0252 copertina
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Pagina 1
Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno I
n.1 – marzo 2009
Il Vate reclama
le royalty:
lettere inedite
annamaria andreoli
BvS, l’Utopia
della cultura
aperta a tutti
flaminio gualdoni
La Mostra del
Libro Antico
nell’anno XX
matteo tosi
103-MOSTRA LIBRO ANT 127x188.indd 1
23-01-2009 10:50:20
Consiglio di amministrazione della
Fondazione Biblioteca di via Senato
Marcello Dell’Utri (presidente)
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Bollettino mensile della
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Biblioteca di via Senato Milano
MENSILE
DI
BIBLIOFILIA
Sommario
5 l’inedito
IL VATE, ENFANT PRODIGE
DEI DIRITTI D’AUTORE
di Annamaria Andreoli
17 le rubriche
INSEDICESIMO
17 Appuntamenti
di Matteo Tosi
18 Il catalogo dei cataloghi
di Matteo Noja
21 Quei libri che parlano di sé
di Gianluca Montinaro
22 Mostra del Libro Antico 2009
di Matteo Tosi
25 Tomi e volumi “in cattedra”
di Gianluca Montinaro
27 Capolavori da sognare
di Gianluca Montinaro
28 Dieci e lotta. Gli anni della contestazione
di Matteo Tosi
31 Chicche da bibliomane
LODE AL BOUQUINISTE
di R. Obredi
33 DEL PIACERE DI POSSEDERE
LIBRI E DI FARNE MOSTRA
E SPETTACOLO
di Flaminio Gualdoni
46 l’intervista d’autore
GIAMPIERO MUGHINI,
BIBLIOFOLLE DEL ’900
di Luigi Mascheroni
–
ANNO
I
–
N.1
–
MILANO,
MARZO
2009
Editoriale
DI MARCELLO DELL’UTRI
utenberg è finito? Questa domanda
è di moda e le risposte, almeno quelle
dei cosidetti operatori culturali,
vorrebbero risolverla con un secco si.
Noi crediamo invece, che la Galassia
di Gutenberg sia in movimento, come accade
ad altre nell’universo, perché in essa vivono
innumerevoli elementi capaci di raggiungere
questa o quella presenza, un oggetto o un libro.
Già, il libro. Come fa a morire? Per ora gode
di un’ottima salute: non se ne sono mai stampati
così tanti. E nei libri antichi c’è la nostra memoria
oltre ogni cultura inventata sino a oggi.
Quando la rete renderà accessibile tutti
i titoli a tutti gli uomini resteranno le sensazioni:
leggere una poesia in una certa pagina
o su un video farà la differenza.
Sono due momenti diversi per la spirito: per questo
è nata la rivista “ Biblioteca di Via Senato Milano”. Per guardare con occhio sensibile
ai figli di Gutenberg e per valorizzare
il patrimonio della Biblioteca di Via Senato,
filiale ben avviata e in comunicazione
con la Galassia in movimento che reca il nome
del primo stampatore.
G
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Biblioteca di via Senato Milano
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L’inedito
IL VATE, ENFANT PRODIGE
DEI DIRITTI D’AUTORE
Lettere del giovane d’Annunzio ad Angelo Sommaruga
DI ANNAMARIA ANDREOLI
razie ai carteggi fitti e fittissimi che
d’Annunzio ha via via intrattenuto con i propri
editori possiamo penetrare nel retroscena di un
protagonismo letterario che non ha uguali in Italia e, ciò
che più conta, in Europa. Agli albori dell’industria culturale, lo scrittore sa bene che il libro va stampato e diffuso secondo le implacabili regole della domanda e dell’offerta;
come sa bene che tra il poeta e il divo le distanze si accorciano, quando in vendita sono simboli e sogni in grado di contagiare l’immaginario collettivo. E il suo modo di proporsi
alla nuova moltitudine di lettori e lettrici è così irrituale che
talora Gabriele dura non poca fatica con gli editori restii ad
assecondarlo. Avrà sempre la meglio, spesso però solo dopo
snervanti insistenze.
Una particolare sintonia di intenti si realizza invece
con Angelo Sommaruga, editore di punta nella Capitale
dove si è trasferito da Milano nel 1881, giusto l’anno in cui
d’Annunzio comincia a muovere i primi passi alla conquista
della notorietà che prelude al suo precoce successo nazionale e internazionale. Il diciottenne abruzzese si trova a
Roma per frequentare gli studi universitari benché le aule della Sapienza
non lo attirino quanto le redazioni dei
giornali. La città, soprattutto, lo distoglie dallo studio metodico: al pari di
una Musa, l’Urbe esercita un fascino
irresistibile sull’adolescente ansioso
di bruciare le tappe. Del resto è Carducci, pur così «maremmano» e così
radicato a Bologna, a segnare il tracciato: «Salve, dea Roma! […] Son cittadino per te d’Italia,/ per te poeta».
G
Proprio tra Sommaruga e Carducci si stringe il sodalizio foriero della Cronaca bizantina, periodico che impronta di sé la stagione postunitaria che più ha di mira la
grandezza del “Bel Paese”, ultimo arrivato in Europa. Abbia intanto l’Italia, insieme con le colonie nel Mediterraneo, una metropoli all’altezza delle sue antiche memorie;
e alle memorie antiche si aggiungano le nuove, in modo
che a ridosso del Campidoglio e dei Fori si erga l’Altare
della Patria dedicato al re sabaudo del Risorgimento.
Quindi si sventrino i dedali barocchi per le grandi vie
adatte alle parate militari e si creino i palazzi dei Ministeri
e delle Ambasciate, i teatri, gli alberghi, i ritrovi mondani… Fra nuvoli di polvere, in un turbine edificatorio, Roma ha comunque forse ora meno bisogno di architetti e
maestranze che di persuasori occulti del suo rilancio.
Risiedono qui i presupposti – auspice Carducci –
dell’incontro fra d’Annunzio e l’editore, come emerge dal
carteggio oggi recuperato: una ventina di lettere di Gabriele, tutte riguardanti il triennio
1882-1884, cruciale per il poeta e il
narratore in erba. Sono suoi i primi
due titoli – le poesie di Canto novo e le
novelle di Terra vergine (maggio
1882) – della casa editrice che ha sede
in via Due Macelli, a un passo da piazza di Spagna.
In quattro anni Sommaruga ne
stamperà 170, numero enorme per i
tempi, da ascrivere all’attivismo lombardo di chi ha avviato una vera e propria impresa industriale con criteri
che si direbbero addirittura “americani”. Ma l’obiettivo di raggiungere
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Biblioteca di via Senato Milano
Martedì.
Eccoti un sonetto. Erano due, ma il secondo
non l’ho finito. Se potrò per stasera, te lo
manderò. Se no, stampa questo, in cornice.
L’Intermezzo è abbastanza elegante.
Mandamene per posta corrente altre 12 copie.
Mandami insieme le Memorie del Rusconi e
quel volume del Persano.
Fammi anche mandare la Bizantina.
Diavolo! La solita storia dell’anno passato?
Anche la Domenica.
Lascia che i mascalzoni si sbizzarriscano. Io e
mio padre abbiamo fatto tutto quello che in
simili casi si può fare da gentiluomini. Siamo in
regola.
Mi dicono che tu vai mostrando non so che
lettera mia. Che angelo!
Al Caffè di Roma io non potei regolare i
conti, perché partii in furia. Ho scritto già da
tempo che me li mandassero e che sarebbero stati
soddisfatti subito. Dunque?
Mi dispiace che mio babbo non voglia
assolutamente farmi tornare a Roma ora, così,
mentre son dubbie le cose. Mi divertirei tanto a
sentire i farabutti più oscenamente maculati
predicar la morale sul conto mio. Puah!
Addio, caro. Mandami quel che ti ho chiesto,
e salutami Bisanzio.
Addio.
Gabriel
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il grande pubblico fondando sulla réclame la vendita del
«prodotto» è meno sorprendente del fatto che il prodotto, piuttosto che assecondare la moda verista, consista in
una rigorosa difesa del classicismo e della tradizione. Poiché il nume tutelare dell’editore è Carducci, va da sé che la
letteratura che egli sostiene abbia molto da spartire con
l’Accademia e con la riscoperta delle nostre grandi Origini trecentesche da puntare, come un’arma, contro la
sciatteria quasi vernacola del manzonismo deteriore che
da tempo invade la Penisola.
Un quarto di secolo sarà trascorso dalla breve parabola sommarughiana, già conclusa nel 1885, quando
Scarfoglio, che tutta l’ha percorsa in prima persona, ne
offre una valutazione per più di un verso persuasiva. Egli
coglie lucidamente la contraddizione responsabile del
clamoroso fallimento: «Il Manzoni» dice ripubblicando
il suo Libro di don Chisciotte nel 1910 (era uscito la prima
volta da Sommaruga nel 1883) «aveva lasciato dietro di sé
una vera epidemia romantica, la quale, favorita dalla teoria della “lingua parlata” cioè dal ritorno al dialetto, minacciava di sovvertire tutta la composita, armonica e solenne architettura che il padre Dante impose alla letteratura italiana. Contro questa invasione del trivio, nel tempio s’era venuta suscitando una reazione; la quale, iniziata
da Giosuè Carducci, non aveva trovato consenso che nelle facoltà di lettere di alcune università. La filologia comparata, instaurando la ricerca e il controllo delle fonti,
aveva interamente rinnovato il contenuto della nostra
storia letteraria. Le origini della lingua e della letteratura
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italiana, sotto le lenti poderose della critica positiva, si rivelarono nella loro luce reale, e fu chiaro e pacifico che l’Italia, come già Roma, ebbe costantemente una lingua letteraria dotta e aristocratica, interamente distinta dal caos
dialettale e ritagliata dal primitivo tessuto latino».
La reazione carducciana – continua Scarfoglio – nei
confronti della letteratura, divenuta «esercizio quasi
esclusivo d’una moltitudine di brava gente uscita dalla
scuola militare di Modena o dai ginnasi incompiuti», sarebbe rimasta confinata nelle università, dove si sarebbe
spenta «se Angelo Sommaruga non fosse sopravvenuto.
Egli era, evidentemente, la negazione dell’editore idoneo
a una cosiffatta letteratura; ma poiché il mercato altro non
gli offriva, e poiché il suo metodo consisteva nel gittare in
pascolo alla curiosità pubblica una massa enorme di libri,
nello stordire e captare il lettore sotto una valanga di volumi, non aveva né il modo né il tempo di scegliere».
In effetti, è la grande diffusione garantita da Sommaruga a sedurre Carducci, che solo così uscirà dal giro degli
editori di provincia nascosti all’ombra delle università (Vigo, Barbèra o Zanichelli) per diventare il poeta nazionale
della nuova Italia. La Cronaca bizantina, il più celebre dei
periodici sommarughiani, raggiunge – giova saperlo – la tiratura di 150.000 copie, contando anche sul pubblico femminile al quale rivolge apposite rubriche: contesto mirato
in cui si iscrive il carducciano Eterno femminino regale, per la
regina Margherita (1° gennaio 1882), un vertice del grande
prosatore-polemista finalmente sulla bocca di tutti.
Quando d’Annunzio, da poco inurbato, incontra
l’editore, ha già alle spalle, per parte sua, una prova di sorprendente sagacia pubblicitaria. A soli 17 anni, nel 1880,
ha diffuso la falsa notizia della propria morte per lanciare
Primo vere, libretto di poesie stampato a spese del padre e
destinato a perdersi nella pletora dei poeti esordienti. A
meno che un astuto colpo di scena – il primo dei numerosi che si susseguiranno nella carriera dello scrittore – non
intervenga a segnalarlo: Gabriele conta insomma sul necrologio per non passare inosservato. Si negherà una buona parola al giovane defunto? E desta una sinistra meraviglia il fatto che un adolescente sia tanto disinibito da far
leva sul macabro per farsi notare. Si tratta tuttavia di un
eccesso rivelatore. Andrà certo lontano chi debutta con
una finzione spregiudicata a oltranza: una fatale caduta da
Villa del Fuoco, 21 ott. 82
Caro Sommaruga,
Trovai jer sera a casa la tua lettera e le
bozze del “Canto novo”.
Acconsento che tu faccia la edizione
economica, ma con patti più chiari.
Desidero il solito 20% su ogni copia
stampata, pagabile in due rate fisse,
puntualmente.
Se ti conviene, mandami a riveder le
bozze del Canto; lascio alla diligenza di
Papiliunculus quelle della Terra vergine. Se
non ti conviene, non ne facciamo nulla; e
amici più di prima, s’intende.
A proposito di pagamenti, mandami
al più presto possibile un altro acconto non
inferiore alle lire cento.
Io aspetto da troppo tempo, mi pare; e tu
non hai ragione di abusarne.
Per la Bizantina non ho nulla di
pronto. Né ho visto bene il numero 8,
precedente a questo che ebbi jeri.
Mi dicevano di mutamenti, di
comproprietari, di non so che altro.
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cavallo – l’annuncio è pseudonimo – ha spento la sicura
promessa che ora si può solo rimpiangere. Altrimenti improbabili, si strappano così i consensi che poi la smentita
(il poeta in erba è in collegio, vivo e vegeto) non varrà a
cancellare. E non basta. Sempre il collegiale, non appena
avviata la collaborazione con il Fanfulla domenicale, confidava agli amici che con quel periodico «gli affari vanno
bene» e che sperava di ricavarne una «trentina di lire e più
al mese» (a Filippo De Titta, 23 gennaio 1881), mentre gli
accordi con il Pieraccioli, libraio in Prato, lo ritraggono
nei panni quasi di un agente di commercio. Sembra che
concluso il Liceo Gabriele abbia bruciato i libri di matematica e trigonometria, invise discipline nelle quali faticava a raggiungere esiti brillanti.
I conti, tuttavia, li sa fare: «Ella avrà la facoltà di occuparsi dello smercio di altre 250 copie del mio Primo vere
oltre le 50 ch’ Ella ha già avute in deposito, e di cui mi farà,
come d’uso, una ricevutina» scriveva al libraio il 21 gennaio 1881, affrettandosi a precisare: «Ella avrà uno sconto, e questo sconto sarà del 32% sull’importo dell’incasso
che risulterà da lei fatto all’epoca della nostra liquidazione […] la liquidazione fra noi avverrà alla fine di ogni bimestre». Seguivano istruzioni per lo smistamento di alcune copie presso il libraio Sandron di Palermo e presso
vari giornali, nonché per la stampa di un volantino pubblicitario contenente estratti delle recensioni favorevoli.
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Niente di più consentaneo – è evidente – al nostro
Sommaruga. Non per nulla le lettere che ora si leggono
per intero (alcuni stralci aveva pubblicato lo stesso editore nelle tarde memorie pubblicate da Mondadori, Cronaca
bizantina, 1941) sono subito confidenziali e affettuose,
nonostante che trattandosi d’affari il piglio di Gabriele
appare non di rado sostenuto, né mancano le impuntature
sulle percentuali e sui saldi. Se perciò non lo si direbbe un
esordiente, bisogna riconoscere che molto egli ha appreso dal suo primo editore, affinando a quella scuola la nativa scaltrezza. Dal carteggio intanto risulta che sin dal debutto d’Annunzio ama far progetti a lunga scadenza: il lettore deve sapere che il libro appena licenziato è parte di un
tutto ancora in formazione. Giocherà infatti la carta della
giovinezza presentandosi come enfant prodige dal quale ci
si devono attendere autentici capolavori.
La vicenda dell’Intermezzo di rime è in proposito
quanto mai significativa. Stampato nel luglio 1883, il suo
terzo volume sommarughiano consiste in una raccolta di
Mi mandi il numero 8?
Salutami Scarfoglio, salutami
Salvadori, Cesario, Fleres, tutti gli amici
insomma, affettuosamente.
Io tornerò ai primi di novembre.
Offro alla Bizantina la mia penna per la
rivista artistica della Esposizione.
Lavoro già a Francavilla su le maraviglie
michettiane.
Rispondi se vuoi gli articoli, e a quale
prezzo. Subito; a fin che io possa
provvedere per un altro giornale, in ogni
caso, a tempo.
Addio, mio caro
(i punti ammirativi li lascio a te).
Ti stringo la mano.
Tuo
D’Annunzio
Hai fatto benissimo a segnar 20 lire
per me nella lista per gl’inondati.
Grazie
FOTO CON DEDICA DI D’ANNUNZIO A SOMMARUGA,
GIUGNO 1910 – BIBLIOTECA DI VIA SENATO MILANO
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versi metricamente sperimentali e di contenuto alquanto
licenzioso che, questa volta, non avrà l’approvazione di
Carducci. Approvazione che al contrario aveva coronato
la fatica di Canto novo, quando nell’imminenza della stampa, era avvenuto il primo incontro tra il debuttante e il celebre poeta ancora ignaro di trovarsi al cospetto di chi lo
soppianterà nel ruolo di Vate d’Italia.
27 febbrajo
Caro Angelo,
ti rimando subito le prove di stampa.
Fa correggere attentamente quello che ho
segnato.
Sto componendo le due novelle inedite e
te le manderò appena finite. Il libro sarà
intitolato «Il libro delle Vergini»; si
comporrà così:
1º. Il libro delle Vergini; 2º. Novelletta;
3º. Novella sentimentale; 4º. Nell’assenza
di Lanciotto; 5º. Ad altare Dei.
La prima sarà lunghissima, un
centinaio e più di pagine nel sesto della
Moderna.
In complesso il volume verrà ad essere
di 300 pagine, credo. Il titolo mi pare
attraente. Che ne dici?
Piacerebbe anche a me pubblicare nello
stesso tempo le Rime. Ma è impossibile.
