POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L.
353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1
COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI
E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA www.cooperazionetrentina.it
.
carta ecologica
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Cooperative,
il fenomeno
delle produzione
e lavoro
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CARLO ZINI
Lavoro alla (dura)
prova della crisi
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MAURO MAGATTI
Serve un’alleanza
innovativa
EX ITALCEMENTI
Firmato l’accordo
di cessione >17
FONDAZIONE CR TRENTO
Giovani di talento
premiati >19
BUONE PRASSI
La spesa? Arriva a casa >23
CASSA RURALE DI TRENTO, FILIALE DI CANOVA.
Progettiamo e arrediamo spazi di lavoro su misura
delle vostre esigenze, proponendo soluzioni sempre
innovative, funzionali e di grande impatto estetico.
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G I U G N O
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EDITORIALE
CULTURA COOPERATIVA
03
Storie di impresa
Cooperatori, promuoviamo l'Autonomia
IN PRIMO PIANO
04-07 Cooperative, il fenomeno delle
produzioni lavoro:
Negli ultimi dieci anni il settore ha più
che raddoppiato soci, lavoratori,
giro d’affari e utile. Le sfide del
prossimo decennio: le dimensioni, la
capitalizzazione. Intervista al portavoce
del coordinamento nazionale dell’Aci Carlo
Zini.
08-09 Autonomia:
L’appello di Lorenzo Dellai ai cooperatori
trentini: “Difendiamo la nostra identità”
­­­­Periodico della Federazione
Trentina della Cooperazione
Trento, Via Segantini, 10 - Tel. 0461.898111
www.cooperazionetrentina.it
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Direttore responsabile
Walter Liber
Coordinatrice
Dirce Pradella
Comitato di Redazione
Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo
Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare
Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter
Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella,
Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti.
Hanno collaborato
Carlo Borzaga, Paola Pedergnana, Silvia De Vogli,
Michele Dorigatti, Umberto Folena e Alberto Ianes.
Progettazione grafica
Cooperativa ARCHIMEDE - www.archimede.nu
Stampa tipografica
Cooperativa Nuove Arti Grafiche
Abbonamenti
10-13 Anno internazionale della cooperazione:
Il programma delle iniziative trentine
e l’intervista a Mauro Magatti che dice:
serve un’alleanza innovativa.
Racconti
28
Marisa Baldi: E’ cambiato tutto.
Oggi per avere i soldi bisogna pagarli”
La riforma
32
Luci e ombre della riforma
socio-sanitaria
C’è del nuovo
34
La tv cooperativa in Valsugana
Buone prassi
35
Carcere: non solo detenzione
Scuola
36
37
Giornalismo cooperativo a scuola
Il liceo della cooperazione
Finestra sul mondo
38
Tutti pazzi per la Cooperazione Trentina
Arte idee territorio
NEWSCOOP
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19
Maestri cooperatori all’ottava edizione
Car sharing in Federazione
Ex Italcementi, firmato l’accordo con la Provincia
Agraria di Riva e Valli del Sarca insieme
La Fondazione CR Trento premia
i giovani di talento
20 Vuoi immagini in anteprima? Broadcaster.it
21 Legname di qualità all’asta
22 Calendari cooperativi 2012
23 La spesa? Arriva a casa
24 Facchini Verdi: fedeltà premiata
25 Cet, depuratori con il bollino
26 Sad, da vent’anni a servizio della persona
8
27 Coopsei, il futuro si chiama domotica
10
41
La Maternità di Moggioli a Cles
Libri
42
43
Tutti per uno...uno per tutti
Emanuele L.
OPINIONI
Idee per il futuro
45
Credito, attenzione alla ‘taglia’
Economia
46
Come rilanciare la crescita?
Orizzonti
47
Per chi a bordo c’è, per chi ci sarà
La porta aperta
48
Poste, Cisl e cooperative
28
32
Costo singola copia: € 3
Abbonamento annuale (11 numeri): € 30
Abbonamento semestrale (5 numeri): € 15
Promozione 2010
Paga i primi 10 abbonamenti a prezzo pieno
(30 euro, fermo da molti anni) e i restanti solo
la metà.
Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento
n. 26 Registro stampa di data 09.10.1950
L’appello:
difendiamo
la nostra
identità
Più
cooperative
per migliorare
il mondo
Oggi per
avere soldi
bisogna
pagarli
Luci e ombre
della riforma
sociosanitaria
Le banche si chiudono in difesa?
Cooperfidi opera dal 1980 a favore della Cooperazione
e dell’Agricoltura del Trentino. Eroga garanzie, che
agevolano l’accesso al credito bancario, aiutando i
Soci a reperire i finanziamenti alle migliori condizioni
di mercato. Possono associarsi Cooperative di ogni
settore e Aziende Agricole, con sede in Trentino.
se sei socio, sei TrAnquillo.
Trento, via Vannetti 1 www. cooperfidi.it tel. 0461260417
Apertura al pubblico lunedì / venerdì 8.30 - 12.30 e 14.30 - 17.00.
Gradito l’appuntamento.
EDITORIALE
Cooperatori,
promuoviamo
l’Autonomia
La situazione di grande difficoltà economica e
politica, dentro la quale si dibatte anche l’Italia,
insieme alla qualità non certo brillante di una
quota consistente della politica nazionale e
a una crescente superficialità di certa stampa
non lascia ben sperare circa la possibilità che
i necessari confronti e le discussioni, intorno
a qualsiasi tema, possano avvenire in clima
disteso e approfonditamente.
In questo quadro il pesante attacco alla
Speciale Autonomia del Trentino, risponde
a una esigenza vecchia come il mondo ed è
anche ottuso. Vecchia perché, nelle difficoltà, la ricerca e la individuazione del nemico
(sempre esterno) convoglia rabbia e risentimenti generici verso un obiettivo “straniero”
e comunque allontana il rischio che qualcuno individui le problematiche autentiche da
affrontare. Ciò potrebbe causare imbarazzo
e responsabilità pesanti di chi ha governato
e gestito quelle realtà. Ottuso perché non si
pone minimamente il problema di “imparare” o di dedurre, da esperienze virtuose, quei
modelli che potrebbero rivelarsi applicabili
anche in contesti diversi ed essere vincenti. La
verità è che il progetto dell’autonomismo e
del vero federalismo, auspicato fin dalla metà
dell’ottocento da filoni culturali e politici
democratici e antifascisti, è, per il momento,
fallito soprattutto perché, per imporsi, avrebbe
avuto bisogno di alta cultura e di grande credibilità dei suoi sostenitori. Ci troviamo allora
nella situazione dell’invidiato. Gli invidianti
non cercano di diventare come te, fanno di
tutto per farti diventare come loro.
Quindi dobbiamo tutti avere chiaro che quello che sta quasi quotidianamente avvenendo non è “lotta ai privilegi” ma è forsennato
quanto sgangherato attacco a una cultura che
viene da lontano. E’ “offesa” davanti allo “scandalo” di un sistema di vita, di autogoverno e
di produzione originali e ancora sani. Certo
non esenti da giuste critiche che abbiamo il
dovere di saper ascoltare e valutare sempre, per
migliorare rimanendo aperti al mondo, come
siamo sempre stati.
La posta in gioco è altissima!
L’Autonomia è elemento intrinseco della
Cooperazione Trentina parte delle “ragioni” che l’hanno fatta nascere e fondamentale
impegno politico del suo fondatore. I cooperatori trentini si indignano e sapranno quindi
reagire a una campagna che, tra l’altro, dipinge agli occhi di tutti gli italiani un Trentino
che non c’è. Chiediamo ai trentini di avere
insieme a noi un sussulto ragionato di orgoglio. Le generazioni che ci hanno preceduto
hanno lottato con forza per statuire la nostra
Autonomia. Essa non ci è stata regalata. E’
punto di arrivo e contemporaneamente di
continua partenza di un processo antichissimo che ha forgiato via via le nostre regole di
convivenza comunitaria, le nostre istituzioni
e la loro articolazione caratterizzata dalla partecipazione diretta delle persone, i nostri usi
e i nostri costumi. Tutto ciò ha fatto si che il
Trentino, insieme al Sud Tirolo, diventasse
quel laboratorio che ancora oggi è. Un esempio dinamico di ricerca politica e sociale tesa
al meglio. Solo il riferimento alla qualità del
welfare, alla coesione sociale, ai modi del confronto fra segmenti della società organizzati,
alla condivisione, danno la cifra della qualità
che ci avvolge.
Certo tutto ciò non deve esimere alcuno,
ovviamente anche non trentino, dal diritto e
dal dovere del confronto e anche del conflitto.
Ma che esso avvenga dentro le coordinate
civili, culturali e istituzionali della “Comunità
Autonoma Trentina e Sud Tirolese”.
Anche sotto questo aspetto esprimiamo una
duplice preoccupazione: da una parte che il
numero di trentini che conoscono le ragioni,
l’evoluzione e l’organizzazione dell’Autonomia sia in calo drastico e dall’altra che, ciò
che dovrebbe riguardare la mobilitazione di
un’intera comunità, si riduca invece a delega
passiva alle Istituzioni affinché siano solo esse
a condurre lo scontro o la trattativa, a tenere
alto il livello della nostra civiltà, quasi fosse
unicamente “questione della politica”.
La Cooperazione Trentina contrasterà questa
situazione in tutte le sedi dove potrà farlo
incominciando dall’incentivare la Scuola di
Comunità che insieme alle ACLI trentine e al
Consorzio dei Comuni da alcuni anni porta
avanti come scuola di “politica e di civismo” di
cui c’è enorme bisogno.
Pensiamo che questo bisogno debba diventare
consapevolezza a ogni livello. Va analizzato
tutto ciò che si può fare nella scuola per educare all’Autonomia. Va presa in considerazione
l’idea di individuare uno strumento, meglio se
già esistente, che possa diventare il promotore
di una grande campagna trentennale di rialfabetizzazione di tutti noi intorno alla filosofia,
alla storia, alla pratica e alla impalcatura istituzionale dell’Autonomia.
Ma questo bisogno si deve soprattutto tradurre in ulteriore impegno civico delle singole persone. Nella nostra vita di cooperatori
siamo abituati ad assumere responsabilità.
Sommiamo anche questo nuovo obbligo:
oltre che promotori di Cooperazione, promotori di Autonomia.
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IN PRIMO PIANO
Produzione
il settore a
Un convegno organizzato dal
Consorzio Lavoro Ambiente per
riflettere sui cambiamenti e sugli scenari che si prospettano per il settore
Il settore si presenta molto patrimonializzato, con
una crescita nel decennio che supera il 370%, arrivando a circa 122 milioni. Quasi triplicato anche il giro
d’affari, passato da 120 a quasi 300 milioni. Negli
anni circa la metà del fatturato è stato destinato alla
copertura dei costi del lavoro, testimoniando l'impegno e l'interesse costante delle cooperative verso i
propri addetti.
Gli ultimi tre anni di crisi sono costati salati anche al
Trentino, con circa 200 imprese fallite e poco meno
di 12mila persone senza lavoro (9.100 disoccupati e
2.600 cassaintegrati). Rispetto agli anni precedenti,
si registra un raddoppio delle chiusure aziendali:
nel 2008 erano state 34, nel triennio precedente
un centinaio. Questo tipo di andamento non trova
conferme studiando i dati del decennio 2000-2010
delle cooperative di produzione, lavoro e servizi associate al Consorzio Lavoro Ambiente, che nei giorni
scorsi hanno riunito i soci a convegno. Si è trattato di
un’importante occasione per riflettere e dibattere sui
cambiamenti nel mondo del lavoro e sul ruolo della
cooperazione di questo comparto nel garantire occupazione, anche in relazione agli scenari economici che
si prospettano, con l’intervento di ospiti molto qualificati, come Carlo Zini, presidente dell’Associazione
nazionale delle cooperative di produzione e lavoro
e coordinatore dell’Alleanza Cooperativa Italiana per
il settore (ne riferiamo nell’intervista alle pagine
seguenti). Un incontro che ha risposto all’invito del
Patto di Sistema ad un maggiore coinvolgimento dei
soci, al di là della classica occasione offerta dall’assemblea annuale.
Exploit grandi opere
La spinta sull’acceleratore è arrivata nel luglio del
2002, con la firma dell’accordo di collaborazione con
il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna,
per la realizzazione di grandi opere. Un colosso da
300 cooperative socie, 20mila addetti, 6 miliardi di
euro di giro d’affari che ha offerto al sistema trentino know how e strumenti per essere più incisivo
nei settori delle costruzioni, dei trasporti, dei servizi sia in ambito pubblico che privato. Non solo.
Con questo accordo si sono stabilite anche le linee
d’azione per iniziative in project financing e per gli
appalti in global service. Rientrano sotto a questo
cappello appalti come la circonvallazione di Imer e
Mezzano (9,5 milioni, 3 anni di lavoro), il servizio di
sanificazione ambientale delle strutture ospedaliere
dell’Azienda dei servizi sanitari (10 milioni all’anno
per 6 anni), il primo intervento sullo studentato (380
posti letto in project financing), il teleriscaldamento
nel Primiero (30 milioni), i 90 appartamenti a Melta
e la ‘cittadella dei giovani’, il centro che sta nascendo
a San Bartolameo, a ridosso dell’area universitaria per
sport, musica e tempo libero. Oltre 85 mila metri cubi
di volume per un costo complessivo di 35 milioni di
euro. Il progetto è stato sviluppato da STS Trentino
Engineering, la società di progettazione controllata da
Consorzio Lavoro Ambiente. Il Consorzio trentino
ha affidato i lavori di costruzione alle cooperative
socie CLE di Bolzano e BTD Servizi Primiero, procurando quindi un indotto interno di grande portata.
All’opera stanno lavorando anche altre cooperative
Teniamo al lavoro
Il numero di dipendenti di questo comparto della
cooperazione trentina è passato nel decennio in esame
da 2.300 a 4.550, riuscendo a mantenere il trend positivo di crescita anche nell’ultimo triennio, e quindi
dimostrando un andamento anticiclico rispetto alla
congiuntura e ai dati riportati qualche riga sopra.
Certo, ci sono stati casi dolorosi di chiusura, ma sono
stati reintegrati da altre nuove assunzioni e hanno
comunque portato ad un saldo positivo.
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IN PRIMO PIANO | il fenomeno delle coop di produzione e lavoro
e l avoro,
anticiclico
socie, specializzate nei vari settori (scavi, fondazioni
speciali, impianti, verde, eccetera).
E' quanto prevede il bando di gara pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea. La scadenza
per la presentazione dell'offerta è il 20 giugno 2012.
Entro fine anno ci sarà l'aggiudicazione dei lavori, che
dovranno essere ultimati entro la fine del 2016. Per
arrivare con un’offerta interessante a questo appuntamento, la cooperazione trentina dovrà organizzarsi,
confrontarsi, mettere in fila competenze e capacità.
Una sfida per i mesi a venire (d.p.).
La prossima scommessa: il Not
“La scommessa per il futuro, riguardo alle grandi opere
– spiega il presidente di CLA Renzo Cescato – appartiene al nuovo polo ospedaliero di Trento, appalto da
300 milioni di euro di cui 160 a carico della Provincia
e la quota restante a compartecipazione privata”. Un
appalto che comprende anche la gestione della struttura, con i relativi servizi, per un periodo di 30 anni.
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IN PRIMO PIANO
Lavoro alla (dura)
prova della crisi
Intervista a Carlo Zini, presidente dell’Associazione nazionale cooperative di produzione
lavoro Legacoop e da poco nominato coordinatore settoriale dell’Alleanza Cooperativa
Italiana, intervenuto al convegno del Consorzio Lavoro Ambiente
di Dirce Pradella
Presidente, quali sono gli effetti della crisi
nel settore delle cooperative di produzione e lavoro?
Negli ultimi due anni abbiamo registrato
una sostanziale stabilità del giro d’affari
che ha consentito la difesa dei livelli occupazionali. Grazie alle consistenti fette
di utile messe a riserva indivisibile - il
90% nelle costruzioni e il 75% nelle coop
industriali - la dotazione patrimoniale
raggiunge il 35% del volume d’affari, determinando un’indubbia solidità delle
imprese. Questi dati vanno però già messi
in preoccupante discussione nel 2011.
Che risultati propongono le prime stime?
Una contrazione del 9,5% dei ricavi e
una reddittività in decisa frenata al meno
7%, con problemi finanziari acuiti. Tutto
questo porterà ad una diminuzione dei
livelli occupazionali stimata al 2% su cui
inciderà negativamente anche l’effetto
perverso dell’accresciuta fiscalità. Siamo
in un momento veramente problematico.
Qual è la maggiore preoccupazione?
Riguarda la capacità delle cooperative di
sopportare questa lunga crisi e mantenere intatte le proprie strutture produttive,
l’occupazione, ma anche gli assetti patrimoniali. E’ un obiettivo difficile. Abbiamo attivato gli strumenti di sostegno
del movimento, ma non possono bastare,
perché la caduta della domanda è senza
precedenti. Stiamo resistendo meglio di
altri; e questo è già un bel risultato, ma
dobbiamo sforzarci di cogliere questo
momento per riorganizzarci, migliorare
efficienza e competitività, partecipare a
progetti comuni, fare massa critica. L’obiettivo delle cooperative resta quello di
distinguersi per la qualità del lavoro che
sono in grado di offrire ai soci.
Quali interventi normativi sul lavoro potrebbero essere utili per le cooperative?
Rinnovare le normative per renderle più
coerenti con l’attuale fase di sviluppo
economico è necessario, ma in uno spirito di rinnovata coesione sociale, evitando
grossolane semplificazioni, prima fra tutte quella commessa dal Governo Berlusconi, ovvero di considerare la difesa dei
diritti dei lavoratori ciò che rende difficile la creazione di nuovi posti di lavoro
e quindi il freno dello sviluppo. Questo
è falso. Bisogna riformare gli assetti della
contrattazione collettiva e rinnovare i sistemi contrattuali.
Quali le riforme, concretamente?
300 tavoli contrattuali sono troppi: occorre cominciare a unificarli e semplificarli. Tenendo conto che la flessibilità con
è una condizione normativa introdotta
da Treu, ma un’esigenza strutturale del
sistema imprenditoriale per poter essere
competitivo. Ma la flessibilità è nei geni
della cooperazione: fin dalle sue origini,
così come in questa fase di crisi, i soci prestano lavoro extra e non retribuito pur di
evadere gli ordini, contando sul secondo
livello di contrattazione per riempire di
contenuti queste esigenze.
Quali sono gli strumenti a disposizione
delle cooperative per rivitalizzare il rapporto con i soci lavoratori?
Le difficoltà economiche di oggi portano
ad una contrazione degli utili che incide
sulla possibilità delle cooperative di valorizzare l’istituto del ristorno. Per questo è
necessario approfondire la forma assunta
dallo scambio mutualistico fra socio e cooperativa, per arricchirlo ed evitare che la
distinzione tra socio e lavoratore si assottigli sempre più.
Calato il ristorno, quindi, cosa resta?
Anzitutto bisogna considerare nel loro
insieme tutti gli strumenti che, oltre al
ristorno, possono fornire un vantaggio
al socio lavoratore senza compromettere
la sostenibilità economica della cooperativa, ragionando in termini di ‘mix di
strumenti’, definiti ad hoc da ciascuna
cooperativa, per coniugare sviluppo e
scambio mutualistico. Dobbiamo riscoprire strumenti di mutualità interna, per
esempio per la previdenza o l’assistenza.
