della diocesi di como
Anno XXXVI - 22 dicembre 2012 - € 1,20
ATTUALITà
3
GIORNATA DELLA PACE 9-11
Terra Santa:
rinascere
a Natale
Il messaggio
del Santo
Padre
colloquio con il cuA
stode padre Pizzaballa riflettiamo sul mi-
a pace non è un soL
gno. è possibile”. Lo
scrive il Papa nel messaggio
stero della Natività.
Editoriale
Lo stupore del Natale
N
on sono trascorsi molti giorni da
quando udimmo la voce di Giovanni, il
Battista, gridare nel deserto: «preparate
la via del Signore, raddrizzate i sentieri! Ogni
burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle
sarà abbassato». E, appena una settimana fa,
eravamo tra coloro che, rivolti al “Precursore”,
interrogavamo affannati: «Che cosa dobbiamo
fare?». Rivolgiamo a noi stessi questa domanda:
«Che cosa dovevamo fare, e abbiamo più o
meno fatto, nel cammino di Avvento che si sta
concludendo per appianare le impervietà del
nostro animo ed essere così degni di accogliere
il Signore che viene?». Tutti sentiamo il bisogno
di affrontare un sano e liberante percorso
di conversione, per riscoprire le radici
della nostra fede, che deve essere sempre
alimentata e rimotivata, e chiederci: «perché
crediamo»? Perché siamo disposti a lasciarci
guidare dalla stella e dal canto degli angeli che
annunciano: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e
pace in terra agli uomini di buona volontà»?
Perché siamo convinti che, nonostante le
asprezze di questo mondo, Dio sceglie di
incarnarsi nella fragilità umana per donarci,
gratuitamente, la grazia della salvezza? Le
risposte le affido a ciascuno di voi, ricordandovi
lo strumento prezioso che Benedetto XVI
ci ha affidato: un intero anno dedicato
alla Fede – e alla necessità di una nuova
evangelizzazione anche là dove il Vangelo c’è,
ma giace un po’ assopito e impolverato… –,
cui si aggiungono gli itinerari diocesani, che
ci hanno aiutato prima a riscoprire la bellezza
e la ricchezza della Parola e ora ci invitano
a riflettere sulla grandezza dell’Eucaristia.
Non posso dimenticare, però, il clima inquieto
che ci sta accompagnando verso il Santo
Natale. I dodici mesi che stanno per volgere al
termine ci hanno portato un carico di affanni
e di fatiche, negli ambiti più diversi, che
hanno richiesto unità, fermezza, preghiera.
Il pensiero, poi, non può non correre alle
troppe stragi di innocenti che nel mondo, a
causa della violenza cieca e dell’ingiustizia,
toccano la sacralità della vita di tanti bambini.
Guardando al tema della crisi, inoltre, vorrei
che non la si trasformi in un comodo “alibi” per
giustificare un immobilismo che blocca anche
quello che si potrebbe e dovrebbe fare. O in
un’occasione per compiere scelte egoistiche.
Tante, troppe, famiglie stanno soffrendo. E
persino chi riesce a conservare un livello di
“normalità” non nasconde i timori per il futuro
di figli e nipoti, ai quali sa di non poter lasciare
le stesse certezze che in passato ha ricevuto
dalla propria famiglia. Le nostre comunità
hanno dato, in questi mesi, una fortissima
testimonianza di generosità e fraternità,
sostenendo chi si è trovato in situazioni difficili,
vivendo in prima persona sentimenti di
vicinanza e condivisione, infondendo fiducia
e coraggio. Per questo suonano offensive le
molte storie di corruzione, malaffare e sprechi
che quotidianamente ascoltiamo. «Che cosa
dobbiamo fare»? Chiedevano a Giovanni.
«Essere onesti e rispettare i fratelli». Rispondeva
lui. Ce lo dice anche il Papa nel Messaggio per
la Giornata Mondiale della Pace. La pace non
significa, soltanto, assenza di guerra. La Pace,
quella vera, la costruiamo nella quotidianità,
con una «ricca vita interiore, con riferimenti
morali validi e chiari, con atteggiamenti e
stili di vita appropriati, con parole e gesti che
realizzano il bene comune e creano una cultura,
un’atmosfera di rispetto e onestà». Buon Natale
care famiglie. Un Natale sereno. Con l’augurio
di sostare davanti al presepe e imparare a
guardare al Bambino con lo stupore di un
bambino.
+ Diego, vescovo
“
del 1° gennaio 2013.
48/49
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Buone feste e... arrivederci nel 2013!
Con l’illustrazione di Renato Frascoli “Il Settimanale” rivolge
gli auguri ai suoi lettori. Dopo un turno di riposo il primo
numero del 2013 apparirà con la data del 5 gennaio e potrà
essere ritirato dalle parrocchie presso la portineria del Centro
Card. Ferrari i giorni 2, 3 e 4 gennaio dalle ore 14.30 alle
16.30.
eratori
Beati gli operchè
di pace, p mati
saranno chia o
figli di di
Idee e opinioni
2 Sabato, 22 dicembre 2012
B
astano poche, semplici
regole, per prepararsi al
Natale, ma più ampiamente
per la vita buona. Le ha evocate
Benedetto XVI, domenica scorsa,
all’Angelus. Anche perché, in
questi momenti complicati,
vince sempre la concretezza:
“Anche nel nostro mondo così
complesso, le cose andrebbero
molto meglio se ciascuno
osservasse queste regole di
condotta”, afferma, evocando la
predicazione, sempre attuale, di
Giovanni Battista. “Il profeta, a
nome di Dio, non chiede gesti
eccezionali, ma anzitutto il
compimento onesto del proprio
dovere. Il primo passo verso la
vita eterna è sempre l’osservanza
dei comandamenti. Anche qui, la
conversione comincia dall’onestà
e dal rispetto degli altri:
un’indicazione che vale per tutti,
specialmente per chi ha maggiori
responsabilità”. E non si può non
pensare ai politici, e ai finanziari,
oggi giustamente nel mirino
dell’attenzione collettiva.
Le regole, d’altra parte, non sono
✎ L’opinione |
di Francesco Bonini
Diritti e doveri:
un binomio inscindibile
dei limiti, ma dei pungoli al
meglio.
E quel che vale per la vita
quotidiana, per la vita concreta,
per le persone “normali”, vale
anche per i popoli.
E Benedetto XVI non ha mancato
di ricordarle nella solenne
occasione del messaggio che
invia a tutti i capi di Stato per la
Giornata mondiale della pace, sul
tema cruciale: “Beati gli operatori
di pace”.
Oggi si parla molto del “bene
comune”, tornato di moda anche
nel discorso politico. E il Papa
parte proprio da qui, guardando
alle aspirazioni al bene e alla
pace, ma anche ai pericoli di una
visione riduttiva e relativistica
dell’essere umano, che impanca
ambigue e fuorvianti, ancorché
“subdole”, rivendicazioni di
“nuovi” diritti.
Non sono mancate le polemiche.
Fuori luogo, peraltro, perché
molto semplicemente, Benedetto
XVI ci propone un’operazione
verità. Sui più scottanti temi
sociali, come le disuguaglianze,
ma anche sul “fondamentale
diritto alla vita”.
In tutti i Paesi occidentali è
aperto il dibattito sul matrimonio
omosessuale. Con serenità, ma
anche con fermezza il Papa
argomenta che “la struttura
naturale del matrimonio va
riconosciuta e promossa, quale
unione fra un uomo e una donna,
rispetto ai tentativi di renderla
giuridicamente equivalente
a forme radicalmente diverse
di unione che, in realtà, la
danneggiano e contribuiscono
alla sua destabilizzazione,
oscurando il suo carattere
particolare e il suo insostituibile
ruolo sociale”. Questo non
significa demonizzare o
condannare nulla, ma invitare
a un’operazione verità, per cui
il matrimonio è cosa diversa
da altre forme di unione ed è
interesse laicissimo della società
non dimenticarlo mai.
“Questi principi - osserva il Papa
- non sono verità di fede: sono
inscritti nella natura umana
stessa, riconoscibili con la
ragione, e quindi sono comuni
a tutta l’umanità. L’azione della
Chiesa nel promuoverli non ha
dunque carattere confessionale,
ma è rivolta a tutte le persone,
prescindendo dalla loro
affiliazione religiosa”.
Si parla molto di “bene comune”,
ed è ottima cosa. Ma questo
implica una coerenza di fondo
tra verità, giustizia e pace. I diritti
e i doveri non possono essere
frazionati. Tutto si tiene e il Papa
non si stanca di ricordarlo a tutti.
SPIGOLATURE | di Nicola Salvagnin
L’Italia fra crisi e ripresa: quando andrà meglio?
T
enere salde le redini del bilancio pubblico e favorire
la competitività dell’economia italiana: non è il
programma politico di un partito in particolare,
ma dovrebbe esserlo di quello che vincerà le prossime
elezioni politiche, stando alle parole che il governatore
della Banca d’Italia ha rilasciato a un quotidiano italiano.
Ignazio Visco si è sbilanciato su un terreno che non
è di sua stretta competenza poiché prevede che - dal
secondo semestre del 2013 - i numeri dell’attuale crisi
inizieranno a essere migliori. Cioè: peggio di così non
dovrebbe andare, se faremo le cose giuste andrà meglio.
Sulla ripresa economica vi è molta incertezza. Secondo la
cancelliera Angela Merkel, l’Europa ripartirà addirittura
dal 2017; secondo Confindustria, non c’è molto da stare
ottimisti. Ma se l’ufficio studi di Bankitalia intravvede
all’orizzonte una linea di rosa, significa che le condizioni
sono tali da far risorgere il sole. Però. Non accadrà in
automatico. Nessuna locomotiva trascinerà l’Italia a
prescindere, come spesso è accaduto nel corso degli
ultimi decenni. Dovremo fare la nostra parte. Semplice a
dirsi, difficilissimo a farsi dal Brennero in giù.
La storia recente racconta che il tirare a campare con
furbizie varie (Argentina, Grecia) o lasciare che i problemi
rimangano irrisolti fino a farli esplodere (Spagna) non
paga. Anzi, si paga un conto salatissimo perché nessuno
è più disposto a fare sconti e a chiudere un occhio verso
chi dice, e non fa. Non ci sono più situazioni geopolitiche
o autarchie economiche che possano permettere il vivere
di rendita o il tirare a campare. Il “fare ammuina”, come
si dice a Napoli: muoversi di qua e di là con una certa
frenesia, rimanendo alla fine allo stesso punto e senza
aver cambiato alcunché.
Visco ha chiarito con estrema semplicità cosa dovrebbe
◆ L’innocuo
fare la coalizione politica che vincerà le prossime
elezioni: continuare nella rigida politica di bilancio
introdotta da Mario Monti (significa: spendere non più di
quanto s’incassa); permettere alle aziende di essere più
competitive nei mercati mondiali.
Il primo caso non è certo tecnicamente difficile da
perseguire; casomai il problema è volerlo. Basterebbe
smontare anche in parte la riforma Fornero delle pensioni,
per creare buchi in bilancio da 15-20 miliardi di euro. O
cancellare l’Imu senza contropartite.
Il secondo caso è certamente più complesso, e abbisogna
di quella forte dose di politica che Visco auspica e che
non aveva per scelta il governo Monti. Un indirizzo forte,
seguito nel corso di un’intera legislatura, con tempi che
permettano un lavoro lungimirante. Una bella idea ha
bisogno di una legge che la veicoli, e poi di una serie
di decreti e regolamenti che la realizzino nel concreto.
Altrimenti si fa solo una bella cornice senza il quadro.
Cosa va fatto per trasformare quell’orizzonte in una
promettente alba?
Di cose da fare ce ne sono a bizzeffe. Da una politica
energetica che riduca il costo a carico d’imprese e privati,
a una sburocratizzazione che tagli tempi inutili e inutili
passaggi di competenze; da una riforma degli enti locali
che rimetta in chiaro le competenze di Stato, Regioni,
Province e Comuni, a una lotta serrata alle mafie e alle
occasioni di corruzione; dallo sviluppo d’infrastrutture
ormai fondamentali come le autostrade digitali o i porti
collegati agli interporti, a uno sblocco della macchina
bancaria, ora in affanno. E poi un (leggero) allentamento
delle tasse un po’ ovunque, perché la pressione è tale
che sta diventando controproducente: la colossale
tassazione dell’auto, ad esempio (l’automobile è il primo
contribuente del Fisco italiano) ha fatto alla fine diminuire
il gettito fiscale per il crollo degli acquisti di auto e di
carburante. Eterogenesi dei fini.
Quindi la ricetta di Visco è complessa ma anche semplice:
attenti ai conti, e rimbocchiamoci veramente le maniche.
C’è qualche forza politica che la sottoscrive? O che ne
presenti un’altra, di ricetta, spiegandoci però in che
direzione alla fine ci porterà? Promettere di spendere
di più, oppure di cancellare le tasse, aiuta a vincere le
elezioni, ma anche a far perdere il sistema-Italia.
di don Angelo Riva
«E la borsa, e la vita». Senza riforme, il baratro
C
hiunque sarà al timone dell’azienda Italia, all’indomani delle elezioni di febbraio, una cosa è certa: o si comincerà, quadro politico permettendo,
a metter mano a riforme strutturali del Paese (taglio
degli sprechi, caccia agli evasori, raffreddamento della pressione fiscale, semplificazione della burocrazia,
modernizzazione e competitività internazionale del
sistema…), per dare un po’ di ossigeno alla domanda
interna (famiglie e piccole imprese) e rimettere in moto la locomotiva produttiva, oppure nessuno ci salverà
dallo spiaggiamento su litorali… greci! Si tratta delle celebri “riforme liberali”, che il ventennio berlusconiano
aveva promesso senza mai attuare, che il rigor montis
(come ironicamente l’ha corbellato Beppe Grillo) del
governo “tecnico” – libero da ghigliottine elettorali – ci
ha fatto trangugiare come salutifera purga (ma per la
crescita serviva una vera maggioranza politica), e che
Bersani, se governerà, dovrà far digerire alla battagliera
Camusso e a un Vendola pronto all’incasso dei benefit
elettorali. Auguri a tutti!
Riforme o morte. Difficile vedere oltre l’alternativa
secca. Senza riforme strutturali, lo spettacolo di questi
giorni dei piccoli contribuenti, in fila – cornuti e mazziati – per il salasso dell’IMU, sarà destinato a ripetersi
nei prossimi anni. Proviamo ad essere pessimisti. Dalle
urne di febbraio esce un responso interlocutorio: una
maggioranza numerica, ma la governabilità sarebbe
tutta un’altra cosa (e poi ci sono le prebende e gli “amici degli amici” da accomodare in qualche modo…). I
primi a fare le smorfie sono i mercati finanziari: diffidenza – se non fuga – dai titoli italiani, lo spread che
riprende a galoppare, e, quindi, i carboni ardenti del
debito pubblico che tornano ad accumularsi sulla testa delle future generazioni. L’italico governicchio si
divincola, fra voti di fiducia e il classico “taja e medèga”,
su una linea di galleggiamento frutto dell’equazione di
forze fra partiti, caste, organizzazioni sindacali, ordini
professionali, rappresentanze di categoria e magistrati
che licenziano e riassumono. Altro che riforme liberali!
Che fare allora? Non resterà che continuare a raschiare
il fondo del barile, ossia la tosatura fiscale dei soliti noti.
Ma così le famiglie vanno in apnea, c’è chi sprofonda
sotto la soglia della povertà, la piccola impresa (perno
del “miracolo italiano”), tempo due-tre anni, affoga nei
debiti e chiude i battenti, la media impresa delocalizza
in Romania (o addirittura in Canton Ticino!) e gli investitori internazionali girano al largo, ben guardandosi
dallo scommettere su di noi. Qualcuno propone una
“patrimoniale” sulle grandi ricchezze, ma l’unico risultato sembra essere la fuga all’estero dei patrimoni…
Pessimismo? Catastrofismo? Vedete un po’ voi, cari
amici in fila allo sportello dell’IMU. Ma l’impressione
è che, l’anno prossimo, saremo ancora qui, a solidarizzare e incoraggiarci attorno al boccone amaro della
“stangata” condito in salsa di nobile senso civico. Un
tempo si diceva: “o la borsa o la vita!”. Oggi, davanti a imprenditori che si suicidano, a pensionati che arrancano
nell’arrivare a fine mese, a coppie impedite di sposarsi,
a giovani che non trovano lavoro e a meno giovani che
l’hanno perso, a sforbiciate calamitose su sanità e servizi sociali, mi par quasi che quella disgiuntiva si stia
trasformando: “e la borsa e la vita”. Che il natale del Signore – non senza la lungimiranza delle nostre scelte
– ci possa recare un raggio di speranza…
Attualità
Sabato, 22 dicembre 2012
3
Intervista. A colloquio con il custode padre Pierbattista Pizzaballa, riflettiamo sul
mistero della Natività ascoltando la voce che giunge da dove tutto ha avuto inizio...
Terra Santa: rinascere a Natale
P
nuovi anche noi. Non dobbiamo
lasciarci prendere dallo
sconforto, dall’idea che tutto
sia finito, che nulla cambierà. Si
tratta di un atteggiamento che
ha molte ragioni d’essere visto
ciò che circonda ma non bisogna
fermarsi. Riprendiamo la strada
della speranza per essere pietre
vive in questa terra in cui siamo
stati chiamati a vivere”.
er le comunità cristiane
mediorientali quello
prossimo sarà un Natale
attraversato da ulteriori
tensioni e crisi. Alle già note
e gravi situazioni politiche,
sociali ed economiche che
da decenni segnano la vita
di questa strategica area
del mondo, si aggiungono
il conflitto in Siria, paese
dove la presenza cristiana si
è pressoché dimezzata, gli
scontri a Gaza, le proteste
in Egitto contro la nuova
Costituzione di impronta
islamista che preoccupa sia
i cristiani che i liberali, la
recrudescenza di attacchi
in Iraq, altra nazione dove
sono rimasti pochi cristiani.
Urgenze politiche, sociali e
umanitarie, vissute dai Paesi
arabi nel tempo presente,
che hanno spinto i Capi
delle Chiese cattoliche
mediorientali a lanciare un
appello, agli inizi di dicembre,
per chiedere di porre fine ai
conflitti e alle violenze che
stravolgono la vita dei popoli
della regione, ponendo in atto
cammini di riconciliazione
e di pace che garantiscano
a tutti la libertà e la tutela
della propria dignità umana.
Dai leader religiosi anche
un pressante invito affinché
i cristiani restino nelle loro
terre di origine con una
presenza attiva e efficace
nelle società arabe. A pochi
giorni dal Natale abbiamo
rivolto alcune domande al
Custode di Terra Santa, padre
Pierbattista Pizzaballa.
Padre Pizzaballa, alla luce
di così tante crisi e violenze,
che Natale sarà per i cristiani
mediorientali? Con quale
spirito sarà vissuto?
“Natale è una nascita
ma come viverla, come
lasciarsi scuotere da essa?
Io credo che la risposta sta
nell’essere capaci e disposti
a ricominciare da capo, a
rinascere. Per vedere qualcosa
di nuovo dobbiamo essere
Pietre vive che stanno lasciando
i loro Paesi, per cercare un
futuro altrove. Forse che la
speranza per i cristiani non
abita più in Medio Oriente?
“Di fronte a queste situazioni
difficili che i cristiani del Medio
Oriente si trovano ad affrontare
ci sono due strade: o andarsene
o restare. Andarsene non è
una soluzione, il restare non è
solo inteso fisicamente perché
non c’è alternativa ma perché
vogliamo restare. Rimanere in
questa Terra passa attraverso
una presa di coscienza ed
una nuova consapevolezza,
è una missione che ci invita
ad inserirci maggiormente
nella realtà. Natale vuol dire
appunto rinascere e continuare il
cammino con speranza”.
Il Medio Oriente è attraversato da
guerre, dolore, ingiustizie. La nascita
di Gesù è occasione per lasciarsi
scuotere, mettendosi in gioco e
assumendo l’atteggiamento di chi
vuole ricominciare daccapo, per un
inizio diverso rispetto al passato
Dalla Siria
C’è la fede,
nonostante tutto
N
on sono rassicuranti
le notizie che
giungono dalla Siria.
Padre Halim, frate libanese
della Custodia di Terra
Santa e ministro regionale
della Regione San Paolo,
segue con apprensione
l’evolversi della situazione.
è quanto riferisce lo stesso religioso, in stretto contatto con i
confratelli siriani, ai microfoni del Franciscan Media Center. Nel
riferire la situazione che stanno vivendo i cristiani nella guerra
civile il francescano afferma: “i cristiani dicono sempre di non
avere altra speranza se non in Dio. Nessuno li può salvare se non
un miracolo dall’alto. Un frate mi ha detto che la gente ha visto
che le chiese - nonostante tutte queste difficoltà - durante le
celebrazioni eucaristiche sono piene. E qualche volta anche di più
dei tempi normali”. Motivo di tanta affluenza sta nella frase riferita
da padre Halim “Se dobbiamo morire è meglio morire in chiesa
che a casa. E quindi nonostante tutto c’è ancora uno spiraglio di
fede, di gente che tenta ancora e ha una fede forte in Dio. É solo
lui che potrebbe salvarli. Il Principe della Pace di cui celebriamo il
Natale, porti la pace: nei cuori di tutti i siriani e dappertutto”.
Ma come è possibile inserirsi
in una realtà sociale in cui si è
una minoranza sempre meno
ascoltata ed esigua?
“Da soli è molto difficile ma
lo sforzo da fare è quello di
mettersi in dialogo con tutte le
realtà sociali che pure esistono,
moderate, non sono tutti fanatici,
e con esse fare fronte comune
sui temi della cittadinanza, dei
diritti umani, della vita, della
tolleranza, della libertà. Unire la
nostra voce alla loro e a quella
della comunità internazionale,
senza esagerare in quanto
un intervento eccessivo di
quest’ultima potrebbe essere
controproducente. Allearsi
con tutte quelle frange serene,
positive, libere e moderate delle
nostre società è indispensabile.
Non abbiamo alternativa”.
mediorientale la crisi siriana
è quella che spaventa di più,
anche i cristiani. Ha senso
parlare di Natale per la Siria?
“Parlare di Natale in Siria, sotto
le bombe, è davvero difficile.
Ma farlo è un seme di speranza
nel futuro. Sotto ogni rovina c’è
sempre una rinascita. Allora
occorre guardare al futuro
almeno come un desiderio
da coltivare, come voglia
di rinascita. La situazione è
complicata: gran parte del Paese,
da quello che trapela, sarebbe
sotto il controllo dell’opposizione
nella quale militano frange dalle
più moderate alle più integraliste
ed anticristiane. Tutto ciò
provoca paura nei nostri fedeli.
Si stima che la metà abbondante
della comunità cristiana si sia
spostata sia all’interno che
all’esterno del Paese. Le prossime
festività natalizie saranno vissute
all’interno di case, di chiese, in
qualche villaggio, non essendoci
le giuste condizioni di sicurezza.
Ma è importante celebrare il
Natale perché significa dire a tutti
‘ecco noi ci siamo, siamo qui’”.
C’è un messaggio particolare
che dal Medio Oriente giunge
al mondo intero per questo
Natale?
“In questo periodo leggiamo
il Libro delle Consolazioni di
Isaia dove ci sono brani molto
belli tra i quali i canti del servo
sofferente. Consolazione e
speranza non cancellano la
sofferenza ed il dolore ma li
rendono innocui, tolgono loro
l’ultima parola. Il messaggio per
tutti è: la sofferenza ed il dolore
esistono ma dobbiamo starvi
dentro sapendo che siamo figli
di Dio che si è incarnato e che
ci dona la forza di vivere questa
situazione. Egli ci dona anche la
serenità necessaria soprattutto
per i giovani ed i bambini perché
possano pensare ad un futuro
diverso. La morte peggiore
sarebbe vivere senza speranza
credendo che un futuro migliore
non è possibile”.
Di tutta la regione
DANIELE ROCCHI
Natale fra i
cattolici di Gaza
N
atale anticipato a Gaza per il patriarca latino di
Gerusalemme, Fouad Twal, che come tradizione, si è
recato la scorsa domenica 16 dicembre nella piccola
parrocchia della Sacra Famiglia dove è stato accolto dai
185 parrocchiani, guidati da padre Jorge Hernandez. La
visita giunge a 3 settimane dalla fine dell’operazione israeliana
“Colonna di nuvola”. “Natale è un
dono del cielo - ha detto Twal - ma
ha bisogno di uomini di buona
oltre 1500 alunni
volontà affinché porti la pace”. Da qui
in maggioranza
l’appello ai fedeli “ad avere una fede
musulmana. Ora
forte per restare a vivere in questa
la sosta natalizia
terra. Anche Gesù - ha ricordato permetterà alla
ha vissuto l’ingiustizia”. Il parroco,
direzione scolastica
padre Hernandez, ha ringraziato il
di riparare i danni
patriarca: “i nostri fedeli - ha detto provocati dai bombardamenti.
sono molto sensibili a questa visita,
Domani nella piccola chiesa
è come se un pezzo di Gerusalemme
latina di Gaza, sono attese 450
sia giunto fin qui”. Dopo la fine delle
persone per un concerto di
ostilità nella Striscia la vita è ripresa
Natale promosso dal Consolato
come testimonia la riapertura delle
francese di Gerusalemme.
3 scuole cattoliche che accolgono
Resta, infine, da verificare
quanti cristiani di Gaza
potranno recarsi a Betlemme,
la notte del 24 dicembre, per
assistere alla messa di Natale.
Tutto dipenderà dai permessi
che verranno rilasciati dagli
israeliani.
4
Italia
Sabato, 22 dicembre 2012
Le parole di Napolitano. Il pensiero del Capo dello Stato verso le prossime elezioni.
«Amarezza e preoccupazione» per il dopo-Monti
“A
marezza e preoccupazione”:
non nasconde i suoi sentimenti il Capo dello Stato ragionando
dell’“evoluzione del quadro politico”, sullo
spirare (leggermente anticipato) della XVI
legislatura repubblicana nel tradizionale
discorso pre-natalizio alle alte cariche dello
Stato. Le prospettive rimangono incerte: “Si
andrà così al confronto elettorale, mentre il
Governo dimissionario provvederà, nell’ambito dei suoi poteri, ad attuazioni dovute di
leggi già in vigore. Ma non si pensi di poter
nascondere agli elettori tutto quel che è rimasto irrisolto di decisivi nodi politico-istituzionali venuti al pettine più che mai nel
corso dell’ultimo anno. Essi si sono presentati in un tale intreccio e groviglio che anche interventi generosamente tentati con il
concorso di un governo a termine e dominato da assorbenti emergenze come quello
presieduto da Mario Monti, hanno sortito
effetti solo iniziali o sono stati neutralizzati
■ Matrimonio
Un dono grande
al quale arrivare preparati
“N
on uno stato civile ma un
ideale di vita”, e “un mistero,
un dono grande”. Mons. Renzo
Bonetti, presidente della Fondazione
“Famiglia dono grande” (Ffdg - www.
misterogrande.it), definisce in questi
termini il matrimonio. Commentando i dati
diffusi dall’Istat, secondo i quali nel nostro
Paese diminuiscono progressivamente
i matrimoni (208.702 nel 2011, quasi
9 mila in meno dell’anno precedente)
e nel Nord Italia i matrimoni civili (il
51,2% contro il 39,8% della media
nazionale) superano quelli celebrati in
chiesa (48,8%), mons. Bonetti afferma
che “la crisi del matrimonio è un riflesso
della crisi antropologica e culturale della
nostra società” nella quale “si è perduta
la capacità di vivere in pienezza l’umano,
anche nelle fatiche e nelle prove”. La
crisi del matrimonio religioso chiama in
causa anche “la qualità della fede”. Il
matrimonio, prosegue, è “d’importanza
vitale per l’intera società; occorre pertanto
far crescere coppie in grado di metterne in
luce la bellezza. Servono coppie formate
a mostrare e a testimoniare il matrimonio
come un ideale di vita da perseguire”.
In questo “la Chiesa ha una parola che
dovrebbe essere recuperata: il matrimonio
è sacramento, e per questo sugli sposi
viene effuso lo Spirito Santo che li rende
capaci di amarsi come Cristo ci ama... “Il
matrimonio - prosegue mons. Bonetti - è
un mistero, un dono, una missione grande.
Solo facendone scoprire la ricchezza gli
sposi avranno il desiderio d’impegnarvisi”.
nella stretta finale della legislatura”.
Di qui un’attenta e puntuale ricognizione
della situazione politica, economica, sociale
ed istituzionale di un’Italia che non può non
essere collocata nel quadro europeo. Oggi si
parla molto di “agende”, mentre tutti cominciamo a compilare quelle per l’imminente
2013. Giorgio Napolitano, in un testo di 10
cartelle pieno di raffinati riferimenti politici,
ha ripercorso le scelte recenti, confermando
che l’esperienza, positiva, del governo “tecnico” o “del presidente”, si esaurisce con l’appello elettorale. Il Presidente ha inoltre confermato di non aspirare ad una riconferma e
che continuerà il suo mandato fino alla scadenza del prossimo maggio.
A due mesi dalle elezioni, la cui data non è
ancora stata fissata, pochissimo sappiamo
dell’offerta politica che sarà sottoposta al vaglio di cittadini in cui i sentimenti di “amarezza e preoccupazione” sembrano giustamente prevalere.
Napolitano ha anche evocato un’altra endiadi: “verità e speranza”; potrebbe essere una
chiave persuasiva per la prossima campagna elettorale, che sta iniziando nel tempo di
cenoni che si annunciano magri, ma molto
tradizionali.
Come costruire l’equilibrio tra verità e speranza, come ritrovare il senso delle radici,
dell’identità e delle tradizioni, su cui costruire investimento ed innovazione, come
articolare in concreto l’equilibrio tra rigore
ed equità. Per avere buone risposte bisogna
innanzi tutto articolare le domande giuste.
Se poi per avere queste risposte basterà questa campagna elettorale invernale, o, dopo le
elezioni, servirà un nuovo, incisivo, riassetto
del sistema politico, è la questione strutturale che merita quantomeno di essere istruita,
per guardare all’attualità con la necessaria
prospettiva e così, nonostante tutto, con una
ragionevole serenità.
FRANCESCO BONINI
Il monologo di Benigni...
«Ci hanno
fatto volare»
È
curioso come a volte siano i comici,
i giullari, le persone che “fanno
ridere”, a ricordare un po’ a tutti le
cose serie, quelle importanti. È il caso,
anche questa volta, di Roberto Benigni
che, lunedì sera, in televisione ha letto e
ricordato a milioni di spettatori il testo
e il senso della Costituzione italiana, a
partire dai primi dodici articoli, che ne
rappresentano i Principi fondamentali,
sottolineando tra l’altro, come al centro,
come valore principale e di riferimento, vi
sia il rispetto della persona umana. Quel
valore mutuato dalle radici cristiane che
hanno fecondato l’esperienza del nostro
popolo e non solo. Bello ed emozionante,
ancora una volta, il monologo di Benigni,
che già sui temi dell’unità d’Italia aveva
saputo insegnare qualcosa. Questa volta,
tornando sul tema della Costituzione,
“la più bella di tutte”, sa rilanciare con
efficacia agli italiani proprio il tema
dell’unità, l’importanza del sentirsi un
popolo solo e di condividere valori che
possano aprire scenari di futuro, in un
momento in cui il peso del presente
sembra chiudere ogni prospettiva.
Una lettura appassionata e
appassionante, con le licenze
d’artista, certo, ma in grado di far riflettere
sui fondamenti di una Repubblica “una
e indivisibile”, a partire dall’esperienza
fondativa che ha visto il mettersi insieme
di uomini “divisi in tutto, escluso su una
cosa: essere uniti”. Uomini che sono
diventati dei “giganti”, hanno “illuminato”
le macerie dell’Italia del dopoguerra, “e
hanno detto avanti, rialzatevi!”, scrivendo
poi le regole “tra le più grandi del mondo”,
dove c’è la strada per risolvere tutti i
problemi.
“Ci hanno fatto volare - ha gridato
Benigni, introducendo la lettura degli
articoli della Carta -, ci hanno portato
in un luogo dove si proclamava il
primato della persona umana, della
sua dignità. E non tra gli ultimi, tra i
primi!” Una Costituzione che favorisce,
spinge, protegge, “ci vuole bene, è la
nostra mamma”. Una Costituzione il cui
impianto - ha ricordato l’artista - si deve a
“un ragazzo pugliese che aveva 29 anni e
che si chiamava Aldo Moro”.
Lo scenario che Benigni ha evocato è
quello di un popolo e di persone capaci
di votarsi al bene comune, lasciando
indietro gli interessi personali per la
costruzione di un futuro condiviso. Lo
scenario di una politica - i “costituenti”
erano, ha ricordato, “tutti uomini politici”
- che è servizio, promozione, difesa dei
più deboli… Un richiamo che suona
davvero forte nel momento attuale,
forse uno dei più difficili che ha mai
attraversato la nostra Repubblica, dove
lo sfilacciamento della società civile si
accompagna alla perdita di valore proprio
della politica, poiché inquinata da
troppo tempo da scandali ed esempi da
dimenticare.
La lettura della Costituzione - e
anche, perché no?, la passione di un
singolarissimo giullare -, può diventare
allora l’occasione per riprendere fiato
e raccogliere le risorse di un passato
che non è certo un cimelio dismesso.
Piuttosto può diventare una volta di
più stimolo per costruire nuova strada,
per continuare a tracciare percorsi di
società e civiltà, stimolando l’inventiva e
soprattutto rinnovando la responsabilità.
Davvero non è poco.
ALBERTO CAMPOLEONI
La riflessione di Francesco Zanotti, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc)
Senza contributi a rischio l’informazione
Q
ualcuno li considera una regalia dello Stato ai
giornali di partito. Altri pensano che sia un favore
fatto alla Chiesa cattolica. Altri ancora sono
convinti che sia un sistema da eliminare in quanto tale,
appartenente alla prima Repubblica. Roba d’altri tempi,
quando il denaro pubblico fluiva a piene mani. Stiamo
parlando dei contributi pubblici all’editoria, un sistema
introdotto in Italia nel 1981, rivisto nel 1990. Un aiuto al
pluralismo informativo di cui si trovano tracce già agli
inizi del secolo scorso. Eppure nell’attuale momento in cui
viene travolta ogni vicenda in qualche modo collegabile
alla politica, anche gli aiuti alla stampa sono vissuti con
estremo malessere da un’opinione pubblica allergica a
ogni tipo di sostegno statale. E pensare che in pochi anni
questo particolare fondo si è ridotto in maniera drastica,
fino agli attuali 53 milioni di euro ad oggi disponibili
nel bilancio dello Stato per l’anno in corso. Una cifra
del tutto insufficiente se paragonata con gli almeno
140 milioni necessari per mantenere in equilibrio un
sistema che fa acqua da ogni parte. Sono rimasti margini
di manovra risicatissimi per il ripristino del fondo di
pertinenza della presidenza del Consiglio dei ministri.
Per cercare di sfruttarli tutti, la Fisc (la Federazione cui
fanno capo circa 190 settimanali cattolici per 1 milione di
copie a settimana) e altre sigle - tra cui Fnsi, Mediacoop,
Confcooperative-Federcultura Uspi - hanno convocato, di
recente, un’assemblea dal titolo “La riforma dell’editoria
tra tecnologie e pluralismo”. La Fisc ha ribadito in ogni sede
la necessità di applicare “rigore ed equità” in materia di
contributi pubblici all’editoria. Lo ha ribadito anche nel
mese di ottobre, durante l’audizione alla Commissione
Cultura della Camera dei deputati. Ha sottolineato come
anche gli editori non possano sottrarsi ai sacrifici richiesti
a tutti i cittadini in questo delicatissimo periodo di crisi
economica. Ha rimarcato, però, come non si possa
rinunciare di punto in bianco a un sistema che, seppur
da migliorare, ha garantito il pluralismo informativo,
di certo non secondario per la vita del Paese. Inoltre la
Fisc ha fatto presente che ai settimanali cattolici sono
sempre state riservate “briciole di contributi”, ugualmente
importanti per decine di suoi associati, ma sempre di
briciole si tratta. Meno di quattro milioni di euro per una
settantina di testate, diverse delle quali rappresentano
l’unico giornale di un dato territorio, la voce di comunità
locali appartenenti alla provincia italiana. Ora la situazione
si è fatta particolarmente drammatica. Allo stato attuale ai
nostri giornali nel loro complesso sarebbe destinato, per
il 2012 giunto ormai al termine, solo un milione di euro.
Un quarto di quanto necessario per proseguire il lavoro
con un minimo di serenità. Una serenità continuamente
minacciata dai tagli indiscriminati che la politica intrapresa
da mesi in Italia rischia di minare ogni giorno di più.
Ne soffrono le testate diocesane e ne soffrono decine di
altri giornali che vedono profilarsi all’orizzonte la chiusura
come conseguenza di un periodo terribile nel quale si
evidenziano solo diminuzioni di lettori, di pubblicità e di
contribuzione pubblica. Non c’è altro tempo da perdere.
I bilanci di molti editori soffrono in maniera pesante.
Ma si corre il pericolo di un altro tipo di sofferenza,
non misurabile in termini di numeri: è la mancanza di
confronto, di dibattito pubblico, di quella pluralità di voci
di cui questo Paese ha sempre usufruito e che oggi non
può permettersi di perdere. L’abbiamo già scritto: per ogni
voce che si spegne tutti ci rimettiamo in termini di idee,
un patrimonio che non aumenterà il Pil, ma che di certo
fa crescere il valore della nostra convivenza, ogni giorno di
più minacciata da una diffusa omologazione di pensiero cui
non vorremmo mai adeguarci. Per il bene delle comunità
locali e dell’intero Paese.
Italia
Sabato, 22 dicembre 2012
5
Un impoverimento molto rapido
è a rischio
il bene-casa
A
umentano le famiglie italiane in difficoltà per le
spese legate alla casa, con grave rischio di cadere
nel tunnel della povertà e aggravare l’emergenza
abitativa. Nel 2012 (stima Istat su un campione di 40.000
famiglie) il 14,2% delle famiglie italiane è in arretrato con
mutui, debiti diversi, affitti, bollette, rispetto al 12,8%
del 2010. Il 17,9% non riesce a riscaldare adeguatamente
la propria abitazione (rispetto all’11,2% del 2010). Nel
giorno della scadenza del pagamento dell’Imu escono
anche altre stime secondo cui le spese per la casa
incidono sul 31,1% del bilancio familiare (Cgil), un dato
triplicato rispetto al 1980. Secondo dati forniti dalla
Fiopsd (Federazione italiana degli organismi per le
persone senza dimora), su 47.648 persone senza dimora
censiti in Italia - lo 0,2% della popolazione - il 63,9%,
prima di finire in strada, in condizione di marginalità
assoluta, viveva nella propria casa. Marco Iazzolino,
segretario generale della Fiopsd, sulla situazione del
nostro Paese.
Si aggrava in Italia l’emergenza abitativa?
“Sì, la situazione è molto grave. Negli ultimi anni,
soprattutto in seguito alla crisi economica, è peggiorata
la povertà in Italia, Grecia e Spagna. Di conseguenza le
famiglie non riescono più a pagare il mutuo e le spese
della casa o l’affitto, con il rischio dello sfratto, entrando
così nel tunnel della povertà. Molta gente finisce in
strada per questo. Il problema degli sfratti, attualmente
bloccati, è rilevante, ma è solo una parte di una questione
molto più grande. I dati Istat ci dicono che il 12,3% degli
italiani (rispetto al 6,7% del 2010) non può permettersi
un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni. Sono
persone che hanno una casa e un lavoro. C’è quindi un
impoverimento rapidissimo e generale”.
Esiste un rischio reale, anche per i proprietari di casa,
di cadere in una situazione di povertà?
“Certo. Ricordiamo che i due terzi delle persone senza
dimora italiane prima vivevano in una casa in affitto o
in proprietà. Per ‘senza dimora’ in Europa non s’intende
solo i cosiddetti
‘clochard’ ma tutte
le persone che
vivono in precarietà
alloggiativa. Quello
che diciamo sempre
è che la dimora non
è solo il tetto”.
In più quest’anno è
arrivata la stangata dell’Imu…
“Questo aggrava certo la situazione. Bisognerebbe
abbassare l’aliquota dell’Imu e aiutare i cittadini a
non cadere nella spirale della povertà. Non bisogna
minimizzare o nascondere i dati sul rischio di povertà ed
esclusione sociale, perché la nostra situazione è simile a
quella della Grecia e della Spagna. Molto drammatica”.
Cosa sta succedendo in Grecia e Spagna sul fronte
abitativo?
“In questi Paesi stanno cercando d’incentivare l’acquisto
di case da parte di pensionati del Nord Europa. Noi
rischiamo di finire così, soprattutto se lasciamo che le
banche facciano quello che stanno facendo. In Spagna
le persone vengono cacciate dalla casa di proprietà ma
condannate a pagare la restante parte di mutuo, pur non
vivendo più in quella casa. Le loro case vengono date ai
senza dimora ma alla fine a vincere sono le banche, che
continuano a guadagnare comunque”.
Poi con la crisi tante nuove case rimangono invendute.
Cosa pensa dell’housing sociale?
“Molti costruttori tentano di piazzare l’invenduto con
l’housing sociale, ma bisognerebbe fare attenzione.
Altrimenti queste zone rischiano di diventare delle nuove
aree di marginalità, come alcuni quartieri periferici delle
grandi città”.
Molti Comuni stanno anche vendendo gli alloggi
popolari…
“La questione degli alloggi popolari è delicata: i Comuni
vendono oppure sfrattano centinaia di migliaia di persone
che non riescono nemmeno a pagare affitti di 59 euro al
mese. In un ipotetico grande piano d’azione nazionale
per svendere le case popolari sarebbero sempre le banche
a guadagnarci, indebitando le persone con mutui a vita.
Tutto ciò che era ordinario, ora non lo è più. Bisogna
approfittare della crisi per cambiare l’abitare sociale, fare
in modo che sia sostenuto da politiche abitative serie”.
Come Fiopsd quali sono le vostre proposte per i senza
dimora?