Non ne ho pronte che quelle poche
pubblicate sulla tua Cronaca; né potrei
Durante l’esilio francese d’Annunzio vorrà narrare
quell’evento memorabile in una delle sue pagine più alte,
composta per chiudere i conti con il Maestro avverso (nel
“Corriere della Sera” del 30 luglio 1911), titolo che molto
rivela dei rapporti spinosi intercorsi tra i due. Non dovevamo aspettarcelo? A Sommaruga in persona, redivivo
nel nuovo secolo e sotto il cielo di Parigi, dobbiamo la
prosa dannunziana. Anche lui, e dal 1885 quando, per evitare il carcere, ha trovato riparo Oltralpe, vive a Parigi dove l’antica amicizia con Gabriele si rinsalda. Entrambi
lontani dalla patria usano frequentarsi, tant’è vero che
esce nella Tribuna di Roma, in data 26 maggio 1911, un articolo, Carducci, d’Annunzio e Sommaruga, relativo al passato e al presente della loro vicenda comune. Lo firma il
barone Alberto Lumbroso, colto mecenate che molto si
prodiga per il rientro in Italia del poeta esule. Ecco alcune
battute del sollecito barone: «Faccio una lunga visita ad
Angelo Sommaruga che ha un nido quieto, nel quartiere
di Montparnasse. […] Nel quieto studiolo sommarughiano […] due sole fotografie, di due uomini: una testa leonina: il Carducci del 1880, con la dedica: Giosue Carducci al
suo caro Angiolino; e una testa fine, dall’eterna giovanilità
che niuna calvizie saprà distruggere: il Gabriele d’Annunzio del 1910, con la dedica: Ad Angelo Sommaruga, affettuosamente, Gabriele d’Annunzio, Parigi, 1910. Spontanea
mi viene la domanda: “Quando si conobbero i due poeti?
E il Sommaruga apre un grosso pacco di carte: autografi
del Martini, di Olindo Guerrini, del Chiarini, del d’Annunzio […] e finalmente moltissimi autografi di Carducci: cartoline e lettere innumerevoli; versi scritti con la matita […]. Trascrivo un autografo carducciano, che il Sommaruga con infinita cortesia mi mostra e mi permette di
copiare: 10 gennaio 1882 […] Conobbi d’Annunzio. Angelo
Sommaruga mi spiega: “Vede: il Carducci ogni giorno
scriveva un esatto e minuto diario, indicando laconicamente tutte le sue spese e i lavori fatti. Nessuno riuscì mai
ad avere un foglio di questo meraviglioso documento
umano: io invece posseggo il diario di quattro giorni
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e – guardi il caso! – proprio dei giorni nei quali Carducci
conobbe in casa mia Gabriele d’Annunzio!”».
Ce n’è abbastanza per provocare la memoria dannunziana che infatti ritorna a quel giorno lontano: «Credo che quella mattina io salissi a gran balzi le scale della
Cronaca bizantina per la speranza di sorprendere una donna magnifica e illetterata che allora teneva in soggezione
tutta la pleiade giovinetta. Come spinsi forte l’uscio, un
po’ ansante, e mi guardai intorno, scorsi china a una tavola una gran fronte selvosa che di subito si risollevò con un
moto risentito; e di sotto n’esciron due punte aguzze,
ch’eran gli occhi. Angelo Sommaruga dalla stanza attigua
si fece alla soglia e disse: “Ah, ecco il d’Annunzio!” [...]
Egli aveva dato al terribile giudice le bozze del Canto
novo; e il giudice era in atto di volgerle con la mano usa alla
saetta. Io mi copersi di rossore, e non ebbi fiato; ma non
distolsi lo sguardo dallo sguardo in me fisso [...]
Egli continuava a guardarmi, senza dir motto, assorto in no so qual sogno o ricordo remoto. La natura aveva
posto in me una semplice grazia che lo rasserenò. Sorrise
alfine, ed esclamò giovialmente: “Thàlatta! Thàlatta!”
Era il grido di una mia strofa asclepiadea [...]».
Approvato dunque Canto novo, la stessa sorte non
toccherà, l’anno successivo, all’Intermezzo di rime, forse
perché, quanto a grancassa pubblicitaria, si passa davvero
il segno. Oltretutto il libro esce mentre le gazzette si occupano di un fait-divers che vede Gabriele protagonista:
una fuga di poche ore, il 28 giugno, a Firenze, in treno,
con la duchessina Maria di Gallese, di cui parlano tutti i
giornali, peraltro avvertiti dall’astuto rapitore. La duchessina, uno dei migliori partiti della Capitale, è incinta.
Solo in tal modo il poeta nullatenente potrà fra poco condurla all’altare. Al suo attivo non ha che folti riccioli biondi e la grazia di un paggio d’altri tempi che però – s’è visto
– ha colpito favorevolmente persino l’arcigno Carducci.
Il matrimonio, in luglio, è salutato dall’uscita del
nuovo libro di poesie in elegante veste rosata con capilettere a fregi. L’idea di profittare del momento sarà stata
dell’editore o dell’autore? È da supporre una perfetta intesa fra i due perché la contrastata vicenda sentimentale è
il contorno adeguato al libretto che accoglie un erotismo
così morboso da suscitare vivaci polemiche. Prima che
l’intraprendente Sommaruga raccolga in volume gli in-
farne subito altre. Bisogna che io ci pensi
bene. Ho in mente un volume di Rime
originale molto, dal titolo «Pantagruelion».
Bisogna però aspettare qualche altro mese.
Questa volta non so perché, non ho
ricevuto la Cronaca. Mandamela subito e
del numero prossimo fammi il piacere di
mandarmene tre copie per Donna Maria
che me le chiede.
E il Paderni, Regole ecc.? E la
Collezione Bizantina?
Mandami anche 5 copie di Intermezzo:
ne ho bisogno. Non ne ho più una. Vedrò se
ci sarà da fare qualche modificazione o
aggiunta.
Addio. Parleremo poi della copertina al
libro Vergini.
Salutami Edoardo Scarfoglio, Giulio
Salvadori, Cesario Testa.
Ti abbraccio
Tuo
Gabriele
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silenzio, sconsigliando decisamente il battage che il volumetto sommarughiano, anche se denigratorio, procurerà
comunque, a conti fatti, allo «slombato» poeta. Si lasci da
parte la decenza morale, e non si dia «troppa importanza a
cotesto mestichiere». Ma sarà inascoltato.
PARTICOLARE DELLA LETTERA DEL 24 GIUGNO ’84 –
BIBLIOTECA DI VIA SENATO, MILANO
terventi di Chiarini, Lodi, Panzacchi, Nencioni… sui
confini del lecito in poesia (una sorta di inchiesta che intitola Alla ricerca della verecondia, 1884 ), la censura di Carducci non risparmia la terza prova di d’Annunzio. In una
di quelle invettive che gli erano usuali, il Vate in carica
tuona contro i versi riprovevoli a suo avviso ancor più
esteticamente che moralmente: «È roba porca, come esecuzione e lavoro d’arte. Ma quell’ottave, ma quell’affannamento stupido dietro il nulla e intorno al nulla? Ma è
permesso di sciupare con tanti attorcinamenti di lungagnole verbose l’ottava rima? L’ottava rima? Ma che bisogno c’è che cotesti slombati riprendano il metro dell’Ariosto? Sono versi bruttissimi, sono volgarissimi, trivialità in lingua povera, in stile barocco infimo. Non potendo
altro fanno dello scandalo borghese per le quadrantarie
poco alfabete di cotesta spregevole aristocrazia romana,
avanzo di preti e d’inglesi rifiutati dalla patria».
A Carducci non sfugge l’insidiosa notorietà del concorrente, uscito troppo presto dall’anonimato: e ai suoi,
Chiarini in testa, suggerisce ora una punitiva congiura del
Spalleggiato dall’editore, il poeta «inverecondo» è
pronto a profittare della notorietà che gli procura la «vana
logomachia» intorno al suo nome. La denigrazione non lo
preoccupa; anzi, egli è il primo a bollare i suoi esiti deludenti. Prende avvio proprio con l’Intermezzo di rime, che vedrà,
a dispetto di Carducci, una seconda edizione nel 1884 (con
l’aggiunta di tre nuove liriche e di una traduzione da Tennyson), una delle manovre più accorte di chi, accanto alle opere, intende produrre un’immagine di sé in grado di colpire la
«moltitudine» a ogni costo. A un certo numero di amici viene recapitata in quel tempo questa confessione: «Non mi
sento ora nel possesso pieno di tutte le mie forze fisiche e intellettuali. Sono indebolito dall’amore e dai piaceri dell’amore e dalla consuetudine della vita orizzontale. Non ho
più quella bella sanità gioconda d’una volta: gli occhi mi
danno spesso fastidio, e il fastidio m’impedisce d’occuparmi
e mi mette nei nervi l’irrequietezza irosa dei piccoli mali
[…]. Vorrei qui della gran neve e del gran freddo che mi
sforzasse all’esercizio e alle lunghe passeggiate e alle larghe
respirazioni dell’aria salutare».
Rivolgendosi all’editore tiene poi a precisare che infermità e debolezza di mente sono «momentanee», strettamente connesse al regime dissoluto a cui non ha posto
freni. Perché allora dare alle stampe una prova tanto mancata? Si tratta di un «documento umano» – ribatte disinvolto d’Annunzio – che gli è utile lasciarsi alle spalle per
mirare ad altro; nella fattispecie al racconto in prosa che
raggiunge punte d’eccellenza proprio grazie all’esercizio
di scrittura rappresentato dall’Intermezzo di rime (cfr. qui
la lettera del 24 giugno 1884).
Non è da escludere che ci sia del vero nell’autodenuncia poi consegnata, con sottili corollari, alla Domenica letteraria ( Per un fatto personale, 20 luglio 1884 ). Superata la crisi, è insomma opportuno considerarla salutare,
di crescenza: una tappa della propria incessante «evoluzione», termine che d’Annunzio applica a se stesso e alla
sua opera in costante ascesa. Rileggendo oggi l’Intermezzo di rime, che entrerà nell’Opera Omnia dopo le aggiunte
14
Ho in questo momento il vostro
telegramma.
Non chiedo per favore, ma esigo che la
copertina sia mutata, a tutte le copie.
Voi avete mancato verso di me
doppiamente; non mandandomi a vedere il
disegno prima della pubblicazione, e
disonorando il mio libro con quella porcheria.
La vostra meraviglia su’ miei
cangiamenti non ha ragion d’essere.
Io sono e sono stato sempre uguale a me
stesso; ho sempre avuto un gran rispetto per
l’arte e per la mia persona. Con quelle
stupidissime figure voi tentate di abbassare la
mia opera (debole quanto volete, ma
coscienziosa) al livello dei libercoli osceni che
si vendono a cinquanta centesimi su i banchi
dei librai clandestini.
Se io avessi permesso quella bruttura, il
pubblico avrebbe avuto ragione di credermi
uno scribacchiatore volgare e inebetito dalla
lascivia.
Quale pagine delle Vergini, di grazia, vi
pare oscena?
Voi tacitamente mi rinfacciate
l’Intermezzo. Ma l’Intermezzo è il prodotto
di una infermità, di una debolezza di mente,
di una decadenza momentanea. Le ragioni
dell’Intermezzo si trovano nel mio tenore di
Biblioteca di via Senato Milano
marzo 2009
e i rifacimenti dell’edizione Bideri 1894, si ha la possibilità di ricostruire l’itinerario culturale dell’artista in formazione. Se non segue le lezioni universitarie, in compenso legge Gautier e Baudelaire, Rollinat e Flaubert,
Banville, Maupassant, Hérédia, Glatigny… cercando
inoltre di surclassare la metrica barbara, provando e riprovando il sonetto e altre misure di versificazione nell’intento di rinvenire una forma che non si limiti a fare
del poeta un cesellatore.
Una delle lettere a Sommaruga è in proposito rivelatrice. Parte del denaro che l’editore gli deve prenderà
senza indugio la via di Parigi per saldare il debito contratto con il libraio André Gédalge. Lo studio procede di pari
passo con la sagacia pubblicitaria e l’acquisto di volumi su
volumi ci consente di scorgere sul nascere la formazione
di una biblioteca che andrà ingrossandosi via via negli anni. Ai classici della nostra letteratura, con particolare riguardo alle Origini, provvedono le indicazioni di Carducci e degli accademici della Scuola storica, ma di suo
d’Annunzio aggiunge quanto proviene d’Oltralpe, interessato com’è ai movimenti d’avanguardia oltre che al fervido dibattito del Quartiere Latino intorno all’evoluzione dei generi in rapporto alle attese del pubblico.
Bisogna per forza supporre che un laboratorio attrezzato di tutto punto alimenti la scrittura a getto continuo testimoniata dal dialogo epistolare con Sommaruga,
marzo 2009
Biblioteca di via Senato Milano
lettera dopo lettera. In ognuna è l’annuncio di una nuova
poesia, sperimentando il poeta il genere anfibio di quella
che definisce «novella in versi», inviando per la Cronaca
bizantina, La tredicesima fatica (cfr. la lettera del 12 ottobre
1883), ben 247 versi martelliani che dovrebbero confluire
nei Poemi eroici, sei complessivamente, se il prosatore non
sopraggiungesse a tagliare la strada al poeta. Gabriele sta
già pensando al romanzo che richiede però il tempo riposato di cui ora non dispone. Ma non per nulla la novella Le
vergini, che darà il titolo al volume stampato da Sommaruga nel 1884 (Il libro delle Vergini), raggiunge dimensioni
di lungo respiro superando il centinaio di pagine.
Quanto ai versi, si accontenti l’editore di quelli che
può pubblicare alla spicciolata nella Cronaca bizantina e
abbia pazienza: entro l’anno avrà sia i Poemi eroici che una
nuova raccolta intitolata Pantagruelion (cfr. la lettera del
27 febbraio 1884). È da credere che d’Annunzio avrebbe
onorato gli impegni se non fosse intervenuta dapprima la
lite per la copertina delle novelle, decisa frettolosamente
senza interpellare l’interessato, e quindi la chiusura della
casa editrice perché Sommaruga, processato e condannato per truffa, nel 1885 lascia Roma e l’Italia.
Quanto alla copertina della discordia – tre nudi di
donna – non ci voleva altro per rinfocolare la polemica
sulla «verecondia» ormai stantìa. Ma il torto di d’Annunzio, adiratissimo, è di risiedere in Abruzzo (dopo il matrimonio si stabilisce per lunghi mesi in un podere di famiglia nei pressi di Pescara) e pertanto non è in grado di vigilare sulla tipografia. L’incisione non è certo di pregio, ammette Sommaruga; egli però è caduto in errore basandosi
su certe affermazioni del narratore. Il quale chiedendogli
una prima tiratura di 6.000 copie e un anticipo di 2.300,
che incasserà, aveva aggiunto: «nel Libro delle Vergini accanto a pagine mitissime ce ne sono altre di molta audacia.
La scena si svolge tra un bordello e una chiesa, fra l’odore
dell’incenso e il lezzo del fradiciume. Vedrai».
È questa la battuta che l’editore fa circolare sulla
stampa, a sua discolpa, nella diatriba giunta alla soglia del
tribunale. Si capisce perché, caduto di lì a poco Sommaruga in disgrazia, d’Annunzio non l’abbia pubblicamente
difeso. Bisogna attendere gli anni di Parigi per i nuovi incontri amichevoli, quando la «Sirena del passato» riporterà Gabriele agli anni della giovinezza romana, inseparabili dall’avventura editoriale che, sicuramente, avrebbe
meritato miglior destino.
15
vita in quell’epoca falsa. L’Intermezzo non è
un libro pornografico; è un documento
umano; è una manifestazione d’arte
malsana, dove soltanto pochi gruppi di versi
hanno un qualche valore vero.
Ora io sono rinnovellato e fortificato;
versi non ne scrivo; faccio prosa,
serenamente; studio.
Non venite a incepparmi il passo con la
vostra réclame rovinosa! Non fate credere
ch’io sia d’accordo con voi nel richiamare il
pubblico a colpi di gran cassa dinanzi a un
quadro plastico!
Il mio libro sia semplicissimo. Abbia una
copertina bianca col nome mio e col titolo;
nulla più.
E voi, che avete tanti e così gravi torti
verso di me, ravvedetevi.
La mia protesta fu spedita jeri ai
giornali. Questa lettera vi giungerà
domattina alle otto. Rispondete subito con
telegramma se siete disposto a togliere le
copertine a tutte le copie. Allora io, quando
avrò ricevuta la vostra risposta, ritirerò
telegraficamente la protesta e darò l’incarico
a due amici miei d’invigilare se a tutte le
copie sarà mutata la copertina, de visu.
Mi sono spiegato franchissimamente.
Gabriele d’Annunzio
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17
Biblioteca di via Senato Milano
inSEDICESIMO
APPUNTAMENTI, CATALOGHI DI BIBLIOFILIA, RECENSIONI, LA MOSTRA
DEL LIBRO ANTICO, CONVEGNI, ANASTATICHE, IN BIBLIOTECA
NUVOLE SOPRA IL LOUVRE.
“PARLANTI”, S’INTENDE!
APPUNTAMENTI
Quei libri che si
mettono in mostra
di matteo tosi
IL DON QUIJOTE E QUELLE
PICCOLE PERLE DI SPAGNA
Si chiama La biblioteca de Liliput ed è la
mostra che sta attraversando la Spagna per
presentare l’eccentrica raccolta di Susana López
del Toro, avvenente signora appassionata di libri
in miniatura. Più di mille quelli che ha raccolto
in anni di ricerche, realizzati tra il ’500 e i giorni
nostri, diversissimi tra loro anche per soggetto,
pregio e fattura. Una sua copia del Don Quijote
di Cervantes è sul Guinness dei Primati, ma molti
sono illeggibili senza lente di ingrandimento
visto che non superano il centimetro di altezza.
In mostra, storie illustrate per ragazzi, classici,
libri di viaggio, testi sacri di varie religioni e
un’intera biblioteca da viaggio del XIX secolo.
Il prossimo appuntamento è a Toledo, dal 18
marzo al 18 aprile, alla Biblioteca Nazionale di
Castilla La Mancha, poi a Cadice (23 aprile - 23
maggio) e a Burgos (28 maggio - 30 giugno).
Info: www.minilibros-buch-book.com
PINO SETTANNI E I SUOI
SOUVENIR DELLA FANTASIA
Fotografo e artista a tutto tondo insieme,
Pino Settanni è alla Libreria-Galleria Derbylius di
Milano (fino al 12 aprile) con l’ultimo frutto della
sua Pentax, un’onirica ricognizione del mondo
del collezionismo, immortalato tra bancarelle e
negozi di Milano, San Giovanni Rotondo e Roma.
Info: www.derbylius.it
IL GETTY MUSEUM SI DÀ
ALL’AVANGUARDIA. RUSSA
al 1910 al ritiro dalla Prima
guerra mondiale per lo
scoppio della “Rivoluzione
d’ottobre”, è questo il frammento di
storia sovietica analizzato dal Getty
Museum di Los Angeles attraverso
alcuni dei più mirabili libri d’artista
dell’avanguardia futurista russa.
