CRISTO RITORNA in attesa della beata speranza ex Sapienza e Vita Rivista di evangelizzazione e formazione spirituale a cura di P. Carlo Colonna s.j. Anno XI con articoli sull’opera di Rita Cutolo Gennaio-Marzo 2010 - N. 1 Cantiamo al Signore con melodie celebri e testi nuovi O Signore del cielo (sul motivo del “Coro del Nabucco” di Giuseppe Verdi) Felice d’amare Gesù (sul motivo di “Volare” di Domenico Modugno) Credevo che un sogno così non tornasse mai più. C’era la Mamma del cielo vestita di blu. Poi d’improvviso venivo nel vento rapito e verso il Padre celeste volavo spedito. O Signore del cielo e del mondo, vieni a noi per donarci la pace. Tu soltanto sei nostra speranza in un mondo che pace non ha. Siamo stanchi, abbattuti ed oppressi, il maligno trionfa tra di noi. Noi gridiamo al tuo cuore di Padre: vieni presto a salvarci dal mal. Sì, è vero, siam gran peccatori, non siam degni del tuo aiuto, ma ricordati, Padre, del tuo amor, che ti spinse a mandarci Gesù. Senza te siam perduti, Signore, nessun uomo salvare ci può. Noi torniamo al tuo amore di Padre, per cantare la tua gloria immortal, per cantar la tua gloria immortal, per cantar la tua gloria immortal, la tua gloria immortal. Volare, oh, oh, cantare oh, oh, oh, oh, nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù. E volavo, volavo più in alto del sole e ancora più sù, mentre il mondo pian piano spariva lontano dal blu. Cori d’Angeli in cielo cantavano insieme con me: volare, oh, oh, cantare, oh, oh, oh,oh, nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù. Il sogno che feci quel dì è la vera realtà più grande e più bella di quanto si possa sperar. Volare rapito da Dio nel cielo infinito e sempre più luce e più vita godere stupito. Volare, oh, oh, cantare oh, oh, oh, oh, nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù. E volavo, volavo più in alto del sole e ancora più sù, mentre il mondo pian piano spariva lontano dal blu. Cori d’Angeli in cielo cantavano insieme con me: volare, oh, oh, cantare, oh, oh, oh, oh, nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù. Ti voglio bene (sul motivo di “Santa Lucia” di Teodoro Cottrau) Ti voglio bene, Signor Gesù, quanto più t’amo, tanto più vivo. Il tuo bel viso così soave, su me risplende, di te m’infiamma. Sei qui presente (sul motivo di “Ciao, ciao, bambina” di Domenico Modugno) Quando son debole, allor son forte, la tua potenza si manifesta. In te confido, a te m’affido, tu sei l’Amore, tu sei il Signore. Sei qui presente, o mio Signore, sei qui presente davanti a me. Non ho parole per ringraziarti per tutto il bene che vuoi a me. Ero lontano e m’hai cercato, m’hai ritrovato e riportato in seno al Padre, che m’ha abbracciato e mi ha detto: Sei figlio a me. Con te nel cuore anche la croce diventa fonte di maggior gloria. Non c’è tristezza che non si cambi in gioia pura e in allegria. Quando alla sera di questa vita tutto tramonta, tutto si spegne, mi stringi al cuore, mi porti in cielo, per dimorare con te per sempre. Ti voglio bene, o mio Signore, tutto il mio cuore arde per te. Sei la mia luce, la mia speranza, tutto il mio amore ed ogni ben. Con te nel cuore percorrerò quanto mi resta di star quaggiù. Poi, quando in cielo mi chiamerai, verrò da te, mio Sommo Ben. Che cosa posso darti, Signore, per tanti beni che tu mi dai. Ti offro il cuore e l’esser mio, perché diventi fiamma d’amore. Riempi il mondo del tuo splendore, tutti ti amino, tutti t’accolgano. Tu sei venuto per darci vita, vita su vita, senza mai fine. (I testi sono di P. Carlo Colonna) 2 Cari amici, che leggete la mia rivista, Lettera agli amici da questo numero, come vedete, ha cambiato titolo. Non si chiama più “Sapienza e Vita”, ma “Cristo ritorna, in attesa della beata speranza”. Il ritorno di Cristo, un evento prossimo della storia o una dimensione essenziale dell’attesa e della speranza cristiana? Vi chiederete: Come mai questo cambiamento così improvviso, senza preavviso? E’ venuto in seguito ad una forte ispirazione avuta all’inizio di questo anno. Già da due anni lo Spirito mi ha portato ad una comprensione nuova e profonda delle verità della nostra fede comune riguardante il ritorno di Cristo nella gloria, ritorno che segnerà l’ultimo giorno della storia. Ho predicato quanto lo Spirito mi faceva comprendere ed ho visto la meraviglia degli ascoltatori davanti a questi annunzi, quasi che non ne avessero mai sentito parlare nella predicazione della Chiesa, e, nello stesso tempo, l’interesse e la consolazione dello Spirito che accompagnava l’annunzio. Alcuni penseranno che P. Colonna sta diventando un profeta apocalittico, minacciante all’umanità sciagure e disgrazie, inerenti al prossimo ritorno di Cristo che sta per manifestarsi. Ci sono questi profeti e scritti profetici di questo tipo, ma io non sono tra costoro. La mia voce è sapienziale più che profetica. Vuole annunziare non un fatto che sta per accadere, ma un fatto essenziale del futuro della nostra esistenza, cui prima o poi ci toccherà di partecipare e, poiché quel fatto sarà determinante per la nostra eternità, è saggio, massimamente saggio, sommamente saggio vivere l’oggi in modo da trovarsi bene in quel giorno, quando verrà. Ciò che non avviene perché gli uomini oggi vivono per la maggior parte da stolti e non da saggi, dimentichi di Dio e di Cristo e della sua venuta in terra, quella passata, quella presente e quella futura. Come si presenteranno costoro al giudizio di Cristo, quando verrà per giudicarli secondo le loro opere? Personalmente sono anche convinto che oggi stanno realizzandosi alcuni segni che annunziano un non molto lontano ritorno di Cristo. Ne parlo nel mio libro che uscirà. Ne parlerò in questa rivista. In seguito ho scritto anche un opuscolo, pubblicato dall’Editrice Shalom, in cui, col metodo classico del Rosario, è possibile fermarsi e meditare sulle verità riguardanti il ritorno di Cristo, la risurrezione dalla morte, il giudizio universale, l’assunzione dei santi in cielo, le nozze eterne di Cristo con la Chiesa dei santi, fra cui speriamo, per la grazia di Dio, di starci anche noi! L’opuscolo può essere acquistato presso le librerie cattoliche o presso il Centro Editoriale Missionario, da me fondato. Inoltre, fra qualche mese sarà pubblicato dall’Editrice Fede e Cultura un mio libro di catechesi sul ritorno di Cristo. Basta considerare che 2000 anni passarono dalla chiamata di Abramo alla prima venuta di Cristo nella storia e 2000 anni son passati da quando Cristo venne, morì, risuscitò e salì al cielo. Questi sembrano essere i tempi biblici di Dio. A mio parere il conto alla rovescia è cominciato. Certamente moriremo prima che Cristo ritorni, ma le generazioni future si troveranno sempre più vicine a questo evento. Sento l’urgenza di rinnovare la predicazione escatologica riguardante l’attesa del ritorno di Cristo come l’evento che dà il senso finale e decisivo a tutta la nostra vita in terra. Questo sia per i buoni che per i cattivi, sia per i credenti che per gli increduli, insomma per tutti gli uomini. In quel giorno ci saremo tutti, proprio tutti, cominciando dal primo uomo creato da Dio fino all’ultimo nato, qualche momento prima che Cristo torni! La nostra vita in terra non finisce con la morte, ma con la risurrezione dei nostri corpi e il giudizio di Cristo su di noi, al momento del suo ritorno. Questi eventi avverranno in terra e, quindi, la nostra vita in terra avrà un’appendice, dopo la nostra morte. L’appendice sarà al ritorno di Cristo. Per questo ho pensato, su suggerimento che penso mi sia venuto dallo Spirito, di intitolare anche la mia rivista di evangelizzazione ad annunziare con più insistenza questo evento, il ritorno di Cristo, che è una parte dell’integrale annunzio di fede o kerigma cristiano. Soltanto che le prime due parti (la morte di Cristo e la sua risurrezione) sono più annunziate e tenute presenti dai cristiani; la terza parte riguardante il ritorno di Cristo sembra non rivestire l’importanza che merita. Bisogna far di tutto, se vogliamo seguire le indicazioni di Gesù, che la luce del ritorno di Cristo non sia una luce riposta nell’armadio, ma sia posta ben in alto sulle menti e nel cuore dei credenti, perché li conduca alla realizzazione della beata speranza che si realizzerà, secondo le promesse di Dio, quando Cristo ritornerà! Ci pensiamo a tutto questo? Perché è importante che noi viviamo bene nell’oggi che Dio ci dà da vivere in modo che ci possiamo trovare eccezionalmente bene in quel giorno. Per quelli che si sono preparati ad accogliere con amore il ritorno di Cristo, quel giorno sarà l’apoteosi della gioia, la festa di tutte le feste, che comincerà in quel giorno e durerà per tutta l’eternità. 3 Bevi il calice prezioso di questa verità e vivi alla sua luce! CRISTO RITORNA è certo come il giorno di oggi CRISTO RITORNA sarà il giorno che concluderà la storia CRISTO RITORNA sulle nubi in potenza e gloria CRISTO RITORNA i morti risorgeranno, i vivi saranno trasformati CRISTO RITORNA separerà i giusti dai malvagi CRISTO RITORNA chiamerà in giudizio tutti gli uomini CRISTO RITORNA sarò anch’io presente. Come mai? CRISTO RITORNA darà a ciascuno secondo le sue opere CRISTO RITORNA i giusti saranno rapiti incontro a Lui sulle nubi ABBIATE FEDE IN DIO! CRISTO RITORNA se vivi in Cristo, sarà l’apoteosi della gioia! ABBIATE FEDE ANCHE IN ME! VI HO DETTO QUESTE COSE PERCHE’ LA MIA GIOIA SIA IN VOI E LA VOSTRA GIOIA SIA ABBONDANTE! Gesù Secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia 2 Lettera di Pietro, 3,13 4 In ascolto della Parola di Dio sul ritorno di Cristo Molti sono i testi del Nuovo Testamento che parlano del ritorno di Cristo. Ne presento alcuni, a cui aggiungo un breve commento. La nostra fede nel ritorno di Cristo non si basa su vane aspettative umane, ma su precise dichiarazioni di Gesù Cristo e dei suoi apostoli. “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti a momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento” (2 Tm 4,1-2 e seguito). “Davanti a Dio, che dà la vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Tm 6,13). Commento: In questo testo e in quelli seguenti Paolo chiama “manifestazione” il ritorno di Cristo per il giudizio dei vivi e dei morti e la venuta definitiva del regno di Dio. Questo evento sollecita un’evangelizzazione continua, zelante, con ogni mezzo, con dottrina e sapienza, per preparare gli uomini ad andare incontro al loro giudizio,quando Cristo si manifesterà, in modo da essere premiati per la fede e le opere buone in cui sono trovati e non condannati per il loro peccati, da cui non si sono ravveduti. Questa evangelizzazione è richiesta anche perché il mistero dell’iniquità è all’opera con grande zelo nel mondo per allontanare gli uomini dalla salvezza e prepararli alla loro condanna. Per questo Paolo supplica Timoteo di dedicarsi pienamente all’evangelizzazione. Commento: Il richiamo di Paolo alla testimonianza di Cristo davanti a Ponzio Pilato, ci mette dinanzi alla testimonianza dei numerosi martiri di Cristo in ogni tempo davanti ai tribunali umani, che li hanno condannati a morte per la loro fede. Da dove attingevano la forza questi martiri per conservare “senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento della fede e dell’amore?”