Nella CMB, per esempio, i soci lavoratori lasciano in cooperativa una mensilità
all’anno e poi, quando vanno in pensione, ritirano un capitale che mediamente
si aggira sui 55mila euro. La cooperativa
può così giocare un ruolo di crescita in
termini di sicurezza sociale dei propri
soci, controbilanciando in parte i crescenti elementi di insicurezza che si stanno diffondendo. In terzo luogo favorire
la cooperazione tra settori all’interno del
movimento, sfruttando la varietà di espe-
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IN PRIMO PIANO | il fenomeno delle coop di produzione e lavoro
Carlo ZINI
Carlo Zini, presidente di Ancpl Legacoop, l’associazione a cui aderiscono 852 cooperative e
5 consorzi nei settori delle costruzioni, dell'industria e della progettazione, che esprimono
un fatturato consolidato di 12,5 miliardi di euro:
il 40% proviene dalle cooperative industriali. Il
comparto offre un buon lavoro perché stabile
nella sua quasi totalità a 36.650 addetti, di cui
24.500 soci lavoratori. Circa il 70% del valore
aggiunto prodotto viene destinato al costo del
lavoro, testimoniando l'impegno e l'interesse
costante delle cooperative verso i propri addetti.
rienze presenti per la cura della persona, la formazione, la casa. E poi agire sulla leva della capitalizzazione
delle imprese.
un contratto di rete d’impresa che consolidi alleanze territoriali tra imprese cooperative, costituendo
un interlocutore locale di dimensioni adeguate. In
queste alleanze debbono trovare spazio investimenti
per la ricerca e l’innovazione, obiettivo tipico delle
reti d’impresa. Ma ci sono anche altri strumenti. Nel
settore industriale, per esempio, molte cooperative
stanno costruendo percorsi condivisi a livello di filiera
per mettere a sistema le competenze e le risorse, partorendo progetti concreti, come quello di realizzate una
fabbrica di pannelli fotovoltaici.
In che senso la capitalizzazione delle cooperative
può essere ‘leva’?
Per rafforzare il patto associativo interno alle cooperative è necessaria una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei soci lavoratori, chiamati a contribuire alla capitalizzazione delle imprese, condizione
necessaria per un buon sviluppo da una parte ma anche presupposto per una maggiore fidelizzazione e
una partecipazione attiva. Il capitale investito dai soci
nella cooperativa, oltre che particolarmente apprezzata dal mercato, può favorire anche un processo di autogestione veramente compiuto.
La cooperazione è una forma d’impresa
che attrae ancora?
Sì. Essa dà risposta non solo a tante crisi aziendali,
ma anche a casi di ricambio generazionale in imprese
famigliari destinate altrimenti alla chiusura. La crisi
ha significato per il nostro settore anche la nascita di
nuova cooperazione: negli ultimi 36 mesi sono nate
50 nuove cooperative, molte delle quali derivate da
imprese in crisi rilevate dai lavoratori.
La crisi si combatte aumentando le dimensioni delle
cooperative?
Ogni cooperativa, per restare impresa e svilupparsi,
deve porsi il problema delle dimensioni. Sul panorama
nazionale c’è molta vivacità in questo senso. Pensiamo
alla fusione tra Consorzio Cooperative Costruttori e
Consorzio Ravennate che ha portato al rafforzamento del ruolo di riferimento dell’intero sistema della
produzione e lavoro. E’ stata poi costituita la prima
concessionaria autostradale del mondo cooperativo, Holcoa, di cui fanno parte CCC, CBM, CMC,
Unieco e le principali realtà finanziarie come Unipol e
Cooperare. Nel settore delle costruzioni sono partite
operazioni di integrazione in diversi territori.
Cosa cercano i nuovi cooperatori?
Nella forma cooperativa possono trovare la continuità occupazionale attraverso la creazione di percorsi
e scelte condivisi. Tre queste nuove imprese stiamo
assistendo a un proliferare di nuovi mestieri e a soluzioni organizzative innovative. Le esperienze più recenti mostrano la tendenza ad organizzare in forma
cooperativa nuove tipologie di lavoro, non più codificabili nell’ambito delle professioni conosciute ma che
sempre più spesso tendono a partire dalle competenze
possedute dai singoli attorno alle quali viene costituita un’offerta originale di servizi.
Quali gli esempi più significativi?
Forse il caso più avanzato è quello della fusione di tre
importanti cooperative della Basilicata, che ha portato alla nascita di un nuovo soggetto imprenditoriale.
In Lombardia e Calabria, invece, si sta ipotizzando
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IN PRIMO PIANO
Difendiamo
la nostra identità
Pubblichiamo l’appello di Lorenzo
Dellai presidente della Provincia autonoma di Trento ai cooperatori trentini
durante il suo intervento al Consiglio
di amministrazione della Federazione, mentre lancia gli ‘Stati generali
dell’Autonomia’.
“
E' arrivato il momento di un ampio confronto sul
tema fondante dell'Autonomia. Un confronto che
deve coinvolgere tutti i cittadini, perché l'Autonomia
è patrimonio di tutti. Non si tratta di rispondere a
pressioni mediatiche, che pure ci sono; non si tratta - soltanto - di chiarificare i nostri rapporti con il
Governo e con le altre Regioni d'Italia, posto che la
natura, il significato e le caratteristiche dell'Autonoma speciale del Trentino sono un patrimonio di tutto
il Paese.
Quale che sia il nome che daremo a questi "Stati generali dell'Autonomia", dovremo coinvolgere anche chi
ci descrive senza conoscerci, fidandosi delle soffiate
di qualche "utile idiota". E dobbiamo rivolgerci a chi
invece ci conosce bene e sa di poter contare su di noi,
ai nostri partner nelle tante iniziative di solidarietà
internazionale, agli studenti, ai ricercatori e ai professori universitari che arrivano da tutto il mondo, ai
protagonisti della cultura. Dobbiamo rivolgerci a chi
coltiva idee di rinnovamento per tutto il Paese e che
guarda ai tanti laboratori e ai tanti cantieri che abbiamo aperto in questi anni.
Dobbiamo dare l'idea, insomma, che l'Autonomia
non è una congettura istituzionale, non è un privilegio né una regalia, ma un grande sogno collettivo, che
abbiamo ereditato e che vogliamo passare alle future
generazioni.
Siamo preoccupati per il futuro
Nutriamo fondate preoccupazioni per il futuro. In
questo momento vediamo intrecciarsi tre sfide complesse alle quali possiamo e dobbiamo rispondere. La
prima è di natura politico istituzionale. Il Trentino
rappresenta in questo contesto di crisi ciò che l'Italia
vorrebbe essere e non ce la fa ad essere. Una terra di
legalità e coesione sociale, uscita dalla povertà e oggi
stabilmente ai vertici delle classifiche per benessere e
qualità della vita. Siamo un esempio riuscito e ammirato nel mondo di autogoverno, quando l'Italia esprime ancora oggi il massimo del centralismo. Pensiamo
ai lombardi e ai veneti, che sentono parlare da 15 anni
di federalismo, e non hanno ottenuto nulla. Tutto
questo convive con una grande crisi dello Stato nazionale. Siamo di fronte alla sostanziale paralisi di tutte
le riforme dello Stato. Prevale la logica delle misure di
razionalizzazione che vengono messe in pratica dopo
il fallimento della politica, per salvare il salvabile.
Questo insieme davvero pericoloso non può reggere
a lungo senza produrre gravi lacerazioni nel tessuto
istituzionale e sociale, come stiamo vedendo anche in
questi giorni. In certi casi, avere un nemico "esterno"
aiuta. Serve un minimo di consenso ed allora ecco che
si ricorre al capro espiatorio, ecco che ci si scaglia contro i "privilegiati". Dobbiamo contrastare con forza
questa pericolosa deriva, nell'interesse nostro ma
anche nell'interesse più generale di tutto il Paese, perché non è su queste basi che si costruirà un'Italia rinnovata, coesa, aperta all'Europa, fiduciosa nel futuro.
La seconda sfida riguarda il mutamento degli scenari
economici. La recessione produce effetti che riguardano anche il Trentino, pur con dati migliori rispetto
alla media nazionale. Il Trentino ha elaborato le sue
risposte e i suoi anticorpi. Deve crederci, e deve lavorare con ancora maggiore coesione e unità di intenti.
Infine l'aspetto valoriale e civile. Ad essere a rischio
è un intero sistema di valori, oggi più esposto alla
frammentazione, all'egoismo, all'invidia. C'è di che
essere preoccupati di quanto sta avvenendo in Sicilia
ma ormai anche in altre regioni italiane, dove il filo
conduttore delle rivendicazioni non è una richiesta
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IN PRIMO PIANO | autonomia
di maggiore equità ma l'esaltazione della
paura e del corporativismo. Di nuovo, il
Trentino ha moltissimo da dire. Perché
il nostro modello di relazioni sociali fa
perno sulla solidarietà (anche intergenerazionale), sulla responsabilità individuale e collettiva, sull'onestà e la trasparenza, ed ancora, sulla valorizzazione dei
giovani, sulla condivisione delle scelte e
degli obiettivi nei luoghi di lavoro, sulla
tutela della famiglia, su un accorto mix
pubblico-privato.
I campanelli d’allarme
Di che cosa ha bisogno il Trentino, oggi?
Anzitutto di ancora maggiore unità, di
partecipazione, di capacità di concentrarsi ancora più intensamente sulle cose
che contano di più. Avverto, accanto
alle tante cose positive di cui ho parlato,
campanelli d'allarme fortissimi, in parti
importanti della nostra comunità. Si dice
ad esempio che ci sono troppi Comuni
e poi si vuole demolire l'unico tentativo
serio di accorparli, senza svilirli, che è
quello delle Comunità di valle. Nessuno
dice che il costo delle Comunità è lo
0,003 per cento del nostro bilancio provinciale. Si vuole forse tornare al tempo
dei sindaci con il cappello in mano?
Prendiamo anche l'università, un "gioiello" dell'Autonomia del Trentino: si tenta
forse di distruggere la riforma per paura
di mettere in discussione equilibri interni
o di dover dire come si usano le risorse?
Ed ancora, la cooperazione: c'è o non c'è
una attitudine emergente dell'opinione
pubblica a scaricare contro di essa attacchi mai visti, come se qualcuno godesse
nel vedere insorgere problemi? Certo, si
saranno commessi degli errori, ma dove è
in atto uno sforzo concreto per risanare
non vediamo coagularsi l'auspicata solidarietà, semmai la gara a chi le spara più
grosse. Vediamo all'opera, insomma, una
vera e propria filiera della demolizione,
che va affrontata senza tentennamenti,
anche con la giusta e motivata indignazione da parte dei cittadini, di coloro che
non vogliono assecondare questo "gioco
al massacro".
L’agenda di lavoro
Ci sono alcuni terreni sui quali lavorare,
e che porremo anche al centro della più
ampia riflessione sul futuro dell'Autonomia che realizzeremo di qui a breve.
Innanzitutto, i rapporti con lo Stato.
Iniziamo ai primi di febbraio incontrando il presidente Monti: il nostro obiettivo è naturalmente rafforzare l'Autonomia. Affronteremo gli oneri finanziari
che ci vengono richiesti - e ai quali mai ci
siamo sottratti - con l'obiettivo di avere
in cambio più forti responsabilità specie
in campo fiscale.
Il secondo punto è quello del rafforzamento del nostro rapporto con Bolzano
ed Innsbruck; è fondamentale per noi
l'aggancio all'Euroregione, in una prospettiva di sempre più forte proiezione
del Trentino anche a livello europeo.
Terzo punto, la nostra politica economica: dobbiamo internazionalizzarci e
allo stesso tempo proseguire sul cammino dell'innovazione, della nuova edilizia,
delle nuove tecnologie così come ribadire
una politica fiscale che alleggerisca il peso
su famiglie e imprese.
Quarto punto: dobbiamo riprendere in
mano il grande progetto per una migliore
qualità sociale. Il 27 febbraio è previsto
un incontro su questo tema perché sentiamo l'esigenza di essere laboratorio.
Abbiamo già sentito il ministro competente: il Trentino, sul terreno del welfare,
sta già sperimentando politiche a cui il
Governo stesso guarda con attenzione.
Infine la riforma della pubblica amministrazione, che è già in atto, da tempo.
Le Comunità di valle sono operative,
hanno competenze precise. Così come
ricordo la ristrutturazione della struttura provinciale, il suo snellimento, alla
ricerca di efficienza e razionalizzazione
delle risorse.
tato: pensiamo al Tirolo, o alla lingua
minoritaria in Alto Adige, con fortissimi
elementi di coesione e identificazione. Il
Trentino ha avuto un percorso più difficile, senza il collante etnico e linguistico
esistente altrove. Siamo un lembo di
cultura istituzionale mitteleuropea all'interno di un modello statale sabaudopiemontese. Dunque per noi la coesione
attorno all'Autonomia è più difficile.
Dobbiamo conquistare terreno giorno
dopo giorno. Ma è l'unica strada percorribile, l'unico futuro possibile. Quello
che conduce a una Comunità autonoma.
Per tutte queste ragioni, come già detto,
organizzeremo entro marzo un percorso
condiviso - anche con il sostegno del
mondo della Cooperazione - che chiamiamo provvisoriamente "Stati generali
dell'Autonomia". Dobbiamo materializzare quello che è, a tutti gli effetti, un
grande sogno collettivo, che necessita
del contributo di tutte le componenti
della nostra società e di tutti coloro che
l'Autonomia la conoscono davvero, l'apprezzano, e vogliono contribuire a farla
crescere ancora.
”
di Lorenzo Dellai
Tempo di lettura: 7’15’’
Verso gli Stati generali
Infine, occorre dirlo: per noi a volte
è "oggettivamente" difficile trasmettere all'esterno i valori l'Autonomia. Ci
misuriamo con comunità che hanno storicamente con essa un approccio facili-
Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha partecipato
all’ultima riunione del Consiglio di amministrazione della
Federazione Trentina della Cooperazione
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Più cooperative
per migliorare il mondo
Appuntamento il 9 e 10 marzo a Riva del Garda per una due giorni di
iniziative, convegni e incontri in occasione dell’Anno internazionale della
cooperazione
di Dirce Pradella
La cooperazione è uno dei maggiori datori di
lavoro del mondo: con 100 milioni di dipendenti,
conta il 20% di occupati in più delle multinazionali. Ci sono tre volte più soci di cooperative (1
miliardo) che azionisti (328 milioni). Ma non
è (solo) per questi numeri che l’Onu ha deciso
di indicare il 2012 come l’anno internazionale
della cooperazione. L’obiettivo, infatti, è quello
di mettere in evidenza il contributo delle cooperative ad uno sviluppo socio economico basato
su un approccio democratico e partecipativo, e su
principi come la parità tra individui, la cura della
comunità. “Le cooperative – spiega Ban Ki-moon,
segretario generale dell’Onu – ricordano alla
comunità internazionale che è possibile coniugare
la produttività con la responsabilità sociale”.
Il tema dell’anno internazionale delle cooperative
chiarisce meglio l’obiettivo: ‘imprese cooperative
costruite un mondo migliore’. Una sorta di appello, reso ancor più vivo e attuale con la morsa della
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IN PRIMO PIANO |
crisi, per creare, migliorare e proteggere il reddito e
il lavoro dei soci, contribuendo alla riduzione della
povertà e delle disuguaglianze. “Il modello cooperativo – aggiunge Pauline Green, presidente dell’Alleanza
cooperativa internazionale – è la scelta migliore e
offre le basi per un modo più sostenibile di fare attività imprenditoriale rispetto ai modelli capitalistici
tradizionali. Ciò che distingue le cooperative, siano
esse di piccoli agricoltori o grandi entità di proprietà
dei consumatori, condividono i valori di democrazia,
solidarietà, uguaglianza, self-help e auto-responsabilità, creando imprese al servizio dell’interesse più
ampio rispetto alla massimizzazione del profitto per
pochi”.
Un quinto dei soci in India
Le 300 maggiori cooperative al mondo hanno un
volume di affari equivalente al Prodotto interno
lordo del Canada, tra le prime 10 economie al mondo.
In India si contano 242 milioni di soci, 160 in Cina e
120 in America.
L’Unione Europea può contare su 160 mila cooperative, che compongono una base sociale di oltre
120 milioni di persone, offrendo un impiego stabile
a più di 5 milioni di lavoratori. Oltre 13 milioni di
inglesi sono soci di circa 5 mila aziende cooperative; 1
abitante su 5 è al governo di un’impresa cooperativa.
Ci sono tre paesi in Europa dove più della metà della
popolazione è socia di cooperativa: Irlanda (70%),
Finlandia (60%) e Austria (59%).
L’Italia vanta uno dei movimenti cooperativi più
dinamici del mondo, sia per articolazione che per
presenza: 43.000 cooperative. L’Alleanza delle
Cooperative italiane unisce 12 milioni di soci, offre
lavoro a 1,2 milioni di persone e raggiunge un fatturato di 127 miliardi; rappresenta il 12,9% degli sportelli
bancari, il 30% del consumo e della distribuzione, il
50% dell’agroalimentare made in Italy e il 90% della
cooperazione sociale. Si stima che l’economia cooperativa contribuisca per l’8% alla creazione del Pil.
Marzo: le iniziative trentine
Anche in Trentino si stanno organizzando serate,
convegni, momenti di approfondimento per diffondere la conoscenza della cooperazione e i suoi
benefici. Il momento clou sarà l’evento organizzato
dalla Federazione per il 9 e 10 marzo a Riva del
Garda (vedi programma nell’infografica). La mattina
sarà interamente dedicata alla didattica, ovvero alla
presentazione dei percorsi di conoscenza e di avvicinamento alla cooperazione degli studenti trentini.
Partecipando all’evento si potranno sentire le riflessioni dei principali esperti nazionali di cooperazione:
2012 anno della cooperazione
Stefano Zamagni, Pier Luigi Sacco, Leonardo Becchetti,
Mauro Magatti (anticipiamo un’intervista nelle due
pagine seguenti), Giulio Sapelli, Pierluigi Celli e i trentini Gianfranco Cerea, Andrea Leonardi e Carlo Borzaga.
A questo incontro si aggiunge la proposta di Euricse,
ICA e Alleanza delle Cooperative Italiane, che hanno
organizzato per il 15-16 marzo a Venezia. All'interno
dell'Anno internazionale, la due giorni costituirà uno
dei momenti più importanti di confronto tra esperti
internazionali sulle tematiche dello sviluppo e della
diffusione della cooperativa.
Hanno già confermato la loro presenza Romano
Prodi, che parlerà dei “Mutamenti degli scenari mondiali” e Partha Dasgupta, docente di economia dell'Università di Cambridge, che esporrà le “Nuove frontiere della cooperazione nell'economia”.
Introdurranno gli incontri Carlo Borzaga, Pauline
Green, presidente di ICA e Luigi Marino, presidente
dell'Alleanza delle cooperative italiane.
In occasione dell’Anno internazionale, Euricse sta
portando avanti altri progetti fondamentali per la
comprensione e la diffusione della conoscenza del
mondo cooperativo: stories.coop, la prima iniziativa
globale online ideata per le cooperative e le loro storie,
che presenta quotidianamente racconti di cooperazione per condividere soluzioni efficaci a problemi
e aumentare la consapevolezza del grande pubblico
ai temi della cooperazione; Global300, progetto di
ricerca incentrato sul miglioramento degli indici di
misurazione del successo delle imprese cooperative
nel mondo.
Tempo di lettura: 4’30’’
Il sondaggio
La ‘carovana della cooperazione’, flash mob (incontri
organizzati con il tam tam web), premi a chi si distingue,
giochi cooperativi e il ‘cooperative day’. Sono originali le
idee che i soci del movimento hanno proposto rispondendo al sondaggio su www.cooperazionetrentina.it che
interrogava su cosa si potrebbe fare qui in Trentino per
celebrare l’anno internazionale della cooperazione.
“Sarebbe simpatico – risponde un internauta – organizzare un "flash mob" con gruppi di cooperatori in tutti
i paesi del Trentino: stesso giorno, stessa ora, stesso
"spettacolo". Un evento così potrebbe porre l’attenzione
sulla presenza capillare, l'essere sistema, il potenziale di
creatività e vivacità”. Un altro socio propone di organizzare
percorsi per i figli di soci e soci giovani (in piccoli gruppi
con simulazioni, giochi di ruolo). Una sorta di "carovana
della cooperazione", che si muova in tutte le valli. Oppure
premiare chi si distingue positivamente, per iniziative e
coerenza, con l’obiettivo di creare emulazione.