Il titolo dell’esposizione (fino al 19
aprile; info: www.getty.edu/museum),
Tango with Cows, è la traduzione
letterale di quello del noto poema di
Vasily Kamensky che, attraverso
l’immagine assurda di un gruppo di
animali da cortile che ballano il
tango, riassume la denuncia di tutto
il Movimento verso la spaventosa
crisi di valori che imperversava tra
Mosca e San Pietroburgo agli inizi
del XX secolo. Oltre cinquanta i
volumi esposti, tutti opere uniche.
D
Già da qualche anno, ormai, il più grande
e noto museo di Francia ha aperto le sue stanze
alla contemporaneità e alla “leggerezza”
dei fumetti, dando vita a una collaborazione
costante con la casa editrice Futuropolis.
Tramite questa, ha chiesto ai più noti disegnatori
francesi e non solo di “appropriarsi” di una
singola stanza, di un’opera specifica o di una
rilevante collezione del Museo per reinterpretarla
alla loro maniera e farne “una cosa nuova”,
capace di fondere la storia forse un po’ troppo
paludata del Louvre e la freschezza
metropolitana che l’attraversa quotidianamente.
In mostra, tra tavole acquarellate e lavorazioni
seguite passo per passo, un primo esempio di
quello che ne è nato.
Info: www.louvre.fr
QUELLA “VOLPE” DI ESOPO
IN TUTTO IL SUO SPLENDORE
Un’idria a figure rosse del IV secolo a.C.
proveniente dal Museo Nazionale Etrusco di Villa
Giulia e recante la più antica “illustrazione” de La
volpe e la cicogna, e due fac-simile miniati del
trecentesco manoscritto medievale Romulae
Fabulae di Gualterius Anglicus e del Codice
Bartolini 83 del 1449: ecco i pezzi più prestigiosi
della grande mostra modenese (fino al 13 aprile
al Museo della figurina) dedicata alle fiabe di
Esopo e alla fortuna non solo letteraria dei loro
animali-metafora delle virtù e dei vizi più umani.
In mostra, anche diverse figurine e una ricca
selezione di immagini tratte da manoscritti
miniati e opere a stampa fra le più significative
mai apparse in Europa per saggiare fascino e
persistenza di quei modelli fino a La Fontaine.
Info: www.museodellafigurina.it
18
Biblioteca di via Senato Milano
IL CATALOGO
DEI CATALOGHI
si vende in Milano da Giuseppe Galeazzi, 17651766, ?5.500, superbo esemplare]; la Seconda
Parte del Thesoro Politico… [In Milano, appresso
Girolamo Bordone e Pietro Locarni, 1601, ?500],
di notevole importanza per la storia delle
dottrine politiche; Della magia naturale [Napoli,
appresso Gio. Giacomo Carlino, 1611, ?1.600]
del filosofo-alchimista napoletano Giambattista
Della Porta [1535-1615]; La metoposcopia o vero
commensuratione delle linee della fronte… del
bolognese Ciro Spontoni [1552-1610], in cui si
prova a divinare il futuro dalle rughe della fronte.
Libri da leggere
per comprare libri
di matteo noja
NICOLAUS DE LYRA E L’ETICA
SECONDO SIMONE PORZIO
Libreria Antiquaria
Paolo Pampaloni
Catalogo n. 48: Incunaboli – Letteratura italiana e
Storia – Libri greci – Classici e Neolatini - Filosofia
e Diritto – Teologia e Storia della Chiesa – Scienze
matematiche – Medicina e Scienze naturali Gastronomia – Occulta – Viaggi e Geografia –
Arte - Architettura – Libri francesi
Da ricordare nel catalogo, Postilla super
totam Bibliam [Roma, Arnoldus Pannartz et
Conradus Sweynheym in domo P.de Maximis, 18
Nov.1471, ?15.000] del francescano Nicolaus de
Lyra [c.1270-1349]; il curioso trattato di etica Se
l’huomo diventa buono o cattivo
volontariamente [Firenze, Lorenzo Torrentino,
1551, ?1.000], del medico e filosofo napoletano
Simone Porzio (1497-1554); nella sezione di
architettura, L’Architettura civile preparata su la
geometria e ridotta alle prospettive [Parma, Paolo
Monti, 1711, ?10.000] del bolognese Ferdinando
Galli Bibiena [1657-1743].
Libreria Antiquaria Paolo Pampaloni
Via dei Pucci, 4 - 50122 Firenze
[email protected]
MEDICI E SCIENZIATI: ROBERT
FLUDD, GALILEO E FINÉ
Reiss & Sohn. Buch und Kunstantiquariat
Schöne und seltene Bücher Antichi: Scienze
naturali – Botanica – Zoologia – Geografia –
Viaggi – Varia – Letteratura – Diritto
marzo 2009
Del catologo si segnalano alcune opere
del medico e filosofo ermetico inglese Robert
Fludd, tra cui la sua maggiore, Utriusque cosmi
maioris scilicet et minori… [2 voll. in uno, prima
edizione, Oppenheim, Galler für T. de Bry, 16171619, ?15.000]; di Galileo la prima traduzione
latina del Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo… [1632], il Systema cosmicum: in quo
quator dialogis, de duobus maximus mundi
systematibus… [Straßburg, D. Hautt für Elzevier,
1635, ?16.500]; dai libri appartenuti
all’umanista Achilles Pirmin Gasser (1505-1577),
la raccolta degli scritti del matematico Oronce
Finé [1494-1555], il Protomathesis. Opus varium
scitu non minus utile quam iucundum… [Paris, G.
Morrhé & J. Pierre, 1530-1532, ?35.000].
Reiss & Sohn. Buch - und Kunstantiquariat
Adelheidstraße 2 - D-61462 Königstein im Taunus
[email protected] - www.reiss-sohn.de
UN “THESORO POLITICO”
E ALCHIMIA DELLE RUGHE
Gabriele Maspero Libri Antichi
Catalogo N. 2 – Autunno 2008:
Scienze Sociali – Scienze Religiose e dell’ Occulto
– Belle Lettere – Varia cultura
Riporta una prima edizione de Il Caffè
ossia brevi e varj discorsi distribuiti in foglij
periodici. Dal Giugno 1764 a tutto Maggio 1765,
[In Brescia, dalle stampe di Giammaria Rizzardi,
Gabriele Maspero Libri Antichi
Via Luigi Cadorna, 22 - 22100 COMO
[email protected] - www.masperolibri.com
PREZIOSI CAPOLAVORI
DAL CINQUECENTO A OGGI
Hellmut Schumann
Antiquariat - Old Rare Books
Catalogue 597
In sommario: Appianus, Romanorum
historiarum libri V [Mainz, Johann Schoffer, 15
August 1529; CHF 5.800]; Geiler von
Kaysersberg, Welt Spiegel oder Narren Schiff…
[Basel, Sebastian Henricpetri, 1574, CHF 15.800];
Breviarium Romanum [Venezia, Nicolaus Jenson,
(prima del 6 maggio) 1478, CHF 65.000];
Buonamici, De vita et rebus gestis ven(erabilis)
servi Dei Innocentii XI. Pont(ificis) Max(imi)…
[Rome, ex typographia Marci Palearini, 1776,
CHF 12.800]; Choderlos de Laclos, Les liaisons
dangereuses [Londres (i.e. Paris), 1796, CHF
22.000]; Dunant, Un souvenir de Solferino
[Geneva, Imprimerie Jules-Guillaume Fick, 1862,
CHF 11.000]; Epistolae Iapanicae… [Louvain,
Rutger Velpius, sub castro Angelico, 1569, CHF
21.500]; Etterlin, Kronica von der loblichen
Eydtgnoschaft… [Basel, Michael Furter, 24
December 1507, CHF 55.000]; Fabricius,
Tractatus anatomicus triplex… [(Oppenheim, per)
Johann Theodor de Bry, 1613, CHF 6.200];
Grunenberg, Book of Arms [S.l., sn., 1855, CHF
4.500]; Iornandes, De rebus Gothorum…
[Augsburg, Johannes Miller, 21 marzo 1515, CHF
marzo 2009
5.200]; Joannes Stobaeus, Eklogai
Apophthegmaton [Zurich, Christoph Froschauer,
1543, CHF 5.400]; Josephus Flavius, Opera
[Colonia, Eucharius Cervicornus (per Gottfried
Hittorp, 1 febbraio), 1524, CHF 4.500]; (Lissitzky)
Mayakovsky, Dlia golosa [Berlin, Lutze & Vogt for
the Russian State Publishers, 1923, CHF, 12.500];
Longus, Daphnis et Chloé [Paris, Imprimées pour
les curieux, 1757, CHF 11.800]; Melanchthon,
Sermo habitus… [Basel, Jo(hannes) Froben,
gennaio 1519, CHF 13.800]; Regino, abate di
Prüm, Annales… [Mainz, Johann Schoeffer,
August 1521, CHF 5.800]; Saint-Non, Neapel und
Sizilien [Gotha, C. W. Ettinger, 1789-1806, CHF
4200]; Spinoza, Reflexions curieuses… [A
Cologne (Amsterdam), Chez Claude Emanuel,
1678, CHF 4.500]; Widukind, Rerum ab Henrico
et Ottone I… [Basel. Johannes Herwagen, marzo
1532, CHF 5.800].
Hellmut Schumann Antiquariat Old Rare Books
Holzgässe, 4 - 8022 Zürich - P.O.B. 2827 (CH)
[email protected] - www.schumann.ch
DAI TRATTATI DI CELLINI
ALL’AEDILITIA DI PORTALUPPI
Libreria Malavasi S.a.s.
19
Biblioteca di via Senato Milano
Catalogo 68: Arte - Edizioni dal XVI al XVIII secolo Varia - Stampe antiche
Tra i libri offerti: di Benvenuto Cellini,
Due trattati, uno intorno alle otto principali arti
delloreficeria. L’altro in materia dell’arte della
scultura [Fiorenza, per Valente Panizzij, & Marco
Peri, 1568, ?6.800]; del conte Leopoldo
Cicognara [1767-1834] la fondamentale Storia
della scultura [Prato, Giachetti, 1823-1824,
?1.100]; i due interessanti volumi curati
dall’architetto milanese Piero Portaluppi [18881964], Aedilitia [Milano-Roma, Bestetti e
Tuminelli, 1924, ?450]; l’importante e bellissimo
trattato sul giardinaggio all’inglese Dell’arte dei
giardini inglesi [Milano, Stamp. e Fonderia al
Genio Tipografico, Anno IX (1800), ?2.800]
di Ercole Silva [1756-1840] uno dei pionieri del
settore in Italia; inoltre alcuni bei libri dedicati a
Milano, come quello del Balestrieri delle Rimm
milanes de Meneghin Balestreri, Accademech
Trasformae [Milano, In la Stampa de Donae
Ghisolf, 1744, ?3.000]; e una terza edizione del
montaliano Ossi di seppia [Lanciano, Carabba,
1931; ?450] non autorizzata dall’autore.
Libreria Malavasi S.a.s.
Largo Schuster - 20122 Milano
[email protected]
“L’ARTE IN ITALIA”, IL DONI
E UN’EDIZIONE DI BODONI
Galleria Gilibert Libreria Antiquaria
Catalogo n. 22
Il catalogo si apre con una bella edizione
bodoniana, Atti della solenne coronazione fatta
in Campidoglio della insigne poetessa D.na Maria
Maddalena Morelli Fernandez pistoiese tra gli
Arcadi Corina Olimpica [Parma, Bodoni, 1779,
?1.000]; poi tutto il pubblicato de L’Arte in Italia.
Rivista mensile di belle arti diretto da Carlo Felice
Biscarra e Luigi Rocca colla collaborazione di
molti artisti e letterati italiani [Torino, Unione
Tipografico Editrice, 1869-1873; ?13.000],
impreziosita dalla presenza di decine di incisioni
originali di autori come Bignami, Mosè Bianchi,
Telemaco Signorini, Palizzi e Delleani; ancora, di
Anton Francesco Doni, Il Cancellieri del Doni.
Libro della memoria… [Vinegia, appresso Gabriel
Giolito de’ Ferrari, 1562] unito con Il Cancellieri
del Doni. Libro dell’Eloquenza… [Vinegia, appresso
Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1562; le due opere
?1.300]; si segnala anche una prima edizione
non più comunissima de Le mie prigioni di Silvio
Pellico [Torino, presso Giuseppe Bocca, ?500].
Galleria Gilibert Libreria Antiquaria
Galleria Subalpina, 17-19 - 10123 Torino
[email protected] - www.gilibert.it
FUTURISTI E AVANGUARDIE DEL ’900
Ars Libri Ltd, Catalogue 147 Modern Art
icchissimo catalogo che offre tesori
bibliografici delle avanguardie d’arte
del ’900, da Arp a Franz von Zülow e
da Max Ernst, a Tristan Tzara. Da citare, visto
il centenario, i futuristi: Fortunato Depero,
Depero futurista [Milano/ New York/ Paris/
Berlin (Edizione Italiana Dinamo Azari), 1927,
$30.000]; Filippo Tommaso Marinetti, Zang
Tumb Tuuum. Adrianopoli ottobre 1912.
Parole in libertà [Milano, Edizioni Futuriste di
Poesia, 1914, $6.500, con dedica di Marinetti
a Vsevolod Meyerhold], Les mots en liberté
[Milano, Edizioni Futuriste di Poesia, 1919,
$3.750]; Giuseppe Steiner, Stati d’animo
R
disegnati
[Milano, Edizioni
Futuriste di
Poesia, 1923,
$3.000]; Stile
futurista.
Estetica della macchina. Rivista mensile
d’arte-vita N. 1-15/16 in 11 fascicoli [Torino,
1934-1935, $9.500]; oltre a quattro opere di
Munari, tra cui il Libro illeggibile. 1966
[Roma, Galleria dell’Obelisco, 1966, $2.750].
Ars Libri LTD, 500 Harrison Avenue, Boston,
Massachusetts 02118 (USA)
www.arslibri.com - [email protected]
SEI E SETTECENTO TEDESCHI
NELLA RACCOLTA DI MILLER
Antiquariat Wolfgang Braecklein
Katalog 71: Bibliothek F. Georg Miller. Teil I.
Deutsche Literatur des 18. und frühen 19.
Jahrhunderts
Monumentale catalogo illustrato della
prima parte della biblioteca di Fritz-Georg Miller,
accuratissimo tanto da proporsi come uno
strumento importante per il collezionista, lo
studioso e il libraio per quanto riguarda la
letteratura tedesca del Sei e del Settecento.
Antiquariat Wolfgang Braecklein
Dickhardtstr, 48 - 12159 Berlin (D)
[email protected] - www.braecklein.eu
marzo 2009
QUEI LIBRI CHE
PARLANO DI SÉ
Omaggi d’autore
alle pagine scritte
di gianluca montinaro
UN PIACERE UNICO
PER TUTTI I SENSI
Fra i tanti piaceri che la tecnologia e i
ritmi della vita moderna hanno relegato nello
spazio dei ricordi c'è l'odore dei libri. Che oggi
ne nascono privi: per risentirlo bisogna
avvicinare quelli antichi o solo vecchi che, se
hanno perso quello della stampa e della colla
della rilegatura, conservano quello acquisito
negli spazi dove si sono ambientati o dove
hanno sofferto caldo, polvere e umidità.
L'odore dei libri stabiliva col lettore un
rapporto confidenziale e fisico, del quale si
avverte la mancanza al pari del perduto piacere
di usare il tagliacarte per aprirne le pagine e la
matita per vergare quelle lievi annotazioni
delebili sostituite
dalle irreversibili
spennellate di
evidenziatori.
Alcuni libri
rimandano ad
altri odori: delle
tristi aule
scolastiche di cinquanta anni fa, dove ci
costringevano a imparare a memoria le poesie,
delle medicine delle influenze infantili
confortate da chi ci leggeva un racconto per
alleviare la noia del letto. Diciotto fiabe e
racconti di Mauro Giancaspro, dei quali dieci
inediti e otto già pubblicati in tempi e pagine
diverse, si susseguono in questo libro, tenute
insieme dal filo del piacere del rapporto fisico
col libro, dalle fantasie innescate dalla lettura,
con tutte le sorprese che essa può riservare.
Mauro Giancaspro, L’odore dei libri,
Grimaldi, Napoli 2007, pp. 120, e16,00
Biblioteca di via Senato Milano
CARO AMICO TI SCRIVO.
LETTERE DALLA STORIA
Nella storia della civiltà esistono
fondamentalmente due tipi di lettere: quello che
si potrebbe definire della "lettera di
comunicazione", con cui l'uomo esprime a un
altro uomo le esigenze pratiche più diverse, e
quello della "lettera d'espressione", volta invece
a comunicare affetti, sentimenti, ideali, illusioni,
progetti di vita, speranze. In questo volume il
collezionista Alberto Bolaffi raccoglie ventotto
lettere, dall'antichità a oggi, accompagnate da
diverse fotografie a colori di opere d'arte: dai
pittogrammi mesopotamici su tavolette d'argilla
ai papiri egizi, dalle tavolette romane ai codici
papali, dalle pergamene dei dogi veneziani alle
prime lettere commerciali su carta,
dall'apparizione delle buste da lettera ai primi
francobolli (ineguagliabili cronisti della storia),
fino ai telegrammi, ai messaggi ai cosmonauti e
alle odierne e-mail.
Ventotto lettere di sovrani, comandanti
militari, papi, vescovi, poeti, filosofi, letterati,
scrittori, politici e scienziati raccontano storie
diverse. Come un piccolo mercante fiorentino
del Trecento poteva scrivere dalla Via della Seta
a uno dei suoi famigliari in Orsanmichele che gli
stava spedendo in una piccola busta chiusa
dalla ceralacca alcuni semi di una pianticella
esotica ritrovata in Medio Oriente, così un
anonimo innamorato di uno sperduto villaggio
di montagna dell'Europa orientale può scrivere
all'amata lontana una lettera poetica.
