CRISTO RITORNA
in attesa della beata speranza
ex Sapienza e Vita
Rivista di evangelizzazione
e formazione spirituale
a cura di P. Carlo Colonna s.j.
Anno XI
con articoli sull’opera di Rita Cutolo
Gennaio-Marzo 2010 - N. 1
Cantiamo al Signore
con melodie celebri e testi nuovi
O Signore del cielo
(sul motivo del “Coro del Nabucco”
di Giuseppe Verdi)
Felice d’amare Gesù
(sul motivo di “Volare”
di Domenico Modugno)
Credevo che un sogno così non tornasse mai più.
C’era la Mamma del cielo vestita di blu.
Poi d’improvviso venivo nel vento rapito
e verso il Padre celeste volavo spedito.
O Signore del cielo e del mondo,
vieni a noi per donarci la pace.
Tu soltanto sei nostra speranza
in un mondo che pace non ha.
Siamo stanchi, abbattuti ed oppressi,
il maligno trionfa tra di noi.
Noi gridiamo al tuo cuore di Padre:
vieni presto a salvarci dal mal.
Sì, è vero, siam gran peccatori,
non siam degni del tuo aiuto,
ma ricordati, Padre, del tuo amor,
che ti spinse a mandarci Gesù.
Senza te siam perduti, Signore,
nessun uomo salvare ci può.
Noi torniamo al tuo amore di Padre,
per cantare la tua gloria immortal,
per cantar la tua gloria immortal,
per cantar la tua gloria immortal,
la tua gloria immortal.
Volare, oh, oh, cantare oh, oh, oh, oh,
nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù.
E volavo, volavo più in alto del sole e ancora più sù,
mentre il mondo pian piano spariva lontano dal blu.
Cori d’Angeli in cielo cantavano insieme con me:
volare, oh, oh, cantare, oh, oh, oh,oh,
nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù.
Il sogno che feci quel dì è la vera realtà
più grande e più bella di quanto si possa sperar.
Volare rapito da Dio nel cielo infinito
e sempre più luce e più vita godere stupito.
Volare, oh, oh, cantare oh, oh, oh, oh,
nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù.
E volavo, volavo più in alto del sole e ancora più sù,
mentre il mondo pian piano spariva lontano dal blu.
Cori d’Angeli in cielo cantavano insieme con me:
volare, oh, oh, cantare, oh, oh, oh, oh,
nel cielo dipinto di blu, felice di amare Gesù.
Ti voglio bene
(sul motivo di “Santa Lucia”
di Teodoro Cottrau)
Ti voglio bene, Signor Gesù,
quanto più t’amo, tanto più vivo.
Il tuo bel viso così soave,
su me risplende, di te m’infiamma.
Sei qui presente
(sul motivo di “Ciao, ciao, bambina”
di Domenico Modugno)
Quando son debole, allor son forte,
la tua potenza si manifesta.
In te confido, a te m’affido,
tu sei l’Amore, tu sei il Signore.
Sei qui presente, o mio Signore,
sei qui presente davanti a me.
Non ho parole per ringraziarti
per tutto il bene che vuoi a me.
Ero lontano e m’hai cercato,
m’hai ritrovato e riportato
in seno al Padre, che m’ha abbracciato
e mi ha detto: Sei figlio a me.
Con te nel cuore anche la croce
diventa fonte di maggior gloria.
Non c’è tristezza che non si cambi
in gioia pura e in allegria.
Quando alla sera di questa vita
tutto tramonta, tutto si spegne,
mi stringi al cuore, mi porti in cielo,
per dimorare con te per sempre.
Ti voglio bene, o mio Signore,
tutto il mio cuore arde per te.
Sei la mia luce, la mia speranza,
tutto il mio amore ed ogni ben.
Con te nel cuore percorrerò
quanto mi resta di star quaggiù.
Poi, quando in cielo mi chiamerai,
verrò da te, mio Sommo Ben.
Che cosa posso darti, Signore,
per tanti beni che tu mi dai.
Ti offro il cuore e l’esser mio,
perché diventi fiamma d’amore.
Riempi il mondo del tuo splendore,
tutti ti amino, tutti t’accolgano.
Tu sei venuto per darci vita,
vita su vita, senza mai fine.
(I testi sono di P. Carlo Colonna)
2
Cari amici, che leggete la mia rivista,
Lettera agli amici
da questo numero, come vedete, ha cambiato titolo. Non si chiama più “Sapienza e Vita”,
ma “Cristo ritorna, in attesa della beata speranza”.
Il ritorno di Cristo,
un evento prossimo della storia
o una dimensione essenziale
dell’attesa e della speranza cristiana?
Vi chiederete: Come mai questo cambiamento
così improvviso, senza preavviso?
E’ venuto in seguito ad una forte ispirazione
avuta all’inizio di questo anno.
Già da due anni lo Spirito mi ha portato ad una
comprensione nuova e profonda delle verità
della nostra fede comune riguardante il ritorno
di Cristo nella gloria, ritorno che segnerà l’ultimo
giorno della storia.
Ho predicato quanto lo Spirito mi faceva comprendere ed ho visto la meraviglia degli ascoltatori
davanti a questi annunzi, quasi che non ne avessero mai sentito parlare nella predicazione della Chiesa, e, nello stesso tempo, l’interesse e la consolazione dello Spirito che accompagnava l’annunzio.
Alcuni penseranno che P. Colonna sta diventando
un profeta apocalittico, minacciante all’umanità sciagure e disgrazie, inerenti al prossimo ritorno di Cristo che sta per manifestarsi.
Ci sono questi profeti e scritti profetici di questo
tipo, ma io non sono tra costoro.
La mia voce è sapienziale più che profetica.
Vuole annunziare non un fatto che sta per accadere, ma un fatto essenziale del futuro della nostra
esistenza, cui prima o poi ci toccherà di partecipare
e, poiché quel fatto sarà determinante per la nostra
eternità, è saggio, massimamente saggio, sommamente saggio vivere l’oggi in modo da trovarsi bene
in quel giorno, quando verrà. Ciò che non avviene
perché gli uomini oggi vivono per la maggior parte
da stolti e non da saggi, dimentichi di Dio e di Cristo
e della sua venuta in terra, quella passata, quella
presente e quella futura. Come si presenteranno
costoro al giudizio di Cristo, quando verrà per giudicarli secondo le loro opere?
Personalmente sono anche convinto che oggi stanno realizzandosi alcuni segni che annunziano un non
molto lontano ritorno di Cristo. Ne parlo nel mio libro che uscirà. Ne parlerò in questa rivista.
In seguito ho scritto anche un opuscolo, pubblicato
dall’Editrice Shalom, in cui, col metodo classico
del Rosario, è possibile fermarsi e meditare
sulle verità riguardanti il ritorno di Cristo, la risurrezione dalla morte, il giudizio universale, l’assunzione dei santi in cielo, le nozze eterne di Cristo
con la Chiesa dei santi, fra cui speriamo, per la
grazia di Dio, di starci anche noi! L’opuscolo può
essere acquistato presso le librerie cattoliche o presso il Centro Editoriale Missionario, da me fondato.
Inoltre, fra qualche mese sarà pubblicato dall’Editrice Fede e Cultura un mio libro di catechesi sul ritorno di Cristo.
Basta considerare che 2000 anni passarono dalla
chiamata di Abramo alla prima venuta di Cristo nella storia e 2000 anni son passati da quando Cristo
venne, morì, risuscitò e salì al cielo. Questi sembrano essere i tempi biblici di Dio. A mio parere il
conto alla rovescia è cominciato. Certamente moriremo prima che Cristo ritorni, ma le generazioni future si troveranno sempre più vicine a questo evento.
Sento l’urgenza di rinnovare la predicazione
escatologica riguardante l’attesa del ritorno di Cristo come l’evento che dà il senso finale e decisivo a
tutta la nostra vita in terra. Questo sia per i buoni
che per i cattivi, sia per i credenti che per gli increduli, insomma per tutti gli uomini. In quel giorno ci
saremo tutti, proprio tutti, cominciando dal primo
uomo creato da Dio fino all’ultimo nato, qualche
momento prima che Cristo torni! La nostra vita in
terra non finisce con la morte, ma con la risurrezione dei nostri corpi e il giudizio di Cristo su di noi, al
momento del suo ritorno. Questi eventi avverranno
in terra e, quindi, la nostra vita in terra avrà un’appendice, dopo la nostra morte. L’appendice sarà al
ritorno di Cristo.
Per questo ho pensato, su suggerimento che penso
mi sia venuto dallo Spirito, di intitolare anche la mia
rivista di evangelizzazione ad annunziare con più
insistenza questo evento, il ritorno di Cristo, che è
una parte dell’integrale annunzio di fede o kerigma
cristiano. Soltanto che le prime due parti (la morte
di Cristo e la sua risurrezione) sono più annunziate
e tenute presenti dai cristiani; la terza parte riguardante il ritorno di Cristo sembra non rivestire l’importanza che merita. Bisogna far di tutto, se vogliamo seguire le indicazioni di Gesù, che la luce del
ritorno di Cristo non sia una luce riposta nell’armadio, ma sia posta ben in alto sulle menti e nel cuore
dei credenti, perché li conduca alla realizzazione
della beata speranza che si realizzerà, secondo le
promesse di Dio, quando Cristo ritornerà!
Ci pensiamo a tutto questo? Perché è importante
che noi viviamo bene nell’oggi che Dio ci dà da vivere in modo che ci possiamo trovare eccezionalmente bene in quel giorno. Per quelli che si sono preparati ad accogliere con amore il ritorno di Cristo, quel
giorno sarà l’apoteosi della gioia, la festa di tutte le
feste, che comincerà in quel giorno e durerà per
tutta l’eternità.
3
Bevi
il calice prezioso
di questa verità
e vivi alla sua luce!
CRISTO
RITORNA
è certo come
il giorno
di oggi
CRISTO
RITORNA
sarà
il giorno che
concluderà
la storia
CRISTO
RITORNA
sulle nubi
in potenza
e gloria
CRISTO
RITORNA
i morti
risorgeranno,
i vivi saranno
trasformati
CRISTO
RITORNA
separerà
i giusti
dai malvagi
CRISTO
RITORNA
chiamerà
in giudizio
tutti
gli uomini
CRISTO
RITORNA
sarò
anch’io
presente.
Come mai?
CRISTO
RITORNA
darà
a ciascuno
secondo
le sue opere
CRISTO
RITORNA
i giusti
saranno rapiti
incontro a Lui
sulle nubi
ABBIATE FEDE
IN DIO!
CRISTO
RITORNA
se vivi
in Cristo,
sarà
l’apoteosi
della gioia!
ABBIATE FEDE
ANCHE IN ME!
VI HO DETTO
QUESTE COSE
PERCHE’ LA MIA GIOIA
SIA IN VOI
E LA VOSTRA GIOIA
SIA ABBONDANTE!
Gesù
Secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi
cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia 2 Lettera di Pietro, 3,13
4
In ascolto della Parola di Dio
sul ritorno di Cristo
Molti sono i testi del Nuovo Testamento che parlano del ritorno di Cristo. Ne presento alcuni, a cui
aggiungo un breve commento. La nostra fede nel ritorno di Cristo non si basa su vane aspettative umane,
ma su precise dichiarazioni di Gesù Cristo e dei suoi apostoli.
“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che
verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua
manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola,
insisti a momento opportuno e non opportuno,
ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità
e insegnamento” (2 Tm 4,1-2 e seguito).
“Davanti a Dio, che dà la vita a tutte le cose, e a
Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza
davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza
macchia e in modo irreprensibile il comandamento
fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù
Cristo” (1 Tm 6,13).
Commento: In questo testo e in quelli seguenti
Paolo chiama “manifestazione” il ritorno di Cristo
per il giudizio dei vivi e dei morti e la venuta definitiva
del regno di Dio. Questo evento sollecita
un’evangelizzazione continua, zelante, con ogni
mezzo, con dottrina e sapienza, per preparare gli
uomini ad andare incontro al loro giudizio,quando
Cristo si manifesterà, in modo da essere premiati
per la fede e le opere buone in cui sono trovati e
non condannati per il loro peccati, da cui non si
sono ravveduti. Questa evangelizzazione è richiesta
anche perché il mistero dell’iniquità è all’opera con
grande zelo nel mondo per allontanare gli uomini
dalla salvezza e prepararli alla loro condanna. Per
questo Paolo supplica Timoteo di dedicarsi
pienamente all’evangelizzazione.
Commento: Il richiamo di Paolo alla testimonianza
di Cristo davanti a Ponzio Pilato, ci mette dinanzi
alla testimonianza dei numerosi martiri di Cristo in
ogni tempo davanti ai tribunali umani, che li hanno
condannati a morte per la loro fede. Da dove
attingevano la forza questi martiri per conservare
“senza macchia e in modo irreprensibile il
comandamento della fede e dell’amore?”. Dall’occhio
penetrante, con cui contemplavano il giorno del
ritorno di Cristo, e dal desiderio ardente che avevano
di presentarsi irreprensibili davanti al loro giudice
in quel giorno. Per questo disprezzavano il giudizio
di morte su di loro dei tribunali umani, ben compresi
dalla necessità di presentarsi irreprensibili davanti
al tribunale divino della loro esistenza, al ritorno di
Cristo, nel giorno della loro risurrezione.
