Piazza dell'Aracoeli, 12 - 00186 Roma - tel *30 06 6784168
Bollettino del 20 Febbraio 2014
A cura di Manlio Lo Presti
Esergo
Non riesco a d ascoltare nessuno a meno che
non mi attragga per grazia di stile o bellezza di argomenti.
O. WILDE, Detti e aforismi, Rizzoli, 2001, pag. 191
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EVENTI LIDU
La Lidu è la più antica antica Organizzazione laica che difende i diritti
dell’Uomo.
Si è aperta la campagna tesseramenti 2014.
Sosteniamola affinché non si spenga una delle poche voci indipendenti esistenti
in Italia
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L.I.D.U. Lega Italiana dei Diritti dell’uomo
TESSERAMENTO 2014
Socio Giovane
Socio Ordinario
Socio Sostenitore
Socio Benemerito
quota minima
quota minima
versamento minimo
versamento minimo
data ultima di versamento per il rinnovo
€ 10,00= (fino a 30 anni)
€ 50,00=
€ 200,00=
€ 500,00=
30 GIUGNO
NOTA
Poiché la L.I.D.U. è un'Associazione Onlus e la quota associativa è stata fissata ad euro 50,00- ogni
versamento maggiore della quota suddetta, verrà considerata come versamento liberale e potrà
essere dedotta, nei termini di legge, dalla dichiarazione dei redditi.
La condizione necessaria è che il versamento debba essere effettuato direttamente alla L.I.D.U.
nazionale, in qualsiasi forma, salvo che in contanti.
L'attestato del versamento dovrà essere richiesta alla Tesoreria nazionale.
si può effettuare il pagamento della quota dovuta a mezzo:
contanti; assegno; bollettino di c/c/postale n° 64387004
bonifico bancario IBAN IT 90 W 05216 03222 000000014436
bonifico postale IBAN IT 34 N 07601 03200 000064387004
Intestati a: F.I.D.H. Fédération International des Droits de l’Homme - Lega Italiana onlus
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5 x 1000
Come previsto dalla legge è possibile destinare il 5 x 1000 del reddito delle persone fisiche a fini
sociali.
La nostra Associazione è ONLUS e può beneficiare di tale norma.
Per effettuare la scelta per la destinazione, occorre apporre la propria firma e indicare il Codice
Fiscale
97019060587
nell'apposito riquadro previsto nei modelli dell'annuale denuncia dei redditi.
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Lidu Onlus [email protected]
18 feb (1 giorno fa)
Da: Aronne Strozzi <[email protected]>
Date: 18 febbraio 2014 11:26
Oggetto: Fwd: I: Concorso LIDU
A: "[email protected]" <[email protected]>
Cari Amici spero tutto per il meglio.
Mi pregio inviarvi, in allegato, la documentazione riguardante il Concorso letterario posto in essere
dalla sede di Cremona. Mi preme sottolineare che la scrivente dott.ssa Bianchessi e' il Provveditore
agli Studi della provincia di Cremona. Manca solamente la determinazione della data della giornata
di premiazione alla quale sarebbe, auspicabile e graditissima, la presenza del Presidente On.
Arpaia.
Resto a disposizione per ogni vs. necessità.
Con tutta la mia cordialità.
as
LIBERA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SCIENZE UMANE E TECNOLOGICHE
L.U.de.S
IL RETTORE
Prof. Aronne Strozzi
Segreteria particolare Organo di Governo
Tel. +39 0372 27328 Fax +39 0372 537542
Segreteria di Presidenza Ateneo
Tel. +41 91 985.28.30 Fax +41 91 994.26.45
Via dei Faggi n. 4 CH – Quartiere La Sguancia CH – 6912 Lugano Pazzallo
web site: www.uniludes.ch
I diritti umani tra religioni civili e confessionali
La richiesta di una religione civile si leva da più parti sia per le nazioni più evolute sia per quelle in
cerca di un assetto della società che possa essere compiutamente democratico.
Quest’istanza può confliggere con le forze che preferiscono dare un impronta più confessionale alla
vita sociale della comunità, ispirandosi ad una religiosità tradizionale in cui le azioni dell’uomo
trovano in Dio la loro origine, spiegazione e legge, sia morale, sia giuridica.
Naturalmente, nell’ambito di questo secondo orientamento, la corretta pretesa di universalità, su cui
imperniare qualsiasi discorso sui diritti umani, impone di conciliare le diverse fedi religiose,
ancorché limitandosi alle conosciute religioni monoteistiche, con problematiche di difficile
soluzione in moltissime regioni e nazioni del mondo.
Come sappiamo, la centralità della persona non sempre è assunta nella stessa prospettiva e ovunque
alcuni atteggiamenti di chiusura impediscono la conquista di posizioni da tutti condivise.
Ogni orientamento, in certe sue manifestazioni, ritiene che ci siano principi non negoziabili e
probabilmente è su queste posizioni che bisogna discutere senza sconfinare nel relativismo puro che
accetta qualsiasi opinione o ne fa solo una questione di procedura.
Una religione civile non può misconoscere il valore della vita o della famiglia o dell’universalità
della persona umana e anzi il dovere di un’etica laica è quello di accogliere tutte le posizioni delle
religioni confessionali che non confliggono con l’esigenza di rispetto che si deve a tutti.
E se è vero che rispettare non è condividere è pur vero che una conclusione si può e si deve
raggiungere.
Qui allora emerge una discussione intelligente sui diritti umani che si pongano effettivamente su un
piano di universalità in modo da formulare proposte accettabili dagli esponenti di tutte le fedi
religiose più importanti.
Il linguaggio dei diritti umani è nato per abbracciare ogni uomo e ogni sua manifestazione
condivisibile perché è un linguaggio strutturato per dare risposta al dolore e alla sofferenza di ogni
uomo, affinché le concrete vicende storiche e sociali che producono questo dolore non si ripetano e
nel mondo si possano riscontrare, sia un progresso costante per tutti i popoli dell’umanità, sia il
rispetto delle leggi eterne dell’uomo, consacrate nella tradizione giudaico-cristiana e non smentite
dall’Islam pacifico.
Il messaggio di fiducia che esprime il linguaggio dei diritti umani è proprio quello che condivide il
metodo, che consiste nell’impedire che il male del mondo si ripeta, cercando di conservare le
strutture sociali ed economiche che siano funzionali al benessere della collettività e
contemporaneamente innalzino ogni uomo al massimo delle sue potenzialità individuali, e di
combattere quegli ordinamenti dove le torture, le sopraffazioni, lo sfruttamento, le riduzioni in
schiavitù sono la sconfitta quotidiana di ogni uomo.
Francesco Da Riva Grechi - Roma
Cremona, 17 dicembre 2013
Concorso letterario
per i diritti dell’uomo
REGOLAMENTO
FINALITA’
La L.I.D.U., con il patrocinio dell’Università L.U.de.S. e la collaborazione del
quotidiano “La Provincia” di Cremona, consapevole di questo difficile momento
storico, caratterizzato da una generalizzata insensibilità per il rispetto dei Diritti umani, ha
deciso di intraprendere una campagna di informazione nelle scuole per far conoscere ai
giovani i principi della Dichiarazione Universale.
Solo agendo capillarmente ed in profondità, infatti, possiamo creare in questi futuri
cittadini una coscienza ed una consapevolezza sociali tali da far cambiare l’attuale
situazione e consentire, col passare del tempo, di andare d’accordo gli uni con gli altri e
vivere in pace.
DESTINATARI
Gli studenti del triennio della scuola secondaria di secondo grado e le terze medie degli
istituti comprensivi delle scuole statali e paritarie della provincia di Cremona.
TEMA DEL CONCORSO
Per le classi terze medie della scuola secondaria di primo grado:
L’elaborato verterà sulle “Le regole per un mondo giusto”
Per le classi del triennio della scuola secondaria di secondo grado:
L’ebaorato dovrà affrontare il tema dei “Diritti dell’uomo” e scegliere fra due tipologie:
testo creativo o articolo/saggio breve.
MODALITA’ DI ISCRIZIONE
I dirigenti scolastici degli istituti le cui classi aderiranno al concorso dovranno comunicare
la partecipazione indicando il numero delle classi e degli alunni entro il 20 gennaio 2014
all’Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona al seguente indirizzo e-mail:
[email protected]
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RASSEGNA STAMPA
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http://www.ilo.org/
Giornata mondiale per la giustizia sociale
Messaggio del Direttore Generale dell’ILO,
Guy Ryder in occasione della Giornata
mondiale per la giustizia sociale
20 febbraio 2014
Oggi, un’intera generazione di giovani si confronta con un futuro più incerto e meno prospero di
quanto non lo sia stato per i loro genitori. Molti si trovano già in condizioni così disperate che
sembra difficile possa peggiorare.
È una realtà che i rappresentanti politici non possono ignorare.
Anche prima della crisi finanziaria globale del 2008, metà della popolazione mondiale viveva al di
sotto della linea di povertà di 2 dollari al giorno, milioni di persone ridotte alla fame e con nessuna
speranza di avere un lavoro dignitoso.
Sei anni di ripresa economica lenta e risposte politiche incerte hanno lasciato indietro milioni di
altre persone, senza un lavoro e con i prezzi degli alimenti e dei servizi che continuavano ad
aumentare.
Ci troviamo quindi di fronte ad una crisi sociale profonda, che è anche una crisi della giustizia
sociale.