“Siamo attivi su più fronti. Un modello di risposta
per il contrasto alla condizione dei senza dimora è il
cosiddetto ‘housing led’. È suggerito con forza anche dalla
Commissione europea. La difficoltà attuale, che si sta
cercando di affrontare, è che gli homeless di solito hanno
un percorso di cura e inclusione sociale a scalini: bassa
soglia, dormitorio, interventi più specifici fino ad arrivare
a un alloggio autonomo, attraverso l’assegnazione di una
casa. Tutto questo comporta un grande impiego di risorse
con risultati molto scarsi. È stato calcolato che su 100
persone solo 20 riescono a superare questo scalino. Però
è un buon modo di pensare sociale. Perché le persone
senza dimora non hanno solo il problema di pagare
l’affitto. Spesso soffrono anche di disturbi psichici. Hanno
quindi bisogno di un’assistenza sociale diversificata,
creando intorno a loro una rete di sostegno e di recupero
sociale”.
PATRIZIA CAIFFA
Emergenza-casa: crescono i senza tetto
per ospitare i senzatetto. In venticinque anni, ha ricordato
il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, ha aperto
le porte a duemila persone l’anno. “La crisi finanziaria che
stiamo vivendo - ha aggiunto mons. Lambiasi - forse è l’ultima
occasione per stimolare in tutti noi un cambio di mentalità, in
modo che si arrivi a garantire una casa a ogni famiglia”.
I
n Italia la casa non è più un diritto per migliaia di persone.
Il dramma dell’emergenza abitativa “non è più qualcosa di
lontano come si tende a pensare, o qualcosa che non può
riguardarci. L’emarginazione e la povertà si stanno estendendo
talmente da toccare direttamente ciascuno di noi”. Sono i dati
a demolire i pregiudizi secondo Paolo Pezzana, presidente
della Federazione italiana degli organismi per persone senza
dimora (Fio.Psd), intervenuto questa mattina al convegno
“Ma la casa mia dov’è?”, organizzato dalla Caritas diocesana di
Rimini. Secondo la Fio.Psd sono 47.648 le persone senza una
casa in Italia, che salgono a 51 mila secondo le elaborazioni
dell’Istat.
Ma la piaga va oltre le stime censite: “Se si considera che altre
67 mila persone - fa presente il segretario della Federazione,
Marco Iazzolino - vivono in condizioni precarie e 50 mila si
dividono tra la strada e alloggi provvisori, si arriva a un totale
di 150 mila”. Il dramma non risparmia Rimini, al quarto posto
per la più alta qualità della vita secondo “Il Sole 24 Ore”. Stando
alle parole del responsabile dell’Osservatorio sulle povertà
della Caritas diocesana, Isabella Mancino, sono 1.450 le
persone che nei primi nove mesi del 2012 hanno dichiarato
di essere senza dimora contro le 1.290 dell’anno precedente,
con un aumento superiore al 12%. Significativi anche i numeri
della “Capanna di Betlemme”, la struttura voluta dal fondatore
della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi,
In Italia è senza dimora lo 0,2% della popolazione, ma
secondo la Fio.Psd. si tratta solo della punta di un iceberg.
In un Paese dove appena il 10% delle famiglie, ricorda il
presidente Pezzana, possiede più della metà della ricchezza
“tutti siamo a rischio”. Lo confermano anche le stime, “non
ancora diffuse in Italia a differenza di altri Paesi”, fa notare il
segretario Iazzolino, di una ricerca europea sulla diffusione di
nove diversi sintomi di povertà. Se si considera la privazione
materiale, dal 2010 al 2011 si è passati, in Italia, dal 16% di
persone colpite al 22,2% (dal 10 al 13% al Nord), in linea con
la Spagna, mentre la Grecia è al 30%. Il numero di chi è in
difficoltà con il pagamento delle bollette è salito dal 12 al
14,2%, quello di chi non può permettersi un pasto proteico
(carne o pesce) ogni due giorni dal 4,6 all’8,8%, di chi non
riesce a scaldare adeguatamente la casa dall’11,2 al 18% (dal
4,8 al 10,3% al Nord). In aumento anche le persone che sono
costrette a chiedere aiuto materiale ed economico fuori dalla
cerchia dei parenti più intimi: dal 15 al 18%.
“Nel 2011 - spiega Mancino - abbiamo aperto un confronto
sul tema della casa insieme alle Caritas parrocchiali e
alle istituzioni pubbliche, Acer, sindacati e altre realtà di
accoglienza”. Ne è derivato un quadro nel quale l’innalzamento
dell’Imu sulle case sfitte (15 mila nel comune di Rimini) “non
è bastato ad abbassare i canoni d’affitto, che si attestano su
una media di 600 euro”. “Il tetto dell’affitto pari al 30% dello
stipendio andrebbe rispettato per far sì - aggiunge Mancino che non continui a crescere il numero degli sfratti”. A questa
piaga se ne aggiunge un’altra: l’Associazione antiusura della
Caritas di Rimini, “Famiglie insieme”, quest’anno ha erogato
prestiti per 310 mila euro a 300 famiglie, soprattutto per affitto
e bollette.
Il convegno della Caritas è stato anche l’occasione per
presentare l’esperienza di housing sociale a Lucca, “Per una
rete dell’alloggio sociale”. Alla base, l’incentivazione del
canone concordato e del microcredito. “Abbiamo immesso
sul mercato privato 100 alloggi - spiega Sara Baldisseri della
Fondazione Casa Lucca - di cui 83 con un canone sostenibile
di circa 350 euro mensili in media”. Con la collaborazione degli
enti locali e dell’arcidiocesi che ha messo a disposizione una
ventina di alloggi “si è cercato di dare una risposta non solo
ai nuclei familiari che appartengono alla cosiddetta fascia
grigia (coloro che non rientrano nelle graduatorie dell’edilizia
residenziale pubblica pur non riuscendo a sostenere l’affitto
nel mercato privato), ma anche ai casi molto numerosi di
emergenza che gli uffici dei Comuni si trovano ad affrontare
ormai quotidianamente”.
ALESSANDRA LEARDINI
■ A Milano
Un centro per l’accoglienza,
la cura e l’accompagnamento
I
l primo centro di accoglienza e luogo di cura e
degenza per le persone senza dimora: è stato
inaugurato oggi a Milano, per iniziativa del Comune
e di quattro organizzazioni non profit: Fondazione
Progetto Arca, Medici senza frontiere, Milano in azione,
Fondazione Patrizio Paoletti. Il centro ha sede in via
Aldini 74, a Quarto Oggiaro, ed è ricavato da un edificio
che ospitava una scuola. “Ci auguriamo che questo
progetto pilota, il primo in Italia - ha commentato
Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto
Arca - non rimanga unico, ma sia il primo passo verso
una gestione sempre più strutturata e consapevole delle
persone senza dimora. Non solo accoglienza e cura
ma anche integrazione sociale”. Il centro, inaugurato
mercoledì scorso, è organizzato in 20 stanze su una
superficie di 1500 metri quadrati, con 90 posti letto.
20 sono posti letto di degenza. Con l’emergenza freddo
si potranno posizionare brandine in aggiunta. Il centro
ospita un ambulatorio medico, due sale mensa per un
totale di 60 posti, un guardaroba, una lavanderia, una
sala colloqui, una biblioteca, una sala tv. Nella struttura
lavoreranno medici, infermieri, psicologi, assistenti
sociali ed educatori. A Milano sono 13mila le persone
senza dimora. In Italia sono 47.648.
6
Europa
Sabato, 22 dicembre 2012
Prospettive. Le diverse posizioni dei Ventisette
“
L
“Un problema di tutti”
a costituzione di quadri
giuridici sui trattamenti in
fase terminale, l’accento
posto sulle cure palliative,
il rafforzamento dell’espressione della
volontà del paziente, il mantenimento
della proibizione dell’eutanasia”.
Sono, queste, le tendenze che si sono
manifestate dal 2005 in Europa nelle
legislazioni riguardanti il fine vita.
Ne ha parlato il giurista francese Yves
Marie Doublet, nell’ultimo congresso
congiunto della Federazione europea
delle associazioni dei medici cattolici
(Feamc) e dell’Associazione medici
cattolici italiani (Amci) sul tema “Bioetica
ed Europa cristiana”.
V
Tendenze e ombre. “I Paesi del Benelux,
che hanno legalizzato l’eutanasia,
raggiungono 28 milioni di abitanti,
a fronte degli oltre 400 milioni”, ha
detto l’esperto mettendo a confronto
le normative vigenti in Francia, Italia,
Il tema del fine vita è
affrontato in maniera
differente nei diversi Paesi
dell’Unione Europea anche
se sembra sempre più
emergere una tendenza
verso l’apertura a forme più
o meno velate di eutanasia
Regno Unito, Spagna, Svezia e Germania.
In quest’ultimo Paese, ha spiegato
Doublet, già “una sentenza del 2010
emessa dalla Corte di giustizia federale
accetta l’interruzione dei trattamenti
facendo riferimento al termine eutanasia”,
e lo scorso agosto sono sorte “alcune
ombre per una iniziativa che prevede,
ispirandosi al modello svizzero, la
depenalizzazione dell’omicidio di un
congiunto”.
Un background comune. Doublet ha
evidenziato che le disposizioni francesi,
“di iniziativa privata”, che “non prevedono
atti preventivi, e nemmeno accanimento
volto a prolungare artificialmente vita,
non sono distanti dalle procedure vigenti
in Spagna”. “Se nel Regno Unito non esiste
l’obbligo di erogare trattamenti inutili”, e
nonostante in Svezia venga riconosciuto
al paziente il “diritto di interrompere
il trattamento” così come ai medici è
accordato il permesso di “portare alla
morte intenzionalmente”, permane,
secondo l’esperto, un “background
internazionale comune”, costituito dalle
indicazioni del Consiglio d’Europa, che
LO SPUNTO
■ Eutanasia
L’ombra
dell’eutanasia
indica “decisioni mediche prese
in armonia con decisioni prese in
anticipo”, e un regolamento “che
prende in considerazione il volere del
paziente”.
Una legislazione bioetica. Di
“counseling” genetico medico ha
parlato l’ucraina Nadiya Helner: “La
regola-chiave dell’etica biomedica
contemporanea è il riconoscimento
dell’autonomia personale e del diritto
dell’uomo a risolvere il problema
del diritto alla salute, nel rispetto del
principio ‘noli nocere’”, ha detto, e
pertanto, “non si può prescindere
dalla partecipazione dei Comitati
bioetici alle decisioni legislative”.
Uno sguardo al futuro, con le
previsioni sui problemi etici legati
al fine vita che l’Europa si troverà
ad affrontare nei prossimi decenni,
è stato rivolto dall’esperto francese
Christian Brégeon: “La popolazione
di non autosufficienti nel 2040 sarà
raddoppiata - ha spiegato - così come
la spesa sanitaria”, nel contempo
“l’uso delle cure palliative diventerà
una priorità, assieme all’utilizzo di
metodi per controllare il dolore e dare
assistenza psicologica e spirituale
ancor prima delle cure terminali”.
Un’Europa sempre più anziana.
A fronte di un forte “sovraccarico
fiscale” che “peserà sui cinquantenni”,
i rapporti familiari, secondo Brégeon,
saranno “fortemente stressati” e
andrebbero, pertanto, “tutelati”,
anche perché il contesto “sarà meno
solidale che nel passato”. Rispetto al
fine vita, la “rivoluzione demografica”
farà sì che “non si rifiuteranno più
sistematicamente a un anziano i
vantaggi tecnologici, dalle protesi
articolari alla chemioterapia”,
sviluppando così una “nuova
popolazione di persone molto avanti
negli anni, mediamente handicappate
ma stabilizzate seppur senza
prospettiva di cura”. Cresceranno, nel
contempo, i suicidi tra gli anziani, che
in Francia interessano attualmente
17 persone su centomila, ma la
percentuale aumenta fino a otto volte
negli uomini con più di 90 anni.
iviamo ormai di pane e eutanasia.
Margherita Hack, la celebre
astrofisica, ha già detto che non
ne vuole sapere, a 90 anni suonati, di
mettere in preventivo un intervento al
cuore che la farebbe campare di più.
Non è che abbia sicuramente torto, ma
bisognerebbe soppesare cosa e cosa. Noi
non siamo per l’accanimento terapeutico
(meglio chiamato, oggi, “irragionevole
ostinazione”), ma neanche a favore del
suicidio per “irragionevole desistenza”
(cioè l’eutanasia omissiva). Mentre
andiamo in pagina Marco Pannella, storico
leader dei radicali, sta rischiando la vita
con lo sciopero della sete. Lo fa per una
causa nobile, e senz’altro condivisibile (la
tremenda situazione delle carceri italiane
sovraffollate), ma non tale da giustificare
il sacrificio del bene più prezioso. La
letteratura cristiana sul martirio avrebbe
sull’argomento molte cose da dire.
Ma non si tratta ormai soltanto di casi
eclatanti, che coinvolgono qualche
avanguardia culturale o maìtre-àpenser. Quella dell’eutanasia è questione
destinata a bussare al nostro quotidiano,
a entrare in tutte le case e nelle
famiglie, a scuotere le coscienze. Perché
inevitabilmente i progressi della medicina,
e la lotta ingaggiata contro i suoi nemici
storici (malattia e morte), finiranno per
affollare case e ospedali e ospizi di un
esercito dolente di disabili e di dementi.
Si campa di più (meno male!), ma da
vecchietti (ahimè!). L’alternativa sarebbe
– come recita il proverbio popolare
– “morire giovani”, ma giustamente
nessuno lo vuole. Il problema, allora, è
attrezzarsi culturalmente, moralmente
e spiritualmente a questo evoluzione,
rifuggendo le semplicistiche spacconate
da bar sport (“piuttosto che finire in
un letto…”) e mettendo invece in
primo piano la dignità della persona
umana, l’umanità della cura, il bene
prezioso della relazione. Più che stare
ad alambiccare sui singoli casi (magari
estremi), l’urgenza è la costruzione – e qui
le legislazioni portano una responsabilità
enorme – di una cultura della vicinanza
e della relazione, in alternativa a una
cultura dell’abbandono e dell’indifferenza.
Che, come ha splendidamente scritto
P. Sequeri su Avvenire di domenica,
“sta cercando di accreditarsi ai piani
nobili (si fa per dire) della coscienza
collettiva. L’indifferenza ha il ciglio
asciutto a razionale, non si aspetta più
niente da Dio e neppure dagli uomini…
istruisce l’individuo emancipato a
pensare semplicemente a se stesso, come
fosse una superiore forma di modestia
intellettuale (lo è, in effetti, ma in un
altro senso). L’indifferente non pretende
di essere sostegno per nessuno, e coltiva
l’ambizione di essersi fatto esclusivamente
da sé”.
don Angelo Riva
Unione Europea. Decisioni rinviate fin dopo il voto tedesco del settembre 2013
Nessun passo avanti sull’unione bancaria
T
utto rimandato all’anno prossimo, più probabilmente a dopo le elezioni politiche in
Germania. é quanto è emerso dal Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre da cui, in
molti, attendevano una svolta sul tema dell’unione economica e monetaria (Uem). La “road
map” che sarebbe dovuta emergere dalle discussioni a Bruxelles fra i 27 leader Ue è stata
invece rimandata. Il summit dei capi di Stato e
di governo ha dato il via libera al meccanismo
unico di vigilanza bancaria sulla base dell’accordo determinato il 12 dicembre dai ministri
economici e finanziari. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha affermato che i responsabili dei governi nazionali
“hanno accordato un sì unanime al sistema di
vigilanza bancaria”, i cui “obiettivi sono tutelare i risparmiatori e i sistemi economici”. “Si
tratta di una vera svolta, che spezza il circolo
vizioso tra difficoltà delle banche e debito sovrano. Abbiamo raggiunto un accordo in soli tre
mesi”, che dovrà essere perfezionato nel corso
del 2013 per poi entrare in funzione nel marzo
2014. Lo stesso Van Rompuy ha poi introdotto alcune riflessioni personali: a suo avviso “il
grosso della crisi è alle spalle, ma molto resta
da fare”. E sulla Grecia, ha spiegato: “Gli ultimi
aiuti decisi evidenziano che il Paese rispetta gli
impegni ed è in grado di assicurare stabilità a
medio termine”. I fondi indirizzati ad Atene sono “segno di solidarietà verso il popolo greco”.
E il politico belga è tornato a scommettere sulla
“irreversiblità dell’euro”.
“È stato un anno duro per i cittadini europei.
Ma ora si intravvedono segnali positivi” sul
piano macroeconomico, “mentre stiamo compiendo dei passi avanti per una più efficace governance economica”. È il parere espresso da
José Manuel Barroso, presidente della Commissione, incaricato di tracciare un “ruolino
di marcia” per l’Uem, da presentare al summit
di giugno e da discutere nei mesi successivi:
il che equivale a un rinvio di ogni decisione a
dopo le elezioni politiche tedesche del settem-
bre prossimo. Barroso ha poi definito l’accordo
sulla vigilanza bancaria “un tassello essenziale
per la stessa unione economica e monetaria”.
Nelle “Conclusioni” del Consiglio si afferma
che la riunione di giugno 2013 “esaminerà ulteriormente una serie di altri importanti aspetti
concernenti il coordinamento delle riforme nazionali, la dimensione sociale dell’Uem”, come
aveva richiesto il Parlamento europeo. Prima di
ripartire per le rispettive capitali, molti leader
hanno commentato la riunione, con toni più o
meno soddisfatti, pur nella consapevolezza che
– come è stato suggerito da alcuni di loro – la
politica richiede tempo, pazienza, capacità di
mediazione. I tempi brevi non sono, in effetti,
una caratteristica della politica comunitaria.
Sono inoltre emerse le posizioni “frenanti” dei
Paesi che non fanno parte dell’eurozona e in
particolare di Regno Unito, Svezia e Repubblica ceca, ossia quelli che non aderiscono nemmeno al meccanismo di sorveglianza bancaria.
Sir Europa
Mondo
Sabato, 22 dicembre 2012
Sfollati nel mondo. Milioni di persone trascorreranno il Natale in alloggi di fortuna
“In quei giorni avvenne che uscì
un editto di Cesare Augusto
che ordinava il censimento di
tutto l’impero. Questo primo
censimento fu fatto mentre
Quirino era governatore della
Siria. E tutti andavano a farsi
registrare, ciascuno nella
propria città. Salì dunque
anche Giuseppe dalla Galilea,
dalla città di Nazaret, verso la
Giudea, alla città di Davide che
si chiama Betlemme - perché egli
apparteneva alla casa e famiglia
di Davide - per farsi registrare
con Maria sua sposa, la quale
era incinta. Ora accadde che,
mentr’essi erano là, si compi
il tempo in cui Maria doveva
partorire; e diede alla luce il suo
figlio primogenito, lo avvolse
in fasce e lo depose in una
mangiatoia perché non c’era per
essi posto nell’albergo”.
di 85 anni fuggita insieme ai
suoi nipoti.
Un discorso analogo
potrebbe essere fatto per
le centinaia di famiglie in
fuga dalle violenze accolte
dai salesiani nel centro Don
Bosco Ngangi di Goma,
per i 160 mila sfollati del
tifone che ha colpito alcune
settimane fa le Filippine
o per le famiglie colpite
dal terremoto di oltre un
mese fa in Guatemala.
Uomini, donne e bambini
in fuga dalle violenze e alla
ricerca di un tetto e di una
“mangiatoia”.
ITALIA
Ma non c’è bisogno di
andare all’estero per trovare
realtà come queste. Nei
giorni scorsi si è tornati
a parlare dei braccianti
ono questi i versetti
arrivati in Calabria per
che l’evangelista Luca
la raccolta degli agrumi.
dedica alla nascita
In mille vivevano
di Gesù. Giuseppe e
nella tendopoli di San
Maria sono in viaggio, lontani
Ferdinando in provincia
da casa, e cercano un riparo
di Reggio Calabria nella
per la notte, un tetto per il loro
Piana di Gioia Tauro. Una
bambino. E lo trovano dentro
zona divenuta famosa per
una mangiatoia perché per loro
Dalla Siria al Guatemala, dalle Filippine all’Italia. Sono milioni le famiglie la rivolta degli immigrati
non c’era altro posto. A duemila
di Rosarno. La tendopoli
anni di distanza, questo Natale,
è stata sgombrata lunedì
costrette a cercare un riparo per la notte. Oggi come duemila anni fa
nella notte del 25 dicembre
per motivi igienico sanitari
come allora, tanti altri genitori
con un provvedimento
cercheranno un tetto per i loro figli e
non si placano le violenze, parlano di oltre
maggior parte di questi Paesi si trovano
del sindaco che più volte aveva chiesto
per loro stessi. Le potremmo chiamare
tremila nuovi rifugiati al giorno che cercano anche molti cittadini siriani che non
alle autorità di intervenire, rimanendo
“mangiatoie moderne” e sono sparse in
rifugio nei Paese confinanti: 154.387
hanno ancora chiesto assistenza. In
inascoltato. Pochi giorni prima dello
ogni continente, ad ogni latitudine.
persone in Libano, 142.664 in Giordania,
Giordania ad esempio si stima che
sgombero il campo era stato visitato anche
Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto
136.319 in Turchia, 64.449 in Iraq e 11.740
le persone non registrate siano circa
dal Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi,
Commissariato delle Nazioni Unite per i
nel Nord Africa e si prevede che, entro
100mila, in Turchia sarebbero oltre
mons. Franco Milito, che aveva voluto
Rifugiati nel 2011 (non ci sono ancora i dati
gennaio, la cifra totale possa arrivare a 700
70mila, così come in Egitto; altre decine
portare la solidarietà della Chiesa e quei
ufficiali sul 2012) ci sono stati 4,3 milioni
mila. La maggioranza di questi ha trovato
di migliaia si trovano in Libano. Secondo
lavoratori impiegati per dodici ore al
di nuovi sfollati nel mondo e tra questi
una sistemazione in abitazioni prese in
quanto riferisce l’Alto Commissariato
giorno dei campi per una manciata di euro
in 800 mila hanno dovuto lasciare il loro
affitto, presso famiglie d’accoglienza o in
ONU, in particolare in Giordania sono
(non più di quindici).
Paese diventando rifugiati. Altri 26 milioni
centri collettivi, ma per il 40 per cento –
aumentati gli arrivi di persone anziane
Storie di “mangiatoie” a cui si aggiungono
restano sfollati nei loro Paesi d’origine, a
fanno sapere dalle Nazioni Unite – non
e minori: il 60% delle persone arrivate di
i volti dei circa 50 mila senza tetto che
causa di guerre, carestie, calamità naturali,
“c’era posto”. Per loro sono stati allestiti
recente ha meno di 18 anni e, nella sola
vivono in Italia (dati Istat). Per alcuni di
impossibilitati a tornare nelle proprie case.
campi di fortuna di cui ben quattordici
notte del 9 dicembre scorso, sono arrivati
loro anche a Como è stata allestita una
nella sola Turchia.
22 neonati – proprio come Gesù bambino
tenda. Un’altra “mangiatoia” di questo
SIRIA
Oltre a coloro che si sono registrati –
- e diversi minori non accompagnati. La
nostro Natale.
Le notizie che arrivano dalla Siria, dove
proprio come Maria e Giuseppe - nella
persona più anziana è invece una donna
MICHELE LUPPI
S
Le “mangiatoie” di oggi
● Un bambino su tre
al mondo soffre
di malnutrizione
● Le regioni più
affette sono l’Asia
meridionale e l’Africa
● La campagna “E se
un cenone di Natale
costasse 28 centesimi”
Unicef lancia la campagna
contro la malnutrizione
A
“
zzerare il numero dei
bambini che ogni giorno
muoiono nel mondo
per cause prevenibili e
malattie facilmente curabili: solo un
anno fa 22 mila, oggi 19 mila”. Questo,
ha dichiarato Giacomo Guerrera,
presidente di Unicef Italia, l’obiettivo
della campagna contro la mortalità
infantile “Vogliamo zero”, lanciata
nel 2010 e quest’anno concentrata
sulla lotta contro la malnutrizione.
“Nei Paesi in via di sviluppo” (Pvs),
ha spiegato Guerrera intervenendo
alla presentazione, a Roma, del
nuovo Rapporto “La malnutrizione
dei bambini. L’impegno dell’Unicef
contro la mortalità infantile”, circa
“200 milioni di bambini tra 0 e 5 anni,
quasi 1 su 3, soffrono di malnutrizione”,
causa “concomitante di oltre un terzo
delle morti infantili sotto i 5 anni”.
Oltre due milioni i bambini morti
nel 2011. “Nel 2011 - si legge nel
Rapporto Unicef - 2,3 milioni di
bambini sono morti anche a causa
della malnutrizione. Circa 40 milioni
nel mondo soffrono di malnutrizione
acuta moderata, la maggior parte
di loro vive in Asia meridionale e in
Africa sub-sahariana; oltre 20 milioni
soffrono di malnutrizione acuta grave;
il 26% dei bambini tra 0-5 anni dei
Pvs, 1 su 4, soffre di malnutrizione
acuta e il 10% di loro in forma grave”.
Dal documento emerge che per i
bambini gravemente sottopeso la
probabilità di morire, rispetto a quelli
ben nutriti, è nove volte più alta. L’80%
dei bambini cronicamente malnutriti
vive in 24 Paesi del mondo; di questi,
14 rientrano tra i più poveri. A causa
della malnutrizione circa 165 milioni
soffrono di ritardo nella crescita e 51
milioni sono deperiti. In 7 dei Paesi
più poveri del mondo (Afghanistan,
Etiopia, Madagascar, Malawi, Ruanda,
Timor-Este, Yemen) oltre il 50% dei
piccoli tra 0 e 5 anni è cronicamente
malnutrito.
Il “Cenone di Natale”. Nonostante
l’Italia sia colpita “da una crisi
economica senza precedenti” e “siamo
investiti da nuove povertà”, “dobbiamo
azzerare” è l’appello di Guerrera,
il “numero inaccettabile” dei 200
milioni di bimbi malnutriti. Di qui, tra
le altre, l’iniziativa “E se un cenone
di Natale costasse 28 centesimi?”,
lanciata da pochi giorni. Una domanda
provocatoria che allude al costo di
una bustina di alimento terapeutico
a base di burro di arachidi, zucchero,
latte in polvere, vitamine e nutrienti.
Ne bastano tre al giorno per aiutare un
piccolo gravemente malnutrito.
Buone notizie. Intanto Unicef
Italia prosegue il proprio impegno
sostenendo tra il 2010 e il 2014 nella
lotta contro la malnutrizione infantile
Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Eritrea,
Guinea Bissau, Madagascar, Myanmar,
Repubblica Centrafricana, Repubblica
democratica del Congo e Zambia. In
Myanmar l’organizzazione ha fornito lo
scorso anno oltre 33 milioni di bustine
d’integratori alimentari nelle zone più
a rischio, e tra ottobre 2011 e marzo
sono 200
milioni i
bambini
malnutriti
al mondo. tra
le possibili
strategie di
contrasto
anche la
promozione
dell’allattamento al seno
di quest’anno 1.266 bambini affetti
da malnutrizione acuta grave hanno
ricevuto terapie salvavita. Nel Camerun,
uno dei 9 Paesi colpiti dalla crisi
alimentare del Sahel, nel settembre 2011,
in collaborazione con il ministero della
Sanità, Unicef ha lanciato la produzione
di alimenti “fortificati”. In Guinea Bissau,
dove ogni 1.000 nati vivi muoiono 161
bambini, soprattutto per malnutrizione
acuta, si sono attuate campagne di
educazione alimentare per le mamme.
Con la promozione dell’allattamento al
seno la malnutrizione cronica è calata
dal 40,9% al 32,2%.
7
8
Cultura
Sabato, 22 dicembre 2012
Parole per riflettere. La scuola è aconfessionale, ma i valori cristiani sono di tutti...
P
ubblichiamo questo contributo che
riceviamo dal prof. Emilio Russo,
e che fa riferimento a un articolo
apparso su un giornale locale, nel quale
si parla di celebrazioni natalizie nelle
scuole “senza più Gesù”. Ci sembra un’utile
riflessione sul nostro tempo. L’impossibilità
di stabilire un contraddittorio con la
scuola e l’insegnante citata ci consiglia di
oscurare la fonte. Gli interessati potranno,
se lo ritengono, intervenire in un secondo
tempo.
G
entilissima signora maestra, non
la conosco e non ho ragione
di dubitare del suo impegno
appassionato nella scuola. Non le
nascondo però che le affermazioni
che ho letto nella sua dichiarazione
al…. a proposito delle celebrazioni del
Natale mi hanno inquietato. Parlando
dell’attività organizzata dalla scuola,
lei dice: “Anche quest’anno si tratta di
una rappresentazione natalizia, ma
cerchiamo, dove possibile, di togliere
le parole esplicite come Dio o Gesù. I
bambini di diverse religioni vivono questo
momento come un momento culturale ed
è un modo per migliorare il più possibile
l’integrazione. Il Natale è universale. Ai
miei alunni ho spiegato, ad esempio, che
Babbo Natale è nato in Turchia”.
Così facendo – sia pure partendo da
intenzioni condivisibili -, rende le parole
D** e G*** dei termini impronunciabili,
osceni. Impudichi, disonesti, o come
suggerisce l’etimologia, portatrici di
cattivi presagi. Esattamente il contrario
del senso che, credenti o meno, siamo
soliti attribuire al Natale, al suo annuncio
di un’epoca nuova, quella in cui “il lupo
dimorerà insieme con l’agnello, la pantera
si sdraierà accanto al capretto; il vitello
e il leoncello pascoleranno insieme e
un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa
pascoleranno insieme; si sdraieranno
insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di
paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà
sulla buca dell’aspide; il bambino metterà
la mano nel covo di serpenti velenosi”
(Is 11,6-8).Qual è il senso del Natale se
si eliminano l’evento a cui è intitolato
e il suo protagonista? Verrebbe da dire
che lei, inconsapevolmente, sembra
interpretare in qualche modo lo spirito
del nostro tempo. Tempo di pulsioni
nichiliste, nel quale qualsiasi domanda
di senso viene respinta ai margini della
Se
il Natale
è “senza
Gesù”
nostra attenzione. Tempo di dissipazioni,
in cui l’interrogazione appare talvolta
inopportuna, fastidiosa, oscena appunto.
Ma così la festa diviene inevitabilmente
un evento pagano, la celebrazione di un
consumismo privo del senso del dono.
Alla cui origine vi è invece l’intento di
replicare, in modo simbolico, il dono del
Figlio che D** ha fatto agli uomini nel
Natale.
Lei ha ragione, la scuola non è il luogo
di una pratica confessionale. A scuola
– dice – ci si occupa di cultura. Ma
la cultura non è solo trasmissione di
conoscenze; è anzitutto proposta di valori,
è esperienza di una libertà che interpella
la responsabilità dei giovani e li chiama
a una scelta. E questi valori derivano da
una tradizione (che precede la rivelazione
cristiana, come dimostra il fatto che si
studiano anche Aristotele e Cicerone), una
traditio, un “affidare” senza il quale non
avrebbe alcun senso istituire un rapporto
educativo tra generazioni diverse. E’
difficile negare che di questa tradizione il
cristianesimo rappresenti uno dei pilastri
fondamentali. Tolto il quale, gentile
signora, è difficile che rimanga qualcosa
della “cultura”. Della nostra certo, di quella
che ha ispirato e ispira le nostre gerarchie
di valori e i nostri stili di vita, ma in cui
sono iscritte parole che hanno un valore
universale come libertà, dignità umana,
uguaglianza, fratellanza, progresso,
giustizia sociale. Principi – ne converrà –
che sono riconosciuti dalla coscienza di
ciascuno e che sono scritti nella nostra
Costituzione. Nessuna forma di doveroso
rispetto per le diverse sensibilità religiose
può dunque prevalere – a me sembra –
sulla verità storica di questo dato, nessun
insegnante attento al pluralismo culturale
può prescindere dalla comprensione
delle radici della nostra civiltà e dai suoi
fondamenti religiosi. Lo ha scritto con
parole convincenti un grande filosofo
laico come Habermas, ma non voglio
annoiarla tirandola troppo per le lunghe.
Mi lasci però aggiungere una domanda
un po’ provocatoria. Se D** e G***
vengono rimossi, a Natale e non solo,
come farà a spiegare “I promessi sposi”
o la “Commedia” dantesca? è vero, c’è
sempre la possibilità di non parlarne; ma
allora cosa resta della nostra “cultura”?
Se invece l’argomento verrà affrontato,
dal romanzo di Manzoni dovrà togliere
di mezzo la Provvidenza, e allora,
inevitabilmente, cambierà anche il
finale: vinceranno sempre “i cattivi”,
Don Rodrigo e l’Innominato, e la povera
Lucia… meglio non parlarne. Quanto
a Dante, converrà limitarsi agli spot
dell’azienda telefonica che appaiono
in televisione. E il suo viaggio, anziché
concludersi nel Paradiso, sarà dirottato
su Disneyland. Un triste, gigantesco luna
park dove tutti si sentono costretti ad
essere felici e dove tutti fingono di essere
buoni. Una metafora del nostro tempo?
Un mondo di passioni tristi, che abbiamo
il dovere di risparmiare ai giovani che
ci vengono affidati. Ma che assomiglia
tanto a un Natale senza Gesù. Me la lasci
scrivere questa parola, senza il complesso
di non essere “politicamente corretto”.
La saluto con uno splendido pensiero di
una donna, una filosofa ebrea, Hanna
Arendt, su cui dovremmo tutti meditare:
“Il miracolo che salva il mondo, il dominio
delle faccende umane, dalla sua normale,
‘naturale’ rovina è in definitiva il fatto della
natalità, in cui è ontologicamente radicata
la facoltà dell’azione. È, in altre parole, la
nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio,
l’azione di cui essi sono capaci in virtù
dell’esser nati. Solo la piena esperienza
di questa facoltà può conferire alle cose
umane fede e speranza, le due essenziali
caratteristiche dell’esperienza umana che
l’antichità greca ignorò completamente.
È questa fede e speranza nel mondo che
trova forse la sua più gloriosa e stringata
espressione nelle poche parole con cui
il Vangelo annunciò la ‘lieta novella’
dell’avvento: ‘Un bambino è nato per noi’”.
EMILIO RUSSO
A Bormio fino al 6 gennaio. Un’interessante mostra visitabile presso il Museo Civico.
San Colombano e il cuore europeo della Diocesi
U
n’interessante occasione per riscoprire l’affascinante figura di San Colombano, monaco irlandese che ha contribuito a costruire le basi della comune identità dell’Europa cristiana, e per proporre l’idea di un itinerario culturale
europeo dedicato ai luoghi colombaniani. È allestita al Museo
Civico di Bormio (Palazzo De Simoni, via Buon Consiglio 25)
la mostra documentaria “San Colombano Abate d’Europa”,
curata dall’Associazione Amici di San Colombano per l’Europa, proposta dal Museo Civico di Bormio, dalla Rete dei
Cammini e dall’associazione Iubilantes, con il patrocinio e
il contributo del Consiglio Regionale della Lombardia e con
il patrocinio del Comune di Bormio.
L’inaugurazione si è svolta sabato 8 dicembre, alla presenza e
con gli interventi della presidente della Commissione Cultura del Comune di Bormio Beatrice Bellotti, della direttrice del
Museo Civico Manuela Gasperi, della presidente
dell’Associazione Rete dei Cammini Ambra Garancini, del vicepresidente dell’Associazione Iubilantes Franco Panzeri e del curatore della mostra, il presidente dell’Associazione Amici di San
Colombano per l’Europa Mauro Steffenini.
San Colombano, uomo di cultura e di azione, interlocutore di re e papi, fu instancabile cristianizzatore dell’Europa, lasciando sul suo percorso di
predicazione ed evangelizzazione nuove comunità monastiche come Luxeuil e, nel territorio
attualmente elvetico, discepoli come San Gallo
nella Valle della Thur, San Sigeberto a Disentis,
San Fridolino a Säckingen nella Valle della Linth,
e gettando di fatto il primo seme, tramite essi, di
alcune fra le più importanti abbazie d’Europa.
Nel 612, proprio 1400 anni fa, dopo avere lasciato
il discepolo Gallo, scese in Italia e raggiunse Milano, con meta Roma e il papa. A Milano, accolto
dai sovrani longobardi Teodolinda e Agilulfo, ebbe il merito,
secondo la tradizione, della conversione all’ortodossia cattolica della regina, dando così avvio al “recupero” dei Longobardi
dall’eresia ariana. Nel 614 i sovrani longobardi gli concessero
alcune proprietà a Bobbio, nell’Appennino piacentino, dove
fondò l’omonima abbazia, e dove morì nel 615, senza mai avere
raggiunto Roma. Il monastero di Bobbio tuttora ne custodisce
le spoglie.
Durante il viaggio verso Milano, Colombano molto verosimilmente passò dal nostro territorio. Ed è interessante notare la
presenza di diverse chiese dedicate al Santo in provincia di
Sondrio, tra cui quelle di Oga, di Postalesio, di Traona, di
Mantello, concentrate lungo l’antica via di comunicazione a
mezza costa del versante retico. Un legame speciale sembra
unire la memoria di Colombano e dei monaci missionari irlan-
desi al contado di Bormio: lo dimostra la presenza della chiesa
di San Colombano a Oga e l’antichissima chiesa di San Gallo in
Bormio. Quali le ragioni di queste presenze e di questi legami
valtellinesi? Due le possibili risposte, che potrebbero intrecciarsi reciprocamente: direttamente, il passaggio di San Colombano
nel VII secolo, che secondo recenti studi sarebbe giunto in Italia
da Coira attraverso il Bernina e non il Septimer (come vorrebbe
una tradizione popolare diffusa in Valtellina); indirettamente,
grazie alla fitta rete di rapporti politico-fondiario-ecclesiastici
che legarono la Valtellina e la diocesi di Como ad alcune delle
grandi abbazie “colombaniane” con conseguente diffusione del
culto di San Colombano e dei suoi discepoli. Nel 612, nel suo
viaggio fra la Rezia e Milano, Colombano ebbe verosimilmente
modo di confrontarsi con un’altra importante personalità del
tempo, che risiedeva nella nostra Diocesi: il vescovo Agrippino.
Quest’ultimo fu una figura piuttosto controversa: visse a cavallo tra i secoli VI e VII e fu inviato a Como come tredicesimo
vescovo dal Patriarca di Aquileia, nel pieno dello scisma detto
“dei tre Capitoli”. Colombano e Agrippino furono due figure
forti, che si trovarono su fronti contrapposti in un momento
storico difficile e confuso in cui la dottrina era strumentalizzata da ragioni politiche, nel passaggio tra un potere centrato
sul Mediterraneo e l’Oriente bizantino a un potere localizzato
nell’Europa continentale.
La mostra su San Colombano suggella il 14° centenario della
presenza di Colombano in territorio lariano e a Milano, e porta
al cuore antico ed europeo della nostra Diocesi: è un’occasione
culturale da non perdere. Sarà visitabile fino a domenica 6
gennaio negli orari del Museo Civico (tutti i giorni dalle 10.00
alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00; chiusura lunedì mattina).
È corredata da un catalogo e da una serie di pubblicazioni collaterali, acquistabili presso il Museo. Info: Museo Civico di Bormio, tel. 0342.912236; Rete dei Cammini, tel. 031.279684, info@
retecamminifrancigeni.eu; www.retecamminifrancigeni.eu.
Messaggio Pace 2013
Dolce come
il miele, amaro
come l’assenzio
Beati
gli operatori
di pace
P
Sul registro del contro-pelo troviamo,
invece, i classici temi indigesti alle
“ideologie del liberismo radicale e della
tecnocrazia” (n. 4), che, infatti, non hanno
mancato di levare un coro di reazioni
indignate. Buon segno. Perché a qualcuno
le insistenze sul rispetto per la vita e per la
“struttura naturale del matrimonio” (n.4)
– quali ingredienti essenziali di un ordine
pacifico delle relazioni umane – appaiono
come un riflesso condizionato, quasi
una nevrosi paranoide, oppure – come
sostenuto da Alberto Melloni sul Corriere
– il sintomo di una Chiesa dimentica
“che la vita è fatta di percorsi tortuosi”.
Ma a noi sembrano solo, in un’epoca
di sbandamento antropologico, l’umile
ma ferma ribattitura di alcuni punti
fermi della più elementare grammatica
dell’umano. Mancando la quale la parola
“pace” sarebbe pressoché impronunciabile.
Pelo e contropelo, dunque. Chi trepida
per l’uno, chi si infervora per l’altro. A noi
piacciono soltanto uniti.
don ANGELO RIVA
9
Benedetto XVI. La Giornata Mondiale della Pace 2013
elo e contropelo: potrebbero essere
le due regole auree di un buon
discernimento cristiano. Consensi
(“pelo”) e dissensi (“contropelo”)
certificano, ciascuno a modo suo, che ciò
che si va dicendo viene proprio da Dio, e
non da un’infida sapienza mondana. La
verità del Dio-Amore è, infatti, una lama
luminosa che separa la luce dall’oscurità:
essa, pertanto – la verità –, risulterà di
volta in volta consolante oppure abrasiva;
confermativa oppure sconvolgente; dolce
come il miele, per un palato sapido
di Spirito, piuttosto che amara come
l’assenzio, per le nostre viscere di peccato.
Il messaggio di Benedetto XVI per la
Giornata della Pace è leggibile – ed è stato
letto – secondo questa duplice ottica di
consenso e dissenso, di pelo e contropelo.
Contiene molti spunti che accreditano il
magistero pontificio ad autorità spirituale
e morale universalmente stimata, anzi
portatrice di un messaggio di riconosciuta
avanguardia culturale. Così, ad esempio,
l’asserita necessità di stabilizzare i
mercati finanziari e la denuncia della
“crisi alimentare ben più grave di
quella finanziaria”(n. 2); l’esigenza di
universalizzare nel mondo la democrazia
e di difendere il lavoro minacciato dalla
“piena libertà dei mercati” (n. 4); il rifiuto
di un modello economico basato sulla
massimizzazione di profitto, consumo e
competizione, e la ricerca di un differente
modello di sviluppo, imperniato su
fraternità e relazione (n. 5).
