0252 copertina 16-03-2009 15:26 Pagina 1 Biblioteca di via Senato Milano mensile anno I n.1 – marzo 2009 Il Vate reclama le royalty: lettere inedite annamaria andreoli BvS, l’Utopia della cultura aperta a tutti flaminio gualdoni La Mostra del Libro Antico nell’anno XX matteo tosi 103-MOSTRA LIBRO ANT 127x188.indd 1 23-01-2009 10:50:20 Consiglio di amministrazione della Fondazione Biblioteca di via Senato Marcello Dell’Utri (presidente) Giuliano Adreani, Carlo Carena, Fedele Confalonieri, Maurizio Costa, Ennio Doris, Paolo Andrea Mettel, Fabio Perotti Cei, Fulvio Pravadelli, Carlo Tognoli Direttore responsabile Angelo Crespi Segretario Generale Angelo De Tomasi Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Collegio dei Revisori dei conti Achille Frattini (presidente) Gianfranco Polerani, Francesco Antonio Giampaolo Referenze fotografiche Luca Campigotto Angelo Saini Fondazione Biblioteca di via Senato Elena Bellini segreteria mostre Chiara Bonfatti sala Campanella Sonia Corain segreteria teatro Giacomo Corvaglia sala consultazione Claudio Ferri direttore Luciano Ghirelli servizi generali Matteo Noja conservatore della Biblioteca Donatella Oggioni responsabile teatro e ufficio stampa Annette Popel Pozzo responsabile del Fondo Antico Gaudio Saracino servizi generali Stampato in Italia © 2009 – Biblioteca di via Senato Edizioni Tutti i diritti riservati Ufficio di redazione Matteo Tosi e Gianluca Montinaro Direzione e redazione Via Senato, 14 – 20121 Milano Tel. 02 76215318 Fax 02 782387 [email protected] www.bibliotecadiviasenato.it Progetto grafico e impaginazione Elena Buffa Bollettino mensile della Biblioteca di via Senato Milano distribuito gratuitamente L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana In attesa di registrazione presso il Tribunale di Milano Biblioteca di via Senato Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA Sommario 5 l’inedito IL VATE, ENFANT PRODIGE DEI DIRITTI D’AUTORE di Annamaria Andreoli 17 le rubriche INSEDICESIMO 17 Appuntamenti di Matteo Tosi 18 Il catalogo dei cataloghi di Matteo Noja 21 Quei libri che parlano di sé di Gianluca Montinaro 22 Mostra del Libro Antico 2009 di Matteo Tosi 25 Tomi e volumi “in cattedra” di Gianluca Montinaro 27 Capolavori da sognare di Gianluca Montinaro 28 Dieci e lotta. Gli anni della contestazione di Matteo Tosi 31 Chicche da bibliomane LODE AL BOUQUINISTE di R. Obredi 33 DEL PIACERE DI POSSEDERE LIBRI E DI FARNE MOSTRA E SPETTACOLO di Flaminio Gualdoni 46 l’intervista d’autore GIAMPIERO MUGHINI, BIBLIOFOLLE DEL ’900 di Luigi Mascheroni – ANNO I – N.1 – MILANO, MARZO 2009 Editoriale DI MARCELLO DELL’UTRI utenberg è finito? Questa domanda è di moda e le risposte, almeno quelle dei cosidetti operatori culturali, vorrebbero risolverla con un secco si. Noi crediamo invece, che la Galassia di Gutenberg sia in movimento, come accade ad altre nell’universo, perché in essa vivono innumerevoli elementi capaci di raggiungere questa o quella presenza, un oggetto o un libro. Già, il libro. Come fa a morire? Per ora gode di un’ottima salute: non se ne sono mai stampati così tanti. E nei libri antichi c’è la nostra memoria oltre ogni cultura inventata sino a oggi. Quando la rete renderà accessibile tutti i titoli a tutti gli uomini resteranno le sensazioni: leggere una poesia in una certa pagina o su un video farà la differenza. Sono due momenti diversi per la spirito: per questo è nata la rivista “ Biblioteca di Via Senato Milano”. Per guardare con occhio sensibile ai figli di Gutenberg e per valorizzare il patrimonio della Biblioteca di Via Senato, filiale ben avviata e in comunicazione con la Galassia in movimento che reca il nome del primo stampatore. G marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano 5 L’inedito IL VATE, ENFANT PRODIGE DEI DIRITTI D’AUTORE Lettere del giovane d’Annunzio ad Angelo Sommaruga DI ANNAMARIA ANDREOLI razie ai carteggi fitti e fittissimi che d’Annunzio ha via via intrattenuto con i propri editori possiamo penetrare nel retroscena di un protagonismo letterario che non ha uguali in Italia e, ciò che più conta, in Europa. Agli albori dell’industria culturale, lo scrittore sa bene che il libro va stampato e diffuso secondo le implacabili regole della domanda e dell’offerta; come sa bene che tra il poeta e il divo le distanze si accorciano, quando in vendita sono simboli e sogni in grado di contagiare l’immaginario collettivo. E il suo modo di proporsi alla nuova moltitudine di lettori e lettrici è così irrituale che talora Gabriele dura non poca fatica con gli editori restii ad assecondarlo. Avrà sempre la meglio, spesso però solo dopo snervanti insistenze. Una particolare sintonia di intenti si realizza invece con Angelo Sommaruga, editore di punta nella Capitale dove si è trasferito da Milano nel 1881, giusto l’anno in cui d’Annunzio comincia a muovere i primi passi alla conquista della notorietà che prelude al suo precoce successo nazionale e internazionale. Il diciottenne abruzzese si trova a Roma per frequentare gli studi universitari benché le aule della Sapienza non lo attirino quanto le redazioni dei giornali. La città, soprattutto, lo distoglie dallo studio metodico: al pari di una Musa, l’Urbe esercita un fascino irresistibile sull’adolescente ansioso di bruciare le tappe. Del resto è Carducci, pur così «maremmano» e così radicato a Bologna, a segnare il tracciato: «Salve, dea Roma! […] Son cittadino per te d’Italia,/ per te poeta». G Proprio tra Sommaruga e Carducci si stringe il sodalizio foriero della Cronaca bizantina, periodico che impronta di sé la stagione postunitaria che più ha di mira la grandezza del “Bel Paese”, ultimo arrivato in Europa. Abbia intanto l’Italia, insieme con le colonie nel Mediterraneo, una metropoli all’altezza delle sue antiche memorie; e alle memorie antiche si aggiungano le nuove, in modo che a ridosso del Campidoglio e dei Fori si erga l’Altare della Patria dedicato al re sabaudo del Risorgimento. Quindi si sventrino i dedali barocchi per le grandi vie adatte alle parate militari e si creino i palazzi dei Ministeri e delle Ambasciate, i teatri, gli alberghi, i ritrovi mondani… Fra nuvoli di polvere, in un turbine edificatorio, Roma ha comunque forse ora meno bisogno di architetti e maestranze che di persuasori occulti del suo rilancio. Risiedono qui i presupposti – auspice Carducci – dell’incontro fra d’Annunzio e l’editore, come emerge dal carteggio oggi recuperato: una ventina di lettere di Gabriele, tutte riguardanti il triennio 1882-1884, cruciale per il poeta e il narratore in erba. Sono suoi i primi due titoli – le poesie di Canto novo e le novelle di Terra vergine (maggio 1882) – della casa editrice che ha sede in via Due Macelli, a un passo da piazza di Spagna. In quattro anni Sommaruga ne stamperà 170, numero enorme per i tempi, da ascrivere all’attivismo lombardo di chi ha avviato una vera e propria impresa industriale con criteri che si direbbero addirittura “americani”. Ma l’obiettivo di raggiungere 6 Biblioteca di via Senato Milano Martedì. Eccoti un sonetto. Erano due, ma il secondo non l’ho finito. Se potrò per stasera, te lo manderò. Se no, stampa questo, in cornice. L’Intermezzo è abbastanza elegante. Mandamene per posta corrente altre 12 copie. Mandami insieme le Memorie del Rusconi e quel volume del Persano. Fammi anche mandare la Bizantina. Diavolo! La solita storia dell’anno passato? Anche la Domenica. Lascia che i mascalzoni si sbizzarriscano. Io e mio padre abbiamo fatto tutto quello che in simili casi si può fare da gentiluomini. Siamo in regola. Mi dicono che tu vai mostrando non so che lettera mia. Che angelo! Al Caffè di Roma io non potei regolare i conti, perché partii in furia. Ho scritto già da tempo che me li mandassero e che sarebbero stati soddisfatti subito. Dunque? Mi dispiace che mio babbo non voglia assolutamente farmi tornare a Roma ora, così, mentre son dubbie le cose. Mi divertirei tanto a sentire i farabutti più oscenamente maculati predicar la morale sul conto mio. Puah! Addio, caro. Mandami quel che ti ho chiesto, e salutami Bisanzio. Addio. Gabriel marzo 2009 il grande pubblico fondando sulla réclame la vendita del «prodotto» è meno sorprendente del fatto che il prodotto, piuttosto che assecondare la moda verista, consista in una rigorosa difesa del classicismo e della tradizione. Poiché il nume tutelare dell’editore è Carducci, va da sé che la letteratura che egli sostiene abbia molto da spartire con l’Accademia e con la riscoperta delle nostre grandi Origini trecentesche da puntare, come un’arma, contro la sciatteria quasi vernacola del manzonismo deteriore che da tempo invade la Penisola. Un quarto di secolo sarà trascorso dalla breve parabola sommarughiana, già conclusa nel 1885, quando Scarfoglio, che tutta l’ha percorsa in prima persona, ne offre una valutazione per più di un verso persuasiva. Egli coglie lucidamente la contraddizione responsabile del clamoroso fallimento: «Il Manzoni» dice ripubblicando il suo Libro di don Chisciotte nel 1910 (era uscito la prima volta da Sommaruga nel 1883) «aveva lasciato dietro di sé una vera epidemia romantica, la quale, favorita dalla teoria della “lingua parlata” cioè dal ritorno al dialetto, minacciava di sovvertire tutta la composita, armonica e solenne architettura che il padre Dante impose alla letteratura italiana. Contro questa invasione del trivio, nel tempio s’era venuta suscitando una reazione; la quale, iniziata da Giosuè Carducci, non aveva trovato consenso che nelle facoltà di lettere di alcune università. La filologia comparata, instaurando la ricerca e il controllo delle fonti, aveva interamente rinnovato il contenuto della nostra storia letteraria. Le origini della lingua e della letteratura marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano 7 italiana, sotto le lenti poderose della critica positiva, si rivelarono nella loro luce reale, e fu chiaro e pacifico che l’Italia, come già Roma, ebbe costantemente una lingua letteraria dotta e aristocratica, interamente distinta dal caos dialettale e ritagliata dal primitivo tessuto latino». La reazione carducciana – continua Scarfoglio – nei confronti della letteratura, divenuta «esercizio quasi esclusivo d’una moltitudine di brava gente uscita dalla scuola militare di Modena o dai ginnasi incompiuti», sarebbe rimasta confinata nelle università, dove si sarebbe spenta «se Angelo Sommaruga non fosse sopravvenuto. Egli era, evidentemente, la negazione dell’editore idoneo a una cosiffatta letteratura; ma poiché il mercato altro non gli offriva, e poiché il suo metodo consisteva nel gittare in pascolo alla curiosità pubblica una massa enorme di libri, nello stordire e captare il lettore sotto una valanga di volumi, non aveva né il modo né il tempo di scegliere». In effetti, è la grande diffusione garantita da Sommaruga a sedurre Carducci, che solo così uscirà dal giro degli editori di provincia nascosti all’ombra delle università (Vigo, Barbèra o Zanichelli) per diventare il poeta nazionale della nuova Italia. La Cronaca bizantina, il più celebre dei periodici sommarughiani, raggiunge – giova saperlo – la tiratura di 150.000 copie, contando anche sul pubblico femminile al quale rivolge apposite rubriche: contesto mirato in cui si iscrive il carducciano Eterno femminino regale, per la regina Margherita (1° gennaio 1882), un vertice del grande prosatore-polemista finalmente sulla bocca di tutti. Quando d’Annunzio, da poco inurbato, incontra l’editore, ha già alle spalle, per parte sua, una prova di sorprendente sagacia pubblicitaria. A soli 17 anni, nel 1880, ha diffuso la falsa notizia della propria morte per lanciare Primo vere, libretto di poesie stampato a spese del padre e destinato a perdersi nella pletora dei poeti esordienti. A meno che un astuto colpo di scena – il primo dei numerosi che si susseguiranno nella carriera dello scrittore – non intervenga a segnalarlo: Gabriele conta insomma sul necrologio per non passare inosservato. Si negherà una buona parola al giovane defunto? E desta una sinistra meraviglia il fatto che un adolescente sia tanto disinibito da far leva sul macabro per farsi notare. Si tratta tuttavia di un eccesso rivelatore. Andrà certo lontano chi debutta con una finzione spregiudicata a oltranza: una fatale caduta da Villa del Fuoco, 21 ott. 82 Caro Sommaruga, Trovai jer sera a casa la tua lettera e le bozze del “Canto novo”. Acconsento che tu faccia la edizione economica, ma con patti più chiari. Desidero il solito 20% su ogni copia stampata, pagabile in due rate fisse, puntualmente. Se ti conviene, mandami a riveder le bozze del Canto; lascio alla diligenza di Papiliunculus quelle della Terra vergine. Se non ti conviene, non ne facciamo nulla; e amici più di prima, s’intende. A proposito di pagamenti, mandami al più presto possibile un altro acconto non inferiore alle lire cento. Io aspetto da troppo tempo, mi pare; e tu non hai ragione di abusarne. Per la Bizantina non ho nulla di pronto. Né ho visto bene il numero 8, precedente a questo che ebbi jeri. Mi dicevano di mutamenti, di comproprietari, di non so che altro. marzo 2009 cavallo – l’annuncio è pseudonimo – ha spento la sicura promessa che ora si può solo rimpiangere. Altrimenti improbabili, si strappano così i consensi che poi la smentita (il poeta in erba è in collegio, vivo e vegeto) non varrà a cancellare. E non basta. Sempre il collegiale, non appena avviata la collaborazione con il Fanfulla domenicale, confidava agli amici che con quel periodico «gli affari vanno bene» e che sperava di ricavarne una «trentina di lire e più al mese» (a Filippo De Titta, 23 gennaio 1881), mentre gli accordi con il Pieraccioli, libraio in Prato, lo ritraggono nei panni quasi di un agente di commercio. Sembra che concluso il Liceo Gabriele abbia bruciato i libri di matematica e trigonometria, invise discipline nelle quali faticava a raggiungere esiti brillanti. I conti, tuttavia, li sa fare: «Ella avrà la facoltà di occuparsi dello smercio di altre 250 copie del mio Primo vere oltre le 50 ch’ Ella ha già avute in deposito, e di cui mi farà, come d’uso, una ricevutina» scriveva al libraio il 21 gennaio 1881, affrettandosi a precisare: «Ella avrà uno sconto, e questo sconto sarà del 32% sull’importo dell’incasso che risulterà da lei fatto all’epoca della nostra liquidazione […] la liquidazione fra noi avverrà alla fine di ogni bimestre». Seguivano istruzioni per lo smistamento di alcune copie presso il libraio Sandron di Palermo e presso vari giornali, nonché per la stampa di un volantino pubblicitario contenente estratti delle recensioni favorevoli. 9 Biblioteca di via Senato Milano Niente di più consentaneo – è evidente – al nostro Sommaruga. Non per nulla le lettere che ora si leggono per intero (alcuni stralci aveva pubblicato lo stesso editore nelle tarde memorie pubblicate da Mondadori, Cronaca bizantina, 1941) sono subito confidenziali e affettuose, nonostante che trattandosi d’affari il piglio di Gabriele appare non di rado sostenuto, né mancano le impuntature sulle percentuali e sui saldi. Se perciò non lo si direbbe un esordiente, bisogna riconoscere che molto egli ha appreso dal suo primo editore, affinando a quella scuola la nativa scaltrezza. Dal carteggio intanto risulta che sin dal debutto d’Annunzio ama far progetti a lunga scadenza: il lettore deve sapere che il libro appena licenziato è parte di un tutto ancora in formazione. Giocherà infatti la carta della giovinezza presentandosi come enfant prodige dal quale ci si devono attendere autentici capolavori. La vicenda dell’Intermezzo di rime è in proposito quanto mai significativa. Stampato nel luglio 1883, il suo terzo volume sommarughiano consiste in una raccolta di Mi mandi il numero 8? Salutami Scarfoglio, salutami Salvadori, Cesario, Fleres, tutti gli amici insomma, affettuosamente. Io tornerò ai primi di novembre. Offro alla Bizantina la mia penna per la rivista artistica della Esposizione. Lavoro già a Francavilla su le maraviglie michettiane. Rispondi se vuoi gli articoli, e a quale prezzo. Subito; a fin che io possa provvedere per un altro giornale, in ogni caso, a tempo. Addio, mio caro (i punti ammirativi li lascio a te). Ti stringo la mano. Tuo D’Annunzio Hai fatto benissimo a segnar 20 lire per me nella lista per gl’inondati. Grazie FOTO CON DEDICA DI D’ANNUNZIO A SOMMARUGA, GIUGNO 1910 – BIBLIOTECA DI VIA SENATO MILANO 10 Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 versi metricamente sperimentali e di contenuto alquanto licenzioso che, questa volta, non avrà l’approvazione di Carducci. Approvazione che al contrario aveva coronato la fatica di Canto novo, quando nell’imminenza della stampa, era avvenuto il primo incontro tra il debuttante e il celebre poeta ancora ignaro di trovarsi al cospetto di chi lo soppianterà nel ruolo di Vate d’Italia. 