Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Settimanale d’informazione
ANNO LV- N. 44
Euro 1
DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145
giovani
riflessioni
L’Agorà per la
pace: esperienza
a Loreto
di S.V.
9
economia
storia
Tra la ricerca
storica e la fede:
chi è Gesù
La rete tra piccole
imprese contro
la crisi
8
4
di Remo Uncini
Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi
domenica 14 dicembre 2008
sadam
Con il
Calamandrei, in
scena la memoria
Le diverse
posizioni dei
comuni di Jesi
e Monsano
5
14
di M. Chiara La Rovere
Csi: sessant’anni
V
enerdì 12 dicembre, con inizio alle ore 18,30, comitato CSI Ancona. Interverranno inoltre Edio
presso il teatro Studio “V. Moriconi” di Jesi, Costanti Direttore Nazionale del Centro Studi
in occasione delle manifestazioni di chiu- del CSI, S.E. Mons Gerardo Rocconi Vescovo di
sura per i festeggiamenti dei sessanta anni di vita Jesi e l’autore del libro.
del Centro Sportivo Italiano della Provincia di Al termine della presentazione il programma preAncona, verrà presentato il volume La Passione vede una pausa di convivialità. La serata proseattorno ad un pallone – Il Centro Sportivo italiano guirà quindi con la proiezione del documentario
in provincia di Ancona (1947 – 2007) di Doriano “La passione attorno ad un pallone”, realizzato da
Pela. La ricerca, effettuata su un vasto repertorio Costess New Media.
di fonti di archivio, ma anche grazie alla raccolta
di una lunga serie di interviste, ricostruisce sessant’anni di storia del Centro Sportivo Italiano
in un territorio - la provincia di Ancona - dove
l’associazionismo sportivo di stampo cattolico ha
vissuto, nelle diverse località in cui si è insediato,
situazioni diverse, che hanno visto alternarsi momenti di crescita e di grande attivismo ad altri di
difficoltà e riorganizzazione. Sessant’anni di storia di un movimento che nel complesso ha rappresentato - specie in alcune realtà e rispetto ad
alcune discipline - un’occasione preziosa per le
generazioni di ragazzi succedutesi dal dopoguerra ad oggi di avvicinarsi ad una pratica sportiva
in cui quel che conta non è la vittoria di uno o di
pochi, ma l’opportunità, per tutti, di crescere insieme agli altri. Nel corso di quest’anno celebrativo per il Csi, anche le pagine di Voce della Vallesina hanno accolto diversi articoli e testimonianze
di persone che hanno condiviso, in modi diversi,
questi primi sessanta anni del Centro Sportivo
Italiano in tante realtà della provincia di Ancona.
Il libro sarà presentato dal professor Paolo Giovannini, docente di storia moderna presso l’Università di Camerino. La serata sarà condotta da
Luca Giampaoletti Presidente provinciale del
Dopo l’America, anche l’Europa, l’Italia e le Marche subiscono la crisi e la disoccupazione
Consumismo: ieri era un vizio e oggi diventa una virtù?
“I
l governo ha fatto tutto
ciò che era possibile, ora
sono gli italiani che devono
fare la loro parte: devono
spendere, fare le festa ed i
regali di Natale come l’anno
scorso”. E’ l’esortazione che
ci viene, e non da oggi, dal
capo del governo Berlusconi.
I canali televisivi si adeguano
ai suggerimenti del Cavaliere
con mille servizi e interviste per spingerci nei negozi,
e concludono: “Spendere,
spendere, spendere!”
Ma che sta succedendo? Fino
a qualche anno fa, anzi, fino
a qualche mese fa, soprattutto dai nostri vescovi e dai
nostri sacerdoti, si evidenziava come la nostra società – società dell’opulenza!
– sguazzava nella ricchezza
e si perdeva in un ingiusti-
ficato consumismo, legato
alla martellante pubblicità,
a bisogni artificiosi, ad un
creazionismo di esigenze futili e insignificanti, salvo la
soddisfazione del capriccio,
dell’immediato, del volubile,
della novità dell’ultima ora.
Basti ricordare i richiami di
papa Wojtyla e dei cardinali
Biffi e Martini. Chi non ha
presente le stanze piene di
giocattoli dei nostri bambini
e l’acquisto dell’ultimo modello di cellulare? Quanto
denaro buttato al vento.
Eppure adesso da tanti “maestri” della vita economica,
sociale e politica ci si dice
che per difendere il bene
della nostra patria e il benessere della nostra società
non si deve risparmiare, ma
spendere quanto abbiamo
se vogliamo collaborare a
sostenere la nostra economia
e a non rischiare un circolo
vizioso che potrebbe determinare la crisi di tante industrie e quindi la disoccupazione e la miseria per milioni
di famiglie. Insomma: ieri si
sbagliava perché schiavi del
consumismo, oggi si sbaglia
se non ci tuffiamo nel consumismo!
***
Perché questa contraddizione? Chi ha ragione?
Quel che ieri veniva condannato e oggi viene esaltato
è il frutto di una economia
liberistica dominata soltanto dalla legge del profitto e
quindi tale da prescindere da
una qualsiasi scala di valori che non siano quelli della
ricchezza e della possibilità
di acquistare beni di ogni
genere. Alla fine, la ruota
dell’economia lasciata a se
stessa si è inceppata e, per
scongiurare il peggio, bisogna farla girare ancora
con la corsa all’acquisto di
prodotti di qualsiasi tipo,
perché solo in questo modo
le industrie potranno continuare a produrre, e solo
in questo modo i lavoratori continueranno ad avere
il loro stipendio e allontaneranno il flagello della
disoccupazione di massa.
Insomma: il sistema è prigioniero di se stesso. E’ diventato come un fanciullo
che, a forza di accelerare
la corsa in discesa, giunge
ad un punto in cui non gli
è più possibile frenarsi, e la
forza di gravità lo costringe
a correre, correre sempre
di più, fino a stramazzare
a terra procurandosi ferite
più o meno letali.
Accelerare il consumismo è
solo un palliativo che può
reggere per qualche tempo,
ma il problema ritornerà
più grave e più pesante della prima ora. E poi: come è
possibile esortare a spendere soldi chi teme la disoccupazione, soldi che ha
risparmiato in tanti anni? E’
vero che l’America accetta il
consiglio perché sta incrementando le spese del sette
per cento rispetto al Natale
dell’anno scorso. Ma, a prescindere da quali saranno le
vie che ci porteranno fuori
della crisi, è impensabile,
caro Berlusconi e cari eco-
nomisti, che l’economia e
la società possano reggersi
sulla regola di un’infinita
espansione del consumismo. La via è ben altra:
vanno individuate le regole
dello sviluppo sostenibile
(sostenibile dalla società e,
prima ancora, dalla natura). Una strada non facile al
punto in cui siamo arrivati,
perché comporta la totale
razionalizzazione delle nostre abitudini, la ristrutturazione della produzione,
una nuova interpretazione
culturale dei beni naturali e
di quelli prodotti dall’uomo.
Cioè comporta una vera rivoluzione copernicana delle abitudini che la maggior
parte di noi tiene tanto care.
E’ possibile?
Vittorio Massaccesi
Dove siamo
Voce della Vallesina è disponibile, oltre che su abbonamento e nelle parrocchie, nelle seguenti edicole
e librerie di Jesi: Isi Center di via San Giuseppe - Edicola Pinocchio di viale della Vittoria - Nuova edicola
Romagnoli di viale Trieste - Edicola Avaltroni di piazza della Repubblica - Edicola Torcoletti di via Gallodoro - Libreria
Cattolica di corso Matteotti - Edicola al distributore Erg di viale del Lavoro
2
Cultura e società
14 dicembre 2008
Del più e del meno
Diletta onlus: l’ospitalità di Natale ai piccoli della Bielorussia
Quella “recessione” dell’Ottocento
di Giuseppe Luconi
I
n questi giorni si parla molto di recessione, che - dove più dove meno - ha
colpito e colpisce tutti i Paesi. C’è preoccupazione perché sono in gioco migliaia,
forse milioni, di posti di lavoro e a farne
le spese saranno le classi più deboli. Gli
“esperti” azzardano previsioni, ma nessuno, per quanto
preparato e lungimirante,
credo sia in grado oggi di
fissarne le reali dimensioni e
conseguenze.
In attesa di capirci meglio,
nelle famiglie più a rischio ci
si organizza. Le ultime notizie ci dicono che per questo
Natale due famiglie su tre taglieranno le spese per gli acquisti e una su tre le ridurrà
del 30 per cento, utilizzando
le tredicesime per saldare
conti e bollette.
Ci aspettano tempi difficili. Si parlerà di povertà, di
miseria. Che non sarà mai,
però e per nostra fortuna,
quella conosciuta dai vecchi
dei nostri vecchi, quando
veramente molte famiglie
– in tempi di crisi profonda
- non solo non arrivavano a fine mese, ma
il mese non riuscivano neppure a cominciarlo. Come successe nei primi decenni
dell’Ottocento….
°°°
Verso il 1815 una grave crisi economica
si era abbattuta sulla Vallesina (e non solo
sulla Vallesina), conseguenza non ultima
dei saccheggi e delle requisizioni da parte degli eserciti stranieri che per quasi un
ventennio avevano percorso in lungo e in
largo anche le nostre contrade.
Le casse del Comune erano vuote, l’amministrazione pubblica, debitrice di forti
somme, non era in grado di far fronte neppure alle spese più impellenti. Mancava lo
stretto necessario per vivere. Nell’agosto
del 1815 le donne del popolo, “giunte all’ultimo grado di esasperazione”, organizzarono una sommossa per ottenere il pane
necessario. Per calmarle, il podestà Antonio Fossa riunì i possidenti obbligandoli
“al mantenimento del pane venale per un
anno”.
A causa della povertà, sempre più frequenti diventarono furti e rapine. E si facevano sempre più minacciose “le scorribande dei malviventi che infestavano il
territorio”. Da Santa Maria Nuova giungevano reclami perché “una
ciurma di ben armati malviventi girava notturnamente
per quei luoghi e forzando
ogni notte quattro o cinque
case, saccheggiava quelle ove
trovava meno resistenza”. Il
podestà cercò di porvi rimedio, ma con scarsi risultati,
disponendo “il ritiro di tutte
le armi di proprietà privata”.
Il 9 febbraio del 1816 ci fu
un secondo “ammutinamento” di donne. Una quarantina
di popolane “si radunarono
tumultuando di fronte al palazzo del sig. Erasmo Honorati, domandando pane e minacciando. I savi municipali
ed i possidenti si riunirono
per discutere e fronteggiare
la situazione”. Questa volta i
proprietari terrieri “misero a
disposizione del municipio
quella quantità di grano sufficiente fino alla
nuova raccolta”.
Ma la situazione rimaneva sempre pesante, la miseria sempre nera. In una relazione municipale del 16 maggio 1817 si
parlava di “poveretti estenuati in maniera
tale che spesso si trovano morti di fame
nelle campagne e nei fossi dei contadini e
lungo le strade. Sedici finora dal principio
di gennaio fino al giorno presente, sono i
poveri morti di inedia”.
°°°
Altri tempi. Allora non c’erano la pensione, la cassa integrazione, l’assistenza
sanitaria, gli ammortizzatori sociali… Ma
ciò non toglie che oggi, in presenza di una
grave recessione, chi ha il dovere e il potere per intervenire debba farlo nei modi e
nei tempi più giusti e con tutte le risorse
disponibili. E che ciascuno, al centro e in
periferia, nel suo piccolo o nel nostro grande, si debba sentire impegnato per contribuire al superamento della crisi.
A
Un’opportunità da coltivare
nche quest’anno Diletta Onlus è riuscita
ad organizzare l’ospitalità
di Natale per i ragazzini
bielorussi dal 20 dicembre
al 17 gennaio 2009. Quelli che torneranno sono 28
rispetto ai 35 che in questi
ultimi quattro anni hanno
partecipato alle vacanze
estive nella Vallesina. I
responsabili dell’associazione Diletta onlus di Castelplanio si augurano di
poter assicurare loro questa opportunità di crescita
fino alla maggiore età e poi di seguirli nel
loro paese di origine. Diletta Onlus da anni
ospita tre mesi all’anno questi ragazzini
con l’intento di curarli ma anche di formarli per una prospettiva di lavoro in Bielorussia e seguendo una speranza: quella
di sottrarli ad una situazione economica
particolarmente difficile. Sono per lo più
orfani e vivono negli istituti o presso famiglie adottive. “L’esperienza che portiamo
alle spalle – ricorda Fernando Borgani - ci
rallegra e ci incoraggia circa la possibilità
che questi obiettivi siano realizzabili. Questo ottimismo dipende dal fatto che i nostri Paesi, la nostra terra, la nostra cultura
ha saputo esprimere un numero importante e crescente di famiglie e di volontari che
hanno sostenuto questa iniziativa, l’hanno fatta propria ed hanno aperto le loro
case. Senza di loro non avremmo potuto
fare nulla. Ad essi si sono aggiunte alcune
Amministrazioni Comunali che ci hanno
ospitato, ci hanno permesso di realizzare
il soggiorno marino, gli istituti scolastici, il
Vescovo, le parrocchie, le maestre, le cuoche, le assistenti e tante persone che hanno
aiutato e che salutiamo con affetto. C’era
da aspettarselo; perché questa sensibilità è
niente più che l’impronta dei nostri padri,
della nostra gente, è una risorsa morale
che ci appartiene. Non avevamo quindi alcun dubbio che questo si realizzasse.
Sapevamo già che le famiglie avessero risorse morali ed energie a sufficienza. Tutto questo è vero ma non è scontato. Anzi
noi crediamo sia opportuno soffermarci
un attimo per una riflessione ulteriore di
quanto è accaduto e di ciò che noi ci auspichiamo possa ancora accadere. Va risaltato
alla nostra attenzione, a tutti quanti noi,
Incontriamo Francesco nelle Marche
L
Adozione a distanza
La Terra dei Fioretti
unedì 15 dicembre (ore 21.15) presso la Chiesa Cattedrale di Jesi verrà
eseguita la cantata per soli, coro, tromba, oboe e organo “La Terra dei Fioretti”
di Armando Pierucci. Il concerto, che
si realizza in occasione dell’ottavo centenario della prima venuta di San Francesco nelle Marche, si avvale della presenza dell’Ensemble Vocale Laboratorio
Ottantasette, concertato e diretto da
Paola Urbinati e degli strumentisti Andrea Andreani (oboe), Luigi Faggi Grigioni (tromba), Nunzio Randazzo (organo). “Le Marche - sottolinea l’autore
delle musiche, Padre Armando Pierucci
- sono intrise della vicenda, della figura e dello spirito di Francesco d’Assisi...
Nella cosiddetta “Marca di Ancona” il
Santo fece il suo primo viaggio missionario, come araldo e giullare di Dio, per
comunicare la gioia del Vangelo e la forza di una nuova maniera di testimoniare la fede”. Per comporre la cantata “La
Terra dei Fioretti” l’autore si è ispirato
ad un suo testo dal titolo “Incontriamo
Francesco nelle Marche” e lo ha trasformato in “un canto di gratitudine e di
amore, un pellegrinaggio ideale insieme
a Francesco che, camminando, cantava;
e nel canto indicò la via della pace, del
conforto e della speranza”. Il pellegrinaggio musicale attraverso Fabriano,
Ancona, Osimo e San Severino Marche,
Ascoli Piceno, Roccabruna di Sarnano,
San Liberato, San Leo si conclude con la
benedizione di San Francesco e le Laudi di Cristo. Ricordiamo che Padre Armando Pierucci, originario di Maiolati
Spontini, ha insegnato organo e composizione organistica al Conservatorio
di Pesaro trasmettendo ai suoi allievi la
ricchezza del suo sapere musicale e la
sua cordialità. Dal 1988 è organista del
Santo Sepolcro a Gerusalemme, docente di musica sacra nello Studio teologico
francescano di Gerusalemme e fondatore dell’Istituto Musicale “Magnificat”.
La manifestazione musicale promossa
dalla Provincia Picena “San Giacomo
della Marca” dei Frati Minori e dall’Isti-
come questa iniziativa rappresenti un bene
grande, un grande favore che noi tutti facciamo a noi stessi. E’ più quello che questi
ragazzini ci danno che ciò che riceviamo
da questa esperienza, rispetto a quello che
si è capaci di dare loro. L’ospitalità è un valore in sé che ci avvicina al nostro passato,
alle nostre tradizioni, alla nostra storia. Ci
ricorda quando le famiglie “convivevano”,
quando l’ospitalità verso gli altri veniva da
sé; era una costante quotidiana. L’ospitalità
è un valore grande, un esempio di vita per
i nostri figli, un insegnamento che supera
tutti gli altri perché fa capire loro qual’è la
realtà di una differenza di stato sociale ed
economico e perché fa meglio distinguere quale è il vero disagio e la sostanza dei
veri problemi, perché li arricchisce ed arricchisce tutti noi di una dimensione meno
materiale e più umile; perché ci ripropone
gli insegnamenti che abbiamo ricevuto e
non ci fa tradire chi non c’è più ed è restato
con noi e dentro di noi; perché si ricollega
al nostro credo religioso e ci riconcilia con
una pratica cristiana che non sempre riusciamo ad esprimere; perché ci fa realizzare un sogno di uguaglianza che un modello
di vita sbagliato ci sottrae ogni minuto dei
nostri giorni; perché sprigiona quello che
in noi c’è di meglio e mette a nudo l’essenza della nostra esistenza. E’ per questo
che siamo convinti che le nostre e le vostre
porte hanno bisogno di restare aperte e
che questa è un’occasione, una grande opportunità, da non perdere mai”.
Diletta Onlus dedica un pensiero a Mirella Pieralisi, la maestra di Castelbellino che
li ha spesso aiutati nelle ospitalità e che è
stata un esempio di vita: resterà nei loro
cuori.
tuto Magnificat di Gerusalemme vede il
coinvolgimento di molti enti ed istituzioni e l’intervento di autorità religiose
e civili fra cui padre Vincenzo Brocanelli, ministro provinciale dei frati minori
delle Marche, padre Roberto Mancinelli,
commissario di Terra Santa nelle Marche, mons. Gerardo Rocconi, vescovo di
Jesi e del prof. Armando Ginesi, critico
d’arte.
Il concerto è reso possibile dal sostegno
economico della ditta Mattoli di Jesi.
Nella foto, padre Armando Pierucci
mentre suona l’organo Callido
di Maiolati, nel giugno 2006
“Nel tuo cuore
ci sono anch’io”
è il grazie dei
settemila
piccoli del Wolaita
che
ricevono
un sostegno a
distanza grazie
alla generosità
e all’affetto di
tante famiglie.
La Vallesina, con
500 piccoli orfani adottai, è
molto sensibile grazie alla
mediazione della signora
Edda Guerro di Moie e dei
suoi collaboratori. Partecipando ai mercatini di Natale
di domenica 14 dicembre, in
piazza Kennedy, per l’intera
giornata si potranno acquistare oggetti di artigianato artistico il cui ricavato andrà a
sostegno delle Missioni stesse
o sottoscrivere un’adozione a
distanza. “L’adozione – scrive
padre Augusto
Silenzi, ideatore
del progetto di
adozioni a distanza nel Wolaita – porta grandi
benefici
non
solo ai piccoli
orfani ma anche a chi si impegna, con sacrificio, a dare
una parte dei propri sacrifici
affinchè questi bambini siano strappati alla morte e alla
fame”. La quota annuale è
di 230 euro, pari ad un caffè
al giorno, dicono i volontari:
questa quota è destinata ad
un bambino bisognoso e alla
sua famiglia ed una parte ad
opere di sviluppo locale. Per
informazioni: Edda Guerro
–Moie – tel. 0731 700698.
3
Cultura
14 dicembre 2008
Fondazione Federico II Hohenstaufen: conferenza, immagini, musica
SCUSATE IL BISTICCIO
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
T
www.peterpun.it
GUADAGNO O PERDITA ? Ironia di certi cognomi
Il recente successo, all’Isola dei famigerati,
del[la] noto[a] Vladimiro[a] “Goduria” si
sarebbe risolto - anche a giudizio di una
frangia della sinistra dura e pura, di cui il
transgender è notoriamente esponente di
spicco - in un autentico boomerang. E pensare
che il cognome anagrafico del nostro eroe
sarebbe... GUADAGNO.
CH: TOLLERANTI, NON LIBERTINI
Allitterazione inquietante
Ultim’ora - La pacifica Svizzera boccia un
referendum riguardante la liberalizzazione
dello spinello.
40%: sì. Parola d’ordine: NO AI CANNONI,
Sì ALLA CANNABIS !
60%: no. Possibile motto: NO AI CANNONI,
NO ALLE CANNE ! BARRY VS SAMMY
Cambio di consonante dirompente
Dai giornali: il presidente eletto degli USA si
è ripetutamente impegnato a catturare e/o
a uccidere il suo quasi omonimo Bin Laden. Riuscirà la B di Obama a sbarazzarsi della S
di Osama?
PS - Ai tempi dell’Università Obama era
cameratescamente chiamato Barry (da Barack,
of course); mentre Bin Laden faceva buon viso
al nomignolo [ancorché... occidentaleggiante]
di Sammy (da Osama, obviously).
AL RISTORANTE
Anagramma per morti di fame
Quale xxxxxxxxx vuol Le sia servito?
- il cameriere fa, tutto compìto.
Prendo soltanto un primo ed un secondo:
uno xxxxxxxxx sono – gli rispondo.
