POSTE ITALIANE S.p.A.
Tassa pagata
Pubblicità diretta
non indirizzata
DRT/DCB/VI/185/03/SC
del. 19/11/2003
Azienda
Nuovo modello per le cure primarie
Ospedale
L’Ulss segue il paziente anche a casa
Territorio
Nel labirinto dei conflitti familiari
Prevenzione
Che ti passa per la testa?
Alle famiglie
Visita al centro
socio sanitario di Brendola
n.3 anno 2006
Verso un modello per le cure primarie
a Brendola un modello sperimentale
Atrio Centro Socio Sanitario
di Brendola: partendo da
sinistra, Direttore Generale
Daniela Carraro, al centro
l’Assessore alle Politiche
Sanitarie Flavio Tosi, sulla
destra il Sindaco di Brendola
Mario Dal Monte.
Per gentile concessione
di Nicola Rezzara
Ulss 5 Notizie
periodico d’informazione
dell’Azienda Ulss 5 Ovest Vicentino
numero 3 anno 2006
DIRETTORE
Daniela Carraro
DIRETTORE RESPONSABILE
Elisabetta Carlotti
REDAZIONE
Daniela Carraro, Delia Pinton,
Carmine Molinini, Elena Sandri
Azienda Ulss 5
via Trento, 4
36071 Arzignano (VI)
tel. 0444 479580
www.ulss5.it
e-mail: [email protected]
D
isponibilità al cambiamento,
volontà di migliorare, necessità
di ottimizzare le risorse, maturazione culturale, attenzione ai bisogni delle persone, sperimentazione
sul campo, sinergie tra amministrazioni ed operatori, convinzione che
la “res pubblica” sia prioritaria e collaborazione tra direzione, ospedale e
territorio si sono tradotte a Brendola
in un modello sperimentale innovativo
di cure primarie, nel solco delle nuove
prospettive regionali e nazionali che
prevedono una reale integrazione
sociosanitaria.
Si è cercato di creare un prototipo che
riassuma funzioni, compiti, responsabilità e competenze: in una unica
struttura sono stati realizzati tutti i
servizi di base per una comunità, grazie alla sinergia tra l’Ulss 5, l’Amministrazione Comunale e la Cooperativa
Sociale 81 Assistenza. All’interno della
struttura vengono oggi eseguiti tre
volte alla settimana i prelievi ematochimici, con accesso diretto o previa
prenotazione, e la successiva stampa
dei referti in loco. Ulteriore elemento caratterizzante è l’integrazione dei
medici con l’assistente sociale che,
operando all’interno della struttura,
svolge i compiti tipici del settore per
2
conto e su indicazioni dell’Amministrazione Comunale di Brendola.
Il collaboratore di studio inoltre, sempre per via telematica, gestisce in loco
le prenotazioni delle visite specialistiche, consegna i referti, collabora con
l’assistente sociale, fornisce informazioni utili, dispone di tutta la modulistica sociosanitaria. Si sta poi concretizzando la possibilità di eseguire le
visite specialistiche presso la struttura
stessa concorrendo al governo della
domanda e alla gestione clinica globale del paziente.
Molti gli elementi che concorrono a
garantire efficacia, efficienza e costi
contenuti: dalla rete telematica dell’Ulss 5 al trasporto del materiale
prelevato ad opera della Sogit, gruppo di volontari che gestisce alcune
ambulanze, dall’apertura cinque giorni alla settimana dalle 8.00 alle 19.00,
all’impegno di tutto il personale: è il
gruppo che risponde ai bisogni.
La carta dei servizi sociosanitari
offerti è la testimonianza del lavoro
svolto e delle modalità operative che
garantiscono un punto di riferimento
quotidiano e costante al cittadino.
Elvio Gremes
Giuseppe Visonà
RACCOLTA PUBBLICITARIA
Meneghini&Associati Srl
viale Trento, 56 36100 Vicenza
GRAFICA
Raffaello Galiotto
STAMPA
Tipografia Rumor
via dell’Economia, 117
36100 Vicenza
Consegnato in tipografia
dicembre 2006
Autorizzazione del
Tribunale di Vicenza
n. 669 del 21.12.1989
tiratura 69.000 copie
distribuzione gratuita
Si ringraziano gli autori degli articoli:
Venceslao Ambrosini, Fabio Armellini,
Pietro Borga, Gabriele Brotto,
Donata Cecchinato, Giuseppe
Cicciù, Miraldo Colombini, Rafaella
Dal Lago, Ennio De Dominicis, Luigi
De Santis, Patrizia Draghicchio,
Nicoletta Dugatto, Walter Faggin,
Vincenzo Fiocca, Raffaele Gianesini,
Mauro Gonzo, Elvio Gremes, Luciano
Griggio, Lucia Lazzari, Domenico
Mantoan, Milvia Marchiori, Monica
Menti, Bruno Miccoli, Raffaele
Morello, Antonio Musetti, Andrea
Pagliarusco, Massimo Pasqualotto,
Elisabetta Pieri, Elvio Pistaffa, Barbara
Romanin, Giorgio Roncolato, Elena
Sandri, Ileana Slaviero, Maurizio Soli,
Vania Sperman, Alessandra Stefani,
Giuseppe Visonà, Giuseppe Zordan,
Roberta Zordan.
dicembre 2006
Azienda
Elenco “lavori in corso”
Ospedale di comunità
100 parole per comprenderci
Un concorso per un servizio
di Qualità
Ricoveri in ospedale
Il Collegio di Direzione
Chi è il dipendente Ulss?
Gradimento del nostro notiziario
Informatizzazione e servizio
Ospedale
Fisioterapia
Patologie della spalla
“Epidemia diabete”
Protocolli multidisciplinari
per cardiopatie
L’Ulss segue il paziente
anche a casa
Continuità assistenziale dopo
il Day Surgery
Nuove tecnologie per il diabete
Trattamento chirurgico
dell’ernia inguinale
Video di tecnica sulla Chirurgia
tiroidea
Gemellaggio con l’Albania
Un elettrocardiografo
per i Donatori di Sangue
4
5
6
6
7
8
9
9
10
12
12
13
14
15
16
16
17
17
18
19
Territorio
La ricerca universitaria
aiuta la popolazione
21
Attrici per un giorno
21
Nuova sede “Lonigo Soccorso” 22
Medicinali per la popolazione
libanese
22
Il S. I. L. trasloca
24
Nel labirinto dei conflitti familiari 24
Educazione alla salute nella scuola 25
Promozione dei diritti e
dei doveri dei popoli
25
Le mutilazioni genitali femminili 26
“Un sostegno a chi sostiene”
27
Psicologia Olistica
28
Prevenzione
Prevenzione dei tumori femminili 29
Che ti passa per la testa?
29
Le cardiologie aperte
30
dicembre 2006
Editoriale
C
are lettrici, cari lettori anche con il terzo numero della rivista
dell’Ulss nel 2006 abbiamo voluto dare un resoconto il più
possibile fedele dei principali “avvenimenti” dell’Ulss negli
ultimi tre mesi e nelle articolazioni dell’Ulss 5: Azienda in generale,
Ospedale, Territorio e Prevenzione.
Come al solito ognuno dei quattro capitoli è contrassegnato da un
colore e ogni articolo viene “firmato” con la foto di chi l’ha scritto
(anche questo un piccolo segno di
umanizzazione dei rapporti tra l’Ulss 5 e
i cittadini).
In questo saluto alle lettrici e ai lettori
vorrei dare qualche informazione su un
argomento che è di attualità in questo
momento nell’Ulss5: l’ospedale unico
Arzignano e Montecchio Maggiore.
Ricapitolando: la Conferenza dei
Sindaci dell’Ulss 5 il 3 ottobre scorso
ha votato un ordine del giorno con cui
chiede alla Regione di modificare la
programmazione regionale al riguardo
Il Direttore Generale
dell’ospedale per acuti di Arzignano e
Daniela Carraro
del centro sanitario polifunzionale di
Montecchio Maggiore. La richiesta è di prevedere un ospedale
unico per l’area centrale dell’Ulss, quindi un ospedale con gli stessi
posti letto e gli stessi servizi assegnati dall’attuale programmazione
regionale ai due plessi. La Conferenza dei Sindaci ha precisato che
la richiesta di modifica non riguarda gli ospedali di Valdagno e
Lonigo, che pertanto restano nell’attuale configurazione.
Questo ordine del giorno è stato recepito con deliberazione
del Direttore Generale e inviato alla Regione per l’avvio della
procedura di modifica della programmazione ospedaliera
regionale. Sarà il Consiglio Regionale con un proprio voto ad
accogliere la modifica richiesta, votando una deliberazione che
verrà proposta dalla Giunta Regionale.
Dopo la modifica della programmazione regionale, l’Ulss darà
avvio a uno studio di fattibilità: ipotesi progettuale, requisiti di
localizzazione, modalità costruttive, piano assistenziale, ipotesi
finanziarie.
Non si tratta di un percorso semplice, però deve essere
sottolineato il punto di partenza: venti Sindaci (su 22) hanno votato
tutti insieme una decisione che è un’assunzione di responsabilità
forte sui servizi socio sanitari per i circa 175 mila abitanti dell’Ulss,
esprimendo una visione strategica capace di affrontare il futuro
progettandolo insieme alla Regione.
Buon Natale e Buon 2007 a tutti.
Cordialmente
3
Azienda
Elenco “lavori in corso”
in corso o conclusi nell’anno 2006 nei quattro ospedali
ARZIGNANO
Ristrutturazione e rimodulazione
del gruppo operatorio
Sistemazione del 1° piano
dell’ala ovest
Sistemazione di locali del piano
terra dell’ala ovest per il Servizio
di Endoscopia
Realizzazione nuovo parcheggio
ad ovest
Realizzazione del nuovo parcheggio
a nord
€ 1.250.000,00
€
220.000,00
€
120.000,00
€
20.000,00
€
795.000,00
Nuovo servizio endoscopia ospedale di Arzignano
LONIGO
Realizzazione deposito acqua
€
per impianto fisso antincendio
Ammodernamento impianti tecnologici per riscaldamento e condiziona€
mento (nuova caldaia, nuovo gruppo
frigo, nuove torri evaporative)
144.000,00
89.900,00
MONTECCHIO MAGGIORE
Sala sterilizzazione ospedale di
Arzignano
Nuovo Parcheggio ad Ovest
ospedale di Arzignano
Nuovo parcheggio a Nord
ospedale di Arzignano
Nuovo piazzale farmacia ospedaliera di Montecchio Maggiore
Sistemazione spazi esterni Servizio
di Farmacia
Realizzazione impianto di
raffrescamento sede distrettuale
Messa a norma del deposito
combustibile (gasolio) per
riscaldamento della centrale termica
Adeguamento alle nuove norme
sismiche delle strutture dell’ala
ovest - Opere di prima fase
€
27.000,00
€
50.000,00
€
43.600,00
€
260.000,00
Realizzazione locali nel nuovo
ospedale per il Servizio
di Laboratorio Analisi
€
425.000,00
Sistemazione ex Via Forlanini
€
310.000,00
Realizzazione nuovo parcheggio
per dipendenti
€
150.000,00
Interventi puntuali di manutenzione
€
straordinaria (edilizia, impiantistica)
250.000,00
VALDAGNO
Interventi vari
Facciata Ovest ospedale di
Montecchio Maggiore
Sistemazione ex Via Forlanini
ospedale di Valdango
Gabriele Brotto
4
dicembre 2006
Azienda
Ospedale di comunità
È
in programma per i primi giorni
del nuovo anno l’inaugurazione
dell’Ospedale di Comunità: una
struttura collocata nel contesto ospedaliero con una quindicina di posti
letto di “assistenza sanitaria protetta
residenziale” di breve durata. Un livello
intermedio tra ospedale, residenzialità
extraospedaliera ed assistenza domiciliare integrata, studiato per dare risposte polivalenti ed assorbire parzialmente le richieste di ricovero in Residenze
Sanitario-Assistenziali ed Hospice.