Alberto Bolaffi, Elogio della parola scritta,
Allemandi, Torino 2008, pp. 156, e35,00
QUEI VOLUMI DI FEDERICO
NEL TESORO DI URBINO
A 350 anni dal trasferimento della
Biblioteca dei Duchi di Urbino presso la
Biblioteca Apostolica Vaticana, la
Soprintendenza per il Patrimonio Storico
Artistico ed Etnoantropologico delle Marche, in
collaborazione con l'Università degli Studi di
Urbino 'Carlo Bo', ha da poco promosso il primo
ritorno della biblioteca di Federico di Montefeltro
nelle stanze che l'hanno vista formarsi.
21
Il volume,
pubblicato a corredo
della mostra allestita
negli spazi del
Palazzo Ducale di
Urbino, permette di
conoscere la nobile
collezione libraria nei suoi tratti essenziali e
spettacolari: capolavori miniati, la cui visione è
abitualmente riservata ai soli studiosi, che
rispecchiano gli interessi culturali e
le spinte innovative della corte di Urbino.
Una ricostruzione assolutamente fedele
che consente di ammirare nel suo insieme la più
bella collezione di manoscritti del Quattrocento.
Lorenza Mochi Onori (a cura di), La biblioteca
di Federico. Ornatissimo codice, Skira, Milano
2008, pp. 248, e39,00
TESAURO E IL SUO INEDITO
VOCABOLARIO ARISTOTELICO
Nascosti nelle biblioteche si celano
ancora tesori tutti da scoprire. Come l’inedito
manoscritto del conte Emanuele Tesauro appena
ritrovato nei fondi della British Library di Londra,
ora pubblicato dalla Olschki di Firenze. Nel suo
fascino di arguta concisione, il testo si configura
come un vocabolario della lingua italiana, un
inveramento nel corpo della lingua, della poetica
del «concetto» elaborata nel Cannocchiale
aristotelico, l’opera più nota di Tesauro.
L’edizione annotata del Vocabulario
italiano è introdotta da un saggio di Marco
Maggi, dalla notizia del manoscritto, una nota
sulle fonti dell’opera e un corredo di testi che ne
illuminano la genesi. Le parole, disposte secondo
lo schema delle dieci categorie aristoteliche
(Sostanza, Qualità, Quantità, Relazione ecc.),
sono suddivise in più capitoli, da Iddio a Morire.
È Tesauro stesso, nella sezione del Cannocchiale
in cui cita quest’inedito, a chiarirne le finalità:
fornire «voci proprie ed iscielte» per «narrare o
descrivere alcuna cosa». Un testo che rinnova
l’immagine dell’autore e delle Lettere del ’600.
Marco Maggi (a cura di), Emanuele Tesauro,
“Vocabulario italiano”, Olschki, Firenze 2008,
pp. 84 con 2 tavv. f.t., e16.00
22
Biblioteca di via Senato Milano
marzo 2009
IL LIBRO, SPETTACOLO ANTICO
Cosa non perdere alla Permanente
di matteo tosi
uando una grande fiera dedicata al
collezionismo internazionale giunge
alla ventesima edizione, ricordare
l'importanza dell'appuntamento non può che
sembrare ridondante. Specie se, in tutti questi
anni, non si è mai sollevato un dubbio sul
primato della sua autorevolezza e se i pezzi
oggetto della “mania” in questione sono libri
antichi e di pregio, scrigni preziosi che, al di là
della loro bellezza e delle singole peculiarità,
disegnano, tutti insieme, un variegato atlante
della nostra cultura e delle nostre tradizioni,
tramandando infinite e raffinatissime
testimonianze di storia, arte, ingegno, gusto,
tecnologia e pensiero insieme. Ed è questo il
caso della Mostra del Libro Antico, organizzata,
come da tradizione, dalla Fondazione
Biblioteca di Via Senato e ospitata dal 13 al 15
marzo al Palazzo della Permanente di Milano.
Dove la quantità degli espositori non conta
mai quanto la loro qualità e il prestigio del
loro nome e della loro storia.
Q
L’Occidente in cinquanta stand
I cinquanta selezionatissimi librai
antiquari chiamati per l'edizione del
ventennale, infatti, rappresentano forse la più
alta sintesi dell'offerta bibliografica
occidentale, riunendo le esperienze e le
competenze più significative non solo di tutta
Italia, ma anche di Spagna, Austria, Germania,
Inghilterra e Stati Uniti. Con ambiti di
eccellenza diversi, che toccano la miniatura e
la scienza, la storia e la grafica, i viaggi
d'esplorazione e la filosofia politica, la musica
e la gastronomia, la letteratura e la religione,
l'arte moderna e la fotografia, il cinema e il
teatro, l'infanzia e la sua “formazione”. Ma
questi vent'anni cadono in concomitanza con i
cento del Futurismo e con i quattrocento dal
primo cannocchiale usato da Galileo
nell'osservazione della volta celeste, il che ha
portato l'Onu a nominare il 2009 “Anno
internazionale dell'Astronomia”. Ed è forse da
questi due spunti tematici che vale la pena
iniziare l'ampia ricognizione dei volumi e dei
capolavori esposti.
Sopra: Libro d’Ore all’uso di Parigi, Francia, metà
del XV secolo; in basso a destra Georges
Barbier, Makeda. Reine de Saba, Paris, Goupil et
Cie.; tiratura limitata, 100 esemplari; sur papier
de Hollande à la forme de Van Gelder Zonen,
1914; in alto a destra: Tullio d’Albisola,
L’Anguria lirica, in lito-latta
Marinetti e il XX secolo
Filippo Tommaso Marinetti e la più
importante avanguardia artistica italiana sono
festeggiati dai 750 titoli portati in catalogo
dalla Libreria Pontremoli, tra cui la “litolatta” di
Tullio D'Albisola, L'Anguria lirica e la prima
edizione del BIF§ZF di Ardengo Soffici, oltre a
lettere, manoscritti e testi fondamentali di
Marinetti, Bocconi, Folgore e tutti i massimi
rappresentanti del Movimento. Sempre alla
prima metà del XX secolo guardano sia gli
oltre 800 volumi per ragazzi scelti dalla
patavina Stampe Antiche Buzzanca (dove
spiccano titoli come I ragazzi della via Pal di
Ferenc Molnàr o I balenieri dell'Antartide di
Luigi Motta), sia i quindici disegni di Federico
Fellini con cui Scarpignato racconta la prima e
incompiuta esperienza registica del maestro, I
cavalieri del deserto, del 1942. E ancora,
l’elegantissimo Makeda. Reine de Saba, tirato
in 100 copie da Goupil a Parigi nel 1914 con
illustrazioni di Georges Barbier in uno stile
floreale che apre la strada al déco degli anni
’20 (Little Nemo).
Gli occhi al cielo e la Terra
Quanto alle scienze astronomiche,
invece, Galileo risplende nella princeps della
Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie
solari e loro accidenti (Roma, 1613) proposto
marzo 2009
da Antiquariato Librario Bado & Mart, e
riverbera nel settecentesco Atlante Celeste di
John Flamstèed visibile da Libreria ai Due Santi.
Mentre Studio Wunderkammer espone una
rara raccolta di scritti astronomici
quattrocenteschi stampata dal Manunzio e lo
Studio bibliografico Lex Antiqua un'elegante
legatura cinquecentesca degli studi dello
scienziato arabo Albumasar in merito al
rapporto tra congiunzioni planetarie e grandi
mutamenti storici.
Per chi fosse interessato più alla terra
che al cielo, poi, di grande fascino sia la
traduzione italiana della Veradera relation de
la conquista del Peru, scritta da Francisco
Xeres dopo aver seguito Pizarro nel viaggio del
1531-32, sia la prima edizione (1663) di quel
Delle missioni de' padri della Compagnia di
Gesù nella Provincia del Giappone con cui si
può dire che il De Marini inaugurò gli studi
sulla terra del Sol levante.
L’uomo, il corpo, la mente
Dalla Terra all'uomo, il passo è breve.
Prima come oggetto di scienza e poi come
creatore di scienze. Ecco, allora, l'anatomia del
corpo tanto nel “famigerato” studio, corredato
da mirabili illustazioni cinquecentesche, che
costò l'accusa di stregoneria al Vesalio (Libreria
Malavasi) quanto nell'autografato Opuscola
23
Biblioteca di via Senato Milano
anatomica di Bartolomeo Eustachi
rintracciabile presso la Libreria Antiquaria
Pregliasco. E dopo la “meccanica” umana, ecco
i sentieri della mente e della psiche, a partire
dal catalogo tematico “La fantasia e la
passione. Storia bibliografica della felicità”
allestito da L'Arengario con testi tra il XV e il
XX secolo. E, tornando all’arte, la musica su
tutte. Con la prima edizione de La Vestale di
Gaspare Spontini, del 1807, che il compositore
donò a Madame Branchu, prima e grande
interprete dell'opera o con il progetto di
Giuseppe Piermarini per il Teatro alla Scala, in
versione originale (Milano, 1789), che con le
sue otto mirabili tavole incise si candida tra i
pezzi più sensazionali di questa edizione
(entrambi da Il Polifilo).
Le forme nobili dell’illustrazione
In materia di tavole incise, poi,
certamente non mancano i capolavori. Su
tutto, sedici rare stampe dalla serie de La
Piccola Passione (1507-1513 circa) di Dürer,
maestro inarrivabile dell’arte del bulino,
presentate da La Stanza del Borgo di Milano, e
ottanta acqueforti de I Capricci dello spagnolo
Goya, altro tesoro della Libreria Il Polifilo.
O ancora, le illustrazioni della prima
edizione della guida scritta da Pompeo Sarnelli,
Guida de’ forestieri, curiosi di vedere, e
d’intendere le cose più notabili della Regal
Città di Napoli, e del suo amenissimo distretto,
stampata nel 1685 (Libreria Biggio) che fanno
il paio con le vedute di Monaco di Giuseppe
Pietro Bagetti dei primi decenni del XIX secolo
(Libreria Antiquaria Il Cartiglio) e con quelle di
Dresda immortalata dal sommo Bernardo
Bellotto (Galleria Ai Tre Torchi).
Per non parlare di prima dell’avvento
della stampa, e cioè di quando le illustrazioni
erano eseguite da mirabili artisti della
miniatura. Come i due maestri rinascimentali
esposti da Sokol Books, un elegantissimo
esemplare di Haymo di Auxerre, Expositio in
epistolas Pauli, di ambito francese, e un
preziosissimo e rarissimo Libro d’Ore datato
intorno al 1532.
Spirito, società e belle lettere
Raffinate miniature, nobili capilettera e
scene illustrate arricchiscono anche due curiosi
volumi proposti rispettivamente dalla Libreria Il
Polifilo e dallo Studio Bibliografico Paolo
Rambaldi: il primo Index Librorum
Prohibitorum, edito a Venezia nel 1564 dopo il
Concilio di Trento, e il più famoso manuale per
inquisitori, il Malleus maleficarum, stampato a
Colonia nel 1494.
Religione e “politica” che si incrociano,
come nella rara edizione originale del Der
Judenstaat di Theodor Herzl (1896, Libreria Il
Polifilo), fondamentale manifesto politico in
cui il giornalista ebreo di origine ungherese,
quando lavorava come inviato a Parigi in
seguito all’“Affaire Dreyfus”, poneva le basi del
movimento sionista. Ancora storia e società in
Ricordi per la storia del brigantaggio del 1861,
l’inedito manoscritto sulle vicende del
brigantaggio meridionale firmati dal
rivoluzionario lucano Rocco Brienza e qui
presente grazie al catalogo dalla Libreria
Antiquaria Sonia Natale. E oltre la saggistica,
infiniti capolavori della letteratura universale.
XX MOSTRA DEL LIBRO ANTICO,
Milano, Palazzo della Permanente,
dal 13 al 15 marzo, info: 02/21023079
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marzo 2009
TOMI E VOLUMI
“IN CATTEDRA”
Convegni, seminari
e lezioni sul libro
di gianluca montinaro
MILANO, IL PRIMO GRANDE
MASTER SUL PIANETA LIBRO
Nell’era di internet e della realtà virtuale,
ci si aspetterebbe che l’ampia disponibilità di etexts e banche dati digitali avesse gravi ricadute
sul mercato del libro cartaceo. Al contrario, esso
gode di ottima salute e riscuote tanto maggiore
successo quanto più importanti sono gli aspetti
materiali ed estetici legati al libro stesso. Alle
grandi mostre del libro antico già affermate sul
panorama internazionale, si affiancano molte
nuove rassegne di volumi di pregio, segno di un
mercato vivace e ricettivo anche sul piano
occupazionale. Questa riflessione, e le molteplici
possibilità che apre, sono alla base del primo
“Master in Economia del Libro Antico e d’Arte”,
organizzato dalla Libera Università IULM di
Milano in collaborazione con il Balliol College
dell’Università di Oxford, con inizio a marzo.
Presentato lo scorso 9 ottobre, con una
tavola rotonda alla quale hanno preso parte, fra
gli altri, il rettore Giovanni Puglisi, Fabio
Massimo Bertolo (Bloomsbury Auctions, RomaLondon), Alessandro Danovi (Università di
Bergamo e Università Bocconi) e Giorgio
Mirandola (Università di Bergamo), il MEcLAdA si
pone l’obiettivo di approfondire la conoscenza
storica e descrittiva del libro non solo come
vettore di cultura, ma come oggetto di ricerca
estetica, mercato e collezionismo. Nel panorama
europeo, questo corso rappresenta l’unico
percorso annuale di formazione post lauream
rivolto al settore dell’antiquariato librario nei
suoi diversi aspetti specialistici e professionali.
Obbligo di frequenza e numero chiuso
(25) consentono l’approfondimento ad ampio
raggio di tutti i temi legati al libro e alla scrittura.
Biblioteca di via Senato Milano
Il programma, articolato in sei aree
formative, parte dalla storia della stampa per
arrivare ad affrontare i contorni economicogiuridici del mercato librario e il concetto di libro
come bene culturale ed espositivo.
Il Master impartisce inoltre conoscenze
teoriche e applicate nei diversi settori
dell’editoria d’arte e di pregio, puntando alla
formazione di figure professionali che operino
nel settore della bibliofilia, rivolgendosi tanto
all’impiego pubblico (restauro, conservazione e
catalogazione del patrimonio librario) quanto a
quello privato (editoria di vario genere,
consulenza specialistica, mercato del libro da
collezione antico e moderno). Considerata
l’importanza di un contatto continuo e
aggiornato tra l’alta formazione e la ricerca
universitaria, le lezioni si integrano con seminari,
workshops aziendali e incontri con specialisti e
opinion leader. A seguire un tirocinio di 200 ore
presso istituzioni e aziende del settore, visite
guidate presso mostre, biblioteche e fondazioni
di primario interesse per il mondo del libro.
Info: 02/891412443 - www.meclada.iulm.it
ROMA GUARDA AI GIOVANI
E ALLE AUTOBIOGRAFIE
Fino a tutto giugno si svolge, presso la
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il ciclo di
seminari “Liberi di leggere… liberi di scrivere”,
dedicato alle opere autobiografiche e legato a
un laboratorio sperimentale di scrittura.
Indirizzati primariamente agli studenti delle
25
scuole medie superiori, questi incontri si
propongono di utilizzare il ruolo pedagogico
della scrittura/lettura al fine di maturare
comportamenti più responsabili e meditati. La
scrittura autobiografica rappresenta infatti un
metodo per la valorizzazione del sé, per lo
sviluppo di un pensiero e di una capacità critica,
per la creazione di una sensibilità volta a leggere
le testimonianze e ad ascoltarle. Rinnovare
l'interesse per la lettura attraverso l'approccio
autobiografico, con l'apporto di letture scelte per
ogni incontro, è anche un invito a imparare dai
libri e a comprenderne la funzione.
Info: www.bncrm.librari.beniculturali.it
APPUNTAMENTI ALL’OXFORD
BIBLIOGRAPHICAL SOCIETY
Il 4 maggio riprende il prestigioso ciclo di
conferenze della Oxford Bibliographical Society
presso il Taylor Institution, a Oxford, con May
Dirk Obbink (Christ Church, Oxford) su “Imaging
Derveni: The Oldest Greek Manuscript”. Il 18
maggio, poi, Brian Richardson (University of
Leeds) interviene su “Isabella d'Este and the
Social Life of Texts in Renaissance Italy”, mentre
il 3 giugno (McKenna Room, Christ Church) si
svolge l’annuale convegno generale della Oxford
Bibliographical Society. Conclusione il 21 luglio
con la visita alla Wellcome Library in London. Il
conservatore Julianne Simpson, mostrerà anche
il nuovo British Library Centre for Conservation.
L’iniziativa si era aperta il 20 ottobre con
Peter Kidd, conservatore alla British Library di
Londra, su “The Acciaiuoli Hours: Images, Texts,
Provenance, and Codicology of a Dismembered
14th-Century Horae”, poi Jane Potter (Oxford
Brookes University) su “The Bookman in the
Great War and After”, Jan James Clark (University
of Bristol) su “Monastic Books in Medieval
England”, Ian Gadd (Bath Spa University) su
“Leaving the Printer to his Liberty: Printing and
Publishing Jonathan Swift's Political Tracts, 171114”, Tiffany Stern (University College, Oxford) su
“The Play and its Manuscript Skeleton: Plots,
Plots and Plots”.
Info: www.oxbibsoc.org.uk
A R T E
C O N T E M P O R A N E A
ROMA
marzo 2009
CAPOLAVORI
DA SOGNARE
Grandi anastatiche
di esemplari unici
di gianluca montinaro
QUEL BREVIARIO RISERVATO
A “PERSONE DI RIGUARDO”
Il suo destino e la sua fama sono stati
vincolati a una precisa disposizione
testamentaria: «ostendere debeat personis
honorificis; quandocunque oportunum fuerit»
(si mostri solo a persone di riguardo e in
circostanze eccezionali). Così è stato, e di quel
codice miniato così prezioso da meritare di
transitare anche dal Tesoro di San Marco si è
iniziato a perdere cognizione reale: la storia è
diventata leggenda, e la leggenda mito. Antico
giglio troppo prezioso per sopportare luce e
sbalzi di temperatura, il Breviario Grimani è
stato protetto e venerato in tutta la sua
bellezza, ma mai avrebbe potuto mostrarsi al
mondo, se non grazie alle più moderne e
sofisticate tecnologie tipografiche.
