latino Americani che
si sono accalcati per vedere e
incontrare il Papa. Da questo
viaggio ha spiegato padre
Federico Lombardi, portavoce
del Papa, “arriva un messaggio di
incoraggiamento alla Chiesa nei
due Paesi, un’esplicita richiesta
di spazi più larghi di presenza e
libertà religiosa, non come tutela
di privilegi, ma come possibilità di
servizio, di contributo efficace per
il bene di tutti, per la costruzione
di una società più fraterna, più
giusta, riconciliata e pacifica”.
Elezioni in Senegal: una
2
notizia che apparirà marginale
ai più, ma di grande valore per
il futuro dell’Africa. Il presidente
del Senegal Abdoullaye Wade,
in carica da 12 anni, ha, infatti,
accettato, senza polemiche, di
cedere il potere al suo sfidante,
l’ ex alleato Macky Sall, vincitore
del ballottaggio delle presidenziali
lo scorso 25 marzo. A differenza
di quanto avvenuto in altri Paesi
della Regione, come la Costa
d’Avorio, il presidente uscente ha
subito riconosciuto la sconfitta.
Un passo in avanti autentico verso
una democrazia matura.
Diminuiscono i Paesi
3
nel mondo in cui la pena
di morte è in uso. E’ quanto
dichiara l’associazione Amnesty
International nel suo rapporto
del Guatemala
9Ilhatribunale
emesso una condanna
Il viaggio di
Benedetto XVI a
Cuba, la ricerca sul
cancro, la biblioteca
di Sarajevo
annuale (2011) sulla pena di
morte nel mondo. Nel 2011
20 paesi del mondo hanno
eseguito condanne a morte,
in calo rispetto ai 23 dell’anno
precedente. In alcuni Paesi, il
numero delle condanne sarebbe
però in aumento. In particolare
in Iraq, Arabia Saudita, Iran
e Cina. Le condanne sono
state almeno 1923 in 63 paesi.
Nonostante questi numeri,
l’organizzazione ha sottolineato
una continua tendenza verso
l’abolizione della pena in
tutte le aree del mondo, con
significativi passi avanti nei
paesi africani (Ghana, Senegal,
Nigeria, Sierra Leone), in
Malesia e Marocco. Negli Stati
Uniti, l’Illinois è diventato il
sedicesimo stato ad abolire la
pena di morte. L’unico stato
europeo a eseguire condanne a
morte è la Bielorussia, mentre
in novembre il parlamento della
Lettonia ha abolito la pena dal
suo ordinamento.
4
è stato recentemente
pubblicato il primo volume
del “libro sulle conoscenze
del cancro”: una sorta di
enciclopedia che riporta la
descrizione di centinaia di
differenti cellule tumorali e
del modo in cui rispondono
ai diversi agenti utilizzati nelle
terapie. Secondo la rivista
“Nature” un passo importante
per aiutare i ricercatori nel
testare nuovi farmaci.
Dopo due anni di silenzio
5
da parte delle autorità, la
famiglia di Gao Zhisheng,
uno dei dissidenti più famosi
della Cina arrestato nel 2006, è
riuscita a fargli visita nel carcere
dove è recluso. La famiglia non
aveva sue notizie dal 2010 tanto
da temere per la sua vita. Il
dissidente era un noto avvocato
lodato dal Partito comunista
al potere, che perse il sostegno
del governo quando decise di
difendere alcune delle persone
più vulnerabili di tutta la Cina
inclusi cristiani (religione a cui si
è convertito), minatori e seguaci
del movimento spirituale Falun
10 - Una vita che
rinasce nello “slum”
“Ruth (nome fittizio) venne da noi
10
l’antivigilia di Natale. Era già tardi,
aveva aspettato a lungo di fronte alla nostra
porta, incerta se bussare o scappare. Nella
sera già buia guardo il suo volto bellissimo
sul quale però non si fa fatica a scorgere
anche una grande sofferenza. Inizia a
raccontare la sua storia, lentamente, uno
dopo l’altro tutti gli eventi che l’avevano
portata sulla strada, ormai da tre anni. Non
l’avevo mai vista prima, la guardo mentre
l’ascolto, poi le chiedo il perché di questa
decisione di venire “dai padri”, da noi, e
Gong bandito dal governo.
L’Unione europea finanzierà
6
con 5 milioni di euro il
completamento dei lavori di
ricostruzione della Biblioteca
nazionale di Sarajevo.
L’edificio, costruito nel 1896
sotto il dominio austroungarico,
già municipio di Sarajevo, fu
bombardato dagli assedianti
serbi il 25 agosto 1992, all’inizio
della guerra in Bosnia. “Verrà
restituito alla città di Sarajevo
una sua pietra preziosa e
simbolo più caro. Sarà un
evento storico che la farà
tornare ad essere epicentro
della vita sociale, culturale e
artistica della città” ha spiegato
il sindaco di Sarajevo Behmen.
La dissidente birmana
7
Aung San Suu Kyi è stata
eletta al parlamento nel voto
domenica 1 aprile in Myanmar,
l’ex Birmania. Le elezioni
erano state annunciate a fine
dicembre e sono uno dei segnali
che indicano un tentativo
di riforma “dall’interno” del
regime militare che controlla il
Paese dal 1962. Il parlamento
birmano - composto per la
maggioranza dai partiti che
perché proprio ora. “Sono stanca, - dice sono svuotata, non ce la faccio più a fare
questa vita, non ha senso”. Non chiede soldi,
ma aiuto morale e spirituale per ricostruirsi
una vita che sembra finita. È decisa a
cambiarla, la sua vita, ma sa che da sola
non ce la può fare. Le propongo di lasciare
Korogocho per qualche giorno, di prendersi
un po’ di tempo per sé, quindi la mando
a Kibiko, il nostro centro residenziale per
i ragazzi di strada. Al ritorno mi racconta
la sua fatica a cambiare, a resistere alla
tentazione del guadagno facile che la vita di
strada può promettere. È rimasta sola. Prova
la fatica di essere senza soldi, di vivere alla
giornata. Poi un giorno mi porge una lettera
scritta a mano. Senza soldi non ce la fa, è
il succo della lettera; cambiare vita senza
nessuno che abbia il coraggio di “investire”
su di lei, di scommettere qualcosa di
concreto che questa vita sarà davvero bella
La democrazia in
Africa e Asia, le
energie rinnovabili,
la lotta alla pena di
morte, la giustizia
per 7.710 anni di carcere nei
confronti di quattro ex militari
e para-militari riconosciuti
colpevoli del massacro di 256
indios nel 1982 nel nord del
paese durante la guerra civile.
Il massacro aveva riguardato la
minoranza etnica degli indiani
Achi che erano stati sospettati
di sostenere i guerriglieri.
La violenza si verificò il 18
luglio nella città di Plan de
Sanchez, nel dipartimento di
Baja Verapaz sotto il governo
dell’ex dittatore Efraine Rios
Montt (1982-1983). Il totale
della condanna ammonta
così a 7.680 anni, più altri 30
per crimini contro l’umanità:
una sentenza estremamente
simbolica, sebbene la massima
pena del Guatemala sia di 50
anni di carcere.
pagina a cura di
MICHELE LUPPI
e di successo, è impossibile. Rischia – scrive
– di ripiombare nel vortice della strada.
Leggo, in silenzio, sorrido, la guardo, le do
un bacio sulla fronte poi vado a prendere
una busta e gliela consegno. Gli occhi le si
illuminano, mi ringrazia, dicendomi: “E’ la
prima volta che ricevo soldi gratis, senza
dover fare nessuna prestazione...”. Però la
ammonisco: “Senza questi soldi, è vero, è
difficile andare avanti. Ma non dire mai, per
favore, che senza questi la tua vita è inutile.
Non dire mai che questi soldi sono il tuo
cambiamento, perché il cambiamento è
avvenuto molto prima, quando hai deciso di
bussare alla nostra porta, quando hai deciso
di uscire dalla strada. Tu vali molto, molto di
più di questi soldi”. Padre Stefano Giudici,
missionario comasco a Koroghoco,
racconta una delle tante storie di rinascita
che ogni giorno avvengono nel mondo.
Storie che quasi mai diventano notizia.
3
Italia
4 Sabato, 7 aprile 2012
■ Economia
Fermo l’ascensore sociale:
ricchi e poveri più lontani
A
margine di uno studio di Bankitalia,
dove si evidenzia che il patrimonio
dei dieci italiani più ricchi è pari
a quello dei 3 milioni più poveri (serve
a fare richiamo mediatico sullo studio,
e infatti così è capitato), c’è un’altra
riflessione che s’impone, meno d’impatto ma
molto più profonda.
L’Ufficio studi della Banca d’Italia – tra
i più seri ed autorevoli in assoluto – ha
evidenziato quale sia la reale composizione
della ricchezza dell’italiano medio
nel 2012. Essa è data soprattutto
dal patrimonio familiare, cioè dalla
trasmissione di beni mobili ed immobili
da una generazione all’altra. Difficilmente
ci si arricchisce grazie al proprio lavoro,
quindi al reddito generato anno dopo
anno. È una clamorosa inversione di
tendenza rispetto alla seconda metà del
Novecento, quando i nostri padri o nonni
uscirono dalla guerra in braghe di tela –
rattoppate e quelle sì trasmesse da fratello
a fratello – e si rimboccarono le maniche
costruendo il benessere di oggi. Perché –
per quanto possiamo enfatizzare la difficoltà
del vivere di questi anni – l’italiano medio
vive in una condizione di invidiabile
benessere. Basta attraversare a sud il
Mediterraneo, per capirlo.
Le generazioni precedenti non avevano
niente. Fu quasi automatico ricostruire
patrimoni familiari inesistenti, o azzerati
dalla guerra. La propensione italica al
risparmio – leggendaria – ha consentito
l’accumulo di notevoli… scorte di grano che
ora ci risultano assai comode in un’epoca
in cui le possibilità di imitare i nostri padri
sono quasi azzerate. Letteralmente, il
nostro reddito ci serve per campare. Lo
testimonia il crollo della nostra capacità
di risparmio, dovuto non tanto ad una
maggiore propensione a scialacquare (che
comunque esiste), quanto al fatto che i
nostri stipendi bastano. Ma non avanzano.
I numeri di Bankitalia non dicono solo
che il cosiddetto “ascensore sociale” s’è
fermato; rivelano pure che si sta divaricando
la forbice tra classi. Siccome non siamo
più nell’Ottocento del proletariato e del
padronato contrapposto, ma in una società
ad amplissima diffusione della cosiddetta
“classe media”, il tutto sta a significare
che questa classe media si sta lentamente
squagliando come il gelato sul cono. C’è
uno scivolamento di classe media in
condizioni di disagio economica, di
difficoltà: soprattutto laddove non ci sia un
rassicurante patrimonio alle spalle a fare da
materasso. In verità c’è chi sta accumulando
notevoli ricchezze pure in questi anni di
magra: manager superpagati; industriali dal
fatturato “gustoso” e dalla dichiarazione
dei redditi striminzita (in media denunciano
meno dei loro dipendenti…); liberi
professionisti affermati e ben pagati… È
il lavoratore “normale” che non potrà
mai diventare ricco: stipendi inchiodati,
carriere congelate, flessibilità in aumento
ma malpagata, continua erosione
dei posti di lavoro, tassazione ormai
asfissiante, carichi familiari poco o
nulla supportati dall’aiuto dello Stato.
Quindi chi è ricco, è ricco. Chi non lo è,
difficilmente lo diventerà.
Sembra un ritorno al Medioevo, periodo
in cui sono ambientate quelle favole di
principi e belle fanciulle con la scarpetta
di cristallo presa in prestito dalla fata.
Se l’ascensore sociale torna ad essere
il matrimonio “giusto”, è tempo che
ripensiamo dalle fondamenta le basi della
nostra società. La volevamo più giusta ed
equa, e Bankitalia ammette che i cittadini
interpellati chiedono oggi una maggiore
redistribuzione della ricchezza tra tutti:
segnale che queste dinamiche economiche
non sono né nascoste né ignote ai più.
Sperare in una nuova crescita economica
impetuosa e generalizzata che livelli (in
alto) la situazione, rischia di essere pia
illusione. Si permetta maggiormente ai
giovani, alle donne, agli immigrati – a chi
cioè è oggi in una condizione di handicap
di partenza – di avere più chance di farcela.
Ma la politica, quella con la P maiuscola, ha
il dovere di ripensare una società in cui le
forbici si richiudano e gli ascensori non si
arrugginiscano. Altrimenti sarà solo declino,
e la denatalità ne è il segnale più evidente e
inquietante.
NICOLA SALVAGNIN
A sette anni dalla scomparsa
Sempre vivo il
ricordo del beato
Giovanni Paolo II
B
enedetto XVI lo ha più volte citato,
nel corso del grande viaggio in
Messico e a Cuba. Un viaggio
importante, che ha rappresentato, non
solo per quei Paesi, ma per tutta la
Chiesa, in una porzione decisiva del
cattolicesimo universale, una preziosa
introduzione nell’Anno della fede.
Lunedì 2 aprile è stato l’anniversario
della morte di Giovanni Paolo II
che, dopo la beatificazione, è ormai
consegnato alla storia. Nella sua santità
personale, prima di tutto. Ma certamente
anche nella spinta, nel dinamismo che
lo ha contraddistinto e che continua ad
esercitarsi appunto su tutte le grandi
frontiere della modernità. Possiamo
indicare su questa linea tre temi
d’ispirazione e di rilancio.
Il primo è proprio questa spinta
spirituale e, dunque, culturale, per
l’assioma della circolarità fede-cultura.
Ce n’è tanto più bisogno in questi anni
di crisi. La risposta alla crisi, infatti, non
può restringere gli orizzonti, abbassare il
profilo, rassegnarsi o adattarsi al comodo
dato acquisito, alla difesa dello statu quo.
Serve proprio la forza e la capacità
di guardare in profondità per
guardare lontano e così dare
risposte lungimiranti e vere.
Quelle che tutti aspettiamo,
anche se è difficile articolare le
domande: per quella specie di
narcosi, individuale o collettiva,
che può apparire un rimedio, quando
spesso è invece la causa del malessere,
individuale e collettivo. Andare in
profondità per guardare lontano e così
saper dire qualcosa di autentico è in fin
dei conti anche l’esercizio che ci viene
proposto in vista dell’Anno della fede.
Il secondo tema, allora, non può che
essere il protagonismo dei giovani, quel
modo autentico e non giovanilistico di
rapportarsi che continua ad affascinare
e a suscitare entusiasmo vero. “Siate
sempre lieti nel Signore”: è l’esortazione
di San Paolo che Benedetto XVI ha
indicato come tema ai giovani per la
Domenica delle Palme, celebrazione
locale della Giornata mondiale della
gioventù, in vista dell’appuntamento in
Brasile del prossimo anno: “Andate e fate
discepoli tutti i popoli”. Giovanni Paolo II
aveva capito che i giovani non si possono
interpellare se non sui grandi orizzonti,
i grandi temi e i grandi obiettivi. L’Italia,
che ha un grande bisogno di giovani
protagonisti, sa che quello dei giovani è il
tema cruciale: e la modalità più efficace
per suscitare queste energie, senza fare
retorica scontata, e dunque inutile, è
proprio quello di Giovanni Paolo II.
Siamo così al terzo tema d’ispirazione e
di rilancio nell’anniversario di Giovanni
Paolo II, apparentemente più specifico
e interno: il Concilio, di cui si ricorda
questo autunno il cinquantesimo.
Cinquant’anni sono tanti e, nello stesso
tempo, pochi. È certo che il dinamismo
ecclesiale che i protagonisti del Concilio
hanno inteso suscitare, passato
attraverso diverse fasi, resta decisivo.
Non è un caso che l’anniversario sia
collegato con il tema della nuova
evangelizzazione. Che è il tema del
prossimo Sinodo, in ottobre, ma è anche
in sintesi il nome di questo tempo.
Ritorniamo a L’Aquila
per capire cosa si è fatto
e quanto ancora manca
Il terremoto,
tre anni fa
“Q
uest’anno sarà un
anniversario meno
mediatico, ma
ugualmente molto intenso a livello
emotivo e spirituale”. Ad affermarlo
è don Claudio Tracanna, direttore
dell’Ufficio per le Comunicazioni
Sociali dell’arcidiocesi di L’Aquila e
del quindicinale diocesano “Vola”. “Le
celebrazioni per il terzo anniversario
del terremoto – spiega -, il prossimo 6
aprile, cadranno nel cuore del Triduo
Pasquale,Venerdì Santo, che oltre a una
grande valenza religiosa, ha per L’Aquila
una forte connotazione popolare:
proprio in quell’occasione, tre anni fa,
furono celebrati i funerali di Stato delle
vittime del sisma”. Le celebrazioni si
concentreranno nella notte tra il 5 e
il 6 aprile. Si inizierà alle 21.30 nella
basilica di Collemaggio con la Messa in
Coena Domini celebrata dall’arcivescovo
Giuseppe Molinari. A seguire la parte
civile della commemorazione con la
fiaccolata per le vie del centro storico, in
gran parte ancora chiuso, fino a piazza
Duomo dove la campana della chiesa
di Santa Maria del Suffragio scandirà
i 311 rintocchi (309 per le vittime del
terremoto e due per le giovani che lo
scorso anno morirono in un incidente
proprio di ritorno dalla fiaccolata).
“Nella giornata di venerdì – continua il
direttore – ci sarà, invece, la tradizionale
processione del Cristo morto per le
strade del centro. Ogni anno vengono
scelte alcune associazioni invitate ad
accompagnare la statua: quest’anno è
stato chiesto ai parenti delle vittime.
Sarà un altro modo per ricordare,
anche se è difficile dimenticare vivendo
quotidianamente i disagi del post-sisma”.
Qual è la “normalità” di L’Aquila?
“Più che una riorganizzazione della
vita, pianificata e studiata a tavolino
dalle Istituzioni, quella in cui viviamo è
una realtà nata spontaneamente dalla
volontà della gente di non perdersi.
Nonostante lo sradicamento di molti
dalle proprie case e comunità, la
mancanza di luoghi d’incontro e punti
di riferimento, i cittadini hanno reagito
trasformando quello che c’è, dai bar
ai centri commerciali, dalle strade agli
spazi pubblici fino alle parrocchie, in
occasioni d’incontro. Fin dai primi mesi
come Chiesa abbiamo sottolineato la
necessità di dotare i nuovi centri, come
i quartieri del progetto CASE o i MAP
(Moduli Abitativi Provvisori), di spazi di
aggregazione, ma è stato fatto poco. Una
situazione in cui le persone rischiano di
sentirsi sole, specialmente gli anziani”.
Nonostante la recente ordinanza
per la ricostruzione promossa dal
ministro Barca la situazione nei centri
storici è ancora difficile. Poco è stato
fatto, soprattutto per la cosiddetta
“ricostruzione pesante” e i tempi
rischiano di allungarsi ancora?
“Gli aquilani sanno che la ricostruzione
sarà lenta e, quindi, pur continuando
a lavorare, hanno ormai accettato
la necessità di ricostruirsi un’altra
vita. Questo non significa che siano
rassegnati, ma che l’emotività e, per
alcuni persino la rabbia, hanno lasciato
il posto alla consapevolezza”.
Quali i principali problemi del
capoluogo e dei comuni del cosiddetto
“cratere”?
“è la mancanza di luoghi: non solo
di ritrovo e socializzazione, ma
anche di lavoro. La crisi economica e
occupazionale de L’Aquila risale a prima
del terremoto ma, in questi tre anni, non
si è fatto nulla per invertire la tendenza.
Ho il grande timore che la ricostruzione
non sia per i giovani... L’Aquila è una
città universitaria, ma sempre più spesso
i nostri giovani decidono di andare via,
pur con tristezza, perché non vedono un
futuro qui. Abbiamo raccontato alcune
di queste storie sul numero speciale di
“Vola” in uscita per il l 6 aprile”.
Riguardando a questi tre anni riesce a
trovare qualcosa di positivo, una luce,
pur tra i disagi e il dolore?
“La cosa più bella è la tenacia della
gente e, parlando da parroco, la loro
fede. Hanno resistito, nonostante tutto,
e continuano a resistere. Guardando
all’esterno non posso che pensare ai
tanti volontari. Non solo a quelli venuti
nei primi mesi, ma a quanti continuano
a svolgere campi di servizio nelle nostre
comunità”.
Tra i frutti nati dal terremoto c’è anche
“Vola” nato in una tendopoli...
“Per il 6 aprile abbiamo realizzato un
numero che racconta storie legate
al terremoto. Parleremo della vita
delle parrocchie, faremo il punto
sulla situazione dei beni culturali e
racconteremo iniziative realizzate
nel post-sisma. è il nostro servizio
alla Chiesa: una voce che sa essere di
denuncia, senza creare polemiche,
cercando di servire la verità”.
MICHELE LUPPI
Europa
Sabato, 7 aprile 2012
Eurobarometro. Una ricerca nei 27 Paesi
I cittadini temono
un’Europa a secco
I
cittadini europei “sono
preoccupati per la
quantità e la qualità
dell’acqua” disponibile:
lo afferma Eurobarometro
con una indagine diffusa
il 22 marzo, Giornata
mondiale dell’acqua. “Nei
Paesi del Mediterraneo
uno dei problemi più
sentiti è quello della siccità,
menzionato dal 96% dei
cittadini portoghesi, dal
95% degli spagnoli e dal 94%
degli italiani intervistati”.
La stragrande maggioranza
degli europei (79%)
considera “particolarmente
grave il problema delle
inondazioni”, citato
“dalla quasi totalità degli
intervistati in Romania
(96%), in Bulgaria (94%)
e in Polonia (94%)”. Per
quanto riguarda la qualità
dell’acqua in Europa
(argomento sul quale si
concentra il sondaggio
A preoccupare
non è solo
la siccità,
ma anche
il rischio
crescente
di alluvioni
che ha coinvolto 25mila
cittadini Ue), il 23% degli
intervistati ritiene che negli
ultimi dieci anni “essa sia
migliorata o sia rimasta
uguale”, mentre il 44% pensa
che si sia “deteriorata”. La
“minaccia più grave” per
le risorse idriche citata
dalla maggioranza (84%)
del campione intervistato
“è l’inquinamento da
agenti chimici, seguito dai
cambiamenti climatici
(55%) e dai cambiamenti
negli ecosistemi idrici
(49%)”. Eurobarometro
sostiene inoltre che tre
europei su quattro sono
convinti che l’Ue “dovrebbe
proporre ulteriori misure
per affrontare i problemi
connessi alle risorse idriche
in Europa”. Guadagnano
favore anche “le proposte
di multe più severe per
chi inquina” e una politica
dei prezzi più equa. Il 61%
degli intervistati “ritiene
di non fare abbastanza
per proteggere le risorse
idriche” e cita la necessità
di informare i cittadini
sulle modalità e possibilità
di comportamenti
virtuosi in tal senso; al
contempo si indicano
come irrinunciabili
maggiori sforzi per
proteggere la risorsa-acqua
da parte dell’industria,
dell’agricoltura e a livello
della produzione di energia.
Questi temi, ha spiegato il
commissario all’ambiente
Janez Potocnik, saranno
presi in considerazione nel
“Piano per la salvaguardia
delle risorse idriche
europee” che l’Esecutivo
dovrebbe presentare nel
novembre 2012. Il Piano,
che “si baserà su un’analisi
comprensiva di una
modellazione economica
e climatica nel periodo da
ora al 2050”, individuerà “le
lacune attuali e le priorità
future e proporrà misure
per guidare i prossimi
sviluppi della politica in
materia di acque fino al
2020”.
✎ La riflessione
Italia è a secco, e mentre i meteorologi
L’
continuano a prevedere bel tempo e
temperature sopra la media, già si comincia a
temere che quest’estate si dovrà razionare l’acqua.
Per questo l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe
Betori, ha invitato i fedeli a pregare per il “dono
della pioggia”, ribadendo la necessità di “un accesso
equo, sicuro e adeguato all’acqua”.
Secondo gli esperti le precipitazioni registrate da
settembre in Italia sono pari al 30% dei valori
normali. La siccità è stata particolarmente dura
proprio in Toscana. Una difficoltà, sottolinea il
cardinal Betori che “non riguarda soltanto i nostri
fiumi, i nostri laghi e le nostre campagne o le nostre
dispense, ma mette in discussione anche il nostro
stile di vita. Il problema dell’acqua infatti è di vasta
portata ma chiama comunque ciascuno di noi a
maggior sobrietà nei consumi e a responsabilità
nell’uso di questo bene prezioso e limitato”.
La denuncia. I finanziamenti dell’Unione e gli aborti nei Paesi in via di sviluppo
Non con i fondi dell’UE
Secondo l’associazione EDW
risorse europee sarebbero
andate ad organizzazioni che
promuovono l’aborto come
strumento di regolamento
delle nascite nei Paesi poveri
“I
l budget Ue per gli aiuti allo
sviluppo e alla salute pubblica
viene utilizzato per finanziare
aborti nei Paesi in via di sviluppo?
Ciò è imputabile a negligenza o
viene fatto deliberatamente? Se fatto
deliberatamente è legale?”. Questi gli
interrogativi sollevati da Sophia Kuby,
direttore esecutivo di European Dignity
Watch, che il 27 marzo ha presentato a
Bruxelles, nell’ambito della “Week for life”,
il nuovo rapporto dell’Osservatorio sul
finanziamento dell’aborto attraverso il
denaro dei contribuenti Ue.
Secondo il documento “Il finanziamento
dell’aborto attraverso gli aiuti comunitari
allo sviluppo. Un’analisi della politica
Ue per la salute sessuale e riproduttiva”,
pur non essendo di competenza dell’Ue
né trattandosi di azioni previste dal
diritto comunitario, la Commissione
europea collabora strettamente
attraverso numerosi progetti con i due
maggiori “fornitori” mondiali di aborto:
International Planned Parenthood
Federation e Marie Stopes International.
Entrambe le organizzazioni, ma non
sono le uniche sostenute da Bruxelles,
sono note per considerare l’aborto come
servizio di base correlato al concetto di
“salute sessuale e riproduttiva” (Srh),
termine ambiguo e soggetto a diverse
interpretazioni, e la loro missione
consiste proprio nel rendere “l’aborto,
sia medico sia chirurgico”, accessibile su
larga scala in tutto il mondo.
Obiettivo dell’indagine di European
Dignity Watch è documentare come Ippf
e Msi abbiano ricevuto e continuino
a ricevere finanziamenti dal budget
dell’Unione europea per gli aiuti allo
sviluppo e alla sanità pubblica; fondi
destinati a progetti in materia di “salute
sessuale e riproduttiva” ancorché,
precisano gli estensori della ricerca
riportando come riprova diverse
dichiarazioni/affermazioni della
Commissione e del Consiglio Ue, “il
termine salute sessuale e riproduttiva
come definito dall’Unione europea
escluda esplicitamente l’aborto”.
“Secondo i principi di attribuzione e
di sussidiarietà – si legge ancora nel
report -, in base alle dichiarazioni rese
più volte dalla Commissione europea
e alla necessità del consenso in seno al
Consiglio in materia di politica estera,
il sostegno all’aborto come parte della
politica estera e la definizione dell’inizio
della vita non sono di competenza” della
stessa Commissione.
Eppure “le aggressive agende pro-aborto”
di Ippf e Msi e “i progetti realizzati” sono
finanziati dalla Commissione europea.
Un esempio fra i tanti: secondo l’indagine,
nel 2007 l’organizzazione Msi ha ricevuto
circa 3,5 milioni di euro per i suoi
progetti, e oltre 9 milioni per gli anni 2005
e 2009. “Una cifra minima – commentano
i ricercatori -, in quanto tale importo è
stato calcolato sulla base dei rapporti
dell’organizzazione alla Commissione
Ue”. Diversi i progetti finanziati dalle due
principali organizzazioni pro-aborto
con i fondi europei: in Bangladesh,
Cambogia, Indonesia, Kenya, Sudafrica,
Papua Nuova Guinea; Bolivia, Guatemala,
Perù. Con un’aggravante: in alcuni casi,
per eludere le legislazioni nazionali
anti-aborto (ad esempio in Bangladesh,
Indonesia e in taluni Paesi sudamericani)
viene impiegato il termine di procedura
volta alla “regolazione mestruale”.
Di fronte “agli interrogativi sollevati da
Kuby al Parlamento europeo - informa
una nota di European Dignity Watch
- molti eurodeputati hanno offerto il
proprio sostegno per ottenere risposte”
dalla Commissione Ue e “interrompere
questo finanziamento controverso
e illegale in un settore su cui non
c’è né competenza né consenso”. “Si
tratta di un uso improprio dei soldi
dei contribuenti e siamo determinati
a ritenerne la Commissione europea
responsabile”, ribadisce Kuby, secondo
la quale la stessa Commissione “non può
concedere sovvenzioni a organizzazioni
che forniscono ‘servizi Srh se non è in
grado di impedire che questi contributi
servano a finanziare l’aborto”. Se
questo è, “come sembra essere il caso,
l’impiego dei finanziamenti Ue”, si legge
ancora nel rapporto, la Commissione
starebbe costringendo gli Stati membri
a pagare per gli aborti”. Ma mentre vi
è ampio consenso in tutta la società
“sul dovere dell’Ue di fornire aiuti ai
Paesi in via di sviluppo – chiarisce il
direttore esecutivo di European Dignity
Watch - non vi è consenso sul fatto che
questo aiuto debba includere l’accesso
e la fornitura dell’aborto”. Di qui la
conclusione del report: “Si è tentati di
chiedersi se nell’attuale situazione la
politica di sviluppo dell’Unione europea
sia ‘combattere i poveri’ piuttosto che
“combattere la povertà”, o se gli aiuti allo
sviluppo non debbano invece essere volti
a garantire cibo, acqua potabile, salute
e istruzione ai bambini in difficoltà,
piuttosto che a ridurre il loro numero”.
GIANNI BORSA
Sir Europa - Bruxelles
5
6
Mondo
Sabato, 7 aprile 2012
I giovani del Centro Missionario in visita al PIME di Milano
Scheda
■ Filippine
Un Paese formato
da oltre 7 mila isole
I
N
O
M
I
TEST
“I miei lunghi giorni
nelle mani dei ribelli”
P
adre Luciano è alto e ha uno sguardo tranquillo, buono.
È missionario del Pime, a Milano. Si occupa ora, in Italia,
di comunicazione e informazione. Ma padre Luciano
Benedetti è stato, prima di rientrare in Italia, missionario
nelle Filippine. Partito insieme con padre Fausto Tentorio, ha
lavorato con lui per alcuni anni. Poi le loro strade si sono separate.
Padre Luciano è stato assegnato all’isola di Panay prima, un’isola
con 62 villaggi tutti muniti di cappella, poi, su richiesta del
vescovo locale, ha iniziato ad occuparsi
alle popolazioni aborigene, i Negritos,
popolazione nomade estremamente
contadini avevano deciso di non pagare
a rischio. Durante la sua presenza
la tassa ai musulmani e avevano chiesto
missionaria nelle Filippine, padre
la protezione dei militari dell’esercito.
Luciano ha vissuto anche la drammatica
Una provocazione troppo forte per il
esperienza del rapimento. Lui definisce
gruppo armato dei musulmani locali
quei due mesi nelle mani dei rapitori
che hanno attaccato la cooperativa
come un “incidente di percorso”. Era
minacciando di darle fuoco. Poi hanno
il 1998, la zona in cui lavorava era
cambiato idea, hanno bloccato il
a dominanza musulmana. Nessun
padre, chiesto le armi contenute in
problema se si pagavano regolarmente
missione e deciso di saccheggiare la
i tributi. Forse con l’ingenuità di chi
cooperativa e rapire lo straniero per
spera sempre nel dialogo e nella
cui avrebbero richiesto un riscatto.
collaborazione padre Luciano aveva
Presto i rapitori avevano capito chi fosse
sottovalutato alcune dinamiche
l’uomo che avevano rapito, ma ormai
nascoste. I responsabili della cooperativa la macchina era avviata. Sono iniziati
che i missionari avevano aperto con
così due mesi di prigionia. Di giorno si
la scopo di incentivare l’agricoltura
stava fermi, in rifugi nella foresta, e di
locale e la cooperazione economica tra
notte ci si spostava. L’esercito era sulle
tracce del gruppo che era composto
L
Partito per le Filippine con padre
Tentorio (il missionario ucciso
lo scorso anno), padre Luciano
Benedetti ha vissuto nel 1998
l’esperienza del rapimento.
CMD: Il percorso di formazione per giovani
Ormai è arrivato al terzo appuntamento il cammino di formazione per i giovani della
diocesi interessati alla missione. Un gruppo numeroso e vivace quest’anno che sta
lavorando con incontri mensili di un week end di studio, riflessione, preghiera e
convivialità. Sabato 17 marzo scorso si è puntato il pomeriggio di incontro sulla
riflessione sul “Dialogo” in generale e interreligioso in particolare. Domenica 18,
invece, i giovani hanno avuto la possibilità di conoscere la realtà del Pime di Milano.
Accompagnati per l’intera giornata da padre Giovanni De Maria, hanno anche incontrato
padre Luciano Benedetti che ha dato la sua testimonianza di missione nelle Filippine,
che ha raccontato la sua storia e insegnato che Missione è Testimonianza.
Padre Tentorio
prevalentemente di giovanissimi, tra
i 15 e i 25 anni, e che dimostravano
di avere comunque un certo rispetto
per padre Luciano, che consideravano
l’anziano. Le richieste dei rapitori
erano tre: per prima cosa volevano che
fossero scacciati i proprietari terrieri
della compagnia delle piantagioni
che sfruttavano la popolazione locale,
chiedevano che fossero costruite
delle strade e, infine, che avessero
l’autorizzazione alla costruzione di
nuove madrasse (scuole islamiche).
Dopo due mesi nelle mani dei rapitori
padre Luciano Benedetti è stato liberato,
il riscatto è stato probabilmente pagato
grazie all’intervento di una suora che ha
smosso le acque con alcuni diplomatici.
I problemi per padre Luciano forse
non erano finiti lì: bisognava ancora
affrontare l’interrogatorio della polizia e
i mass media, ma bisognava stare attenti
perché rivelare troppo avrebbe portato
a gravi ripercussioni sui rapitori e
innescato un meccanismo vizioso. Oggi
padre Luciano parla dell’esperienza in
modo sereno, ricordando anche con un
sorriso l’accoglienza festosa della gente
di un villaggio che lo aveva scambiato
per un missionario pachistano islamico
e non per un prigioniero.
B.M.
e Filippine sono una nazione
multiforme. Sono composte da
più di settemila isole. Accanto al
gruppo etnico più diffuso, quello dei
Bisaya con 20milioni di abitanti, ce
ne sono una miriade di altri. A questi
si aggiungono anche piccoli gruppi
tribali, che vivono in aree più o meno
isolate. Padre Tentorio ad esempio
lavorava con i Manobo, popolazione
indigena ormai relegata in un terzo
del loro territorio nella Arakan Valley
di Mindanao. Padre Luciano Benedetti
invece lavorava con gli aborigeni
dell’isola di Panay, i Negritos. Essi sono
un gruppo itinerante nomade ormai
molto ridotto. Sono a grave rischio
di estinzione, hanno una speranza di
vita media di 40/45 anni, spesso si
ammalano di tubercolosi o di altre
malattie che difficilmente riescono a
guarire. Lo sforzo della diocesi e dei
missionari è stato quello di proteggerli
cercando di renderli stanziali,
comprando la terra per loro e aiutandoli
nella costruzione dei villaggi. Hanno
trovato così un lavoro anche se
questo consiste nella manovalanza
nelle coltivazioni di riso che spesso si
traduce in vero e proprio sfruttamento.
Sono poverissimi e non percepiscono
uno stipendio ma vengono pagati
in natura. Pochissimi sono così i
loro effettivi diritti: non possono
mandare i loro figli a scuola, non si
possono curare. Negli ultimi anni i
missionari hanno tentato di lavorare
nel coinvolgimento delle autorità
locali perché se ne prendano carico,
non attraverso l’assistenzialismo, ma
tramite la garanzia dei diritti. Del resto
i fondi per la cura di queste minoranze
etniche ci sono ed è giusto che lo
Stato li impieghi per i poveri cui sono
destinati. Altra direzione in cui stanno
lavorando è proprio il tentativo di
ridurre la percezione della differenza
etnica e di garantire l’integrazione di
queste popolazioni minoritarie.
Sempre al fianco delle popolazioni locali per
difendere i più deboli contro i colossi dell’economia
Quei missionari scomodi
P
adre Luciano Benedetti racconta anche
di padre Fausto Tentorio con cui è partito per la sua missione nelle Filippine,
con cui ha condiviso tanto, dalla formazione
alle linee da seguire nella vita missionaria.
“Eravamo diversi, profondamente diversi, ma
in tante cose la pensavamo proprio nello stesso modo”, ricorda.
A pochi mesi dalla morte di padre Fausto (ucciso nella sua parrocchia di Arakan lo scorso
17 ottobre 2011) padre Luciano ci racconta
dell’impegno di questo missionario che sapeva di correre rischi gravi nella sua missione.
Dal 1986 al 2011 ha lavorato con i tribali
dell’isola di Mindanao, in una zona di montagna e di foresta che sta subendo una grave
deforestazione e disboscamento ad opera di
alcune compagnie multinazionali. Il desiderio di ottenere nuove terre per le coltivazioni
ha attivato un meccanismo di nuovi interessi economici e di nuovi meccanismi di latifondo che hanno messo in
serio pericolo la popolazione locale. I
Manobo sono una popolazione indigena che vive da ottocento anni a Mindanao, sono animisti, e sono stati via via
ricacciati in una terra di ventimila ettari. In questi anni il governo ha emanato una legge che li tuteli, ma i Manobo non hanno la forza di difendersi
dai colossi dell’economia. Gli sforzi di
padre Tentorio erano proprio in questa direzione: sensibilizzare la popolazione alla conoscenza e tutela dei
propri diritti, permettendo loro un’istruzione e la creazione di uno spirito
di ribellione ai soprusi. Padre Fausto
sapeva che quando ti opponi ai potenti
corri dei rischi. Già nel 2003 era stato
minacciato e nel 2004 aveva deciso di
fare testamento. “Non trasformatemi
in un’immaginetta”, aveva detto scherzando, ma forse voleva far capire che
non si sentiva votato al martirio, ma alla difesa dei poveri. Quando era giunto nelle Filippine padre Fausto aveva
scelto di vivere in una famiglia locale
per sette mesi per conoscere al meglio
la realtà in cui si stava inserendo, per
incontrare davvero la gente che gli era
stata affidata, poi aveva scelto di usare
la cultura locale per spiegare Dio credendo fermamente nell’importanza
dell’integrazione.
