della diocesi di como Anno XXXVI - 22 dicembre 2012 - € 1,20 ATTUALITà 3 GIORNATA DELLA PACE 9-11 Terra Santa: rinascere a Natale Il messaggio del Santo Padre colloquio con il cuA stode padre Pizzaballa riflettiamo sul mi- a pace non è un soL gno. è possibile”. Lo scrive il Papa nel messaggio stero della Natività. Editoriale Lo stupore del Natale N on sono trascorsi molti giorni da quando udimmo la voce di Giovanni, il Battista, gridare nel deserto: «preparate la via del Signore, raddrizzate i sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato». E, appena una settimana fa, eravamo tra coloro che, rivolti al “Precursore”, interrogavamo affannati: «Che cosa dobbiamo fare?». Rivolgiamo a noi stessi questa domanda: «Che cosa dovevamo fare, e abbiamo più o meno fatto, nel cammino di Avvento che si sta concludendo per appianare le impervietà del nostro animo ed essere così degni di accogliere il Signore che viene?». Tutti sentiamo il bisogno di affrontare un sano e liberante percorso di conversione, per riscoprire le radici della nostra fede, che deve essere sempre alimentata e rimotivata, e chiederci: «perché crediamo»? Perché siamo disposti a lasciarci guidare dalla stella e dal canto degli angeli che annunciano: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà»? Perché siamo convinti che, nonostante le asprezze di questo mondo, Dio sceglie di incarnarsi nella fragilità umana per donarci, gratuitamente, la grazia della salvezza? Le risposte le affido a ciascuno di voi, ricordandovi lo strumento prezioso che Benedetto XVI ci ha affidato: un intero anno dedicato alla Fede – e alla necessità di una nuova evangelizzazione anche là dove il Vangelo c’è, ma giace un po’ assopito e impolverato… –, cui si aggiungono gli itinerari diocesani, che ci hanno aiutato prima a riscoprire la bellezza e la ricchezza della Parola e ora ci invitano a riflettere sulla grandezza dell’Eucaristia. Non posso dimenticare, però, il clima inquieto che ci sta accompagnando verso il Santo Natale. I dodici mesi che stanno per volgere al termine ci hanno portato un carico di affanni e di fatiche, negli ambiti più diversi, che hanno richiesto unità, fermezza, preghiera. Il pensiero, poi, non può non correre alle troppe stragi di innocenti che nel mondo, a causa della violenza cieca e dell’ingiustizia, toccano la sacralità della vita di tanti bambini. Guardando al tema della crisi, inoltre, vorrei che non la si trasformi in un comodo “alibi” per giustificare un immobilismo che blocca anche quello che si potrebbe e dovrebbe fare. O in un’occasione per compiere scelte egoistiche. Tante, troppe, famiglie stanno soffrendo. E persino chi riesce a conservare un livello di “normalità” non nasconde i timori per il futuro di figli e nipoti, ai quali sa di non poter lasciare le stesse certezze che in passato ha ricevuto dalla propria famiglia. Le nostre comunità hanno dato, in questi mesi, una fortissima testimonianza di generosità e fraternità, sostenendo chi si è trovato in situazioni difficili, vivendo in prima persona sentimenti di vicinanza e condivisione, infondendo fiducia e coraggio. Per questo suonano offensive le molte storie di corruzione, malaffare e sprechi che quotidianamente ascoltiamo. «Che cosa dobbiamo fare»? Chiedevano a Giovanni. «Essere onesti e rispettare i fratelli». Rispondeva lui. Ce lo dice anche il Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. La pace non significa, soltanto, assenza di guerra. La Pace, quella vera, la costruiamo nella quotidianità, con una «ricca vita interiore, con riferimenti morali validi e chiari, con atteggiamenti e stili di vita appropriati, con parole e gesti che realizzano il bene comune e creano una cultura, un’atmosfera di rispetto e onestà». Buon Natale care famiglie. Un Natale sereno. Con l’augurio di sostare davanti al presepe e imparare a guardare al Bambino con lo stupore di un bambino. + Diego, vescovo “ del 1° gennaio 2013. 48/49 Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Buone feste e... arrivederci nel 2013! Con l’illustrazione di Renato Frascoli “Il Settimanale” rivolge gli auguri ai suoi lettori. Dopo un turno di riposo il primo numero del 2013 apparirà con la data del 5 gennaio e potrà essere ritirato dalle parrocchie presso la portineria del Centro Card. Ferrari i giorni 2, 3 e 4 gennaio dalle ore 14.30 alle 16.30. eratori Beati gli operchè di pace, p mati saranno chia o figli di di Idee e opinioni 2 Sabato, 22 dicembre 2012 B astano poche, semplici regole, per prepararsi al Natale, ma più ampiamente per la vita buona. Le ha evocate Benedetto XVI, domenica scorsa, all’Angelus. Anche perché, in questi momenti complicati, vince sempre la concretezza: “Anche nel nostro mondo così complesso, le cose andrebbero molto meglio se ciascuno osservasse queste regole di condotta”, afferma, evocando la predicazione, sempre attuale, di Giovanni Battista. “Il profeta, a nome di Dio, non chiede gesti eccezionali, ma anzitutto il compimento onesto del proprio dovere. Il primo passo verso la vita eterna è sempre l’osservanza dei comandamenti. Anche qui, la conversione comincia dall’onestà e dal rispetto degli altri: un’indicazione che vale per tutti, specialmente per chi ha maggiori responsabilità”. E non si può non pensare ai politici, e ai finanziari, oggi giustamente nel mirino dell’attenzione collettiva. Le regole, d’altra parte, non sono ✎ L’opinione | di Francesco Bonini Diritti e doveri: un binomio inscindibile dei limiti, ma dei pungoli al meglio. E quel che vale per la vita quotidiana, per la vita concreta, per le persone “normali”, vale anche per i popoli. E Benedetto XVI non ha mancato di ricordarle nella solenne occasione del messaggio che invia a tutti i capi di Stato per la Giornata mondiale della pace, sul tema cruciale: “Beati gli operatori di pace”. Oggi si parla molto del “bene comune”, tornato di moda anche nel discorso politico. E il Papa parte proprio da qui, guardando alle aspirazioni al bene e alla pace, ma anche ai pericoli di una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano, che impanca ambigue e fuorvianti, ancorché “subdole”, rivendicazioni di “nuovi” diritti. Non sono mancate le polemiche. Fuori luogo, peraltro, perché molto semplicemente, Benedetto XVI ci propone un’operazione verità. Sui più scottanti temi sociali, come le disuguaglianze, ma anche sul “fondamentale diritto alla vita”. In tutti i Paesi occidentali è aperto il dibattito sul matrimonio omosessuale. Con serenità, ma anche con fermezza il Papa argomenta che “la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”. Questo non significa demonizzare o condannare nulla, ma invitare a un’operazione verità, per cui il matrimonio è cosa diversa da altre forme di unione ed è interesse laicissimo della società non dimenticarlo mai. “Questi principi - osserva il Papa - non sono verità di fede: sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa”. Si parla molto di “bene comune”, ed è ottima cosa. Ma questo implica una coerenza di fondo tra verità, giustizia e pace. I diritti e i doveri non possono essere frazionati. Tutto si tiene e il Papa non si stanca di ricordarlo a tutti. SPIGOLATURE | di Nicola Salvagnin L’Italia fra crisi e ripresa: quando andrà meglio? T enere salde le redini del bilancio pubblico e favorire la competitività dell’economia italiana: non è il programma politico di un partito in particolare, ma dovrebbe esserlo di quello che vincerà le prossime elezioni politiche, stando alle parole che il governatore della Banca d’Italia ha rilasciato a un quotidiano italiano. Ignazio Visco si è sbilanciato su un terreno che non è di sua stretta competenza poiché prevede che - dal secondo semestre del 2013 - i numeri dell’attuale crisi inizieranno a essere migliori. Cioè: peggio di così non dovrebbe andare, se faremo le cose giuste andrà meglio. Sulla ripresa economica vi è molta incertezza. Secondo la cancelliera Angela Merkel, l’Europa ripartirà addirittura dal 2017; secondo Confindustria, non c’è molto da stare ottimisti. Ma se l’ufficio studi di Bankitalia intravvede all’orizzonte una linea di rosa, significa che le condizioni sono tali da far risorgere il sole. Però. Non accadrà in automatico. Nessuna locomotiva trascinerà l’Italia a prescindere, come spesso è accaduto nel corso degli ultimi decenni. Dovremo fare la nostra parte. Semplice a dirsi, difficilissimo a farsi dal Brennero in giù. La storia recente racconta che il tirare a campare con furbizie varie (Argentina, Grecia) o lasciare che i problemi rimangano irrisolti fino a farli esplodere (Spagna) non paga. Anzi, si paga un conto salatissimo perché nessuno è più disposto a fare sconti e a chiudere un occhio verso chi dice, e non fa. Non ci sono più situazioni geopolitiche o autarchie economiche che possano permettere il vivere di rendita o il tirare a campare. Il “fare ammuina”, come si dice a Napoli: muoversi di qua e di là con una certa frenesia, rimanendo alla fine allo stesso punto e senza aver cambiato alcunché. Visco ha chiarito con estrema semplicità cosa dovrebbe ◆ L’innocuo fare la coalizione politica che vincerà le prossime elezioni: continuare nella rigida politica di bilancio introdotta da Mario Monti (significa: spendere non più di quanto s’incassa); permettere alle aziende di essere più competitive nei mercati mondiali. Il primo caso non è certo tecnicamente difficile da perseguire; casomai il problema è volerlo. Basterebbe smontare anche in parte la riforma Fornero delle pensioni, per creare buchi in bilancio da 15-20 miliardi di euro. O cancellare l’Imu senza contropartite. Il secondo caso è certamente più complesso, e abbisogna di quella forte dose di politica che Visco auspica e che non aveva per scelta il governo Monti. Un indirizzo forte, seguito nel corso di un’intera legislatura, con tempi che permettano un lavoro lungimirante. Una bella idea ha bisogno di una legge che la veicoli, e poi di una serie di decreti e regolamenti che la realizzino nel concreto. Altrimenti si fa solo una bella cornice senza il quadro. Cosa va fatto per trasformare quell’orizzonte in una promettente alba? Di cose da fare ce ne sono a bizzeffe. Da una politica energetica che riduca il costo a carico d’imprese e privati, a una sburocratizzazione che tagli tempi inutili e inutili passaggi di competenze; da una riforma degli enti locali che rimetta in chiaro le competenze di Stato, Regioni, Province e Comuni, a una lotta serrata alle mafie e alle occasioni di corruzione; dallo sviluppo d’infrastrutture ormai fondamentali come le autostrade digitali o i porti collegati agli interporti, a uno sblocco della macchina bancaria, ora in affanno. E poi un (leggero) allentamento delle tasse un po’ ovunque, perché la pressione è tale che sta diventando controproducente: la colossale tassazione dell’auto, ad esempio (l’automobile è il primo contribuente del Fisco italiano) ha fatto alla fine diminuire il gettito fiscale per il crollo degli acquisti di auto e di carburante. Eterogenesi dei fini. Quindi la ricetta di Visco è complessa ma anche semplice: attenti ai conti, e rimbocchiamoci veramente le maniche. C’è qualche forza politica che la sottoscrive? O che ne presenti un’altra, di ricetta, spiegandoci però in che direzione alla fine ci porterà? Promettere di spendere di più, oppure di cancellare le tasse, aiuta a vincere le elezioni, ma anche a far perdere il sistema-Italia. di don Angelo Riva «E la borsa, e la vita». Senza riforme, il baratro C hiunque sarà al timone dell’azienda Italia, all’indomani delle elezioni di febbraio, una cosa è certa: o si comincerà, quadro politico permettendo, a metter mano a riforme strutturali del Paese (taglio degli sprechi, caccia agli evasori, raffreddamento della pressione fiscale, semplificazione della burocrazia, modernizzazione e competitività internazionale del sistema…), per dare un po’ di ossigeno alla domanda interna (famiglie e piccole imprese) e rimettere in moto la locomotiva produttiva, oppure nessuno ci salverà dallo spiaggiamento su litorali… greci! Si tratta delle celebri “riforme liberali”, che il ventennio berlusconiano aveva promesso senza mai attuare, che il rigor montis (come ironicamente l’ha corbellato Beppe Grillo) del governo “tecnico” – libero da ghigliottine elettorali – ci ha fatto trangugiare come salutifera purga (ma per la crescita serviva una vera maggioranza politica), e che Bersani, se governerà, dovrà far digerire alla battagliera Camusso e a un Vendola pronto all’incasso dei benefit elettorali. Auguri a tutti! Riforme o morte. Difficile vedere oltre l’alternativa secca. Senza riforme strutturali, lo spettacolo di questi giorni dei piccoli contribuenti, in fila – cornuti e mazziati – per il salasso dell’IMU, sarà destinato a ripetersi nei prossimi anni. Proviamo ad essere pessimisti. Dalle urne di febbraio esce un responso interlocutorio: una maggioranza numerica, ma la governabilità sarebbe tutta un’altra cosa (e poi ci sono le prebende e gli “amici degli amici” da accomodare in qualche modo…). I primi a fare le smorfie sono i mercati finanziari: diffidenza – se non fuga – dai titoli italiani, lo spread che riprende a galoppare, e, quindi, i carboni ardenti del debito pubblico che tornano ad accumularsi sulla testa delle future generazioni. L’italico governicchio si divincola, fra voti di fiducia e il classico “taja e medèga”, su una linea di galleggiamento frutto dell’equazione di forze fra partiti, caste, organizzazioni sindacali, ordini professionali, rappresentanze di categoria e magistrati che licenziano e riassumono. Altro che riforme liberali! Che fare allora? Non resterà che continuare a raschiare il fondo del barile, ossia la tosatura fiscale dei soliti noti. Ma così le famiglie vanno in apnea, c’è chi sprofonda sotto la soglia della povertà, la piccola impresa (perno del “miracolo italiano”), tempo due-tre anni, affoga nei debiti e chiude i battenti, la media impresa delocalizza in Romania (o addirittura in Canton Ticino!) e gli investitori internazionali girano al largo, ben guardandosi dallo scommettere su di noi. Qualcuno propone una “patrimoniale” sulle grandi ricchezze, ma l’unico risultato sembra essere la fuga all’estero dei patrimoni… Pessimismo? Catastrofismo? Vedete un po’ voi, cari amici in fila allo sportello dell’IMU. Ma l’impressione è che, l’anno prossimo, saremo ancora qui, a solidarizzare e incoraggiarci attorno al boccone amaro della “stangata” condito in salsa di nobile senso civico. Un tempo si diceva: “o la borsa o la vita!”. Oggi, davanti a imprenditori che si suicidano, a pensionati che arrancano nell’arrivare a fine mese, a coppie impedite di sposarsi, a giovani che non trovano lavoro e a meno giovani che l’hanno perso, a sforbiciate calamitose su sanità e servizi sociali, mi par quasi che quella disgiuntiva si stia trasformando: “e la borsa e la vita”. Che il natale del Signore – non senza la lungimiranza delle nostre scelte – ci possa recare un raggio di speranza… Attualità Sabato, 22 dicembre 2012 3 Intervista. A colloquio con il custode padre Pierbattista Pizzaballa, riflettiamo sul mistero della Natività ascoltando la voce che giunge da dove tutto ha avuto inizio... Terra Santa: rinascere a Natale P nuovi anche noi. Non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto, dall’idea che tutto sia finito, che nulla cambierà. Si tratta di un atteggiamento che ha molte ragioni d’essere visto ciò che circonda ma non bisogna fermarsi. Riprendiamo la strada della speranza per essere pietre vive in questa terra in cui siamo stati chiamati a vivere”. er le comunità cristiane mediorientali quello prossimo sarà un Natale attraversato da ulteriori tensioni e crisi. Alle già note e gravi situazioni politiche, sociali ed economiche che da decenni segnano la vita di questa strategica area del mondo, si aggiungono il conflitto in Siria, paese dove la presenza cristiana si è pressoché dimezzata, gli scontri a Gaza, le proteste in Egitto contro la nuova Costituzione di impronta islamista che preoccupa sia i cristiani che i liberali, la recrudescenza di attacchi in Iraq, altra nazione dove sono rimasti pochi cristiani. Urgenze politiche, sociali e umanitarie, vissute dai Paesi arabi nel tempo presente, che hanno spinto i Capi delle Chiese cattoliche mediorientali a lanciare un appello, agli inizi di dicembre, per chiedere di porre fine ai conflitti e alle violenze che stravolgono la vita dei popoli della regione, ponendo in atto cammini di riconciliazione e di pace che garantiscano a tutti la libertà e la tutela della propria dignità umana. Dai leader religiosi anche un pressante invito affinché i cristiani restino nelle loro terre di origine con una presenza attiva e efficace nelle società arabe. A pochi giorni dal Natale abbiamo rivolto alcune domande al Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. Padre Pizzaballa, alla luce di così tante crisi e violenze, che Natale sarà per i cristiani mediorientali? Con quale spirito sarà vissuto? “Natale è una nascita ma come viverla, come lasciarsi scuotere da essa? Io credo che la risposta sta nell’essere capaci e disposti a ricominciare da capo, a rinascere. Per vedere qualcosa di nuovo dobbiamo essere Pietre vive che stanno lasciando i loro Paesi, per cercare un futuro altrove. Forse che la speranza per i cristiani non abita più in Medio Oriente? “Di fronte a queste situazioni difficili che i cristiani del Medio Oriente si trovano ad affrontare ci sono due strade: o andarsene o restare. Andarsene non è una soluzione, il restare non è solo inteso fisicamente perché non c’è alternativa ma perché vogliamo restare. Rimanere in questa Terra passa attraverso una presa di coscienza ed una nuova consapevolezza, è una missione che ci invita ad inserirci maggiormente nella realtà. Natale vuol dire appunto rinascere e continuare il cammino con speranza”. Il Medio Oriente è attraversato da guerre, dolore, ingiustizie. La nascita di Gesù è occasione per lasciarsi scuotere, mettendosi in gioco e assumendo l’atteggiamento di chi vuole ricominciare daccapo, per un inizio diverso rispetto al passato Dalla Siria C’è la fede, nonostante tutto N on sono rassicuranti le notizie che giungono dalla Siria. Padre Halim, frate libanese della Custodia di Terra Santa e ministro regionale della Regione San Paolo, segue con apprensione l’evolversi della situazione. è quanto riferisce lo stesso religioso, in stretto contatto con i confratelli siriani, ai microfoni del Franciscan Media Center. Nel riferire la situazione che stanno vivendo i cristiani nella guerra civile il francescano afferma: “i cristiani dicono sempre di non avere altra speranza se non in Dio. Nessuno li può salvare se non un miracolo dall’alto. Un frate mi ha detto che la gente ha visto che le chiese - nonostante tutte queste difficoltà - durante le celebrazioni eucaristiche sono piene. E qualche volta anche di più dei tempi normali”. Motivo di tanta affluenza sta nella frase riferita da padre Halim “Se dobbiamo morire è meglio morire in chiesa che a casa. E quindi nonostante tutto c’è ancora uno spiraglio di fede, di gente che tenta ancora e ha una fede forte in Dio. É solo lui che potrebbe salvarli. Il Principe della Pace di cui celebriamo il Natale, porti la pace: nei cuori di tutti i siriani e dappertutto”. Ma come è possibile inserirsi in una realtà sociale in cui si è una minoranza sempre meno ascoltata ed esigua? “Da soli è molto difficile ma lo sforzo da fare è quello di mettersi in dialogo con tutte le realtà sociali che pure esistono, moderate, non sono tutti fanatici, e con esse fare fronte comune sui temi della cittadinanza, dei diritti umani, della vita, della tolleranza, della libertà. Unire la nostra voce alla loro e a quella della comunità internazionale, senza esagerare in quanto un intervento eccessivo di quest’ultima potrebbe essere controproducente. Allearsi con tutte quelle frange serene, positive, libere e moderate delle nostre società è indispensabile. Non abbiamo alternativa”. mediorientale la crisi siriana è quella che spaventa di più, anche i cristiani. Ha senso parlare di Natale per la Siria? “Parlare di Natale in Siria, sotto le bombe, è davvero difficile. Ma farlo è un seme di speranza nel futuro. Sotto ogni rovina c’è sempre una rinascita. Allora occorre guardare al futuro almeno come un desiderio da coltivare, come voglia di rinascita. La situazione è complicata: gran parte del Paese, da quello che trapela, sarebbe sotto il controllo dell’opposizione nella quale militano frange dalle più moderate alle più integraliste ed anticristiane. Tutto ciò provoca paura nei nostri fedeli. Si stima che la metà abbondante della comunità cristiana si sia spostata sia all’interno che all’esterno del Paese. Le prossime festività natalizie saranno vissute all’interno di case, di chiese, in qualche villaggio, non essendoci le giuste condizioni di sicurezza. Ma è importante celebrare il Natale perché significa dire a tutti ‘ecco noi ci siamo, siamo qui’”. C’è un messaggio particolare che dal Medio Oriente giunge al mondo intero per questo Natale? “In questo periodo leggiamo il Libro delle Consolazioni di Isaia dove ci sono brani molto belli tra i quali i canti del servo sofferente. Consolazione e speranza non cancellano la sofferenza ed il dolore ma li rendono innocui, tolgono loro l’ultima parola. Il messaggio per tutti è: la sofferenza ed il dolore esistono ma dobbiamo starvi dentro sapendo che siamo figli di Dio che si è incarnato e che ci dona la forza di vivere questa situazione. Egli ci dona anche la serenità necessaria soprattutto per i giovani ed i bambini perché possano pensare ad un futuro diverso. La morte peggiore sarebbe vivere senza speranza credendo che un futuro migliore non è possibile”. Di tutta la regione DANIELE ROCCHI Natale fra i cattolici di Gaza N atale anticipato a Gaza per il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, che come tradizione, si è recato la scorsa domenica 16 dicembre nella piccola parrocchia della Sacra Famiglia dove è stato accolto dai 185 parrocchiani, guidati da padre Jorge Hernandez. La visita giunge a 3 settimane dalla fine dell’operazione israeliana “Colonna di nuvola”. “Natale è un dono del cielo - ha detto Twal - ma ha bisogno di uomini di buona oltre 1500 alunni volontà affinché porti la pace”. Da qui in maggioranza l’appello ai fedeli “ad avere una fede musulmana. Ora forte per restare a vivere in questa la sosta natalizia terra. Anche Gesù - ha ricordato permetterà alla ha vissuto l’ingiustizia”. Il parroco, direzione scolastica padre Hernandez, ha ringraziato il di riparare i danni patriarca: “i nostri fedeli - ha detto provocati dai bombardamenti. sono molto sensibili a questa visita, Domani nella piccola chiesa è come se un pezzo di Gerusalemme latina di Gaza, sono attese 450 sia giunto fin qui”. Dopo la fine delle persone per un concerto di ostilità nella Striscia la vita è ripresa Natale promosso dal Consolato come testimonia la riapertura delle francese di Gerusalemme. 3 scuole cattoliche che accolgono Resta, infine, da verificare quanti cristiani di Gaza potranno recarsi a Betlemme, la notte del 24 dicembre, per assistere alla messa di Natale. Tutto dipenderà dai permessi che verranno rilasciati dagli israeliani. 4 Italia Sabato, 22 dicembre 2012 Le parole di Napolitano. Il pensiero del Capo dello Stato verso le prossime elezioni. «Amarezza e preoccupazione» per il dopo-Monti “A marezza e preoccupazione”: non nasconde i suoi sentimenti il Capo dello Stato ragionando dell’“evoluzione del quadro politico”, sullo spirare (leggermente anticipato) della XVI legislatura repubblicana nel tradizionale discorso pre-natalizio alle alte cariche dello Stato. Le prospettive rimangono incerte: “Si andrà così al confronto elettorale, mentre il Governo dimissionario provvederà, nell’ambito dei suoi poteri, ad attuazioni dovute di leggi già in vigore. Ma non si pensi di poter nascondere agli elettori tutto quel che è rimasto irrisolto di decisivi nodi politico-istituzionali venuti al pettine più che mai nel corso dell’ultimo anno. Essi si sono presentati in un tale intreccio e groviglio che anche interventi generosamente tentati con il concorso di un governo a termine e dominato da assorbenti emergenze come quello presieduto da Mario Monti, hanno sortito effetti solo iniziali o sono stati neutralizzati ■ Matrimonio Un dono grande al quale arrivare preparati “N on uno stato civile ma un ideale di vita”, e “un mistero, un dono grande”. Mons. Renzo Bonetti, presidente della Fondazione “Famiglia dono grande” (Ffdg - www. misterogrande.it), definisce in questi termini il matrimonio. Commentando i dati diffusi dall’Istat, secondo i quali nel nostro Paese diminuiscono progressivamente i matrimoni (208.702 nel 2011, quasi 9 mila in meno dell’anno precedente) e nel Nord Italia i matrimoni civili (il 51,2% contro il 39,8% della media nazionale) superano quelli celebrati in chiesa (48,8%), mons. Bonetti afferma che “la crisi del matrimonio è un riflesso della crisi antropologica e culturale della nostra società” nella quale “si è perduta la capacità di vivere in pienezza l’umano, anche nelle fatiche e nelle prove”. La crisi del matrimonio religioso chiama in causa anche “la qualità della fede”. Il matrimonio, prosegue, è “d’importanza vitale per l’intera società; occorre pertanto far crescere coppie in grado di metterne in luce la bellezza. Servono coppie formate a mostrare e a testimoniare il matrimonio come un ideale di vita da perseguire”. In questo “la Chiesa ha una parola che dovrebbe essere recuperata: il matrimonio è sacramento, e per questo sugli sposi viene effuso lo Spirito Santo che li rende capaci di amarsi come Cristo ci ama... “Il matrimonio - prosegue mons. Bonetti - è un mistero, un dono, una missione grande. Solo facendone scoprire la ricchezza gli sposi avranno il desiderio d’impegnarvisi”. nella stretta finale della legislatura”. Di qui un’attenta e puntuale ricognizione della situazione politica, economica, sociale ed istituzionale di un’Italia che non può non essere collocata nel quadro europeo. Oggi si parla molto di “agende”, mentre tutti cominciamo a compilare quelle per l’imminente 2013. Giorgio Napolitano, in un testo di 10 cartelle pieno di raffinati riferimenti politici, ha ripercorso le scelte recenti, confermando che l’esperienza, positiva, del governo “tecnico” o “del presidente”, si esaurisce con l’appello elettorale. Il Presidente ha inoltre confermato di non aspirare ad una riconferma e che continuerà il suo mandato fino alla scadenza del prossimo maggio. A due mesi dalle elezioni, la cui data non è ancora stata fissata, pochissimo sappiamo dell’offerta politica che sarà sottoposta al vaglio di cittadini in cui i sentimenti di “amarezza e preoccupazione” sembrano giustamente prevalere. Napolitano ha anche evocato un’altra endiadi: “verità e speranza”; potrebbe essere una chiave persuasiva per la prossima campagna elettorale, che sta iniziando nel tempo di cenoni che si annunciano magri, ma molto tradizionali. Come costruire l’equilibrio tra verità e speranza, come ritrovare il senso delle radici, dell’identità e delle tradizioni, su cui costruire investimento ed innovazione, come articolare in concreto l’equilibrio tra rigore ed equità. Per avere buone risposte bisogna innanzi tutto articolare le domande giuste. Se poi per avere queste risposte basterà questa campagna elettorale invernale, o, dopo le elezioni, servirà un nuovo, incisivo, riassetto del sistema politico, è la questione strutturale che merita quantomeno di essere istruita, per guardare all’attualità con la necessaria prospettiva e così, nonostante tutto, con una ragionevole serenità. FRANCESCO BONINI Il monologo di Benigni... «Ci hanno fatto volare» È curioso come a volte siano i comici, i giullari, le persone che “fanno ridere”, a ricordare un po’ a tutti le cose serie, quelle importanti. È il caso, anche questa volta, di Roberto Benigni che, lunedì sera, in televisione ha letto e ricordato a milioni di spettatori il testo e il senso della Costituzione italiana, a partire dai primi dodici articoli, che ne rappresentano i Principi fondamentali, sottolineando tra l’altro, come al centro, come valore principale e di riferimento, vi sia il rispetto della persona umana. Quel valore mutuato dalle radici cristiane che hanno fecondato l’esperienza del nostro popolo e non solo. Bello ed emozionante, ancora una volta, il monologo di Benigni, che già sui temi dell’unità d’Italia aveva saputo insegnare qualcosa. Questa volta, tornando sul tema della Costituzione, “la più bella di tutte”, sa rilanciare con efficacia agli italiani proprio il tema dell’unità, l’importanza del sentirsi un popolo solo e di condividere valori che possano aprire scenari di futuro, in un momento in cui il peso del presente sembra chiudere ogni prospettiva. Una lettura appassionata e appassionante, con le licenze d’artista, certo, ma in grado di far riflettere sui fondamenti di una Repubblica “una e indivisibile”, a partire dall’esperienza fondativa che ha visto il mettersi insieme di uomini “divisi in tutto, escluso su una cosa: essere uniti”. Uomini che sono diventati dei “giganti”, hanno “illuminato” le macerie dell’Italia del dopoguerra, “e hanno detto avanti, rialzatevi!”, scrivendo poi le regole “tra le più grandi del mondo”, dove c’è la strada per risolvere tutti i problemi. “Ci hanno fatto volare - ha gridato Benigni, introducendo la lettura degli articoli della Carta -, ci hanno portato in un luogo dove si proclamava il primato della persona umana, della sua dignità. E non tra gli ultimi, tra i primi!” Una Costituzione che favorisce, spinge, protegge, “ci vuole bene, è la nostra mamma”. Una Costituzione il cui impianto - ha ricordato l’artista - si deve a “un ragazzo pugliese che aveva 29 anni e che si chiamava Aldo Moro”. Lo scenario che Benigni ha evocato è quello di un popolo e di persone capaci di votarsi al bene comune, lasciando indietro gli interessi personali per la costruzione di un futuro condiviso. Lo scenario di una politica - i “costituenti” erano, ha ricordato, “tutti uomini politici” - che è servizio, promozione, difesa dei più deboli… Un richiamo che suona davvero forte nel momento attuale, forse uno dei più difficili che ha mai attraversato la nostra Repubblica, dove lo sfilacciamento della società civile si accompagna alla perdita di valore proprio della politica, poiché inquinata da troppo tempo da scandali ed esempi da dimenticare. La lettura della Costituzione - e anche, perché no?, la passione di un singolarissimo giullare -, può diventare allora l’occasione per riprendere fiato e raccogliere le risorse di un passato che non è certo un cimelio dismesso. Piuttosto può diventare una volta di più stimolo per costruire nuova strada, per continuare a tracciare percorsi di società e civiltà, stimolando l’inventiva e soprattutto rinnovando la responsabilità. Davvero non è poco. ALBERTO CAMPOLEONI La riflessione di Francesco Zanotti, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc) Senza contributi a rischio l’informazione Q ualcuno li considera una regalia dello Stato ai giornali di partito. Altri pensano che sia un favore fatto alla Chiesa cattolica. Altri ancora sono convinti che sia un sistema da eliminare in quanto tale, appartenente alla prima Repubblica. Roba d’altri tempi, quando il denaro pubblico fluiva a piene mani. Stiamo parlando dei contributi pubblici all’editoria, un sistema introdotto in Italia nel 1981, rivisto nel 1990. Un aiuto al pluralismo informativo di cui si trovano tracce già agli inizi del secolo scorso. Eppure nell’attuale momento in cui viene travolta ogni vicenda in qualche modo collegabile alla politica, anche gli aiuti alla stampa sono vissuti con estremo malessere da un’opinione pubblica allergica a ogni tipo di sostegno statale. E pensare che in pochi anni questo particolare fondo si è ridotto in maniera drastica, fino agli attuali 53 milioni di euro ad oggi disponibili nel bilancio dello Stato per l’anno in corso. Una cifra del tutto insufficiente se paragonata con gli almeno 140 milioni necessari per mantenere in equilibrio un sistema che fa acqua da ogni parte. Sono rimasti margini di manovra risicatissimi per il ripristino del fondo di pertinenza della presidenza del Consiglio dei ministri. Per cercare di sfruttarli tutti, la Fisc (la Federazione cui fanno capo circa 190 settimanali cattolici per 1 milione di copie a settimana) e altre sigle - tra cui Fnsi, Mediacoop, Confcooperative-Federcultura Uspi - hanno convocato, di recente, un’assemblea dal titolo “La riforma dell’editoria tra tecnologie e pluralismo”. La Fisc ha ribadito in ogni sede la necessità di applicare “rigore ed equità” in materia di contributi pubblici all’editoria. Lo ha ribadito anche nel mese di ottobre, durante l’audizione alla Commissione Cultura della Camera dei deputati. Ha sottolineato come anche gli editori non possano sottrarsi ai sacrifici richiesti a tutti i cittadini in questo delicatissimo periodo di crisi economica. Ha rimarcato, però, come non si possa rinunciare di punto in bianco a un sistema che, seppur da migliorare, ha garantito il pluralismo informativo, di certo non secondario per la vita del Paese. Inoltre la Fisc ha fatto presente che ai settimanali cattolici sono sempre state riservate “briciole di contributi”, ugualmente importanti per decine di suoi associati, ma sempre di briciole si tratta. Meno di quattro milioni di euro per una settantina di testate, diverse delle quali rappresentano l’unico giornale di un dato territorio, la voce di comunità locali appartenenti alla provincia italiana. Ora la situazione si è fatta particolarmente drammatica. Allo stato attuale ai nostri giornali nel loro complesso sarebbe destinato, per il 2012 giunto ormai al termine, solo un milione di euro. Un quarto di quanto necessario per proseguire il lavoro con un minimo di serenità. Una serenità continuamente minacciata dai tagli indiscriminati che la politica intrapresa da mesi in Italia rischia di minare ogni giorno di più. Ne soffrono le testate diocesane e ne soffrono decine di altri giornali che vedono profilarsi all’orizzonte la chiusura come conseguenza di un periodo terribile nel quale si evidenziano solo diminuzioni di lettori, di pubblicità e di contribuzione pubblica. Non c’è altro tempo da perdere. I bilanci di molti editori soffrono in maniera pesante. Ma si corre il pericolo di un altro tipo di sofferenza, non misurabile in termini di numeri: è la mancanza di confronto, di dibattito pubblico, di quella pluralità di voci di cui questo Paese ha sempre usufruito e che oggi non può permettersi di perdere. L’abbiamo già scritto: per ogni voce che si spegne tutti ci rimettiamo in termini di idee, un patrimonio che non aumenterà il Pil, ma che di certo fa crescere il valore della nostra convivenza, ogni giorno di più minacciata da una diffusa omologazione di pensiero cui non vorremmo mai adeguarci. Per il bene delle comunità locali e dell’intero Paese. Italia Sabato, 22 dicembre 2012 5 Un impoverimento molto rapido è a rischio il bene-casa A umentano le famiglie italiane in difficoltà per le spese legate alla casa, con grave rischio di cadere nel tunnel della povertà e aggravare l’emergenza abitativa. Nel 2012 (stima Istat su un campione di 40.000 famiglie) il 14,2% delle famiglie italiane è in arretrato con mutui, debiti diversi, affitti, bollette, rispetto al 12,8% del 2010. Il 17,9% non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione (rispetto all’11,2% del 2010). Nel giorno della scadenza del pagamento dell’Imu escono anche altre stime secondo cui le spese per la casa incidono sul 31,1% del bilancio familiare (Cgil), un dato triplicato rispetto al 1980. Secondo dati forniti dalla Fiopsd (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora), su 47.648 persone senza dimora censiti in Italia - lo 0,2% della popolazione - il 63,9%, prima di finire in strada, in condizione di marginalità assoluta, viveva nella propria casa. Marco Iazzolino, segretario generale della Fiopsd, sulla situazione del nostro Paese. Si aggrava in Italia l’emergenza abitativa? “Sì, la situazione è molto grave. Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla crisi economica, è peggiorata la povertà in Italia, Grecia e Spagna. Di conseguenza le famiglie non riescono più a pagare il mutuo e le spese della casa o l’affitto, con il rischio dello sfratto, entrando così nel tunnel della povertà. Molta gente finisce in strada per questo. Il problema degli sfratti, attualmente bloccati, è rilevante, ma è solo una parte di una questione molto più grande. I dati Istat ci dicono che il 12,3% degli italiani (rispetto al 6,7% del 2010) non può permettersi un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni. Sono persone che hanno una casa e un lavoro. C’è quindi un impoverimento rapidissimo e generale”. Esiste un rischio reale, anche per i proprietari di casa, di cadere in una situazione di povertà? “Certo. Ricordiamo che i due terzi delle persone senza dimora italiane prima vivevano in una casa in affitto o in proprietà. Per ‘senza dimora’ in Europa non s’intende solo i cosiddetti ‘clochard’ ma tutte le persone che vivono in precarietà alloggiativa. Quello che diciamo sempre è che la dimora non è solo il tetto”. In più quest’anno è arrivata la stangata dell’Imu… “Questo aggrava certo la situazione. Bisognerebbe abbassare l’aliquota dell’Imu e aiutare i cittadini a non cadere nella spirale della povertà. Non bisogna minimizzare o nascondere i dati sul rischio di povertà ed esclusione sociale, perché la nostra situazione è simile a quella della Grecia e della Spagna. Molto drammatica”. Cosa sta succedendo in Grecia e Spagna sul fronte abitativo? “In questi Paesi stanno cercando d’incentivare l’acquisto di case da parte di pensionati del Nord Europa. Noi rischiamo di finire così, soprattutto se lasciamo che le banche facciano quello che stanno facendo. In Spagna le persone vengono cacciate dalla casa di proprietà ma condannate a pagare la restante parte di mutuo, pur non vivendo più in quella casa. Le loro case vengono date ai senza dimora ma alla fine a vincere sono le banche, che continuano a guadagnare comunque”. Poi con la crisi tante nuove case rimangono invendute. Cosa pensa dell’housing sociale? “Molti costruttori tentano di piazzare l’invenduto con l’housing sociale, ma bisognerebbe fare attenzione. Altrimenti queste zone rischiano di diventare delle nuove aree di marginalità, come alcuni quartieri periferici delle grandi città”. Molti Comuni stanno anche vendendo gli alloggi popolari… “La questione degli alloggi popolari è delicata: i Comuni vendono oppure sfrattano centinaia di migliaia di persone che non riescono nemmeno a pagare affitti di 59 euro al mese. In un ipotetico grande piano d’azione nazionale per svendere le case popolari sarebbero sempre le banche a guadagnarci, indebitando le persone con mutui a vita. Tutto ciò che era ordinario, ora non lo è più. Bisogna approfittare della crisi per cambiare l’abitare sociale, fare in modo che sia sostenuto da politiche abitative serie”. Come Fiopsd quali sono le vostre proposte per i senza dimora? “Siamo attivi su più fronti. Un modello di risposta per il contrasto alla condizione dei senza dimora è il cosiddetto ‘housing led’. È suggerito con forza anche dalla Commissione europea. La difficoltà attuale, che si sta cercando di affrontare, è che gli homeless di solito hanno un percorso di cura e inclusione sociale a scalini: bassa soglia, dormitorio, interventi più specifici fino ad arrivare a un alloggio autonomo, attraverso l’assegnazione di una casa. Tutto questo comporta un grande impiego di risorse con risultati molto scarsi. È stato calcolato che su 100 persone solo 20 riescono a superare questo scalino. Però è un buon modo di pensare sociale. Perché le persone senza dimora non hanno solo il problema di pagare l’affitto. Spesso soffrono anche di disturbi psichici. Hanno quindi bisogno di un’assistenza sociale diversificata, creando intorno a loro una rete di sostegno e di recupero sociale”. PATRIZIA CAIFFA Emergenza-casa: crescono i senza tetto per ospitare i senzatetto. In venticinque anni, ha ricordato il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, ha aperto le porte a duemila persone l’anno. “La crisi finanziaria che stiamo vivendo - ha aggiunto mons. Lambiasi - forse è l’ultima occasione per stimolare in tutti noi un cambio di mentalità, in modo che si arrivi a garantire una casa a ogni famiglia”. I n Italia la casa non è più un diritto per migliaia di persone. Il dramma dell’emergenza abitativa “non è più qualcosa di lontano come si tende a pensare, o qualcosa che non può riguardarci. L’emarginazione e la povertà si stanno estendendo talmente da toccare direttamente ciascuno di noi”. Sono i dati a demolire i pregiudizi secondo Paolo Pezzana, presidente della Federazione italiana degli organismi per persone senza dimora (Fio.Psd), intervenuto questa mattina al convegno “Ma la casa mia dov’è?”, organizzato dalla Caritas diocesana di Rimini. Secondo la Fio.Psd sono 47.648 le persone senza una casa in Italia, che salgono a 51 mila secondo le elaborazioni dell’Istat. Ma la piaga va oltre le stime censite: “Se si considera che altre 67 mila persone - fa presente il segretario della Federazione, Marco Iazzolino - vivono in condizioni precarie e 50 mila si dividono tra la strada e alloggi provvisori, si arriva a un totale di 150 mila”. Il dramma non risparmia Rimini, al quarto posto per la più alta qualità della vita secondo “Il Sole 24 Ore”. Stando alle parole del responsabile dell’Osservatorio sulle povertà della Caritas diocesana, Isabella Mancino, sono 1.450 le persone che nei primi nove mesi del 2012 hanno dichiarato di essere senza dimora contro le 1.290 dell’anno precedente, con un aumento superiore al 12%. Significativi anche i numeri della “Capanna di Betlemme”, la struttura voluta dal fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi, In Italia è senza dimora lo 0,2% della popolazione, ma secondo la Fio.Psd. si tratta solo della punta di un iceberg. In un Paese dove appena il 10% delle famiglie, ricorda il presidente Pezzana, possiede più della metà della ricchezza “tutti siamo a rischio”. Lo confermano anche le stime, “non ancora diffuse in Italia a differenza di altri Paesi”, fa notare il segretario Iazzolino, di una ricerca europea sulla diffusione di nove diversi sintomi di povertà. Se si considera la privazione materiale, dal 2010 al 2011 si è passati, in Italia, dal 16% di persone colpite al 22,2% (dal 10 al 13% al Nord), in linea con la Spagna, mentre la Grecia è al 30%. Il numero di chi è in difficoltà con il pagamento delle bollette è salito dal 12 al 14,2%, quello di chi non può permettersi un pasto proteico (carne o pesce) ogni due giorni dal 4,6 all’8,8%, di chi non riesce a scaldare adeguatamente la casa dall’11,2 al 18% (dal 4,8 al 10,3% al Nord). In aumento anche le persone che sono costrette a chiedere aiuto materiale ed economico fuori dalla cerchia dei parenti più intimi: dal 15 al 18%. “Nel 2011 - spiega Mancino - abbiamo aperto un confronto sul tema della casa insieme alle Caritas parrocchiali e alle istituzioni pubbliche, Acer, sindacati e altre realtà di accoglienza”. Ne è derivato un quadro nel quale l’innalzamento dell’Imu sulle case sfitte (15 mila nel comune di Rimini) “non è bastato ad abbassare i canoni d’affitto, che si attestano su una media di 600 euro”. “Il tetto dell’affitto pari al 30% dello stipendio andrebbe rispettato per far sì - aggiunge Mancino che non continui a crescere il numero degli sfratti”. A questa piaga se ne aggiunge un’altra: l’Associazione antiusura della Caritas di Rimini, “Famiglie insieme”, quest’anno ha erogato prestiti per 310 mila euro a 300 famiglie, soprattutto per affitto e bollette. Il convegno della Caritas è stato anche l’occasione per presentare l’esperienza di housing sociale a Lucca, “Per una rete dell’alloggio sociale”. Alla base, l’incentivazione del canone concordato e del microcredito. “Abbiamo immesso sul mercato privato 100 alloggi - spiega Sara Baldisseri della Fondazione Casa Lucca - di cui 83 con un canone sostenibile di circa 350 euro mensili in media”. Con la collaborazione degli enti locali e dell’arcidiocesi che ha messo a disposizione una ventina di alloggi “si è cercato di dare una risposta non solo ai nuclei familiari che appartengono alla cosiddetta fascia grigia (coloro che non rientrano nelle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica pur non riuscendo a sostenere l’affitto nel mercato privato), ma anche ai casi molto numerosi di emergenza che gli uffici dei Comuni si trovano ad affrontare ormai quotidianamente”. ALESSANDRA LEARDINI ■ A Milano Un centro per l’accoglienza, la cura e l’accompagnamento I l primo centro di accoglienza e luogo di cura e degenza per le persone senza dimora: è stato inaugurato oggi a Milano, per iniziativa del Comune e di quattro organizzazioni non profit: Fondazione Progetto Arca, Medici senza frontiere, Milano in azione, Fondazione Patrizio Paoletti. Il centro ha sede in via Aldini 74, a Quarto Oggiaro, ed è ricavato da un edificio che ospitava una scuola. “Ci auguriamo che questo progetto pilota, il primo in Italia - ha commentato Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca - non rimanga unico, ma sia il primo passo verso una gestione sempre più strutturata e consapevole delle persone senza dimora. Non solo accoglienza e cura ma anche integrazione sociale”. Il centro, inaugurato mercoledì scorso, è organizzato in 20 stanze su una superficie di 1500 metri quadrati, con 90 posti letto. 20 sono posti letto di degenza. Con l’emergenza freddo si potranno posizionare brandine in aggiunta. Il centro ospita un ambulatorio medico, due sale mensa per un totale di 60 posti, un guardaroba, una lavanderia, una sala colloqui, una biblioteca, una sala tv. Nella struttura lavoreranno medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali ed educatori. A Milano sono 13mila le persone senza dimora. In Italia sono 47.648. 6 Europa Sabato, 22 dicembre 2012 Prospettive. Le diverse posizioni dei Ventisette “ L “Un problema di tutti” a costituzione di quadri giuridici sui trattamenti in fase terminale, l’accento posto sulle cure palliative, il rafforzamento dell’espressione della volontà del paziente, il mantenimento della proibizione dell’eutanasia”. Sono, queste, le tendenze che si sono manifestate dal 2005 in Europa nelle legislazioni riguardanti il fine vita. Ne ha parlato il giurista francese Yves Marie Doublet, nell’ultimo congresso congiunto della Federazione europea delle associazioni dei medici cattolici (Feamc) e dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) sul tema “Bioetica ed Europa cristiana”. V Tendenze e ombre. “I Paesi del Benelux, che hanno legalizzato l’eutanasia, raggiungono 28 milioni di abitanti, a fronte degli oltre 400 milioni”, ha detto l’esperto mettendo a confronto le normative vigenti in Francia, Italia, Il tema del fine vita è affrontato in maniera differente nei diversi Paesi dell’Unione Europea anche se sembra sempre più emergere una tendenza verso l’apertura a forme più o meno velate di eutanasia Regno Unito, Spagna, Svezia e Germania. In quest’ultimo Paese, ha spiegato Doublet, già “una sentenza del 2010 emessa dalla Corte di giustizia federale accetta l’interruzione dei trattamenti facendo riferimento al termine eutanasia”, e lo scorso agosto sono sorte “alcune ombre per una iniziativa che prevede, ispirandosi al modello svizzero, la depenalizzazione dell’omicidio di un congiunto”. Un background comune. Doublet ha evidenziato che le disposizioni francesi, “di iniziativa privata”, che “non prevedono atti preventivi, e nemmeno accanimento volto a prolungare artificialmente vita, non sono distanti dalle procedure vigenti in Spagna”. “Se nel Regno Unito non esiste l’obbligo di erogare trattamenti inutili”, e nonostante in Svezia venga riconosciuto al paziente il “diritto di interrompere il trattamento” così come ai medici è accordato il permesso di “portare alla morte intenzionalmente”, permane, secondo l’esperto, un “background internazionale comune”, costituito dalle indicazioni del Consiglio d’Europa, che LO SPUNTO ■ Eutanasia L’ombra dell’eutanasia indica “decisioni mediche prese in armonia con decisioni prese in anticipo”, e un regolamento “che prende in considerazione il volere del paziente”. Una legislazione bioetica. Di “counseling” genetico medico ha parlato l’ucraina Nadiya Helner: “La regola-chiave dell’etica biomedica contemporanea è il riconoscimento dell’autonomia personale e del diritto dell’uomo a risolvere il problema del diritto alla salute, nel rispetto del principio ‘noli nocere’”, ha detto, e pertanto, “non si può prescindere dalla partecipazione dei Comitati bioetici alle decisioni legislative”. Uno sguardo al futuro, con le previsioni sui problemi etici legati al fine vita che l’Europa si troverà ad affrontare nei prossimi decenni, è stato rivolto dall’esperto francese Christian Brégeon: “La popolazione di non autosufficienti nel 2040 sarà raddoppiata - ha spiegato - così come la spesa sanitaria”, nel contempo “l’uso delle cure palliative diventerà una priorità, assieme all’utilizzo di metodi per controllare il dolore e dare assistenza psicologica e spirituale ancor prima delle cure terminali”. Un’Europa sempre più anziana. A fronte di un forte “sovraccarico fiscale” che “peserà sui cinquantenni”, i rapporti familiari, secondo Brégeon, saranno “fortemente stressati” e andrebbero, pertanto, “tutelati”, anche perché il contesto “sarà meno solidale che nel passato”. Rispetto al fine vita, la “rivoluzione demografica” farà sì che “non si rifiuteranno più sistematicamente a un anziano i vantaggi tecnologici, dalle protesi articolari alla chemioterapia”, sviluppando così una “nuova popolazione di persone molto avanti negli anni, mediamente handicappate ma stabilizzate seppur senza prospettiva di cura”. Cresceranno, nel contempo, i suicidi tra gli anziani, che in Francia interessano attualmente 17 persone su centomila, ma la percentuale aumenta fino a otto volte negli uomini con più di 90 anni. iviamo ormai di pane e eutanasia. Margherita Hack, la celebre astrofisica, ha già detto che non ne vuole sapere, a 90 anni suonati, di mettere in preventivo un intervento al cuore che la farebbe campare di più. Non è che abbia sicuramente torto, ma bisognerebbe soppesare cosa e cosa. Noi non siamo per l’accanimento terapeutico (meglio chiamato, oggi, “irragionevole ostinazione”), ma neanche a favore del suicidio per “irragionevole desistenza” (cioè l’eutanasia omissiva). Mentre andiamo in pagina Marco Pannella, storico leader dei radicali, sta rischiando la vita con lo sciopero della sete. Lo fa per una causa nobile, e senz’altro condivisibile (la tremenda situazione delle carceri italiane sovraffollate), ma non tale da giustificare il sacrificio del bene più prezioso. La letteratura cristiana sul martirio avrebbe sull’argomento molte cose da dire. Ma non si tratta ormai soltanto di casi eclatanti, che coinvolgono qualche avanguardia culturale o maìtre-àpenser. Quella dell’eutanasia è questione destinata a bussare al nostro quotidiano, a entrare in tutte le case e nelle famiglie, a scuotere le coscienze. Perché inevitabilmente i progressi della medicina, e la lotta ingaggiata contro i suoi nemici storici (malattia e morte), finiranno per affollare case e ospedali e ospizi di un esercito dolente di disabili e di dementi. Si campa di più (meno male!), ma da vecchietti (ahimè!). L’alternativa sarebbe – come recita il proverbio popolare – “morire giovani”, ma giustamente nessuno lo vuole. Il problema, allora, è attrezzarsi culturalmente, moralmente e spiritualmente a questo evoluzione, rifuggendo le semplicistiche spacconate da bar sport (“piuttosto che finire in un letto…”) e mettendo invece in primo piano la dignità della persona umana, l’umanità della cura, il bene prezioso della relazione. Più che stare ad alambiccare sui singoli casi (magari estremi), l’urgenza è la costruzione – e qui le legislazioni portano una responsabilità enorme – di una cultura della vicinanza e della relazione, in alternativa a una cultura dell’abbandono e dell’indifferenza. Che, come ha splendidamente scritto P. Sequeri su Avvenire di domenica, “sta cercando di accreditarsi ai piani nobili (si fa per dire) della coscienza collettiva. L’indifferenza ha il ciglio asciutto a razionale, non si aspetta più niente da Dio e neppure dagli uomini… istruisce l’individuo emancipato a pensare semplicemente a se stesso, come fosse una superiore forma di modestia intellettuale (lo è, in effetti, ma in un altro senso). L’indifferente non pretende di essere sostegno per nessuno, e coltiva l’ambizione di essersi fatto esclusivamente da sé”. don Angelo Riva Unione Europea. Decisioni rinviate fin dopo il voto tedesco del settembre 2013 Nessun passo avanti sull’unione bancaria T utto rimandato all’anno prossimo, più probabilmente a dopo le elezioni politiche in Germania. é quanto è emerso dal Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre da cui, in molti, attendevano una svolta sul tema dell’unione economica e monetaria (Uem). La “road map” che sarebbe dovuta emergere dalle discussioni a Bruxelles fra i 27 leader Ue è stata invece rimandata. Il summit dei capi di Stato e di governo ha dato il via libera al meccanismo unico di vigilanza bancaria sulla base dell’accordo determinato il 12 dicembre dai ministri economici e finanziari. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha affermato che i responsabili dei governi nazionali “hanno accordato un sì unanime al sistema di vigilanza bancaria”, i cui “obiettivi sono tutelare i risparmiatori e i sistemi economici”. “Si tratta di una vera svolta, che spezza il circolo vizioso tra difficoltà delle banche e debito sovrano. Abbiamo raggiunto un accordo in soli tre mesi”, che dovrà essere perfezionato nel corso del 2013 per poi entrare in funzione nel marzo 2014. Lo stesso Van Rompuy ha poi introdotto alcune riflessioni personali: a suo avviso “il grosso della crisi è alle spalle, ma molto resta da fare”. E sulla Grecia, ha spiegato: “Gli ultimi aiuti decisi evidenziano che il Paese rispetta gli impegni ed è in grado di assicurare stabilità a medio termine”. I fondi indirizzati ad Atene sono “segno di solidarietà verso il popolo greco”. E il politico belga è tornato a scommettere sulla “irreversiblità dell’euro”. “È stato un anno duro per i cittadini europei. Ma ora si intravvedono segnali positivi” sul piano macroeconomico, “mentre stiamo compiendo dei passi avanti per una più efficace governance economica”. È il parere espresso da José Manuel Barroso, presidente della Commissione, incaricato di tracciare un “ruolino di marcia” per l’Uem, da presentare al summit di giugno e da discutere nei mesi successivi: il che equivale a un rinvio di ogni decisione a dopo le elezioni politiche tedesche del settem- bre prossimo. Barroso ha poi definito l’accordo sulla vigilanza bancaria “un tassello essenziale per la stessa unione economica e monetaria”. Nelle “Conclusioni” del Consiglio si afferma che la riunione di giugno 2013 “esaminerà ulteriormente una serie di altri importanti aspetti concernenti il coordinamento delle riforme nazionali, la dimensione sociale dell’Uem”, come aveva richiesto il Parlamento europeo. Prima di ripartire per le rispettive capitali, molti leader hanno commentato la riunione, con toni più o meno soddisfatti, pur nella consapevolezza che – come è stato suggerito da alcuni di loro – la politica richiede tempo, pazienza, capacità di mediazione. I tempi brevi non sono, in effetti, una caratteristica della politica comunitaria. Sono inoltre emerse le posizioni “frenanti” dei Paesi che non fanno parte dell’eurozona e in particolare di Regno Unito, Svezia e Repubblica ceca, ossia quelli che non aderiscono nemmeno al meccanismo di sorveglianza bancaria. Sir Europa Mondo Sabato, 22 dicembre 2012 Sfollati nel mondo. Milioni di persone trascorreranno il Natale in alloggi di fortuna “In quei giorni avvenne che uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era governatore della Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città. Salì dunque anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, verso la Giudea, alla città di Davide che si chiama Betlemme - perché egli apparteneva alla casa e famiglia di Davide - per farsi registrare con Maria sua sposa, la quale era incinta. Ora accadde che, mentr’essi erano là, si compi il tempo in cui Maria doveva partorire; e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo”. di 85 anni fuggita insieme ai suoi nipoti. Un discorso analogo potrebbe essere fatto per le centinaia di famiglie in fuga dalle violenze accolte dai salesiani nel centro Don Bosco Ngangi di Goma, per i 160 mila sfollati del tifone che ha colpito alcune settimane fa le Filippine o per le famiglie colpite dal terremoto di oltre un mese fa in Guatemala. Uomini, donne e bambini in fuga dalle violenze e alla ricerca di un tetto e di una “mangiatoia”. ITALIA Ma non c’è bisogno di andare all’estero per trovare realtà come queste. Nei giorni scorsi si è tornati a parlare dei braccianti ono questi i versetti arrivati in Calabria per che l’evangelista Luca la raccolta degli agrumi. dedica alla nascita In mille vivevano di Gesù. Giuseppe e nella tendopoli di San Maria sono in viaggio, lontani Ferdinando in provincia da casa, e cercano un riparo di Reggio Calabria nella per la notte, un tetto per il loro Piana di Gioia Tauro. Una bambino. E lo trovano dentro zona divenuta famosa per una mangiatoia perché per loro Dalla Siria al Guatemala, dalle Filippine all’Italia. Sono milioni le famiglie la rivolta degli immigrati non c’era altro posto. A duemila di Rosarno. La tendopoli anni di distanza, questo Natale, è stata sgombrata lunedì costrette a cercare un riparo per la notte. Oggi come duemila anni fa nella notte del 25 dicembre per motivi igienico sanitari come allora, tanti altri genitori con un provvedimento cercheranno un tetto per i loro figli e non si placano le violenze, parlano di oltre maggior parte di questi Paesi si trovano del sindaco che più volte aveva chiesto per loro stessi. Le potremmo chiamare tremila nuovi rifugiati al giorno che cercano anche molti cittadini siriani che non alle autorità di intervenire, rimanendo “mangiatoie moderne” e sono sparse in rifugio nei Paese confinanti: 154.387 hanno ancora chiesto assistenza. In inascoltato. Pochi giorni prima dello ogni continente, ad ogni latitudine. persone in Libano, 142.664 in Giordania, Giordania ad esempio si stima che sgombero il campo era stato visitato anche Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto 136.319 in Turchia, 64.449 in Iraq e 11.740 le persone non registrate siano circa dal Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, Commissariato delle Nazioni Unite per i nel Nord Africa e si prevede che, entro 100mila, in Turchia sarebbero oltre mons. Franco Milito, che aveva voluto Rifugiati nel 2011 (non ci sono ancora i dati gennaio, la cifra totale possa arrivare a 700 70mila, così come in Egitto; altre decine portare la solidarietà della Chiesa e quei ufficiali sul 2012) ci sono stati 4,3 milioni mila. La maggioranza di questi ha trovato di migliaia si trovano in Libano. Secondo lavoratori impiegati per dodici ore al di nuovi sfollati nel mondo e tra questi una sistemazione in abitazioni prese in quanto riferisce l’Alto Commissariato giorno dei campi per una manciata di euro in 800 mila hanno dovuto lasciare il loro affitto, presso famiglie d’accoglienza o in ONU, in particolare in Giordania sono (non più di quindici). Paese diventando rifugiati. Altri 26 milioni centri collettivi, ma per il 40 per cento – aumentati gli arrivi di persone anziane Storie di “mangiatoie” a cui si aggiungono restano sfollati nei loro Paesi d’origine, a fanno sapere dalle Nazioni Unite – non e minori: il 60% delle persone arrivate di i volti dei circa 50 mila senza tetto che causa di guerre, carestie, calamità naturali, “c’era posto”. Per loro sono stati allestiti recente ha meno di 18 anni e, nella sola vivono in Italia (dati Istat). Per alcuni di impossibilitati a tornare nelle proprie case. campi di fortuna di cui ben quattordici notte del 9 dicembre scorso, sono arrivati loro anche a Como è stata allestita una nella sola Turchia. 22 neonati – proprio come Gesù bambino tenda. Un’altra “mangiatoia” di questo SIRIA Oltre a coloro che si sono registrati – - e diversi minori non accompagnati. La nostro Natale. Le notizie che arrivano dalla Siria, dove proprio come Maria e Giuseppe - nella persona più anziana è invece una donna MICHELE LUPPI S Le “mangiatoie” di oggi ● Un bambino su tre al mondo soffre di malnutrizione ● Le regioni più affette sono l’Asia meridionale e l’Africa ● La campagna “E se un cenone di Natale costasse 28 centesimi” Unicef lancia la campagna contro la malnutrizione A “ zzerare il numero dei bambini che ogni giorno muoiono nel mondo per cause prevenibili e malattie facilmente curabili: solo un anno fa 22 mila, oggi 19 mila”. Questo, ha dichiarato Giacomo Guerrera, presidente di Unicef Italia, l’obiettivo della campagna contro la mortalità infantile “Vogliamo zero”, lanciata nel 2010 e quest’anno concentrata sulla lotta contro la malnutrizione. “Nei Paesi in via di sviluppo” (Pvs), ha spiegato Guerrera intervenendo alla presentazione, a Roma, del nuovo Rapporto “La malnutrizione dei bambini. L’impegno dell’Unicef contro la mortalità infantile”, circa “200 milioni di bambini tra 0 e 5 anni, quasi 1 su 3, soffrono di malnutrizione”, causa “concomitante di oltre un terzo delle morti infantili sotto i 5 anni”. Oltre due milioni i bambini morti nel 2011. “Nel 2011 - si legge nel Rapporto Unicef - 2,3 milioni di bambini sono morti anche a causa della malnutrizione. Circa 40 milioni nel mondo soffrono di malnutrizione acuta moderata, la maggior parte di loro vive in Asia meridionale e in Africa sub-sahariana; oltre 20 milioni soffrono di malnutrizione acuta grave; il 26% dei bambini tra 0-5 anni dei Pvs, 1 su 4, soffre di malnutrizione acuta e il 10% di loro in forma grave”. Dal documento emerge che per i bambini gravemente sottopeso la probabilità di morire, rispetto a quelli ben nutriti, è nove volte più alta. L’80% dei bambini cronicamente malnutriti vive in 24 Paesi del mondo; di questi, 14 rientrano tra i più poveri. A causa della malnutrizione circa 165 milioni soffrono di ritardo nella crescita e 51 milioni sono deperiti. In 7 dei Paesi più poveri del mondo (Afghanistan, Etiopia, Madagascar, Malawi, Ruanda, Timor-Este, Yemen) oltre il 50% dei piccoli tra 0 e 5 anni è cronicamente malnutrito. Il “Cenone di Natale”. Nonostante l’Italia sia colpita “da una crisi economica senza precedenti” e “siamo investiti da nuove povertà”, “dobbiamo azzerare” è l’appello di Guerrera, il “numero inaccettabile” dei 200 milioni di bimbi malnutriti. Di qui, tra le altre, l’iniziativa “E se un cenone di Natale costasse 28 centesimi?”, lanciata da pochi giorni. Una domanda provocatoria che allude al costo di una bustina di alimento terapeutico a base di burro di arachidi, zucchero, latte in polvere, vitamine e nutrienti. Ne bastano tre al giorno per aiutare un piccolo gravemente malnutrito. Buone notizie. Intanto Unicef Italia prosegue il proprio impegno sostenendo tra il 2010 e il 2014 nella lotta contro la malnutrizione infantile Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Eritrea, Guinea Bissau, Madagascar, Myanmar, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo e Zambia. In Myanmar l’organizzazione ha fornito lo scorso anno oltre 33 milioni di bustine d’integratori alimentari nelle zone più a rischio, e tra ottobre 2011 e marzo sono 200 milioni i bambini malnutriti al mondo. tra le possibili strategie di contrasto anche la promozione dell’allattamento al seno di quest’anno 1.266 bambini affetti da malnutrizione acuta grave hanno ricevuto terapie salvavita. Nel Camerun, uno dei 9 Paesi colpiti dalla crisi alimentare del Sahel, nel settembre 2011, in collaborazione con il ministero della Sanità, Unicef ha lanciato la produzione di alimenti “fortificati”. In Guinea Bissau, dove ogni 1.000 nati vivi muoiono 161 bambini, soprattutto per malnutrizione acuta, si sono attuate campagne di educazione alimentare per le mamme. Con la promozione dell’allattamento al seno la malnutrizione cronica è calata dal 40,9% al 32,2%. 7 8 Cultura Sabato, 22 dicembre 2012 Parole per riflettere. La scuola è aconfessionale, ma i valori cristiani sono di tutti... P ubblichiamo questo contributo che riceviamo dal prof. Emilio Russo, e che fa riferimento a un articolo apparso su un giornale locale, nel quale si parla di celebrazioni natalizie nelle scuole “senza più Gesù”. Ci sembra un’utile riflessione sul nostro tempo. L’impossibilità di stabilire un contraddittorio con la scuola e l’insegnante citata ci consiglia di oscurare la fonte. Gli interessati potranno, se lo ritengono, intervenire in un secondo tempo. G entilissima signora maestra, non la conosco e non ho ragione di dubitare del suo impegno appassionato nella scuola. Non le nascondo però che le affermazioni che ho letto nella sua dichiarazione al…. a proposito delle celebrazioni del Natale mi hanno inquietato. Parlando dell’attività organizzata dalla scuola, lei dice: “Anche quest’anno si tratta di una rappresentazione natalizia, ma cerchiamo, dove possibile, di togliere le parole esplicite come Dio o Gesù. I bambini di diverse religioni vivono questo momento come un momento culturale ed è un modo per migliorare il più possibile l’integrazione. Il Natale è universale. Ai miei alunni ho spiegato, ad esempio, che Babbo Natale è nato in Turchia”. Così facendo – sia pure partendo da intenzioni condivisibili -, rende le parole D** e G*** dei termini impronunciabili, osceni. Impudichi, disonesti, o come suggerisce l’etimologia, portatrici di cattivi presagi. Esattamente il contrario del senso che, credenti o meno, siamo soliti attribuire al Natale, al suo annuncio di un’epoca nuova, quella in cui “il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Is 11,6-8).Qual è il senso del Natale se si eliminano l’evento a cui è intitolato e il suo protagonista? Verrebbe da dire che lei, inconsapevolmente, sembra interpretare in qualche modo lo spirito del nostro tempo. Tempo di pulsioni nichiliste, nel quale qualsiasi domanda di senso viene respinta ai margini della Se il Natale è “senza Gesù” nostra attenzione. Tempo di dissipazioni, in cui l’interrogazione appare talvolta inopportuna, fastidiosa, oscena appunto. Ma così la festa diviene inevitabilmente un evento pagano, la celebrazione di un consumismo privo del senso del dono. Alla cui origine vi è invece l’intento di replicare, in modo simbolico, il dono del Figlio che D** ha fatto agli uomini nel Natale. Lei ha ragione, la scuola non è il luogo di una pratica confessionale. A scuola – dice – ci si occupa di cultura. Ma la cultura non è solo trasmissione di conoscenze; è anzitutto proposta di valori, è esperienza di una libertà che interpella la responsabilità dei giovani e li chiama a una scelta. E questi valori derivano da una tradizione (che precede la rivelazione cristiana, come dimostra il fatto che si studiano anche Aristotele e Cicerone), una traditio, un “affidare” senza il quale non avrebbe alcun senso istituire un rapporto educativo tra generazioni diverse. E’ difficile negare che di questa tradizione il cristianesimo rappresenti uno dei pilastri fondamentali. Tolto il quale, gentile signora, è difficile che rimanga qualcosa della “cultura”. Della nostra certo, di quella che ha ispirato e ispira le nostre gerarchie di valori e i nostri stili di vita, ma in cui sono iscritte parole che hanno un valore universale come libertà, dignità umana, uguaglianza, fratellanza, progresso, giustizia sociale. Principi – ne converrà – che sono riconosciuti dalla coscienza di ciascuno e che sono scritti nella nostra Costituzione. Nessuna forma di doveroso rispetto per le diverse sensibilità religiose può dunque prevalere – a me sembra – sulla verità storica di questo dato, nessun insegnante attento al pluralismo culturale può prescindere dalla comprensione delle radici della nostra civiltà e dai suoi fondamenti religiosi. Lo ha scritto con parole convincenti un grande filosofo laico come Habermas, ma non voglio annoiarla tirandola troppo per le lunghe. Mi lasci però aggiungere una domanda un po’ provocatoria. Se D** e G*** vengono rimossi, a Natale e non solo, come farà a spiegare “I promessi sposi” o la “Commedia” dantesca? è vero, c’è sempre la possibilità di non parlarne; ma allora cosa resta della nostra “cultura”? Se invece l’argomento verrà affrontato, dal romanzo di Manzoni dovrà togliere di mezzo la Provvidenza, e allora, inevitabilmente, cambierà anche il finale: vinceranno sempre “i cattivi”, Don Rodrigo e l’Innominato, e la povera Lucia… meglio non parlarne. Quanto a Dante, converrà limitarsi agli spot dell’azienda telefonica che appaiono in televisione. E il suo viaggio, anziché concludersi nel Paradiso, sarà dirottato su Disneyland. Un triste, gigantesco luna park dove tutti si sentono costretti ad essere felici e dove tutti fingono di essere buoni. Una metafora del nostro tempo? Un mondo di passioni tristi, che abbiamo il dovere di risparmiare ai giovani che ci vengono affidati. Ma che assomiglia tanto a un Natale senza Gesù. Me la lasci scrivere questa parola, senza il complesso di non essere “politicamente corretto”. La saluto con uno splendido pensiero di una donna, una filosofa ebrea, Hanna Arendt, su cui dovremmo tutti meditare: “Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, ‘naturale’ rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e stringata espressione nelle poche parole con cui il Vangelo annunciò la ‘lieta novella’ dell’avvento: ‘Un bambino è nato per noi’”. EMILIO RUSSO A Bormio fino al 6 gennaio. Un’interessante mostra visitabile presso il Museo Civico. San Colombano e il cuore europeo della Diocesi U n’interessante occasione per riscoprire l’affascinante figura di San Colombano, monaco irlandese che ha contribuito a costruire le basi della comune identità dell’Europa cristiana, e per proporre l’idea di un itinerario culturale europeo dedicato ai luoghi colombaniani. È allestita al Museo Civico di Bormio (Palazzo De Simoni, via Buon Consiglio 25) la mostra documentaria “San Colombano Abate d’Europa”, curata dall’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa, proposta dal Museo Civico di Bormio, dalla Rete dei Cammini e dall’associazione Iubilantes, con il patrocinio e il contributo del Consiglio Regionale della Lombardia e con il patrocinio del Comune di Bormio. L’inaugurazione si è svolta sabato 8 dicembre, alla presenza e con gli interventi della presidente della Commissione Cultura del Comune di Bormio Beatrice Bellotti, della direttrice del Museo Civico Manuela Gasperi, della presidente dell’Associazione Rete dei Cammini Ambra Garancini, del vicepresidente dell’Associazione Iubilantes Franco Panzeri e del curatore della mostra, il presidente dell’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa Mauro Steffenini. San Colombano, uomo di cultura e di azione, interlocutore di re e papi, fu instancabile cristianizzatore dell’Europa, lasciando sul suo percorso di predicazione ed evangelizzazione nuove comunità monastiche come Luxeuil e, nel territorio attualmente elvetico, discepoli come San Gallo nella Valle della Thur, San Sigeberto a Disentis, San Fridolino a Säckingen nella Valle della Linth, e gettando di fatto il primo seme, tramite essi, di alcune fra le più importanti abbazie d’Europa. Nel 612, proprio 1400 anni fa, dopo avere lasciato il discepolo Gallo, scese in Italia e raggiunse Milano, con meta Roma e il papa. A Milano, accolto dai sovrani longobardi Teodolinda e Agilulfo, ebbe il merito, secondo la tradizione, della conversione all’ortodossia cattolica della regina, dando così avvio al “recupero” dei Longobardi dall’eresia ariana. Nel 614 i sovrani longobardi gli concessero alcune proprietà a Bobbio, nell’Appennino piacentino, dove fondò l’omonima abbazia, e dove morì nel 615, senza mai avere raggiunto Roma. Il monastero di Bobbio tuttora ne custodisce le spoglie. Durante il viaggio verso Milano, Colombano molto verosimilmente passò dal nostro territorio. Ed è interessante notare la presenza di diverse chiese dedicate al Santo in provincia di Sondrio, tra cui quelle di Oga, di Postalesio, di Traona, di Mantello, concentrate lungo l’antica via di comunicazione a mezza costa del versante retico. Un legame speciale sembra unire la memoria di Colombano e dei monaci missionari irlan- desi al contado di Bormio: lo dimostra la presenza della chiesa di San Colombano a Oga e l’antichissima chiesa di San Gallo in Bormio. Quali le ragioni di queste presenze e di questi legami valtellinesi? Due le possibili risposte, che potrebbero intrecciarsi reciprocamente: direttamente, il passaggio di San Colombano nel VII secolo, che secondo recenti studi sarebbe giunto in Italia da Coira attraverso il Bernina e non il Septimer (come vorrebbe una tradizione popolare diffusa in Valtellina); indirettamente, grazie alla fitta rete di rapporti politico-fondiario-ecclesiastici che legarono la Valtellina e la diocesi di Como ad alcune delle grandi abbazie “colombaniane” con conseguente diffusione del culto di San Colombano e dei suoi discepoli. Nel 612, nel suo viaggio fra la Rezia e Milano, Colombano ebbe verosimilmente modo di confrontarsi con un’altra importante personalità del tempo, che risiedeva nella nostra Diocesi: il vescovo Agrippino. Quest’ultimo fu una figura piuttosto controversa: visse a cavallo tra i secoli VI e VII e fu inviato a Como come tredicesimo vescovo dal Patriarca di Aquileia, nel pieno dello scisma detto “dei tre Capitoli”. Colombano e Agrippino furono due figure forti, che si trovarono su fronti contrapposti in un momento storico difficile e confuso in cui la dottrina era strumentalizzata da ragioni politiche, nel passaggio tra un potere centrato sul Mediterraneo e l’Oriente bizantino a un potere localizzato nell’Europa continentale. La mostra su San Colombano suggella il 14° centenario della presenza di Colombano in territorio lariano e a Milano, e porta al cuore antico ed europeo della nostra Diocesi: è un’occasione culturale da non perdere. Sarà visitabile fino a domenica 6 gennaio negli orari del Museo Civico (tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00; chiusura lunedì mattina). È corredata da un catalogo e da una serie di pubblicazioni collaterali, acquistabili presso il Museo. Info: Museo Civico di Bormio, tel. 0342.912236; Rete dei Cammini, tel. 031.279684, info@ retecamminifrancigeni.eu; www.retecamminifrancigeni.eu. Messaggio Pace 2013 Dolce come il miele, amaro come l’assenzio Beati gli operatori di pace P Sul registro del contro-pelo troviamo, invece, i classici temi indigesti alle “ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia” (n. 4), che, infatti, non hanno mancato di levare un coro di reazioni indignate. Buon segno. Perché a qualcuno le insistenze sul rispetto per la vita e per la “struttura naturale del matrimonio” (n.4) – quali ingredienti essenziali di un ordine pacifico delle relazioni umane – appaiono come un riflesso condizionato, quasi una nevrosi paranoide, oppure – come sostenuto da Alberto Melloni sul Corriere – il sintomo di una Chiesa dimentica “che la vita è fatta di percorsi tortuosi”. Ma a noi sembrano solo, in un’epoca di sbandamento antropologico, l’umile ma ferma ribattitura di alcuni punti fermi della più elementare grammatica dell’umano. Mancando la quale la parola “pace” sarebbe pressoché impronunciabile. Pelo e contropelo, dunque. Chi trepida per l’uno, chi si infervora per l’altro. A noi piacciono soltanto uniti. don ANGELO RIVA 9 Benedetto XVI. La Giornata Mondiale della Pace 2013 elo e contropelo: potrebbero essere le due regole auree di un buon discernimento cristiano. Consensi (“pelo”) e dissensi (“contropelo”) certificano, ciascuno a modo suo, che ciò che si va dicendo viene proprio da Dio, e non da un’infida sapienza mondana. La verità del Dio-Amore è, infatti, una lama luminosa che separa la luce dall’oscurità: essa, pertanto – la verità –, risulterà di volta in volta consolante oppure abrasiva; confermativa oppure sconvolgente; dolce come il miele, per un palato sapido di Spirito, piuttosto che amara come l’assenzio, per le nostre viscere di peccato. Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata della Pace è leggibile – ed è stato letto – secondo questa duplice ottica di consenso e dissenso, di pelo e contropelo. Contiene molti spunti che accreditano il magistero pontificio ad autorità spirituale e morale universalmente stimata, anzi portatrice di un messaggio di riconosciuta avanguardia culturale. Così, ad esempio, l’asserita necessità di stabilizzare i mercati finanziari e la denuncia della “crisi alimentare ben più grave di quella finanziaria”(n. 2); l’esigenza di universalizzare nel mondo la democrazia e di difendere il lavoro minacciato dalla “piena libertà dei mercati” (n. 4); il rifiuto di un modello economico basato sulla massimizzazione di profitto, consumo e competizione, e la ricerca di un differente modello di sviluppo, imperniato su fraternità e relazione (n. 5). Sabato, 22 dicembre 2012 1 Tre gli aspetti che qualificano il Messaggio di quest’anno: la concretezza, la positività e l’aspetto educativo; il discorso di Benedetto XVI è molto aderente alla realtà e invita a costruire la pace a partire dai gesti quotidiani, dal rispetto della vita, della famiglia, del lavoro... Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre dell’umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera. A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce [1], annunciando la salvezza di Cristo e promuovendo la pace per tutti. In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini. E tuttavia, le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. In altri termini, il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull’uomo. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio alle parole di Gesù Cristo: « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9). La beatitudine di Gesù dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. In effetti, la pace presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza. È frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della convivenza vengono ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventano fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate soltanto sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza. Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. « Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace », ricorda il Salmo 29 (v. 11). La beatitudine evangelica La pace: dono di Dio e opera dell’uomo 2 Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,312 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia, ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito – tempo situato di solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione di futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto, nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o lontani dalla realtà. Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non solo nell’altra vita, ma già in questa scopriranno di essere fi gli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli, perché Egli è dalla parte di coloro che s’impegnano per la verità, la giustizia e l’amore. Gesù, rivelazione dell’amore del Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se stesso. Quando si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza gioiosa di un dono immenso: la condivisione della vita stessa di Dio, cioè la vita della grazia, pegno di un’esistenza pienamente beata. Gesù Cristo, in particolare, ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio. 3 La pace concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, come scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui tra pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia [2]. La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste. Messaggio Pace 2013 10 Sabato, 22 dicembre 2012 La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana. Essa si struttura, come ha insegnato l’Enciclica Pacem in terris, mediante relazioni interpersonali ed istituzioni sorrette ed animate da un «noi» comunitario, implicante un ordine morale, interno ed esterno, ove si riconoscono sinceramente, secondo verità e giustizia, i reciproci diritti e i vicendevoli doveri. La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare [3]. La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo. Infatti, Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,3134), dandoci la possibilità di avere « un cuore nuovo » e « uno spirito nuovo » (cfr Ez 36,26). Proprio per questo, la Chiesa è convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18). L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani. Da questo insegnamento si può evincere che ogni persona e ogni comunità – religiosa, civile, educativa e culturale –, è chiamata ad operare la pace. La pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, primarie Amare, difendere, promuovere la vita ed intermedie, nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace. Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità 4 Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita. Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. Come si può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita. Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando Riflessioni il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace. Perciò, è anche un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia. Tra i diritti umani basilari, anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa. In questo momento storico, diventa sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo, come libertà da – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle sue varie articolazioni, come libertà di: ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri. Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione. L’operatore di pace deve anche tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da quelli civili e politici. Tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati. Il lavoro viene considerato così una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari. A tale proposito, ribadisco che la dignità dell’uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui « a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti » [4]. In vista della realizzazione di questo ambizioso obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società. A un tale bene corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti. Benedetto XVI auspica la costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico-sociale Nelle parole del Papa la forza della I messaggi per la pace costituiscono una delle recenti tradizioni più feconde della Chiesa cattolica: più lunghi di un comunicato stampa e più snelli di un’Enciclica, in poche pagine condensano una riflessione profonda, di facile lettura per tutti, che negli anni ha guidato la riflessione internazionale, non solo cattolica, sul tema della pace e dello sviluppo. Orientati esplicitamente da Paolo VI a guardare all’uomo nella sua integralità e alla pace nella sua complessità, secondo la formula “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”, che il grande Papa introdusse in quella attualissima pietra miliare del magistero che è la “Populorum Progressio”, i messaggi sono stati utilizzati da Giovanni Paolo II per affrontare i conflitti più spinosi durante il suo lungo papato, regalandoci quel “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono” con cui intitolava il messaggio del 2002. Benedetto XVI prosegue la tradizione tornando oggi a echi montiniani che guardano all’economia e alla distribuzione delle risorse tra le cause delle inaccettabili ingiustizie sociali che minano la pace. “La pace concerne l’integrità della persona umana e implica il coinvolgimento di tutto l’uomo”, ricorda il Papa. Dunque, occorre che tutti siano coinvolti in quell’esercizio dei doveri di responsabilità che diviene tutela per tutti dei diritti fondamentali. Da questo insegnamento della “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII, di cui ricorre nel 2013 il 50° anniversario, Benedetto XVI sviluppa il messaggio di quest’anno: “Beati gli operatori di pace”. L’uomo, immagine di Dio, “è fatto per la pace” e questa si costruisce nelle relazioni che coinvolgono l’integralità della persona uma- na. Per questo una cultura di pace non deve dimenticare le situazioni in cui la persona è nella condizione della sua massima vulnerabilità, la vita nascente e quella morente; per questo non è possibile parlare di pace senza considerare ciò che rende vulnerabile e faticosa la vita nella sua fase in cui dovrebbe essere viceversa più facile, quella della vita adulta. Oggi un numero sconvolgente di persone, infatti, vive la condizione faticosa della miseria e milioni soffrono le difficoltà della crisi economica anche nei Paesi “ricchi” che sembrano disorientati e incapaci di garantire a tutti lo stesso accesso al benessere. “L’operatore di pace deve anche tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia Messaggio Pace 2013 Costruire il bene della pace mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia 5 Da più parti viene riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur apprezzabili. Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli. Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono [5]. Concretamente, nell’attività economica l’operatore di pace si configura come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future. Si trova così a lavorare non solo per sé, ma anche per dare agli altri un futuro e un lavoro dignitoso. Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi – con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria. Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato ad essere centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di crisi connesse, tra l’altro, alle oscillazioni repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un insufficiente controllo da parte dei Governi e della Comunità internazionale. Per fronteggiare tale crisi, gli operatori di pace sono chiamati a operare insieme in spirito di solidarietà, dal livello locale a quello internazionale, con l’obiettivo di mettere gli agricoltori, in particolare nelle piccole realtà rurali, in condizione di poter svolgere la loro attività in modo dignitoso e sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. Educazione per una cultura di pace: il ruolo della famiglia e delle istituzioni 6 Desidero ribadire con forza che i molteplici operatori di pace sono chiamati a coltivare la passione per il bene comune della famiglia e per la giustizia sociale, nonché l’impegno di una valida educazione sociale. Nessuno può ignorare o sottovalutare il ruolo decisivo della famiglia, cellula base della società dal punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico. Essa ha una naturale vocazione a promuovere la vita: accompagna le persone nella loro crescita e le sollecita al mutuo potenziamento mediante la cura vicendevole. In specie, la famiglia cristiana reca in sé il germinale progetto dell’educazione delle persone secondo la misura dell’amore divino. La famiglia è uno dei soggetti sociali indispensabili nella realizzazione di una cultura della pace. Bisogna tutelare il diritto dei genitori e il loro ruolo primario nell’educazione dei figli, in primo luogo nell’ambito morale e religioso. Nella famiglia nascono e crescono gli operatori di pace, i futuri promotori di una cultura della vita e dell’amore [6]. In questo immenso compito di educazione alla pace sono coinvolte in particolare le comunità religiose. La Chiesa si sente partecipe di una così grande responsabilità attraverso la nuova evangelizzazione, che ha come suoi cardini la conversione alla verità e all’amore di Cristo e, di conseguenza, la rinascita spirituale e morale delle persone e delle società. L’incontro con Gesù Cristo plasma gli operatori di pace impegnandoli alla comunione e al superamento dell’ingiustizia. Una missione speciale nei confronti della pace è ricoperta dalle istituzioni culturali, scolastiche ed universitarie. Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali. Esse possono anche contribuire ad una riflessione scientifica che radichi le attività economiche e finanziarie in un solido fondamento antropologico ed etico. Il mondo attuale, in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le molteplici tendenze politiche in vista del bene comune. Esso, considerato come insieme di relazioni interpersonali ed istituzionali positive, a servizio della crescita integrale degli individui e dei gruppi, è alla base di ogni vera educazione alla pace. Una pedagogia dell’operatore di pace 7 Emerge, in conclusione, la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Incoraggiamento fondamentale è quello di « dire no alla vendetta, di riconoscere Per il Papa l’uomo «è fatto per la pace» e la pace si costruisce a partire dal rispetto delle relazioni che coinvolgono della persona gratuità e della cultura del dono insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da quelli civili e politici”. Il linguaggio è esplicito e non ammette equivoci. Poche righe dopo si afferma che “tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro”, e si ricorda che tra le priorità mondiali oggi c’è “la crisi alimentare” causata dalle disfunzioni - leggi dagli oligopoli e dalla mancanza di regole - dei mercati delle materie prime, che da un lato ostacolano l’accesso al cibo ai più poveri e dall’altro impediscono sviluppo dignitoso ai contadini delle zone più povere e alle loro comunità. Anche qui il Papa è esplicito: occorre una “ristrutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali”. La considerazione più esigente del messaggio è quella relativa alla necessità di “un nuovo modello economico: quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva invece il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità”. Il Papa conclude con l’invito a un’azione educativa, a una “pedagogia della pace” Sabato, 22 dicembre 2012 che dalla famiglia alle istituzioni sappia costruire e vivere una cultura della pace con queste attenzioni, capace di “stili di vita adeguati” e di “dire no alla vendetta, riconoscere i propri torti e accettare le scuse senza cercarle, e infine perdonare”, come aveva detto lo stesso Benedetto XVI poche settimane fa in Libano riguardo le tensioni in Medio Oriente. Infine, ripetendo la promessa evangelica “beati gli operatori di pace”, ricorda che “Dio è del tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli”. Quello del 2013 è un messaggio che dà solidarietà a chi è vittima delle ingiustizie e speranza a chi, spesso irriso dai centri di potere, opera per ridurle. È un notevole augurio di pace. Chiama tutti, senza sconti, alla responsabilità. RICCARDO MORO 11 i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare » [7], in modo che gli sbagli e le offese possano essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Ciò richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si vince col bene, e la giustizia va ricercataimitando Dio Padre che ama tutti i suoi fi gli (cfr Mt 5,21-48). È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza. Gesù incarna l’insieme di questi atteggiamenti nella sua esistenza, fi no al dono totale di sé, fino a « perdere la vita » (cfr Mt 10,39; Lc 17,33; Gv 12,25). Egli promette ai suoi discepoli che, prima o poi, faranno la straordinaria scoperta di cui abbiamo parlato inizialmente, e cioè che nel mondo c’è Dio, il Dio di Gesù, pienamente solidale con gli uomini. In questo contesto, vorrei ricordare la preghiera con cui si chiede a Dio di renderci strumenti della sua pace, per portare il suo amore ove è odio, il suo perdono ove è offesa, la vera fede ove è dubbio. Da parte nostra, insieme al beato Giovanni XXIII, chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rafforzare i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri e a perdonare coloro che hanno recato ingiurie, così che in virtù della sua azione, tutti i popoli della terra si affratellino e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace [8]. Con questa invocazione, auspico che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace. BENEDETTO XVI © Copyright 2012 Libreria Editrice Vaticana Note al testo del Messaggio [1] Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo “Gaudium et spes”, 1. [2] Cfr Lett. enc. “Pacem in terris” (11 aprile 1963): “AAS” 55 (1963), 265-266. [3] Cfr ibid.: “AAS 55” (1963), 266. [4] BENEDETTO XVI, Lett. enc. “Caritas in veritate” (29 giugno 2009), 32: “AAS” 101 (2009), 666-667. [5] Cfr ibid., 34 e 36: “AAS” 101 (2009), 668-670 e 671-672. [6] Cfr GIOVANNI PAOLO II, “Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1994” (8 dicembre 1993): “AAS” 86 (1994), 156-162. [7] BENEDETTO XVI, “Discorso in occasione dell’Incontro con i membri del Governo, delle istituzioni della Repubblica, con il corpo diplomatico, i capi religiosi e rappresentanze del mondo della cultura, Baabda-Libano” (15 settembre 2012): “L’Osservatore Romano”, 16 settembre 2012, p. 7. [8] Cfr Lett. enc. “Pacem in terris” (11 aprile 1963): “AAS” 55 (1963), 304. In Missione 12 Sabato, 22 dicembre 2012 VERSO IL PERù In Duomo nella solennità dell’Epifania il rito di benedizione e di invio dei quattro missionari fidei donum che partiranno per Carabayllo nel 2013 La Chiesa di Como è con voi N ella sera della solennità dell’Epifania la nostra diocesi sarà chiamata a vivere un momento intenso e significativo. Durante il Pontificale delle ore 17.00, nella Cattedrale, il Vescovo Diego celebrerà il rito di benedizione e di invio di quattro missionari fidei donum in partenza per il Perù. Don Ivan Manzoni e don Roberto Seregni raggiungeranno don Umberto Gosparini e don Savio Castelli, nella diocesi di Carabayllo, alla periferia nord di Lima, il 3 febbraio prossimo. Laura Castegnaro e Lorenza Rossi inizieranno la loro avventura di laiche missionarie nel mese di luglio 2013. La scelta fatta negli scorsi anni dalla Diocesi, quella dell’ apertura di una missione in America latina, luogo non di prima evangelizzazione e più vicino a noi per cultura e lingua, giunge così al primo passaggio fondamentale: i due sacerdoti partiti nel novembre del 2010 con il compito di “aprire la strada” consegneranno il testimone ai due giovani preti e alle due giovani laiche. Sarà questo un momento di Chiesa celebrato nella solennità dell’Epifania, giorno memoriale della manifestazione del Signore Gesù alle genti di tutte le nazioni. Momento in cui, facendo nostre le parole del Rito: “Si rinnova l’esperienza della Chiesa delle origini, la quale inviava alcuni suoi Figli non solo a confermare nella fede i propri fratelli, ma ad annunziare con franchezza apostolica il Vangelo ai popoli che ancora non conoscevano il Cristo. L’invio di questi nostri fratelli e sorelle in regioni diverse, secondo le concrete necessità delle Chiese particolari, renda più forte il vincolo di comunione fraterna che già vive e opera mediante la preghiera”. Momento in cui la Chiesa di Como esprime con l’invio dei fidei donum la propria missionarietà. La partenza di questi quattro amici non è solo una questione che riguarda loro, le loro famiglie, le comunità di origine o le parrocchie e i luoghi dove hanno esercitato il loro ministero e lavoro, ma è una faccenda che coinvolge tutta la Chiesa: quella che li invia e quella che li accoglie, quella che li ha generati e quella che attende il loro umile e gioioso servizio. L’esperienza fidei donum interpella così in maniera diretta l’impegno missionario delle nostre comunità che non possono considerarsi estranee a questo avvenimento. Ci è chiesto di riprendere coscienza della nostra identità missionaria ricevuta con il Battesimo e una partecipazione concreta, secondo lo stato di vita proprio di ciascuno, di preghiera, di presenza, di servizio, di condivisione del tempo e dei beni che abbiamo, di stile accogliente e responsabile e perché no, di discernimento serio circa la vocazione missionaria ad gentes. Il momento di consegna avverrà durante la celebrazione: il Vescovo, dopo la preghiera di benedizione a Dio “perché ha mandato nel mondo Suo Figlio…e ha mandato gli Apostoli, per annunziare ai popoli il Vangelo della vita e immergere i credenti nelle acque rigeneratrici del Battesimo” , chiederà al Padre di “guidare i loro passi e di sostenerli con la potenza della grazia... perché risuoni nelle loro parole la voce di Cristo …” e consegnerà loro un crocifisso pronunciando queste parole: “Ricevi questo segno della carità di Cristo e della nostra fede. Predica il Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio”. Il crocifisso che verrà dato ai partenti è un dono delle parrocchie della diocesi di Maroua-Mokolo in Camerun dove da anni operano gli altri fidei donum della diocesi. La consegna trasforma questo momento in tempo di grazia da vivere come comunità diocesana: dal Figlio di Dio consegnato all’umanità nel Natale e in ogni Eucaristia, nasce la missione; alla Chiesa nata dalla Croce è consegnato l’Annuncio da portare ad ogni uomo; a ciascuno di noi è dato di custodire la vita di questi fratelli e di queste sorelle che anche a nome nostro consegneranno ad altri la fede che, per dono, hanno ricevuto. Buon cammino Laura, Lorenza, don Ivan, don Roberto! Non siete soli: la Chiesa di Como è con voi! Gabriella Roncoroni Centro Missionario Diocesano *nelle foto in alto da sinistra: don Ivan Manzoni, Lorenza Rossi, don Roberto Seregni e Laura Castagnaro GIOVANI. L’appuntamento del 6 gennaio rientra nel percorso proposto dalla Pastorale Giovanile verso l’incontro con il Papa “Non solo Rio”, aspettando la GMG “ Seguici on line Segui la Pastorale giovani on-line all’indirizzo www.cgdcomo.org o sulla pagina facebook “Pg Como” N on solo Rio”, è questo il nome del progetto che il Centro per la pastorale giovanile della nostra diocesi ha lanciato in vista della GMG di Rio de Janeiro di quest’anno. Un cammino - rivolto a quanti partiranno per il Brasile, ma non solo – che aiuti i giovani a riscoprire il senso della missione attraverso una serie di appuntamenti che scandiranno l’avvicinarsi all’incontro con il Papa. Un invito che, come racconta don Emanuele Corti, referente per la pastorale giovanile, è espresso direttamente dal Vescovo nel nuovo piano pastorale per il 2013. “Chiedo anche a tutti i giovani della nostra Diocesi – scrive il Vescovo - nel loro cammino ordinario di formazione parrocchiale, associativa e di movimento, di riflettere a lungo sull’invito alla missione che ci raggiunge al termine della celebrazione eucaristica. La preparazione della Giornata mondiale della Gioventù del 2013, a Rio de Janeiro, diventi occasione per assumere con coraggio la proposta di rivolgersi ai coetanei, nei quotidiani incontri (all’università, nei luoghi di ricreazione e svago, negli ambienti sportivi…) per portare il frutto della grazia e dell’incontro con lui”. Dopo l’incontro della Due Giorni Giovani, il secondo appuntamento di “Non solo Rio” è ormai alle porte: l’appuntamento per tutti i giovani è il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, in occasione del Rito di benedizione e di invio dei missionari fidei donum in partenza per il Perù. “Al termine della celebrazione in Duomo – spiega don Emanuele – ci sposteremo al centro pastorale Cardinal Ferrari per un momento di festa con i quattro missionari in partenza e per ascoltare la loro testimonianza. Un invito rivolto a tutti i giovani della diocesi”. Il terzo appuntamento di “Non solo Rio” si terrà a livello vicariale alla vigilia della domenica delle Palme, sabato 23 marzo. Una giornata che quest’anno coincide con la Giornata di preghiera per i missionari martiri. “Questo – continua don Corti – darà un respiro missionario ancora maggiore alla veglia a cui abbiamo invitato, nei vari vicariati, i giovani che stanno partecipando al cammino di formazione promosso dall’Ufficio missionario diocesano e che si preparano a vivere, quest’estate, un’esperienza con i nostri fidei donum in Camerun”. Il primo gruppo di comaschi partirà per il Brasile il 15 luglio e rientrerà il 1° agosto (costo 1950 euro) e la seconda partirà il 16 luglio per rientrare in Italia il 5 agosto (costo 2150). I costi sono leggermente inferiori rispetto a quelli comunicati precedentemente a seguito della decisione della Conferenza episcopale italiana di coprire il costo dell’iscrizione (200 euro) a tutti i giovani italiani che parteciperanno. Le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento posti. MICHELE LUPPI Chiesa Locale Agenda del Vescovo ❚❚ Orario delle festività natalizie 20 dicembre A Como, in Vescovado,alle ore 11.00, scambio di auguri con il personale della Curia e degli Uffici di Pastorale; nel pomeriggio, udienze e colloqui personali; alle ore 20.00, presso la chiesa di Sant’Eusebio, Santa Messa con l’Ucid. 21 dicembre A Como, alle ore 16.30, Santa Messa presso l’Ospedale Valduce. 22 dicembre A Como, in Vescovado, al mattino udienze e colloqui personali; nel pomeriggio visita pastorale a Laglio. 23 dicembre A Como, in piazza del Duomo, alle ore 14.30, presentazione del libro di papa Benedetto XVI sull’infanzia di Gesù; a seguire: presepe vivente. 24 dicembre A Como, alle ore 10.00, presso il carcere del Bassone, Santa Messa con i detenuti e il personale della struttura penitenziaria; alle ore 24.00, Messa nella Notte Santa. 27 dicembre A Como, in Vescovado, al mattino udienze e colloqui personali; a Montorfano, alle ore 16.00, dedicazione dell’altare della chiesa parrocchiale. 30 dicembre A Como, nel pomeriggio, Santa Messa e incontro con i diaconi permanenti. Celebrazioni in Duomo NATALE DEL SIGNORE Lunedì 24 dicembre - ore 18.30: Santa Messa Vigiliare - ore 23.15: preghiere e canti - ore 24.00: Santa Messa nella Notte presieduta dal Vescovo Diego Martedì 25 dicembre - ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego (benedizione papale) - ore 8.00-9.00-10.30 (Solenne)-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe - ore 16.00: Vespri solenni Santo Stefano - mercoledì 26 dicembre - ore 8.00-9.00-10.30-17.00-18.30: Sante Messe MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO (ottava di Natale) Sabato, 22 dicembre 2012 13 Incontri formativi per i nuovi candidati a Ministri Straordinari della Comunione A Como, presso l’Istituto Canossiano di via Balestra 10: sabato 12 gennaio, 26 gennaio, 2 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 17.30 Preghiera della Divina Misericordia A Como, presso il santuario del Lunedì 31 dicembre - ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego con il canto del Te Deum (è sospesa la Santa Messa delle ore 18.30) Martedì 1 gennaio - ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego, con il ricordo della “Giornata mondiale della pace” e atto di affidamento della città alla Vergine Maria - ore 8.00-9.00-10.30-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe - ore 16.00: apertura pomeridiana della Cattedrale Venerdì 4 gennaio - ore 21.00: Elevazione spirituale con la Cappella musicale del Duomo EPIFANIA DEL SIGNORE Sacro Cuore di via Grossi, venerdì 21 dicembre, alle ore 15.30, si terrà il momento di preghiera con la coroncina della Divina Misericordia. Per motivi legati alla salute di don Carmelo Sgroi, è sospesa la celebrazione della Santa Messa. Appena possibile sarà comunicata la Domenica 6 gennaio - ore 10.30: Santa Messa concelebrata - Annuncio del Giorno di Pasqua - ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego con rito di benedizione e di invio ai missionari “fidei donum” in Perù - ore 8.00-9.00-10.30-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe data dell’incontro di gennaio 2013. ■ Il Vangelo della domenica: 23 dicembre - IV domenica di Avvento (Anno C) «Beata colei che ha creduto» (Lc 1, 39-45) Prima Lettura: Mic 5, 1 - 4 Seconda Lettura: Ebr 10, 5 - 10 UN INCONTRO Nel secondo Mistero del gaudio, il Vangelo di oggi viene definito: “La visita di Maria a Santa Elisabetta”. E sta bene perché è l’incontro di due mamme, parenti tra di loro e prossime al parto. È anche l’incontro di due bambini: Gesù portato in grembo da Maria, qui definita per ispirazione dello Spirito Santo “la madre del mio Signore”, e Giovanni il Battista che “esulta di gioia” nel grembo di Elisabetta, che era detta sterile. C’è di più. è l’incontro di Dio con l’umanità, per cui Zaccaria, il padrone di casa, può cantare: “Benedetto il Signore perché ha visitato e redento il suo popolo”. Dopo secoli viene esaudita l’invocazione del Salmo 79: “Tu pastore d’Israele guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna”. Una visita segnata da corporeità e ubbidienza come dice la lettera agli Ebrei. mosso da Dio, anche fede. L’esempio ancora una volta ci viene da Maria lodata da Elisabetta come “Colei che ha creduto”. L’espressione è ripresa anche dal Papa a conclusione della lettera apostolica “Porta Fidei” per indire l’Anno della Fede da vivere come “tempo di grazia”. La prima lettura, che preannuncia la nascita del Messia a Betlemme, mi rimanda ai capi dei sacerdoti e agli scribi che conoscevano questo brano di Michea ma che non hanno creduto; anzi sono diventati complici del sanguinario Erode. Nell’imminenza del Natale noi da che parte stiamo? Il vangelo accenna alla “casa di Zaccaria”. Il nostro vescovo nel messaggio dell’Avvento ci ricorda che “è indispensabile che la fede venga accolta e condivisa in famiglia. Dio stesso, con il Natale di suo Figlio, mette tenda fra le nostre case e nelle nostre case”. DA CREDERE Ogni incontro richiede reciprocità e, se è pro- NELLA POVERTà Termino di spalare la neve attorno alla casa parrocchiale e vado a salutare i bambini della Scuola dell’Infanzia che hanno concluso le prove per la recita di Natale. Prendo spunto dai miei calzari non proprio alla moda e mi improvviso “il gatto con gli stivali”. I bimbi stanno allo scherzo e si trasformano in tanti topolini che mi inseguono e si nascondono. Creato il clima, mi faccio serio e pongo domande su Gesù che nasce. Tutti sono promossi quando chiedo come si chiama la mamma di Gesù. Fatico a far comprendere che il vero papà di Gesù è Dio. Alla domanda finale “Ma perché Gesù ha voluto nascere?”silenzio assoluto! Beh lo ammetto, per bambini così piccoli la domanda è troppo impegnativa. Quando sto per dare io la risposta una bimba abbassa gli occhi e dice: “Per diventare povero e stare con noi”. Osservo il suo bel vestitino e paffutella come è, di certo non sa cos’è la povertà. La risposta però è esatta. Nel suo piccolo anche lei è beata perché ha creduto. don ALFONSO ROSSI ■ Il Vangelo della festa: 25 dicembre - Santo Natale «è nato per voi un Salvatore» (Lc 2, 1-20) SI è FATTO UOMO Nella Professione di Fede così diciamo: “Credo in un solo Signore Gesù Cristo; discese dal cielo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Ecco così espresso in poche parole il grande Mistero che la Chiesa oggi celebra con gioia. Non ci rimane che contemplare con gli occhi pieni di stupore come i pastori dei dintorni di Betlemme il nostro Dio che si è fatto bambino; “Il Verbo che si fece carne”. Contemplare e adorare. Ecco perché a Natale nel professare queste parole ci si inginocchia proprio come si fa al momento della Consacrazione. Contemplare, adorare ma anche, da persone oneste, prendere atto di questa nascita che è un fatto reale e storico. Così scrive Benedetto XVI nel suo libro sull’Infanzia di Gesù: “Gesù non è nato e comparso in pubblico nell’imprecisato “una volta” del mito; Gesù è nato in un’epoca determinabile con precisione e in un ambiente geograficamente esatto” (pag.77). Lo attesta anche il calendario, indipendentemente dalle convinzioni personali: Gesù sta al centro della storia e la divide in due. PER LA NOSTRA SALVEZZA La Professione di Fede precisa anche la finalità di questa nascita: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”. Ho riletto tutte le letture delle Messe di Natale (12 in tutto!) e in ognuna ho trovato la parola salvezza/salvare/ salvatore che compare 13 volte! Mi limito a due citazioni. L’angelo disse a Giuseppe: “Maria darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21). L’angelo disse ai pastori: “Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,11). Gesù quindi è nato per l’uomo, ogni uomo, anche per me. È nato nella storia per salvare la storia; è venuto nel mondo per salvare il mondo. Non si illuda l’uomo moderno di essere lui il salvatore. Già si era creduto tale l’imperatore Augusto (cito ancora il Papa a pag. 91). Senza togliere nulla all’impegno e all’ingegno umano, l’unico Salvatore è Gesù. L’uomo deve solo accettare tale salvezza e allora anche lui diventa collaboratore preziosissimo di Dio ma non suo sostituto. OGNI MESSA è NATALE La gente in fila ordinata si avvicina all’altare per fare Comunione con Gesù. Di sfuggita osservo le mani. Sono mani di tutte le età e tutti sono invitati allo stesso banchetto. Delicatamente depongo il frammento di pane sul palmo come Maria depose il suo bimbo avvolto in fasce nella mangiatoia. Ogni mano è povera culla come la mangiatoia di Betlemme, ma il Signore è lo stesso. Grandezza di Dio che un tempo si è fatto bambino; grandezza ancora più stupenda di un Dio che continuamente si fa pane. “Amen”; è davvero così! “Alleluia”; ogni Messa è Natale! don ALFONSO ROSSI Vita diocesana 14 Sabato, 22 dicembre 2012 Strade conciliari Il mese di gennaio vede due importanti occasioni di preghiera e reciproco confronto. Dialogo interreligioso ed ecumenismo R Il dialogo ebraico-cristiano imetterci in cammino sulle strade indicate dal Concilio Vaticano II: così il Vescovo Diego ci invita a vivere l’Anno della Fede (Piano pastorale 2013, Il Maestro è qui e spezza il pane per noi, n.2). Se si prende sul serio questo invito non si può tralasciare uno dei frutti più importanti del Concilio: il “cambio di passo” sui temi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso; pur raccogliendo una sensibilità maturata progressivamente nel Novecento, il Concilio ha inaugurato un impegno nuovo della Chiesa cattolica sia nel dialogo e nella collaborazione con le altre religioni, a partire dall’ebraismo, sia nel cammino di preghiera e di conversione per l’unità dei cristiani. Scrivevano i Padri del Concilio nella Dichiarazione Nostra aetate: «Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo». Dal 1990 la Giornata nazionale istituita dalla CEI cerca di attuare quanto il Concilio ha indicato. Dal 2006 il tema della Giornata è tratto dal Decalogo, che costituisce «la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità. Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso, sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona umana» (Discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010). Quest’anno la riflessione è dedicata alla Settima Parola (il Sesto comandamento per i cattolici): Non commettere adulterio. Tra i più importanti campi di collaborazione e di testimonianza comuni a ebrei e cristiani nel nostro tempo il Papa ha ricordato l’esigenza di «conservare e promuovere la santità della famiglia, in cui il “sì” personale e reciproco, fedele e definitivo dell’uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita». In questa cornice si colloca l’approfondimento sulla Settima parola Una Chiesa che vive del respiro del Concilio non può relegare questi temi nell’ambito dell’interesse culturale o delle iniziative straordinarie che si inseriscono con qualche fatica nel calendario pastorale: sono invece esigenze che devono sempre più manifestarsi come urgenti nel cuore di ogni cristiano, riconoscibili nella vita ordinaria di ogni Chiesa locale. Tanto più oggi che la mobilità dei popoli offre, nel nostro stesso territorio, l’opportunità di vivere fianco a fianco con cristiani di altre Chiese e credenti di altre religioni. La memoria del Concilio offre quindi un’ulteriore ispirazione per celebrare gli appuntamenti della 24a giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici ed ebrei (17 gennaio 2013) e della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani (18-25 gennaio 2013). segretariato diocesano pellegrinaggi pellegrinaggi 2013 Terra Santa - diocesano 5 -12 agosto nostra Signora del Fonte in caravaggio 11 maggio Sondrio 21 aprile Giornata dell’ammalato a Tirano 1 settembre Lourdes 10 - 12 febbraio Fatima e Santiago 24 aprile - 1 maggio Fatima 12 - 15 maggio Laus-La Salette 28 - 30 giugno in collaborazione con la diocesi di pavia ruSSia(Mosca-S.Pitroburgo)22-29giugno-czeSTochowa (Polonia) 10-15 luglio UZBEKISTAN6-13settembre-CIPRO27settembre-4ottobre-MESSICO6-15novembre in collaborazione con u.n.i.T.a.L.S.i. ◊9-11 ◊16-19 ◊6-12 ◊11-17 ◊12-16 febbraio maggio luglio ottobre ottobre La preghiera per l’unità dei cristiani Il titolo della preghiera ecumenica nel 2013 è Quel che il Signore esige da noi (Mic 6, 6-8), vale a dire, come prosegue il testo biblico, «praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio». Le esigenze etiche di giustizia e di pace sono messe al centro dell’impegno di conversione personale e sociale dei cristiani di tutte le Chiese: la vera fede si manifesta in un’autentica dedizione alla volontà di Dio, e quindi al bene di ogni uomo, al superamento di ogni emarginazione, umiliazione, violenza. Il Sussidio su questo tema comprende testi di riflessione e preghiera da utilizzare sia per la Settimana 18-25 gennaio, sia per animare un cammino lungo tutto l’anno; è stato preparato dalle Chiese cristiane dell’India, in particolare dallo Student Christian Movement in India, organizzazione ecumenica giovanile universitaria che celebra il Pellegrinaggi LourdeS (aereo) LoreTo (treno) BarceLLona “Bimbi di pace” (pullman+nave) LourdeS (treno) LourdeS (aereo) ANTONELLO SIRACUSA Il Servizio diocesano illustra le iniziative del prossimo anno accogliendo le richieste giunte Il calendario delle proposte 2013 I Pellegrinaggio sacerdotale “Sui passi di cirillo e Metodio” Moravia e Boemia 17-23novembre Beauraing Banneaux 1 - 5 aprile attraverso una serie di testi biblici che, a partire dalla creazione, mostrano la corrispondenza tra l’unicità di Dio e l’unicità dell’intimità sessuale tra lo sposo e la sposa. Il Sussidio preparato dalla Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI e dalle Comunità ebraiche in Italia comprende spunti di riflessione, testi biblici di riferimento, preghiere d’intercessione, uno schema di celebrazione, suggerimenti esegetici. Il sussidio è disponibile sul sito www. chiesacattolica.it nella sezione Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. suo centenario, dal National Council of Churches in India, che riunisce Chiese Protestanti e Ortodosse, e dagli universitari cattolici della All India Catholic University Federation. Le Chiese dell’India vivono un duplice dramma: quello della divisione tra i cristiani, legata storia delle missioni europee in India, attuate da diverse confessioni, e quello del sistema delle caste, parte della cultura indiana, che produce divisione all’interno di ciascuna Chiesa e interroga fortemente i cristiani indiani sulla loro capacità di rifiutare le discriminazioni e di attuare la giustizia. Il punto di osservazione privilegiato per questo problema è quello dei Dalit, i fuori-casta, che rappresentano l’80% dei cristiani indiani (che in tutto sono 214 milioni, il 2,3% della popolazione): in questo contesto si manifesta con particolare evidenza l’esigenza, che in effetti appartiene alla fede di tutti i cristiani di ogni luogo e cultura, della vicinanza ai più poveri ed emarginati e dell’impegno per superare ingiustizie e discriminazioni. Gli otto giorni di preghiera saranno scanditi dalla metafora del cammino, immagine privilegiata per esprimere il dinamismo del discepolato cristiano, che si lega anche a elementi simbolici della cultura Dalit come il suono del tamburo e il mestiere diffuso del “cucire i sandali”. L’azione del camminare si esprime, nelle riflessioni proposte dal Sussidio, in una pluralità di atteggiamenti: camminare in dialogo; come corpo di Cristo; verso la libertà; come figli della terra; come amici di Gesù; oltre le barriere; nella solidarietà; nella celebrazione. La “gioia per la fede e la speranza di quei popoli che non permettono che la dignità sia violata” si lega, nelle parole della preghiera conclusiva, alla speranza che “nel nome di Cristo possiamo camminare insieme nell’amore”. L’invocazione finale, “Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace” è anche il titolo della X Assemblea generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese che si terrà nel 2013 a Busan, in Corea del Sud, per proseguire la riflessione ecumenica su questi temi. A Como la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si aprirà con una celebrazione il 18 gennaio 2013 alle 20.45 presso San Provino, sede della parrocchia ortodossa romena, a cui sono invitate tutte le confessioni presenti in città (Chiesa cattolica, Chiesa evangelica valdese, Chiese ortodosse). La celebrazione conclusiva sarà il 25 gennaio alle 20.45, presso la chiesa parrocchiale di Rebbio, alla presenza del Vescovo Diego. Entrambi gli appuntamenti per la nostra Diocesi sono curati dall’Ufficio per l’Ecumenismo e da Azione Cattolica Como. Altre iniziative in programma in Valtellina saranno definite all’inizio di gennaio. l Servizio Diocesano Pellegrinaggi, anche per il prossimo anno pastorale, annuncia le proposte e le indicazioni di pellegrinaggio alla luce delle richieste pervenute al proprio Ufficio. «Secondo il vostro desiderio – scrive l’equipe che coordina il Servizio – veniamo a voi, tenendovi informati di quello che viene predisposto e proposto, per fare del pellegrinaggio una vera e intensa esperienza di fede e di rinnovamento spirituale... Come sempre la nostra proposta si divide in due settori. I pellegrinaggi che hanno il titolo di “diocesani” in quanto vedono la presenza e la presidenza del Vescovo e i pellegrinaggi che vengono richiesti al Servizio Diocesano Pellegrinaggi per continuare l’approfondimento di quanto già vissuto con il Vescovo, per continuare a coltivare l’attaccamento ad alcuni luoghi significativi per la fede e per la Chiesa ivi presente, per continua- re a sostenere il collegamento con santuari di grande rilevanza internazionale e conoscerne altri per meglio condividere il piano di evangelizzazione perseguito dalla Madonna. Non ultimo – dicono ancora dall’equipe – il Servizio Diocesano Pellegrinaggi, operando in sintonia e collegamento con l’Unitalsi, fa proprie alcune proposte che sono ormai significative nel tessuto delle attività pastorali della nostra diocesi e presso alcu- ni santuari internazionali. Tenere in considerazione queste proposte Unitalsi può farci scoprire anche la bellezza e l’importanza di un impegno a servizio degli ammalati». Ulteriori informazioni sui pellegrinaggi saranno pubblicati sul nostro Settimanale, sul sito diocesano e attraverso le newsletter rivolte soprattutto ai sacerdoti, sia per i programmi che per i costi. «Potete sempre fare riferimento al Servizio Diocesano Pellegrinaggi – aggiungono – o direttamente all’Unitalsi, qualora i pellegrinaggi fossero organizzati dalla medesima. Alcuni pellegrinaggi, poi, potremo quest’anno condividerli con l’ufficio della diocesi di Pavia». Il Servizio Diocesano Pellegrinaggi può essere contattato ogni mercoledì mattina dalle ore 10.00 alle ore 12.00 presso la Curia Vescovile di Como – piazza Grimoldi 5 oppure telefonando, sempre il mercoledì, dalle ore 10.00 alle ore 12.00 allo 031-3312232. Vita diocesana La Cappella musicale della Cattedrale vivrà questo Natale in continuità con il suo glorioso passato e in prospettiva di un degno futuro. Un ricordo di particolare riconoscenza per mons. Cecconi, a cent’anni dalla nascita È la Notte santa: in coro cantiamo H anno cominciato gli angeli a cantare e suonare in quella Notte piena di luce. Dopo di loro, legioni di cantori, suonatori, musicisti e musicanti di ogni genere, hanno provato a dare eco allo stupore di quell’inizio senza più fine. Ed ecco che, anche in questo Natale, come moltissimi altri cori, parrocchiali, associativi, la Cappella musicale della cattedrale attende alacremente all’impegno e all’onore di sostenere e accompagnare la contemplazione e la lode di tutta l’assemblea liturgica. Con l’attenzione a migliorare continuamente la qualità delle esecuzioni - sulla scorta del gran lavoro compiuto in questi anni da mons. Felice Rainoldi -, pur nella difficoltà di un organico ancora numericamente insufficiente: ed è una nuova occasione, Quest’anno offrono ulteriore intensità alle celebrazioni natalizie due ricorrenze, strettamente legate alla lunga e prestigiosa tradizione musicale della Cappella musicale. Ce ne parla, qui di seguito, il prof. Alessandro Picchi, organista della cattedrale. Particolarmente caro, ovviamente, ai cantori come a moltissimi discepoli e amici, il ricordo di mons. Ilario Cecconi; e piace qui sottolineare come il suo dolcissimo brano natalizio che eseguiremo nella Notte santa (“Natale criollo”), è stato arricchito di nuove risonanze armoniche dalla fervida sapienza compositiva di un giovane ma già affermato musicista locale: il m° Lorenzo Pestuggia di Nesso, che ringraziamo per la sua competente e generosa collaborazione. A chi non avrà l’occasione di partecipare alle solenni celebrazioni natalizie presiedute dal Vescovo, sarà offerta la possibilità di coglierne almeno un’eco musicale - non senza i preziosi spunti di riflessione predisposti dall’Ufficio liturgico, e qualche effetto speciale -, la sera del 4 gennaio quando, sempre in cattedrale, si terrà un’elevazione spirituale. Siete tutti invitati. don SAVERIO XERES Como. La celebrazione nel pomeriggio al Crocifisso Domenica 13 gennaio la Giornata del migrante Il richiamo di Benedetto XVI alla fede e alla speranza P “ PELLEGRINAGGIO DI FEDE E DI SPERANZA 13 GENNAIO 2013 99ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato migrantes Un invito ad essere Chiesa Conferenza Episcopale Italiana www.migrantes.it La celebrazione della 99° Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato non vuole essere un momento di preghiera riservato solo alle comunità di migranti, ma aperto a tutta la comunità diocesana. Un occasione per accogliere i fratelli arrivati a Como da ogni angolo della terra e mostrare la dimensione cattolica della Chiesa. 15 Ricorrenze significative ...Cent’anni fa... questa, per rivolgere un pressante invito a tutti coloro che amano il canto liturgico polifonico ma non hanno, ad esempio, la possibilità di esercitarlo nella loro parrocchia. Li aspettiamo in duomo. MIGRAZIONI Sabato, 22 dicembre 2012 ellegrinaggio di fede e di speranza”. è questo il tema della prossima Giornata Mondiale dei Migranti che verrà celebrata domenica 13 gennaio. Un appuntamento che a Como verrà ricordato in una celebrazione pomeridiana nella basilica del Crocifisso organizzata dalla pastorale dei migranti. In concomitanza con le celebrazioni del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e del 60° della promulgazione della Costituzione Apostolica Exsul familia, mentre tutta la Chiesa è impegnata a vivere l’Anno della fede, il Papa ha voluto richiamare nel tema di quest’anno il tema della fede e della speranza. “La Chiesa e le varie realtà che ad essa si ispirano - scrive il Papa - sono chiamate, nei confronti di migranti e rifugiati, ad evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione”. “Coloro che emigrano - osserva - portano con sé sentimenti di fiducia e di speranza che animano e confortano la ricerca di migliori opportunità di vita”. Tuttavia molti sono costretti a migrare a causa di “persecuzioni e violenze” con “il trauma dell’abbandono dei familiari e dei beni che, in qualche misura, assicuravano la sopravvivenza”. Nonostante ciò “coloro che migrano nutrono la fiducia di trovare accoglienza, di ottenere un aiuto solidale e di trovarsi a contatto con persone” disposte “a condividere umanità e risorse materiali con chi è bisognoso e svantaggiato”. “Certo - sottolinea -, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana”. Il Papa evidenzia, oltre al diritto ad emigrare, anche “il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Altrimenti, “invece di un pellegrinaggio animato dalla fiducia, dalla fede e dalla speranza, migrare diventa allora un ‘calvario’ per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro vicenda migratoria”. N el luglio 2012 è caduto il centenario della nascita di mons. Cecconi, chiamato solo e sempre don Ilario dalle numerose schiere dei componenti i diversi cori da lui guidati. Nato a Carate Lario, fu ordinato sacerdote nel 1936 in una classe di seminaristi animati dall’entusiasmo e dalla passione musicale: qualità che don Ilario coltivò con la frequenza in Milano del Pontificio Istituto di Musica Sacra ed il ricorso al magistero di Luigi Picchi. Nel 1950 gli fu affidato l’incarico di insegnante di canto per gli alunni dei Seminari che in quegli anni svolgevano il servizio musicale nel nostro Duomo. In questo ruolo mons. Cecconi fu attivo e leale collaboratore di Picchi nel predisporre le esecuzioni nella Cattedrale in momenti critici, ma decisivi, per l’avvio a nuove forme del canto liturgico. Con il suo maestro collaborò alla fondazione ed alla conduzione del periodico “Laus Decora”, nell’insegnamento presso la Scuola Diocesana di Musica Sacra, nel rilancio della Cappella del Duomo, dal 1968 affidata a volontari laici. A lui passò la difficile eredità di Luigi Picchi. Nell’animazione musicale della Cattedrale don Ilario si dedicò necessariamente all’attività di compositore con pagine di indiscutibile coerenza ed accessibilità, destinate a trovare diffusione anche al di fuori dell’area comasca. Originali e piacevoli furono le sue diverse pastorali nella struttura vocale od organistica. Fra queste è da segnalarsi una melodia importata dalla terra argentina che don Ilario elaborò a più voci con testo di sua creazione. “Il Natale criollo (Questa è la notte)” potrà essere ascoltato nelle imminenti celebrazioni e in occasione dell’Elevazione spirituale programmata per il 4 gennaio. ...Ottant’anni fa E ra il 4 settembre 1932 quando si poté udire in Duomo la voce dei nuovi strumenti realizzati dalla Casa Balbiani Vegezzi Bossi di Milano. Costituirono un capolavoro dell’arte italiana e continuano ad onorare tale primato. Ad eseguire il concerto inaugurale fu il maestro Pietro Alessandro Yon. Di origini piemontesi (nacque nel 1886 a Settimo Vittone), studiò in diverse istituzioni musicali italiane, divenendo organista (sostituto) in San Pietro di Roma, in San Francesco Saverio di New York, città dove dal 1926 (si era fatto cittadino americano) ricoprì la stessa carica nella Cattedrale di San Patrizio fino al 1943 (anno della morte). Dal 1907 a varie riprese Yon fu applaudito concertista in America e in Europa. Durante una di queste presenze italiane fu invitato sull’organo del Duomo di Como, dove accanto a Bach, Franck e Bossi, eseguì pezzi di sua invenzione fra cui la popolare pastorale “A Gesù Bambino”. Fu quindi compositore raffinato e originale di pagine strumentali, ma anche di numerose opere sacre, da quelle di ardua concezione, a quelle più semplici, ma sempre significative. Fra queste il coro del Duomo proporrà per il Natale un mottetto su testo italiano di Felice Rainoldi: “Coro della Notte”. ALESSANDRO PICCHI Caritas 16 Sabato, 22 dicembre 2012 Carestia in Sahel e Corno d’Africa “La crisi è servita!” Giovedì 10 gennaio 2013, alle 20.45, al Centro pastorale “Card.Ferrari” di Como un incontro organizzato dalla Caritas e dal Centro Missionario Diocesano L a Caritas diocesana e il Centro Missionario Diocesano invitano la cittadinanza a una serata di approfondimento dal titolo “La crisi è servita! Dalla carestia in Sahel e Corno d’Africa alle nostre scelte quotidiane”. Sulla scia della campagna promossa da Caritas italiana “Fame di pane e di futuro” (vedi box a lato), l’obiettivo è comunicare la crisi alla comunità con attenzione alle cause e alle connessioni con i fenomeni globali (cambiamento climatico, utilizzo e distribuzione delle risorse, commercio di armi…) per indurre a una riflessione sugli stili di vita e sulle scelte quotidiane, politiche, economiche e sociali collegate. Giovedì 10 gennaio 2013, alle ore 20.45 presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari”, in viale Cesare Battisti 8 a Como, la riflessione sarà stimolata e guidata dal professor Riccardo Moro, docente di Politiche dello Sviluppo presso l’Università degli Studi di Milano e promotore della campagna “Sulla fame non si specula”. Porterà inoltre la sua testimonianza diretta dal Sud Sudan il comasco Matteo Perotti, laico missionario nella Diocesi di Wau, già membro dell’Area Internazionale della Caritas di Como. Le crisi nei nostri Paesi creano forti scompensi nel Sud del mondo e possono essere affrontate solo attraverso una progettazione non settoriale ma già in partenza olistica. In questi termini la carestia in Sahel e Corno d’Africa diventa un tema attuale e scottante per rivelare i meccanismi distorti e le carenze di cui anche noi occidentali siamo responsabili, con le nostre scelte personali e collettive. La mondialità in tempo di crisi è stata il tema di un Forum organizzato a Roma da Caritas Italiana nel mese di novembre (materiali disponibili sul sito di Caritas Italiana www. caritasitaliana.it), al quale hanno partecipato anche due delegati dell’Area Internazionale Due operatori dell’emittente “radio Voice of Hope” di wau I relatori: Riccardo Moro, docente di Politiche dello Sviluppo all’Università degli Studi di Milano e promotore della campagna “Sulla fame non si specula”, e il comasco Matteo Perotti, laico missionario nella Diocesi di Wau, già membro dell’Area Internazionale della Caritas di Como della Caritas di Como. Circa 150 operatori e volontari, provenienti da molte diocesi d’Italia, si sono confrontati sul significato dell’educare alla mondialità oggi, nelle nostre comunità, in un momento in cui la crisi diventa paradossalmente un dono che ci consente di rimetterci in discussione. Come sostiene la direttrice di Caritas Lucca, Donatella Turri, tra i relatori del Forum di Roma, la “mondialità” non è una lente per leggere alcuni fenomeni ma una “chiave di lettura” da proporre in maniera trasversale in tutti i servizi Caritas. L’educazione alla mondialità è significativa nel “micro” per portare valori “macro”, è un invito a “stare nella storia” con un atteggiamento di contemplazione ma in chiave politica, per prendere posizione rispetto alla realtà. La cosiddetta cittadinanza globale ci deve far ripensare l’etica, la tradizione, perché l’etica è la Relazione, è la costruzione della nostra casa comune: la mia identità viene rilevata solo nel rapporto con l’altro. Donatella Turri ci ha invitato a rinunciare alle deleghe per agire personalmente la cittadinanza globale, anche nella nostra realtà quotidiana, al fine di diventare una “rete pensante” che cerca soluzioni, con il dovere di testimoniare la speranza e considerando la dignità umana come codice assoluto. La verità non la possediamo, ma la abitiamo con altri, la verità è plurale. di Anna Merlo Emergenza Africa pagina a cura della caritas diocesana www.caritascomo.it La campagna “Fame di pane e di futuro” “F ame di pane e di futuro” è una campagna di sensibilizzazione per la lotta alla fame, la sovranità alimentare e lo sviluppo sostenibile dei popoli. La campagna è stata lanciata da Caritas Italiana in concomitanza con la colletta nazionale per il Corno d’Africa a settembre 2011. A partire dalle carestie nel Corno d’Africa e nel Sahel e da quattro parole chiave (terra, acqua, cibo e lavoro) essa si propone di sensibilizzare le comunità sulle problematiche connesse alla fame in Africa e nel mondo. L’obiettivo è suscitare domande sui meccanismi che provocano disuguaglianze a livello globale e situazioni di povertà estrema, stimolando un cambiamento degli stili di vita. Sono disponibili poster e schede informative. Una loro presentazione con alcuni suggerimenti per l’uso è reperibile sul sito www. caritasitaliana.it. Su YouTube è disponibile inoltre il video “Fame di pane e di futuro. La risposta alla crisi nel Corno d’Africa 2011”, della durata di circa 10 minuti. Tutti i materiali della campagna sono di facile utilizzo per l’animazione alla mondialità anche nelle parrocchie, da parte delle Caritas parrocchiali e dei gruppi missionari, oppure per un approfondimento a cura dei catechisti o degli animatori di oratorio. La Caritas di Como è disponibile a fornire idee, suggerimenti e spunti per l’utilizzo di questo materiale a seconda delle esigenze e dei desideri delle parrocchie della nostra Diocesi. La Caritas diocesana è presente in alcuni Paesi con i suoi volontari Attenzione costante nel tempo D a molti anni la Caritas diocesana di Como ha instaurato relazioni significative in alcuni dei Paesi colpiti dalla carestia e da forte instabilità sia nella fascia del Sahel sia nel Corno d’Africa. In Sud Sudan, Enrica Valentini opera dal 2009 all’interno della Diocesi di Wau, dove ha seguito dalle origini la creazione della emittente radio diocesana “Radio Voice of Hope”, occupandosi sia degli aspetti tecnici sia della formazione degli speaker e dell’elaborazione dei contenuti da proporre. Così testimonia Enrica: «La ristrutturazione della sede di Radio Voice of Hope si è conclusa alla fine di febbraio 2011. Radio Voice of Hope ha cominciato a trasmettere l’8 ottobre 2011. La radio ha una copertura su un’area di circa 100-150 km di raggio attorno alla città di Wau, e raggiunge circa 800.000 potenziali ascoltatori. Tutti i programmi servono allo scopo di contribuire al benessere (mora- le, spirituale e materiale) della comunità. Anche le organizzazioni e le istituzioni locali apprezzano il lavoro della radio e sempre più spesso richiedono di poter collaborare con la radio per promuovere le loro iniziative». Sempre a Wau, in Sud Sudan, opera da due anni anche Matteo Perotti, già membro dell’Area Internazionale della Caritas diocesana e laico missionario. Matteo insegna anche nella facoltà di agraria dell’Università del Sud Sudan e porterà la sua testimonianza di vita e di servizio giovedì 10 gennaio nell’ambito dell’evento “La crisi è servita!” (vedi sopra). La Caritas di Como ha, inoltre, rapporti ultradecennali con Etiopia ed Eritrea, grazie alle adozioni a distanza. Padre Bernardo Coccia, responsabile del Centro Romagna in Addis Abeba, e Pa- dre Protasio Delfini, responsabile della scuola costruita dai cappuccini a Massaua, hanno fatto visita personalmente anche quest’anno alla Caritas di Como, testimoniando la determinazione e la fatica del loro instancabile operare a favore dei più deboli in contesti geopolitici complessi e spesso ostili. Negli ultimi anni la Caritas diocesana, grazie all’associazione Burkinabè di Como, ha anche sostenuto diversi progetti in Burkina Faso. Durante la crisi in Sahel la Caritas diocesana è rimasta in contatto sia con i partner locali sia con la delegata per l’Africa Occidentale di Caritas Italiana, che ha fornito notizie dirette relativamente alla situazione del Paese. Per info: www.caritascomo.it; oppure [email protected]; 031-3312333. (a.m.) Visita pastorale Sabato, 22 dicembre 2012 MOLTRASIO. L’incontro del Vescovo con la comunità sulle rive del Lario L o scorso 9 dicembre il vescovo Diego Coletti ha vissuto una giornata intera nella nostra parrocchia San Martino di Moltrasio e la comunità lo ha accolto numerosa e entusiasta. Ore 9. La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica nella chiesa Regina Pacis presso la frazione di Tosnacco. Commentando la lettera di San Paolo ai Filippesi, «Quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo» (1, 5), il Vescovo ha sottolineato come cooperare nell’opera evangelizzatrice della Chiesa sia un compito nativo per ogni cristiano, dal quale nessuno può e deve sentirsi esonerato. Ma per fare una vera opera evangelizzatrice occorre innanzitutto ritornare al Vangelo, leggerlo quotidianamente e conoscerlo sempre più a fondo: è questa una “consegna” per ogni cristiano. Ore 10.30. Presso la chiesa parrocchiale, durante la celebrazione eucaristica, nella quale ha impartito la Cresima a sei ragazzi, mons. Coletti ha tenuto una catechesi sullo Spirito Santo: troppo spesso non si coglie l’aspetto determinante della connotazione cristologica dello Spirito Santo, che è Spirito di Cristo, lo Spirito di vita che egli ha consegnato dalla croce, e ha effuso sugli apostoli nella Pentecoste. Lo Spirito Santo dunque è legato al Figlio e al Figlio lega i cristiani per mezzo del Battesimo, della Cresima e della Eucaristia. Il trittico dei tre sacramenti di iniziazione non è quindi meno “spirituale” di quanto non sia relativa a Gesù Cristo, la stessa Eucaristia può essere letta alla luce dello Spirito Santo, come sua opera. L’opera dello Spirito Santo nei cristiani però non si limita ad innestarli in Cristo, lo Spirito conduce i cristiani verso ogni luogo per annunciare il Vangelo di Gesù, ovvero Gesù stesso. Il cristianesimo non ha bisogno Formazione e corresponsabilità Da mons. Coletti l’invito a ritrovare l’entusias mo dell’annuncio, partendo dalla riscoperta del Vangelo innanzitutto di “dottrina”, di nozioni da trasmettere, ma di testimoni: così furono gli apostoli, così sono i vescovi, così è ogni cristiano. Allo stesso modo non basta rispettare delle norme religiose, non basta neanche soltanto amare il prossimo come se stessi, è invece necessario amare come Gesù ha amato, ma questo lo possiamo solo grazie allo Spirito Santo. adolescenti e i giovani della parrocchia. Rispondendo alle loro domande, in modo particolare si è soffermato sul tema del rapporto tra salvezza e corpo: innanzitutto occorre superare la dicotomia tra corpo e anima; la salvezza riguarda tutto l’uomo, la dimensione corporea verrà certamente salvata, cioè conservata, anche dopo la morte, perché è buona; e se anche avessimo dei dubbi sulla qualità spirituale della corporeità, ci aiuta il Vangelo che dice che “il Verbo si è fatto sarx”, non solo corpo, ma ancora più concretamente “carne”, già dunque con l’incarnazione la corporeità è stata salvata. Inoltre ha ricordato brevemente la storia della sua vocazione, in cui testimoni credibili hanno giocato un ruolo decisivo per facilitare quell’incontro con Gesù, dal quale poi è venuto tutto il percorso di fede fino al ministero nella Chiesa. Ore 12. Subito dopo la celebrazione eucaristica il Vescovo ha incontrato gli Ore 15. La visita al cantiere per i lavori di ampliamento e adeguamento tecnologico La visita a Carate Urio, Laglio e Brienno Sabato 22 dicembre la S. Messa con il Vescovo Sabato 22 dicembre, a pochi giorni dal Natale, il Vescovo concluderà la Visita pastorale al vicariato di Cernobbio incontrando le comunità di Carate Urio, Brienno e Laglio. Di seguito vi proponiamo il saluto della comunità a mons. Diego Coletti. B envenuto vescovo Diego! Benvenuto in visita pastorale in queste nostre Comunità cristiane. Il programma di questa del salone dell’oratorio è stata molto accurata è interessante: mons. Coletti ha apprezzato quanto la nostra comunità sta facendo, anche sotto il profilo economico, per realizzare questo progetto e fin d’ora si è detto disponibile a tornare, a lavori ultimati, per l’inaugurazione della nuova struttura. Ore 16. Nel pomeriggio si tenuto l’incontro con la “comunità apostolica”. Tema portante dell’intervento del Vescovo è stato quello della corresponsabilità dei laici nella conduzione della comunità. È ormai necessario, infatti, che tutti i fedeli laici, e soprattutto coloro che si impegnano in modo speciale all’interno delle comunità parrocchiali, si adoperino con maggiore corresponsabilità. La corresponsabilità, tuttavia, comporta necessariamente un certo grado di autonomia e pertanto richiede una formazione adeguata (a tal proposito, uno dei canali visita è molto semplice e scarno. È concentrato sull’essenziale: sull’Eucarestia. Sabato 22 dicembre al termine delle celebrazioni eucaristiche, il Vescovo Diego incontrerà la Comunità apostolica di queste Comunità. In questa essenzialità si riflette l’umile ricchezza della vita di queste piccole parrocchie e rivela anche un’intenzione. Queste Comunità cristiane hanno radici quasi millenarie. Nella chiesa di S. Vittore a Brienno, per esempio, vi sono tracce longobarde: risaliamo al VII secolo. Forse il documento cristiano più antico che riguarda insieme la Comunità cristiana di Carate e di Laglio è uno scritto di papa Licio III del 1184, che cita S. Giorgio (Laglio) e la chiesa di S. Nazaro (l’attuale chiesa di S. Marta a Carate). Queste comunità hanno vissuto per secoli di una forte ed orgogliosa memoria particolare. Oggi sono chiamate a ripensare il formativi più significativi è l’Azione Cattolica). Proprio questo punto è cruciale: non è più possibile operare soltanto con generosità, è necessario operare anche con “arte”. L’arte è capacità, è tecnica, è sensibilità, ma nell’azione della Chiesa ha sempre a che fare con lo Spirito: la corresponsabilità ha bisogno di una profonda “spiritualità”, che ha la sua fonte nella liturgia e raggiunge ogni luogo in cui i cristiani si trovano. “Si espande”: questo movimento è esattamente quello “apostolico”, la comunità è dunque per questo “apostolica”. Ma l’andare “sino ai confini della terra” è apostolico solo se si porta qualcosa. È il tema dell’entusiasmo: i cristiani sono apostoli solo se portano il fuoco dentro di sé (en: dentro; thysis: incendio), il fuoco dello Spirito, il fuoco del messaggio evangelico. Infine, ultimo non per importanza, il tema della qualità dei rapporti interpersonali dei membri delle comunità parrocchiali: la credibilità dell’annuncio e la credibilità della comunità cristiana passano necessariamente dalla qualità dei rapporti tra i cristiani tra di loro e tra i cristiani con ogni uomo. Come dice San Paolo, «La vostra affabilità sia nota a tutti» (Fil 4,5), i cristiani devono essere “affabili”, persone che parlano tra di loro e con cui chiunque ha piacere di parlare. Ore 18 e 21. La celebrazione dei Vespri, alle 18, nella chiesetta romanica di Sant’Agata e alle 21, presso la chiesa parrocchiale, il concerto del Corpo musicale di Moltrasio sono stati l’occasione per due riflessioni sulla bellezza. La bellezza dell’architettura romanica, vero tesoro del nostro territorio, come forma semplice eppure di altissima levatura spirituale, capace di aprire l’uomo a Dio. Il bello musicale, poi, è inutile, poiché non produce alcun effetto immediato, né alcun bene monetizzabile, eppure è inestimabile perché in modo misterioso cambia l’uomo; la musica è certamente un veicolo che conduce l’uomo alla scoperta di Dio, oltre che uno strumento importante per affinare la sensibilità dell’animo umano. LA COMUNITà PARROCCHIALE proprio cammino nella prospettiva dell’Amore trinitario, che unisce in una sola sostanza le tre persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si tratta di un obiettivo umanamente quasi impossibile senza l’aiuto di Dio. E per questo motivo che affidiamo alla preghiera eucaristica da Lei presieduta, Lei che rappresenta per la nostra Chiesa il segno dell’unità e della cura paterna di Dio, la richiesta di un supplemento di Grazia che ci permetta di attuare nella concretezza della nostra vita qui ed ora, la Volontà di Dio. La forza misteriosa e potente che scaturisce dall’Eucarestia, oggi qui presieduta dal nostro vescovo Diego, a cui è concessa la pienezza autentica del sacerdozio di Cristo, crediamo sia il miglior aiuto possibile in questa direzione. Ed è con questa intenzione che pregheremo insieme, ringraziandola per la sua presenza. 17 Cronaca 18 Sabato, 22 dicembre 2012 Famiglia: per la Consulta comunale rinnovo e ripartenza Formalmente costituitasi nel marzo 2009 rappresenta, oggi, dieci realtà del territorio cittadino a diverso titolo impegnate sul fronte familiare. I “ l Comune di Como riconosce la famiglia quale cellula fondante della società, ambito naturale in cui si trasmettono i valori morali e civili, elemento fondamentale di coesione sociale e di solidarietà e (…) individua, fra i propri obiettivi statutari, la valorizzazione della sua funzione sociale. Per una concreta attuazione di tale impegno viene istituita (…) la Consulta Comunale della Famiglia (…)”. Sono alcuni passaggi dell’art. 1 del regolamento comunale che, nel 2008, sottopone al Consiglio Comunale di Como l’approvazione del regolamento che dà vita alla Consulta Comunale della Famiglia. “Organismo autonomo – leggiamo dall’art. 2 - con funzioni propositive e consultive in materia di politiche familiari che svolge, in attuazione del principio di sussidiarietà, funzioni di rappresentanza delle istanze e dei diritti delle famiglie. Si configura, inoltre, come strumento di partecipazione, aggregazione, analisi e confronto con le realtà familiari operanti sul territorio comunale”. A farne parte sono dieci associazioni del territorio cittadino, a diverso titolo impegnate sul fronte familiare. Agli inizi di dicembre ha avuto luogo il rinnovo del direttivo. Alla guida della Consulta, in qualità di presidente, è stato riconfermato Giovanni Giambattista, in rappresentanza del Forum comasco delle associazioni familiari. Membri del direttivo, insieme al presidente, sono Rosy Genduso (Mamme separate), in qualità di vice presidente; Giorgio Quadri (Consultorio “La Famiglia”); Mirella Ebainetti (Cometa); Serena Frangi (Acli). Oltre alle associazioni citate, in quanto parte della dirigenza, a comporre la Consulta vi sono oggi anche Cngei, Promessa, Grande Corte, Asso di Mamme e Associazione Famiglie Numerose. «La Consulta – ci spiega Giovanni Giambattista – nacque quattro anni fa da una delibera del Consiglio comunale di Como e venne ufficialmente istituita tramite bando nel marzo del 2009. Fu un passo importante compiuto per dare organicità e coesione all’impegno dell’associazionismo familiare sul territorio, oltre che per proporre e studiare politiche familiari che A Adiconsum «Il gioco indebita troppe famiglie» Nelle settimane scorse ha avuto luogo il rinnovo del direttivo, occasione di riflessione e rilancio di questo organismo chiamato a supportare l’Amministrazione nell’elaborazione di politiche adeguate e nella promozione di servizi in grado di sostenere e accompagnare la crescita di questa preziosa cellula della società. di Marco Gatti diconsum ha presentato, nei giorni scorsi, nel corso del Convegno “SottoindebitiamociNuovi poveri: anatomia della crisi” la relazione sull’attività svolta dal proprio “Sportello Famiglia”, a livello nazionale, nei primi 10 mesi del 2012. «Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum - svolge attività di assistenza e tutela alle famiglie in condizioni di disagio economico e di emarginazione sociale da oltre un decennio. L’attività dello “Sportello Famiglia” che si concretizza sia attraverso un’assistenza online che telefonica, negli ultimi due anni (2011-2012) è stata garantita grazie anche al contributo di Poste Italiane S.p.A.» potessero tradursi in percorsi operativi e servizi». Avvalendosi sempre del supporto del regolamento andiamo a vedere, nel dettaglio, i compiti attribuiti a questo organismo: “- elaborare progetti da sottoporre all’Amministrazione Comunale; - promuovere iniziative volte a favorire, incentivare e diffondere una cultura della e per la famiglia come istituzione sociale fondamentale, anche allo scopo di sensibilizzare la comunità e le istituzioni sui diversi problemi che la riguardano; - stimolare e implementare la collaborazione tra soggetti pubblici, privati e del privato sociale per la proficua e più ampia realizzazione di interventi a favore della famiglia; - contribuire allo sviluppo e alla crescita qualitativa dei servizi erogati dall’Amministrazione Comunale che possano avere rilevanza nella vita dei nuclei familiari; - esprimere proposte sulle attività riguardanti le politiche familiari anche al fine di sollecitare studi e ricerche sulla situazione della famiglia a Como e sulle «Solo nei primi 10 mesi del 2012 – prosegue Giordano – le richieste di assistenza online hanno registrato un aumento del 7,65% rispetto al 2011 e quelle di assistenza telefonica di un 15,8%. Da evidenziare il dato del 31,4% di chiamate da parte di persone over 65. Gli over 65 con cui siamo venuti in contatto merita una riflessione perché si tratta di persone che a causa dell’età incontrano difficoltà nell’accesso al credito, sono spesso vittime di truffe, vivono sole e in condizioni abitative scarse, hanno problemi di salute, e versano in condizioni di disagio psicologico. Dal 1988 Adiconsum è anche l’unica associazione consumatori ad aver ottenuto il riconoscimento del iniziative più opportune da intraprendere”. Quali di questi obiettivi sono stati concretizzati in questi anni? «Questi primi anni - prosegue Giambattista - hanno richiesto il necessario tempo di assestamento per mettere a fuoco alcune tematiche. L’attuale Amministrazione ci ha confermato la sua fiducia, ora si tratta di dare operatività e concretezza al mandato che ci è stato affidato». Quali le priorità d’azione sulle quali la Consulta si prefigge di lavorare nel prossimo triennio? «Due – continua Giambattista - sono gli ambiti d’azione sui quali riteniamo necessario orientare il nostro impegno: da un lato allargare la partecipazione della Consulta alle numerose associazioni che si occupano di questioni familiari e che ancora non vi aderiscono, in città ce ne sono circa ancora una decina; dall’altro continuare ad essere stimolo propositivo all’attività dell’Amministrazione». Avete già delle proposte di lavoro possibili? «Ci sono alcune tematiche già messe nel piatto nel 2009 che mantengono tutta la loro attualità. Mi riferisco, ad esempio, alla riflessione su come arricchire e perfezionare il Fondo di solidarietà istituito dal Comune, o lo stesso Fondo diocesano Famiglia e lavoro, oltre che lavorare su una carta famiglia che non proponga solo sconti ma contribuisca, tramite gli acquisti, ad integrare uno di questi fondi. Altro tema sul quale la Consulta potrebbe dare il suo contributo riguarda la conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro…» Che impegno è richiesto alle associazioni che fanno parte della Consulta? «Alle realtà non rappresentate nel direttivo è almeno chiesta la partecipazione alle assemblee (2-3 all’anno) oltre che contribuire alla costituzione di commissioni di studio, promosse all’interno della Consulta stessa, su tematiche pertinenti le finalità delle associazioni. Le associazioni potrebbero anche proporre al direttivo e all’assemblea bisogni e letture derivanti la loro attività, suggerendo tematiche da approfondire. Un servizio prezioso per mantenere desta l’attenzione sul pianeta famiglia». Ministero dell’Economia e delle Finanze a svolgere attività di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura verso le famiglie. Il 13% delle persone che si sono rivolte allo Sportello Famiglia con gravi difficoltà di tipo economico, con impossibilità di accesso al credito legale attraverso i normali canali bancari, sono state indirizzate al Fondo di prevenzione usura. Nei primi 10 mesi del 2012 le domande di accesso al Fondo sono state 267. Il 62,50% delle domande è stato presentato da soggetti di sesso maschile con età media di 48 anni; con un numero medio di componenti del nucleo famigliare di 2,5; con un reddito netto medio dichiarato di circa 1.700 euro; un debito complessivo intorno ai 50.000 euro; con una spesa media mensile di 1.600 euro».