La nascita del nuovo Ospedale di
Comunità ha risvolti politici, professionali e organizzativo-funzionali.
Esso permetterà di:
- rispondere ai bisogni particolari della
popolazione superando la rigidità
organizzativa, culturale, legislativa e
di ruolo nei rapporti fra medicina di
base, ospedaliera e dei servizi;
- integrare l’intervento sociale con
quello sanitario;
- valorizzare le professionalità presenti sul territorio, in particolare quelle
del Medico di Medicina Generale
(M.M.G.);
- sperimentare una modalità organizzativa di spesa dell’Azienda alternativa al ricovero ospedaliero improprio.
Nell’Ospedale di Comunità la gestione
della degenza clinica verrà affidata ai
M.M.G. del territorio di competenza.
Essi, durante il breve ricovero, garantiranno la continuità dell’assistenza e,
grazie ad un’azione di filtro, riusciranno
a contenere la spesa per la struttura, evitando l’eventuale inutile ripetizione di
accertamenti diagnostico strumentali.
Le esperienze in corso parlano di una
maggiore gratificazione da parte dei
pazienti, che sono confortati da risposte più tempestive e pertinenti, oltre
che da un maggiore rapporto umano.
La collocazione all’interno della struttura ospedaliera, pur trattandosi di una
struttura territoriale, garantirà inoltre
la disponibilità delle risorse mediche
dicembre 2006
presto l’inizio della sperimentazione a Valdagno
in grado di offrire strumentazione diagnostica, consulenza specialistica e
capacità di fronteggiare emergenze.
All’Ospedale di Comunità potranno essere ammessi
pazienti affetti da:
• patologie croniche o riacutizzate che non possono
essere efficacemente seguiti a domicilio;
• patologie in fase preterminale-terminale, che
si trovano in grave disagio psichico o fisico in
ambiente ospedaliero tradizionale;
• patologie croniche in trattamento, che necessitano
di rivalutazione o di verifica;
• patologie di tipo evolutivo con compromissione
generale che richiederebbero ricoveri ospedalieri
periodici.
Nelle altre strutture residenziali della
Regione la permanenza è consentita a titolo gratuito per un periodo
massimo di 20 giorni, 40 con proroga
se autorizzato dall’Unità di Valutazione
Multidimensionale. La proroga oltre i
primi 20 giorni di degenza comporta la
partecipazione dell’assistito alla spesa
con un contributo di 10 euro al giorno.
Non si tratta quindi di un “ricovero” in
senso stretto, ma di una “permanenza” in una struttura residenziale del
territorio. La realizzazione dell’Ospedale di Comunità è frutto dell’accordo
tra Direzione del Distretto, Direzione
Medica Ospedaliera, M.M.G. del territorio di Valdagno, Direzione dell’Ulss 5
e Regione Veneto.
La strada è appena iniziata ma già si
pensa di estendere il modello ad altre
realtà del territorio dell’Ulss ove vi siano
strutture in grado di offrire, con limitati
investimenti strutturali, spazi adeguati
in presenza di disponibilità di risorse
umane e professionali.
Il prossimo beneficiario
dell’iniziativa sarà probabilmente il Punto Salute
Centro presso l’Ospedale
di Montecchio Maggiore.
Elvio Pistaffa
Per informazioni
Direzione Distretto Socio
Sanitario
tel. 0444 708280
e-mail:
[email protected]
5
Azienda
100 parole per comprenderci
manuale in più lingue per pazienti e operatori sanitari
“100 parole per comprenderci” è il titolo
dell’opuscolo distribuito dalla Direzione
Medica Ospedaliera per facilitare la comunicazione del personale Ulss con gli utenti
stranieri, in particolare con le donne. Una
selezione di vocaboli tradotti in 10 lingue:
inglese, francese, spagnolo, arabo, serbo,
croato, albanese, rumeno, russo e cinese,
selezionati in base all’esperienza del personale sanitario di Pediatria, Ostetricia e dei
Consultori familiari. Molte donne immigrate rischiano nel nostro Paese l’isolamento
fisico ed emotivo dalla società poiché si
trovano spesso chiuse in casa con le sole
figure maschili di riferimento a far loro da
tramite con l’esterno. Un momento di contatto con la comunità è il ricovero in ospedale. Si evidenziano qui, dunque, anche i
problemi legati alle difficoltà di comunicazione. “La presenza nel nostro territorio
di etnie provenienti da tutte le parti del
mondo necessita la promozione, a tutti i
livelli, dell’apprendimento della lingua italiana come strumento indispensabile per
l’integrazione” - nota il Direttore Generale
Daniela Carraro. Giunge dai medici, dalle
caposala e dagli stessi operatori sanitari la
volontà di trovare un mezzo appropriato
per capire e farsi capire, migliorando così
anche il modo di lavorare. Il Direttore
Generale Daniela Carraro e il Servizio
di Mediazione Culturale, diretto dal dr.
Mauro Gonzo, hanno pertanto disposto
la trasmissione a tutti i responsabili delle
Unità Operative del “piccolo sillabario”
realizzato dall’Ulss 15 Alta
Padovana per le donne
straniere degenti, perché
possano imparare, durante il ricovero ospedaliero,
alcuni termini utili per la
salute loro e dei loro figli.
Mauro Gonzo
Un concorso per un servizio di Qualità
dal personale dipendente i progetti per il miglioramento sono ora in un libro
O
ltre 80 progetti per migliorare
la qualità dei servizi dell’Ulss. È
arrivato il volume che riassume
il lavoro svolto nell’ambito del primo
Concorso Qualità dell’Azienda Ulss 5
e che raccoglie, a fianco del Bando di
Concorso, una sintesi di tutti i progetti
presentati per il Concorso Aziendale
sulla Qualità appena concluso.
Sulla scia di quanto fatto anche in altre
Ulss del Veneto, questo Concorso è
stato avviato dall’Ulss 5 nell’ambito del
percorso di sviluppo e miglioramento
continuo, al fine di elevare la qualità
globale del servizio offerto, partendo
dal miglioramento di ogni singola attività. L’iniziativa è servita a porre una
particolare attenzione ai processi di
miglioramento dell’assistenza sanitaria
e assistenziale. L’esito è stato molto
incoraggiante sia per la forte adesione
al concorso da parte del personale, con
6
86 progetti presentati, sia per quanto
emerso dalla valutazione dei singoli
progetti di miglioramento.
Molti degli elaborati hanno riguardato
l’informatizzazione dei servizi, perché
innovare significa perseguire al meglio
l’obiettivo del servizio alla collettività e l’uso razionale delle risorse. Altri
progetti, invece, hanno proposto una
riorganizzazione interna: dal benessere
psico fisico degli operatori, alla nuova
gestione delle presenze, al manuale
sugli istituti contrattuali; strumenti per
sburocratizzare, semplificare la gestione, liberare risorse per
dedicarsi al massimo
alle attività di cura e
assistenziali.
Il tutto a maggior beneficio del paziente.
Giuseppe Zordan
dicembre 2006
Azienda
Dai pazienti i consigli per migliorare
i primi risultati dell’indagine sulla qualità percepita
C
ontinua anche nel 2006 l’indagine sulla qualità percepita dai
pazienti ricoverati. Uno strumento che rileva la percezione della qualità
dei servizi ricevuti durante il ricovero.
L’indagine, iniziata nel marzo del 2005,
coinvolge tutti i reparti delle quattro strutture ospedaliere (Arzignano,
Lonigo, Montecchio Maggiore e
Valdagno) ad eccezione del reparto di
rianimazione e psichiatria.
Dall’inizio del 2006, sulla base anche
dell’esperienza maturata nell’anno precedente, è stata modificata la scheda
di rilevazione aumentando il numero
delle domande da 3 a 10 e ampliando
la scala di valutazione da 4 a 6.
Per ciascun aspetto oggetto di indagine il paziente può esprimere un
giudizio che va da “gravemente insufficiente” (a cui è stato attribuito il punteggio 1), a “ottimo” (corrispondente
a punteggio 6): come si vede dal grafico tutti gli aspetti sondati hanno avuto
finora un punteggio medio superiore
a buono.
Anche la nuova versione della scheda
di rilevazione consente al paziente di
esprimere liberamente e in modo anonimo segnalazioni e proposte, fornendo così utili indicazioni all’Azienda per
porre in atto provvedimenti mirati al
miglioramento dei servizi erogati.
Non mancano espressioni di soddisfazione: alcuni pazienti sentono il bisogno di ringraziare, attraverso la scheda
di rilevazione, il personale per l’assistenza fornita durante il
ricovero.
Elena Sandri
dicembre 2006
Andamento delle valutazioni per quesito
Ottimo
6,00
5,50
Buono
5,00
4,50
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Adeguatezza delle
prestazioni ricevute
Rispetto della sofferenza
Professionalità e competenza
Disponibilità e cortesia
Rispetto della privacy
Completezza delle
informazioni ricevute
Pulizia
Adeguatezza e
gradevolezza ambienti
Temperatura ambienti
Qualità e orario pasti
Distribuzione percentuale delle note rilevate
Dati generali 01.01.06 - 30.06.06
n. pazienti coinvolti
12489
n. questionari raccolti
2248
Percentuale di risposta
18%
Schede nulle
58
Note
Tot.
%
Note positive
44
12%
Note negative
156
42%
Proposte
123
34%
Segnalazioni
26
4%
Ringraziamenti
29
8%
Tot.
367 100%
7
Azienda
Il Collegio di Direzione
lo strumento per il governo delle attività dell’Ulss
D
a circa un anno è operativo il
Collegio di Direzione, organismo collegiale di cui il Direttore
Generale si avvale per il governo delle
attività cliniche, la programmazione e
valutazione delle attività tecnico-sanitarie e di quelle ad alta integrazione
sanitaria.
Esso si incontra puntualmente una
volta al mese e tutto il materiale presentato è oggi a disposizione presso la Direzione Generale. Le prime
tematiche affrontate hanno riguardato
il Comitato etico per la pratica clinica e
il Sistema informativo. Sono stati inoltre
presentati i progetti “Icaro”, “Ospedale
di Comunità”, “Passi”, i progetti della
Medicina Generale e di Distribuzione
dei Farmaci “a doppia via”.
Nel dicembre dello scorso anno, poi,
si è parlato della Costituzione del
Comitato etico per la pratica clinica e
del Sistema Informativo Ospedaliero.
L’incontro di fine anno del Collegio di
Componenti del Collegio di Direzione
Direttore Generale
Avv. Daniela Carraro
Direttore Amministrativo
Dr. Giuseppe Cenci
Direttore Sanitario
Dr. Giampaolo Stopazzolo
Direttore dei Servizi Sociali
Dr.ssa Antonella Pinzauti
Direttore Medico dell’Ospedale
Dr. Domenico Mantoan
Direttore Distretto Socio Sanitario
Dr. Elvio Pistaffa
Direttore Dipart. di Prevenzione
Dr. Adolfo Fiorio
Direttore Dipart. Area Medica Valdagno
Dr. Fabio Armellini
Direttore Dipart. Area Ortopedico Riabilitativa
Dr. Enrico Castaman
Direttore Dipart. Area Chirurgica Arzignano
Dr. Luciano Griggio
Direttore Dipart. Urgenza ed Emergenza
Dr. Dario Mastropasqua
Direttore Dipart. Area Chirurgica Valdagno
Dr. Luigi De Santis
Direttore Dipart. delle Diagnostiche
Dr. Romano Colombari
Direttore Dipart. Area Psichiatrica
Dr. Claudio Busana
Direttore Dipar. delle Dipendenze
Dr. Giuseppe Cicciù
Respons. Servizio Professioni Infermieristiche
Sig. Giovanni Marini
Dr.ssa Maria Cristina Visonà Rappresentante Medici Specialisti Ambulatoriali
Direttore Dipartimento Economia e Finanza
Arch. Giancarlo Nardi
Medico di Medicina Generale
Dr. Giovanni Fazio
Pediatra
Dr. Giovanni Bonati
Rappr. Medici di Continuità Assistenziale
Dr. Euripides Cleanthous
8
Direzione è stato inoltre un’occasione per fare una previsione dell’attività
2006 e in particolare della situazione
del personale.
