Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Settimanale d’informazione ANNO LV- N. 44 Euro 1 DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145 giovani riflessioni L’Agorà per la pace: esperienza a Loreto di S.V. 9 economia storia Tra la ricerca storica e la fede: chi è Gesù La rete tra piccole imprese contro la crisi 8 4 di Remo Uncini Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi domenica 14 dicembre 2008 sadam Con il Calamandrei, in scena la memoria Le diverse posizioni dei comuni di Jesi e Monsano 5 14 di M. Chiara La Rovere Csi: sessant’anni V enerdì 12 dicembre, con inizio alle ore 18,30, comitato CSI Ancona. Interverranno inoltre Edio presso il teatro Studio “V. Moriconi” di Jesi, Costanti Direttore Nazionale del Centro Studi in occasione delle manifestazioni di chiu- del CSI, S.E. Mons Gerardo Rocconi Vescovo di sura per i festeggiamenti dei sessanta anni di vita Jesi e l’autore del libro. del Centro Sportivo Italiano della Provincia di Al termine della presentazione il programma preAncona, verrà presentato il volume La Passione vede una pausa di convivialità. La serata proseattorno ad un pallone – Il Centro Sportivo italiano guirà quindi con la proiezione del documentario in provincia di Ancona (1947 – 2007) di Doriano “La passione attorno ad un pallone”, realizzato da Pela. La ricerca, effettuata su un vasto repertorio Costess New Media. di fonti di archivio, ma anche grazie alla raccolta di una lunga serie di interviste, ricostruisce sessant’anni di storia del Centro Sportivo Italiano in un territorio - la provincia di Ancona - dove l’associazionismo sportivo di stampo cattolico ha vissuto, nelle diverse località in cui si è insediato, situazioni diverse, che hanno visto alternarsi momenti di crescita e di grande attivismo ad altri di difficoltà e riorganizzazione. Sessant’anni di storia di un movimento che nel complesso ha rappresentato - specie in alcune realtà e rispetto ad alcune discipline - un’occasione preziosa per le generazioni di ragazzi succedutesi dal dopoguerra ad oggi di avvicinarsi ad una pratica sportiva in cui quel che conta non è la vittoria di uno o di pochi, ma l’opportunità, per tutti, di crescere insieme agli altri. Nel corso di quest’anno celebrativo per il Csi, anche le pagine di Voce della Vallesina hanno accolto diversi articoli e testimonianze di persone che hanno condiviso, in modi diversi, questi primi sessanta anni del Centro Sportivo Italiano in tante realtà della provincia di Ancona. Il libro sarà presentato dal professor Paolo Giovannini, docente di storia moderna presso l’Università di Camerino. La serata sarà condotta da Luca Giampaoletti Presidente provinciale del Dopo l’America, anche l’Europa, l’Italia e le Marche subiscono la crisi e la disoccupazione Consumismo: ieri era un vizio e oggi diventa una virtù? “I l governo ha fatto tutto ciò che era possibile, ora sono gli italiani che devono fare la loro parte: devono spendere, fare le festa ed i regali di Natale come l’anno scorso”. E’ l’esortazione che ci viene, e non da oggi, dal capo del governo Berlusconi. I canali televisivi si adeguano ai suggerimenti del Cavaliere con mille servizi e interviste per spingerci nei negozi, e concludono: “Spendere, spendere, spendere!” Ma che sta succedendo? Fino a qualche anno fa, anzi, fino a qualche mese fa, soprattutto dai nostri vescovi e dai nostri sacerdoti, si evidenziava come la nostra società – società dell’opulenza! – sguazzava nella ricchezza e si perdeva in un ingiusti- ficato consumismo, legato alla martellante pubblicità, a bisogni artificiosi, ad un creazionismo di esigenze futili e insignificanti, salvo la soddisfazione del capriccio, dell’immediato, del volubile, della novità dell’ultima ora. Basti ricordare i richiami di papa Wojtyla e dei cardinali Biffi e Martini. Chi non ha presente le stanze piene di giocattoli dei nostri bambini e l’acquisto dell’ultimo modello di cellulare? Quanto denaro buttato al vento. Eppure adesso da tanti “maestri” della vita economica, sociale e politica ci si dice che per difendere il bene della nostra patria e il benessere della nostra società non si deve risparmiare, ma spendere quanto abbiamo se vogliamo collaborare a sostenere la nostra economia e a non rischiare un circolo vizioso che potrebbe determinare la crisi di tante industrie e quindi la disoccupazione e la miseria per milioni di famiglie. Insomma: ieri si sbagliava perché schiavi del consumismo, oggi si sbaglia se non ci tuffiamo nel consumismo! *** Perché questa contraddizione? Chi ha ragione? Quel che ieri veniva condannato e oggi viene esaltato è il frutto di una economia liberistica dominata soltanto dalla legge del profitto e quindi tale da prescindere da una qualsiasi scala di valori che non siano quelli della ricchezza e della possibilità di acquistare beni di ogni genere. Alla fine, la ruota dell’economia lasciata a se stessa si è inceppata e, per scongiurare il peggio, bisogna farla girare ancora con la corsa all’acquisto di prodotti di qualsiasi tipo, perché solo in questo modo le industrie potranno continuare a produrre, e solo in questo modo i lavoratori continueranno ad avere il loro stipendio e allontaneranno il flagello della disoccupazione di massa. Insomma: il sistema è prigioniero di se stesso. E’ diventato come un fanciullo che, a forza di accelerare la corsa in discesa, giunge ad un punto in cui non gli è più possibile frenarsi, e la forza di gravità lo costringe a correre, correre sempre di più, fino a stramazzare a terra procurandosi ferite più o meno letali. Accelerare il consumismo è solo un palliativo che può reggere per qualche tempo, ma il problema ritornerà più grave e più pesante della prima ora. E poi: come è possibile esortare a spendere soldi chi teme la disoccupazione, soldi che ha risparmiato in tanti anni? E’ vero che l’America accetta il consiglio perché sta incrementando le spese del sette per cento rispetto al Natale dell’anno scorso. Ma, a prescindere da quali saranno le vie che ci porteranno fuori della crisi, è impensabile, caro Berlusconi e cari eco- nomisti, che l’economia e la società possano reggersi sulla regola di un’infinita espansione del consumismo. La via è ben altra: vanno individuate le regole dello sviluppo sostenibile (sostenibile dalla società e, prima ancora, dalla natura). Una strada non facile al punto in cui siamo arrivati, perché comporta la totale razionalizzazione delle nostre abitudini, la ristrutturazione della produzione, una nuova interpretazione culturale dei beni naturali e di quelli prodotti dall’uomo. Cioè comporta una vera rivoluzione copernicana delle abitudini che la maggior parte di noi tiene tanto care. E’ possibile? Vittorio Massaccesi Dove siamo Voce della Vallesina è disponibile, oltre che su abbonamento e nelle parrocchie, nelle seguenti edicole e librerie di Jesi: Isi Center di via San Giuseppe - Edicola Pinocchio di viale della Vittoria - Nuova edicola Romagnoli di viale Trieste - Edicola Avaltroni di piazza della Repubblica - Edicola Torcoletti di via Gallodoro - Libreria Cattolica di corso Matteotti - Edicola al distributore Erg di viale del Lavoro 2 Cultura e società 14 dicembre 2008 Del più e del meno Diletta onlus: l’ospitalità di Natale ai piccoli della Bielorussia Quella “recessione” dell’Ottocento di Giuseppe Luconi I n questi giorni si parla molto di recessione, che - dove più dove meno - ha colpito e colpisce tutti i Paesi. C’è preoccupazione perché sono in gioco migliaia, forse milioni, di posti di lavoro e a farne le spese saranno le classi più deboli. Gli “esperti” azzardano previsioni, ma nessuno, per quanto preparato e lungimirante, credo sia in grado oggi di fissarne le reali dimensioni e conseguenze. In attesa di capirci meglio, nelle famiglie più a rischio ci si organizza. Le ultime notizie ci dicono che per questo Natale due famiglie su tre taglieranno le spese per gli acquisti e una su tre le ridurrà del 30 per cento, utilizzando le tredicesime per saldare conti e bollette. Ci aspettano tempi difficili. Si parlerà di povertà, di miseria. Che non sarà mai, però e per nostra fortuna, quella conosciuta dai vecchi dei nostri vecchi, quando veramente molte famiglie – in tempi di crisi profonda - non solo non arrivavano a fine mese, ma il mese non riuscivano neppure a cominciarlo. Come successe nei primi decenni dell’Ottocento…. °°° Verso il 1815 una grave crisi economica si era abbattuta sulla Vallesina (e non solo sulla Vallesina), conseguenza non ultima dei saccheggi e delle requisizioni da parte degli eserciti stranieri che per quasi un ventennio avevano percorso in lungo e in largo anche le nostre contrade. Le casse del Comune erano vuote, l’amministrazione pubblica, debitrice di forti somme, non era in grado di far fronte neppure alle spese più impellenti. Mancava lo stretto necessario per vivere. Nell’agosto del 1815 le donne del popolo, “giunte all’ultimo grado di esasperazione”, organizzarono una sommossa per ottenere il pane necessario. Per calmarle, il podestà Antonio Fossa riunì i possidenti obbligandoli “al mantenimento del pane venale per un anno”. A causa della povertà, sempre più frequenti diventarono furti e rapine. E si facevano sempre più minacciose “le scorribande dei malviventi che infestavano il territorio”. Da Santa Maria Nuova giungevano reclami perché “una ciurma di ben armati malviventi girava notturnamente per quei luoghi e forzando ogni notte quattro o cinque case, saccheggiava quelle ove trovava meno resistenza”. Il podestà cercò di porvi rimedio, ma con scarsi risultati, disponendo “il ritiro di tutte le armi di proprietà privata”. Il 9 febbraio del 1816 ci fu un secondo “ammutinamento” di donne. Una quarantina di popolane “si radunarono tumultuando di fronte al palazzo del sig. Erasmo Honorati, domandando pane e minacciando. I savi municipali ed i possidenti si riunirono per discutere e fronteggiare la situazione”. Questa volta i proprietari terrieri “misero a disposizione del municipio quella quantità di grano sufficiente fino alla nuova raccolta”. Ma la situazione rimaneva sempre pesante, la miseria sempre nera. In una relazione municipale del 16 maggio 1817 si parlava di “poveretti estenuati in maniera tale che spesso si trovano morti di fame nelle campagne e nei fossi dei contadini e lungo le strade. Sedici finora dal principio di gennaio fino al giorno presente, sono i poveri morti di inedia”. °°° Altri tempi. Allora non c’erano la pensione, la cassa integrazione, l’assistenza sanitaria, gli ammortizzatori sociali… Ma ciò non toglie che oggi, in presenza di una grave recessione, chi ha il dovere e il potere per intervenire debba farlo nei modi e nei tempi più giusti e con tutte le risorse disponibili. E che ciascuno, al centro e in periferia, nel suo piccolo o nel nostro grande, si debba sentire impegnato per contribuire al superamento della crisi. A Un’opportunità da coltivare nche quest’anno Diletta Onlus è riuscita ad organizzare l’ospitalità di Natale per i ragazzini bielorussi dal 20 dicembre al 17 gennaio 2009. Quelli che torneranno sono 28 rispetto ai 35 che in questi ultimi quattro anni hanno partecipato alle vacanze estive nella Vallesina. I responsabili dell’associazione Diletta onlus di Castelplanio si augurano di poter assicurare loro questa opportunità di crescita fino alla maggiore età e poi di seguirli nel loro paese di origine. Diletta Onlus da anni ospita tre mesi all’anno questi ragazzini con l’intento di curarli ma anche di formarli per una prospettiva di lavoro in Bielorussia e seguendo una speranza: quella di sottrarli ad una situazione economica particolarmente difficile. Sono per lo più orfani e vivono negli istituti o presso famiglie adottive. “L’esperienza che portiamo alle spalle – ricorda Fernando Borgani - ci rallegra e ci incoraggia circa la possibilità che questi obiettivi siano realizzabili. Questo ottimismo dipende dal fatto che i nostri Paesi, la nostra terra, la nostra cultura ha saputo esprimere un numero importante e crescente di famiglie e di volontari che hanno sostenuto questa iniziativa, l’hanno fatta propria ed hanno aperto le loro case. Senza di loro non avremmo potuto fare nulla. Ad essi si sono aggiunte alcune Amministrazioni Comunali che ci hanno ospitato, ci hanno permesso di realizzare il soggiorno marino, gli istituti scolastici, il Vescovo, le parrocchie, le maestre, le cuoche, le assistenti e tante persone che hanno aiutato e che salutiamo con affetto. C’era da aspettarselo; perché questa sensibilità è niente più che l’impronta dei nostri padri, della nostra gente, è una risorsa morale che ci appartiene. Non avevamo quindi alcun dubbio che questo si realizzasse. Sapevamo già che le famiglie avessero risorse morali ed energie a sufficienza. Tutto questo è vero ma non è scontato. Anzi noi crediamo sia opportuno soffermarci un attimo per una riflessione ulteriore di quanto è accaduto e di ciò che noi ci auspichiamo possa ancora accadere. Va risaltato alla nostra attenzione, a tutti quanti noi, Incontriamo Francesco nelle Marche L Adozione a distanza La Terra dei Fioretti unedì 15 dicembre (ore 21.15) presso la Chiesa Cattedrale di Jesi verrà eseguita la cantata per soli, coro, tromba, oboe e organo “La Terra dei Fioretti” di Armando Pierucci. Il concerto, che si realizza in occasione dell’ottavo centenario della prima venuta di San Francesco nelle Marche, si avvale della presenza dell’Ensemble Vocale Laboratorio Ottantasette, concertato e diretto da Paola Urbinati e degli strumentisti Andrea Andreani (oboe), Luigi Faggi Grigioni (tromba), Nunzio Randazzo (organo). “Le Marche - sottolinea l’autore delle musiche, Padre Armando Pierucci - sono intrise della vicenda, della figura e dello spirito di Francesco d’Assisi... Nella cosiddetta “Marca di Ancona” il Santo fece il suo primo viaggio missionario, come araldo e giullare di Dio, per comunicare la gioia del Vangelo e la forza di una nuova maniera di testimoniare la fede”. Per comporre la cantata “La Terra dei Fioretti” l’autore si è ispirato ad un suo testo dal titolo “Incontriamo Francesco nelle Marche” e lo ha trasformato in “un canto di gratitudine e di amore, un pellegrinaggio ideale insieme a Francesco che, camminando, cantava; e nel canto indicò la via della pace, del conforto e della speranza”. Il pellegrinaggio musicale attraverso Fabriano, Ancona, Osimo e San Severino Marche, Ascoli Piceno, Roccabruna di Sarnano, San Liberato, San Leo si conclude con la benedizione di San Francesco e le Laudi di Cristo. Ricordiamo che Padre Armando Pierucci, originario di Maiolati Spontini, ha insegnato organo e composizione organistica al Conservatorio di Pesaro trasmettendo ai suoi allievi la ricchezza del suo sapere musicale e la sua cordialità. Dal 1988 è organista del Santo Sepolcro a Gerusalemme, docente di musica sacra nello Studio teologico francescano di Gerusalemme e fondatore dell’Istituto Musicale “Magnificat”. La manifestazione musicale promossa dalla Provincia Picena “San Giacomo della Marca” dei Frati Minori e dall’Isti- come questa iniziativa rappresenti un bene grande, un grande favore che noi tutti facciamo a noi stessi. E’ più quello che questi ragazzini ci danno che ciò che riceviamo da questa esperienza, rispetto a quello che si è capaci di dare loro. L’ospitalità è un valore in sé che ci avvicina al nostro passato, alle nostre tradizioni, alla nostra storia. Ci ricorda quando le famiglie “convivevano”, quando l’ospitalità verso gli altri veniva da sé; era una costante quotidiana. L’ospitalità è un valore grande, un esempio di vita per i nostri figli, un insegnamento che supera tutti gli altri perché fa capire loro qual’è la realtà di una differenza di stato sociale ed economico e perché fa meglio distinguere quale è il vero disagio e la sostanza dei veri problemi, perché li arricchisce ed arricchisce tutti noi di una dimensione meno materiale e più umile; perché ci ripropone gli insegnamenti che abbiamo ricevuto e non ci fa tradire chi non c’è più ed è restato con noi e dentro di noi; perché si ricollega al nostro credo religioso e ci riconcilia con una pratica cristiana che non sempre riusciamo ad esprimere; perché ci fa realizzare un sogno di uguaglianza che un modello di vita sbagliato ci sottrae ogni minuto dei nostri giorni; perché sprigiona quello che in noi c’è di meglio e mette a nudo l’essenza della nostra esistenza. E’ per questo che siamo convinti che le nostre e le vostre porte hanno bisogno di restare aperte e che questa è un’occasione, una grande opportunità, da non perdere mai”. Diletta Onlus dedica un pensiero a Mirella Pieralisi, la maestra di Castelbellino che li ha spesso aiutati nelle ospitalità e che è stata un esempio di vita: resterà nei loro cuori. tuto Magnificat di Gerusalemme vede il coinvolgimento di molti enti ed istituzioni e l’intervento di autorità religiose e civili fra cui padre Vincenzo Brocanelli, ministro provinciale dei frati minori delle Marche, padre Roberto Mancinelli, commissario di Terra Santa nelle Marche, mons. Gerardo Rocconi, vescovo di Jesi e del prof. Armando Ginesi, critico d’arte. Il concerto è reso possibile dal sostegno economico della ditta Mattoli di Jesi. Nella foto, padre Armando Pierucci mentre suona l’organo Callido di Maiolati, nel giugno 2006 “Nel tuo cuore ci sono anch’io” è il grazie dei settemila piccoli del Wolaita che ricevono un sostegno a distanza grazie alla generosità e all’affetto di tante famiglie. La Vallesina, con 500 piccoli orfani adottai, è molto sensibile grazie alla mediazione della signora Edda Guerro di Moie e dei suoi collaboratori. Partecipando ai mercatini di Natale di domenica 14 dicembre, in piazza Kennedy, per l’intera giornata si potranno acquistare oggetti di artigianato artistico il cui ricavato andrà a sostegno delle Missioni stesse o sottoscrivere un’adozione a distanza. “L’adozione – scrive padre Augusto Silenzi, ideatore del progetto di adozioni a distanza nel Wolaita – porta grandi benefici non solo ai piccoli orfani ma anche a chi si impegna, con sacrificio, a dare una parte dei propri sacrifici affinchè questi bambini siano strappati alla morte e alla fame”. La quota annuale è di 230 euro, pari ad un caffè al giorno, dicono i volontari: questa quota è destinata ad un bambino bisognoso e alla sua famiglia ed una parte ad opere di sviluppo locale. Per informazioni: Edda Guerro –Moie – tel. 0731 700698. 3 Cultura 14 dicembre 2008 Fondazione Federico II Hohenstaufen: conferenza, immagini, musica SCUSATE IL BISTICCIO (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) T www.peterpun.it GUADAGNO O PERDITA ? Ironia di certi cognomi Il recente successo, all’Isola dei famigerati, del[la] noto[a] Vladimiro[a] “Goduria” si sarebbe risolto - anche a giudizio di una frangia della sinistra dura e pura, di cui il transgender è notoriamente esponente di spicco - in un autentico boomerang. E pensare che il cognome anagrafico del nostro eroe sarebbe... GUADAGNO. CH: TOLLERANTI, NON LIBERTINI Allitterazione inquietante Ultim’ora - La pacifica Svizzera boccia un referendum riguardante la liberalizzazione dello spinello. 40%: sì. Parola d’ordine: NO AI CANNONI, Sì ALLA CANNABIS ! 