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Magatti: serve
un’alleanza innovativa
Intervista al preside di Sociologia dell'Università Cattolica, che sarà uno dei
protagonisti della due giorni di Riva del Garda (9-10 marzo) in occasione
dell’anno internazionale della cooperazione.
di Umberto Folena
Dall’infarto all’alleanza. «Nel
2008 è stato colpito il cuore del
sistema, Wall Street. Non un semplice malanno, ma un vero e proprio infarto cardiaco. La guarigione,
smettendola di andare ciascuno per
conto proprio, ciascuno chiuso nel
bozzolo dei propri tornaconto individuali, consiste in un’alleanza: nella
comunità, nelle relazioni, nei legami.
Che generano valori e storia. Questa
è la modernità: la capacità di costruire alleanze». Mauro Magatti analizza così la crisi, con realismo ma senza
disfattismo, anzi con l’ottimismo di
chi crede, però, che i cambiamenti non si aspettano semplicemente,
non ci piovono sul capo da sé, ma si
producono operando.
Professore, che cos’è accaduto dunque nel 2008? E che cosa sta accadendo ancora adesso?
Il modello ha subito un infarto. Non
un semplice malanno, ma un vero e
proprio infarto, perché è stato colpito il cuore del sistema finanziario
globale, quella Wall Street dove agiscono le principali agenzie societarie
e finanziarie, là dove letteralmente
venivano pompate le risorse finanziarie necessarie affinché il sistema
stesse in piedi.
Modello, sistema… A che cosa si
riferisce?
Nel 2008, occorre che tutti ne
prendiamo atto, si chiude un ciclo
storico durato una trentina d’anni.
Che cosa stia nascendo al posto suo,
ancora non possiamo saperlo. Ma
che qualcosa si sia chiuso, è certo.
Da un lato sono stati anni positivi,
con una grande crescita economica, un’espansione del benessere, un
aumento delle libertà individuali…
ma con qualche slegatura. Tutta
questa libertà ha comportato anche
effetti negativi su famiglia, territorio,
fedeltà alle istituzioni. La fede cieca
nella tecnica, come sistema capace
di autoregolarsi e fare da sé, ha fatto
sì che tutto ciò che non entrava in
quella logica soffrisse, fino ad essere
travolto.
A lei non sembra piacere questo
particolare concetto di libertà affermatosi dagli anni Settanta in poi…
In quei trent’anni, si è affermata
un’antropologia che definisce l’uomo come volontà di potenza: ciascuno deve poter essere libero di fare
quel che vuole, e quante più possibilità ha ogni singola persona, tanto
più è libera. L’interesse personale
e l’individuo occupano il centro;
comunità, soggetti collettivi e valori,
quali la solidarietà e l’altruismo, vengono messi ai margini. Ognuno insegue le proprie individuali opportuni12
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tà; e si fa fatica a trovare due persone
che, insieme, riescano a condividere
qualcosa per più di cinque minuti,
perché occorre avere un obiettivo
sempre nuovo da perseguire. Tutti
siamo più liberi; ma, proprio perché
più liberi, facciamo fatica ad andare
d’accordo l’uno con l’altro, anche
semplicemente a volerci bene.
Fatto sta che l’individuo, abbacinato dalla propria volontà di potenza
e da una crescita ritenuta senza
limiti, si becca l’infarto. A quel
punto come reagisce?
In questi casi, le reazioni possibili
sono tre. La prima è di chi si ritiene
finito e cade in un profondo stato
depressivo che gli impedisce qualsiasi azione; la seconda è di chi torna
a condurre esattamente la vita di
prima, esponendosi a nuovi serissimi
rischi; la terza è di chi comprende
che l’infarto è stato determinato da
uno stile di vita scorretto ed è stato
un segnale, un invito a cambiare.
Quindi?
Quindi, è l’intero modello di sviluppo che va corretto.
E come?
Chiudere con un’antropologia basata semplicemente sulla volontà di
potenza. Noi siamo anche fragilità, e
rimuoverla significa negare la realtà.
Rimuovendo la nostra fragilità, ren-
IN PRIMO PIANO |
diamo il mondo disumano. Se pensiamo che essere liberi
significhi esserlo ciascuno per conto proprio, creiamo il
deserto. Invece, la nostra stessa individualità è intessuta
dell’altro. La critica all’individualismo esasperato e la
costruzione di un nuovo modello economico nascono
da un recupero profondo e deciso dell’idea di persona.
Una persona che vive in relazione e vive di relazioni. Una
persona che in famiglia, nella società, a scuola, al lavoro,
in politica è al centro di una rete comunitaria.
È questa l’alleanza? Ed è la cooperazione, in qualche
modo, una forma di “alleanza”?
Alleanze, ossia legami e rapporti. Il rischio è quello di alleanze chiuse, difensive e auto protettive, L’opportunità
sta nelle alleanze aperte. La cooperazione può esserlo.
Può avere un grande futuro, ma solo se saprà giocarselo
in forma innovativa.
La cooperazione è condannata ai microsistemi, a restare piccola di fronte ai colossi economici?
Non è detto. Anzi! L’impresa e l’agire economico sono
attraversati da una crisi di legittimazione. Il futuro
appartiene a un pensiero pluralistico dell’economia,
che non sia centrato unicamente sull’impresa. Nella
pluralità la cooperazione, con il suo non concentrarsi sul
profitto, può ritagliarsi un ruolo molto importante.
Il 2012 come “anno della cooperazione” va ricon-
2012 anno della cooperazione
dotto solo alla fatale ritualità delle ricorrenze o, senza
retorica, può essere un’opportunità da giocare fino in
fondo?
Certo, l’indizione degli “anni internazionali” ha un’origine rituale, ma nel nostro caso è una fortunata coincidenza, un’occasione da sfruttare. Perché la cooperazione
è un aspetto dell’alleanza, mette al centro la comunità e i
legami, rompe il vecchio schema individualistico. Però…
Però?
Deve saper essere alleanza aperta, valorizzando i legami
non per chiudersi ma, al contrario, per restare nei circuiti
internazionali e diventare interessante per tutti, generando valori collettivi. Le comunità che sanno proporsi,
e andare oltre se stesse, sono le vere comunità moderne.
Direi: alleanza e innovazione. Il futuro, per me, appartiene alle relazioni industriali fondate su un rapporto
onesto tra capitale e lavoro, su soggetti che producono
valori. Così la cooperazione: radicata nella storia sì, ma
per produrre una nuova storia.
Tempo di lettura: 4’50’’
Chi è Mauro Magatti
Sociologo ed economista, 50 anni, Mauro Magatti si è laureato con lode in Discipline economiche sociali (Des) all'Università Bocconi di Milano nel 1984 e ha conseguito il PhD
in Social Sciences a Canterbury, in Gran Bretagna, nel
1991. Ricercatore universitario dal 1994 presso la Facoltà
di Scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano, dal
2002 è professore ordinario in Sociologia generale e dal
2006 è preside della Facoltà di Sociologia. Ha insegnato
anche a Edimburgo, Canterbury, Parigi e Buenos Aires.
Tra i suoi libri più recenti: Libertà immaginaria. Le illusioni
del capitalismo tecno-nichilista (Feltrinelli, 2009) e L’io
globale. Dinamiche della socialità contemporanea, (con
Chiara Giaccardi, Laterza, 2006). Di imminente pubblicazione, con Feltrinelli, La grande contrazione. I fallimenti
della libertà e le vie del suo riscatto.
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NEWSCOOP
Maestri cooperatori all’ottava edizione
E’ un’interessante opportunità per valorizzare la cultura
cooperativa di chi nella veste di presidente, amministratore,
sindaco, dirigente e quadro deve assumere decisioni. Già
dalla prima edizione, il percorso formativo per l’ottenimento
del titolo di “Maestro Cooperatore”, organizzato per la Cooperazione Trentina da Formazione Lavoro, ha raccolto grande
apprezzamento per contenuti molto qualificati e per una
didattica capace di vivacizzare le lezioni frontali d’aula con
l’interazione diretta dei partecipanti sollecitati a socializzare
le reciproche esperienze. Quest’anno la proposta si arricchisce di una novità. Il progetto è articolato in due fasi: dopo aver
acquisito le conoscenze alla base della cultura cooperativa si
sperimenteranno concretamente nella “prassi cooperativa”.
Il percorso “Cultura cooperativa” permetterà di approfondire
il significato dell’essere cooperativa nel mondo di oggi; si soffermerà sulla storia e sul modello di impresa cooperativa, sui
suoi principi e valori, sugli orientamenti strategici e sull’integrazione con la realtà locale: il via in gennaio, chiusura a
giugno.
Incontri settimanali, il martedì sera, dalle 17.30 alle 21.30.
Il segmento “Prassi cooperativa” (partenza il prossimo
autunno) nasce da una consapevolezza. Oggi è determinante
iniziare un processo di costruzione di modelli appropriati alla
crescita e sviluppo delle imprese cooperative mettendo in
pratica gli apprendimenti nelle situazioni di lavoro. E’ rivolto a
chi ha frequentato le lezioni di “Cultura cooperativa” e anche
alle persone che hanno conseguito l’attestato di “Maestro
Cooperatore” negli anni scorsi. La partecipazione è gratuita grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento
e della Federazione Trentina della
Cooperazione. Nella
Per approfondimenti
foto i premiati della
www.formazione-lavoro.net
settima edizione.
Condividi
la tua storia cooperativa
Euricse, in collaborazione con ICA, ha lanciato la campagna
digitale online Stories.coop, un diario virtuale che raccoglie
per ogni giorno del 2012 esperienze cooperative da tutto
il mondo. Stories.coop si affida al potere coinvolgente dei
racconti di esperienze vissute, problemi affrontati e soddisfazioni raggiunte per tracciare un ritratto della cooperazione.
Un modo diverso per dimostrare al mondo che il modello
cooperativo funziona, adattandosi a Paesi e culture diversi, e
che la sua ricetta per sconfiggere povertà e disuguaglianze
ha radici semplici ma innovative.
Condividi la tua storia – scritta, filmata o fotografata – in lingua inglese per poter raggiungere tutti gli angoli del pianeta,
e diventare uno dei 366 esempi selezionati per far conoscere
la cultura cooperativa nel mondo.
Per i curiosi sono già online le prime storie: si parla del
cioccolato prodotto da una cooperativa di 45.000 coltivatori di
cacao in Ghana; si raccontano le vite delle donne marocchine
organizzate in cooperativa per lavorare il prezioso olio d’Argan anche contro le limitazioni del lavoro femminile; oppure
si può leggere la vicenda del paesino montano del Canada
dove un gruppo di sciatori si è associato per acquistare gli
impianti sciistici e riportare turiPer approfondimenti
smo in un’area economicamente
www.stories.coop
depressa.
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CAR SHARING A TRENTO
42 soci
13 vetture
8 punti prelievo
Car sharing in Federazione
le sedi delle cooperative in tutto il Trentino. Nel 2010 hanno
percorso poco meno di 600 mila chilometri.
Il car sharing è il servizio che prevede l’uso collettivo di un
parco auto messo a disposizione ad un gruppo di utenti
che le usano grazie ad un sistema di prenotazione e ad un
costo proporzionale all’utilizzo. In questo modo l’azienda
(ma possono iscriversi anche privati) risparmia sui rimborsi
chilometrici e sulle assicurazioni, e l’ambiente beneficia dal
punto di vista dell’inquinamento.
La cooperativa conta 42 soci di cui 28 persone fisiche e 14
persone giuridiche. Con quello di via Segantini sono diventati
8 i punti di prelievo disponibili per gli utenti del Comune di
Trento. Sono inoltre in arrivo le auto per Rovereto, dove il car
sharing partirà entro il mese di marzo.
Sono due e di colore rosso: una Seat Ibiza e una Fiat 500.
Occupano altrettanti posti macchina della Federazione e sono
pronte a partire per raggiungere le località del Trentino a
servizio delle cooperative. Sono le autovetture proposte dalla
cooperativa Car Sharing Trentino, di cui l’ente di via Segantini
è diventato socio e utente. Sostituiscono in gran parte le vetture
private usate dai collaboratori che
per ragioni di lavoro si spostano in
maniera saltuaria.
La Cooperazione Trentina ha
infatti adottato modalità innovative
e a basso impatto ambientale per
gestire l’intera mobilità professionale dei dipendenti, molti dei
quali svolgono il proprio lavoro
di consulenza o revisione presso
Per approfondimenti
www.carsharing.tn.it
Fotovoltaico, risultati super
Ha compiuto un anno l’impianto fotovoltaico realizzato dalla
Cooperativa Sei per la Federazione, portando alla luce risultati di efficacia ed efficienza superiori alle aspettative: 72mila
Kwh prodotti contro i 68mila preventivati. Vuoi per le scarse
piogge del 2011, vuoi per la tecnologia di alto livello utilizzata
(l’abbinamento di un prodotto particolarmente indicato per i
tetti piani e di un altro che garantisce elevatissimi rendimenti), l’impianto ha contribuito ad una diminuzione del 40% circa
del consumo di energia elettrica, con conseguente forte calo
delle emissioni inquinanti.
All’ingresso della Federazione, sull’Ip-tv (lo schermo muto
vicino alla reception) si può vedere il picco del momento, la
produzione totale dell’impianto e le mancate immissioni di
anidride carbonica nell’aria.
In
memoria
Silvio Rigatti
raggiunto il meritato pensionamento nel 2000 dopo essere
stato riferimento prezioso per soci e clienti in particolare dei
paesi di Revò, Cagnò e Romallo tradizionale bacino di utenza
di questo istituto.
Era persona molto riservata e discreta, caratteristica fondamentale e particolarmente apprezzata per chi opera nel
mondo del credito e del risparmio. Anche i suoi collaboratori
lo porteranno sempre nel cuore.
Ha trascorso un quarto di secolo della sua vita professionale
nel credito cooperativo. Silvio Rigatti era persona conosciuta,
stimata e apprezzata in valle di Non in particolare nella zona
della cosiddetta Terza Sponda. Direttore della Cassa Rurale di
Revò (dove aveva iniziato a lavorare nel 1974), ha legato il suo
nome e la sua esperienza a questa banca di comunità. Aveva
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30,3 mln valore dell’area Piedicastello
13,5 mln valore dell’ex Dogana
10,8 mln valore del Rettorato
6 mln conguaglio (per oneri demolizione e bonifica)
Ex Italcementi,
firmato l’accordo con la Provincia
Con la firma del contratto preliminare – avvenuta il mese scorso davanti
al notaio Paolo Piccoli – si avvia a
definizione la complessa procedura di
cessione da parte della Piedicastello
spa alla Patrimonio del Trentino spa
(della Provincia Autonoma) dell’area
ex Italcementi (53 mila metri quadri),
attraverso la parziale permuta con il
complesso ex Dogana in via Segantini
e l’immobile Rettorato in via Belenzani,
adiacente la sede della Cassa Rurale di
Trento. L’accordo è stato sottoscritto tra
i legali rappresentanti della Piedicastello, nella persona del presidente Diego
Schelfi, e della Patrimonio del Trentino,
nella persona del presidente Claudio
Bortolotti.
La Provincia autonoma, attraverso la
Patrimonio del Trentino, in cambio dei
circa 53.000 mq e dei tre condomini
della Piedicastello, cederà il terreno ex
Dogana in via Segantini e l’immobile
Rettorato, più un conguaglio.
Tocca alla Piedicastello l’onere della
demolizione e della bonifica dell’intera
area industriale Italcementi, che si può
già quantificare in circa 4 milioni di
euro, e che vanno a diminuire il valore
di stima stabilito in 30.293.500, portandolo quindi a circa 26 milioni. Sarà
demolito anche il cosiddetto “sigaro”,
recentemente liberato da vincoli con
voto del Consiglio comunale. Lo stesso
dovrà fare la Patrimonio per la sola
area ex Dogana.
L’operazione si svolgerà in due fasi
principali: la prima è quella di fine
anno, con la cessione degli immobili ad
uso abitativo (tre condomini) adiacenti
l’area industriale.
La seconda fase si concluderà non appena terminati i lavori di demolizione e
bonifica, e comunque entro il 30 giugno
2013, quando le parti si ritroveranno
dal notaio per la definitiva chiusura
dell’operazione. Piedicastello trasferirà
a Patrimonio del Trentino la proprietà
E’ nata
Interporto
Servizi
Doganali
La cooperazione sostiene le esportazioni trentine. E lo fa
diventando socia della nuova Interporto Servizi Doganali.
La percentuale di partecipazione della Federazione è del
20%. Amministratore unico è Giuseppe Detomas a capo di
Interbrennero. La nuova società è destinata a diventare un
prezioso riferimento per le realtà cooperative che contano
mercati all’estero. In particolare, le società del settore
vitivinicolo e ortofrutticolo. Vino, mele e piccoli frutti avranno
così la possibilità di contare su un partner in più. Nuovo e
affidabile.
dell’area, e a sua volta Patrimonio del
Trentino trasferirà a Piedicastello la
proprietà del compendio ex Dogana e
del Rettorato. Quest’ultimo, in particolare, sarà disponibile alla data del 31
dicembre 2013.
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AGRARIA
DI RIVA
1926 anno di fondazione
20 collaboratori
7 mila quintali di olive prodotte
32 mila quintali di uve
Agraria di Riva e Valli del Sarca insieme
Siamo di fronte ad un grande e positivo
cambiamento nel modo di immaginare
la cooperazione: l’accordo tra Agraria
Riva del Garda e Valli del Sarca crea sinergia tra le due realtà ed unisce le forze
per migliorare e specializzare le proprie
offerte a favore dei soci, dei contadini e
dei consumatori.
I presidenti dell’Agraria Giorgio Planchenstainer (a sinistra nella foto) e di
Valli del Sarca Rodolfo Brocchetti (al
centro) hanno dimostrato piena consapevolezza in questo nell’illustrare l’accordo:
da gennaio 2012 Agraria non svolge più
l’attività di vendita di scorte agrarie. Sarà
concentrata negli spazi della consorella
di Pietramurata. Valli del Sarca dispone
di uno spazio commerciale all’interno
dell’Agraria di Riva per mele, kiwi e susine di Dro, coltivate e prodotte dai propri
soci. La collaborazione produrrà occasioni di risparmio per i soci e valorizzazione
delle produzioni locali.
Agraria si dedicherà in modo esclusivo
alla vendita di olio, vino e prodotti tipici,
più che raddoppiando l’attuale spazio
di vendita dedicato, che occuperà 700
metri quadrati. “Abbiamo l’ambizione di
Agraria Riva del Garda:
Fatturato: 7 milioni di euro.
Soci: 350
Anno di fondazione: 1926.
Quantità prodotti (olio e
uva): 39 mila quintali
Valli del Sarca:
Fatturato: 16 milioni di euro
Soci: 650
Anno di fondazione: 2003
Quantità prodotti (mele,
kiwi, susine): 214 mila
quintali
Per approfondimenti:
www.agririva.it
diventare la vetrina sul lago di Garda dei
prodotti del nostro territorio” spiega il
direttore di Agraria, Massimo Fia. Valli
del Sarca potenzierà l’offerta di prodotti e
servizi a favore degli agricoltori (concimi,
fitosanitari, mezzi tecnici agricoli) all’interno dei propri negozi. “E’ opportuno
ottimizzare i processi di acquisto e di
promozione, migliorando, da un lato i
margini, e, dall’altro, la competitività a
favore dei soci - hanno detto congiuntamente i presidenti -. Per il successo
dell’alleanza e dell’attività commerciale
futura è indispensabile qualificare
ulteriormente le politiche di marketing,
immagine, visibilità e merchandising”.