. Dall’occhio penetrante, con cui contemplavano il giorno del ritorno di Cristo, e dal desiderio ardente che avevano di presentarsi irreprensibili davanti al loro giudice in quel giorno. Per questo disprezzavano il giudizio di morte su di loro dei tribunali umani, ben compresi dalla necessità di presentarsi irreprensibili davanti al tribunale divino della loro esistenza, al ritorno di Cristo, nel giorno della loro risurrezione. “E’ apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone” (Tt 2,11-14). “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria” (Col 3,1-4). Commento: Altra sintesi meravigliosa della vita cristiana! La manifestazione di Cristo, di cui Paolo parla, è quella legata al suo ritorno nella gloria. In quel giorno anche i cristiani, che hanno vissuto di sapienza celeste e non terrena, pensando prevalentemente alle cose di lassù e non a quelle della terra, avranno la loro manifestazione nella gloria davanti a un mondo, che spesso non ha apprezzato il loro modo di vita, ma piuttosto li ha derisi, beffeggiati e presi in giro. Commento: Meravigliosa questa sintesi di una vita vissuta con sapienza evangelica in attesa del ritorno di Cristo! E’ una vita contraria alla filosofia di questo mondo che incessantemente sollecita alla grande abboffata dei beni del mondo (il contrario della sobrietà), a vivere nell’ingiustizia (il contrario della giustizia) e nell’ateismo e indifferenza religiosa (il contrario della pietà religiosa). Come si troveranno quelli che vivono pieni di desideri mondani e di empietà, quando Cristo ritornerà? Pianto e disperazione e ogni altro genere di tormento avranno in sorte, mentre chi ha seguito la sapienza di vita di Cristo, vedrà l’adempimento meraviglioso della beata speranza riposta nel nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.. “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3,20-21) 5 Commento: Che tutti moriamo lo sanno tutti. Che tutti risorgeremo lo sanno solo i cristiani, che hanno ferma fede nel ritorno di Cristo. Ecco una definizione dei veri cristiani, che hanno una ferma fede nelle promesse di Cristo: sono coloro che aspettano, attendono, sospirano per il ritorno di Cristo, perché solo in quel giorno potranno godere di una cosa meravigliosa e sorprendente: un corpo glorioso come quello che Gesù ebbe quando risuscitò! “E’ giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno, non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione” (2 Tm 4,6b-8). Commento: Non sembra che Paolo abbia particolare paura della morte, di cui avverte la prossimità! Due cose lo rassicurano: la vita vissuta nella sapienza di Cristo fino alla fine e la certezza che andrà incontro al suo Signore, di cui era follemente innamorato, nel giorno del suo ritorno per ricevere la corona di giustizia. E questa sorte sarà la stessa che avranno quelli “attendono con amore (cioè con una vita giusta) la sua manifestazione”. Anche dopo la morte, prima della risurrezione, Paolo godrà della visione di Cristo, ma Paolo non parla della sua sorte privata dopo la morte, ma dell’evento ultimo e definitivo con cui si concluderà la sua storia personale e quella collettiva dell’umanità sulla terra. Fino al quel giorno tutto è di passaggio, anche la dimora nei cieli con l’anima disincarnata. andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove vado, voi conoscete la via” (Gv 14,1-4). Commento: Gesù cerca di preparare gli apostoli alla sua partenza da loro. Dice dove andrà e perché andrà. Andra nella casa del Padre per preparare loro un posto in quella casa. Poi ritornerà a prenderli. Quando? Al suo ritorno nella gloria. Il tempo di attesa è chiaramente indicato come il tempo in cui gli apostoli devono percorrere la via di una vita vissuta nella verità di Cristo per poter arrivare a dimorare per sempre con Lui nei cieli. Gesù: “Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro vesti per avere diritto all’albero della vita e, attraverso le porte, entrare nella città. Fuori i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!” (Ap 22,12-15). “E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza” (Eb 9,2728). Commento: Cerchiamo di cogliere il parallelo. Gli uomini muoiono una sola volta, così anche Cristo è morto una sola volta. La morte conclude la prima apparizione della vita di ogni uomo e di Cristo su questa terra. Dopo ci sarà un’altra apparizione di vita per gli uomini e per Cristo, come la conclusione della primo tempo della vita. Questa apparizione di vita avrà per scopo il giudizio. Gesù apparirà come Giudice degli uomini e gli uomini appariranno come giudicati, ma solo “coloro che aspettano Cristo per la loro salvezza” godranno intensamente di questa visione. I malvagi, invece, saranno nel terrore, perché avverrà per la loro condanna. Commento: Sono tra le ultime parole che Gesù rivolge direttamente al profeta Giovanni nell’Apocalisse. Tutta la rivelazione a Giovanni, chiamata “apocalisse”, è rivelazione di una storia umana in terra, segnata dal governo onnipotente di Gesù Cristo nei cieli nei confronti di tutte le nazioni della terra, che avrà come conclusione il suo ritorno nella gloria per giudicare i vivi e i morti e dare a ciascuno secondo le sue opere. Dopodichè avrà inizio la Nuova Creazione, completamente pura e santa, dove non ci sarà più spazio per i malvagi, per le opere cattive e per la morte. Il ritorno di Cristo segnerà quindi la fine del mondo presente, segnato così fortemente dal dominio di satana, del peccato e della morte, e l’inizio di cieli nuovi e terra nuova, dove abiterà per sempre solo la giustizia (cfr 2 Pt 3,11-13). Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto. Quando sarò 6 NATALE ALTERNATIVO Devo testimoniare in prima persona il Natale alternativo, che ho vissuto dal 24 al 27 dicembre scorso insieme a 23 giovani del Gruppo Abramo. Ne parleranno loro in questo articolo. Ringrazio Dio e questi giogani, che hanno risposto alla chiamata di Dio a vivere il Natale in modo pienamente religioso e le grazie di Dio, posso testimoniarlo con verità, sono state veramente grandi. Auguro a molti di fare la stessa esperienza! cristiano come si legge in Marco 16, 15 «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.», con la ricerca del loro personale stato di vita. Essi si sono addentrati in questo cammino operando una sorta di investimento graduale delle loro risorse e potenzialità in conformità alla volontà di Dio. Infatti, se la chiamata comune di ogni battezzato è amare e servire Dio (cf. catechismo di Pio X), la chiamata particolare di ciascuno si realizza in un progetto di vita tout court. Questo implica non solo la vocazionale personale, ma orientare ogni aspetto e scelta della propria vita per la maggior gloria di Dio; sei di questi ragazzi, ad esempio, si sono iscritti quest’anno presso la facoltà teologica del triveneto per conseguire una formazione di tipo ecclesiale da spendere poi nei vari ambiti di vita pastorale. Con queste premesse i giovani hanno affrontato questi giorni di ritiro illuminati dalla pedagogia di S. Ignazio, il quale insegna appunto che lo stato di vita è il mezzo per raggiungere il fine. Il messaggio principale che i ragazzi si sono portati a casa è la necessità e l’urgenza di entrare in una vita spirituale profonda per discernere la volontà di Dio sulla propria vita. Natale alternativo per 23 giovani del gruppo Abramo del Rinnovamento nello Spirito di Chiampo (VI) che hanno scelto di trascorrere il cuore delle festività natalizie raccogliendosi in una casa di preghiera per vivere un ritiro spirituale sullo stile ignaziano. Dal 24 al 27 dicembre scorsi si sono svolti infatti gli Esercizi Spirituali secondo la regola del Santo di Loyola in “versione ridotta” (gli Esercizi integrali durerebbero 4 settimane). Padre Carlo Colonna, gesuita, ha condotto con magistrale sapienza il seminario conciliando in maniera eccellente l’aspetto contemplativo con quello carismatico. Le giornate infatti erano scandite da più tempi di meditazione personale di 45 minuti, preceduti da momenti di preghiera carismatica, lode, adorazione, canto in lingue e dalla presentazione del tema della meditazione. Lo scopo era di arrivare al “silenzio delle potenze”, ossia al silenzio del cuore, della mente e della volontà per fare spazio alla voce di Dio. La giornata era inoltre arricchita dalla preghiera comunitaria delle Lodi, dalla s. Messa quotidiana, dal Rosario meditato ecc. vissuti sempre in uno stile di sobrietà e grande concentrazione. Anche le pause o il pranzo o la cena mantenevano le stesse caratteristiche di silenzio e moderatezza. La scelta del ritiro in questo particolare periodo dell’anno è stato il frutto di un cammino di discepolato iniziato tre anni fa, durante il quale i giovani, che hanno dai 20 ai 35 anni, hanno cercato di sintonizzare la loro vita di fede sulle frequenze del cuore di Cristo mettendo a disposizione della Chiesa i loro talenti per portare la Buona Novella laddove Dio li chiama. La comunità Abramo, alla quale i ragazzi appartengono, è infatti impegnata da oltre vent’ anni nell’ambito della nuova evangelizzazione tanto auspicata da Giovanni Paolo II. Numerose sono le attività missionarie a sfondo kerigmatico che li vedono protagonisti anche oltre i confini nazionali: nel 2008 hanno portato un notevole contributo per la stampa e la diffusione di quindici milioni di Bibbie per il popolo cinese; da più di due anni collaborano per il progetto “Norway arise” per il risveglio del cristianesimo nei paesi scandinavi ecc. La diffusione del Vangelo “fino agli estremi confini della terra” (cf. Atti 1, 8) pare sia proprio il carisma di questa comunità. In questi anni di discepolato i giovani hanno cercato di conciliare la spinta all’evangelizzazione, primo dovere di ciascun Alcune testimonianze Ascoltiamo dalle voci di alcuni ragazzi i frutti di questi Esercizi: “Mi ha molto colpito come il Signore ci ha donato la vita con un grande ideale per noi, Lui ci chiama a vivere una vita spirituale più profonda in qualunque scelta vocazionale ognuno è chiamato a fare. Ho sperimentato che Gesù mi stava parlando facendomi capire quali sono i miei punti deboli sui quali devo maggiormente lavorare. Inoltre mi è stato molto utile apprendere la metodologia della preghiera personale e meditativa. Il silenzio, la respirazione, la lettura lenta mi faceva immergere nella Parola di Dio ed essa si interiorizzava maggiormente in me” (Francesca). “Il discernimento degli spiriti mi ha aiutato ad avvicinarmi alla “profonda vita spirituale”: ho capito che il nemico agisce su di me attraverso sentimenti negativi come l’invidia che mi invade nell’intimo provocando anche rabbia, e facendomi solo del male. Ringrazio Dio di avermi donato la sua grazia e la sua luce a riguardo, ho capito che il mezzo migliore per combattere questo spirito è reagire benedicendo colui del quale si prova invidia, e non solo, gioire anche per lui” (Omar). 7 “Sento forte anche oggi il desiderio di ricercare maggior tempo per calarmi in intimità con Lui e riempire il mio cuore del suo spirito, che mi dona abbondanza di pace, di gioia e di vita. Ho capito che soltanto rimanendo alla sua presenza e all’ascolto del mio cuore posso trovare verità e libertà dentro di me e capire la sua volontà per la mia vita” (Caterina). ore e mezza di cinque anni fa. Non bastasse, si aggiunge l’ora e mezza che i giovani passano a scrivere sms e la mezzora trascorsa chiacchierando al cellulare. Considerando però che la maggior parte di questi nuovi apparecchi ha più funzioni e che i ragazzi usano anche due apparecchi contemporaneamente (computer e musica per esempio), alla fine le ore diventano quasi 11. I risultati hanno stupito anche gli stessi autori convinti che i livelli toccati nel 2005 fossero già i più alti possibili. Si sbagliavano. Negli ultimi cinque anni l’uso delle nuove tecnologie è cresciuto in modo esponenziale rispetto al periodo tra il 1999 e il 2004. Televisione (7 giovani su 10 ne hanno una in camera) e computer con accesso ad internet, sono stati surclassati dalle nuove tecnologie portatili che molti apprezzano proprio perché permettono di comunicare spostandosi ovunque e facendo qualsiasi cosa nel frattempo. Se è stata ipotizzata, ma non dimostrata ancora con certezza, la relazione tra un uso smodato dei media nuovi e l’obesità, lo studio di Kaiser Family comprova invece il rapporto tra uso dei media e basso rendimento scolastico. Il 47 per cento dei giovani che usa i media circa 16 ore al giorno ha voti molto più bassi rispetto al 23 per cento che, utilizzandole circa tre ore in meno, a scuola va molto meglio. “Questi esercizi mi hanno aiutato molto ad incarnare la Parola di Dio nel mio cuore. A volte anche durante il giorno, mi riaffiorano versetti biblici che ho meditato precedentemente e mi sento invasa di gioia” (Martina). “Ho assaporato il gusto della preghiera personale silenziosa, apprendendo il metodo di Sant’Ignazio di Loyola, ovvero il raccoglimento tramite anche l’immaginazione, per cui posso visualizzare Gesù vicino a me oppure vedermi all’interno di una scena biblica, per viverla più intensamente.