“E’ apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a
tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i
desideri mondani e a vivere in questo mondo con
sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della
beata speranza e della manifestazione della gloria
del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da
ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli
appartenga, pieno di zelo per le opere buone” (Tt
2,11-14).
“Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose
di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio;
rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle
della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è
nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra
vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete
con lui nella gloria” (Col 3,1-4).
Commento: Altra sintesi meravigliosa della vita
cristiana! La manifestazione di Cristo, di cui Paolo
parla, è quella legata al suo ritorno nella gloria. In
quel giorno anche i cristiani, che hanno vissuto di
sapienza celeste e non terrena, pensando
prevalentemente alle cose di lassù e non a quelle
della terra, avranno la loro manifestazione nella
gloria davanti a un mondo, che spesso non ha
apprezzato il loro modo di vita, ma piuttosto li ha
derisi, beffeggiati e presi in giro.
Commento: Meravigliosa questa sintesi di una vita
vissuta con sapienza evangelica in attesa del ritorno
di Cristo! E’ una vita contraria alla filosofia di questo
mondo che incessantemente sollecita alla grande
abboffata dei beni del mondo (il contrario della
sobrietà), a vivere nell’ingiustizia (il contrario della
giustizia) e nell’ateismo e indifferenza religiosa (il
contrario della pietà religiosa). Come si troveranno
quelli che vivono pieni di desideri mondani e di
empietà, quando Cristo ritornerà? Pianto e
disperazione e ogni altro genere di tormento avranno
in sorte, mentre chi ha seguito la sapienza di vita di
Cristo, vedrà l’adempimento meraviglioso della beata
speranza riposta nel nostro grande Dio e salvatore
Gesù Cristo..
“La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là
aspettiamo come salvatore il Signore Gesù
Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo
per conformarlo al suo corpo glorioso in virtù
del potere che ha di sottomettere a sé tutte le
cose” (Fil 3,20-21)
5
Commento: Che tutti moriamo lo sanno tutti. Che
tutti risorgeremo lo sanno solo i cristiani, che hanno
ferma fede nel ritorno di Cristo. Ecco una definizione
dei veri cristiani, che hanno una ferma fede nelle
promesse di Cristo: sono coloro che aspettano,
attendono, sospirano per il ritorno di Cristo, perché
solo in quel giorno potranno godere di una cosa
meravigliosa e sorprendente: un corpo glorioso come
quello che Gesù ebbe quando risuscitò!
“E’ giunto il momento che io lasci questa vita. Ho
combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa,
ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la
corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto,
mi consegnerà in quel giorno, non solo a me, ma
anche a tutti coloro che hanno atteso con amore
la sua manifestazione” (2 Tm 4,6b-8).
Commento: Non sembra che Paolo abbia particolare
paura della morte, di cui avverte la prossimità! Due
cose lo rassicurano: la vita vissuta nella sapienza
di Cristo fino alla fine e la certezza che andrà
incontro al suo Signore, di cui era follemente
innamorato, nel giorno del suo ritorno per ricevere
la corona di giustizia. E questa sorte sarà la stessa
che avranno quelli “attendono con amore (cioè con
una vita giusta) la sua manifestazione”. Anche dopo
la morte, prima della risurrezione, Paolo godrà della
visione di Cristo, ma Paolo non parla della sua sorte
privata dopo la morte, ma dell’evento ultimo e
definitivo con cui si concluderà la sua storia
personale e quella collettiva dell’umanità sulla terra.
Fino al quel giorno tutto è di passaggio, anche la
dimora nei cieli con l’anima disincarnata.
andato e vi avrò preparato un posto, verrò di
nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono
io siate anche voi. E del luogo dove vado, voi
conoscete la via” (Gv 14,1-4).
Commento: Gesù cerca di preparare gli apostoli
alla sua partenza da loro. Dice dove andrà e perché
andrà. Andra nella casa del Padre per preparare
loro un posto in quella casa. Poi ritornerà a
prenderli. Quando? Al suo ritorno nella gloria. Il
tempo di attesa è chiaramente indicato come il
tempo in cui gli apostoli devono percorrere la via di
una vita vissuta nella verità di Cristo per poter
arrivare a dimorare per sempre con Lui nei cieli.
Gesù: “Ecco, io vengo presto e ho con me il mio
salario per rendere a ciascuno secondo le sue
opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il
Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro
vesti per avere diritto all’albero della vita e, attraverso
le porte, entrare nella città. Fuori i maghi, gli immorali,
gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la
menzogna!” (Ap 22,12-15).
“E come per gli uomini è stabilito che muoiano una
sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo,
dopo essersi offerto una sola volta per togliere il
peccato di molti, apparirà una seconda volta,
senza alcuna relazione con il peccato, a coloro
che l’aspettano per la loro salvezza” (Eb 9,2728).
Commento: Cerchiamo di cogliere il parallelo. Gli
uomini muoiono una sola volta, così anche Cristo è
morto una sola volta. La morte conclude la prima
apparizione della vita di ogni uomo e di Cristo su
questa terra. Dopo ci sarà un’altra apparizione di
vita per gli uomini e per Cristo, come la conclusione
della primo tempo della vita. Questa apparizione di
vita avrà per scopo il giudizio. Gesù apparirà come
Giudice degli uomini e gli uomini appariranno come
giudicati, ma solo “coloro che aspettano Cristo per
la loro salvezza” godranno intensamente di questa
visione. I malvagi, invece, saranno nel terrore,
perché avverrà per la loro condanna.
Commento: Sono tra le ultime parole che Gesù
rivolge direttamente al profeta Giovanni
nell’Apocalisse. Tutta la rivelazione a Giovanni,
chiamata “apocalisse”, è rivelazione di una storia
umana in terra, segnata dal governo onnipotente di
Gesù Cristo nei cieli nei confronti di tutte le nazioni
della terra, che avrà come conclusione il suo ritorno
nella gloria per giudicare i vivi e i morti e dare a
ciascuno secondo le sue opere. Dopodichè avrà
inizio la Nuova Creazione, completamente pura e
santa, dove non ci sarà più spazio per i malvagi,
per le opere cattive e per la morte. Il ritorno di Cristo
segnerà quindi la fine del mondo presente, segnato
così fortemente dal dominio di satana, del peccato
e della morte, e l’inizio di cieli nuovi e terra nuova,
dove abiterà per sempre solo la giustizia (cfr 2 Pt
3,11-13).
Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede
in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del
Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai
detto: Vado a prepararvi un posto. Quando sarò
6
NATALE ALTERNATIVO
Devo testimoniare in prima persona il Natale alternativo, che ho vissuto dal 24 al 27 dicembre scorso
insieme a 23 giovani del Gruppo Abramo. Ne parleranno loro in questo articolo. Ringrazio Dio e questi
giogani, che hanno risposto alla chiamata di Dio a vivere il Natale in modo pienamente religioso e le grazie
di Dio, posso testimoniarlo con verità, sono state veramente grandi. Auguro a molti di fare la stessa
esperienza!
cristiano come si legge in Marco 16, 15 «Andate in
tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura.», con la ricerca del loro personale stato di
vita. Essi si sono addentrati in questo cammino
operando una sorta di investimento graduale delle
loro risorse e potenzialità in conformità alla volontà
di Dio. Infatti, se la chiamata comune di ogni
battezzato è amare e servire Dio (cf. catechismo di
Pio X), la chiamata particolare di ciascuno si realizza
in un progetto di vita tout court. Questo implica non
solo la vocazionale personale, ma orientare ogni
aspetto e scelta della propria vita per la maggior gloria
di Dio; sei di questi ragazzi, ad esempio, si sono
iscritti quest’anno presso la facoltà teologica del
triveneto per conseguire una formazione di tipo
ecclesiale da spendere poi nei vari ambiti di vita
pastorale.
Con queste premesse i giovani hanno affrontato
questi giorni di ritiro illuminati dalla pedagogia di S.
Ignazio, il quale insegna appunto che lo stato di vita
è il mezzo per raggiungere il fine.
Il messaggio principale che i ragazzi si sono
portati a casa è la necessità e l’urgenza di entrare in
una vita spirituale profonda per discernere la volontà
di Dio sulla propria vita.
Natale alternativo per 23 giovani del gruppo
Abramo del Rinnovamento nello Spirito di Chiampo
(VI) che hanno scelto di trascorrere il cuore delle
festività natalizie raccogliendosi in una casa di
preghiera per vivere un ritiro spirituale sullo stile
ignaziano.
Dal 24 al 27 dicembre scorsi si sono svolti infatti
gli Esercizi Spirituali secondo la regola del Santo di
Loyola in “versione ridotta” (gli Esercizi integrali
durerebbero 4 settimane).
Padre Carlo Colonna, gesuita, ha condotto con
magistrale sapienza il seminario conciliando in
maniera eccellente l’aspetto contemplativo con quello
carismatico. Le giornate infatti erano scandite da
più tempi di meditazione personale di 45 minuti,
preceduti da momenti di preghiera carismatica, lode,
adorazione, canto in lingue e dalla presentazione
del tema della meditazione. Lo scopo era di arrivare
al “silenzio delle potenze”, ossia al silenzio del cuore,
della mente e della volontà per fare spazio alla voce
di Dio. La giornata era inoltre arricchita dalla
preghiera comunitaria delle Lodi, dalla s. Messa
quotidiana, dal Rosario meditato ecc. vissuti sempre
in uno stile di sobrietà e grande concentrazione.
Anche le pause o il pranzo o la cena mantenevano
le stesse caratteristiche di silenzio e moderatezza.
La scelta del ritiro in questo particolare periodo
dell’anno è stato il frutto di un cammino di discepolato
iniziato tre anni fa, durante il quale i giovani, che
hanno dai 20 ai 35 anni, hanno cercato di
sintonizzare la loro vita di fede sulle frequenze del
cuore di Cristo mettendo a disposizione della Chiesa
i loro talenti per portare la Buona Novella laddove
Dio li chiama.
La comunità Abramo, alla quale i ragazzi
appartengono, è infatti impegnata da oltre vent’ anni
nell’ambito della nuova evangelizzazione tanto
auspicata da Giovanni Paolo II. Numerose sono le
attività missionarie a sfondo kerigmatico che li
vedono protagonisti anche oltre i confini nazionali:
nel 2008 hanno portato un notevole contributo per la
stampa e la diffusione di quindici milioni di Bibbie
per il popolo cinese; da più di due anni collaborano
per il progetto “Norway arise” per il risveglio del
cristianesimo nei paesi scandinavi ecc.
La diffusione del Vangelo “fino agli estremi confini
della terra” (cf. Atti 1, 8) pare sia proprio il carisma
di questa comunità. In questi anni di discepolato i
giovani hanno cercato di conciliare la spinta
all’evangelizzazione, primo dovere di ciascun
Alcune testimonianze
Ascoltiamo dalle voci di alcuni ragazzi i frutti di
questi Esercizi:
“Mi ha molto colpito come il Signore ci ha donato
la vita con un grande ideale per noi, Lui ci chiama a
vivere una vita spirituale più profonda in qualunque
scelta vocazionale ognuno è chiamato a fare. Ho
sperimentato che Gesù mi stava parlando facendomi
capire quali sono i miei punti deboli sui quali devo
maggiormente lavorare. Inoltre mi è stato molto utile
apprendere la metodologia della preghiera personale
e meditativa. Il silenzio, la respirazione, la lettura lenta
mi faceva immergere nella Parola di Dio ed essa si
interiorizzava maggiormente in me” (Francesca).
“Il discernimento degli spiriti mi ha aiutato ad
avvicinarmi alla “profonda vita spirituale”: ho capito
che il nemico agisce su di me attraverso sentimenti
negativi come l’invidia che mi invade nell’intimo
provocando anche rabbia, e facendomi solo del male.
Ringrazio Dio di avermi donato la sua grazia e la sua
luce a riguardo, ho capito che il mezzo migliore per
combattere questo spirito è reagire benedicendo colui
del quale si prova invidia, e non solo, gioire anche
per lui” (Omar).
7
“Sento forte anche oggi il desiderio di ricercare
maggior tempo per calarmi in intimità con Lui e
riempire il mio cuore del suo spirito, che mi dona
abbondanza di pace, di gioia e di vita. Ho capito che
soltanto rimanendo alla sua presenza e all’ascolto
del mio cuore posso trovare verità e libertà dentro di
me e capire la sua volontà per la mia vita” (Caterina).
ore e mezza di cinque anni fa.
Non bastasse, si aggiunge l’ora e mezza che i giovani passano a scrivere sms e la mezzora trascorsa
chiacchierando al cellulare. Considerando però che la
maggior parte di questi nuovi apparecchi ha più funzioni e che i ragazzi usano anche due apparecchi contemporaneamente (computer e musica per esempio),
alla fine le ore diventano quasi 11. I risultati hanno
stupito anche gli stessi autori convinti che i livelli toccati nel 2005 fossero già i più alti possibili. Si sbagliavano. Negli ultimi cinque anni l’uso delle nuove tecnologie è cresciuto in modo esponenziale rispetto al
periodo tra il 1999 e il 2004.
