RISVEGLIO PENTECOSTALE Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia Contiene I.P. - Periodico Mensile - Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza Numero 3 - Anno LX Marzo 2006 “L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio dura per sempre” (ISAIA 40:8) EDITORIALE Ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni (Atti 1:5) Il primo e il secondo capitolo del libro degli Atti degli Apostoli evidenziano la necessità di ricercare e ricevere il battesimo nello Spirito Santo per essere testimoni efficaci nel proclamare l’Evangelo. Il credente che non è ripieno dello Spirito Santo è come una lampada che contenga poco olio: la fiamma, poco alimentata, nel tempo si spegnerà tristemente soffocata nel fumo. Il Signore Gesù, ancora oggi, desidera alimentare quella fiamma che, forse, sta venendo meno nel cuore di tanti credenti, per farne dei vasi a onore alla Sua gloria! Il battesimo nello Spirito Santo non è l’esperienza di un episodio isolato, ma è una promessa per tutti i credenti di ogni tempo: “Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore nostro ne chiamerà” (Atti 2:39). La prima condizione per ricevere il battesimo nello Spirito Santo è l’ubbidienza Gesù aveva ordinato ai Suoi discepoli “di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, «la quale» egli disse, «avete udita da me. Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo fra non molti giorni»” (Atti 1: 4-5). Perciò in ubbidienza a quando Gesù aveva ordinato loro, “tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato” (Atti:1-12). La seconda condizione è una preghiera perseverante “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i 2 fratelli di lui”. La loro preghiera era fervente e perseverante, non era come quando nel Getsemani il sonno li aveva colti mentre Gesù, a pochi passi da loro era in agonia. Gesù aveva detto loro: “«Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»... E, tornato, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti” (Matteo 26: 40-41). La terza condizione è una fiduciosa aspettativa I discepoli per dieci giorni rimasero insieme in preghiera, nell’alto solaio, in attesa di ricevere quanto era stato promesso loro da Gesù. Le ore e i giorni passavano, ma la loro fede non venne meno, non avevano ancora ricevuto quanto stavano aspettando, ma avevano nei loro cuori la certezza che Dio avrebbe risposto alla loro preghiera. È questa la nostra attitudine ancora oggi? Se non abbiamo ricevuto il battesimo nello Spirito Santo, lo stiamo ricercando con lo stesso zelo e il medesimo intenso desiderio? La quarta condizione è il pari consentimento “Tutti questi perseveravano concordi…” Il pari consentimento nella preghiera comunitaria è una condizione necessaria per muovere la mano di Dio. Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: Se due di voi sulla terra s’accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli” (Matteo 18:19). La quinta condizione è essere insieme nello stesso luogo “Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo”. Il salmista, ispirato dallo Spirito Santo, a tale proposito, così si esprime: “Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme!…Là infatti il Signore ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno” (Salmo 133:1). Gesù aveva detto: “È utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se ne vado io ve lo manderò” (Giov.16:7). E “quando il giorno di Pentecoste giunse” la promessa di Gesù ebbe il proprio adempimento. Come nell’Antico Testamento la colonna di fuoco illuminava il cammino del popolo di Dio, così lo Spirito Santo oggi desidera illuminare e guidare ogni anima arresa all’Iddio vivente! Signore, manda dall’alto una fresca unzione affinché la testimonianza dello Spirito Santo in noi possa suscitare il desiderio di andare alla fonte d’acqua viva: Gesù Cristo! Cerchiamo la presenza del Signore, apriamoGli il nostro cuore confessando il bisogno della Sua unzione per essere Suoi testimoni fedeli in questo tempo così difficile. Il dono di Dio è disponibile, e se a quel tempo Dio mostrò la Sua fedeltà, ancora oggi “il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Luca 11:13b). R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 RISVEGLIO PENTECOSTALE Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” Ente Morale di Culto D.P.R. 5.12.1959 n.1349 Legge 22.11.1988 n.517 Pubblicato dal Consiglio Generale delle Chiese: Presidente: Francesco Toppi, Segretario: Eliseo Cardarelli Tesoriere: Giuseppe Tilenni, Consiglieri: Germano Giuliani, Felice A. Loria, Paolo Lombardo, Gaetano Montante, Vito Nuzzo, Vincenzo Specchi Consiglieri onorari: Francesco Rauti Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Altichieri da Zevio, 1 35132 Padova Tel. 049.605127 fax 049.612565 e mail: [email protected] Versamenti sul c/c postale n.12710323 intestato a: Risveglio Pentecostale Via Altichieri da Zevio, 1 35132 Padova Registrazione n.1688 del 1.3.2000 Trib. di Padova La pubblicazione è distribuita a membri e simpatizzanti delle Chiese Cristiane Evangeliche A.D.I. ed è sostenuta da offerte volontarie. In conformità alla Legge 675/96 sulla tutela dei dati personali, la “Redazione di Risveglio Pentecostale” garantisce l’assoluta riservatezza di quelli di cui è in possesso. Inoltre assicura i lettori che i loro dati personali sono custoditi in un archivio elettronico presso la sede del giornale e verranno utilizzati soltanto per inviare la corrispondenza relativa al mensile “Risveglio Pentecostale”. Gli articoli firmati impegnano esclusivamente i loro autori. I manoscritti non pubblicati non si restituiscono. Direttore Responsabile: Vincenzo Specchi Comitato di Redazione Risveglio Pentecostale: Francesco Toppi, Vincenzo Specchi, Eliseo Cardarelli, Salvatore Cusumano, Vincenzo Martucci. SOMMARIO Marzo 2006 OTTO PER MILLE UN’ALTRA OPPORTUNITÀ PER FARE IL BENE EDITORIALE Ma voi sarete battezzati in Spirito Santo... pag.2 Otto per mille un’altra opportunità per fare del bene pag.3 Beati... i perseguitati a motivo di giustizia Alessandro Cravana pag.5 Lavori di ristrutturazione e ampliamento Paolo Perone pag.7 Lettera alla Chiesa di Efeso Gennaro Chiocca pag.9 Il culto cristiano Paolo Faia pag.11 PROMOSSI ALLA GLORIA Una duplice perdita Giorgio Peyrot Giorgio Spini pag.14 NOTIZIE DALLE NOSTRE COMUNITÀ pag.15 Effettuando la tua personale scelta di destinazione dell’otto per mille dell’IRPEF hai un’altra occasione per fare del bene ai poveri, ai bambini delle zone disastrate dalla guerra, ai profughi, agli anziani, agli emarginati, ai tossicodipendenti e a quanti hanno urgente bisogno di assistenza di qualsiasi razza, nazione o religione UNA TESTIMONIANZA La legge d’Intesa fra lo Stato Italiano e le Assemblee di Dio in Italia offre a ogni cittadino la possibilità di concorrere per devolvere l’otto per mille dell’IRPEF anche alle Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia. L’intero ammontare della quota dell’otto per mille dell’IRPEF corrisposto dallo Stato ai sensi della Legge 22 novembre 1988, n.517, viene destinato dalle Assemblee di Dio in Italia esclusivamente per finalità sociali e umanitarie, lasciando ai credenti il compito di sostenere le attività di culto con le loro libere offerte. Il motivo principale per il quale l’otto per mille fu accettato dall’Assemblea Generale dei pastori era di carattere evangelistico, difatti dopo decenni di persecuzioni e di oscuramento presso l’opinione pubblica italiana, finalmente il nome delle Assemblee di Dio sarebbe stato letto da milioni di cittadini che in modo diretto, seppur soltanto nominale, sarebbero venuti a conoscenza dell’esistenza di questa realtà evangelica. Dal 1989 ad oggi, del gesto di migliaia di credenti e di simpatizzanti delle nostre chiese hanno beneficiato le popolazioni dell’Africa occidentale e centrale, del SudEst asiatico, dell’Europa dell’Est, nonché una serie di istituzioni umanitarie e scientifiche italiane. Anche quest’anno in occasione della dichiarazione dei redditi quanti desiderano esprimere la scelta dell’otto per mille dovranno seguire semplici