(…) Ringrazio il Signore per l’esperienza degli esercizi ignaziani, che mi hanno fatto capire ancora meglio l’importanza della preghiera personale, vissuta come relazione profonda con Gesù. Chiedo a Lui la grazia della perseveranza nella preghiera, perché solo così potrò mettermi in ascolto della volontà di Dio su di me e fare le scelte più giuste per la mia vita”(Marco). “Ho scoperto un nuovo rapporto con Gesù che mi ha fatto innamorare ancora più di Lui, una preghiera più profonda in cui ho trovato grande consolazione. Ho gettato tutte le mie preoccupazioni e i miei dubbi ai suoi piedi per poter essere libera ed abbandonata alla sua volontà. Grazie, Gesù, perchè tu sei il mio pastore e ti prendi cura di me!” (Giorgia). Commento La nuova droga di molti giovani e anche di adulti: l’uso continuo di mezzi tecnologici. Crea l’illusione di accedere in paradisi artificiali e virtuali, allontanando la mente dalla contemplazione della verità e dalla pratica delle virtù, che fanno un uomo veramente saggio, capace di affrontare la vita in modo eccellente . Ho riportato questo dato di cronaca, che illustra molto bene la cultura di cui vive tanta gioventù oggi (e non solo loro), dopo aver parlato del modo tutto diverso con cui i 23 giovani di Chiampo hanno vissuto quattro giorni nel tempo di Natale: nel totale deserto dell’uso dei mezzi tecnologici, in preghiera, meditazione e conteplazione silenziosa e cose simili, tesi a raggiungere, per questa via, il vero paradiso per l’uomo ora e per l’eternità: la conoscenza-unione-comunione con Dio (l’esperienza di Dio) e la conoscenza profonda di se stessi in vista di un miglioramento spirituale della propria anima. E’ ciò che il Vangelo e la Chiesa propongono in tutti i tempi ai giovani come fondamento per una costruzione ben riuscita della propria esistenza. I tempi attuali richiedono più che mai il ritorno a questa pedagogia spirituale se i giovani di oggi non si vogliono perdere intellettualmente e spiritualmente. Non che non bisogna usare i mezzi della tecnologia moderna, ma con sobrietà, giustizia e pietà, come dice la Parola di Dio, e senza desideri mondani, che spingono a servirsi di questi mezzi per soddisfare le proprie passioni irrazionali. Giovani Usa supertecnologici: se sono svegli, sono sempre on line E’ quello che emerge da uno studio di Kaiser Family Foundation New York, 21 gen. (Apcom) - Se sono svegli, sono probabilmente online. I giovani americani trascorrono quasi tutto il loro tempo, - unica eccezione le ore in cui sono a scuola, - con lo smart phone in mano, al computer, davanti alla televisione o comunque alle prese con un apparecchio elettronico. E’ questo il quadro della “generazione digitale” dipinto dalla Kaiser Family Foundation, secondo cui i ragazzi tra gli 8 e i 18 anni dedicano alla tecnologia più di sette ore e mezza al giorno rispetto alle neanche sei 8 E’ IMPORTANTISSIMA LA SANTA MESSA DOMENICALE ed ogni sforzo teso a migliorarne la partecipazione e il frutto! La sorella Gina delle Ausiliarie della Madonna, operanti a sant’Agata sui Due Golfi (Napoli), ci relaziona di una singolare e nuova esperienza di coinvolgimento della famiglia nella partecipazione alla santa Messa domenicale. Di seguito propongo altre iniziative per far vivere meglio il messaggio della Parola di Dio della domenica. La Parola di Dio è la vita dell’uomo! La Santa Messa è la vita dell’uomo! L’evangelizzazione è un ministero pastorale sempre in evoluzione in questi ultimi anni. Gli esperti parlano di nuovi linguaggi, di primo annuncio, di catecumenato, tutte esperienze che aiutano la Parola di Dio a farsi annuncio. La Parola di Dio, che la Chiesa ha ricevuto come dono dal suo Maestro, è affidata a tanti corresponsabili, affinché venga annunciata ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani e agli adulti in modo sistematico per formare “l’uomo” alla vita cristiana. Ci sentiamo tutti pensati dallo stesso Padre, chiamati da Qualcuno che ci ama da sempre e per sempre. I catechisti, che sono mandati dalla Chiesa, si assumono questa responsabilità, nella docilità allo Spirito Santo per la venuta del Regno di Dio. L’annuncio della Parola è il primo passo della Catechesi. Successivamente, ogni annuncio deve farsi “ liturgia”, “ preghiera” e poi “ testimonianza” per completare la dinamica della Catechesi. Oggi, la vita di fede fa fatica a farsi “liturgia e testimonianza”, perché richiede una partecipazione responsabile di tutta la persona che è in ascolto, invece, noi siamo distratti da tante altre cose che portano via il tempo, la mente e il cuore. Nelle nostre Comunità in Solido, nel Comune di Massa Lubrense (NA), da qualche anno si è fatta la scelta di una Catechesi unitaria. Ogni anno, l’annuncio ha inizio da un’icona evangelica che accompagna la Catechesi di tutto l’anno, organizzata in varie forme. L’annuncio è rivolto ai ragazzi, ma l’obiettivo è la famiglia. In diversi modi, durante l’anno, coinvolgiamo i genitori a partecipare del cammino di fede dei loro figli, con impegni di ascolto e di collaborazione, vivendo esperienze bellissime di comunione e di gioia fraterna, in un clima di Chiesa in cammino. Quest’ anno abbiamo fatto una scelta ulteriore di corresponsabilità e di collaborazione con i genitori. In parallelo alla Catechesi sistematica fatta dai Catechisti, abbiamo chiesto ai genitori di condurre una presenza liturgica festiva per i loro figli, preparando un foglio dove viene riportato il Vangelo della festa, un’immagine appropriata e il colore del tempo liturgico, da distribuire, poi, ai ragazzi presenti alla celebrazione Eucaristica. Il foglio viene portato a casa, viene riletto dalla famiglia e conservato in un raccoglitore distribuito dalla Comunità. Esaminando insieme l’iniziativa, ci siamo accorti che la famiglia possiede un’opportunità educativa alla Celebrazione Eucaristica della domenica, giorno del Signore. I genitori, con l’aiuto dei Catechisti, imparano a conoscere i tempi dell’anno liturgico e le sue caratteristiche. Essi si aiutano tra di loro, interagiscono per un bene che li trascende e danno una testimonianza di fede alla Comunità e ai loro figli. I ragazzi, entusiasti di ricevere un dono, si sentono motivati a partecipare alla celebrazione Eucaristica e non a caso, prima ancora di sedersi intorno alla Mensa del Pane di vita, ricevono la Parola che si fa vita. Alla fine dell’anno, i ragazzi possiederanno un lezionario di tutti i Vangeli festivi. Mentre nel tempo dei tre anni, i ragazzi percorreranno e riceveranno i tre cicli festivi dell’anno A,B,C. Una iniziativa che va curata, amata, sollecitata e vissuta nello Spirito dei figli di Dio, radunati nella grande famiglia della Chiesa di Cristo, dove piccoli e grandi si ricordano di “Santificare la festa”. La coordinatrice, sorella Gina Altri suggerimenti per il coinvolgimento dei fedeli nelle Letture della Parola di Dio della Messa domenicale 1. Do per scontato che la responsabilità principale in tale coinvolgimento spetta a lettori, che leggono la Parola di Dio, e al sacerdote celebrante, che fa la predica. Letture proclamate bene e con unzione spirituale già fanno parlare al cuore le letture. Così pure un omelia ben fatta e detta con unzione spirituale. 2. Per la parte attiva, in cui possono partecipare anche i laici, suggerisco che, aiutati da alcuni animatori, si preparino alcuni segni che possono simboleggiare quanto si è letto. Possono venire portati all’altare, mentre un commentatore li spiega. 3. Si può creare un libro, in cui chiunque può scrivere una preghiera o un commento a partire dalla Parola di Dio letta. Questo libro può essere esposto in modo da essere usato facilmente. 4. Se c’è un gruppo attivo che prepara la Parola, questo può preparare domande o riflessioni da offrire al sacerdote perchè li tenga presenti nella sua omelia. 5. Si può distribuire a tutti un biglietto-messaggio, che ricapitoli in sintesi il contenuto principale della Parola della Domenica. 9 L’OPERA DI RITA CUTOLO CONTINUA Sei Tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere. Tu mi conosci fino in fondo. Due Testimonianze di guarigioni recenti Salmo 139, 13-14 Una madre portava avanti una gravidanza impossibile e i medici le avevano detto: abortisci, ma la Provvidenza di Dio la guida a Rita Cutolo ed ora testimonia, piena di gratitudine a Dio e a Rita, del miracolo della bimba, che non doveva nascere ed è ora tra le sue braccia, sanissima. Ignazio Pisu, un informatore medico, aveva tumori da tutte le parti e i medici non gli davano speranza, ma, curato dall’amore, dalla fede e dal fuoco vitale che Rita comunica, ritrova speranza e salute. Con queste testimonianza recentissime (quella della madre risale al 19 gennaio 2010), vogliamo rispondere ai pagliacci di Striscia la Notizia, che nella trasmissione del 6 gennaio scorso hanno di nuovo gettato fango sull’operato di Rita Cutolo e dei suoi collaboratori a favore di tanti malati. E’ sintomatico che nella trasmissione non vengono mai intervistati malati guariti da Rita Cutolo e ce ne sono a dozzine. Ciò non fa meraviglia perché, come dice il Vangelo, “chiunque fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere” (Gv 3,20). La luce in questo caso sono le opere di guarigione che Rita compie e Striscia la Notizia si tiene ben lontana dal confrontarsi con esse, perché mostrerebbero chiaramente che tutto il fango che gettano contro Rita è dovuto alla loro malizia. Per quanto riguarda Rita, invece, è vero quanto dice san Giovanni dopo il testo citato:“Chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio” (Gv 3,21) Questa bimba è un miracolo del Signore perché, se oggi posso stringerla a me, è solo grazie alla fede e all’aiuto di Rita che ha lottato insieme a me e a mio marito, quando tutti i medici erano contro di noi e mi dicevano di abortire. Benedetta è stata concepita dopo tanta preghiera a fine marzo. All’inizio tutto stava andando per il meglio, fino a quando un primo esame ci pone l’ombra di una possibilità che Benedetta fosse affetta dalla sindrome di Down. Noi decidiamo di andare avanti lo stesso (ancora non conoscevo Rita), ma il calvario e il fardello cominciavano a pesare, ma questo è solo l’inizio. Poco dopo diagnosticano alla mia bimba un’estrofia della vescica (per mesi non si è vista la vescica con l’ecografia), ma ancora decidiamo di andare avanti; è un problema serio ma compatibile con la vita ed è questo che ci interessa. Poi arriva la ghigliottina per noi. Alla morfologica le viene diagnosticata la sindrome di Potter, una malattia rarissima che colpisce entrambi i reni, i quali sono completamente ricoperti di cisti e non funzionanti. Sappiamo bene che senza reni non si può vivere e difatti non ci sono dubbi per i tre luminari da cui siamo andati a chiedere consulto: Benedetta non verrà mai alla luce e, se miracolosamente ci riuscisse, non vivrebbe neanche 24 ore. Il consiglio medico di tutti e tre è quello di abortire (siamo entrati già al quinto mese). Vi lascio immaginare lo sconforto in cui è caduta la mia intera famiglia e non nascondo che per un attimo ho pensato anch’io di seguire l’indicazione di quei medici. Volevo porre fine a quello strazio che mi stava lacerando il cuore, ma dentro di me sentivo un amore troppo grande per quella creatura che avevo in grembo ed ero disperata. Fu così che un’amica, a cui devo veramente tantissimo, mi ha convinta a conoscere Rita. Ne avevo sentito parlare ma ero scettica, pregavo già il Signore e le mie preghiere non venivano ascoltate e quindi pensavo che non c’era più niente da fare. Dimenticavo che il Signore stesso nel Vangelo ci insegna che al mondo ci sono persone (io li chiamo angeli) che hanno il dono della guarigione e che sono state mandate proprio da lui per noi, e una di queste adesso so per certo che è Rita! Conobbi Rita a luglio 2009 e lei non mi promise nessun miracolo, non mi fece giochetti strani, non cercò di approfittarsi della mia debolezza e non mi chiese niente in cambio, sapete cosa fece?