Al primo incontro del nuovo anno sono
state presentate le Direttive sugli investimenti del 2006 e si è discusso del
Dipartimento Interaziendale di Medicina
Trasfusionale e del Piano di Formazione
dei Medici. All’ordine del giorno del
mese di febbraio, la presentazione delle
Direttive per l’anno 2006, la situazione
del personale e le strategie aziendali
del 2006 per il territorio. Si è parlato
poi dei progetti per la riduzione delle
liste d’attesa in aprile e della programmazione dell’intero 2006 in maggio. In
giugno, dopo la verifica dello stato dell’arte del Progetto Ospedale Territorio
relativo alle Dimissioni Protette, la riunione è stata tutta dedicata alle schede
di valutazione del personale e alla presentazione del Piano Assunzioni 2006.
Sono state presentate in luglio, poi, le
schede delle attrezzature, le schede di
valutazione dei dirigenti, il progetto di
formazione della Dirigenza Medica, la
Relazione Sanitaria e il Bilancio sociale.
Ad agosto, poi, è toccato alla presentazione del Corso di formazione del
Comitato etico per la pratica clinica e
alla presentazione della rendicontazione del budget relativo all’Ospedale per
il primo semestre del 2006.
A settembre si è parlato di dati per
la spesa farmaceutica del 1° semestre
dell’anno e si è cercata una diversa
modalità di esecuzione della refertazione degli specialisti consulenti. Le
ultime tematiche trattate, nel mese di
ottobre, hanno riguardato l’illustrazione
del progetto relativo all’imminente attivazione dell’Ospedale di Comunità di
Valdagno, la presentazione dello Studio
di fattibilità per l’Ospedale Nuovo e
l’informazione sull’assegnazione degli
obiettivi ai Direttori Generali delle Ulss
Venete.
Barbara Romanin
dicembre 2006
Azienda
Chi è il dipendente Ulss?
U
un questionario del Comitato Pari Opportunità presenta i dipendenti dell’Azienda Sanitaria
na fotografia sempre più nitida
dei dipendenti Ulss. Sono finalmente disponibili i dati grezzi
ottenuti dal questionario presentato
dal Comitato Pari Opportunità al personale dell’Azienda e tra non molto
verranno pubblicati.
É stato così raggiunto il primo importante obiettivo: farsi conoscere, fotografare la situazione di partenza e raccogliere richieste e proposte del personale. Nella creazione del questionario
si è cercato di produrre un documento
adattabile alla nostra realtà, comprensibile a tutti, facile da compilare e rispettoso dell’anonimato.
Solo il 45,30% del personale dell’Azienda ha aderito alla proposta, per il 76%
donne: campione significativo, in quanto esse costituiscono il 70% del personale. Per l’elaborazione dei dati, il
Comitato Pari Opportunità deve ringraziare in modo particolare due volontari,
che hanno contribuito con il loro tempo
libero e le loro competenze professionali alla predisposizione del programma necessario, e tutto il gruppo di supporto che ha permesso la registrazione
dei dati ottenuti.
É stato così allestito un data-base, liberamente consultabile ed elaborabile
a seconda delle esigenze. Si nota, ad
esempio, che un quarto dei dipendenti
è senza figli, ma un 10% con tre o più
figli dimostra che è possibile conciliare
famiglia e lavoro. Il 73% impiega meno
di 30 minuti per raggiungere il posto di
lavoro ed il 56% si dichiara soddisfatto
del lavoro che svolge; ci sono proposte
per corsi di formazione e richieste di
cambiamenti; si scopre
che i nonni sostituiscono ancora pienamente
l’asilo-nido (a discapito
di chi non li ha) e tanto
altro ancora.
Patrizia Draghicchio
Gradimento del nostro notiziario
Gentile Signora/Egregio Signore
La invito a rispondere alle domande del questionario riportato
nel retro di questo tagliando per aiutarci a migliorare la qualità di
questo servizio.
Nell’eventualità Voglia esprimere ulteriori considerazioni o proporre argomenti validi da inserire nei prossimi numeri del notiziario,
può compilare le parti denominate “Argomento proposto” e/o
“Suggerimenti”.
Una volta compilato, ritagli lungo la linea tratteggiata e lo
imbuchi in una delle apposite cassette con scritto “suggerimenti
e segnalazioni” dislocate nelle strutture ospedaliere di Arzignano,
Lonigo, Montecchio Maggiore e Valdagno oppure lo spedisca, in
busta chiusa affrancata, all’indirizzo indicato nel retro. È possibile
inoltre inviarlo via fax al numero 0444 47 96 15 o all’indirizzo e-mail
[email protected] .
Grazie per la collaborazione.
Il Direttore Generale
Daniela Carraro
Azienda
Informatizzazione e servizio
con la firma digitale una gestione più moderna
C
omunicare con la propria banca
dal computer di casa o dal
proprio telefonino, controllare
l’estratto conto ed ordinare bonifici
sono possibilità ormai note a molti
e sempre più utilizzate, che permettono di risparmiare tempo e denaro
rispetto alle tradizionali operazioni di
sportello.
Se trasferiamo questi concetti sul
piano aziendale, i vantaggi del passaggio dall’operatività “cartacea” al
documento digitale sono evidenti:
- dematerializzazione dei documenti
con relativa riduzione degli spazi di
archiviazione;
- accelerazione dei passaggi amministrativi;
- eliminazione dei tempi-uomo necessari per gli spostamenti dei documenti;
- trasparenza dei percorsi documentali;
- immediata rintracciabilità del documento e del suo stato di lavorazione.
Questionario
Ottimo
Buono
Medio
Scarso
1 Utilità dei temi trattati
2 Comprensibilità dei testi
3 Grafica (qualità grafica, stampa, uso e scelta delle immagini)
4 Modo di diffusione
Per ogni quesito barrare con una X una sola casella scelta
Argomenti proposti:
Suggerimenti:
Azienda Ulss 5 - Ufficio Relazioni con il Pubblico - via Trento, 4 - 36071 Arzignano (VI)
10
dicembre 2006
@
Azienda
L’Ulss 5 ha iniziato il suo percorso verso
il documento digitale con l’attivazione
del mandato di pagamento informatico.
Dopo un periodo di sperimentazione,
oggi l’Ulss 5 emette le ordinazioni di
pagamento e di riscossione al proprio
Tesoriere, Unicredit Banca, esclusivamente per via telematica, certificando
le transazioni con la firma digitale.
L’operazione è stata realizzata senza
oneri a carico dell’Ulss 5. Il Tesoriere,
infatti, ha fornito una soluzione “chiavi
in mano”, comprensiva di tutto l’hardware, il software e i servizi necessari.
Le persone autorizzate a operare sul
mandato informatico sono state dotate di smart card, tramite la quale
appongono il visto o la firma sui documenti prodotti elettronicamente. Un
Ente Certificatore (nel nostro caso
Infocamere) appone al documento
la marca temporale e il documento
marcato viene conservato, secondo
le modalità previste dalle normative
vigenti, da un soggetto terzo incaricato dall’Azienda.
La sperimentazione, durata alcuni
mesi, ha consentito di analizzare tutti
gli aspetti organizzativi, di sicurezza, di
gestione e di conservazione dei flussi
dei documenti elettronici.
Il 26 maggio 2006, l’Ulss 5 ed il Tesoriere
hanno sottoscritto la Convenzione
definitiva che ha sancito l’avvio a regime della trasmissione telematica del
mandato informatico firmato digitalmente.
L’obiettivo dell’Azienda è quello di arrivare, entro un paio d’anni, all’impiego
della firma digitale in tutti gli ambiti
aziendali, in particolare quelli sanitari
(refertazione di esami radiologici, di
laboratorio analisi, di anatomia patologica, cartelle cliniche, ecc.).
L’introduzione della firma digitale e
l’impulso sempre maggiore dato alla
sostituzione del documento cartaceo
con il documento elettronico, rappresentano i due pilastri principali del
passaggio ad una gestione moderna,
trasparente ed efficiente della sanità
pubblica.
Nicoletta Dugatto
Giorgio Roncolato
Parole chiave
Documento digitale:
un qualsiasi oggetto fisico, testo, immagine o filmato codificato con un linguaggio convenzionale in “bit”
(sequenze di cifre “0” ed “1”) e memorizzato o trasmesso su dispositivi elettronici.
Firma digitale:
è una informazione che viene aggiunta ad un documento informatico al fine di garantirne integrità e provenienza.
Smart card:
è un rettangolo di plastica delle dimensioni di una carta di credito che contiene un chip per acquisire,
memorizzare e inviare dati. Le smart card sono dotate di un processore in grado di svolgere le elaborazioni
crittografiche al proprio interno tipiche di un “dispositivo di firma”.
Marca temporale:
è “una evidenza informatica che consente la validazione temporale”. Nella pratica fornisce la prova legalmente valida della formazione di un documento in un certo arco temporale.
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Ospedale
Fisioterapia
nuove terapie strumentali
I
Servizi di Recupero e Rieducazione Funzionale
della nostra Ulss sono un importante punto di
riferimento per chi è affetto da sintomatologia
dolorosa a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.
In tutti i nostri presidi ospedalieri il medico fisiatra, su
richiesta di visita specialistica fisiatrica, può proporre
un percorso terapeutico articolato in più momenti; uno
di questi è senza dubbio la cosiddetta terapia strumentale, cioè l’applicazione di agenti fisici terapeutici (calore, onde magnetiche, onde elettriche, onde luminose,
ecc.) mediante l’utilizzo di specifiche
apparecchiature.
Si tratta non solo di terapie dalla tradizione consolidata (T.E.N.S., Ultrasuoni
ecc.) ma anche di terapie più recenti (Laser,
correnti interferenziali ecc.) che soddisfano
necessità di cura aggiornate
alle più recenti conoscenze
scientifiche. Con uno spirito
di rinnovamento e innovazione
tecnologica oltre che di aggiornamento scientifico si è
provveduto, nel corso del secondo semestre del 2006,
alla sostituzione di alcuni apparecchi terapeutici ormai
obsoleti e all’acquisto di altri di nuova generazione per
ampliare le possibilità di trattamento.
In particolare:
n.1 apparecchio laser terapeutico per l’Ospedale di
Montecchio Maggiore, utile nella cura di svariate
tipologie dolorose mediante un’azione antinfiammatoria ed analgesica che può raggiungere diversi tessuti corporei; è molto utile anche nei traumi sportivi.
n.2 apparecchi per elettroterapia antalgica per l’Ospedale di Montecchio Maggiore, utili per il trattamento
del dolore in fase acuta e cronica.
n.6 apparecchi per elettroterapia antalgica e ultrasuoni multifrequenza, per
l’Ospedale di Valdagno, che consentono di disporre di un’ampia scelta di
indicazioni terapeutiche in relazione
alla natura della patologia in atto,
nonchè alla fase di evoluzione della
stessa.
Vincenzo Fiocca
Patologie della spalla
a Valdagno oltre 300 pazienti l’anno trovano aiuto per problemi articolari
D
a alcuni anni il Reparto di Ortopedia e
Traumatologia dell’Ospedale di Valdagno,
diretto dal dr. Walter Faggin, si sta specializzando nel trattamento delle patologie della spalla.
Negli ultimi 5 anni sono stati sottoposti ad interventi
per patologie degenerative della spalla oltre 1.500
pazienti.
Curati a Valdagno non solo eventi traumatici quali
fratture del collo o lussazioni acromion-claveari, che
negli ultimi anni hanno subito un forte aumento, ma
anche patologie degenerative da trattare con intervento tradizionale o in artroscopia.
La maggior parte dei pazienti sono stati trattati con interventi in artroscopia per Sindrome da
Impingement, seguiti dai trattamenti tradizionali per
le lesioni della cuffia dei rotatori e per i problemi di
instabilità insorti dopo eventi traumatici; tali metodiche ultimamente sono eseguite anche a cielo chiuso
in artroscopia, con notevoli vantaggi per il paziente in
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termini di tempi di ricovero e di recupero funzionale.