«Al riguardo - continua Giordano - i dati da segnalare sono la percentuale di separati/divorziati (19,50%) che si rivolge al Fondo, subito dopo i coniugati e a brevissima distanza dai single (21%). Meritano una particolare attenzione - prosegue ancora Giordano - i dati relativi alle motivazioni che hanno portato le famiglie a sovraindebitarsi, e quindi a rivolgersi al Fondo, perché accanto alla diminuzione del reddito, seguito dalle difficoltà nel sostentamento e alla sopravvalutazione/errata valutazione degli introiti, si fa strada anche un preoccupante 2,60% di soggetti sovraindebitati a causa del gioco». Como Cronaca Delinea le strategie dell’azienda fino al 2015 Notizie flash ■ Mostre a i r t s u Ind “La Città Nuova”, dedicata all’opera di S. Elia la Grande Mostra 2013 Acsm-Agam: approvato il piano industriale I Sabato, 22 dicembre 2012 19 Prevede investimenti complessivi per 83 milioni di euro, di cui 50 nel settore della distribuzione del gas. L’ingresso nel mercato libero della vendita di energia elettrica l Consiglio di Amministrazione di ACSM-AGAM, presieduto da Roberto Colombo, il 17 dicembre scorso ha approvato il Piano Industriale del Gruppo per il periodo 2013-2015. Il Piano prevede investimenti per complessivi 83 milioni di euro, di cui 50 milioni di euro nel settore della distribuzione del gas. Negli ultimi due anni il Gruppo ha partecipato a numerose gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas e risulta attualmente titolare di concessioni in 48 Comuni localizzati tra Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per far fronte a questo importante sforzo economico nel settore della distribuzione gas, il Gruppo (Triangolo Lariano e Brianza Comasca), ha ottenuto da Cassa Depositi e Prestiti un Como 2 (Como e Olgiatese), Monza Brianfinanziamento di 39,8 milioni di euro. za 1 (Est), Venezia 2 (Entroterra e Veneto Investimenti significativi sono previsti Orientale), valutando ipotesi di partnernel triennio 2013-2015 anche nelle attivi- ship nei singoli contesti. tà ambiente (8,5 milioni di euro) e coge- Il Gruppo ha anche annunciato l’ingresso nerazione e teleriscaldamento (7,3 milio- nel mercato libero della vendita di energia ni di euro). Nel settore della distribuzione elettrica ed il conseguente sviluppo delle gas è prevista una crescita sia del numero vendite legato all’offerta congiunta di gas degli utenti serviti (da 212.000 a fine 2011 ed energia elettrica. a 236.000 a fine 2015) sia dell’estensione Nel settore della cogenerazione e teleridelle reti (da circa 1.890 chilometri a fine scaldamento sono previsti il potenzia2011 a 2.300 chilometri a fine 2015). mento dell’impianto di Monza Centro e Inoltre il Gruppo ha manifestato l’inten- un incremento delle vendite per saturare zione di partecipare alle gare per il servizio la produzione dell’impianto di teleriscaldi distribuzione gas nei cosiddetti ATEM damento di Monza Nord. (ambiti territoriali minimi) nei quali è Nel settore ambiente invece sono in propresente storicamente, ovvero Como 1 gramma investimenti per mantenere ed aumentare l’efficienza produttiva del termovalorizzatore di Como e per ampliare i servizi offerti, con la realizzazione di un impianto per il pretrattamento dei rifiuti. Per quanto riguarda il settore della distribuzione dell’acqua e della gestione delle fognature, il quadro normativo è in evoluzione e presenta una serie di incognite; in tale contesto è stata ipotizzata una continuità della gestione durante l’orizzonte triennale del piano, come pure per il settore gestione calore. Da queste previsioni il Gruppo si attende che i risultati economici per i prossimi tre anni siano in crescita; in particolare è previsto che il Margine Operativo Lordo superi i 43 milioni di Euro nel 2015 rispetto ai 37,5 milioni del 2011. (s.fa.) “La Città Nuova. Oltre Sant’Elia. Cento anni di visioni urbane”. Questo il titolo della nuova grande mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Como, che sarà ospitata a Villa Olmo, da marzo a luglio dell’anno prossimo. L’esposizione prenderà le mosse dai disegni La Città Nuova di Antonio Sant’Elia e sarà dedicata ai cento anni di visioni urbane che hanno attraversato l’intero ventesimo secolo. Il progetto artistico e scientifico è stato proposto all’amministrazione comunale dal professore Marco De Michelis, docente di Storia dell’Architettura all’Università Iuav di Venezia, direttore del comitato scientifico della Fondazione Ratti, nonché titolare della cattedra “Walter Gropius Professor” di Storia e teoria dell’architettura presso la Bauhaus-Universität di Weimar (19992003) oltre che Visiting Professor presso la Cooper Union di New York (2007/2008) e la New York UniversityInstitute of Fine Art (2007) e Visiting Professor alla Columbia University di New York (2008). Da anni De Michelis svolge attività di ricerca sulla storia e la teoria del moderno in architettura, e segue con attenzione le vicende più recenti dell’architettura internazionale, lavorando sulle relazioni tra architettura e le arti figurative. La giunta comunale di Palazzo Cernezzi ha deliberato la scorsa settimana l’affidamento a De Michelis di un incarico (e i cui costi rientreranno nel contributo di 57mila euro che è stanziato dall’amministrazione) per la progettazione e la cura della mostra e di affidare a Como Servizi urbani la realizzazione e la gestione dell’evento. Accordo tra Villa Saporiti e Associazione Pescatori Sportivi di Como Pesca: ai pescatori le acque della provincia L a Provincia di Como ha accolto la richiesta dell’associazione dei pescatori dilettanti di Como (APS Como) di affidare a loro in concessione le acque del territorio provinciale. Nella primavera scorsa, infatti , il Consiglio Provinciale - aderendo alla sollecitazione rivolta dalle associazioni per evitare la possibile dispersione del patrimonio di competenze e di esperienze costruito in tanti anni di gestione ittica da parte della Provincia di Como conseguente al trasferimento delle competenze in materia di pesca, così come previsto dal “ Decreto Salva Italia “ del dicembre 2011 - aveva fornito l’indirizzo di affidare in concessione le acque comasche alle associazioni aventi i requisiti di legge già operanti nel territorio. Per garantire ai numerosi appassionati il regolare svolgimento della pesca occorre infatti la massima attenzione al territorio e al suo patrimonio ittico, con attività quotidiane (gestione degli incubatoi ittici, ripopolamento delle acque, interventi di miglioramento degli I Parolario: scriviamo in giallo l percorso di avvicinamento alla tredicesima edizione di Parolario, che si svolgerà a Como dal 29 agosto all’8 settembre 2013, prosegue con un laboratorio di scrittura creativa dedicato al romanzo giallo. Dopo le Passeggiate d’Autore che si sono tenute nel mese di novembre, Parolario, con la collaborazione di Comocuore e de “La Provincia”, organizza “Colpiti al cuore: come si scrive un giallo”, corso di scrittura creativa tenuto da Andrea Di Gregorio, insegnante habitat acquatici, vigilanza sull’attività di pesca). Partendo da questo presupposto l’APS Como, che negli ultimi quarant’anni ha maturato una significativa esperienza nel campo della gestione ittica per aver fattivamente collaborato con il servizio pesca provinciale, ha offerto la propria disponibilità a farsi carico di una buona parte delle attività di gestione della pesca mettendo in campo la passione e l’entusiasmo del volontariato. Il 13 dicembre scorso , al termine di un proficuo confronto e in accordo con l’altra associazione di pescatori del territorio – l’ARCP COMO, il Commissario della Provincia, ha approvato la convenzione che concede ad APS la gestione della pesca dilettantistica nelle acque del territorio provinciale per l’anno 2013. Sono escluse di scrittura creativa e traduttore per la casa editrice Bompiani. Il corso, che avrà inizio il 9 febbraio, si terrà nella sede dell’Associazione Comocuore, in Via Rovelli 8 (Como), si articolerà in 9 lezioni (sabato dalle 10.00 alle 12.30), e si concluderà il 13 aprile. Durante il corso si analizzeranno le caratteristiche del romanzo giallo e le strategie migliori per scrivere un racconto originale e di successo. Il corso è a numero chiuso, con quota di partecipazione di 180 euro dalla concessione soltanto alcune acque soggette a “diritti esclusivi di pesca” di proprietà privata, come il lago di Pusiano, il lago di Montorfano e il lago del Segrino. Con la convenzione l’ associazione curerà, tra l’altro, la gestione dell’incubatoio provinciale di Valmorea, la posa di oltre 20 legnaie per la riproduzione del pesce persico e il ripopolamento di 250.000 trote nei laghi e nei fiumi comaschi . Per finanziare queste attività di gestione l’associazione richiederà a chi vorrà pescare nelle acque della provincia il versamento di una quota proporzionata alle spese da sostenere. Per ogni altra informazione ci si può rivolgere al Servizio Pesca della Provincia di Como tel. 031.230843 e.mail infopesca@provincia. como.it o all’ APS COMO FIPSAS tel. 031302747 e.mail [email protected]. a persona. Iscrizioni entro il 25 gennaio 2013. Per informazioni: tel. 031.301037, [email protected] Inoltre, in contemporanea con il corso, Parolario organizzerà quattro incontri con giallisti ed esperti di letteratura gialla. Gli incontri, aperti al pubblico, si terranno alle 20.30 in alcuni spazi cittadini ancora da definire. Gli ospiti saranno anche a disposizione in esclusiva per i corsisti per rispondere alle loro domande. Il primo di questi incontri si terrà venerdì 15 febbraio alle 20.30 (sede da definire) e avrà come ospite lo scrittore greco Petros Markaris che parlerà del suo romanzo “L’esattore” (Bompiani, 2012), di tutti i piccoli e grandi segreti del commissario Charitos, di letteratura poliziesca e della crisi economica e sociale che i suoi gialli stanno seguendo in presa diretta. Importante: Sabato 16 febbraio Petros Markaris terrà una lezione in esclusiva per gli iscritti al corso di scrittura creativa “Colpiti al cuore”. 20 Sabato, 22 dicembre 2012 Pubblicità On line LE OFFERTE 2013 Dal gennaio il Settimanale sarà disponibile anche on-line all’indirizzo ABBONAMENTI NUOVI 40 EURO invece di 50 www.settimanalediocesidicomo.it Per visualizzarlo sarà necessario registrarsi. Se siete già abbonati al cartaceo l’attivazione sarà gratuita. Per i nuovi abbonati on-line sarà necessario versale l’importo di 35 euro. NUOVO + RINNOVO 80 EURO al posto di 90 SETTIMANALE ON-LINE 35 EURO RINNOVO Abbonamento Italia 50 euro Abbonamento estero 50 euro + spese di spedizione Per info - 031263533 dal lunedì al giovedì 8.30- 18.30, venerdì 8.30 - 17.00 Promozione per i nuovi abbonati! Compilando il seguente volantino avrai diritto ad un abbonamento scontato, a 40 euro, per il 2013. Consegna il seguente coupon al tuo parroco, presso la segreteria del Settimanale o invialo a: “Settimanale della diocesi di Como”, viale C. Battisti 8, 22100, Como. COGNOME_________________________ NOME _____________________________ VIA________________CITTà__________ PARROCCHIA________________________ Como Cronaca 22 Sabato, 22 dicembre 2012 Un corso Rivolto a operatori sanitari, medici, infermieri, psicologi. Figure che, per professione o servizio, incontrano il fenomeno Stalking e violenza: come intervenire F “ ormati, rileva, intervieni, cura”: un corso per mettere a fuoco il drammatico fenomeno dello stalking e della violenza di genere sulle donne, rivolto a operatori sanitari di ogni ordine e grado: medici, ginecologi, chirurghi e internisti di Pronto Soccorso, psichiatri, pediatri, psicologi, medici di Medicina Generale, operatori socio sanitari, infermieri, ostetriche, personale delle organizzazioni di volontariato, Forze dell’Ordine. L’iniziativa, che si articolerà in dieci incontri, dall’11 gennaio al 5 giugno, e avrà luogo presso l’azienda Ospedaliera S. Anna di Como, è finanziata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su progetto del “Soccorso Violenza Sessuale e Domestica” della Clinica Mangiagalli di Milano, che ha assistito dal ‘97 ad oggi più di 5mila vittime di violenza, e con cui l’Azienda ospedaliera comasca collabora da tempo tramite l’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia diretta dal dott. Renato Maggi. Molti i temi che saranno toccati: dalla migliore conoscenza del fenomeno della violenza sulle donne, agli aspetti medico-legali, dagli obblighi giuridici, agli aspetti legislativi e alle buone prassi da seguire nell’assistenza alle vittime. I docenti che interverranno sono professionisti con competenza ed esperienza decennale, che collaborano con il centro di riferimento della Regione Lombardia Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVSeD). «L’Azienda Ospedaliera da anni lavora su questo tema – sottolinea il primario di Ostetricia e Ginecologia Renato Maggi – sia con attività formative sia con la creazione di percorsi di accoglienza e tutela per le donne che hanno subito violenza in base ad un protocollo messo a punto con tutti i soggetti che, sul territorio, intervengono in questi casi: gli ospedali, la Procura, le Forze dell’ordine, le associazioni di volontariato, i servizi sociali, la Provincia». E cco le tematiche che saranno affrontate nell’ambito del corso: 11 gennaio 2013 14.00-19.00 Aumentare la conoscenza del fenomeno della violenza sulle donne; Stalking: da gennaio a giugno 30 gennaio 8.30-13.30 Aumentare la capacità di interazione ed assistenza alle donne che hanno subito violenza; 27 febbraio 8.30-13.30 Specializzare le competenze Il problema è che le donne che denunciano o vengono soccorse in ospedale, in Pronto Soccorso o in Pronto Soccorso Ginecologico, sono solo la punta dell’iceberg. Una forma di violenza che, dunque, troppo spesso non emerge. «L’obiettivo che ci siamo prefissati prosegue il primario - è quello di formare una rete di operatori per intercettare in maniera più capillare il fenomeno e predisporre adeguati strumenti di prevenzione allo scopo di contenerne la diffusione del fenomeno analizzandone cause, modalità, dinamiche e contesto sociale». Il corso è gratuito e darà diritto a crediti ECM. Per informazioni scrivere a: [email protected] Secondo i dati elaborati dalla Provincia di Como sono state 1254 le donne oggetto di maltrattamenti dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2011. Accorpando, per provenienza territoriale, le donne più maltrattate, il territorio più colpito risulta il Distretto di Como, seguito da quelli di degli operatori in materia di individuazione e presa in carico della vittima; 8 marzo 14.00-19.00 Aumentare la sensibilità del personale socio sanitario e socio assistenziale al riconoscimento dei fenomeni di violenza sessuale e domestica; 20 marzo 8.30-13.30 Sensibilizzare e formare gli operatori anche rispetto alle conseguenze La valle degli spiriti al Museo della violenza sulle vittime; del maltrattamento contro le donne; 10 aprile 8.30-13.30 Offrire dei suggerimenti per le prassi da seguire in presenza di violenza sulle donne; 29 maggio 14.00-19.00 Elaborazione di percorsi di uscita dalla violenza e modalità di aiuto nell’ambito delle reti tra i servizi pubblici del privato sociale territorialmente costituito; 26 aprile 14.00-19.00 Aspetti legislativi e obblighi giuridici della violenza e del maltrattamento contro le donne e dello stalking; 10 maggio 8.30-13.30 Aspetti medico legali della violenza e 5 giugno 14.00-19.00 Sensibilizzazione sul tema delle mutilazioni genitali femminili e interazione con le donne che hanno subito questa pratica. Concerto di Natale in S. Agostino F ino a domenica 6 gennaio prossimo sarà visitabile l’esposizione temporanea “La valle degli spiriti” L’arte dei popoli del Sepik – Nuova Guinea, allestita presso il Museo Storico “Giuseppe Garibaldi” di Como. L’evento è organizzato in collaborazione con Consorzio Como Turistica, Como Città dei Balocchi XIX edizione. Le opere esposte nella mostra provengono dalla collezione di Margarete Anne Schäfer, imprenditrice di origine tedesca che, nel corso di una serie di viaggi fatti in Nuova Guinea, ac- no le dita o bastoncini mastiquistò numerose opere dei popoli del cati ad una estremità come Sepik. Queste sculture vennero conser- pennelli. I colori sono di orivate per diversi anni in una villa sul la- gine naturale e le decorazioni go di Como, fino al momento della loro vengono realizzate utilizzancessione alla Regione Lombardia nel do fibre vegetali, piume d’uc2001; oggi sono conservate nei Musei cello, zanne di cinghiale e conchiglie. La mostra, ad ingresso Civici di Como. Per gli indigeni del Sepik l’arte è stret- libero, sarà aperta da martedì tamente collegata con la religione. Gli a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e artisti si servono di strumenti rudimen- dalle 14.00 alle 17.00; mercoletali per scolpire e intagliare quali asce, dì dalle 9.30 alle 17.00 (con soschegge di gusci di conchiglie, denti di spensione dal 24 dicembre al 7 animali, mentre per dipingere utilizza- gennaio); domenica dalle 10.00 Lomazzo, Olgiate Comasco, Cantù, Menaggio e Erba. Due terzi (842) delle donne maltrattate erano italiane; in un terzo (426) dei casi le donne avevano tra i 28 e i 37 anni di età; nella metà dei casi (607) si trattava di donne in possesso di un impiego lavorativo. Ad intercettare il fenomeno sono stati soprattutto gli ospedali (542 casi) seguiti dall’associazione Telefono Donna (398) e dalle Forze dell’Ordine (371). Rispetto alla tipologia dei maltrattamenti rilevati nel 43% dei casi (1035) si è riguardato di violenze fisiche, nel 34% (796) di violenze di carattere psicologico, a seguire il tipo di violenza ha riguardato la sfera economica, sessuale e l’esercizio di vere e proprie forme di stalking. Ad esercitare violenza è, nella metà dei casi (769) il coniuge o compagno, in un quarto (308) l’ex coniuge o l’ex compagno, seguite da un amico, un conoscente o un parente. Solo nel 3% di casi si tratta di uno sconosciuto. S alle 13.00; chiuso lunedì. L’ingresso è libero. Per informazioni: Museo Storico “Giuseppe Garibaldi”, piazza Medaglie d’Oro 1 Como, tel. 031.252550; e-mail: [email protected]; sito internet: http://museicivici.comune. como.it. abato 22 dicembre, alle ore 21.00, presso la chiesa di S. Agostino di Como, si terrà un concerto di Natale a cura del Coro Città di Como e del Gruppo strumentale CoroLario (quartetto d’archi e organo), diretti dal M° Mario Moretti. Il concerto sarà diviso in due parti, entrambe per coro a quattro voci miste, quartetto d’archi e organo: la prima di musica classica sacra (Messe brève n. 7 en Ut majeur del compositore francese tardo-romantico Charles Gounod), e la seconda di canti natalizi tradizionali italiani ed europei di autori vari. Si tratta del secondo concerto nell’ambito del Progetto “Nuove voci, nuove sfide: rinnovare per crescere”, promosso dall’Associazione CoroLario - Coro Città di Como. L’ingresso è libero. Per informazioni: www.corocittadicomo.org/ corolario. (s.fa.) Como Salute Sabato, 22 dicembre 2012 23 L’esperto Da Villa San Benedetto Menni, di Albese con Cassano, alcune indicazioni su come arricchire la tavola per mantenersi in salute Alimenti di qualità per vivere bene I l cibo può essere un grande alleato del benessere psicofisico, ma solo se scelto bene. è importante affidarsi alla qualità degli alimenti e preferire quelli che vantano caratteristiche sane. Su questi principi si sono basati i medici e gli psicologi di Villa San Benedetto Menni di Albese con Cassano (Co) nel definire il menù proposto in occasione della cena “Sapori per la mente. Scienza e passione” organizzata da FORIPSI Onlus a sostegno di Fidans, progetto di ricerca sui disturbi d’ansia e da stress. La cena si è svolta nei giorni scorsi presso la Cascina San Giovanni di Arcore (MB) grazie al prezioso sostegno di SeRist. «Il semplice fatto di alimentarsi influisce positivamente sull’attività cognitiva, probabilmente tramite lo stimolo del nervo vago: fare piccoli pasti multipli durante la giornata è un toccasana per il nostro cervello — ha sottolineato durante la cena il prof. Giampaolo Perna, direttore scientifico e primario del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche di Villa San Benedetto Menni e professore presso le Università di Miami (USA) e Maastricht (Olanda) - Ovviamente è importante anche quello che scegliamo di mangiare: alcuni studi, per esempio, hanno dimostrato come una dieta mediterranea abbia effetti positivi sull’umore. Le prove più convincenti di effetto benefico sono legate all’assunzione di Omega 3, i grassi contenuti nei pesci (da consumare preferibilmente bolliti o cotti al vapore) che sembrano essere capaci di stimolare la neurogenesi cerebrale, cioè la produzione di nuove cellule nel cervello. Oltre agli Omega 3, presenti peraltro anche nelle noci anche le spezie contribuiscono al benessere psichico, in particolar modo il curry. I flavonoidi che si trovano nel thé verde, nel cioccolato fondente, nel cacao e nel vino (nel quale è contenuto anche il resveratrolo) stimolano le capacità cognitive. A proteggere il cervello dall’invecchiamento ci pensano le vitamine D, C (di cui sono ricchi gli agrumi) ed E. Vale la pena sottolineare, infine, che anche alcune piante aromatiche come la menta e la salvia hanno dimostrato proprietà positive per il funzionamento cognitivo. In generale gli eccessi andrebbero evitati e, per sfruttare al meglio l’effetto benefico degli alimenti sul cervello, l’aggiunta di attività fisica regolare aiuta sicuramente». Quali sono gli alimenti che non dovrebbero mai mancare sulla nostra tavola? Tra la frutta e la verdura vanno privilegiati asparagi, avocado, spinaci e noci, che forniscono un elevato contributo di vitamina E, aiutando a prevenire l’invecchiamento precoce delle membrane cellulari. Importante anche il consumo di limoni, arance e carote, perché la loro vitamina C favorisce la prevenzione di disfunzioni cardiocircolatorie, spesso connesse ai problemi di ansia e stress. Il pesce azzurro e i crostacei, come già sottolineato, sono ricchi di Omega 3, che previene i disturbi dell’umore e potenzia la terapia di disfunzioni cerebrali di origine organica. Importanti anche i pesci grassi, così come i funghi, il latte e i cereali, alimenti ricchi di vitamina D: alcuni studi hanno evidenziato un’associazione tra il deficit di questa e la comparsa di numerose patologie psichiatriche come depressione, schizofrenia e disturbo bipolare. Per concludere, tra le spezie va privilegiato il curry che possiede proprietà antiossidanti per il cervello; importante anche lo zafferano. Altre erbe molto apprezzate e utili a tavola sono il basilico, l’origano e il rosmarino. ✎ Abitudini... M angiare bene consente di dare energia positiva al corpo e di evitare al cervello stress eccessivo, potendo così affrontare le giornate con più forza e in uno stato di maggiore benessere generale. Ci sono alcune buone abitudini che aiutano anche a mantenere la propria linea: - mai fare la spesa senza lista per evitare di comprare quello che non serve; - apparecchiare la tavola con cura e creatività (anche l’occhio vuole la sua parte); - mangiare seduti in un posto comodo e confortevole che permetta di assaporare i cibi al meglio; - consumare da tre a cinque pasti al giorno, cercando di interpretare lo stimolo della fame; - mangiare lentamente (il cervello registra il senso di sazietà dopo quindici minuti); - concedersi sempre qualcosa che piace: mangiare con piacere è indispensabile e legittimo. Iniziativa milanese da imitare Alimentazione: l’Abc sin da piccoli M erendine ipercaloriche, Alleanza tra un’azienda cibi fritti e, più in leader sul fronte della generale, un approccio sbagliato con il cibo. Sono questi sana alimentazione e gli ingredienti principali di una l’Ospedale dei Bambini cattiva alimentazione, che portano l’Italia a essere il primo Paese in Buzzi di Milano. Un libretto Europa per numero di bambini obesi. Per combattere all’origine il con buone pratiche problema Amc, azienda della vendita diretta leader della sana alimentazione, si è alleata con base di una corretta alimentazione - afferma Paolo Petris, l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano lanciando “L’Abc responsabile marketing di Amc -. Per questo abbiamo dell’alimentazione”, campagna mirata a migliorare il voluto collaborare con il Buzzi in questa campagna di rapporto con il cibo fin da piccoli. «Ogni anno migliaia educazione alimentare rivolta alle famiglie». Amc Italia, di famiglie si rivolgono all’ospedale Buzzi per avere che dal 1970 sostiene questa filosofia attraverso il suo consigli su come gestire problematiche legate al peso dei innovativo sistema di cottura, ha voluto partecipare al bambini e, nel 30% dei casi, si tratta di stranieri - afferma progetto “L’Abc dell’alimentazione”, dedicando ai genitori Cinzia Baldo, nutrizionista dell’ospedale Buzzi -. Le cause una guida pratica, facile ed utile per imparare a mangiare sono soprattutto cibi troppo calorici consumati magari bene con i propri bimbi, a partire dalla gravidanza fino ad davanti alla televisione, oppure dati come “premio” arrivare all’adolescenza, con libretti multilingue mirati per dai genitori. Troppe volte si sente dire: “Se fai il bravo ti fasce d’età. Recenti ricerche stabiliscono che i bambini compro le patatine” oppure “Oggi sei stato proprio bravo, cicciottelli hanno maggiore possibilità di diventare adulti ti meriti una caramella”». Il cibo, insomma, è utilizzato con problemi di peso, con conseguenze importanti sulla come gratifica o come ricatto. L’approccio corretto è salute. Sovrappeso e obesità si evidenziano già nella invece abituare i bambini a mangiare un po’ di salute fascia di età prescolare, per cui è importante intervenire ogni giorno e per riuscirci è importante iniziare fin dai fin dalla più tenera età. «Alcuni consigli sono fare tanto piccoli: «Un ruolo fondamentale lo rivestono i genitori, movimento, ridurre le porzioni e le dimensioni dei che sono i primi a dover insegnare ai bimbi i principi piatti, in modo che non sia evidente anche alla vista la minor quantità di cibo, e ancora scegliere cibi con minor apporto energetico, variare molto la dieta, mangiare tanta frutta e verdura, abolire le merendine o scegliere quelle che hanno un minor contenuto di lipidi» afferma la nutrizionista. Una delle obiezioni più frequenti che viene fatta dai genitori a questi suggerimenti, è la mancanza di tempo per cucinare, che porta ad acquistare cibi già pronti o prodotti confezionati, ricchi di calorie. «Per mangiare bene, in realtà, non serve passare ore ai fornelli - afferma Petris -. Grazie all’innovativa tecnologia delle nostre unità, è possibile preparare tantissimi piatti in poco tempo e con pochi grassi.» Nell’opuscolo, che sarà tradotto in 3 lingue (inglese, cinese e arabo) e che sarà distribuito alle famiglie che accedono all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano, si trovano tanti consigli pratici per gestire l’alimentazione di tutta la famiglia. Il momento del pasto deve diventare un rituale, dove la famiglia si siede a tavola per condividere quanto fatto durante la giornata. 24 Sabato, 22 dicembre 2012 Confcooperative Carcere. Questa Generazione, Acli e Solco, unitamente ad altre realtà del territorio, oltre le mura per restituire vita e speranza L’impegno per un patto sociale da fuori a dentro, da dentro a fuori Foto william Il terzo settore dentro il Bassone N on è sempre facile parlare di carcere perché sono tante le evocazioni e i richiami ai pregiudizi e al vissuto che ognuno di noi si porta dentro. Indubbiamente non è mai banale o inutile affrontare l’argomento perché di fatto sono molte le vite in gioco, i sentimenti delle persone coinvolte “dentro e fuori le mura”, al di là dei risultati processuali e delle emozioni, spesso contrastanti, che possono suscitare. Il tema del carcere e della condizione dei detenuti suscita da sempre molte riflessioni, e talvolta accesi dibattiti; in ogni caso sono numerose le iniziative che vengono realizzate anche sul nostro territorio, nella convinzione del ruolo riabilitativo della pena ma anche per avvicinare il mondo “dentro”, la Casa Circondariale del “Bassone” con quello “fuori” . Foto william Le parole che seguiranno vogliono però dare conto, al di là di ogni differente opinione a riguardo, di ciò che negli anni la cooperativa sociale individuali che di gruppo, nel corso dei quali vengono “Questa Generazione”, le Acli di Como e il Consorzio affrontate tematiche legate all’essere “genitori dentro” (da Solco Como hanno realizzato, anche attraverso la qui il nome del progetto di riferimento). costruzione di una rete che ha coinvolto e a cui hanno Una domenica al mese, infine, viene programmato collaborato molti altri operatori del terzo settore. Sono un incontro straordinario tra i padri detenuti e i state promosse azioni che, pur coinvolgendo direttamente figli (di età compresa tra zero e quattordici anni) per i detenuti quali protagonisti principali, hanno di fatto consentire momenti di condivisone che comprendono prodotto un risultato aggiunto a favore della società civile, attività creative, laboratori teatrali ed infine il pranzo intesa come “vita degli altri”, a chi sta fuori da comune preparato insieme, durante il quale ricostruire il senso di cittadino, e a chi ha un vincolo di affetto o di vicinanza quotidianità e di intimità tra padre e figlio. con chi sta dentro. Ed è proprio dalla considerazione degli La cooperativa “Questa Generazione” è altresì attiva sul affetti, dell’essere nella condizione difficile di padre o di fronte dei minori detenuti. Infatti, in collaborazione con madre detenuti e prima ancora, se si prova ad invertire la il CSV di Como, la Comunità Annunciata di Como, le traiettoria dello sguardo, dell’essere nella condizione di Acli Como ha dato vita al progetto “Orizzonti allargati” figlio di detenuto, che sono partiti, ormai molti anni fa, che si distingue per la valorizzazione dell’esperienza di interventi all’interno delle sezioni maschili e femminili volontariato nei percorsi rieducativi personalizzati. del carcere. Il dato giuridico a riguardo recita la possibilità Nello specifico il programma è strutturato in quattro di una madre detenuta di tenere con sé i propri figli di ambiti di intervento: età compresa da zero a sei anni, anche se si tende a non il primo attiene ad un’azione di orientamento al considerare questa prospettiva del diritto dei bambini di volontariato condotta da operatori esperti del Csv, che a ricevere le cure dei propri genitori. seguito di colloqui ed a un’analisi attitudinale indirizzano All’interno del carcere, sebbene distaccato dall’area delle il minore verso l’associazione più idonea dove poter celle, si trova il reparto destinato al nido, dove le operatrici svolgere un lavoro di utilità sociale; il secondo ambito della cooperativa “Questa Generazione” lavorano di azione attiene alla progettazione di un percorso riper sostenere la madre detenuta nella gestione della educativo mirato, con la possibilità di accompagnarlo a quotidianità e per favorirla nel rapporto educativo con misure d’inserimento lavorativo attraverso lo strumento il proprio bambino nel delicato contesto carcerario, che della borsa-lavoro, nonché ad altre opportunità impone ad entrambi maggiori restrizioni. In particolare artistiche, creative o sportive presenti sul territorio. Il l’équipe socio-educativa ha cura di tutelare i diritti dei terzo intervento prevede l’attivazione di un’ equipe minori e dei loro spazi di libertà, garantendo loro la transculturale del centro ARCOIRIS con la finalità di fruizione di attività ludiche e animative adatte alla loro sostenere il minore straniero nella rielaborazione del età, organizzando costanti uscite all’aperto e favorendo reato, in un’ottica che tenga in considerazione la cultura di gli incontri con altri coetanei, al fine di non mortificare lo appartenenza e allo stesso tempo di fornire un supporto sviluppo delle loro capacità di socializzazione. di mediazione linguistica nell’interfacciarsi con i Servizi Nella sezione maschile, sono invece attivi progetti di Giustizia coinvolti. Infine è prevista anche un’iniziativa volti a sostenere i padri detenuti attraverso colloqui sia di pronto intervento per accogliere i minori sottoposti alla misura cautelare del collocamento in comunità, con il supporto della Comunità “Annunciata” di Como. In linea con il perseguimento dell’obiettivo della reintegrazione sociale, dalle Acli nasce il progetto “Percorsi di inclusione Possibile” in rete con Centro Servizi per il Volontariato di Como, la cooperativa sociale “Questa Generazione” e la Fondazione Scalabrini. In questo caso i destinatari sono persone sottoposte a procedimenti dell’autorità giudiziaria e le loro famiglie, con particolare riferimento a detenuti (italiani e immigrati) in fase di dimissione, che rientrano nella categoria dei giovani adulti (18-25 anni) e delle donne e soggetti ammessi a misura alternativa alla detenzione. Le azioni previste dal progetto riguardano: la presa in carico integrata fra i diversi servizi coinvolti con il fine di costruire buone prassi tra gli operatori delle rete; l’inserimento al volontariato; percorsi individualizzati per il reinserimento sociale del detenuto e il sostegno della rete familiare di riferimento della persona. Sono anche previste attività specifiche di consulenza trans-culturale e di sostegno psicologico per gli utenti stranieri e per le loro e famiglie; un’azione di sostegno per favorire il raggiungimento dell’autonomia abitativa in collaborazione con la Fondazione Scalabrini. Per concludere, il fondamentale tema del lavoro (del quale il Consorzio Solco Como insieme alla rete del partenariato si occupa da anni), stavolta è visto nella innovativa concezione della collaborazione con le realtà imprenditoriali e della cooperazione sociale che “entrano” in carcere per portare lavoro. L’opportunità è sostenuta dal progetto “Lavoro dentro Lavoro fuori” che vuole favorire la sensibilizzazione delle imprese e il conseguente sviluppo di attività produttive all’interno della struttura detentiva, per offrire occasioni di inserimento lavorativo e di formazione professionalizzante dei detenuti. Si realizza così in tal modo un patto di integrazione sociale che vede la collaborazione tra il carcere e l’ impresa per creare opportunità di lavoro, crescita e formazione per i detenuti. Come dimostrato dall’esperienza e da statistiche ufficiali, quando inserite in percorsi e in processi che ne prevedono un ruolo attivo, le persone detenute conseguono con maggiore successo il positivo risultato del reinserimento sociale, misurato anche dal considerevole abbattimento del tasso di recidiva. Genitorialità, lavoro, mediazione culturale, segnano dunque il percorso di crescita che le realtà del terzo settore hanno saputo costruire operando in rete tra loro e con i soggetti e le istituzioni coinvolte, generando un nuovo modello di lavoro, di interazione con la difficile realtà del carcere che è parte della realtà civile nella sua complessità, tracciando un sentiero, un cammino da fare insieme per raggiungere una meta comune, a beneficio della collettività. Como Cronaca Sabato, 22 dicembre 2012 25 Piazza Duomo. Domenica 23 dicembre. Rappresentazioni alle 14.30, 16 e 17.30 S arà ispirato all’Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli il Presepe Vivente allestito domenica 23 dicembre in piazza del Duomo a Como. Come ogni anno l’Associazione De-Sidera, che lo organizza, prende spunto da uno storico dipinto per ricostruire la scena della Natività di Cristo e questa volta la scelta è caduta sul grande esponente del Rinascimento fiorentino. Nei prossimi giorni, i volontari cominceranno a costruire la quinta dove culminerà la sacra rappresentazione: un tempio diroccato realizzato con tanti scatoloni colorati di bianco. “Quelle macerie sono le nostre, della nostra crisi umana prima che economica”, spiega Pierluigi Libeccio, presidente dell’Associazione, “ed è là in mezzo che Gesù nasce per noi”. Come ogni anno, dalla piazza si dipanerà, per le vie della Città murata il corteo aperto dagli zampognari e dagli angioletti e chiuso dai tre Re Magi a cavallo. Un giro che simboleggia il viaggio di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, guidati dalla stella cometa, e alla ricerca del Bambinello che il mondo aspettava. Nell’attesa dei Magi, in piazza il Coro S. Benedetto intratterrà gli spettatori ( 200 i posti a sedere a ingresso libero) con musica sacra natalizia. Poi la scena dell’Adorazione, recitata come ogni anno dalle decine di figuranti che, da giorni, stanno provando con dedizione quasi professionale. Sacra Famiglia, pastori, popolo, Magi, tutti faranno la loro piccola o grande parte nel Presepe, riflettendo in cuor loro sulla È tornata alla casa del padre IOLE MALINVERNO ved. MAIOCCHI già presidente dell’Azione Cattolica per ben due decenni. Noi tutte associate la ricordiamo con la preghiera e non dimenticheremo l’amore che l’ha sempre legata alla sua Azione Cattolica. Azione cattolica di Grandate Il presepe vivente Alcune immagini del presepe dello scorso anno Torna l’appuntamento con la sacra rappresentazione, organizzata dalla associazione “De-Sidera” che