Sessant’anni e li dimostra tutti! Per fortuna. Ma la storia continua….
Rosaria Marchesi
1) Sezione storica
*Flash dall’anno 1954: storia in pillole
In Italia il 3 gennaio a Milano si inaugura il servizio pubblico televisivo.
Al governo, troviamo prima l’on. Pella poi l’on. Mario Scelba.
Il 31 luglio Achille Compagnoni e Lino Lacedelli conquistano la vetta del K2.
Il 19 agosto muore Alcide De Gasperi.
Il 5 ottobre, in seguito agli accordi di Londra, Trieste torna all’Italia e la zona “B” passa alla
Jugoslavia. A Como all’inaugurazione del Club è presente la presidente di quello di Trieste, che era
appena tornata all’Italia. Era Aurelia Gruber Benco, figlia di un poeta.
(E’ aperto il problema dell’Indocina legata alla Francia. Questioni belliche. La perdita da parte dei
francesi. Mentre in Algeria il Fronte di liberazione Nazionale inizia la lotta armata contro Parigi).
In Egitto con un colpo di stato Nasser si impadronisce del potere.
Negli USA la commissione Mc Carthy mette in stato d’accusa (odore di comunismo) una serie di
personalità, alla fine Mc Carthy viene rimosso a causa del clima da caccia alle streghe.
Negli USA nasce la prima radio a transistor.
Gerald Pearson esegue il primo trapianto di reni Nel corso del service “Donare è vita” uno dei
testimonial era un trapiantato di rene.
Varato il Nautilus primo sommergibile nucleare.
Nasce la casa editrice Il Mulino.
In Francia Françoise Sagan pubblica Buongiorno Tristezza.
Paul Rassinier ripresenta la “Menzogna di Ulisse” il primo libro che nega l’esistenza delle camere a
gas ( ? datazione dubbia).
Jan Fleming pubblica “James Bond, agente 007.
(da Gianni Paletta/ Diego Meldi, Cronologia Universale, Gulliver libri, 1997)
*Cenni di storia del Soroptimist
“La vicenda del Soroptimist inizia nel 1921 in America. In quell’anno Stuart Morrow, il cui lavoro
consisteva nell’organizzare club maschili, visitò una “Secretarial School”, a Oakland, in California,
e qui conobbe Adelaide Goddard, direttrice della scuola, che aveva fondato un club femminile
basato sulle professioni. Tale incontro stimolò Morrow alla creazione di un vero service Club
femminile. Così con l’aiuto di alcuni Club maschili l’infaticabile organizzatore, riuscì a radunare,
nella Ivy Room dello Oakland Hotel, ottanta donne impegnate professionalmente. Di queste 14
erano attive nelle varie branche della medicina, otto nell’industria tessile e dell’abbigliamento, sette
in quelle alimentari, sei nel mondo della finanza ed altrettante in quello dell’istruzione, una sola era
avvocato. Una delle fondatrici del nuovo Club pare fosse dirigente di una società mineraria.
Le convenute furono le prime socie del primo Soroptmist Club del mondo: tra loro fu scelta la
presidente - fondatrice: Violet Richardson (poi sposata Ward). Ad Elise Cushing fu affidato il
compito di elaborare il primo statuto, che divenne poi modello dei successivi Club.
Il nome del Club capostipite era “Alameda County Soroptimist Club”. La denominazione
Soroptimist deriva dal latino: dal sostantivo soror (sorella) e dall’aggettivo optima, ovvero ad
optimum.
Ben presto in America i club iniziarono a proliferare.
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Nel 1922 nacquero quelli di San Francisco, Los Angeles, Washington e Sacramento.
L’emblema del Club fu disegnato da Anita Hotz Thompson. Esso rappresenta una donna in tunica,
con le braccia alzate, inclusa in un cerchio; il sole brilla dietro alla sua testa, la donna regge la
parola “Soroptimist” e da questa scendono foglie di quercia, da un lato e di alloro, dall’altro. La
parola “International” completa il cerchio.
Nel 1926 il Club era cresciuto e cominciò a pensare di agire in modo autonomo, svincolandosi dal
co-fondatore Morrow. L’operazione andò in porto nel 1927, quando Morrow accettò di cedere i
suoi diritti e si impegnò per altri vent’anni a non fondare club femminili (ma morì prima). Questa
transazione costò 5.500 dollari, una fortuna, che le Soroptimiste riuscirono a raccogliere in un solo
mese.
Intanto il Sorptimist aveva varcato l’Atlantico. Nel 1924 venne fondato il club di Parigi, che
contava alla nascita 93 socie. Sua fondatrice fu la dottoressa Susanne Nöel, una pioniera della
chirurgia plastica. Essa fondò molti club in Europa e, addirittura, il primo in Cina.