Saranno favorite le azioni di co-marketing a favore di soci e clienti di entrambe
le realtà: Valli del Sarca promuoverà
iniziative commerciali e promozionali a
beneficio di soci e clienti di Agraria Riva
del Garda e viceversa, in ragione del fatto
che una buona parte di agricoltori sono
soci di entrambe le cooperative. Inoltre il
bacino di utenza è praticamente identico.
La scelta di presentare l’accordo alla
casa della Cooperazione Trentina, in
via Segantini a Trento, ha assunto un
forte significato simbolico. Si è voluta
sottolineare la valenza intercooperativa
di questo progetto, definito dal presidente Diego Schelfi “un passo positivo in
direzione del rafforzamento del sistema
cooperativo”. Un ulteriore rafforzamento
del progetto potrà arrivare dal coinvolgimento, allo studio, delle altre cooperative
della zona: Copag di Dasindo e Consorzio
ortofrutticolo Val di Gresta.
Olio cooperativo
a Villa Margon
Partnership tra Locanda Margon e Agraria di Riva all’insegna
del gusto e della cucina di gran classe. La cooperativa agricola è fornitore ufficiale di olio di oliva e prodotti derivati (patè,
ecc.) del ristorante di Ravina. Lo chef di Villa Margon, Alfio
Ghezzi, ha scelto per i suoi piatti “Uliva 1111” la selezione
delle selezioni di olio di oliva extravergine del Garda Trentino.
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FONDAZIONE
CR TRENTO
2008 anno di fondazione
2009 acquisizione Clm Bell
(scuola per l’insegnamento delle lingue straniere)
60.000 euro borse di studio
La Fondazione CR Trento
premia i giovani di talento
“Il tuo sogno diventa realtà”. È lo slogan scelto dalla Fondazione
Cassa Rurale di Trento per il concorso borse di studio rivolto ai
giovani laureati impegnati in percorsi di alta formazione in Italia
e all’estero.
Nel biennio 2010-2011 il
sogno è diventato realtà
per quattro studenti trentini,
ognuno dei quali si è aggiudicato una borsa di studio
del valore di 15 mila euro.
Tre le aree individuate per
i riconoscimenti: tecnicoscientifica, economico-giuridica, umanistico-letteraria.
La selezione delle domande
è stata curata da un comitato
scientifico composto da Diego Schelfi, presidente della
Federazione, dai docenti
universitari Maria Gemma Pompei e Carlo Borzaga e dal giornalista Alberto Faustini, direttore del quotidiano Trentino.
Le borse di studio dell’edizione 2011 sono state assegnate a
Marica Tamanini e Stefano Anzellotti. La selezione dei due
premiati è avvenuta all’interno di 21 domande.
La consegna delle borse di studio ai due studenti trentini è
avvenuta nel corso di una cerimonia che si è tenuta nella sala
consiglio della Cassa Rurale di Trento. Giorgio Fracalossi, presidente della Rurale e della Fondazione, ha sottolineato l’attenzione
particolare riservata dalle due istituzioni ai giovani. “La Cassa
Rurale - ha detto - ha un ruolo che va oltre la sua dimensione di
banca. Le borse di studio premiano studenti impegnati in percorsi formativi di eccellenza”.
Nei laboratori di Gb e Usa
Sono impegnati in attività di ricerca all’estero i due vincitori delle
borse di studio 2011. Marica Tamanini, 23 anni, dopo la laurea
in scienze internazionali e diplomatiche all’Università di Trieste,
ha iniziato a frequentare un corso di specializzazione in diritto
internazionale criminale e di guerra all’Università di Edimburgo.
Già individuato il tema della tesi finale: i Balcani e il tribunale sulla
ex Jugoslavia. L’aspettativa di Marica è quella di poter spendere professionalmente le competenze acquisite con il master
operando in una delle corti internazionali
di giustizia o come consulente legale per
un’organizzazione internazionale, sia
pubblica che non governativa.
Indirizzo tecnologico, invece, per l’attività
di ricerca di Stefano Anzellotti che, con il
supporto della Fondazione Cassa Rurale
di Trento, sta frequentando alla prestigiosa
Per approfondimenti
www.fondazionecassaruraleditrento.it
Il futuro me lo gestisco io
I giovani soci della Cassa Rurale di Trento guardano al loro
domani e cercano di dare risposta ad alcuni interrogativi
della loro età. Nello specifico: “Cosa significa essere un libero
professionista? Perché investire i risparmi in un fondo pensione? Come posso avere una casa tutta
per me? Ho un’idea: come posso realizzarla? Che finanziamento mi conviene
chiedere?”. A questi temi importanti
e sentiti dalla base sociale giovane è
dedicato il ciclo di incontri informativi
organizzati dall’Associazione Giovani
della Cassa Rurale, con la collaborazione di Acli Trentine e Trentino Sviluppo. Il
calendario ha preso il via il 19 gennaio.
Conclusione il 1° marzo.
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Harward University di Cambridge nel
Massachussets un dottorato sui meccanismi neurali del riconoscimento degli oggetti. Il campo di studio di Anzellotti ha dei
potenziali risvolti pratici molto significativi.
Nel caso, ad esempio, di pazienti con lesioni cerebrali o malattie neurodegenerative diverrebbe importante comprendere
cosa succede quando i meccanismi di riconoscimento smettono di funzionare per
poter individuare appropriate procedure
di riabilitazione. L’ambiente in cui Stefano
svolge il suo lavoro è ricco di stimoli: “Ad
Harvard - osserva - circolano molte idee
e le persone sono molto appassionate a
quello che fanno. Professori e studenti
provengono da tutto il mondo e danno vita
ad un ambiente dove si mescolano molte
culture e tradizioni”.
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“
Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il
mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.
”
Bob Dylan
Vuoi immagini in anteprima?
Broadcaster.it
Vedere le immagini di un avvenimento
o ascoltare un’intervista prima
che venga mandata in onda da
telegiornali e siti web, senza tagli né
filtri, è un’opportunità alla portata di
tutti grazie a Broadcaster.it, il nuovo
strumento di cui si è dotato l’ufficio
stampa della Federazione Trentina
della Cooperazione. Si tratta di un sito
web, gestito in collaborazione con la
cooperativa Sirio film, attraverso il quale
l’ufficio stampa mette a disposizione
B
orse
Per approfondimenti
www.broadcaster.it/cooperazionetrentina
delle redazioni giornalistiche immagini
e interviste registrate in occasione di
eventi e conferenze stampa.
Un servizio in più a disposizione dei
professionisti della comunicazione,
che possono facilmente accedere
a contenuti multimediali utili per il
loro lavoro, ma anche una finestra
accessibile a tutti i soci della
Cooperazione che possono vedere in
anteprima le interviste ai protagonisti e
le immagini degli eventi in programma.
di
studio
Grigno
Fondo
Otto laureati, 9 diplomati alle superiori e 20 diplomati alle
medie. A cui si aggiungono 16 studenti che hanno trascorso un periodo di studio all’estero per migliorare le proprie
competenze linguistiche e 19 tra bambini e ragazzi che si
sono appassionati alla lettura. Sono i 72 giovani premiati dalla
Cassa Rurale Bassa Valsugana, che ha assegnato delle borse
di studio agli studenti meritevoli della propria comunità. “È un
appuntamento dedicato sia agli studenti ma anche ai genitori
- ha osservato il presidente Silvio Stefani - Sappiamo quanto
sia importante far sentire il sostegno al proprio figlio durante
gli anni di scuola in particolare nei momenti meno facili. Il
nostro appuntamento diventa una festa tra amici, in quello
spirito familiare che ben si lega alla cooperazione”.
Sono stati 59 gli studenti premiati dalla
Cassa Rurale Novella e Alta Anaunia,
dalla licenza media alla laurea specialistica. “Scegliamo uno degli ultimi
giorni dell’anno e il Palanaunia di
Fondo – è stato osservato dai responsabili dell’istituto di credito cooperativo
– per contare su una location adeguata
e per augurare un anno ricco di cose
belle agli studenti e al pubblico sempre
numeroso”. Alessandro Bertagnolli,
il presidente della Cassa Rurale, ha
premiato i giovani. Non solo premi. Ad
arricchire l’appuntamento sono stati
lo spettacolo di Lucio Gardin la musica
della band “Tengobanco”.
San Michele
I protagonisti del mondo agricolo di domani oggi sono giovani
studenti. Alcuni tra loro sono stati premiati dalla Fondazione
Edmund Mach per i risultati del loro percorso. Tra i partner
dei riconoscimenti anche la Cooperazione Trentina. Il premio
dell’ente di via Segantini è stato assegnato a Francesco
Iagher (lavorazioni zootecniche), Andrea Comai (produzioni
Vegetali - viticolo), Fabio Gottardi (produzioni Vegetali - frutticolo) della Formazione professionale. A consegnare i premi
il direttore della Federazione Carlo Dellasega (nella foto con i
ragazzi).
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“
Interroghiamoci se don Guetti non fosse presuntuoso a voler dare un contributo sostanziale per
risolvere i problemi sociali del Trentino partendo con una modesta cooperativa in un piccolo
paese del Bleggio? Eppure sappiamo quanto il suo esempio e la sua tenacia siano stati elementi
che hanno rinnovato l’economia trentina. La sua intraprendenza, motivata dalla carità cristiana,
ha così vinto sulla passività e tanta parte di quella che era un’utopia è divenuta realtà.
”
Dall'omelia di mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento - Epifania 2012
Legname di qualità all’asta
Giovedì 1 marzo, ad ore 11, avrà luogo
una vendita di legname trentino di
pregio, un appuntamento atteso dagli
operatori del settore, anche d’Oltralpe,
ma soprattutto da artigiani ed artisti
che potranno acquistare materiale
pregiato per la propria attività. Mentre
nelle aste ordinarie i lotti vengono
valutati complessivamente e possono
essere eterogenei nella composizione,
in questo caso sarà possibile acquistare
microlotti molto omogenei, costituiti
da legname con caratteristiche
esclusive. Una prassi, questa, molto
diffusa in Paesi dalla lunga tradizione
forestale, come ad esempio l’Austria,
ma un’assoluta novità per il Trentino.
L’evento è realizzato in collaborazione
con la Federazione provinciale degli
Allevatori, che metterà a disposizione il
piazzale della sede di via delle Bettine
dalla Camera di Commercio di Trento.
L’obiettivo è quello di valorizzare un
prodotto del territorio conosciuto in tutto
il mondo. Il regolamento della vendita si
trova sul sito www.legnotrentino.it nella
sezione “Bandi e gare”.
per l’esposizione dei tronchi in vendita.
L’iniziativa si colloca nell’ambito dei
programmi comuni di valorizzazione e
di commercializzazione del legno locale,
sottoscritti dal Servizio foreste e fauna
della Provincia autonoma di Trento e
i
n
breve
Auguri in musica
L’armonia non manca
Nella notte stellata, una giovane stella
della musica ha augurato buone festività
ai soci della Cassa Rurale di Isera. Sono
state le note suonate dalla pianista Anna
Kravtchenko ad avvicinare tutti alla magica atmosfera delle festività di fine anno.
Il concerto ha proposto le musiche di
Schubert, Schumann, Liszt, Tchaikovsky,
Rachmanivov. Esecuzioni al pianoforte
che sono state seguite in religioso silenzio
dal pubblico di soci. “Un concerto – ha detto il presidente Fabiano Conzatti – che ha
anche offerto la possibilità di ammirare, a
restauro ultimato, gli interni della Chiesa
di Isera”. Non solo musica ma anche
vernissage per il presepio dell’artista Felix
Deflorian e per l’opera di Mastro7.
Armonia: elemento fondamentale della
musica, parte positiva dello spirito che
fa stare bene insieme e contribuisce a
far stare bene le comunità. La Cassa
Rurale Pinetana Fornace e Seregnano lo
dimostra da quindici anni con “Natale in
armonia”. Quest’anno la proposta è stata
arricchita dalla voce della cantante lirica
Juliana Coli, brasiliana ma figlia di trentini
emigrati in Sudamerica, componente del
coro “la Sorgente”, uno dei tredici gruppi
impegnati nel calendario di concerti.
Cross con Gellindo
Imparare il risparmio divertendosi. Per gli
alunni delle scuole elementari di Borgo,
Castelnuovo, Samone e Scurelle è stato
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possibile grazie a una bella idea della
Cassa Rurale Olle-Samone-Scurelle. Lo
ha fatto avvalendosi di “Gellindo Ghiandedoro”, il simpatico scoiattolo testimonial di
Risparmiolandia. Il personaggio di Michele Comite, ha proposto brevi spettacoli sul
tema del risparmio che hanno polarizzato l’attenzione dei giovani spettatori.
Risparmio non solo finanziario ma anche
energetico e ambientale.
Note per Natale
"L'Elisir d'Amore" di Gaetano Donizetti: è
stata l’opera lirica scelta dalla Cassa Rurale di Pergine per augurare buon Natale
ai soci. La serata è stata organizzata in
collaborazione con gli "Amici della musica
di Pergine". Iniziativa simile per l’Epifania
con un concerto molto apprezzato con
musiche di Strauss.
NEWSCOOP
“
Vista dai giovani la vita è un avvenire infinitamente lungo.
Vista dai vecchi un passato molto breve.
”
Arthur Schopenhauer
CALENDARI 2012
E’ tutto dedicato al risparmio il calendario 2012 realizzato
dalla Cassa Rurale Bassa Valsugana. O meglio, realizzato
dai bambini delle classi 4° e 5° delle scuole elementari che
hanno partecipato alle iniziative proposte dalla banca per la
giornata del risparmio. Ai piccoli artisti è stato chiesto, infatti,
di interpretare con un disegno il tema dell’iniziativa nelle sue
diverse forme. Sono nate così una serie di immagini dedicate
al risparmio non solo di denaro, ma anche di risorse energetiche e ambientali. E i lavori più belli sono stati raccolti in un
calendario, che è stato donato a soci e clienti.
Dedicata all’arte anche la seconda proposta della Cassa, che
ha raccolto in un calendario le opere che hanno vinto il concorso di pittura “I sensi della terra”, organizzato dall’istituto
per valorizzare la creatività e le doti degli artisti della zona.
Pinzolo con il Brenta (2)
4
Le Dolomiti di Brenta, le montagne più belle del mondo. E’ il
calendario 2012 della Famiglia Cooperativa di Pinzolo. Dodici
immagini per altrettante emozioni fotografiche: dalla Bocca di
Brenta al Castelletto Inferiore, dalla Bocca di Tuckett al Crozzon di Brenta, dal Campanil Basso a Cima d’Ambiez. Foto di:
Andrea Bonapace, Carmelo Genetin, Emanuele Bonapace,
Ermanno Salvaterra, Marco Valenti, Ornello Binelli, Silvano
Bonapace.
Ledro, tra fiori e animali (3)
La flora e la fauna della zona ledrense e altogardesana
caratterizzano il calendario 2012 della Cassa Rurale di Ledro.
Le immagini sono state curate dal Circolo Fotoamatori,
appassionati della fotografia diventata arte perché hanno
saputo catturare, con l’abilità di chi padroneggia l’obiettivo
in maniera invidiabile, gli elementi distintivi del patrimonio
naturale delle località dove di credito cooperativo agisce nella
quotidianità.
Mori-Val di Gresta e le erbe (4)
“Erbe del Trentino” è il calendario 2012 della Cassa Rurale Mori-Val di Gresta. “La flora non è solo bella - è stato
spiegato - Le erbe possono essere usate in cucina, nella
2
1
Bassa Valsugana e l’arte (1)
5
farmacopea, nella cosmesi: è la nostra
tradizione. Come facevano i nostri avi,
possono essere utilizzate, ma con la
nuova consapevolezza della fragilità
dell'ambiente e il rispetto che solo
la scienza e la conoscenza possono
garantire. Il calendario rappresenta
un anello di congiunzione fra scienza,
cultura, storia, economia”.
La mia Trento (5)
Tredici immagini fotografiche (dodici
mesi più la copertina) di altrettanti
soci e clienti della Cassa Rurale di
Trento che hanno partecipato alla terza
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edizione del concorso fotografico della
banca della città. E’ il calendario 2012.
Tema: la mia Trento. Sguardi ed emozioni sulla vita di quartiere e sobborghi
della città. Trecento le foto selezionate.
Le migliori tredici accompagneranno
lo scorrere dei giorni dei trentini del
capoluogo.
NEWSCOOP
109 soci
343 mln vendite lorde
2,3 mln utile
Sait
(dati 2010)
La spesa?
Arriva a casa
Coop Trentino e cooperativa sociale “La Casa” hanno unito le
forze, a Rovereto, per consegnare gratuitamente la spesa a
domicilio. E’ la risposta a un bisogno discusso con l’Assessorato comunale alle politiche sociali; un’iniziativa di alto
livello che valorizza la funzione sociale della cooperazione di
consumo. I destinatari sono persone ultrasessantacinquenni
senza “contorno” familiare, famiglie monoparentali, nuclei
familiari con figlio in condizioni di disagio che si trovano
impossibilitati ad uscire di casa.
Sait partecipa con il supermercato di viale Trento a Rovereto.
“Abbiamo assecondato l’iniziativa perché ha una forte connotazione sociale ed è in linea con il nostro patrimonio valoriale
– ha osservato Renato Dalpalù, presidente di Sait –. Viene
incontro alle esigenze di un’utenza disagiata. Inoltre dimostra che, la funzione sociale, non viene espressa unicamente
nei territori marginali ma anche nei centri maggiori”.
La persona telefona al centralino della cooperativa “La Casa”
dalle ore 10 alle 12. Comunica il proprio indirizzo, il numero
di telefono e l'elenco dei prodotti da acquistare. Consegna:
dalle ore 14 alle 15.30. La spesa minima richiesta: 25 euro. Il
servizio di consegna è gratuito. Per pagare i propri acquisti:
bancomat, carta di credito e “Carta in Cooperazione” ovviamente se abilitata al pagamento.
Il consumo per l’arte
L’arte dell’Istituto d’Arte di Trento e
Rovereto, si è messa in mostra per
un’iniziativa benefica. Gli insegnanti
hanno messo a frutto la loro sensibilità e il loro estro artistico e hanno
realizzato una ventina di opere esposte
in tre appuntamenti. Il primo è stato
ospitato alla sede del Sait, il Consorzio
delle cooperative di consumo, partner
dell’iniziativa a favore dell’associazione
“Don Milani” di Gioiosa Jonica. Nei mesi
di febbraio e marzo seguiranno le altre
due mostre. La prima al “Liceo Artistico
Vittoria” in via Zambra a Trento. La seconda all’aula “Mimismagia” del Liceo
Artistico Fortunato Depero in via della
Terra a Rovereto.
Famiglia Cooperativa
per la Fibrosi Cistica
“Il Villaggio di Natale” è il titolo del libro
(una fiaba per i più piccini scritta da
Loreta Ioriatti) messo in vendita in tutti
i negozi della cooperazione di consumo
(Famiglia Cooperativa, Coop Trentino e
Liberty). Un’idea regalo per due buone
azioni: la prima rivolta ai bambini,
la seconda a un progetto scientifico
dell’Associazione Trentina per la Fibrosi
Cistica.
L’iniziativa è stata promossa al punto
vendita “Coop Trentino” di piazza Lodron a Trento alla presenza di Francesco Moser, testimonial dell’Associazione Trentina Fibrosi Cistica. Per un paio
d’ore soci e clienti della cooperazione
di consumo hanno potuto saperne
di più sull’associazione, acquistare il
libro per un dono che aiuta la ricerca, e
scambiare alcune considerazioni con il
plurivittorioso del ciclismo italiano.
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NEWSCOOP
20 soci
5 collaboratori
1,9 mln fatturato
22 automezzi
FACCHINI
VERDI
Facchini Verdi: fedeltà premiata
Partecipare è stato semplice: dal 30 marzo al 25 novembre
chi usufruiva di un servizio di trasloco, trasporto o movimentazione della cooperativa Facchini Verdi partecipava al
concorso. Dopo aver compilato il coupon numerato e aver
conservato il tagliando con il numero ha atteso l’estrazione
dei tagliandi.