quest’anno sarà ispirata all’Adorazione dei Magi I frase di Benedetto XVI inscritta quest’anno nel manifesto della rappresentazione e che, tra l’altro, ricorda che “ il Dio eterno e infinito ha lasciato un momento di festa come è il Natale il nostro pensiero è Da Palazzo “ nandato a chi vivrà queste feste lontano da tutti e da tutto. Per questo, in segno di vicinanza anche alle famiglie dei abbiamo promosso una raccolta di panettoni da destinare Cernezzi un detenuti, ad ognuna delle 220 celle del Bassone. Grazie all’aiuto di uno sponsor, Coop Lombardia, siamo riusciti a concretizzare questo panettone gesto e nel corso dei prossimi giorni i panettoni saranno consegnati al cappellano del carcere che provvederà poi a distribuirli”. Così il del Consiglio comunale di Como, Franco Fragolino, spiega ad ogni cella presidente il significato dell’iniziativa intrapresa a nome di tutta l’assemblea Tutti i panettoni sono stati donati all’amministrazione del Bassone cittadina. comunale e verranno consegnati nei prossimi giorni. il suo Cielo ed è entrato nel tempo”. Al Presepe vivente di Como, la cui prima edizione fu realizzata nel 1993 per iniziativa di alcune giovani famiglie “desiderose di trasmettere ai figli il senso profondo del Natale”, collaborano ormai oltre 180 volontari fra figuranti, addetti alla scena, cantori, fino alla squadra di sarte che cuciono ogni anno i costumi necessari. Quest’anno il vescovo Diego Coletti che segue sempre con grande paternità il Presepe vivente, ha scelto il contesto della sacra rappresentazione, per un incontro sull’ultimo libro di Papa Ratzinger: “L’infanzia di Gesù”. Sua eccellenza parlerà infatti dal palco della manifestazione, in coda alla prima rappresentazione, che inizia intorno alle 14.30 per terminare alle 15,20 circa. Domenica prossima le altre rappresentazioni sono previste per le 16.00 e per le 17.30. Anche quest’anno le offerte ricavate saranno devolute ai progetti di solidarietà internazionali della ong Avsi in 38 Paesi del Sud del mondo. Si ricorda che la “Fondazione AVSI” è una organizzazione non governativa, Onlus, nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 38 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia. AVSI opera nei settori dell’educazione, sanità, igiene, cura dell’infanzia in condizioni di disagio, formazione professionale, sviluppo urbano, sicurezza alimentare, agricoltura, ambiente, microimprenditorialità, ICT e aiuto umanitario di emergenza. ■ 2 gennaio Il cielo sopra Palermo. Chiesa e legalità “Il cielo sopra Palermo. Chiesa e legalità” è il titolo dell’incontro che avrà luogo il 2 gennaio alle ore 21 presso il cinema Astra di Como con suor Carlina Lavazzo, collaboratrice di don Pino Puglisi. Como Cultura 26 Sabato, 22 dicembre 2012 Pubblicazioni. L’opera ripercorre la storia di oltre un secolo e mezzo R accontare una storia lunga 160 anni ma che ha ancora tanti capitoli da scrivere. E’ questo, in sintesi, l’obiettivo di “Binari per Como”, un volume dedicato alla storia delle reti ferroviarie sulle rive del Lario e nel territorio comense a cura del prof. Salvo Bordonaro e dell’architetto Roberto Ghioldi, due delle “anime” dell’Associazione “Como in Treno”. Il volume è stato presentato al pubblico la scorsa settimana in Biblioteca Comunale nel corso di un’affollata serata durante la quale è intervenuto anche l’assessore alla cultura del Comune di Como, Luigi Cavadini. «Un libro che nasce dalla passione verso il treno, mezzo che ha contribuito all’evoluzione del territorio e che ha plasmato le città moderne» ha affermato l’arch. Ghioldi. La pubblicazione, che può contare anche su capitoli specifici curati da alcuni soci del club (come nel 160 caso di Luca e Luigi Clerici rispettivamente sulla nascita alla e sulla chiusura della linea Grandate-Malnate delle FNM lungo la direttrice ComoVarese), oltre il patrocinio dei Comuni di Como e Cantù oltre a quello della Provincia di Como, vanta anche una sezione dedicata a quella che fu una vera e propria eccellenza lariana in questo settore: la Rivarossi, nome che è ormai assunto al rango di un mito nell’immaginario del ferromodellismo e che tornerà di stretta attualità nella nostra città il prossimo anno. A marzo è infatti in programma la cerimonia di inaugurazione del monumento dedicato alla figura del fondatore, Alessandro Rossi, a Sagnino ed i soci di “Como in Treno” (ma non solo) si stanno impegnando affinché la nostra città In edicola “Broletto” Pubblicazione trimestrale - € 3,00 Poste Italiane SpA Spedizione in A.P. - 70% Filiale di Como Numero 106 di Capolago dove venne per anni stampato tutto il materiale avverso al dominio asburgico sulle nostre terre), divenne realtà solo nel 1849 ed in forma meno importante. L’arrivo del treno ebbe inoltre come conseguenza nelle campagne lariane la nascita dei primi movimenti ecologisti che imputavano al vapore sprigionato dalle locomotive la sicura moria dei gelsi, elemento fondamentale dell’economia serica (e delle entrate delle famiglie contadine che con le foglie di questo albero nutrivano i bachi da seta) del tempo, mentre in più occasioni le autorità dovettero intervenire per assecondare il progresso alla realtà contadina. Si ricordano, in proposito, i limiti di velocità imposti ai convogli al fine di non investire i capi di bestiame che per caso si lungo i anni di locomotive, stazioni, passeggeri e merci. Un volume dedicato avventuravano binari. Questo volume ci inoltre di scoprire storia delle reti ferroviarie sulle rive del Lario e nel territorio comense permette come la prima stazione realizzata a Como, ovvero Camerlata, è ancora in apra al più presto un museo dedicato comunque continuano a vendere modelli piedi. Debitamente trasformata ospita all’opera di una delle più importanti ditte e locomotori di modellismo ferroviario infatti una sede staccata dell’Istituto del settore dei giocattoli. Un nome che, con il brand lariano a dimostrazione di Pessina lungo via Scalabrini. Ma come insieme a quello della Lima, della Polistil come sia diventato sinonimo indiscusso detto il libro non si ferma al passato o della Bburago, ha rappresentato per di eccellenza. ma analizzando progetti e discussioni decenni l’eccellenza della produzione Tornando alla storia delle ferrovie in città attuali (l’introduzione dei convogli italiana nel settore dei giocattoli bisogna subito sottolineare come tanti TILO, il progetto Alptransit, la futura ammirata ed imitata da tutto il mondo sono gli aneddoti ed i fatti interessanti linea Mendrisio-Stabio-Arcisate) traccia e che, nei primi anni ’60, è arrivata ad riportati nel volume. Innanzitutto merita alcuni interessanti scenari su un mezzo occupare ben 350 persone più altre 600 di ricordare che la prima idea di una di trasporto che, complice anche la indotto. Costituita nel 1945 ad Albese, dal ferrovia tra Como e Milano fu partorita crisi economica, il rincaro costante 1947 a Sagnino, la ditta è fallita una prima da Giuseppe Bruschetti nel 1833, ma il di benzina e gasolio ed una nuova volta nel 1980 (evento che si ripeterà per progetto, anche per l’avversità dimostrata coscienza ambientale, sta tornando altre due volte nei successivi 18 anni) dalle autorità del Lombardo Veneto a prepotentemente d’interesse anche nel per essere infine acquisita (siamo nel causa della vicinanza della nostra città al nostro territorio. 2004) dai produttori inglesi Hornby che confine svizzero (e alla famosa Tipografia Luigi Clerici Binari per Como 2012/3 Numero 106 COSA C’È SOTTO IL PIRELLINO É FUNICOLARE BRUNATE IERI E OGGI in edicola il nuovo numero di Broletto (n. 106, una copia 3 euro). Nella rivista culturale diretta da Rosaria Marchesi, ampio spazio viene riservato alla storia locale: dai resti archeologici “nascosti” sotto l’attuale “Pirellino”, agli orafi con bottega nel capoluogo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, alla prima esecuzione del “Natale del Redentore” di don Lorenzo Perosi a Como nel 1899. Interessante è anche il tema delle istituzioni culturali in città, con interviste a Maria Antonia Brovelli protettrice del Polo comasco del Politecnico di Milano e a Livia Porta, per scoprire l’attività dell’Istituto Carducci, uno dei luoghi storici della cultura comasca. Si parla anche del progetto “Camminacittà”, promosso dell’associazione culturale Iubilantes, che ha realizzato un portale internet (www.camminacitta.it) per riscoprire e valorizzare il patrimonio culturale delle nostre città coniugando mobilità dolce, turismo sostenibile e accessibilità. Tra i personaggi di ieri vengono ricordati il drammaturgo Hauptmann premio Nobel nel 1912 ed innamorato della Tremezzina, Renzo Mosconi, un giovane fotografo morto nella II Guerra Mondiale e Giuliano Beretta, scomparso quest’estate; per i personaggi di oggi si parla dei figuranti del Palio del Baradello e del pittore Alfonso Salardi. Per il territorio della provincia, si parla della funicolare Como-Brunate, della “riva nobile” (ovvero quella che va da Como a Bellagio), dell’Orchestra Giovanile di Cantù, del Museo etnografico al Bisbino, dei dipinti con i pastori musicanti presenti nelle Natività in Valle Intelvi, sul lago e in città. Gli amanti dello sport potranno trovare una carrellata di ricordi legati alla Ginnastica Comense 1872, un approfondimento sugli atleti comaschi reduci dalle Olimpiadi di Londra e anche sulle giovani promesse del nostro automobilismo. Gli appassionati d’arte invece potranno dilettarsi leggendo dell’architetto Cesare Cattaneo, nel centenario della nascita e della mostra milanese dedicata a Pablo Picasso. Dulcis in fundo, l’angolo della gastronomia. (s.fa.) LA NAJA: TRA STORIA E CURIOSITÀ LE ANTICHE BOTTEGHE DEGLI ORAFI DON LORENZO PEROSI A COMO HAUPTMANN: DRAMMATURGO VIAGGIATORE POLITECNICO: IL POLO DI COMO RICORDO DI ALFONSO SALARDI RICORDI DELLA COMENSE L’ORCHESTRA GIOVANILE DI CANTÙ MUSEO ETNOGRAFICO AL BISBINO I MUSICANTI NEI DIPINTI DEL LARIO ITINERARIO: POGNANA-BELLAGIO COMASCHI “OLIMPICI” AUTOMOBILISMO LE MOSTRE DI PICASSO E DI CESARE CATTANEO LA CUCINA DI ADRIÀ ALLA SCOPERTA DELLA CITTÀ Como e dintorni benevenuto 2013 N atalizio sino al midollo, e non avrebbe potuto essere altrimenti, il numero di dicembre della rivista “Como e dintorni”, che attraverso una serie di interviste ad alcuni personaggi chiave della politica e dell’economia comasche, dal sindaco Mario Lucini al presidente dell’Associazione Albergatori Roberto Cassani, cerca di fare il punto della situazione in previsione di un anno che, tra tagli e recessione, non si preannuncia agevole, e di certo non solo a Como. di Sabina Barbato, ma in L’unica cosa che appare indubbia un certo senso “natalizia” è che il 2013 … ci sarà, come si è anche la presentazione spiega nel servizio di Chiara Meroni del nuovo sito di “Como e dedicato alla famosa profezia dei dintorni” (www.rivistacomo. Maya sulla fine del mondo fissata it), proposta come regalo di per il 21 del mese, e alla quale sono Natale agli affezionati lettori. ben pochi i comaschi disposti ad Per il resto, da segnalare accordare credito. Il profumo intenso l’articolo sul bicentenario del Natale si avverte poi nell’articolo del Teatro Sociale di Daniela sui Re Magi di Ovidio Berlusconi, Corti, quello di Paolo Borghi nell’articolo sulla leggenda della sulla realtà calcistica della camelia di Grazia Levi e nel servizio Como 2000 e il consueto sulla Mostra del presepe di Rovenna appuntamento con la storia L della città di Sandro Cima, stavolta riservato all’anno 1936, ma anche il resoconto di Daniela Giunco sulla mostra al Castello Sforzesco milanese incentrata sulle tavole illustrate dell’Archivio Salani, che nello scorso secolo allietarono le fantasie di milioni di bambini. (s.c.) cantico di natale a guanzate a Biblioteca comunale di Guanzate propone, per sabato 22 dicembre, un concerto di Barabàn, fra i più apprezzati gruppi della musica popolare italiana. Barabàn rievoca i riti e le storie del Natale europeo con una raffinata rilettura della tradizione, impreziosita da una ricca tavolozza sonora. Uno spettacolo ricco di fascino e suggestione che richiama i freddi paesaggi del nord Europa, i riti della festa, i suoni e i silenzi invernali. Quattro musicisti, 30 strumenti musicali, 20 canti e musiche provenienti da Irlanda, Francia, Inghilterra, Italia, Svezia, Galizia, Provenza, Bretagna, Scozia. I musicisti saranno Aurelio Citelli: voce solista, tastiere, bouzouky, ghironda, fisarmonica; Giuliano Grasso: violino, cori; Diego Ronzio: clarinetto, darabuka, xilofono, piffero, tastiere, percussioni, cori; Paolo Ronzio: musette, uillean pipe, chitarra, autoharp, jaleika, flauti, cori. Presso l’Auditorium Comunale di viale Somaini 1, alle ore 21. Ingresso libero. Como Cronaca erde v a n i Sp Sabato, 22 dicembre 2012 27 Storia e restauro del simbolo di Como Baradello e dintorni U n nuovo testo, fresco di stampa, arricchisce la cospicua serie di pubblicazioni dedicata ai gioielli presenti all’interno del Parco Regionale della Spina Verde. “Baradello e dintorni. Storia e restauro del simbolo di Como” è il titolo dell’ultima fatica di Luca Marchiò, opera realizzata dal Parco Regionale Spina Verde, con il contributo e la collaborazione del Rotary Club Como Baradello, edizioni New Press. “Dopo anni di torpore e di isolamento dalla città – scrive Giorgio Casati, presidente del Parco Regionale Spina Verde -, dopo un ambizioso intervento di riqualificazione e recupero, il Baradello riconquista un ruolo importantissimo nella vita di Como”. A significare il valore da sempre assunto da questo monumento per i comaschi le parole del giornalista Alberto Longatti a corredo del volume: “Negli ultimi anni dell’Ottocento Giovanni Verga, allora abitante a Milano, attendeva di scorgere la torre del Baradello dai finestrini del treno per apprendere di essere giunto alle soglie di Como, meta dei suoi week end di vacanza… La torre, nell’immaginario del grande scrittore, rappresentò ciò che i comaschi hanno sempre avuto caro, il bastione di una storia antica divenuto icona, simbolo visivo della città. Una specie di portafortuna, di souvenir da portarsi appresso come una cartolina casalinga…” Accompagnato da splendide immagini d’epoca il libro ripercorre la storia di questa fortezza, dalla sua realizzazione, alla caduta in disgrazia, alla rinascita. Scorrendo le pagine scopriamo così che la dizione Castrum Baradelli compare già nel 1178 nell’archivio municipale. Tanti autori e storici hanno provato, negli anni, a cimentarsi nella ricerca di documenti e prove che dessero una datazione alla fondazione del castello. Si intrecciano così varie ipotesi, risalenti fino all’epoca pre romana. Quella più accreditata per l’anno di fondazione rimane, però, il 1158, anno in cui, secondo quanto scrisse Corrado da Liechtenau, biografo e scrittore delle gesta del Barbarossa, l’imperatore “costruì sopra la città di Como un castello munito di mura e torri, che i tedeschi chiamano il Patarello, per frenare le invasioni dei milanesi, e nei presidi vi collocò soldati tedeschi”. Il 23 ottobre 1178 Barbarossa, con atto di riconoscenza verso i comaschi a lui fedeli dona “alla chiesa comasca e al comune il castello Baradello e la torre di Olonio, in premio alla fedeltà che i comaschi gli hanno sempre dimostrato…” Attraversato da alterne vicende nel corso dei secoli il castello subisce la distruzione nel 1527 ad opera degli spagnoli (arrivati in città due anni prima), su decisione di Antonio de Leyva, preoccupato di non riuscire a mantenere le fortezze di fronte all’avanzata dei francesi. Se ne salva solo la torre. Il primo intervento di restauro significativo viene compiuto agli inizi del ‘900. Durante i lavori, inaugurati nel 1903, vengono rinvenuti alcuni reperti di epoca medievale successivamente donati al Museo Civico. Nel 1971 nell’area del Baradello parte l’imponente campagna archeologica che si concluderà nel 1978 da cui emergeranno alcuni aspetti interessanti del sito, tra cui la datazione della cerchia muraria racchiudente la torre a un’epoca antecedente l’erezione della torre stessa. Nel ’93 nasce, ufficialmente, il Parco Regionale della Spina Verde sotto la cui tutela è, a partire da quella data, il colle del Baradello e tutte le sue pertinenze. Il XXI secolo porta con sé un soffio di novità sull’area, con il restauro della torre e una serie di altri importanti interventi resi possibili grazie ad un finanziamento del Programma Europeo INterreg, per la cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera, ottenuto grazie al progetto preliminare di riqualificazione donato dal Rotary Club Baradello nel 2003. L’intera operazione costerà 885 mila euro, di cui 575 mila del Parco Regionale della Spina Verde, tramite il Programma Interreg, e tramite propri fondi di bilancio; 200 mila euro del Comune di Como e 110 mila euro della Provincia di Como. I lavori, suddivisi in due lotti (dopo la modifica del progetto originario su indicazione della Soprintendenza) partono nell’aprile del 2008 con l’obiettivo “di sviluppo culturale e turistico ricreativo del comparto medioevale della Torre del Baradello e della rocca gemella del Mesocco in Svizzera” e si concludono nell’ottobre dello stesso anno. Il volume ripercorre passo passo la tipologia degli interventi effettuati, anche nelle fasi successive, con nuovi finanziamenti, accompagnati da una ricca documentazione fotografica che offre uno spaccato interessante di questo edificio, ancora così poco conosciuto dai comaschi, allargandosi agli altri gioielli oggi fruibili nell’area circostante il monumento, dal parco delle Rimembranze alla Cascina Respaù, alla cava di Camerlata, senza far mancare un richiamo agli approdi di ristoro e per chi decida di avventurarsi in un’escursione nell’area. “Baradello e dintorni”, un’occasione per godere, in poltrona, del fascino di alcuni degli angoli più suggestivi della Spina Verde, pronti ad indossare le scarpe da trekking quando la stagione lo permetterà. Presso il castello le visite guidate si effettuano da Pasqua a fine maggio la domenica e i giorni festivi, e da giugno a settembre ai festivi è aggiunto il sabato. (m.ga.) Montano Lucino. Una mostra speciale presso il “Don Carlo San Martino” P “ op for charity”, è l’originale titolo di una mostra che vede protagonisti il pittore comasco Fabrizio Musa e i bambini della classe 4° primaria dell’Istituto Comprensivo Paritario “Don Carlo San Martino – Villa Olginati” di Montano Lucino. La mostra, allestita all’interno della Sala del Teatro della scuola, è stata aperta al pubblico lunedì 17 dicembre ed è visitabile fino a venerdì 21 dicembre con i seguenti orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 14.30 alle ore 17, il venerdì dalla 9 alla 15. Vi sono esposti dei lavori dedicati al Duomo di Como realizzati dai bambini durante una serie di incontri con il pittore Fabrizio Musa. La scuola, grazie a questo progetto, oltre a fornire spunti didattici legati all’arte e, in particolare, all’arte contemporanea del territorio intende favorire lo spirito di solidarietà e carità nei propri alunni. Le opere, infatti, verranno vendute durante la mostra e l’intero ricavato verrà devoluto alla comunità Casa dei Tigli di Brunate, anch’essa realtà che opera sul territorio a favore dei minori e delle loro mamme. Il progetto verrà presentato sabato 22 dicembre alle ore 16 all’interno della tradizionale festa natalizia dell’istituto. “Quest’anno – spiegano i bambini di classe 4° protagonista di questa iniziativa - attraverso discussioni in classe e visione di filmati, abbiamo ragionato su quanto siamo fortunati e su quante “cose” abbiamo. Ci siamo resi conto che molte persone non hanno quello che possediamo noi, così abbiamo deciso di “tirarci un po’ Pop for charity Realizzata dai bimbi di 4°, con il supporto del pittore Fabrizio Musa. Il ricavato dalla vendita delle opere sarà devoluto alla “Casa dei Tigli” di Brunate indietro” a Natale, chiedendo meno regali e creando un progetto di beneficenza che potesse aiutare alcuni nostri coetanei che vivono nelle case famiglia, un luogo dove si accolgono bambini e ragazzi a cui la vita ha destinato meno fortuna di noi. Il progetto l’abbiamo pensato ed organizzato con l’aiuto del pittore Fabrizio Musa; lui ci ha fornito delle opere che poi noi abbiamo colorato. Abbiamo scelto di coinvolgere Fabrizio perché è un pittore che ama la Pop-Art e proprio quest’anno in classe stiamo affrontando questa corrente artistica. Inoltre, è un pittore di Como, esattamente come noi. I soldi ricavati dalla vendita dei quadri andranno interamente alla Casa dei Tigli di Brunate in provincia di Como. Fabrizio ci ha mostrato un suo quadro originale del Duomo di Como. Noi, inizialmente, abbiamo riprodotto il quadro, poi abbiamo colorato dei disegni elaborati da lui dando sfogo alle nostre idee e alla nostra creatività, prima con pastelli e pennarelli, poi con tempere e acrilici, fino ad arrivare al progetto finale. Alcune lezioni le abbiamo fatte con Fabrizio in classe, altre con il nostro maestro Andrea. Alla fine di ciascuna lezione, Fabrizio ci ha omaggiati facendoci gli autografi e semplici disegni. Un nostro compagno ha regalato a sua volta un disegno a Fabrizio. Il progetto si è rivelato impegnativo e difficile, ma allo stesso tempo divertente e bello. Questa esperienza ci ha fatto capire che la vera gioia del Natale sta nell’aiutare gli altri e ha riportato alla mente il comandamento che dice “ama il prossimo tuo come te stesso””. Como Cronaca 28 Sabato, 22 dicembre 2012 Libro e tavola rotonda I 40 anni del CFP di Como U Il felice traguardo celebrato n anniversario importante quello festeggiato il 19 lo scorso mercoledì dicembre scorso presso 19 dicembre con un il Centro della Formazione dibattito sui temi della Professionale della provincia di Como: i suoi quarant’anni di attività! formazione professionale Per celebrare l’evento è stato e la presentazione presentato il volume “Quarant’anni di storia per la Formazione del di un libro fotografico futuro” che propone oltre alla storia della struttura e della Formazione professionale Il volume ripercorre la storia di questa realtà, sin dai regionale, testimonianze e carriere degli allievi suoi primi passi, nel 1972. Una storia raccontata anche arricchite da attuali e antiche immagini del Centro attraverso una moltitudine di immagini che rendono che da sempre fa da sfondo a storie professionali onore ai protagonisti di questo cammino. Oggi a importanti. «Il volume – spiega il presidente Sergio raccogliere e valorizzare l’eredità del CFP è l’Agenzia Zauli - ha voluto presentare la nostra realtà, di oggi e per la formazione, l’orientamento e il lavoro. Nel corso di ieri, in modo piacevole e accattivante. Per questo, del tempo il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia, oltre alla ricostruzione storica e ai nostri obiettivi per il in accordo con la Direzione, si è impegnato in un futuro, abbiamo lasciato la parola agli studenti e agli ex rilevante processo di rinnovamento del CFP per essere alunni, attuali protagonisti del mondo del lavoro». in grado di rispondere alle reali esigenze di formazione “Quarant’anni sono una tappa importante: segnano il delle aziende che operano nel settore ristorativoraggiungimento della maturità professionale – scrive, alberghiero e benessere, arrivando ad una progressiva accompagnando il testo, il direttore Silvio Peverelli diversificazione dei servizi ed un incremento -. Così è per il CFP, una realtà formativa che ha quantitativo delle attività. saputo mettere radici consolidando la sua presenza in Nell’anno formativo 2012/2013 l’Agenzia conta Comunità Scolastica al servizio dei giovani e dello loro qualcosa come 26 corsi di prima formazione a cui famiglie, delle aziende nonché delle istituzioni e delle sono iscritti quasi 600 allievi. Oltre 400 le aziende associazioni del territorio comasco”. che collaborano con il CFP per la gestione di attività Abbondino d’Oro 2012: a Luraschi, Cavalleri e Ferrario la civica benemerenza I l compianto professor Giorgio Luraschi, Carlo Ferrario e Giorgio Cavalleri. A queste tre figure sarà conferito l’Abbondino d’Oro 2012, la civica benemerenza riconosciuta dal Comune di Como a persone e enti che si siano particolarmente distinti, con opere concrete, nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’industria, del lavoro, della scuola, dello sport, con particolare collaborazione alle attività della pubblica di tirocinio formativo/lavorativo, garantendo livelli occupazionali agli studenti pari all’80% nei primi sei mesi dopo il conseguimento della qualifica professionale. 50 dipendenti e oltre 60 professionisti, nelle diverse forme contrattuali consentite dalle normative vigenti, collaborano per la gestione delle attività formative e per l’erogazione dei diversi servizi offerti. Il bilancio annuale consolidato di questa realtà supera i tre milioni di euro. Ad arricchire il volume anche una sezione dedicata agli allievi distintisi nel mondo del lavoro e - come poteva mancare? – e una raccolta di ricette presentate da allievi e docenti. Ad introdurre la presentazione del volume, mercoledì scorso, anche una tavola rotonda dibattito sui temi della formazione professionale, a cui hanno preso parte esponenti del sistema della formazione professionale e delle parti sociali. amministrazione, con atti di coraggio e abnegazione civica. L’Abbondino premia quei cittadini che in qualsiasi modo abbiano giovato a Como, sia rendendone più alto il prestigio attraverso la loro virtù sia servendone con disinteressata dedizione le singole istituzioni. La commissione per le Civiche Benemerenze ne ha deliberato la scorsa settimana l’attribuzione chiedendo inoltre alla giunta l’intitolazione di una sala comunale per ricordare ■ Il “Decreto Balduzzi” e la locandina informativa Il problema del gioco d’azzardo L’ Asl di Como ricorda che il cosiddetto “decreto Balduzzi” (per la precisione l’art. 7 comma 5 del decreto legge 13 settembre 2012 n. 158, convertito nella legge 8 novembre 2012 n. 189) impone con decorrenza 1° gennaio 2013 ai “ gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi” di esporre “il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico. Su indicazione di Regione Lombardia è quindi stata predisposta dall’ASL la necessaria locandina, che si può scaricare in formato PDF dal sito dell’ASL www.asl.como.it , nella sezione News. Il materiale dovrà essere stampato dai gestori con le modalità indicate e affisso come previsto dalla normativa, all’ingresso del locale e all’interno, nei pressi dell’attività di gioco, per non incorrere nelle previste sanzioni. Per informazioni è possibile contattare il Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Como telefonando al n. 031-370870 o inviando una mail all’indirizzo dipartimento.dipendenze@ asl.como.it Se si intrattiene una regolare attività di gioco, le probabilità di sviluppare un problema sono più alte di quelle di ottenere una grande vincita. Più una persona gioca, più alto è il rischio che sviluppi un problema di gioco. • Se giochi occasionalmente…hai 1 probabilità su 50 e se giochi una o più volte la settimana a un gioco che non sia una lotteria…1 probabilità su 7 Segnali importanti per capire che il tuo gioco sta diventando un problema: Come posso evitare che il gioco d’azzardo diventi un problema: ⇒ Aumento dell’indebitamento Le buone regole prima di metterti a giocare ⇒ Difficoltà a pagare i conti in tempo ⇒ Mentire agli amici e ai familiari ⇒ Sentirsi di cattivo umore, irritabile o arrabbiato ⇒ Perdere il lavoro a causa del gioco o avere difficoltà nel concentrarsi sul lavoro ⇒ Spendere tempo e denaro al gioco piuttosto che passare il tempo con gli amici ⇒ Pensare che continuare a giocare risolverà i problemi finanziari ⇒ Sentire che il gioco è diventato padrone di te ⇒ Accantona una somma di denaro da spendere in divertimenti – Gioca solo la somma destinata al divertimento, smetti di giocare quando hai speso quel denaro. ⇒ Poniti dei limiti di tempo e di denaro. ⇒ Non giocare quando hai debiti urgenti e non prendere in prestito denaro per giocare - Le pressioni finanziarie possono condurti a un irrazionale e disperato desiderio di spendere di più nella speranza di alleviare il debito. ⇒ Non giocare quando stai vivendo una situazione di stress emotivo Lo stress, e il desiderio di liberarsi da questa sensazione negativa, può indurti a spendere somme più alte di quanto hai programmato. Sii consapevole di quali sensazioni o situazioni ti mettono a rischio di gioco eccessivo. SE SEI GIOVANE FINO A 18 ANNI NON PUOI GIOCARE D’AZZARDO IL GIOCO PER TE COMPORTA UN RISCHIO MAGGIORE Quando sei nei luoghi di gioco Quando giochi ⇒ Non rincorrere le perdite - Accetta che il denaro speso è ⇒ Ricordati che conoscere le reali probabilità di vincita, può aiutarti ormai perso. ⇒ Poniti dei limiti e stabilisci un budget – Decidi quanti soldi vuoi spendere nel gioco ogni settimana. Pensa a questi soldi come a una spesa per divertirti, e non a un investimento per vincere. ⇒ Stabilisci dei limiti di tempo al tuo giocare e prenditi del tempo per delle pause – Dai un occhio all’orologio, prenditi una pausa di tanto in tanto e non giocare oltre il tempo che hai deciso di dedicare al gioco. ⇒ Non giocare da solo – Cerca di giocare solo in compagnia. Valorizza l’importanza di socializzare con gli amici e non il ad avere la giusta prospettiva rispetto alle tue chance di successo al gioco. ⇒ Non devi giocare pensando di vincere e stai sempre attento a non affidarti a “pensieri magici” del tipo: “L’oroscopo dice che oggi è il mio giorno fortunato”. ⇒ Non esiste “una macchina fortunata” Le macchinette non sanno se stai indossando la tua maglietta portafortuna, né di essere la tua macchina fortunata ⇒ “Le macchinette non ricordano” Le macchine non hanno Arturo Di Giulio, dirigente del Comune di Como, scomparso l’anno scorso. “Accogliendo quelle che erano state le proposte dei cittadini spiega il presidente della commissione Giorgio Selis - abbiamo ritenuto di unire passato e presente e di premiare oltre a chi ci ha purtroppo lasciato, il professor Luraschi, anche due figure come Ferrario e Cavalleri, entrambi distintisi nel campo della cultura”. Il primo Abbondino fu assegnato nel 1984. Notizie flash ■ Sacro Cuore L’esposizione di quattro tele del pittore Vittorio Mottin Per tutte le feste natalizie, fino al 6 gennaio prossimo, sarà possibile visitare all’interno del Santuario del Sacro Cuore di Como la suggestiva esposizione di quattro tele del pittore Vittorio Mottin che hanno come tema L’Anno della Fede. Per informazioni: tel. 031.296711. Como Lago Sabato, 22 dicembre 2012 29 Curiosità storiche Il battistero misterioso di Ossucio N on tutte le sedi plebane Non tutte le sedi plebane antiche nella nostra vasta ed della nostra diocesi hanno articolata diocesi hanno (o informazioni stabili hanno avuto) sacelli stabili per il battistero distinti dalla chiesa e documentate di cui principale: quelli di alcune sono si conserva memoria. giustamente famosi, come S.Maria è, ad esempio, il caso della del Tiglio di Gravedona, in primo luogo, ma anche come quelli di pieve dell’Isola Comacina Mazzo e di Lenno. Per le pievi di Chiavenna, Olonio, nel 1990 quel che restava del battistero medievale di Dongo e Menaggio si hanno documenti precisi o Ossuccio, situato dietro la chiesa di S.Eufemia, con anche parziale sopravvivenza del sito. Per altre pievi abside orientata e impianto quadrangolare, forse ad non si è tramandata neppure la memoria di una ottagono svasato. Questo sacello restò in funzione sino struttura battisteriale, come nella maggior parte di al termine del Settecento, come ha chiarito Belloni, quelle valtellinesi e del Basso Lario. La pieve dell’Isola ma ora un documento inedito ne chiarisce un po’ la Comacina, nella sua sede originaria, ha avuto dai storia. Il 22 gennaio 1484 il prete Francesco de Ripa, tempi più antichi il suo edificio deputato, sul fianco canonico prebendato e residente della chiesa plebana sinistro della basilica plebana di S.Eufemia: era di forma di S.Eufemia d’Isola, nel suo testamento, tra i vari legati, anomala , con due absidiole parallele, e aveva nella parte destina la somma di 100 fiorini, pari a 160 lire imperiali, musiva del pavimento la menzione iscritta del presunto per la costruzione “ della chiesa ovvero del battistero fondatore S.Abbondio. Dopo il 1169 la struttura plebana di S.Giovanni sita presso il cimitero della chiesa di passò in terraferma, in una chiesa preesistente: e il S.Eufemia”, entro i tre anni futuri, a cura e spese dei suoi battistero? Luigi Mario Belloni, il benemerito studioso di eredi. E’ possibile che si trattasse della ricostruzione di storia lariana, per primo presentò sulla rivista “Como” una struttura preesistente andata in rovina, data anche Foto Daniele Marucci la cifra impegnata non altissima: certo quel che si vede della struttura, cioè l’abside, non sembra della fine del Quattrocento, ma di almeno due secoli prima. Strano che negli Atti delle Visite pastorali compiute negli ultimi anni del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento di questo battistero non si trovi memoria esplicita, mentre si fa riferimento al fonte battesimale posto nella chiesa parrocchiale. Eppure era aperto al pubblico culto e c’era tutto quanto era richiesto: forse si preferiva la collocazione più comoda. Nell’ Ottocento il fabbricato fu trasformato in abitazione del sacerdote coadiutore e la sua proprietà fu contesa tra parrocchia e municipio; infine vi trovò sede l’ufficio postale. mario longatti ❚❚ Fino al 31 gennaio Il presepe di Lenno nella tradizione Il presepe di Lenno in una foto d’Archivio A nche quest’anno nel ricordo della nascita di Gesù Salvatore del mondo, con grande impegno si è voluto allestire il “Presepio Parrocchiale”, come di consueto all’interno del nostro Battistero Romanico in piazza della Chiesa. E’ la trentottesima edizione, il presepio è sempre tradizionale ma con paesaggi e motivi diversi ogni volta. Tanti movimenti di pastori affaccendati nei loro mestieri, all’interno di case e botteghe, sono l’attrazione principale per bambini che con i loro genitori visitano il presepio e si sbizzarriscono nello scoprire i movimenti stessi. Sarà sempre motivo di gioia e soddisfazione per il gruppo dei costruttori vedere giungere tanta gente dai paesi vicini ed anche lontani, per ammirare il loro operato. Dopo la S. Messa solenne di mezzanotte l’Arciprete impartirà la benedizione, dopo di che il Presepio sarà visitabile nei seguenti orari: dal 25/12/2012 al 6/01/13 dalle ore 9 alle ore 19. dal 7/01/2013 al 31/01/2013 dalle ore 9 alle ore 17.30. Per informazioni rivolgersi a: parrocchia di Lenno 0344-55118, Agostino Cadenazzi 0344-55613. ❚❚ Fino al 20 gennaio Il presepe di Gravedona ed Uniti D allo scorso 8 dicembre e fino a domenica 6 gennaio, e successivamente nelle giornate del 12, 13, 19 e 20 gennaio, è possibile visitare il presepe animato di Gravedona ed Uniti, tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 (tranne le mattine del 22 e 24 dicembre, e del 12, 13, 19 e 20 gennaio) e dalle 14 alle 19 (il 25 dicembre e il 1° gennaio dalle 15.30 alle 19.30). Il presepe animato di Gravedona ed Uniti è un’opera d’arte realizzato, in origine, dalla grande passione di Giacomo Brambilla, ed inaugurato a Colonno nel Natale 2009, che rischiava di disperdersi dopo la tragica scomparsa del suo ideatore, avvenuta nel febbraio 2010. Il Comune di Gravedona ed Uniti decise così di rilevarlo e di farne un’esposizione permanente. La sede attuale è in piazza Mazzini nella chiesa della Madonna di Soledad, di proprietà della famiglia Motti, messa gentilmente a disposizione per l’ambientazione della rappresentazione. Con il coordina- mento della Pro Loco ed il lavoro di pochi volonterosi, il presepio che conta circa 200 ambientazioni e 1300 personaggi, di cui metà in movimento, è stato riallestito in modo che offra subito uno stupendo colpo d’occhio al visitatore che entra. Ingrandito con l’aggiunta di paesaggi alpestri e lacustri vuole rappresentare l’universalità della nascita di Gesù che è avvenuta per tutti gli uomini di ogni razza e paese. Notizie flash ■ Dongo Uscito il numero di dicembre dei “Quaderni” È uscito in dicembre il numero 67 dei Quaderni della Biblioteca del Convento Francescano di Dongo, il quadrimestrale edito dalla Provincia lombarda S. Carlo Borromeo giunto ormai al ventiquattresimo anno, che si occupa dell’arte e della cultura del territorio dell’Alto Lario, con particolare attenzione al recupero delle tradizioni perdute o in disuso, e alla riscoperta dei tesori artistici, non necessariamente di contenuto religioso, presenti nei paesi tra Menaggio e Colico. In questo numero, accanto alla terza parte della Forma Vitae di S. Chiara a cura di Maria Gabriella Martini, sono da segnalare le ricerche sul monastero della SS. Annunciata di Domaso a opera di Rita Pellegrini, nel quale si riassume la storia della Casa delle Orsoline da cui in seguito ebbe origine il monastero, e soprattutto il servizio di Jennifer Galbiati sulla Sperada, un antico ornamento femminile in argento diffusissimo nella Brianza dei tempi andati. (s.c.) 30 Sabato, 22 dicembre 2012 Testimonianze Otto per mille. L’esperienza di don Diego Fognini e de “La Centralina” di Cermeledo. È in un prepotente richiamo all’integrità umana. Quella che va sconfitta è la riduzione del pregiudizio: “Nella mentalità comune certi soggetti vengono etichettati: questo è un drogato, questo è un barbone, questo è un matto. Disturbano il nostro perbenismo, e per questo vengono frettolosamente bollati ed emarginati”. È la logica ottusa del conformismo sociale, insomma, che con le sue regole di uniformazione ed intransigenza esclude, marginalizza, pretende di recintare i “deviati” e di censurarli, perché disturbano la rassicurante certezza della “norma”. Quello che don Diego