Riprodotta con assoluta fedeltà in ogni
dettaglio, dalla fascicolazione (che conserva le
“imbrachettature” di alcune tavole posteriori)
al formato delle carte, dai toni cromatici alle
screziature d’oro alla legatura, l’anastatica di
questo codice segna, infatti, un evento nella
storia della editoria d’arte contemporanea.
Dieci anni di studi e lavoro sono occorsi, in
ragione anche della mole del manufatto, per
Biblioteca di via Senato Milano
superare problemi sempre nuovi che hanno
richiesto l’impiego di macchinari
appositamente realizzati. Ma il risultato è
all’altezza dell’impegno che è costato a Enrico
Malato e alla sua Salerno Editrice. Ed eccolo,
allora, il Breviario Grimani in un fac-simile
(280x195 mm ca) che finalmente concede
l’accesso all’opera e ne aprirà gli studi. Perché
si tratta di uno dei più complessi codici
prodotti nelle Fiandre intorno all’inizio del XVI
secolo, ricco di raffinate miniature (50 a piena
pagina e 18 di dimensioni minori) e con
decorazioni in tutti i suoi 832 fogli. I testi,
come d’uso, sono preceduti da un calendario
illustrato, un mese per pagina, con particolare
attenzione alle stagioni, ai lavori agricoli e ai
costumi della ricca borghesia fiamminga. I
capitoli del manoscritto, poi, sono segnati da
68 miniature che illustrano scene della storia
biblica, cristica e della vita di santi. Importanti
quadri e bande laterali, infine, ornano ogni
pagina.
Ma un mistero avvolge ancora il suo
committente, che di certo voleva un’opera in
grado di superare le celebri Très riches heures,
capolavoro dei fratelli Limbourg. Quello che
sappiamo è che i tratti iconografici rimandano
alla fine del XV secolo o al 1510, all’apogeo
della scuola di Gand e di Bruges, con Quentin
Metsys, Joos van Cleve e Jan Gossaert. E che,
sul bordo del foglio 81, campeggiano le armi di
Antonio Siciliano, ciambellano di Massimiliano
Sforza e suo ambasciatore nelle Fiandre.
Probabilmente è stato lui a portare in Italia il
Breviario e poi a venderlo, per 500 ducati
d’oro, al cardinale veneziano Domenico
Grimani, che l’aveva fra le sue mani nel 1520,
quando lo cita nel suo testamento.
I pochi che lo videro, ambasciatori,
principi e sovrani in visita a Venezia, rimasero
estasiati dai tratti più che realistici di scene
come la magia della neve a gennaio, la tavola
del Signore, la caccia al cervo, la luce notturna.
Ora, la circolazione dei suoi “cloni” può farlo
finalmente apprezzare per quello che è: un
documento mirabile di un’esperienza artistica
tra le più alte nella storia dell’Occidente.
27
È UN MESSALE FARNESE
IL NONO DEGLI “IMPOSSIBILI”
Se il Breviario Grimani era praticamente
impossibile anche solo da osservare per gli
occhi di noi comuni mortali, molti altri
capolavori dall’antica legatura e dalle ricercate
miniature restano sogni impossibili da
possedere per qualsiasi appassionato bibliofilo.
Per chi sognasse l’edizione originale, il dato
non muta né muterà, probabilmente, ma “La
biblioteca impossibile” di Franco Cosimo Panini
editore sta dando vita a una collana di
raffinatissimi fac-simili dei più alti capolavori
bibliografici della nostra tradizione.
Titolo numero nove della serie, ha
appena preso vita il clone del mitico
“Lezionario Farnese”, realizzato a Roma da
Giulio Clovio a metà del XVI secolo per il
cardinale Alessandro Farnese, con miniature a
piena pagina in cui riverberano gli echi della
grande pittura rinascimentale e, soprattutto, di
quell’irripetibile capolavoro che furono gli
affreschi di Michelangelo per la volta della
Cappella Sistina. Lo splendido manoscritto,
trafugato in età napoleonica e oggi custodito
alla New York Public Library, era opera quasi
unica sia per la grandezza del formato sia per
la ricchezza delle decorazioni.
(M.T.)
28
Biblioteca di via Senato Milano
marzo 2009
DIECI E LOTTA. GLI ANNI
DELLA CONTESTAZIONE
L’ultima rivoluzione di carta
di matteo tosi
na stagione davvero calda, quella
raccontata questo inverno dalla
Biblioteca di via Senato e dal suo fondo
‘68-’77. Esposto per raccontare, attraverso le
carte dell’epoca, la protesta e la mobilitazione
politica di quel “decennio più lungo del
Novecento” che va dall’”autunno caldo” del
Sessantotto alla Bologna del Settantasette e
all’omicidio di Aldo Moro. Roba forte. E tosta è
anche la mostra, infatti. Niente edizioni
raffinate, niente illustrazioni di pregio o ricche
legature, ma la nascita, raccontata in presa
diretta, della comunicazione di massa in Italia,
di quell’editoria diffusa delle riviste e dei
giornali nati in ogni dove, dei tatzebao esposti
nelle aule universitarie e dei volantini a
ciclostile distribuiti nelle piazze e fuori dalle
fabbriche. Dei trattati politici e sociologici in
edizione economica, delle fanzine, dei manifesti
e dei “bollettini” quotidiani.
U
Forme nuove e in continua evoluzione,
per una chiamata antiautoritaria che mirava a
coinvolgere anche e soprattutto un pubblico
che prima non leggeva, non studiava, non
“esisteva”. Un altoparlante che, per essere tale,
doveva sì affondare le proprie radici nelle
pagine fitte e paludate di Mao, Marcuse o Che
Guevara, ma anche rilanciarle all’infinito
attraverso canali più diretti, messaggi semplici e
immediati, sempre più spesso integrati da
immagini, loghi, disegni, grafici e fumetti,
stampati su carte quasi sempre assolutamente
effimere. In senso stretto, ma anche in senso
lato, perché la rivoluzione del linguaggio che la
“partecipazione” ha portato con sé, l’ha anche
storicizzata come l’ultima “contestazione su
carta”, aprendo inconsapevolmente la strada
alla comunicazione multimediale e “iperinsulare” che, tra blog e social network, ha
caratterizzato tanto “L’Onda” studentesca del
passato autunno quanto l’ultima campagna
elettorale o le recenti mobilitazioni sindacali.
Fogli che inventano un nuovo tipo di
comunicazione grafica e scritta e che, al tempo
stesso, sono gli ultimi nel loro genere. Una
perfetta quadratura del cerchio che li rende
documenti unici e preziosi, testimonianza
irripetibile di una stagione che, al di là di tutto,
ha svecchiato nel profondo la nostra società,
rimescolando le basi della cultura occidentale e
forse avviandola sul cammino della crisi.
Chicche imperdibili per ogni bibliomane,
paradossalmente ingolosito anche dalla loro
“pochezza”, poiché proprio serialità,
abbondanza e caducità del supporto insieme,
hanno fortemente contribuito a renderli
materiali non conservati o non conservabili,
aumentandone rarità e valore documentario. E
sono infatti il significato del loro messaggio e le
sue diverse sfumature la definitiva garanzia
marzo 2009
della completezza e della rilevanza dei pezzi
archiviati nel fondo e della selezione esposta in
mostra. Perché il racconto acceso e vibrante
della stagione più infuocata dell’ultima grande
utopia del Novecento non poteva essere
trattato che come una perla, in un’istituzione
che vede proprio l’Utopia come prima ragione
d’interesse del suo dominus e delle sue raccolte.
Quegli anni, le loro istanze e le forme
della loro veicolazione sono immortalati nel
loro divenire il più fedelmente possibile,
cercando di dare conto di tutti i movimenti e di
tutte le rivendicazioni, secondo la loro rilevanza,
diffusione e vivacità “editoriale”. Senza
pregiudizi, ma senza far sconti a nessuno, con
testimonianze delle lotte della sinistra
parlamentare e non, dell’estrema destra e del
cosiddetto “integralismo cattolico”. Ricordando,
senza la faziosità di altre simili iniziative, tanto
chi fu partecipe del collettivo “sentimento
popolare” e della rivoluzione dei costumi,
quanto chi vi si oppose più o meno
coerentemente. È questa la bellezza di ogni
mostra che nasce da una collezione privata, che
se infischia di tutto e di tutti e non ha
“convenienze” né tabù, perché non può fare
altro che raccontare l’idea di bellezza e di
mondo, e quella naturale tensione alla
completezza e alla qualità insieme, che è
propria di chi l’ha raccolta nel tempo, con
onnivora predisposizione.
Ecco, allora, le Citazioni dalle opere del
Presidente Mao Tse-Tung (Pechino, Casa
editrice in lingue estere, 1972), un foglio del
1969 in cui Giangiacomo Feltrinelli paventa un
tentativo di golpe autoritario nel nostro Paese e
una Proposta di foglio di lavoro politico redatta
il 17 dicembre 1968 dal Movimento
studentesco della nuova facoltà di sociologia di
Trento, e firmata da Mauro Rostagno e Renato
Curcio. E poi il tomo per antonomasia di tutta
la critica al capitalismo e alla conseguente
spersonalizzazione dell’individuo, quell’Uomo a
una dimensione di Herbert Marcuse che qui
troviamo in più annate Einaudi, ma anche le
Lettere dal “carcere del sistema” di Pietro
Valpreda (Roma, Napoleone Editore, 1972) o la
29
Biblioteca di via Senato Milano
Lettera a una professoressa (Firenze, Libreria
Editrice Fiorentina, 1969) scritta dai ragazzi
della Scuola di Barbiana, sotto la guida di don
Lorenzo Milani, sicuramente il libro italiano che
scosse maggiormente le coscienze dei giovani
di allora, chiamandoli a rifiutare la vecchia
impostazione scolastica.
O ancora, il celeberrimo La rivoluzione
sessuale di Wilhelm Reich (Milano, Feltrinelli,
1966) e l’esperienza francese raccontata da La
LA MUSICA DI QUEGLI ANNI
TRA VINILI E LOCANDINE
empre in pieno centro a
Milano, e addirittura nel cuore
di Piazza Duomo, una grande
tensostruttura ospita il Rock’n’Music
Planet, la più vasta raccolta europea
(dell’eccentrico Red Ronnie) di cimeli
del grande rock a stelle e strisce. In
mostra, fino al 15 marzo, le copertine
dei quarantacinque giri che hanno
fatto storia, le locandine dei concerti
e le riviste più cool, insieme a trenta
opere di Marco Lodola e a un’infinità
di vere e proprie “chicche” di quella
cultura “on the road” che, in breve,
ha segnato anche i nostri Settanta.
S
comune di Maggio di Silvana Mazzocchi,
preceduto da Lettera ai professori delle
università europee di Antonin Artaud (Milano :
Sugar Editore, 1968), per passare all’epopea
hippye di Jerry Rubin e del suo Do it! Fallo!
Sceneggiatura per la Rivoluzione (Milano,
MilanoLibri Edizioni, 1971) o alla testimonianza
di Mario Sossi, Nella prigione delle BR (Milano,
Editoriale Nuova, 1979), e quel Porci con le ali.
Diario sessuo-politico di due adolescenti. Con
un dialogo a posteriori di Giaime Pintor e
Annalisa Usai (Roma, Savelli, 1976) che Lidia
Ravera e Marco Lombardo Radice pubblicarono
sotto gli pseudonimi di Rocco e Antonia, o
ancora la discesa in campo di Comunione e
Liberazione. Una nuova “politica cattolica”
(Milano, Coines edizioni, 1975).
Solo qualche esempio di quell’infinita
varietà di autori, temi, linguaggi e tipologie che
hanno messo in fibrillazione l’Occidente
e i suoi giovani per due lustri interi e oltre,
portandoli a sperimentare grafica e retorica
insieme, universalizzazione di concetti e
proliferazione di linguaggi.
PASSARE IL SEGNO
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fino al 3 maggio; info: tel. 02/76215323
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marzo 2009
31
Biblioteca di via Senato Milano
Chicche da bibliomane
LODE AL BOUQUINISTE
R. Obredi da “La Fiera Letteraria” del 9 gennaio 1927
lauri sono mietuti, non si trova più
nulla sui panchini, la caccia all’aperto lungo i muriccioli tra i cartolari e le cassette vagabonde è finita,
l’aurea età del bouquiniste è tramontata
per sempre. La canzone è vecchia. L’ho trovata fresca in un libro che ha più
di un secolo e mezzo.
Nodier nel 1831 lamentava che
«ne sont plus desormais que la Morgue
de célébrités contemporaines» mentre 40 anni dopo il J. Janin magnificava
il 1830 come l’età saturnia del fortunato ricercatore. Oggi si dice altrettanto
del felice tempo di J. Janin. Quel che si
dirà fra trent’anni del nostro.
[...] Non è il bouquin che muore; è
il bouquiniste che trapassa, che non trova più il suo libro, il libro de’ suoi bei
tempi già razziato, già troppo comunemente noto, già troppo braccato anche dal principiante e dai muricciolisti
che arrivano sempre gli ultimi. [...] Il
ricercatore sopravvissuto piange: il
bouquin è morto! No. Egli vive e vivrà.
Non è più il Polifilo che Nodier acquistava coi soli sei soldi che gli rimanevano e di cui, mentre scrivo, non c’è una
sola copia in commercio in tutto il
mondo; non è più il venerando incunabolo, il raro Elzevir, l’elegante Constellier, la primizia Giuntina o Aldina,
il Barbau, il Didot, il nitido Bodoni o
altro principe in miseria. No; ma altre
raccolte, altri metodi, altre ricerche ed
altri studi vanno valorizzando una
nuova famiglia [...]
Il libro passa dal valore tipografico, archeologico ed estetico al valore
I
documentario, alla vita vera per il contenuto, per la nuova parola che può dire, per la nuova luce che può portare,
per la curiosità che appaga, il dubbio
che dissipa, la verità che rafferma. Negli ultimi centocinquant’anni la stampa fu feracissima. Oltre il volume si sono moltiplicate le brochures, i giornali, i
bollettini, i fogli volanti, le riproduzioni con metodi nuovi, le pubblicazioni di vita vissuta giorno per giorno,
dell’ora e del pensiero che trapassa e
che poi si deve ricostruire.
[...] Il buon bouquiniste, ripeto
coll’Uzanne, deve essere veggente e
creatore. Dal volgere delle cose deve
intuire quale sarà il domani di certe
carte trascurate, valorizzarle con pazienza e dottrina e conservarle per la
storia sempre in revisione e mai compiuta. Raccogliere vuol dire costruire.
UNA RUBRICA AD HOC
a Fiera Letteraria, rivista di
lettere, scienze e arti, venne
fondata nel 1925 da
Umberto Fracchia e continuò le
sue pubblicazioni fino al 1977.
Fra i suoi più illustri direttori,
Gian Battista Angioletti, Curzio
Malaparte, Vincenzo Cardarelli e
Manlio Cancogni. Fra le sue
rubriche fisse, questa “Fiera del
bibliofilo” che, di numero in
numero, proponeva svariate
notizie letterarie ed editoriali sul
variegato mondo delle edizioni
antiche, illustrate, d’autore.
L
Un foglio, un libriccino che, preso a
parte, per sé solo ha un’importanza
quasi nulla, ma quando diventa un numero di una raccolta specializzata...
La bella trovata di un libro raro e
inscritto nell’albo nobiliare, dipende
solo dall’ignoranza di chi lo vende,
ignoranza che oggi è quasi passata nel
mondo della mitologia o vive in quello
della diffidenza e del sospetto. Certi
nomi di editori e certi titoli di libri son
penetrati anche in crani profani. Il
venditore privato s’è fatto guardingo e
ahimè! fantastico. [...] Il bouquiniste abbandona la lista delle notorietà e non
se ne lagna. Cerca il pezzo che diventerà buono in sua mano. Scopre in poche pagine anonime e pseudonime il
germe di un gran nome; posa gli occhi
in una nota, un accenno, un invio, una
dedica, un timbro; si sofferma su poche linee precorritrici d’idee sbocciate
più tardi, coglie al volo una anormalità
o un assurdo; raffronta avvenimenti e
nomi con date e luoghi di stampa, afferra particolarità estrinseche e intrinseche, si compiace in cuor suo di quel
che egli vede ed altri non vede e se ne
va col bottino felice magari di una scoperta documentaria che dieci rarità di
lusso non potevano dargli. [...] Il bouquin resta quello che è sempre stato: la
gioia e l’orgoglio dell’intelletto e dell’amore grande con borsa piccola. Il
bouquiniste trova nello studio, nella
poesia e nell’amore la rivalsa sul dollaro accaparratore del gran bouquin che
varca l’oceano e che si piange forse
molte volte a torto.
LE COSE SUCCEDONO.
QUEL CHE CONTA
È AVERE
LE IDEE CHIARE
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marzo 2009
Biblioteca di via Senato Milano
33
Una raccolta privata nel cuore di Milano
Del piacere di possedere libri
e di farne mostra e spettacolo
i primi due lustri della biblioteca di via senato
di Flaminio Gualdoni
gaetano volpi, antenato illustre di tutti gli
attossicati Del furore d’aver libri, correva immediatamente il pensiero avendo notizia, giusto dodici
anni fa, della nascita della Biblioteca di via Senato.
Notizia festosa per chi considera poesia l’anima del
borgesiano «volumen, un prisma a sei facce rettangolari
composto di sottili lamine di carta che devono presentare
un frontespizio, un’antiporta, un’epigrafe in corsivo, una
prefazione anch’essa in corsivo, nove o dieci capitoli che
cominciano con la lettera capitale, un indice del contenuto,
un ex libris con una clessidra a sabbia e un motto latino, un
conciso errata corrige, alcune pagine bianche, l’indicazione
ben spaziata della tipografia, data e luogo di stampa: oggetti che, come si sa, costituiscono 1’arte dello scrivere».
A
La biblioteca, si sa, non appassiona il chiacchiericcio
mondano, soprattutto a due passi da Montenapoleone e
dalla Spiga, ma è, come la poesia per Gregory Corso, «triste necessità umana» per i gerenti la cosa pubblica: dovere
da adempiere senza gioia, al minimo della decenza – e sovente sotto il minimo – dell’attenzione: certo assai meno di
quella che si riserva ai tombini e ai lampioni, da noi indicatori di kultur, evidentemente, più che una casa dei libri.