PAGINA A CURA
di BENEDETTA MUSUMECI
Pastorale
e oggi
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ri - c
Sabato, 7 aprile 2012
Il linguaggio può nascondere il mistero
Se la vita pone radicali interrogativi
L
G
asciamo al racconto di una
esperienza la provocazione:
comprendere la necessità di un
linguaggio religioso che sappia
accogliere le domande radicali prima
ancora di rispondere ad esse nel rispetto
del mistero che interpella.
li occhi fissi alla bara che veniva
deposta nella tomba. Nel gelido
silenzio di quel pomeriggio
primaverile, la donna guardava
impietrita la bara ormai nascosta ai suoi
occhi: estremo tentativo di trattenere
a sé il marito. Stava rientrando da una
breve vacanza. Lungo il viaggio si era
fermato per soccorrere altri passeggeri in
difficoltà. Un’auto, colpevolmente veloce,
lo aveva travolto. Così, improvvisamente,
se ne andava un uomo di trentacinque
anni, onesto, sempre disposto a dare una
mano soprattutto a chi era nel dolore; un
credente e un praticante autentico.
Anche la moglie era credente e
praticante. Aveva partecipato al rito
funebre cercando ostinatamente di fare
proprie le parole della liturgia. Ma le
sue parole si trasformavano in un fioco
lamento: «Dio, perché? Perché proprio
lui? Che cosa abbiamo fatto di male?
Perché?... Perché?...». L’enigma del dolore
sembrava vanificare ogni parola e rendere
improvvisamente tutti incapaci di dire
quello che nel profondo si sentiva.
QUANDO LE PAROLE…
Ho seguito da vicino la vicenda di quella
donna. Conoscevo molto bene il marito;
la loro casa era per me esperienza di
squisita ospitalità. Confuso tra la folla che
gremiva la chiesa, ascoltavo con estrema
attenzione quanto il sacerdote andava
dicendo nella liturgia funebre. Le parole
che udivo mi sembravano troppo distanti
dalla realtà che si stava vivendo e mi
proiettavano una strana immagine di Dio,
unitamente a domande che mi turbavano
profondamente.
Il celebrante, dopo aver espresso alcune
toccanti parole di profonda solidarietà
umana per la grande sofferenza che
aveva colpito la moglie e i suoi famigliari,
ha tentato di comprendere quanto era
accaduto in una prospettiva di fede,
proponendo tre semplici indicazioni
-come lui stesso aveva precisato- per
rendere meno incomprensibili i giorni
che si stavano vivendo e per dare a
tutti, seppure nella sofferenza, un po’ di
speranza.
Dio - ha iniziato il celebrante- ama tutti
gli uomini. Tutto quello che accade non
può essere al di fuori del suo amore.
Dobbiamo avere radicata in noi questa
profonda certezza, altrimenti non
possiamo più comprendere nulla. Ora,
anche quello che la donna , i suoi parenti
e amici vivono, rientra nel misterioso
disegno dell’amore di Dio. Un amore
che non è esente da prove. Sappiamo
- infatti - che Dio mette alla prova le
persone che Egli ama! E citava un testo
dal libro dei Proverbi: «Figlio mio, non
disprezzare l’istruzione del Signore e non
aver a noia la sua esortazione, perché il
Signore corregge chi ama, come un padre
il figlio prediletto». Dunque, se capivo
bene, la sofferenza di quei giorni in un
qualche modo era un segno di attenzione
particolare dell’amore di Dio! Allora,
l’interrogativo si faceva serio: più uno
soffre e più è amato da Dio? Forse capivo
male; tuttavia era un pensiero che avevo
sentito molte volte, in simili circostanze,
sulla bocca di tanti cristiani.
QUALE DIO?
Dio -ed era, questo, il secondo spunto
di riflessione- chiede agli uomini di
partecipare al suo progetto di redenzione.
Allora, il cristiano che soffre partecipa
al mistero della Croce, porta il suo
contributo alla redenzione del mondo. E
citava san Paolo: «Io completo nella mia
carne quello che manca alle sofferenze di
Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa».
In me sorgevano ancora domande: allora,
la sofferenza e il dolore, in quanto tali,
“servirebbero” a qualcosa? Verrebbero
ad assumere, in quanto tali, qualcosa
di positivo? Come può essere che realtà
negative -come la sofferenza e il doloreabbiano, in prospettiva cristiana, una
valenza positiva? E se uno non accetta di
partecipare a questa opera di redenzione,
che senso ha la sua sofferenza? E il Dio
buono, che ha creato il mondo per l’uomo
e che vuole la vita dell’uomo? .
La sofferenza -concludeva il celebrante- è
un’offerta gradita a Dio. E per illustrare il
suo pensiero citava Paolo: «Fatevi dunque
imitatori di Dio.. e camminate nella carità,
nel modo che anche Cristo vi ha amato e
ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio
in sacrificio di soave odore».
Ero entrato in Chiesa con la speranza di
sentire una parola che gettasse un po’
di luce sulla vicenda che ci coinvolgeva;
in realtà uscivo di chiesa con tanti
interrogativi e mi chiedevo, con una
certa rabbia e inquietudine, se davvero
di Dio, in riferimento al problema della
sofferenza, si potesse dire tutto quello che
avevo sentito. Davvero il cristianesimo
afferma che Dio mette alla prova coloro
che egli ama, che la sofferenza salva il
mondo, che la sofferenza è un’offerta
gradita a Dio?
Mentre questi pensieri mi turbavano
profondamente, guardavo il volto
distrutto della donna, dei figli: come
conciliare il Dio buono e misericordioso
con il volto quasi non più umano della
moglie e delle figlie improvvisamente
diventate vedova e orfane? Quale Dio?
Non potevo rinunciare al Dio di Gesù,
ma -allo stesso tempo- non riuscivo
ad accettare il tentativo di rendere
ragionevole quanto ragionevole non
poteva essere, quasi a voler togliere
ciò che di scandaloso c’era in quegli
avvenimenti.
pagina a cura
di Arcangelo Bagni
Un buon uso della Parola di Dio
Quando le domande
mettono in discussione
R
itornato a casa, ripensai alle affermazioni udite
sia durante la liturgia funebre sia nelle parole
di tante persone cristiane che cercavano di
“consolare” chi era nel pianto. Sentivo la necessità
di “rendere ragione” a me stesso di tante “giustificazioni”
che mi apparivano inaccettabili e che, in modo
diverso, sembravano fare torto a Dio e all’uomo poiché
scavalcavano -di fatto- il problema dell’uomo concreto
che soffre. Così avevo sentito dire che “Dio mette alla
prova coloro che egli ama”. Mi ribellavo: come conciliare
questa prospettiva con le parole dell’apostolo Giacomo:
«Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”;
perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta
nessuno al male» (Gc 1,13). Si può accettare un Dio che
provoca il male o lo permette affinché l’uomo si avvicini
a lui? Che Dio sarebbe? Ma se Dio non “provoca” la
sofferenza, come collocare la sofferenza in riferimento a
Dio?
del Cristo. Egli, infatti, non ha cercato la sofferenza ma,
imbattendosi in essa, ne ha fatto un “luogo” di obbedienza
e di fedeltà al Padre e di amore ai fratelli. Allora, la
prospettiva si fa diversa: è necessario pensare a un Dio che
soffre o, in altre parole, dobbiamo pensare la sofferenza
“in Dio”. Infine, la terza idea che mi aveva turbato e che
non potevo accettare: la sofferenza è un’offerta gradita a
Dio. Questa spiegazione affermerebbe, di fatto, che Dio
non sarebbe solamente il “mittente” della sofferenza ma
anche il “destinatario”: un “destinatario” che mostrerebbe
il gradimento per questo dono! Mi ritornavano alla mente
le parole di un ammalato che, a chi gli chiedeva che senso
avesse offrire la propria sofferenza a Dio, affermava:
«No! Non si offre a Dio qualcosa di cattivo. Il Cristo non
ha offerto al Padre le sue sofferenze, ma quello che lui
diveniva attraverso le sue sofferenze: un essere che andava,
come dice san Giovanni, fino in fondo nell’amore, fino a
quelle sommità di amore che ci salvano».
QUALE SOFFERENZA?
Non solo. Avevo sentito affermare anche che la sofferenza
salva il mondo. Che è come dire: il male, la sofferenza
non sono assurdi ma servono a qualcosa. Si cercherebbe,
in qualche modo, di eludere lo scandalo della sofferenza
finalizzandola a qualcosa di positivo. Anche questa
prospettiva mi creava non pochi interrogativi perché
«la sofferenza in quanto tale schiaccia, isola, deprime...
disumanizza! Allora, come si può dire che ciò che
disumanizza è liberatore per sé e per gli altri, è redentore,
sta contribuendo a salvare il mondo?» (A. Bonora). Allora
le parole di Paolo vanno forse lette in un’altra prospettiva:
ciò che ha valore non è la sofferenza ma l’obbedienza
QUALE DIO?
Concludendo il suo commento a Giobbe, il biblista
Bonora afferma: «Sì ci rendiamo ben conto che il dolore
è una tenebra oscura che non riusciamo a illuminare e
a comprendere. E sarà sempre così, perché il dolore è il
lato oscuro dell’esistenza. Né Giobbe né Gesù hanno fatto
diventare “luce” quelle “tenebre”, tracciando una teoria
chiara e logica sul dolore. Ma il dolore va lasciato nella sua
assurdità e insensatezza, non bisogna cercare di riscattarlo
e di nobilitarlo come fosse qualcosa di ragionevole e
buono. Ogni tentativo di “dare un nome” a quella “cosa
oscura” che è il dolore potrebbe correre il rischio di
“giustificare” quel che è ingiustificabile, irragionevole!
Eppure possiamo e dobbiamo dare un senso all’esistenza
umana e sofferente. Ebbene, è solo custodendo la verità
sulla misteriosa e infinitamente buona volontà di Dio nei
nostri confronti che riusciremo a vivere sensatamente
nel dolore e nonostante il dolore». Uomo-dolore-Dio: un
triangolo in cui nessun lato è separabile dall’altro, ma il
cui collegamento sembra continuamente sfuggire o dare
luogo a vicoli ciechi o far nascere contraddizioni profonde
e laceranti.
L’esperienza narrata può aiutarci a capire che il tempo
in cui ci troviamo a vivere necessita di “parole altre” che
nascono da una “lettura altra” della Bibbia. La sensazione
che si ha, non raramente, è che tanto si parli di Parola di
Dio e, allo stesso tempo, si preferisca continuare a dire
parole di saggezza umana. Parole, spesso, pronte per ogni
occasione. Parole dette, ma che non comunicano. Se le
parole non comunicano più, viene meno la possibilità di
una novità che solo le parole, veramente profonde perché
nate dal silenzio e dall’Ascolto, sanno creare.
I nostri giorni non sono più sfavorevoli all’annuncio del
Vangelo di altri tempi che ci hanno preceduto. Sono tempi,
invece, che chiamano in causa l’Ascolto e la creatività dei
credenti. Ma per collocarsi in questa prospettiva occorre
saper rileggere un passato che non chiuda ma che apra al
domani. E riscoprire, nel presente, la necessità di un reale
ascolto della Parola. Per non confondere le parole della
nostra saggezza umana (frutto di pigrizia) con la Parola
di Dio (che chiede un decentramento da se stessi e dalle
proprie iniziative). E cogliere così la fecondità del tempo in
cui ci troviamo.
7
Cultura
8 Sabato, 7 aprile 2012
Un testo ricco di sollecitazioni. L’apporto dei cattolici alla democrazia costituzionale.
O
gnuno di noi ha in casa un
libro che, ogni volta che
gli capita di prenderlo in
mano, lo travolge di domande
sulla propria vita e sul proprio
operare quotidiano; sicuramente
il Vangelo, Dostoevskij, Platone,
Dante, Aristotele, Manzoni per
citare i grandi pensatori del passato.
C’è un testo invece, più vicino
a noi nel tempo, che, quando
viene citato, sento l’impulso di
rileggerlo tutto d’un fiato. Ed è
alquanto difficile, anche in questo
caso, non porsi interrogativi su di
sé e sulle cose intorno a sè. Così
mi è capitato anche questa volta,
quando, alla vigilia della festa di
San Gregorio Magno, il 12 marzo,
Benedetto XVI, affiancato dal
primate anglicano Rowan Williams,
lo ha menzionato nella chiesa
camaldolese dei Santi Andrea e
Gregorio al Monte Celio nel ricordo
del millenario della fondazione
della casa madre dei Camaldolesi:
“…negli anni drammatici della
seconda guerra mondiale, gli
stessi chiostri hanno propiziato
la nascita del famoso Codice di
Camaldoli, una delle fonti più
significative della Costituzione della
Repubblica Italiana”. Prendiamolo
in mano questo Codice e proviamo
velocemente a sfogliarlo insieme.
Vi troviamo pagine su i “limiti
dell’azione finanziaria” (quanto
mai attuale), l’educazione,
l’azionariato dei lavoratori, la
giustizia sociale.
Ma cos’è il Codice di Camaldoli?
Un codice giuridico? Un testo filosofico?
Tentiamo l’impresa di raccontarlo in
breve: i testi, gli scritti, i codici vanno
citati, non solo invocati. Bisogna
immergersi nei loro meandri, gustarne
a fondo tutta l’essenza con metodo
e fantasia. Ma per carpirne i segreti,
iniziamo facendo parlare la storia,
“contestualizzandolo” come si è soliti
affermare. Eccoci allora all’eremo di
Camaldoli, nel Casentino, dal 18 al 24
luglio del 1943, agli sgoccioli dell’epoca
fascista – il 9 luglio scatta l’operazione
Husky guidata da sir Bernard Law
Montgomery (sbarco delle truppe
alleate in Sicilia); il 19 luglio Roma viene
bombardata dagli Alleati; il 25 luglio dello
stesso anno, infine, il Gran Consiglio del
Fascismo mette in minoranza Mussolini
L’attualità
del «Codice
di Camaldoli»
Ogni cristiano deve
mostrare con la sua
condotta la convinzione
che la cattolicità realizza
la comunità del genere
umano nella fraternità...
votando l’ordine del giorno Grandi;
poco dopo Mussolini viene arrestato ed
il potere affidato al Maresciallo d’Italia,
generale Pietro Badoglio. La Milizia non
reagisce. La radio trasmette la notizia alle
22.45. È l’epilogo della dittatura fascista
in Italia. Ed è proprio nella frenesia di
quei giorni difficili ma carichi di grande
speranza, che un gruppo di giovani
(non quarantenni, giovani sul serio!) del
Movimento dei Laureati Cattolici guidati
da monsignor Bernareggi, vescovo di
Bergamo, dà origine e prende parte
ad una “settimana di cultura religiosa”
durante la quale vengono formulati
ben 76 enunciati sulla dottrina sociale
cattolica, seguendo implicitamente il
motto dei Camaldolesi Ego Vobis, Vos
Mihi, sintesi perfetta della formula di
alleanza tra Dio e il suo Popolo.
Parte da qua e continua poi nello stesso
anno a Roma, in riunioni clandestine,
la stesura di quel documento dato alle
stampe nell’aprile del 1945 e che oggi
conosciamo come Codice di Camaldoli.
La casa nella quale si tenevano le riunioni
era quella di Sergio Paronetto e gli
La Costituzione
ospiti più assidui erano Pasquale
Saraceno ed Ezio Vanoni, tre
economisti cattolici, tutti e tre nati
nella nostra Morbegno. Ma non
mancarono studiosi ed esperti anche
in altri campi: un giurista, Ludovico
Montini (fratello del futuro papa Paolo
VI); un filosofo del diritto, Giuseppe
Capograssi; due teologi, Emilio Guano
ed Ulpiano Lopez; un pedagogista,
Gesualdo Nosengo, che curò il capitolo
sull’educazione. Giovani, laici, cattolici.
Mossi da obiettivi capaci di attualizzare
e rafforzare l’idea democratica di
una nuova Italia, renderla capace di
confronto effettivo e alla pari con le
“grandi potenze”, secondo una visione
intimamente cristiana, davvero
cattolica, universale, arricchita e
confortata dai testi di Pio XI e dai
celebri radiomessaggi di Pio XII citati
nel Codice stesso. Bisognosi, allora
come oggi d’altronde, di una classe
politica formata dai “migliori”, in greco
aristoi. Paradossale ma del tutto logico:
democrazia esige aristocrazia.
E noi, oggi, di fronte a questo
pozzo stracolmo di idee come ci
poniamo? Innanzitutto, sembra
banale ma è doveroso chiedercelo, lo
conosciamo? Domande retoriche le
mie, ma dinanzi alle righe conclusive
del Codice di Camaldoli che vi riporto,
non si può restare indifferenti, si deve
prendere una posizione chiara con se
stessi; il rischio è quello di arrendersi
all’opinione dominante, ai falsi maestri
che hanno un’infarinatura di tutto e
che non approfondiscono nulla con
l’esperienza, al riflesso anziché alla
riflessione, in definitiva alla negazione
della libertà: “ogni cristiano deve sentirsi
di fronte a quest’opera suprema di salvezza
della civiltà un apostolo e un martire
cioè un testimone, e quindi sentire in sé
la responsabilità non solo della sua vita
e di quella della sua famiglia o del suo
gruppo, ma della salvezza della intera
comunità umana. Ogni cristiano deve
perciò mostrare con la sua condotta nella
vita privata, professionale e pubblica la
sua convinzione che l’idea evangelica
può essere strumento di affermazione,
liberazione e giustizia per i singoli come
per i popoli e che la cattolicità al di sopra
delle distinzioni di razza e di nazionalità,
tende a realizzare concretamente la
comunità del genere umano nella
fraternità di tutti gli uomini.”
STEFANO NOVATI
Il baricentro dell’equilibrio resta il primato della
persona umana, sia nelle libertà, sia nei doveri
«I principi prima delle regole»
Sul rapporto fra cattolici e politica e sul
clima che si respirava nell’Italia del dopoguerra, lo stesso in cui maturò il Codice di
Camaldoli, riproponiamo la riflessione del
giudice Giuseppe Anzani, il quale il 2 giugno 2006, sessantesimo anniversario della
Repubblica, firmò l’editoriale, che riportiamo integralmente, sulla prima pagina del
quotidiano “Avvenire”.
a Repubblica compie 60 anni. Festeggiare è giusto, ci conforta un poco nel
clima politico stabilmente rannuvolato, la Repubblica siamo noi. Per le giovani generazioni, nate sotto la stella, quel
che accadde 60 anni fa si apprende ormai
più dai libri che dal racconto dei padri e
dei nonni.
La fine della guerra, la liberazione, il plebiscito aperto per la prima volta al voto delle
donne, la nuova forma di Stato, la Costituzione; e insieme le speranze, le promesse,
le attese e i propositi di un’epoca nuova, di
una nuova Italia. Fu un crogiolo di contrasti ideologici aspri, ma anche una tensione
comune di unità e di riconciliazione. La
nuova legge fondamentale ebbe il consenso finale quasi unanime dell’Assemblea.
Essa resta ancor oggi il punto di chiarimento della nostra identità, nei momenti
L
di confusione e di transizione. Prima delle regole, la Costituzione scrive i “principi fondamentali”; fu l’intuizione concorde di Dossetti e di Mortati a portare
l’Assemblea ad un accordo cruciale sugli
articoli 2 e 3, che sono i pilastri del nuovo
modello di Stato. Il primo scolpisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo
sia nelle formazioni sociali ove si svolge la
sua “personalità”, e postula i doveri della
solidarietà; l’altro contiene l’enunciazione
dell’uguaglianza in seno a un progetto, a
un compito che la Repubblica assume, di
rimuovere gli ostacoli che impediscono
“il pieno sviluppo della persona umana”:
suona come una “rivoluzione promessa”.
Di lì scaturiscono le libertà e i doveri, le
regole sui rapporti civili, sui rapporti etico-sociali (famiglia, salute, educazione),
sui rapporti economici (lavoro, proprietà, previdenza), sui rapporti politici. Di lì
fanno luce su tutto il resto le ragioni ispiratrici dell’intero sistema, radicate in valori
etici imprescindibili, concordemente abbracciati. Si suol dire che essi si collocano
nel punto di incrocio fra liberalismo, socialismo e cattolicesimo, secondo un’approssimata divisione dell’Assemblea; c’è
qualcosa di vero, ma di men grezzo, c’è an-
che qualcosa di più provvidenziale e fecondo, e l’incrocio non è divenuto scontro,
ma confluenza. A poco giova infatti il catalogo dei diritti individuali, se la condizione
sociale esclude l’uomo dal loro esercizio;
a poco giova l’organizzazione sociale, se
confisca le libertà; il baricentro dell’equilibrio resta il primato della persona umana
di cui è matrice la cultura cattolica. Ancor
oggi, fra contrapposte derive, questa cultura personalistica che ha permeato con
le altre la nostra Costituzione resta il volano che può tenere insieme una repubblica
per altri versi spaccata in due. In questa
visione l’architettura dello Stato, il disegno
dei legami sociali, politici, economici, è
la dilatazione verso l’alto della “piramide
rovesciata” che ha per vertice basilare la
persona umana. I diritti del singolo uomo si realizzano in concreto solo se altri
vi si industriano, e reciprocamente i doveri
non sono solo quelli di non ledere, ma di
realizzare i diritti altrui (solidarietà, giustizia sociale). Un esempio? Primo fra tutti è
il diritto alla vita; esso sta in cima al catalogo “aperto” dell’articolo 2, sta in cima
alla promessa irretrattabile dell’art. 3. Non
declini mai la difesa della vita; senza di
essa, è la Repubblica che declina.
Santa Pasqua
Con gli occhi degli apostoli
S
i avvicina l’Anno della fede (11
ottobre 2012 - 24 novembre 2013),
voluto da Papa Benedetto XVI per
comprendere più profondamente che
il fondamento della fede cristiana è
«l’incontro con un avvenimento, con
una Persona che dà alla vita un nuovo
orizzonte».
Da questo invito nasce la proposta della
mostra “Con gli occhi degli Apostoli.
Una presenza che cambia la vita”, per
iniziativa dell’Associazione G. G. Clerici,
del Centro culturale Paolo VI, dell’Ordine
Cavalieri del Santo Sepolcro di
Gerusalemme, degli Amici del Seminario
Bet-Jala, dell’Associazione Cometa e del
Gruppo Turistico Rebbiese.
Allestita presso la chiesa di San
Giacomo in Como, da domenica 15
a domenica 22 aprile (orari: lunedìvenerdì, ore 9-13, 14-18; sabatodomenica, ore 9-19; ingresso libero),
la mostra ricostruisce, attraverso 38
pannelli e alcuni video, il percorso che
alcuni abitanti ebrei di Cafarnao hanno
fatto dal primo incontro con Gesù fino al
riconoscimento di fede che permise loro
di arrivare a dare la vita per Lui.
Avvalendosi delle fondamentali
conoscenze scaturite dagli scavi
archeologici realizzati nell’ultimo secolo
dai Padri Francescani della Custodia di
Terra Santa e dallo studio esegetico dei
Vangeli, l’esposizione intende aiutare a
vincere il dubbio sul cristianesimo: «Sì,
questa storia è accaduta realmente. Gesù
non è un mito, è un uomo fatto di carne
e sangue, una presenza tutta reale nella
storia. Possiamo visitare i luoghi e seguire
le vie che egli ha percorso. Possiamo,
per il tramite dei testimoni, udire le Sue
parole. Egli è morto ed è risorto... i miti
● Una lettera dalla
missione diocesana
per la Santa Pasqua.
hanno aspettato Lui, in cui il desiderio è
diventato realtà» (Benedetto XVI).
Nella prima parte verrà descritta la
localizzazione e una breve storia di
Cafarnao. I visitatori saranno aiutati ad
immedesimarsi con la vita quotidiana
degli abitanti del villaggio: i lavori più
comuni, i tipi di abitazione, la religione,
le tradizioni, gli usi e i costumi, ecc.
Nella seconda sezione, le
testimonianze dei Vangeli aiuteranno
a mostrare come la tranquilla vita di
Cafarnao, attorno all’anno 30, venga
profondamente sconvolta da un episodio
apparentemente banale: l’incontro
tra due degli abitanti del villaggio,
Andrea e Giovanni, con un ebreo di
Nazareth di nome Gesù, e la successiva
decisione di quest’ultimo di trasferirsi
proprio a Cafarnao. Nessun abitante di
Cafarnao potrà evitare di avere a che
fare con questo nuovo, inatteso ospite.
Ma Gesù attrae anche gente da fuori,
così che Cafarnao diventa un luogo a
cui accorrono stranieri e sconosciuti,
sconvolgendo la vita quotidiana del
paese.
In seguito si concentrerà l’attenzione
sull’esperienza personale di quei pochi
uomini che Gesù sceglie come suoi
● Il cammino pastorale
prosegue con attenzione
ai più giovani
C
ari amici della diocesi di Como,
buona Pasqua! In questo
momento non facile per la nostra
diocesi, ci accompagna la certezza
che il Risorto è oggi concretamente
vicino a ciascuno di noi, conosce le
nostre delusioni e la nostra tristezza; in
modo discreto, ma vero, si fa presente e
illumina gli occhi e il cuore, ci consola
e ci dona speranza. Dio non si lascia
vincere dal male, ma vince il male con il
bene, e ci invita a fare lo stesso.
discepoli. Stando con quella presenza
eccezionale (che si manifestava tanto
nei suoi miracoli quanto nel suo modo
di insegnare ed agire), la loro vita
diventerà più intensa e vera. Nasce il
cristianesimo: una Presenza che compie
la vita. La convivenza quotidiana, una
corrispondenza sempre crescente genera
in loro la certezza e l’attaccamento
affettivo.
Nell’ultima sezione le scoperte
archeologiche trovate a Cafarnao
mostreranno come la vita nella città
continui a rimanere diversa e segnata
da Gesù anche dopo la sua morte. I
suoi discepoli continuano a vivere uniti
dalla sua memoria e dalla sua continua,
affermata e riconosciuta Presenza; la
casa dove Gesù aveva vissuto diventa
dapprima un luogo di venerazione e
poi una chiesa; stranieri e sconosciuti
continuano ad affluire verso la città come
pellegrini per pregare in quei luoghi,
come testimoniano i graffiti.
Per gruppi, scuole di ogni ordine e
grado e classi di catechismo si possono
prenotare visite guidate gratuite (durata
un’ora circa) ai seguenti recapiti: telefono
02-96370975, cellulare 338-9031126;
mail [email protected].
● Mentre procedono
anche i progetti per la
promozione umana
Mogodé. Si cerca di lavorare perchè la
scuola sia davvero una opportunità per
tutti, anche per i bambini svantaggiati,
come i bambini ciechi e sordi, quelli
che hanno qualche handicap fisico o
mentale, o gli orfani. Lo sforzo è quello
di offrire una scuola di qualità, per
permettere a ciascuno di tirar fuori le
proprie capacità.
E insieme agli auguri, il grazie per
tutto quello che avete fatto in questa
quaresima di fraternità per sostenere le
missioni diocesane.
Molti ragazzi frequentano la scuola, ma
poi non hanno prospettive di lavoro, la
disoccupazione è cronica, e i giovani
non vogliono più lavorare la terra, che
per il momento è ancora il solo mezzo
che permette di vivere dignitosamente.
■ Terra Santa
«Al masih qam... hakkan
qam»: Cristo è risorto!
Abbiamo chiesto alla comasca
Myriam Bianchi, da alcuni mesi al
lavoro presso il Centro Multimediale
della Custodia di Terra Santa a
Gerusalemme, di raccontarci cosa
significa vivere la Settimana Santa e la
Pasqua nei Luoghi dove tutto ha avuto
inizio e dove ogni pietra racconta la
passione, morte e risurrezione di Gesù.
Gli auguri dal Cameroun
Come ogni anno la diocesi di MarouaMokolo propone un tema-guida per il
cammino pastorale che quest’anno ha
come titolo: “Au nom de Jésus, je te le
dis: Lève-toi! Envoyés pour conduire
nos enfants vers la vie” (Nel nome di
Gesù, io ti dico: Alzati! Inviati per
condurre i nostri figli verso la vita).
Nella nostra regione del nord
Cameroun come in molti altri paesi
dell’Africa, i giovani si trovano in
mezzo a una società che sta vivendo
un cambiamento molto grande e molto
rapido, veloce. Escono dalle capanne
di fango con il tetto in paglia, con in
mano un cellulare (cinese!) di ultima
generazione, sempre senza credito
perchè non ci sono i soldi per la
ricarica...
Sabato, 7 aprile 2012
Anche il legame con i valori tradizionali
è sempre più debole e l’educazione
dei giovani è un vero problema per le
famiglie, che si sentono impreparate ad
affrontare questo cambiamento.
La comunità cristiana cerca di riflettere
insieme con i genitori, le famiglie e la
scuola, consapevoli che nell’educazione
si gioca il futuro delle nuove
generazioni e della società.
Molti dei progetti di promozione e di
aiuto economico che la diocesi di Como
porta avanti vanno in questa direzione
di sostegno all’educazione, per la
costruzione di nuove aule scolastiche,
per completare il salario dei maestri,
per la formazione professionale e
con il grosso impegno per il liceo di
Come Frédéric, per esempio. La
settimana scorsa è finito il secondo
trimestre e Frédéric è arrivato davanti
alla mia porta saltellando tutto felice
con in mano la pagella: “Guarda, sono
il primo della classe!” Davvero un
bel risultato per un bambino orfano,
che non ha mai neanche i soldi per
comperarsi i quaderni! “Il maestro ha
detto che i genitori devono firmare,
ma io non ho nessuno che firmi per
me...” Frédéric ha forse 7 anni, non sa
chi è suo padre, la mamma è morta di
Aids; vive con una vecchia nonna un
po’ pazzerella, che non sa una parola
di francese... Firmando la sua pagella
pensavo a quegli alberelli che in
questo periodo di gran caldo sembrano
rinsecchiti e senza nessuna speranza,
ma se gli si zappa un po’ intorno e li si
innaffia ogni giorno, si riprendono con
grande vitalità.
Pensavo a come il Vangelo puo’ davvero
cambiare la vita, a quel “di più” che il
Vangelo puo’ innestare in ogni cultura:
il Signore amante della vita vuole che
nulla vada perduto, Gesù è venuto
a dirci questo con la sua stessa vita.
La quaresima dura quaranta giorni,
il tempo pasquale cinquanta: c’è più
tempo per la gioia che per il pianto!
Buona Pasqua!
BRUNETTA CINCERA
Ripercorrere questi “primi mesi” della
mia vita nella “Città Santa” non è
semplice: ogni cosa riflette il clima di
“tensione” che questa Terra porta con
sé. Vivere e lavorare nella “Città Santa”
è un’esperienza unica: religione,
politica, geografia si mischiano
come i colori di un caleidoscopio e
ti fanno vivere in quel “limbo” che
solo chi conosce la Terra Santa può
comprendere.
La quotidianità, così, di chi vive qui si
snoda tra la crescente preoccupazione
per i venti di guerra che soffiano
dalla Siria, i “controlli” che subiscono
tutti coloro che attraversano i check
point per recarsi al lavoro o chi
semplicemente va a fare la spesa.
Ma poi tutto diventa “normale”… così
il lavoro per il “Franciscan Media
Center” (il Centro multimedia della
Custodia) e l’incontro con i pellegrini
ti fanno vivere quella dimensione
spirituale che respiri come cristiana
per le vie della “Città Santa”. Perché a
Gerusalemme, a seguire il calendario
delle festività cristiane, …non si ha
mai fine!
Il 19 gennaio abbiamo festeggiato
l’Epifania insieme alla Chiesa
Ortodossa e, contemporaneamente,
il Natale con gli armeni! Alla fine
del mese di febbraio l’imposizione
delle Ceneri segna, anche qui, per i
cristiani locali e i numerosi pellegrini
di passaggio, come per tutta la
comunità dei cattolici di rito latino
nel mondo, l’inizio del periodo che
conduce alla Pasqua. Nel messaggio
per la Quaresima, il Patriarca Latino
di Gerusalemme, monsignor Fouad
Twal, chiede di offrire digiuno
e penitenza per la pace, perché
«Nel suo corpo crocifisso Gesù ha
abbattuto i muri di separazione tra
i popoli». Pasqua a Gerusalemme è
un’ esperienza altrettanto unica: per
il fascino dei luoghi, per la varietà
dei riti e delle celebrazioni, per
l‘atmosfera caratteristica e per la
presenza dei tanti pellegrini. Una la
caratteristica principale: celebrazioni,
processioni, canti, letture e preghiere
si svolgono negli stessi luoghi che
furono scena della vita, passione
morte e resurrezione di Gesù. Durante
tutta la Quaresima clero, fedeli
locali e pellegrini formano un’unica
assemblea.
Questo il clima che si respirava
la scorsa Domenica delle Palme:
un corteo di 15mila cattolici ha
preso parte alla processione che
commemora l’entrata del Signore a
Gerusalemme, tra l’acclamazione
della folla che agita i rami di palma
dal Monte degli Ulivi fino alla città
vecchia: una sfilata di fervore, colori,
calore umano e di sole.
Quest’anno molti i cristiani palestinesi
dei territori che hanno potuto
gioire insieme ai loro fratelli di
Gerusalemme e del mondo intero (i
cristiani della Cisgiordania e di Gaza
hanno bisogno di un permesso di
entrata per la “Città Santa”). Dopo
l’arrivo a Sant’Anna, il Patriarca ha
ringraziato i fedeli e i pellegrini giunti
in Terra Santa per aver partecipato
alla lunga processione e ha invitato
a rileggere la propria vita attraverso
l’atteggiamento dei principali
protagonisti della Passione. Alla
fine ha chiesto «Benedici tutti noi e
donaci la pace di cui abbiamo urgente
bisogno nei nostri cuori e soprattutto
in questa Terra». Adesso dalla Basilica
della Resurrezione attendiamo
l’annuncio «al masih qam… hakkan
qam – Cristo è Risorto… è veramente
Risorto!».
9
Vita diocesana
10 Sabato, 7 aprile 2012
Agenda
del Vescovo
5 aprile - Giovedì Santo
A Como, alle ore 10.00, in Cattedrale,
Santa Messa del Crisma; a Como, in
Cattedrale, alle ore 20.30, Santa Messa
in Coena Domini.
6 aprile - Venerdì Santo
A Como, alle ore 15.00, dalla basilica
del SS. Crocifisso, processione per le
vie della città (con la benedizione del
lago); a Como, in Cattedrale, alle ore
20.30, celebrazione della Passione del
Signore.
7 aprile - Sabato Santo
A Como, alle ore 21.00, in Cattedrale,
solenne Veglia Pasquale e riti dei
catecumeni.
8 aprile - Santa Pasqua
A Como, alle ore 10.30, in Cattedrale,
solenne pontificale con benedizione
papale.
14 aprile
A Como, alle ore 11.00, presso la
basilica di sant’Abbondio, professione
solenne di suor Maria Adele (suore
dell’Assunzione).
15 aprile - Domenica in Albis
A Maccio, alle ore 16.30, Santa Messa
a chiusura della Festa diocesana della
Famiglia.
16 aprile
A Como, al mattino, in Vescovado,
udienze e colloqui personali; nel
pomeriggio, incontri con i Seminaristi.
17 aprile
A Como, in Seminario, giornata di
aggiornamento del clero con don
Alberto Cozzi.
18-22 aprile
Visita pastorale al Vicariato di
Mandello del Lario.
■ Venerdì Santo
Ritorna la Colletta a
sostegno della Terra Santa
Ricordiamo che la diocesi di Como
sostiene il progetto catechistico del
Patriarcato di Gerusalemme. Il prossimo
Venerdì Santo, come tradizione, in tutte
le comunità parrocchiali verrà riproposta
la giornata di sensibilizzazione e di
raccolta fondi a sostegno delle attività
della Terra Santa.
U
se in una lingua che non era la sua. Si
interessarono perché potesse completare
qui il tempo del catecumenato, e ricevere
i primi sacramenti. Ed eccoci arrivati
al momento decisivo, che fisserà la
direzione definitiva
all’esistenza di ÉtoileStella-Maria! Grazie a
lei, anche quest’anno
nella solenne veglia
pasquale presieduta
dal vescovo diventerà
visibile il mistero che san Leone
Magno (il papa di sant’Abbondio)
così esprimeva: «Il battesimo e la fede
hanno creato fra noi, o carissimi, una
comunione indissolubile sulla base
di una comune dignità. Lo afferma
l’apostolo Pietro: “Quali pietre vive,
siete costruiti anche voi come edificio
spirituale, per un sacerdozio santo e
per offrire sacrifici spirituali graditi a
Dio, mediante Gesù Cristo… Voi siete
stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione
santa, popolo che Dio si è acquistato”
(1Pt 2,5.9). Tutti quelli che sono rinati
in Cristo conseguono dignità regale
per il segno della croce; con l’unzione
dello Spirito Santo poi sono consacrati
sacerdoti…». La gioia e l’impegno di una
quindicenne ci spronino a ritrovare il
gusto della vita buona e bella che Gesù ci
ha regalato! (padre Lino Maggioni)
Nelle Messe della domenica di Risurrezione (8 aprile), e per tutta la settimana
seguente, fino alla seconda domenica di Pasqua (15 aprile), la Chiesa cattolica prega
per i neòfiti, le nuove pianticelle appena ‘spuntate dal terreno’. Nella nostra diocesi, il
ricordo proprio nelle preghiere eucaristiche sarà il seguente:
(P.E. II) «Ricordati anche della nostra sorella Maria Stella, che oggi, mediante il
Battesimo e la Confermazione, è entrata a far parte della tua famiglia: fa’ che
segua Cristo tuo Figlio con animo generoso e ardente»;
(P.E. III) «Conferma nell’impegno cristiano la tua figlia Maria Stella, che oggi,
mediante il Battesimo e il dono dello Spirito, hai chiamato a far parte del tuo
popolo; e fa’ che cammini sempre in novità di vita».
Il pellegrinaggio diocesano a Lourdes
«Ritorniamo a Lourdes!». Questo l’invito rivolto dal vescovo Diego Coletti all’intera Chiesa locale, invitando tutti i fedeli a
partecipare al pellegrinaggio diocesano presso la Grotta di Massabielle, in programma il prossimo mese di ottobre. La diocesi sarà
a Lourdes insieme all’Unitalsi e alle congregazioni guanelliane. Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi al Segretariato
Pellegrinaggi Diocesano che è aperto tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 031-3312232;
[email protected]; o chiamare don Giovanni Illia allo 031-986225 o 349-3507156.
Iscrizioni e informazioni anche presso la propria parrocchia; oppure presso le sedi Unitalsi di Como, in via Rodari 1, telefono
031/304430, 346/6345474. Oppure di Sondrio, in via Mazzini 69/B, telefono 0342/210284; oppure presso “I viaggi di Oscar”,
telefono 031/304524. Il programma prevede differenti modalità di partecipazione.
Con l’Unitalsi in treno, dall’8 al 14 ottobre (a seconda della struttura alberghiera prescelta, delle modalità di ospitalità, dell’età,
se si è ammalati o accompagnatori, la spesa pro-capite varia da 365 a 820 euro).
Con l’Unitalsi in aereo (partenza e arrivo alla Malpensa), dal 9 al 13 ottobre (a seconda della struttura alberghiera prescelta,
delle modalità di ospitalità, dell’età, se si è ammalati o accompagnatori, la spesa pro-capite varia da 365 a 845 euro).