27 febbrajo Caro Angelo, ti rimando subito le prove di stampa. Fa correggere attentamente quello che ho segnato. Sto componendo le due novelle inedite e te le manderò appena finite. Il libro sarà intitolato «Il libro delle Vergini»; si comporrà così: 1º. Il libro delle Vergini; 2º. Novelletta; 3º. Novella sentimentale; 4º. Nell’assenza di Lanciotto; 5º. Ad altare Dei. La prima sarà lunghissima, un centinaio e più di pagine nel sesto della Moderna. In complesso il volume verrà ad essere di 300 pagine, credo. Il titolo mi pare attraente. Che ne dici? Piacerebbe anche a me pubblicare nello stesso tempo le Rime. Ma è impossibile. Non ne ho pronte che quelle poche pubblicate sulla tua Cronaca; né potrei Durante l’esilio francese d’Annunzio vorrà narrare quell’evento memorabile in una delle sue pagine più alte, composta per chiudere i conti con il Maestro avverso (nel “Corriere della Sera” del 30 luglio 1911), titolo che molto rivela dei rapporti spinosi intercorsi tra i due. Non dovevamo aspettarcelo? A Sommaruga in persona, redivivo nel nuovo secolo e sotto il cielo di Parigi, dobbiamo la prosa dannunziana. Anche lui, e dal 1885 quando, per evitare il carcere, ha trovato riparo Oltralpe, vive a Parigi dove l’antica amicizia con Gabriele si rinsalda. Entrambi lontani dalla patria usano frequentarsi, tant’è vero che esce nella Tribuna di Roma, in data 26 maggio 1911, un articolo, Carducci, d’Annunzio e Sommaruga, relativo al passato e al presente della loro vicenda comune. Lo firma il barone Alberto Lumbroso, colto mecenate che molto si prodiga per il rientro in Italia del poeta esule. Ecco alcune battute del sollecito barone: «Faccio una lunga visita ad Angelo Sommaruga che ha un nido quieto, nel quartiere di Montparnasse. […] Nel quieto studiolo sommarughiano […] due sole fotografie, di due uomini: una testa leonina: il Carducci del 1880, con la dedica: Giosue Carducci al suo caro Angiolino; e una testa fine, dall’eterna giovanilità che niuna calvizie saprà distruggere: il Gabriele d’Annunzio del 1910, con la dedica: Ad Angelo Sommaruga, affettuosamente, Gabriele d’Annunzio, Parigi, 1910. Spontanea mi viene la domanda: “Quando si conobbero i due poeti? E il Sommaruga apre un grosso pacco di carte: autografi del Martini, di Olindo Guerrini, del Chiarini, del d’Annunzio […] e finalmente moltissimi autografi di Carducci: cartoline e lettere innumerevoli; versi scritti con la matita […]. Trascrivo un autografo carducciano, che il Sommaruga con infinita cortesia mi mostra e mi permette di copiare: 10 gennaio 1882 […] Conobbi d’Annunzio. Angelo Sommaruga mi spiega: “Vede: il Carducci ogni giorno scriveva un esatto e minuto diario, indicando laconicamente tutte le sue spese e i lavori fatti. Nessuno riuscì mai ad avere un foglio di questo meraviglioso documento umano: io invece posseggo il diario di quattro giorni marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano 11 e – guardi il caso! – proprio dei giorni nei quali Carducci conobbe in casa mia Gabriele d’Annunzio!”». Ce n’è abbastanza per provocare la memoria dannunziana che infatti ritorna a quel giorno lontano: «Credo che quella mattina io salissi a gran balzi le scale della Cronaca bizantina per la speranza di sorprendere una donna magnifica e illetterata che allora teneva in soggezione tutta la pleiade giovinetta. Come spinsi forte l’uscio, un po’ ansante, e mi guardai intorno, scorsi china a una tavola una gran fronte selvosa che di subito si risollevò con un moto risentito; e di sotto n’esciron due punte aguzze, ch’eran gli occhi. Angelo Sommaruga dalla stanza attigua si fece alla soglia e disse: “Ah, ecco il d’Annunzio!” [...] Egli aveva dato al terribile giudice le bozze del Canto novo; e il giudice era in atto di volgerle con la mano usa alla saetta. Io mi copersi di rossore, e non ebbi fiato; ma non distolsi lo sguardo dallo sguardo in me fisso [...] Egli continuava a guardarmi, senza dir motto, assorto in no so qual sogno o ricordo remoto. La natura aveva posto in me una semplice grazia che lo rasserenò. Sorrise alfine, ed esclamò giovialmente: “Thàlatta! Thàlatta!” Era il grido di una mia strofa asclepiadea [...]». Approvato dunque Canto novo, la stessa sorte non toccherà, l’anno successivo, all’Intermezzo di rime, forse perché, quanto a grancassa pubblicitaria, si passa davvero il segno. Oltretutto il libro esce mentre le gazzette si occupano di un fait-divers che vede Gabriele protagonista: una fuga di poche ore, il 28 giugno, a Firenze, in treno, con la duchessina Maria di Gallese, di cui parlano tutti i giornali, peraltro avvertiti dall’astuto rapitore. La duchessina, uno dei migliori partiti della Capitale, è incinta. Solo in tal modo il poeta nullatenente potrà fra poco condurla all’altare. Al suo attivo non ha che folti riccioli biondi e la grazia di un paggio d’altri tempi che però – s’è visto – ha colpito favorevolmente persino l’arcigno Carducci. Il matrimonio, in luglio, è salutato dall’uscita del nuovo libro di poesie in elegante veste rosata con capilettere a fregi. L’idea di profittare del momento sarà stata dell’editore o dell’autore? È da supporre una perfetta intesa fra i due perché la contrastata vicenda sentimentale è il contorno adeguato al libretto che accoglie un erotismo così morboso da suscitare vivaci polemiche. Prima che l’intraprendente Sommaruga raccolga in volume gli in- farne subito altre. Bisogna che io ci pensi bene. Ho in mente un volume di Rime originale molto, dal titolo «Pantagruelion». Bisogna però aspettare qualche altro mese. Questa volta non so perché, non ho ricevuto la Cronaca. Mandamela subito e del numero prossimo fammi il piacere di mandarmene tre copie per Donna Maria che me le chiede. E il Paderni, Regole ecc.? E la Collezione Bizantina? Mandami anche 5 copie di Intermezzo: ne ho bisogno. Non ne ho più una. Vedrò se ci sarà da fare qualche modificazione o aggiunta. Addio. Parleremo poi della copertina al libro Vergini. Salutami Edoardo Scarfoglio, Giulio Salvadori, Cesario Testa. Ti abbraccio Tuo Gabriele 12 Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 silenzio, sconsigliando decisamente il battage che il volumetto sommarughiano, anche se denigratorio, procurerà comunque, a conti fatti, allo «slombato» poeta. Si lasci da parte la decenza morale, e non si dia «troppa importanza a cotesto mestichiere». Ma sarà inascoltato. PARTICOLARE DELLA LETTERA DEL 24 GIUGNO ’84 – BIBLIOTECA DI VIA SENATO, MILANO terventi di Chiarini, Lodi, Panzacchi, Nencioni… sui confini del lecito in poesia (una sorta di inchiesta che intitola Alla ricerca della verecondia, 1884 ), la censura di Carducci non risparmia la terza prova di d’Annunzio. In una di quelle invettive che gli erano usuali, il Vate in carica tuona contro i versi riprovevoli a suo avviso ancor più esteticamente che moralmente: «È roba porca, come esecuzione e lavoro d’arte. Ma quell’ottave, ma quell’affannamento stupido dietro il nulla e intorno al nulla? Ma è permesso di sciupare con tanti attorcinamenti di lungagnole verbose l’ottava rima? L’ottava rima? Ma che bisogno c’è che cotesti slombati riprendano il metro dell’Ariosto? Sono versi bruttissimi, sono volgarissimi, trivialità in lingua povera, in stile barocco infimo. Non potendo altro fanno dello scandalo borghese per le quadrantarie poco alfabete di cotesta spregevole aristocrazia romana, avanzo di preti e d’inglesi rifiutati dalla patria». A Carducci non sfugge l’insidiosa notorietà del concorrente, uscito troppo presto dall’anonimato: e ai suoi, Chiarini in testa, suggerisce ora una punitiva congiura del Spalleggiato dall’editore, il poeta «inverecondo» è pronto a profittare della notorietà che gli procura la «vana logomachia» intorno al suo nome. La denigrazione non lo preoccupa; anzi, egli è il primo a bollare i suoi esiti deludenti. Prende avvio proprio con l’Intermezzo di rime, che vedrà, a dispetto di Carducci, una seconda edizione nel 1884 (con l’aggiunta di tre nuove liriche e di una traduzione da Tennyson), una delle manovre più accorte di chi, accanto alle opere, intende produrre un’immagine di sé in grado di colpire la «moltitudine» a ogni costo. A un certo numero di amici viene recapitata in quel tempo questa confessione: «Non mi sento ora nel possesso pieno di tutte le mie forze fisiche e intellettuali. Sono indebolito dall’amore e dai piaceri dell’amore e dalla consuetudine della vita orizzontale. Non ho più quella bella sanità gioconda d’una volta: gli occhi mi danno spesso fastidio, e il fastidio m’impedisce d’occuparmi e mi mette nei nervi l’irrequietezza irosa dei piccoli mali […]. Vorrei qui della gran neve e del gran freddo che mi sforzasse all’esercizio e alle lunghe passeggiate e alle larghe respirazioni dell’aria salutare». Rivolgendosi all’editore tiene poi a precisare che infermità e debolezza di mente sono «momentanee», strettamente connesse al regime dissoluto a cui non ha posto freni. Perché allora dare alle stampe una prova tanto mancata? Si tratta di un «documento umano» – ribatte disinvolto d’Annunzio – che gli è utile lasciarsi alle spalle per mirare ad altro; nella fattispecie al racconto in prosa che raggiunge punte d’eccellenza proprio grazie all’esercizio di scrittura rappresentato dall’Intermezzo di rime (cfr. qui la lettera del 24 giugno 1884). Non è da escludere che ci sia del vero nell’autodenuncia poi consegnata, con sottili corollari, alla Domenica letteraria ( Per un fatto personale, 20 luglio 1884 ). Superata la crisi, è insomma opportuno considerarla salutare, di crescenza: una tappa della propria incessante «evoluzione», termine che d’Annunzio applica a se stesso e alla sua opera in costante ascesa. Rileggendo oggi l’Intermezzo di rime, che entrerà nell’Opera Omnia dopo le aggiunte 14 Ho in questo momento il vostro telegramma. Non chiedo per favore, ma esigo che la copertina sia mutata, a tutte le copie. Voi avete mancato verso di me doppiamente; non mandandomi a vedere il disegno prima della pubblicazione, e disonorando il mio libro con quella porcheria. La vostra meraviglia su’ miei cangiamenti non ha ragion d’essere. Io sono e sono stato sempre uguale a me stesso; ho sempre avuto un gran rispetto per l’arte e per la mia persona. Con quelle stupidissime figure voi tentate di abbassare la mia opera (debole quanto volete, ma coscienziosa) al livello dei libercoli osceni che si vendono a cinquanta centesimi su i banchi dei librai clandestini. Se io avessi permesso quella bruttura, il pubblico avrebbe avuto ragione di credermi uno scribacchiatore volgare e inebetito dalla lascivia. Quale pagine delle Vergini, di grazia, vi pare oscena? Voi tacitamente mi rinfacciate l’Intermezzo. Ma l’Intermezzo è il prodotto di una infermità, di una debolezza di mente, di una decadenza momentanea. Le ragioni dell’Intermezzo si trovano nel mio tenore di Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 e i rifacimenti dell’edizione Bideri 1894, si ha la possibilità di ricostruire l’itinerario culturale dell’artista in formazione. Se non segue le lezioni universitarie, in compenso legge Gautier e Baudelaire, Rollinat e Flaubert, Banville, Maupassant, Hérédia, Glatigny… cercando inoltre di surclassare la metrica barbara, provando e riprovando il sonetto e altre misure di versificazione nell’intento di rinvenire una forma che non si limiti a fare del poeta un cesellatore. Una delle lettere a Sommaruga è in proposito rivelatrice. Parte del denaro che l’editore gli deve prenderà senza indugio la via di Parigi per saldare il debito contratto con il libraio André Gédalge. Lo studio procede di pari passo con la sagacia pubblicitaria e l’acquisto di volumi su volumi ci consente di scorgere sul nascere la formazione di una biblioteca che andrà ingrossandosi via via negli anni. Ai classici della nostra letteratura, con particolare riguardo alle Origini, provvedono le indicazioni di Carducci e degli accademici della Scuola storica, ma di suo d’Annunzio aggiunge quanto proviene d’Oltralpe, interessato com’è ai movimenti d’avanguardia oltre che al fervido dibattito del Quartiere Latino intorno all’evoluzione dei generi in rapporto alle attese del pubblico. Bisogna per forza supporre che un laboratorio attrezzato di tutto punto alimenti la scrittura a getto continuo testimoniata dal dialogo epistolare con Sommaruga, marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano lettera dopo lettera. In ognuna è l’annuncio di una nuova poesia, sperimentando il poeta il genere anfibio di quella che definisce «novella in versi», inviando per la Cronaca bizantina, La tredicesima fatica (cfr. la lettera del 12 ottobre 1883), ben 247 versi martelliani che dovrebbero confluire nei Poemi eroici, sei complessivamente, se il prosatore non sopraggiungesse a tagliare la strada al poeta. Gabriele sta già pensando al romanzo che richiede però il tempo riposato di cui ora non dispone. Ma non per nulla la novella Le vergini, che darà il titolo al volume stampato da Sommaruga nel 1884 (Il libro delle Vergini), raggiunge dimensioni di lungo respiro superando il centinaio di pagine. Quanto ai versi, si accontenti l’editore di quelli che può pubblicare alla spicciolata nella Cronaca bizantina e abbia pazienza: entro l’anno avrà sia i Poemi eroici che una nuova raccolta intitolata Pantagruelion (cfr. la lettera del 27 febbraio 1884). È da credere che d’Annunzio avrebbe onorato gli impegni se non fosse intervenuta dapprima la lite per la copertina delle novelle, decisa frettolosamente senza interpellare l’interessato, e quindi la chiusura della casa editrice perché Sommaruga, processato e condannato per truffa, nel 1885 lascia Roma e l’Italia. Quanto alla copertina della discordia – tre nudi di donna – non ci voleva altro per rinfocolare la polemica sulla «verecondia» ormai stantìa. Ma il torto di d’Annunzio, adiratissimo, è di risiedere in Abruzzo (dopo il matrimonio si stabilisce per lunghi mesi in un podere di famiglia nei pressi di Pescara) e pertanto non è in grado di vigilare sulla tipografia. L’incisione non è certo di pregio, ammette Sommaruga; egli però è caduto in errore basandosi su certe affermazioni del narratore. Il quale chiedendogli una prima tiratura di 6.000 copie e un anticipo di 2.300, che incasserà, aveva aggiunto: «nel Libro delle Vergini accanto a pagine mitissime ce ne sono altre di molta audacia. La scena si svolge tra un bordello e una chiesa, fra l’odore dell’incenso e il lezzo del fradiciume. Vedrai». È questa la battuta che l’editore fa circolare sulla stampa, a sua discolpa, nella diatriba giunta alla soglia del tribunale. Si capisce perché, caduto di lì a poco Sommaruga in disgrazia, d’Annunzio non l’abbia pubblicamente difeso. Bisogna attendere gli anni di Parigi per i nuovi incontri amichevoli, quando la «Sirena del passato» riporterà Gabriele agli anni della giovinezza romana, inseparabili dall’avventura editoriale che, sicuramente, avrebbe meritato miglior destino. 