***
Soluzione del gioco precedente:
feticcio, meticcio
Il collezionismo e l’eclettico
preumanesimo dell’Imperatore
ra i numerosi interessi di Federico
II vi fu anche quello per il collezionismo. Ulteriore manifestazione
del suo preumanesimo: come i grandi principi del Rinascimento egli non
solo raccolse preziosi oggetti antichi,
ma molti ne acquistò a caro prezzo,
realizzati da abilissimi artigiani spesso invitati alla sua reggia. Di “Federico
II e l’arte di corte” ha parlato il 22 novembre, nella sede della Fondazione
Federico II Hohenstaufen, la prof.ssa
Maria Stella Calò Mariani, docente
di Medievistica presso l’Università di
Bari, che ha anche illustrato la sua relazione con numerose diapositive.
La passione di Federico II per il collezionismo può essere diversamente spiegata. E’ da tenere presente
innanzi tutto che l’Imperatore non
intendeva affatto spezzare, ma anzi
consolidare i legami culturali con il
passato; anche perché, se li avesse invece eliminati, il suo potere avrebbe
perduto in autorità, validità e prestigio. Sono evidenti perciò nelle monete, come pure nelle architetture e
sculture celebrative (‘Porta di Capua’,
‘busto di Barletta’) i riferimenti alla
romanità. Numerosi furono però anche gli oggetti, collezionati o comperati o donati da Federico II, che danno effettivamente idea del suo gusto
estetico. Il loro valore artistico, non
di rado prevalente su quello effettivo, è spesso eccezionale per eleganza,
originalità, significato simbolico. I
materiali impiegati nella fabbricazione mostrano anche sotto altri aspetti
l’interesse di Federico II per il mondo della natura, delle sue meraviglie,
delle sue rarità.
Ricamatori arabi, tessitori bizantini,
disegnatori greci, orafi, incisori, ceramisti, mosaicisti, artigiani provenienti da paesi diversi dell’area mediterranea furono chiamati a lavorare
presso la corte dell’Imperatore. Realizzarono per lui ceramiche, coppe,
corone, affreschi, spade, abiti e guanti
da cerimonia, affreschi e decorazioni
musive. Molti oggetti purtroppo sono
andati dispersi, altri sono
oggi custoditi
presso
importanti musei. Dal regio
Opificio
di
Corte provengono alcuni
manufatti della Collezione
Palatina (Corona di Federico II a Palermo; guanto
di
Federico
II a Vienna);
altri (gemme,
cammei, coppa reliquiario di Santa Elisabetta) si trovano a
Stoccolma, Washington, Londra, Firenze. Una storia particolare ha una
coppa di onice, preziosissima. Per
acquistarla, nel 1229, Federico II addirittura si indebitò. L’oggetto passò
successivamente di corte in corte. Si
trova oggi nel Museo Archeologico di
Napoli: é la famosa ‘Coppa Farnese’.
Il mantello di Ruggero II, conservato
a Vienna, è ugualmente un’opera di
eccezionale pregio. Tessuto in oro e
seta (dominante è il rosso, colore distintivo dell’impero bizantino) è decorato con pietre dure, gemme, perle,
smalti e ricami con significati simbolici che lasciano supporre come fosse
stato fabbricato da artigiani originari
di terre molto lontane, forse giunti a
corte percorrendo le ‘vie della seta’.
I luoghi federiciani, soprattutto le
‘domus solaciorum’, conservano ancora affreschi e mosaici che illustrano
la vita cortese e l’interesse dell’Imperatore per la caccia. In diverse ornamentazioni architettoniche, come
nel castello di Lagopesole, furono
reimpiegati e reinterpretati manufatti
antichi. A conclusione, qualche curiosità. Federico II collezionò anche
alcuni ‘automata’, come uccelli meccanici animati e macchine idrauliche
che alimentavano fontane. Gli fu regalato dal sultano d’Egitto persino un
albero d’oro e d’argento. Se ne ha solo
notizia purtroppo perché il preziosissimo oggetto è andato perduto. La
passione per la caccia è diversamente
testimoniata. Oltre ad un serraglio di
animali esotici, Federico II aveva alla
sua corte un allevamento di falconi
che venivano accuditi e addestrati.
Per essi l’Imperatore fece costruire
nei suoi parchi delle ‘domunculae’,
usate come nidi, che riproducevano
palazzi reali.
Come già avvenuto in altre occasioni
la conferenza, le cui indagini speculative hanno suscitato fra gli ascoltatori notevole interesse e curiosità, è
stata piacevolmente commentata da
intermezzi musicali. Al pianoforte
l’avv. Marco Cercaci, con un’abilità
che molti dei presenti non conoscevano, ha eseguito alcune canzoni
famose classiche e moderne, concludendo, a sorpresa, con un valzer da
lui stesso composto. Anche questo è
eclettismo.
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Nella foto da sinistra: Marco Cercaci,
Maria Stella Calò Mariani
e Vittorio Borgiani.
Stagione concertistica ‘Amici della Musica’: secondo appuntamento
LaCitazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
È questo danzare la vita?
C’è un gorgo d’infelicità che risucchia i nostri figli
gettandoli nei cupi angoli della notte. Si entri in
mezzo a quel martellare di luci e di suoni che spaccano i timpani e si osservino, i nostri ragazzi, nel
loro agitarsi allucinato e vuoto: non è già un inferno
che assurdamente si vuole e si adora quello? Chi
mai potrà indurre a riflettere questa massa umana
così dedita a distrazione e stordimento?
Daniele Garota, “L’onnipotenza povera di Dio”,
Ed. Paoline, Milano 2001, p.133.
Ferrini: incontro il 16 - Maria negli arazzi
Il circolo Contardo Ferrini di Jesi invita i soci e i simpatizzanti ad
un incontro tenuto dalla prof.ssa Costanza Santacroce sul tema:
“La vita della Vergine Maria secondo gli arazzi del duomo di Beaume”. La riflessione sarà proposta martedì 16 dicembre alle ore
16,30 presso la sede di Piazza Federico II e vuole essere un modo
per prepararsi a vivere bene le prossime festività.
Un miracolo descritto dalla grande letteratura pianistica
E
ra stato preannunciato
che quest’anno gli appuntamenti delle Stagione
‘Amici della Musica’ non sarebbero stati numerosi, ma
di grande qualità. Promessa
confermata con il secondo
dei concerti in programma
tenuto al Teatro Studio, il
30 novembre, da un giovane
pianista, Giuliano Mazzocante. Nato a Chieti, avviato
agli studi musicali all’età di
sette anni, in breve tempo ha
collezionato grandi successi.
E’ risultato vincitore assoluto in concorsi nazionali e
internazionali, si è imposto
come solista in importanti formazioni cameristiche, fa parte di giurie di
concorsi pianistici internazionali. Di
uno di questi “Città di San Giovanni
Teatino” è stato anche fondatore ed è
direttore artistico. Nella sua intensa
attività rientrano attualmente anche
corsi di perfezionamento che tiene
presso la Royal Academy of Dance.
Il concerto è stato un ampio e rappresentativo excursus, regolarmente
scandito nel tempo, attraverso il romanticismo e il tardo romanticismo
della grande letteratura pianistica. La
Sonata op. 57 ‘Appassionata’ appartiene
al periodo più fertile e più innovativo
della produzione di L. Van Beethoven
ed è famosa quasi quanto il ‘Chiaro di
luna’. Come una forza della natura il
compositore scatena nel primo e nel
terzo movimento un travolgente pathos. Li separa, nel secondo, un respiro breve, più calmo e meditato. Da un
punto di vista puramente strutturale
grandiosa, complessa, di nuova ideazione formale è l’intera architettura.
Anche la Fantasia op. 49 di F. Chopin
appartiene alla fase di più abbondante fioritura del compositore. Originali
caratteristiche timbriche ‘preimpressionistiche’ la caratterizzano. Saranno
più tardi ereditate soprattutto da Debussy.
La seconda parte del concerto è stata quasi interamente dedicata a F.
Liszt, con pagine diversamente, emblematicamente significanti della sua
produzione: vale a dire lo Studio trascendentale n. 2 ‘Eroica’, una elaborata,
ossianica parafrasi del ‘Miserere’ da ‘Il
Trovatore’ di Verdi e la Leggenda n. 2
che, di rara esecuzione, merita una
nota a parte. Descrive un miracolo: quello di ‘San Francesco da Paola
che cammina sulle onde’, o meglio
che, sostenuto solo dal suo mantello,
attraversa lo stretto di Messina. Lo stupore del prodigioso distacco dalla terra
annunciato da alati arpeggi,
il turbine di onde tempestose, l’approdo e la fervente
preghiera di ringraziamento sono mirabilmente descritti da una composizione
che appartiene al genere di
quella musica ‘a soggetto’,
di ascendenza vivaldiana,
deprecata allora da pedanti
e miopi puristi per i quali
Liszt era da ritenere ‘un corruttore dell’arte’.
L’ultimo degli autori, il più
vicino nel tempo, è stato
A. Skrjabin: un capolavoro di virtuosismo e di squisita effusione lirica il
Notturno op. 9 per la sola mano sinistra.
Giuliano Mazzocante ha offerto un’interpretazione magistrale nel segno di
una costante, vibrante tensione emotiva, stilisticamente molto appropriata
al clima e alle caratteristiche di quanto ha eseguito. Magnetizzando gli
ascoltatori ha tratto dalla tastiera una
gamma compiuta di colori ed esuberante di effetti sonori. Ulteriori prove
di tanta bravura sono stati altri brani
aggiunti fuori programma: ancora di
grandi autori: Scarlatti, Haydn, Chopin.
Il prossimo concerto, con il Quartetto
Avos di archi e pianoforte, avrà luogo
il 14 dicembre (ore 17,30): ancora al
Teatro Studio Valeria Moriconi, sede
ufficiale delle manifestazioni di quest’anno.
a.f.c.
4
Attualità
14 dicembre 2008
IV Rassegna di Turismo Responsabile 12-13-14 DICEMBRE
“Dall’Esino al Rio delle Amazzoni”
Difese improprie
di Riccardo Ceccarelli
D
a più di una settimana non se ne
parla più, eppure per diversi giorni
è stata la prima notizia dei telegiornali:
l’applicazione uniformata dell’IVA ai
canali satellitari e a quelli del digitale
terrestre, portata per tutti al 20%, colpendo
anche Sky, sembrava essere quasi la fine
del mondo. La memoria ci tradisce, ma
sono stati giorni di scambi di accuse
pesanti tra i due fronti contrapposti, la
maggioranza che difendeva il governo
e l’opposizione dalla parte di Sky che si
vedeva penalizzata pagando da anni il 10%.
Si è parlato anche di un colpo recato alla
cultura, come se Sky fosse “la cultura”, ma
soprattutto di una pesante penalizzazione
nei confronti degli abbonati a Sky che
debbono sborsare poche decine di più di
euro all’anno. Per pochi euro in più che
appesantiranno 4 milioni e settecento
famiglie di abbonati Sky, si era formato
uno sbarramento di fuoco degno di
maggior e ben più importante obiettivo.
Sky non è essenziale per le famiglie, non
è vitale per la loro sopravvivenza, come
del resto non lo è la Tv, ogni Tv. Si è data
l’impressione che Sky fosse più importante
del pane. Degli aumenti di quest’ultimo,
e che aumenti!, si è parlato ma non con
la intensità usata per difendere Sky. Ce
ne siamo dimenticati, ma che pena e che
figuraccia hanno fatto tutti i difensori
d’ufficio, salvo poi ricredersi scoprendo
insieme che l’uniformità, chiaramente
non le tariffe specifiche, l’aveva chiesta
già al governo precedente l’Unione
Europea, confermando in caso contrario
l’apertura di una procedura contro l’Italia.
L’episodio non è stato importante in sé,
infatti lo stesso proprietario di Sky, Rupert
Murdoch si è poi molto irritato con la
dirigenza italiana di Sky per come era stato
gestito dalla stessa emittente il caso IVA
con gli spot antigovernativi e le notizie
non esatte sull’argomento, quanto per il
metodo usato, insomma si voleva andare
contro una disposizione del governo a
tutti i costi, nonostante ogni evidenza
contraria. Murdoch non ha ringraziato i
difensori italiani; da parte loro è seguito
solo un silenzio imbarazzante, nessuno
ha riconosciuto di aver combattuto, per
qualche giorno, una battaglia degna di
miglior causa. Perdersi su questi fronti non
è affatto entusiasmante per quanti vogliono
organizzare un’alternativa al governo e
non lo è per quanti danno loro credito.
La Tv, Sky, si diceva, più importante del
pane. Questo è l’aspetto più negativo
dell’intera vicenda, difesa per di più da
quanti si fanno paladini di essere “portatori
di un’etica diversa” e di una “superiorità
morale”. Ancora una volta si è costretti
a stendere un pietoso velo su un fatto
non certo ammirevole. Scriveva Karl R.
Popper quasi una ventina di anni fa che “la
televisione è diventata un potere politico
colossale, potenzialmente si potrebbe dire
anche il più importante di tutti, come se
fosse Dio stesso che parla”, in quell’aureo
libretto “Cattiva maestra televisione” del
1996 che, oltre a Popper, riporta scritti
di Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II) e di
John Condry. La Tv come nuova divinità
che ha cambiato il nostro modo di vivere
ed anche gli stessi rapporti tra democrazia
e potere politico. Sarebbe opportuno
rileggere quegli scritti, mantengono
tutta la loro attualità soprattutto sotto
l’aspetto educativo ed economico, tale da
condizionare la stessa politica e la stessa
democrazia, temi questi che vengono
parzialmente ripresi solo quando, a fasi
alterne, si ripropone il conflitto di interessi.
Il problema invece va oltre questo conflitto,
tanto che non possiamo immaginarci un
mondo senza televisione, fonte di imperi
economici e per questo sì “più importante
del pane quotidiano”, sostanzialmente però,
come titolava il suo scritto John Condry
“ladra di tempo e serva infedele”. Una
espropriazione di tempo ed una rapina che
ci trovano consenzienti diventate ormai
cultura dominante. Qui la ragione non
dovrebbe addormentarsi.
L
a IV edizione della Rassegna di Turismo Responsabile che si terrà a Jesi dal 12 al
14 dicembre rappresenta un
avvenimento da non perdere
per tutti gli amanti di un turismo diverso dal consueto, sostenibile ed etico.
Nel centro storico di Jesi si
svolgono numerose attività:
tavole rotonde, convegni, dibattiti, presentazione progetti,
approfondimenti con esperti di
Turismo Responsabile e con associazioni ed Ong che operano
in un contesto di cooperazione
nazionale e internazionale. Appuntamenti culturali al Palazzo
Convegni, Sala Consiliare del
Comune, Sala Maggiore del
Palazzo della Signoria e Centro
Natura della Riserva Naturale
Ripa Bianca. Il tutto trasmesso
in diretta web su www.vallesi-
na.tv.
E ancora: aperitivi bio, degustazioni, giochi, concerti,
spettacoli, mostre fotografiche
all’interno del Palazzo Convegni, della Pinacoteca Civica e
dell’Enoteca Regionale. Per approfondire la conoscenza con
la città di Jesi saranno previste
delle visite guidate il sabato e la
domenica, non solo per i turisti ma anche per i cittadini di
Jesi e dintorni.
Dal venerdì alla domenica la
rassegna offrirà ai visitatori
anche il mercatino solidale in
Piazza della Repubblica e Piazza Pergolesi per un Tuttounaltro Natale, con prodotti equosolidali e biologici provenienti
sia dai paesi in via di sviluppo
che dalle nostre aziende agricole locali; laboratori artistici
e sul riciclo; attività ludiche
per bambini, libri e tante altre
attività promosse dalle varie
cooperative e associazioni
marchigiane presenti.
La IV Rassegna di Turismo
Responsabile è parte integrante del progetto “Filo Comune” realizzato ed ideato
dall’Associazione Monsanoinforma, la Coop. Soc. Mondo
Solidale, la Coop. Soc. CO.ST.
eS.S e l’Associazione Comuni Virtuosi, con la collaborazione dell’agenzia di turismo
responsabile Viaggi e Miraggi
di Padova, e comprende sia
questo evento che altre azioni per lo sviluppo dei settori
dell’economia solidale (www.
filocomune.it). Filo Comune
è finanziato dalla Provincia
di Ancona nell’ambito delle
attività del bando Co-habitat
2008. La Rassegna è organiz-
zata in collaborazione e con il
patrocinio del Comune di Jesi,
Assessorato allo Sviluppo Sostenibile, Attività Economiche
e Turismo e dell’Assemblea
Legislativa della Regione Marche.
Una Rassegna che vuole rimarcare l’importanza di un
Turismo più Responsabile in
tutto il mondo, lontano e vicino casa, per le generazioni
presenti e future, diffondendo
il più possibile questa filosofia
di viaggio insieme al contesto dell’economia solidale in
cui è nata: commercio equo,
solidarietà, cooperazione e
rispetto per l’ambiente. Sottotitolata “dall’Esino al Rio delle
Amazzoni” per evidenziare in
questa edizione il legame solidale tra il nostro territorio e le
Americhe.
Autotrasportatori e Interporto Jesi per affrontare la crisi
La forza della rete tra piccole imprese
L
’Interporto Marche di Jesi è
diventata una infrastruttura
viva e vitale. Dall’inizio dell’anno, il gruppo Cam Trasporti ha
avviato il “progetto Interporto” che si è sviluppato coinvolgendo partner in Italia come il
gruppo Parmalat spa azienda
leader nei prodotti caseari, il
gruppo Arcese Trasporti azienda leader nella logistica e trasporto internazionale, il gruppo
CNH Italia (Fiat Trattori).
Il Presidente del gruppo Cam
– Consorzio Autotrasportatori
Marchigiani - Sauro Guidarelli e i dirigenti dei principali
partner hanno presentato, il
5 dicembre, i risultati conseguiti e le opportunità di sviluppo che anche attraverso
l’infrastruttura interportuale è possibile
realizzare nonostante il momento di recessione che sta coinvolgendo il sistema
economico.
In un momento di crisi dell’economia e
dei trasporti, il progetto Cam si distingue
con risultati positivi sia per la partnership
instaurata con le imprese leader ma anche
per la capacità sviluppata dalla Cam Trasporti che utilizza 120 tir, 140 addetti, la
struttura di interporto Marche e la pro-
pria sede di 7.000 metri quadri ubicata
a Jesi. Per soddisfare tutte le esigenze in
corso il Cam ha già richiesto all’Interporto un nuovo immobile di altri 5.000 metri quadri. Gilberto Gasparoni, segretario
di Confartigianato Trasporti Marche, ha
espresso compiacimento per l’avvio dell’Interporto Marche, una infrastruttura
molto importante e attesa dal sistema
produttivo dell’Italia centrale, che permetterà alla nostra economia di crescere
e di collocare con più facilità i prodotti in
Europa. Una infrastruttura che consentirà
dalla prossima estate di utilizzare la modalità ferroviaria,
raggiungendo a costi minori
mercati oggi molto lontani e che con il camion sono
più difficili da raggiungere. Il
gruppo CAM con il progetto
Interporto dimostra come le
piccole imprese, quando operano in rete, sono in grado di
attuare progetti di grande valore e prospettiva.
L’investimento nell’interporto e l’accordo con Parmalat,
con Arcese e CNH Italia ha
permesso di realizzare una
moderna piattaforma logistica per la distribuzione e la
raccolta dei prodotti, riducendo anche il
traffico urbano. Nella sua strategia di ampliamento il Gruppo CAM ha avviato con
il progetto Interporto una nuova opportunità di sviluppo e di crescita del proprio
business, dimostrando, secondo la Confartigianato, come le piccole imprese siano in grado di incidere positivamente sui
mercati. Una buona tendenza che si inserisce in un periodo di particolare difficoltà
nel quale moltissime imprese stanno riducendo il proprio volume di affari a causa
della diminuzione dei traffici.
I Quaderni del Consiglio: libro sul sindacalista Cisl Luigi De Minicis
“Vogliamo riscoprire i personaggi della nostra regione”
La presentazione del libro
“Una vita per il sindacato” sulla
storia di Luigi De Minicis alla
Fiera della pesca di Ancona è
stata l’occasione per riflettere
sul ruolo del sindacato oggi e
su quanto la generazione dei
sindacalisti del secondo dopoguerra abbia contribuito alla
costruzione della partecipazione democratica in Italia. Il
volume, edito dall’Assemblea
legislativa delle Marche nella
collana “Quaderni del Consiglio”, propone il racconto
di vita del sindacalista della
Cisl, originario di Falerone, da
pochi giorni ottantenne, che
dopo la guerra ha deciso di
dedicarsi totalmente alla difesa
dei diritti dei contadini. “Luigi
De Minicis è sicuramente tra
coloro che hanno costruito
la democrazia e l’hanno trasmessa ai più giovani – ha detto il Presidente dell’Assemblea
legislativa Raffaele Bucciarelli
– ha trasferito alle giovani generazioni le conoscenze e il
desiderio di lotta”. “Negli ul-
timi tempi la politica rischia
di diventare autoreferenziale, dimenticando il passato e
quasi impendendo di vedere
il futuro – ha proseguito il
Presidente Bucciarelli - Vogliamo riscoprire i personaggi
della nostra regione, aprirci ai
loro insegnamenti”. Il senatore
Franco Marini, ex Presidente
del Senato e segretario nazionale della Cisl dal 1985 al 1991,
ha preso parte alla mattinata,
lo scorso 22 novembre, ricordando il comune percorso
con il sindacalista marchigiano nella difesa dei mezzadri e
auspicando che l’attuale crisi
del liberismo “senza limiti e
senza regole”, faccia riscoprire
l’importanza dei diritti sociali. “Da senatore della Repubblica – ha concluso Marini
riferendosi all’attuale quadro
nazionale – mi auguro che i
sindacati vadano uniti al con-
fronto con il governo”. Tra le
pagine del volume, curato da
Chiara Michelon, emergono
“il coraggio e i valori che sono
stati alla base della nostra comunità democratica e libera”,
ha sostenuto il consigliere
regionale Marco Luchetti,
ricordando il suo primo incontro con De Minicis nel
1972. A rendere omaggio al
sindacalista anche il segretario regionale della Cisl Marche Stefano Mastrovincenzo
che ha sottolineato quanto
“la credibilità e la capacità di
comunicare di De Minicis
siano alimentate da coerenza
e passione”. Dopo aver ricoperto incarichi all’interno delle organizzazioni contadine,
De Minicis fu nominato prima
nella segreteria provinciale,
poi in quella regionale, per poi
entrare nel patronato. L’ultima
fase del suo impegno sindacale l’ha dedicata ai lavoratori
immigrati, organizzandoli per
nazionalità, fino a dar vita ad
un’unica federazione generale.