L’atto finale si è tenuto a Trento, alla sede della Facchini Verdi.
Il montepremi è stato di tremila euro. Buoni spesa della
cooperazione di consumo trentina: Ettore Rizza di Pomarolo
(1000 euro), Elio Festi per Crea Francesca srl di Rovereto (750
euro), Domenico Blaiotta di Varese (500 euro). Gli altri 15 sorteggiati hanno vinto un buono per una cena (ognuno 50 euro).
Ci sono molti buoni motivi per scegliere i servizi dei “Facchini
Verdi”. Per 18 clienti di questa cooperativa ce n’è stato uno
in più, perché sono stati sorteggiati ed hanno vinto uno dei
“buoni spesa” o dei “buoni cena” da utilizzare nei negozi della
cooperazione di consumo trentina (Famiglia Cooperativa,
Coop Trentino, Supermercati Trentini) e al Ristorante “l’Altro”
a Trento sud. Iniziativa nel segno dell’intercooperazione considerati i due partner, Sait e Risto 3, del concorso “Trasloca
con noi… e ti trasportiamo la spesa” e “Trasloca con noi… e
ti trasportiamo a cena”.
La premiazione ha registrato la presenza dei presidenti delle
tre realtà che hanno reso possibile questa idea: Enzo Martini
(Facchini Verdi), Renato Dalpalù (Sait) e Sergio Vigliotti (Risto 3).
Allo “Scarabocchio” da Pergine e Lavis
Il nido d’infanzia “Scarabocchio” di
Trento, in corso Buonarroti, gestito dalla
cooperativa Città Futura, ha riaperto
i battenti dopo una pausa di un anno.
Dal settembre 2005 all’agosto 2010 lo
“Scarabocchio” aveva funzionato come
nido interaziendale al servizio dei
dipendenti della Federazione Trentina
della Cooperazione, di Cassa Centrale
Banca e di altri soggetti cooperativi. La
ripresa dell’attività è avvenuta grazie ad
un accordo tra Città Futura e i Comuni
di Pergine e Lavis, che si sono riservati
i 17 posti a disposizione.
Lo Scarabocchio è l’unico nido privato
sul territorio provinciale ad avere ottenuto dalla Provincia l’accreditamento,
provvedimento che lo parifica ai nidi
pubblici e lo rende finanziabile dalla
Provincia stessa se gestito in convenzione con un Comune. L’accreditamento
è stato riconosciuto dopo avere verificato che il nido rispetta sotto tutti i profili
i requisiti richiesti per le strutture pubbliche, standard dimensionali, orario e
qualifiche degli educatori, innanzitutto.
La convenzione avrà la durata di un
anno poiché l’attivazione del servizio è
avvenuta a titolo sperimentale.
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CET
24 soci
150 collaboratori
10 mln fatturato
4,5 mln patrimonio netto
CET,
depuratori con il bollino
La gestione dei depuratori delle acque
del Trentino orientale ha ottenuto
un’importante certificazione del sistema integrato qualità, sicurezza e ambiente. Si tratta di un risultato di grande
valore, unico in Trentino, che attesta che
la gestione dei depuratori pubblici viene
portata avanti dalla cooperativa CET
tramite la società consortile D.OR. con
processi che mirano ad ottenere e mantenere nel
tempo il minore impatto possibile sull’ambiente.
Di più: attestano che l’ambiente di lavoro in cui
operano gli addetti è sicuro, e che l’occhio è attento a contenere i rifiuti e a risparmiare sui consumi.
Un impegno che si è concluso con l’intervento di
verifica dell’ente internazionale di certificazione
Bureau Veritas Italia, che ha rilasciato la conformità del Sistema Integrato Qualità-SicurezzaAmbiente, nel rispetto delle norme volontarie ISO
9001, ISO 14001 e OHSAS 18001. Una certificazione
unica nel suo genere in Trentino.
La cooperativa ha una storia più che ventennale
di rapporti con il territorio trentino, dove esercita
un ruolo di presidio e controllo presso gli impianti
di depurazione civile. Troviamo CET presso gli
impianti a servizio dei centri urbani maggiori, ma
anche nelle aree più periferiche, dove più delicato
è il rapporto tra le attività umane e l’ambiente.
Negli anni CET ha allargato i propri servizi, anche
nella depurazione industriale e nell’offerta di
Musica per l’Anffas
Natale: tempo di gioia ma anche
occasione per un gesto di attenzione
concreta verso gli altri. E’ stato così
per il concerto di beneficenza “Auguri
di Natale in jazz” all’Auditorium di
Tione. Quanto ricavato è stato devoluto
ad Anffas Trentino Onlus. I brani sono
stati proposti da tre maestri musicisti:
gestione integrata delle acque per le amministrazioni locali.
L’ultima gara d’appalto, avviatasi con il gennaio
2010, ha visto la cooperativa presieduta da Luca
Laffi e diretta da Angiola Brida protagonista nei
Raggruppamenti che sono stati riconfermati nella
gestione delle acque reflue sui tre bacini del Trentino. Determinante per l’aggiudicazione è stato
l’impegno di attuare misure tecniche, tecnologiche
e organizzative per ottenere miglioramenti nella
gestione e nel processo depurativo.
La cooperativa ha quindi implementato tecnologie
per ridurre la produzione di fanghi, risparmiare
energia e diminuire i nutrienti (azoto e fosforo)
scaricati nei corsi d’acqua ed ha introdotto poi un
Sistema di Gestione Integrato, che in precedenza
non esisteva.
Per approfondimenti
www.cet.coop
Natale con fantasia
Paolo Alderighi al pianoforte, Roberto
Piccoli al contrabbasso, Nicola Stranieri
alla batteria. A loro ne è aggiunto un
quarto che ha indossato i panni di
ospite d’onore: Aurore Voilque (violino
e voce). Tra gli sponsor la Cassa Rurale
Adamello Brenta e Scuola Musicale
Giudicarie.
Vivere il Natale nella sua dimensione relazionale ed educativa. L’idea è della cooperativa Progetto 92. Le attività proposte, rivolte a bambini dai 3 ai 10 anni, sono state affidate a
operatori esperti, formati al lavoro educativo e nelle tecniche
di animazione. I pomeriggi sono stati caratterizzati dalle
letture di fiabe, dalle attività manuali, da giochi ma anche
dall’arte creativa per dare la possibilità a ciascun bambino di
esprimere il proprio “senso” del Natale con l’uso di tecniche
pittoriche.
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SAD
57 soci
61 collaboratori
3,2 mln fatturato
Sad, da vent’anni a servizio della persona
Per il suo ventesimo anno di attività
la cooperativa Sad ha presentato lo
spettacolo “I vol meterne la badante,
porco ciccio!!!”. Un modo semplice per
divertire ma che, vista la delicatezza
dell’argomento e della tipologia di
servizio di questa realtà, ha colpito gli
animi delle persone.
A dare ulteriore valore è stata la partecipazione attiva dei soci e dei collaboratori di Sad (protagonisti della rappresentazione teatrale) e la presenza di
molti utenti che beneficiano del servizio
della cooperativa.
La cornice dell’evento è stata affidata al
primo presidente Lorenzo Roccabruna,
a Diego Agostini che ne ha raccolto il
testimone nel 2008 e alla presidente di
oggi, Daniela Bottura. A loro il compito
di ripercorrere i primi vent’anni di
attività.
L’evento ha registrato la presenza del
giornalista Alberto Faustini, direttore
del quotidiano Trentino, dell’assessore
e monitoraggio (sistematico, documentato e obiettivo). Un ruolo significativo
è affidato anche alla formazione intesa
come crescita personale e come miglioramento professionale.
provinciale Ugo Rossi, del sindaco
di Trento, Alessandro Andreatta, e di
Paolo Tonelli, assistente del presidente
della Cooperazione Trentina, Diego
Schelfi. Un po’ tutti hanno ricordato
come, il sistema cooperativo, sia l’elemento cardine e peculiare del territorio
Trentino.
L’occasione ha offerto lo spunto per
evidenziare l’anima e i valori di trasparenza, correttezza, responsabilità,
rispetto e fiducia della cooperativa
Sad nell’agire quotidiano. “Lo scopo
principale del nostro agire – hanno
spiegato i vertici - è aiutare e sostenere le persone bisognose nel proprio
ambiente di vita rappresentato dalla famiglia, dagli amici, dai vicini, dalla sua
cultura”. Ispirandosi a questi principi, la
cooperativa ha sviluppato un progetto
orientato a realizzare servizi diversi
con professionalità e passione. Il livello
qualitativo dei servizi offerti si lega alla
loro peculiarità, strutturazione, gestione
SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
Bomba al consorzio di Bregantini
Cooperazione per Haiti
Il consorzio sociale Goel nella Locride, promosso da mons.
Giancarlo Bregantini e cresciuto anche grazie all’impegno
della Cooperazione Trentina, è stato vittima all’inizio di gennaio dell’ennesimo episodio violento di intimidazione. Davanti
all’ingresso della sede di Caulonia è stata fatta esplodere una
bomba che ha causato notevoli danni. Il locale doveva essere
adibito a ristorante multietnico nel quale avrebbero trovato
lavoro immigrati e rifugiati politici.
A nome di tutti i cooperatori trentini, il presidente Diego Schelfi
ha inviato un messaggio di solidarietà: “Ancora una volta
venite pesantemente intimiditi e colpiti per l’impegno sociale
che avete saputo e sapete esprimere nella realtà difficile di
Calabria. Solo attraverso l’educazione è ipotizzabile un contenimento o l’inizio della contrazione della criminalizzazione di
interi territori. Vi manifestiamo la vicinanza della cooperazione
trentina e vi diciamo che, nella misura delle nostre possibilità
concrete, non smetteremo di agire al vostro fianco”.
La solidarietà trentina non viene meno quando si spengono
i riflettori dei media. A due anni dal terremoto, Haiti continua
a versare in una situazione drammatica. Dal Tavolo che era
stato istituito dalla Provincia di Trento e dall'Assessorato alla
solidarietà internazionale, e attorno al quale siede anche la
Cooperazione Trentina, sono nate iniziative che continuano
nel tempo. Una di esse verrà realizzata nei prossimi mesi dai
Nuvola: un villaggio per gli orfani nella capitale Port au Prince,
a cui il terremoto ha assestato un colpo mortale. Gli orfani
ospitati saranno una novantina: fino ad oggi hanno vissuto
nelle tende allestite dalla Protezione civile nazionale, ma ora
si rende necessario creare una struttura più stabile.
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Coop Sei,
il futuro si chiama domotica
Flavio Parolari, presidente di Coop Sei
Assieme a tanta neve l’inverno
’86-’87 portò sull’Alto Garda la
cooperativa Coop Sei (Servizi e
Impianti). “L’idea di partenza era
fantasiosa e un po’ incosciente”,
ricorda l’attuale presidente Flavio
Parolari. “Pensavamo di occuparci
di un po’ di tutto, senza una specializzazione: dalle manutenzioni
al verde, dalla tinteggiatura agli
impianti elettrici. Eravamo spinti
da una forte volontà di lavorare insieme”.
La prima sede è una cantina nel
centro di Dro. I soci sono 9, di cui
4 lavoratori. La società aderisce a
Legacoop. Si comincia realizzando
impianti elettrici e curando il verde. La prima commessa nel verde
arriva dalla Hurth, ma dura poco.
Ben presto l’attività si concentra
sul settore elettrico. “In quel campo - dice
Parolari - non c’era molta concorrenza e l’edilizia tirava. Noi eravamo bravi e avevamo
passione per il nostro lavoro”.
Nel 1992, “con un po’ di follia” (sono parole
del presidente), Coop Sei investe una cifra
importante (1,3 miliardi di lire) nell’acquisto di un capannone di oltre mille metri
quadrati nella zona artigianale di Dro. La
struttura accoglie gli uffici, il magazzino e il
punto vendita.
Gli affari vanno bene e la cooperativa si
espande fino al 1997, quando cominciano
i problemi, che sono paradossalmente problemi di troppa crescita. “Di pari passo con
il fatturato - spiega Parolari - non erano cresciute le persone. I bilanci erano positivi, il
lavoro non mancava, ma tra soci e amministratori erano venuti meno il dialogo e la fiducia. Siamo entrati in crisi di stimoli e motivazioni”. Molti dei soci-lavoratori lasciano
la cooperativa. La base sociale passa da 14 a 5
componenti e deve essere reintegrata. “Proviamo ad andare avanti cercando di far crescere i nuovi, mi sono detto dopo essere stato
eletto presidente, nel 1998”, ricorda Parolari.
Ci vuole un po’, ma alla fine il clima in cooperativa torna sereno. “Quell’esperienza mi
ha insegnato - commenta il presidente - che è
necessario coinvolgere le persone e motivarle sulla base di obiettivi comuni. Le regole
poi devono essere chiare e uguali per tutti e i
comportamenti trasparenti”.
Coop Sei conta oggi 25 lavoratori, tra soci
e dipendenti. “Abbiamo ricostituito un bel
gruppo e siamo diventati una delle maggiori imprese nel campo degli impianti elettrici
dell’Alto Garda. Ora mi sento tranquillo,
anche se bisogna ancora migliorare e crescere”, dice Parolari.
Negli ultimi anni il fatturato è cresciuto con
le commesse per impianti fotovoltaici. Coop
Sei fornisce gli impianti “chiavi in mano”,
seguendo tutte le fasi, dalla progettazione
all’installazione. Sono di Coop Sei i tetti
fotovoltaici della Federazione e del Cla. Parolari sottolinea la necessità di una maggiore
intercooperazione: “Qualche cooperativa ha
realizzato l’impianto e non ci ha interpellato
nemmeno per un preventivo”.
Il fotovoltaico produce circa un terzo del
giro d’affari, che nel 2010 è ammontato a
3,3 milioni. Al fatturato hanno poi concorso gli impianti elettrici (1,2 milioni), il negozio all’ingrosso e dettaglio (350 mila) e il
Progettone (500 mila). Nel 2012 Coop Sei
fungerà da riferimento per l’inserimento in
attività del Progettone di 32 ultra 50enni in
mobilità.
Il futuro si chiama domotica e porta con sé
una rivoluzione nel fare impianti. Coop Sei
è pronta e ha già evidenziato le sue competenze in questo nuovo settore partecipando
alla realizzazione della nuova scuola di Romarzollo di Arco, con un progetto risultato
vincitore al concorso italiano per l’efficienza. Nelle aule l’illuminazione è regolata da
sensori che tengono conto della luce naturale. Anche le tende parasole sono comandate
da sensori. “Per qualificare ulteriormente il
nostro lavoro, oltre ad investire nella formazione e nell’aggiornamento del nostro personale, intendiamo assumere dei laureati”,
conclude Parolari (c.c.).
Tempo di lettura: 3’15’’
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CULTURA COOPERATIVA
E’ cambiato tutto:
oggi per avere soldi
bisogna pagarli
La cassa rurale come
una famiglia. Papà
Narciso, il fratello
Roberto, le sorelle
Marisa e Graziella, tutti
al lavoro. Insieme, fra
Ospedaletto, Grigno e
Tezze
di Marisa Baldi
“Certo che siamo socie della Cassa
Rurale Bassa Valsugana, dopo averci lavorato una vita! Adesso Ospedaletto, Grigno e Tezze si sono
unificate. È un’unica cassa rurale
e si è estesa anche nel Veneto, oltre
il vecchio confine. Ma fino a non
molti anni fa erano tre casse distinte, anche se noi sempre le “sentivamo insieme”, un po’ come fossero la
nostra famiglia: di papà Narciso, di
nostro fratello Roberto, di noi due
sorelle, io Marisa e Graziella, che
siamo andate avanti, nel lavoro e
nella vita insieme, ed ora viviamo
qui a Ospedaletto. Sì, non ci siamo
sposate. Ora vien quasi da sorridere, ma davvero per tanti anni è stata
la cooperazione la nostra casa, la
nostra famiglia. Assorbiva tutti i
momenti. Il papà ad esempio, con
tutto quello che aveva da fare, lo
vedevamo ben poco. Anche da piccole, se volevamo salutarlo, andavamo alla cassa rurale”.
“Un tempo poteva essere socio di
una cassa rurale solo il capofamiglia, oggi è consentito anche ai singoli individui. Così siamo“socie”
anche noi. Ma come sono cambiate le nostre banche di paese! Che
differenza. Non dico nulla, per
carità, non ci lamentiamo certo, le
“casse”, coinvolgono, fanno anche
comunità, aiutano chi lavora, ma è
cambiato il mondo . Oggi per avere i soldi bisogna pagarli. Proprio
così. Un tempo si mettevano i soldi
alla cassa rurale come risparmio e
qualche interesse si portava a casa,
per le piccole spese, per i bisogni.
Oggi danno così poco che a mettere i soldi sul conto corrente e a non
spenderli, si perdono. Mica tanto,
ma un pezzetto alla volta, qualche
euro al mese se ne va. Meglio nel
materasso? Non dico questo, ma se
penso a quanto abbiamo tribolato,
come esaminavamo in controluce i
bilanci di fine anno per vedere se si
poteva ricavare qualche lira in più
da destinare alla famiglie. Oggi c’è
tanto personale nelle casse rurali e
le paghe sono alte. Il papà, il nostro
papà, Narciso, che iniziò a lavorare
per la Cassa Rurale di Ospedaletto
nel 1926, non aveva uno stipendio
fisso. Prendeva qualcosa a seconda
di come andava “il mercato” si direbbe oggi. Era una persona seria,
riservata, si spostava sempre in bicicletta. Anche quando doveva veni-
re a Trento, alla Federazione, prendeva la bicicletta. Era affidabile.
Ha sempre lavorato per quello che
la Cassa poteva dargli. Lui allora
faceva il sacrestano a Ospedaletto,
in Valsugana, e si occupava anche
del caseificio sociale, la cassa rurale
non andava troppo bene e gli dissero “Prendila tu”. E lui la prese. Fece
un buon lavoro. Nel 1936 la Federazione gli affidò anche la Cassa
Rurale di Tezze che aveva problemi. C’era la crisi anche allora, tanta
gente emigrava, i soldi erano pochi.
Dava fiducia il papà Narciso, anche
a noi bambine. E allora lo chiamavano. Nel 1936 avevo quattro anni,
ero piccolina per capire, ma vedevo
che il papà aveva sempre da fare.
C’ero io, Marisa, poi c’era mia sorella Graziella, adesso facciamo la
vita delle pensionate, ma siamo attive, curiamo l’orto, ci occupiamo
di volontariato… Ma allora, quando poi siamo diventate più grandi aiutavamo il papà. Nel 1946 al
papà dettero anche Grigno, e non
ce la faceva più. Così, qualche anno
dopo, nel 1957, propose di assumere mio fratello Roberto a Tezze.
Lui avrebbe tenuto Ospedaletto e
Grigno, ma avrebbe anche aiutato
Roberto. Non era nepotismo, era
una promessa. Non c’erano ragionieri, papà era stimato, sapeva tenere i conti e noi l’aiutavamo. E ci
preparavamo. Cooperavamo fra di
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CULTURA COOPERATIVA | racconti
Da sinistra Graziella, Marisa
e Narciso Baldi.
noi.
Eravamo una sorta di
squadra di pronto intervento, o una sorta
di piccolo studio professionale, se si preferisce usare una definizion e
più moderna. Quando uno non ce la faceva,
o si ammalava, subentrava l’altro. Ci sostituivamo anche con i riposi, con le ferie. Non occorreva chiamare
sostituti o supplenti da fuori. Se Roberto faceva un
riposo a Tezze, quel giorno lo sostituiva Graziella da
Grigno. Era un sistema a “costo zero”.