Per alcuni pazienti particolari, inoltre, sono state
impiantate varie protesi di spalla per patologie degenerative non più trattabili con gli interventi tradizionali. L’intervento di sostituzione protesica dei capi articolari dell’articolazione della spalla viene consigliato
quando questi presentano delle degenerazioni ossee
tali da limitare in modo importante i movimenti della
spalla sempre accompagnati da un dolore costante.
Il costante aggiornamento dell’équipe dell’Ospedale
di Valdagno sulle nuove tecniche e sui nuovi
mezzi di sintesi garantiscono un’assistenza
sempre qualificata.
Walter Faggin
Miraldo Colombini
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Ospedale
“Epidemia diabete”
la gestione negli immigrati
O
rganizzata dall’Associazione
Diabetici dell’Ulss 5 di Arzignano
- Lonigo - Montecchio Maggiore
il 26 novembre, nella Sala Civica del
Comune di Montecchio Maggiore,
una giornata di riflessione sul tema:
“Epidemia diabete: la sua gestione
negli immigrati”. I temi affrontati sono
stati: “La gestione del diabete negli
immigrati” a cura del responsabile del
Centro Antidiabetico dell’Ulss 5 dr.ssa
Simonetta Lombardi; “La comunicazione con l’utente straniero: l’importanza
del mediatore culturale nella gestione del paziente diabetico” a cura del
responsabile del Servizio Mediazione
Culturale dell’Ulss 5 dr. Mauro Gonzo;
“Il punto di vista del medico di medicina generale” a cura del dr. Natalino
Bianco, medico di medicina generale di
Grancona; “Il punto di vista delle società scientifiche” a cura del dr. Francesco
Calcaterra presidente della Sezione
Veneto-Trentino Alto Adige dell’AMD
(Associazione Medici Diabetologi); “Il
punto di vista del volontariato” da
parte della Sig.ra Catia Faggiana della
Croce Rossa e del Gruppo Donatori di
Sangue cav. P. Trevisan di Montecchio
Maggiore. Il saluto è stato portato
dal Sindaco di Montecchio Maggiore
e Presidente della Conferenza dei
Sindaci Maurizio Scalabrin, che ha
anche concesso il patrocinio alla manifestazione; presenti in sala un centinaio
di partecipanti, tra cui un gruppo di
immigrati extracomunitari e amministratori locali.
Più colpiti gli uomini che le donne,
sono gli over 65 la fascia più consistente, due milioni gli italiani colpiti
dal diabete, più di settemila su 175
mila abitanti i malati seguiti dal Centro
Antidiabetico dell’Ulss 5: sono questi
i numeri che “fotografano” il diabete.
La gestione di questa malattia cronica
è particolarmente difficile negli immigrati i cui stili di vita e, spesso, anche
dicembre 2006
Infermieri volontari dell’Ulss 5 in un momento della valutazione della glicemia capillare
il credo religioso, impongono abitudini sbagliate che possono portare ad
aggravare la malattia e a mettere in
pericolo di vita il malato.
Assoluta novità presentata alla manifestazione e posta a disposizione del
pubblico il volumetto: “Il diabete mellito: istruzioni per una corretta gestione”
scritto da: dr.ssa Simonetta Lombardi,
con Sabrina Cozza, infermiera referente
per L’Educazione Sanitaria del Centro
Antidiabetico con tutto il personale, il
dr. Venceslao Ambrosini del servizio di
Promozione ed Educazione alla Salute
con l’assistente Monica Menti. Si tratta
di 25 agili paginette, ricche di illustrazioni a colori, tradotto dal Servizio
Mediazione Culturale nelle sette lingue
più parlate dalla popolazione immigrata dell’Ulss 5 (che è presente con
percentuale doppia 12 per cento sulla
media regionale del 6 per cento).
Queste le lingue: inglese, francese,
albanese, bengalese, arabo, punjabi e
serbo. Questi i traduttori: Safiatou Ballo,
Minerva Horvath, Marina Grulovic,
Anila Pina, Monisha Kumar, Banu Nur
Mousume, Leila Zougui coordinate dal
responsabile del Servizio dr. Mauro
Gonzo con la dr.ssa Roberta Zordan e
l’educatrice Clara Tibaldo.
Da sinistra: Anila Pina, Marina Gruvolic,
Daniela Carraro, Safiatou Ballo, Simonetta Lombardi, Monisha Kumar, Dolly
Camera, Mauro Gonzo
Daniela Carraro
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Ospedale
Protocolli multidisciplinari per cardiopatie
l’esempio della cardiologia dell’ospedale di Arzignano per il Pronto Soccorso
R
ecentemente sono stati approvati nell’Ospedale di Arzignano
protocolli di intervento multidisciplinare da adottare su pazienti cardiopatici acuti.
Oltre al protocollo, già da tempo vigente, sul trattamento dell’infarto acuto e
sulla gestione del dolore toracico in
genere, si adotteranno ora protocolli
per lo scompenso acuto e per la fibrillazione atriale.
I problemi dello scompenso acuto sono
stati già descritti in questa rivista. Giova
però ricordare che si tratta di una manifestazione particolarmente grave di
insufficienza cardiaca, che mette in pericolo la vita e che deve essere inquadrata
in modo completo fin dall’ingresso in
ospedale.
Infatti, l’errore più comune che viene
fatto consiste nell’interpretazione sbagliata del sintomo principale, che è la
dispnea, cioè la cosiddetta mancanza
di respiro. Questo sintomo può essere causato da malattie cardiache e da
malattie dell’apparato respiratorio e, a
volte, da entrambe le patologie congiunte. Poiché la terapia di queste forme
è diversa, si comprende come un errore
di interpretazione possa essere particolarmente pericoloso.
Pertanto l’intervento multidisciplinare, effettuato dal medico di Pronto
Soccorso e dal cardiologo e, se del caso,
dall’internista e dal rianimatore, è essenziale per la valutazione della gravità del
quadro clinico e per la corretta collocazione del paziente in esame: così accade
che scompensi cardiaci acuti, per esempio, dovuti a crisi ipertensive, possano
essere risolti rapidamente con l’abbassamento della pressione mediante farmaci appropriati somministrati in Pronto
Soccorso, e in questo caso il paziente
può essere ricoverato, già stabilizzato,
nel reparto di medicina; ma può anche
accadere che l’insufficienza respiratoria
sia molto grave e l’esame di routine in
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questi casi, cioè l’emogasanalisi, riveli
una ossigenazione assolutamente insufficiente, e in questi casi il paziente può
aver bisogno di respirazione assistita nel
reparto di rianimazione.
Il protocollo adottato dovrebbe mettere
al riparo da errori o inconvenienti nella
gestione di questi malati.
Altra patologia di comune riscontro al
Pronto Soccorso è la crisi di fibrillazione
atriale, che è l’aritmia cardiaca più frequente; in genere è benigna, ma se non
trattata in modo adeguato, può diventare rischiosa. Fra l’altro, questa aritmia
non è necessariamente segno di malattia cardiaca presente, ma può essere
solo una manifestazione transitoria causata da momenti scatenanti diversi, da
quelli psichici, come ansietà, depressione, irascibilità, a quelli semplicemente
meccanici, da distensione addominale,
meteorismo, indigestione. Proprio perché può insorgere anche in soggetti
sani, sarebbe quanto mai inaccettabile
che ne derivassero conseguenze dannose per il paziente. Nell’Ospedale di
Arzignano si è adottato un protocollo
che mira alla soppressione di questa
aritmia entro 24 ore, con mezzi farmacologici o, in caso di insuccesso, con la
cardioversione elettrica.
L’obiettivo dichiarato di sopprimere
l’aritmia in 24 ore costituisce un progresso notevole nel trattamento di questi pazienti; questo protocollo non ci
risulta sia in uso in molti altri ospedali.
Pertanto in questa patologia riteniamo
che l’Ospedale di Arzignano offra un
qualcosa in più che può fare la differenza.
Ennio De Dominicis
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Ospedale
L’Ulss segue il paziente anche a casa
I
l’Assistenza medica continua anche dopo la dimissione dall’ospedale
l 3 agosto la Conferenza dei
Sindaci ha approvato il protocollo per la sperimentazione delle
dimissioni protette nei reparti dei
presidi ospedalieri dell’Ulss 5.
Per dimissione protetta s’intende ogni
forma di assistenza sanitaria conseguente alla dimissione di persone ricoverate, dopo che le condizioni acute
sono state stabilizzate e per le quali
l’ulteriore periodo di cura e di riabilitazione può essere trascorso a domicilio
o in una struttura della rete dei servizi
territoriali. Con questo documento la
Direzione Medica Ospedaliera vuole
far fronte ai cambiamenti adottando
nuove misure d’intervento in favore
delle persone ammalate, con particolare attenzione a quelle non autosufficienti.
La trasformazione dell’organizzazione
dei sistemi sanitari avvenuta in questi anni ha modificato il ruolo degli
Ospedali rendendoli ambiti dove in un
periodo breve vengono compiuti atti
di cura mirati a specifici obiettivi. Da
qualche anno l’Ulss è costretta a confrontarsi con l’obiettivo del proprio ridimensionamento in termini di numerosità dei posti letto di degenza per acuti
e di giornate di degenza procapite, allo
scopo di evitare sprechi e di ottimizzare l’uso delle risorse tecnologiche a
disposizione del cittadino malato. Nello
stesso tempo si assiste a cambiamenti
demografici importanti: un repentino
invecchiamento della popolazione e la
caduta del tasso di natalità.
La Direzione Medica ha impostato il
lavoro considerando queste pesanti
problematiche, tenendo in considerazione il fatto che la maggior parte delle
richieste di servizi ospedalieri viene dall’utenza ultra sessantacinquenne e che
la patologia cronica è quella che più
di tutte richiede uno sforzo di analisi
dei bisogni e di razionalizzazione delle
risposte terapeutiche ed assistenziali.
dicembre 2006
Per tale motivo è stato concordato tra
questa Direzione ed il Distretto un protocollo sperimentale per le dimissioni
protette.
Il protocollo è finalizzato alla presa
in cura della persona e a garantire la
continuità assistenziale tra intervento
ospedaliero e domiciliare.
I destinatari del protocollo, in via sperimentale per 6 mesi, sono i soggetti
ricoverati nei reparti che, al momento
delle dimissioni, non sono in grado di
organizzare in modo autonomo il rientro a domicilio e la continuazione delle
cure e dell’assistenza indicate nella fase
di dimissione.
È difficile delineare con precisione che
cosa sia la non autosufficienza o la
dipendenza.
Il Consiglio d’Europa ha adottato la seguente definizione:
la dipendenza è una condizione nella quale si trovano alcune
persone che per delle ragioni legate alla mancanza o perdita
d’autonomia fisica, psichica o intellettuale hanno bisogno di
un’assistenza e/o di grossi sostegni per compiere quelle azioni
legate alla vita quotidiana. Per le persone anziane la dipendenza può essere aggravata dalla mancanza di integrazioni sociali,
di relazioni affettive e di risorse economiche sufficienti.
È, infatti, il sovrapporsi delle patologie con la condizione socioambientale, cognitiva e psico-affettiva della persona che determina la comparsa ed il livello di dipendenza e, di conseguenza,
l’entità del fabbisogno assistenziale.
Uno degli obiettivi del protocollo è
favorire la permanenza dell’anziano in
famiglia, cercando di alleggerire quest’ultima dalla difficoltà della gestione del parente non autosufficiente,
realizzando un percorso assistenziale
articolato in più interventi, servizi e figure
professionali in risposta ai bisogni di salute
della persona.
Domenico Mantoan
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Ospedale
Continuità assistenziale dopo il Day Surgery
il passaggio di consegne tra l’ospedale e il medico di base
L
a continuità assistenziale passa per la rete. È questo uno dei messaggi che traspare dal progetto
di “Continuità assistenziale per il paziente trattato in Day Surgery” predisposto dal Servizio di Day
Surgery di Valdagno, presentato al primo Concorso
Qualità dell’Ulss 5.