Preoccupano profondamente le tensioni e i crescenti livelli di diseguaglianza nelle economie
avanzate e in via di sviluppo. Attualmente, l’1% della popolazione globale ha nelle sue mani la
stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone tra le più povere del pianeta.
I responsabili politici sono pronti a rispondere?
Le misure di protezione sociale sono fattori decisivi nella risposta politica. I paesi con sistemi di
sicurezza sociale efficaci hanno ridotto, attraverso i trasferimenti sociali, di oltre la metà il loro
tasso di povertà e hanno diminuito in maniera considerevole le diseguaglianze.
La protezione sociale non è solo un diritto umano, ma anche una politica economica efficace. La
sicurezza sociale consente l’accesso ai servizi sanitari, all’istruzione e ad un’alimentazione
adeguata.
Sistemi di protezione sociale efficaci sostengono i redditi e i consumi interni, costruiscono capitale
umano e accrescono la produttività.
Dal 2008 d oggi, abbiamo potuto constatare che i paesi con sistemi di questo tipo hanno risposto più
rapidamente e in maniera più efficace alla crisi.
Nonostante ciò, oltre il 76% della popolazione mondiale continua a vivere senza nessuna protezione
sanitaria e sociale adeguata.
Nella congiuntura attuale, può accadere che il rafforzamento o il mantenimento di questa protezione
possano essere accolti con scetticismo o essere rinviati al futuro.
È arrivato il momento di ricordare i paesi che, per primi, hanno costruito un’economia solida e
società più eque grazie alla protezione sociale. E più recentemente, in contesti diversi, altri paesi
come il Brasile, la Tailandia, la Cina o il Mozambico, hanno compiuto sforzi considerevoli affinché
la protezione sociale fosse parte integrante delle loro strategie di sviluppo. Questi paesi hanno
dimostrato che le restrizioni finanziarie, da sole, non possono giustificare l’inattività.
Nel 2009, l’ILO e le Nazioni Unite hanno lanciato l’iniziativa sulla protezione sociale di base per
tutti. In seguito, nel 2012, la Conferenza Internazionale del Lavoro ha adottato la
Raccomandazione (n. 202) sui sistemi nazionali di protezione sociale di base. Questo
documento innovativo fornisce orientamenti molto preziosi.
Di fronte alla crisi sociale — che è anche crisi della giustizia sociale — incoraggiamo i responsabili
delle politiche a perseguire lo stesso obiettivo: lavorare per un rilancio socio-economico mondiale
reale, che vada a beneficio di tutti e dotarsi di un’Agenda di sviluppo Post 2015 che contribuisca a
eliminare definitivamente la povertà.
Le soluzioni ci sono e sta a noi scegliere di mettere in primo piano misure macroeconomiche e di
politica fiscale che promuovano una crescita inclusiva, con occupazione dignitosa e protezione
sociale. Questa è la condizione indispensabile per costruire le fondamenta della giustizia sociale.
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http://unipd-centrodirittiumani.it/
Corso di laurea magistrale in Human
Rights and Multi-level Governance
Laurea magistrale, 2 anni, 120 CFU, Classe di appartenenza
LM-52 Relazioni internazionali
Caratteristiche e finalità
Il corso di laurea magistrale in Human rights and multi-level governance prosegue la
tradizione di formazione specialistica in materia di diritti umani che l’Università di Padova
ha sviluppato fin dal 1988. Il corso fornisce le conoscenze e le competenze necessarie a
proteggere e promuovere i diritti umani nel contesto dei processi di governance
multilivello, dall’ambito locale a quello nazionale e internazionale. Gli studenti sviluppano
le capacità e le abilità necessarie per analizzare, valutare e gestire fenomeni politici e
socio-economici complessi e il loro impatto sui diritti fondamentali delle persone,
specialmente le più vulnerabili. Il paradigma scientifico e valoriale di riferimento è dato dai
principi del diritto internazionale dei diritti umani, letti in dimensione transnazionale e
transculturale.
Il corso ha carattere multidisciplinare e promuove competenze interdisciplinari. Le aree
coperte da corsi obbligatori sono: scienza politica e relazioni internazionali (23 crediti
formativi universitari – cfu nel complesso dei quattro semestri), diritto internazionale ed
europeo (18 cfu), sociologia e storia (18 cfu), economia (12 cfu). È altresì obbligatorio un
corso di lingua inglese mirato sull’advocacy (6 cfu) e lo studio di una seconda lingua (6
cfu). Nei due anni del corso è incluso un tirocinio presso una struttura operante per diritti
umani, privata o pubblica. Il corso promuove e incoraggia attività di studio nelle università
dei paesi europei ed extra-europei attraverso programmi di mobilità studentesca.
Settori di approfondimento
Le attività curriculari prevedono, laddove possibile, moduli specializzanti condotti con la
collaborazione di professionisti ed esperti di organizzazioni internazionali e ONG. Per gli
studenti sono inoltre organizzate attività extracurriculari orientate all’approfondimento
tematico e all’orientamento professionale, quali viaggi di studio (a Ginevra o altre sedi
europee di organizzazioni internazionali), workshops con operatori sul terreno, sessioni
con esperti.
Ambiti occupazionali
Il corso di laurea magistrale forma figure professionali specializzate in grado di ricoprire
posizioni qualificate nei settori relativi all’implementazione dei diritti umani ai diversi livelli
di governance. Gli ambiti occupazionali privilegiati si collocano nei seguenti settori:
agenzie e organizzazioni internazionali con mandato in materia di diritti umani; servizi
diplomatici nazioni e dell’UE; strutture e uffici della pubblica amministrazione nazionale e
sub-nazionale; istituzioni nazionali per i diritti umani, comprese strutture di difesa civica,
dei garanti dell’infanzia e per i diritti di detenuti, migranti, richiedenti asilo; missioni di
monitoraggio dei diritti umani e di osservazione elettorale; programmi di aiuto umanitario;
organismi di assistenza tecnica per lo sviluppo delle istituzioni democratiche; strutture e
servizi di attuazione di politiche in campo sociale culturale; uffici per le pari opportunità e
antidiscriminazione; strutture di servizio alle persone con disabilità; organizzazioni nongovernative e del terzo settore; mediazione culturale; organismi di tutela dei diritti dei
cittadini e dei consumatori; comitati etici di enti pubblici e privati; strutture aziendali che si
occupano di relazioni internazionali; strutture per la responsabilità sociale d’impresa;
giornalismo e mass-media; uffici di ricerca e programmazione di partiti politici, sindacati,
associazioni.
Dalla triennale alla magistrale
Accesso diretto dalla laurea triennale in Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti
umani dell’Università di Padova con un voto finale di almeno 100/110. L’accesso da altre
lauree triennali conseguite in altri atenei italiani e stranieri richiede il soddisfacimento dei
requisiti curriculari indicati nel regolamento didattico e nell’avviso annuale di ammissione,
ossia una adeguata preparazione negli ambiti politologico, giuridico, sociologico,
economico e linguistico.
Risorse
Collegamenti
Per ogni ulteriore informazione si rinvia alla versione inglese del sito
1/2/2014
Seminario "Il contributo dei Difensori
civici regionali all'attuazione dei diritti
umani: un impegno europeo", Venerdì
21 febbraio 2014, Padova
Il Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e l’Ufficio del Difensore
civico della Regione del Veneto promuovono, in collaborazione con il Coordinamento
nazionale dei Difensori civici, il seminario di studio sul tema "Il contributo dei Difensori
civici regionali all'attuazione dei diritti umani: un impegno europeo".
L’incontro è aperto al pubblico e avrà luogo venerdì 21 febbraio 2014, dalle ore 10.00 alle
ore 13.30, presso l’Aula E di Palazzo Bo, a Padova.
Il seminario ha lo scopo di indagare il contributo che i Difensori civici regionali in Italia
possono dare alla promozione e al monitoraggio dei diritti umani, nel contesto degli
standard normativi europei ed internazionali. Le relazioni riguarderanno in particolare i
possibili rapporti tra i Difensori civici regionali italiani e l’Agenzia per i Diritti
Fondamentali dell’Unione Europea. Si rifletterà, inoltre, su come rafforzare il network
inter-regionale dei Difensori civici, anche attraverso l’utilizzo di una piattaforma comune
di gestione informatica dei dati, il Digital Administration Program (Di.As.Pro), condivisa da
alcuni uffici di Difesa civica.
L'incontro si inserisce nell'ambito del ciclo di incontri peer-to-peer su “Difesa civica e diritti
dei cittadini”,promossi dal Centro Diritti Umani dell’Università di Padova e dall’Ufficio del
Difensore civico della Regione del Veneto, in collaborazione con il Coordinamento
nazionale dei Difensori civici e l’Istituto italiano dell’Ombudsman.
Per maggiori dettagli si veda il programma dell'incontro in allegato
Risorse
Documenti
Seminario "Il contributo dei Difensori civici regionali all'attuazione dei diritti umani: un
impegno europeo", 21 febbraio 2014, Programma (pdf, 40.37 Kb , IT)
15/2/2014
Corte Penale Internazionale:
pubblicato un Policy paper sulla
violenza sessuale e di genere
L’Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) ha pubblicato il 7 febbraio
2014 un Policy paper in materia di reati afferenti la sfera sessuale e la violenza di
genere.