Il dominus che trasformava la propria privatissima
passione in luogo di pubblica condivisione, e progetto
d’una cultura finalmente non d’accatto, e per di più a spese
proprie, era Marcello Dell’Utri. Uomo celebre, d’impresa
e pubblicità. Ma perché, si chiedeva lo stolto, non affidarsi
a ben altri eventi per soddisfare il proprio ego di successo?
34
Biblioteca di via Senato Milano
Il punto è proprio questo. L’amore per i libri è passione fervida e feroce che divora senza requie, che fa contare
gli anni dai millenovecentodue fa quando Cai Lun inventava la carta a Luoyan o dal 1455 fatidico della Bibbia a 42 linee; e sa di Ilias Picta e Book of Kells, di Konrad Forster e Aldo,
quella che fa carezzare pagine come pelle di donna e riconoscere, per citare ancora Volpi, l’«odor tetro e ingratissimo» del sagrinato e il «gratissimo odore» d’altre legature.
Nasce dalla volontà di far disporre a tutti coloro che lo
desiderassero ciò che la passione d’uno solo aveva raccolto,
non per averne plauso ma per rafforzare il senso di comunità, verrebbe da dire comunione, cui si stringono tutti coloro che i libri amano, studiano e leggono. La biblioteca, insomma, nasceva per i libri, non per il loro proprietario.
L’imponente fondo bibliotecario, ricco di circa
100.000 volumi in larga parte catalogati, del loro dominus reca tuttavia impronta profonda.
Dell’Utri ama i libri da bibliofilo acuminato, ma non
meno il contenuto. Ciò significa che, certo, la perfezione
dell’esemplare, la conservazione della carta, il piacere della
legatura aristocratica o rara, il fatto che sia di prima o d’importante edizione e che abbia una storia individuale cospicua, sono argomenti d’attenzione e compiacimento. Ma
anche che il libro non è qualsiasi bel libro: l’altra anima,
SCORCIO DELLA SALA DI CONSULTAZIONE
CON ESEMPI DI LIBRI ILLUSTRATI
marzo 2009
quella che fece scrivere a Paul Valéry che «les livres ont les
mêmes ennemis que l’homme: le feu, l’humidité, les bêtes,
le temps; et leur propre contenu» non conta di meno.
Ecco le passioni personali del collezionista costituirsi
in pensiero, farsi filosofia e via maestra della raccolta.
I libri sull’utopia in primo luogo. L’utopia incarnata da Erasmo – e L’Erasmo si è titolata la rivista che la Biblioteca di via Senato ha per anni edito – e Thomas More,
da Giordano Bruno e Tommaso Campanella su su sino al
Sessantotto, è stata ed è per Dell’Utri il luogo più affascinante del progetto umano perché, come vuole Oscar Wilde, «una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non
contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo». L’utopia, gli scrittori del buon governo – non poco
utopici anch’essi – e poi scienziati e filosofi visionari: in una
parola, coloro i cui libri sono stati rivoluzione vera.
Di Giordano Bruno ecco un nucleo raro e cospicuo
fatto di numerose prime edizioni: tra gli altri spiccano De
umbris idearum, 1582, De specierum scrutinio et lampade combinatoria, 1588, De monade, 1591.
Di Tommaso Campanella, prime edizioni come quelle del Prodromus philosphiae, 1617, esemplare prezioso per
una dedica autografa del curatore Tobias Adami, De sensu
rerum et magia, 1620, Apologia pro Galileo, uscito a Francoforte nel 1622 mentre l’autore era incarcerato a Napoli.
Erasmo da Rotterdam ha qui una solida storia del Moriae encomium in varie fondamentali edizioni, Machiavelli è
rappresentato dalle numerose del Principe tra cui la manuziana del 1540, Paolo Paruda dalla prima, 1579, di Della
perfettione della vita politica, Giovanni Botero da Della ragion
di stato nella prima prima edizione di Giolito de Ferrari del
1589, Thomas Hobbes dalla prima, in prima tiratura, del
Leviathan stampato a Londra da Andrew Crooke. Ecco, ancora, il Dialogo galileiano nella prima edizione fiorentina di
Landini del 1632, subito all’indice, e un’ottantina di edizioni di un altro habitué dell’indice, Voltaire, cuore di un
cospicuo nucleo d’Illuminismo, da La Pucelle d’Orléans, Ginevra 1762, con 20 tavole incise da Gravelot, al Traité sur la
tolérance, Ginevra 1763, da La philosophie de l’histoire, Amsterdam 1765, alle Lettres inédites, Parigi 1780.
I classici e la filosofia, dunque, soprattutto. E a lato la
letteratura, la storia dell’impresa, la storia della Sicilia
terra natale e della Milano patria nuova: la prima con rarità come Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse e di
alcune scelte medaglie di esse e dei principi che quelle possedettero
di Vincenzo Mirabella et Alagona, linceo e membro della
marzo 2009
Biblioteca di via Senato Milano
napoletana Accademia degli Oziosi, nella rara prima edizione, ricca di nove tavole con le piante dell’antica metropoli e i suoi luoghi principali e tre riproducenti le monete
siracusane, oltre alle vite di Archimede, di Teocrito, di Epicarmo e di Tisia o Tesia; la seconda con opere come Sforziada, la biografia di Francesco Sforza, di Giovanni Simonetta
nella princeps latina del 1481-82 e nella prima italiana del
1490, la Chronica di Donatus Bossius nell’unica edizione
1492, la Descriptio Larii lacus di Paolo Giovio, ex officina
Stellae Iordani Zilletti, Venezia 1559. Cruciale, la storia
dell’editoria, perché tutto esiste per «aboutir à un livre», e
perché utopia in se stessa è la biblioteca, quel suo inseguire una completezza irraggiungibile; e così il libro, frammento denso di un mondo che ad altro sempre rimanda.
Non livres de peintres, libri figurati ed edizioni illustrate, se non altrimenti motivate. È, quello, un altro mondo, ove il libro si guarda e non si legge.
Qui trovi, semmai, la Gerusalemme Liberata nell’edizione di Giambattista Albrizzi, Venezia 1745, in folio con
83 calcografie di Giovan Battista Piazzetta. L’arte del libro, quella della Venezia dove, testimonia Goethe, «la
stampa è assai polita e non cede a quella delle altre nazioni», giusto pochi anni prima che Thomas Salmon, ne Lo
Stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo naturale, politico, e morale, con nuove osservazioni degli antichi e moderni
viaggiatori, 1753, specifichi che «taluni de’ nostri Stampatori son giunti in questi ultimissimi tempi colla nitidezza
della carta, colla pulitezza de’ caratteri e cogli ornamenti di
bellissimi intagli di rame, ad uguagliare le più magnifiche
edizioni oltramontane, facendo fra le altre molto onore alle Stampe veneziane la superba edizione in foglio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso».
Trent’anni di scelte, di trattative, trouvailles clamorose e delusioni, anche: amori e disamori. Vezzi e curiosità.
Una vera biblioteca privata che ha la sua bellezza nell’essere ritratto di un singolo e dei suoi viaggi intellettuali.
Impressionante è in primo luogo, per qualità e quantità di cui sopra si son dati già alcuni cenni, il fondo antico.
Il nucleo più consistente è conservato nella sala Tommaso
Campanella, così detta perché, giusto a proposito d’utopia, vi campeggia un ritratto del grande domenicano eseguito presumibilmente nel 1639, l’anno della morte, per il
convento parigino di rue St. Honoré ove alloggiava. E una
delle sue perle è proprio d’un sodale del Campanella e come lui uomo d’utopia, Antonio Serra, autore del Breve
trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e
d’argento dove non sono miniere, 1613, che Francesco Save-
35
rio Salfi definì «primo scrittore di economia civile».
Tra le quattrocentine, alcuni mirabilia. Il De civitate
Dei d’Agostino nell’edizione del 1470, su pergamena e in
pionieristici caratteri romani, di Giovanni da Spira e del
fratello Vindelino, giusto un anno dopo che Giovanni aveva ottenuto dal Senato veneziano licenza ed esclusiva quinquennale di stampar libri in città. O il Dante commentato
da Cristoforo Landino uscito in Brescia nel 1487 dai torchi
di Bonino de’ Bonini, con 68 xilografie a tutta pagina di
strepitosa qualità, in assoluto la seconda edizione con figure dopo quella fiorentina del 1481 di Nicolò di Lorenzo
con le tavole di Baccio Baldini da disegni del Botticelli.
O lo Stultifera navis di Sebastian Brant edito a Basilea
da Johann Bergmann nel 1497 con xilografie anche su disegno di Dürer. O, ancora, l’Historia Griseldis di Francesco
Petrarca di Johann Zainer, Ulma, 1473, un Petrarca latino
che in Italia uscirà solo quasi un trentennio dopo.
Molti libri hanno storie illustri. Il Dio. Cassius nell’edizione Manuzio 1519 reca una nota di possesso di Ludovico Antonio Muratori, padre della storiografia italiana; Il
Giorno di Giuseppe Parini edito da Luigi Mussi, Milano
1811, è qui nell’«esemplare primo in carta grande che appartiene ad Alessandro Manzoni». Una dedica al mazziniano Aurelio Saffi è vergata nel 1866, durante l’esilio inLEGATURE D’AMATORE
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Biblioteca di via Senato Milano
glese, da Guglielmo Libri sull’esemplare della sua Histoire
des sciences mathématiques en Italie, Paris, Renouard, 1838.
Vertice d’emozione è senz’altro La secchia rapita di
Alessandro Tassoni, nella prima parigina di Toussaint Du
Bray del 1622, con dedica autografa dell’autore a Cassiano
Dal Pozzo, grande intellettuale, mecenate, collezionista.
Il Cinquecento è, si sa, secolo grande. Alla dinastia
dei Giunta si devono tra l’altro un bellissimo Plauto in 8° e
il Cicerone monumentale in folio; ad Aldo, tra i circa 200
titoli, i libri perfetti, l’Hypnerotomachia Poliphili, 1499, le
Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena, 1500, ove
compare per la prima volta il famoso corsivo disegnato da
Francesco Griffo, e il Dante leggendario del 1502; di
Lorenzo Torrentino ed eredi sono conservate numerose
edizioni, circa un terzo della produzione totale, tra cui il
capolavoro delle Vite vasariane del 1550; dei rari Paganino
e Alessandro Paganini Benacenses, inventori del formato in
24° e secondo molti dell’idea di collana libraria, circa un
quarto dei titoli usciti dalle stamperie di Salò, Toscolano e
Venezia; molti di Gabriel Giolito de Ferrari, dalla cui Fenice escono i testi fondamentali del volgare e l’idea stessa
del libro come commercio: e quella Commedia, 1555, che
per iniziativa di Ludovico Dolce prende a esser Divina.
E poi John Baskerville, venendo all’altro secolo canonico, il Settecento, con quelle sue pagine ariose e quei caratteri che sono il nostro retaggio d’eleganza: ma passando
per il Seicento, quando anche la Sicilia inizia a stampare: il
centinaio di volumi di storia siciliana qui raccolti sono un
unicum tra le collezioni, anche pubbliche, di Lombardia.
E l’uomo dei libri assoluti, Giovan Battista Bodoni.
Tra i molti, un esemplare perfetto dell’Oratio Dominica in
CLV linguas versa, 1806, e un altro di Le più insigni pitture
Parmensi, con le incisioni di Rosaspina da Vieira. Che il
1806 sia l’anno del suo trionfo è detto da un altro libro che
esce dai torchi bodoniani, l’edizione dell’opera di Giacomo Tommasini Medaglia d’onore decretata dal pubblico di
Parma al celebre tipografo Gio. Battista Bodoni cittadino parmigiano, all’occasione del conio di tre medaglie, in oro argento e bronzo, decretato dalla città. L’esemplare in folio
della Biblioteca di via Senato appartenne al conte Filippo
Linati, che commissionò la pubblicazione a nome della città e un esemplare della quale inviò ufficialmente, con le tre
medaglie, alla Bibliothèque Impériale di Parigi.
La legatura del volume è coeva, in pelle marmorizzata con dorature ai piatti e al dorso. Altre, sono esse stesse
storia. Ad esempio, il San Gerolamo nell’edizione di Hieronymus Froben e Nikolaus Episcopius, Basilea 1536 e
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ANTIPORTA E TAVOLA DI GIAMBATTISTA PIAZZETTA
NELL’OPERA LA GERUSALEMME LIBERATA DI
TORQUATO TASSO (VENEZIA: ALBRIZZI, 1745)
1537, alcuni dei cui capilettera provengono da disegni di
Hans Holbein, con legatura rinascimentale in scrofa, di
biancore latteo, incisa a secco, e alla legatura in scrofa tedesca del Divini Platonis Gnomologia a cura di Niccolò Liburnio, 1555, firmata dal legatore rinascimentale Jörg Bernudz di Wittenberg, in Sassonia-Anhalt.
Né mancano, tra le legature, quelle di gusto, d’amatore. L’Ottocento dà le prove di maestri come Gruel, Capé,
Rivière, Bauzonnet-Trautz, Zaehnsdorf. E vi è esempio
del fore-edge painting, uso da viaggiatore inglese che prevede una decorazione dipinta all’acquerello sul taglio laterale
del libro, che contrassegna la mano rara degli Edwards di
Halifax su un Orazio bodoniano in 8°.
Cruciale per la storia dell’editoria è la vicenda delle
contraffazioni, molte delle quali sono storia anch’esse.
Qui, per esempio, il caso del Decamerone veneziano di Stefano Orlandelli, 1729, voluto dal console inglese Joseph
Smith, o del Goffredo del Tasso nella contraffazione settecentesca appartenuta alla moglie del console, Elizabeth
Smith, o ancora dei Quattro libri palladiani stampati da
Giambattista Pasquali sempre su iniziativa dello Smith.
La postilla, s’è detto, è per l’editoria moderna di pregio, sulla quale domina Tallone. Pressoché tutti i suoi libri
son qui presenti, in edizioni ormai, anch’esse rare.
Il Fondo di storia dell’impresa italiana dall’Unità a
oggi, il cui catalogo conta circa 10.000 schede, rappresenta
un assoluto unicum nel panorama nazionale, ed è forse la
ragione più autentica d’eccellenza di questa biblioteca. Esso ricostruisce la storia imprenditoriale italiana attraverso
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Biblioteca di via Senato Milano
le monografie aziendali, le pubblicazioni giubilari edite
per la celebrazione di anniversari significativi di società di
tutti i settori merceologici, i cataloghi di prodotti e quelli
illustrativi dell’apertura di nuovi impianti produttivi.
Un materiale preziosissimo, fondamentale per la storia economica e sociale e non meno per chi si occupi di grafica applicata e design. Fuori dai codici consolidati della
disciplina s’annida una possibilità inventiva e sperimentale
ulteriore, e una committenza spesso illuminata che proprio materiali come questi rivelano.
Eccellente il nucleo di circa 1.500 giubilari, in cui
s’annidano opere di alto contenuto artistico e pregio editoriale. Alcune, su tutte. Notevole è il catalogo Maria ved.
Rossi & Figli, confezioni in pellicceria di Genova, la cui edizione fu affidata nel 1912 alla spezzina editrice L’Eroica di
Ettore Cozzani e ai fasti dei suoi xilografi, in questo caso,
per il testo di Ferdinando Paolieri, Emilio Mantelli e Adolfo De Carolis. Ecco poi il catalogo aziendale della Giuseppe Verzocchi dal titolo Veni VD Vici, edito a Milano nel
1924, curioso e raffinato libro che pubblicizza i mattoni refrattari prodotti dalla società illustrati da grandi artisti
quali De Carolis, Depero, Dudovich, Fratino, Greppi,
Magrini, Maggioni, Marussig, Miti Zanetti, Nizzoli, Parmeggiani, Scolari, Sacchetti, Sinopico, Stroppa, Zampini.
Occhio alla luce, edito da OSRAM in 999 copie numerate e fuori commercio, ha caratteristiche ancor più marcate e ben rappresenta il genio di Bruno Munari nell’arte
del libro che ora si dice d’artista. Gio Ponti firma la prefazione di Rapporti arte-industria di Nino Di Salvatore, 1958,
mentre Ennio Poleggi, Renzo Piano, Rossana Bossaglia,
ALCUNI CATALOGHI DELLE MOSTRE ORGANIZZATE
DALLA BIBLIOTECA DI VIA SENATO MILANO
marzo 2009
Ettore Sottsass danno testi per The Ansaldo image: architecture, graphics and publicity.
Viene, poi, la vicenda della grande scuola italiana di
fotografia. Nella relativa indifferenza d’altre committenze possibili, troppo rare e avare in Italia, si può ben dire che
le pubblicazioni d’azienda abbiano surrogato un intero
ambito di ricerca, tanto che una storia parallela della fotografia contemporanea può scriversi su queste carte. A cominciare, magari, da Energia a Milano voluto dall’AEM,
con fotografie di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Francesco Radino e grafica, giusto il livello, del sommo Giulio Confalonieri. Per proseguire con l’affine modenese Obiettivo azienda: cinque autori fotografano l’AMCM
con Basilico, Sandro Goldoni, Daniele Mussatti, Marco
Ravenna, Ernesto Tuliozi.
Basilico, il più grande dell’attuale generazione matura di autori, firma ancora, tra gli altri, Un moderno mecenate:
sedi storiche della Banca Commerciale Italiana a Milano, Cartiere di Verona, Lo stabilimento di Ternate, Ciba-Geigy: lo spazio, gli uomini, le tecnologie con Cesare Colombo e Edward
Rozzo, Formato Corriere con testi di Giulia Borgese, Andrea Branzi, Matteo Collura, Gillo Dorfles, Giampaolo
Rugarli, Leonardo Vergani, Alessandro Zelgher.
Berengo Gardin, da parte sua, è autore con Luciano
D’Alessandro di Dentro il lavoro prefato da Cesare Zavattini, e poi di Una città, una fabbrica: Ivrea e la Olivetti dal 1967
al 1985, con testo di Renzo Zorzi; Fulvio Roiter è presente
con Una famiglia, un’idea, una tradizione per Carpené Malvolti, Il Chianti classico, Saras di Sarroch con prefazione di
Indro Montanelli; e il grande Ferdinando Scianna con Allegri: impermeabili Praga 1991.