Punti di forza del progetto:
- l’invio tramite e-mail della lettera di dimissione dell’utente al medico curante assicura una tempestiva
informazione al medico di base che può farsi carico
della domanda assistenziale nel post-ricovero.
- il personale del Day Surgery assicura, per il giorno
seguente la dimissione, il contatto telefonico a
domicilio del paziente; in tale occasione viene compilata dal personale una scheda che prevede un set
di domande finalizzate ad assicurare alla struttura
di ricovero le informazioni necessarie per un valido
follow-up clinico assistenziale.
La comunicazione telefonica e l’e-mail offrono una
supervisione a domicilio del paziente da parte della
struttura ospedaliera dimettente, unitamente ad una
contestuale presa in carico da parte del medico
curante.
L’iniziativa, oltre agli indubbi vantaggi per il paziente,
valorizza il ruolo dei curanti ai quali viene passato il
testimone per la continuazione della cura a domicilio
da parte dei colleghi ospedalieri, aprendo nuove
prospettiva sul versante di un’auspicata e sempre più
indispensabile collaborazione tra queste figure cardine dell’attività sanitaria.
Questo progetto si
dimostra infine un’ulteriore conferma dell’attenzione del personale
sanitario ai bisogni assistenziali dell’utente.
Milvia Marchiori
Vania Sperman
Nuove tecnologie al servizio del diabete
due retinografi in Oculistica
I
l Centro Antidiabetico di Valdagno e Montecchio
può contare oggi su due nuovi retinografi digitali
per lo screening della retinopatia diabetica.
Questa malattia è la prima causa di cecità fra i 40 e i
65 anni nei Paesi Industrializzati; per comprenderne il
significato sociale si pensi al limite, in età lavorativa, di
non poter guidare.
La diagnosi di retinopatia diabetica viene effettuata
dal medico oculista esaminando il fondo oculare
del paziente diabetico. Con i nuovi retinografi quest’operazione è possibile anche senza la presenza
fisica dell’oculista, che può effettuare a distanza la
diagnosi sulle immagini reperite. Questo consente di
aumentare il numero di pazienti diabetici esaminati
sfruttando al meglio le risorse umane di cui l’Ulss
dispone.
In questa attività, oltre all’Oculistica, viene coinvolta
l’Unità Operativa di Diabetologia-Endocrinologia,
diretta dalla dr.ssa Lombardi: il personale dell’Oculistica e dei Centri Antidiabetici di Montecchio e
Valdagno effettua gli esami e invia le immagini
all’oculista che procede alla diagnosi e alla restituzione del referto, tutto su rete digitale.
In questo modo si può esaminare il fondo oculare a
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Retinografo
quasi tutti i pazienti con nuova diagnosi di diabete
e a quelli che necessitano di controllo, mentre giungono all’oculista per approfondimento solo i casi di
sospetta patologia.
L’acquisto dei Retinografi digitali è stato sostenuto dal
Primario Oculista dr. Arnaldi, dal Direttore Generale
Carraro e dal Direttore Medico dr.
Mantoan perché, oltre ai vantaggi
logistici consentiti dalla “telemedicina”, i retinografi permettono di diagnosticare precocemente un sempre
maggior numero di casi di retinopatia
diabetica.
Andrea Pagliarusco
dicembre 2006
Ospedale
Trattamento chirurgico dell’ernia inguinale
L’
ernia inguinale colpisce oggi il 6-7% della
popolazione, ma già gli antichi egizi, nel XV
secolo a.C., affrontavano con opportuni bendaggi i problemi legati all’ernia. Nel tempo le scelte
mediche in questo campo si sono affidate a pratiche basate più sull’intuizione che sulle conoscenze
anatomiche: si è passati dalla cauterizzazione di
epoca romana, alla legatura del sacco erniario alla
base. Solo nei secoli XIII e XIV con il progredire delle
conoscenze anatomiche, vennero costruiti i cinti contenitivi, preziosa alternativa ai precari risultati della
chirurgia di allora.
Bisogna attendere la fine dell’800, però, per l’affermarsi
del trattamento chirurgico del sacco erniario, quando il padovano Edoardo Bassini ideò un trattamento
specifico per l’ernia inguinale; il suo intervento è oggi
raramente praticato ma gli interventi che ne derivano
consentono risultati straordinari.
Fino ad alcuni anni fa la chirurgia dell’ernia inguinale
comportava la riparazione del punto debole tramite
l’avvicinamento di varie strutture muscolari con punti
di sutura interni; l’intervento era doloroso e obbligava
a diversi giorni di degenza, con una convalescenza di
alcune settimane. La percentuale di recidive era, inoltre,
viaggio nel tempo con l’evoluzione chirurgica
piuttosto elevata (5% -7%).
Oggi l’intervento viene eseguito con una piccola incisione inguinale, assai poco traumatica e dolorosa; il
punto debole della parete addominale viene riparato
con il posizionamento di una piccola protesi artificiale
istocompatibile, che costituisce il substrato sul quale
l’organismo provvederà a ricostruire il tessuto di rinforzo
della parete.
I vantaggi sono molteplici:
a l’intervento, eseguito in day hospital chirurgico, non
richiede ricovero e l’anestesia locale, particolarmente
impiegata nei pazienti anziani, permette un minor
risentimento generale;
b la tecnica chirurgica non mette in tensione le strutture
anatomiche muscolari comportando un minimo traumatismo, un modesto dolore post-operatorio e una
convalescenza più breve.
Questa tecnica, infine, che ha una percentuale di recidive al di sotto dell’1%
può considerarsi un intervento che,
davvero risolve il problema dell’ernia
inguinale.
Luciano Griggio
Video di tecnica sulla Chirurgia tiroidea
A
cinque mesi dal congresso sulla chirurgia tiroidea
di Valdagno, che ha visto la partecipazione di
Chirurghi del Triveneto, è uscito il DVD che riassume la giornata di studi.
Con l’aiuto dei più noti esperti italiani nella materia, per
fornire indicazioni coerenti e uniformi per questo tipo
di malattia, abbiamo raggiunto due scopi: offrire una
selezione di video di tecnica chirurgica di consultazione pratica e immediata e favorire lo scambio di conoscenze e di informazioni tra esperti.
Il DVD si divide in due parti:
• una serie d’interventi eseguiti in diretta passando in
rassegna le diverse metodiche operative: l’impiego
delle nuove tecnologie, fra cui il bisturi ad ultrasuoni e le tecniche mini-invasive, hanno contribuito alla
semplificazione delle procedure con una riduzione
del trauma chirurgico e dei tempi operatori.
• alcune letture che sviluppano il percorso diagnostico
terapeutico nelle malattie tiroidee ad indicazione chidicembre 2006
un ausilio per i chirurghi italiani
rurgica con particolare riferimento alle più frequenti
complicanze post-operatorie.
Il modello organizzativo sviluppato nella nostra Ulss
ha consentito di formare un centro dedicato alle malattie tiroidee, permettendo agli operatori di acquisire
un elevato standard professionale e razionalizzando
l’impiego delle risorse, a vantaggio dei pazienti e della
qualità dei servizi. È un modello esemplare sia per educazione alla salute sia per la crescita assistenziale.
Un ringraziamento speciale va all’Associazione Progetto Salute Valle Dell’Agno
Onlus che con il suo sostegno ha partecipato
alla realizzazione di questo evento.
Luigi De Santis
Raffaele Gianesini
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Ospedale
Continua il gemellaggio con l’Albania
un filo diretto tra l’Ortopedia dell’Ulss 5 e quella di Scutari
B
ilancio più che positivo per la
terza missione operativa della
nostra Ulss all’Ospedale di
Scutari in Albania, frutto dell’accordo di
Cooperazione Sanitaria Internazionale
siglato tra l’Ospedale Regionale di
Scutari, l’Ulss 5 Ovest Vicentino e l’Unità
Operativa di Ortopedia di Montecchio
Maggiore.
Dal 24 al 27 settembre scorso il dott.
Enrico Castaman ha guidato in Albania il
gruppo di lavoro composto dall’ortopedico dott. Antonio Musetti, dall’anestesista dott. Ernesto Della Mora, dall’infermiere professionale Moreno Casara, ferrista di sala operatoria, e dall’assistente
amministrativo Loreta Borghero.
La cooperazione ha avuto inizio nel
2003 su proposta dei Padri Francescani
che operano a Scutari, in particolare
grazie all’aiuto di Padre Sergio Gazzea
che, sensibile ai problemi sanitari della
popolazione, ha cercato di realizzare
questo rapporto di collaborazione tra
gli ortopedici della nostra Ulss e gli
ortopedici di Scutari.
Su questa base è stato stipulato un
accordo di collaborazione clinica e
didattica in campo ortopedico e traumatologico tra la divisione di chirurgia dell’ospedale albanese e l’Unità
Operativa di Ortopedia-Traumatologia
dell’Ulss 5. Sulla scia dei successi ottenuti nei due viaggi precedenti, durante
questa terza missione internazionale
sono stati effettuati 20 interventi chirurgici, di cui 15 artroprotesi d’anca su
lussazione congenita; sono state inoltre
effettuate 44 prime visite e una decina
di controlli ai pazienti operati nelle precedenti missioni.
L’elevato numero di interventi eseguiti
è stato reso possibile non solo dalla
disponibilità del personale sanitario
locale ma anche dalle migliorie strutturali apportate alle sale operatorie.
Inoltre è notevolmente aumentata la
qualità della preparazione del personale medico ed infermieristico, grazie alle
competenze acquisite durante gli stage
di perfezionamento effettuati presso
la nostra Unità Operativa e proseguita
poi nell’Ospedale di Scutari.
Il medico ortopedico e il medico anestesista di Scutari si sono impegnati a
tutto campo nel progetto di sviluppo
del loro Ospedale, hanno ad esempio
studiato un programma di ottimizzazione delle risorse locali applicando gli iter
diagnostici e i protocolli di trattamenti
appresi. Sono stati inoltre effettuati
i primi incontri per dare l’avvio ad un
programma di prevenzione della lussazione di anca nella displasia congenita,
affezione frequente nella popolazione
locale per predisposizione genetica.
È stato infine stilato il programma di
massima per gli interventi da effettuarsi
nella prossima missione, in programma
già all’inizio del nuovo anno. “Durante
questa missione abbiamo notato con
soddisfazione - spiega il dott. Musetti
- un miglioramento delle capacità operative del personale medico ed infermieristico dell’Ortopedia di Scutari lasciando
intravedere una progressiva autonomia
e un aumento dell’offerta sanitaria locale, che
garantiranno una risposta in loco alle richieste
medico chirurgiche della
popolazione.”
Antonio Musetti
Nell’articolo del nuovo Mammografo Digitale pubblicato a pagina 14 del n. 2/2006 di
Ulss 5 Notizie, non è stato citato il prezioso contributo ricevuto da parte della Fondazione
Cariverona e della Cassa Rurale ed Artigiani di Brendola per l’acquisizione del mammografo digitale al Servizio di Radiologia dell’Ospedale di Montecchio Maggiore.
La redazione si scusa con gli interessati e con i lettori.
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dicembre 2006
Ospedale
Un elettrocardiografo per i Donatori di Sangue
U
n nuovo elettrocardiografo è
stato donato al Servizio Immunotrasfusionale (SIT), frutto di
una lodevole iniziativa coordinata dal
Presidente del Gruppo Donatori di Sangue di Brendola con il contributo della
Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola e
delle Associazioni Donatori di Sangue
Cav. Pietro Trevisan di Montecchio Maggiore e Fidas Provinciale di Vicenza.