60%: no. Possibile motto: NO AI CANNONI, NO ALLE CANNE ! BARRY VS SAMMY Cambio di consonante dirompente Dai giornali: il presidente eletto degli USA si è ripetutamente impegnato a catturare e/o a uccidere il suo quasi omonimo Bin Laden. Riuscirà la B di Obama a sbarazzarsi della S di Osama? PS - Ai tempi dell’Università Obama era cameratescamente chiamato Barry (da Barack, of course); mentre Bin Laden faceva buon viso al nomignolo [ancorché... occidentaleggiante] di Sammy (da Osama, obviously). AL RISTORANTE Anagramma per morti di fame Quale xxxxxxxxx vuol Le sia servito? - il cameriere fa, tutto compìto. Prendo soltanto un primo ed un secondo: uno xxxxxxxxx sono – gli rispondo. *** Soluzione del gioco precedente: feticcio, meticcio Il collezionismo e l’eclettico preumanesimo dell’Imperatore ra i numerosi interessi di Federico II vi fu anche quello per il collezionismo. Ulteriore manifestazione del suo preumanesimo: come i grandi principi del Rinascimento egli non solo raccolse preziosi oggetti antichi, ma molti ne acquistò a caro prezzo, realizzati da abilissimi artigiani spesso invitati alla sua reggia. Di “Federico II e l’arte di corte” ha parlato il 22 novembre, nella sede della Fondazione Federico II Hohenstaufen, la prof.ssa Maria Stella Calò Mariani, docente di Medievistica presso l’Università di Bari, che ha anche illustrato la sua relazione con numerose diapositive. La passione di Federico II per il collezionismo può essere diversamente spiegata. E’ da tenere presente innanzi tutto che l’Imperatore non intendeva affatto spezzare, ma anzi consolidare i legami culturali con il passato; anche perché, se li avesse invece eliminati, il suo potere avrebbe perduto in autorità, validità e prestigio. Sono evidenti perciò nelle monete, come pure nelle architetture e sculture celebrative (‘Porta di Capua’, ‘busto di Barletta’) i riferimenti alla romanità. Numerosi furono però anche gli oggetti, collezionati o comperati o donati da Federico II, che danno effettivamente idea del suo gusto estetico. Il loro valore artistico, non di rado prevalente su quello effettivo, è spesso eccezionale per eleganza, originalità, significato simbolico. I materiali impiegati nella fabbricazione mostrano anche sotto altri aspetti l’interesse di Federico II per il mondo della natura, delle sue meraviglie, delle sue rarità. Ricamatori arabi, tessitori bizantini, disegnatori greci, orafi, incisori, ceramisti, mosaicisti, artigiani provenienti da paesi diversi dell’area mediterranea furono chiamati a lavorare presso la corte dell’Imperatore. Realizzarono per lui ceramiche, coppe, corone, affreschi, spade, abiti e guanti da cerimonia, affreschi e decorazioni musive. Molti oggetti purtroppo sono andati dispersi, altri sono oggi custoditi presso importanti musei. Dal regio Opificio di Corte provengono alcuni manufatti della Collezione Palatina (Corona di Federico II a Palermo; guanto di Federico II a Vienna); altri (gemme, cammei, coppa reliquiario di Santa Elisabetta) si trovano a Stoccolma, Washington, Londra, Firenze. Una storia particolare ha una coppa di onice, preziosissima. Per acquistarla, nel 1229, Federico II addirittura si indebitò. L’oggetto passò successivamente di corte in corte. Si trova oggi nel Museo Archeologico di Napoli: é la famosa ‘Coppa Farnese’. Il mantello di Ruggero II, conservato a Vienna, è ugualmente un’opera di eccezionale pregio. Tessuto in oro e seta (dominante è il rosso, colore distintivo dell’impero bizantino) è decorato con pietre dure, gemme, perle, smalti e ricami con significati simbolici che lasciano supporre come fosse stato fabbricato da artigiani originari di terre molto lontane, forse giunti a corte percorrendo le ‘vie della seta’. I luoghi federiciani, soprattutto le ‘domus solaciorum’, conservano ancora affreschi e mosaici che illustrano la vita cortese e l’interesse dell’Imperatore per la caccia. In diverse ornamentazioni architettoniche, come nel castello di Lagopesole, furono reimpiegati e reinterpretati manufatti antichi. A conclusione, qualche curiosità. Federico II collezionò anche alcuni ‘automata’, come uccelli meccanici animati e macchine idrauliche che alimentavano fontane. Gli fu regalato dal sultano d’Egitto persino un albero d’oro e d’argento. Se ne ha solo notizia purtroppo perché il preziosissimo oggetto è andato perduto. La passione per la caccia è diversamente testimoniata. Oltre ad un serraglio di animali esotici, Federico II aveva alla sua corte un allevamento di falconi che venivano accuditi e addestrati. Per essi l’Imperatore fece costruire nei suoi parchi delle ‘domunculae’, usate come nidi, che riproducevano palazzi reali. Come già avvenuto in altre occasioni la conferenza, le cui indagini speculative hanno suscitato fra gli ascoltatori notevole interesse e curiosità, è stata piacevolmente commentata da intermezzi musicali. Al pianoforte l’avv. Marco Cercaci, con un’abilità che molti dei presenti non conoscevano, ha eseguito alcune canzoni famose classiche e moderne, concludendo, a sorpresa, con un valzer da lui stesso composto. Anche questo è eclettismo. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Nella foto da sinistra: Marco Cercaci, Maria Stella Calò Mariani e Vittorio Borgiani. Stagione concertistica ‘Amici della Musica’: secondo appuntamento LaCitazione a cura di Riccardo Ceccarelli È questo danzare la vita? C’è un gorgo d’infelicità che risucchia i nostri figli gettandoli nei cupi angoli della notte. Si entri in mezzo a quel martellare di luci e di suoni che spaccano i timpani e si osservino, i nostri ragazzi, nel loro agitarsi allucinato e vuoto: non è già un inferno che assurdamente si vuole e si adora quello? Chi mai potrà indurre a riflettere questa massa umana così dedita a distrazione e stordimento? Daniele Garota, “L’onnipotenza povera di Dio”, Ed. Paoline, Milano 2001, p.133. Ferrini: incontro il 16 - Maria negli arazzi Il circolo Contardo Ferrini di Jesi invita i soci e i simpatizzanti ad un incontro tenuto dalla prof.ssa Costanza Santacroce sul tema: “La vita della Vergine Maria secondo gli arazzi del duomo di Beaume”. La riflessione sarà proposta martedì 16 dicembre alle ore 16,30 presso la sede di Piazza Federico II e vuole essere un modo per prepararsi a vivere bene le prossime festività. Un miracolo descritto dalla grande letteratura pianistica E ra stato preannunciato che quest’anno gli appuntamenti delle Stagione ‘Amici della Musica’ non sarebbero stati numerosi, ma di grande qualità. Promessa confermata con il secondo dei concerti in programma tenuto al Teatro Studio, il 30 novembre, da un giovane pianista, Giuliano Mazzocante. Nato a Chieti, avviato agli studi musicali all’età di sette anni, in breve tempo ha collezionato grandi successi. E’ risultato vincitore assoluto in concorsi nazionali e internazionali, si è imposto come solista in importanti formazioni cameristiche, fa parte di giurie di concorsi pianistici internazionali. Di uno di questi “Città di San Giovanni Teatino” è stato anche fondatore ed è direttore artistico. Nella sua intensa attività rientrano attualmente anche corsi di perfezionamento che tiene presso la Royal Academy of Dance. Il concerto è stato un ampio e rappresentativo excursus, regolarmente scandito nel tempo, attraverso il romanticismo e il tardo romanticismo della grande letteratura pianistica. La Sonata op. 57 ‘Appassionata’ appartiene al periodo più fertile e più innovativo della produzione di L. Van Beethoven ed è famosa quasi quanto il ‘Chiaro di luna’. Come una forza della natura il compositore scatena nel primo e nel terzo movimento un travolgente pathos. Li separa, nel secondo, un respiro breve, più calmo e meditato. Da un punto di vista puramente strutturale grandiosa, complessa, di nuova ideazione formale è l’intera architettura. Anche la Fantasia op. 49 di F. Chopin appartiene alla fase di più abbondante fioritura del compositore. Originali caratteristiche timbriche ‘preimpressionistiche’ la caratterizzano. Saranno più tardi ereditate soprattutto da Debussy. La seconda parte del concerto è stata quasi interamente dedicata a F. Liszt, con pagine diversamente, emblematicamente significanti della sua produzione: vale a dire lo Studio trascendentale n. 2 ‘Eroica’, una elaborata, ossianica parafrasi del ‘Miserere’ da ‘Il Trovatore’ di Verdi e la Leggenda n. 2 che, di rara esecuzione, merita una nota a parte. Descrive un miracolo: quello di ‘San Francesco da Paola che cammina sulle onde’, o meglio che, sostenuto solo dal suo mantello, attraversa lo stretto di Messina. Lo stupore del prodigioso distacco dalla terra annunciato da alati arpeggi, il turbine di onde tempestose, l’approdo e la fervente preghiera di ringraziamento sono mirabilmente descritti da una composizione che appartiene al genere di quella musica ‘a soggetto’, di ascendenza vivaldiana, deprecata allora da pedanti e miopi puristi per i quali Liszt era da ritenere ‘un corruttore dell’arte’. L’ultimo degli autori, il più vicino nel tempo, è stato A. Skrjabin: un capolavoro di virtuosismo e di squisita effusione lirica il Notturno op. 9 per la sola mano sinistra. Giuliano Mazzocante ha offerto un’interpretazione magistrale nel segno di una costante, vibrante tensione emotiva, stilisticamente molto appropriata al clima e alle caratteristiche di quanto ha eseguito. Magnetizzando gli ascoltatori ha tratto dalla tastiera una gamma compiuta di colori ed esuberante di effetti sonori. Ulteriori prove di tanta bravura sono stati altri brani aggiunti fuori programma: ancora di grandi autori: Scarlatti, Haydn, Chopin. Il prossimo concerto, con il Quartetto Avos di archi e pianoforte, avrà luogo il 14 dicembre (ore 17,30): ancora al Teatro Studio Valeria Moriconi, sede ufficiale delle manifestazioni di quest’anno. a.f.c. 4 Attualità 14 dicembre 2008 IV Rassegna di Turismo Responsabile 12-13-14 DICEMBRE “Dall’Esino al Rio delle Amazzoni” Difese improprie di Riccardo Ceccarelli D a più di una settimana non se ne parla più, eppure per diversi giorni è stata la prima notizia dei telegiornali: l’applicazione uniformata dell’IVA ai canali satellitari e a quelli del digitale terrestre, portata per tutti al 20%, colpendo anche Sky, sembrava essere quasi la fine del mondo. La memoria ci tradisce, ma sono stati giorni di scambi di accuse pesanti tra i due fronti contrapposti, la maggioranza che difendeva il governo e l’opposizione dalla parte di Sky che si vedeva penalizzata pagando da anni il 10%. Si è parlato anche di un colpo recato alla cultura, come se Sky fosse “la cultura”, ma soprattutto di una pesante penalizzazione nei confronti degli abbonati a Sky che debbono sborsare poche decine di più di euro all’anno. Per pochi euro in più che appesantiranno 4 milioni e settecento famiglie di abbonati Sky, si era formato uno sbarramento di fuoco degno di maggior e ben più importante obiettivo. Sky non è essenziale per le famiglie, non è vitale per la loro sopravvivenza, come del resto non lo è la Tv, ogni Tv. Si è data l’impressione che Sky fosse più importante del pane. Degli aumenti di quest’ultimo, e che aumenti!, si è parlato ma non con la intensità usata per difendere Sky. Ce ne siamo dimenticati, ma che pena e che figuraccia hanno fatto tutti i difensori d’ufficio, salvo poi ricredersi scoprendo insieme che l’uniformità, chiaramente non le tariffe specifiche, l’aveva chiesta già al governo precedente l’Unione Europea, confermando in caso contrario l’apertura di una procedura contro l’Italia. L’episodio non è stato importante in sé, infatti lo stesso proprietario di Sky, Rupert Murdoch si è poi molto irritato con la dirigenza italiana di Sky per come era stato gestito dalla stessa emittente il caso IVA con gli spot antigovernativi e le notizie non esatte sull’argomento, quanto per il metodo usato, insomma si voleva andare contro una disposizione del governo a tutti i costi, nonostante ogni evidenza contraria. Murdoch non ha ringraziato i difensori italiani; da parte loro è seguito solo un silenzio imbarazzante, nessuno ha riconosciuto di aver combattuto, per qualche giorno, una battaglia degna di miglior causa. Perdersi su questi fronti non è affatto entusiasmante per quanti vogliono organizzare un’alternativa al governo e non lo è per quanti danno loro credito. La Tv, Sky, si diceva, più importante del pane. Questo è l’aspetto più negativo dell’intera vicenda, difesa per di più da quanti si fanno paladini di essere “portatori di un’etica diversa” e di una “superiorità morale”. Ancora una volta si è costretti a stendere un pietoso velo su un fatto non certo ammirevole. Scriveva Karl R. Popper quasi una ventina di anni fa che “la televisione è diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla”, in quell’aureo libretto “Cattiva maestra televisione” del 1996 che, oltre a Popper, riporta scritti di Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II) e di John Condry. La Tv come nuova divinità che ha cambiato il nostro modo di vivere ed anche gli stessi rapporti tra democrazia e potere politico. Sarebbe opportuno rileggere quegli scritti, mantengono tutta la loro attualità soprattutto sotto l’aspetto educativo ed economico, tale da condizionare la stessa politica e la stessa democrazia, temi questi che vengono parzialmente ripresi solo quando, a fasi alterne, si ripropone il conflitto di interessi. Il problema invece va oltre questo conflitto, tanto che non possiamo immaginarci un mondo senza televisione, fonte di imperi economici e per questo sì “più importante del pane quotidiano”, sostanzialmente però, come titolava il suo scritto John Condry “ladra di tempo e serva infedele”. Una espropriazione di tempo ed una rapina che ci trovano consenzienti diventate ormai cultura dominante. Qui la ragione non dovrebbe addormentarsi. L a IV edizione della Rassegna di Turismo Responsabile che si terrà a Jesi dal 12 al 14 dicembre rappresenta un avvenimento da non perdere per tutti gli amanti di un turismo diverso dal consueto, sostenibile ed etico. Nel centro storico di Jesi si svolgono numerose attività: tavole rotonde, convegni, dibattiti, presentazione progetti, approfondimenti con esperti di Turismo Responsabile e con associazioni ed Ong che operano in un contesto di cooperazione nazionale e internazionale. Appuntamenti culturali al Palazzo Convegni, Sala Consiliare del Comune, Sala Maggiore del Palazzo della Signoria e Centro Natura della Riserva Naturale Ripa Bianca. Il tutto trasmesso in diretta web su www.vallesi- na.tv. E ancora: aperitivi bio, degustazioni, giochi, concerti, spettacoli, mostre fotografiche all’interno del Palazzo Convegni, della Pinacoteca Civica e dell’Enoteca Regionale. Per approfondire la conoscenza con la città di Jesi saranno previste delle visite guidate il sabato e la domenica, non solo per i turisti ma anche per i cittadini di Jesi e dintorni. Dal venerdì alla domenica la rassegna offrirà ai visitatori anche il mercatino solidale in Piazza della Repubblica e Piazza Pergolesi per un Tuttounaltro Natale, con prodotti equosolidali e biologici provenienti sia dai paesi in via di sviluppo che dalle nostre aziende agricole locali; laboratori artistici e sul riciclo; attività ludiche per bambini, libri e tante altre attività promosse dalle varie cooperative e associazioni marchigiane presenti. La IV Rassegna di Turismo Responsabile è parte integrante del progetto “Filo Comune” realizzato ed ideato dall’Associazione Monsanoinforma, la Coop. Soc. Mondo Solidale, la Coop. Soc. CO.ST. eS.S e l’Associazione Comuni Virtuosi, con la collaborazione dell’agenzia di turismo responsabile Viaggi e Miraggi di Padova, e comprende sia questo evento che altre azioni per lo sviluppo dei settori dell’economia solidale (www. filocomune.it). Filo Comune è finanziato dalla Provincia di Ancona nell’ambito delle attività del bando Co-habitat 2008. La Rassegna è organiz- zata in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Jesi, Assessorato allo Sviluppo Sostenibile, Attività Economiche e Turismo e dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche. Una Rassegna che vuole rimarcare l’importanza di un Turismo più Responsabile in tutto il mondo, lontano e vicino casa, per le generazioni presenti e future, diffondendo il più possibile questa filosofia di viaggio insieme al contesto dell’economia solidale in cui è nata: commercio equo, solidarietà, cooperazione e rispetto per l’ambiente. Sottotitolata “dall’Esino al Rio delle Amazzoni” per evidenziare in questa edizione il legame solidale tra il nostro territorio e le Americhe. Autotrasportatori e Interporto Jesi per affrontare la crisi La forza della rete tra piccole imprese L ’Interporto Marche di Jesi è diventata una infrastruttura viva e vitale. Dall’inizio dell’anno, il gruppo Cam Trasporti ha avviato il “progetto Interporto” che si è sviluppato coinvolgendo partner in Italia come il gruppo Parmalat spa azienda leader nei prodotti caseari, il gruppo Arcese Trasporti azienda leader nella logistica e trasporto internazionale, il gruppo CNH Italia (Fiat Trattori). Il Presidente del gruppo Cam – Consorzio Autotrasportatori Marchigiani - Sauro Guidarelli e i dirigenti dei principali partner hanno presentato, il 5 dicembre, i risultati conseguiti e le opportunità di sviluppo che anche attraverso l’infrastruttura interportuale è possibile realizzare nonostante il momento di recessione che sta coinvolgendo il sistema economico. In un momento di crisi dell’economia e dei trasporti, il progetto Cam si distingue con risultati positivi sia per la partnership instaurata con le imprese leader ma anche per la capacità sviluppata dalla Cam Trasporti che utilizza 120 tir, 140 addetti, la struttura di interporto Marche e la pro- pria sede di 7.000 metri quadri ubicata a Jesi. Per soddisfare tutte le esigenze in corso il Cam ha già richiesto all’Interporto un nuovo immobile di altri 5.000 metri quadri. Gilberto Gasparoni, segretario di Confartigianato Trasporti Marche, ha espresso compiacimento per l’avvio dell’Interporto Marche, una infrastruttura molto importante e attesa dal sistema produttivo dell’Italia centrale, che permetterà alla nostra economia di crescere e di collocare con più facilità i prodotti in Europa. Una infrastruttura che consentirà dalla prossima estate di utilizzare la modalità ferroviaria, raggiungendo a costi minori mercati oggi molto lontani e che con il camion sono più difficili da raggiungere. Il gruppo CAM con il progetto Interporto dimostra come le piccole imprese, quando operano in rete, sono in grado di attuare progetti di grande valore e prospettiva. L’investimento nell’interporto e l’accordo con Parmalat, con Arcese e CNH Italia ha permesso di realizzare una moderna piattaforma logistica per la distribuzione e la raccolta dei prodotti, riducendo anche il traffico urbano. Nella sua strategia di ampliamento il Gruppo CAM ha avviato con il progetto Interporto una nuova opportunità di sviluppo e di crescita del proprio business, dimostrando, secondo la Confartigianato, come le piccole imprese siano in grado di incidere positivamente sui mercati. Una buona tendenza che si inserisce in un periodo di particolare difficoltà nel quale moltissime imprese stanno riducendo il proprio volume di affari a causa della diminuzione dei traffici. I Quaderni del Consiglio: libro sul sindacalista Cisl Luigi De Minicis “Vogliamo riscoprire i personaggi della nostra regione” La presentazione del libro “Una vita per il sindacato” sulla storia di Luigi De Minicis alla Fiera della pesca di Ancona è stata l’occasione per riflettere sul ruolo del sindacato oggi e su quanto la generazione dei sindacalisti del secondo dopoguerra abbia contribuito alla costruzione della partecipazione democratica in Italia. Il volume, edito dall’Assemblea legislativa delle Marche nella collana “Quaderni del Consiglio”, propone il racconto di vita del sindacalista della Cisl, originario di Falerone, da pochi giorni ottantenne, che dopo la guerra ha deciso di dedicarsi totalmente alla difesa dei diritti dei contadini. “Luigi De Minicis è sicuramente tra coloro che hanno costruito la democrazia e l’hanno trasmessa ai più giovani – ha detto il Presidente dell’Assemblea legislativa Raffaele Bucciarelli – ha trasferito alle giovani generazioni le conoscenze e il desiderio di lotta”. “Negli ul- timi tempi la politica rischia di diventare autoreferenziale, dimenticando il passato e quasi impendendo di vedere il futuro – ha proseguito il Presidente Bucciarelli - Vogliamo riscoprire i personaggi della nostra regione, aprirci ai loro insegnamenti”. Il senatore Franco Marini, ex Presidente del Senato e segretario nazionale della Cisl dal 1985 al 1991, ha preso parte alla mattinata, lo scorso 22 novembre, ricordando il comune percorso con il sindacalista marchigiano nella difesa dei mezzadri e auspicando che l’attuale crisi del liberismo “senza limiti e senza regole”, faccia riscoprire l’importanza dei diritti sociali. “Da senatore della Repubblica – ha concluso Marini riferendosi all’attuale quadro nazionale – mi auguro che i sindacati vadano uniti al con- fronto con il governo”. Tra le pagine del volume, curato da Chiara Michelon, emergono “il coraggio e i valori che sono stati alla base della nostra comunità democratica e libera”, ha sostenuto il consigliere regionale Marco Luchetti, ricordando il suo primo incontro con De Minicis nel 1972. A rendere omaggio al sindacalista anche il segretario regionale della Cisl Marche Stefano Mastrovincenzo che ha sottolineato quanto “la credibilità e la capacità di comunicare di De Minicis siano alimentate da coerenza e passione”. Dopo aver ricoperto incarichi all’interno delle organizzazioni contadine, De Minicis fu nominato prima nella segreteria provinciale, poi in quella regionale, per poi entrare nel patronato. L’ultima fase del suo impegno sindacale l’ha dedicata ai lavoratori immigrati, organizzandoli per nazionalità, fino a dar vita ad un’unica federazione generale. 