Riconoscendo l’importanza delle indagini sulla violenza sessuale e di genere e le difficoltà
dell’azione penale contro chi la perpetra, l’Ufficio del Procuratore si è impegnato a
integrare una prospettiva di genere in tutte le fasi del suo lavoro, dalle indagini
preliminari ai procedimenti in aula.
In ragione dell’importanza delle questioni affrontate, Fatou Bensouda, Procuratore della
CPI, ha invitato tutti gli attori interessati ad inviare commenti e suggerimenti per la
redazione del documento. Il termine ultimo per inviare i contributi è il 23 febbraio prossimo.
Attraverso l’adeguata attuazione delle misure individuate dal Policy paper, l’Ufficio mira a
porre fine all’impunità per i reati legati alla sfera sessuale e di genere, la cui gravità
riguarda la comunità internazionale nel suo insieme.
La CPI - istituita con lo Statuto di Roma nel 1998 (entrato in vigore nel 2002) - è il primo
tribunale penale internazionale permanente atto a perseguire penalmente gli autori dei più
gravi crimini internazionali. L’Ufficio del Procuratore - uno dei quattro organi della Corte riceve le richieste relative ai crimini rientranti nella giurisdizione della corte, conduce le
indagini e sostiene l’accusa.
I commenti e le proposte di emendamenti alla proposta di documento possono essere
inviati al seguente indirizzo e-mail: [email protected].
Risorse
Strumenti internazionali
Statuto della Corte Penale Internazionale (1998)
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http://leg16.camera.it/
La Commissione nazionale per i diritti umani
L'attenzione alla tutela dei diritti umani come tema specifico di attività della I Commissione si è
evidenziata nel corso della XVI legislatura attraverso l'esame di un progetto di legge volto
all'istituzione di una Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani in
attuazione della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 48/134, adottata il 20
dicembre 1993, diretta ad unire tutti gli Stati in un impegno comune di tutela dei diritti umani e
delle libertà fondamentali
Il provvedimento (A.C. 4534), il cui esame è iniziato presso il Senato ed è poi proseguito, senza
pervenire ad approvazione, presso la Camera, si pone come attuazione alla risoluzione n. 48/134,
adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 1993, che impegna tutti gli
Stati firmatari ad istituire organismi nazionali, autorevoli ed indipendenti, per la promozione e la
protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Questa risoluzione detta una serie di criteri che gli organismi nazionali per la tutela dei diritti
umani devono soddisfare, i cd. Princìpi di Parigi: indipendenza ed autonomia dal Governo
(operativa e finanziaria), pluralismo, ampio mandato basato sugli standard universali sui diritti
umani, adeguato potere di indagine e risorse adeguate.
Obiettivo della disciplina esaminata dalle Camere è l'istituzione in Italia di un organismo di tutela
dei diritti umani, nel rispetto dei predetti principi delle Nazioni Unite quanto ad autonomia e
indipendenza, denominato «Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti
umani»; a tale organismo è attribuito il compito di promuovere e vigilare sul rispetto, in Italia, dei
diritti umani e delle libertà fondamentali così come individuate dalle convenzioni delle Nazioni
Unite, dal Consiglio d’Europa, dall’Unione europea e tutelate dalla Costituzione italiana.
Più specificamente, il testo, nell’affermare i principi generali che ispirano la proposta, riconosce un
ruolo specifico, in materia di tutela dei diritti umani, alle amministrazioni dello Stato e, in tema di
rapporti internazionali al Ministero degli affari esteri, presso il quale opera il Comitato
interministeriale dei diritti umani e istituisce una Commissione nazionale per la promozione e la
protezione dei diritti umani, costituita da tre componenti: un presidente, nominato con
determinazione congiunta dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera dei deputati, e
due membri eletti dal Parlamento a maggioranza di due terzi. I componenti della commissione
durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati una sola volta; la carica non è
compatibile con altri incarichi pubblici o presso enti privati.
Tra le competenze della Commissione, anche con riferimento alle principali convenzioni
internazionali ratificate dall’Italia nel campo dei diritti umani e in funzione di altri organismi che
dovessero essere istituiti per l’attuazione di adempimenti internazionali, vi sono quattro grandi aree
di attività – sensibilizzazione, vigilanza, proposta e rapporti istituzionali – che comprendono:
la promozione della cultura dei diritti umani; il monitoraggio del rispetto dei diritti umani in Italia
nonché attuazione delle convenzioni e degli accordi internazionali ratificati dall’Italia in materia;
la formulazione di pareri, raccomandazioni e proposte al Governo su tutte le questioni concernenti i
diritti umani; la collaborazione per lo scambio di esperienze e la migliore diffusione di buone prassi
con gli organismi internazionali preposti alla tutela dei diritti umani; l'analisi delle segnalazioni in
materia di violazioni o limitazioni di diritti umani, provenienti dagli interessati o dalle associazioni
che li rappresentano, ai fini del successivo inoltro agli uffici competenti della pubblica
amministrazione, qualora non sia già stata adita l’autorità giudiziaria; la promozione degli opportuni
contatti con le autorità, le istituzioni e gli organismi pubblici cui la legge attribuisce, a livello
centrale o locale, specifiche competenze in relazione alla tutela dei diritti umani; la promozione
presso le singole pubbliche amministrazioni, presso le istituzioni scolastiche e le università di
programmi di formazione, didattici e di ricerca in materia di tutela dei diritti umani.
Per le questioni relative alle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica la
Commissione si avvale, con funzioni consultive, dell’Ufficio per la promozione della parità di
trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica (UNAR)
istituito con D.Lgs n. 215/2003 in attuazione della direttiva 2000/43/CE.
La tutela dei diritti fondamentali nell'UE
•
•
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali
L’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, come modificato dal Trattato di Lisbona stabilisce:
•
•
il riconoscimento da parte dell’Unione dei diritti, delle libertà e dei principi sanciti nella
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea , che acquisisce lo stesso valore
giuridico dei Trattati;
l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
L’articolo 218 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevede che l’accordo
sull’adesione alla CEDU dovrà essere concluso dal Consiglio all’unanimità, previa approvazione
del Parlamento europeo e con ratifica da parte degli Stati membri, conformemente alle rispettive
norme costituzionali.
Alla luce del nuovo impulso fornito dal Trattato di Lisbona, la tutela dei diritti fondamentali con
particolare riguardo alla lotta al razzismo e alla xenofobia, alla protezione dei minori e dei gruppi
più vulnerabili costituisce una priorità nel programma 2010-2014 per lo spazio di libertà
sicurezza e giustizia (programma di Stoccolma), adottato dal Consiglio europeo il 10-11 dicembre
2009.
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
Nel giugno 1999 il Consiglio europeo di Colonia ha convenuto che fosse opportuno riunire in una
Carta i diritti fondamentali riconosciuti a livello dell’Unione europea (UE), per dare loro maggiore
visibilità.
In particolare, il Consiglio europeo aveva indicato che occorreva includere nella Carta i principi
generali sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 e quelli risultanti dalle
tradizioni costituzionali comuni dei paesi dell’UE. Inoltre, la Carta doveva includere i diritti
fondamentali attribuiti ai cittadini dell'UE, nonché i diritti economici e sociali enunciati nella Carta
sociale del Consiglio d’Europa e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei
lavoratori, come pure i principi derivanti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e dalla Corte
europea dei diritti dell'uomo.
La Carta è stata elaborata da una Convenzione composta da un rappresentante di ogni paese
dell’UE e da un rappresentante della Commissione europea, nonché da 16 membri del Parlamento
europeo e 30 dei Parlamenti nazionali (2 per ogni Parlamento nazionale) ed è stata inizialmente
proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza.
La Carta, con le modifiche apportate in vista del suo inserimento nel Trattato costituzionale
(Trattato mai entrato in vigore), è stata nuovamente proclamata solennemente in occasione della
seduta plenaria del Parlamento europeo del 12 dicembre 2007 dai Presidenti del Parlamento
europeo, del Consiglio e della Commissione europea.
Infine, nel dicembre 2009, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è stato conferito alla
Carta lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati (A differenza di quanto originariamente
previsto dal Trattato costituzionale, mai entrato in vigore, il Trattato di Lisbona non prevede
l’inclusione del testo della Carta nei Trattati).
Merita sottolineare che la Carta non conferisce all'UE una facoltà generale di intervento in tutti i
casi di violazione dei diritti fondamentali da parte di autorità nazionali: essa si applica agli Stati
membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione. Gli Stati membri possiedono una
regolamentazione nazionale molto ampia sui diritti fondamentali, il cui rispetto è garantito dalle
giurisdizioni nazionali.
L’art. 6 del Trattato sul l’Unione europea stabilisce, infatti, che l'Unione riconosce i diritti, le
libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che ha lo stesso
valore giuridico dei trattati. Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le
competenze dell'Unione definite nei trattati. I diritti, le libertà e i principi della Carta sono
interpretati in conformità delle disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la
sua interpretazione e applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella
Carta, che indicano le fonti di tali disposizioni.
Il protocollo n. 30, allegato ai Trattati introduce misure specifiche per il Regno Unito e la
Polonia, in particolare: apportando limitazioni alla giurisdizione della Corte di giustizia europea e
dei tribunali nazionali in materia di conformità della normativa nazionale dei due Stati membri
rispetto ai diritti, libertà e princìpi sanciti dalla Carta e prevedendo che ove una disposizione della
Carta faccia riferimento a leggi e pratiche nazionali, essa si applicherà a Regno Unito e Polonia solo
nella misura in cui i princìpi e i diritti in essa contenuti siano riconosciuti nelle leggi e nelle pratiche
di Regno Unito e Polonia.