15 vita in quell’epoca falsa. L’Intermezzo non è un libro pornografico; è un documento umano; è una manifestazione d’arte malsana, dove soltanto pochi gruppi di versi hanno un qualche valore vero. Ora io sono rinnovellato e fortificato; versi non ne scrivo; faccio prosa, serenamente; studio. Non venite a incepparmi il passo con la vostra réclame rovinosa! Non fate credere ch’io sia d’accordo con voi nel richiamare il pubblico a colpi di gran cassa dinanzi a un quadro plastico! Il mio libro sia semplicissimo. Abbia una copertina bianca col nome mio e col titolo; nulla più. E voi, che avete tanti e così gravi torti verso di me, ravvedetevi. La mia protesta fu spedita jeri ai giornali. Questa lettera vi giungerà domattina alle otto. Rispondete subito con telegramma se siete disposto a togliere le copertine a tutte le copie. Allora io, quando avrò ricevuta la vostra risposta, ritirerò telegraficamente la protesta e darò l’incarico a due amici miei d’invigilare se a tutte le copie sarà mutata la copertina, de visu. Mi sono spiegato franchissimamente. Gabriele d’Annunzio marzo 2009 17 Biblioteca di via Senato Milano inSEDICESIMO APPUNTAMENTI, CATALOGHI DI BIBLIOFILIA, RECENSIONI, LA MOSTRA DEL LIBRO ANTICO, CONVEGNI, ANASTATICHE, IN BIBLIOTECA NUVOLE SOPRA IL LOUVRE. “PARLANTI”, S’INTENDE! APPUNTAMENTI Quei libri che si mettono in mostra di matteo tosi IL DON QUIJOTE E QUELLE PICCOLE PERLE DI SPAGNA Si chiama La biblioteca de Liliput ed è la mostra che sta attraversando la Spagna per presentare l’eccentrica raccolta di Susana López del Toro, avvenente signora appassionata di libri in miniatura. Più di mille quelli che ha raccolto in anni di ricerche, realizzati tra il ’500 e i giorni nostri, diversissimi tra loro anche per soggetto, pregio e fattura. Una sua copia del Don Quijote di Cervantes è sul Guinness dei Primati, ma molti sono illeggibili senza lente di ingrandimento visto che non superano il centimetro di altezza. In mostra, storie illustrate per ragazzi, classici, libri di viaggio, testi sacri di varie religioni e un’intera biblioteca da viaggio del XIX secolo. Il prossimo appuntamento è a Toledo, dal 18 marzo al 18 aprile, alla Biblioteca Nazionale di Castilla La Mancha, poi a Cadice (23 aprile - 23 maggio) e a Burgos (28 maggio - 30 giugno). Info: www.minilibros-buch-book.com PINO SETTANNI E I SUOI SOUVENIR DELLA FANTASIA Fotografo e artista a tutto tondo insieme, Pino Settanni è alla Libreria-Galleria Derbylius di Milano (fino al 12 aprile) con l’ultimo frutto della sua Pentax, un’onirica ricognizione del mondo del collezionismo, immortalato tra bancarelle e negozi di Milano, San Giovanni Rotondo e Roma. Info: www.derbylius.it IL GETTY MUSEUM SI DÀ ALL’AVANGUARDIA. RUSSA al 1910 al ritiro dalla Prima guerra mondiale per lo scoppio della “Rivoluzione d’ottobre”, è questo il frammento di storia sovietica analizzato dal Getty Museum di Los Angeles attraverso alcuni dei più mirabili libri d’artista dell’avanguardia futurista russa. Il titolo dell’esposizione (fino al 19 aprile; info: www.getty.edu/museum), Tango with Cows, è la traduzione letterale di quello del noto poema di Vasily Kamensky che, attraverso l’immagine assurda di un gruppo di animali da cortile che ballano il tango, riassume la denuncia di tutto il Movimento verso la spaventosa crisi di valori che imperversava tra Mosca e San Pietroburgo agli inizi del XX secolo. Oltre cinquanta i volumi esposti, tutti opere uniche. D Già da qualche anno, ormai, il più grande e noto museo di Francia ha aperto le sue stanze alla contemporaneità e alla “leggerezza” dei fumetti, dando vita a una collaborazione costante con la casa editrice Futuropolis. Tramite questa, ha chiesto ai più noti disegnatori francesi e non solo di “appropriarsi” di una singola stanza, di un’opera specifica o di una rilevante collezione del Museo per reinterpretarla alla loro maniera e farne “una cosa nuova”, capace di fondere la storia forse un po’ troppo paludata del Louvre e la freschezza metropolitana che l’attraversa quotidianamente. In mostra, tra tavole acquarellate e lavorazioni seguite passo per passo, un primo esempio di quello che ne è nato. Info: www.louvre.fr QUELLA “VOLPE” DI ESOPO IN TUTTO IL SUO SPLENDORE Un’idria a figure rosse del IV secolo a.C. proveniente dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e recante la più antica “illustrazione” de La volpe e la cicogna, e due fac-simile miniati del trecentesco manoscritto medievale Romulae Fabulae di Gualterius Anglicus e del Codice Bartolini 83 del 1449: ecco i pezzi più prestigiosi della grande mostra modenese (fino al 13 aprile al Museo della figurina) dedicata alle fiabe di Esopo e alla fortuna non solo letteraria dei loro animali-metafora delle virtù e dei vizi più umani. In mostra, anche diverse figurine e una ricca selezione di immagini tratte da manoscritti miniati e opere a stampa fra le più significative mai apparse in Europa per saggiare fascino e persistenza di quei modelli fino a La Fontaine. Info: www.museodellafigurina.it 18 Biblioteca di via Senato Milano IL CATALOGO DEI CATALOGHI si vende in Milano da Giuseppe Galeazzi, 17651766, ?5.500, superbo esemplare]; la Seconda Parte del Thesoro Politico… [In Milano, appresso Girolamo Bordone e Pietro Locarni, 1601, ?500], di notevole importanza per la storia delle dottrine politiche; Della magia naturale [Napoli, appresso Gio. Giacomo Carlino, 1611, ?1.600] del filosofo-alchimista napoletano Giambattista Della Porta [1535-1615]; La metoposcopia o vero commensuratione delle linee della fronte… del bolognese Ciro Spontoni [1552-1610], in cui si prova a divinare il futuro dalle rughe della fronte. Libri da leggere per comprare libri di matteo noja NICOLAUS DE LYRA E L’ETICA SECONDO SIMONE PORZIO Libreria Antiquaria Paolo Pampaloni Catalogo n. 48: Incunaboli – Letteratura italiana e Storia – Libri greci – Classici e Neolatini - Filosofia e Diritto – Teologia e Storia della Chiesa – Scienze matematiche – Medicina e Scienze naturali Gastronomia – Occulta – Viaggi e Geografia – Arte - Architettura – Libri francesi Da ricordare nel catalogo, Postilla super totam Bibliam [Roma, Arnoldus Pannartz et Conradus Sweynheym in domo P.de Maximis, 18 Nov.1471, ?15.000] del francescano Nicolaus de Lyra [c.1270-1349]; il curioso trattato di etica Se l’huomo diventa buono o cattivo volontariamente [Firenze, Lorenzo Torrentino, 1551, ?1.000], del medico e filosofo napoletano Simone Porzio (1497-1554); nella sezione di architettura, L’Architettura civile preparata su la geometria e ridotta alle prospettive [Parma, Paolo Monti, 1711, ?10.000] del bolognese Ferdinando Galli Bibiena [1657-1743]. Libreria Antiquaria Paolo Pampaloni Via dei Pucci, 4 - 50122 Firenze [email protected] MEDICI E SCIENZIATI: ROBERT FLUDD, GALILEO E FINÉ Reiss & Sohn. Buch und Kunstantiquariat Schöne und seltene Bücher Antichi: Scienze naturali – Botanica – Zoologia – Geografia – Viaggi – Varia – Letteratura – Diritto marzo 2009 Del catologo si segnalano alcune opere del medico e filosofo ermetico inglese Robert Fludd, tra cui la sua maggiore, Utriusque cosmi maioris scilicet et minori… [2 voll. in uno, prima edizione, Oppenheim, Galler für T. de Bry, 16171619, ?15.000]; di Galileo la prima traduzione latina del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo… [1632], il Systema cosmicum: in quo quator dialogis, de duobus maximus mundi systematibus… [Straßburg, D. Hautt für Elzevier, 1635, ?16.500]; dai libri appartenuti all’umanista Achilles Pirmin Gasser (1505-1577), la raccolta degli scritti del matematico Oronce Finé [1494-1555], il Protomathesis. Opus varium scitu non minus utile quam iucundum… [Paris, G. Morrhé & J. Pierre, 1530-1532, ?35.000]. Reiss & Sohn. Buch - und Kunstantiquariat Adelheidstraße 2 - D-61462 Königstein im Taunus [email protected] - www.reiss-sohn.de UN “THESORO POLITICO” E ALCHIMIA DELLE RUGHE Gabriele Maspero Libri Antichi Catalogo N. 2 – Autunno 2008: Scienze Sociali – Scienze Religiose e dell’ Occulto – Belle Lettere – Varia cultura Riporta una prima edizione de Il Caffè ossia brevi e varj discorsi distribuiti in foglij periodici. Dal Giugno 1764 a tutto Maggio 1765, [In Brescia, dalle stampe di Giammaria Rizzardi, Gabriele Maspero Libri Antichi Via Luigi Cadorna, 22 - 22100 COMO [email protected] - www.masperolibri.com PREZIOSI CAPOLAVORI DAL CINQUECENTO A OGGI Hellmut Schumann Antiquariat - Old Rare Books Catalogue 597 In sommario: Appianus, Romanorum historiarum libri V [Mainz, Johann Schoffer, 15 August 1529; CHF 5.800]; Geiler von Kaysersberg, Welt Spiegel oder Narren Schiff… [Basel, Sebastian Henricpetri, 1574, CHF 15.800]; Breviarium Romanum [Venezia, Nicolaus Jenson, (prima del 6 maggio) 1478, CHF 65.000]; Buonamici, De vita et rebus gestis ven(erabilis) servi Dei Innocentii XI. Pont(ificis) Max(imi)… [Rome, ex typographia Marci Palearini, 1776, CHF 12.800]; Choderlos de Laclos, Les liaisons dangereuses [Londres (i.e. Paris), 1796, CHF 22.000]; Dunant, Un souvenir de Solferino [Geneva, Imprimerie Jules-Guillaume Fick, 1862, CHF 11.000]; Epistolae Iapanicae… [Louvain, Rutger Velpius, sub castro Angelico, 1569, CHF 21.500]; Etterlin, Kronica von der loblichen Eydtgnoschaft… [Basel, Michael Furter, 24 December 1507, CHF 55.000]; Fabricius, Tractatus anatomicus triplex… [(Oppenheim, per) Johann Theodor de Bry, 1613, CHF 6.200]; Grunenberg, Book of Arms [S.l., sn., 1855, CHF 4.500]; Iornandes, De rebus Gothorum… [Augsburg, Johannes Miller, 21 marzo 1515, CHF marzo 2009 5.200]; Joannes Stobaeus, Eklogai Apophthegmaton [Zurich, Christoph Froschauer, 1543, CHF 5.400]; Josephus Flavius, Opera [Colonia, Eucharius Cervicornus (per Gottfried Hittorp, 1 febbraio), 1524, CHF 4.500]; (Lissitzky) Mayakovsky, Dlia golosa [Berlin, Lutze & Vogt for the Russian State Publishers, 1923, CHF, 12.500]; Longus, Daphnis et Chloé [Paris, Imprimées pour les curieux, 1757, CHF 11.800]; Melanchthon, Sermo habitus… [Basel, Jo(hannes) Froben, gennaio 1519, CHF 13.800]; Regino, abate di Prüm, Annales… [Mainz, Johann Schoeffer, August 1521, CHF 5.800]; Saint-Non, Neapel und Sizilien [Gotha, C. W. Ettinger, 1789-1806, CHF 4200]; Spinoza, Reflexions curieuses… [A Cologne (Amsterdam), Chez Claude Emanuel, 1678, CHF 4.500]; Widukind, Rerum ab Henrico et Ottone I… [Basel. Johannes Herwagen, marzo 1532, CHF 5.800]. Hellmut Schumann Antiquariat Old Rare Books Holzgässe, 4 - 8022 Zürich - P.O.B. 2827 (CH) [email protected] - www.schumann.ch DAI TRATTATI DI CELLINI ALL’AEDILITIA DI PORTALUPPI Libreria Malavasi S.a.s. 19 Biblioteca di via Senato Milano Catalogo 68: Arte - Edizioni dal XVI al XVIII secolo Varia - Stampe antiche Tra i libri offerti: di Benvenuto Cellini, Due trattati, uno intorno alle otto principali arti delloreficeria. L’altro in materia dell’arte della scultura [Fiorenza, per Valente Panizzij, & Marco Peri, 1568, ?6.800]; del conte Leopoldo Cicognara [1767-1834] la fondamentale Storia della scultura [Prato, Giachetti, 1823-1824, ?1.100]; i due interessanti volumi curati dall’architetto milanese Piero Portaluppi [18881964], Aedilitia [Milano-Roma, Bestetti e Tuminelli, 1924, ?450]; l’importante e bellissimo trattato sul giardinaggio all’inglese Dell’arte dei giardini inglesi [Milano, Stamp. e Fonderia al Genio Tipografico, Anno IX (1800), ?2.800] di Ercole Silva [1756-1840] uno dei pionieri del settore in Italia; inoltre alcuni bei libri dedicati a Milano, come quello del Balestrieri delle Rimm milanes de Meneghin Balestreri, Accademech Trasformae [Milano, In la Stampa de Donae Ghisolf, 1744, ?3.000]; e una terza edizione del montaliano Ossi di seppia [Lanciano, Carabba, 1931; ?450] non autorizzata dall’autore. Libreria Malavasi S.a.s. Largo Schuster - 20122 Milano [email protected] “L’ARTE IN ITALIA”, IL DONI E UN’EDIZIONE DI BODONI Galleria Gilibert Libreria Antiquaria Catalogo n. 22 Il catalogo si apre con una bella edizione bodoniana, Atti della solenne coronazione fatta in Campidoglio della insigne poetessa D.na Maria Maddalena Morelli Fernandez pistoiese tra gli Arcadi Corina Olimpica [Parma, Bodoni, 1779, ?1.000]; poi tutto il pubblicato de L’Arte in Italia. Rivista mensile di belle arti diretto da Carlo Felice Biscarra e Luigi Rocca colla collaborazione di molti artisti e letterati italiani [Torino, Unione Tipografico Editrice, 1869-1873; ?13.000], impreziosita dalla presenza di decine di incisioni originali di autori come Bignami, Mosè Bianchi, Telemaco Signorini, Palizzi e Delleani; ancora, di Anton Francesco Doni, Il Cancellieri del Doni. Libro della memoria… [Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1562] unito con Il Cancellieri del Doni. Libro dell’Eloquenza… [Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1562; le due opere ?1.300]; si segnala anche una prima edizione non più comunissima de Le mie prigioni di Silvio Pellico [Torino, presso Giuseppe Bocca, ?500]. Galleria Gilibert Libreria Antiquaria Galleria Subalpina, 17-19 - 10123 Torino [email protected] - www.gilibert.it FUTURISTI E AVANGUARDIE DEL ’900 Ars Libri Ltd, Catalogue 147 Modern Art icchissimo catalogo che offre tesori bibliografici delle avanguardie d’arte del ’900, da Arp a Franz von Zülow e da Max Ernst, a Tristan Tzara. Da citare, visto il centenario, i futuristi: Fortunato Depero, Depero futurista [Milano/ New York/ Paris/ Berlin (Edizione Italiana Dinamo Azari), 1927, $30.000]; Filippo Tommaso Marinetti, Zang Tumb Tuuum. Adrianopoli ottobre 1912. Parole in libertà [Milano, Edizioni Futuriste di Poesia, 1914, $6.500, con dedica di Marinetti a Vsevolod Meyerhold], Les mots en liberté [Milano, Edizioni Futuriste di Poesia, 1919, $3.750]; Giuseppe Steiner, Stati d’animo R disegnati [Milano, Edizioni Futuriste di Poesia, 1923, $3.000]; Stile futurista. Estetica della macchina. Rivista mensile d’arte-vita N. 1-15/16 in 11 fascicoli [Torino, 1934-1935, $9.500]; oltre a quattro opere di Munari, tra cui il Libro illeggibile. 1966 [Roma, Galleria dell’Obelisco, 1966, $2.750]. Ars Libri LTD, 500 Harrison Avenue, Boston, Massachusetts 02118 (USA) www.arslibri.com - [email protected] SEI E SETTECENTO TEDESCHI NELLA RACCOLTA DI MILLER Antiquariat Wolfgang Braecklein Katalog 71: Bibliothek F. Georg Miller. Teil I. Deutsche Literatur des 18. und frühen 19. Jahrhunderts Monumentale catalogo illustrato della prima parte della biblioteca di Fritz-Georg Miller, accuratissimo tanto da proporsi come uno strumento importante per il collezionista, lo studioso e il libraio per quanto riguarda la letteratura tedesca del Sei e del Settecento. Antiquariat Wolfgang Braecklein Dickhardtstr, 48 - 12159 Berlin (D) [email protected] - www.braecklein.eu marzo 2009 QUEI LIBRI CHE PARLANO DI SÉ Omaggi d’autore alle pagine scritte di gianluca montinaro UN PIACERE UNICO PER TUTTI I SENSI Fra i tanti piaceri che la tecnologia e i ritmi della vita moderna hanno relegato nello spazio dei ricordi c'è l'odore dei libri. Che oggi ne nascono privi: per risentirlo bisogna avvicinare quelli antichi o solo vecchi che, se hanno perso quello della stampa e della colla della rilegatura, conservano quello acquisito negli spazi dove si sono ambientati o dove hanno sofferto caldo, polvere e umidità. L'odore dei libri stabiliva col lettore un rapporto confidenziale e fisico, del quale si avverte la mancanza al pari del perduto piacere di usare il tagliacarte per aprirne le pagine e la matita per vergare quelle lievi annotazioni delebili sostituite dalle irreversibili spennellate di evidenziatori. Alcuni libri rimandano ad altri odori: delle tristi aule scolastiche di cinquanta anni fa, dove ci costringevano a imparare a memoria le poesie, delle medicine delle influenze infantili confortate da chi ci leggeva un racconto per alleviare la noia del letto. Diciotto fiabe e racconti di Mauro Giancaspro, dei quali dieci inediti e otto già pubblicati in tempi e pagine diverse, si susseguono in questo libro, tenute insieme dal filo del piacere del rapporto fisico col libro, dalle fantasie innescate dalla lettura, con tutte le sorprese che essa può riservare. Mauro Giancaspro, L’odore dei libri, Grimaldi, Napoli 2007, pp. 120, e16,00 Biblioteca di via Senato Milano CARO AMICO TI SCRIVO. LETTERE DALLA STORIA Nella storia della civiltà esistono fondamentalmente due tipi di lettere: quello che si potrebbe definire della "lettera di comunicazione", con cui l'uomo esprime a un altro uomo le esigenze pratiche più diverse, e quello della "lettera d'espressione", volta invece a comunicare affetti, sentimenti, ideali, illusioni, progetti di vita, speranze. In questo volume il collezionista Alberto Bolaffi raccoglie ventotto lettere, dall'antichità a oggi, accompagnate da diverse fotografie a colori di opere d'arte: dai pittogrammi mesopotamici su tavolette d'argilla ai papiri egizi, dalle tavolette romane ai codici papali, dalle pergamene dei dogi veneziani alle prime lettere commerciali su carta, dall'apparizione delle buste da lettera ai primi francobolli (ineguagliabili cronisti della storia), fino ai telegrammi, ai messaggi ai cosmonauti e alle odierne e-mail. Ventotto lettere di sovrani, comandanti militari, papi, vescovi, poeti, filosofi, letterati, scrittori, politici e scienziati raccontano storie diverse. Come un piccolo mercante fiorentino del Trecento poteva scrivere dalla Via della Seta a uno dei suoi famigliari in Orsanmichele che gli stava spedendo in una piccola busta chiusa dalla ceralacca alcuni semi di una pianticella esotica ritrovata in Medio Oriente, così un anonimo innamorato di uno sperduto villaggio di montagna dell'Europa orientale può scrivere all'amata lontana una lettera poetica. Alberto Bolaffi, Elogio della parola scritta, Allemandi, Torino 2008, pp. 156, e35,00 QUEI VOLUMI DI FEDERICO NEL TESORO DI URBINO A 350 anni dal trasferimento della Biblioteca dei Duchi di Urbino presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Marche, in collaborazione con l'Università degli Studi di Urbino 'Carlo Bo', ha da poco promosso il primo ritorno della biblioteca di Federico di Montefeltro nelle stanze che l'hanno vista formarsi. 