Con “I viaggi di Oscar” in pullman:
- per la provincia di Sondrio e l’Alto Lago, dall’8 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 415 euro;
- per la provincia di Como, le Grigne e le Valli Varesine, dal 9 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 340 euro.
Con “I viaggi di Oscar” in aereo (partenza e arrivo da Bergamo-Orio al Serio): dal 10 al 12 ottobre, la quota pro-capite è di 490
euro.
■ Il Vangelo della domenica: 8 aprile - Santa Pasqua
«è risorto!» (Mc 16,1-7)
«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù
Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è
qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto.
Ma andate, dite ai suoi discepoli e a
Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo
vedrete, come vi ha detto”».
■ 15 aprile
La festa della Divina
Misericordia a Como
Domenica 15 aprile, alle ore 15.00,
presso il santuario “Sacro Cuore - Opera
san Luigi Guanella”, in via Tommaso
Grossi 18, a Como, insieme al gruppo della
“Divina Misericordia”, viene celebrata la
festa della Divina Misericordia. Nel diario
di santa Maria Faustina Kowalska leggiamo
che Gesù stesso disse alla santa polacca:
«la festa della Misericordia è uscita dalle
mie viscere; desidero che venga celebrata
solennemente la prima domenica dopo
Pasqua. I sacerdoti in quel giorno debbono
parlare delle anime della mia grande e
insondabile Misericordia. L’anima che si
accosta alla confessione e dalla santa
Comunione riceve il perdono delle colpe e
delle pene».
La storia di
Stella Maria
n’adolescente
africana che
nella cattedrale
di Como, durante la
veglia pasquale, viene
battezzata dal vescovo
non è ancora, per fortuna,
un fatto abitudinario, tale
da lasciarci indifferenti. Questa ragazza
nacque in Togo, e adesso ha quindici
anni; da cinque vive in Italia, da quando
cioè suo padre, dopo aver trovato un
lavoro dignitoso, è riuscito a far venire
anche la moglie e i figli, a Nuova Olonio.
Sulle rive dell’Oceano atlantico, Étoile
era già in età “da marito”; sulle rive
del lago di Como, Stella si è ritrovata
addosso il grembiule delle elementari:
un bel cambiamento! Ma ciò che la
angustiava maggiormente era il fatto
di aver lasciato, nel villaggio d’origine,
il gruppo dei catecumeni di cui faceva
parte. É difficile per noi, cristiani “al
tramonto” (occidentali), comprendere
che cosa il battesimo rappresenti per gli
africani. Essi colgono subito la differenza
del cristianesimo; la fede in Dio Padre
e in Gesù Salvatore dona un senso di
fiducia e di speranza che guarisce dalla
paura degli spiriti e dell’ignoto; il legame
che si instaura coi padrini e le madrine
è garanzia di una presenza consapevole
e perseverante nella ‘tribù di Dio’, di
cui di cui fanno parte Abramo, Isacco,
Giacobbe, Mosè, tutto il popolo eletto,
san Giuseppe e Maria Santissima... Sì,
il battesimo trasforma i cuori ‘ribelli’
in cuori di figli e figlie! A Nuova Olonio,
alcune persone notarono ben presto, in
fondo alla chiesa, la presenza discreta
di Stella. Colsero la sua gioia nel poter
pregare insieme ad altri cristiani, anche
Prima Lettura:
At 10, 34a.37-43
Seconda Lettura:
Col 3, 1-4
Questo è l’annuncio della Pasqua: Gesù
di Nazareth, il Crocifisso è vivo!
Abbiamo camminato in questi quaranta giorni, vivificati dal desiderio
della conversione e sostenuti dalla
Parola che ha illuminato i nostri passi,
per essere pronti ad accogliere questo
annuncio: Gesù è vivo, il Crocifisso è
risorto!
Nelle parola del giovane in bianche vesti, viene sintetizzato in tre espressioni
tutta la verità di Gesù: nazareno, crocifisso e risorto.
L’angelo avrebbe potuto dire “Gesù il
messia”, “Gesù il Cristo”, “Gesù il Figlio
di Dio”... e invece no: “Gesù Nazareno,
il crocifisso, è risorto”. Questo è molto
importante perchè ci ricorda lo stret-
tissimo legame tra incarnazione, croce
e resurrezione. Davanti al Risorto non
dobbiamo perdere la memoria dell’Incarnazione e della Croce, perché sono
proprio esse a dirci lo specifico dell’annuncio della Pasqua.
La “buona notizia” non è che un morto
è ritornato in vita, ma che il Figlio di
Dio - che si è fatto uomo tra gli uomini e che ha donato tutta la sua vita per
amore - ha sconfitto la morte!
Croce e resurrezione vanno sempre
tenute insieme, perché l’una dice la fecondità e la verità dell’ altra.
La Pasqua di Gesù annuncia che solo la
vita donata per amore è più forte della morte, che solo la vita riconsegnata
nella mani di Dio è sottratta alla morte.
Solo l’amore che accogliamo e che doniamo sarà forza di resurrezione.
Solo l’amore che ci fa spogliare di tutto
per farci rivestire dell’abito del Figlio
sarà germoglio di vita nuova.
.
don ROBERTO SEREGNI
Vita diocesana
Sabato, 7 aprile 2012
11
■ La Via Crucis con il Vescovo Diego il Lunedì Santo
«Restate qui... e vegliate con me»
I
l gesto d’amore profumato della
donna di Betania, il tradimento di
Giuda, il rinnegamento di Pietro, la
(non) scelta di Pilato e la donazione di
Cristo: sono i cinque momenti che hanno accompagnato la preghiera e la riflessione delle quasi 1000 persone presenti
lunedì scorso alla tradizionale Via Crucis
dei giovani. Nel confronto con queste
cinque figure significative sono emerse
domande importanti, spunti di riflessione, domande che ciascuno nel cuore porterà nel Triduo pasquale ormai
alle porte.
Il percorso della Via Crucis ha avuto il
suo inizio dalla nostra Chiesa Cattedrale ed è terminato nella chiesa di san
Bartolomeo, toccando luoghi caritativi
presenti nella nostra città: la chiesa del
Gesù (con le annesse opere dei Vincen-
ziani e la sede di Porta Aperta), quella di
san Donnino (dove si trovano i locali del
centro diurno gestito dalla Caritas diocesana) e – infine quella di santa Cecilia
(da cui partono molti giovani – un sabato sera al mese – per portare amicizia e
conforto ai senza fissa dimora).
Il vescovo ha presieduto la celebrazione,
invitando fin dall’inizio i giovani a riflettere su alcuni spunti tratti dal messaggio di Papa Benedetto XVI in occasione
della Giornata Mondiale della Gioventù.
Giunti poi in san Bartolomeo, ha invitato
a porsi con attenzione e disponibilità di
fronte alla parola della Croce: solo nella
dimensione dell’amore e della donazione incondizionata di sé – sull’esempio di
Cristo -, la libertà conduce alla ricerca
della verità sulla vita e, perciò alla gioia vera.
La Croce al centro. Dalla Passione di Gesù tutto acquista nuovo significato.
R
imettere al centro la lettura e la conoscenza
della Scrittura e considerare il Calvario, la Croce,
l’irrinunciabile punto di partenza del nostro intero
cammino di fede: «perché tutto si comprende, anche
l’Antico Testamento, solo se si ha come riferimento
il momento ultimo e definitivo della Passione, Morte
e Risurrezione di Gesù». Queste le sollecitazioni
giunte da monsignor Diego Coletti nell’omelia della
Domenica delle Palme. Il Vescovo ha raccomandato una
frequentazione assidua della Parola: «Nulla può sostituire
la lettura liturgica – ha detto – ma se la si accompagna
dalla lettura personale, l’ascolto durante le celebrazioni,
insieme all’incontro con il Signore, non potranno che
essere più attenti, approfonditi, fraterni». Da monsignor
Coletti è giunta anche un’altra raccomandazione: vivere
pienamente il Triduo Pasquale. «In questa settimana –
ha incalzato – tutta l’organizzazione delle nostre giornate
■ Ecumenismo
A Como tre incontri sul
tema della Parola di Dio
Nell’anno che la nostra Diocesi dedica alla
Parola di Dio, una significativa occasione
di approfondimento è offerta dalle
iniziative ecumeniche: le diverse comunità
cristiane, condividendo la ricchezza della
propria esperienza e sensibilità, si aiutano
a vicenda a cogliere la pienezza del lieto
annuncio con cui il Signore ci interpella.
Per continuare ad approfondire la lettura
biblica di “1Corinzi 15” viene ora proposto
un ciclo di 3 incontri a Como presso
il Centro pastorale Cardinal Ferrari (a
partire dalle ore 20.45):
• giovedì 12 aprile, con il pastore valdese
Andreas Köhn;
• giovedì 17 maggio, con il padre
ortodosso romeno Cristian Prilipceanu:
• giovedì 7 giugno, con don Battista
Rinaldi, direttore dell’Ufficio diocesano per
l’Ecumenismo.
sia fatta a partire dalla
partecipazione alle
funzioni liturgiche del
Triduo e, naturalmente,
della Santa Pasqua. Sia
questa la nostra priorità,
vissuta in atteggiamento
di partecipazione del
cuore, dello spirito,
dell’anima».
Dopo questa
introduzione il
Vescovo ha articolato
la sua riflessione sulle
privazioni subite da
Gesù nella Passione.
«Tante le cose di cui
è stato privato – ha
osservato monsignor
Coletti –: sicuramente
della libertà, della
salute del corpo, della
dignità personale (lo
vediamo, infatti, deriso,
insultato, ricoperto di
sputi lungo la strada che
lo conduce al Golgota). Ma vorrei soffermare la vostra
attenzione su tre particolari aspetti». Il primo. «Gesù si
è ritrovato da solo. È soprattutto il Vangelo di Marco a
mettere in evidenza il peso della solitudine da lui patita.
Gesù, che ha vissuto ogni istante della sua vita terrena
alla ricerca di relazioni vere. E che, anche quando si
ritirava per la preghiera, era in relazione con il Padre suo.
Sulla Croce è radicalmente solo: i suoi discepoli sono
dispersi, la folla che lo osannava quando moltiplicava i
pani e i pesci ora urla “crocifiggilo”». Il secondo aspetto
è la «privazione di futuro. Gesù, avendo scelto di farsi
uomo, ha sperimentato il dramma della finitudine. Sulla
Croce sperimenta l’ora definitiva. Il calice va bevuto
Domenica
delle Palme
fino in fondo per donarci la salvezza eterna». Infine la
fiducia. «Forse la privazione più grande da sopportare –
ha concluso il Vescovo –. Pensiamo anche alle situazioni
della nostra vita quotidiana. Se non potessimo fidarci
di nessuno, la nostra sarebbe un’esistenza vuota,
finita. Abbiamo la certezza della fiducia sconfinata che
possiamo riporre in Dio, al quale possiamo affidarci
anche nelle situazioni più difficili, certi che siamo
custoditi da Qualcuno che ci ama davvero».
Prima della benedizione finale monsignor Coletti ha
augurato a tutti di «entrare nella gioia della Pasqua
scoprendo la forza liberante dei suoi doni, gratuiti, di
gioia, misericordia, fraternità, pace».
❚❚ Nel Giovedì Santo
Il Vescovo
Diego e il clero
diocesano
P
rima della celebrazione in Cattedrale della Messa crismale, il Vescovo,
nell’attigua chiesa di san Giacomo, ha
incontrato tutti i sacerdoti del presbiterio e i
diaconi, convenuti da ogni angolo della Diocesi. Un momento toccante, fortemente voluto da mons. Coletti, desideroso di rivolgere ai suoi preti, ancora scossi per le vicende
che hanno coinvolto il confratello don Marco
Mangiacasale, una parola franca e accorata,
di pastore e di padre, di ammonimento ma
soprattutto di consolazione. Diversi e preziosi i punti toccati dal Vescovo, frutto di un intenso lavoro di preghiera, di riflessione e di
confronto con i suoi più diretti collaboratori.
Mons. Coletti ha richiamato anzitutto al fatto che le attuali difficoltà possono e devono
condurci, come preti ma più in generale come popolo di Dio, a un serio e impegnativo
esame di coscienza e ad un rinnovato impegno di conversione personale. In particolare
il frutto dei tempi difficili può e deve essere
una rinnovata capacità di unità e di comunione. È proprio in momenti come questo – ha
aggiunto mons. Coletti – che la fraternità sacerdotale, alla quale ci chiama il sacramento
ricevuto, va intensificata e resa sempre più
vera, come elemento decisivo della serenità e dell’efficacia stessa della testimonianza
sacerdotale. Occorre allora riprendere con
grande coraggio, con intelligenza di fede e
con prudenza evangelica, tutte le attività educative e le proposte di vita buona rivolte ai
ragazzi e ai giovani, senza lasciarsi intimidire
da un clima di sfiducia.
Stiamo vivendo un passaggio difficile e complesso – ha concluso il Vescovo –, che mette
alla prova ma anche affina la qualità della nostra fede, il coraggio della speranza, la forza
di un amore che supera ogni cosa. Occorre
perciò tenere insieme la giusta indignazione
per il male che si presenta in mezzo a noi, il
doveroso desiderio di riparazione e di penitenza, e il costante sforzo di far prevalere la
misericordia sul giudizio e sulla condanna.
Family 2012
12 Sabato, 7 aprile 2012
Verso il Family 2012. Si conclude il nostro cammino di avvicinamento.
C
per la comunità
oncludiamo con questa
terza tappa il percorso
di preparazione al VII
Incontro Mondiale delle
famiglie (Milano, 30 maggio
– 3 giugno 2012) con gli
spunti di riflessione ripresi dal
sussidio ufficiale del Pontificio
Consiglio per la Famiglia: “La
famiglia: il lavoro e la festa”.
Il giorno del Signore è
giorno della comunione,
della carità e della
missione. Il corpo di Gesù
è donato a noi perché sia
donato a tutti.
Il primo frutto
dell’eucaristia è quello di
costruire la comunione tra
i credenti: a questo scopo
la comunità parrocchiale e
In questo numero presentiamo
le famiglie si arricchiscono
alcuni spunti dalle catechesi
reciprocamente. La
8,9,10 che riguardano il
famiglia si apre alla
rapporto tra famiglia e
comunità e la comunità
festa: si approfondisce in
assume lo stile della vita
particolare il tema del giorno
familiare. Le famiglie
del Signore, delle esperienze
cristiane permettono
che lo caratterizzano e che
alla parrocchia di vivere
alimentano la vita familiare.
tra le case della gente; la
La festa tempo
comunità parrocchiale
per la famiglia
aiuta le famiglie ad aprirsi
La domenica cristiana porta
ai cammini di fede e alla
a compimento il significato
comunione con altri.
del “sabato” dell’Antico
Dall’eucaristia nasce il
Testamento, giorno festivo
servizio della carità, che
settimanale da santificare
le famiglie vivono prima
come tempo riservato a Dio
di tutto come esperienza
e all’uomo. La Parola di Dio
quotidiana di aiuto
(Genesi, Esodo) ci ricorda
reciproco, di cura, di gesti
Cosa significa vivere oggi la “festa”: ha ancora un forte legame come
che il riposo festivo è il
concreti: sono esperienze
culmine dell’opera creatrice
per crescere
tempo per il Signore, o è solo affannosa ricerca di svago e divertimento? fondamentali
di Dio e ne svela il senso: la
nella capacità di amare,
comunione tra l’uomo e Dio,
per poi aprirsi al servizio
le relazioni gratuite tra gli
verso le altre persone della
uomini. Oggi la festa rischia di essere
questo per la famiglia è indispensabile
unità questo giorno e a prepararlo nella
comunità. Nell’eucaristia domenicale
sostituita dal “tempo libero”: il weekend,
partecipare alla S. Messa della domenica.
preghiera quotidiana.
tutta la comunità diventa missionaria:
da vivere affannosamente all’insegna del
Fin da piccoli i figli devono essere educati la famiglia è chiamata a vivere questa
La festa tempo
divertimento e dell’evasione; oppure, per
a vivere la domenica come “giorno del
missione con il suo ministero specifico,
per il Signore
le esigenze del lavoro, un giorno libero
Signore”: dando alla Messa la priorità
al suo interno, tra parenti, vicini, amici,
La Domenica è la memoria della Pasqua
diverso dalla domenica, in cui non ci
su ogni altro impegno; riprendendo in
conoscenti, colleghi di lavoro, per
di Gesù, giorno in cui incontrare il
si ritrova più con gli altri; scompare il
casa, nel dialogo tra i familiari, la Parola
condurre tutti a Cristo. Nella famiglia si
Signore Risorto e lasciarci trasformare
tempo in cui vivere la vicinanza nelle
ascoltata nella comunità perché dia luce
respira anche lo stile di accoglienza che
da Lui. L’incontro con il Signore è ciò che
relazioni, specialmente per la famiglia.
alla vita quotidiana. Per la riflessione: i
si apre anche a chi viene da altre culture,
dà senso alla festa e la rende diversa dal
Il giorno festivo nella Bibbia ha anche il
gesti e la ritualità in casa e nella comunità si intuisce il valore del servizio che fa
semplice “tempo libero”.
senso della liberazione dalla schiavitù
consentono di percepire la vita nuova
nascere vocazioni all’impegno nella
Nell’eucaristia domenicale,
(Dt 5); per i cristiani il lavoro e gli
del Risorto, la gioia della sua presenza?
società, nel volontariato, nelle missioni in
alimentandosi della Parola di Dio e
impegni della settimana diventano nella
L’esperienza della gratuità delle cose e del altri paesi. Emergono alcune domande: la
del Pane eucaristico, la famiglia può
Domenica un’offerta a Dio, animata dalla
tempo, l’ascolto della Parola in casa e in
nostra casa ha la porta aperta sul mondo,
ricevere la vita nuova che si irradia a
gratitudine per i doni che Lui ci ha dato.
chiesa, la mensa eucaristica condivisa, ci
ai suoi problemi e ai suoi bisogni? Quali
Il giorno del Signore è il giorno della gioia tutti i giorni della settimana. Tutta la vita
fanno vivere la domenica come pasqua
suggerimenti possiamo dare per vivere
per l’incontro con Dio, nella celebrazione della famiglia è trasformata dalla carità
settimanale?
di più la dimensione comunitaria della
del Crocifisso Risorto, sorgente che fa
eucaristica, e con l’altro, nella carità e nel
domenica?
servizio: la famiglia è chiamata a vivere in crescere relazioni d’amore autentiche. Per La festa tempo
ANTONELLO SIRACUSA
La festa per la famiglia
La testimonianza. Una famiglia racconta il suo rapporto con la «Festa»
N
el nostro cammino di
avvicinamento all’ Incontro
Mondiale delle Famiglie abbiamo
incontrato una coppia di sposi con 3
figli (due ragazze di 10 e 15 anni e un
ragazzo di 12 anni) ai quali abbiamo
chiesto quale sia il rapporto della loro
Famiglia con la Festa.
Come vivete lo stile della domenica:
è un giorno di “riposo nel Signore”?
«La libertà da impegni di lavoro e
scolastici ci permette di vivere la
domenica come vera giornata di
festa; la famiglia si trova finalmente
riunita al completo con la possibilità
di trascorrere piacevolmente e
liberamente il tempo insieme.
Cerchiamo di “sfruttare” al massimo
questa opportunità anche perché i
figli stanno crescendo e ci accorgiamo
a malincuore che presto arriverà
il momento in cui vorranno vivere
questa giornata con le loro amicizie
e non con i genitori. Per la nostra
famiglia l’appuntamento con la Santa
Messa domenicale è sempre presente,
spesso è inserita anche nel percorso di
formazione cristiana dei figli; talvolta
ripieghiamo sulla Messa del sabato
sera nel caso fosse programmata per
la domenica una giornata sugli sci o
una gita in montagna. Per noi genitori
è una festa partecipare alla S. Messa
con i nostri figli anche se crescendo
incominciano i primi problemi e
tentativi di rifiuto da parte loro».
Per la Bibbia la festa è tempo di libertà
interiore, di ascolto reciproco, di
prossimità famigliare e di incontro
con Dio; com’è per voi l’atmosfera
Con lo sguardo
aperto sul mondo
domestica in questa giornata?
La parrocchia vi aiuta a “ fare la
domenica”?
«Sicuramente il fatto di non avere
impegni pressanti ci permette di avere
più disponibilità mentale a rapportarci
con gli altri, soprattutto con i familiari. Si
pranza tutti assieme, e questo sottolinea
la diversità con la giornata feriale; a
tavola con i figli, con tranquillità, si
commenta e si approfondisce quanto
ascoltato in chiesa e quanto vissuto
durante la settimana. L’adesione a
iniziative parrocchiali (ritiri e pranzi in
parrocchia, attività dei Gruppi Famiglia,
etc...) ci permette di vivere il senso di
Comunità cristiana e di dialogare con
altre famiglie. Questa disponibilità della
Comunità però rischia di diventare
un problema, a nostro avviso si corre
il rischio di avere troppe proposte: si
tenta di accentrare nella giornata della
domenica quanto più possibile (incontri
per giovani e per famiglie, percorsi di
iniziazione e di crescita cristiana, attività
oratoriali) e di perdere così il senso
della festa e del riposo alla rincorsa di
queste attività. Nelle domeniche libere
da iniziative parrocchiali generalmente
organizziamo gite o attività con altre
famiglie…».
Quali sono nella società attuale gli stili
di vita della festa e del tempo libero?
«Ricordiamo che quando eravamo
bambini la domenica come giorno
“speciale” veniva caratterizzato da
tanti segni esteriori: l’abito della festa,
la tovaglia bella sulla tavola, nei piatti
il cibo della festa. Adesso invece alla
domenica si dimettono gli abiti formali
per sentirsi più liberi e si ricercano
relazioni più vere nella tranquillità della
giornata. L’impressione è che gli stili di
vita che ci propone la società odierna
siano molto lontani dalla nostra visione:
“divertimento – eccessi – sballo” non
rientrano nei nostri modelli, anche
se non dedichiamo la domenica solo
alla meditazione e contemplazione;
non trascorriamo neanche la giornata
al Centro Commerciale, come sta
diventando abitudine di tante famiglie;
quando è possibile ci organizziamo per
una sana attività di svago all’aria aperta
ricordandoci di ringraziare Lui per ciò
che ci dona».
Quali gesti di servizio e di carità
vivete dentro la vostra casa durante la
settimana? La vostra casa ha la porta
aperta sul mondo, ai suoi problemi ed
ai suoi bisogni?
«L’impegno come catechista, la presenza
nel Consiglio Pastorale Parrocchiale e
la partecipazione al gruppi famiglia ci
ha aiutato a creare una rete di relazioni
che ci permette di essere prossimo verso
gli altri, con particolare attenzione ai
momenti di difficoltà o malattia. Questa
rete sostituisce la vecchia relazione di
buon vicinato o del cortile della nostra
infanzia; le amicizie dei nostri figli con i
loro coetanei contribuiscono a rafforzare
ulteriormente i legami tra famiglie».
MAGDA ed ENZO GUSMEROLI
Family 2012
Sabato, 7 aprile 2012
13
A Maccio, Colico e Tirano. Un appuntamento in preparazione all’Incontro di Milano.
Il 15 aprile la «Festa diocesana delle Famiglie»
V
ivere lo spirito del Family2012 in
una dimensione diocesana: è questo
lo scopo della Festa della Famiglia
che si terrà il 15 aprile in 3 punti della
Diocesi: Maccio, Colico e Tirano. L’iniziativa è parte della serie di proposte con
cui la Diocesi ha voluto fare dell’Incontro
mondiale delle famiglie qualcosa di più di
un evento bello ma circoscritto: un’opportunità per un vero cammino di crescita delle nostre comunità sul tema della famiglia
che vive il lavoro e la festa. L’appuntamento
del 15 aprile sarà un momento speciale di
condivisione per le famiglie della nostra
Diocesi iscritte al Family2012 e per tutte
le altre famiglie che non potranno recarsi
a Milano ma si sentono ugualmente coinvolte in questo cammino.
sulla comunicazione di esperienze personali. Il programma (con alcune varianti di
orario nei 3 luoghi) prevede il pranzo al
sacco, un momento di gioco in famiglia,
testimonianze per gli adulti e animazione
per i bambini, la partecipazione alla Santa
Messa. I punti di incontro, lo ricordiamo,
sono: Maccio, presso l’Istituto santa Maria
Assunta dei Padri Somaschi, con la partecipazione del Vescovo Diego; Colico, presso
la parrocchia di San Giorgio, con monsignor Giuliano Zanotta; Tirano, presso la
parrocchia san Martino, con monsignor
Italo Mazzoni.
La giornata sarà caratterizzata dal clima di festa, dalla semplicità e dalla gioia dell’incontro; la riflessione sarà basata
In occasione della Festa la Diocesi invita le
parrocchie ad accogliere almeno una delle
seguenti proposte (o meglio ancora tutte):
Per informazioni e per chi volesse ancora
iscriversi: [email protected] .
segnalare alla Santa Messa, nella monizione iniziale di accoglienza, la festa diocesana delle famiglie in preparazione all’Incontro mondiale delle Famiglie Milano 2012;
coinvolgere una famiglia alla processione
per la presentazione dei doni; leggere la seguente intenzione per la preghiera dei fedeli o formularne una simile: “Per le famiglie cristiane, tesoro prezioso per la Chiesa
e per la società: cresca la consapevolezza
del dono della presenza del Signore in esse
custodito e possano vivere con pienezza e
a armonia il tempo del lavoro e della festa”; al termine della Santa Messa proporre
a una famiglia di leggere la preghiera del
card. Tettamanzi in vista del Family 2012 e
se possibile di testimoniare brevemente la
propria esperienza nell’ambito del lavoro
o della festa, secondo le indicazioni delle
catechesi preparatorie. Info: http://www.
family2012.it/it/catechesi.php.
A.S.
Pastorale Sociale. Sono moltissime le sfide aperte per l’oggi: conciliare gli impegni
non può ridursi a questione di genere, mentre la famiglia è un bene per tutta la società.
Festa, lavoro e nuovo welfare
I
n merito alla cultura organizzativa
e alle condizioni di lavoro oggi in
Italia, non possiamo non ricordare
il tema della conciliazione famiglialavoro. Le famiglie fanno sempre
più fatica ad avere tempo per sé
e per svolgere i propri compiti di
cura, intendendo la cura come una
dimensione fondamentale della
famiglia nella quale è incluso anche
il tempo di stare insieme, il tempo di
fare festa.
La questione della conciliazione
famiglia-lavoro finora è stata
trattata come una questione di pari
opportunità di genere. Dato che
all’interno della famiglia i compiti
di cura sono specificamente a
carico femminile, a livello europeo
l’approccio alla conciliazione si è
sviluppato dal punto di vista del
welfare come creazione di agenzie
di cura: dal punto di vista delle
organizzazioni lavorative come
introduzione della flessibilità oraria,
dal punto di vista delle famiglie
come contrattazione dei ruoli di
genere sottoposta, però, a regole di
razionalità economica. Tale approccio,
che in Italia non è mai decollato
efficacemente, ci ricorda come nella
questione conciliazione famiglialavoro gli attori in scena siano tre, e la
mancanza o l’inefficacia di uno solo
di don Giuseppe Corti
di questi attori faccia cadere tutto il
processo di conciliazione.
i genitori possano lavorare di più, non è
Come già accennato, gli aspetti da
una ricetta funzionale al benessere delle
affrontare sono due: il tema del genere e
famiglie e delle persone.
della cura e il tema della flessibilità.
Il secondo punto riguarda la flessibilità
Il primo punto riguarda la
delle organizzazioni lavorative e il
considerazione della gestione familiare riconoscimento della famiglia come
come contrattazione dei ruoli di
stakeholder, ossia come portatore di
genere all’interno della coppia. Pensare interesse anche per le aziende. Uno
però che una relazione di coppia sia
dei grandi nodi irrisolti, nella realtà
unicamente basata sulla parità di genere
italiana, riguarda il tema della flessibilità
e sulla contrattazione dei ruoli secondo
che è stato per lo più declinato come
una razionalità economica è un mito
precarietà. In realtà la flessibilità, oraria e
della nostra epoca che deve essere
organizzativa, è un tema di grandissimo
sfatato. Il matrimonio vive sicuramente
interesse per quanto riguarda la
di economia, ma vive ampiamente di
conciliazione famiglia-lavoro. Nel nostro
codici che vanno al di là della razionalità
paese vige una cultura lavorativa della
economica: vive di fiducia, vive di dono,
presenza in ufficio ben oltre l’orario
vive di fedeltà, vive anche di sacrificio
canonico di lavoro, della mancanza di
e di cura reciproca e cura degli altri che
part-time, dell’ostracismo nei confronti
stanno intorno, dai figli ai parenti, alla
del telelavoro in una visione di controllo
comunità intera. E vive di codici di cura
della presenza. Si tratta certo di un
differenti tra uomini e donne. Espropriare discorso molto complesso in cui entra
la famiglia dai compiti di cura affinché
in gioco anche il tema della produttività,
Si affaccia una nuova
idea di “welfare”, fondato
sulla comunità e sulle
relazioni di convivenza.
sta lasciando il posto a nuove forme
di welfare, più attento ai bisogni
delle persone e delle famiglie
perché organizzato da soggetti
che vivono sul territorio e sono in
diretto contatto con i vari bisogni
familiari e sociali da annullare.
I bisogni oggi sono più complessi,
si profila la necessità di interventi
che vanno al di là della sensibilità e
impegno della singola persona. Nel
corso del seminario più di una volta
si è fatto riferimento agli interventi
di mutualità organizzata all’inizio
del secolo scorso, che vedevano
le parrocchie attrici principali. La
logica era quella di un servizio di
mutualità che mettesse in relazione
attiva sia gli attori della mutualità
che i soggetti fruitori del servizio.
della formazione, del mercato del lavoro.
Pensare a strumenti di conciliazione,
pensare a percorsi lavorativi che non
siano necessariamente lineari ma che
seguano i cicli di vita delle persone e
delle famiglie sarebbe un’innovazione
non di poco conto. Questa presa in carico
dei cambiamenti organizzativi significa
anche riconoscere che il benessere
della famiglia è funzionale al benessere
del lavoratore e quindi al benessere
dell’intera organizzazione aziendale.
Questa forma di responsabilità sociale
è finora stata declinata nell’ambito del
rispetto dell’ambiente, della promozione
di realtà svantaggiate, della creazione di
benessere nelle comunità delle quali le
imprese sfruttano le risorse. Non è ancora
entrata in gioco la famiglia, ma c’è ancora
ampio spazio di manovra affinché la
famiglia sia riconosciuta come soggetto
portatore di interessi specifici da parte
delle imprese.
Il seminario di studio di sabato 17 marzo
“Verso un nuovo welfare locale e plurale:
una risposta alla crisi dello stato sociale”
ha messo a fuoco la pietra fondante il
“secondo welfare”, come è stato chiamato
nel corso del seminario: la dimensione
comunitaria.
Il vecchio welfare, ovvero lo stato sociale,
Oggi il nuovo welfare è denominato
da molti welfare comunitario;
in tal modo si vuole evidenziare
un “tu” che sta “dentro agli altri”:
“dentro” non “accanto”, “dentro”
perché gli “altri” non sono percepiti
come soggetti estranei, ma come un “tu”
che è in relazione forte con “me”. Il nuovo
welfare apre innanzitutto a relazioni
di convivenza. Si può schematizzare la
logica del nuovo welfare come un fare
qualcosa non “per” gli altri, ma “con” gli
altri. È dentro questo logica di fraternità
che oggi si è chiamati ad intervenire per
mordere i bisogni sociali che attanagliano
le famiglie. Il welfare comunitario è
un banco di prova per le comunità
parrocchiali circa la loro capacità di
soccorrere chi è ferito dalle distorsioni,
dalle ingiustizie prodotte da una logica
di mercato, che ha anteposto il profitto
a tutto e non si è posto a servizio della
persona.
Il fondo diocesano “Famiglia e lavoro” si
prefigge di creare reti che sostengano e
accompagnino le famiglie in difficoltà.
I molteplici spunti offerti dal seminario
di studio organizzato lo scorso 17
marzo dagli Uffici di pastorale Sociale
e del Lavoro, in collaborazione con
quello della Famiglia, possono aiutare
sicuramente le comunità e, in modo
specifico i gruppi familiari, ad essere
animatori e soggetti attivi di un welfare
comunitario locale capace di esprime nel
quotidiano quella virtù della carità di cui
parla papa Benedetto XVI nell’enciclica
“Deus Caritas est”.
Visita Pastorale
14 Sabato, 7 aprile 2012
✎ Il programma
MANDELLO DEL LARIO
Il Vescovo incontrerà
la comunità domenica
22 aprile, a pochi giorni
dal 70° anniversario
della consacrazione
della chiesa parrocchiale
I
La visita
alla
parrocchia
del S. Cuore
L
a parrocchia di Mandello Sacro
Cuore è pronta ad accogliere il suo
Vescovo, a pochissime settimane
dal 70mo anniversario della
consacrazione della chiesa e della sua
“promozione” a prepositura.
La parrocchia era nata otto anni prima,
il 16 novembre 1934, grazie al Vescovo
Alessandro Macchi, a fronte della richiesta
di numerosi fedeli dell’arcipretura di San
Lorenzo che abitavano lontano dalla chiesa
e che vedevano nella chiesa di Molina un
riferimento spirituale più vicino. Essendo
quella di Molina troppo piccola, venne
scelta come prima chiesa parrocchiale
(fino al 1942) quella di San Zenone.
Con la Seconda Guerra Mondiale alle
porte, le cronache di allora ci parlano
di decine di volontari – molti dei quali
operai turnisti alla già gloriosa Moto
Guzzi – intenti a costruire la nuova chiesa
parrocchiale, su progetto del capomastro
Aristide Tagliaferri. Ma, causa gli esigui
● Sabato 21 aprile
l’incontro con la
comunità e le cresime
fondi a disposizione, mancò un
campanile. La chiesa si compone
di tre navate, una centrale e due
laterali, coronate da un’abside
dominante. Accanto alla sagrestia
la canonica e l’oratorio maschile
(con annessa l’abitazione del
vicario, oltre che la sede del Centro d’Aiuto
alla Vita) sul lato sinistro, mentre sul
lato opposto alla strada l’oratorio – la cui
costruzione risale al 1968 – e contigui ad
esso l’abitazione dell’altro vicario e il bar
gestito dal patronato Acli.
La parrocchia annovera tra le succursali
la centralissima San Zenone (con annessa
la nuovissima Casa della Carità, sede del
lodevole Centro d’Ascolto Caritas), vicina al
cimitero, alla sede del benemerito Soccorso
degli Alpini “Ten. Gildo Molteni” e alla
casa di riposo; San Rocco, che è nel cuore
di Molina; e infine, San Giacomo (già coparrocchiale di San Lorenzo, fino al 1934) e
Sant’Antonio, nella frazione di Rongio.
Sul territorio parrocchiale è presente
una comunità de “La Nostra Famiglia” di
Bosisio Parini (Lecco), che ha celebrato
pochi mesi fa i primi 25 anni di attività.
Ben presenti il Gruppo missionario Grigne
(attivo su tutto il Vicariato), il gruppo
liturgico, l’Azione Cattolica, Rinnovamento
● Il Vescovo visiterà
anche i due santuari
presenti in paese
nello Spirito e i gruppi famigliari, in forte
crescita e preziosi per l’opera svolta in
oratorio. Attivi in parrocchia una Schola
cantorum, nata una decina d’anni fa
grazie al maestro Massimo Gilardoni, e
un Coro giovanile parrocchiale. Preziosa
l’opera svolta dai volenterosi sacrestani
Antonio Morganti, Battista Poletti e
Claudia Tarenzi, oltre che dal gruppo
Scopine, che tiene pulite le chiese della
parrocchia. Non avendo un santo patrono
“fisso” (il Sacro Cuore è festa “mobile”),
in occasione dell’annuale ricorrenza si
celebrano le Quarantore eucaristiche,
al posto di una vera e propria festa
patronale. Nei suoi oltre settant’anni
di storia la parrocchia, che oggi conta
circa 6500 persone, ha visto la presenza
di quattro prevosti: don Giacomo Sosio
(parroco 1934-1942; 1942-1961); don
Erio Bertoletti (1962-1985); monsignor
Gian Luigi – meglio noto come don Gianni
– Gatti (1986-2008), che è riuscito a star
lontano solo un anno dalle Grigne, dove
è tornato nel 2009 come collaboratore
a Rongio, e oggi, all’alba degli 86 anni,
è ancora più in forma che mai; infine,
l’attuale, don Pietro Mitta, che è arrivato il
6 settembre 2008 e sarà l’ultimo. Nascerà, a
breve, la comunità pastorale di Mandello.
l Vescovo Diego
soggiornerà
per tutti i cinque
giorni mandellesi
nella canonica
del prevosto,
e qui visiterà
la comunità
apostolica nella
giornata di
domenica 22
aprile. Il Vescovo
celebrerà la Messa
alle 9.00 alla Casa
di riposo per gli
anziani ospiti
e i loro parenti.
Poi si trasferirà
nella chiesa
prepositurale,
dove alle 10.30
concelebrerà
l’Eucaristia. Al
termine della
concelebrazione,
incontrerà i
chierichetti. Alle 12.30 il grande
pranzo comunitario, insieme alla
parrocchia di San Lorenzo, nel campo
dietro l’abside. Alle 15.00 farà una
visita al cimitero maggiore, dove sono
sepolti alcuni sacerdoti di origine
mandellese. Alle 16.00 l’incontro
in oratorio con tutta la comunità
apostolica. Infine, concluderà la visita
alle 17.30 con una visita speciale ad
alcuni malati.
A Mandello Sacro Cuore il Vescovo
farà gradito ritorno, ma non
nell’ambito della Visita, lunedì 30
aprile, dove alle 20.30 presiederà la
Veglia del Lavoro.
Parecchi i vicari che sono passati qui: per
alcuni di essi è stata una vera palestra di
vita, visti i prestigiosi incarichi diocesani
ricoperti dopo gli anni mandellesi.
Attualmente sono qui in servizio pastorale
don Filippo Macchi, dal 2006, e don Andrea
Del Giorgio, dal 2010.
GIOVANNI ZUCCHI
● In serata l’incontro
con le suore di Santa
Giovanna Antida
La comunità di San Lorenzo
e i santuari mariani
I
l cuore ricolmo di trepidante
attesa e la salda consapevolezza
di chi sta per compiere un
fondamentale passo nel proprio
percorso di fede. Con questi stati
d’animo i ragazzi della prima media
della Parrocchia di San Lorenzo
si apprestano a salutare sabato 21
aprile la visita pastorale del Vescovo
Coletti, in occasione della quale sarà
loro impartito il Sacramento della
Cresima. Attorno a loro il caloroso
abbraccio della comunità dei fedeli,
nel solco di una tradizione che fa
della condivisione e dell’accoglienza
i caratteri distintivi della vita
parrocchiale della pieve dedicata a
San Lorenzo, patrono di Mandello
del Lario. Proprio attorno alla figura
del Santo Martire, il cui emblema
è una graticola infuocata, ogni
agosto, in concomitanza con la sua
celebrazione liturgica, prende vita
la tradizionale festa patronale che
si snoda in più giornate attraverso
momenti di preghiera e occasioni di
conviviale intrattenimento, a base
di buona cucina, musica e tanta
allegria. I festeggiamenti culminano
in riva al lago la notte del 10 con la
suggestiva sfilata delle Lucie, tipica
imbarcazione del lago di Como, e la
benedizione dei natanti che affollano
le acque antistanti l’imbarcadero.