Una dichiarazione n. 61 unilaterale della Polonia, allegata all’atto finale del Trattato di Lisbona,
afferma che la Carta lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri di legiferare nel settore della
moralità pubblica, del diritto di famiglia nonché della protezione della dignità umana e del
rispetto dell'integrità fisica e morale dell'uomo.
Il 9 ottobre 2012 la Commissioni affari costituzionali del Parlamento europeo ha espresso un
parere contrario alla richiesta avanzata dalla Repubblica ceca di aderire al protocollo
derogatorio relativo al Regno unito e alla Polonia. La questione è all’attenzione del Consiglio
europeo.
Contenuto
La Carta dei diritti fondamentali comprende un preambolo introduttivo e 54 articoli, suddivisi in
sette capi:
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capo I: dignità (dignità umana, diritto alla vita, diritto all'integrità della persona, proibizione
della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e
del lavoro forzato);
capo II: libertà (diritto alla libertà e alla sicurezza, rispetto della vita privata e della vita
familiare, protezione dei dati di carattere personale, diritto di sposarsi e di costituire una
famiglia, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione e
d’informazione, libertà di riunione e di associazione, libertà delle arti e delle scienze, diritto
all'istruzione, libertà professionale e diritto di lavorare, libertà d'impresa, diritto di proprietà,
diritto di asilo, protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione);
capo III: uguaglianza (uguaglianza davanti alla legge, non discriminazione, diversità
culturale, religiose e linguistica, parità tra uomini e donne, diritti del bambino, diritti degli
anziani, inserimento dei disabili);
capo IV: solidarietà (diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito
dell'impresa, diritto di negoziazione e di azioni collettive, diritto di accesso ai servizi di
collocamento, tutela in caso di licenziamento ingiustificato, condizioni di lavoro giuste ed
eque, divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro, vita familiare
e vita professionale, sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute, accesso ai
servizi d’interesse economico generale, tutela dell'ambiente, protezione dei consumatori);
capo V: cittadinanza (diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e
alle elezioni comunali, diritto ad una buona amministrazione, diritto d'accesso ai documenti,
Mediatore europeo, diritto di petizione, libertà di circolazione e di soggiorno, tutela
diplomatica e consolare);
capo VI: giustizia (diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, presunzione di
innocenza e diritti della difesa, principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle
pene, diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato);
capo VII: disposizioni generali che disciplinano l’interpretazione e l’applicazione della
Carta (ambito di applicazione, portata e interpretazione dei diritti e dei principi, livello di
protezione, divieto dell’abuso di diritto).
Applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE
Nell'ottobre 2010 la Commissione ha adottato una strategia per garantire l'effettivo rispetto della
Carta (COM(2010)573) e ha elaborato una "check-list dei diritti fondamentali " per agevolare la
valutazione del loro impatto su tutte le proposte legislative. La Commissione si è inoltre impegnata
a pubblicare una relazione annuale sull'applicazione della Carta al fine di monitorare i progressi
realizzati.
In tale quadro, il 16 aprile 2012 è stata presentata la relazione sull’applicazione della Carta
relativa all’anno 2011 (COM(2012)169). Partendo dalla considerazione che , nell’attuale periodo
di crisi economica, un contesto giuridicamente stabile basato sullo Stato di diritto e sul rispetto
dei diritti fondamentali costituisce la migliore garanzia per instaurare un clima di fiducia da parte
dei cittadini e di sicurezza dei partner e degli investitori, la Commissione ricorda le iniziative
assunte dalle istituzioni europee nel corso del 2011 in applicazione dei principi della Carta, incluse
le azioni relative all’attuazione della Strategia per la parità tra donne e uomini (2010-2015),
In particolare la relazione rammenta che nel corso del 2011 la Commissione ha rafforzato la
valutazione dell'impatto sui diritti fondamentali a cui procede prima di adottare le proposte,
attraverso l’adozione di nuove linee guida in materia (SEC(2011)567) e l’istituzione di un gruppo
interservizi sull'attuazione della Carta.
E’ dato inoltre rilievo alla dimensione dei diritti fondamentali nell’attività del Parlamento
europeo e del Consiglio in qualità di colegislatori. In particolare il Consiglio si è impegnato a
garantire che, nel proporre modifiche a iniziative legislative della Commissione o nel presentare
iniziative proprie, gli Stati membri valutino l'impatto dei loro interventi sui diritti fondamentali
(conclusioni del 5 febbraio 2011), e ha fissato orientamenti per individuare e affrontare le questioni
attinenti ai diritti fondamentali nelle discussioni sulle proposte dinanzi ai suoi organi preparatori.
Per quanto riguarda l’attività giurisdizionale, la relazione osserva che la Corte di giustizia
dell'Unione europea rinvia sempre più spesso alla Carta: il numero di sentenze che la citano nella
motivazione sarebbe aumentato di più del 50% rispetto al 2010, passando da 27 a 42. Conterrebbero
sempre più spesso riferimenti alla Carta anche le questioni poste alla Corte di giustizia dalle
giurisdizioni nazionali (domande di pronunzia pregiudiziale): fra il 2010 e il 2011 tali riferimenti
sono aumentati del 50%, da 18 a 27.
Relativamente alla tutela dei diritti fondamentali nelle differenti politiche dell’Unione, il
documento attribuisce particolare rilevanza alle recenti iniziative delle istituzioni UE in materia di:
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promozione della parità tra uomini e donne nell'UE (dichiarazione "Impegno formale per
più donne alla guida delle imprese europee" raccomandazioni sul divario retributivo fra
uomini e donne, sulle strutture per l'infanzia e sulle misure fiscali dissuasive per le seconde
fonti di reddito, al fine di rafforzare la posizione delle donne sul mercato del lavoro);
tutela del diritto dei cittadini alla libera circolazione (monitoraggio dell’applicazione
della direttiva 2004/38/CE, anche con riferimento a specifiche iniziative dei governi di
Francia, Olanda e Danimarca; proposte legislative sulla valutazione Schengen e sulle
condizioni di ripristino dei controlli alle frontiere interne);
promozione dei diritti dei minori ( adozione del Programma UE per i diritti dei minori
(COM2011)60) per il periodo 2011-2014, adozione della direttiva in materia di lotta contro
l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia; iniziative per una
coerente applicazione della Convenzione dell'Aja sugli aspetti civili della sottrazione
internazionale di minori da parte dell'Unione e dei paesi terzi aderenti (Albania, Andorra,
Armenia , Gabon, Marocco, Russia, Seychelles e Singapore).
rafforzamento dei diritti delle vittime e dei diritti processuali (adozione della direttiva
che istituisce norme minime riguardanti i diritti, l’assistenza e la protezione delle vittime di
reato; proposta di direttiva relativa al diritto di accesso a un difensore nel procedimento
penale e al diritto di comunicare al momento dell’arresto; Libro verde sulla detenzione
nell'Unione europea COM(2011) 327);
lotta contro le espressioni di odio razziale e xenofobo (monitoraggio del recepimento
della decisione quadro 2008/913/GAI sulla lotta contro talune forme ed espressioni di
razzismo e xenofobia mediante il diritto penale e della direttiva 2000/43/CE, che attua il
principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e
dall'origine etnica; promozione dell'integrazione sociale ed economica dei Rom con la
comunicazione della Commissione "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di
integrazione dei Rom fino al 2020"(COM(2011)173).
La Comunicazione della Commissione europea è stata favorevolmente accolta dal Consiglio Affari
generali che, nelle conclusioni adottate in materia adottate il 26 giugno 2012, ha sottolineato, tra
l’altro, che l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come
previsto all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, rafforzerà la coerenza nella protezione dei
diritti umani in Europa.
L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali
Nelle già citate conclusioni del 26 giugno 2012, sull’applicazione della Carta, il Consiglio
sottolinea che i dati raccolti dall'Agenzia UE per i diritti fondamentali su argomenti tematici
specifici e i pareri forniti conformemente al suo mandato restano uno strumento importante per le
istituzioni dell'UE e i suoi Stati membri in molte questioni collegate all'attuazione della normativa
UE. In questo quadro il Consiglio esorta tutte le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad avvalersi
appieno delle competenze specialistiche dell'Agenzia e, ove opportuno e conformemente al suo
mandato, a tenere con essa consultazioni sull'evoluzione della legislazione e delle politiche avente
implicazioni per i diritti fondamentali.
L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, con sede a Vienna, è stata istituita con
il regolamento (CE) 168/2007 ed è entrata in funzione il 1° marzo 2007, in sostituzione
dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia.
L’Agenzia ha lo scopo di fornire alle istituzioni dell’UE e agli Stati membri, nell’attuazione del
diritto comunitario, assistenza e consulenza in materia di diritti fondamentali, in modo da
aiutarli a rispettare pienamente tali diritti nell’adozione di misure o nella definizione di iniziative
nei loro rispettivi settori di competenza. Il regolamento istitutivo attribuisce all’Agenzia i seguenti
compiti:
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formulare e pubblicare conclusioni e pareri per l’Unione e per gli Stati membri quando
danno attuazione al diritto dell’UE, di propria iniziativa o a richiesta del Parlamento
europeo, del Consiglio o della Commissione;
rilevare, registrare, analizzare e diffondere informazioni e dati rilevanti; svolgere o
promuovere la ricerca e le indagini scientifiche;
pubblicare una relazione annuale sulle questioni inerenti ai diritti fondamentali che
rientrano nei settori di azione dell’agenzia, segnalando anche gli esempi di buone pratiche;
predisporre una strategia di comunicazione e favorire il dialogo con la società civile, per
sensibilizzare il vasto pubblico in materia di diritti fondamentali e informarlo attivamente
sui suoi lavori;
L’agenzia non può invece esaminare ricorsi di singole persone fisiche o giuridiche.