21 Il volume, pubblicato a corredo della mostra allestita negli spazi del Palazzo Ducale di Urbino, permette di conoscere la nobile collezione libraria nei suoi tratti essenziali e spettacolari: capolavori miniati, la cui visione è abitualmente riservata ai soli studiosi, che rispecchiano gli interessi culturali e le spinte innovative della corte di Urbino. Una ricostruzione assolutamente fedele che consente di ammirare nel suo insieme la più bella collezione di manoscritti del Quattrocento. Lorenza Mochi Onori (a cura di), La biblioteca di Federico. Ornatissimo codice, Skira, Milano 2008, pp. 248, e39,00 TESAURO E IL SUO INEDITO VOCABOLARIO ARISTOTELICO Nascosti nelle biblioteche si celano ancora tesori tutti da scoprire. Come l’inedito manoscritto del conte Emanuele Tesauro appena ritrovato nei fondi della British Library di Londra, ora pubblicato dalla Olschki di Firenze. Nel suo fascino di arguta concisione, il testo si configura come un vocabolario della lingua italiana, un inveramento nel corpo della lingua, della poetica del «concetto» elaborata nel Cannocchiale aristotelico, l’opera più nota di Tesauro. L’edizione annotata del Vocabulario italiano è introdotta da un saggio di Marco Maggi, dalla notizia del manoscritto, una nota sulle fonti dell’opera e un corredo di testi che ne illuminano la genesi. Le parole, disposte secondo lo schema delle dieci categorie aristoteliche (Sostanza, Qualità, Quantità, Relazione ecc.), sono suddivise in più capitoli, da Iddio a Morire. È Tesauro stesso, nella sezione del Cannocchiale in cui cita quest’inedito, a chiarirne le finalità: fornire «voci proprie ed iscielte» per «narrare o descrivere alcuna cosa». Un testo che rinnova l’immagine dell’autore e delle Lettere del ’600. Marco Maggi (a cura di), Emanuele Tesauro, “Vocabulario italiano”, Olschki, Firenze 2008, pp. 84 con 2 tavv. f.t., e16.00 22 Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 IL LIBRO, SPETTACOLO ANTICO Cosa non perdere alla Permanente di matteo tosi uando una grande fiera dedicata al collezionismo internazionale giunge alla ventesima edizione, ricordare l'importanza dell'appuntamento non può che sembrare ridondante. Specie se, in tutti questi anni, non si è mai sollevato un dubbio sul primato della sua autorevolezza e se i pezzi oggetto della “mania” in questione sono libri antichi e di pregio, scrigni preziosi che, al di là della loro bellezza e delle singole peculiarità, disegnano, tutti insieme, un variegato atlante della nostra cultura e delle nostre tradizioni, tramandando infinite e raffinatissime testimonianze di storia, arte, ingegno, gusto, tecnologia e pensiero insieme. Ed è questo il caso della Mostra del Libro Antico, organizzata, come da tradizione, dalla Fondazione Biblioteca di Via Senato e ospitata dal 13 al 15 marzo al Palazzo della Permanente di Milano. Dove la quantità degli espositori non conta mai quanto la loro qualità e il prestigio del loro nome e della loro storia. Q L’Occidente in cinquanta stand I cinquanta selezionatissimi librai antiquari chiamati per l'edizione del ventennale, infatti, rappresentano forse la più alta sintesi dell'offerta bibliografica occidentale, riunendo le esperienze e le competenze più significative non solo di tutta Italia, ma anche di Spagna, Austria, Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Con ambiti di eccellenza diversi, che toccano la miniatura e la scienza, la storia e la grafica, i viaggi d'esplorazione e la filosofia politica, la musica e la gastronomia, la letteratura e la religione, l'arte moderna e la fotografia, il cinema e il teatro, l'infanzia e la sua “formazione”. Ma questi vent'anni cadono in concomitanza con i cento del Futurismo e con i quattrocento dal primo cannocchiale usato da Galileo nell'osservazione della volta celeste, il che ha portato l'Onu a nominare il 2009 “Anno internazionale dell'Astronomia”. Ed è forse da questi due spunti tematici che vale la pena iniziare l'ampia ricognizione dei volumi e dei capolavori esposti. Sopra: Libro d’Ore all’uso di Parigi, Francia, metà del XV secolo; in basso a destra Georges Barbier, Makeda. Reine de Saba, Paris, Goupil et Cie.; tiratura limitata, 100 esemplari; sur papier de Hollande à la forme de Van Gelder Zonen, 1914; in alto a destra: Tullio d’Albisola, L’Anguria lirica, in lito-latta Marinetti e il XX secolo Filippo Tommaso Marinetti e la più importante avanguardia artistica italiana sono festeggiati dai 750 titoli portati in catalogo dalla Libreria Pontremoli, tra cui la “litolatta” di Tullio D'Albisola, L'Anguria lirica e la prima edizione del BIF§ZF di Ardengo Soffici, oltre a lettere, manoscritti e testi fondamentali di Marinetti, Bocconi, Folgore e tutti i massimi rappresentanti del Movimento. Sempre alla prima metà del XX secolo guardano sia gli oltre 800 volumi per ragazzi scelti dalla patavina Stampe Antiche Buzzanca (dove spiccano titoli come I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnàr o I balenieri dell'Antartide di Luigi Motta), sia i quindici disegni di Federico Fellini con cui Scarpignato racconta la prima e incompiuta esperienza registica del maestro, I cavalieri del deserto, del 1942. E ancora, l’elegantissimo Makeda. Reine de Saba, tirato in 100 copie da Goupil a Parigi nel 1914 con illustrazioni di Georges Barbier in uno stile floreale che apre la strada al déco degli anni ’20 (Little Nemo). Gli occhi al cielo e la Terra Quanto alle scienze astronomiche, invece, Galileo risplende nella princeps della Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti (Roma, 1613) proposto marzo 2009 da Antiquariato Librario Bado & Mart, e riverbera nel settecentesco Atlante Celeste di John Flamstèed visibile da Libreria ai Due Santi. Mentre Studio Wunderkammer espone una rara raccolta di scritti astronomici quattrocenteschi stampata dal Manunzio e lo Studio bibliografico Lex Antiqua un'elegante legatura cinquecentesca degli studi dello scienziato arabo Albumasar in merito al rapporto tra congiunzioni planetarie e grandi mutamenti storici. Per chi fosse interessato più alla terra che al cielo, poi, di grande fascino sia la traduzione italiana della Veradera relation de la conquista del Peru, scritta da Francisco Xeres dopo aver seguito Pizarro nel viaggio del 1531-32, sia la prima edizione (1663) di quel Delle missioni de' padri della Compagnia di Gesù nella Provincia del Giappone con cui si può dire che il De Marini inaugurò gli studi sulla terra del Sol levante. L’uomo, il corpo, la mente Dalla Terra all'uomo, il passo è breve. Prima come oggetto di scienza e poi come creatore di scienze. Ecco, allora, l'anatomia del corpo tanto nel “famigerato” studio, corredato da mirabili illustazioni cinquecentesche, che costò l'accusa di stregoneria al Vesalio (Libreria Malavasi) quanto nell'autografato Opuscola 23 Biblioteca di via Senato Milano anatomica di Bartolomeo Eustachi rintracciabile presso la Libreria Antiquaria Pregliasco. E dopo la “meccanica” umana, ecco i sentieri della mente e della psiche, a partire dal catalogo tematico “La fantasia e la passione. Storia bibliografica della felicità” allestito da L'Arengario con testi tra il XV e il XX secolo. E, tornando all’arte, la musica su tutte. Con la prima edizione de La Vestale di Gaspare Spontini, del 1807, che il compositore donò a Madame Branchu, prima e grande interprete dell'opera o con il progetto di Giuseppe Piermarini per il Teatro alla Scala, in versione originale (Milano, 1789), che con le sue otto mirabili tavole incise si candida tra i pezzi più sensazionali di questa edizione (entrambi da Il Polifilo). Le forme nobili dell’illustrazione In materia di tavole incise, poi, certamente non mancano i capolavori. Su tutto, sedici rare stampe dalla serie de La Piccola Passione (1507-1513 circa) di Dürer, maestro inarrivabile dell’arte del bulino, presentate da La Stanza del Borgo di Milano, e ottanta acqueforti de I Capricci dello spagnolo Goya, altro tesoro della Libreria Il Polifilo. O ancora, le illustrazioni della prima edizione della guida scritta da Pompeo Sarnelli, Guida de’ forestieri, curiosi di vedere, e d’intendere le cose più notabili della Regal Città di Napoli, e del suo amenissimo distretto, stampata nel 1685 (Libreria Biggio) che fanno il paio con le vedute di Monaco di Giuseppe Pietro Bagetti dei primi decenni del XIX secolo (Libreria Antiquaria Il Cartiglio) e con quelle di Dresda immortalata dal sommo Bernardo Bellotto (Galleria Ai Tre Torchi). Per non parlare di prima dell’avvento della stampa, e cioè di quando le illustrazioni erano eseguite da mirabili artisti della miniatura. Come i due maestri rinascimentali esposti da Sokol Books, un elegantissimo esemplare di Haymo di Auxerre, Expositio in epistolas Pauli, di ambito francese, e un preziosissimo e rarissimo Libro d’Ore datato intorno al 1532. Spirito, società e belle lettere Raffinate miniature, nobili capilettera e scene illustrate arricchiscono anche due curiosi volumi proposti rispettivamente dalla Libreria Il Polifilo e dallo Studio Bibliografico Paolo Rambaldi: il primo Index Librorum Prohibitorum, edito a Venezia nel 1564 dopo il Concilio di Trento, e il più famoso manuale per inquisitori, il Malleus maleficarum, stampato a Colonia nel 1494. Religione e “politica” che si incrociano, come nella rara edizione originale del Der Judenstaat di Theodor Herzl (1896, Libreria Il Polifilo), fondamentale manifesto politico in cui il giornalista ebreo di origine ungherese, quando lavorava come inviato a Parigi in seguito all’“Affaire Dreyfus”, poneva le basi del movimento sionista. Ancora storia e società in Ricordi per la storia del brigantaggio del 1861, l’inedito manoscritto sulle vicende del brigantaggio meridionale firmati dal rivoluzionario lucano Rocco Brienza e qui presente grazie al catalogo dalla Libreria Antiquaria Sonia Natale. E oltre la saggistica, infiniti capolavori della letteratura universale. XX MOSTRA DEL LIBRO ANTICO, Milano, Palazzo della Permanente, dal 13 al 15 marzo, info: 02/21023079 www.mostradellibroantico.it The only sensible thing to do with is to them. Sir Richard Branson, entrepreneur extraordinaire and adventurer. His never ending quest for the next big idea brings him to the inspirational solace of Necker, his island. He always travels with Samsonite ProDLX, the only bag that can keep up with him. Sir Richard Branson’s proceeds from the photo shoot were donated to the Virgin Unite foundation. www.virginunite.com samsonite.com marzo 2009 TOMI E VOLUMI “IN CATTEDRA” Convegni, seminari e lezioni sul libro di gianluca montinaro MILANO, IL PRIMO GRANDE MASTER SUL PIANETA LIBRO Nell’era di internet e della realtà virtuale, ci si aspetterebbe che l’ampia disponibilità di etexts e banche dati digitali avesse gravi ricadute sul mercato del libro cartaceo. Al contrario, esso gode di ottima salute e riscuote tanto maggiore successo quanto più importanti sono gli aspetti materiali ed estetici legati al libro stesso. Alle grandi mostre del libro antico già affermate sul panorama internazionale, si affiancano molte nuove rassegne di volumi di pregio, segno di un mercato vivace e ricettivo anche sul piano occupazionale. Questa riflessione, e le molteplici possibilità che apre, sono alla base del primo “Master in Economia del Libro Antico e d’Arte”, organizzato dalla Libera Università IULM di Milano in collaborazione con il Balliol College dell’Università di Oxford, con inizio a marzo. Presentato lo scorso 9 ottobre, con una tavola rotonda alla quale hanno preso parte, fra gli altri, il rettore Giovanni Puglisi, Fabio Massimo Bertolo (Bloomsbury Auctions, RomaLondon), Alessandro Danovi (Università di Bergamo e Università Bocconi) e Giorgio Mirandola (Università di Bergamo), il MEcLAdA si pone l’obiettivo di approfondire la conoscenza storica e descrittiva del libro non solo come vettore di cultura, ma come oggetto di ricerca estetica, mercato e collezionismo. Nel panorama europeo, questo corso rappresenta l’unico percorso annuale di formazione post lauream rivolto al settore dell’antiquariato librario nei suoi diversi aspetti specialistici e professionali. Obbligo di frequenza e numero chiuso (25) consentono l’approfondimento ad ampio raggio di tutti i temi legati al libro e alla scrittura. Biblioteca di via Senato Milano Il programma, articolato in sei aree formative, parte dalla storia della stampa per arrivare ad affrontare i contorni economicogiuridici del mercato librario e il concetto di libro come bene culturale ed espositivo. Il Master impartisce inoltre conoscenze teoriche e applicate nei diversi settori dell’editoria d’arte e di pregio, puntando alla formazione di figure professionali che operino nel settore della bibliofilia, rivolgendosi tanto all’impiego pubblico (restauro, conservazione e catalogazione del patrimonio librario) quanto a quello privato (editoria di vario genere, consulenza specialistica, mercato del libro da collezione antico e moderno). Considerata l’importanza di un contatto continuo e aggiornato tra l’alta formazione e la ricerca universitaria, le lezioni si integrano con seminari, workshops aziendali e incontri con specialisti e opinion leader. A seguire un tirocinio di 200 ore presso istituzioni e aziende del settore, visite guidate presso mostre, biblioteche e fondazioni di primario interesse per il mondo del libro. Info: 02/891412443 - www.meclada.iulm.it ROMA GUARDA AI GIOVANI E ALLE AUTOBIOGRAFIE Fino a tutto giugno si svolge, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, il ciclo di seminari “Liberi di leggere… liberi di scrivere”, dedicato alle opere autobiografiche e legato a un laboratorio sperimentale di scrittura. Indirizzati primariamente agli studenti delle 25 scuole medie superiori, questi incontri si propongono di utilizzare il ruolo pedagogico della scrittura/lettura al fine di maturare comportamenti più responsabili e meditati. La scrittura autobiografica rappresenta infatti un metodo per la valorizzazione del sé, per lo sviluppo di un pensiero e di una capacità critica, per la creazione di una sensibilità volta a leggere le testimonianze e ad ascoltarle. Rinnovare l'interesse per la lettura attraverso l'approccio autobiografico, con l'apporto di letture scelte per ogni incontro, è anche un invito a imparare dai libri e a comprenderne la funzione. Info: www.bncrm.librari.beniculturali.it APPUNTAMENTI ALL’OXFORD BIBLIOGRAPHICAL SOCIETY Il 4 maggio riprende il prestigioso ciclo di conferenze della Oxford Bibliographical Society presso il Taylor Institution, a Oxford, con May Dirk Obbink (Christ Church, Oxford) su “Imaging Derveni: The Oldest Greek Manuscript”. Il 18 maggio, poi, Brian Richardson (University of Leeds) interviene su “Isabella d'Este and the Social Life of Texts in Renaissance Italy”, mentre il 3 giugno (McKenna Room, Christ Church) si svolge l’annuale convegno generale della Oxford Bibliographical Society. Conclusione il 21 luglio con la visita alla Wellcome Library in London. Il conservatore Julianne Simpson, mostrerà anche il nuovo British Library Centre for Conservation. L’iniziativa si era aperta il 20 ottobre con Peter Kidd, conservatore alla British Library di Londra, su “The Acciaiuoli Hours: Images, Texts, Provenance, and Codicology of a Dismembered 14th-Century Horae”, poi Jane Potter (Oxford Brookes University) su “The Bookman in the Great War and After”, Jan James Clark (University of Bristol) su “Monastic Books in Medieval England”, Ian Gadd (Bath Spa University) su “Leaving the Printer to his Liberty: Printing and Publishing Jonathan Swift's Political Tracts, 171114”, Tiffany Stern (University College, Oxford) su “The Play and its Manuscript Skeleton: Plots, Plots and Plots”. Info: www.oxbibsoc.org.uk A R T E C O N T E M P O R A N E A ROMA marzo 2009 CAPOLAVORI DA SOGNARE Grandi anastatiche di esemplari unici di gianluca montinaro QUEL BREVIARIO RISERVATO A “PERSONE DI RIGUARDO” Il suo destino e la sua fama sono stati vincolati a una precisa disposizione testamentaria: «ostendere debeat personis honorificis; quandocunque oportunum fuerit» (si mostri solo a persone di riguardo e in circostanze eccezionali). Così è stato, e di quel codice miniato così prezioso da meritare di transitare anche dal Tesoro di San Marco si è iniziato a perdere cognizione reale: la storia è diventata leggenda, e la leggenda mito. Antico giglio troppo prezioso per sopportare luce e sbalzi di temperatura, il Breviario Grimani è stato protetto e venerato in tutta la sua bellezza, ma mai avrebbe potuto mostrarsi al mondo, se non grazie alle più moderne e sofisticate tecnologie tipografiche. Riprodotta con assoluta fedeltà in ogni dettaglio, dalla fascicolazione (che conserva le “imbrachettature” di alcune tavole posteriori) al formato delle carte, dai toni cromatici alle screziature d’oro alla legatura, l’anastatica di questo codice segna, infatti, un evento nella storia della editoria d’arte contemporanea. Dieci anni di studi e lavoro sono occorsi, in ragione anche della mole del manufatto, per Biblioteca di via Senato Milano superare problemi sempre nuovi che hanno richiesto l’impiego di macchinari appositamente realizzati. Ma il risultato è all’altezza dell’impegno che è costato a Enrico Malato e alla sua Salerno Editrice. Ed eccolo, allora, il Breviario Grimani in un fac-simile (280x195 mm ca) che finalmente concede l’accesso all’opera e ne aprirà gli studi. Perché si tratta di uno dei più complessi codici prodotti nelle Fiandre intorno all’inizio del XVI secolo, ricco di raffinate miniature (50 a piena pagina e 18 di dimensioni minori) e con decorazioni in tutti i suoi 832 fogli. I testi, come d’uso, sono preceduti da un calendario illustrato, un mese per pagina, con particolare attenzione alle stagioni, ai lavori agricoli e ai costumi della ricca borghesia fiamminga. I capitoli del manoscritto, poi, sono segnati da 68 miniature che illustrano scene della storia biblica, cristica e della vita di santi. Importanti quadri e bande laterali, infine, ornano ogni pagina. Ma un mistero avvolge ancora il suo committente, che di certo voleva un’opera in grado di superare le celebri Très riches heures, capolavoro dei fratelli Limbourg. Quello che sappiamo è che i tratti iconografici rimandano alla fine del XV secolo o al 1510, all’apogeo della scuola di Gand e di Bruges, con Quentin Metsys, Joos van Cleve e Jan Gossaert. E che, sul bordo del foglio 81, campeggiano le armi di Antonio Siciliano, ciambellano di Massimiliano Sforza e suo ambasciatore nelle Fiandre. Probabilmente è stato lui a portare in Italia il Breviario e poi a venderlo, per 500 ducati d’oro, al cardinale veneziano Domenico Grimani, che l’aveva fra le sue mani nel 1520, quando lo cita nel suo testamento. I pochi che lo videro, ambasciatori, principi e sovrani in visita a Venezia, rimasero estasiati dai tratti più che realistici di scene come la magia della neve a gennaio, la tavola del Signore, la caccia al cervo, la luce notturna. Ora, la circolazione dei suoi “cloni” può farlo finalmente apprezzare per quello che è: un documento mirabile di un’esperienza artistica tra le più alte nella storia dell’Occidente. 