Sabato, 22 dicembre 2012
1
Tre gli aspetti che qualificano
il Messaggio di quest’anno:
la concretezza, la positività
e l’aspetto educativo;
il discorso di Benedetto XVI
è molto aderente alla realtà
e invita a costruire la pace
a partire dai gesti quotidiani,
dal rispetto della vita,
della famiglia, del lavoro...
Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo
migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre
dell’umanità, di concederci la concordia e la pace,
perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita
felice e prospera.
A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II, che ha
consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel
mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo
di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini,
si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze,
tristezze ed angosce [1], annunciando la salvezza di Cristo e
promuovendo la pace per tutti.
In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione,
con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi
conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un
rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune,
dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo.
Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati
da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere
di una mentalità egoistica e individualista espressa anche
da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate
forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono
pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi
che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a
favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini.
E tuttavia, le molteplici opere di pace, di cui è ricco il
mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla
pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione
essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di
una vita umana piena, felice e ben realizzata. In altri termini,
il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale
fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo
integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di
Dio sull’uomo. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio.
Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio
alle parole di Gesù Cristo: « Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9).
La beatitudine
di Gesù dice che
la pace è dono
messianico e
opera umana
ad un tempo. In
effetti, la pace
presuppone
un umanesimo
aperto alla
trascendenza.
È frutto del
dono reciproco,
di un mutuo
arricchimento,
grazie al dono
che scaturisce da
Dio e permette
di vivere con
gli altri e per
gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della
condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture
odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti
teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici,
in forza dei quali i rapporti della convivenza vengono
ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventano
fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate
soltanto sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza.
Precondizione della pace è lo smantellamento della
dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale
totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento
dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio
nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della
convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un
fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da
Dio. « Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo
popolo con la pace », ricorda il Salmo 29 (v. 11).
La beatitudine evangelica
La pace: dono di Dio
e opera dell’uomo
2
Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,312 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione
biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere
letterario che porta sempre con sé una buona notizia,
ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi,
le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la
cui osservanza prevede a tempo debito – tempo situato di
solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione
di futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto,
nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro
che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della
giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue
promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o
lontani dalla realtà. Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non
solo nell’altra vita, ma già in questa scopriranno di essere
fi gli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del tutto
solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli,
perché Egli è dalla parte di coloro che s’impegnano per la
verità, la giustizia e l’amore. Gesù, rivelazione dell’amore del
Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se stesso. Quando
si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza
gioiosa di un dono immenso: la condivisione della vita
stessa di Dio, cioè la vita della grazia, pegno di un’esistenza
pienamente beata. Gesù Cristo, in particolare, ci dona la
pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio.
3
La pace concerne l’integrità della persona umana
ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace
con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace
interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e
con tutto il creato. Comporta principalmente, come scrisse
il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui
tra pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la
costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla
libertà, sull’amore e sulla giustizia [2]. La negazione di
ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle
sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di
conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso,
mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità
sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e
l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo
esercizio.
Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali
l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio
costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il
quale si implora la redenzione conquistataci dal suo
Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di
oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in
tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di
potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste.
Messaggio Pace 2013
10 Sabato, 22 dicembre 2012
La realizzazione della pace
dipende soprattutto dal
riconoscimento di essere, in
Dio, un’unica famiglia umana.
Essa si struttura, come ha
insegnato l’Enciclica Pacem
in terris, mediante relazioni
interpersonali ed istituzioni
sorrette ed animate da un
«noi» comunitario, implicante
un ordine morale, interno ed
esterno, ove si riconoscono
sinceramente, secondo verità
e giustizia, i reciproci diritti e
i vicendevoli doveri. La pace è
ordine vivificato ed integrato
dall’amore, così da sentire
come propri i bisogni e le
esigenze altrui, fare partecipi
gli altri dei propri beni e
rendere sempre più diffusa nel
mondo la comunione dei valori
spirituali. È ordine realizzato
nella libertà, nel modo cioè
che si addice alla dignità di
persone, che per la loro stessa
natura razionale, assumono
la responsabilità del proprio
operare [3].
La pace non è un sogno, non
è un’utopia: è possibile. I
nostri occhi devono vedere
più in profondità, sotto la
superficie delle apparenze e
dei fenomeni, per scorgere
una realtà positiva che esiste
nei cuori, perché ogni uomo
è creato ad immagine di
Dio e chiamato a crescere,
contribuendo all’edificazione
di un mondo nuovo. Infatti, Dio
stesso, mediante l’incarnazione
del Figlio e la redenzione da Lui
operata, è entrato nella storia
facendo sorgere una nuova
creazione e una nuova alleanza
tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,3134), dandoci la possibilità di
avere « un cuore nuovo » e
« uno spirito nuovo » (cfr Ez
36,26).
Proprio per questo, la Chiesa
è convinta che vi sia l’urgenza
di un nuovo annuncio di Gesù
Cristo, primo e principale
fattore dello sviluppo integrale
dei popoli e anche della pace.
Gesù, infatti, è la nostra pace,
la nostra giustizia, la nostra
riconciliazione (cfr Ef 2,14;
2 Cor 5,18). L’operatore di
pace, secondo la beatitudine
di Gesù, è colui che ricerca il
bene dell’altro, il bene pieno
dell’anima e del corpo, oggi e
domani.
Da questo insegnamento si
può evincere che ogni persona
e ogni comunità – religiosa,
civile, educativa e culturale
–, è chiamata ad operare la
pace. La pace è principalmente
realizzazione del bene comune
delle varie società, primarie
Amare,
difendere,
promuovere
la vita
ed intermedie, nazionali,
internazionali e in quella
mondiale. Proprio per questo
si può ritenere che le vie di
attuazione del bene comune
siano anche le vie da percorrere
per ottenere la pace.
Operatori di pace
sono coloro che
amano, difendono
e promuovono
la vita nella sua
integralità
4
Via di realizzazione del
bene comune e della pace
è anzitutto il rispetto per
la vita umana, considerata
nella molteplicità dei suoi
aspetti, a cominciare dal
suo concepimento, nel suo
svilupparsi, e sino alla sua fine
naturale. Veri operatori di pace
sono, allora, coloro che amano,
difendono e promuovono
la vita umana in tutte le
sue dimensioni: personale,
comunitaria e trascendente. La
vita in pienezza è il vertice della
pace. Chi vuole la pace non
può tollerare attentati e delitti
contro la vita.
Coloro che non apprezzano a
sufficienza il valore della vita
umana e, per conseguenza,
sostengono per esempio la
liberalizzazione dell’aborto,
forse non si rendono conto
che in tal modo propongono
l’inseguimento di una pace
illusoria. La fuga dalle
responsabilità, che svilisce
la persona umana, e tanto
più l’uccisione di un essere
inerme e innocente, non
potranno mai produrre felicità
o pace. Come si può, infatti,
pensare di realizzare la pace,
lo sviluppo integrale dei
popoli o la stessa salvaguardia
dell’ambiente, senza che sia
tutelato il diritto alla vita dei
più deboli, a cominciare dai
nascituri? Ogni lesione alla
vita, specie nella sua origine,
provoca inevitabilmente danni
irreparabili allo sviluppo,
alla pace, all’ambiente.
Nemmeno è giusto codificare
in maniera subdola falsi diritti
o arbitrii, che, basati su una
visione riduttiva e relativistica
dell’essere umano e sull’abile
utilizzo di espressioni ambigue,
volte a favorire un preteso
diritto all’aborto e all’eutanasia,
minacciano il diritto
fondamentale alla vita.
Anche la struttura naturale del
matrimonio va riconosciuta
e promossa, quale unione
fra un uomo e una donna,
rispetto ai tentativi di renderla
giuridicamente equivalente
a forme radicalmente
diverse di unione che, in
realtà, la danneggiano e
contribuiscono alla sua
destabilizzazione, oscurando
Riflessioni
il suo carattere particolare e il
suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono
verità di fede, né sono solo
una derivazione del diritto
alla libertà religiosa. Essi sono
inscritti nella natura umana
stessa, riconoscibili con la
ragione, e quindi sono comuni
a tutta l’umanità. L’azione
della Chiesa nel promuoverli
non ha dunque carattere
confessionale, ma è rivolta a
tutte le persone, prescindendo
dalla loro affiliazione religiosa.
Tale azione è tanto più
necessaria quanto più questi
principi vengono negati o
mal compresi, perché ciò
costituisce un’offesa contro la
verità della persona umana,
una ferita grave inflitta alla
giustizia e alla pace.
Perciò, è anche un’importante
cooperazione alla pace che
gli ordinamenti giuridici
e l’amministrazione della
giustizia riconoscano il
diritto all’uso del principio
dell’obiezione di coscienza
nei confronti di leggi e misure
governative che attentano
contro la dignità umana, come
l’aborto e l’eutanasia.
Tra i diritti umani basilari,
anche per la vita pacifica dei
popoli, vi è quello dei singoli
e delle comunità alla libertà
religiosa. In questo momento
storico, diventa sempre più
importante che tale diritto sia
promosso non solo dal punto di
vista negativo, come libertà da – ad
esempio, da obblighi e costrizioni
circa la libertà di scegliere la
propria religione –, ma anche dal
punto di vista positivo, nelle sue
varie articolazioni, come libertà
di: ad esempio, di testimoniare la
propria religione, di annunciare e
comunicare il suo insegnamento;
di compiere attività educative, di
beneficenza e di assistenza che
permettono di applicare i precetti
religiosi; di esistere e agire come
organismi sociali, strutturati
secondo i principi dottrinali e i
fini istituzionali che sono loro
propri. Purtroppo, anche in Paesi
di antica tradizione cristiana si
stanno moltiplicando gli episodi
di intolleranza religiosa, specie
nei confronti del cristianesimo
e di coloro che semplicemente
indossano i segni identitari della
propria religione.
L’operatore di pace deve
anche tener presente che,
presso porzioni crescenti
dell’opinione pubblica, le
ideologie del liberismo radicale
e della tecnocrazia insinuano il
convincimento che la crescita
economica sia da conseguire
anche a prezzo dell’erosione della
funzione sociale dello Stato e delle
reti di solidarietà della società
civile, nonché dei diritti e dei
doveri sociali. Ora, va considerato
che questi diritti e doveri sono
fondamentali per la piena
realizzazione di altri, a cominciare
da quelli civili e politici.
Tra i diritti e i doveri sociali oggi
maggiormente minacciati vi è
il diritto al lavoro. Ciò è dovuto
al fatto che sempre più il lavoro
e il giusto riconoscimento dello
statuto giuridico dei lavoratori
non vengono adeguatamente
valorizzati, perché lo sviluppo
economico dipenderebbe
soprattutto dalla piena libertà
dei mercati. Il lavoro viene
considerato così una variabile
dipendente dei meccanismi
economici e finanziari. A tale
proposito, ribadisco che la
dignità dell’uomo, nonché le
ragioni economiche, sociali e
politiche, esigono che si continui
« a perseguire quale priorità
l’obiettivo dell’accesso al lavoro o
del suo mantenimento, per tutti
» [4]. In vista della realizzazione
di questo ambizioso obiettivo
è precondizione una rinnovata
considerazione del lavoro, basata
su principi etici e valori spirituali,
che ne irrobustisca la concezione
come bene fondamentale per la
persona, la famiglia, la società. A
un tale bene corrispondono un
dovere e un diritto che esigono
coraggiose e nuove politiche del
lavoro per tutti.
Benedetto XVI auspica la costruzione di un
nuovo modello di sviluppo economico-sociale
Nelle parole del Papa la forza della
I
messaggi per la pace costituiscono una delle
recenti tradizioni più feconde della Chiesa
cattolica: più lunghi di un comunicato stampa e più snelli di un’Enciclica, in poche pagine
condensano una riflessione profonda, di facile
lettura per tutti, che negli anni ha guidato la riflessione internazionale, non solo cattolica, sul
tema della pace e dello sviluppo.
Orientati esplicitamente da Paolo VI a guardare all’uomo nella sua integralità e alla pace nella sua complessità, secondo la formula
“lo sviluppo è il nuovo nome della pace”, che il
grande Papa introdusse in quella attualissima
pietra miliare del magistero che è la “Populorum Progressio”, i messaggi sono stati utilizzati
da Giovanni Paolo II per affrontare i conflitti
più spinosi durante il suo lungo papato, regalandoci quel “Non c’è pace senza giustizia, non
c’è giustizia senza perdono” con cui intitolava il
messaggio del 2002. Benedetto XVI prosegue la
tradizione tornando oggi a echi montiniani che guardano all’economia e alla
distribuzione delle risorse tra le cause
delle inaccettabili ingiustizie sociali che
minano la pace.
“La pace concerne l’integrità della
persona umana e implica il coinvolgimento di tutto l’uomo”, ricorda il Papa.
Dunque, occorre che tutti siano coinvolti in quell’esercizio dei doveri di responsabilità che diviene tutela per tutti
dei diritti fondamentali. Da questo insegnamento della “Pacem in Terris” di
Giovanni XXIII, di cui ricorre nel 2013 il
50° anniversario, Benedetto XVI sviluppa il messaggio di quest’anno: “Beati gli
operatori di pace”. L’uomo, immagine
di Dio, “è fatto per la pace” e questa si
costruisce nelle relazioni che coinvolgono l’integralità della persona uma-
na. Per questo una cultura di pace non
deve dimenticare le situazioni in cui la
persona è nella condizione della sua
massima vulnerabilità, la vita nascente
e quella morente; per questo non è possibile parlare di pace senza considerare
ciò che rende vulnerabile e faticosa la
vita nella sua fase in cui dovrebbe essere viceversa più facile, quella della vita
adulta. Oggi un numero sconvolgente di
persone, infatti, vive la condizione faticosa della miseria e milioni soffrono le
difficoltà della crisi economica anche
nei Paesi “ricchi” che sembrano disorientati e incapaci di garantire a tutti lo
stesso accesso al benessere.
“L’operatore di pace deve anche tener
presente che, presso porzioni crescenti
dell’opinione pubblica, le ideologie del
liberismo radicale e della tecnocrazia
Messaggio Pace 2013
Costruire il
bene della pace
mediante un nuovo
modello di sviluppo
e di economia
5
Da più parti viene
riconosciuto che oggi
è necessario un nuovo
modello di sviluppo, come
anche un nuovo sguardo
sull’economia. Sia uno
sviluppo integrale, solidale e
sostenibile, sia il bene comune
esigono una corretta scala di
beni-valori, che è possibile
strutturare avendo Dio come
riferimento ultimo. Non è
sufficiente avere a disposizione
molti mezzi e molte
opportunità di scelta, pur
apprezzabili. Tanto i molteplici
beni funzionali allo sviluppo,
quanto le opportunità di
scelta devono essere usati
secondo la prospettiva di una
vita buona, di una condotta
retta che riconosca il primato
della dimensione spirituale
e l’appello alla realizzazione
del bene comune. In caso
contrario, essi perdono la loro
giusta valenza, finendo per
assurgere a nuovi idoli.
Per uscire dall’attuale crisi
finanziaria ed economica –
che ha per effetto una crescita
delle disuguaglianze – sono
necessarie persone, gruppi,
istituzioni che promuovano
la vita favorendo la creatività
umana per trarre, perfino
dalla crisi, un’occasione di
discernimento e di un nuovo
modello economico. Quello
prevalso negli ultimi decenni
postulava la ricerca della
massimizzazione del profitto
e del consumo, in un’ottica
individualistica ed egoistica,
intesa a valutare le persone
solo per la loro capacità di
rispondere alle esigenze della
competitività. In un’altra
prospettiva, invece, il vero
e duraturo successo lo si
ottiene con il dono di sé, delle
proprie capacità intellettuali,
della propria intraprendenza,
poiché lo sviluppo economico
vivibile, cioè autenticamente
umano, ha bisogno del
principio di gratuità come
espressione di fraternità e
della logica del dono [5].
Concretamente, nell’attività
economica l’operatore di pace
si configura come colui che
instaura con i collaboratori e
i colleghi, con i committenti e
gli utenti, rapporti di lealtà e di
reciprocità. Egli
esercita l’attività
economica
per il bene
comune, vive
il suo impegno
come qualcosa
che va al di là
del proprio
interesse, a
beneficio delle
generazioni
presenti e future.
Si trova così a
lavorare non solo
per sé, ma anche
per dare agli altri
un futuro e un lavoro dignitoso.
Nell’ambito economico, sono
richieste, specialmente da
parte degli Stati, politiche
di sviluppo industriale ed
agricolo che abbiano cura
del progresso sociale e
dell’universalizzazione di uno
Stato di diritto e democratico.
È poi fondamentale
ed imprescindibile la
strutturazione etica dei
mercati monetari, finanziari
e commerciali; essi vanno
stabilizzati e maggiormente
coordinati e controllati, in
modo da non arrecare danno
ai più poveri. La sollecitudine
dei molteplici operatori di
pace deve inoltre volgersi
– con maggior risolutezza
rispetto a quanto si è fatto
sino ad oggi – a considerare
la crisi alimentare, ben più
grave di quella finanziaria.
Il tema della sicurezza
degli approvvigionamenti
alimentari è tornato ad essere
centrale nell’agenda politica
internazionale, a causa di
crisi connesse, tra l’altro, alle
oscillazioni repentine dei
prezzi delle materie prime
agricole, a comportamenti
irresponsabili da parte di taluni
operatori economici e a un
insufficiente controllo da parte
dei Governi e della Comunità
internazionale. Per fronteggiare
tale crisi, gli operatori di
pace sono chiamati a operare
insieme in spirito di solidarietà,
dal livello locale a quello
internazionale, con l’obiettivo
di mettere gli agricoltori, in
particolare nelle piccole realtà
rurali, in condizione di poter
svolgere la loro attività in
modo dignitoso e sostenibile
dal punto di vista sociale,
ambientale ed economico.
Educazione per una
cultura di pace: il
ruolo della famiglia
e delle istituzioni
6
Desidero ribadire con
forza che i molteplici
operatori di pace sono
chiamati a coltivare la passione
per il bene comune della
famiglia e per la giustizia
sociale, nonché l’impegno di
una valida educazione sociale.
Nessuno può ignorare o
sottovalutare il ruolo decisivo
della famiglia, cellula base
della società dal punto di
vista demografico, etico,
pedagogico, economico e
politico. Essa ha una naturale
vocazione a promuovere la
vita: accompagna le persone
nella loro crescita e le sollecita
al mutuo potenziamento
mediante la cura vicendevole.
In specie, la famiglia cristiana
reca in sé il germinale progetto
dell’educazione delle persone
secondo la misura dell’amore
divino. La famiglia è uno dei
soggetti sociali indispensabili
nella realizzazione di una
cultura della pace. Bisogna
tutelare il diritto dei genitori
e il loro ruolo primario
nell’educazione dei figli,
in primo luogo nell’ambito
morale e religioso. Nella
famiglia nascono e crescono
gli operatori di pace, i futuri
promotori di una cultura della
vita e dell’amore [6].
In questo immenso compito
di educazione alla pace sono
coinvolte in particolare le
comunità religiose. La Chiesa
si sente partecipe di una
così grande responsabilità
attraverso la nuova
evangelizzazione, che ha come
suoi cardini la conversione
alla verità e all’amore di
Cristo e, di conseguenza, la
rinascita spirituale e morale
delle persone e delle società.
L’incontro con Gesù Cristo
plasma gli operatori di pace
impegnandoli alla comunione
e al
superamento
dell’ingiustizia.
Una missione
speciale nei
confronti
della pace è
ricoperta dalle
istituzioni
culturali,
scolastiche ed
universitarie.
Da queste
è richiesto
un notevole
contributo
non solo
alla formazione di nuove
generazioni di leader, ma
anche al rinnovamento delle
istituzioni pubbliche, nazionali
e internazionali. Esse possono
anche contribuire ad una
riflessione scientifica che
radichi le attività economiche
e finanziarie in un solido
fondamento antropologico
ed etico. Il mondo attuale, in
particolare quello politico,
necessita del supporto di un
nuovo pensiero, di una nuova
sintesi culturale, per superare
tecnicismi ed armonizzare le
molteplici tendenze politiche
in vista del bene comune. Esso,
considerato come insieme di
relazioni interpersonali ed
istituzionali positive, a servizio
della crescita integrale degli
individui e dei gruppi, è alla
base di ogni vera educazione
alla pace.
Una pedagogia
dell’operatore
di pace
7
Emerge, in conclusione,
la necessità di proporre
e promuovere una
pedagogia della pace.
Essa richiede una ricca
vita interiore, chiari e
validi riferimenti morali,
atteggiamenti e stili di
vita appropriati. Difatti, le
opere di pace concorrono a
realizzare il bene comune e
creano l’interesse per la pace,
educando ad essa. Pensieri,
parole e gesti di pace creano
una mentalità e una cultura
della pace, un’atmosfera
di rispetto, di onestà e di
cordialità. Bisogna, allora,
insegnare agli uomini ad
amarsi e a educarsi alla pace,
e a vivere con benevolenza,
più che con semplice
tolleranza. Incoraggiamento
fondamentale è quello di « dire
no alla vendetta, di riconoscere
Per il Papa l’uomo «è fatto per la pace» e la pace si costruisce
a partire dal rispetto delle relazioni che coinvolgono della persona
gratuità e della cultura del dono
insinuano il convincimento che la crescita
economica sia da conseguire anche a prezzo
dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile,
nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va
considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a
cominciare da quelli civili e politici”. Il linguaggio è esplicito e non ammette equivoci. Poche
righe dopo si afferma che “tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il
diritto al lavoro”, e si ricorda che tra le priorità
mondiali oggi c’è “la crisi alimentare” causata
dalle disfunzioni - leggi dagli oligopoli e dalla
mancanza di regole - dei mercati delle materie prime, che da un lato ostacolano l’accesso
al cibo ai più poveri e dall’altro impediscono
sviluppo dignitoso ai contadini delle zone più
povere e alle loro comunità. Anche qui il Papa è esplicito: occorre una “ristrutturazione
etica dei mercati monetari, finanziari
e commerciali”. La considerazione più
esigente del messaggio è quella relativa alla necessità di “un nuovo modello
economico: quello prevalso negli ultimi
decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo
in un’ottica individualistica ed egoistica,
intesa a valutare le persone solo per la
loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva invece il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle
proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo
economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di
gratuità come espressione di fraternità”.
Il Papa conclude con l’invito a un’azione
educativa, a una “pedagogia della pace”
Sabato, 22 dicembre 2012
che dalla famiglia alle istituzioni sappia
costruire e vivere una cultura della pace
con queste attenzioni, capace di “stili di
vita adeguati” e di “dire no alla vendetta, riconoscere i propri torti e accettare
le scuse senza cercarle, e infine perdonare”, come aveva detto lo stesso Benedetto XVI poche settimane fa in Libano
riguardo le tensioni in Medio Oriente.
Infine, ripetendo la promessa evangelica “beati gli operatori di pace”, ricorda
che “Dio è del tutto solidale con loro.
Comprenderanno che non sono soli”.
Quello del 2013 è un messaggio che dà
solidarietà a chi è vittima delle ingiustizie e speranza a chi, spesso irriso dai
centri di potere, opera per ridurle. È un
notevole augurio di pace. Chiama tutti,
senza sconti, alla responsabilità.
RICCARDO MORO
11
i propri torti, di accettare le
scuse senza cercarle, e infine di
perdonare » [7], in modo che gli
sbagli e le offese possano essere
riconosciuti in verità per avanzare
insieme verso la riconciliazione.
Ciò richiede il diffondersi di una
pedagogia del perdono. Il male,
infatti, si vince col bene, e la
giustizia va ricercataimitando Dio
Padre che ama tutti i suoi fi gli
(cfr Mt 5,21-48). È un lavoro lento,
perché suppone un’evoluzione
spirituale, un’educazione ai valori
più alti, una visione nuova della
storia umana. Occorre rinunciare
alla falsa pace che promettono gli
idoli di questo mondo e ai pericoli
che la accompagnano, a quella
falsa pace che rende le coscienze
sempre più insensibili, che porta
verso il ripiegamento su se stessi,
verso un’esistenza atrofizzata
vissuta nell’indifferenza. Al
contrario, la pedagogia della pace
implica azione, compassione,
solidarietà, coraggio e
perseveranza.
Gesù incarna l’insieme di questi
atteggiamenti nella sua esistenza,
fi no al dono totale di sé, fino a «
perdere la vita » (cfr Mt 10,39; Lc
17,33; Gv 12,25). Egli promette
ai suoi discepoli che, prima o
poi, faranno la straordinaria
scoperta di cui abbiamo parlato
inizialmente, e cioè che nel
mondo c’è Dio, il Dio di Gesù,
pienamente solidale con gli
uomini. In questo contesto,
vorrei ricordare la preghiera con
cui si chiede a Dio di renderci
strumenti della sua pace, per
portare il suo amore ove è odio,
il suo perdono ove è offesa, la
vera fede ove è dubbio. Da parte
nostra, insieme al beato Giovanni
XXIII, chiediamo a Dio che
illumini i responsabili dei popoli,
affinché accanto alla sollecitudine
per il giusto benessere dei loro
cittadini garantiscano e difendano
il prezioso dono della pace;
accenda le volontà di tutti a
superare le barriere che dividono,
a rafforzare i vincoli della mutua
carità, a comprendere gli altri e
a perdonare coloro che hanno
recato ingiurie, così che in virtù
della sua azione, tutti i popoli della
terra si affratellino e fiorisca in essi
e sempre regni la desideratissima
pace [8].
Con questa invocazione, auspico
che tutti possano essere veri
operatori e costruttori di pace,
in modo che la città dell’uomo
cresca in fraterna concordia, nella
prosperità e nella pace.
BENEDETTO XVI
© Copyright 2012
Libreria Editrice Vaticana
Note al testo del Messaggio
[1] Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo “Gaudium et spes”, 1.
[2] Cfr Lett. enc. “Pacem in terris” (11 aprile 1963): “AAS”
55 (1963), 265-266.
[3] Cfr ibid.: “AAS 55” (1963), 266.
[4] BENEDETTO XVI, Lett. enc. “Caritas in veritate” (29 giugno
2009), 32: “AAS” 101 (2009), 666-667.
[5] Cfr ibid., 34 e 36: “AAS” 101 (2009), 668-670 e 671-672.
[6] Cfr GIOVANNI PAOLO II, “Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace 1994” (8 dicembre 1993): “AAS” 86
(1994), 156-162.
[7] BENEDETTO XVI, “Discorso in occasione dell’Incontro con
i membri del Governo, delle istituzioni della Repubblica, con
il corpo diplomatico, i capi religiosi e rappresentanze del
mondo della cultura, Baabda-Libano” (15 settembre 2012):
“L’Osservatore Romano”, 16 settembre 2012, p. 7.
[8] Cfr Lett. enc. “Pacem in terris” (11 aprile 1963): “AAS”
55 (1963), 304.
In Missione
12 Sabato, 22 dicembre 2012
VERSO IL PERù
In Duomo nella solennità
dell’Epifania il rito
di benedizione e di invio
dei quattro missionari
fidei donum che partiranno
per Carabayllo nel 2013
La Chiesa
di Como
è con voi
N
ella sera della solennità
dell’Epifania la nostra
diocesi sarà chiamata a
vivere un momento intenso e
significativo. Durante il Pontificale delle
ore 17.00, nella Cattedrale, il Vescovo
Diego celebrerà il rito di benedizione
e di invio di quattro missionari fidei
donum in partenza per il Perù. Don
Ivan Manzoni e don Roberto Seregni
raggiungeranno don Umberto Gosparini
e don Savio Castelli, nella diocesi di
Carabayllo, alla periferia nord di Lima, il
3 febbraio prossimo. Laura Castegnaro
e Lorenza Rossi inizieranno la loro
avventura di laiche missionarie nel mese
di luglio 2013. La scelta fatta negli scorsi
anni dalla Diocesi, quella dell’ apertura
di una missione in America latina, luogo
non di prima evangelizzazione e più
vicino a noi per cultura e lingua, giunge
così al primo passaggio fondamentale:
i due sacerdoti partiti nel novembre del
2010 con il compito di “aprire la strada”
consegneranno il testimone ai due
giovani preti e alle due giovani laiche.
Sarà questo un momento di Chiesa
celebrato nella solennità dell’Epifania,
giorno memoriale della manifestazione
del Signore Gesù alle genti di tutte le
nazioni.
Momento in cui, facendo nostre le parole
del Rito: “Si rinnova l’esperienza della
Chiesa delle origini, la quale inviava
alcuni suoi Figli non solo a confermare
nella fede i propri fratelli, ma ad
annunziare con franchezza apostolica
il Vangelo ai popoli che ancora non
conoscevano il Cristo. L’invio di questi
nostri fratelli e sorelle in regioni diverse,
secondo le concrete necessità delle
Chiese particolari, renda più forte il
vincolo di comunione fraterna che già
vive e opera mediante la preghiera”.
Momento in cui la Chiesa di Como
esprime con l’invio dei fidei donum la
propria missionarietà. La partenza di
questi quattro amici non è solo una
questione che riguarda loro, le loro
famiglie, le comunità di origine o
le parrocchie e i luoghi dove hanno
esercitato il loro ministero e lavoro, ma
è una faccenda che coinvolge tutta la
Chiesa: quella che li invia e quella che
li accoglie, quella che li ha generati
e quella che attende il loro umile e
gioioso servizio. L’esperienza fidei
donum interpella così in maniera diretta
l’impegno missionario delle nostre
comunità che non possono considerarsi
estranee a questo avvenimento. Ci è
chiesto di riprendere coscienza della
nostra identità missionaria ricevuta
con il Battesimo e una partecipazione
concreta, secondo lo stato di vita
proprio di ciascuno, di preghiera, di
presenza, di servizio, di condivisione del
tempo e dei beni che abbiamo, di stile
accogliente e responsabile e perché no,
di discernimento serio circa la vocazione
missionaria ad gentes.
Il momento di consegna avverrà durante
la celebrazione: il Vescovo, dopo la
preghiera di benedizione a Dio “perché
ha mandato nel mondo Suo Figlio…e ha
mandato gli Apostoli, per annunziare ai
popoli il Vangelo della vita e immergere
i credenti nelle acque rigeneratrici
del Battesimo” , chiederà al Padre di
“guidare i loro passi e di sostenerli
con la potenza della grazia... perché
risuoni nelle loro parole la voce di Cristo
…” e consegnerà loro un crocifisso
pronunciando queste parole: “Ricevi
questo segno della carità di Cristo e della
nostra fede. Predica il Cristo crocifisso,
potenza di Dio e sapienza di Dio”. Il
crocifisso che verrà dato ai partenti è
un dono delle parrocchie della diocesi
di Maroua-Mokolo in Camerun dove da
anni operano gli altri fidei donum della
diocesi.
La consegna trasforma questo momento
in tempo di grazia da vivere come
comunità diocesana: dal Figlio di Dio
consegnato all’umanità nel Natale e in
ogni Eucaristia, nasce la missione; alla
Chiesa nata dalla Croce è consegnato
l’Annuncio da portare ad ogni uomo; a
ciascuno di noi è dato di custodire la vita
di questi fratelli e di queste sorelle che
anche a nome nostro consegneranno
ad altri la fede che, per dono, hanno
ricevuto.
Buon cammino Laura, Lorenza, don
Ivan, don Roberto! Non siete soli: la
Chiesa di Como è con voi!
Gabriella Roncoroni
Centro Missionario Diocesano
*nelle foto in alto da sinistra: don Ivan
Manzoni, Lorenza Rossi, don Roberto
Seregni e Laura Castagnaro
GIOVANI. L’appuntamento del 6 gennaio rientra nel percorso
proposto dalla Pastorale Giovanile verso l’incontro con il Papa
“Non solo Rio”,
aspettando la GMG
“
Seguici on line
Segui la Pastorale giovani on-line
all’indirizzo www.cgdcomo.org
o sulla pagina facebook “Pg Como”
N
on solo Rio”, è questo il
nome del progetto che il
Centro per la pastorale
giovanile della nostra diocesi ha
lanciato in vista della GMG di Rio de
Janeiro di quest’anno. Un cammino
- rivolto a quanti partiranno per il
Brasile, ma non solo – che aiuti i
giovani a riscoprire il senso della
missione attraverso una serie di
appuntamenti che scandiranno
l’avvicinarsi all’incontro con il
Papa. Un invito che, come racconta
don Emanuele Corti, referente per
la pastorale giovanile, è espresso
direttamente dal Vescovo nel
nuovo piano pastorale per il 2013.
“Chiedo anche a tutti i giovani della
nostra Diocesi – scrive il Vescovo
- nel loro cammino ordinario
di formazione parrocchiale,
associativa e di movimento, di
riflettere a lungo sull’invito alla
missione che ci raggiunge al termine
della celebrazione eucaristica.
La preparazione della Giornata
mondiale della Gioventù del 2013, a
Rio de Janeiro, diventi occasione per
assumere con coraggio la proposta di
rivolgersi ai coetanei, nei quotidiani
incontri (all’università, nei luoghi di
ricreazione e svago, negli ambienti
sportivi…) per portare il frutto della
grazia e dell’incontro con lui”.
Dopo l’incontro della Due Giorni
Giovani, il secondo appuntamento
di “Non solo Rio” è ormai alle porte:
l’appuntamento per tutti i giovani è il
6 gennaio, solennità dell’Epifania, in
occasione del Rito di benedizione e
di invio dei missionari fidei donum
in partenza per il Perù. “Al termine
della celebrazione in Duomo – spiega
don Emanuele – ci sposteremo al
centro pastorale Cardinal Ferrari per
un momento di festa con i quattro
missionari in partenza e per ascoltare
la loro testimonianza. Un invito
rivolto a tutti i giovani della diocesi”.
Il terzo appuntamento di “Non solo
Rio” si terrà a livello vicariale alla
vigilia della domenica delle Palme,
sabato 23 marzo. Una giornata che
quest’anno coincide con la Giornata
di preghiera per i missionari martiri.
“Questo – continua don Corti –
darà un respiro missionario ancora
maggiore alla veglia a cui abbiamo
invitato, nei vari vicariati, i giovani
che stanno partecipando al cammino
di formazione promosso dall’Ufficio
missionario diocesano e che si
preparano a vivere, quest’estate,
un’esperienza con i nostri fidei
donum in Camerun”.
Il primo gruppo di comaschi partirà
per il Brasile il 15 luglio e rientrerà
il 1° agosto (costo 1950 euro) e la
seconda partirà il 16 luglio per
rientrare in Italia il 5 agosto (costo
2150). I costi sono leggermente
inferiori rispetto a quelli comunicati
precedentemente a seguito
della decisione della Conferenza
episcopale italiana di coprire il costo
dell’iscrizione (200 euro) a tutti i
giovani italiani che parteciperanno.
Le iscrizioni sono aperte fino ad
esaurimento posti.
MICHELE LUPPI
Chiesa Locale
Agenda
del Vescovo
❚❚ Orario delle festività natalizie
20 dicembre
A Como, in Vescovado,alle ore 11.00,
scambio di auguri con il personale
della Curia e degli Uffici di Pastorale;
nel pomeriggio, udienze e colloqui
personali; alle ore 20.00, presso la chiesa di
Sant’Eusebio, Santa Messa con l’Ucid.
21 dicembre
A Como, alle ore 16.30, Santa Messa presso
l’Ospedale Valduce.
22 dicembre
A Como, in Vescovado, al mattino udienze
e colloqui personali; nel pomeriggio visita
pastorale a Laglio.
23 dicembre
A Como, in piazza del Duomo, alle ore 14.30,
presentazione del libro di papa Benedetto
XVI sull’infanzia di Gesù; a seguire: presepe
vivente.
24 dicembre
A Como, alle ore 10.00, presso il carcere
del Bassone, Santa Messa con i detenuti e il
personale della struttura penitenziaria; alle
ore 24.00, Messa nella Notte Santa.
27 dicembre
A Como, in Vescovado, al mattino udienze
e colloqui personali; a Montorfano, alle ore
16.00, dedicazione dell’altare della chiesa
parrocchiale.
30 dicembre
A Como, nel pomeriggio, Santa Messa e
incontro con i diaconi permanenti.
Celebrazioni in Duomo
NATALE DEL SIGNORE
Lunedì 24 dicembre
- ore 18.30: Santa Messa Vigiliare
- ore 23.15: preghiere e canti
- ore 24.00: Santa Messa nella Notte presieduta dal Vescovo Diego
Martedì 25 dicembre
- ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego (benedizione papale)
- ore 8.00-9.00-10.30 (Solenne)-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe
- ore 16.00: Vespri solenni
Santo Stefano - mercoledì 26 dicembre
- ore 8.00-9.00-10.30-17.00-18.30: Sante Messe
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO (ottava di Natale)
Sabato, 22 dicembre 2012
13
Incontri formativi
per i nuovi candidati
a Ministri Straordinari
della Comunione
A Como, presso l’Istituto
Canossiano di via Balestra 10:
sabato 12 gennaio, 26 gennaio,
2 febbraio
dalle ore 15.00 alle ore 17.30
Preghiera della Divina
Misericordia
A Como, presso il santuario del
Lunedì 31 dicembre
- ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego con il canto del Te
Deum (è sospesa la Santa Messa delle ore 18.30)
Martedì 1 gennaio
- ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego, con il ricordo della
“Giornata mondiale della pace” e atto di affidamento della città alla Vergine Maria
- ore 8.00-9.00-10.30-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe
- ore 16.00: apertura pomeridiana della Cattedrale
Venerdì 4 gennaio
- ore 21.00: Elevazione spirituale con la Cappella musicale del Duomo
EPIFANIA DEL SIGNORE
Sacro Cuore di via Grossi, venerdì
21 dicembre, alle ore 15.30, si
terrà il momento di preghiera con la
coroncina della Divina Misericordia.
Per motivi legati alla salute di
don Carmelo Sgroi, è sospesa la
celebrazione della Santa Messa.
Appena possibile sarà comunicata la
Domenica 6 gennaio
- ore 10.30: Santa Messa concelebrata - Annuncio del Giorno di Pasqua
- ore 17.00: Santa Messa pontificale presieduta dal Vescovo Diego con rito di benedizione e di invio ai missionari “fidei donum” in Perù
- ore 8.00-9.00-10.30-12.00-17.00-18.30-20.30: Sante Messe
data dell’incontro di gennaio 2013.
■ Il Vangelo della domenica: 23 dicembre - IV domenica di Avvento (Anno C)
«Beata colei che ha creduto» (Lc 1, 39-45)
Prima Lettura:
Mic 5, 1 - 4
Seconda Lettura:
Ebr 10, 5 - 10
UN INCONTRO
Nel secondo Mistero del gaudio, il Vangelo di
oggi viene definito: “La visita di Maria a Santa
Elisabetta”. E sta bene perché è l’incontro di
due mamme, parenti tra di loro e prossime al
parto. È anche l’incontro di due bambini: Gesù
portato in grembo da Maria, qui definita per
ispirazione dello Spirito Santo “la madre del
mio Signore”, e Giovanni il Battista che “esulta di gioia” nel grembo di Elisabetta, che era
detta sterile. C’è di più. è l’incontro di Dio con
l’umanità, per cui Zaccaria, il padrone di casa,
può cantare: “Benedetto il Signore perché ha
visitato e redento il suo popolo”. Dopo secoli
viene esaudita l’invocazione del Salmo 79: “Tu
pastore d’Israele guarda dal cielo e vedi e visita
questa vigna”. Una visita segnata da corporeità e
ubbidienza come dice la lettera agli Ebrei.
mosso da Dio, anche fede. L’esempio ancora
una volta ci viene da Maria lodata da Elisabetta come “Colei che ha creduto”. L’espressione
è ripresa anche dal Papa a conclusione della
lettera apostolica “Porta Fidei” per indire l’Anno della Fede da vivere come “tempo di grazia”.
La prima lettura, che preannuncia la nascita
del Messia a Betlemme, mi rimanda ai capi dei
sacerdoti e agli scribi che conoscevano questo
brano di Michea ma che non hanno creduto;
anzi sono diventati complici del sanguinario
Erode. Nell’imminenza del Natale noi da che
parte stiamo? Il vangelo accenna alla “casa
di Zaccaria”. Il nostro vescovo nel messaggio
dell’Avvento ci ricorda che “è indispensabile
che la fede venga accolta e condivisa in famiglia. Dio stesso, con il Natale di suo Figlio, mette
tenda fra le nostre case e nelle nostre case”.
DA CREDERE
Ogni incontro richiede reciprocità e, se è pro-
NELLA POVERTà
Termino di spalare la neve attorno alla casa
parrocchiale e vado a salutare i bambini della
Scuola dell’Infanzia che hanno concluso le
prove per la recita di Natale. Prendo spunto dai
miei calzari non proprio alla moda e mi improvviso “il gatto con gli stivali”. I bimbi stanno
allo scherzo e si trasformano in tanti topolini
che mi inseguono e si nascondono. Creato il
clima, mi faccio serio e pongo domande su Gesù che nasce. Tutti sono promossi quando chiedo come si chiama la mamma di Gesù. Fatico a
far comprendere che il vero papà di Gesù è Dio.
Alla domanda finale “Ma perché Gesù ha voluto nascere?”silenzio assoluto! Beh lo ammetto,
per bambini così piccoli la domanda è troppo
impegnativa. Quando sto per dare io la risposta
una bimba abbassa gli occhi e dice: “Per diventare povero e stare con noi”. Osservo il suo bel
vestitino e paffutella come è, di certo non sa
cos’è la povertà. La risposta però è esatta. Nel
suo piccolo anche lei è beata perché ha creduto.
don ALFONSO ROSSI
■ Il Vangelo della festa: 25 dicembre - Santo Natale
«è nato per voi un Salvatore» (Lc 2, 1-20)
SI è FATTO UOMO
Nella Professione di Fede così diciamo: “Credo
in un solo Signore Gesù Cristo; discese dal cielo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo”. Ecco così espresso in poche
parole il grande Mistero che la Chiesa oggi celebra con gioia. Non ci rimane che contemplare
con gli occhi pieni di stupore come i pastori dei
dintorni di Betlemme il nostro Dio che si è fatto
bambino; “Il Verbo che si fece carne”. Contemplare e adorare. Ecco perché a Natale nel professare queste parole ci si inginocchia proprio
come si fa al momento della Consacrazione.