Del Fondo di letteratura del Novecento, cui si salda naturalmente l’ottocentesco, molte sono le cose note-
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Biblioteca di via Senato Milano
voli. I nuclei di manoscritti, anzitutto. In antefatto, eccelle
quello di Vincenzo Mortillaro, marchese di Villarena, uomo d’economia ottocentesco cui si devono, tra l’altro, la
salvezza della Biblioteca palermitana dallo “scadimento
dei tempi” e un Dizionario Siciliano-Italiano. All’incirca
2.000 lettere che il grande uomo di cultura scambiò negli
anni con figure illustri dell’intellettualità europea: cospicua la corrispondenza di Niccolò Tommaseo. A proposito
del Tommaseo, val la pena citare anche la rarità del quaderno manoscritto che la Biblioteca di via Senato conserva, tra
i preparatori del Dizionario dei sinonimi della lingua italiana.
Notevole è, in materia di grandi siciliani, il nucleo
Tomasi di Lampedusa, il gruppo di lettere che, tra il 1925
e il 1930, lo scrittore inviò da un suo viaggio europeo ai cugini Lucio e Casimiro Piccolo: un gioco arguto di reminiscenze e allusioni letterarie, di agudezas e di toni burleschi;
un esercizio di stile che è anche più, annunciando il disincanto feroce che sarà del Gattopardo.
Altro documento d’interesse vivido è il gruppo di lettere di Giacomo Manzù a Nino Bertocchi, pittore e studioso bolognese, dipanantesi lungo un arco temporale che va
dall’agosto 1936 alla morte dell’amico, nel 1956, che ci illumina su uno dei sodalizi intellettuali più intensi dell’arte
italiana del Novecento.
Da Vinca Sorge, animatrice culturale del primo Novecento, vengono documenti straordinari dell’attività di
Gabriele d’Annunzio. Prime edizioni di molti libri, tra
cui quella de Il fuoco, 1900, dedicata e ancora avviluppata
nella carta di spedizione con l’indirizzo vergato dal poeta;
edizioni non autorizzate come le napoletane Bideri, peraltro fondamentali nella storia delle pubblicazioni dannunziane; documenti dell’impresa fiumana e della reggenza; e
molto altro. Rarità assoluta, il manoscritto, 5 marzo 1915,
Sur une image de la France croisée peinte par Romaine Brooks.
Chi, come il fondatore di questa biblioteca, insegua
un’ideale storia generale del libro, non può certo non amare Jorge Luis Borges, e raccoglierne in una stremante e
disincantata tensione alla completezza tutte le carte edite.
Nei circa 500 documenti di questo nucleo Borges c’è tutto
o quasi, nelle prime edizioni con dediche prestigiose e nei
libri prefati con sagacia labirintica, da Dante al Martin
Fierro di José Hernández, che la lettura stessa di Borges
rende capolavoro oltre i meriti dell’autore.
E ci sono le riviste cui Borges collaborò, e i libri con
firma di possesso, e un manoscritto leggendario: quello de
Las ruinas circulares, che inizia con le parole perfette: «Nadie lo vio desembarcar en la unánime noche».
39
MANICULA E POSTILLA DI MANO CINQUECENTESCA
Son cose che, quando s’incontra il Depero futurista
1913-1927 di Fedele Azari, 1927, l’ormai mitico libro imbullonato, e qualche altra edizione dello scelto nucleo futurista, non ci s’impressiona più di tanto. Non più di quando appare l’Ungaretti di Apocalissi e sedici traduzioni per
Bucciarelli, Ancona 1965, con gli interventi di Lucio Fontana, peraltro con importante dedica del poeta.
Impressiona, piuttosto, veder allineate tutte le edizioni BUR, tutta la Scala d’oro, e le raccolte complete di riviste che hanno fatto il secolo: non solo L’Eroica, ma anche Lacerba, La Voce, Solaria, La Fiera Letteraria, e ancora Il
mondo, Prospettive, le longanesiane Omnibus e Il Borghese. E
impressiona comunque l’esemplare dei Canti orfici di Dino
Campana nell’edizione quasi mitica di Marradi, 1914: che
è, qui, nella dedica «Alla Iole / 1916 / Dino Campana», ove
dedicataria è Iole Rivola, allora adolescente certo desiderata dal poeta, poi maestra a Marradi.
Alla voce utopia, filo rosso di questo collezionare, s’iscrive anche un altro fondo che rappresenta a sua volta
pressoché un unicum. Quello di fantascienza, che allinea
edizioni dalla fine dell’Ottocento alle fanzine degli anni
Sessanta, passando per la trepida fantascienza italiana
tra le due guerre e raccolte integrali di riviste come Urania,
Cronache del futuro, Galassia, Galaxy.
Da subito, tuttavia, la Biblioteca di via Senato ha voluto essere molto altro. Così recita il dépliant edito in occa-
40
Biblioteca di via Senato Milano
ANTIPORTA DEL DIALOGO DI GALILEO GALILEI
(FIRENZE: 1632) RAFFIGURANTE I TRE
INTERLOCUTORI SALVIATI, SAGREDO E SIMPLICIO
sione dell’apertura al pubblico: «La Biblioteca di via Senato è aperta al pubblico, nel centro di Milano, a un passo dall’Archivio di Stato. Si inserisce nel circuito culturale milanese grazie al proprio patrimonio librario che oltre alle
raccolte di base offre fondi speciali non sufficientemente
presenti presso altre Istituzioni culturali milanesi.
La biblioteca, oltre ai tradizionali spazi e servizi per la
lettura, offre una serie di attività come mostre tematiche
di bibliofilia, di collezionismo e arte, presentazioni di novità editoriali; incontri e dibattiti con autori, serate musicali, rappresentazioni teatrali. Eventi che si svolgono nella
sala conferenze, nelle aree espositive e nel Teatro di Verdura, attivo nell’attiguo giardino da maggio a settembre.
La biblioteca ospita seminari di formazione tenuti da
imprenditori, docenti universitari, professionisti del mon-
marzo 2009
do della comunicazione e personalità della cultura. Annesso alla biblioteca è in funzione un piccolo laboratorio per lo
studio e l’esercizio delle arti applicate».
Mostre, dunque, e molto altro, che di anno in anno
nell’arco di due lustri ne hanno fatto un istituto culturale a
pieno titolo: e, in una città come Milano che soffre da tempo di qualche appannamento culturale, l’iniziativa privata
e la pubblica non solo possono ma devono convivere, in reciproco stimolo e complicità d’intenti.
Il 25 marzo 1997 si apre la prima mostra della Biblioteca di via Senato, Il piacere di leggere. Quaranta fotografie tra quelle che illustrano il libro di André Kertész On
reading, edito nel 1971 da Grossman, New York: raro il libro, rarissime le stampe, accompagnate da un catalogo di
Franco Sciardelli introdotto da Ferdinando Scianna, che si
chiede con Kertész, genio della fotografia novecentesca,
«se il senso delle cose si possa ancora leggere – o scrivere – e
se la lettura sia ancora il grande gioco attraverso il quale si
decifra il mondo».
La mostra è presentata in un’anteprima all’VIII Mostra del Libro Antico alla Permanente: segno di un rapporto che negli anni si rinsalderà sempre più. All’insegna
della collaborazione istituzionale è anche l’iniziativa successiva, che la Biblioteca di via Senato condivide con la Biblioteca Nazionale Braidense e con la Fondazione Arnoldo
e Alberto Mondadori: Giorgio Tabet. Il fascino discreto dell’illustrazione, caso perfetto di integrazione tra storia del libro,
vicenda dei rapporti tra arte visiva e libro, e una più lata tensione a intendere il libro come punto nodale d’intersezione
tra pratiche espressive – pittura e scultura, musica e teatro –
che da subito accompagna la filosofia della biblioteca.
Immediatamente successiva è la prima mostra dedicata alla scultura, nata dal progetto di saggiare il massimo
d’integrazione possibile tra le discipline, e a un tempo di
sottolineare che non solo gli ambienti fastosi delle sale scaffalate, ma il luogo tutto – la sobria architettura novecentesca dell’edificio, con la sua corte porticata e il giardino quasi segreto nel cuore della città, appendice del contiguo parco della pollackiana Villa Belgioioso Bonaparte – è dimora
di cultura. Protagonista Igor Mitoraj, il più letterario
degli scultori viventi, il cui Giardino delle Muse stabilisce
un rapporto tra bellezza e luogo, tra passato classico e presente possibile: in perfetta circolarità, Julian Zugazagoitia,
uno dei prefatori del catalogo, pone in esergo una citazione
di Jorge Luis Borges: «Una de las funciones del Arte es legar un ilusorio ayer a la memoria de los hombres».
La mostra fa da introibo alla prima stagione pubblica
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Biblioteca di via Senato Milano
del Teatro di Verdura, la quale non può, in questo tempo,
che concentrarsi sulla parola forte della sapienza, su quel
mondo di Grecia in cui la scrittura prende a far monumento dell’oralità sacerdotale della filosofia che conosce se
stessa: Platone, dunque, primus tra gli utopisti d’altronde.
E sono Apologia di Socrate, Critone, Simposio, detti da Carlo
Rivolta com’era già accaduto per alcune serate a soli inviti:
Qoelet, ancora Simposio, mentre la figura autorevole di Paulo Coelho aveva tenuto una lettura dantesca. Inoltre, debutta Michele Placido con Viaggio d’amore folle.
Si torna nel cuore dell’arte del libro con l’iniziativa
Privato ac Dominico More. Il torchio e i libri di Franco Riva, appartato e nobilissimo tra gli stampatori d’arte italiani.
Tiratura limitata ha anche Anticus Angelus, nuova
edizione delle poesie di Gesualdo Bufalino stampata al torchio da Officina Chimera e presentata in seno a una squisita mostra di prime edizioni, edizioni illustrate e lettere autografe a un convegno sul grande siciliano. Ancora una faccia del prisma che questo anno inaugurale costruisce intorno al libro, al leggere, allo stampare: lo scrivere.
L’uomo cominciò a scrivere titola l’iniziativa curata da
Giovanni Pettinato, e dice di Mezzaluna Fertile e d’un
tempo in cui la scrittura si fa registrazione e ordinamento
del mondo, e già poesia: l’idea di pagina è tutta presente, in
quello scandirsi dei segni che si fa spazio fisico e di pensiero:
estetica. La mostra è dotata di un cospicuo corredo didattico, inaugurando una caratteristica della filosofia espositiva
della Biblioteca: l’attenzione alla fruizione scolastica.
Il ’98 si apre con uno dei poeti più frequentati dal fondo novecentesco, Ungaretti. La biblioteca di un nomade. La
sezione della mostra con libri illustrati è premessa a quella
che la biblioteca apre in occasione della XV Internazionale
dell’Antiquariato di Milano: Ambroise Vollard. Le livre d’ar-
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tiste. Vollard, e poi Tériade, sono i numi del libro di pregio
novecentesco nella Parigi capitale artistica, fautori d’una
nuova integrazione tra immagine d’arte e parola letteraria.
La seconda mostra di scultura specifica meglio il progetto espositivo della Biblioteca di via Senato. Sotto il titolo Le opere e i libri s’avvia un ciclo volto a indagare i rapporti
specifici intrattenuti con l’arte e la cultura del libro da alcuni tra i massimi artisti novecenteschi italiani, a cominciare
da Marino Marini, cui è dedicata la mostra d’apertura.
I filoni dell’editoria moderna di pregio e della cultura
milanese del libro, inaugurati da Riva e Tabet, s’incrociano
nella mostra Botteghe di editoria. Tra Montenapoleone e Borgospesso. Libri, arte, cultura a Milano 1920–1940, secondo frutto della collaborazione con la Fondazione Mondadori.
Protagonisti sono Il Convegno di Enzo Ferrieri e Bottega di
poesia di Emanulele Castelbarco, che pubblicava Bacchelli
e Cardarelli e lanciò Il Giornalino della Domenica di Vamba e
Giuseppe Fanciulli e L’Esame di Enrico Somaré.
L’evento più notevole del 1999 è la costituzione, il 1°
luglio, della biblioteca in Fondazione, passo ulteriore del
progetto che vuole l’istituto come un vero e proprio centro
culturale autonomo ancorché le collezioni librarie, come
s’è detto, continuino a recare impronta profonda della personalità del fondatore, mantenendo dunque in equilibrio
virtuoso specificità privata e offerta pubblica.
A consolidare la solida rete di rapporti con altri istituti pubblici e privati, la mostra Sesh. Lingue e scritture nell’antico Egitto, realizzata con le Civiche raccolte archeologiche
di Milano. Pezzo eccellente ne è il Papiro Busca, un Libro
dei Morti della XIX dinastia di singolare qualità e pregio.
PUBBLICAZIONI DELLA BIBLIOTECA
DI VIA SENATO EDIZIONI
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Biblioteca di via Senato Milano
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STULTIFERA NAVIS DI SEBASTIAN BRANT; HISTORIA GRISELDIS (1473), PRIMA OPERA A STAMPA DI FRANCESCO
PETRARCA; DUE GRANDI INIZIALI MINIATE NELL’INCUNABOLO DE CIVITATE DEI DI SANT’AGOSTINO
La seconda puntata di Le opere e i libri vede protagonista Francesco Messina, nella duplice veste di artista e di figura cruciale dell’ambiente artistico milanese. Non solo
sculture come i ritratti di Salvatore Quasimodo e Riccardo
Bacchelli, Alfonso Gatto e Indro Montanelli, ma anche le
poesie pubblicate da Tallone e Vanni Scheiwiller e gli epistolari con amici come Ardengo Soffici e Giovanni Papini.
Ancora all’insegna di Platone è la stagione del Teatro
di Verdura, che si completa con La rivoluzione di Fra Tommaso Campanella, con Domenico Pantano e Arnoldo Foà, e
Henry Beyle, milanese, con Maria Eugenia d’Aquino, Riccardo Magherini e Annig Raimondi.
Terza puntata del ciclo sulla grande stampa novecentesca, Un tipografo tra le due guerre. Richard-Gabriel Rummonds presenta il grande poeta, scrittore e industrial designer nelle vesti predilette di editore con le sue Plain Wrapper Press e Ex Ophidia. All’insegna del pensiero, poi, la
mostra documentaria dedicata a Friedrich Augusto von
Hayek, nel centenario della nascita. Premio Nobel 1974,
Hayek è soprattutto l’autore di The Road to Serfdom, 1944,
vero manifesto del liberalismo novecentesco.
Il 16 marzo 2000 si inaugura la prestigiosa Michelangelo: grafia e biografia di un genio. In collaborazione con Casa Buonarroti di Firenze, l’iniziativa presenta un capolavoro grafico del maestro, il disegno della Cleopatra eseguito
a un dipresso nel 1535 e una serie cospicua di manoscritti.
Dal fondo antico della biblioteca vengono, a documentare
il tempo, perle come la Comedia di Danthe Alighieri “poeta
diuino” nel commento di Cristoforo Landino stampata a
Venezia da “Iacob del Burgofranco ad istantia del nobile
messere Lucantonio Giunta”, 1529, o Gli asolani del Bembo nell’edizione manuziana del 1515 “nelle case d’Aldo &
d’Andrea Asolano”, oltre al monumento delle Vite vasariane in edizione Torrentino 1550 a fianco della Giunta 1568.
In occasione della XVI edizione di Milano Internazionale Antiquariato la biblioteca organizza Il Gran Teatro
delle Fabbriche. Libri di architettura dal XV al XIX secolo, curata da Giannino Paliaga e Enrico Valeriani. I libri provengono dalla Braidense, dalla Trivulziana, dall’Università di
Pavia e da altre istituzioni. Dal Libri de re aedificatoria decem
di Leon Battista Alberti nella prima edizione parigina,
1512, alla prima in volgare presso Vincenzo Vaugris, Venezia 1546, dalla prima edizione de I quattro libri dell’architettura di Andrea Palladio, Venezia 1570, a quella de Il tempio
vaticano di Carlo Fontana, Roma 1694, un repertorio ricco
e organico dove si avverte il peso della tradizione a stampa
nel formarsi del gusto classico in architettura.
La terza mostra del ciclo “Le opere e i libri” riguarda
Giacomo Manzù. In scultura, oltre a un Grande cardinale, i
nuclei espositivi sono il bronzo e lo studio in cera del Grande ritratto di signora, 1946, una delle sue opere più straordinarie, accompagnati da una serie fitta di disegni preparato-
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ri, e gli studi per la Porta della morte per San Pietro.
Il filo ritrattistico dei grandi letterati novecenteschi
non può che giungere a costeggiare la personalità infinita
di D’Annunzio innovatore, come titola la mostra realizzata
con il Vittoriale degli Italiani e curata da Annamaria Andreoli. Il taglio è il genio dell’artista nel farsi personaggio,
il suo tratto più moderno e anticipatore, al quale attingeranno le avanguardie future, fino allo stesso Andy Warhol.
Sono i direttori della rivista “Bruniana & Campanelliana”, Eugenio Canone e Germana Ernst, a curare la prima delle iniziative del 2001 della biblioteca. Realizzata in
collaborazione con la Regione Calabria, Tommaso Campanella. L’iconografia, le opere e la fortuna della ‘Città del Sole’ è
mostra squisitamente bibliografica centrata su una delle figure chiave della cultura europea, così presente alla coscienza del fondatore dell’istituto da dar nome alla sala sua
più importante. Tra il bellissimo ritratto a olio di Francesco Cozza, 1630-1631 e quello inciso da Nicolas de Larmessin alla metà del secolo, il quadro che campeggia stabilmente nella Sala Campanella è protagonista della mostra.
Ancora iconografica, e con un retrogusto letterario
accentuato e sfizioso, Ercole. L’eroe, il mito, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per
la cura di Stefano De Caro. Eracle è figura mitologica e
identitaria cruciale per il mondo greco al pari dei poemi
omerici, in un mondo in cui sapienza e letteratura, sacro e
storia usano le medesime parole e le medesime immagini.
La struttura dell’esposizione segue il filo del racconto letterario, nell’esperimento di far dell’arte la trama iconografica d’una più complessa narratività, sottratta all’incombere algido dell’arte ridotta alla propria stessa storia.
La collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e con la Biblioteca Nazionale Braidense,
cui qui s’aggiunge la Libreria antiquaria Little Nemo di
Torino, segna un capitolo ulteriore con Dalla A alla Ang.
Bruno Angoletta, professione illustratore. Angoletta è uno dei
geni novecenteschi dell’illustrazione che la cultura italiana
si è ben guardata dal celebrare nel giusto valore.