La Nöel fu, altresì, la prima Presidente Europea.
La composizione del club parigino sottolineava una notevole differenza nella tipologia delle
professioni tra i club americani e di Gran Bretagna e quello francese, le socie erano, in massima
parte, appartenenti a professioni di tipo artistico.
Il club di Londra ebbe il privilegio di un motto in più (ricordiamo che all’ organizzazione di questo
come a quello parigino collaborò il non ancora liquidato Morrow).
A Bristol, nel 1920, alcune donne attive nel mondo del lavoro, si erano riunite per formare un club
simile al Rotary. Avevano una presidente ed una vice e si erano date il nome di “Venture”, in
omaggio allo spirito che le animava: “Venture” infatti racchiude l’idea di intraprendenza, coraggio
con una sfumatura di ardimento. Il loro statuto era molto simile a quello del Soroptimist e questi
due tipi di Club convissero fino al 1929, quando gli undici Club “Venture” decisero di fondersi nel
Soroptimist Britannico, adottando come motto “Guardare al domani”, titolo del discorso
pronunciato alla nascita del primo “Venture”.
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale il Soroptimist era presente in 13 paesi, con 191 club.
La guerra (e in alcuni casi come quello italiano, il regime totalitario) obbligò molti club a chiudere i
battenti ed il Soroptimist europeo riprese la sua attività solo nel 1948. In quell’anno iniziò la
ricostruzione per impulso della belga M.N. Garot, che era stata presidente della Federazione
Europea nel 1938…”
*Il Soroptimist in Italia
“Il primo club italiano fu fondato a Milano il 20 ottobre 1928. L’anno prima, Alda Da Rios ( che ne
fu la presidente fondatrice) era stata invitata a L’Aia alla fondazione di quel club e di ritorno si era
data da fare per far nascere il Soroptimist anche in Italia. La Charta venne consegnata al club di
Milano da Susanne Nöel…”. Purtroppo il club fu costretto a chiudere nel 1934 e poté riprendere
l’attività solo nel 1948, rifondato ancora da Alda Da Rios
(Notizie tratte da “Soroptimist International Club di Como 1954- 1994” (Como, 1994)- Altre
importanti informazioni si trovano in “Donne ottimiste” Femminismo e associazioni borghesi
nell’Otto- Novecento” di Lucetta Scaraffia e Anna Maria Isastia (ed Il Mulino, Bologna 2002).
*Il Soroptimist a Como
L’inaugurazione del Club avvenne il 10 ottobre 1954. Esso era nato dall’attiva collaborazione tra
Luisa Parisi (la prima persona ad essere contattata dalle socie milanesi e per noi figura da
riscoprire) e Carla Porta Musa, che erano state stimolate dalle socie di Milano, infatti la madrina del
club fu Bebe Kuster Rosselli. Carla Porta Musa fu la prima presidente. Le socie fondatrici furono
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18 e come Carla ebbe modo di ricordare in più interviste, non tutte le donne contattate risposero
positivamente, c’era, nei confronti di questa proposta nuova e innovativa forse una certa diffidenza,
poi subito vinta quando si vide concretamente che cosa significava la vita del nuovo club,
l’undicesimo in Italia. Ma lasciamo la parola a Carla Porta Musa (del libro del quarantennale) “Nel
1952…Luisa Parisi…fu invitata da Bebe Kuster Rosselli del Club di Milano a fondare il club di
Como. Luisa mi coinvolse subito. Sapevo dell’esistenza del Soroptimist da Ida Borletti, che faceva
parte del Club milanese, ma le mie informazioni erano vaghe. Accolsi dunque con entusiasmo la
proposta di Luisa. Cominciammo a interpellare amiche e persone che sapevamo eccellere nella loro
attività, ma non avendo mai sentito parlare del Soroptimist (noi per semplificare dicevamo trattarsi
del Rotary Femminile) quasi tutte rifiutarono anche bruscamente il nostro invito. Qualcuna, poi,
temeva che fosse una specie di “massoneria”. E ce lo disse. Alla fine, perseverando con tenacia, ma
soprattutto con pazienza, riuscimmo a trovare 18 donne disposte a farne parte…Il primo incontro
avvenne al Suisse, poi ci si trovava nello studio di Carla Badiali. La cerimonia di inaugurazione si
tenne all’hotel Villa d’Este. La Charta venne consegnata dalla dott.ssa H. Panthaleon Van Echk,
olandese, presidente internazionale. Erano presenti socie degli altri 10 club e molte autorità. I
presenti erano, sempre nel ricordo della Presidente fondatrice, 156. I giornali dedicarono grande
spazio al fatto, ma non tutti capirono da subito il vero spirito di servizio del club.