5
Cultura
14 dicembre 2008
JESI, Centro Calamandrei: il procuratore Gian Carlo Caselli e il latinista Paolo Fedeli
Al Moriconi in scena la memoria collettiva: Danilo Dolci
P
resentato in conferenza e storico torinese, protagostampa lo spettacolo “E’ nista della Resistenza e auvietato digiunare in spiag- torevole voce dell’impegno
gia. Ritratto di Danilo Dol- civile e dell’antifascismo,
ci”, di Renato Sarti e Franco scomparso il 30 ottobre
Però, con Paolo Triestino e 2003. «È un appuntamento
la partecipazione straordi- imperdibile - afferma Vanaria di Gian Carlo Casel- lentina Conti, assessore alla
li, procuratore generale a Cultura del Comune di Jesi
Torino. Sarà rappresentato - anche perché la famosa arsabato 10 gennaio alle ore ringa di Piero Calamandrei,
21 al Teatro Studio Va- insigne giurista e tra i padri
leria Moriconi. I biglietti della Costituzione Italiana,
sono già in vendita pres- in favore di Danilo Dolso il Teatro. Fa parte della ci, sarà letta da Gian Carlo
rassegna “Scompagina/2 Caselli». «L’arringa - spieLibri in scena con dedica a ga il presidente del Centro
Valeria Moriconi” ed è sta- Studi Calamandrei Gian
to prodotto dal Teatro del- Franco Berti - riprende il
la Cooperativa di Milano, tema dell’Antigone di Sofopromosso e finanziato dal cle e lo scontro tra la legge
Centro Studi Calamandrei dello Stato (diritto positivo)
in ricordo del presidente e la legge degli uomini (dionorario Alessandro Ga- ritto naturale)». Lo spettalante Garrone, magistrato colo ricostruisce il processo
“La musica è una rivelazione più alta di
qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia”. E’ di L.Van Beethoven la definizione che si legge sulla prima pagina del
calendario dei concerti programmati
quest’anno per la Stagione Sinfonica.
Per ognuno l’opuscolo ne riporta altre
di musicisti, filosofi, letterati di ogni
tempo che amarono l’arte dei suoni
e ne compresero valore e significato. Un mondo senza musica sarebbe
effettivamente simile ad un mondo
senza fiori e senza colori: privo di
una grande bellezza, molto più triste
quindi e anche molto più incomunicabile, perché il linguaggio della musica è universale e riesce ad abbattere
le frontiere.
Con un simile invito sono stati accolti
al Pergolesi, il 5 dicembre, gli spettatori del concerto inaugurale. Teatro
molto affollato (gli abbonamenti hanno abbattuto tutti i precedenti record)
con la presenza di un consistente
gruppo di studenti di scuola media.
contro Danilo Dolci, intel- stampa il presidente del
lettuale triestino promoto- Centro Studi Calamandrei
re di una nonviolenza attiva Gian Franco Berti e Paolo
contro mafia e sottosvilup- Fedeli, esimio latinista e fipo, e per i diritti ed il lavo- lologo. Il fatto è racchiuso
ro, reo di aver organizzato nell’ultimo dei “Quaderuno “sciopero alla rovescia”: ni del Calamandrei” nella
Dolci e centinaia di disoc- collana “altrasocietà”. In Le
cupati, per protesta contro schede rivendicate, la prefala mancanza cronica di la- zione di Fedeli ci parla del
voro in Sicilia, mettono in “Dizionario delle Opere e
atto iniziative nonviolente dei Personaggi”, progetto
dirette ad occuparsi di la- iniziato nel 1930 e concevori “socialmente utili”, tra pito da Valentino Bompiani,
cui il ripristino di una stra- in cui molto del lavoro fu
da comunale abbandonata. affidato a Franco AntonicelDopo l’intervento delle for- li, critico, prosatore e poeta,
ze dell’ordine, Dolci fu arre- esteta e filologo, inviso al
stato, processato e condan- regime fascista per la sua
nato. Già nel 1952 iniziano militanza intellettuale. Nei suoi numerosi digiuni di gli anni ‘40, molte persone
protesta, l’impegno civile di cultura si radunavano
forte, l’attività di studio e nella sua casa di Torino. Redi denuncia del fenomeno centemente sono state remafioso e dei suoi rapporti perite alcune schede di opecon il sistema politico, che re e personaggi del suddetto
lo rendono persona “peri- Dizionario Bompiani, encolosa” da ostacolare e de- trate in possesso del Centro
nigrare. Dolci muore il 30 Studi P. Calamandrei di Jesi,
dicembre 1997.
pensando fossero inediti di
Il 10 gennaio alle 10,30 pro- Antonicelli, schede che non
logo importante dello spet- erano state accolte nel Ditacolo: Caselli incontrerà zionario. «La sconvolgente
200 maturandi presso l’aula sorpresa - scrive Fedeli - è
magna del Liceo Scientifico venuta dalle restanti schede
di Jesi per discutere della fi- ritenute inedite, non tanto
gura di Dolci e dei temi di perché in realtà esse risulquest’opera teatrale.
tano tutte edite nel Dizionario delle Opere, quanto
“Scoop storico”: il Cala- piuttosto perché lì esse non
mandrei svela un giallo di sono attribuite a franco
attribuzioni
Antonicelli, ma a Franco
Lo hanno presentato alla Pastonchi, la cui sigla [F.P.]
Inaugurata la Stagione Sinfonica della Filarmonica Marchigiana
Una sirenetta bionda con il violino
Attentissimi: la musica che ascoltavano
arrivava direttamente
al cuore e sarebbe stato impossibile restare
indifferenti. Inoltre
con la Filarmonica
Marchigiana, dispiegata alla grande, si presentava una
solista d’eccezione; la violinista Laura
Marzadori, appena diciannovenne;
una sirenetta bionda, graziosissima,
con il suo violino.
Dedicato a lei
Troppo si è detto, anche a sproposito,
intorno alla vita di P.J. Chaikovskj e
al suo rapporto con la musica, senza
tenere conto del fatto che un’opera
d’arte può essere non solo effusione
Cooperlat TreValli: nuove certificazioni qualità
Espansione del mercato
C
costantemente le accompa- alla fine. «Nelle schede in
gna». Fedeli ci spiega come questione, dunque, non ci
i due intellettuali fossero sono inediti ma un giallo di
legati da una solida ami- attribuzione» ci dice Berti
cizia, nonostante Paston- «e per il lavoro intenso che
chi, protagonista di primo c’è stato dietro quest’opera,
piano del mondo universi- dobbiamo ringraziare antario, dei circoli letterari e che il sostegno di Ubi Bandei salotti nel dopoguerra, ca Popolare di Ancona».
fosse caro al regime e fosse «Merito del Calamandrei
caratterialmente (“pompo- - conclude Fedeli - è stato
so, vanitoso”) così diverso non solo ripubblicare quedall’amico. «L’ipotesi più ste schede ma anche poterprobabile» afferma Fede- le attribuire ad Antonicelli.
li in conferenza stampa «è Interessante è notare come
che Antonicelli diede a Pa- Pastonchi ci mette le mani,
stonchi il blocco di schede con piccoli interventi sul
del ‘39 non per imposizioni testo, ma soprattutto con la
dall’alto (cioè per il fatto che sua sigla, come fossero sigilPastonchi potesse “servire” li d’autore»
a Bompiani, vista la viciFotoservizio
nanza al regime), ma per la
Maria Chiara La Rovere
profonda amicizia tra i due».
Nella foto da sinistra Paolo
L’Antonicelli, infatti, sembra
Fedeli, Sergio Carioni,
aver voluto fare un dono alGian Franco Berti
l’amico più anziano e vicino
e Valentina Conti
riflessa di uno stato
d’animo, ma anche riscatto da una situazione di disagio. Così può
essere considerato il
Concerto per violino
e orchestra op. 35 che
Chaikovskj compose
un anno dopo il suo disastroso matrimonio, quando però era già confortato dall’affetto di Nadezda von Meck,
mecenate ed amica, alla quale, se
pure indirettamente, l’opera è dedicata. Avrebbe dovuto essere indicato
infatti nell’intestazione il nome del
violinista Kotek che per primo aveva
fatto conoscere la musica del compositore a Nadezda ma, ‘per evitare pettegolezzi di vario genere’, il compositore preferì presentare la partitura a
L. Auer, direttore della Società della
Musica russa; il quale però era troppo indaffarato per dare su di essa un
giudizio approfondito e sereno. Già
circolavano voci che il concerto, per
le sue difficoltà, fosse ineseguibile e
a queste egli si attenne. Così Chaikovskj pensò ad un nuovo destinatario.
Fu A. Brodsky, un giovane violinista
che eseguì l’opera per la prima volta a
Vienna nel dicembre del 1881.
Sembra impossibile che un capolavoro simile sia stato allora oggetto
di critiche velenose. Anche se lontanissima dalla concezione musicale
mitteleuropea si tratta di una composizione di splendente bellezza e serenità dove i temi musicali, ispirati al
folklore ed elaborati ad arte con esuberante fantasia e gioiosa libertà, si
rincorrono e si intrecciano lasciando comunque sempre equilibrato
e vigile il rapporto tra
solista ed orchestra.
Ne è stata presentata
un’interpretazione improntata ad un fresco
e trasparente lirismo, a
tratti di eccezionale delicatezza, raffinatezza
ed eleganza. Davvero
incantevole Laura Marzadori. Il suo virtuosismo fa ricredere su una
diffusa opinione secon-
ooperlat TreValli ottiene le certifi- linee produttive: besciacazioni Ifs e Brc, per potenziare la mella, panna spray e creme
propria offerta sul mercato. A conclu- dessert in brick.
sione di un piano di investimenti che “La maggioranza dei granha impegnato la cooperativa nel trien- di retailer europei pone la
nio 2006/08 per complessivi 21,6 milio- certificazione BRC, quale
ni di euro, tre stabilimenti del Gruppo condizione indispensabile
sono stati al centro di miglioramenti di per essere inclusi tra i loro
processo e modernizzazioni di alcune fornitori – spiega Giovanni
linee produttive, ponendosi all’avan- Cucchi, presidente di Cooguardia nel settore. Gli interventi han- perlat TreValli – crediamo
no riguardato gli stabilimenti Cooper- che l’espansione del merlat a Jesi, Colavev a Postalesio (So) e cato internazionale sia una
Abit a Grugliasco (To) dove Cooperlat delle strade da percorrere
ha finanziato la totale ristrutturazione con grande determinazione.
dell’impianto per il rilancio della stori- I risultati ci hanno dimostrato segnali perlat ha ampliato la gamma della linea
co marchio piemontese. Ad oggi, tutti confortanti nel corso del 2008 con un di creme vegetali da montare con Hogli stabilimenti del Gruppo sono già +12% di crescita del fatturato derivante plà Più, l’unica senza grassi idrogenati,
certificati ISO:9001/2000.
dall’export”.
marchio con cui Cooperlat TreValli è
A Jesi, sede principale della cooperativa, Il 2008 è stato per Cooperlat anche leader di mercato con una quota di olè stata ottenuta la certificazione British l’anno delle novità di prodotto, con- tre il 59%, poi un nuovo condimento:
Retail Consortium, (Brc), standard tec- cepite per soddisfare i segmenti di “Vivi Leggero in Cucina” con la metà
nico indispensabile per crescere nei consumo più attenti alla salute. Come dei grassi di una normale panna da
mercati della distribuzione organizzata spiega il direttore marketing Federico cucina e il formaggio al caglio vegetale
nei paesi anglosassoni e USA, per tre Camiciottoli: “il centro di ricerca Coo- “Novella”.
do la quale non esisterebbero in Italia accademie di violino in grado di
formare i migliori artisti.
Nel culto della bellezza ideale
Parlava correttamente quattro lingue
e conosceva bene diverse discipline umanistiche F. Mendelssohn che,
educato al culto della bellezza, fece
di questo l’ideale della sua musica.
Fu per scoprire il fascino di terre lontane e trarne ispirazione per la sua
arte che, appena ventenne, compì
un lungo viaggio attraverso l’Europa.
Raggiunse la Scozia e ne restò incantato, ma probabilmente la forte emozione riportata, descritta nelle numerose lettere inviate alla sorella, gli
impedì di tradurre immediatamente
in musica le sue impressioni. Solo a
distanza di tredici anni sarebbe nata
la Sinfonia n° 3 ‘Scozzese’, capolavoro
della sua produzione strumentale,
affresco maestoso ed elegiaco di una
terra ricca di mistero e di suggestioni poetiche.
E’ stato il direttore artistico della Filarmonica Marchigiana, il M° Donato Renzetti, a dirigere le due partiture. Le ha accuratamente punteggiate
e chiosate evitando, nell’una come
nell’altra, effetti sgargianti e troppo
accese intemperanze. Nel bis ha inteso anche dare dimostrazione della
sicurezza della formazione che aveva di fronte deponendo ad un tratto
la bacchetta a e lasciando andare a
briglia sciolta l’orchestra. Davvero
c’è da aspettarsi molto anche per i
prossimi concerti.
Augusta Franco Cardinali
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6
Jesi
14 dicembre 2008
Santa Maria Nuova: incontro promosso dalla Croce Gialla
L’avvocato
risponde
LO “STALKING”
L
etteralmente, il termine significa “fare la posta”, come
i cacciatori fanno con gli animali selvatici. Trasportato nel mondo del diritto, il termine assume il significato
di molestia assillante a danno di una vittima, che può
essere, indifferentemente, uomo o donna: il fenomeno iniziò un ventina di anni fa con molestie a danno di
persone famose, soprattutto nel mondo dello spettacolo,
ma ora ha assunto rilevanza sociale preoccupante, tanto
che si pensa (con netto ritardo, rispetto ad altri paesi all’avanguardia) ad una regolamentazione più capillare di
quella vigente.
Attualmente, infatti, le condotte di stalking vengono regolate facendo ricorso all’art. 660 del codice penale,
che prevede il reato di Molestia o disturbo alle persone
(“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero
col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con
l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516”).
Purtroppo, spesso, lo stalker non si limita a molestare
la vittima ma pone in essere comportamenti illeciti ulteriori, che la nuova terminologia usata nel progetto di
legge in discussione indica come “atti persecutori”: il
sorvegliare, aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, le intrusioni,
gli appostamenti sotto casa o nel luogo di lavoro, i pedinamenti, i tentativi (anche indiretti) di comunicazione
e di contatto ad esempio con lettere, telefonate, e-mail,
chat-lines (il cosiddetto cyberstalking), sms, graffiti o
murales, lasciare messaggi a casa, in ufficio o sull’auto,
inviare fiori e regali, fare visite a sorpresa, incontrare
“casualmente” la vittima nei luoghi da essa abitualmente
frequentati, rubare e leggere la corrispondenza della vittima, ordinare merci e servizi a nome della vittima, diffondere dichiarazioni diffamatorie e oltraggiose a carico
della vittima, minacciare di usare violenza contro la vittima, i suoi familiari, altre persone o contro animali cari
alla vittima, infiltrarsi negli spazi abitativi della vittima,
danneggiare, imbrattare o distruggere le proprietà della
vittima.
Moltissimi casi di stalking e di violenza si consumano
all’interno delle mura domestiche. In questi casi il coniuge o il convivente che subisce condotte pregiudizievoli per l’integrità fisica, morale o per la libertà da parte
dell’altro coniuge o convivente può chiedere al Giudice
l’adozione dei cosiddetti “ordini di protezione” (ordine
di cessazione della condotta, allontanamento dalla casa
familiare, prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima quali il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, di altri prossimi congiunti, la scuola dei figli, ecc.).
In campo professionale si possono verificare ipotesi in
ambo i sensi: il dipendente che, mosso dal desiderio di
vendetta nei confronti del superiore, decide di perseguitarlo nella sua vita privata o, al contrario, il mobbing,
per esempio per costringere la vittima alle dimissioni o a
rinunciare ad una promozione.
Anche gli avvocati non vanno esenti da questo fenomeno. Tipici sono i casi di avvocati molestati per aver perso
la causa: di fronte alla delusione per il tradimento di una
aspettativa eccessiva che si reputa tradita, il comportamento persecutorio è un modo per attirare l’attenzione
o per vendicarsi del (presunto) abbandono.
L’emergenza scatenata dalla frequenza quotidiana di
episodi di cronaca legati direttamente o indirettamente
alle molestie assillanti ha mostrato l’insufficienza degli
strumenti attualmente esistenti rispetto alla peculiarità,
all’entità e alla gravità del fenomeno e ha reso pressante
l’esigenza di uno specifico intervento legislativo.
Paolo Marcozzi, avvocato
[email protected]
Dalla sofferenza alla speranza
V
enerdì 5 dicembre scorso
ha avuto luogo, presso
l’Auditorium “Divina Pastora”
di palazzo Mastri-Zannini,
l’incontro dibattito sul tema:
“La sofferenza nel corpo, il
dolore nell’anima, la speranza…” con riflessioni di mons.
Gerardo Rocconi e del dott.
Marco Ceppi, psicologo.
L’evento è stato organizzato
con grande professionalità
ed accuratezza dalla Croce
Gialla di Santa Maria Nuova.
Pur in concomitanza di altre iniziative in programma
nella zona, la serata ha avu-
con vivo interesse e grande
attenzione. Mons. Rocconi
ha approfondito, con l’aiuto
di esempi ed esperienze vissute, l’aspetto della speranza,
di come a volte le prove dolorose possano positivamente trasformare le persone in
modo talvolta incomprensibile alla ragione umana e di
come poi possano le stesse
to una partecipazione molto diventare testimonial per gli
nutrita sia di concittadini altri. Il dottor Ceppi nel suo
che di ospiti provenienti dal- intervento più strettamente
la Vallesina. Per tutta la du- “tecnico-specifico”, durante
rata dell’incontro-dibattito, i la sua analisi ha posto l’atpartecipanti hanno seguito tenzione su come, dopo un
cammino di sofferenza, la
persona possa giungere all’accettazione della realtà
che la porta alla sopportazione e a una serenità interiore che oltre ad aiutare se
stessa, contagia anche chi la
circonda. Entrambi messaggi di grande speranza. Per
i volontari, in particolare,
suggerimenti su come vivere con “Pietas” il servizio di
assistenza. L’incontro è terminato con un piccolo momento conviviale, vin brulé
e dolcetti per sinceri auguri
per le prossime festività.
Roma: il ministro Luca Zaia apprezza il lavoro dell’Assivip
Le Marche e il Verdicchio
Lunedì 3 dicembre a Roma si è svolto
l’ultimo evento del 2008 per celebrare
la ricorrenza dei quarant’anni della nascita della Doc Verdicchio dei Castelli
di Jesi. Si sono dati appuntamento 45
dei 54 produttori vitivinicoli aderenti
all’Assivip oltre a produttori di salumi e
formaggi. Operatori, buongustai, giornalisti, personaggi dello spettacolo hanno riempito tre sale per l’avvenimento.
A coronare il risultato dell’iniziativa è
giunta l’inaspettata ed altrettanto gradita visita del ministro dell’Agricoltura
Luca Zaia, che si è complimentato con i
responsabili dell’Assivip oltre che per la
qualità dei prodotti soprattutto perchè
ha potuto apprezzare la presentazione di un territorio nella sua interezza
e coesione poichè spesso ci si presenta da soli senza fare squadra. L’Assivip
ha infatti l’obiettivo di promuovere
non solo i vini ma tutte le produzioni
migliori presenti sul territorio marchigiano. Questa cooperativa agricola che
ha sede a Moie e gestisce l’Enoteca regionale di Jesi, si pone come punto di
riferimento per tante realtà produttive
regionali sui problemi che si incontrano e sugli obiettivi di sviluppo che gli
associati si propongono. La manifestazione di Roma che ha avuto una vasta
eco su giornali e tv
chiude un anno di
intense iniziative
che hanno riportato alla ribalta il
prodotto principe
delle Marche: il
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc
- denominazione
di origine controllata - che è in attesa di ricevere la
menzione DOCG
denominazione di
origine controllata
e garantita - per le
tipologie Riserva e
Classico Riserva.
Le Marche da bere
Sono 31 i vini premiati come eccellenze
del territorio per la provincia di Ancona
(per un totale di 30 aziende), su 52 eccellenze laureate per la regione Marche
nella nuovissima prima edizione della
guida Ais Le Marche da Bere guida ai
vini, alle cantine e ai prodotti tipici del
territorio edita da PrimaPagina Editore
insieme all’Associazione Italiana Som-
melier Ais Marche in partnership con
la Regione (Province e Camere di commercio) presentata ufficialmente all’enoteca regionale di Offida domenica 23
novembre alla presenza di tutti i partner
del progetto. La guida è in vendita nelle
librerie al costo di € 9,90 e acquistabile
on line sul sito www.marchedeivini.it.