5 Cultura 14 dicembre 2008 JESI, Centro Calamandrei: il procuratore Gian Carlo Caselli e il latinista Paolo Fedeli Al Moriconi in scena la memoria collettiva: Danilo Dolci P resentato in conferenza e storico torinese, protagostampa lo spettacolo “E’ nista della Resistenza e auvietato digiunare in spiag- torevole voce dell’impegno gia. Ritratto di Danilo Dol- civile e dell’antifascismo, ci”, di Renato Sarti e Franco scomparso il 30 ottobre Però, con Paolo Triestino e 2003. «È un appuntamento la partecipazione straordi- imperdibile - afferma Vanaria di Gian Carlo Casel- lentina Conti, assessore alla li, procuratore generale a Cultura del Comune di Jesi Torino. Sarà rappresentato - anche perché la famosa arsabato 10 gennaio alle ore ringa di Piero Calamandrei, 21 al Teatro Studio Va- insigne giurista e tra i padri leria Moriconi. I biglietti della Costituzione Italiana, sono già in vendita pres- in favore di Danilo Dolso il Teatro. Fa parte della ci, sarà letta da Gian Carlo rassegna “Scompagina/2 Caselli». «L’arringa - spieLibri in scena con dedica a ga il presidente del Centro Valeria Moriconi” ed è sta- Studi Calamandrei Gian to prodotto dal Teatro del- Franco Berti - riprende il la Cooperativa di Milano, tema dell’Antigone di Sofopromosso e finanziato dal cle e lo scontro tra la legge Centro Studi Calamandrei dello Stato (diritto positivo) in ricordo del presidente e la legge degli uomini (dionorario Alessandro Ga- ritto naturale)». Lo spettalante Garrone, magistrato colo ricostruisce il processo “La musica è una rivelazione più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia”. E’ di L.Van Beethoven la definizione che si legge sulla prima pagina del calendario dei concerti programmati quest’anno per la Stagione Sinfonica. Per ognuno l’opuscolo ne riporta altre di musicisti, filosofi, letterati di ogni tempo che amarono l’arte dei suoni e ne compresero valore e significato. Un mondo senza musica sarebbe effettivamente simile ad un mondo senza fiori e senza colori: privo di una grande bellezza, molto più triste quindi e anche molto più incomunicabile, perché il linguaggio della musica è universale e riesce ad abbattere le frontiere. Con un simile invito sono stati accolti al Pergolesi, il 5 dicembre, gli spettatori del concerto inaugurale. Teatro molto affollato (gli abbonamenti hanno abbattuto tutti i precedenti record) con la presenza di un consistente gruppo di studenti di scuola media. contro Danilo Dolci, intel- stampa il presidente del lettuale triestino promoto- Centro Studi Calamandrei re di una nonviolenza attiva Gian Franco Berti e Paolo contro mafia e sottosvilup- Fedeli, esimio latinista e fipo, e per i diritti ed il lavo- lologo. Il fatto è racchiuso ro, reo di aver organizzato nell’ultimo dei “Quaderuno “sciopero alla rovescia”: ni del Calamandrei” nella Dolci e centinaia di disoc- collana “altrasocietà”. In Le cupati, per protesta contro schede rivendicate, la prefala mancanza cronica di la- zione di Fedeli ci parla del voro in Sicilia, mettono in “Dizionario delle Opere e atto iniziative nonviolente dei Personaggi”, progetto dirette ad occuparsi di la- iniziato nel 1930 e concevori “socialmente utili”, tra pito da Valentino Bompiani, cui il ripristino di una stra- in cui molto del lavoro fu da comunale abbandonata. affidato a Franco AntonicelDopo l’intervento delle for- li, critico, prosatore e poeta, ze dell’ordine, Dolci fu arre- esteta e filologo, inviso al stato, processato e condan- regime fascista per la sua nato. Già nel 1952 iniziano militanza intellettuale. Nei suoi numerosi digiuni di gli anni ‘40, molte persone protesta, l’impegno civile di cultura si radunavano forte, l’attività di studio e nella sua casa di Torino. Redi denuncia del fenomeno centemente sono state remafioso e dei suoi rapporti perite alcune schede di opecon il sistema politico, che re e personaggi del suddetto lo rendono persona “peri- Dizionario Bompiani, encolosa” da ostacolare e de- trate in possesso del Centro nigrare. Dolci muore il 30 Studi P. Calamandrei di Jesi, dicembre 1997. pensando fossero inediti di Il 10 gennaio alle 10,30 pro- Antonicelli, schede che non logo importante dello spet- erano state accolte nel Ditacolo: Caselli incontrerà zionario. «La sconvolgente 200 maturandi presso l’aula sorpresa - scrive Fedeli - è magna del Liceo Scientifico venuta dalle restanti schede di Jesi per discutere della fi- ritenute inedite, non tanto gura di Dolci e dei temi di perché in realtà esse risulquest’opera teatrale. tano tutte edite nel Dizionario delle Opere, quanto “Scoop storico”: il Cala- piuttosto perché lì esse non mandrei svela un giallo di sono attribuite a franco attribuzioni Antonicelli, ma a Franco Lo hanno presentato alla Pastonchi, la cui sigla [F.P.] Inaugurata la Stagione Sinfonica della Filarmonica Marchigiana Una sirenetta bionda con il violino Attentissimi: la musica che ascoltavano arrivava direttamente al cuore e sarebbe stato impossibile restare indifferenti. Inoltre con la Filarmonica Marchigiana, dispiegata alla grande, si presentava una solista d’eccezione; la violinista Laura Marzadori, appena diciannovenne; una sirenetta bionda, graziosissima, con il suo violino. Dedicato a lei Troppo si è detto, anche a sproposito, intorno alla vita di P.J. Chaikovskj e al suo rapporto con la musica, senza tenere conto del fatto che un’opera d’arte può essere non solo effusione Cooperlat TreValli: nuove certificazioni qualità Espansione del mercato C costantemente le accompa- alla fine. «Nelle schede in gna». Fedeli ci spiega come questione, dunque, non ci i due intellettuali fossero sono inediti ma un giallo di legati da una solida ami- attribuzione» ci dice Berti cizia, nonostante Paston- «e per il lavoro intenso che chi, protagonista di primo c’è stato dietro quest’opera, piano del mondo universi- dobbiamo ringraziare antario, dei circoli letterari e che il sostegno di Ubi Bandei salotti nel dopoguerra, ca Popolare di Ancona». fosse caro al regime e fosse «Merito del Calamandrei caratterialmente (“pompo- - conclude Fedeli - è stato so, vanitoso”) così diverso non solo ripubblicare quedall’amico. «L’ipotesi più ste schede ma anche poterprobabile» afferma Fede- le attribuire ad Antonicelli. li in conferenza stampa «è Interessante è notare come che Antonicelli diede a Pa- Pastonchi ci mette le mani, stonchi il blocco di schede con piccoli interventi sul del ‘39 non per imposizioni testo, ma soprattutto con la dall’alto (cioè per il fatto che sua sigla, come fossero sigilPastonchi potesse “servire” li d’autore» a Bompiani, vista la viciFotoservizio nanza al regime), ma per la Maria Chiara La Rovere profonda amicizia tra i due». Nella foto da sinistra Paolo L’Antonicelli, infatti, sembra Fedeli, Sergio Carioni, aver voluto fare un dono alGian Franco Berti l’amico più anziano e vicino e Valentina Conti riflessa di uno stato d’animo, ma anche riscatto da una situazione di disagio. Così può essere considerato il Concerto per violino e orchestra op. 35 che Chaikovskj compose un anno dopo il suo disastroso matrimonio, quando però era già confortato dall’affetto di Nadezda von Meck, mecenate ed amica, alla quale, se pure indirettamente, l’opera è dedicata. Avrebbe dovuto essere indicato infatti nell’intestazione il nome del violinista Kotek che per primo aveva fatto conoscere la musica del compositore a Nadezda ma, ‘per evitare pettegolezzi di vario genere’, il compositore preferì presentare la partitura a L. Auer, direttore della Società della Musica russa; il quale però era troppo indaffarato per dare su di essa un giudizio approfondito e sereno. Già circolavano voci che il concerto, per le sue difficoltà, fosse ineseguibile e a queste egli si attenne. Così Chaikovskj pensò ad un nuovo destinatario. Fu A. Brodsky, un giovane violinista che eseguì l’opera per la prima volta a Vienna nel dicembre del 1881. Sembra impossibile che un capolavoro simile sia stato allora oggetto di critiche velenose. Anche se lontanissima dalla concezione musicale mitteleuropea si tratta di una composizione di splendente bellezza e serenità dove i temi musicali, ispirati al folklore ed elaborati ad arte con esuberante fantasia e gioiosa libertà, si rincorrono e si intrecciano lasciando comunque sempre equilibrato e vigile il rapporto tra solista ed orchestra. Ne è stata presentata un’interpretazione improntata ad un fresco e trasparente lirismo, a tratti di eccezionale delicatezza, raffinatezza ed eleganza. Davvero incantevole Laura Marzadori. Il suo virtuosismo fa ricredere su una diffusa opinione secon- ooperlat TreValli ottiene le certifi- linee produttive: besciacazioni Ifs e Brc, per potenziare la mella, panna spray e creme propria offerta sul mercato. A conclu- dessert in brick. sione di un piano di investimenti che “La maggioranza dei granha impegnato la cooperativa nel trien- di retailer europei pone la nio 2006/08 per complessivi 21,6 milio- certificazione BRC, quale ni di euro, tre stabilimenti del Gruppo condizione indispensabile sono stati al centro di miglioramenti di per essere inclusi tra i loro processo e modernizzazioni di alcune fornitori – spiega Giovanni linee produttive, ponendosi all’avan- Cucchi, presidente di Cooguardia nel settore. Gli interventi han- perlat TreValli – crediamo no riguardato gli stabilimenti Cooper- che l’espansione del merlat a Jesi, Colavev a Postalesio (So) e cato internazionale sia una Abit a Grugliasco (To) dove Cooperlat delle strade da percorrere ha finanziato la totale ristrutturazione con grande determinazione. dell’impianto per il rilancio della stori- I risultati ci hanno dimostrato segnali perlat ha ampliato la gamma della linea co marchio piemontese. Ad oggi, tutti confortanti nel corso del 2008 con un di creme vegetali da montare con Hogli stabilimenti del Gruppo sono già +12% di crescita del fatturato derivante plà Più, l’unica senza grassi idrogenati, certificati ISO:9001/2000. dall’export”. marchio con cui Cooperlat TreValli è A Jesi, sede principale della cooperativa, Il 2008 è stato per Cooperlat anche leader di mercato con una quota di olè stata ottenuta la certificazione British l’anno delle novità di prodotto, con- tre il 59%, poi un nuovo condimento: Retail Consortium, (Brc), standard tec- cepite per soddisfare i segmenti di “Vivi Leggero in Cucina” con la metà nico indispensabile per crescere nei consumo più attenti alla salute. Come dei grassi di una normale panna da mercati della distribuzione organizzata spiega il direttore marketing Federico cucina e il formaggio al caglio vegetale nei paesi anglosassoni e USA, per tre Camiciottoli: “il centro di ricerca Coo- “Novella”. do la quale non esisterebbero in Italia accademie di violino in grado di formare i migliori artisti. Nel culto della bellezza ideale Parlava correttamente quattro lingue e conosceva bene diverse discipline umanistiche F. Mendelssohn che, educato al culto della bellezza, fece di questo l’ideale della sua musica. Fu per scoprire il fascino di terre lontane e trarne ispirazione per la sua arte che, appena ventenne, compì un lungo viaggio attraverso l’Europa. Raggiunse la Scozia e ne restò incantato, ma probabilmente la forte emozione riportata, descritta nelle numerose lettere inviate alla sorella, gli impedì di tradurre immediatamente in musica le sue impressioni. Solo a distanza di tredici anni sarebbe nata la Sinfonia n° 3 ‘Scozzese’, capolavoro della sua produzione strumentale, affresco maestoso ed elegiaco di una terra ricca di mistero e di suggestioni poetiche. E’ stato il direttore artistico della Filarmonica Marchigiana, il M° Donato Renzetti, a dirigere le due partiture. Le ha accuratamente punteggiate e chiosate evitando, nell’una come nell’altra, effetti sgargianti e troppo accese intemperanze. Nel bis ha inteso anche dare dimostrazione della sicurezza della formazione che aveva di fronte deponendo ad un tratto la bacchetta a e lasciando andare a briglia sciolta l’orchestra. Davvero c’è da aspettarsi molto anche per i prossimi concerti. Augusta Franco Cardinali IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI E ACCESSORI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 6 Jesi 14 dicembre 2008 Santa Maria Nuova: incontro promosso dalla Croce Gialla L’avvocato risponde LO “STALKING” L etteralmente, il termine significa “fare la posta”, come i cacciatori fanno con gli animali selvatici. Trasportato nel mondo del diritto, il termine assume il significato di molestia assillante a danno di una vittima, che può essere, indifferentemente, uomo o donna: il fenomeno iniziò un ventina di anni fa con molestie a danno di persone famose, soprattutto nel mondo dello spettacolo, ma ora ha assunto rilevanza sociale preoccupante, tanto che si pensa (con netto ritardo, rispetto ad altri paesi all’avanguardia) ad una regolamentazione più capillare di quella vigente. Attualmente, infatti, le condotte di stalking vengono regolate facendo ricorso all’art. 660 del codice penale, che prevede il reato di Molestia o disturbo alle persone (“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516”). Purtroppo, spesso, lo stalker non si limita a molestare la vittima ma pone in essere comportamenti illeciti ulteriori, che la nuova terminologia usata nel progetto di legge in discussione indica come “atti persecutori”: il sorvegliare, aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, le intrusioni, gli appostamenti sotto casa o nel luogo di lavoro, i pedinamenti, i tentativi (anche indiretti) di comunicazione e di contatto ad esempio con lettere, telefonate, e-mail, chat-lines (il cosiddetto cyberstalking), sms, graffiti o murales, lasciare messaggi a casa, in ufficio o sull’auto, inviare fiori e regali, fare visite a sorpresa, incontrare “casualmente” la vittima nei luoghi da essa abitualmente frequentati, rubare e leggere la corrispondenza della vittima, ordinare merci e servizi a nome della vittima, diffondere dichiarazioni diffamatorie e oltraggiose a carico della vittima, minacciare di usare violenza contro la vittima, i suoi familiari, altre persone o contro animali cari alla vittima, infiltrarsi negli spazi abitativi della vittima, danneggiare, imbrattare o distruggere le proprietà della vittima. Moltissimi casi di stalking e di violenza si consumano all’interno delle mura domestiche. In questi casi il coniuge o il convivente che subisce condotte pregiudizievoli per l’integrità fisica, morale o per la libertà da parte dell’altro coniuge o convivente può chiedere al Giudice l’adozione dei cosiddetti “ordini di protezione” (ordine di cessazione della condotta, allontanamento dalla casa familiare, prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima quali il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, di altri prossimi congiunti, la scuola dei figli, ecc.). In campo professionale si possono verificare ipotesi in ambo i sensi: il dipendente che, mosso dal desiderio di vendetta nei confronti del superiore, decide di perseguitarlo nella sua vita privata o, al contrario, il mobbing, per esempio per costringere la vittima alle dimissioni o a rinunciare ad una promozione. Anche gli avvocati non vanno esenti da questo fenomeno. Tipici sono i casi di avvocati molestati per aver perso la causa: di fronte alla delusione per il tradimento di una aspettativa eccessiva che si reputa tradita, il comportamento persecutorio è un modo per attirare l’attenzione o per vendicarsi del (presunto) abbandono. L’emergenza scatenata dalla frequenza quotidiana di episodi di cronaca legati direttamente o indirettamente alle molestie assillanti ha mostrato l’insufficienza degli strumenti attualmente esistenti rispetto alla peculiarità, all’entità e alla gravità del fenomeno e ha reso pressante l’esigenza di uno specifico intervento legislativo. Paolo Marcozzi, avvocato [email protected] Dalla sofferenza alla speranza V enerdì 5 dicembre scorso ha avuto luogo, presso l’Auditorium “Divina Pastora” di palazzo Mastri-Zannini, l’incontro dibattito sul tema: “La sofferenza nel corpo, il dolore nell’anima, la speranza…” con riflessioni di mons. Gerardo Rocconi e del dott. Marco Ceppi, psicologo. L’evento è stato organizzato con grande professionalità ed accuratezza dalla Croce Gialla di Santa Maria Nuova. Pur in concomitanza di altre iniziative in programma nella zona, la serata ha avu- con vivo interesse e grande attenzione. Mons. Rocconi ha approfondito, con l’aiuto di esempi ed esperienze vissute, l’aspetto della speranza, di come a volte le prove dolorose possano positivamente trasformare le persone in modo talvolta incomprensibile alla ragione umana e di come poi possano le stesse to una partecipazione molto diventare testimonial per gli nutrita sia di concittadini altri. Il dottor Ceppi nel suo che di ospiti provenienti dal- intervento più strettamente la Vallesina. Per tutta la du- “tecnico-specifico”, durante rata dell’incontro-dibattito, i la sua analisi ha posto l’atpartecipanti hanno seguito tenzione su come, dopo un cammino di sofferenza, la persona possa giungere all’accettazione della realtà che la porta alla sopportazione e a una serenità interiore che oltre ad aiutare se stessa, contagia anche chi la circonda. Entrambi messaggi di grande speranza. Per i volontari, in particolare, suggerimenti su come vivere con “Pietas” il servizio di assistenza. L’incontro è terminato con un piccolo momento conviviale, vin brulé e dolcetti per sinceri auguri per le prossime festività. Roma: il ministro Luca Zaia apprezza il lavoro dell’Assivip Le Marche e il Verdicchio Lunedì 3 dicembre a Roma si è svolto l’ultimo evento del 2008 per celebrare la ricorrenza dei quarant’anni della nascita della Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi. Si sono dati appuntamento 45 dei 54 produttori vitivinicoli aderenti all’Assivip oltre a produttori di salumi e formaggi. Operatori, buongustai, giornalisti, personaggi dello spettacolo hanno riempito tre sale per l’avvenimento. A coronare il risultato dell’iniziativa è giunta l’inaspettata ed altrettanto gradita visita del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, che si è complimentato con i responsabili dell’Assivip oltre che per la qualità dei prodotti soprattutto perchè ha potuto apprezzare la presentazione di un territorio nella sua interezza e coesione poichè spesso ci si presenta da soli senza fare squadra. L’Assivip ha infatti l’obiettivo di promuovere non solo i vini ma tutte le produzioni migliori presenti sul territorio marchigiano. Questa cooperativa agricola che ha sede a Moie e gestisce l’Enoteca regionale di Jesi, si pone come punto di riferimento per tante realtà produttive regionali sui problemi che si incontrano e sugli obiettivi di sviluppo che gli associati si propongono. La manifestazione di Roma che ha avuto una vasta eco su giornali e tv chiude un anno di intense iniziative che hanno riportato alla ribalta il prodotto principe delle Marche: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc - denominazione di origine controllata - che è in attesa di ricevere la menzione DOCG denominazione di origine controllata e garantita - per le tipologie Riserva e Classico Riserva. Le Marche da bere Sono 31 i vini premiati come eccellenze del territorio per la provincia di Ancona (per un totale di 30 aziende), su 52 eccellenze laureate per la regione Marche nella nuovissima prima edizione della guida Ais Le Marche da Bere guida ai vini, alle cantine e ai prodotti tipici del territorio edita da PrimaPagina Editore insieme all’Associazione Italiana Som- melier Ais Marche in partnership con la Regione (Province e Camere di commercio) presentata ufficialmente all’enoteca regionale di Offida domenica 23 novembre alla presenza di tutti i partner del progetto. La guida è in vendita nelle librerie al costo di € 9,90 e acquistabile on line sul sito www.marchedeivini.it. Nella foto da sinistra: Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura; Bruno Capanna, sindaco di Acqualagna; Giancarlo Rossi, direttore Assivip; Gian Luigi Calzetta, presidente Assivip Carifac-Veneto Banca: alleanza L’accordo firmato nei giorni scorsi tra la Fondazione della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e Veneto Banca Holding costituisce l’inizio di un percorso che vede le due banche, con grande vocazione territoriale, avviarsi su di un percorso comune. La Cassa di Risparmio di Fabria- no e Cupramontana, rafforzata patrimonialmente dall’ingresso di Veneto Banca, potrà perseguire una strategia di sviluppo territoriale più incisiva e vigorosa rispetto a quanto esprimibile attraverso le proprie forze per rispondere celermente ai bisogni della sua gente. Economia La Cna organizza per i propri associati un incontro sul tema: “Crisi economica e crisi finanziaria Quali effetti sul sistema produttivo”. Partecipano il prof. Ilario Favaretto dell’università di Urbino e Otello Gregorini, direttore provinciale della Cna, Confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa. L’incontro si svolgerà giovedì 11 dicembre alle ore 21 presso la sede della Cna, in via don Minzoni, 5c. Il presidente Maurizio Paradisi e il responsabile sindacale Stefano Sargentoni invitano i soci a partecipare per approfondire l’analisi di ciò che sta accadendo e per illustrare le proposte della CNA in questo quadro economico così difficile e delicato aggravato da una crisi finanziaria senza precedenti che ha travolto il sistema bancario. Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 www.fazibattaglia.com Vita ecclesiale Parola di Dio 14 dicembre 2008 - terza domenica di avvento - anno b Siate sempre lieti che è “notte”. Giovanni il Battista, notoriamente poco Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa incline alla rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù vergioia, si ripreso di voi. senta ancora Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate questa domeogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di nica come temale. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra stimone della persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la luce. La gioia venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che nasce dal vevi chiama: egli farà tutto questo! Parola di Dio dere la luce nella notte. Ma lasciamoci za, come invita ogni tempo portare da Paolo in questo Commento di avvento. Perché essere anno a lui dedicato. Paolo, La terza domenica ci offre sempre lieti? Perché pren- dopo essersi allontanato nella parola chiave “Gioia” diamo atto di quanto Dio fa da Filippi, divenuta troppo un’ulteriore indicazione per noi e lo facciamo para- pericolosa per lui, fonda la per crescere nella speran- dossalmente proprio oggi chiesa di Tessalonica. Poi deve fuggire, perché minacciato. Ma ama questa nuova comunità. Non può tornarvi, e allora manda un biglietto. E’ forse il primo scritto del Nuovo Testamento. Quali sono le sue raccomandazioni? Sono quelle centrali della fede, della speranza e della co- Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicési (1Ts 5,16-24) Agenda Pastorale del Vescovo Giovedì 11 dicembre Mattino: Ritiro con i Sacerdoti più giovani di Ordinazione ore 18: Incontro e S. Messa con i Diaconi e Familiari delle diocesi di Jesi e Senigallia Venerdì 12 dicembre ore 18: Incontro alla Biblioteca Petrucciana ore 19.15: Partecipazione al Convegno del Centro Sportivo italiano ore 21: Incontro dei Seminaristi del Seminario Regionale con i Giovani a Jesi ore 22: Momento di preghiera con i partecipanti al Convegno CSI Sabato 13 dicembre Mattino: Convegno AVULSS ore 15: Ritiro per le Consacrate dell’Ordo Virginum della Metropolia ore 18: Cattedrale, S. Messa nella festa di S. Lucia Domenica 14 dicembre ore 9.30: Montecarotto: S. Messa nella casa di riposo ore 11.30: Parrocchia S. Lucia, S. Messa nella festa della Patrona ore 16: Visita alla scuola Materna di via Roma ore 17: Caritas Diocesana, Incontro e S. Messa con i Volontari della Caritas a S. Maria N. ore 21: Incontro a carattere vocazionale Lunedì 15 dicembre: ore 19: Cupramontana, Incontro e S. Messa con i volontari AVULSS Martedì 16 dicembre ore 15.00-18.00: il Vescovo riceve nella cappella di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza appuntamento. Mercoledì 17 dicembre ore 12.30: Pranzo con ospiti della mensa Caritas ore 15.30: Parrocchia S. Giuseppe, S. Messa con ospiti, familiari, volontari dell’Oikos ore 18.15: Incontro con gli Insegnanti di Religione della scuola secondaria Giovedì 18 dicembre Mattino: Ritiro del Clero ore 17: Parrocchia San Francesco, incontro su San Paolo ore 21: Pianello Vallesina, incontro formativo con i Giovani Venerdì 19 dicembre ore 18.30: S. Maria Nuova, S. Messa e momento conviviale con i collaboratori di Voce della Vallesina Sabato 20 dicembre ore 10: Oikos, Graduazioni Pomeriggio: MEIC e AIMC: preparazione al Natale S. 14 dicembre 2008 Messa in Domenica 21 dicembre ore 9.30: S. Messa nella casa di riposo di via Gramsci ore 15.30: Cupramontana. S. Messa nella casa di riposo ore 21: Incontro a carattere vocazionale munione. Alla fine della let- continua. Eppoi la preghietera (ecco il brano odierno) ra incessante, non come insiste su tre indicazioni: la parole infinite, ma come gioia diffusa, la preghiera costante atteggiamento di costante, il rendimento di dialogo amoroso, anche in grazie in ogni cosa. mezzo a tribolazioni. Infine Esce fuori la spiritualità ringraziamento come motigiudaica di Paolo, che fa vo di fondo di questa sinfoconfluire nella novità cri- nia. Chi vive così non può stiana; benedire Dio sem- che essere attento a quello pre. E in più: sapere che che lo Spirito suscita nella siamo innestati sulla pianta comunità. Perché lo Spiridello Spirito Santo che ci è to è vita, è fecondità. Certo dato in dono e che produce occorre discernimento. Ma i tre rami che ricorda. La un credente gode e rinvita spirituale è vivere alla grazia di quello che Dio fa presenza del Signore, sem- nella sua comunità, anche pre. Proprio come una per- nelle sorprese. Madeleine sona amata è presente sem- Delbrel (1904-1964), dopo pre nel cuore di chi ama. il suo incontro abbagliante Il “sempre” è proprio del- con Dio a 20 anni confidava: l’amore. Perché c’è una pre- “Che Dio esista è la felicità insenza che ci accompagna. comparabile che si può appeSempre. Il primo frutto è la na psicologicamente scegliere gioia. Non è una emozione quando lo si conosce, tanto la passeggera. E’ la scelta di preferenza si impone. Mi era sentirsi costantemente sot- e mi resta tuttora impossibile to lo sguardo e la protezio- mettere sulla stessa bilancia ne del Signore. E’ proprio Dio da una parte, dall’altra e solo questo innesto nello tutti i beni del mondo, che sia Spirito che genera gioia per me o per tutta l’umanità”. DIOCESI DI JESI ZONA PASTORALE DELLA CITTA’ LITURGIA PENITENZIALE con la preparazione comunitaria e la possibilità della Confessione individuale “Piacque a Dio riconciliare in Cristo tutte le cose e fare la pace con tutti gli uomini m e d i a n t e l a s u a c r o c e ” (Col. 1,20) ) GIOVEDI’ 18 DICEMBRE ore 18,30 SANTUARIO DELLE GRAZIE ) VENERDI’ 19 DICEMBRE ore 21,00 S A N F R A N C E S C O D ’A S S I S I CHIESA DI ) LUNEDI’ 22 DICEMBRE ore 21,00 SAN GIUSEPPE ----------------------------------------------------------------SARANNO DISPONIBILI DIVERSI SACERDOTI DELLA CITTÀ Scuola per i ministeri Nell’ambito della Scuola per i Ministeri diocesana, i cui incontri sono aperti a tutti, martedì 16 dicembre alle ore 21 ci sarà la lezione di padre Valentino Natalini mentre domenica 21 dicembre alle ore 16 il prof. Gabriele Bevilacqua guiderà un cineforum su “Gesù nella cinematografia contemporanea”. I due incontri si terranno al Seminario di Via Lorenzo Lotto a Jesi Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 7 di don Mariano Piccotti [email protected] Corriamo contagiosi di gioia Poiché le tue parole, mio Dio, non son fatte per rimanere inerti nei nostri libri, ma per possederci e per correre il mondo in noi, permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso, un tempo, su una montagna, e da quella lezione di felicità, qualche scintilla ci raggiunga e ci morda, ci investa e ci pervada. Fa’ che, abitati da esse, come “fiammelle nelle stoppie”, corriamo per le vie della città, e fiancheggiamo le onde della folla, contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia... (da: “Gioie venute dal monte”, in: La gioia di credere) L’Opera della Regalità “Nell’attesa della venuta” N el pomeriggio del 1° dicem- tempi. bre si sono riuniti, nella cap- L’evangelista Marco ripete più pella della Casa parrocchiale del volte il verbo “vegliate” per inviDivino Amore, i soci e gli amici tarci a vigilare e a rimanere saldi del gruppo ecclesiale “Opera nella fede, nell’attesa del Ritorno della Regalità di Nostro Signore del Signore (Mc 13, 33-36). Gesù Cristo”, con la presidente Dio chiede l’aiuto dell’uomo per Beniamina Santoni, per preparar- portare avanti il suo progetto di si a vivere in modo significativo il salvezza. Il cammino è lungo e tempo dell’Avvento. non privo di difficoltà, ma rischiaL’assistente spirituale don Mario rato dalla luce di una stella che Massaccio, coadiuvato dal dia- annunzia la nascita del Bambino cono Leonardo Bartolucci, ha Re dell’universo. invitato i partecipanti al canto di Accanto a noi, creature viventi, ci lode a Cristo, Re di eterna gloria; sarà Maria Santissima che, con il ha poi guidato la meditazione sul “sì” dell’annunciazione, ha accoltema ”Nell’attesa della Sua venuta” to Gesù nel suo grembo per doproponendo un itinerario di fede, narlo all’umanità, divenendo così di ascolto della Parola, di vigilan- mediatrice di salvezza. za e di preghiera nell’attesa del Maria, immagine della Chiesa, Giorno in cui il Signore si manife- con la sua intercessione aiuterà sterà nella gloria. tutti, nei momenti di gioia e di Il profeta Isaia, nel riconoscere le dolore. A conclusione della precolpe del suo popolo, rivolge un ghiera di adorazione e di lode, i appello accorato al Signore, “no- partecipanti hanno ricevuto il stro Padre” e “nostro Redentore”, nutrimento della perché non abbandoni alle sue Eucaristia, Pane di vita che aliiniquità il popolo che Egli ama; e menta la fede, la speranza e la lo supplica dicendo: “Ma, Signore, carità. tu sei nostro Padre; noi siamo ar- L’incontro del Gruppo AdR é progilla e tu colui che ci plasma, tutti seguito con il dialogo fraterno e noi siamo opera delle tue mani” con gli auguri per un santo Natale (Is. 64, 2-7). ed un sereno Anno nuovo. L’uomo deve aprire il cuore al Infine don Mario ha impartito Signore, lasciarsi riempire di Lui la benedizione del Signore nella e accogliere l’imperativo: “Siate “formula” francescana: santi perché io, il Signore vostro “Il Signore ti benedica e ti custoDio, sono santo”(Lv 19,2). disca. La Liturgia ci aiuta a vivere in in- Ti mostri la Sua faccia timità con Dio; essa è memoria ed abbia misericordia di te. dell’incarnazione, è presenza viva Volga a te il Suo sguardo e ti dia del Risorto in mezzo a noi nel- pace. l’Eucaristia, è attesa della secon- Il Signore ti benedica”. da Venuta di Cristo alla fine dei Assunta Tittarelli Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale, forniti all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento o diversamente acquisiti sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Tali dati saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge. 8 14 dicembre 2008 Vita Ecclesiale Castelplanio: al Centro di Spiritualità A Chi è Gesù? nche quest’anno stia- sto per parlare di Gesù bimo per celebrare la sogna partire dai Vangeli Sua nascita presi dalle e da coloro che lo hanno luci della città, dal ru- conosciuto, ascoltato, cremore “esterno” che ruba duto in Lui. La fede è la l’”interno” dove accoglia- “trasmissione” per eccelmo il senso profondo del lenza! Quando Gesù inizia Mistero. L’esigenza di que- la sua predicazione, ad un sta domanda: “Chi è Gesù” certo punto comincia a mi viene dopo aver letto domandare ai suoi disceil libro di Corrado Augias poli: “La gente chi crede e Mauro Pesce “Inchiesta che io sia?” E poi insiste su Gesù” e “Inchiesta sul “ma voi chi credete che io cristianesimo. Come si co- sia” Questi gli rispondono struisce una religione” di in vari modi: “noi crediaCorrado Augias e Remo mo che tu sia il re di IsraeCacitti: gli autori, stori- le”, “crediamo che tu sia un ci e noti biblisti, entrano profeta”, “crediamo che tu nella storia, analizzano un sia il Messia”. Più avanti è percorso, cercano delle Gesù stesso che risponde risposte. In me si è raffor- alla domanda “chi voi dite zata la convinzione che i che io sia! Affermando di mezzi della ricerca e della essere il Figlio di Dio; adstoria possono essere utili dirittura sostiene che la per conoscere le dinami- voce del Padre gli ha detche del tempo in cui Gesù to: “Tu sei mio Figlio e di visse e per approfondire la te mi compiaccio”. Lui afcostituzione delle prime ferma di essere il figlio di comunità cristiane; ma Dio! Cioè tutta la predicanon serve per approfon- zione nel suo percorso era dire la propria fede. Anzi, far comprendere perché le stesse argomentazioni affermava di essere il Fiche utilizzano gli stori- glio del Padre. ci danno sempre di più la Il libro, entrando nella concezione che siamo di storicità dei vangeli, umafronte al “Mistero” e che la nizzando la figura di Gesù, nostra conoscenza umana vuole mettere in discusha un limite invalicabile sione questa verità? Che e deve fare i conti con la Gesù sia Figlio di Dio? fede. Avere fede non pre- Non credo che gli studiosi suppone solo la conoscen- si siano posti tale quesito. za, ma una predisposizio- Allora viene da domandarne nell’”affidarsi” andando si se la ricerca non è altro oltre la domanda storica. che scavare sull’intreccio La fede del cristiano non tra umanità e mistero per si ferma al “ragionare” ma poi rimanere senza rispoentra nel cuore per tocca- sta, perché essa si fonda re il sentimento della vita essenzialmente sul credee della morte! Storicizza- re. Essa poggia sul Figlio re il “Dio diventato Uomo” di Dio diventato “uomo” non è allontanarlo dal Mi- che ha avvicinato il Padre, stero ma rendendolo più ma soprattutto su quel vicino perché condivide sepolcro aperto trovato la nostra vita, passando dalle donne che invece anche attraverso la mor- di trovare Gesù trovarote e dandoci la possibilità no due uomini che con la di riscatto. E’ colui che ha domanda: “Perché cercate predicato la carità, l’amo- il vivente tra i morti? Egli re, ed è arrivato a dire che non è qui, ma è resuscitasenza la carità non ha im- to” Lc 24,5 ha posto tutti portanza credere in Dio, di fronte al credere o al perché Dio è soltanto ca- non credere! rità. Il cuore del messaggio Per questo in quello “stare” di Cristo che i vangeli ci in cui le luci non abbagliatrasmettono è questo! Ci no, i suoni non confondoinsegna ad amare! “Questo no, dentro la propria cella è il mio comandamento: del nostro intimo, senChe vi amiate gli uni gli tiamo la grande esigenza altri, come io ho amato di riconvertirsi per avvivoi” Gv 15,12 E questo a cinarsi al Gesù che dalla noi interessa! Non tanto nascita fino alla morte ha stabilire la sequenza della voluto dimostrare di esstoricità! Il messaggio non sere venuto come uno di è relegato ai fatti avvenuti, noi nel mondo per darci ma li trascende, in quella quella speranza eterna di predicazione d’amore che salvezza, dicendo a tutti: arriva al punto di perdo- “Chi conosce me conosce nare “settanta volte sette” il Padre”. cioè all’”infinito”. Per queRemo Uncini Gli incontri della civetta V enticinque persone attorno ad un tavolo con sopra una piccola civetta hanno inaugurato la nuova serie di incontri per adulti al Centro di Spiritualità “Sul monte”, il 16 novembre. Spunti evangelici e letterari hanno introdotto alla riflessione, guidando il nostro tentativo di discernere i fatti del mondo, di illuminare le scelte quotidiane, familiari e sociali. Forte è emersa la consapevolezza del buio del momento storico e sociale che facilmente può prendere il sopravvento e oscurare le scintille di speranza degli individui e delle famiglie. La maggior parte degli adulti presenti era di una fascia d’età sopra gli “anta” e con realismo ha testimoniato la fatica e la possibilità di portare avanti una vita individuale, di coppia, familiare improntata alla speranza. Siamo persone di speranza? Abbiamo fatto scorrere questa domanda sulle nostre vite, nei momenti difficili, confusi, tiepidi o di ribellione. Ci è più facile dire che se è notte non vediamo niente, quindi è inutile mettersi in cammino oppure che anche di notte non possiamo rinunciare a vivere? Allargando di più la pupilla dell’occhio riusciamo sicuramente a scorgere quei bagliori, quei particolari che altrimenti non vedremmo nella luce piena? Quale buio, quale oscurità, quale male avvertiamo come più minacciosi per la nostra vita e per la nostra società? Solo alcuni sono stati indicati negli interventi: la chiusura, l’ingiustizia, la violenza, l’impotenza nei confronti di realtà che ci sovrastano, la sofferenza umanamente insensata, la morte. Riesce il cristiano comune, il cristiano della piccola speranza quotidiana, a muoversi puntando diritto verso una luce che sa, che conosce, anche quando non vede? Può superare la tentazione del ripiegamento su se stesso per guardarsi attorno proprio con quella pupilla dilatata della notte con cui riesce a scorgere i segni dell’alba che tornerà? È capace di mettere in circolo qualcosa di quell’amore gratuito del Padre che ha ricevuto soprattutto nei momenti in cui niente meritava? Le testimonianze di coppie più mature e di quelle più giovani hanno portato a tutti il loro contributo affermativo: sì, possiamo trovare la luce della Parola, dei sacramenti, della speranza nelle nostre notti. Cercheremo in seguito di discernere meglio i modi per essere cristiani comuni con gli occhi aperti perché hanno messo il proprio cuore nelle mani del Padre. Valeria Mantinovi Il prossimo Incontro della Civetta, al quale tutti sono invitati, sarà domenica 14 dicembre dalle ore 15,30 alle 19. In ricordo Mirella Pieralisi ANCORA GRAZIE MIRELLA! Non avevo niente di scritto, di preparato la mattina in cui abbiamo celebrato la tua “rinascita”, in cui “il nostro lamento si è trasformato in danza”, le nostre lacrime si sono sciolte in canti. Tanti erano i ricordi, i pensieri che affollavano il mio cuore, pronti per essere declamati. Ma non sono riuscita ad alzarmi perché la voce mi si spezzava dentro. Però voglio esprimerli in queste poche righe anche se tu ormai non puoi più leggerle: GRAZIE MIRELLA, per aver dilatato il tuo cuore a tal punto da frantumarsi e trasformarsi in tante scintille d’amore: i tuoi tre splendidi figli che hai saputo accogliere in maniera straordinaria insieme al tuo compagno di vita. Ricordo i momenti ormai lontani di quando facevamo catechismo insieme e preparavamo gli incontri a casa tua, osservate dagli occhietti vispi di Anna, che ancora neonata tenevamo accanto. E poi Giovanni, piccolo nel suo passeggino e per ultimo Vasile, nella mia sezione di Infanzia, appena qualche anno fa. Grazie ancora Mirella, per aver fatto del Vangelo la tua vita e avercela donata come forte testimonianza di fede! Lauretta Castelbellino La Uisp ricorda Roberta Giuliani Ti ricordiamo così … La cosa che ci mancherà di più sarà il suo sorriso. Era un sorriso speciale quello di Roberta, sincero e insieme profondo, limpido e sereno: vi si mescolavano l’innocenza della bambina che era stata e la saggezza della donna che era. Ti entrava dentro quel sorriso e ti faceva sentire importante perché capivi che non nasceva da un semplice atteggiamento, era creato appositamente per te, per comunicarti che avevi tutta la sua attenzione. Era