ma importanti accorgimenti, che troveranno elencati nel R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 3 OTTO PER MILLE UN’ALTRA OPPORTUNITÀ PER FARE IL BENE L’ammontare della quota di otto per mille dell’IRPEF che verrà devoluta alle Assemblee di Dio in Italia non è determinata dalla somma di tutti i redditi dei firmatari, ma in proporzione al numero di modelli pervenuti riportanti l’indicazione della propria scelta. Perciò, caro credente, l’espressione della tua scelta, anche a fronte di un reddito non elevato, è determinante! volantino accluso al presente numero del Risveglio Pentecostale. UN MODO PER FARE DEL BENE L’ammontare della quota di otto per mille dell’IRPEF che verrà devoluta alle Assemblee di Dio in Italia non è determinata dalla somma di tutti i redditi dei firmatari, ma in proporzione al numero di modelli pervenuti riportanti l’indicazione della propria scelta. Perciò, caro credente, l’espressione della tua scelta, anche a fronte di un reddito non elevato, è determinante! Ricorda che se non firmi e non consegni i modelli, la tua quota sarà comunque amministrata dallo Stato. Se, invece, ritieni che questa sia una possibilità, attraverso i nostri programmi di aiuto umanitario, per fare del bene direttamente a quanti hanno bisogno, allora firma ed invita altri a firmare. I PROGETTI ATTUATI Mediante il fondo “Otto per mille” il S.E.A.S. (Servizio Evangelico di Assistenza Sociale), diretto dalle Assemblee di Dio in Italia, ha promosso e sta sostenendo programmi di aiuto umanitario nei settori alimentare, medico, sociale e scolastico a favore di popolazioni sparse in tutto il mondo. Nell’Africa: in Burkina Faso, Ruanda, Mali e Niger. Nel Sud Est dell’Asia a seguito dello Tsunami in India, Sri Lanka, Thailandia e Indonesia. Negli Stati Uniti d’America nelle zone colpite dall’uragano Katrina. In Italia in tre case di riposo per anziani, un orfanotrofio, un centro per la riabilitazione dei tossicodipendenti, con offerte a favore dell’Associazione Italiana Contro le Leucemie, dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, della Missione Evangelica contro la Lebbra oltre all’assistenza a favore di decine e decine di individui e famiglie in condizioni di particolari necessità. 4 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 COME FARE Per decidere di assegnare l’Otto per Mille alle Assemblee di Dio in Italia quanti ricevono i modelli C.U.D. (ex 101, 201, certificati di pensione...) e non sono tenuti a presentarli, possono esprimere la propria personale scelta seguendo le seguenti indicazioni: 1. Firmare la copia del modello nella casella: Assemblee di Dio in Italia; 2. Ricordarsi di firmare in fondo alla copia del modello dove è scritto: “firma”; 3. Inserire la copia firmata in una busta sul cui fronte va scritto: “Scelta per la destinazione dell’otto per mille dell’IRPEF”, oppure munirsi della busta prestampata reperibile presso tabaccai o negozi specializzati; 4. Ricordarsi anche di avere cura di scrivere il proprio Codice Fiscale, cognome, nome e indirizzo; 5. La busta, debitamente chiusa e controfirmata in corrispondenza dei lembi di chiusura, può essere consegnata allo sportello di una banca o di un ufficio postale che ve ne darà regolare ricevuta. L’operazione è a carattere assolutamente gratuito. Nel caso che venga presentato il Modello 730 o Unico (ex 740), occorrerà compilare l’apposito modulo che si troverà all’interno dello stesso e inserirlo nella busta e operare come sopradescritto. Si ricorda che la scelta della destinazione dell’otto per mille dell’Irpef non determina un aumento delle imposte da versare! “Facciamo del bene a tutti” (Galati 6:10) Per eventuali delucidazioni è possibile contattare il Servizio Evangelico di Assistenza Sociale presso le Chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio in Italia in Via dei Bruzi, 11 - 00185 Roma, anche telefonicamente allo 06/49.15.18, 06/49.11.65 o per fax 06/44.63.591 Beati... i perseguitati a motivo di giustizia “Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli” (Matt.5:10) Certamente vi sono in alcune nazioni del mondo forme particolarmente palesi e brutali di persecuzione religiosa, che portano a pregare per la “Chiesa perseguitata”. Tuttavia, siamo tutti chiamati “a rivestire la completa armatura di Dio”, perché, sebbene nelle maniere più differenti, “tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati” (II Tim. 3:12). re l’integrità, l’innocenza di qualcuno. Il Salmista così descrive la persecuzione: “Torcono del continuo le mie parole; tutti i loro pensieri sono volti a farmi del male. Si radunano, stanno in agguato, spiano i miei passi, come gente che vuole la mia vita” (Sal.56:5-6). Bisogna avere riverenza e timore prima di attribuirsi una tale opposizione contro la nostra fede poiché essa è stata subita da consacrati PERSEGUITATI uomini di Dio (Gen.39:20; Ger. A MOTIVO DI CHE COSA 20:10-11; Atti 16:19-23), nonché Tale realtà universale non deve dal nostro Signore Gesù (Luca però portare ad una generalizzazio- 20:20; Ebr. 12:3; I Pie. 2:22-23). ne grossolana ed ipocrita della perDio ci aiuti ad avere una immasecuzione, che confonda le angherie gine obiettiva della persecuzione, causate da una zelante integrità, con così come a conservare serenità spile amarezze addebitabili alla disub- rituale in mezzo ad essa, senza scabidienza al Signore. dere in un cristianesimo piangente, “Nessuno di voi abbia a soffrire malinconico, che sottolinea il “pecome omicida, o ladro, o malfattore, o so” della fede o perfino legittima perché si immischia nei fatti altrui; certe licenze (Sal.119:157). ma se uno soffre come cristiano, non se Vogliamo continuare a vedere one vergogni, anzi glorifichi Dio por- gni ostilità non tanto come parte tando questo nome” (I Pie. 4:15). della vita cristiana, che rimane vita Coloro che patiscono tribolazio- gioiosa ed esuberante, quanto come ni come giuste conseguenze della una delle conseguenze della fedeltà loro superficialità o ingiustizia, non a Cristo in questo mondo. sono chiaramente beati, né approIndubbiamente, anche quando vati, in quanto i loro guai non costi- gli uomini ci maledicono, restiamo tuiscono una “prova” della loro beati se Dio può approvarci e la loro fedeltà, né, quindi, una vera perse- maledizione non può annullare la cuzione (Prov. 13:21; 28:1; I Pie. benedizione di Dio (Num.23:8). 3:13-17). Nel suo significato primario PERSEGUITATI “perseguitare” corrisponde a “inse- A CAUSA DI CHI guire, spiare passo dopo passo” per Si può essere avversati, attaccati trovare un capo d’accusa, anche fal- a motivo delle proprie idee politisamente sostenuto, che faccia cade- che, di progetti sociali o di qualunR I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 5 Vogliamo continuare a vedere ogni ostilità non tanto come parte della vita cristiana, che rimane vita gioiosa ed esuberante, quanto come una delle conseguenze della fedeltà a Cristo in questo mondo que professione di fede. Quanti cercano di reprimere con ricatti e violenze la libertà di coscienza o pensiero altrui, commettono certamente un misfatto che viola delle norme morali e civili universali. Inoltre, chi subisce intimidazioni e “crociate” d’ogni risma, è sicuramente vittima di ingiustizie esecrabili, disapprovate da Dio. Precisiamo, tuttavia, che si è beati, spiritualmente benedetti da Dio, non quando si è contrastati per un qualsiasi credo, ma solo a causa della fedeltà biblica a Cristo Gesù, l’unico Redentore e Mediatore: “Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi” (I Pie.4:14). La constatazione, biblica e storica, che le più forti ed ostinate persecuzioni contro Cristo e la sua Chiesa, non siano provenute direttamente da parte di imperi e governi miscredenti, quanto, invece, da persone ed autorità religiose (Gal.6:12; Filip.3:6), ci porta ad individuare le cause di esse in un ambito spirituale piuttosto che sociale. La vera persecuzione risulta umanamente immotivata: “I potenti mi hanno perseguitato senza ragione, ma il mio cuore ha timore delle tue parole” (Sal.119:161); essa, infatti, ha profonde motivazioni spirituali, le sue origini sono infernali... (II Tim.2:25-26). Basti pensare come spesso si tolleri, ad esempio, un rumoroso “ka6 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 raoke”, ma non si sopporti l’annuncio dell’Evangelo, effettuato con ben più modesto sostegno sonoro. Cristo afferma l’inevitabilità della persecuzione, rivelando che chi si scatena contro i credenti in realtà si scaglia, indirettamente, contro di Lui (Atti 9:4-5); Egli ha detto: “Se il mondo vi odia, sapete bene che prima ha odiato me... Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi... Ma tutto questo ve lo faranno a cagione del mio nome..." (Giov.15:18-21). PERSEGUITATI IN VISTA DI CHE COSA Leggendo la Parola di Dio comprendiamo ed accettiamo che non tutti i soprusi perpetrati contro i cristiani trovano condanna definitiva e visibile in questa terra (I Tess. 2:14-16). Siamo confortati dal fatto che le nostre tribolazioni non sfuggono a Dio. Il Salmista, mentre i nemici in agguato spiano i suoi passi, pregando può dire al Signore: “Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime nell’otre tuo; non le registri forse nel tuo libro?” (Sal. 56:8). Tutti i credenti che, prima di noi, hanno subito vessazioni materiali e morali, ci hanno tramandato la certezza che le più feroci persecuzioni non possono distruggere il popolo di Dio (Eso.1:11-12), la sua fiducia nella saggia giustizia divina, né sopprimere la testimonianza entusiasta della Chiesa (Atti 5:4042; 11:19-21). Tutte le restrizioni possibili non hanno potuto fare altro che allargare gli orizzonti della predicazione cristiana: “Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi dinanzi ai re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza” (Luca 21:12-13). Possiamo essere “perseguitati, ma non abbandonati” (II Cor. 4:9); continuiamo dunque a perseguire la meta celeste, la beata speranza della Gloria promessaci in eredità, che è ben più di un vago paradiso: è Cristo Gesù stesso! (Rom.8:17; Filip. 3:14). Beati siano tutti coloro che, per servire ed onorare Dio, sono disposti a subire le più gravi ripercussioni contro la propria fede e la loro stessa vita (Ebr.10:34), mentre riguardano alla Sua celeste remunerazione, come Mosè, che “...rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa” (Ebr.11:24-26). Alessandro Cravana Lavori di ristrutturazione e di ampliamento (II Re 4:8-17) uesti versi sono molto particolari perché mettono in evidenza quanto sia attenta e premurosa la cura che Dio aveva, ed ha tuttora, verso una classe di persone che in quel tempo non erano tenute in gran considerazione perché ritenute inferiori: le donne. Soltanto uno spirito superficiale e che manca d’equilibrio, può arrivare a confondere Dio come uno che ha preferenze e che ha relegato la donna in uno stretto confine di limiti e umiliazioni. Se andiamo aldilà di quelle che possono essere le discriminazioni di allora, come anche quelle dei nostri tempi, in nazioni dove l’Evangelo ancora non può brillare in tutto il suo splendore, potremo considerare le attitudini e lo spessore spirituale della Shunamita, che la guidarono a realizzare un vero e proprio risveglio per se stessa e per la sua famiglia. Q Uno spirito attento e osservatore (v.8,9) Per quanto l’ospitalità fosse sacra, ella arrivò a nutrire un santo sentimento di cura verso Eliseo, il quale nel susseguirsi delle sue visite ebbe modo di mostrare gli effetti morali del suo ministerio, tanto che ella poté dire che Eliseo era un uomo di Dio. Le sue erano visite estemporanee fatte di tanto in tanto, e quel poco che ella vide le bastò per avere fiducia in lui. Sono versi che inequivocabilmente ci fanno dare gloria a Dio perché quel Santo Uomo di Dio, Gesù Cristo il Signore, spesso si affaccia nelle nostre case e nei nostri problemi di tutti i giorni e non manca mai di benedirci e di risolvere con la Sua presenza le difficoltà giornaliere. Ancora oggi, quanti di noi desiderano servire fattivamente il Signore, possano dare, con la propria mansuetudine, una testimonianza tale da suscitare ammirazione ed in un certo senso consapevolezza della presenza di Dio nel proprio servizio. L’alto solaio del suo cuore (v.10) La buona testimonianza di Eliseo fu tale da suscitare in lei il vivo desiderio di rendere le permanenze di lui sempre più confortevoli, tanto da vederlo come uno di casa. Chissà che faccia fecero Eliseo e Gheazi quando videro l’alto solaio tutto ammobiliato per la loro permanenza! Sappiamo che queste stanze erano ricavate sopra il soffitto e divenivano un primo ed ultimo piano dove spesso ci si poteva raccogliere solitari per godersi il fresco delle sere estive, oppure dove si poteva distendere parte dei semi del raccolto per farli seccare; era anche uno spazio utilizzato come sorta di magazzino, insomma un posto molto utile che spesso diventava indispensabile. Quella era una donna benestante, che aveva molte possibilità economiche, ma il fatto che fece costruire tutto per Eliseo, il quale di tanto in tanto li visitava, denota certamente un cuore aperto a Dio e all’opera Sua. Come è il tuo rapporto con il Signore? Estemporaneo, fortuito e occasionale o il tuo cuore si sta piano piano allargando ed ha iniziato dei lavori di ristrutturazione per poter offrire a Dio una dimora fissa nel tuo cuore? Il Signore è sempre di passaggio nella tua vita o è uno di casa? È un ospite ragguardevole, ma pur sempre un ospite, o è uno della famiglia? Ella volle costruirvi una stanza di sopra, comoda, ammobiliata, affinché egli potesse soggiornarvi tutto il tempo che avrebbe voluto. Questi arredi, pur senza richiamare precisi significati tipologici, possono comunque suggerirci qualcosa: • Un letto: lo Spirito Santo non ha bisogno di riposare dentro di noi, ma sapere che nel buio della vita possiamo, nei momenti più tristi e solitari, lanciare un semplice grido, perché Lui è sopra di noi tanto da poterci sentire è di grande, grandissimo conforto. R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 7 Se diamo spazio in tutti i sensi a Dio, se siamo disposti a delle modifiche, a dei lavori anche se impegnano tutta la nostra famiglia, se siamo sinceri e inseriti nel Corpo, Egli non mancherà di benedirci Sapere che è Egli stesso che consola l’anima nostra e la rasserena nei momenti più difficili è grande incoraggiamento. • Una sedia e un tavolino: Egli non si stanca né si affatica e non ha bisogno di arredi per poterci studiare affondo, né per capire la realtà di vita che ci circonda. Ma vogliamo offrire a Dio le condizioni migliori affinché sul tavolino del nostro cuore comodamente seduto, lo Spirito Santo possa governare, guidarci e lasciare scritti tutti i piani e le opere che il Padre ha preparato per noi. • Un candeliere: lo Spirito non necessita di luce per comprendere come stiamo e chi siamo, Egli conosce perfettamente ogni cosa, siamo noi che abbiamo bisogno della Parola di Dio la quale è una lampada al nostro piede e una luce sul sentiero ed Egli la prende nella Sua mano e ci illumina con essa, nei recessi più bui del nostro intimo. Se nel nostro cuore c’è l’alto solaio dove Cristo possa vivere liberamente e governarci, Egli non mancherà di benedire la nostra vita in modo inimmaginabile. Amore verso il suo popolo (v.1314) L’intenzione di Eliseo fu quella di riconoscere tanta premura e ospitalità; egli volle contraccambiare poiché aveva la possibilità di farlo, ma di fronte a lui si presentava una donna che aveva tutto e 8 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 che nonostante la sua ricchezza, amava il suo popolo e si sentiva pienamente soddisfatta di esso. Non aveva grandi bisogni e la sua vita fino ad allora era scorsa placida e tranquilla senza grossi problemi. Questa vita tranquilla è come quella di molti di noi credenti di oggi; abbiamo tutto, nulla ci manca, siamo ben inseriti nella società, nel mondo del lavoro e nella nostra chiesa locale, anche se la Shunamita mostrò di aver un occhio particolare per il suo popolo che spesso a noi manca. Amiamo il popolo di Dio? Si riempie il nostro cuore alla sua vista? Ci sentiamo