A me piaceva, ed anche a Roberto e Graziella, il mondo della “rurale”, con i contatti umani che si potevano
avere, con il contribuire a risolvere situazioni anche
difficili. Fu nel 1966 che Graziella venne assunta a
Grigno e nel 1967 io venni assunta a Ospedaletto. Io
un lavoro ce l’avevo già, e buono. Lavoravo a Trento
alla Coldiretti. Ero responsabile del Movimento Femminile. Partecipavo spesso a Roma alle assemblee e
alle riunioni del movimento nazionale, qualcuno suggeriva anche di “mandarmi a Roma”. No, non mi sono
mai pentita di non aver fatto la scelta romana, però
il “movimento” mi piaceva. Per alcuni anni lo seguii
part-time. Lavoravo in banca dal lunedì al venerdì, poi
i fine settimane e la domenica giravo nelle assemblee
nelle città italiane. Ma il lunedì mattina alle 8
ero sempre allo sportello, puntuale. Non ho
nostalgia per Roma, mi piaceva di più cercare
di fare il nostro dovere nel Trentino, aiutare chi
ne aveva bisogno, stare al servizio della gente.
Ci portavamo anche il lavoro a casa quando
chiudevano gli uffici, preparavamo le carte a
chi chiedeva la pensione. C’erano moltissime
richieste allora. Bisognava anche essere rigorosi,
molto. Quando si presentavano i “furbetti” li fermavamo. Un giorno venne su dal Veneto un tale che si
dichiarava imprenditore e voleva impiantare, in Bassa
Valsugana, un capannone. Parlava bene, ci diceva cosa
avrebbe fatto, i progetti, aveva bisogno di soldi per il
capannone. Aprì un conto corrente, aveva cambiali.
Gli dissi: “Guardi che se non ha i soldi passo tutto
all’ufficiale giudiziario”! “Ma si figuri, stia tranquilla,
solo un po’ di pazienza”! Poi arrivarono i protesti ed
io ci andai davvero dall’ufficiale giudiziario. Bisogna
stare attenti soprattutto nelle zone a scavalco. Ci sono
mentalità anche diverse. Vengono su attratti dal Trentino, dall’autonomia, cercano i soldi dove li trovano…
Però non abbiamo mai avuto grossi problemi”.
Il papà è morto nel 1988, a novant’anni. Anche mio
fratello Roberto non c’è più. Il papà ha fatto 40 anni a
Ospedaletto, 20 a Grigno e 20 a Tezze. Io ho smesso di
lavorare nel 1992. Vacanze non ne ho quasi mai fatto,
ma alcuni bei viaggi, dopo essere andata in pensione sì.
Sono andata un paio di volte anche in America. Ora
con Graziella curiamo la nostra casa e ci spartiamo i
compiti, come una volta: io faccio la cuoca e lei, per
così dire la cameriera! Io cucino, lei sparecchia. Ci ridiamo sopra insieme”.
Tempo di lettura: 5’20’’
Scritto da
Franco de Battaglia
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Nuovi
sconti per le
cooperative
Essere socio della Cooperazione Trentina conviene, scopri tutti i vantaggi:
www.cooperazionetrentina.it - [email protected] - 0461.898701 / 702
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CULTURA COOPERATIVA | storie di impresa
Auto
Telefonia fissa
Sconti dall’11 al 26% per l’acquisto di Seat, Volkswagen, Audi e Skoda a
seconda del modello. Per Bmw supera il 20%. Vantaggi resi possibili grazie
agli accordi con Dorigoni Auto di Trento e Bmw Italia.
Info:
Per Seat, VW, Audi, Skoda: 335/269062
Per Bmw: 348/4055794
Gestione del personale
Sconti sulle telefonate dal fisso grazie all’accordo con ICN Italia che garantisce tariffe convenienti, soprattutto nelle telefonate verso l’estero, dove il
risparmio raggiunge anche il 50%.
Info:
Per ICN Italia: 0461/923630 e 335/6389219
Telefonia mobile e rete unica
Sconti medi del 30% per le telefonate da cellulare grazie alla convenzione
con Vodafone Business. L’accordo prevede anche ribassi su molti altri servizi, come apparecchi, accessori e altro.
Info: 049/7805246, 346/1488120 o 049/7805123, 348/0089168
Sconti tra il 30 e il 45% per l’acquisto di sistemi per migliorare e automatizzare la gestione del personale. E’ possibile scegliere tra due pacchetti, a
seconda del numero di dipendenti, che comprendono software e terminali di
rilevazione presenze Zucchetti e una serie di servizi correlati, grazie all’accordo con Deltaservizi.
Info: 348/0177458
Buoni pasto
Stampanti e fotocopiatrici
Sconti sull’acquisto o noleggio di sistemi multifunzione a colori e in bianco/
nero, grazie all’accordo con Konica Minolta e Xerox.
Info:
Per Konica Minolta: 339/2092390
Per Xerox: 0461/950898 o 338/7651828
Sconti mensili e ribasso sul valore della tessera. Questi i vantaggi della convenzione con Bluticket, che offre alle cooperative la possibilità di scegliere il
valore, le regole di utilizzo e il circuito di locali entro cui i dipendenti potranno
usare il buono.
Info: 02/3454191
Luce e gas
Sistemi telefonici VoIP
Sconti sull’acquisto di sistemi VoIP grazie all’accordo con‘Telefonia AltoAdige’.
Le soluzioni proposte si integrano con i centralini esistenti, così come alla rete
Gsm ed ai sistemi Wifi e danno la possibilità di collegare più sedi utilizzando
la rete dati preesistente, abbattendo i costi di chiamata.
Info: 348/4258353
Affrancatrici e imbustatrici
Sconti su luce e gas per le cooperative socie della Federazione. Un’offerta
alla quale hanno già aderito oltre 230 associate, per un totale di 25 GWh, a
dimostrazione della convenienza delle tariffe proposte.
Info: 0461/362225
Sconti dal 10 al 30% per l’acquisto o noleggio di sistemi per affrancare e
imbustare corrispondenza e comunicazioni varie grazie all’accordo firmato
dalla Federazione con Pitney Bowes.
Info: 02/950091 o 340/1783394
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CULTURA COOPERATIVA
Luci e ombre
della riforma
socio-sanitaria
di Silvia DeVogli
La riforma istituzionale con il passaggio di competenze alle Comunità di valle e la riforma socio-sanitaria
toccano centinaia di organizzazioni non profit che da
decenni operano nell'ambito dei servizi educativi, di
cura e assistenza. Ma soprattutto impattano sulla vita
di tutti i cittadini, in particolare su quella delle persone
che vivono, temporaneamente e in modo permanente,
in situazioni di fragilità e disagio. E' proprio per questo che le cooperative sociali di Consolida, Federazione Trentina della Cooperazione, Coordinamento enti
lp.35, CNCA Trentino e tutte le altre organizzazioni
del Terzo Settore hanno organizzato l'incontro "La
solidarietà in assemblea. Gli enti del privato sociale insieme per il nuovo welfare trentino". “Siamo reduci da
decenni di ricchezza di risorse e da un clima di piena
sintonia con l’ente pubblico – ha spiegato Silvano Deavi, presidente di Consolida – tanto che alla fine molti
servizi venivano dati per scontati. Poi la situazione,
complice la crisi, è cambiata." Il Terzo Settore trentino è composto da organizzazioni con storie e forme
giuridiche diverse (dalle coop sociali alle associazioni,
alle comunità di accoglienza), ma - spiega Deavi - “c'è
un dato che ci accomuna: la finalità del nostro lavoro.
Operiamo per il benessere della comunità a partire dai
più fragili. Fino ad oggi ognuno si è mosso singolarmente, ma d’ora in poi non sarà più così. Il clima di
incertezza e le difficoltà che abbiamo di fronte sono
diventate opportunità per confrontarsi e costruire
proposte condivise da presentare alle istituzioni".
Tempi stretti e poche
informazioni
"La riforma socio-sanitaria - ha affermato Deavi - parte dalla necessità, che condividiamo pienamente, di razionalizzare il sistema dei
servizi sociali e sanitari a fronte di
una crescente complessità e diversificazione di bisogni e alla contestuale diminuzione delle risorse
complessivamente disponibili. La
questione è come questo principio
prende forma concretamente". La
legge 16 del 2010, che prevede l'integrazione tra servizi sociali e sanitari, è solo l'ultimo atto di una serie
di riforme complesse e articolate. Il
quadro ricostruito dal Terzo Settore in assemblea, se pur non definitivo, presenta luci ed ombre. In
particolare sono emerse in modo
trasversale negli interventi dei relatori due criticità: la mancanza
di informazioni chiare e i tempi
estremamente ridotti che rendono difficile il coinvolgimento e la
partecipazione non solo delle organizzazioni, ma degli stessi cittadini. Si rischiano quindi letture dei
bisogni non corrette o incomplete
con quanto ne consegue in termini
di pianificazione dei servizi. Così
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Francesco Betalli della cooperativa
Grazie alla Vita, parlando dei Piani
sociali di Comunità (gli strumenti
che contengono la pianificazione
degli interventi sociali a livello locale) ha affermato come sia ancora
prematuro fare una valutazione
generale, perché la maggior parte è
ancora in fase di elaborazione. Fra
gli aspetti positivi emerge comunque il protagonismo che il Terzo
Settore ha agito a livello locale e
l’opportunità di far conoscere la
complessità delle politiche sociali
sui territori. Fra gli aspetti negativi,
invece, la mancanza di informazioni utili a svolgere il lavoro e la scarsità di tempo a disposizione per approfondire questioni e raccogliere
i bisogni.
Il nodo
della riclassificazione
Poco il tempo anche per definire
in modo condiviso le modalità di
autorizzazione al funzionamento,
accreditamento degli enti e affidamento dei servizi rispetto ai quali
la riforma socio-sanitaria rimanda
alla Legge provinciale sulle politiche sociali del 2007. “Il Tavolo
Welfare – ha affermato Mauro
CULTURA COOPERATIVA | la riforma
Tommasini di CNCA– è nato ad aprile scorso su richiesta del Terzo Settore per discutere i regolamenti
attuativi e finora ha lavorato bene, ma ha affrontato
solo alcuni dei temi in agenda; serve perciò che il dibattito rimanga aperto.” Per quanto riguarda più nello specifico l'integrazione socio-sanitaria, la legge 16
del 2010 prevede una profonda riorganizzazione del
sistema con lo spostamento di moltissimi servizi dal
comparto sociale a quello sanitario. "Non sono però
chiari - ha spiegato Stefano Maines della Federazione
- i criteri con cui è stata compiuta questa riclassificazione: organizzazioni che fanno servizi analoghi si ritrovano ad essere state valutate diversamente. Ma ciò
che preoccupa realmente le organizzazioni è cosa concretamente significhi afferire al comparto sanitario dal
un punto di vista di erogazione dei servizi, di presa in
carico degli utenti, di stipulazione dei contratti. Non
possiamo dire né che sarà meglio, né peggio. Certo è
che le poche organizzazioni che già hanno sperimentato il passaggio hanno registrato un irrigidimento delle
procedure, una minore flessibilità nella costruzione e
gestione dei progetti individualizzati per gli utenti. Il
Terzo Settore non si oppone alla riforma, ma chiede di
partecipare alla sua costruzione e realizzazione"
Per quanto riguarda più nello specifico l'integrazione
sanitaria regolata dalla legge 16 del 2011 Angelo Prandini, rappresentante del terzo settore nel Comitato
provinciale per la programmazione sociale, ha fatto
invece il punto sui livelli essenziali delle prestazioni:
“spesso questo concetto viene frainteso. Non significa,
infatti, che ogni territorio debba offrire tutti i servizi,
piuttosto che ogni cittadino abbia la possibilità di accedervi. Ha aggiunto poi che i bisogni di un territorio
si rilevano con l’ascolto delle comunità e non basta
misurare il numero di accessi ad un determinato servizio; il dato rischia, infatti, di tagliare fuori proprio
le persone più fragili che spesso, per le loro difficoltà,
non riescono neppure ad accedervi.
La proposta:
un interlocutore unico
“Vogliamo far sentire la nostra presenza non solo per
difendere le persone che lavorano nelle organizzazioni
sociali, ma soprattutto per aiutarci ed aiutare i cittadini a capire ciò che sta succedendo – ha spiegato Deavi
–. Vogliamo coinvolgere le persone in questa operazione di cambiamento, dare voce alla gente per capire
se le modifiche in atto corrispondono a un effettivo
miglioramento dei servizi.” Per raggiungere questo
obiettivo le organizzazioni hanno deciso di costituire un organo di rappresentanza che porti proposte
condivise alle istituzioni rispetto all’attuazione di una
riforma del welfare basata su una lettura dal basso dei
bisogni dei cittadini.
Per affrontare invece la scarsità di informazioni e la
mancanza di chiarezza, il Terzo Settore unito ha deciso di continuare a condividere dati, saperi e competenze non solo attraverso incontri in assemblea, ma anche
tramite una piattaforma virtuale, dove tutti (anche
soggetti non appartenenti al privato sociale ma coinvolti nelle attività) possano trovare documentazione.
Tempo di lettura: 5’50’’
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Relatori al convegno sulla riforma socio-sanitaria: Da destra
Francesco Betalli della cooperativa Grazie alla Vita, Silvano
Deavi, presidente di Consolida e
Mauro Tommasini di CNCA.
CULTURA COOPERATIVA | c’è del nuovo
La tv cooperativa
in Valsugana
Un aspetto, più di altri, lega Valsugana Tv alla cooperazione trentina. La nuova realtà televisiva è fatta dalla
gente, per la gente.
A questo se ne aggiunge un altro. Ed è legato all’editore: la
Cooperativa Senza Barriere di Scurelle.
Vedere Valsugana tv è facile: basta sintonizzare il proprio
apparecchio televisivo sul canale 638 del digitale terrestre.
E’ una tv aperta a tutti: giovani, anziani ma anche diversamente abili hanno la possibilità di diventare comunicatori.
“Senza particolare formalismi – viene precisato – possono
dire la loro anche in lingua dialettale nel rispetto della territorialità di questa emittente”.
Ma Valsugana Tv non è racchiusa all’interno degli stretti confini valligiani. Guarda oltre, fuori dalla propria
comunità di riferimento con lo spazio televisivo “Oltre
la Valsugana”. E’ sufficiente il titolo della trasmissione per
far capire che le porte sono aperte, le telecamere e i microfoni sono pronti ad accendersi per dare voce e visibilità al
mondo del volontariato trentino e non solo. A loro viene
richiesto di autoprodurre dei format che, poi verranno
trasmessi, gratuitamente.
“E’ una tv che esce dai canoni consueti, non vuole imitare
il modello standardizzato delle emittenti televisive locali e
nazionali – spiegano i responsabili - Essendo espressione
del volontariato sociale guarda ai contenuti comunicativi anche per le persone socialmente svantaggiate, senza
rispondere a logiche esclusivamente commerciali”.
Una risorsa fondamentale per Valsugana Tv è il volontariato che permette, nella quotidianità, di trasformare
tante belle idee in realtà. Non ha finalità di lucro ma
per trasmettere ha bisogno anche di risorse economiche
per finanziare i costi di gestione.
Ciascuno, a seconda delle possibilità
del proprio portafoglio, può dare
il proprio contributo. Per saperne
di più è sufficiente collegarsi al sito
internet di Valsugana Tv e lì si troveranno le indicazioni per fare il
proprio versamento.
Il volontariato non è slegato alla
qualità del prodotto informativo.
La redazione è formata da persone
che hanno familiarità con penna
e microfono (anche se non sono
professionisti) ma anche dimestichezza con le attrezzature tecniche.
Questo consente di confezionare
un pacchetto informativo destinato
a soddisfare le aspettative di anziani,
bambini, diversamente abili. Chi, sostanzialmente, rappresenta il cuore del pubblico di Valsugana Tv.
La realtà è giovane. Presentazione ufficiale nel dicembre
scorso alla presenza, tra gli altri, di Carlo Dellasega, direttore generale della Cooperazione Trentina che si è complimentato con i responsabili per la creazione di questo
nuovo canale che va ad arricchire il panorama informativo
del nostro territorio. Valsugana Tv ha tutta l’intenzione
di radicarsi sempre di più nelle case dei valsuganotti e dei
trentini. Per questo è impegnata a potenziare lo staff di collaboratori con nuovi reporter, corrispondenti, operatori
di ripresa. Chi fosse interessato può inviare un messaggio
di posta elettronica a [email protected] oppure
telefonare allo 0461/780165 o al numero 338/6438110
(d.n.).
Tempo di lettura: 2’35’’
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CULTURA COOPERATIVA | buone prassi
Carcere:
non solo detenzione
“Anche se leggere è spesso un atto solitario, in realtà coinvolge tutti. Non è
un’azione staccata dagli altri o da sé,
perché è soprattutto un modo di trovare qualcosa che già ci appartiene”.
E’ questa la citazione che accoglie chi
entra ora nella biblioteca della Casa
Circondariale di Trento. Appesa da
un detenuto al termine del percorso
formativo “Bibliotecarcere”, testimonia il cammino da poco terminato
dei sette allievi che ne sono stati protagonisti. La biblioteca, per eccellenza
il luogo del sapere e della cultura,
ha ospitato un corso realizzato da
Consolida in collaborazione con la
Casa Circondariale di Trento e finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Un
progetto innovativo che ha avuto
come obiettivo principale quello di
provare a rendere la biblioteca uno
spazio generativo di benessere per chi
vive tutto o parte del proprio tempo
dentro le mura del carcere.
L’obiettivo della prima parte del
corso di promuovere la lettura, riorganizzare il patrimonio librario esistente e creare una procedura di catalogazione, è stato perseguito grazie al
contributo del Servizio Bibliotecario
Trentino. I detenuti hanno lo stesso
diritto degli altri cittadini ad avere
accesso all’informazione, pertanto
la biblioteca carceraria ha la responsabilità di raccogliere e mettere a
disposizione l’informazione nonché
di stimolare lo sviluppo intellettuale
sociale e culturale dei detenuti incoraggiando al suo interno un clima
di libertà intellettuale, curiosità e
responsabilità. Per questo contribuire alla formazione del profilo di
“Addetto alla biblioteca” ha signifi-
cato soprattutto lavorare sull’acquisizione di consapevolezza. Dei propri
bisogni culturali in primis e di quelli
degli altri detenuti o potenziali utenti poi. Un lavoro di riflessione, di
ascolto e di attenzione, supportato
da metodologie didattiche interattive
e da numerose esercitazioni che ha
permesso ai detenuti di elaborare uno
strumento di rilevazione dei bisogni
di lettura di tutte le persone che gravitano intorno alla Casa Circondariale
e successivamente di personalizzare
e riempire di senso la biblioteca, trasformandola nel centro nevralgico di
uno spazio, il carcere, per il resto neutro e uguale a se stesso. L’analisi del
patrimonio esistente e la valutazione
dei dati di frequenza e prestito, hanno
permesso di sviluppare alcune proposte per un potenziamento qualitativo
del servizio di biblioteca; nonché la
riorganizzazione di alcuni scaffali con
suggerimenti di lettura, informazioni
di comunità (opuscoli e manuali per
la pianificazione preliminare alla scar35
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cerazione e la ricerca del lavoro).
Il tentativo di aprire canali di comunicazione tra “dentro” e “fuori” il carcere, per promuovere la cultura dell’inclusione e l’educazione alla legalità,
è stato invece il fine della seconda
parte del percorso, centrata sulla rappresentazione della vita in carcere
– oggetto di stereotipi e pregiudizi
– passo imprescindibile per un avvicinamento alla comunità. L’utilizzo di
linguaggi e strumenti diversi nonché
di collaborazioni ormai consolidate
– come quella con Radio Dolomiti
– hanno portato alla realizzazione di
un programma radiofonico e ad un
prototipo di visita del carcere da proporre agli studenti delle scuole superiori. Un'esperienza che, attraverso
le narrazioni e i pannelli illustrativi
realizzati dai detenuti, possa essere
occasione di riflessione sui valori di
libertà e legalità (p.p.).