Una kermesse la cui eco ha da tempo
travalicato i confini mandellesi e che
ogni anno richiama sulle locali sponde
del Lario centinaia di visitatori.
Fiore all’occhiello della parrocchia
di San Lorenzo e fulcro della vita
liturgica è la chiesa arcipretale ubicata
a un centinaio di metri dalle sponde
del lago. L’edificio attuale del XVII
secolo è sorto in sostituzione di un
preesistente tempio a tre navate
risalente all’età paleocristiana.
Di chiara impronta romanica è il
campanile del XII secolo decorato da
archetti pensili e da due piani di bifore
mentre al visitatore più attento non
sfuggirà come gli interni si rifacciano
ad un gusto decorativo tipicamente
barocco con stucchi, grandi quadri
e l’uso di marmi di differenti cromie.
Da segnalare il prezioso ciborio
intagliato e l’altare a baldacchino in
legno policromo. Chi desidera trovare
luoghi dove pace e spiritualità si
fondono in un’atmosfera che favorisce
la preghiera, non può fare a meno
di visitare il Santuario della Beata
Vergine del Fiume e il Santuario
della Beata Vergine di Debbio. Il
primo, eretto nel 1624, trova la sua
origine in un fatto da molti giudicato
miracoloso. Nei primi anni del 1.600
le acque del torrente Meria, a seguito
di persistenti piogge, esondarono e
travolsero una cappelletta dedicata
a Maria. In prossimità della foce
alcuni abitanti ritrovarono il muro di
sfondo del tempietto con l’immagine
della Vergine con il bambino Gesù
ancora intatta. Il sentimento popolare
di devozione e la volontà di dare al
dipinto degna dimora portarono
alla costruzione sul luogo del
rinvenimento dell’attuale struttura
a pianta ottagonale sormontata da
una volta con lanterna. Il secondo,
ubicato su un colle all’ingresso di
Mandello, in una splendida cornice
paesaggistica, è caratterizzato da una
facciata a capanna con distribuzione
simmetrica delle aperture ed è famoso
perché al suo interno si trova l’affresco
della Madonna del latte, venerata e
festeggiata l’8 settembre.
Questo il programma della giornata di
sabato 21 aprile: alle ore 7.30 presso il
nella foto
il campanile
della chiesa
dedicata a
san lorenzo,
patrono di
mandello del
lario.
Santuario della Madonna del Fiume si
svolgerà una preghiera per le Vocazioni.
Alle ore 10.00, nella sala del teatro di
San Lorenzo, l’incontro con i membri
della comunità apostolica. A seguire
il Vescovo, verso le 11.30, si intratterrà
con i rappresentanti delle associazioni
mandellesi. Nel pomeriggio, dopo una
visita ad alcuni ammalati della zona,
alle 17 sarà celebrata la Santa Messa
con conferimento del Sacramento della
Cresima. In serata l’alto prelato sarà
ospite della comunità delle suore di
Santa Giovanna Antida.
FABIANO DE CAPITANI
Visita Pastorale
I
l Vicariato di Mandello si
appresta a vivere la visita
pastorale. A pochissime
settimane dall’inizio, ne è stato reso
ufficiale il programma ufficiale.
Le comunità del Vicariato si
preparano, dunque, ad accogliere il
proprio Pastore a distanza di quasi
una ventina d’anni dall’ultima visita
pastorale, che venne effettuata dal
compianto e indimenticato mons.
Alessandro Maggiolini.
Don Pietro Mitta, vicario foraneo
del Vicariato di Mandello, avverte
l’emozione di tutto il Vicariato: «Da
tempo ci si sta preparando all’arrivo
del Vescovo per la visita pastorale,
soprattutto nella preghiera. Va detto
onestamente che le parrocchie del
Vicariato di Mandello fanno una
certa fatica a sentire un legame
profondo con la Diocesi. Mi sembra
che la visita pastorale imminente
si stia rivelando un’occasione
preziosa e un aiuto per superare
questa difficoltà, rafforzando la
comunione di fede con il Vescovo e
con tutta la Diocesi».
La visita nel Vicariato, che
comprende sette parrocchie
✎ le tappe nel vicariato |
Sabato, 7 aprile 2012
di Giovanni Zucchi
“Per rafforzare il legame con la Diocesi”
distinte nei tre comuni di Mandello
del Lario, Abbadia Lariana e Lierna,
si dividerà in tre momenti.
Il Vescovo Diego sarà nelle
quattro parrocchie del Comune di
Mandello del Lario da mercoledì
18 a domenica 22 aprile. Vi farà
ritorno lunedì 30 aprile per la Veglia
del Lavoro, che è non rientra tra gli
appuntamenti della visita pastorale.
Poi, da venerdì 4 a domenica 6
maggio visiterà le due parrocchie
di Abbadia Lariana (il Comune più
a sud), mentre concluderà venerdì
11 e sabato 12 sempre del mese
mariano, per visitare la parrocchia
di Lierna.
Mercoledì 18 aprile il Vescovo
incontrerà i dieci sacerdoti del
Vicariato e, nel pomeriggio, farà
omaggio al decano del Vicariato,
mons. Gianluigi Gatti, prevosto
emerito del Sacro Cuore e oggi
collaboratore a Rongio.
Giovedì 19 aprile sarà a Somana,
venerd’ 20 a Olcio, sabato 21 a
San Lorenzo e domenica 22 aprile
al Sacro Cuore. Saranno giorni
importanti per Mandello, perché
il Vescovo incontrerà i bambini
delle elementari, i ragazzi delle
medie, gli adolescenti e i giovani,
ma anche i malati, gli anziani della
casa di riposo, i diversamente abili
de “La Nostra Famiglia” e della
“Cooperativa Incontro”.
Momenti attesi saranno l’incontro
con il mondo delle Associazioni
(che a Mandello sono oltre
un’ottantina) e le visite ad alcune
importanti aziende, come la storica
Moto Guzzi, la Carcano, la CEMB,
la Gilardoni Cilindri. Ma anche il
pellegrinaggio vocazionale, che
solo per questa occasione avrà un
percorso totalmente cittadino da
San Lorenzo fino al santuario della
Madonna del Fiume.
Poi, alla vigilia della Festa del
Lavoro del 1° maggio, il Vescovo
presiederà la Veglia del Lavoro:
anche il Vicariato mandellese sta
vivendo un momento pessimo
dovuto alla crisi economica.
Alcune aziende hanno vissuto o
stanno vivendo periodi alterni di
cassa integrazione, alcuni operai si
sono ritrovati l’assegno di mobilità
oppure sono stati licenziati.
Mons. Coletti tornerà a maggio.
Prima tappa, la tre giorni ad
Abbadia Lariana, dove visiterà
anche la chiesa abbaziale
sconsacrata di San Bartolomeo
e l’ex convento benedettino.
Sabato 5 maggio l’incontro, nella
15
sala consigliare di Abbadia, con
i sindaci (Riccardo Mariani di
Mandello, Cristina Bartesaghi di
Abbadia e Vito Zotti di Lierna),
le amministrazioni comunali,
il Presidente della Provincia di
Lecco Daniele Nava, il Prefetto di
Lecco Marco Valentini, il Questore
Fabrizio Bocci, il Comandante
provinciale dei Carabinieri tenente
colonnello Marco Riscaldati.
A conclusione, il Vescovo salirà
domenica pomeriggio ai Piani
Resinelli per celebrare la Messa.
Infine, la due giorni a Lierna.
Nella parrocchia più a nord del
Vicariato, monsignor Coletti
farà tappa presso le realtà più
importanti della parrocchia,
soprattutto con una visita nelle
numerose chiese delle frazioni.
Il momento clou a Lierna sarà
l’inaugurazione dei campi
dell’oratorio, appena rinnovati, e
del nuovo tetto e del campanile
della parrocchiale, freschi di un
restyling atteso da tempo.
Sabato 12 maggio, dunque, Coletti
concluderà la sua visita al Vicariato
mandellese.
La comunità di Somana attende il Vescovo
Su quel ramo del lago...
“Q
uel ramo del lago di Como,
fertile. Ricordiamo innanzitutto la
Il 19 aprile la Visita alla
che volge a mezzogiorno, tra
figura di mons. Clemente Gaddi,
parrocchia culla di molte scomparso nel 1993 dopo essere
due catene non interrotte di
monti, tutte a seni e a golfi, a
stato vescovo di Bergamo per molti
vocazioni. Alle 20.30 la
seconda dello sporgere e del rientrare di
anni e presenza ed esempio costante
S. Messa e l’incontro con nel paese natio. Dopo di lui fu la
quelli, ha proprio nel bel mezzo della sua
sponda sinistra sopra Mandello Lario
volta di Padre Ambrogio Poletti,
la comunità in oratorio
e tra questo ed Olcio il vago paesello
leggendario missionario del Pime
di Somana. Esso, a 360 metri metri
per anni impegnato nella difficile
sul livello del mare, mollemente s’adagia sull’orlo di una
evangelizzazione del Cina. E a riprova di una fede ancora
conca formata dal magnifico anfiteatro delle Grigne, così
viva, la comunità attende con gioia il sacerdozio di don
che mentre si specchia nelle onde del lago, gode anche il
Tommaso Frigerio, che verrà ordinato il prossimo maggio
panorama dei monti e ne sente tutta la frescura”.
per il clero della diocesi di Bergamo. Oltre a queste figure,
ci sono le tantissime vocazioni religiose femminili, tanto
Con queste parole il parroco don Giuseppe Peduzzi
numerose da essere impossibile citarle tutte.
descriveva nel 1931 la parrocchia di Sant’Abbondio in
Somana conta circa 1000 abitanti, pochi ma molto attivi
Somana che, giovedì 19 aprile, verrà visitata dal vescovo
nel portare avanti la vita parrocchiale. Infatti, sotto la
di Como mons. Diego Coletti, in occasione della visita
guida e lo stimolo del parroco don Massimo, negli ultimi
pastorale nel vicariato di Mandello.
anni sono state completate importanti opere parrocchiali:
Il “vago paesello” non è forse troppo conosciuto ai più, ma
nel 2003 è stato rifatto l’interno della chiesetta di Era,
è certamente una realtà vivace e dinamica, che in queste
un alpeggio sui monti sovrastanti la frazione, nel 2004 è
settimane si sta preparando con fervore alla visita del suo
stato inaugurato il nuovo oratorio, impresa avviata già
Pastore. La parrocchia venne fondata il 13 agosto del 1858:
dal precedente parroco don Ferruccio Ortelli; nel 2010
suo primo parroco fu il sacerdote Giuseppe Balbiani di
è stato ristrutturato l’esterno della chiesa parrocchiale,
Lierna, che lì vi restò per trentuno anni. Dopo di lui, da
compresi tetto e campanile; infine, nel 2012 verrà ultimato
allora, si sono succeduti altri sette sacerdoti, che hanno
il rifacimento dell’interno della stessa chiesa, impianto
guidato con zelo la comunità, arricchendo ulteriormente
elettrico, superfici pittoriche e pavimenti. Queste opere, e
la fede dei suoi membri. L’ultimo in ordine di tempo è
la stessa fede che ne ha alimentato l’edificazione, potranno
l’attuale parroco don Massimo Rossi, nativo di Griante e
essere osservate dal nostro vescovo il prossimo 19 aprile.
giunto a Somana nel 2002. Negli oltre 150 anni di storia
In quella data mons. Coletti giungerà in parrocchia alle
della parrocchia molte sono state le vocazioni maturate
9,30, accolto dalla comunità. Seguirà una visita al cimitero
a Somana, segno di una fede radicata, fruttifera e ancora
e, alle 10.00, un momento di incontro e di preghiera con
Olcio
gli anziani e gli ammalati della parrocchia. In seguito il
Vescovo visiterà due realtà locali molto attive: alle 10.30
la scuola materna della frazione e alle 11.30 l’azienda
“Carcano Antonio Spa” che dà lavoro a tanti parrocchiani e
tanto sostiene le opere parrocchiali.
Dopo il pranzo con il parroco, mons. Coletti incontrerà
i bambini delle scuole elementari e delle scuole medie
dell’intero vicariato, rispettivamente presso le parrocchie
del Sacro Cuore e di San Lorenzo in Mandello. Infine, alle
20.30 il momento più importante della visita: la Santa
Messa e l’incontro con la popolazione in oratorio. Il
vescovo potrà allora scorgere, per dirla con le parole del
parroco don Massimo, “l’eccezionalità e la preziosità della
vita quotidiana di una Comunità non grandissima, ma
vivace”.
PAOLO GADDI
Nella piccola frazione di Mandello troviamo la
parrocchia di S. Eufemia che comprende 200 famiglie
Una comunità tra Grigna e Lago
L
a parrocchia di S. Eufemia ubicata in Olcio,
frazione di Mandello del Lario, è composta da circa 700 abitanti, famiglie circa 200.
E’ adagiata su una graziosa collinetta di campi
e prati, va dalla sponda orientale baciata dalle
onde ritmiche del lago di Como alle falde della
maestosa Grigna che si erge alle sue spalle ad
anfiteatro, rendendo Olcio una piacevole insenatura indicata anche come luogo di villeggiatura sia d’estate che d’inverno.
La chiesa la troviamo sulla destra percorrendo la
provinciale direzione nord, all’interno, oltre l’organo di fattura pregiata risalente all’anno 1853
collocato sopra il portale d’ingresso, possiamo
ammirare dipinti raffiguranti episodi della vita
di Gesù e della patrona S. Eufemia, pregevoli due
affreschi nel coro lavorati dal noto Tagliaferri; da
menzionare la tela di S. Giovanni Bosco e quella
della Natività opere dipinte e donate da Ezio Moioli da Olcio. Numerose le statue tra cui quella
di S. Eufemia scolpita in legno speciale.
Oltre alla chiesa parrocchiale dedicata a S.
Eufemia, fondata nel 1491 (tra le piu’ antiche parrocchie del ns. vicariato) , esistono altre quattro chiese: S. Giuliano sorta
nei primi anni del 1600 ubicata nel vecchio nucleo; S. Rocco sorta nel 1629 ubicata nella parte alta del vecchio nucleo; S.
Francesco inaugurata nel 1981 in località
Saioli a 480 m di altitudine; Santuario di
S. Maria risalente al XI secolo, ubicata alle
falde della Grigna a 700 m. di altitudine.
Una piccola comunità consapevole della
fortuna di avere ancora un parroco residente affiancato da un piccolo gruppo di
persone adulte volonterose e disponibili,
con le quali si riesce a realizzare un progetto pastorale annuale riferito a ragazzi,
adulti e anziani, con attività liturgiche, di
catechesi, caritative, di svago e ludiche;
mantenendo sempre il contatto e la collaborazione con le altre parrocchie del
vicariato. Nella frazione esiste una Scuola dell’Infanzia fondata nel lontano 1912,
di ispirazione cattolica che si contraddistingue per il suo spirito missionario.
Quest’anno si ricordano i suoi 100 anni
di attività e impegno verso i più piccoli.
A Olcio è presente anche un’associazione,
la Olciosportiva, che promuove iniziative sportive per il tempo libero soprattutto
per i giovani, con lo scopo di sviluppare
e mantenere relazioni e rapporti sociali
tra la popolazione del territorio. Diversi
i momenti di aggregazione tra cui di rilevante importanza la festa della patrona S.
Eufemia, il 16 settembre, e i pellegrinaggi
al Santuario di S. Maria, alla quale la comunità di Olcio è molto devota.
LOREDANA MOIOLI
Como Cronaca
16 Sabato, 7 aprile 2012
Rotary Club Baradello. La promozione di alcuni progetti dentro la struttura
“
C
arcere e legalità”:
continua e si rafforza
il progetto lanciato
nel 2010 dal Rotary
Club Baradello allo scopo di
promuovere spazi di incontro
e di relazione all’interno
della Casa Circondariale del
Bassone. Una sfida raccolta
per abbattere il muro di
isolamento che ancora oggi
circonda il mondo carcerario.
«Il progetto ha preso l’avvio
nel novembre di due anni fa
– ci spiega la coordinatrice
Patrizia Dugoni, psicologa
e psicoterapeuta – con un
momento conviviale del
Rotary Baradello, allora sotto
la presidenza dell’avvocato
Roberto Dotti, all’interno
della struttura penitenziaria.
Appuntamento cui è seguita
una serie di incontri tenuti
da Nicolò Mannino del
Parlamento della Legalità
con gruppi di detenuti. Al
termine di quel percorso la
riflessione si è concentrata
sull’individuazione di
strumenti e modalità possibili
per implementare e potenziare
progetti e attività culturali già
in essere dentro il carcere,
mettendo a disposizione
tempo e professionalità di
alcuni protagonisti del mondo
cittadino comasco che fanno
anche parte del Rotary Club
Como Baradello. L’occasione
è arrivata attraverso la
possibilità di sostenere e
organizzare, in collaborazione
con la stessa casa
Circondariale e Spazio Carcere
(lo spazio rivolto a detenuti
tossicodipendenti, gestito
dall’Asl, dentro il Bassone)
iniziative formative, educative
e culturali legate al tema della
musica e della comunicazione.
Ciò in virtù del fatto che dentro
“Spazio Carcere” già è attivo
un laboratorio di coro e uno di
chitarra».
Che cosa si è andati a
realizzare, dunque?
«L’impegno che il Rotary
Club Baradello ha inteso
assumere in questo ambito,
coinvolgendo in particolar
modo le sue “quote rosa” –
prosegue Patrizia Dugoni –
è stato quello di assicurare
continuità, garantendone
il sostegno economico,
ai progetti musicali già
in atto in Spazio Carcere,
prendendosi l’impegno
di accompagnarli anche
negli anni a venire. A tale
Carcere e
legalità: sfida
possibile
Abbattere un muro
tra mondi ancora
troppo lontani.
Un obiettivo
ambizioso con
progetti di lungo
periodo
proposito il coro dei detenuti
e la classe di chitarra, seguiti
dall’Accademia “Giuditta
Pasta”, continueranno la loro
attività con lo studio di arie
del Flauto Magico per la
preparazione di uno spettacolo
promosso e organizzato dal
Teatro Sociale di Como, in cui
detenuti del Coro si esibiranno
accanto a coristi del Sociale.
Appuntamento che si terrà
all’interno del Bassone il 26
aprile prossimo».
Perché la scelta del Rotary di
concentrare l’attenzione sui
laboratori di musica?
«Da un lato perché si trattava
di un progetto già avviato,
dall’altro perché l’incontro con
l’arte rappresenta una preziosa
occasione di conoscenza
e di cambiamento della
mentalità. Il nostro intervento
ha permesso di dare a questo
percorso artistico una struttura
più articolata e professionale,
grazie all’inserimento di
Roberta Di Febo, nostra socia.
La nostra idea è, attraverso
questo strumento e iniziative
come quella del 26 aprile, di
mantenere vivo e costante il
contatto tra dentro e fuori le
mura. Due mondi che non
si toccano mai. Ma non ci
fermeremo qui».
In che senso?
«Il progetto al quale abbiamo
lavorato ha caratteristiche
multifattoriali. Come già
accennato, in linea con le
finalità del Rotary abbiamo
pensato di operare su fronti
differenti, mettendo in campo
le diverse professionalità
di cui i nostri soci sono
portatori. Tra gli obiettivi del
progetto c’è, pertanto, anche la
produzione e la distribuzione
di un opuscolo divulgativo
per le misure alternative,
rivolto a soggetti detenuti
italiani e stranieri. Opuscolo
che sarà realizzato attraverso
la collaborazione fra gruppi
di lavoro interni al carcere e
i soci del Rotary Club Como
Baradello che sostengono il
progetto, in prima persona
l’attuale presidente Camillo
Vittani, esperto in tipografia.
L’opuscolo sarà stampato
in più lingue e conterrà le
normative più recenti legate
alla possibilità di misure
alternative al carcere, nella
fattispecie per soggetti
tossicodipendenti. La
distribuzione dovrebbe
avvenire entro fine giugno».
«Tra le altre iniziative
previste da segnalare anche
l’organizzazione di gruppi di
lavoro formati da detenuti
per sviluppare il tema della
legalità. Sarà presente tra loro,
sulla scorta di un modello
già sperimentato in passato,
il prof. Nicolò Mannino, già
collaboratore del magistrato
Paolo Borsellino, ucciso in
via D’Amelio, oggi presidente
e fondatore, con Antonino
Caponnetto, del Centro Studi
Parlamento della Legalità
creato allo scopo di spronare
le giovani generazioni verso
una cultura della legalità,
solidarietà ed etica morale.
Mannino ha, tra l’altro,
insegnato anche all’interno del
carcere Pagliarelli di Palermo
e sta girando le scuole d’Italia
per sensibilizzare rispetto ad
una cultura della legalità. Il
21 di aprile sarà a Como, la
mattina incontrerà le scuole
della città e il pomeriggio sarà
in carcere per un evento che
riguarderà tutti i detenuti, con
particolare attenzione a coloro
che afferiscono alle attività
culturali e scolastiche».
«In parallelo un altro evento
che riguarderà tutto il carcere,
con il coinvolgimento di gruppi
di detenute e detenuti, sarà
l’organizzazione di conferenze
formative di primo soccorso
tenute da operatori della
Croce Azzurra. Nello specifico
verranno organizzate sul tema
due mattinate per i detenuti
e due per le detenute della
durata di 2/3 ore ciascuna.
Al termine sarà rilasciato un
attestato di frequenza».
Evento clou di questo progetto,
come detto, sarà la messa in
scena del “Flauto magico”,
opera tedesca in due atti
con musiche di Wolfgang
Amadeus Mozart e libretto
di Emanuel Schikaneder in
scena al Bassone il prossimo
26 aprile. Lo spettacolo è
estratto da “Opera domani –
XVI edizione”. L’iniziativa si
inserisce nel progetto “Teatro
va in carcere” che prevede, tra
l’altro, l’incontro tra detenuti
e artisti che saranno a Como
nell’ambito della stagione
teatrale del Teatro Sociale,
figure professionali del teatro e
piccoli eventi che una volta al
mese incontreranno i detenuti
e le detenute.
Piccoli grandi tasselli per la
costruzione di una società
senza barriere e pregiudizi.
«Offrire spunti di crescita
formativa, culturale, lavorativa,
o anche, laddove possibile,
percorsi alternativi alla
detenzione riduce in maniera
significativa i rischi di
reiterazione del reato. Anche
questo è un modo – conclude
Patrizia Dugoni – per educare
alla diffusione di una cultura
della legalità».
MARCO GATTI
❚❚ Il rapporto di Cittadinanzattiva sui dati di Legambiente
Produciamo mezza tonnellata di rifiuti l’anno
O
ltre mezza tonnellata di rifiuti prodotti ogni anno. Per
la precisione 502,5 kg. È la quantità di rifiuti urbani
prodotti da un abitante della provincia di Como secondo l’ultimo report realizzato da Cittadinanzattiva
su dati Legambiente (Ecosistema Urbano, 2011 e 2010). Il dato,
relativo al 2010, registra un lieve incremento (+0,6%) rispetto al 2009. Confrontando i numeri con il resto delle province
lombarde la prima cosa che balza all’occhio è che soltanto
Lecco risulta avere una produzione pro capite più bassa, pari
a 470,1 kg/anno (con un calo del 2,5% rispetto all’anno precedente). Su tutti, in Lombardia, svetta Brescia con 732,8 kg.
A fronte di una, pur modesta, quantità inferiore di rifiuti prodotti dai comaschi rispetto alla media lombarda meno confortanti appaiono invece i dati sul differenziato dove Como è
posizionata, sì al terzo posto, ma tra le province con la percentuale più bassa. Al primo posto c’è Pavia, con il 31,4% di
differenziato per Como si segnala invece un modesto 37,7%.
Prima, in Lombardia, su questo fronte è la provincia di Sondrio con un ragguardevole 57,8% (+7,9% rispetto all’anno
precedente).
Il dossier di Cittadinanza attiva si sofferma anche sulla spesa
media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La spesa media in Lombardia nel 2011 è risultata pari
a 202 euro, con un più 1,3% rispetto all’anno precedente, ma
pur sempre al di sotto della media nazionale. In media, in un
anno una famiglia-tipo ha sostenuto nel 2011 una spesa di
246 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani
(+2,1% rispetto al 2010 e +14% rispetto al 2007), con Napoli
quale città più cara per le tariffe rifiuti (508 euro) e Isernia la
più economica (122 euro).
In assoluto, in Italia la spesa media annua più alta si registra
in Campania con 378 euro, la più bassa in Molise (146,5 euro), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all’interno di
una stessa Regione. In Lombardia, a Milano la Tarsu arriva a
costare 262 euro, 5 euro in più rispetto alla Tia che si paga a
Varese, ma anche 86 euro in più rispetto alla Tarsu di Como
(la cui spesa media nel 2011 è stata di 176 euro ) e 89 euro in
più rispetto alla Tarsu di Sondrio. Va detto che a più di dieci
anni dal Decreto Ronchi del 1997, solo 5 capoluoghi lombardi
su 11 (Varese, Bergamo, Mantova, Brescia, Lodi), sono passati
dalla Tarsu alla Tia. Inoltre, rispetto al 2010, tra i capoluoghi di
regione lombardi, Mantova ha fatto registrare il più alto incremento tariffario (+10,6%). Nessun incremento si è registrato in
8 capoluoghi. Rispetto al 2007, invece, è Lecco a registrare il
maggior aumento tariffario, ben il +29%, seguito da Cremona
(+26,5%) e Varese (+21,8%).
Italia che vai, rifiuti che trovi: Il Sud ne produce di meno ma
gli costano di più: in media, per pagare la bolletta dei rifiuti
si spende di più nelle regioni del meridione (264 euro), dove
l’aumento rispetto al 2010 è stato dell’1,5% (+15% rispetto al
2007); seguono le regioni centrali (252 euro), +2% rispetto al
2010 (+14,5% rispetto al 2007) e il Nord Italia (228 euro) con
un +2,2% rispetto al 2010 (+12% rispetto al 2007).
Di contro, è il Centro che registra la media più elevata in quanto a produzione pro capite di rifiuti: (604 kg), seguito da Nord
(530kg) e Sud (493 kg). I virtuosi della raccolta differenziata,
invece, sono le regioni del Nord, nettamente avanti (48%, sostanzialmente in linea con quanto stabilisce la legge) rispetto
a Centro (25%) e Sud (19%). L’indagine ha riguardato tutti i
capoluoghi di provincia nel 2011, ed è disponibile on line con
il prospetto per ciascun capoluogo e la composizione delle
voci di costo.
Como Cronaca
Sabato, 7 aprile 2012 17
Carceri: una
commissione
regionale
ne analizzerà
le criticità
Sotto i riflettori anche la casa circondariale
del Bassone di Como, da tempo alle
prese con importanti problemi legati
all’eccessivo numero di reclusi
foto william
U
n’attenta analisi del sistema
carcerario in Lombardia, con
un occhio di riguardo anche
alla casa circondariale del
Bassone di Como. E’ con questa finalità
che il Consiglio Regionale lombardo
ha istituito la Commissione speciale
sul sistema carcerario regionale i cui
membri dovranno sottoporre nei prossimi
24 mesi tutte le strutture carcerarie
del territorio ad un’attenta analisi. La
decisione di istituire tale organismo è
stata determinata dalla consapevolezza
delle condizioni di sovraffollamento
delle carceri, del degrado degli edifici
penitenziari, dell’emergenza di tipo
sanitario, della carenza di personale
di polizia carceraria ed alla luce della
scarsità attuale delle risorse economiche,
in particolare quelle da destinare agli
inserimenti lavorativi previsti dalla Legge.
All’11 gennaio scorso le persone detenute
negli istituti penitenziari della Lombardia
risultano essere 9.242 unità a fronte di
una capienza regolamentare di 5.398 e il
personale di polizia penitenziario effettivo
risulta essere fortemente sotto-organico,
con sole 4mila e 189 unità effettive a
fronte delle 5mila e 353 previste. La
situazione relativa al carcere del Bassone
di Como parla di una capienza effettiva
di 462 unità ma al 30 giugno scorso il loro
numero era pari a 551 detenuti, dei quali
52 donne e 247 stranieri. Una situazione
di sovraffollamento che solo nell’estate
2006, grazie al provvedimento di indulto,
ha vissuto per qualche mese nei limiti
indicati dalla legge. Nel corso del 2007,
infatti, la popolazione carceraria è
rapidamente aumentata ripresentando la
situazione di sovraffollamento. Allo stesso
tempo, però, evidenti sono le carenze
nell’organico di Polizia Penitenziaria.
Alla data del 12 maggio 2010, a fronte
L’obiettivo è di
effettuare un’attenta
analisi del sistema
carcerario lombardo
viste le condizioni di
difficoltà in cui versa
la maggior parte delle
strutture, in particolar
modo per problemi
di sovraffollamento.
Nel gennaio scorso
i detenuti presso le
strutture detentive
della regione erano
9242, a fronte
di una capienza
regolamentare di 5398
di Luigi Clerici
Rovello Porro: addio
ai passaggi a livello
Nel piatto oltre 3,6 milioni di euro. Intanto
c’è chi “sogna” interventi in Como-Borghi
L
a Giunta regionale, su proposta
dell’assessore alle Infrastrutture
e Mobilità, Raffaele Cattaneo, ha
deliberato la scorsa settimana
lo stanziamento di oltre 3,6 milioni
di euro per la realizzazione di opere
prioritarie e urgenti in vista della
chiusura di tre passaggi a livello a
Rovello Porro (Co). I lavori, consistenti
in altrettanti sottopassaggi (uno
veicolare, uno ciclopedonale e uno
pedonale) del valore di 4,5 milioni
di una previsione
organica di 308
unità di polizia
penitenziaria
(di cui 34 unità
femminili), sono
risultati presenti in
istituto 232 unità di
personale (di cui 36
unità femminili),
con una differenza,
in negativo, di 76
unità.
Il carcere del
Bassone di Como
ha aperto i battenti
nel 1983 anche se il suo progetto e l’avvio
dell’opera risalgono ai primi anni ’70. In
precedenza i detenuti erano rinchiusi
presso la struttura di San Donnino di
Como, eretta durante la dominazione
austriaca, tra il 1840 ed il 1850, nella
vecchia contrada di San Leonardo della
città murata, un luogo della convalle
che comunque per secoli aveva accolto i
carcerati nonché gli strati più poveri della
società.
L’istituto nella piana ad ovest di Albate
avrebbe dovuto accogliere al massimo
175 persone ma i detenuti sono stati
sempre più numerosi. La struttura
detentiva è composta da 6 sezioni, di 25
celle ciascuna. Le celle, progettate come
celle singole, sono di dimensioni molto
contenute (circa 4 metri di lunghezza e
2,5-3 metri di larghezza) e ospitano due
o tre letti (in questo caso un letto è a
castello). Tutte le celle hanno un bagno
separato dotato di turca, lavandino e
bidet (in acciaio). Le docce sono comuni
ed esterne alle celle, ma comunque
disponibili in ciascuna sezione. In
ciascuna sezione è disponibile uno spazio
per la socialità e per lo svolgimento di
di euro, verranno cofinanziati per i restanti
900.000 euro dal Comune comasco che
metterà anche a disposizione gratuitamente
le aree per i lavori. “Con questo intervento
- commenta Cattaneo - il 60% della tratta
Milano-Como sarà privo di passaggi a livello:
la loro eliminazione è una delle nostre priorità
nell’ottica dello sviluppo della rete ferroviaria
regionale. L’eliminazione delle barriere
infatti renderà ancora più sicura la tratta,
migliorando la regolarità e la velocità del
servizio ferroviario, di cui vengono limitate le
potenzialità in particolare sulle linee a doppio
binario”. La chiusura dei passaggi a livello
prevede la realizzazione di un sottopasso veicolare
con una rampa nell’attuale area ferroviaria di via
Vittorio Veneto e l’altra nell’area comunale di via
Dante, un sottopassaggio ciclopedonale lungo
via Manzoni e un sottopassaggio pedonale lungo
via Verdi. Il progetto definitivo ed esecutivo sarà
realizzato da Ferrovienord, mentre la Provincia di
Como agevolerà la realizzazione delle modifiche
della viabilità provinciale (Sp 30), collaborerà
nello sviluppo della parte progettuale di sua
competenza e prenderà in carico la gestione della
rotatoria che verrà realizzata in via Dante. La
alcune attività comuni. C’è un cortile per
ogni sezione con parziale copertura. I
cortili della sezione dei protetti sono stati
costruiti nel 2004. I cortili sono quelli
tipici in tutti gli istituti costruiti nello
stesso periodo (anni ’80). Non esistono
spazi all’aperto per i colloqui. All’interno
dell’istituto c’è un campo sportivo.
Tra le altre criticità emerse nella struttura
in questi ultimi anni i numerosi casi
di decesso registrati tra il 2004 ed il
2005 (almeno 9 secondo il Dossier
dell’associazione “Ristretti Orizzonti”),
il poco invidiabile secondo posto nelle
graduatorie delle carceri italiane, alle
spalle del solo penitenziario di Santa
Maria Maggiore di Venezia, per i tentativi
di suicidio nel 2011 (7 nei mesi da
gennaio a marzo nonostante l’istituto sia
coinvolto nella sperimentazione regionale
del progetto DARS - detenuti a rischio
suicidale, un programma a carattere
sperimentale per “la presa in carico
dell’autolesionismo e la prevenzione dei
suicidi in carcere”) come denunciato
l’anno scorso da un’indagine del
sindacato UIL ed il fatto che, al 1° gennaio
2012 è stato indicato come il quarto
carcere più affollato d’Italia secondo
invece il sindacato CISL.
La Commissione speciale sul sistema
carcerario avrà dunque una durata di 24
mesi. Sarà composta e svolgerà il proprio
lavoro come una normale commissione
consiliare. Tra i suoi compiti avrà inoltre
quello di definire le linee strategiche per
l’adozione di un piano d’azione regionale
sulla condizione carceraria, accertare e
conoscere le peculiarità della situazione
generale nonché di quella minorile, e
verificare l’esecuzione del protocollo
d’intesa tra il ministero di Grazia e
Giustizia e la Regione in materia di
trattamento penitenziario.
realizzazione delle opere sostitutive consentirà
l’eliminazione di due dei tre semafori di via Dante
(Sp 30) consentendo un ulteriore snellimento
del traffico. Successivamente, dopo un periodo
sperimentale, verrà valutata l’eliminazione del
terzo impianto semaforico in corrispondenza
di via Manzoni, direzione Saronno, in quanto
la viabilità sarà convogliata sulla rotonda di
via Dante. La decisione di avviare l’iter per
l’eliminazione delle barriere ha fatto fa seguito
a una richiesta del Comune di Rovello Porro
che ne ha sottolineato la pericolosità oltre
alle problematiche legate ai lunghi tempi di
chiusura. In mancanza di vie alternative, infatti,
il traffico anche pesante, si concentra sugli assi
storici centrali ed esterni, ma è continuamente
ostacolato dalla chiusura delle sbarre che,
nell’arco della giornata, generano congestione e,
nelle ore di punta, il blocco della circolazione.
In attesa che qualcosa si muova anche per Como
città dove sono note le problematicità di punti
di transito come Como Borghi. Da tempo sono
infatti stata avanzate sollecitazioni al Pirellone
perchè si risolvano i problemi di viabilità causati
dal passaggio a livello che, di fatto, taglia in due la
città.
Como Cronaca
18 Sabato, 7 aprile 2012
Grandate. L’abbraccio a don Andreani
R
accoglimento, commozione,
preghiera. C’era tutta Grandate, lo
scorso 25 marzo a salutare il suo
parroco, don Daniele Andreani,
destinato a guidare la comunità di
Lomazzo, in cui farà il suo ingresso il
prossimo 15 aprile. “Ho trascorso undici
anni con voi e per voi – il saluto di don
Daniele, rivolto ai suoi parrocchiani rendo grazie al Signore per questi anni. È
stato per me un dono di Dio essere vostro
parroco. Ho cercato di costruire e di vivere
insieme a voi la comunità parrocchiale
come famiglia. Vi ho amati e vi ringrazio
per aver riempito di amore la mia vita: è
stato il Signore che ci ha fatti incontrare e
che ci ha permesso di trascorrere insieme
questo tratto della nostra vita. Vi porto
tutti nel mio cuore perché mi siete cari.
Accogliete con disponibilità ed affetto
il vostro nuovo parroco, don Omar.
Ci accompagni sempre lo sguardo
amorevole di Maria Bambina che porterò
indelebilmente impresso nel mio cuore.
Pregate per me”.
“Undici anni fa - il “grazie della comunità
di Grandate - don Daniele con un
semplice “ciao” si è presentato alla nostra
comunità. Undici anni sono pochi, ma
quanto impegno da parte sua! Ben presto
abbiamo saputo apprezzare l’umiltà, la
disponibilità e la dedizione verso tutti.
Ha seguito i nostri ragazzi, gli anziani, le
famiglie. Ha accolto e accompagnato i
giovani: a loro si è rivolto in modo diretto
e semplice e li ha posti sempre al primo
posto. Per i nostri anziani ha saputo
mantenere le loro care tradizioni; molti
di quelli che lo hanno accolto ci hanno
«Grazie
don Daniele»
Il caldo saluto della
comunità, domenica 25
marzo, dopo 11 anni alla
guida della parrocchia.