Oggi il club di Como ha tre club gemelli: Huy (B), Healdesburg (USA) e Saint Raphael - Fréjus (F).
2*I capisaldi del Soroptimist e la sua presenza nelle agenzie delle Nazioni Unite
Identità: chi siamo? Siamo donne che lavorano, in vari campi e in paesi diversi del mondo (quindi
con radici culturali diverse) e si riconoscono in questi principi democratici e universali:
il Soroptimist sostiene: i diritti umani per tutti, la pace nel mondo e il buon volere internazionale, il
potenziale delle donne, la trasparenza e il sistema democratico delle decisioni, il volontariato,
l’accettazione delle diversità e l’amicizia. Esso è presente in importanti agenzie delle Nazioni
Unite: ONU, ECOSOC, UNICEF, UNESCO, FAO, ILO, UNHCR, CSDHA ed ha voto consultivo
al Consiglio d’Europa.
La giornata del Soroptimist International si celebra ogni anno il 10 dicembre e coincide con quella
dedicata ai “diritti dell’uomo”.
All’interno del club e tra i vari club si mira a promuovere uno spirito di vera amicizia, con uno
scambio che crea una relazione in primo luogo tra le socie e successivamente tra le socie e gli
interlocutori, soggetti diversissimi tra loro, con i quali esse interagiscono per i vari service.
* La struttura del Soroptmist
Il Soroptimist è articolato in 4 federazioni:
Federazione Europea
Federazione di Gran Bretagna e Irlanda
Federazione delle Americhe
Federazione del Sud- Ovest Pacifico
Ciascuna ha un ufficio di presidenza ed esiste poi un ufficio di presidenza internazionale.
*Cariche odierne
Oggi è presidente nazionale Anna Maria Isastia
Presidente europea è la danese Ulla Madsen e presidente eletta Maria Elisabetta De Franciscis
Presidente mondiale è Ann Garvie
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Riflessione piccola, piccola
*60 anni, pochi per la storia,
molti nella vita di una persona,
un’intera epoca se consideriamo i cambiamenti dal ’54 ad oggi.
Raccontiamolo alle più giovani, forse non lo sanno!!!!
3 Mini nota “quasi” sociologica
*Donne, come eravamo e come siamo, foto di gruppo, senza pretese sociologiche
Quando nasce il club, in Italia le donne avevano diritto di voto solo dal dopoguerra, dunque era una
nuova conquista. Le ferite del conflitto si stavano rimarginando, ma non era ancora scoppiato il
boom. Le donne vivevano, si pensavano ed erano viste in modo diverso. Diverso da quello attuale e
diverso da quello del Ventennio Fascista. Molte erano, anche da prima, attive nel mondo del lavoro
e delle professioni, ma il mondo della donna restava la casa, la scuola, l’opera assistenziale, nella
trasgressione il mondo dell’arte e soprattutto del cinema e teatro. Nella normalità un passo indietro
al compagno, basta pensare che in Italia il Diritto di Famiglia è cambiato nel 1975, ma nel ‘54 da un
punto di vista almeno costituzionale e legale le donne avevano fatto passi da gigante rispetto al
Ventennio precedete. Dunque le nostre socie fondatrici avevano un lungo cammino da percorrere a
favore delle donne italiane (e non), ma partivano da buone e solide basi.
*E’ successo qualcosa all’ufficio anagrafe
Oggi le donne vivono una sorta di “flessibilità biologica” o forse “molteplicità biologica”. Ho
inventato questi termini di sana pianta! Ma mi pare rendano l’idea. Un elemento legato a molti
fattori, in primo luogo l’allungarsi della vita media. Negli anni Cinquanta la donna è moglie, madre,
sorella. Ovvio che diventa anche nonna, ma oggi le donne non solo, come le loro “predecessore”
hanno età che crescono e riferimenti parentali noti, ma sempre più molte di loro sono “attive”
simultaneamente e mentre lavorano, come madri, nonne e figlie. Il pendolo della curatela adesso ha
una oscillazione sempre più ampia.
*Siamo “pari”
Sì, siamo arrivate alla parità, ovvero alla pari dignità, opportunità e trattamento sul lavoro (anche
nel versante economico) tra uomo e donna? La risposta più seria è: ma? Sulla carta non ci sono
dubbi. In certi campi, sì, in altri ci siamo vicini, in altri c’è ancora molto da fare. E stiamo parlando
solo di casa nostra.
Ci sono zone del mondo dove la donna non ha la possibilità di esercitare appieno tutti i suoi diritti,
ce ne sono altre dove esiste la discriminazione sessuale.