…pregò e basta! Vi sembra poco? No, perchè è tutto. Perchè le preghiere di Rita arrivano direttamente in cielo, lei bussa alle porte del Signore per tutti noi, ogni giorno. Mi chiese solo cosa avevo 10 intenzione di fare con questa creatura, perchè solo quando io dissi SI alla vita con convinzione, lei poté intercedere per me. Prima di tutto ci vuole la conversione del cuore perchè il Signore possa agire sulle nostre vite. Andai da Rita ogni santo giorno, erano visite di 5 minuti, ma le sue mani calde e l’energia positiva che mi trasmetteva mi davano la forza per affrontare una gravidanza così difficile ed accendevano sempre più l’amore per la mia creatura. Mi svegliavo alla mattina alle 6,30, andavo tutte le mattine alla Santa Messa perchè ne avevo proprio il desiderio e il bisogno, andavo a lavorare e poi di volata da Rita (facevo certe corse per la strada…ma gli angeli di Dio vegliavano sempre su di me, sapevo che non mi sarebbe successo nulla) e poi ancora al lavoro fino alla sera. Beh, io vi posso dire che alla sera non ero stanca, bensì felice. Come fosse possibile con un fardello tale? Non è possibile spiegarlo a parole, è la fede che fa certi miracoli, solo quella. Per me questo era già più che un miracolo, dallo sconforto più totale alla gioia incondizionata solo per avere il privilegio di portare in grembo la mia creatura, malata per il mondo ma preziosa più della mia vita per me. Tutto questo lo devo a Rita, lei ha saputo trasmettermi una fede e una serenità che altrimenti non avrei saputo trovare. Ero già contenta così. Figlio, non trascurarti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà. Allontana l’errore, regola le tue mani, purifica il cuore da ogni peccato. Poi ricorri pure al medico, perché il Signore ha creato anche lui; non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui. Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani; anch’essi infatti pregano il Signore perché conceda loro di dare sollievo e guarigione per salvare la vita dal Siracide 38,9-14 Mi chiamo Ignazio Pisu e sono un informatore medico scientifico, scrivo per dare testimonianza relativa alla mia guarigione straordinaria, inspiegabile per la medicina, ma assolutamente reale. La mia malattia risale a molti anni fa, per un Epatite B cronicizzata nel tempo, due anni fa mi regalò un’ascite addominale, un epatocarcinoma di cinque cm incastrato nella vena cava del fegato e una cirrosi scompensata (ultimo stadio, CHILD C). Per questi motivi urgeva un trapianto immediato di fegato. Purtroppo, dopo un anno e mezzo di chemioembulizzazioni, l’organo era così compromesso dall’insorgere di svariati tumori, che non era più possibile trapiantarlo. I medici mi dissero che potevo avere un rigetto immediato d’organo o una metastasi dopo poco tempo. Ma il Signore ti ripaga sempre centomila volte di più dei sacrifici che noi possiamo fare e dopo neanche un mese è avvenuto il miracolo più grande…e Rita già lo sapeva che sarebbe arrivato, ma prima dovevo passare e provare tutto questo affinché si compisse. Beh, Benedetta è stata visitata da un altro medico, abbiamo chiesto un ultimo parere più per pignoleria che per altro, e invece…dopo solo un mese di trattamenti di Rita, ripeto, solo un mese…Benedetta è guarita completamente!! Niente di tutto ciò che ci avevano detto era più visibile. La vescica era in sede, il cuore non più dilatato, l’edema sotto la nuca scomparso e i reni senza cisti ! Quello è stato il giorno più bello della mia vita, il giorno che ha cambiato per sempre la mia vita!! Le speranze umane iniziarono a scemare…, le vene iniziarono ad andare in necrosi (le chemioembulizzazioni essendo mirate alla femorale fino al fegato, avevano compromesso le vene) e per i medici…, era diventato faticoso intervenire.. Nel frattempo mi venne (a causa dello scompenso epatico) un diabete da insulina e una ipertensione portale. Per quanto io cercassi una speranza…, tutto sembrava ormai impossibile. Caso volle (ma non è un caso), che mi parlarono di Rita Cutolo dicendomi in un minuto che aveva dei doni straordinari e che parlava con gli angeli. Pensai: magari è tutto falso…, ma se invece fosse tutto vero? Ecco, io voglio ringraziare Rita per questo, so che lei ha reso possibile tutto questo, non c’è alcuna spiegazione medica per questa guarigione e quando avviene questo c’è una sola spiegazione…un miracolo che solo Dio può compiere. Voglio dire a tutti i malati di avere fede e di non perdere mai la speranza e voglio dire a Rita grazie di esistere. Tu sei stata, sei e sarai la salvezza per tante persone, sei strumento di Dio e io ti voglio un bene infinito. Grazie di cuore anche da parte di Benedetta, una creatura spacciata per il mondo ma testimone della grandezza di Dio. Con profondo affetto Quindi partii per Tavullia, accompagnato da mia moglie, ma con l’animo rassegnato, perchè pensavo che se anche questa donna avesse avuto dei doni, la guarigione non era certo per me! Arrivai l’8 gennaio 2008, la prima cosa che vidi furono i suoi occhi che mi scrutavano…, poi mise le mani bollenti sulla mia nuca… e mi disse: c’è un tempo per la disperazione, un tempo per la sofferenza e un tempo per la… gioia! Io uscii e mi resi conto che la mia testa era più leggera e per la prima volta sentivo di essere amato, amato da… Dio! Era sicuramente la guarigione più grande: quella spirituale! da quel giorno iniziai a guardare gli altri con occhi diversi, vedevo che anche loro Laura, Davide e Benedetta 11 RITA CUTOLO E I CARISMI Riflessioni del dott. Bruto Bruti (1) su Rita Cutolo e il suo ministero-carisma di guarigione. Come medico ritengo i doni di Rita Cutolo un prezioso dono di Dio che rientra tra i carismi straordinari. Il dono di Rita non è una comune pranoterapia naturale. Oltre tutto, secondo la medicina, la pranoterapia non può aiutare nella cura di tumori invasivi e diffusi (cosa che, invece, avviene con Rita Cutolo e molti sono i casi di guarigione, inspiegabili per la scienza, documentati con Tac, Pet e Risonanze magnetiche). soffrivano e iniziai ad aiutarli! Venendo dalla Sardegna, mi trattenevo da Rita per una settimana intera due volte al mese e piano piano la mia situazione fisica iniziò a migliorare, fino alla scomparsa del diabete, poi l’ipertensione, poi la cirrosi, poi i tumori!!! La comune pranoterapia si limita ad un’azione antiinfiammatoria e anche psicosomatica (che attiverebbe il sistema psico-neuro-endocrinoimmunitario: non bisogna dimenticare, infatti, che la prima terapia medica è la capacità di infondere speranza), ma essa è inefficace nella cura di tumori diffusi, dove la stessa ipnosi non può andare oltre un’immunostimolazione che migliora la situazione, ma è insufficiente per ottenere una remissione totale della patologia. Ormai dopo due anni e due mesi di malattia irreversibile, il primo settembre del 2009 sono rientrato al mio lavoro, e sono diventato un testimone umile che il Signore è vivo, ed è tra noi sempre, ci ascolta, si affianca al nostro cammino e non ci lascia mai! Ecco, io devo ammettere che prima non ero un fervente credente, con la prova durissima della malattia pensavo che Lui mi avesse abbandonato! Rita ha ridato senso alla mia vita facendomi sentire ancora figlio, figlio amato, non abbandonato! Lei dice: “io busso alla porta del Padre e prego, la gioia più grande per me sono le guarigioni dei malati!!”. Per quanto riguarda la semplice pranoterapia, ricordo che, fino ad oggi, in base agli studi fatti, le uniche energie emesse dagli esseri viventi sono le radiazioni infrarosse (calore); c’è anche un’ipotesi sui fluidi biofotonici ma non è stata dimostrata. Rita Cutolo ripete sempre che l’efficacia dei suoi doni dipende dalla sua fede, dall’atteggiamento spirituale delle persone malate e dalla volontà di Dio. La mia testimonianza oggi serve agli altri, affinchè possano anche loro attraverso Rita riavvicinarsi a Dio e alla Chiesa e possano con fiducia ritrovare una serenità ed una gioia di vivere ormai persa. Vorrei dire a tutti i malati che la speranza alla vita deve esserci sempre, che l’ultima parola spetta sempre a Dio e non all’uomo. Rita è un tramite, Dio e gli angeli attraverso lei guariscono le ferite dell’anima e anche del corpo! Per Rita non è importante chi sei e cosa fai, lei con umiltà, dedizione e carità impone le mani su tutti gli esseri viventi, su tutti coloro che a Lei e a Lui si rivolgono con fiducia. Io attraverso Rita ho conosciuto la Grazia di Dio e dedico l’altra metà della mia vita a loro e agli altri. PREMESSA Teologicamente non bisogna confondere la guarigione miracolosa con le guarigioni straordinarie. Nel miracolo fa tutto Dio, nelle guarigioni straordinarie Dio, invece, aiuta il potere di guarire proprio del corpo umano. A) Per GUARIGIONE MIRACOLOSA SI INTENDE SOPRATTUTTO una guarigione ISTANTANEA . B) Invece, nella GUARIGIONE STRAORDINARIA, Dio non fa tutto da sé ma AIUTA E POTENZIA GRADUALMENTE il potere di guarigione del corpo, l’azione dei farmaci, l’opera dei medici, l’impegno del malato stesso nella lotta alla malattia; gli effetti vanno al di là di ciò che normalmente accade. Egli fa questo, spesso, anche attraverso l’azione di persone umili che ricevono i suoi doni: gli apostoli imponevano le mani, in nome di Cristo, sui malati. Vorrei fare una premessa importante, non per coloro che già la conoscono, ma per coloro che vorranno venire per la prima volta: Rita e la sua famiglia sono persone integre ed oneste, attorno a loro si respira un’aria pulita e pura, tutto si svolge alla luce del sole, non c’è richiesta alcuna di danaro neppure di offerta, se si vuole lasciare una piccola offerta si è liberi o no di farlo e soprattutto ognuno è libero di vedere con i propri occhi per poi fare delle scelte! proprio come ho fatto io ! Nota: Anche nelle guarigioni Dio non vuole, ordinariamente, che la sua grazia sostituisca l’azione dell’uomo nel mondo visibile, il suo impegno e la sua responsabilità. Egli non fa tutto direttamente 12 sostituendosi al libero agire degli uomini, ma li aiuta a fare. Santa Giovanna D’Arco spiega molto bene la differenza fra l’azione temporale degli uomini e la grazia di Dio: - “Agite, e Dio agirà”, ella dice ai soldati che la seguono. Un teologo, incaricato di interrogarla, le disse: “ La voce ti ha detto che Dio vuole liberare il popolo di Francia dalle calamità in cui versa. Ma se Egli vuole davvero liberarlo, allora non è necessario disporre di uomini armati”. Al che Giovanna rispose: “In nome di Dio, gli uomini in armi daranno battaglia, e Dio darà la vittoria”. Di questa risposta (…) il teologo “si ritenne soddisfatto”. (vedi Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna D’Arco, trad. italiana, presentazione di Inos Biffi, pp.49-50, Jaca Book, Milano 1998 ). Ugualmente, l’impegno del malato nel cercare tutti i mezzi ordinari per combattere la malattia è un preciso compito che deve essere svolto con intelligenza e non deve mai essere abbandonato: sacramenti e carismi straordinari del prossimo non devono sostituirsi alle nostre opere, ma inserirsi in esse. Rita ripete sempre ai malati che devono seguire le terapie mediche...... Anche nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù volle, prima di intervenire, che ci fossero dei pani e dei pesci procurati dall’azione dell’uomo. Noi dobbiamo sempre fare tutto ciò che possiamo fare usando tutti i mezzi ordinari a disposizione: il Signore, poi, quando vuole, può moltiplicare gli effetti delle nostre fatiche e fa questo anche attraverso l’aiuto dei carismi straordinari che egli dona ad alcune persone unite a Lui. CARISMI E SACRAMENTI I carismi ( doni ordinari o straordinari dello Spirito Santo ) sono ciò che rende possibile l’esercizio dei talenti e delle opere di carità. Essi sono necessari, nella Chiesa, quanto i sacramenti, ma essi non possono esistere e conservarsi senza una vita sacramentale e un’intensa vita spirituale da parte della persona che li riceve da Dio. Ugualmente, non possono agire in coloro ai quali vengono donati, senza che questi ultimi abbiano o recuperino una vita sacramentale e una fede totale in Dio. La fede è sia un’azione di Dio che un’azione dell’uomo. Per l’azione interiore di Dio l’uomo sente il desiderio di credere, sente il bisogno di un appoggio assoluto, ma per poter credere l’uomo deve DECIDERE LIBERAMENTE di affidarsi a Dio, di abbandonarsi a Lui. Come azione dell’uomo la fede non è un sentimento ma abbandono volontario a Dio: non è il frutto di un controllo, ma il volontario abbandono del controllo. 