Domenica15 aprile
l’ingresso a Lomazzo
purtroppo già lasciato e don Daniele li ha
accompagnati verso la casa del padre con
la preghiera e l’affetto. Ha messo al centro
le famiglie che ha voluto coinvolgere
in molte attività educative e pastorali
con momenti di ritrovo in oratorio e di
aggregazione durante le vacanze estive;
ha cercato di superare la diffidenza e
l’indifferenza che caratterizzano ormai la
nostra società, promuovendo, come forma
di catechesi degli adulti, i centri di ascolto
nella case. Ha sostenuto e incoraggiato i
gruppi parrocchiali esistenti, ha avuto un
particolare riguardo per la Caritas e ha
creato il gruppo missionario, invitando
tutti a collaborare e condividere la
propria specificità per il bene della
comunità intera. Ha saputo mantenere
e accrescere il legame con il Monastero
Benedettino, in particolare in occasione
delle Giornate Eucaristiche. Con i
viaggi religioso-culturali ci ha coinvolti
in esperienze di gioia, svago, cultura e
amicizia, stimolandoci a scoprire realtà
e modi diversi di vivere la fede. Come
ha ribadito in più circostanze il sindaco
Monica Luraschi, don Daniele è stato
anche per la comunità sociale e civile un
interlocutore privilegiato, proponendo
valori umani, sociali e cristiani e vivendo il
proprio ministero sacerdotale con spirito
di servizio e missionarietà. Tutto questo
con amore, generosità e semplicità. Al
suo arrivo a Grandate ha trovato anche un
forte impegno economico da sostenere: la
nuova casa parrocchiale; ma passo dopo
passo lo ha assolto ed ora lascia a chi
lo sostituirà un luogo accogliente in cui
abitare. In questi ultimi anni ha iniziato la
ristrutturazione del nostro Santuario della
Madonna del Noce (ora quasi ultimata)
coinvolgendoci tutti, visto anche il forte
richiamo che il luogo da sempre esercita
per i grandatesi. Ci lascia per un nuovo
e impegnativo servizio: siamo sicuri che
saprà affrontarlo con gioia, serenità e
competenza. Caro don Daniele, ricordati
che la nostra comunità e le persone che
ti sono state vicine in questi anni non ti
lasceranno solo: potrai sempre contare su
di noi e sulla nostra sincera amicizia”.
Solidarietà. L’intesa tra enti diversi, dalla Cri alla Caritas, ha dato positivi frutti
I
l primo aprile Como si
all’Università dell’Insubria,
è momentaneamente
il cui Rettore Vicario
congedata dal tendone di S.
Giorgio Conetti, vinte
Abbondio, la struttura della
alcune perplessità iniziali,
Croce Rossa Italiana che per
ha appoggiato fino in
tre mesi ha fornito ospitalità e
fondo l’operazione perché
protezione dalle intemperie a
persuaso della bontà del
una trentina di senza dimora,
nostro lavoro. Ma occorre
evitando loro la spiacevole
ribadire il concetto che è
esperienza di trascorrere
stato il gioco di squadra
all’aperto le ore notturne più
alla fine a pagare, e tutti ci
gelide dell’anno. Cala dunque
auguriamo che così sarà
il sipario sulla tendostruttura,
anche in futuro, e non
nell’attesa di una replica per il
solo quando il prossimo
prossimo anno, considerando
anno dovremo ridiscutere
il buon esito dell’iniziativa
circa la nuova apertura
e il plauso incondizionato
del tendone invernale, il
proveniente dal pubblico,
cui funzionamento sarà
sia da quello interno degli
forse prolungato a cinque
utenti e degli operatori,
mesi. Quello che ci resta
sia da quello esterno degli
di questa bella storia
osservatori comuni: questo
del 2012 è che nessuna
è quanto si sarebbe potuto
delle persone che vi
legittimamente affermare se si
hanno preso parte sarà
fosse trattato di uno spettacolo,
abbandonata, né tra gli
andato provvidenzialmente
ospiti, che continueranno
in scena nello spaccato di vita
a ricevere la necessaria
quotidiana di una città suo
assistenza attraverso
malgrado alle prese con una
la rete della Caritas, né
problematica tanto delicata
tra i volontari che per
Lo scorso 1° aprile, con l’arrivo della bella stagione, è stata chiusa
e insieme imbarazzante
la prima volta hanno
come quella dell’emergenza
vissuto la dimensione
la struttura provvisoria di accoglienza nell’area di S. Abbondio
invernale dei senza tetto, e
del servizio, e che hanno
di qualità tale da meritare
manifestato l’esigenza di
l’approvazione generale e
proseguire anche in altri
il consenso dei diretti interessati. Ma
danneggiato più di un’ipotesi in cantiere.
complesso, e sarebbe davvero auspicabile
ambiti l’esperienza formativa. E per noi
non di spettacolo si è trattato, quanto di
Ma questo rappresenta solo il secondo
che anche la politica ne facesse tesoro,
è veramente essenziale, in tempi come
un salutare e tutto sommato ordinario
aspetto importante della vicenda, perché
rivolgendo la propria attenzione ai
questo in cui tutto sembra andare a rotoli,
intervento a sostegno dei più deboli,
il primo e più significativo è ovviamente
bisogni tangibili dei cittadini più che a
scoprire quanto i valori della coesione
che di eccezionale ha presentato forse
costituito dal fatto che quest’anno trenta
personalismi e manovre caratterizzate
e della partecipazione siano molto più
solo lo spirito collaborativo dei soggetti
persone sono state di notte al caldo in
da angusti orizzonti ”. Tra i soggetti che
vitali di quanto si potrebbe a prima vista
aderenti, dalla stessa Croce Rossa alla
una struttura predisposta allo scopo,
hanno reso possibile l’allestimento
supporre”. Si dice infatti che il bene non
Caritas e alle numerose altre associazioni
anziché ritrovarsi esposte sotto i porticati
del tendone ci sono stati comunque i
faccia notizia, così come la quotidianità
che hanno partecipato all’esecuzione del
al terribile gelo che si è abbattuto sulla
servizi sociali del Comune, per cui non
più elementare. Ma il male è ancor più
progetto. “Per la prima volta una pluralità
città soprattutto in febbraio. Detto così
si può certo sostenere che il contributo
inefficace nella comunicazione, oltre che
di associazioni hanno avuto la capacità
sembrerebbe quasi banale, ma non lo
delle istituzioni sia venuto a mancare,
eticamente diseducativo, quello sì caduco
di lavorare assieme su un fronte comune
è affatto, perché l’aiuto reale e concreto
né sul piano progettuale nè sotto
e primordiale, come scriveva Hannah
- sottolinea il direttore della Caritas
ai soggetti in stato di grave necessità
l’aspetto dell’intervento amministrativo.
Arendt in un saggio che si intitolava
Roberto Bernasconi - superando quelle
non può essere valutato in termini di
“Indubbiamente”, prosegue Bernasconi, “e appunto “La banalità del male”. E allora
tradizionali divisioni che sono il prodotto
mediocre routine. Grande è stata dunque
si è trattato di un contributo determinante sarà sempre meglio anteporre una nondi differenti orientamenti di pensiero e
la lezione di civiltà che le associazioni
non solo per il risvolto economico.
notizia a un’infausta notizia.
filosofie di vita che in passato avevano
hanno impartito alla città nel suo
Un ringraziamento particolare va poi
SALVATORE COUCHOUD
Tendone: buona la prima
Como Cronaca
Sabato, 7 aprile 2012 19
Taglio del
nastro per
Casa Lavinia
Lipomo
La nuova struttura, affidata in comodato d’uso
al Centro di Aiuto alla Vita dalla Croce Rossa,
accoglierà, tra alcune settimane ragazze madri
e donne in gravidanza ospiti a Camerlata
U
“
na splendida
giornata di
primavera”.
L’espressione
del prefetto Michele
Tortora riassume
bene quanto vissuto
dalle persone,
quasi duecento, che
sabato 31 gennaio,
hanno partecipato
all’inaugurazione di
Casa Lavinia – Lipomo,
la nuova struttura del
Centro di Aiuto alla
Vita. Nell’edificio su
una lieve collina in via Rovascino, al confine
tra i Comuni di Lipomo e Tavernerio, tra
alcune settimane saranno ospitate le ragazze
madri e le donne in gravidanza, attualmente
ospitate nella comunità che il CAV di
Como gestisce a Camerlata. Un trasloco
che permetterà di allargare nella struttura
di Camerlata l’asilo nido già esistente e di
destinare alcuni spazi all’accoglienza di
donne autosufficienti. “Negli ultimi anni –
ha spiegato Pietro Tettamanti, presidente del
CAV – ci siamo resi conto di come la tutela
della vita e della maternità passasse anche
dalla necessità di garantire ospitalità. Così
di fronte alla possibilità offerta dal comitato
provinciale della Croce Rossa Italiana di
utilizzare questa casa, abbiamo accettato. E’
stato un cammino lungo ed impegnativo, ma
finalmente siamo arrivati all’inaugurazione.
Per questo devo dire grazie a quanti, a
partire dalle operatrici e dalle volontarie del
CAV, hanno lavorato per la ristrutturazione
mettendo a disposizione non solo le loro
professionalità, ma anche il loro tempo e la
loro passione, ben oltre quanto avrebbero
dovuto per contratto. Quanto fatto è la
dimostrazione di quello che si può fare
lavorando insieme con passione”. A rendere
La villa fu costruita
con i soldi del
contrabbando
e del traffico di
droga e venne
confiscata nel 1985
al suo proprietario,
condannato per
associazione mafiosa.
Molto lungo l’iter
seguito alla confisca
con l’affidamento
prima alla Guardia di
Finanza, poi alla Cri e
quindi al Cav che ha
provveduto alla sua
ristrutturazione
di Michele Luppi
la giornata ancora più bella, oltre ad un
sole e a temperature quasi estive, è la storia
della struttura: una villa di 500 metri quadri
costruita con i soldi del contrabbando e del
traffico di droga, sequestrata nel 1985 al
proprietario condannato per mafia. “Questo
- ha spiegato il prefetto Tortora - è uno di
quei giorni in cui si impara come dal male
possa nascere il bene. Per troppo tempo si
è pensato che il nord d’Italia fosse al riparo
dalla mafia. La mafia, invece, si è infiltrata
anche nei nostri territori come dimostrano
i mille immobili sequestrati in Lombardia,
di cui 70 in provincia di Como. Numeri che
dimostrano però come in questi anni siano
stati raggiunti risultati straordinari nella lotta
alla criminalità organizzata”. Quello seguito
alla confisca, dettata dalla Cassazione nel
1993, è stato un iter molto lungo durato oltre
vent’anni. Prima della destinazione al CAV,
la struttura era stata affidata dall’Agenzia
del Demanio, che resta la proprietaria come
per tutti i beni confiscati, prima alla Guardia
di Finanza e poi alla Croce Rossa. Nel 2009
il Comitato provinciale della CRI, non
potendola utilizzare per le sue funzioni, ha
deciso di darla in comodato d’uso al Centro
di Aiuto alla Vita che ha iniziato i lavori di
ristrutturazione durati poco più di un anno.
“E’ stato necessario adattare quella che era
una villa, per di più abbandonata da decenni
– ha spiegato Tettamanti, accompagnando
le autorità tra le stanze della casa – alle
esigenze di una comunità di accoglienza,
con tutte le cautele necessarie per l’ospitalità
dei minori. Questo ha richiesto diverso
tempo”. Al piano terreno, dove si trovava
anche il bunker utilizzato dal proprietario
per sfuggire ai controlli, sono stati ricavati
spazi per le operatrici e per le attività di
socializzazione delle ospiti. Al primo piano
troviamo la cucina, il salone attrezzato per
i giochi dei bambini, e tre camere da letto.
Altrettante camere si trovano al secondo
piano per un totale di sette posti letto a cui
si aggiungono altrettanti letti per i bambini.
Il costo totale della ristrutturazione e dei
lavori esterni, come l’allacciamento alla
rete fognaria, è stato di circa 250 mila euro.
Un contribuito di 70 mila euro è arrivato
dalla Provincia di Como, rappresentata
all’inaugurazione dell’assessore ai servizi
sociali, Simona Saladini, che ha siglato con
l’associazione una convenzione per avere
a disposizione alcuni letti per accoglienze
d’emergenza. Dopo i discorsi e i saluti è
toccato al Vescovo di Como, mons. Diego
Coletti, benedire la casa e le persone che
vi vivranno, invitando i presenti ad una
speciale preghiera mariana. Tra loro, oltre
alle autorità, numerosi responsabili e
volontari di realtà del terzo settore comasco.
“Una delle cose che più mi ha colpito del
territorio comasco – ha affermato il prefetto
nel suo intervento – è il fiorire di iniziative
di associazioni che si occupano di sociale.
Questo è un grande segno per il territorio,
perché fino a quando ci saranno realtà come
queste avremo motivi di speranza per il
futuro”.
❚❚ Villa Olmo
In scena per “La Dinastia Brueghel”
V
enerdì 13 aprile alle ore 21, in uno degli storici saloni
di Villa Olmo a Como, in anteprima nazionale, va in
scena lo spettacolo “Sette storie Sette peccati. I vizi
capitali da Plauto a Pinocchio”, realizzato espressamente per la mostra “La Dinastia Brueghel” dalla Compagnia
Teatro in Mostra. Regia e drammaturgia di Paolo Giorgio, progetto teatrale di Laura Negretti, scenografia di Armando Vairo
con Marco Ballerini e Laura Negretti. Questa pièce teatrale è,
in pratica, una straordinaria macchina delle visioni, che alterna momenti di spassoso divertimento a squarci di sogno e
poesia. Con leggerezza e diletto gli attori incarnano una serie
di personaggi irresistibili, ora sognanti ora grotteschi, trasformando lo spazio scenico in una camera delle meraviglie, che
offre agli spettatori un viaggio attraverso secoli di letteratura
in un’ora di spettacolo. Il rapporto di estrema vicinanza fra
attori e spettatori fanno di questa rappresentazione un’esperienza unica e originale che reinventa il teatro da camera come
teatro dei sogni. I sette racconti sono ispirati ai sette peccati
capitali; peccati che, secondo la superstizione, sono la causa
della peste. Per ciascun peccato viene evocato un personaggio,
spaziando nella storia della letteratura come in una macchina
del tempo. Si passa così dal superbo Miles Gloriosus di Plauto
all’ignavo Pinocchio, dall’avaro Scrooge di Dickens alla Francesca di Dante, vittima della passione e della violenza, dall’ira
di Riccardo III all’invidia di Iago per scendere nei deliziosi inferi della Gola mediante una spassosa reinterpretazione dello storico libro dell’Artusi. Qual è l’obiettivo finale? “Alla fine
del viaggio – afferma l’attrice e progettista della pièce Laura
Negretti – i due narratori si porranno la domanda se i peccati
capitali siano veramente vizi o se non siano, invece, una delle
inclinazioni delle passioni umane, che assurgono quasi a essere una sorta di simbolo delle nostre debolezze, ma anche della
nostra vitalità ed esuberanza”. Ispirato al percorso espositivo
su “La Dinastia di Brueghel” lo spettacolo “Sette storie Sette
peccati” amplifica e completa le suggestioni della mostra. I sette peccati capitali sono infatti uno dei temi fondamentali della
pittura fiamminga. Dipinti in un’originale versione da Pieter
Brueghel il Vecchio sono presenti a Villa Olmo nell’interpretazione di Bosch. “Lo spettacolo ha origine da questa suggestione tematica – puntualizza Laura Negretti – e porta sul palco le
caratteristiche tipiche dello stile dei due maestri fiamminghi.
L’estrema libertà e fantasia nell’approfondire e sviluppare te-
mi e sentimenti universali, le
figure stravaganti e
bizzarre in
equilibrio
fra una comicità senza freno e
un immenso significato del limite e della morte, trovano qui un’affascinante trasposizione nel linguaggio scenico che conduce a un
percorso inconsueto attraverso la risata, la commozione e il
pensiero”. In definitiva attraverso la vita.
Lo spettacolo (ingresso 5 euro – libero con il biglietto della mostra) è stato concepito in maniera tale da poter essere fruibile
da una fascia di pubblico molto ampia. Sono previste, sempre
a Villa Olmo, quattro repliche: 28 aprile, 19 maggio, 16 giugno
e 7 luglio. Info e prenotazioni: 031/571979.
Alberto Cima
20 Sabato, 7 aprile 2012
Como Cronaca
Dallo Sri Lanka un
messaggio di speranza
U
n messaggio di speranza
dall’Asia, dalla casa della
pace, o meglio dalla “Peace
of Christ Home”. A portarlo
è la signora Laura Baldassina, tornata
nella sua residenza di Cadorago dopo
aver trascorso alcuni mesi in Sri Lanka
ed aver fatto tappa, nel suo peregrinare,
anche a Hapugoda (Kandana), dove è
presente la struttura di accoglienza per
donne anziane sole realizzata grazie
ai contributi della società comasca e
guidata da suor Christine De Fonseka,
su mandato del vescovo di Como
mons. Diego Coletti. “Vi ho trovato una
famiglia calda e accogliente - le parole
della signora Laura -. L’impegno di suor
Christine è encomiabile nel condurre
da sola una struttura che, attualmente,
offre ospitalità a una decina di persone.
Gli spazi sono curati e ben puliti e la
giornata è scandita da momenti di
preghiera, riposo e di condivisione.
Attualmente a supporto dell’attività della
religiosa ci sono quattro ragazze che
frequentano l’università di Colombo,
distante una quindicina di km, che
offrono alla casa e alle ospiti aiuto in
cambio di vitto e alloggio; un sostegno
prezioso per la “Peace of Christ Home”
che, ci tengo a ricordarlo, non gode di
alcun contributo statale».
E come si sostiene economicamente?
«Donazioni saltuarie dall’Italia, qualche
offerta, il dono di cibo (in linea con la
tradizione sri lankese) permettono di
far fronte ai costi vivi della struttura.
Suor Christine, da parte sua, si affida
fiduciosa all’azione della Provvidenza, e
fino ad oggi ne è sempre stata ripagata,
anche se la fragilità economica limita
le possibilità di dare corso a nuovi
progetti».
C’è qualche iniziativa allo studio?
«La struttura è abbastanza capiente. Ha
una disponibilità di una ventina di posti
letto, vi è una cucina moderna, ma c’è
anche un locale con i tradizionali fuochi
del luogo ove le ospiti in salute possono
cuocersi del cibo secondo gli usi locali.
Il problema è che questo spazio è molto
ridotto e quando il fuoco è acceso
la temperatura interna, già elevata
visto i 30 gradi presenti fuori, cresce a
dismisura. Per tale ragione si vorrebbe
ampliare questa cucina acquistando il
terreno adiacente, attualmente coltivato
a manioca, ricavandovi anche uno
spazio per l’orto e permettendo alle
ospiti di ritagliarsi uno spazio d’ombra. Il
costo complessivo del terreno è di 4500
euro, diviso in 12 parti significherebbe
400 euro circa a porzione. potrebbe
essere un buon regalo di Pasqua per
rendere ancora più confortevole
uno spazio che si configura come un
prezioso punto di
approdo per donne
in difficoltà e che
la popolazione
locale ha imparato
a conoscere e ad
amare».
La sig. Laura ci
lascia con queste
parole portandosi
via anche la sua
simpatia. «A metà
novembre tornerò in Sri Lanka – ci
dice – ho scoperto questo Paese da un
paio d’anni e me ne sono innamorata.
Vi rimarrò fino a metà marzo. Il clima
che vi ho trovato restituisce vigore e
salute al mio corpo e girando ho la
possibilità anche di dare una mano
a chi ha bisogno. Mi muovo senza
appoggiarmi ad alcuna agenzia, se non
per l’acquisto dei biglietti di volo. Una
volta in loco qualche appoggio riesco a
trovarlo sempre e le somme risparmiate,
sono una pensionata e non navigo certo
nell’oro, mi permettono di sostenere
progetti che mi sembrano meritevoli,
com’è stato il caso dalla “Peace of Christ
Home”, dove conto di trascorrere una
settimana in occasione del prossimo
Natale».
Forte anche l’appello di suor Christine
alla comunità comasca: «Qui stiamo
bene, ma da Como non dimenticatevi di noi».
Per chi volesse offrire il proprio contributo a
sostegno della struttura utilizzare i seguenti
riferimenti: “Peace of Christ Home”, for Elders
c/o 175100170001650, Peoples Bank, 175,
Kandana, Sri- Lanka, Swift Code PSPKLKLXA
023, PB 7135, Branch 175. (m.ga.)
La sig. ra Laura, seconda da destra
22 Sabato, 7 aprile 2012
Como Università
Positiva la giornata di apertura della scorsa settimana
■ Intitolazione
à
t
i
s
r
e
univ
Insubria: vive la figura
di Giorgio Luraschi
Insubria:
un “ricco”
open day
H
Notizie flash
Oltre 300 giovani, provenienti
da circa un’ottantina di istituti
superiori del territorio e fuori
provincia hanno fatto tappa presso
il Chiostro di Sant’Abbondio
anno vissuto una giornata da universitari gli oltre 300 giovani
provenienti da circa un’ottantina di istituti superiori anche da
fuori provincia (Valtellina, Ticino, province di Milano, Lecco e
Varese, Piemonte), che si sono recati venerdì 30 marzo a Como,
nella sede dell’Università dell’Insubria del Chiostro di Sant’Abbondio per l’Open Day 2012. Nel corso della mattinata si è svolta la parte
più “tradizionale” dell’Orientamento con la presentazione dell’offerta
didattica e dei servizi a cura di docenti, studenti e laureati, la simulazione delle lezioni e lo svolgimento dei test
d’ingresso. In 75 hanno sostenuto la prova
di verifica della preparazione iniziale ob- di effettuare per tutta la mattinata esperibligatoria per l’iscrizione a tutti i Corsi di menti di laboratorio e di seguire un ciclo di
Laurea della Facoltà di Giurisprudenza - mini-conferenze, e ha molto curato anche
laurea magistrale in Giurisprudenza, corsi la parte più “spettacolare” andata in scena
di laurea triennale in Discipline giuridiche, al pomeriggio. Infatti sono stati allestiti il
Scienze della mediazione interlinguistica collegamento diretto con il Cern di Ginevra,
e interculturale, Scienze del turismo. I ri- la conferenza sull’architettura delle lamine
sultati saranno consultabili a breve sul sito di sapone e lo spettacolo di matemagia con
dell’Ateneo: qualora lo studente abbia su- l’illusionista Bombassei. Sempre nel pomeperato la prova in occasione dell’Open Day riggio molto gettonata la simulazione di un
potrà iscriversi a uno dei Corsi di Laurea processo penale a cura della Facoltà di Giusenza doverla ripetere, in caso di manca- risprudenza, partendo dalle inchieste del
to superamento, la prova potrà essere so- Commissario Maigret. Il concorso “Scienza,
stenuta nuovamente in autunno. Altri 75 Cultura e Futuro”, che ha coinvolto i ragazzi
giovani si sono cimentati nella simulazione delle scuole superiori su un assunto di Eindei test d’ingresso alla Facoltà di Medicina e stein (“La preoccupazione dell’uomo e del
Chirurgia. Notevoli le occasioni anche per suo destino devono sempre costituire l’ingli aspiranti scienziati: la Facoltà di Scienze teresse principale di tutti gli sforzi tecnici.
Como ha dato l’opportunità agli interessati Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i
vostri diagrammi e alle vostre equazioni”)
ha visto trionfare al primo posto sia nella
sezione scientifica, sia in quella umanistica,
un elaborato scritto in forma di racconto. I
primi premi del valore di mille euro ciascuno, infatti, sono andati, per la parte umanistica, al racconto “Due amici discutono di
due sorelle”, realizzato da Riccardo Crippa
e Samuele Conti del Liceo Volta di Como,
e per l’ambito scientifico, al racconto “Pensare in piccolo” di Elisabetta Corti, del Liceo Giovio di Como. Il secondo premio per
l’ambito classico è andato alle fotografie di
Alina Khadarina del Liceo Volta, l’altro secondo premio, per l’ambito scientifico, se
l’è aggiudicato l’elaborato “Il nostro amico
Einstein” di Beatrice Cazzaniga, Linda Frisoni Bianchi, Alessandra Romeo, Francesca
Peddone, sempre del Liceo Volta.
Si è svolta giovedì 22 marzo,
nel Chiostro di Sant’Abbondio,
a Como, sede della Facoltà di
Giurisprudenza dell’Università degli
Studi dell’Insubria, la cerimonia
di intitolazione della Biblioteca di
Diritto romano e Scienze dell’antichità
dell’Università dell’Insubria, al
professor Giorgio Luraschi. Il
professor Luraschi, docente di
Storia e di Istituzioni di Diritto
romano, uno dei padri fondatori
dell’Università dell’Insubria e una
delle colonne portanti della Facoltà di
Giurisprudenza, è scomparso il 6 luglio
2011 dopo una lunga malattia.
La Biblioteca di Diritto romano
e Scienze dell’antichità, alla
cui realizzazione l’impegno e la
perseveranza del professor Luraschi
hanno contribuito in misura decisiva,
comprende ventimila volumi, «circa
un terzo del totale del patrimonio
librario della Biblioteca della Facoltà
di Giurisprudenza di via Oriani che ne
conta 55mila - ha spiegato il professor
Sergio Lazzarini, pure docente di
Diritto romano all’Insubria– e questa
proporzione dà un’idea della rilevanza
che al diritto romano e all’antichistica
si è data e si continua a dare nella
Facoltà di Giurisprudenza e nel nuovo
Dipartimento di Diritto, Economia e
Culture».
La figura e l’opera del professor
Luraschi sono state ricordate dal
Rettore vicario, professor Giorgio
Conetti, dalle professoresse Maria
Paola Viviani Schlein e Laura
Castelvetri, rispettivamente Preside
della Facoltà di Giurisprudenza, e
Direttore del Dipartimento di Diritto,
Economia e Culture e dal professor
Sergio Lazzarini. In particolare, negli
interventi è stata posta in risalto
la pervicace dedizione del professor
Luraschi alla realizzazione e costante
implementazione della Biblioteca.
Pastorale universitaria. Perché sempre meno persone
sembrano lasciarsi affascinare dalla Divina Commedia
Dante e Singleton, quando
la filologia non basta
“
L
a passione
di Dante:
Singleton e
dintorni” il titolo di
un’interessante tesi di
laurea in Lettere Moderne
all’Università Cattolica
di Milano partita da un
interrogativo: come mai
sono sempre meno gli
studenti che si lasciano
attrarre dal fascino della
Divina Commedia?
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
www.facebook.com/home.php
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
P
erché sempre meno persone sembrano disposte a lasciarsi
affascinare dalla bellezza della Divina Commedia? E perché questo
accade - paradossalmente - soprattutto in ambito accademico?
Sono queste le domande da cui ha preso vita la tesi di Andrea
Nembrini, laureatosi in Lettere moderne a febbraio alla Cattolica di Milano,
con un lavoro dal titolo “La passione di Dante: Singleton e dintorni”.
«Ho deciso di dedicarmi ad uno studio su Dante - spiega Andrea - perché
mi sono accorto che nessun altro scrittore ha saputo comunicare tanta
bellezza alla mia vita come lui. Purtroppo mi rendo conto di un certo
disinteressamento per questo autore: alcuni dicono che sia stato fin troppo
studiato». Motivo? «Il dominio di una certa concezione della Filologia
che, se da una parte ha saputo offrire una necessaria e scrupolosa analisi
letterale, dall’altra ritiene spesso di poter esaurire l’intero significato del
poema di Dante nella pura analisi testuale. Ci si è arenati così, specialmente
in Italia, su pregevoli precisazioni testuali, dimenticando però il potenziale
comunicativo della parola dantesca».
Andrea segnala, invece, come esempio di un corretto studio della
Commedia, la figura di Charles Singleton, studioso statunitense scomparso
nel ’85, docente ad Harvard e alla Johns Hopkins University: «Non si è
limitato alla semplice analisi dell’opera dantesca, ma ha fatto della sua
professione una vera conversione personale, necessaria per misurarsi con
un testo così distante dalla nostra mentalità». Analizzando alcuni suoi
scritti, come La poesia nella Divina Commedia, Saggio sulla Vita Nuova e
altri articoli, è evidente quale sia il punto di partenza di Singleton (e con
lui di altri critici statunitensi, quali John Freccero, professore della NYU,
e Teodolinda Barolini, docente alla Columbia University): il bisogno,
del lettore e del critico, di accomodare “gli occhi ad un diverso modo di
guardare alla realtà”, costantemente desideroso e impaziente di verità,
senza fermarsi al semplice esame del testo e delle fonti, ma andando ad
indagare l’effettivo “senso complessivo” dell’opera, e ciò che essa può
comunicare ad ogni uomo.
«Ho provato così a continuare il lavoro iniziato da Singleton con alcune
mie riflessioni, individuando nel continuo dialogo tra l’autore e il lettore
il punto sorgivo della letteratura e della sua stessa critica: solo tramite
questa chiave, infatti, un testo può rimanere sempre vivo e nuovo». Così
l’evento letterario diventa innanzitutto un incontro tra uomini che può
portare a intuire, per la simpatia che nasce tra lettore e autore, come il
significato di un testo, insieme infinito e preciso, provochi lo svelamento
di una verità. Prosegue Andrea: «In questo modo si riesce a cogliere il
vero senso di un poema come la Commedia, ed il suo studio, da semplice
rilevazione letterale, diventa rivelazione di un significato e riconoscimento
di un’esperienza».
La tesi si conclude con una sottolineatura dell’importanza della lettura
come “atto di amore”, da porre sempre alla base del lavoro di ogni studioso:
impegnarsi col testo in maniera appassionata è l’unica disposizione
generativa per una seria critica letteraria, tale da assicurare l’apertura
mentale indispensabile alla scoperta della “sua” verità.
In questo modo Singleton e la scuola americana, facendo dialogare tra loro
filologia ed ermeneutica, costituiscono esempi da seguire. «Non si può fare
a meno di guardare al “senso complessivo” di un’opera letteraria come la
Commedia. In ciò ci aiutano studiosi come questi, che ci fanno riscoprire
la missione dello studioso e del lettore: non uno studio di parole morte, ma
l’incontro con un uomo vivo».
Emmanuele Michela
Como Cronaca
Sabato, 7 aprile 2012 23
Appuntamenti. Ricco programma per bambini e adulti
Notizie flash
■ Dal 20 aprile
Settimana della Cultura
e Mondo Turistico
Dal 14 al 22 aprile torna
l’appuntamento con la
tradizionale Settimana. Le
iniziative dei Musei Civici
I
n occasione della XIV Settimana
della cultura (14-22 aprile 2012),
promossa dal Ministero per i Beni e
le Attività Culturali per far conoscere
e valorizzare il patrimonio culturale
italiano, i Musei Civici di Como
propongono un ricco ed articolato
programma di eventi rivolti a bambini
e adulti.
Sabato 14 aprile, presso il
Museo
Archeologico, alle ore 17.00, conferenza
“Il circolo litico presso l’Ospedale e la
Porta Pretoria di Como in pre-visione”, a
cura di Stefania Jorio e Isabella Nobile.
Nell’incontro saranno presentati
i progetti di valorizzazione, ormai
quasi ultimati, del sito archeologico di
età protostorica nel parco del nuovo
ospedale S. Anna e dei monumentali
resti della porta Pretoria di Como
romana nel sotterraneo di un edificio
scolastico. All’iniziativa si collega
l’esposizione temporanea all’interno
del Museo Archeologico dei reperti di
alcune sepolture provenienti dall’area
del circolo litico, al momento le uniche
che è stato possibile sottoporre a
restauro.
L’Associazione Culturale “Mondo
Turistico” partecipa alla XIV Settimana
della cultura (14-22 aprile 2012)
con visite guidate gratuite in
collaborazione agli enti culturali del
territorio.
Venerdì 20 aprile, ore 16.00, Museo
Didattico della Seta di Como (incontro
con la guida all’ingresso di via
Castelnuovo 9).
Sabato 21 aprile, ore 14.30, Sacro
Monte di Ossuccio (incontro con la
guida a Lenno, davanti alla prima
cappella, dopo il ponte sul Perlana).
Domenica 22 aprile, ore 14.30,
Museo etnografico e Naturalistico della
val Sanagra (incontro con la guida
a Grandola ed Uniti, fraz. Codogna,
davanti alla Villa Camozzi, sede
comunale).
Anche a Como
spazio alla Cultura
Sempre sabato 14 aprile, presso il
Tempio Voltiano, dalle ore 15.00 alle
16.00,
attività libera per famiglie
“Caccia all’indizio”, che permetterà
ai più piccoli di familiarizzare e
individuare con facilità alcuni tra i
principali strumenti esposti.
Mercoledì 18 aprile, presso
la
Pinacoteca Civica,
dalle ore 13.00
alle 13.30, una pausa pranzo un po’
diversa dal solito: “Altro che fast food!”,
percorso guidato al dipinto “Concerto
campestre” esposto nella sezione
Rinascimento. L’opera fa parte di una
serie di tavole uscite dalla bottega
di Benson con diverse varianti dello
stesso soggetto: quattro uomini e tre
donne vestiti con ricercatezza e alla
moda sono seduti attorno ad un tavolo
rotondo con vivande e libri di musica
aperti.
Sabato 21 aprile, presso il Museo
Archeologico, alle ore 17.00,
presentazione del CD Rom “Ramponio
Verna e gli scavi del Caslè”, prodotto
multimediale che permette la
navigazione interattiva e la visione
di immagini e filmati sugli scavi
Iniziative dal 15 di aprile
archeologici sul Monte Caslè di
Ramponio Verna, dove sono stati
riportati alla luce i resti di un grande
castelliere dell’Età del Bronzo Finale.
La realizzazione di questo CD è stata
l’occasione per allargare lo sguardo a
tutta la Valle Intelvi, raccogliendo in
schede le informazioni su archeologia e
storia dell’arte di tutti i paesi della Valle.
Sabato 21 aprile, presso la
Pinacoteca Civica,
dalle ore 15.00 alle
16.00,
laboratorio creativo per bambini
dai 4 ai 7 anni “Si può creare un’opera
d’arte partendo da un forellino?”.
Prenotazione obbligatoria.
Tutte le iniziative sono ad ingresso
libero; per tutta la settimana inoltre
l’ingresso ai Musei Civici di Como
(Museo Archeologico “Paolo Giovio”,
Museo Storico “Giuseppe Garibaldi”,
Pinacoteca Civica, Tempio Voltiano)
sarà gratuito.
Per informazioni e prenotazioni:
Musei
Civici di Como,
Piazza Medaglie d’Oro
1, Como,
tel. 031.252550
e-mail musei.
[email protected], sito internet:
http://museicivici.comune.como.it.
(s.fa.)
■ Laglio
Visita alla parrocchiale
di S. Giorgio
L’Associazione Culturale “Mondo
Turistico” organizza per sabato
14 aprile una visita guidata alla
parrocchiale di S. Giorgio a Laglio e alla
chiesa di S. Bartolomeo a Torriggia.
L’appuntamento è fissato per le ore
14.30 a Laglio sul sagrato della chiesa
di S. Giorgio (lungo la vecchia Via
Regina bassa). Un altro dei suggestivi
paesini del lago aprirà le porte delle
sue chiese. Una breve passeggiata
permetterà anche di gustare il
panorama e di raggiungere la frazione
alta di Torriggia per la visita della
chiesa di S. Bartolomeo, con la bella
pala d’altare di Domenico Quaglio.
La quota di partecipazione è di 7
euro per i soci, di 8 euro per i non
soci. Per informazioni e prenotazioni
(obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
339.4163108.
fOTO d. mARUCCI
Ossuccio prepara
la “Settimana”
A
Al via la domenica dopo
nche il Comune di Ossuccio
partecipa alla XIV Settimana
Pasqua con una visita
della cultura (14-22 aprile
guidata alla scoperta
2012), con una serie di
dell’isola Comacina e del
iniziative di grande interesse.
Domenica 15 aprile, visita
comune lacustre. Possibilità
guidata gratuita (a pagamento il
di visitare anche il
biglietto d’ingresso e il trasporto
per l’Isola) alla scoperta dei beni
Santuario del Soccorso
archeologici e architettonici
una tipica chiesa del XVII secolo,
dell’Isola Comacina e di Ossuccio. Il ritrovo è stabilito
tre Case per Artisti in stile Razionalista, progettate da
all’Antiquarium di Ossuccio alle ore 14.30; all’interno
Pietro Lingeri.
dell’antico Hospitalis di Ossuccio, si visiterà il Museo
Sabato 21 aprile, visita guidata gratuita alla scoperta
Archeologico Antiquarium dell’Isola Comacina, con i
del Sacro Monte di Ossuccio e del Santuario della
reperti archeologici e i manufatti artistici provenienti
Beata Vergine del Soccorso. Il ritrovo è a Lenno,
dai diversi siti dell’Isola Comacina e del territorio di
davanti alla prima cappella, alle ore 14.30. Il
Ossuccio. Seguirà la descrizione della chiesa romanica
complesso monumentale del Sacro Monte e del
di S. Maria Maddalena dal famoso campanile, simbolo
Santuario della Madonna del Soccorso di Ossuccio
del lago di Como, quindi l’imbarco con taxi-boat per
fu eretto nel XVII secolo e nel 2003 è stato iscritto
l’Isola Comacina. Qui si visiterà il parco archeologico
nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Durante la
e naturalistico dell’Isola Comacina, con ingresso alle
visita si seguirà il percorso devozionale del Sacro
Case per Artisti di Pietro Lingeri, esempi di architettura Monte, articolato in quattordici cappelle dedicate
funzionale razionalista.
ai Misteri del Rosaio, esempi di sobria architettura
Mercoledì 18 aprile, dalle ore 10.00 alle 17.00, ci
barocca, costruite nel XVII secolo e ospitanti stucchi,
sarà la possibilità di visita autonoma gratuita (senza
affreschi e grandi statue in terracotta policroma, opera
biglietto d’ingresso, a pagamento il trasporto per
di artisti della scuola intelvese. Il percorso condurrà
l’Isola) all’Isola Comacina, ricca di aree archeologiche
quindi al cinquecentesco Santuario della Madonna
datate fin dall’epoca romana, resti murari medievali,
del Soccorso, costruito in onore di una statua della
Vergine. La guida sarà effettuata dall’Associazione
Culturale Mondo Turistico.
Domenica 22 aprile, visita guidata gratuita (a
pagamento il biglietto d’ingresso e il trasporto per
l’Isola) alla scoperta dell’architettura razionalista
di Pietro Lingeri. Il ritrovo è alle ore 14.30 presso
l’Antiquarium di Ossuccio; dapprima si visiteranno
sull’Isola Comacina le tre Case per Artisti (esterno
delle Case B, C, A, gli interni delle Case B e C) in stile
razionalista, progettate negli anni Trenta dall’architetto
Pietro Lingeri come atelier per artisti su modello
architettonico di Le Corbusier. Al termine, rientro
a Ossuccio e visita di Villa Leoni (esterno e interno
della villa), altro esempio straordinario di architettura
razionalista di Lingeri.
Per informazioni e prenotazioni: Antiquarium – Isola
Comacina, via Somalvico, Ossuccio; tel. 0344.56369;
e-mail [email protected]; sito internet www.
isola-comacina.it. (s.fa.)
Como Cronaca
24 Sabato, 7 aprile 2012
La costituzione. Lo scorso 25 marzo
S
ulla spinta della recente Visita
Pastorale ed in base alle definizioni
del successivo “Decreto Vescovile
per la zona VII Valle Intelvi”, con
particolare riferimento all’articolo 15
la stessa Zona è stata costituita in un
unico vicariato. “Vicariato” è una parola
nuova, ma importante, con la quale
dobbiamo imparare a “convivere e vivere”.
Infatti forte è l’esigenza di una pastorale
interparrocchiale e di una pastorale
specializzata che risponda efficacemente
alle nuove urgenze legate al territorio.