27 È UN MESSALE FARNESE IL NONO DEGLI “IMPOSSIBILI” Se il Breviario Grimani era praticamente impossibile anche solo da osservare per gli occhi di noi comuni mortali, molti altri capolavori dall’antica legatura e dalle ricercate miniature restano sogni impossibili da possedere per qualsiasi appassionato bibliofilo. Per chi sognasse l’edizione originale, il dato non muta né muterà, probabilmente, ma “La biblioteca impossibile” di Franco Cosimo Panini editore sta dando vita a una collana di raffinatissimi fac-simili dei più alti capolavori bibliografici della nostra tradizione. Titolo numero nove della serie, ha appena preso vita il clone del mitico “Lezionario Farnese”, realizzato a Roma da Giulio Clovio a metà del XVI secolo per il cardinale Alessandro Farnese, con miniature a piena pagina in cui riverberano gli echi della grande pittura rinascimentale e, soprattutto, di quell’irripetibile capolavoro che furono gli affreschi di Michelangelo per la volta della Cappella Sistina. Lo splendido manoscritto, trafugato in età napoleonica e oggi custodito alla New York Public Library, era opera quasi unica sia per la grandezza del formato sia per la ricchezza delle decorazioni. (M.T.) 28 Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 DIECI E LOTTA. GLI ANNI DELLA CONTESTAZIONE L’ultima rivoluzione di carta di matteo tosi na stagione davvero calda, quella raccontata questo inverno dalla Biblioteca di via Senato e dal suo fondo ‘68-’77. Esposto per raccontare, attraverso le carte dell’epoca, la protesta e la mobilitazione politica di quel “decennio più lungo del Novecento” che va dall’”autunno caldo” del Sessantotto alla Bologna del Settantasette e all’omicidio di Aldo Moro. Roba forte. E tosta è anche la mostra, infatti. Niente edizioni raffinate, niente illustrazioni di pregio o ricche legature, ma la nascita, raccontata in presa diretta, della comunicazione di massa in Italia, di quell’editoria diffusa delle riviste e dei giornali nati in ogni dove, dei tatzebao esposti nelle aule universitarie e dei volantini a ciclostile distribuiti nelle piazze e fuori dalle fabbriche. Dei trattati politici e sociologici in edizione economica, delle fanzine, dei manifesti e dei “bollettini” quotidiani. U Forme nuove e in continua evoluzione, per una chiamata antiautoritaria che mirava a coinvolgere anche e soprattutto un pubblico che prima non leggeva, non studiava, non “esisteva”. Un altoparlante che, per essere tale, doveva sì affondare le proprie radici nelle pagine fitte e paludate di Mao, Marcuse o Che Guevara, ma anche rilanciarle all’infinito attraverso canali più diretti, messaggi semplici e immediati, sempre più spesso integrati da immagini, loghi, disegni, grafici e fumetti, stampati su carte quasi sempre assolutamente effimere. In senso stretto, ma anche in senso lato, perché la rivoluzione del linguaggio che la “partecipazione” ha portato con sé, l’ha anche storicizzata come l’ultima “contestazione su carta”, aprendo inconsapevolmente la strada alla comunicazione multimediale e “iperinsulare” che, tra blog e social network, ha caratterizzato tanto “L’Onda” studentesca del passato autunno quanto l’ultima campagna elettorale o le recenti mobilitazioni sindacali. Fogli che inventano un nuovo tipo di comunicazione grafica e scritta e che, al tempo stesso, sono gli ultimi nel loro genere. Una perfetta quadratura del cerchio che li rende documenti unici e preziosi, testimonianza irripetibile di una stagione che, al di là di tutto, ha svecchiato nel profondo la nostra società, rimescolando le basi della cultura occidentale e forse avviandola sul cammino della crisi. Chicche imperdibili per ogni bibliomane, paradossalmente ingolosito anche dalla loro “pochezza”, poiché proprio serialità, abbondanza e caducità del supporto insieme, hanno fortemente contribuito a renderli materiali non conservati o non conservabili, aumentandone rarità e valore documentario. E sono infatti il significato del loro messaggio e le sue diverse sfumature la definitiva garanzia marzo 2009 della completezza e della rilevanza dei pezzi archiviati nel fondo e della selezione esposta in mostra. Perché il racconto acceso e vibrante della stagione più infuocata dell’ultima grande utopia del Novecento non poteva essere trattato che come una perla, in un’istituzione che vede proprio l’Utopia come prima ragione d’interesse del suo dominus e delle sue raccolte. Quegli anni, le loro istanze e le forme della loro veicolazione sono immortalati nel loro divenire il più fedelmente possibile, cercando di dare conto di tutti i movimenti e di tutte le rivendicazioni, secondo la loro rilevanza, diffusione e vivacità “editoriale”. Senza pregiudizi, ma senza far sconti a nessuno, con testimonianze delle lotte della sinistra parlamentare e non, dell’estrema destra e del cosiddetto “integralismo cattolico”. Ricordando, senza la faziosità di altre simili iniziative, tanto chi fu partecipe del collettivo “sentimento popolare” e della rivoluzione dei costumi, quanto chi vi si oppose più o meno coerentemente. È questa la bellezza di ogni mostra che nasce da una collezione privata, che se infischia di tutto e di tutti e non ha “convenienze” né tabù, perché non può fare altro che raccontare l’idea di bellezza e di mondo, e quella naturale tensione alla completezza e alla qualità insieme, che è propria di chi l’ha raccolta nel tempo, con onnivora predisposizione. Ecco, allora, le Citazioni dalle opere del Presidente Mao Tse-Tung (Pechino, Casa editrice in lingue estere, 1972), un foglio del 1969 in cui Giangiacomo Feltrinelli paventa un tentativo di golpe autoritario nel nostro Paese e una Proposta di foglio di lavoro politico redatta il 17 dicembre 1968 dal Movimento studentesco della nuova facoltà di sociologia di Trento, e firmata da Mauro Rostagno e Renato Curcio. E poi il tomo per antonomasia di tutta la critica al capitalismo e alla conseguente spersonalizzazione dell’individuo, quell’Uomo a una dimensione di Herbert Marcuse che qui troviamo in più annate Einaudi, ma anche le Lettere dal “carcere del sistema” di Pietro Valpreda (Roma, Napoleone Editore, 1972) o la 29 Biblioteca di via Senato Milano Lettera a una professoressa (Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1969) scritta dai ragazzi della Scuola di Barbiana, sotto la guida di don Lorenzo Milani, sicuramente il libro italiano che scosse maggiormente le coscienze dei giovani di allora, chiamandoli a rifiutare la vecchia impostazione scolastica. O ancora, il celeberrimo La rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich (Milano, Feltrinelli, 1966) e l’esperienza francese raccontata da La LA MUSICA DI QUEGLI ANNI TRA VINILI E LOCANDINE empre in pieno centro a Milano, e addirittura nel cuore di Piazza Duomo, una grande tensostruttura ospita il Rock’n’Music Planet, la più vasta raccolta europea (dell’eccentrico Red Ronnie) di cimeli del grande rock a stelle e strisce. In mostra, fino al 15 marzo, le copertine dei quarantacinque giri che hanno fatto storia, le locandine dei concerti e le riviste più cool, insieme a trenta opere di Marco Lodola e a un’infinità di vere e proprie “chicche” di quella cultura “on the road” che, in breve, ha segnato anche i nostri Settanta. S comune di Maggio di Silvana Mazzocchi, preceduto da Lettera ai professori delle università europee di Antonin Artaud (Milano : Sugar Editore, 1968), per passare all’epopea hippye di Jerry Rubin e del suo Do it! Fallo! Sceneggiatura per la Rivoluzione (Milano, MilanoLibri Edizioni, 1971) o alla testimonianza di Mario Sossi, Nella prigione delle BR (Milano, Editoriale Nuova, 1979), e quel Porci con le ali. Diario sessuo-politico di due adolescenti. Con un dialogo a posteriori di Giaime Pintor e Annalisa Usai (Roma, Savelli, 1976) che Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice pubblicarono sotto gli pseudonimi di Rocco e Antonia, o ancora la discesa in campo di Comunione e Liberazione. Una nuova “politica cattolica” (Milano, Coines edizioni, 1975). Solo qualche esempio di quell’infinita varietà di autori, temi, linguaggi e tipologie che hanno messo in fibrillazione l’Occidente e i suoi giovani per due lustri interi e oltre, portandoli a sperimentare grafica e retorica insieme, universalizzazione di concetti e proliferazione di linguaggi. PASSARE IL SEGNO La forma della contestazione Milano, Biblioteca di Via Senato fino al 3 maggio; info: tel. 02/76215323 RENOIR 8MP. 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[...] Non è il bouquin che muore; è il bouquiniste che trapassa, che non trova più il suo libro, il libro de’ suoi bei tempi già razziato, già troppo comunemente noto, già troppo braccato anche dal principiante e dai muricciolisti che arrivano sempre gli ultimi. [...] Il ricercatore sopravvissuto piange: il bouquin è morto! No. Egli vive e vivrà. Non è più il Polifilo che Nodier acquistava coi soli sei soldi che gli rimanevano e di cui, mentre scrivo, non c’è una sola copia in commercio in tutto il mondo; non è più il venerando incunabolo, il raro Elzevir, l’elegante Constellier, la primizia Giuntina o Aldina, il Barbau, il Didot, il nitido Bodoni o altro principe in miseria. No; ma altre raccolte, altri metodi, altre ricerche ed altri studi vanno valorizzando una nuova famiglia [...] Il libro passa dal valore tipografico, archeologico ed estetico al valore I documentario, alla vita vera per il contenuto, per la nuova parola che può dire, per la nuova luce che può portare, per la curiosità che appaga, il dubbio che dissipa, la verità che rafferma. Negli ultimi centocinquant’anni la stampa fu feracissima. Oltre il volume si sono moltiplicate le brochures, i giornali, i bollettini, i fogli volanti, le riproduzioni con metodi nuovi, le pubblicazioni di vita vissuta giorno per giorno, dell’ora e del pensiero che trapassa e che poi si deve ricostruire. [...] Il buon bouquiniste, ripeto coll’Uzanne, deve essere veggente e creatore. Dal volgere delle cose deve intuire quale sarà il domani di certe carte trascurate, valorizzarle con pazienza e dottrina e conservarle per la storia sempre in revisione e mai compiuta. Raccogliere vuol dire costruire. UNA RUBRICA AD HOC a Fiera Letteraria, rivista di lettere, scienze e arti, venne fondata nel 1925 da Umberto Fracchia e continuò le sue pubblicazioni fino al 1977. Fra i suoi più illustri direttori, Gian Battista Angioletti, Curzio Malaparte, Vincenzo Cardarelli e Manlio Cancogni. Fra le sue rubriche fisse, questa “Fiera del bibliofilo” che, di numero in numero, proponeva svariate notizie letterarie ed editoriali sul variegato mondo delle edizioni antiche, illustrate, d’autore. L Un foglio, un libriccino che, preso a parte, per sé solo ha un’importanza quasi nulla, ma quando diventa un numero di una raccolta specializzata... La bella trovata di un libro raro e inscritto nell’albo nobiliare, dipende solo dall’ignoranza di chi lo vende, ignoranza che oggi è quasi passata nel mondo della mitologia o vive in quello della diffidenza e del sospetto. Certi nomi di editori e certi titoli di libri son penetrati anche in crani profani. Il venditore privato s’è fatto guardingo e ahimè! fantastico. [...] Il bouquiniste abbandona la lista delle notorietà e non se ne lagna. Cerca il pezzo che diventerà buono in sua mano. Scopre in poche pagine anonime e pseudonime il germe di un gran nome; posa gli occhi in una nota, un accenno, un invio, una dedica, un timbro; si sofferma su poche linee precorritrici d’idee sbocciate più tardi, coglie al volo una anormalità o un assurdo; raffronta avvenimenti e nomi con date e luoghi di stampa, afferra particolarità estrinseche e intrinseche, si compiace in cuor suo di quel che egli vede ed altri non vede e se ne va col bottino felice magari di una scoperta documentaria che dieci rarità di lusso non potevano dargli. [...] Il bouquin resta quello che è sempre stato: la gioia e l’orgoglio dell’intelletto e dell’amore grande con borsa piccola. Il bouquiniste trova nello studio, nella poesia e nell’amore la rivalsa sul dollaro accaparratore del gran bouquin che varca l’oceano e che si piange forse molte volte a torto. LE COSE SUCCEDONO. QUEL CHE CONTA È AVERE LE IDEE CHIARE Sostieni le tue idee, abbonati a www.ildomenicale.it infoline: 02 36560007 marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano 33 Una raccolta privata nel cuore di Milano Del piacere di possedere libri e di farne mostra e spettacolo i primi due lustri della biblioteca di via senato di Flaminio Gualdoni gaetano volpi, antenato illustre di tutti gli attossicati Del furore d’aver libri, correva immediatamente il pensiero avendo notizia, giusto dodici anni fa, della nascita della Biblioteca di via Senato. Notizia festosa per chi considera poesia l’anima del borgesiano «volumen, un prisma a sei facce rettangolari composto di sottili lamine di carta che devono presentare un frontespizio, un’antiporta, un’epigrafe in corsivo, una prefazione anch’essa in corsivo, nove o dieci capitoli che cominciano con la lettera capitale, un indice del contenuto, un ex libris con una clessidra a sabbia e un motto latino, un conciso errata corrige, alcune pagine bianche, l’indicazione ben spaziata della tipografia, data e luogo di stampa: oggetti che, come si sa, costituiscono 1’arte dello scrivere». A La biblioteca, si sa, non appassiona il chiacchiericcio mondano, soprattutto a due passi da Montenapoleone e dalla Spiga, ma è, come la poesia per Gregory Corso, «triste necessità umana» per i gerenti la cosa pubblica: dovere da adempiere senza gioia, al minimo della decenza – e sovente sotto il minimo – dell’attenzione: certo assai meno di quella che si riserva ai tombini e ai lampioni, da noi indicatori di kultur, evidentemente, più che una casa dei libri. Il dominus che trasformava la propria privatissima passione in luogo di pubblica condivisione, e progetto d’una cultura finalmente non d’accatto, e per di più a spese proprie, era Marcello Dell’Utri. Uomo celebre, d’impresa e pubblicità. Ma perché, si chiedeva lo stolto, non affidarsi a ben altri eventi per soddisfare il proprio ego di successo? 