Lo strumento, di ultimissima generazione, combina un facile utilizzo con
un display a colori ad alta definizione
e una notevole velocità e flessibilità
d’uso. Esso è inoltre dotato di un sistema di comunicazione per la gestione
computerizzata e telematica dei dati in
ambito ospedaliero ed extraospedaliero. Con la nuova apparecchiatura è
possibile eseguire nella stessa mattinata
tutti gli accertamenti necessari per l’idoneità alla donazione (esami del sangue,
radiografia al torace, elettrocardiogramma), che prima richiedevano due accessi ospedalieri. Esso è inoltre utilizzato
per i controlli su donatori già attivi e
su pazienti candidati al predeposito di
sangue in vista di un intervento chirurgico programmato. La disponibilità della
nuova apparecchiatura è il risultato di
un programma iniziato lo scorso anno
con un’indagine del Centro Raccolta
Sangue di Montecchio Maggiore per
analizzare la qualità dei servizi offerti ai
donatori e incrementare la raccolta del
sangue e degli emocomponenti. È stata
quindi rivista l’organizzazione, gli orari e
il flusso di accesso dei donatori, andando incontro a coloro i quali non possono usufruire della giornata di permesso.
Introdotta la cartella clinica informatizzata e aumentate le occasioni di incontro
per la sensibilizzazione alla donazione
del sangue, i risultati sono evidenti: le
donazioni sono cresciute del 15% con
un aumento del 37% delle plasmaferesi
e l’avvio della raccolta multicomponent
per la donazione di piastrine.
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lo strumento permette velocità e gestione telematica
La cerimonia di consegna della nuova attrezzatura, cui sono convenute le più alte cariche dell’Ulss 5, delle Associazioni dei Donatori
e della Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola, è stata l’occasione
per fare il punto sulle attività del Servizio Trasfusionale, con sei
principali tematiche:
1 È in via di completamento il riordino della informatizzazione del
SIT, con un nuovo sistema applicativo web più veloce ed efficiente.
2 Per la validazione dei gruppi sanguigni e la distribuzione delle
unità di sangue in urgenza è operativo un programma che permette al medico di visualizzare e di validare via web, anche dal
proprio domicilio, gli esami eseguiti in ospedale dal tecnico di
laboratorio.
3 Un nuovo separatore cellulare per raccolta multicomponent
permette in non più di un’ora di raccogliere piastrine da aferesi
in associazione a plasma e/o globuli rossi.
4 È iniziata la raccolta e produzione del gel di piastrine raccolto
da pazienti e donatori, particolarmente utile negli interventi di
chirurgia ortopedica e nella guarigione di ulcere e piaghe di
qualsiasi origine.
5 Per migliorare l’attività trasfusionale, a gennaio inizierà un corso
di aggiornamento per gli infermieri sulla richiesta trasfusionale
e l’uso clinico del sangue.
6 A partire dal prossimo anno, infine, verrà ampliata, attraverso il coinvolgimento del Servizio
Promozione Educazione alla Salute dell’Ulss,
l’attività di informazione e sensibilizzazione
alla donazione del sangue presso alcuni istituti
scolastici, in collaborazione con l’Associazione
Donatori di Sangue e Fidas.
Maurizio Soli
19
messaggio promozionale
Territorio
La ricerca universitaria aiuta la popolazione
dal convegno “Problemi sociali, territorio e servizi: quale relazione?”
È
in corso uno studio congiunto tra Università di
Verona e Ulss 5 per analizzare la relazione fra le
problematiche socio economiche, l’organizzazione dei servizi sociali e i bisogni della popolazione
dell’Ulss 5 e dell’Ulss 20 di Verona.
Questa ricerca, condotta da operatori sociali delle
due Ulss, avrà impatto sulle comunità locali che
potranno interrogarsi sulle proprie caratteristiche e
sulle ricadute delle stesse nella qualità di vita della
popolazione debole.
La presentazione dell’iniziativa nel nostro territorio si
è svolta lo scorso giugno a Recoaro Terme, durante
il seminario “Problemi Sociali, Territorio e Servizi:
quale relazione?”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo. All’incontro hanno partecipato professionisti del
sociale, rappresentanti di enti locali, dell’Ulss e del
privato sociale.
Dopo il saluto del sindaco di Recoaro Terme Franco
Viero, l’assistente sociale dott. Morello, dipendente
Ulss, ha presentato i dati di un precedente lavoro
svolto nel vicentino e nel veronese. Di fatto il seminario di Recoaro Terme trova le sue premesse proprio
nella ricerca già condotta e nel desiderio degli operatori di approfondirne i risultati.
I successivi interventi del prof. Gosetti, del prof.
Amaddeo, della dr.ssa Grigoletti e del prof. Bressan hanno sottolineato l’importanza degli operatori
sociali e hanno evidenziato con dati e strumenti
grafici come, nello specifico della salute mentale,
l’utilizzo dei servizi psichiatrici in aree urbane sia in
relazione con le caratteristiche socio economiche del
territorio.
Il Direttore dei Servizi Sociali dr.ssa Pinzauti ha inoltre
evidenziato, analizzandone la normativa, quanto l’integrazione sociosanitaria garantisca inclusione sociale e continuità tra prevenzione, cura e riabilitazione.
In conclusione, le dr.sse Paiola e Venturelli, ricercatrici
dell’Università di Verona, hanno presentato i primi
risultati della ricerca confrontando le Province di
Vicenza e Verona rispetto all’economia, all’istruzione,
alla popolazione, all’offerta di servizi e
alle caratteristiche morfologiche.
I documenti presentati durante il seminario saranno presto consultabili sul
sito http://lisss.univr.it/cantieriaperti.
Raffaele Morello
Attrici per un giorno all’IPSIA di Lonigo
D
per migliorare la convivenza civile nel nostro territorio
a tempo l’istituto scolastico IPSIA di Lonigo
collabora con l’Ulss 5 alla realizzazione di progetti formativi per le problematiche degli studenti di Scuola Superiore. Particolarmente efficace si
è dimostrato un percorso innovativo di Animazione di
Strada proposto dalla cooperativa “Studio Progetto”
alle ragazze della classe 2a OMA, le future stiliste
del Comparto Moda, coordinate dalla professoressa
Cristina Ferrara. Il Progetto “Promozione dei diritti
e dei doveri dei popoli” si è articolato in quattro
incontri di due ore ciascuno, con l’obiettivo di favorire
l’integrazione scolastica e sociale degli adolescenti
italiani e stranieri del nostro territorio. Gli educatori
Giorgio e Andrea, con la loro simpatia contagiosa,
hanno saputo vincere ogni diffidenza coinvolgendo
le ragazze in giochi di ruolo volti a migliorare le relazioni, sperimentare il senso di accoglienza dell’altro
e raggiungere scopi comuni. Fondamentale è stata
la fase conclusiva che ha consentito di rielaborare,
dicembre 2006
mettendoli in scena attraverso il “Teatro dell’Oppresso”, i conflitti nati in classe, una realtà multietnica con
ragazzi provenienti da India, Serbia, Albania, Ghana
e Brasile.
“Tutte noi siamo soddisfatte di questa esperienza afferma Vania, attrice per un giorno, dalle pagine del
giornalino scolastico - decisamente al di fuori della solita routine scolastica. Penso che un progetto di questo
genere farebbe bene a qualunque classe considerato
l’effetto ottenuto! Infatti abbiamo collaborato per realizzare il video anche con le compagne a cui prima non
rivolgevamo la parola, ci siamo molto
divertite e ci siamo conosciute meglio.
Ora siamo impazienti di vedere il risultato del nostro impegno”.
In ricordo della allieva Rani Poonam
Ileana Slaviero
21
Territorio
Nuova sede operativa per la “Lonigo Soccorso”
da settembre nell’Ospedale leoniceno
Il taglio del nastro: da sinistra, il Direttore Generale Daniela Carraro, il
Sindaco di Lonigo Silvano Marchetto e il Presidente di Lonigo Soccorso
Gianpietro Rondinella
È
stata inaugurata il 23 settembre a Lonigo la nuova
sede della “Lonigo soccorso”, alla presenza del
Direttore Generale dell’Ulss e dei suoi collaboratori, del sindaco Silvano Marchetto e dei membri della
Giunta e del Consiglio Comunale.
La “Lonigo Soccorso” è un servizio di Pubblica
Assistenza Volontaria-Onlus che nasce all’inizio del
2005 per rispondere alle esigenze di aiuto sanitario
della cittadinanza leonicena, in collaborazione con
la Protezione Civile di Lonigo. I soci fondatori, forti
della loro decennale esperienza nel campo, si sono
impegnati quotidianamente affinché l’associazione
potesse crescere e avere il giusto riconoscimento.
Infatti con l’aiuto ed i contributi dei vari benefattori
leoniceni, la “Lonigo Soccorso” si è dotata nel tempo
di due ambulanze, comperate usate, una vettura e di
un nuovo defibrillatore portatile.
L’Associazione inoltre organizza annualmente un corso
per volontari soccorritori che da quest’anno è ospitato
nella sala didattica dell’Ospedale di Lonigo.
Dalla piena e costante collaborazione con la Direzione
Generale dell’Ulss 5, con grande soddisfazione dei
dirigenti e di tutti gli operatori, si è concretizzata
anche la concessione e la realizzazione della nuova
sede operativa proprio di fronte ai locali del Punto di
Primo Intervento dell’Ospedale di Lonigo.
La numerosa partecipazione alla giornata inaugurale
ha dimostrato concretamente quali siano il rapporto,
la sinergia e la fiducia esistenti tra le istituzioni e il
mondo del volontariato soccorritore.
In particolare il Direttore Generale dell’Ulss Daniela
Carraro ha sottolineato l’importanza del servizio della
“Lonigo Soccorso” di fronte alle continue esigenze di
risorse verso i casi di emergenza e di soccorso. I dirigenti della “Lonigo Soccorso”, infine, hanno espresso
pubblicamente al Direttore Generale la più viva riconoscenza per la concreta collaborazione dimostrata in
questi anni.
Bruno Miccoli
Medicinali per la popolazione libanese
dalla Farmacia Ospedaliera un esempio di solidarietà
L
a nostra Ulss si dimostra nuovamente protagonista nella solidarietà. Per aiutare il Libano dopo
la guerra tra Israele e Hezbollah, la Farmacia
Ospedaliera ha inviato a questo Paese, nel mese di
agosto, due bancali di farmaci e materiale sanitario
vario: 128 confezioni di antibiotici, 130 confezioni di
medicinali ad uso ginecologico, 40 confezioni di farmaci per le patologie respiratorie, 35 confezioni di disinfettanti, 1200 paia di guanti chirurgici in lattice, 1600
cerotti medicati e 60 confezioni di bisturi monouso.
In tutto il Veneto sono state raccolte 10 tonnellate di
farmaci e presidi sanitari che sono stati spediti dalla
Farmacia dell’Ospedale di Rovigo al porto di Brindisi
22
per l’imbarco, assieme a quelle messe a disposizione
da altre dodici regioni, nella nave San Marco della
Marina Militare, in partenza per Beirut, dove sono
state consegnate al Ministro della Sanità libanese.
Ancora una volta l’Ulss 5 ha potuto manifestare con
tempestività la sua generosità nei confronti dei bisogni sanitari delle popolazioni duramente provate dalla
guerra e la Farmacia Ospedaliera è riuscita a dimostrare la sua efficienza nel mettere a disposizione, in tempi
brevi, tutto il materiale sanitario necessario per questa
importante operazione umanitaria.
Pietro Borga
dicembre 2006
messaggio promozionale
Territorio
Il Servizio Integrazione Lavorativa trasloca
a Montecchio, un ponte tra mondo del lavoro e utenza disabile
I
La nuova sede del Servizio Integrazione
Lavorativa
Per informazioni
Servizio Integrazione
Lavorativa
tel. 0444 708334 - 708335
e-mail:
integrazione.lavorativa
@ulss5.it
l 14 settembre è stata inaugurata la
nuova sede del Servizio Integrazione Lavorativa (SIL) di Montecchio
Maggiore, in Via Pieve, 12. L’iniziativa è
stata presentata, ai numerosi cittadini
intervenuti, dal Direttore dei Servizi
Sociali dr.ssa Antonella Pinzauti, che
ha espresso l’intenzione di dare spazio
e priorità alle azioni finalizzate all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa
della persona che presenta disabilità.