Tempo di lettura: 2’55’’
CULTURA COOPERATIVA
Giornalismo cooperativo
a scuola
Redazioni giornalistiche che lavorano con
metodo cooperativo: ne sono già nate quattro nelle scuole trentine che hanno realizzato
il primo numero della loro rivista. E si contano casi editoriali che registrano alla prima
uscita una tiratura di oltre 200 copie.
Il tutto nasce dal corso “Giornalismo cooperativo in classe”, organizzato per gli insegnanti dall’Ufficio di educazione cooperativa della Federazione Trentina della Cooperazione,
che ha fornito il supporto alle classi, oltre che
per la costituzione delle Associazioni cooperative scolastiche, anche per l’organizzazione
delle redazioni giornalistiche. Ogni classe ha
infatti ricevuto una formazione mirata sulla
scrittura giornalistica, sull’analisi critica delle notizie prodotte dal “mondo degli adulti”,
Le copertine dei due notiziari
realizzati in seguito al corso formativo
ma soprattutto sulla realizzazione professio‘giornalismo cooperativo in classe’.
nale di un vero e propria giornale gestito in
forma cooperativa con tanto di redazioni
tematiche, responsabili di redazione e tipografi.
Grazie al lavoro svolto in questi mesi, i
piccoli soci hanno imparato, tra l’altro, a
comprendere i processi di creazione e trattamento delle notizie. Competenze utili
non solo per acquisire le conoscenze di base
dell’attività giornalistica, ma soprattutto per
sviluppare la capacità di leggere e guardare le
informazioni con occhio critico, premessa
fondamentale per una cittadinanza attiva.
Inoltre, hanno potuto imparare a gestire
un’attività complessa, come quella di una
redazione giornalista, attraverso il metodo
cooperativo.
Tutti i neonati giornali cooperativi hanno puntato su
temi di grande attualità e importanza strutturandosi
in redazioni tematiche specifiche, fra cui: una “redazione scientifica” che si occupa di temi legati all’am-
biente, all’ecologia, alla sostenibilità, ma anche alle
nuove tecnologie. Una “redazione intercultura” per
approfondire la conoscenza delle culture e delle tradizioni di altri Paesi, una “redazione attualità” in cui
discutere i temi più importanti del momento. E c’è
perfino una redazione dedicata al “Mondo Cooperativo”, che si prefigge l’obiettivo di conoscere la storia
e i valori della cooperazione in Trentino, nonché le
attività promosse dalle cooperative sul territorio grazie anche alla collaborazione dell’Ufficio stampa della
Federazione.
Quattro le redazioni già costituite e i lettori hanno
risposto in maniera molto positiva alle prime uscite: il primo numero di “Zambanovità”, realizzato ai
bambini e bambine della IV della scuola elementare
di Zambana, ad esempio, è stato distribuito in più di
200 copie.
Anche la prima edizione di “4 Erre”, la rivista dell’Acs
“Aiutino” della scuola elementare Crispi di Trento, è
andata letteralmente a ruba in occasione della vendita
organizzata al consueto mercatino di Natale.
Le cinque classi dell’Acs “del Cuore”, della scuola elementare di Zivignago, hanno invece scelto di distribuire il loro prodotto editoriale on line, raccogliendo le
email dei loro lettori, ai quali hanno spedito il link da
cui accedere comodamente al loro giornale. Iniziativa
che si è trasformata in una vera e propria compagna
abbonamenti.
Lavori in corso, o sarebbe meglio dire rotative in movimento anche nelle due Acs delle classi II della scuola
media dell’Istituto Gardascuola, che stanno lavorando in perfetta sinergia per poter presentare al meglio il
proprio “prodotto editoriale” alla comunità dell’Alto
Garda entro marzo (s.p.).
Tempo di lettura: 2’55’’
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CULTURA COOPERATIVA | scuola
Il liceo della cooperazione
riscrive la carta dei valori
Potrebbero chiamarlo “liceo della cooperazione”. Il
“Filzi” di Rovereto ha una chiara caratterizzazione
cooperativa. In particolare, nel biennio dell’indirizzo
economico-sociale all’interno delle ore a disposizione della scuola, due alla settimana sono riservate al
laboratorio di cooperazione. Direttamente collegati
alla cooperazione sono anche i laboratori di scrittura
e statistica.
“Il cardine dell’insegnamento nel biennio - sottolinea
la preside Marta Ober - è la cooperazione. Le discipline
fanno riferimento ad esperienze concrete. Chi meglio
della cooperazione riassume aspetti economici e sociali?”
La cooperazione si impara al “Filzi” nelle ore di lezione in classe, attraverso le visite alle cooperative del territorio, praticando l’esperienza delle Acs. Il progetto è
coordinato da Marina Pancheri della Federazione.
“Lavorare in equipe è una delle grandi competenze indicate nel modello di curriculum vitae europeo”, spiega la preside. “Il nostro progetto sulla cooperazione ci
pone al passo con quello che l’Europa richiede”.
“La nostra ambizione - precisa Ober - è quella di preparare degli studenti che dopo il diploma saranno in
grado di inserirsi in maniera esperta negli ambiti cooperativi”.
Attento all’innovazione, il “Filzi” ha introdotto dall’inizio dell’anno scolastico per i ragazzi della seconda
A un approccio didattico molto tecnologico. Ciascun
studente è stato dotato di un computer che dialoga
con la lavagna interattiva su cui lavora l’insegnante.
Prendere appunti e fare esercizi risulta più comodo e
veloce e, aspetto ecologico non secondario, si rispar-
mia carta. A partire dal prossimo anno si pensa di
sostituire qualche libro di testo con l’ebook (il libro
elettronico), a vantaggio anche del peso della cartella.
Sempre all’interno della seconda A continuerà nei
prossimi mesi il lavoro di riscrittura della “Carta dei
valori della Cooperazione Trentina” con un linguaggio accessibile ai bambini. Il progetto è portato avanti
con gli alunni delle elementari “Regina Elena” e nasce
per favorire la comprensione degli importanti contenuti della “Carta” anche da parte dei bambini, che
potranno adottare il testo semplificato del documento
per le loro Acs. A conclusione del lavoro, i ragazzi delle “Filzi” intendono far stampare la “Carta dei valori”
nella versione junior. Per finanziare la spesa saranno
usati i ricavi dei mercatini allestiti durante le udienze e i proventi dell’attività di baby sitting a favore dei
genitori impegnati nei colloqui con i docenti (c.c.).
Tempo di lettura: 2’10’’
La preside del Filzi di Rovereto Marta Ober
parla agli studenti
Un convegno
Sulla “terza cultura”
A fine marzo, dal 29 al 31, il liceo “Filzi”
organizzerà per conto della “Rete dei
licei delle scienze umane” il convegno: “Un nuovo dialogo tra umanisti
e scienziati”. Ogni anno la Rete, che è
composta da 43 scuole distribuite su
tutto il territorio nazionale, promuove
un convegno progettato da uno dei
licei che ne fanno parte. Per il 2012 il
compito è stato assegnato al “Filzi”. Si
tratta di un importante riconoscimento.
Nei diversi momenti del convegno,
che alternerà relazioni, lavori di gruppo e tavole rotonde, sarà approfondito
il tema della “terza cultura”, che nasce
dall’intreccio tra la cultura umanistica e quella scientifica. “Sarà un’occasione - afferma la dirigente Marta
Ober - per favorire il confronto su un
argomento di grande attualità in un
periodo di profondi cambiamenti che
riguardano ambiti fondamentali della
conoscenza umana”.
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CULTURA COOPERATIVA
Tutti pazzi
per la Cooperazione Trentina
di Diego Nart
Il modello della Cooperazione Trentina attrae visitatori provenienti da tutti cinque i continenti, come viene dimostrato dalle molte delegazioni ospitate negli
ultimi mesi dalla Federazione e dalle associate. Il Trentino cooperativo come vetrina di un sistema apprezzato di imprese, di cui in molti desiderano saperne di
più, grazie ad un ciclo di visite organizzato dall'ufficio
studi e intercooperazione.
Polonia
Due le delegazioni: Owop - Banking Training and
Consulting Center - Centro per la formazione dirigenti pubblici e del settore privato; Voivodato di
Opole. Entrambe interessate ad approfondire la conoscenza delle cooperative di lavoro sociali servizio
e abitazione. In particolare: meccanismi e strategie di
sostenibilità finanziaria ed economica delle imprese
sociali, la capacità di fare rete del sistema cooperativo
trentino a sostegno dell’economia sociale attraverso le
Casse Rurali, i fondi mutualistici e gli strumenti legislativi e fiscali definiti della Provincia di Trento. Il tour
ha portato a incontrare cooperativa Samuele, Archè,
Eliodoro, Spes, Consorzio Lavoro Ambiente, Consolida, Promocoop e Cooperfidi.
Palestina
Gruppo formato da rappresentanti di Parc (Ong palestinese) e di Ucasc, Unione delle cooperative di risparmio e credito formate da sole donne. Da ventisette
anni l’Organizzazione Non Governativa è riferimento
per gli agricoltori di questa nazione.
In questa direzione va anche la creazione, alcuni anni
fa, di “Reef for finance” impegnata nel settore della
microfinanza per garantire prestiti agli agricoltori e
alle persone in situazioni di bisogno. La visita si è concentrata in particolare sulla conoscenza del sistema
delle Casse Rurali Trentine. L’intenzione è di concentrare le attività di credito all’interno di una realtà più
strutturata “come una banca di credito cooperativo”.
Mozambico
Il gruppo era formato da rappresentanti del mondo delle istituzioni ma anche da amministratori
pubblici con incarichi assessorili.
La delegazione è stata ospite in occasione del decimo anniversario di
collaborazione con il Trentino. Incontri con rappresentanti di Casse
Rurali, Consorzio Val di Gresta,
Famiglie Cooperative e Azienda
per il Turismo Valsugana. E’ stato mostrato molto interesse per
il modello cooperativo, presente
in Mozambico prima della guerra
civile in particolare in agricoltura.
Negli incontri sul territorio si sono
definite ipotesi di collaborazione.
dalla Palestina
Cina
Anche i cinesi sono interessati alla
Cooperazione Trentina. Il settore
vino e il credito cooperativo sono i
più gettonati. Obiettivo: conoscere la filiera della vite e del vino e la
tecnologia innovativa espressa da
Cavit e dalle cantine socie. Altrettanto stimolante il mondo del credito cooperativo ritenuto adatto
allo sviluppo delle piccole aziende
e formula bancaria fortemente legata al territorio.
El Guabo
Una visita per conoscere, confrontarsi e gettare le basi perché,
le banane solidali, possano essere
commercializzate in quantità maggiore nella rete di vendita della
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dalla Polonia
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dal Mozambico
dalla Cina
CULTURA COOPERATIVA | finestra sul mondo
dalla Romania
dall'Uganda
cooperazione di consumo trentina. L’obiettivo ha caratterizzato la
visita al Sait di una delegazione di
produttori soci della cooperativa
“El Guabo”. Un confronto tra i due
anelli posti all’estremità della catena: chi produce e chi commercializza. L’intenzione è di aumentare
la percentuale di “banana solidale”
proposta al consumatore. Attualmente è del 20%. Si vorrebbe portarla al 35%.
Allevatori, Centro Alpenseme,
Consorzio Ortofrutticolo Val di
Gresta, Concast Trentingrana che
ha messo a disposizione un macchinario per il confezionamento
del latte.
Colombia
Due amministratrici del Comune
di Medellin hanno dedicato i loro
giorni di visita a Risto 3 ma anche
alle cooperative sociali, alle botteghe del commercio equo solidale.
La loro volontà, soddisfatta, era
di apprendere le caratteristiche
tecnico organizzative e le strategie
manageriali delle cooperative per
mutuarne il modello in terra colombiana e poter far nascere così
realtà utili a fronteggiare, in modo
concreto, situazioni di particolare
bisogno.
Romania
dalla Colombia
Trenta discendenti di trentini emigrati in Romania alla fine del secolo
scorso sono stati guidati da Maurizio
Passerotti, console onorario di Romania per il Trentino Alto Adige,
alla scoperta delle zone di origine dei
loro genitori. Occasione per fare un
viaggio a ritroso nel tempo (in particolare in valle di Fiemme) ma anche
per visitare alcune realtà di primaria
importanza del tessuto sociale ed
economico come la Cooperazione
Trentina.
Brasile
Dal Sudamerica e, precisamente,
da Rio Grande do Sul sono stati
accolti una trentina di esponenti
della Banca Cooperativa Sicredi.
Hanno voluto conoscere il ruolo di
assistenza e consulenza svolto dalla
Federazione alle cooperative di primo grado.
Uganda
dal Brasile
Il settore della cooperazione agricola ha caratterizzato il focus del
gruppo di tecnici agricoli ugandesi
e responsabili di un progetto sostenuto dall’Assessorato alla solidarietà internazionale della Provincia
di Trento. Hanno conosciuto gli
elementi organizzativi del settore
agricolo. In particolare: Caseificio
di Cavalese, cooperativa Sant’Orsola, Federazione Provinciale
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CULTURA COOPERATIVA | arte idee territorio
La Maternità di Moggioli a Cles
La Cassa Rurale di Tuenno-Val di Non prosegue con le sue iniziative di arte e di cultura.
Un dipinto che affronta le sfide del vivere
Si è chiusa il 14 gennaio (molti avrebbero desiderato qualche
giorno in più, tanto la proposta
espositiva era bella e importante)
la mostra di 32 opere di 13 artisti
trentini del Novecento, allestita a
Cles della Cassa Rurale di Tuenno-Val di Non. Il presidente Luigi
Cristoforetti è stato fra i primi a
sostenere l’iniziativa pittorica, che
è ormai una tradizione (per i residenti e per i turisti ospiti in Anaunia e Val di Sole durante il periodo
natalizio) ma è anche la conferma
del ruolo crescente di Cles quale
centro culturale, e non solo economico, per tutto il Trentino. I curatori, il gallerista Camillo Fedrizzi e
Nicoletta Tamanini, hanno svolto
un’opera paziente e meritoria, andando a scovare alcuni capolavori
nascosti dell’arte trentina del Novecento (Moggioli, Prati, Bonazza,
Gabari, Pancheri, Lasta, il grande
e ingiustamente dimenticato Guido Polo) che non si trovano nei
musei. I collezionisti privati non li
mostrano facilmente, con il rischio
che poi vadano dispersi.
Ne è uscita un’“antologica” che,
adeguatamente completata, potrebbe costituire il nucleo di una
“permanente” della pittura trentina
del Novecento. La mostra ha anche
confermato quanto siano importanti, per la crescita complessiva
di una comunità, le “ricadute” sul
territorio delle casse rurali. Ma ha
anche evidenziato come l’arte sia
non compiacimento estetico, ma
stimolo ad affrontare i problemi
dell’oggi. La “Maternità” di Moggioli, uno dei dipinti più belli della
rassegna, esprime infatti non solo
la tenerezza di una madre per il suo
bambino, ma la sfida vera, sociale e
politica più urgente che il Trentino
e l’Italia devono affrontare, se vogliono dare significato (umano, ma
anche economico) al loro futuro.
Perché la crisi vera – di sfiducia, di
mancata speranza – non viene dagli “spread” della finanza, ma da un
mancato amore che porta ad una
costante denatalità. L’Italia è il paese dove si nasce meno al mondo, e
il Trentino una delle regioni dove si
nasce meno in Italia. Un bambino
su cinque è poi figlio di immigrati.
Ma il dato più preoccupante è che
il 30 per cento dei giovani dichiara
di non volere figli. Sono dati che
si commentano da sé, ma sollevano una domanda: ha ancora senso
parlare di sviluppo, di autonomia?
Ecco a cosa serve un quadro. Non a
dire “che bello”. Ma a pensare cos’è
la vita. (f.d.b.).
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CULTURA COOPERATIVA | libri
Tutti per uno...uno per tutti
E’ disponibile in formato
“flip book” l’atteso libretto didattico “Tutti per
uno…uno per tutti” edito
in occasione dei 120 anni
della Cooperazione Trentina, che racconta in modo
simpatico e su misura per i
ragazzi la vita e le iniziative di don Lorenzo Guetti.
Il libro, consultabile sul sito internet www.coopeduca.it
e dalla pagina Facebook della Cooperazione Trentina è
stato realizzato dalla Federazione in collaborazione con
l’Ecomuseo della Judicaria. Il progetto nasce da un’idea
di Iva Berasi, ed è stato scritto in forma di racconto dalla
scrittrice per bambini Alessandra Sartori, corredato da
immagini, foto, aneddoti pensati con un ritmo intenso e
coinvolgente.
La scelta di pubblicare il sussidio in questo formato innovativo, permetterà agli studenti e ai loro
insegnanti di sfogliarlo on-line, di leggerlo e commentarlo in classe anche attraverso la LIM (la lavagna
interattiva) e di stampare, con un occhio rivolto
all’ecologia, solo le copie strettamente necessarie.
Tempo lettura: 50"
Autore
Titolo
Prezzo:
Pagine
Alessandra Sartori
Tutti per uno...uno per tutti
scaricabile gratuitamente
28
Il credito cooperativo
Affronta il tema del credito cooperativo da tutti punti di vista il manuale
edito dal Mulino e curato dal professore Alessandro Carretta: c’è l’analisi
storica, curata da Pietro Cafaro, di
diritto, approfondita dal trentino
Emanuele Cusa, economica con Stefano Zamagni e dell’organizzazione
con Domenico Bodega. Un volume
scientifico completo ed importante,
con oltre 770 pagine e la presentazione introduttiva del presidente di
Federcasse Alessandro Azzi. Un libro che non vuole essere un semplice
esercizio accademico, ma un progetto di formazione
Autore
Alessandro Carretta e altri
Titolo
Il credito cooperativo
idenditaria.
Tempo lettura: 35’’
Prezzo:
Pagine
52 E
772
Scrivere il futuro
Ha come obiettivo quello di fornire
delle istruzioni semplici e pratiche
per creare e far crescere gruppi di giovani soci nelle casse rurali e banche
di credito cooperativo l’agile volume
edito da Ecra (la casa editrice della
cooperazione nazionale di credito)
nella collana Strumenti pocket. Un
libro tratto dell’esperienza di gruppi
di giovani soci che stanno portando
la loro vitalità e il loro entusiasmo
all’interno delle banche, che in loro
hanno creduto incoraggiandoli ed
indirizzandoli. Servono energie giovani per guardare con speranza a un
domani che non sarà identico al passato.
Tempo lettura: 35’’
Autore
Titolo
Prezzo:
Pagine
vari
Scrivere il futuro
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CULTURA COOPERATIVA | libri
Emanuele L.
di Michele Dorigatti*
Quello che vi presentiamo non è un saggio
scientifico, ma una biografia romanzata di
Emanuele Lanzerotti (1872-1955), uno dei
padri della cooperazione trentina. A restituirci, in forma narrativa, la sua avvincente vita
è Mariagrazia Sironi, la nipote. Che con passione,
gratitudine e curiosità ricostruisce, pescando dai
ricordi di famiglia, la poliedrica figura del
nonno, di cui quest’anno ricorrono i 140 anni
dalla nascita.