Televisione (7 giovani su 10 ne hanno una in camera) e computer con accesso ad internet, sono stati
surclassati dalle nuove tecnologie portatili che molti
apprezzano proprio perché permettono di comunicare spostandosi ovunque e facendo qualsiasi cosa nel
frattempo. Se è stata ipotizzata, ma non dimostrata
ancora con certezza, la relazione tra un uso smodato
dei media nuovi e l’obesità, lo studio di Kaiser Family
comprova invece il rapporto tra uso dei media e basso rendimento scolastico. Il 47 per cento dei giovani che usa i media circa 16 ore al giorno ha voti
molto più bassi rispetto al 23 per cento che, utilizzandole circa tre ore in meno, a scuola va molto meglio.
“Questi esercizi mi hanno aiutato molto ad
incarnare la Parola di Dio nel mio cuore. A volte
anche durante il giorno, mi riaffiorano versetti biblici
che ho meditato precedentemente e mi sento invasa
di gioia” (Martina).
“Ho assaporato il gusto della preghiera personale
silenziosa, apprendendo il metodo di Sant’Ignazio di
Loyola, ovvero il raccoglimento tramite anche
l’immaginazione, per cui posso visualizzare Gesù
vicino a me oppure vedermi all’interno di una scena
biblica, per viverla più intensamente.(…) Ringrazio il
Signore per l’esperienza degli esercizi ignaziani, che
mi hanno fatto capire ancora meglio l’importanza della
preghiera personale, vissuta come relazione profonda con Gesù. Chiedo a Lui la grazia della
perseveranza nella preghiera, perché solo così potrò
mettermi in ascolto della volontà di Dio su di me e
fare le scelte più giuste per la mia vita”(Marco).
“Ho scoperto un nuovo rapporto con Gesù che
mi ha fatto innamorare ancora più di Lui, una
preghiera più profonda in cui ho trovato grande
consolazione. Ho gettato tutte le mie preoccupazioni
e i miei dubbi ai suoi piedi per poter essere libera ed
abbandonata alla sua volontà. Grazie, Gesù, perchè
tu sei il mio pastore e ti prendi cura di me!” (Giorgia).
Commento
La nuova droga di molti giovani e anche di adulti:
l’uso continuo di mezzi tecnologici. Crea l’illusione di
accedere in paradisi artificiali e virtuali, allontanando
la mente dalla contemplazione della verità e dalla pratica delle virtù, che fanno un uomo veramente saggio, capace di affrontare la vita in modo eccellente .
Ho riportato questo dato di cronaca, che illustra
molto bene la cultura di cui vive tanta gioventù oggi (e
non solo loro), dopo aver parlato del modo tutto diverso con cui i 23 giovani di Chiampo hanno vissuto
quattro giorni nel tempo di Natale: nel totale deserto
dell’uso dei mezzi tecnologici, in preghiera, meditazione e conteplazione silenziosa e cose simili, tesi a
raggiungere, per questa via, il vero paradiso per l’uomo ora e per l’eternità: la conoscenza-unione-comunione con Dio (l’esperienza di Dio) e la conoscenza
profonda di se stessi in vista di un miglioramento spirituale della propria anima. E’ ciò che il Vangelo e la
Chiesa propongono in tutti i tempi ai giovani come
fondamento per una costruzione ben riuscita della
propria esistenza.
I tempi attuali richiedono più che mai il ritorno a
questa pedagogia spirituale se i giovani di oggi non
si vogliono perdere intellettualmente e spiritualmente.
Non che non bisogna usare i mezzi della tecnologia
moderna, ma con sobrietà, giustizia e pietà, come
dice la Parola di Dio, e senza desideri mondani, che
spingono a servirsi di questi mezzi per soddisfare le
proprie passioni irrazionali.
Giovani Usa supertecnologici:
se sono svegli,
sono sempre on line
E’ quello che emerge da uno studio di Kaiser Family Foundation
New York, 21 gen. (Apcom) - Se sono svegli, sono
probabilmente online. I giovani americani trascorrono quasi tutto il loro tempo, - unica eccezione le ore
in cui sono a scuola, - con lo smart phone in mano, al
computer, davanti alla televisione o comunque alle
prese con un apparecchio elettronico.
E’ questo il quadro della “generazione digitale” dipinto dalla Kaiser Family Foundation, secondo cui i ragazzi tra gli 8 e i 18 anni dedicano alla tecnologia più
di sette ore e mezza al giorno rispetto alle neanche sei
8
E’ IMPORTANTISSIMA LA SANTA MESSA DOMENICALE
ed ogni sforzo teso a migliorarne la partecipazione e il frutto!
La sorella Gina delle Ausiliarie della Madonna, operanti a sant’Agata sui Due Golfi (Napoli), ci relaziona di
una singolare e nuova esperienza di coinvolgimento della famiglia nella partecipazione alla santa Messa
domenicale. Di seguito propongo altre iniziative per far vivere meglio il messaggio della Parola di Dio della
domenica. La Parola di Dio è la vita dell’uomo! La Santa Messa è la vita dell’uomo!
L’evangelizzazione è un ministero pastorale sempre
in evoluzione in questi ultimi anni. Gli esperti parlano
di nuovi linguaggi, di primo annuncio, di
catecumenato, tutte esperienze che aiutano la Parola
di Dio a farsi annuncio.
La Parola di Dio, che la Chiesa ha ricevuto come
dono dal suo Maestro, è affidata a tanti
corresponsabili, affinché venga annunciata ai
ragazzi, agli adolescenti, ai giovani e agli adulti in
modo sistematico per formare “l’uomo” alla vita
cristiana. Ci sentiamo tutti pensati dallo stesso Padre,
chiamati da Qualcuno che ci ama da sempre e per
sempre.
I catechisti, che sono mandati dalla Chiesa, si
assumono questa responsabilità, nella docilità allo
Spirito Santo per la venuta del Regno di Dio.
L’annuncio della Parola è il primo passo della
Catechesi. Successivamente, ogni annuncio deve
farsi “ liturgia”, “ preghiera” e poi “ testimonianza”
per completare la dinamica della Catechesi.
Oggi, la vita di fede fa fatica a farsi “liturgia e
testimonianza”, perché richiede una partecipazione
responsabile di tutta la persona che è in ascolto,
invece, noi siamo distratti da tante altre cose che
portano via il tempo, la mente e il cuore.
Nelle nostre Comunità in Solido, nel Comune di
Massa Lubrense (NA), da qualche anno si è fatta la
scelta di una Catechesi unitaria. Ogni anno,
l’annuncio ha inizio da un’icona evangelica che
accompagna la Catechesi di tutto l’anno, organizzata
in varie forme.
L’annuncio è rivolto ai ragazzi, ma l’obiettivo è
la famiglia.
In diversi modi, durante l’anno, coinvolgiamo i
genitori a partecipare del cammino di fede dei loro
figli, con impegni di ascolto e di collaborazione,
vivendo esperienze bellissime di comunione e di gioia
fraterna, in un clima di Chiesa in cammino.
Quest’ anno abbiamo fatto una scelta ulteriore di
corresponsabilità e di collaborazione con i genitori.
In parallelo alla Catechesi sistematica fatta dai
Catechisti, abbiamo chiesto ai genitori di condurre
una presenza liturgica festiva per i loro figli,
preparando un foglio dove viene riportato il
Vangelo della festa, un’immagine appropriata e il
colore del tempo liturgico, da distribuire, poi, ai
ragazzi presenti alla celebrazione Eucaristica. Il
foglio viene portato a casa, viene riletto dalla
famiglia e conservato in un raccoglitore
distribuito dalla Comunità.
Esaminando insieme l’iniziativa, ci siamo accorti
che la famiglia possiede un’opportunità educativa alla
Celebrazione Eucaristica della domenica, giorno del
Signore. I genitori, con l’aiuto dei Catechisti,
imparano a conoscere i tempi dell’anno liturgico e le
sue caratteristiche. Essi si aiutano tra di loro,
interagiscono per un bene che li trascende e danno
una testimonianza di fede alla Comunità e ai loro
figli.
I ragazzi, entusiasti di ricevere un dono, si sentono
motivati a partecipare alla celebrazione Eucaristica
e non a caso, prima ancora di sedersi intorno alla
Mensa del Pane di vita, ricevono la Parola che si fa
vita. Alla fine dell’anno, i ragazzi possiederanno un
lezionario di tutti i Vangeli festivi. Mentre nel tempo
dei tre anni, i ragazzi percorreranno e riceveranno i
tre cicli festivi dell’anno A,B,C.
Una iniziativa che va curata, amata, sollecitata e
vissuta nello Spirito dei figli di Dio, radunati nella
grande famiglia della Chiesa di Cristo, dove piccoli
e grandi si ricordano di “Santificare la festa”.
La coordinatrice, sorella Gina
Altri suggerimenti per il coinvolgimento dei fedeli nelle Letture della Parola di Dio della Messa domenicale
1. Do per scontato che la responsabilità principale in
tale coinvolgimento spetta a lettori, che leggono la
Parola di Dio, e al sacerdote celebrante, che fa la
predica. Letture proclamate bene e con unzione spirituale già fanno parlare al cuore le letture. Così pure
un omelia ben fatta e detta con unzione spirituale.
2. Per la parte attiva, in cui possono partecipare anche i laici, suggerisco che, aiutati da alcuni animatori,
si preparino alcuni segni che possono simboleggiare
quanto si è letto. Possono venire portati all’altare,
mentre un commentatore li spiega.
3. Si può creare un libro, in cui chiunque può scrivere
una preghiera o un commento a partire dalla Parola di
Dio letta. Questo libro può essere esposto in modo da
essere usato facilmente.
4. Se c’è un gruppo attivo che prepara la Parola, questo può preparare domande o riflessioni da offrire al
sacerdote perchè li tenga presenti nella sua omelia.
5. Si può distribuire a tutti un biglietto-messaggio, che
ricapitoli in sintesi il contenuto principale della Parola
della Domenica.
9
L’OPERA DI RITA CUTOLO
CONTINUA
Sei Tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere.
Tu mi conosci fino in fondo.
Due Testimonianze
di guarigioni recenti
Salmo 139, 13-14
Una madre portava avanti una gravidanza impossibile e i medici le avevano detto: abortisci, ma la
Provvidenza di Dio la guida a Rita Cutolo ed ora
testimonia, piena di gratitudine a Dio e a Rita, del
miracolo della bimba, che non doveva nascere ed è
ora tra le sue braccia, sanissima.
Ignazio Pisu, un informatore medico, aveva tumori da tutte le parti e i medici non gli davano speranza, ma, curato dall’amore, dalla fede e dal fuoco
vitale che Rita comunica, ritrova speranza e salute.
Con queste testimonianza recentissime (quella
della madre risale al 19 gennaio 2010), vogliamo
rispondere ai pagliacci di Striscia la Notizia, che
nella trasmissione del 6 gennaio scorso hanno di
nuovo gettato fango sull’operato di Rita Cutolo e dei
suoi collaboratori a favore di tanti malati. E’ sintomatico che nella trasmissione non vengono mai intervistati malati guariti da Rita Cutolo e ce ne sono
a dozzine. Ciò non fa meraviglia perché, come dice
il Vangelo, “chiunque fa il male, odia la luce e non
viene alla luce perché non siano svelate le sue opere”
(Gv 3,20). La luce in questo caso sono le opere di
guarigione che Rita compie e Striscia la Notizia si
tiene ben lontana dal confrontarsi con esse, perché mostrerebbero chiaramente che tutto il fango
che gettano contro Rita è dovuto alla loro malizia.
Per quanto riguarda Rita, invece, è vero quanto dice
san Giovanni dopo il testo citato:“Chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che
le sue opere sono fatte in Dio” (Gv 3,21)
Questa bimba è un miracolo del Signore perché,
se oggi posso stringerla a me, è solo grazie alla fede
e all’aiuto di Rita che ha lottato insieme a me e a mio
marito, quando tutti i medici erano contro di noi e mi
dicevano di abortire.
Benedetta è stata concepita dopo tanta preghiera
a fine marzo. All’inizio tutto stava andando per il meglio, fino a quando un primo esame ci pone l’ombra
di una possibilità che Benedetta fosse affetta dalla
sindrome di Down. Noi decidiamo di andare avanti
lo stesso (ancora non conoscevo Rita), ma il calvario e il fardello cominciavano a pesare, ma questo è
solo l’inizio. Poco dopo diagnosticano alla mia bimba un’estrofia della vescica (per mesi non si è vista
la vescica con l’ecografia), ma ancora decidiamo di
andare avanti; è un problema serio ma compatibile
con la vita ed è questo che ci interessa. Poi arriva la
ghigliottina per noi. Alla morfologica le viene diagnosticata la sindrome di Potter, una malattia rarissima
che colpisce entrambi i reni, i quali sono completamente ricoperti di cisti e non funzionanti. Sappiamo
bene che senza reni non si può vivere e difatti non
ci sono dubbi per i tre luminari da cui siamo andati a
chiedere consulto: Benedetta non verrà mai alla luce
e, se miracolosamente ci riuscisse, non vivrebbe
neanche 24 ore. Il consiglio medico di tutti e tre è
quello di abortire (siamo entrati già al quinto mese).