propone, allora, è prima di tutto uno sguardo nuovo, la capacità di andare oltre la condanna della paura per guardare a quell’umanità che, senza retorica, ci rende uguali: “Qualsiasi scelta della L’esperienza de “La Centralina”, vita implica e coinvolge le La struttura si articola in tre settori di intervento: dipendenze, disabilità, infatti, si articola di fatto in persone. Quando parliamo tre settori, intrecciati ma di giustizia, libertà, housing sociale; ogni intervento mira al dialogo e al confronto umano... distinti. Prima di tutto la solidarietà e onestà, questi comunità di recupero per valori sono applicati alla persone affette da gravi persona. È la persona che dipendenze, con lo scopo di arginare centrata sullo sviluppo e sul mantenimento pubblico). Il contorno e il compimento di deve essere messa al centro: così accade questi disagi che, prima ancora che della capacità di agire degli individui. tutto ciò è una diffusa e capillare opera di nella nostra Costituzione, nella filosofia vagamente sociali, sono irriducibilmente Un percorso che recupera la dignità prevenzione e sensibilizzazione, portata greca, nella Bibbia dove l’uomo è immagine e drammaticamente umani: su tutti umana attraverso l’attività dignitosa per avanti in prima persona dallo stesso don di Dio”. È un confronto e un dialogo con l’alcolismo e la tossicodipendenza. Ci eccellenza, quella del lavoro, che sola può Diego, attraverso incontri e conferenze, la persona, un’apertura non prevenuta sono poi un centro diurno per la cura realizzare le potenzialità del singolo. Le specialmente nelle scuole, volti a rendere nei suoi confronti, la disponibilità a di gravi patologie psichiatriche e un competenze e il “saper fare” diventano testimonianza di una sofferenza che non darle credito perché nessuno sbaglio avanzato progetto di housing sociale il tramite che permette di emanciparsi può rimare con condanna, ma che deve può definirla, che ribalta la prospettiva, e (uno strumento in continua espansione in dal giudizio sociale; dimostrano con il trasformarsi in occasione di incontro e conduce a risultati inaspettati e bellissimi: Italia, rivolto a tutti quei nuclei familiari, loro prodotto concreto che quel disagio condivisione. D’altra parte basta leggere “Il mio vivere a contatto con i ragazzi da giovani coppie e anziani che non riescono non può comprimere tutta l’ampiezza di le dichiarazioni rilasciate da don Diego molto tempo- continua don Diego- mi ha a soddisfare il proprio bisogno abitativo, un’umanità ricca e capace. Le attività svolte nel corso degli anni, per capire che, in insegnato una cosa molto semplice: che specie in questi tempi di crisi economica; a “La Centralina” sono numerosissime, e fondo, il suo è molto più di un meccanico essi da elementi dannosi possono diventare e che assicura loro, insieme alla vitale vanno dalla florovivaistica all’allevamento, intervenire per soddisfare un bisogno, di un una ricchezza enorme per la società. Basta sicurezza di un tetto, la dignità che solo dalla coltivazione di frutta e ortaggi semplice rimediare (in modo razionalistico lasciare spazio alla loro forza di volontà, al una sistemazione decorosa porta con alla falegnameria, fino a lavori di utilità e banalmente automatico) per risolvere loro ardentissimo desiderio di riscatto. Mi sé). Il metodo seguito, in tutti questi tre pubblica (recentemente è stato stipulato un disturbo. Sarebbe cosa certo lodevole; sono preso questa responsabilità anni fa e contesti, è quello che si è soliti chiamare un accordo con il comune di Morbegno ma in fondo insufficiente, se ogni la voglio portare fino in fondo”. «ergoterapia»: una disciplina riabilitativa per la cura e la manutenzione del verde singolo intervento non si trasformasse MARIO TACCONE il 1991, quando un gruppo di amici di don Diego Fognini decide di avviare, sotto la sua guida, un’esperienza di accoglienza e volontariato nelle vicinanze di Morbegno (precisamente a Civo, in località Sanbello). Nascerà, di lì a poco, l’associazione “La Centralina”, una realtà cresciuta e maturata nel corso degli anni, e oggi tra le più attive sul territorio della nostra diocesi, divenuta ormai un punto di riferimento prezioso e imprescindibile per i bisogni (troppo spesso semplicisticamente bollati come normali sottoprodotti della società di massa) di larghe fasce della popolazione. Quest’anno, grazie ai fondi dell’“Otto per mille” alla Chiesa cattolica, l’associazione (in quanto intervento caritativo a favore della collettività) potrà beneficiare di un contributo di 18.000 euro, una cifra importante, finalizzata all’avanzamento dei vari progetti in corso. La persona innanzitutto Valli Varesine Sabato, 22 dicembre 2012 emergenze. Coinvolti 22 comuni di Valcuvia e medio Verbano 31 Vararo ■ Appuntamenti Concerto nella chiesa di San Bernardo I L a Legge regionale 100/2012 “Riordino della Protezione Civile”, ha ribadito la necessità e l’obbligatorietà che ogni comune si doti di un proprio piano di emergenza di protezione civile, specifico per le problematiche di ogni singolo territorio comunale. In 22 comuni della Valcuvia e del medio Verbano la redazione di questo importante documento è stato delegato alla Comunità Montana Valli del Verbano che ha redatto per questi enti il Piano di emergenza intercomunale di Protezione Civile, nel Il Piano elenca e descrive le azioni necessarie a prevenire i rischi e limitare i danni in caso di calamità quale si sono analizzati in dettaglio i rischi idraulici e idrogeologici, chimici e sismici, di incendi boschivi e quelli generati da eventi meteorologici estremi. “Ad ogni eventuale rischio – spiegano in Comunità Montana - vengono associate specifiche procedure di preallerta, allarme ed emergenza, ma non solo; perché il Piano di emergenza elenca e descrive le azioni necessarie a prevenire i rischi e limitare conseguenze catastrofiche in caso di criticità. Vengono infatti fornite precise indicazioni Un piano di intervento per la Comunità montana rispetto all’attività di manutenzione ordinaria: pulizia di fiumi e sentieri, sistematico controllo di mezzi e attrezzature, aggiornamento delle informazioni cartografiche e di ogni dato utile riferito al territorio in esame”. Per dotare le squadre di Protezione Civile ed antincendio boschivo di uno strumento sempre attuale, le informazioni contenute nel documento appena redatto sono state rese disponibili su una piattaforma web in modo tale che - se necessario - possano essere modificate e condivise in ogni momento. “Le aree di maggior rischio e le strutture da utilizzare in caso di emergenza – illustrano i tecnici dell’ente montano - sono state georeferenziate ed integrate nella cartografia digitale realizzata dalla Comunità Montana (WebGIS), con possibilità di accesso in tempo reale a tali informazioni da parte degli operatori autorizzati, in modo che esse possano effettivamente essere utili e di pratico uso in caso di emergenza. Questo risultato è stato possibile grazie ad un finanziamento di 110 mila euro che Regione Lombardia ha erogato alla Comunità Montana Valli del Verbano perché coordinasse la realizzazione del Piano di emergenza sovraccomunale. Il piano è stato presentato ai 22 Sindaci interessati lo scorso martedì 4 dicembre, nella sede di Cassano Valcuvia dell’Ente montano. A conclusione del lavoro – che attende ora l’approvazione da parte dei singoli comune – il commento del presidente di Comunità montana Valli del Verbano, Marco Magrini: “La tutela e la salvaguardia del territorio, ma anche la sua promozione, necessitano di azioni come queste. Chi amministra un territorio sa che l’attenzione deve essere vigile e costante, specialmente in aree montane come le nostre, caratterizzate da una scarsa densità abitativa e da una complessità di fattori di potenziale rischio, legati – anche - alla morfologia del territorio. È, quindi, importante dare il giusto valore a questo strumento per evitare che il territorio balzi agli onori della cronaca solo in coincidenza di eventi catastrofici che ne evidenziano la sua estrema fragilità”. A.C. niziative natalizie a Vararo ideate e proposte da due associazioni operanti sul territorio che con le loro iniziative animano il piccolo borgo montano, frazione del comune di Cittiglio. Il 26 dicembre alle ore 18.30 presso la chiesa parrocchiale di San Bernardo l’Associazione culturale “Prà Cumün” propone: “Pastorale”. Esecuzione di brani natalizi tradizionali e classici, arrangiati dagli stessi esecutori che formano il “Gruppo Calicantus”, composto da: Marleen Bergè al Violoncello; Gianluca Fortino alla Chitarra; Eleonora Rapone all’organetto diatonico. Poco prima dell’inizio del concerto è prevista la conclusione sul sagrato della chiesa di Vararo della tradizionale camminata in notturna “Ammazzapanettone” Laveno – Vararo, lungo l’antica mulattiera che sale da Monteggia. Questa iniziativa è organizzata e promossa dalla sezione CAI di Laveno Mombello che curerà l’accoglienza dei partecipanti predisponendo all’arrivo un caldo falò, panini caldi e vin brulè. Presepi in mostra con “Vivi Vararo” I n concomitanza con l’iniziativa anche il concerto delle Campane di san Bernardo, a cura del campanaro Marco Righetto. L’Associazione “Vivi Vararo”, ha invece allestito oltre una ventina di presepi – di varie fogge e misure, ma tutti di costruzione artigianale - e li ha collocati in altrettanti punti del borgo montano. I presepi saranno visitabili per tutto il periodo natalizio e sono un ulteriore invito ai turisti perché salgano sino ai 750 m della frazione e, col pretesto di scovare i vari presepi, scoprano Vararo e la sua originalità di borgo montano che, anche in inverno, ricompensa i visitatori con scorci e panorami unici. Brenta. L’attesa nel piccolo borgo della Valcuvia Natale in valle E ccoci nuovamente giunti al Natale. Fuori la neve ha imbiancato e tutto ora è più tranquillo. I rumori attutiti aiutano a riflettere, nonostante i pensieri vagano nelle prove del presente fatto di dubbi, perplessità e rancori giusti o ingiustificati. Tutti sappiamo i temi dell’amaro e ci consoliamo perché, nonostante tutto la vita, per noi comuni mortali, bene o male, con lacrime o sorrisi, continua. E’ Natale e gli occhi stupiti e festosi dei bimbi ce lo ricordano e ci parlano. Le luci, anche nei nostri piccoli villaggi della valle, ci parlano anche in modo profano della festa tanto attesa. Il Papa ha ricordato le sirene del consumismo che coprono coi loro canti il vero significato della festa che viene. Ci ricorda ancora una volta che nasce il Redentore. Da anni, per molti, la vera festa si è persa nel pensiero: non del Cristo fatto uomo, ma del regalo da scegliere, dal pranzo da organizzare…è ciò e giusto se messo oltre la straordinarietà della festa religiosa. Così c’è chi attende la messa di mezzanotte più per il richiamo della suggestione che da quello della fede. Eppure, per sottolineare questo periodo d’Avvento, la generosità ha mosso il mondo della beneficienza sociale verso gli ultimi, gli ammalati, i senza tetto e il mondo bisognoso del nostro aiuto. La nostra società sembra viaggiare su due binari che paralleli, ma diversi per sensibilità e attenzioni, corrono attraverso la storia, che è pur sempre la nostra storia. Affidiamoci dunque, se possiamo, alla meditazione e alla preghiera, ai ricordi vicini o lontani della nostra infanzia, quando era Gesù bambino a portare i doni e i re Magi a portare i regali. Quando anche noi con occhi stupiti guardavamo il presepio e aspettavamo quel bambino che la nostra mamma metteva nella culla. Lo posava quando noi, distratti, staccavamo gli occhi dalla capanna; allora era lo stupore di Gesù bambino che era nato anche nel nostro piccolo presepe e nei nostri cuori. SERGIO TODESCHINI Insieme al mercatino è stato allestito il presepe realizzato da Gigi Pogliano, recentemente scomparso IL PRESEPE DI “GIGI” I l mercatino del Natale, una caratteristica che sempre più coinvolge anche i piccoli centri della nostra Valcuvia, quest’anno a Brenta si è aperto con due novità. La prima è che questa volta si è chiusa la strada principale per dare una diversa distribuzione delle bancarelle e permettere più agevolmente l’impostazione dei numerosi banchi: una ricca esposizione artigianale e di ‘sapori’; assieme al punto ristoro, quello ludico-zoofilo della possibilità di un giro in carrozzella o a cavallo; è osservazione di animali domestici, quelli che non molti decenni orsono popolavano le nostre corti e circolavano trainando carri per le nostre vie, una consuetudine che certo non aveva il sapore odierno della novità, e quello della mostra fotografica nel centro anziani, che ci riportava in un nostalgico passato, hanno dato un felice accostamento alla giornata, accumulando cultura, giusto capacità artigianale e ricordi. La seconda caratteristica o se vogliamo ‘novità’ è stata quella di sostituire il presepe caratteristico che si allestiva nella piazza principale in una edicola, a quello scolpito in legno di Gigi Pogliani, recentemente scomparso. Il presepe, o se vogliamo, una “Intima rappresentazione della Natività”, collocato in una grande vetrina nella parte destra della piazza, non può non colpire la sensibilità dell’osservatore, sia per il ricordo diretto del suo autore, sia nel simbolismo che traspare dall’impostazione e osservazione delle grandi statue, essenziali per costruire il racconto evangelico della natività. Il bambino, sospeso tra le braccia di Giuseppe e Maria, che formano una culla, è la donazione al mondo del mistero della Incarnazione. Alle spalle, il bue e l’asinello guardano, quasi sorridenti a trasformano, per i bimbi che osservano, la nascita di Gesù bambino una favola vera e bella, comprensibile e accattivante. Un messaggio di fede e un palpitante ricordo del nostro Gigi. Un rinnovato nostro grazie per tutto quello che ci ha trasmesso nella semplicità delle cose e che ancora ci rinnova in questo Natale. 32 Sabato, 22 dicembre 2012 Sondrio Cronaca Sondrio. Riscoprire la bellezza e la gioia di essere cristiani attraverso l’arte. Una mostra per l’Anno della Fede Don Andrea Straffi ha spiegato che la mostra è un aiuto a leggere il messaggio del Papa per l’Anno della Fede attraverso la bellezza e la ricchezza di senso delle opere d’arte. I l pomeriggio di sabato scorso a Sondrio, presso la sala dei Balli di palazzo Sertoli del Credito Valtellinese, è stata presentata la mostra itinerante Videro e credettero La bellezza e la gioia di essere cristiani, ideata e prodotta da Itaca per l’Anno della Fede d’intesa e con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. L’amministratore delegato del Creval, Miro Fiordi, ha presentato gli ospiti, il curatore Eugenio Dal Pane e don Andrea Straffi, direttore dell’Ufficio Inventariazione dei Beni Ecclesiastici della Diocesi di Como, sottolineando che la mostra è un aiuto a leggere il messaggio del Papa per l’Anno della Fede attraverso la bellezza e la ricchezza di senso delle opere d’arte. Don Straffi ha ripreso il concetto, evidenziando il nesso inscindibile tra i verbi vedere e credere, che anche la mostra pone in risalto con un apparato fotografico ricco e suggestivo. Della sua relazione, ricca di esempi, vogliamo ricordare l’accenno al biblista Ignace De La Potterie, che nel commento al Vangelo di Giovanni parla della fede come cammino dello sguardo, «mirabile sintesi della necessità dell’uomo di vedere per credere». Quindi, analizzando il dipinto I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro il mattino della Resurrezione del pittore svizzero Eugène Burnand, scelto quale frontespizio della mostra e del catalogo, don Straffi ha spiegato che anche qui è splendidamente sintetizzato lo stretto legame tra vedere e credere: «I discepoli sono ritratti nel momento in cui corrono al sepolcro, dopo che Maddalena ha detto loro che qualcuno ha portato via il Signore. Gli sguardi e l’atteggiamento tradiscono l’angoscia: le mani di Giovanni sono strette, così come l’iconologia classica lo ritrae presso la croce; Pietro è ancor più angosciato, con lo sguardo perso nel vuoto e i capelli scarmigliati che riflettono il guazzabuglio del suo cuore. L’evangelista Giovanni scrive che solo davanti al sepolcro vuoto, videro e credettero: quella vista provocò il loro atto di fede». Molto persuasiva anche l’analisi sull’uso che l’apostolo Giovanni fa delle diverse forme e sfumature di significato del verbo greco vedere: accompagnate dalla lettura di varie opere d’arte, sono servite a ripercorrere gli atteggiamenti e gli stati d’animo di chi accosta Gesù, dove il Mistero lontano di Dio, superiore a tutte le categorie umane, si rende visibile e vicino a noi: «Gli sguardi di tutti gli uomini – ha concluso don Straffi – si concentrano su di Lui, chiave che apre al senso della storia». «Il titolo della mostra – ha spiegato Eugenio Dal Pane – intende sottolineare la dimensione semplice della fede come riconoscimento di qualcosa che accade, che non è né visionarietà, né convinzioni morali o valoriali. Essa è l’incontro di qualunque uomo con la persona di Cristo, qualunque attività svolga, dalla più nobile alla più umile e anche vergognosa». Il curatore ha così dichiarato da dove ha attinto l’idea della mostra e su quali solide basi di fede è stata costruita. Egli ha ricordato anche che lo scopo esplicito del Papa nell’indire un Anno della Fede è stato proprio quello di «ridare all’uomo la totalità delle sue dimensioni», in un tempo dove la qualità della vita è tremendamente povera come gusto e senso del vivere. La mostra parte proprio dalla domanda se l’uomo abbia bisogno di Dio o possa farne a meno e dalla constatazione che, ogni volta che Dio scompare dall’orizzonte, la vita del singolo uomo e quella della società diventano del tutto problematiche. Infatti, Teilhard de Chardin riconosceva che «La più grande tragedia del nostro tempo è il venir meno del gusto del vivere», che oggi si manifesta nel lamento di tutti verso tutti e tutto e in una terribile confusione, perché – ha concluso – «Quando viene meno la novità della presenza di Dio, sorgente che di continuo alimenta il lago della vita, essa diventa uno stagno anche puzzolente». Visitabile con ingresso libero fino a sabato 12 gennaio presso la Galleria Credito Valtellinese, la mostra rimarrà aperta da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 12, dalle 15 alle 18.30; il sabato e nei giorni festivi, dalle 15 alle 18.30; sarà chiusa i giorni di Natale e Capodanno. Le visite guidate si prenotano via mail, scrivendo a mostrafedesondrio@gmail. com. Ricordiamo infine che l’evento è promosso dalla Diocesi di Como e da Itaca con il sostegno del Gruppo Credito Valtellinese e che è disponibile anche il catalogo della mostra, edito da Libreria Editrice Vaticana e da Itaca. PIERANGELO MELGARA Lo scorso lunedì 17 dicembre Nuovo ingresso ospedale «B Inaugurato l’affresco enedico questo nostro fratello, san Giovanni dedicato a San Giovanni di Dio, chiedendogli di di Dio, opera del pittore aiutare tutti noi a continuare la sua Antonio Caimi, che ora opera in questa nostra casa per gli campeggia all’ingresso ammalati. Una casa che oggi può essere un luogo dove costruire la del nosocomio cittadino pace e l’unione tra i popoli qui rappresentati dalle persone malate, nate nei più diversi provvidenziale. Paesi del mondo». Con queste parole, don Pietro Le sue qualità di pastore e guerriero si volsero al servizio Piazzoli, cappellano dell’Ospedale di Sondrio, ha dato la del bene. Uscì dal manicomio determinato a dedicarsi sua benedizione durante la cerimonia d’inaugurazione alla cura degli ammalati, fisici e psichici, nonché dei del “Tempietto Portineria” dell’Ospedale in occasione poveri e delle prostitute, e fondò un ospedale, dando della scopertura del dipinto “San Giovanni di Dio”, vita a un movimento che, dopo la sua morte, costituì realizzato dal pittore valtellinese Antonio Caimi nel l’Ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio, meglio noto 1838. D’ora in poi chi entrerà nell’ingresso dell’ospedale come Fatebenefratelli, dal motto che il Santo usava per della città verrà, dunque, accolto dall’immagine di chiedere la carità: “Fate bene a voi stessi, fratelli, fate questo straordinario uomo di Dio. Nato nel 1495 a bene”. «Nell’affresco è ben rappresentata l’intuizione Montemor-o-Novo, in Portogallo, e morto nel 1550 profonda di questo Santo», ci ha detto Cecilia Ghibaudi, a Granada, in Spagna, prima di essere chiamato alla sovrintendente per il Patrimonio Storico Artistico sua radicale scelta di vita religiosa, fu uomo dalla vita ed Etnoantropologico di Milano, che ha curato gli avventurosa, che da pastore si fece soldato di ventura studi analitici necessari al restauro, realizzato grazie e che, poi, smesse la armi, vagò in Europa e in Africa e all’eccellente maestria dall’architetta e restauratrice fu bracciante, venditore ambulante e, infine, libraio a Maria Paola Gusmeroli. La sua intuizione tradotta in Granada. In questa città, si racconta, fu folgorato durante realtà fu quella, avanguardistica e rivoluzionaria per un’omelia di san Giovanni d’Avila e sconvolto a tal punto i tempi (di ogni tempo), dell’accoglienza empatica e da essere preso per pazzo e internato. Questa reclusione solidale, fondata sull’ascolto del malato. Un’intuizione forzata, in un luogo di terribile sofferenza, fu evento di cui il pittore Antonio Caimi fu consapevole al punto da raffigurarla nel semplice eppure maestoso gesto del Santo che, nell’affresco, stringe nella sua mano la mano di un uomo sofferente, probabilmente un appestato, in un’intensa relazione di sguardi. All’inaugurazione della preziosa tela, che a suo tempo il Caimi donò per l’altare della Cappella dell’ospedale, ha partecipato l’assessore ragionale alla sanità Mario Melazzini, accanto ai vertici dell’Aovv: il direttore generale Luigi Gianola, il direttore sanitario Tommaso Saporito e la direttrice amministrativa Beatrice Stasi. Erano, inoltre, presenti l’assessore provinciale alla Sanità Giuliano Pradella, il viceprefetto Salvatore Angieri e la direttrice del Museo di Storia e Arte di Sondrio Angela Dell’Oca. Il restauro è stato reso possibile dal sostegno economico della Banca Popolare di Sondrio, rappresentata alla cerimonia dal direttore generale Mario Alberto Pedranzini, che ha portato il saluto del presidente Piero Melazzini. MILLY GUALTERONI Valchiavenna Elena Fattarelli di Colico è la vincitrice nel concorso “La montagna: valle Spluga” per la sezione narrativa. La premiazione al Museo del Latte di Mese C Per Natale diverse iniziative a Chiavenna Elena Fattarelli di Colico, prima classificata nella sezione Narrativa, viene premiata dal sindaco ing.Luigi Codazzi madre superiora suor Serena Dell’Acqua e da tre consorelle, oltre che da una fanfara di giovanissimi appartenenti alla Banda musicale di Mese “don Primo”, perché da don Primo fu voluta, come tante altre istituzioni che a Mese ancor oggi parlano di lui. Il concorso letterario è stato indetto dalla Pro loco di Campodolcino, rappresentata dalla sua presidente Patrizia Longo, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Comunità montana, dalla Biblioteca e dal Comune di Mese, rappresentato dal sindaco Luigi Codazzi e dall’assessore Patrizia Pilatti, dall’Associazione Amici Casa Sacra Famiglia e del Gruppo italiano scrittori di montagna. Visto il notevole numero di testi pervenuti da tutta Italia, impegnativo è stato il lavoro della giuria, presieduta dal prof. Guido Scaramellini e composta da altri nove membri, che ha proceduto alla selezione su testi anonimi. Per la sezione Poesia il primo premio è toccato ad Andrea Girlardi, un prete missionario a Pucallpa in Perù, autore di “L’attimo della quiete”. Seguono nell’ordine Maria Calistri di Pistoia e Mirta De Riz di Meano (Belluno). Attestato di merito è toccato ad altri sette concorrenti, provenienti da Gorizia, Busto Arsizio, Monza, Casorezzo, Valfurva (Simonetta Bonetta) e Como (Rita Pellegrini): a loro spetta la pubblicazione della poesia sulla rivista e sul sito internet “il club degli autori”. Il premio speciale per la poesia sulla valle Spluga è andato a Pieralda Albonico Comalini di Gravedona. Il premio “Giovani” è stato assegnato a Martina Umbrello di Catanzaro con “Il respiro della montagna”. Nella sezione Narrativa, la migliore è stata Elena Fattarelli di Colico con il racconto “I camosci dello Spadolazzo”, seguita da Marco Enrico Manoni di Vinci (Firenze) e da Roberta Sartarelli di Frattocchie (Roma). Gli altri sette selezionati provengono da Milano, Palermo, Pistoia, Ladispoli, Gadoni (Nuoro), Peschiera Borromeo e Monza. Dopo gli interventi di Severino De Stefani, presidente della Comunità montana, di Luigi Codazzi e Patrizia Pilatti, sindaco e assessore al comune di Mese e di Patrizia Longo, presidente della pro Campodolcino, la prof. Emiliana Del Gener, componente della giuria, ha letto il sunto dei testi in prosa, mentre al presidente Scaramellini è stata affidata la lettura di tutte le poesie premiate. Ha concluso l’intenso pomeriggio, condotto dall’avv. Bruno Gozzelino, componente della giuria, la prof. Patrizia Lodigiani, che ha letto, davanti a un pubblico numerosissimo, una poesia composta da don Primo Lucchinetti a Montespluga. Natale. L’allestimento ai crotti di Motta A Villa di Chiavenna la magia del Presepe I l magnifico presepe allestito ormai da qualche anno a Villa di Chiavenna ed ambientato in luoghi caratteristici, ha trovato quest’anno localizzazione nel gruppo dei crotti di Motta. La neve caduta negli ultimi giorni ha dato un tocco di fascino in più ad una “rappresentazione” così realistica e viva con statue a grandezza naturale. Come negli altri anni alla scena natalizia tradizionale della capanna di Betlemme, dei pastori, dei Magi, si affiancano scene di vita del paese collocabili intorno alla seconda metà dell’Ottocento, con le attività tradizionali del paese. I manichini hanno atteggiamento e abbigliamento di grande impatto sull’osservatore che percorre di crotto in crotto il presepe scoprendo un’aula scolastica, la maziglia, perfino l’assistenza ad un anziano malato, diversi artigiani all’opera con gli attrezzi di un tempo. Rinnoviamo i complimenti al gruppo organizzatore che ha saputo presentare un vero e proprio museo etnografico. 33 Solidarietà ■ Unicef Il concorso letterario don Primo Lucchinetti ome da qualche anno a questa parte, la premiazione del concorso letterario “La montagna: valle Spluga” si è tenuta in una sede diversa della Valchiavenna. Sabato scorso 15 dicembre è toccato al Museo del Latte a Mese, essendo la XII edizione del premio dedicata a don Primo Lucchinetti, che lì fu parroco dal 1887 al 1932 e lì fondò l’Istituto Sacra Famiglia, che ancora oggi, attraverso le sue suore, svolge un importante ruolo in campo socio-assistenziale. Non solo: la stessa latteria fu voluta da don Primo nel 1892, mentre oggi è diventata sede della Biblioteca e museo. Per l’occasione è stata anche allestita nei locali adiacenti una mostra (aperta fino a tutto gennaio) delle fotografie partecipanti a un concorso collaterale a quello letterario, mentre alcuni pannelli ripercorrono la vita e l’opera di don Primo, da quella parrocchiale all’Istituto Sacra Famiglia, rappresentato in sala dalla Sabato, 22 dicembre 2012 In una splendida cornice naturalistica l’allestimento del Presepe che affianca alla Natività scene di vita quotidiana C ome è noto Chiavenna è sede del Comitato provinciale UNICEF della provincia di Sondrio. L’UNICEF è il fondo internazionale delle Nazione Unite per l’infanzia e l’adolescenza e attraverso i comitati nazionali e provinciali finanzia attività in tutto il mondo contro la mortalità infantile, le malattie e per promuovere i diritti dei bambini come l’istruzione, la protezione. Diverse sono state le iniziative nel periodo natalizio anche in Valchiavenna. Una mostra a Palazzo pretorio e in un negozio sfitto di Chiavenna hanno proposto oggetti ma soprattutto le famose pigotte, bambole di pezza realizzate da volontarie con immensa buona volontà e fantasia creativa. Importanti sono state anche iniziative attuate in collaborazione con alcune scuole. Le scuole dell’infanzia e primaria di Madesimo hanno realizzato oggetti carinissimi, proposti in collaborazione con le mamme ai mercatini di Natale di Madesimo, realizzando una generosa raccolta di offerte. La scuola primaria di Samolaco ha svolto un percorso di sensibilizzazione in tutte le classi sui diritti dei bambini. Venerdì 14 dicembre, poi, gli alunni delle classi seconde hanno messo in scena una deliziosa rappresentazione sui diritti dei bambini. Un grandissimo complimento ai bambini in scena e alle loro insegnanti per un momento veramente alto di condivisione e partecipazione ai problemi dell’infanzia nel mondo e da noi. Sondrio Cronaca 34 Sabato, 22 dicembre 2012 Crisi della fede: gli antidoti sono Amore e Conoscenza Monsignor Angelo Riva ha tenuto, lo scorso venerdì, l’ultima conferenza per catechisti organizzata dal vicariato di Sondrio, riflettendo sul Catechismo. S iamo anime addormentate. Anime che vanno risvegliate. E «prendendo lo spunto della favola narrata da Apuleio nel II secolo dopo Cristo, si può dire che per risvegliare Psiche, cioè la nostra anima dell’occidente cristiano che si è addormentata, Eros non basta, Amore non è sufficiente. Occorre la Conoscenza». Con questa chiara immagine, suggerita dalla mostra Amore e Psiche, che a Milano propone al pubblico la meravigliosa statua del Canova, monsignor Angelo Riva, vicario episcopale per la cultura e direttore di questo giornale, ha introdotto la sua conferenza su Il Catechismo della Chiesa Cattolica, che si è svolta lo scorso 14 dicembre presso il Cinema Excelsior di Sondrio. Con questo incontro, il dodicesimo, don Ferruccio Citterio ha chiuso il ciclo di conferenze per la catechesi da lui organizzato per il vicariato di Sondrio. Per risvegliarsi a una vita autentica, dunque, l’«Anima cristiana assopita e dormiente ha bisogno sia di Amore che di Conoscenza», perché «l’amore senza la conoscenza diventa sentimentalismo e la conoscenza senza amore diventa gnosticismo», ha proseguito don Angelo. Il senso e la funzione cruciale del Catechismo della Chiesa cattolica voluto da papa Giovanni Paolo II è, dunque, questo: «Questo compendio del sapere elaborato dalla nostra bimillenaria tradizione» va conosciuto e appreso, perché «costituisce quella conoscenza» oggi più che mai necessaria per poter far fronte al «processo di secolarizzazione che ha ormai desertificato l’occidente». Se, dunque, la fede nel mondo occidentale è in profonda crisi, a tal punto da spingere il Papa a indire l’Anno della Fede, quali sono i rimedi e, innanzitutto, quali sono gli ostacoli che la Chiesa incontra? Monsignor Riva ne ha evidenziati quattro: «quattro malattie, quattro patologie» che «per guarire invocano proprio l’antibiotico della conoscenza». La prima è l’indifferenza religiosa. «Già Paolo VI nel ‘68 indisse un Anno della fede, ma se a quei tempi c’era un ateismo militante e aggressivo che voleva spazzar via la fede, oggi l’interlocutore è l’indifferenza religiosa, un fenomeno nuovo, che non ha precedenti. Il mondo con cui ci confrontiamo è un mondo nel quale l’ipotesi di Dio sembra essere diventata inutile, superflua». Come Psiche gli uomini sono dormienti, ma il loro è il triste sonno dell’indifferenza. Una seconda e insidiosa malattia è la dissociazione tra la fede e la vita. Accade quando «la fede in apparenza vive, ma si concentra solo in alcuni momenti dell’esistenza e lì rimane. Non anima più la vita, non la trasforma», come una sterile «cornice». Questa scissione si mostra sotto vari aspetti. Un primo «è la fede ridotta a mera testimonianza culturale, archeologia del passato». Ancora, la «cosidetta religio civilis: la religione che permane come insieme di simboli d’identificazione collettiva, mentre il cuore, la mente, le scelte sono pagane». Un altro aspetto di questa dissociazione è «un certo tipo di religiosità popolare», quella che «si riduce a folklore», quando la «festa del patrono diventa solo occasione di sagra paesana, verniciatura esterna di una mentalità pagana». Ancora, la massima espressione della scissione tra fede e vita è «la religiosità di tipo mafioso». I boss e i loro seguaci con, da un lato, l’astratta teoria della Bibbia e dei santini e, dall’altro, la concretezza delle loro azioni criminali. La terza malattia, ha detto ancora don Angelo, è quella che si può definire «fede supermercato o arlecchino». Perché se «da tempo i sociologi affermano che oggi c’è grande voglia di sacro, la qualità ci lascia interdetti». Questa ricerca di sacro «sembra rispondere a bisogni di identificazione sociale di forte coesione per non sentirsi soli» – ed ecco le sette; oppure è «risposta a bisogni intimisti di calore spirituale» – ed ecco la fede come «analgesico» al male di vivere. Per rispondere ai propri bisogni, «si prende ciò che piace e si lascia ciò che non piace», come si scelgono i prodotti dagli scaffali di un supermercato. E come un abito d’Arlecchino, questa fede «a proprio uso e consumo», è costruita «prendendo un pezzo di qui e un pezzo di là, pescando anche nelle filosofie orientali, a seconda dei propri gusti, inclinazioni, bisogni». La quarta malattia, sulla quale insiste il Papa, è il relativismo. Quello «religioso» che avalla l’idea che le religioni siano intercambiabili, e quello «di tipo morale», che relativizza male e bene, e i comportamenti conseguenti, a un giudizio personale. Che cos’è, allora, la fede? «È l’insieme di tre elementi», ha concluso don Angelo. «I contenuti, la fiducia, che vuol dire l’affidamento a Dio e al suo amore, e la grazia». Perché, come ha scritto Benedetto XVI nel documento Porta Fidei, ha citato don Angelo, il catechismo «non è una teoria, ma l’incontro con una Persona che vive nella Chiesa». Per poter tradurre il sapere della nostra fede nella concretezza della vita è indispensabile il sostegno della vita sacramentale «nella quale Cristo è presente, operante». Senza la liturgia e i Sacramenti, scrive il Papa, «la professione di fede non avrebbe efficacia, perché mancherebbe della grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani». MILLY GUALTERONI Palermo. La cerimonia gli scorsi 6 e 7 dicembre. Il premio “Padre Puglisi” a Fides Marzi U na “due giorni” intensa, piena di incontri, ma soprattutto carica di emozioni e calore umano quella vissuta a Palermo da Fides Marzi Hatungimana, presidente della Associazione Dukorere Hamwe, il 6 e 7 dicembre scorsi. L’occasione era ricevere il Premio Internazionale Padre Pino Puglisi che, giunto alla sua ottava edizione, le era stato assegnato per l’attività da lei svolta a favore della popolazione del Burundi, sua terra di origine. Con lei sul palco altri uomini e donne le cui storie parlano di amore alla persona, di promozione umana, di servizio e sacrificio: Carlo Calcagni, tenente colonnello dell’Esercito, vittima dell’uranio impoverito, che spende la sua vita perché vengano riconosciuti i diritti di tanti che come lui sono gravemente malati; Lucia Lauro, giovane e battagliera assistente sociale, che con i suoi amici dell’Associazione Apriti Cuore opera nei quartieri più a rischio di Palermo per dare opportunità, speranza, coraggio ai minori della sua città costruendo percorsi di promozione e abbandonando l’assistenzialismo; Giuseppe Pignatone, ora Procuratore Capo di Roma, che ha operato per anni in Sicilia e Calabria nella lotta contro mafia e ‘ndrangheta; Alessandro D’Avenia, giovane professore e scrittore di successo; Agostina Ajello, assistente sociale missionaria, una vita spesa a fianco di Padre Puglisi nell’evangelizzazione e nella formazione dei giovani e per questo direttamente impegnata ora nella causa di beatificazione di don Pino; Roberto Faenza, regista di fama, che con il suo film Alla luce del sole ha raccontato la storia di questo sacerdote martire. E poi il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, nativo del Ghana, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; e i Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Palermo, gli uomini delle scorte, nella persona del loro comandante. Tutta gente che l’Associazione palermitana Jus Vitæ, nata nel 1996 e il cui motto sono queste parole di Padre Pino Puglisi «E se ognuno fa qualcosa…», ha ritenuto meritevole di un riconoscimento pubblico per quanto sta facendo a difesa dei diritti dell’uomo. E così, in un teatro Politeama gremito, la valtellinese si è trovata a raccontare la propria storia, che molti ormai conoscono, con un accenno particolare al coraggio di servire e testimoniare la verità dimostrato da Lena Marzi, la maestra che a 70 anni l’ha accolta e adottata, profuga dalla guerra civile che ha insanguinato il Burundi per più di 40 anni a partire dagli anni ’70. Particolarmente commovente è stato l’omaggio che Fides ha rivolto a suo padre Rwabaye Siméon, l’uomo che l’ha educata alla carità verso i più poveri, che per amore della verità si è rifiutato di mettersi in salvo ed è stato ucciso da vero martire. Ma l’amore per la sua gente ha fatto sì che Fides Marzi Hatungimana tornasse in Burundi al termine della guerra civile e desse inizio ad una serie di opere volte al miglioramento delle condizioni di vita di giovani, uomini e donne, attraverso borse di studio annuali e professionalizzanti . Ed è proprio laggiù, nel cuore della lontana Africa, che lei e Padre Antonio Garau, fondatore della Jus Vitæ, si sono incontrati. Da lì è nata un’amicizia che è sfociata nel premio assegnato a Fides, ma che promette di consolidarsi attraverso una collaborazione che vede la partecipazione attiva anche della Facoltà di Agraria di Palermo. Il seme è stato gettato durante questa “trasferta siciliana” e si cercherà di portare avanti il progetto tramite un vero e proprio gemellaggio da stringere in occasione della beatificazione di padre Pino