13 I carismi sono frutti dell’albero della grazia e si spengono quando un’anima si allontana da Dio. La bontà dei carismi si riconosce dai frutti: se l’albero produce frutti di fede e amore verso Cristo e la Chiesa vuol dire che è un albero buono. A volte può sembrare che noi non abbiamo carismi solo per il semplice fatto che non abbiamo doni straordinari o appariscenti, dimenticando che il carisma può essere anche semplice e umile come ci ricorda il Concilio Vaticano II: “E’ carisma anche il dono più ordinario”. E’ importante, quindi, che ogni cristiano scopra e prenda coscienza del carisma che il Signore gli ha dato, perché ignorarlo significa ignorare cosa lo Spirito Santo vuole compiere in noi e attraverso noi. Ogni carisma poi richiede: accoglienza, fedeltà e senso di responsabilità; il non accoglierli significa resistere ed ostacolare l’opera di Dio, cioè ostacolare il suo amore. Devono quindi essere accolti con riconoscenza, non soltanto da chi li riceve, ma anche da tutti i membri della chiesa; sono infatti una meravigliosa ricchezza di grazia, purché si tratti di doni che provengono veramente dallo Spirito Santo, e siano esercitati in modo pienamente conforme agli autentici impulsi dello stesso Spirito, cioè secondo la carità che è la vera misura dei carismi (1 Cor 13). Il dott. Bruti cita per esteso i Documenti del Concilio Vaticano II che parlano dei carismi: Lumen Gentium, n.12; n.30; Apostolicam Actuositatem sull’apostolato dei laici, n. 3; n. 30. Li presento nella pagina seguente. Infine conclude: Quindi l’intera Chiesa, misteri, sacramenti e carismi, è ministeriale, sacramentale e carismatica, tutta la Chiesa: tutti i battezzati sono carismatici (Apostolicam Actuositatem n. 3). I sacramenti sono i canali della grazia di Dio, i ministeri sono le opere, l’esercizio dei servizi e i carismi sono ciò che rende possibile questi ministeri. Dio agisce anche attraverso i carismi Non si tratta di inventare carismi, si tratta solamente di attivare quel dono di Dio che è già in te. Il dono dello Spirito Santo è già dentro di te. Li hai già dentro i carismi. Dio te li ha dati, chiedi a Dio di attivarli. Chiedi a Dio “quali carismi ti ha dato. Risvegliali in te in modo che li possa utilizzare a beneficio della comunità”. Bruto Maria Bruti Medico-chirurgo (1) Specialista in psicoterapia. Diplomato in terapia olistica (terapie biologiche integrative e psico-neuroendocrino-immunologia). Professore a contratto di Metafisica e psicologia presso l’Università Europea di Roma. Professore a contratto di Psicologia e psicopatologia dei comportamenti sessuali presso l’Università Europea di Roma. L’INSEGNAMENTO DEL CONCILIO VATICANO II sui carismi e sull’uso dei carismi per la gloria di Dio e l’edificazione della salvezza degli uomini Lumen Gentium n. 12: Lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1Cor 12, 7). E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione. Non bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari, né sperare da essi con presunzione i frutti del lavoro apostolico. Il giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cfr. 1Ts 5, 12 e 19-21). Lumen Gentium, n. 30: I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto i laici contribuiscano al bene di tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. Apostolicam Actuositatem, n. 3: A tutti i cristiani quindi è imposto il nobile impegno di lavorare affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra. Per l’esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo che già santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (1Cor 12, 7) «distribuendoli a ciascuno come vuole» (1Cor 12, 11), affinché mettendo «ciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l’ha ricevuto, contribuiscano anch’essi come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio» (1 Pt 4, 10) alla edificazione di tutto il corpo nella carità (cfr. Ef 4, 16). Dall’aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo con la libertà dello Spirito, il quale « spira dove vuole » (Gv 3, 8). Apostolicam Actuositatem, n. 30: Con il progredire dell’età (qui si parla della formazione all’apostolato: fanciulli, giovani, adolescenti ecc.) l’animo si apre meglio in modo che ciascuno può scoprire più accuratamente i talenti con cui Dio ha arricchito la sua anima, ed esercitare con maggiore efficacia quei carismi che gli sono stati concessi dallo Spirito Santo, a bene dei suoi fratelli. COMMENTO di P. Carlo Colonna Il modo singolare con cui si manifesta il dono di guarigione che Rita porta ai malati, sembra assimilarla alla categoria dei pranoterapisti, che in genere non sono visti di buon occhio da molti cattolici, in quanto molti pranoterapisti si ispirano a dottrine esoteriche ed induiste circa la salute e il modo di guarire dalle malattie. Quando poi sono visti di buon occhio, il loro ministero è giudicato naturale e non soprannaturale per cui non rientra nella definizione di carisma, che è un dono soprannaturale dello Spirito e non naturale. Il considerare la pranoterapia “straordinaria” di Rita Cutolo come un “carisma straordinario” dello Spirito Santo implica la messa in movimento di altre considerazioni riguardanti la spiritualità personale di Rita, il modo come esercita il suo ministero, la straordinarietà delle guarigioni, i frutti spirituali che portano e altre cose, su cui ci impegniamo di ritornare nei prossimi numeri di questa rivista. Sono molto importanti le riflessioni che il dott. Bruti ci ha offerto circa la personalità e l’opera di Rita Cutolo. Egli situa decisamente e senza indugio Rita e il suo dono di guarigione nell’ambito delle grandi manifestazioni dello Spirito Santo nel mondo e nella Chiesa, che in linguaggio teologico vengono chiamate “carismi straordinari”. E’ un giudizio privato di un medico cattolico, che non intende sostituire o scavalcare il giudizio sui carismi straordinari, che spetta a chi nella Chiesa ha il compito di discernere i carismi, cioé i vescovi. Il giudizio del popolo di Dio e dei cristiani, però, prepara la via al giudizio dei pastori ed abilita ogni cristiano, a titolo personale, a seguire ciò che per motivi ragionevoli e ben fondati a lui appaiono come vere manifestazioni dello Spirito, cioé autentici carismi. 14 Reportage dall’ultimo giorno della storia LA PENTECOSTE DELLA RISURREZIONE Nel numero di gennaio-marzo 2009 di “Sapienza e Vita” cominciai questo originale modo di presentare le verità relative all’ultimo giorno della storia e al ritorno di Cristo. L’originalità consiste nel fatto che mi immagino di essere un giornalista presente a quel giorno e che fa una relazione su ciò che avviene. Ho chiamato questo genere letterario di presentare le verità dell’escatologia storica finale: “fantascienza teologica”. Si avvicina molto al genere profetico, che ha una più chiara connotazione teologica. Infatti i profeti di Dio, quando parlano degli eventi ultimi della storia, li presentano in un modo che ha del fantastico per imprimere nella mente degli ascoltatori la eccezionale grandezza di ciò che avverrà in quei momenti. Così faccio anch’io in questo mio “reportage dall’ultimo giorno”. Certamente avverrà la risurrezione di vita e di condanna, a cui tutti gli uomini che hanno raggiunto la capacità di fare il bene e il male parteciperanno. Su questo fondamento di fede, mi metto a raccontare che cosa potrebbe avvenire in questo giorno, che certamente verrà per tutti. Nel racconto precedente ho descritto il ritorno di Cristo, ripromettendomi di andare avanti. Soltanto che l’ispirazione scomparve e non ho potuto continuare nei numeri seguenti. Ora l’ispirazione è ritornata ed ecco a voi questo reportage sul giorno della risurrezione, che ho intitolato: “La Pentecoste della risurrezione”. vento veniva da ogni parte, riempiendo l’aria di un calore intenso e di scintille di luce, che brillavano ovunque. Soffiava soprattutto sui cimiteri. Più grande era il cimitero, più forte era la presenza del vento. Si cominciarono a vedere fiamme di fuoco, che si posavano là dove doveva avvenire la risurrezione dei servi di Dio e dei giusti delle nazioni. Non tutte le tombe erano visitate da queste fiamme, ma solo quelle da cui doveva risuscitare il morto che vi abitava. Era la Pentecoste della risurrezione. Ed ecco, la terra tremò, le tombe si aprirono in un istante come un coperchio gettato via con violenza e forme umane cominciarono a manifestarsi, uscendo dai quei sepolcri, una dietro l’altra. I santi di tutti i secoli ritornavano a vivere nei loro corpi non più mortali, ma ormai immortali. Non avevano infatti un corpo animale, ma spirituale. Ogni cellula del loro corpo era come un cristallo tutto luminoso. Un corpo di luce veniva all’esistenza. Le cellule, però, conservavano la disposizione corporea che avevano in terra per cui la figura corporea terrena era riconoscibile, ma appariva trasfigurata in una luminosità e vitalità del tutto spirituale. La luce che avvolgeva i risorti, poi, era la stessa luce di Dio, non apparteneva a nessuna forma di luce propria del nostro mondo carnale. Veniva dall’alto come una comunicazione della Luce eterna al corpo dei risorti. All’improvviso un forte squillo di tromba riempì l’aria e si diffondeva ovunque moltiplicato da innumerevoli altri squilli provenienti da ogni parte. Lo squillo era trionfante, come se annunziasse una vittoria, un trionfo. Quand’ecco, in mezzo atmosfera, apparve uno spettacolo orrendo a vedersi: uno scheletro con una falce in mano, di proporzioni enormi, ma incatenato, impossibilitato a muoversi. Era la Morte. Fu condotta davanti al trono del Re dei re e ricevette la sentenza definitiva di condanna: “Sia precipitata per sempre nell’Ade e non compaia più fra le schiere dei miei servi”. In un attimo la Morte scomparve in una voragine di fuoco. Allora il Re dei re diede un ordine: “Bisogna che i miei servi risuscitino da morte”. Apparve così il fondamento della Nuova Creazione che stava per nascere. La materia era del tutto spiritualizzata come massa trasformata tutta in energia divina, in virtù della potenza della Luce eterna, che investiva la materia inanimata, che veniva dalla Prima Creazione. In realtà i corpi dei santi morti avevano incorporate scintille dello Spirito, che attendevano soltanto di essere risvegliate e potenziate dal raggio luminoso, proveniente dalla risurrezione di Cristo. Era uno spettacolo fantastico, che riempiva di una Ed ecco, un forte vento cominciò a spirare su tutta la faccia della terra. Era il vento dell’Onnipotente, quel soffio di vita che è madre della vita universale. Il 15 gioia sconfinata i risorti. La gioia era contagiosa. Vedendosi l’un l’altro, la gioia aumentava a dismisura. Da quei cuori colmi di gioia scaturì allora un canto formidabile di lode e ringraziamento a Colui che aveva mantenuto le sue promesse: “Nel giorno in cui ritornerò, vi risusciterò dalle vostre tombe”. Ora Cristo era tornato e il giorno della risurrezione era venuto! Immaginatevi il giorno della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Ora ad essere trasfigurati erano quei santi. Non solo trasfigurati, ma risuscitati. Non era una trasfigurazione momentanea, come fu quella di Gesù, ma una risurrezione stabile in uno stato da trasfigurati nella Luce divina in anima e corpo. Non c’era più spazio per debolezza, lutto e tristezza, ma tutto era riempito da vita e luce, gioia e allegria senza fine. La scena durò a lungo perché desse spazio alla comunione dei santi risorti, che senza alcuna difficoltà andavano dove volevano e s’incontravano