Vi lascio immaginare lo sconforto in cui è caduta la
mia intera famiglia e non nascondo che per un attimo ho pensato anch’io di seguire l’indicazione di
quei medici. Volevo porre fine a quello strazio che
mi stava lacerando il cuore, ma dentro di me sentivo
un amore troppo grande per quella creatura che avevo
in grembo ed ero disperata.
Fu così che un’amica, a cui devo veramente tantissimo, mi ha convinta a conoscere Rita. Ne avevo
sentito parlare ma ero scettica, pregavo già il Signore e le mie preghiere non venivano ascoltate e quindi pensavo che non c’era più niente da fare. Dimenticavo che il Signore stesso nel Vangelo ci insegna
che al mondo ci sono persone (io li chiamo angeli)
che hanno il dono della guarigione e che sono state
mandate proprio da lui per noi, e una di queste adesso
so per certo che è Rita! Conobbi Rita a luglio 2009 e
lei non mi promise nessun miracolo, non mi fece
giochetti strani, non cercò di approfittarsi della mia
debolezza e non mi chiese niente in cambio, sapete
cosa fece?…pregò e basta! Vi sembra poco? No,
perchè è tutto. Perchè le preghiere di Rita arrivano
direttamente in cielo, lei bussa alle porte del Signore
per tutti noi, ogni giorno. Mi chiese solo cosa avevo
10
intenzione di fare con questa creatura, perchè solo
quando io dissi SI alla vita con convinzione, lei poté
intercedere per me. Prima di tutto ci vuole la conversione del cuore perchè il Signore possa agire sulle
nostre vite.
Andai da Rita ogni santo giorno, erano visite di 5
minuti, ma le sue mani calde e l’energia positiva che
mi trasmetteva mi davano la forza per affrontare una
gravidanza così difficile ed accendevano sempre più
l’amore per la mia creatura. Mi svegliavo alla mattina
alle 6,30, andavo tutte le mattine alla Santa Messa
perchè ne avevo proprio il desiderio e il bisogno,
andavo a lavorare e poi di volata da Rita (facevo
certe corse per la strada…ma gli angeli di Dio vegliavano sempre su di me, sapevo che non mi sarebbe successo nulla) e poi ancora al lavoro fino
alla sera. Beh, io vi posso dire che alla sera non ero
stanca, bensì felice. Come fosse possibile con un
fardello tale? Non è possibile spiegarlo a parole, è la
fede che fa certi miracoli, solo quella. Per me questo era già più che un miracolo, dallo sconforto più
totale alla gioia incondizionata solo per avere il privilegio di portare in grembo la mia creatura, malata
per il mondo ma preziosa più della mia vita per me.
Tutto questo lo devo a Rita, lei ha saputo trasmettermi una fede e una serenità che altrimenti non avrei
saputo trovare. Ero già contenta così.
Figlio, non trascurarti nella malattia,
ma prega il Signore ed egli ti guarirà.
Allontana l’errore, regola le tue mani,
purifica il cuore da ogni peccato.
Poi ricorri pure al medico,
perché il Signore ha creato anche lui;
non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui.
Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani;
anch’essi infatti pregano il Signore
perché conceda loro di dare sollievo
e guarigione per salvare la vita
dal Siracide 38,9-14
Mi chiamo Ignazio Pisu e sono un informatore
medico scientifico, scrivo per dare testimonianza
relativa alla mia guarigione straordinaria, inspiegabile
per la medicina, ma assolutamente reale. La mia
malattia risale a molti anni fa, per un Epatite B
cronicizzata nel tempo, due anni fa mi regalò un’ascite
addominale, un epatocarcinoma di cinque cm
incastrato nella vena cava del fegato e una cirrosi
scompensata (ultimo stadio, CHILD C). Per questi
motivi urgeva un trapianto immediato di fegato.
Purtroppo, dopo un anno e mezzo di chemioembulizzazioni, l’organo era così compromesso
dall’insorgere di svariati tumori, che non era più
possibile trapiantarlo. I medici mi dissero che potevo
avere un rigetto immediato d’organo o una metastasi
dopo poco tempo.
Ma il Signore ti ripaga sempre centomila volte di
più dei sacrifici che noi possiamo fare e dopo neanche un mese è avvenuto il miracolo più grande…e
Rita già lo sapeva che sarebbe arrivato, ma prima
dovevo passare e provare tutto questo affinché si
compisse. Beh, Benedetta è stata visitata da un altro
medico, abbiamo chiesto un ultimo parere più per
pignoleria che per altro, e invece…dopo solo un mese
di trattamenti di Rita, ripeto, solo un mese…Benedetta
è guarita completamente!! Niente di tutto ciò che ci
avevano detto era più visibile. La vescica era in sede,
il cuore non più dilatato, l’edema sotto la nuca scomparso e i reni senza cisti ! Quello è stato il giorno più
bello della mia vita, il giorno che ha cambiato per
sempre la mia vita!!
Le speranze umane iniziarono a scemare…, le vene
iniziarono ad andare in necrosi (le chemioembulizzazioni essendo mirate alla femorale fino al
fegato, avevano compromesso le vene) e per i
medici…, era diventato faticoso intervenire.. Nel
frattempo mi venne (a causa dello scompenso epatico)
un diabete da insulina e una ipertensione portale. Per
quanto io cercassi una speranza…, tutto sembrava
ormai impossibile. Caso volle (ma non è un caso),
che mi parlarono di Rita Cutolo dicendomi in un
minuto che aveva dei doni straordinari e che parlava
con gli angeli. Pensai: magari è tutto falso…, ma se
invece fosse tutto vero?
Ecco, io voglio ringraziare Rita per questo, so
che lei ha reso possibile tutto questo, non c’è alcuna
spiegazione medica per questa guarigione e quando avviene questo c’è una sola spiegazione…un miracolo che solo Dio può compiere. Voglio dire a tutti
i malati di avere fede e di non perdere mai la speranza e voglio dire a Rita grazie di esistere. Tu sei
stata, sei e sarai la salvezza per tante persone, sei
strumento di Dio e io ti voglio un bene infinito. Grazie di cuore anche da parte di Benedetta, una creatura spacciata per il mondo ma testimone della grandezza di Dio. Con profondo affetto
Quindi partii per Tavullia, accompagnato da mia
moglie, ma con l’animo rassegnato, perchè pensavo
che se anche questa donna avesse avuto dei doni, la
guarigione non era certo per me! Arrivai l’8 gennaio
2008, la prima cosa che vidi furono i suoi occhi che
mi scrutavano…, poi mise le mani bollenti sulla mia
nuca… e mi disse: c’è un tempo per la disperazione,
un tempo per la sofferenza e un tempo per la… gioia!
Io uscii e mi resi conto che la mia testa era più leggera
e per la prima volta sentivo di essere amato, amato
da… Dio! Era sicuramente la guarigione più grande:
quella spirituale! da quel giorno iniziai a guardare gli
altri con occhi diversi, vedevo che anche loro
Laura, Davide e Benedetta
11
RITA CUTOLO E I CARISMI
Riflessioni del dott. Bruto Bruti (1) su Rita Cutolo e
il suo ministero-carisma di guarigione.
Come medico ritengo i doni di Rita Cutolo un
prezioso dono di Dio che rientra tra i carismi
straordinari. Il dono di Rita non è una comune
pranoterapia naturale. Oltre tutto, secondo la
medicina, la pranoterapia non può aiutare nella cura
di tumori invasivi e diffusi (cosa che, invece, avviene
con Rita Cutolo e molti sono i casi di guarigione,
inspiegabili per la scienza, documentati con Tac, Pet
e Risonanze magnetiche).
soffrivano e iniziai ad aiutarli! Venendo dalla Sardegna,
mi trattenevo da Rita per una settimana intera due
volte al mese e piano piano la mia situazione fisica
iniziò a migliorare, fino alla scomparsa del diabete,
poi l’ipertensione, poi la cirrosi, poi i tumori!!!
La comune pranoterapia si limita ad un’azione antiinfiammatoria e anche psicosomatica (che
attiverebbe il sistema psico-neuro-endocrinoimmunitario: non bisogna dimenticare, infatti, che la
prima terapia medica è la capacità di infondere
speranza), ma essa è inefficace nella cura di tumori
diffusi, dove la stessa ipnosi non può andare oltre
un’immunostimolazione che migliora la situazione,
ma è insufficiente per ottenere una remissione totale
della patologia.
Ormai dopo due anni e due mesi di malattia
irreversibile, il primo settembre del 2009 sono rientrato
al mio lavoro, e sono diventato un testimone umile
che il Signore è vivo, ed è tra noi sempre, ci ascolta,
si affianca al nostro cammino e non ci lascia mai!
Ecco, io devo ammettere che prima non ero un
fervente credente, con la prova durissima della malattia
pensavo che Lui mi avesse abbandonato! Rita ha ridato
senso alla mia vita facendomi sentire ancora figlio,
figlio amato, non abbandonato! Lei dice: “io busso
alla porta del Padre e prego, la gioia più grande per
me sono le guarigioni dei malati!!”.
Per quanto riguarda la semplice pranoterapia,
ricordo che, fino ad oggi, in base agli studi fatti, le
uniche energie emesse dagli esseri viventi sono le
radiazioni infrarosse (calore); c’è anche un’ipotesi
sui fluidi biofotonici ma non è stata dimostrata.
Rita Cutolo ripete sempre che l’efficacia dei suoi
doni dipende dalla sua fede, dall’atteggiamento
spirituale delle persone malate e dalla volontà di
Dio.
La mia testimonianza oggi serve agli altri, affinchè
possano anche loro attraverso Rita riavvicinarsi a Dio
e alla Chiesa e possano con fiducia ritrovare una
serenità ed una gioia di vivere ormai persa. Vorrei
dire a tutti i malati che la speranza alla vita deve esserci
sempre, che l’ultima parola spetta sempre a Dio e
non all’uomo. Rita è un tramite, Dio e gli angeli
attraverso lei guariscono le ferite dell’anima e anche
del corpo! Per Rita non è importante chi sei e cosa
fai, lei con umiltà, dedizione e carità impone le mani
su tutti gli esseri viventi, su tutti coloro che a Lei e a
Lui si rivolgono con fiducia. Io attraverso Rita ho
conosciuto la Grazia di Dio e dedico l’altra metà della
mia vita a loro e agli altri.
PREMESSA
Teologicamente non bisogna confondere la
guarigione miracolosa con le guarigioni straordinarie.
Nel miracolo fa tutto Dio, nelle guarigioni
straordinarie Dio, invece, aiuta il potere di guarire
proprio del corpo umano.
A) Per GUARIGIONE MIRACOLOSA SI INTENDE
SOPRATTUTTO una guarigione ISTANTANEA .
B) Invece, nella GUARIGIONE STRAORDINARIA,
Dio non fa tutto da sé ma AIUTA E POTENZIA
GRADUALMENTE il potere di guarigione del corpo,
l’azione dei farmaci, l’opera dei medici, l’impegno
del malato stesso nella lotta alla malattia; gli effetti
vanno al di là di ciò che normalmente accade. Egli
fa questo, spesso, anche attraverso l’azione di
persone umili che ricevono i suoi doni: gli apostoli
imponevano le mani, in nome di Cristo, sui malati.
Vorrei fare una premessa importante, non per coloro
che già la conoscono, ma per coloro che vorranno
venire per la prima volta: Rita e la sua famiglia sono
persone integre ed oneste, attorno a loro si respira
un’aria pulita e pura, tutto si svolge alla luce del sole,
non c’è richiesta alcuna di danaro neppure di offerta,
se si vuole lasciare una piccola offerta si è liberi o no
di farlo e soprattutto ognuno è libero di vedere con i
propri occhi per poi fare delle scelte! proprio come
ho fatto io !
Nota: Anche nelle guarigioni Dio non vuole,
ordinariamente, che la sua grazia sostituisca
l’azione dell’uomo nel mondo visibile, il suo impegno
e la sua responsabilità. Egli non fa tutto direttamente
12
sostituendosi al libero agire degli uomini, ma li aiuta
a fare.
Santa Giovanna D’Arco spiega molto bene la
differenza fra l’azione temporale degli uomini e la
grazia di Dio: - “Agite, e Dio agirà”, ella dice ai
soldati che la seguono. Un teologo, incaricato di
interrogarla, le disse: “ La voce ti ha detto che Dio
vuole liberare il popolo di Francia dalle calamità in
cui versa. Ma se Egli vuole davvero liberarlo, allora
non è necessario disporre di uomini armati”. Al che
Giovanna rispose: “In nome di Dio, gli uomini in
armi daranno battaglia, e Dio darà la vittoria”. Di
questa risposta (…) il teologo “si ritenne soddisfatto”.