34 Biblioteca di via Senato Milano Il punto è proprio questo. L’amore per i libri è passione fervida e feroce che divora senza requie, che fa contare gli anni dai millenovecentodue fa quando Cai Lun inventava la carta a Luoyan o dal 1455 fatidico della Bibbia a 42 linee; e sa di Ilias Picta e Book of Kells, di Konrad Forster e Aldo, quella che fa carezzare pagine come pelle di donna e riconoscere, per citare ancora Volpi, l’«odor tetro e ingratissimo» del sagrinato e il «gratissimo odore» d’altre legature. Nasce dalla volontà di far disporre a tutti coloro che lo desiderassero ciò che la passione d’uno solo aveva raccolto, non per averne plauso ma per rafforzare il senso di comunità, verrebbe da dire comunione, cui si stringono tutti coloro che i libri amano, studiano e leggono. La biblioteca, insomma, nasceva per i libri, non per il loro proprietario. L’imponente fondo bibliotecario, ricco di circa 100.000 volumi in larga parte catalogati, del loro dominus reca tuttavia impronta profonda. Dell’Utri ama i libri da bibliofilo acuminato, ma non meno il contenuto. Ciò significa che, certo, la perfezione dell’esemplare, la conservazione della carta, il piacere della legatura aristocratica o rara, il fatto che sia di prima o d’importante edizione e che abbia una storia individuale cospicua, sono argomenti d’attenzione e compiacimento. Ma anche che il libro non è qualsiasi bel libro: l’altra anima, SCORCIO DELLA SALA DI CONSULTAZIONE CON ESEMPI DI LIBRI ILLUSTRATI marzo 2009 quella che fece scrivere a Paul Valéry che «les livres ont les mêmes ennemis que l’homme: le feu, l’humidité, les bêtes, le temps; et leur propre contenu» non conta di meno. Ecco le passioni personali del collezionista costituirsi in pensiero, farsi filosofia e via maestra della raccolta. I libri sull’utopia in primo luogo. L’utopia incarnata da Erasmo – e L’Erasmo si è titolata la rivista che la Biblioteca di via Senato ha per anni edito – e Thomas More, da Giordano Bruno e Tommaso Campanella su su sino al Sessantotto, è stata ed è per Dell’Utri il luogo più affascinante del progetto umano perché, come vuole Oscar Wilde, «una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo». L’utopia, gli scrittori del buon governo – non poco utopici anch’essi – e poi scienziati e filosofi visionari: in una parola, coloro i cui libri sono stati rivoluzione vera. Di Giordano Bruno ecco un nucleo raro e cospicuo fatto di numerose prime edizioni: tra gli altri spiccano De umbris idearum, 1582, De specierum scrutinio et lampade combinatoria, 1588, De monade, 1591. Di Tommaso Campanella, prime edizioni come quelle del Prodromus philosphiae, 1617, esemplare prezioso per una dedica autografa del curatore Tobias Adami, De sensu rerum et magia, 1620, Apologia pro Galileo, uscito a Francoforte nel 1622 mentre l’autore era incarcerato a Napoli. Erasmo da Rotterdam ha qui una solida storia del Moriae encomium in varie fondamentali edizioni, Machiavelli è rappresentato dalle numerose del Principe tra cui la manuziana del 1540, Paolo Paruda dalla prima, 1579, di Della perfettione della vita politica, Giovanni Botero da Della ragion di stato nella prima prima edizione di Giolito de Ferrari del 1589, Thomas Hobbes dalla prima, in prima tiratura, del Leviathan stampato a Londra da Andrew Crooke. Ecco, ancora, il Dialogo galileiano nella prima edizione fiorentina di Landini del 1632, subito all’indice, e un’ottantina di edizioni di un altro habitué dell’indice, Voltaire, cuore di un cospicuo nucleo d’Illuminismo, da La Pucelle d’Orléans, Ginevra 1762, con 20 tavole incise da Gravelot, al Traité sur la tolérance, Ginevra 1763, da La philosophie de l’histoire, Amsterdam 1765, alle Lettres inédites, Parigi 1780. I classici e la filosofia, dunque, soprattutto. E a lato la letteratura, la storia dell’impresa, la storia della Sicilia terra natale e della Milano patria nuova: la prima con rarità come Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse e di alcune scelte medaglie di esse e dei principi che quelle possedettero di Vincenzo Mirabella et Alagona, linceo e membro della marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano napoletana Accademia degli Oziosi, nella rara prima edizione, ricca di nove tavole con le piante dell’antica metropoli e i suoi luoghi principali e tre riproducenti le monete siracusane, oltre alle vite di Archimede, di Teocrito, di Epicarmo e di Tisia o Tesia; la seconda con opere come Sforziada, la biografia di Francesco Sforza, di Giovanni Simonetta nella princeps latina del 1481-82 e nella prima italiana del 1490, la Chronica di Donatus Bossius nell’unica edizione 1492, la Descriptio Larii lacus di Paolo Giovio, ex officina Stellae Iordani Zilletti, Venezia 1559. Cruciale, la storia dell’editoria, perché tutto esiste per «aboutir à un livre», e perché utopia in se stessa è la biblioteca, quel suo inseguire una completezza irraggiungibile; e così il libro, frammento denso di un mondo che ad altro sempre rimanda. Non livres de peintres, libri figurati ed edizioni illustrate, se non altrimenti motivate. È, quello, un altro mondo, ove il libro si guarda e non si legge. Qui trovi, semmai, la Gerusalemme Liberata nell’edizione di Giambattista Albrizzi, Venezia 1745, in folio con 83 calcografie di Giovan Battista Piazzetta. L’arte del libro, quella della Venezia dove, testimonia Goethe, «la stampa è assai polita e non cede a quella delle altre nazioni», giusto pochi anni prima che Thomas Salmon, ne Lo Stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo naturale, politico, e morale, con nuove osservazioni degli antichi e moderni viaggiatori, 1753, specifichi che «taluni de’ nostri Stampatori son giunti in questi ultimissimi tempi colla nitidezza della carta, colla pulitezza de’ caratteri e cogli ornamenti di bellissimi intagli di rame, ad uguagliare le più magnifiche edizioni oltramontane, facendo fra le altre molto onore alle Stampe veneziane la superba edizione in foglio della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso». Trent’anni di scelte, di trattative, trouvailles clamorose e delusioni, anche: amori e disamori. Vezzi e curiosità. Una vera biblioteca privata che ha la sua bellezza nell’essere ritratto di un singolo e dei suoi viaggi intellettuali. Impressionante è in primo luogo, per qualità e quantità di cui sopra si son dati già alcuni cenni, il fondo antico. Il nucleo più consistente è conservato nella sala Tommaso Campanella, così detta perché, giusto a proposito d’utopia, vi campeggia un ritratto del grande domenicano eseguito presumibilmente nel 1639, l’anno della morte, per il convento parigino di rue St. Honoré ove alloggiava. E una delle sue perle è proprio d’un sodale del Campanella e come lui uomo d’utopia, Antonio Serra, autore del Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere, 1613, che Francesco Save- 35 rio Salfi definì «primo scrittore di economia civile». Tra le quattrocentine, alcuni mirabilia. Il De civitate Dei d’Agostino nell’edizione del 1470, su pergamena e in pionieristici caratteri romani, di Giovanni da Spira e del fratello Vindelino, giusto un anno dopo che Giovanni aveva ottenuto dal Senato veneziano licenza ed esclusiva quinquennale di stampar libri in città. O il Dante commentato da Cristoforo Landino uscito in Brescia nel 1487 dai torchi di Bonino de’ Bonini, con 68 xilografie a tutta pagina di strepitosa qualità, in assoluto la seconda edizione con figure dopo quella fiorentina del 1481 di Nicolò di Lorenzo con le tavole di Baccio Baldini da disegni del Botticelli. O lo Stultifera navis di Sebastian Brant edito a Basilea da Johann Bergmann nel 1497 con xilografie anche su disegno di Dürer. O, ancora, l’Historia Griseldis di Francesco Petrarca di Johann Zainer, Ulma, 1473, un Petrarca latino che in Italia uscirà solo quasi un trentennio dopo. Molti libri hanno storie illustri. Il Dio. Cassius nell’edizione Manuzio 1519 reca una nota di possesso di Ludovico Antonio Muratori, padre della storiografia italiana; Il Giorno di Giuseppe Parini edito da Luigi Mussi, Milano 1811, è qui nell’«esemplare primo in carta grande che appartiene ad Alessandro Manzoni». Una dedica al mazziniano Aurelio Saffi è vergata nel 1866, durante l’esilio inLEGATURE D’AMATORE marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano glese, da Guglielmo Libri sull’esemplare della sua Histoire des sciences mathématiques en Italie, Paris, Renouard, 1838. Vertice d’emozione è senz’altro La secchia rapita di Alessandro Tassoni, nella prima parigina di Toussaint Du Bray del 1622, con dedica autografa dell’autore a Cassiano Dal Pozzo, grande intellettuale, mecenate, collezionista. Il Cinquecento è, si sa, secolo grande. Alla dinastia dei Giunta si devono tra l’altro un bellissimo Plauto in 8° e il Cicerone monumentale in folio; ad Aldo, tra i circa 200 titoli, i libri perfetti, l’Hypnerotomachia Poliphili, 1499, le Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena, 1500, ove compare per la prima volta il famoso corsivo disegnato da Francesco Griffo, e il Dante leggendario del 1502; di Lorenzo Torrentino ed eredi sono conservate numerose edizioni, circa un terzo della produzione totale, tra cui il capolavoro delle Vite vasariane del 1550; dei rari Paganino e Alessandro Paganini Benacenses, inventori del formato in 24° e secondo molti dell’idea di collana libraria, circa un quarto dei titoli usciti dalle stamperie di Salò, Toscolano e Venezia; molti di Gabriel Giolito de Ferrari, dalla cui Fenice escono i testi fondamentali del volgare e l’idea stessa del libro come commercio: e quella Commedia, 1555, che per iniziativa di Ludovico Dolce prende a esser Divina. E poi John Baskerville, venendo all’altro secolo canonico, il Settecento, con quelle sue pagine ariose e quei caratteri che sono il nostro retaggio d’eleganza: ma passando per il Seicento, quando anche la Sicilia inizia a stampare: il centinaio di volumi di storia siciliana qui raccolti sono un unicum tra le collezioni, anche pubbliche, di Lombardia. E l’uomo dei libri assoluti, Giovan Battista Bodoni. Tra i molti, un esemplare perfetto dell’Oratio Dominica in CLV linguas versa, 1806, e un altro di Le più insigni pitture Parmensi, con le incisioni di Rosaspina da Vieira. Che il 1806 sia l’anno del suo trionfo è detto da un altro libro che esce dai torchi bodoniani, l’edizione dell’opera di Giacomo Tommasini Medaglia d’onore decretata dal pubblico di Parma al celebre tipografo Gio. Battista Bodoni cittadino parmigiano, all’occasione del conio di tre medaglie, in oro argento e bronzo, decretato dalla città. L’esemplare in folio della Biblioteca di via Senato appartenne al conte Filippo Linati, che commissionò la pubblicazione a nome della città e un esemplare della quale inviò ufficialmente, con le tre medaglie, alla Bibliothèque Impériale di Parigi. La legatura del volume è coeva, in pelle marmorizzata con dorature ai piatti e al dorso. Altre, sono esse stesse storia. Ad esempio, il San Gerolamo nell’edizione di Hieronymus Froben e Nikolaus Episcopius, Basilea 1536 e 37 ANTIPORTA E TAVOLA DI GIAMBATTISTA PIAZZETTA NELL’OPERA LA GERUSALEMME LIBERATA DI TORQUATO TASSO (VENEZIA: ALBRIZZI, 1745) 1537, alcuni dei cui capilettera provengono da disegni di Hans Holbein, con legatura rinascimentale in scrofa, di biancore latteo, incisa a secco, e alla legatura in scrofa tedesca del Divini Platonis Gnomologia a cura di Niccolò Liburnio, 1555, firmata dal legatore rinascimentale Jörg Bernudz di Wittenberg, in Sassonia-Anhalt. Né mancano, tra le legature, quelle di gusto, d’amatore. L’Ottocento dà le prove di maestri come Gruel, Capé, Rivière, Bauzonnet-Trautz, Zaehnsdorf. E vi è esempio del fore-edge painting, uso da viaggiatore inglese che prevede una decorazione dipinta all’acquerello sul taglio laterale del libro, che contrassegna la mano rara degli Edwards di Halifax su un Orazio bodoniano in 8°. Cruciale per la storia dell’editoria è la vicenda delle contraffazioni, molte delle quali sono storia anch’esse. Qui, per esempio, il caso del Decamerone veneziano di Stefano Orlandelli, 1729, voluto dal console inglese Joseph Smith, o del Goffredo del Tasso nella contraffazione settecentesca appartenuta alla moglie del console, Elizabeth Smith, o ancora dei Quattro libri palladiani stampati da Giambattista Pasquali sempre su iniziativa dello Smith. La postilla, s’è detto, è per l’editoria moderna di pregio, sulla quale domina Tallone. Pressoché tutti i suoi libri son qui presenti, in edizioni ormai, anch’esse rare. Il Fondo di storia dell’impresa italiana dall’Unità a oggi, il cui catalogo conta circa 10.000 schede, rappresenta un assoluto unicum nel panorama nazionale, ed è forse la ragione più autentica d’eccellenza di questa biblioteca. Esso ricostruisce la storia imprenditoriale italiana attraverso 38 Biblioteca di via Senato Milano le monografie aziendali, le pubblicazioni giubilari edite per la celebrazione di anniversari significativi di società di tutti i settori merceologici, i cataloghi di prodotti e quelli illustrativi dell’apertura di nuovi impianti produttivi. Un materiale preziosissimo, fondamentale per la storia economica e sociale e non meno per chi si occupi di grafica applicata e design. Fuori dai codici consolidati della disciplina s’annida una possibilità inventiva e sperimentale ulteriore, e una committenza spesso illuminata che proprio materiali come questi rivelano. Eccellente il nucleo di circa 1.500 giubilari, in cui s’annidano opere di alto contenuto artistico e pregio editoriale. Alcune, su tutte. Notevole è il catalogo Maria ved. Rossi & Figli, confezioni in pellicceria di Genova, la cui edizione fu affidata nel 1912 alla spezzina editrice L’Eroica di Ettore Cozzani e ai fasti dei suoi xilografi, in questo caso, per il testo di Ferdinando Paolieri, Emilio Mantelli e Adolfo De Carolis. Ecco poi il catalogo aziendale della Giuseppe Verzocchi dal titolo Veni VD Vici, edito a Milano nel 1924, curioso e raffinato libro che pubblicizza i mattoni refrattari prodotti dalla società illustrati da grandi artisti quali De Carolis, Depero, Dudovich, Fratino, Greppi, Magrini, Maggioni, Marussig, Miti Zanetti, Nizzoli, Parmeggiani, Scolari, Sacchetti, Sinopico, Stroppa, Zampini. Occhio alla luce, edito da OSRAM in 999 copie numerate e fuori commercio, ha caratteristiche ancor più marcate e ben rappresenta il genio di Bruno Munari nell’arte del libro che ora si dice d’artista. Gio Ponti firma la prefazione di Rapporti arte-industria di Nino Di Salvatore, 1958, mentre Ennio Poleggi, Renzo Piano, Rossana Bossaglia, ALCUNI CATALOGHI DELLE MOSTRE ORGANIZZATE DALLA BIBLIOTECA DI VIA SENATO MILANO marzo 2009 Ettore Sottsass danno testi per The Ansaldo image: architecture, graphics and publicity. Viene, poi, la vicenda della grande scuola italiana di fotografia. Nella relativa indifferenza d’altre committenze possibili, troppo rare e avare in Italia, si può ben dire che le pubblicazioni d’azienda abbiano surrogato un intero ambito di ricerca, tanto che una storia parallela della fotografia contemporanea può scriversi su queste carte. A cominciare, magari, da Energia a Milano voluto dall’AEM, con fotografie di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Francesco Radino e grafica, giusto il livello, del sommo Giulio Confalonieri. Per proseguire con l’affine modenese Obiettivo azienda: cinque autori fotografano l’AMCM con Basilico, Sandro Goldoni, Daniele Mussatti, Marco Ravenna, Ernesto Tuliozi. Basilico, il più grande dell’attuale generazione matura di autori, firma ancora, tra gli altri, Un moderno mecenate: sedi storiche della Banca Commerciale Italiana a Milano, Cartiere di Verona, Lo stabilimento di Ternate, Ciba-Geigy: lo spazio, gli uomini, le tecnologie con Cesare Colombo e Edward Rozzo, Formato Corriere con testi di Giulia Borgese, Andrea Branzi, Matteo Collura, Gillo Dorfles, Giampaolo Rugarli, Leonardo Vergani, Alessandro Zelgher. Berengo Gardin, da parte sua, è autore con Luciano D’Alessandro di Dentro il lavoro prefato da Cesare Zavattini, e poi di Una città, una fabbrica: Ivrea e la Olivetti dal 1967 al 1985, con testo di Renzo Zorzi; Fulvio Roiter è presente con Una famiglia, un’idea, una tradizione per Carpené Malvolti, Il Chianti classico, Saras di Sarroch con prefazione di Indro Montanelli; e il grande Ferdinando Scianna con Allegri: impermeabili Praga 1991. Del Fondo di letteratura del Novecento, cui si salda naturalmente l’ottocentesco, molte sono le cose note- marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano voli. I nuclei di manoscritti, anzitutto. In antefatto, eccelle quello di Vincenzo Mortillaro, marchese di Villarena, uomo d’economia ottocentesco cui si devono, tra l’altro, la salvezza della Biblioteca palermitana dallo “scadimento dei tempi” e un Dizionario Siciliano-Italiano. All’incirca 2.000 lettere che il grande uomo di cultura scambiò negli anni con figure illustri dell’intellettualità europea: cospicua la corrispondenza di Niccolò Tommaseo. A proposito del Tommaseo, val la pena citare anche la rarità del quaderno manoscritto che la Biblioteca di via Senato conserva, tra i preparatori del Dizionario dei sinonimi della lingua italiana. Notevole è, in materia di grandi siciliani, il nucleo Tomasi di Lampedusa, il gruppo di lettere che, tra il 1925 e il 1930, lo scrittore inviò da un suo viaggio europeo ai cugini Lucio e Casimiro Piccolo: un gioco arguto di reminiscenze e allusioni letterarie, di agudezas e di toni burleschi; un esercizio di stile che è anche più, annunciando il disincanto feroce che sarà del Gattopardo. Altro documento d’interesse vivido è il gruppo di lettere di Giacomo Manzù a Nino Bertocchi, pittore e studioso bolognese, dipanantesi lungo un arco temporale che va dall’agosto 1936 alla morte dell’amico, nel 1956, che ci illumina su uno dei sodalizi intellettuali più intensi dell’arte italiana del Novecento. Da Vinca Sorge, animatrice culturale del primo Novecento, vengono documenti straordinari dell’attività di Gabriele d’Annunzio. Prime edizioni di molti libri, tra cui quella de Il fuoco, 1900, dedicata e ancora avviluppata nella carta di spedizione con l’indirizzo vergato dal poeta; edizioni non autorizzate come le napoletane Bideri, peraltro fondamentali nella storia delle pubblicazioni dannunziane; documenti dell’impresa fiumana e della reggenza; e molto altro. Rarità assoluta, il manoscritto, 5 marzo 1915, Sur une image de la France croisée peinte par Romaine Brooks. Chi, come il fondatore di questa biblioteca, insegua un’ideale storia generale del libro, non può certo non amare Jorge Luis Borges, e raccoglierne in una stremante e disincantata tensione alla completezza tutte le carte edite. Nei circa 500 documenti di questo nucleo Borges c’è tutto o quasi, nelle prime edizioni con dediche prestigiose e nei libri prefati con sagacia labirintica, da Dante al Martin Fierro di José Hernández, che la lettura stessa di Borges rende capolavoro oltre i meriti dell’autore. E ci sono le riviste cui Borges collaborò, e i libri con firma di possesso, e un manoscritto leggendario: quello de Las ruinas circulares, che inizia con le parole perfette: «Nadie lo vio desembarcar en la unánime noche». 