così Roberta. Potevi interpellarla mentre era in ufficio china davanti al computer nell’organizzazione dei vari corsi di ginnastica, impegnata in un incontro di formazione per educatori o quando la vedevi lunga su un cartellone da preparare per qualche centro estivo, comunque interrompeva quello che stava facendo per ascoltarti, guardandoti. Senza presunzioni o senso di superiorità rivolgeva il suo interesse alle tue parole, seria, attenta, concentrata. Alla fine, qualunque fosse la questione che le avevi esposto, lei sorrideva, riuscendo a trasmetterti quella serenità che non viene dalla soluzione del problema, ma dalla consolante certezza di aver trovato un’amica. Era così con tutti. Gestiva in questo stesso modo ogni tipo di rapporto, da quelli più formali che si creano quotidianamente in un ufficio aperto al pubblico come il nostro, a quelli più profondi che nascono tra persone che, come noi, hanno la fortuna di lavorare fianco a fianco per un progetto comune a favore degli altri. In ogni caso da Roberta scaturiva quella calda umanità che è propria solo di chi ha orientato la sua vita verso il prossimo, di chi lavora con la certezza di offrire un servizio. Senza risparmiarsi, mai. Ultimamente aveva la funzione di coordinatrice e di dirigente, ma questo non le impediva di arrivare in palestra carica di dolcetti, caramelle e regali per allestire una festa per i bambini dei suoi corsi, arrampicarsi in cima ad una scala per appendere festoni e palloncini, non ci pensava due volte a travestirsi da befana o ad improvvisarsi clown solo per strappare qualche sorriso. Con i bambini era straordinaria. L’abbiamo vista tante volte durante i centri estivi raccontare storie, battere le mani, fare disegni, asciugare lacrime, disinfettare ferite, abbracciare, distribuire merende, preparare vestiti di carta, accarezzare una guancia, stringere una mano, allestire un cerchio, china ad allacciare una scarpa… La sentiamo ancora cantare canzoni, dare i via, spiegare giochi, insegnare conte e filastrocche, fischiare, presentare uno spettacolo, urlare di fare attenzione, sussurrare un “sei stato bravissimo”, intenta a fare appelli, con un filo di voce dentro un pulmino alla ricerca del proprietario di una maglietta… Tutto questo non può essere cancellato da una malattia cattiva che l’ha trascinata via. Tutto questo, cara Roby, tu ce l’hai insegnato con il tuo sorriso, ce lo hai generosamente donato e hai permesso così che lo portassimo per sempre dentro di noi. Grazie. Comitato UISP Jesi In ricordo Il Consolato Onorario della Federazione Russa delle Marche, nella persona del Console prof. Armando Ginesi, ha inviato al rappresentante del Patriarcato di Mosca in Italia, igumeno P. Filippo Vasiltev, il seguente messaggio per la scomparsa del Patriarca Alessio II: «Ho appreso la tristissima notizia del- l’improvvisa scomparsa di Sua Santità il Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa Alessio II. A nome dell’intera comunità russa delle Marche, a nome mio personale e dei tanti marchigiani amici della Russia, esprimo le più sentite condoglianze a Lei, affinché le inoltri ai vertici della Sua Chiesa». IL REFRATTARIO IL CASO MORTARA Pio IX fu un crudele rapitore di bambini ebrei per convertirli a forza? Questa è un’altra menzogna nata con il famoso caso Mortara. Ma come andarono veramente le cose? Edgardo Mortara, un bimbo ebreo di Bologna, gravemente ammalato, venne battezzato di nascosto dalla domestica cristiana che temeva stesse per morire. Il piccolo guarì e la notizia del suo battesimo, illecito ma valido, si riseppe. Fu così che il bambino fu tolto ai genitori (cui fu data la possibilità di visitarlo quando volessero) e, a spese di Pio IX, educato in un collegio romano. Pio IX, pur confessando la sua sofferenza, rispondeva a chi lo accusava del fatto –e la propaganda internazionale anticlericale si scatenò- di non poter anche quando il Pontefice morì, tanagire diversamente, rimarcando tra to da assumere, come secondo nome, l’altro che il caso increscioso era deri- proprio quello di Pio. Addirittura vato da un’illegittimità dei Mortara. Le Mortara decise di farsi sacerdote e, leggi dello Stato Pontificio proibivano pur potendolo, non volle mai più aveagli ebrei di tenere domestici cristiani, re contatti con i suoi genitori. Questo onde evitare anche simili conseguen- si evince dai suoi scritti, riportati alla ze. Inoltre, la Chiesa da sempre aveva luce da Vittorio Messori, che si è ocproibito che si impartisse il battesimo cupato della materia. senza il consenso dei genitori. Ma il Di fronte ai piemontesi che volevano battesimo, amministrato validamente, “liberarlo” al momento dell’occupaimprime il carattere indelebile di “fi- zione di Roma, egli rispose rifiutando glio della Chiesa” e diventa un dovere di fare il servizio militare e riparando di quest’ultima assicurare al neofita all’estero, dove si dedicò alla converun’educazione cristiana. Un inciso: sione degli ebrei. Altro inciso: oggi chi a quei tempi, se non altro, si credeva parla più di conversione degli ebrei? ancora nel battesimo e nella sua im- Oppure si ritiene che essi non ne abportanza, oggi invece…ma lasciamo biano bisogno? Ma in questo modo si stare! Il giovane Mortara fu portato a contraddice il Vangelo. E allora come Roma e considerò Pio IX sempre un la mettiamo? buon padre e di lui fu molto devoto Federico Catani In diocesi 14 dicembre 2008 9 Ottavo centenario della Cattedrale (XXIV) “Cantantibus organis…” “…Caecilia Domino decantabat: fiat cor meum immaculatum ut non confundar”. E’ in base a tale antichissima antifona della sua festa che questa popolare martire romana del II-III secolo è diventata (a sua insaputa!) patrona della musica. Quel “cantantibus organis” si può infatti interpretare in due modi: “Mentre risuonavano i camini del calidario entro cui era stata gettata, Cecilia pregava cantando al Signore: Sia il mio cuore immacolato, perché non resti confusa”. Oppure: “Mentre Cecilia veniva portata nella casa del suo promesso sposo al suono degli strumenti musicali, nel suo cuore invocava Dio di mantenerla senza macchia”. Fatto sta che dal XVI secolo gli artisti l’hanno raffigurata con in mano (o mentre suona) un organo “portativo” a canne. E allora in questo 22 novembre, giorno in cui sto scrivendo, memoria liturgica della santa, mi vien bene dire due parole sul nostro organo del duomo. Che però non è quello “originale” del ‘700. Questo infatti fu commissionato dal Capitolo ai “Nacchini”, organari in Venezia. Occupava la cantoria di destra, mentre la sinistra (più alta di una ventina di cen- timetri) era sede della “schola cantorum”. L’organista accompagnava il canto seguendo i comandi del maestro di cappella con uno specchio…retrovisore sopra la tastiera. Ci potremmo chiedere: come mai organo e cantori stavano appollaiati a più di sei metri da terra? Intanto c’è da dire che dapprima, ovviamente, nelle chiese sono state costruite solo cantorie per le scholae: famosissime nell’arte quelle di Donatello e Luca della Robbia, ora al museo dell’Opera del duomo di Firenze. Dal sec. XVI, con la diffusione degli organi fissi a canne, di fronte alle “cantorie dei cantori” (scusate il bisticcio) sono state costruite quelle che alloggiavano questo possente strumento musicale. Il quale, oltre ad accompagnare i canti, cominciò a solennizzare le messe anche per conto suo: ne sa qualcosa il grande Frescobaldi con le sue Elevazioni e i suoi Fiori musicali. Organo e cantorie stavano comunque collocati in alto per tre motivi: il primo è che si voleva evitare che fedeli e celebranti fossero distratti dai movimenti dei musicanti. Il secondo: escludendo la presenza visiva, si accresceva la suggestione “mistica” dei suoni. Terza ragione (non del tutto esaltante): clero e cantori avevano ormai da tempo monopolizzato le celebrazioni, per cui ai fedeli non rimaneva che “assistere” e “ascoltare” più meno consapevolmente. In seguito invalse anche la consuetudine di piazzare organo e cantoria sopra la bussola della porta principale, facendo così stare a stretto contatto cantanti e organista: vedi da noi le magnifiche cantorie di Monteroberto e Maiolati. Tornando alla nostra cattedrale, ricordiamo che l’attuale imponente strumento data 1960, opera degli Zanin di Udine. Occupa interamente le due massicce cantorie, dato che la consolle, grazie dovrebbero alternarsi. Aggiungia- gelo, di fantasiosi ghirigori. Da far alla elettrificazione, è più como- mo pure che il Concilio, pur non pensare alle insuperabili compodamente situata al…pian terreno. escludendo a certe condizioni sizioni organistiche del genio di Innovazione provvidenziale, che “altri strumenti”, raccomanda ”di J. S. Bach, che alla severa tecnica magari inconsapevolmente prece- tenere in grande onore l’organo contrappuntistica accompagnò dette le ripetute raccomandazioni a canne…il cui suono è in grado la potente vastità dell’immaginadel Vaticano II sulla necessità di di aggiungere notevole splendore zione. E che si divertì a comporre non separare cantori e fedeli, favo- alle cerimonie e di elevare poten- il motivo “ostinato” della celebre rendo invece la “partecipazione at- temente gli animi a Dio” (SC 120). “Passacaglia in do minore” ricativa di tutta l’assemblea” (SC 121). Guardiamo infine il magnifico vandola dalle quattordici unità Dobbiamo invece lamentare, en prospetto del nostro organo-can- del suo stesso cognome (B=2; passant, la persistente e radicata toria. Attorno alla rigida scan- A=1;C=3;H=8: totale 14!). Un propensione di cori, coretti e cora- sione ascendente-discendente modo anche questo, da parte del li di sostituirsi in tutto (anche a ri- delle canne, si distende su di un musicista-teologo di Lipsia, per spondere “Amen”!) al pur stentato fondo verde scuro un intreccio lodare l’Altissimo. Insieme con i canto della gente: con cui, semmai, dorato, tutto barocco, di festoni suoi venti affezionatissimi figli. almeno qualche volta, i cantori a fogliami e fiori, di testine d’anDon Vittorio Magnanelli Loreto: testimonianza dall’Agorà dei giovani del Mediterraneo Per parlare di pace non si deve sempre parlare di guerra “B eati quelli che diffondono la pace, perché Dio li accoglierà come suoi figli”. La prima settimana di settembre si è tenuta a Loreto l’Agorà dei giovani del Mediterraneo e la Santa Casa ha spalancato le porte a tanti giovani cristiani provenienti da circa 28 Paesi europei e in particolare da quelli che si affacciano sul Mediterraneo. È stata una settimana di confronto e scambio sulla “beatitudine della pace” tra giovani di Paesi che hanno molto in comune, anche se purtroppo spesso si tratta di guerre e conflitti, pensiamo ai paesi del Medio Oriente. Insomma si è parlato di pace, ma il bello è stato che per parlare di pace non abbiamo mai parlato di guerra, non abbiamo mai parlato delle cause o delle conseguenze dei conflitti mondiali, non abbiamo mai parlato di chi ha ragione o di chi ha torto. E soprattutto alla fine di questa settimana siamo tornati a casa non con l’idea di fondare un nuovo movimento per la pace, ma con l’idea di mantenere e affidare a Dio le belle relazioni che in questo tempo di grazia sono nate. La pace cercata e trovata nei giorni dell’Agorà è la pace di Dio, non è quella dei trattati, quella che gli uomini credono di portare con le armi, è prima di tutto un dono di Dio, che l’uomo però deve essere consapevole e responsabile di ricevere, sapendo che quella pace non si realizza se non attraverso il suo contributo personale. È la pace del cuore, quella che ci deve permettere di andare oltre ciò che gli occhi vedono nell’immediato per scavare nel perché delle situazioni di conflitto. “L’amore per la pace esige un lavoro di cambiamento del cuore e della mentalità, perché la pace vera è il frutto di un’impostazione di vita personale e sociale oltre che dono di Dio”, ci ha detto uno dei relatori. Bellissima è stata la domanda se fosse possibile una pace senza giustizia? E altrettanto bella la risposta: l’uomo che crede in Dio non può aspettare la giustizia umana per costruire la pace, ma deve affidarsi a Dio e alla sua giustizia con l’atteggiamento tipico della misericordia, cioè di chi scende da cavallo per chinarsi sul fratello a terra. Allora fare la pace significa non aver paura dell’altro e per non aver paura bisogna conoscere e per conoscere bisogna costruire una relazione, partendo dal presupposto che ogni relazione è di per sé conflittuale perché due mondi diversi si avvicinano. Azione Cattolica: veglia mariana “Fate quello che Lui vi dirà” D omenica scorsa si è svolta in Duomo la tradizionale Veglia a Maria, organizzata dall’Azione Cattolica. Quest’anno è toccato all’Acr, il settore che comprende i ragazzi dai sei ai quattordici anni, realizzare il momento di preghiera molto sentito dalla diocesi. In Duomo erano presenti, infatti, oltre cinquecento persone con tanti bambini. Il titolo di quest’anno era “Fate quello che Lui vi dirà”, passo tratto dalle nozze di Cana del Vangelo di Giovanni. La mano dei ragazzi ha contribuito non poco a svecchiare i classici schemi della veglia, in cui sono stati inseriti filmati, canzoni e scenette. Tutto per raccontare quel sì di Maria, che ha cambiato la storia dell’umanità. Nel suo intervento, Mons. Vescovo ha ricordato il ruolo di Maria ed ha invitato i ragazzi a restare in ascolto di Gesù, per capire cosa ci chiede. Al termine della veglia, il presidente diocesano Michele Contadini ha annun- ciato che l’Azione Cattolica jesina è stata scelta per portare gli auguri di Natale a Papa Benedetto XVI. Venerdì 19 e domenica 20 dicembre, il responsabile diocesano dell’Acr, Lorenzo Maria Pellegrini e due ragazzi, rappresenteranno tutta l’associazione nell’incontro a Roma. Nella foto un momento della veglia. Giuseppe Papadia E allora come potrò essere d’accordo che il mio Paese inizi una guerra contro un altro se i miei amici vengono proprio da lì, se ho scoperto stando insieme a loro che sono dei ragazzi che come me studiano, lavorano, hanno dei sogni da realizzare e pensano al futuro? Come potrò non arrabbiarmi contro chi cerca di far passare una guerra per giusta o come un modo per portare civiltà e progresso, quando so che da quegli amici lontani ho molto da imparare? In una delle Messe che abbiamo celebrato durante l’Agorà, i ragazzi provenienti dai paesi e dalle città del Medio Oriente (Giordania, Libano, Siria, Israele, Nazareth, Palestina) annodando le loro bandiere le une alle altre, hanno costruito un grande tappeto di colori e hanno ringraziato Dio per il dono dell’Agorà, che ha permesso a giovani provenienti da paesi che parlano la stessa lingua ma in conflitto tra loro, di incontrarsi, conoscersi e iniziare a parlare la stessa lingua del cuore. Se la vera pace nasce dalla relazione, allora tutti possiamo fare concretamente qualcosa per la pace, perché il bene anche se piccolo, se si fa bene e con il cuore si ingrandisce lentamente. S.V. Due aspiranti al diaconato Intraprenderanno un non breve percorso per diventare diaconi Emilio Capogrossi e Giancarlo Rossetti. Sono stati presentati la sera dell’8 dicembre, durante la Messa solenne in Duomo, dal vescovo mons. Rocconi che con semplici, commoventi parole, ha invitato i numerosi fedeli presenti a pregare per loro perché sarà a servizio di tutta la comunità che essi opereran- no. Toccante anche la celebrazione animata dai canti della Corale Pergolesiana. Nella foto di Augusta Franco Cardinali, da sinistra Emilio Capogrossi e Giancarlo Rossetti Giovani Venerdì 12 dicembre dalle ore 21 alle 22,40 presso la Parrocchia di S. Massimiliano Kolbe a Jesi saranno presenti i Seminaristi del Seminario Regionale di Ancona per animare una serata di riflessione testimonianza e preghiera per i giovani. Sono invitati tutti i giovani, non solo chi partecipa alle attività della parrocchia. Sarà presente il Vescovo Gerardo.la proposta è a cura del Seminario Regionale e della Segreteria Diocesana Agorà e Ufficio Pastorale Vocazionale 10 14 dicembre 2008 Cultura e società A Matelica, la Professione solenne di fr. Enrico e fr. Roberto “Per sempre” sulle orme di Francesco S abato 6 dicembre, nella chiesa zione, chiedendo di osservare la del convento di San Francesco perfezione evangelica”. a Matelica (con un portale del XIII Alla sua professione, la Regola, sec. e un interno ricco di tele pre- che conteneva le esigenze radicagiate del XVIII sec.), è stata cele- li di Gesù attestate da certi passi brata una solenne liturgia eucari- evangelici (Mt 19, 21: “Se vuoi esstica presieduta dal Padre Provin- sere perfetto, va’, vendi quello che ciale dei frati Minori delle Marche, possiedi, dallo ai poveri e avrai un P. Vincenzo Brocanelli, per la pro- tesoro nel cielo; poi vieni e seguifessione perpetua di due giovani mi”, oppure Mt 16,24: “Se qualcufrati, fr. Enrico Maria Mimmotti e no vuol venire dietro a me rinnefr. Roberto De Luca. ghi se stesso, prenda la sua croce Durante la solenne concelebrazio- e mi segua”), il Poverello arrivò ne, che ha visto una grande e af- attraverso una chiamata particofettuosa partecipazione di parenti, lare, come scrive nel Testamento: amici e di molti altri fedeli, fr. En- “Nessuno mi mostrava che cosa rico e fr. Luca hanno emesso, nelle dovessi fare, ma lo stesso Altissimani del Provinciale, i voti religio- mo mi rivelò che dovevo vivere sesi di povertà, castità e obbedienza. condo la forma del santo Vangelo”. “Ciò che colpisce di fronte a questo Allo stesso modo i due professi si evento - ha esordito P. Brocanelli sono impegnati a seguire la dotnell’omelia - è il fatto che, nono- trina e l’esempio di Gesù, a essere stante l’attuale contesto sociale e memoria vivente della sua Persoculturale che capisce con difficol- na. Rivolgendosi direttamente ai tà un impegno di vita duraturo due giovani P. Brocanelli ha dete fedele, il Signore faccia ancora to: “Dovrete vivere ad imitazione nascere nel cuore dei giovani l’en- di Gesù obbediente, disponibili tusiasmo di donarsi totalmente ad adempiere le cose che i supee per sempre”. Facendo memoria riori vi chiederanno con l’obbedell’ottavo centenario della prima dienza caritativa che soddisfa Dio professione che S. Francesco pro- e il prossimo; seguendo Gesù, che nunciò davanti al Papa Innocenzo si è fatto povero ed umile in queIII, il Provinciale ha detto: “Dopo sto mondo, oggi voi vi impegnate 800 anni due frati, figli di S. Fran- come figli liberi del Padre che è cesco, compiono lo stesso gesto nei cieli a condurre una vita celicon simile entusiasmo e convin- be per amare il Signore con cuo- re indiviso, con tutto il desiderio e la volontà. Questa dovrà essere la vostra preoccupazione costante, essere sempre fedeli al Signore in ogni circostanza, consapevoli che le situazioni difficili favoriranno di più il vostro attaccamento a Gesù perché il vostro amore per Lui viene dal di dentro, dal profondo del cuore”. Facendo poi riferimento alla liturgia della Parola della seconda domenica di Avvento che presenta la figura di Giovanni Battista, il Precursore tutto proteso a Gesù in cui trova il senso della sua missione, il Provinciale ha rivolto un ulteriore invito a tenere sempre lo sguardo fisso al Crocifisso per imitarlo nella donazione totale di sé. Per fr. Enrico e fr. Roberto si chiude la tappa della formazione, ma si apre un cammino di perfezione e di conversione continua per essere veri “cristofori”, portatori di Cristo Gesù che li ha chiamati a essere discepoli e imitatori della sua Parola di vita. A conclusione della liturgia eucaristica, un momento conviviale ha permesso a tutti i partecipanti di esprimere la propria gioia e di comunicare liberamente emozioni e sentimenti festeggiando i due protagonisti dell’evento. Fotoservizio Giuseppina Idone nelle foto un momento della celebrazione di sabato 6 dicembre a Matelica per la professione religiosa di fr. Enrico Maria e fr. Roberto Un nuovo libro di don Mariano e suor Anna Maria In punta di piedi “I n punta di piedi, lo stupore dell’adorazione che cerca e uno che trova. È proprio questo che nella vita quotidiana” è il libro di don Maria- rende la Chiesa giovane, aperta al futuro, ricca no Piccotti e sr Anna Maria Vissani edito dalla di speranza per l’intera