(vedi Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna D’Arco, trad.
italiana, presentazione di Inos Biffi, pp.49-50, Jaca Book, Milano
1998 ).
Ugualmente, l’impegno del malato nel cercare
tutti i mezzi ordinari per combattere la malattia è
un preciso compito che deve essere svolto con
intelligenza e non deve mai essere abbandonato:
sacramenti e carismi straordinari del prossimo
non devono sostituirsi alle nostre opere, ma
inserirsi in esse. Rita ripete sempre ai malati che
devono seguire le terapie mediche......
Anche nel miracolo della moltiplicazione dei pani e
dei pesci Gesù volle, prima di intervenire, che ci
fossero dei pani e dei pesci procurati dall’azione
dell’uomo. Noi dobbiamo sempre fare tutto ciò che
possiamo fare usando tutti i mezzi ordinari a
disposizione: il Signore, poi, quando vuole, può
moltiplicare gli effetti delle nostre fatiche e fa
questo anche attraverso l’aiuto dei carismi
straordinari che egli dona ad alcune persone
unite a Lui.
CARISMI E SACRAMENTI
I carismi ( doni ordinari o straordinari dello Spirito
Santo ) sono ciò che rende possibile l’esercizio dei
talenti e delle opere di carità. Essi sono necessari,
nella Chiesa, quanto i sacramenti, ma essi non
possono esistere e conservarsi senza una vita
sacramentale e un’intensa vita spirituale da parte
della persona che li riceve da Dio.
Ugualmente, non possono agire in coloro ai quali
vengono donati, senza che questi ultimi abbiano o
recuperino una vita sacramentale e una fede totale
in Dio.
La fede è sia un’azione di Dio che un’azione
dell’uomo. Per l’azione interiore di Dio l’uomo sente
il desiderio di credere, sente il bisogno di un
appoggio assoluto, ma per poter credere l’uomo deve
DECIDERE LIBERAMENTE di affidarsi a Dio, di
abbandonarsi a Lui.
Come azione dell’uomo la fede non è un
sentimento ma abbandono volontario a Dio: non è il
frutto di un controllo, ma il volontario abbandono
del controllo.
13
I carismi sono frutti dell’albero della grazia e si
spengono quando un’anima si allontana da Dio.
La bontà dei carismi si riconosce dai frutti: se
l’albero produce frutti di fede e amore verso
Cristo e la Chiesa vuol dire che è un albero buono.
A volte può sembrare che noi non abbiamo
carismi solo per il semplice fatto che non abbiamo
doni straordinari o appariscenti, dimenticando
che il carisma può essere anche semplice e umile
come ci ricorda il Concilio Vaticano II: “E’ carisma
anche il dono più ordinario”.
E’ importante, quindi, che ogni cristiano scopra e
prenda coscienza del carisma che il Signore gli ha
dato, perché ignorarlo significa ignorare cosa lo
Spirito Santo vuole compiere in noi e attraverso noi.
Ogni carisma poi richiede: accoglienza, fedeltà e
senso di responsabilità; il non accoglierli significa
resistere ed ostacolare l’opera di Dio, cioè ostacolare
il suo amore. Devono quindi essere accolti con
riconoscenza, non soltanto da chi li riceve, ma anche
da tutti i membri della chiesa; sono infatti una
meravigliosa ricchezza di grazia, purché si tratti di
doni che provengono veramente dallo Spirito Santo,
e siano esercitati in modo pienamente conforme agli
autentici impulsi dello stesso Spirito, cioè secondo
la carità che è la vera misura dei carismi (1 Cor 13).
Il dott. Bruti cita per esteso i Documenti del Concilio Vaticano II
che parlano dei carismi: Lumen Gentium, n.12; n.30; Apostolicam
Actuositatem sull’apostolato dei laici, n. 3; n. 30. Li presento nella
pagina seguente. Infine conclude:
Quindi l’intera Chiesa, misteri, sacramenti e carismi,
è ministeriale, sacramentale e carismatica, tutta la
Chiesa: tutti i battezzati sono carismatici
(Apostolicam Actuositatem n. 3).
I sacramenti sono i canali della grazia di Dio, i
ministeri sono le opere, l’esercizio dei servizi e i
carismi sono ciò che rende possibile questi ministeri.
Dio agisce anche attraverso i carismi
Non si tratta di inventare carismi, si tratta
solamente di attivare quel dono di Dio che è già
in te. Il dono dello Spirito Santo è già dentro di
te. Li hai già dentro i carismi. Dio te li ha dati,
chiedi a Dio di attivarli. Chiedi a Dio “quali carismi
ti ha dato. Risvegliali in te in modo che li possa
utilizzare a beneficio della comunità”.
Bruto Maria Bruti
Medico-chirurgo
(1) Specialista in psicoterapia. Diplomato in terapia
olistica (terapie biologiche integrative e psico-neuroendocrino-immunologia). Professore a contratto di
Metafisica e psicologia presso l’Università Europea
di Roma. Professore a contratto di Psicologia e
psicopatologia dei comportamenti sessuali presso
l’Università Europea di Roma.
L’INSEGNAMENTO DEL CONCILIO VATICANO II
sui carismi e sull’uso dei carismi
per la gloria di Dio e l’edificazione della salvezza degli uomini
Lumen Gentium n. 12: Lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo
dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come
piace a lui» (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende
adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della
Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune
vantaggio» (1Cor 12, 7). E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente
diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno
accolti con gratitudine e consolazione. Non bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari,
né sperare da essi con presunzione i frutti del lavoro apostolico. Il giudizio sulla loro genuinità e sul loro
uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non
estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cfr. 1Ts 5, 12 e 19-21).
Lumen Gentium, n. 30: I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto i laici contribuiscano al bene di
tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della
missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la
loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in
maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune.
Apostolicam Actuositatem, n. 3: A tutti i cristiani quindi è imposto il nobile impegno di lavorare affinché il
divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra. Per
l’esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo che già santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei
sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (1Cor 12, 7) «distribuendoli a ciascuno come
vuole» (1Cor 12, 11), affinché mettendo «ciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l’ha
ricevuto, contribuiscano anch’essi come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio» (1 Pt 4,
10) alla edificazione di tutto il corpo nella carità (cfr. Ef 4, 16). Dall’aver ricevuto questi carismi, anche i
più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a
edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo con la libertà dello Spirito, il quale «
spira dove vuole » (Gv 3, 8).
Apostolicam Actuositatem, n. 30: Con il progredire dell’età (qui si parla della formazione all’apostolato:
fanciulli, giovani, adolescenti ecc.) l’animo si apre meglio in modo che ciascuno può scoprire più
accuratamente i talenti con cui Dio ha arricchito la sua anima, ed esercitare con maggiore efficacia quei
carismi che gli sono stati concessi dallo Spirito Santo, a bene dei suoi fratelli.
COMMENTO
di P. Carlo Colonna
Il modo singolare con cui si manifesta il dono di
guarigione che Rita porta ai malati, sembra assimilarla alla categoria dei pranoterapisti, che in genere
non sono visti di buon occhio da molti cattolici, in
quanto molti pranoterapisti si ispirano a dottrine
esoteriche ed induiste circa la salute e il modo di
guarire dalle malattie. Quando poi sono visti di buon
occhio, il loro ministero è giudicato naturale e non
soprannaturale per cui non rientra nella definizione
di carisma, che è un dono soprannaturale dello Spirito e non naturale.
Il considerare la pranoterapia “straordinaria” di Rita
Cutolo come un “carisma straordinario” dello Spirito
Santo implica la messa in movimento di altre considerazioni riguardanti la spiritualità personale di Rita,
il modo come esercita il suo ministero, la
straordinarietà delle guarigioni, i frutti spirituali che
portano e altre cose, su cui ci impegniamo di ritornare nei prossimi numeri di questa rivista.
Sono molto importanti le riflessioni che il dott. Bruti
ci ha offerto circa la personalità e l’opera di Rita
Cutolo. Egli situa decisamente e senza indugio Rita e
il suo dono di guarigione nell’ambito delle grandi manifestazioni dello Spirito Santo nel mondo e nella Chiesa, che in linguaggio teologico vengono chiamate
“carismi straordinari”. E’ un giudizio privato di un
medico cattolico, che non intende sostituire o scavalcare il giudizio sui carismi straordinari, che spetta a
chi nella Chiesa ha il compito di discernere i carismi,
cioé i vescovi. Il giudizio del popolo di Dio e dei cristiani, però, prepara la via al giudizio dei pastori ed
abilita ogni cristiano, a titolo personale, a seguire ciò
che per motivi ragionevoli e ben fondati a lui appaiono come vere manifestazioni dello Spirito, cioé autentici carismi.
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Reportage dall’ultimo giorno della storia
LA PENTECOSTE DELLA RISURREZIONE
Nel numero di gennaio-marzo 2009 di “Sapienza e Vita” cominciai questo originale modo di presentare le
verità relative all’ultimo giorno della storia e al ritorno di Cristo. L’originalità consiste nel fatto che mi
immagino di essere un giornalista presente a quel giorno e che fa una relazione su ciò che avviene. Ho
chiamato questo genere letterario di presentare le verità dell’escatologia storica finale: “fantascienza
teologica”. Si avvicina molto al genere profetico, che ha una più chiara connotazione teologica. Infatti i
profeti di Dio, quando parlano degli eventi ultimi della storia, li presentano in un modo che ha del fantastico per imprimere nella mente degli ascoltatori la eccezionale grandezza di ciò che avverrà in quei momenti. Così faccio anch’io in questo mio “reportage dall’ultimo giorno”. Certamente avverrà la risurrezione
di vita e di condanna, a cui tutti gli uomini che hanno raggiunto la capacità di fare il bene e il male
parteciperanno. Su questo fondamento di fede, mi metto a raccontare che cosa potrebbe avvenire in
questo giorno, che certamente verrà per tutti. Nel racconto precedente ho descritto il ritorno di Cristo,
ripromettendomi di andare avanti. Soltanto che l’ispirazione scomparve e non ho potuto continuare nei
numeri seguenti. Ora l’ispirazione è ritornata ed ecco a voi questo reportage sul giorno della risurrezione,
che ho intitolato: “La Pentecoste della risurrezione”.
vento veniva da ogni parte, riempiendo l’aria di un
calore intenso e di scintille di luce, che brillavano
ovunque. Soffiava soprattutto sui cimiteri. Più grande era il cimitero, più forte era la presenza del vento. Si cominciarono a vedere fiamme di fuoco, che
si posavano là dove doveva avvenire la risurrezione
dei servi di Dio e dei giusti delle nazioni. Non tutte le
tombe erano visitate da queste fiamme, ma solo quelle
da cui doveva risuscitare il morto che vi abitava. Era
la Pentecoste della risurrezione.
Ed ecco, la terra tremò, le tombe si aprirono in un
istante come un coperchio gettato via con violenza e
forme umane cominciarono a manifestarsi, uscendo
dai quei sepolcri, una dietro l’altra. I santi di tutti i
secoli ritornavano a vivere nei loro corpi non più
mortali, ma ormai immortali. Non avevano infatti un
corpo animale, ma spirituale. Ogni cellula del loro
corpo era come un cristallo tutto luminoso. Un corpo
di luce veniva all’esistenza. Le cellule, però, conservavano la disposizione corporea che avevano in terra per cui la figura corporea terrena era riconoscibile, ma appariva trasfigurata in una luminosità e vitalità del tutto spirituale. La luce che avvolgeva i
risorti, poi, era la stessa luce di Dio, non apparteneva a nessuna forma di luce propria del nostro mondo carnale. Veniva dall’alto come una comunicazione della Luce eterna al corpo dei risorti.
All’improvviso un forte squillo di tromba riempì l’aria
e si diffondeva ovunque moltiplicato da innumerevoli
altri squilli provenienti da ogni parte.
Lo squillo era trionfante, come se annunziasse una
vittoria, un trionfo. Quand’ecco, in mezzo atmosfera, apparve uno spettacolo orrendo a vedersi: uno
scheletro con una falce in mano, di proporzioni enormi, ma incatenato, impossibilitato a muoversi. Era la
Morte.
Fu condotta davanti al trono del Re dei re e ricevette la sentenza definitiva di condanna: “Sia precipitata per sempre nell’Ade e non compaia più fra le
schiere dei miei servi”. In un attimo la Morte scomparve in una voragine di fuoco.
Allora il Re dei re diede un ordine: “Bisogna che i
miei servi risuscitino da morte”.
Apparve così il fondamento della Nuova Creazione
che stava per nascere. La materia era del tutto
spiritualizzata come massa trasformata tutta in energia divina, in virtù della potenza della Luce eterna,
che investiva la materia inanimata, che veniva dalla
Prima Creazione. In realtà i corpi dei santi morti
avevano incorporate scintille dello Spirito, che attendevano soltanto di essere risvegliate e potenziate dal
raggio luminoso, proveniente dalla risurrezione di Cristo.