Il vicariato si può identificare come una
struttura, pastoralmente funzionante, che
sia intermedia tra la diocesi e le cinque
comunità pastorali di cui esso si compone
e ancor più con le 17 parrocchie, in modo
da rendere i programmi diocesani più
aderenti alle realtà locali, per stabilire
un contatto ecclesiale più vivo e più
ricco con il territorio. Domenica 25
marzo, giorno dell’Annunciazione del
Signore, si è formalmente costituito il
Consiglio del XIII Vicariato di Castiglione
Intelvi (che già con il nome ritorna
alle origini da dove era partita a fine
1400 la segmentazione del territorio
vallintelvese con la separazione dalla
chiesa Plebana di Santo Stefano in
Montronio e laformazione delle singole
parrocchie). Durante il primo incontro
guidato dal Vicario Foraneo don Paolo
Barocco, presenti i presbiteri operanti sul
territorio e le persone individuate a farne
parte, dopo un momento di preghiera e di
canto, nonché di meditazione, si è preso
atto dello “Statuto comune dei Vicariati
Foranei” e si è approvato il regolamento
Nella seconda metà
del Duecento le case
appartenenti all’ordine
segnavano, in ritmo
quasi regolare,
la sponda occidentale
del lago di Como
Il Consiglio vicariale
in Valle Intelvi
attuativo interno. Oltre ai parroci vallintelvesi
(don Remo, don Loris, don Giovanni, don
Renzo, don Paolo e padre Simone) il Consiglio
è formato da persone rappresentanti gli
ordini di vita consacrata territoriali e da una
persona in corso di formazione diaconale,
da rappresentanti delle cinque Comunità
Pastorali, e da altre persone individuate
a livello territoriale che possono dare un
ulteriore contributo alla attività pastorale della
zona, ovvero a ricoprire l’importante ruolo
di Moderatore/Segreteria. Sono state quindi
individuate e costituite quattro Commissioni
dedicate a Catechesi, Famiglia, Caritas e
Azione Cattolica; nonchè un rappresentante
delle numerose Confraternite attive in Valle.
È stato quindi presentato il Logo del Vicariato
N
Notizie flash
■ Como
Il capitello
romanico
di Bolvedro
“Il Senso del tempo”
in mostra dal 5 aprile
Gli Umiliati
e la realtà
di Bolvedro
di Tremezzo
ella seconda metà del Duecento
le case appartenenti all’Ordine
degli Umiliati, ormai da tanti
anni approvato dalla Chiesa e
divenuto molto importante nell’Italia
settentrionale, segnavano in ritmo quasi
regolare la sponda occidentale del lago
di Como, da Sorico scendendo a Domaso
e poi a Gravedona, a Consiglio di Rumo,
alla Calchera di Menaggio, a Bolvedro
di Tremezzo, a Campo d’Isola. Tutte o
quasi le comunità (tranne Gravedona e
Campo) erano miste, composte cioè da
frati, suore, fraticelli e oblati o serventi,
e tutte erano sorte pressa a poco in uno
stesso periodo, a metà del secolo, quando
l’Ordine Umiliato non era stato ancora
nettamente diviso in tre rami. Le case
citate avevano delle proprietà, niente
di paragonabile a quelle delle tre ricche
Prepositure di Como (Rondineto, Vico
e Geno), e poi religiosi e religiose erano
tenuti al lavoro manuale, in comunità o
(nel caso dei terziari) in proprio. Una di
queste comunità sopravvisse sino al 1784,
(vedi immagine) per il momento in
bianco/nero: esso con pochi simboli
richiama le origini cristiane della Valle e
la sua attuale composizione. Sullo sfondo
vi è una grande conchiglia simbolo del
pellegrino che qui è identificato in San
Zeno (la chiesa a lui dedicata è la infatti
la più antica della Valle Intelvi eretta
nel 1215), contornata da 17 croci che
rappresentano le attuali 17 parrocchie
del Vicariato, mentre nel centro è
raffigurata la antichissima e preziosa
Croce Antelamica di Scaria risalente
all’età romana. Concludiamo con
alcuni concetti significativi tratti dalla
meditazione di padre Simone (unico
presbitero valligiano non parroco, in
quanto eremita diocesano e cappellano
della Clinica), impostata su alcune
frasi degli Atti degli Apostoli ed in
particolare sui punti dove si sottolinea
la crescita della Chiesa operata dallo
Spirito Santo, dalla sua forza dinamica
che è consegnata alla predicazione
della Parola da parte degli apostoli
ed ancora più specificatamente sulla
frase: “ogni giorno (emeran) - dacci
ogni giorno il pane quotidiano - erano
perseveranti (medicina contro lo
scoraggiamento) … chi persevererà sino
alla fine… unanimemente (omotimadon).
Questo unanimemente è un termine
particolarmente caro all’autore e
designa l’armonia dei credenti. Il suo
significato esprime l’unità del cuore
che sa armonizzare. In questo incontro
siamo infatti chiamati a guardare,
nonostante dubbi e perplessità , con
sguardo di fiducia e speranza. E poiché
lo statuto comune dei vicariati foranei
esorta il consiglio pastorale vicariale allo
studio e alla riflessione del rapporto di
comunione tra tutti i soggetti ecclesiali
del territorio (presbiteri, componenti
ecclesiali, laicali e di vita consacrata),
attraverso la conoscenza reciproca, la
fraternità il dialogo e la corresponsabilità:
questo brano tratto dagli atti sia per tutti
noi motivo di serena ripresa e ottimistico
slancio per cominciare un cammino
unanime, pur nella consapevole e
intuibile possibilità di un percorso non
sempre facile ma certamente sempre
sorretto dalla presenza del Risorto che
“E’ qui e cammina con noi”.
Costantino Canevali
ma tutte le altre si estinsero o
furono soppresse molto prima,
e di alcune si era persa anche la
traccia. E’ il caso della “domus”
sita al “burgus vetus”, al borgo vecchio
di Tremezzo. Il 30 marzo 1279 il suo
superiore, sentito il parere dei fratelli, dava
in affitto alcuni beni della casa. La stessa,
in occasione della Decima straordinaria
del 1293-95, era in grado di versare un
contributo medio di 12 soldi. Verso il 1344
era la più popolata tra quelle del Lario
occidentale: 6 frati(guidati da un Prelato)
e 12 suore (con una Ministra). Ma poco
dopo scoppiò quella grande epidemia
che cambiò tante cose e in tanti campi in
tutta l’Europa, e anche a Bolvedro decimò
la comunità. Nel 1366 vi era rimasto un
solo fraticello, e per giunta illetterato:
perciò il 20 agosto di quell’anno il Maestro
generale dell’Ordine univa la casa di
Bolvedro alla Prepositura di Rondineto.
Quasi novant’anni dopo (il 20 aprile 1453)
anche il patrimonio fu incorporato e
fuso in quello della Prepositura madre di
Como. Il fabbricato della casa Umiliata di
Bolvedro, che nel 1472 era già in cattive
condizioni, comprendeva anche una
chiesa, dedicata a S.Giuliano. Anche se
il titolare farebbe pensare ad una sede
ospitaliera, non si trova nessun dato
probante in questo senso. Nel 1575 la
chiesa già degli Umiliati a Bolvedro era
praticamente tutta distrutta: allora il
vescovo Giannantonio Volpi convocò
gli uomini di Bolvedro e di Tremezzo
e questi gli promisero che l’avrebbero
ricostruita, con comodità di tempo. Il
vescovo approvò e lodò il proposito, ma
esso rimase sulla carta: della chiesa non si
parlò più, almeno ufficialmente. Soltanto
nel gennaio 1996, nel corso di scavi per la
fognatura nella contrada al centro della
frazione, si rinvennero in gran parte i
muri perimetrali dell’edificio sacro, con
aula unica rivolta a oriente: i resti furono
studiati da Luigi Mario Belloni, che li datò
al XII secolo e ne ipotizzò una funzione
ospitaliera. Sicuramente da questa
chiesa proviene un capitello romanico
figurato, murato nell’angolo di una casa
all’imbocco della contrada e che presenta
sulla faccia rivolta verso il lago una sirena
a due code o “melusina”, mostro che
compare abbastanza spesso nella scultura
medievale, e un profilo umano sulla parte
visibile della faccia di sinistra.
mario longatti
“Il Senso del tempo” è il titolo della
mostra del maestro Silvano Bulgari, in
programma del 5 al 29 aprile presso l’ex
chiesa S. Francesco di Como, promossa
dall’assessorato alla Cultura. “Il Senso
del tempo” è una mostra concepita
come un percorso multisensoriale
lungo il quale si snodano e si rivelano
al visitatore una selezione delle
opere del Bulgari che, esplorando
tematiche inusuali e fortemente
evocative, ripropongono al tempo
stesso il fascino e la maestria delle
botteghe rinascimentali, coniugando
armonicamente classicità e modernità.
Le sculture sono ispirate alla natura,
alla mitologia e alle favole, con
un’attenzione particolare alla dualità
insita nell’uomo e al suo lato oscuro.
Il concept dell’allestimento prevede un
suggestivo utilizzo dell’illuminazione
che porta le firme di Piero
Castiglioni e di Antonio Macchi
Cassia. I visitatori sono immersi in un
connubio di suoni e immagini che
fanno da esaltante ed esplicativo
sfondo alle opere esposte.
Fondamentale la collaborazione con
l’Unione Ciechi e Ipovedenti di Como
che ha concesso il Patrocinio: proprio
dalle Istituzioni collegate ai non
vedenti, infatti, arriva lo spunto di
proporre al pubblico una mostra tattile,
fruibile sia da chi può contare sul senso
della vista che da chi, invece, deve
usare gli altri sensi per compensarne la
mancanza. Il pubblico potrà interagire
con le opere toccandole, entrando in
contatto con la loro materia e la loro
forma attraverso un approccio diretto
e personale. Un evento unico nel
quale immergersi per apprezzarne ogni
dettaglio, in un continuo equilibrio tra
tradizione e innovazione, in ambienti
coinvolgenti e senza tempo.
L’inaugurazione della mostra avrà
luogo giovedì 5 aprile 2012 alle ore
17.00.L’ingresso è gratuito. Orari di
visita: martedì 10.30-13, giovedì
10.30-13, venerdì, sabato e domenica
10.30-13, 15-19.
Como Cronaca
Sabato, 7 aprile 2012 25
SS. Redentore. Appuntamento presso la parrocchiale
sabato 14 aprile alle ore 21. Parcheggio in via Plinio.
La Corale S. Nicola in
concerto a Cernobbio
L
la corale in una foto d’archivio
Il programma
Questo il programma del concerto di sabato 14 aprile,
alle ore 21, presso la chiesa parrocchiale:
Louis Vierne 1870/1937 - Carillon de Longpont
Cesar Franck 1822/1890 - Corale n. 2 in si minore
Aloys Claussmann 1850/1926 - Minuetto
Hans Uwe Hielscher 1945 - Fantasia sulla Sequenza
pasquale: “Victimae Paschali Laudes”
Percy Withlock 1903/1946 - Folk Tune (Cinque Pezzi
brevi)
Bryan Hesford 1930/1996 - Variazioni su un tema di
Paganini
Sverre Eftestol 1952 - The Yarmouth Belle
Victor Togni 1935/1965 - Alleluia (Invenzioni Liturgiche)
Johann Sebastian Bach 1685/1750 – Passacaglia et
Thema Fugatum BWV 582.
a Corale S. Nicola di
Cernobbio ritorna con un
grosso e importante evento
musicale, voluto e promosso
in collaborazione con la comunità
pastorale della Madonna del Bisbino.
L’appuntamento è per sabato 14
aprile, alle ore 21, presso la chiesa
parrocchiale del SS. Redentore
di Cernobbio per un concerto
dell’organista Alessandro Bianchi,
titolare dell’organo del Duomo
di Cantù, nonché promotore ed
esecutore del Festival Organistico
della Città di Cantù ed organista della
chiesa anglicana di Lugano, che ha
tenuto oltre 1.600 concerti in tutte le
più prestigiose città o cattedrali del
mondo. Tra le sedi più significative
dove si è esibito, si segnalano:
Notre Dame-Parigi, Westminster
Abbey, Westminster Cathedral e
St. Paul’s Cathedral Londra, Hong
Kong Cultural Center, Sala della
Filarmonica di San Pietroburgo, le
Cattedrali di Colonia, Amburgo,
Messina, Zurigo, San Gallo, Avignone,
Bruges, Varsavia, Siviglia, Palma de
S. Guanella: l’urna
arriva a Olgiate
Il programma della “peregrinatio” dal 15 al 22
aprile presso la chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano
T
utto è pronto ad
Olgiate Comasco
per accogliere le
spoglie del nuovo
Santo don Luigi Guanella nel
loro pellegrinaggio dopo la
canonizzazione.
Il programma prevede
domenica 15 aprile, alle ore
20.30 la liturgia di accoglienza
dell’urna presso la chiesa
dei SS. Ippolito e Cassiano di
Rinnovamento dello Spirito
N
ell’ottava della Pasqua, la Chiesa per volontà di Gesù e per l’autorità del Beato Giovanni
Paolo II celebra la festa della Divina Misericordia che non aggiunge nulla alla liturgia
del giorno essendo per Divina Provvidenza già tutta impostata su questa tematica. “La
pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”(Sal. 117-118,22). Il versetto del
salmo responsoriale dell’odierna liturgia aiuta a comprendere la verità sulla Risurrezione di
Cristo. Esprime anche la verità sulla Divina Misericordia rivelatasi nella Risurrezione: l’amore
ha riportato la vittoria sul peccato, e la vita sulla morte. Questa verità costituisce in un certo
senso l’essenza della Buona Novella. Cristo pertanto può dire: “Non temere!” e ripete tali parole ad ogni uomo, specialmente a chi è
sofferente nel fisico e nello spirito. Può
ripeterle con tutta fondatezza. E l’uomo sta speciale, ospiti nel- munitaria carismatica;
di ogni tempo è chiamato a vivere con la Parrocchia di Porti- ore 10.30 catechesi di
fiducia e abbandono la sua vita in Cri- chetto. La giornata sarà Giovanna e Donatella;
sto certo che Egli cammina con noi e ci animata da Giovanna ore 12 recita del Regina
offre sempre l’opportunità di risorgere Lucca, Donatella Mar- Caeli e pausa pranzo;
con Lui a vita nuova attraverso la sua in- cotti, don Enrico Brog- ore 14.30 in chiesa
finita e insondabile misericordia. Con- gini membri dell’equi- esposizione del SS.
templando il mistero della croce e della pe nazionale del pro- Sacramento;
Risurrezione, ripetiamo insieme alla li- getto “Roveto Ardente” ore 15 Solenne ora delturgia dell’odierna domenica: “Celebra- del R.n.S.
la misericordia e Roveto
te il Signore, perché è buono!”. Celebra- Il programma prevede:
Ardente;
te il Signore, perché è misericordioso! ore 9/9.30: accoglienza ore 17 S. Messa solenne
I Gruppi del Rinnovamento nello Spi- presso l’oratorio “Maria e bacio della reliquia di
rito Santo di Como invitano chiunque Ausiliatrice”;
S. Faustina Kowalska.s
lo desideri a vivere insieme questa fe- ore 9.45 preghiera co- Info tel. 031-927208.
Mallorca, Copenhagen, St. Andrew’s
Cathedral Sydney, St. Patrick’s
Cathedral-New York, “Groote Kerk”Città del Capo, Quincena Musical San
Sebastian, Hull City Hall, Salisburgo,
Berlino, Oxford, Cambridge,
Budapest, Praga, Madrid, Dublino,
Stoccolma, Helsinki, Chicago, Dallas,
Washington, Buenos Aires, San Paolo
del Brasile, Montevideo, Melbourne,
Bangkok ecc. Bianchi suonerà il
prestigioso organo Mascioni presente
nella parrocchiale cernobbiese.
Il concerto si svilupperà secondo
un programma molto impegnativo
e di tutto rispetto in cui verranno
proposti brani importanti e
di piacevole ascolto, come da
programma presente in questa
pagina, e si concluderà con la famosa
“Passacaglia e thema fugatum
BWV” di Johann Sebastian Bach.
L’appuntamento è molto atteso
e la Corale conta sulla numerosa
presenza di pubblico (l’ingresso sarà
libero). Sarà possibile parcheggiare
presso la Coop. Sociale “Il Sorriso” in
via Plinio 12 a Cernobbio.
Olgiate Comasco.
Lunedì 16 aprile, Sante Messe alle ore
7.00, 9.30, 20.30; alle ore 21.00 presso il
salone parrocchiale è previsto un incontro
sulla dimensione missionaria del carisma
guanelliano, con i gruppi di animazione
missionaria delle parrocchie dei vicariati
coinvolti.
Martedì 17 aprile, Sante Messe alle ore
7.00, 9.30, 18.15; alle ore 20.30 Liturgia
della Parola in chiesa parrocchiale. A
seguire, alle 21.00, nel salone parrocchiale,
tavola rotonda su “Mondo del lavoro tra
‘800 e ‘900: uno sfondo per l’opera del
Santo comasco”. Interverranno il dott.
Giuseppe Livio e don Cesare Perego,
modera mons. Marco Folladori.
Mercoledì 18 aprile, Sante Messe alle
ore 7.00, 9.30 (presieduta da mons. Flavio
Feroldi), 18.15. Nella mattinata saranno
presenti dei sacerdoti per le confessioni.
Alle 20.30 è prevista la Liturgia della
Parola: sono invitati in modo particolare i
catechisti dei vicariati coinvolti. Alle 21.00
si terrà un incontro di formazione con
mons. Italo Mazzoni per i catechisti del
Il ritorno rappresenta un evento
particolarmente significativo anche
in virtù dei problemi che negli
ultimi mesi hanno accompagnato
la Corale San Nicola. Ultima su tutti
l’impossibilità, nel dicembre scorso,
di dare continuità ad una tradizione
ormai consolidata che la vedeva,
con l’Orchestra Sinfonica del Lario
diretta dal Maestro Gelimini, offrire
al pubblico il consueto concerto di
Natale. Rinuncia in parte determinata
dalle cattive condizioni di salute del
maestro della Corale Marco Monti e
dalle ridotte condizioni finanziarie
che in passato garantivano la gratuità
dei concerti di Natale, sempre
tenutisi nella prestigiosa sede di Villa
Erba di Cernobbio alla presenza di
oltre mille spettatori.
“Concerti che faremo di tutto per
riproporre – fanno sapere dalla
direzione artistica e dalla presidenza
della Corale – per restituire alla
comunità cernobbiese, ma anche
all’intero territorio provinciale,
continuità ad una tradizione
fortemente apprezzata”.
vicariato di Olgiate.
Giovedì 19 aprile, Sante Messe alle ore
7.00, 9.30, 18.15; alle ore 20.45 Veglia
Vocazionale per i giovani dei vicariati
coinvolti, presieduta da don Michele
Gianola, direttore del Centro Diocesano
Vocazioni.
Venerdì 20 aprile, Sante Messe alle
ore 7.00, 9.30 e 20.30 per le parrocchie
dei vicariati coinvolti, presieduta da
mons. Giuliano Zanotta e animata
dalla corale della comunità pastorale di
Uggiate-Ronago.
Sabato 21 aprile, Sante Messe alle ore
7.00, 9.30, 18.00. Dalle 15.30 saranno a
disposizione sacerdoti per le confessioni;
alle 17.15 Rosario animato dall’UNITALSI
e alle ore 21.00 elevazione spirituale a cura
del gruppo vocale Città di Erba, diretto dal
maestro Paolo Baraldi, con lettura di testi
del Santo.
Domenica 22 aprile, ore 11.00 S. Messa
solenne presieduta da mons. Marco
Folladori e accompagnata dalla Corale di
Olgiate Comasco; partenza dell’urna.
Per informazioni: tel. 031.944384. (s.fa.)
Cavargna: riapre il Museo della Valle
D
opo la chiusura invernale, domenica 8 aprile, giorno di Pasqua, il “Museo della
Valle” riprende i consueti orari di apertura, fino al 1° novembre p.v.: sabato,
domenica e giorni festivi dalle ore 14 alle ore 18, per gli altri giorni solo a
richiesta, secondo le indicazioni in loco. L’ingresso è a libera offerta. L’Associazione
“Amici di Cavargna” che gestisce il “Museo della Valle” ha migliorato l’accoglienza
anche per i visitatori di lingua inglese e tedesca con una guidina del “Percorso
di visita” in italiano, inglese e tedesco. Targhe in tre lingue introducono ai diversi
settori espositivi e nuove didascalie, pure in tre lingue, presentano i diversi attrezzi
da lavoro, gli oggetti ed i reperti esposti nelle vetrine e sugli espositori. Un nuovo
sforzo da parte dell’Associazione “Amici di Cavargna”, che grazie alla collaborazione
dei suoi volontari, continua a mantenere il “Museo della Valle” ad un livello sempre
più interessante per i suoi visitatori, non solo italiani, ma anche di lingua inglese
e tedesca. Il Museo della Valle presenta – dopo una sintetica introduzione relativa
alla Val Cavargna e alla sua storia – i vari settori espositivi: il portico dei “magnani”
con i loro attrezzi da lavoro, il fabbro con la sua fucina, la religiosità popolare con
l’Oratorio di San Lucio, patrono degli alpigiani e dei formaggiai, l’allevamento del
bestiame con la stalla e la lavorazione del latte, il bosco con la lavorazione del legno,
la carbonaia, il contrabbando, il forno per il pane, il costume tradizionale, i lavori
della donna, il settore delle miniere e della siderurgia, la fauna locale. Nella saletta
proiezioni è possibile visionare alcuni filmati multimediali
Per informazioni:
- telefono 0344 63164 (giorni feriali 8.30 – 12.30) – 0344 66456 (altri orari)
- e-mail: [email protected]
- sito web: www.valacavargna.com.
Sport
26 Sabato, 7 aprile 2012
e
Struttur
Prosegue il nostro viaggio nel mondo dell’impiantistica
cittadina con qualche sgradita sorpresa
Tennis: il degrado del
centro sportivo Bel...vedere
I
l mese scorso abbiamo
parlato del Tennis Club
Como, il principale
sodalizio cittadino di
questo popolare sport e
delle sue strutture. Questa
volta ci occupiamo di tutto
quello che ha che fare con
il tennis nella nostra città al
di fuori dagli spazi di Villa
Olmo al fine di interessarci
nel prossimo mese,
proseguendo nella nostra
inchiesta sugli impianti
sportivi comaschi che
dura ormai da un anno, di
palestre.
Secondo “Sport a Como”,
la guida realizzata dal
Comune di Como per
presentare l’offerta sportiva
in città nel 1981, quindi
oltre trent’anni fa, oltre ai
diversi campi di Villa Olmo
Sono attualmente
cinque i circoli attivi
in città.Trent’anni
fa si era arrivati a 11.
Alcuni in pessimo stato
erano dieci le strutture che
consentivano di praticare
questo sport nel territorio.
Fino a qualche anno prima
erano addirittura undici ma
la copertura dello stadio del
ghiaccio di Casate nel 1978
ebbe come conseguenza la
fine dell’attività tennistica.
Infatti nei mesi in cui non
funzionava l’impianto di
raffreddamento del ghiaccio
la piastra veniva coperta
con un apposito tappeto
in materiale sintetico dove
potevano essere allestiti fino
a tre campi.
Di queste dieci opportunità,
sei delle quali indicate come
proprietà del Comune di
Como, oggi ne rimangono
attive solo cinque. E’ vero
che, nel frattempo, sono
sorti altri campi e impianti
privati ma la differenza
numerica che abbiamo
esposto rappresenta
l’ennesimo dato su cui
bisognerebbe riflettere
quando si parla di politica
sportiva in città dagli anni
‘70 ad oggi.
In quest’elenco figurano
alcune delle strutture
che fanno attualmente
rabbrividire chi si interessa
di sport a Como, come il
caso dei sei campi da tennis
presso il centro sportivo
Notizie flash
■ Uisp
Sportiva... mente
contro il disagio
L’Uisp ha dedicato il 21 marzo scorso,
primo giorno di primavera, al progetto
“Sportiva…mente”, dove lo sport
diventa una strategia contro il disagio
mentale con iniziative che si sono
svolte anche a Como per ribadire
l’importanza dello sport come strumento
di riabilitazione e palestra di autonomia
per le persone con disagio mentale. Il
comitato Uisp Como, ha presentato i
benefici ottenuti dagli utenti che sul
proprio territorio hanno partecipato a
“Sportiva...mente”.
■ Moticiclismo
Il campionato
del mondo supermoto
Belvedere di Camerlata.
Ebbene, questi spazi, al
giorno d’oggi, sono degni
di essere presi come luogo
di ambientazione per un
film horror o se preferite di
guerra, visto lo stato in cui si
trovano, come testimoniamo
dalle foto pubblicate in
questa pagina. Quando
vennero allestiti, nel 1976,
i campi erano addirittura
quattro e dotati di fondo
sintetico. Successivamente
il loro numero venne ridotto
a due. Oggi non ne esiste
nessuno. Questi spazi,
come la vicina pista da
pattinaggio ed il campo da
hockey (ma anche i campi
da calcio non è che godano
di ottima salute) giacciono
inutilizzati, macilenti,
consumati dal tempo e
dal disinteresse generale.
Si sbriciola il selciato, si
sbriciolano i muri degli
spogliatoi, si sbriciolano
i muretti di recinzione, si
consuma il metallo dei pali
per l’illuminazione, spenti
chissà da quanto, mentre
nei prati cresce la presenza
di rifiuti abbandonati e
vistosi buchi compaiono
regolarmente nelle reti di
recinzione.
Tennis a Como: storie di
degrado e di impegno
privato...
Sorte poco più che migliore
spetta invece ai due campi
allestiti presso il centro
sportivo di Muggiò (da non
confondersi badate bene
con le strutture di due altri
sodalizi attivi nel tennis
in questa frazione della
città) esempio, come il
Belvedere, dell’incapacità
di promuovere un’autentica
politica di valorizzazione
e di mantenimento
dell’impiantistica a Como
nel corso degli ultimi 7/8
lustri.
Altri campi da tennis
comunali venivano poi
segnalati a Sagnino
(realizzato nel 1976), presso
la scuola media “U. Foscolo”
di via Borgovico (dal 1980),
a Tavernola (dal 1977) ed
a Ponte Chiasso (1980).
A queste infrastrutture
comunali si aggiungevano
gli impianti del Tennis Club
“delle Vigne” a Tavernola,
del Tennis Club “Robinie”
a Muggiò, del Tennis Club
Muggiò e del Circolo
Ricreativo ENEL ancora a
Tavernola.
Veniamo ora allo stato
attuale dell’impiantistica.
Attualmente sono cinque
i circoli di tennis attivi in
città: l’ASD Tennis Center
di Tavernola, che dispone
di due campi in via Asiago
del citato centro ricreativo
ENEL; del già citato Tennis
Club “delle Vigne” che ora
dispone di due campi in
terra battuta ed altrettanti
in erba sintetica, più una
palestra; dell’ETS, ovvero
Europea Tennis School,
società sportiva nata nel
1992 dalla collaborazione
di un gruppo di maestri di
tennis e di insegnanti di
educazione fisica con la
finalità di promuovere ed
avvicinare i giovani a questo
sport; e dei già ricordati
Tennis Club Muggiò, che
era attivo nel 1981, e del
Tennis Club Como di cui
ci siamo già occupati. A
queste realtà vanno poi
aggiunti il campo da tennis
in erba sintetica di Sagnino
attualmente funzionante e
gestito, come gli impianti di
Casate, da CSU. Sugli altri
impianti che erano attivi nel
1981, buona parte dei quali
ricordiamolo amministrati
a livello pubblico, è calato
un desolante silenzio, tanta
tristezza ed un conseguente
degrado.
pagina a cura
di luigi clerici
È stato presentato a Como il Campionato
del mondo Supermoto con ben 16
scuderie ai nastri di partenza in
rappresentanza di 7 Case motociclistiche
ed una quarantina di piloti provenienti
da 10 diverse nazioni. 6 i Gran Premi
in programma ai quali si aggiunge il
Supermoto delle Nazioni fissato per il
7 ottobre a Portimao in Portogallo. Si
parte tra meno di un mese il 15 aprile
sul rinnovato Circuito Milano South di
Ottobiano (Pavia), mentre il 27 maggio
si correrà la seconda tappa italiana
lungo l’inedito cittadino di Palermo
porto.
■ Calcio
Addio a Lamberti,
già ds del Como
È scomparso il 1° marzo scorso a Brescia
all’età di 91 anni Francesco Lamberti,
ex giocatore e allenatore, direttore
sportivo del Calcio Como dal 1978 al
1982 negli anni del primo grande salto
del Como, guidato da Pippo Marchioro,
dalla serie C alla serie A, seguito poi da
una salvezza in massima serie. Lamberti
successe a Janich con il Como retrocesso
in C1 e precedette Sandro Vitali.
■ MTB
Bike: In Valle Intevi
tre nuovi sentieri
Le bellezze e luoghi storici della Valle
d’Intelvi potranno essere esplorati
in mountain bike attraverso tre
nuovi itinerari. I percorsi sono stati
realizzati dalla Comunità montana in
collaborazione con il Consorzio Forestale
Lario Intelvese, e la Provincia di Como,
nell’ambito del Grande Progetto di
Montagna finanziato dalla Regione
Lombardia. Il primo anello è quello di
Orimento m. 1275 slm con partenza
da San Fedele. Il secondo anello è
quello della Sighignola, molto vario e
panoramico, caratterizzato da discese
veloci e divertenti con partenza da
Lanzo. L’ultimo anello è quello del
monte Tellero m 1100 slm, con partenza
da Ponna. Un percorso facile adatto ai
bikers meno allenati attraversato dalle
faggete.
■ Tiro a segno
vela
nuoto
è nata la Quantum SDG Pro-Laghi
Tre comaschi al Fisdir Lombardia
L
a Quantum si rafforza ulteriormente in Italia con la
nascita della Quantum SDG Pro-Laghi, società formata
da Manlio ‘Mallo’ Pozzoli e Carlo Fracassoli. Due
inserimenti ‘pesanti’ in una squadra nata due anni fa, che
ha dimostrato di saper competere a tutti i livelli della vela
e del sailmaking, dalla crociera, alle derive, ai monotipi, ai
cabinati, alla vela grand prix. La Quantum Pro-Laghi agirà
come punto vendita e assistenza principalmente nella zona
dei laghi del nord Italia (Maggiore, Como, Iseo, Garda).
è
nato da poco ma ha già ottimi numeri: il team Lombardia Fisdir è
formato dai migliori nuotatori della regione e nel weekend del 1011 marzo si è messo alla prova in una competizione ufficiale. A
rappresentare Briantea84 all’interno della selezione lombarda c’erano
Gianluca Zoia, Sabrina De Dominicis e Davide Maniscalco. Oltre
ad Alessandro Pezzani che, insieme al collega Paolo Gieri dell’Osha
Como, dirige a livello tecnico il gruppo d’eccellenza della Lombardia.
La rappresentativa lombarda - formata da 16 atleti provenienti da 9
club - ha preso parte al VI Trofeo Memorial Carlo Cavaliere.
Corsa per Londra 2012
Como ha ospitato la Coppa d’Inverno di
tiro a segno. In gara c’erano i tiratori
provenienti da Piemonte, Lombardia,
Emilia Romagna e Veneto, con molti
appartenenti ai gruppi sportivi delle
Forze armate. Un appuntamento
importante in vista delle Olimpiadi di
Londra 2012 che si terrà tra le fine di
luglio e le prime settimane di agosto
nella capitale britannica.
Italia-Svizzera
Sabato, 7 aprile 2012
27
Caso ristorni. Tra i Comuni di frontiera cresce la preoccupazione per il futuro dei contributi
U
na questione che assilla
2011.
le nostre zone pastorali:
Che cosa fare? Premesso
a chi giova bloccare i
che qualsiasi accordo può
ristorni?
essere soggetto a revisione,
La cosa è nota perché tornata
purchè lo si faccia secondo
più volte sulla stampa locale e
le norme che lo regolano,
alla televisione.
personalmente ritengo il
Vige un accordo fra il Governo
blocco illegittimo perché
italiano e la Confederazione
l’art.2-prot.del 28.4.78- dice
svizzera firmato a Roma il
testualmente che l’accordo
3.10.74 (entrato in vigore
“resterà in vigore sino alla
il 27.3.79) che, al fine
denuncia di uno dei due
di eliminare le doppie
Stati contraenti”. L’azione
imposizioni che possono
di blocco non lo è. Né può
gravare sui lavoratori frontalieri
essere invocata la revisione
dalle norme fiscali dei due
in quanto una parte dei
Paesi sul reddito da lavoro,
ristorni viene utilizzata
stabilisce ( art.1 ) che ogni
per la manutenzione delle
remunerazione ricevuta dal
infrastrutture realizzate
lavoratore frontaliere da lavoro
con precedenti erogazioni,
dipendente sia imponibile
perché la Legge finanziaria
solo nello Stato in cui svolge
2004-art.2 comma 14 L.
tale attività. Contestualmente
24.12.2003- prevede di
è previsto che i cantoni dei
destinare a ciò il 30% dei
Grigioni, del Ticino e del
ristorni fiscali.
Vallese restituiscano ogni anno,
L’Associazione Comuni
attraverso i canali normali,
di frontiera della quale è
ai comuni italiani di confine
Presidente il Sindaco di
quale compensazione, una
Lavena Ponte Tresa deve
parte ( oggi il 38,8 %) del
fare presente al Ministro
gettito fiscale proveniente
delle Finanze che l’accordo
Di
fronte
ai
possibili
blocchi
anche
dei
ristorni
del
2011
si
avverte
la
necessità
dall’imposizione federale,
è una cosa e la questione
cantonale, comunale sulle
“banche svizzere” è
di trovare un accordo tra Italia e Svizzera. A rischio decine di Comuni
remunerazioni dei lavoratori
un’altra; che la UE non
frontalieri italiani. ( art.2 )
c’entra ma sono i due
L’applicazione dell’accordo
Stati che, attraverso i suoi
è passata attraverso una serie di
autonome di Bolzano e Valle d’Aosta, delle
Due iniziative non accumunabili con
rappresentanti, si devono mettere ad un
determinazioni pratiche, merito
Comunità montane- centi- naia di miliardi
i principi dell’accordo ispirati ad uno
tavolo di trattative se vogliono apportare
soprattutto dei comuni di confine
delle vecchie lire che hanno consentito
spirito di collaborazione socio-economica
eventuali modifiche alla convenzione.
beneficiari costituitisi in Consorzio ( ora
agli stessi di dotarsi di quelle strutture che
considerato il rilevante contributo dei
Finché ciò non sarà sancito i ristorni
Associazione ) riconosciuto da apposito
la massiccia immigrazione di quei tempi
frontalieri italiani all’economia dei Cantoni devono seguire il loro iter.
decreto ministeriale. L’adesione fu subito
rendeva indispensabile per cancellare la
dove lavorano. Naturalmente i primi a
Roma si deve rendere conto quanto
massiccia, in particolare di quelli facenti
nomea loro data di” paesi dormitori”.
farne le spese sono i Comuni beneficiari
delicata sia la questione e quali
parte delle province di Como e Varese
Tutto tranquillo fino a qualche anno fa.
che si vedono privati di un introito
conseguenze graverebbero sui nostri paesi
quindi di Novara ( ora Verbano-Ossola),
L’ultimo ristorno incassato è del 2009
concordato fra due Stati. Indirettamente
se la mano d’opera frontaliera subisse un
anche perchè il suo Presidente presenziava ammontante a franchi 56.515.122,27.
ed ingiustamente vengono tirati in ballo i
blocco anche parziale. Valutare altresì
con diritto di parola alle riunioni della
Poi sono cominciate prese di posizione
frontalieri che avendo raggiunto le 52.000
quale contenzioso fiscale potrebbe
Commissione paritetica italo-svizzera (
di qualche pubblicazione svizzera sulla
unità inducono a temere in Ticino una
derivare, nel caso di una modifica della
art. 5 ) che annualmente si riunisce per
percentuale dell’accordo sino alla decisone perdita di occupazione degli indigeni in
percentuale, per le imposte alla fonte già
eventuali problemi inerenti all’applicazione presa dal Consiglio di Stato elvetico, su
quanto molti settori del terziario vengono
versate dai frontalieri. Da parte sua la
dell’accordo e conoscere come vengono
richiesta del Canton Ticino, di bloccare
occupati da lavoratori d’oltre frontiera. E
Svizzera ben sa quale sia l’apporto dato alla
utilizzate le somme messe a disposizione
del 50% i ristorni del 2010. La questione
tutti dicono la loro sicuri di avere in mano
sua economia da questi lavoratori.
dei Comuni. In quasi quarant’anni
era già affiorata con lo scudo fiscale, ma
la soluzione: paghiamo i frontalieri in
dall’entrata in vigore, l’accordo ha portato
è andata via via accentuandosi con la
euro, reintroduciamo il contingentamento,
ANTONIO SANNA
nelle casse dei Comuni- e in parte delle
richiesta da parte italiana dello scambio
abbassiamo la percentuale da ristornare. E
già Sindaco di Lavena P.Tresa per 27 anni
Regioni Lombardia e Piemonte, le
di informazioni sui depositi bancari.
si vorrebbero bloccare anche i ristorni del
e Presidente Consorzio Comuni frontiera
Riapriamo le trattative
Valli Varesine
28 Sabato, 7 aprile 2012
A GEMONIO TORNANO GLI
“INCONTRI DI PRIMAVERA”
Il 26 aprile
la presentazione
del libro “Il
prete giovane”
di don Silvio
Bernasconi
Notizie flash
■ Cittiglio
Nuovi orari per le Messe
C
on il 1° aprile 2012, è cambiato
l’orario delle S. messe festive nella
parrocchia di Cittiglio. Il giorno di
festa, fino a quella data, si apriva,
infatti, con la celebrazione di due S.
Messe: una alle ore 7,30 celebrata nella
chiesetta di San Carlo al pian terreno
dell’ospedale e una seconda celebrata
alle 8,30 in parrocchia. Constatato
la riduzione dell’affluenza alla prima
messa delle 7,30, il Consiglio Pastorale
parrocchiale ha avvallato la proposta
del parroco di sopprimere la Messa
in ospedale e di anticipare l’altra di
mezz’ora. Da aprile, quindi i giorni
festivi si apriranno con la S. Messa in
parrocchia alle ore 8,00. Rimarranno,
invece invariati gli orari delle altre
celebrazioni: ore 10.00 Vararo; ore
11.00 e 18.00 in parrocchia. Nella
chiesa dell’ospedale si celebrerà una S.
Messa feriale.
L
a biblioteca civica, la Pro loco e la
Commissione Cultura del comune
di Gemonio ripropongono anche
per il 2012 la manifestazione “Incontri
di Primavera”, che prevede serate di
aggregazione – con inizio alle ore 21.00 –
nei giovedì di fine aprile:
Giovedì 19 aprile, nel salone teatro
dell’Oratorio don Bosco sarà proiettato
il film “Giuliana e il capitano” (ingresso
libero), del regista Vanni Vallino.