umanità. Shalom di Camerata Picena ed in distribuzione Tu che prendi in mano questo libro, con la cuin questi giorni. riosità di chi vuole ritrovare il fondo luminoso del proprio intimo, percorri con calma l’itineScrivono gli autori nell’introduzione: rario che ti viene offerto e troverai la perla preIl Papa, Benedetto XVI, fin dall’inizio del ziosa che cerchi da tanto tempo. Adorare è la suo Pontificato ha messo al centro del suo capacità di stupirsi e di contemplare con amore. annuncio l’urgenza della centralità di Dio Anche tu hai questa vocazione. nella vita personale e sociale degli uomini di oggi. Disse: “Laddove Dio non occupa il primo posto, laddove non è riconosciuto e adorato come il Bene supremo, la dignità dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto urgente portare l’uomo di oggi a “scoprire” il volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi in Gesù Cristo” (a CastelGandolfo, domenica 28 agosto 2005). Questa nostra società, piena di paure e sempre più povera di valori trascendenti, rischia di ripiegarsi su di sé e di cercare con crescente ansia il profitto e il benessere materiale, perdendo di vista l’interiorità dell’uomo, l’aspirazione ai valori più alti e duraturi. L’uomo e la donna che non si stupiscono più della bellezza del creato, della gratuità delle relazioni, della presenza misteriosa di Dio nel mondo e nella propria interiorità rischiano di svuotare il proprio cuore della grande promessa di Gesù “io sarò con voi sempre”. La fede non è semplicemente l’adesione ad un complesso in sé completo di dogmi, che potrebbe addirittura spegnere la sete di Dio presente nell’animo umano. Al contrario, essa proietta l’uomo, in cammino nel tempo, verso un Dio sempre nuovo nella sua infinitezza. Il cristiano perciò è contemporaneamente uno GLI ARAZZI DI BEAUNE Chi ha varcato il cerchio delle antiche mura di Beaune, orlate di bastioni, fiancheggiate da torri, punteggiate da guardiole, non è più capace di allontanarsene. Ci si perde nel labirinto delle vie e dei vicoli ciechi, delle scale che incantano, fino a che Beaune la Bella finisce per avvolgerlo nella teoria di corridoi oscuri, che nascondono all’interno architetture luminose e dimore finissime. La terza domenica di novembre viene venduto all’asta il prodotto dei vigneti dell’Hôtel Dieu: nel mercato medievale addobbato di arazzi gli esperti seguono gli annunci del battitore; porte massicce proteggono i palazzi più belli, i giardini sono nascosti oltre i cortili profumati, dal sud il vento della Saôna porta il soffio del Mediterraneo che fa fiorire la genziana blu sulle colline. Nôtre Dame domina la città, cuore e orgoglio di Beaune: all’interno una serie stupenda di arazzi della fine del quattrocento narra la storia di Maria: mille fiori illuminano i paesaggi, i Magi sono vestiti di broccato ed i pastori, inginocchiati al centro di bianchi agnelli, ascoltano la voce degli angeli. Realizzati su cartoni attribuiti a Pierre Spicre, tessuti nelle botteghe di Tournai, gli arazzi comprendono ventuno riquadri; essi furono donati nel 1501 al Capitolo di Nôtre Dame, per il coro, dall’arcidiacono Hugo II Lecocq. Le fonti dell’Autore sono i Vangeli apocrifi raccolti nella “Legenda aurea” di Jacopo da Varazze ed il Vangelo di San Luca. Dopo i restauri i fili di lana e di seta hanno riacquistato l’intatto splendore e la lucentezza originaria dei colori. Gli eventi della nascita e dell’infanzia di Maria, la sua vita nel Tempio, le nozze con Giuseppe sono state attualizzate dall’artista ai suoi tempi, così i paesaggi di armoniosa bellezza presentano campagne ben coltivate, città turrite e castelli che richiamano la dolce terra di Borgogna; gli interni delle abitazioni hanno l’elegante raffinatezza delle dimore quattrocentesche ad eccezione dell’umile capanna di Betlemme. Delicati drappeggi fasciano le figure femminili le cui chiome sono raccolte da copricapi variopinti, solo i capelli biondi di Maria inondano come un manto dorato le sue piccole spalle; gli uomini indossano farsetti e mantelli, cappelli di velluto. La mente “colorata” dell’autore riesce a rappresentare l’immagine della Vergine dotandola di innegabile fascino: il volto di Maria, rapito in una incessante preghiera, chino sul Figlio che ha assunto la nuda fragilità umana, ci conduce alla soglia del Mistero che non è tenebra ma ciò che è dato sperimentare dell’Essere. La Vergine è il primo segno della presenza di Dio nella Storia perché “ il Verbo di Dio si è fatto Carne” e si è reso sperimentabile in Lei come Carità. L’arte del disegnatore e dei Tessitori ha ricreato attraverso le forme e i colori l’evento della Salvezza perché i viticoltori, i bottai, i falegnami, i mercanti, gli aristocratici di Beaune ne gioissero e ancora oggi i visitatori improvvisati ne fossero partecipi nel contemplare la vita della Madonna “ianua coeli”. Maria Costanza Santacroce Cestaro Monte Roberto – Gli Amici del Presepio La tradizione del presepe Cosa vuol dire fare un presepio nel tecnici originali, creano effetti sperispetto della tradizione? Vuol dire ciali, ci mettono insomma tutta la ricreare l’ambiente della nascita di loro capacità non per stupire ma far Gesù come probabilmente avven- “vivere” al meglio la scena della nane e come da secoli siamo abituati scita. Ogni particolare è curato con a pensarla: una grotta o una capan- attenzione, nulla è lasciato al caso o na, o meglio ancora una stalla, dove all’improvvisazione. Hanno incomindovevano pur esserci un bue ed un ciato a lavorarci nella prima decade asino, con i pastori che accorrono al- di novembre, quasi tutte le sere fino l’annuncio dell’angelo, e tutt’intorno a mezzanotte. Un lavoro fatto dopo la vita consueta di contadini, di pa- una giornata di lavoro. C’è solo passtori, artigiani. Un ambiente di oltre sione nel loro impegno che orami da duemila anni fa che poi ci si è ado- anni è coronato dall’apprezzamento perati ad arricchire in maniera più o unanime e dai molti visitatori. Quemeno fantastica di nuove aggiunte st’anno il grande presepio allestito che facessero comunque sempre ri- nella Sala della Confraternita accanferimento all’avvenimento e ai tempi to alla Chiesa parrocchiale, avrà in di quella nascita. A Monte Roberto contemporanea altri piccoli presepi gli “Amici del Presepio” ogni anno allestiti nel centro storico, “Le vie del costruiscono un presepio “tradizio- presepe”, come l’ha voluta chiamare nale”, ripropongono cioè in maniera la Pro Loco. La nascita di Gesù non sempre diversa ma sempre fedele alla mancherà di stimolare l’inventiva e tradizione il “mondo” della nascita di l’estro creativo di molti. Sarà possiGesù. Ogni anno cercano di suggeri- bile visitare i presepi dalla notte di re un aspetto nuovo, arricchiscono Natale fino alla festa dell’Epifania, di con nuovi personaggi la scena della pomeriggio. nascita, inseriscono marchingegni r. c. Vallesina 14 dicembre 2008 11 JESI, Liceo Classico: il critico Roberto Galaverni incontra gli studenti “Q La poesia si avvicina ai ragazzi uando le parole perdono significato, la forza fisica prende il sopravvento”. E’ con questa citazione del poeta inglese Auden che il critico Roberto Galaverni, autore di uno dei principali lavori sulla poesia contemporanea italiana (Dopo la poesia, Fazi editore) e, di recente, di un fortunatissimo libello a difesa della poesia (Il poeta è un cavaliere Jedi, Fazi editore) ha aperto la sua conferenza-conversazione dal titolo “Il nostro tempo e la poesia” presso il Liceo Classico di Jesi, mercoledì 3 dicembre, in un’aula magna gremita di studenti curiosi e attenti delle quattro quinte ginnasiali. Con il suo linguaggio semplice e appassionato, Galaverni ha invitato i ragazzi ad essere interlocutori attivi, a porsi delle domande e a dare valore alle parole perché, citando Andrea Zanzotto “Il ruolo dei ragazzi dovrebbe essere di attività, di partecipazione, ma anche di distacco, di critica disincantata verso gli slogan…e la poesia ha proprio questo ruolo di demistificazione, cioè di giudizio, di critica e di pre- sa di posizione” . E’ per questo - ha affermato Galaverni - che è così importante che i giovani vengano a contatto con il linguaggio poetico, con la cosiddetta lingua viva che li aiuta a capire e a difendersi da un mondo di frasi fatte e sterili che li circonda. Dopo questa introduzione generale in cui ha, tra l’altro, commentato quanto mai vivo e acuto. “Poeta con sorprendente leggerezza e delle cose”, ha detto di Rondoni adesione del pubblico alcune sug- Galaverni, “poeta della pienezza”, gestive definizioni di poesia forni- passando a sottolineare quanto te da grandi poeti del Novecento proprio nel suo impegno cattoli(Montale, Pound, Celan), il critico co, nel suo sguardo di credente sul ha presentato la poetica e lo stile di mondo risieda una delle sorgenti Davide Rondoni, noto giornalista e della sua vena poetica. poeta contemporaneo che a marzo “Una voce piena di vitalità”, ha conincontrerà gli stessi studenti. tinuato Galaverni, che spesso, a Del poeta romagnolo, cui è legato contatto con le contraddizioni delda un’amicizia di lunga data nata la società contemporanea, si tradalla comune esperienza univer- duce in pensoso interrogativo. sitaria, ha tratteggiato un ritratto “Com’è piena di fiamme la notte, Moie, domenica 14 dicembre dalle ore 10 amore/tienimi la mano sul petto./ Cosa sta iniziando/ cosa sta scrivendo/il fuoco in tutto il buio che c’è?” è uno dei passaggi più significativi, in questo senso, tra le poesie lette dagli studenti, commentate dal critico e tratte dall’ultima raccolta “Apocalisse Amore”. L’incontro con Roberto Galaverni è stato il primo dei tre appuntamenti previsti all’interno del progetto “Parole in” promosso dal Liceo Classico di Jesi e sostenuto da sponsor privati (Edilgeca Immobiliare). Il progetto, come ha spiegato in apertura dell’incontro la dirigente prof.ssa Giuliana Petta, ha come primo scopo quello di avvicinare i ragazzi alla poesia, che è forse il tipo di comunicazione verbale più lontana dalla società contemporanea, ormai abituata ad un linguaggio ripetitivo e superficiale. Ma l’obiettivo è anche quello di promuovere attraverso la letteratura una riflessione sul mondo e su se stessi nei ragazzi che, come ha ricordato Galaverni, avvicinandosi alle poesie e alle opere letterarie, forse non ricevono grandi risposte (“Non è vero, poi, che la letteratura salva la vita” ha infatti lucidamente puntualizzato) ma certamente riescono a porsi grandi domande. L’evento si è concluso con un pranzo al ristorante dove studenti e insegnanti hanno avuto la possibilità conoscere meglio e da vicino il critico. Roberto Galaverni ha riscosso l’apprezzamento del pubblico per il suo linguaggio semplice e chiaro, per il garbo e il piglio giovanile del suo intervento, per l’amore appassionato per la poesia. L’incontro aveva lo scopo di avvicinare i ragazzi alla poesia e Roberto Galaverni c’è riuscito. Ora tutti aspettano il prossimo ospite, un ospite davvero di eccezione: Davide Rondoni. Anastasia Campanelli, Cristina Accoroni, Maddalena Piattella Il Palio d’Inverno Giornata del Ringraziamento Il Circolo Culturale l’Emporio delle Parole con il patrocinio del comune di Jesi presenta Il Palio d’Inverno, sabato 13 e domenica 14 dicembre che si svolgerà presso il Palazzo dei Convegni. Alle ore 17,30 di sabato, il monologo con Dante Ricci “Il tabacco fa male” di A. Cechov e la tavola rotonda “L’attore: Arte o Mestiere”. La domenica, dalle ore 17 “Il sindacato il giorno dopo” e la rappresentazione teatrale “I monelli dell’anno 1000 nel 2008” a cura di Maria Giannetta Grizi in collaborazione con la Compagnia Teatrale “La Barcaccia”. Le manifestazioni sono ad ingresso libero. La Federazione provinciale Coldiretti tutta la vita di Cristo ha attinto dal di Ancona, sezioni di Moie, Castel- mondo rurale, in tante sue dimenplanio e Monte Roberto invita la cit- sioni, ispirazione per annunciare il tadinanza a partecipare domenica 14 Regno di Dio. La Chiesa, seguendo dicembre alla Giornata provinciale l’insegnamento del Vangelo, non del Ringraziamento, che verrà cele- solo prega “dacci oggi il nostro pane brata a Moie presso la Chiesa Cristo quotidiano” ma, sull’esempio del SiRedentore. È previsto il raduno degli gnore che ha sfamato la folla moltiagricoltori con le loro macchine agri- plicando pani e pesci, si impegna in cole in piazza Cristo Redentore alle tutti i modi con innumerevoli iniziaore 10; seguirà alle ore 11,30 la Santa tive di promozione umana e di conMessa celebrata dal vicario diocesano divisione, perché a nessuno manchi mons. Giuseppe Quagliani. il necessario per vivere. con la presentazione dei frutti del È questo il motivo per cui oggi ci lavoro della terra; successivamente il rivolgiamo al Padre fonte di ogni programma prevede la sfilata di mac- bene, anche di quelli offertici dalla chine agricole fino a piazza del Mer- terra, fiduciosi del suo intervento cato (ore 12.30); infine il pranzo so- e del suo aiuto nell’impegnativa riciale. Durante la celebrazione, ad ogni cerca della via migliore per rendere bambino verrà offerta una piantina di giustizia a ogni uomo, cui spetta la olivo: è il simbolo del collegamento possibilità di sostenersi con dignità tra il bimbo che cresce e la natura che attraverso l’accesso al cibo di cui ha lo accompagna nella sussistenza. bisogno per vivere. I vescovi italiani hanno dedicato il “Fondamentale è «sentire» la terra loro messaggio per questa giornata al come «nostra casa comune» e scetema: “Ho avuto fame e mi avete dato gliere, per una sua gestione a servizio da mangiare”. Essi scrivono che la pa- di tutti, la strada del dialogo piuttosto rola del Vangelo ci ricorda che il pane che delle decisioni unilaterali”. Quedato al povero è dato a Gesù stesso: sto invito, contenuto nel messaggio “Egli lo riceve da noi, lo trasforma e del Santo Padre Benedetto XVI per la ce lo ridona moltiplicato e arricchito 41a Giornata Mondiale della Pace, ci di nuova forza: è il “pane quotidiano”, stimola a considerare anche quest’anche il Signore ci ha insegnato a chie- no la Giornata del Ringraziamento dere al Padre. come un’occasione di riflessione per I discepoli avevano implorato: “Si- contribuire alla realizzazione della gnore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1). pace attraverso la giustizia, con parLa risposta di Gesù rivela il suo dialo- ticolare riferimento alla destinazione go profondo e concreto con il Padre: universale delle risorse alimentari. sintesi di una spiritualità incarnata, il Nella foto, un momento della Padre Nostro pone al centro la richiecelebrazione del Ringraziamento sta del “pane quotidiano”. che si è svolta a Moie nel 2006 Il dialogo dell’uomo con Dio passa ancon il parroco don Gianni Giuliani che attraverso la richiesta di un bene che benedice gli agricoltori primario come il pane, così come e i loro automezzi MONSANO, il 28 dicembre alle ore 17: concerto L’ Corso di orientamento musicale Associazione Sant’Ubaldo di Monsano per il quinto anno consecutivo organizza il corso di orientamento musicale di tipo bandistico. Da quest’anno il corso si tiene in collaborazione con La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che permette di avvalersi dei maestri qualificati M° Marco Corsetti e M° Marina Carletti. La loro metodologia e professionalità fa si che ogni ragazzo si avvicini con semplicità alla musica prendendo subito confidenza con lo strumento scelto. Sono particolarmente disponibili alle esigenze degli allievi, sia per eventuali lezioni di gruppo o individuali, che per la flessibilità di orario. Le iscrizioni al corso sono aperte a tutti, a partire dai sette anni in su e le lezioni si tengono presso l’aula di musica sita in Via Roma a Monsano (sotto la Scuola Media) nei giorni di giovedì e sabato pomeriggio. Attualmente i partecipanti al corso sono circa trenta, principalmente ragazzi e ragazze di età compresa tra i sette ed i diciotto anni. Il progetto del corso di orientamento musicale è finalizzato a per- mettere a Monsano di avere la musica della sua Banda, che da anni non era più presente, ma della quale i cittadini sentivano la mancanza. Il frutto dei corsi di musica è visibile nella prima uscita della Banda Musicale Sant’Ubaldo in occasione del Palio di San Vincenzo a Monsano nel maggio 2007. Il gruppo degli allievi, nel porgere i migliori auguri di Buone Feste, invita tutti al Concerto di Natale che sarà tenuto il 28 dicembre alle ore 17 presso la Chiesa del SS. Sacramento di Monsano. Panathlon Club di Jesi con le campionesse I Premio Fair Play nteressante ed affollata serata quella registrata in occasione della conviviale organizzata venerdì 5 dicembre dal Panathlon Club di Jesi. Ospiti le campionesse pluri medagliate Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. Alla serata hanno partecipato anche i presidenti dei club marchigiani, il Governatore dell’Area V del Panathlon International dott. Gianni Bambozzi, l’assessore allo sport del Comune di Jesi prof. Aguzzi, il presidente del Club scherma Jesi Proietti Mosca. Il presidente del club jesino dott. Paolo Ciarocchi ha presentato le due atlete, le quali sono state onorate del titolo di socio onorario del Club Panathlon Jesi, che di seguito hanno risposto alle domande e alle curiosità dei presenti. Nella stessa serata è stato consegnato il premio Fair Play 2008 a Tiziano Cocilova tesserato per il Vallesina Calcio club militante nel campionato di Promozione. Cocilova il 5 ottobre scorso in occasione della gara di campionato contro il Tavolato ha volutamente calciato fuori un calcio di rigore assegnato giustamente dall’arbitro per fallo del portiere su un attaccante mentre un giocatore del Tavolato era a terra a centrocampo con la squadra ospite più proiettata a soccorrere il proprio compagno che non a seguire l’azione. Cocilova dopo un conciliabolo con i compagni e con l’allenatore Sergio Spuri ha messo sul fondo il pallone calciato dagli undici metri. 