Era uno spettacolo fantastico, che riempiva di una
Ed ecco, un forte vento cominciò a spirare su tutta la faccia della terra. Era il vento dell’Onnipotente,
quel soffio di vita che è madre della vita universale. Il
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gioia sconfinata i risorti. La gioia era contagiosa.
Vedendosi l’un l’altro, la gioia aumentava a dismisura. Da quei cuori colmi di gioia scaturì allora un
canto formidabile di lode e ringraziamento a Colui
che aveva mantenuto le sue promesse: “Nel giorno
in cui ritornerò, vi risusciterò dalle vostre tombe”.
Ora Cristo era tornato e il giorno della risurrezione
era venuto!
Immaginatevi il giorno della trasfigurazione di Gesù
sul monte Tabor. Ora ad essere trasfigurati erano
quei santi. Non solo trasfigurati, ma risuscitati. Non
era una trasfigurazione momentanea, come fu quella di Gesù, ma una risurrezione stabile in uno stato
da trasfigurati nella Luce divina in anima e corpo.
Non c’era più spazio per debolezza, lutto e tristezza,
ma tutto era riempito da vita e luce, gioia e allegria
senza fine.
La scena durò a lungo perché desse spazio alla
comunione dei santi risorti, che senza alcuna difficoltà andavano dove volevano e s’incontravano con
quanti volevano ad un solo pensiero formulato. Si
era entrati in un’altra dimensione: la dimensione della vita eterna.
Questa fu la risurrezione per la vita, quella profetizzata da Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Verrà l’ora
in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la
sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per
una risurrezione di vita”.
Gesù aveva aggiunto queste parole: “e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv
5, 28-29). Finora era avvenuta soltanto la risurrezione di vita. Non si era ancora manifestata la risurrezione di condanna.
Ed ecco che la squilla che aveva annunziato la
risurrezione dei santi, ricominciò a squillare, intonando una melodia di morte, di una tristezza indicibile, che faceva venire l’angoscia soltanto a sentirne
le prime note. L’angoscia poi aumentava perché una
densa notte scendeva contemporaneamente su tutta
la terra. Tutto questo avveniva all’insaputa dei risorti
nella gloria di Cristo, perché una barriera posta dallo Spirito impediva che i santi potessero percepire il
suono che richiamava i malvagi all’esistenza corporea e la notte oscura, in cui avveniva la loro risurrezione.
Immaginatevi di stare in terra di giorno. Voi sapete che dall’altra parte dell’emisfero terrestre è notte,
ma la vostra esperienza non è della notte, ma del
giorno. La notte è riservata agli abitanti della parte
opposta a quella dove state voi. Così fu in quel giorno. La stessa Luce divina che illuminava i santi divenne in quel momento notte profonda per quanti
risuscitavano dalle loro tombe per la condanna. Di
notte avevano vissuto i malvagi e di notte risorgevano in un corpo di sofferenza che dovrà accompagnarli nella condanna delle loro cattive azioni, in cui
sono morti senza pentimento.
Non continuo nel descrivere l’orribile spettacolo
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della risurrezione dei malvagi per non far venire il
voltastomaco e il terrore ai miei ascoltatori. Se però
qualche malvagio leggesse questa pagina, sappia
che gli farebbe molto bene avvertire un po’ di terrore, pensando al giorno in cui risorgerà come malvagio, perché potrà servirgli oggi a convertirsi dal male
e così eviterà di partecipare alla risurrezione per la
condanna. Come disse molto saggiamente
sant’Agostino, Dio ci parla dell’Inferno, perché non
vuole che ci andiamo. Così parliamo della risurrezione di condanna perché possiamo evitare in tutti i
modi i peccati che ci portano ad esserne parte. Soprattutto dobbiamo evitare in ogni modo l’incredulità
di fronte a questi annunzi, incredulità che è scesa
nella mente di tanti atei e agnostici contemporanei,
che se ne ridono della condanna finale, mentre proprio loro saranno i primi a farne parte, se non si
pentono della loro incredulità e degli altri peccati che
fanno. Ravvediamoci quindi dall’incredulità, perdoniamo, chiediamo perdono a Dio di tutti i peccati
commessi, invochiamo il sangue di Cristo su di noi,
confessiamo i nostri peccati ad un ministro della
Chiesa per ricevere lo Spirito del perdono, se ne
abbiamo la possibilità. Insomma, cambiamo vita e
saremo salvi.
Anche qui il fenomeno della risurrezione dei malvagi per la condanna durò a lungo. Il pianeta Terra
era riempito da tutto il genere umano, che aveva
ospitato lungo i secoli, nessuno escluso. Erano esclusi gli aborti e i piccoli morti prima dell’uso della ragione, non perché non partecipassero alla risurrezione per la vita, ma per loro era destinata un’altra
Provvidenza di Dio, di cui, se Dio me ne dà ispirazione, potrò parlarne quando sarà. I morti che in
quel momento occupavano il pianeta Terra era popolata soltanto da coloro che, arrivati all’età di ragione, avevano compiuto azioni di cui erano responsabili sia in bene che in male. Questi dovevano essere
chiamati al giudizio davanti al Re dei Re e Giudice
universale per avere la sentenza di premio o di condanna per la vita condotta sulla terra. Difatti ciò avvenne di lì a poco tempo, ma di questo ne parlerò in
una prossima puntata.
GESU’ CRISTO
l’uomo più profetizzato nella storia
Padre John Martinetti, gesuita, ha scritto un libro
dal titolo: “Che senso ha la vita? Risposta alle più
comuni obiezioni contro la fede cristiana”, edito dalle Edizioni Messaggero. Egli fa dialogare alcuni amici
su temi di fede. Uno di questi riguarda la credibilità
di Gesù Cristo in virtù di tante profezie fatte su di lui
lungo i secoli, che si sono puntualmente realizzate.
Rimane ancora non realizzata la profezia del suo
ritorno, ma, come si sono adempiute le precedenti,
si realizzerà anche questa. Presento ora il dialogo
riguardante la credibilità storica di Gesù Cristo dal
punto di vista delle profezie realizzate in lui.
William: Vuoi avere un’altra grande conferma della
verità della rivelazione di Cristo? La possiamo
desumere da tanti profeti, che nei secoli addietro, in
tempi e circostanze diverse, hanno annunziato molti
particolari della vita di Cristo. Questo fatto non si è
mai verificato per altri personaggi della storia.
Fred: È interessante quanto dici. Gesù e la sua vita
erano stati già annunziati al popolo ebreo? Come
facciamo a esserne sicuri?
William: Aprendo la Bibbia nei libri dell’ Antico
Testamento. Recentemente, alcuni studiosi della
Bibbia hanno indicato che ci sono 456 profezie
riguardanti il Messia. In virtù di esse il Messia era
molto atteso dagli ebrei. Si sapeva che doveva
nascere a Betlemme e da quale discendenza ebraica
doveva venire. Egli doveva esser del seme di Abramo,
il figlio di Isacco, il figlio di Giacobbe, della tribù di
Giuda, della famiglia di lesse e della casa di Davide.
Gesù ha proprio questa carta d’identità. Inoltre si
sapeva quale era la sua missione, quella di liberare
Israele da tutti i suoi oppressori e dargli la pace di
Dio. Perciò era tanto atteso. La sua missione aveva
però una portata più vasta. Riguardava gli uomini di
tutti i tempi e di tutte le latitudini. Egli avrebbe portato
il Regno di Dio e la sua salvezza a tutti i popoli.
Luisa: Questo personaggio era così grande che, per
riconoscere con certezza la sua venuta, Dio aveva
disposto che, quando egli sarebbe stato con gli
uomini, si sarebbero adempiute le profezie scritte a
suo riguardo.
William: La Bibbia non sarebbe credibile se tutte le
profezie su Gesù non si fossero adempite. Alcune
sono esplicite, altre più velate, che però ricevono
luce, quando si realizzano in Gesù, altre poi si devono
ancora realizzare e si realizzeranno alla fine dei tempi.
Una profezia esplicita riguarda il luogo della sua
nascita. Il profeta Michea aveva profetizzato, otto
secoli prima della sua venuta, che il Messia sarebbe
nato a Betlemme, cosa che avvenne per Gesù.
Fred: Mi potresti dire il contenuto della profezia di
Michea? Non conosco la Bibbia e mi piacerebbe
conoscerla.
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William: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per
essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà
colui che dev’essere il dominatore in Israele; le sue
origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Mic
5,1).
Fred: Non si potrebbe parlare di caso?
William: Uno studioso americano della Bibbia, Peter
Stones scrisse un articolo a questo riguardo su una
rivista americana, «Science Speaks», nella quale
prese in considerazione otto profezie:
1. il luogo della nascita del Messia; 2. il fatto che fu
preceduto da un messaggero; 3. come entrò in
Gerusalemme; 4. il tradimento da parte di un
discepolo; 5. il tradimento per trenta pezzi d’argento;
6. il denaro gettato nella casa di Dio; 7. come tacque
davanti ai suoi accusatori; 8. la sua crocifissione.
Stones disse che, usando la scienza moderna del
calcolo delle probabilità in riferimento a queste otto
profezie «troviamo che la possibilità che un uomo
vissuto fino al tempo presente possa adempiere tutte
le otto profezie è una su dieci alla diciassettesima
potenza.
Questo sarebbe 1 su 100.000.000.000.000.000».
Luisa: Pensa inoltre che i profeti che parlarono di
Cristo sorsero nell’arco di dieci secoli, senza avere
alcuna relazione tra loro.
Fred: L’argomento delle profezie mi fa capire che è
veramente ragionevole credere a Cristo in tutto ciò
che di straordinario fa e dice di essere. Siamo di
fronte non a un uomo, ma a un superuomo, che non
ha pari nel corso dei secoli. Certamente Maometto e
Buddha non hanno tante credenziali a loro favore.
Gesù è il personaggio più accreditato dalla storia.
William: Tieni inoltre presente che alcune profezie
riguardanti Cristo e la sua missione devono ancora
realizzarsi. Due sono della massima importanza.
La prima riguarda il suo ritorno visibile sulla terra,
non in una veste umile e terrena, come fu la prima
volta, ma in una veste gloriosa e divina. Tutti lo
vedranno e saranno portati davanti al suo trono per il
giudizio universale.
L’altra profezia riguarda l’avvento del regno definitivo
di Gesù Cristo, dove solo i giusti entreranno e i
malvagi saranno estromessi per sempre. Allora l’opera
di Cristo arriverà al suo completamento. Abbiamo
ragione di attendere con tutta certezza l’adempimento
della seconda venuta di Cristo, perché le profezie
riguardanti la prima venuta si sono adempiute
perfettamente. Però, considera che la prima venuta
di Cristo fu per molti inaspettata, anche se
profetizzata. Così non ti meravigliare se l’umanità
non attende più il ritorno di Cristo e sarà per molti
inaspettato. Se noi però crediamo alle promesse di
Dio, facciamo bene ad attendere con perseveranza
e con una vita santa il ritorno di Gesù Cristo.
L’ultima impostura: l’attacco all’ identità dell’uomo.
Le riflessioni di Stefano Carito toccano il cuore della decadenza culturale e spirituale della generazioni di
oggi. Questa decadenza nasce dalla perdita dell’identità dell’uomo. Persa la conoscenza di Dio, che è
l’archetipo da cui è stato tratto l’uomo e il fine del suo sviluppo vero, l’uomo perde la conoscenza di se
stesso e della sua natura, anche nel relazionarsi con gli altri suoi simili e con la vastità immensa delle
creature che lo circondano. Da qui sorgono le molteplici idolatrie di pensiero e di vita, in cui l’uomo cerca di
re-interpretarsi, cercando in idolatrie ideologiche, tecnologiche e consumistiche la sua identità. In realtà,
finisce per smarrirla sempre più, come un cieco che si è perso in un labirinto e non sa come uscirne fuori.
Vorrei premettere a quanto dice Stefano, tre testi classici della sapienza, che indicano chiaramente l’ideale
del vero uomo, perché ciascuno di noi, contemplando se stesso in questo ideale come in uno specchio
purissimo, possa vedere quanto vive lontano da esso e, quindi, nella perdita della sua vera identità.
Sant’Ignazio di Loyola (Esercizi spirituali n. 23)
Dopo il crollo delle ideologie totalitarie del secolo
scorso, nazismo da una parte e comunismo dall’altra,
che hanno tentato, invano, di eliminare la religione,
in particolare quella cattolica, e di instaurare una
sorta di individualismo etico sottoforma di un nuovo
illuminismo, stiamo assistendo ad un nuovo subdolo
attacco, non effettuato attraverso la forza o la violenza
ma, più astutamente, con la leggerezza del relativismo
e del “libero pensiero” attraverso lo scatenamento
emozionale dei programmi televisivi di intrattenimento,
delle opere cinematografiche, le iniziative
pubblicitarie e delle informazioni veicolate attraverso
i media.