L’ambito di attività dell’Agenzia è circoscritto all’UE e ai suoi 27 Stati membri. Essa può
consentire la partecipazione, come osservatori, dei paesi candidati.
Secondo il regolamento istitutivo, l’Agenzia coordina le sue attività con il Consiglio d’Europa,
al fine di sviluppare relazioni in tutti i settori d'interesse comune, in particolare nel campo della
promozione e della tutela della democrazia pluralista, del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali, dello Stato di diritto, della cooperazione politica e giuridica, della coesione sociale e
degli scambi culturali.
A questo scopo, il 31 maggio 2007 il Consiglio ha approvato un memorandum d'intesa tra il
Consiglio d'Europa e l'Unione europea, in vista dello sviluppo di relazioni in tutti i settori
d'interesse comune, Il 28 febbraio 2008 è stato concluso un accordo (decisione del Consiglio
2008/578/CE) che ha stabilito i metodi della cooperazione e le modalità di scambio di informazioni
e dati tra l’Agenzia e il Consiglio d’Europa.
Nello svolgimento delle sue funzioni, l’Agenzia coopera inoltre con gli organi dell’OSCE e
dell’ONU competenti nel settore umanitario, gli Stati membri (tramite funzionari nazionali di
collegamento), le istituzioni nazionali di difesa dei diritti dell’uomo negli Stati membri, l’Istituto
europeo per la parità di genere e la società civile (attraverso una rete flessibile, la piattaforma dei
diritti fondamentali, meccanismo di scambio e condivisione di conoscenze).
Come previsto dal regolamento istitutivo, con decisione del Consiglio 2008/203/CE del 28 febbraio
2008 è stato adottato il quadro pluriennale per l’Agenzia per il periodo 2007-2012, volto a
definire precisamente i settori tematici di attività.
I settori tematici individuati sono i seguenti:
a) razzismo, xenofobia e intolleranza ad essi associata;
b) discriminazione fondata su sesso, origine razziale o etnica, religione o convinzioni personali,
disabilità, età, orientamento sessuale o appartenenza a una minoranza e qualsiasi combinazione di
tali motivi (discriminazione multipla);
c) risarcimento delle vittime;
d) diritti del bambino, compresa la tutela dei minori;
e) asilo, immigrazione e integrazione dei migranti;
f) visti e controllo delle frontiere;
g) partecipazione dei cittadini dell’Unione al funzionamento democratico della stessa;
h) società dell’informazione, in particolare rispetto della vita privata e protezione dei dati personali;
i) accesso a una giustizia efficiente e indipendente.
E’ attualmente in corso di esame la proposta di decisione del Consiglio che istituisce un quadro
pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 20132017 (COM(2011)880), nella quale vengono riconfermati i settori tematici già individuati per il
periodo precedente.
Organizzazione
L’Agenzia ha quattro organi:
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un direttore, nominato dal Consiglio di amministrazione, responsabile della gestione
corrente dell’Agenzia e della preparazione ed attuazione del programma di lavoro annuale;
attualmente la carica è ricoperta da Morten Kjaerum;
un consiglio d’amministrazione, composto da una personalità indipendente nominata da
ciascuno Stato membro, tra persone che ricoprano responsabilità di alto livello in seno ad
un istituto nazionale indipendente nel settore dei diritti dell’uomo o di un’altra
organizzazione del settore pubblico o privato; una personalità indipendente nominata dal
Consiglio d’Europa; due rappresentanti della Commissione;
un ufficio di presidenza, designato in seno al consiglio di amministrazione, incaricato di
prestare assistenza al consiglio d’amministrazione;
un comitato scientifico composto da 11 personalità indipendenti nominate dal consiglio di
amministrazione secondo un invito a presentare candidature e procedure di selezione
trasparenti, previa consultazione della competente Commissione del Parlamento europeo,
con il compito di garantire la qualità scientifica dei lavori dell’Agenzia.
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http://www.informagiovani-italia.com/
Diritti umani - Diritti dell'uomo
Sapevate che i diritti dell'uomo sono ben 30... li conoscete?
Io non lo sapevo, al massimo pensavo che fossero una decina.
Diritti in questo caso non significa privilegi, sono diritti perché sono cose che è permesso
essere, fare o avere. Questi diritti servono a tutelare l'uomo da chi vuole nuocergli, in ogni
senso, e sono basilari per vivere in armonia. Oltre al diritto all'uguaglianza, alla libertà e al
cibo ce ne sono molti altri, quasi sconosciuti, diamo un'occhiata insieme:
1. Siamo tutti liberi ed uguali
2. Diritto alla non discriminazione
3. Diritto alla vita
4. Nessuna schiavitù
5. Nessuna tortura
6. Hai diritti ovunque tu vada
7. Tutti sono uguali davanti alla legge.
8. I tuoi diritti umani sono protetti dalla legge
9. Nessun arresto arbitrario
10. Diritto a un processo
11. Diritto alla presunzione di innocenza: siamo innocenti fino a che la colpevolezza non
sia stata provata
12. Diritto alla privacy
13. Libertà di movimento
14. Diritto di asilo
15. Diritto alla nazionalità
16. Diritto al matrimonio e famiglia
17. Diritto alla proprietà
18. Libertà di pensiero
19. Libertà di espressione
20. Diritto di riunione ed associazione
21. Diritto alla democrazia
22. Sicurezza sociale
23. Diritti dei Lavoratori
24. Diritto allo svago
25. Diritto a un tetto e cibo per tutti
26. Diritto all'istruzione
27. Diritto d'autore
28. Diritto a un mondo libero e giusto
29. Responsabilità
30. Nessuno può toglierti i tuoi diritti umani
Questi diritti sono sanciti per la prima volta nel 1948, nella Dichiarazione Universale dei
Diritti Umani, proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Purtroppo
ancora oggi la dichiarazione è molto disattesa. A tal proposito la Gioventù per i Diritti
Umani ha lanciato un kit informativo didattico sui diritti umani inviato gratuitamente e
dedicato alle scuole; interessante il Pacchetto per l'Insegnante che include una Guida per
l'Insegnante, il film La Storia dei Diritti Umani, 30 video esplicativi sui 30 diritti umani, il
video musicale United e due opuscoli.
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http://www.liquida.it/
Il senato approva il decreto sulle
carceri
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19 febbraio 2014
18.10
Con 147 sì e 95 no il senato ha approvato, in seconda lettura, il decreto per la riduzione controllata
del numero dei detenuti. Il provvedimento, definito dalle opposizioni “svuota carceri” è stato
convertito in legge a due giorni dalla sua scadenza. Palazzo Madama ha approvato il provvedimento
senza modifiche rispetto al testo della camera.
Cosa prevede il decreto. Il decreto legge si intitola “Misure urgenti in tema di tutela dei diritti
fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria” ed è
stato approvato dal consiglio dei ministri il 17 dicembre 2013 e poi modificato dalla commissione
giustizia.
Dopo le pressioni del presidente della repubblica, della corte costituzionale e della corte europea dei
diritti dell’uomo, il pacchetto di misure ha l’obiettivo di diminuire in maniera selettiva il numero
delle persone in carcere, con misure dirette a incidere sia sui flussi di ingresso negli istituti di pena
sia su quelli di uscita. Nel testo del provvedimento si provvede anche a rafforzare gli strumenti di
tutela dei diritti delle persone detenute.
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Stupefacenti. Lo spaccio di lieve entità diventa un reato a sé e non una circostanza
attenuante: in precedenza il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti (per esempio la
recidiva) portava a pene sproporzionate. Eliminato il divieto di disporre per più di due volte
l’affidamento terapeutico al servizio sociale dei condannati tossicodipendenti o alcolisti. Ai
minorenni tossicodipendenti accusati di piccolo spaccio sono applicabili le misure cautelari
con invio in comunità.
L’affidamento in prova. L’affidamento in prova ai servizi sociali è concesso a chi deve
scontare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni. Sono inoltre rafforzati i
poteri d’urgenza del magistrato di sorveglianza nel valutare i presupposti per l’ammissione
all’affidamento in prova.
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Liberazione anticipata speciale. In via temporanea (fino al 24 dicembre 2015) la
detrazione di pena concessa sale da 45 a 75 giorni a semestre, calcolata a partire dal 1
gennaio 2010. Lo sconto è applicato in seguito a valutazione sulla meritevolezza del
beneficio e ne sono esclusi i condannati di mafia o per altri gravi delitti (omicidio, violenza
sessuale, rapina aggravata, estorsione).
Detenzione domiciliare e braccialetti elettronici. Acquista carattere permanente la
disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva (anche se
residua) non superiore a 18 mesi. Restano le esclusioni già previste per i delitti gravi o per
altre particolari circostanze (per esempio, il pericolo di fuga o la necessità di tutelare la
vittima). “Nel disporre la detenzione domiciliare, il magistrato o il tribunale di sorveglianza
possono prescrivere procedure di controllo anche mediante mezzi elettronici”, cioè i
braccialetti.