12 Jesi 14 dicembre 2008 20 dicembre: El Passì junior presenta luca, un angelo in volo El pranzo de Natale di V S tagione ricca di interessanti produzioni quella della Compagnia Teatrale “El Passì” che, appena reduce dai successi di “Santa Elisabetta d’Ungheria”, torna a Natale con lo spettacolo de El Passì junior: El Pranzo de Natale. L’appuntamento è per sabato 20 dicembre, alle ore 21.15, presso i locali dell’Oratorio della Parrocchia di San Francesco d’Assisi a Jesi. Un binomio vincente, formato da padre Bruno Fioretti-parroco di S. Francesco d’Assisi- e Claudio Corinaldesi- apprezzato autore e regista locale- firma la produzione di questa intensa e commuovente opera in vernacolo sul senso del Natale. I piccoli interpreti della commedia sono: Riccardo Tesei, Eleonora Di Matteo, Giulia Schiavo, Ilaria Copparoni, Elisa Arcangeli, Martina Corinaldesi, Alice Cardinali, Giorgia Schiavo, Irene Copparoni, Luca Tesei, Carolina Trillini, Arrigo Bellelli, Maria Cantarini, Lorenzo Cantarini, accompagnati da Pino Gullace nella parte del nonno. L’ingresso è ad offerta: il ricavato sarà devoluto in favore della ristrutturazione del teatrino parrocchiale. Lo spettacolo sarà replicato domenica 21 dicembre alle ore 10.30 presso il cinema Excelsior di Falconara Marittima in collaborazione con la Croce Gialla locale; seguiranno altre rappresentazioni a San Francesco e presso la Casa Famiglia del Collegio Pergolesi di Jesi. Tiziana Tobaldi orrei condividere con lei una notizia, purtroppo dolorosa: due settimane fa ho dovuto partorire il mio bimbo che da un’ecografia abbiamo scoperto era morto. Eravamo quasi al sesto mese. Può immaginare quanto dolore questo ha comportato per me e per tutta la mia famiglia... E’ stato ed è ancora una ferita indescrivibile per tutti noi. Le scrivo, perché non riesco ancora a parlare, neppure con le persone a cui voglio bene, senza piangere. Vorrei chiedere a lei e alle persone che leggeranno di tenerci un po’ con voi: me, mio marito e gli altri miei due bambini, per poter lenire un po’ il nostro dolore. Sappiamo che in qualche modo il nostro angioletto, che abbiamo chiamato Luca, ci è vicino, ma ci manca la sua presenza, anche se non era ancora nato. Non so se questo sia il destino o la volontà di Dio. Io preferisco pensare che sia la Sua volontà, perché se è così, tutto il dolore ha un senso in un disegno di cui noi non siamo a conoscenza e che non possiamo capire, ma che c’è. Scusatemi se vi ho rattristato. Grazie per avermi dedicato la sua attenzione. Silvia D. Cara Silvia, non credo proprio che si deve scusare per aver voluto condividere con noi un’esperienza tanto forte come questa che la vita le ha riservato. Sappiamo che parlare ci è d’aiuto, perché permette al nostro dolore di uscire un po’ dalle profondità dell’anima e di essere ascoltato. Ma parlare, dovendo sostenere la fatica di reggere una conversazione, può risultare, in certi momenti, troppo Comune di Jesi e biblioteca Petrucciana Il volto nuovo della città “Radicalità del messaggio cristiano e habitat multietnico delle case greco-romane” è il tema della conversazione che il prof. Mario Pesce docente di storia delle revisioni presso l’università di Bologna, terrà il 12 dicembre alle ore 18 alla biblioteca Petrucciana di Jesi in via Santoni, 1. Quest’incontro è nell’ambito del progetto “Il volto nuovo della città: disgregazione o convivenza: come ricostruire o su cosa fondare una nuova riaggregazione nella multietnica città moderna” a cura dell’assessorato alla cultura del comune di Jesi, della biblioteca Planettiana e della Diocesi di Jesi. Il progetto prevede una serie di incontri che si concluderanno il 27 aprile che vogliono essere un tentativo di offrire qualche argomento di riflessione su quale cultura, quale atteggiamento etico, quale estetica e quale urbanistica. Perché oggi la disgregazione sociale ha sovente costruito un drammatico impianto visivo: sfruttamento eccessivo del territorio, monotonia degli spazi, divisioni dei quartieri per etnia, uso improprio del verde e degli spazi pubblici. Federico Cardinali doloroso. Come un peso che oltrepassa le nostre forze. Allora scrivere diventa una strada più percorribile, perché il foglio sa aspettare le parole che man mano si formano nella nostra mente e permettono ai nostri pensieri di assumere una forma ‘leggibile’. Le persone che ci sono vicine, anche quelle che ci voglio bene, anzi, soprattutto loro, si avvicinano a noi preoccupate di riempire con le loro parole il nostro dolore. Quasi come a volerlo ‘coprire’ perché non prenda troppo spazio. Come a costruire degli argini oltre i quali non gli sia permesso di andare. Il fatto è che chi ci sta vicino teme che il dolore possa invadere anche il suo spazio vitale. Oltre che il nostro. Di qui la necessità e il bisogno di riempire ogni nostro possibile silenzio con fiumi di parole che, però, diventano per noi solo rumore e non arrecano alcun conforto al nostro cuore, perché in realtà non possono neanche raggiungerlo. Dovrà darsi un po’ di tempo, Silvia, prima di poterne parlare con un po’ di libertà. Prima, soprattutto, che chi le sta vicino possa ascoltare il suo dolore senza sentirsi in dovere di chiudergli (al dolore) la bocca, di togliergli la parola. Lei si fa una domanda: se il fatto che questo bambino appena arrivato è subito ripartito, prima ancora di nascere, “sia il destino o la volontà di Dio”. E nel farsi questa domanda ci dice che il suo pensiero preferisce vedervi un progetto di Dio, perché questo le permette- marci prima è forte: sembra rebbe di vedere “un senso” un cammino impossibile nel suo e vostro dolore: il o addirittura inutile tenesenso di essere parte di “un re aperta la domanda ‘che disegno di cui non siamo a senso ha ciò che mi sta succonoscenza, ma che c’è”. cedendo’. Ma nel momento Poter vedere in un’esperien- in cui ci fermiamo, il doloza, pure tanto dolorosa, un re diventa vuoto, perdita di segno della vicinanza di Dio speranza, disperazione. E nella vita sua e della sua fa- un dolore inascoltato cermiglia è senz’altro un dono cherà altre strade per uscire che Dio stesso le sta facendo. e non si ferma finché non le Quel Dio in cui lei crede e avrà trovate. Magari passedi cui sente di potersi fidare. rà attraverso il corpo. Con Proprio perché credere in lui quei disturbi che le scienze altro non significa che fidar- mediche e psicologhe chiasi di lui, affidarsi a Lui, certi mano ‘psicosomatici’. Anche il Suo amore non può sia, depressione, disturbi tradirci. Perfino quando ci digestivi, tono dell’umore si presenta attraverso mo- alterato, disturbi del sonno, menti tanto difficili, quindi dolori vari, ecc.: diamo loro, incomprensibili per la nostra di volta in volta, nomi dimente. versi, ma sono facce di una Da un punto di vista pura- medesima realtà. mente ‘umano’ - quello che La nostra anima, la nostra può cogliere la psicologia, la mente… in una parola, noi scienza dell’anima - le sue abbiamo bisogno di trovare riflessioni ci ricordano che un senso ai diversi momenti cercare un senso in ciò che della nostra vita. L’essere creci succede è un’esigenza alla denti, come lei, Silvia, ci sta quale non possiamo rinuncia- dicendo, diventa una risorsa: re. Quando la vita ci fa in- una strada da percorrere per contrare il dolore, tanto più riscoprirci all’interno di un esso è grande, tanto più noi progetto d’amore che Qualabbiamo bisogno di trovarvi cuno, che vede oltre il nostro un senso, un significato. La campo visivo, ha elaborato nostra mente non sa tolle- per la nostra crescita, per la rare un’esperienza che ne sia nostra evoluzione. priva. Non può accettarla. E anche quando un signi- La ringrazio per le sue paroficato è nascosto e difficile le. E un grazie a Luca, vostro da raggiungere, il bisogno - e un po’ anche nostro, ce lo di trovarlo fa sentire tutta permetta - compagno di camla sua pressione. Il dolore mino in questa vita. che lo accompagna è anche spinta verso la ricerca. Ci Chi vuole scrivere allo riflettevamo un po’ di tempo psicologo può farlo o per fa, in uno dei nostri primi e-mail (redazione@vocedelincontri, subito dopo l’estate. lavallesina.it o cardinali@itfa. La ricerca di senso è vita per it) o per posta a Voce della la nostra anima. E’ vita per Vallesina - colloqui con lo tutto il nostro essere. psicologo - P.za Federico II, E’ vero, la tentazione di fer- 8 - 60035 JESI Beata Eugenia Picco: esempio di prudenza “Umile e nascosta, come è il pane” “Come Gesù ha scelto il pane, cosa tanto comune, così deve essere la mia vita, comune...accessibile a tutti e, in pari tempo, umile e nascosta, come è il pane”. Queste parole di Eugenia Picco scaturiscono da una lunga contemplazione di Gesù, Pane di vita, spezzato per tutti. A questa contemplazione Eugenia arriverà dopo un lungo e sofferto cammino. Nasce a Crescenzago (Milano) l’8 novembre 1867. Il padre è un valido musicista de «La Scala» di Milano, cieco. La madre è una donna frivola, che non ama il marito, bensì il denaro, il successo e i viaggi. Eugenia è spesso affidata ai nonni e incontra i genitori solo nelle brevi soste che si concedono tra una tournée e l’altra, fino a quando un giorno la madre torna sola, senza il marito, facendolo credere morto e costringendo la figlia ad andare ad abitare con lei e con il suo convivente. Eugenia cresce in un ambiente disordinato e irreligioso, e spesso subisce le molestie del nuovo convivente della madre. Eppure ogni giorno, come per una «istintiva» forza, la giovane va a pregare nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano. A vent’anni Eugenia decide di volere Gesù, la santità. Così il 31 agosto del 1887 scappa da casa ed entra nella famiglia religiosa delle Piccole figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Semplice e umile, fedele e generosa, si dona senza riserve. Nel giugno 1911 viene eletta Superiora generale: donna coraggiosa, fa voto di compiere con perfezione serena e tranquilla i doveri di Superiora e questo per il compimento della volontà di Dio. Animatrice saggia e prudente durante il suo governo svolgerà un’azione illuminata. È madre per tutti, specialmente per i poveri, per i piccoli, per gli emarginati che serve con carità generosa e instancabile. Il bisogno e i drammi dei fratelli durante la grande guerra del 1915-1918 le aprono ancor più il cuore per farsi accoglienza di ogni gemito, dolore, preoccupazione sociale o privata. Il suo sostegno principale, il fulcro vitale della sua vita interiore e di tutta l’opera e l’azione apostolica è per suor Eugenia l’Eucaristia, suo grande amore, centro della sua pietà, cibo, conforto e gaudio delle sue giornate dense di preghiera e di fatica. Nella malattia e nella morte darà compimento alla sua totale consacrazione a Dio; di salute debole, la tisi ossea la porterà nel 1919 all’amputazione dell’arto inferiore destro. Suor Eugenia muore santamente il giorno 7 settembre 1921. La sua fama di santità si conserva, anzi andrà aumentando dopo la morte. Ovunque si sentono espressioni di devota ammirazione e venerazione per Suor Eugenia, vista da tutti come esempio di straordinaria virtù e come modello di pietà, di zelo, di prudenza, di spirito di sacrificio e di saggezza. Il 7 ottobre 2001, Giovanni Paolo II la proclama «beata». Giordano Maria Mascioni 13 In dialogo 14 dicembre 2008 JESI – EPIFANI ha inaugurato la nuova sede della Camera del Lavoro di Jesi L Una lunga storia e tante sfide nel presente a Camera del Lavoro di Jesi lascia l’ex Appannaggio: inaugurata martedì 14 ottobre la nuova sede in via Colocci, alla presenza di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, che torna per la seconda volta a Jesi, dopo la celebrazione del centenario della Camera del Lavoro jesina nel 2004. A fare gli onori di casa Domenico Sarti segretario della Cgil cittadina, Marco Manzotti segretario provinciale Cgil, Luigina De Santis, della presidenza del Patronato Inca e il sindaco Fabiano Belcecchi. Tra i presenti anche Raffaele Bucciarelli, presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, l’assessore regionale Loredana Pistelli e l’assessore alla Provincia di Ancona Carla Virili Costituita nel 1903, la terza a comparire nelle Marche, la seconda nella provincia di Ancona, la Camera del Lavoro di Jesi ha vissuto tante vicende storiche: le vertenze sindacali degli anni ‘60-‘80, le lotte delle Opinioni filandaie, il sofferto declino della Sima. Oggi conta oltre 10.000 iscritti. «Questa occasione è il segno di una Cgil che attraversa le generazioni - afferma Epifani - una scommessa per il futuro». Il segretario sottolinea il ruolo del suo sindacato, quello di «stare tra le persone, per dare soluzioni e speranze» ribadendo come la Cgil non sia solo una forza che critica, ma una realtà che propone. «La nostra modernità - precisa è portare, in un mondo che cambia, riferimenti antichi, nati dai lavoratori, fondati sulla solidarietà». Il segretario generale fa anche riferimento alla crisi mondiale: «spero che finisca l’effetto sui mercati finanziari, ma il problema saranno le conseguenze sull’economia reale cioè sui piani di sviluppo delle imprese, sulle crisi industriali, sul livello dell’occupazione e dei redditi di lavoratori e pensionati - dice - si è intervenuti sulla questione finanziaria, ma ora ci vogliono soluzioni di a confronto La Prima Guerra Mondiale Ho letto con molto interesse l’articolo su Voce della Vallesina, n. 40 del 16 novembre 2008 rubrica “Il Refrattario” La Grande Guerra 90 anni dopo e ne ho apprezzato in particolare la capacità espressa dall’Autore di analizzare e sintetizzare in poche righe un accadimento delle dimensioni e della complessità come quelle della prima Guerra Mondiale. In particolare, sono stato colpito dalla tesi sostenuta dall’A . circa il ruolo determinante avuto dalla massoneria internazionale per la “distruzione totale del cattolico Impero AustroUngarico”, la cui scomparsa ha creato quel grave squilibrio nell’Europa centrale di cui avvertiamo ancora oggi le pesanti conseguenze. Lo stesso dicasi del ruolo della massoneria anglo-americana nel ridisegnare la carta d’Europa e nello spazzar via “gli imperi cristiani come l’Austria e la Russia .. e con essi tutto un certo tipo di civiltà”. E’ una tesi illuminante e, per un vecchio cattolico come me, affascinante. Sarei pertanto profondamente grato all’Autore se vorrà ritornare sull’argomento ed approfondirlo con delle citazioni e della bibliografia, sulla base delle quali certamente Egli avrà basato le sue conclusioni. Vorrei aggiungere come anch’io coltivi qualche modesta personale convinzione sull’argomento. Sarebbe tempo ad esempio che si faccia luce sul ruolo che Italia e Inghilterra hanno sostenuto nell’anno 1917. In quell’anno hanno dovuto sopportare e sopportano da sole il peso di quell’immane conflitto. In quell’anno infat- ti la Francia, dopo Verdun, non muove un dito, (anche) in attesa dell’arrivo delle truppe americane. In quell’anno si completa lo sfacelo dell’Esercito russo, culminato con la rivoluzione d’ottobre. Forse qualche storico potrebbe/dovrebbe rivedere ed individuare meglio le vere cause della disfatta di Caporetto. Forse qualcuno potrebbe/dovrebbe riflettere sulle vere motivazioni che hanno indotto o costretto Cadorna ad accanirsi con le sue battaglie dell’Isonzo. Con l’occasione, esprimo i miei più vivi complimenti per la veste editoriale e per i contenuti del Settimanale (che seguo, anche se saltuariamente, da oltre sessant’anni..). Piero Pesaresi Al Carducci E’ apparso qualche giorno fa sulla stampa locale l’interessamento dell’assessore allo sport per la ricerca di spazi idonei per le attività giovanile, specie per i ragazzi della pallacanestro. Si sta costruendo un campo al Largo Europa, bene e grazie agli sponsors. Non si potrebbero cercare sponsors anche per sistemare la “culla della pallacanestro” jesina dietro la palestra Carducci? Chi non ricorda le serate passate al Carducci a vedere i campioni di pallacanestro? Non sarebbe possibile un adeguato recupero ed una copertura “con pallone” e poi darla in gestione ad una società sportiva? Grazie all’assessore se vorrà prendersi cura del problema, si risolveranno due questioni in un sol colpo: recuperare uno spazio all’uso ma soprattutto togliere dall’incuria una storica struttura lasciata in completo abbandono. Grazie Aldesino Fioretti politica industriale, tavoli anticrisi a partire dalle crisi industriali, come quella della Antonio Merloni». Epifani non risparmia il Governo, da cui si dice lontano non solo per una questione di merito, giudicando sbagliata e inadeguata la manovra finanziaria, ma anche per l’atteggiamento stesso di «un Governo dai caratteri autoritari, che non vuole confrontarsi e non ascolta se si parla di precariato, investimenti in formazione, scuola, ammortizzatori sociali». Sulle trattative per il rinnovo del modello contrattuale, ci risponde che «c’è un confronto aperto, c’è un documento che non condividiamo perché riduce i salari e gli spazi della contrattazione (sia nazionale che aziendale), ma in questo momento troverei un po’ surreale che ci si divida: il Paese non ha bisogno di divisioni tra i lavoratori e tra i sindacati, e neanche tra Confindustria e Cgil» Domenico Sarti, segretario della Cgil di Jesi, si dice orgoglioso per «una struttura che ora è adeguata ai biso- gni della nostra gente, più confortevole, più efficace rispetto agli impegni che siamo chiamati a svolgere». In essa rientreranno tutti i servizi erogati nel territorio, come il Patronato Inca e il Sindacato Pensionati (artefici di un grande sforzo finanziario per questa nuova sede), ma anche associazioni collaterali e di volontariato. Questa iniziativa cade in un momento particolare per il territorio, che Sarti descrive parlando di grandi difficoltà occupazionali e produttive, nel settore agroalimentare e in quello meccanico. Per la CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria), nel primo semestre 2008, nella provincia anconetana, si è registrato un + 192% rispetto allo stesso periodo del 2007, e anche la mobilità è in forte aumento. «Siamo qui per ribadire la volontà della Cgil di stare vicino ai luoghi di lavoro e alle persone, in una società sempre più complessa» conclude Sarti. «Questa nuova sede» esordisce Belcecchi «non è solo un investimento immobiliare, ma anche il riconoscimento dell’impegno di tanti lavoratori, nonchè un momento di rilancio, una speranza in questa fase difficile, un modo per guardare avanti». Luigina De Santis parla della nuova sede come “patrimonio della collettività” e dell’Inca come strumento della Cgil, sul versante previdenziale. A conclusione della cerimonia il pensiero e gli applausi vanno a Oscar Barchiesi, ex segretario regionale Cgil, scomparso di recente: Epifani ha consegnato una targa alla moglie, Orietta Centanni, e alle due figlie ricordando «un uomo d’altri tempi, un galantuomo, che sapeva mediare ma era fermo nei principi. Siamo tutti riconoscenti alla sua attività» conclude il segretario generale «non sparirà mai dai nostri cuori e dai nostri cervelli». Fotoservizio Maria Chiara La Rovere 14 Pagina Aperta 14 dicembre 2008 Jesi – Il Palazzo e dintorni AGENDA Il santo del giorno Giovedì 11 dicembre san Damaso, venerdì 12 san Valerico, sabato 13 santa Lucia, domenica 14 san Giovanni della Croce, lunedì 15 san Valeriano, martedì 16 sant’Albina, mercoledì 17 san Lazzaro, giovedì 18 san Graziano vescovo, venerdì 19 santa Fausta, sabato 10 san Liberato, domenica 21 san Pietro Canisio. Farmacia di turno, la notte, a Jesi Giovedì 11 dicembre Coppi, venerdì 12 Calcatelli, sabato 13 Coppi e domenica 14 Comunale 1, lunedì 15 Cerni, martedì 16 Comunale 2. mercoledì 17 Grammercato, giovedì 18 Coppi, venerdì 19 Moretti, sabato 20 e domenica 21 Coppi. Farmacia di turno in Vallesina Giovedì 11 dicembre Poggio San Marcello, venerdì 12 Castelbellino, sabato 13 Pianello Vallesina, domenica 14 Moie (Lucarelli), lunedì 15 Moie (Angelico), martedì 16 Macine, mercoledì 17 Montecarotto, giovedì 18 Angeli, venerdì 19 Poggio San Marcello, sabato 20 Castelbellino, domenica 21 Pianello Vallesina. Anagrafe Nati a Jesi (salvo diversa indicazione) dal 15 al 30 novembre Federico Maglio, Silvia Scorcelletti, Niama Belhana, Nesrina Saliu, Elena D’Amico, Luca Messersì, Sara Melissa Putureanu, Margherita Quarchioni, Haoxiang Zheng, Andrea Sofia Cirilli, Isaac Harena Pagni, Nicole Senesi, Bilal Wahbi, Fatima Wahbi, Maria Victoria Castro, Alessandro Civitarese, Tommaso Pacci (Ancona), Aiman Jallouli, Elena Giacani e Matteo Zola Ialenti (Ancona). Defunti a Jesi (salvo diversa indicazione) dal 15 al 30 novembre Ivo Catalani (anni 74) di Castelbellino, Anna Maria Montalbini (72), Nello Bachieca (83), Agostina Sbarbati (83) di Morro d’Alba, Altivano Galli (85), Pierino Cerioni (85), Luigi Starna (83) di Cupramontana, Severino Marchetti (82) di Montemarciano, Shain Backa (77) di Maiolati Spontini, Settimio Badiali (85), Cesare Falappa (73) di Filottrano, Armando Lorenzetti (92) di Montecarotto, Giovanni Novelli (76), Santina Cimarelli (93) di Cupramontana, Francesco Maria Diotallevi (88), Olimpia Spuri (81). Si estende il servizio bancomat di Banca di Credito dei Farmacisti: è possibile eseguire le operazioni tramite carta bancomat senza spese di commissione in oltre 6.000 sportelli sul territorio nazionale. Sarà possibile operare senza costo, non solo negli sportelli bancomat delle filiali BCF, ma anche in tutti quelli gestiti attraverso il sistema “Ottomila”: nella quasi totalità degli sportelli delle Banche di Credito Cooperativo presenti in Italia. Restano gratuite le operazioni per i clienti della Banca possessori di carta Bancomat negli sportelli ATM di Marche e Abruzzo di Banca di Credito dei Farmacisti, secondo la collaudata formula del “tutto compreso” che include dai più basilari servizi fino all’on-line banking. Salute: un questionario La salute vista dai cittadini. In un’ottica di partecipazione al miglioramento dei servizi sanitari. C’è questa idea alla base del Piano comunitario per la salute che sta muovendo i primi passi in Vallesina proprio in questi giorni. Tre le realtà alla base del progetto: il comitato dei sindaci dell’Ambito territoriale IX, l’Asur (azienda sanitaria unica regionale) zona 5 di Jesi e l’Università degli studi di Trento, dipartimento di Scienze umane e sociali. L’obiettivo è capire i bisogni più urgenti dei cittadini in tema di salu- Il nostro settimanale ha seguito passo passo sia il dramma della chiusura dello zuccherificio sia