Nella foto da sinistra: Luca Zaia,
ministro dell’Agricoltura; Bruno
Capanna, sindaco di Acqualagna;
Giancarlo Rossi, direttore Assivip; Gian
Luigi Calzetta, presidente Assivip
Carifac-Veneto Banca: alleanza
L’accordo firmato nei giorni scorsi tra la Fondazione della
Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e Veneto
Banca Holding costituisce l’inizio di un percorso che vede
le due banche, con grande vocazione territoriale, avviarsi
su di un percorso comune. La Cassa di Risparmio di Fabria-
no e Cupramontana, rafforzata patrimonialmente dall’ingresso di Veneto Banca, potrà perseguire una strategia di
sviluppo territoriale più incisiva e vigorosa rispetto a quanto esprimibile attraverso le proprie forze per rispondere
celermente ai bisogni della sua gente.
Economia
La Cna organizza per i
propri associati un incontro sul tema: “Crisi economica e crisi finanziaria
Quali effetti sul sistema
produttivo”. Partecipano
il prof. Ilario Favaretto
dell’università di Urbino
e Otello Gregorini, direttore provinciale della
Cna, Confederazione nazionale dell’Artigianato e
della piccola e media impresa. L’incontro si svolgerà giovedì 11 dicembre
alle ore 21 presso la sede
della Cna, in via don
Minzoni, 5c. Il presidente Maurizio Paradisi e il
responsabile sindacale
Stefano Sargentoni invitano i soci a partecipare
per approfondire l’analisi
di ciò che sta accadendo
e per illustrare le proposte della CNA in questo
quadro economico così
difficile e delicato aggravato da una crisi
finanziaria senza precedenti che ha travolto il
sistema bancario.
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149
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Vita ecclesiale
Parola di Dio
14 dicembre 2008 - terza domenica di avvento - anno b
Siate sempre lieti
che è “notte”.
Giovanni
il
Battista, notoriamente poco
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa
incline
alla
rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù vergioia, si ripreso di voi.
senta ancora
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate
questa domeogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di
nica come temale. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra
stimone della
persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la
luce. La gioia
venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che
nasce dal vevi chiama: egli farà tutto questo!
Parola di Dio
dere la luce
nella
notte.
Ma lasciamoci
za, come invita ogni tempo portare da Paolo in questo
Commento
di avvento. Perché essere anno a lui dedicato. Paolo,
La terza domenica ci offre sempre lieti? Perché pren- dopo essersi allontanato
nella parola chiave “Gioia” diamo atto di quanto Dio fa da Filippi, divenuta troppo
un’ulteriore
indicazione per noi e lo facciamo para- pericolosa per lui, fonda la
per crescere nella speran- dossalmente proprio oggi chiesa di Tessalonica. Poi
deve fuggire, perché minacciato. Ma ama questa
nuova comunità. Non può
tornarvi, e allora manda un
biglietto. E’ forse il primo
scritto del Nuovo Testamento. Quali sono le sue
raccomandazioni?
Sono
quelle centrali della fede,
della speranza e della co-
Dalla prima lettera di San Paolo apostolo
ai Tessalonicési (1Ts 5,16-24)
Agenda
Pastorale
del Vescovo
Giovedì 11 dicembre
Mattino: Ritiro con i Sacerdoti più giovani di
Ordinazione
ore 18: Incontro e S. Messa con i Diaconi e Familiari
delle diocesi di Jesi e Senigallia
Venerdì 12 dicembre
ore 18: Incontro alla Biblioteca Petrucciana
ore 19.15: Partecipazione al Convegno del Centro
Sportivo italiano
ore 21: Incontro dei Seminaristi del Seminario
Regionale con i Giovani a Jesi
ore 22: Momento di preghiera con i partecipanti al
Convegno CSI
Sabato 13 dicembre
Mattino: Convegno AVULSS
ore 15: Ritiro per le Consacrate dell’Ordo Virginum
della Metropolia
ore 18: Cattedrale, S. Messa nella festa di S. Lucia
Domenica 14 dicembre
ore 9.30: Montecarotto: S. Messa nella casa di riposo
ore 11.30: Parrocchia S. Lucia, S. Messa nella festa
della Patrona
ore 16: Visita alla scuola Materna di via Roma
ore 17: Caritas Diocesana, Incontro e S. Messa con i
Volontari della Caritas a S. Maria N.
ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Lunedì 15 dicembre:
ore 19: Cupramontana, Incontro e S. Messa con i
volontari AVULSS
Martedì 16 dicembre
ore 15.00-18.00: il Vescovo riceve nella cappella di
San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
Mercoledì 17 dicembre
ore 12.30: Pranzo con ospiti della mensa Caritas
ore 15.30: Parrocchia S. Giuseppe, S. Messa con ospiti,
familiari, volontari dell’Oikos
ore 18.15: Incontro con gli Insegnanti di Religione
della scuola secondaria
Giovedì 18 dicembre
Mattino: Ritiro del Clero
ore 17: Parrocchia San Francesco, incontro su San
Paolo
ore 21: Pianello Vallesina, incontro formativo con i
Giovani
Venerdì 19 dicembre
ore 18.30: S. Maria Nuova, S. Messa e momento
conviviale con i collaboratori di Voce della Vallesina
Sabato 20 dicembre
ore 10: Oikos, Graduazioni
Pomeriggio: MEIC e AIMC:
preparazione al Natale
S.
14 dicembre 2008
Messa
in
Domenica 21 dicembre
ore 9.30: S. Messa nella casa di riposo di via
Gramsci
ore 15.30: Cupramontana. S. Messa nella casa di
riposo
ore 21: Incontro a carattere vocazionale
munione. Alla fine della let- continua. Eppoi la preghietera (ecco il brano odierno) ra incessante, non come
insiste su tre indicazioni: la parole infinite, ma come
gioia diffusa, la preghiera costante atteggiamento di
costante, il rendimento di dialogo amoroso, anche in
grazie in ogni cosa.
mezzo a tribolazioni. Infine
Esce fuori la spiritualità ringraziamento come motigiudaica di Paolo, che fa vo di fondo di questa sinfoconfluire nella novità cri- nia. Chi vive così non può
stiana; benedire Dio sem- che essere attento a quello
pre. E in più: sapere che che lo Spirito suscita nella
siamo innestati sulla pianta comunità. Perché lo Spiridello Spirito Santo che ci è to è vita, è fecondità. Certo
dato in dono e che produce occorre discernimento. Ma
i tre rami che ricorda. La un credente gode e rinvita spirituale è vivere alla grazia di quello che Dio fa
presenza del Signore, sem- nella sua comunità, anche
pre. Proprio come una per- nelle sorprese. Madeleine
sona amata è presente sem- Delbrel (1904-1964), dopo
pre nel cuore di chi ama. il suo incontro abbagliante
Il “sempre” è proprio del- con Dio a 20 anni confidava:
l’amore. Perché c’è una pre- “Che Dio esista è la felicità insenza che ci accompagna. comparabile che si può appeSempre. Il primo frutto è la na psicologicamente scegliere
gioia. Non è una emozione quando lo si conosce, tanto la
passeggera. E’ la scelta di preferenza si impone. Mi era
sentirsi costantemente sot- e mi resta tuttora impossibile
to lo sguardo e la protezio- mettere sulla stessa bilancia
ne del Signore. E’ proprio Dio da una parte, dall’altra
e solo questo innesto nello tutti i beni del mondo, che sia
Spirito che genera gioia per me o per tutta l’umanità”.
DIOCESI DI JESI
ZONA PASTORALE DELLA CITTA’
LITURGIA PENITENZIALE
con la preparazione comunitaria
e la possibilità della Confessione individuale
“Piacque a Dio
riconciliare in Cristo tutte le cose
e fare la pace con tutti gli uomini
m e d i a n t e l a s u a c r o c e ” (Col. 1,20)
) GIOVEDI’ 18 DICEMBRE ore 18,30
SANTUARIO DELLE GRAZIE
) VENERDI’ 19 DICEMBRE ore 21,00
S A N F R A N C E S C O D ’A S S I S I
CHIESA DI
) LUNEDI’ 22 DICEMBRE ore 21,00
SAN GIUSEPPE
----------------------------------------------------------------SARANNO DISPONIBILI
DIVERSI SACERDOTI DELLA CITTÀ
Scuola per i ministeri
Nell’ambito della Scuola per i Ministeri diocesana, i cui incontri sono aperti a tutti, martedì 16 dicembre alle ore 21 ci sarà la lezione
di padre Valentino Natalini mentre domenica 21 dicembre alle ore 16 il prof. Gabriele
Bevilacqua guiderà un cineforum su “Gesù
nella cinematografia contemporanea”. I due
incontri si terranno al Seminario di Via Lorenzo Lotto a Jesi
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
7
di don Mariano Piccotti
[email protected]
Corriamo
contagiosi di gioia
Poiché le tue parole, mio
Dio, non son fatte
per rimanere inerti nei
nostri libri,
ma per possederci
e per correre
il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco
di gioia
da te acceso, un tempo,
su una montagna,
e da quella lezione
di felicità,
qualche scintilla ci
raggiunga e ci morda,
ci investa e ci pervada.
Fa’ che, abitati da esse,
come “fiammelle
nelle stoppie”,
corriamo per le vie
della città,
e fiancheggiamo
le onde della folla,
contagiosi di beatitudine,
contagiosi della gioia...
(da: “Gioie venute dal
monte”, in: La gioia di
credere)
L’Opera della Regalità
“Nell’attesa della venuta”
N
el pomeriggio del 1° dicem- tempi.
bre si sono riuniti, nella cap- L’evangelista Marco ripete più
pella della Casa parrocchiale del volte il verbo “vegliate” per inviDivino Amore, i soci e gli amici tarci a vigilare e a rimanere saldi
del gruppo ecclesiale “Opera nella fede, nell’attesa del Ritorno
della Regalità di Nostro Signore del Signore (Mc 13, 33-36).
Gesù Cristo”, con la presidente Dio chiede l’aiuto dell’uomo per
Beniamina Santoni, per preparar- portare avanti il suo progetto di
si a vivere in modo significativo il salvezza. Il cammino è lungo e
tempo dell’Avvento.
non privo di difficoltà, ma rischiaL’assistente spirituale don Mario rato dalla luce di una stella che
Massaccio, coadiuvato dal dia- annunzia la nascita del Bambino
cono Leonardo Bartolucci, ha Re dell’universo.
invitato i partecipanti al canto di Accanto a noi, creature viventi, ci
lode a Cristo, Re di eterna gloria; sarà Maria Santissima che, con il
ha poi guidato la meditazione sul “sì” dell’annunciazione, ha accoltema ”Nell’attesa della Sua venuta” to Gesù nel suo grembo per doproponendo un itinerario di fede, narlo all’umanità, divenendo così
di ascolto della Parola, di vigilan- mediatrice di salvezza.
za e di preghiera nell’attesa del Maria, immagine della Chiesa,
Giorno in cui il Signore si manife- con la sua intercessione aiuterà
sterà nella gloria.
tutti, nei momenti di gioia e di
Il profeta Isaia, nel riconoscere le dolore. A conclusione della precolpe del suo popolo, rivolge un ghiera di adorazione e di lode, i
appello accorato al Signore, “no- partecipanti hanno ricevuto il
stro Padre” e “nostro Redentore”, nutrimento della
perché non abbandoni alle sue Eucaristia, Pane di vita che aliiniquità il popolo che Egli ama; e menta la fede, la speranza e la
lo supplica dicendo: “Ma, Signore, carità.
tu sei nostro Padre; noi siamo ar- L’incontro del Gruppo AdR é progilla e tu colui che ci plasma, tutti seguito con il dialogo fraterno e
noi siamo opera delle tue mani” con gli auguri per un santo Natale
(Is. 64, 2-7).
ed un sereno Anno nuovo.
L’uomo deve aprire il cuore al Infine don Mario ha impartito
Signore, lasciarsi riempire di Lui la benedizione del Signore nella
e accogliere l’imperativo: “Siate “formula” francescana:
santi perché io, il Signore vostro “Il Signore ti benedica e ti custoDio, sono santo”(Lv 19,2).
disca.
La Liturgia ci aiuta a vivere in in- Ti mostri la Sua faccia
timità con Dio; essa è memoria ed abbia misericordia di te.
dell’incarnazione, è presenza viva Volga a te il Suo sguardo e ti dia
del Risorto in mezzo a noi nel- pace.
l’Eucaristia, è attesa della secon- Il Signore ti benedica”.
da Venuta di Cristo alla fine dei
Assunta Tittarelli
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
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14 dicembre 2008
Vita Ecclesiale
Castelplanio: al Centro di Spiritualità
A
Chi è Gesù?
nche quest’anno stia- sto per parlare di Gesù bimo per celebrare la sogna partire dai Vangeli
Sua nascita presi dalle e da coloro che lo hanno
luci della città, dal ru- conosciuto, ascoltato, cremore “esterno” che ruba duto in Lui. La fede è la
l’”interno” dove accoglia- “trasmissione” per eccelmo il senso profondo del lenza! Quando Gesù inizia
Mistero. L’esigenza di que- la sua predicazione, ad un
sta domanda: “Chi è Gesù” certo punto comincia a
mi viene dopo aver letto domandare ai suoi disceil libro di Corrado Augias poli: “La gente chi crede
e Mauro Pesce “Inchiesta che io sia?” E poi insiste
su Gesù” e “Inchiesta sul “ma voi chi credete che io
cristianesimo. Come si co- sia” Questi gli rispondono
struisce una religione” di in vari modi: “noi crediaCorrado Augias e Remo mo che tu sia il re di IsraeCacitti: gli autori, stori- le”, “crediamo che tu sia un
ci e noti biblisti, entrano profeta”, “crediamo che tu
nella storia, analizzano un sia il Messia”. Più avanti è
percorso, cercano delle Gesù stesso che risponde
risposte. In me si è raffor- alla domanda “chi voi dite
zata la convinzione che i che io sia! Affermando di
mezzi della ricerca e della essere il Figlio di Dio; adstoria possono essere utili dirittura sostiene che la
per conoscere le dinami- voce del Padre gli ha detche del tempo in cui Gesù to: “Tu sei mio Figlio e di
visse e per approfondire la te mi compiaccio”. Lui afcostituzione delle prime ferma di essere il figlio di
comunità cristiane; ma Dio! Cioè tutta la predicanon serve per approfon- zione nel suo percorso era
dire la propria fede. Anzi, far comprendere perché
le stesse argomentazioni affermava di essere il Fiche utilizzano gli stori- glio del Padre.
ci danno sempre di più la Il libro, entrando nella
concezione che siamo di storicità dei vangeli, umafronte al “Mistero” e che la nizzando la figura di Gesù,
nostra conoscenza umana vuole mettere in discusha un limite invalicabile sione questa verità? Che
e deve fare i conti con la Gesù sia Figlio di Dio?
fede. Avere fede non pre- Non credo che gli studiosi
suppone solo la conoscen- si siano posti tale quesito.
za, ma una predisposizio- Allora viene da domandarne nell’”affidarsi” andando si se la ricerca non è altro
oltre la domanda storica. che scavare sull’intreccio
La fede del cristiano non tra umanità e mistero per
si ferma al “ragionare” ma poi rimanere senza rispoentra nel cuore per tocca- sta, perché essa si fonda
re il sentimento della vita essenzialmente sul credee della morte! Storicizza- re. Essa poggia sul Figlio
re il “Dio diventato Uomo” di Dio diventato “uomo”
non è allontanarlo dal Mi- che ha avvicinato il Padre,
stero ma rendendolo più ma soprattutto su quel
vicino perché condivide sepolcro aperto trovato
la nostra vita, passando dalle donne che invece
anche attraverso la mor- di trovare Gesù trovarote e dandoci la possibilità no due uomini che con la
di riscatto. E’ colui che ha domanda: “Perché cercate
predicato la carità, l’amo- il vivente tra i morti? Egli
re, ed è arrivato a dire che non è qui, ma è resuscitasenza la carità non ha im- to” Lc 24,5 ha posto tutti
portanza credere in Dio, di fronte al credere o al
perché Dio è soltanto ca- non credere!
rità. Il cuore del messaggio Per questo in quello “stare”
di Cristo che i vangeli ci in cui le luci non abbagliatrasmettono è questo! Ci no, i suoni non confondoinsegna ad amare! “Questo no, dentro la propria cella
è il mio comandamento: del nostro intimo, senChe vi amiate gli uni gli tiamo la grande esigenza
altri, come io ho amato di riconvertirsi per avvivoi” Gv 15,12 E questo a cinarsi al Gesù che dalla
noi interessa! Non tanto nascita fino alla morte ha
stabilire la sequenza della voluto dimostrare di esstoricità! Il messaggio non sere venuto come uno di
è relegato ai fatti avvenuti, noi nel mondo per darci
ma li trascende, in quella quella speranza eterna di
predicazione d’amore che salvezza, dicendo a tutti:
arriva al punto di perdo- “Chi conosce me conosce
nare “settanta volte sette” il Padre”.
cioè all’”infinito”. Per queRemo Uncini
Gli incontri della civetta
V
enticinque persone attorno ad un tavolo con
sopra una piccola civetta
hanno inaugurato la nuova
serie di incontri per adulti al Centro di Spiritualità
“Sul monte”, il 16 novembre.
Spunti evangelici e letterari
hanno introdotto alla riflessione, guidando il nostro
tentativo di discernere i fatti
del mondo, di illuminare le
scelte quotidiane, familiari
e sociali. Forte è emersa la
consapevolezza del buio del
momento storico e sociale
che facilmente può prendere il sopravvento e oscurare
le scintille di speranza degli
individui e delle famiglie. La
maggior parte degli adulti presenti era di una fascia
d’età sopra gli “anta” e con
realismo ha testimoniato la
fatica e la possibilità di portare avanti una vita individuale, di coppia, familiare
improntata alla speranza.
Siamo persone di speranza?
Abbiamo fatto scorrere questa domanda sulle nostre vite,
nei momenti difficili, confusi,
tiepidi o di ribellione. Ci è
più facile dire che se è notte
non vediamo niente, quindi
è inutile mettersi in cammino oppure che anche di notte non possiamo rinunciare a
vivere? Allargando di più la
pupilla dell’occhio riusciamo
sicuramente a scorgere quei
bagliori, quei particolari che
altrimenti non vedremmo
nella luce piena?
Quale buio, quale oscurità,
quale male avvertiamo come
più minacciosi per la nostra
vita e per la nostra società?
Solo alcuni sono stati indicati negli interventi: la chiusura, l’ingiustizia, la violenza,
l’impotenza nei confronti di
realtà che ci sovrastano, la
sofferenza umanamente insensata, la morte. Riesce il
cristiano comune, il cristiano
della piccola speranza quotidiana, a muoversi puntando
diritto verso una luce che sa,
che conosce, anche quando
non vede? Può superare la
tentazione del ripiegamento su se stesso per guardarsi
attorno proprio con quella
pupilla dilatata della notte
con cui riesce a scorgere i
segni dell’alba che tornerà? È
capace di mettere in circolo
qualcosa di quell’amore gratuito del Padre che ha ricevuto soprattutto nei momenti in cui niente meritava? Le
testimonianze di coppie più
mature e di quelle più giovani hanno portato a tutti il
loro contributo affermativo:
sì, possiamo trovare la luce
della Parola, dei sacramenti,
della speranza nelle nostre
notti.
Cercheremo in seguito di
discernere meglio i modi
per essere cristiani comuni
con gli occhi aperti perché
hanno messo il proprio
cuore nelle mani del Padre.
Valeria Mantinovi
Il prossimo Incontro della
Civetta, al quale tutti sono
invitati, sarà domenica 14
dicembre dalle ore 15,30
alle 19.
In ricordo
Mirella Pieralisi
ANCORA GRAZIE MIRELLA!
Non avevo niente di scritto, di preparato la mattina
in cui abbiamo celebrato la
tua “rinascita”, in cui “il nostro lamento si è trasformato in danza”, le nostre
lacrime si sono sciolte in
canti. Tanti erano i ricordi,
i pensieri che affollavano il
mio cuore, pronti per essere declamati. Ma non sono
riuscita ad alzarmi perché
la voce mi si spezzava dentro. Però voglio esprimerli
in queste poche righe anche se tu ormai non puoi
più leggerle: GRAZIE MIRELLA, per aver dilatato
il tuo cuore a tal punto da
frantumarsi e trasformarsi
in tante scintille d’amore: i
tuoi tre splendidi
figli che hai saputo accogliere in maniera straordinaria insieme al tuo compagno di vita.
Ricordo i momenti ormai
lontani di quando facevamo catechismo insieme e
preparavamo gli incontri
a casa tua, osservate dagli occhietti vispi di Anna,
che ancora neonata tenevamo accanto. E poi
Giovanni, piccolo nel suo
passeggino e per ultimo
Vasile, nella mia sezione di
Infanzia, appena qualche
anno fa.
Grazie ancora Mirella, per
aver fatto del Vangelo la
tua vita e avercela donata
come forte testimonianza
di fede!
Lauretta Castelbellino
La Uisp ricorda Roberta Giuliani
Ti ricordiamo così …
La cosa che ci mancherà di
più sarà il suo sorriso. Era
un sorriso speciale quello
di Roberta, sincero e insieme profondo, limpido e
sereno: vi si mescolavano
l’innocenza della bambina
che era stata e la saggezza
della donna che era. Ti entrava dentro quel sorriso e
ti faceva sentire importante perché capivi che non
nasceva da un semplice
atteggiamento, era creato
appositamente per te, per
comunicarti che avevi tutta
la sua attenzione.
Era così Roberta. Potevi interpellarla mentre era in ufficio china davanti al computer nell’organizzazione
dei vari corsi di ginnastica,
impegnata in un incontro di
formazione per educatori o
quando la vedevi lunga su
un cartellone da preparare
per qualche centro estivo,
comunque interrompeva
quello che stava facendo
per ascoltarti, guardandoti.
Senza presunzioni o senso
di superiorità rivolgeva il
suo interesse alle tue parole,
seria, attenta, concentrata.