con quanti volevano ad un solo pensiero formulato. Si era entrati in un’altra dimensione: la dimensione della vita eterna. Questa fu la risurrezione per la vita, quella profetizzata da Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Verrà l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita”. Gesù aveva aggiunto queste parole: “e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv 5, 28-29). Finora era avvenuta soltanto la risurrezione di vita. Non si era ancora manifestata la risurrezione di condanna. Ed ecco che la squilla che aveva annunziato la risurrezione dei santi, ricominciò a squillare, intonando una melodia di morte, di una tristezza indicibile, che faceva venire l’angoscia soltanto a sentirne le prime note. L’angoscia poi aumentava perché una densa notte scendeva contemporaneamente su tutta la terra. Tutto questo avveniva all’insaputa dei risorti nella gloria di Cristo, perché una barriera posta dallo Spirito impediva che i santi potessero percepire il suono che richiamava i malvagi all’esistenza corporea e la notte oscura, in cui avveniva la loro risurrezione. Immaginatevi di stare in terra di giorno. Voi sapete che dall’altra parte dell’emisfero terrestre è notte, ma la vostra esperienza non è della notte, ma del giorno. La notte è riservata agli abitanti della parte opposta a quella dove state voi. Così fu in quel giorno. La stessa Luce divina che illuminava i santi divenne in quel momento notte profonda per quanti risuscitavano dalle loro tombe per la condanna. Di notte avevano vissuto i malvagi e di notte risorgevano in un corpo di sofferenza che dovrà accompagnarli nella condanna delle loro cattive azioni, in cui sono morti senza pentimento. Non continuo nel descrivere l’orribile spettacolo 16 della risurrezione dei malvagi per non far venire il voltastomaco e il terrore ai miei ascoltatori. Se però qualche malvagio leggesse questa pagina, sappia che gli farebbe molto bene avvertire un po’ di terrore, pensando al giorno in cui risorgerà come malvagio, perché potrà servirgli oggi a convertirsi dal male e così eviterà di partecipare alla risurrezione per la condanna. Come disse molto saggiamente sant’Agostino, Dio ci parla dell’Inferno, perché non vuole che ci andiamo. Così parliamo della risurrezione di condanna perché possiamo evitare in tutti i modi i peccati che ci portano ad esserne parte. Soprattutto dobbiamo evitare in ogni modo l’incredulità di fronte a questi annunzi, incredulità che è scesa nella mente di tanti atei e agnostici contemporanei, che se ne ridono della condanna finale, mentre proprio loro saranno i primi a farne parte, se non si pentono della loro incredulità e degli altri peccati che fanno. Ravvediamoci quindi dall’incredulità, perdoniamo, chiediamo perdono a Dio di tutti i peccati commessi, invochiamo il sangue di Cristo su di noi, confessiamo i nostri peccati ad un ministro della Chiesa per ricevere lo Spirito del perdono, se ne abbiamo la possibilità. Insomma, cambiamo vita e saremo salvi. Anche qui il fenomeno della risurrezione dei malvagi per la condanna durò a lungo. Il pianeta Terra era riempito da tutto il genere umano, che aveva ospitato lungo i secoli, nessuno escluso. Erano esclusi gli aborti e i piccoli morti prima dell’uso della ragione, non perché non partecipassero alla risurrezione per la vita, ma per loro era destinata un’altra Provvidenza di Dio, di cui, se Dio me ne dà ispirazione, potrò parlarne quando sarà. I morti che in quel momento occupavano il pianeta Terra era popolata soltanto da coloro che, arrivati all’età di ragione, avevano compiuto azioni di cui erano responsabili sia in bene che in male. Questi dovevano essere chiamati al giudizio davanti al Re dei Re e Giudice universale per avere la sentenza di premio o di condanna per la vita condotta sulla terra. Difatti ciò avvenne di lì a poco tempo, ma di questo ne parlerò in una prossima puntata. GESU’ CRISTO l’uomo più profetizzato nella storia Padre John Martinetti, gesuita, ha scritto un libro dal titolo: “Che senso ha la vita? Risposta alle più comuni obiezioni contro la fede cristiana”, edito dalle Edizioni Messaggero. Egli fa dialogare alcuni amici su temi di fede. Uno di questi riguarda la credibilità di Gesù Cristo in virtù di tante profezie fatte su di lui lungo i secoli, che si sono puntualmente realizzate. Rimane ancora non realizzata la profezia del suo ritorno, ma, come si sono adempiute le precedenti, si realizzerà anche questa. Presento ora il dialogo riguardante la credibilità storica di Gesù Cristo dal punto di vista delle profezie realizzate in lui. William: Vuoi avere un’altra grande conferma della verità della rivelazione di Cristo? La possiamo desumere da tanti profeti, che nei secoli addietro, in tempi e circostanze diverse, hanno annunziato molti particolari della vita di Cristo. Questo fatto non si è mai verificato per altri personaggi della storia. Fred: È interessante quanto dici. Gesù e la sua vita erano stati già annunziati al popolo ebreo? Come facciamo a esserne sicuri? William: Aprendo la Bibbia nei libri dell’ Antico Testamento. Recentemente, alcuni studiosi della Bibbia hanno indicato che ci sono 456 profezie riguardanti il Messia. In virtù di esse il Messia era molto atteso dagli ebrei. Si sapeva che doveva nascere a Betlemme e da quale discendenza ebraica doveva venire. Egli doveva esser del seme di Abramo, il figlio di Isacco, il figlio di Giacobbe, della tribù di Giuda, della famiglia di lesse e della casa di Davide. Gesù ha proprio questa carta d’identità. Inoltre si sapeva quale era la sua missione, quella di liberare Israele da tutti i suoi oppressori e dargli la pace di Dio. Perciò era tanto atteso. La sua missione aveva però una portata più vasta. Riguardava gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Egli avrebbe portato il Regno di Dio e la sua salvezza a tutti i popoli. Luisa: Questo personaggio era così grande che, per riconoscere con certezza la sua venuta, Dio aveva disposto che, quando egli sarebbe stato con gli uomini, si sarebbero adempiute le profezie scritte a suo riguardo. William: La Bibbia non sarebbe credibile se tutte le profezie su Gesù non si fossero adempite. Alcune sono esplicite, altre più velate, che però ricevono luce, quando si realizzano in Gesù, altre poi si devono ancora realizzare e si realizzeranno alla fine dei tempi. Una profezia esplicita riguarda il luogo della sua nascita. Il profeta Michea aveva profetizzato, otto secoli prima della sua venuta, che il Messia sarebbe nato a Betlemme, cosa che avvenne per Gesù. Fred: Mi potresti dire il contenuto della profezia di Michea? Non conosco la Bibbia e mi piacerebbe conoscerla. 17 William: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che dev’essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Mic 5,1). Fred: Non si potrebbe parlare di caso? William: Uno studioso americano della Bibbia, Peter Stones scrisse un articolo a questo riguardo su una rivista americana, «Science Speaks», nella quale prese in considerazione otto profezie: 1. il luogo della nascita del Messia; 2. il fatto che fu preceduto da un messaggero; 3. come entrò in Gerusalemme; 4. il tradimento da parte di un discepolo; 5. il tradimento per trenta pezzi d’argento; 6. il denaro gettato nella casa di Dio; 7. come tacque davanti ai suoi accusatori; 8. la sua crocifissione. Stones disse che, usando la scienza moderna del calcolo delle probabilità in riferimento a queste otto profezie «troviamo che la possibilità che un uomo vissuto fino al tempo presente possa adempiere tutte le otto profezie è una su dieci alla diciassettesima potenza. Questo sarebbe 1 su 100.000.000.000.000.000». Luisa: Pensa inoltre che i profeti che parlarono di Cristo sorsero nell’arco di dieci secoli, senza avere alcuna relazione tra loro. Fred: L’argomento delle profezie mi fa capire che è veramente ragionevole credere a Cristo in tutto ciò che di straordinario fa e dice di essere. Siamo di fronte non a un uomo, ma a un superuomo, che non ha pari nel corso dei secoli. Certamente Maometto e Buddha non hanno tante credenziali a loro favore. Gesù è il personaggio più accreditato dalla storia. William: Tieni inoltre presente che alcune profezie riguardanti Cristo e la sua missione devono ancora realizzarsi. Due sono della massima importanza. La prima riguarda il suo ritorno visibile sulla terra, non in una veste umile e terrena, come fu la prima volta, ma in una veste gloriosa e divina. Tutti lo vedranno e saranno portati davanti al suo trono per il giudizio universale. L’altra profezia riguarda l’avvento del regno definitivo di Gesù Cristo, dove solo i giusti entreranno e i malvagi saranno estromessi per sempre. Allora l’opera di Cristo arriverà al suo completamento. Abbiamo ragione di attendere con tutta certezza l’adempimento della seconda venuta di Cristo, perché le profezie riguardanti la prima venuta si sono adempiute perfettamente. Però, considera che la prima venuta di Cristo fu per molti inaspettata, anche se profetizzata. Così non ti meravigliare se l’umanità non attende più il ritorno di Cristo e sarà per molti inaspettato. Se noi però crediamo alle promesse di Dio, facciamo bene ad attendere con perseveranza e con una vita santa il ritorno di Gesù Cristo. L’ultima impostura: l’attacco all’ identità dell’uomo. Le riflessioni di Stefano Carito toccano il cuore della decadenza culturale e spirituale della generazioni di oggi. Questa decadenza nasce dalla perdita dell’identità dell’uomo. Persa la conoscenza di Dio, che è l’archetipo da cui è stato tratto l’uomo e il fine del suo sviluppo vero, l’uomo perde la conoscenza di se stesso e della sua natura, anche nel relazionarsi con gli altri suoi simili e con la vastità immensa delle creature che lo circondano. Da qui sorgono le molteplici idolatrie di pensiero e di vita, in cui l’uomo cerca di re-interpretarsi, cercando in idolatrie ideologiche, tecnologiche e consumistiche la sua identità. In realtà, finisce per smarrirla sempre più, come un cieco che si è perso in un labirinto e non sa come uscirne fuori. Vorrei premettere a quanto dice Stefano, tre testi classici della sapienza, che indicano chiaramente l’ideale del vero uomo, perché ciascuno di noi, contemplando se stesso in questo ideale come in uno specchio purissimo, possa vedere quanto vive lontano da esso e, quindi, nella perdita della sua vera identità. Sant’Ignazio di Loyola (Esercizi spirituali n. 23) Dopo il crollo delle ideologie totalitarie del secolo scorso, nazismo da una parte e comunismo dall’altra, che hanno tentato, invano, di eliminare la religione, in particolare quella cattolica, e di instaurare una sorta di individualismo etico sottoforma di un nuovo illuminismo, stiamo assistendo ad un nuovo subdolo attacco, non effettuato attraverso la forza o la violenza ma, più astutamente, con la leggerezza del relativismo e del “libero pensiero” attraverso lo scatenamento emozionale dei programmi televisivi di intrattenimento, delle opere cinematografiche, le iniziative pubblicitarie e delle informazioni veicolate attraverso i media. Abbiamo assistito, si è detto, al crollo delle grandi ideologie, ma il relativismo che imperversa nella nostra epoca ha coinvolto, in senso assoluto, ogni regola di comportamento morale o eticoia, distruggendola ed instaurando una sorta di anarchia ideologica: il risultato di tutto questo è stato il pullulare di libere interpretazioni che vanno dal libro del noto e quotato professore universitario (ateo) al commento al bar di due amici sull’ultima puntata della trasmissione televisiva del “Grande fratello”. E così la Verità, slegata dalla Rivelazione di Dio, trasmessa dalla Chiesa, è diventata un fatto soggettivo, manipolabile a proprio uso e consumo al punto che ognuno se ne è fatta una propria. E se per gli antichi la verità era il risultato dell’abilità retorica dell’oratore di turno, oggi assistiamo alla contestazione di ogni forma di controllo e di educazione da parte di chi è più giovane ed ha meno esperienza nei confronti di chi, da sempre, è stato investito del compito di trasmettere la