D’accordo con lei, il Presidente della
Conferenza dei Sindaci Maurizio Scalabrin, rappresentante dei 22 Comuni
presenti nel territorio che ha ribadito
l’importanza di offrire interventi nell’Ulss a favore delle fasce deboli.
“Sviluppare azioni che conducano
all’integrazione lavorativa - sottolinea la
dr.ssa Rafaella Dal Lago, responsabile
del SIL - significa condurre il soggetto
in difficoltà ad acquisire sempre più
autonomia diminuendo così il bisogno
assistenziale e migliorando il suo stato
di salute”.
Dal 2000 ad oggi sono raddoppiati gli
accessi al SIL: sono circa 500 le persone
assistite nel 2005 e oltre 120 i tirocini
attivati. Sono stati attuati, inoltre, circa
75 progetti finalizzati al supporto in
azienda di lavoratori disabili precedentemente inseriti e una sessantina di
persone ha reperito un’occupazione a
seguito di percorsi organizzati dal SIL.
“Sviluppare la rete già esistente di servizi - ribadisce l’Assessore Provinciale
al Lavoro e alle Attività Produttive dr.
Giulio Bertinato - riveste un’enorme
importanza, poiché solo attraverso la
collaborazione tra servizi pubblici e privati si riesce a razionalizzare le risorse
esistenti e ad ottenere risultati soddisfacenti sia per il cittadino in difficoltà
che per l’azienda che lo accoglie”.
La nuova sede e il materiale messo a
disposizione degli operatori permettono maggiore efficienza di intervento
e spazi adeguati alle esigenze dei
cittadini.
Rafaella Dal Lago
Nel labirinto dei conflitti familiari
l’istituzione di un Servizio di Mediazione Familiare
L
Per informazioni
Distretto Socio-Sanitario
Il centro è attivo, su appuntamento, presso la sede del
Distretto Socio-Sanitario
di Lonigo, in Piazza Martiri
della Libertà. Per avere
informazioni è possibile
telefonare tutte le mattine
dalle 8.30 alle 12.30
tel. 0444 703542
e-mail:[email protected]
24
a nuova legge sulla separazione
e l’affidamento dei figli, entrata
in vigore il 16 marzo 2006, prevede “prioritariamente” l’affidamento
condiviso dei figli minori: i genitori
hanno quindi il compito di con-dividere la gestione dei figli. La Mediazione
Familiare si propone come strumento facilitatore per la realizzazione di
quanto proposto dalla legge e intende far leva sulla responsabilità più
che sulla potestà dei genitori; in altre
parole viene privilegiata la responsabilità verso i figli per uscire dall’ottica vincitori-vinti ed entrare in una
che permetta di valorizzare il ruolo di
genitori che, anche se non più coniugi,
sanno costruire insieme un adegua-
to ambiente di crescita, individuando
accordi e soluzioni condivise.
L’Ulss 5 a questo proposito ha predisposto, nell’ambito dell’Unità Operativa
Consultori Familiari, la realizzazione di
un centro unico pilota di Mediazione
Familiare, a sostegno e potenziamento
delle funzioni genitoriali per le coppie
in procinto di separarsi o separate (sia
in caso di matrimonio che di convivenza). Il Servizio è gratuito e volontario,
viene garantita la totale riservatezza
ed è indipendente dal sistema giudiziario o da altri percorsi socio sanitari:
non si sostituisce in alcun modo ai
ruoli dell’avvocato e dei giudici.
Lucia Lazzari
Elisabetta Pieri
dicembre 2006
Territorio
Educazione alla salute nella scuola
sul sito dell’Ulss le iniziative per l’Anno Scolastico 2006/07
L’
Azienda Ulss 5 continua la sua
azione di promozione ed educazione alla salute in collaborazione con le scuole del territorio.
Le iniziative che compongono l’offerta formativa per l’anno scolastico
2006/2007 fanno parte degli obiettivi del programma di Educazione
alla Salute promosso dalla Regione
Veneto.
L’obiettivo è quello di allargare la cultura della promozione della salute e di
integrare le attività secondo una logica di rete e di alleanze con sistemi ed
istituzioni che insieme hanno responsabilità nel processo di promozione
ed educazione alla salute del singolo
e della collettività.
Il marketing relativo alle nostre proposte progettuali, quest’anno, è stato
effettuato attraverso l’invio del manifesto informativo a tutte le Direzioni
Scolastiche presenti sul territorio di
competenza dell’Ulss 5.
“www.ulss5.it/scuole/” è la nuova
pagina web dedicata alle iniziative di
promozione ed educazione alla salute
che ha trovato collocazione sul nuovo
portale aziendale: è stata pensata
come un nuovo strumento utile al fine
di facilitare e migliorare la comunicazione interistituzionale.
Venceslao Ambrosini
Monica Menti
Promozione diritti e doveri dei popoli
G
iovedì 28 settembre si è svolta
ad Arzignano la conferenza conclusiva del progetto “Promozione dei diritti e dei doveri dei popoli e
miglioramento della convivenza civile
nel nostro territorio”.
Tale progetto, realizzato in collaborazione con la Cooperativa Studio Progetto di Cornedo V., rientra nel Piano
Biennale “La Comunità come famiglia,
la famiglia come Comunità: i percorsi
della socializzazione” attivato dall’Ulss
5 per il biennio 2004/05 su delega della
Conferenza dei Sindaci. L’iniziativa era
mirata alla promozione dell’agio e alla
prevenzione di fenomeni di conflittualità e devianza sociale, all’educazione
alla convivenza civile dei giovani e all’integrazione scolastica e sociale degli
adolescenti italiani e stranieri. Otto gli
istituti scolastici interessati: Liceo G.G.
Trissino e I.P.S.I.A di Valdagno, C.F.P.
“G. Fontana” di Chiampo, I.T.I.S. “G.
Galilei” e Scuola Secondaria di Primo
Grado “A. Giuriolo” di Arzignano, I.I.S.
Ceccato di Montecchio Maggiore, I.T.C.
dicembre 2006
un DVD dal lavoro di otto scuole vicentine
Rosselli e I.P.S.I.A “G. Sartori” di Lonigo.
Durante la conferenza le responsabili
Ulss del progetto, le dottoresse Donata
Cecchinato e Roberta Zordan, hanno
illustrato il percorso effettuato nei due
anni di sperimentazione, mentre gli
educatori dell’èquipe della Cooperativa Studio Progetto hanno esposto i
risultati e presentato il DVD “Mi fido di
te - l’esperienza in classe con il teatro
dell’Oppresso” realizzato nelle classi
coinvolte. Studenti, dirigenti e referenti
scolastici hanno espresso un apprezzamento unanime per il lavoro svolto. Da
ottobre 2006, pertanto, è stata avviata la
terza annualità del progetto.
Donata Cecchinato
Roberta Zordan
25
Territorio
Le mutilazioni genitali femminili
Anna Lotto
dal Parlamento Europeo una campagna d’informazione
C
Per informazioni
www.dirittiumani.donne.
aidos.it
26
irca 100-130 milioni di donne,
principalmente in Africa, hanno
subito mutilazioni genitali.
Esistono diversi tipi di Mutilazioni dei
Genitali Femminili (Mgf), di diversa
gravità: la più innocua e meno praticata consiste nel rimuovere il clitoride,
mentre la più brutale è l’infibulazione,
la rimozione del clitoride, delle piccole
labbra e parte delle grandi e nel ricucire l’apertura lasciando solo un piccolo
spazio per il passaggio delle urine e
del sangue mestruale.
Queste pratiche rappresentano una
gravissima menomazione fisica e psicologica della donna e della sua integrità, con conseguenze per tutto l’arco
della vita.
Nel suo libro “Possedere il segreto
della gioia” (Rizzoli,1993) Alice Walker
racconta in prima persona l’esperienza
di una donna africana mutilata e tutte
le implicazioni di questo tipo di usanze. Esse sono diffuse soprattutto nei
paesi dell’Africa Orientale e Centrale,
dalla Somalia al Golfo di Guinea e,
secondo gli studiosi, trovano origine
nelle tradizioni locali pre-islamiche e
pre-cristiane, rispondendo a una concezione di dominazione e controllo
della donna, probabilmente perché
percepita come potente e quindi pericolosa per la sua capacità sessuale e
riproduttiva. Ancor oggi, però, ogni
anno circa 2 milioni di bambine e adolescenti subiscono una qualche forma
di mutilazione dei genitali.
Il Parlamento Europeo ha lanciato la
campagna biennale “Stop Mgf!” allo
scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e tentare di ridurre questa pratica che le migrazioni hanno importato
anche in Italia e nei paesi europei.
Quest’iniziativa, che si affianca in Italia
alle leggi che colpiscono le mutilazioni
genitali femminili e ogni altra lesione
volontaria, si propone
di informare le donne
in tutto il mondo, coinvolgere gli uomini, le
istituzioni e le strutture
legislative e sanitarie.
Mauro Gonzo
dicembre 2006
Territorio
“Un sostegno a chi sostiene”
T
ra i vari tipi di demenza, la malattia più diffusa è l’Alzheimer, in
crescita soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione. In
Italia colpisce circa 600.000 persone,
di cui circa il 30% è ad uno stadio avanzato (oltre 130.000 pazienti). Le stime
parlano di 80.000 nuovi casi ogni anno
e le previsioni sono drammatiche: 1
milione di malati nel prossimo decennio e un raddoppio di casi nel 2025.
Le dimensioni del problema risultano
ingigantite dal fatto che gli effetti
della malattia non colpiscono solo il
singolo paziente, ma hanno un forte
impatto su tutto il nucleo familiare.
Giovedì 5 ottobre a Valdagno, a Palazzo
Festari, la dott.ssa Chiara Centomo,
Capo Sezione dei Servizi Sociali del
Comune di Valdagno, ha presentato
“Un sostegno a chi sostiene”, il progetto di aiuto psicologico ai familiari
di anziani non autosufficienti affetti da
demenza che verrà eseguito in collaborazione con la dott.ssa Alessandra
Tarquini, Psicologa specializzata in
Psicologia Clinica.
L’incontro è stato promosso dall’Assessorato delle Politiche Sociali del
Comune di Valdagno, con la collaborazione del dr. Marcello Mari, responsabile della Lungodegenza e dell’Ambulatorio per la Memoria dell’Ospedale
di Valdagno.
Il progetto “Un sostegno a chi sostiene” si svilupperà con un ciclo di incontri per gruppi di 8-10 persone volti a
supportare le persone che si prendono cura del paziente durante l’evoluzione della malattia.
L’Alzheimer, infatti, è accompagnato
dalla presenza di una sintomatologia
della sfera cognitiva e non cognitiva, in
particolare per quest’ultima sono evidenti i disturbi psicotici (come i deliri,
le allucinazioni, l’aggressività), l’ansia,
la depressione, l’insonnia. Sono questi
i disturbi che più pesano sulla famiglia
dicembre 2006
da Ulss e Comune un aiuto ai parenti dei malati di Alzheimer
ed è per questo carico che può essere
di valido aiuto l’iniziativa proposta dal
Comune di Valdagno.
Nel corso della serata di presentazione il dr. Mari ha sottolineato come l’attività diagnostica del medico geriatra
sia solo l’inizio del percorso poichè,
una volta fatta la diagnosi di demenza,
egli affronta un cammino con la famiglia del paziente. L’assistente sociale
Giuliana Santagiuliana ha poi illustrato
i servizi offerti dal Comune e dall’Ulss;
in particolare si è soffermata sull’Assistenza Domiciliare Integrata e sulle
possibilità di residenzialità per anziani non-autosufficienti. Alla fine delle
relazioni c’è stato spazio per alcuni
interventi di familiari
che hanno posto l’attenzione sul bisogno di
formazione anche da
parte delle badanti.
Fabio Armellini
L’Ambulatorio per Memoria attivato presso la UOA Geriatria nel
2000 segue circa 1000 pazienti e 1000 famiglie.