Quindi di strada da fare ne resta molta e lavoro per il Soroptimist, a tutti i suoi livelli, ce n’è
eccome, ma un lavoro da svolgere donne tra donne e donne con uomini, la società non è costituita
solo da una metà del cielo, si cambia se si cammina in “due” in caso contrario, qualcuno va avanti e
qualcuno arranca e resta indietro.
C’è però un dato importante. Il Soroptimist International d’Italia fa parte della Commissione
nazionale per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Comitato
Nazionale Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro.
E’ vero le Soroptimiste nel loro agire promuovono di preferenza le donne e i bambini, ma esse in
realtà lavorano per tutta la società, privilegiando i soggetti più deboli, senza discriminare nessuno.
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*Cambia la lingua. W la grammatica
Cosa c’entra tutto questo con noi? C’entra, eccome. La lingua è un organismo vivo, che si adatta,
modifica nel tempo e lo racconta. Quando nel 1954 nasce il “nostro” Soroptimist e per molti anni a
venire (forse ancora oggi) si è parlato di socie avvocato, architetto, medico ecc. Ciò era, allora,
normale, certe professioni erano prevalentemente appannaggio maschile, ma oggi non è più così e
anche il linguaggio si evolve. Perché usare il maschile per definire la professione di una donna se si
può utilizzare il femminile?
Non invochiamo il fatto che questa definizione ha un che di neutro. Nella grammatica italiana
esistono solo il maschile e il femminile, il neutro no. Da giornalista segnalo un gruppo di
giornaliste, Ass. GiULiA (giornaliste unite libere autonome) che ha scritto una piacevolissima
piccola guida “Donne, grammatica e media”. Si parla di avvocata o avvocatessa, architetta, la
giudice, la ministra, la dottoressa, la sindaca…Ci suona strano? Eppure è una realtà anche questa
con la quale confrontarci, noi per prime. Per le professioni umili il femminile esiste, ma per quelle
“alte” spesso nell’uso corrente non c’è, ma nella grammatica sì. Anche questo è un messaggio! Poi
definiamoci come ci pare, l’importante è la sostanza, ma sappiamolo!.
* 4 Come leggere la nostra storia, usando come documentazione i service.
I service sono al contempo, figli del loro tempo e contemporaneamente produttori di senso e di
storia. Senso perché sono espressione dei valori che veicolano e storia perché vivono nel tempo.
Essi sono presenze che leggono i bisogni della società.
Si traducono in scelte che sanno cogliere anche bisogni che stanno emergendo e che quindi sono
antesignane, scelte che creano relazioni, sviluppano dialogo, attivano sinergie e si concretizzano in
azioni e fatti positivi.
Scelte nel proprio presente, quello che stiamo vivendo e costruendo oggi in cammino verso il
domani.
I service possono essere letti come dono, come lavoro e impegno personale, di gruppo e
sottogruppi, come collaborazione anche con altri esterni al club (altri club, enti, associazioni, scuole
di ogni ordine grado, professioni ecc…).
Se guardiamo le nostre mani esse sono vuote perché hanno dato: i service non sono per noi, sono
per gli altri, anche se ci arricchiscono come persone e come club.
Essi sono anche un curriculum di vita ed esperienze in costante espansione e sempre aperto a nuove
istanze.
Nel corso di 60 anni di vita l’attività del club di Como si è sempre svolta seguendo due parametri:
verificare e fare proprie le necessità del territorio di appartenenza, partecipare alle iniziative italiane
e mondiali del club, sempre interagendo tra socie e soggetti terzi.
Tipologicamente gli interventi del club si possono distinguere in grandi filoni: concorsi, corsi,
convegni, borse, service veri e propri, premi, sponsorizzazioni, lavori con i club, rapporti con le
istituzioni e pubblicazioni.
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*Un intreccio tra tempo (storia) e service, tra presenza vigile, disponibile e anticipatrice.
I service come snodo della nostra storia. Un percorso da conoscere e rivitalizzare. Un viaggio fra
fatti e date. Un viaggio con pochi nomi di socie, solo quelle storiche. I nomi sono importanti in una
storia di amicizia e quella si vive ogni giorno. Siamo un club non una “marmellata” eppure alla fine
i nostri progetti (che pure hanno visto l’impegno a vario livello di tante persone, dunque di tanti
nomi, che sono anche garanzia dei lavori svolti) hanno una firma sola: Soroptimist Club di Como.
L’avventura del Soroptimist di Como inizia nel 1954 sotto la presidenza di Carla Porta Musa, che
sarà punto di riferimento del Club fino alla sua morte (10 ottobre 2012). Vediamo una carrellata di
service e presenze del club a favore della città di Como. Precisiamo subito che non si tratta
dell’elenco completo.