Espulsione detenuti stranieri. È ampliato il campo dell’espulsione come misura alternativa
alla detenzione: ora riguarda anche chi ha commesso reati previsti dal testo unico
sull’immigrazione (a patto che la condanna sia inferiore ai due anni) e chi è condannato per
rapina o estorsione aggravate. Viene velocizzata già dall’ingresso in carcere la procedura di
identificazione per rendere effettiva l’esecuzione dell’espulsione.
Garante dei detenuti. Presso il ministero della giustizia è istituito il Garante nazionale dei
diritti dei detenuti. Un collegio di tre membri, scelti tra esperti indipendenti, che resteranno
in carica per cinque anni non prorogabili. Compito del garante nazionale è vigilare sul
rispetto dei diritti umani nelle carceri, nelle stazioni di polizia e nei Centri di identificazione
ed espulsione. Ogni anno il garante trasmette al parlamento una relazione sull’attività svolta.
Reclami e diritti dei detenuti. Aumentano le figure istituzionali ai cui i detenuti possono
sporgere reclamo in caso di sanzioni o inosservanze che pregiudicano i loro diritti. In
particolare, è introdotto l’istituto del reclamo giurisdizionale che si aggiunge a quello
ordinario e sottrae il giudizio all’amministrazione penitenziaria per metterlo nelle mani del
magistrato di sorveglianza.
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http://valori.it/
Diritti umani
UK, proteste per i missili britannici ai
droni USA
Gli attivisti per i diritti umani chiedono conto dell’offerta di missili
inglesi destinati a equipaggiare aerei senza pilota americani. Sotto
accusa l’ambasciatore a Washington
Droni, parola diventata d’uso comune pensando all’utilizzo di velivoli radiocomandati
impiegati spesso per assassini mirati in zone di guerra (e non solo). Piuttosto di
recente collegata nch all’idea di uno sfruttamento nella logistica civile. È però rispetto
al primo utilizzo che Peter Westmacott, ambasciatore britannico a Washington,
viene attaccato frontalmente dagli attivisti dell’organizzazione londinese Reprieve, che
si impegna per la difesa dei diritti umani. Westmacott, secondo quanto riporta «The
Guardian», è stato criticato duramente per aver invitato gli Stati Uniti ad utilizzare i
missili di fabbricazione inglese sui suoi droni Reaper (letteralmente “Mietitore”),
vantando il successo di alcuni test effettuati in un impianto di prova in California col
materiale bellico (missili Brimstone dual-mode) progettato nel Regno Unito.
Westmacott, in un articolo, promuove infatti l’industria di casa, sottolineando l’aspetto
di risparmio per i contribuenti USA derivante da una sinergia commerciale con l’alleato
d’Oltreoceano e d’Oltremanica.
Ma l’entusiasmo del diplomatico non è piaciuto davvero a Reprieve. L’organizzazione
umanitaria ha perciò scritto al ministro degli Esteri per chiedere quale sia la posizione
del governo britannico (già in passato coinvolto nelle cosiddette extraordinary
renditions, ovvero azioni segrete di rapimento e consegna alle autorità americane di
sospetti terroristi) sulla legittimità degli attacchi effettuati dai droni USA in Yemen e
Pakistan. Non solo. Reprieve ha sottolineato che tali azioni sono state compiute in
violazione del diritto internazionale e perciò una collaborazione in tal senso
potrebbe avere conseguenze giuridiche e diplomatiche negative per le istituzioni
inglesi.
19 Febbraio 2014
Corrado Fontana @ [email protected]
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http://www.ecoblog.it/
Acqua pubblica, se ne discute al Parlamento
europeo
Scritto da: Marina Perotta - mercoledì 19 febbraio 2014
L'acqua è un diritto o un privilegio? Intorno a questa discussione il
parlamento europeo si confronta
Right2Water l’iniziativa dei cittadini europei per ottenere il riconoscimento del diritto
all’acqua pubblica solleva la prima discussione nel Parlamento europeo. Il dibattito si è
avuto il 17 gennaio (la discussione sul sito della Ue) e sebbene molti deputati sostengano
che l’acqua è un bene comune altri propendono per la privatizzazione dei servizi idrici.
Con oltre un milione e 680 mila firme i cittadini europei hanno consegnato la petizione
con la proposta alla Commissione europea di una normativa che riconosca l’acqua e i
servizi igienico sanitari quali diritti umani
Spiega Anne- Marie Perret presidente del comitato dei cittadini sul diritto all’acqua:
Troppi cittadini sono ancora esclusi dai servizi idrici e igienico-sanitari di alta qualità. E’
importante per i cittadini poter pagare equamente la fornitura di acqua in linea con le loro
esigenze e non con quelle degli azionisti delle società di distribuzione. Oggi non si esita a
tagliare l’acqua alle famiglie in difficoltà.
Per Chris Davies deputato liberale britannico la privatizzazione dei sistemi idrici è la
risposta più adeguata da fornire ai cittadini e ha presentato il caso della Gran Bretagna:
E’ costoso per fornire acqua di qualità e il settore privato potrebbe garantire l’efficienza
della consegna a costi accessibili per le amministrazioni locali.
Ma in ambito europeo resta in piedi il principio per cui ogni Stato membro è poi libero di
organizzarsarsi autonomamente in base alle necessità del proprio paese. Ed è quanto
sostiene Richard Seeber del Partito popolare europeo tedesco e presidente
dell’intergruppo parlamentare sulle acque di centro-destra che ha spiegato:
L’acqua deve essere accessibile e alla portata di tutti ma l’UE deve rispettare le differenze
di consegna negli Stati membri edDobbiamo attenerci ai trattati su questo.
Il che lascia intuire che la discussione non è affatto conclusa e che la strada per rendere
l’acqua un diritto umano è ancora lunga di trappole e difficoltà.
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http://lanazione.it
Diritti umani, esperti a confronto a Rsa
Evento all'Hotel Galilei promosso dalla Lidu.
Si parìa del reato di tortura
18 febbraio 2014
«Il reato di tortura non contemplato dal codice penale italiano». Un tema forte, di grande impatto
emotivo e culturale. Di questo e di molto altro ancora si discute questo pomeriggio alle 18 all'Hotel
Galilei di Pisa con illustri personaggi all'interno dell'interessante tavola rotonda promossa dalla
«Lidu» di Pisa Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo. All'iniziativa, interverranno la presidente
CIONINI, la dottoressa Rossana Cumini, presidente Lidu Pisa, l'onorevole Alfredo Arpaia,
presidente Lidu Nazionale, l'avvocato Chiara Maria Cavallaro, membro della commissione
giustizia Lidu. Particolarmente ricchi di spunti interessanti, i contributi dell'avvocato penalista
Fabrizio Miracolo e del senatore Valerio Zanone, presidente onorario Lidu.
L'appuntamento di questo pomeriggio al Galilei rientra nell'ambito della programmazione degli
eventi che la Lidu porta avanti per sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto ai temi dei diritti
umani L'organizzazione dell'evento odierno è stata seguita in prima persona dal vicepresidente
della Lidu di Pisa, dottor Lamberto Roberto Arcucci.
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http://www.booksblog.it/
Alice nel Paese dei Diritti
Le edizioni Sonda ci presentano un percorso per educare i bambini al
rispetto dei diritti umani.
I Giochi olimpici invernali di Sochi stanno facendo molto più notizia per la mancanza di rispetto dei
diritti umani (e anche per quelli degli animali) che non per le gare sportive in sé ed è triste notare
come diverse persone nel mondo abbiano definito “terroristi sportivi” quanti si adoperano per il
rispetto dei diritti umani: la definizione sarebbe stata molto più adatta per quelli che, durante le
Olimpiadi invernali, hanno ordinato arresti per coloro che manifestavano chiedendo libertà.
Tutta questa situazione è frutto di un’educazione che affonda le proprie radici nel passato,
educazione per la quale il mondo si divide solo in bianco e nero, mentre sappiamo che non solo ci
sono moltissime sfumature di grigio, ma esistono anche i colori. Educare, quindi, al rispetto dei
diritti è fondamentale per una società giusta. In quest’ottica trovo molto interessate il libro Alice nel
Paese dei Diritti, scritto da Mario Daniele e Novara, illustrato da Pia Valentinis e in libreria per i
tipi di Sonda editore. Il percorso che propone questo testo – riccamente illustrato – è quello che va
dall’uscita di Alice (assurta a simbolo di tutte le bambine e di tutti i bambini) dal paese delle
meraviglie (tipico dell’infanzia) all’ingresso nel paese dei diritti, che rappresenta il presente e il
futuro. O almeno dovrebbe.
Attraverso racconti, riflessioni, illustrazioni, test, giochi, approfondimenti pedagogici, attività
didattiche come anche con la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia (sia con il testo
ufficiale dell’ONU che con la riscrittura fatta dai bambini) si educano i bambini al concetto di
diritti, del loro rispetto e della loro fattiva attuazione.