Il gruppo di lavoro comprende oltre al dr. Marcello Mari, che ne è
il responsabile, anche la dr.ssa Chiara Verlato, Geriatra, e la dr.ssa
Alessandra Simioni, Psicologa perfezionata in Neuropsicologia.
Oltre ad attività di diagnosi e cura per le patologie con declino
cognitivo esegue attività certificativa per il riconoscimento di invalidità civile, per altri contributi e per prescrizioni di ausili e presidi.
Inoltre assicura attività di consulenza e tutor per il Nucleo Alzheimer
della Casa di Riposo “La Pieve“ di Montecchio Maggiore. Il dr. Mari
e la dr.ssa Simioni inoltre seguono un gruppo di familiari in un percorso formativo e di sostegno psicologico.
Si accede all’Ambulatorio per la Memoria previa richiesta del
Medico di Medicina Generale ed appuntamento al CUP.
27
Territorio
Psicologia Olistica
un’opportunità a complemento delle terapie convenzionali
L
a Psicologia Olistica inizia ad integrarsi con la medicina tradizionale.
Il 17 e 18 giugno il Dipartimento
delle Dipendenze Patologiche, diretto
dal dr. Giuseppe Cicciù, ha organizzato
un corso teorico esperienziale per operatori sociali e sanitari sulla psicologia
olistica e sulle tecniche ad indirizzo
psico-corporeo, in collaborazione con
la Scuola di Psicoterapia InterattivoCognitiva dell’Università di Padova.
Nel corso delle due giornate di lavoro,
si è sottolineato come la psicologia
olistica e le tecniche psico-corporee
vadano considerate come modelli di
intervento complementari e non alternativi alle terapie convenzionali.
Nel mondo occidentale, viviamo dentro
gli schemi di una scienza figlia dell’illuminismo e del tardo positivismo. Siamo
abituati a lavorare su ciò che è visibile e
misurabile: un sistema che è funzionale alle sole esigenze dell’evidenza, ma
che non può essere considerato l’unica
modalità per interpretare i fenomeni.
Il sistema olistico realizza proprio il tentativo di integrare diverse e altre possibilità di trattamento, con l’idea che l’uomo non è solo corporeità, ma è un’unità
indissolubile di mente-corpo-anima.
La mente è un processo, non è una
struttura, ed è interrelata ed interdipendente con gli infiniti processi della vita,
atemporale e non localizzabile.
C’è una visione dell’uomo, in questa
prospettiva, non più di tipo egoico con
la identificazione nel corpo, ma una
visione di noi stessi come “altro esteso”,
dove l’altro fa parte di un unico processo nel quale siamo inseriti anche noi.
L’olismo non si limita cioè ad una visione
della realtà di tipo oggettuale, ma include anche l’osservatore e la relazione tra
soggetto e oggetto; integra ulteriori
elementi per comprendere i fenomeni
nella loro globalità e complessità. Non
si oppone al modello scientifico che
descrive e analizza i singoli componenti,
28
ma esprime un punto di vista complementare ed integrato.
Le tecniche innovative usate nel modello olistico sono l’attivazione d’anima o
psico-corporea, lo yoga, lo shiatsu e
le altre tecniche che determinano stati
modificati dell’assetto omeostatico dell’organismo. L’obiettivo è perseguire un
diverso livello di coscienza, oltrepassando i confini dell’io.
L’idea fondamentale del lavoro olistico
è quella di non rimanere fissati sugli
oggetti, ma di incorporare ciò che non
è visibile. Tale modello è in grado di
determinare un allargamento della consapevolezza del mondo e del Sé nel
mondo.
Gli operatori che hanno partecipato
alle esperienze psico-corporee hanno
definito in termini positivi ed innovativi
questo modello di pensiero riferito al
sé e al contatto con il mondo avendo
acquisito una diversa concezione degli
eventi interni ed esterni, sia sul piano
fisico che in ambito psichico e coscienziale. “Un’esperienza singolare” - così
l’ha definita un operatore che ha partecipato alle due giornate - “collegata
all’esperienza dell’altro e del gruppo,
che ha mobilizzato blocchi e resistenze
che avevano resistito negli anni a qualsiasi altro metodo di intervento sulla mia
anima”.
Il 15 e 16 dicembre prossimi, sarà riproposto il modello formativo di base sulla
psicologia olistica con la collaborazione
della Scuola di Psicoterapia InterattivoCognitiva della Università di Padova.
Giuseppe Cicciù
dicembre 2006
Prevenzione
Prevenzione dei tumori femminili
S
un nuovo macchinario per le tre Ulss vicentine
inergia tra le Ulss Vicentine nella
lotta ai tumori femminili: unite
hanno chiesto alla Fondazione
Cariverona un finanziamento di 800 mila
euro per una strumentazione innovativa
nel campo della diagnosi citologica.
“Thin-Prep Imaging System”, questo
il nome del nuovo macchinario che
sarà installato a Thiene, è un robot che
riconosce in ogni pap-test in monostrato 22-23 campi-immagine come
diversi rispetto al resto del preparato
e ne registra la sede in un floppy-disk.
I campi-immagine vengono poi richiamati sul microscopio con un sistema
computerizzato, per essere sottoposti
all’interpretazione umana. Si unisce
così la rapidità della macchina alla
flessibilità dell’interpretazione umana,
per ridurre i rischi di valutazioni incomplete o superficiali.
Sarà inoltre allocato un microscopio
motorizzato presso ciascun Servizio di
Anatomia Patologica delle tre Ulss coinvolte. Ad essi arriveranno i vetrini ed un
floppy disk con i dati pre-selezionati per
l’analisi da parte del citologo, con un
notevole risparmio di tempo per lo specialista. L’Assessorato alla Sanità della
Regione ha già dato l’autorizzazione per
l’acquisto.
“La speranza - sottolinea il dr. Romano
Colombari, primario dell’Unità Operativa di Anatomia Patologica - è che il
Thin-Prep Imaging System arrivi entro
l’anno. Il supporto, che ridurrebbe fino
al 60% il tempo impiegato per ciascun
pap-test, consentirebbe alla nostra Ulss
di potenziare già dal 2007 la campagna
di screening contro il tumore alla cervice uterina”.
“Riteniamo che la Banca abbia accettato di finanziare l’acquisto di questa
innovativa strumentazione per abbattere il campanilismo e
per premiare le Ulss che
propongono progetti
in sinergia” - conclude
il Direttore Generale
Daniela Carraro.
Alessandra Stefani
Che ti passa per la testa?
I
informazione e controllo costante per risolvere il problema dei pidocchi
nformazione e sensibilizzazione sociale: è il primo
passo per risolvere il problema dei pidocchi, parassiti che ogni anno fanno visita a 1,5 milioni di italiani,
per il 70% bambini tra i 3 e gli 11 anni.
“La pediculosi - afferma il dr. Massimo Pasqualotto
responsabile del Servizio Igiene e Sanità Pubblica (SISP)
- è un fenomeno che non sembra arrestarsi e il senso di
vergogna che lo circonda ne aiuta la diffusione. Si tratta,
infatti, di parassiti duri a morire come lo sono le false
credenze a loro riguardo: ancora si ritiene che siano
in grado di scegliere a chi far visita discriminando a
seconda del livello sociale. In realtà anche nei Paesi più
industrializzati la frequenza di infestazione nella popolazione è molto elevata”. Sul banco degli imputati ci sono,
tra l’altro, shampoo inefficaci e rimedi della nonna (dagli
impacchi di olio d’oliva a quelli di Kerosene).
In realtà non c’è prevenzione sicura: l’unica cosa che si
dicembre 2006
può fare è limitare il contagio. Accorgersi, cioè, il prima
possibile della presenza di pidocchi con un controllo
costante della capigliatura, alla luce naturale diretta
e con una lente di ingrandimento, esaminando con
pazienza piccole ciocche di capelli e ponendo particolare attenzione sulla nuca e dietro le orecchie. Se si rinvengono uova, farsi consigliare dal pediatra un trattamento
adatto e rimuovere il tutto con un pettine a denti fitti.
“Dal momento che sono i bambini i più colpiti - conclude
il Direttore Generale Daniela Carraro - è
importante che i genitori affrontino senza
vergogna il problema per evitare inutili
traumi psicologici, in collaborazione con
insegnanti, medici e SISP, così come
previsto dalla nota inviata alle scuole e
ai pediatri”.
Massimo Pasqualotto
29
Prevenzione
Le cardiologie aperte
l’esperienza ad Arzignano
I
l 24 settembre scorso si è celebrata
la giornata nazionale delle cardiologie aperte.
Nell’intento dell’Associazione nazionale
dei cardiologi ospedalieri e della Heart
care foundation, la fondazione che ha
promosso l’iniziativa, questa giornata
annuale dovrebbe consentire l’accesso
al pubblico agli ambienti cardiologici ospedalieri. Questa apertura viene
interpretata in modo diverso secondo
le situazioni locali, la disponibilità di
personale, l’approccio che i responsabili
del reparto intendono avere nei confronti della gente. Infatti, non si tratta
dell’istituzionale rapporto con i pazienti; qui l’apertura dell’ospedale riguarda
ovviamente anche i pazienti, ma riguarda la gente qualsiasi, quella che non è
malata, ma che può avere un interesse
culturale nei riguardi della disciplina
cardiologica, o un interesse attinente
allo stato di salute proprio o dei propri
familiari o, infine, semplice curiosità.
La divisione di cardiologia di Arzignano
ha inteso l’apertura, non come un fatto
puramente simbolico, ma come un fatto
sostanziale e pregnante. Infatti, qui non
si tratta di dare al pubblico, una volta
all’anno, la possibilità di entrare in locali quasi inaccessibili per tutto il resto
dell’anno o accessibili solo su richiesta
motivata del medico curante, per eseguire una visita o un esame strumentale.
Si tratta di aprire l’assistenza cardiologica al pubblico inteso come pazienti,
familiari, amici dei malati e personale
volontario di assistenza, non un giorno all’anno, ma costantemente. Questo
obiettivo ha caratterizzato l’attività della
divisione di cardiologia di Arzignano
fin dal suo nascere 10 anni fa. Abbiamo
inteso la necessità di una assistenza,
soprattutto ai malati più gravi, in terapia intensiva, supportata dalle persone
più care al paziente, consentendo lo
stazionamento, anche 24 ore su 24,
di un familiare nel box della terapia
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intensiva ove è ricoverato il congiunto.
Questo approccio non è diffuso, anzi
possiamo dire con certezza che è a tutt’oggi abbastanza raro, perché prevale
ancora, nella mentalità della maggior
parte degli operatori sanitari, medici e
infermieri, il concetto che il parente del
malato costituisca un disturbo, un intralcio all’assistenza e talora un pericolo,
nel senso che, con la presenza continua,
più facilmente un familiare potrebbe
entrare nel merito di eventuali carenze assistenziali e denunciarne eventuali
conseguenze, o potrebbe avere modo
di valutare il personale ed eventualmente esprimere un giudizio sfavorevole.
Noi, invece, riteniamo che la presenza
di un parente stretto sia di gran conforto per i malati e sia una necessità
umana che non si può negare. Oltre
tutto, il personale che lavora con impegno e passione, non dovrà temere nulla,
perché certamente riceverà l’apprezzamento di chi osserva. Infine, anche dal
punto di vista pratico, un parente è
di aiuto agli operatori, nell’assistere il
malato nei pasti, nei bisogni fisiologici
e nel sostegno psicologico, necessarissimo in questi casi. Oggi finalmente
nella letteratura internazionale si legge
dell’opportunità di far partecipare i
familiari anche alle fasi critiche dell’assistenza, come può essere una rianimazione cardiaca, riconoscendo il grande
valore del coinvolgimento delle persone care. Uguale apertura è stata offerta
da noi alle associazioni di volontariato
che integrano in modo encomiabile
l’assistenza degli operatori.
Quindi ben vengano le giornate aperte della cardiologia,
purché non si risolvano
in una manifestazione
folcloristica, ma abbiano un senso umano e
sociale.
Ennio De Dominicis
dicembre 2006
messaggio promozionale
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ULSS5 Notizie - Anno 2006