Alla fine, qualunque fosse
la questione che le avevi
esposto, lei sorrideva, riuscendo a trasmetterti quella
serenità che non viene dalla
soluzione del problema, ma
dalla consolante certezza di
aver trovato un’amica.
Era così con tutti. Gestiva in questo stesso modo
ogni tipo di rapporto, da
quelli più formali che si
creano quotidianamente in
un ufficio aperto al pubblico come il nostro, a quelli
più profondi che nascono
tra persone che, come noi,
hanno la fortuna di lavorare fianco a fianco per un
progetto comune a favore
degli altri. In ogni caso da
Roberta scaturiva quella
calda umanità che è propria solo di chi ha orientato
la sua vita verso il prossimo,
di chi lavora con la certezza
di offrire un servizio. Senza
risparmiarsi, mai. Ultimamente aveva la funzione di
coordinatrice e di dirigente,
ma questo non le impediva
di arrivare in palestra carica di dolcetti, caramelle e
regali per allestire una festa
per i bambini dei suoi corsi,
arrampicarsi in cima ad una
scala per appendere festoni
e palloncini, non ci pensava
due volte a travestirsi da
befana o ad improvvisarsi
clown solo per strappare
qualche sorriso.
Con i bambini era straordinaria. L’abbiamo vista tante
volte durante i centri estivi
raccontare storie, battere
le mani, fare disegni, asciugare lacrime, disinfettare
ferite, abbracciare, distribuire merende, preparare
vestiti di carta, accarezzare
una guancia, stringere una
mano, allestire un cerchio,
china ad allacciare una
scarpa… La sentiamo ancora cantare canzoni, dare
i via, spiegare giochi, insegnare conte e filastrocche,
fischiare, presentare uno
spettacolo, urlare di fare
attenzione, sussurrare un
“sei stato bravissimo”, intenta a fare appelli, con un filo
di voce dentro un pulmino
alla ricerca del proprietario
di una maglietta…
Tutto questo non può essere
cancellato da una malattia
cattiva che l’ha trascinata
via. Tutto questo, cara Roby,
tu ce l’hai insegnato con
il tuo sorriso, ce lo hai generosamente donato e hai
permesso così che lo portassimo per sempre dentro
di noi. Grazie.
Comitato UISP Jesi
In ricordo
Il
Consolato
Onorario
della Federazione
Russa delle Marche, nella persona del Console
prof. Armando
Ginesi, ha inviato al rappresentante del Patriarcato di Mosca in Italia,
igumeno P. Filippo Vasiltev,
il seguente messaggio per
la scomparsa del Patriarca Alessio II: «Ho appreso
la tristissima notizia del-
l’improvvisa
scomparsa di
Sua Santità il
Patriarca della
Chiesa Ortodossa Russa
Alessio II. A
nome dell’intera comunità
russa
delle
Marche, a nome mio personale e dei tanti marchigiani
amici della Russia, esprimo
le più sentite condoglianze
a Lei, affinché le inoltri ai
vertici della Sua Chiesa».
IL REFRATTARIO
IL CASO MORTARA
Pio IX fu un crudele rapitore di bambini ebrei per convertirli a forza?
Questa è un’altra menzogna nata con
il famoso caso Mortara. Ma come andarono veramente le cose?
Edgardo Mortara, un bimbo ebreo di
Bologna, gravemente ammalato, venne battezzato di nascosto dalla domestica cristiana che temeva stesse per
morire. Il piccolo guarì e la notizia del
suo battesimo, illecito ma valido, si riseppe. Fu così che il bambino fu tolto
ai genitori (cui fu data la possibilità di
visitarlo quando volessero) e, a spese
di Pio IX, educato in un collegio romano.
Pio IX, pur confessando la sua sofferenza, rispondeva a chi lo accusava del
fatto –e la propaganda internazionale
anticlericale si scatenò- di non poter anche quando il Pontefice morì, tanagire diversamente, rimarcando tra to da assumere, come secondo nome,
l’altro che il caso increscioso era deri- proprio quello di Pio. Addirittura
vato da un’illegittimità dei Mortara. Le Mortara decise di farsi sacerdote e,
leggi dello Stato Pontificio proibivano pur potendolo, non volle mai più aveagli ebrei di tenere domestici cristiani, re contatti con i suoi genitori. Questo
onde evitare anche simili conseguen- si evince dai suoi scritti, riportati alla
ze. Inoltre, la Chiesa da sempre aveva luce da Vittorio Messori, che si è ocproibito che si impartisse il battesimo cupato della materia.
senza il consenso dei genitori. Ma il Di fronte ai piemontesi che volevano
battesimo, amministrato validamente, “liberarlo” al momento dell’occupaimprime il carattere indelebile di “fi- zione di Roma, egli rispose rifiutando
glio della Chiesa” e diventa un dovere di fare il servizio militare e riparando
di quest’ultima assicurare al neofita all’estero, dove si dedicò alla converun’educazione cristiana. Un inciso: sione degli ebrei. Altro inciso: oggi chi
a quei tempi, se non altro, si credeva parla più di conversione degli ebrei?
ancora nel battesimo e nella sua im- Oppure si ritiene che essi non ne abportanza, oggi invece…ma lasciamo biano bisogno? Ma in questo modo si
stare! Il giovane Mortara fu portato a contraddice il Vangelo. E allora come
Roma e considerò Pio IX sempre un la mettiamo?
buon padre e di lui fu molto devoto
Federico Catani
In diocesi
14 dicembre 2008
9
Ottavo centenario della Cattedrale (XXIV)
“Cantantibus organis…”
“…Caecilia Domino decantabat: fiat
cor meum immaculatum ut non
confundar”.
E’ in base a tale antichissima antifona della sua festa che questa
popolare martire romana del II-III
secolo è diventata (a sua insaputa!)
patrona della musica. Quel “cantantibus organis” si può infatti interpretare in due modi: “Mentre
risuonavano i camini del calidario
entro cui era stata gettata, Cecilia
pregava cantando al Signore: Sia il
mio cuore immacolato, perché non
resti confusa”. Oppure: “Mentre
Cecilia veniva portata nella casa
del suo promesso sposo al suono
degli strumenti musicali, nel suo
cuore invocava Dio di mantenerla
senza macchia”. Fatto sta che dal
XVI secolo gli artisti l’hanno raffigurata con in mano (o mentre suona) un organo “portativo” a canne.
E allora in questo 22 novembre,
giorno in cui sto scrivendo, memoria liturgica della santa, mi vien
bene dire due parole sul nostro organo del duomo.
Che però non è quello “originale”
del ‘700. Questo infatti fu commissionato dal Capitolo ai “Nacchini”,
organari in Venezia. Occupava la
cantoria di destra, mentre la sinistra (più alta di una ventina di cen-
timetri) era sede della “schola cantorum”. L’organista accompagnava
il canto seguendo i comandi del
maestro di cappella con uno specchio…retrovisore sopra la tastiera.
Ci potremmo chiedere: come mai
organo e cantori stavano appollaiati a più di sei metri da terra?
Intanto c’è da dire che dapprima,
ovviamente, nelle chiese sono state
costruite solo cantorie per le scholae: famosissime nell’arte quelle di
Donatello e Luca della Robbia, ora
al museo dell’Opera del duomo di
Firenze. Dal sec. XVI, con la diffusione degli organi fissi a canne,
di fronte alle “cantorie dei cantori” (scusate il bisticcio) sono state
costruite quelle che alloggiavano
questo possente strumento musicale. Il quale, oltre ad accompagnare i canti, cominciò a solennizzare
le messe anche per conto suo: ne
sa qualcosa il grande Frescobaldi
con le sue Elevazioni e i suoi Fiori
musicali. Organo e cantorie stavano comunque collocati in alto per
tre motivi: il primo è che si voleva
evitare che fedeli e celebranti fossero distratti dai movimenti dei
musicanti. Il secondo: escludendo
la presenza visiva, si accresceva
la suggestione “mistica” dei suoni. Terza ragione (non del tutto
esaltante): clero e cantori avevano
ormai da tempo monopolizzato le
celebrazioni, per cui ai fedeli non
rimaneva che “assistere” e “ascoltare” più meno consapevolmente. In
seguito invalse anche la consuetudine di piazzare organo e cantoria
sopra la bussola della porta principale, facendo così stare a stretto
contatto cantanti e organista: vedi
da noi le magnifiche cantorie di
Monteroberto e Maiolati.
Tornando alla nostra cattedrale,
ricordiamo che l’attuale imponente strumento data 1960, opera degli Zanin di Udine. Occupa
interamente le due massicce cantorie, dato che la consolle, grazie dovrebbero alternarsi. Aggiungia- gelo, di fantasiosi ghirigori. Da far
alla elettrificazione, è più como- mo pure che il Concilio, pur non pensare alle insuperabili compodamente situata al…pian terreno. escludendo a certe condizioni sizioni organistiche del genio di
Innovazione provvidenziale, che “altri strumenti”, raccomanda ”di J. S. Bach, che alla severa tecnica
magari inconsapevolmente prece- tenere in grande onore l’organo contrappuntistica accompagnò
dette le ripetute raccomandazioni a canne…il cui suono è in grado la potente vastità dell’immaginadel Vaticano II sulla necessità di di aggiungere notevole splendore zione. E che si divertì a comporre
non separare cantori e fedeli, favo- alle cerimonie e di elevare poten- il motivo “ostinato” della celebre
rendo invece la “partecipazione at- temente gli animi a Dio” (SC 120). “Passacaglia in do minore” ricativa di tutta l’assemblea” (SC 121). Guardiamo infine il magnifico vandola dalle quattordici unità
Dobbiamo invece lamentare, en prospetto del nostro organo-can- del suo stesso cognome (B=2;
passant, la persistente e radicata toria. Attorno alla rigida scan- A=1;C=3;H=8: totale 14!). Un
propensione di cori, coretti e cora- sione
ascendente-discendente modo anche questo, da parte del
li di sostituirsi in tutto (anche a ri- delle canne, si distende su di un musicista-teologo di Lipsia, per
spondere “Amen”!) al pur stentato fondo verde scuro un intreccio lodare l’Altissimo. Insieme con i
canto della gente: con cui, semmai, dorato, tutto barocco, di festoni suoi venti affezionatissimi figli.
almeno qualche volta, i cantori a fogliami e fiori, di testine d’anDon Vittorio Magnanelli
Loreto: testimonianza dall’Agorà dei giovani del Mediterraneo
Per parlare di pace non si deve sempre parlare di guerra
“B
eati quelli che diffondono la pace,
perché Dio li accoglierà come suoi
figli”. La prima settimana di settembre si
è tenuta a Loreto l’Agorà dei giovani del
Mediterraneo e la Santa Casa ha spalancato le porte a tanti giovani cristiani
provenienti da circa 28 Paesi europei e
in particolare da quelli che si affacciano
sul Mediterraneo. È stata una settimana
di confronto e scambio sulla “beatitudine
della pace” tra giovani di Paesi che hanno molto in comune, anche se purtroppo
spesso si tratta di guerre e conflitti, pensiamo ai paesi del Medio Oriente. Insomma si è parlato di pace, ma il bello è stato che per parlare di pace non abbiamo
mai parlato di guerra, non abbiamo mai
parlato delle cause o delle conseguenze
dei conflitti mondiali, non abbiamo mai
parlato di chi ha ragione o di chi ha torto.
E soprattutto alla fine di questa settimana siamo tornati a casa non con l’idea di
fondare un nuovo movimento per la pace,
ma con l’idea di mantenere e affidare a
Dio le belle relazioni che in questo tempo
di grazia sono nate.
La pace cercata e trovata nei giorni dell’Agorà è la pace di Dio, non è quella dei
trattati, quella che gli uomini credono di
portare con le armi, è prima di tutto un
dono di Dio, che l’uomo però deve essere consapevole e responsabile di ricevere,
sapendo che quella pace non si realizza
se non attraverso il suo contributo personale. È la pace del cuore, quella che ci
deve permettere di andare oltre ciò che
gli occhi vedono nell’immediato per scavare nel perché delle situazioni di conflitto. “L’amore per la pace esige un lavoro di
cambiamento del cuore e della mentalità,
perché la pace vera è il frutto di un’impostazione di vita personale e sociale oltre che dono di Dio”, ci ha detto uno dei
relatori. Bellissima è stata la domanda se
fosse possibile una pace senza giustizia?
E altrettanto bella la risposta: l’uomo che
crede in Dio non può aspettare la giustizia umana per costruire la pace, ma deve
affidarsi a Dio e alla sua giustizia con
l’atteggiamento tipico della misericordia,
cioè di chi scende da cavallo per chinarsi
sul fratello a terra.
Allora fare la pace significa non aver paura
dell’altro e per non aver paura bisogna conoscere e per conoscere bisogna costruire
una relazione, partendo dal presupposto
che ogni relazione è di per sé conflittuale
perché due mondi diversi si avvicinano.
Azione Cattolica: veglia mariana
“Fate quello che Lui vi dirà”
D
omenica scorsa si è
svolta in Duomo la
tradizionale Veglia a Maria, organizzata dall’Azione Cattolica. Quest’anno
è toccato all’Acr, il settore
che comprende i ragazzi
dai sei ai quattordici anni,
realizzare il momento di
preghiera molto sentito
dalla diocesi. In Duomo
erano presenti, infatti, oltre
cinquecento persone con
tanti bambini.
Il titolo di quest’anno era “Fate
quello che Lui vi
dirà”, passo tratto dalle nozze di
Cana del Vangelo
di Giovanni. La
mano dei ragazzi
ha contribuito non
poco a svecchiare
i classici schemi
della veglia, in cui
sono stati inseriti filmati,
canzoni e scenette. Tutto
per raccontare quel sì di
Maria, che ha cambiato la
storia dell’umanità. Nel suo
intervento, Mons. Vescovo
ha ricordato il ruolo di Maria ed ha invitato i ragazzi
a restare in ascolto di Gesù,
per capire cosa ci chiede.
Al termine della veglia, il
presidente diocesano Michele Contadini ha annun-
ciato che l’Azione Cattolica jesina è stata scelta per
portare gli auguri di Natale
a Papa Benedetto XVI. Venerdì 19 e domenica 20
dicembre, il responsabile
diocesano dell’Acr, Lorenzo Maria Pellegrini e due
ragazzi, rappresenteranno
tutta l’associazione nell’incontro a Roma. Nella foto
un momento della veglia.
Giuseppe Papadia
E
allora come potrò
essere d’accordo che
il mio Paese inizi una
guerra contro un altro
se i miei amici vengono
proprio da lì, se ho scoperto stando insieme
a loro che sono dei ragazzi che come me studiano, lavorano, hanno
dei sogni da realizzare
e pensano al futuro?
Come potrò non arrabbiarmi contro chi cerca
di far passare una guerra per giusta o come un
modo per portare civiltà e progresso, quando
so che da quegli amici
lontani ho molto da imparare? In una delle Messe che abbiamo
celebrato durante l’Agorà, i ragazzi provenienti dai paesi e dalle città del Medio
Oriente (Giordania, Libano, Siria, Israele,
Nazareth, Palestina) annodando le loro
bandiere le une alle altre, hanno costruito
un grande tappeto di colori e hanno ringraziato Dio per il dono dell’Agorà, che ha
permesso a giovani provenienti da paesi
che parlano la stessa lingua ma in conflitto tra loro, di incontrarsi, conoscersi e
iniziare a parlare la stessa lingua del cuore. Se la vera pace nasce dalla relazione,
allora tutti possiamo fare concretamente
qualcosa per la pace, perché il bene anche
se piccolo, se si fa bene e con il cuore si
ingrandisce lentamente.
S.V.
Due aspiranti al diaconato
Intraprenderanno un
non breve
percorso
per diventare diaconi
Emilio
Capogrossi
e Giancarlo Rossetti.
Sono stati
presentati la
sera dell’8
dicembre,
durante la
Messa solenne
in
Duomo, dal vescovo mons.
Rocconi che con semplici,
commoventi parole, ha invitato i numerosi fedeli presenti a pregare per loro perché sarà a servizio di tutta la
comunità che essi opereran-
no. Toccante anche la celebrazione animata dai canti
della Corale Pergolesiana.
Nella foto di Augusta Franco
Cardinali, da sinistra
Emilio Capogrossi
e Giancarlo Rossetti
Giovani
Venerdì 12 dicembre
dalle ore 21 alle 22,40
presso la Parrocchia
di S. Massimiliano
Kolbe a Jesi saranno
presenti i Seminaristi
del Seminario Regionale
di Ancona per animare
una serata di riflessione
testimonianza e
preghiera per i giovani.
Sono invitati tutti i
giovani, non solo chi
partecipa alle attività
della parrocchia. Sarà
presente il Vescovo
Gerardo.la proposta è
a cura del Seminario
Regionale e della
Segreteria Diocesana
Agorà e Ufficio Pastorale
Vocazionale
10
14 dicembre 2008
Cultura e società
A Matelica, la Professione solenne di fr. Enrico e fr. Roberto
“Per sempre” sulle orme di Francesco
S
abato 6 dicembre, nella chiesa zione, chiedendo di osservare la
del convento di San Francesco perfezione evangelica”.
a Matelica (con un portale del XIII Alla sua professione, la Regola,
sec. e un interno ricco di tele pre- che conteneva le esigenze radicagiate del XVIII sec.), è stata cele- li di Gesù attestate da certi passi
brata una solenne liturgia eucari- evangelici (Mt 19, 21: “Se vuoi esstica presieduta dal Padre Provin- sere perfetto, va’, vendi quello che
ciale dei frati Minori delle Marche, possiedi, dallo ai poveri e avrai un
P. Vincenzo Brocanelli, per la pro- tesoro nel cielo; poi vieni e seguifessione perpetua di due giovani mi”, oppure Mt 16,24: “Se qualcufrati, fr. Enrico Maria Mimmotti e no vuol venire dietro a me rinnefr. Roberto De Luca.
ghi se stesso, prenda la sua croce
Durante la solenne concelebrazio- e mi segua”), il Poverello arrivò
ne, che ha visto una grande e af- attraverso una chiamata particofettuosa partecipazione di parenti, lare, come scrive nel Testamento:
amici e di molti altri fedeli, fr. En- “Nessuno mi mostrava che cosa
rico e fr. Luca hanno emesso, nelle dovessi fare, ma lo stesso Altissimani del Provinciale, i voti religio- mo mi rivelò che dovevo vivere sesi di povertà, castità e obbedienza. condo la forma del santo Vangelo”.
“Ciò che colpisce di fronte a questo Allo stesso modo i due professi si
evento - ha esordito P. Brocanelli sono impegnati a seguire la dotnell’omelia - è il fatto che, nono- trina e l’esempio di Gesù, a essere
stante l’attuale contesto sociale e memoria vivente della sua Persoculturale che capisce con difficol- na. Rivolgendosi direttamente ai
tà un impegno di vita duraturo due giovani P. Brocanelli ha dete fedele, il Signore faccia ancora to: “Dovrete vivere ad imitazione
nascere nel cuore dei giovani l’en- di Gesù obbediente, disponibili
tusiasmo di donarsi totalmente ad adempiere le cose che i supee per sempre”. Facendo memoria riori vi chiederanno con l’obbedell’ottavo centenario della prima dienza caritativa che soddisfa Dio
professione che S. Francesco pro- e il prossimo; seguendo Gesù, che
nunciò davanti al Papa Innocenzo si è fatto povero ed umile in queIII, il Provinciale ha detto: “Dopo sto mondo, oggi voi vi impegnate
800 anni due frati, figli di S. Fran- come figli liberi del Padre che è
cesco, compiono lo stesso gesto nei cieli a condurre una vita celicon simile entusiasmo e convin- be per amare il Signore con cuo-
re indiviso, con tutto il desiderio
e la volontà. Questa dovrà essere
la vostra preoccupazione costante,
essere sempre fedeli al Signore in
ogni circostanza, consapevoli che
le situazioni difficili favoriranno di
più il vostro attaccamento a Gesù
perché il vostro amore per Lui viene dal di dentro, dal profondo del
cuore”.
Facendo poi riferimento alla liturgia della Parola della seconda domenica di Avvento che presenta la
figura di Giovanni Battista, il Precursore tutto proteso a Gesù in cui
trova il senso della sua missione, il
Provinciale ha rivolto un ulteriore
invito a tenere sempre lo sguardo fisso al Crocifisso per imitarlo
nella donazione totale di sé. Per
fr. Enrico e fr. Roberto si chiude
la tappa della formazione, ma si
apre un cammino di perfezione e
di conversione continua per essere
veri “cristofori”, portatori di Cristo
Gesù che li ha chiamati a essere
discepoli e imitatori della sua Parola di vita.
A conclusione della liturgia eucaristica, un momento conviviale ha
permesso a tutti i partecipanti di
esprimere la propria gioia e di comunicare liberamente emozioni e
sentimenti festeggiando i due protagonisti dell’evento.
Fotoservizio Giuseppina Idone
nelle foto un momento della celebrazione di sabato 6 dicembre a Matelica per la professione
religiosa di fr. Enrico Maria e fr. Roberto
Un nuovo libro di don Mariano e suor Anna Maria
In punta di piedi
“I
n punta di piedi, lo stupore dell’adorazione che cerca e uno che trova. È proprio questo che
nella vita quotidiana” è il libro di don Maria- rende la Chiesa giovane, aperta al futuro, ricca
no Piccotti e sr Anna Maria Vissani edito dalla di speranza per l’intera umanità.