conoscenza e la tradizione (famiglia, scuola, Chiesa). E’ drammatico constatare come la mente ottenebrata dal rifiuto di Dio e dal peccato rifiuti ogni regola e limitazione dell’autorità, ma tutto ciò non è che una rivisitazione in chiave moderna del peccato delle origini, il voler essere “come Dio”, il rifiuto dell’identità di creatura sottoposta al suo Creatore. Il vero problema è la confusione che regna anche in seno a quelle realtà che dovrebbero essere luce e punti di riferimento per le genti. La contestazione e l’opinionismo all’interno alla Chiesa cattolica sono la L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e, mediante questo, salvare la propria anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono create per l’uomo, perché lo aiutino a conseguire il fine per cui è creato. Ne segue che l’uomo tanto deve usare di esse, quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono. E’ perciò necessario renderci liberi rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povert à, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; soltando desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati. Concilio Vaticano II L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Se l’uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per amore, non cessa di dargli l’esistenza: e l’uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se non si abbandona al suo Creatore. Molti nostri contemporanei, tuttavia, non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio; a tal punto che l’ateismo va annoverato fra le realtà più gravi del nostro tempo e va esaminato con diligenza ancora maggiore (Costituzione Gaudium et Spes, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n.19). San Roberto Bellarmino, vescovo Perciò se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Se raggiungerai questo fine, sarai beato, se ti allontanerai da esso sarai infelice. 18 chiara dimostrazione di questo fenomeno. Le contestazioni nella storia hanno portato a fratture e scismi; oggi provocano confusione e relativismo al punto che moltissimi individui anche pubblici si definiscono cattolici anche se pubblicamente o con le loro azioni contestano il magistero e la dottrina. Questa sorta di “far west” religioso in cui l’unica vera ideologia è il dio “del fai da te” sta recando danni incalcolabili nella generazione attuale e ancor più nelle nuove che sono prive di “remore morali” e non hanno ancora acquisito tutto il bagaglio di valori, di cui la tradizione è depositaria ed in particolare del “senso” della famiglia, della comunità, della patria, ecc. Si è smarrito il concetto del peccato come libera e personale responsabilità nel commettere il male e ci si è dimenticati che, al di là di tutte le disquisizioni ideologiche o sociologiche, l’uomo ha a che fare con una realtà che è più grande di lui: la realtà del Male come identità personale e volitiva e non come concetto di una pura realtà astratta. Siamo immersi in una battaglia, in un reale conflitto tra due regni e questo non è uno scherzo. Riducendo la realtà del male ad un concetto astratto non bene definito, si vanifica l’intervento straordinario di Dio nella storia dell’uomo avvenuto con l’Incarnazione: Gesù si fa uomo per distruggere l’impero delle tenebre e salvare l’uomo. Questo atto estremo della libertà e della misericordia di Dio è la causa della liberazione dell’uomo e il senso della sua partecipazione alle sofferenze di Cristo: da allora nulla sarà più come prima perché Lui fa nuove tutte le cose (Ap. 21,5). Il male è una persona, un’identità reale, anche se non umana e superiore alla realtà umana, un angelo decaduto, creato da Dio come angelo di luce e da Lui dotato di immensi e straordinari, ma non infiniti, poteri. Per sua libera e irrevocabile scelta, decaduto e divenuto ribelle a Dio, è l’avversario del suo regno e cerca in tutti i modi di accecare l’uomo davanti alla verità e tenerlo prigioniero della menzogna e del peccato. Ai nostri giorni il suo inganno ha ritenuto opportuno operare senza l’uso della forza e della violenza (come nelle ideologie totalitarie), che potevano suscitare le reazioni delle masse, anche quelle laiciste, ma con la leggerezza e la semplicità della spinta emotiva e del divertimento che sono in grado di attuare una maggiore forza di persuasione, modificando lentamente e occultamente le coscienze. Se da una parte si stanno muovendo nuove forze laiche (atee) che rivendicano la laicità della conoscenza, della cultura e della scienza, dall’altra gli spettacoli televisivi stanno modificando lentamente e allegramente le coscienze dei singoli individui, cancellando i tabù, le remore e allargando i “costumi” con l’introduzione del concetto che “è lecito tutto ciò che è desiderabile”. Il problema è che il “desiderio” è manipolabile e manipolato dal tentatore che induce a fare ciò che non si vuole (ciò che la coscienza avverte come sbagliato) (Rm. 7,19) L’omosessualità dilagante è un’attestazione del fatto che il relativismo della coscienza porta l’uomo ad agire contro la sua stessa natura. Non che questa sia una problematica nuova: l’omosessualità è sempre esistita, ma mentre nel passato veniva vissuta per lo più come un problema da nascondere o vivere nel privato, oggi si assiste ad una ostentazione del fenomeno e “l’orgoglio gay” ne è la prova. La manifestazione pubblica produce un allentamento delle maglie del tessuto morale e dei costumi di un popolo e si insinua il dubbio: “ma in fondo che male c’è?”. La televisione con i suoi testimonial gay o effeminati che suscitano le tenerezze del pubblico contribuisce ulteriormente ad allargare queste maglie della coscienza: ci si commuove di fronte alla tenerezza suscitata da individui di identità incerta, si parteggia per il più debole e discriminato e si gioisce quando il concorrente effeminato del reality televisivo fa breccia nel cuore di un altro concorrente dello stesso sesso. “L’amore non ha sesso”, commenta il conduttore televisivo di fronte alle calde effusioni di due ragazze che si baciano con passione di fronte a milioni di individui, la maggior parte minorenni o addirittura bambini. I bambini si chiedono: “che male c’è? In fondo si vogliono bene!” e tutto finisce tra gli applausi di un pubblico sempre più convinto che tutto ciò che si desidera è giusto. Naturalmente qualche remora resta e allora ci si inventa che è necessario agire per annientare ogni sorta di discriminazione. Ma il problema non è la discriminazione. Ogni individuo va rispettato per quello che è, ma non è possibile accettare tutto quello che fa o che dice. Esiste un limite, una legge naturale. Esistono delle regole di comportamento, esiste una Volontà di un povero Creatore ormai bistrattato ovunque, che verrà, però, alla fine a chiederci di rendere conto del nostro operato. Ma all’inizio non era così: maschio e femmina li creò (Gn. 1,27). Non esiste un terzo tipo o, come hanno ipotizzato ora, addirittura un quarto tipo di identità sessuale (continua...) Stefano Carito 19 Testimonianze Le vie della grazia Ingrid Betancourt con i quali talvolta ci sono stati momenti molto difficili. Avvenire del 21 gennaio 2009, con il titolo “Ingrid, la fede e il perdono”, racconta l’esperienza di Ingrid Betancourt, rapita nel 2002 dalle Farc, sigla che designa le Forze Armate Rivoluzionarie e liberata il 2 luglio 2008, dopo 6 anni di prigionia. «Ho scoperto la fede in Dio durante la mia prigionia. Fino ad allora, la mia fede era basata sul ritualismo: come molti cattolici, andavo a messa, pregavo, ma la mia conoscenza di Dio era molto limitata. Quando mi sono ritrovata nella giungla, ho avuto molto tempo e per un’unica lettura, la Bibbia. Ho avuto il piacere, in sei anni, di leggerla, di meditarla. Se avessi avuto altre cose da fare, avrei fatto altro, perché si è sempre pigri per riflettere sull’essenziale. Forse era una prigionia necessaria. Essa mi ha permesso di capire chi è Dio, di stabilire una relazione con lui, con molta ammirazione, molto amore ma - soprattutto comprendendo chi è, attraverso la sua parola. Per me non si tratta di parole vuote ma di una realtà: leggendo la Bibbia, ho compreso il carattere di Dio; non è solo una luce, un’energia o soltanto una forza, ma è una Parola, qualcuno che vuole comunicare con me. Non ho avuto illuminazioni, no! Ho semplicemente letto la Bibbia, razionalmente. Sono stata colpita da tutti i brani che mi hanno connesso emozionalmente e interiormente con la parola di Dio. Ho sentito la voce di Dio in un modo assai umano e molto concreto. Leggevo e rileggevo alcuni passaggi dicendomi: «Questo è stato scritto per me!». Avevo sentito a lungo senza capire e, di colpo, è stato come se mi fossi collegata alla presa di corrente giusta. In un momento, la luce si accende e si capiscono tutte le cose che erano rimaste oscure. Ancora una volta, non si tratta di un’ esperienza mistica ma razionale, che ha profondamente trasformato la mia vita ... La sola risposta alla violenza è una risposta d’amore. Questa risposta d’amore, questo atteggiamento non violento, per me, ha avuto origine dalla fede cristiana. Ho scoperto che si può essere condotti ad odiare una persona, a odiarla con tutte le forze del nostro essere e, allo stesso tempo, a trovare nell’amore il sollievo rispetto a questo odio. Non si può amare qualcuno che vi fa del male. Ma si può trovare, e io l’ho trovato in Cristo, un punto di appoggio, come un trampolino. Mi dicevo: «Per Te, Signore, non dico che lo detesto». Il fatto di non aver sulla bocca queste parole di odio era un conforto. Talvolta vedevo arrivare un guerrigliero crudele e spaventoso. Veniva a sedersi davanti a me ed io ero capace di sorridergli. L’amore è necessario. Ho cominciato un cammino di perdono. Sono riuscita a perdonare, e non solo ai miei sequestratori. Ho perdonato anche quelli che erano prigionieri con me, Ho perdonato quei miei amici che non si sono ricordati di noi, quelle persone sulle quali si fa affidamento e che sono mancate; quelle persone che amavo e che hanno detto delle cose orribili, come, ad esempio, che la prigionia me l’ero cercata. Oggi credo più profondamente che possiamo cambiare il mondo perché io stessa sono stata trasformata. Ma, in questo mondo di dominio e di possesso, so come è nel cuore che si generano i cambiamenti essenziali. La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori». Paolo Brosio Il noto giornalista e uomo di spettacolo, Paolo Brosio, partecipando alla convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), che si è svolta a Rimini dal 30 aprile al 3 maggio 2009, ha portato la sua testimonianza di fede per chiedere semplicemente il gesto di pregare insieme un’Ave Maria. “Io ringrazio Dio di avermi dato tre croci. Prima la morte di mio padre, dopo 60 giorni di agonia. Poi la devastazione del mio locale, bruciato per cattiveria tre anni fa. A quel punto ero già in ginocchio; ma poi è arrivata la prova più grande, quando la donna della mia vita mi ha lasciato. Adesso dico: santo il dolore patito per mia moglie. Se non ci fossi passato, non sarei mai cambiato. Ne ho combinate di tutti i colori per sfuggire a quel dolore e sono finito in un vicolo cieco: droga, alcool, donne. Una spirale senza ritorno. Pensavo al mio amico Marco Pantani, pensavo di finire come lui. Invece una notte ho trovato improvvisamente la fede, nel tempo di dire un’Ave Maria, 34 secondi. Ci ho attaccato il Padre Nostro, e da lì sono partito ... Se non hai la fede vai fuori di testa, il pendolino del dolore ti sconquassa. Ma mi ha salvato quella Signora: Maria. Lei poi ti presenta suo figlio, Gesù. Adesso se mi dicesse di buttarmi dalla finestra, lo farei. Ho distribuito un milione di euro in 4 anni, e ho fondato “Le olimpiadi del cuore”. Adesso “spacco tutto” e non mi stanco più ... Non sono molto esperto di cose della Chiesa. Ma questa preghiera la ricordavo da quando ero piccolo, ed è stata la chiave della mia trasformazione”. (Le testimonianze sono state prese dalla rivista di spiritualità, La vetta di Picciano, luglio-settembre 2009) Ringraziamo il Signore, che ai nostri giorni continua ad attirare gli uomini a Sè, per vie misteriose e nascoste alla sapienza umana, per poi ricolmarli dei suoi doni preziosissimi. E’ tutta opera della SUA DIVINA MISERICORDIA per noi, poveri peccatori. 