Nel 1958 Graziella Lupo, una delle prime donne italiane specialiste in chirurgia plastica e iscritta al
Soroptimist di Como nel primo anno della sua fondazione, ha offerto un intervento all’anno per una
socia che ne avesse necessità. Tutto ciò nell’ambito della Fondazione Nöel, l’antesignana dei club
in Europa (chirurgo plastico e fondatrice in primis del club di Parigi).
In quello stesso anno, 1958, il club, su progetto della socia fondatrice Luisa Parisi, attrezza un’area
gioco a carattere permanente nei giardini pubblici di Como. Questi giochi sono poi stati restaurati e
potenziati in occasione del quarantennale del club, 1994. La spesa iniziale era stata di oltre un
milione di lire ed era quindi un grosso impegno del club per la città ed in particolare per i bambini
(segmento di società per il quale l’attenzione è sempre stata ed è alta).
Uno degli altri grandi service realizzati per il mondo dei più piccoli è della fine del 1979. Si
progetta e si apre, con attrezzature donate dal Club, una sala giochi presso il reparto pediatrico
dell’Ospedale S. Anna di Como una iniziativa allora all’avanguardia in Italia. Questo è il punto di
avvio di una operazione più complessa, che era partita da una tavola rotonda “Il bambino in
ospedale e il gioco”, ricordiamo che il 1979 fu l’Anno Internazionale del Bambino. L’anno dopo, si
retribuisce un’insegnante perché possa seguire i bambini durante alcuni momenti ludici. Ma, come
si ritiene debba essere nello spirito del club, alcune iniziative vengono avviate e poi “consegnate”
ad enti o altri soggetti preposti perché possano diventare permanenti nel tempo. Infatti, dopo questo
input il Provveditorato agli Studi istituì presso il nosocomio una sezione di scuola elementare alla
quale si aggiunse in seguito anche un distaccamento di materna. Nel 1993 si tenne la tavola rotonda
“Mi leggi un libro? L’importanza del libro nella prima infanzia”. Quel momento di incontro era
nato in seguito al progetto di approccio alla lettura rivolto ai bambini al di sotto dei tre anni,
effettuato in alcuni asili nido cittadini e curato da alcune socie. Non si voleva insegnare a leggere
prima del tempo, ma piuttosto far familiarizzare i più piccoli con l’oggetto libro. Oggi in molti asili
cittadini quel progetto è diventato una realtà corrente e, forse, ben pochi ne ricordano l’origine.
Nel 2002 il Club ha introdotto in una scuola elementare comasca, grazie alla collaborazione della
direttrice, degli insegnanti, dei genitori e, ovviamente di un pool di socie, il progetto Mentoring,
programma educativo che si propone di combattere il fenomeno della dispersione scolastica. Il
“mentore” è un volontario preparato con corsi ad hoc, che trascorre con il ragazzo a lui affidato
almeno un’ora alla settimana, per la durata dell’intero anno scolastico, funge da modello, amico,
punto di riferimento. Questa esperienza continua. Restando nel mondo della scuola, ma con
referenti alunni più grandi, tra il 2004 e il 2007 il club in collaborazione con altri enti ha ideato,
promosso e realizzato una serie di iniziative legate al mondo dei cartoni animati, dei fumetti e del
web, non solo per conoscerli, ma per arrivare a realizzarli, con appositi corsi tenuti da esperti presso
la Biblioteca comunale.
Negli ultimi tempi sono da segnalare iniziative e spettacoli ancora per i giovani, come il progetto
“Mi aspetto rispetto” concluso con lo spettacolo “Loviamo?” realizzato da una scuola cittadina,
“Questo mostro amore” e “Romeo e Giulietta” per educare al rispetto dell’altro, del partner e
cercare di prevenire e combattere, mediante l’educazione, fenomeni purtroppo sempre più diffusi di
violenza, in particolare contro le donne.
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Su questa tematica degli spettacoli è prevista la testimonianza del regista Jacopo Boschini.
Restando nell’ambito della scuola non va dimenticato che la sezione cittadina dell’opera Nazionale
Montessori è stata istituita sotto gli auspici del club nel 1956, grazie all’interessamento in
particolare di Carla Porta Musa; ma anche il convegno, in occasione del cinquantesimo, 2004,
“Asili nido in azienda: come si cresce insieme”
Sul piano dei rapporti tra il mondo della scuola e quello dell’immissione nel mondo del lavoro dei
più giovani, fu certamente una scelta importante quella di aprire a Como nel 1991 la “Scuola
bottega” come filiale di quella operativa a Brescia dal 1979. Questa iniziativa si rivolgeva ai ragazzi
e alle ragazze che, terminata la scuola media, non desideravano continuare gli studi e volevano,
invece, essere inseriti nel mondo del lavoro. Aveva durata di tre anni ed era gratuita: nei primi due
anni l’allievo frequentava al mattino un laboratorio artigiano e al pomeriggio corsi di cultura
generale, nel terzo anno i giovani frequentavano solo il maestro artigiano. Questa attività è stata
portata avanti per anni, molto proficuamente, grazie all’impegno di alcune socie come insegnati e di
un gruppo di maestri artigiani.