Shalom di Camerata Picena ed in distribuzione Tu che prendi in mano questo libro, con la cuin questi giorni.
riosità di chi vuole ritrovare il fondo luminoso
del proprio intimo, percorri con calma l’itineScrivono gli autori nell’introduzione:
rario che ti viene offerto e troverai la perla preIl Papa, Benedetto XVI, fin dall’inizio del ziosa che cerchi da tanto tempo. Adorare è la
suo Pontificato ha messo al centro del suo capacità di stupirsi e di contemplare con amore.
annuncio l’urgenza della centralità di Dio Anche tu hai questa vocazione.
nella vita personale e sociale degli uomini
di oggi. Disse: “Laddove Dio non occupa il
primo posto, laddove non è riconosciuto
e adorato come il Bene supremo, la dignità
dell’uomo è messa a repentaglio. È pertanto
urgente portare l’uomo di oggi a “scoprire” il
volto autentico di Dio, che si è rivelato a noi
in Gesù Cristo” (a CastelGandolfo, domenica 28 agosto 2005). Questa nostra società,
piena di paure e sempre più povera di valori trascendenti, rischia di ripiegarsi su di sé
e di cercare con crescente ansia il profitto e
il benessere materiale, perdendo di vista l’interiorità dell’uomo, l’aspirazione ai valori più
alti e duraturi. L’uomo e la donna che non si
stupiscono più della bellezza del creato, della
gratuità delle relazioni, della presenza misteriosa di Dio nel mondo e nella propria interiorità rischiano di svuotare il proprio cuore
della grande promessa di Gesù “io sarò con
voi sempre”. La fede non è semplicemente l’adesione ad un complesso in sé completo di dogmi,
che potrebbe addirittura spegnere la sete di Dio
presente nell’animo umano. Al contrario, essa
proietta l’uomo, in cammino nel tempo, verso
un Dio sempre nuovo nella sua infinitezza. Il
cristiano perciò è contemporaneamente uno
GLI ARAZZI DI BEAUNE
Chi ha varcato il cerchio
delle antiche mura di
Beaune, orlate di bastioni, fiancheggiate da torri,
punteggiate da guardiole,
non è più capace di allontanarsene. Ci si perde nel labirinto delle vie
e dei vicoli ciechi, delle
scale che incantano, fino
a che Beaune la Bella
finisce per avvolgerlo
nella teoria di corridoi
oscuri, che nascondono
all’interno architetture
luminose e dimore finissime.
La terza domenica di
novembre viene venduto all’asta il prodotto dei
vigneti dell’Hôtel Dieu:
nel mercato medievale addobbato di arazzi
gli esperti seguono gli
annunci del battitore;
porte massicce proteggono i palazzi più belli,
i giardini sono nascosti
oltre i cortili profumati, dal sud il vento della
Saôna porta il soffio del
Mediterraneo che fa fiorire la genziana blu sulle
colline.
Nôtre Dame domina la
città, cuore e orgoglio di
Beaune: all’interno una
serie stupenda di arazzi
della fine del quattrocento narra la storia di
Maria: mille fiori illuminano i paesaggi, i Magi
sono vestiti di broccato
ed i pastori, inginocchiati al centro di bianchi
agnelli, ascoltano la voce
degli angeli.
Realizzati su cartoni attribuiti a Pierre Spicre,
tessuti nelle botteghe
di Tournai, gli arazzi
comprendono
ventuno riquadri; essi furono
donati nel 1501 al Capitolo di Nôtre Dame, per
il coro, dall’arcidiacono Hugo II Lecocq. Le
fonti dell’Autore sono i
Vangeli apocrifi raccolti
nella “Legenda aurea” di
Jacopo da Varazze ed
il Vangelo di San Luca.
Dopo i restauri i fili di
lana e di seta hanno
riacquistato
l’intatto
splendore e la lucentezza originaria dei colori.
Gli eventi della nascita
e dell’infanzia di Maria,
la sua vita nel Tempio,
le nozze con Giuseppe
sono state attualizzate
dall’artista ai suoi tempi, così i paesaggi di
armoniosa bellezza presentano campagne ben
coltivate, città turrite e
castelli che richiamano
la dolce terra di Borgogna; gli interni delle abitazioni hanno l’elegante
raffinatezza delle dimore quattrocentesche ad
eccezione dell’umile capanna di Betlemme. Delicati drappeggi fasciano
le figure femminili le cui
chiome sono raccolte
da copricapi variopinti,
solo i capelli biondi di
Maria inondano come
un manto dorato le sue
piccole spalle; gli uomini indossano farsetti e
mantelli, cappelli di velluto. La mente “colorata”
dell’autore riesce a rappresentare l’immagine
della Vergine dotandola
di innegabile fascino: il
volto di Maria, rapito in
una incessante preghiera,
chino sul Figlio che ha
assunto la nuda fragilità
umana, ci conduce alla
soglia del Mistero che
non è tenebra ma ciò
che è dato sperimentare
dell’Essere. La Vergine
è il primo segno della
presenza di Dio nella
Storia perché “ il Verbo
di Dio si è fatto Carne”
e si è reso sperimentabile in Lei come Carità.
L’arte del disegnatore e
dei Tessitori ha ricreato
attraverso le forme e i
colori l’evento della Salvezza perché i viticoltori, i bottai, i falegnami, i
mercanti, gli aristocratici di Beaune ne gioissero
e ancora oggi i visitatori
improvvisati ne fossero
partecipi nel contemplare la vita della Madonna
“ianua coeli”.
Maria Costanza
Santacroce Cestaro
Monte Roberto – Gli Amici del Presepio
La tradizione del presepe
Cosa vuol dire fare un presepio nel tecnici originali, creano effetti sperispetto della tradizione? Vuol dire ciali, ci mettono insomma tutta la
ricreare l’ambiente della nascita di loro capacità non per stupire ma far
Gesù come probabilmente avven- “vivere” al meglio la scena della nane e come da secoli siamo abituati scita. Ogni particolare è curato con
a pensarla: una grotta o una capan- attenzione, nulla è lasciato al caso o
na, o meglio ancora una stalla, dove all’improvvisazione. Hanno incomindovevano pur esserci un bue ed un ciato a lavorarci nella prima decade
asino, con i pastori che accorrono al- di novembre, quasi tutte le sere fino
l’annuncio dell’angelo, e tutt’intorno a mezzanotte. Un lavoro fatto dopo
la vita consueta di contadini, di pa- una giornata di lavoro. C’è solo passtori, artigiani. Un ambiente di oltre sione nel loro impegno che orami da
duemila anni fa che poi ci si è ado- anni è coronato dall’apprezzamento
perati ad arricchire in maniera più o unanime e dai molti visitatori. Quemeno fantastica di nuove aggiunte st’anno il grande presepio allestito
che facessero comunque sempre ri- nella Sala della Confraternita accanferimento all’avvenimento e ai tempi to alla Chiesa parrocchiale, avrà in
di quella nascita. A Monte Roberto contemporanea altri piccoli presepi
gli “Amici del Presepio” ogni anno allestiti nel centro storico, “Le vie del
costruiscono un presepio “tradizio- presepe”, come l’ha voluta chiamare
nale”, ripropongono cioè in maniera la Pro Loco. La nascita di Gesù non
sempre diversa ma sempre fedele alla mancherà di stimolare l’inventiva e
tradizione il “mondo” della nascita di l’estro creativo di molti. Sarà possiGesù. Ogni anno cercano di suggeri- bile visitare i presepi dalla notte di
re un aspetto nuovo, arricchiscono Natale fino alla festa dell’Epifania, di
con nuovi personaggi la scena della pomeriggio.
nascita, inseriscono marchingegni
r. c.
Vallesina
14 dicembre 2008
11
JESI, Liceo Classico: il critico Roberto Galaverni incontra gli studenti
“Q
La poesia si avvicina ai ragazzi
uando le parole perdono significato, la forza fisica prende il sopravvento”. E’ con questa
citazione del poeta inglese Auden
che il critico Roberto Galaverni,
autore di uno dei principali lavori
sulla poesia contemporanea italiana (Dopo la poesia, Fazi editore) e,
di recente, di un fortunatissimo libello a difesa della poesia (Il poeta
è un cavaliere Jedi, Fazi editore) ha
aperto la sua conferenza-conversazione dal titolo “Il nostro tempo e
la poesia” presso il Liceo Classico
di Jesi, mercoledì 3 dicembre, in
un’aula magna gremita di studenti
curiosi e attenti delle quattro quinte ginnasiali.
Con il suo linguaggio semplice e
appassionato, Galaverni ha invitato
i ragazzi ad essere interlocutori attivi, a porsi delle domande e a dare
valore alle parole perché, citando
Andrea Zanzotto “Il ruolo dei ragazzi dovrebbe essere di attività,
di partecipazione, ma anche di distacco, di critica disincantata verso
gli slogan…e la poesia ha proprio
questo ruolo di demistificazione,
cioè di giudizio, di critica e di pre-
sa di posizione” . E’
per questo - ha affermato Galaverni
- che è così importante che i giovani
vengano a contatto
con il linguaggio
poetico, con la
cosiddetta lingua
viva che li aiuta a
capire e a difendersi da un mondo
di frasi fatte e sterili che li circonda.
Dopo questa introduzione generale
in cui ha, tra l’altro, commentato quanto mai vivo e acuto. “Poeta
con sorprendente leggerezza e delle cose”, ha detto di Rondoni
adesione del pubblico alcune sug- Galaverni, “poeta della pienezza”,
gestive definizioni di poesia forni- passando a sottolineare quanto
te da grandi poeti del Novecento proprio nel suo impegno cattoli(Montale, Pound, Celan), il critico co, nel suo sguardo di credente sul
ha presentato la poetica e lo stile di mondo risieda una delle sorgenti
Davide Rondoni, noto giornalista e della sua vena poetica.
poeta contemporaneo che a marzo “Una voce piena di vitalità”, ha conincontrerà gli stessi studenti.
tinuato Galaverni, che spesso, a
Del poeta romagnolo, cui è legato contatto con le contraddizioni delda un’amicizia di lunga data nata la società contemporanea, si tradalla comune esperienza univer- duce in pensoso interrogativo.
sitaria, ha tratteggiato un ritratto “Com’è piena di fiamme la notte,
Moie, domenica 14 dicembre dalle ore 10
amore/tienimi la
mano sul petto./
Cosa sta iniziando/
cosa sta scrivendo/il fuoco in tutto
il buio che c’è?” è
uno dei passaggi
più significativi, in
questo senso, tra
le poesie lette dagli
studenti, commentate dal critico e
tratte dall’ultima
raccolta “Apocalisse Amore”. L’incontro con Roberto
Galaverni è stato il primo dei tre
appuntamenti previsti all’interno
del progetto “Parole in” promosso
dal Liceo Classico di Jesi e sostenuto da sponsor privati (Edilgeca
Immobiliare). Il progetto, come ha
spiegato in apertura dell’incontro
la dirigente prof.ssa Giuliana Petta,
ha come primo scopo quello di avvicinare i ragazzi alla poesia, che è
forse il tipo di comunicazione verbale più lontana dalla società contemporanea, ormai abituata ad un
linguaggio ripetitivo e superficiale.
Ma l’obiettivo è anche quello di
promuovere attraverso la letteratura una riflessione sul mondo e su
se stessi nei ragazzi che, come ha
ricordato Galaverni, avvicinandosi
alle poesie e alle opere letterarie,
forse non ricevono grandi risposte
(“Non è vero, poi, che la letteratura
salva la vita” ha infatti lucidamente
puntualizzato) ma certamente riescono a porsi grandi domande.
L’evento si è concluso con un pranzo al ristorante dove studenti e insegnanti hanno avuto la possibilità conoscere meglio e da vicino il
critico.
Roberto Galaverni ha riscosso l’apprezzamento del pubblico per il
suo linguaggio semplice e chiaro,
per il garbo e il piglio giovanile del
suo intervento, per l’amore appassionato per la poesia. L’incontro
aveva lo scopo di avvicinare i ragazzi alla poesia e Roberto Galaverni c’è riuscito. Ora tutti aspettano il prossimo ospite, un ospite
davvero di eccezione: Davide Rondoni.
Anastasia Campanelli, Cristina
Accoroni, Maddalena Piattella
Il Palio d’Inverno
Giornata del Ringraziamento
Il Circolo Culturale l’Emporio delle
Parole con il patrocinio del comune
di Jesi presenta Il Palio d’Inverno,
sabato 13 e domenica 14 dicembre
che si svolgerà presso il Palazzo dei
Convegni. Alle ore 17,30 di sabato, il
monologo con Dante Ricci “Il tabacco
fa male” di A. Cechov e la tavola
rotonda “L’attore: Arte o Mestiere”. La
domenica, dalle ore 17 “Il sindacato
il giorno dopo” e la rappresentazione
teatrale “I monelli dell’anno 1000
nel 2008” a cura di Maria Giannetta
Grizi in collaborazione con la
Compagnia Teatrale “La Barcaccia”.
Le manifestazioni sono
ad ingresso libero.
La Federazione provinciale Coldiretti tutta la vita di Cristo ha attinto dal
di Ancona, sezioni di Moie, Castel- mondo rurale, in tante sue dimenplanio e Monte Roberto invita la cit- sioni, ispirazione per annunciare il
tadinanza a partecipare domenica 14 Regno di Dio. La Chiesa, seguendo
dicembre alla Giornata provinciale l’insegnamento del Vangelo, non
del Ringraziamento, che verrà cele- solo prega “dacci oggi il nostro pane
brata a Moie presso la Chiesa Cristo quotidiano” ma, sull’esempio del SiRedentore. È previsto il raduno degli gnore che ha sfamato la folla moltiagricoltori con le loro macchine agri- plicando pani e pesci, si impegna in
cole in piazza Cristo Redentore alle tutti i modi con innumerevoli iniziaore 10; seguirà alle ore 11,30 la Santa tive di promozione umana e di conMessa celebrata dal vicario diocesano divisione, perché a nessuno manchi
mons. Giuseppe Quagliani.
il necessario per vivere.
con la presentazione dei frutti del È questo il motivo per cui oggi ci
lavoro della terra; successivamente il rivolgiamo al Padre fonte di ogni
programma prevede la sfilata di mac- bene, anche di quelli offertici dalla
chine agricole fino a piazza del Mer- terra, fiduciosi del suo intervento
cato (ore 12.30); infine il pranzo so- e del suo aiuto nell’impegnativa riciale. Durante la celebrazione, ad ogni cerca della via migliore per rendere
bambino verrà offerta una piantina di giustizia a ogni uomo, cui spetta la
olivo: è il simbolo del collegamento possibilità di sostenersi con dignità
tra il bimbo che cresce e la natura che attraverso l’accesso al cibo di cui ha
lo accompagna nella sussistenza.
bisogno per vivere.
I vescovi italiani hanno dedicato il “Fondamentale è «sentire» la terra
loro messaggio per questa giornata al come «nostra casa comune» e scetema: “Ho avuto fame e mi avete dato gliere, per una sua gestione a servizio
da mangiare”. Essi scrivono che la pa- di tutti, la strada del dialogo piuttosto
rola del Vangelo ci ricorda che il pane che delle decisioni unilaterali”. Quedato al povero è dato a Gesù stesso: sto invito, contenuto nel messaggio
“Egli lo riceve da noi, lo trasforma e del Santo Padre Benedetto XVI per la
ce lo ridona moltiplicato e arricchito 41a Giornata Mondiale della Pace, ci
di nuova forza: è il “pane quotidiano”, stimola a considerare anche quest’anche il Signore ci ha insegnato a chie- no la Giornata del Ringraziamento
dere al Padre.
come un’occasione di riflessione per
I discepoli avevano implorato: “Si- contribuire alla realizzazione della
gnore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1). pace attraverso la giustizia, con parLa risposta di Gesù rivela il suo dialo- ticolare riferimento alla destinazione
go profondo e concreto con il Padre: universale delle risorse alimentari.
sintesi di una spiritualità incarnata, il
Nella foto, un momento della
Padre Nostro pone al centro la richiecelebrazione del Ringraziamento
sta del “pane quotidiano”.
che si è svolta a Moie nel 2006
Il dialogo dell’uomo con Dio passa ancon il parroco don Gianni Giuliani
che attraverso la richiesta di un bene
che benedice gli agricoltori
primario come il pane, così come
e i loro automezzi
MONSANO, il 28 dicembre alle ore 17: concerto
L’
Corso di orientamento musicale
Associazione Sant’Ubaldo
di Monsano per il quinto
anno consecutivo organizza il
corso di orientamento musicale
di tipo bandistico. Da quest’anno il corso si tiene in collaborazione con La Fondazione Cassa
di Risparmio di Jesi che permette di avvalersi dei maestri
qualificati M° Marco Corsetti
e M° Marina Carletti. La loro
metodologia e professionalità
fa si che ogni ragazzo si avvicini con semplicità alla musica
prendendo subito confidenza
con lo strumento scelto. Sono
particolarmente
disponibili
alle esigenze degli allievi, sia
per eventuali lezioni di gruppo
o individuali, che per la flessibilità di orario. Le iscrizioni
al corso sono aperte a tutti, a
partire dai sette anni in su e le
lezioni si tengono presso l’aula
di musica sita in Via Roma a
Monsano (sotto la Scuola Media) nei giorni di giovedì e sabato pomeriggio. Attualmente i
partecipanti al corso sono circa
trenta, principalmente ragazzi
e ragazze di età compresa tra i
sette ed i diciotto anni. Il progetto del corso di orientamento
musicale è finalizzato a per-
mettere a Monsano di avere la
musica della sua Banda, che da
anni non era più presente, ma
della quale i cittadini sentivano
la mancanza. Il frutto dei corsi
di musica è visibile nella prima
uscita della Banda Musicale
Sant’Ubaldo in occasione del
Palio di San Vincenzo a Monsano nel maggio 2007.
Il gruppo degli allievi, nel porgere i migliori auguri di Buone
Feste, invita tutti al Concerto
di Natale che sarà tenuto il 28
dicembre alle ore 17 presso la
Chiesa del SS. Sacramento di
Monsano.
Panathlon Club di Jesi con le campionesse
I
Premio Fair Play
nteressante ed affollata serata quella registrata
in occasione della conviviale organizzata venerdì 5 dicembre dal Panathlon Club di Jesi. Ospiti le
campionesse pluri medagliate Giovanna Trillini
e Valentina Vezzali. Alla serata hanno partecipato anche i presidenti dei club marchigiani, il Governatore dell’Area V del Panathlon International
dott. Gianni Bambozzi, l’assessore allo sport del
Comune di Jesi prof. Aguzzi, il presidente del Club
scherma Jesi Proietti Mosca. Il presidente del club
jesino dott. Paolo Ciarocchi ha presentato le due
atlete, le quali sono state onorate del titolo di socio
onorario del Club Panathlon Jesi, che di seguito
hanno risposto alle domande e alle curiosità dei
presenti. Nella stessa serata è stato consegnato il
premio Fair Play 2008 a Tiziano Cocilova tesserato
per il Vallesina Calcio club militante nel campionato di Promozione. Cocilova il 5 ottobre scorso
in occasione della gara di campionato contro il Tavolato ha volutamente calciato fuori un calcio di
rigore assegnato giustamente dall’arbitro per fallo
del portiere su un attaccante mentre un giocatore del Tavolato era a terra a centrocampo con la
squadra ospite più proiettata a soccorrere il proprio compagno che non a seguire l’azione. Cocilova dopo un conciliabolo con i compagni e con l’allenatore Sergio Spuri ha messo sul fondo il pallone
calciato dagli undici metri.
12
Jesi
14 dicembre 2008
20 dicembre: El Passì junior presenta
luca, un angelo in volo
El pranzo de Natale
di
V
S
tagione ricca di interessanti produzioni quella
della Compagnia Teatrale “El
Passì” che, appena reduce dai
successi di “Santa Elisabetta
d’Ungheria”, torna a Natale
con lo spettacolo de El Passì
junior: El Pranzo de Natale.
L’appuntamento è per sabato
20 dicembre, alle ore 21.15,
presso i locali dell’Oratorio della Parrocchia di San
Francesco d’Assisi a Jesi.
Un binomio vincente, formato da padre Bruno Fioretti-parroco di S. Francesco d’Assisi- e Claudio
Corinaldesi- apprezzato autore e regista locale- firma la
produzione di questa intensa
e commuovente opera in vernacolo sul senso del Natale. I
piccoli interpreti della commedia sono: Riccardo Tesei,
Eleonora Di Matteo, Giulia
Schiavo, Ilaria Copparoni,
Elisa Arcangeli, Martina
Corinaldesi, Alice Cardinali,
Giorgia Schiavo, Irene Copparoni, Luca Tesei, Carolina Trillini, Arrigo Bellelli,
Maria Cantarini, Lorenzo
Cantarini,
accompagnati
da Pino Gullace nella parte del nonno. L’ingresso è
ad offerta: il ricavato sarà
devoluto in favore della ristrutturazione del teatrino
parrocchiale. Lo spettacolo sarà replicato domenica
21 dicembre alle ore 10.30
presso il cinema Excelsior
di Falconara Marittima in
collaborazione con la Croce Gialla locale; seguiranno
altre rappresentazioni a San
Francesco e presso la Casa
Famiglia del Collegio Pergolesi di Jesi.
Tiziana Tobaldi
orrei condividere con lei
una notizia, purtroppo dolorosa: due settimane fa ho dovuto partorire il mio bimbo
che da un’ecografia abbiamo
scoperto era morto. Eravamo quasi al sesto mese. Può
immaginare quanto dolore
questo ha comportato per me
e per tutta la mia famiglia... E’
stato ed è ancora una ferita
indescrivibile per tutti noi. Le
scrivo, perché non riesco ancora a parlare, neppure con le
persone a cui voglio bene, senza piangere. Vorrei chiedere a
lei e alle persone che leggeranno di tenerci un po’ con voi: me,
mio marito e gli altri miei due
bambini, per poter lenire un
po’ il nostro dolore. Sappiamo
che in qualche modo il nostro
angioletto, che abbiamo chiamato Luca, ci è vicino, ma ci
manca la sua presenza, anche
se non era ancora nato. Non
so se questo sia il destino o la
volontà di Dio. Io preferisco
pensare che sia la Sua volontà,
perché se è così, tutto il dolore
ha un senso in un disegno di
cui noi non siamo a conoscenza e che non possiamo capire,
ma che c’è.