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http://www.ilpaesenuovo.it/
“Tra crisi e diritti umani”, ad Otranto la presentazione del XXIII rapporto
immigrazione
OTRANTO (Lecce) – “Tra crisi e diritti umani”. E’ il titolo scelto da Caritas Italiana e Fondazione
Migrantes per il XXIII rapporto immigrazione. L’incontro si terrà giovedì 20 febbraio, alle ore
18.30, presso il Centro Rebecca di Melpignano , Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio
immigrazione della Caritas italiana, presenterà il rapporto.
A 25 anni dalla prima edizione, continua l’impegno dei due organismi della Cei nella lettura del
fenomeno migratorio in Italia. Quello di quest’anno è un rapporto rinnovato nei contenuti e
nell’approccio al tema, attraverso una lettura del fenomeno che privilegia la dimensione qualitativa
rispetto a quella quantitativa.
Ci saranno anche gli approfondimenti a livello regionale, che sono stati curati dalla rete delle
Caritas diocesane e degli uffici Migrantes presenti su tutto il territorio.
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http://www.repubblica.it/
Nel 2002 è stato approvato il Protocollo Opzionale alla
Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che
vieta l'uso dei bambini soldato, ma ad oggi sono oltre 250.000 i
minori, femmine e maschi, rapiti, drogati, schiavizzati per
combattere in guerre armate. La Coalizione italiana Stop all'Uso dei
Bambini Soldato comunica i dati sul fenomeno e coinvolge gli utenti
dei social network
di MARTA RIZZO
ROMA - Il 13 febbraio si celebra la giornata mondiale contro l'utilizzo dei minori in guerra,
ma nonostante il monito delle Nazioni Unite contro questa barbarie e nonostante siano
ben 153 i paesi che hanno ratificato il Protocollo sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
(strumento giuridico ad hoc, secondo cui nessun minore di 18 anni può essere reclutato
e/o utilizzato in guerra né dalle forze armate di uno Stato né da gruppi armati), il proliferare
di scontri nel mondo impone maggiore consapevolezza e controllo sull'utilizzo dei bambini
in guerra.
6.000 bambini sfruttati in Congo. I rapporti delle Nazioni Unite sul reclutamento e
l'impiego di bambini da parte di gruppi armati e milizie filo-governative in Congo sono
allarmanti. I bambini, se non muoiono nei combattimenti, vengono uccisi dalla droga, dalla
violenza e dagli abusi sessuali subìti dai loro superiori dei gruppi armati. Quasi 6.000 sono
i bambini sfruttati in Congo, di cui circa 30 sono bimbe, tutti reclutati nelle forze armate e
gruppi armati. Circa l'80% dei casi si concentra nelle zone di Nord Kivu e Sud Kivu.
Afghanistan, sodati a 8 anni. In Afghanistan sono oltre 70 i casi di arruolamento e
impiego di bambini in guerra, molti dei quali di appena 8 anni. La maggior parte vengono
destinati alla costruzione di armi e ordigni esplosivi (i bimbi hanno le mani piccole) e per il
trasporto di provvigioni. Almeno 10 sono stati reclutati da gruppi armati per condurre
attacchi suicidi.
Lo "storico" rilascio dei piccoli soldati birmani. A Rangoon, il 18 gennaio 2014
l'esercito di birmano ha consentito la liberazione di 96 ragazzi, reclutati dall'esercito in
tenera età. Lo ha annunciato l'Onu, riconoscendo in quest'azione uno "storico passo"
verso la fine dell'utilizzo dei bambini soldato in tutto il mondo. Questo riscatto è il più
importante da quando le Nazioni Unite e il governo birmano hanno firmato, nel giugno e
2012, un piano di azione per impedire il reclutamento di bambini e consentire il ritorno alla
vita civile dei minori già arruolati. Fino a oggi sono 272 gli ex bambini soldato rilasciati alla
vita civile in Birmania.
I bambini siriani: arrestati, torturati e scudi umani. Nella violentissima guerra siriana, i
gruppi armati di opposizione hanno reclutato e utilizzato bambini, sia in ruoli di supporto
che per i combattimenti. Mentre non sono disponibili informazioni sul reclutamento di
bambini da parte di forze governative, lo stesso esercito nazionale è stato riconosciuto
responsabile di arresto, detenzione arbitraria e tortura di minori e molti sono stati i bambini
utilizzati come scudi umani
In Sud Sudan il maggior numero di bambini reclutati. Non si hanno informazioni
precise, né tantomeno chiare sull'uso di minori nella guerra del Sud Sudan, ma le Nazioni
Unite hanno verificato il reclutamento e l'impiego di 252 ragazzi tra i 14 ei 17 anni di età.
Inoltre, è stato registrato lo sfruttamento di bambine e ragazze a fini di violenza sessuale.
Le iniziative per contrastare il fenomeno. La Coalizione italiana Stop all'Uso dei
Bambini Soldato (composta dalle Ong Alisei, Cocis, Coopi, Intersos, Save The Children
Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e Unicef Italia), è nata con l'obiettivo di
sensibilizzare e far pressione per la ratifica globale e il rispetto del Protocollo Opzionale. In
questi giorni la Coalizione di Ong promuove il suo sito, uno spazio interamente dedicato al
tema in cui è possibile trovare informazioni e approfondimenti e una sezione con la
documentazione internazionale sul fenomeno. Per celebrare la giornata internazionale
contro l'impiego dei bambini come soldati, si è voluto dar vita al Virtual Red Hand Day: il
logo della Coalizione è una mano rossa e verrà chiesto agli utenti che venga adottata,
suscitando così la curiosità dei naviganti a chiedersi il perché di questa immagine e a
visitare il sito della Coalizione per informarsi sul pressoché sconosciuto fenomeno dei
bambini soldato.
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http://lavocedeltrentino.it/
Uomini e donne verso
l'uguaglianza
Pubblicato Martedì, 11 Febbraio 2014 05:43
Uomini e donne uguali. L'Assemblea nazionale tunisina ha approvato un articolo della
bozza della nuova Costituzione che, se ratificata, garantirà la parità di genere «senza
discriminazione» nel paese nordafricano.
«Tutti i cittadini, uomini e donne, hanno gli stessi diritti e doveri. Sono uguali davanti alla
legge senza discriminazione», recita l'articolo 20 della Carta fondamentale, approvato da
159 deputati su un totale di 169 votanti.
DIRITTI UMANI - Alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno tuttavia
espresso delle riserve sull'articolo 20, evidenziandone alcuni limiti, in particolare il fatto di
non precisare quali sono i diritti dei cittadini e di non chiarire il concetto di discriminazione.
«L'articolo 20 dovrebbe specificare che la discriminazione, diretta e indiretta, è proibita per
quanto riguarda la razza, il sesso, la lingua, la religione, le idee politiche, l'origine sociale e
lo status», hanno scritto in un comunicato diffuso la scorsa settimana diverse
Organizzazioni non governative, tra le quali Amnesty International e Human Rights Watch.
I gelsomini della Tunisia continuano quindi a far sentire il loro profumo. La Commissione
Suprema per la Realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione, ha deciso di mantenere la
promessa di uguaglianza fatta agli uomini e alle donne che hanno creduto nella possibilità
di una rinascita tunisina, di una nuova realtà.
Una primavera in anticipo, iniziata nelle strade e nelle piazze a metà dicembre del 2010 e
che ha portato alla caduta del regime di Ben Alì, in carica da 23 anni, il 14 gennaio scorso.
La Commissione per la realizzazione degli obiettivi rivoluzionari, creata per traghettare il
Paese verso l'elezione dell'Assemblea Costituente, prevista per il 24 luglio prossimo, ha
preso una decisione senza eguali nel mondo maghrebino.
Per voce del suo presidente Yadh Ben Achour, ha adottato la parità delle opportunità tra
uomo e donna nella composizione delle liste elettorali, con l'obbligo, per i partiti, di avere
un identico numero di candidati di ambo i sessi, disposti a cremagliera, pena la
cancellazione della lista.
L'emendamento dell'articolo 16 del decreto legge per l'elezione dell'Assemblea
Costituente, che fino all'11 aprile scorso, concedeva alle donne solo il 25% dei seggi, oggi
rappresenta
una
grande
opportunità
per
il
mondo
femminile
che
si
ritrova
automaticamente ad avere identica rappresentatività di quella riservata agli uomini.
Ma malgrado una maggioranza di voti a favore, quasi l'unanimità dei votanti, non stentano
ad arrivare le critiche e le prime preoccupazioni. Dei 155 membri che hanno varato il
nuovo codice elettorale c'erano partiti molto eterogenei e diversi tra loro: dagli islamisti di
al-Nahda (Rinascimento), passando per il Partito Comunista degli operai; sintomo di uno
slancio democratico di rara forma nel mondo arabo.
Un evento plaudito dalla società civile e dalle associazioni femminili come il Gruppo di
Sostegno alla Parità, di cui è coordinatrice Faiza Zouaoui Skrandani, che ha pubblicato
sulla sua pagina di Facebook il Manifesto della Parità. Curiosamente, l'unico voto contrario
della Commissione per la Realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione) è arrivato da una
donna, l'economista Zuhur Kurda, secondo la quale molte delle candidate “imposte” per
legge finiranno per ricoprire un ruolo puramente “decorativo”, insistendo anche sulle
remore per i piccoli partiti che si troverebbero svantaggiati perché hanno poche donne
candidabili.