Saranno presenti alla serata il regista
Vallino e Mauro Begozzi dell’Istituto
Storico della Resistenza di Novara e
del VCO, Curatore della parte storica.
Interverrà anche Giovanna Beltrami,
figlia del Capitano Beltrami, con una
sua testimonianza. Durante la serata
e poi in settimana presso il Museo
Bodini, mostra di libri di storia locale
con tema la resistenza e quegli anni di
San Guanella. Le spoglie del Santo in visita alle comunità
La peregrinatio in diocesi
incomincia da Canonica
L’arrivo nelle Valli Varesine
è previsto per martedì 10
aprile. Preghiere e celebrazioni
coinvolgeranno i tre vicariati
G
■ Verso il Molo 14
Il 21 aprile a Lavena
P
roseguono gli appuntamenti
programmati dalla Commissione
Giovanile di zona per i giovani. Il
prossimo impegno riguarderà l’attività del
MOLO 14, relativa al percorso formativo
dei ragazzi/e che compiranno nel 2012
il 14° compleanno, per i quali da alcuni
anni è stato predisposto un cammino
specifico che inizia in parrocchia, ha
alcuni momenti di confronto a livello
zonale e si conclude con l’incontro
diocesano col vescovo condiviso da tutti
i quattordicenni della diocesi a Bellagio
(CO). Dopo l’incontro formativo per i
catechisti dello scorso 25 ottobre e il
1° incontro con i ragazzi di tutta la
valle in oratorio di Cittiglio il 3 marzo,
il calendario prevede per il 21 aprile il
2° incontro per ragazzi e catechisti che
si ritroveranno alle 20.45 all’oratorio di
Lavena per il “bazar del porto”, ultima
tappa di preparazione prima di … salpare
per Bellagio, domenica 6 maggio.
guerra
Giovedì 26 aprile: presso la sala
conferenze del museo civico “Bodini” di
via Marsala, presentazione del romanzo
“Il Prete giovane” (Ediz. Albatros,
2011), di don Silvio Bernasconi, a cura
di Annalisa Motta (giornalista di RMFOnline) e di Gianni Pozzi (presidente
Biblioteca di Gemonio). Interverrà don
Rodolfo Olgiati, sacerdote gemoniese
ed autore di “Una storia tra le pietre:
Loveno, la sua chiesa, la sua gente, i
suoi parroci“, ediz. 2009.
Canonica: ritiro per le coppie
a Comunità pastorale di Canonica, Cavona, Rancio,
LBrinzio
Cassano, Ferrera e Duno, assieme alle parrocchie di
e Cabiaglio e alla commissione famiglie, propongono
per il prossimo 21 e 22 aprile un week-end di incontro,
approfondimento, e condivisione presso la Casa Ospitaliera
del Gran S. Bernardo a Sant’Oyen in Val d’Aosta, in una
struttura trasformata in parte in casa d’accoglienza e in parte
in monastero di benedettine di clausura. L’invito è esteso alle
giovani coppie del vicariato di canonica, e ai fidanzati che
stanno seguendo il corso di preparazione al matrimonio.
La partenza è fissata sabato mattina alle 8.45, con mezzi
propri da Cuveglio e il rientro nel pomeriggio di domenica. La
quota è di 63 Euro a persona (Bambini 0-2: anni gratis; 2-8: 30
Euro; 8-12: 45 Euro), tutto compreso. Le prenotazioni entro l’8
aprile ad Alessia e Enrico (0332/435414).
rande attesa
a Canonica di
Cuveglio per
la prima tappa
diocesana del grande
pellegrinaggio che l’urna
di don Luigi Guanella sta
compiendo nel Nord Italia,
proposto dalle Congregazioni
guanelliane per favorire la
conoscenza della figura e
del messaggio del “nostro”
nuovo Santo e promuovere
una rinnovata animazione
vocazionale. Il programma
prevede martedì 10 aprile,
alle ore 18.00 l’arrivo dell’
urna presso la chiesa
prepositurale di Canonica
e alle 20.30 la S. Messa del
Vicariato di Canonica.
Mercoledì 11 aprile, è
prevista una S. Messa alle ore
9.00, seguita da un tempo per
le confessioni (9.30 -12.00
e 15.00 – 18.00); alle 20.30
S. Messa del Vicariato di
Cittiglio.
Giovedì 12 aprile, S. Messa
alle ore 9.00, seguita da un
tempo per le confessioni
(9.30 -12.00); alle ore 14.00
la Giornata dell’ammalato,
con S. Messa alle ore 15.00.
Chiuderà la giornata alle
20.30 un momento di
preghiera comunitaria.
Venerdì 13 aprile, dopo la S.
Messa delle 9.00, è previsto
un tempo per le confessioni
(9.30 -12.00); alle ore 10.00
l’incontro per i bambini delle
scuole materne; alle ore
15.00 l’incontro con i ragazzi
del catechismo e alle ore
21.00 l’incontro con i giovani.
Sabato 14 aprile, dopo le
Lodi mattutine delle 9.00, ci
sarà ancora un tempo per
le confessioni (9.30 -12.00 e
15.00-18.00); alle ore 18.00 la
S. Messa. Alle ore 20.30 è in
programma un incontro di
preghiera per il Vicariato di
Marchirolo.
Domenica 15 aprile, alle
8.30 lodi mattutine; alle ore
10.30 la S. Messa. Alle 15.30
è previsto un momento di
preghiera, seguito dalla
processione con l’urna
verso la Casa femminile
guanelliana “Santa Maria
Annunciata”, dove si svolgerà
la preghiera di saluto a
San Luigi Guanella, prima
della partenza dell’urna per
Olgiate Comasco.
Per informazioni:
0332.624080.
■ Cittiglio
Musica e teatro
A
ppuntamento con il XV ciclo della
rassegna musicale internazionale
Barbara Klein che anche quest’anno
– per la seconda volta - farà tappa
a Cittiglio, nella chiesa parrocchiale
di San Giulio alle ore 21.00 di
Lunedì 9 aprile. L’organizzazione è
dell’Associazione culturale “Il Bordone”.
Sabato 21 aprile, alle ore 21.00 presso
il salone teatro dell’oratorio di Cittiglio
è programmato lo spettacolo dialettale
“La man in dul foeugh”, proposto
dalla Compagnia teatrale “La famiglia
Bosina” di Varese. Lo spettacolo rientra
tra quelli inseriti nella 10° rassegna di
teatro dialettale “Ra Sciloria”, promossa
dalla Provincia di Varese.
■ Cavona
Pellegrinaggio vocazionale
S
abato 21 aprile, ritrovo al mattino,
alle ore 7.00, presso la cappelletta di
S. Teresa per la recita del S. Rosario. Alle
7.30 Messa in S. Casa a Cavona. Animerà
l’incontro la parrocchia di Cunardo.
■ Il bando della Comunità Valli del Verbano scade il 15 aprile
Contributi per l’agricoltura montana
I
l prossimo 15 aprile scadrà il tempo per
la presentazione delle domande per
aderire al bando proposto dalla Comunità montana Valli del Verbano riservato
agli “Interventi a sostegno dell’agricoltura
in aree montane”, che eroga contributi ai
sensi dell’Art. 24 della Legge Regionale 31
del 2008. Le modalità operative di presentazione delle domande - che devono essere
indirizzate al Settore Agricoltura della Comunità Montana Valli del Verbano tramite S.I.A.R.L. (Sistema Informativo Agricolo
della Regione Lombardia) - sono elencate e
definite nel bando scaricabile dal sito www.
vallidelverbano.va.it.
Le tipologie di interventi ammissibili al finanziamento riguardano genericamente
“Aiuti agli investimenti nelle aziende agricole”, ma nello specifico sono suddivise nella Misura 2.1:
• 2.1.1: Realizzazione e adeguamento dei
fabbricati rurali;
• 2.1.2: Interventi strutturali, acquisto di impianti e attrezzature per le attività di trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti agricoli;
• 2.1.3: Acquisto di attrezzature per la modernizzazione delle stalle;
• 2.1.4: Adeguamento e modernizzazione
del parco macchine e delle attrezzature;
• 2.1.5: Colture arbustive e arboree di particolare pregio;
• 2.1.6: Opere di miglioramento fondiario;
e nella Misura 2.2:
• 2.2.5: Interventi strutturali, acquisto di impianti e attrezzature per la produzione, lavorazione e trasformazione del latte e per la
conservazione dei prodotti derivati.
Per informazioni contattare: Renato Cremonesi: 0332/991.001 – 133. E-mail: [email protected].
A.C.
Sondrio Cronaca
LANZADA. Durante la Messa della domenica di Pasqua
Arriva una reliquia del
beato Giovanni Paolo II
S
arà benedetta domenica, durante la Messa delle ore 10 a Lanzada, la nuova
scultura in pietra ollare realizzata da Silvio Gaggi, artista di Chiesa in
Valmalenco. L’opera, commissionata dal parroco di Lanzada, don Claudio
Rossatti, è dedicata al beato papa Giovanni Paolo II e sarà arricchita da
una sua reliquia che sarà incastonata ai piedi dell’opera. Non una reliquia di prima
classe, «ex ossibus», ma una di seconda classe, pure importante, «ex habitu». Si tratta,
infatti, di un pezzetto della prima veste talare bianca indossata da Giovanni Paolo II
il giorno della sua elezione al soglio di Pietro, avvenuta il 16 ottobre 1978. La reliquia
proviene dunque dall’abito indossato dal beato in occasione delle prime e famose
parole rivolte al mondo dal loggione
parrocchia di Lanzada stava preparando
della Basilica di San Pietro («Se sbaglio,
la scultura dedicata a Giovanni Paolo
mi corrigerete».
II, è scaturita l’idea di donare la reliquia
Il frammento dell’abito è giunto nel
perché fosse inserita nell’opera.
paese malenco grazie all’interessamento
Con quest’occasione si rinnova ancora
del segretario particolare del novello
una volta l’affetto e l’attaccamento della
cardinale Francesco Coccopalmerio,
Valmalenco alla figura del papa polacco
don Angelo Colombo, il quale a sua
cui, a pochi mesi di distanza dalla sua
volta ricevette la reliquia in dono
morte, fu già dedicata la cima Valfontana
dal cardinale Stanisław Dziwisz, ora
arcivescovo di Cravovia, che fu segretario – ora meta di un pellegrinaggio annuale
organizzato dal parroco di Chiesa, don
di Giovanni Paolo II per tutto il suo
Alfonso Rossi – sulla quale fu pubblicata
pontificato e prima ancora durante
un’altra opera dell’artista Silvio Gaggi.
l’episcopato in Polonia. Il passaggio a
Dopo l’accoglienza e la benedizione di
Lanzada è stato possibile in occasione
domenica, l’opera rimarrà nella chiesa
del concistoro dello scorso 18 febbraio,
di Lanzada, in attesa di essere mostrata
quando Coccopalmerio è stato creato
anche al cardinale Coccopalmerio in
cardinale, e a Roma era presente una
occasione della sua prossima visita in
delegazione valtellinese. Saputo che la
Vinitaly 2012: un
successo per i
vini di Valtellina
Sono stati 25 mila i visitatori allo stand
Valtellina nei quattro giorni di fiera,
da domenica 25 a mercoledì 28 marzo.
S
i è concluso all’insegna delle emozioni e dei successi il Vinitaly 2012
per il Consorzio Tutela Vini Valtellina, che nei quattro giorni di fiera –
da domenica 25 a mercoledì 28 marzo – ha fatto registrare un’ottima
affluenza di visitatori, degustatori e buyer nazionali e internazionali,
confermandosi un importante punto di riferimento per tutti gli appassionati di
vino e per gli addetti ai lavori.
Il dato ufficiale di Vinitaly conferma che le visite al Padiglione Lombardia,
da parte di un pubblico sempre più specializzato e di un settore italiano in
grande crescita, sono state oltre 50 mila, su un totale di 140 mila presenze
indicato da Verona Fiere. Per lo stand Valtellina sono 25 mila i visitatori stimati
tra operatori, giornalisti e buyer, con grande affluenza di pubblico soprattutto
nelle prime tre giornate di manifestazione.
Espositori e operatori hanno promosso la nuova formula di Vinitaly su
quattro giorni con apertura domenica, a dimostrazione della capacità del più
importante salone dedicato al vino di innovarsi sempre più in chiave business.
Sul totale dei contatti delle aziende valtellinesi si stimano un 75% di visite
di clienti già consolidati e un 25% di nuovi contatti da ricercare soprattutto
tra province e regioni del Centro-Nord Italia (es. Toscana, Emilia Romagna,
Liguria, etc.) che iniziano ad apprezzare sempre di più i vini valtellinesi. Tocca
ora ai produttori cogliere le opportunità che questa fiera ha dato.
La Valtellina ha vinto la sua scommessa e registra dunque un Vinitaly dal
bilancio decisamente positivo. La ricetta vincente di abbinare al vino la
Valtellina prevista per il 9 e il 10 giugno
prossimi. In quell’occasione il porporato
sarà ospite del Lions di Sondrio, in
quanto insignito del “Lions d’oro” e
della parrocchia di Sernio, suo paese
d’orgine, dove celebrerà la Cresima.
Ma, se sarà possibile, il cardinale sarà
invitato in Valmalenco perché possa
nuovamente benedire la scultura ed
essere personalmente ringraziato per il
dono della reliquia in essa contenuto.
gastronomia, il turismo, la cultura e la
storia ha dato i suoi frutti con grande
soddisfazione delle 18 cantine presenti
a Verona. Un mix variegato con un
unico collante d’eccezione: il territorio.
Una formula ben assortita che ha visto
tutta la filiera valtellinese nella vetrina
internazionale di Verona per fare respirare
la sinergia che insieme si rappresenta.
Decisivo l’abbinamento dei prestigiosi rossi
con i piatti del territorio in veste finger
food curati da uno staff di chef valtellinesi
coordinati da Stefano Masanti presidente
del gruppo Ristoratori della provincia
di Sondrio. La “piazza” è stata inoltre
animata da Radio Number One che ha
mandato in onda l’alta qualità minuto per
minuto. Ogni giorno diretta con commenti,
testimonianze, ospiti, produttori, autorità
locali e giornalisti.
«Un bilancio assolutamente positivo – ha
affermato Mamete Prevostini, presidente
del Consorzio Tutela Vini di Valtellina –.
Siamo entusiasti del successo ottenuto.
La Valtellina ha dimostrato di essere un
territorio importante e di forte attrazione.
La gente inizia ad affezionarsi ai nostri vini,
alla cultura enogastronomica, al nostro
territorio. La scelta di presentarci con un
sistema integrato si è rivelato essere la
chiave vincente della manifestazione. Siamo
sulla strada giusta. La formula studiata per
Vinitaly funziona, sta dando i suoi risultati.
Abbiamo presentato i nostri vini ottenendo
ottimi riscontri, ma sono convinto che
questa manifestazione sia stata un ottimo
palcoscenico per tutto il territorio».
I riconoscimenti ottenuti dalla Valtellina
a Vinitaly si concretizzano anche con
il premio “Benemerito della viticoltura
italiana Medaglia Cangrande” – uno dei
più prestigiosi riconoscimenti all’ interno
del panorama vitivinicolo nazionale
– consegnato all’azienda Ar.Pe.Pe. a
dimostrazione che dai terrazzamenti della
Valtellina provengono da sempre vini
che sono testimonianza di un saper fare
millenario.
Va ricordato che Vinitaly è un progetto
che è stato reso possibile grazie alla
collaborazione tra Consorzio Tutela
Vini di Valtellina, Provincia di Sondrio
– Assessorato al Turismo, Camera
di Commercio di Sondrio, Distretto
Agroalimentare di Qualità della Valtellina,
Unione Commercianti della Provincia di
Sondrio – Associazione Ristoratori e Strada
del Vino e dei Sapori della Valtellina.
Sabato, 7 aprile 2012 29
Notizie flash
■ Ponte in V.na
“Ponte in Fiore”: due
mostre in programma
Nell’ambito delle manifestazioni in
programma per la rassegna Ponte in
Fiore 2012, che si tiene a Ponte dal
7 aprile al 13 maggio, la Biblioteca
comunale “Libero della Briotta” del
vivace centro della Media Valle, in
collaborazione con il proprio Comune
e con il patrocinio di enti pubblici e
privati, organizza due mostre. La prima,
una mostra d’arte intitolata “Epifanie
e tulipani eretiche policromie“ di
Marilena Garavatti, sarà inaugurata
sabato 7 alle ore 18 presso il Teatro
Comunale Giuseppe Piazzi in Piazza
Bernardino Luini e rispetterà i seguenti
orari di apertura da domenica 8 aprile a
martedì 1° maggio: domenica e festivi
dalle ore 11 alle ore 12 e dalle ore 15
alle ore 18; venerdì dalle ore 18 alle
ore 20 e sabato dalle ore 15 alle ore
18. La seconda, organizzata anche
con la collaborazione dell’Associazione
Amici Anziani di Ponte, è una mostra
fotografica intitolata “Sguardi di
Fillide” di Hans-Jörg Victor Bannwart
e sarà inaugurata domenica 8 alle ore
11 presso la sala dell’Associazione
Amici Anziani in Piazza Luini e
resterà aperta nello stesso periodo e
rispettando gli stessi orari dell’altra.
Pi. Me.
■ Sondrio
Corso Maturandi con
Gioventù Studentesca
Anche quest’anno, come ormai da oltre
vent’anni, Gioventù Studentesca di
Sondrio organizza il Corso Maturandi,
coinvolgendo insegnanti e studenti
non solo per aiutare questi ultimi in
vista degli Esami di Stato, ma anche
per testimoniare una ragione possibile.
Stavolta il tema, “Il Viaggio”, è
suggerito da un pensiero tratto da “À
la recherche du temps perdu” di Marcel
Proust: «Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel trovare nuove terre,
ma nell’avere nuovi occhi», è la
sfida a «vedere con occhi nuovi una
bellezza nella letteratura, nella storia,
nella scienza...». Il primo dei quattro
appuntamenti in programma è per
giovedì 19 aprile alle ore 14.30 presso
la sala del Credito Valtellinese in via
Delle Pergole 10. Interverrà il prof.
Andrea Caspani, docente di storia, su
“Il Novecento, secolo di ideologie?”.
Parallelamente vengono proposti “I
martedì scientifici”, che si terranno
dalle ore 14.30 alle ore 16.00 presso
il liceo Pio XII a partire da martedì
8 maggio, quattro esercitazioni per
prepararsi al questionario della prova
d’esame del liceo scientifico. Le
iscrizioni vanno presentate entro il
27 aprile in occasione del secondo
incontro del Corso Maturandi.
Entrambe le iniziative sono realizzate
in collaborazione con il Centro
culturale e sociale “Don Minzoni”, il
Liceo scientifico Pio XII e la Consulta
Scolastica Provinciale e hanno
il contributo del Gruppo Credito
Valtellinese. Per informazioni e dettagli
rivolgersi a Gioventù Studentesca, via
Cesare Battisti 18, 23100 Sondrio, tel.
0342.218369.
Pi. Me.
■ Grosio
Il nuovo Dizionario
Etimologico Etnografico
è in programma per sabato 14 aprile,
alle ore 21 nella Sala della Comunità,
la presentazione del Dizionario
Etimologico Etnografico Grosino
(DEEG). Grazie alla ricerca degli autori
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi e
Giacomo Rinaldi, la pubblicazione è
passata dalle 1100 pagine della prima
edizione pubblicata nel 1995 alle
attuali 1900 pagine.
Sondrio Cronaca
30 Sabato, 7 aprile 2012
■ Nuova Olonio
Incontro sulla figura
di san Luigi Guanella
In occasione dell’arrivo dell’urna di
San Luigi Guanella presso la parrocchia
“SS. Salvatore” di Nuova Olonio è
stato organizzato un incontro volto
ad approfondire il contesto storico,
culturale, ecclesiale e sociale in cui ha
operato il Santo. La serata, avente come
tema “Don Luigi Guanella: un santo
a Nuova Olonio nella storia del suo
tempo”, prevede l’intervento di monsignor
Saverio Xeres e dello storico locale
professor Guido Scaramellini. L’evento
è uno degli appuntamenti proposti dal
Comune di Dubino in collaborazione con la
parrocchia guanelliana all’interno dell’Anno
Culturale 2011/12 e si terrà presso la Sala
Civica di Nuova Olonio giovedì 12 aprile
alle ore 20.45.
ELENA OREGGIONI
■ Sondrio
Libri usati per i progetti
solidali in Bangladesh
Nell’ambito delle sue attività di promozione
sociale, la “Bottega della Solidarietà”
di Sondrio organizza per il pomeriggio
di sabato 14 aprile, davanti alla sua
sede in via Piazzi 18, un’iniziativa
durante la quale sarà possibile scegliere
tra un assortimento di libri usati di
diversi tipi e tematiche, a fronte di
un’offerta libera. È un primo esperimento
che, qualora riscontrasse interesse e
successo, potrebbe essere ripetuto
periodicamente. I fondi raccolti saranno
destinati ai progetti di scolarizzazione
in Bangladesh, che l’associazione sostiene
dal 1995 tramite una forma particolare di
“adozione a distanza”: non sono i singoli
studenti ad essere sostenuti/adottati,
ma i singoli progetti; l’esperienza di chi
gestisce in prima persona, in Bangladesh,
i progetti educativi ha suggerito questa
forma in quanto meno discriminatoria
e maggiormente efficace. In Bottega
si potrà trovare ampia e dettagliata
documentazione su questa esperienza, che
dà davvero grandi risultati coinvolgendo
le fasce più marginali della popolazione
bengalese (fuori casta, nomadi e tribali)
che incontrano molte difficoltà ad accedere
all’istruzione.
■ Chiavenna
Sei laveggi in dono
all’Istituto Alberghiero
Significativa la cerimonia svoltasi nei
giorni scorsi all’Istituto Alberghiero di
Stato “Crotto Caurga” di Chiavenna. Alla
presenza del presidente della Comunità
montana della Valchiavenna Severino
De Stefani, gli assessori comunali
alla cultura Raffaella Palmi, Aldo De
Pedrini e di Antonio Tonola, titolare del
ristorante Lanterna Verde, il presidente
dell’Associazione italo-svizzera per gli scavi
di Piuro Gianni Lisignoli ha ufficialmente
consegnato sei laveggi in pietra ollare
al dirigente della scuola professor
Giuseppe Guanella. Lo scopo è quello
di diffondere l’uso di questa millenaria
tradizione culinaria chiavennasca anche
tra le nuove generazioni, che da decenni
vengono formate all’Istituto alberghiero.
Tanto più che lo stesso è intitolato, per
iniziativa del suo fondatore professor
Luigi Festorazzi, al crotto Caurga, dove
una cava di pietra ollare era in funzione
fin dall’epoca romana, come testimonia
la scritta “Salvius” e come conferma lo
scrittore romano Plinio il Vecchio nella
sua “Naturalis historia”. Questo con
altre notizie storiche sulla diffusione e
l’importanza dei laveggi è stato illustrato
durante la cerimonia dal professor Guido
Scaramellini, presidente del Centro di
studi storici, che, insieme all’Associazione
di Piuro, ha promosso l’iniziativa. Il
dirigente scolastico ha assicurato l’utilizzo
dei laveggi e dato appuntamento a
una dimostrazione pratica. Da parte
sua l’assessore Palmi ha sottolineato la
necessità di tutelare questo prodotto.
comunità di mello e civo
La Sacra
Rappresentazione
il 14 aprile
L’appuntamento è presso
la chiesa parrocchiale di Mello,
alle ore 21.00, avendo come
riferimento il Piano pastorale
“C
aro salutis est cardo” – Il
Corpo di Cristo cardine
della salvezza”. La sapiente
affermazione dell’autore cristiano
Tertulliano ci introduce nello spirito
della rappresentazione della Pasqua di
quest’anno, che ci aiuterà a meditare
sulla Parola di Dio attraverso le
immagini. La Parola si è fatta carne
ed è venuta ad abitare in mezzo a
noi, e grazie al suo ingresso nella
storia, possiamo vivere con la gioiosa
speranza della salvezza, donataci
attraverso il sacrificio d’amore. Il
Verbo fatto carne, l’Uomo-Dio,
nella pienezza della risurrezione, si
manifesta corporalmente, come “segno
efficace della grazia”, agli Apostoli e,
in modo particolare, ai due discepoli
in cammino verso Emmaus. Uomini
in cammino, che molti artisti hanno
tentato di rappresentare, in veri e
propri capolavori d’arte per esprimere
l’originale forza spirituale che si
sprigiona dalla Sacra Scrittura: nei volti
dei “due di Emmaus” ci sono i nostri, nei
loro passi i nostri passi, nel loro cuore
“ardente d’amore” i nostri cuori, nella
loro casa e sulla loro mensa il Pane di
vita ancora oggi spezzato per noi.
Da queste parole del Vescovo, riprese
dal Piano Pastorale “Il Maestro è qui e
cammina con noi”, possiamo scoprire la
logica del nostro riflettere sulla Parola
di Dio, con la quale il Signore parla ai
suoi amici, si intrattiene con essi e li
invita alla piena comunione con sé.
Possiamo comprendere che le diverse
manifestazioni con cui Dio ci parla,
dalla Sacra Scrittura alla Tradizione
della Chiesa alle grandi opere d’arte,
costituiscono una Parola unica, non una
parola semplicemente scritta e muta,
ma Verbo incarnato e vivo in mezzo
a noi. Attingendo da questa sinfonia
unica della Parola, mediteremo sulle
manifestazioni artistiche proprie del
periodo pasquale, collegate tra loro
dalla Sindone, Icona scritta col sangue;
sangue di un uomo flagellato, coronato
di spine, crocifisso e ferito al costato
destro (Benedetto XVI), per poter
realizzare un parallelo tra la Parola e
l’immagine.
Il “Cenacolo” di Leonardo,
rappresentazione viva del sacrificio
eucaristico, ci invita a riconoscere
il cardine attraverso il quale Gesù ci
unisce intimamente a sé e fra noi,
ci innesta e ci trasforma in Lui, ci fa
partecipi della comunione di vita divina
trinitaria e ci spinge ad amare come Lui
ci ha amati.
La “Pala di Isenheim” di Matthias
Grünewald, icona della Passione,
dell’ora di totale donazione di Gesù
per l’umanità, ci mostra una scena
di dolore molto forte, percepibile dal
volto di ogni personaggio. Grünewald ci
mostra gli orrori della crudele agonia:
un Cristo deformato dalla tortura della
croce, le spine penetrano nelle ferite
che ricoprono l’intera figura. Il sangue
rosso scuro contrasta nettamente con
il verde smorto della carne. Cristo
crocifisso esprime il significato della
sua sofferenza attraverso le fattezze
ed il gesto commovente delle mani.»
(Ernst Gombrich). Ad un lato della
croce vediamo Maria, con il velo e una
bianca veste, sorretta pietosamente
da San Giovanni vestito di rosso. Una
piccola Maddalena si contorce nel
cordoglio tendendo le mani giunte
verso la croce. Sull’altro lato della croce,
con insolita iconografia, troviamo la
figura del Battista, che indica il Cristo.
Ai suoi piedi l’Agnello di Dio, con il
petto ferito ed una coppa che raccoglie
il sangue che ne esce. Alle spalle del
Battista leggiamo la scritta Illum oportet
crescere, me autem minui (“Egli deve
crescere e io invece diminuire”), tratta
dal Vangelo secondo Giovanni.
La Pietà di Michelangelo ci mostra
Maria che abbraccia suo Figlio deposto
dalla Croce; in quel gesto d’amore
abbraccia ognuno di noi e lei, che
seppe intonare il Magnificat, ci insegna
a cantare la lode che vince il dolore,
l’amore che vince ogni lacrima e ci
contagia con la vera speranza.
La rappresentazione pasquale si terrà
sabato 14 aprile alle ore 21.00 nella
chiesa parrocchiale di Mello, tenendo
presente l’invito rivoltoci dal Vescovo a
riscoprire la Parola di Dio. Come lui ci
indica “Il Maestro è qui e cammina con
noi”, noi possiamo aggiungere.. “anche
il nostro Vescovo è qui; camminiamo
con Lui”. (Davide Bonadeo)
Prossima visita il 21 aprile
Da Pianazzola
a Sant’Andrea
O
ltre un centinaio di persone, tra
soci e simpatizzanti del Centro di
studi storici valchiavennaschi, ha
partecipato alla prima visita guidata di
quest’anno, alla frazione chiavennasca
di Pianazzola. Nel primo pomeriggio di
sabato 31 marzo il sagrato della chiesa
del paese era già affollato di persone,
pronte per iniziare il giro attraverso
le antiche case della località. Come
è consuetudine, ha fatto da guida il
prof. Guido Scaramellini, presidente
dell’associazione che da sette anni
organizza queste uscite, rivolte a
luoghi e a monumenti non facilmente
accessibili. Dopo aver illustrato l’origine
di Pianazzola, il cui toponimo è chiaro,
significando pianoro, non diversamente
da Pianazzo nel comune di Madesimo,
il professore ha ricordato che l’abitato
fu anticamente un maggengo, tappa
intermedia prima di salire con il bestiame
a Dalò e, soprattutto, a Lagùnc. A partire
dal Quattrocento cominciò ad essere
permanentemente abitato da un certo
numero di persone e sorse la chiesa,
dedicata a San Bernardino da Siena,
come quella coeva a Savogno di Piuro.
Dello stesso secolo rimane sull’esterno
un grande affresco raffigurante san
Cristoforo, probabilmente opera di
Andrea de Passeris di Torno. La chiesa,
restaurata nel 1985, conserva una
pregevole tela del compatrono san
Gottardo, opera dell’artista ticinese
Francesco Guglielmetti, una statua
di Madonna settecentesca in legno,
proveniente dall’ex chiesa di San Pietro
a Chiavenna, annessa all’ex convento
delle Agostiniane, e un altare ligneo
settecentesco in legno intagliato e dorato.
Altri oggetti più preziosi, tra cui due
statue lignee di un’ancona e una croce
astìle, sono esposti nel Museo del Tesoro
a Chiavenna, dove è pure una pianeta
del Settecento. È il caso di ricordare che
agli sposi di Pianazzola spettava il diritto
di entrare dalla porta maggiore della
collegiata di San Lorenzo a Chiavenna,
come riconoscenza del fatto che nel 1537
quegli abitanti avevano segnalato per
primi l’incendio scoppiato di notte nella
stessa collegiata. La visita a Pianazzola è
proseguita lungo il caratteristico lavatoio
“a l’aqua” sulla val Viola, passando dal
cimitero ottocentesco, sulla cui cappella
sono murate alcune croci in ferro e
lapidi, eseguite in loco con particolare
buon gusto. Si è quindi passati alle case,
a partire da quella datata 1585, e ai crotti
“dént in la val”, una delle otto località di
crotti sparse sui Ronchi di Pianazzola.
Gli amici del Consorzio per la
salvaguardia e la valorizzazione della
frazione hanno offerto in chiusura a
tutti i partecipanti un ricco rinfresco,
dimostrando grande disponibilità e
amore per il paese, giustamente definito
nel pieghevole distribuito a tutti i presenti
“il balcone di Chiavenna”.
La prossima visita guidata,
organizzata dal Centro di studi storici
valchiavennaschi in collaborazione con
l’Associazione culturale biblioteca di
Samolaco, avrà come meta Sant’Andrea
“al Mót” sopra Era, dove si potranno
ammirare gli affreschi cinquecenteschi
dell’ex abside dell’edificio, oggi una
delle cappelle laterali, il cui restauro
curato da Ornella Sterlocchi e promosso
dallo stesso Centro di studi storici
valchiavennaschi è ormai terminato.
Nell’occasione si potranno vedere anche
gli affreschi eseguiti nell’abside da Giovan
Battista Macolino tra il 1631 e l’anno
successivo. L’appuntamento è per sabato
21 aprile alle ore 14.30 sul sagrato della
chiesa di Sant’Andrea “al Mót” dove
recentemente sono emerse le mura di
una fortificazione medioevale. (C.P.)
Sondrio Cronaca
Sabato, 7 aprile 2012 31
Provincia. A sostegno di quattro progetti
Dalla Fondazione
Cariplo 360mila euro
A
rrivano a Sondrio e provincia 360 mila euro per
quattro nuovi contributi deliberati nei giorni scorsi
dal Consiglio di Amministrazione di Fondazione
Cariplo. Progetti importanti con un’attenzione
particolare ai bisogni sociali e alle esigenze delle persone
come il centro di accoglienza diurno per le persone anziane
autosufficienti a Ponte in Valtellina o come le opere di
ammodernamento alla scuola primaria di Dubino, frazione di
Nuova Olonio. Ma non solo. Due progetti riguardano invece il
settore Arte e cultura. Il restauro conservativo del campanile
della Chiesa di San Pietro a Morbegno e l’impiantistica al
Centro Polifunzionale di Ardenno.
«Quattro iniziative dedicate alla nostra comunità localedichiara Marco Dell’Acqua, membro della Commissione
Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo –. Progetti
eterogenei che parlano di arte e tradizioni locali ma anche
di servizi alla persona, con una particolare attenzione alle
categorie più fragili come gli anziani e i bambini. Ancora una
volta è stata dimostrata da parte di Fondazione Cariplo e, in
particolare, del Presidente Guzzetti vicinanza e amicizia al
territorio di Sondrio e provincia. Nello scorso anno, per citare
qualche dato, Fondazione Cariplo ha deliberato per Sondrio
ben 762 progetti per 53,2 milioni di euro».
Un merito particolare alle associazioni del territorio, sempre
più organizzate e propositive. «Abbiamo riscontrato nel corso
degli anni – ha aggiunto Dell’Acqua – segnali di cambiamento,
di evoluzione da parte delle organizzazioni del territorio.
Questo ci ha permesso di sostenere più progetti e con risultati
sempre migliori».
Deliberati nei giorni
scorsi quattro
nuovi contributi
per il territorio di
Sondrio e provincia.
Una particolare
attenzione ai bisogni
sociali, ma non solo.
I PROGETTI
autosufficienti. Contributo: 100mila euro
Di seguito riportiamo i progetti sostenuti.
Comune di Dubino per interventi di abbattimento
delle barriere architettoniche, adeguamento
funzionale, realizzazione di nuovi impianti tecnici e
messa in sicurezza dell’edificio ospitante la Scuola
Primaria in Nuova Olonio. Contributo: 60mila euro
Comune di Ardenno per la realizzazione di un
impianto di riscaldamento e trattamento dell’aria
presso il Centro Polifunzionale di Ardenno.
Contributo: 100mila euro
Casa di riposo “Costante Patrizi onlus” Ponte
in Valtellina per la realizzazione di un Centro
di Accoglienza diurno per persone anziane
Nuovo sito web per
l’azienda ospedaliera
L’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna ha completato il
restyling del portale internet aziendale www.aovv.it.
Frutto di un lavoro interdisciplinare, il sito web, basato su un
motore CMS evoluto (sistema per la gestione dei contenuti),
è stato riprogettato per rispondere al meglio all’esigenza di
informazione all’utenza. Il portale aderisce agli standard W3C in
modo da garantire il rispetto di regole internazionali nell’ottica
del miglioramento della fruibilità delle informazioni tramite i
siti web. Il recente intervento è stato finalizzato da un lato a
Parrocchia San Giovanni Battista di Morbegno per il
restauro conservativo del campanile, della facciata
principale e delle due facciate laterali della chiesa di
San Pietro (nella foto). Contributo: 100mila euro.
rendere le informazioni facilmente
reperibili per i cittadini e, dall’altro,
a permettere maggiore autonomia
nell’aggiornamento dei contenuti agli
amministratori della struttura.
La nuova interfaccia, caratterizzata
da una grafica gradevole in linea con
il Portale di Regione Lombardia, dà
una notevole rapidità e semplicità
di accesso e da una nuova modalità
comunicativa che presenta le notizie
importanti in primo piano, rende la
navigazione in internet più intuitiva,
e maggiormente usabile da parte degli
utenti.
Il nuovo portale, insieme con
l’edizione bimestrale dell’Aovv notizie
rappresenta un lusinghiero traguardo
raggiunto nell’ambito delle iniziative
in materia di comunicazione per
migliorare l’accesso alle prestazioni e
informare sulle più importanti attività
sanitarie erogate in tutte le strutture
dell’Azienda Ospedaliera su tutto il
territorio Provinciale.
«Distretto Culturale
della Valtellina» al via
L
unedì scorso, al termine
della conferenza stampa di
presentazione dell’azione
1 del Distretto Culturale,
Sergio Schena, segretario generale
della Fondazione di Sviluppo
Locale e responsabile del Progetto
Distretto Culturale della Valtellina,
Costantino Tornadù, assessore
provinciale alla Cultura, Augusta
Corbellini, presidente della Società
Storica Valtellinese e Rita Pezzola,
in rappresentanza dell’Associazione
culturale Ad Fontes di Morbegno,
hanno sottoscritto il documento
che definisce la Convenzione per la
ricerca scientifica e la valorizzazione
del versante retico della bassa e media
Valtellina. Questa è la zona più tipica
del nostro paesaggio antropizzato,
caratterizzato da terrazzamenti vitati,
ma anche da edifici storico artistici,
civili e religiosi, di notevole pregio e
valore simbolico, tra cui chiese anche
di grandi dimensioni dotate di opere
lignee e affreschi rinascimentali e
barocchi.
Si tratta del primo passo di attuazione
del Progetto Distretto Culturale, nato
da un’idea della Fondazione Cariplo,
con il proposito di realizzare una
campionatura organica, seppure
non esaustiva, delle emergenze
culturali, architettoniche, storiche,
antropologiche e religiose che si
incontrano lungo la linea già definita
di un percorso escursionistico ciclopedonale. Lo scopo del progetto è
di dimostrare che gli investimenti
culturali rappresentano un valore
aggiunto realmente in grado di
rendere competitivo l’intero territorio
valtellinese, divenendo volano di
crescita individuale e collettiva. Va
detto che vi è impegnata una parte
molto contenuta dell’investimento –
meno dell’1% del totale –, e tuttavia
significativa, perché impegna le
associazioni culturali del territorio
in una collaborazione strutturata per
«la ricerca scientifica finalizzata alla
valorizzazione dei beni culturali» e
«la realizzazione di ricerche storiche
legate al territorio».
«L’odierna sottoscrizione della
convenzione – ha spiegato Schena
– rappresenta un importante passo
avanti verso la realizzazione del
percorso ciclo-pedonale, poiché
attesta la volontà del Distretto di
accrescere le competenze attraverso
collaborazioni di prestigio. I due
organismi, la Società Storica e Ad
Fontes, garantiranno un apporto
di conoscenza e di esperienza che
metteranno al servizio del progetto».
L’assessore Tornadù, dopo aver
ribadito che questo è solo l’inizio di
un progetto che dovrà camminare
per molti anni, ha concluso
sottolineando che «Il coinvolgimento
di risorse già presenti sul territorio,
nel nostro caso di associazioni
attivamente impegnate in ambito
storico e artistico, realizza il nostro
intento come Provincia di allargare
sempre di più la partecipazione nella
costruzione del Distretto Culturale
della Valtellina. Ora sono state
chiamate queste due associazioni, ma
in seguito saranno interpellati anche
altri, perché tutti devono sentirsi
coinvolti».