strettamente uniti alla comunità? È la nostra soddisfazione? Potrai avere il più bell’Alto Solaio della comunità, ma se non ami la comunità, a nulla ti servirà: “Quand’io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame risonante o uno squillante cembalo. E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità, non son nulla. E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova” (I Corinzi 13:1-3) Stai vivendo in mezzo al popolo di Dio? Ci accontentiamo, togliamo dal cassetto del cuore e sogni e speranze, li gettiamo via e ci rassegniamo pensando che sia questa la volontà di Dio, e calmiamo così il nostro cuore. Il fatto che ella in gioventù non abbia avuto figli, non significava che non ne avrebbe più potuti avere; spesso con il presente che viviamo vogliamo interpretare la volontà di Dio, quando invece è il presente che deve essere interpretato alla luce del Candeliere posto sull’alto solaio del cuore, la sovrana Parola di Dio. Una vita benedetta (v.17) Tutto è iniziato da visite improvvise e estemporanee da parte di Eliseo, poi è avvenuto un cambiamento: di lì a poco la loro vita mutò perché avevano fatto una modifica, avevano aggiunto un alto solaio. La famiglia crebbe di numero, la loro vita venne trasformata in modo repentino e inaspettato; così può essere anche la nostra vita se diamo spazio in tutti i sensi a Dio, se siamo disposti a delle modifiche, a dei lavori anche se impegnano tutta la nostra famiglia, se siamo sinceri e inseriti nel Corpo, Egli non mancherà di benedirci e liberarci dall’ozio e dalla sterilità, per renderci operosi e partorienti di anime salvate per la Sua unica gloria. Paolo Perone Un cuore rassegnato ma concreto (v.16) La risposta non fu fuori luogo, era ovvio che ella replicasse così, del resto non aveva chiesto nulla a Eliseo, era stato lui a fare la promessa. Forse nel nostro servizio a Dio, prendiamo nel tempo certe attitudini che saranno le linee guida della nostra vita, un po’ come quella donna che ormai non sperava più di avere figlio e considerava il popolo di Dio come un figlio. Se nel nostro cuore c’è l’alto solaio dove Cristo possa vivere liberamente e governarci, Egli non mancherà di benedire la nostra vita in modo inimmaginabile Lettera alla Chiesa di Efeso A I messaggi dei primi capitoli dell’Apocalisse riguardano in maniera specifica sia le chiese locali di quel periodo, alla fine del primo secolo, sia la nostra realtà. Questi messaggi trovano una applicazione per le chiese di quel tempo, per la chiesa di ogni tempo, un messaggio personale e un messaggio profetico per la chiesa di oggi. Ogni chiesa nominata ha una sua caratteristica. In Efeso troviamo l’abbandono del primo amore; in Smirne troviamo la sofferenza; in Pergamo si trova la mescolanza e la contaminazione; in Tiatiri abbiamo l’insegnamento della tradizione; in Sardi la morte spirituale e il culto dei ricordi; in Filadelfia abbiamo la fedeltà alla parola; e in Laodicea la tiepidezza e l’apostasia. I destinatari Questa lettera, come le altre, è indirizzata all’angelo (al pastore e conduttore) che rappresenta tutta la comunità di Efeso (v.1). Questa è la seconda lettera che la chiesa di Efeso riceve, la prima le era stata inviata dall’Apostolo Paolo. Efeso vuol dire: “amabile, diletta, desiderata”. Il Signore nutre un grande amore per la chiesa di Efeso (Efe.5:2,25) che aveva una storia molto bella. Ai tempi apostolici, Efeso era una città potente, ricca per il commercio, ma come tutti i grandi centri urbani c’era anche tanta degenerazione. Efeso era molto conosciuta per il culto di Artemide, cioè la grande Diana (Atti 19:28), dea della caccia. Vi si praticavano le arti magiche ed abbondava la letteratura sull’occultismo. Ma proprio in questa città corrotta e lontano da Dio, il Signore aveva mandato Paolo prima e Apollo poi (Atti 18:19-28), per portare la luce dell’Evangelo. Così, nonostante le difficoltà e le persecuzioni, si era formata una comunità fiorente dove il Signore compiva “miracoli straordinari” (Atti 19:11). Adesso, dopo diversi anni, il Signore si rivolge nuovamente a questa chiesa per mez- P O C A L I S S E 2 : 1 - 7 zo dell’apostolo Giovanni, mostrando la cura, l’attenzione e l’interesse per quest’opera, per poterla condurre avanti fino all’ultimo giorno. Il mittente, l’autore della lettera A questa chiesa, il Signore si presenta con una Sua caratteristica, che sarà sempre diversa a seconda dei bisogni e dello stato spirituale della chiesa a cui si indirizza. Lui conosce le nostre necessità individualmente, viene incontro a noi personalmente, per saziarci, benedirci, aiutarci. Qui Gesù è: “Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro” (v.1). Con questa premessa Gesù ricorda che Egli fonda la chiesa, la edifica, la sostiene e la preserva da ogni male (Matt.18: 20). Questo ci fa comprendere la realtà della nostra chiesa che non dipende da una struttura, né da una organizzazione o gerarchia, ma da Cristo che è il centro di tutto e da cui noi dipendiamo. Per questa ragione possono far parte della “vera chiesa” (chiesa spirituale) solo i nati di nuovo (Giov.3:3-5), cioè quelli che possiedono la natura divina, che hanno fatto una vera esperienza. Credere di essere al sicuro solo perché si appartiene formalmente a una chiesa, diviene un’illusione spaventosa (Matt.7:21-23). Appartengono alla chiesa quelli che sono nella Sua mano, l’unica che dà garanzia di salvezza (Giov.10:27-28). Il messaggio “Io conosco le tue opere” (v.2) Come si vede chiaramente da questo verso il Signore non ricorre a mezzi dissimulatori per nascondere qualche aspetto della nostra vita. Non c’è nulla che possa essere nascosto al Suo sguardo (Ebr.14:13). La Parola di Dio è sempre autorevole, perché non parte da impressioni incerte, o da chiacchiere incontrollate, ma dalla realtà. Il fatto che Dio conosce, da un lato può metterci in crisi perché non possiamo nasconderGli nulla, ma dall’altro ci incoraggia perché possiamo contare sul Suo sostegno. A Lui non sfugge nemmeno “il bicchier d’acqua” (Mat. 10:42) dato nel Suo nome, come le opere e l’amore che mostriamo verso i santi (Ebr.6:10). L’elogio delle virtù della chiesa di Efeso (v.2-3,6) Questo elogio contiene un grande esempio. Noi uomini, quando valutiamo, siamo spesso presi da una visione negativa. Diamo molta importanza ai difetti e quello che c’è di buono lo minimizziamo. Il Signore invece edifica, incoraggia, mettendo in evidenza i fatti positivi che Lui conosce molto bene. Tutto questo è consolante. Il Signore è obiettivo, Egli rimprovera, ma ama. La chiesa di Efeso viene elogiata per alcune sue qualità: 1) L’impegno e la costanza nella testimonianza. Essi sapevano di dover predicare l’evangelo e lo facevano; infatti il Signore conosce le loro fatiche, le loro opere, la loro costanza (v.2), la loro sopportazione (v.3). In quel tempo predicare l’evangelo significava essere perseguitati. È vero che dobbiamo pregare, ma, se vogliamo che l’opera di Dio progredisca, bisogna che abbandoniamo la pigrizia e che agiamo con forza e costanza, anche con sopportazione. 2) La purezza dottrinale (v.2) “Non hanno sopportato i malvagi…hanno messo alla prova...”. Questa chiesa ha usato discernimento e ha provato gli spiriti di coloro che ne facevano parte. La minaccia più forte, dottrinalmente parlando, non viene mai da quelli di fuori, ma da quelli di dentro (Atti 20:30). Bisogna che rimaniamo ancorati alla Parola di Dio (Tito1:9; 2:1). 