Contemplare, adorare ma anche, da persone
oneste, prendere atto di questa nascita che è un
fatto reale e storico. Così scrive Benedetto XVI
nel suo libro sull’Infanzia di Gesù: “Gesù non è
nato e comparso in pubblico nell’imprecisato
“una volta” del mito; Gesù è nato in un’epoca
determinabile con precisione e in un ambiente geograficamente esatto” (pag.77). Lo attesta
anche il calendario, indipendentemente dalle
convinzioni personali: Gesù sta al centro della
storia e la divide in due.
PER LA NOSTRA SALVEZZA
La Professione di Fede precisa anche la finalità
di questa nascita: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”. Ho riletto tutte
le letture delle Messe di Natale (12 in tutto!) e in
ognuna ho trovato la parola salvezza/salvare/
salvatore che compare 13 volte! Mi limito a due
citazioni. L’angelo disse a Giuseppe: “Maria darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli
infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”
(Mt 1,21). L’angelo disse ai pastori: “Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore”
(Lc 2,11). Gesù quindi è nato per l’uomo, ogni
uomo, anche per me. È nato nella storia per
salvare la storia; è venuto nel mondo per salvare il mondo. Non si illuda l’uomo moderno
di essere lui il salvatore. Già si era creduto tale
l’imperatore Augusto (cito ancora il Papa a pag.
91). Senza togliere nulla all’impegno e all’ingegno umano, l’unico Salvatore è Gesù. L’uomo
deve solo accettare tale salvezza e allora anche
lui diventa collaboratore preziosissimo di Dio
ma non suo sostituto.
OGNI MESSA è NATALE
La gente in fila ordinata si avvicina all’altare per
fare Comunione con Gesù. Di sfuggita osservo
le mani. Sono mani di tutte le età e tutti sono
invitati allo stesso banchetto. Delicatamente
depongo il frammento di pane sul palmo come
Maria depose il suo bimbo avvolto in fasce nella mangiatoia. Ogni mano è povera culla come
la mangiatoia di Betlemme, ma il Signore è lo
stesso. Grandezza di Dio che un tempo si è fatto
bambino; grandezza ancora più stupenda di un
Dio che continuamente si fa pane. “Amen”; è
davvero così! “Alleluia”; ogni Messa è Natale!
don ALFONSO ROSSI
Vita diocesana
14 Sabato, 22 dicembre 2012
Strade conciliari
Il mese di gennaio
vede due importanti
occasioni di preghiera
e reciproco confronto.
Dialogo
interreligioso
ed
ecumenismo
R
Il dialogo ebraico-cristiano
imetterci in cammino sulle
strade indicate dal Concilio
Vaticano II: così il Vescovo Diego
ci invita a vivere l’Anno della Fede
(Piano pastorale 2013, Il Maestro è
qui e spezza il pane per noi, n.2). Se si
prende sul serio questo invito non si può
tralasciare uno dei frutti più importanti
del Concilio: il “cambio di passo” sui
temi dell’ecumenismo e del dialogo
interreligioso; pur raccogliendo una
sensibilità maturata progressivamente
nel Novecento, il Concilio ha inaugurato
un impegno nuovo della Chiesa cattolica
sia nel dialogo e nella collaborazione con
le altre religioni, a partire dall’ebraismo,
sia nel cammino di preghiera e di
conversione per l’unità dei cristiani.
Scrivevano i Padri del Concilio nella
Dichiarazione Nostra aetate: «Essendo
perciò tanto grande il patrimonio
spirituale comune a cristiani e ad ebrei,
questo sacro Concilio vuole promuovere
e raccomandare tra loro la mutua
conoscenza e stima, che si ottengono
soprattutto con gli studi biblici e
teologici e con un fraterno dialogo». Dal
1990 la Giornata nazionale istituita dalla
CEI cerca di attuare quanto il Concilio ha
indicato. Dal 2006 il tema della Giornata
è tratto dal Decalogo, che costituisce «la
fiaccola dell’etica, della speranza e del
dialogo, stella polare della fede e della
morale del popolo di Dio, e illumina e
guida anche il cammino dei Cristiani.
Esso costituisce un faro e una norma
di vita nella giustizia e nell’amore, un
“grande codice” etico per tutta l’umanità.
Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene
e il male, sul vero e il falso, sul giusto e
l’ingiusto, anche secondo i criteri della
coscienza retta di ogni persona umana»
(Discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga
di Roma, 17 gennaio 2010). Quest’anno
la riflessione è dedicata alla Settima
Parola (il Sesto comandamento per i
cattolici): Non commettere adulterio. Tra
i più importanti campi di collaborazione
e di testimonianza comuni a ebrei e
cristiani nel nostro tempo il Papa ha
ricordato l’esigenza di «conservare e
promuovere la santità della famiglia, in
cui il “sì” personale e reciproco, fedele
e definitivo dell’uomo e della donna,
dischiude lo spazio per il futuro, per
l’autentica umanità di ciascuno, e si
apre, al tempo stesso, al dono di una
nuova vita». In questa cornice si colloca
l’approfondimento sulla Settima parola
Una Chiesa che vive del respiro del
Concilio non può relegare questi temi
nell’ambito dell’interesse culturale
o delle iniziative straordinarie che si
inseriscono con qualche fatica nel
calendario pastorale: sono invece
esigenze che devono sempre più
manifestarsi come urgenti nel cuore di
ogni cristiano, riconoscibili nella vita
ordinaria di ogni Chiesa locale. Tanto
più oggi che la mobilità dei popoli offre,
nel nostro stesso territorio, l’opportunità
di vivere fianco a fianco con cristiani di
altre Chiese e credenti di altre religioni.
La memoria del Concilio offre quindi
un’ulteriore ispirazione per celebrare
gli appuntamenti della 24a giornata
nazionale per l’approfondimento e
lo sviluppo del dialogo fra cattolici
ed ebrei (17 gennaio 2013) e della
Settimana di preghiera per l’Unità dei
cristiani (18-25 gennaio 2013).
segretariato diocesano pellegrinaggi
pellegrinaggi 2013
Terra Santa - diocesano
5 -12 agosto
nostra Signora
del Fonte
in caravaggio
11 maggio
Sondrio
21 aprile
Giornata
dell’ammalato
a Tirano
1 settembre
Lourdes
10 - 12
febbraio
Fatima e Santiago
24 aprile - 1 maggio
Fatima
12 - 15
maggio
Laus-La Salette
28 - 30 giugno
in collaborazione con la diocesi di pavia
ruSSia(Mosca-S.Pitroburgo)22-29giugno-czeSTochowa (Polonia) 10-15 luglio
UZBEKISTAN6-13settembre-CIPRO27settembre-4ottobre-MESSICO6-15novembre
in collaborazione con u.n.i.T.a.L.S.i.
◊9-11
◊16-19
◊6-12
◊11-17
◊12-16
febbraio
maggio
luglio
ottobre
ottobre
La preghiera
per l’unità dei cristiani
Il titolo della preghiera ecumenica nel
2013 è Quel che il Signore esige da noi
(Mic 6, 6-8), vale a dire, come prosegue
il testo biblico, «praticare la giustizia,
ricercare la bontà e vivere con umiltà
davanti al nostro Dio». Le esigenze
etiche di giustizia e di pace sono messe
al centro dell’impegno di conversione
personale e sociale dei cristiani di tutte
le Chiese: la vera fede si manifesta in
un’autentica dedizione alla volontà di
Dio, e quindi al bene di ogni uomo, al
superamento di ogni emarginazione,
umiliazione, violenza. Il Sussidio
su questo tema comprende testi di
riflessione e preghiera da utilizzare
sia per la Settimana 18-25 gennaio, sia
per animare un cammino lungo tutto
l’anno; è stato preparato dalle Chiese
cristiane dell’India, in particolare
dallo Student Christian Movement
in India, organizzazione ecumenica
giovanile universitaria che celebra il
Pellegrinaggi
LourdeS (aereo)
LoreTo (treno)
BarceLLona “Bimbi di pace” (pullman+nave)
LourdeS (treno)
LourdeS (aereo)
ANTONELLO SIRACUSA
Il Servizio diocesano illustra le iniziative del
prossimo anno accogliendo le richieste giunte
Il calendario delle proposte 2013
I
Pellegrinaggio
sacerdotale
“Sui passi di
cirillo e Metodio”
Moravia e Boemia
17-23novembre
Beauraing
Banneaux
1 - 5 aprile
attraverso una serie di testi biblici che,
a partire dalla creazione, mostrano la
corrispondenza tra l’unicità di Dio e
l’unicità dell’intimità sessuale tra lo
sposo e la sposa. Il Sussidio preparato
dalla Commissione Episcopale per
l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI
e dalle Comunità ebraiche in Italia
comprende spunti di riflessione,
testi biblici di riferimento, preghiere
d’intercessione, uno schema di
celebrazione, suggerimenti esegetici.
Il sussidio è disponibile sul sito www.
chiesacattolica.it nella sezione Ufficio
nazionale per l’ecumenismo e il dialogo
interreligioso.
suo centenario, dal National Council
of Churches in India, che riunisce
Chiese Protestanti e Ortodosse, e dagli
universitari cattolici della All India
Catholic University Federation. Le
Chiese dell’India vivono un duplice
dramma: quello della divisione tra i
cristiani, legata storia delle missioni
europee in India, attuate da diverse
confessioni, e quello del sistema delle
caste, parte della cultura indiana, che
produce divisione all’interno di ciascuna
Chiesa e interroga fortemente i cristiani
indiani sulla loro capacità di rifiutare le
discriminazioni e di attuare la giustizia.
Il punto di osservazione privilegiato
per questo problema è quello dei Dalit,
i fuori-casta, che rappresentano l’80%
dei cristiani indiani (che in tutto sono
214 milioni, il 2,3% della popolazione):
in questo contesto si manifesta con
particolare evidenza l’esigenza, che
in effetti appartiene alla fede di tutti i
cristiani di ogni luogo e cultura, della
vicinanza ai più poveri ed emarginati e
dell’impegno per superare ingiustizie e
discriminazioni.
Gli otto giorni di preghiera saranno
scanditi dalla metafora del cammino,
immagine privilegiata per esprimere il
dinamismo del discepolato cristiano, che
si lega anche a elementi simbolici della
cultura Dalit come il suono del tamburo
e il mestiere diffuso del “cucire i sandali”.
L’azione del camminare si esprime, nelle
riflessioni proposte dal Sussidio, in una
pluralità di atteggiamenti: camminare
in dialogo; come corpo di Cristo; verso la
libertà; come figli della terra; come amici
di Gesù; oltre le barriere; nella solidarietà;
nella celebrazione. La “gioia per la fede
e la speranza di quei popoli che non
permettono che la dignità sia violata”
si lega, nelle parole della preghiera
conclusiva, alla speranza che “nel nome
di Cristo possiamo camminare insieme
nell’amore”. L’invocazione finale, “Dio
della vita, guidaci verso la giustizia e la
pace” è anche il titolo della X Assemblea
generale del Consiglio Ecumenico delle
Chiese che si terrà nel 2013 a Busan,
in Corea del Sud, per proseguire la
riflessione ecumenica su questi temi.
A Como la Settimana di preghiera
per l’unità dei cristiani si aprirà con
una celebrazione il 18 gennaio 2013
alle 20.45 presso San Provino, sede
della parrocchia ortodossa romena,
a cui sono invitate tutte le confessioni
presenti in città (Chiesa cattolica, Chiesa
evangelica valdese, Chiese ortodosse).
La celebrazione conclusiva sarà il 25
gennaio alle 20.45, presso la chiesa
parrocchiale di Rebbio, alla presenza
del Vescovo Diego. Entrambi gli
appuntamenti per la nostra Diocesi sono
curati dall’Ufficio per l’Ecumenismo e da
Azione Cattolica Como. Altre iniziative in
programma in Valtellina saranno definite
all’inizio di gennaio.
l Servizio Diocesano Pellegrinaggi, anche per il prossimo
anno pastorale, annuncia le
proposte e le indicazioni di pellegrinaggio alla luce delle richieste
pervenute al proprio Ufficio. «Secondo il vostro desiderio – scrive
l’equipe che coordina il Servizio –
veniamo a voi, tenendovi informati di quello che viene predisposto e
proposto, per fare del pellegrinaggio una vera e intensa esperienza di
fede e di rinnovamento spirituale...
Come sempre la nostra proposta si divide in due settori. I pellegrinaggi che
hanno il titolo di “diocesani” in quanto
vedono la presenza e la presidenza del
Vescovo e i pellegrinaggi che vengono
richiesti al Servizio Diocesano Pellegrinaggi per continuare l’approfondimento
di quanto già vissuto con il Vescovo, per
continuare a coltivare l’attaccamento ad
alcuni luoghi significativi per la fede e
per la Chiesa ivi presente, per continua-
re a sostenere il collegamento con santuari di grande rilevanza internazionale
e conoscerne altri per meglio condividere il piano di evangelizzazione perseguito dalla Madonna. Non ultimo – dicono
ancora dall’equipe – il Servizio Diocesano Pellegrinaggi, operando in sintonia e
collegamento con l’Unitalsi, fa proprie
alcune proposte che sono ormai significative nel tessuto delle attività pastorali della nostra diocesi e presso alcu-
ni santuari internazionali. Tenere in
considerazione queste proposte Unitalsi può farci scoprire anche la bellezza e l’importanza di un impegno
a servizio degli ammalati». Ulteriori
informazioni sui pellegrinaggi saranno pubblicati sul nostro Settimanale,
sul sito diocesano e attraverso le newsletter rivolte soprattutto ai sacerdoti, sia per i programmi che per i costi. «Potete sempre fare riferimento
al Servizio Diocesano Pellegrinaggi
– aggiungono – o direttamente all’Unitalsi, qualora i pellegrinaggi fossero organizzati dalla medesima. Alcuni
pellegrinaggi, poi, potremo quest’anno
condividerli con l’ufficio della diocesi di
Pavia». Il Servizio Diocesano Pellegrinaggi può essere contattato ogni mercoledì mattina dalle ore 10.00 alle ore
12.00 presso la Curia Vescovile di Como
– piazza Grimoldi 5 oppure telefonando,
sempre il mercoledì, dalle ore 10.00 alle
ore 12.00 allo 031-3312232.
Vita diocesana
La Cappella musicale della Cattedrale vivrà questo Natale in continuità
con il suo glorioso passato e in prospettiva di un degno futuro. Un ricordo
di particolare riconoscenza per mons. Cecconi, a cent’anni dalla nascita
È la Notte
santa: in coro
cantiamo
H
anno cominciato gli angeli a
cantare e suonare in quella Notte
piena di luce. Dopo di loro,
legioni di cantori, suonatori, musicisti e
musicanti di ogni genere, hanno provato
a dare eco allo stupore di quell’inizio
senza più fine. Ed ecco che, anche
in questo Natale, come moltissimi
altri cori, parrocchiali, associativi, la
Cappella musicale della cattedrale
attende alacremente all’impegno e
all’onore di sostenere e accompagnare
la contemplazione e la lode di tutta
l’assemblea liturgica. Con l’attenzione
a migliorare continuamente la qualità
delle esecuzioni - sulla scorta del gran
lavoro compiuto in questi anni da mons.
Felice Rainoldi -, pur nella difficoltà di
un organico ancora numericamente
insufficiente: ed è una nuova occasione,
Quest’anno offrono ulteriore intensità
alle celebrazioni natalizie due
ricorrenze, strettamente legate alla
lunga e prestigiosa tradizione musicale
della Cappella musicale. Ce ne parla,
qui di seguito, il prof. Alessandro
Picchi, organista della cattedrale.
Particolarmente caro, ovviamente, ai
cantori come a moltissimi discepoli
e amici, il ricordo di mons. Ilario
Cecconi; e piace qui sottolineare come
il suo dolcissimo brano natalizio che
eseguiremo nella Notte santa (“Natale
criollo”), è stato arricchito di nuove
risonanze armoniche dalla fervida
sapienza compositiva di un giovane
ma già affermato musicista locale: il
m° Lorenzo Pestuggia di Nesso, che
ringraziamo per la sua competente e
generosa collaborazione.
A chi non avrà l’occasione di partecipare
alle solenni celebrazioni natalizie
presiedute dal Vescovo, sarà offerta la
possibilità di coglierne almeno un’eco
musicale - non senza i preziosi spunti
di riflessione predisposti dall’Ufficio
liturgico, e qualche effetto speciale -,
la sera del 4 gennaio quando, sempre
in cattedrale, si terrà un’elevazione
spirituale. Siete tutti invitati.
don SAVERIO XERES
Como. La celebrazione nel pomeriggio al Crocifisso
Domenica 13 gennaio
la Giornata del migrante
Il richiamo di Benedetto XVI
alla fede e alla speranza
P
“
PELLEGRINAGGIO
DI FEDE E DI SPERANZA
13 GENNAIO 2013
99ª Giornata Mondiale
del Migrante e del Rifugiato
migrantes
Un invito ad essere
Chiesa
Conferenza Episcopale Italiana
www.migrantes.it
La celebrazione della 99° Giornata mondiale del Migrante
e del Rifugiato non vuole essere un momento di preghiera
riservato solo alle comunità di migranti, ma aperto a tutta
la comunità diocesana. Un occasione per accogliere i fratelli
arrivati a Como da ogni angolo della terra e mostrare la
dimensione cattolica della Chiesa.
15
Ricorrenze
significative
...Cent’anni fa...
questa, per rivolgere un pressante
invito a tutti coloro che amano il canto
liturgico polifonico ma non hanno, ad
esempio, la possibilità di esercitarlo
nella loro parrocchia. Li aspettiamo in
duomo.
MIGRAZIONI
Sabato, 22 dicembre 2012
ellegrinaggio di
fede e di speranza”.
è questo il tema
della prossima
Giornata Mondiale dei
Migranti che verrà celebrata
domenica 13 gennaio.
Un appuntamento che a
Como verrà ricordato in una
celebrazione pomeridiana
nella basilica del Crocifisso
organizzata dalla pastorale
dei migranti.
In concomitanza con
le celebrazioni del 50°
anniversario dell’apertura
del Concilio Ecumenico
Vaticano II e del 60° della
promulgazione della
Costituzione Apostolica
Exsul familia, mentre tutta la
Chiesa è impegnata a vivere
l’Anno della fede, il Papa ha
voluto richiamare nel tema di
quest’anno il tema della fede
e della speranza.
“La Chiesa e le varie realtà
che ad essa si ispirano - scrive
il Papa - sono chiamate,
nei confronti di migranti e
rifugiati, ad evitare il rischio
del mero assistenzialismo,
per favorire l’autentica
integrazione”. “Coloro che
emigrano - osserva - portano
con sé sentimenti di fiducia
e di speranza che animano
e confortano la ricerca di
migliori opportunità di
vita”. Tuttavia molti sono
costretti a migrare a causa di
“persecuzioni e violenze” con
“il trauma dell’abbandono
dei familiari e dei beni che, in
qualche misura, assicuravano
la sopravvivenza”. Nonostante
ciò “coloro che migrano
nutrono la fiducia di
trovare accoglienza, di
ottenere un aiuto solidale
e di trovarsi a contatto
con persone” disposte “a
condividere umanità e
risorse materiali con chi è
bisognoso e svantaggiato”.
“Certo - sottolinea -,
ogni Stato ha il diritto di
regolare i flussi migratori e
di attuare politiche dettate
dalle esigenze generali del
bene comune, ma sempre
assicurando il rispetto della
dignità di ogni persona
umana”. Il Papa evidenzia,
oltre al diritto ad emigrare,
anche “il diritto a non
emigrare, cioè a essere in
condizione di rimanere nella
propria terra”. Altrimenti,
“invece di un pellegrinaggio
animato dalla fiducia, dalla
fede e dalla speranza, migrare
diventa allora un ‘calvario’
per la sopravvivenza, dove
uomini e donne appaiono
più vittime che autori e
responsabili della loro
vicenda migratoria”.
N
el luglio 2012 è caduto il centenario
della nascita di mons. Cecconi,
chiamato solo e sempre don Ilario
dalle numerose schiere dei componenti i
diversi cori da lui guidati. Nato a Carate
Lario, fu ordinato sacerdote nel 1936
in una classe di seminaristi animati
dall’entusiasmo e dalla passione musicale:
qualità che don Ilario coltivò con la
frequenza in Milano del Pontificio Istituto
di Musica Sacra ed il ricorso al magistero
di Luigi Picchi. Nel 1950 gli fu affidato
l’incarico di insegnante di canto per gli
alunni dei Seminari che in quegli anni
svolgevano il servizio musicale nel nostro
Duomo. In questo ruolo mons. Cecconi fu
attivo e leale collaboratore di Picchi nel
predisporre le esecuzioni nella Cattedrale
in momenti critici, ma decisivi, per l’avvio
a nuove forme del canto liturgico. Con
il suo maestro collaborò alla fondazione
ed alla conduzione del periodico “Laus
Decora”, nell’insegnamento presso la Scuola
Diocesana di Musica Sacra, nel rilancio
della Cappella del Duomo, dal 1968 affidata
a volontari laici.
A lui passò la difficile eredità di Luigi
Picchi. Nell’animazione musicale
della Cattedrale don Ilario si dedicò
necessariamente all’attività di compositore
con pagine di indiscutibile coerenza
ed accessibilità, destinate a trovare
diffusione anche al di fuori dell’area
comasca. Originali e piacevoli furono le
sue diverse pastorali nella struttura vocale
od organistica. Fra queste è da segnalarsi
una melodia importata dalla terra argentina
che don Ilario elaborò a più voci con testo
di sua creazione. “Il Natale criollo (Questa
è la notte)” potrà essere ascoltato nelle
imminenti celebrazioni e in occasione
dell’Elevazione spirituale programmata per
il 4 gennaio.
...Ottant’anni fa
E
ra il 4 settembre 1932 quando si poté
udire in Duomo la voce dei nuovi
strumenti realizzati dalla Casa Balbiani
Vegezzi Bossi di Milano. Costituirono un
capolavoro dell’arte italiana e continuano
ad onorare tale primato.
Ad eseguire il concerto inaugurale fu il
maestro Pietro Alessandro Yon. Di origini
piemontesi (nacque nel 1886 a Settimo
Vittone), studiò in diverse istituzioni
musicali italiane, divenendo organista
(sostituto) in San Pietro di Roma, in San
Francesco Saverio di New York, città dove
dal 1926 (si era fatto cittadino americano)
ricoprì la stessa carica nella Cattedrale
di San Patrizio fino al 1943 (anno della
morte). Dal 1907 a varie riprese Yon fu
applaudito concertista in America e in
Europa. Durante una di queste presenze
italiane fu invitato sull’organo del Duomo
di Como, dove accanto a Bach, Franck
e Bossi, eseguì pezzi di sua invenzione
fra cui la popolare pastorale “A Gesù
Bambino”. Fu quindi compositore raffinato
e originale di pagine strumentali, ma anche
di numerose opere sacre, da quelle di ardua
concezione, a quelle più semplici, ma
sempre significative. Fra queste il coro del
Duomo proporrà per il Natale un mottetto
su testo italiano di Felice Rainoldi: “Coro
della Notte”.
ALESSANDRO PICCHI
Caritas
16 Sabato, 22 dicembre 2012
Carestia
in Sahel e
Corno d’Africa
“La crisi
è servita!”
Giovedì 10 gennaio 2013, alle 20.45, al
Centro pastorale “Card.Ferrari” di Como
un incontro organizzato dalla Caritas
e dal Centro Missionario Diocesano
L
a Caritas diocesana e il Centro
Missionario Diocesano invitano
la cittadinanza a una serata di
approfondimento dal titolo “La crisi
è servita! Dalla carestia in Sahel e Corno
d’Africa alle nostre scelte quotidiane”.
Sulla scia della campagna promossa da
Caritas italiana “Fame di pane e di futuro”
(vedi box a lato), l’obiettivo è comunicare
la crisi alla comunità con attenzione alle
cause e alle connessioni con i fenomeni
globali (cambiamento climatico, utilizzo
e distribuzione delle risorse, commercio
di armi…) per indurre a una riflessione
sugli stili di vita e sulle scelte quotidiane,
politiche, economiche e sociali collegate.
Giovedì 10 gennaio 2013, alle ore 20.45
presso il Centro Pastorale “Cardinal
Ferrari”, in viale Cesare Battisti 8 a Como,
la riflessione sarà stimolata e guidata
dal professor Riccardo Moro, docente di
Politiche dello Sviluppo presso l’Università
degli Studi di Milano e promotore della
campagna “Sulla fame non si specula”.
Porterà inoltre la sua testimonianza diretta
dal Sud Sudan il comasco Matteo Perotti,
laico missionario nella Diocesi di Wau,
già membro dell’Area Internazionale della
Caritas di Como. Le crisi nei nostri Paesi
creano forti scompensi nel Sud del mondo
e possono essere affrontate solo attraverso
una progettazione non settoriale ma già
in partenza olistica. In questi termini la
carestia in Sahel e Corno d’Africa diventa
un tema attuale e scottante per rivelare
i meccanismi distorti e le carenze di cui
anche noi occidentali siamo responsabili,
con le nostre scelte personali e collettive. La
mondialità in tempo di crisi è stata il tema
di un Forum organizzato a Roma da Caritas
Italiana nel mese di novembre (materiali
disponibili sul sito di Caritas Italiana www.
caritasitaliana.it), al quale hanno partecipato
anche due delegati dell’Area Internazionale
Due operatori
dell’emittente
“radio Voice of Hope”
di wau
I relatori: Riccardo
Moro, docente
di Politiche dello
Sviluppo all’Università
degli Studi di
Milano e promotore
della campagna
“Sulla fame non si
specula”, e il comasco
Matteo Perotti, laico
missionario nella
Diocesi di Wau, già
membro dell’Area
Internazionale della
Caritas di Como
della Caritas di Como.
Circa 150 operatori e
volontari, provenienti
da molte diocesi d’Italia,
si sono confrontati sul
significato dell’educare
alla mondialità oggi, nelle
nostre comunità, in un
momento in cui la crisi
diventa paradossalmente
un dono che ci
consente di rimetterci
in discussione. Come
sostiene la direttrice
di Caritas Lucca,
Donatella Turri, tra i relatori del Forum di
Roma, la “mondialità” non è una lente per
leggere alcuni fenomeni ma una “chiave di
lettura” da proporre in maniera trasversale
in tutti i servizi Caritas. L’educazione alla
mondialità è significativa nel “micro” per
portare valori “macro”, è un invito a “stare
nella storia” con un atteggiamento di
contemplazione ma in chiave politica, per
prendere posizione rispetto alla realtà. La
cosiddetta cittadinanza globale ci deve far
ripensare l’etica, la tradizione, perché l’etica
è la Relazione, è la costruzione della nostra
casa comune: la mia identità viene rilevata
solo nel rapporto con l’altro. Donatella Turri
ci ha invitato a rinunciare alle deleghe per
agire personalmente la cittadinanza globale,
anche nella nostra realtà quotidiana, al fine
di diventare una “rete pensante” che cerca
soluzioni, con il dovere di testimoniare la
speranza e considerando la dignità umana
come codice assoluto. La verità non la
possediamo, ma la abitiamo con altri, la
verità è plurale.
di Anna Merlo
Emergenza Africa
pagina a cura
della caritas diocesana
www.caritascomo.it
La campagna
“Fame di pane
e di futuro”
“F
ame di pane e di futuro” è una
campagna di sensibilizzazione
per la lotta alla fame, la sovranità
alimentare e lo sviluppo sostenibile dei
popoli. La campagna è stata lanciata
da Caritas Italiana in concomitanza
con la colletta nazionale per il Corno
d’Africa a settembre 2011. A partire dalle
carestie nel Corno d’Africa e nel Sahel e da
quattro parole chiave (terra, acqua, cibo
e lavoro) essa si propone di sensibilizzare
le comunità sulle problematiche connesse
alla fame in Africa e nel mondo. L’obiettivo
è suscitare domande sui meccanismi che
provocano disuguaglianze a livello globale
e situazioni di povertà estrema, stimolando
un cambiamento degli stili di vita. Sono
disponibili poster e schede informative. Una
loro presentazione con alcuni suggerimenti
per l’uso è reperibile sul sito www.
caritasitaliana.it. Su YouTube è disponibile
inoltre il video “Fame di pane e di futuro.
La risposta alla crisi nel Corno d’Africa
2011”, della durata di circa 10 minuti. Tutti
i materiali della campagna sono di facile
utilizzo per l’animazione alla mondialità
anche nelle parrocchie, da parte delle
Caritas parrocchiali e dei gruppi missionari,
oppure per un approfondimento a cura
dei catechisti o degli animatori di oratorio.
La Caritas di Como è disponibile a fornire
idee, suggerimenti e spunti per l’utilizzo di
questo materiale a seconda delle esigenze
e dei desideri delle parrocchie della nostra
Diocesi.
La Caritas diocesana è presente
in alcuni Paesi con i suoi volontari
Attenzione costante nel tempo
D
a molti anni la Caritas diocesana di Como ha instaurato relazioni significative
in alcuni dei Paesi colpiti dalla carestia
e da forte instabilità sia nella fascia del Sahel
sia nel Corno d’Africa. In Sud Sudan, Enrica Valentini opera dal 2009 all’interno della
Diocesi di Wau, dove ha seguito dalle origini
la creazione della emittente radio diocesana
“Radio Voice of Hope”, occupandosi sia degli aspetti tecnici sia della formazione degli
speaker e dell’elaborazione dei contenuti da
proporre. Così testimonia Enrica: «La ristrutturazione della sede di Radio Voice of Hope
si è conclusa alla fine di febbraio 2011. Radio
Voice of Hope ha cominciato a trasmettere
l’8 ottobre 2011. La radio ha una copertura su
un’area di circa 100-150 km di raggio attorno
alla città di Wau, e raggiunge circa 800.000 potenziali ascoltatori. Tutti i programmi servono
allo scopo di contribuire al benessere (mora-
le, spirituale e materiale) della comunità. Anche le organizzazioni e le istituzioni locali apprezzano il lavoro della
radio e sempre più spesso richiedono
di poter collaborare con la radio per
promuovere le loro iniziative». Sempre
a Wau, in Sud Sudan, opera da due anni anche Matteo Perotti, già membro
dell’Area Internazionale della Caritas
diocesana e laico missionario. Matteo
insegna anche nella facoltà di agraria
dell’Università del Sud Sudan e porterà
la sua testimonianza di vita e di servizio
giovedì 10 gennaio nell’ambito dell’evento “La crisi è servita!” (vedi sopra).
La Caritas di Como ha, inoltre, rapporti
ultradecennali con Etiopia ed Eritrea,
grazie alle adozioni a distanza. Padre
Bernardo Coccia, responsabile del
Centro Romagna in Addis Abeba, e Pa-
dre Protasio Delfini, responsabile della
scuola costruita dai cappuccini a Massaua, hanno fatto visita personalmente
anche quest’anno alla Caritas di Como,
testimoniando la determinazione e la
fatica del loro instancabile operare a
favore dei più deboli in contesti geopolitici complessi e spesso ostili. Negli
ultimi anni la Caritas diocesana, grazie
all’associazione Burkinabè di Como, ha
anche sostenuto diversi progetti in Burkina Faso. Durante la crisi in Sahel la
Caritas diocesana è rimasta in contatto
sia con i partner locali sia con la delegata per l’Africa Occidentale di Caritas
Italiana, che ha fornito notizie dirette
relativamente alla situazione del Paese.
Per info: www.caritascomo.it; oppure [email protected]; 031-3312333.
(a.m.)
Visita pastorale
Sabato, 22 dicembre 2012
MOLTRASIO. L’incontro del Vescovo con la comunità sulle rive del Lario
L
o scorso
9 dicembre il
vescovo
Diego Coletti
ha vissuto una
giornata intera
nella nostra
parrocchia
San Martino
di Moltrasio
e la comunità
lo ha accolto
numerosa e
entusiasta.
Ore 9. La
giornata si è
aperta con la
celebrazione
eucaristica nella chiesa Regina
Pacis presso la frazione di
Tosnacco. Commentando la
lettera di San Paolo ai Filippesi,
«Quando prego per tutti voi,
lo faccio con gioia a motivo
della vostra cooperazione per
il Vangelo» (1, 5), il Vescovo ha
sottolineato come cooperare
nell’opera evangelizzatrice della
Chiesa sia un compito nativo
per ogni cristiano, dal quale
nessuno può e deve sentirsi
esonerato. Ma per fare una
vera opera evangelizzatrice
occorre innanzitutto
ritornare al Vangelo, leggerlo
quotidianamente e conoscerlo
sempre più a fondo: è questa
una “consegna” per ogni
cristiano.
Ore 10.30. Presso la chiesa
parrocchiale, durante la
celebrazione eucaristica, nella
quale ha impartito la Cresima
a sei ragazzi, mons. Coletti
ha tenuto una catechesi sullo
Spirito Santo: troppo spesso non
si coglie l’aspetto determinante
della connotazione cristologica
dello Spirito Santo, che è Spirito
di Cristo, lo Spirito di vita che
egli ha consegnato dalla croce,
e ha effuso sugli apostoli nella
Pentecoste. Lo Spirito Santo
dunque è legato al Figlio e al
Figlio lega i cristiani per mezzo
del Battesimo, della Cresima e
della Eucaristia. Il trittico dei
tre sacramenti di iniziazione
non è quindi meno “spirituale”
di quanto non sia relativa a
Gesù Cristo, la stessa Eucaristia
può essere letta alla luce dello
Spirito Santo, come sua opera.
L’opera dello Spirito Santo nei
cristiani però non si limita ad
innestarli in Cristo, lo Spirito
conduce i cristiani verso ogni
luogo per annunciare il Vangelo
di Gesù, ovvero Gesù stesso. Il
cristianesimo non ha bisogno
Formazione e
corresponsabilità
Da mons. Coletti
l’invito a ritrovare
l’entusias mo
dell’annuncio,
partendo dalla
riscoperta
del Vangelo
innanzitutto di “dottrina”, di
nozioni da trasmettere, ma
di testimoni: così furono gli
apostoli, così sono i vescovi, così
è ogni cristiano.
Allo stesso modo non basta
rispettare delle norme religiose,
non basta neanche soltanto
amare il prossimo come se
stessi, è invece necessario amare
come Gesù ha amato, ma questo
lo possiamo solo grazie allo
Spirito Santo.
adolescenti e i giovani della
parrocchia. Rispondendo
alle loro domande, in modo
particolare si è soffermato sul
tema del rapporto tra salvezza
e corpo: innanzitutto occorre
superare la dicotomia tra corpo
e anima; la salvezza riguarda
tutto l’uomo, la dimensione
corporea verrà certamente
salvata, cioè conservata, anche
dopo la morte, perché è buona;
e se anche avessimo dei dubbi
sulla qualità spirituale della
corporeità, ci aiuta il Vangelo
che dice che “il Verbo si è fatto
sarx”, non solo corpo, ma ancora
più concretamente “carne”, già
dunque con l’incarnazione la
corporeità è stata salvata.
Inoltre ha ricordato brevemente
la storia della sua vocazione, in
cui testimoni credibili hanno
giocato un ruolo decisivo per
facilitare quell’incontro con
Gesù, dal quale poi è venuto
tutto il percorso di fede fino al
ministero nella Chiesa.
Ore 12. Subito dopo la
celebrazione eucaristica il
Vescovo ha incontrato gli
Ore 15. La visita al cantiere
per i lavori di ampliamento
e adeguamento tecnologico
La visita a Carate
Urio, Laglio e Brienno
Sabato 22 dicembre la S. Messa con il Vescovo
Sabato 22 dicembre, a pochi giorni
dal Natale, il Vescovo concluderà
la Visita pastorale al vicariato di
Cernobbio incontrando le comunità
di Carate Urio, Brienno e Laglio. Di
seguito vi proponiamo il saluto della
comunità a mons. Diego Coletti.
B
envenuto vescovo Diego!
Benvenuto in visita pastorale
in queste nostre Comunità
cristiane. Il programma di questa
del salone dell’oratorio è stata
molto accurata è interessante:
mons. Coletti ha apprezzato
quanto la nostra comunità
sta facendo, anche sotto
il profilo economico, per
realizzare questo progetto e
fin d’ora si è detto disponibile
a tornare, a lavori ultimati, per
l’inaugurazione della nuova
struttura.
Ore 16. Nel pomeriggio
si tenuto l’incontro con la
“comunità apostolica”. Tema
portante dell’intervento
del Vescovo è stato quello
della corresponsabilità dei
laici nella conduzione della
comunità. È ormai necessario,
infatti, che tutti i fedeli laici,
e soprattutto coloro che si
impegnano in modo speciale
all’interno delle comunità
parrocchiali, si adoperino con
maggiore corresponsabilità.
La corresponsabilità, tuttavia,
comporta necessariamente
un certo grado di autonomia
e pertanto richiede una
formazione adeguata (a tal
proposito, uno dei canali
visita è molto semplice e scarno.
È concentrato sull’essenziale:
sull’Eucarestia. Sabato 22 dicembre
al termine delle celebrazioni
eucaristiche, il Vescovo Diego
incontrerà la Comunità apostolica
di queste Comunità. In questa
essenzialità si riflette l’umile ricchezza
della vita di queste piccole parrocchie
e rivela anche un’intenzione. Queste
Comunità cristiane hanno radici
quasi millenarie. Nella chiesa di S.
Vittore a Brienno, per esempio, vi sono
tracce longobarde: risaliamo al VII
secolo. Forse il documento cristiano
più antico che riguarda insieme la
Comunità cristiana di Carate e di
Laglio è uno scritto di papa Licio III
del 1184, che cita S. Giorgio (Laglio) e
la chiesa di S. Nazaro (l’attuale chiesa
di S. Marta a Carate). Queste comunità
hanno vissuto per secoli di una forte
ed orgogliosa memoria particolare.
Oggi sono chiamate a ripensare il
formativi più significativi è
l’Azione Cattolica). Proprio
questo punto è cruciale: non è
più possibile operare soltanto
con generosità, è necessario
operare anche con “arte”.
L’arte è capacità, è tecnica, è
sensibilità, ma nell’azione della
Chiesa ha sempre a che fare con
lo Spirito: la corresponsabilità
ha bisogno di una profonda
“spiritualità”, che ha la sua
fonte nella liturgia e raggiunge
ogni luogo in cui i cristiani si
trovano. “Si espande”: questo
movimento è esattamente
quello “apostolico”, la
comunità è dunque per questo
“apostolica”.
Ma l’andare “sino ai confini
della terra” è apostolico solo
se si porta qualcosa. È il tema
dell’entusiasmo: i cristiani
sono apostoli solo se portano il
fuoco dentro di sé (en: dentro;
thysis: incendio), il fuoco dello
Spirito, il fuoco del messaggio
evangelico.
Infine, ultimo non per
importanza, il tema
della qualità dei rapporti
interpersonali dei membri
delle comunità parrocchiali:
la credibilità dell’annuncio
e la credibilità della
comunità cristiana passano
necessariamente dalla qualità
dei rapporti tra i cristiani tra
di loro e tra i cristiani con ogni
uomo. Come dice San Paolo,
«La vostra affabilità sia nota a
tutti» (Fil 4,5), i cristiani devono
essere “affabili”, persone che
parlano tra di loro e con cui
chiunque ha piacere di parlare.
Ore 18 e 21. La celebrazione dei
Vespri, alle 18, nella chiesetta
romanica di Sant’Agata e alle 21,
presso la chiesa parrocchiale, il
concerto del Corpo musicale di
Moltrasio sono stati l’occasione
per due riflessioni sulla bellezza.
La bellezza dell’architettura
romanica, vero tesoro del nostro
territorio, come forma semplice
eppure di altissima levatura
spirituale, capace di aprire
l’uomo a Dio.
Il bello musicale, poi, è inutile,
poiché non produce alcun
effetto immediato, né alcun
bene monetizzabile, eppure è
inestimabile perché in modo
misterioso cambia l’uomo;
la musica è certamente un
veicolo che conduce l’uomo
alla scoperta di Dio, oltre che
uno strumento importante per
affinare la sensibilità dell’animo
umano.
LA COMUNITà PARROCCHIALE
proprio cammino nella prospettiva
dell’Amore trinitario, che unisce in
una sola sostanza le tre persone del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Si tratta di un obiettivo umanamente
quasi impossibile senza l’aiuto di Dio.
E per questo motivo che affidiamo
alla preghiera eucaristica da Lei
presieduta, Lei che rappresenta per
la nostra Chiesa il segno dell’unità e
della cura paterna di Dio, la richiesta
di un supplemento di Grazia che ci
permetta di attuare nella concretezza
della nostra vita qui ed ora, la Volontà
di Dio. La forza misteriosa e potente
che scaturisce dall’Eucarestia, oggi
qui presieduta dal nostro vescovo
Diego, a cui è concessa la pienezza
autentica del sacerdozio di Cristo,
crediamo sia il miglior aiuto possibile
in questa direzione. Ed è con questa
intenzione che pregheremo insieme,
ringraziandola per la sua presenza.
17
Cronaca
18 Sabato, 22 dicembre 2012
Famiglia: per
la Consulta
comunale
rinnovo
e ripartenza
Formalmente costituitasi nel marzo
2009 rappresenta, oggi, dieci realtà
del territorio cittadino a diverso titolo
impegnate sul fronte familiare.
I
“
l Comune di Como riconosce la
famiglia quale cellula fondante della
società, ambito naturale in cui si
trasmettono i valori morali e civili,
elemento fondamentale di coesione sociale
e di solidarietà e (…) individua, fra i propri
obiettivi statutari, la valorizzazione della
sua funzione sociale. Per una concreta
attuazione di tale impegno viene istituita (…)
la Consulta Comunale della Famiglia (…)”.
Sono alcuni passaggi dell’art. 1 del
regolamento comunale che, nel 2008,
sottopone al Consiglio Comunale di Como
l’approvazione del regolamento che dà vita
alla Consulta Comunale della Famiglia.