20 VIA CRUCIS meditazioni di P. Lorenzetti, passionista Presento le riflessioni sulle stazioni della Via Crucis che un padre passionista, Casimiro Lorenzetti, ci ha lasciato. Sono riflessioni di grande umanità, scritte con straordinaria forza letteraria, capaci di farci penetrare nel grande dolore di Cristo sulla croce e sull’enormità di quanto è stato commesso e si commette tuttora, quando si crocifigge il Figlio di Dio. Presento il commento di alcune stazioni della Via Crucis. Chi volesse il commento a tutte le stazioni, può acquistare il libretto sulla Via Crucis da me composto, di cui potete vedere la presentazione nell’ultima pagina della rivista. Può servire a vivere bene il pio esercizio della Via Crucis in tempo di Quaresima. I STAZIONE GESU’ E’ CONDANNATO DA PILATO Dalla piazza traboccante si levò un urlo come da un mare in tempesta: “Sia Crocifisso!” Era un giovane figlio del popolo. Era vissuto, aveva lavorato, aveva sofferto tra il popolo e per il popolo. Era bello, più bello della luce; era puro, più puro del giglio. Era buono, più amabile dell’amore. Aveva detto parole dolci da ammansire anche l’uragano ed ora il popolo grida contro lui: “Sia crocifisso!” L’avevano preso e ridotto ad un brandello sanguinolente. Sul capo, sui quei capelli ingrommati di sputi e di sangue, avevano battuto le spine. Sulle ferite avevano gettato uno straccio rosso, nelle mani una canna. Ma la violenza che è l’ebbrezza dell’odio, vuole ancora violenza e il sangue non fa che inasprire la sete del sangue. E attorno al dolce operaio di Nazareth, sfigurato e insanguinato, la folla briaca grida: “Levalo via, mandalo alla croce.” Gesù è condannato, figlio del popolo è chiesto a morte dal popolo, innocente è condannato dalla giustizia umana, amante della patria è condannato come traditore. Nessuna voce si alza a difenderlo. Gesù leva i suoi grandi occhi, silenziosi e dolorosi, sul volto di Pilato, sul volto dei suoi nemici, sul volto del popolo. Guarda lontano nei secoli. II STAZIONE GESU’ E’ CARICATO DELLA CROCE La croce era sconosciuta nella legge giudaica: i giudei uccidevano a colpi di pietra ma non crocifiggevano. Erano capaci di prendere dei cadaveri e appenderli alla forca ma non avevan coraggio a inchiodare un corpo vivo sul legno. Ma oggi per Gesù, per questo oscuro popolano che si era voluto creare re, ci voleva proprio la croce, il patibolo degli schiavi. Per questo avevan gridato con tutta la voce, con tutta la forza dei polmoni, con tutta la rabbia del fegato invelenito, con i pugni protesi, con gli occhi iniettati di sangue a Pilato: “La croce! Mandalo alla croce! La croce!” Ed ora che quel pauroso, quel vile Pilato si è deciso finalmente e ha pronunziato la sentenza, i giudei non danno tempo al procuratore di Roma di versare l’ac21 qua, quell’acqua dove si era lavate le mani e che doveva rosseggiare di sangue, già presentano a Gesù la croce. “Eccola! prendila e portala!” Tutta l’umanità aveva lavorato a preparare quella croce, e ora i giudei, i più truci rappresentanti di questa umanità peccante e sanguinaria, presentano quella croce a Cristo: “Prendila e portala!” III STAZIONE GESU’ CADE LA PRIMA VOLTA Il corteo della morte avanza a stento, sempre più lento. Deve passare per le vie più frequentate. Le vie sono così strette e così ingombre, il fondo della strada così ineguale, i piccoli selciati così sconnessi, qua e là pietre taglienti come pugnali e viscide pozzanghere sdrucciolevoli. E la folla si fa sempre più densa, sempre più minacciosa. D’un tratto ondeggia paurosamente, la debole resistenza dei soldati cede a quel flutto che va a frangersi contro la croce del Nazareno. Un sussulto, un gemito e Gesù cade con la faccia sulle pietre con la bocca nella polvere, con gli occhi nel fango della strada. Eccolo! Lui che voleva distruggere il tempio. Lui che voleva farsi re, eccolo nel sudiciume della strada, sotto i piedi degli uomini e delle bestie. Le voci più maligne gridano ancora: “Finitelo quell’assassino, schiacciatelo quel verme!” IV STAZIONE GESU’ INCONTRA SUA MADRE L’ora della madre è sul calvario. Quando Gesù si erge nel sole sui monti e sulla riva del mare, quando i bambini saltando lanciano gli Osanna, quando i popolani agitano i rami verdi della primavera e gridano: “Benedetto!”, quando le donne piangono d’amore e gridano: “Beato!”, allora la madre non c’è, allora la madre è lontana nell’ombra della povera casa, assente e pregante. L’ora della Madre non è nella luce, non è nella gloria, non è nel grido, non è nella gioia. L’ora della Madre è nel dolore, nel silenzio, nella notte. L’ora della Madre è sul Calvario. “La Madre, ecco la Madre!”. Questa parola passò rapida sul tumulto che si avvicinava, lo dominò, lo placò. Anche i carnefici si arrestarono come interdetti, qualcuno sentì raggelarsi il sangue: anche le belve hanno una madre. E la Madre, lei si avvicina come in una visione. Non lacrima e non grida. E’ trasportata dalla sua pena, vigile e assente, pallida, bellissima nel suo dolore. E’ La Madre! E lei giunge al Figlio, abbraccia in una sola stretta quel corpo e quella croce, affonda il volto tra le spine e i capelli, s’intride di sputi e di sangue e mormora: “Figlio mio!” Dopo quest’incontro, dopo quest’abbraccio, dopo questo bacio Gesù riprende il cammino. Ma la croce gli sembra meno greve, la via meno aspra, l’odio meno feroce, la meta meno repellente, la morte meno amara: Gesù ha incontrato la Madre. V STAZIONE IL CIRENEO AIUTA GESU’ A PORTARE LA CROCE Una voce gridò dall’alto di un cavallo: “Aiutatelo, non arriverà alla spianata!” Si era ormai fuori della città. Da un viottolo solitario e ombrato che si perdeva nei campi veniva un uomo. Chi era quell’uomo? Non era di Gerusalemme e nemmeno giudeo. Era invece di Cirene. Forse un milite di qualche corte romana che stanco di quella vita aveva lasciato la spada e con i pochi risparmi s’era comprato un podere nelle vicinanze di Gerusalemme e tornava proprio dal suo podere. Proprio allo sbocco della stradicciola sentì quel vociare, vide quella turba, scorse delle croci ondeggiare con tanta lentezza. Si fece largo incuriosito, per vedere meglio, quando si sentì afferrare da un soldato e sentì una voce: “Tu! Porta la croce di quel condannato!” E l’uomo che tornava dai campi, che portava dai campi l’odore e l’amore della terra buona, si sentì sulle spalle una croce insanguinata. Gesù nel cedergli la croce, guardò quell’uomo: due grandi occhi, occhi buoni, occhi dolenti, occhi imploranti, gli occhi di Gesù. Quegli occhi. Non si poteva liberare da quegli occhi. Gli occhi di Gesù lo guardavano ancora. “Simone! Simone!” gli dicevano quegli occhi. “Se tu conoscessi il dono di Dio. T’hanno requisito, t’hanno forzato, invece saresti venuto da te, se tu conoscessi il dono di Dio!”. VI STAZIONE UNA DONNA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU’ Una donna si è avvicinata, una donna con un pannolino in mano. I soldati non se ne sono accorti neanche. Come una blanda visione di dolcezza fra una bolgia di dannati. Ed eccola, protende il suo lino al Volto doloroso di Gesù: è la Veronica. Lei conosceva il Volto di quell’uomo, l’aveva tante volte spiato dall’ombra della casa attraverso l’uscio 22 socchiuso ed ora, “mio Dio!”, quel Volto non ha più bellezza, è straziato. Si avvicina al condannato per riscoprire quel Volto. In quel gesto vuol dire tutto il suo amore, il suo amore silenzioso e torturante. Lei vuole qualche cosa dal condannato: che almeno lasci a lei una stilla del suo sudore e del suo pianto, una stilla del suo sangue. Per accogliere quel dono protende la sua vita in un’offerta suprema. Gesù ha gradito quel gesto, quella carezza di mano femminile protetta dal tenue lino, l’unica dolcezza su quel Volto tumefatto dalle percosse e ardente di febbre. Gesù guarda, comprende e congeda la donna con uno sguardo di dolcezza infinita, uno di quegli sguardi che annientano o risuscitano, che danno la disperazione o l’estasi. VII STAZIONE GESU’ CADE LA SECONDA VOLTA Gesù cade la seconda volta, cade di schianto, con un tonfo sordo, un ramo che si spezza per l’eccessivo peso dei frutti. Nessuno l’ha urtato, nessuno. E’ caduto da se, abbattuto dalla propria stanchezza. Gesù è stanco, tremendamente stanco. Il Volto di Gesù aveva avuto un lampo di dolcezza e di luce appena la Veronica lo aveva deterso ma poi si era incenerato di lividi e di pallore. Gli occhi non vogliono stare più aperti, le braccia si abbandonano spezzate, i piedi si rifiutano di dare ancora un passo e il cuore si affanna e boccheggia perché il sangue non gli basta più che troppo ne hanno perdute le vene. E Gesù si lascia sopraffare dalla stanchezza e si abbandona in mezzo alla strada. VIII STAZIONE GESU’ AMMONISCE LE DONNE DI GERUSALEMME Erano donne che piangevano, donne di Gerusalemme, donne che forse avevano conosciuto quel condannato, forse lo avevano ascoltato e avevano creduto in lui, ma ora non potevano che piangere. Celeste cosa è il pianto! Gli occhi non sono mai tanto belli come quando sono lustri di pianto, l’anima non è mai tanto pura come quando è lavata dal pianto. Gesù dovette gradire quel pianto, bevve nell’arsura infinita quelle pallide stille di pianto e si lasciò andare per un momento ad una corrente di dolcezza. Gesù si è fermato. E’ ancora il Gesù delle piazze, del tempio, del monte, il Gesù dominatore, il suo volto balena nel riverbero di un incendio e la sua parola si colora di tutto l’ardore della passione e della febbre: Figlie di Gerusalemme, non vi attardate a piangere su me, piangete piuttosto su voi stesse e sui vostri figli. Verranno giorni in cui si dirà beate le sterili, beati i ventri che non generarono e le mammelle che non nutrirono; allora si comincerà a dire alle montagne: cadete su di noi; alle colline: copriteci, perché se a un legno verde succede questo, che cosa sarà di un legno secco! GENESI La rivista “Cristo ritorna” è uno strumento di annunzio evangelico e di formazione spirituale. Esce in quattro numeri mensili con periodicità trimestrale. Viene diffusa dietro offerta. L’offerta indicata è di 1.00 euro a copia. Per averla tramite posta, sottoscrivere l’abbonamento di 11.00 euro annuali. Sono gradite offerte libere per sostenere l’evangelizzazione mediante stampa. Direttore: P. Carlo Colonna S.J.. Indirizzo della rivista: Cristo ritorna, Piazza Diaz, 11, 70121 Bari - Tel 080/5559434. Email: [email protected] Conto corrente postale: 26203729, intestato a: Colonna di Stigliano Carlo, Piazza Diaz, 11, 70121, Bari. Presso gli stessi indirizzi opera il CENTRO EDITORIALE MISSIONARIO, che diffonde CD di canti, LIBRI, IMMAGINI, MOSTRE DI CATECHESI, OGGETTISTICA e altro materiale, in gran parte opera di P. Colonna. E’ possibile richiedere il Catalogo completo delle pubblicazioni. 23 PER IL TEMPO DI QUARESIMA Entrare nella passione di Gesù, aiutati dalle bellissime meditazioni di P. Casimiro Lorenzetti e dai canti sulla passione di Gesù di P. Carlo Colonna. Sono disponibili due CD: 1. Via Crucis meditata. Si ascolta il contenuto del libretto, con il canto delle singole stazioni. 2. Il trono dell’amore. Contiene i canti sulla passione e morte di Gesù, composti da P. Colonna, i cui testi si trovano nel libretto della Via Crucis. Offerta per ogni CD: euro 5.00 Libretto della Via Crucis offerta euro 2.00 da richiedere presso il Centro Editoriale Missionario Grande successo editoriale! LE CAR TE DEI PR OVERBI CARTE PRO 52 carte, contenenti 26 proverbi della Bibbia, utili per reintrodurre nella cultura odierna la sapienza dei proverbi, che si sta perdendo. Si possono usare in tre modi: come solitario; come gioco di carte, tipo “la scopa”; come gioco di società con molti partecipanti. Le istruzioni sono indicate nel pacchetto. E’ possibile richiedere il pacchetto delle Carte presso il Centro Editoriale Missionario. 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