3) L’avversione verso le opere dei Nicolaiti (v.6). Alcuni pensano che fossero parte di una setta, originata dal diacono Nicola, nella quale si trasformava la grazia di Dio in dissolutezza. Altri pensano che si trattasse di un gruppo che voleva introdurre fra il R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 9 popolo di Dio una distinzione fra clero e laici, che è aberrazione (1Pie.1:9). Di fronte a queste minacce gli Efesini rimasero fermi. Il rimprovero “Ma ho questo contro di te” (v.4) C’è molta franchezza in queste parole, perché il Signore non lascia correre. Egli ricorda il bene, ma denuncia il male. Il male è come un “cancro maligno”, se inizia va avanti. “Hai abbandonato il tuo primo amore”! «Non sei più quello di prima! Quando mi hai conosciuto e sei stato toccato dalla grazia, hai sperimentato la salvezza: quale amore! Quale entusiasmo! Testimoniavi con entusiasmo, eri comunicativo, sentivi il bisogno di studiare la Parola, di approfondirla, di pregare, di ricercare la comunione fraterna, partecipavi a tutte le attività, mi davi il primo posto. Ma adesso non sei più così: hai abbandonato il tuo primo amore!» Come è importante esaminarci davanti al Signore. Ogni allontanamento, ogni apostasia comincia sempre con la perdita del primo zelo (vers. Diodati) ecco perché il tono è severo quanto solenne. L’invito (v.5) L’invito a cambiare è riassunto in tre parole “Ricorda, ravvediti e compi le opere di prima”. Ricorda, cioè rifletti, pensa, non cercare scuse, ritorna alla condizione iniziale e vedrai la differenza. Ravvediti, cioè cambia impostazione, pentiti del male fatto, sii dispiaciuto e ritorna al Signore. Compi le opere di prima. Non basta dire che siamo mancanti, bisogna agire e cambiare. La minaccia “Altrimenti verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro” (v. 5). Che desolazione deve essere quando il Signore ci mette da parte! Un altro avvertimento molto solenne e forte fece Gesù quando disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. (Matt. 5:13). Signore, aiutaci! La promessa (v.7) Nel Suo amore e nella Sua grazia, Dio termina questa lettera con parole d’incoraggiamento e speranza. C’è sempre un “buon futuro” per chi ascolta e non indurisce il proprio cuore. Per chi vince, il Signore dice: “Io darò da mangiare dell’albero della vita”. Il Signore è già pronto a nutrirci del cibo celeste ed eterno (Giov.6:35) che ci assicura il “paradiso di Dio”. Bisogna però che ritorniamo al Signore con entusiasmo e amore e che Lo serviamo sempre con gioia! Gennaro Chiocca 10 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 ARTICOLI DI FEDE Crediamo e accettiamo l’intera Bibbia come la ispirata Parola di Dio, unica, infallibile e autorevole regola della nostra fede e della nostra condotta (II Timoteo 3:15-17; II Pietro 1:21; Romani 1:16; I Tessalonicesi 2:13). Crediamo nell’unico vero Dio, Eterno, Onnipotente, Creatore e Signore di tutte le cose e che nella Sua unità vi sono tre distinte Persone: Padre, Figliolo e Spirito Santo (Efesini 4:6; Matteo 28:19; Luca 3:21-22, I Giovanni 5:7). Crediamo che il Signore Gesù Cristo fu concepito dallo Spirito Santo e assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo (Giovanni 1:1,2, 14; Luca 1:34,35; Matteo 1:23). Crediamo nella Sua vita senza peccato, nei Suoi miracoli, nella Sua morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti” gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione alla destra del Padre, quale unico mediatore, nel Suo personale e imminente ritorno per i redenti e poi sulla terra in potenza e gloria per stabilire il Suo regno (I Pietro 2:22; II Corinzi 5:21; Atti 2:22; I Pietro 3:18; Romani 1:4; 2:24; I Corinzi 15:4; Atti 1:9-11, Giovanni 14:1-3; I Corinzi 15:25; I Timoteo 2:5). Crediamo all’esistenza degli angeli creati tutti puri e che una parte di questi, caduti in una corruzione e perdizione irreparabili, per diretta azione di Satana, angelo ribelle, saranno con lui eternamente puniti (Matteo 25:41; Efesini 6:11-12). Crediamo che soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sacerdote, siano indispensabili per la purificazione dal peccato di chiunque Lo accetta come personale Salvatore e Signore (Romani 3:22-25; Atti 2:38; I Pietro 1:18,19; Efesini 2:8). Crediamo che la rigenerazione (nuova nascita) per opera dello Spirito Santo è assolutamente essenziale per la salvezza (Giovanni 3:3; I Pietro 1:23; Tito 3:5). Crediamo alla guarigione divina, secondo le Sacre Scritture mediante la preghiera, l’unzione dell’olio e l’imposizione delle mani (Isaia 53:4-5; Matteo 8:16-17; I Pietro 2:24; Marco 16:17-18; Giacomo 5:14-16). Crediamo al battesimo nello Spirito Santo, come esperienza susseguente a quella della nuova nascita, che si manifesta, secondo le Scritture, con il segno del parlare in altre lingue e, praticamente, con una vita di progressiva santificazione, nell’ubbidienza a tutta la verità delle Sacre Scritture, nella potenza dell’annuncio di “Tutto l’Evangelo” al mondo (Atti 2:4; 2:4246, 8:12-17; 10:44-46; 11:14-16; 15:7-9; 19:2-6; Marco 16:20; Giovanni 16:13; Matteo 28:19-20). Crediamo ai carismi e alle grazie dello Spirito Santo nella vita dei cristiani che, nell’esercizio del sacerdozio universale dei credenti, si manifestano per l’edificazione, l’esortazione e la consolazione della comunità cristiana e, conseguentemente, della società umana (I Corinzi 12:4-11; Galati 5: 22; Ebrei 13:15; Romani 12:1). Crediamo ai ministeri del Signore glorificato, quali strumenti autorevoli di guida, d’insegnamento, di edificazione e di servizio nella comunità cristiana, rifuggendo da qualsiasi forma gerarchica (Efesini 1:22-23; 4:1113; 5:23; Colossesi 1:18). Crediamo all’attualità e alla validità delle deliberazioni del Concilio di Gerusalemme, riportate in Atti 15: 28-29; 16:4. Crediamo alla resurrezione dei morti, alla condanna dei reprobi e alla glorificazione dei redenti, i quali hanno perseverato nella fede fino alla fine (Atti 24:15; Matteo 25:46; 24:12, 13). Celebriamo il battesimo in acqua per immersione, nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo, per coloro che fanno professione della propria fede nel Signore Gesù Cristo come loro personale Salvatore (Matteo 28:18-19; Atti 2:38; 8:12). Celebriamo la cena del Signore o Santa Cena, sotto le due specie del pane e del vino, rammemorando così la morte del Signore e annunziandone il ritorno, amministrata a chiunque sia stato battezzato secondo le regole dell’Evangelo e vive una vita degna e santa davanti a Dio e alla società (I Corinzi 11:23-29; Luca 22:19-20). IL CULTO CRISTIANO Il dizionario della lingua italiana, alla parola culto presenta la seguente definizione: “Tributo d’onore e venerazione a Dio dalle creature a Lui unite, espresso con atti esterni d’adorazione”. L’apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, presenta le caratteristiche del culto cristiano: “Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, si faccia ogni cosa per l’edificazione” (I Corinzi 14:26). Lo scrittore agli Ebrei, invece, indica l’attitudine del cuore che deve contraddistinguere tutti coloro che offrono il loro culto a Dio: “Offriamo così a Dio un culto accettevole, con riverenza e timore”! (Ebrei 12:28). La Sacra Scrittura non lascia il credente nel dubbio o nella confusione: Essa insegna come i cristiani debbano offrire il culto a Dio. IL CULTO CRISTIANO Dio ha stabilito che vi sia la benedizione laddove il Suo popolo si riunisce per adorarLo e glorificarLo con tutto il cuore, secondo gli insegnamenti della Parola di Dio: “Magnificate l’Eterno, ed esaltiamo il suo nome tutti insieme” (Salmo 34:3; cfr. Salmo 133)! Affinché il culto cristiano possa essere gradito a Dio, deve essere offerto con il cuore, con adorazione e lode, quale servizio e mezzo di comunione con Dio, in “spirito e verità” (Giovanni 4:24). Il culto che i fedeli offrono a Dio è legato al coinvolgimento dell’intera personalità dei credenti, in piena spontaneità e nella guida dello Spirito Santo (II Corinzi 3:17). Questo però non vuol dire che il culto a Dio debba essere disordinato e confuso (I Corinzi 14:33). Tra una forma di culto liturgica e una disordinata esiste una forma equilibrata, che risulta essere di edificazione sia per i credenti che per i visitatori non credenti (I Corinzi 14:23, 40; I Tessalonicesi 5:19-22). Il culto si deve fondare su di un forte senso di partecipazione da parte di tutti i credenti e sulla responsabilità dei ministri dell’Evangelo che hanno il compito di presiederlo e di ministrare la Parola di Dio nella potenza e nella guida dello Spirito Santo, per l’edificazione del Corpo di Cristo e per la salvezza dei perduti: “Gli anziani che tengono bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che faticano nella predicazione e nell’insegnamento (I Timoteo 5:17; cfr. Romani 12:8). Lo svolgimento del culto non è un compito affidato solo ad alcuni credenti, ma a tutti, perché tutti siamo sacerdoti di Cristo e di Dio: “Come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo... Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce” (I Pietro 2:5,9). Il credente, quindi, non si reca in chiesa per “assistere” al culto, ma per “offrire” il culto a Dio! IL CULTO GRADITO A DIO Affinché il culto che offriamo a Dio Gli sia gradito, è necessario che sia: • Un culto spirituale: “Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale” (Romani 12:1). Con l’aggettivo spirituale non s’intende mistico. Siccome il termine nell’originale greco significa: razionale, intelligente, ciò conferma che il culto che Dio gradisce è, sì spontaneo, ma non istintivo; è R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 11 anche emotivo, ma non è estasi. Il credente non si abbandona ad emozioni incontrollate ma, mentre offre il proprio servizio, è cosciente di quello che fa, conserva il discernimento, usa l’autocontrollo, agisce con ordine e disciplina (I Corinzi 14:15). • Un culto offerto per mezzo dello Spirito Santo: “Poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci gloriamo in Cristo Gesù, e non ci confidiamo nella carne” (Filippesi 3:3) e non secondo le sensazioni umane. Le nostre sensazioni ci guidano secondo i desideri della carne; lo Spirito Santo, invece, ci guida secondo la verità della Parola di Dio (Giovanni 4:23). • Un culto offerto nell’unità dello Spirito: “Ora, fratelli, io v’esorto, per il nome del nostro Signor Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare, e a non aver divisioni fra voi, ma a stare perfettamente uniti in una medesima mente e in un medesimo sentire” (I Corinzi 1:10). Il risultato di questa unità è l’edificazione del Corpo di Cristo (Filippesi 2:3-6). TRE PRINCIPI FONDAMENTALI Uno dei primi problemi che la Chiesa dell’era apostolica ha dovuto affrontare è stato l’ordine del culto. Sebbene siano passati circa duemila anni dalla nascita della Chiesa di Cristo, il problema dell’ordine del culto rimane. Il Nuovo Testamento rivela tre principi guida per evitare i facili estremismi quali il ritualismo e il formalismo: • Libertà. La libertà cristiana è il fondamento del culto che offriamo al Signore: “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi... Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi... Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà. (Giovanni 8:32, 36; II Corinzi 3: 17). È importante precisare che la libertà cristiana non è anarchia o individualismo (I Corinzi 12:11-12); ma è la grazia di avere comunione intima con il Signore (Efesini 3:12). Pertanto, tutti abbiamo la libertà di esprimere individualmente, durante il culto, quanto il Signore ha messo nel cuore, nell’ordine e nella guida dello 12 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 Spirito Santo secondo i principi stabiliti nella Parola di Dio (I Corinzi 14:26). • Edificazione. Il primo scopo del culto è di adorare Dio (Matteo 4:10); il secondo è l’edificazione della Chiesa (I Corinzi 14:26). Il termine “edificare” significa “costruire”, quindi il fine che i credenti si prefiggono quando si riuniscono è il progresso spirituale della Chiesa stessa (Atti 9:31; I Tessalonicesi 5:11). La carità è il sentimento con il quale ricercare l’edificazione (I Corinzi 8:1; 12:31; 13:4-7; 14:1). • Decoro e ordine. Il decoro e l’ordine costituiscono il carattere del culto cristiano: “Ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine” (I Corinzi 14:40). Il termine “decoro” significa: “buona forma”. Il termine “ordine” indica la successione dei momenti e degli interventi durante il culto. Perché un culto possa essere offerto con “decoro e ordine”, è necessario che ogni credente sia caratterizzato: ■ dall’autocontrollo spirituale (I Corinzi 14:31-33); ■ dalla sensibilità spirituale (Romani 8:4); ■ dalla semplicità (Matteo 10:16); ■ da un atteggiamento e un abbigliamento sempre dignitosi (I Timoteo 2:9-10; I Corinzi 11: 3-6, 16; I Pietro 3:3); ■ dalla puntualità, evitando ogni distrazione prima, durante e dopo il culto. Per quanto riguarda il giorno della celebrazione del culto al Signore, possiamo notare che i primi cristiani scelsero “il primo giorno della settimana” (Atti 20:7; I Corinzi 16:2; Apocalisse 1:10); molto probabilmente, perché questo era il giorno della Risurrezione di Cristo (Marco 16:9). Gesù non mancava e non manca di manifestare la Sua presenza, di parlare, operare e benedire, laddove i credenti si riuniscono per adorare Dio secondo l’insegnamento della Sua Parola, perché Egli è fedele alla Sua promessa: “Dovunque due o tre sono radunati nel nome mio, quivi sono Io in mezzo a loro” (Matteo 18:20). Paolo Faia PROMOSSI ALLA GLORIA A poca distanza l’uno dall’altro, ci hanno lasciati due fraterni amici del nostro Movimento di risveglio evangelico, Giorgio Peyrot (1910-2005) e Giorgio Spini (1916-2006). Due notissime personalità del mondo intellettuale, i quali hanno svolto un incontestabile ruolo per il conseguimento della libertà religiosa in Italia Giorgio PEYROT Questo esimio giurista evangelico, tipico valdese delle valli, fu brusco di carattere, ma costituì un esempio di correttezza etica evangelica. Nonostante fosse professore di Diritto Ecclesiastico all’Università “La Sapienza” di Roma, accettò di essere titolare dell’Ufficio Legale del Consiglio Federale delle Chiese Evangeliche e profuse tutte le sue energie in difesa della libertà religiosa per gli evangelici in Italia e, in particolare, in difesa delle Chiese Pentecostali delle Assemblee di Dio in Italia. Oltre ad essere uno strenuo difensore della separazione fra Chiesa e Stato, fu, allo stesso tempo, sostenitore del diritto del riconoscimento della libertà religiosa come punto essenziale di uno stato laico. Fu animatore di tante iniziative, incontri e conferenze sulla libertà religiosa nonché autore di numerosi testi. Il più caro, per chi scrive, è “La Circolare Buffarini Guidi e i Pente- “Per caso sono nato e vissuto in un paese che non è mio, perché il mio vero Paese si trova lassù” Una duplice PERDITA costali”, pubblicato nel 1955 dopo che egli stesso, con i suoi autorevoli interventi, ne aveva ottenuto l’annullamento. Quando ormai Giorgio Peyrot aveva lasciato il servizio attivo, mi onorò inviandomi una copia di quel volumetto, ora presso l’Archivio ADI di Roma, con questa dedica significativa: “All’amico fraterno F. T. perché, nel perdono che dobbiamo a coloro che non ci amano, il ricordo sempre vivo di fatti contribuisca meglio dell’oblio a mantenere vivo anche il nostro perdono (3 maggio 1984)”. Un’altra frase che ricordo, riguardante la sua fede ed il suo rapporto con Dio, è quella che disse in una delle tanti riunioni evangeliche: “Per caso sono nato e vissuto in un paese che non è mio, perché il mio vero Paese si trova lassù”. Giorgio SPINI Giorgio Spini, invece, aveva un carattere affabile, era aperto, disponibile alla conversazione, non metteva mai alcuno in soggezione, eppure era uno dei più illustri storici italiani. Sui suoi libri di storia ha studiato È da ricordare come egli ripetutamente non abbia mancato di testimoniare della propria fede evangelica e ripetutamente suggeriva a chi scrive: “Testimonia dell’Evangelo perché questi non ne sanno nulla, sono completamente a digiuno del messaggio della salvezza” un’intera generazione di studenti. Famoso nel mondo intellettuale internazionale, professore di Storia dell’Europa Occidentale alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze, ha insegnato in diverse Università italiane e negli Stati Uniti (Harvard, Wisconsin, Berkely). Mai disposto a nascondere la propria fede evangelica, aveva chiesto di essere accettato quale “predicatore locale” della Chiesa Metodista alla quale apparteneva fin dalla fanciullezza. Chi scrive lo incontrò per la prima volta nel 1965, in occasione del Secondo Congresso Evangelico Italiano, del quale era stato nominato