Puglisi, ucciso martire per il suo coraggio nel proclamare la verità, che avverrà a Palermo il 25 maggio 2013. SILVANA PAINDELLI Sondrio Cronaca Maestri di strada: quando la scuola è più sorridente Cesare Moreno, guida dell’Associazione Maestri di strada, ha tenuto una conferenza a Sondrio lo scorso giovedì 13 dicembre. C apita a volte che la parte più stimolante di un incontro si verifichi proprio nel dibattito che segue la conferenza, quando il relatore, non più vincolato dal tema da trattare, può raccontare liberamente le sue esperienze ed esprimere con sincerità le sue valutazioni. È avvenuto così anche nell’incontro che Cesare Moreno (nella foto) ha tenuto presso la sala Vitali del Credito Valtellinese, giovedì 13 dicembre, per iniziativa degli Amici della Biblioteca di Sondrio. Il relatore ha raccontato che, a partire dal 1994, per vari anni è stato consulente del Ministro della Pubblica Istruzione. Nello svolgimento di questo compito, ha potuto osservare da vicino la condizione di tutto l’apparato burocratico della Scuola. Sentite che descrizione ne fa: «Il Ministero della Pubblica Istruzione è uno degli organismi più mostruosi che esistano al mondo: un apparato che conta oltre un milione di dipendenti. Lì, la stanza dei bottoni non esiste; il Ministro praticamente non c’è. La struttura è gestita da vari potentati, che si suddividono in correnti, in base ai partiti politici e alle materie. Appena uno propone qualcosa di nuovo, il grande apparato si mette in movimento e lo annulla, lo sommerge come avevano fatto le acque del Mar Rosso sugli Egiziani. In quegli anni sono stato vicino ai vari Ministri che si sono succeduti. Ho visto una circolare emanata da Luigi Berlinguer perdersi nei meandri del ministero e mai partire, perché ad alcuni faceva comodo così. Ho visto Tullio De Mauro piangere, perché non poteva fare quello che avrebbe desiderato. È una situazione tragica, fuori ● Al via un progetto per valorizzare gli aspetti tipici del territorio Sabato, 22 dicembre 2012 35 controllo; tutta la macchina della Pubblica Istruzione deve essere revisionata». Un quadro impressionante, che ci fa capire bene quanto sia difficile operare delle riforme. Naturalmente tutto ciò si riflette sul clima che di solito regna all’interno della Scuola. «Abbiamo una cattiva architettura del sistema, che produce insegnanti frustrati e incattiviti. Di solito chi non è accolto non accoglie; l’insegnante frustrato riversa le sue frustrazioni sugli alunni. Per questo l’obiettivo dei nostri interventi nella Scuola è anzitutto quello di creare un clima di benessere psichico, di portare il sorriso agli alunni, ma prima ancora agli insegnanti». Cesare Moreno guida un gruppo che da una decina d’anni opera nei quartieri più poveri di Napoli e si definisce dei Maestri di strada (www.maestridistrada. net). La denominazione è stata scelta per indicare che la strada è il tipico luogo della socializzazione e dell’incontro, proprio come dovrebbe essere anche la scuola, che invece vede quasi sempre un insegnante che parla e gli alunni che devono ascoltare. L’associazione, alla quale ha contribuito molto anche la sondriese Carla Melazzini, si propone «di sostenere i progetti di recupero e prevenzione della dispersione scolastica e formativa degli adolescenti e, più generale, di promuovere i diritti di cittadinanza dei giovani con azioni educative ». Lo scorso anno, l’associazione ha seguito un centinaio di ragazzi della scuola media, con opportune attività di sostegno, poi li ha accompagnati nel primo anno della scuola superiore, ottenendo un dimezzamento della dispersione scolastica. «È già un buon risultato – ha affermato il relatore – ma non è ancora sufficiente. Da notare, inoltre, che è stato fatto tutto senza aiuti da parte della Stato; gli unici finanziamenti vengono dalla Fondazione San Zeno di Verona». L’azione educativa dei Maestri di strada è fondata su alcuni principi molto semplici. È fondamentale anzitutto stare vicino ai giovani, ascoltarli, capirli e seguirli. «I progetti, inoltre, sono fondati sul desiderio, non sul bisogno». Ciò significa riconoscere che ragazzi con difficoltà ci saranno sempre, l’importante è che essi abbiano il desiderio di cambiare. Come riconosce Moreno stesso, questi principi non rappresentano delle novità, ma sono antichi come il mondo. Il pensiero va naturalmente a quanto hanno sempre affermato i grandi educatori, primo fra tutti don Bosco. CIRILLO RUFFONI L’incontro Amministratori locali in visita a Strasburgo L’ europarlamentare Fiorello Provera ha accolto, lunedì 10 dicembre, un gruppo di amministratori pubblici di Valtellina e Valchiavenna che ha invitato a Strasburgo per visitare la sede del Parlamento europeo e assistere a una seduta plenaria. Il gruppo, una quarantina tra sindaci, assessori comunali e presidenti di Comunità Montana, ha trascorso un pomeriggio intero nella sede francese dell’assise europea che ospita gli europarlamentari e i loro assistenti per una settimana al mese. Un viaggio alla scoperta dell’istituzione europea per conoscerne il ruolo, le funzioni e la struttura in una fase particolarmente delicata per l’Europa: prima la conferenza tenuta da un funzionario addetto alla comunicazione, quindi la seduta plenaria del Parlamento che discuteva dell’accordo commerciale tra Unione europea e i Paesi dell’America Centrale. Nella cena conviviale, Provera ha salutato gli amministratori pubblici sottolineando l’importanza dell’istituzione europea in questa fase di crisi ed elencando quanto essa offre dal punto di vista dei contributi e dei finanziamenti. Le opportunità non mancano, questo il senso del discorso, ma bisogna essere pronti a coglierle: diverse aziende della nostra provincia sono riuscite a sfruttare alcuni specifici bandi che lo stesso Provera ha divulgato attraverso il servizio informativo, completamente gratuito, che da tre anni mette a disposizione del sistema imprenditoriale e degli Enti pubblici. A raccogliere l’invito di Provera gli amministratori pubblici di diversi comuni della valle: la Valmalenco era presente al completo con tutti i sindaci, Lanzada con l’intera giunta, il sindaco di Aprica nonché presidente del Bim Carla Cioccarelli, gli assessori provinciali Severino De Stefani e Franco Imperial, anche presidenti di Comunità montana, sindaci e assessori di Tovo Sant’Agata, Castello dell’Acqua, Faedo, Albosaggia, Castione, Caiolo, Fusine, Tresivio, Montagna, Ardenno, Buglio in Monte e Prata Camportaccio. ● Sarà realizzato un ● Coinvolti diversi percorso ciclo pedonale: studenti degli istituti la Via dei terrazzamenti superiori della Provincia Il Distretto Culturale scommette sui giovani N el confronto che la Camera di Commercio sta attuando con le altre province montane che presentano forti analogie con il nostro territorio, la Provincia di Sondrio risulta purtroppo nelle retrovie per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, come è stato evidenziato anche in un recente convegno. A pochi giorni di distanza, invece, nella stessa Camera di Commercio, ecco la presentazione di un progetto molto interessante, che si propone appunto la valorizzazione di uno degli aspetti più tipici del nostro territorio. Si tratta della realizzazione di un percorso ciclo pedonale che si snoda sul versante retico per circa 70 km, da Morbegno a Tirano e che perciò è stato chiamato Via dei terrazzamenti. L’iniziativa è nata nell’ambito del Distretto Culturale della Valtellina, perché, come ha sottolineato Sergio Schena, la Via unisce molti degli elementi culturali disseminati nel versante retico e permetterà di visitarli. Essa, inoltre, viene ad ampliare la valorizzazione del territorio già creata con il Sentiero Valtellina, che scorre nel fondovalle, favorendo così un turismo legato alla cultura, all’arte, all’enogastronomia, quello che di solito risente meno delle crisi. Il progetto è stato elaborato dopo aver bandito un concorso di idee ed è già in fase di realizzazione (i lavori dureranno un paio d’anni), con il contributo della Fondazione Cariplo e dell’Amministrazione Provinciale. Il progetto acquista inoltre una particolare valenza, perché ha coinvolto anche gli studenti di alcuni istituti superiori della nostra Provincia, come ha illustrato la responsabile di questa iniziativa Francesca Menaglio. In alcune classi, infatti, sono stati elaborati dei progetti che prevedono lavori svolti a scuola e sul campo, in base agli specifici ambiti di studio di ciascun istituto, per diffondere la conoscenza del territorio. I prodotti di queste ricerche saranno poi presentati agli altri istituti scolastici e saranno utilizzati per la creazione di una vera e propria guida del percorso, di uso turistico. Ma quali sono, in concreto, questi progetti? Il Liceo Scientifico Donegani di Sondrio, come hanno illustrato Maria Carla Fay e Gianluca Moiser, studierà gli aspetti naturalistici e antropici nei tratti S. Giovanni - Teglio e Teglio - Boalzo. Le ricerche e le uscite saranno documentate mediante un filmato, che poi verrà proiettato nell’ambito della manifestazione Sondrio Festival. Gli insegnanti Ruggero Spada e Simonpietro Angelone hanno presentato il progetto dell’Istituto Pinchetti di Tirano (indirizzo geometri), che si intitola: Caccia al tesoro nascosto del territorio. Gli alunni hanno già compiuto delle uscite per effettuare i rilievi topografici nel territorio di Bianzone ed effettueranno uno studio approfondito sulla tipica contrada di Curta, alla quale vengono attribuite origini longobarde. Il progetto del Liceo Artistico Ferrari di Morbegno si intitola invece Paesaggi e paesaggio e si propone uno studio specifico del tratto della Costiera dei Cèch tra il ponte di Ganda e Cermeledo. Il Liceo Scientifico Pio XII di Sondrio (indirizzo ambientale), come ha affermato Gaetano Conforto, si è inserito nel progetto con un lavoro che già stava effettuando per il recupero e lo sviluppo della media montagna, dai 700 ai 1200 m. di quota, quella che oggi sta vivendo il maggiore abbandono. Gli alunni svilupperanno degli studi con lo scopo di recuperare vecchi nuclei storici, focalizzando in particolare l’attenzione sul maggengo Sogno, nel territorio di Berbenno. Si comprende subito quale importanza abbiano queste iniziative per i giovani, non solo per far conoscere loro il nostro territorio, ma anche per promuovere iniziative concrete per la sua valorizzazione, preziose in un tempo di grande disoccupazione giovanile. (C. R.) Sondrio Cronaca 36 Sabato, 22 dicembre 2012 L’Ambrogino d’oro a Mario Galbusera Il riconoscimento assegnato dall’Amministrazione Comunale di Cosio Valtellino lo scorso 7 dicembre. P resso la Sala Consiliare di Regoledo di Cosio Valtellino, nel tardo pomeriggio di venerdì 7 dicembre si sono vissuti intensi attimi di emozione per la moglie Graziella e i figli Paolo, Cristina, Lorenzo, Linda e Sofia con tutti i famigliari, uniti ai dipendenti, per la consegna del riconoscimento del primo Ambrogino d’oro che il sindaco Fausta Svanella, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, ha voluto assegnare al cavalier Mario Galbusera, cui va il merito di aver Notizie in breve ■ Sondrio Importanti novità per i produttori apistici Venerdì 14 dicembre è stato inaugurato il laboratorio per la sterilizzazione della cera e per la stampa di fogli cerei. È questo un nuovo ed importante servizio che va ad aggiungersi ai già molti offerti dall’Associazione Produttori Apistici della Provincia di Sondrio e dalla Api Sondrio Società Cooperativa. «La nostra realtà associazionistica è considerata fra le più attive e qualificate a livello nazionale – riferiscono i responsabili – e crediamo, con questa realizzazione, di aver fatto un altro significativo passo in avanti per contribuire a migliorare il livello tecnico e qualitativo dell’apicoltura locale». Attualmente la cera prodotta da ogni azienda apistica viene raccolta ed inviata alle poche ditte che operano in Italia in questo specifico settore. Presso tali realtà, la cera dei diversi produttori viene mischiata, sterilizzata e quindi lavorata in “fogli cerei” che sono poi reimpiegati dall’apicoltore stesso per aiutare le api a costruire bene e velocemente i favi che conterranno, nel nido, covata e miele o, nel melario, solo miele. La sterilizzazione della cera è determinata dalla necessità di distruggere il batterio della peste americana, un patogeno assai insidioso per le api, ma assolutamente innocuo per l’uomo. «Il laboratorio che abbiamo realizzato – spiegano dall’Associazione Produttori Apistici – è stato ideato per operare con piccoli lotti e permette così ai soci di sterilizzare e lavorare direttamente solo la propria cera, evitando così il potenziale pericolo di inquinamento con materiale contaminato da acaricidi o altre sostanze pericolose o vietate. I nostri soci, da anni abituati a lavorare correttamente e nel rispetto delle regole corrono infatti a volte il rischio di veder vanificati tali sforzi, almeno per ciò che attiene la cera. Questo servizio, realizzato con il contributo della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, permette anche di limitare notevolmente i costi che le aziende apistiche affrontano per i fogli cerei». Per rendere ancora più completo e innovativo il servizio è stata realizzata anche una documentazione atta a creare una tracciabilità della produzione in modo analogo a quella predisposta per il nostro laboratorio di estrazione e confezionamento del miele. «Le nostre aziende apistiche – aggiungono dall’Associazione Produttori Apistici – possono così vantare una tracciabilità fra le più avanzate e complete e perfettamente in linea con l’alta qualità delle produzioni. fondato la Ditta Galbusera nel 1948 a Morbegno, facendola poi prosperare con grande impegno e tenacia anche in tempi molto duri e difficili. Questo ha contribuito in modo significativo anche allo sviluppo del paese di Cosio, dando opportunità di lavoro a molte persone. In questi ultimi anni La Ditta si è molto evoluta ricoprendo un area di 35 mila mq di coperto su 45 mila di terreno, con 8 linee produttive dove attualmente lavorano 550 dipendenti . Il cavalier Galbusera era sovente passare molte ore in ditta ed ha sempre prestato molta attenzione alla produzione di biscotti e lievitati, assicurandosi che non venissero mai a mancare quei requisiti di bontà e di qualità che da sempre distinguono i prodotti ormai conosciuti in Italia e all’estero Il signor Mario si è sentito onorato e commosso per l’onorificenza conferitagli. «Da sempre – ha commentato – ho un rapporto di grande stima e collaborazione verso l’amministrazione comunale, il sindaco Svanella e tutta la popolazione di Cosio. Ringrazio di cuore per avermi considerato degno di questa nomina che non vuol premiare solo me ma anche tutti coloro che con passione, impegno e capacità professionale mi hanno aiutato: i miei figli, i nipoti, mio fratello Enea e suo figlio Andrea scomparsi prematuramente, gli operai, gli impiegati, i tecnici e tutti i dirigenti vecchi e nuovi. Senza il loro appoggio non saremmo arrivati ad avere un’azienda cosi florida come lo è oggi. Dobbiamo impegnarci, sono momenti in cui bisogna darsi una mano un po’ tutti per cercare di fronteggiare questa crisi». Nel corso della cerimonia, allietata dalla Filarmonica Santa Cecilia, sono state proiettate alcune immagini che ricordavano la nascita della Ditta ed il suo percorso fino ai giorni nostri, il trasferimento nel 1965 a Cosio, grazie a Galbusera che riuscì ad avere il terreno da ben 47 persone, promettendo loro che poi sarebbero state assunte. Galbusera commosso ha commentato quei momenti e ha avuto malinconia nel rivedere le foto della crescita della ditta e dei suoi vecchi dipendenti. DOLORES BERTOLINI Presentato lo scorso venerdì Torna “Il Corriere della Valtellina” «I n tempo di crisi, un giornale che nasce è una sfida. Se nasce sul cartaceo poi è una doppia sfida». Così Enrico Dioli, in qualità di editore perché presidente dell’associazione Politeia, ha presentato lo scorso venerdì 14 dicembre il primo numero de Il Corriere della Valtellina. La testata del giornale è la stessa dello storico periodico fondato nel 1896 e tenuto in vita negli ultimi anni, dopo alterne fortune, da Alfonsina Pizzatti. A lei è andato il primo ringraziamento di Dioli, accanto a quello per l’associazione Politeia. «In questo momento difficile e complicato – ha affermato Dioli –, bisogna osare questa operazione, anche se con una visione un po’ utopica. Il Corriere della Valtellina può essere un punto di riferimento per la nostra Valle e la nostra Provincia». Il giornale, diretto da Costantino Corbari, unico giornalista impegnato nella redazione, sarà pubblicato con cadenza mensile. «Al termine di un anno di lavoro – ha precisato Dioli –, tireremo delle conclusioni da un punto di vista di merito, come pure culturale e politico, La storica testata torna in edicola a cadenza mensile. A dirigerla sarà Costantino Corbari. ma soprattutto economico. Abbiamo riscontrato una generosa collaborazione di valtellinesi che ci hanno aiutati nel rilancio del giornale senza alcuna contropartita. Ricercheremo fortemente gli abbonamenti annuali, ci appoggeremo agli sponsor e conteremo sull’opera del direttore e dei collaboratori che fanno questa esperienza nel segno della gratuità. Così abbiamo la possibilità di provare sul serio questa esperienza». Costantino Corbari, che si è detto colpito dalla data di fondazione del giornale, di appena dieci anni successiva a quella de Il Corriere della Sera, ha spiegato che «il primo numero, che porta la data di gennaio, avrà una vita più lunga del normale perché in questo periodo vogliamo dedicarci alla promozione. Il nostro obiettivo è quello di partire dal territorio per andare oltre i confini del territorio, con uno sguardo all’arco alpino e al mondo. Il racconto della vita quotidiana, che non potremo fare come i quotidiani e i settimanali, lo faremo come occasione di memoria. Gli articoli saranno quindi più lunghi di quello che normalmente un giornale propone». Nel chiarire poi quella che sarà la linea politica del giornale, Corbari ha spiegato che all’editore ha posto dei paletti. «Eviteremo – ha affermato – il localismo eccessivo e il populismo estremo. Non è una scelta editoriale il seguire alcuni storici collaboratori di una linea politica». «Il giornale ha un’appartenenza molto ampia – ha aggiunto Dioli –. Chiediamo ai giovani che vi collaborano di guardare oltre gli schieramenti politici esistenti». ALBERTO GIANOLI ■ Don Gigi Pini ha aperto un ciclo di incontri Genitori e figli: istruzioni per l’uso N el teatro salesiano “Don Vittorio Chiari” di Sondrio, gremito di giovani, di genitori e di qualche “capello bianco”, venerdì 7 dicembre don Gigi Pini ha trasmesso il suo entusiasmo parlando di Genitori e figli: istruzioni per l’uso. Nel primo di una serie di incontri sulla famiglia , fortemente voluti dal Gruppo famiglie di San Rocco, in collaborazione con il Circolo Acli di Sondrio, l’Unione Ex Allievi Salesiani e numerose associazioni della Famiglia Salesiana, don Gigi, introdotto dal direttore dell’Opera salesiana don Enzo Dei Cas, è tornato a “casa” in quanto i primi passi della sua formazione li ha compiuti nella spiritualità salesiana, per poi diventare sacerdote diocesano. Il suo amore per i giovani è talmente grande che oggi dedica il suo servizio pastorale interamente a Tremenda XXL, il centro giovanile in Valchiavenna da lui fondato e animato. Durante l’incontro, don Gigi ha lasciato pochi messaggi incisivi e tanta testimonianza di vita vissuta. Con la sua grande capacità di “parola” ha iniziato affermando con forza che i genitori hanno un modello di riferimento nel padre del figliol prodigo, che sulla strada abbraccia il figlio che finalmente è ritornato a casa ammettendo i suoi errori. È la dimensione dell’amore che sta alla base dell’educazione dei figli. I genitori stanno con i figli, non da estranei e neppure da amici, ma parlando di sè stessi , delle loro esperienze, guardandoli negli occhi. Ma i genitori per amare i giovani devono sviluppare l’amore di coppia, con l’esempio della Famiglia di Nazaret. «Ama il prossimo tuo come te stesso» ha ricordato don Gigi : se una persona non si ama, non si stima ,non fa cose positive, è difficile che voglia bene alle persone che gli stanno vicino. Dalla famiglia, prima cellula del tessuto sociale, potranno nascere i semi buoni della solidarietà, dell’amicizia, della libertà e dell’amore, in contrasto con i semi cattivi della ricerca spasmodica del denaro, dell’immagine fine a se stessa, del potere come dominio e arroganza, del sesso come esercizio ginnico, che oggi sembrano prevalere. Ma gli esempi positivi sono tanti e don Gigi ne è testimonianza viva. Don Chiari, uno dei suoi Maestri, dall’Alto avrà gioito di questa serata. GIANFRANCO CUCCHI Spettacoli Sabato, 22 dicembre 2012 ✎ il telecomando | Al Cinema Ralph spaccatutto La settimana di Natale è talmente ricca che vi consiglio di comperare una rivista di programmi tv, segnalerò solo pochi programmi. C i troviamo all’interno di una sala giochi. Da 30 anni uno dei videogiochi più amati e ‘giocati’ è Felix Aggiustatutto, ’vecchio’ prodotto ad 8-bit riuscito a resistere all’avanzata delle novità dalla grafica più definita. Peccato che dopo 3 decenni da ‘cattivo’, il ‘villain’ del videogioco si sia stufato. Ralph Spaccatutto, perennemente oscurato dal ‘buono’ Felix, vuole cambiare. E diventare altro. Ma come fare? Facile. Uscire dal proprio mondo, invaderne altri, portarsi a casa una ‘medaglia’ ed entrare nelle grazie di Felix e degli altri compagni di squadra. Peccato che il piano naufrughi dinanzi alla ‘fuga’ di pericolosi virus da un altro videogame, che mette a repentaglio l’esistenza dell’intera sala giochi… Si conclude con le ultime due puntate domenica e mercoledì su R4 Downton abbey, seconda stagione. è già pronta la terza stagione. Sempre domenica su La7 , 21.30. Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. Una commedia spassosa e insolita su un bambino di 8 anni che vede l’arrivo del fratellino come una minaccia. Da non perdere Earth, Rai2 21.05 mercoledì. Uno straordinario documentario della BBC, immagini splendide ed emozionanti. (Speriamo sia trasmesso in HD su Rai HD). In contemporanea su Rai3 Prendete il mondo di Toy Story, sostituite i pupazzi con personaggi ‘virtuali’ ad 8 bit, e il gioco è fatto. Idea apparentemente semplice ma realizzazione splendida per Rich Moore. Vero e proprio omaggio a quella generazione di videogiochi che ha cresciuto e cullato i ragazzi nati tra gli anni 70 ed 80, Ralph Spaccatutto porta la Disney ad incontrare l’Universo Pixar, attraverso uno script a più livelli che riesce a plasmare storie, personaggi e avventure, incrociando i sentimenti più differenti. 37 di Tiziano Raffaini UP, uno straordinario film d’animazione ricco di poesia. Si racconta l’amicizia tra un anziano rimasto vedovo e un bambino buffo che intraprende con un lui un viaggio avventuroso. Giovedì un’opportunità di rivedere Balla coi lupi su Rai3 alle 21.05. Sette gli Oscar vinti e ben meritati, una storia appassionante, un mondo che non esiste più distrutto di colonizzatori. Un sogno per domani col bravissimo K. Spacey su La5, 21.25. L’undicenne Trevor pensa ad una catena di Sant’Antonio del bene. Fare un favore a tre persone e così via. Continua l’analisi dei documenti conciliari su Tv 2000 alle 21.20. Venerdì non perdete Albert Nobbs su La7, 21.10. Una Glen Close vestita da uomo per poter lavorare. Un film in costume per sognare un po’. Sabato Il Regno di Ga’hoolela leggenda dei guardiani, It1. 21.10. Una favola colorata e divertente che sa appassionare. In un mondo fantastico non ben precisato (che per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere il nostro) i gufi vivono in un regime di caste, basato sulle diverse razze tra le quali il barbagianni è la più considerata. Leggenda vuole che esistano anche due diversi schieramenti, da una parte i malvagi gufi dell’Abbazia di Sant’Egolio e dall’altra i gufi guardiani del Regno di Ga’Hoole, i quali vivono nel mitologico Grande Albero. Per concludere Io sono con te, Rai, 23.30. Storia di Maria e Giuseppe. Originale rappresentazione della sacra famiglia. A tutti un Felice Natale. Lo Hobbit: un viaggio inaspettato Ritorno alla Terra di Mezzo A L’ultima fatica di Peter nove anni di distanza dall’ultimo episodio della Jackson racconta gli trilogia su “Il Signore degli anelli”, Peter Jackson torna a avvenimenti che hanno raccontare la Terra di mezzo, il luogo fantastico inventato dalla preceduto la trilogia penna dello scrittore inglese J.R.R. “Il Signore degli anelli” Tolkien, e con “Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato” narra la serie di operazione sono previsti film) non avvenimenti che hanno preceduto quelli messi in scena raggiunge le vette epiche e tragiche che avevano fatto ne “Il Signore degli anelli”. C’era molta attesa per questa grande “Il Signore degli anelli” e rimane sospeso in uno nuova trasposizione cinematografica da parte del strano limbo: per più di un’ora pare una commedia, regista neozelandese perché i tre film precedenti sono neanche troppo riuscita, per le restanti due cerca di stati visti da milioni di fan, divenendo un fenomeno ritrovare la drammaticità delle sequenze dei tre film culturale importante della nostra contemporaneità. precedenti di Jackson ma non ci riesce quasi mai. La formula scelta dal regista è la stessa che aveva Il film racconta le avventure del tranquillo hobbit fatto grandi i tre film precedenti: adattamento per lo Bilbo Baggins che, improvvisamente, viene coinvolto più fedele delle pagine di Tolkien, grande dispendio dal mago Gandalf in una pericolosa avventura: di mezzi e risorse, ambientazione nelle bellissime accompagnare una compagnia di 13 nani in un viaggio valli e montagne della Nuova Zelanda, le tecniche alla volta del loro castello per liberarlo dalla presenza digitali più avanzate per la realizzazione migliore delle di un drago. Dapprima riluttante, il giovane e quieto sequenze, l’attenzione precisa a ogni dettaglio e la Bilbo imparerà, a contatto con lupi, orchi e creature di cura nel descrivere perfettamente ogni personaggio e ogni tipo, il coraggio, la forza, la lealtà, sconfiggendo fatto per rendere tutto credibile e comprensibile per lo la paura e l’ignavia e divenendo finalmente un spettatore. “uomo”. L’universo fantastico raccontato da Tolkien, Stesse scelte, dunque, ma risultato un po’ differente, perfettamente visualizzato da Jackson, è un universo bisogna subito dire. Perché “Lo Hobbit” (o per lo meno in cui bene e male si fronteggiano e ogni personaggio questa prima pellicola, visto cha anche per questa è chiamato a una scelta, un universo in cui forte è la presenza di un messaggio cristiano che innerva ogni pagina e fotogramma. Il film, come si è detto, è uno strano ibrido, a metà tra commedia e dramma non riuscito, che inoltre utilizza una nuova tecnica 3D a 48 fotogrammi al secondo invece che 24 che dovrebbe migliorare la visione delle scene d’azione ma a cui, almeno nella prima mezz’ora, è difficile abituarsi. Certo, però, alcune scene rimangono impresse nello spettatore: come quando Bilbo decide di sacrificarsi per salvare uno dei nani (ma poi viene a sua volta salvato) scagliandosi senza paura contro il nemico, pronto a donare la sua vita per l’altro, e soprattutto quando Bilbo incontra Gollum, la creatura mostruosa che abbiamo già conosciuto ne “Il Signore degli anelli”. Malvagio e spaurito assieme, Gollum è forse il personaggio più umano raccontato da Tolkien, l’uomo che ha peccato e che vive la sua condanna, e su di lui non si può non posare lo sguardo pieno di misericordia di Bilbo e di noi spettatori. PAOLA DALLA TORRE animazione commedia animazione commedia Commedia Ralph spaccatutto Love is all you need Sammy 2 I due soliti idioti Tutto tutto niente niente Prodotto da Walt Disney Moore Ralph Spaccatutto trascinerà gli appassionati di cinema in un divertentissimo viaggio attraverso i videogame da sala giochi. All’Astra dal 22 al 26 dicembre. A Chiavenna dal 26 al 30 dicembre. A Menaggio dal 21 al 26 dicembre. A San Fedele l’1, 2 e 3 gennaio. A Ponte Valtellina il 6 gennaio. Ida ha avuto un cancro al seno e, nonostante la chemioterapia sia terminata, le sue paure non sono finite. Alla vigilia del matrimonio di sua figlia Astrid in Italia, scopre che il marito, che credeva un sostegno sicuro e incrollabile, l’ha sostituita con una collega senza troppo cervello. A Sondrio dal 21 dic. al 2 gennaio. All’Astra dal 27 dic. al 1° gennaio. Amici da una vita Sammy e Ray vivono ancora un’avventura per salvare se stessi e due piccole tartarughe da uno zoo/ristorante acquatico in cui li hanno intrappolati gli umani. A Menagggio dal 27 dicmebre al 1° gennaio. A San Fedele Intelvi dal 21 al 26 dicembre. A Chiavenna dall’1 al 3 gennaio. Nuove avventure per la strampalata coppia di padre e figlio protagonisti della sitcom di Mtv diventata un cult tra i giovani. Cetto La Qualunque dopo la ‘salita in politica’ infila la discesa insieme alla sua giunta, sciolta e incarcerata nelle carceri calabresi. Più a Nord (Est), Rodolfo Favaretto coltiva il sogno della secessione, vagheggiando l’Austria e trafficando clandestini. Con Antonio Albanese. A Menaggio dal 27 dicembre al 1° gennaio. A Chiavenna dal 27 al 30 dicembre. A san Fedele Intelvi il 26 dicmebre. A Menaggio dal 2 all’8 gennaio. Lettere e Rubriche Sabato, 22 dicembre 2012 39 ❚❚ Lettere al direttore [email protected] E il Bambino dov’è? E il Bambino dov’è? É successo davvero. Era domenica. Una famiglia al completo tornava dalla messa, contenta per aver celebrato il battesimo di Juanito, il quinto della famiglia. La casa era ancora piú piccola per accogliere tutti gli invitati, ma la festa iniziava, sia pure tra un po’ di confusione e i bambini che scorazzavano felici. A un certo punto, in mezzo al vocío confuso, domina la voce della mamma: “dov’é il bambino? chi ha il bambino? il bambino dov’é?“. La mamma, col biberón in mano, si affanna. Tutti zittiscono…dov’é il bambino? Passato il primo momento, la ricerca comincia ad essere seria e preoccupata. Finalmente un flebile vagito viene dal divano. Da sotto il cumulo di indumenti, regali e cose varie spunta una manina…come per dire “sono qui!”. Le lacrime sono della mamma, il sollievo é per tutti . É successo e puó succedere. Anche a noi, anche in questo Natale. La festa c’é e siamo in- vitati. Ci siamo tutti. Ma il Bambino dov’é? La Festa é per Lui. Dov’é il Bambino? Il grido di tante madri ci coinvolge in una ricerca sincera, in un ascolto solidale. Avremo orecchie per ascoltare un tenue vagito tra tanto rumore? Il nostro sguardo sará attento a scoprire il piccolo segno di vita, sepolto sotto le nostre superficiali preoccupazioni? É l’invito ad aprire il cuore di ognuno di noi, il cuore delle nostre famiglie, delle nostre comunitá, per accogliere ed annunciare il Bambino che é nato e che ci é dato per la gioia di tutti: luce per ogni uomo, e pace per tutta la terra. Buon Natale . Feliz Navidad. Con tutti i bambini del mondo . Maria Laura Corti, missionaria saveriana L a lettera ci richiama al rischio di fare Natale senza il...Festeggiato. Dimenticato fra gli scaffali dei supermercati stracarichi di ogni virgola di superfluo. Perso di vista fra i marosi degli affanni quotidiani e delle preoccupazioni che neanche a Natale vanno in ferie. Oppure smarrito nella miopìa di una cultura che – magari in nome di un imprecisato rispetto delle minoranze religiose – non sa più far memoria delle sue radici e della sua linfa. Ma su questo rinvio alla lucida e penetrante analisi del prof. Emilio Russo in pagina cultura (pag. 8). La lettera ci stimola anche a una seconda riflessione. Anche stavolta, a Natale, qualche bambino ce lo siamo perso. Penso a quel mezzo migliaio di bimbi che, anche quest’anno, qui da noi, a Como, nei nostri ospedali, non hanno visto nè luci, nè albero, nè ghirlande, perchè hanno trovato chiusa la porta dell’amore che poteva accoglierli. Ci siamo quasi abituati, a questi bimbi invisibili. Invece faremmo bene a non la- sciarci scivolare addosso il ricordo. Che i loro occhi, sigillati prima di incontrare un sorriso, ci facciano un po’ sanguinare, come una spina nella carne, anche nel Natale soffice e ovattato. Penso anche a quei venti bimbi di Newtown (che nome beffardo, per noi che crediamo alla Gerusalemme del cielo: “città nuova”!), falciati, come agnellini indifesi, dalle raffiche di una follìa umana armata da legislazioni compiacenti (circa il commercio e l’uso delle armi da fuoco). Mettiamo anche loro nel presepe di casa nostra. Senza saperlo, come i Santi Innocenti, questi bimbi saltellano lieti attorno alla grotta del Redentore, giocando ilari con la palma del martirio. Proprio così pregherà la liturgia del prossimo 28 dicembre. Come faremmo, in certi momenti della vita, senza le parole sante della fede? Potranno essere conforto, queste parole, per lo strazio inconsolabile di madri che piangono i loro cuccioli che non sono più? Buon Natale! ❚❚ Lettere al direttore [email protected] La verità va sempre detta. Ne va della... vita! C arissimo don Angelo, …ti scrivo a proposito di quanto hai riferito sulla prima pagina del Settimanale del 15 dicembre scorso, non per argomentare sul tema del testamento biologico, ma per esprimere un mio parere circa il tuo dubbio di come affrontare certe tematiche della vita, se con la verticalità della fede o con un profilo prevalentemente laico. Ti posso dire che quando ascolto un sacerdote mi aspetto che egli si esprima con la verticalità della fede o, per meglio dire, con la linearità della fede! La fede che NON esclude certo la ragione, la razionalità e l’umanità. Gesù ci ha dato l’esempio con la sua vita, e seguendolo lo possiamo sperimentare personalmente…Una testimonianza fra le tante: le suore di Madre Teresa di Calcutta che, sostenute SOLO dalla loro grande fede in Gesù, operano la carità grazie alla provvidenza di Dio. Credo che, oggi più che mai, in un mondo do- ve vale tutto e il contrario di tutto, abbiamo bisogno di orientarci, e quindi è fondamentale essere chiari, ed è dovere di ciascuno, secondo il proprio ruolo, farlo con competenza e onestà professionale. Purtroppo mi pare che nella Chiesa, alle volte, ci sia il timore di manifestare certe verità teologiche. Mi ha stupito il tuo “coraggio” di scrivere che chi uccide fa un peccato mortale e può andare all’inferno. Ora, non che io gioisca del fatto che ci sia l’inferno, preferisco senz’altro pensarlo vuoto per la grande misericordia di Dio, ma per alcuni cristiani e anche per qualche sacerdote sembra che l’inferno sia sparito e che il peccato non abbia più la connotazione di mortale o veniale. Non vorrei sembrare (o essere) una bacchettona e per giunta catechista bacchettona (il peggio che si possa trovare!). Sono stata bambina quando si parlava ancora del diavolo, ne ho avuto paura, ma non ho subito traumi, e non voglio che alcuno debba vivere la religione con angosce, ma, di questi tempi, forse, non si sa più nemmeno cosa sia il peccato. Si dice che prevenire è meglio che curare…Desidero quindi poter trovare nella Chiesa sacerdoti che indicano la retta via per saper discernere il bene dal male, poter scegliere liberamente la strada che porta alla VITA ETERNA, donando quotidianamente l’amore che Gesù ci chiede. Buon Natale! BEATRICE BRICCOLA S ottoscrivo. “Con dolcezza e rispetto” – ci ammonisce san Pietro (1 Pt 3,16) –: arroganza e saccenteria non sono da Dio. “Con una retta coscienza” – prosegue il primo Papa –: perché ben sappiamo di essere noi per primi peccatori e bisognosi di perdono. Ma la verità va detta. Punto. Lettere al direttore ❚❚ S. Natale 2012 La Chiesa ricorda la nascita di Gesù N atale. Oggi come allora nasce il Salvatore sulla terra. Ovunque la Chiesa cristiana e le altre confessioni non cattoliche ricordano la nascita di Gesù Cristo. Un evento con molte coincidenze. Proprio in quei giorni in Palestina vi fu l’editto di Cesare Augusto, nel quale si comandava che tutti gli abitanti di quelle terre dovevano presentarsi a Gerusalemme per farsi registrare, cosicché pure Giuseppe e Maria s’incamminarono per adempiere a tale procedura, con tanta fatica ma anche con tanta gioia nel cuore. Ma, durante quel tragitto, Maria fu colta dalle doglie del parto e non trovando Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale posta Viale Cesare Battisti,8 22100 Como foto william nessuno che li potesse ospitare, si rifugiarono in una oscura e gelida capanna, dove venne alla luce il bambino, chiamato figlio di Davide. Possiamo affermare dunque che il racconto della nascita non è una metafora. Gesù ha voluto nascere in mezzo alla plebe, ai bisognosi, per tracciare il suo disegno di povertà: “Beati gli ultimi perché saranno i primi ad entrare nel regno dei cieli”. Penso che ci siano poche differenze se paragoniamo la povertà di quel tempo alla nostra epoca, poiché oggi l’uomo moderno, sebbene artefice di un grande progres- n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: fax 031.3109325 mail [email protected] so, grazie al quale possiede ogni mezzo, ogni capacità intellettuale e scientifica, si trova come triste e spoglio di moralità, povero in mezzo alla sua immensa ricchezza, proprio perché non è in grado di dare agli altri un pezzetto del proprio io, di trasmettere un po’ dei suoi talenti per migliorare la qualità di vita dei suoi simili. Il problema del mondo contemporaneo è quello di sempre: non voler ripartire le risorse in modo equo, tale per cui si possa festeggiare finalmente un unico Natale e non due Natali diversi, quello dei ricchi e quello dei poveri. Gianni Noli Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2012: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. 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