“Organismo autonomo – leggiamo dall’art. 2
- con funzioni propositive e consultive
in materia di politiche familiari che svolge,
in attuazione del principio di
sussidiarietà, funzioni di rappresentanza
delle istanze e dei diritti delle
famiglie. Si configura, inoltre, come
strumento di partecipazione,
aggregazione, analisi e confronto con le
realtà familiari operanti sul territorio
comunale”.
A farne parte sono dieci associazioni
del territorio cittadino, a diverso titolo
impegnate sul fronte familiare. Agli inizi
di dicembre ha avuto luogo il rinnovo del
direttivo. Alla guida della Consulta, in
qualità di presidente, è stato riconfermato
Giovanni Giambattista, in rappresentanza
del Forum comasco delle associazioni
familiari. Membri del direttivo, insieme al
presidente, sono Rosy Genduso (Mamme
separate), in qualità di vice presidente;
Giorgio Quadri (Consultorio “La
Famiglia”); Mirella Ebainetti (Cometa);
Serena Frangi (Acli). Oltre alle associazioni
citate, in quanto parte della dirigenza, a
comporre la Consulta vi sono oggi anche
Cngei, Promessa, Grande Corte, Asso
di Mamme e Associazione Famiglie
Numerose.
«La Consulta – ci spiega Giovanni
Giambattista – nacque quattro anni fa da
una delibera del Consiglio comunale di
Como e venne ufficialmente istituita tramite
bando nel marzo del 2009. Fu un passo
importante compiuto per dare organicità e
coesione all’impegno dell’associazionismo
familiare sul territorio, oltre che per
proporre e studiare politiche familiari che
A
Adiconsum
«Il gioco
indebita
troppe
famiglie»
Nelle settimane
scorse ha avuto
luogo il rinnovo
del direttivo, occasione
di riflessione e rilancio
di questo organismo
chiamato a supportare
l’Amministrazione
nell’elaborazione
di politiche
adeguate e nella
promozione di servizi
in grado di sostenere
e accompagnare
la crescita di questa
preziosa cellula
della società.
di Marco Gatti
diconsum ha presentato, nei
giorni scorsi, nel corso del
Convegno “SottoindebitiamociNuovi poveri: anatomia della crisi”
la relazione sull’attività svolta dal
proprio “Sportello Famiglia”, a
livello nazionale, nei primi 10 mesi
del 2012. «Adiconsum – dichiara
Pietro Giordano, segretario generale
Adiconsum - svolge attività di
assistenza e tutela alle famiglie in
condizioni di disagio economico e
di emarginazione sociale da oltre un
decennio. L’attività dello “Sportello
Famiglia” che si concretizza sia
attraverso un’assistenza online che
telefonica, negli ultimi due anni
(2011-2012) è stata garantita grazie
anche al contributo di Poste Italiane
S.p.A.»
potessero tradursi in percorsi operativi e
servizi».
Avvalendosi sempre del supporto del
regolamento andiamo a vedere, nel
dettaglio, i compiti attribuiti a questo
organismo:
“- elaborare progetti da sottoporre
all’Amministrazione Comunale;
- promuovere iniziative volte a favorire,
incentivare e diffondere una cultura
della e per la famiglia come istituzione
sociale fondamentale, anche allo scopo di
sensibilizzare la comunità e le istituzioni sui
diversi problemi che la riguardano;
- stimolare e implementare la collaborazione
tra soggetti pubblici, privati e del privato
sociale per la proficua e più ampia
realizzazione di interventi a favore
della famiglia;
- contribuire allo sviluppo e alla
crescita qualitativa dei servizi erogati
dall’Amministrazione Comunale che
possano avere rilevanza nella vita dei nuclei
familiari;
- esprimere proposte sulle attività
riguardanti le politiche familiari anche
al fine di sollecitare studi e ricerche sulla
situazione della famiglia a Como e sulle
«Solo nei primi 10 mesi del
2012 – prosegue Giordano – le
richieste di assistenza online
hanno registrato un aumento del
7,65% rispetto al 2011 e quelle di
assistenza telefonica di un 15,8%.
Da evidenziare il dato del 31,4% di
chiamate da parte di persone over
65. Gli over 65 con cui siamo venuti
in contatto merita una riflessione
perché si tratta di persone che a
causa dell’età incontrano difficoltà
nell’accesso al credito, sono spesso
vittime di truffe, vivono sole e in
condizioni abitative scarse, hanno
problemi di salute, e versano in
condizioni di disagio psicologico.
Dal 1988 Adiconsum è anche l’unica
associazione consumatori ad aver
ottenuto il riconoscimento del
iniziative più opportune da intraprendere”.
Quali di questi obiettivi sono stati
concretizzati in questi anni?
«Questi primi anni - prosegue Giambattista
- hanno richiesto il necessario tempo di
assestamento per mettere a fuoco alcune
tematiche. L’attuale Amministrazione ci ha
confermato la sua fiducia, ora si tratta di
dare operatività e concretezza al mandato
che ci è stato affidato».
Quali le priorità d’azione sulle quali
la Consulta si prefigge di lavorare nel
prossimo triennio?
«Due – continua Giambattista - sono
gli ambiti d’azione sui quali riteniamo
necessario orientare il nostro impegno: da
un lato allargare la partecipazione della
Consulta alle numerose associazioni che si
occupano di questioni familiari e che ancora
non vi aderiscono, in città ce ne sono circa
ancora una decina; dall’altro continuare
ad essere stimolo propositivo all’attività
dell’Amministrazione».
Avete già delle proposte
di lavoro possibili?
«Ci sono alcune tematiche già messe nel
piatto nel 2009 che mantengono tutta la
loro attualità. Mi riferisco, ad esempio, alla
riflessione su come arricchire e perfezionare
il Fondo di solidarietà istituito dal Comune,
o lo stesso Fondo diocesano Famiglia e
lavoro, oltre che lavorare su una carta
famiglia che non proponga solo sconti
ma contribuisca, tramite gli acquisti, ad
integrare uno di questi fondi. Altro tema
sul quale la Consulta potrebbe dare il suo
contributo riguarda la conciliazione tempi
di vita-tempi di lavoro…»
Che impegno è richiesto alle associazioni
che fanno parte della Consulta? «Alle
realtà non rappresentate nel direttivo
è almeno chiesta la partecipazione
alle assemblee (2-3 all’anno) oltre che
contribuire alla costituzione di commissioni
di studio, promosse all’interno della
Consulta stessa, su tematiche pertinenti le
finalità delle associazioni. Le associazioni
potrebbero anche proporre al direttivo e
all’assemblea bisogni e letture derivanti
la loro attività, suggerendo tematiche da
approfondire. Un servizio prezioso per
mantenere desta l’attenzione sul pianeta
famiglia».
Ministero dell’Economia e delle
Finanze a svolgere attività di
prevenzione del sovraindebitamento
e dell’usura verso le famiglie. Il 13%
delle persone che si sono rivolte allo
Sportello Famiglia con gravi difficoltà
di tipo economico, con impossibilità
di accesso al credito legale
attraverso i normali canali bancari,
sono state indirizzate al Fondo di
prevenzione usura. Nei primi 10 mesi
del 2012 le domande di accesso al
Fondo sono state 267. Il 62,50%
delle domande è stato presentato da
soggetti di sesso maschile con età
media di 48 anni; con un numero
medio di componenti del nucleo
famigliare di 2,5; con un reddito
netto medio dichiarato di circa 1.700
euro; un debito complessivo intorno
ai 50.000 euro; con una spesa
media mensile di 1.600 euro».«Al
riguardo - continua Giordano - i dati
da segnalare sono la percentuale di
separati/divorziati (19,50%) che
si rivolge al Fondo, subito dopo i
coniugati e a brevissima distanza
dai single (21%). Meritano una
particolare attenzione - prosegue
ancora Giordano - i dati relativi alle
motivazioni che hanno portato le
famiglie a sovraindebitarsi, e quindi
a rivolgersi al Fondo, perché accanto
alla diminuzione del reddito, seguito
dalle difficoltà nel sostentamento
e alla sopravvalutazione/errata
valutazione degli introiti, si fa strada
anche un preoccupante 2,60% di
soggetti sovraindebitati a causa del
gioco».
Como Cronaca
Delinea le strategie dell’azienda fino al 2015
Notizie flash
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“La Città Nuova”,
dedicata all’opera
di S. Elia la Grande
Mostra 2013
Acsm-Agam:
approvato il piano
industriale
I
Sabato, 22 dicembre 2012 19
Prevede investimenti complessivi
per 83 milioni di euro, di cui 50
nel settore della distribuzione del
gas. L’ingresso nel mercato libero
della vendita di energia elettrica
l Consiglio di Amministrazione di ACSM-AGAM, presieduto da
Roberto Colombo, il 17 dicembre scorso ha approvato il Piano
Industriale del Gruppo per il periodo 2013-2015.
Il Piano prevede investimenti per complessivi 83 milioni di euro,
di cui 50 milioni di euro nel settore della distribuzione del gas. Negli
ultimi due anni il Gruppo ha partecipato a numerose gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas e risulta attualmente
titolare di concessioni in 48 Comuni localizzati tra Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per far fronte
a questo importante sforzo economico nel
settore della distribuzione gas, il Gruppo (Triangolo Lariano e Brianza Comasca),
ha ottenuto da Cassa Depositi e Prestiti un Como 2 (Como e Olgiatese), Monza Brianfinanziamento di 39,8 milioni di euro.
za 1 (Est), Venezia 2 (Entroterra e Veneto
Investimenti significativi sono previsti Orientale), valutando ipotesi di partnernel triennio 2013-2015 anche nelle attivi- ship nei singoli contesti.
tà ambiente (8,5 milioni di euro) e coge- Il Gruppo ha anche annunciato l’ingresso
nerazione e teleriscaldamento (7,3 milio- nel mercato libero della vendita di energia
ni di euro). Nel settore della distribuzione elettrica ed il conseguente sviluppo delle
gas è prevista una crescita sia del numero vendite legato all’offerta congiunta di gas
degli utenti serviti (da 212.000 a fine 2011 ed energia elettrica.
a 236.000 a fine 2015) sia dell’estensione Nel settore della cogenerazione e teleridelle reti (da circa 1.890 chilometri a fine scaldamento sono previsti il potenzia2011 a 2.300 chilometri a fine 2015).
mento dell’impianto di Monza Centro e
Inoltre il Gruppo ha manifestato l’inten- un incremento delle vendite per saturare
zione di partecipare alle gare per il servizio la produzione dell’impianto di teleriscaldi distribuzione gas nei cosiddetti ATEM damento di Monza Nord.
(ambiti territoriali minimi) nei quali è Nel settore ambiente invece sono in propresente storicamente, ovvero Como 1 gramma investimenti per mantenere ed
aumentare l’efficienza produttiva del termovalorizzatore di Como e per ampliare
i servizi offerti, con la realizzazione di un
impianto per il pretrattamento dei rifiuti.
Per quanto riguarda il settore della distribuzione dell’acqua e della gestione delle
fognature, il quadro normativo è in evoluzione e presenta una serie di incognite;
in tale contesto è stata ipotizzata una continuità della gestione durante l’orizzonte
triennale del piano, come pure per il settore gestione calore.
Da queste previsioni il Gruppo si attende
che i risultati economici per i prossimi tre
anni siano in crescita; in particolare è previsto che il Margine Operativo Lordo superi i 43 milioni di Euro nel 2015 rispetto ai
37,5 milioni del 2011. (s.fa.)
“La Città Nuova. Oltre Sant’Elia.
Cento anni di visioni urbane”. Questo
il titolo della nuova grande mostra,
promossa dall’assessorato alla Cultura
del Comune di Como, che sarà ospitata
a Villa Olmo, da marzo a luglio
dell’anno prossimo.
L’esposizione prenderà le mosse dai
disegni La Città Nuova di Antonio
Sant’Elia e sarà dedicata ai cento
anni di visioni urbane che hanno
attraversato l’intero ventesimo secolo.
Il progetto artistico e scientifico è
stato proposto all’amministrazione
comunale dal professore Marco
De Michelis, docente di Storia
dell’Architettura all’Università Iuav
di Venezia, direttore del comitato
scientifico della Fondazione Ratti,
nonché titolare della cattedra
“Walter Gropius Professor” di Storia
e teoria dell’architettura presso la
Bauhaus-Universität di Weimar (19992003) oltre che Visiting Professor
presso la Cooper Union di New York
(2007/2008) e la New York UniversityInstitute of Fine Art (2007) e Visiting
Professor alla Columbia University di
New York (2008).
Da anni De Michelis svolge attività
di ricerca sulla storia e la teoria del
moderno in architettura, e segue con
attenzione le vicende più recenti
dell’architettura internazionale,
lavorando sulle relazioni tra
architettura e le arti figurative.
La giunta comunale di Palazzo
Cernezzi ha deliberato la scorsa
settimana l’affidamento a De
Michelis di un incarico (e i cui
costi rientreranno nel contributo
di 57mila euro che è stanziato
dall’amministrazione) per la
progettazione e la cura della mostra
e di affidare a Como Servizi urbani la
realizzazione e la gestione dell’evento.
Accordo tra Villa Saporiti e Associazione Pescatori Sportivi di Como
Pesca: ai pescatori le acque della provincia
L
a Provincia di Como ha accolto la
richiesta dell’associazione dei pescatori
dilettanti di Como (APS Como) di
affidare a loro in concessione le acque del
territorio provinciale. Nella primavera scorsa,
infatti , il Consiglio Provinciale - aderendo
alla sollecitazione rivolta dalle associazioni
per evitare la possibile dispersione del
patrimonio di competenze e di esperienze
costruito in tanti anni di gestione ittica da
parte della Provincia di Como conseguente
al trasferimento delle competenze in materia
di pesca, così come previsto dal “ Decreto
Salva Italia “ del dicembre 2011 - aveva
fornito l’indirizzo di affidare in concessione le acque comasche alle associazioni
aventi i requisiti di legge già operanti nel territorio. Per garantire ai numerosi
appassionati il regolare svolgimento della pesca occorre infatti la massima
attenzione al territorio e al suo patrimonio ittico, con attività quotidiane (gestione
degli incubatoi ittici, ripopolamento delle acque, interventi di miglioramento degli
I
Parolario:
scriviamo
in giallo
l percorso di avvicinamento
alla tredicesima edizione di
Parolario, che si svolgerà a
Como dal 29 agosto all’8 settembre
2013, prosegue con un laboratorio
di scrittura creativa dedicato al
romanzo giallo. Dopo le Passeggiate
d’Autore che si sono tenute nel
mese di novembre, Parolario, con la
collaborazione di Comocuore e de
“La Provincia”, organizza “Colpiti
al cuore: come si scrive un giallo”,
corso di scrittura creativa tenuto
da Andrea Di Gregorio, insegnante
habitat acquatici, vigilanza sull’attività di
pesca). Partendo da questo presupposto
l’APS Como, che negli ultimi quarant’anni
ha maturato una significativa esperienza
nel campo della gestione ittica per aver
fattivamente collaborato con il servizio
pesca provinciale, ha offerto la propria
disponibilità a farsi carico di una buona
parte delle attività di gestione della
pesca mettendo in campo la passione e
l’entusiasmo del volontariato.
Il 13 dicembre scorso , al termine di un
proficuo confronto e in accordo con l’altra
associazione di pescatori del territorio
– l’ARCP COMO, il Commissario della
Provincia, ha approvato la convenzione
che concede ad APS la gestione della pesca
dilettantistica nelle acque del territorio
provinciale per l’anno 2013. Sono escluse
di scrittura creativa e traduttore
per la casa editrice Bompiani. Il
corso, che avrà inizio il 9 febbraio,
si terrà nella sede dell’Associazione
Comocuore, in Via Rovelli 8 (Como),
si articolerà in 9 lezioni (sabato
dalle 10.00 alle 12.30), e si
concluderà il 13 aprile.
Durante il corso si analizzeranno le
caratteristiche del romanzo giallo e
le strategie migliori per scrivere un
racconto originale e di successo.
Il corso è a numero chiuso, con
quota di partecipazione di 180 euro
dalla concessione soltanto alcune acque
soggette a “diritti esclusivi di pesca” di
proprietà privata, come il lago di Pusiano,
il lago di Montorfano e il lago del Segrino.
Con la convenzione l’ associazione curerà,
tra l’altro, la gestione dell’incubatoio
provinciale di Valmorea, la posa di oltre 20
legnaie per la riproduzione del pesce persico
e il ripopolamento di 250.000 trote nei
laghi e nei fiumi comaschi . Per finanziare
queste attività di gestione l’associazione
richiederà a chi vorrà pescare nelle acque
della provincia il versamento di una quota
proporzionata alle spese da sostenere. Per
ogni altra informazione ci si può rivolgere
al Servizio Pesca della Provincia di Como
tel. 031.230843 e.mail infopesca@provincia.
como.it o all’ APS COMO FIPSAS tel. 031302747 e.mail [email protected].
a persona. Iscrizioni entro il 25
gennaio 2013. Per informazioni: tel.
031.301037, [email protected]
Inoltre, in contemporanea con
il corso, Parolario organizzerà
quattro incontri con giallisti ed
esperti di letteratura gialla. Gli
incontri, aperti al pubblico, si
terranno alle 20.30 in alcuni spazi
cittadini ancora da definire. Gli
ospiti saranno anche a disposizione
in esclusiva per i corsisti per
rispondere alle loro domande. Il
primo di questi incontri si terrà
venerdì 15 febbraio alle 20.30 (sede
da definire) e avrà come ospite lo
scrittore greco Petros Markaris che
parlerà del suo romanzo “L’esattore”
(Bompiani, 2012), di tutti i piccoli
e grandi segreti del commissario
Charitos, di letteratura poliziesca e
della crisi economica e sociale che i
suoi gialli stanno seguendo in presa
diretta.
Importante: Sabato 16 febbraio
Petros Markaris terrà una lezione in
esclusiva per gli iscritti al corso di
scrittura creativa “Colpiti al cuore”.
20 Sabato, 22 dicembre 2012
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viale C. Battisti 8, 22100, Como.
COGNOME_________________________
NOME _____________________________
VIA________________CITTà__________
PARROCCHIA________________________
Como Cronaca
22 Sabato, 22 dicembre 2012
Un corso
Rivolto a operatori
sanitari, medici,
infermieri, psicologi.
Figure che, per
professione o servizio,
incontrano il fenomeno
Stalking
e violenza:
come
intervenire
F
“
ormati, rileva, intervieni,
cura”: un corso per mettere
a fuoco il drammatico
fenomeno dello stalking e
della violenza di genere sulle donne,
rivolto a operatori sanitari di ogni ordine
e grado: medici, ginecologi, chirurghi e
internisti di Pronto Soccorso, psichiatri,
pediatri, psicologi, medici di Medicina
Generale, operatori socio sanitari,
infermieri, ostetriche, personale delle
organizzazioni di volontariato, Forze
dell’Ordine. L’iniziativa, che si articolerà
in dieci incontri, dall’11 gennaio al 5
giugno, e avrà luogo presso l’azienda
Ospedaliera S. Anna di Como, è
finanziata dal Dipartimento per le
Pari Opportunità della Presidenza
del Consiglio dei Ministri, su progetto
del “Soccorso Violenza Sessuale e
Domestica” della Clinica Mangiagalli di
Milano, che ha assistito dal ‘97 ad oggi
più di 5mila vittime di violenza, e con cui
l’Azienda ospedaliera comasca collabora
da tempo tramite l’Unità Operativa di
Ostetricia e Ginecologia diretta dal dott.
Renato Maggi. Molti i temi che saranno
toccati: dalla migliore conoscenza del
fenomeno della violenza sulle donne,
agli aspetti medico-legali, dagli obblighi
giuridici, agli aspetti legislativi e alle
buone prassi da seguire nell’assistenza
alle vittime. I docenti che interverranno
sono professionisti con competenza ed
esperienza decennale, che collaborano
con il centro di riferimento della Regione
Lombardia Soccorso Violenza Sessuale e
Domestica (SVSeD).
«L’Azienda Ospedaliera da anni lavora
su questo tema – sottolinea il primario
di Ostetricia e Ginecologia Renato
Maggi – sia con attività formative sia con
la creazione di percorsi di accoglienza
e tutela per le donne che hanno subito
violenza in base ad un protocollo messo
a punto con tutti i soggetti che, sul
territorio, intervengono in questi casi: gli
ospedali, la Procura, le Forze dell’ordine,
le associazioni di volontariato, i servizi
sociali, la Provincia».
E
cco le tematiche che saranno
affrontate nell’ambito del corso:
11 gennaio 2013 14.00-19.00
Aumentare la conoscenza del
fenomeno della violenza sulle donne;
Stalking:
da gennaio
a giugno
30 gennaio 8.30-13.30
Aumentare la capacità di interazione
ed assistenza alle donne che hanno
subito violenza;
27 febbraio 8.30-13.30
Specializzare le competenze
Il problema è che le donne che
denunciano o vengono soccorse in
ospedale, in Pronto Soccorso o in Pronto
Soccorso Ginecologico, sono solo la
punta dell’iceberg. Una forma di violenza
che, dunque, troppo spesso non emerge.
«L’obiettivo che ci siamo prefissati prosegue il primario - è quello di formare
una rete di operatori per intercettare
in maniera più capillare il fenomeno
e predisporre adeguati strumenti di
prevenzione allo scopo di contenerne la
diffusione del fenomeno analizzandone
cause, modalità, dinamiche e contesto
sociale».
Il corso è gratuito e darà diritto a crediti
ECM. Per informazioni scrivere a:
[email protected]
Secondo i dati elaborati dalla Provincia di
Como sono state 1254 le donne oggetto
di maltrattamenti dal 1° gennaio 2009
al 31 dicembre 2011. Accorpando, per
provenienza territoriale, le donne più
maltrattate, il territorio più colpito risulta
il Distretto di Como, seguito da quelli di
degli operatori in materia di
individuazione e presa in carico della
vittima;
8 marzo 14.00-19.00
Aumentare la sensibilità del
personale socio sanitario e socio
assistenziale al riconoscimento dei
fenomeni di violenza sessuale e
domestica;
20 marzo 8.30-13.30
Sensibilizzare e formare gli operatori
anche rispetto alle conseguenze
La valle degli
spiriti al Museo
della violenza sulle vittime;
del maltrattamento contro le donne;
10 aprile 8.30-13.30
Offrire dei suggerimenti per le prassi
da seguire in presenza di violenza
sulle donne;
29 maggio 14.00-19.00
Elaborazione di percorsi di uscita
dalla violenza e modalità di
aiuto nell’ambito delle reti tra i
servizi pubblici del privato sociale
territorialmente costituito;
26 aprile 14.00-19.00
Aspetti legislativi e obblighi giuridici
della violenza e del maltrattamento
contro le donne e dello stalking;
10 maggio 8.30-13.30
Aspetti medico legali della violenza e
5 giugno 14.00-19.00
Sensibilizzazione sul tema delle
mutilazioni genitali femminili e
interazione con le donne che hanno
subito questa pratica.
Concerto
di Natale
in S. Agostino
F
ino a domenica 6 gennaio prossimo sarà visitabile l’esposizione
temporanea “La valle degli spiriti” L’arte dei popoli del Sepik
– Nuova Guinea, allestita presso il Museo Storico “Giuseppe
Garibaldi” di Como. L’evento è organizzato in collaborazione con
Consorzio Como Turistica,
Como Città dei Balocchi
XIX edizione.
Le opere esposte nella mostra provengono dalla collezione di Margarete Anne Schäfer, imprenditrice di
origine tedesca che, nel corso di una
serie di viaggi fatti in Nuova Guinea, ac- no le dita o bastoncini mastiquistò numerose opere dei popoli del cati ad una estremità come
Sepik. Queste sculture vennero conser- pennelli. I colori sono di orivate per diversi anni in una villa sul la- gine naturale e le decorazioni
go di Como, fino al momento della loro vengono realizzate utilizzancessione alla Regione Lombardia nel do fibre vegetali, piume d’uc2001; oggi sono conservate nei Musei cello, zanne di cinghiale e conchiglie.
La mostra, ad ingresso
Civici di Como.
Per gli indigeni del Sepik l’arte è stret- libero, sarà aperta da
martedì
tamente collegata con la religione. Gli a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e
artisti si servono di strumenti rudimen- dalle 14.00 alle 17.00;
mercoletali per scolpire e intagliare quali asce, dì dalle 9.30 alle 17.00 (con soschegge di gusci di conchiglie, denti di spensione dal 24 dicembre al 7
animali, mentre per dipingere utilizza- gennaio);
domenica dalle 10.00
Lomazzo, Olgiate Comasco, Cantù,
Menaggio e Erba. Due terzi (842) delle
donne maltrattate erano italiane;
in un terzo (426) dei casi le donne
avevano tra i 28 e i 37 anni di età; nella
metà dei casi (607) si trattava di donne
in possesso di un impiego lavorativo.
Ad intercettare il fenomeno sono stati
soprattutto gli ospedali (542 casi)
seguiti dall’associazione Telefono
Donna (398) e dalle Forze dell’Ordine
(371). Rispetto alla tipologia dei
maltrattamenti rilevati nel 43% dei
casi (1035) si è riguardato di violenze
fisiche, nel 34% (796) di violenze di
carattere psicologico, a seguire il tipo
di violenza ha riguardato la sfera
economica, sessuale e l’esercizio di
vere e proprie forme di stalking. Ad
esercitare violenza è, nella metà dei
casi (769) il coniuge o compagno, in
un quarto (308) l’ex coniuge o l’ex
compagno, seguite da un amico, un
conoscente o un parente. Solo nel 3%
di casi si tratta di uno sconosciuto.
S
alle 13.00; chiuso lunedì. L’ingresso è libero.
Per informazioni: Museo Storico “Giuseppe Garibaldi”, piazza Medaglie d’Oro 1 Como,
tel.
031.252550; e-mail:
[email protected]; sito internet: http://museicivici.comune.
como.it.
abato 22 dicembre,
alle ore 21.00, presso
la chiesa di S. Agostino
di Como, si terrà un
concerto di Natale a cura
del Coro Città di Como e
del Gruppo strumentale
CoroLario (quartetto d’archi
e organo), diretti dal M°
Mario Moretti.
Il concerto sarà diviso
in due parti, entrambe per coro a quattro voci miste, quartetto
d’archi e organo: la prima di musica classica sacra (Messe brève n.
7 en Ut majeur del compositore francese tardo-romantico Charles
Gounod), e la seconda di canti natalizi tradizionali italiani ed
europei di autori vari.
Si tratta del secondo concerto nell’ambito del Progetto
“Nuove voci, nuove sfide: rinnovare per crescere”, promosso
dall’Associazione CoroLario - Coro Città di Como.
L’ingresso è libero. Per informazioni: www.corocittadicomo.org/
corolario. (s.fa.)
Como Salute
Sabato, 22 dicembre 2012 23
L’esperto
Da Villa San Benedetto
Menni, di Albese
con Cassano, alcune
indicazioni su come
arricchire la tavola
per mantenersi in salute
Alimenti
di qualità
per vivere
bene
I
l cibo può essere un grande alleato
del benessere psicofisico, ma solo se
scelto bene. è importante affidarsi
alla qualità degli alimenti e preferire
quelli che vantano caratteristiche sane.
Su questi principi si sono basati i medici
e gli psicologi di Villa San Benedetto
Menni di Albese con Cassano (Co) nel
definire il menù proposto in occasione
della cena “Sapori per la mente. Scienza e
passione” organizzata da FORIPSI Onlus
a sostegno di Fidans, progetto di ricerca
sui disturbi d’ansia e da stress. La cena si è
svolta nei giorni scorsi presso la Cascina
San Giovanni di Arcore (MB) grazie al
prezioso sostegno di SeRist. «Il semplice
fatto di alimentarsi influisce positivamente
sull’attività cognitiva, probabilmente
tramite lo stimolo del nervo vago: fare
piccoli pasti multipli durante la giornata
è un toccasana per il nostro cervello
— ha sottolineato durante la cena il
prof. Giampaolo Perna, direttore
scientifico e primario del Dipartimento
di Neuroscienze Cliniche di Villa San
Benedetto Menni e professore
presso le Università di Miami (USA)
e Maastricht (Olanda) - Ovviamente
è importante anche quello che
scegliamo di mangiare: alcuni studi,
per esempio, hanno dimostrato
come una dieta mediterranea
abbia effetti positivi sull’umore. Le prove
più convincenti di effetto benefico sono
legate all’assunzione di Omega 3, i grassi
contenuti nei pesci (da consumare
preferibilmente bolliti o cotti al vapore)
che sembrano essere capaci di stimolare la
neurogenesi cerebrale, cioè la produzione
di nuove cellule nel cervello. Oltre agli
Omega 3, presenti peraltro anche nelle
noci anche le spezie contribuiscono al
benessere psichico, in particolar modo
il curry. I flavonoidi che si trovano nel
thé verde, nel cioccolato fondente, nel
cacao e nel vino (nel quale è contenuto
anche il resveratrolo) stimolano le
capacità cognitive. A proteggere il
cervello dall’invecchiamento ci pensano
le vitamine D, C (di cui sono ricchi gli
agrumi) ed E. Vale la pena sottolineare,
infine, che anche alcune piante
aromatiche come la menta e la salvia
hanno dimostrato proprietà positive per il
funzionamento cognitivo. In generale gli
eccessi andrebbero evitati e, per sfruttare
al meglio l’effetto benefico degli alimenti
sul cervello, l’aggiunta di attività fisica
regolare aiuta sicuramente».
Quali sono gli alimenti che non
dovrebbero mai mancare sulla nostra
tavola? Tra la frutta e la verdura vanno
privilegiati asparagi, avocado, spinaci
e noci, che forniscono un elevato
contributo di vitamina E, aiutando a
prevenire l’invecchiamento precoce
delle membrane cellulari. Importante
anche il consumo di limoni, arance
e carote, perché la loro vitamina C
favorisce la prevenzione di disfunzioni
cardiocircolatorie, spesso connesse ai
problemi di ansia e stress. Il pesce azzurro
e i crostacei, come già sottolineato,
sono ricchi di Omega 3, che previene i
disturbi dell’umore e potenzia la terapia di
disfunzioni cerebrali di origine organica.
Importanti anche i pesci grassi, così
come i funghi, il latte e i cereali, alimenti
ricchi di vitamina D: alcuni studi hanno
evidenziato un’associazione tra il deficit
di questa e la comparsa di numerose
patologie psichiatriche come depressione,
schizofrenia e disturbo bipolare. Per
concludere, tra le spezie va privilegiato il
curry che possiede proprietà antiossidanti
per il cervello; importante anche lo
zafferano. Altre erbe molto apprezzate e
utili a tavola sono il basilico, l’origano e il
rosmarino.
✎ Abitudini...
M
angiare bene consente
di dare energia positiva
al corpo e di evitare al
cervello stress eccessivo, potendo
così affrontare le giornate con più
forza e in uno stato di maggiore
benessere generale.
Ci sono alcune buone abitudini
che aiutano anche a mantenere la
propria linea:
- mai fare la spesa senza lista per
evitare di comprare quello che non
serve;
- apparecchiare la tavola con cura
e creatività (anche l’occhio vuole la
sua parte);
- mangiare seduti in un posto
comodo e confortevole che
permetta di assaporare i cibi al
meglio;
- consumare da tre a cinque pasti
al giorno, cercando di interpretare
lo stimolo della fame;
- mangiare lentamente (il cervello
registra il senso di sazietà dopo
quindici minuti);
- concedersi sempre qualcosa che
piace: mangiare con piacere è
indispensabile e legittimo.
Iniziativa milanese da imitare
Alimentazione:
l’Abc sin da piccoli
M
erendine ipercaloriche,
Alleanza tra un’azienda
cibi fritti e, più in
leader sul fronte della
generale, un approccio
sbagliato con il cibo. Sono questi
sana alimentazione e
gli ingredienti principali di una
l’Ospedale dei Bambini
cattiva alimentazione, che portano
l’Italia a essere il primo Paese in
Buzzi di Milano. Un libretto
Europa per numero di bambini
obesi. Per combattere all’origine il
con buone pratiche
problema Amc, azienda della vendita
diretta leader della sana alimentazione, si è alleata con
base di una corretta alimentazione - afferma Paolo Petris,
l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano lanciando “L’Abc
responsabile marketing di Amc -. Per questo abbiamo
dell’alimentazione”, campagna mirata a migliorare il
voluto collaborare con il Buzzi in questa campagna di
rapporto con il cibo fin da piccoli. «Ogni anno migliaia
educazione alimentare rivolta alle famiglie». Amc Italia,
di famiglie si rivolgono all’ospedale Buzzi per avere
che dal 1970 sostiene questa filosofia attraverso il suo
consigli su come gestire problematiche legate al peso dei
innovativo sistema di cottura, ha voluto partecipare al
bambini e, nel 30% dei casi, si tratta di stranieri - afferma
progetto “L’Abc dell’alimentazione”, dedicando ai genitori
Cinzia Baldo, nutrizionista dell’ospedale Buzzi -. Le cause
una guida pratica, facile ed utile per imparare a mangiare
sono soprattutto cibi troppo calorici consumati magari
bene con i propri bimbi, a partire dalla gravidanza fino ad
davanti alla televisione, oppure dati come “premio”
arrivare all’adolescenza, con libretti multilingue mirati per
dai genitori. Troppe volte si sente dire: “Se fai il bravo ti
fasce d’età. Recenti ricerche stabiliscono che i bambini
compro le patatine” oppure “Oggi sei stato proprio bravo,
cicciottelli hanno maggiore possibilità di diventare adulti
ti meriti una caramella”». Il cibo, insomma, è utilizzato
con problemi di peso, con conseguenze importanti sulla
come gratifica o come ricatto. L’approccio corretto è
salute. Sovrappeso e obesità si evidenziano già nella
invece abituare i bambini a mangiare un po’ di salute
fascia di età prescolare, per cui è importante intervenire
ogni giorno e per riuscirci è importante iniziare fin dai
fin dalla più tenera età. «Alcuni consigli sono fare tanto
piccoli: «Un ruolo fondamentale lo rivestono i genitori,
movimento, ridurre le porzioni e le dimensioni dei
che sono i primi a dover insegnare ai bimbi i principi
piatti, in modo che non sia evidente anche alla vista la
minor quantità di cibo, e ancora scegliere cibi con minor
apporto energetico, variare molto la dieta, mangiare
tanta frutta e verdura, abolire le merendine o scegliere
quelle che hanno un minor contenuto di lipidi» afferma la
nutrizionista. Una delle obiezioni più frequenti che viene
fatta dai genitori a questi suggerimenti, è la mancanza di
tempo per cucinare, che porta ad acquistare cibi già pronti
o prodotti confezionati, ricchi di calorie. «Per mangiare
bene, in realtà, non serve passare ore ai fornelli - afferma
Petris -. Grazie all’innovativa tecnologia delle nostre unità,
è possibile preparare tantissimi piatti in poco tempo e
con pochi grassi.» Nell’opuscolo, che sarà tradotto in 3
lingue (inglese, cinese e arabo) e che sarà distribuito alle
famiglie che accedono all’Ospedale dei Bambini Vittore
Buzzi di Milano, si trovano tanti consigli pratici per gestire
l’alimentazione di tutta la famiglia. Il momento del pasto
deve diventare un rituale, dove la famiglia si siede a tavola
per condividere quanto fatto durante la giornata.
24 Sabato, 22 dicembre 2012
Confcooperative
Carcere. Questa Generazione, Acli e Solco,
unitamente ad altre realtà del territorio,
oltre le mura per restituire vita e speranza
L’impegno per un patto sociale da fuori a dentro, da dentro a fuori
Foto william
Il terzo settore dentro il Bassone
N
on è sempre facile parlare di carcere
perché sono tante le evocazioni e
i richiami ai pregiudizi e al vissuto
che ognuno di noi si porta dentro.
Indubbiamente non è mai banale o inutile
affrontare l’argomento perché di fatto sono
molte le vite in gioco, i sentimenti delle persone
coinvolte “dentro e fuori le mura”, al di là dei
risultati processuali e delle emozioni, spesso
contrastanti, che possono suscitare.
Il tema del carcere e della condizione dei
detenuti suscita da sempre molte riflessioni,
e talvolta accesi dibattiti; in ogni caso sono
numerose le iniziative che vengono realizzate
anche sul nostro territorio, nella convinzione
del ruolo riabilitativo della pena ma anche
per avvicinare il mondo “dentro”, la Casa
Circondariale del “Bassone” con quello “fuori” .
Foto william
Le parole che seguiranno vogliono però dare
conto, al di là di ogni differente opinione a
riguardo, di ciò che negli anni la cooperativa sociale
individuali che di gruppo, nel corso dei quali vengono
“Questa Generazione”, le Acli di Como e il Consorzio
affrontate tematiche legate all’essere “genitori dentro” (da
Solco Como hanno realizzato, anche attraverso la
qui il nome del progetto di riferimento).
costruzione di una rete che ha coinvolto e a cui hanno
Una domenica al mese, infine, viene programmato
collaborato molti altri operatori del terzo settore. Sono
un incontro straordinario tra i padri detenuti e i
state promosse azioni che, pur coinvolgendo direttamente figli (di età compresa tra zero e quattordici anni) per
i detenuti quali protagonisti principali, hanno di fatto
consentire momenti di condivisone che comprendono
prodotto un risultato aggiunto a favore della società civile,
attività creative, laboratori teatrali ed infine il pranzo
intesa come “vita degli altri”, a chi sta fuori da comune
preparato insieme, durante il quale ricostruire il senso di
cittadino, e a chi ha un vincolo di affetto o di vicinanza
quotidianità e di intimità tra padre e figlio.
con chi sta dentro. Ed è proprio dalla considerazione degli
La cooperativa “Questa Generazione” è altresì attiva sul
affetti, dell’essere nella condizione difficile di padre o di
fronte dei minori detenuti. Infatti, in collaborazione con
madre detenuti e prima ancora, se si prova ad invertire la
il CSV di Como, la Comunità Annunciata di Como, le
traiettoria dello sguardo, dell’essere nella condizione di
Acli Como ha dato vita al progetto “Orizzonti allargati”
figlio di detenuto, che sono partiti, ormai molti anni fa,
che si distingue per la valorizzazione dell’esperienza di
interventi all’interno delle sezioni maschili e femminili
volontariato nei percorsi rieducativi personalizzati.
del carcere. Il dato giuridico a riguardo recita la possibilità
Nello specifico il programma è strutturato in quattro
di una madre detenuta di tenere con sé i propri figli di
ambiti di intervento:
età compresa da zero a sei anni, anche se si tende a non
il primo attiene ad un’azione di orientamento al
considerare questa prospettiva del diritto dei bambini di
volontariato condotta da operatori esperti del Csv, che a
ricevere le cure dei propri genitori.
seguito di colloqui ed a un’analisi attitudinale indirizzano
All’interno del carcere, sebbene distaccato dall’area delle
il minore verso l’associazione più idonea dove poter
celle, si trova il reparto destinato al nido, dove le operatrici
svolgere un lavoro di utilità sociale; il secondo ambito
della cooperativa “Questa Generazione” lavorano
di azione attiene alla progettazione di un percorso riper sostenere la madre detenuta nella gestione della
educativo mirato, con la possibilità di accompagnarlo a
quotidianità e per favorirla nel rapporto educativo con
misure d’inserimento lavorativo attraverso lo strumento
il proprio bambino nel delicato contesto carcerario, che
della borsa-lavoro, nonché ad altre opportunità
impone ad entrambi maggiori restrizioni. In particolare
artistiche, creative o sportive presenti sul territorio. Il
l’équipe socio-educativa ha cura di tutelare i diritti dei
terzo intervento prevede l’attivazione di un’ equipe
minori e dei loro spazi di libertà, garantendo loro la
transculturale del centro ARCOIRIS con la finalità di
fruizione di attività ludiche e animative adatte alla loro
sostenere il minore straniero nella rielaborazione del
età, organizzando costanti uscite all’aperto e favorendo
reato, in un’ottica che tenga in considerazione la cultura di
gli incontri con altri coetanei, al fine di non mortificare lo
appartenenza e allo stesso tempo di fornire un supporto
sviluppo delle loro capacità di socializzazione.
di mediazione linguistica nell’interfacciarsi con i Servizi
Nella sezione maschile, sono invece attivi progetti
di Giustizia coinvolti. Infine è prevista anche un’iniziativa
volti a sostenere i padri detenuti attraverso colloqui sia
di pronto intervento per accogliere i minori sottoposti alla
misura cautelare del collocamento in comunità,
con il supporto della Comunità “Annunciata” di
Como.
In linea con il perseguimento dell’obiettivo della
reintegrazione sociale, dalle Acli nasce il progetto
“Percorsi di inclusione Possibile” in rete con
Centro Servizi per il Volontariato di Como, la
cooperativa sociale “Questa Generazione” e la
Fondazione Scalabrini.
In questo caso i destinatari sono persone
sottoposte a procedimenti dell’autorità giudiziaria
e le loro famiglie, con particolare riferimento
a detenuti (italiani e immigrati) in fase di
dimissione, che rientrano nella categoria dei
giovani adulti (18-25 anni) e delle donne e soggetti
ammessi a misura alternativa alla detenzione. Le
azioni previste dal progetto riguardano:
la presa in carico integrata fra i diversi servizi
coinvolti con il fine di costruire buone prassi tra gli
operatori delle rete; l’inserimento al volontariato;
percorsi individualizzati per il reinserimento sociale del
detenuto e il sostegno della rete familiare di riferimento
della persona. Sono anche previste attività specifiche di
consulenza trans-culturale e di sostegno psicologico per
gli utenti stranieri e per le loro e famiglie; un’azione di
sostegno per favorire il raggiungimento dell’autonomia
abitativa in collaborazione con la Fondazione Scalabrini.
Per concludere, il fondamentale tema del lavoro (del
quale il Consorzio Solco Como insieme alla rete del
partenariato si occupa da anni), stavolta è visto nella
innovativa concezione della collaborazione con le realtà
imprenditoriali e della cooperazione sociale che “entrano”
in carcere per portare lavoro. L’opportunità è sostenuta
dal progetto “Lavoro dentro Lavoro fuori” che vuole
favorire la sensibilizzazione delle imprese e il conseguente
sviluppo di attività produttive all’interno della struttura
detentiva, per offrire occasioni di inserimento lavorativo e
di formazione professionalizzante dei detenuti. Si realizza
così in tal modo un patto di integrazione sociale che vede
la collaborazione tra il carcere e l’ impresa per creare
opportunità di lavoro, crescita e formazione per i detenuti.