Infine hanno preso la parola la
presidente Corbellini, che ha
messo in evidenza che questa è
un’occasione per mettere a frutto le
conoscenze maturate da personalità
da sempre impegnate nello studio
dei vari aspetti ed emergenze che
meglio esprimono il legame col
passato storico e culturale del
nostro territorio, mentre Pezzola
ha osservato anzitutto che tutto
il paesaggio è cultura, in quanto
riflette un’antropizzazione millenaria
Veduta aerea
del convento
di san lorenzo
a sondrio e dei
terrazzamenti
retici della
frazione di
sant’anna
perfettamente inserita nell’ambiente
e quella attuale è sicuramente anche
un’opportunità per tutta la Valle e
per le associazioni, perché diventino
capaci di catalizzare sul territorio
quelle professionalità, soprattutto
giovani, che in tal modo hanno
un’occasione per mettere in gioco le
loro competenze.
PIERANGELO MELGARA
Alta Valle
32 Sabato, 7 aprile 2012
Un nuovo opuscolo-guida
Tirano, guida alla
città militare
E
“Tirano, città militare” è un
liana e Nemo Canetta,
milanesi d’origine, valtellinesi
opuscolo nato per portare la
d’adozione e, tra l’altro,
storia locale all’attenzione
studiosi della Storia Militare
del turista e della gente
delle Retiche, nella serata dello
scorso venerdì 30 marzo, presso
del posto, che va spesso a
la Sala Consiliare del Comune di
dimenticare le ricchezze
Tirano, hanno presentato Tirano,
città militare. Si tratta di un
delle proprie origini.
opuscolo–guida da loro ideato con
hanno fatto costruire le mura
la partecipazione del Museo Etnografico Tiranese e poi
difensive. In Provincia di Sondrio solo un’altra cittadina
promosso dal Comune nell’ambito delle iniziative per il
ne era fornita, Chiavenna. Ciò prova quanto fosse
150° dell’Unità d’Italia. Il Museo, peraltro, sarà sede del
fondamentale per il possesso della Valle dell’Adda. Il
neo costituito Centro studi storico-militari di Valtellina e
suo ruolo di prim’ordine prosegue durante le Guerre
Valchiavenna.
di Indipendenza, come mostrano i diversi segni di
L’opuscolo è un itinerario che unisce punti della
passaggio di Garibaldi e la presenza di persone di un
città di interesse militare, presentando Tirano da un
certo spessore nel quadro politico e militare dell’Italia
singolare punto di vista. La mini-guida riporta: «Otto
risorgimentale: Venosta, Torelli, Merizzi.
secoli di storia e vita di una città dalle vicende uniche
Nell’800 fu voluto un arruolamento locale per difendere
in Valtellina. Mura e caserme, battaglie, palazzi e strade
i confini; nacque, così, il Battaglione di Alpini a
uniti in un itinerario per comprendere meglio i fatti di
Tirano. In questo modo, su una popolazione di seimila
ieri e non dimenticare le nostre radici». Proprio così,
abitanti, seicento erano alpini. Considerando, poi, la
percorrendo le vie indicate si rivivono le origini della
presenza di due caserme della Guardia di Finanza e dei
città, l’intreccio tra le vicende della grande storia con
Carabinieri, sull’intera cittadinanza un migliaio erano
la vita umile del popolo tiranese. Si scopre una natura
militari. Fino ad arrivare alla Prima Guerra Mondiale
militare della città: nasce come punto di controllo
quando Tirano, da capolinea della stazione ferroviaria,
delle vie di comunicazione che facevano capo alla
rappresentava un centro logistico fondamentale per
Conca di Tirano. Nel Medioevo gli Sforza di Milano
le retrovie del fronte Ortles - Cevedale. Affacciata sulla
Valle di Poschiavo, la cittadina era pronta a difendere il
territorio da temute invasioni dalla Svizzera. Per questo
era stato organizzato un sistema difensivo costituito dal
Forte Sertori, che custodiva quattro cannoni puntati
sulla Confederazione Elvetica, e quattro Caserme della
Finanza unite da trincee, ora visitabili percorrendo sulle
Retiche il Sentiero della Memoria; trincee che, oltre al
loro ordinario ruolo, fungevano da punto di appoggio in
caso di invasione. Nella guida non vengono trattate zone
legate alla Seconda Guerra Mondiale per la complessità
e la delicatezza insite in queste vicende. Per questo
periodo si dovrà attendere un nuovo lavoro, dedicato
unicamente ad esso.
Tirano, città militare è un opuscolo nato per portare la
storia locale all’attenzione del turista e della gente del
posto, che, sottoposta a stimoli di altro livello, va spesso
a dimenticare le ricchezze delle proprie origini.
pagina a cura
di LUCIA SCALCO
il mercato settimanale
diventa luogo storico
Il prestigioso
riconoscimento
è giunto
la scorsa
settimana
dalla Regione.
C
on la pubblicazione del decreto sul
Bollettino Ufficiale della Regione
Lombardia dello scorso giovedì 29 marzo
(Serie ordinaria n. 13,pagina 27), il mercato
settimanale di Tirano è stato riconosciuto
di valenza storica ed iscritto, come mercato
di particolare pregio, nel Registro Regionale
dei Luoghi storici del com­mercio. Un
riconoscimento davvero importante se si
considera che tale Registo include poco più
di un centinaio di luoghi simili in tutta la
Lombardia.
La domanda di riconoscimento è stata
predisposta, in attuazione degli indirizzi dei
competenti Assessori, dagli Uffici comunali che
hanno dovuto produrre una serie di documenti
d’archivio per provare l’esistenza del mercato
settimanale fin dal 1834. E del solo mercato si
parla, poiché le fiere sono molto più antiche.
Il riconoscimento comporta l’inclusione nelle
segnalazioni promozionali dei luoghi storici del
commercio promossi dalla Regione a sostegno
del commercio e del turismo.
Tirano. L’iniziativa la scorsa domenica, in occasione della
tradizionale fiera di primavera che attira molti visitatori.
La biblioteca in fiera si
apre a grandi e piccoli
C
ome ogni anno, la prima
domenica di aprile,
Tirano si veste a festa per
la Fiera di Primavera, un
importante momento di scambio
e di incontro fra aspettative della
gente e proposte di vario genere,
al quale affluiscono persone dalla
Svizzera e dall’Alta Valle. Dalle 9 alle
18, uno stand diverso quest’anno
ha accolto in Piazza Marinoni i
primi visitatori: la bancarella della
Biblioteca Civica “Paolo e Paola
Maria Arcari” di Tirano, con i suoi
libri usati, venduti ad un prezzo
simbolico, e uno spazio per far
viaggiare i bambini nel mondo
della lettura. Si tratta di uno spazio
importante per portare il servizio
al di fuori di sé, per andare oltre i
suoi spazi consueti. I bibliotecari,
e le volontarie che abitualmente
collaborano con loro, hanno voluto
vendere libri di seconda mano per
sensibilizzare il loro riutilizzo, dare
loro una seconda chance. Si tratta di
quei libri, normalmente già esposti
gratuitamente, ma scartati dal
servizio in quanto, per diversi motivi,
non sono inseribili nella raccolta
della biblioteca: non più recenti,
doppioni di volumi già esistenti,
ma in condizioni tali da non essere
indirizzati al macero. Il ricavato della
vendita è destinato al sostegno dei
vari progetti della Biblioteca.
Accanto all’esposizione di libri è
stato creato uno spazio apposito
per l’intrattenimento di bambini:
una cassettiera ospitava diversi
pesciolini, ognuno associato ad
un libro. Pescandoli, i bambini
sceglievano quale storia farsi
raccontare dalle volontarie sotto
“l’ombrello delle storie”. Le sagome
in cartone di Cappuccetto Rosso e
di Pinocchio facevano compagnia ai
piccoli ascoltatori.
La giornata ha offerto alla Biblioteca
un’opportunità di visibilità, di
promozione e presentazione delle
iniziative in programma per i
prossimi mesi: la gita “futurista” a
Rovereto prevista per il 29 aprile
con visita al Mart – Museo di Arte
Moderna e Contemporanea e alla
Casa Museo Depero; la Mostra
“Segno + Ritmo + Scrittura. Da
Marinetti a Boccioni, da Palazzeschi
a Depero: carte e libri futuristi della
Biblioteca”, aperta dal 5 maggio al
24 giugno presso il Palazzo Foppoli
di Tirano; il nuovo servizio “Media
Library On-Line” che riunisce
i sistemi bibliotecari dell’Alta
Valtellina, Valtellina e Valchiavenna.
Grazie alla recente copertura wifi gratuita nel comune di Tirano,
durante la fiera è stato possibile
visitare questo portale on –line,
al quale si accede per leggere
quotidiani e periodici italiani ed
internazionali, consultare banche
dati ed enciclopedie, prendere in
prestito e-book, guardare video
ed ascoltare musica. Un’iniziativa
simile a quella di quest’anno era
stata proposta dalla Biblioteca
durante la scorsa Fiera di Pentecoste.
Domenica è stata offerta una
novità, lo spazio di lettura per i
piccoli visitatori: un’attenzione che
con creatività ha saputo veicolare
l’interesse dei bambini verso i libri.
Alta Valle
Sabato, 7 aprile 2012 33
Tirano. Dopo l’esperienza al Sermig
Giovani: al via il
Gruppo Caritativo
I
l Sermig (Servizio Missionario Giovani di Torino) ha
colpito il cuore dei ragazzi e dei giovani universitari e
lavoratori dei Vicariati di Grosio e Tirano, che vi hanno
trascorso il capodanno appena passato. Il seme piantato
ha iniziato a portare i suoi frutti e la Commissione Giovanile
Intervicariale ha deciso di lanciare, nelle proprie realtà, ed in
autonomia le une dalle altre, alcune attività di volontariato.
L’oratorio di Tirano, fortemente spinto da alcuni studenti
universitari, ha deciso di dare avvio all’iniziativa lo scorso
sabato 31 marzo. Si è così creato il Gruppo Caritativo,
composto da una decina di giovani universitari e lavoratori,
riuniti nell’equipe organizzativa, e da una trentina di ragazzi
delle superiori. C’è una motivazione di fondo a muovere
questi ragazzi, espressa nel video di presentazione proiettato
durante l’incontro: «Nella vita, qualsiasi strada si prenda, non
è possibile cambiare alcune regole: per arrivare in cima si deve
faticare e salire. Altre regole, invece, si possono cambiare: non
vivere per accumulare, ma donare qualcosa di se stesso a chi
ne ha bisogno. Ricordati, c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ora puoi correre: vivi davvero!».
Così, gli obiettivi che il gruppo si pone sono duplici: fare
del bene, donando del proprio tempo agli altri, e farlo bene,
conoscendo chi già fa del bene nel territorio locale, aiutandoli
e maturando una coscienza sociale. Concretamente, infatti,
il gruppo non vuole sovrapporsi alle numerose attività
presenti sul territorio, ma affiancare i servizi già impegnati,
prestando loro il proprio tempo, le forze, l’entusiasmo. Il
Gruppo Caritativo desidera capire le realtà di volontariato e
Gli obiettivi che il
gruppo si pone sono
duplici: fare del
bene, donando del
proprio tempo agli
altri, e farlo bene,
conoscendo chi
già fa del bene nel
territorio locale.
di associazioni di terzo settore presenti nel comune
di Tirano, e dintorni, entrare in contatto con loro per
comprenderne le esigenze e l’aiuto che si può loro
portare, creare dei mini – percorsi con ciascun ente.
In questo modo, oltre che rendersi utili, i ragazzi
hanno l’opportunità di fare diverse esperienze, per
arrivare a trovare il modo, a ciascuno più congeniale,
di donarsi. Si tratta, dunque, di un percorso di dono
e di maturazione allo stesso tempo. è un gruppo che
nasce all’interno della realtà dell’Oratorio di Tirano,
ma vuole uscire dai propri confini ed essere aperto a
chiunque condivida i medesimi scopi ed ideali.
Per iniziare, l’equipe ha steso un calendario che
propone ai ragazzi di entrare in contatto con il
mondo della Casa di Riposo. La scorsa domenica,
i giovani hanno quindi accompagnato gli anziani
alla Messa delle Palme, mentre domenica 22 aprile
saranno coinvolti in prima persona nell’animazione
della Messa. Nelle settimane successive, ai ragazzi
del Gruppo Caritativo sarà chiesto di riordinare
l’Oratorio in vista del Grest e di impegnarsi in tale
attività con uno sguardo attento alle necessità che
emergeranno. Altre proposte sono state loro fatte e
aspettano di essere accolte dai ragazzi.
LUCIA SCALCO
Tirano. Nei giorni scorsi l’allestimento a Palazzo Foppoli
Il Trenino del Bernina e il mondo di Segantini
U
n viaggio con il suggestivo Trenino del Bernina e la scoperta di
Maloja e di Soglio in Val Bregaglia sono la culla, ed al contempo il tema, della Mostra d’Arte Tirano, il Trenino del Bernina e il
Mondo di Giovanni Segantini, che è stata allestita presso il Palazzo Foppoli di Tirano dal 31 marzo al 5 aprile. A partire da questo viaggio,
infatti, un gruppo di artisti di Cusano Milanino ha deciso di omaggiare
Segantini ed il paesaggio mozzafiato offerto dal trenino rosso con una
raccolta di pitture ad olio, acquerelli, opere a tecnica mista, fotografie e
sculture. Da incontri di diversi generi, l’esposizione è diventata anche
connubio di percorsi artistici differenti. Alcune opere, infatti, sono realizzate a quattro mani, descritte in questo modo dagli autori: «La realtà
sociale oggi è basata su interazioni e su rapporti individuali. Qui con
queste opere si vuole sperimentare un’interazione tra artisti che modifichi la visuale individuale per approdare oltre la realtà stessa». In queste
“contaminazioni” si ritrova la novità proposta nella mostra.
Gli artisti di Cusano Milanino – Anna Monti, Alessandra Ceraldi, Davide
Espertini, Susanna Maccari, Francesco Orlandini, Roberto Prina e Francesco Sanguinetti – sono stati affiancati nell’esposizione dall’artista locale
Michele Falciani. Per l’autunno prossimo è in programma una mostra
sull’uva e le viti della Provincia di Sondrio, che verrà preparata con un
viaggio tra i terrazzamenti della Valtellina.
Lu. S.
◆ Passo dello Stelvio
Le frese al lavoro per pulire la strada
dove transiterà il prossimo Giro d’Italia
L
a fresa dell’Anas ha iniziato da qualche giorno ad affrontare i
muri di neve presenti sui tornanti del versante lombardo della strada dello Stelvio. Nonostante le scarse precipitazioni invernali il lavoro di sgombero neve ha impegnato a fondo gli
addetti, anche perché il vento che solitamente in inverno soffia forte
alle quote elevate della IV Cantoniera, aveva riempito ancor di più la
sede stradale.
La scorsa settimana l’operazione di sgombero in vista del passaggio
del Giro d’Italia è stata portata a compimento, con largo anticipo sui
tempi previsti, permettendo così agli ispettori dei tracciati della RCS
– Marco Della Vedova e Maurizio Molinari – di raggiungere con la loro
autovettura il Passo nella giornata di venerdì 30 marzo (nella foto). Da
qui al 26 di maggio i lavori di preparazione della sede di arrivo proseguiranno alacremente, così da permettere alle migliaia di appassionati
di vedere i ciclisti su ai 2.757 metri del Passo Stelvio, Cima Coppi per
antonomasia, arrivo di una tappa da leggenda. Sarà uno spettacolo
unico, a cui crede l’amministrazione del Comune di Bormio, affiancata in questo ambizioso evento dagli esperti organizzatori dell’Unione
Sportiva Bormiese e sostenuta da Regione Lombardia, Provincia di
Sondrio, Bim Adda, Comunità Montana Alta Valtellina.
Proviamo ad immaginare una tappa straordinaria, come quella che
si annuncia il prossimo 26 maggio. Punto di partenza della 20a tappa
sarà Caldes in Val di Sole e, dopo 218 km con un dislivello altimetrico di circa 5.900 metri, si raggiungerà quota 2.757 m., l’arrivo più alto
nella storia del Giro: il Passo dello Stelvio. Ma prima di raggiungere
l’ambita meta, i corridori dovranno scalare il Passo del Tonale (1.883
m.), il Passo Aprica (1173 m.), scendere fino a Bianzone per poi risalire
fino a Teglio (851 m.) e da lì, prima in discesa e poi in leggera salita,
portarsi fino a Tovo S. Agata, da dove inizierà la ripida ed inedita salita
di questo versante del mitico Mortirolo (fino a 1718 m. di quota e con
pendenze fino al 21%). Giusto il tempo per riprendere fiato e, da Grosio, attraversando i paesi più suggestivi dell’Alta Valtellina, raggiungere Bormio, da dove inizia l’ultima grande salita fino su al Passo dello
Stelvio (a 2.757 m. e con pendenze fino al 12%). è la terza volta che il
Giro ha un arrivo in cima allo Stelvio, come quella del 1965 quando,
un’improvvisa nevicata sembrava mettere a repentaglio la tappa, poi
salvata dall’intervento di centinaia di spalatori volontari.
ARMANDO TRABUCCHI
il sopralluogo dei tecnici di rcs,
organizzatrice del giro d’italia che
sarà sullo stelvio il 26 maggio
Spettacoli
34 Sabato, 7 aprile 2012
PROPOSTE. Un invito a scoprire il canale cattolico (n. 28 del digitale terrestre) da
circa un anno fortemente rinnovato nei contenuti. Programmi per tutti i gusti...
TV2000, una tv che ti accende
C
on questo slogan Tv2000
(prima dell’avvento
del digitale terrestre
Sat2000) vuole indicare lo
scopo del canale non rendere le
persone passive ma coinvolgerle e
appassionarle alla vita.
Un po’ di storia. Tv2000 nacque
nel 1998 come Sat200 per volontà
della Cei per essere presente nel
panorama televisivo con una
emittente cattolica che trasmetteva
via satellite e i cui programmi in
parte erano ritrasmessi dalle tv
locali affiliate, come per il versante
radiofonico avveniva e avviene
con Circuito In blu. Dal settembre
2009 con l’avvento del digitale
terrestre cambia nome in Tv2000
e sarà con l’arrivo di Dino Boffo
a direttore di rete nel 2011 che
Tv2000 farà un salto di qualità.
Nuovi studi, nuovo palinsesto,
nuovo sito web, visione anche in
diretta streaming sul sito, uso delle
tecnologie più recenti per una
informazione sempre più puntuale
lungo la giornata e per collegarsi
col mondo, specialmente i
missionari tramite webcam. Da tv
un po’ paludata che emergeva nei
momenti forti come i viaggi del
Papa e le GMG dove dava il meglio
di se con cronache, reportage
che facevano vivere l’evento, si è
passati ad una tv fresca, giovane,
varia nell’offerta che non ha
rinunciato a seguire i grandi eventi
ecclesiali ma che offre anche un
informazione giornalistica di
primo livello e rubriche di cultura
che spaziano dal cinema al teatro,
alla letteratura, alla musica. Le
serate tematiche sono una scelta
indovinata perché aiutano lo
spettatore a fidelizzarsi. Lunedì
teatro, martedì cinema, mercoledì
letteratura e fiction, giovedì arte e
musica, venerdì cultura popolare,
sabato e domenica i cercatori di Dio.
Tanti programmi, un solo scopo:
rendere visibile la bellezza della fede.
Il nuovo palinsesto è davvero
ricco e articolato e merita un
approfondimento. In primis le news
non solo il notiziario delle 19,40 ma
anche gli altri appuntamenti inseriti
nel contenitore “Nel cuore dei
giorni” che accompagna le varie fasi
della giornata. Al mattino la rassegna
Tv2000 è una tv che non si ferma all’immagine, che va oltre Una tv che ti accende. E’ una tv che non ha paura di avere un’identità Una tv che si fa riconoscere. TG2000, notiziario veloce e compatto che privilegia la società civile e la realtà internazionale Dal lunedì al sabato alle 19.40 L’unico programma interamente dedicato alla famiglia ‐ In onda dal lunedì al sabato alle ore 18:30
Il maxicontenitore per approfondire l’attualità lungo la giornata. I segreti del teatro, sul palco in platea e dietro le quinte. Il lunedì dopo lo spettacolo teatrale Una tv che attraversa a viso aperto i territori ampi della cultura, Una tv per l’uomo. Una tv che fa informa‐ zione senza temere di essere fuori dal coro Canale 28 Digitale Terrestre
e 801 SKY Un viaggio settimanale nella storia, nell’arte e nelle tradizioni del “Bel Paese”. il lunedì alle 12.00 e la dom. alle 13.30
I Passi del Silenzio. Un itinerario tra monasteri di clausura italiani. La domenica 20,30 Cercatori di Dio. Una serata per ripercorrere le figure dei grandi santi raccontate dal cinema. il sabato dalle 21.20 In onda dal lunedì al sabato alle 20.55, TGtg mette a confronto i notiziari della sera. il cinema che ci parla" è il talk dedicato alla settima arte. il martedì dopo il film e ilmercoledì alle 16.00, il sabato alle 14.20 e la domenica alle 23.00. … e poi Film, Teatro, Sceneggiati,
Concerti, la S. Messa quotidiana, il Rosario, meditazioni e grandi Eventi Ecclesiali….. E’ una tv per chi crede e per chi cerca. Una tv che offre ogni giorno la celebrazione dell’Eucaristia e la recita del Rosario. Una tv con l’anima
Impariamo a conoscere e a far conoscere
una emittente che dimostra come si possa
fare buona televisione anche con mezzi
ridotti. Perché oggi più che mai abbiamo
tutti bisogno di una tv di qualità.
stampa, alla sera “TgTg”, che scandisce
lungo la giornata flesh di informazione e
talk per approfondire l’attualità e mette a
confronto i notiziari della sera. Obiettivo
della trasmissione è riflettere sui
meccanismi dell’informazione televisiva,
per analizzare temi, criteri e stili narrativi
dei telegiornali e stimolare così il senso
critico dei telespettatori (dal lunedì al
sabato alle 20.55).
La cultura viene approfondita dalle
seguenti rubriche: “Effeto Notte: il
cinema che ci parla” è il talk dedicato
alla settima arte: il martedì dopo il film e
il mercoledì alle 16.00, il sabato alle 14.20
e la domenica alle 23.00. “Retroscena:
I segreti del teatro”, sul palco in platea
e dietro le quinte: il lunedì dopo lo
spettacolo teatrale. “La compagnia del
libro”, un programma che fa “compagnia”
all’ascoltatore attraverso il libro: in onda
il mercoledì subito dopo lo sceneggiato
e, in replica, il giovedì e il sabato alle
16.00, la domenica alle 00.35. “Romanzo
Familiare”, l’unico programma
interamente dedicato alla famiglia: in
onda dal lunedì al sabato alle ore 18.30
condotto da A. Ciampoli e A. Soviero. “I
borghi d’Italia”, un viaggio settimanale
nella storia, nell’arte e nelle tradizioni
del “Bel Paese”: il lunedì alle 12.00 e la
domenica alle 13.30. “Cercatori di Dio”,
una serata per ripercorrere le figure dei
grandi santi raccontate dal cinema: il
sabato dalle 21.20. “I Passi del Silenzio”,
un itinerario tra monasteri di clausura
italiani: la domenica 20,30. E poi ancora:
“Mapperò”, ogni lunedì’ alle 23.30 e in
replica il martedì alle 13.00. La Santa
Messa, dal lunedì al sabato alle ore 8.30,
il Rosario da Lourdes, ogni giorno alle
18 e, in replica, alle 20. “Gocce di miele”,
programma notturno di «preghiera
laica» sul mondo. “Un salmo per te”,
ogni giorno alle 8. “La domenica con
Benedetto XVI”, ogni sabato alle 17.30 e,
in replica, alle 23.55. “Un vescovo una
città”, in onda la domenica alle 20.30.
“Cultura popolare”, in onda il venerdì
dalle 21.20. “Musica e arte”, in onda il
giovedì dalle 21.20.
Come si può vedere una bella offerta per
tutti i gusti. Impariamo a conoscere e a
far conoscere un emittente che non ha
niente da invidiare ai grandi network,
anzi spesso è decisamente superiore. Si
può fare buona televisione anche con
mezzi ridotti e tutti sappiamo quanto
abbiamo bisogno di una tv di qualità.
TIZIANO RAFFAINI
A Sondrio il film
sulla leader birmana
A
commedia
commedia
Quasi amici
Posti in piedi in paradiso
La vita derelitta di Driss, tra carcere,
ricerca di sussidi statali e un rapporto
non facile con la famiglia, subisce
un’impennata quando, a sorpresa, il
miliardario paraplegico Philippe lo
sceglie come proprio aiutante personale
Il film all’Astra di Como dal 5 al 9
aprile e l’11 e 12 aprile.
A Chiavenna dal 7 al 10 aprile.
A Menaggio dal 7 al 12 aprile.
Ultimo film di Verdone racconta le
vicende di tre padri separati che,
per problemi economici, decidono di
dividere un appartamento per far fronte
insieme alle spese e all’affitto.
Val. ACEC: complesso/brillante.
Nella sala della comunità di Livigno
l’8 e 9 aprile.
ung San Suu Kyi è la donna
del momento. Domenica
1 aprile, dopo un’intera
vita spesa nella lotta per la
democrazione in Myanmar,
l’ex Birmania, è stata eletta al
parlamento. E’ un piccolo passo
perché la giunta militare e i partiti
politici che a loro si riferiscono
continuano a tenere salde le
redini del potere, ma un passo
storico per il Paese. Alla figura
della leader Birmana, Premio
Nobel per la pace nel 1991, è
dedicato il film “The Lady”, in
programmazione nelle prossime
settimane in diverse sale della
Comunità. A incominciare da
Sondrio.
TRAMA: Da Londra dove vive
con il marito Michael e i due figli
Kim e Alexander, torna
nella natia Birmania
dove il regime militare
sta soffocando ogni
anelito di vivere civile.
Ben presto ridotta agli
arresti domiciliari,
Aung tuttavia non si
arrende e intorno a lei
nasce un movimento di
opposizione alla dittatura
che cresce sempre di
più fino a mettere in
difficoltà i generali al
potere. Ben ferma sulle
proprie posizioni pacifiste, Aung
porta la Birmania all’attenzione
internazionale, al punto che nel
1991 viene premiata con il Nobel
per la Pace, ritirato a Stoccolma
dal marito e dai figli. Messa di
fronte alla consapevolezza che se
decide di tornare a Londra dalla
famiglia, non potrà più rientrare
nel proprioPaese, Aung sceglie di
restare e continuare la battaglia.
Nella sala della comunità
di Sondrio dal 7 al 12 aprile
Lettere e Rubriche
Sabato, 7 aprile 2012 35
❚❚ Lettere al direttore
Per Papa Pio IX un giudizio ragionato
C
aro direttore,
non senza una certa sorpresa ho letto
la sintesi di una conferenza di mons.
Xeres, a pagina 29 del nostro Settimanale
del 18 febbraio u.s. La conferenza, tenuta a
Sondrio nella Biblioteca Civica, è stata presentata con estrema sintesi da Milly Gualteroni. Queste sono le mie valutazioni nel
debito rispetto di quelle diverse.
1) Quando si riferisce che novemila sacerdoti avevano firmato un appello al Papa Pio
IX, perché rinunciasse spontaneamente al
potere temporale; secondo me, questi sacerdoti portavano acqua al mare. Lo sapeva
benissimo anche il Papa che sarebbe stata
cosa ottima. Ma, in non pochi casi, l’attimo è nemico del bene. E del resto, Pio VII,
non aveva forse resistito a Napoleone niente meno?
2) Quando si riferisce che un tizio, anonimo cattolico, suggerisce al Papa Pio IX che
Dio non ha bisogno di un palmo di terra per
mantenere la sua Chiesa; faccio notare che
Pio IX e in seguito Leone XIII, Pio X, Benedetto XV e Pio XI, quel palmo di terra (leggi
Vaticano) lo hanno difeso e voluto e oggi è lo
Stato della Città del Vaticano, dopo il Concordato con Mussolini dell’11 febbraio 1929.
Caro direttore, dopo gli imponenti studi
biografici su Pio IX, del padre gesuita Giacomo Martina (deceduto un mese fa), mi
pare che del beato Papa Pio IX andrebbe
migliorato molto e dato un giudizio più contestualizzato e ragionato.
Non per nulla il beato Papa Giovanni XXIII
aveva definito Pio IX “astro benefico”.
padre Italo c.P,
Morbegno,
C
aro p. Italo,
mi sembra di capire che, nella mia relazione sul più vasto tema del rapporto tra
P
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
Sede (direzione, redazione
e amministrazione):
V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como
Telefono 031-26.35.33
Fax Redazione 031-30.00.33
E-mail Redazione [email protected]
Fax Segreteria 031-31.09.325
E-mail Segreteria
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conto corrente postale
stati emessi dall’Agenzia delle Entrate. Per calcolare il
valore della controversia bisogna riferirsi all’ammontare
del tributo richiesto con l’atto che si intende impugnare, al netto degli interessi, delle indennità di mora e delle
eventuali sanzioni collegate al tributo, anche se irrogate
con separato provvedimento; in caso di liti relative alla irrogazione di sanzioni non collegate al tributo, delle stesse
si tiene conto ai fini del valore della lite. Per la presentazione del reclamo trova applicazione la stessa procedura
utilizzata per la proposizione del ricorso; in particolare il
reclamo deve essere sottoscritto da un difensore abilitato,
salvo che per le controversie di valore inferiore ad
€ 2.582,28, per le quali può essere proposto direttamente dall’interessato, che può stare anche nell’eventuale
successivo giudizio senza assistenza tecnica. Il reclamo
del contribuente può contenere una motivata proposta di
mediazione con la rideterminazione dell’ammontare della pretesa. L’Ufficio, che non intende accogliere il reclamo
o la proposta di mediazione del contribuente, a sua volta
formula una propria proposta di mediazione, tenendo
✎ parola di vita |
enso che il cuore dei
discepoli, sentendo
questa decisa parola
di incoraggiamento di Gesù,
abbia sussultato. Come sarebbe
meraviglioso se Gesù la potesse
indirizzare anche a noi!
Per esserne un po’ degni, vediamo
di comprenderla. Gesù ha appena
fatto il famoso paragone della
vite e dei tralci. Egli è la vera vite,
il Padre, il vignaiolo, che recide i
tralci infruttiferi e pota ogni tralcio
che porta frutto, perché ne porti di
più. Spiegato questo, egli afferma:
”Voi siete già mondi, per la parola
che vi ho annunziato”.
“Siete già mondi…”.Di che purezza
si tratta? Di quella disposizione
d’animo necessaria per star
dinanzi a Dio, di quell’assenza
di ostacoli (come il peccato, ad
esempio) che si oppongono al
contatto col sacro, all’incontro col
divino. Per avere questa purezza,
fosse (sia) da ritenere necessario e opportuno. I dubbi già espressi al riguardo, fin dai
tempi di Pio IX, da molti cattolici sinceri,
sono oggi notevolmente rafforzati dal profondo cambiamento intervenuto nel mondo
contemporaneo, dove la stessa idea di Stato,
come autonoma entità territoriale, ha perso
importanza di fronte alla crescente globalizzazione della politica e dell’economia. In
ogni caso, quella forma di Stato (per quanto
minuscolo) che la Chiesa ha ritenuto utile
assumere (e mantenere fino ad oggi) per lo
svolgimento del ministero della comunione
universale potrà e dovrà essere sempre di
nuovo ripensata, alla luce soprattutto della missione propria della Chiesa: l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini. Serve o
nuoce un “lembo di terra”, anzi uno Stato
(e tutto ciò che ne consegue), a tale compito
essenziale?
don Saverio Xeres
a cura di VITTORIO RUSCONI
Il reclamo e la mediazione
L’
“Voi siete già mondi, per la
parola che vi ho annunziato”
(Gv15,3)
S
cattolici e Risorgimento, l’abbia lasciato perplesso soprattutto il mio “giudizio” su Pio IX,
papa nonché beato. Di lui avevo sottolineato, effettivamente, il tenace atteggiamento
di difesa dello Stato pontificio di fronte alle
pretese del giovane Stato italiano. La sintesi
(necessariamente breve, benché precisa) offerta da “Il Settimanale” non ha potuto dare conto di altre sottolineature, da me pure
fatte sul comportamento di Pio IX: non solo
le ragioni – più che comprensibili – della sua
resistenza di fronte a quella che fu, indubbiamente, una violazione del diritto internazionale, da parte dell’Italia, bensì anche lo spirito sinceramente evangelico con il quale il
papa si disponeva a perdonare tale sopruso
(una volta, naturalmente, che i loro autori
avessero accettato di riconoscerlo come tale).
Altra questione, poi, è dire se quel “lembo di
terra” difeso da Pio IX (anche per le sue imprescindibili responsabilità di Capo di Stato)
❚❚ L’informatore giuridico / 129
art. 39, comma 9, del D.L. 6.7.2011, n. 98 (manovra correttiva), ha introdotto nel D.Lgs. 31.12.1992, n. 546, l’art.
17 bis, rubricato: “Il reclamo e la mediazione”.
Tale norma, che trova la propria giustificazione nello scopo
da parte del legislatore di ridurre le liti fiscali, entra in vigore
nei confronti degli atti dell’Agenzia delle Entrate notificati a
decorrere dall’1.4.2012. Secondo tale norma i contribuenti
che intendono impugnare gli atti dell’Agenzia delle Entrate, di
valore non superiore a 20.000 euro, devono preliminarmente
proporre reclamo agli stessi Uffici della Direzione Regionale o
Provinciale che hanno emanato l’atto; per gli atti reclamabili
il legislatore ha disposto che non è ammessa la conciliazione
giudiziale. La presentazione del reclamo è obbligatoria per
contestare l’atto ed è condizione di ammissibilità dell’eventuale successivo ricorso, nel caso in cui il reclamo non venga
accettato. L’inammissibilità del ricorso presentato senza il
preventivo reclamo è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado
del processo. L’istituto del reclamo non si applica ai provvedimenti di recupero degli “aiuti di Stato”, che sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Europea, né agli atti che non siano
Lettere [email protected]
i ricorda ai gentili lettori che le lettere
al direttore non dovranno superare le 2200
battute circa. In caso contrario la redazione si
ritiene autorizzata a ridurne il contenuto.
conto del grado di sostenibilità della pretesa e del principio
di economicità dell’azione amministrativa. Il reclamo deve
essere elaborato come un normale atto di impugnazione in
quanto, nel caso in cui venga esplicitamente respinto o non
venga accolto nel termine di 90 giorni, produce gli stessi effetti
del ricorso.
Per tale motivo deve contenere tutti i possibili motivi di impugnazione e di illegittimità dell’atto, che non potranno più essere presentati successivamente nel caso di mancato accoglimento del reclamo. Dalla data di notifica del provvedimento
di rigetto, totale o parziale, o dalla scadenza dei 90 giorni dalla
presentazione del reclamo, decorrono ulteriori 30 giorni per
la costituzione in giudizio delle parti e la controversia procede
davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente
secondo le norme previste per il processo tributario. Il legislatore ha inoltre specificato che le spese di giudizio seguono la
soccombenza e che la parte soccombente sia condannata a
rimborsare oltre alle spese di giudizio una somma pari al 50%
delle stesse a titolo di rimborso dei costi del procedimento del
reclamo non andato a buon fine.
di Chiara Lubich
Aprile 2012: «Voi siete già mondi...»
La Parola, messaggio di speranza
è necessario un aiuto dall’Alto. Già
nell’Antico Testamento, l’uomo
aveva preso coscienza della sua
incapacità di avvicinarsi a Dio con
le su forze. Occorreva che Dio gli
purificasse il cuore; gli desse un
cuore nuovo. Un bellissimo Salmo
dice: “…crea in me, o Dio, un cuore
puro”.
“Voi siete già mondi, per la parola
che vi ho annunziato”.
Secondo Gesù vi è un mezzo per
essere puri, ed è la sua Parola.
Quella Parola che i discepoli
hanno udito, cui hanno aderito,
li ha purificati. La Parola di Gesù,
infatti, non è come le parole
umane. In essa è presente Cristo
come, in altro modo, è presente
nell’Eucarestia. Per essa Cristo
n. 20059226 intestato a:
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numero 24/76 del 23.12.1976
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entra in noi. Accettandola,
praticandola si fa in modo che
Cristo nasca e cresca nel nostro
cuore. Paolo VI diceva: “Come
si fa presente Gesù nella anime?
Attraverso la comunicazione della
Parola passa il pensiero divino,
passa il Verbo, il Figlio di Dio fatto
uomo. Si potrebbe asserire che
il Signore s’incarna dentro di noi
quando accettiamo che la Parola
venga a vivere dentro di noi”.
“Voi siete già mondi, per la parola
che vi ho annunziato”.
La Parola di Gesù viene
paragonata anche a un seme
gettato nell’intimo del credente.
Accolta, penetra nell’uomo
e, come un seme, si sviluppa,
cresce, porta frutto, “cristifica”,
rendendoci conformi a Cristo.
Essa, così interiorizzata dallo
Spirito, ha realmente la capacità
e la forza di tenere il cristiano
lontano dal male: finchè lascia
agire in sé la Parola, egli sarà
libero dal peccato, quindi puro.
Peccherò soltanto se smetterà di
obbedire alla verità.
“Voi siete già mondi, per la parola
che vi ho annunziato”.
Come vivere, allora, onde meritare
anche noi l’elogio di Gesù?
Mettendo in pratica ogni Parola
di Dio, nutrendocene attimo
per attimo, facendo della nostra
esistenza un’opera di continua
rievangelizzazione. Questo per
arrivare ad avere gli stesi pensieri
e sentimenti di Gesù, per riviverlo
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alla FISC (Federazione
Italiana Settimanali
Cattolici) e all’USPI
nel mondo, per mostrare ad una
società, spesso invischiata nel
male e nel peccato, la divina
purezza, la trasparenza che dona
il Vangelo. Durante questo mese,
poi, se è possibile (e cioè se
anche altri condividono le nostre
intenzioni), vediamo di mettere
in pratica in modo particolare
quella Parola che esprime il
comandamento dell’amore
reciproco. Per l’evangelista
Giovanni, che riporta la frase di
Gesù da noi oggi considerata,
infatti c’è un legame tra la Parola
di Cristo e il comandamento
nuovo. Secondo lui, è nell’amore
reciproco che si vive la Parola
con i suoi effetti di purificazione,
di santità di impeccabilità, di
frutto, di vicinanza con Dio.
L’individuo isolato è incapace di
resistere a lungo alle sollecitazioni
dal mondo, mentre nell’amore
vicendevolmente trova l’ambiente
sano, capace di proteggere la sua
esistenza cristiana autentica.
(pubblicata
su Città Nuova n. 8/1982)
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