La mostra conclusiva del ciclo “Le opere e i libri” è
dedicata, nell’estate 2001, ad Arnaldo Pomodoro, il cui
possente Disco in forma di rosa del deserto, 1993-94, campeggia nel cortile dell’edificio come contrappeso alla levità
poetica delle opere a stampa.
La folta stagione del Teatro di Verdura delinea due
percorsi. Per Libri in scena, lavori come Un giorno di fuoco di
Fenoglio nella messinscena di Gabriele Vacis e l’Inferno
dantesco nella lettura di Arnoldo Foà. Per Tre milanesi a
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teatro, Carlo Cattaneo, federalista, con Giuseppe Pambieri e
la prima assoluta, a opera di Franco Branciaroli, de Gli angeli dello sterminio di Giovanni Testori.
Dalla filosofia che ha generato il fondo di storia dell’impresa, nasce Gio Ponti maestro del Déco. Architetto, designer, poligrafo, padre di quella Domus che è tra le più belle
riviste del Novecento, Ponti è ricordato anche per l’attività
straordinaria svolta alla Richard-Ginori di Doccia.
L’ultima mostra del 2001 è di tema alto, nata in collaborazione con il Centro di studi del pensiero filosofico del
’500 e del ’600 del CNR. Una mostra bibliografica che
prosegue un ciclo tanto ben consolidato da essere ormai
una highline della Biblioteca e da aver generato una collana
di cataloghi che è uno dei rari risultati recenti d’alta qualità
nel campo dell’editoria legata alle mostre. Il protagonista è
Gerolamo Cardano, del quale ricorre il quinto centenario
della nascita, e il pezzo forte, sul piano spettacolare, il ritratto prestato dagli Uffizi che fa idealmente il paio con
RITRATTO DI GALILEO GALILEI ENTRO BORDURA
ARCHITETTONICA
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Biblioteca di via Senato Milano
quello di Campanella della Biblioteca di via Senato.
Il 2001 è anche l’anno che vede la nascita d’un’altra
iniziativa fondamentale della Biblioteca di via Senato. Come le mostre sono frutto d’una istituzione viva, che ragiona criticamente e autocriticamente su se stessa, altrettanto
è per L’Erasmo, rivista bimestrale “della civiltà europea”.
Il progetto è chiaro. Da un canto, affrontare un tema
forte, in parallelo con l’attività di ricerca che la biblioteca
va svolgendo. Dall’altro, dar conto dello stato dell’arte nel
campo della bibliofilia, delle acquisizioni e scoperte, e dell’evolversi e del conoscersi dei fondi della biblioteca stessa.
Il gruppo di collaboratori che aderisce al progetto è
d’ordine primario, da Carlo Carena a Vittore Branca, da
Giuseppe Pontiggia a Giancarlo Vigorelli, da Guido Canziani a Maurizio Vitale, da Michele Ciliberto a Tullio Gregory e Salvatore S. Nigro. Il numero d’avvio non può che
confermare la primazia del tema dell’utopia e d’un sentire
politico alto in seno al progetto, in virtù del tema Un frate di
nome Tommaso e del ritratto di Campanella in copertina.
Con Il Pinocchio di Musante e la grande collana di Fògola
editore si torna al racconto della grande editoria illustrata
novecentesca. La Grande Collana, edita in tiratura limitata, è diretta da Giorgio Bàrberi Squarotti e Folco Portinari per le cure grafiche di Antonio Brandoni, e da subito
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raccoglie intorno a sé intellettuali, artisti e collezionisti.
Viene poi una rarità assoluta. l’Onu proclama il 2002
anno internazionale delle montagne, e la Biblioteca di via
Senato declina la celebrazione a suo tipico modo. Partner
dell’iniziativa, il Touring Club e il Club Alpino Italiano,
dalla cui eccelsa biblioteca viene una scelta di tomi che sono
la storia di Dall’orrido al sublime. La scoperta delle Alpi. Il testo
più emozionante è la Compendiosa relazione d’un viaggio alla
cima del Monbianco in agosto del 1787 di Horace-Bénédict de
Saussure, opuscolo edito in Torino dalla Reale Stamperia
in traduzione della Relation abrégée edita l’anno prima a Ginevra: l’inizio della letteratura alpinistica in Italia.
I percorsi bibliografici non possono che proseguire
con Il viaggio di Ezra Pound. Dai libri al Libro: le fonti dei
Cantos, dedicata al genio visionario e tormentato che, vero
Dante della modernità, ne ha rappresentato meglio di
chiunque le derive e le illuminazioni.
Due grandi mostre coprono l’arco intero del 2003.
Egitto. Dalle Piramidi ad Alessandro Magno, riflessione ad
ampio spettro sull’influenza che questa civiltà ha esercitato
sulla cultura occidentale; e poi un omaggio al grande collezionismo, traccia di riflessione costante in una biblioteca
nata proprio da feroce amore collezionistico: Giappone color indaco, la prima italiana della collezione di Jeffrey Mont-
RITRATTO XILOGRAFICO DI DANTE; FRONTESPIZIO CON STEMMA DI FILIPPO II IN DE REBUS SICULIS DI TOMMASO
FAZELLO; PRINCEPS DI DE SENSU RERUM DI TOMMASO CAMPANELLA
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Biblioteca di via Senato Milano
gomery: un raro gruppo di mingei, tessuti a dominante indaco che danno vita a vesti, stendardi, coperte e paraventi
cui la tecnica decorativa del tsutsugaki conferisce un’evidenza fastosa e simbolicamente ricca.
La stagione del Teatro di Verdura presenta alcuni
vertici assoluti: Pulcinella a modo mio, epopea della dinastia
De Filippo per la voce di Luigi De Filippo, e l’intenso Magnificat di Alda Merini, umanissimo e a un tempo in odore
di sublime, detto da Valentina Cortese, su tutto.
Poi, un’altra mostra archeologica, I Fenici. L’Oriente
in Occidente, ricca di un nucleo cospicuo tra avori, oreficerie, faïences, vetri, rilievi e amuleti, su progetto di Enrico
Acquaro. Non tanto la Fenicia madrepatria, quanto la diffusione della sua cultura per il Mediterraneo. E come sempre, dalla storia al mito, per giungere all’immaginario contemporaneo. In parallelo, la serie delle mostre bibliografiche si concentra su un caso assai caro alla Biblioteca, quello
di Ettore Cozzani e l’Eroica. È il momento dell’ingresso in
collezione della raccolta completa della rivista.
Ma il 2004 è soprattutto l’anno in cui le Edizioni Biblioteca di via Senato, che già pubblicano tutti i cataloghi
delle proprie mostre, si aprono alla realizzazione di vere e
proprie collane librarie. La collana “I ritorni” presenta testi sofisticati come La Roccia di Thomas Stearns Eliot, per la
prima volta in traduzione integrale, e il Nuovo vocabolario filosofico-democratico di Ignazio Lorenzo Thjulen, che vide la
luce nel 1799 nel pieno del fervore rivoluzionario europeo.
“La biblioteca dell’anima” si apre, invece, con la Lettera a
un sovrano crociato di Taqî al-Dîn Ahmad Ibn Taymyya, classico della querelle islamo-cristiana, e si dedica a perle come
il Discorso di Roma di Giovanni Papini e Il libro della nuova cavalleria di Bernardo di Clairvaux. La collana prosegue con
Armando Plebe, autore de Il nuovo illuminista e curatore di
Critica al programma di Gotha di Karl Marx, e la straordinaria rarità de Il porto sepolto (1922) di Ungaretti, prima redazione inedita di una delle sue più celebri raccolte.
Tornando alle mostre, il 2005 è la volta di ‘Libri mei
peculiares’. Petrarca e le sue letture nella Biblioteca di via Senato, in cui Giancarlo Petrella allinea e indaga il fondo petrarchesco della collezione. Dagli incunaboli al Novecento più
vicino, poi, dalle utopie antiche alle attuali che scrutano il
cielo, Dalla terra alle stelle racconta “Tre secoli di fantascienza e utopie italiane”.
Torna anche il tema del collezionare con I Macchiaioli.
Dipinti tra le righe del tempo, in collaborazione con l’Istituto
Matteucci di Viareggio, che presenta la bellezza vivida dei
dipinti di Giovanni Fattori sul tema risorgimentale, il lavo-
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rio sulla macchia di Silvestro Lega e Vincenzo Cabianca, il
terso paesaggismo giovanile di Giuseppe De Nittis.
Dopo stagioni in cui la centralità del libro aveva agito
come tensione espansiva verso il tema più generale del collezionare, il 2006 torna a guardare alla biblioteca. Nasce la
mostra bibliografica sul fondo borgesiano di via Senato,
accompagnata da una pubblicazione sistematica a cura di
Laura Mariani Conti e Matteo Noja. Da ciò Il carattere di
un italiano. Longanesi e il lavoro editoriale, che gli stessi curatori dedicano a uno dei veri geni dell’editoria moderna, capace di osannare Aldo e Bodoni quando la moda tipografica altrove spingeva, e di far scelte grafiche pionieristiche,
da L’Italiano a Il Borghese e ai libri della sua casa editrice.
La mostra Gli ex libris italiani del Novecento, realizzata
in collaborazione con la Tipoteca Italiana Fondazione
Cornuda e la Fondazione Benetton, è un viaggio in un genere antico che la modernità ha fatto proprio, chiamando a
prove espressive autori classici come Duilio Cambellotti,
Adolfo De Carolis, Benvenuto Disertori, Antonio Rubino,
Luigi Servolini, e legati all’avanguardia come Luigi Veronesi, Luca Crippa, Lele Luzzati, Walter Valentini.
Ambiziose anche le serate proposte dal Teatro di Verdura, accreditato ormai a vero autonomo polo culturale cittadino, come il Fahreneit 451 messo in scena da Lisa Ferrari
e l’Hannah Arendt de La banalità del male di Paola Bigatto.
E mentre L’Erasmo dedica numeri a I geni dell’Enciclopedia e alla grande tradizione culturale dei Gesuiti, ancora
bibliografia e arte sono protagoniste de Il Manzoni illustrato, in collaborazione con Casa Manzoni di Milano e il Museo Manzoniano di Lecco. Centro della mostra sono i disegni inediti di Giacomo Mantegazza per il concorso Hoepli
del 1900 in vista d’una edizione pregiata dei Promessi sposi.
Bagno di milanesità che si proietta nell’anno successivo con Toscanini tra note e colori, celebrazione del cinquantesimo anniversario della morte del musicista a partire dalla chiave di lettura del collezionismo. Vi è ricostruita la raccolta d’arte che il musicista formò nei decenni, da Boldini a
Bazzaro e a Mancini, sino al curioso e per certi versi sorprendente Ritratto di Wally Toscanini in costume da Regina
di Saba di Alberto Martini.
Dal 1997, infine, Mostra del libro antico e Biblioteca di
via Senato hanno intessuto scambi fittissimi d’esperienza.
Anche questo, d’altronde, è testimonianza della matrice
originaria della biblioteca, che si sente luogo di conservazione del sapere e della bellezza tanto quanto parte attiva
della cultura che ogni giorno si trama, organizza, progetta,
connette, scopre, sperimenta. In una parola, che vive.
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marzo 2009
L’INTERVISTA D’AUTORE
GIAMPIERO MUGHINI,
BIBLIOFOLLE DEL ’900
Come e perché un grande collezionista
DI LUIGI MASCHERONI
Dalle litolatte futuriste a Porci con le ali
nella prima tiratura della Savelli, dall’edizione
marradese dei Canti orfici alle poesie del
“novissimo” Alfredo Giuliani, nella sua
biblioteca Giampiero Mughini ha messo in fila
una delle più belle raccolte del Novecento
italiano. Che ora è rinchiusa dentro le pagine
del suo nuovo La collezione. Un bibliofolle
racconta i più bei libri italiani del Novecento
(Einaudi, pp. 282, euro 16).
ughini, Lei è molto
geloso dei suoi libri.
Chi la conosce dice che
nemmeno morto parla della sua
collezione. Eppure ora ha deciso
di “aprirla” al pubblico.
M
Tutto è nato in una cena da amici
alla quale partecipava Paolo Repetti,
direttore editoriale di Stile Libero
dell’Einaudi. Quella sera mi sono
lasciato andare, raccontando alcuni tra
i libri più belli del nostro ’900: come
erano nati, chi li aveva stampati,
quante copie ne sopravvivevano.
Ben inteso, ero convinto che si trattasse
di roba che non interessasse nessuno.
Repetti invece disse che lui un libro così
l’avrebbe pubblicato subito. Ho pensato
che, parlando di quei libri, avrei finito per parlare di me
dato che, avendo sempre collezionato per leggere e non per
tenermi in casa delle figurine, questa raccolta è anche
un’autobiografia cultural-sentimentale; e che avrei
raccontato anche un pezzo di storia della cultura italiana.
E ho detto sì. Convinto che il libro non avrebbe avuto
molta commerciabilità ho accettato condizioni
editoriali modeste.
E ha sbagliato due volte: perché il libro va
benissimo e perché per renderlo più completo
si è rovinato nell’acquisto di
nuovi “pezzi”.
È stata una vera bancarotta.
I volumi acquistati mentre scrivevo
il libro mi sono costati sei volte l’acconto
dell’Einaudi. L’ultimo è stato “Resine”,
le poesie che Camillo Sbarbaro si fece
stampare in uno stabilimento
tipografico di Genova nel 1911.
Ma valeva il sacrificio.
Quando ha iniziato?
Ho iniziato a balbettare
collezionismo alla fine degli anni
Settanta, primissimi anni Ottanta.
Frequentavo le bancarelle, poi le
librerie antiquarie. Compravo, ma non
capivo ancora bene la fenomenologia
marzo 2009
ROBERTO PALAZZI
E QUEI SUOI SCRITTI
RARI E PREZIOSI
Roberto Palazzi, “il Palazzi”,
intellettuale dall’aria schiva e
dai modi garbati dotato di una
straordinaria erudizione
e di una memoria fuori
dall’ordinario, fu molte cose
insieme: libraio (nel 1981 aprì
a Roma la mitica Libreria
al Vascello), editore, scrittore,
bibliofilo. E prima di tutto
lettore, onnivoro e raffinato.
Morto nel 2002, era un
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Biblioteca di via Senato Milano
personaggio notissimo nel
mondo degli appassionati
di libri antichi (Giampiero
Mughini gli dedica “La
collezione”) e anche autore
- parsimonioso - di un elenco
interminabile di deliziosi testi
a tema. Ora finalmente quelle
pagine disperse e fulminanti
(scritte a partire dal 1978)
sono state raccolte in volume
(Roberto Palazzi, Scritti di
bibliografia, editoria e altre
futilità, Biblohaus, pp. 450,
euro 25). Qui vi si trova di
delle prime edizioni, delle sovraccoperte,
delle fascette. Poi, fra tanti errori e
colpi di fortuna, fra delizie e dolori,
ho imparato. Un giorno, nella libreria
romana Maldoror, di Giuseppe Casetti
e Paolo Missigoi, in una bacheca vidi
i miei primi libri futuristi, all’epoca
per me inavvicinabili: costavano
30mila lire ciascuno. Ma mi sono
rifatto più tardi. Via via la biblioteca è
diventata l’avventura fondamentale
della mia vita. Da qui sono nati quasi
tutti i libri che ho scritto.
Fino a questo, che ne è la summa.
E allora, il libro più bello
del Novecento italiano?
Le litolatte futuriste passano per
essere i libri monstrum dell’avanguardia
europea: le “Parole in libertà futuriste”
di Marinetti stampate su lastre di latta
da Tullio d’Albisola nel ’32 o la
litolatta del ’34 con le illustrazioni
di Bruno Munari. Ma ci sono anche
libri “minori” che amo moltissimo,
tutto, come nella sua
biblioteca: uno splendido
decalogo di due paginette
a uso del bouquineur;
microsaggi sugli illustratori
di Edgar Allan Poe, dotti
e divertenti articoli sulla
bibliofobia, sui libri inesistenti
e immaginari (una sua
passione), sugli ex libris erotici,
e poi articoli su Asimov,
Proust, Lovecraft...
Pagine assolutamente futili.
E per questo terribilmente
necessarie.
L.M.
come quelli di Oswaldo Bot o Aldo
Buzzi, o come “Il covo” di Giuseppe
Pagano Pogatschnig, un’apologia
dell’iconografia degli esordi
del fascismo, uscito nel 1940: uno
dei libri più belli del secolo per il suo
linguaggio editoriale e per la sua
grafia. E per la sua storia.
La biblioteca, fra quelle dei
suoi amici, che invidia di più?
Per il futurismo non ci sono
dubbi: quella di Pablo Echaurren,
al quale si deve la riscoperta
della storia culturale e bibliografica
del futurismo, e che ha spazzato via
tutte le idiozie che i nostri padri
ci avevano detto su Marinetti e soci.
Poi mi viene in mente la biblioteca
del milanese Luigi Olivetti, che aveva
messo insieme una grande collezione
di libri di poesia del ’900, andata
dispersa.
La storia insegna che spesso
i libri più belli sono quelli
stampati in proprio, autofinanziati
o fatti coi soldi di papà.
I libri nati in povertà, fatti da
piccoli editori di provincia o stampati
nella tipografia sotto casa, hanno un
fascino unico. Dal punto di vista
estetico i “Canti Orfici” di Campana
non sono un libro bello, ma hanno un
valore e una bellezza metafisica.
I soldi dell’editore aiutano in questo
campo, certo. Ma il talento vale di più:
Giovanni Scheiwiller non era ricco ma
ha fatto libri meravigliosi.
I librari: amici da tenere
cari o vampiri da tenere lontani?
Complici indispensabili.
Senza i librari antiquari noi
collezionisti non esisteremmo. Io vivo
nella delizia e nella paura che squilli
il telefono e che sia qualche amico
librario che mi chiede: “Non è che tu
stavi cercando…”.
0252 copertina
16-03-2009
15:26
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Biblioteca di via Senato
Milano
mensile
anno I
n.1 – marzo 2009
Il Vate reclama
le royalty:
lettere inedite
annamaria andreoli
BvS, l’Utopia
della cultura
aperta a tutti
flaminio gualdoni
La Mostra del
Libro Antico
nell’anno XX
matteo tosi
103-MOSTRA LIBRO ANT 127x188.indd 1
23-01-2009 10:50:20
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