39 MANICULA E POSTILLA DI MANO CINQUECENTESCA Son cose che, quando s’incontra il Depero futurista 1913-1927 di Fedele Azari, 1927, l’ormai mitico libro imbullonato, e qualche altra edizione dello scelto nucleo futurista, non ci s’impressiona più di tanto. Non più di quando appare l’Ungaretti di Apocalissi e sedici traduzioni per Bucciarelli, Ancona 1965, con gli interventi di Lucio Fontana, peraltro con importante dedica del poeta. Impressiona, piuttosto, veder allineate tutte le edizioni BUR, tutta la Scala d’oro, e le raccolte complete di riviste che hanno fatto il secolo: non solo L’Eroica, ma anche Lacerba, La Voce, Solaria, La Fiera Letteraria, e ancora Il mondo, Prospettive, le longanesiane Omnibus e Il Borghese. E impressiona comunque l’esemplare dei Canti orfici di Dino Campana nell’edizione quasi mitica di Marradi, 1914: che è, qui, nella dedica «Alla Iole / 1916 / Dino Campana», ove dedicataria è Iole Rivola, allora adolescente certo desiderata dal poeta, poi maestra a Marradi. Alla voce utopia, filo rosso di questo collezionare, s’iscrive anche un altro fondo che rappresenta a sua volta pressoché un unicum. Quello di fantascienza, che allinea edizioni dalla fine dell’Ottocento alle fanzine degli anni Sessanta, passando per la trepida fantascienza italiana tra le due guerre e raccolte integrali di riviste come Urania, Cronache del futuro, Galassia, Galaxy. Da subito, tuttavia, la Biblioteca di via Senato ha voluto essere molto altro. Così recita il dépliant edito in occa- 40 Biblioteca di via Senato Milano ANTIPORTA DEL DIALOGO DI GALILEO GALILEI (FIRENZE: 1632) RAFFIGURANTE I TRE INTERLOCUTORI SALVIATI, SAGREDO E SIMPLICIO sione dell’apertura al pubblico: «La Biblioteca di via Senato è aperta al pubblico, nel centro di Milano, a un passo dall’Archivio di Stato. Si inserisce nel circuito culturale milanese grazie al proprio patrimonio librario che oltre alle raccolte di base offre fondi speciali non sufficientemente presenti presso altre Istituzioni culturali milanesi. La biblioteca, oltre ai tradizionali spazi e servizi per la lettura, offre una serie di attività come mostre tematiche di bibliofilia, di collezionismo e arte, presentazioni di novità editoriali; incontri e dibattiti con autori, serate musicali, rappresentazioni teatrali. Eventi che si svolgono nella sala conferenze, nelle aree espositive e nel Teatro di Verdura, attivo nell’attiguo giardino da maggio a settembre. La biblioteca ospita seminari di formazione tenuti da imprenditori, docenti universitari, professionisti del mon- marzo 2009 do della comunicazione e personalità della cultura. Annesso alla biblioteca è in funzione un piccolo laboratorio per lo studio e l’esercizio delle arti applicate». Mostre, dunque, e molto altro, che di anno in anno nell’arco di due lustri ne hanno fatto un istituto culturale a pieno titolo: e, in una città come Milano che soffre da tempo di qualche appannamento culturale, l’iniziativa privata e la pubblica non solo possono ma devono convivere, in reciproco stimolo e complicità d’intenti. Il 25 marzo 1997 si apre la prima mostra della Biblioteca di via Senato, Il piacere di leggere. Quaranta fotografie tra quelle che illustrano il libro di André Kertész On reading, edito nel 1971 da Grossman, New York: raro il libro, rarissime le stampe, accompagnate da un catalogo di Franco Sciardelli introdotto da Ferdinando Scianna, che si chiede con Kertész, genio della fotografia novecentesca, «se il senso delle cose si possa ancora leggere – o scrivere – e se la lettura sia ancora il grande gioco attraverso il quale si decifra il mondo». La mostra è presentata in un’anteprima all’VIII Mostra del Libro Antico alla Permanente: segno di un rapporto che negli anni si rinsalderà sempre più. All’insegna della collaborazione istituzionale è anche l’iniziativa successiva, che la Biblioteca di via Senato condivide con la Biblioteca Nazionale Braidense e con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori: Giorgio Tabet. Il fascino discreto dell’illustrazione, caso perfetto di integrazione tra storia del libro, vicenda dei rapporti tra arte visiva e libro, e una più lata tensione a intendere il libro come punto nodale d’intersezione tra pratiche espressive – pittura e scultura, musica e teatro – che da subito accompagna la filosofia della biblioteca. Immediatamente successiva è la prima mostra dedicata alla scultura, nata dal progetto di saggiare il massimo d’integrazione possibile tra le discipline, e a un tempo di sottolineare che non solo gli ambienti fastosi delle sale scaffalate, ma il luogo tutto – la sobria architettura novecentesca dell’edificio, con la sua corte porticata e il giardino quasi segreto nel cuore della città, appendice del contiguo parco della pollackiana Villa Belgioioso Bonaparte – è dimora di cultura. Protagonista Igor Mitoraj, il più letterario degli scultori viventi, il cui Giardino delle Muse stabilisce un rapporto tra bellezza e luogo, tra passato classico e presente possibile: in perfetta circolarità, Julian Zugazagoitia, uno dei prefatori del catalogo, pone in esergo una citazione di Jorge Luis Borges: «Una de las funciones del Arte es legar un ilusorio ayer a la memoria de los hombres». La mostra fa da introibo alla prima stagione pubblica marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano del Teatro di Verdura, la quale non può, in questo tempo, che concentrarsi sulla parola forte della sapienza, su quel mondo di Grecia in cui la scrittura prende a far monumento dell’oralità sacerdotale della filosofia che conosce se stessa: Platone, dunque, primus tra gli utopisti d’altronde. E sono Apologia di Socrate, Critone, Simposio, detti da Carlo Rivolta com’era già accaduto per alcune serate a soli inviti: Qoelet, ancora Simposio, mentre la figura autorevole di Paulo Coelho aveva tenuto una lettura dantesca. Inoltre, debutta Michele Placido con Viaggio d’amore folle. Si torna nel cuore dell’arte del libro con l’iniziativa Privato ac Dominico More. Il torchio e i libri di Franco Riva, appartato e nobilissimo tra gli stampatori d’arte italiani. Tiratura limitata ha anche Anticus Angelus, nuova edizione delle poesie di Gesualdo Bufalino stampata al torchio da Officina Chimera e presentata in seno a una squisita mostra di prime edizioni, edizioni illustrate e lettere autografe a un convegno sul grande siciliano. Ancora una faccia del prisma che questo anno inaugurale costruisce intorno al libro, al leggere, allo stampare: lo scrivere. L’uomo cominciò a scrivere titola l’iniziativa curata da Giovanni Pettinato, e dice di Mezzaluna Fertile e d’un tempo in cui la scrittura si fa registrazione e ordinamento del mondo, e già poesia: l’idea di pagina è tutta presente, in quello scandirsi dei segni che si fa spazio fisico e di pensiero: estetica. La mostra è dotata di un cospicuo corredo didattico, inaugurando una caratteristica della filosofia espositiva della Biblioteca: l’attenzione alla fruizione scolastica. Il ’98 si apre con uno dei poeti più frequentati dal fondo novecentesco, Ungaretti. La biblioteca di un nomade. La sezione della mostra con libri illustrati è premessa a quella che la biblioteca apre in occasione della XV Internazionale dell’Antiquariato di Milano: Ambroise Vollard. Le livre d’ar- 41 tiste. Vollard, e poi Tériade, sono i numi del libro di pregio novecentesco nella Parigi capitale artistica, fautori d’una nuova integrazione tra immagine d’arte e parola letteraria. La seconda mostra di scultura specifica meglio il progetto espositivo della Biblioteca di via Senato. Sotto il titolo Le opere e i libri s’avvia un ciclo volto a indagare i rapporti specifici intrattenuti con l’arte e la cultura del libro da alcuni tra i massimi artisti novecenteschi italiani, a cominciare da Marino Marini, cui è dedicata la mostra d’apertura. I filoni dell’editoria moderna di pregio e della cultura milanese del libro, inaugurati da Riva e Tabet, s’incrociano nella mostra Botteghe di editoria. Tra Montenapoleone e Borgospesso. Libri, arte, cultura a Milano 1920–1940, secondo frutto della collaborazione con la Fondazione Mondadori. Protagonisti sono Il Convegno di Enzo Ferrieri e Bottega di poesia di Emanulele Castelbarco, che pubblicava Bacchelli e Cardarelli e lanciò Il Giornalino della Domenica di Vamba e Giuseppe Fanciulli e L’Esame di Enrico Somaré. L’evento più notevole del 1999 è la costituzione, il 1° luglio, della biblioteca in Fondazione, passo ulteriore del progetto che vuole l’istituto come un vero e proprio centro culturale autonomo ancorché le collezioni librarie, come s’è detto, continuino a recare impronta profonda della personalità del fondatore, mantenendo dunque in equilibrio virtuoso specificità privata e offerta pubblica. A consolidare la solida rete di rapporti con altri istituti pubblici e privati, la mostra Sesh. Lingue e scritture nell’antico Egitto, realizzata con le Civiche raccolte archeologiche di Milano. Pezzo eccellente ne è il Papiro Busca, un Libro dei Morti della XIX dinastia di singolare qualità e pregio. PUBBLICAZIONI DELLA BIBLIOTECA DI VIA SENATO EDIZIONI 42 Biblioteca di via Senato Milano marzo 2009 STULTIFERA NAVIS DI SEBASTIAN BRANT; HISTORIA GRISELDIS (1473), PRIMA OPERA A STAMPA DI FRANCESCO PETRARCA; DUE GRANDI INIZIALI MINIATE NELL’INCUNABOLO DE CIVITATE DEI DI SANT’AGOSTINO La seconda puntata di Le opere e i libri vede protagonista Francesco Messina, nella duplice veste di artista e di figura cruciale dell’ambiente artistico milanese. Non solo sculture come i ritratti di Salvatore Quasimodo e Riccardo Bacchelli, Alfonso Gatto e Indro Montanelli, ma anche le poesie pubblicate da Tallone e Vanni Scheiwiller e gli epistolari con amici come Ardengo Soffici e Giovanni Papini. Ancora all’insegna di Platone è la stagione del Teatro di Verdura, che si completa con La rivoluzione di Fra Tommaso Campanella, con Domenico Pantano e Arnoldo Foà, e Henry Beyle, milanese, con Maria Eugenia d’Aquino, Riccardo Magherini e Annig Raimondi. Terza puntata del ciclo sulla grande stampa novecentesca, Un tipografo tra le due guerre. Richard-Gabriel Rummonds presenta il grande poeta, scrittore e industrial designer nelle vesti predilette di editore con le sue Plain Wrapper Press e Ex Ophidia. All’insegna del pensiero, poi, la mostra documentaria dedicata a Friedrich Augusto von Hayek, nel centenario della nascita. Premio Nobel 1974, Hayek è soprattutto l’autore di The Road to Serfdom, 1944, vero manifesto del liberalismo novecentesco. Il 16 marzo 2000 si inaugura la prestigiosa Michelangelo: grafia e biografia di un genio. In collaborazione con Casa Buonarroti di Firenze, l’iniziativa presenta un capolavoro grafico del maestro, il disegno della Cleopatra eseguito a un dipresso nel 1535 e una serie cospicua di manoscritti. Dal fondo antico della biblioteca vengono, a documentare il tempo, perle come la Comedia di Danthe Alighieri “poeta diuino” nel commento di Cristoforo Landino stampata a Venezia da “Iacob del Burgofranco ad istantia del nobile messere Lucantonio Giunta”, 1529, o Gli asolani del Bembo nell’edizione manuziana del 1515 “nelle case d’Aldo & d’Andrea Asolano”, oltre al monumento delle Vite vasariane in edizione Torrentino 1550 a fianco della Giunta 1568. In occasione della XVI edizione di Milano Internazionale Antiquariato la biblioteca organizza Il Gran Teatro delle Fabbriche. Libri di architettura dal XV al XIX secolo, curata da Giannino Paliaga e Enrico Valeriani. I libri provengono dalla Braidense, dalla Trivulziana, dall’Università di Pavia e da altre istituzioni. Dal Libri de re aedificatoria decem di Leon Battista Alberti nella prima edizione parigina, 1512, alla prima in volgare presso Vincenzo Vaugris, Venezia 1546, dalla prima edizione de I quattro libri dell’architettura di Andrea Palladio, Venezia 1570, a quella de Il tempio vaticano di Carlo Fontana, Roma 1694, un repertorio ricco e organico dove si avverte il peso della tradizione a stampa nel formarsi del gusto classico in architettura. La terza mostra del ciclo “Le opere e i libri” riguarda Giacomo Manzù. In scultura, oltre a un Grande cardinale, i nuclei espositivi sono il bronzo e lo studio in cera del Grande ritratto di signora, 1946, una delle sue opere più straordinarie, accompagnati da una serie fitta di disegni preparato- marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano ri, e gli studi per la Porta della morte per San Pietro. Il filo ritrattistico dei grandi letterati novecenteschi non può che giungere a costeggiare la personalità infinita di D’Annunzio innovatore, come titola la mostra realizzata con il Vittoriale degli Italiani e curata da Annamaria Andreoli. Il taglio è il genio dell’artista nel farsi personaggio, il suo tratto più moderno e anticipatore, al quale attingeranno le avanguardie future, fino allo stesso Andy Warhol. Sono i direttori della rivista “Bruniana & Campanelliana”, Eugenio Canone e Germana Ernst, a curare la prima delle iniziative del 2001 della biblioteca. Realizzata in collaborazione con la Regione Calabria, Tommaso Campanella. L’iconografia, le opere e la fortuna della ‘Città del Sole’ è mostra squisitamente bibliografica centrata su una delle figure chiave della cultura europea, così presente alla coscienza del fondatore dell’istituto da dar nome alla sala sua più importante. Tra il bellissimo ritratto a olio di Francesco Cozza, 1630-1631 e quello inciso da Nicolas de Larmessin alla metà del secolo, il quadro che campeggia stabilmente nella Sala Campanella è protagonista della mostra. Ancora iconografica, e con un retrogusto letterario accentuato e sfizioso, Ercole. L’eroe, il mito, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per la cura di Stefano De Caro. Eracle è figura mitologica e identitaria cruciale per il mondo greco al pari dei poemi omerici, in un mondo in cui sapienza e letteratura, sacro e storia usano le medesime parole e le medesime immagini. La struttura dell’esposizione segue il filo del racconto letterario, nell’esperimento di far dell’arte la trama iconografica d’una più complessa narratività, sottratta all’incombere algido dell’arte ridotta alla propria stessa storia. La collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e con la Biblioteca