presidente. Memorabile, in quella occasione, la sua appassionata conferenza sulla libertà religiosa in Italia, in particolare riguardante i pentecostali, quando, con pochi autorevolissimi tratti propri di un’oratoria affascinante, R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 13 Questi due eccezionali credenti, risoluti testimoni dell’Evangelo in Italia, non sono più con noi, ma ci hanno lasciato un’eredità di libertà e di fede. Dio ci aiuti, come parte di una minoranza significativa della società italiana, a valutare e a riconoscere il Mandato che Egli ci ha affidato di tenere alto il nome, la fede e l’etica e dell’Evangelo descrisse le vicissitudini della “battaglia condotta fuori dal ghetto, nel paese, con la coscienza di lottare non già per un privilegio particolare, ma per la libertà di tutti gli italiani”, dando ampio riconoscimento a Giorgio Peyrot, “anima delle battaglie per la libertà religiosa in Italia”. Sorse allora una fraterna amicizia, durata quarant’anni, tra lui, il più noto storico italiano, e chi scrive, giovane predicatore pentecostale. I suoi interventi autorevoli si erano manifestati fin dal 1950 con scritti che rivelavano le ingiustizie e le persecuzioni contro i pentecostali. Significativo fu l’intervento di Spini nel 1953 a favore della comunità ADI di Messina alla quale era stato impedito il culto. Con un tempestivo intervento, fece fare un’interrogazione alla Camera dei Deputati riguardante il caso, che fu immediatamente risolto. Nel 1959, le ADI ottennero, infine, il riconoscimento giuridico e la libertà di manifestare apertamente la propria fede. Nel 1985 il Governo richiese di nominare una Commissione di studio per l’attuazione delle intese, in ottemperanza dell’Articolo 8, terzo comma della Costituzione. Il Consiglio Generale delle Chiese, su mandato dell’Assemblea Generale, chiese fraternamente al professor Giorgio Spini di fungere da capo della delegazione, composta anche dal professor Sergio Bianconi, noto giurista valdese, dal dottor Giuseppe Di 14 R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 Masa, membro della chiesa ADI di Roma e da chi scrive. I lavori iniziarono il 18 giugno 1985 e si conclusero con il testo definitivo dell’Intesa, il 27 ottobre 1986. Ancora una volta Giorgio Spini svolse il suo incarico con grande competenza ricevendo il rispetto e l’ammirazione di tutti i membri della Commissione, quasi tutti autorevoli professori di diritto ecclesiastico in varie università italiane. Tutto si svolse in un’atmosfera di grande cordialità. È da ricordare come egli ripetutamente non abbia mancato di testimoniare della propria fede evangelica e ripetutamente suggeriva a chi scrive: “Testimonia dell’Evangelo perché questi non ne sanno nulla, sono completamente a digiuno del messaggio della salvezza”. Famoso nell’ambito culturale di mezzo mondo, non nascose mai la semplice fede evangelica che professava e non si vergognò mai di unirsi ai più poveri e semplici credenti. Ripetutamente ha visitato la nostra comunità di Roma, partecipando con la predicazione arricchita dalla sua oratoria affascinante e comprensibile. In questi ultimi anni ha partecipato spesso ai culti nella comunità ADI di Firenze, dove talvolta ha predicato. Aveva scelto come suo accompagnatore un suo giovane studente, membro di quella chiesa. In una delle sue ultime visite a Roma, nel 2004, è stato ospite per qualche ora dell’Istituto Biblico Italiano. In quell’occasione ha esortato gli studenti a rimanere saldi nell’Evangelo, unica fonte di vera libertà. Fino all’ultimo vigile e lucido ha continuato a tenere contatti con i suoi amici fraterni. Il Signore lo ha richiamato a Sé, a noi lascia il ricordo di un deciso combattente per la fede e per la giustizia che è stato un’ispirazione per quanti lo hanno conosciuto, stimato ed amato. Con lui il mondo evangelico italiano ha perduto un testimone e un difensore. In particolare siamo grati a Dio per la sua testimonianza di fede, lealtà e disponibilità totale per la causa dell’Evangelo in Italia. Alla dolce consorte, ai figli ed in particolare a Valdo, il quale sta seguendo le orme paterne e continua ad essere un fraterno amico delle ADI, giungano, a nome del Consiglio Generale delle Chiese, i sentimenti più profondi di solidarietà ed affetto, con l’assicurazione delle nostre preghiere. Questi due eccezionali credenti, risoluti testimoni dell’Evangelo in Italia, non sono più con noi, ma ci hanno lasciato un’eredità di libertà e di fede. Dio ci aiuti, come parte di una minoranza significativa della società italiana, a valutare e a riconoscere il Mandato che Egli ci ha affidato di tenere alto il nome, la fede e l’etica e dell’Evangelo. Francesco Toppi N O T I Z I E D A L L E N O S T R E C O M U N I T À NOTIZIE E BATTESIMI A MODUGNO “Il Signore ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia” (Salmi 126:3). L’estate è passata e con essa l’attività evangelistica per le piazze della città. Quest’anno, grazie a Dio, abbiamo installato la tenda evangelistica a Modugno nel mese di Maggio e a Palo del Colle nel mese di Settembre. Sono stati giorni intensi, ma meravigliosi, nei quali il Signore ha benedetto coloro che ascoltavano il Vangelo per le prime volte ed ha rinvigorito la fede dei credenti. Oltre ai pastori della zona, che si sono avvicendati nella predicazione della Parola, abbiamo avuto la gradita visita del fratello Germano Giuliani, del fratello Specchi, del fratello Cravana e del fratello Scarallo. Infine vogliamo ringraziare Dio perché domenica 24 ottobre nella Comunità di Mo- dugno abbiamo avuto un altro servizio battesimale, nel quale cinque persone hanno testimoniato con il battesimo di essere “nati di nuovo” e che Gesù è divenuto il loro personale Salvatore. Vi chiediamo di pregare per noi, affinché l’opera di Dio continui a diffondersi nella nostra zona. Domenico Modugno abitanti, questo è il terzo anno consecutivo che annunciamo il messaggio della Parola di Dio con culti all’aperto nella piazza centrale, grazie anche alla collaborazione dei fratelli della comunità di Matera, Via XX Settembre. Questo lavoro è stato svolto nei giorni 18 giugno e 16 luglio; siamo stati incoraggiati dalla presenza del fratello Mario Bernardi, pastore della comunità di Tursi (MT), che ha annunciato il messaggio dell’Evangelo che, ringraziando il Signore, diversi hanno ascoltato. Il nostro desiderio è che altre persone vengano alla salvezza in questi piccoli centri, e grazie a Dio per lo zelo che mette in noi di predicare la Sua Parola attraverso umili mezzi: sia a Colobraro che a Craco Peschiera abbiamo avuto la possibilità di diffondere l’Evangelo per le strade e nei mercati cittadini con un piccolo gazebo nei giorni di sabato e di domenica. Vorrei ringraziare prima il Signore e poi tutti quei credenti delle comunità limitrofe che hanno collaborato con la loro presenza e con la fattiva collaborazione per la buona riuscita di ogni attività e per l’avanzamento del Regno di Dio. Invitiamo la fratellanza a pregare per noi, affinché il Signore possa spingere altri operai nel Suo campo e il messaggio della Salvezza raggiunga ogni angolo della terra. Angelo Di Lecce saggio dell’Evangelo con franchezza e potenza a tutti gli astanti. Per la circostanza tra noi è stato presente il fratello Kanyinda Tshilumbayi, pastore della comunità di Cassano delle Murge (BA). Ringraziamo il Signore per l’opportunità che ci ha dato di essere presenti per il quinto anno consecutivo nella Fiera Campionaria della città, dall’8 al 15 ottobre 2005, con un tavolino per distribuire a tutti i visitatori copie del Nuovo Testamento, opuscoli, calendari 2006 con versi biblici, copie dei Vangeli, ecc. testimoniando dell’opera di salvezza che Dio può compiere ai nostri giorni. Siamo stati impegnati nell’arco di tutto l’anno in questa attività di distribuzione, specialmente in diversi pomeriggi di sabato e in alcune mattine di domenica sia nella via principale della città che nel mercato cittadino. Non abbiamo avuto questa bella opportunità solo a Senise ma anche ad Armento, un piccolo paesino della Lucania di circa 600 abitanti. Ringrazio il Signore e tutti quei credenti che hanno collaborato in queste attività. Come per queste zone, così per tutte le estremità della terra, il popolo di Dio è chiamato ad adempiere al mandato di Gesù: “Andate per tutto il mondo e predicate l’Evangelo ad ogni creatura” (Marco 16:15). Continuiamo a pregare affinché il Signore spinga altri operai nel Suo campo, perché tanti bisognosi di salvezza possano essere raggiunti dalla grazia di Dio. Angelo Di Lecce nella profondità dei nostri cuori e mutare ogni desiderio e sentimento. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di avere con noi il fratello Daniele Scarallo, pastore della comunità di Sorrento (Na), che è stato lo strumento usato dal Signore per ministrarci la Parola di Dio. È stato un servizio reso al Signore pieno di grandi benedizioni e la testimonianza di queste sorelle è stata toccante ed efficace. Parenti, vicini e amici sono stati invitati dal messaggio dell’Evangelo ad accettare per fede la salvezza in Cristo Gesù. Luigi Piacentini COLOBRARO (MT) Con viva gioia comunichiamo ai lettori che anche nell’anno 2005 abbiamo potuto costatare la fedeltà di Dio, arricchendoci ogni giorno di benedizioni e di forza spirituale. Il 12 maggio abbiamo celebrato un culto di Santa Cena, ricordando la morte del Signore con i simboli del pane e del vino. Per la circostanza è stato ospite tra noi il fratello Cataldo Abbattista, responsabile della comunità di Molfetta (BA), che è stato di grande incoraggiamento, e, inoltre, abbiamo goduto della meravigliosa presenza di Dio e di una particolare comunione fraterna per la presenza di diversi credenti di comunità limitrofe. Comunichiamo ancora che a Craco Peschiera (MT), un piccolo centro della Lucania di circa ottocento SENISE - ARMENTO (PZ) Con somma gratitudine al Signore, desideriamo condividere la nostra gioia con i lettori di questo periodico perché anche nell’anno che è trascorso la Sua mano ci ha sostenuti, accompagnandoci in ogni attività che ci ha concesso di svolgere. Il 13 marzo 2005 nella comunità di Senise abbiamo celebrato un culto di Santa Cena, ricordando la morte del Signore con i simboli del pane e del vino. Gradita è stata la partecipazione di credenti delle comunità di Matera, via XX Settembre, di Francavilla sul Sinni (PZ) e di Tursi (MT). Il 30 luglio è stato organizzato un culto all’aperto come di solito, nella via principale della città, durante il quella dei credenti hanno testimoniato, altri hanno distribuito trattati cristiani, e ancora una volta è stato annunciato il mesMARIGLIANO (NA) Siamo grati a Dio che a Marigliano, il giorno 9 ottobre 2005, cinque sorelle hanno deciso di fare patto con il Signore e scendere nelle acque battesimali. Esse sono la prova vivente della trasformazione prodotta dal grande ed immenso amore di Dio, che è capace di penetrare R I S V E G L I O P E N T E C O S TA L E - M A R ZO 2 0 0 6 15 N O T I Z I E D A L L E N O S T R E C O M U N I T À BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) Con un cuore pieno di gioia e di profonda biamo commemorato la morte del Signogratitudine a Dio desideriamo comunica- re Gesù, in cui il fratello Cristhian Santore che il giorno 18 dicembre 2005 tre cre- ro, pastore delle comunità di Comiso e denti sono scesi nelle acque battesimali, Vittoria (RG), è stato lo strumento usato testimoniando davanti a Dio e alla chiesa da Dio. Anche in questa occasione la predi aver accettato Cristo Gesù come loro senza del Signore si è manifestata in una personale Salvatore. Per l’occasione il Si- maniera tangibile, in una benedetta atmognore si è usato come canale di benedizio- sfera di lode ed adorazione, rallegrando e ne del fratello Giovanni Villari, pastore ravvivando il cuore dei credenti e di quandella comunità di Siracusa, che ci ha ricor- ti erano presenti tra noi per la prima volta. dato, con il testo del Vangelo di Giovanni Vogliamo esortarvi a pregare per noi affincapitolo 3, verso 16, il grande amore di ché il Signore continui a benedirci, ravviDio per noi, dimostrato donandoci il Suo varci e farci vedere sempre più la Sua gloFiglio Gesù come prezzo di riscatto del ria. Lorenzo De Fano nostro peccato. Domenica 15 gennaio abBATTESIMI A NAPOLI VIA CARAFA che Dio salva nonostante la grande conCon gioia comunichiamo che sabato 17 fusione e la grande immoralità che ci cirdicembre ci siamo rallegrati nel vedere conda. La parola di Dio ci è stata mini11 credenti scendere nelle acque battesistrata dal fratello Giuseppe Costanzo, pamali confessando la loro fede nel Salvatore Cristo Gesù. La nostra consola- store delle comunità di Arzano e Pizione è che molti sono i giovani che si ac- scinola. Rallegriamoci: Dio è all’opera!!! Daniele Melluso costano al Signore e questo ci conferma SAN SEBASTIANO AL VESUVIO Comunichiamo con gioia ai lettori che il 26 dicembre sette neofiti sono scesi nelle acque battesimali, confessando di avere accettato Cristo Gesù come proprio personale Salvatore e Signore e di volerLo servire ed amare tutti i giorni della loro vita. È stato bello ed incoraggiante vedere come l’Evangelo di Cristo Gesù agisca così potentemente da trasformare la vita degli uomini. Per l’occasione è stato invitato il fratello Abramo Falciano, pastore della comunità di Mondragone (CE), il quale ha AVELLINO La comunità di Avellino desidera rendervi partecipi della gioia che il Signore le ha dato nel vedere nuove persone accettare l’incommensurabile dono della salvezza in Cristo Gesù il Signore, dandone testimonianza attraverso il battesimo secondo l’esplicito ordinamento del divino Maestro. Il 18 dicembre 2005 abbiamo, infatti, celebrato un altro servizio battesimale in cui sei nuovi credenti si sono uniti alla chiesa. Per l’occasione, abbiamo avuto con noi il fratello Daniele Marra, il quale è stato lo strumento di cui il Signore si è servito per porgerci il messaggio della Sua Parola, tratto dalla Epistola agli Efesini capitolo 2, versi 12 e 13: “Eravate... senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che già 16 (NA) ministrato il messaggio della Parola di Dio spiegando ai presenti l’importanza della salvezza per grazia. Domenica 1 gennaio, inoltre, abbiamo avuto il privilegio di accostarci alla Santa Cena, nella quale il Signore ci ha ulteriormente incoraggiati a servirLo con zelo attraverso la Sua dolce Parola, che ci è stata predicata dal fratello Alfonso Melluso, pastore della comunità di Napoli-Secondigliano. Giuseppe Di Iorio eravate lontani, siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo”. Il 1 gennaio 2006, insieme a questi nuovi credenti, ci siamo raccolti intorno ai simboli del pane e del vino per celebrare la Cena del Signore, ricordandone l’opera completa e irripetibile. Tale è stato il soggetto trattato dal fratello Angelo Tassa, il quale ha preso spunto da Apocalisse capitolo 5, versi 1 a 14. Ci raccomandiamo come sempre alle preghiere della fratellanza di cui, per grazia, facciamo parte persuasi che, nel corso di questo nuovo anno, Dio benedirà grandemente il Suo popolo, concedendogli un glorioso risveglio spirituale. Stefano Tassa RISVEGLIO PENTECOSTALE Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche“Assemblee di Dio in Italia” Ente Morale di Culto D.P.R.5.12.1959 n.1349 Legge 22.11.1988 n.517 Mensile a carattere religioso Pubblicato dal Consiglio Generale delle Chiese Direzione, Redazione e Amministrazione: Via Altichieri da Zevio, 1 - 35132 Padova Tel. 049.605127 - fax 049.612565 e mail: [email protected] Versamenti c/c postale n.12710323 intestato a: Risveglio Pentecostale Via Altichieri da Zevio, 1 - 35132 Padova Spedizione in Abbonamento Postale Poste Italiane spa - D.L.353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2, DCB Vicenza Tipografia Cooperativa Tipografica Operai srl - Vicenza “Risveglio Pentecostale” è una pubblicazione delle Assemblee di Dio in Italia, che fin dal 1946 ha lo scopo d’essere, con l’aiuto di Dio, strumento di edificazione per la Chiesa del Signore, sostenendosi esclusivamente con libere offerte. 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