Come dimostrato dall’esperienza e da statistiche ufficiali,
quando inserite in percorsi e in processi che ne prevedono
un ruolo attivo, le persone detenute conseguono con
maggiore successo il positivo risultato del reinserimento
sociale, misurato anche dal considerevole abbattimento
del tasso di recidiva.
Genitorialità, lavoro, mediazione culturale, segnano
dunque il percorso di crescita che le realtà del terzo
settore hanno saputo costruire operando in rete tra loro
e con i soggetti e le istituzioni coinvolte, generando un
nuovo modello di lavoro, di interazione con la difficile
realtà del carcere che è parte della realtà civile nella sua
complessità, tracciando un sentiero, un cammino da fare
insieme per raggiungere una meta comune, a beneficio
della collettività.
Como Cronaca
Sabato, 22 dicembre 2012 25
Piazza Duomo. Domenica 23 dicembre. Rappresentazioni alle 14.30, 16 e 17.30
S
arà ispirato all’Adorazione
dei Magi di Sandro
Botticelli il Presepe Vivente
allestito domenica 23
dicembre in piazza del Duomo
a Como. Come ogni anno
l’Associazione De-Sidera, che lo
organizza, prende spunto da uno
storico dipinto per ricostruire la scena
della Natività di Cristo e questa volta la
scelta è caduta sul grande esponente del
Rinascimento fiorentino. Nei prossimi
giorni, i volontari cominceranno a
costruire la quinta dove culminerà la
sacra rappresentazione: un tempio
diroccato realizzato con tanti scatoloni
colorati di bianco. “Quelle macerie sono
le nostre, della nostra crisi umana prima
che economica”, spiega Pierluigi Libeccio,
presidente dell’Associazione, “ed è là in
mezzo che Gesù nasce per noi”. Come
ogni anno, dalla piazza si dipanerà, per
le vie della Città murata il corteo aperto
dagli zampognari e dagli angioletti e
chiuso dai tre Re Magi a cavallo. Un giro
che simboleggia il viaggio di Melchiorre,
Baldassarre e Gaspare, guidati dalla stella
cometa, e alla ricerca del Bambinello
che il mondo aspettava. Nell’attesa dei
Magi, in piazza il Coro S. Benedetto
intratterrà gli spettatori ( 200 i posti a
sedere a ingresso libero) con musica sacra
natalizia. Poi la scena dell’Adorazione,
recitata come ogni anno dalle decine di
figuranti che, da giorni, stanno provando
con dedizione quasi professionale. Sacra
Famiglia, pastori, popolo, Magi, tutti
faranno la loro piccola o grande parte nel
Presepe, riflettendo in cuor loro sulla
È tornata alla casa del padre
IOLE MALINVERNO
ved. MAIOCCHI
già presidente dell’Azione Cattolica per
ben due decenni. Noi tutte associate
la ricordiamo con la preghiera e non
dimenticheremo l’amore che l’ha sempre
legata alla sua Azione Cattolica.
Azione cattolica di Grandate
Il presepe
vivente
Alcune immagini
del presepe
dello scorso anno
Torna l’appuntamento con
la sacra rappresentazione,
organizzata dalla
associazione “De-Sidera”
che quest’anno sarà ispirata
all’Adorazione dei Magi
I
frase di Benedetto XVI inscritta
quest’anno nel manifesto della
rappresentazione e che, tra l’altro, ricorda
che “ il Dio eterno e infinito ha lasciato
un momento di festa come è il Natale il nostro pensiero è
Da Palazzo “ nandato
a chi vivrà queste feste lontano da tutti e da tutto.
Per questo, in segno di vicinanza anche alle famiglie dei
abbiamo promosso una raccolta di panettoni da destinare
Cernezzi un detenuti,
ad ognuna delle 220 celle del Bassone. Grazie all’aiuto di uno
sponsor, Coop Lombardia, siamo riusciti a concretizzare questo
panettone
gesto e nel corso dei prossimi giorni i panettoni saranno consegnati
al cappellano del carcere che provvederà poi a distribuirli”. Così il
del Consiglio comunale di Como, Franco Fragolino, spiega
ad ogni cella presidente
il significato dell’iniziativa intrapresa a nome di tutta l’assemblea
Tutti i panettoni sono stati donati all’amministrazione
del Bassone cittadina.
comunale e verranno consegnati nei prossimi giorni.
il suo Cielo ed è entrato nel tempo”. Al
Presepe vivente di Como, la cui prima
edizione fu realizzata nel 1993 per
iniziativa di alcune giovani famiglie
“desiderose di trasmettere ai figli il senso
profondo del Natale”, collaborano ormai
oltre 180 volontari fra figuranti, addetti
alla scena, cantori, fino alla squadra di
sarte che cuciono ogni anno i costumi
necessari. Quest’anno il vescovo Diego
Coletti che segue sempre con grande
paternità il Presepe vivente, ha scelto il
contesto della sacra rappresentazione,
per un incontro sull’ultimo libro di
Papa Ratzinger: “L’infanzia di Gesù”.
Sua eccellenza parlerà infatti dal palco
della manifestazione, in coda alla
prima rappresentazione, che inizia
intorno alle 14.30 per terminare alle
15,20 circa. Domenica prossima le altre
rappresentazioni sono previste per le
16.00 e per le 17.30. Anche quest’anno
le offerte ricavate saranno devolute ai
progetti di solidarietà internazionali della
ong Avsi in 38 Paesi del Sud del mondo.
Si ricorda che la “Fondazione AVSI” è una
organizzazione non governativa, Onlus,
nata nel 1972 e impegnata con oltre 100
progetti di cooperazione allo sviluppo in
38 paesi del mondo di Africa, America
Latina e Caraibi, Est Europa, Medio
Oriente, Asia.
AVSI opera nei settori dell’educazione,
sanità, igiene, cura dell’infanzia in
condizioni di disagio, formazione
professionale, sviluppo urbano, sicurezza
alimentare, agricoltura, ambiente, microimprenditorialità, ICT e aiuto umanitario
di emergenza.
■ 2 gennaio
Il cielo sopra Palermo.
Chiesa e legalità
“Il cielo sopra Palermo. Chiesa e
legalità” è il titolo dell’incontro
che avrà luogo il 2 gennaio alle
ore 21 presso il cinema Astra di
Como con suor Carlina Lavazzo,
collaboratrice di don Pino Puglisi.
Como Cultura
26 Sabato, 22 dicembre 2012
Pubblicazioni. L’opera ripercorre la storia di oltre un secolo e mezzo
R
accontare una storia
lunga 160 anni ma
che ha ancora tanti
capitoli da scrivere. E’
questo, in sintesi, l’obiettivo
di “Binari per Como”, un
volume dedicato alla storia
delle reti ferroviarie sulle
rive del Lario e nel territorio
comense a cura del prof. Salvo
Bordonaro e dell’architetto
Roberto Ghioldi, due delle
“anime” dell’Associazione
“Como in Treno”. Il volume è
stato presentato al pubblico
la scorsa settimana in
Biblioteca Comunale nel
corso di un’affollata serata
durante la quale è intervenuto
anche l’assessore alla cultura
del Comune di Como, Luigi
Cavadini. «Un libro che nasce
dalla passione verso il treno,
mezzo che ha contribuito
all’evoluzione del territorio
e che ha plasmato le città
moderne» ha affermato l’arch.
Ghioldi. La pubblicazione,
che può contare anche su
capitoli specifici curati da
alcuni soci del club (come nel
160
caso di Luca e Luigi Clerici
rispettivamente sulla nascita
alla
e sulla chiusura della linea
Grandate-Malnate delle FNM
lungo la direttrice ComoVarese), oltre il patrocinio dei Comuni
di Como e Cantù oltre a quello della
Provincia di Como, vanta anche una
sezione dedicata a quella che fu una
vera e propria eccellenza lariana in
questo settore: la Rivarossi, nome che
è ormai assunto al rango di un mito
nell’immaginario del ferromodellismo
e che tornerà di stretta attualità nella
nostra città il prossimo anno. A marzo
è infatti in programma la cerimonia di
inaugurazione del monumento dedicato
alla figura del fondatore, Alessandro
Rossi, a Sagnino ed i soci di “Como
in Treno” (ma non solo) si stanno
impegnando affinché la nostra città
In edicola
“Broletto”
Pubblicazione trimestrale - € 3,00
Poste Italiane SpA
Spedizione in A.P. - 70% Filiale di Como
Numero 106
di Capolago dove venne
per anni stampato tutto
il materiale avverso al
dominio asburgico sulle
nostre terre), divenne realtà
solo nel 1849 ed in forma
meno importante. L’arrivo
del treno ebbe inoltre
come conseguenza nelle
campagne lariane la nascita
dei primi movimenti
ecologisti che imputavano
al vapore sprigionato
dalle locomotive la
sicura moria dei gelsi,
elemento fondamentale
dell’economia serica (e
delle entrate delle famiglie
contadine che con le foglie
di questo albero nutrivano
i bachi da seta) del tempo,
mentre in più occasioni
le autorità dovettero
intervenire per assecondare
il progresso alla realtà
contadina. Si ricordano, in
proposito, i limiti di velocità
imposti ai convogli al fine
di non investire i capi di
bestiame che per caso si
lungo i
anni di locomotive, stazioni, passeggeri e merci. Un volume dedicato avventuravano
binari. Questo volume ci
inoltre di scoprire
storia delle reti ferroviarie sulle rive del Lario e nel territorio comense permette
come la prima stazione
realizzata a Como, ovvero
Camerlata, è ancora in
apra al più presto un museo dedicato
comunque continuano a vendere modelli
piedi. Debitamente trasformata ospita
all’opera di una delle più importanti ditte
e locomotori di modellismo ferroviario
infatti una sede staccata dell’Istituto
del settore dei giocattoli. Un nome che,
con il brand lariano a dimostrazione di
Pessina lungo via Scalabrini. Ma come
insieme a quello della Lima, della Polistil
come sia diventato sinonimo indiscusso
detto il libro non si ferma al passato
o della Bburago, ha rappresentato per
di eccellenza.
ma analizzando progetti e discussioni
decenni l’eccellenza della produzione
Tornando alla storia delle ferrovie in città
attuali (l’introduzione dei convogli
italiana nel settore dei giocattoli
bisogna subito sottolineare come tanti
TILO, il progetto Alptransit, la futura
ammirata ed imitata da tutto il mondo
sono gli aneddoti ed i fatti interessanti
linea Mendrisio-Stabio-Arcisate) traccia
e che, nei primi anni ’60, è arrivata ad
riportati nel volume. Innanzitutto merita
alcuni interessanti scenari su un mezzo
occupare ben 350 persone più altre 600 di
ricordare che la prima idea di una
di trasporto che, complice anche la
indotto. Costituita nel 1945 ad Albese, dal
ferrovia tra Como e Milano fu partorita
crisi economica, il rincaro costante
1947 a Sagnino, la ditta è fallita una prima da Giuseppe Bruschetti nel 1833, ma il
di benzina e gasolio ed una nuova
volta nel 1980 (evento che si ripeterà per
progetto, anche per l’avversità dimostrata
coscienza ambientale, sta tornando
altre due volte nei successivi 18 anni)
dalle autorità del Lombardo Veneto a
prepotentemente d’interesse anche nel
per essere infine acquisita (siamo nel
causa della vicinanza della nostra città al
nostro territorio.
2004) dai produttori inglesi Hornby che
confine svizzero (e alla famosa Tipografia
Luigi Clerici
Binari per Como
2012/3
Numero 106
COSA C’È SOTTO
IL PIRELLINO
É
FUNICOLARE
BRUNATE
IERI E OGGI
in edicola il nuovo
numero di Broletto
(n. 106, una copia 3
euro). Nella rivista culturale
diretta da Rosaria Marchesi,
ampio spazio viene riservato
alla storia locale: dai resti
archeologici “nascosti” sotto
l’attuale “Pirellino”, agli orafi
con bottega nel capoluogo
tra la fine del Quattrocento
e l’inizio del Cinquecento,
alla prima esecuzione del “Natale del Redentore” di don Lorenzo
Perosi a Como nel 1899. Interessante è anche il tema delle istituzioni
culturali in città, con interviste a Maria Antonia Brovelli protettrice
del Polo comasco del Politecnico di Milano e a Livia Porta, per
scoprire l’attività dell’Istituto Carducci, uno dei luoghi storici della
cultura comasca. Si parla anche del progetto “Camminacittà”,
promosso dell’associazione culturale Iubilantes, che ha realizzato un
portale internet (www.camminacitta.it) per riscoprire e valorizzare
il patrimonio culturale delle nostre città coniugando mobilità dolce,
turismo sostenibile e accessibilità. Tra i personaggi di ieri vengono
ricordati il drammaturgo Hauptmann premio Nobel nel 1912 ed
innamorato della Tremezzina, Renzo Mosconi, un giovane fotografo
morto nella II Guerra Mondiale e Giuliano Beretta, scomparso
quest’estate; per i personaggi di oggi si parla dei figuranti del Palio
del Baradello e del pittore Alfonso Salardi. Per il territorio della
provincia, si parla della funicolare Como-Brunate, della “riva nobile”
(ovvero quella che va da Como a Bellagio), dell’Orchestra Giovanile
di Cantù, del Museo etnografico al Bisbino, dei dipinti con i pastori
musicanti presenti nelle Natività in Valle Intelvi, sul lago e in città. Gli
amanti dello sport potranno trovare una carrellata di ricordi legati
alla Ginnastica Comense 1872, un approfondimento sugli atleti
comaschi reduci dalle Olimpiadi di Londra e anche sulle giovani
promesse del nostro automobilismo. Gli appassionati d’arte invece
potranno dilettarsi leggendo dell’architetto Cesare Cattaneo, nel
centenario della nascita e della mostra milanese dedicata a Pablo
Picasso. Dulcis in fundo, l’angolo della gastronomia. (s.fa.)
LA NAJA: TRA STORIA E CURIOSITÀ
LE ANTICHE BOTTEGHE DEGLI ORAFI
DON LORENZO PEROSI A COMO
HAUPTMANN: DRAMMATURGO VIAGGIATORE
POLITECNICO: IL POLO DI COMO
RICORDO DI ALFONSO SALARDI
RICORDI DELLA COMENSE
L’ORCHESTRA GIOVANILE DI CANTÙ
MUSEO ETNOGRAFICO AL BISBINO
I MUSICANTI
NEI DIPINTI
DEL LARIO
ITINERARIO: POGNANA-BELLAGIO
COMASCHI “OLIMPICI”
AUTOMOBILISMO
LE MOSTRE DI PICASSO
E DI CESARE CATTANEO
LA CUCINA DI ADRIÀ
ALLA SCOPERTA
DELLA CITTÀ
Como e dintorni
benevenuto 2013
N
atalizio sino al midollo, e non avrebbe potuto essere
altrimenti, il numero di dicembre della rivista “Como e
dintorni”, che attraverso una serie di interviste ad alcuni
personaggi chiave della politica e dell’economia comasche, dal
sindaco Mario Lucini al presidente dell’Associazione Albergatori
Roberto Cassani, cerca di fare il punto della situazione in
previsione di un anno che, tra tagli
e recessione, non si preannuncia
agevole, e di certo non solo a Como.
di Sabina Barbato, ma in
L’unica cosa che appare indubbia
un certo senso “natalizia”
è che il 2013 … ci sarà, come si
è anche la presentazione
spiega nel servizio di Chiara Meroni
del nuovo sito di “Como e
dedicato alla famosa profezia dei
dintorni” (www.rivistacomo.
Maya sulla fine del mondo fissata
it), proposta come regalo di
per il 21 del mese, e alla quale sono
Natale agli affezionati lettori.
ben pochi i comaschi disposti ad
Per il resto, da segnalare
accordare credito. Il profumo intenso
l’articolo sul bicentenario
del Natale si avverte poi nell’articolo
del Teatro Sociale di Daniela
sui Re Magi di Ovidio Berlusconi,
Corti, quello di Paolo Borghi
nell’articolo sulla leggenda della
sulla realtà calcistica della
camelia di Grazia Levi e nel servizio
Como 2000 e il consueto
sulla Mostra del presepe di Rovenna
appuntamento con la storia
L
della città di Sandro Cima,
stavolta riservato all’anno
1936, ma anche il resoconto di
Daniela Giunco sulla mostra
al Castello Sforzesco milanese
incentrata sulle tavole illustrate
dell’Archivio Salani, che nello
scorso secolo allietarono le
fantasie di milioni di bambini.
(s.c.)
cantico di natale a guanzate
a Biblioteca
comunale
di Guanzate
propone, per sabato 22 dicembre, un concerto
di Barabàn, fra i più apprezzati gruppi della
musica popolare italiana. Barabàn rievoca i riti
e le storie del Natale europeo con una raffinata
rilettura della tradizione, impreziosita da una ricca
tavolozza sonora. Uno spettacolo ricco di fascino
e suggestione che richiama i freddi paesaggi del
nord Europa, i riti della festa, i suoni e i silenzi
invernali. Quattro musicisti, 30 strumenti musicali,
20 canti
e musiche
provenienti
da Irlanda, Francia, Inghilterra, Italia, Svezia,
Galizia, Provenza, Bretagna, Scozia. I musicisti
saranno Aurelio Citelli: voce solista, tastiere,
bouzouky, ghironda, fisarmonica; Giuliano Grasso:
violino, cori; Diego Ronzio: clarinetto, darabuka,
xilofono, piffero, tastiere, percussioni, cori; Paolo
Ronzio: musette, uillean pipe, chitarra, autoharp,
jaleika, flauti, cori. Presso l’Auditorium Comunale
di viale Somaini 1, alle ore 21. Ingresso libero.
Como Cronaca
erde
v
a
n
i
Sp
Sabato, 22 dicembre 2012 27
Storia e restauro del simbolo di Como
Baradello e dintorni
U
n nuovo testo, fresco di stampa,
arricchisce la cospicua serie di
pubblicazioni dedicata ai gioielli
presenti all’interno del Parco
Regionale della Spina Verde. “Baradello
e dintorni. Storia e restauro del simbolo
di Como” è il titolo dell’ultima fatica di
Luca Marchiò, opera realizzata dal Parco
Regionale Spina Verde, con il contributo
e la collaborazione del Rotary Club Como
Baradello, edizioni New Press. “Dopo
anni di torpore e di isolamento dalla città
– scrive Giorgio Casati, presidente del
Parco Regionale Spina Verde -, dopo un
ambizioso intervento di riqualificazione e
recupero, il Baradello riconquista un ruolo
importantissimo nella vita di Como”.
A significare il valore da sempre assunto
da questo monumento per i comaschi le
parole del giornalista Alberto Longatti
a corredo del volume: “Negli ultimi anni
dell’Ottocento Giovanni Verga, allora
abitante a Milano, attendeva di scorgere
la torre del Baradello dai finestrini del
treno per apprendere di essere giunto alle
soglie di Como, meta dei suoi week end
di vacanza… La torre, nell’immaginario
del grande scrittore, rappresentò ciò che
i comaschi hanno sempre avuto caro, il
bastione di una storia antica divenuto
icona, simbolo visivo della città. Una
specie di portafortuna, di souvenir da
portarsi appresso come una cartolina
casalinga…” Accompagnato da splendide
immagini d’epoca il libro ripercorre
la storia di questa fortezza, dalla sua
realizzazione, alla caduta in disgrazia, alla
rinascita. Scorrendo le pagine scopriamo
così che la dizione Castrum Baradelli
compare già nel 1178 nell’archivio
municipale. Tanti autori e storici hanno
provato, negli anni, a cimentarsi nella
ricerca di documenti e prove che dessero
una datazione alla fondazione del
castello. Si intrecciano così varie ipotesi,
risalenti fino all’epoca pre romana.
Quella più accreditata per l’anno di
fondazione rimane, però, il 1158, anno
in cui, secondo quanto scrisse Corrado
da Liechtenau, biografo e scrittore delle
gesta del Barbarossa, l’imperatore “costruì
sopra la città di Como un castello munito
di mura e torri, che i tedeschi chiamano
il Patarello, per frenare le invasioni dei
milanesi, e nei presidi vi collocò soldati
tedeschi”. Il 23 ottobre 1178 Barbarossa,
con atto di riconoscenza verso i comaschi
a lui fedeli dona “alla chiesa comasca e
al comune il castello Baradello e la torre
di Olonio, in premio alla fedeltà che i
comaschi gli hanno sempre dimostrato…”
Attraversato da alterne vicende nel corso
dei secoli il castello subisce la distruzione
nel 1527 ad opera degli spagnoli (arrivati
in città due anni prima), su decisione di
Antonio de Leyva, preoccupato di non
riuscire a mantenere le fortezze di fronte
all’avanzata dei francesi. Se ne salva solo
la torre. Il primo intervento di restauro
significativo viene compiuto agli inizi del
‘900. Durante i lavori, inaugurati nel 1903,
vengono rinvenuti alcuni reperti di epoca
medievale successivamente donati al
Museo Civico.
Nel 1971 nell’area del Baradello parte
l’imponente campagna archeologica
che si concluderà nel 1978 da cui
emergeranno alcuni aspetti interessanti
del sito, tra cui la datazione della cerchia
muraria racchiudente la torre a un’epoca
antecedente l’erezione della torre stessa.
Nel ’93 nasce, ufficialmente, il Parco
Regionale della Spina Verde sotto la cui
tutela è, a partire da quella data, il colle
del Baradello e tutte le sue pertinenze.
Il XXI secolo porta con sé un soffio di
novità sull’area, con il restauro della torre
e una serie di altri importanti interventi
resi possibili grazie ad un finanziamento
del Programma Europeo INterreg, per la
cooperazione transfrontaliera tra Italia
e Svizzera, ottenuto grazie al progetto
preliminare di riqualificazione donato dal
Rotary Club Baradello nel 2003. L’intera
operazione costerà 885 mila euro, di cui
575 mila del Parco Regionale della Spina
Verde, tramite il Programma Interreg, e
tramite propri fondi di bilancio; 200 mila
euro del Comune di Como e 110 mila
euro della Provincia di Como. I lavori,
suddivisi in due lotti (dopo la modifica del
progetto originario su indicazione della
Soprintendenza) partono nell’aprile del
2008 con l’obiettivo “di sviluppo culturale
e turistico ricreativo del comparto
medioevale della Torre del Baradello
e della rocca gemella del Mesocco in
Svizzera” e si concludono nell’ottobre
dello stesso anno. Il volume ripercorre
passo passo la tipologia degli interventi
effettuati, anche nelle fasi successive, con
nuovi finanziamenti, accompagnati da
una ricca documentazione fotografica
che offre uno spaccato interessante
di questo edificio, ancora così poco
conosciuto dai comaschi, allargandosi
agli altri gioielli oggi fruibili nell’area
circostante il monumento, dal parco delle
Rimembranze alla Cascina Respaù, alla
cava di Camerlata, senza far mancare un
richiamo agli approdi di ristoro e per chi
decida di avventurarsi in un’escursione
nell’area.
“Baradello e dintorni”, un’occasione
per godere, in poltrona, del fascino di
alcuni degli angoli più suggestivi della
Spina Verde, pronti ad indossare le
scarpe da trekking quando la stagione
lo permetterà. Presso il castello le visite
guidate si effettuano da Pasqua a fine
maggio la domenica e i giorni festivi, e da
giugno a settembre ai festivi è aggiunto il
sabato. (m.ga.)
Montano Lucino. Una mostra speciale presso il “Don Carlo San Martino”
P
“
op for charity”, è l’originale
titolo di una mostra che vede
protagonisti il pittore comasco
Fabrizio Musa e i bambini
della classe 4° primaria dell’Istituto
Comprensivo Paritario “Don Carlo San
Martino – Villa Olginati” di Montano
Lucino. La mostra, allestita all’interno
della Sala del Teatro della scuola, è stata
aperta al pubblico lunedì 17 dicembre
ed è visitabile fino a venerdì 21 dicembre
con i seguenti orari: dal lunedì al giovedì
dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 14.30
alle ore 17, il venerdì dalla 9 alla 15. Vi
sono esposti dei lavori dedicati al Duomo
di Como realizzati dai bambini durante
una serie di incontri con il pittore
Fabrizio Musa. La scuola, grazie a questo
progetto, oltre a fornire spunti didattici
legati all’arte e, in particolare, all’arte
contemporanea del territorio intende
favorire lo spirito di solidarietà e carità nei
propri alunni. Le opere, infatti, verranno
vendute durante la mostra e l’intero
ricavato verrà devoluto alla comunità
Casa dei Tigli di Brunate, anch’essa
realtà che opera sul territorio a favore dei
minori e delle loro mamme. Il progetto
verrà presentato sabato 22 dicembre alle
ore 16 all’interno della tradizionale festa
natalizia dell’istituto.
“Quest’anno – spiegano i bambini di
classe 4° protagonista di questa iniziativa
- attraverso discussioni in classe e visione
di filmati, abbiamo ragionato su quanto
siamo fortunati e su quante “cose”
abbiamo. Ci siamo resi conto che molte
persone non hanno quello che possediamo
noi, così abbiamo deciso di “tirarci un po’
Pop for charity
Realizzata dai bimbi di 4°,
con il supporto del pittore
Fabrizio Musa. Il ricavato
dalla vendita delle opere
sarà devoluto alla “Casa
dei Tigli” di Brunate
indietro” a Natale, chiedendo meno regali
e creando un progetto di beneficenza che
potesse aiutare alcuni nostri coetanei
che vivono nelle case famiglia, un luogo
dove si accolgono bambini e ragazzi a
cui la vita ha destinato meno fortuna
di noi. Il progetto l’abbiamo pensato ed
organizzato con l’aiuto del pittore Fabrizio
Musa; lui ci ha fornito delle opere che
poi noi abbiamo colorato. Abbiamo
scelto di coinvolgere Fabrizio perché è
un pittore che ama la Pop-Art e proprio
quest’anno in classe stiamo affrontando
questa corrente artistica. Inoltre, è un
pittore di Como, esattamente come noi.
I soldi ricavati dalla vendita dei quadri
andranno interamente alla Casa dei Tigli
di Brunate in provincia di Como. Fabrizio
ci ha mostrato un suo quadro originale
del Duomo di Como. Noi, inizialmente,
abbiamo riprodotto il quadro, poi
abbiamo colorato dei disegni elaborati
da lui dando sfogo alle nostre idee e alla
nostra creatività, prima con pastelli e
pennarelli, poi con tempere e acrilici,
fino ad arrivare al progetto finale. Alcune
lezioni le abbiamo fatte con Fabrizio in
classe, altre con il nostro maestro Andrea.
Alla fine di ciascuna lezione, Fabrizio ci
ha omaggiati facendoci gli autografi e
semplici disegni. Un nostro compagno ha
regalato a sua volta un disegno a Fabrizio.
Il progetto si è rivelato impegnativo e
difficile, ma allo stesso tempo divertente e
bello. Questa esperienza ci ha fatto capire
che la vera gioia del Natale sta nell’aiutare
gli altri e ha riportato alla mente il
comandamento che dice “ama il prossimo
tuo come te stesso””.
Como Cronaca
28 Sabato, 22 dicembre 2012
Libro e tavola rotonda
I 40 anni
del CFP di Como
U
Il felice traguardo celebrato
n anniversario importante
quello festeggiato il 19
lo scorso mercoledì
dicembre scorso presso
19 dicembre con un
il Centro della Formazione
dibattito sui temi della
Professionale della provincia di
Como: i suoi quarant’anni di attività! formazione professionale
Per celebrare l’evento è stato
e la presentazione
presentato il volume “Quarant’anni
di storia per la Formazione del
di un libro fotografico
futuro” che propone oltre alla
storia della struttura e della Formazione professionale
Il volume ripercorre la storia di questa realtà, sin dai
regionale, testimonianze e carriere degli allievi
suoi primi passi, nel 1972. Una storia raccontata anche
arricchite da attuali e antiche immagini del Centro
attraverso una moltitudine di immagini che rendono
che da sempre fa da sfondo a storie professionali
onore ai protagonisti di questo cammino. Oggi a
importanti. «Il volume – spiega il presidente Sergio
raccogliere e valorizzare l’eredità del CFP è l’Agenzia
Zauli - ha voluto presentare la nostra realtà, di oggi e
per la formazione, l’orientamento e il lavoro. Nel corso
di ieri, in modo piacevole e accattivante. Per questo,
del tempo il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia,
oltre alla ricostruzione storica e ai nostri obiettivi per il
in accordo con la Direzione, si è impegnato in un
futuro, abbiamo lasciato la parola agli studenti e agli ex
rilevante processo di rinnovamento del CFP per essere
alunni, attuali protagonisti del mondo del lavoro».
in grado di rispondere alle reali esigenze di formazione
“Quarant’anni sono una tappa importante: segnano il
delle aziende che operano nel settore ristorativoraggiungimento della maturità professionale – scrive,
alberghiero e benessere, arrivando ad una progressiva
accompagnando il testo, il direttore Silvio Peverelli
diversificazione dei servizi ed un incremento
-. Così è per il CFP, una realtà formativa che ha
quantitativo delle attività.
saputo mettere radici consolidando la sua presenza in
Nell’anno formativo 2012/2013 l’Agenzia conta
Comunità Scolastica al servizio dei giovani e dello loro
qualcosa come 26 corsi di prima formazione a cui
famiglie, delle aziende nonché delle istituzioni e delle
sono iscritti quasi 600 allievi. Oltre 400 le aziende
associazioni del territorio comasco”.
che collaborano con il CFP per la gestione di attività
Abbondino
d’Oro 2012:
a Luraschi,
Cavalleri
e Ferrario
la civica
benemerenza
I
l compianto professor
Giorgio Luraschi, Carlo
Ferrario e Giorgio
Cavalleri. A queste tre
figure sarà conferito
l’Abbondino d’Oro 2012,
la civica benemerenza
riconosciuta dal Comune di
Como a persone e enti che
si siano particolarmente
distinti, con opere concrete,
nel campo delle scienze,
delle lettere, delle arti,
dell’industria, del lavoro,
della scuola, dello sport, con
particolare collaborazione
alle attività della pubblica
di tirocinio formativo/lavorativo, garantendo livelli
occupazionali agli studenti pari all’80% nei primi
sei mesi dopo il conseguimento della qualifica
professionale. 50 dipendenti e oltre 60 professionisti,
nelle diverse forme contrattuali consentite dalle
normative vigenti, collaborano per la gestione delle
attività formative e per l’erogazione dei diversi servizi
offerti. Il bilancio annuale consolidato di questa realtà
supera i tre milioni di euro.
Ad arricchire il volume anche una sezione dedicata agli
allievi distintisi nel mondo del lavoro e - come poteva
mancare? – e una raccolta di ricette presentate da
allievi e docenti.
Ad introdurre la presentazione del volume, mercoledì
scorso, anche una tavola rotonda dibattito sui temi
della formazione professionale, a cui hanno preso parte
esponenti del sistema della formazione professionale e
delle parti sociali.
amministrazione, con atti
di coraggio e abnegazione
civica. L’Abbondino premia
quei cittadini che in qualsiasi
modo abbiano giovato a
Como, sia rendendone più
alto il prestigio attraverso la
loro virtù sia servendone con
disinteressata dedizione le
singole istituzioni.
La commissione per le
Civiche Benemerenze ne
ha deliberato la scorsa
settimana l’attribuzione
chiedendo inoltre alla giunta
l’intitolazione di una sala
comunale per ricordare
■ Il “Decreto Balduzzi” e la locandina informativa
Il problema del gioco d’azzardo
L’
Asl di Como ricorda che il cosiddetto
“decreto Balduzzi” (per la precisione
l’art. 7 comma 5 del decreto legge 13
settembre 2012 n. 158, convertito nella legge 8
novembre 2012 n. 189) impone con decorrenza 1° gennaio 2013 ai “ gestori di sale da gioco
e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi,
anche ippici, e non sportivi” di esporre “il materiale informativo predisposto dalle aziende
sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi
correlati al gioco e a segnalare la presenza sul
territorio dei servizi di assistenza pubblici e
del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie
correlate al gioco d’azzardo patologico.
Su indicazione di Regione Lombardia è quindi stata predisposta dall’ASL la necessaria locandina, che si può scaricare in formato PDF
dal sito dell’ASL www.asl.como.it , nella sezione News.
Il materiale dovrà essere stampato dai gestori
con le modalità indicate e affisso come previsto dalla normativa, all’ingresso del locale e
all’interno, nei pressi dell’attività di gioco, per
non incorrere nelle previste sanzioni.
Per informazioni è possibile contattare il Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Como telefonando al n. 031-370870 o inviando una
mail all’indirizzo dipartimento.dipendenze@
asl.como.it
Se si intrattiene una regolare attività di gioco, le probabilità di sviluppare un problema sono più alte di quelle di ottenere una grande vincita.
Più una persona gioca, più alto è il rischio che sviluppi un problema di gioco. • Se giochi occasionalmente…hai 1 probabilità su 50 e se giochi
una o più volte la settimana a un gioco che non sia una lotteria…1 probabilità su 7
Segnali importanti per capire che il tuo gioco sta
diventando un problema:
Come posso evitare che il gioco d’azzardo diventi un
problema:
⇒ Aumento dell’indebitamento
Le buone regole prima di metterti a giocare
⇒ Difficoltà a pagare i conti in tempo
⇒ Mentire agli amici e ai familiari
⇒ Sentirsi di cattivo umore, irritabile o arrabbiato
⇒ Perdere il lavoro a causa del gioco o avere difficoltà nel
concentrarsi sul lavoro
⇒ Spendere tempo e denaro al gioco piuttosto che passare il
tempo con gli amici
⇒ Pensare che continuare a giocare risolverà i problemi
finanziari
⇒ Sentire che il gioco è diventato padrone di te
⇒ Accantona una somma di denaro da spendere in divertimenti – Gioca
solo la somma destinata al divertimento, smetti di giocare quando
hai speso quel denaro.
⇒ Poniti dei limiti di tempo e di denaro.
⇒ Non giocare quando hai debiti urgenti e non prendere in prestito
denaro per giocare - Le pressioni finanziarie possono condurti a un
irrazionale e disperato desiderio di spendere di più nella speranza di
alleviare il debito.
⇒ Non giocare quando stai vivendo una situazione di stress emotivo Lo stress, e il desiderio di liberarsi da questa sensazione negativa,
può indurti a spendere somme più alte di quanto hai programmato.
Sii consapevole di quali sensazioni o situazioni ti mettono a rischio di
gioco eccessivo.
SE SEI GIOVANE FINO A 18 ANNI NON PUOI GIOCARE
D’AZZARDO
IL GIOCO PER TE COMPORTA UN RISCHIO MAGGIORE
Quando sei nei luoghi di gioco
Quando giochi
⇒ Non rincorrere le perdite - Accetta che il denaro speso è
⇒ Ricordati che conoscere le reali probabilità di vincita, può aiutarti
ormai perso.
⇒ Poniti dei limiti e stabilisci un budget – Decidi quanti soldi
vuoi spendere nel gioco ogni settimana. Pensa a questi soldi
come a una spesa per divertirti, e non a un investimento per
vincere.
⇒ Stabilisci dei limiti di tempo al tuo giocare e prenditi del
tempo per delle pause – Dai un occhio all’orologio, prenditi
una pausa di tanto in tanto e non giocare oltre il tempo che
hai deciso di dedicare al gioco.
⇒ Non giocare da solo – Cerca di giocare solo in compagnia.
Valorizza l’importanza di socializzare con gli amici e non il
ad avere la giusta prospettiva rispetto alle tue chance di successo
al gioco.
⇒ Non devi giocare pensando di vincere e stai sempre attento a non
affidarti a “pensieri magici” del tipo: “L’oroscopo dice che oggi è il
mio giorno fortunato”.
⇒ Non esiste “una macchina fortunata” Le macchinette non sanno se
stai indossando la tua maglietta portafortuna, né di essere la tua
macchina fortunata
⇒ “Le macchinette non ricordano” Le macchine non hanno
Arturo Di Giulio, dirigente del
Comune di Como, scomparso
l’anno scorso. “Accogliendo
quelle che erano state le
proposte dei cittadini spiega il presidente della
commissione Giorgio Selis
- abbiamo ritenuto di
unire passato e presente e
di premiare oltre a chi ci
ha purtroppo lasciato, il
professor Luraschi, anche
due figure come Ferrario e
Cavalleri, entrambi distintisi
nel campo della cultura”.
Il primo Abbondino fu
assegnato nel 1984.
Notizie flash
■ Sacro Cuore
L’esposizione
di quattro tele del
pittore Vittorio Mottin
Per tutte le feste natalizie, fino al
6 gennaio prossimo, sarà possibile
visitare all’interno del Santuario del
Sacro Cuore di Como la suggestiva
esposizione di quattro tele del pittore
Vittorio Mottin che hanno come tema
L’Anno della Fede. Per informazioni: tel.
031.296711.
Como Lago
Sabato, 22 dicembre 2012 29
Curiosità storiche
Il battistero
misterioso
di Ossucio
N
on tutte le sedi plebane
Non tutte le sedi plebane
antiche nella nostra vasta ed
della nostra diocesi hanno
articolata diocesi hanno (o
informazioni stabili
hanno avuto) sacelli stabili
per il battistero distinti dalla chiesa
e documentate di cui
principale: quelli di alcune sono
si conserva memoria.
giustamente famosi, come S.Maria
è, ad esempio, il caso della
del Tiglio di Gravedona, in primo
luogo, ma anche come quelli di
pieve dell’Isola Comacina
Mazzo e di Lenno.
Per le pievi di Chiavenna, Olonio,
nel 1990 quel che restava del battistero medievale di
Dongo e Menaggio si hanno documenti precisi o
Ossuccio, situato dietro la chiesa di S.Eufemia, con
anche parziale sopravvivenza del sito. Per altre pievi
abside orientata e impianto quadrangolare, forse ad
non si è tramandata neppure la memoria di una
ottagono svasato. Questo sacello restò in funzione sino
struttura battisteriale, come nella maggior parte di
al termine del Settecento, come ha chiarito Belloni,
quelle valtellinesi e del Basso Lario. La pieve dell’Isola
ma ora un documento inedito ne chiarisce un po’ la
Comacina, nella sua sede originaria, ha avuto dai
storia. Il 22 gennaio 1484 il prete Francesco de Ripa,
tempi più antichi il suo edificio deputato, sul fianco
canonico prebendato e residente della chiesa plebana
sinistro della basilica plebana di S.Eufemia: era di forma
di S.Eufemia d’Isola, nel suo testamento, tra i vari legati,
anomala , con due absidiole parallele, e aveva nella parte destina la somma di 100 fiorini, pari a 160 lire imperiali,
musiva del pavimento la menzione iscritta del presunto
per la costruzione “ della chiesa ovvero del battistero
fondatore S.Abbondio. Dopo il 1169 la struttura plebana
di S.Giovanni sita presso il cimitero della chiesa di
passò in terraferma, in una chiesa preesistente: e il
S.Eufemia”, entro i tre anni futuri, a cura e spese dei suoi
battistero? Luigi Mario Belloni, il benemerito studioso di
eredi. E’ possibile che si trattasse della ricostruzione di
storia lariana, per primo presentò sulla rivista “Como”
una struttura preesistente andata in rovina, data anche
Foto Daniele Marucci
la cifra impegnata non altissima: certo quel che si vede
della struttura, cioè l’abside, non sembra della fine del
Quattrocento, ma di almeno due secoli prima. Strano
che negli Atti delle Visite pastorali compiute negli ultimi
anni del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento di
questo battistero non si trovi memoria esplicita, mentre
si fa riferimento al fonte battesimale posto nella chiesa
parrocchiale.
Eppure era aperto al pubblico culto e c’era tutto quanto
era richiesto: forse si preferiva la collocazione più
comoda. Nell’ Ottocento il fabbricato fu trasformato in
abitazione del sacerdote coadiutore e la sua proprietà fu
contesa tra parrocchia e municipio; infine vi trovò sede
l’ufficio postale.
mario longatti
❚❚ Fino al 31 gennaio
Il presepe
di Lenno nella
tradizione
Il presepe
di Lenno in una
foto d’Archivio
A
nche quest’anno nel ricordo della nascita di Gesù Salvatore del mondo, con grande impegno si
è voluto allestire il “Presepio Parrocchiale”, come
di consueto all’interno del nostro Battistero Romanico
in piazza della Chiesa. E’ la trentottesima edizione, il
presepio è sempre tradizionale ma con paesaggi e motivi diversi ogni volta. Tanti movimenti di pastori affaccendati nei loro mestieri, all’interno di case e botteghe,
sono l’attrazione principale per bambini che con i loro genitori
visitano il presepio e si sbizzarriscono nello scoprire i movimenti
stessi. Sarà sempre motivo di gioia e soddisfazione per il gruppo
dei costruttori vedere giungere tanta gente dai paesi vicini ed anche lontani, per ammirare il loro operato. Dopo la S. Messa solenne
di mezzanotte l’Arciprete impartirà la benedizione, dopo di che il
Presepio sarà visitabile nei seguenti orari:
dal 25/12/2012 al 6/01/13 dalle ore 9 alle ore 19.
dal 7/01/2013 al 31/01/2013 dalle ore 9 alle ore 17.30.
Per informazioni rivolgersi a: parrocchia di Lenno 0344-55118,
Agostino Cadenazzi 0344-55613.
❚❚ Fino al 20 gennaio
Il presepe
di Gravedona
ed Uniti
D
allo scorso 8 dicembre e fino a domenica 6 gennaio, e successivamente nelle
giornate del 12, 13, 19 e 20 gennaio, è
possibile visitare il presepe animato di Gravedona ed Uniti, tutti i giorni dalle 10.30 alle
12.30 (tranne le mattine del 22 e 24 dicembre, e del 12, 13, 19 e 20 gennaio) e dalle 14
alle 19 (il 25 dicembre e il 1° gennaio dalle
15.30 alle 19.30).