Scusatemi se vi ho rattristato.
Grazie per avermi dedicato la
sua attenzione.
Silvia D.
Cara Silvia,
non credo proprio che si
deve scusare per aver voluto
condividere con noi un’esperienza tanto forte come questa che la vita le ha riservato.
Sappiamo che parlare ci è
d’aiuto, perché permette al
nostro dolore di uscire un
po’ dalle profondità dell’anima e di essere ascoltato. Ma
parlare, dovendo sostenere
la fatica di reggere una conversazione, può risultare,
in certi momenti, troppo
Comune di Jesi e biblioteca Petrucciana
Il volto nuovo della città
“Radicalità
del
messaggio cristiano e habitat multietnico delle case
greco-romane” è
il tema della conversazione che il
prof. Mario Pesce
docente di storia delle revisioni
presso l’università
di Bologna, terrà
il 12 dicembre alle
ore 18 alla biblioteca Petrucciana
di Jesi in via Santoni, 1.
Quest’incontro
è nell’ambito del
progetto “Il volto
nuovo della città:
disgregazione o convivenza:
come ricostruire
o su cosa fondare
una nuova riaggregazione nella
multietnica città
moderna” a cura
dell’assessorato
alla cultura del comune di Jesi, della biblioteca Planettiana e della Diocesi di
Jesi. Il progetto prevede una serie di incontri che si concluderanno il 27 aprile
che vogliono essere un tentativo di offrire
qualche argomento di riflessione su quale
cultura, quale atteggiamento etico, quale
estetica e quale urbanistica. Perché oggi
la disgregazione sociale ha sovente costruito un drammatico impianto visivo:
sfruttamento eccessivo del territorio, monotonia degli spazi, divisioni dei quartieri
per etnia, uso improprio del verde e degli
spazi pubblici.
Federico Cardinali
doloroso. Come un peso
che oltrepassa le nostre forze. Allora scrivere diventa
una strada più percorribile,
perché il foglio sa aspettare
le parole che man mano si
formano nella nostra mente
e permettono ai nostri pensieri di assumere una forma
‘leggibile’. Le persone che ci
sono vicine, anche quelle
che ci voglio bene, anzi, soprattutto loro, si avvicinano
a noi preoccupate di riempire con le loro parole il nostro
dolore. Quasi come a volerlo
‘coprire’ perché non prenda troppo spazio. Come a
costruire degli argini oltre i
quali non gli sia permesso di
andare.
Il fatto è che chi ci sta vicino teme che il dolore possa
invadere anche il suo spazio
vitale. Oltre che il nostro. Di
qui la necessità e il bisogno
di riempire ogni nostro possibile silenzio con fiumi di
parole che, però, diventano
per noi solo rumore e non
arrecano alcun conforto
al nostro cuore, perché in
realtà non possono neanche
raggiungerlo.
Dovrà darsi un po’ di tempo, Silvia, prima di poterne
parlare con un po’ di libertà.
Prima, soprattutto, che chi
le sta vicino possa ascoltare
il suo dolore senza sentirsi in
dovere di chiudergli (al dolore) la bocca, di togliergli la
parola.
Lei si fa una domanda: se
il fatto che questo bambino appena arrivato è subito
ripartito, prima ancora di
nascere, “sia il destino o la
volontà di Dio”. E nel farsi
questa domanda ci dice che
il suo pensiero preferisce
vedervi un progetto di Dio,
perché questo le permette- marci prima è forte: sembra
rebbe di vedere “un senso” un cammino impossibile
nel suo e vostro dolore: il o addirittura inutile tenesenso di essere parte di “un re aperta la domanda ‘che
disegno di cui non siamo a senso ha ciò che mi sta succonoscenza, ma che c’è”.
cedendo’. Ma nel momento
Poter vedere in un’esperien- in cui ci fermiamo, il doloza, pure tanto dolorosa, un re diventa vuoto, perdita di
segno della vicinanza di Dio speranza, disperazione. E
nella vita sua e della sua fa- un dolore inascoltato cermiglia è senz’altro un dono cherà altre strade per uscire
che Dio stesso le sta facendo. e non si ferma finché non le
Quel Dio in cui lei crede e avrà trovate. Magari passedi cui sente di potersi fidare. rà attraverso il corpo. Con
Proprio perché credere in lui quei disturbi che le scienze
altro non significa che fidar- mediche e psicologhe chiasi di lui, affidarsi a Lui, certi mano ‘psicosomatici’. Anche il Suo amore non può sia, depressione, disturbi
tradirci. Perfino quando ci digestivi, tono dell’umore
si presenta attraverso mo- alterato, disturbi del sonno,
menti tanto difficili, quindi dolori vari, ecc.: diamo loro,
incomprensibili per la nostra di volta in volta, nomi dimente.
versi, ma sono facce di una
Da un punto di vista pura- medesima realtà.
mente ‘umano’ - quello che La nostra anima, la nostra
può cogliere la psicologia, la mente… in una parola, noi
scienza dell’anima - le sue abbiamo bisogno di trovare
riflessioni ci ricordano che un senso ai diversi momenti
cercare un senso in ciò che della nostra vita. L’essere creci succede è un’esigenza alla denti, come lei, Silvia, ci sta
quale non possiamo rinuncia- dicendo, diventa una risorsa:
re. Quando la vita ci fa in- una strada da percorrere per
contrare il dolore, tanto più riscoprirci all’interno di un
esso è grande, tanto più noi progetto d’amore che Qualabbiamo bisogno di trovarvi cuno, che vede oltre il nostro
un senso, un significato. La campo visivo, ha elaborato
nostra mente non sa tolle- per la nostra crescita, per la
rare un’esperienza che ne sia nostra evoluzione.
priva. Non può accettarla.
E anche quando un signi- La ringrazio per le sue paroficato è nascosto e difficile le. E un grazie a Luca, vostro
da raggiungere, il bisogno - e un po’ anche nostro, ce lo
di trovarlo fa sentire tutta permetta - compagno di camla sua pressione. Il dolore mino in questa vita.
che lo accompagna è anche
spinta verso la ricerca. Ci Chi vuole scrivere allo
riflettevamo un po’ di tempo psicologo può farlo o per
fa, in uno dei nostri primi e-mail (redazione@vocedelincontri, subito dopo l’estate. lavallesina.it o cardinali@itfa.
La ricerca di senso è vita per it) o per posta a Voce della
la nostra anima. E’ vita per Vallesina - colloqui con lo
tutto il nostro essere.
psicologo - P.za Federico II,
E’ vero, la tentazione di fer- 8 - 60035 JESI
Beata Eugenia Picco: esempio di prudenza
“Umile e nascosta, come è il pane”
“Come Gesù ha scelto il
pane, cosa tanto comune,
così deve essere la mia vita,
comune...accessibile a tutti e, in pari tempo, umile
e nascosta, come è il pane”.
Queste parole di Eugenia
Picco scaturiscono da una
lunga contemplazione di
Gesù, Pane di vita, spezzato
per tutti. A questa contemplazione Eugenia arriverà
dopo un lungo e sofferto
cammino. Nasce a Crescenzago (Milano) l’8 novembre
1867. Il padre è un valido
musicista de «La Scala» di Milano, cieco.
La madre è una donna frivola, che non
ama il marito, bensì il denaro, il successo e i viaggi. Eugenia è spesso affidata ai
nonni e incontra i genitori solo nelle brevi
soste che si concedono tra una tournée
e l’altra, fino a quando un giorno la madre torna sola, senza il marito, facendolo
credere morto e costringendo la figlia ad
andare ad abitare con lei e con il suo convivente.
Eugenia cresce in un ambiente disordinato e irreligioso, e spesso subisce le molestie del nuovo convivente della madre.
Eppure ogni giorno, come per una «istintiva» forza, la giovane va a pregare nella
basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
A vent’anni Eugenia decide di volere Gesù,
la santità. Così il 31 agosto del 1887 scappa da casa ed entra nella famiglia religiosa
delle Piccole figlie dei Sacri Cuori di Gesù
e Maria. Semplice e umile, fedele e generosa, si dona senza riserve.
Nel giugno 1911 viene eletta Superiora
generale: donna coraggiosa, fa voto di
compiere con perfezione
serena e tranquilla i doveri
di Superiora e questo per il
compimento della volontà
di Dio. Animatrice saggia
e prudente durante il suo
governo svolgerà un’azione illuminata. È madre per
tutti, specialmente per i
poveri, per i piccoli, per gli
emarginati che serve con
carità generosa e instancabile. Il bisogno e i drammi
dei fratelli durante la grande guerra del 1915-1918 le
aprono ancor più il cuore
per farsi accoglienza di ogni gemito, dolore, preoccupazione sociale o privata.
Il suo sostegno principale, il fulcro vitale
della sua vita interiore e di tutta l’opera
e l’azione apostolica è per suor Eugenia
l’Eucaristia, suo grande amore, centro
della sua pietà, cibo, conforto e gaudio
delle sue giornate dense di preghiera e di
fatica.
Nella malattia e nella morte darà compimento alla sua totale consacrazione a Dio;
di salute debole, la tisi ossea la porterà nel
1919 all’amputazione dell’arto inferiore
destro. Suor Eugenia muore santamente il
giorno 7 settembre 1921.
La sua fama di santità si conserva, anzi andrà aumentando dopo la morte. Ovunque
si sentono espressioni di devota ammirazione e venerazione per Suor Eugenia, vista da tutti come esempio di straordinaria
virtù e come modello di pietà, di zelo, di
prudenza, di spirito di sacrificio e di saggezza. Il 7 ottobre 2001, Giovanni Paolo II
la proclama «beata».
Giordano Maria Mascioni
13
In dialogo
14 dicembre 2008
JESI – EPIFANI ha inaugurato la nuova sede della Camera del Lavoro di Jesi
L
Una lunga storia e tante sfide nel presente
a Camera del Lavoro di
Jesi lascia l’ex Appannaggio: inaugurata martedì
14 ottobre la nuova sede in
via Colocci, alla presenza
di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil,
che torna per la seconda
volta a Jesi, dopo la celebrazione del centenario della
Camera del Lavoro jesina
nel 2004. A fare gli onori
di casa Domenico Sarti segretario della Cgil cittadina,
Marco Manzotti segretario
provinciale Cgil, Luigina
De Santis, della presidenza del Patronato Inca e il
sindaco Fabiano Belcecchi.
Tra i presenti anche Raffaele Bucciarelli, presidente
dell’Assemblea Legislativa
delle Marche, l’assessore
regionale Loredana Pistelli
e l’assessore alla Provincia
di Ancona Carla Virili
Costituita nel 1903, la terza
a comparire nelle Marche,
la seconda nella provincia di Ancona, la Camera
del Lavoro di Jesi ha vissuto tante vicende storiche:
le vertenze sindacali degli
anni ‘60-‘80, le lotte delle
Opinioni
filandaie, il sofferto declino
della Sima. Oggi conta oltre
10.000 iscritti.
«Questa occasione è il segno
di una Cgil che attraversa le
generazioni - afferma Epifani - una scommessa per il
futuro». Il segretario sottolinea il ruolo del suo sindacato, quello di «stare tra le
persone, per dare soluzioni e speranze» ribadendo
come la Cgil non sia solo
una forza che critica, ma
una realtà che propone. «La
nostra modernità - precisa è portare, in un mondo che
cambia, riferimenti antichi,
nati dai lavoratori, fondati
sulla solidarietà». Il segretario generale fa anche riferimento alla crisi mondiale:
«spero che finisca l’effetto
sui mercati finanziari, ma il
problema saranno le conseguenze sull’economia reale
cioè sui piani di sviluppo
delle imprese, sulle crisi
industriali, sul livello dell’occupazione e dei redditi
di lavoratori e pensionati
- dice - si è intervenuti sulla questione finanziaria, ma
ora ci vogliono soluzioni di
a confronto
La Prima Guerra
Mondiale
Ho letto con molto interesse
l’articolo su Voce della Vallesina, n. 40 del 16 novembre 2008 rubrica “Il Refrattario” La Grande Guerra 90
anni dopo e ne ho apprezzato in particolare la capacità espressa dall’Autore di
analizzare e sintetizzare in
poche righe un accadimento delle dimensioni e della
complessità come quelle
della prima Guerra Mondiale.
In particolare, sono stato
colpito dalla tesi sostenuta
dall’A . circa il ruolo determinante avuto dalla massoneria internazionale per
la “distruzione totale del
cattolico Impero AustroUngarico”, la cui scomparsa
ha creato quel grave squilibrio nell’Europa centrale di
cui avvertiamo ancora oggi
le pesanti conseguenze. Lo
stesso dicasi del ruolo della
massoneria anglo-americana nel ridisegnare la carta
d’Europa e nello spazzar via
“gli imperi cristiani come
l’Austria e la Russia .. e con
essi tutto un certo tipo di
civiltà”.
E’ una tesi illuminante e, per
un vecchio cattolico come
me, affascinante. Sarei pertanto profondamente grato
all’Autore se vorrà ritornare
sull’argomento ed approfondirlo con delle citazioni e
della bibliografia, sulla base
delle quali certamente Egli
avrà basato le sue conclusioni.
Vorrei aggiungere come anch’io coltivi qualche modesta personale convinzione
sull’argomento.
Sarebbe
tempo ad esempio che si
faccia luce sul ruolo che
Italia e Inghilterra hanno
sostenuto nell’anno 1917.
In quell’anno hanno dovuto
sopportare e sopportano da
sole il peso di quell’immane
conflitto. In quell’anno infat-
ti la Francia, dopo Verdun,
non muove un dito, (anche)
in attesa dell’arrivo delle
truppe americane. In quell’anno si completa lo sfacelo
dell’Esercito russo, culminato con la rivoluzione d’ottobre. Forse qualche storico
potrebbe/dovrebbe rivedere ed individuare meglio le
vere cause della disfatta di
Caporetto. Forse qualcuno
potrebbe/dovrebbe riflettere sulle vere motivazioni che
hanno indotto o costretto
Cadorna ad accanirsi con le
sue battaglie dell’Isonzo.
Con l’occasione, esprimo i
miei più vivi complimenti
per la veste editoriale e per
i contenuti del Settimanale
(che seguo, anche se saltuariamente, da oltre sessant’anni..).
Piero Pesaresi
Al Carducci
E’ apparso qualche giorno
fa sulla stampa locale l’interessamento dell’assessore
allo sport per la ricerca di
spazi idonei per le attività
giovanile, specie per i ragazzi della pallacanestro. Si
sta costruendo un campo al
Largo Europa, bene e grazie
agli sponsors.
Non si potrebbero cercare
sponsors anche per sistemare la “culla della pallacanestro” jesina dietro la palestra
Carducci? Chi non ricorda
le serate passate al Carducci
a vedere i campioni di pallacanestro? Non sarebbe possibile un adeguato recupero
ed una copertura “con pallone” e poi darla in gestione ad una società sportiva?
Grazie all’assessore se vorrà
prendersi cura del problema,
si risolveranno due questioni in un sol colpo: recuperare uno spazio all’uso ma
soprattutto togliere dall’incuria una storica struttura
lasciata in completo abbandono. Grazie
Aldesino Fioretti
politica industriale, tavoli
anticrisi a partire dalle crisi
industriali, come quella della Antonio Merloni». Epifani non risparmia il Governo, da cui si dice lontano
non solo per una questione
di merito, giudicando sbagliata e inadeguata la manovra finanziaria, ma anche
per l’atteggiamento stesso
di «un Governo dai caratteri autoritari, che non vuole
confrontarsi e non ascolta
se si parla di precariato, investimenti in formazione,
scuola, ammortizzatori sociali». Sulle trattative per il
rinnovo del modello contrattuale, ci risponde che
«c’è un confronto aperto,
c’è un documento che non
condividiamo perché riduce
i salari e gli spazi della contrattazione (sia nazionale
che aziendale), ma in questo momento troverei un
po’ surreale che ci si divida:
il Paese non ha bisogno di
divisioni tra i lavoratori e
tra i sindacati, e neanche
tra Confindustria e Cgil»
Domenico Sarti, segretario
della Cgil di Jesi, si dice orgoglioso per «una struttura
che ora è adeguata ai biso-
gni della nostra gente, più
confortevole, più efficace
rispetto agli impegni che
siamo chiamati a svolgere».
In essa rientreranno tutti i
servizi erogati nel territorio, come il Patronato Inca
e il Sindacato Pensionati
(artefici di un grande sforzo finanziario per questa
nuova sede), ma anche associazioni collaterali e di
volontariato. Questa iniziativa cade in un momento
particolare per il territorio,
che Sarti descrive parlando
di grandi difficoltà occupazionali e produttive, nel
settore agroalimentare e
in quello meccanico. Per la
CIGS (cassa integrazione
guadagni straordinaria), nel
primo semestre 2008, nella
provincia anconetana, si è
registrato un + 192% rispetto allo stesso periodo del
2007, e anche la mobilità è
in forte aumento. «Siamo
qui per ribadire la volontà
della Cgil di stare vicino ai
luoghi di lavoro e alle persone, in una società sempre
più complessa» conclude
Sarti. «Questa nuova sede»
esordisce Belcecchi «non
è solo un investimento immobiliare, ma anche il riconoscimento dell’impegno di
tanti lavoratori, nonchè un
momento di rilancio, una
speranza in questa fase difficile, un modo per guardare avanti».
Luigina De Santis parla della nuova sede come “patrimonio della collettività” e
dell’Inca come strumento
della Cgil, sul versante previdenziale.
A conclusione della cerimonia il pensiero e gli applausi
vanno a Oscar Barchiesi, ex segretario regionale
Cgil, scomparso di recente:
Epifani ha consegnato una
targa alla moglie, Orietta
Centanni, e alle due figlie
ricordando «un uomo d’altri tempi, un galantuomo,
che sapeva mediare ma era
fermo nei principi. Siamo
tutti riconoscenti alla sua
attività» conclude il segretario generale «non sparirà
mai dai nostri cuori e dai
nostri cervelli».
Fotoservizio
Maria Chiara La Rovere
14
Pagina Aperta
14 dicembre 2008
Jesi – Il Palazzo e dintorni
AGENDA
Il santo del giorno
Giovedì 11 dicembre san Damaso, venerdì 12 san Valerico, sabato 13 santa Lucia, domenica 14 san Giovanni
della Croce, lunedì 15 san Valeriano, martedì 16 sant’Albina, mercoledì 17 san Lazzaro, giovedì 18 san Graziano
vescovo, venerdì 19 santa Fausta, sabato 10 san Liberato,
domenica 21 san Pietro Canisio.
Farmacia di turno, la notte, a Jesi
Giovedì 11 dicembre Coppi, venerdì 12 Calcatelli, sabato 13 Coppi e domenica 14 Comunale 1, lunedì 15 Cerni,
martedì 16 Comunale 2. mercoledì 17 Grammercato, giovedì 18 Coppi, venerdì 19 Moretti, sabato 20 e domenica
21 Coppi.
Farmacia di turno in Vallesina
Giovedì 11 dicembre Poggio San Marcello, venerdì 12
Castelbellino, sabato 13 Pianello Vallesina, domenica 14
Moie (Lucarelli), lunedì 15 Moie (Angelico), martedì 16
Macine, mercoledì 17 Montecarotto, giovedì 18 Angeli,
venerdì 19 Poggio San Marcello, sabato 20 Castelbellino,
domenica 21 Pianello Vallesina.
Anagrafe
Nati a Jesi (salvo diversa indicazione) dal 15 al 30 novembre
Federico Maglio, Silvia Scorcelletti, Niama Belhana, Nesrina Saliu, Elena D’Amico, Luca Messersì, Sara Melissa Putureanu, Margherita Quarchioni, Haoxiang Zheng, Andrea
Sofia Cirilli, Isaac Harena Pagni, Nicole Senesi, Bilal Wahbi,
Fatima Wahbi, Maria Victoria Castro, Alessandro Civitarese,
Tommaso Pacci (Ancona), Aiman Jallouli, Elena Giacani e
Matteo Zola Ialenti (Ancona).
Defunti a Jesi (salvo diversa indicazione) dal 15 al 30 novembre
Ivo Catalani (anni 74) di Castelbellino, Anna Maria Montalbini (72), Nello Bachieca (83), Agostina Sbarbati (83) di
Morro d’Alba, Altivano Galli (85), Pierino Cerioni (85), Luigi Starna (83) di Cupramontana, Severino Marchetti (82)
di Montemarciano, Shain Backa (77) di Maiolati Spontini,
Settimio Badiali (85), Cesare Falappa (73) di Filottrano, Armando Lorenzetti (92) di Montecarotto, Giovanni Novelli
(76), Santina Cimarelli (93) di Cupramontana, Francesco
Maria Diotallevi (88), Olimpia Spuri (81).
Si estende il servizio bancomat
di Banca di Credito dei Farmacisti: è possibile eseguire le
operazioni tramite carta bancomat senza spese di commissione in oltre 6.000 sportelli
sul territorio nazionale. Sarà
possibile operare senza costo,
non solo negli sportelli bancomat delle filiali BCF, ma anche
in tutti quelli gestiti attraverso
il sistema “Ottomila”: nella
quasi totalità degli sportelli
delle Banche di Credito Cooperativo presenti in Italia. Restano gratuite le operazioni per i
clienti della Banca possessori
di carta Bancomat negli sportelli ATM di Marche e Abruzzo
di Banca di Credito dei Farmacisti, secondo la collaudata formula del “tutto compreso” che
include dai più basilari servizi
fino all’on-line banking.