il difficile cammino verso la riconversione promessa dalla proprietà e stimolata dalla pubblica amministrazione, dai sindacati e da tanti cittadini. Poiché sembra che sabato prossimo, 13 dicembre, il consiglio comunale voglia concludere la vicenda con un SI’ o con un NO al piano di riconversione proposto dal presidente dell’Eridania-Sadam Maccaferri, anch’io, senza coinvolgere la responsabilità di Voce, desidero far conoscere il mio parere da semplice uomo della strada che ha seguito il tutto dalla finestra. Intanto ricordo l’esempio di un precedente: quello dell’attuale centrale elettrica turbo-gas gestito magistralmente dall’allora sindaco Marco Polita che ottenne ben tre revisioni tecniche pur di raggiungere il massimo di garanzie in termini di inquinamento atmosferico. E mi pare che, ad oggi, non ci siano state lamentele nè particolari denunce di rischi. E’ un esempio che deve spingere il consiglio comunale verso due direzioni precise: primato della salute e salvaguardia dei posti di lavoro. A me pare che, nella misura in cui si accettano tutti i consigli della commissione tecnica chiaramente presenti nella relazione (soprattutto in riferimento alla potenza della centrale elettrica ad olio), è possibile garantire salute e posti di lavoro. Insomma io credo che i consiglieri comunali, in termini scientifici non siano più qualificati degli esperti chiamati a dare un parere ad hoc. Qui le ideologie non contano. Se poi i consigli dei tecnici (tutti i consigli) non verranno recepiti dalla Sadam, allora il problema potrebbe complicarsi, soprattutto se il rifiuto dovesse comportare rischi per la salute. Ma poiché alla base di ogni preoccupazione sta l’uso dell’olio di palma, non si vede perché la Sadam debba puntare ad una centrale con produzione 18 MW quando sarebbero sufficienti soltanto 2,5 MW. Insomma, caro ingegnere Tamburini, non approfitti eccessivamente della possibilità offerta, suscitando preoccupazioni per la salute dei cittadini della Vallesina: accetti il parere della nostra commissione tecnica. Plaudo alla scesa in campo di diversi consigli comunali dei paesi della Vallesina, perché segno di responsabilità, ma gradirei sapere se tutti i consiglieri che hanno votato NO, hanno preventivamente letto integralmente la relazione tecnica. Alla quale, se non si dà fiducia, si poteva anche fare a meno di chiederla. v.m. Sadam: il problema della riconversione NotizieBrevi Banca dei Farmacisti Sadam: anch’io dico la mia te, il loro stile di vita, le condizioni socio-economiche, la fiducia che nutrono o meno nei confronti delle istituzioni sanitarie e sociali. Insomma, raccogliere dati per poi sapersi muovere meglio nella risposta alle esigenze. Un obiettivo conoscitivo, in questa prima fase. Tanto che si parte proprio da un questionario anonimo, uno per nucleo familiare, nei 21 comuni della Vallesina. I punti di distribuzione sono farmacie, comuni, associazioni, circoli anziani, parrocchie, centri sportivi, strutture sanitarie e sociali. Entro aprile – ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del progetto l’ex assessore regionale alla Sanità Augusto Melappioni – si dovrà riuscire ad avere un quadro attendibile sullo stato complessivo di salute della popolazione. Il Piano comunitario per la salute è uno strumento di programmazione dei servizi sociosanitari individuato dal Piano sanitario regionale 2007-2009. Alla base – è stato ricordato – c’è la presa d’atto dell’inadeguatezza di fornire risposte esclusivamente sanitarie, e l’esigenza di prendere in considerazione la persona nella sua totalità. Filosofia – assicura il direttore dell’Asur 5 Ciro Mingione – che anima anche il cosiddetto ospedale modello di Jesi, di cui tanto si parla e di cui sicuramente si continuerà a parlare ancora per molto. Lucia Romiti L’amministrazione di Jesi Il sindaco Fabiano Belcecchi e l’assessore allo sviluppo economico Daniele Olivi hanno avuto una serie di incontri istituzionali con le principali associazioni di categoria in vista del Consiglio comunale sulla Sadam in programma sabato 13 dicembre. Sono stati ricevuti il comitato territoriale di Assindustria, i rappresentanti di Cna e Cgia, le associazioni dei coltivatori, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil che hanno espresso apprezzamento per la scelta dell’Amministrazione di coinvolgere le associazioni di categoria. Le associazioni dei coltivatori hanno ribadito la propria posizione sulla vicenda della chiusura dell’impianto jesino di lavorazione delle barbabietole e delle decisioni europee dell’Ocm zucchero, mentre tutti gli altri soggetti hanno espresso piena condivisione sul percorso intrapreso dalla stessa Amministrazione comunale che responsabilmente e con tutte le cautele possibili, sta cercando di trovare una sintesi che tenga conto delle problematiche legate alla salute pubblica, all’inquinamento, alla salvaguardia dei livelli occupazionali, alle ricadute economiche, alla solidità e allo sviluppo del territorio. La posizione di Monsano Il consiglio comunale di Monsano in relazione alla questione della riconversione della SADAM Eridania di Jesi ha approvato un ordine del giorno con il quale invita il Sindaco Belcecchi ed il Consiglio Comunale di Jesi ad approfondire in maniera convinta e determinante ogni aspetto prima di sottoscrivere qualsiasi atto. La salvaguardia dell’ambiente ed il rispetto della natura non è materia esclusiva del Comune di Jesi e nello specifico tutta la popolazioni che insiste nella media e bassa Vallesina hanno diritto ad essere particolarmente tutelate. Il comune di Monsano si rivolge poi ai comuni del ‘Corridoio Ambientale Lungo Esino’ che hanno condiviso di recente una politica di sostenibilità per riqualificare un territorio caratterizzato da forti criticità ambientali ai quali chiede di essere coerenti con le decisioni assunte e con le politiche che stanno sviluppando sul loro territorio di appartenenza, e di opporsi quindi in tutte le maniere affinché sull’asse Jesi - Falconara Marittima non si realizzino addirittura due centrali termoelettriche di circa 580 Mw complessive. Latte Fresco Alta Qualità 15 Non solo sport Gruppo Loccioni: PLAY 40 Un gioco ispiratore di creatività I l Gruppo Loccioni di Angeli di Rosora ha presentato il gioco Play 40 ideato dal designer giapponese Isao Hosoe. L’autore, ingegnere, da quaranta anni in Italia, ha illlustrato Play 40, tappa importante del progetto Play Factory, un percorso che indica un nuovo modo di progettare e di creare valore attraverso l’espressione umana nella sua interezza. Già nell’Ottocento il poeta, drammaturgo e storico tedesco Friedrich Schiller afferma che “l’uomo è completo solo quando gioca” perché nelle operazioni ludiche convivono in modo armonico le componenti fondamentali dell’umanità: sensibilità e intelletto, materia e forma, esteriorità ed interiorità; tutte espressio- ni di bellezza. Gioco vuol dire conoscere e conoscersi, “mettersi in gioco” per scoprire le affinità, le conoscenze tacite e i punti di forza. Con la crescita, lo spazio riservato al gioco si assottiglia sempre di più e, allo stesso tempo, si perde tutta quella dinamicità che è fondamentale per l’innovazione. Play Factory è un modo per rivalutare il momento del gioco e per innalzarlo a ispiratore di creatività, innovazione, crescita. Il connubio tra Isao Hosoe e il Gruppo Loccioni risale a diversi anni ormai, grazie alla perfetta sintonia tra l’“apertura” del Gruppo e l’innovazione del designer. Uno dei frutti di questo incontro è stato lo sviluppo del progetto Play Factory, http://play-factory.it/, e l’ideazione di Play 40, che è un gioco diverso da quelli tradizionali del mondo occidentale: non è fondato sulla razionalità, sul calcolo o sul rischio. È un gioco di associazione tra immagini, parole e concetti. Isao Hosoe ha sviluppato questo metodo e lo ha applicato in particolare nella collaborazione con il Gruppo Loccioni: progettisti, tecnici, manager – tutti quelli da cui dipendono la realizzazione e il successo dei prodotti – sono stati coinvolti in questo serissimo gioco. Hosoe rimane sorpreso dal constatare “voi siete una Play Factory. Voi siete una buona palestra in cui allenarsi alla nuova cultura e da cui propagarla”. CALCIO Calcio Eccellenza, promozione, prima e seconda categoria Eccellenza A casa della Cuprense, la Jesina è andata male: 1-0. La delusione si ingrossa, visto che dai tifosi più informati si narrano disarmonie di spogliatoio che aggravano la situazione e la tensione tra i protagonisti di questo scorcio del campionato. La Jesina in classifica era giunta tempo fa alle propaggini della vetta; ora si trova a quota 20, ben lungi dal Fossombrone (37) e dal Pian San Lazzaro (31) e a ridosso di ben sette altre squadre. La Cuprense che ci ha battuti ora è ad un punto. I mugugni crescono: è proprio il caso di dare una forte sterzata per non impigliarsi tra le secche. Oggi viene al Carotti la Vis Macerata, penultima. Forza, Jèsi! Promozione La Vallesina in casa ha beccato due gol dal Futbol Pesaro (0-2). Il San Marcello ha perso in casa dell’Azzurra (2-0). Prima categoria Cupramontana vince a San Costanzo (1-2). A Loreto, Le Torri cedono (3-1). Anche il Monserra a Marzocca (2-1). Seconda categoria Borgo Minonna pareggia ad Agugliano (0-0). L’Aurora batte la Labor (3-0). Monsano supera il Castelbellino (3-0). Sampaolese - Folgore pari (2-2). Battuta dall’Aesina la Serrana (2-3). Vir Nuova struttura L’Hotel Federico II si è dotato di una moderna e tecnologica struttura, il Centro Benessere Wellness Federico II. Nei giorni scorsi è stato presentato alla cittadinanza, dal momento che il centro non sarà solo a servizio della clientela dell’albergo ma sarà aperto a tutti. La progettazione è stata curata dall’architetto Alessio Cuzzolin di Venezia mentre per la direzione tecnica è stata chiamata Serena Barca, estetista e docente coadiuvata da tre responsabili del centro, quattro estetiste professioniste, un parrucchiere e cinque collaboratori esterni. Gianfranco Rolle, da 24 anni direttore del Federico II, albergo con mille posti per convegni, 13 sale per conferenze e oltre 250 posti letto, spiega questo investimento con il desiderio di rivolgersi non solo al turismo VOLLEY Mercoledì 17 al PalaTriccoli ritorno di Challenge Monte Schiavo in casa del Cesena N on è riuscita alla Monte Schiavo Banca Marche l’impresa di fermare la capolista Pesaro nel derby marchigiano. Giovedì 4 dicembre, le adriatiche hanno espugnato il PalaTriccoli vincendo per 3-1 (parziali: 25-18, 28-26, 21-25, 25-18) davanti a milleottocento spettatori. Alle “prilline” non è bastata la generosa prova di Rinieri e Bown. “Abbiamo sbagliato troppo – ha detto Manon Flier (nella foto di Magliola) – Pesaro ha dimostrato di essere una squadra più rodata di noi. Per due set abbiamo giocato alla pari con loro ma non è bastato. Siamo state poco continue”. La classifica dopo la nona giornata di andata: Pesaro 26 punti; Bergamo 25; Monte Schiavo Banca Marche Jesi 20; Busto Arsizio 18; Novara 17; Conegliano 16; Castellana commerciale ma anche a quello termale e del benessere che attualmente è molto richiesto. Nella foto da destra il direttore generale dell’Hotel Federico II, Gianfranco Rolle, la direttrice tecnica Serena Barca e lo staff del centro Grotte 14; Sassuolo 12; Perugia 11; Santeramo 8; Pavia, Cesena 7; Vicenza 5; Chieri 3 punti. Oggi, domenica 14 dicembre, le “prilline” vanno a far visita al Cesena (ore 17.30), compagine a caccia di punti salvezza. La società, che in estate ha trasferito la squadra da Altamura a Cesena, ha affidato la rosa a Manù Benelli. Punti di forza sono la tedesca Ssuschke e la croata ex Perugia, Usic. Due le giocatrici con un passato jesino: De Luca e Mifkova. Mercoledì 17 Rinieri e compagne torneranno al PalaTriccoli per la gara di ritorno dei sedicesimi di Challenge Cup (ore 20.30) contro lo Slavia Bratislava. L’andata in Slovacchia si era giocata mercoledì 10. Giuseppe Papadia BASKET Domenica al PalaTriccoli Lo Scafati sulla strada della Fileni Bpa L a Fileni Bpa si è sbarazzata senza problemi anche del Reggio Emilia. Domenica scorsa gli arancio-blu hanno battuto al PalaTriccoli gli emiliani 73 a 61, nonostante l’assenza per infortunio all’orecchio di Cuffee. “Abbiamo giocato da squadra vera – ha detto coach Zanchi – Il merito della vittoria va alla difesa, che non ha mai fatto correre Reggio”. Alla partita era presente una delegazione della Santo Stefano Porto Potenza Picena, compagine di serie A1 di basket in carrozzina. Mercoledì 3 a San Severino Marche le due squadre erano state protagoniste dell’evento benefico “Gio- chi Sotto l’Albero”. Giovedì 11 gli jesini hanno giocato il turno infrasettimanale a Venezia (ore 20.30). La classifica dopo il decimo turno di andata: Varese 18 punti; Fileni Bpa Jesi 16; Casale Monferrato 14; Reggio Emilia, Soresina 12; Roseto, Sassari, Veroli, Scafati 10; Pistoia, Livorno, Imola 8; Rimini, Venezia, Brindisi, Pavia 6 punti. Oggi, domenica 14 dicembre, gli arancio-blu ospitano al PalaTriccoli lo Scafati (ore 18-15). I campani, retrocessi lo scorso anno dalla serie A, puntano ad un rapido ritorno nella massima categoria, grazie ad una rosa di qualità. Agli ordini del tecnico Gramezi, ci sono gli esperti Busca e Santarossa. Tre gli ex: Joel Salvi e Giacomo Eliantonio nello Scafati, Sambugaro (nella foto) tra gli jesini. Giuseppe Papadia Jesina, Juniores: dal terzo al secondo posto D Hotel Federico II 14 dicembre 2008 Si torna al successo opo la sconfitta di Fabriano, sabato 6 dicembre i giovani “leoncelli” hanno sconfitto la Dorica Torrette per 3 a 2. Match ben giocato dai bianco-rossi di mister Belardinelli che riescono a macinare gioco e ad impensierire più volte l’estremo difensore ospite. Il risultato poteva essere più rotondo, dato che la formazione jesina si è divorata facili occasioni da gol. Nella prima frazione i locali passano in vantaggio grazie ad una rete di Ippoliti. Poco dopo arriva il raddoppio “targato” Sina. Si va a riposo sul 2-0. Dopo l’intervallo, la formazione ospite accorcia le distanze grazie ad un penalty e mostra più freschezza rispetto alla prima frazione. Sassaroli sembra mettere l’ipoteca al match con il sigillo del 3-1 ma, quando meno te l’aspetti, ecco la rete della Dorica Torrette che riapre il match. I locali riescono comunque a “vanificare” il tentativo di assalto ospite e a gestire bene il risultato negli ultimi istanti del match. Triplice fischio: 3-2 a favore della Juniores della Jesina. Questo trionfo consente al team di mister Belardinelli di salire dal terzo al secondo posto in classifica, grazie anche alla sconfitta dell’Olimpia Ostra Vetere nel campo ostico della Falconarese. In attesa della ripresa del campionato (dopo la sosta natalizia), arriva una “sorprendente” notizia: il Piano San Lazzaro viene fermata in casa dalla modesta Belvederese (0-0). Primo pareggio stagionale per gli anconetani che sono attualmente primi, a più tredici lunghezze dalla Jesina. Chissà... Magari, come affermava il “baby leoncello” Cecati una settimana fa, prima o poi ci sarà una fase calante della capolista. E allora… Ragazzi, credeteci! Daniele Bartocci 16 Esperienze 14 dicembre 2008 Moie: laboratorio di giochi tradizionali a scuola con la Ludoteca Riù Concerto lirico Gioco e cultura del recupero U tilizzare bottoni, bottigliette di plastica, spago, materiali poveri che solitamente finiscono tra i rifiuti: è divertente inventare con oggetti ormai inutilizzabili dei giochi, come facevano i nonni da bambini, quando costruire inventando era l’unico modo per giocare con gli amici. L’esperienza è stata proposta il 29 novembre scorso agli alunni della scuola primaria di Moie dall’assessorato alla cultura del Comune di Maiolati Spontini, nell’ambito della quinta edizione della rassegna internazionale di musica e danza popolare “LaMarca Eurofolk”. A guidare i bambini nel loro viaggio nella semplicità e nella fantasia due operatrici della Ludoteca Riù di Santa Maria Nuova: Gloria e Lucia. Gli alunni della scuola primaria di Moie hanno avuto l’opportunità di sperimentare questa interessante attività di educazione ambientale attraverso un laboratorio creativo di manualità ed espressività. Hanno costruito insieme diversi giochi della tradizione: trottole, ronzatori, bilboquet, frullini a bottone. Un’attività ludica che ha sensibilizzato gli alunni verso comportamenti compatibili con l’ambiente, puntando l’attenzione sulla necessità di ridurre la produzione dei rifiuti soprattutto attraverso il riutilizzo dei materiali, contrastando così la cultura dello spreco. Le operatrici hanno presentato ai docenti e al Dirigente Scolastico il ricco programma di attività della Ludoteca regionale Riù, presente dal 2000 nelle Marche con le sue quattro sedi di Fermo, Pesaro, Santa Maria Nuova e Tolentino. La Ludoteca -spiegano- nasce come centro di raccolta e valorizzazione, attraverso il gioco, dei materiali di scarto facilmente riutilizzabili, come laboratorio operativo di attività didattiche creative e luogo di diffusione della cultura del recupero. Lo spirito di Riù è quello di riflettere sull’ importanza di conoscere e riconoscere tutti quei materiali, generalmente considerati rifiuti da eliminare, che invece possono essere riutilizzati e trasformati in validi strumenti didattici per l’educazione ambientale. L’idea del riuso, nel nostro territorio, è riconducibile ad uno stile di vita di quell’ecosistema tipico della cultura contadina marchigiana, dove nulla veniva sprecato e tutto veniva quotidianamente trasformato e riutilizzato. Una lezione piacevole e alternativa che ha presentato un uno modo positivo e concreto di vivere l’ecologia. Tiziana Tobaldi Nella foto alcuni momenti dell’attività. Si conclude la 41^ Stagione Lirica 2008 della Fondazione Pergolesi Spontini, guidata dell’amministratore delegato William Graziosi e dal direttore artistico Gianni Tangucci, con il Concerto lirico di venerdì 19 dicembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi. David Crescenzi dirige la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana ed i solisti dell’Accademia dell’Accademia d’arte lirica di Osimo - il tenore Francisco Brito (Argentina), i soprani Renata Campanella (Italia), Mizuki Date (Giappone), Alessandra Gioia (Italia), Rosa Sorice (Italia), Sofia Soloviy (Ucraina)e Rasha Talaat (Egitto), il mezzosoprano Kamelia Kader (Bulgaria)- in un programma accattivante con alcune celebri pagine operistiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Domenico Cimarosa, Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti. Il concerto viene realizzato in collaborazione con l’Accademia Internazionale d’Arte Lirica di Osimo. Fondata nel 1979, l’Accademia è un punto di riferimento per la salvaguardia dell’arte e cultura lirica di tradizione italiana ed europea, e può essere giustamente definita Università per il Teatro Lirico. L’Accademia forma nell’arte lirica i giovani cantanti sotto la guida di docenti di indiscussa esperienza e prestigio, e ne cura l’inserimento nel mondo del lavoro segnalandoli a responsabili di Enti lirici e concertistici nazionali e internazionali. La direzione artistica dell’Accademia d’Arte Lirica in questo trentennio è stata sempre affidata a personalità prestigiose del Teatro Lirico e attualmente, a Sergio Segalini. Un nuovo anno con Voce della Vallesina Ogni settimana riceverai a casa Abbonamenti: annuale euro 35 di amicizia euro 50 di sostegno euro 100 estero euro 70 Voce della Vallesina Un’offerta speciale per i nuovi abbonati: 30 euro abbonamento annuo 10 euro abbonamento per tre mesi Abbonandoti ora per il 2009, riceverai gratis i numeri di Voce fino a dicembre L’abbonamento può essere pagato: presso la nostra redazione a Jesi, in piazza Federico II, 8 aperta il lunedì e il martedì dalle 9 alle 19,30 e dal mercoledì al sabato dalle 9 alle 11.30 versando l’importo sul conto corrente postale n. 13334602 intestato a Voce della Vallesina versando l’importo a mezzo Banca Marche - Jesi sede coord. bancarie IBAN IT74 X 06055 21205 000000010696 compilando il modulo nel sito www.vocedellavallesina.it Nella redazione di Voce è disponibile, al costo di 5 euro, il libro “u.c. urieli costantino” di Vittorio Massaccesi