Il presepe animato di Gravedona ed Uniti è
un’opera d’arte realizzato, in origine, dalla
grande passione di Giacomo Brambilla, ed
inaugurato a Colonno nel Natale 2009, che
rischiava di disperdersi dopo la tragica scomparsa del suo ideatore, avvenuta nel febbraio 2010.
Il Comune di Gravedona ed Uniti decise
così di rilevarlo e di farne un’esposizione
permanente.
La sede attuale è in piazza Mazzini nella
chiesa della Madonna di Soledad, di proprietà della famiglia Motti, messa gentilmente a disposizione per l’ambientazione
della rappresentazione. Con il coordina-
mento della Pro Loco ed il lavoro di pochi
volonterosi, il presepio che conta circa 200
ambientazioni e 1300 personaggi, di cui metà in movimento, è stato riallestito in modo
che offra subito uno stupendo colpo d’occhio
al visitatore che entra. Ingrandito con l’aggiunta di paesaggi alpestri e lacustri vuole
rappresentare l’universalità della nascita di
Gesù che è avvenuta per tutti gli uomini di
ogni razza e paese.
Notizie flash
■ Dongo
Uscito il numero
di dicembre
dei “Quaderni”
È uscito in dicembre il numero 67
dei Quaderni della Biblioteca del
Convento Francescano di Dongo, il
quadrimestrale edito dalla Provincia
lombarda S. Carlo Borromeo giunto
ormai al ventiquattresimo anno, che
si occupa dell’arte e della cultura
del territorio dell’Alto Lario, con
particolare attenzione al recupero
delle tradizioni perdute o in disuso, e
alla riscoperta dei tesori artistici, non
necessariamente di contenuto religioso,
presenti nei paesi tra Menaggio e
Colico. In questo numero, accanto
alla terza parte della Forma Vitae di
S. Chiara a cura di Maria Gabriella
Martini, sono da segnalare le ricerche
sul monastero della SS. Annunciata di
Domaso a opera di Rita Pellegrini, nel
quale si riassume la storia della Casa
delle Orsoline da cui in seguito ebbe
origine il monastero, e soprattutto
il servizio di Jennifer Galbiati sulla
Sperada, un antico ornamento
femminile in argento diffusissimo nella
Brianza dei tempi andati. (s.c.)
30 Sabato, 22 dicembre 2012
Testimonianze
Otto per mille. L’esperienza di don Diego Fognini e de “La Centralina” di Cermeledo.
È
in un prepotente richiamo
all’integrità umana.
Quella che va sconfitta è la
riduzione del pregiudizio:
“Nella mentalità comune
certi soggetti vengono
etichettati: questo è un
drogato, questo è un
barbone, questo è un
matto. Disturbano il nostro
perbenismo, e per questo
vengono frettolosamente
bollati ed emarginati”.
È la logica ottusa del
conformismo sociale,
insomma, che con le sue
regole di uniformazione
ed intransigenza esclude,
marginalizza, pretende
di recintare i “deviati”
e di censurarli, perché
disturbano la rassicurante
certezza della “norma”.
Quello che don Diego
propone, allora, è prima di
tutto uno sguardo nuovo, la
capacità di andare oltre la
condanna della paura per
guardare a quell’umanità
che, senza retorica, ci rende
uguali: “Qualsiasi scelta della
L’esperienza de “La Centralina”,
vita implica e coinvolge le
La struttura si articola in tre settori di intervento: dipendenze, disabilità,
infatti, si articola di fatto in
persone. Quando parliamo
tre settori, intrecciati ma
di giustizia, libertà,
housing sociale; ogni intervento mira al dialogo e al confronto umano...
distinti. Prima di tutto la
solidarietà e onestà, questi
comunità di recupero per
valori sono applicati alla
persone affette da gravi
persona. È la persona che
dipendenze, con lo scopo di arginare
centrata sullo sviluppo e sul mantenimento
pubblico). Il contorno e il compimento di
deve essere messa al centro: così accade
questi disagi che, prima ancora che
della capacità di agire degli individui.
tutto ciò è una diffusa e capillare opera di
nella nostra Costituzione, nella filosofia
vagamente sociali, sono irriducibilmente
Un percorso che recupera la dignità
prevenzione e sensibilizzazione, portata
greca, nella Bibbia dove l’uomo è immagine
e drammaticamente umani: su tutti
umana attraverso l’attività dignitosa per
avanti in prima persona dallo stesso don
di Dio”. È un confronto e un dialogo con
l’alcolismo e la tossicodipendenza. Ci
eccellenza, quella del lavoro, che sola può
Diego, attraverso incontri e conferenze,
la persona, un’apertura non prevenuta
sono poi un centro diurno per la cura
realizzare le potenzialità del singolo. Le
specialmente nelle scuole, volti a rendere
nei suoi confronti, la disponibilità a
di gravi patologie psichiatriche e un
competenze e il “saper fare” diventano
testimonianza di una sofferenza che non
darle credito perché nessuno sbaglio
avanzato progetto di housing sociale
il tramite che permette di emanciparsi
può rimare con condanna, ma che deve
può definirla, che ribalta la prospettiva, e
(uno strumento in continua espansione in
dal giudizio sociale; dimostrano con il
trasformarsi in occasione di incontro e
conduce a risultati inaspettati e bellissimi:
Italia, rivolto a tutti quei nuclei familiari,
loro prodotto concreto che quel disagio
condivisione. D’altra parte basta leggere
“Il mio vivere a contatto con i ragazzi da
giovani coppie e anziani che non riescono
non può comprimere tutta l’ampiezza di
le dichiarazioni rilasciate da don Diego
molto tempo- continua don Diego- mi ha
a soddisfare il proprio bisogno abitativo,
un’umanità ricca e capace. Le attività svolte nel corso degli anni, per capire che, in
insegnato una cosa molto semplice: che
specie in questi tempi di crisi economica;
a “La Centralina” sono numerosissime, e
fondo, il suo è molto più di un meccanico
essi da elementi dannosi possono diventare
e che assicura loro, insieme alla vitale
vanno dalla florovivaistica all’allevamento,
intervenire per soddisfare un bisogno, di un una ricchezza enorme per la società. Basta
sicurezza di un tetto, la dignità che solo
dalla coltivazione di frutta e ortaggi
semplice rimediare (in modo razionalistico
lasciare spazio alla loro forza di volontà, al
una sistemazione decorosa porta con
alla falegnameria, fino a lavori di utilità
e banalmente automatico) per risolvere
loro ardentissimo desiderio di riscatto. Mi
sé). Il metodo seguito, in tutti questi tre
pubblica (recentemente è stato stipulato
un disturbo. Sarebbe cosa certo lodevole;
sono preso questa responsabilità anni fa e
contesti, è quello che si è soliti chiamare
un accordo con il comune di Morbegno
ma in fondo insufficiente, se ogni
la voglio portare fino in fondo”.
«ergoterapia»: una disciplina riabilitativa
per la cura e la manutenzione del verde
singolo intervento non si trasformasse
MARIO TACCONE
il 1991, quando un gruppo
di amici di don Diego
Fognini decide di avviare,
sotto la sua guida, un’esperienza
di accoglienza e volontariato
nelle vicinanze di Morbegno
(precisamente a Civo, in località
Sanbello). Nascerà, di lì a poco,
l’associazione “La Centralina”,
una realtà cresciuta e maturata
nel corso degli anni, e oggi
tra le più attive sul territorio
della nostra diocesi, divenuta
ormai un punto di riferimento
prezioso e imprescindibile
per i bisogni (troppo spesso
semplicisticamente bollati come
normali sottoprodotti della
società di massa) di larghe fasce
della popolazione. Quest’anno,
grazie ai fondi dell’“Otto per
mille” alla Chiesa cattolica,
l’associazione (in quanto
intervento caritativo a favore
della collettività) potrà
beneficiare di un contributo
di 18.000 euro, una cifra
importante, finalizzata
all’avanzamento dei vari
progetti in corso.
La persona innanzitutto
Valli Varesine
Sabato, 22 dicembre 2012
emergenze. Coinvolti 22 comuni di Valcuvia e medio Verbano
31
Vararo
■ Appuntamenti
Concerto nella chiesa
di San Bernardo
I
L
a Legge regionale 100/2012
“Riordino della Protezione
Civile”, ha ribadito la necessità e
l’obbligatorietà che ogni comune
si doti di un proprio piano di emergenza
di protezione civile, specifico per le
problematiche di ogni singolo territorio
comunale. In 22 comuni della Valcuvia
e del medio Verbano la redazione di
questo importante documento è stato
delegato alla Comunità Montana
Valli del Verbano che ha redatto per
questi enti il Piano di emergenza
intercomunale di Protezione Civile, nel
Il Piano elenca e descrive
le azioni necessarie a
prevenire i rischi e limitare
i danni in caso di calamità
quale si sono analizzati in dettaglio i
rischi idraulici e idrogeologici, chimici
e sismici, di incendi boschivi e quelli
generati da eventi meteorologici estremi.
“Ad ogni eventuale rischio – spiegano
in Comunità Montana - vengono
associate specifiche procedure di
preallerta, allarme ed emergenza, ma
non solo; perché il Piano di emergenza
elenca e descrive le azioni necessarie a
prevenire i rischi e limitare conseguenze
catastrofiche in caso di criticità. Vengono
infatti fornite precise indicazioni
Un piano di intervento
per la Comunità montana
rispetto all’attività di manutenzione
ordinaria: pulizia di fiumi e sentieri,
sistematico controllo di mezzi e
attrezzature, aggiornamento delle
informazioni cartografiche e di ogni
dato utile riferito al territorio in esame”.
Per dotare le squadre di Protezione
Civile ed antincendio boschivo di
uno strumento sempre attuale, le
informazioni contenute nel documento
appena redatto sono state rese
disponibili su una piattaforma web in
modo tale che - se necessario - possano
essere modificate e condivise in ogni
momento. “Le aree di maggior rischio
e le strutture da utilizzare in caso di
emergenza – illustrano i tecnici dell’ente
montano - sono state georeferenziate
ed integrate nella cartografia digitale
realizzata dalla Comunità Montana
(WebGIS), con possibilità di accesso in
tempo reale a tali informazioni da parte
degli operatori autorizzati, in modo che
esse possano effettivamente essere utili
e di pratico uso in caso di emergenza.
Questo risultato è stato possibile grazie
ad un finanziamento di 110 mila euro
che Regione Lombardia ha erogato alla
Comunità Montana Valli del Verbano
perché coordinasse la realizzazione del
Piano di emergenza sovraccomunale.
Il piano è stato presentato ai 22 Sindaci
interessati lo scorso martedì 4 dicembre,
nella sede di Cassano Valcuvia dell’Ente
montano. A conclusione del lavoro –
che attende ora l’approvazione da parte
dei singoli comune – il commento del
presidente di Comunità montana Valli
del Verbano, Marco Magrini: “La tutela e
la salvaguardia del territorio, ma anche
la sua promozione, necessitano di
azioni come queste. Chi amministra un
territorio sa che l’attenzione deve essere
vigile e costante, specialmente in aree
montane come le nostre, caratterizzate
da una scarsa densità abitativa e da
una complessità di fattori di potenziale
rischio, legati – anche - alla morfologia
del territorio. È, quindi, importante dare
il giusto valore a questo strumento per
evitare che il territorio balzi agli onori
della cronaca solo in coincidenza di
eventi catastrofici che ne evidenziano la
sua estrema fragilità”.
A.C.
niziative natalizie a Vararo ideate e
proposte da due associazioni operanti
sul territorio che con le loro iniziative
animano il piccolo borgo montano,
frazione del comune di Cittiglio. Il 26
dicembre alle ore 18.30 presso la
chiesa parrocchiale di San Bernardo
l’Associazione culturale “Prà Cumün”
propone: “Pastorale”. Esecuzione di
brani natalizi tradizionali e classici,
arrangiati dagli stessi esecutori che
formano il “Gruppo Calicantus”,
composto da: Marleen Bergè al
Violoncello; Gianluca Fortino alla
Chitarra; Eleonora Rapone all’organetto
diatonico. Poco prima dell’inizio del
concerto è prevista la conclusione sul
sagrato della chiesa di Vararo della
tradizionale camminata in notturna
“Ammazzapanettone” Laveno –
Vararo, lungo l’antica mulattiera che
sale da Monteggia. Questa iniziativa
è organizzata e promossa dalla
sezione CAI di Laveno Mombello che
curerà l’accoglienza dei partecipanti
predisponendo all’arrivo un caldo falò,
panini caldi e vin brulè.
Presepi in mostra
con “Vivi Vararo”
I
n concomitanza con l’iniziativa
anche il concerto delle Campane di
san Bernardo, a cura del campanaro
Marco Righetto.
L’Associazione “Vivi Vararo”, ha invece
allestito oltre una ventina di presepi
– di varie fogge e misure, ma tutti
di costruzione artigianale - e li ha
collocati in altrettanti punti del borgo
montano. I presepi saranno visitabili
per tutto il periodo natalizio e sono
un ulteriore invito ai turisti perché
salgano sino ai 750 m della frazione e,
col pretesto di scovare i vari presepi,
scoprano Vararo e la sua originalità di
borgo montano che, anche in inverno,
ricompensa i visitatori con scorci e
panorami unici.
Brenta. L’attesa nel piccolo borgo della Valcuvia
Natale in valle
E
ccoci nuovamente giunti al Natale. Fuori la neve ha
imbiancato e tutto ora è più tranquillo. I rumori attutiti
aiutano a riflettere, nonostante i pensieri vagano nelle
prove del presente fatto di dubbi, perplessità e rancori giusti o
ingiustificati. Tutti sappiamo i temi dell’amaro e ci consoliamo
perché, nonostante tutto la vita, per noi comuni mortali, bene
o male, con lacrime o sorrisi, continua. E’ Natale e gli occhi
stupiti e festosi dei bimbi ce lo ricordano e ci parlano. Le luci,
anche nei nostri piccoli villaggi della valle, ci parlano anche
in modo profano della festa tanto attesa. Il Papa ha ricordato
le sirene del consumismo che coprono coi loro canti il vero
significato della festa che viene. Ci ricorda ancora una volta
che nasce il Redentore. Da anni, per molti, la vera festa si è
persa nel pensiero: non del Cristo fatto uomo, ma del regalo
da scegliere, dal pranzo da organizzare…è ciò e giusto se
messo oltre la straordinarietà della festa religiosa. Così c’è
chi attende la messa di mezzanotte più per il richiamo della
suggestione che da quello della fede. Eppure, per sottolineare
questo periodo d’Avvento, la generosità ha mosso il mondo
della beneficienza sociale verso gli ultimi, gli ammalati, i senza
tetto e il mondo bisognoso del nostro aiuto. La nostra società
sembra viaggiare su due binari che paralleli, ma diversi per
sensibilità e attenzioni, corrono attraverso la storia, che è pur
sempre la nostra storia. Affidiamoci dunque, se possiamo,
alla meditazione e alla preghiera, ai ricordi vicini o lontani
della nostra infanzia, quando era Gesù bambino a portare i
doni e i re Magi a portare i regali. Quando anche noi con occhi
stupiti guardavamo il presepio e aspettavamo quel bambino
che la nostra mamma metteva nella culla. Lo posava quando
noi, distratti, staccavamo gli occhi dalla capanna; allora era lo
stupore di Gesù bambino che era nato anche nel nostro piccolo
presepe e nei nostri cuori.
SERGIO TODESCHINI
Insieme al
mercatino è
stato allestito il
presepe realizzato
da Gigi Pogliano,
recentemente
scomparso
IL PRESEPE DI “GIGI”
I
l mercatino del Natale, una caratteristica
che sempre più coinvolge anche i piccoli
centri della nostra Valcuvia, quest’anno a
Brenta si è aperto con due novità. La prima
è che questa volta si è chiusa la strada
principale per dare una diversa distribuzione
delle bancarelle e permettere più
agevolmente l’impostazione dei numerosi
banchi: una ricca esposizione artigianale e
di ‘sapori’; assieme al punto ristoro, quello
ludico-zoofilo della possibilità di un giro
in carrozzella o a cavallo; è osservazione
di animali domestici, quelli che non molti
decenni orsono popolavano le nostre corti
e circolavano trainando carri per le nostre
vie, una consuetudine che certo non aveva
il sapore odierno della novità, e quello
della mostra fotografica nel centro anziani,
che ci riportava in un nostalgico passato,
hanno dato un felice accostamento alla
giornata, accumulando cultura, giusto
capacità artigianale e ricordi. La seconda
caratteristica o se vogliamo ‘novità’ è stata
quella di sostituire il presepe caratteristico
che si allestiva nella piazza principale in
una edicola, a quello scolpito in legno di
Gigi Pogliani, recentemente scomparso.
Il presepe, o se vogliamo, una “Intima
rappresentazione della Natività”, collocato
in una grande vetrina nella parte destra
della piazza, non può non colpire la
sensibilità dell’osservatore, sia per il
ricordo diretto del suo autore, sia nel
simbolismo che traspare dall’impostazione e
osservazione delle grandi statue, essenziali
per costruire il racconto evangelico della
natività. Il bambino, sospeso tra le braccia
di Giuseppe e Maria, che formano una culla,
è la donazione al mondo del mistero della
Incarnazione. Alle spalle, il bue e l’asinello
guardano, quasi sorridenti a trasformano,
per i bimbi che osservano, la nascita di
Gesù bambino una favola vera e bella,
comprensibile e accattivante. Un messaggio
di fede e un palpitante ricordo del nostro
Gigi. Un rinnovato nostro grazie per tutto
quello che ci ha trasmesso nella semplicità
delle cose e che ancora ci rinnova in questo
Natale.
32 Sabato, 22 dicembre 2012
Sondrio Cronaca
Sondrio. Riscoprire la bellezza e la gioia di essere cristiani attraverso l’arte.
Una mostra
per l’Anno della Fede
Don Andrea Straffi
ha spiegato che la mostra
è un aiuto a leggere
il messaggio del Papa
per l’Anno della Fede
attraverso la bellezza
e la ricchezza di senso
delle opere d’arte.
I
l pomeriggio di sabato scorso a
Sondrio, presso la sala dei Balli
di palazzo Sertoli del Credito
Valtellinese, è stata presentata la
mostra itinerante Videro e credettero La bellezza e la gioia di essere cristiani,
ideata e prodotta da Itaca per l’Anno
della Fede d’intesa e con il patrocinio del
Pontificio Consiglio per la Promozione
della Nuova Evangelizzazione.
L’amministratore delegato del Creval,
Miro Fiordi, ha presentato gli ospiti,
il curatore Eugenio Dal Pane e don
Andrea Straffi, direttore dell’Ufficio
Inventariazione dei Beni Ecclesiastici
della Diocesi di Como, sottolineando
che la mostra è un aiuto a leggere il
messaggio del Papa per l’Anno della
Fede attraverso la bellezza e la ricchezza
di senso delle opere d’arte.
Don Straffi ha ripreso il concetto,
evidenziando il nesso inscindibile tra
i verbi vedere e credere, che anche la
mostra pone in risalto con un apparato
fotografico ricco e suggestivo. Della sua
relazione, ricca di esempi, vogliamo
ricordare l’accenno al biblista Ignace
De La Potterie, che nel commento
al Vangelo di Giovanni parla della
fede come cammino dello sguardo,
«mirabile sintesi della necessità
dell’uomo di vedere per credere».
Quindi, analizzando il dipinto I discepoli
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro il
mattino della Resurrezione del pittore
svizzero Eugène Burnand, scelto quale
frontespizio della mostra e del catalogo,
don Straffi ha spiegato che anche
qui è splendidamente sintetizzato lo
stretto legame tra vedere e credere: «I
discepoli sono ritratti nel momento
in cui corrono al sepolcro, dopo che
Maddalena ha detto loro che qualcuno
ha portato via il Signore. Gli sguardi e
l’atteggiamento tradiscono l’angoscia: le
mani di Giovanni sono strette, così come
l’iconologia classica lo ritrae presso la
croce; Pietro è ancor più angosciato,
con lo sguardo perso nel vuoto e i
capelli scarmigliati che riflettono il
guazzabuglio del suo cuore. L’evangelista
Giovanni scrive che solo davanti al
sepolcro vuoto, videro e credettero:
quella vista provocò il loro atto di fede».
Molto persuasiva anche l’analisi sull’uso
che l’apostolo Giovanni fa delle diverse
forme e sfumature di significato del
verbo greco vedere: accompagnate dalla
lettura di varie opere d’arte, sono servite
a ripercorrere gli atteggiamenti e gli
stati d’animo di chi accosta Gesù, dove
il Mistero lontano di Dio, superiore a
tutte le categorie umane, si rende visibile
e vicino a noi: «Gli sguardi di tutti gli
uomini – ha concluso don Straffi – si
concentrano su di Lui, chiave che apre al
senso della storia».
«Il titolo della mostra – ha spiegato
Eugenio Dal Pane – intende sottolineare
la dimensione semplice della fede
come riconoscimento di qualcosa che
accade, che non è né visionarietà, né
convinzioni morali o valoriali. Essa è
l’incontro di qualunque uomo con la
persona di Cristo, qualunque attività
svolga, dalla più nobile alla più umile e
anche vergognosa». Il curatore ha così
dichiarato da dove ha attinto l’idea della
mostra e su quali solide basi di fede è
stata costruita.
Egli ha ricordato anche che lo scopo
esplicito del Papa nell’indire un Anno
della Fede è stato proprio quello di
«ridare all’uomo la totalità delle sue
dimensioni», in un tempo dove la qualità
della vita è tremendamente povera come
gusto e senso del vivere. La mostra parte
proprio dalla domanda se l’uomo abbia
bisogno di Dio o possa farne a meno
e dalla constatazione che, ogni volta
che Dio scompare dall’orizzonte, la vita
del singolo uomo e quella della società
diventano del tutto problematiche.
Infatti, Teilhard de Chardin riconosceva
che «La più grande tragedia del nostro
tempo è il venir meno del gusto del
vivere», che oggi si manifesta nel
lamento di tutti verso tutti e tutto e in
una terribile confusione, perché – ha
concluso – «Quando viene meno la
novità della presenza di Dio, sorgente
che di continuo alimenta il lago della
vita, essa diventa uno stagno anche
puzzolente».
Visitabile con ingresso libero fino a
sabato 12 gennaio presso la Galleria
Credito Valtellinese, la mostra rimarrà
aperta da martedì a venerdì dalle 9.30
alle 12, dalle 15 alle 18.30; il sabato e nei
giorni festivi, dalle 15 alle 18.30; sarà
chiusa i giorni di Natale e Capodanno.
Le visite guidate si prenotano via mail,
scrivendo a mostrafedesondrio@gmail.
com. Ricordiamo infine che l’evento è
promosso dalla Diocesi di Como e da
Itaca con il sostegno del Gruppo Credito
Valtellinese e che è disponibile anche il
catalogo della mostra, edito da Libreria
Editrice Vaticana e da Itaca.
PIERANGELO MELGARA
Lo scorso lunedì 17 dicembre
Nuovo ingresso
ospedale
«B
Inaugurato l’affresco
enedico questo nostro
fratello, san Giovanni
dedicato a San Giovanni
di Dio, chiedendogli di
di Dio, opera del pittore
aiutare tutti noi a continuare la sua
Antonio Caimi, che ora
opera in questa nostra casa per gli
campeggia all’ingresso
ammalati. Una casa che oggi può
essere un luogo dove costruire la
del nosocomio cittadino
pace e l’unione tra i popoli qui
rappresentati dalle persone malate, nate nei più diversi
provvidenziale.
Paesi del mondo». Con queste parole, don Pietro
Le sue qualità di pastore e guerriero si volsero al servizio
Piazzoli, cappellano dell’Ospedale di Sondrio, ha dato la del bene. Uscì dal manicomio determinato a dedicarsi
sua benedizione durante la cerimonia d’inaugurazione
alla cura degli ammalati, fisici e psichici, nonché dei
del “Tempietto Portineria” dell’Ospedale in occasione
poveri e delle prostitute, e fondò un ospedale, dando
della scopertura del dipinto “San Giovanni di Dio”,
vita a un movimento che, dopo la sua morte, costituì
realizzato dal pittore valtellinese Antonio Caimi nel
l’Ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio, meglio noto
1838. D’ora in poi chi entrerà nell’ingresso dell’ospedale
come Fatebenefratelli, dal motto che il Santo usava per
della città verrà, dunque, accolto dall’immagine di
chiedere la carità: “Fate bene a voi stessi, fratelli, fate
questo straordinario uomo di Dio. Nato nel 1495 a
bene”. «Nell’affresco è ben rappresentata l’intuizione
Montemor-o-Novo, in Portogallo, e morto nel 1550
profonda di questo Santo», ci ha detto Cecilia Ghibaudi,
a Granada, in Spagna, prima di essere chiamato alla
sovrintendente per il Patrimonio Storico Artistico
sua radicale scelta di vita religiosa, fu uomo dalla vita
ed Etnoantropologico di Milano, che ha curato gli
avventurosa, che da pastore si fece soldato di ventura
studi analitici necessari al restauro, realizzato grazie
e che, poi, smesse la armi, vagò in Europa e in Africa e
all’eccellente maestria dall’architetta e restauratrice
fu bracciante, venditore ambulante e, infine, libraio a
Maria Paola Gusmeroli. La sua intuizione tradotta in
Granada. In questa città, si racconta, fu folgorato durante realtà fu quella, avanguardistica e rivoluzionaria per
un’omelia di san Giovanni d’Avila e sconvolto a tal punto
i tempi (di ogni tempo), dell’accoglienza empatica e
da essere preso per pazzo e internato. Questa reclusione
solidale, fondata sull’ascolto del malato. Un’intuizione
forzata, in un luogo di terribile sofferenza, fu evento
di cui il pittore Antonio Caimi fu consapevole al punto
da raffigurarla nel semplice eppure maestoso gesto del
Santo che, nell’affresco, stringe nella sua mano la mano
di un uomo sofferente, probabilmente un appestato, in
un’intensa relazione di sguardi.
All’inaugurazione della preziosa tela, che a suo tempo
il Caimi donò per l’altare della Cappella dell’ospedale,
ha partecipato l’assessore ragionale alla sanità Mario
Melazzini, accanto ai vertici dell’Aovv: il direttore
generale Luigi Gianola, il direttore sanitario Tommaso
Saporito e la direttrice amministrativa Beatrice Stasi.
Erano, inoltre, presenti l’assessore provinciale alla Sanità
Giuliano Pradella, il viceprefetto Salvatore Angieri
e la direttrice del Museo di Storia e Arte di Sondrio
Angela Dell’Oca. Il restauro è stato reso possibile dal
sostegno economico della Banca Popolare di Sondrio,
rappresentata alla cerimonia dal direttore generale
Mario Alberto Pedranzini, che ha portato il saluto del
presidente Piero Melazzini.
MILLY GUALTERONI
Valchiavenna
Elena Fattarelli di Colico
è la vincitrice nel
concorso “La montagna:
valle Spluga” per la
sezione narrativa.
La premiazione al Museo
del Latte di Mese
C
Per Natale diverse
iniziative a Chiavenna
Elena Fattarelli di Colico, prima classificata nella sezione
Narrativa, viene premiata dal sindaco ing.Luigi Codazzi
madre superiora suor Serena
Dell’Acqua e da tre consorelle,
oltre che da una fanfara di
giovanissimi appartenenti alla
Banda musicale di Mese “don
Primo”, perché da don Primo
fu voluta, come tante altre
istituzioni che a Mese ancor
oggi parlano di lui.
Il concorso letterario è stato
indetto dalla Pro loco di Campodolcino,
rappresentata dalla sua presidente
Patrizia Longo, con il patrocinio della
Regione Lombardia, della Comunità
montana, dalla Biblioteca e dal Comune
di Mese, rappresentato dal sindaco
Luigi Codazzi e dall’assessore Patrizia
Pilatti, dall’Associazione Amici Casa
Sacra Famiglia e del Gruppo italiano
scrittori di montagna. Visto il notevole
numero di testi pervenuti da tutta Italia,
impegnativo è stato il lavoro della giuria,
presieduta dal prof. Guido Scaramellini
e composta da altri nove membri, che
ha proceduto alla selezione su testi
anonimi. Per la sezione Poesia il primo
premio è toccato ad Andrea Girlardi,
un prete missionario a Pucallpa in
Perù, autore di “L’attimo della quiete”.
Seguono nell’ordine Maria Calistri
di Pistoia e Mirta De Riz di Meano
(Belluno). Attestato di merito è toccato
ad altri sette concorrenti, provenienti
da Gorizia, Busto Arsizio, Monza,
Casorezzo, Valfurva (Simonetta Bonetta)
e Como (Rita Pellegrini): a loro spetta la
pubblicazione della poesia sulla rivista
e sul sito internet “il club degli autori”. Il
premio speciale per la poesia sulla valle
Spluga è andato a Pieralda Albonico
Comalini di Gravedona. Il premio
“Giovani” è stato assegnato a Martina
Umbrello di Catanzaro con “Il respiro
della montagna”.
Nella sezione Narrativa, la migliore è
stata Elena Fattarelli di Colico con il
racconto “I camosci dello Spadolazzo”,
seguita da Marco Enrico Manoni di
Vinci (Firenze) e da Roberta Sartarelli
di Frattocchie (Roma). Gli altri sette
selezionati provengono da Milano,
Palermo, Pistoia, Ladispoli, Gadoni
(Nuoro), Peschiera Borromeo e Monza.
Dopo gli interventi di Severino De
Stefani, presidente della Comunità
montana, di Luigi Codazzi e Patrizia
Pilatti, sindaco e assessore al comune
di Mese e di Patrizia Longo, presidente
della pro Campodolcino, la prof.
Emiliana Del Gener, componente della
giuria, ha letto il sunto dei testi in prosa,
mentre al presidente Scaramellini
è stata affidata la lettura di tutte le
poesie premiate. Ha concluso l’intenso
pomeriggio, condotto dall’avv. Bruno
Gozzelino, componente della giuria,
la prof. Patrizia Lodigiani, che ha letto,
davanti a un pubblico numerosissimo,
una poesia composta da don Primo
Lucchinetti a Montespluga.
Natale. L’allestimento ai crotti di Motta
A Villa di Chiavenna
la magia del Presepe
I
l magnifico presepe allestito
ormai da qualche anno a Villa di
Chiavenna ed ambientato in luoghi
caratteristici, ha trovato quest’anno
localizzazione nel gruppo dei crotti di
Motta.
La neve caduta negli ultimi giorni ha
dato un tocco di fascino in più ad una
“rappresentazione” così realistica e
viva con statue a grandezza naturale.
Come negli altri anni alla scena
natalizia tradizionale della capanna
di Betlemme, dei pastori, dei Magi,
si affiancano scene di vita del paese
collocabili intorno alla seconda
metà dell’Ottocento, con le attività
tradizionali del paese. I manichini
hanno atteggiamento e abbigliamento
di grande impatto sull’osservatore
che percorre di crotto in crotto il
presepe scoprendo un’aula scolastica,
la maziglia, perfino l’assistenza ad
un anziano malato, diversi artigiani
all’opera con gli attrezzi di un
tempo. Rinnoviamo i complimenti al
gruppo organizzatore che ha saputo
presentare un vero e proprio museo
etnografico.
33
Solidarietà
■ Unicef
Il concorso
letterario
don Primo
Lucchinetti
ome da qualche anno a
questa parte, la premiazione
del concorso letterario “La
montagna: valle Spluga” si
è tenuta in una sede diversa della
Valchiavenna. Sabato scorso 15
dicembre è toccato al Museo del Latte a
Mese, essendo la XII edizione del premio
dedicata a don Primo Lucchinetti,
che lì fu parroco dal 1887 al 1932 e lì
fondò l’Istituto Sacra Famiglia, che
ancora oggi, attraverso le sue suore,
svolge un importante ruolo in campo
socio-assistenziale. Non solo: la stessa
latteria fu voluta da don Primo nel
1892, mentre oggi è diventata sede della
Biblioteca e museo. Per l’occasione è
stata anche allestita nei locali adiacenti
una mostra (aperta fino a tutto gennaio)
delle fotografie partecipanti a un
concorso collaterale a quello letterario,
mentre alcuni pannelli ripercorrono
la vita e l’opera di don Primo, da
quella parrocchiale all’Istituto Sacra
Famiglia, rappresentato in sala dalla
Sabato, 22 dicembre 2012
In una splendida cornice
naturalistica l’allestimento
del Presepe che affianca alla
Natività scene di vita quotidiana
C
ome è noto Chiavenna è sede del
Comitato provinciale UNICEF della
provincia di Sondrio. L’UNICEF è
il fondo internazionale delle Nazione
Unite per l’infanzia e l’adolescenza
e attraverso i comitati nazionali e
provinciali finanzia attività in tutto il
mondo contro la mortalità infantile,
le malattie e per promuovere i diritti
dei bambini come l’istruzione, la
protezione.
Diverse sono state le iniziative
nel periodo natalizio anche in
Valchiavenna.
Una mostra a Palazzo pretorio e in
un negozio sfitto di Chiavenna hanno
proposto oggetti ma soprattutto le
famose pigotte, bambole di pezza
realizzate da volontarie con immensa
buona volontà e fantasia creativa.
Importanti sono state anche iniziative
attuate in collaborazione con alcune
scuole. Le scuole dell’infanzia e
primaria di Madesimo hanno realizzato
oggetti carinissimi, proposti in
collaborazione con le mamme ai
mercatini di Natale di Madesimo,
realizzando una generosa raccolta di
offerte.
La scuola primaria di Samolaco ha
svolto un percorso di sensibilizzazione
in tutte le classi sui diritti dei bambini.
Venerdì 14 dicembre, poi, gli alunni
delle classi seconde hanno messo in
scena una deliziosa rappresentazione
sui diritti dei bambini. Un grandissimo
complimento ai bambini in scena e
alle loro insegnanti per un momento
veramente alto di condivisione e
partecipazione ai problemi dell’infanzia
nel mondo e da noi.
Sondrio Cronaca
34 Sabato, 22 dicembre 2012
Crisi della fede: gli
antidoti sono Amore
e Conoscenza
Monsignor Angelo Riva ha tenuto, lo scorso venerdì,
l’ultima conferenza per catechisti organizzata dal
vicariato di Sondrio, riflettendo sul Catechismo.
S
iamo anime addormentate.
Anime che vanno risvegliate.
E «prendendo lo spunto della
favola narrata da Apuleio nel
II secolo dopo Cristo, si può dire che
per risvegliare Psiche, cioè la nostra
anima dell’occidente cristiano che
si è addormentata, Eros non basta,
Amore non è sufficiente. Occorre
la Conoscenza». Con questa chiara
immagine, suggerita dalla mostra
Amore e Psiche, che a Milano propone
al pubblico la meravigliosa statua del
Canova, monsignor Angelo Riva, vicario
episcopale per la cultura e direttore di
questo giornale, ha introdotto la sua
conferenza su Il Catechismo della Chiesa
Cattolica, che si è svolta lo scorso 14
dicembre presso il Cinema Excelsior
di Sondrio. Con questo incontro, il
dodicesimo, don Ferruccio Citterio
ha chiuso il ciclo di conferenze per
la catechesi da lui organizzato per il
vicariato di Sondrio.
Per risvegliarsi a una vita autentica,
dunque, l’«Anima cristiana assopita e
dormiente ha bisogno sia di Amore che
di Conoscenza», perché «l’amore senza
la conoscenza diventa sentimentalismo
e la conoscenza senza amore diventa
gnosticismo», ha proseguito don Angelo.
Il senso e la funzione cruciale del
Catechismo della Chiesa cattolica voluto
da papa Giovanni Paolo II è, dunque,
questo: «Questo compendio del sapere
elaborato dalla nostra bimillenaria
tradizione» va conosciuto e appreso,
perché «costituisce quella conoscenza»
oggi più che mai necessaria per poter far
fronte al «processo di secolarizzazione
che ha ormai desertificato l’occidente».
Se, dunque, la fede nel mondo
occidentale è in profonda crisi, a tal
punto da spingere il Papa a indire
l’Anno della Fede, quali sono i rimedi
e, innanzitutto, quali sono gli ostacoli
che la Chiesa incontra? Monsignor
Riva ne ha evidenziati quattro: «quattro
malattie, quattro patologie» che «per
guarire invocano proprio l’antibiotico
della conoscenza». La prima è
l’indifferenza religiosa. «Già Paolo VI nel
‘68 indisse un Anno della fede, ma se a
quei tempi c’era un ateismo militante
e aggressivo che voleva spazzar via la
fede, oggi l’interlocutore è l’indifferenza
religiosa, un fenomeno nuovo, che
non ha precedenti. Il mondo con cui
ci confrontiamo è un mondo nel quale
l’ipotesi di Dio sembra essere diventata
inutile, superflua». Come Psiche gli
uomini sono dormienti, ma il loro è il
triste sonno dell’indifferenza.
Una seconda e insidiosa malattia è la
dissociazione tra la fede e la vita. Accade
quando «la fede in apparenza vive, ma
si concentra solo in alcuni momenti
dell’esistenza e lì rimane. Non anima
più la vita, non la trasforma», come una
sterile «cornice». Questa scissione si
mostra sotto vari aspetti. Un primo «è
la fede ridotta a mera testimonianza
culturale, archeologia del passato».
Ancora, la «cosidetta religio civilis: la
religione che permane come insieme
di simboli d’identificazione collettiva,
mentre il cuore, la mente, le scelte
sono pagane». Un altro aspetto di
questa dissociazione è «un certo tipo di
religiosità popolare», quella che «si riduce
a folklore», quando la «festa del patrono
diventa solo occasione di sagra paesana,
verniciatura esterna di una mentalità
pagana». Ancora, la massima espressione
della scissione tra fede e vita è «la
religiosità di tipo mafioso». I boss e i loro
seguaci con, da un lato, l’astratta teoria
della Bibbia e dei santini e, dall’altro, la
concretezza delle loro azioni criminali.
La terza malattia, ha detto ancora don
Angelo, è quella che si può definire «fede
supermercato o arlecchino». Perché se
«da tempo i sociologi affermano che
oggi c’è grande voglia di sacro, la qualità
ci lascia interdetti». Questa ricerca di
sacro «sembra rispondere a bisogni di
identificazione sociale di forte coesione
per non sentirsi soli» – ed ecco le sette;
oppure è «risposta a bisogni intimisti
di calore spirituale» – ed ecco la fede
come «analgesico» al male di vivere.
Per rispondere ai propri bisogni, «si
prende ciò che piace e si lascia ciò che
non piace», come si scelgono i prodotti
dagli scaffali di un supermercato. E come
un abito d’Arlecchino, questa fede «a
proprio uso e consumo», è costruita
«prendendo un pezzo di qui e un pezzo
di là, pescando anche nelle filosofie
orientali, a seconda dei propri gusti,
inclinazioni, bisogni».
La quarta malattia, sulla quale insiste il
Papa, è il relativismo. Quello «religioso»
che avalla l’idea che le religioni siano
intercambiabili, e quello «di tipo
morale», che relativizza male e bene,
e i comportamenti conseguenti, a un
giudizio personale.
Che cos’è, allora, la fede? «È l’insieme di
tre elementi», ha concluso don Angelo.
«I contenuti, la fiducia, che vuol dire
l’affidamento a Dio e al suo amore,
e la grazia». Perché, come ha scritto
Benedetto XVI nel documento Porta
Fidei, ha citato don Angelo, il catechismo
«non è una teoria, ma l’incontro con una
Persona che vive nella Chiesa». Per poter
tradurre il sapere della nostra fede nella
concretezza della vita è indispensabile il
sostegno della vita sacramentale «nella
quale Cristo è presente, operante». Senza
la liturgia e i Sacramenti, scrive il Papa,
«la professione di fede non avrebbe
efficacia, perché mancherebbe della
grazia che sostiene la testimonianza dei
cristiani».
MILLY GUALTERONI
Palermo. La cerimonia gli scorsi 6 e 7 dicembre.
Il premio “Padre
Puglisi” a Fides Marzi
U
na “due giorni” intensa,
piena di incontri, ma
soprattutto carica di
emozioni e calore
umano quella vissuta a Palermo
da Fides Marzi Hatungimana,
presidente della Associazione
Dukorere Hamwe, il 6 e 7
dicembre scorsi. L’occasione era
ricevere il Premio Internazionale
Padre Pino Puglisi che, giunto
alla sua ottava edizione, le era
stato assegnato per l’attività da lei
svolta a favore della popolazione
del Burundi, sua terra di origine.
Con lei sul palco altri uomini
e donne le cui storie parlano
di amore alla persona, di
promozione umana, di servizio
e sacrificio: Carlo Calcagni,
tenente colonnello dell’Esercito,
vittima dell’uranio impoverito,
che spende la sua vita perché
vengano riconosciuti i diritti
di tanti che come lui sono
gravemente malati; Lucia
Lauro, giovane e battagliera
assistente sociale, che con i
suoi amici dell’Associazione
Apriti Cuore opera nei quartieri
più a rischio di Palermo per
dare opportunità, speranza,
coraggio ai minori della sua
città costruendo percorsi di
promozione e abbandonando
l’assistenzialismo; Giuseppe
Pignatone, ora Procuratore Capo
di Roma, che ha operato per
anni in Sicilia e Calabria nella
lotta contro mafia e ‘ndrangheta;
Alessandro D’Avenia, giovane
professore e scrittore di
successo; Agostina Ajello,
assistente sociale missionaria,
una vita spesa a fianco di Padre
Puglisi nell’evangelizzazione
e nella formazione dei giovani
e per questo direttamente
impegnata ora nella causa di
beatificazione di don Pino;
Roberto Faenza, regista di fama,
che con il suo film Alla luce
del sole ha raccontato la storia
di questo sacerdote martire. E
poi il Cardinale Peter Kodwo
Appiah Turkson, nativo del
Ghana, presidente del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della
Pace; e i Baschi Verdi del Gruppo
Pronto Impiego della Guardia di
Finanza di Palermo, gli uomini
delle scorte, nella persona del
loro comandante.
Tutta gente che l’Associazione
palermitana Jus Vitæ, nata nel
1996 e il cui motto sono queste
parole di Padre Pino Puglisi
«E se ognuno fa qualcosa…»,
ha ritenuto meritevole di un
riconoscimento pubblico per
quanto sta facendo a difesa dei
diritti dell’uomo.