Salute: un
questionario
La salute vista dai cittadini. In
un’ottica di partecipazione al
miglioramento dei servizi sanitari. C’è questa idea alla base
del Piano comunitario per la
salute che sta muovendo i primi passi in Vallesina proprio in
questi giorni. Tre le realtà alla
base del progetto: il comitato
dei sindaci dell’Ambito territoriale IX, l’Asur (azienda sanitaria unica regionale) zona 5 di
Jesi e l’Università degli studi di
Trento, dipartimento di Scienze umane e sociali. L’obiettivo
è capire i bisogni più urgenti
dei cittadini in tema di salu-
Il nostro settimanale ha
seguito passo passo sia il
dramma della chiusura
dello zuccherificio sia il
difficile cammino verso
la riconversione promessa dalla proprietà e
stimolata dalla pubblica
amministrazione, dai sindacati e da tanti cittadini.
Poiché sembra che sabato
prossimo, 13 dicembre, il
consiglio comunale voglia concludere la vicenda
con un SI’ o con un NO
al piano di riconversione
proposto dal presidente dell’Eridania-Sadam
Maccaferri, anch’io, senza coinvolgere la responsabilità di Voce, desidero
far conoscere il mio parere da semplice uomo della strada che ha seguito il
tutto dalla finestra.
Intanto ricordo l’esempio
di un precedente: quello
dell’attuale centrale elettrica turbo-gas gestito
magistralmente
dall’allora sindaco Marco Polita che ottenne ben tre
revisioni tecniche pur di
raggiungere il massimo
di garanzie in termini di
inquinamento atmosferico. E mi pare che, ad
oggi, non ci siano state
lamentele nè particolari
denunce di rischi. E’ un
esempio che deve spingere il consiglio comunale
verso due direzioni precise: primato della salute e
salvaguardia dei posti di
lavoro.
A me pare che, nella misura in cui si accettano
tutti i consigli della commissione tecnica chiaramente presenti nella
relazione (soprattutto in
riferimento alla potenza
della centrale elettrica ad
olio), è possibile garantire salute e posti di lavoro.
Insomma io credo che i
consiglieri comunali, in
termini scientifici non
siano più qualificati degli
esperti chiamati a dare
un parere ad hoc. Qui le
ideologie non contano.
Se poi i consigli dei tecnici (tutti i consigli) non
verranno recepiti dalla
Sadam, allora il problema
potrebbe complicarsi, soprattutto se il rifiuto dovesse comportare rischi
per la salute. Ma poiché
alla base di ogni preoccupazione sta l’uso dell’olio
di palma, non si vede
perché la Sadam debba
puntare ad una centrale
con produzione 18 MW
quando sarebbero sufficienti soltanto 2,5 MW.
Insomma, caro ingegnere
Tamburini, non approfitti
eccessivamente della possibilità offerta, suscitando preoccupazioni per la
salute dei cittadini della
Vallesina: accetti il parere
della nostra commissione
tecnica.
Plaudo alla scesa in campo di diversi consigli
comunali dei paesi della
Vallesina, perché segno
di responsabilità, ma gradirei sapere se tutti i consiglieri che hanno votato
NO, hanno preventivamente letto integralmente la relazione tecnica.
Alla quale, se non si dà
fiducia, si poteva anche
fare a meno di chiederla.
v.m.
Sadam: il problema della riconversione
NotizieBrevi
Banca dei Farmacisti
Sadam: anch’io dico la mia
te, il loro stile di vita, le condizioni socio-economiche, la
fiducia che nutrono o meno
nei confronti delle istituzioni
sanitarie e sociali. Insomma,
raccogliere dati per poi sapersi
muovere meglio nella risposta
alle esigenze. Un obiettivo conoscitivo, in questa prima fase.
Tanto che si parte proprio da
un questionario anonimo, uno
per nucleo familiare, nei 21
comuni della Vallesina. I punti
di distribuzione sono farmacie,
comuni, associazioni, circoli anziani, parrocchie, centri
sportivi, strutture sanitarie e
sociali. Entro aprile – ha detto
durante la conferenza stampa
di presentazione del progetto
l’ex assessore regionale alla
Sanità Augusto Melappioni
– si dovrà riuscire ad avere un
quadro attendibile sullo stato
complessivo di salute della popolazione.
Il Piano comunitario per la
salute è uno strumento di programmazione dei servizi sociosanitari individuato dal Piano
sanitario regionale 2007-2009.
Alla base – è stato ricordato
– c’è la presa d’atto dell’inadeguatezza di fornire risposte
esclusivamente sanitarie, e
l’esigenza di prendere in considerazione la persona nella
sua totalità. Filosofia – assicura il direttore dell’Asur 5 Ciro
Mingione – che anima anche
il cosiddetto ospedale modello
di Jesi, di cui tanto si parla e di
cui sicuramente si continuerà
a parlare ancora per molto.
Lucia Romiti
L’amministrazione di Jesi
Il sindaco Fabiano Belcecchi e l’assessore allo sviluppo economico Daniele
Olivi hanno avuto una serie di incontri istituzionali
con le principali associazioni di categoria in vista
del Consiglio comunale
sulla Sadam in programma
sabato 13 dicembre. Sono
stati ricevuti il comitato
territoriale di Assindustria,
i rappresentanti di Cna e
Cgia, le associazioni dei
coltivatori, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e
Uil che hanno espresso apprezzamento per la scelta
dell’Amministrazione
di
coinvolgere le associazioni
di categoria. Le associazioni dei coltivatori hanno ribadito la propria posizione
sulla vicenda della chiusura dell’impianto jesino di
lavorazione delle barbabietole e delle decisioni europee dell’Ocm zucchero,
mentre tutti gli altri soggetti hanno espresso piena
condivisione sul percorso
intrapreso dalla stessa Amministrazione comunale
che responsabilmente e
con tutte le cautele possibili, sta cercando di trovare una sintesi che tenga
conto delle problematiche
legate alla salute pubblica, all’inquinamento, alla
salvaguardia dei livelli occupazionali, alle ricadute
economiche, alla solidità e
allo sviluppo del territorio.
La posizione
di Monsano
Il consiglio comunale di
Monsano in relazione alla
questione della riconversione della SADAM Eridania di Jesi ha approvato
un ordine del giorno con
il quale invita il Sindaco
Belcecchi ed il Consiglio
Comunale di Jesi ad approfondire in maniera convinta e determinante ogni
aspetto prima di sottoscrivere qualsiasi atto. La
salvaguardia dell’ambiente
ed il rispetto della natura
non è materia esclusiva del
Comune di Jesi e nello specifico tutta la popolazioni
che insiste nella media e
bassa Vallesina hanno diritto ad essere particolarmente tutelate. Il comune
di Monsano si rivolge poi
ai comuni del ‘Corridoio
Ambientale Lungo Esino’
che hanno condiviso di
recente una politica di sostenibilità per riqualificare
un territorio caratterizzato
da forti criticità ambientali ai quali chiede di essere
coerenti con le decisioni
assunte e con le politiche
che stanno sviluppando sul
loro territorio di appartenenza, e di opporsi quindi
in tutte le maniere affinché
sull’asse Jesi - Falconara
Marittima non si realizzino addirittura due centrali
termoelettriche di circa
580 Mw complessive.
Latte Fresco
Alta Qualità
15
Non solo sport
Gruppo Loccioni: PLAY 40
Un gioco ispiratore di creatività
I
l Gruppo Loccioni di Angeli di Rosora ha presentato il gioco Play 40 ideato
dal designer giapponese
Isao Hosoe. L’autore, ingegnere, da quaranta anni in
Italia, ha illlustrato Play 40,
tappa importante del progetto Play Factory, un percorso che indica un nuovo
modo di progettare e di
creare valore attraverso
l’espressione umana nella
sua interezza. Già nell’Ottocento il poeta, drammaturgo e storico tedesco
Friedrich Schiller afferma
che “l’uomo è completo
solo quando gioca” perché
nelle operazioni ludiche
convivono in modo armonico le componenti fondamentali dell’umanità: sensibilità e intelletto, materia
e forma, esteriorità ed interiorità; tutte espressio-
ni di bellezza. Gioco vuol
dire conoscere e conoscersi, “mettersi in gioco”
per scoprire le affinità, le
conoscenze tacite e i punti
di forza. Con la crescita, lo
spazio riservato al gioco si
assottiglia sempre di più e,
allo stesso tempo, si perde
tutta quella dinamicità che
è fondamentale per l’innovazione. Play Factory è
un modo per rivalutare il
momento del gioco e per
innalzarlo a ispiratore di
creatività,
innovazione,
crescita.
Il connubio tra Isao Hosoe
e il Gruppo Loccioni risale
a diversi anni ormai, grazie
alla perfetta sintonia tra
l’“apertura” del Gruppo e
l’innovazione del designer.
Uno dei frutti di questo incontro è stato lo sviluppo
del progetto Play Factory,
http://play-factory.it/,
e
l’ideazione di Play 40,
che è un gioco diverso
da quelli tradizionali del
mondo occidentale: non è
fondato sulla razionalità,
sul calcolo o sul rischio.
È un gioco di associazione tra immagini, parole
e concetti. Isao Hosoe ha
sviluppato questo metodo
e lo ha applicato in particolare nella collaborazione
con il Gruppo Loccioni:
progettisti, tecnici, manager – tutti quelli da cui dipendono la realizzazione
e il successo dei prodotti –
sono stati coinvolti in questo serissimo gioco. Hosoe
rimane sorpreso dal constatare “voi siete una Play
Factory. Voi siete una buona palestra in cui allenarsi
alla nuova cultura e da cui
propagarla”.
CALCIO
Calcio Eccellenza, promozione,
prima e seconda categoria
Eccellenza
A casa della Cuprense, la Jesina è
andata male: 1-0. La delusione si
ingrossa, visto che dai tifosi più
informati si narrano disarmonie
di spogliatoio che aggravano la situazione e la tensione tra i protagonisti di questo scorcio del campionato. La Jesina in classifica era
giunta tempo fa alle propaggini
della vetta; ora si trova a quota 20,
ben lungi dal Fossombrone (37) e
dal Pian San Lazzaro (31) e a ridosso di ben sette altre squadre.
La Cuprense che ci ha battuti ora è
ad un punto. I mugugni crescono:
è proprio il caso di dare una forte
sterzata per non impigliarsi tra le
secche.
Oggi viene al Carotti la Vis Macerata, penultima. Forza, Jèsi!
Promozione
La Vallesina in casa ha beccato
due gol dal Futbol Pesaro (0-2). Il
San Marcello ha perso in casa dell’Azzurra (2-0).
Prima categoria
Cupramontana vince a San Costanzo (1-2). A Loreto, Le Torri
cedono (3-1). Anche il Monserra a
Marzocca (2-1).
Seconda categoria
Borgo Minonna pareggia ad Agugliano (0-0). L’Aurora batte la Labor (3-0). Monsano supera il Castelbellino (3-0). Sampaolese - Folgore pari (2-2). Battuta dall’Aesina
la Serrana (2-3).
Vir
Nuova struttura
L’Hotel Federico II si è dotato di una
moderna e tecnologica struttura, il Centro Benessere Wellness Federico II. Nei
giorni scorsi è stato presentato alla cittadinanza, dal momento che il centro non
sarà solo a servizio della clientela dell’albergo ma sarà aperto a tutti. La progettazione è stata curata dall’architetto
Alessio Cuzzolin di Venezia mentre per
la direzione tecnica è stata chiamata Serena Barca, estetista e docente coadiuvata da tre responsabili del centro, quattro estetiste professioniste, un parrucchiere
e cinque collaboratori esterni.
Gianfranco Rolle, da 24 anni direttore del
Federico II, albergo con mille posti per convegni, 13 sale per conferenze e oltre 250 posti letto, spiega questo investimento con il
desiderio di rivolgersi non solo al turismo
VOLLEY Mercoledì 17 al PalaTriccoli ritorno di Challenge
Monte Schiavo in casa del Cesena
N
on è riuscita alla
Monte
Schiavo
Banca Marche l’impresa di fermare la capolista Pesaro nel derby
marchigiano. Giovedì
4 dicembre, le adriatiche hanno espugnato
il PalaTriccoli vincendo
per 3-1 (parziali: 25-18,
28-26, 21-25, 25-18) davanti a milleottocento
spettatori. Alle “prilline” non è bastata la generosa prova di Rinieri
e Bown. “Abbiamo sbagliato troppo – ha detto
Manon Flier (nella foto di Magliola) – Pesaro
ha dimostrato di essere una squadra più rodata di noi. Per due set abbiamo giocato alla pari
con loro ma non è bastato. Siamo state poco
continue”. La classifica dopo la nona giornata
di andata: Pesaro 26 punti; Bergamo 25; Monte Schiavo Banca Marche Jesi 20; Busto Arsizio 18; Novara 17; Conegliano 16; Castellana
commerciale ma anche a quello termale e
del benessere che attualmente è molto richiesto.
Nella foto da destra il direttore generale
dell’Hotel Federico II, Gianfranco Rolle, la
direttrice tecnica Serena Barca
e lo staff del centro
Grotte 14; Sassuolo
12; Perugia 11; Santeramo 8; Pavia, Cesena
7; Vicenza 5; Chieri 3
punti. Oggi, domenica
14 dicembre, le “prilline” vanno a far visita
al Cesena (ore 17.30),
compagine a caccia di
punti salvezza. La società, che in estate ha
trasferito la squadra da
Altamura a Cesena, ha
affidato la rosa a Manù Benelli. Punti di forza
sono la tedesca Ssuschke e la croata ex Perugia,
Usic. Due le giocatrici con un passato jesino:
De Luca e Mifkova.
Mercoledì 17 Rinieri e compagne torneranno
al PalaTriccoli per la gara di ritorno dei sedicesimi di Challenge Cup (ore 20.30) contro lo
Slavia Bratislava. L’andata in Slovacchia si era
giocata mercoledì 10.
Giuseppe Papadia
BASKET Domenica al PalaTriccoli
Lo Scafati sulla strada della Fileni Bpa
L
a Fileni Bpa si è sbarazzata senza problemi
anche del Reggio Emilia.
Domenica scorsa gli arancio-blu hanno battuto al
PalaTriccoli gli emiliani 73
a 61, nonostante l’assenza
per infortunio all’orecchio
di Cuffee. “Abbiamo giocato
da squadra vera – ha detto coach Zanchi – Il merito
della vittoria va alla difesa,
che non ha mai fatto correre
Reggio”. Alla partita era presente una delegazione della
Santo Stefano Porto Potenza
Picena, compagine di serie
A1 di basket in carrozzina.
Mercoledì 3 a San Severino Marche le due squadre
erano state protagoniste
dell’evento benefico “Gio-
chi Sotto l’Albero”. Giovedì
11 gli jesini hanno giocato il
turno infrasettimanale a Venezia (ore 20.30).
La classifica dopo il decimo turno di andata: Varese
18 punti; Fileni Bpa Jesi 16;
Casale Monferrato 14; Reggio Emilia, Soresina 12; Roseto, Sassari, Veroli, Scafati
10; Pistoia, Livorno, Imola
8; Rimini, Venezia, Brindisi,
Pavia 6 punti.
Oggi, domenica 14 dicembre, gli arancio-blu ospitano
al PalaTriccoli lo Scafati (ore
18-15). I campani, retrocessi lo scorso anno dalla serie
A, puntano ad un rapido
ritorno nella massima categoria, grazie ad una rosa
di qualità. Agli ordini del
tecnico Gramezi, ci sono gli
esperti Busca e Santarossa.
Tre gli ex: Joel Salvi e Giacomo Eliantonio nello Scafati,
Sambugaro (nella foto) tra
gli jesini.
Giuseppe Papadia
Jesina, Juniores: dal terzo al secondo posto
D
Hotel Federico II
14 dicembre 2008
Si torna al successo
opo la sconfitta di Fabriano, sabato
6 dicembre i giovani “leoncelli” hanno sconfitto la Dorica Torrette per 3 a 2.
Match ben giocato dai bianco-rossi di
mister Belardinelli che riescono a macinare gioco e ad impensierire più volte
l’estremo difensore ospite.
Il risultato poteva essere più rotondo,
dato che la formazione jesina si è divorata facili occasioni da gol. Nella prima
frazione i locali passano in vantaggio
grazie ad una rete di Ippoliti. Poco dopo
arriva il raddoppio “targato” Sina. Si va a
riposo sul 2-0. Dopo l’intervallo, la formazione ospite accorcia le distanze grazie ad un penalty e mostra più freschezza rispetto alla prima frazione.
Sassaroli sembra mettere l’ipoteca al
match con il sigillo del 3-1 ma, quando
meno te l’aspetti, ecco la rete della Dorica Torrette che riapre il match.
I locali riescono comunque a “vanificare”
il tentativo di assalto ospite e a gestire
bene il risultato negli ultimi istanti del
match. Triplice fischio: 3-2 a favore della
Juniores della Jesina.
Questo trionfo consente al team di mister Belardinelli di salire dal terzo al secondo posto in classifica, grazie anche
alla sconfitta dell’Olimpia Ostra Vetere
nel campo ostico della Falconarese.
In attesa della ripresa del campionato
(dopo la sosta natalizia), arriva una “sorprendente” notizia: il Piano San Lazzaro viene fermata in casa dalla modesta
Belvederese (0-0). Primo pareggio stagionale per gli anconetani che sono attualmente primi, a più tredici lunghezze
dalla Jesina. Chissà... Magari, come affermava il “baby leoncello” Cecati una
settimana fa, prima o poi ci sarà una fase
calante della capolista.
E allora… Ragazzi, credeteci!
Daniele Bartocci
16
Esperienze
14 dicembre 2008
Moie: laboratorio di giochi tradizionali a scuola con la Ludoteca Riù
Concerto lirico
Gioco e cultura del recupero
U
tilizzare bottoni, bottigliette di plastica, spago, materiali poveri che
solitamente finiscono tra i rifiuti: è divertente inventare con oggetti ormai
inutilizzabili dei giochi, come facevano
i nonni da bambini, quando costruire
inventando era l’unico modo per giocare con gli amici. L’esperienza è stata proposta il 29 novembre scorso agli
alunni della scuola primaria di Moie
dall’assessorato alla cultura del Comune
di Maiolati Spontini, nell’ambito della
quinta edizione della rassegna internazionale di musica e danza popolare
“LaMarca Eurofolk”. A guidare i bambini
nel loro viaggio nella semplicità e nella
fantasia due operatrici della Ludoteca Riù di Santa Maria Nuova: Gloria e
Lucia. Gli alunni della scuola primaria
di Moie hanno avuto l’opportunità di
sperimentare questa interessante attività di educazione ambientale attraverso
un laboratorio creativo di manualità ed
espressività. Hanno costruito insieme
diversi giochi della tradizione: trottole,
ronzatori, bilboquet, frullini a bottone.
Un’attività ludica che ha sensibilizzato
gli alunni verso comportamenti compatibili con l’ambiente, puntando l’attenzione sulla necessità di ridurre la produzione dei rifiuti soprattutto attraverso
il riutilizzo dei materiali, contrastando
così la cultura dello spreco. Le operatrici hanno presentato ai docenti e al Dirigente Scolastico il ricco programma
di attività della Ludoteca regionale Riù,
presente dal 2000 nelle Marche con le
sue quattro sedi di Fermo, Pesaro, Santa Maria Nuova e Tolentino. La Ludoteca -spiegano- nasce
come centro di raccolta e valorizzazione, attraverso il gioco, dei materiali di scarto facilmente riutilizzabili, come laboratorio operativo di
attività didattiche creative e luogo
di diffusione della cultura del recupero. Lo spirito di Riù è quello di riflettere sull’ importanza di conoscere e riconoscere tutti quei materiali,
generalmente considerati rifiuti da
eliminare, che invece possono essere
riutilizzati e trasformati in validi
strumenti didattici per l’educazione ambientale. L’idea del riuso, nel
nostro territorio, è riconducibile ad uno
stile di vita di quell’ecosistema tipico della
cultura contadina marchigiana, dove nulla veniva sprecato e tutto veniva quotidianamente trasformato e riutilizzato. Una
lezione piacevole e alternativa che ha
presentato un uno modo positivo e concreto di vivere l’ecologia.
Tiziana Tobaldi
Nella foto alcuni momenti dell’attività.
Si conclude la 41^ Stagione Lirica 2008 della Fondazione Pergolesi Spontini, guidata dell’amministratore delegato William Graziosi e dal direttore artistico
Gianni Tangucci, con il Concerto lirico di venerdì 19
dicembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi.
David Crescenzi dirige la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana ed i solisti dell’Accademia dell’Accademia d’arte lirica di Osimo - il tenore Francisco
Brito (Argentina), i soprani Renata Campanella (Italia), Mizuki Date (Giappone), Alessandra Gioia (Italia),
Rosa Sorice (Italia), Sofia Soloviy (Ucraina)e Rasha
Talaat (Egitto), il mezzosoprano Kamelia Kader (Bulgaria)- in un programma accattivante con alcune celebri pagine operistiche di Wolfgang Amadeus Mozart,
Domenico Cimarosa, Gioachino Rossini e Gaetano
Donizetti.
Il concerto viene realizzato in collaborazione con l’Accademia Internazionale d’Arte Lirica di Osimo. Fondata nel 1979, l’Accademia è un punto di riferimento per
la salvaguardia dell’arte e cultura lirica di tradizione
italiana ed europea, e può essere giustamente definita Università per il Teatro Lirico. L’Accademia forma
nell’arte lirica i giovani cantanti sotto la guida di docenti di indiscussa esperienza e prestigio, e ne cura
l’inserimento nel mondo del lavoro segnalandoli a responsabili di Enti lirici e concertistici nazionali e internazionali. La direzione artistica dell’Accademia d’Arte
Lirica in questo trentennio è stata sempre affidata a
personalità prestigiose del Teatro Lirico e attualmente,
a Sergio Segalini.
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