Nazionale Braidense, cui qui s’aggiunge la Libreria antiquaria Little Nemo di Torino, segna un capitolo ulteriore con Dalla A alla Ang. Bruno Angoletta, professione illustratore. Angoletta è uno dei geni novecenteschi dell’illustrazione che la cultura italiana si è ben guardata dal celebrare nel giusto valore. La mostra conclusiva del ciclo “Le opere e i libri” è dedicata, nell’estate 2001, ad Arnaldo Pomodoro, il cui possente Disco in forma di rosa del deserto, 1993-94, campeggia nel cortile dell’edificio come contrappeso alla levità poetica delle opere a stampa. La folta stagione del Teatro di Verdura delinea due percorsi. Per Libri in scena, lavori come Un giorno di fuoco di Fenoglio nella messinscena di Gabriele Vacis e l’Inferno dantesco nella lettura di Arnoldo Foà. Per Tre milanesi a 43 teatro, Carlo Cattaneo, federalista, con Giuseppe Pambieri e la prima assoluta, a opera di Franco Branciaroli, de Gli angeli dello sterminio di Giovanni Testori. Dalla filosofia che ha generato il fondo di storia dell’impresa, nasce Gio Ponti maestro del Déco. Architetto, designer, poligrafo, padre di quella Domus che è tra le più belle riviste del Novecento, Ponti è ricordato anche per l’attività straordinaria svolta alla Richard-Ginori di Doccia. L’ultima mostra del 2001 è di tema alto, nata in collaborazione con il Centro di studi del pensiero filosofico del ’500 e del ’600 del CNR. Una mostra bibliografica che prosegue un ciclo tanto ben consolidato da essere ormai una highline della Biblioteca e da aver generato una collana di cataloghi che è uno dei rari risultati recenti d’alta qualità nel campo dell’editoria legata alle mostre. Il protagonista è Gerolamo Cardano, del quale ricorre il quinto centenario della nascita, e il pezzo forte, sul piano spettacolare, il ritratto prestato dagli Uffizi che fa idealmente il paio con RITRATTO DI GALILEO GALILEI ENTRO BORDURA ARCHITETTONICA 44 Biblioteca di via Senato Milano quello di Campanella della Biblioteca di via Senato. Il 2001 è anche l’anno che vede la nascita d’un’altra iniziativa fondamentale della Biblioteca di via Senato. Come le mostre sono frutto d’una istituzione viva, che ragiona criticamente e autocriticamente su se stessa, altrettanto è per L’Erasmo, rivista bimestrale “della civiltà europea”. Il progetto è chiaro. Da un canto, affrontare un tema forte, in parallelo con l’attività di ricerca che la biblioteca va svolgendo. Dall’altro, dar conto dello stato dell’arte nel campo della bibliofilia, delle acquisizioni e scoperte, e dell’evolversi e del conoscersi dei fondi della biblioteca stessa. Il gruppo di collaboratori che aderisce al progetto è d’ordine primario, da Carlo Carena a Vittore Branca, da Giuseppe Pontiggia a Giancarlo Vigorelli, da Guido Canziani a Maurizio Vitale, da Michele Ciliberto a Tullio Gregory e Salvatore S. Nigro. Il numero d’avvio non può che confermare la primazia del tema dell’utopia e d’un sentire politico alto in seno al progetto, in virtù del tema Un frate di nome Tommaso e del ritratto di Campanella in copertina. Con Il Pinocchio di Musante e la grande collana di Fògola editore si torna al racconto della grande editoria illustrata novecentesca. La Grande Collana, edita in tiratura limitata, è diretta da Giorgio Bàrberi Squarotti e Folco Portinari per le cure grafiche di Antonio Brandoni, e da subito marzo 2009 raccoglie intorno a sé intellettuali, artisti e collezionisti. Viene poi una rarità assoluta. l’Onu proclama il 2002 anno internazionale delle montagne, e la Biblioteca di via Senato declina la celebrazione a suo tipico modo. Partner dell’iniziativa, il Touring Club e il Club Alpino Italiano, dalla cui eccelsa biblioteca viene una scelta di tomi che sono la storia di Dall’orrido al sublime. La scoperta delle Alpi. Il testo più emozionante è la Compendiosa relazione d’un viaggio alla cima del Monbianco in agosto del 1787 di Horace-Bénédict de Saussure, opuscolo edito in Torino dalla Reale Stamperia in traduzione della Relation abrégée edita l’anno prima a Ginevra: l’inizio della letteratura alpinistica in Italia. I percorsi bibliografici non possono che proseguire con Il viaggio di Ezra Pound. Dai libri al Libro: le fonti dei Cantos, dedicata al genio visionario e tormentato che, vero Dante della modernità, ne ha rappresentato meglio di chiunque le derive e le illuminazioni. Due grandi mostre coprono l’arco intero del 2003. Egitto. Dalle Piramidi ad Alessandro Magno, riflessione ad ampio spettro sull’influenza che questa civiltà ha esercitato sulla cultura occidentale; e poi un omaggio al grande collezionismo, traccia di riflessione costante in una biblioteca nata proprio da feroce amore collezionistico: Giappone color indaco, la prima italiana della collezione di Jeffrey Mont- RITRATTO XILOGRAFICO DI DANTE; FRONTESPIZIO CON STEMMA DI FILIPPO II IN DE REBUS SICULIS DI TOMMASO FAZELLO; PRINCEPS DI DE SENSU RERUM DI TOMMASO CAMPANELLA marzo 2009 Biblioteca di via Senato Milano gomery: un raro gruppo di mingei, tessuti a dominante indaco che danno vita a vesti, stendardi, coperte e paraventi cui la tecnica decorativa del tsutsugaki conferisce un’evidenza fastosa e simbolicamente ricca. La stagione del Teatro di Verdura presenta alcuni vertici assoluti: Pulcinella a modo mio, epopea della dinastia De Filippo per la voce di Luigi De Filippo, e l’intenso Magnificat di Alda Merini, umanissimo e a un tempo in odore di sublime, detto da Valentina Cortese, su tutto. Poi, un’altra mostra archeologica, I Fenici. L’Oriente in Occidente, ricca di un nucleo cospicuo tra avori, oreficerie, faïences, vetri, rilievi e amuleti, su progetto di Enrico Acquaro. Non tanto la Fenicia madrepatria, quanto la diffusione della sua cultura per il Mediterraneo. E come sempre, dalla storia al mito, per giungere all’immaginario contemporaneo. In parallelo, la serie delle mostre bibliografiche si concentra su un caso assai caro alla Biblioteca, quello di Ettore Cozzani e l’Eroica. È il momento dell’ingresso in collezione della raccolta completa della rivista. Ma il 2004 è soprattutto l’anno in cui le Edizioni Biblioteca di via Senato, che già pubblicano tutti i cataloghi delle proprie mostre, si aprono alla realizzazione di vere e proprie collane librarie. La collana “I ritorni” presenta testi sofisticati come La Roccia di Thomas Stearns Eliot, per la prima volta in traduzione integrale, e il Nuovo vocabolario filosofico-democratico di Ignazio Lorenzo Thjulen, che vide la luce nel 1799 nel pieno del fervore rivoluzionario europeo. “La biblioteca dell’anima” si apre, invece, con la Lettera a un sovrano crociato di Taqî al-Dîn Ahmad Ibn Taymyya, classico della querelle islamo-cristiana, e si dedica a perle come il Discorso di Roma di Giovanni Papini e Il libro della nuova cavalleria di Bernardo di Clairvaux. La collana prosegue con Armando Plebe, autore de Il nuovo illuminista e curatore di Critica al programma di Gotha di Karl Marx, e la straordinaria rarità de Il porto sepolto (1922) di Ungaretti, prima redazione inedita di una delle sue più celebri raccolte. Tornando alle mostre, il 2005 è la volta di ‘Libri mei peculiares’. Petrarca e le sue letture nella Biblioteca di via Senato, in cui Giancarlo Petrella allinea e indaga il fondo petrarchesco della collezione. Dagli incunaboli al Novecento più vicino, poi, dalle utopie antiche alle attuali che scrutano il cielo, Dalla terra alle stelle racconta “Tre secoli di fantascienza e utopie italiane”. Torna anche il tema del collezionare con I Macchiaioli. Dipinti tra le righe del tempo, in collaborazione con l’Istituto Matteucci di Viareggio, che presenta la bellezza vivida dei dipinti di Giovanni Fattori sul tema risorgimentale, il lavo- 45 rio sulla macchia di Silvestro Lega e Vincenzo Cabianca, il terso paesaggismo giovanile di Giuseppe De Nittis. Dopo stagioni in cui la centralità del libro aveva agito come tensione espansiva verso il tema più generale del collezionare, il 2006 torna a guardare alla biblioteca. Nasce la mostra bibliografica sul fondo borgesiano di via Senato, accompagnata da una pubblicazione sistematica a cura di Laura Mariani Conti e Matteo Noja. Da ciò Il carattere di un italiano. Longanesi e il lavoro editoriale, che gli stessi curatori dedicano a uno dei veri geni dell’editoria moderna, capace di osannare Aldo e Bodoni quando la moda tipografica altrove spingeva, e di far scelte grafiche pionieristiche, da L’Italiano a Il Borghese e ai libri della sua casa editrice. La mostra Gli ex libris italiani del Novecento, realizzata in collaborazione con la Tipoteca Italiana Fondazione Cornuda e la Fondazione Benetton, è un viaggio in un genere antico che la modernità ha fatto proprio, chiamando a prove espressive autori classici come Duilio Cambellotti, Adolfo De Carolis, Benvenuto Disertori, Antonio Rubino, Luigi Servolini, e legati all’avanguardia come Luigi Veronesi, Luca Crippa, Lele Luzzati, Walter Valentini. Ambiziose anche le serate proposte dal Teatro di Verdura, accreditato ormai a vero autonomo polo culturale cittadino, come il Fahreneit 451 messo in scena da Lisa Ferrari e l’Hannah Arendt de La banalità del male di Paola Bigatto. E mentre L’Erasmo dedica numeri a I geni dell’Enciclopedia e alla grande tradizione culturale dei Gesuiti, ancora bibliografia e arte sono protagoniste de Il Manzoni illustrato, in collaborazione con Casa Manzoni di Milano e il Museo Manzoniano di Lecco. Centro della mostra sono i disegni inediti di Giacomo Mantegazza per il concorso Hoepli del 1900 in vista d’una edizione pregiata dei Promessi sposi. Bagno di milanesità che si proietta nell’anno successivo con Toscanini tra note e colori, celebrazione del cinquantesimo anniversario della morte del musicista a partire dalla chiave di lettura del collezionismo. Vi è ricostruita la raccolta d’arte che il musicista formò nei decenni, da Boldini a Bazzaro e a Mancini, sino al curioso e per certi versi sorprendente Ritratto di Wally Toscanini in costume da Regina di Saba di Alberto Martini. Dal 1997, infine, Mostra del libro antico e Biblioteca di via Senato hanno intessuto scambi fittissimi d’esperienza. Anche questo, d’altronde, è testimonianza della matrice originaria della biblioteca, che si sente luogo di conservazione del sapere e della bellezza tanto quanto parte attiva della cultura che ogni giorno si trama, organizza, progetta, connette, scopre, sperimenta. In una parola, che vive. 46 marzo 2009 L’INTERVISTA D’AUTORE GIAMPIERO MUGHINI, BIBLIOFOLLE DEL ’900 Come e perché un grande collezionista DI LUIGI MASCHERONI Dalle litolatte futuriste a Porci con le ali nella prima tiratura della Savelli, dall’edizione marradese dei Canti orfici alle poesie del “novissimo” Alfredo Giuliani, nella sua biblioteca Giampiero Mughini ha messo in fila una delle più belle raccolte del Novecento italiano. Che ora è rinchiusa dentro le pagine del suo nuovo La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento (Einaudi, pp. 282, euro 16). ughini, Lei è molto geloso dei suoi libri. Chi la conosce dice che nemmeno morto parla della sua collezione. Eppure ora ha deciso di “aprirla” al pubblico. M Tutto è nato in una cena da amici alla quale partecipava Paolo Repetti, direttore editoriale di Stile Libero dell’Einaudi. Quella sera mi sono lasciato andare, raccontando alcuni tra i libri più belli del nostro ’900: come erano nati, chi li aveva stampati, quante copie ne sopravvivevano. Ben inteso, ero convinto che si trattasse di roba che non interessasse nessuno. Repetti invece disse che lui un libro così l’avrebbe pubblicato subito. Ho pensato che, parlando di quei libri, avrei finito per parlare di me dato che, avendo sempre collezionato per leggere e non per tenermi in casa delle figurine, questa raccolta è anche un’autobiografia cultural-sentimentale; e che avrei raccontato anche un pezzo di storia della cultura italiana. E ho detto sì. Convinto che il libro non avrebbe avuto molta commerciabilità ho accettato condizioni editoriali modeste. E ha sbagliato due volte: perché il libro va benissimo e perché per renderlo più completo si è rovinato nell’acquisto di nuovi “pezzi”. È stata una vera bancarotta. I volumi acquistati mentre scrivevo il libro mi sono costati sei volte l’acconto dell’Einaudi. L’ultimo è stato “Resine”, le poesie che Camillo Sbarbaro si fece stampare in uno stabilimento tipografico di Genova nel 1911. Ma valeva il sacrificio. Quando ha iniziato? Ho iniziato a balbettare collezionismo alla fine degli anni Settanta, primissimi anni Ottanta. Frequentavo le bancarelle, poi le librerie antiquarie. Compravo, ma non capivo ancora bene la fenomenologia marzo 2009 ROBERTO PALAZZI E QUEI SUOI SCRITTI RARI E PREZIOSI Roberto Palazzi, “il Palazzi”, intellettuale dall’aria schiva e dai modi garbati dotato di una straordinaria erudizione e di una memoria fuori dall’ordinario, fu molte cose insieme: libraio (nel 1981 aprì a Roma la mitica Libreria al Vascello), editore, scrittore, bibliofilo. E prima di tutto lettore, onnivoro e raffinato. Morto nel 2002, era un 47 Biblioteca di via Senato Milano personaggio notissimo nel mondo degli appassionati di libri antichi (Giampiero Mughini gli dedica “La collezione”) e anche autore - parsimonioso - di un elenco interminabile di deliziosi testi a tema. Ora finalmente quelle pagine disperse e fulminanti (scritte a partire dal 1978) sono state raccolte in volume (Roberto Palazzi, Scritti di bibliografia, editoria e altre futilità, Biblohaus, pp. 450, euro 25). Qui vi si trova di delle prime edizioni, delle sovraccoperte, delle fascette. Poi, fra tanti errori e colpi di fortuna, fra delizie e dolori, ho imparato. Un giorno, nella libreria romana Maldoror, di Giuseppe Casetti e Paolo Missigoi, in una bacheca vidi i miei primi libri futuristi, all’epoca per me inavvicinabili: costavano 30mila lire ciascuno. Ma mi sono rifatto più tardi. Via via la biblioteca è diventata l’avventura fondamentale della mia vita. Da qui sono nati quasi tutti i libri che ho scritto. Fino a questo, che ne è la summa. E allora, il libro più bello del Novecento italiano? Le litolatte futuriste passano per essere i libri monstrum dell’avanguardia europea: le “Parole in libertà futuriste” di Marinetti stampate su lastre di latta da Tullio d’Albisola nel ’32 o la litolatta del ’34 con le illustrazioni di Bruno Munari. Ma ci sono anche libri “minori” che amo moltissimo, tutto, come nella sua biblioteca: uno splendido decalogo di due paginette a uso del bouquineur; microsaggi sugli illustratori di Edgar Allan Poe, dotti e divertenti articoli sulla bibliofobia, sui libri inesistenti e immaginari (una sua passione), sugli ex libris erotici, e poi articoli su Asimov, Proust, Lovecraft... Pagine assolutamente futili. E per questo terribilmente necessarie. L.M. come quelli di Oswaldo Bot o Aldo Buzzi, o come “Il covo” di Giuseppe Pagano Pogatschnig, un’apologia dell’iconografia degli esordi del fascismo, uscito nel 1940: uno dei libri più belli del secolo per il suo linguaggio editoriale e per la sua grafia. E per la sua storia. La biblioteca, fra quelle dei suoi amici, che invidia di più? Per il futurismo non ci sono dubbi: quella di Pablo Echaurren, al quale si deve la riscoperta della storia culturale e bibliografica del futurismo, e che ha spazzato via tutte le idiozie che i nostri padri ci avevano detto su Marinetti e soci. Poi mi viene in mente la biblioteca del milanese Luigi Olivetti, che aveva messo insieme una grande collezione di libri di poesia del ’900, andata dispersa. La storia insegna che spesso i libri più belli sono quelli stampati in proprio, autofinanziati o fatti coi soldi di papà. I libri nati in povertà, fatti da piccoli editori di provincia o stampati nella tipografia sotto casa, hanno un fascino unico. Dal punto di vista estetico i “Canti Orfici” di Campana non sono un libro bello, ma hanno un valore e una bellezza metafisica. I soldi dell’editore aiutano in questo campo, certo. Ma il talento vale di più: Giovanni Scheiwiller non era ricco ma ha fatto libri meravigliosi. I librari: amici da tenere cari o vampiri da tenere lontani? Complici indispensabili. Senza i librari antiquari noi collezionisti non esisteremmo. Io vivo nella delizia e nella paura che squilli il telefono e che sia qualche amico librario che mi chiede: “Non è che tu stavi cercando…”. 0252 copertina 16-03-2009 15:26 Pagina 1 Biblioteca di via Senato Milano mensile anno I n.1 – marzo 2009 Il Vate reclama le royalty: lettere inedite annamaria andreoli BvS, l’Utopia della cultura aperta a tutti flaminio gualdoni La Mostra del Libro Antico nell’anno XX matteo tosi 103-MOSTRA LIBRO ANT 127x188.indd 1 23-01-2009 10:50:20