Tra scuola, medicina e società si colloca il service “Donare è vita”. Questo venne realizzato nel
1996, quando ancora in Italia era in discussione la legge sulla donazione degli organi. Fu quindi un
gesto coraggioso e preveggente, che vide il Soroptimist agire in collaborazione con Avis, Aido,
Admo di Como e che si svolse principalmente con incontri tra personale preparato del settore
(anche alcune socie medico) e i ragazzi delle scuole medie e superiori. Si concluse con una grande
festa in piazza. In questa occasione, ci fu un particolare contatto con persone che vivevano grazie a
donazione di reni. Ricordiamo che secondo la cronologia storica consultata per questa carrellata nel
tempo proprio nel 1954, anno di fondazione del Club, venne effettuato il primo trapianto di reni.
Anche in ambito propriamente medico vengono realizzati service, il primo nel 1959 è la donazione
di un apparecchio radioscopico alla Ca’ d’Industria, struttura per anziani. In questo service si legano
elementi classici e innovativi. Storicamente le donazioni di strumenti medicali (ma non solo)
all’ospedale cittadino hanno una lunga tradizione, l’attenzione per il mondo degli anziani era, forse,
allora un settore di intervento nuovo. A distanza di anni, nel 1971 l’interesse per gli anziani torna ad
essere un elemento qualificante, con una proposta innovativa per i tempi: la creazione di un
Segretariato Anziani. Questo, rimasto attivo per pochi anni, si prodigava in informazioni legali,
previdenziali e tecniche che venivano fornite dalle socie, a turno, secondo le varie competenze, a
ciò si affiancava un servizio permanente di assistenza e psicologia geriatrica. Da sempre nel club è
presente una forma di forte sensibilità nei confronti delle socie più anziane, per le quali nel 1994 ci
fu un service ad hoc, furono acquistati cinque apparecchi per il telesoccorso.
In ambito paramedicale sono da segnalare tre borse di studio istituite nel 1977 per la
specializzazione di fisioterapisti, con particolare attenzione per i traumi della colonna vertebrale,
inviando i soggetti selezionati mediante graduatoria presso l’Università di Heidelberg. Nel 1978 si
tenne poi un convegno dal titolo “I problemi clinici e sociali della riabilitazione medica: incontro
con la città”. Questa tavola rotonda fu di stimolo all’apertura del reparto di fisioterapia all’Ospedale
S. Anna.
Una iniziativa di grande portata sociale fa anche quella del service che fu dedicato all’alcolismo.
Oggi questa piaga, purtroppo, non solo persiste, ma sta coinvolgendo, con nuove modalità, soggetti
ambosessi di età giovanissime (ragazzini delle scuole medie “vittime” di coma etilici del sabato
sera). Ebbene nel “lontano” 1983 la cittadinanza comasca fu invitata ad una tavola rotonda dal titolo
“Alcool e alcolismo”. Nel 1982 , nell’ambito di alcuni incontri legati al disagio mentale, si era
evidenziato il problema della dipendenza da alcool. Il club era entrato in contatto con un gruppo di
Sondrio degli Alcolisti Anonimi ed aveva contribuito, grazie al loro aiuto, a creare un gruppo
cittadino e a trovare loro una sede, dove potessero trovare ospitalità e funzionare sia il gruppo di
autosostegno degli alcolisti, sia le loro famiglie.
Un altro versante sul quale si è lavorato molto e tuttora si è attive è quello dell’handicap, a volte
letto nella possibilità di aiuto scovata nelle pieghe più innovative e oggi diventate routinarie. Nel
1985 (Anno Internazionale della Musica e dei Giovani) è il caso della realizzazione di un corso di
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“Musicoterapia, scuola e educazione” aperto a musicisti, insegnanti, terapisti e genitori, con la
finalità di aiutare bambini affetti da handicap fisici o mentali a comunicare ed acquistare sicurezza.