Lanzerotti nasce a Romeno nel 1872 da una famiglia benestante. Studia a Trento, poi al Politecnico di Graz, si trasferisce a Vienna, effervescente capitale dell’Impero austro-ungarico, dove si
laurea in filosofia e teologia, e infine a Innsbruck,
dove frequenta la facoltà di ingegneria industriale. Rientrato in Trentino, non perde un secondo di tempo: c’è da risollevare le sorti di un
territorio che si dibatte fra isolamento politico,
arretratezza culturale, crisi economiche, pratiche
usuraie, flussi emigratori. Come don Lorenzo Guetti,
è simile il punto di partenza: sono i bisogni della gente più umile, non la ricerca del profitto, a costituire la
bussola dell’azione sociale e riformatrice. La formula cooperativa sarà la chiave di volta per restituire
dignità e futuro ai contadini trentini. L’ingegnere
coglie al volo l’importanza dell’acqua, e si adopera
per la costituzione delle prime cooperative di utenza, i consorzi elettrici. Nel 1900 la luce elettrica fa il
suo ingresso in 17 comuni della Val di Non, tra
lo stupore della gente. Favorisce la nascita di
piccole manifatture e di officine elettromeccaniche, inaugurando una tradizione industriale
ancora oggi viva e distintiva. Ma la sua passione
cooperativa contagerà a 360 gradi ogni settore
dell’economia locale: lo troviamo fra i promotori di casse rurali e di famiglie cooperative, e
nel 1899 tra i fondatori del SAIT. “L’indipendenza economica crea lavoro e libera dalla povertà e dall’emigrazione”, sentenzia Lanzerotti per
bocca della nipote.
Egli intravede, con grande lungimiranza, un futuro
“turistico” per la sua terra, la Val di Non e le Dolomiti. Luoghi di grande bellezza, ma scomodi da
raggiungere: il carretto deve
al più presto essere
sostituito
dalle carrozze. Si
impegna
perciò nella progettazione di una ampia rete elettrica ferroviaria di alta montagna, con l’ambizione di
collegare il Trentino al Regno d’Italia, alla Svizzera e
alla Baviera. Il suo sogno di una “ferrovia transaplina
orientale”, lunga 300 chilometri, sarà interrotto solo
dai venti della prima guerra mondiale, che opporrà austriaci e italiani. Farà tuttavia tempo a vedere nel 1909
inaugurata e in funzione la ferrovia Dermulo-FondoMendola, che nel 1934 verrà letteralmente smontata e
trasportata in Eritrea…
Come politico, Lanzerotti, eletto deputato a Vienna
nel 1907 e successivamente alla Dieta di Innsbruck, si
è battuto per l’indipendenza del Trentino. Ricercato
a causa delle sue posizioni irredentiste dagli austriaci
e condannato a morte per alto tradimento e aiuto al
nemico (italiano), riparerà a Genova, scampando così
la sorte occorsa all’amico Cesare Battisti. Il suo scranno
alla Dieta sarà preso da Alcide De Gasperi.
Anche noi lo ricordiamo volentieri, citando alcune
delle parole cui si sentiva più legato: “Date, date, bisogna dare per ricevere, riceverete dalla collettività”. Per
il Trentino, per la cooperazione (fu presidente del Sait,
vice-presidente della Federazione dei Consorzi cooperativi, direttore della nostra rivista) e per la gente Lanzerotti ha dato molto, spendendo un’intera vita, tra
alterne fortune, personali e professionali; non sappiano se abbia ricevuto altrettanto. Ma questo è un compito che affidiamo volentieri agli storici. Utilissime e
puntuali, a questo fine, le note biografiche di Renzo
Tommasi, che chiudono (o che aprono) la vicenda di
“Emanuele L. Il fascino dell’essere insieme”.
Tempo di lettura: 3’15’’
* Ufficio studi e intercooperazione della Federazione
Trentina della Cooperazione
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OPINIONI
IDEE PER
IL FUTURO
Credito,
attenzione alla ‘taglia’
di Alberto Ianes*
La crisi economico-finanziaria è
molto grave. Ne percepiamo l’impatto, ne seguiamo l’evoluzione.
Anche in Trentino: i licenziati
iscritti nelle liste di mobilità stanno aumentando; famiglie e imprese faticano sempre più a pagare i
mutui.
Come se ne esce? Il ritornello è
sempre lo stesso: va bene mettere
in sicurezza i conti pubblici e il rigore finanziario, ma senza crescita
economica e occupazione non si va
molto lontani. Ciò significa agire
a livello macro, di governo centrale, facendo riforme di struttura,
liberalizzazioni, lotta all’evasione
e, forse – ma non se ne parla più –
introducendo una patrimoniale di
scopo, per prendere le risorse laddove ci sono (nei grandi patrimoni, nelle grosse rendite) e iniettarle,
secondo un’ottica keynesiana, sul
sistema produttivo, favorendo il
sostegno della domanda.
Ma la crescita si incentiva anche
con azioni micro, a partire da un
rilancio dell’accesso al credito. Il
tema oggi non è solo a che tasso
avere un prestito, ma, addirittura,
riuscire ad ottenerlo. È vero che
nel 2011 i prestiti sono aumentati,
ma le banche sono più caute, soprattutto in qualche settore come
il mattone, dove i rubinetti sono
praticamente chiusi. Quando il
prestito viene concesso, lo spread
applicato è elevato.
Colpa delle banche? E, in Trentino, soprattutto delle Casse Rurali,
che detengono una quota di mercato elevata? Non proprio. Infatti,
in quest’ultimo anno, i prestiti
concessi dalle Rurali sono cresciuti. Il tasto dolente è che il rapporto
impieghi-raccolta diretta sfiora ormai il 100%, che significa che per
ogni euro raccolto, un euro viene
prestato. C’è quindi, com’è noto,
un problema serio di liquidità.
Il credito cooperativo trentino si
interroga e pensa alle linee guida
che gli consentano di affrontare il
problema. Le voci che si rincorrono sembrano orientate ad agire su
un mix di misure, che prevedono
un programma di aggregazione
tra Casse e l’accentramento di alcuni servizi presso la Federazione.
Entrambe le azioni sono rivolte a
razionalizzare e a contenere costi.
Con il rischio, nel caso delle fusioni, di recuperare posizioni sul versante dell’ottimizzazione dei costi,
e di perderlo su quello molto prezioso, per una Cassa, della partecipazione e del legame con il proprio
territorio.
Ottimo perciò rafforzare i servizi gestiti a livello di sistema, o tra
alcune Casse, per portare avanti
strategie comuni, pur preservando
l’autonomia, di cda e di governance, e conciliare così razionalizzazione e legame con il territorio.
Sarei più prudente invece nel proporre un progetto spinto di fusioni. In alcuni casi l’accorpamento
può essere utile, ma non deve essere imposto dall’alto, va concertato
e condiviso con la base sociale e le
comunità coinvolte. D’altra parte già ora, con le fusioni, qualche
Cassa è andata un po’ oltre alle dimensioni “gestibili” e ha sconfinato
il territorio di appartenenza.
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Uno dei punti di forza delle Casse è
quello di essere prima di tutto banche di relazione, dove, al di là delle
ipoteche, delle garanzie, conta soprattutto il rapporto di fiducia. Va
bene allora agire sul contenimento
dei costi, ma bisogna valorizzare
ciò che di più prezioso - e di competitivo - conserva il credito cooperativo: la capacità di generare
fiducia. Considerando che quella
che stiamo vivendo è, anche, una
crisi di questo tipo. Verrebbe da
dire, quindi, che organizzazioni relazionali come le cooperative possono fare molto contro la crisi. A
patto che sappiano agire non solo
sul versante del contenimento dei
costi, ma su quello, altrettanto importante, del recupero di fiducia. E
questo recupero passa, necessariamente, per una maggiore consapevolezza del significato di socio: né
solo correntista né semplice cliente, ma micro-banchiere. Ovvero
com-proprietario della propria
Cassa. Un modo per rinsaldare le
fila, avvicinare il socio alla propria
Rurale, e così anche i suoi risparmi,
a dispetto di investimenti più redditizi e attraenti. Per puro amore
di patria. Mission impossible? Per
cominciare non accorpiamo troppo, non allentiamo il legame con il
territorio e favoriamo la partecipazione. Insomma, scegliamo bene la
“taglia”.
* Responsabile del Centro sulla Storia
dell’economia Cooperativa (CeSC),
Fondazione Museo storico del Trentino ([email protected])
Tempo di lettura: 3'25''
OPINIONI
ECONOMIA
Come rilanciare
la crescita?
La necessità di riportare l’economia italiana su un
percorso di crescita è ormai condivisa da tutte le forze
economiche e sociali. Non è tuttavia ancora del tutto
chiaro come. Il governo si appresta ad agire su tre fronti: modifiche in senso più concorrenziale degli assetti
di diversi settori, dai trasporti alle libere professioni,
rilancio di alcune grandi opere infrastrutturali e sostegno alle imprese, soprattutto agendo sui costi delle
materie prime, dei servizi e del lavoro. Tutte misure
necessarie, ma non di facile realizzazione e da sole probabilmente insufficienti. E’ vero che le liberalizzazioni
dovrebbero garantire una crescita di qualche punto
percentuale nei prossimi anni (più di dieci punti
secondo stime della Banca d’Italia) e che una politica
a favore delle imprese potrebbe rilanciare o almeno
consolidare l’occupazione in alcuni settori, ma non
si può non ricordare che una parte almeno di questa
crescita è destinata a compensare le conseguenze
deflattive della manovre realizzate nel corso del 2011.
Si può fare di più. In particolare agendo lungo due
direzioni, che rientrano tra le azioni possibili anche di
un governo con poche risorse a disposizione. La prima
direzione è quella di aprire all’azione dei privati settori
che sono ancora considerati di competenza pubblica,
ma solo virtuale perché in realtà molte amministrazioni pubbliche non hanno la volontà, la capacità o le
risorse per metterne a frutto le potenzialità. E’ il caso
in particolare del settore della cultura e dell’utilizzo
a fini produttivi dell’enorme patrimonio culturale di
cui il paese dispone e che potrebbe essere concesso in
uso a imprese private interessate a gestirlo secondo
logiche almeno in parte commerciali. Ma è anche il
caso di molti servizi alla persona e alla famiglia, come
l’asilo nido e il doposcuola che molte amministrazioni
locali continuano a ritenere di loro esclusiva competenza pur non riuscendo a garantire una adeguata
soddisfazione della domanda. E questo accade ancora
e nonostante in questi ultimi vent’anni il terzo settore,
e in particolare la cooperazione sociale, abbiano dimostrato che una gestione di tipo privatistico è non solo
possibile ma anche più efficiente e spesso più efficace
di quella pubblica.
La seconda direzione è quella della creazione di un
apposito strumento pubblico o, meglio ancora, misto
pubblico-privato a sostegno dell’avvio di nuove imprese soprattutto in settori nuovi, come quelli sopra ricordati, magari poco profittevoli e quindi poco attraenti
per gli imprenditori tradizionali ma di sicuro interesse
per quelle forme di impresa, come la cooperativa, che
non hanno per obiettivo il profitto, ma la fornitura
del servizio e la creazione di occupazione. Ma lo stesso
fondo potrebbe servire anche per accrescere l’impatto sulla crescita delle liberalizzazioni in programma che richiedono anche una diversa organizzazione
imprenditoriale delle attività interessate. Come ha
dimostrato l’esperienza della cooperazione sociale, le
risorse necessarie all’avvio di queste iniziative sono
relativamente modeste e sono diversi i soggetti che
potrebbero partecipare alla costituzione di un simile
fondo. In questa direzione stanno muovendosi altri
paesi europei e la stessa commissione europea. In Italia
potrebbe essere il mondo della cooperazione a farsi
carico della proposta.
Tempo di lettura: 2’55’’
* professore alla Facoltà di economia dell’Università di Trento e presidente di Euricse
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di Carlo Borzaga *
OPINIONI
ORIZZONTI
Per chi a bordo c’è,
per chi ci sarà
di Umberto Folena
«Vada a bordo, cazzo!».
Il capitano di fregata Gregorio Maria De
Luca, della Capitaneria di porto di Livorno, a Francesco Schettino, comandante della
nave da crociera Concordia.
«Quando ci vuole ci vuole. Ci sono
espressioni che, pur usurate dalla quotidianità, conservano una loro volgarità
di fondo. Ma, in circostanze come
queste, quando l’intontito comandante
della Concordia sembra non rendersi
conto del disastro che ha combinato,
assumono persino un che di nobile,
quali fossero l’ultima risorsa della
disperazione».
Aldo Grasso, Corriere della sera, 18
gennaio.
La pretesa di dire qualcosa di originale su un argomento sul quale tutti gli italiani dotati di parola (di
pensiero forse è eccessivo…) si sono ampiamente misurati sa di temerario. E forse è temerario pure cercare di
rispondere a una domanda che potrà apparire bizzarra:
quel «Get on Board, Damn it!» (preferiamo qui la
traduzione dei tg americani) ha qualcosa da insegnare
alla cooperazione?
E allora, cercando di essere inusuali, non consumiamo pallottole per impallinare Schettino, ampiamente
condannato dall’opinione pubblica ben prima del
tribunale di fronte al quale dovrà presentarsi, massacrato da giornali e giornalisti la cui furia nell’accanirsi
sul comandante codardo («Maramaldo, tu uccidi un
uomo morto!») non sa di coraggio ma di banale raccolta del consenso popolare, secondo la ferrea legge del
giornalismo demagogico, cinico e vile: dai in pasto il
mostro al pubblico, scrivi sempre e soltanto quel che la
gente vuole leggere, capitalizza i consensi. Un pensiero,
uno solo, magari va rivolto al solito italianuzzo furbastro che in poche ore ha messo in circolazione le t-shirt
con le quattro parole (l’hashtag, in gergo) di De Falco,
facendo soldi su una tragedia: avrebbe il coraggio di
regalarne una ai parenti di un morto?
E poi: le cooperative sono tutte on board?
Il problema infatti è Schettino, ma prima di lui è il
sistema capace di affidare una enorme responsabilità
a chi non se ne è mostrato all’altezza. Sotto accusa
è la responsabilità di chi ha il compito di affidare
responsabilità. Il manovratore ha sbagliato, ma chi l’ha
messo sul ponte di comando? Altro che Master and
Commander… La Marina di Sua Maestà Britannica
sapeva selezionare i suoi comandanti… Bounty a parte,
s’intende, perché il sistema perfetto non esiste. La
cooperazione sa selezionare i suoi comandanti? Quali
criteri adotta quando deve assegnare a qualcuno un
ponte di comando?
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A volte i più capaci, intelligenti,
creativi, autorevoli sono anche i
meno docili. Rispettano le gerarchie ma non sanno essere né sudditi né gregari. Ovvio, altrimenti
non sarebbero dei leader. A volte,
però, li vogliamo così: comandanti e gregari assieme, protagonisti
e comprimari nello stesso tempo.
Ma non è possibile…
Siamo capaci di affidare un ruolo
di responsabilità a chi sappiamo
che un giorno, in libertà, potrebbe
dirci di no? Potrebbe contraddirci?
Siamo capaci di fare il bene della
cooperativa, risolvendole un problema, anche a rischio di crearcelo
a noi, un piccolo problema?
Forse nel Trentino non c’è l’equivalente di una Concordia. Forse
non basta la decisione di un secondo a far affondare un’azienda. Per
fortuna. Ma la vicenda della nave
orgogliosa e persino arrogante –
abbattuta da un “sasso” come un
qualsiasi biblico Golia, proprio
come il Titanic fu abbattuto da un
“cubetto di ghiaccio” – ci invita a
ripensare alle nostre leadership, ai
criteri con cui scegliamo i comandanti, alla responsabilità a cui tutti
prima o poi siamo chiamati.
Tempo di lettura: 3’
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OPINIONI
LA PORTA APERTA
Poste, cisl e Cooperative
di Franco de Battaglia
Se si potesse suggerire un buon proposito per il 2012
che inizia, un anno decisivo perché – come ha constatato il Rettore dell’Università di Trento Davide Bassi
– quella che stiamo attraversando non è una crisi economica, ma una crisi di sistema, e richiede quindi che
i comportamenti, prima che gli investimenti, mutino,
dovrebbe essere di promuovere un pacato, ma urgente
incontro di chiarimento fra il sindacato Cisl e i vertici
della Cooperazione. Mi hanno molto colpito, infatti, al di là della cosa in sé, ma come segno della crisi
(non solo di linguaggio) di tutto il “sistema trentino”
le dichiarazioni del segretario
provinciale della Cisl Lorenzo
Pomini a proposito dell’ultima
chiusura di otto sportelli postali periferici. E’ una chiusura che si aggiunge a disservizi
postali ormai endemici e gravi.
Solo i treni sono peggio. Le
dichiarazioni (vedi “Trentino” del 14 gennaio) portano il titolo “La giunta finora immobile per tutelare
il sistema rurali”. Nell’articolo si adombra che la Provincia non abbia voluto rivendicare competenze sulle
Poste non perché interessata ad altri, più interessanti
settori (strade, istruzione…) ma per tutelare il sistema
delle casse rurali dal momento che (si sa, ma non si
dice) da tempo il “business” principale delle Poste ha
cessato di essere il recapito della corrispondenza, ed è
diventato invece la raccolta del denaro nei suoi diffusi
sportelli. Il giornale scrive: “Il sospetto di Pomini è
chiaro, che si preferisca, tenere in piedi il sistema della
cooperazione (tanto più interessante per la Provincia
in termini elettorali, ma non solo, basta pensare agli
ultimi affari come l’Italcementi) rispetto alla soluzione del problema dei disservizi postali”.
Ora sull’importanza del servizio postale ha ragione Pomini: è fondamentale non solo per recapitare
lettere e pacchi, ma per il controllo sociale del territorio. E’ civiltà, ma anche sicurezza. Un portalettere conosce le strade e i condomini meglio dei cara-
binieri. L’autonomia è in crisi anche perché
sono venuti a mancare i presìdi del territorio:
parroci, medici, maestri… Sono rimaste le cooperative, le casse rurali. Allora però sembra
davvero una misera guerra fra poveri accusare
la cooperazione. Da un lato non è forse male
se il risparmio dei trentini va alle casse rurali
(che lo reinvestono sul territorio) invece che
ai Bancoposta che lo dirottano verso altre
destinazioni, dall’altro come fa un sindacato
responsabile come la Cisl a banalizzare la funzione cooperativa, quando
proprio da essa dipende
la tenuta della parte più
difficile
dell’economia
trentina, quando senza cooperazione la montagna sì,
sarebbe spopolata, come
nelle vicine province e non
sostenuta nelle produzioni contro cui si accanisce il mercato. Sull’Italcementi poi si possono dire molte cose, ma se errori ci sono stati,
essi sono stati commessi per impedire che
quell’area strategica finisse in mano a gruppi
affaristi, che non mancano, né dentro né fuori
il Trentino. Sul servizio postale, piuttosto, la
Cooperazione dovrebbe essere coinvolta, sostenendo più diffusi “sportelli polifunzionali”,
affidati a un gestore, comprensivi di servizio
postale, o incentivando cooperative di recapito. E’una frontiera urgente e Pomini ha fatto
bene a sollevarla. Ma non sarebbe male se Cooperazione e Sindacato su questi temi si confrontassero direttamente. Per non gettare via il
bambino con l’acqua sporca.
Perché non fare
un confronto diretto
invece che polemiche
a distanza?
Tempo lettura: 2’55’’
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MARKETING SAIT
ANNO
INTERNAZIONALE
DELLA COOPERAZIONE
2012
International
Year of
Cooperatives
La figura del
volontario è
molto presente
anche all’interno
delle cooperative,
in particolare nel
settore dei servizi
alla persona. Nei
laboratori sociali che
accolgono soggetti
con handicap, nelle
attività a favore
degli anziani e dei
minori, ma anche nel
commercio solidale, i
volontari svolgono un
ruolo importante.
RI
A
T
N
O
L
O
V
I
D
UNA TERRA
Sono tantissimi gli abitanti del Trentino che praticano attività
di volontariato. Secondo una ricerca condotta dalla Provincia
Autonoma nel 2010, sono oltre 5 mila le organizzazioni di
volontariato e le associazioni di promozione sociale che operano
sul nostro territorio nei diversi ambiti della vita civile. Una
risorsa preziosa per il Trentino e la sua gente.
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Cooperative, ilfenomeno delle produzione e lavoro