“Una decisione storica” tuona Sophie Bessis, segretaria generale della Federazione
Internazionale dei Diritti dell'Uomo; “le donne”, ha aggiunto “hanno partecipato alla
rivoluzione su un piano di uguaglianza ed è, dunque, giusto che contribuiscano a forgiare
l'avvenire politico della Tunisia”. Un gelido silenzio, invece, arriva dagli altri paesi arabi. La
Tunisia, insieme al Libano, è da sempre stato il paese più lungimirante della regione in
campo di parità tra sessi.
Nel 1957 con il Code du statut personnel, promulgato dopo l'indipendenza della Tunisia
dal vecchio presidente Habib Bourguiba, le donne hanno avuto accesso ad uno status
assolutamente inusuale per il mondo arabo. Il Codice dello statuto personale aboliva la
poligamia, sostituiva il divorzio al ripudio, rendeva il matrimonio legale solo con il consenso
di entrambi gli sposi e legalizzava l'aborto; una concessione, quest'ultima, che, all'epoca,
superava perfino le liberà di cui godevano le donne francesi.
Una normativa che però, bucò un aspetto fondamentale per l'emancipazione delle donne e
che permetterebbe davvero l'indipendenza femminile: la questione ereditaria.
Ancora oggi le ragazze, ad esempio, ereditano la metà di quanto spetta ai ragazzi e come
dice Neila Jrad, insegnante e membro del partito progressista Ettajdid e dell'Associazione
Tunisina delle Donne per la Ricerca e lo Sviluppo: “oggi, abbiamo visto la cacciata del
dittatore, ma continua a non esserci l'uguaglianza nel diritto all'eredità, in questo le donne
tunisine sono ancora prigioniere del diritto musulmano, per quanto più avanzato di quello
vigente in altri paesi, anche da noi non c'è separazione tra il codice di legge e i principi
fondamentali dell'islam.
Ma noi donne che ci battiamo per la democrazia pensiamo che se non si andrà avanti si
andrà indietro: vogliamo l'uguaglianza totale”. Ma intanto l'indipendenza e la parità per le
tunisine nella scena politica non sembra essere approvata da tutti.
Per molti la nuova legge che concederebbe il 50% dei seggi alle donne è considerata
troppo avanzata rispetto alla mentalità tunisina.
Tra quelli che la pensano così c'è anche il Primo ministro Essebsi, che ha proposto di
abbassare da 50 al 30% la soglia della legge; una richiesta considerata da molti (e
soprattutto da molte) inaccettabile. Probabilmente in molte regioni tunisine alcune liste, se
verrà mantenuta la parità uomo-donna per i candidati, rischieranno di essere annullate a
causa di un numero insufficiente di donne.
Intanto l'unica certezza che sembra rimanere intoccabile è l'esclusione del personale
politico che faceva parte del governo di Ben Alì e i responsabili del suo partito. L'ultima
parola sarà lasciata al Consiglio dei Ministri che si riunirà per discutere della proposta
venerdì 22 Aprile prossimo.
Avv. Valentina Mariotti [email protected]
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'L'ultimo viaggio di Sindbad', Erri De
Luca racconta i migranti dell'anima
Pubblicato Mercoledì, 19 Febbraio 2014 17:40
I migranti non sono solo “carne che viaggia, ma speranza. Sono quelli che ci raggiungono da tutte le
parti del nostro territorio, così vasto da rendere impensabile qualunque misura di contenimento”.
Erri De Luca parla così del suo libro, ‘L'ultimo viaggio di Sindbad’, appena ristampato da Einaudi
(pp. 53, euro 7).
“Il segreto di questi viaggi -spiega lo scrittore- è che non vengono da nessuna scelta e da nessuna
libertà, perché la libertà era restare. Nascono dalla necessità, e hanno un biglietto di sola andata”.
“Questi –rimarca- sono titoli di nobiltà della parola viaggio. Quello che combiniamo noi sono
spostamenti, i migranti ci dimostrano che i confini sono formalità. Ignorate dagli uccelli migratori
come da quelli che vanno a piedi”.
‘L'ultimo viaggio di Sindbad’ è un racconto di mare e di vita. Sottocoperta un carico di uomini,
donne, bambini aspetta di arrivare alle coste italiane. Sindbad, il capitano, è all’ultimo viaggio,
“trasporta migratori e migratici verso il nostro Occidente, chiuso a filo spinato”. “Malvenuti a
bordo”, urla. Sindbad è il marinaio che li porterà in bocca all’Occidente. I migranti “sono delle
casse, così è scritto nel libro di bordo”.
Tagliano il mare lasciandosi alle spalle l’inferno. Un passeggero guarda il blu della distesa salina,
assapora futuro: “Dev’esserci da qualche parte la libertà”. Un altro grida: “Dov’è l’Oriente?”.
Vuole orientare la preghiera, e anche la vita. L’Oriente è a poppa, insieme al rumore delle eliche.
Sono migranti in viaggio, accomunati dalla stessa sorte. Non a caso il nostromo nota: “Gente di
popoli nemici che a terra si è scannata e si scannerebbe subito, qui dorme fianco a fianco e si aiuta
pure. Com’è strana l’umanità”. Si diventa fratelli solo nel viaggio. Consumando partenze e ritorni,
come accadde per la partenza dei nostri migranti verso le Americhe. “Allora – scrive De Luca – il
molo del porto di Napoli era nero di madri”.
Gli emigranti “tenevano speranze”, ma il dolore resta. Una madre urla il nome del figlio che non
vedrà più. “Gridò da madre, da sirena, da cagna, fa uscire la voce dall’intestino, non dalla gola”.
Quel nome, Sal-va-to-re-e-e, rimbomba come un tuono. Lascia al capitano una “cicatrice musicale
nella testa”, inguaribile. Una ferita aperta. La porterà ogni tempesta, e ogni storia di carne che cerca
senso e destino.
Quell’uomo, un giorno che non si cancella, veniva chiamato con l’ultima voce di sua madre,
“l’ultima buona per raggiungerlo ancora, con l’ultima sua forza carnale”. Sulla pietra del porto di
Napoli “si poteva sentire il rumore degli addii”. Carta vetrata che passa sul cuore. Gli emigranti di
ieri e di oggi “hanno una sorte di paglia”.
Con queste pagine di grande intensità, Erri De Luca ha scritto una seconda ‘opera sull'acqua’,
questa volta in forma di racconto teatrale. E anche in questo caso ha incrociato ricordi biblici e
letterari con immagini della storia e della cronaca. Il suo Sindbad è una reincarnazione mediterranea
del personaggio delle ‘Mille e una notte’: un marinaio che ha visto ogni tempesta e ogni bellezza,
ma anche le migrazioni del primi del Novecento verso le Americhe.
È lui a portare i migranti di oggi verso il loro sogno italiano ed europeo. E loro, questi nuovi
migranti, riempiono la sua storia di nuove storie, di sogni, di leggende, di incoscienti atti di
coraggio. Poi ci sono Giona, Kohèlet, San Paolo, Sheherazade e altre voci ancora, ad allacciare gli
uomini alle parole.
E poi, soprattutto, c'è il mare, con la sua forza terribile, i riti propiziatori, la sua generosità
inattesa. A Gerusalemme, si racconta sulla nave dei migranti di Sindbad, ci sono ospedali che
curano chi crede di essere il Messia. Ce ne sono una decina a settimana ricoverati per queste
ragioni, nella terra dove passò il Nazareno. Ma in mare è diverso. Qui c’è solo la lotta. In mare non
ci sono taverne, narra la saggezza partenopea.
Il mare è il posto “dove le terre smettono”, e l’unica legge è navigare, spingere remi e motore per
trovare ancora terra. Nella traversata ognuno si porta dietro le sue valigie. Ci sono venditori di
colombe che vengono gettati in mare per placare la tempesta, quella forza che solo le balene sanno
scansare. Eppure, di fronte al pericolo delle acque, torna la speranza della parola. Si racconta.
“Fa bene – chiosa il nostromo – in mezzo a una tribolazione ricordarsi di una peggiore”. Storia di
gente che vuole passare l’acqua: “Quando uno ha uno scopo e un destino, va nel fuoco e non si
brucia, nell’acqua e non si bagna”, sostiene il capitano che pure ha perduto tanti viaggi di ritorno
dalla vita e ora cerca nel rumore della pioggia la moglie morta. Sulle barche della speranza
nascono bambini, qualcuno muore.
“Li chiamano Gesù quei cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme”. Sono figli di clandestini,
“niente di queste vite è una parabola”. Il viaggio è lungo, e “gli occhi pesano”. Nella stiva chiusa
come la notte si masticano preghiere e superstizioni, si fanno riti per allontanare la morte che viene
con le onde.
Sindbad lancia ai disperati i dadi del destino: sulla terraferma, spiega con parole di marinaio
intrecciate come le funi, “troverete brava gente e prigioni, si tratta di fortuna Se vostra madre vi ha
dato un poco di sorte, vi andrà bene”. Parte una filastrocca, ‘tutti i fiumi vanno a mare e il mare non
li riempirà’.
Il viaggio oltre il mare si può compiere solo stringendo la carne di chi si ama. Solo così si può
durare oltre il sale che inghiotte i ricordi. La verità, forse, è nelle parole del capitano che conosce la
legge delle acque: “Si salvano dai malanni e dalle tempeste quelli che hanno una donna che li
aspetta. In punto di pericolo le forze si raddoppiano, sono in due a combattere. La morte si stanca
contro due alla volta, preferisce i solitari”.
Salvatore Balasco
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BOLLETTINO LIDU 20 FEBBRAIO 2014