Furono 11 incontri e due stages tenuti dal prof. Gianluigi Zucchini, fondatore della Società di
Musicoterapia italiana, ma già quattro anni prima, 1981, era stato realizzato il documentario
“Vivere con handicap” con lo scopo di illustrare attrezzature e ausili in commercio o ideati dagli
stessi utenti, utili alla vita quotidiana degli handicappati motori. Un documentario che ebbe molte
richieste. Nel 1989 prende vita la Cooperativa Sim-patia una struttura che ospita persone adulte con
gravi o gravissime limitazioni della loro autonomia funzionale ed impossibilitati a vivere nel
proprio nucleo familiare. Dal suo nascere il club le è stato ed è vicino, in forme molteplici.
Nella pluralità di interventi fin qui ricordati (e va ribadito sono solo alcuni) si riscontra la capacità
del club di rapportarsi con tutte le più diverse sfaccettature della realtà nella quale vive. La presenza
al suo interno di competenze qualificate e molto diversificate nell’ambito delle professioni e lavori
delle socie, facilita la conoscenza e la possibilità di intervento nelle realtà più disparate, come
risulta anche evidente che ogni singola presidente ha interpretato il dettato soroptimista
coniugandolo con la propria personalità, in modo che il ventaglio di proposte è sempre stato
amplissimo e fonte anche di costante educazione permanente per ogni socia.
Como patria della seta, ma anche della moda. Il club non poteva restare assente anche su questo
versante. Così nel 1989 viene bandito un concorso a premi rivolto agli studenti e ai disegnatori al di
sotto dei 25 anni per realizzare un bozzetto sul tema “Como in un foulard”. I partecipanti furono
oltre 120. Le loro proposte creative furono esposte in una mostra ospitata nell’ ex chiesa di San
Francesco. I foulard vincenti sono stati stampati e venduti e il ricavato fu donato alla allora
realizzanda Sim-patia. Il bello e il gusto, furono anche alla base della pluriennale manifestazione
“Vorrei finestre e balconi fioriti per la mia città”. Un concorso (che poi coinvolse anche le scuole)
nato nel 1992 e poi continuato per alcuni anni. L’arte è stata più volte di casa al Soroptmist, non per
niente tra le socie fondatrice c’è la pittrice Carla Badiali, molti ricorderanno la grande mostra
tenutasi nel giardino antistante Villa Olmo in cui, era il 2001, furono esposte sculture di Pinuccio
Sciola. In quel caso l’evento venne realizzato in collaborazione con il Comune e la Provincia di
Como. Si trattava di 36 pezzi di grandi dimensioni, che, se percossi, si trasformavano in affascinanti
strumenti musicali. Anche quell’occasione fu un modo per aiutare Sim-patia, devolvendo alla
cooperativa gli incassi della vendita del catalogo. Quel service fu fortemente voluto dalla compianta
Titta Porta della quale fui vicepresidente.
In occasione del sessantesimo, 2014, il club ha scelto come dono tangibile per la città il restauro
della Fontana di Villa Olmo, sul quale sentiremo una testimonianza dell’arch. Alessandra Collina.
(Precisiamo che le testimonianze di questo incontro sono tutte volutamente portate da persone
esterne al club), ma non era la prima volta che il Club comasco di cimentava con il restauro. Nel
1988 era stato restaurato un quadro di proprietà dei Musei Civici, una veduta di Como, ora in
Pinacoteca Civica e anni dopo si è, invece, intervenute per il restauro di una splendida Bibbia
illustrata da una donna del XVII secolo di proprietà della biblioteca del Seminario Vescovile
(conservata presso il Centro Rusca).
Un club di donne, cosa ha fatto per le donne?
Oltre all’impegno costantemente profuso per la promozione del mondo femminile, in tutte le sue
componenti, ci sono alcune attività specifiche. Per esempio nel 1967 fu realizzato un lavoro di
ricerche statistiche relative alla popolazione scolastica della provincia di Como (che allora
comprendeva ancora Lecco). Quel lavoro, rimasto dattiloscritto, venne realizzato in relazione al
tema nazionale “L’educazione della donna in un mondo in evoluzione” e prendeva in
considerazione gli anni dal 1947 al 1966.
Molto più vicino a noi, ricordiamo il supporto al programma internazionale, “Donne per le donne
sopravvissute alla guerra”, ma anche l’aiuto dato all’associazione Smile Again, che opera per curare
le donne sfigurate dall’acido, in particolare in Pakistan. L’incontro con Smile Aigain è del 2006,
purtroppo le cronache quotidiane ci hanno drammaticamente mostrato che il problema di sfigurare
una donna con l’acido ha avuto drammatiche conseguenze anche in Italia.