E così, in un teatro Politeama
gremito, la valtellinese si è
trovata a raccontare la propria
storia, che molti ormai
conoscono, con un accenno
particolare al coraggio di
servire e testimoniare la verità
dimostrato da Lena Marzi,
la maestra che a 70 anni l’ha
accolta e adottata, profuga dalla
guerra civile che ha insanguinato
il Burundi per più di 40
anni a partire dagli anni ’70.
Particolarmente commovente
è stato l’omaggio che Fides ha
rivolto a suo padre Rwabaye
Siméon, l’uomo che l’ha educata
alla carità verso i più poveri,
che per amore della verità si è
rifiutato di mettersi in salvo ed è
stato ucciso da vero martire. Ma
l’amore per la sua gente ha fatto
sì che Fides Marzi Hatungimana
tornasse in Burundi al termine
della guerra civile e desse inizio
ad una serie di opere volte al
miglioramento delle condizioni
di vita di giovani, uomini e
donne, attraverso borse di studio
annuali e professionalizzanti . Ed
è proprio laggiù, nel cuore della
lontana Africa, che lei e Padre
Antonio Garau, fondatore della
Jus Vitæ, si sono incontrati. Da lì
è nata un’amicizia che è sfociata
nel premio assegnato a Fides,
ma che promette di consolidarsi
attraverso una collaborazione
che vede la partecipazione attiva
anche della Facoltà di Agraria
di Palermo. Il seme è stato
gettato durante questa “trasferta
siciliana” e si cercherà di portare
avanti il progetto tramite un
vero e proprio gemellaggio da
stringere in occasione della
beatificazione di padre Pino
Puglisi, ucciso martire per il
suo coraggio nel proclamare la
verità, che avverrà a Palermo il
25 maggio 2013.
SILVANA PAINDELLI
Sondrio Cronaca
Maestri di strada:
quando la scuola
è più sorridente
Cesare Moreno, guida dell’Associazione
Maestri di strada, ha tenuto una conferenza
a Sondrio lo scorso giovedì 13 dicembre.
C
apita a volte che la parte più stimolante di un incontro si verifichi
proprio nel dibattito che segue la conferenza, quando il relatore, non
più vincolato dal tema da trattare, può raccontare liberamente le sue
esperienze ed esprimere con sincerità le sue valutazioni. È avvenuto
così anche nell’incontro che Cesare Moreno (nella foto) ha tenuto presso la
sala Vitali del Credito Valtellinese, giovedì 13 dicembre, per iniziativa degli
Amici della Biblioteca di Sondrio. Il relatore ha raccontato che, a partire dal
1994, per vari anni è stato consulente del Ministro della Pubblica Istruzione.
Nello svolgimento di questo compito, ha potuto osservare da vicino la
condizione di tutto l’apparato burocratico della Scuola. Sentite che descrizione
ne fa: «Il Ministero della Pubblica Istruzione è uno degli organismi più
mostruosi che esistano al mondo: un apparato che conta oltre un milione di
dipendenti. Lì, la stanza dei bottoni non esiste; il Ministro praticamente non
c’è. La struttura è gestita da vari potentati, che si suddividono in correnti, in
base ai partiti politici e alle materie. Appena uno propone qualcosa di nuovo,
il grande apparato si mette in movimento e lo annulla, lo sommerge come
avevano fatto le acque del Mar Rosso sugli Egiziani. In quegli anni sono stato
vicino ai vari Ministri che si sono succeduti. Ho visto una circolare emanata
da Luigi Berlinguer perdersi nei meandri del ministero e mai partire, perché
ad alcuni faceva comodo così. Ho visto Tullio De Mauro piangere, perché
non poteva fare quello che avrebbe desiderato. È una situazione tragica, fuori
● Al via un progetto per
valorizzare gli aspetti
tipici del territorio
Sabato, 22 dicembre 2012 35
controllo; tutta la macchina della Pubblica
Istruzione deve essere revisionata».
Un quadro impressionante, che ci fa capire
bene quanto sia difficile operare delle
riforme. Naturalmente tutto ciò si riflette sul
clima che di solito regna all’interno della
Scuola. «Abbiamo una cattiva architettura
del sistema, che produce insegnanti frustrati
e incattiviti. Di solito chi non è accolto non
accoglie; l’insegnante frustrato riversa le
sue frustrazioni sugli alunni. Per questo
l’obiettivo dei nostri interventi nella Scuola
è anzitutto quello di creare un clima di
benessere psichico, di portare il sorriso agli
alunni, ma prima ancora agli insegnanti».
Cesare Moreno guida un gruppo che da
una decina d’anni opera nei quartieri
più poveri di Napoli e si definisce dei
Maestri di strada (www.maestridistrada.
net). La denominazione è stata scelta per
indicare che la strada è il tipico luogo della
socializzazione e dell’incontro, proprio
come dovrebbe essere anche la scuola, che
invece vede quasi sempre un insegnante
che parla e gli alunni che devono ascoltare.
L’associazione, alla quale ha contribuito
molto anche la sondriese Carla Melazzini, si
propone «di sostenere i progetti di recupero
e prevenzione della dispersione scolastica e
formativa degli adolescenti e, più generale,
di promuovere i diritti di cittadinanza dei
giovani con azioni educative ».
Lo scorso anno, l’associazione ha seguito
un centinaio di ragazzi della scuola media,
con opportune attività di sostegno, poi li ha
accompagnati nel primo anno della scuola
superiore, ottenendo un dimezzamento
della dispersione scolastica. «È già un buon
risultato – ha affermato il relatore – ma non
è ancora sufficiente. Da notare, inoltre,
che è stato fatto tutto senza aiuti da parte
della Stato; gli unici finanziamenti vengono
dalla Fondazione San Zeno di Verona».
L’azione educativa dei Maestri di strada è
fondata su alcuni principi molto semplici.
È fondamentale anzitutto stare vicino ai
giovani, ascoltarli, capirli e seguirli. «I
progetti, inoltre, sono fondati sul desiderio,
non sul bisogno». Ciò significa riconoscere
che ragazzi con difficoltà ci saranno sempre,
l’importante è che essi abbiano il desiderio
di cambiare. Come riconosce Moreno
stesso, questi principi non rappresentano
delle novità, ma sono antichi come il
mondo. Il pensiero va naturalmente a
quanto hanno sempre affermato i grandi
educatori, primo fra tutti don Bosco.
CIRILLO RUFFONI
L’incontro
Amministratori locali
in visita a Strasburgo
L’
europarlamentare Fiorello Provera
ha accolto, lunedì 10 dicembre,
un gruppo di amministratori pubblici
di Valtellina e Valchiavenna che ha
invitato a Strasburgo per visitare
la sede del Parlamento europeo e
assistere a una seduta plenaria. Il
gruppo, una quarantina tra sindaci,
assessori comunali e presidenti di
Comunità Montana, ha trascorso un
pomeriggio intero nella sede francese
dell’assise europea che ospita gli
europarlamentari e i loro assistenti per
una settimana al mese. Un viaggio alla
scoperta dell’istituzione europea per
conoscerne il ruolo, le funzioni e la
struttura in una fase particolarmente
delicata per l’Europa: prima la
conferenza tenuta da un funzionario
addetto alla comunicazione, quindi
la seduta plenaria del Parlamento che
discuteva dell’accordo commerciale tra
Unione europea e i Paesi dell’America
Centrale. Nella cena conviviale,
Provera ha salutato gli amministratori
pubblici sottolineando l’importanza
dell’istituzione europea in questa fase
di crisi ed elencando quanto essa offre
dal punto di vista dei contributi e dei
finanziamenti. Le opportunità non
mancano, questo il senso del discorso,
ma bisogna essere pronti a coglierle:
diverse aziende della nostra provincia
sono riuscite a sfruttare alcuni
specifici bandi che lo stesso Provera
ha divulgato attraverso il servizio
informativo, completamente gratuito,
che da tre anni mette a disposizione
del sistema imprenditoriale e degli Enti
pubblici.
A raccogliere l’invito di Provera gli
amministratori pubblici di diversi
comuni della valle: la Valmalenco
era presente al completo con tutti i
sindaci, Lanzada con l’intera giunta,
il sindaco di Aprica nonché presidente
del Bim Carla Cioccarelli, gli assessori
provinciali Severino De Stefani e Franco
Imperial, anche presidenti di Comunità
montana, sindaci e assessori di Tovo
Sant’Agata, Castello dell’Acqua, Faedo,
Albosaggia, Castione, Caiolo, Fusine,
Tresivio, Montagna, Ardenno, Buglio in
Monte e Prata Camportaccio.
● Sarà realizzato un
● Coinvolti diversi
percorso ciclo pedonale:
studenti degli istituti
la Via dei terrazzamenti
superiori della Provincia
Il Distretto Culturale
scommette sui giovani
N
el confronto che la
Camera di Commercio
sta attuando con le
altre province montane
che presentano forti analogie con
il nostro territorio, la Provincia di
Sondrio risulta purtroppo nelle
retrovie per quanto riguarda la
tutela dell’ambiente, come è stato
evidenziato anche in un recente
convegno. A pochi giorni di distanza,
invece, nella stessa Camera di
Commercio, ecco la presentazione di
un progetto molto interessante, che
si propone appunto la valorizzazione
di uno degli aspetti più tipici del
nostro territorio. Si tratta della
realizzazione di un percorso ciclo
pedonale che si snoda sul versante
retico per circa 70 km, da Morbegno a
Tirano e che perciò è stato chiamato
Via dei terrazzamenti. L’iniziativa
è nata nell’ambito del Distretto
Culturale della Valtellina, perché,
come ha sottolineato Sergio Schena,
la Via unisce molti degli elementi
culturali disseminati nel versante
retico e permetterà di visitarli.
Essa, inoltre, viene ad ampliare la
valorizzazione del territorio già
creata con il Sentiero Valtellina, che
scorre nel fondovalle, favorendo
così un turismo legato alla cultura,
all’arte, all’enogastronomia, quello
che di solito risente meno delle crisi.
Il progetto è stato elaborato dopo
aver bandito un concorso di idee ed
è già in fase di realizzazione (i lavori
dureranno un paio d’anni), con il
contributo della Fondazione Cariplo
e dell’Amministrazione Provinciale.
Il progetto acquista inoltre una
particolare valenza, perché ha
coinvolto anche gli studenti di
alcuni istituti superiori della nostra
Provincia, come ha illustrato la
responsabile di questa iniziativa
Francesca Menaglio. In alcune
classi, infatti, sono stati elaborati dei
progetti che prevedono lavori svolti
a scuola e sul campo, in base agli
specifici ambiti di studio di ciascun
istituto, per diffondere la conoscenza
del territorio. I prodotti di queste
ricerche saranno poi presentati
agli altri istituti scolastici e saranno
utilizzati per la creazione di una vera
e propria guida del percorso, di uso
turistico.
Ma quali sono, in concreto, questi
progetti? Il Liceo Scientifico
Donegani di Sondrio, come
hanno illustrato Maria Carla Fay
e Gianluca Moiser, studierà gli
aspetti naturalistici e antropici nei
tratti S. Giovanni - Teglio e Teglio
- Boalzo. Le ricerche e le uscite
saranno documentate mediante
un filmato, che poi verrà proiettato
nell’ambito della manifestazione
Sondrio Festival. Gli insegnanti
Ruggero Spada e Simonpietro
Angelone hanno presentato il
progetto dell’Istituto Pinchetti di
Tirano (indirizzo geometri), che si
intitola: Caccia al tesoro nascosto
del territorio. Gli alunni hanno già
compiuto delle uscite per effettuare
i rilievi topografici nel territorio di
Bianzone ed effettueranno uno studio
approfondito sulla tipica contrada di
Curta, alla quale vengono attribuite
origini longobarde. Il progetto del
Liceo Artistico Ferrari di Morbegno
si intitola invece Paesaggi e paesaggio e si propone
uno studio specifico del tratto della Costiera dei Cèch
tra il ponte di Ganda e Cermeledo. Il Liceo Scientifico
Pio XII di Sondrio (indirizzo ambientale), come ha
affermato Gaetano Conforto, si è inserito nel progetto
con un lavoro che già stava effettuando per il recupero
e lo sviluppo della media montagna, dai 700 ai 1200
m. di quota, quella che oggi sta vivendo il maggiore
abbandono. Gli alunni svilupperanno degli studi con lo
scopo di recuperare vecchi nuclei storici, focalizzando
in particolare l’attenzione sul maggengo Sogno, nel
territorio di Berbenno. Si comprende subito quale
importanza abbiano queste iniziative per i giovani,
non solo per far conoscere loro il nostro territorio,
ma anche per promuovere iniziative concrete per la
sua valorizzazione, preziose in un tempo di grande
disoccupazione giovanile. (C. R.)
Sondrio Cronaca
36 Sabato, 22 dicembre 2012
L’Ambrogino d’oro
a Mario Galbusera
Il riconoscimento assegnato dall’Amministrazione
Comunale di Cosio Valtellino lo scorso 7 dicembre.
P
resso la Sala Consiliare di Regoledo
di Cosio Valtellino, nel tardo
pomeriggio di venerdì 7 dicembre
si sono vissuti intensi attimi di
emozione per la moglie Graziella e i figli
Paolo, Cristina, Lorenzo, Linda e Sofia con
tutti i famigliari, uniti ai dipendenti, per la
consegna del riconoscimento del primo
Ambrogino d’oro che il sindaco Fausta
Svanella, a nome di tutta l’Amministrazione
comunale, ha voluto assegnare al cavalier
Mario Galbusera, cui va il merito di aver
Notizie in breve
■ Sondrio
Importanti novità
per i produttori apistici
Venerdì 14 dicembre è stato inaugurato
il laboratorio per la sterilizzazione della
cera e per la stampa di fogli cerei. È
questo un nuovo ed importante servizio
che va ad aggiungersi ai già molti
offerti dall’Associazione Produttori
Apistici della Provincia di Sondrio e
dalla Api Sondrio Società Cooperativa.
«La nostra realtà associazionistica
è considerata fra le più attive e
qualificate a livello nazionale –
riferiscono i responsabili – e crediamo,
con questa realizzazione, di aver fatto
un altro significativo passo in avanti
per contribuire a migliorare il livello
tecnico e qualitativo dell’apicoltura
locale».
Attualmente la cera prodotta da ogni
azienda apistica viene raccolta ed
inviata alle poche ditte che operano
in Italia in questo specifico settore.
Presso tali realtà, la cera dei diversi
produttori viene mischiata, sterilizzata
e quindi lavorata in “fogli cerei” che
sono poi reimpiegati dall’apicoltore
stesso per aiutare le api a costruire
bene e velocemente i favi che
conterranno, nel nido, covata e
miele o, nel melario, solo miele. La
sterilizzazione della cera è determinata
dalla necessità di distruggere il
batterio della peste americana, un
patogeno assai insidioso per le api, ma
assolutamente innocuo per l’uomo.
«Il laboratorio che abbiamo realizzato
– spiegano dall’Associazione Produttori
Apistici – è stato ideato per operare
con piccoli lotti e permette così ai soci
di sterilizzare e lavorare direttamente
solo la propria cera, evitando così il
potenziale pericolo di inquinamento
con materiale contaminato da acaricidi
o altre sostanze pericolose o vietate. I
nostri soci, da anni abituati a lavorare
correttamente e nel rispetto delle
regole corrono infatti a volte il rischio
di veder vanificati tali sforzi, almeno
per ciò che attiene la cera. Questo
servizio, realizzato con il contributo
della Comunità Montana Valtellina di
Sondrio, permette anche di limitare
notevolmente i costi che le aziende
apistiche affrontano per i fogli cerei».
Per rendere ancora più completo
e innovativo il servizio è stata
realizzata anche una documentazione
atta a creare una tracciabilità della
produzione in modo analogo a quella
predisposta per il nostro laboratorio
di estrazione e confezionamento del
miele. «Le nostre aziende apistiche –
aggiungono dall’Associazione Produttori
Apistici – possono così vantare una
tracciabilità fra le più avanzate e
complete e perfettamente in linea con
l’alta qualità delle produzioni.
fondato la Ditta Galbusera nel 1948 a
Morbegno, facendola poi prosperare con
grande impegno e tenacia anche in tempi
molto duri e difficili. Questo ha contribuito
in modo significativo anche allo sviluppo
del paese di Cosio, dando opportunità di
lavoro a molte persone. In questi ultimi
anni La Ditta si è molto evoluta ricoprendo
un area di 35 mila mq di coperto su 45 mila
di terreno, con 8 linee produttive dove
attualmente lavorano 550 dipendenti . Il
cavalier Galbusera era sovente passare
molte ore in ditta ed ha sempre prestato
molta attenzione alla produzione di biscotti
e lievitati, assicurandosi che non venissero
mai a mancare quei requisiti di bontà
e di qualità che da sempre distinguono
i prodotti ormai conosciuti in Italia e
all’estero
Il signor Mario si è sentito onorato e
commosso per l’onorificenza conferitagli.
«Da sempre – ha commentato – ho un
rapporto di grande stima e collaborazione
verso l’amministrazione comunale, il
sindaco Svanella e tutta la popolazione
di Cosio. Ringrazio di cuore per avermi
considerato degno di questa nomina che
non vuol premiare solo me ma anche
tutti coloro che con passione, impegno e
capacità professionale mi hanno aiutato: i
miei figli, i nipoti, mio fratello Enea e suo
figlio Andrea scomparsi prematuramente,
gli operai, gli impiegati, i tecnici e tutti
i dirigenti vecchi e nuovi. Senza il loro
appoggio non saremmo arrivati ad avere
un’azienda cosi florida come lo è oggi.
Dobbiamo impegnarci, sono momenti in
cui bisogna darsi una mano un po’ tutti per
cercare di fronteggiare questa crisi».
Nel corso della cerimonia, allietata dalla
Filarmonica Santa Cecilia, sono state
proiettate alcune immagini che ricordavano
la nascita della Ditta ed il suo percorso fino
ai giorni nostri, il trasferimento nel 1965 a
Cosio, grazie a Galbusera che riuscì ad avere
il terreno da ben 47 persone, promettendo
loro che poi sarebbero state assunte.
Galbusera commosso ha commentato quei
momenti e ha avuto malinconia nel rivedere
le foto della crescita della ditta e dei suoi
vecchi dipendenti.
DOLORES BERTOLINI
Presentato lo scorso venerdì
Torna “Il Corriere
della Valtellina”
«I
n tempo di crisi, un giornale
che nasce è una sfida. Se
nasce sul cartaceo poi è una
doppia sfida». Così Enrico
Dioli, in qualità di editore perché
presidente dell’associazione Politeia,
ha presentato lo scorso venerdì 14
dicembre il primo numero de Il Corriere
della Valtellina. La testata del giornale
è la stessa dello storico periodico
fondato nel 1896 e tenuto in vita negli
ultimi anni, dopo alterne fortune, da
Alfonsina Pizzatti. A lei è andato il primo
ringraziamento di Dioli, accanto a quello
per l’associazione Politeia. «In questo
momento difficile e complicato – ha
affermato Dioli –, bisogna osare questa
operazione, anche se con una visione un
po’ utopica. Il Corriere della Valtellina
può essere un punto di riferimento per la
nostra Valle e la nostra Provincia».
Il giornale, diretto da Costantino
Corbari, unico giornalista impegnato
nella redazione, sarà pubblicato con
cadenza mensile. «Al termine di un anno
di lavoro – ha precisato Dioli –, tireremo
delle conclusioni da un punto di vista di
merito, come pure culturale e politico,
La storica testata torna
in edicola a cadenza
mensile. A dirigerla
sarà Costantino Corbari.
ma soprattutto economico. Abbiamo
riscontrato una generosa collaborazione
di valtellinesi che ci hanno aiutati
nel rilancio del giornale senza
alcuna contropartita. Ricercheremo
fortemente gli abbonamenti annuali,
ci appoggeremo agli sponsor e
conteremo sull’opera del direttore e
dei collaboratori che fanno questa
esperienza nel segno della gratuità. Così
abbiamo la possibilità di provare sul
serio questa esperienza».
Costantino Corbari, che si è detto colpito
dalla data di fondazione del giornale, di
appena dieci anni successiva a quella
de Il Corriere della Sera, ha spiegato
che «il primo numero, che porta la
data di gennaio, avrà una vita più lunga
del normale perché in questo periodo
vogliamo dedicarci alla promozione.
Il nostro obiettivo è quello di partire
dal territorio per andare oltre i confini
del territorio, con uno sguardo all’arco
alpino e al mondo. Il racconto della vita
quotidiana, che non potremo fare come
i quotidiani e i settimanali, lo faremo
come occasione di memoria. Gli articoli
saranno quindi più lunghi di quello che
normalmente un giornale propone».
Nel chiarire poi quella che sarà la linea
politica del giornale, Corbari ha spiegato
che all’editore ha posto dei paletti.
«Eviteremo – ha affermato – il localismo
eccessivo e il populismo estremo.
Non è una scelta editoriale il seguire
alcuni storici collaboratori di una
linea politica». «Il giornale ha
un’appartenenza molto ampia – ha
aggiunto Dioli –. Chiediamo ai giovani
che vi collaborano di guardare oltre gli
schieramenti politici esistenti».
ALBERTO GIANOLI
■ Don Gigi Pini ha aperto un ciclo di incontri
Genitori e figli: istruzioni per l’uso
N
el teatro salesiano “Don Vittorio
Chiari” di Sondrio, gremito di giovani, di genitori e di qualche “capello bianco”, venerdì 7 dicembre
don Gigi Pini ha trasmesso il suo entusiasmo parlando di Genitori e figli: istruzioni
per l’uso. Nel primo di una serie di incontri
sulla famiglia , fortemente voluti dal Gruppo
famiglie di San Rocco, in collaborazione con
il Circolo Acli di Sondrio, l’Unione Ex Allievi Salesiani e numerose associazioni della
Famiglia Salesiana, don Gigi, introdotto dal
direttore dell’Opera salesiana don Enzo Dei
Cas, è tornato a “casa” in quanto i primi passi della sua formazione li ha compiuti nella
spiritualità salesiana, per poi diventare sacerdote diocesano. Il suo amore per i giovani è talmente grande che oggi dedica il suo
servizio pastorale interamente a Tremenda
XXL, il centro giovanile in Valchiavenna da
lui fondato e animato.
Durante l’incontro, don Gigi ha lasciato pochi messaggi incisivi e tanta testimonianza
di vita vissuta. Con la sua grande capacità
di “parola” ha iniziato affermando con forza che i genitori hanno un modello di riferimento nel padre del figliol prodigo, che sulla strada abbraccia il figlio che finalmente è
ritornato a casa ammettendo i suoi errori.
È la dimensione dell’amore che sta alla base dell’educazione dei figli. I genitori stanno con i figli, non da estranei e neppure da
amici, ma parlando di sè stessi , delle loro
esperienze, guardandoli negli occhi. Ma i genitori per amare i giovani devono sviluppare
l’amore di coppia, con l’esempio della Famiglia di Nazaret. «Ama il prossimo tuo come te
stesso» ha ricordato don Gigi : se una persona non si ama, non si stima ,non fa cose positive, è difficile che voglia bene alle persone
che gli stanno vicino. Dalla famiglia, prima
cellula del tessuto sociale, potranno nascere
i semi buoni della solidarietà, dell’amicizia,
della libertà e dell’amore, in contrasto con
i semi cattivi della ricerca spasmodica del
denaro, dell’immagine fine a se stessa, del
potere come dominio e arroganza, del sesso
come esercizio ginnico, che oggi sembrano
prevalere. Ma gli esempi positivi sono tanti e
don Gigi ne è testimonianza viva. Don Chiari, uno dei suoi Maestri, dall’Alto avrà gioito
di questa serata.
GIANFRANCO CUCCHI
Spettacoli
Sabato, 22 dicembre 2012
✎ il telecomando |
Al Cinema
Ralph spaccatutto
La settimana di Natale
è talmente ricca che vi
consiglio di comperare
una rivista di programmi
tv, segnalerò solo pochi
programmi.
C
i troviamo all’interno di una sala
giochi. Da 30 anni uno dei videogiochi
più amati e ‘giocati’ è Felix Aggiustatutto,
’vecchio’ prodotto ad 8-bit riuscito
a resistere all’avanzata delle novità
dalla grafica più definita. Peccato che
dopo 3 decenni da ‘cattivo’, il ‘villain’
del videogioco si sia stufato. Ralph
Spaccatutto, perennemente oscurato
dal ‘buono’ Felix, vuole cambiare. E
diventare altro. Ma come fare? Facile.
Uscire dal proprio mondo, invaderne altri, portarsi a casa una ‘medaglia’
ed entrare nelle grazie di Felix e degli altri compagni di squadra. Peccato
che il piano naufrughi dinanzi alla ‘fuga’ di pericolosi virus da un altro
videogame, che mette a repentaglio l’esistenza dell’intera sala giochi…
Si conclude con le ultime
due puntate domenica e
mercoledì su R4 Downton
abbey, seconda stagione. è
già pronta la terza stagione.
Sempre domenica su La7 ,
21.30. Il piccolo Nicolas e i
suoi genitori. Una commedia
spassosa e insolita su un
bambino di 8 anni che
vede l’arrivo del fratellino
come una minaccia. Da non
perdere Earth, Rai2 21.05
mercoledì. Uno straordinario
documentario della BBC,
immagini splendide ed
emozionanti. (Speriamo sia
trasmesso in HD su Rai HD).
In contemporanea su Rai3
Prendete il mondo di Toy Story, sostituite i pupazzi con personaggi
‘virtuali’ ad 8 bit, e il gioco è fatto. Idea apparentemente semplice ma
realizzazione splendida per Rich Moore. Vero e proprio omaggio a quella
generazione di videogiochi che ha cresciuto e cullato i ragazzi nati tra gli
anni 70 ed 80, Ralph Spaccatutto porta la Disney ad incontrare l’Universo
Pixar, attraverso uno script a più livelli che riesce a plasmare storie,
personaggi e avventure, incrociando i sentimenti più differenti.
37
di Tiziano Raffaini
UP, uno straordinario film
d’animazione ricco di poesia.
Si racconta l’amicizia tra un
anziano rimasto vedovo
e un bambino buffo che
intraprende con un lui un
viaggio avventuroso. Giovedì
un’opportunità di rivedere
Balla coi lupi su Rai3 alle
21.05. Sette gli Oscar vinti
e ben meritati, una storia
appassionante, un mondo
che non esiste più distrutto
di colonizzatori. Un sogno
per domani col bravissimo
K. Spacey su La5, 21.25.
L’undicenne Trevor pensa ad
una catena di Sant’Antonio
del bene. Fare un favore a tre
persone e così via. Continua
l’analisi dei documenti
conciliari su Tv 2000 alle 21.20.
Venerdì non perdete Albert
Nobbs su La7, 21.10. Una
Glen Close vestita da uomo
per poter lavorare. Un film in
costume per sognare un po’.
Sabato Il Regno di Ga’hoolela leggenda dei guardiani, It1.
21.10. Una favola colorata e
divertente che sa appassionare.
In un mondo fantastico
non ben precisato (che per
quanto ne sappiamo potrebbe
anche essere il nostro) i gufi
vivono in un regime di caste,
basato sulle diverse razze tra
le quali il barbagianni è la
più considerata. Leggenda
vuole che esistano anche
due diversi schieramenti,
da una parte i malvagi gufi
dell’Abbazia di Sant’Egolio e
dall’altra i gufi guardiani del
Regno di Ga’Hoole, i quali
vivono nel mitologico Grande
Albero. Per concludere Io sono
con te, Rai, 23.30. Storia di
Maria e Giuseppe. Originale
rappresentazione della sacra
famiglia.
A tutti un Felice Natale.
Lo Hobbit: un viaggio inaspettato
Ritorno alla
Terra di Mezzo
A
L’ultima fatica di Peter
nove anni di distanza
dall’ultimo episodio della
Jackson racconta gli
trilogia su “Il Signore degli
anelli”, Peter Jackson torna a
avvenimenti che hanno
raccontare la Terra di mezzo, il
luogo fantastico inventato dalla
preceduto la trilogia
penna dello scrittore inglese J.R.R.
“Il Signore degli anelli”
Tolkien, e con “Lo Hobbit. Un
viaggio inaspettato” narra la serie di
operazione sono previsti film) non
avvenimenti che hanno preceduto quelli messi in scena raggiunge le vette epiche e tragiche che avevano fatto
ne “Il Signore degli anelli”. C’era molta attesa per questa grande “Il Signore degli anelli” e rimane sospeso in uno
nuova trasposizione cinematografica da parte del
strano limbo: per più di un’ora pare una commedia,
regista neozelandese perché i tre film precedenti sono
neanche troppo riuscita, per le restanti due cerca di
stati visti da milioni di fan, divenendo un fenomeno
ritrovare la drammaticità delle sequenze dei tre film
culturale importante della nostra contemporaneità.
precedenti di Jackson ma non ci riesce quasi mai.
La formula scelta dal regista è la stessa che aveva
Il film racconta le avventure del tranquillo hobbit
fatto grandi i tre film precedenti: adattamento per lo
Bilbo Baggins che, improvvisamente, viene coinvolto
più fedele delle pagine di Tolkien, grande dispendio
dal mago Gandalf in una pericolosa avventura:
di mezzi e risorse, ambientazione nelle bellissime
accompagnare una compagnia di 13 nani in un viaggio
valli e montagne della Nuova Zelanda, le tecniche
alla volta del loro castello per liberarlo dalla presenza
digitali più avanzate per la realizzazione migliore delle
di un drago. Dapprima riluttante, il giovane e quieto
sequenze, l’attenzione precisa a ogni dettaglio e la
Bilbo imparerà, a contatto con lupi, orchi e creature di
cura nel descrivere perfettamente ogni personaggio e
ogni tipo, il coraggio, la forza, la lealtà, sconfiggendo
fatto per rendere tutto credibile e comprensibile per lo
la paura e l’ignavia e divenendo finalmente un
spettatore.
“uomo”. L’universo fantastico raccontato da Tolkien,
Stesse scelte, dunque, ma risultato un po’ differente,
perfettamente visualizzato da Jackson, è un universo
bisogna subito dire. Perché “Lo Hobbit” (o per lo meno
in cui bene e male si fronteggiano e ogni personaggio
questa prima pellicola, visto cha anche per questa
è chiamato a una scelta, un universo in cui forte è la
presenza di un messaggio cristiano che innerva ogni
pagina e fotogramma. Il film, come si è detto, è uno
strano ibrido, a metà tra commedia e dramma non
riuscito, che inoltre utilizza una nuova tecnica 3D a
48 fotogrammi al secondo invece che 24 che dovrebbe
migliorare la visione delle scene d’azione ma a cui,
almeno nella prima mezz’ora, è difficile abituarsi.
Certo, però, alcune scene rimangono impresse nello
spettatore: come quando Bilbo decide di sacrificarsi per
salvare uno dei nani (ma poi viene a sua volta salvato)
scagliandosi senza paura contro il nemico, pronto a
donare la sua vita per l’altro, e soprattutto quando Bilbo
incontra Gollum, la creatura mostruosa che abbiamo
già conosciuto ne “Il Signore degli anelli”. Malvagio e
spaurito assieme, Gollum è forse il personaggio più
umano raccontato da Tolkien, l’uomo che ha peccato
e che vive la sua condanna, e su di lui non si può non
posare lo sguardo pieno di misericordia di Bilbo e di
noi spettatori.
PAOLA DALLA TORRE
animazione
commedia
animazione
commedia
Commedia
Ralph spaccatutto
Love is all you need
Sammy 2
I due soliti idioti
Tutto tutto niente niente
Prodotto da Walt Disney Moore
Ralph Spaccatutto trascinerà gli
appassionati di cinema in un
divertentissimo viaggio attraverso i
videogame da sala giochi.
All’Astra dal 22 al 26 dicembre.
A Chiavenna dal 26 al 30 dicembre.
A Menaggio dal 21 al 26 dicembre.
A San Fedele l’1, 2 e 3 gennaio.
A Ponte Valtellina il 6 gennaio.
Ida ha avuto un cancro al seno e,
nonostante la chemioterapia sia
terminata, le sue paure non sono
finite. Alla vigilia del matrimonio di
sua figlia Astrid in Italia, scopre che il
marito, che credeva un sostegno sicuro
e incrollabile, l’ha sostituita con una
collega senza troppo cervello.
A Sondrio dal 21 dic. al 2 gennaio.
All’Astra dal 27 dic. al 1° gennaio.
Amici da una vita Sammy e Ray vivono
ancora un’avventura per salvare se
stessi e due piccole tartarughe da
uno zoo/ristorante acquatico in cui li
hanno intrappolati gli umani.
A Menagggio dal 27 dicmebre al 1°
gennaio.
A San Fedele Intelvi dal 21 al 26
dicembre.
A Chiavenna dall’1 al 3 gennaio.
Nuove avventure per la strampalata
coppia di padre e figlio protagonisti
della sitcom di Mtv diventata un cult
tra i giovani.
Cetto La Qualunque dopo la ‘salita
in politica’ infila la discesa insieme
alla sua giunta, sciolta e incarcerata
nelle carceri calabresi. Più a Nord
(Est), Rodolfo Favaretto coltiva il
sogno della secessione, vagheggiando
l’Austria e trafficando clandestini.
Con Antonio Albanese.
A Menaggio dal 27 dicembre al 1°
gennaio.
A Chiavenna dal 27 al 30 dicembre.
A san Fedele Intelvi il 26 dicmebre.
A Menaggio dal 2 all’8 gennaio.
Lettere e Rubriche
Sabato, 22 dicembre 2012 39
❚❚ Lettere al direttore [email protected]
E il Bambino dov’è?
E
il Bambino dov’è?
É successo davvero. Era domenica. Una
famiglia al completo tornava dalla messa, contenta per aver celebrato il battesimo di
Juanito, il quinto della famiglia. La casa era
ancora piú piccola per accogliere tutti gli invitati, ma la festa iniziava, sia pure tra un po’ di
confusione e i bambini che scorazzavano felici. A un certo punto, in mezzo al vocío confuso,
domina la voce della mamma: “dov’é il bambino? chi ha il bambino? il bambino dov’é?“.
La mamma, col biberón in mano, si affanna.
Tutti zittiscono…dov’é il bambino? Passato il
primo momento, la ricerca comincia ad essere seria e preoccupata. Finalmente un flebile
vagito viene dal divano. Da sotto il cumulo
di indumenti, regali e cose varie spunta una
manina…come per dire “sono qui!”. Le lacrime sono della mamma, il sollievo é per tutti .
É successo e puó succedere. Anche a noi, anche in questo Natale. La festa c’é e siamo in-
vitati. Ci siamo tutti. Ma il Bambino dov’é? La
Festa é per Lui. Dov’é il Bambino? Il grido di
tante madri ci coinvolge in una ricerca sincera, in un ascolto solidale. Avremo orecchie per
ascoltare un tenue vagito tra tanto rumore? Il
nostro sguardo sará attento a scoprire il piccolo segno di vita, sepolto sotto le nostre superficiali preoccupazioni? É l’invito ad aprire
il cuore di ognuno di noi, il cuore delle nostre
famiglie, delle nostre comunitá, per accogliere
ed annunciare il Bambino che é nato e che ci
é dato per la gioia di tutti: luce per ogni uomo,
e pace per tutta la terra.
Buon Natale . Feliz Navidad. Con tutti i bambini del mondo .
Maria Laura Corti,
missionaria saveriana
L
a lettera ci richiama al rischio di fare Natale senza il...Festeggiato. Dimenticato fra
gli scaffali dei supermercati stracarichi di
ogni virgola di superfluo. Perso di vista fra i marosi degli affanni quotidiani e delle preoccupazioni che neanche a Natale vanno in ferie. Oppure smarrito nella miopìa di una cultura che –
magari in nome di un imprecisato rispetto delle
minoranze religiose – non sa più far memoria
delle sue radici e della sua linfa. Ma su questo
rinvio alla lucida e penetrante analisi del prof.
Emilio Russo in pagina cultura (pag. 8).
La lettera ci stimola anche a una seconda riflessione. Anche stavolta, a Natale, qualche bambino ce lo siamo perso. Penso a quel mezzo migliaio di bimbi che, anche quest’anno, qui da
noi, a Como, nei nostri ospedali, non hanno visto nè luci, nè albero, nè ghirlande, perchè hanno trovato chiusa la porta dell’amore che poteva accoglierli. Ci siamo quasi abituati, a questi
bimbi invisibili. Invece faremmo bene a non la-
sciarci scivolare addosso il ricordo. Che i loro
occhi, sigillati prima di incontrare un sorriso,
ci facciano un po’ sanguinare, come una spina
nella carne, anche nel Natale soffice e ovattato.
Penso anche a quei venti bimbi di Newtown
(che nome beffardo, per noi che crediamo alla
Gerusalemme del cielo: “città nuova”!), falciati, come agnellini indifesi, dalle raffiche di una
follìa umana armata da legislazioni compiacenti (circa il commercio e l’uso delle armi da
fuoco). Mettiamo anche loro nel presepe di casa
nostra. Senza saperlo, come i Santi Innocenti,
questi bimbi saltellano lieti attorno alla grotta
del Redentore, giocando ilari con la palma del
martirio. Proprio così pregherà la liturgia del
prossimo 28 dicembre. Come faremmo, in certi
momenti della vita, senza le parole sante della
fede? Potranno essere conforto, queste parole,
per lo strazio inconsolabile di madri che piangono i loro cuccioli che non sono più?
Buon Natale!
❚❚ Lettere al direttore [email protected]
La verità va sempre detta. Ne va della... vita!
C
arissimo don Angelo,
…ti scrivo a proposito di quanto hai riferito sulla prima pagina del Settimanale
del 15 dicembre scorso, non per argomentare sul tema del testamento biologico, ma per
esprimere un mio parere circa il tuo dubbio
di come affrontare certe tematiche della vita,
se con la verticalità della fede o con un profilo prevalentemente laico. Ti posso dire che
quando ascolto un sacerdote mi aspetto che
egli si esprima con la verticalità della fede o,
per meglio dire, con la linearità della fede! La
fede che NON esclude certo la ragione, la razionalità e l’umanità. Gesù ci ha dato l’esempio con la sua vita, e seguendolo lo possiamo
sperimentare personalmente…Una testimonianza fra le tante: le suore di Madre Teresa di
Calcutta che, sostenute SOLO dalla loro grande fede in Gesù, operano la carità grazie alla
provvidenza di Dio.
Credo che, oggi più che mai, in un mondo do-
ve vale tutto e il contrario di tutto, abbiamo bisogno di orientarci, e quindi è fondamentale
essere chiari, ed è dovere di ciascuno, secondo il proprio ruolo, farlo con competenza e
onestà professionale. Purtroppo mi pare che
nella Chiesa, alle volte, ci sia il timore di manifestare certe verità teologiche. Mi ha stupito il tuo “coraggio” di scrivere che chi uccide
fa un peccato mortale e può andare all’inferno. Ora, non che io gioisca del fatto che ci sia
l’inferno, preferisco senz’altro pensarlo vuoto
per la grande misericordia di Dio, ma per alcuni cristiani e anche per qualche sacerdote
sembra che l’inferno sia sparito e che il peccato non abbia più la connotazione di mortale o veniale. Non vorrei sembrare (o essere) una bacchettona e per giunta catechista
bacchettona (il peggio che si possa trovare!).
Sono stata bambina quando si parlava ancora del diavolo, ne ho avuto paura, ma non ho
subito traumi, e non voglio che alcuno debba
vivere la religione con angosce, ma, di questi
tempi, forse, non si sa più nemmeno cosa sia
il peccato. Si dice che prevenire è meglio che
curare…Desidero quindi poter trovare nella Chiesa sacerdoti che indicano la retta via
per saper discernere il bene dal male, poter
scegliere liberamente la strada che porta alla VITA ETERNA, donando quotidianamente
l’amore che Gesù ci chiede.
Buon Natale!
BEATRICE BRICCOLA
S
ottoscrivo. “Con dolcezza e rispetto” – ci
ammonisce san Pietro (1 Pt 3,16) –: arroganza e saccenteria non sono da Dio.
“Con una retta coscienza” – prosegue il primo
Papa –: perché ben sappiamo di essere noi per
primi peccatori e bisognosi di perdono. Ma la
verità va detta. Punto.
Lettere
al direttore
❚❚ S. Natale 2012
La Chiesa
ricorda la
nascita di Gesù
N
atale. Oggi come allora nasce il Salvatore sulla terra.
Ovunque la Chiesa cristiana e le altre
confessioni non cattoliche ricordano la nascita di Gesù Cristo. Un evento con molte coincidenze. Proprio in quei giorni in Palestina vi
fu l’editto di Cesare Augusto, nel quale si comandava che tutti gli abitanti di quelle terre
dovevano presentarsi a Gerusalemme per farsi registrare, cosicché pure Giuseppe e Maria
s’incamminarono per adempiere a tale procedura, con tanta fatica ma anche con tanta gioia nel cuore. Ma, durante quel tragitto, Maria
fu colta dalle doglie del parto e non trovando
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nessuno che li potesse ospitare, si rifugiarono in una oscura e gelida capanna, dove
venne alla luce il bambino, chiamato figlio
di Davide.
Possiamo affermare dunque che il racconto della nascita non è una metafora. Gesù
ha voluto nascere in mezzo alla plebe, ai
bisognosi, per tracciare il suo disegno di
povertà: “Beati gli ultimi perché saranno i
primi ad entrare nel regno dei cieli”.
Penso che ci siano poche differenze se paragoniamo la povertà di quel tempo alla
nostra epoca, poiché oggi l’uomo moderno, sebbene artefice di un grande progres-
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so, grazie al quale possiede ogni mezzo, ogni
capacità intellettuale e scientifica, si trova
come triste e spoglio di moralità, povero in
mezzo alla sua immensa ricchezza, proprio
perché non è in grado di dare agli altri un pezzetto del proprio io, di trasmettere un po’ dei
suoi talenti per migliorare la qualità di vita dei
suoi simili. Il problema del mondo contemporaneo è quello di sempre: non voler ripartire
le risorse in modo equo, tale per cui si possa
festeggiare finalmente un unico Natale e non
due Natali diversi, quello dei ricchi e quello
dei poveri.
Gianni Noli
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