Abbiamo assistito, si è detto, al crollo delle grandi
ideologie, ma il relativismo che imperversa nella
nostra epoca ha coinvolto, in senso assoluto, ogni
regola di comportamento morale o eticoia,
distruggendola ed instaurando una sorta di anarchia
ideologica: il risultato di tutto questo è stato il pullulare
di libere interpretazioni che vanno dal libro del noto
e quotato professore universitario (ateo) al commento
al bar di due amici sull’ultima puntata della
trasmissione televisiva del “Grande fratello”.
E così la Verità, slegata dalla Rivelazione di Dio,
trasmessa dalla Chiesa, è diventata un fatto
soggettivo, manipolabile a proprio uso e consumo al
punto che ognuno se ne è fatta una propria. E se
per gli antichi la verità era il risultato dell’abilità retorica
dell’oratore di turno, oggi assistiamo alla
contestazione di ogni forma di controllo e di
educazione da parte di chi è più giovane ed ha meno
esperienza nei confronti di chi, da sempre, è stato
investito del compito di trasmettere la conoscenza e
la tradizione (famiglia, scuola, Chiesa).
E’ drammatico constatare come la mente ottenebrata
dal rifiuto di Dio e dal peccato rifiuti ogni regola e
limitazione dell’autorità, ma tutto ciò non è che una
rivisitazione in chiave moderna del peccato delle
origini, il voler essere “come Dio”, il rifiuto dell’identità
di creatura sottoposta al suo Creatore.
Il vero problema è la confusione che regna anche
in seno a quelle realtà che dovrebbero essere luce e
punti di riferimento per le genti. La contestazione e
l’opinionismo all’interno alla Chiesa cattolica sono la
L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio
nostro Signore, e, mediante questo, salvare la
propria anima; e le altre cose sulla faccia della
terra sono create per l’uomo, perché lo aiutino a
conseguire il fine per cui è creato.
Ne segue che l’uomo tanto deve usare di esse,
quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve
liberarsene, quanto glielo impediscono.
E’ perciò necessario renderci liberi rispetto a tutte
le cose create, in tutto quello che è lasciato al
nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo
che, da parte nostra, non vogliamo più salute che
malattia, ricchezza che povert à, onore che
disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il
resto; soltando desiderando e scegliendo quello
che più ci conduce al fine per cui siamo creati.
Concilio Vaticano II
L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio.
Se l’uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato
per amore e, per amore, non cessa di dargli l’esistenza: e l’uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se
non si abbandona al suo Creatore.
Molti nostri contemporanei, tuttavia, non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio; a tal punto che l’ateismo va annoverato fra le realtà più gravi del nostro
tempo e va esaminato con diligenza ancora maggiore (Costituzione Gaudium et Spes, sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo, n.19).
San Roberto Bellarmino, vescovo
Perciò se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della
tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Se
raggiungerai questo fine, sarai beato, se ti allontanerai da esso sarai infelice.
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chiara dimostrazione di questo fenomeno. Le
contestazioni nella storia hanno portato a fratture e
scismi; oggi provocano confusione e relativismo al
punto che moltissimi individui anche pubblici si
definiscono cattolici anche se pubblicamente o con
le loro azioni contestano il magistero e la dottrina.
Questa sorta di “far west” religioso in cui l’unica
vera ideologia è il dio “del fai da te” sta recando
danni incalcolabili nella generazione attuale e ancor
più nelle nuove che sono prive di “remore morali” e
non hanno ancora acquisito tutto il bagaglio di valori,
di cui la tradizione è depositaria ed in particolare del
“senso” della famiglia, della comunità, della patria,
ecc.
Si è smarrito il concetto del peccato come libera e
personale responsabilità nel commettere il male e ci
si è dimenticati che, al di là di tutte le disquisizioni
ideologiche o sociologiche, l’uomo ha a che fare
con una realtà che è più grande di lui: la realtà del
Male come identità personale e volitiva e non come
concetto di una pura realtà astratta.
Siamo immersi in una battaglia, in un reale conflitto
tra due regni e questo non è uno scherzo. Riducendo
la realtà del male ad un concetto astratto non bene
definito, si vanifica l’intervento straordinario di Dio
nella storia dell’uomo avvenuto con l’Incarnazione:
Gesù si fa uomo per distruggere l’impero delle
tenebre e salvare l’uomo.
Questo atto estremo della libertà e della misericordia
di Dio è la causa della liberazione dell’uomo e il senso
della sua partecipazione alle sofferenze di Cristo:
da allora nulla sarà più come prima perché Lui fa
nuove tutte le cose (Ap. 21,5).
Il male è una persona, un’identità reale, anche se
non umana e superiore alla realtà umana, un angelo
decaduto, creato da Dio come angelo di luce e da
Lui dotato di immensi e straordinari, ma non infiniti,
poteri. Per sua libera e irrevocabile scelta, decaduto
e divenuto ribelle a Dio, è l’avversario del suo regno
e cerca in tutti i modi di accecare l’uomo davanti alla
verità e tenerlo prigioniero della menzogna e del
peccato.
Ai nostri giorni il suo inganno ha ritenuto opportuno
operare senza l’uso della forza e della violenza (come
nelle ideologie totalitarie), che potevano suscitare le
reazioni delle masse, anche quelle laiciste, ma con
la leggerezza e la semplicità della spinta emotiva e
del divertimento che sono in grado di attuare una
maggiore forza di persuasione, modificando
lentamente e occultamente le coscienze. Se da una
parte si stanno muovendo nuove forze laiche (atee)
che rivendicano la laicità della conoscenza, della
cultura e della scienza, dall’altra gli spettacoli televisivi
stanno modificando lentamente e allegramente le
coscienze dei singoli individui, cancellando i tabù, le
remore e allargando i “costumi” con l’introduzione
del concetto che “è lecito tutto ciò che è desiderabile”.
Il problema è che il “desiderio” è manipolabile e
manipolato dal tentatore che induce a fare ciò che
non si vuole (ciò che la coscienza avverte come
sbagliato) (Rm. 7,19)
L’omosessualità dilagante è un’attestazione del fatto
che il relativismo della coscienza porta l’uomo ad
agire contro la sua stessa natura. Non che questa
sia una problematica nuova: l’omosessualità è sempre
esistita, ma mentre nel passato veniva vissuta per lo
più come un problema da nascondere o vivere nel
privato, oggi si assiste ad una ostentazione del
fenomeno e “l’orgoglio gay” ne è la prova.
La manifestazione pubblica produce un allentamento
delle maglie del tessuto morale e dei costumi di un
popolo e si insinua il dubbio: “ma in fondo che male
c’è?”. La televisione con i suoi testimonial gay o
effeminati che suscitano le tenerezze del pubblico
contribuisce ulteriormente ad allargare queste maglie
della coscienza: ci si commuove di fronte alla
tenerezza suscitata da individui di identità incerta, si
parteggia per il più debole e discriminato e si gioisce
quando il concorrente effeminato del reality televisivo
fa breccia nel cuore di un altro concorrente dello
stesso sesso. “L’amore non ha sesso”, commenta il
conduttore televisivo di fronte alle calde effusioni di
due ragazze che si baciano con passione di fronte a
milioni di individui, la maggior parte minorenni o
addirittura bambini.
I bambini si chiedono: “che male c’è? In fondo si
vogliono bene!” e tutto finisce tra gli applausi di un
pubblico sempre più convinto che tutto ciò che si
desidera è giusto.
Naturalmente qualche remora resta e allora ci si
inventa che è necessario agire per annientare ogni
sorta di discriminazione. Ma il problema non è la
discriminazione. Ogni individuo va rispettato per
quello che è, ma non è possibile accettare tutto quello
che fa o che dice. Esiste un limite, una legge naturale.
Esistono delle regole di comportamento, esiste una
Volontà di un povero Creatore ormai bistrattato
ovunque, che verrà, però, alla fine a chiederci di
rendere conto del nostro operato.
Ma all’inizio non era così: maschio e femmina li
creò (Gn. 1,27). Non esiste un terzo tipo o, come
hanno ipotizzato ora, addirittura un quarto tipo di
identità sessuale (continua...)
Stefano Carito
19
Testimonianze
Le vie della grazia
Ingrid Betancourt
con i quali talvolta ci sono stati momenti molto difficili.
Avvenire del 21 gennaio 2009, con il titolo “Ingrid,
la fede e il perdono”, racconta l’esperienza di Ingrid
Betancourt, rapita nel 2002 dalle Farc, sigla che
designa le Forze Armate Rivoluzionarie e liberata il 2
luglio 2008, dopo 6 anni di prigionia.
«Ho scoperto la fede in Dio durante la mia prigionia.
Fino ad allora, la mia fede era basata sul ritualismo:
come molti cattolici, andavo a messa, pregavo, ma
la mia conoscenza di Dio era molto limitata. Quando
mi sono ritrovata nella giungla, ho avuto molto tempo
e per un’unica lettura, la Bibbia. Ho avuto il piacere,
in sei anni, di leggerla, di meditarla. Se avessi avuto
altre cose da fare, avrei fatto altro, perché si è sempre
pigri per riflettere sull’essenziale. Forse era una
prigionia necessaria. Essa mi ha permesso di capire
chi è Dio, di stabilire una relazione con lui, con molta
ammirazione, molto amore ma - soprattutto comprendendo chi è, attraverso la sua parola. Per
me non si tratta di parole vuote ma di una realtà:
leggendo la Bibbia, ho compreso il carattere di Dio;
non è solo una luce, un’energia o soltanto una forza,
ma è una Parola, qualcuno che vuole comunicare
con me. Non ho avuto illuminazioni, no! Ho
semplicemente letto la Bibbia, razionalmente. Sono
stata colpita da tutti i brani che mi hanno connesso
emozionalmente e interiormente con la parola di Dio.
Ho sentito la voce di Dio in un modo assai umano e
molto concreto. Leggevo e rileggevo alcuni passaggi
dicendomi: «Questo è stato scritto per me!». Avevo
sentito a lungo senza capire e, di colpo, è stato come
se mi fossi collegata alla presa di corrente giusta. In
un momento, la luce si accende e si capiscono tutte
le cose che erano rimaste oscure. Ancora una volta,
non si tratta di un’ esperienza mistica ma razionale,
che ha profondamente trasformato la mia vita ...
La sola risposta alla violenza è una risposta
d’amore. Questa risposta d’amore, questo
atteggiamento non violento, per me, ha avuto origine
dalla fede cristiana. Ho scoperto che si può essere
condotti ad odiare una persona, a odiarla con tutte
le forze del nostro essere e, allo stesso tempo, a
trovare nell’amore il sollievo rispetto a questo odio.
Non si può amare qualcuno che vi fa del male. Ma si
può trovare, e io l’ho trovato in Cristo, un punto di
appoggio, come un trampolino. Mi dicevo: «Per Te,
Signore, non dico che lo detesto». Il fatto di non
aver sulla bocca queste parole di odio era un conforto.
Talvolta vedevo arrivare un guerrigliero crudele e
spaventoso. Veniva a sedersi davanti a me ed io ero
capace di sorridergli. L’amore è necessario. Ho
cominciato un cammino di perdono. Sono riuscita a
perdonare, e non solo ai miei sequestratori. Ho
perdonato anche quelli che erano prigionieri con me,
Ho perdonato quei miei amici che non si sono
ricordati di noi, quelle persone sulle quali si fa
affidamento e che sono mancate; quelle persone che
amavo e che hanno detto delle cose orribili, come,
ad esempio, che la prigionia me l’ero cercata. Oggi
credo più profondamente che possiamo cambiare il
mondo perché io stessa sono stata trasformata. Ma,
in questo mondo di dominio e di possesso, so come
è nel cuore che si generano i cambiamenti essenziali.
La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in
cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori».
Paolo Brosio
Il noto giornalista e uomo di spettacolo, Paolo
Brosio, partecipando alla convocazione nazionale
del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), che si
è svolta a Rimini dal 30 aprile al 3 maggio 2009, ha
portato la sua testimonianza di fede per chiedere
semplicemente il gesto di pregare insieme un’Ave
Maria.
“Io ringrazio Dio di avermi dato tre croci. Prima la
morte di mio padre, dopo 60 giorni di agonia. Poi la
devastazione del mio locale, bruciato per cattiveria
tre anni fa. A quel punto ero già in ginocchio; ma poi
è arrivata la prova più grande, quando la donna della
mia vita mi ha lasciato. Adesso dico: santo il dolore
patito per mia moglie. Se non ci fossi passato, non
sarei mai cambiato. Ne ho combinate di tutti i colori
per sfuggire a quel dolore e sono finito in un vicolo
cieco: droga, alcool, donne. Una spirale senza
ritorno. Pensavo al mio amico Marco Pantani,
pensavo di finire come lui. Invece una notte ho
trovato improvvisamente la fede, nel tempo di dire
un’Ave Maria, 34 secondi. Ci ho attaccato il Padre
Nostro, e da lì sono partito ... Se non hai la fede vai
fuori di testa, il pendolino del dolore ti sconquassa.
Ma mi ha salvato quella Signora: Maria. Lei poi ti
presenta suo figlio, Gesù. Adesso se mi dicesse di
buttarmi dalla finestra, lo farei. Ho distribuito un
milione di euro in 4 anni, e ho fondato “Le olimpiadi
del cuore”. Adesso “spacco tutto” e non mi stanco
più ... Non sono molto esperto di cose della Chiesa.