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Era il 1999 quando il nostro club insieme a tutte le associazioni femminili presenti a Como, con il
Comune e la Provincia di Como, e grazie alla collaborazione con specialisti medici, ha realizzato
l’opuscolo “Prevenzione al femminile”, suddiviso in tre grandi tematiche “ Prevenzione di errori nei
comportamenti: sole, alcool, fumo, anoressia”; “Per una maturità consapevole: contraccezione,
gravidanza, parto, malattie a trasmissione sessuale, diabete” e “Verso una serena vecchiaia: tumore
alla mammella, rischio cardio - vascolare, malattie venose, menopausa, depressione, tumori della
pelle”. Questo opuscolo coprì il territorio in modo capillare, distribuito negli studi medici, nelle
farmacie, negli ambulatori, nelle scuole, a cura delle amministrazioni locali. Ha, invece, coinvolto
particolarmente le ragazze il ciclo di 3 incontri svoltisi nel 2011 dal titolo “I corpi incerti. Prevenire
e contrastare anoressia e bulimia”. Ai quali ha fatto seguito uno spettacolo, in Sala Bianca, “Lividi,
storie di donne ferite”, di Laura Romano.
Un nuovo banco di prova fu quello di incontrare ed aiutare un gruppo di donne carcerate, ospitate
nella locale casa circondariale del Bassone. Persone segnate dalla vita, alle quali si è cercato di dare
una chance in più “per uscire” in tutti i sensi dalla loro situazione e possibilmente ricostruirsi una
nuova esistenza, dando vita nel 2007 ad un “Laboratorio di sartoria” a questa esperienza venne
dato il nome di “Espressione libera”. Oggi il laboratorio porta il nome di Adriana Carcano, che
tanto lo aveva voluto. Su questo service e le sfilate che si sono poi organizzate abbiamo la
testimonianza di Marianna Grimaldi (responsabile progetti educativi carceri).
Prima del restauro della fontana, una grossa operazione che ha coinvolto il Club di Como (in un
progetto lanciato a livello nazionale) è stato quello di realizzare un’aula di ascolto protetta,
inaugurata nel 2013, all’interno del tribunale cittadino. Anche su questo service abbiamo una
testimonianza diretta della dott. Maria Luisa Lo Gatto, Giudice per le Indagini Preliminari
presso il Tribunale di Como, Sezione penale.
Il Soroptmist nel suo impegnarsi in azioni positive contro la violenza si è anche fatto promotore di
un convegno contro lo stalking, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, con vittime di
preferenza le donne: era il 2010.
In stretta relazione con la propria terra di appartenenza, nel 2008, si sono tenute due conferenze
legate al tema dell’acqua “Il lago di Como e i suoi affluenti: caratteristiche dell’acqua“
(nell’ambito del progetto Accadueoro) e “La valorizzazione del territorio lariano” (al termine del
progetto Pax per aquam).
Anche lo sport è diventato occasione per operazioni di solidarietà: dal 2009 il club partecipa al
progetto “Golf Challange Cup Circuito per l’Africa” organizzato con altri club lombardi per aiutare
le donne del Rwanda in collaborazione coi club del posto.
In chiusura di questa carrellata vogliamo ricordare un libro dal titolo “Il matrimonio” realizzato nel
1993 in collaborazione con il Comune di Como e da questo distribuito alle giovani coppie perché
affrontassero con informazioni chiare (per esempio di tipo legale) questo importante passo e la
recente, 2013, piacevole e originale proposta di avvicinare i più giovani al mondo degli scacchi,
“Scacchi matti” Un pomeriggio insieme in biblioteca per “assaggiare” gli scacchi.
Abbiamo fatto tanto? Abbiamo fatto poco? Tutto è relativo, ma quello che i nostri annali
sottolineano è la costante presenza del club, nelle modalità più diverse e a fianco dei più differenti
partner, che qui non sono quasi mai stati citati, solo per esigenze di spazio, nella vita della città
cercando di capirne e interpretarne i bisogni e cercando di dare qualche piccola, ma concreta
risposta. Nel grande mosaico della vita di Como davvero in sessant’anni di vita del loro club le
soroptimiste hanno contribuito a mettere qualche tessera. Abbiamo fatto? In primo luogo siamo
state presenti, disponibili e poi, sì qualcosa abbiamo fatto anche noi.
(RINGRAZIO per i materiali messi a disposizione e per l’aiuto prestato nella ricostruzione
storica: Giulia Giacomini Casartelli, Enrica Mortarotti Petazzi (che mi ha fornito molto materiale
di archivio), Lil Sjostrom Frontini, Silvia Tajana Zuliani e la presidente Simona Gervasini.
Eventuali errori e/o omissioni sono invece, ovviamente solo “colpa” mia e me ne scuso).
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Sessant`anni e li dimostra tutti! Per fortuna. Ma la