Ma questa preghiera la ricordavo da quando ero
piccolo, ed è stata la chiave della mia
trasformazione”.
(Le testimonianze sono state prese dalla rivista di spiritualità, La
vetta di Picciano, luglio-settembre 2009)
Ringraziamo il Signore, che ai nostri giorni continua ad attirare gli uomini a Sè, per vie misteriose
e nascoste alla sapienza umana, per poi ricolmarli
dei suoi doni preziosissimi. E’ tutta opera della SUA
DIVINA MISERICORDIA per noi, poveri peccatori.
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VIA CRUCIS
meditazioni di P. Lorenzetti, passionista
Presento le riflessioni sulle stazioni della Via Crucis che un padre passionista, Casimiro Lorenzetti, ci ha
lasciato. Sono riflessioni di grande umanità, scritte con straordinaria forza letteraria, capaci di farci
penetrare nel grande dolore di Cristo sulla croce e sull’enormità di quanto è stato commesso e si commette tuttora, quando si crocifigge il Figlio di Dio. Presento il commento di alcune stazioni della Via
Crucis. Chi volesse il commento a tutte le stazioni, può acquistare il libretto sulla Via Crucis da me
composto, di cui potete vedere la presentazione nell’ultima pagina della rivista. Può servire a vivere bene
il pio esercizio della Via Crucis in tempo di Quaresima.
I STAZIONE
GESU’ E’ CONDANNATO DA PILATO
Dalla piazza traboccante si levò un urlo come da un
mare in tempesta: “Sia Crocifisso!”
Era un giovane figlio del popolo. Era vissuto, aveva
lavorato, aveva sofferto tra il popolo e per il popolo.
Era bello, più bello della luce; era puro, più puro del
giglio. Era buono, più amabile dell’amore. Aveva detto parole dolci da ammansire anche l’uragano ed
ora il popolo grida contro lui: “Sia crocifisso!”
L’avevano preso e ridotto ad un brandello
sanguinolente. Sul capo, sui quei capelli ingrommati
di sputi e di sangue, avevano battuto le spine.
Sulle ferite avevano gettato uno straccio rosso, nelle
mani una canna.
Ma la violenza che è l’ebbrezza dell’odio, vuole ancora violenza e il sangue non fa che inasprire la
sete del sangue. E attorno al dolce operaio di
Nazareth, sfigurato e insanguinato, la folla briaca
grida: “Levalo via, mandalo alla croce.”
Gesù è condannato, figlio del popolo è chiesto a
morte dal popolo, innocente è condannato dalla giustizia umana, amante della patria è condannato come
traditore.
Nessuna voce si alza a difenderlo. Gesù leva i suoi
grandi occhi, silenziosi e dolorosi, sul volto di Pilato,
sul volto dei suoi nemici, sul volto del popolo. Guarda
lontano nei secoli.
II STAZIONE
GESU’ E’ CARICATO DELLA CROCE
La croce era sconosciuta nella legge giudaica: i giudei
uccidevano a colpi di pietra ma non crocifiggevano.
Erano capaci di prendere dei cadaveri e appenderli
alla forca ma non avevan coraggio a inchiodare un
corpo vivo sul legno. Ma oggi per Gesù, per questo
oscuro popolano che si era voluto creare re, ci voleva proprio la croce, il patibolo degli schiavi.
Per questo avevan gridato con tutta la voce, con tutta la forza dei polmoni, con tutta la rabbia del fegato
invelenito, con i pugni protesi, con gli occhi iniettati
di sangue a Pilato: “La croce! Mandalo alla croce!
La croce!”
Ed ora che quel pauroso, quel vile Pilato si è deciso
finalmente e ha pronunziato la sentenza, i giudei non
danno tempo al procuratore di Roma di versare l’ac21
qua, quell’acqua dove si era lavate le mani e che
doveva rosseggiare di sangue, già presentano a Gesù
la croce. “Eccola! prendila e portala!”
Tutta l’umanità aveva lavorato a preparare quella croce, e ora i giudei, i più truci rappresentanti di questa
umanità peccante e sanguinaria, presentano quella
croce a Cristo: “Prendila e portala!”
III STAZIONE
GESU’ CADE LA PRIMA VOLTA
Il corteo della morte avanza a stento, sempre più
lento. Deve passare per le vie più frequentate. Le vie
sono così strette e così ingombre, il fondo della strada così ineguale, i piccoli selciati così sconnessi,
qua e là pietre taglienti come pugnali e viscide pozzanghere sdrucciolevoli. E la folla si fa sempre più
densa, sempre più minacciosa.
D’un tratto ondeggia paurosamente, la debole resistenza dei soldati cede a quel flutto che va a frangersi
contro la croce del Nazareno. Un sussulto, un gemito e Gesù cade con la faccia sulle pietre con la bocca nella polvere, con gli occhi nel fango della strada.
Eccolo! Lui che voleva distruggere il tempio. Lui che
voleva farsi re, eccolo nel sudiciume della strada,
sotto i piedi degli uomini e delle bestie. Le voci più
maligne gridano ancora: “Finitelo quell’assassino,
schiacciatelo quel verme!”
IV STAZIONE
GESU’ INCONTRA SUA MADRE
L’ora della madre è sul calvario. Quando Gesù si
erge nel sole sui monti e sulla riva del mare, quando
i bambini saltando lanciano gli Osanna, quando i
popolani agitano i rami verdi della primavera e gridano: “Benedetto!”, quando le donne piangono d’amore e gridano: “Beato!”, allora la madre non c’è, allora
la madre è lontana nell’ombra della povera casa, assente e pregante.
L’ora della Madre non è nella luce, non è nella gloria,
non è nel grido, non è nella gioia.
L’ora della Madre è nel dolore, nel silenzio, nella
notte. L’ora della Madre è sul Calvario.
“La Madre, ecco la Madre!”.
Questa parola passò rapida sul tumulto che si avvicinava, lo dominò, lo placò. Anche i carnefici si arrestarono come interdetti, qualcuno sentì raggelarsi il
sangue: anche le belve hanno una madre.
E la Madre, lei si avvicina come in una visione.
Non lacrima e non grida. E’ trasportata dalla sua
pena, vigile e assente, pallida, bellissima nel suo dolore. E’ La Madre! E lei giunge al Figlio, abbraccia in
una sola stretta quel corpo e quella croce, affonda il
volto tra le spine e i capelli, s’intride di sputi e di
sangue e mormora: “Figlio mio!”
Dopo quest’incontro, dopo quest’abbraccio, dopo
questo bacio Gesù riprende il cammino. Ma la croce
gli sembra meno greve, la via meno aspra, l’odio
meno feroce, la meta meno repellente, la morte meno
amara: Gesù ha incontrato la Madre.
V STAZIONE
IL CIRENEO AIUTA GESU’
A PORTARE LA CROCE
Una voce gridò dall’alto di un cavallo: “Aiutatelo, non
arriverà alla spianata!”
Si era ormai fuori della città. Da un viottolo solitario
e ombrato che si perdeva nei campi veniva un uomo.
Chi era quell’uomo? Non era di Gerusalemme e nemmeno giudeo. Era invece di Cirene.
Forse un milite di qualche corte romana che stanco
di quella vita aveva lasciato la spada e con i pochi
risparmi s’era comprato un podere nelle vicinanze di
Gerusalemme e tornava proprio dal suo podere.
Proprio allo sbocco della stradicciola sentì quel vociare, vide quella turba, scorse delle croci ondeggiare con tanta lentezza.
Si fece largo incuriosito, per vedere meglio, quando
si sentì afferrare da un soldato e sentì una voce:
“Tu! Porta la croce di quel condannato!”
E l’uomo che tornava dai campi, che portava dai
campi l’odore e l’amore della terra buona, si sentì
sulle spalle una croce insanguinata.
Gesù nel cedergli la croce, guardò quell’uomo: due
grandi occhi, occhi buoni, occhi dolenti, occhi imploranti, gli occhi di Gesù.
Quegli occhi. Non si poteva liberare da quegli occhi.
Gli occhi di Gesù lo guardavano ancora.
“Simone! Simone!” gli dicevano quegli occhi. “Se tu
conoscessi il dono di Dio. T’hanno requisito, t’hanno
forzato, invece saresti venuto da te, se tu conoscessi il dono di Dio!”.
VI STAZIONE
UNA DONNA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU’
Una donna si è avvicinata, una donna con un pannolino in mano. I soldati non se ne sono accorti neanche. Come una blanda visione di dolcezza fra una
bolgia di dannati.
Ed eccola, protende il suo lino al Volto doloroso di
Gesù: è la Veronica.
Lei conosceva il Volto di quell’uomo, l’aveva tante
volte spiato dall’ombra della casa attraverso l’uscio
22
socchiuso ed ora, “mio Dio!”, quel Volto non ha più
bellezza, è straziato. Si avvicina al condannato per
riscoprire quel Volto. In quel gesto vuol dire tutto il
suo amore, il suo amore silenzioso e torturante.
Lei vuole qualche cosa dal condannato: che almeno
lasci a lei una stilla del suo sudore e del suo pianto,
una stilla del suo sangue.
Per accogliere quel dono protende la sua vita in un’offerta suprema. Gesù ha gradito quel gesto, quella
carezza di mano femminile protetta dal tenue lino,
l’unica dolcezza su quel Volto tumefatto dalle percosse e ardente di febbre.
Gesù guarda, comprende e congeda la donna con
uno sguardo di dolcezza infinita, uno di quegli sguardi
che annientano o risuscitano, che danno la disperazione o l’estasi.
VII STAZIONE
GESU’ CADE LA SECONDA VOLTA
Gesù cade la seconda volta, cade di schianto, con
un tonfo sordo, un ramo che si spezza per l’eccessivo peso dei frutti. Nessuno l’ha urtato, nessuno.
E’ caduto da se, abbattuto dalla propria stanchezza.
Gesù è stanco, tremendamente stanco. Il Volto di
Gesù aveva avuto un lampo di dolcezza e di luce
appena la Veronica lo aveva deterso ma poi si era
incenerato di lividi e di pallore. Gli occhi non vogliono stare più aperti, le braccia si abbandonano spezzate, i piedi si rifiutano di dare ancora un passo e il
cuore si affanna e boccheggia perché il sangue non
gli basta più che troppo ne hanno perdute le vene. E
Gesù si lascia sopraffare dalla stanchezza e si abbandona in mezzo alla strada.
VIII STAZIONE
GESU’ AMMONISCE
LE DONNE DI GERUSALEMME
Erano donne che piangevano, donne di
Gerusalemme, donne che forse avevano conosciuto
quel condannato, forse lo avevano ascoltato e avevano creduto in lui, ma ora non potevano che piangere. Celeste cosa è il pianto! Gli occhi non sono
mai tanto belli come quando sono lustri di pianto,
l’anima non è mai tanto pura come quando è lavata
dal pianto. Gesù dovette gradire quel pianto, bevve
nell’arsura infinita quelle pallide stille di pianto e si
lasciò andare per un momento ad una corrente di
dolcezza. Gesù si è fermato. E’ ancora il Gesù delle
piazze, del tempio, del monte, il Gesù dominatore, il
suo volto balena nel riverbero di un incendio e la sua
parola si colora di tutto l’ardore della passione e della febbre: Figlie di Gerusalemme, non vi attardate a
piangere su me, piangete piuttosto su voi stesse e
sui vostri figli. Verranno giorni in cui si dirà beate le
sterili, beati i ventri che non generarono e le mammelle che non nutrirono; allora si comincerà a dire
alle montagne: cadete su di noi; alle colline: copriteci, perché se a un legno verde succede questo, che
cosa sarà di un legno secco!
GENESI
La rivista “Cristo ritorna” è uno strumento di annunzio evangelico e di formazione spirituale. Esce in
quattro numeri mensili con periodicità trimestrale. Viene diffusa dietro offerta. L’offerta indicata è di 1.00
euro a copia. Per averla tramite posta, sottoscrivere l’abbonamento di 11.00 euro annuali. Sono gradite
offerte libere per sostenere l’evangelizzazione mediante stampa. Direttore: P. Carlo Colonna S.J.. Indirizzo
della rivista: Cristo ritorna, Piazza Diaz, 11, 70121 Bari - Tel 080/5559434. Email: [email protected]
Conto corrente postale: 26203729, intestato a: Colonna di Stigliano Carlo, Piazza Diaz, 11, 70121, Bari.
Presso gli stessi indirizzi opera il CENTRO EDITORIALE MISSIONARIO, che diffonde CD di canti,
LIBRI, IMMAGINI, MOSTRE DI CATECHESI, OGGETTISTICA e altro materiale, in gran parte opera
di P. Colonna. E’ possibile richiedere il Catalogo completo delle pubblicazioni.
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passione e morte di Gesù, composti da P. Colonna,
i cui testi si trovano nel libretto della Via Crucis.
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numero - Gen-Mar.2010